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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiono, vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, sono presenti entrambi.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e l'avvocato Falciani, c'è? C'è l'avvocato Falciani?
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io Presidente, l'avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente... E' sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Mignati Paoli c'è?
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai eh?
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Falciani, sostituto dall'avvocato Gennai.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Monaco, Usai, Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, Florio, Bennati. C'è l'avvocato Florio?
AVVOCATO Pepi: Lo sostituisco io Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Pepi.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. Avvocato Oddo è presente anche per l'avvocato Gramigni. Grazie.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Se per cortesia faceste a meno di chiacchierare si potrebbe procedere con più velocità e meno fastidio.
Ho chiamato scusate?
AVVOCATO: Lo Nigro.
PRESIDENTE: Lo Nigro. E' presente?
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini, sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, prima che iniziamo volevo comunicare ai difensori e alla Corte il programma che avevamo formulato per il prosieguo. Allora, domani...
PRESIDENTE: Penso che siano interferenze dovute al collegamento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi domani abbiamo citato...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Per quando?
PUBBLICO MINISTERO: Per domani.
PRESIDENTE: Per domani sì. Avevo sollecitato io il Pubblico Ministero di riempire le giornate che non avevamo potuto fare con un'ulteriore udienza. Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque abbiamo indicato dei testimoni diciamo... degli ufficiali di Polizia Giudiziaria. Quindi domani abbiamo citato il capitano Minicucci, il capitano Brancadoro, il capitano Torzani, poi il maresciallo Costantino e il maresciallo Balzano, che erano tutti ufficiali all'epoca in servizio presso il Nucleo Operativo Comando Provinciale di Palermo e sostanzialmente li abbiamo citati tutti insieme perché riferiscono, in particolare, su due contesti, diciamo, di indagine che hanno curato sempre questi stessi ufficiali.
E cioè, l'arresto a Palermo di Giacalone e Scarano il 3 giugno '94, e l'arresto a Milano dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Quindi abbiamo ritenuto opportuno convogliarli tutti insieme per domani.
PRESIDENTE: Bene, possiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Poi il programma della settimana successiva è quello già indicato.
PRESIDENTE: Certo.
Possiamo procedere allora a vedere se riusciamo a collegarci?
UFFICIALE P.G.: Siamo collegati. Sono l'ufficiale di P.G. che procede all'identificazione.
PRESIDENTE: Si sente la voce ma non si vede nulla.
UFFICIALE P.G.: Stiamo facendo accomodare il teste.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Si può procedere? Siamo in collegamento anche voce?
VICEBRIG Giuliacci: Sono il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuliacci Giovanni delegato al Servizio Centrale.
PRESIDENTE: Per cortesia, non sentiamo nulla.
VICEBRIG Giuliacci: Sono il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuliacci Giovanni delegato al Servizio Centrale di Protezione.
PRESIDENTE: Benissimo. Dovrebbe avere la cortesia di dirci tutte le sue generalità.
VICEBRIG Giuliacci: Nato a Empoli il 07/09/60.
PRESIDENTE: Residente?
VICEBRIG Giuliacci: Residente in questa città.
PRESIDENTE: Mi scusi, ha un documento di identità?
VICEBRIG Giuliacci: Sì.
PRESIDENTE: Ci vuol dare almeno gli estremi di questo documento?
VICEBRIG Giuliacci: Tessera di riconoscimento dell'Arma dei Carabinieri. Il numero è 246277.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora, lei ci dovrebbe attestare che affianco a lei, o vicino a lei dovrebbe esserci Pennino Gioacchino.
VICEBRIG Giuliacci: Affermo. E' presente di fronte a me e a mio fianco è l'avvocato.
PRESIDENTE: Il nome del difensore?
VICEBRIG Giuliacci: Gerace Mario del Foro di Roma.
PRESIDENTE: Benissimo. Dovrebbe anche dirci se nell'aula in cui state procedendo non sono presenti altre persone, al di fuori del tecnico che evidentemente dovrà essere identificato e dimostrare che è abilitato a questo procedimento.
VICEBRIG Giuliacci: Nell'aula siamo presenti solamente noi tre che ho detto prima, il tecnico è in un'altra stanza.
PRESIDENTE: Ah, è in un'altra stanza, benissimo.
VICEBRIG Giuliacci: Se c'è qualche problema lo chiamo io.
PRESIDENTE: No, no, no, non importa.
Deve anche farci una dichiarazione formale che, ovviamente, dovrà assicurare che le dichiarazioni dell'esaminato siano genuinamente espresse da lui nel senso che non c'è nessuno che suggerisce risposte. Non solo, ma ovviamente il Pennino avrà diritto - sempre che voglia rispondere - a consultarsi occasionalmente con il difensore, qualora ritenga necessario, solo per avere consigli su eventuali risposte da dare o da non dare. Ma, dovrebbero essere circostanze del tutto accidentali. Va bene?
VICEBRIG Giuliacci: Va bene. Se vuole faccio:
"Il sottoscritto attesta che il collaboratore risposta alle domande che gli vengano poste in piena libertà, senza consultare documenti e senza l'intervento di alcuno."
PRESIDENTE: Qualora dovesse consultare documenti deve chiedere ovviamente l'autorizzazione.
VICEBRIG Giuliacci: Va bene.
PRESIDENTE: Il Pennino è in grado di rispondere ora? E' una domanda.
VICEBRIG Giuliacci: E' arrivata la voce?
PRESIDENTE: No.
Pennino Gioacchino vuole rispondere?
*EX 210 Pennino: Sì, desidero rispondere, signor Presidente.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia, perché non è molto chiara la voce.
EX 210 Pennino: Desidero rispondere, signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Io la devo avvertire... Cioè, lei ci deve dare le sue generalità, per cortesia: luogo e data di nascita.
EX 210 Pennino: Pennino Gioacchino, nato a Palermo in data 1 marzo 1938.
PRESIDENTE: Benissimo. Il Pubblico Ministero ci vuole illustrare le condizioni di questo esame?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il...
AVVOCATO: Pubblico Ministero, solo un momento. Un chiarimento signor Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Ha dato lei facoltà all'imputato di procedimento connesso di consultarsi con il difensore prima di rispondere alle domande?
PRESIDENTE: No, di rispondere avvocato, occasionalmente, come per il Pennino per tutti gli altri vale, ma quando sono qui se decide di volta in volta, non c'è bisogno di preannunciarlo. Poiché siamo a distanza ho ritenuto opportuno segnalare che la presenza del difensore serve all'esaminato, qualora avesse dei problemi sulla opportunità o meno di rendere dichiarazioni che potrebbero essere dannose nei suoi stessi confronti, di poter consultare il difensore, occasionalmente.
AVVOCATO: Facendocelo sapere prima a noi che sta facendo questa operazione.
PRESIDENTE: Certo, naturale. Deve chiedere: 'posso consultare il difensore', certo.
AVVOCATO: Se lo vuol chiarire anche al dottor Pennino.
PRESIDENTE: Ma credo che quello che noi diciamo lo devono ricevere anche loro perché sennò...
AVVOCATO: Non lo so, per questo chiedevo.
PRESIDENTE: E' stato compreso questo chiarimento?
AVVOCATO Gerace: Fra l'altro la procedura credo che la conosciamo tutti. Io sono visibile...
PRESIDENTE: Dica pure.
AVVOCATO Gerace: Si sente Presidente?
PRESIDENTE: No, non ho sentito chiaramente che cosa stava dicendo l'avvocato e il Pennino.
AVVOCATO Gerace: No, sono il difensore.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gerace: Volevo dire che credo di essere visibile in teleconferenza.
PRESIDENTE: Sì, sì, è visibile, è visibile.
AVVOCATO Gerace: Credo che non ci siano problemi anche perché i diritti e le facoltà consentiti all'imputato di reato connesso li conosciamo tutti.
PRESIDENTE: Deve parlare un po' più chiaro perché noi non la sentiamo. Più vicino al microfono forse.
AVVOCATO Gerace: Ho detto... Mi sente Presidente?
PRESIDENTE: Ora la sento.
AVVOCATO Gerace: Purtroppo se si accavallano le voci c'è un effetto di ritorno nel microfono e non si sente bene.
PRESIDENTE: Io vedo una persona sul fondo, vicino alla porta: vorrei sapere chi è e se è abilitato ad assistere. Ecco, meno male si è allontanato.
Avvocato, riprenda pure, scusi.
AVVOCATO Gerace: Ho detto che io d'altro canto credo di essere ben visibile in teleconferenza.
PRESIDENTE: Certo, certo.
AVVOCATO Gerace: Questo per l'eccezione formulata dal collega che ho sentito poco fa. E' che d'altro canto conosciamo tutti quanti quali sono i diritti connessi per l'imputato, appunto, che viene esaminato quale imputato di reato connesso.
PRESIDENTE: Va benissimo.
Allora, il Pubblico Ministero vuole dirci quali sono le ragioni per cui si esamina il Pennino come imputato per reato connesso ex 210?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, la ragione è, diciamo, quella consueta. Pennino è persona sottoposta a indagine, o comunque, e forse già imputata, in relazione al delitto di associazione mafiosa, appartenenza a Cosa Nostra e quindi mi pare che le ragioni di collegamento tra questo procedimento e il procedimento in cui è imputato Pennino siano del tutto evidenti.
PRESIDENTE: Allora devo avvertirla Pennino che viene sentito come imputato per reato o procedimento connesso o collegato ex articolo 210 C.p.p.; di conseguenza lei ha la facoltà di scegliere se vuole rispondere, o se non vuole rispondere. Allora?
EX 210 Pennino: Desidero rispondere signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. E' presente il suo difensore, come abbiamo già accertato. Quindi lei può rispondere alle domande del Pubblico Ministero. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora dottor Pennino, buongiorno, io sono il dottor Nicolosi qui da Firenze.
EX 210 Pennino: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sente?
EX 210 Pennino: Sì, la sento perfettamente. Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Se per favore si può avvicinare al microfono perché invece noi non la sentiamo altrettanto bene.
EX 210 Pennino: Sono vicinissimo io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, bene.
Senta, dottor Pennino, io ho fatto un'affermazione, diciamo, per chiarire la veste processuale in cui lei viene sentito oggi in quest'aula, in videoconferenza. Ecco, vuole innanzitutto riferire le sue vicende giudiziarie? Cioè, se è stato arrestato, che tipo di procedimento ha avuto, per quali ragioni? Ecco, incominciamo da qui.
EX 210 Pennino: Io mi trovavo in Croazia e là sono stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare emesso dall'Autorità Giudiziaria di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qual era l'accusa nei suoi confronti?
EX 210 Pennino: L'accusa ai sensi del 416-bis e 110, comma I, III, IV, V e VI del Codice di procedura penale italiano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi veniva accusato di associazione mafiosa, in particolare dell'appartenenza a quale associazione mafiosa?
EX 210 Pennino: Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa Nostra.
EX 210 Pennino: Famiglia di Brancaccio. Di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, può dire l'epoca in cui lei venne raggiunto, per l'appunto in Croazia, da questo provvedimento restrittivo? Se lo ricorda?
EX 210 Pennino: In data 8 marzo 1994.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi venne arrestato in Croazia?
EX 210 Pennino: Fui arrestato in Croazia e fui detenuto presso il carcere di Pola.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per quanto tempo si protrasse questa sua detenzione all'estero?
EX 210 Pennino: Fino a circa il 18 agosto dello stesso anno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pennino: Poi fui estradato non già ai sensi del 416-bis e 110, bensì ai sensi del 416 cioè l'associazione semplice, in quanto la Repubblica di Croazia, nel suo ordinamento giuridico e penale non prevedeva il 416-bis, cioè a dire l'associazione di stampo mafioso.
Pertanto io fui estradato ai sensi dell'articolo 416.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e lei, per l'appunto è stato diciamo all'incirca cinque mesi in Croazia.
E poco fa, esponendo l'accusa a suo carico, lei ha fatto riferimento all'organizzazione Cosa Nostra e alla famiglia di Brancaccio.
Le chiedo: quando venne arrestato, le fonti di accusa a suo carico, si ricorda da chi era costituita?
Chi l'accusava, ecco, in base a quali elementi era stato arrestato, accusato.
EX 210 Pennino: Non ho capito bene, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Dico, nel provvedimento col quale lei era stato arrestato, le prove a suo carico, da cosa erano costituite?
EX 210 Pennino: Erano costituite da riscontri obiettivi e da rivelazioni di altri collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO: Se li ricorda chi erano queste persone che la chiamavano in causa?
EX 210 Pennino: Giovanni Drago della famiglia di Brancaccio e Mutolo della famiglia di Partanna Mondello.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei, per l'appunto, ha riferito di aver fatto parte di Cosa Nostra, o comunque di essere stato arrestato per questa appartenenza, in particolare alla famiglia di Brancaccio.
Le chiedo subito, così entriamo subito nel vivo: questa accusa era fondata?
Cioè, lei si è reso, per così dire, confesso di questo fatto?
EX 210 Pennino: Dottor Nicolosi, io, nonostante la mia estradazione (testuale) fosse stata concessa ai sensi dell'associazione semplice, io, pur non di meno, e conscio fra l'altro che in data... Mi scusi, che cerco... Intorno all'8-9 settembre, sarei stato rimesso in libertà per decorrenza di termini.
Nonostante questo mi sono reso conto che era utile che io - mi scusi il termine - mi sacrificassi e collaborassi con l'Autorità Giudiziaria italiana. Tant'è che mi sono riconosciuto colpevole di quanto a me addebitato.
E cioè a dire, del 416-bis, del 110 e degli articoli su menzionati e dei comma 1, 3, 4, 5 e 6.
E per questo reato sono stato già giudicato dalla Magistratura italiana e ho riportato la relativa condanna, nonostante che, chiaramente, se io avessi utilizzato il diritto che mi nasceva dal tipo di estradazione, ovviamente la mia posizione processuale sarebbe stata ridimensionata in maniera considerevole.
E, fra l'altro, avrei raggiunto, come ho anzi detto, la mia libertà dopo alcuni giorni. Proprio dal momento in cui ho cominciato a collaborare, esattamente mancavano otto o nove giorni. Ero conscio di questo fatto.
E, pur nondimeno, ho accettato di collaborare con l'Autorità Giudiziaria italiana.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, dottore, qui si fa riferimento, abbiamo fatto riferimento, in questa, diciamo, sua storia personale a una sua permanenza in Croazia. Tant'è che lei, per l'appunto, viene arrestato in quel Paese.
Vuole spiegare per quale ragione lei si trovava all'estero?
Se era una ragione occasionale, se era per motivi occasionali, o che altro?
EX 210 Pennino: Io avevo maturato una avversione nei confronti di Cosa Nostra. E desideravo rescindere dal cordone ombelicale che mi teneva a questa organizzazione.
E di conseguenza avevo deciso, poiché avevo sospeso anche la mia attività professionale, di recarmi all'estero. Chiaramente in un posto in cui, e per la mia età, e per le mie condizioni di salute io potevo vivere.
In un posto in cui la vita costa di meno, rispetto all'Italia, in cui c'ho la possibilità di dialogare in italiano, di ricevere le trasmissioni italiane, di comprare i quotidiani italiani, e così via.
E già da tempo andavo e venivo dalla Croazia e avevo scelto quel luogo proprio perché si confaceva alle mie condizioni di vita e conformi alla mia età.
Mi trovavo a carattere definitivo, perché mi ero trasferito definitivamente, in continuazione, dal 27 o 28 dicembre del 1993.
Ma prima ero stato... proprio per osservare i luoghi, andavo e venivo, finché non ho deciso di trasferirmi definitivamente colà.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi c'erano state, diciamo, delle visite preliminari e poi, a fine '93, per l'appunto, c'era stato questo trasferimento definitivo.
Ora lei faceva riferimento alla sua attività professionale.
Vuol dire alla Corte qual era questa sua attività professionale, dove la svolgeva?
EX 210 Pennino: Io mi sono laureato da giovane in medicina e chirurgia, ho conseguito numerose specializzazioni.
E, negli ultimi tempi, esercitavo la professione di analista.
Ero stato, nel mio passato, anche funzionario, all'ex INAM, avevo avuto altri incarichi, consulenze varie e di... Avevo fatto delle pubblicazioni.
Negli ultimi tempi, dal '63, fino al 1993, epoca in cui ho lasciato la mia professione, ho svolto principalmente l'attività di analista, di patologo clinico.
E la esercitavo in Palermo, col laboratorio di analisi cliniche da me personalmente gestito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dove gravitava, diciamo, questo laboratorio, e comunque la sua vita professionale privata? In quale zona della città di Palermo?
EX 210 Pennino: Palermo... Il mio studio, quello a nome mio, era sito in via Roma. Cioè a dire nel cuore del centro storico.
Poi ne amministravo uno per conto di mia figlia, che era sito sempre al centro di Palermo, al Politeama in piazza Sturzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, vuole riferire alla Corte di Assise qui di Firenze, com'è che lei si è avvicinato all'organizzazione Cosa Nostra?
EX 210 Pennino: Io non mi sono avvicinato all'organizzazione Cosa Nostra, sono nato nel tessuto di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi, spieghi perché, dottore.
EX 210 Pennino: Sto cercando di spiegarlo, dottore.
In quanto, in quanto, i miei antenati, da sempre, erano stati grossi esponenti del Gotha mafioso, del Gotha di Cosa Nostra.
Tant'è che mio zio, mio omonimo, prima mio nonno Pennino Gioacchino, era stato rappresentante della famiglia di Brancaccio.
La famiglia, come si sa, si è autosciolta durante il fascismo, si era ricomposta nel 1944. E, invece, al posto di mio zio, subentrò il genero, nonché mio zio, il genero dello stesso: Felice Di Caccamo detto "Fifi", sempre nella rappresentanza della famiglia di Brancaccio.
A lui subentrò un altro mio zio, mio omonimo pure Pennino Gioacchino, nella rappresentanza di Brancaccio.
Fra l'altro, nella mia famiglia, sono stati aggregati - la famiglia di sangue - numerosi miei consanguinei, sono stati affiliati alla famiglia di Brancaccio.
Quindi io nascevo in quel contesto che aveva una tradizione in Cosa Nostra radicata nel tempo.
E oserei dire che, fin dagli albori, fin dagli albori di Cosa Nostra, la mia famiglia ha rappresentato un vertice di Cosa Nostra.
