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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella, c'è?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sostituito... c'è l'avvocato Cianferoni.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: C'è un po' di risonanza. C'è Barranca?
IMPUTATO: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, Di Paola, Falciani. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: Batacchi.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani. Sostituiti dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli, mi pare presente.
AVV. Miniati P.: (voce fuori microfono)
Presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e Gennai. C'è nessuno dei due?
Sostituiti dall'avvocato Batacchi?
Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, Usai, Roggero. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, Presente.
PRESIDENTE: ... presente.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante? Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà. C'è l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale; sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli; sostituiti dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: libero contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai; sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
La parola al Pubblico Ministero; ci dirà chi sentiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, ci dovrebbe essere il maggiore Bruno della DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Ci dovrebbe dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
*TESTE Bruno: Bruno Luigi, nato a L'Aquila il 29 gennaio 1958.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Bruno: Residente a Palermo. Maggiore dei Carabinieri in servizio presso il Centro Operativo di Palermo, nella Direzione Investigativa Antimafia.
PRESIDENTE: Gli vuol dare, per cortesia, la formula? Vuole leggerla?
No, no, stia pure seduto, non c'è più bisogno di alzarsi.
TESTE Bruno: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Maggiore, buongiorno.
Senta, abbiamo sentito che lei presta servizio alla DIA di Palermo. E, voglio dire, anche negli anni scorsi era in servizio sempre nel medesimo ufficio?
TESTE Bruno: Sì, io sono in servizio alla DIA di Palermo dalla fine del mese di luglio dell'anno 1992.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, a noi interessa specificamente una particolare attività investigativa che risulta essere stata svolta da lei, cioè quella che ha portato alla individuazione di un certo quantitativo di armi in Contrada Giambascio.
Ecco, se ci vuol dare le coordinate di questa sua attività di indagine e, magari, gli spunti da cui è mossa.
TESTE Bruno: Sì. Nella notte tra il 24 e il 25 di febbraio del 1996, era all'incirca la mezzanotte del 24, feci parte di un gruppo di personale della DIA di Palermo che venne incaricato dalla Autorità Giudiziaria di effettuare dei sopralluoghi e delle individuazioni con Monticciolo Giuseppe.
Monticciolo Giuseppe, classe 1969 da San Giuseppe Jato, era detenuto presso la II Casa Circondariale di Palermo Pagliarelli e venne da noi prelevato per l'effettuazione di queste individuazioni.
L' individuazione era finalizzata alla ricerca di latitanti di spessore. In particolare Giovanni ed Enzo Salvatore Brusca.
Prelevammo il Monticciolo intorno alla mezzanotte del 24 dalla Casa Circondariale e ci portammo, con alcune squadre, nell'abitato di Borgetto, poco distante da Partinico, una cittadina vicina a Palermo.
Il Monticciolo Giuseppe ci permise di individuare una villa della Contrada Boscogrande di Borgetto, indicandola come un immobile presso il quale poteva trovare ricetto il latitante Brusca Giovanni.
Facemmo l'irruzione in queta villa; non trovammo il latitante Brusca, vi era soltanto il proprietario. Era un certo Baldinucci Giuseppe, classe '47, pregiudicato.
Da alcuni elementi che trovammo nell'abitazione e a.seguito di una successiva analisi di questi elementi, venne, il Baldinucci, venne tratto in arresto per favoreggiamento.
Eravamo alle prime ore del giorno 25.
Successivamente, il Monticciolo condusse altre squadre in una campagna dell'agro di San Giuseppe Jato.
In particolare, questa campagna si trova all'incirca a sud-ovest dell'abitato di San Giuseppe Jato e si raggiunge, da Palermo, raggiungendo prima San Giuseppe Jato, poi il contermine abitato di San Cipirello; continuando lungo la strada per Camporeale, un comune che si trova al confine, l'ultimo comune della provincia di Palermo verso Trapani. Poi, intraprendendo una strada di campagna, percorsa la quale per circa due chilometri, si giunse in una vallata, al centro..., approssimativamente al centro della quale c'era questo immobile a due livelli.
Il Monticciolo, percorremmo gli ultimi chilometri a piedi in tempo di notte, il Monticciolo ci permise di individuare questo immobile dicendo che vi poteva essere il Brusca Enzo Salvatore.
Facemmo l'irruzione dell'immobile, le cui luci erano, le cui uscite erano, almeno quelle del piano terra, quelle del vano già completo, erano chiuse da aperture in ferro, particolarmente pesanti e difficili da aprire.
Comunque, all'interno, non vi era nessuno.
Ci rendemmo conto che il piano terreno dell'immobile era idoneo alla vita di una persona. Anzi, di una famiglia con bambini, perché vi erano dei lettini per bambini, dei fasciatoi.
Mentre alcune squadre rimanevano lì per perfezionare l'atto di Polizia Giudiziaria, con il MOnticciolo continuammo e ci portammo in Campobello di Mazara, nella provincia di Trapani.
In Campobello di Mazara, in un limoneto di quell'agro, ci permise di individuare una abitazione di campagna all'interno della quale catturammo il latitante Montalbano Biagio.
Nell'occasione, dopo la cattura del latitante Montalbano Biagio, che si era sottratto alle ricerche dal 1993, siccome colpito da una ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo, risalimmo al proprietario di questa casa di campagna, di questo terreno, certo Genova Francesco e procedemmo all'arresto del Genova Francesco per il reato di favoreggiamento.
Era già mattino, era già luce.
Ci portammo, a quel punto, su indicazione del Monticciolo Giuseppe in agro di Gangi, al confine ad est della provincia di Palermo, nelle Madonie.
In Gangi, nella Contrada Menta, ci trovavamo proprio al confine della strada provinciale tra la provincia di Palermo e l'altra provincia, il Monticciolo ci permise di individuare una casa colonica e ci disse che, in questa casa colonica, avremmo potuto trovare il latitante Buonmarito.
Procedemmo all'irruzione nella casa colonica; effettivamente in una stanza al primo piano della casa colonica, in una stanza chiusa, sfondammo la porta e vi era, in un angolo, il latitante Buonmarito Bernardo.
Buonmarito Bernardo, cugino di Brusca Bernardo, padre di Brusca Giovanni e Brusca Enzo Salvatore.
Anche il Buonmarito Bernardo era latitante, siccome colpito da ordinanza di custodia cautelare emessa nel 1993 dal GIP presso il Tribunale di Palermo.
Nel frattempo, era circa mezzogiorno del giorno 25, il Monticciolo aveva dato delle indicazioni, secondo le quali, nell'immobile di Contrada Giambascio, saliti al primo livello, al primo piano, e scavando nel pavimento di una stanza, avremmo potuto trovare un vano celato.
Quindi, mentre noi eravamo alla ricerca e avevamo, e, mentre noi..., mentre noi procedevamo alla ricerca ed alla cattura di questi latitanti, altre squadre, con l'ausilio anche del personale dei Vigili del fuoco, effettuavano questi scavi nel pavimento dell'abitazione di Contrada Giambascio.
Sono stati scavi particolarmente difficoltosi, perché nulla faceva, nulla, in particolare le giunture della parete del pavimento del vano indicatoci dal Monticciolo, faceva ritenere che vi potesse essere effettivamente qualcosa.
Invece, scavando, si produsse un foro e si vide che, sotto il foro, vi era effettivamente una stanza. Anzi, due stanze con un piccolo bagno, perfettamente efficiente.
Ci calammo in questo vano celato e ci rendemmo conto che, l'ingresso a questo vano era possibile attraverso una pedana che combaciava perfettamente con le pareti dell'immobile di Giambascio, quindi del primo piano, ma che poteva essere, poteva salire e scendere muovendosi lungo l'asse verticale di un pistone a movimento verosimilmente idraulico. Comandato, verosimilmente, da un telecomando.
All'interno di questo vano, come ho detto, c'era anche un bagno con lavabo, water, doccia, specchio, trovammo materiali vari e, comunque, armi, munizioni, passamontagna, armi sia lunghe che corte.
Trovammo dei documenti nuovi, risultati poi rubati...
PRESIDENTE: Documenti di identità?
TESTE Bruno: Documenti di identità, carte di identità e patenti non ancora assegnate ad alcuno.
Trovammo delle cassette, delle cassette stereo, di quelle che si usano per i mangianastri, con la dicitura "Di Maggio Aula Bunker Roma".
Il Monticciolo dette poi delle indicazioni dicendo che, poco distante da questo immobile,.... L'immobile è posizionato nella vallata, però, in effetti, una parte di esso rimane quasi a mezza costa, che poco distante, dalla parte più elevata, dalla parte a mezza costa, a una quarantina di metri, avremmo potuto trovare un deposito di armi.
A quel punto facemmo intervenire una ruspa, un escavatore dei Vigili del fuoco.
I Vigili del fuoco cominciarono a scavare partendo dall'abitazione e salendo lungo l'altura.
Nella giornata del 26 di febbraio la benna dell'escavatore andò a toccare un tubo, di quelli in cemento che si usano generalmente per le condotte, delle dimensioni, del diametro di circa 80 centimetri.
Con cautela, si fece prima un varco che permettesse di lavorare in condizioni di sicurezza; poi, con cautela, qualcuno di noi si inserì in questo tunnel sotterraneo. E, percorso il tunnel per circa 6 metri, quindi erano più tubi di quelli in cemento, giunse in un vano chiuso, delle dimensioni di circa 2 metri per 2 metri per 2 metri, all'interno del quale vi erano moltissimi bidoni in plastica pieni di qualcosa.
Vi erano dei tubi di colore arancione, verosimilmente in plastica, o comunque materiale similare. E poi vi erano, vi era una notevole quantità di pacchi di colore nero, di tela impermeabile che facevano pensare al.., che contenessero delle armi lunghe.
Questo vano, in questo vano vi era un passaggio che permetteva di accedere ad analogo vano.
Quindi erano due vani identici.
Si lasciò, si permise all'aria interna...
PRESIDENTE: Collegati fra di loro.
TESTE Bruno: Collegati fra di loro.
Si permise all'aria, che era all'interno, di fuoriuscire. Lasciammo trascorrere un po' di tempo e poi si cominciò, con cautela, a portar fuori i materiali che erano ivi contenuti.
Posso, signor Presidente, consultare degli atti...
PRESIDENTE: Come no! Prego.
TESTE Bruno: Eravamo al 26 di febbraio del 1996.
Una volta estratti da questi vani sotterranei tutti i materiali, cercammo di metterli in ordine, anche per una migliore classificazione che appariva assai difficile, non solo per la quantità, ma anche, verosimilmente, per la pericolosità presumibile di questi materiali, visto che alcuni bidoni contenevano della sostanza verosimilmente esplosiva.
All'incirca, in termini così, generali, vennero rinvenute in quel sito: un lanciagranate anticarro di fabbricazione tedesca munito di missile, un lanciarazzi anticarro di fabbricazione sovietica, 10 lanciamissili terra-terra di fabbricazione sovietica, 8 fucili mitragliatori Kalashnicov, 14 pistole mitragliatrici, 20 fucili semiautomatici, 21 rivoltelle, 48 bombe a mano, 2 bombe da fucile contro carro con relative cartucce di lancio, 212 capsule detonanti elettriche ed ordinaria a miccia, 14 silenziatori per arma da fuoco, 24 candelotti esplosivi, 415 metri di miccia di varia natura, sia a lenta che a rapida combustione, 6 detonatori, mine anticarro, giubbotti antiproiettili, lampeggiante del tipo colorato blu, del tipo in uso alle Forze di Polizia, palette segnaletiche, apparati ricetrasmittenti e così via.
Ed esplosivo di varia natura.
Sono iniziate le operazioni di classificazione con l'ausilio, non solo dell'artificiere, ma anche con l'ausilio di personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica.
Nel frattempo, l'artificiere dell'esercito intervenuto sul posto, predispose una relazione di servizio in data 28 febbraio, con la quale elencò tutte quelle cose che, secondo lui, dato che erano state conservate in locali verosimilmente non idonei e avendo subìto particolari manipolazioni, avrebbero potuto aver subìto anche un processo di decomposizione e, quindi, andavano distrutte.
Quindi, il maresciallo artificiere, maresciallo Macaluso Carmelo, consigliò la distruzione di alcuni materiali che elencò in una relazione di servizio.
Chiesta l'autorizzazione, rappresentato il problema all'Autorità Giudiziaria di Palermo, l'Autorità Giudiziaria concesse l'autorizzazione per la distruzion dei materiali indicati dall'artificiere.
E, quindi, il giorno 2 di marzo, dalle 09.00 del mattino sino al pomeriggio, al tardo pomeriggio, vennero distrutti una serie di materiali riportati in un verbale di distruzione. Al quale ha partecipato, alla redazione del quale ha partecipato anche l'artificiere che aveva redatto la prima relazione di servizio sui materiali esplosivi rinvenuti.
Per quanto riguarda l'elencazione di tutti i materiali rinvenuti, vennero predisposti dei verbali che, redatti, il primo, il 5 di marzo...; vennero redatti con ritardo, proprio perché, per procedere al sequestro, avevamo bisogno di sapere di che cosa si trattasse, in quanto vi erano dei materiali che, pur essendo simili, non erano uguali.
E quindi avremmo potuto andare incontro ad errori nella elencazione e poi, un domani, nella repertazione e nella individuazione.
Quindi, il giorno 5 di marzo venne redatto il verbale dei materiali rinvenuti nel vano sotterraneo. Quelle due stanze con bagno che si trovavano sotto il primo piano dell'abitazione.
Il giorno 8 di marzo venne redatto il verbale di tutti i materiali rinvenuti il giorno 26 nel vano sotterraneo, cosiddetto bunker.
PRESIDENTE: Nei due vani.
TESTE Bruno: Nei due vani sotterranei ai quali si accedeva attraverso un tunnel.
Nel frattempo il giorno..., il verbale venne redatto il giorno 8, completato il giorno 8.
Nel frattempo, la sera del giorno 6, accadde di un'altra circostanza.
Innanzitutto, vorrei premettere che l'immobile accertammo che era di proprietà di certo Chiodo Vincenzo, classe 1963, abitante in San Giuseppe Jato, di professione muratore.
Il Chiodo Vincenzo si era reso irreperibile.
Evidentemente, una volta appreso del nostro intervento, si era reso irreperibile.
La sera del giorno 6 di marzo del 1996 ricevemmo una telefonata al centralino della DIA, e, un uomo si presentò come Chiodo Vincenzo e ci disse che stava arrivando.
Andammo a prelevarlo nei pressi del nostro ufficio; giunse in caserma con la moglie e dei bambini in tenera età.
Ci disse immediatamente di essere terrorizzato, di avere paura e di essere fermamente intenzionato a collaborare con la Giustizia.
