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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, l'avvocato Cianferoni; è presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe?
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore? Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Falciani, sostituito dall'avvocato Batacchi.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, sostituito dall'avvocato Pepi.
Allora, Cannella Cristoforo?
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi, sostituito dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Gentile, Di Russo, Falciani, sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e Gennai, sostituiti dall'avvocato Batacchi.
Frabetti Aldo?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai e avvocato Roggero, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco?
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo?
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Mangano Antonino?
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, sostituito dall'avvocato Pepi.
Spatuzza Gaspare?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, prima che inizi l'udienza...
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Pepi: Devo rappresentare, purtroppo, una situazione grave che si è verificata nei confronti dei detenuti.
PRESIDENTE: Nei confronti?
AVVOCATO Pepi: Dei detenuti. I quali sono praticamente digiuni da due giorni. Presidente, io mi rendo conto i limiti che ha lei di intervento.
PRESIDENTE: Guardi, io ho scritto immediatamente al direttore e le garantisco che nell'intervallo dell'udienza richiamerò, perché non riesco a capire che cosa succede. Cosa vuol dire due giorni, non lo capisco.
AVVOCATO Pepi: Perché loro praticamente sono con una mozzarella e un wurst da ieri. Sono in condizioni, sennò, nemmeno di potere essere presenti all'udienza, di partecipare attivamente all'udienza, perché sono veramente in una situazione del tutto precaria. E, lei capisce...
PRESIDENTE: Lo capisco, lo capisco avvocato, ha perfettamente ragione. Ora sentirò, appena è possibile, dal direttore del carcere, che mi dia una spiegazione di qualche cosa. E che comunque la situazione non si verifichi, perché non si può andare avanti così.
Va bene. Il Pubblico Ministero ci vuol dire allora chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, c'era da completare il controesame dell'ispettore Firinu.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Avevam chiesto...
PRESIDENTE: Lo facciamo venire? Si accomodi. Vuol dire il suo nome e cognome?
TESTE Firinu: Firinu Gianfranco.
PRESIDENTE: Chi lo... Il controesame?
AVVOCATO Pepi: Presidente, la situazione è questa: io credo che l'ispettore dovesse essere controesaminato dall'avvocato Cianferoni, che io penso abbia il problema del traffico in relazione a quello che è successo oggi a Firenze. Era stamattina a Prato, credo che sia bloccato. Se vogliamo magari aspettare dieci minuti.
PRESIDENTE: Lei può avere la pazienza di aspettare un quarto d'ora, mezz'ora?
AVVOCATO Pepi: Magari...
TESTE Firinu: Se posso, vorrei approfittare per chiarire alcuni punti relativamente alla deposizione di ieri, in cui il signor Pubblico Ministero mi ha chiesto...
PRESIDENTE: Se i difensori non hanno niente in contrario.
AVVOCATO Pepi: Io, veramente, mi sembra che l'esame sia stato concluso. Quindi, siamo in sede di controesame, mi sembra che questo sia in più.
PRESIDENTE: Avvocato, le ho chiesto se lei ha...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
PRESIDENTE: ... niente in contrario.
AVVOCATO Pepi: No, però io non sono assolutamente d'accordo.
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Firinu: Si trattava solo di precisare due date sulle quali c'era del dubbio, e circa l'identificazione della quale non eravamo certi. E basta, eh, non... Comunque...
PRESIDENTE: Come?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ce lo dia. Ce lo dirà quando riprendiamo.
TESTE Firinu: Okay.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, e speriamo che l'avvocato arrivi. Allora, chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, facciamo venire il maresciallo Sciarratta.
PRESIDENTE: Si accomodi. Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
*TESTE Sciarratta: Sciarratta Renato, nato a Trapani il 3 gennaio 1950, domiciliato presso la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, maresciallo dei Carabinieri.
PRESIDENTE: In servizio presso?
TESTE Sciarratta: Direzione Investigativa Antimafia di Trapani.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula, per favore?
TESTE Sciarratta: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Possiamo cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buonasera.
TESTE Sciarratta: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, lei ha, ci ha detto che presta servizio presso la DIA di Trapani. Vuol dire alla Corte che esperienza, per così dire, del territorio del trapanese ha? Cioè quali erano le sue precedenti esperienze professionali?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente, dal 1981 al 1997 ho prestato servizio presso la Compagnia Carabinieri di Castelvetrano. E dal 23 giugno 1997 a oggi presto servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a Castelvetrano, che incarico ricopriva?
TESTE Sciarratta: Sono stato, in parte addetto, e in parte comandante del Nucleo Operativo, presso la Compagnia.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, fatta questa premessa sulla sua, per così dire, attività professionale, le chiederei di riferire alla Corte che tipo di accertamenti ha svolto e sulla base di quali presupposti, nell'ambito delle indagini relative al presente procedimento.
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, tramite il Centro Operativo di Firenze, abbiamo ricevuto, il mio ufficio ha ricevuto la delega di indagini, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, datata 4 luglio 1997. D'accordo con il Centro Operativo di Palermo, abbiamo concordato di espletare, noi di Trapani, alcuni punti della delega; che magari, via via, andrò enucleando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiederei, maresciallo, per l'appunto di indicare quali erano i punti delega, e poi l'esito delle sue indagini.
TESTE Sciarratta: Bene. Allora, iniziando dal punto 6 della delega, si richiedeva la data dell'omicidio di tale Lombardo di Campobello di Mazara. Il Lombardo si identifica in Lombardo Gaspare, fu Francesco, e di Indelicato (?) Antonina. Nato a Castelvetrano il 18/08/1954; residente a Campobello di Mazara, via Rocca del Gallo numero 7; coniugato; autotrasportatore.
Il 29 luglio 1991 Franchini Annamaria, nata a Menfi - Agrigento - il 19/04/1963, moglie del predetto Lombardo, presentava denuncia presso i Carabinieri di Campobello di Mazara per la scomparsa del marito, allontanatosi dalla propria abitazione alle ore 08.30 del 29 luglio 1991, senza fare più ritorno a casa.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente, avvocato Pepi. Mi sembra che il teste stia semplicemente leggendo. Dovrebbe riferire...
TESTE Sciarratta: Sì, chiedo scusa, Presidente.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo. Ma, mi scusi, le abbiamo già fatto ieri questa osservazione. Si tratta di dare notizie dettagliate di una serie di richieste: non si può fare a meno di consentire al teste - a meno che non vogliamo dargli 48 ore per imparare a memoria queste cose, e non so se saranno sufficienti - .
TESTE Sciarratta: Eh, forse non sono sufficienti. Comunque, signor Presidente, se lei mi autorizza, sono atti a mia firma, quindi...
PRESIDENTE: Sì, ho capito. Ma l'esame orale dovrebbe consistere in quello.
TESTE Sciarratta: Eh, lo so.
PRESIDENTE: Però, io mi rendo conto che non si può pretendere da un essere umano di avere una memoria di questo tipo. Quindi, legga...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi se la interrompo, maresciallo. Lei sta riferendo per l'appunto l'esito di queste sue indagini. Bisogna un attimino che faccia una premessa: se può riferire quali erano in particolare le dichiarazioni, che poi peraltro sono state raccolte in quest'aula, su cui lei andava a effettuare questi accertamenti.
TESTE Sciarratta: Le dichiarazioni sono quelle rese dal collaboratore di giustizia Geraci Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ha detto, punto 1°, che poi...
TESTE Sciarratta: E' il punto 6° della delega datata 4 luglio 1997 della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Sciarratta: Quindi, come ho già detto, il 6° punto, debbo ripeterlo, signor Presidente?
PUBBLICO MINISTERO: No no, va bene, va bene così.
TESTE Sciarratta: Ecco. E quindi stavo concludendo, dicendo che, da una redatta dal Comando Arma di Campobello di Mazara, il Lombardo sarebbe da ritenersi vittima della cosiddetta "lupara bianca".
Poi, passiamo al punto 9° della delega, con il quale si richiede la composizione della famiglia - anagrafica - di Forte Paolo. Il Forte Paolo si identifica nell'omonimo, fu Francesco, nato a Castelvetrano il 07 ottobre 1959. E residente a Mazara del Vallo; coniugato con Picciotta Filippa, dalla cui unione sono nati i figli Veronica Giovanna Maria Rita, Francesco, che...
No, mi scusi, ha solo una figlia: Veronica Giovanna Maria Rita.
I genitori si identificano in Forte Francesco, fu Antonino, nato a Menfi il 25/11/1932, già residente a Castelvetrano; e deceduto il 02/03/1992. Era un commerciante d'auto.
Questi, il 21 aprile 1956, contraeva matrimonio con Mannone Giovanna, fu Paolo e fu Di Maio Francesca, nata a Castelvetrano il 6 giugno 1935; ivi residente, via Campobello numero 83, casalinga.
I fratelli si identificano in Forte Antonino, dei suddetti; nato a Castelvetrano il 22/10/1956; ivi residente, Contrada Garaffo.
Questi, nel 1981, il 13 giugno 1981 in Castelvetrano contraeva matrimonio con Vaiana Caterina, fu Giovanni e di Fiordaliso Antonina.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi maresciallo, mi scusi se l'interrompo. Della composizione del nucleo familiare Forte...
TESTE Sciarratta: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: A me interessava in particolare che lei riferisse il nucleo, diciamo, originario.
TESTE Sciarratta: Originario.
PUBBLICO MINISTERO: Del Forte Paolo, come era la richiesta.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, un fratello, abbiamo detto si chiama Antonino; poi le chiederei di riferire gli altri fratelli.
TESTE Sciarratta: Sì, poi c'ha una sorella a nome Bartolomea Lina, nata a Castelvetrano il 25 settembre 1957; e un fratello a nome Maurizio, nato a Castelvetrano il 2 maggio 1967, e ivi residente: Contrada Garaffo, senza numero. Celibe, commerciante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, sempre del nucleo familiare Forte, mi interessa che lei riferisca i cognati.
TESTE Sciarratta: I cognati si identificano in Pisciotta Vincenzo, nato a Mazara del Vallo il 3 settembre 1956, ivi residente, Corso Umberto 51, commerciante titolare di bar.
Poi, c'è Pisciotta Antonino, nato a Mazara del Vallo il 20 marzo 1958; e ivi residente, via Antominiello, 21; pasticcere.
E, infine, Pisciotta Giacoma, nata a Mazara del Vallo il 6 luglio 1963; ivi residente, via Antominiello, 21; nubile, studentessa.
Posso andare avanti?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Sciarratta: E, quindi, passiamo al punto 10 della delega; con il quale si richiede, si richiedono gli estremi storici della cosiddetta "guerra di mafia" di Partanna, fra gli Accardo e gli Ingoglia.
Quindi nel comprensorio del territorio di Partanna...
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni, sempre per il verbale. Ora, io mi chiedo come possa continuare - dice l'avvocato Pepi - e comunque ritenersi prima di tutto determinata, una domanda che sia: gli estremi storici della cosiddetta "guerra di mafia" tra una famiglia e un'altra.
(voce fuori microfono) Che cosa c'entra...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve fare un'opposizione.
(voce fuori microfono) ... c'è opposizione.
PRESIDENTE: Non deve fare un'osservazione sulla domanda.
AVV. Cianferoni: No, questo era il presupposto all'opposizione. Perché si tratta, a modesto avviso di chi parla, di domanda prima di tutto indeterminata...
AVVOCATO Pepi: E incongruente.
