Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: udienze/971001.txt


PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. C'è l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e avvocato Falciani. Sostituito dall'avvocato Batacchi. Eh, ogni tanto non arriva.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente. Poi c'è anche l'avvocato Cosmai, no.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani. Sostituiti dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Pietro Mignati Paoli. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai.
AVVOCATO Traversi: Sì, presente. Ci sono io, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, buongiorno. Benissimo.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati. Mi pare che c'è l'avvocato Florio? No, non lo vedo.
AVVOCATO Pepi: No, lo sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Pepi in sostituzione.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi, è l'avvocato Gramigni che parla.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Una questione di una banalità assoluta. Mi chiedeva il signor Tutino - e credo sia una richiesta un po' comune a chi è stato collocato in quelle gabbie sul fondo dell'aula - l'autorizzazione della signoria vostra alla collocazione di una sedia dentro la gabbia per rendere più agevole...
PRESIDENTE: Dentro la gabbia?
AVVOCATO Gramigni: Dentro la gabbia.
PRESIDENTE: Direi che è la cosa più ovvia. Non so perché abbia dovuto farne una...
AVVOCATO Gramigni: Perché...
PRESIDENTE: No, no, ho capito avvocato, lo capisco. Ma non so perché ci si formalizzi su cose di questo genere.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, non lo chieda a me. La ringrazio.
PRESIDENTE: No, no, ma non è un'osservazione per lei, perché mi sembra che sia il minimo che si possa fare.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, per cortesia, all'interno di ognuna di queste gabbie per cortesia mettete una sedia.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Eh, certo. Farli aspettare ancora un'ora diventa una presa in giro.
Mi pare che dovessero intervenire le parti civili.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
PRESIDENTE: E' presente il nostro esaminato, per chi non lo vede.
Avvocato, si ponga al di fuori del raggio di luce. Non perché la voglia al buio, ma perché almeno a me darebbe molta noia. Comunque faccia lei quel che preferisce.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, circa... per avere chiarezza sulla cronologia, signor Di Filippo. Dunque, lei ha detto che è stato arrestato... cioè, suo fratello è stato arrestato in febbraio '94. Ecco, circa dopo quanti mesi ci fu il primo incontro con Bagarella, di cui ha parlato ieri?
EX210 Di Filippo P: Dopo un paio di mesi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, successivamente, quindi diciamo febbraio, si arriva verso aprile del '94, quando Bagarella gli fece la proposta concreta di entrare nel cosiddetto gruppo ristretto delle quattro persone?
EX210 Di Filippo P: O il primo, o il secondo incontro che abbiamo fatto.
AVVOCATO Ammannato: Quindi grossomodo in che epoca siamo?
EX210 Di Filippo P: Sempre in quei periodi. Perché ci siamo incontrati diverse volte successivamente la prima volta.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Senta, e successivamente quand'è che lei ha commesso quel primo omicidio del gruppo ristretto? Cioè Castiglione in che epoca siamo?
EX210 Di Filippo P: Il primo omicidio l'ho commesso a fine anno.
AVVOCATO Ammannato: Fine anno del '94?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Sempre successivamente in quale epoca lei commise quell'omicidio dei due tunisini chiedendo l'autorizzazione? In che epoca siamo qua?
EX210 Di Filippo P: Dopo un paio di mesi, uno-due mesi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi cos'è, fine '94, o siamo già nel '95?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi in quale periodo avvenne anche quell'omicidio di Pirrone ad Alcamo, per cui Grigoli fu ferito? Cioè, sempre per collocarlo come mese, grossomodo.
EX210 Di Filippo P: Mi sembra in questi periodi.
AVVOCATO Ammannato: Cioè gennaio '95. Così, per far rendere edotta anche la Corte e noi che non sappiamo esattamente la data di questo...
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente in questi periodi. Sì, ma comunque io non è che ho fatto solo quello dei tunisini.
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma tanto per capire, per i fatti qua del processo.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Poi successivamente, se ho capito, ci fu quell'episodio che venne Grigoli, quello del foglio arrivato da Firenze?
EX210 Di Filippo P: Quello del?
AVVOCATO Ammannato: Successivamente a gennaio '95...
PRESIDENTE: Il famoso foglio che avrebbe fatto vedere Carra, se non mi sbaglio.
EX210 Di Filippo P: No, quello non è stato agli inizi del '95...
AVVOCATO Ammannato: No.
EX210 Di Filippo P: ... è stato un poco prima del mio arresto, quindi già siamo...
PRESIDENTE: Mi pare che lei ha detto un paio di mesi prima dell'arresto.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ammannato: Il suo arresto è del giugno '95, mi pare, no?, 21 giugno.
EX210 Di Filippo P: Giugno '95, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Quindi un paio di mesi prima, andiamo a maggio, aprile. All'incirca in questo periodo è stato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, su questo foglio mi pare aveva detto un'altra caratteristica quando aveva parlato. Cioè, c'era un qualcosa, oltre che dattiloscritto, anche scritto a mano, un'intestazione, un nome?
EX210 Di Filippo P: Io questo foglio l'ho visto di sera, erano le nove e trenta, le dieci di sera all'incirca e l'ho visto solo per un istante. La cosa che mi ha colpito in questo foglio è che ho visto scritto: "Dottor Chelazzi, indagini per la strage di via Giorgiofili". Quindi questa è stata la prima cosa che mi ha colpito. E poi c'erano tutta una serie di nomi e cognomi, uno sotto l'altro, cioè praticamente...
PRESIDENTE: In colonna.
EX210 Di Filippo P: In colonna. Il primo era Carra Piero e Paolo, mi pare, il primo. Poi c'era quello dei Graviano, c'era quello di Matteo Messina Denaro.
Ma ripeto, è stata questione di un istante, perché ha fatto vedere il foglio, poi lo ha guardato Grigoli, io l'ho guardato così, non l'ho avuto in mano. E poi lo abbiamo chiuso e abbiamo parlato, ecco. E lo abbiamo commentato.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, ma appunto le ricordavo che nell'interrogatorio del 5 luglio c'era un altro particolare, cioè che in alto c'era scritto un nominativo accompagnato da una qualifica, che voi vi domandavate chi poteva essere.
Ecco, se lo ricorda questo?
EX210 Di Filippo P: No, il nominativo non me lo ricordo. C'era un nominativo che, per quello che ho capito io, abbiamo capito all'istante, praticamente la Procura di Firenze chiedeva ai Carabinieri di Palermo di fare indagini su questo nome, che io non mi ricordo. Praticamente la Procura voleva sapere se questo nome aveva avuto mai contatti con questi personaggi che erano elencati in questo foglio. Questo è stato quello che ho capito io all'inizio, perché poi i commenti sopra questo foglio sono stati ben altri successivamente.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
Ecco, quello che volevo capire: lei ieri ha chiarito che lei personalmente diciamo non era stato fatto uomo d'onore nel senso della "pungiuta", però se, avendo commesso i reati tipici di Cosa Nostra, era ritenuto in Cosa Nostra.
Ecco, questo discorso valeva per lei e valeva anche per tutti i personaggi di cui ieri ha fatto il nome? Cioè per quel gruppo di fuoco, diciamo gruppo Mangano, come vuol chiamarlo lei?
EX210 Di Filippo P: Io sinceramente non l'ho chiesto mai a loro se avevano fatto la santina. Grigoli non l'ha fatto perché me l'ha detto, qualche altro non l'ha fatto perché me l'ha detto. Poi non è che io a tutti gli ho chiesto: 'tu hai fatto la santina, o no'.
AVVOCATO Ammannato: No, no, certo. Ma per capire, per esempio, lei veniva presentato ad altri uomini d'onore? Oppure eravate un gruppo ristretto, quindi diciamo sconosciuto agli altri uomini d'onore di Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Altri uomini d'onore riguardante altre famiglie, dice lei?
AVVOCATO Ammannato: Esatto, proprio esterni, al di fuori di voi, tra di voi, di questo gruppo.
EX210 Di Filippo P: Adesso praticamente, sempre dietro il fenomeno del pentitismo, si faceva così: se uno di noi aveva un problema, aveva bisogno di qualsiasi cosa che apparteneva a un'altra famiglia, noi ci dovevamo rivolgere al nostro capo, che era Nino Mangano, e poi era lui che si metteva in contatto con il capo di un'altra famiglia per fare il tutto, per evitare di farci conoscere fra di noi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi appunto, siccome abbiamo avuto altri collaboratori che hanno parlato, che ne so, tra Alcamo, Trapani, o Catania, o Palermo c'era la presentazione, cioè un uomo d'onore presentava altri due come uomini d'onore. Ecco, quello che mi interessava come fatto, cioè a lei questo personalmente non è mai avvenuto.
EX210 Di Filippo P: No, no...
AVVOCATO Ammannato: Diciamo eravate un gruppo che doveva restare appunto ristretto e diciamo segreto, per modo di dire.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Solo che nel caso mio, siccome noi avevamo contatto con un'altra famiglia sempre vicino a quella nostra, io mi esponevo un pochettino di più perché, quando Bagarella voleva incontrare il capo di quest'altra famiglia, a volte ero io il tramite, quindi ero più esposto a questo, per quanto riguarda qualche altra famiglia.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei poi ha chiarito ieri che da novembre del '94 fino al suo arresto, giugno '95, è stato latitante assieme a Grigoli.
EX210 Di Filippo P: No, non latitante, non ero latitante. Però...
AVVOCATO Ammannato: Ha vissuto assieme a Grigoli a Misilmeri?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: 24 ore su 24. E che da lui ha avuto le confidenze per i motivi che ha detto ieri.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, le ha mai detto Grigoli il perché di queste stragi? Cioè lo scopo, l'obiettivo che si prefiggeva, il movente?
EX210 Di Filippo P: Io l'ho saputo lo scopo di queste stragi, però non mi ricordo se me ne ha parlato o lui, o Vittorio Tutino.
AVVOCATO Ammannato: Sì, o da Vittorio Tutino. Ma ecco, può dirlo qual era lo scopo di queste stragi?
EX210 Di Filippo P: Lo scopo di queste stragi era quello che sono stati portati buona parte di detenuti al carcere di Pianosa e l'Asinara. E' stato emesso il 41-bis, quindi buona parte di tutti questi detenuti si lamentavano - e questo mi consta a me personalmente perché sono andato per tre anni a fare colloqui al carcere di Pianosa -si lamentavano del regime un pochettino rigido che c'era nel carcere di Pianosa e l'Asinara e del 41-bis.
Quindi il motivo di queste stragi è stato un ricatto verso lo Stato. Praticamente: 'o togli Pianosa, Asinara e 41-bis, o noi ti facciamo saltare i monumenti'. Di conseguenza, saltando i monumenti cosa succede? E' un danno per lo Stato italiano, nello stesso tempo se saltano i monumenti i turisti qua non vengono più, quindi si bloccava anche il turismo.
E' normale che se io sono turista e sento che cominciano a saltare chiese, monumenti, eccetera, eccetera, in quei momenti io cerco di tenermi lontano dall'Italia; e quindi in questo senso si bloccava anche il fenomeno del turismo. Ma questa è una cosa secondaria, comunque.
La cosa principale era quella di ricattare lo Stato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi...
PRESIDENTE: E che interesse avrebbe avuto Cosa Nostra a bloccare il turismo?
EX210 Di Filippo P: Bloccare il turismo, ho detto: questa è una cosa secondaria. Lo sto dicendo questo perché quando mi è stato riferito questo discorso mi hanno parlato pure di questo, per bloccare anche il turismo.
PRESIDENTE: Chi glielo ha riferito questo?
EX210 Di Filippo P: O Vittorio Tutino, o Salvatore Grigoli, non me lo ricordo. Comunque poi, successivamente...
PRESIDENTE: Bloccare il turismo in Italia, a Cosa Nostra che vantaggio portava?
EX210 Di Filippo P: Bloccare il turismo, i turisti portano soldi qua, c'è un certo movimento.
PRESIDENTE: Quindi era uno strumento contro lo Stato?
EX210 Di Filippo P: Esatto, sì. Se non vengono più i turisti, si blocca...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, stava dicendo successivamente da Tutino o da Mangano cosa seppe poi?
EX210 Di Filippo P: No, va be', poi successivamente io questo l'ho commentato con Bagarella...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chi parla?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Io sono, signor Presidente.
PRESIDENTE: E "io" chi è?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Ammannato: Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono) E' bugiardo.
PRESIDENTE: Bagarella, abbia pazienza.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi. Lei si è comportato con grande disciplina e rispetto fino a oggi. Non capisco perché proprio...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
... signor Presidente, ma purtroppo non è che... i nervi arrivano al punto che...
PRESIDENTE: Io lo capisco i nervi. Bisogna anche sa...
IMPUTATO Bagarella: Questo è un bastardo, è un bastardo...
PRESIDENTE: Mi scusi, sono dieci... Per cortesia, sono undici mesi che noi stiamo procedendo, è la prima volta che sento la sua voce, il che mi complimento.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Però la prego di continuare come fino ad ora perché se comincia a disturbare, io la devo avvertire che sarei costretto a farla uscire dall'aula.
Non è possibile intervenire in questa maniera, la legge non la consente.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Signor Presidente.
PRESIDENTE: Se lei ha da fare delle dichiarazioni, chiede di fare delle dichiarazioni.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Lei mi deve scusare, ma purtroppo...
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, visto che sto dicendo delle bugie...
PRESIDENTE: No, per cortesia, lei non...
EX210 Di Filippo P: Possiamo fare pure un confronto.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei non ha diritto di parlare in questo momento. Lei parla quando deve rispondere, se vuole.
Bagarella, ha da fare delle dichiarazioni?
IMPUTATO Bagarella: Se lei mi vuole fare fare il confronto con questo bastardo, io lo faccio.
PRESIDENTE: Ma sul confronto...
EX210 Di Filippo P: Pezzo di merda che sei. Sei un pezzo di mer...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
EX210 Di Filippo P: Pezzo di merda sei.
PRESIDENTE: Per cortesia, non cominciamo...
EX210 Di Filippo P: Sei un pezzo di merda. Stai attento a come...
PRESIDENTE: Mi scusi! Le ho detto che non può...
EX210 Di Filippo P: Stai attento a come parli, pezzo di merda, perché ti faccio piangere pure in carcere.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Ammannato: Non può insultare.
(voce fuori microfono)
EX210 Di Filippo P: Faccia che sei un pezzo di merda.
PRESIDENTE: Ma ha capito...
EX210 Di Filippo P: Lui ha cominciato, io non ho cominciato.
AVVOCATO: Presidente...
PRESIDENTE: Ha capito che cosa le ho detto, lei non ha il diritto di offendere nessuno, non ha questo privilegio. Lei può essere...
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, lei a lui lo ha sentito solo qua.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Ma non ha diritto di comportarsi in questa maniera, lei...
AVVOCATO Ammannato: Sì, comunque...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Le ripeto, attenzione, perché anche nei suoi confronti si possono prendere dei provvedimenti.
EX210 Di Filippo P: Sì, lo so signor Presidente.
PRESIDENTE: Ecco, allora la prego che non si ripeta una cosa del genere. La stessa cosa sto dicendo a Bagarella, ripetendogli che questa sua interruzione non la capisco.
Sono undici mesi che procediamo, è sempre stato tranquillissimo, da vero signore. Non cerchi di compromettere questa valutazione che abbiamo dato finora.
EX210 Di Filippo P: Ma lui...
PRESIDENTE: La prego di fare silenzio e di limitarsi a rispondere alle domande.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, Presidente, avvocato Ammannato. Siamo sempre in sede di controesame della parte civile quindi eventualmente, eventuali dichiarazioni alla fine di questo controesame.
Quindi continuando sulla domanda: ecco, che cosa ebbe poi successivamente Bagarella a confidarle a lei direttamente?
EX210 Di Filippo P: Poi ne ho parlato con Bagarella, però... questo l'ho commentato con Bagarella dicendo che non si era risolto niente. Questo discorso l'abbiamo, io personalmente con lui in via Pietro Scaglione. Abbiamo parlato di cose di una certa importanza, di cui oggi non posso parlare.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo. Quindi diciamo, lei ha fatto già dichiarazione di cui si riserva poi in successiva sede di rendere.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile che vogliono intervenire?
Chi comincia dei difensori?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Di Filippo, lei ieri più volte nelle sue dichiarazioni ha detto che voleva sempre dire la verità e quindi io la prego, alle mie domande, di rispondere in maniera succinta, senza divagare e in maniera che veramente si possa accertare se lei dice la verità o meno, o se viceversa lei sia attendibile o meno.
EX210 Di Filippo P: Va be', questo non è lei che deve dire se sono attendibile o no, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, certo che lo...
PRESIDENTE: Per cortesia. L'avvocato ha un po' ecceduto nei suoi poteri.
EX210 Di Filippo P: Appunto.
PRESIDENTE: Però, lei stia al suo posto.
EX210 Di Filippo P: Se io non sono attendi...
PRESIDENTE: C'è una Corte qui che disciplina e il Presidente, fino a prova contraria, credo di essere sempre vivo e abbastanza capace di reagire.
Perciò, per cortesia, lei faccia solo la sua parte.
Avvocato, la prego.
AVVOCATO Pepi: Bene. Cominciamo dall'omicidio dei tunisini di cui lei ci ha parlato a lungo. Lei ha detto che il movente per cui fu decisa l'uccisione dei tunisini, era stato il fatto che uno di questi avrebbe insidiato sua moglie.
Lei lo conferma, ne è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Cioè, io presumevo che questo insidiava mia moglie, per questo li ho fatti uccidere. Anzi, li ho uccisi.
AVVOCATO Pepi: Sì. Quindi lei conferma che il movente dell'uccisione era perché il tunisino insidiava sua moglie.
EX210 Di Filippo P: Non gliel'ho detto poco fa?
AVVOCATO Pepi: Bene. No, io volevo una conferma perché le devo contestare che vi è un altro collaboratore di Giustizia, il quale dice una cosa del tutto opposta. E cioè che...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, abbiamo bisogno di sapere il nome di questo collaboratore e se è fra coloro che noi abbiamo sentito.
AVVOCATO Pepi: Che dobbiamo sentire venerdì, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, fino a che non l'abbiamo sentito non gli si può fare contestazioni perché non saremmo in grado di valutare che cosa ha detto e che relazione c'è fra le sue dichiarazioni e queste.
AVVOCATO Pepi: Va be'.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVVOCATO Pepi: Senta, quali erano i suoi rapporti con sua moglie? Erano normali o vi erano dei contrasti?
EX210 Di Filippo P: Queste sono cose familiari a cui non voglio rispondere.
PRESIDENTE: E' una sua facoltà.
AVVOCATO Pepi: Allora, io comunque le pongo altre domande e lei risponderà come meglio crede. Comunque io prenderò atto di quello che lei dice.
E' vero che prima di essere arrestato lei fuggì di casa con un'altra donna di nome Marina?
EX210 Di Filippo P: Io avevo tante donne, non ne avevo solo una.
AVVOCATO Pepi: Io le ho chiesto di una.
EX210 Di Filippo P: Una, fra le tante, era lei.
AVVOCATO Pepi: E' vero che quando fuggì di casa, si portò con sé anche i soldi che erano dei suoi figli?
EX210 Di Filippo P: Io non sono mai fuggito con Marina, perché con Marina ogni tanto dormivamo assieme. Non sono mai fuggito da casa perché stavo quasi tutto il giorno anche a casa.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma non mi ha risposto. E' vero che quando lei... ha portato via i soldi ai suoi figli?
EX210 Di Filippo P: Io dei miei figli i soldi?
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX210 Di Filippo P: Quando ho collaborato?
AVVOCATO Pepi: Comunque...
PRESIDENTE: Avvocato, non mi sembra che siano proprio argomenti...
AVVOCATO Pepi: Ma, Presidente, bisogna... come lei dice tante volte a noi quando interveniamo, dicendo che vanno valutate le personalità, mi sembra che la debba anch'io valutare la personalità.
PRESIDENTE: Certo, ma questi sono argomenti che attengono una sfera strettamente personale, che non credo possano indicare in qualche maniera la credibilità del soggetto.
AVVOCATO Pepi: Senta, dopo che lei ebbe a decidere di collaborare, con chi andò a vivere, con sua moglie, o con altre persone?
EX210 Di Filippo P: Quando io ho cominciato a collaborare, sono andato a vivere con una ragazza.
AVVOCATO Pepi: Quindi non con sua moglie?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha detto, sia durante le indagini preliminari che al dibattimento, di essere soprannominato "la dama".
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ci vuole spiegare la ragione di questo soprannome, che cosa significava?
EX210 Di Filippo P: Non lo so. Questo lo sa Grigoli e Giorgio Pizzo, loro me l'hanno uscito.
AVVOCATO Pepi: Ma lei non gliel'ha mai chiesto perché lo chiamavano "la dama"?
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo.
AVVOCATO Pepi: Non se lo ricorda...
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo in questo momento.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei non ha mica per caso altri soprannomi?
EX210 Di Filippo P: No, non mi hanno mai chiamato con i soprannomi.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro di questo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta che nel giro dei gestori dei distributori di via Marina Messina lei fosse insieme a suo padre, suo fratello, soprannominato "spione della pompa"?
EX210 Di Filippo P: Ma guardi, noi non abbiamo fatto mai gli spioni prima di collaborare, perché se facevamo gli spioni prima di collaborare ci assassinavano. In quanto io ero genero di Tommaso Spadaro e cognato di Marchese Antonino.
Siamo stati sempre al colloquio, abbiamo saputo sempre cose delicate, nei processi ci siamo sempre comportati bene, quindi parlo bene quando facevamo parte di Cosa Nostra. Bene nel senso avevamo un atteggiamento improntato con Cosa Nostra. Quindi noi spioni non ci siamo mai stati. Ora forse siamo spioni, almeno io e mio fratello, mio padre ancora non lo è.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi Di Filippo, però lei non mi ha risposto alla domanda: che lei non sia stato precedentemente spione o meno, non interessa.
