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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Allora, vediamo i presenti.
Bagarella.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan e avvocato Cianferoni, presenti.
Barranca Giuseppe.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e avvocato Falciani che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini e avvocato Cianferoni che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente l'avvocato... No, nessuno dei due. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: è rinunciante. Avvocato Pietro Mignati Paoli che è presente. Grazie.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Falciani, sostituto, che è...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come? C'è l'avvocato Gennai? Ha ragione, sì.
Frabetti Aldo.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato... Rocchi. No, non c'è.
Oddio, fatemi un nome, che ho perso il giro.
AVVOCATO Florio: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Florio. Grazie.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio che è presente.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni che è presente.
Grigoli Salvatore: è rinunciante. E' difeso dall'avvocato Batacchi, se non mi sbaglio?
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio che è presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: libero, contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Pepi che è presente.
Tutino Vittorio.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni che è presente.
Chi facciamo entrare?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo far passare Annacondia.
PRESIDENTE: Lo fate entrare, per favore?
Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, per favore?
*TESTE Annacondia: Annacondia Salvatore. Nato a Trani il 21/10 del 1957.
PRESIDENTE: Bene. P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, noi abbiamo citato Annacondia per essere sentito come testimone. Quindi, non nella formula solita del 210, ma appunto come teste. Quindi...
PRESIDENTE: Benissimo. Gli fate leggere allora la formula dell'impegno?
Deve aggiungere allora, per favore, in che luogo risiede, se lo può dire.
TESTE Annacondia: Risiedo presso il Servizio Centrale di Protezione Roma.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere questa formula?
TESTE Annacondia: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Ecco, ora risponda alle domande che le farà il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Annacondia, buongiorno. Io sono il dottor Nicolosi.
TESTE Annacondia: Buongiorno, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte quali sono i motivi per cui lei si trova in regime di protezione?
TESTE Annacondia: I motivi che io mi trovo in questo regime è dovuto dalla mia collaborazione che iniziò nel 1992, ottobre. Ma, formalmente, dal 1 di gennaio del '93.
Dopo la mia collaborazione, data la magistratura, mi fu applicato il programma di protezione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei aveva, per l'appunto, fatto parte di qualche organizzazione criminale?
TESTE Annacondia: Io fui riconosciuto come capofamiglia da Michele Rizzi.
Io non è che facevo parte. Io avevo una grossa organizzazione mia, personale.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era questa organizzazione? Aveva un nome, voglio dire.
TESTE Annacondia: Mah, il nome non aveva la mia organizzazione. Anche perché eravamo già in procinto di allargare il circuito della famiglia.
Io ero stato riconosciuto da Michele Rizzi ed era un esponente pugliese, ma lui era comparato con le famiglie palermitane, Cosa Nostra, ma non la generazione dei corleonesi, ma quella prima, la perdente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, in relazione a questi fatti per cui lei ha iniziato la sua collaborazione, quindi già diversi anni addietro, è stato già giudicato?
Qual è la sua posizione, ecco.
TESTE Annacondia: Attualmente sto scontando delle pene definitive.
Sono agli arresti con la detenzione domiciliare.
Sto scontando pene definitive che vanno dall'associazione di tipo mafioso, al traffico di stupefacenti, di armi, omicidi, ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei, rispondendo alla mia prima domanda, ha detto che ha iniziato a collaborare, diciamo, fra l'ottobre del '92 e il gennaio del '93.
Vuol dire alla Corte in epoca anteriore all'ottobre '92 dove si trovava? Se era detenuto, e dove si trovava detenuto?
TESTE Annacondia: Io sono stato detenuto nel carcere di Larino fino al 1 di gennaio '93.
Prima di questa data sono stato detenuto a Rebibbia col 41-bis. Iniziamo in ordine: fui trasferito da Foggia dopo, la notte stessa della morte del giudice Borsellino, fui trasferito ad Ascoli Piceno e fui applicato il 41-bis.
Da Ascoli Piceno fui trasferito all'Asinara. Poi, per motivi perché avevo un'udienza preliminare a Trani, fui trasferito a Carinola.
Da Carinola iniziai proprio formalmente la collaborazione, perché era già stato messo in atto... perché avevo mandato i segnali per iniziare a collaborare con la Giustizia, da prima della morte di Paolo Borsellino.