AVV. Cianferoni: ... ininfluente. E, come tale, della quale...
PRESIDENTE: Si serve anche di un suggeritore, avvocato?
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia le sue parti. Lei, è fuori...
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: ... e il suo collega, non si può fare un duetto di questo genere.
AVV. Cianferoni: Ha perfettamente ragione. Del resto, né chi le parla ha bisogno di un suggeritore, né l'avvocato Pepi vorrebbe, vero?, assumere questa veste non dignitosa per un avvocato.
PRESIDENTE: Comunque, mi dispiace. Noi ricordiamo tutti perfettamente la relazione del commissario, mi pare fosse il commissario di Pubblica Sicurezza di... come si chiama?
(voce fuori microfono) Bonanno.
PRESIDENTE: Bonanno.
(voce fuori microfono) Di Castelvetrano.
PRESIDENTE: Che ci riferì su questa guerra di Partanna. Il Pubblico Ministero ha chiesto dettagli più precisi. Mi pare che sia più che logico che la domanda sia esposta e che il teste possa rispondere. Prosegua.
TESTE Sciarratta: Quindi nel comprensorio territoriale di Partanna, in provincia di Trapani, centro della valle del Belice, tra il 1987 e il 1991, si è assistito a una "guerra di mafia" che ha visto coinvolte le famiglie degli Accardo, intesi "cannata", il cui capostipite era Accardo Stefano, ucciso; e Ingoglia Filippo, anche lui ucciso. Presumibilmente vittima della cosiddetta "lupara bianca".
Tale guerra pareva come...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, avvocato Pepi. Sennò si comincia, si continua sulla falsariga di ieri. "Presumibilmente", è un giudizio, una valutazione: il teste non lo può fare.
PRESIDENTE: Non ho capito, avvocato. Mi scusi, non ho realmente capito.
AVVOCATO Pepi: Il teste ha parlato di "presumibilmente ucciso" eccetera. Non può dire "presumibilmente": o è ucciso, o non è ucciso. Il teste riferisca fatti, e non giudizi.
PRESIDENTE: Il "presumibilmente", avvocato, è una notizia del tutto innocua per chiunque.
AVVOCATO Pepi: Mah...
PRESIDENTE: Quindi, mi dispiace, la sua opposizione è respinta. Andiamo avanti.
TESTE Sciarratta: Quindi una "guerra di mafia" che, come poi è stato processualmente avvarato, ha avuto come movente principale il controllo del territorio e dei traffici illeciti che potevano dipartirsi da Partanna per raggiungere anche territori continentali.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, mi scusi se la interrompo un attimo. Lei ha detto che dall'81 al '97...
PRESIDENTE: '91.
PUBBLICO MINISTERO: Al '91? No, '97.
TESTE Sciarratta: Dall'81.
PUBBLICO MINISTERO: Al '97.
PRESIDENTE: Allora io ho capito male, scusate.
PUBBLICO MINISTERO: Sono sedici anni, quindi. Ha prestato servizio e ha diretto il Nucleo Operativo dei Carabinieri di Castelvetrano. Voglio dire, lei personalmente si è occupato dell'attività di indagine in relazione a quella che, per sintesi, definiamo "guerra di Partanna"?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente ho svolto attività investigativa per quasi, per tutti gli omicidi che si sono svolti in Partanna. E addirittura ho collaborato con colleghi di fuori, per omicidi avvenuti fuori dal comprensorio del partannese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, per l'appunto, dato che lei quindi è una fonte per così dire qualificata, a noi interessa che lei ci spieghi, ovviamente sinteticamente, in che arco temporale sono avvenuti questi omicidi.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ce ne indica qualcuno di quelli più significativi o più...
TESTE Sciarratta: Guardi, partiamo dai tentati omicidi, che hanno inizio del 1988 con... in danno di Accardo Francesco; e si conclude, la "guerra di mafia", con l'omicidio di Lombardo Francesco avvenuto nel '91, nel varesotto, precisamente a Cosulnovo (?).
In questo arco temporale, ci sono stati moltissimi omicidi. Più o meno legati alla cosiddetta "guerra di mafia".
A lume di memoria, adesso ricordo in particolare l'omicidio di Russo Antonino, il conduttore di un autobus urbano in servizio di linea urbana.
Poi, il triplice, la triplice scomparsa di Ingoglia Filippo, Petravia Vincenzo e Ingoglia Pietro. Giusto: Petravia Vincenzo e Ingoglia Pietro.
Poi, c'è stato il duplice omicidio in... Piazza, di Sciacca, Rosario e Piazza... Giuseppe. La cui vittima designata era quest'ultimo, appunto.
E l'omicidio dell'architetto Ingoglia Antonino, figlio di Filippo, lo scomparso.
Poi, ancora, insomma tanti altri omicidi. Qui si parla di una trentina di omicidi in tutto.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono sempre l'avvocato Pepi. Siccome lei mi conosce da tanti anni, i processi secondo me devono essere fatti nelle regole. E qui, le regole, mi sembra che si sia del tutto di fuori. Il capo di imputazione, per cui queste persone che sono dietro le sbarre, è tutta un'altra cosa.
Nella "guerra di Partanna", gli eventuali omicidi che si siano verificati a Varese addirittura, io vedo che cosa, che cosa può comportare e che cosa può interessare alla Corte questi fatti?
Mi sembra che siano veramente domande ininfluenti e assolutamente inammissibili.
PRESIDENTE: Il P.M., per cortesia, il suo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi pare, questa opposizione è stata fatta a suo tempo.
PRESIDENTE: E' già stata fatta anche ieri mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, però, forse sarà opportuno ricordarlo. Se può avere rilevanza, se la Corte lo ritiene irrilevante, voltiamo pagina.
Noi abbiamo, come imputato in questo processo, il signor Scarano Antonio, che è un calabrese che sta a Roma. Noi sosteniamo che questi fatti, i fatti di cui si occupa lo Corte di Assise di Firenze, sono riferibili a persone appartenenti a quell'organizzazione che si chiama Cosa Nostra.
Vogliamo cercare di dimostrare che il signor Scarano Antonio, per come peraltro poi lui stesso ha riferito in quest'aula, come e perché il signor Scarano Antonio inizia ad avere rapporti con Cosa Nostra.
Siccome Scarano ci ha spiegato che l'origine di questi rapporti, che poi è abbastanza, perlomeno nel racconto che ce ne ha fatto, qualificato; nel senso che ha riferito dell'originario rapporto col signor Stefano Accardo, che sappiamo essere stato ucciso. Che questo rapporto è poi passato, per così dire, in mano al signor o dottor Enzo Pandolfo, ed è confluito nel signor Matteo Messina Denaro che è, per l'appunto, uno indicato, accusato di essere uno dei partecipi, degli organizzatori di questi fatti.
Ergo, io voglio capire se, quando il signor Scarano ci parla di aver fornito armi al signor Stefano Accardo, perché lì c'era la "guerra di mafia", ho bisogno di capire: se Scarano queste cose se l'è inventate; se l'ha letto sui giornali; se questa "guerra di mafia" di cui ha parlato il signor Scarano sia o meno qualcosa di oggettivamente esistente. O sennò, come si potrà dire, che è un qualcosa che è rimasto un "flatus voci" di Scarano, con tutte le conseguenze che se ne possono trarre.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi sembra che il riferire, certo il maresciallo, non gli farò, non sarò così sciocco da fargli riferire i dettagli di questa "guerra di mafia": credo che il maresciallo abbia testimoniato per sei giorni in un processo a Trapani su questi fatti. Quindi mi sembrerebbe del tutto superfluo, delucidarlo.
Però, ecco, tanto è vero che avevo chiesto al maresciallo Sciarratta di dirci i termini essenziali.
Ci ha riferito già sette o otto persone uccise nell'ambito di questa guerra, e quindi con un altro paio di domande mi pare che il discorso poteva esaurirsi.
PRESIDENTE: L'opposizione è respinta perché la domanda non è né ininfluente, né indeterminata. Ed è invece pertinente al tipo di notizie che la Corte deve avere. La domanda era stata, aveva avuto risposta soddisfacente e sufficiente?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, non mi ricordo le ultime frasi del maresciallo, ecco.
PRESIDENTE: Erano degli omicidi...
PUBBLICO MINISTERO: Che erano stati tantissimi, mi pare che ha detto che erano stati una trentina.
TESTE Sciarratta: Una trentina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Sciarratta: Fra i quali anche quello di Accardo Francesco, fratello di Stefano, un altro capo storico della famiglia Accardo.
E sul conto del quale vorrei richiamare un controllo effettuato dai Carabinieri di Salaparuta, che dipendono dalla Compagnia di Castelvetrano. Effettuato nell'86 in compagnia di: Messina Denaro Matteo; Clemente Giuseppe, classe 1962 o '63, non ricordo esattamente; Accardo Giuseppe, inteso "mantellina", che non è parente degli Accardo deceduti; e appunto l'Accardo Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta maresciallo Sciarratta, dato che siamo... Lei, di questi trenta omicidi di cui ci ha fatto cenno, dicevo, voglio dire, ha investigato lei personalmente su questi omicidi?
TESTE Sciarratta: Sì. Anche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi anche sugli autori, ovviamente, avrà identificato delle persone che, bene o male, erano per così dire parte o avevano avuto una parte in questa guerra.
TESTE Sciarratta: Sì. Io ebbi a testimoniare sull'omicidio di Russo Antonino, il conduttore di corriere, di autobus di linea urbana, presso la Corte, davanti la Corte di Assise di Trapani, contro Rallo Francesco, Favara Carlo Salvatore, Pandolfo Vincenzo. Appunto imputati di questo omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, siccome lei ha fatto il nome di questo signor Rallo Francesco, a quanto capisco era una delle persone accusate di uno o di più...
TESTE Sciarratta: Di uno dei tanti omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Di uno dei tanti omicidi, di questo signor Russo Antonino.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire, maresciallo, quando e da chi fu arrestato questo signor Rallo Francesco?
TESTE Sciarratta: Allora, Rallo Francesco fu arrestato il 27 maggio del '93 da me personalmente, con il mio personale del Nucleo Operativo; e da personale della Sezione Anticrimine di Roma, in quanto lui aveva trovato rifugio in Roma. Prima, presso l'abitazione di un soggetto romano che si chiama Massimino Alfio; e poi, successivamente, il proprio arresto avvenne presso l'abitazione di Malandrugolo Marisa. Un alloggio popolare sito in Tor Bellamonaca di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Ora, siccome per l'appunto di quest'arresto di questo signor Rallo Francesco, altri ufficiali di Polizia Giudiziaria che l'avevano preceduto in quest'aula, avevano riferito.
Però, in termini un po' generici. Per cui non eravamo riusciti a stabilire in che giorno, e chi l'aveva arrestato. Ora abbiamo presente lei e così, voglio dire, il dato per me è più chiaro, più intellegibile.
Lei ha detto che lo ha arrestato personalmente in collaborazione con personale dell'Anticrimine di Roma.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo: per venire all'arresto del signor Francesco Rallo, avevate predisposto strumenti di indagine? C'era qualche intercettazione telefonica?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente i colleghi di Roma hanno esperito attività investigativa, anche tramite le intercettazioni telefoniche.
Mentre io e il rimanente personale ci occupammo del pedinamento del Rallo Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Che venne quindi arrestato a Roma il 27 maggio del 1993 a casa della signora Malandru...