Quindi, fin dalla culla, respiravo quell'aria di provenienza paterna.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pennino: Quindi, non... (collegamento disturbato. Incomprensibile).
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dottor Pennino, lei ha spiegato, diciamo, questo suo retroterra di tipo personale, familiare a livello anche delle relazioni in Cosa Nostra.
Però ora è opportuno che lei ci spieghi se, come, quando, lei ha, per così dire, a prescindere da questi trascorsi familiari, fatto parte dell'organizzazione Cosa Nostra.
EX 210 Pennino: Sono stato, affiliato intorno alla fine del 1977.
PUBBLICO MINISTERO: Può dare anche indicazione di dettaglio su questa affiliazione?
EX 210 Pennino: Io, per mia deduzione successiva, ritengo che Cosa Nostra mi osservò, mi indusse, e poi mi affiliò, perché mi voleva, per dire, alle sue necessità, alle necessità di Cosa Nostra.
Devo necessariamente dilungarmi un po'.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
EX 210 Pennino: Io ero un giovane medico che aveva fatto carriera nell'INAM, nella professione e anche in politica.
E cominciavo ad avere, nel tessuto sociale, una rilevanza non indifferente.
Nei primi anni in cui io cominciavo ad emergere, proprio un mio, quello che venni a sapere successivamente essere un mio consociato, un certo Leonardo Vasile, detto "Leo", mi portò un bis fratello di Gaetano Badalamenti perché io gli facessi una cortesia, che gli feci con facilità.
Successivamente, lo stesso, mi ebbe a portare dal fratello, da Gaetano Badalamenti che, all'epoca - siamo nei primi anni... '75 - era agli arresti, diciamo, ospedalieri presso una clinica privata, la Clinica Urologica Pavone di Palermo, senza preannunziarmi che io dovevo andare da lui.
E mi presentò come nipote di Gioacchino Pennino, cioè del rappresentante di cui ho parlato, della famiglia di Brancaccio, e di un altro mio cugino, coassociato, l'onorevole Francesco Barbaccia.
Il Badalamenti mi disse che mi ringraziava per la cortesia che avevo fatto al fratello e che aveva avuto il piacere di conoscermi.
Successivamente, quanto uscii insieme al Vasile, io ebbi a chiedere: 'ma perché questo incontro?', e lui mi disse che Tanino aveva avuto il piacere di conoscermi.
Successivamente seguì una serie di episodi che io devo necessariamente, per quanto mi ricordo cronologicamente, riferire a codesta spettabile Corte.
Esattamente, in quel periodo, mi fu richiesto se io ero in condizioni di fornire una sostanza che, versata nelle urine, simulasse la tubercolosi renale.
Io mi adoperai in tal senso e la feci avere. E non rammento se il... chi ne avesse chiesto, fosse stato lo stesso Vasile o altro. E non rammento soprattutto il destinatario che poteva servire però per quanto io abbia ricordi confusi, o per Buscetta o per il cosiddetto ... Gerlando Alberti, o per lo stesso Gaetano Badalamenti.
A questo seguì anche da parte del Vasile, in precedenza o contemporaneamente, la disponibilità mia per cercare di avere un contributo a favore di mio zio che doveva pagare gli avvocati.
E io mi rammento che gli detti degli assegni, uno a favore dell'avvocato di Palermo e uno a favore dell'avvocato di Catanzaro.
Subito dopo, subito dopo, cominciai... ebbi a ricevere un cinque lettere di estorsione. Ma appena mi arrivò la prima in cui si richiedeva 100 milioni per la mia... che dovevo dare, altrimenti avrebbero avuto problemi i miei figlioli, io mi rivolsi a un mio cugino - che poi seppi essere consociato - il quale mi portò da Giuseppe Di Maggio. Che poi ebbi a sapere essere il rappresentante pro tempore della famiglia di Brancaccio.
Per essere sintetico, arrivarono cinque lettere, li portai sempre al Di Maggio, il quale mi disse che ci avrebbero pensato loro. Poi improvvisamente queste lettere finirono.
Subito dopo, niente, mi ebbe ad annunciare, sempre il mio cugino consociato che... siamo nel 1975, io facevo fra l'altro politica, mi ebbe a dire chi erano i miei candidati.
Io gli feci tre nomi e lui mi disse che per uno di questi, sarebbero stati favorevoli. E mi preannunziò una riunione che io, fra l'altro, tenni nei locali sopra il mio studio che era nella mia disponibilità e in cui parteciparono: mio cugino, Giuseppe Di Maggio e una quarantina di persone che poi quando io fui affiliato ebbi a sapere che erano quasi tutti della famiglia di Brancaccio.
Tutto questo allo scopo di sondarmi, allo scopo di vedere la mia disponibilità e il mio comportamento, onde agganciarmi alla loro finalità.
Dopo l'episodio a cui dovetti assistere io che concerneva una... gli altri affiliati di Cosa Nostra come ebbi a sapere successivamente, esattamente Michele Graviano, al quale... il quale aveva subìto una azione a scoppio e aveva perduto un arto.
Io fui chiamato dal mio rappresentante pro tempore, fui portato a casa di Michele Graviano ad approntargli le cure. E poi mi occupai affinché potesse avere le prime cure.
Dopo questo episodio, proprio...
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Pennino, abbia pazienza se la interrompo un attimo.
Bisogna, perché la sentiamo, diciamo, con un tono molto basso. Se lei potrebbe, per favore, se lei potesse, mi scusi, parlare un po' più forte.
EX 210 Pennino: Mi avvicino, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, grazie. Sennò la sua voce arriva molto flebile qui in aula.
EX 210 Pennino: Dopo questo episodio, mi fu preannunziato che io dovevo essere affiliato formalmente a Cosa Nostra. Perché avevo visto un episodio di cui non potevo assolutamente essere portato a conoscenza o portare questo segreto con me.
Fui invitato proprio da Leonardo Vasile e da Giuseppe Di Maggio a casa di Giuseppe Savoca dove venni affiliato, diciamo formalmente, alla presenza di questi tre signori e di un mio cugino. Gioacchino Di Caccamo e di un altro certo Pietro Di Peri, detto "Perino".
In quell'occasione io venni affiliato a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco dottore, le chiedo: in questa, diciamo, riunione in cui si sancì la sua affiliazione, lei - se ho sentito bene - ha fatto il nome di Leonardo Vasile e di Giuseppe Savoca e di questo Di Peri. E' così?
EX 210 Pennino: E Gioacchino Di Caccamo.
PUBBLICO MINISTERO: E Gioacchino Di Caccamo.
EX 210 Pennino: E Giuseppe di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ci fu la famosa pungiuta oppure questa affiliazione avvenne in altra maniera?
EX 210 Pennino: Io non fui affiliato con la cosiddetta pungiuitina o con bruciare la santina, così. Niente di tutto questo mi fu fatto.
Mi fu detto soltanto: 'tu hai dimostrato di essere uomo d'onore col tuo comportamento, per la tua tradizione familiare sei affiliato a Cosa Nostra'.
E fu dal mio rappresentante, quello che io seppi contemporaneamente essere il rappresentante della famiglia di Brancaccio, Giuseppe Di Maggio, ho detto agli altri che la mia posizione doveva... della mia posizione affiliata bisognava parlarne poco in giro anche nelle altre famiglie mafiose. In quanto io oltre a essere un professionista, ero inserito nella politica nel tessuto sociale. Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo aveva questo ruolo un po' defilato.
EX 210 Pennino: Defilato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Pennino: Tant'è che io... tant'è che io dipendevo soltanto dal capofamiglia, dal rappresentante o dal capomandamento. Cioè a dire ero a loro disposizione per usare un termine adottato in Cosa Nostra, nel linguaggio di Cosa Nostra.
E non partecipavo a alcun lavoro o alcuna riunione delle diecine o altri, diciamo, di lavori, chiamiamoli lavori fra virgolette, di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, quindi siamo alla metà degli anni '70, quando avviene questa sua affiliazione.
EX 210 Pennino: Circa... io va beh, io la cerco di... credo che sia stato intorno alla fine del '77, all'incirca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi intorno al '77.
Senta, lei ha fatto riferimento al suo rappresentante, mi pare che era il Di Maggio Giuseppe, Di Maggio. E poi anche al rappresentante del mandamento, il cui nome però mi pare che lei non ha fatto.
Ecco, vuol spiegare innanzitutto la famiglia di Brancaccio a quale mandamento faceva riferimento?
EX 210 Pennino: Io non ho fatto ancora il nome del capomandamento pro tempore.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti.
EX 210 Pennino: La famiglia di Brancaccio faceva parte del mandamento Brancaccio-Ciaculli.
In questo mandamento facevano parte quattro famiglie: quella di Brancaccio, quella di Ciaculli, e quella di Roccella e quella di Corso dei Mille.
Io subito dopo la mia affiliazione, fui condotto da Giuseppe Di Maggio a casa di Michele Greco, con cui tra l'altro intrattenevo dei rapporti che andavano lontano nel tempo nonostante il nostro scarto di età, ed erano legati soprattutto alla frequentazione del Circolo Tiro a Volo.
E quando mi presentò... fece presente a casa del Greco, Giuseppe Di Maggio, che mi aveva affiliato con quelle caratteristiche di riservatezza Michele mi disse: 'hai fatto bene trattandosi di Gino e della sua posizione sociale. Però non fare così per altri casi come fanno i corleonesi. Noi dobbiamo essere ligi alla regola di Cosa Nostra'.
Proprio in quell'occasione mi fu specificato che il Greco, Michele Greco era il capo del mandamento e che facevano parte del mandamento quelle quattro famiglie che poco fa, di cui poco fa ho accennato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, abbiamo capito bene che a quell'epoca il mandamento veniva denominato Ciaculli?
EX 210 Pennino: Brancaccio-Ciaculli.
PUBBLICO MINISTERO: Brancaccio-Ciaculli. Ecco, senta, dopo la presentazione di Michele Greco come capo del mandamento - siamo quindi, lei ha detto, intorno al '77 - ci vuol dire come si sono... che dinamica ha avuto, che successioni ci sono state sia a livello del mandamento di Brancaccio-Ciaculli, sia a livello della rappresentanza della famiglia di Brancaccio.
EX 210 Pennino: Io posso dire per quanto mi consta, che al Giuseppe Di Maggio subentrò nella rappresentanza della famiglia, ufficialmente, perché rammento che allora passavano i cosiddetti volantini per le elezioni, Giuseppe Savoca.
Successivamente...
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Savoca?
EX 210 Pennino: Giuseppe Savoca.
PUBBLICO MINISTERO: Savoca, ecco.
EX 210 Pennino: Successivamente, per tutti i consociati non ci furono più elezioni. L'ultima elezione è stata quella di Giuseppe Savoca.
Per quanto concerne il mandamento, dopo Michele Greco io ho avuto soltanto delle deduzioni. In quanto nessuno mi ha partecipato chi fosse il rappresentante del mandamento, il capomandamento oppure il reggente.
Però sono certo che a Michele Greco sia subentrato Giuseppe Greco detto "scarpazzedda" che fra l'altro, era legato a me da vincoli di amicizia, più che di amicizia di venerazione, in quanto io gli avevo curato il padre per oltre un decennio e mi era devoto in tutti i sensi.
Posso dire invece, ritornando alla rappresentanza della famiglia di Brancaccio, che Giuseppe Savoca subentra a Giuseppe Di Maggio prima che lo stesso venga ucciso. Siamo intorno alla metà del'82.
Successivamente Giuseppe Savoca viene tratto in arresto. Viene tratto in arresto nella località di Sperone insieme ad uno, se non rammento male, dei fratelli Graviano. Se non rammento male, insieme a Benedetto.
E io, tra l'altro non sapevo a chi riferirmi, quale punto di riferimento potessi avere nella famiglia. Ma nel 1985 Giuseppe Graviano mi mandò una persona che lavorava in un nostro terreno sito in località Bagnasco, a Brancaccio perché mi fu detto stava male e aveva bisogno di un prelievo.
Io andai e in quell'occasione rividi il Giuseppe Graviano, che allora era ragazzo, e che feci gli accertamenti, mi adoperai dal punto di vista professionale, e in quell'occasione proprio Giuseppe Graviano mi disse: 'guardi, lei non cerchi a nessuno. Quando ha bisogno, si rivolga personalmente a me tramite il Drago e tramite Lombardo', Sebastiano Lombardo che lui aveva saputo essere un mio cliente... perché era un mio cliente.
E da quel momento io ho avuto rapporti con il vertice di Cosa Nostra tramite queste due persone: Giovanni Drago e Sebastiano Lombardo detto "Iano".
Giovanni Drago poi fu tratto in arresto, poi collaborò e io mantenni i rapporti sempre, così come mi erano stati detti da Giuseppe Graviano, tramite lo Iano Lombardo.
Tengo a precisare che dopo che il Giuseppe mi aveva detto che dovevo rivolgermi a lui, poiché aveva un età molto giovanile, io ebbi qualche dubbio. Non che dubitassi, ma certamente avevo qualche dubbio se dovevo rivolgermi a lui o mettermi nei guai con Cosa Nostra. E allora cercai proprio di Pinuccetto Greco il quale mi confermò che potevo benissimo rivolgermi a Giuseppe Graviano, oppure a lui qualora ne avessi avuto bisogno.
Da quel momento, da quell'anno diciamo dal 1985 in poi, praticamente i vertici di Cosa Nostra andarono sempre più clandestinizzandosi, cercando di far sì che la base sapesse il meno possibile sugli eventuali capi del Gotha di Cosa Nostra. Però chiaramente sempre vengono fuori delle deduzioni o delle notizie per cui noi avevamo, riuscivamo a dedurre, oserei dire, con certezza il rappresentante la mia famiglia e il mandamento.
Certamente, dopo la morte, la soppressione, la scomparsa di Pinuccetto Greco, subentrò un certo Puccio. Che una volta, poiché io cercavo di Pinuccetto Greco, mi...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi dottor Pennino, abbia pazienza. Stiamo parlando quindi, ora, del mandamento, della successione del mandamento?
EX 210 Pennino: Devo andare cronologicamente avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Pennino: E allora, perché una volta volle parlarmi, io... Mi disse: 'lei cerca Pinuccetto Greco? Guardi, che lui è partito. Eventualmente se ha bisogno, si rivolga a me'.
Fu arrestato dopo qualche giorno, poi io seppi dalla stampa che Pinuccetto Greco era stato oggetto di lupara bianca o qualcosa del genere.
Successivamente, continuano i miei rapporti con la mia famiglia tramite il mio rappresentante. Ho delle affermazioni da parte del Drago e da parte del Iano Lombardo, che ai vertici della famiglia e anche del mandamento, erano andati i due fratelli Giuseppe e Fifo Graviano.
Perché quando parlavano con me, parlavano di picciotti. Ancora il termine era quello, picciotti, e poi perché in numerose occasioni mi dissero: 'Fifo la ringrazia', quando io mandavo i contributi, chiamiamoli contributi volontari per i carcerati a fine d'anno, e in tante altre occasioni per cortesie che mi chiedevano di volta in volta.
Quindi, io ho saputo che alla rappresentanza della famiglia di Brancaccio c'erano Giuseppe e Filippo Graviano.
Ho dovuto dedurre, perché non posso altro dire che dedurre, perché nessuno me l'ha confermato che, allorquando nel 1983... '93 viene da me una persona che io avevo avuto presentato come affiliato alla famiglia di Ciaculli, e mi viene a dire che aveva avuto il permesso affinché la figlia, che era biologa, potesse acquisire un laboratorio, e il permesso gliel'avevano dato, e io dissi: 'ma chi te l'ha dato?'
'I picciotti. Tu non lo sai, Fifo e Giuseppe'.
E io acquisii che questo affiliato della famiglia di Ciaculli si rivolgeva direttamente, direttamente ai fratelli Graviano.
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi.
EX 210 Pennino: ... quindi che cosa dedussi? Che in quel momento, a mio giudizio, la famiglia di Ciaculli non esisteva più. Esisteva soltanto la famiglia di Brancaccio e di Ciaculli, in quanto soltanto così si poteva spiegare che l'associato della famiglia di Ciaculli si fosse rivolto ai rappresentanti della famiglia di Brancaccio.
Quindi, o...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi dottor Pennino. Sennò poi perdiamo il filo del discorso.
Questa persona, questo affiliato di Ciaculli che le aveva chiesto il permesso, come si chiama? Possiamo fare il nome?
EX 210 Pennino: ... Verde.
PUBBLICO MINISTERO: Prego? Non l'abbiamo sentito.
EX 210 Pennino: Lo Verde.
PUBBLICO MINISTERO: Lo Verde.
EX 210 Pennino: Domenico Lo Verde.
PUBBLICO MINISTERO: Domenico.
EX 210 Pennino: Abitava in via Gia... ed era dipendente dell'AMAP, Azienda Municipale Acquedotto di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta.
EX 210 Pennino: La cui figlia...
PUBBLICO MINISTERO: Senta.
EX 210 Pennino: ... era biologa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei, diciamo, ha introdotto nel suo racconto e nella successione di quello che è accaduto nel mandamento di Ciaculli-Brancaccio e poi della famiglia di Brancaccio, per l'appunto, Giuseppe e Fifo - lei l'ha chiamato - Graviano.
Io ho bisogno di sapere quand'è che lei ha conosciuto queste persone.
Lei ha anche citato il padre, ha citato anche Michele Graviano. Ecco, vuol spiegare un attimino queste circostanze?
EX 210 Pennino: Io li ho conosciuto quand'erano ragazzi e frequentavano la casa di Giuseppe Di Maggio. In quanto Michele Graviano aveva un rapporto privilegiato con Giuseppe Di Maggio. Tant'è che prima che io fossi affiliato, lo vedevo anche in quella casa e pensavo che fosse un suo collaboratore agricolo.
Poi successivamente, invece, venni a sapere che Michele Graviano era un mio consociato.
I tre ragazzi li rividi dopo qualche tempo esattamente ad un, diciamo, convivio e che aveva tenuto Giuseppe Savoca dopo un poco dalla sua nomina a rappresentante, in un locale, La Bussola di Mondello, a Palermo, il quale, fra l'altro, era gestito da un certo Teresi Francesco Paolo soprannominato ... .