Aggiunse, il Chiodo, che questa sua particolare ansia, anzi, terrore, derivava altresì dal fatto che in casa aveva ricevuto, aveva trovato, dei bigliettini, egli non seppe indicare chi aveva, chi avesse potuto lasciarli, con frasi minacciose nei suoi confronti.
In uno di questi bigliettini, ricordo che, in un passaggio, si diceva più o meno che nel caso avesse riferito qualcosa, loro avrebbero bevuto il sangue dei suoi figli.
Il Chiodo non consegnò i bigliettini dicendo che li aveva fatti sparire.
Quindi, la sera del giorno 6 di marzo, si presentò in ufficio Chiodo Vincenzo e iniziò a collaborare. Il Chiodo Vincenzo dichiarò, tra le altre cose, che nella proprietà di Giambascio egli aveva nascosto dei bidoni contenenti anche armi. Indicò con precisione due luoghi e ,gli scavi effettuati nella mattina e nel pomeriggio del giorno 7, permisero di trovare due bidoni contenenti armi, munizioni ed altri materiali. Il primo bidone venne rinvenuto nel piano terreno, il piano cosiddetto abitabile. In questo piano si accedeva attraverso una grossa porta in ferro, ferro pesante. Superata questa porta in ferro vi era una specie di piccolo andito, poi una cucina abitabile abbastanza grande. Sulla destra si poteva accedere ad una camera da letto, mentre a sinistra si accedeva in un servizio, in un bagno, in fondo al quale vi era un vano doccia che copriva tutta la parete corta, tutto il lato corto del bagno. Scavando all'interno del vano doccia, nella parete di sinistra per chi entrava nel bagno, quindi la parete che corrisponde all'esterno dell'abitazione, sfondammo il muro e trovammo un bidone in plastica che effettivamente conteneva armi, munizioni ed altri materiali. Dopodiché, con l'ausilio dei vigili del fuoco, si scavò una buca all'esterno dell'immobile, sempre nel lato che corrispondeva a quello nel quale è stato trovato questo primo bidone. Quindi, all'esterno dell'immobile, proprio sotto una scala esterna che permetteva di accedere al piano superiore, all'angolo esterno di questa scala, alla profondità di circa un metro, è stato trovato un altro bidone contenente armi, munizioni ed altri materiali.
Questo materiale, sia quello del primo sequestro, che il secondo sequestro sono stati inseriti in un verbale redatto in data 11 marzo del 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maggiore, non so se lei ha concluso questa sua esposizione di carattere...
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di carattere generale.
Ecco, ora volevo da lei qualche precisazione. I verbali, quindi, relativi al rinvenimento e al sequestro di queste armi, se capisco bene, sono tre. Uno in data 5 marzo, che riguarda le armi e quant'altro trovato all'interno, diciamo, nel bunker, nel vano sotto il pavimento.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha fatto riferimento a un altro, dell'8 marzo, che è quello relativo al materiale trovato all'esterno dell'abitazione, nei due vani interrati.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un terzo verbale, 11 marzo '96, relativo al materiale trovato su indicazione di Chiodo. Diciamo, questo all'esterno...
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel vano doccia e interrato nel punto che lei ha appena indicato.
Quindi, diciamo, questa attività di rinvenimento, repertazione, classificazione di queste armi si è protratta per tutto quest'arco temporale.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, il suo personale ha operato lì ininterrottamente.
TESTE Bruno: Ininterrottamente. Considerando la quantità di materiale rinvenuti...
PRESIDENTE: Scusi un attimo. Dica, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se posso avere la parola, grazie. Vorrei sottoporre alla Corte una questione di metodo. Dal testimoniale il maggiore Bruno, risulta citato specificamente sulla vicenda relativa al fermo di Antonino Mangano e al sequestro della documentazione.
Io non ho interrotto mentre il maggiore rispondeva sulle questioni prima dedotte dal Pubblico Ministero, però, mi pare, che non sia ammissibile un ampliamento dell'esame a circostanze che esulano, prima face, quantomeno, dal capitolato di prova. E perché mi pongo lo scrupolo di usare io per primo una differenziazione, perché se risaliamo a monte al capitolato dedotto in via generale per tutti i testi di Polizia Giudiziaria, pagina 106 del documento, si trova:
"Perché riferiscano sull'attività di indagine espletata nel corso delle indagini preliminari, come documentata in atti, tra l'altro attraverso..." e segue una serie esemplificativa di attività di Polizia Giudiziaria.
Mi chiedo: "come documentata in atti" che cosa dovrà essere inteso? Ritiene questo difensore; agli atti della Corte.
Ora, non credo che la Corte abbia una specifica cognizione sulle vicende; per esempio, abbiamo appreso dell'arresto dei latitanti, questo Buonmarito, l'altro, mi sfugge...
(voce fuori microfono) Montalbano.
AVV. Cianferoni: Montalbano, e così via dicendo; mi pare che siano tutte circostanze che esulano, punto primo, dalla dinamica probatoria, e quindi questa difesa non può argomentare sul punto perché esulano dalle prove indotte e questo incide, poi, come la Corte troppo meglio di chi parla sa, su tutta poi la valutazione, sulla suggestività o meno delle domande, sull'ammissibilità, dunque, o meno delle domande, e sulla conduzione, in fondo, che il Presidente può fare dell'esame, come previsto dalla legge.
Ma, a parte questo, non si capirebbe allora come mai ciascun ufficiale di PG è poi dedotto su specifici atti, e, per il maggiore Bruno di parla di vicenda relativa al fermo di Antonino Mangano, se non fosse che forse solo sulla vicenda di Antonino Mangano, il maggiore Bruno ha atti a sua firma da poter consultare; ecco un'altra questione. Cioè, non so se nella vicenda, diciamo, Monticciolo, ora avviava la vicenda Chiodo, vi siano atti a firma del maggiore Bruno da poter far consultare al maggiore Bruno. Ecco, la questione la pongo in questi termini, poi la Corte deciderà.
PRESIDENTE: Possiamo sapere intanto dal...
PUBBLICO MINISTERO: Posso, Presidente...
PRESIDENTE: ... dal nostro teste, se ci sono in relazione alle cose che ci ha riferito, come sembrerebbe di intuire, atti a sua firma.
TESTE Bruno: C'è il verbale del giorno 5. Il primo verbale riporta la mia firma. Comunque, io ho partecipato a tutta l'attività, nel senso che, essendo...
PRESIDENTE: Va be', basta che ha partecipato a tutta l'attività. Lei ci dica,..., Pubblico Ministero, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi sorprendo di queste opposizioni; o, meglio, non mi sorprendo perché ci siamo ormai, come dire, abituati. Il verbale del 5 marzo era contenuto nel fascicolo del Pubblico Ministero, all'epoca, del deposito degli atti e contenuto nel fascicolo del dibattimento al punto 37C delle produzioni del Pubblico Ministero.
Quindi, la mia obiezione sarebbe la solita; leggere e poi contestare. Ma, Presidente, sono disarmato, ecco, perché come faccio a dire 'il maggiore non può rispondere su queste domande', quando, è; capitolato nella lista testi, negli atti del Pubblico Ministero e negli atti della Corte. Quando due persone, esaminate in quest'aula, hanno specificamente fatto riferimento al tunnel, al vano, alla doccia smurata, eccetera, e mi devo sentire una opposizione di..., boh!..., non capisco bene, perché la voglio classificare, inammissibilità, irrilevanza, irritualità di questa deposizione che il Pubblico Ministero offre alla Corte.
Direi, con una battuta,'non ho parole!'; e, infatti, non mi posso, come dire, delucidare su una opposizione che non può essere controbattuta.
Quindi, Presidente, io chiedo che si possa continuare nell'esame.
PRESIDENTE: Dunque, io devo osservare prima di tutto che non esiste una prova per capitoli, perché non siamo in rito civile. Esiste una prova, il Pubblico Ministero ha molto cortesemente indicato alla Corte, ma anche ai difensori, l'elenco dei testi come era suo dovere, indicando per ciascuno alcuni degli atti sui quali poteva essere sentito.
Nel corso del dibattimento, dell'istruttoria dibattimentale, sono emerse notizie relative al rinvenimento in questa Contrada Giambascio di San Giuseppe Jato di depositi di armi come quelle che abbiamo sentito esattamente indicare questa mattina, ad opera di alcuni collaboratori di Giustizia, dei quali uno ci ha parlato anche di un esplosivo, che sarebbe stato, secondo le sue affermazioni, raccolto, ovverosia, separato dalla quantità ivi rinvenuta per farne invio al fine di adoperarlo per degli specifici episodi di strage di cui la Corte si occupa.
Se voi ricordate, il Monticciolo, più o meno a quel punto, dovette fermarsi perché si sentiva male, facendo riferimento a questo invio di materiale esplosivo per ordine preciso di uno degli imputati di questo processo.
A questo punto vorrei sapere per quale motivo non dobbiamo sapere da questo teste qualche cosa che attiene a questo rinvenimento.
Quindi, la opposizione mi pare del tutto destituita di fondamento.
Vogliamo proseguire?
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
Quindi, le stavo chiedendo una precisazione e lei sui verbali ci ha dato queste indicazioni.
Una puntualizzazione, maggiore. Nell'ambito di questa attività di sequestro, cui lei personalmente ha partecipato, è stato per caso rinvenuto, tra l'altro, anche un binocolo a raggi infrarossi?
TESTE Bruno: Dovrei controllare un attimino l'elenco dei verbali.
PRESIDENTE: Controlli pure.
TESTE Bruno: Nell'elenco, così, generale ho un visore e un binocolo. Adesso controlliamo anche...
PRESIDENTE: Se per caso la ricerca dovesse diventare particolarmente impegnativa...
TESTE Bruno: Sì.
PRESIDENTE: ... possiamo anche arrivare a questa conclusione: andiamo avanti!
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dopo. Certo, Presidente.
(voci sovrapposte)
TESTE Bruno: Sì.
PRESIDENTE: Lo... Consentiamo di esaminare meglio i documenti, e poi ritorna quando...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque mi basta, Presidente, la risposta...
TESTE Bruno: Come no.
PUBBLICO MINISTERO: ... la risposta che ha dato, cioè, un visore e un binocolo. E' questo che lei ricorda. Ho capito bene?
TESTE Bruno: Sì, quello nell'elenco, così, generale, non analitico.
PRESIDENTE: Generico.
TESTE Bruno: Poi bisognerebbe sfogliare tutti quanti i verbali, sono...
PRESIDENTE: Magari, è una cosa... Se il Pubblico Ministero ritiene...
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente.
PRESIDENTE: ... che sia una cosa necessaria glielo facciamo fare anche sospendendo parzialmente la sua deposizione, quando ha terminato.
TESTE Bruno: Va bene.
PRESIDENTE: Se poi ritiene di non dover chiedere ulteriori cose, ce lo dirà l'esaminatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per me, ai fini, diciamo, dell'interesse, questa domanda..., mi posso anche accontentare di quello che ci ha riferito. Poi ce lo cercheremo noi.
Dicevo, lei ha fatto riferimento ad una serie di quantitativi di sostanze esplosive via via rinvenute nel corso di questa attività in Contrada Giambascio.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, per l'appunto, c'ha riferito della pericolosità di questo materiale e della sollecitazione che avete avuto dal maresciallo Macaluso, l'artificiere, a distruggere questo materiale. Ha fatto anche riferimento a due verbali, relativi alla distruzione e a una relazione del maresciallo, lo dico per la cognizione della Corte, i verbali a cui ha fatto riferimento il maggiore Bruno sono, per l'appunto, indicate al punto 37A, e poi 37B, delle produzioni del Pubblico Ministero, si da contezza di questa attività di distruzione.
Le chiedevo, maggiore, posto che questo materiale, per così dire, per motivi di sicurezza, è stato distrutto, ha ricordo lei, e se del caso, se può documentare questa affermazione, di un qualche quantitativo di esplosivo rinvenuto in questa località che avesse delle caratteristiche di colore chiaro, bianco, e di tipo granulare?
TESTE Bruno: L'esplosivo... Tutti i tipi di esplosivo o di sostanze verosimilmente esplosive sono state rinvenute nei due vani sotterranei: quindi, sono riportati nel verbale redatto in data 8 di marzo. Nel verbale, tra le varie sostanze rinvenute, risulta al progressivo 229:
"Chilogrammi 6 circa di polvere bianca, a forma granulare, di materiale allo stato non classificabile."
Questo materiale dovrebbe essere allora, a questo punto, riportato anche nella prima relazione dell'artificiere, quella in data 28 febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, maggiore, ha prevenuto una mia domanda. Posto che il verbale risulta redatto, diciamo, per i motivi che ci ha detto, in data successiva, mi premeva far rilevare alla Corte se questo materiale era già stato indicato nel verbale, diciamo, di distruzione, ovvero nella relazione dell'artificiere a cui lei stava facendo riferimento.
TESTE Bruno: Sì, perché l'artificiere è stato presente anche alla redazione del verbale di distruzione. Quindi, nel verbale, nel primo sopralluogo dell'artificiere figurano:
"Chilogrammi 6 circa di polvere bianca a forma granulare, a me sconosciuta."
Poi, allora, controlliamo nel verbale di distruzione tra gli esplosivi, e c'è effettivamente:
"Chilogrammi 6 di polvere bianca a forma granulare, di materiale allo stato non classificabile."
Questo materiale che viene indicato nel verbale di distruzione al progressivo U, come uniforme, risulta distrutto per brillamento insieme agli altri materiali nello stesso verbale del 2 marzo.
Però io ho portato delle fotografie; potrei eventualmente cercare la fotografia...
PRESIDENTE: Fotografie che riguardano questo...
TESTE Bruno: Che riguardano tutte queste attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, prima di arrivare a questo, maggiore, io volevo dare dei parametri, poi anche alla Corte, per consultare gli atti di cui già dispone.
Per l'appunto, lei ha fatto riferimento a questi due verbali, uno è la relazione dell'artificiere...
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... datata 28...?
TESTE Bruno: 28/2/96.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questa relazione in cui si da contezza del quantitativo di esplosivo da lei indicato, cioè, dunque, lei ha fatto riferimento a 6 chilogrammi circa di polvere bianca a forma granulare...
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
TESTE Bruno: Sì, sì. A me sconosciuta.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo verbale con queste indicazioni costituisce il punto 37A delle produzioni del Pubblico Ministero.
Il relativo verbale di distruzione, che reca la data del 2 marzo '96, è contenuto al punto 37B delle produzioni del Pubblico Ministero. Siccome, qui, a noi specificamente, di tutto l'arsenale interessa, in particolare, questo dato, ecco, maggiore, lei stava spiegando che, del materiale di cui ha finora riferito, ha anche delle documentazioni fotografiche.