Come le stavo dicendo, da Carinola, iniziai a collaborare, a fare i primi verbali e fui trasferito a Rebibbia.
Da Rebibbia a Trani per l'udienza preliminare, che fu rinviata, quella del 29 settembre, al 21 dicembre del '92. E poi fui trasferito da Trani, il 21 dicembre, dopo finita l'udienza preliminare, la sera stessa, mi portarono al carcere di Larino.
E là rimasi fino al 1 gennaio '92, dove ottenni...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo '93.
TESTE Annacondia: '93. Ottenni la detenzione extra carceraria presso gli uffici della DIA di Bari.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, benissimo. Lei ci ha dato queste indicazioni sulle, diciamo, sui suo spostamenti nell'ambito del circuito carcerario.
Lei ha detto: la stessa notte della strage di via D'Amelio, lei venne trasferito...
TESTE Annacondia: Ad Ascoli Piceno.
PUBBLICO MINISTERO: ... ad Ascoli Piceno.
Poi ha fatto riferimento anche, mi pare, ad un passaggio: da Ascoli Piceno all'Asinara.
TESTE Annacondia: Sono stato uno dei primi detenuti a mettere piede sull'isola dell'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, in relazione a questa sua permanenza all'Asinara, ecco, riesce a collocarla nel tempo, rispetto al luglio, in che mese siamo?
TESTE Annacondia: Mese di agosto. Mi pare, dovrebbe trattarsi del 20 agosto quando ci trasferirono all'Asinara. Se non erro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei - ho capito bene - le venne immediatamente applicato il 41-bis?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, in relazione a questa sua permanenza nel carcere dell'Asinara e poi nei successivi trasferimenti a cui lei ha fatto riferimento, ha avuto modo di apprendere notizie, informazioni, o che altro, in relazione...
TESTE Annacondia: Io, dottore proprio...
PUBBLICO MINISTERO: .. a qualche progetto criminale?
TESTE Annacondia: Sì. Proprio inerente a questa sua domanda, io riferii tutto al dottor Pirro della Procura Distrettuale Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Piro, Piro.
TESTE Annacondia: Piro...
PUBBLICO MINISTERO: Piro.
TESTE Annacondia: ... di Roma. E fu proprio il giorno del mio trasferimento dall'Asinara, che dovevo andare per l'udienza preliminare che si doveva tenere il 29 di settembre, quel trasferimento lo feci insieme a Francesco Cucuzza, o Cocuzza, Cucuzza, una cosa del genere. E tale Vincenzo Rinaldi.
Quando arrivai sulla pilotina dei Carabinieri, ci incontrammo. Ma io non sapevo che lui stava all'Asinara, perché lui stava in un altro padiglione.
Quando arrivammo a imbarcarci sul traghetto che ci doveva portare a Civitavecchia, mi pare, nel frattempo che... già ci eravamo salutati, abbracciati e tutto, abbiamo parlato del più e del meno.
Quando salimmo sulla nave, in attesa che il maresciallo ci andava a prendere da mangiare, il Cocuzza mi mise a conoscenza del fatto che era stata presa la decisione che era arrivata un'imbasciata che, per via del 41-bis, le nostre restrizioni erano molto dure. E per far capire allo Stato che qui si faceva seria, bisognava mettere a conoscenza tutti i capifamiglia, gente responsabile, gente che aveva del potere nell'ambiente criminale, che bisognava attaccare i musei, opere d'arte. Proprio per far alleggerire il 41-bis, contro il 41-bis.
E ricordo che lui disse che i primi casini avrebbero successi in Sardegna e in Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo un attimo a questo punto.
Lei ha parlato di questi due personaggi con cui lei aveva fatto il viaggio insieme.
Erano persone che lei conosceva già dalla libertà, questo Cocuzza e questo Rinaldi?
TESTE Annacondia: Il Rinaldi non lo conoscevo; il Cocuzza lo conoscevo molto bene, perché lui era molto legato al gruppo Giuliano di Forcella.
E proprio il Cocuzza, ricordo che nel 1989, per una tragedia messa da Tesse Vincenzo, un esponente andriese, di un gruppo di ex sequestratori, una tragedia messa nei confronti miei a Giuliano Salvatore, che era... lui stava scontando la semilibertà a Trani, al mio paese. E il Tesse aveva messo 'sta tragedia dicendo a Giuliano Salvatore che io avevo intenzione di ammazzarlo.