TESTE Sciarratta: Malandrucolo Marisa. Assieme alla quale arrestammo anche Malandrucolo Gabriella, sorella. La quale era coniugata, separata, con Vaccarluzzo (?) Salvatore, anche questo arrestato perché latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, dato che lei ha riferito, oltre che dell'arresto, la circostanza della imputazione di quel certo omicidio, Russo Antonino, di questo signor Rallo Francesco e del Pandolfo Vincenzo. Ecco, vuol dire alla Corte chi è questo signor Vincenzo Pandolfo?
TESTE Sciarratta: Sì. Tra l'altro è anche punto delega, numero 11 esattamente.
Pandolfo Vincenzo... Allora, Pandolfo Vincenzo, nato a Trapani il 29/11/59, in atto latitante, in quanto si sottrasse alla cattura in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ottobre dell'81 dal GIP presso il Tribunale di Marsala. E praticamente è il nipote...
PRESIDENTE: Scusi, maresciallo, ha detto '81?
TESTE Sciarratta: '91, mi scusi. '91.
Nipote degli uccisi Accardo Stefano e Francesco, nonché di Accardo Rosario, condannato per mafia dal Tribunale di Marsala, in quanto figlio di una sorella degli stessi, Accardo Brigida, nata a Partanna l'01/12/1934.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, dato che siamo a parlare quindi del Vincenzo Pandolfo e dei signori Accardo, ci vuol dare gli estremi completi dell'identificazione di Accardo Stefano e Accardo Francesco?
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, Accardo Stefano, fu Nicolò e di Marrone Rosa, nato a Partanna il 10 marzo 1929. Già ivi residente e ucciso l'11/07/1989 in Partanna.
Poi... Vuole sapere di tutti i fratelli?
PUBBLICO MINISTERO: Accardo Francesco.
TESTE Sciarratta: Francesco. Allora, Francesco... lo vado a trovare. Accardo Francesco, nato a Partanna il 15/10/1939. Già ivi residente e ucciso il 29/06/1988 in Partanna. Piccolo clono.
PUBBLICO MINISTERO: Poi l'ultimo fratello, lei ha detto, Accardo...
TESTE Sciarratta: Rosario.
PUBBLICO MINISTERO: ... Rosario, ecco.
TESTE Sciarratta: Rosario. Condannato per mafia.
Accardo Rosario, nato a Partanna il 9 maggio 1937. Ivi residente, via Luigi Sturzo 33. Invalido civile.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
E quindi, ci ha spiegato che il signor Vincenzo Pandolfo è nipote in quanto figlio di una sorella...
TESTE Sciarratta: Figlio di una sorella degli Accardo.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama questa sorella?
TESTE Sciarratta: Brigida.
PUBBLICO MINISTERO: Accardo Brigida.
TESTE Sciarratta: Accardo Brigida.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Ecco. Senta, i due uccisi, tutte e due i fratelli, Stefano e Francesco, uno è stato ucciso l'11 luglio dell'89, l'altro ha detto il 29 giugno dell'88.
TESTE Sciarratta: '88.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questi fatti di sangue se n'è occupato lei a livello di indagine, personalmente?
TESTE Sciarratta: Guardi, tranne per Accardo Stefano, per Accardo Francesco ho addirittura partecipato al sopralluogo, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per Accardo...
TESTE Sciarratta: ... partendo da lì, si dirama tutta l'indagine.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono questa trentina di omicidi che terminano, per così dire, nel '91.
TESTE Sciarratta: Sì, che praticamente hanno visto la famiglia Ingoglia completamente sterminata, infatti ne è rimasto solo uno: che sarebbe Ingoglia Roberto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Proseguiamo, maresciallo, con gli accertamenti che abbiamo richiesto al suo ufficio.
TESTE Sciarratta: Sì. Quindi, abbiamo il punto 12 della delega, con cui si chiede l'identificazione di Michel Giacalone.
Si identifica in Giacalone Michele, di Salvatore e di Pisciotta Angela, nato a Tunisi il 22 settembre 1948. Coniugato con Di Tommaso Grazia, di Salvatore e di Quinto Maria, nata a Grenoble il 28/08/1953. E' titolare di esercizio turistico alberghiero denominato Triscina Mare, sito nella contrada Triscina Agro di Castelvetrano, Strada numero 1. Ed è penalmente censurato per fatti di mafia.
Poi abbiamo... Le interessa avere un ritaglio biografico, no?
PUBBLICO MINISTERO: Del signor?
TESTE Sciarratta: Michel Giacalone. Michele Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ci dà qualche ulteriore dato di dettaglio.
TESTE Sciarratta: Sì. Ritengo che valga far presente che questi era anche consigliere comunale presso il comune di Castelvetrano per la lista civica... per una lista civica locale.
Quindi abbiamo il punto 13 della delega, con il quale si richiedeva l'accertamento circa la partenza della ragazza austriaca, legata a Messina Denaro Matteo, dall'aeroporto di Catania nell'estate del '93.
Premesso che la ragazza si identifica in Haslener Andrea, nata il 15/01/1968 in Austria, si è potuto rilevare, dagli atti del Commissariato di Polizia di Castelvetrano, che è la stessa, così come riferito con telefax dal Servizio Interpol, era arrivata a Palermo, all'aeroporto di Palermo, il 6 luglio 1993 alle 14.20 e ripartita dall'aeroporto di Catania in data 31 agosto 1993 alle ore 14.00.
E passiamo quindi al punto 17 della delega. Attentato alla villa dell'ex onorevole Culicchia, ex sindaco di Partanna.
Il Culicchia si identifica in: Culicchia Vincenzino, nata a Partanna il 09/10/1932. Già parlamentare nazionale. Il quale denunciò, presso la Compagnia Carabinieri di Castelvetrano, il patito incendio che ignoti avevano appiccato nel corso della notte... scusi che le do la data esatta. Nella notte sul 31 maggio 1990.
Venne appiccato il fuoco alla abitazione estiva dell'onorevole Culicchia, ubicata nella frazione Marinella di Selinunte Agro di Castelvetrano.
Vale far presente che in precedenza lo stesso parlamentare aveva subìto analoghi danneggiamenti, o quantomeno danneggiamenti, anche alla segreteria politica di Trapani, sita in piazza Malta numero 31; al tempo dei fatti, naturalmente.
E quindi, punto 19 della delega: vicinanza di una sala denominata Le Caprice rispetto alla campagna di Battista Consiglio. Luogo indicato per custodia e controllo delle armi, portate a Roma nel febbraio del '92 da Messina Denaro Matteo, Geraci Francesco, Graviano Giuseppe, eccetera.
La casa di campagna del Giovan Battista Consiglio, nato a Mazara del Vallo il 05/04/1933, è sita in Mazara del Vallo, contrada Giangreco, ad una distanza di circa 2 chilometri e 600 dalla sala denominata Le Caprice.
Sottolineo che la sala in questione è ubicata lungo la SS-115 in territorio del comune di Mazara del Vallo, la quale statale conduce da Mazara del Vallo verso Marsala, e quindi Trapani.
La distanza chilometrica è stata rilevata con l'ausilio del contametri dell'autovettura di servizio.
E punto delega... punto numero 20 della delega: dati identificativi di Consiglio Battista e figlio. Età, attività, disponibilità di camion, eccetera.
Quindi, il nominato si identifica in Consiglio Giovan Battista, di Salvatore e di Marino Antonia, nato a Mazara del Vallo il 05/04/1933. Ivi residente, in via Urbino numero 8. Autista, pensionato INPS. Coniugato con Messina Maria, di Gaspare e di Gancitano Vincenza, nata a Mazara del Vallo il 23/10/41.
I due hanno avuto dei figli a nome Salvatore, nato a Mazara del Vallo il 16 aprile 1961. Coniugato; Consiglio Antonia, nata a Mazara del Vallo il 2 febbraio 1964. Deceduta poco dopo il parto; Consiglio Gaspare, nato ad Alzate Brianza il 18 aprile '65. Coniugato;
Consiglio Vincenzo, nato a Mazara del Vallo il 29/07/1968. Ivi residente, via Urbino numero 8. Autista. Coniugato;
Consiglio Giuseppe, nato a Mazara del Vallo il 18/10/1974;
E Consiglio Antonietta Enza Maria, nata a Mazara del Vallo il 03/12/77. Nubile, casalinga.
Quindi da accertamenti eseguiti presso... a mezzo della banca dati Forze di Polizia, tra i tanti mezzi, il Consiglio Giovan Battista risulta essere intestatario di un autocarro FIAT 682 targato Trapani 342365. Già targato Parma 245941. Ritirato dalla circolazione il 2 giugno 1992.
E di autocarro FIAT 160 targato Trapani 393511. Già targato Brescia 685090. Ritirato dalla circolazione il 18 ottobre 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo. In relazione all'accertamento su questo nucleo familiare del signor...
TESTE Sciarratta: Consiglio.
PUBBLICO MINISTERO: ... Consiglio Battista.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accertato che tipo di attività lavorativa espletavano i figlioli?
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, abbiamo il figlio Salvatore che risulta essere autista, quindi un conducente di autocarri. E il figlio Vincenzo anch'egli autista. Il figlio Giuseppe, muratore.
Se è riferito ai soli figli maschi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, mi interessavano i figli maschi. E poi, Gaspare? Ci può dire Consiglio Gaspare che attività svolge?
TESTE Sciarratta: Fabbro. Consiglio Gaspare, quello nato ad Alzate Brianza.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Sciarratta: E' fabbro. C'è altro?
PUBBLICO MINISTERO: No, su questo punto...
TESTE Sciarratta: Allora proseguo?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Sciarratta: Punto 29 della delega: qualità di latitante ricercato di Messina Francesco, inteso "mastro Ciccio", recentemente morto suicida.
Il nominato si identifica per Messina Francesco, di Salvatore e di Romano Rosa, nato a Mazara del Vallo l'01/01/1941, inteso "mastro Ciccio".
La qualità di latitante deriva dal fatto di essersi sottratto alla cattura, allorquando fu emessa l'ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 267/93 del GIP e numero 171/93 N.C. DDA, emessa il 2 giugno '93 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo, in quanto indagato preliminarmente per associazione mafiosa, omicidio, traffico di stupefacenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo...
TESTE Sciarratta: E venne rinvenuto cadavere in Mazara del Vallo il 30 maggio 1997.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi recentissimamente.
TESTE Sciarratta: Sissignore.
Poi, infine, abbiamo il punto 33 della delega, che è stata trasmessa al suo ufficio con nota del 14/10/93... '97, mi scusi. Riguarda... Con il quale punto si richiede la disponibilità da parte di Geraci Francesco di una 164 targata Trapani, bianca, con nascondiglio ricavato nel bagagliaio posteriore.
Effettivamente il Geraci Francesco risulta avere avuto nella disponibilità un'Alfa Romeo 164 di colore bianca, targata Trapani 327524, intestata alla GAF, di Geraci Francesco e compagni, con sede nella via XX Settembre numero 20 di Castelvetrano.
Su delega del Pubblico Ministero, mi recai sul posto per eseguire una perquisizione locale, allo scopo di rinvenire il nascondiglio e a questa attività investigativa abbiamo allegato un fascicolo fotografico dell'autovettura ripresa all'esterno e all'interno, sia dell'abitacolo, che del vano bagaglio.