TESTE Bruno: Sì. Ho portato delle fotografie, le ho portate tutte, comunque, in questo momento, qui, ho fotografie che si riferiscono: all'immobile, al vano sotterraneo rinvenuto sotto il piano primo dell'immobile, l'individuazione dei due vani sotterranei poco distante dall'immobile e al rinvenimento dei due bidoni, uno nel box doccia e l'altro sotto la scala.
PRESIDENTE: Non c'è fotografia di questo particolare quantitativo di esplosivo granulare?.
TESTE Bruno: Dovrebbe esserci.
PRESIDENTE: Credo che questo sia...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente, ma credo... Io avevo capito che il maggiore facesse riferimento anche all'esplosivo.
TESTE Bruno: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo esplosivo, quindi... Senta, maggiore, prima di dare una scorsa a queste foto, quando è stato rinvenuto, repertato e poi distrutto questo materiale esplosivo, sono stati fatti dei prelievi, delle campionature?
TESTE Bruno: Sì. Sono state fatte delle prime campionature da parte del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica. Poi, per ulteriore nostra cautela, è stata effettuata un'altra campionatura.
Quindi, sono state fatte due campionature.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa che destinazione hanno avuto poi i campioni?
TESTE Bruno: Dovrei avere qui... Ecco, il 9 di marzo, noi abbiamo redatto, la DIA di Palermo ha redatto un verbale di consegna al personale della Polizia Scientifica di Palermo di alcuni materiali e, tra questi:
"Alcuni granelli di sostanza di colore bianco."
Nel verbale di sequestro, conseguente a questa consegna, e, redatto dal personale specializzato del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica, risultano:
"Alcuni granelli grammi 20,72 di sostanza di colore bianco."
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maggiore, guardi, per comodità sua, se si vuol portare in quella postazione, potrà, penso, più agevolmente...
PRESIDENTE: C'è l'album fotografico, eh?
TESTE Bruno: Solo, ecco...
PUBBLICO MINISTERO: Si metta pure, guardi, può anche mettersi comodo.
Ecco, ci dovrebbe essere il microfono.
Ecco, possiamo proiettare la foto? Forse non funziona.
PRESIDENTE: Provi a vedere se è acceso.
PUBBLICO MINISTERO: E' acceso, ma credo che ci sia il cavo staccato.
PUBBLICO MINISTERO: Non funziona quasi mai quello lì.
TESTE Bruno: Ecco, questo... Si intravede in questa fotografia...
PUBBLICO MINISTERO: Se possiamo togliere il riflesso.
TESTE Bruno: Questa è la fotografia numero 7 dell'album fotografico relativo al rinvenimento dei due vani sotterranei poco distanti dall'abitazione. E, in particolare, nella fotografia si vede la benna dell'escavatore e, poi, indicato dalla freccia, l'ingresso del tunnel che permetteva l'accesso ai due vani sotterranei.
In quest'altra fotografia si vede, invece, in maniera più completa, l'apertura del tunnel che permetteva di entrare nei due vani e, quindi, la sezione del tubo in cemento.
PRESIDENTE: Benissimo. Mi scusi, maggiore, se il Pubblico Ministero non ha un interesse particolare...
PUBBLICO MINISTERO: No, direi... A me interessava...
PRESIDENTE: ... passiamo alla foto dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'esplosivo.
TESTE Bruno: Questa è la fotografia che riproduce il sacchetto in plastica che conteneva:
"Chilogrammi 6 di polvere bianca, granulare.", non classificata dall'artificiere in quanto a lui sconosciuta.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è la sostanza che poi risulterà distrutta...
TESTE Bruno: Con verbale del 2...
PUBBLICO MINISTERO: ... prima campionata...
TESTE Bruno: E poi distrutta.
PUBBLICO MINISTERO: ... e poi distrutta, il successivo 2 marzo.
TESTE Bruno: 2 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'avete rinvenuta esattamente nelle condizioni in cui si trova nella foto?
TESTE Bruno: Sì, abbiamo aperto il sacchetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il sacchetto era chiuso, c'era solo questa particolarità.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, la sostanza si vede al centro. Lei ha potuto anche saggiarne la consistenza, maggiore?
TESTE Bruno: Nossignore.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ha avuto solo una...
TESTE Bruno: L'ho soltanto vista, non ho neanche...
PUBBLICO MINISTERO: Toccata.
TESTE Bruno: Non l'ho neanche toccata.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Penso che... Ecco, siccome l'artificiere diceva che era una sostanza a lui sconosciuta; voglio dire, che fosse esplosivo voi ve ne accorgeste quando? Quando saltò in aria?
TESTE Bruno: No...
PUBBLICO MINISTERO: Questa sostanza. Mi scusi...
TESTE Bruno: Le sostanze sono state fatte... è stato effettuato un brillamento...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Bruno: ... è stato fatto un brillamento, però, ecco, è stata posizionata un'altra carica che permetteva l'esplosione, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto.
TESTE Bruno: ... non possiamo, io non posso, almeno, attestare...
PUBBLICO MINISTERO: Era sconosciuta, diciamo, pure all'artificiere...
TESTE Bruno: All'artificiere.
PUBBLICO MINISTERO: ... per lo meno, a una visione semplicemente ottica, diciamo...
TESTE Bruno: Sommaria.
PUBBLICO MINISTERO: ... della sostanza, ecco.
Bene. A livello di foto, Presidente, credo che non abbiamo altro. Io non lo so se il maggiore, dato che l'ha portate... di queste foto noi non disponiamo. Non so se il maggiore Bruno può, almeno questa foto...
TESTE Bruno: Io, questa foto potrei farla riprodurre e potrei inviarla.
PUBBLICO MINISTERO: C'è la registrazione della foto: quindi, la foto a noi serve per praticità. Siccome, nel momento in cui viene passata sotto il visore viene, come dire, inglobata nel verbale d'udienza, lo dicevo per praticità nostra.
TESTE Bruno: Sì. Io potrei riprodurla e trasmetterla.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Per noi...
PRESIDENTE: Ci sono opposizioni?
AVVOCATO Rocchi: Grazie, signor Presidente. Mi perdonerà anche il Pubblico Ministero che ha già detto che su certe cose non ha parole, avrà la cortesia di ascoltare.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
AVVOCATO Rocchi: Lo dico senza nessun intento provocatorio, mi creda, Presidente, ma...
PRESIDENTE: Sarebbe bella, sarebbe veramente esagerato fare delle provocazioni in udienza, è una cosa assurda.
AVVOCATO Rocchi: No, perché vorrei cercare di capire un certo metro di giudizio. Diceva il collega Cianferoni, e sarò brevissimo, che il signor maggiore è stato introdotto su una circostanza specifica, così come sono state tutte le circostanze...
PRESIDENTE: Avvocato, le ho già detto che non siamo in tema di procedimento civile.
AVVOCATO Rocchi: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Laddove le prove, che sono un onere specifico delle parti, devono essere puntualmente, formalmente, diciamo, capitolate in tempi tali da...
AVVOCATO Rocchi: Signor Presidente, lei sa meglio di me...
PRESIDENTE: Un pochino di Codice civile credo che lo conosciamo tutti.
AVVOCATO Rocchi: Signor Presidente, lei sa meglio di me che...
PRESIDENTE: Il teste va sentito esclusivamente su quel capitolo. Noi sappiamo che non siamo in sede civile, in sede penale questo limite della prova non c'è.
AVVOCATO Rocchi: Signor Presidente, per questo le dicevo...
PRESIDENTE: Oltretutto, quando poi alcune notizie sono state introdotte nel procedimento e nel nostro dibattimento da alcuni collaboratori che ne hanno parlato...
AVVOCATO Rocchi: Signor Presidente, ma...
PRESIDENTE: ... in modo espresso...
AVVOCATO Rocchi: ... arrivo...
PRESIDENTE: ... con riferimento a specifici nostri imputati.
AVVOCATO Rocchi: Arrivo velocissimamente al termine del mio intervento.
Nel Codice, il nostro Codice, si parla di circostanze che devono essere indicate. Sono state indicate, in questa vicenda relativa al fermo di Antonino Mangano e al sequestro della documentazione.
Mi corre la memoria a un mio intervento nei primi giorni di queste udienze dibattimentali, allorquando mi alzai per formulare una richiesta in controesame al professor Scaramuzzi, chiedendo di formulare una domanda. Il signor Pubblico Ministero si oppose, come è suo diritto, ci mancherebbe, sostenendo che, poiché questa parte, cioè l'avvocato Rocchi, che ne sta parlando anche in questo momento, non aveva indicato in una sua lista quella particolare circostanza, gli era inibito proporre questa domanda che si poneva come nuova. E allora ecco perché mi chiedo, signor Presidente, e le chiedo: allora perché il signor maggiore che vedo introdotto su questa circostanza...
PRESIDENTE: Avvocato, ma se la domanda, la sua opposizione ricalca esattamente quella che è già stata oggetto di una decisione, non ci si torna.
AVVOCATO Rocchi: Bene.
PRESIDENTE: Eh, avvocato mi dispiace. Le regole sono queste: valgono per voi, valgono per me, valgono per il Pubblico Ministero.
Una volta decisa, può darsi benissimo che io sbagli, non ho mai preteso di essere una scienza infusa, né tantomeno di origine divina, posso avere sbagliato, ma questa è la mia valutazione.
AVVOCATO Rocchi: Allora signor Presidente, mi consenta, visto che quella è la sua decisione, risulta registrato, consenta a questa parte di riformulare questa opposizione prendendo atto che la Corte ha già deciso.
La ringrazio.
PRESIDENTE: Prego. Possiamo proseguire?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, se mi consente per la tranquillità dei difensori, voglio dire: tutti gli ufficiali di Polizia Giudiziaria sono stati indicati, avvocato Cianfe... non lo dico perché la questione è...
Ma lo dico per la tranquillità: siccome ne dobbiamo sentire 300, quindi...
PRESIDENTE: 300 sarà un po' troppi.
PUBBLICO MINISTERO: Forse 200, Presidente, non lo so.
Gli ufficiali di Polizia Giudiziaria, prima dell'indicazione della circostanza che lei ha letto, sono indicati perché riferiscano sull'attività di indagine espletata nel corso delle indagini preliminari, come documentata in atti, tra l'altro - mi scusi avvocato, è un documento - tra l'altro attraverso atti di perquisizione e sequestro.
Ora capisco l'opposizione, però, voglio dire, nell'articolato, la domanda che abbiamo posta al maggiore Bruno, sono circostanziali.
Quindi, glissiamo sulla foto; per me è già acquisita al procedimento nel momento in cui è passata sotto il visore, in quanto la registrazione, pare che... e il verbale di udienza.
Le chiedo maggiore, siccome l'abbiamo anche citata in relazione alla operazione che ha portato alla cattura di Bagarella.
Volevo completare un attimino il riferimento alla sua attività in Contrada Giambascio con alcune precisazioni.
Lei ha fatto riferimento che, nel momento in cui Monticciolo ha individuato questo immobile, avete accertato che l'immobile era di proprietà del signor Vincenzo Chiodo.
AVV. Cianferoni: Scusi Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
A norma di Codice, pongo una questione alla Corte. Ferme le questioni già poste e incartate, ma queste fotografie erano agli atti della Corte o no? C'è una richiesta da parte del Pubblico Ministero di produzione o no? Non ho capito, non ho capito.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ne ha fatto domanda all'esaminato per sapere se era possibile ottenere l'originale che aveva con sé o averne una copia.
Il che, io ho inteso come richiesta di acquisizione.
Posto che sappiamo che il Pubblico Ministero ha già detto che non le aveva con sé,... io avverto anche se c'era opposizione, non mi è stata data nessuna risposta...
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Sono sempre in attesa di sapere.
AVV. Cianferoni: C'è opposizione fermissima che ravviva, crede questo difensore, la precedente opposizione perché ecco la riprova che quando si legge "come documentata in atti" si legge una frase che può essere non corrispondente a ciò che poi si è svolto in sede istruttoria.
Perché quelle cose non c'erano.
PUBBLICO MINISTERO: Documentate in atti di sequestro, non la fotografia avvocato.
PRESIDENTE: Avvocato, però... scusate, per favore, abbiamo visto questa foto, non c'è stata nessuna opposizione a vederla.
Siccome quello che costituisce...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusate, quello che avviene nell'aula, va documentato integralmente perché così stabilisce il Codice. Mi pare, è una garanzia nei confronti di tutte le parti e anche a tutela e ad acquisizione di notizie da parte della Corte.
Il fatto di averla vista ai visori, mi pare che imponga necessariamente l'acquisizione. Diversamente, è una visione che resta lì come una cosa che è totalmente...
AVV. Cianferoni: Questo diceva questo difensore cioè io potevo volerla far vedere a un consulente che mi dicesse se era un foro adatto a quello che...
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Cianferoni: ... e non l'ho potuto fare. Ecco il contraddittorio che non c'è.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza. Il consulente lei lo potrà portare sempre fino all'ultimo momento, quando ovviamente non sarà chiuso il dibattimento istruttorio. Questo è l'unico termine che c'è.
E' inevitabile che, di conseguenza, inviteremo il maggiore...
TESTE Bruno: Bruno.
PRESIDENTE: ... Bruno, se non sbaglio, a farci pervenire al più presto possibile una copia di questa sola fotografia che riguarda questa sostanza bianca, granulare, che si teme possa essere esplosivo, per vedere poi che cosa potrà essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maggiore, stavo formulando la mia ultima domanda.
Lei ha riferito della identificazione dell'immobile come di proprietà del signor Chiodo Vincenzo. Ho capito bene?
TESTE Bruno: Sì, però Lei...la sua domanda è stata formulata in questo senso: una volta che Monticciolo vi ha permesso l'individuazione, voi avete identificato il proprietario in Chiodo. Più o meno così.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Bruno: Invece, ecco, vorrei precisare questo: il Monticciolo ha permesso l'individuazione; per quanto riguarda il proprietario, siamo risaliti al Chiodo, successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Per l'appunto mi interessava sapere se in ogni caso accertaste che l'immobile era...
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... del signor Chiodo.
TESTE Bruno: Abbiamo accertato che lui acquistò quella proprietà nel 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la disponibilità dell'immobile risale al '93.
TESTE Bruno: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da parte del signor Chiodo.
Ci può dare un'indicazione ancor più precisa?
TESTE Bruno: Sì. Presso la conservatoria dei registri immobiliari di Palermo, è stato accertato che, in data 9 febbraio 1993, il Chiodo Vincenzo e la moglie Micciché Vincenza acquistarono questa proprietà da Benevento Salvatore e Citronella Angela.
L'atto venne redatto presso lo studio del notaio Lusetta Maurizio con studio a Piana degli Albanesi, provincia di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, una ultimissima domanda.
Questo signor Vincenzo Chiodo nel momento in cui, prima identificate la casa, poi ci ha spiegato che si presenta negli uffici della DIA, era persona conosciuta alla DIA di Palermo o comunque alle Forze di Polizia?