Subito il Giuliano prese subito la decisione lì per lì e disse: 'a questo punto non vedo il motivo perché Salvatore mi voleva ammazzare'.
Allora, disse: 'se mi viene a dire una cosa del genere, significa che qua c'è qualcosa che...'
Si decise una spedizione nei miei confronti.
Per fortuna che io, quel giorno, mi trovavo a Roma. Eravamo io e Rigano Nicola, che ci avevamo un processo in Cassazione.
Anche perché io non mi avrei aspettato mai niente dai Giuliano, anche perché eravamo in buoni rapporti. Solo che loro vagarono, non trovandomi.
Alla sera, Salvatore Giuliano, mise tutti questi tasselli uno per uno e capì che la situazione non gli quadrava.
Andarono a prelevare a 'sto Tesse e gli chiesero chi lo aveva detto che io lo volevo ammazzare.
E il Tesse aveva detto che un mio uomo gli aveva riferito a lui.
Fatto sta che alla mattina successiva Salvatore Giuliano, Cocuzza e altri due esponenti del gruppo Giuliano, mi vennero a trovare e Salvatore Giuliano mi mise a conoscenza del fatto che era successo il giorno prima. Non specificandomi il nome.
Perché disse: 'il nome non te lo posso dire io, Salvatore, ma bensì mio fratello Luigi'.
Io poi andai a Napoli, parlai con Luigi e Luigi mi dette nome e cognome chi era questa persona. E mi pregò che, di non ammazzarlo subito, ma almeno aspettare una ventina di giorni.
E io il ventesimo giorno ammazzai il Tesse Vincenzo. E mi legai questa grossa amicizia con il Cocuzza, perché il Cocuzza disse: 'compare, ero proprio io che ti dovevo ammazzare a te'.
E stringemmo questa grande amicizia con il Cocuzza.
E quando ci incontrammo col Cocuzza, nel trasferimento dall'Asinara, tutti e due fummo molto contenti di vederci. E il Cocuzza mi mise a conoscenza di questo fatto sapendo chi ero io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Lei ha fatto questa, diciamo, digressione, per farci capire com'è che il Cocuzza avesse, diciamo, questo rapporto tale da renderla partecipe di questa notizia in relazione agli attacchi ai musei e alle cose vecchie. Non so che altra espressione ha usato lei.
Ecco, volevo tornare un pochino nel dettaglio, sul tipo di informazioni che le venivano date da Cocuzza.
Ecco, qual era la ragione per cui... Innanzitutto da dove proveniva la decisione di attentare ai musei, alle cose antiche; come mai la decisione era stata portata all'interno del carcere.
Ecco, spieghi un pochino meglio questa parte.
TESTE Annacondia: Dottore, questa imbasciata la dovevamo passare... Perché arrivò all'Asinara questa imbasciata, dove io stavo - arrivò anche ad altre carceri. Fatto sta che la dovevamo passare ai capi responsabili proprio, nei nostri trasferimenti, nelle nostre udienze che dovevamo fare. Perché non era facile far uscire un messaggio dall'Asinara, si poteva far uscire. Ma, specialmente quando si veniva trasferiti, allora si portava la novità alle altre carceri, o a libertà, e via di seguito, proprio in virtù dei trasferimenti.
E bisognava passare per novità questo messaggio.
Cioè, poi c'era gente che poteva aderire ad una azione del genere e gente che non poteva aderire. Ma questo messaggio bisognava darlo a tutti i responsabili di paesi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e le spiegò Cocuzza quale era, diciamo, l'effetto che si voleva provocare con questi attentati...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... che scopo si prefiggevano, ecco.
TESTE Annacondia: ... il Cocuzza, la cosa che mi specificò proprio, che in questi attentati non bisognava ammazzare nessuna persona; bisognava fare solo danno a opere d'arte, a musei. Proprio per attirare l'attenzione dello Stato. E questo significava un danno enorme nei confronti dei Paesi esteri per il turismo. E tutto quello che poteva essere storico.
Solo così si poteva arrivare ad una trattativa con lo Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Annacondia, ma le disse anche, nel corso di questi spostamenti, di questa discussione, quali erano i territori che erano stati, per così dire, scelti dove fare questo tipo di azioni?