Io volevo sapere se lei consta, se lei è a conoscenza che in quella via i gestori del distributore chiamavano lei, suo padre e suo fratello "spioni della pompa": lei mi può rispondere sì o no, o come crede, basta che me lo risponda.
EX210 Di Filippo P: Già le ho risposto alla domanda. Quindi non è che gli devo rispondere sì o no, gli ho risposto in un'altra maniera però nello stesso tempo gli ho fatto capire che...
PRESIDENTE: L'avvocato vuole una risposta: sì o no.
EX210 Di Filippo P: No, no.
PRESIDENTE: Lei ha diritto di rispondere come crede, o di non rispondere.
Prosegua avvocato.
AVVOCATO Pepi: Lei conosceva Vincenzo Ferro?
EX210 Di Filippo P: No, io non conosco né Vincenzo Ferro... i Ferro non li conosco.
AVVOCATO Pepi: Nemmeno il padre?
EX210 Di Filippo P: Personalmente non li conosco. No.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei, non so... sa se il Ferro Vincenzo subentrò nelle funzioni del padre quando questi fu arrestato? Se lo sa.
EX210 Di Filippo P: Quando è stato arrestato il padre...
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX210 Di Filippo P: Nino Mangano e Salvatore Grigoli per qualsiasi cosa ad Alcamo, successivamente, si riferivano al figlio di Ferro e al Melodia.
AVVOCATO Pepi: Senta, passiamo a un altro argomento. Lei ha detto che fra i vari fatti collaborativi a cui lei ha dato impulso, vi sarebbe stato anche l'arresto di un tale Cucuzza.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVVOCATO Pepi: Quando sarebbe avvenuto questo arresto e quand'è che lei avrebbe dato le informazioni necessarie e idonee per farlo arrestare?
EX210 Di Filippo P: Quando io ho cominciato a collaborare, oltre a fare arrestare quelli che ho fatto arrestare, ho spiegato ai magistrati di Palermo che una persona importante da arrestare a Palermo era Salvatore Cucuzza. Giù lui era latitante.
Perché era importante arrestarlo? Perché dietro l'ordine di Bagarella Leoluca, Salvatore Cucuzza si stava costituendo un gruppo di fuoco quindi poteva essere pericoloso.
Contemporaneamente ho fatto ai magistrati la nuova mappa della famiglia di Portanuova, perché anche quella era sconosciuta.
Dopo l'arresto di Vittorio Mangano non si sapeva chi comandava quella famiglia, quindi io sono stato il primo a dire che comandava Salvatore Cucuzza. Ovviamente ho fatto tutto un elenco di persone che giravano attorno a lui e gli ho detto alla Squadra Mobile di Palermo, perché ho avuto dei colloqui con loro: 'se volete arrestato Salvatore Cucuzza, anzi lo dovete arrestare, dovete seguire o due o tre persone'. Ho indicato i nomi di queste persone, e mi riferisco a *Zervo Giuseppe, Nicola Ingalau, Francolino Spadaro e qualche altro.
Gli ho detto: 'seguite questi qua perché prima o poi vi porteranno da Salvatore Cucuzza'.
Dopo un paio di mesi hanno arrestato Salvatore Cucuzza perché seguivano Giuseppe...
AVVOCATO Pepi: Va bene. Senta, qual è la sua attuale situazione patrimoniale? Cioè, quant'è che... Lei percepisce uno stipendio, oppure lavora, che tipo di lavoro fa?
EX210 Di Filippo P: No, io non lavoro.
AVVOCATO Pepi: Percepisce lo stipendio dalla protezione?
EX210 Di Filippo P: A questa domanda non posso rispondere.
AVVOCATO Pepi: No, non vuole rispondere.
EX210 Di Filippo P: No, no, lei gli fa un'istanza al Servizio Centrale e si fa rispondere da loro.
AVVOCATO Pepi: Lei mi risponde che non vuole rispondere perché...
EX210 Di Filippo P: No, non posso rispondere per questione di contratto di protezione. Io quando ho firmato il programma di protezione, devo rispettare determinate regole: questa è una delle regole che devo rispettare.
AVVOCATO Pepi: Ma è una regola che riguarda solo lei perché gli altri collaboratori hanno detto tutti quanti...
EX210 Di Filippo P: A me mi hanno detto pure così.
PRESIDENTE: Avvocato, la valuterà lei poi com'è...
AVVOCATO Pepi: Certo, per carità, hai voglia.
PRESIDENTE: E' inutile che insistiamo.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non mi risponde nemmeno se ha avuto una somma in esborso da parte della protezione per pentirsi.
EX210 Di Filippo P: Non ho capito la domanda.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei ha ricevuto una somma di denaro dall'ufficio, dal Servizio di Protezione per ottenere il suo pentimento, cioè le dichiarazioni che ha via via fatto.
EX210 Di Filippo P: No, mi hanno dato una taglia. C'era una taglia sopra Bagarella, sopra... e tante altre persone. Poi hanno fatto un conto globale dopo l'arresto di Salvatore Cucuzza e me le hanno date.
AVVOCATO Pepi: E quanto sarebbe questa taglia?
EX210 Di Filippo P: Aspetti che faccio il conto perché in matematica sono un pochettino... tre, sei, nove, dodici, un milione e mezzo.
AVVOCATO Pepi: Senta, restando alla sua collaborazione. Mi sembra che ieri, nell'esame da parte del Pubblico Ministero, non abbia spiegato bene i motivi che l'hanno spinta a collaborare. Me li vuole...
PRESIDENTE: Avvocato, diciamo che ha detto che non c'era nessun motivo, non lo sa neanche... ha detto, poi se oggi le risponde meglio.
AVVOCATO Pepi: Appunto, volevo sapere se c'era, se si ricorda quale poteva essere stato l'impulso, familiare...
PRESIDENTE: Sarei lieto che desse una risposta, perché in realtà non l'ha data. Vuole rispondere?
EX210 Di Filippo P: Sì, io confermo quello che ho detto ieri, sono stati bravi i funzionari della DIA di Roma a convincermi a farmi collaborare. Altri motivi non ce ne sono.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei sa se Francesco Giuliano aveva, o ha, un distributore di benzina?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Sa dov'è situato?
EX210 Di Filippo P: Piazza Sant'Erasmo.
AVVOCATO Pepi: Sa se l'attività che svolgeva Giuliano con questo distributore era remunerativa, o non era remunerativa?
EX210 Di Filippo P: No, non ne abbiamo mai parlato di questo.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha mai avuto motivi di attrito, di rancore, o di odio con Giuliano?
EX210 Di Filippo P: No, noi eravamo molto amici.
AVVOCATO Pepi: Non siete mai venuti alle mani?
EX210 Di Filippo P: Io, mai.
AVVOCATO Pepi: Mai con Giuliano?
EX210 Di Filippo P: Io con lui ero ancora amico prima di entrare in questo gruppo, quindi pensi lei. Io con Giuliano mai, non esiste.
AVVOCATO Pepi: Senta Di Filippo, ieri lei ha detto che Giuliano le avrebbe detto, manifestato la volontà di uccidere tutta la famiglia del pentito Di Natale.
Ora io vorrei sapere qui, esattamente lei mi dovrebbe dare una risposta ben precisa.
Perché di questa circostanza, lei nelle indagini preliminari assolutamente non ne parla. Ieri mattina ha detto che può darsi che gliel'abbia detto Giuliano. Quindi "può darsi" vuol dire che non ne è sicuro.
EX210 Di Filippo P: No, io non l'ho detto...
AVVOCATO Pepi: Mentre ieri pomeriggio...
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho detto "può darsi", avvocato.
AVVOCATO Pepi: Ieri mattina l'ha detto lei.
EX210 Di Filippo P: Su "può darsi" non esiste.
AVVOCATO Pepi: No. Ne è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Sì, sicurissimo.
AVVOCATO Pepi: Ieri mattina lei non era sicuro, mentre nel pomeriggio era sicuro. Io vorrei sapere da lei quale è la versione esatta e perché ha aspettato tanto tempo a fare una dichiarazione di questa importanza, non dicendola nelle indagini preliminari.
EX210 Di Filippo P: Io versio... due versioni come dice lui, innanzitutto ieri non le ho fatte. Se poi lei può dimostrare il contrario, me lo può dimostrare ora.
Ho raccontato che lo ha detto Giuseppe Giuliano, ho detto che c'erano altre persone e questo discorso è avvenuto sotto l'abitazione di Pietro Romeo.
Non l'ho detto prima perché me lo sono scordato. D'altronde, il dibattimento serve per questo: a volte uno le cose se le ricorda, a volte uno le cose se le scorda.
Siamo qua per ragionare, per capire, eccetera, eccetera.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha poi parlato di vari identikit che sarebbero stati fatti vedere a persone implicate in questo processo.
Vorrei sapere: lei li ha visti questi identikit prima o dopo la sua collaborazione?
EX210 Di Filippo P: Io ho parlato che Giu... Giacalone Luigi mandava a dire dal carcere che a lui gli mostravano degli identikit; e, in base a quello che lui capiva, mandava a dire fuori: 'scappatevene tutti, perché già a Firenze vi stanno individuando a tutti.' Quindi Giacalone li ha visti questi identikit. Non li ho visti io.
AVVOCATO Pepi: Ma lei sa esattamente quando Giacalone avrebbe visto questi identikit?
EX210 Di Filippo P: No, esattamente no. Io man mano che lui mandava le notizie, li sentivo. Esattamente non lo so.
AVVOCATO Pepi: Lei non sa quindi, nemmeno quando il Giacalone è stato indiziato dei reati di strage?
EX210 Di Filippo P: No, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Quindi non sa nemmeno se Giacalone li abbia visti questi identikit prima o dopo?
EX210 Di Filippo P: No, non lo so. Sapevo solo il particolare: me lo sono ricordato, per come l'ho ricordato l'ho detto.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha parlato di un'altra vicenda: del fatto che un ragazzo di Misilmeri sarebbe a un certo momento, sparito.
Io vorrei sapere quando esattamente avvenne questo fatto, chi le riferì questa circostanza e in che data gliela riferì.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che l'esaminato ieri abbia parlato non di sparizione, ma che era stato ucciso.
AVVOCATO Pepi: Sì, va be'. Lui ha detto "sparì", in quel senso.
PRESIDENTE: Poi ha chiarito che era...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
PRESIDENTE: ... sarebbe stato ucciso. Comunque, ora lo preciserà se crede.
EX210 Di Filippo P: Questo ragazzo è stato ucciso ed ero io, Grigoli Salvatore e Antonino Mangano. Loro hanno commentato che hanno saputo che questo ragazzo era stato ucciso subito dopo... subito dopo l'uccisione di questo ragazzo, dopo un paio di ore, loro lo hanno saputo. E' stato ucciso a Misilmeri, Benigno Salvatore. Allora subito loro hanno esclamato: 'o picciriddo ammazzaro'.
Poi successivamente hanno visto che non era "u' picciriddu" ma era un altro Salvatore Benigno che non c'entrava niente con lui.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha detto di sapere che il padre di Giuliano faceva il postino. Lo conferma?
EX210 Di Filippo P: Sì, sapevo che lavorava alla Posta.
AVVOCATO Pepi: Sapeva anche in quale ufficio di Palermo lavorava?
EX210 Di Filippo P: No...
PRESIDENTE: L'ha già detto anche questo, avvocato.
EX210 Di Filippo P: Sì, mi pare che lavorava alla Posta vicino alla Stazione Centrale.
AVVOCATO Pepi: Sa fino a quando ha lavorato in questo ufficio postale?
EX210 Di Filippo P: No, no.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei... ora non mi ricordo se lei ha detto che era uomo d'onore o affiliato. Questo, francamente, non me lo ricordo.
Comunque, faceva parte di Cosa Nostra, no?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo una cosa un po' particolare. Lei ha mai saputo se Cosa Nostra abbia compiuto, o avesse intenzione di compiere fatti delittuosi per favorire un movimento politico chiamato Forza Italia?
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere a questa domanda.
AVVOCATO Pepi: Quindi, lei non...
PRESIDENTE: Lei ha diritto di rispondere come crede. Ma quando dice: non posso rispondere, deve dire sommariamente che...
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere perché ho fatto altre dichiarazioni e ci sono indagini in corso.
PRESIDENTE: Ecco. Ne prendiamo atto.
AVVOCATO Pepi: Ha mai sentito - la domanda è un po' similare, probabilmente la risposta sarà lo stesso - ha mai sentito dire che nei fatti di strage di cui ci stiamo occupando erano interessati i Servizi Segreti, la massoneria o altri poteri forti?
EX210 Di Filippo P: Di Servizi Segreti e massoneria non ne ho mai sentito parlare.
AVVOCATO Pepi: Di poteri forti?
EX210 Di Filippo P: Ho sentito parlare di altre cose, ma ci sono indagini in corso e non posso rispondere.
AVVOCATO Pepi: Senta, ci può dire dove sono queste indagini oppure no, quale è l'Autorità che se ne occupa oppure no?
EX210 Di Filippo P: Ho fatto queste dichiarazioni a buona parte di Procure... della Repubblica...
PRESIDENTE: Non a una sola.
EX210 Di Filippo P: Cosa?
PRESIDENTE: Non ad una Procura sola.
EX210 Di Filippo P: No, no. Diverse.
PRESIDENTE: A diverse.
AVVOCATO Pepi: Senta, visto che lei era persona inserita in Cosa Nostra: secondo i principi appunto che regolavano e regolano Cosa Nostra, secondo lei è ammissibile che in fatti importanti di strage come le stragi, Cosa Nostra si servisse di persone che non facevano parte dell'organizzazione né come uomini d'onore e né come affiliati; ma si servisse di persone estranee?
EX210 Di Filippo P: Io alle stragi non ho partecipato.
AVVOCATO Pepi: Lo so.
EX210 Di Filippo P: Non so come sono andate. L'unica cosa che ho detto delle stragi è quella che sapevo: Che Carra è stato l'autore del tritolo, che Giuliano Francesco era preoccupato...
AVVOCATO Pepi: No, questo...
EX210 Di Filippo P: Altre cose io non le so. Chi ha partecipato...
AVVOCATO Pepi: No, io le ho chiesto... la domanda è molto diversa. Allora gliela riformulo.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se conoscendo la gente che componeva Cosa Nostra e le regole, era, è possibile, era una cosa che avveniva che Cosa Nostra usasse per fatti anche gravi, persone che non erano nell'organico di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Non lo so, signor Presidente.
AVVOCATO Pepi: Lei sa se Pietro Carra era uomo d'onore?
EX210 Di Filippo P: No, uomo d'onore non era. Però faceva delle cose per conto nostro.
AVVOCATO Pepi: Senta quando lei si è pentito e visto che Giuliano le avrebbe manifestato la volontà prima di uccidere i familiari di Di Natale, non aveva paura che Giuliano uccidesse i suoi figli?
EX210 Di Filippo P: I miei figli?
AVVOCATO Pepi: Sì. Visto i precedenti.
EX210 Di Filippo P: Eh, va beh, se li uccideva pazienza, avvocato. Siamo qua.
AVVOCATO Pepi: Senta, le volevo chiedere: ma come mai l'omicidio dei tunisini non è stato fatto direttamente da quello che lei ha definito il gruppo riservato?
EX210 Di Filippo P: Questo l'ho spiegato ieri: perché bisognava sopprimerli, bisognava portarli alla camera della morte vivi. Il discorso era più ampio. Quindi non si poteva fare.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha detto che facendo parte del gruppo riservato, quindi ha avuto dei problemi nel momento in cui è venuto fuori alla luce che lei ne faceva parte.
Dico, io le chiedo questo: lei ha anche detto che partecipava con altre persone diverse dal gruppo riservato alle estorsioni.
Non le sembra un'incongruenza, non le sembra che poteva essere tranquillamente scoperto una volta che lei faceva le estorsioni alla luce del sole?
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto, io non ho detto questo, quello che sta dicendo lei. Perché lei parla generalizzato, invece se vogliamo parlare con i puntini, parliamo con i puntini.
AVVOCATO Pepi: Parliamo con i puntini.
EX210 Di Filippo P: Io, alle estorsioni, come ho spiegato ieri, ho partecipato soprattutto dopo che io mi sono scoperto con gli altri.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei curava anche la latitanza di Messina Denaro?
EX210 Di Filippo P: No, io non la curavo però sapevo che lui si trovava a Bagheria latitante e sapevo pure chi era la persona che faceva il tramite fra lui e noi.
AVVOCATO Pepi: Quindi, comunque da questa sua risposta deduco che lei comunque sapeva dov'era Messina Denaro.
EX210 Di Filippo P: No, io dov'era lui non lo so. Sapevo che era a Bagheria, però non conoscevo l'abitazione. Perché se conoscevo l'abitazione, avrei fatto arrestare pure lui.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Senta, lei ha parlato pochi minuti fa di carcere duro, di articolo 41-bis.
Lei sa esattamente di che cosa, in che cosa consista il 41-bis e il carcere duro?
EX210 Di Filippo P: Io lo so perché per tre anni sono andato a trovare a mio suocero a Pianosa, quindi lo so.
Il 41-bis consiste che devi fare un colloquio al mese, un'ora al mese. E l'avvocato può avere il colloquio con te un'ora al mese. Quando tu fai il colloquio, lo devi fare con il vetro e con il telefono.
Puoi usufruire solamente di un'ora o di due ore d'aria al giorno e devi stare solo in una stanza senza la compagnia degli altri.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda, un chiarimento.
Lei mi sembra che abbia parlato, proprio pochi minuti fa, in relazione al carcere di Pianosa, di crudeltà del carcere di Pianosa.
EX210 Di Filippo P: Io non detto mai questa parola "crudeltà". Ho detto rigidità, no crudeltà. E' diverso.
AVVOCATO Pepi: Come ha detto scusi?
EX210 Di Filippo P: Rigidità.
PRESIDENTE: Rigidità.
AVVOCATO Pepi: Ah, ho capito.
Io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Signor Di Filippo, se non ho capito male, ieri lei ci ha detto che è stato arrestato o posto in stato di fermo, il 21 giugno 1995 e che la sera stessa ha deciso di collaborare.
EX210 Di Filippo P: Il pomeriggio.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
EX210 Di Filippo P: No di collaborare, io ho spiegato che il 21 giugno del '95 ho detto solo le indicazioni per fare arrestare Bagarella, Nino Mangano e Tony Calvaruso.
La collaborazione è avvenuta dopo, un paio di giorni dopo.
AVVOCATO Ceolan: Va be', insomma, in sostanza è collaborazione anche questa.
E' vero che nella primavera immediatamente successiva, nel corso di un colloquio in carcere con suo fratello Emanuele, quest'ultimo le manifestò quei segni di crisi che poi lo portarono a collaborare nel maggio?
EX210 Di Filippo P: Prima del mio arresto lei sta parlando. Giusto?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX210 Di Filippo P: Prima del mio arresto, quindi, mio fratello già era in carcere da quasi un anno e mezzo, diciotto mesi, diciannove mesi.
E mio fratello dal primo giorno non era adatto per stare in carcere, cioè non... si lamentava. Si lamentava mio fratello.
Dal primo giorno si è sempre lamentato.
Però io non immaginavo che lui poi, collaborava. Però ha collaborato e adesso siamo qua.
AVVOCATO Ceolan: Ma è vero che lei gli scrisse una lettera invitandolo ad impiccarsi piuttosto che provocare guai?
EX210 Di Filippo P: E' pure possibile. Sinceramente non me lo ricordo se l'ho scritta e in quale maniere l'ho scritta e cosa c'ho scritto.
E' pure possibile che gli ho detto di impiccarsi.
E' possibile sicuramente, è pure possibile.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Lei mi sembra che prima ha detto che: 'fui indotto a collaborare dall'abilità dei funzionari della DIA'.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E' vero questo?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ceolan: Allora senta, lei, però il 30 giugno del '95 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo disse:
"Ho scelto di collaborare con la Giustizia perché mi sono reso conto che l'organizzazione Cosa Nostra ha raggiunto un livello di violenza e di ferocia inammissibile per i cittadini.
Come ho già dichiarato nel precedente verbale, ho deciso di cambiare vita e di passare dalla parte dello Stato, chiedendo tutela, protezione, assistenza legale ed economica, confessando tutti i delitti anche i più gravi da me commessi e pronto a pagare in relazione alle mie responsabilità."
Allora, lei ha deciso di collaborare perché si è reso conto della ferocia e la violenza di Cosa Nostra, o perché l'hanno convinta i funzionari della DIA?
EX210 Di Filippo P: E' normale, i funzionari della DIA lo sanno che cos'è Cosa Nostra. Lo sanno che in Cosa Nostra c'è ferocia, c'è crudeltà, c'è tutto un assieme di cose brutte.
E quindi, io questo l'ho detto e lo confermo.
Ma, ovviamente, sono stati loro a farmi convincere di questo; perché io non ero tanto convinto, mi hanno fatto convincere.
AVVOCATO Ceolan: Io per la verità non volevo sapere che cosa fanno i funzionari della DIA. Volevo sapere perché lei dice: 'mi sono reso conto della violenza e della ferocia di Cosa Nostra'.
Quindi, se n'è reso conto perché gliel'hanno detto gli ufficiali della DIA o se n'è reso conto perché...
EX210 Di Filippo P: Ma io sono ragazzo, avvocato. Io...
AVVOCATO Ceolan: Ragazzo?
EX210 Di Filippo P: Io sono un ragazzo, cioè a volte noi, i ragazzi ci lasciamo prendere da determinate cose e non ci rendiamo conto.
E' normale che uno deve ascoltare i consigli, io ho sempre ascoltato i consigli.
In quel caso ho ascoltato i consigli che poi, per me, sono risultati giusti.