TESTE Bruno: No, io, per quanto mi riguarda, non ricordo di aver mai attenzionato il Chiodo Vincenzo, né tantomeno di averne sentito parlare prima; ovviamente posso rispondere per quanto è mia conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ultimissima domanda.
La vicenda che ha portato all'arresto di Bagarella, Mangano, Calvaruso, l'ha curata lei, personalmente, o c'è qualcuno del suo ufficio che è più addentro nella vicenda stessa?
TESTE Bruno: Nossignore. Io ho partecipato soltanto a qualche attività.
In particolare per l'attività relativa al fermo del Mangano Antonino, la perquisizione operarono dei gruppi misti Roma-Palermo e potrà riferire l'ispettore Rampini. Per quanto attiene al Mangano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi per tutto ciò che riguarda...
TESTE Bruno: Riguarda il Mangano Antonino, arresto e perquisizione a carico del Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda Bagarella?
*TESTE Bruno: Per quanto riguarda Bagarella lo stesso ispettore potrà riferire, in quanto partecipato in prima persona a delle attività a carico del Bagarella, poi potranno riferire il maresciallo Zifarelli che ha partecipato a delle perquisizioni in immobili poi risultati al Bagarella; e poi potrà riferire, su alcune circostanze, anche l'ispettore Casula.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, allora le domande relative a questi temi di indagini, le rivolgerò agli ufficiali di Polizia Giudiziaria a cui lei ha fatto riferimento.
Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVVOCATO: Non possiamo.
PRESIDENTE: Come ha detto?
AVVOCATO: Non possiamo, Presidente, perseguire la nostra opposizione. Non possiamo formulare domande. Conoscendo...
PRESIDENTE: E' una decisione di cui siete liberi di fare quello che credete.
Può accomodarsi. Grazie.
Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo l'ispettore Rampini.
*TESTE Rampini: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Si vuole accomodare? Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e sua qualifica, nonché la residenza?
TESTE Rampini: Rampini Luca, nato a Passignano sul Trasimeno il 7/10/59.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Rampini: Residente a Roma.
PRESIDENTE: La qualifica?
TESTE Rampini: Ispettore attualmente, all'epoca dei fatti, vicesovrintendente.
PRESIDENTE: Risponda... ah, vuole leggere la formula?
TESTE Rampini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore buongiorno.
TESTE Rampini: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il maggiore Bruno, che è appena uscito dall'aula, ha riferito che lei, personalmente, ha partecipato all'attività di indagine che hanno portato più specificamente all'arresto di Mangano Antonino.
Ho capito, forse, anche di Calvaruso e di Bagarella, ma comunque pare, più specificamente, di Mangano.
TESTE Rampini: Mangano e Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Mangano e Bagarella.
TESTE Rampini: Sull'attività di Calvaruso, no.
PUBBLICO MINISTERO: Può riferire, sinteticamente, com'è che è arrivato alla cattura di Mangano?
TESTE Rampini: La cattura di Mangano è successiva alla cattura di Bagarella. Perché noi in quel periodo avevamo un'attività di indagine su un certo Tony, che identificammo, successivamente, per Calvaruso Antonino, in questo Tony...
PRESIDENTE: Sarebbe opportuno che il teste ci dicesse in che qualità interveniva a Palermo, dove lavorava, eccetera?
PUBBLICO MINISTERO: Pensavo l'avesse detto, ecco, ispettore, dica alla Corte dove prestava servizio nel '95.
TESTE Rampini: Prestavo servizio a Roma. A Roma si era costituito un gruppo di persone che comunque avevano per competenza, sia per territorio che per materia, Palermo, quindi tutte le attività di Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Le attività di Polizia Giudiziaria.
TESTE Rampini: Polizia Giudiziaria, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ufficio, ispettore?
TESTE Rampini: E l'ufficio era il Centro Operativo di Roma della DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Rampini: E operavamo a Palermo...
PRESIDENTE: A Palermo.
TESTE Rampini: ... congiuntamente con alcuni colleghi di Palermo.
PRESIDENTE: Solo perché si sappia in che qualità avesse fatto queste attività.
TESTE Rampini: Sì, sì.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, abbia pazienza. Tanto per definire i suoi... lei aveva prestato servizio alla DIA da quanto tempo?
TESTE Rampini: Dal '92 ero in servizio alla DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Di Roma. E precedentemente?
TESTE Rampini: Precedentemente prestavo servizio,... nove anni al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto...
TESTE Rampini: Quindi la materia era sempre la stessa, e quindi eravamo abituati a lavorare... lavoravamo sempre a Palermo.
Per la domanda che mi ha fatto prima,... stavo dicendo: noi avevamo un'attività di indagine nei confronti di questo Tony Calvaruso che identificammo successivamente come tale, Antonino Calvaruso, il quale ci fu indicato come un favoreggiatore della latitanza del Bagarella Leoluca. Quindi iniziammo tutte le attività preliminari di accertamento e subito dopo iniziammo a pedinarlo dalla mattina fino alla notte quando non andava a dormire per riprenderlo il giorno dopo; per cui tutti i suoi spostamenti venivano da noi controllati.
Nel corso, nella giornata di sabato, il giorno in cui è avvenuto l'arresto del Bagarella...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ispettore. Se ci dice la data.
TESTE Rampini: Mi sembra il 25, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Il 25 di che mese?
PUBBLICO MINISTERO: Mese e anno.
TESTE Rampini: Di giugno.
PRESIDENTE: Di giugno.
TESTE Rampini: Del '95. Era di sabato e, nei pressi del negozio di abbigliamento che gestiva il Tony Calvaruso, vedemmo giungere - avemmo un buco di due ore, per cui perdemmo il controllo del soggetto per un paio di ore - vedemmo giungere, presso il suo negozio, il Calvaruso a bordo di un'autovettura Y 10 guidata da una persona che assomigliava a Leoluca Bagarella.
Noi come facciamo a dire che assomiglia a Leoluca Bagarella? Perché avevamo delle foto abbastanza recenti di lui che avevamo sequestrato nel famoso covo di via Ughetti dove avevano trovato ricetto La Barbera e dove ci fu quella famosa ambientale.
Per cui avevamo una foto recente del soggetto.
Il collega che era in prima battuta, quindi vicino ai due, ci segnalò la forte somiglianza del conducente dell'autovettura.
Il Calvaruso scese dall'autovettura e entrò dentro il negozio. Il conducente dell'autovettura - che il collega aveva indicato: 'probabilmente è lui, è quello che cerchiamo' - si allontanò.
Da quel momento partì il pedinamento; ancora non eravamo sicuri che fosse lui, per cui ci avvicinammo a più riprese al soggetto con la macchina e ognuno di noi dette maggior certezza a quello che era il sospetto, finché non arrivammo in via Ernesto Basile convinti che fosse lui, gli chiudemmo la strada e in pochi secondi lo portammo via. E arrivammo in ufficio. Dopodiché le fasi successive sono state l'arresto del Calvaruso, al quale io però tra l'altro non ho partecipato.
Perché da lì noi che effettuammo l'arresto del Bagarella, ci spostammo dal Mangano in via Scaglione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi ispettore, spieghi alla Corte qual era la ragione per cui una volta arrestato Bagarella, vi eravate spostati su questo nuovo obiettivo.
TESTE Rampini: Il Mangano Antonino era stato indicato come persona di estrema fiducia del Bagarella. Un killer al soldo del Bagarella estremamente pericoloso, per cui dovevamo procedere al suo fermo.
Ora, lui non viveva nella sua residenza anagrafica, ma si era spostato - e lì lo trovammo infatti con l'intero nucleo familiare: la moglie e le due bambine - in via Pietro Scaglione.
Per cui cosa facemmo? Una volta lasciato il Bagarella negli uffici, custodito da altri colleghi, ci portammo in via Pietro Scaglione.
Lì tentammo subito di entrare dentro l'appartamento però avemmo grosse difficoltà perché sia la porta era blindata...
Quindi era il primo piano dell'appartamento, se non ricordo male, scavalcammo i due terrazzini e provammo a entrare dalle porte-finestre del terrazzo ma anch'esse erano,... avevano le sbarre per cui non riuscimmo a entrare nell'appartamento.
Ora il problema era: o aspettare magari il suo arrivo, o comunque, potendo aver saputo dell'arresto del Bagarella e dell'arresto del Calvaruso, magari essersi allontanato, chiamare i Vigili del Fuoco per comunque entrare all'interno dell'appartamento e perquisire.
Noi attendemmo, decidemmo di attendere, comunque, per vedere l'esito; per cui ci posizionammo io e un altro collega al piano terra dell'edificio, mentre altri al piano superiore sul pianerottolo e controllavano da una finestra del pianerottolo l'arrivo di eventuali macchine o di eventuali persone che accedevano all'interno dello stabile.
In una di queste occasioni, ci segnalarono l'arrivo di un'autovettura dalla quale scese una donna con due bambini e qualcosa, non so che cosa, molte volte si agisce anche d'istinto, ci portò a pensare che fosse lui.
Per cui con il collega...
PRESIDENTE: Ha parlato di una donna con due bambini.
TESTE Rampini: Esatto, e un uomo che stava, si attardava a chiudere l'autovettura, a prelevare dei pacchi attardandosi nella chiusura dell'autovettura.
Per cui noi ci affacciammo nell'androne col collega e caso volle che la moglie accortasi della nostra presenza, cominciava a dire: 'Ni', Ni', Ni'', quasi per avvertire il marito - lì avemmo la certezza che era lui - per cui, mentre stava chiudendo il portellone di dietro dell'autovettura, lo bloccammo e lo traemmo in arresto.
Di lì poi salimmo con le chiavi che avevano indosso, aprimmo l'appartamento e iniziammo la perquisizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima di arrivare a questo momento, bisogna che lei ci spieghi due passaggi.
Lei ha detto: 'avevamo indicazioni su questa persona', che era una persona insomma pericolosa, per i motivi che lei ci ha detto.
Andaste in via Scaglione. Io ho capito che non era la sua residenza ufficiale.
Lei ci deve spiegare due cose, ispettore: come sapevate di questo appartamento in via Scaglione, e, se Mangano Antonino era persona conosciuta alla DIA che stava operando in quel momento.
TESTE Rampini: No, in quel momento per noi non era persona conosciuta perché...
PUBBLICO MINISTERO: No...
PRESIDENTE: Credo non come conoscimento di persona...
PUBBLICO MINISTERO: Fisica.
PRESIDENTE: ... o di fisionomia, eccetera, in base a foto o a altre cose. Conosciuta agli atti.
TESTE Rampini: Mah, agli atti nostri, non credo. Agli atti della DIA, non credo. Anche se non posso escludere che ci fosse stata magari qualche attività pregressa da parte di altri organi inquirenti su di lui.
Per cui l'indicazione dell'abitazione...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Rampini: ... non ufficiale diciamo così...
PUBBLICO MINISTERO: Questa di via Scaglione.
TESTE Rampini: Questa di via Scaglione dove lui, magari, temendo qualche ordine a suo carico, si era trasferito con l'intero nucleo, ci fu fornita dal collaboratore, credo dal collaboratore Di Filippo Pasquale; a noi ce l'ha detto l'ufficio, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, le indicazioni... siccome lei ha parlato di queste indicazioni, provenivano, per quanto a lei ne risulta, ...
TESTE Rampini: Per quanto mi risulta.
PUBBLICO MINISTERO: ... da Pasquale Di Filippo.
Quindi andaste... l'indicazione dell'appartamento di via Scaglione ce l'avevate già, ecco sennò non si capisce.
TESTE Rampini: Sì, ce l'avevamo già, avevamo già quell'indicazione, non era chiaramente prioritaria rispetto alla cattura di Bagarella, doveva comunque essere successiva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, Bagarella ci ha detto come l'avete arrestato. E questa sua personale attività successiva finalizzata all'arresto di questo Mangano.
Quindi andate in via Scaglione e, ecco, stava dicendo delle fasi dell'arresto, a me interessa che lei spieghi alla Corte la sua attività relativa alla perquisizione operata in questo appartamento.
TESTE Rampini: Niente, poi, chiaramente una volta giunti dentro, iniziammo la perquisizione alla presenza del Mangano e anche della moglie.
Trovammo numeroso materiale cartaceo composto da appunti, lettere e, tra l'altro, c'erano anche dei documenti in bianco, dovrebbe essere carte d'identità in bianco, nonché fotocopie di codici fiscali di altre persone eccetera.
E poi trovammo anche dei non so, li prendemmo quali fiches, ma avevano dei titoli al portatore del valore di 100 milioni ciascuno.
E quindi era una notevole somma, sui 700 milioni.
Dal materiale che sequestrammo e che sfogliammo là per là, ci accorgemmo che comunque era tutto riferibile all'attività, almeno in quel momento ci accorgemmo noi - e poi non so il seguito perché non ho fatto accertamenti sul materiale cartaceo rinvenuto - che, comunque, riconducesse la sua attività in seno a Cosa Nostra; perché c'erano delle lettere, dei manoscritti, si parlava di armi, si parlava di soldi da dare ai detenuti, ai carcerati, e quindi...quindi tutto in quel contesto, e quindi fu, per noi, molto interessante sequestrare quella documentazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, qualche dettaglio glielo chiedo da qui a un momento.
Ho bisogno di capire una cosa: quest'appartamento, lei ha fatto riferimento alla presenza della moglie, ho capito che c'erano anche dei bambini piccoli.
TESTE Rampini: Sì, aveva tra l'altro due bambine piccole e la più piccola di queste gli prese una crisi convulsiva per cui noi ci facemmo dare la sua parola d'onore che non sarebbe scappato, non lo ammanettammo, togliemmo tutte le armi e lo lasciammo in braccio sul divano con le bambine.
Lui non si mosse, non fece nulla. E noi continuammo la perquisizione, chiaramente guardato a vista, però sempre alla costante presenza della moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...ha fatto riferimento a questi certificati del tesoro; trovaste anche del denaro contante?
TESTE Rampini: Sì, anche delle banconote sparse: banconote nei vari cassetti, alcune con elastico, trattenute con elastico.
PUBBLICO MINISTERO: Ma si ricorda orientativamente a quanto ammontavano?
TESTE Rampini: Complessivamente la cifra non me la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la ricorda. Senta,...
PRESIDENTE: Non ha neanche appunti per rinfrescarsi la memoria?
TESTE Rampini: Guardi, io ho degli atti che tra l'altro...
PRESIDENTE: No, siccome il Pubblico Ministero le ha chiesto...
PUBBLICO MINISTERO: Se, magari, insomma...
PRESIDENTE: ... quanto era,...
TESTE Rampini: Se vuole io posso consultarli, se lei...
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Rampini: ... consente.
PUBBLICO MINISTERO: Magari dovrebbe risultare, ispettore, dal verbale di sequestro che lei ha redatto.