L'accertamento di per sé ha dato esito negativo. Però quello che colpì la nostra attenzione fu il fatto che il tappetino, diciamo posto alla base del bagagliaio, era più corto rispetto alla profondità dello stesso bagagliaio. E fu lo stesso Geraci Antonino - in sede di esecuzione del provvedimento - che ci disse che in effetti esisteva un nascondiglio segreto nell'autovettura Alfa Romeo 164.
Se vuole, signor Presidente, le faccio prendere visione della foto che riguarda il bagagliaio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo se, per l'appunto, questo accertamento ce lo può illustrare magari spostandosi in quella postazione.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, prima che lei ci illustri queste foto, bisogna che lei spieghi alla Corte quand'è che è andato a compiere...
TESTE Sciarratta: Ho eseguito...
PUBBLICO MINISTERO: ... questa attività. E per favore se può parlare al microfono, sennò non la sentiamo.
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, l'attività è stata eseguita il 23 settembre 1997 alle ore 11.00, in Castelvetrano, nella via XX Settembre al civico numero 18; quindi presso l'abitazione dei Geraci, del Geraci padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per l'appunto lei ha fatto il nome di Geraci Antonino, che sarebbe stato presente alla perquisizione. Chi è questo signore?
TESTE Sciarratta: Certo. Geraci Antonino è padre dei fratelli Geraci Tommaso, Andrea e Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa macchina, questa 164 lei l'ha trovata a casa del signor Antonino?
TESTE Sciarratta: Sì, era parcheggiata nei pressi dell'abitazione del padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E l'esistenza di questo nascondiglio gli venne confermata dal signor Antonino?
TESTE Sciarratta: Sì, in sede di esecuzione dell'atto di perquisizione locale, lo stesso Geraci Antonino ci confermò che in effetti era esistito un nascondiglio segreto nel bagagliaio. Per cui non sapeva però fornirci ulteriori chiarimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ce lo vuol, per favore, illustrare?
TESTE Sciarratta: Ecco, come si può notare, sullo sfondo della fotografia si nota uno spazio di colore diverso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa foto ora ci...
TESTE Sciarratta: Ecco, questo è il fondo a nudo del bagagliaio.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se si può zoomare questo particolare.
Ecco, questa è la bauliera dell'auto.
TESTE Sciarratta: Esatto. Questa striscia di colore diverso che si nota, questa è la parte che appunto era rimasta nuda.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè la moquette ritagliata?
TESTE Sciarratta: Esatto. Viene fuori dalla moquette ritagliata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non so se c'è qualche altra foto più chiara, maresciallo, non lo so.
TESTE Sciarratta: Penso che siamo lì. Sì, esattamente questa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Venne per caso acquisito qualche ulteriore elemento sul...
TESTE Sciarratta: Sì. Dal momento in cui il Geraci Antonino non seppe fornirci chiarimenti validi, ai fini delle indagini che si stavano conducendo, fu egli stesso che propose a me di far venire in caserma - perché mi ero appoggiato presso la Compagnia Carabinieri - di far venire in caserma il figlio Andrea, che era in grado di fornire ulteriori delucidazioni.
Infatti così fu e lo stesso Geraci Andrea ci confermò che praticamente il nascondiglio segreto esisteva, in quanto era stato applicato un pannello che dalla base del bagagliaio raggiungeva la parte superiore dello stesso bagagliaio.
Pannello che si apriva elettricamente da un bottone che trovava allocazione dietro la leva del cambio, nell'interspazio che c'è fra i due sedili anteriori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Sciarratta: Quindi lateralmente...
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente, avvocato Cianferoni.
Vorrei formalizzare l'inutilizzabilità, allo stato, di questa risposta del maresciallo. Perché ha riferito un contributo orale che direttamente il signor Geraci Andrea - se del caso - sarebbe stato dovuto citare per darci; e non può riferire il teste, ufficiale di P.G., dichiarazioni di una persona.
PUBBLICO MINISTERO: Dove è scritto, avvocato Cianferoni? Che l'ufficiale di P.G. non può riferire quanto assume dai testi, anche nel Codice non c'è scritto.
PRESIDENTE: Nel Codice risulterebbe esattamente l'opposto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi casomai, se si riterrà necessario, chiameremo il signor Geraci Andrea.
PRESIDENTE: Si può esaminare il teste di riferimento.
AVV. Cianferoni: Non ho...
PRESIDENTE: Sono le uniche dichiarazioni che l'ufficiale di P.G. è in grado di riferire, perché ricevute nel corso di una perquisizione e di un sequestro.
AVV. Cianferoni: Ma veramente, ora...
PRESIDENTE: Proseguiamo avvocato, mi scusi, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: C'è un IV comma del 195.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... quello che lei vuole. Ha ragione, però a questo punto la cosa è decisa. Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, vogliamo vedere questi pulsanti, maresciallo?
TESTE Sciarratta: Sì. Ecco, osservando la leva del cambio, nella parte posteriore della stessa c'è una serie di bottoni, esiste una serie di bottoni che purtroppo...
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo zoomarli, per favore?
TESTE Sciarratta: ... che purtroppo non sono stati fotografati. Perché nel momento in cui eseguivamo le fotografie, non eravamo ancora a conoscenza di questi particolari. E quindi, come si può notare, c'è il secondo bottone, andando a ritroso, vicino al sedile del conducente, ed è quello che azionava il pannello elettrico per l'apertura del nascondiglio segreto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Comunque quello che di oggettivo avete constatato, al di là di quanto vi ha riferito il signor Andrea, era quella parte della bauliera ritagliata.
TESTE Sciarratta: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questi pulsanti che poi lei stesso potè...
TESTE Sciarratta: Ho materialmente visto.
PUBBLICO MINISTERO: Di cui ha constatato...
TESTE Sciarratta: Sissignore. L'esistenza.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'esistenza. Ecco.
Bene, su questo punto io non avrei altre domande.
E per la Corte l'album in questione, che ha illustrato il maresciallo Sciarratta, costituisce il punto 28 dei documenti che abbiamo prodotto, di cui abbiamo richiesta la produzione all'udienza dell'8 novembre e che poi la Corte, con ordinanza successiva, ha acquisito.
Io, mi pare che con il maresciallo Sciarratta, salvo un controllo rapido, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta maresciallo, l'omicidio Accardo Stefano a chi è attribuito?
TESTE Sciarratta: Mah, secondo...
PRESIDENTE: Lei può rispondere soltanto in base a notizie di carattere giudiziario.
TESTE Sciarratta: Sì.
Secondo quanto riferito da una teste - della quale non ricordo il nome, per ora - sembra che l'omicidio sia da attribuire al fratello di Ingoglia, tale Ingoglia Pietro. A sua volta ammazzato a Trapani, se non ricordo male, Natale del...
PRESIDENTE: Questa seconda parte non ci interessa, comunque. Mi scusi, questa teste ha deposto in udienza?
TESTE Sciarratta: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Nel corso di quale procedimento?
TESTE Sciarratta: Nel processo contro la mafia di Partanna, celebratosi a Marsala nel '95. Tra il '94 e il '95. Iniziato nel febbraio del '95, se non ricordo male.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma a lei sono state conferite deleghe di indagine in un procedimento penale a carico di qualche indagato preciso per questo omicidio?
TESTE Sciarratta: No, no, no.
AVV. Cianferoni: Senta, sa se la famiglia Accardo, ovvero la famiglia Ingoglia, avessero pertinenze con associazioni criminali e in particolare provvedimenti restrittivi, o dati oggettivi per articolo 416-bis Codice penale?
TESTE Sciarratta: Ma guardi, le posso dire addirittura che Accardo Stefano, indiziato mafioso, era stato pure al soggiorno obbligato.
PRESIDENTE: Come ha detto, era stato?
TESTE Sciarratta: Indiziato mafioso.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Sciarratta: Era stato pure al soggiorno obbligato. E tra l'altro, così, a lume di memoria adesso, avvocato, le posso dire che sia l'Accardo Stefano che l'Ingoglia Filippo sono stati coimputati, se non ricordo male, negli anni '60, forse. Negli anni '60 sono stati coimputati in una rapina.
AVV. Cianferoni: Va bene. La mia domanda era di carattere giudiziario, non di...
TESTE Sciarratta: Va bene.
AVV. Cianferoni: ... prevenzione. Non di prevenzione. Indiziato è un discorso. A me interessava...
TESTE Sciarratta: Va be', ci riferimento a periodi in cui il 416-bis non esisteva.
AVV. Cianferoni: Non esisteva.
TESTE Sciarratta: Esisteva il 416 normale.
AVV. Cianferoni: Ma dal 1982 in avanti, il 416-bis esiste.
TESTE Sciarratta: Sì, esatto.
AVV. Cianferoni: Allora, da...
TESTE Sciarratta: Sì, fu indiziato, fu arrestato per il 416-bis Accardo Stefano, per questo delitto, per traffico internazionale di stupefacenti, insieme a Spezia Nunzio, all'avvocato Messina Antonio, di Campobello di Mazara tutti e due. Ad altri soggetti residenti in Roma.
Insomma, erano una trentina di persone, se non ricordo male. Quindi c'entrava pure il 416-bis a pieno titolo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande per il maresciallo. Chiedo, ritornando a quella questione fatta poco fa, l'esame del signor Geraci Andrea.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, valuteremo più avanti se...
PRESIDENTE: La Corte si riserva.
AVV. Cianferoni: Per la precisione, sulle circostanze della vettura e...
PRESIDENTE: Certo, certo, abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Ecco, bene.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
Ci sono altre domande per questo teste? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Sciarratta: Grazie, buonasera.
PRESIDENTE: Buonasera.
Vogliamo far ritornare allora l'ispettore...
Abbia pazienza, ispettore, ripeta ancora il suo nome.
*TESTE Firinu: Firinu Gianfranco.
PRESIDENTE: Vuole chiarirlo? Perché pare che ci sia difficoltà nel trascrivere il suo nome.
TESTE Firinu: Firenze, Imola, Roma, Imola, Narni, Udine.
PRESIDENTE: Prego. Il difensore che aveva chiesto il controesame.
AVV. Cianferoni: Grazie, signor Presidente.
Dunque, ispettore, sugli accertamenti a proposito del suicidio di Gioè, vorrei chiederle, punto 19 della delega ricevuta da lei.
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, vorrei chiederle se conduceste accertamenti sui turni di guardia della Polizia penitenziaria, quella notte a Rebibbia.
TESTE Firinu: Io personalmente, no. Non sono a conoscenza.
AVV. Cianferoni: Non è a conoscenza di alcun particolare accertato in sede di indagine, o di processo, a proposito di questa circostanza?
TESTE Firinu: No, nessuna. Perché a me hanno chiesto solo circostanze relative alla morte, relative al sopralluogo per... al fatto in se stesso, non alle indagini successive.
AVV. Cianferoni: Senta, quali accertamenti consentirono di stabilire la paternità del Gioè della lettera trovata nella sua cella?
TESTE Firinu: Mah, ritengo per la perizia grafica.
AVV. Cianferoni: Non ha cognizione diretta sul punto?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: Quando lei, nel suo esame, risponde facendo differenze tra mafioso e indiziato mafioso, a che cosa intende riferirsi?
TESTE Firinu: Diciamo che si hanno, di norma, notizie estrapolate dagli atti dei vari uffici investigativi.
Sostanzialmente non cambia niente, ecco.
Prima, in passato, si usava compilare una scheda dove il soggetto veniva catalogato proprio con, come mafioso. Infatti, i fascicoli della Divisione Anticrimine della polizia delle Questure, di norma era contrassegnato da una "M" maiuscola, per indicare appunto la qualità di mafioso del soggetto.