In quell'occasione ebbi la conferma che i tre ragazzi già fossero uomini d'onore.
Fra l'altro erano ancora vestiti a nero per il lutto del padre.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in che anno siamo, dottore? Riesce a collocare nel tempo questo episodio?
EX 210 Pennino: Nel 1983.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
EX 210 Pennino: Intorno al 1983.
PUBBLICO MINISTERO: 1983. Senta, lei ci ha riferito, per così dire, dell'episodio di Domenico Lo Verde in relazione, diciamo, a questo presunto ruolo di vertice dei due fratelli Giuseppe e Fifo... ce lo vuol dire lei lo conosce il suo vero nome, il vero nome di battesimo dell'altro fratello?
EX 210 Pennino: Fifo, mi pare. Mi pare che sia diminutivo di Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei, nel suo racconto che ha fatto stamani, ha riferito di aver appreso di questo ruolo, diciamo, di vertice di entrambi questi fratelli, anche da quanto le dicevano Drago e Sebastiano Lombardo. Poi ha esemplificato con questo, con la vicenda dell'autorizzazione data a questo Domenico Lo Verde.
Ha qualche altro fatto concreto da cui lei poteva, per così dire, desumere questo ruolo di entrambi i fratelli al vertice del mandamento?
EX 210 Pennino: Da quanto mi richiedevano di volta in volta Giovanni Drago e Iano Lombardo. Mi mandavano i saluti, avevano bisogno di cortesie che io facevo o non facevo e giustificavo.
Quindi i punti di riferimento miei sono stati i picciotti, perché Iano Lombardo li chiamava i picciotti e parlava proprio di Fifo e di Giuseppe Graviano
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho bisogno di capire una cosa: siccome lei dal 1985 - così poco fa ha detto - aveva come punto di riferimento Giuseppe Graviano. Quand'è che, per così dire, lei apprende... c'è qualche fatto concreto che le fa, per così dire, emergere la figura di Filippo Graviano?
EX 210 Pennino: Sì. Esattamente. Siccome Filippo Graviano, Fifo Graviano in quell'epoca - se mal non rammento - doveva essere detenuto insieme a Benedetto, soltanto dopo che il Filippo esce, io ho riferito da parte dei miei interlocutori, dei miei trait d'union, ho riferito che Fifo praticamente sta al vertice della famiglia di Brancaccio.
Posso citare qualche episodio. Una volta lo stesso Fifo mi mandò, credo proprio Giovanni Drago, perché aveva la necessità che io mi occupassi di sistemare un suo congiunto, un certo Quartararo, un giovane il quale aveva una sorella, che poi si ebbe a laureare in farmacia, che era in... che doveva essere... aveva bisogno di lavorare. E io lo feci assumere tramite un parlamentare della Democrazia Cristiana presso la SIP di Milano. Lo stesso quasi fu offeso che invece io di trovargli il posto a Palermo gli avessi trovato alla SIP di Milano, per cui non accettò l'incarico.
Altri episodi del genere potrei riferire. Tra l'altro io avevo licenziato una ragazza che era stata molto sgarbata, anzi si era licenziata, una ragazza, una certa... di San Severino, la cui madre si chiamava Spatuzza, Felicia Spatuzza che lavorava da me come... insomma, nelle faccende di casa e l'avevo licenziata.
E proprio il Fifo mandò da me, se non rammento male, Giovanni Drago il quale mi disse era possibile che io l'assumessi. Io gli spiegai che quella era una gran ... e quindi non ero disposto. Non potei fare in quel caso la cortesia.
E così tanti di questi episodi che nel tempo sono subentrati, si sono verificati.
In questo momento rammento questi, ma chiaramente ce ne sono stati tanti altri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta.
EX 210 Pennino: Poi, fra l'altro, devo aggiungere, ma quello non riguarda Fifo e Giuseppe Graviano. Riguarda invece Benedetto Graviano che si sarebbe occupato di, avrebbe risolto un problema estortivo che era stato messo in essere da... presumibilmente, dalla famiglia di Corso dei Mille nei confronti di un mio cognato farmacista.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei una persona, un imprenditore di nome Ienna l'ha mai conosciuto?
EX 210 Pennino: L ho conosciuto fin dai tempi, fin dagli anni, almeno dagli anni '60.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sapeva se Ienna dava dei contributi, diciamo, alla famiglia? E' in grado di riferire qualcosa al riguardo?
EX 210 Pennino: Perfettamente. Che lo Ienna, che mi aveva fatto una cortesia tramite un suo consulente per un problema che riguardava alcuni miei immobili. Io ebbi andarlo a ringraziare proprio al San Paolo Hotel, che era di sua proprietà, e in quell'occasione mi disse se io potevo intervenite presso Fifo Graviano per un problema che lo angosciava; cioè a dire, lo Ienna aveva portato - così come lui mi ha riferito - presso la Renault che veniva gestita dai Graviano e da altri suoi prestanome, una busta che, come so, al solito, portava ogni anno, ogni fine anno, quello che cosiddetto chiamiamo contributo volontario, sempre fra virgolette, per i carcerati. E l'aveva lasciato, siccome non aveva trovato il Fifo Graviano, l'aveva lasciato a... dicendo che: 'dateglielo a Fifo che glielo manda Gianni Ienna'.
Il Fifo era indisposto, si sarebbe indisposto e glielo avrebbe rimandato indietro con una frase ingiuriosa.
Il Ienna era preoccupatissimo perché temeva la persona di Fifo Graviano. E mi disse se io avessi potuto intervenire presso il Fifo per cercare di sedare la sua ira.
Io gli dissi: 'caro signor Ienna, veda che se il momento in cui intervengo io, lei si fa un torto doppio in quanto ha palesato un segreto di cui io non devo essere a conoscenza, cioè quello che lei porta il contributo per i carcerati ogni anno a Fifo e, di conseguenza, invece di migliorare la situazione, peggiorerebbe la sua situazione'.
Lui si convinse e mi disse: 'ha ragione'.
E questo è un episodio in cui si parlava chiaramente di Fifo Graviano.
Ce ne sono tanti, ma in questo momento non riesco a rammentarmeli tutti, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha fatto riferimento a vicende, per così dire, della sua militanza politica. Le chiedo: lei, una persona, il senatore Vincenzo Inzerillo, l'ha mai conosciuto? Sa chi è?
EX 210 Pennino: (Collegamento disturbato. Incomprensibile)...
PUBBLICO MINISTERO: Non abbiamo sentito la risposta. Abbia pazienza.
EX 210 Pennino: L'ho conosciuto benissimo e l'ho frequentato almeno dal 1975 in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il senatore Inzerillo era persona, diciamo, vicina a qualcuno dei Graviano?
EX 210 Pennino: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare questa sua affermazione?
EX 210 Pennino: Il senatore Inzerillo, innanzitutto, a me mi fu presentato - prima che i Graviano, secondo me, fossero uomini d'onore - come uomo d'onore della famiglia di Ciaculli.
Successivamente, agendo in quel... operando in quel territorio non poteva fare a meno che di essere vicino ai fratelli Graviano.
Non di meno, dovrei dire che io non li ho mai visti insieme.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e sempre nell'ambito di queste sue conoscenze scaturire dalla politica e, in particolare, di persone che avevano ricoperto un qualche ruolo nell'amministrazione, nei consigli di quartiere o che altro, di Brancaccio. Ha conosciuto qualche altro uomo d'onore?
EX 210 Pennino: Nel contesto della politica o nel contesto del consiglio di quartiere di Brancaccio?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, diciamo, partiamo dal consiglio di quartiere di Brancaccio.
EX 210 Pennino: Organicamente inseriti in Cosa Nostra, nel consiglio di quartiere di Brancaccio, io non ne ho conosciuti. Invece prima della statuizione dei consigli di quartiere, si usava a Palermo che c'era un delegato del sindaco. Delegato del sindaco per tanto tempo fu proprio l'ingegner Salvatore Manuli che era, all'epoca in cui fui affiliato, sotto capo della famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e della famiglia di Roccella, ha conosciuto qualcuno che si occupava, diciamo, di politica?
EX 210 Pennino: Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Può dare qualche dettaglio, diciamo, sulla persona, cioè che tipo di lavoro svolgeva, se lei lo conosceva personalmente, se aveva...
EX 210 Pennino: Ho conosciuto anche... l'ho frequentato quando faceva politica. Me l'aveva presentato, come persona e come affiliato a Cosa Nostra, Giuseppe Abate che all'epoca era rappresentante della famiglia di Roccella.
Lui aderì alla mia posizione politica nella Democrazia Cristiana, e, se non rammento male, fu anche presidente del quartiere Razzecannoli, del quartiere... non mi rammento come si chiama, insomma che faceva capo alle borgate di Roccella e di Razzecannoli.
L'ho conosciuto, faceva l'assicuratore.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa dove c'aveva l'agenzia d'assicurazioni?
EX 210 Pennino: Presumo che l'avesse in quella zona del corso dei Mille, ma io non ci sono mai andato.
PUBBLICO MINISTERO: Corso dei Mille. Senta, vorrei che lei mi spiegasse un po' meglio anche una sua affermazione precedente in risposta a una mia domanda, cioè quella sul senatore Inzerillo. Lei ha fatto cenno ad una presentazione come uomo d'onore.
Vuol darci qualche ulteriore dettaglio sia a livello personale del senatore Inzerillo, sia a livello di questa presentazione in Cosa Nostra?
EX 210 Pennino: Qui siamo nella fine, intorno alla fine del 1980 e mi fu presentato da Giuseppe Castellano che era un congiunto di Michele Greco. Per quello che io cerco di rammentare, in quanto la moglie di Michele Greco, si chiamava proprio Castellano.
Lui che da un punto di vista politico era al seguito di Giuseppe Cenami, il senatore Cenami e fu consigliere comunale ripetutamente e assessore al comune di Palermo.
Dopo la morte di Cenami, praticamente lui ereditò tutto il gruppo politico che faceva capo a questo, transitò nel gruppo di Mannino. Nella seconda età... seconda età... seconda metà degli anni '80 e nel 1992, fu eletto senatore della Repubblica Italiana.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma quella presentazione da che cosa era scaturita? C'era un motivo particolare per cui...?
EX 210 Pennino: Io era andato in visita a Giuseppe Castellano, che non vedevo da tanti anni, in quanto anche lui era stato frequentatore del Tiro a Volo, e Pino Di Maggio che doveva andare a fargli visita, volle che io lo seguissi.
Nel ... di Castellana, ... proprio Castellana con quattro persone, fra cui c'era l'Inzerillo. Prima parlarono un poco con Di Maggio, poi all'uscita, mi presentò, tra gli altri anche Inzerillo, come uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, dato che stiamo a... lei ha fatto cenno a questa sua frequentazione al Tiro al Volo della Daura, è quella lì, il Tiro a Volo?
EX 210 Pennino: La frequentazione data addirittura fin da quando io ero bambino. Esattamente dal dopo guerra, nel 1944-45 in cui frequentavano tanto Michele Greco, quanto Castellano.
Mi rammento che allora il tiro al volo era in località Petracci. Successivamente ebbe degli spostamenti che andarono dalla Taverna del Tiro sita proprio in via Messina Marina, successivamente al Dopo Lavoro Ferroviario che si trovava in via Libertà sulla sinistra e poi alla Daura. Negli ultimi tempi, considerando gli ultimi tempi dal 1955 fino al 1983, epoca in cui il tiro a volo di Palermo chiuse.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta...
EX 210 Pennino: E io... Dica, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Al tiro a volo aveva conosciuto qualcuno che si chiamava D'Agostino? Qualche persona che aveva questo nome?
EX 210 Pennino: Gaetano D'Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Gaetano D'Agostino.
Conosceva qualcuno della famiglia di questo, della famiglia dico...
EX 210 Pennino: Di sangue?
PUBBLICO MINISTERO: ... di sangue.
EX 210 Pennino: Sì, aveva due figli maschi. I due figli maschi.
Il grande che lui chiamava Geppino e il piccolo, poverino, che era ammalato, aveva una turba psicologica, diciamo così. E questi due maschi io me li rammento. Ho conosciuto anche la moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo Geppino D'Agostino lo sa cosa faceva, che lavoro espletava?
EX 210 Pennino: Guardi, non so che lavoro facesse, ma so che era un piccolo allenatore di calcio. Allenava piccole squadre di calcio.
E che aveva un figlio - che non rammento come si chiama, può darsi che si chiama pure Gaetano, come il nonno - che era un promettentissimo giocatore di calcio.
Tanto il padre, quanto il nonno, ne parlavano con entusiasmo che andava oltre ogni più gioiosa affettuosità.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, sempre per completare, perlomeno dal punto di vista che ci interessa più a noi, le sue conoscenze nell'ambito, diciamo, di persone che più o meno si occupavano di politica, lei, una persona che si chiama Tullio Cannella, l'ha mai conosciuta?
EX 210 Pennino: Fin da ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire...
PRESIDENTE: Fin da ragazzo.
EX 210 Pennino: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire qualcosa...
PRESIDENTE: Fin da ragazzo.
EX 210 Pennino: Fin da ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire che rapporti aveva intrattenuto con questo Tullio Cannella?
EX 210 Pennino: Lui aderiva alle mie posizioni politiche, tant'è che io lo inserii in lista nelle prime elezioni dei Consigli di Quartiere del 1980, come consigliere di Quartiere di Brancaccio-Ciaculle. Perché allora il quartiere, diciamo, elettivo, prendeva questo nome.
E fu eletto regolarmente nelle file della Democrazia Cristiana.
Fra l'altro il Tullio Cannella era anche prove... era nativo della borgata di Brancaccio, era ben conosciuto, era quasi, quasi un mio parente, perché avevamo dei parenti in comune: i Di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ha terminato?
EX 210 Pennino: Se lei mi fa le domande, posso continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, ecco, sapeva che tipo di attività svolgeva il Cannella, che interessi, anche a livello economico, aveva?
EX 210 Pennino: Dopo il 1980, siccome lui era diplomato, diplomato in ragioneria, si occupava di consulenze.
E successivamente era entrato, diciamo, nel giro degli affari immobiliari. E soprattutto in quel complesso che si chiamava Immobiliare Malaspina e Beni Immobili Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sapeva se in anni, diciamo, più recenti, il Cannella aveva un qualche interesse in un villaggio turistico?
EX 210 Pennino: Sì, sapevo questo, anche perché mi era stato detto dallo ... e da Sebastiano Lombardo.
Se non rammento male si chiamava Eurovillage, o qualcosa del genere. E doveva essere intorno a Cefalù, o Campo Felice... Non mi rammento. Manco da molto... Campo Felice di... Un paese prima di Cefalù, nelle vicinanze. Eurovillage, se non rammento male.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva se questo villaggio Euromare, era stato, per così dire, oggetto di interessi...
AVVOCATO: Eurovillage, consigliere, ha detto Eurovillage.
PUBBLICO MINISTERO: Eurovillage, mi scusi.
Questo Eurovillage, come lei lo chiama, di Cefalù...
EX 210 Pennino: ... bene io a dire la dizione.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
EX 210 Pennino: Dico Eurovillage, ma non mi rammento con... Può darsi che sia Eurovillage, qualcosa che somigli a questa dizione.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, va be', fa lo stesso.
Le chiedevo: sapeva se questo villaggio turistico era, per così dire, oggetto di interesse di Cosa Nostra?
Se comunque Cosa Nostra avesse qualcosa a che fare con questo villaggio?
EX 210 Pennino: Sì, là venivano alloggiati dei latitanti che, come io ho avuto motivo di... come ho appreso e da Lombardo e dalla mia anche, dalla mia assistenza di carattere sanitario, riguardava alcuni latitanti che provenivano dalla Calabria.
Rammento che proprio Lombardo mi parlava di questo fatto, che venivano accolti dei latitanti.
Una volta mi ebbe a portare nel mio studio due coniugi, marito e moglie, che erano chiaramente calabresi e a cui io feci degli esami, e mi disse che erano alloggiati là.
Mi disse che erano, fra l'altro, latitanti e che c'era un altro, compagno di questo, che si trovava là.
E che fra l'altro lui aveva fato intervenire un medico di sua fiducia per curare una fistola che si era procurato da una ferita da arma da fuoco e che ancora lo stesso era affetto da questa fistola.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma questo Tullio Cannella chelei conosceva, mezzo suo parente, eccetera, aveva qualche cosa a che fare con Cosa Nostra?
EX 210 Pennino: Che fosse organico, non mi risulta. Però lui era nelle grazie di Pinuccetto Greco, per esempio, come mi consta personalmente, perché me ne parlava lo stesso Pinuccetto Greco.
Era negli affari Malaspina, insieme a... socio, che mi pare si chiamasse Calvaruso, all'avvocato Scalone e allo stesso Pinuccetto Greco, proprio in quegli affari.
Quindi aveva degli affari... cointeressati almeno in quegli affari.
Poi, quello che ho saputo dalla stampa, a me non era noto che lui fosse vicino a Bagarella. A me non era noto mentre io soggiornavo a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha più volte fatto riferimento a Sebastiano Lombardo.
Ci vuol dire che ruolo aveva, che posizione aveva in Cosa Nostra, questo Sebastiano Lombardo?
EX 210 Pennino: Sebastiano Lombardo era un mio consociato alla famiglia di Brancaccio.
Mi era stato presentato da Giuseppe Di Maggio. E poi, Giuseppe Graviano me lo indicò come mio trait d'union con lui e quindi coi vertici della famiglia.
Lui, come attività, come sua attività, era stato arrestato - me lo raccontò lui stesso - e come attività faceva, aveva un locale Happy Day, sito proprio in una traversa a sinistra salendo, del corso dei Mille a livello all'incirca della borgata di Sperone, dove teneva trattenimenti per ricorrenze particolari, come battesimi, cresime, matrimoni e così via. Lui, insieme ad un fratello.
Era mio cliente, in quanto veniva a farsi gli esami perché era ammalato, lui e tutta la sua famiglia.
Io lo andavo a trovare nel suo esercizio. Ed era proprio la persona di fiducia dei vertici di Cosa Nostra e con cui io tenevo i rapporti costanti.
E nel tempo ho saputo da lui tutte le vicende che ho riferito de relato in merito a codesti vertici.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho capito che questa persona veniva spesso a fare delle analisi nel suo studio, eccetera.