TESTE Rampini: Sì, sì. Qui per esempio c'è scritto:
"Numero 100 pezzi da lire 10mila; numero 7 pezzi da 50mila, eccetera, chiusi in elastico e custoditi in una busta all'interno..."
PRESIDENTE: Ma non c'è...
(voci sovrapposte)
TESTE Rampini: Come?
PRESIDENTE: Non c'è un totale?
TESTE Rampini: Beh, chiaramente noi abbiamo specificato pezzo per pezzo; quindi abbiamo messo poi...
PRESIDENTE: Va beh, basta comunque che abbiamo...
TESTE Rampini: ... 100 pezzi, 72 pezzi da 100mila, eccetera. Insomma l'abbiamo inventariato tutto, così come veniva rinvenuto.
PRESIDENTE: Comunque, è una questione di esame del verbale di sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Esame del verbale di sequestro.
Per l'appunto lei ha indicato 100 pezzi da 10mila lire, ma c'erano anche 100 pezzi da 100mila, poi...
TESTE Rampini: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... 58 pezzi da altre 100mila...
TESTE Rampini: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Rampini: "Numero 2 pezzi da 5mila, 132 pezzi da 10mila racchiusi in elastico...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, c'erano queste somme...
TESTE Rampini: Soldi sparsi per la casa insomma, racchiusi in elastico.
PUBBLICO MINISTERO: Il verbale di sequestro di questo materiale che ha riferito l'ispettore si trova agli atti delle produzioni del Pubblico Ministero al punto 23.
Si tratta del verbale, vuol riferirlo maresc... ispettore la data del verbale?
TESTE Rampini: 25 mese di giugno, alle ore 2.15, perché chiaramente avendo proceduto all'arresto del Bagarella verso le 7, poi siamo andati a casa del Mangano, abbiamo dovuto attendere il suo arrivo per trarlo in arresto; la successiva perquisizione si è protratta...
PUBBLICO MINISTERO: Stava facendo cenno lei ispettore, a questa documentazione che voi giudicaste immediatamente rilevante per l'attività che stavate svolgendo. E ha fatto riferimento anche a delle lettere.
Io ora ho bisogno di sapere da lei, gliele mostro,... perché noi ce l'abbiamo in copia e sono agli atti delle produzioni del Pubblico Ministero al punto 33,... Ispettore, per comodità, se si vuol spostare in quella postazione.
PRESIDENTE: Si accomodi pure laggiù.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, lì guardi ispettore.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mah, una volta c'era il microfono, come mai non c'è?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole prendere il microfono, per favore.
A me basta, ispettore, che lei le consulti rapidamente e ci dica se si tratta effettivamente delle lettere che lei ha trovato in casa di Mangano.
TESTE Rampini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può descriverle, magari, per dare alla Corte un po' il riferimento.
TESTE Rampini: Sì, conosco questa che mi viene mostrata intestata a "per Aria e Marta", dove c'è, ci sono... sì, è quella che ritrovammo all'interno dell'abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari per dare...
TESTE Rampini: C'erano anche...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ispettore, per dare un riferimento così, poi, successivamente, quando esamineremo la sua testimonianza...
Può dare semplicemente le indicazioni iniziali? Ha detto: "per Ari e Marta" e finisce la lettera?
TESTE Rampini: "Per Ari e Marta" e alla fine... "c'è Tullio che mi deve dare dei soldi, poi carissime, augurandovi buona fortuna, grazie di tutto. Aspetto vostre risposte, sempre a disposizione".
PUBBLICO MINISTERO: C'è una firma alla fine della lettera?
TESTE Rampini: "Vi voglio bene", sì e c'è una firma "Madre Natura", e poi qualcosa che io non riesco adesso...
PUBBLICO MINISTERO: Bene, questa è la prima delle lettera.
Poi, vogliamo vedere le altre per verificare se si tratta di quelle che lei ha trovato?
TESTE Rampini: Sì, che erano composte da più fogli, tutti numerati. Erano composte da più fogli, tutti numerati e, credo, arrivassero fino al... dall'uno al dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vedo in alto a destra di questo documento un uno cerchiato, poi un due...
TESTE Rampini: Sì, il tre, il quattro. Tant'è che, credo, nel verbale di sequestro, noi li specificammo proprio come fogli numerati dall'uno al dieci, tipo manoscritto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi documenti sono indicati nel verbale di sequestro a cui lei ha fatto riferimento, quello 25 giugno.
Magari,... per completezza, se ci legge la prima frase di questa lettera e l'ultima, così...
TESTE Rampini: Sì: "Caro amico, noi stiamo bene e così speriamo che la presente ti venga a trovare lo stesso" mi sembra di leggere...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi vediamo...
TESTE Rampini: "Ti ringrazio" e questa era la prima parte del foglio uno.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, magari, vediamo la parte finale di questa lettera.
TESTE Rampini: "Io rifiutai per due motivi e perché li avvisai... ho fiducia nei suoi confronti", questa mi sembra la parte finale della...
PUBBLICO MINISTERO: Del manoscritto, poi ce n'è, ce ne dovrebbe essere una terza.
PRESIDENTE: Qui c'è scritto in corsivo?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa è scritta in corsivo rispetto alla precedente che abbiamo... alla prima delle tre lettere.
TESTE Rampini: Sì, comunque, confermo perché le riconosco. Le riconosco. Adesso a leggerla, mi rimane difficile.
PRESIDENTE: Ma in cima a questa mi pare di aver letto di nuovo: "Per Ari e Marta".
TESTE Rampini: Sì, "per Ari e Marta".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e poi anche vediamo l'ultima pagina della lettera.
PRESIDENTE: L'ultima pagina si chiude?
TESTE Rampini: E si chiude: "caloroso abbraccio e bacioni, salutoni. Salutatemi i vostri familiari. Ciao". Con un ciao si chiude, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Rampini: La parte finale.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
TESTE Rampini: Comunque la riconosco come fra quelle che abbiamo sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: Le possiamo togliere... Aspetti ispettore, abbia pazienza.
Lei, poi, ha fatto riferimento anche a una serie di appunti. Che ci ha anche spiegato perché ritenne di sequestrare questo materiale.
PRESIDENTE: Vuole ritornare al suo posto?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente.
Abbia pazienza, perché ho da...
PRESIDENTE: Ah, c'è altra roba. Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: ... fare vedere altra...
PRESIDENTE: Può sedersi anche, se crede.
TESTE Rampini: (voce fuori microfono)
Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi interessa esclusivamente, ispettore, che lei ci dica se le copie di questi documenti che abbiamo, sono esattamente quelli che lei ha sequestrato in quell'appartamento.
Ecco, ora stiamo vedendo qualcosa.
TESTE Rampini: Sì, questo è un progetto per la costruzione di una casa e reca la data Santa Cristina di Gela - in alto - Santa Cristina di Gela, 20 giugno '74, che rinvenimmo all'interno dell'abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: E' quello indicato al punto 1 del verbale di sequestro?
TESTE Rampini: Aspetti, che...
PUBBLICO MINISTERO: Se può, per favore...
TESTE Rampini: Sì, un attimo solo.
PUBBLICO MINISTERO: ... controllare.
No, forse ho dato un'indicazione errata io.
Non era il punto 1, questo; o non dovrebbe essere, ecco.
TESTE Rampini: Lo troviamo...
PUBBLICO MINISTERO: Dovrebbe essere riportato a pagina 2 del verbale, in fondo: "Documentazione relativa al progetto...".
TESTE Rampini: "Documentazione relativa al progetto approvato dalla Commissione Comunale", verbale numero... del 19/01/74. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho...
TESTE Rampini: Qui è scritto male...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, se lei può... siccome qui nel verbale di sequestro leggo, successivamente:
"Block notes Siti"; poi ancora "un blocchetto marca Siti di colore giallo"; poi più avanti "foglietto di colore giallo"; "foglietto di colore celeste"; e poi "appunti vari".
Ecco, se consultando quella documentazione che ha lì accanto il maresciallo Scelso, se ci può dire se si tratta, per l'appunto, di quella da lei sequestrata.
TESTE Rampini: Sì, sì, riconosco tra questa documentazione, che adesso stiamo sfogliando, quella che abbiamo sequestrato a Mangano, a casa di Mngano Antonino in via Scaglioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, son tutti, questi documenti, perché noi li abbiamo... La documentazione che sta esaminando, Presidente - lo dico per la contezza della Corte - è contenuta, per l'appunto, nel punto 33, ovvero nel punto 23 delle produzioni... Scusi, nel punto 34 delle produzioni del Pubblico Ministero.
Allora, le tre lettere sono al punto 33; i documenti che sta esaminando l'ispettore a cui ha fatto riferimento - ai conteggi, eccetera - sono contenuti nel punto 34 delle produzioni.
Maresciallo, ce le può anche restituire.
Se ci dà conferma che si tratta di quelli, ispettore Rampini.
TESTE Rampini: Sì. E' questa la documentazione. Le confermo che è questa la documentazione che abbiamo rinvenuto e sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Si può anche accomodare, ora.
Dunque, ispettore, lei questa attività di ricerca... Dal verbale di sequestro che abbiamo indicato - questo è il 25 giugno - vi è un materiale, diciamo, disomogeneo. Ha fatto riferimento a carte d'identità in bianco, denaro contante e poi questi titoli, e poi...
TESTE Rampini: Titoli al portatore.
PUBBLICO MINISTERO: ... questi documenti.
Lei è in grado anche di dirci i luoghi dell'abitazione dove sono stati rinvenuti?
TESTE Rampini: Sì. Li abbiamo specificati nel verbale di sequestro - che adesso prendo un attimo - fermo restando che abbiamo specificato esattamente per quanto riguarda il denaro, per cui abbiamo scritto, per esempio:
"70 pezzi da 50mila e 65 pezzi da 100mila racchiusi in un elastico, rinvenuti nell'armadio della camera da letto".
Oppure, successivamente: "Numero 2 pezzi da 5mila..."
PRESIDENTE: Va bene. E' sufficiente che ci dica che sono esattamente specificati nel verbale di sequestro.
TESTE Rampini: Sì, sì. Chiedo scusa, però, leggendolo poco fa, mi sono accorto di una cosa: che noi, per esempio, anche in questo caso, abbiamo specificato "racchiusi in un elastico e rinvenuti in un cassetto della cucina", mentre la documentazione che abbiamo rinvenuta - quindi parliamo delle lettere - noi l'abbiamo rinvenuta all'interno della sala, del salone dell'abitazione, cosa che non abbiamo specificato.
Cioè, abbiamo specificato tutti i luoghi - la camera da letto, la cucina, la perquisizione è stata fatta anche nel bagno - abbiamo specificato tutti i luoghi di tutto il materiale; tranne che del materiale documentale a cui si riferiva il P.M. poco fa, composto dagli appunti, dalle lettere: dai manoscritti, diciamo così, che abbiamo rinvenuto all'interno dei cassetti dell'armadio, del comò, del salone.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè dei mobili che arredavano questo...
TESTE Rampini: Il salone.
PUBBLICO MINISTERO: ... questo salone dove c'era Mangano.
Ecco, senta, per quanto riguarda questa acquisizione, io non avrei altre domande.
Lei ha fatto riferimento a un'attività scaturita - a noi non interessa che lei ci dica quello che ha detto - da Pasquale Di Filippo.
Le chiedo: lei ha partecipato all'operazione che ha portato all'arresto di Pasquale Di Filippo?
TESTE Rampini: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me interessa semplicemente questo, voglio dire, fu un'attività che ebbe un certo sviluppo nel tempo? Voglio dire, lo pedinaste, lo seguiste questo signore?
TESTE Rampini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapevate chi era? Ecco, se ci può dire qualcosa a questo proposito.
TESTE Rampini: Sì. Inizialmente - il tutto per arrivare alla cattura di Bagarella - fu indicato nel Di Filippo Pasquale una persona che comunque, senza stabilire il ruolo preciso, era in contatto con il Bagarella. Per cui noi iniziammo un'attività di intercettazione, e quindi di pedinamento, a carico del Di Filippo Pasquale e della sua donna, la signorina Marina.
Lui, di fatto, gestiva una pompa di benzina su via Messina Marine e quindi gli facevamo questi servizi di pedinamento. Sia nei confronti dell'uno che nei confronti dell'altro; anche perché ci accorgemmo subito che c'era un legame molto forte tra i due. E quindi che la donna, comunque, era a conoscenza...
PRESIDENTE: Ah, tra i due: uomo e donna.
TESTE Rampini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, ispettore...
TESTE Rampini: Tra la Marina e il Di Filippo, sì. Tra la Marina e il Di Filippo e che erano a conoscenza, comunque, un po' di tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel corso di questa attività di pedinamento, che lei, capisco, l'ha fatta personalmente anche.
TESTE Rampini: Sì, insieme a altri colleghi, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Vennero accertati, per caso, contatti fra Pasquale Di Filippo e una persona che si chiama Grigoli Salvatore?
TESTE Rampini: Sì. Questo perché? Perché al di là del fatto che era una persona che comunque c'era stata indicata come in contatto col Di Pasquale, il Di Filippo Pasquale, nel corso dei servizi di pedinamento, esattamente pedinando la donna, loro la notte la trascorrevano in una villetta di Misilmeri.
E mentre la donna andava per conto suo, per conto proprio, la sera lasciava la propria abitazione e si recava in questa villetta di Misilmeri - con molte attenzioni, quindi guardando sempre di non essere seguita - il Di Filippo Pasquale si accompagnava al Grigoli e facendo altra strada che passava dalla parte sopra, non facendo la litoranea, via Messina Marine, giungevano a questa villetta.
Tant'è che poi lì noi effettuammo un'attività, considerando che lì trovavano ricetto, comunque, sia il Di Pasquale che il Grigoli per motivi che ancora noi...
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, mi scusi.
TESTE Rampini: Il Di Filippo, chiedo scusa... A noi motivi ancora sconosciuti, perché non erano oggetto di provvedimento, per cui... ma che comunque la notte la trascorrevamo lì, effettuammo un'attività mirata, proprio sull'immobile.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
TESTE Rampini: In pratica, installammo delle microspie.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire...
TESTE Rampini: E nel corso...
PUBBLICO MINISTERO: ... è un'attività regolarmente autorizzata, ecco.
TESTE Rampini: Sì, sì, regolarmente autorizzata dalla Procura di Palermo, per carità.
E nel corso dell'ascolto, ci accorgemmo che il Grigoli, utilizzando uno scanner, si era accorto di essere sorvegliato, comunque di avere le microspie all'interno dell'abitazione.
Per cui, lì dovemmo tamponare la situazione che si era creata, di allarme; perché si allontanarono tutti.
Quindi fu deciso di pressare su Di Filippo Pasquale. E ciò facemmo nei suoi confronti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E poi giungeste all'arresto di Pasquale Di Filippo.