TESTE Annacondia: Dottore, quello che lui mi disse che i casini bisognava farli in Sardegna, perché c'era l'Asinara; in Toscana, perché c'era Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi erano queste due regioni, perché, in rappresentanza di questi due carceri?
TESTE Annacondia: Ma poi, dottore, deve pensare che la novità fu passata a grossi responsabili di organizzazioni.
Ma, diciamo, le due... i due posti che lui mi nominò furono la Sardegna e la Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa discussione, lei dice, avviene durante questo trasferimento dall'Asinara in occasione di questo suo...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... adempimento processuale. Ho capito Bene?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era un'udienza preliminare...
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... qualcosa del genere.
TESTE Annacondia: Lui doveva andare a Poggio Reale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma com'era possibile che potevate parlare così, per così dire, liberamente. Non so, ci spieghi un pochino com'era la situazione di questo trasferimento.
TESTE Annacondia: Dottore, noi, quando salimmo sulla motovedetta dei Carabinieri, giù c'è il vano, c'era una panca che girava intorno.
Noi tre ci sedemmo tutti e tre là vicino, perché eravamo legati con una catena l'uno all'altro.
C'era un Carabiniere che era a due-tre metri da noi, un paio di metri da noi.
Quando arrivammo sulla nave, invece, ci tolsero le manette, perché eravamo chiusi in una stanza della nave. E potevamo parlare come volevamo, tanto... come volevamo. Nel senso che si parlava sempre sottovoce, si parlava vicino, perché non si poteva mai sapere se c'erano i microfoni, o microspie. E' sempre un po' delicato parlare, però potevamo colloquiare.
Perché siamo stati a mangiare tutti e tre insieme; a dormire, tutti e tre insieme. Non nello stesso letto.
Di questo, non c'era problemi. Potevamo parlare anche quando stavamo nel carcere, che ricordo che si faceva ora d'aria all'infuori dell'Asinara e Trani, lo facevamo in isolamento, l'aria.
Invece, a Trani e all'Asinara, lo facevamo a gruppi.
E proprio, parlando proprio di questo fatto, ricordo che, dopo due o tre giorni che iniziò l'aria, a fare aria all'Asinara, stetti con dei siciliani, di cui c'era anche Tano Mirabella.
E lui mi ringraziò molto del mio interessamento nei confronti del fratello Salvatore, che mi ero messo a disposizione con il direttore del carcere di Trani per fargli ottenere a Salvatore Mirabella una licenza premio, un permesso. E Tano Mirabella mi ringraziò moltissimo.
E io ebbi delle lamentele, nel senso che, per colpa dei siciliani, le stragi che avevano fatto, ci trovavamo in questa situazione.
E dissi: 'beh, che si dice, Tano?'
E ricordo le parole di Tano Mirabella quando disse: 'compare, aspettiamo i grossi che ci mandano a dire che cosa dobbiamo fare'.
Perché dovevamo attuare qualche sciopero, una protesta, o qualcosa.
Lui mi disse: 'aspettiamo con calma, perché i grossi stanno decidendo'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma - lei lo ha accennato ora- vol spiegare un pochino alla Corte quale era la situazione di questo 41-bis?
Ecco, come mai era così ritenuta una cosa inaccettabile...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... addirittura da fare queste azioni?
TESTE Annacondia: ... il clima, specialmente nel carcere dell'Asinara, era teso. Perché anche le guardie si trovavano peggio di noi.
Ma il 41-bis, dottore, fu uno strumento proprio per distruggere la malavita organizzata.
Perché io le spiego solo in sintesi, dottore: io, nelle carceri, senza il 41-bis, può darsi che avevo più cose nel carcere, che fuori in libertà.
Io, nella ultima detenzione senza il 41-bis, le posso dire ci avevo due telefoni cellulari, una pistola in carcere, cocaina, whisky, champagne, aragoste, arrivavano, dottore, non le dico, non le conto.
Non c'erano problemi.
Col 41-bis, dottore, tutte queste agevola... chiamiamole agevolazioni, vennero a mancare di colpo, fu un colpo strategico, proprio. Ci presero alla sprovvista tutti quanti.