EX 210 Pennino: Proprio per questo ho detto anche come trait d'union, perché non desse nell'occhio a nessuno.
In quanto, essendo mio cliente abituale, non dava nell'occhio a persone che avrebbero potuto vedere questo continuo venire al mio studio.
Così, anche Giovanni Drago, che aveva suo padre, prima che morisse, come mio cliente. E che spesso lo accompagnava da me per accertamenti di laboratorio. E, di conseguenza, anche lui non dava nell'occhio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo Sebastiano Lombardo, è sempre vivo?
EX 210 Pennino: Guardi, ho saputo da una sua collega di Palermo che sarebbe deceduto.
E me lo ha detto un quattro mesi fa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a lei personalmente, con questo Sebastiano Lombardo, fino a quando lei ha intrattenuto rapporti?
Cioè, voglio dire, fino a quand'è che lo ha visto, questa persona?
EX 210 Pennino: Praticamente fino al dicembre del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Fino al dicembre...
EX 210 Pennino: Dicembre 1993.
PUBBLICO MINISTERO: '93.
EX 210 Pennino: Ho comunicato a lui di far sapere che io mi allontanavo, per motivi di salute, dall'Italia e che andavo in Croazia.
Perché, daltronde, non è che potevo comunicare ai miei coassociati, e quindi ai vertici, che mi allontanavo perché ero disgustato. Dovevo anche dare una, fare, dire, comunicare qualcosa di indolore.
E ho detto che mi allontanavo proprio perché ero in condizioni di salute precaria e perché non lavoravo più e me n'ero andato in Croazia.
E a lui ho fatto questa comunicazione.
Negli ultimi periodi, infatti, andavo e venivo e intrattenevo sempre rapporti con il Lombardo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Pennino, ma ci vuol far capire un po' meglio - perché lei l'ha usata più volte questa espressione - dice: 'mi sono allontanato, me n'ero andato perché ero disgustato'.
Ci vuol spiegare un pochino meglio questa sua affermazione?
EX 210 Pennino: Guardi, io, fin dall'inizio della mia affiliazione, non avevo per niente interiorizzato questa affiliazione. Perché, oltre all'educazione paterna, avevo anche l'educazione materna, perché mia madre proveniva dalla società civile.
E quindi, oltre che la mia educazione negli studi - avevo avuto un grande professore di Storia e Filosofia, il professor Franco Salvo - avevo frequentato i Gesuiti, mi ero inserito nella società civile. Quindi, in me, c'era una conflittualità continua e, veramente, crisi di coscienza continua dopo la mia affiliazione.
Quindi, non avevo mai interiorizzato in cuor mio questa affiliazione.
Certamente, con l'evolversi degli eventi delittuosi di cui era responsabile Cosa Nostra, questa mia riluttanza aumentava sempre di più.
Tant'è che, arrivato ad un certo punto, decisi di allontanarmi dall'Italia, proprio per non avere più rapporti con quel contesto di cui rifiutavo già tutto: gli atteggiamenti, finalità, comportamenti, delitti, tutto.
E poi, ecco la spiegazione, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Pennino, ma questo, diciamo, allontanarsi, questo far perdere le sue tracce era l'unico modo per tagliare, diciamo così, i legami con l'organizzazione?
EX 210 Pennino: Certamente. Altrimenti noi rimaniamo sempre succubi delle richieste di Cosa Nostra.
E, di conseguenza, non possiamo rompere...
Lei lo sa, come si suol dire, i rapporti con Cosa Nostra si interrompono con la morte.
Quindi, automaticamente, uno resta affiliato per la vita e sempre a disposizione di coloro che comandano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, nel dicembre del '93, lei, per così dire, si trasferisce definitivamente in Croazia.
Lei ha detto che aveva da poco incontrato, per le ultime volte, Sebastiano Lombardo.
Le chiedo: in relazione a quanto era avvenuto in Italia durante il periodo primavera-estate del '93, Sebastiano Lombardo - lei poco fa ha accennato che era il trait d'union tra lei e i vertici, in particolare della sua famiglia, del suo mandamento - le fece qualche confidenza, le disse qualcosa, le raccontò qualche particolare?
EX 210 Pennino: Premetto che proprio Iano Lombardo mi aveva fatto ritornare dalla Croazia, facendomi telefonare da un mio congiunto, che aveva subìto un tentativo di estorsione.
Voleva parlare con me, in quanto il mio congiunto si era rivolto a lui, ma lui gli aveva detto: 'faccia venire il dottore, perché devo parlare con lui.'
In quella occasione il Lombardo si occupò di questa estorsione con esito negativo.
Tant'è che l'estorsione fu ricomposta prima che lo arrestassero proprio da Benedetto Graviano.
E in quel momento, la persona a cui si era rivolto mio cugino, molto vicino a Benedetto Graviano, gli ebbe a dire un'espressione che io ho memorizzato sempre: 'a Iano, lasciamolo ire.'
Significa in siciliano, tradotto in italiano: 'a Sebastiano lasciamolo andare.'
Era chiaro che, in quel momento...
Terremoto, abbiamo il terremoto qua.
Qua abbiamo il terremoto.
Scusi, io non mi preoccupo, ma abbiamo scosse di terremoto violente, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la sto sentendo, non...
EX 210 Pennino: Ci muoviamo, soli...
Va be', continuiamo, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Non so, se siamo in condizioni di sicurezza...
EX 210 Pennino: No, non ci sono problemi. Anche perché... qua, la terra trema in continuazione.
Proviamo, speriamo che il Signore ci aiuti, dottor Nicolosi.
Perciò, come le dicevo, in quella... Che siamo intorno alla fine del settembre, io praticamente ho avuto comunicato che Lombardo...
Pronto, mi sente, dottor Nicolosi?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, la sento, la sento.
EX 210 Pennino: Ebbi comunicato di fatto che non mi dovevo rivolgere più a Lombardo.
Pur nondimeno i nostri rapporti continuarono, lui mi veniva a trovare quando io ritornavo e io lo andavo a trovare quando rientravo, dottor Nicolosi.
E, in quella occasione, lui, essendo conscio che era stato messo da parte, mi ebbe a dire: 'dottore, ha fatto bene ad andarsene in Croazia, qua non si può stare più. I picciotti, Giuseppe e Fifo sono dei pazzi. Non so dopo quello che hanno combinato, per quanto concerne le stragi. Non si... Addirittura vogliono alzare il tiro, vogliono alzare il tiro contro i Carabinieri, contro il Vaticano.'
E io, in quella occasione, rammento un particolare. E gli ebbi a dire: 'manca solo all'appuntamento la Finanza.'
E lui disse: 'no, guardi, la Finanza non manca...', in quanto Giuseppe Graviano si sarebbe fatto fidanzato con la figlia di un finanziere che, in un certo qual modo era interessato ad una tabaccheria sita nel territorio di Brancaccio.
Successivamente mi è... questo, io lo rammento con precisione, che sotto c'era qualcosa di grosso, non mi esplicitò altro in merito.
Poi mi ebbe a dire, mi ebbe a esprimere modalità con cui lui avrebbe appreso che si fossero svolti quegli attentati.
E temporalmente, riferendosi alla strage dei Giorgiofili (testuale), perché per lui le stragi erano la strage dei Giorgiofili, aveva memorizzato quel nome più degli altri, mi ebbe a dire che un nostro coassociato di cui ho parlato prima, Leo Vasile, (collegamento disturbato. Incomprensibile)... sarebbe interessato per far riferire, tramite l'aiuto di un certo Agostino Imperatore, un alloggio finalizzato nell'ottica di quelle stragi.
L'Imperatore si sarebbe rivolto a un certo Tosonotti, un industriale milanese, di cui io me la (collegamento disturbato. Incomprensibile)... Avrebbe fornito quell'alloggio, non so se era di sua proprietà o nella sua disponibilità.
(Collegamento disturbato. Incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Non la sentiamo più.
EX 210 Pennino: Pronto?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora sì.
EX 210 Pennino: Dottor Nicolosi, mi sente?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora sì.
EX 210 Pennino: Ho finito.
Voi avete sentito?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Allora le faccio delle domande in dettaglio.
Lei ha detto che Sebastiano Lombardo le aveva riferito che Giuseppe e Fifo erano dei pazzi, per quelle stragi che c'erano state, e che volevano alzare il tiro.
Ho capito bene?
EX 210 Pennino: Sì (collegamento disturbato. Incomprensibile) perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha parlato anche di colpire i Carabinieri.
Ci vuol spiegare un pochino meglio cosa le disse Sebastiano Lombardo?
EX 210 Pennino: Non le posso spiegare altro, perché questo è stato ad litteram quanto mi disse lui: 'ora toccherà ai carabinieri e anche al Vaticano. Sono dei pazzi.'
Questo, mi disse e questo riferisco.
E io, in quell'ottica, dissi: 'manca solo all'appuntamento la Finanza.'
Dice: 'no, la Finanza non corre rischi, perché Giuseppe si è imparentato con un finanziere.'
E io le ho raccontato quell'episodio della fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, poi lei ha parlato di quell'uomo d'onore, di cui lei ha parlato anche prima, Leonardo Vasile.
Ecco, vuol spiegare un pochino meglio cosa le disse Sebastiano Lombardo in relazione a questo alloggio?
EX 210 Pennino: Quello che ho riferito.
Cioè, mi disse che lui si sarebbe occupato forse, non sicuro, tramite uno dei suoi figli, o i suoi figli - non rammento con precisione - a riferire tramite, con l'aiuto di Agostino Imperatore che è book maker dell'ippodromo, il quale, a sua volta, avrebbe utilizzato l'industriale milanese Tosonotti, suo amico da tanto tempo - come a me era già noto - per reperire un alloggio che era da servire nell'ottica delle stragi.
Che lui temporalmente chiamava le stragi... Lui, per tutte le stragi, diceva: strage dei Giorgiofili. Perché forse lo aveva impressionato questo, il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Strage dei Georgofili.
Senta, l'Imperatore Agostino, era persona che lei conosceva?
EX 210 Pennino: Almeno fin dal 1975.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire qualcosa su questa persona?
EX 210 Pennino: Io posso dire che è stato book maker all'ippodromo La Motta di Palermo e che aveva due fratelli, anch'essi book maker.
Lui si chiamava Agostino, il fratello Enea e un altro Franco.
Enea, poi, si laureò in medicina, credo doveva essere radiologo, negli ultimi tempi.
E, a sua volta, sposò una sua collega, una donna laureata in medicina.
Da sempre ho saputo dei rapporti intercorrenti fra Agostino Imperatore e Tosonotti. Un milanese che, ai tempi - perché io frequentai fino al 1981 l'ippodromo La Motta - ai tempi era legato, rapporti di familiarità e di continua frequentazione, con l'industriale Tosonotti.
Che, se non rammento male, diventò famoso perché era proprietario del famoso cavallo di trotto, Delfo.
In quell'ottica, del Tosonotti, mi parlarono anche alcuni, non rammento con precisione se il mio rappresentate, verso la fine degli anni '70, il mio rappresentate, o il nipote, ma però pure lo stesso Vasile, dicendomi che questa persona era molto vicina agli ambienti mafiosi che gravitavano all'ippica di Milano.
Tutto questo, so. Non so altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Tosonotti, voglio dire, è persona quindi che lei non ha mai conosciuto personalmente?
EX 210 Pennino: Non ho mai conosciuto il Tosonotti, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per quanto riguarda Imperatore Agostino, lei ha detto faceva l'allibratore a La Favorita, all'ippodromo. Sa se era persona vicina a Cosa Nostra, se aveva rapporti...
EX 210 Pennino: A me non mi consta.
PUBBLICO MINISTERO: A lei non le consta.
Per quanto riguarda Vasile Leonardo, lei ha detto: 'conoscevo i figlioli', sa i nomi dei figlioli di Leonardo Vasile?
EX 210 Pennino: Tre figlioli, aveva. Un biologo, uno che faceva il driver, e un altro che non so che cosa faccia.
Lui, fra l'altro, aveva una attività, era imprenditore e si occupava con la sua ditta, nelle Ferrovie dello Stato, della pulizia delle vetture.
Rammento forse che il driver si chiamava Giuseppe, ma non rammento altro. Il nome degli altri due, non me li rammento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo Giuseppe Vasile, per come si ricorda lei, sa che... Lei ha detto faceva il driver, sa se era sposato, se era imparentato con qualcuno, che lei conosceva...
EX 210 Pennino: No, mi hanno detto che la figlia di un mio collega, il dottor Romano Puma, avrebbe sposato uno di questi ragazzi. Se sia questo, o sia l'altro, non lo so, non mi è stato precisato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo dottor Puma, suo collega, aveva una figliola che aveva sposato uno di questi Vasile.
EX 210 Pennino: Non escludo che possa essere anche Giuseppe, ma non mi è stato precisato. O, perlomeno, non lo rammento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Abbia pazienza un attimo, dottor Pennino, vediamo se abbiamo qualche altro chiarimento.
Ma mi pare che possiamo chiudere qui il suo esame.
PRESIDENTE: Vogliamo sospendere, o passiamo subito al controesame?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
EX 210 Pennino: Signor Presidente, mi scusi tanto.
PRESIDENTE: Dica, dica.
EX 210 Pennino: Qua siamo oggetto sempre di continue scosse telluriche.
Mentre io parlo con lei, la mi sedia traballa. L'avocato di fronte è un po' bianco, però tenga in considerazione che stiamo in queste condizioni.
PRESIDENTE: Ci deve dire...
EX 210 Pennino: Siamo sotto terremoto.
PRESIDENTE: Ho capito. Mi scusi un momentino, interpello gli avvocati presenti.
Le parti civili e i difensori, hanno molte domande da porre?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Qualcuna, lo capisco, qualcuna. Ma qualcuna per quanto tempo?
Perché non possiamo far torturare queste persone più di un tempo...
AVVOCATO Oddo: Fino ad ora noi non abbiamo fatto torturare nessuno.
PRESIDENTE: No, avvocato, la tortura la stanno subendo...
AVVOCATO Oddo: Se mai lo ha fatto il P.M.
PRESIDENTE: La tortura la stanno subendo dalle scosse di terremoto.
E' a quello che mi riferivo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Presidente, se ci sono problemi, noi lo rinviamo, dico, il controesame.
Però, per carità, decida ella.
PRESIDENTE: Dottor Pennino.
EX 210 Pennino: Mi dica pure, signor Presidente.
PRESIDENTE: Volevo sapere se credete di provare ancora un quarto d'ora, mezz'ora. Quando ritenete di non poter proseguire, non fate altro che dirlo e sospendiamo.
EX 210 Pennino: Va bene, signor Presidente.
PRESIDENTE: Allora, le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma avvocato, sempre contenute al minimo, per cortesia.
C'è una situazione un po' particolare. Prego.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, siamo sempre per l'accertamento della verità, tutti quanti.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo, ma non possiamo accertare la verità attraverso delle vittime involontarie, naturalmente.
AVVOCATO Ammannato: Io non voglio fare vittime...
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, dottor Pennino, sono l'avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
EX 210 Pennino: Buongiorno, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Buongiorno. Ecco, volevo sapere, sempre in merito a queste dichiarazioni di Sebastiano Lombardo che fece a lei, lei, appena... poco fa ha detto che la prima volta le disse che, per queste stragi, sotto c'era qualcosa di molto grosso.
Poi ha dichiarato: 'e dopo, Lombardo, mi spiegò come si erano svolte le stragi.'
Ecco, può chiarire meglio cosa le spiegò dopo Lombardo?
EX 210 Pennino: Io non ho detto questo. Io ho detto... Assolutamente.
Ho detto che, nel contesto di quel discorso, mi disse che c'era qualcosa sotto di grosso. Non mi disse altro.
Queste parole, rammento. All'incirca erano queste. Ma non mi spiegò cosa mi disse... Di altro, non mi disse niente, se non quello, avvocato, che io ho riferito.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Quindi, successivamente non è che ritornò sopra, prima della sua partenza per la Croazia?
EX 210 Pennino: No, no, assolutamente.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, fu soltanto una volta sola che le parlò. Non... Avevo capito che le aveva parlato in due o tre riprese.
EX 210 Pennino: Ho parlato più... No, mi perdoni, quello che ho riferito, fa parte di una serie di incontri che noi abbiamo avuto.
E che io ho sintetizzato in quel contesto da me enunciato.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Grazie.
PRESIDENTE: Altre domande delle parti civili?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No. Chi comincia fra i difensori degli imputati?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni, con molta celerità.
EX 210 Pennino: Buongiorno, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dottor Pennino, senta, vorrei sapere da lei: perché scelse la Croazia per il suo espatrio?
PRESIDENTE: Avvocato, a me pare che questo, proprio, non abbia nessuna attinenza, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Io faccio la domanda. Poi, se la Corte la ritiene irrilevante...
PRESIDENTE: Cerchiamo di stringere le cose sulle cose che ha detto, ma che abbiano un interesse nel processo.
Uno potrebbe scegliere la Croazia, la Grecia, o il Libano. Sono affari suoi. Non hanno a che fare né con le stragi, né con i rapporti di mafia, per quel che mi può risultare.
Passiamo ad un'altra domanda, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Presidente, per il verbale, insisto nella domanda.
Poi, se la Corte non la ammette...
PRESIDENTE: Ecco, io la ritengo non pertinente. Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
Senta, dottor Pennino, ad un certo punto, ecco, lei ci ha detto che era disgustato di come le cose andavano.
Le chiedo tuttavia: ha poi... Oggi, la sua posizione qual è? E' una persona libera?
EX 210 Pennino: Sono una persona libera.
AVV. Cianferoni: Ha percepito un consistente indennizzo, non so come chiamarlo, esborso, da parte dello Stato? Nell'ordine di cifra superiore al miliardo?
EX 210 Pennino: Avvocato, è una notizia completamente falsa. E' destituita da qualsiasi fondamento.
Il mio avvocato, attraverso i quotidiani e l'ANSA, ha fatto presente che era una notizia del tutto gratuita messa fuori da alcune televisioni e da un quotidiano.
Io non ho mai ricevuto una lira.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, a proposito...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, chi è che sta parlando?
Riprenda, per favore.
AVV. Cianferoni: Grazie. A proposito della sua collaborazione, mi risulta che lei abbia collaborato soprattutto in riferimento a un ambito di rapporti politici.