AVVOCATO Ceolan: Ma, insomma, un ragazzo a 32 anni mi sembra un po' eccessivo.
EX210 Di Filippo P: E cosa sono? Vecchio a 32 anni!
AVVOCATO Ceolan: Comunque, lei come natura è contrario alla violenza e alla ferocia? E' un ragazzo.
PRESIDENTE: Ha capito?
EX210 Di Filippo P: No.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei per natura è contrario alla violenza e alla ferocia.
EX210 Di Filippo P: Come natura mia, per come sono nato io? Io ero contrario a queste cose, poi, purtroppo sono andato a finire in queste cose.
Ma come natura, sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, come natura lei è contrario.
E' vero che quando lei fece sequestrare o sequestrò i due tunisini, uno fu immediatamente ucciso; l'altro fu da lei torturato, strangolato, evirato...
EX210 Di Filippo P: Evirato, da me no.
AVVOCATO Ceolan: ... furono messi...
EX210 Di Filippo P: Evirato da me, no.
PRESIDENTE: Aspetti, aspetti. Vada piano. Lasci finire la domanda.
AVVOCATO Ceolan: Gli furono messi gli organi genitali in bocca ed entrambi i cadaveri furono buttati come spazzatura in un vicolo. E' vero?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Ceolan: No?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Ceolan: Cioè?
EX210 Di Filippo P: E' vero che io gli ho dato botte, non l'ho evirato io perché lo ha evirato Gaspare Spatuzza e Nino Mangano.
Non l'ho torturato solamente io, ma lo abbiamo torturato quasi tutti.
Quindi, in quello che dice lei c'è una parte di verità. Perché un'altra parte non è vera.
Perché io non l'ho evirato. Lo ha evirato Nino Mangano e Gaspare Spatuzza. Ma c'erano anche altri: c'era anche Salvatore Grigoli, c'era anche Pietro Romeo.
AVVOCATO Ceolan: Ma Mangano lo evirò di sua iniziativa?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo questo, se abbiamo avuto 'sto discorso.
Sì, ma questo è un fatto personale, avvocato. Lo lasci stare lei questo omicidio, questo omicidio è un fatto personale perché io ero una bestia perché in quel momento mi...
AVVOCATO Ceolan: Senta Di Filippo, lei non dica a me...
EX210 Di Filippo P: ... passavano tante cose per la testa.
AVVOCATO Ceolan: ... cosa devo lasciar fare o cosa non devo lasciare fare. Caso mai, me lo dice il Presidente. Non lei.
Senta, lei disse il 1 luglio del '95 a pagina 14, siccome entrò in possesso dell'agenda del tunisino e viene accanto la notazione Santa Flavia:
"Tale circostanza mi fece andare ancora su tutte le furie. E invitai il Mangano ad evirare il tunisino e a mettergli i genitali in bocca".
EX210 Di Filippo P: E' possibile.
AVVOCATO Ceolan: Oh, ecco. E questa lei la chiama una natura contraria alla ferocia e alla violenza.
EX210 Di Filippo P: Io, ho detto come natura.
AVVOCATO Ceolan: Eh, sì.
EX210 Di Filippo P: Natura significa da piccolo. Come natura non ero portato a queste cose.
Io non ero... mio padre era funzionario di banca, io sono andato a scuola, mi sono diplomato, non ho fatto l'università perché sono stato arrestato. Perché se non mi arrestavano facevo l'università.
Quindi la mia natura era questa: la mia famiglia è una famiglia per bene, noi non eravamo mai stati immischiati in questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: Senta, allora per avere un'idea della sua natura non da ragazzo, ma da grande. Ci vuol dire quali sono i fatti precisi che la portarono a sospettare che questo tunisino insidiasse sua moglie?
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, guardi, siccome di queste cose già io ne ho parlato e c'è un processo in corso, non in corso, si deve fare un processo.
Quindi, quando io anche ne ho parlato con il Pubblico Ministero, ho detto già dall'inizio: io di queste cose ne parlo però semplificando le cose.
Quindi a me mi sa che qui stiamo facendo il processo dei tunisini.
PRESIDENTE: Lei ha sempre la possibilità di dire...
EX210 Di Filippo P: Sì, allora...
PRESIDENTE: ... non voglio rispondere.
EX210 Di Filippo P: Sì, allora, non voglio rispondere perché sennò il processo lo facciamo qua.
PRESIDENTE: Basta. Quando lei dice: non voglio rispondere, è una facoltà che la legge le riconosce.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Allora, siccome si rifiuta di rispondere, io gli contesto, questo perché lo sappia anche la Corte, per valutare la sua personalità, quello che lui disse...
PRESIDENTE: Avvocato, veramente credo, mi scusi, ma credo di interpretare lo spirito della legge.
Quando l'esaminato dichiara: non voglio rispondere, è inutile fare altre domande sullo stesso fatto. Né tanto meno gli si possono fare contestazioni.
E' un suo diritto che, diversamente, verrebbe in qualche maniera raggirato.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Presidente, il motivo per cui non vuol rispondere è evidente. Volevo solo che la Corte...
PRESIDENTE: Sì, sì. Ma...
AVVOCATO Ceolan: .. che la Corte...
PRESIDENTE: Guardi credo che siano venute fuori a proposito dell'esaminato, cose che consentono di fare un esame veramente piuttosto preoccupato.
AVVOCATO Ceolan: Sì, no. Ma io volevo mettere in evidenza l'insussistenza degli elementi che lo portarono a questa azione per dimostrare la fantasia di questo signore.
PRESIDENTE: Avvocato, io sono convinto che le sue intenzioni sono le migliori. Ma credo che la legge non ci consenta di fare ulteriori domande su questo argomento.
AVVOCATO Ceolan: Andiamo avanti.
Signor Di Filippo, lei rapporti stretti, intensi e operativi con Cosa Nostra li ha avuti dal '94, dall'autunno '94?
EX210 Di Filippo P: Ho spiegato che ho cominciato a fare parte di una famiglia vero e propria nel '94. Ma io i miei rapporti con Cosa Nostra li ho avuti sempre.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Li ha avuti dal... da che anno?
EX210 Di Filippo P: A partire dal 1982.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, dal momento in cui lei si è fidanzato con Giuseppina Spadaro.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVVOCATO Ceolan: Allora, le faccio una contestazione.
Il 1 luglio del '95 alla Procura di Palermo lei disse:
"Nel 1985 sono uscito dal carcere. E mio suocero perché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra. Cosa che io feci."
Allora non le sembra che questa affermazione sia diversa da quella che ha fatto poco fa?
EX210 Di Filippo P: No, no. E' lei che sta dicendo cose che non esistono.
Cioè, quello che ha detto lei esiste, avvocato. Però, la domanda era diversa che mi ha fatto lei. Lei mi ha detto: 'da quando hai avuto a che fare con Cosa Nostra?'
E io gli ho detto: 'nel 1982'.
Se lei mi diceva: 'quando hai finito con Cosa Nostra?'
Io gli dicevo: 'nel 1986'.
'Quando hai ricominciato?' Io gli dicevo: 'nel '94'.
Quindi è diverso quello che sta dicendo lei.
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, eh.
EX210 Di Filippo P: No, no. E' così.
PRESIDENTE: L'avvocato le aveva fatto una domanda molto puntuale. Comunque la sua risposta mi pare che sia, ora, esauriente.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora, evito di fare commenti, vero Presidente?
Mi sembra che lei abbia detto ieri che il motivo per cui nella primavera del '94 incontrò il signor Bagarella, fu dovuto a questioni familiari da parte di sua sorella Agata. E' vero?
EX210 Di Filippo P: Anche, sì.
AVVOCATO Ceolan: Esclusivamente familiari, oppure anche altri motivi?
EX210 Di Filippo P: Il motivo è stato questo.
AVVOCATO Ceolan: Sì. No, lei ha detto ieri: 'non ne voglio parlare, son questioni familiari'.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, esclusivamente familiari. Non hanno nulla a che vedere con Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: No, c'erano dei... ieri ho spiegato che prima di questi incontri ci sono state delle lettere che non voglio parlare. Cose familiari non c'entrano niente con i processi quindi, lasciamoli perdere queste cose.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma sempre questioni familiari...
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: ... lettere, eh?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Lei non è andato a cercare il signor Bagarella per motivi attinenti a Cosa Nostra? No, solo cose familiari ha detto.
EX210 Di Filippo P: Sì. Inizialmente, guardi che a Bagarella non l'ho cercato io ma ci siamo cercati a vicenda.
Quindi, già è diverso da quello che lei sta dicendo.
Quando ci siamo incontrati, abbiamo parlato sia delle cose familiari che di altre cose.
AVVOCATO Ceolan: Senta, io le sarei grato se lei la smettesse di fare questi commenti che io dico cose diverse da...
Dunque, allora lei incontra Bagarella nell'estate del '94 per motivi esclusivamente familiari.
Allora io le contesto questo:
"Preciso che, dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe e Drago Giovanni, vi era un certo fermento tra vari associati a Cosa Nostra.
In quanto, il Bagarella non aveva preso alcun provvedimento contro i familiari dei Marchese, cominciando da sua moglie Vincenza.
Tali circostanze le ho apprese dai racconti che mia sorella Agata mi faceva quando tornava dai colloqui che faceva all'Asinara con mio cognato Marchese Antonino.
Infatti in tali occasioni, la stessa e gli altri familiari del Marchese non venivano nemmeno salutati dai Graviano, Madonia, Galatolo, eccetera che si trovavano colà detenuti."
Allora signor Di Filippo, ha mentito oggi o ha mentito allora?
EX210 Di Filippo P: No, sta mentendo lei perché io non ho mentito. Lei non mi deve offendere.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza.
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, lui non mi deve offendere...
PRESIDENTE: Senta, lei non deve offendere nessuno.
EX210 Di Filippo P: Sì, ma neanche lui mi deve offendere.
PRESIDENTE: Non le sta facendo nessuna offesa se non il suo dovere.
EX210 Di Filippo P: Sì, ma i pro...
PRESIDENTE: Per cortesia, vuole imparare a stare zitto e rispondere solo alle domande.
Lei non si può permettere di qualificare menzoniero, un atteggiamento di un difensore, il quale sta leggendo un verbale in cui lei avrà detto la verità, avrà detto non la verità, o sarà stato male trascritto quello che lei ha detto, sta leggendo esclusivamente il testo di un verbale.
Ma lei, comunque, non si deve permettere di offendere. Ci siamo intesi? Sennò si interrompe immediatamente.
Perché non si può permettere a chi è sotto esame di rivolgersi in modo offensivo a chiunque dei presenti.
Qual era la domanda, avvocato, mi scusi?
AVVOCATO Ceolan: Allora, siccome lui oggi ci ha detto che... e anche ieri, che incontrò Bagarella nell'estate del '94 per motivi esclusivamente familiari e qui ci dice che, invece, lo incontrò per dirgli, a distanza di tre anni dal pentimento del Drago, che vi era del fermento in Cosa Nostra.
Vorrei sapere quale delle due affermazioni o dichiarazioni risponde al vero.
EX210 Di Filippo P: Per me...
PRESIDENTE: Ha capito?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Ho capito.
Per me sono le stesse le dichiarazioni perché queste sono cose familiari.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora mi spieghi una cosa. Sua sorella Agata torna dall'Asinara e le dice: 'guarda, io ero lì e non mi hanno salutato né i Graviano e né i Madonia, né i Galatolo'.
Punto e basta. Lei prende atto che questi non l'hanno salutata.
Come fa da questo mancato saluto, dedurre che vi era un fermento tra i vari associati di Cosa Nostra in quanto il Bagarella non aveva preso provvedimenti dopo il pentimento di Marchese Giuseppe e Drago Giovanni che è avvenuto addirittura alla fine del '91?
E quindi lei andrebbe da questa frase della Agata, farebbe questa deduzione. E poi andrebbe a dirglielo a Bagarella a distanza di tre anni quasi.
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto, non sono tre anni ma sono un anno e mezzo.
AVVOCATO Ceolan: No, qui...
EX210 Di Filippo P: Sono tre anni perché...
AVVOCATO Ceolan: Fine '91...
EX210 Di Filippo P: ... Giuseppe Marchese e Giovanni Dra...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza. L'esaminato ha diritto di dire anche delle grosse bugie, anche in termini matematici può dire delle cose non rispondenti al calcolo matematico.
Non abbiamo diritto di dirgli: 'non lo può dire, non...'
AVVOCATO Ceolan: A me fa piacere se dice delle bugie, mi fa piacere.
PRESIDENTE: Avvocato, se lei fa piacere. Mi fa piacere per lei. A me non interessa per niente.
Vediamo se riusciamo a farlo parlare.
EX210 Di Filippo P: Io pregherei l'avvocato di non dirmi di nuovo che dico bugie, se me lo può fare per cortesia. Glielo chiedo per cortesia. Dica un'altra parola, però non dica che dico bugie.
Non sono tre anni...
PRESIDENTE: Vede, il compito dell'avvocato, come è nostro anche compito, è il sapere e poter avere delle risposte da lei da sottoporre all'esame.
Sono credibili, non sono credibili; sono verità o sono verità parziali ovvero addirittura bugie.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Quindi, sia i difensori che intervengono come anche la Corte, questo problema se lo pone costantemente. Non per lei. Per tutti quelli che vengono esaminati.
Quindi, è inutile che lei se la prenda, perché si usa l'espressione: se dice la verità, non dice la verità, se è una bugia...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: ... perché questo è il nostro compito.
EX210 Di Filippo P: Sì. Io sto dicendo che non è stata la distanza tre anni. Ma forse due o un anno e mezzo.
Cioè, a distanza di tre anni da che cosa? Poi, io non ho capito. Cioè, non ho capito la sua domanda, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Vorrei sapere...
PRESIDENTE: Guardi, gliel'ha fatta due volte.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Siamo alla terza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Vediamo se glielo riesce a far capire.
AVVOCATO Ceolan: Vorrei sapere: sua sorella Agata torna dall'Asinara.
PRESIDENTE: E gli dice che queste persone non l'hanno salutata.
(voci sovrapposte)
EX210 Di Filippo P: Mia sorella all'Asinara ci andava nel '93-'94. Quindi, se io poi ho parlato nel '94 con Bagarella, non sono tre anni?
AVVOCATO Ceolan: No, scusi. Io volevo sapere: dal mancato saluto a sua sorella Agata, perché lei dice, nel fermento: "Tali circostanze l'ho sapute da mia sorella, la quale mi disse che non la salutavano."
Come fa, dal mancato saluto, a dedurre che vi era del fermento in Cosa Nostra, perché Bagarella non aveva preso provvedimenti?
EX210 Di Filippo P: Perché, oltre ai discorsi di mia sorella, c'erano anche altri discorsi da parte di altri esponenti mafiosi che...
PRESIDENTE: Si lamentavano perché non erano stati presi provvedimenti nei confronti...
EX210 Di Filippo P: Personalmente con me. Quindi non è solo il discorso di mia sorella. Ma, addirittura, c'erano altre persone, che facevano parte di Cosa Nostra, che mi facevano discorsi di una certa importanza e di una certa delicatezza.
AVVOCATO Ceolan: E Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Non c'entra niente mia sorella relativamente.
AVVOCATO Ceolan: E Bagarella cosa le rispose?
EX210 Di Filippo P: Quando noi abbiamo avuto i primi incontri, fra tutte le altre cose che abbiamo parlato, abbiamo parlato anche di queste cose.
Quando io gli ho prospettato questa situazione familiare, questi disguidi che c'erano, lui mi ha detto che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito si faceva pentito, ma non si poteva prendere soluzione nei confronti dei parenti, perché i parenti non c'entrano niente.
Mi ha detto pure che, eventualmente, se c'era qualcuno che si lamentava e faceva qualche discorso, di fargli sapere a lui il nome e il cognome, con precisione, di chi era questo che si lamentava.
AVVOCATO Ceolan: Senta, sempre il 1 luglio lei sull'argomento, invece, rispose:
"Il Bagarella mi disse che potevamo stare tranquilli, in quanto lui aveva già sanato la situazione."
EX210 Di Filippo P: Sì, mi ha detto questo e mi ha detto anche questi altri discorsi. Non è che mi posso ricordare tutto quello che mi ha detto. Questo me l'ha detto pure.
Anzi, con precisione mi ricordo come mi ha detto - io gliel'ho detto in italiano - che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito, si faceva pentito. Io gliel'ho detto in italiano.
Invece lui mi ha detto: "Que ca sa vuole fare sbirro, se fa sbirro". Me l'ha detto in siciliano, io gliel'ho tradotto in italiano.
AVVOCATO Ceolan: No, ma io volevo sapere questo. Se lei riferisce che Bagarella le rispose che aveva già sanato la situazione, come mai sua sorella continuava a non essere salutata?
EX210 Di Filippo P: Ma non lo so questo, guardi.
AVVOCATO Ceolan: Eh?
EX210 Di Filippo P: Non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Non lo sa. Volevo tornare un momento sugli extracomunitari e forse a questa domanda mi può rispondere.
Bagarella fu informato a cose fatte di questa azione?
EX210 Di Filippo P: Io del discorso ne ho parlato con Nino Mangano. Se Nino Mangano glielo ha detto a lui, io non lo so. Se glielo ha detto prima o dopo, io questo non lo posso dire. So solo che, dopo che è successo l'omicidio, lui mi ha rimproverato perché mi ha detto: 'la prossima volta non chiedere autorizzazione a nessuno. Quando si tratta di queste cose, vagli a sparare direttamente tu'.
AVVOCATO Ceolan: Insomma, si lamentò con lei.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Allora, non si offenda, eh, signor Di Filippo - non voglio darle del bugiardo, per carità - ma il 1 luglio del 1995 lei disse:
"Il Bagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto con gli altri componenti del gruppo di fuoco, perché credo che abbia compreso esattamente il mio stato d'animo al momento dei fatti."
Allora, si lamentò o non si lamentò?
PRESIDENTE: Mi pare che nella risposta l'esaminato abbia parlato di un rimprovero ricevuto da Mangano. E' vero?
AVVOCATO Ceolan: No.
PRESIDENTE: O da Bagarella?
AVVOCATO Ceolan: Da Bagarella.
EX210 Di Filippo P: Io ho ricevuto un rimprovero da Bagarella.
PRESIDENTE: Da Bagarella. Allora avevo capito male io.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, si lamentò o non si lamentò il Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Si lamentò con me, perché io, quando si tratta di queste cose, personali e familiari, non ne devo parlare con nessuno e me le devo fare io le cose.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, ma lei il 1 luglio del '95 ha detto che Bagarella non si lamentò.
EX210 Di Filippo P: Ma non si lamentò di che cosa? Legga il verbale.
AVVOCATO Ceolan: Ma gliel'ho letto ora, ma...
EX210 Di Filippo P: E lo legga, lo legga di nuovo...
AVVOCATO Ceolan: ... si è distratto.
EX210 Di Filippo P: Non si lamentò di che cosa?
AVVOCATO Ceolan: "Il Bagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto..."
EX210 Di Filippo P: Eh, ma si è lamentato perché queste sono cose personali e me li devo fare io.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. E' una fine distinzione.
Lei sa qual era, alla fine del '94, il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Io non è che l'ho saputo, il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra, nel '94. Già lo sapevo... Lei sta parlando di fine '94.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX210 Di Filippo P: Io lo sapevo dagli inizi del '94, che era lui che, dopo l'arresto di Salvatore Riina, comandava Cosa Nostra.
AVVOCATO Ceolan: Cioè che era il capo incontrastato di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Oltre a saperlo, lo notavo io personalmente, perché mi è capitato più di una volta - comunque adesso gli porto un particolare - che io personalmente gli dicevo: 'senti, mi fai una gentilezza? Siccome ho avuto questo discorso in questa zona con questo' - in un'altra zona che non c'entra niente con la mia zona, con un'altra zona e con un'altra zona ancora - 'questo con me ha sbagliato... '. Le sto portando un esempio di cose successe che già ho parlato con i magistrati, e lui era padrone di fare tutto quello che voleva in Sicilia.
Allora, per esempio, io gli dicevo: 'guarda, quello ho avuto un discorso; io ho rabbia con questo. Me la fai una cortesia? Gliela fai saltare la villa in aria?' Dopo quindici giorni a quello gli saltava la villa in aria.
Quindi, questo come esempio glielo sto dicendo.
Poi, questo mi consta personalmente perché quasi tutta la Sicilia, per incontrarsi con lui, dovevano aspettare anche un appuntamento.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Cioè, non era facile poter parlare con lui, anche da parte di altri esponenti mafiosi che avevano una certa entità.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma io vorrei saper questo, però. E' vero che è venuto un collaboratore che ha detto che noi del Nord non siamo in grado di capire le cose di Cosa Nostra, ma che non si diventi capo di Cosa Nostra a seguito di concorso per titoli e per esami, fin qui ci arriviamo; abbiamo capito.
Lei ci può dire i fatti, le date, le tappe attraverso le quali il Bagarella, dopo l'arresto del cognato, ha scalato Cosa Nostra e ne è diventato il capo?
Cioè, voglio sapere: lei, per esempio, ha mai partecipato ad incontri tra Bagarella e Brusca, Bagarella e Graviano? Sa che ci siano state riunioni fra capimafia, per cui si è deciso di dare il potere, o Bagarella si è imposto per prendere il potere sugli altri?
Perché non può il Bagarella, una mattina, essersi alzato...
PRESIDENTE: Avvocato, ma la sua domanda è infinita.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. La domanda era un po' complicata. Allora?
EX210 Di Filippo P: Se Bagarella si incontrava con Brusca io non lo so. Io lo vedevo incontrare con Matteo Messina Denaro.
Se si incontrava con i Graviano non lo so, perché non l'ho visto mai. Però facciamo la premessa che i Graviano a fine '93 sono stati arrestati.