Oggi, diciamo che è più una nuova locuzione che si indica come "indiziato mafioso".
AVV. Cianferoni: Quindi, questo tipo di accertamento, è stato condotto sugli schedari della Polizia unicamente.
TESTE Firinu: Sì, certo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, quando lei parla di legame di affinità fra Giuliano Salvatore "il postino" e Pietro Senapa, a che tipo di legame fa riferimento?
TESTE Firinu: Se mi ricorda il punto...
AVV. Cianferoni: Punto 170.
Chiedo scusa, però le chiederei di rispondermi proprio su che cosa intende lei per legame di affinità.
Mi perdoni la brutalità del termine, se lei sa che cosa significa "essere affini".
Quindi, è inutile che mi legga il punto 170, perché glielo do per scontato.
Io le ho chiesto se lei mi sa dire che cosa significa "legame di affinità".
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi oppongo a questa domanda, perché il legame di affinità, che cosa significa, lo sappiamo tutti.
L'ispettore ha fatto degli accertamenti, riferisca l'accertamento.
AVV. Cianferoni: Il motivo, la rilevanza, signor Presidente...
PRESIDENTE: Io ritengo che sia giusto che l'avvocato abbia coscienza che il teste, nel rispondere affine del tale, significa un qualche cosa giuridicamente.
TESTE Firinu: Che ci sia un legame, appunto, diretto di parentela, parentelare.
PRESIDENTE: Va be', per esempio? Chi è affine di un soggetto? Lei, suo...
TESTE Firinu: Io con mio fratello, penso io con mio padre...
PRESIDENTE: No, allora vede, la questione è...
TESTE Firinu: Non so...
PRESIDENTE: ... affine è colui che è in rapporto mediato. E' affine un suocero, è affine un cognato.
TESTE Firinu: Ho capito.
PRESIDENTE: Allora, quando lei ha riferito quelle notizie, evidentemente ha riferito delle notizie che non corrispondono esattamente allo stretto termine giuridico.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
TESTE Firinu: Ma, in effetti, è consuocero. Quindi...
PRESIDENTE: Ah va bene. se è consuocero, è un altro discorso. Io non lo ricordo. Eh, abbiate pazienza, non ho memoria di tutto quello che si dice qui.
AVV. Cianferoni: No, no, io davo per scontato il dato oggettivo.
La domanda verteva su un altro aspetto dell'esame del teste che sarà poi magari oggetto di discussione.
Gambino Giuseppe Giacomo, del quale lei ieri ha fornito le generalità, vorrei da lei notizie.
E' per caso defunto, ad oggi?
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Sa dirci in che modalità?
TESTE Firinu: Mah, se non vado errato, è deceduto all'interno del carcere.
AVV. Cianferoni: Posso chiederle per quale motivo, nella sua nota, questo non è stato scritto?
TESTE Firinu: A me è stata chiesta solo l'identificazione, non è stato chiesto il curriculum di Gambino.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito del verbale di sequestro di P.G. datato 4 agosto '95, si fa riferimento al capannone con insegna non luminosa denominazione "La Commerciale".
Può dirmi in base a quali elementi oggettivi si può ricondurre come - ricordo come lei ha affermato e come si legge nel verbale - al signor Bagarella la disponibilità di due vani garage?
TESTE Firinu: Credo che siano due cose diverse. Perché il capannone credo che sia riferito alla cosiddetta "camera della morte". Mentre, i due box garage, sono, riguardano un altro punto, se non vado errato.
AVV. Cianferoni: No, no, chiedo scusa. allora non voglio farla confondere.
Lei ha capito a che cosa mi riferisco. Le ripongo la domanda in maniera più semplice: lei ieri ha parlato di due vani garage riconducibili al signor Bagarella.
Può dirmi in base a quali elementi oggettivi?
TESTE Firinu: Mah, sono accertamenti e indagini che ha fatto il mio ufficio a Palermo, quando, tra l'altro, ancora io non ne facevo parte. Quindi, sono dati che ho rilevato dall'archivio del Centro Operativo DIA di Palermo.
AVV. Cianferoni: Bene. Poi, ecco, la stessa circostanza per completezza, fa capo al punto 136 della delega. Che si parla testualmente di due box ubicati nello stesso immobile.
Quindi, questo era soltanto per...
Dunque, ecco, al punto 216, quando lei riferisce: "circostanze relative all'omicidio Francesco Blonte", a quali informazioni fa riferimento laddove dice che questo signore custodiva nella sua stalla anche dei cavalli?
TESTE Firinu: A informazioni acquisite alla Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Palermo.
AVV. Cianferoni: Può essere più preciso su questo punto?
TESTE Firinu: Ho consultato il fascicolo relativo all'omicidio del Bronte presso la Stazione Omicidi della Squadra Mobile di Palermo, dove ho attinto queste notizie.
AVV. Cianferoni: Ma le informazioni sono di fonte confidenziale, o riconducibili ad una persona?
TESTE Firinu: No, assolutamente. Ho letto, se non vado errato, il rapporto inviato all'Autorità Giudiziaria relativo appunto al fatto criminoso.
AVV. Cianferoni: Va bene. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, guardi, una... proprio chiudevo qui.
Donufrio Antonio, è un altro omicidio del quale ieri ha parlato. Ci ha detto che veniva fermato nella immediatezza certo Galati Giovanni, con l'accusa di concorso in omicidio.
Sa riferire che esito abbia avuto questo processo?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: E, domanda analoga: omicidio Ocello Pietro.
Data del fatto 7 settembre '91.
Sa riferire se, anche di questo processo, si conosca un esito in riferimento al fermo di P.G. di Ocello Giuseppe?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ha domande, avvocato?
Può andare, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, il teste stava facendo delle precisazioni...
PRESIDENTE: Ha ragione, ha ragione.
PUBBLICO MINISTERO: Gliele chiedo io.
Prego, ispettore, lei ha detto che c'erano delle due precisazioni su punti su cui aveva riferito ieri.
TESTE Firinu: Sì, sul punto 80 che è relativo all'omicidio di Giovanni Sucato.
Siccome ieri avevo riferito che era stato rinvenuto dall'Arma dei Carabinieri in data 30/11/96, non vi è la certezza sulla data. Quindi ho accertato chiamando il mio ufficio, che la data è questa, la confermo.
Mentre invece per quanto riguardava l'identificazione del Vinciguerra Tony, richiesto appunto al punto 101, si tratta di Vinciguerra Sebastiano, detto Tony, nato a Palermo il 7 settembre del 1960 e ivi residente in via del Pellicano numero 9. Che è stato tratto in arresto dalla Mobile di Palermo nell'aprile del '96 nell'ambito delle indagini volte alla cattura dell'allora latitante Spatuzza Gaspare.
In ultimo, ho appreso tra l'altro che il Vinciguerra, il 20/11/97, quindi alcuni giorni fa, con rito abbreviato, è stato condannato alla pena di anni 4 e mesi 6 di reclusione per associazione mafiosa.
PRESIDENTE: Ha altre richieste, il P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Nessun'altra.
AVV. Cianferoni: Su questo punto, signor Presidente: Tony Vinciguerra. Se vedo bene, è il 101 della sua delega.
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora, è inutile che si stia a rendere noto alla Corte il contenuto della sua delega.
Siccome però vedo che quello che ha riferito or ora non c'è nella sua delega e si parla di tutt'altra persona, mi par di capire. Perché leggo, a proposito di Vinciguerra Tony:
"Vinciguerra Antonio di Stefano e Campanella Onofrio, è un altro Vinciguerra Antonio di Giuseppe e Ganci Caterina.
Nessuno dei predetti annovera precedenti penali di Polizia."
Ora lei stasera ci parla di un Vinciguerra Sebastiano che ha fatto un giudizio abbreviato pochi giorni fa.
Dunque, questo tipo di accertamento, da ieri ad oggi come ha potuto farlo?
TESTE Firinu: Allora, consultando appunto il mio ufficio, ho appreso che era stato arrestato dalla Sezione Catturandi della Squadra Mobile.
Ho chiamato il dirigente della Sezione Catturandi della Squadra Mobile, il dottor Claudio Sanfilippo, che mi ha fornito l'identificazione di Tony Vinciguerra.
AVV. Cianferoni: Mah - e poi concludo - premesso che Tony è un diminutivo, nella nota si trovano citati due Vinciguerra Antonio.
Ora lei stasera riconduce il diminutivo ad un Sebastiano.
Vuol dirci attraverso quale passaggio logico?
TESTE Firinu: Perché è conosciuto con, appunto, col nome Tony, Vinciguerra Sebastiano.
AVV. Cianferoni: Ma il suo nome sarebbe Sebastiano.
TESTE Firinu: Sì. Il nome di battesimo è Sebastiano.
Tra l'altro, quando ieri ho affrontato appunto l'identificazione del Vinciguerra, ho premesso che non, che avevo rilevato dall'anagrafe di Palermo, tutti i Vinciguerra Antonio e censiti. Ma che non ero in grado di dire chi dei, degli identificati, avesse rapporti con lo Spatuzza.
Non ho detto che qualcuno di loro aveva dei rapporti con lo Spatuzza, appunto.
AVV. Cianferoni: Ecco, mi perdoni, eh. Però, allora, questa cosa va conclusa. Nella sua nota, i rapporti da chiarire, erano con Spataro Salvatore. Tant'è che lei...
TESTE Firinu: Con Spataro. Non ricordo, ora ho detto Spatuzza...
AVV. Cianferoni: Eh, beh, allora, mi perdoni. Spatuzza è una persona; Spataro è un'altra persona.
TESTE Firinu: Sto andando a memoria. Ma non so, leggendo non... non ricordo il punto...
AVV. Cianferoni: Dunque, se questa è la sua risposta, non le faccio altre domande. Però le leggo:
"Sulla scorta dei dati forniti non è stato possibile stabilire chi dei suddetti intratteneva rapporti con Spataro Salvatore."
Ora lei ci parla dei rapporti con Spatuzza.
Quindi, questo, sarebbe...
TESTE Firinu: No, io ho detto che è stato arrestato nell'ambito delle indagini tese alla cattura di Spatuzza. Non ho detto che ho accertato dei rapporti diretti con Spatuzza.
AVV. Cianferoni: Eh, insomma, questa è la risposta. Poi la valuterà la Corte.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Può accomodarsi.
TESTE Firinu: Grazie.
PRESIDENTE: Buongiorno e grazie.
*TESTE Firinu: Buongiorno.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo passare il dottor Bernabei.
PRESIDENTE: Buongiorno.
*TESTE Bernabei: Buongiorno a tutti.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
TESTE Bernabei: Bernabei Gianfranco, Pescara 26/12/57, residente a Firenze Lungarno Vespucci 26. Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato, in servizio presso il Centro Operativo DIA di Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Bernabei: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene. Il P.M. può procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Bernabei, buonasera.
Senta, vuol dire alla Corte se lei, nell'ambito delle sue attività di istituto, ha, e per quali ragioni, avuto un qualche contatto col signor Bruno Moroni?
TESTE Bernabei: Sì. Il Moroni Bruno fu sottoposto ad un confronto presso il carcere di Prato con Scarano Antonio, il 7 marzo del '96.
E, in quella circostanza, per esigenze connesse alle indagini, ero presente anch'io assieme al maresciallo Leggeri dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo del suo ufficio?