E' così?
PRESIDENTE: Dottor Pennino?
EX 210 Pennino: Sì. Io ho collaborato per quanto sono... per quanto le mie conoscenze, la mia vita vissuta in Cosa Nostra, certamente anche di concerto, per quanto io sapevo che rivestisse ipotesi di reato fra la politica e Cosa Nostra. Anche in quel settore. E non soltanto in quel settore, per tutto quello che era di mia conoscenza e che potesse rivestire ipotesi di reato.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ha usato una espressione, nel suo esame.
Ad un certo punto ha detto: 'un fatto di estorsione fu composto.'
Ora io le chiedo, ha notizia di trattative per arrivare a una composizione, a una componenda, credo che si dica.
EX 210 Pennino: Estorsione del mio congiunto?
AVV. Cianferoni: No, lasci stare l'estorsione.
EX 210 Pennino: Ma del mio congiunto?
AVV. Cianferoni: Sì, quello è l'episodio nel quale lei ha usato questa parola, "composto".
Le chiedo: ha notizie di una composizione di interessi tra l'associazione di cui faceva parte e pezzi dello Stato?
EX 210 Pennino: No... Avvocato, è bene che io chiarisca la situazione. Non c'entra niente tutto questo.
Mentre io mi trovavo in Croazia, un mio congiunto subì una estorsione...
AVV. Cianferoni: No, ho capito che non c'entra niente, mi scusi se la interrompo.
Ho preso spunto da una sua parola.
PRESIDENTE: Dottor Pennino, l'avvocato, si sta riferendo ad un'altra ipotesi. Non si sa quanto fondata e di che natura.
Fa riferimento ad un fatto che potrebbe essere avvenuto, o potrebbe non essere avvenuto. Potrebbe essere da lei conosciuto, o meno.
Vuol sapere se ha conoscenza di una composizione, di una qualche vertenza, fra Cosa Nostra e organi o pezzi dello Stato.
EX 210 Pennino: Signor Presidente, ma io, quando parlavo dell'estorsione, parlavo di una estorsione di Cosa Nostra nei confronti di mio cognato.
PRESIDENTE: Ecco, ma l'avvocato vuol sapere se sa che ci sia stata la composizione di un qualche conflitto, piccolo o grosso, fra Cosa Nostra e lo Stato.
EX 210 Pennino: E l'avvocato mi sia più esplicito e io rispondo. E' un fatto generico, del tutto generico a cui io non so cosa rispondere.
AVV. Cianferoni: Dunque, io lasciavo a lei il modo di riferire qualche episodio in questo specifico ambito. Le potrei dare un riferimento temporale: gli anni tra il 1992 e il 1994, quando lei si costituisce, comunque viene arrestato, e poi decide di collaborare.
EX 210 Pennino: Può ripetere, allora, la domanda di nuovo.
AVV. Cianferoni: Negli anni '92-'94, in quel biennio, lei ha notizia di una trattativa con lo Stato?
EX 210 Pennino: Trattativa da parte di chi?
(voce fuori microfono) Gli oggetti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Lei, mi pare di capire, senza entrare assolutamente in polemica, che vuole dette da me cose che io voglio invece chiedere a lei.
Cioè, mi pare di essere stato chiaro. Io le ho chiesto...
EX 210 Pennino: E' stato chiarissimo. Ma io non capisco la domanda. Anche perché non esiste un soggetto. Il soggetto richiedente, o che avrebbe...
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Avvocato, dovrebbe essere Cosa Nostra o esponenti di Cosa Nostra, che avrebbero tentato, o condotto, una trattativa con rappresentanti - non so di che natura, di che valore, di che qualità di impegno - dello Stato. Le risulta?
EX 210 Pennino: Non intendo rispondere in questo momento a questa domanda.
PRESIDENTE: E' un suo diritto. Avvocato passi avanti.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei ha detto che la strage dei Georgofili...
AVVOCATO Gerace: Presidente, è saltato l'audio.
PRESIDENTE: Anche...
AVVOCATO Gerace: Presidente, è saltato l'audio. Non sentiamo niente.
PRESIDENTE: Non sentite più?
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
Pronto?
PRESIDENTE: Pronto? Dottor Pennino? Ci sentite?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Vediamo se possiamo ricollegarci.
EX 210 Pennino: Pronto?
PRESIDENTE: Sì?
EX 210 Pennino: Pronto?
AVV. Cianferoni: Sì, mi sente?
PRESIDENTE: Dottor Pennino, ci sente?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione, vediamo se è possibile riprendere.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Dottor Pennino, ci sente?
EX 210 Pennino: Sì, perfettamente, signor Presidente.
PRESIDENTE: Anche troppo forte, casomai.
Allora...
EX 210 Pennino: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Chi stava interrogando?
EX 210 Pennino: Io la sento, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Possiamo riprendere, allora? Prego.
AVV. Cianferoni: Sì. Signor Pennino, vorrei chiederle... sono sempre l'avvocato Cianferoni.
EX 210 Pennino: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Si stava parlando delle notizie che lei ha avuto riferite sui Georgofili.
Mi è parso di capire che a lei questo nome rimase impresso e ci ha detto quest'altra persona le parlava parecchio di questi - lei ha detto proprio - "Giorgiofili", mi pare. No?
Quindi, di questo fatto lei che cosa sa dire? Dove è avvenuto? Che edificio ha interessato? Che edificio doveva interessare? Che cosa sa dire di preciso sui "Giorgiofili"?
EX 210 Pennino: Mi scusi, io ho riferito esclusivamente quello che ho sentito dire a Iano Lombardo.
AVV. Cianferoni: Sì, questo ce l'ha già detto.
Ma lei sa che cosa sono i Georgofili?
EX 210 Pennino: Ma, mi scusi, se lo so o non lo so che importanza ha, avvocato?
AVV. Cianferoni: Questo...
EX 210 Pennino: Non è che posso dare sfoggio della mia cultura o sottocultura o ignoranza...
AVV. Cianferoni: Ma ora vorrei dirle.
EX 210 Pennino: Non è che è una domanda a cui posso rispondere.
AVV. Cianferoni: Perché?
EX 210 Pennino: Non è una domanda a cui posso rispondere.
PRESIDENTE: Dottor Pennino, ci dica, per cortesia, le parole il più possibile vicine, prossime, quasi identiche a quelle che lei ricorda di aver sentito a proposito di questa strage.
EX 210 Pennino: Non sento bene.
AVVOCATO Gerace: Non si sente bene, Presidente. Se può ripetere la domanda, o la posso ripetere io?
PRESIDENTE: Prego. Prego, prego.
AVVOCATO Gerace: Dottor Pennino, il Presidente ha chiesto di ripetere le parole esatte che le furono dette in quella circostanza, se le ricorda.
EX 210 Pennino: Mah, signor Presidente, sono trascorsi quattro anni. Io posso dire il contenuto di quel discorso, non le parole esatte.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Pennino: le parole esatte sarebbe...
PRESIDENTE: Dica pure questo contenuto.
EX 210 Pennino: ... presunzione da parte mia.
PRESIDENTE: Dica questo contenuto.
EX 210 Pennino: Ripeto che, nel contesto di quella... lui si riferiva al contesto di quella strage, però intendendo tutte le stragi. Il termine usato da Lombardo era: strage - non dei Georg... - "dei Giorgiofili", come diceva lui.
Si riferiva al complesso delle stragi. Diceva che in quel contesto si sarebbe reperito un alloggio che sarebbe dovuto essere come una base per le stragi o che si erano fatte, o che si dovevano fare, o che stavano facendo.
Questo non lo rammento con precisione, né lo posso dire, perché i miei ricordi sono limitati a questo e basta.
AVV. Cianferoni: Senta, però ha detto lei, stamattina, che questo signore Lombardo - che ora è morto, purtroppo - le disse che, per esempio, il Vaticano - lei ha sottolineato questa parola - doveva ancora essere raggiunto da stragi. E si parla di discorsi avuti...
EX 210 Pennino: Non ho detto così. Io ho detto invece, avvocato...
AVV. Cianferoni: No, lei ha detto...
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, per cortesia, sentiamo la risposta.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Pennino: Mi legga allora, per cortesia, quello che ho detto "ad litteram", avvocato.
Non è che posso rammentare quello che ho detto "ad litteram". Lei prende il mio verbale, acquisisca quanto ho detto e me lo ripeta. Io, in base a quello, le rispondo.
AVV. Cianferoni: Signor Pennino, senza entrare in polemica, quella che è la mia professione credo di conoscerla, quindi procedo con domande che la Corte deve dire se sono ammissibili o meno e non chi vi deve rispondere.
EX 210 Pennino: Ma siccome lei afferma, avvocato, che io avrei detto, io ho detto che stavano alzando il tiro e che sarebbero arrivati ai Carabinieri e al Vaticano.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Pennino: Questo è stato quello che ha detto a me Iano Lombardo. E in quel contesto io, ironicamente, replicai: 'manca solo la Finanza all'appello'.
E in quel contesto lui mi rispose: "la Finanza no, perché...'.
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
EX 210 Pennino: ... Giuseppe Graviano sarebbe...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
(voci sovrapposte)
EX 210 Pennino: ... fidanzato con la figlia di un finanziere.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Abbiamo capito.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: 28 giugno '96. In questa data lei fu sentito dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.
Le sue parole furono esattamente queste:
"Commentando gli attentati che erano avvenuti in quell'anno, e riferendosi ai Graviano, Lombardo diceva parole del tipo: 'ancora non hanno finito, vogliono arrivare anche ai Carabinieri e al Vaticano'".
EX 210 Pennino: Esatto, esatto.
AVV. Cianferoni: Esatto.
EX 210 Pennino: E questo ho ribadito.
AVV. Cianferoni: Questo colloquio...
EX 210 Pennino: Dov'è il contrasto? Non capisco in che cosa sia il contrasto.
AVV. Cianferoni: Ma mi scusi, dottore...
EX 210 Pennino: ... dichiarazioni di stamattina e su quelle che ho...
PRESIDENTE: Per cortesia...
EX 210 Pennino: ... espresso in quella sede.
PRESIDENTE: Mi scusi, dottor Pennino, mi scusi...
EX 210 Pennino: Assolutamente non c'è nessun contrasto.
PRESIDENTE: Mi scusi, non faccia polemiche; lei si limiti a rispondere quello che ritiene di rispondere. Sta all'avvocato dirle se corrisponde, non corrisponde e fare le eventuali contestazioni.
Non perdiamo il tempo in discorsi superflui. Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Questo discorso con Lombardo, lei, quando lo ha avuto?
EX 210 Pennino: Sicuramente dopo il settembre del 1993, sicuramente. Presumibilmente intorno... diciamo da settembre fino a dicembre.
AVV. Cianferoni: Bene.
EX 210 Pennino: Esattamente dopo che era stato tratto in arresto Benedetto Graviano che, se non rammento male, dovrebbe essersi verificato intorno al settembre del 1993. Quindi successivamente.
AVV. Cianferoni: Dunque, io le rappresento che in questo processo si discute di due attentati a delle chiese avvenuti nel luglio del '93, quindi prima del periodo nel quale lei ha questo discorso.
EX 210 Pennino: Certamente. E allora?
AVV. Cianferoni: E allora, le dico io...
EX 210 Pennino: ... che ha detto Lombardo. Neanche mi rammento quando sono stati, quanti sono stati, dove sono stati. Anche perché non li ho seguiti: questo mi ha riferito e questo io sto riportando nelle mie dichiarazioni.
AVV. Cianferoni: Trovo però una contraddizione, perché un attimo fa lei ha detto: 'parlandomi dei Giorgiofili, mi voleva parlare di tutte le stragi'.
Allora lei, facendo questa affermazione...
EX 210 Pennino: Non questo. Nel contesto del discorso, lui, parlando delle stragi - che chiamava "attentati", fra l'altro, col suo termine - lui si riferiva a quella dei Giorgiofili però nel complesso si riferiva alle stragi. Perché così io rammento di valutare la sua espressione all'epoca.
AVV. Cianferoni: Va bene.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Comunque la sua riposta è questa e noi ne prendiamo atto.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Quando fu che per la prima volta lei ha parlato di queste cose agli inquirenti?
EX 210 Pennino: Quando risulterà dai verbali. Io non rammento quando ho parlato, ma risulta dai verbali.
AVV. Cianferoni: Quindi...
EX 210 Pennino: Io non mi rammento, perché anche non è che io mi posso rammentare di quello che ho detto. Risulta dai verbali che l'Autorità Giudiziaria ha acquisito.
AVV. Cianferoni: Ora, siccome il verbale che ho davanti è del giugno del '96 e...
EX 210 Pennino: Allora ne ho parlato nel giugno del '96.
AVV. Cianferoni: Bene. E la sua collaborazione , se non erro, risale quanto meno all'agosto del '94, io le chiedo come mai sono passati due anni prima che queste sue notizie venissero fuori.
EX 210 Pennino: Quando io ho valutato che c'erano i presupposti per poter fare determinate dichiarazioni. Alla luce della protezione che io ricevevo o meno e dei rischi che i movimenti politici si sono... nel momento politico che si è sempre modificato nel tempo.
AVV. Cianferoni: Dunque, se non erro, lei ha prodotto dichiarazioni accusatorie nei confronti, addirittura, di un ex ministro della Repubblica; non importa stare qui a fare il nome.
Allora, la sua risposta che dà in questo momento mi sorprende, perché lei mi ha detto che ha scelto il momento in cui parlare delle stragi. Come mai?
EX 210 Pennino: Guardi, io le posso anche dire, avvocato, io ho fatto delle dichiarazioni d'intenti su altri argomenti che non ritengo per ora di affrontare, perché non ritengo che la situazione protettiva nei miei riguardi sia perfetta, perché non ritengo che ci siano i presupposti soprattutto per la mia sicurezza.
AVV. Cianferoni: A proposito di questo...
EX 210 Pennino: Quando riterrò che ci siano i motivi di sicurezza tali da consentirmi di stare tranquillo, di non correre rischi, allora io ho fatto anche la dichiarazione d'intenti. Non vedo in che cosa ci possa essere, in tutto questo, di contestabile. Non lo so.
AVV. Cianferoni: Beh, questo lo vedremo.
Ora vorrei sapere da lei che cosa la determinò, un anno fa grossomodo, a parlare per la prima volta di una circostanza anche banale, perché un sentito dire il suo, mi perdoni; cioè, un tale le avrebbe detto certe cose. E c'era bisogno di aspettare due anni per riferire un sentito dire di questo tipo?
EX 210 Pennino: Questa è una sua valutazione, avvocato.
AVV. Cianferoni: No...
EX 210 Pennino: Ognuno fa le valutazioni sulla propria persona. Io ho ritenuto...
PRESIDENTE: Avvocato, lei faccia le domande.
(voci sovrapposte)
EX 210 Pennino: ... e soprattutto per le misure di sicurezza che erano migliorate nei miei confronti, di parlarne in quell'occasione.
AVV. Cianferoni: A proposito della sua sicurezza, posso chiederle - libero lei, come ha già fatto, di avvalersi della facoltà di non rispondere - come mai non è voluto intervenire di fronte alla Corte di Assise di Firenze? Personalmente.
EX 210 Pennino: Per motivi di sicurezza. Perché ritengo che alcuni segnali avuti in precedenti dibattimenti e attraverso organi di stampa e attraverso altri fatti, che sono conosciuti all'Autorità Giudiziaria, mettere a rischio la mia persona. Di conseguenza, io non intendo presenziare direttamente, in quanto ritengo di essere un soggetto a rischio.
Tant'è che in un precedente dibattimento addirittura è venuto fuori pure il luogo dove io abitavo. E inoltre, segnali terroristici, intimidatori fatti da alcuni avvocati e fatti anche da alcuni organi di stampa mi hanno indotto ad essere molto cauto. Per cui, se io penso alla mia sicurezza, tanto che... Se poi la Corte di Assise ritiene di farmi presenziare coattivamente, è il loro diritto. In quel caso io presenzio.
Ho preferito, ho segnalato queste misure che sono obiettivabili, non sono frutto di una mia paura, tant'è che...
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti, per favore.
EX 210 Pennino: ... delle scorse...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, basta, per cortesia. Sono argomenti che non interessano la Corte. Andiamo ad altre domande...
AVV. Cianferoni: Presidente, ho finito. Grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi. Molto velocemente, due domande, dottor Pennino.
La prima è questa: lei ha parlato, oggi, di una serie di rapporti intercorrenti tra la malavita organizzata e le forze politiche, indicando anche la parte politica implicata.
Io le chiedo questo: se lei è a conoscenza, se fu progettato un attentato contro un magistrato - per l'esattezza contro il dottor Di Pietro - per far favore a una forza politica che stava nascendo, e cioè Forza Italia.
EX 210 Pennino: Mi scusi, mi dica il nome e cognome e io rispondo, avvocato.
PRESIDENTE: No, scusi dottor Pennino, lei ha il diritto di non rispondere, gliel'ho già detto e glielo torno a ripetere. La domanda...
EX 210 Pennino: Sì, ma se io non capisco la domanda, signor Presidente...
PRESIDENTE: Mi scusi. La domanda era questa...
EX 210 Pennino: Io...
PRESIDENTE: Mi ascolta!
EX 210 Pennino: ... per bene, sennò...
PRESIDENTE: Mi ascolta, per favore!
EX 210 Pennino: Io non voglio avvalermi della facoltà di non rispondere. Come nel caso precedente, anche in questo io non capisco la domanda.
PRESIDENTE: Gliela spiego. L'avvocato le ha chiesto se lei ha notizia che in qualche momento del tempo, negli anni passati ovviamente, ha avuto notizie che si stava progettando un attentato contro il dottor Di Pietro, allora magistrato, per fare un favore a un'organizzazione politica...
EX 210 Pennino: Non ho avuto mai notizie del genere.
PRESIDENTE: benissimo.
AVVOCATO Pepi: Bene. L'ultima domanda è questa: lei ha detto di essersi trasferito in Croazia, perché - mi sembra che abbia usato proprio questa parola - era "schifato" dell'ambiente, eccetera.
Io le volevo chiedere: ma è sicuro che questa fosse la sua decisione, oppure vi erano motivi familiari che l'hanno indotta a abbandonare la Sicilia?