Eh, dottore, deve pensare: uno che c'ha una grossa organizzazione, o che dirige una organizzazione, ha bisogno di colloquiare con l'esterno.
Col 41-bis, questo, era impossibilissimo.
Poi, a noi, gente del marciapiede, ci è sempre piaciuto vestire bene, ci è sempre piaciuto avere profumi, ci è sempre piaciuto fare colloqui, portare... specialmente quando facevamo un colloquio, dovevamo portare sempre qualcosa per i bambini, per la moglie. Anche una scatola di baci, un pacco di brioches per i bambini, una pupa, un giocattolo. E questo ci veniva a mancare.
Ed era molto brutto tutto questo, dottore.
Poi dovevamo tenere solo due paia di calze, due paia di mutande, la maglietta, o una tuta o un pantalone. Le scarpe non le potevamo tenere. Potevamo tenere le ciabatte. E tante cose qua, dottore, erano molto brutte.
Poi, le posso dire questo: che basta che si usciva dalla cella all'Asinara, per andare in matricola, o dovevi andare dall'avvocato, dovevi andare... che ti veniva notificato un provvedimento, ti facevano spogliare tutto. E poi era molto umiliante per tutti quanti noi fare delle flessioni tutti nudi. E poi ti passavano la macchinetta, quella addosso, da nudo, ti passavano 'sta macchinetta, proprio ad umiliarti.
E tutto questo andava male, dottore.
Ricordo anche un pestaggio che fu fatto proprio per... inerente al fatto che non erano state rispettate le guardie carcerarie, perché un siciliano - non ricordo adesso come si chiama - ma si trovava nella cella di Pino Madonia.
Che, quando arrivò ritirandosi dall'aria, ci aveva la sigaretta in bocca. E lui non la poteva tenere la sigaretta in bocca. Il regime era troppo duro, era. E lo pestarono di brutto con i manganelli.
E Pino Madonia, quando... non vedendolo rientrare in cella sua - che stava insieme - iniziò a inveire contro. E tutti quanti aderimmo a gridare.
Pino Madonia fu prelevato da dentro la cella e fu pestato anche lui.
Sa, tutte queste cose qua, dottore, erano molto brutte nei confronti della malavita organizzata.
Un uomo di quarant'anni, cinquant'anni, sessant'anni, decide la vita e la morte della gente, da un giorno all'altro si vede inchiodato e senza fumare più, inizia ad impazzire.
E queste cose fuori le sapevano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento a questo Pino Madonia.
Vuol dire alla Corte, innanzitutto, questo incontro dov'è che si verificò, in quale carcere.
TESTE Annacondia: Questo trattamento qua si verificò nel carcere dell'Asinara.
Io, con Pino Madonia, poi mi sono incontrato a Rebibbia, dove stavamo io, Pino Madonia, stava Piddu Madonia, anche. Stava Gennaro Ricciardi di Napoli; poi c'era Tolomelli di Napoli, c'era un calabrese, un violentatore. Poi arrivò anche Pippo Calò, un altro siciliano che doveva fare un confronto con Buscetta.
C'eravamo delle persone che contavano, in quel carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della persona che lei ha chiamato Madonia...
TESTE Annacondia: Era il figlio di Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che ha chiamato Pino. Cioè...
TESTE Annacondia: Pino.
PUBBLICO MINISTERO: ... sarebbe Giuseppe?
TESTE Annacondia: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ne ha parlato lei... ha citato un'altra persona, un certo Piddu Madonia.
TESTE Annacondia: Piddu Madonia. Era...
PUBBLICO MINISTERO: Questa persona chi era?
TESTE Annacondia: Era un altro Madonia, era. Quello che fu arrestato in Veneto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e da qualcuna di queste persone...
TESTE Annacondia: Io, con Piddu Madonia, dottore, un giorno, mentre... perché facevamo aria in cubicoli, in isolamento, quel giorno stavamo a fianco io e lui.
E io, nel parlare, perché parlavamo del più e del meno. E mentre parlavamo del più e del meno, gli dissi: 'compare, ma del fatto là, siete bene a conoscenza?' dissi, diciamo, per attaccare le cose vecchie; e lui disse: 'sì, sì' mi zittì subito.
Dissi: 'sì, sì, è tutto a posto. So tutto'.