TESTE Bernabei: Sì, del mio ufficio, sì. Che presta servizio presso il mio ufficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dovrebbe spiegare che cosa, a prescindere ovviamente dal contenuto del confronto fra Scarano e Moroni, che cosa accadde in quella giornata.
TESTE Bernabei: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Se ci dice, se ricorda...
TESTE Bernabei: Dunque, accadde questo: lui, all'esito di questo confronto che, come dicevo, fu effettuato all'interno del carcere di Prato, era piuttosto sconvolto e turbato. E si abbandonò ad alcune, diciamo, alcuni sfoghi, alcune dichiarazioni.
In sostanza, praticamente, ammise la circostanza che gli era stata contestata. Ovvero sia di aver prelevato questa Lancia Thema e di averla portata a La Rustica.
Disse però che, quando sentì dai telegiornali che i fatti riguardavano storie di bombe e di stragi, lui rimase sconvolto perché non immaginava assolutamente cose di questo genere.
E fece anche alcune precisazioni piuttosto significative, perché, ad esempio, ricordo con precisione che lui disse che Scarano era stato inesatto nel fornire il racconto dicendo di essersi presentato, alla sua officina, alle otto del mattino.
Lo Scarano, invece, lui precisò era arrivato intorno alle dieci di quel giorno. E non alla apertura, così come aveva riferito in sede di confronto.
Disse anche, disse anche che aveva ricevuto come ricompensa una cassetta di bibite.
E allora io lo invitai naturalmente a, diciamo, rettificare queste sue dichiarazioni e a rendere queste sue dichiarazioni al Pubblico Ministero, e debbo dire che sembrava abbastanza convinto di questa esigenza. Però mi disse, dice: 'guardi, ne voglio solo parlare con il mio avvocato, mi voglio consigliare con il mio avvocato. E, dopodiché, farò chiarezza su questi fatti', ecco. In sostanza andò in questi termini.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ora ho bisogno di capire due, che lei ci spieghi due elementi, due dati di fatto.
Il primo è questo: come mai il Moroni si trovava con lei e col maresciallo Leggeri, lo abbiamo capito, al carcere.
Ma io ho bisogno di capire se vi eravate, per così dire, se c'era stato una qualche ragione di contatto prima. E quindi dopo il confronto.
TESTE Bernabei: Sì. Dunque, quel giorno, il Moroni era stato invitato nei nostri uffici per essere ascoltato dal Pubblico Ministero.
Lui giunse a Firenze in treno e si presentò all'orario convenuto nei nostri uffici.
E il Pubblico Ministero lo ascoltò, all'esito del verbale dispose immediatamente un confronto per le ore 12.00 di quello stesso giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre al giorno?
TESTE Bernabei: Il giorno 7 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
TESTE Bernabei: '96.
PUBBLICO MINISTERO: '96.
TESTE Bernabei: Il 7 marzo '96. E, pertanto, fece questo provvedimento che disponeva, peraltro, l'accesso al carcere, che avrebbe dovuto consentire l'accesso al carcere del Moroni, incaricando la DIA per l'esecuzione di questo provvedimento.
Ovvero sia, noi ci occupammo di notificare alla Direzione del carcere, questo provvedimento e di introdurre, all'interno dell'istituto, il Moroni.
E poi, all'esito del confronto, tornammo assieme a Firenze. E, quindi, in questa circostanza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, due particolari. Quindi, a confronto disposto, quindi ci troviamo negli uffici, lei ha detto "nei nostri uffici"...
TESTE Bernabei: Della DIA. Sì.:
PUBBLICO MINISTERO: Agli uffici DIA di Firenze.
Come fece Moroni ad andare dagli uffici DIA di Firenze al carcere di Prato?
TESTE Bernabei: Sì. Lo accompagnammo noi, perché lui era arrivato a Firenze in treno. E poi perché c'era l'esigenza tecnica di introdurre il Moroni all'interno dell'istituto mediante esibizione del provvedimento che il Pubblico Ministero aveva fatto nella immediatezza. E che, quindi, doveva essere notificato alla Direzione dell'istituto per consentire al teste...
PUBBLICO MINISTERO: L'accesso.
TESTE Bernabei: ... l'accesso, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi venne con voi in macchina?
TESTE Bernabei: Sì, venne con noi in macchina, sia all'andata, che al ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il colloquio di cui lei ha riferito il contenuto, avvenne subito dopo all'uscita del carcere...
TESTE Bernabei: Sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... in macchina...
TESTE Bernabei: Avvenne subito dopo. Guardi, eravamo ancora nell'anticamera della stanza dove aveva avuto luogo il confronto.
Eravamo proprio fuori dell'uscio, diciamo, della... E, fin da lì, iniziò questo sfogo. Perché lui era, come ho già detto, diciamo, visibilmente turbato.
E allora cominciò, fin da quel momento, proprio eravamo ancora nell'anticamera della stanza dove aveva avuto il colloquio, cominciò, si abbandonò a queste riflessioni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, in relazione a quello che lei ci ha riferito, non il Moroni, voglio dire. Lei ha parlato, ha usato più volte il termine "sfogo".
Venne sollecitato da sue domande, o del maresciallo Leggeri o fu lui che spontaneamente disse quello che lei ha ora riferito?
TESTE Bernabei: No, no... No, appunto, lui queste dichiarazioni le fece spontaneamente. Proprio perché, evidentemente, a conclusione di questo confronto, sentiva l'esigenza probabilmente di commentare, di sfogarsi un po', no?
E, quindi, furono dichiarazioni assolutamente spontanee.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Bernabei, in relazione a questo fatto, lei ebbe a redigere un qualche atto...
TESTE Bernabei: Sì, io feci questa annotazione di servizio che trasmisi alla procura, E, in relazione a queste stesse circostanze, venni poi, dopo, interrogato dal Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa relazione di servizio, lei la fece in che giornata, nello stesso giorno, il giorno dopo...
TESTE Bernabei: Mah, il giorno dopo. Il giorno dopo, la feci e la trasmisi alla Procura. E poi venni...
PUBBLICO MINISTERO: Non so se lei ricorda bene su questo punto, dottor Bernabei. Perché io ho la sua relazione davanti.
TESTE Bernabei: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E mi risulta che, alla data del...
TESTE Bernabei: La data di trasmissione , sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... del 7 marzo. Quindi, non so se stiamo consultando lo stesso documento.
TESTE Bernabei: Dunque, la... Sì, il 7 marzo è la data dell'annotazione. E, il 13 marzo, invece è la data della trasmissione dell'annotazione stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi voglio dire, la relazione la fece lo stesso giorno.
TESTE Bernabei: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bernabei: Però fu trasmessa con data 13 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi lei ha detto, in relazione al contenuto di questo scambio, lei venne anche sentito...
TESTE Bernabei: Dal Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: ... dal Pubblico Ministero. Si ricorda anche in che data?
TESTE Bernabei: Pochi giorni dopo. Mi sembra intorno al 4 di aprile, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, in effetti venne sentito il 2 di aprile.
TESTE Bernabei: Il 2.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che, come dire, a sostegno dello sfogo del Moroni, che il Moroni si era anche lasciato andare ad una precisazione?
TESTE Bernabei: Direi a due precisazioni piuttosto significative: quella dell'orario. Perché, appunto, volle precisar che Scarano non si era presentato all'apertura dell'officina, ma era, si era presentato intorno alle dieci... a metà mattinata.
E l'altra precisazione piuttosto significativa fu quella della cassetta di bibite che ricevette, diciamo, in regalo da Scarano, quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della macchina, le venne detto qualcosa da Moroni? Che macchina era, dove l'aveva presa questa macchina?
TESTE Bernabei: Sì. Parlò della Thema che era stata prelevata dallo Stadio Olimpico e portata a questa Rustica, che era uno spiazzo, diciamo, nel quale c'era poi un deposito, per altro, di acque minerali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e su questo tragitto, su questo spostamento, oltre al fatto che Scarano si era presentato lì da lui la mattina alle 10 e non...
TESTE Bernabei: Alle 8.
PUBBLICO MINISTERO: ... e non alle 8 come sembra che avesse detto lo Scarano, ecco, le disse, le fece qualche altro...
TESTE Bernabei: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... qualche altra esternazione? Disse qualcos'altro?
Se, non so, la macchina di che colore era.
Il tipo...
TESTE Bernabei: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'ho capito: era una Lancia Thema.
TESTE Bernabei: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Bernabei: No, no, niente altro. Non mi sembra di ricordare altri dettagli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, parlò genericamente di Stadio Olimpico, o di qualche altro luogo...
TESTE Bernabei: No, parlò dello Stadio Olimpico.
AVVOCATO Pepi: Presidente, opposizione.
Mi sembra che il Pubblico Ministero stia suggerendo la risposta.
TESTE Bernabei: No, ma mi sembra che l'ho, di averlo già precisato nella mia precedente dichiarazione. Che lui...
PRESIDENTE: Non mi sembra che ci sia nessun suggerimento.
Si vuole sapere soltanto se il teste...
AVVOCATO Pepi: No, Presidente, un conto è dire se Scarano gli disse dove ha trovato questa macchina; e un conto è dire la trovò all'Olimpico.
Mi scusi, eh, ma mi sembra...
TESTE Bernabei: No, no...
PRESIDENTE: L'aveva...
AVVOCATO Pepi: ... il suggerimento sia pieno.
PRESIDENTE: Avvocato, aveva già detto il teste: dallo Stadio Olimpico alla...
PUBBLICO MINISTERO: Rustica.
PRESIDENTE: ... Rustica. Quindi, l'indicazione l'aveva già data.
Il P.M. vuol sapere se, oltre che Stadio Olimpico, ha precisato ulteriormente la località.
TESTE Bernabei: No, no...
PRESIDENTE: E il teste ha risposto nella maniera che riteneva di dover rispondere.
Non mi pare che ci sia nessuna materia di opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', chiedevo una precisazione.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva parlato di Stadio Olimpico, chiedevo se si era soffermato su qualche altro dettaglio...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... il signor Moroni.
TESTE Bernabei: No, io non ricordo altri dettagli.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, senta, e, diciamo, nel corso di questo suo sfogo, c'era presente anche il maresciallo Leggeri?
TESTE Bernabei: Sì, il maresciallo Leggeri che guidava la macchina. E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, iniziò subito dopo e proseguì poi in macchina?
TESTE Bernabei: Sì, sì. Iniziò subito dopo, appena usciti, diciamo, dalla stanza dov'era avvenuto il confronto e proseguì naturalmente lungo il tragitto fino a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei evidentemente - ho capito - invitò il Moroni a riferire il fatto?
TESTE Bernabei: Al Pubblico Ministero. E lui si dichiarò sinceramente disponibile. sembrava effettivamente molto disponibile a, diciamo, formalizzare queste dichiarazioni.
Mi disse solo che ne avrebbe voluto parlare con il suo avvocato. Per cui si riservava poi di farci sapere le sue decisioni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una volta usciti dal carcere, per così dire, e preso posto nell'autovettura, il Moroni che cosa, che avete fatto? Lo avete accompagnato, lo avete lasciato...
TESTE Bernabei: Sì, siamo tornati a Firenze. Il nostro ufficio, per altro, è vicino alla Stazione Ferroviaria. Per cui lui era arrivato a Firenze in treno e rientrava, appunto, in treno a Roma e lo abbiamo riaccompagnato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione al signor Moroni, voglio dire, l'attività del suo ufficio, aveva accertato che tipo di attività svolgesse il Moroni?