EX 210 Pennino: Esclusivamente per questo motivo, non c'era alcun motivo familiare.
AVVOCATO Pepi: Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Chi interviene, allora? Prego, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente. Sono l'avvocato Giuseppe Oddo, buongiorno dottor Pennino.
EX 210 Pennino: Buongiorno.
AVVOCATO Oddo: Io devo farle alcune domande partendo dal momento in cui lei decide di mutare il suo atteggiamento processuale.
Lei ci ha detto che era colpito da un'ordinanza di custodia cautelare per il 416 bis e venne tuttavia estradato soltanto per l'associazione cosiddetta semplice.
Ma lei non aveva altri processi a carico presso la Procura di Palermo o presso gli Uffici Giudiziari di Palermo?
EX 210 Pennino: Ma non era stata chiesta estradazione per altri processi. Ne avevo un altro solo e non è stata chiesta estradazione.
AVVOCATO Oddo: Può dire alla Corte...
EX 210 Pennino: Non essendo chiesta l'estradazione, non potevo essere giudicato per quel reato di cui non era stata chiesta.
AVVOCATO Oddo: Sì. Avrebbe dovuto essere chiesta, tuttavia, l'estradizione. Si ricorda per quale accusa lei era sottoposto a procedimento a Palermo?
EX 210 Pennino: Mi può ripetere? Non arriva bene la voce.
PRESIDENTE: L'avvocato vuole sapere, a parte il 416 bis - che poi è stata accolta la richiesta solo come 416, quindi associazione a delinquere ordinaria, diciamo - lei aveva, ha detto, un altro procedimento. Vorrebbe sapere per quale accusa questo altro procedimento pendeva a Palermo.
EX 210 Pennino: Non mi rammento quale fosse l'articolo. Era per un problema di Sanità.
PRESIDENTE: Di...?
EX 210 Pennino: ma l'articolo non me lo rammento qual è.
AVVOCATO Oddo: Era forse truffa e peculato, cose di questo genere?
EX 210 Pennino: No, era truffa alla Sanità, l'ipotesi era truffa alla Sanità. Ma mai mi è stato contestato il contenuto con esattezza.
AVVOCATO Oddo: Ah, non le è mai stata contestata con esattezza.
EX 210 Pennino: Il contenuto... mi è arrivato, come dire, in termini tecnici come si dice...
AVVOCATO Gerace: Avviso di garanzia.
EX 210 Pennino: No... Mi è arrivato qualcosa...
PRESIDENTE: Una comunicazione di garanzia.
EX 210 Pennino: Non rammento con esattezza che cosa...
PRESIDENTE: Va bene, passiamo avanti. Prego avvocato.
EX 210 Pennino: ... anche perché io non avevo praticato alcuna truffa.
AVVOCATO Oddo: Va bene. le consta che i suoi coindagati vennero colpiti da ordinanza di custodia cautelare per questo processo?
EX 210 Pennino: Sì. Mi arrivò un'ordinanza di custodia cautelare, mentre ero detenuto ad Opera. Dopo sette giorni fui chiamato dal GIP, credo, di Milano, che per delega di quello di Palermo mi interrogò.
Mi avvalsi della facoltà di non rispondere.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Ora alcuni chiarimenti, dottore, in ordine alle circostanze che oggi ci ha rappresentato.
Lei ci può precisare meglio quando Giuseppe Graviano le avrebbe detto della qualità che il Graviano stesso avrebbe iniziato ad assumere nell'ambito del territorio di Brancaccio.
EX 210 Pennino: Veramente Graviano, Giuseppe Graviano, non mi disse: 'io sono il rappresentante, io comando, io sono il reggente'. Mi disse: 'non si rivolga a nessun'altra famiglia, quando ha problemi ci sono qua io. Mi faccia sapere tramite Giovanni Drago e Iano Lombardo'.
AVVOCATO Oddo: Quindi non significava nulla di preciso, per quello che è l'ordinario dei rapporti mafiosi. Giusto?
EX 210 Pennino: No, no. A onor del vero e per tutta onestà non mi ha mai detto: 'io sono il rappresentante, io sono il reggente'. Niente di tutto questo.
AVVOCATO Oddo: Quindi non possiamo neanche passare ad altro momento, se fosse riferito all'ambito cosiddetto familiare o all'ambito del mandamento. Giusto?
EX 210 Pennino: Non si sente bene, avvocato. Mi scusi.
AVVOCATO Oddo: Io mi scuso, ma non è colpa mia.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se c'era stata una qualche indicazione di questa sua funzione direttiva nell'ambito del mandamento o nel solo ambito della famiglia mafiosa.
EX 210 Pennino: Non...
AVVOCATO Gerace: (voce fuori microfono)
Se c'era un'indicazione di una funzione direttiva nell'ambito del mandamento della famiglia mafiosa...
EX 210 Pennino: No, ho detto io che, successivamente a questo episodio, io mi recai da Pinuccetto Greco, detto "scarpa", per chiedere se quanto mi avesse detto il Graviano io, per la sua giovane età, dovevo fare riferimento a lui. E Giuseppe Greco mi disse: 'sì, lei può fare riferimento a Giuseppe' - intendendo Giuseppe Graviano - 'e, se ha bisogno, anche di me, senz'altro, come fino a ora io sono stato a sua disposizione'.
AVVOCATO Oddo: Abbiamo sentito. Va bene, rimane quello che ha detto.
Ci può meglio precisare l'epoca, l'anno di questo avvenimento?
EX 210 Pennino: Sì, sì. Precisamente 1985.
AVVOCATO Oddo: Lo data in relazione a quale ricordo particolare? Proprio perché ricorda l'anno, oppure perché c'è un fatto specifico.
EX 210 Pennino: No, no, è un fatto sicuro l'anno. Perché temporalmente l'ho messo in correlazione cronologicamente con altri episodi che si verificarono precedentemente.
AVVOCATO Oddo: Allora, visto che lei è così puntuale e di questo non possiamo che rallegrarci, ci può precisare l'epoca...
EX 210 Pennino: ... un ricordo mnemonico temporale, in quanto...
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
EX 210 Pennino: ... precedentemente io mi ero rivolto a un mio amico per risolvere un problema che riguardava un mio congiunto. E quindi alla luce di quello che le famiglie che furono contattate riferirono a Giuseppe, Giuseppe mi disse: 'lei 'un cercasse a nuddu, venga da me'. Perché io mi ero rivolto, per questo problema, ad altre famiglie, tramite un mio amico.
Quindi, siccome rammento benissimo che quel fatto per cui io feci da intermediario, si svolse verso la fine dell'84, inizi '85, subito dopo ci fu questa chiamata da parte di Giuseppe Graviano.
AVVOCATO Oddo: Ci può dire cortesemente, appunto, visto che l'ha già datato, l'epoca dell'85 in cui questo fatto sarebbe avvenuto? Inizi, metà, fine dell'anno 1985?
EX 210 Pennino: Inizi, inizi.
AVVOCATO Oddo: Inizi dell'anno 1985.
Io le faccio questa domanda perché il 21 di settembre del '94 - trattasi di un interrogatorio da lei reso al carcere di Opera al Sostituto Procuratore della Repubblica, dottoressa Principato della DDA di Palermo; è un atto che ho già messo a disposizione del signor Procuratore della Repubblica, signor Presidente, in epoca precedente all'interrogatorio odierno - lei diceva:
"Circa due anni addietro Tinnirello Nino mi confidò che stava andando a prelevare l'avvocato..." - eccetera, e poi racconta questo fatto.
"Poco dopo l'incontro col Tinnirello, di cui ho parlato, cercai di Greco Pinuccetto per chiedergli come mai il predetto mi aveva mandato a chiamare. L'episodio, infatti, aveva suscitato in me dell'inquietudine, anche perché, alla luce di quanto dettomi da Graviano Giuseppe in ordine al ruolo da lui rivestito nell'ambito della famiglia, che era quello di nuovo ed unico punto di riferimento, dopo l'arresto di Savoca Pino, era per me molto strano che il Drago o il Lombardo, della famiglia di Brancaccio, mi portassero dal Tinnirello, della famiglia di Corso dei Mille."
EX 210 Pennino: Questo, successivamente. Successivamente: siamo nell'86.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
EX 210 Pennino: Siamo nell'86 per Tinnirello.
Io sto parlando di Giuseppe Graviano, siamo nell'85.
AVVOCATO Oddo: Quindi era tramontato...
EX 210 Pennino: Addirittura, penso che il Pinuccetto Greco addirittura fosse stato soppresso, quindi è tutto... è normale.
AVVOCATO Oddo: Mi faccia capire alcune cose. Lei ci ha parlato di un ruolo dei fratelli Graviano, oggi.
Innanzi alla Corte di Assise di Palermo, Sezione III, trascrizione dell'udienza del 9 di giugno del 1995 - il processo è il numero 9/94 Registro Generale, dovrebbe essere il cosiddetto "Processo per l'omicidio Lima"; anche questo è un atto che il signor Pubblico Ministero ha avuto portato a conoscenza da questo difensore, signor Presidente - lei così si esprimeva. Foglio 226:
Pubblico Ministero:
"lei ha conosciuto i fratelli Graviano?"
"Sì, ho conosciuto tutti. Ho conosciuto, oltre che i fratelli Graviano, anche il padre con..." - puntini di sospensione - "di cui ho parlato, ed i fratelli..." - puntini di sospensione - "i tre fratelli Graviano."
Pubblico Ministero:
"Sa che ruolo, all'interno di Cosa Nostra, questi fratelli hanno occupato nel tempo e occupano?"
Risposta del dottor Pennino:
"No."
EX 210 Pennino: Anche adesso ho risposto no.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Pennino: Anche adesso ho risposto no.
AVVOCATO Oddo: Ne prendo atto.
EX 210 Pennino: Se lei continua... Però ci sono le precisazioni.
AVVOCATO Oddo: Certo, lei le ha...
EX 210 Pennino: ... identiche a quanto da me formulate...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Oddo: Ecco, infatti...
EX 210 Pennino: Quello che ho detto due anni fa, lo sto dicendo adesso, lo dirò fra cinque, sei anni.
Certamente non possono essere identici i miei modi di esprimermi.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Pennino: Anche perché non è che sono un lettore di verbali, mi scusi avvocato. Io dico tutto quello che rammento. Anche allora ho detto "no", come sto dicendo adesso "no". Ma con le spiegazioni successive, in quanto i vertici si erano clandestinizzati e di conseguenza nessuno mi aveva partecipato: è il capomandamento, è il capofamiglia. E, con tutta onestà, ho riferito questo.
Punti di riferimento...
AVVOCATO Oddo: Debbo dargliene atto.
EX 210 Pennino: E' l'ottica che io ho descritto e che sempre descriverò nella stessa maniera, compreso quando ho reso quelle dichiarazioni.
AVVOCATO Oddo: debbo darle atto che quello che lei sta dicendo adesso è assolutamente identico a quanto è stato posto da questo difensore come contestazione, quindi...
Ora vorrei capire alcune cose. Lei ha detto, cioè ha parlato dei rapporti da lei coltivati nell'ambito della famiglia mafiosa, o comunque per ora parliamo del contesto mafioso di Cosa Nostra. Ha detto di essere stato un uomo d'onore - usiamo questo termine in modo atecnico - riservato. Giusto? Nel senso che non era uno presentato a tutti. E' vero? Ho capito bene?
EX 210 Pennino: Diciamo che se ne doveva parlare il meno possibile al di là della nostra famiglia. Il meno possibile.
AVVOCATO Oddo: Infatti io ho detto, in modo atecnico...
EX 210 Pennino: ... che io ho avuto presentati in questo tempo, numerosi uomini d'onore che facevano parte anche delle altre famiglie.
AVVOCATO Oddo: Quindi materialmente lei ha avuto presentato uomini d'onore nell'ambito... Si ricorda qual è stato l'ultimo uomo d'onore che le è stato presentato nell'ambito della vostra famiglia?
EX 210 Pennino: Sì, Giovanni Drago.
AVVOCATO Oddo: Nell'anno?
EX 210 Pennino: Nell'anno... Dopo i fatti dell'85, sarà fine '85, '86; all'incirca in quell'epoca.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Quindi questo è l'ultimo momento di una presentazione rituale nell'ambito della famiglia di Brancaccio.
EX 210 Pennino: Degli altri non ho avuto presentato più alcun uomo d'onore della famiglia di Brancaccio; anzi, se lei mi consente, descrivo quell'episodio.
Mi fu presentato da Iano Lombardo al mio studio, il quale mi presentò, mi disse: 'Giovanni è dei nostri'.
Io lo abbracciai, poi chiamai a parte Iano, dissi: 'Iano, lei lo sa che non mi deve presentare nessuno, o invitare...'. Dice: 'no, ma il caso di Giovanni è un'altra cosa'.
E questa è stata l'ultima presentazione di associati nella mia famiglia. Da allora non ho saputo più niente di nuovi associati.
AVVOCATO Oddo: E, coerentemente, da quell'epoca lei non sa più alcunché di preciso sui vertici della famiglia stessa. O da prima non sa più...
EX 210 Pennino: Quello che ho descritto, avvocato. So tutto quello che mi hanno raccontato Lombardo, che mi ha raccontato Drago e quella da me vissuta, come il caso citato dal P.M. e che riguarda il costruttore Ienna e così via, e altri fatti da me vissuti.
AVVOCATO Oddo: Ma queste...
EX 210 Pennino: Nessuno mi ha formalmente detto che a capo del mandamento o a capo della famiglia fossero i fratelli Graviano. Formalmente non mi è stato comunicato da nessuno.
AVVOCATO Oddo: Mi dica una cosa: da questi fatti lei ha detto di ricavare qualcosa. E' giusto dire, sinteticamente, che le sue affermazioni in ordine ai vertici della famiglia di Brancaccio o del mandamento di Brancaccio o di Ciaculli-Brancaccio, o di Brancaccio-Ciaculli come lei l'ha chiamato, dal 1985 in poi, sono soltanto frutto di sue deduzioni personali?
EX 210 Pennino: No, sono frutto anche di conoscenze per quello che mi hanno riferito i miei trait d'union.
AVVOCATO Oddo: Ora, io devo contestarle...
EX 210 Pennino: E lo ripeto: Giovanni Drago e Iano Lombardo.
AVVOCATO Oddo: Le devo contestare...
EX 210 Pennino: E aggiungo ancora per quegli episodi che ho, di cui ho parlato all'Autorità Giudiziaria.
AVVOCATO Oddo: Dottore Pennino, le devo contestare le diverse risultanze che emergono dall'interrogatorio reso nel predetto processo per l'omicidio Lima.
Lei racconta alcuni di questi episodi, degli episodi che lei ci ha raccontato. Qui, non importa a questo momento, quanto, in modo uguale, o in modo diverso. E così conclude:
"Perché, mentre prima... Quindi compresi che la famiglia di Brancaccio aveva preso la preminenza su quella di Ciaculli. Perché, mentre prima lo avevano al tempo Di Maggio e pensavo che erano i Greco ad averla, e poi che presuntivamente potevano essere i capi del mandamento proprio... capi del mandamento, perché è logico, non si giustificava come uno di Ciaculli va a chiedere il permesso a quelli di Brancaccio.
Mi scusi, queste sono le mie deduzioni.
Ma io non ho mai saputo. Ed intendo precisarlo, dopo... Dopo la rappresentanza di Giuseppe Savoca, chi esattamente comandasse la famiglia di Brancaccio né le altre famiglie. Perché veniva a me e numerosi associati e certamente con cui scambiavo qualche opinione tenuta segreta, questa leadership, diciamo, scusi il termine."
E' il foglio 232, questo che ho letto.
Poi, al foglio 327, è il controesame stavolta della difesa, lei dice, domanda dell'avvocato Salvo:
"Ho capito. E infatti lei ha successivamente parlato, a proposito dei fratelli Graviano, di una sua intuizione, o sensazione, ma non di una certezza. E' vero, questo?"
Imputato Pennino:
"Come? Ripeta, per cortesia."
Avvocato Salvo:
"Successivamente, dico, infatti lei, nel riferire del ruolo preminente che riteneva aver assunto i fratelli... avessero assunto i fratelli Graviano, lei ha detto che era una sua convinzione."
Imputato Pennino:
"Deduzione."
Avvocato Salvo:
"Una sua...?"
Imputato Pennino:
"Una mia deduzione."
Avvocato Salvo:
"Deduzione?"
Imputato Pennino:
"Esclusivamente deduzione, perché non ho saputo mai niente di... in merito."
EX 210 Pennino: Io sto confermando questo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Io ritengo che, se fosse diverso il ...
EX 210 Pennino: Nessuno formalmente mi ha detto: 'sono i capi del mandamento, o sono i capi della famiglia'.
E ribadisco quello che ho detto in quella sede e lo dirò sempre. Perché non posso dire qualcosa che non mi è stato formalmente comunicato.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Pennino: L'ho sempre detto, ho riferito i fatti...
AVVOCATO Oddo: Ma lei...
EX 210 Pennino: ... e mai ho detto 'mi risulta che siano...'
Le deduzioni è un'altra cosa, risultano... E se lei vuole, può anche chiedermi i fatti e io glieli espongo.
AVVOCATO Oddo: Aspetti, ora ci arriviamo.
EX 210 Pennino: Le deduzioni, se sono richieste, io le dico.
AVVOCATO Oddo: Mi deve scusare, dottor Pennino...
EX 210 Pennino: Fra l'altro, ho parlato di una serie di fatti di cui mi sono rammentato.
AVVOCATO Oddo: ... credo ci arriveremo...
EX 210 Pennino: E che ho esposto all'Autorità Giudiziaria.
AVVOCATO Oddo: Arriveremo da qui a qualche momento ad entrare nell'analisi di taluno di questi specifici fatti, Presidente.
Ma io vorrei capire: lei, a quel momento, che grado aveva, dopo l'85, in Cosa Nostra? Lei...
EX 210 Pennino: Ma io non ho avuto mai nessun grado.
AVVOCATO Oddo: Quindi, lei è sempre stato...
EX 210 Pennino: Io sono stato a disposizione del capofamiglia e del mandamento fino a quando c'era Savoca.