Che lui comandava tutta... che lui era il capo di Cosa Nostra dopo l'arresto di Totò Riina, questo lo so, glielo confermo perché mi consta a me personalmente.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma ce lo fa constare anche a noi, per piacere?
PRESIDENTE: Sulla base di che cosa le consta?
EX210 Di Filippo P: Sulla base di tutto, perché io vivevo in una famiglia che era in contatto stretto con lui, e io avevo i contatti stretti con lui e in base a quello che io ho visto, e poco fa ho portato un particolare, in base a quello che lui mi diceva, in base a quello che io facevo... le posso portare anche un altro esempio, se vuole, signor Presidente e se vuole, avvocato.
Lui era il capo assoluto di tutto. Dove voleva lui si facevano le cose. Se lui voleva che un omicidio si faceva nella zona di Resuttana o nella zona di Brancaccio o nella zona di Palermo Centro, per ordine suo noi potevamo fare tutto.
Poi era lui che se la vedeva con il capomandamento dell'altra zona e gli diceva solamente: 'abbiamo fatto questo omicidio'; per conoscenza.
Ma a quel capomandamento non gliene fregava proprio niente, perché era lui che aveva dato l'autorizzazione.
Se vuole le porto pure un esempio che mi consta a me personalmente.
PRESIDENTE: Gli esempi finiscono... Senza fine.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. L'ultimo argomento e poi ho finito.
Per compiere un'azione delittuosa, non so se risponde al vero. Per compiere un'azione delittuosa all'interno di un mandamento occorre chiedere l'autorizzazione del capomandamento, che lei sappia.
EX210 Di Filippo P: Per quello che mi risulta a me personalmente, quando noi dovevamo fare un omicidio ordinato da Bagarella, noi lo andavamo a fare. Poi, se lui voleva avvisare il capomandamento, lo avvisava.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ma se lei avesse voluto andare a fare una rapina o un omicidio a Roma, aveva bisogno di autorizzazioni? No.
EX210 Di Filippo P: Eh, se lo andavo a fare a Roma, per questioni di rispetto glielo dicevo. Gli dicevo: 'senti, sto andando a fare una rapina a Roma'. Però non penso che a lui gli interessava Roma o il quartiere di Roma...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Però, se lo dovevo fare a Palermo, io gli dicevo: 'senti, devo ammazzare a questo nella famiglia di Portanuova'. E lui mi diceva: 'sì, vallo a ammazzare, poi me la sbrigo io'.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ho capito. Quindi, fuori della Sicilia si poteva fare quel che si voleva, senza autorizzazione.
Lei conosce un certo Vincenzo Buccafusca?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Le risulta che Buccafusca doveva commettere un sequestro di persona a Roma?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E Buccafusca, per commettere questo sequestro di persona a Roma, aveva bisogno di autorizzazione?
EX210 Di Filippo P: Sì, ha voluto l'autorizzazione di Bagarella, perché fare un sequestro di persona già è diverso di fare una rapina, come poco fa lei ha detto.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Perché?
EX210 Di Filippo P: Eh, perché? Un sequestro di persona è un sequestro di persona. Si va incontro a tanto. Si va incontro a posti di blocchi, si va incontro a controlli di Polizia, si va incontro a ricerche di montagne, di parchi, di questo e di quello, quindi è pure possibile che si scomoda qualcuno nella zona. La cosa è più grave, quindi questa autorizzazione lui l'ha cercata.
AVVOCATO Ceolan: Senta, ma questo sequestro di persona a cui doveva partecipare il Buccafusca, non era un sequestro in via di preparazione da parte di calabresi?
EX210 Di Filippo P: Questo sequestro, per quello che mi consta a me, perché Vincenzo Buccafusca si trovava a Roma con dei calabresi. Vincenzo Buccafusca mi ha fatto sapere a me, che mi trovavo a Palermo, che doveva fare un sequestro di persona assieme a dei calabresi, però io non so chi era il sequestrato, questo lui non me l'ha detto.
Voleva che io gli riferissi il tutto a Bagarella per avere una risposta.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. L'ultima domanda, anzi ultimissima.
Lei ha detto che il Buccafusca voleva ottenere l'autorizzazione da Bagarella, no?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Doveva ottenerla. Però il 30 giugno del '95, alla Procura di Palermo, lei disse... questo mi ha un po' colpito:
"Buccafusca Vincenzo aveva necessità di incontrarmi per ottenere da Bagarella o da me l'autorizzazione ad effettuare il sequestro."
Ma cosa c'entra lei, scusi?
EX210 Di Filippo P: Da me?
AVVOCATO Ceolan: Eh.
EX210 Di Filippo P: Ma io non gliela potevo dare mai l'autorizzazione. Sicuramente io ho detto "da me", perché si riferiva sempre al fatto che io ne parlavo con Bagarella e poi gli davo una risposta. Ma mi sembra una cosa assurda, che io gli potevo dare l'autorizzazione a lui per fare un sequestro di persona. Non ero arrivato così all'apice di Cosa Nostra, quindi non c'entrava proprio niente. Non gliela potevo dare mai al mondo, questa autorizzazione.
Sicuramente mi riferivo al fatto o da Bagarella o da me, perché lui pensava sempre che io parlavo con Bagarella, ecco.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Grazie, ho finito.
AVVOCATO Traversi: Avrei una domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Sì, prego.
AVVOCATO Traversi: Avvocato Traversi.
Senta, Di Filippo, lei stamani mattina, a una domanda di un altro difensore, ha detto, o comunque confermato, di avere saputo che le stragi per cui è processo qua sono state fatte a fine di "ricatto nei confronti dello Stato"; ha usato proprio questa parola.
Ho due domande soltanto. La prima è questa: ma queste stragi dovevano essere rivendicate da Cosa Nostra, e come avrebbe potuto fare lo Stato a sapere che erano riferibili a Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Non lo so questo.
AVVOCATO Traversi: Allora, l'altra domanda è questa. Siccome lei, mi pare, è esperto in estorsioni, no? L'ha detto lei prima...
EX210 Di Filippo P: Io non ho detto che sono esperto in estorsioni...
AVVOCATO Traversi: Che ha fatto delle estorsioni.
EX210 Di Filippo P: Eh, già è diverso, avvocato.
AVVOCATO Traversi: Ora, il ricatto in fondo è un'estorsione. Giusto o no?
EX210 Di Filippo P: Cosa?
AVVOCATO Traversi: Il ricatto è un'estorsione. L'ha detto lei prima: 'si tentava, attraverso queste azioni criminose, di costringere lo Stato a venire a patti con Cosa Nostra, perché venisse modificato il 41 bis, alleggerito il regime carcerario e quant'altro'.
Ecco, tutto ciò sull'aspettativa di trovare un interlocutore nello Stato. Lei sa...
EX210 Di Filippo P: No, no.
AVVOCATO Traversi: ... chi poteva essere questo interlocutore?
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere a questa domanda.
AVVOCATO Traversi: Cioè, lo sa e non può rispondere, non vuole rispondere?
EX210 Di Filippo P: Non voglio rispondere.
AVVOCATO Traversi: Non vuole rispondere. Grazie.
PRESIDENTE: Ha terminato, avvocato?
AVVOCATO Traversi: Sì.
PRESIDENTE: Allora?
AVVOCATO Traversi: Quanti omicidi ha commesso, Di Filippo, in tutto?
EX210 Di Filippo P: Un bel poco.
AVVOCATO Traversi: Bah, non se lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Sette, otto, dieci.
AVVOCATO Traversi: Non può essere più preciso, eh?
EX210 Di Filippo P: Non posso essere più preciso, perché quelli che ho commesso, già... Perché io, a parte quelli che ho commesso con le persone che ho commesso e ho dichiarato, sempre io, Bagarella, Nino Mangano, Giorgio Pizzo e Salvatore Grigoli facevamo anche qualche altra cosa di diverso, sempre riguardante omicidi, che gli altri non sanno.
E siccome ho fatto dichiarazioni alla Procura di Palermo, quindi mi riservo di parlarne.
AVVOCATO Traversi: Insomma, solo questo e ho finito, quando lei dice "ricatto nei confronti dello Stato", lo Stato è un Ente impersonale, lei non è in grado di dire se c'era un canale...
PRESIDENTE: Ha detto che non vuole rispondere.
AVVOCATO Traversi: Non vole rispondere. bene. Ho finito, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni, Presidente.
Senta, Di Filippo, io volevo, se possibile, ripercorrere un po' le sue vicende criminali.
Mi lego a quello che lei - se non ho mal annotato - ci ha detto ieri. Cioè, lei ci ha detto di aver subito un arresto nell'83; di essere stato scarcerato nell'85. E poi, a seguito dell'arresto di un membro della famiglia Spadaro, sarebbe divenuto un po' il responsabile delle vicende di questa famiglia; inteso, questo termine, naturalmente, nel senso che è qui rilevato, cioè di famiglia criminale.
Mi conferma questa circostanza che ho appreso ieri da lei oppure no?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Io, tutto quello che ho detto ieri, lo confermo.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, quindi, quando ci ha narrato di certe vicende relative all'organizzazione Cosa Nostra e, in particolare, del ruolo di certe persone piuttosto che di altre, lo ha potuto fare perché in quel periodo, a seguito di questa... in quel periodo, diciamo, da quella data, cioè quella data e parlo della fine dell'85, in seguito a questa "investitura" - tra virgolette - che lei avrebbe avuto, era a conoscenza, quindi, delle vicende di questa organizzazione criminale.
Mi conferma questo?
EX210 Di Filippo P: Io ieri ho detto che dall'82 fino al '94 sono stato sempre, ho avuto sempre a che fare con personaggi di Cosa Nostra e ho spiegato pure i motivi perché.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, diciamo che - per usare un termine caro a certi Pubblici Ministeri - è dalla sua internità o intrinsecità a Cosa Nostra che ci deriva la possibilità, da parte sua, di fornirci certe notizie. Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, mi perdoni...
AVVOCATO Gramigni: Prego, certo.
EX210 Di Filippo P: Non ho capito bene...
AVVOCATO Gramigni: Dico, la sua...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se quelle notizie che lei ha fornito su alcuni esponenti o gruppi di Cosa Nostra derivano dal fatto che lei era continuamente in contatto, facendo, diciamo, da direttore d'orchestra delle faccende della famiglia Spadaro, in particolare...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: ... con questi esponenti o questi gruppi di Cosa Nostra. Quindi, raccontava le cose che aveva appreso dall'interno di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Io avevo a che fare con personaggi di Cosa Nostra, perché ero in stretti rapporti di parentela con la famiglia Spadaro e la famiglia Marchese.
Tra l'altro, voglio dire che mio fratello Emanuele - Di Filippo Emanuele - dal 1980 e rotti, fino al 1985 ha fatto parte di un gruppo di fuoco di Ciaculli assieme a...
AVVOCATO Gramigni: D'accordo, sì, sì. Questo ce l'ha...
EX210 Di Filippo P: ... assieme a...
PRESIDENTE: Ce l'ha già detto suo fratello. Questo lo sappiamo.
AVVOCATO Gramigni: Questo ce l'ha detto suo fratello.
EX210 Di Filippo P: Quindi, buona parte di cose le sapevo anche perché lui me le raccontava.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: Però, quindi, anche dalla risposta del Presidente capisco, quindi, che è il suo rapporto anche di sangue con la famiglia Spadaro, e quindi anche un rapporto che sarebbe anche criminale con la famiglia Spadaro, che la rende interno all'organizzazione e le permette di dirci quello che ci ha detto.
Se lei mi conferma questo, io passerei oltre. Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, ovviamente certe cose le sapevo anche tramite la famiglia Spadaro, mio suocero me ne parlava, mio cognato me ne parlava. Affrontavamo determinati discorsi, quindi capivo chi comandava, chi non comandava, a chi si doveva rivolgere...
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
EX210 Di Filippo P: Questo l'ho detto sempre nei processi.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Però rilevo che lei ha detto qualcosa di profondamente diverso a carte 5 e seguenti dell'interrogatorio che ebbe a rendere il 1 luglio '95 al Pubblico Ministero di Palermo, che era costituito nell'occasione dal dottor Sabella.
Leggo questo passo. Mi scuso, Presidente, è un po' lungo, ma in realtà credo che sia necessario citarlo tutto.
Lei in questo interrogatorio dice:
"Nel 1985 sono uscito dal carcere e mio suocero, poiché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, cosa che io feci.
Nel settembre dell'86 mi sono sposato e dopo un po' di tempo ho iniziato ad occuparmi della amministrazione della Sicilia Sport e del distributore Esso di via Messina Marine.
Fino alla fine degli anni '80 non mi sono occupato più di nulla di illecito, fino a quando con Buccafusca Vincenzo e Spadaro Antonino mi sono messo a fare contrabbando di sigarette..." - qui se vuole glielo leggo tutto, comunque qui possiamo saltare. Comunque dice:
"... mi sono messo a fare contrabbando di sigarette con la barca di Addolorato...", eccetera.
"In tale periodo Spadaro e Buccafusca hanno partecipato a un traffico d'hashish...", eccetera.
"Successivamente anch'io investii soldi in un traffico di hashish con la barca dell'Addolorato."
Credo di poter saltare al passo successivo, a quello in cui narra di questo traffico di hashish. Poi lei dice:
"Dopo tale ultima operazione mi sono messo un po' in disparte, fino a quando non chiesi, prima dell'estate del '94, a Tutino Vittorio come poter fare per parlare con Bagarella."
Quindi, da questa dichiarazione, che è stata verbalizzata nei termini che le ho letto, io capisco una cosa molto diversa da quella che mi ha detto oggi. Cioè mi ha detto che, addirittura, suo suocero, tra gli altri, la invitò - cosa che lei fece - a rimanere estraneo a qualsiasi vicenda che dovesse avere a che fare con Cosa Nostra.
In questo senso le muovo una contestazione rispetto a quello che lei...
EX210 Di Filippo P: No, avvocato...
AVVOCATO Gramigni: ... ieri ed oggi ci ha...
EX210 Di Filippo P: Se mi fa rispondere, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Io la faccio rispondere.
EX210 Di Filippo P: Mio suocero questo me l'ha detto, però mio suocero, quando ci andavo a colloquio, mi diceva pure: 'guarda, appena esci mettiti in contatto con Giuseppe Lucchese e gli dici che devi ammazzare al giudice Marzi'. Quindi a sua volta il giudice Marzi è un giudice fiorentino...
AVVOCATO Gramigni: Lo sappiamo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Quindi, questo significava che io dovevo andare a parlare con Giuseppe Lucchese, che allora era il capomandamento di Ciaculli, quindi lo sapevo che era lui il capomandamento di Ciaculli.
Quindi, mio suocero queste cose me le diceva, però poi non è che si rispettavano, ecco. Me le diceva per gli altri, però lui, quando me li voleva fare fare, me li faceva fare; cose che io ho fatto.
Quando sono andato a colloquio da Marchese Antonino e Marchese Antonino mi ha detto a me e a mio fratello di andare a parlare con i Graviano perché lui voleva scappare, e se il caso uccidere tutti i Carabinieri, queste cose me le dicevano.
Quindi, io lo sapevo che in quel periodo, dopo l'arresto di Giuseppe Lucchese, erano i Graviano che comandavano. E' normale, no?
AVVOCATO Gramigni: Bah, a me tanto normale non sembra, comunque le risposte le dà lei e io...
EX210 Di Filippo P: Appunto.
AVVOCATO Gramigni: ... ne prendo atto.
Quindi, insomma, questa affermazione del fatto che lei non dovesse più occuparsi di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, in realtà è smentita da quello - secondo lei - che...
EX210 Di Filippo P: Si dicevano queste cose, cioè me lo ha detto; però, quando c'era bisogno, si faceva quello che si doveva fare.
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma il fatto è: si dicono tante cose.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Quello che mi colpisce che lei dice che, dopo che suo suocero le disse di non occuparsi più di nulla, lei ciò fece; perché dice:
"Mi fece sapere di non occuparmi più di nulla, cosa che io feci."
Quindi, sa, è vero, si dicono tante cose, ma lei sembra che in questo frangente e non solo...
EX210 Di Filippo P: Il problema di mio suocero era diverso. Mio suocero voleva che io non gli davo confidenza a Salvatore Cancemi. Voleva che io non avevo rapporti con lui.
AVVOCATO Gramigni: Va bene, questo ce lo dice oggi.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Io le ho contestato un'affermazione che mi sembra molto più netta, molto più ampia come significato...
EX210 Di Filippo P: Quindi, quando mio suocero parlava di questo, soprattutto si riferiva a questo particolare.
AVVOCATO Gramigni: Insomma, al di là di quello che emergerebbe da questo interrogatorio, in realtà lei si accredita come persona che è sempre stata interna alle vicende dell'organizzazione Cosa Nostra.
Quindi, è per questo che lei può affermare, come ci ha affermato, di conoscere anche certe regole dell'organizzazione Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Sì, io certe regole le conosco. Se poi ce ne sono altre che non conosco, non lo so.
AVVOCATO Gramigni: Ci ha narrato anche delle... Lei ha premesso di non essere stato "battezzato" o cose del genere, ma ci ha narrato anche un po' delle modalità di ingresso in Cosa Nostra, no? Lei ne è a conoscenza, ce le ha riferite.
EX210 Di Filippo P: Cioè, io sono a conoscenza che...
AVVOCATO Gramigni: Dei riti di ingresso, diciamo.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Perché ho portato ieri un particolare...
AVVOCATO Gramigni: Sì.
EX210 Di Filippo P: ... che la "santina", una volta l'hanno fatta a uno. Cioè, questa "santina" me l'hanno raccontata, però...
AVVOCATO Gramigni: Le chiedevo un po' la fonte di tutte queste sue notizie sui riti d'ingresso in Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Ieri ho raccontato un particolare, raccontatomi a me dalla famiglia Spadaro - o da mio suocero o dai mie cognati, questo non me lo ricordo - che in un villino presso Casteldaccia...
AVVOCATO Gramigni: Comunque, diciamo, da a qualcuno dei suoi pretesi compagni di vicende criminali, da quello che capisco; cioè suo suocero, o comunque qualcuno che era...
EX210 Di Filippo P: Sì, mi hanno raccontato questo particolare. Che una volta loro...
PRESIDENTE: Ma lo ha già raccontato, guardi.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Lo ha già raccontato... il fumo che si sentiva, il timore che la gente che era in casa capisse cosa si stava facendo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Io leggo un'altra cosa che mi colpisce abbastanza, a pagina 15, sempre dello stesso verbale cui facevo prima riferimento, cioè il 1 luglio '95, P.M. Palermo.
Lei, invitato a riferire per esigenze processuali tutto quanto a conoscenza in ordine all'associazione Cosa Nostra, parte con un'affermazione di questo tenore:
"Premetto che tutte le notizie in merito ai riti d'ingresso in Cosa Nostra e alle forme di presentazione tra gli uomini d'onore le ho apprese esclusivamente dai giornali."
Questa contestazione le volevo fare.
EX210 Di Filippo P: E'...
AVVOCATO Gramigni: E passerei... No, se ha qualcosa da dire, la dica pure.
EX210 Di Filippo P: Sì, ho da dire che il particolare di questo fatto della "santina" me lo sono ricordato ora, ieri. E lo sto raccontando.
AVVOCATO Gramigni: Mentre...
EX210 Di Filippo P: Se me lo ricordavo prima, lo dicevo prima.
AVVOCATO Gramigni: Mentre, a una settimana dalla sua decisione di collaborare, più o meno, non se lo ricordava.
EX210 Di Filippo P: No, perché non mi è stato chiesto, non me l'ha mai chiesto.
Possibilmente, se mi facevano la domanda: 'lei conosce Gregorio Marchese?', anzi, sicuramente questa domanda mi è stata fatta. 'Gregorio Mattaliano' - che è il cognato di Pippo Calò - 'lei lo conosce?'. Io gli...
Sicuramente questo discorso è verbalizzato, perché mi pare di averlo verbalizzato.
Quindi, lei giustamente c'ha questa cosa e io la capisco, capisco pure la contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Meno male.
EX210 Di Filippo P: Però sicuramente in altri verbali ci sarà questa mia dichiarazione. Quindi, io non... quello che lei sta dicendo, che è giusto, non l'ho detto con malvagità.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio.
EX210 Di Filippo P: Ecco. Perché poi, magari, man mano che si fanno le domande, uno si ricorda. All'istante pensavo quello, poi magari ti fanno la domanda su una singola persona e tu ti ricordi il particolare, ecco. Questo volevo...
AVVOCATO Gramigni: Senta, lei più volte nella sua deposizione ha fatto riferimento alle persone del signor Giuseppe Graviano e del signor Filippo Graviano.
Li ha, a volte, accomunati parlandone promiscuamente, cioè parlando di Giuseppe e di Filippo.
Le chiedo: lei, personalmente, che rapporti ha avuto con il Giuseppe e con il Filippo?
EX210 Di Filippo P: Io ho detto che Giuseppe non lo conosco.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
EX210 Di Filippo P: Ho detto che Filippo l'ho visto qualche volta al distributore di mio fratello, quando portava i soldi a mio fratello per mio cognato Marchese Antonino.
Mi ricordo che una o due volte direttamente Filippo Graviano è venuto da mio fratello, e forse una volta anche a casa mia perché li ha portati direttamente lui a mia sorella, ha portato 50 milioni.
Questo ho detto sempre e questo confermo.
AVVOCATO Gramigni: Quindi il suo rapporto diretto con Filippo Graviano è legato al ruolo di costui di portare dei soldi per la necessità...
EX210 Di Filippo P: Sì, e poi perché, li conoscevo perché, come ho detto poco fa, quando andavamo al collo... no li conoscevo, cioè sapevo chi erano. Quando andavamo al colloquio da mio cognato, mio cognato quando ci faceva determinati discorsi di rivolgersi a loro. Come ho portato il particolare che lui voleva scappare, dice: 'parlatene con loro'. Ecco, questo.