A me interessa sapere una cosa: la persona di Grigoli Salvatore era nota, era oggetto di vostre indagini fino a quel momento?
TESTE Rampini: Fino a quel momento a noi, a me personalmente e ai miei colleghi, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era persona sconosciuta per voi?
TESTE Rampini: Per noi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Rampini: Non so per altri uffici di Polizia se avessero qualcosa nei suoi confronti.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque a quel momento, l'attività vostra era incentrata su Pasquale Di Filippo e nient'altro.
Il Grigoli era solo una persona che, per così dire, individuaste per le ragioni che ci ha appena detto.
TESTE Rampini: Esatto. Ed era una persona che, comunque, si accompagnava costantemente a Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e nel corso di questa attività che lei ha via via spiegato, si ricorda la data in cui arrestaste, fermaste Pasquale Di Filippo?
TESTE Rampini: No.
PUBBLICO MINISTERO: E' di molto antecedente all'attività finalizzata alla cattura di Bagarella?
TESTE Rampini: Quattro giorni, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Rampini: Quattro giorni.
PUBBLICO MINISTERO: ... di poco anteriore.
TESTE Rampini: Di poco anteriore, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Rampini: Quattro, cinque giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Nel corso delle attività successive, concomitanti a questa attività Bagarella, Calvaruso, Mangano, effettuaste delle perquisizioni in un qualche immobile sito in via Messina Montagne?
TESTE Rampini: La "camera della morte", sì, a via Messina Montagne. Cioè, in pratica...
PUBBLICO MINISTERO: Ci può spiegare questo luogo dov'è?
TESTE Rampini: Sono stati tutti passaggi successivi: l'arresto di Bagarella, l'arresto di Mangano, la perquisizione e la successiva localizzazione di un chiamiamolo garage con annessa casa in prefabbricato, in muratura - c'era un piazzale, questo prefabbricato, c'era un cancello molto grande - su via Messina Montagne, dove all'interno di questa stanza, c'era una stanza con un bagno, la prima scena che ci apparve furono delle sedie in circolo con una sedia al centro.
Poi rinvenimmo alcune casse d'acqua, dei sacchi di juta, più di un sacco di juta, delle corde di varie dimensioni e moltissimi guanti in lattice. Moltissimi guanti in lattice, una busta molto grande di guanti, di quelli che usano i chirurghi, insomma, per intenderci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza ispettore, questo locale che dimensioni aveva?
TESTE Rampini: Era...
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di attività...
TESTE Rampini: Mah, guardi...
PUBBLICO MINISTERO: ... appariva vi fosse esercitata?
TESTE Rampini: Nessuna attività apparente. Poteva essere utilizzato come deposito o parcheggio per camion oppure per autovetture.
Perché di fatto, all'interno non c'erano strumenti di lavoro, non c'era nulla tranne quello che poco fa ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, tranne queste sedie messe...
TESTE Rampini: Niente, nient'altro. Le sedie messe in circolo, proprio in circolo, con una al centro, casse d'acqua - mi ricordo, credo, un paio di casse d'acqua - e...
PRESIDENTE: Casse cosa vuol dire, cartoni?
TESTE Rampini: No, no, cassette dell'acqua, come quelle l'acqua Egeria...
PRESIDENTE: Acqua minerale.
TESTE Rampini: ... acqua Ferrarelle; acqua minerale, sì. E sacchi di juta, corde di varie dimensioni e molti guanti in lattice.
PRESIDENTE: Sacchi di juta vuoti, ovviamente.
TESTE Rampini: Sì, sì, vuoti, vuoti. E molti guanti in lattice.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Rampini: Dall'esterno, chiedo scusa, non era possibile vedere nulla, dall'interno, perché era chiuso da un cancello molto alto; completamente... non aveva feritoie, spazi. Non c'erano feritoie per poter vedere all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, non c'era, al di là di questi guanti di lattice a cui lei ha fatto riferimento... Armi ne avete trovate?
TESTE Rampini: No, non trovammo armi.
PUBBLICO MINISTERO: Non trovaste armi.
Senta, e questa perquisizione quando venne eseguita?
TESTE Rampini: Sempre... Guardi, possiamo prendere come riferimento l'arresto del Mangano, quindi la successiva perquisizione e poi, quindi, penso verso le tre di mattina del giorno successivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Rampini: Due e mezza, due.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io, per l'appunto, negli atti che abbiamo prodotto alla Corte - si tratta del punto 23 delle produzioni del Pubblico Ministero - dunque, vi è una serie di atti conseguenti all'operazione a cui lei sta...
TESTE Rampini: Chiedo scusa, dimenticavo una cosa. Rinvenimmo anche un casco, all'interno, che fu mandato alla Scientifica per le perizie.
PRESIDENTE: Casco da...
PUBBLICO MINISTERO: Una casco...
TESTE Rampini: Da motociclista, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per l'appunto, lo dico per la Corte, al punto 23 delle produzioni del Pubblico Ministero, poi catalogata al punto - all'interno di questo fascicoletto - al punto 21, c'è un verbale del 4 luglio 1995. Per l'appunto si tratta del verbale eseguito in via Messina Montagne, senza numero civico.
TESTE Rampini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io leggo da questo verbale, ispettore - che evidentemente la cosa se l'avete segnalata, caso mai ci spiega perché l'avete segnalata - lei che ha redatto insieme ad altri quest'atto dice, riferisce:
"All'interno della camera facente parte dell'immobile posto a destra, è stata rinvenuta una finestra con attaccato al vetro due adesivi in plastica con la scritta della Società AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotti Palermitani."
Come mai, ecco, riteneste di segnalarlo? Ci vuol spiegare?
TESTE Rampini: Di fatto, comunque, in una circostanza del genere...
AVV. Cianferoni: Per amore dell'Arte e del dovere difensivo, credo che le relazioni di servizio - sono l'avvocato Cianferoni - non possano costituire oggetto nemmeno di contestazione, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, la legge...
PRESIDENTE: No, no, Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, Presidente. Ma se c'è un presupposto... E' un verbale di sequestro.
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione, ma, per cortesia, le regole vanno rispettate da tutti. Quindi, c'è un'opposizione, lasciamogli fare l'opposizione e poi si risponderà.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
L'opposizione verte, appunto, sulla non ritualità di letture quali quelle effettuate dal signor Pubblico Ministero.
Osservo, tra l'altro, richiamando ancora una volta il Capitolato di Prova, che gli atti di Polizia Giudiziaria, dedotti a sostegno dell'ammissione della prova testimoniale dell'ispettore Rampini, si fermavano al 24 giugno '95 col verbale di arresto Bagarella.
Quindi...
PRESIDENTE: Avvocato, su questo punto la decisione è stata presa. Una volta sopra non ci si ritorna, a meno che non mi facciate apertamente una ricusazione, della quale vi ringrazierei, dopodiché chi mi subentrerà deciderà, se crede, in maniera diversa.
Fino a quando ci sono io, io ho questo orientamento, che sarà dimostrato sbagliato in caso di eventuale impugnazione che io non vi auguro, ma però è tutto possibile.
Però, ciò che è deciso, non si può ripetere ogni volta, ripetere queste cose.
E' stato deciso in questa maniera, sbagliato perché non capisco nulla di Diritto e di procedura, ma così io ho ritenuto di dover decidere.
AVV. Cianferoni: No, signor Presidente. Lungi da me...
PRESIDENTE: Dopodiché, se lei ha delle opposizioni motivate in altra maniera, il discorso è diverso.
AVV. Cianferoni: No, infatti lungi da me considerazioni sulla sua persona, anzi.
PRESIDENTE: Ma guardi che io non ho una grande stima di me come giurista, quindi posso sbagliare; però, purtroppo, mi ci hanno messo qui dentro: devo decidere con quello che sono capace di fare.
AVV. Cianferoni: No, io...
PRESIDENTE: Più di così non posso fare. Se mi pretendete di fare... non lo so quale sia il grande del Diritto che preferite...
AVV. Cianferoni: No, no...
PRESIDENTE: ... io devo dare le dimissioni immediatamente.
AVV. Cianferoni: Piuttosto, nel ringraziarla poco fa, appunto, io stamani si vede che dobbiamo parlare di questi argomenti spiacevoli, sono piuttosto dispiaciuto dalla condotta del Pubblico Ministero, che testé mi ha interrotto e la Corte...
PRESIDENTE: Guardi, sono cose che fate anche voi, a volte.
AVV. Cianferoni: Per carità.
PRESIDENTE: Quindi, non facciamo una...
AVV. Cianferoni: Questa è una questione di...
PRESIDENTE: Non è un atteggiamento così riprovevole da dover essere...
AVV. Cianferoni: No, fosse un unicum no, ma comunque, ripeto, è una questione che, caso mai, insomma, rimarrà per quella che è.
La questione è sulla relazione di servizio, comunque sull'atto di P.G., che non può essere oggetto neppure di contestazione.
PRESIDENTE: Ma guardi che non stiamo facendo delle contestazioni da parte del Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: No, figuriamoci se si può leggere in esame.
PRESIDENTE: Mi scusi. Non si può leggere, ma si può richiamare per avere chiarimenti in relazione a una certa cosa messa in evidenza.
AVV. Cianferoni: E, oltretutto, così, per la tranquillità di tutti, perché anche sul far vedere certi documenti ai testimoni, riguardavo appunto le norme: questo serve solo se occorre verificarne la provenienza, dice l'articolo 239. Tante volte...
PRESIDENTE: Ma la provenienza è anche avere la certezza che quel documento che è stato allegato fra gli atti del Pubblico Ministero abbia la provenienza processuale, cioè: in che luogo è stato trovato, in che data, in occasione di quale atto.
AVV. Cianferoni: Esatto.
PRESIDENTE: Questi sono le provenienze.
AVV. Cianferoni: Questa mi sembra una volta nella quale, se si chiedesse all'ispettore se c'è la firma sua sotto quell'atto, sarebbe una domanda giusta.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato...
PRESIDENTE: Mi pare che sia stato accertato, questo. A quell'atto di sequestro...
TESTE Rampini: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: ... lei...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
TESTE Rampini: Potrebbe essere illeggibile, perché eravamo talmente stanchi, ma la firma mia c'era. Può chiederlo anche al signor Mangano, eventualmente.
PRESIDENTE: Ma lei la vuol vedere, per cortesia, e la facciamo vedere al... come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Io...
PRESIDENTE: Allo schermo. Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Io son costretto a riformulare quelle osservazioni che tanto dispiacciono all'avvocato Cianferoni, ma vede, avvocato, i presupposti di ogni affermazione devono essere corrispondenti a realtà.
Siccome vedo che lei non ha nemmeno un foglio davanti, tranne il Codice, quindi non capisco...
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
... ho tutti i fogli...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia si calmi.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni...
AVV. Cianferoni: Non accetto che la mia professionalità deve essere misurata dal contraddittore.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia...
AVV. Cianferoni: Nomino sostituto l'avvocato Marco Rocchi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Bene, avvocato.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi che questo non è un comportamento corretto nei confronti della Corte.
Lei ha diritto di fare quello che vuole, ma si comporti in maniera corretta.
Qui non perde la calma nessuno. Nessuno ha il diritto di fare scenate. Si possono anche commettere degli errori - io ne commetto quotidianamente tanti - ma non ci si può comportare con scorrettezza, perché nessuno ha inteso offenderla.
Anche se lei non se l'è presa con me, comunque sono convinto che il Pubblico Ministero aveva i suoi motivi per farlo. Sbagliando, probabilmente; però aveva i suoi motivi.
AVV. Cianferoni: Presidente, mi contento del suo inciso col gerundio "sbagliando", perché questi non sono album di figurine.
PRESIDENTE: Guardi che siamo uomini. Avvocato, stiamo lavorando in un ambito umano. Qui non c'è nessun essere che abbia la garanzia di non sbagliare. Sono il primo a dirvi che io sono convinto che troverete centinaia di errori, e spero che qualcheduno, eventualmente, ne dovessi commettere proprio di grossi, siano in grado anche di correggerli; ve lo auguro, per tutti coloro che possono esserne vittime, ma non capisco perché il Pubblico Ministero dovrebbe essere esente da eventuali errori. Soprattutto di interpretazione di una condotta processuale di un avvocato.
Evitiamo di fare queste questioni personalizzate.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ma io non voglio...
Io non penso che il Pubblico Ministero di questo processo si sia comportato men che correttamente. Ma anche nel fare...
PRESIDENTE: Certo, ma evitiamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... una osservazione.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, evitiamo le questioni personali, per cortesia.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ho fatto... Io non è che me le faccio per sé, avvocato... per me, avvocato. Io leggo.
E siccome l'allegato 21 non è una relazione di servizio, ma è un verbale di sopralluogo e sequestro, che porta la firma dell'ispettore Rampini. Non è atto di P.G., questi qui. Non lo so che cos'è.
AVV. Cianferoni: Io ho parlato di atti di P.G..
PUBBLICO MINISTERO: Ma io sto leggendo il verbale anche in riferimento alla Società AMAP, appiccicato alla finestra: è nel verbale di sequestro del casco e dell'altro materiale cui stava facendo riferimento l'ispettore Rampini.
Quindi, Presidente, se il presupposto è - sicuramente in perfetta buona fede - errato, devo correggerlo. Non... Se mi si dice che leggo una cosa diversa, mi pare mio diritto...
PRESIDENTE: Bene, veniamo allora alle domande.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome il verbale è questo, il punto 23 delle produzioni del Pubblico Ministero, classificato con il numero 21 - verbale di sopralluogo e successivo sequestro del 4 luglio '95, in questo ambiente di via Messina Montagne senza numero civico - riformulo la domanda, ispettore, come mai riteneste - se lei se lo ricorda - di segnalare su questo verbale di sequestro questa circostanza, cioè questo adesivo AMAP appiccicato alla finestra.
TESTE Rampini: In quella circostanza, noi catalogammo e inventariammo...
PRESIDENTE: Se per caso non lo ricorda...
TESTE Rampini: No, no, no.
PRESIDENTE: ... non è un delitto, eh.
TESTE Rampini: Ma io, infatti, non ricordo il particolare della cosa. Ma in quella circostanza, come in altre circostanze della perquisizione di Mangano e delle altre perq... dell'arresto Bagarella, eccetera, eccetera, noi inventariammo tutto quello che c'era all'interno. Fermo restando che in quel momento poteva non essere interessante dell'indagine in corso, ma che poteva costituire successivamente interesse non solo investigativo, ma più prettamente giudiziario.
PRESIDENTE: Spunto per successive indagini.
TESTE Rampini: Esatto. Quindi lo inventariammo.