TESTE Bernabei: Sì. Lui ha un'officina diciamo un po'... multifunzionale, ecco. Fa un po' sia di riparazioni, soprattutto marmitte, diciamo, specializzato nel settore... un'officina meccanica, con carroattrezzi.
PUBBLICO MINISTERO: Con carroattrezzi. Attività che svolge a Roma?
TESTE Bernabei: Sì, che svolge a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
Senta, io ho una serie di domande da farle su quello che lei oggi ci ha dichiarato.
Lei è un funzionario della DIA, mi sembra, no?
TESTE Bernabei: Certo.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io le chiedo inizialmente: ma è una funzione abituale della DIA di accompagnare le persone che devono andare a fare i confronti?
TESTE Bernabei: Ho spiegato un po'... credo di avere spiegato la dinamica dei fatti.
Quella mattina, lui era stato invitato in ufficio per essere ascoltato dal Pubblico Ministero. E l'appuntamento era stato fissato alle 09.00.
All'esito di questo appuntamento, il Pubblico Ministero dispose - quindi non era stato previsto in anticipo - dispose all'esito questo confronto immediato per le ore 12.00 successive.
E fece questo provvedimento che autorizzava, che doveva autorizzare l'accesso del teste all'interno della struttura carceraria.
AVVOCATO Pepi: Sì. Ma scusi, eh. Ma non mi ha risposto. perché il discorso che lei ha fatto, è tutta un'altra cosa.
Normalmente, la DIA, accompagna le persone a fare i confronti in carcere?
Lei mi ha fatto tutto un altro tipo di discorso, per cui...
TESTE Bernabei: No, no. In molte occasioni è capitato di accompagnare testi.
E, in questa occasione, c'è stata una ragione in più per farlo. Indipendentemente dal fatto che il teste fosse sprovvisto di mezzi propri, c'era questa esigenza tecnica di introdurlo all'interno dell'istituto.
AVVOCATO Pepi: Va bene. Una volta che voi avete comunicato, tramite il Pubblico Ministero, il Moroni poteva tranquillamente, con propri mezzi, dice, andare al carcere...
TESTE Bernabei: Certo. Avrebbe potuto... è stato un gesto di cortesia che noi abbiamo usato nei suoi confronti.
AVVOCATO Pepi: Lei la chiama cortesia, io lo chiamo in un alto modo. Ma questo è un altro discorso.
Senta, lei ha parlato che a un certo momento questa persona avrebbe fatto degli sfoghi, e ce l'ha riferiti. Sfoghi però che non sono sfoghi: 'che brutto tempo c'è oggi. Piove...', sono sfoghi che riguardano fatti in cui il Moroni, poteva essere, come poi è successo, imputato, indagato per determinati reati. Voi non avete avuto nemmeno l'accortezza di dire di non rispondere e di farsi assistere da un difensore?
TESTE Bernabei: Non stava rispondendo a delle domande.
AVVOCATO Pepi: No, ha fatto praticamente delle dichiarazioni che lo coinvolgevano in determinati fatti delittuosi. Poi...
TESTE Bernabei: Ma io non ero...
AVVOCATO Pepi: ... avete assunto comunque questo fatto senza un difensore.
(voci sovrapposte)
TESTE Bernabei: Io... io...
AVVOCATO Pepi: Io vorrei una risposta precisa.
TESTE Bernabei: Sì, la risposta è molto precisa. Io non ho fatto domande alle quali lui doveva dare risposte. Semplicemente...
AVVOCATO Pepi: Ma ha fatto una relazione, però.
PRESIDENTE: Avvocato, però lo deve lasciare rispondere.
AVVOCATO Pepi: Eh, ho capito, ma non mi risponde...
PRESIDENTE: Lo deve lasciare rispondere. Avvocato...
AVVOCATO Pepi: ... come sempre.
PRESIDENTE: ... deve lasciare rispondere il teste. Poi farà tutte le altre osservazioni che crede.
AVVOCATO Pepi: E ne faremo tante di osservazioni.
TESTE Bernabei: Allora, stavo dicendo che, come ho precisato all'inizio, lui era in uno stato di agitazione e spontaneamente, fece queste dichiarazione a commento, diciamo, del contenuto del confronto. Tant'è che, appunto, come ho già detto, diede delle indicazioni che assolutamente, per quanto mi riguarda, non erano in qualche modo prevedibili, ecco. Tipo la circostanza della cassetta di bibite, è una circostanza assolutamente... che non era, diciamo, in qualche modo... prevedibile.
AVVOCATO Pepi: Comunque, lei mi da atto che voi avete fatto una relazione di servizio per dichiarazioni rese da una persona che poi risponderà di determinati reati, e è oggi in questo processo ex 210, senza nemmeno avergli detto: 'non dica nulla, perché quello che lei dice potrebbe essere a suo carico'. Questo non lo avete fatto. Mi risponda o sì o no.
TESTE Bernabei: No, non l'abbiamo fatto perché lui, all'epoca dei fatti era un teste, e quindi...
AVVOCATO Pepi: Ho capito, ma un teste può diventare imputato.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma non si possono fare discussioni col teste. Lei ha tutte le ragioni, ma potrà far valere questi argomenti al momento opportuno. E, soprattutto, li potrà far valere il difensore del Moroni, se le cose non si sono già concluse.
Ha altre domande?
AVVOCATO Pepi: Sì. Ancora sì.
Io leggo qui nel provvedimento che stabilisce il confronto:
"Dispone: procedersi alle ore 12.00 odierne all'atto di confronto e a tale scopo dispone che Moroni acceda, assieme al Pubblico Ministero, al predetto istituto."
Come mai l'avete accompagnato voi?
TESTE Bernabei: Mi sembra di averlo già...
AVVOCATO Pepi: Senza il Pubblico Ministero?
TESTE Bernabei: Mi sembra di averlo già spiegato.
AVVOCATO Pepi: No, non me l'ha spiegato.
TESTE Bernabei: Allora lo ripeto. Il Moroni era arrivato a Firenze a piedi.
AVVOCATO Pepi: Questo me l'ha bell'e detto.
TESTE Bernabei: Allora, io...
AVVOCATO Pepi: Mi vuol rispondere alle domande? Mi scusi, eh. Qui c'è un provvedimento a firma Sostituto Procuratore Gabriele Chelazzi, che dice che il Moroni deve accedere al carcere in compagnia del Pubblico Ministero.
TESTE Bernabei: Ma io non ricordo che...
AVVOCATO Pepi: L'avete invece accompagnato, voi senza il Pubblico Ministero. Mi vuol spiegare perché?
TESTE Bernabei: Il Pubblico Ministero... il Pubblico Ministero raggiunse l'istituto con i propri mezzi, e noi dal nostro ufficio ci spostammo con la nostra autovettura e accompagnammo il teste.
PRESIDENTE: Avvocato, vediamo se le posso venire in aiuto. Questa decisione di accompagnare il teste fu una richiesta del Pubblico Ministero o fu una decisione vostra?
TESTE Bernabei: No, il Pubblico Ministero fece questo provvedimento...
PRESIDENTE: Questo l'abbiamo capito, è inutile che lo ripeta.
TESTE Bernabei: Il... Si accertò peraltro...
PRESIDENTE: Mi scusi, io le ho fatto una domanda precisa, mi risponda subito.
TESTE Bernabei: Certo.
PRESIDENTE: La decisione di accompagnare materialmente il teste al carcere di Prato fu una disposizione del Pubblico Ministero o fu una decisione vostra?
TESTE Bernabei: Il Pubblico Ministero si accertò, peraltro, che il teste non avesse nulla in contrario a venire con noi al carcere. Perché fece proprio l'esplicita domanda al teste, diciamo, mentre eravamo nell'atrio: 'le dispiace venire... Ha nulla in contrario a venire col personale della DIA al carcere di Prato?'. E il teste accettò volentieri, anche perché, appunto, era completamente privo di mezzi, non era in grado, in condizione. E il lasso di tempo era, peraltro, molto breve, dalla conclusione del primo verbale all'orario di fissazione del confronto, quindi...
PRESIDENTE: Bene. Avvocato, prosegua.
AVVOCATO Pepi: Sì. E' sicuro che il teste parlò di una Lancia Thema?
TESTE Bernabei: Sì, il teste parlò di una Lancia Thema... di una Lancia Thema e precisò le cose che ho già riferito.
AVVOCATO Pepi: E' sicuro che abbia parlato di una Lancia Thema...
TESTE Bernabei: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... o che abbia parlato... mi lasci finire la domanda, per cortesia, o abbia parlato di una macchina di grossa cilindrata, senza indicare né il tipo della macchina né la fabbrica di...
TESTE Bernabei: No, no, no...
AVVOCATO Pepi: ... della macchina.
TESTE Bernabei: ... parlò di una Lancia Thema.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro?
TESTE Bernabei: Ne sono sicuro.
AVVOCATO Pepi: Bene, non ho altre domande.
AVV. Cianferoni: Ne ho una io a questo punto, però, dottor Bernabei. Perché lei è sicuro, ma quando risponde al Pubblico Ministero, lei, eh, ad aprile... ecco, il 2 di aprile, io le dico che della Lancia Thema lei non parla.
Ora, se la Corte vuole si legge anche tutto il verbale, dovendo dare atto di una circostanza negativa, il Pubblico Ministero l'ha davanti come ce l'ho io, 02/04/96.
PRESIDENTE: Possiamo credere sulla parola quello che lei dice.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente. L'ho letto e riletto ma la Lancia Thema, in questo verbale non la trovo. Allora com'è che oggi è così sicuro?
TESTE Bernabei: Perché questi sono i ricordi che al momento io ho della circostanza, sono quete le cose che riferisco alla domanda.
AVV. Cianferoni: Mi scusi, ma il 02/04/96 aveva ricordi... che tipo di ricordi aveva allora. Eravamo vicini...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi, mi devo opporre a questa domanda, perché la circostanza negativa che si vuol far risultare dal verbale potrebbe essere, per esempio, risolta dal fatto che il Pubblico Ministero non abbia chiesto quale macchina le disse Moroni che trasportò dall'Olimpico allo Stadio. Anche perché, come sanno bene i difensori, nella relazione del 7 marzo, che è quella fatta lo stesso giorno, il dottor Bernabei dice chiaramente nella relazione: 'Lancia Thema'.
Quindi, il fatto che questo temine non sia usato nel verbale, credo che forse, allora, farebbe bene l'avvocato Cianferoni, per l'appunto, a leggere tutto il verbale, così si capisce se ha detto: 'una macchina di grossa cilindrata', o altro. Sennò non... Il fatto che, nel verbale non sia utilizzata la parola...
PRESIDENTE: Noi non conosciamo la relazione...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, appunto.
PRESIDENTE: ... né le dichiarazioni, però, come io ho dato fede a quello che lei m'ha detto: 'nelle dichiarazioni non parla di Lancia Thema', se ne parla nella relazione. Avvocato, il suo discorso, mi pare, che non abbia lo stesso valore. Comunque, faccia lei.
AVV. Cianferoni: A parte che le relazioni di servizio, mi pare, non possano essere oggetto di contestazione, ma non è certo dietro questa, diciamo, attenzione processuale che questo difensore in questo momento vuole insistere. Vorrei leggere il verbale.
Mi riporto a quanto è illustrato nella relazione.
PRESIDENTE: Avvocato, ci legga soltanto il punto, perché tutto il resto...