AVVOCATO Gramigni: Senta, oltre a Graviano Filippo è venuto anche qualcun altro mi è sembrato di capire da quello che ha detto ieri lei, a portare dei soldi per suo cognato.
EX210 Di Filippo P: Sì, veniva Tutino Vittorio.
AVVOCATO Gramigni: Senta, Giuseppe Graviano a portarle soldi è mai venuto?
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho mai visto.
AVVOCATO Gramigni: Senta, mi lego al nome che lei ha fatto di Tutino Vittorio per chiederle una cosa: lei più volte, nella sua deposizione di ieri, ha fatto riferimento alla circostanza che costui sarebbe stato - uso un termine gergale che mi perdoneranno tutti - a disposizione dei Graviano. Cosa intende dire, che questo rapporto diciamo di disponibilità era con Giuseppe e con Filippo, oppure era con qualcuno dei due in particolare?
EX210 Di Filippo P: Lui aveva con tutte e due rapporti. Con Filippo in particolare lui aveva rapporto di estorsioni.
AVVOCATO Gramigni: Allora io le devo contestare a questo punto che nell'interrogatorio che ella ebbe a rendere alla Procura di Firenze in data 5 luglio '95, a foglio 3 fa un'affermazione che mi sembra profondamente diversa. Nel senso che dice:
"Prima che i Graviano, ed in particolare Giuseppe, fossero arrestati, Tutino Vittorio era uno che qualsiasi cosa facesse, la faceva su disposizione di Giuseppe Graviano."
EX210 Di Filippo P: Ma non è che... Ma in questo interrogatorio che dice lei non è che io ho escluso Filippo. Non è che ho escluso Filippo, Filippo non l'ho escluso. Non è che ho detto da Filippo Graviano non ne prendevano...
AVVOCATO Gramigni: Queste sono valutazioni che faremo tutti.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, facciamolo finire.
EX210 Di Filippo P: Guardi che io su Vittorio Tutino, guardi che ne so cose, non è che so una cosa sola. Però le cose le so con i racconti e anche con i riscontri. Non so se mi sono saputo spiegare, cioè non è che parlo così e magari uno lascia...
AVVOCATO Gramigni: Lei quando vuole si spiega benissimo.
EX210 Di Filippo P: Buona parte di cose che faceva a Palermo Vittorio Tutino, le svolgeva tutte con Filippo Graviano.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Questo lo apprendiamo oggi...
EX210 Di Filippo P: L'appartamento a Vittorio Tutino gliel'ha regalato Filippo Graviano e questo appartamento io lo conosco. Filippo Graviano e Giuseppe Graviano ci hanno regalato tre appartamenti: uno a Vittorio Tutino, uno a mia sorella e uno a Giuseppe Lucchese. So pure tutti i discorsi che ci sono prima e dopo l'acquisto di questo appartamento. Quindi è...
AVVOCATO Gramigni: Va be', io intendevo contestarle questo.
Senta, sempre rimanendo in tema: lei ci ha narrato ieri di certe confidenze che avrebbe ricevuto dal Tutino Vittorio in epoca successiva all'arresto di Giacalone e Scarano.
Ieri ci ha detto una certa cosa, ovvero che Tutino Vittorio le avrebbe rivelato di avere partecipato alle stragi. Cioè quindi, dice poi senza specificare altro. Quindi da quello che ha detto ieri capirei che questa frase fu esplicita. Cioè, un bel giorno, per ragioni che non so, il Tutino le avrebbe detto: 'io ho partecipato alle stragi', punto.
Ecco, le chiedo: non è che questa affermazione che lei ieri ha fatto deriva non tanto da quanto le ha detto Tutino, ma quanto da una certa deduzione che lei credette di fare, o comunque da una sua certa sensazione di fronte a certi atteggiamenti del Tutino?
EX210 Di Filippo P: No, il Tutino non faceva certi atteggiamenti, il Tutino faceva discorsi, quindi è diverso.
AVVOCATO Gramigni: Quindi mi confermerebbe che avrebbe avuto una confidenza esplicita, fra virgolette.
EX210 Di Filippo P: Se vuole io gli ripeto quello che mi diceva il Tutino.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma ce l'ha già detto ieri, non...
PRESIDENTE: Ma lo può ripetere se crede.
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio.
EX210 Di Filippo P: Sì. Il Tutino mi ha detto che... va be', a parte l'arresto dei Graviano, che si lamentava del fatto che c'erano andati questi due poche volte...
AVVOCATO Gramigni: Va be', questo è un fatto che mi sembra...
EX210 Di Filippo P: Questo è già risolto.
Il Tutino mi ha detto che, dopo l'arresto di Giacalone e Scarano, adesso erano tutti nei guai. Lui mi ha detto che quando si facevano queste stragi e lui saliva, c'erano delle discordie fra di loro perché non c'era uno che aveva la situazione in mano e quindi chi saliva, chi scendeva, chi saliva con il treno, chi saliva con il pulman e lui si lamentava di questo. Lui mi ha raccontato il particolare che durante una di queste salite che ha fatto lui, lui si lamentava che c'era uno che voleva prendere voce, che a sua volta questo era uno che prima gli faceva l'autista a Bagarella e che aveva una gioielleria in via Oreto.
Quindi erano discorsi che faceva, non è che io ho fatto una mia supposizione.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
EX210 Di Filippo P: Erano discorsi che lui faceva.
AVVOCATO Gramigni: Io le volevo contestare a questo punto - e mi perdonerà - che sempre dal verbale relativo all'interrogatorio da lei reso davanti al Pubblico Ministero di Firenze il 5 luglio '95, alla stessa pagina 3 di prima, leggo quanto segue:
"Io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Tutino" - naturalmente all'arresto di Giacalone e al ritrovamento della lista dei nomi famosa - "capii, e su questo non ho mai avuto smentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato." Punto.
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Quindi io da questo capisco una cosa profondamente diversa. Lei mi dirà è una sfumatura, ma sa, come spesso si ha a dire in questo tipo di vicende, le sfumature sono molto importanti.
Da questo discorso io capisco una cosa molto precisa. Cioè che...
PRESIDENTE: Avvocato mi scusi. Lei può fare domande, non dire che cosa...
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio. Volevo rappresentare le ragioni per le quali contesto questa frase.
PRESIDENTE: Ho capito, lei faccia la contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, ripeto, il discorso che lei fece fu, al Pubblico Ministero:
"Io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Tutino capii, e su questo non ho mai avuto smentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato." Punto.
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Da questo io capisco che lei fece due più due, nel senso che ci fu l'arresto di Giacalone, vide...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non può farle queste considerazioni, deve fare una domanda, mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì, io questa...
PRESIDENTE: Le considerazioni...
AVVOCATO Gramigni: La domanda era questa, all'esito della contestazione: che bisogno c'era di fare una, così, attenta analisi psicologica del Tutino se costui gli aveva detto: 'guarda, io ho partecipato alle stragi'. Cioè, che bisogno c'era di studiare la reazione del Tutino e compararla con la reazione usuale di un esponente di Cosa Nostra, per dire 'è vero lui è colpevole, perché sennò sarebbe più tranquillo'.
EX210 Di Filippo P: Ma lui non è che mi ha detto solo che ha partecipato alle stragi, mi ha detto pure quello che succedeva, in piccola parte - in piccola perché solo poche cose posso dire - quando loro erano qua. Quindi me l'ha specificato. Quindi non è una mia cosa psicologica, che io da come lo vedevo, siccome lui era nervoso, era agitato, non parlava, io ho capito che lui, in base a questo suo nervosismo ha partecipato alle stragi.
AVVOCATO Gramigni: Ma io, da quello che lei ha detto al Pubblico Ministero, capisco proprio questo. Perché lei dice:
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Ma le ripeto, se una persona...
PRESIDENTE: Questa, avvocato, è una considerazione dell'esaminato, sulla quale evidentemente è inutile soffermarsi...
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio...
PRESIDENTE: ... perché come tutte le considerazioni, non hanno un valore documentale, o probatorio.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, signor Presidente. Io ho terminato.
PRESIDENTE: Avvocato, quanti sono ancora che devono intervenire? Uno, due...
AVVOCATO Gramigni: Naturalmente mi riservo la produzione, all'esito delle contestazioni, dei verbali usati.
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione? Non più di dieci minuti.
AVVOCATO Rocchi: Come crede, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, grazie Presidente.
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, volevo chiedere scusa per poco fa, alla Corte.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti. Prego avvocato.
AVVOCATO Rocchi: Grazie. Avvocato Rocchi. Signor Di Filippo buongiorno.
EX210 Di Filippo P: Buongiorno.
AVVOCATO Rocchi: Avevo bisogno di qualche chiarimento. Con riferimento alla famiglia, anagrafica e criminale - se mi passa il termine, ma cerco di fare in modo veloce le mie domande - lei era tenuto al dovere di obbedienza nei confronti di suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, per gentilezza, se può parlare più forte perché non l'ho sentita.
AVVOCATO Rocchi: Lei era tenuto ad obbedire a suo suocero, sia per il vincolo della famiglia anagrafica, che per il vincolo della famiglia criminale?
EX210 Di Filippo P: Obbedire... Boh, non mi è stato mai detto di obbedire a lui.
AVVOCATO Rocchi: No, no, ma io volevo andare altre. Non che qualcuno gli aveva detto: 'devi fare quello che ti dice tizio o caio'. Io le chiedevo se per la regola della famiglia criminale, o comunque anche per il rapporto di parentela così stretto, lei obbediva a quello che suo suocero eventualmente le diceva, le indicava.
EX210 Di Filippo P: No, non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Non se lo ricorda perché suo suocero non le ha mai chiesto di fare qualche cosa, o perché lei non riteneva di obbedire a quello che le dice suo suocero?
EX210 Di Filippo P: No, di fare qualche cosa mio suocero, quando andavo al colloquio mi chiedeva di fare qualcosa. Non capisco a cosa lei si riferisce.
AVVOCATO Rocchi: Se suo suocero gli dice di fare una cosa, lei la fa, come si dice una volta "obbedir tacendo", oppure reagisce, ne parliamo, si discute? Lei la fa e basta, o no, signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Se, quando, io prima di collaborare, mio suocero al colloquio mi diceva: 'senti, esci e ammazza a questa persona', io, se me lo diceva lui, lo facevo.
AVVOCATO Rocchi: Oh, ecco, quindi ci siamo arrivati. Senta, lei ha riferito che nel 1986 suo suocero, il signor Spadaro, le dice di non occuparsi più dei fatti di Cosa Nostra. Quindi lei obbedisce a questa richiesta che le fa suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Io ho spiegato poco fa che...
AVVOCATO Rocchi: No, no, signor Di Filippo, mi perdoni, non voglio essere maleducato, ma penso che a questa domanda si possa rispondere con un sì, o con un no.
EX210 Di Filippo P: Io non rispondo né con un sì e né con un no, perché alla domanda rispondo io, quindi lei non mi può dire se devo rispondere con il sì o con il no.
AVVOCATO Rocchi: Cercavo di facilitarla, non volevo...
EX210 Di Filippo P: No, no, ma lei non c'è bisogno che mi facilita, perché anche se...
PRESIDENTE: Non faccia delle polemiche per cortesia, lei risponda.
EX210 Di Filippo P: E...
PRESIDENTE: Se crede di rispondere. Sennò dice 'non voglio rispondere'.
EX210 Di Filippo P: Mio suocero mi diceva di non dargli confidenza a Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, mi può spiegare il motivo, se crede, del motivo perché non doveva dare confidenza al Cancemi?
EX210 Di Filippo P: Perché lui aveva dei contrasti con Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma questa sua ultima affermazione, cioè di non dare confidenza, non parlare con il Cancemi, riesce, se è possibile, a coniugarla rispetto alla sua affermazione precedente, cioè: 'mio suocero mi aveva detto di non occuparmi più di affari di Cosa Nostra'?
EX210 Di Filippo P: Quando mi ha lasciato mio suocero, o meglio, quando ci siamo lasciati con mio suocero, perché a mio suocero... siamo stati arrestati assieme nell'83, poi sono stato scarcerato nell'85, io assieme a lui avevo a che fare solamente con la famiglia di Portanuova. In più, quando lui si incontrava con altre persone, io vedevo anche le altre persone.
Quindi mio suocero sapeva che io non è che conoscevo... Cioè, conoscevo altre persone, però non avevo contatti diretti con altre persone, o facevo parte di qualche altra famiglia. Quindi lui soprattutto si riferiva alla famiglia di Portanuova, che in quel momento era comandata da Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor Di Filippo, quindi, in virtù di questi contrasti, lei mi risponde - mi corregga se ho mal interpretato le sue parole - suo suocero le disse: 'non avere più contatti con questo signor Cancemi'.
Lei, se lo sa beninteso, sa se suo suocero fece circolare questa voce, non con riferimento a questa cautela, all'interno delle famiglie mafiose, cioè che lei non si sarebbe più occupato di seguire gli affari di suo suocero, o comunque suoi, o comunque della famiglia a cui lei appartiene?
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Suo suocero ha pubblicizzato questo tipo di sua decisione?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo se l'ha pubblicizzato o no.
AVVOCATO Rocchi: Non se lo ricorda, ma perché ritiene che ciò sia stato possibile, o perché non poteva essere possibile che suo suocero lo pubblicizzasse questo tipo di sua decisione?
EX210 Di Filippo P: Ho risposto che non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, lei ha mai avuto contatti dal momento del 1986, se ho ben capito, quando suo suocero le dice 'per evitare questi contrasti non ti occupare più di niente'; in ragione di questa indicazione, di questo consiglio di suo suocero, lei non ha quindi più avuto modo di aver contatti con nessuno, oppure, come accennava poc'anzi, suo suocero le chiedeva di compiere qualche altra diversa attività?
EX210 Di Filippo P: Io, quando sono stato scarcerato, oltre a gestire il distributore Esso, ho gestito anche un negozio di articoli sportivi. Qualche volta mio cognato Antonino Marchese, tramite mio fratello, mandava a dire determinate... e quindi io ero al corrente di determinate cose.
Io dopo che sono stato scarcerato ho fatto dei traffici, di cui già ne ho parlato, assieme a Spadaro Antonino, che era suo nipote, Vincenzo Buccafusca, che era suo nipote, e tante altre persone, questo ho fatto io.
Se poi io a lui ce lo dicevo o non ce lo dicevo, io sinceramente non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Quindi - lei ha preceduto una mia domanda, ne faccio un'altra - quindi lei si riteneva comunque svincolato dal notiziare suo suocero dalla sua attività criminale? Ha detto non si ricorda di avergliene parlato di questi traffici di hashish, e io le chiedo allora: quindi lei non riteneva opportuno, non si riteneva in qualche modo obbligato a fare notizia a suo suocero di questa sua idea di trafficare hashish?
EX210 Di Filippo P: Ma non me lo ricordo se gliel'ho detto o no, non era una cosa... Non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma suo suocero, in questo intervallo di tempo, dal 1986 - io attraverso i verbali apprendo che lei dà un'indicazione intorno agli anni '90, fine anni '80 quando inizia a trafficare in hashish - suo suocero in questo periodo di tempo, 1986-1990, se gliel'ha date, che tipo di indicazioni le ha dato, con riferimento alla vostra famiglia criminale? Dico criminale per capirsi, signor Di Filippo, naturalmente, non perché voglia tacciarla di particolari nefandezze.
EX210 Di Filippo P: Che tipo di cose mi ha dato in base alla sua famiglia, cioè lui, sua moglie, suo marito? Non...
PRESIDENTE: No, la famiglia mafiosa.
EX210 Di Filippo P: Quale, quella a cui lui apparteneva?
AVVOCATO Rocchi: Io voglio sapere, e casomai il Presidente se non sono stato chiaro mi aiuterà, come spesso ha fatto: suo suocero, dal 1986 alla fine degli anni '80, ha mai dato a lei qualche indicazione con riferimento alla vostra famiglia criminale, alla vostra famiglia mafiosa? 'C'è da fare questo, c'è da fare l'altro, tizio dice questo, tizio dice l'altro, vedi di capire questo...'
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, qualche volta lui in carcere mi dava delle indicazione che sempre in carcere gli davano a lui.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma queste indicazioni la impegnavano a una attività che la costringeva - io adopro un termine che forse è improprio - a scoprirsi con le persone che magari doveva interessare? Cioè, lei era obbligato, facendo certe domande, cercando certe risposte a, non dico a svelare, ma insomma si poteva capire che era suo suocero che voleva queste risposte, o chiedeva questi chiarimenti?
EX210 Di Filippo P: No, mio suocero per esempio mi diceva: 'dovete fare questo perché me ne ha parlato il compare'. Per esempio il compare era Pippo Calò, che poi era in carcere pure con lui. Non sempre, ma quasi sempre si incontravano.
AVVOCATO Rocchi: Senta, lei ha detto che non ricorda se suo suocero aveva pubblicizzato questa sua decisione nei suoi confronti. Lei, se riesce a ricordare questa circostanza, le domande, o comunque questi incarichi che suo suocero le dava in carcere, presupponevano che lei facesse a quel punto capire che era ancora organico a quella famiglia? O erano discorsi che non avevano interesse per il contesto criminale Cosa Nostra?
O meglio ancora, mi perdoni signor Di Filippo e lei signor Presidente, cerco di rivolgerla in altri termini: questo tipo di attività che suo suocero la richiedeva, secondo lei, poteva essere rischiosa perché la costringeva a scoprirsi, sì o no?
EX210 Di Filippo P: Ma io poco fa ho detto che, per esempio mio suocero mi ha detto al colloquio: 'vai da mio nipote Giuseppe Lucchese e gli dici che si deve fare questo lavoro'. Quindi in questo caso gliel'ho detto a suo nipote.
Poi mi ha detto anche qualche altra cosa delicata di fare, perché gliel'aveva detto il suo compare in carcere, che era Pippo Calò. Però io questo non glielo posso dire perché sono cose di una certa importanza, che preferisco non parlarne per ora.
AVVOCATO Rocchi: Cioè si ritorna... per chiarezza anche del verbale che poi sarà letto anche da qualche altra persona, signor Di Filippo, lei non lo può riferire oggi, in questo momento, perché ci sono delle indagini in corso, perché ha già riferito?
EX210 Di Filippo P: Sì, sono cose di una certa importanza, che io già ne ho parlato ai magistrati di Palermo.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito.
Senta, qualche persona di questo ambiente criminale, a seguito della sua uscita nel 1986, le ha fatto qualche domanda - non è che voglio ridurla in termini aneddotici, ma insomma per farsi intendere - 'come mai non ti si vede più, non hai più partecipato a quel fatto, a quell'altro fatto'. Se qualcuno gliel'ha mai chiesto, signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Guardi, stiamo parlando noi di quasi 10 anni fa. Io...
AVVOCATO Rocchi: Se se lo ricorda, signor Di Filippo.
EX210 Di Filippo P: No, non mi ricordo chi mi ha parlato, chi non mi ha parlato.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor Di Filippo, lei ha riferito che aveva avuto diversi colloqui sia con suo suocero che con suo fratello quando entrambi erano detenuti e lei viceversa era libero, e quindi ha potuto apprezzare, da quello che loro evidentemente le raccontavano, la particolare asprezza del regime del 41-bis.
Io le chiedo questo: quando lei è stato fermato, arrestato, non ho ben inteso, ma comunque è stato privato della libertà, lei ha detto che ha immediatamente dato notizie per fare arrestare certe persone. Questa sua scelta poteva essere, per caso, collegata al suo timore di essere anche lei sottoposto a quel regime così aspro che le avevano disegnato questi suoi familiari?
EX210 Di Filippo P: Io quando sono stato arrestato... Innanzitutto io non ho visto niente perché sono stato portato direttamente negli uffici della DIA, dove mi hanno detto che io ero stato arrestato per associazione mafiosa. Ma comunque poi il discorso, man mano che stavo là, si andava indebolendo perché è normale che loro mi cercavano di prendere con le buone affinché io gli dicessi quello che loro volevano. Quindi io sinceramente non c'ho pensato in quegli attimi, pensavo a cose più importanti.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo...
EX210 Di Filippo P: Cioè, in quel momento dovevo decidere.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, io adopro termini per farmi intendere, non perché voglia tacciarla di quello o altro atteggiamento. Lei quindi non ha avuto paura del cosiddetto 41-bis? Quando è stato arrestato non è che ha pensato per caso: 'adesso il mio destino sarà quello comune ai miei familiari, verrò anch'io sottoposto a questo regime così aspro'. L'ha pensato sì o no?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo se l'ho pensato. Pensavo a tante cose in quei momenti. Quelli sono momenti che non mi posso scordare più.
AVVOCATO Rocchi: Ma, abbia pazienza, forse è per colpa mia, non riesco a intendere. Lei mi ha detto che ha pensato a tante cose e non ricorda di aver pensato al discorso del 41-bis, a questa detenzione così dura che l'aspettava, ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Ho detto che pensavo tante cose, quindi non mi ricordo neanche le altre cose in questo momento. Il mio cervello era molto confuso. Pensavo ai miei figli, pensavo a mia moglie, pensavo a tante cose.
AVVOCATO Rocchi: E quindi in questo affollarsi di pensieri, quand'è che ha cominciato a pensare di dare l'indicazione di dove poteva essere rintracciato il signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato intorno a mezzogiorno e ho avuto tempo fino al pomeriggio, alle tre, perché dovevo aspettare che giungessero dei funzionari di Roma, per parlare direttamente con loro. Quindi in questo frattempo ho pensato.
AVVOCATO Rocchi: Senta, aveva chiesto lei di parlare con questi funzionari, o gli era stato preannunciato che sarebbero intervenuti questi funzionari?
EX210 Di Filippo P: Mi è stato preannunziato che non potevo parlare, tranne che con questo che è venuto da Roma.