Il particolare dell'adesivo, ora non lo ricordo. Mi ricordo il casco, i sacchi di juta, che sono rimasti chiaramente più impressi, tant'è che il casco, potendo avere dei capelli all'interno fu mandato alla Scientifica per i relativi rilievi, insomma.
L'adesivo fu catalogato perché... Poi ci fu un successivo sopralluogo e andarono... Ma nei giorni successivi, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Rampini: Al quale non partecipai io.
PUBBLICO MINISTERO: Nient'altro, Presidente.
PRESIDENTE: Non ha altre domande.
Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Vorrei sapere da quanto tempo risultava al suo ufficio una frequentazione da parte di Antonino Mangano in via Pietro Scaglione?
TESTE Rampini: No, a questa domanda non le so rispondere, perché a noi ci fu indicato l'appartamento di via Pietro Scaglione, presso il quale il Mangano, diciamo, non dico si nascondeva, ma comunque viveva col suo nucleo familiare; avendo lasciato l'abitazione ufficiale, che era quella di via Pecoraino dove lui anagraficamente risiedeva.
AVV. Cianferoni: Quindi non ha, lei, neppure elementi per poterci dire, diciamo col senno del poi, cioè a fatta l'irruzione, quanto tempo era che il Mangano alloggiava in quell'appartamento.
TESTE Rampini: Guardi, le posso dire, per quello che abbiamo trovato all'interno, per cui c'erano indumenti sia dei bambini, sia della moglie. Per cui non era un'abitazione vissuta da una sola persona, magari dal solo Mangano, perché lì vi trovammo tutto quello che c'è in un'abitazione normale dove ci sono i bambini. Per cui... Adesso, a livello temporale non so da quanto tempo vivesse lì.
AVV. Cianferoni: Una precisazione. Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, se ho ben capito, lei ha detto che la direttiva di operare nel senso che ci ha riferito, via Pietro Scaglione, le venne dall'ufficio.
TESTE Rampini: Esatto.
AVV. Cianferoni: Esatto.
E che il suo ricordo circa il Di Filippo Pasquale, è dubitativo.
Cioè, lei ha detto: 'credo che il Di Filippo Pasquale sia stata la fonte', ma per ciò che risulta a lei, è una direttiva dell'ufficio.
TESTE Rampini: Esatto.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Non ci sono altre domande?
Lei è in libertà, facciamo una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo anche andare... Non so, come ritiene la Corte.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Una brevissima sospensione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, bene.
*TESTE Rampini: Buongiorno.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo riprendere?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Facciamo entrare?
PUBBLICO MINISTERO: Il maresciallo Zifarelli.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Ci dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
*TESTE Zifarelli: Maresciallo ordinario Zifarelli Dario, nato a Rugo di Puglia il 23/10/1964, ivi residente.
PRESIDENTE: E la sua qualifica?
TESTE Zifarelli: Maresciallo ordinario Guardia di Finanza.
PRESIDENTE: Ma presso che ufficio?
TESTE Zifarelli: In servizio presso il Centro Operativo DIA di Bari, attualmente.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Zifarelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, senta, lei ha detto che attualmente è in servizio alla DIA di Bari.
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '95, dove prestava servizio?
TESTE Zifarelli: Nel '95 prestavo servizio sempre alla DIA, però Centro Operativo di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Centro Operativo di Roma.
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha preso parte, casomai poi ci spiegherà in quale misure, all'operazione di Polizia che ha portato all'arresto di Bagarella?
TESTE Zifarelli: Sì, ho partecipato sia alla cattura, che alle perquisizioni che poi sono state fatte via via.
La cattura è avvenuta il 24 giugno alle 19.30, quando con servizi di osservazione predisposti presso il negozio di abbigliamento del Tony Calvaruso in corso Tucori, noi abbiamo notato una autovettura Y10 di colore viola giungere nei pressi del negozio, dalla quale ne fuoriusciva il Calvaruso.
Quindi, dal momento in cui il Calvaruso è uscito dalla macchina, alcuni colleghi hanno iniziato il pedinamento a questa Y10, mentre noi, io compreso, facevamo servizio di copertura, un po' più distanti.
Poi, avendo riconosciuto il soggetto che guidava l'autovettura in Leoluca Bagarella, è stato fermato e quindi catturato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta...
TESTE Zifarelli: E portato presso gli uffici del Centro Operativo DIA di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. senta, a me interessa sapere una cosa: lei, a seguito di questa, dell'arresto di Bagarella, ha svolto attività conseguenti? Intendo dire: ha effettuato perquisizioni e quant'altro?
TESTE Zifarelli: Sì, signor Pubblico Ministero.
Noi, nel momento in cui il Bagarella è stato portato nel nostro ufficio, all'interno della sua autovettura c'era un mazzo di chiavi. Un mazzo di chiavi con il quale noi ci siamo portati, e io in particolare, presso l'abitazione che era di Tony Calvaruso situata in via Passaggio M. P. 1 al numero 9. C'era...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ho bisogno... Scusi, maresciallo, se la interrompo.
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Così chiariamo. Sapevate dove fosse l'abitazione di Bagarella?
TESTE Zifarelli: Allora, guardi, signor Pubblico Ministero: noi, l'attività investigativa preliminare, tra i quali noi abbiamo fatto degli accertamenti alla Conservatoria dei Registri Immobiliari, dove Tony Calvaruso, lì, a via Passaggio M. P. 1, aveva, adesso non ricordo l'anno preciso, acquistato un appartamento ad un piano. Poi, dopo un anno, due anni, l'aveva rivenduto e acquistato un altro appartamento, sempre nello stesso stabile.
Quindi noi pensavamo che potesse, in pratica, essere lì il covo di Leoluca Bagarella.
Infatti con...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, voi conoscevate esclusivamente il luogo di abitazione di questo signor Tony Calvaruso.
TESTE Zifarelli: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Questa che lei ci ha appena esposto era una vostra idea. Cioè, il fatto che Calvaruso avesse acquistato, poi venduto e riacquistato appartamenti?
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi due appartamenti?
TESTE Zifarelli: Sì, l'aveva acquistato e rivenduto. E poi acquistato un altro appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Acquistato un altro appartamento.
Ecco, sapevate, quindi, dove abitava esattamente Tony Calvaruso?
TESTE Zifarelli: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire l'indirizzo?
TESTE Zifarelli: Via Passaggio M. P. 1 numero 9.
PUBBLICO MINISTERO: Palermo.
TESTE Zifarelli: Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Spieghi, allora, che cosa è accaduto...
TESTE Zifarelli: Allora, in pratica...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha detto: 'abbiamo trovato le chiavi, delle chiavi.'
TESTE Zifarelli: Sì, all'interno dell'Y10 c'era un mazzo di chiavi con un telecomando.
Noi ci siamo portati a via Passaggio M. P. 1, abbiamo azionato il telecomando e il cancello elettrico si è aperto.
Quindi, dal momento in cui il cancello elettrico si è aperto, con le stesse chiavi, abbiamo provato ad aprire gli appartamenti siti in questo stabile, dove c'erano tre scale: la scala A, la scala B e la scala C.
Quindi abbiamo provato tutti gli appartamenti di questi e abbiamo aperto l'unico appartamento che era sito al terzo piano della scala A.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Zifarelli: Siamo entrati. In pratica...
PUBBLICO MINISTERO: Ci può descrivere quello che trovaste...
TESTE Zifarelli: Sì. Va be'; l'appartamento era ben ammobiliato, insomma. C'era di tutto, insomma.
Nella stanza da letto, in un "secretaire", abbiamo trovato degli oggetti in metallo giallo, e, in un armadio, in un'altra stanza adiacente la stanza da letto, abbiamo trovato un revolver Smith & Wesson calibro 38 con 5 colpi inseriti nel tamburo.
In più abbiamo trovato 13 cartucce calibro 38, 8 e 5 erano divisi. Se non sbaglio, 8 in un portachiavi e 5 in un portamonete in vimpelle.
Adesso non ricordo se sono gli 8 nel portachiavi, e i 5... Insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, abbia pazienza.
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Noi vogliamo capire. Siccome questo signor Bagarella non sapevate dove avesse l'abitazione, ha trovato queste chiavi nella macchina a bordo della quale viaggiava.
Con questa chiave avete aperto questo appartamento.
TESTE Zifarelli: Sì. Lo abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Potrebbe essere...
TESTE Zifarelli: Mi scusi.
TESTE Zifarelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Potrebbe essere un caso che questa chiave, tenuta nella macchina aprisse questo appartamento dove avete trovato questa pistola.
Ci vuol dire come avete fatto ad attribuire con sicurezza l'appartamento a Bagarella?
TESTE Zifarelli: Bene. Nella stanza da letto, che poi è stata la prima stanza dove noi siamo entrati, su un comodino c'era la fotografia di nozze di Leoluca Bagarella con... quindi, Leoluca Bagarella e la moglie. E poi, a fianco questa fotografia c'era un portafiori con delle rose rosse molto fresche.
Poi, in più, sono stati trovati, c'era un avviso di fissazione di udienza, un ricorso in Appello, fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, documenti processuali.
TESTE Zifarelli: Documenti processuali...
PUBBLICO MINISTERO: Riferibili?
TESTE Zifarelli: E poi, e poi...
PUBBLICO MINISTERO: Riferibili sempre a Bagarella?
TESTE Zifarelli: Sì, riferibili a Bagarella.
PRESIDENTE: Ma, scusi. Mi pareva che il Pubblico Ministero avesse detto: 'come avete fatto a indovinare, trovando il mazzo di chiavi, che la...'
PUBBLICO MINISTERO: Lo ha spiegato, Presidente. Hanno provato tutto.
TESTE Zifarelli: Noi abbiamo provato tutti...
PRESIDENTE: Gli appartamenti.
TESTE Zifarelli: ... gli appartamenti.
PUBBLICO MINISTERO: No, tutto lo stabile.
PRESIDENTE: Tutto il palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte le scale.
PRESIDENTE: Il palazzo lo avevate già individuato.
TESTE Zifarelli: No, noi, quando abbiamo visto che il telecomando apriva il cancello elettrico, abbiamo provato queste chiavi:..., allora, c'era la chiave che apriva il portone...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza. E quello l'ho capito.
Io vorrei sapere solo: avendo trovato un mazzo di chiavi, come avete potuto capire che si riferiva a quel palazzo particolare.
TESTE Zifarelli: Ho detto, noi avevamo fatto degli accertamenti che ci avevano fatto pensare che il Bagarella potesse abitare nello stesso stabile di Calvaruso.
Noi, con quel mazzo di chiavi...
PRESIDENTE: Bene...
TESTE Zifarelli: ... siamo andati lì e abbiamo provato...
PRESIDENTE: Quindi, avevate la certezza che Calvaruso abitava in quello stabile.
TESTE Zifarelli: Calvaruso abitava lì, perché lo abbiamo visto entrare, lo abbiamo...
PRESIDENTE: Benissimo, basta. Scusi, io evidentemente non ho capito il passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi stava spiegando: fotografia di nozze, poi...
TESTE Zifarelli: Documenti.
PUBBLICO MINISTERO: ... questi documenti processuali...
TESTE Zifarelli: Sì, c'erano dei documenti. E poi, anche dei documenti, c'erano due documenti di identità e una patente, dove veniva riportata la fotografia del Bagarella, però con, diciamo...
PRESIDENTE: Con generalità diverse.
TESTE Zifarelli: Con generalità diverse, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda queste generalità?
TESTE Zifarelli: Allora, il Bagarella è stato fermato con una patente di guida intest..., Amato Giuseppe. La patente che portava addosso era Amato Giuseppe.
Mentre, nell'appartamento, abbiamo trovato una patente di guida e una carta d'identità intestata a Di Martino Francesco.
E poi una patente di guida, o una carta di identità, adesso non ricordo, a Amato Salvatore. Maone Salvatore, mi scusi.
PRESIDENTE: Come? Ma...?
TESTE Zifarelli: Maone.
PRESIDENTE: Con le foto di Bagarella.
TESTE Zifarelli: Con le foto di Bagarella, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la perquisizione nell'appartamento, ha portato a questo risultato, al sequestro di un revolver?
TESTE Zifarelli: Di un revolver Smith & Wesson calibro 38 con 5 cartucce.
Poi c'erano questi altri proiettili, sempre calibro 38 messi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa perquisizione, si è esaurita nell'appartamento, o avete individuato qualche altro locale...
TESTE Zifarelli: No, all'interno del "secretaire" della stanza da letto, poi abbiamo rinvenuto altre due chiavi.
E, con queste due chiavi, ci siamo portati nei box adiacenti, sotto diciamo lo stabile. Però sempre all'interno di questo stabile. Dove, dopo aver provato tutti i box che c'erano lì, con queste due chiavi abbiamo aperto il box numero 2.
Quindi, uno apriva un lucchetto, e l'altro apriva proprio la serratura del garage, dove all'interno abbiamo trovato un'autovettura Punto.
E poi c'erano delle scatole che, in pratica, erano le scatole del Servizio Cartieri Argento e Porcellana, che è stato poi trovato anche all'interno dell'appartamento.
Poi c'era un armadio a letto, posto proprio di fronte al muro, dove il letto non c'era, ma all'interno c'era un borsone. All'interno...
PRESIDENTE: C'era...?
TESTE Zifarelli: Un borsone. Un borsone sportivo Sergio Tacchini, c'era la dicitura Sergio Tacchini, dove, all'interno, abbiamo trovato altre armi e altre munizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, si ricorda qualcosa su queste armi?
TESTE Zifarelli: Allora, io ricordo che c'era un fucile calibro 12 a cannemozze.
C'era un revolver 357 Magnum, c'erano 3 pistole calibro 7,65. Poi c'era un revolver 357 Magnum. E poi diverse munizioni fra 38, 375 Magnum, calibro 45... C'erano diverse munizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi maresciallo, può darsi che lei lo abbia già per inciso riferito. Però ho bisogno di capire un'altra cosa.
Come avete fatto, anche in questo caso, a individualizzare, per così dire, il garage, come pertinente all'abitazione di cui lei ha già parlato.
TESTE Zifarelli: Con queste due chiavi che noi abbiamo trovato nel "Secretaire" della stanza...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, scusi,. Non lo avevo...
TESTE Zifarelli: Lo avevo già detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Zifarelli: Nel "secretaire" della stanza da letto,..., ci siamo portati nei box che sono sempre di pertinenza di tutto l'immobile, perché c'è un cancello scorrevole, dove dà, c'è una rampa di accesso che porta a questi box.
Al numero 2, una delle chiavi apriva il lucchetto di questo garage e l'altra chiave apriva proprio la serratura.
PUBBLICO MINISTERO: In più, dentro il garage, c'erano anche oggetti che facevano riferimento...
TESTE Zifarelli: Parte, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Facevano riferimento a cose che avevate trovato in casa?
TESTE Zifarelli: Sì, c'erano un servizio di argento che era in casa, e della porcellana Cartier.