AVV. Cianferoni: No, perché veda, signor Presidente, il punto mi pare che sia... non voglio essere noioso...
PRESIDENTE: Avvocato, ci legga il punto della contestazione. E' quello che ci...
AVV. Cianferoni: No, è una contestazione negativa, quindi già dico che non c'è. Ma dirò di più, mi pare che non ci sia nemmeno un riferimento a un'automobile di grossa cilindrata.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
AVV. Cianferoni: Espletato il confronto, fu da lei disposto che Moroni poteva essere riaccompagnato a Firenze con le stesse modalità...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi...
AVV. Cianferoni: ... per poter da qui ripartire verso Roma...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Si vuole far silenzio?
PRESIDENTE: Avvocato, c'è opposizione...
PUBBLICO MINISTERO: No, io voglio che si legga, Presidente.
AVV. Cianferoni: Se c'è la...
PUBBLICO MINISTERO: Io son molto pacato, credo di non fare gesti clamorosi, ma se si vuole leggere il verbale, bisogna leggerlo, come al solito, dal primo rigo, rigo che dice...
PRESIDENTE: Sono io che ho invitato l'avvocato a limitarsi alla contestazione relativa...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ma...
PRESIDENTE: Allora facciamo leggere da...
PUBBLICO MINISTERO: Poss...
PRESIDENTE: Facciamolo leggere dall'avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome c'è scritto:
"In data"...
PRESIDENTE: Ho capito, avvoca... Pubblico Ministero, però facciamolo leggere...
PUBBLICO MINISTERO: Se l'avvocato legge le prime righe si renderanno conto.
PRESIDENTE: Avvocato, legga dall'inizio.
AVV. Cianferoni: Il giorno 02/04/96. No, io, sulla Lancia Thema, avevo letto...
PRESIDENTE: Avvocato, legga...
(voci sovrapposte)
AVV. Cianferoni: Sulla grossa cilindrata, ecco...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no...
AVV. Cianferoni: Se c'è, tanto meglio, perché...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, ma io la invito a leggere dall'inizio il verbale.
AVV. Cianferoni: Si vuol credere in questa Giustizia, quindi, se c'è tanto meglio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
AVV. Cianferoni: "Il giorno 02/04/96, alle ore 16.35, in Firenze, Procura della Repubblica, davanti il P.M. dottor Chelazzi sost., a seguito di citazione verbale effettuata direttamente dal P.M. e presenti: dottor Gianfranco Bernabei, nato a Pescara..." - e seguono le generalità - "domiciliato in Firenze, vicequestore della Polizia di Stato, in servizio presso il Centro DIA di Firenze.
Informato dell'oggetto del presente atto ed ammonito sull'obbligo di dire la verità in ordine ai fatti per cui viene sentito, dichiara:
'In data 7 marzo ho redatto un'annotazione relativa a Moroni Bruno e l'ho sottoscritta unitamente al maresciallo capo Leggeri Roberto, anch'egli del Centro Operativo DIA di Firenze. Mi riporto a quanto è illustrato nell'annotazione"...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora perché io...
AVV. Cianferoni: No, attenzione...
PUBBLICO MINISTERO: ... vorrei far riferimento...
AVV. Cianferoni: ... Ora lo leggiamo, ora lo leggiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, legga tutto, legga tutto.
AVV. Cianferoni: "... e chiarisco che, dopo che Moroni fu da"... Perché io avevo capito che il Pubblico Ministero faceva questo ragionamento...
PUBBLICO MINISTERO: E allora.
AVV. Cianferoni: Questi sono ragionamenti, non sono documenti.
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei legga, per favore.
AVV. Cianferoni: Leggiamo il documento. Ecco.
PRESIDENTE: Io l'ho invitato a leggere.
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, a lei non ho dato la parola. Sennò qui cominciamo a fare un bel dialogo collettivo non finiamo più.
AVV. Cianferoni: Quindi:
"Mi riporto a quanto è illustrato nell'annotazione e chiarisco che, dopo che Moroni fu da lei sentito presso gli uffici della DIA e dopo che lei ebbe a disporre il confronto tra Moroni e Scarano, per la qual cosa siamo stati incaricati di accompagnare Moroni alla Casa Circondariale di Prato, Moroni, preso posto su un'auto di servizio della DIA, unitamente a me e al maresciallo Leggeri che guidava l'auto." - qui c'è un anacoluto ma così è.
"Durante il tragitto d'andata verso il carcere di Prato, Moroni se ne stette tranquillo in macchina, senza avviare con me o con Leggeri alcun tipo di conversazione.
Espletato il confronto, fu da lei disposto che Moroni poteva essere riaccompagnato a Firenze con le stesse modalità, per poter da qui ripartire per Roma. Prima ancora che l'auto di servizio partisse dal carcere di Prato ed, anzi, mentre, a piedi, Leggeri, io e Moroni, ci stavamo recando, percorrendo i cortili interni dell'istituto, verso l'auto di servizio, lo stesso Moroni, di suo, disse che lui si era limitato a trasportare l'automobile. Riferendosi con ciò al fatto che aveva formato oggetto anche dell'atto di confronto che si era concluso pochissimo prima. Aggiunse, sempre di suo, che quando aveva appreso dai telegiornali - non dai giornali, perché disse che non li legge - che quell'episodio poteva ricollegarsi a un fallito attentato allo Stadio Olimpico, si era spaventato, perché lui con i morti e con le bombe non c'entrava niente.
Salendo a questo punto in auto il Moroni continuò nelle sue spontanee dichiarazioni dicendo che prima di dire queste cose al magistrato aveva necessità però di conferire con il suo avvocato. E disse ancora, tornando all'episodio, che non era vero che Scarano si era presentato quel giorno all'orario dell'apertura dell'officina e che invece era arrivato dopo, verso le 10.00 o le 10.30.
A questo punto, circa l'epoca in cui si era svolto il fatto, disse che aveva bisogno di pensarci, ma che comunque se si era fatto dare da Scarano delle bibite ciò voleva dire che si trattava di una stagione calda.
Siccome, udite queste sue dichiarazioni, io gli rappresentai che dovevano essere ripetute davanti al magistrato, Moroni si mostrò non disponibile a ripetere senza ritardo al magistrato lo stesso racconto che aveva fatto appena spontaneamente. Assicurando però che, una volta conferito con il legale avrebbe preso l'iniziativa di contattare o lei o il colonnello Pancrazi del Centro Operativo DIA di Roma.
Io discesi dall'auto di servizio una volta giunti a Firenze, alla sede del Centro Operativo, mentre il maresciallo Leggeri accompagnò Moroni fino alla stazione ferroviaria.
Ritenni quindi necessario, visto il tipo di dichiarazioni che Moroni aveva fatto spontaneamente, alla mia presenza e di Leggeri, redigere lo stesso giorno un'annotazione che lei mi ha rammentato all'inizio del presente verbale.
a.d.r.: Quanto la citazione da lei disposta oralmente, anche per il maresciallo Leggeri, segnalo che lo stesso non si è potuto presentare per malattia.
Chiuso alle ore 17.00."
Dunque, un riferimento ad una vettura di grossa cilindrata in questo atto non c'è.
PRESIDENTE: Avvocato, a lei non spetta di fare commenti. Di fare domande, quante vuole.
AVV. Cianferoni: Va bene, Presidente.
Posso, però, manifestare alla Corte una riflessione?
PRESIDENTE: No, non mi può manifestare... non è il momento. Quando è il momento lei vedrà che ha agio di manifestare quel che crede.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
Dunque, dottor Bernabei, le rinnovo la domanda. Alla luce della vettura appena svolta, non abbiamo rinvenuto né un riferimento a una vettura di grossa cilindrata né, tanto meno, a un modello Lancia Thema. Com'è che oggi pomeriggio ha svolto...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi devo opporre a questa domanda. Mi devo opporre a questa domanda. Abbiate pazienza, solo gli avvocati possono fare le opposizioni?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Se all'inizio del verbale che ha testé letto è riferito testualmente: "In data 7 marzo ho redatto un'annotazione"; mi riporta a quanto illustrato nell'annotazione. Legga quello che c'è scritto nell'annotazione del 3 marzo.
AVV. Cianferoni: Va be'.
PRESIDENTE: Bene. Per cortesia, avvocato, passi a un'altra domanda...
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: ... perché tanto il teste ha già risposto più che sufficientemente.
AVV. Cianferoni: Bene. Dunque, l'altra domanda è: mi ricordo che lei ha detto che il Moroni "ammise" determinate circostanze, ha usato questo verbo. Dunque, vi furono delle domande da parte sua al Moroni.
TESTE Bernabei: No. Mah, l'uso del verbo non so se è stato improprio. Ho detto "ammise" perché lui, diciamo, era appena uscito da questo confronto piuttosto serrato che c'era stato con Scarano, al quale avevamo presenziato anche noi per esigenze investigative. Per cui riteneva, diciamo, come ho già detto, di fare queste dichiarazioni, questo commento a seguito di quanto era accaduto prima. Per cui, c'era un filo logico nello svolgimento dei fatti, diciamo.
AVV. Cianferoni: Ecco, e l'ultima domanda è: come poteva, glielo chiedo, il Moroni rivolgersi al colonnello Pancrazi del Centro Operativo DIA di Roma, lo conosceva?
TESTE Bernabei: Sì, sì, sì. Il colonnello Pancrazi l'aveva già conosciuto in precedenti circostanze perché era stato perquisito e comunque aveva avuto contatti con il Centro Operativo DIA di Roma. Al ché era stato incaricato, tra l'altro, di fare da tramite per la notifica dell'interrogatorio... la fissazione di quell'interrogatorio di quel giorno.
AVV. Cianferoni: Quindi, conclusivamente lei ci dice che la perquisizione al signor Moroni era stata svolta personalmente dal colonnello Pancrazi.
TESTE Bernabei: No. Personalmente, non sono in grado di dirlo, anzi, intenderei di escluderlo. Ma, siccome è il responsabile dell'ufficio che si occupava di questa vicenda, aveva avuto modo di conoscerlo.
AVV. Cianferoni: E allora vuol dire che il signor Moroni era stato convocato negli uffici della DIA.
TESTE Bernabei: Gli era stato notificato questo avviso dell'interrogatorio che era stato fissato quel giorno tramite l'ufficio di Roma, il cui responsabile è il colonnello Pancrazi, e per cui c'era questa ragione, tra le altre, che, diciamo, determinava il fatto che loro si conoscessero già, ecco.
AVV. Cianferoni: Va bene, non ho altre domande, francamente.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Bernabei: Grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo altri testi?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, avevamo in programma l'esame dell'ispettore Ratti che però ci risulta è stato ricoverato in ospedale. Ci è pervenuta proprio poco fa un'attestazione, quindi, per oggi, non abbiamo altri, Presidente.
PRESIDENTE: Bene. L'udienza riprende domani mattina che ne abbiamo 28.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, per completezza della Corte...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... consegno questo documento, perché anche ieri aspettavamo l'ispettore Cusumano Matteo, dalla Scientifica di Palermo, ma non abbiamo avuto notizie. Quindi, ci riserviamo poi di ricitarlo.
PRESIDENTE: Bene, l'udienza riprende do...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: ... son sempre l'avvocato Pepi, le ricordavo...
PRESIDENTE: Chiamo immediatamente.
AVVOCATO Pepi: Bene. Grazie.
PRESIDENTE: Immediatamente. L'udienza riprende domani mattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.