Successivamente - l'ho detto e lo ripeto - ho avuto contatti, la prima volta, con Giuseppe Graviano e ho narrato anche il fatto; e poi, successivamente, ho avuto trait d'union fra me e il Graviano, come lui mi ha indicato.
E i miei rapporti sono intercorsi anche con Pinuccetto Greco.
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Pennino: Questo, lo ribadisco, avvocato. Sempre le stesse cose, posso dire. Non posso dire altro.
AVVOCATO Oddo: Quindi è giusto dire che lei era un uomo d'onore semplice, per così dire. E' giusto?
EX 210 Pennino: Guardi, io ero stato affiliato come uomo d'onore di cui non si voleva parlare in giro.
Tant'è che io ho avuto fatto quella presentazione, da Iano Lombardo, di Giovanni Drago.
E, successivamente, in quel contesto, ho avuto due presentazioni anomale, secondo quanto era stato stabilito durante la mia affiliazione, di cui ho parlato all'Autorità Giudiziaria.
E di cui mi sono lamentato, così come mi aveva anche suggerito in precedenza Pinuccetto Greco, di far presente in separata sede ai presentatori che io, siccome la mia... della mia posizione si doveva parlare poco, che queste presentazioni... non dovevano più presentarmi persone.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, no...
PRESIDENTE: Va bene. Non si ripeta, però, sempre...
AVVOCATO Oddo: Però qui dobbiamo...
(voci sovrapposte)
EX 210 Pennino: ... diciamo, di tipo particolare.
PRESIDENTE: Va bene, basta così.
Andiamo avanti, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ci dobbiamo però capire un momento.
Lei viene affiliato nel 1977, alla fine del 1977.
E sono le persone che l'affiliano, che, sostanzialmente, indicano agli altri presenti che la sua affiliazione doveva essere tenuta il più possibile nascosta.
Siamo a dieci anni di distanza e lei ricorda finalmente che, ai suoi interlocutori, in particolare a questo signor Lombardo, che proprio quella affiliazione sua doveva essere tenuta nascosta.
E mi sembra un po' sorprendente che lo faccia nell'86, quando oramai, immagino, sono passati tanti di quegli anni che il suo nome doveva essere necessariamente circolato nell'ambito di Cosa Nostra.
Per quale motivo, nell'86, lei trova la necessità di dire ciò, e non lo aveva fatto prima, subito?
EX 210 Pennino: Non ho detto solo in quella occasione, l'ho detto anche in altre occasioni in cui si erano verificati i fatti.
AVVOCATO Oddo: Ma lei ha partecipato mai a...
EX 210 Pennino: Premesso che, nel 1983, proprio in un discorso intercorso con Pinuccetto Greco e da me riferito all'Autorità Giudiziaria, proprio quello mi aveva detto: 'guardi, lei si faccia il dottore e continui a fare politica.'
Io pensavo che mi avesse affrancato dalla qualità di collaboratore. Invece...
E gli chiesi, dico: 'come mi debbo comportare, allora, quando mi si presenta un uomo d'onore?'
'Faccia lo gnorri, faccia finta di non capire, dica piacere. E poi, in separata sede, dica lì, al presentatore, qual è la sua posizione.'
E io, così mi sono comportato. E ho citato, oltre quel caso di Lombardo, altri due casi che mi sono capitati dopo quel periodo.
AVVOCATO Oddo: Dopo.
EX 210 Pennino: Il resto andavano prima a chiedere il permesso a Michele Greco, andavano a chiedere il permesso a Giuseppe Di Maggio. Oppure andavano a casa dello stesso e me li presentavano; oppure andavano al Tiro a Volo e venivo presentato. Così anche con Savoca.
Per il resto, ho detto, siccome i vertici di Cosa Nostra si sono clandestinizzati, anche questo, ha giocato perché io non venissi pubblicizzato. Tant'è che...
AVVOCATO Oddo: Mi scusi...
EX 210 Pennino: ... chi è che parla di me dei collaboratori? Giovanni Drago e Mutolo, non so attraverso quali canali.
Poi, il Coriolano, cioè a dire Contorno, Mannoia, Cancemi, e tutti gli altri, neanche sapevano che ero uomo d'onore.
PRESIDENTE: Dottor Pennino, abbia pazienza.
EX 210 Pennino: Appunto per questo motivo.
PRESIDENTE: Dottor Pennino, abbia...
EX 210 Pennino: Che la mia posizione era stata...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, mi ascolta?
EX 210 Pennino: ... tenuta, quanto più possibile, riservata.
PRESIDENTE: Quello parla a ruota libera.
Per cortesia, nelle sue risposte, sia il più sintetico possibile. Perché, per lo più, sono risposte che ha già dato.
AVVOCATO Oddo: Esatto.
PRESIDENTE: Quindi, è inutile che lei ci ripeta le stesse cose due, tre, quattro, cinque volte.
E, per cortesia, cerchiamo di fare il minimo possibile, perché io non vorrei che ricominciasse il terremoto e avessimo di nuovo a temere per la loro...
AVVOCATO Oddo: Presidente, io oso sperare che non lo induca, questo evento catastrofico, il controesame della difesa. E però...
PRESIDENTE: No, avvocato, per questioni...
AVVOCATO Oddo: ... non è che sono io che faccio domande lunghe, sono le risposte che...
E non credo che si possa dare onere a chi fa le...
PRESIDENTE: No, no, io voglio domande che non siano già state fatte anche in altra sede, che poi hanno avuto la loro risposta.
AVVOCATO Oddo: Presidente, credo che sia utile per la cognizione...
PRESIDENTE: Prego, avvocato, non perdiamo altro tempo. Passi avanti.
AVVOCATO Oddo: Ma io vorrei capire. Lei pocanzi ci ha detto - e in ripetuti interrogatori aveva sempre detto - che l'ultima persona presentatale come uomo d'onore, fu Drago, nell'86.
Ora lei ci sta dicendo che ce ne sono state altre due persone presentatele in tempo successivo.
EX 210 Pennino: Prima, temporalmente prima. Dal dopo l'83, fino a quando mi fu presentato Drago. Ce ne furono altri due casi che io ho detto - e debbo essere per forza un po' a dilungarmi...
AVVOCATO Oddo: Ora è chiaro, guardi.
EX 210 Pennino: Di cui ho parlato all'Autorità Giudiziaria. Ho descritto...
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
AVVOCATO Oddo: Abbiamo capito.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: Ora, lei, a quante riunioni della famiglia mafiosa, a quali riunioni formali, o informali, ebbe a partecipare?
EX 210 Pennino: Io ho detto a quella riunione che tenne Giuseppe Savoca in un convivio, poco tempo dopo la sua nomina nella rappresentanza della famiglia di Brancaccio al ristorante La Bussola.
Ma questa è l'unica riunione ufficiale a cui io ho partecipato. Non ero addetto alle riunioni, diciamo, di mestiere, di operosità, chiamiamolo così, o di operazioni, cui erano oggetti gli altri della famiglia. Io non...
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
AVVOCATO Oddo: Mi dice...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
AVVOCATO Oddo: Le elezioni cui lei partecipò, invece, perché lei ci ha detto che ci furono delle elezioni, come si svolsero.
EX 210 Pennino: Niente, davano dei bigliettini ai singoli associati e noi dovevamo mettere il nome del rappresentante.
AVVOCATO Oddo: Eravate tutti presenti...
EX 210 Pennino: E quella volta io votai per Giuseppe Savoca.
AVVOCATO Oddo: Eravate tutti presenti, oppure c'era qualcuno che fisicamente...
EX 210 Pennino: A me mi portarono il bigliettino, me lo diede mio cugino.
AVVOCATO Oddo: E lei mise il nome...
EX 210 Pennino: E mi disse: 'tu, questo bigliettino, te lo danno perché devi esprimere il rappresentante.'
Io l'ho preso, l'ho chiuso e gliel'ho dato.
Non è che erano elezioni del tipo elettorale.
Ecco, questo era come ci si comportava.
AVVOCATO Oddo: Era per capire. Erano elezioni segrete? Il bigliettino era chiuso... Come avveniva fisicamente?
EX 210 Pennino: Cose segrete, facevamo finta che erano segrete.
Si chiudeva il bigliettino, ma chiunque lo poteva aprire. Poi, neanche si può parlar di democrazia in una associazione segreta come Cosa Nostra.
AVVOCATO Oddo: Ecco...
EX 210 Pennino: Chiamiamola pseudo democrazia.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: Però nessuna elezione avvenne dopo.
Ma perché, perché cambiarono le regole di Cosa Nostra?
EX 210 Pennino: Gliel'ho detto, perché i vertici, i vertici si clandestinizzarono sempre di più, cercando di non rappresentare i loro nomi alla base. Questo, l'ho detto...
AVVOCATO Oddo: Certo. Però i vertici dovevano essere eletti, prima di diventare vertici. Giusto?
EX 210 Pennino: Ma chi lo ha detto?
AVVOCATO Oddo: Se prima erano eletti mediante...
EX 210 Pennino: Ma chi lo ha detto...
AVVOCATO Oddo: ... appunto, quello che lei ha detto questa pseudo votazione...
EX 210 Pennino: Sicuramente si era verticizzata, con l'avvento dei corleonesi era diventata una, diciamo, una gestione dispotica, verticistica...
AVVOCATO Oddo: Quindi, è una...
EX 210 Pennino: ... per cui, le vecchie regole non andavano più, non erano più in essere, in opera.
AVVOCATO Oddo: Va bene. E questo è un dato che abbiamo raggiunto.
Lei ha detto di avere conosciuto Filippo Graviano.
Ho capito bene, o no?
EX 210 Pennino: Sì, altro che! Ha capito benissimo.
AVVOCATO Oddo: Ma oggi, al signor Pubblico Ministero, lo ha chiamato per nome, dicendosi certo...
PRESIDENTE: Fifo.
EX 210 Pennino: Fifo.
AVVOCATO Oddo: Sì. E che Fifo corrispondesse a Filippo come fatto certo. Lo abbiamo sentito, non lo voglio ripetere.
EX 210 Pennino: Non come fatto certo, non come fatto certo.
In un precedente dibattimento mi era stato chiesto se si chiamasse Filippo.
E io ho detto che non rammentavo, lo chiamavo Fifo.
No, dice: 'corrisponde a Filippo.'
E allora io sono sicuro che corrisponde a Filippo, perché me lo ha detto qualcuno di voi, qualche avvocato. Non rammento chi fosse.
AVVOCATO Oddo: Ma a proposito di avvocati, ma che vuol dire che lei percepisce degli atti di... Com'è che ha detto? Segnali terroristici fatti da alcuni avvocati e da organi di stampa.
Ci vuol tradurre cortesemente questa frase?
AVVOCATO Gerace: C'è opposizione, Presidente. Non penso che abbia attinenza col tema del processo.
AVVOCATO Oddo: Come no!
PRESIDENTE: Ha ragione, avvocato. Mi dispiace, avvocato...
AVVOCATO Oddo: E io non devo capire che cosa intende con le parole?
PRESIDENTE: Non deve capire, perché non ci interessa.
AVVOCATO Oddo: Ah Io...
PRESIDENTE: Lei se lo può far spiegare, se trova un modo di collegarsi con l'esaminato. Ma a noi non interessa.
AVVOCATO Oddo: Ci è inibito dalla legge processuale speciale, quello di prendere contatti. Perché perderebbero...
PRESIDENTE: Era una battuta, avvocato.
Alla Corte non interessa questo argomento. Passiamo ad altre domande.
AVVOCATO Oddo: Mi interessava la credibilità del teste.
Verificare la credibilità del teste.
Alla Corte, questo profilo...
PRESIDENTE: Non è un teste avvocato.
AVVOCATO Oddo: Dell'imputato di procedimento connesso.
PRESIDENTE: Appunto.
AVVOCATO Oddo: Ha ragione, Presidente.
PRESIDENTE: Se il teste presenta... ha dei problemi di attendibilità, questi, altri problemi.
AVVOCATO Oddo: Come la signoria vostra ritiene.
Lei, quindi, ha già ricordato, quindi è inutile che le faccio la contestazione, laddove aveva detto che:
"Il più grande si chiama Benedetto. Poi, un certo Fifo, che credo..."
Va be', non ne parliamo più.
Le devo però contestare la risultanza del medesimo interrogatorio.
Sempre l'avvocato Salvo, alla domanda se conoscesse Filippo Graviano, le contestava che ella, dottor Pennino, non aveva riconosciuto la foto del Graviano.
E' foglio 331 del verbale del signor Pubblico Ministero.
E dice il Presidente:
"Sì, prego, dica pure."
Avvocato Salvo:
"foto numero... è il foglio numero 7 del verbale di interrogatorio del 27 ottobre '94, foto numero 10."
E lei:
"Non conosco i nome di questa persona. Ricordo che si è presentato presso il mio studio diverse volte in compagnia di appartenenti alla famiglia di Brancaccio, o residenti nel medesimo territorio."
"L'ufficio dà atto che la foto ritrae Graviano Filippo."
E' una risultanza...
EX 210 Pennino: Quella fotografia non era del Fifo Graviano di cui parlo io.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Pennino: Sarà stato di un altro Filippo Graviano di cui io non mi rammento il nome.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Pennino: Ma che conoscevo e identificavo in quel ragazzo.
AVVOCATO Oddo: Ne prendiamo atto.
EX 210 Pennino: Quindi, le sarà facile vedere le due foto e capire che il mio riconoscimento è stato esatto e preciso.
AVVOCATO Oddo: Lo vedremo, se avremo la possibilità di avere queste foto.
EX 210 Pennino: Non ci sono dubbi, in merito, avvocato.
AVVOCATO Oddo: E mi dica, il signor Ienna era uomo d'onore?
EX 210 Pennino: No, non mi risulta che fosse uomo d'onore.
AVVOCATO Oddo: Il signor Ienna, in che rapporti specifici era, per quello che le risulta, con i Graviano?
Era un loro, come dire, una persona succube di costoro, o era un loro prestanome? Oppure, che cosa?
EX 210 Pennino: Io non so se fosse prestanome.
AVVOCATO Oddo: Non lo sa.
EX 210 Pennino: Non so se era succube. Ho riferito soltanto l'episodio che è intercorso fra me e Gianni Ienna.
AVVOCATO Oddo: Egli sapeva che lei fosse...
EX 210 Pennino: Non posso fare deduzioni che non mi constano.
E' il suggerimento che io ho dato allo stesso.
AVVOCATO Oddo: Egli sapeva che lei fosse uomo d'onore?
Mi scusi, dottore, forse lei non ha percepito la domanda.
EX 210 Pennino: Prego.
AVVOCATO Oddo: Il signor Ienna, sapeva che lei, dottor Pennino, fosse uomo d'onore?
EX 210 Pennino: Glielo dovete chiedere a Ienna, non a me.
AVVOCATO Oddo: No, io, il signor Ienna, non ho il piacere di conoscerlo.
EX 210 Pennino: Io non glielo potevo partecipare, perché gli uomini d'onore non possono partecipare a quelli che non sono coassociati: 'io sono uomo d'onore'.
Glielo dovete chiedere a Ienna, perché si è rivolto a me.
AVVOCATO Oddo: Ah.
EX 210 Pennino: Ci sarà un motivo. Ienna vi potrà rispondere.
Daltronde ho sentito dalla stampa che lo stesso, sembra che collabori.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Quindi rimane il fatto che lei non era stato mai presentato come uomo d'onore a Ienna - mi pare pacifico -...
EX 210 Pennino: Non solo non sono stato presentato, ma non mi risulta che... perché nessuno mi ha mai parlato che Gianni ienna fosse un associato di Cosa Nostra.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
Lei ha parlato di questo Lombardo Sebastiano più volte, come suo ponte. Ha usato un termine molto proprio. D'altra parte lei è laureato in medicina, e immagino abbia fatto il Classico.
Ha detto: 'ho ricevuto de relato, sia da Lombardo, che da Drago, le mie informazioni su Cosa Nostra, dopo l'85.'
Dato che Drago è collaboratore di Giustizia e noi o lo abbiamo sentito, o lo dobbiamo sentire, questo signor Lombardo esattamente dove abita, o dove abitava? In modo che noi possiamo compulsare la fonte a...
EX 210 Pennino: Esattamente. Ho detto che lui, insieme al fratello, gestiva un esercizio. Un esercizio che era sito... cioè, si chiamava Happy Days, inglese. E che era sito una traversa del corso dei Mille, salendo verso Villabate, sulla sinistra.
Questo esercizio si occupava soprattutto di trattenimenti per battesimi, per cresime, per matrimoni.
AVVOCATO Oddo: Sì, ce lo ha già detto.
Io volevo sapere dove lo potevamo trovare.
EX 210 Pennino: E abitava nello stesso palazzo, nello stesso palazzo...
AVVOCATO Oddo: Lei ha detto pure che una dottoressa, collega del P.M., ha detto che forse questo signor Lombardo non è più in vita.
Però, dato che a noi questa possibile informazione non giova, non basta, io volevo questo indirizzo.
E, dato che lei ce lo ha fornito, signor Presidente, fin da questo momento, ai sensi dell'articolo 195 del Codice di rito, chiedo l'audizione del signor Lombardo Sebastiano, sperando che lo stesso sia tuttavia vivente.
PRESIDENTE: Certamente. Ancora i contatti con i defunti non ce l'abbiamo, purtroppo.
AVVOCATO Oddo: Io posso confidare che il signor, dottor Pennino, abbia parlato di una persona che noi possiamo sentire a riscontro. Non mi pare che...
EX 210 Pennino: Mi scusi, poco fa mi ha chiesto il Pubblico Ministero se io sapevo che fosse morto. E io ho detto che, circa quattro mesi fa, cinque-sei mesi, non più di tanto, un magistrato donna di Palermo mi ha comunicato di avere saputo che il Sebastiano Lombardo è morto.
AVVOCATO Oddo: E noi lo verificheremo direttamente, in modo da sciogliere, spero come erronea informazione, quello che lei ci ha testè dato.
Lei ha parlato pure di un tale Vasile.
EX 210 Pennino: Sì, Vasile, con la V.
AVVOCATO Oddo: Vasile, come Verona. V come Verona. Giusto?
EX 210 Pennino: Con la V. Vicenza, Verona, così.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Questo signor Vasile, ci può dare delle maggiori indicazioni in modo che possiamo eventualmente sentirlo in questo dibattimento?
EX 210 Pennino: Certo, certo.