AVVOCATO Rocchi: Ma nessuno le ha detto, per esempio, che doveva parlare anche con un magistrato di...
EX210 Di Filippo P: No, no, a loro gli interessava solo Bagarella e io dovevo dirlo solo a questa persona dove si trovava Bagarella.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma perché, lei appena è stato arrestato, qualcuno le ha chiesto se poteva dargli indicazioni specifiche su qualche persona? Lei ha detto gli interessava solo Bagarella, quindi...
EX210 Di Filippo P: Loro mi hanno detto che mio fratello stava collaborando e mi hanno...
AVVOCATO Rocchi: Sì, ma non capisco... Mi perdoni signor Di Filippo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Non capisco cosa c'entra Bagarella con suo fratello che collabora.
EX210 Di Filippo P: Perché...
PRESIDENTE: Avvocato, ma se non lo lasciamo finire, probabilmente non riuscirà mai a spiegarsi. Aveva cominciato col dire: 'mi hanno detto subito che mio fratello stava collaborando' e proseguiva. Vediamo.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, mi perdoni, io cerco di accogliere il suo invito ad andare veloci e forse certe volte faccio male a andare avanti con le domande. Mi perdoni.
PRESIDENTE: Vuole proseguire quello che stava dicendo?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato, sono stato portato alla DIA e mi hanno detto subito che dovevo stare là fermo, calmo e buono, perché io avevo detto portatemi in carcere e loro mi hanno detto: 'no, per ora in carcere non ci puoi andare perché devi parlare con una persona'.
Io ho detto: 'ma chi è questa persona?'
Dice: 'è una persona che deve venire da Roma con l'aereo alle tre, o alle quattro. Quindi statti calmo che devi parlare con questo'.
Quando è venuto questo sono stato chiuso dentro una stanza, io, lui e un altro funzionario. E questo funzionario mi ha detto, dice: 'senti, la situazione è questa, tuo fratello sta collaborando, tuo fratello ha detto che tu sai dov'è Bagarella'. Al che io al momento gli ho detto: 'ma che dite, mio fratello non sta collaborando, non è vero niente, questo, quello, quello e quello'.
Loro mi hanno confermato che mio fratello stava collaborando e mi hanno detto di pensarci, di stare tranquillo e calmo, che avevo tempo fino alle sette, le otto per pensarci.
Poi alle sette, alle otto, è rientrato di nuovo questo, io gli ho detto dove si trovava Bagarella e tutto il resto delle cose. La stessa sera, di notte, abbiamo fatto un sopralluogo, io, questo funzionario, un altro funzionario e altre persone e io gli ho fatto vedere dove dovevano arrestare Bagarella. Questo è quello che mi è successo.
AVVOCATO Rocchi: Ha terminato signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Senta, questo succedeva quindi il giorno in cui lei è stato arrestato, che è il 21 giugno 1985?
EX210 Di Filippo P: Questo è successo il primo giorno che io sono stato arrestato: il 21 giugno del '95.
AVVOCATO Rocchi: Senta, dopo che ha dato questa indicazione, ha avuto modo di fare un altro colloquio con questi funzionari della DIA, loro le hanno richiesto altre cose, lei magari le ha dato delle risposte? Non lo so.
EX210 Di Filippo P: Io non gli ho detto più niente. Subito, quando gli ho detto il discorso di Bagarella, poi io ovviamente sono stato nascosto e dopodiché loro, quando hanno arrestato Bagarella, subito mi hanno trasferito da Palermo e portato in una località segreta assieme a loro. Dopodiché, dopo un paio di giorni sono sopraggiunti i magistrati.
AVVOCATO Rocchi: Mi scusi, io le chiederò se ha terminato perché non la vedo.
EX210 Di Filippo P: Sì, ho terminato.
AVVOCATO Rocchi: Io vedo qua nel verbale di assunzione informazioni, che lei ha reso, credo sia il primo, o perlomeno per quanto è a mia conoscenza, eventualmente mi correggerà anche il signor Pubblico Ministero, che il giorno 23 giugno del 1985...
EX210 Di Filippo P: '95.
AVVOCATO Rocchi: '95, chiedo scusa. Presso la Casa Circondariale di Palermo, di fronte al Pubblico Ministero, che era rappresentato a quel momento dal dottor Sabella, lei chiede di rendere delle dichiarazioni. Se le rammenta il senso di quelle dichiarazioni?
EX210 Di Filippo P: Io quando ho fatto queste dichiarazioni, la sera stessa, dopo che ho fatto il sopralluogo con la DIA per indicare il posto di Bagarella, io sono stato portato in carcere. Perché è normale che se Bagarella sa che io sto collaborando, Bagarella fugge e quindi non lo possono prendere più sul posto, che io stavo collaborando. Quindi per due giorni la notizia è stato mantenuto il massimo riservo e si è fatto finta come se io ero arrestato. Tant'è vero che io sono portato in carcere all'Ucciardone.
Sono stato portato in carcere all'Ucciardone per un giorno, un giorno e mezzo, dove io dovevo dire che non stavo collaborando, io ero un detenuto normale ovviamente, perché se dicevo che stavo collaborando, a Bagarella non lo potevano arrestare più.
Quando è stato arrestato Bagarella, subito è venuta la DIA in carcere, mi hanno preso, mi hanno prelevato e mi hanno trasportato al Nord.
AVVOCATO Rocchi: Senta, signor Di Filippo, lei ha reso questa dichiarazione, volevo sapere se quindi il senso di queste sue parole rispondevano a questo tipo di precoazione di cui lei ci ha parlato poc'anzi. Lei ha detto, è il verbale che ho prima citato 23 giugno 198... chiedo scusa, '95:
"Ho chiesto di parlare con l'Autorità Giudiziaria perché sono in stato di isolamento e ho parecchi problemi a restare in carcere. Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente."
Se mi vuol spiegare il senso di queste parole.
EX210 Di Filippo P: Questo quando è stato, il 23 giugno?
AVVOCATO Rocchi: Esatto.
EX210 Di Filippo P: Il 23 giugno è venuto a trovarmi il dottor Sabella, dove io gli ho detto che ovviamente avevo paura a stare in carcere. Perché lei si può immaginare. Già avevo fatto dichiarazioni contro Bagarella per farlo arrestare.
In un certo senso ero preso, avevo paura, perché ho detto: 'non facciamo che qua si viene a sapere e mi ammazzano in carcere.'
AVVOCATO Rocchi: Eh, la capisco. Ma signor Di Filippo, ma, mi perdoni, non... è per cercare di intendere: il dottor Sabella lo sapeva che lei aveva già reso il giorno 21 quelle dichiarazioni.
EX210 Di Filippo P: Eh, io con il dottore Sabella non ci ho parlato.
E, sicuramente, è stato avvisato dai funzionari.
Perché io, il dottore Sabella, l'ho rivisto dopo che è stato arrestato Bagarella. Non ho visto solo a lui, ma c'erano tanti altri magistrati che... così, ci siamo seduti...
AVVOCATO Rocchi: No, no, ma...
EX210 Di Filippo P: Dopo l'arresto.
Se il dottore Sabella è stato avvisato dai funzionari, io questo non lo so. Presumo che, a questo punto, sia stato avvisato. Perché io non l'ho visto il dottore Sabella.
Io ho visto solo DIA. Non ho visto magistrati.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, ha terminato?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Ma veda, il senso di questa dichiarazione, mi continua a rimanere oscuro.
Perché: "Ho chiesto di parlare con l'Autorità Giudiziaria, perché sono in stato di isolamento. Ho parecchi problemi a restare in carcere, chiedo che la mia situazione venga immediatamente chiarita.
Letto, confermato e sottoscritto alle ore 13.45."
Quindi, il dottor Sabella, o comunque il funzionario del Pubblico Ministero che era presente in quel momento, non ha dato alcuna risposta a questa sua richiesta di chiarimento. Non voglio dire di aiuto, ma insomma, di chiarimento senz'altro.
EX210 Di Filippo P: Ma non me lo ricordo. Io mi ricordo che ho chiamato il dottore Sabella per dirgli che avevo paura a stare in carcere.
Poi, lui, quello che ha detto, quello che ha pensato, io non me lo ricordo.
E' stato questo, quello che io ho detto a lui.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Senta, nel 1994 lei è rientrato, ha detto.
Di questo suo rientro ha avvertito il suocero, signor Spadaro?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Rocchi: Perché?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava di avvertirlo.
AVVOCATO Rocchi: Mi perdoni, le sembrerò sicuramente antipatico.
Perché non le andava?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, lei a me mi deve fare domande. Non...
AVVOCATO Rocchi: Io gliel'ho fatta. Perché non le andava...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, questo non è compito suo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Lei, se vuole rispondere, risponde; se non vuole rispondere, non risponda. Ma non si deve permettere di fare contestazione agli avvocati.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Va bene?
EX210 Di Filippo P: Allora, non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, io devo insistere ... il Presidente mi toglie la parola.
Se può dirlo, se vuol dirlo, aggiungo io, perché non le andava?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Perché non si riteneva particolarmente legato a quella persona?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Perché quella persona non contava più niente?
PRESIDENTE: Avvocato, basta,. Abbia pazienza, ha risposto tre volte. Non possiamo costringerlo a ripetere all'infinito.
Passi ad altre domande.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, sono soddisfatto. La ringrazio.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Signor Di Filippo, lei ha citato in questi due giorni, sia ieri che stamattina, vari personaggi, i quali poi oggi sono imputati per i fatti di strage del '93 e del '94.
Ecco, ma lei poteva fare domande a qualcuno di questi soggetti sui fatti di strage?
Poteva essere lei a informarsi?
EX210 Di Filippo P: Di solito erano sempre loro che si esponevano.
Io, difficilmente, facevo qualche domanda. Erano sempre loro che parlavano.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma avrebbe potuto farle queste domande, o comunque a lei non interessavano questi fatti, oppure perché a Cosa Nostra, in Cosa Nostra non si fanno domande?
Diciamo, avrebbe potuto farle queste domande?
EX210 Di Filippo P: Non le ho fatte.
AVVOCATO Florio: Non le ha fatte.
Senta, volevo tornare un attimo a quel famoso discorso degli identikit visti dal Giacalone all'interno del carcere. E quelle notizie che poi lei stesso ha confermato essere uscite dal carcere sulla base di quegli identikit visti appunto dal Giacalone.
E qui le chiedo spiegazione su una cosa: lei, ovviamente, a quell'epoca, non era ancora collaboratore.
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Florio: E il problema che le chiedo di spiegare è questo: a me risulta, almeno, e risulta però anche dagli atti, che la prima ordinanza di custodia cautelare del Giacalone per le stragi, vi fu dopo il pentimento di Carra.
Lei sa quando Carra si è pentito?
EX210 Di Filippo P: Eh, dopo che lo hanno arrestato.
AVVOCATO Florio: Quindi, dopo il pentimento di Carra che, glielo dico io, è del 31 agosto '95.
Il suo, lo abbiamo detto anche adesso col collega che mi ha preceduto, è del 23 giugno '95.
Allora, è sicuro che le cose andarono così?
Perché, così come l'ha raccontata ieri, sembrerebbe che Giacalone avrebbe fatto uscire queste informazioni dal carcere, quando lei però era già pentito.
EX210 Di Filippo P: No, io questo non l'ho detto.
Giacalone ha fatto uscire questi discorsi dal carcere, quando io ero fuori. E non ero pentito.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Dico, le riformulo la domanda: siccome risulta agli atti - questo è un dato pacifico - che la prima ordinanza di custodia cautelare per i fatti di strage, Giacalone l'ha avuta dopo il pentimento di Carra, e quindi eventuali domande, identikit a Giacalone sarebbero stati fatti vedere soltanto dopo il pentimento di Carra, com'è possibile questo se lei, in realtà, si è pentito prima di Carra.
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto voglio spiegare alla Corte che questi discorsi, non ero solo io presente, ma c'era anche presente il Grigoli Salvatore, c'era anche presente Pietro Romeo e tante altre persone.
Quindi, al corrente di questi discorsi, sono anche loro. E di questi identikit.
Poi, la possibilità che lui le abbia viste prima del suo ordine di custodia cautelare non posso essere io a rispondere a questa domanda.
Evidentemente qualcuno gliele avrà fatte vedere; avrà fatto qualche colloquio investigativo. Questo, io non lo so. Questo, io non lo so.
Questa domanda, non sono io tenuto a rispondere.
AVVOCATO Florio: Sì, anche perché, in effetti, non vi è traccia alcuna negli atti che tali identikit siano stati mostrati a Giacalone. Per cui...
PRESIDENTE: Avvocato, queste sono considerazioni sue. Le domande.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande. Ho finito.
PRESIDENTE: Ha terminato?
Forza, avvocato, allora.
AVV. Cianferoni: Dunque, sono l'avvocato Cianferoni.
Senta, signor Di Filippo, io vorrei riprendere un attimo il ragionamento che svolgeva l'avvocato Rocchi con le sue domande.
E cioè a dire, ripercorriamo la fase del suo arresto.
Lei viene arrestato, ci ha detto, il 21 giugno a mezzogiorno.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Un po' più, un po' meno.
Di poi, viene portato dove?
EX210 Di Filippo P: Alla DIA di Palermo.
AVV. Cianferoni: Di Palermo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Questa mattina lei ha parlato anche di Squadra Mobile. Si è sbagliato, o...
EX210 Di Filippo P: Stamattina ho parlato di Squadra Mobile per l'arresto di Salvatore Cucuzza.
AVV. Cianferoni: Questo arresto - parliamone subito, allora - è avvenuto perché lei ha avuto, posso dire colloqui investigativi con la Squadra Mobile?
EX210 Di Filippo P: Questo di Salvatore Cucuzza?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Quando io sono stato portato alla DIA di Roma, dopo l'arresto di Bagarella, per una scelta mia personale, per una scelta mia personale, questa, ma sempre in concordità con la DIA di Roma, ho voluto che si occupasse dell'arresto di Totò Cucuzza la Squadra Mobile di Palermo, Sezione Catturandi.
AVV. Cianferoni: Cioè a dire, lei avrebbe indicato l'organo di P.G. che doveva arrestato questo signore?
EX210 Di Filippo P: No, non ho indicato io, perché non sono un magistrato.
Però, in concordi con loro, siccome ho ritenuto opportuno, che la Squadra Mobile di Palermo - e mi riferisco alla Sezione Catturandi - essendo sul posto, a Palermo, potevano essere più preparati a poter arrestare Totò Cucuzza, in base a quello che io gli dicevo.
AVV. Cianferoni: Perché ha fatto questa considerazione? Conosceva qualcuno in questa Squadra?
EX210 Di Filippo P: No, non conoscevo nessuno.
Siccome per arrestare Totò Cucuzza, in base alle mie indicazioni, bisognava lavorare sul posto.
E, lavorare sul posto, significa essere a Palermo.
Quindi, in concordità con un funzionario della Squadra Mobile di Roma, parlando con il funzionario della Sezione Catturandi, ho dato queste indicazioni.
AVV. Cianferoni: Quindi lei aveva fiducia in questa Squadra Catturandi della Mobile di Palermo.
EX210 Di Filippo P: Per fare questo, avevo fiducia, certo.
E con chi stavo parlando? Con la Polizia, stavo parlando.
AVV. Cianferoni: Però, un attimo fa, rispondendo alle domande del collega, ha detto che delle sue propalazioni, notizie, confidenze, su Bagarella, volle parlarne con due persone ben precise che venivano da Roma e con nessun altro.
EX210 Di Filippo P: Perché questo mi è stato imposto.
AVV. Cianferoni: Da chi?
EX210 Di Filippo P: Dalla DIA.
AVV. Cianferoni: Nella persona di chi?
EX210 Di Filippo P: Mi è stato imposto che io dovevo parlare con un funzionario che doveva venire da Roma. E io ho parlato con un funzionario che veniva da Roma.
Anche là c'erano altri funzionari. Però loro mi hanno detto: 'tu ne devi parlare solo con questo'.
E quindi io mi sono tenuto su quello che loro mi hanno detto.
AVV. Cianferoni: Le rifaccio questa domanda telegrafica, mi risponda, se può, con un sì, o con un no.
Lei ha avuto colloqui investigativi con la Squadra Mobile di Palermo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Va bene. Andiamo avanti.
Dal 21, si procede verso il 22 o il 23.
Un primo atto che ho davanti è, per l'appunto, un verbale di assunzione di informazioni, per la Corte, ai sensi dell'articolo 362... Stavo dicendo, appunto, un verbale di assunzione informazioni ai sensi dell'articolo 362 del Codice, che lei rende il 23 giugno '95 all'una e mezzo.
Lei si trova - si dà atto nel verbale - ancora in stato di fermo presso, questa volta, la Casa Circondariale di Palermo.
Le chiedo: un Giudice, cioè, il Giudice che le ha convalidato il fermo, è mai venuto? Lei ha mai fatto un'udienza in quei giorni?
EX210 Di Filippo P: Io, quando sono stato arrestato, e quella stessa sera, ho detto il discorso di Bagarella.
Poi sono stato portato, la stessa notte, in carcere.
L'indomani sono stato chiamato al Tribunale di Palermo dal dottor Sabella e dal Giudice per le Indagini Preliminari che si chiamava dottor Montalto.
Dove, almeno per quello che io posso capire, mi hanno convalidato l'arresto.
AVV. Cianferoni: Noi si parla di fermo. Sono terminologie giuridiche...
PRESIDENTE: Va be', avvocato, è una questione di termini.
AVV. Cianferoni: E' una questione di termini. però, ripeto, io non posso contestare al signor Di Filippo che è stato sentito, dopo il suo fermo, come persona informata sui fatti e non come indagato.
Però questo risulta da un verbale. Io chiedo di produrlo alla Corte.
PRESIDENTE: Ma lei, avvocato...
AVV. Cianferoni: Del resto, è quel verbale già fatto segno di contestazione da parte del collega Rocchi. Perché è quello nella...
PRESIDENTE: Avvocato, ma siamo in tema di controesame.
AVV. Cianferoni: Controesame, ecco.
PRESIDENTE: Queste, sono considerazioni che non concernono il controesame.
AVV. Cianferoni: Sì, sì, senz'altro.
PRESIDENTE: Lei, a suo tempo, quando crederà, nella sede in cui crederà, farà tutte le sue argomentazioni. Che poi sono riferite, non al...
AVV. Cianferoni: Non al dichiarante, ma alla Corte.
PRESIDENTE: No, ma non al dichiarante, ma neanche ai Pubblici Ministeri, o ai Giudici che si sono occupati, in Firenze, di questa faccenda.
Questa è una cosa che esula completamente da ogni nostro...
AVV. Cianferoni: Con molta sintesi, ci arriviamo.
E' comunque quel verbale in cui lei ha quella frase, dice:
"Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente."
Ritorno con una domanda mia alla stessa domanda del collega: che cosa si aspettava lei per avere chiarezza della sua situazione?
EX210 Di Filippo P: Io non mi aspettavo niente.
Io ho detto solo che avevo paura di stare in carcere.
AVV. Cianferoni: E da qui, consegue quanto ci ha già detto.
In questo frangente. Cioè, in questi tre-quattro giorni, le furono offerti, lei ci ha detto, dei denari per il suo contributo investigativo. Ha parlato di una taglia.
E' giusto?
EX210 Di Filippo P: No, noi non abbiamo parlato di nessuna taglia in questi giorni.
La taglia mi è stata data dopo che hanno arrestato pure a Salvatore Cucuzza.
E la taglia mi... Cioè, la taglia, la taglia... Mi hanno dato un milione e mezzo per comprarmi i vestiti, perché vestiti non ne avevo. Sono stato trasferito da Palermo con i jeans, la maglietta e le scarpe. Non... Purtroppo per questione di sicurezza, non mi sono potuto prendere niente a casa.
E quindi il Sevizio Centrale di Protezione mi ha dato un milione e mezzo per comprarmi i vestiti estivi e invernali,
AVV. Cianferoni: Quindi, allora, in...
EX210 Di Filippo P: Pensi che eravamo in due, comunque noi, eh. Quindi un milione e mezzo per due.
AVV. Cianferoni: E, quindi, la sua risposta mi consenta, che non mi soddisfa. Perché è agli atti di questo processo...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi. Che la soddisfi o no, a noi non interessa.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Non siamo in Parlamento.
AVV. Cianferoni: Va benissimo.
PRESIDENTE: Siamo in un'aula di Giustizia, dove si fanno le domande e si accettano le risposte e si passa ad altre domande.
AVV. Cianferoni: Va benissimo: Se ora neppure un intercalare telegrafico è consentito, io mi sforzerò di ometterlo.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, ma chiariamo...
AVV. Cianferoni: Poi, statisticamente, si vedrà anche gli intercalari delle altre parti...
PRESIDENTE: ... cercare di distinguere le sedi per non fare confusione.
AVV. Cianferoni: Va bene.
PRESIDENTE: Il parlamentare ha tutti i diritti - perché la prassi perlomeno lo consente - l'avvocato non ha il diritto di esprimere apprezzamenti.
AVV. Cianferoni: Tutti i diritti.
Ecco, dicevo, le rappresento un dato incartato agli atti di questo processo.
Cioè, è venuto un altro collaborante, indotto dal Pubblico Ministero, a dire che ha ricevuto 500 milioni per l'arresto di Salvatore Riina.
Ora io le chiedo: a fronte di questo dato, lei conferma di non avere ricevuto dei soldi per l'arresto del signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io confermo che non ho ricevuto neanche una lira.
Ho ricevuto solo un milione e mezzo per comprarmi i vestiti. Io e la ragazza che stava con me; sia per l'estate, che per l'inverno.
AVV. Cianferoni: Le faccio una domanda...
EX210 Di Filippo P: Confermo pure che nessun magistrato, nessun funzionario della DIA si è mai permesso di dirmi che c'era una taglia per Bagarella.
Di questo non se n'è mai discusso.