Erano delle scatole, proprio Cartier, scritte Cartier.
PUBBLICO MINISTERO: E gli stessi oggetti che avevate trovato in casa?
*TESTE Zifarelli: Gli stessi oggetti li abbiamo trovati su.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io, Presidente, con il maresciallo Zifarelli, avrei concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
Si può accomodare, grazie.
Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo l'ispettore Casula, Càsula.
PRESIDENTE: Può dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
*TESTE Casula: Allora, Casula Vincenzo, nato a Norbello...
PRESIDENTE: A...?
TESTE Casula: Norbello.
PRESIDENTE: Provincia?
TESTE Casula: Provincia di Oristano. 8 luglio '62. Residente a Palermo. sono ispettore superiore in servizio presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere la formula?
TESTE Casula: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, ci vuol dire dove presta servizio?
TESTE Casula: Presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prestava servizio anche nel '95 al Centro Operativo di Palermo?
TESTE Casula: Sì, sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ispettore, lei ha avuto, per così dire, parte, alle operazioni di Polizia che hanno portato all'arresto di Calvaruso, Bagarella e Mangano?
TESTE Casula: Sì, confermo. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in particolare, di cosa si è occupato, in maniera più specifica?
TESTE Casula: Mi sono occupato dei servizi di osservazione e pedinamento nei confronti di Calvaruso, che poi, appunto, hanno portato alla cattura del Bagarella.
Successivamente alla cattura del Bagarella e all'arresto del Calvaruso, abbiamo eseguito una serie di perquisizioni presso l'abitazione del Calvaruso e del Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, a taluno di questi atti irripetibili di Polizia Giudiziaria, lei ha partecipato personalmente?
TESTE Casula: Sì, confermo. Ho partecipato all'arresto del Calvaruso, l'ho effettuato io materialmente.
Alla perquisizione in Passaggio M. P. che era l'abitazione del Bagarella, ho partecipato; il garage, il box nella disponibilità del Bagarella ho anche partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, abbiamo sentito il maresciallo Zifarelli che ci ha spiegato abbastanza in dettaglio, diciamo, quello che è stato rinvenuto in questo appartamento.
Chiedevo: ha eseguito perquisizione a carico di Calvaruso?
TESTE Casula: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco; trovaste un qualcosa di rilevante per le indagini che stavate conducendo?
TESTE Casula: Mah, abbiamo... Nella circostanza abbiamo sequestrato... Forse no.
Posso consultare gli atti?
PRESIDENTE: Prego, consulti quel che vuole.
TESTE Casula: Sì, grazie.
Allora, abbiamo proceduto, dunque, al sequestro di..., e un po' di materiale cartaceo presso l'abitazione del Calvaruso.
In particolare, un assegno circolare emesso dal Banco di Sicilia per l'importo di 700mila lire datato 31/08/95; poi, un libretto a risparmio nominativo intestato alla di lui moglie Gianlombardo Loredana un blocchetto di assegni emesso dalla Sicilcassa; blocchetto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi se la interrompo, ispettore.
TESTE Casula: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa sapere, conoscere un dato, se è risultato dalle vostre indagini: che tipo di attività lavorativa svolgesse il Calvaruso e se risultavano ai vostri atti, o comunque nel corso di queste indagini, rapporti tra Calvaruso e il signor Tullio Cannella.
TESTE Casula: Il Calvaruso, poco prima dell'arresto, credo un mese prima, così, aveva aperto, o comunque gestiva, un negozio di abbigliamento a Palermo in corso Tucori.
Dove poi, praticamente, è avvenuto il fatto... abbiamo visto il Bagarella assieme a lui a bordo dell'autovettura, per la prima volta.
In merito ai rapporti con Tullio Cannella, sì, se non ricordo male, hanno avuto, erano in società in delle immobiliari che hanno costruito, o hanno comunque gestito un villaggio turistico a Campofelice di Roccella all'Euromare Village.
Luogo dove, oltretutto, per un certo periodo, hanno gestito abusivamente un night club, dove avvenivano degli episodi, anche lì, sfruttamento della prostituzione. Perché, praticamente, in questo night club, portavano delle straniere che erano dedite alla prostituzione.
Per questo fatto, il Cannella e il Calvaruso sono stati denunciati, tratti in arresto, se non ricordo male, dalla Squadra Mobile di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, questa attività che insisteva in questo villaggio Euromare, era una attività, per così dire, nota all'ufficio? Nel momento in cui, insomma, avete arrestato Calvaruso?
TESTE Casula: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E anche...
TESTE Casula: Nel momento in cui è stato arrestato per favoreggiamento nei confronti di Bagarella, parla, o prima?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, in epoca anteriore.
TESTE Casula: Sì, sì. Beh, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Casula: E' stato tratto in arresto per quel motivo, per sfruttamento della prostituzione.
Il tutto avveniva all'interno dell'Euromare Village. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e i rapporti tra Calvaruso e Cannella, risultavano sempre in relazione a questa vicenda dell'Euromare Village?
TESTE Casula: Sì, a questa vicenda poi, come ho detto prima, se non ricordo male, avevano anche delle società in comune per la gestione del villaggio Euromare.
Credo che il Calvaruso era amministratore dell'Euromare Village, eccetera.
Oltretutto, il Tullio Cannella, aveva acquisito, ora non ricordo in quale maniera, dalla Immobiliare Malaspina, 25 appartamenti in Palermo, passaggio M. P. 1; poi è andato ad abitare il Bagarella.
Uno di questi appartamenti di passaggio M.P. 1 era stato venduto dal Cannella al Calvaruso, verso il '93-'94, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, capisco bene che l'appartamento dove voi avete individuato essere l'abitazione di Bagarella, era un appartamento di questo signor Tullio Cannella? O era stato del signor Tullio Cannella?
TESTE Casula: Sì, era stato del signor Tullio Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Poi del Calvaruso e quindi abitato da..
TESTE Casula: No. Il Calvaruso abitava in un altro appartamento. Sempre...
PUBBLICO MINISTERO: Sempre...
TESTE Casula: ... medesimo stabile, medesimo ingresso. Però erano due scale diverse.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
TESTE Casula: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo capire; l'appartamento, più specificamente, del Bagarella.
Lei ha detto che era stato di proprietà del Cannella?
TESTE Casula: No, quello di Bagarella.
Sì, quello del Bagarella, era...
PUBBLICO MINISTERO: Quello occupato...
TESTE Casula: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Casula: Inizialmente era di proprietà del Cannella che poi lo ha venduto a... Non mi viene in mente il nome. A... Ho un lapsus. Non... In questo momento non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Comunque era...
TESTE Casula: Giaconia, Giaconia Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: A Giaconia Luigi.
TESTE Casula: Giaconia Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a carico di questo signor Giaconia Luigi, avete eseguito dei provvedimenti? Avete fatto delle perquisizioni?
TESTE Casula: Sì, sì, confermo. Sì, è stato tratto in arresto successivamente per favoreggiamento.
Perché, l'appartamento dove è risultato abitare il Bagarella, in Passaggio M.P. era intestato a questo Giaconia Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, ispettore, va bene. Ci ha chiarito tutta questa situazione, direi, ambientale.
Ora devo cambiare completamente scenario. Però sempre riferibile all'attività da lei svolta.
Lei ha eseguito su provvedimenti della Procura di Firenze delle perquisizioni a carico di certi signori Correra?
TESTE Casula: Sì, confermo. Nel 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se può specificare l'epoca di queste sue attività.
TESTE Casula: Dunque, io ho eseguito la prima perquisizione presso la ditta individuale di autotrasporti Correra Saverio, sede in Palermo, via XXVII Maggio.
Ho eseguito la prima volta su decreto della Procura di Firenze, una perquisizione, il 1 marzo 1995.
Nella circostanza ricordo che, praticamente, il Centro Operativo DIA di Firenze, ci inviò questo decreto, e, nella lettera di trasmissione del decreto, erano, era in linea di massima spiegato il motivo della perquisizione e le cose che dovevamo ricercare.
In particolare, ricordo dovevamo ricercare i rapporti tra il Correra Saverio, o comunque la ditta di autotrasporti della Correra Saverio, e alcuni personaggi tra cui Carra, Carra Antonino, Carra Pietro... Una quindicina di persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, abbia pazienza. Se lei, magari, può chiedere al Presidente l'autorizzazione a consultare i suoi atti, magari se diamo qualche puntualizzazione ulteriore, rispetto a questi documenti.
TESTE Casula: Sì. Posso consultare? Signor Presidente, mi autorizza a consultare gli atti?
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Casula: Allora, i nominativi cui noi dovevamo ricercare i rapporti con il Correra Saverio, erano quelli di Carra Pietro, Carra Antonino, Giacalone Luigi, Lo Nigro Cosimo, Trigili Giovanni, fratelli Graviano, Scarano Antonio, Frabetti Aldo, Garamella Giuseppe, Messina Denaro Francesco, Marrone Fifì Antonino, Forte Paolo, Massimino Alfio, Gerace Francesco, Spatuzza Gaspare, fratelli Cavallaro: Pietro, Ignazio e Matteo, Vaccaro Antinino, ditta Coprora e ditta Autotrasporti Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Può dare alla corte gi estremi di questa lettera?
E ci vuol dire esattamente che cos'era questa lettera?
Ecco, era un documento che proveniva dalla Procura di Firenze, dalla DIA di Firenze, o quant'altro?
TESTE Casula: No, proveniva dal Centro Operativo DIA di Firenze.
Era una lettera di trasmissione del provvedimento numero... Questa lettera è numero 125 di protocollo numero 125/FI/III/G2-33, di protocollo 817, datato 28 febbraio 1995, avente per oggetto "Strage di via dei Georgofili. Trasmissione decreto di perquisizione e sequestro".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e nel contesto della lettera, c'era segnalato...
TESTE Casula: C'era questa serie di nominativi, anche perché appunto noi, non avendo seguito bene le indagini, chiaramente avevamo bisogno di alcuni punti di riferimento, perché, voglio dire, andavamo ad accertare delle cose. Il Centro Operativo DIA di Firenze, con questa lettera, ci ha messo nelle condizioni di capire, bene o male, che cosa dovevamo cercare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei eseguì personalmente questa perquisizione?
TESTE Casula: Sì, confermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire la data del verbale relativo?
TESTE Casula: E' stato il 1 marzo 1995.
Iniziammo... Noi ci siamo recati presso la sede della Correra Saverio, ditta individuale Correra Saverio, sita a Palermo in via XXVII Maggio numero 21.
Abbiamo iniziato la perquisizione alle 12.10. E questa perquisizione è stata svolta alla costante presenza di Correra Angela, classe 1960, figlia del Correra Saverio.
Nella circostanza, sequestrammo un po' di materiale cartaceo. Se vuole, leggo...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ispettore, non ha importanza.
TESTE Casula: ... in dettaglio...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque il verbale relativo reca la data...
TESTE Casula: 1 marzo 1995.
PUBBLICO MINISTERO: 1 marzo '95. Ecco, in occasione di questa perquisizione, lei e il personale che era con lei, aveva al seguito il foglio di cui ha, ci ha fatto riferimento? Cioè, la lettera famosa?
TESTE Casula: Sì, sì, confermo. Il funzionario che dispose il servizio ci diede una copia della lettera a ciascuno per facilitarci le operazioni, per facilitare le operazioni. Per avere un quadro preciso della situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione ad attività di perquisizione a carico di questa signora Correra Angela, che lei ha menzionato, le è stata delegata attività da parte del Pubblico Ministero di Firenze?
O meglio, ha eseguito dei provvedimenti del Pubblico Ministero di Firenze, in epoca successiva?
TESTE Casula: Sì. Il 15 settembre dello stesso anno, quindi del '95, ricevemmo un altro decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Firenze, che ci delegava a fare una perquisizione presso l'abitazione di Correra Angela, presso l'abitazione e i luoghi di pertinenza della Correra Angela. Per ricercare la nota numero 125 FI che le ho letto poco fa, copia di quella nota, per ricercarla appunto presso l'abitazione della Correra Saverio, la nota numero 125 inviata il 28 febbraio '95 dal Centro Operativo DIA di Firenze.
Noi ci recammo presso l'abitazione della Correra Angela, sita in Palermo via Belmonte Chiavelli numero 234. Ricordo che nella circostanza quando arrivammo a casa, prima di iniziare la perquisizione, chiesimo alla Correra Angela se avesse trovato, se avesse rinvenuto, se avesse in casa una copia di questa nota del Centro Operativo DIA di Firenze.
La Correra ci disse 'no assolutamente', dice. 'non ho trovato nessuna nota, non ho nessuna nota, non ho nessun atto del Centro Operativo DIA di Firenze'.
Per cui iniziammo la perquisizione.
Iniziamo la perquisizione e, in un armadio a muro posto, se non ricordo male, sul lato destro rispetto all'ingresso della porta principale, l'ingresso dell'abitazione, rinvenimmo questo foglio del Centro Operativo DIA di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, "questo" quale? Ci vuol dire...?
TESTE Casula: Sì, il foglio... la nota numero 125/FI datato 28 febbraio 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Che era tenuta questa copia, questo foglio dove l'avete trovato esattamente?
TESTE Casula: L'abbiamo trovato, l'ho detto poco fa, in un armadio a muro posto, se non ricordo male, sul lato destro rispetto alla porta principale d'ingresso all'abitazione: era in mezzo ad altre carte, ad altra documentazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, ha prevenuto una mia domanda. Se questo foglio era stato trovato così, da solo...
TESTE Casula: No, era...
PUBBLICO MINISTERO: ... tra altri documenti?
TESTE Casula: Tra altri documenti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo foglio famoso della DIA di Firenze, ha provveduto a redigere lei un verbale di sequestro?
TESTE Casula: Beh, sì. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Può dare alla Corte gli estremi del relativo verbale?
TESTE Casula: E' un verbale di perquisizione, sequestro eseguito il 15 settembre 1995, compilato alle ore 8.30 negli uffici del Centro Operativo DIA di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: In cui si dà atto...
TESTE Casula: In cui si dà atto, certo, in cui si dà atto del rinvenimento del sequestro di questo foglio, di questa nota del Centro Operativo DIA di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, all'ispettore Casula non ho altre domande.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande? Si può accomodare.
*TESTE Casula: Grazie.
PRESIDENTE: Allora per oggi abbiamo finito?
PUBBLICO MINISTERO: Non ci sono altri testi Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. L'udienza riprende lunedì...
PUBBLICO MINISTERO: Il programma, mi pare, chiedo scusa per la toga, il programma per le prossime udienze la Corte lo conosce, le altre parti lo conoscono, mi pare.
PRESIDENTE: Confermata la presenza del Massimino lunedì.
Quindi l'udienza viene rinviata a lunedì 27 ottobre ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.