AVVOCATO Oddo: Intanto, è stato una sua fonte diretta, o sarebbe stato una fonte indiretta.
EX 210 Pennino: Ma di chi? Fonte diretta di chi?
AVVOCATO Oddo: Di lei, dottor Pennino.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente...
EX 210 Pennino: Il Vasile non mi ha parlato di queste cose. A me, me ne ha parlato Lombardo.
PRESIDENTE: Non è stato indicato come una fonte, avvocato, è stato indicato...
AVVOCATO Oddo: Ecco, io volevo capire...
PRESIDENTE: ... come persona che conosceva.
AVVOCATO Oddo: No, no, Presidente. Lui, a proposito del racconto, o più esattamente della narrazione dei fatti che involgono le stragi, ha detto - se non ho capito male, in questo caso mi scuso fin da adesso - di aver saputo da Lombardo che il Vasile...
EX 210 Pennino: Lombardo, sì. Ma non da Vasile. Da vasile non ho saputo niente.
AVVOCATO Oddo: Ah. E a Lombardo chi gliele aveva dette queste cose?
Io avevo capito che gliele avesse dette Vasile, a sua volta. Posso aver capito male...
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci rispondere, però.
AVVOCATO Oddo: Sì.
PRESIDENTE: Sennò, questo, non riesce mai ad avere la parola.
Poi, quando ce l'ha, non la molla più. Ma andiamo avanti.
Dottor Pennino, vuole rispondere?
EX 210 Pennino: Sì, ho detto che Lombardo non me lo ha precisato. Mi ha detto che il Vasile, Leo Vasile, sarebbe stato colui che si sarebbe adoperato, forse attraverso uno o più figli - non rammento con precisione - di far sì, di chiedere l'aiuto all'Agostino Imperatore, affinché lo stesso, con il suo vincolo, tramite i suo vincolo con Tosonotti, procurasse quell'alloggio di cui ho parlato.
Questo, ho detto. E lo ribadirò sempre, perché questo è quello che mi ha detto Lombardo.
Non è che mi ha detto: 'è stato a riferirmelo lo stesso Leo Vasile.' Non me lo ha detto.
AVVOCATO Oddo: Sa perché le chiedo questo? Perché io avevo, evidentemente in modo erroneo, compreso diversamente.
Forse perché, come dire, tratto in inganno, da quanto da lei detto al Pubblico Ministero di questo processo il 28 di giugno del '96.
P.M. dottor Chelazzi, ricordo la frase:
"Da quali conoscenze di Sebastiano Lombardo nascevano? Una conoscenza diretta, qualcuno gliene aveva parlato proprio specificamente?" - parliamo di questi fatti.
Pennino Gioacchino:
"Io penso che gliene abbia parlato loi stesso Vasile."
EX 210 Pennino: Penso, penso.
AVVOCATO Oddo: Ah, ecco. Era in questo senso. Quindi, non possiamo...
Ma questo Vasile... Basta, è quello che abbiamo appreso.
Questo Vasile era noto come una persona riservata nell'ambito di Cosa Nostra, o era noto come uno... un chiacchierone?
EX 210 Pennino: Guardi, io le posso dire che conosco il Vasile da quand'era ragazzo.
Lui era sempre stato affiliato a Cosa Nostra, addirittura al seguito di mio zio Gioacchino, per quello che mi è dato sapere. Ed è uno a cui piaceva parlare molto. Con tutta onestà.
AVVOCATO Oddo: Quindi, non era una persona, per quello che è il modus agendi di questa organizzazione, tra virgolette, affidabile. Cui proprio andare a raccontare o da rendere depositario di un segreto particolarmente delicato.
EX 210 Pennino: Nel caso di specie, il Leonardo Vasile, per quanto è conosciuto, non da me ma da tutta Palermo, con tutti i... sanno che parla dalla mattina alla sera e parla con facilità.
AVVOCATO Oddo: Ora è chiarissimo.
E ci può dire questo Leonardo Vasile, cortesemente, dove abita, se lei lo sa?
EX 210 Pennino: Eh, dove abita negli ultimi tempi, io non lo so.
Posso dire che io sono stato invitato da lui quando aveva in affitto, in proprietà, non rammento, una villa, villetta, una casetta all'incirca all'altezza della Zagarella, verso... e di fronte.
E là io ebbi a conoscere i suoi tre figli, sua moglie e poi avevamo dei rapporti sempre, fin da ragazzo.
Tra l'altro, mio padre era amico di suo padre che aveva una fabbrica di fiam...
PRESIDENTE: Va bene, ma basta così.
EX 210 Pennino: ... o qualcosa del genere...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, basta così.
EX 210 Pennino: ... ci siamo incontrati...
PRESIDENTE: Basta così!
EX 210 Pennino: ... mi veniva a trovare in continuazione.
Poi, il figliolo, si laureò in biologia...
AVVOCATO Oddo: Io non gli avevo chiesto la storia della famiglia Vasile. Io le avevo chiesto dove abitasse.
PRESIDENTE: Dottor Pennino, per piacere, si limiti alle risposte che le fa... le domande che le fa. Devono avere una risposta sintetica, non c'è bisogno che lei faccia ogni volta uno sproloquio.
AVVOCATO Oddo: Ora...
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Oddo: Sì, sto terminando, signor Presidente.
PRESIDENTE: Meno male.
AVVOCATO Oddo: Credo che fosse dovuta questa indagine, no?
PRESIDENTE: Per carità! Ma io devo dire meno male, perché ovviamente cominciamo ad essere un po' stanchi.
Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: Le telefonate in Croazia di cui lei ha parlato, le pervenivano, ha detto, da parte dei suoi familiari, o da parte di questo Lombardo, sempre?
EX 210 Pennino: Veramente io ho detto che mi ha chiamato in Croazia il mio congiunto che aveva avuto una estorsione e che mi ha detto che il Lombardo... Che mi ha detto di avvicinare, che mi doveva parlare Iano.
E io sono sceso.
AVVOCATO Oddo: Ah, già lei era in Croazia prima del dicembre del '93.
EX 210 Pennino: No, nel settembre, siamo noi. Nel settembre.
AVVOCATO Oddo: Ecco, quindi è andato più volte in Croazia.
EX 210 Pennino: Guardi...
AVVOCATO Oddo: Ho capito bene, o no?
PRESIDENTE: Lo ha già detto, avvocato, che aveva fatto una serie di viaggi...
EX 210 Pennino: E poi, avvocato...
(voci sovrapposte)
EX 210 Pennino: ... di fatti, mi sono allontanato alla fine, negli ultimi giorni, definitivamente, del dicembre. Ma fino ad allora, andavo e venivo.
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Pennino: Non è che mi incontravo con Lombardo...
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito. Abbiamo capito.
EX 210 Pennino: ... abbiamo fatto una riunione anche nell'esercizio del mio parente...
AVVOCATO Oddo: Sì. Ci è chiaro. Scusi, dottore, non voglio interrompe... Perché se la interrompo io, poi sembra che la difesa vuole impedire... è vero.
Nel dicembre, lei ha detto, cessano i suoi rapporti con Iano Lombardo. Perché lei definitivamente si allontana dall'Italia.
Ho capito bene?
EX 210 Pennino: Da allora non l'ho più sentito. Non l'ho più visto, né sentito.
AVVOCATO Oddo: Non la chiamava neanche, il Lombardo, in Croazia?
EX 210 Pennino: Come?
AVVOCATO Oddo: Dico, non era neanche raggiunto telefonicamente...
EX 210 Pennino: Non mi ha mai telefonato in Croazia.
AVVOCATO Oddo: Ah, non lo ha mai...
EX 210 Pennino: Poi, tra uomini d'onore, cercavamo di non utilizzare mai il telefono.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
Lei non è che in Croazia andò perché aveva timore di essere raggiunto prima della partenza, da qualche mandato di cattura - scusi l'espressione - un'ordinanza di custodia cautelare, proprio per quei fatti che riguardavano "Sanitopoli", come si dice con una espressione giornalistica?
EX 210 Pennino: Tangentopoli... Ma guardi, io...
AVVOCATO Oddo: Non Tangentopoli... No, no, Tangentopoli, no.
I problemi della Sanità, ecco. Quei fatti della truffa ai danni...
EX 210 Pennino: In quel momento, addirittura il problema della Sanità, si è verificato dopo il mandato di cattura per associazione a delinquere.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Bastava che mi dicesse...
EX 210 Pennino: Io posso dire che c'era...
PRESIDENTE: Va bene, basta.
EX 210 Pennino: ... che ero a conoscenza...
PRESIDENTE: Basta!
EX 210 Pennino: ... anche della collaborazione di Giovanni Drago.
Questo, lo posso dire. L'ho anche detto in altri processi.
PRESIDENTE: Dottor Pennino...
EX 210 Pennino: E c'era anche questo motivo.
PRESIDENTE: ... basta così.
EX 210 Pennino: ... potevo anche pensare che non si trovassero i riscontri sulla mia persona. Ma il motivo è stato quello di interrompere il cordone ombelicale con Cosa Nostra, perché non condividevo più niente di questa organizzazione.
PRESIDENTE: Mi scusi, dottor Pennino. Sono il Presidente.
Mi sente?
EX 210 Pennino: Sì, perfettamente, Presidente.
PRESIDENTE: Allora, la prego, lei si limiti a rispondere laconicamente. Mi spiego?
EX 210 Pennino: Lo farò, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, altre domande?
AVVOCATO Oddo: Sì, credo di essere prossimo alla conclusione, se non avere addirittura concluso.
Ed è proprio l'ultima domanda. Perché, dal momento chiarito in modo più approfondito.
Lei, intorno a settembre, ci ha detto che qui, o comunque riceve prima una telefonata in Croazia per questo problema dell'estorsione, per il quale fatto si interpone Benedetto Graviano. Giusto?
E torna in Italia ed apprende che il signor Iano Lombardo è stato messo da canto, in sostanza. E' giusto? Da parte.
E ha colloqui con lo stesso Lombardo, di questo fatto? oppure - ho capito bene - è stato il cognato, il di lei cognato, a dirle: 'non abbiamo parlato di questo fatto con Lombardo perché lui lo hanno...', come si dice tra virgolette, 'posato'?
EX 210 Pennino: Vorrei essere sintetico, ma non lo posso. Perché debbo descrivere i fatti.
Non c'è niente da fare, perché se voi... Io ho fatto, ho reso le mie dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria. Se non le hanno acquisite, io non ne ho nessuna colpa, caro avvocato.
Io devo parlare di fatti.
Io mi trovo in Croazia, ricevo una telefonata dal mio congiunto che mi dice di venire, che deve parlare. Lui mi dice Iano, mi fa capire con chi. Urgentemente.
Io arrivo, e lui mi parla dell'estorsione.
Si era recato da Iano, a cui io avevo rappresentato... - tra l'altro era anche suo cliente - perché, nel caso avesse avuto bisogno si doveva rivolgere a Lombardo. E mio cognato dice che Lombardo le vuole parlare. Facciamo una riunione in quell'esercizio cercando di trovare una soluzione alla richiesta estortiva'.
In quella soluzione Iano mi disse... Innanzitutto mio cognato aveva ricevuto una richiesta estortiva per 200 milioni. Iano mi disse che aveva parlato - non mi specificò con chi - e che non me la dovevo prendere a male perché stavano facendo delle richieste per i contributi per i carcerati, prendendo i nominativi dall'elenco telefonico.
... a casa di mio cognato, io avrei potuto... gli dicevano di versare 10 milioni, un milione al mese.
Al che io dissi - dato che la situazione economica di mio cognato era veramente tragica - che mio cognato non poteva assolutamente venire incontro a quella richiesta.
Fra l'altro, in questo contesto, era inserito anche mio cugino, un mio consociato, Gioacchino Di Caccamo.
Quando il Lombardo non riuscì a perfezionare secondo le giuste esigenze nostre, che non doveva... Giustamente mio cognato non desiderava pagare, né aveva le possibilità di pagare, mio cugino si rivolse ad altra persona: Totò Pilo, Salvatore Pilo, detto il "bozzo". Il quale prese contatto con Benedetto Graviano e riferì a mio cugino - prima che Benedetto Graviano fosse tratto in arresto, qualche giorno prima - che il fatto era stato risolto dallo stesso Benedetto Graviano e che mio cognato avrebbe dovuto fare, insieme a mio cugino e a me, per la prossima scadenza dei morti - che datava dopo un mese, un mese e mezzo - di un regalo.
In quell'occasione...
AVVOCATO Oddo: Ci faccia capire, scusi...
EX 210 Pennino: ... ebbe a dire: 'a Iano lassamolo ire', significa: non parliamo più con Lombardo di questi fatti, perché - è sottinteso - era caduto in disgrazia.
AVVOCATO Oddo: Capì da quanto tempo il Lombardo fosse caduto in disgrazia?
EX 210 Pennino: Che ne so io? Sicuramente in quel periodo, perché si era interessato, su mia richiesta...
AVVOCATO Oddo: Cioè è una deduzione, non sa.
EX 210 Pennino: ... a risolvere il problema.
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Oddo: Scusi dottore, per essere sintetici, lo sa da quanto tempo o è deduzione?
EX 210 Pennino: ... disgrazia.
AVVOCATO Oddo: Dottore, lei lo sa da quanto tempo era caduto in disgrazia, o deve darci una sua deduzione? Se non lo sa, ci dice: non lo so esattamente, perché non me lo dissero. Non ci racconti...
EX 210 Pennino: Non me lo dissero. Io ho riferito solo fatti.
AVVOCATO Oddo: Ecco, i fatti.
Ora, gli altri personaggi di cui lei ci ha detto, scusi, il suo cognato era uomo d'onore?
EX 210 Pennino: No, mio cognato era una persona civile, un professionista.
AVVOCATO Oddo: Ecco, ci dica: no.
Sapevano, gli estorsori, che suo cognato era legato a lei, appunto, da questo rapporto di parentela o no?
EX 210 Pennino: Ho riferito che Lombardo mi disse che non me la dovevo prendere a male, in quanto avevano scelto tutti dagli elenchi telefonici...
AVVOCATO Oddo: A caso.
EX 210 Pennino: ... il nome dei professionisti degli esercizi per richiedere il denaro. Quindi non era uno sgarbo fatto a me.
AVVOCATO Oddo: Non...
EX 210 Pennino: Non lo sapeva.
AVVOCATO Oddo: Ma il Di Caccamo era uomo d'onore, lei ci ha detto sì.
EX 210 Pennino: Era uomo d'onore della stessa mia famiglia di Brancaccio.
AVVOCATO Oddo: E che motivo c'era, scusi, visto che suo cognato conosceva Di Caccamo e che era uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, di disturbare lei e farla venire dalla Croazia, visto che potevano, secondo le regole che lei ci ha illustrato, risolvere direttamente le loro questioni?
Lei aveva un particolare carisma, un particolare ruolo?
EX 210 Pennino: Ribadisco, lo ribadisco: siccome in precedenza, per altri fatti estortivi e perché mi era stato detto che io dovevo rivolgermi - come trait-union- sempre al Lombardo, il Lombardo volle parlare con me. Tant'è che io...
AVVOCATO Oddo: Va bene, non la voglio raccontata di nuovo, mi scusi. Non mi sembra...
EX 210 Pennino: ... entrai, a mio cugino Di Caccamo...
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, l'ultima domanda e ho chiuso: Tullio Cannella...
EX 210 Pennino: ... guarda, occupatene tu, perché ogni volta che c'è...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, basta.
EX 210 Pennino: ... un incontro...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, basta.
EX 210 Pennino: ... cugino Di Caccamo mi disse...
PRESIDENTE: Non ci sente?
AVVOCATO Oddo: Probabilmente non sente bene.
EX 210 Pennino: ... vai a parlargli tu, perché è giusto che se vuole parlare a te, gli devi parlare tu. E io andai, in un primo momento, a parlare con Lombardo.
AVVOCATO Oddo: Il secondo...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, basta! Abbiamo capito.
EX 210 Pennino: ... mio cugino mi disse: 'occupatene tu'. E lui si occupò presso terzi, col risultato favorevole.
AVVOCATO Oddo: Ecco, dottor Pennino, l'ultima domanda.
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, che l'ha detto quattro volte "l'ultima domanda", eh.
AVVOCATO Oddo: Questo mi scuso, perché sarò diventato... Però è questa: Tullio Cannella era uomo d'onore?
PRESIDENTE: Ha già risposto a questo, avvocato. Ha già risposto.
AVVOCATO Oddo: No, è in relazione all'ulteriore fatto, Presidente. Che non fosse uomo d'onore, credo che risulti oramai processualmente, perché ce l'ha detto pure Tullio Cannella. Ma era stato coinvolto in un processo per sfruttamento della prostituzione. Secondo?
(voce fuori microfono) Che ci interessa?
AVVOCATO Oddo: Secondo... Come che ci interessa...
(voce fuori microfono)
(voci sovrapposte)
EX 210 Pennino: Ignoravo perfino che fosse stato implicato in un processo del genere.
AVVOCATO Oddo: Ah, lei ignorava. Ma secondo le regole di Cosa Nostra...
EX 210 Pennino: Lo sto apprendendo soltanto da lei in questo minuto.
AVVOCATO Oddo: E lei ha letto poche carte processuali, stranamente.
Dico, voglio capire, secondo le regole di Cosa Nostra un uomo che abbia fatto sfruttamento della prostituzione è possibile che venga messo a parte dei segreti dell'organizzazione? E ho chiuso. Sì o no?
EX 210 Pennino: E' un fatto soggettivo.
AVVOCATO Oddo: Ah, è un fatto soggettivo. La ringrazio.
EX 210 Pennino: Io certamente non ne ho mai parlato di organizzazione...
PRESIDENTE: Dottor Pennino...
EX 210 Pennino: ... hanno sbagliato. Vuol dire che...
PRESIDENTE: Dottor Pennino, abbiamo chiuso.
(voce fuori microfono) Credo che non abbia capito quest'ultima domanda, perché...
PRESIDENTE: Abbiamo chiuso, avete capito? L'audizione è terminata.
Buongiorno, grazie.
EX 210 Pennino: Buongiorno, Presidente; buongiorno, signori della Corte; buongiorno, avvocati.
PRESIDENTE: L'udienza riprende domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buongiorno.