AVV. Cianferoni: Ecco, le faccio una domanda che... alla quale giungo, proprio dietro alle sue risposte di stamani.
Lei ha detto che, se un difensore volesse sapere lo stipendio di una persona protetta dal Servizio di Protezione, può fare una istanza al Servizio.
Allora io le chiedo: visto che lei ci ha parlato di un contratto di protezione che ha mostrato di conoscere, in questo contratto ritroveremmo eventualmente traccia di dazioni di denaro?
EX210 Di Filippo P: In questo contratto che ho firmato io?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: In questo contratto che ho firmato io c'erano tutte le regole che io devo rispettare.
Cioè, io devo rispettare determinate regole.
E' questo.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se, in questo contratto, erano previsti compensi, una tantum, o periodici a suo favore per questo rapporto di collaborazione.
EX210 Di Filippo P: No, completamente.
AVV. Cianferoni: Senta...
EX210 Di Filippo P: C'era solo l'assistenza sanitaria.
AVV. Cianferoni: ... lei è a conoscenza di episodi di, diciamo, concordanze, accordi, tra collaboratori per riferire nei processi su determinati fatti, di intesa l'uno con l'altro?
E le faccio questa domanda, tanto pensando a quando lei ancora non era collaboratore; tanto alla sua condizione di oggi che, invece, collabora.
Ha mai saputo di collaboratori che si sono messi d'accordo per riferire certe questioni?
EX210 Di Filippo P: No, che si sono messi i collaboratori d'accordo, non... almeno mi ricordo di non averci pensato mai.
PRESIDENTE: Ne ha sentito mai parlare?
EX210 Di Filippo P: Eh...
PRESIDENTE: Prima di essere arrestato.
EX210 Di Filippo P: Ne ho sentito mai parlare?
PRESIDENTE: Sì.
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo, signor Presidente. Non è che sono questi... Cioè, per me non erano discorsi importanti a cui... Non me lo ricordo.
E' possibile che ne hanno parlato, l'ho sentito. E' possibile che non ne hanno parlato.
AVV. Cianferoni: Scusi, come può dire che non erano discorsi importanti, visto che ci ha detto una frase stamani mattina.
Dice: 'mio fratello si fece pentito e - se non ricordo male, ha detto - 'e adesso siamo qua'.
Cioè, il fenomeno del pentimento, anche ieri rispondendo al P.M., disse: 'la mia famiglia mi ha ripudiato, non mi ha ripudiato...', insomma, ha fatto capire che è un fenomeno importante.
E allora, come può dire oggi che non è importante sapere se ci sono accordi tra pentiti, magari della stessa famiglia, per andare poi a dire nei processi le stesse cose.
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo e non mi interessa questo argomento.
AVV. Cianferoni: Ecco, non intendo polemizzare con lei, ma per l'interesse che può avere il processo, a questo argomento, ha definitivamente qualcosa da dire, o non ha qualcosa da dire su questo argomento?
EX210 Di Filippo P: Io non mi sono mai incontrato con nessuno.
AVV. Cianferoni: La sua risposta, paradossalmente, mi soddisfa.
PRESIDENTE: Non ci interessa, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, d'accordo, Presidente. Chiedo scusa...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza...
AVV. Cianferoni: Va bene. Farò esercizio di...
PRESIDENTE: ... non è questa la sede.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
PRESIDENTE: A un certo punto bisogna cercare di capire, il processo tende a fare emergere possibilmente verità.
Le valutazioni personali, sia del difensore, o quelle del Pubblico Ministero, sono tutte cose che non interessano alla Corte.
AVV. Cianferoni: Fra l'altro, appunto, l'argomento si conchiudeva, era una chiusa.
Ma lungi da me l'idea veramente di dilungarmi oltre.
Dicevo, quando è che fisicamente lei ha potuto rivedere suo fratello Emanuele dopo la collaborazione? Se lo ha rivisto.
EX210 Di Filippo P: Io, mio fratello Emanuele, da quando abbiamo collaborato, non l'ho visto più.
AVV. Cianferoni: Dunque, suo fratello Emanuele attualmente, mi pare di ricordare, che si trovi in condizioni di libertà.
lei, in condizione si trova?
EX210 Di Filippo P: Mi perdoni, avvocato. Libertà, per lei cosa...?
PRESIDENTE: Guardi, vuol, dire...
EX210 Di Filippo P: Se libertà...
PRESIDENTE: ... pertanto se è sempre in stato di detenzione.
EX210 Di Filippo P: No, no, in carcere non ci sono.
PRESIDENTE: In carcere...
AVV. Cianferoni: Neppure lei.
PRESIDENTE: Ma è relativamente libero? Ha stabilito un suo luogo, non vogliamo conoscere, non ci interessa...
EX210 Di Filippo P: Sì. Io abito in un luogo protetto che però, per qualsiasi spostamento che faccio, le autorità competenti devono essere al corrente. Ma per una questione di sicurezza.
AVV. Cianferoni: Quindi, solo per una questione di sicurezza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Le chiedo, proprio mi fa venire in mente a proposito di questo regime, ma lei è al corrente se, in un certo momento, Contorno Salvatore si trovava a Palermo?
EX210 Di Filippo P: In un certo... Cioè...
AVV. Cianferoni: Dico, siamo negli anni '94, '95, '93. Ecco, negli anni più vicini a noi.
EX210 Di Filippo P: Sì, io di questo, ho fatto anche dichiarazioni.
Io non l'ho mai visto, come penso che nessun altro di noi lo ha visto.
Però si diceva che Contorno Salvatore era possibile che era a Palermo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, il suo rapporto con Salvatore Cancemi, se c'è stato, da quando nasce e quando si interrompe, se si è interrotto.
EX210 Di Filippo P: Io, con Salvatore Cancemi, l'ho conosciuto fine '82, fino al periodo del mio arresto, che stiamo parlando giugno '83.
Lo conosco per i motivi che già ho detto ieri: per il traffico di stupefacenti. Sbarcavamo della morfina base.
Lo conosco perché lui veniva a trovare mio suocero in via Lincoln; lo conosco perché gli ho consegnato soldi, tanti soldi, per ordine di mio suocero. Lo conosco perché, quando mio suocero faceva gli appuntamenti con Pippo Calò e tutte le altre persone, c'era molto spesso anche lui.
AVV. Cianferoni: Ecco, dicevo, quando si interrompe la sua conoscenza. Una data, se è possibile, non altro.
PRESIDENTE: La conoscenza forse non si interrompe. La frequentazione.
AVV. Cianferoni: Sì, la frequentazione.
EX210 Di Filippo P: Io, praticamente, nell'83, sono stato arrestato. Dopodiché sono uscito nell'85.
E a lui, se non erro, l'ho visto solamente... Anzi, chiedo scusa. Quando io sono stato scarcerato nell'85, sto parlando del 1986-87, non di più, mio suocero si trovava come detenuto all'Ospedale Civico di Palermo assieme a Pippo Calò, assieme a Giuseppe Savoca e a tante altre persone.
Salvatore Cancemi, una volta, anzi, più di una volta, veniva a trovare Pippo Calò. E io là ero presente.
Anche se c'era la Polizia, c'era il metodo per poterlo farlo entrare, a lui, e parlare con Pippo Calò.
PRESIDENTE: Poi, lo ha rivisto?
EX210 Di Filippo P: L'ho rivisto in queste occasioni e poi, una o due volte, l'ho rivisto in Tribunale di Palermo. Ma senza mai avvicinarmi, solo da lontano.
AVV. Cianferoni: Ecco, la stessa domanda da parte mia, ho interesse solo a delle date, quindi non importa che si diffonda, riferita a Calogero Ganci.
Cioè, quando... se lo ha conosciuto, se ci tiene rapporti, se a un certo punto li ha interrotti... Ecco.
EX210 Di Filippo P: Chi, io no. Io Calogero Ganci non l'ho mai conosciuto, non l'ho mai frequentato. Lo avrò visto solo qualche volta in mezzo alla strada, dove qualcuno mi ha detto: 'quello è il figlio di Raffaele Ganci.'
Ma non ho mai avuto contatti con lui.
AVV. Cianferoni: Ecco, e queste indicazioni per la strada, quando pensa di averle ricevute?
EX210 Di Filippo P: Queste indicazioni per la strada che sono successe nel periodo di Sucato a Palermo. E' una storia tutta particolare. E quindi stiamo parlando fine anni '80, primi degli anni '90.
Ho visto lui e qualche suo fratello con il motorino che si fermavano in una strada per andare a parlare con una persona.
E io, da lontano me ne sono accorto.
E mio cugino, se non erro, Spadaro Antonino, Vincenzo Buccafusca, mi ha detto, dice: 'quello è il figlio di ... Raffaele Ganci...', questo.
ma solo questo particolare, niente di più.
AVV. Cianferoni: Va bene. Pennino Gioacchino?
EX210 Di Filippo P: No, io Pennino Gioacchino lo conoscevo solamente di fama, perché aveva un laboratorio di analisi, se non erro. Ma niente di particolare. Non...
PRESIDENTE: Non lo ha mai visto di persona.
EX210 Di Filippo P: No. No.
AVV. Cianferoni: Tra le cose che lei ha finora detto, si è parlato di alcuni omicidi.
Io vorrei parlare di due, per questo particolare. E tengo a sottolineare per questo particolare, perché sennò si rifà tutta la storia e è in contraddittorio che poi noi ci si opponga e poi ci si ritorni.
Ma questo è importante.
Omicidio Bronte: lei, il 30 giugno del '95...
PRESIDENTE: Avvocato, prima deve fare la domanda.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: E, secondo di come avviene la risposta, può avvenire la contestazione.
AVV. Cianferoni: ecco, la domanda verteva su questo: l'omicidio Bronte. Il 30 giugno del '95 parla di questo fatto. Se lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che ho parlato di questo fatto. Non mi ricordo il giorno.
AVV. Cianferoni: Il giorno - mi dia credito - è quello che le ho detto.
No, vorrei che dicesse se corrisponde a verità, che lei sentì la necessità di precisare che si trovavano degli innocenti in carcere per questo fatto.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. E ne ho parlato subito, proprio per questo.
AVV. Cianferoni: Va bene. E mi pare la stessa cosa anche per l'omicidio dalle parti di piazza Massimo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Giorgio Pecoraro.
AVV. Cianferoni: Allora, io le chiedo: lei sapeva perciò delle cose su questi fatti.
Come poté essere - e la mia domanda è perché credo lei sia in grado di rispondere - come poté essere che, alcuni innocenti, furono incarcerati?
Cioè, vi era qualcun altro che li accusava?
EX210 Di Filippo P: L'omicidio Bronte...
AVV. Cianferoni: Le ripeto, la storia è lunga.
EX210 Di Filippo P: Sì, no, va bene...
AVV. Cianferoni: Mi basterebbe sapere...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Facciamola per riassunti...
EX210 Di Filippo P: Sto semplificando.
L'omicidio Bronte, se non erro, sono state arrestate due persone, perché viste da altri due testimoni.
Praticamente, dopo l'omicidio, due testimoni dice: 'sono state queste due persone'.
Hanno arrestato queste due persone.
Successivamente, dopo la mia collaborazione, la cosa che mi urgeva, era di dire ai magistrati che queste due persone che avevano arrestato, non ci entravano niente. Perché l'autore dell'omicidio era stato Salvatore Grigoli con il resto del gruppo.
Perché Salvatore Grigoli mi ha spiegato tutto, per quanto riguarda quest'omicidio. Mi ha spiegato la dinamica, mi ha spiegato che, alla fine, è stato lui a dovergli sparare perché gli altri, come al solito, avevano sbagliato.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Mi ascolti...
PRESIDENTE: Cioè, "avevano sbagliato", non li avevano colpiti?
EX210 Di Filippo P: Esatto. Quando sono scesi dalla macchina, non lo avevano colpito. Quindi, questo, è scappato. E' dovuto scendere...
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha fatto...
EX210 Di Filippo P: Sì, tutto questo.
Siccome questo particolare mi è stato raccontato benissimo da Grigoli. E penso che lui non aveva nessun motivo per raccontarmi una bugia.
Quindi io subito ai magistrati gli ho detto: 'vedete che ci sono due persone innocenti in carcere'.
Questo, è stato. Dopodiché forse ho saputo che li hanno scarcerati.
AVV. Cianferoni: Sì. Ecco, come lo ha saputo?
EX210 Di Filippo P: Poi, non mi ricordo. Ho saputo che lo hanno scarcerato... Sinceramente non me lo ricordo. Nei giornali, boh.
AVV. Cianferoni: Ma fu una cosa che le interessava, fu lei ad interessarsi? Dice: 'com'è andata poi a finire?'
EX210 Di Filippo P: A me interessava che uscivano due persone che erano imputati di omicidi e non ci entravano niente.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Quindi, io ho detto: 'non c'entrano niente quei ragazzi'.
AVV. Cianferoni: Quindi, la sua risposta è questa.
Una vicenda un po' complessa è quella che fa capo a un appartamento in via Ingegneros.
Lei ricorda questa vicenda?
EX210 Di Filippo P: Quale vicenda?
AVV. Cianferoni: "Un giorno" - le dico traendo spunto dai suoi precedenti interrogatori - "in questo appartamento sembrò che avvenisse un furto."
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Dunque, perché lei venne a sapere che doveva essere avvenuto un furto in questo appartamento?
EX210 Di Filippo P: Perché questo appartamento gliel'ho dato io a Bagarella.
Questo appartamento non era intestato a me, era intestato a un amico mio.
Io, un giorno, ero a casa. E' venuto a trovarmi questo ragazzo che aveva intestato l'appartamento. E mi ha detto: 'mi hanno telefonato dal palazzo', adesso non mi ricordo se lo ha chiamato il capocondominio, 'e mi ha detto che c'è la porta aperta di casa'.
PRESIDENTE: E' quello che ha già raccontato ieri.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PRESIDENTE: Allora, avvocato, faccia la domanda, per cortesia.
AVV. Cianferoni: La domanda è che, su questa vicenda ha dato delle versioni contrastanti, mi pare. Anzitutto, vorrei capire, questi documenti, queste carte, per stare sul generico, che erano in questo appartamento, gli ha avuti consegnati lei? Se li è andati a prendere personalmente?
EX210 Di Filippo P: Quando siamo andati nell'appartamento a prendere questi documenti...
AVV. Cianferoni: "Siamo andati", chi?
EX210 Di Filippo P: Io e Grigoli.
AVV. Cianferoni: E questa è, intanto, una sua versione. Dica, dica, perché, le dico fin da ora, in un altro momento dice che invece fu l'amico a darglieli questi documenti, ma non che ci andò con Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Bravo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Appunto.
EX210 Di Filippo P: Le chiedo scusa, avvocato.
AVV. Cianferoni: A me sa, le scuse non interessano.
EX210 Di Filippo P: Sì, ci siamo andati io e questo ragazzo che aveva l'appartamento intestato. Io gli ho detto: 'guarda, appena tu entri, controlla tutta la casa. Ci saranno dei documenti, ci saranno delle buste, mettimi tutte cose in una busta e me li fai avere'.
Chiedo scusa, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, prego. Perché...
EX210 Di Filippo P: Ho parlato di Grigoli, perché poi, successivamente, ci siamo incontrati con Grigoli perché siamo stati io e Grigoli a portarglieli a Nino Mangano.
AVV. Cianferoni: Dico, ma perché la persona di Grigoli appare nel secondo interrogatorio, se lo ricorda questo?
EX210 Di Filippo P: Perché la persona...?
AVV. Cianferoni: Di Grigoli appare nel secondo interrogatorio, mentre nel primo...
PRESIDENTE: Il nome di Grigoli, perché lei lo cita nel secondo interrogatorio?
AVV. Cianferoni: Precisamente il 13 di luglio. Mentre il 4 di luglio parlava dell'amico e Grigoli non c'era.
EX210 Di Filippo P: Avvocato, la verità è questa: io adesso mi sto ricordando perfettamente che, quando questo ragazzo è venuto a casa mia a trovarmi, io gli ho detto: 'andiamo in via Ingegneros'. Siamo andati là, mi ricordo che ci siamo andati con i motorini, io avevo un motorino e anche questo ragazzo aveva un motorino. Siamo andati là, abbiamo posteggiato i motorini. Io gli ho detto: 'entra, tutto quello che c'è dentro... vedi prima come è la situazione, tutto quello che c'è dentro mi metti tutto in una busta e me lo fai avere'.
La verità è questa.
PRESIDENTE: Ma l'avvocato vuol sapere come mai lei, in una certa circostanza ha detto che, in quell'occasione con lei in questa via Ingegneros sia andato con Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Perché sicuramente mi sono sbagliato, mi sono confuso.
AVV. Cianferoni: No, perché, per correttezza, va detto che...
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: ... ne parla anche nel primo interrogatorio di Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Però riferito alla sera.
EX210 Di Filippo P: Sì, va bene, mi sono confuso. Chiedo scusa, avvocato, non...
AVV. Cianferoni: No, ma si tratta di un momento che interessa perché... come mai se li fece dare lei questi documenti e non gli disse allora al Grigoli, all'amico o chi vogliamo, non importa: 'prendili tu e portali a chi devi portarli'.
EX210 Di Filippo P: E lui come faceva a portarglieli? Quel ragazzo non ne sapeva niente di tutte queste storie. Quel ragazzo sapeva che l'appartamento serviva per me, perché poi io ci andavo per i fatti miei. Non è che quel ragazzo sapeva Bagarella, sapeva Grigoli, sapeva... non sapeva niente.
AVV. Cianferoni: Benissimo, ma allora, perché ci manda uno che non sapeva nulla a prendere queste carte?
EX210 Di Filippo P: Perché...
AVV. Cianferoni: Non ci poteva mandare il Grigoli? Vengo dietro al suo ragionamento.
EX210 Di Filippo P: Glielo spiego perfettamente. Perché, l'appartamento, come era possibile che era stato trafugato dai ladri, come era possibile pure che c'era la Polizia dentro. Ci siamo?
Quindi, gli ho detto: 'entraci tu e vedi tu come è la situazione, perché a te è intestato l'appartamento, è assurdo che c'entro io'.
E' stato questo il motivo.
AVV. Cianferoni: Però, sta di fatto, e concludo su questo argomento che, se ho capito bene, lei incaricò una persona che non apparteneva all'associazione alla quale lei dice di far parte...
EX210 Di Filippo P: Sì, ma lui...
AVV. Cianferoni: ... di prendere documenti. Fu così?
EX210 Di Filippo P: Documenti, sì. Io gli ho detto: 'tutto quello che trovi, prendi'. Ma io non gli ho detto che quelli erano documenti importanti, o il libro mastro, o quello o quello. Io questo non gliel'ho detto.
AVV. Cianferoni: Lei sapeva poi che questi documenti sarebbero stati trovati dalla Polizia in via Pietro Scaglione? O parte di questi documenti, ora, non mi interessa quel documento, piuttosto che quell'altro. Mi interessa sapere se lei sapeva che poi la Polizia li avrebbe trovati in via Pietro Scaglione.
EX210 Di Filippo P: No, io quella sera, glieli ho portati assieme a Grigoli Salvatore in via Pietro Scaglione a Nino Mangano. Quella sera noi li abbiamo portati là.
Poi, io questi documenti li ho rivisti dopo che li hanno trovati.
AVV. Cianferoni: Ne abbiamo già parlato.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Per concludere su questi documenti, ieri il Pubblico Ministero le ha chiesto molti soprannomi.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei su cert'uni è stato sicuro, su... ha detto di essere stato sicuro, su certi altri ha detto che aveva delle perplessità, certi altri ancora non li ricordava proprio.
Ora, uno in particolare, quello di "pittore". Lei ricorda se su questo soprannome è stato, cioè si è già espresso più volte indicando ora una persona, ora un'altra.
EX210 Di Filippo P: "Pittore" noi chiamavamo due persone: uno che si chiamava Scaldamaglia, Scaldamaglia mi pare che questo era un prestanome di mio cognato Marchese Antonino; e chiamavamo anche Salvatore Cucuzza.
AVV. Cianferoni: Ecco, però questo devo dire, non lo trovo preciso da parte sua. Perché il 4 luglio '97 - opero contestazione - a pagina 8, lei dice:
"Deduco trattarsi del Cucuzza". Non che sapeva con certezza certe cose.
Allora sono sue deduzioni, queste sui soprannomi.
EX210 Di Filippo P: No, c'ho pensato dopo che gli dicevano "pittore", perché.. dopo. Successivamente c'ho pensato. Non è che uno subito si può ricordare tutto. Uno subito tutto non se lo può ricordare, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, no, ma questo... lasciamo stare.
Quello che mi interessava era il discorso della deduzione. Ha capito? Ora volevo anche trovarla questa pagina, purtroppo non è numerato questo interrogatorio. Facciamo velocissimi.
Ecco:
"Prendo visione dell'appunto con l'indicazione "pittore" e dal suo contenuto deduco che con tale soprannome è qui indicato Cucuzza Salvatore. Il quale vantava di avere dipinti dei quadri in carcere."
Quindi non mi pare che lei oggi ci ha detto: era prassi chiamare "pittore" questo signor Cucuzza, invece qui io leggo che lei dice:
"Deduco che qui è chiamato anche Cucuzza".
Quindi, mi contento della risposta nel senso che mi conferma che allora, si trattava di una sua deduzione.
EX210 Di Filippo P: E' possibile.
AVV. Cianferoni: E' possibile. A un certo punto lei fa il nome di un certo Frabetti a proposito di queste confidenze ricevute da altre persone, dice:
"O Scarano o Frabetti potevano parlare."
Ma questo nome del Frabetti, lei, come può averlo fatto? Anche perché, le aggiungo, lei non parla di un certo Frabetti, dice il Frabetti.
EX210 Di Filippo P: Perché loro parlavano, o Scarano, o Fabretti.
AVV. Cianferoni: Ma...
EX210 Di Filippo P: Giuliano Francesco in particolare.
AVV. Cianferoni: Ma, questo Frabetti, Fabretti...
EX210 Di Filippo P: Neanche lo conosco 'sto Fabretti. Lui lo ha nominato.
AVV. Cianferoni: Quindi lei però, ripeto, usava questo articolo determinativo: il Frabetti. Come se lo conoscesse. Allora è un errore probabilmente di trascrizione delle sue parole.
EX210 Di Filippo P: Se io lo conoscevo, già avrei fatto dichiarazioni sopra a lui. Invece non ne ho fatte mai, perché non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Su questo punto... e veniamo al P.M. di Firenze, interrogatorio. Il suo interrogatorio è, se non ricordo male, il 5 luglio del '95.
Ieri mattina lei ci ha detto di aver voluto parlare col P.M. di Firenze convinto dell'utilità delle cose che sarebbe venuto a dire.
Lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Mi...
AVV. Cianferoni: Ricordo proprio quest'espressione sua: "convinto dell'utilità delle cose che sarei venuto a dire".
EX210 Di Filippo P: Avvocato, mi perdoni. Non ho capito la domanda.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto di aver chiesto di parlare col Pubblico Ministero convinto di rendersi utile con le sue parole.
EX210 Di Filippo P: Ma certamente. Penso che un pochettino di... poco poco, poco poco di contributo gliel'ho dato. Non è una presunzione però. Poco poco, ma gliel'ho dato.
AVV. Cianferoni: Va bene. No, però, invece il 4 luglio '95 sempre interrogatorio a cui facevo riferimento prima, davanti al P.M. di Palermo, la vicenda nasce in maniera differente. Perché a pagina 5 lei introduce questo discorso e dice:
"Prendo atto dell'invito di riferire dettagliatamente quanto a mia conoscenza al P.M. di Firenze."
Quindi si trattò di un invito del P.M. di Palermo. Se vuole le leggo anche tutta la...
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che anche in questo caso la contestazione non è stata preceduta da una domanda.
AVV. Cianferoni: Sì, no. La domanda era se ricordava di essersi espresso nel senso di aver chiesto lui, signor...
PRESIDENTE: Ma quello non ha nessuna importanza, è un discorso generico, quindi non ha...
Lei sta leggendo qualcosa che riguarda un nome specifico, però nel leggere la frase in base alla quale contesta, manca il presupposto della contestazione. Che deve essere sempre una risposta che evidentemente, è in contrasto con quanto dichiarato in precedenza.
Oggi, lei, una domanda sul Frabetti non l'ha ancora posta. Ne ha parlato...
AVV. Cianferoni: No, scusi, forse c'è stato un qui pro quo nel senso... sì, no, qui la questione è questa.
PUBBLICO MINISTERO: Non è la questione, è la domanda che manca avvocato. Come devo farglielo capire?
AVV. Cianferoni: No, si parlava della... si parlava, signor Presidente, del fatto che il dichiarante ha detto di essere voluto venire lui a Firenze a rendere certe dichiarazioni.
PRESIDENTE: Va bene, ma questo le ho detto che non ci interessa. E' un discorso genericissimo. Poteva riferirsi alle stragi, poteva riferirsi alla bellezza del... come si chiama? del museo di cui tutti ci occupiamo, o di qualsiasi altra cosa.
L'argomento sulla quale ha chiamato l'attenzione dell'esaminato, è il nome Frabetti. Lei ha anche detto, dice: 'il Frabetti, non di un certo Frabetti'. Però non ha posto una domanda per poter poi procedere a contestazione su questo nome.
AVV. Cianferoni: Non mi sono espresso bene io perché allora, la questione Frabetti a me interessava esporla solo nei termini...
PRESIDENTE: Faccia come domanda, avvocato. Per poter contestare, bisogna aver fatto una domanda sull'argomento. Poi si contesta legittimamente. Diversamente, si procede a un controesame che non è fatto nelle regole del Codice di rito.
AVV. Cianferoni: Le ripeto, sicuramente, sono inadeguato nella spiegazione. La contestazione non era su Frabetti. Era sul fatto, generico, ne prendo atto, e perciò si passa ad altro argomento, che il dichiarante disse di esser voluto venire lui qua. Invece nell'interrogatorio 4 luglio '95, ricevette un invito a presentarsi.
Tutto qui.
PRESIDENTE: Tutte cose che non hanno...
EX210 Di Filippo P: Sì, va be'. Comunque lo posso chiarire. Non... Presidente, se lei permette.
PRESIDENTE: No, perché non c'è una domanda. Quindi lei non ha da chiarire proprio nulla.
AVV. Cianferoni: Ecco, diciamo questo.
PRESIDENTE: Lei ha conosciuto questo Frabetti?
EX210 Di Filippo P: No, io non l'ho mai conosciuto.
PRESIDENTE: E' un nome che ha sentito fare da questa...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Proceda.
AVV. Cianferoni: Ecco, veniamo a Carra. Lei sa descrivere un camion, quel camion anzi, di cui ci ha parlato del quale il Carra si sarebbe servito per trasportare dell'hashish.
EX210 Di Filippo P: Io quando... il Carra, o meglio, quando è stato fatto questo lavoro di hashish a Palermo dalla nostra famiglia con i calabresi, nello stesso periodo Grigoli Salvatore aveva avuto quella famosa fucilata nel piede di cui ho parlato ieri.
E io stavo giorno e notte con lui.
PRESIDENTE: In che anno siamo?
EX210 Di Filippo P: Siamo noi nel '95, inizi '95.
Quindi io e Grigoli non abbiamo potuto partecipare a questo traffico di hashish, proprio perché il Grigoli aveva la botta al piede e io dovevo stare là, ad assisterlo.
Però, tutto quello che si è svolto, quando veniva Nino Mangano la sera a mangiare con noi e a dormire con noi, lui ci spiegava tutto.
AVV. Cianferoni: Benissimo. La mia domanda era più precisa e minuta: se ha mai visto il camion con cui il Carra trasportava hashish, come dice lei.
EX210 Di Filippo P: Io... no, no, penso di no.
AVV. Cianferoni: Non lo ha mai visto.
E' mica al corrente di un trasporto di argento rubato che Carra avrebbe effettuato in quel di Milano?
EX210 Di Filippo P: Se io ero al corrente?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Ma in quali anni lei sta parlando? Se...
AVV. Cianferoni: Io le faccio la domanda, poi lei mi risponda.
EX210 Di Filippo P: Per la nostra famiglia?
AVV. Cianferoni: Signor Di Filippo, io le ho fatto una domanda, penso essenziale, semplice.
PRESIDENTE: Lei ha sentito parlare di un trasporto di un quantitativo abbastanza apprezzabile di argento fatto dal Carra col suo camion?
EX210 Di Filippo P: Io... Se parliamo di argento, ma solo per sentito dire questo discorso l'ho saputo. Ma già stiamo parlando di tanti anni passati.
Lui, se non erro, ha trasportato questo argento per conto della famiglia Spadaro-Buccafusca.
AVV. Cianferoni: E' al corrente di nascondigli usati da questo signor Carra per fare questi trasporti?
EX210 Di Filippo P: No.
AVV. Cianferoni: No. Nel suo verbale ormai famoso - e tante volte lo abbiamo ripreso tutti - lei dice, la mia domanda si fonda sulla sua convinzione, l'ha ripetuta oggi stesso, che il Carra, ha detto oggi, è stato l'autore del tritolo. Oggi ha detto così.
Da quali elementi oggettivi può desumere questa convinzione?
Le dico subito, per brevità, che all'epoca non parlò, riferito al foglio famoso in mano al Carra, che ci fosse il nome di Carra, lì sopra.
Fatta questa premessa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Va be', non si vuole essere brevi, ritiro la premessa.
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
AVV. Cianferoni: Andiamo avanti sul discorso...
PUBBLICO MINISTERO: No, no... Mi scusi...
AVV. Cianferoni: Se c'è opposizione...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo, c'è opposizione. Perché...
PRESIDENTE: Se si è alzato, sarà per qualche cosa, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Come fa a dire, ma come fa a dire che Pasquale Di Filippo non ha mai fatto il nome di Carra nel foglio?
AVV. Cianferoni: No, il foglio intendo in mano al Carra, ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Il foglio in mano al Carra.
AVV. Cianferoni: Leggiamolo.
PUBBLICO MINISTERO: E lo legga.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però lo leggo quando faccio la contestazione.
Quindi, torniamo alla domanda primeva.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, lei ha fatto un riferimento molto preciso a una...
AVV. Cianferoni: No, a questo punto...
PRESIDENTE: Prima deve essere preceduto da una domanda.
AVV. Cianferoni: Quindi, a questo punto, la domanda primeva era: da quali elementi oggettivi desume che, come lei diceva, il Carra è l'autore del tritolo.
Brevemente, ha detto così, stamattina.
EX210 Di Filippo P: Perché quando è stato portato questo foglio... comunque io, di questo discorso, ne ho parlato ieri ampiamente.
AVV. Cianferoni: No, ora...
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui era molto preoccupato e voleva sapere da Nino Mangano cosa doveva fare.
In questo foglio c'era un nome di un cellulare di una ditta. Che, quando Grigoli Salvatore lo ha visto, gli ha detto a lui, dice: 'ma questo non è il foglio e il telefonino che usavi tu quando hai salito il tritolo per le stragi?'
E quindi, oggettivamente, l'ho visto, l'ho capito da qua.
AVV. Cianferoni: Cioè, oggettivamente lei lo ha capito da questo.
Ecco, allora posso andare appunto al suo verbale 5 luglio '95, davanti al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Di Firenze.
AVV. Cianferoni: Di Firenze.
Devo cercare il passo.
PUBBLICO MINISTERO: Pagina 8, avvocato.
AVV. Cianferoni: Aspetti, Pubblico Ministero, perché forse ora ho indicato un verbale che non è quello...
PUBBLICO MINISTERO: Probabilmente ha visto un altro verbale.
AVV. Cianferoni: Bravo.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi sicuramente.
AVV. Cianferoni: Va be', se lei ne fa una questione di formalismo, si prende il verbale diverso...
PUBBLICO MINISTERO: Non è formalismo...
AVV. Cianferoni: ... ma il punto lei lo sa qual è.
PRESIDENTE: Ha fatto per venirle incontro, avvocato, le fa perdere meno tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Cerca il punto in cui menziona il foglio e i nomi di Carra. Giusto?
AVV. Cianferoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, è pagina 8 del verbale 5 luglio.
AVV. Cianferoni: No. Sì, Pubblico Ministero, io mi sono espresso più volte su quella frase: "Sono convinto che il Carra..."
La convinzione, sono partito di lì. Si può risentire, sono parole di cinque minuti fa.
Non è l'interrogatorio del 5 luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa che risentendole...
AVV. Cianferoni: E' quello del 4 luglio.
PRESIDENTE: Va bene...
AVV. Cianferoni: No, si vedrà in fondo, risentendoli, come sta il dare e l'avere, figurato, si capisce.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, figurarsi.
AVV. Cianferoni: E senza... Ecco.
4 luglio '95. La pagina non è la 8, ma è la 4.
PUBBLICO MINISTERO: Ma 4 luglio '95 non è al Pubblico Ministero di Firenze.
AVV. Cianferoni: E' a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
AVV. Cianferoni: E' a Palermo, è a Palermo.
"A proposito del Carra devo dire che sono convinto che proprio lui abbia portato nel Norditalia l'esplosivo per gli attentati del '93.
Posso aggiungere che ho assistito a dei commenti fatti dal Grigoli, dallo Spatuzza, dal Lo Nigro, dal Giuliano, dal Tutino e da altri, circa l'accertamento della loro responsabilità in ordine a tali attentati.
Essi si meravigliavano di come tale responsabilità fosse stata accertata. Ed erano convinti che uno dei romani, o lo Scarano, o il Frabetti, stesse collaborando con i Giudici.
Ricordo che il Carra era venuto in possesso di un foglio firmato da un Giudice di Firenze con tutta una serie di nomi di persone indagate per la strage di via dei Georgofili.
Il Carra dette tale foglio a me. E ricordo molti dei nomi in esso contenuti."
Rilevavo come, in questa circostanza, il signor Di Filippo non faccia, non dica che, su quel foglio, c'era il nome del Carra.
Questo, era il punto...
PUBBLICO MINISTERO: Non ha detto nessun nome in quel foglio, non il nome del Carra.
AVV. Cianferoni: Appunto, a Palermo...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero non può rispondere.
EX210 Di Filippo P: Rispondo io, rispondo io.
PRESIDENTE: Sennò qui, le cose si cambiano.
EX210 Di Filippo P: Se permette, rispondo io. Perché a Palermo non gli interessava proprio niente di questo foglio, perché era una cosa di Firenze.
E' normale che, subito dopo, quando sono venuti i magistrati di Firenze e io gli ho riparlato del foglio, è normale che i magistrati, per andare a trovare questo foglio, per andare a vedere se io dicevo la verità, mi hanno detto: 'ma tu cosa hai visto nel foglio? Chi c'era scritto?'
E io gli ho dovuto elencare tutti i nomi e cognomi.
Questo è, avvocato.
AVV. Cianferoni: Questa è la sua risposta. I verbali giungeranno direttamente alla cognizione della Corte.
Mi pare inutile e anche, parlo per me stesso, perché è sempre mio scrupolo essere quanto più possibile all'altezza della situazione, non felice entrare in polemica con la controparte.
E quindi, assolutamente, si cambia anche argomento. Questo è già stato svolto.
PRESIDENTE: Avvocato, stiamo avvicinandoci al...
AVV. Cianferoni: Ci stiamo avvicinando anche alla conclusione.
PRESIDENTE: Meno male.
AVV. Cianferoni: Esattamente.
Vengo nello specifico ai rapporti di parentela, che lei ha descritto, con il signor Bagarella.
Vuole chiarirci e ricordarci che parentela lega i signori Drago e Marchese, tra loro?
Si parla dei due collaboratori di Giustizia.
EX210 Di Filippo P: Drago e Marchese. Quindi lei parla di Giuseppe Marchese e di Giovanni Drago.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Cioè, la madre di Giuseppe marchese e la madre di Giovanni Drago, sono sorelle.
AVV. Cianferoni: Ecco, le rappresento - può smentirmi sicuramente - che la parentela dovrebbe essere diversa.
Cioè, la sorella della madre di... la madre di Marchese è sorella del padre di Drago.
EX210 Di Filippo P: E' possibile, avvocato.
AVV. Cianferoni: E' possibile.
EX210 Di Filippo P: Non è... Sono, queste... Non penso che abbia...
Comunque io li conosco tutti, ma non è che...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Eh.
AVV. Cianferoni: Ma mi chiedo: queste persone sono comunque imparentate con lei.
EX210 Di Filippo P: Con mia sorella.
AVV. Cianferoni: Quindi, per affiliazione, con lei.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Affinità, anzi. Affinità, civilisticamente l'affinità.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Dico, in termini sempre di parentele e di affinità, il signor Bagarella lei sa quando si è sposato? Ritengo di sì. Quindi...
EX210 Di Filippo P: Quando lui si è sposato?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Io sono stato invitato.
AVV. Cianferoni: Appunto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, mi bastava che lei mi dicesse la data.
PRESIDENTE: Si ricorda la data...?
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, voglio premettere una cosa: io, la data, non me la ricordo. Io sono stato invitato in questo matrimonio e ci sono andato.
E' successo un particolare: in questo matrimonio, mentre eravamo tutti seduti, è entrata la Polizia, ha fatto irruzione, però con calma. E hanno preso i documenti di tutti, di tutti.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Io... Aspetti, avvocato. Io, fortunatamente, sono riuscito ad allontanarmi e non gli ho dato il documento.
Quindi, il nome mio, non c'è scritto. Però mio fratello glielo ha dato, perché c'era anche mio fratello. Quindi c'era il nome di mio fratello.
Faccio presente questo.
AVV. Cianferoni: Le chiedo: dopo il matrimonio, quando è che ha nuovamente incontrato - se lo ha incontrato - il signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che Bagarella è stato arrestato.
Quando Bagarella è stato scarcerato - e la data non me la ricordo - è venuto più di una volta lui e suo cognato Gregorio Marchese a trovarci a noi, presso il nostro distributore.
Faccio anche presente che, quando lui camminava, lui è stato scarcerato con una clausula, nel senso che, qualsiasi spostamento lui doveva fare, lo doveva fare seguito dalla Polizia.
E la Polizia doveva stare, sia giorno che notte, sotto casa sua.
Quindi, quando lui già veniva nel nostro distributore, c'era anche dietro la macchina di Polizia in borghese che scriveva e annotava tutto.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questi, diciamo, percorsi e tragitti, lei ci ha parlato di un personaggio, di una figura di autista che farebbe il gioielliere in via Oreto.
Può essere più preciso su questa figura?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che Vittorio Tutino mi ha detto che quando salivano per fare queste cose, c'era di mezzo uno fra di loro che si comportava, secondo lui, un pochettino sgarbato.
Dice: 'lui ne approfitta perché è stato l'autista di Bagarella. Ed ha, questo, un negozio in via Oreto, di gioielleria'.
Poi, io, non ne so parlare, perché non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Quindi, il signor Bagarella non è mai venuto accompagnato da questa persona presso di lei.
EX210 Di Filippo P: No.
AVV. Cianferoni: Sa dirci se è mai venuto a trovarlo a casa?
EX210 Di Filippo P: Chi?
AVV. Cianferoni: Bagarella.
EX210 Di Filippo P: A chi, a me?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: No, io... a casa mia, lui, non è mai venuto.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, andiamo rapidamente alla conclusione.
Ci ha parlato stamattina di una relazione sentimentale con una giovane.
Posso sbagliarmi, non... anche con più di una.
Dico, ma essendo lei che ci ha detto persona riservatissima del signor Bagarella, ma su questo particolare aspetto ricevette delle critiche, oppure lo tenne nascosto, oppure che cosa?
EX210 Di Filippo P: No, io critiche non ne ho ricevute. Anche perché quasi tutti avevano le donne.
AVV. Cianferoni: Questa sua affermazione la può sostanziare di qualche significato, o si ferma qui?
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che questo aspetto non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Mi pare che si vada...
PRESIDENTE: Credo che riguardi tutti gli imputati, e anche i non imputati.
AVV. Cianferoni: E anche i non imputati.
Pertanto, su questa base, un'ultimissima cosa: ieri ci ha parlato... Questa, è proprio l'ultima domanda.
Ieri ci ha parlato di aver fatto una buona cifra con un affare di traffico di stupefacenti.
le chiedo definitivamente: collaborando con gli inquirenti ha restituito i denari che può aver lucrato con questi affari?
EX210 Di Filippo P: Ma io, questa cifra, per come l'ho guadagnata, l'ho persa. Perché io l'ho guadagnata una cifra, poi l'ho... questa cifra gliel'ho data nuovamente in mano a Nino Mangano per... per investirmela in un altro traffico che dovevamo far dopo.
Ma io quando poi ho collaborato, è normale che Nino Mangano questi soldi a me non me ne ha dati più.
A lui glieli ho dati io. Quindi, quelli che avevo guadagni, ho perso. Perché glieli ho rimessi per un altro successivo lavoro.
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande. Grazie.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, c'è Giuliano che voleva fare delle dichiarazioni spontanee.
PRESIDENTE: Faccia dichiarazioni, Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, io volevo fare sapere alla Corte e alla signoria vostra che il signor Di Filippo Pasquale mi ha accusato di una scomparsa di tale Di Piazza Francesco che, in questo processo, non si è parlato completamente, a differenza degli altri omicidi.
Per questa scomparsa io già ero stato scarcerato, in quanto ero militare.
Ma lui mi aveva accusato dicendo che io gli avevo confidato che, durante l'omicidio, mi trovavo in licenza.
Ebbene, dopo la seconda ordinanza di custodia cautelare, puntualmente è arrivata la seconda scarcerazione. Poiché si è scoperto che io ero stato a licenza tra maggio e giugno dell'89. Mentre, la scomparsa che mi si attribuiva dal Di Filippo, era nel marzo '89.
Io non gli ho mai confidato niente a questo signore. In quanto tra di noi non c'è mai stata amicizia. Ma, anzi, questa persona, ha sempre nutrito rancore nei miei confronti. In quanto, un giorno, addirittura siamo arrivati alle mani. E lui ha avuto la peggio.
Il discorso, signor Presidente, è nato per colpa del mio distributore che lavorava poco. E io, per arrotondare, arrivo fuori orario e certe volte la domenica fuori turno.
Questo signore, assieme e a suo papà e a qualche altro, puntualmente mi faceva venire i Carabinieri per farmi chiudere, signor Presidente.
In tutta la via Messina Marine, i gestori che hanno tutti i distributori, li conoscevano come "gli spioni della pompa".
Ed è per questo motivo che questo signore si accanisce contro la mia persona.
Signor Presidente, poi, per quanto riguarda la mia personalità, io purtroppo non mi posso difendere dagli omicidi che mi si contestano, perché mi devo difendere nelle aule dove ci sono questi processi.
Però posso anticipare che tutto quello che ha detto il Di Filippo nei miei confronti, non è vero. E' soltanto accanimento per quella discussione che quando siamo arrivati alle mani.
Che lui la sa bene questa discussione.
La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Dunque...
AVVOCATO Pepi: Presidente, a conferma...
PRESIDENTE: Lei non ha diritto di replicare.
AVVOCATO Pepi: ... di quelle, delle dichiarazioni...
PRESIDENTE: Avvocato, farà la produzione.
AVVOCATO Pepi: La farò...
PRESIDENTE: Certo, certo.
L'udienza riprende venerdì alle ore 09.00.
Mi pare che abbiamo in programma l'esame di Pietro Romeo.
La settimana successiva, invece, dovremo fare purtroppo una sosta. E riprenderemo il 13.
Buongiorno.