E io mi riferivo al fatto che ero a conoscenza... cioè il Cocuzza m'aveva passato per novità quell'imbasciata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, c'era stato questo scambio fra lei e Madonia Piddu? Quello, diciamo, arrestato in Veneto tanto per...
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... intendersi. E questo episodio si svolge dove? A Rebibbia?
TESTE Annacondia: A Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ci furono altre occasioni in cui discorsi del genere vennero ripresi, sempre nell'ambito del circuito carcerario?
TESTE Annacondia: No, dottore. Poi, io sono uscito fuori da questo circuito e non ho avuto più modo di parlarne con nessuno all'infuori della Magistratura, dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Annacondia, vuol dire alla Corte il periodo in cui lei ha riferito di questi discorsi nell'ambito del circuito carcerario, capisco bene sono fra il luglio e il settembre del '92. Poi lei a ottobre inizia questa collaborazione poi formalizzata a gennaio del '93.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ha riferito, riferì immediatamente di questi discorsi a qualcuno all'inizio della sua collaborazione. Ecco, spieghi un pochino questo.
TESTE Annacondia: Io, dottore, quando ne parlai alla Commissione Parlamentare Antimafia, si sollevò un grosso polverone.
Io di questi fatti che dovevano accadere, dottore, ne avevo fatto cenno. Ma avevo paura a verbalizzarlo, dottore. Anche perché mi avrebbero potuto scambiare per un pazzo.
Però nelle pause che si faceva, io ne accennai qualcosa di queste cose qua però non volevo verbalizzarle, dottore.
Proprio per non essere passato per un pazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché scusi, pensava di passare per pazzo?
TESTE Annacondia: Ma dottore, verbalizzare una cosa del genere, che il Cocuzza mi aveva riferito; sa, qualcuno poteva dire: questo sta anticipando cose che devono accadere.
Metta caso che non succedeva niente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Annacondia: Metta caso che non succedeva niente di questo: Annacondia era stato un chiacchierone, era stato un ... .
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto cenno a questa audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia. Si ricorda quand'è che avvenne questa sua audizione?
TESTE Annacondia: Mi pare, dovrebbe essere a luglio, dottore.
PRESIDENTE: In che anno?
TESTE Annacondia: Del 1993. Non ricordo, giugno o luglio. Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché ha detto: 'successe... ci furono delle reazioni' lei ha usato un'espressione che io ora non ricordo.
TESTE Annacondia: Si sollevò un polverone, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco: 'si sollevò...' perché?
TESTE Annacondia: Perché, diciamo, presentarsi a una Commissione Parlamentare Antimafia, sa, i verbali devono rimanere segregati. Solo che io finì verso le 8.00 di sera, alle 7.30 mi pare, e alle 8.00 ero in prima pagina ai telegiornali.
E io quel giorno mi trovavo in cammino per raggiungere la sede dove stavo.
Questo stavo dicendo.
Poi, subito nei telegiornali e su tutti i giornali: audizione di Annacondia in Commissione Parlamentare Antimafia che ha svelato che gli attentati sono opera della malavita organizzata, la mafia, per inerenti al 41-bis.
Spiegarono tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho bisogno di scendere un attimo in due particolari.
Il primo è questo: si ricorda in quale delle sezioni del carcere dell'Asinara si trovava lei detenuto?
TESTE Annacondia: Dottore, era il carcere Fornelli. Io mi trovavo nella sezione entrando sulla sinistra, dove eravamo pugliesi, calabresi e siciliani.
Poi c'era un'altra sezione dove stavano tutti i napoletani.
Ricordo proprio che negli ultimi giorni della mia esistenza all'Asinara, alcuni siciliani passarono nella sezione dei napoletani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un'altra cosa che vuole essere più che altro un chiarimento.
Lei ha parlato di questa informazione che arrivava all'interno del circuito carcerario, e che le era stata passata, per così dire, da Cocuzza.
Ecco, ma dai discorsi che si fece con Cocuzza, lei capì da dove erano state assunte le decisioni, dove erano state prese queste decisioni, chi le aveva prese, o non se ne fece cenno?
TESTE Annacondia: Dottore, i nomi non furono fatti. Ma era arrivata la notizia al carcere dell'Asinara e da lì a qualche giorno avrebbe passato alla sezione dove stavamo noi.
Era arrivata fresca fresca la decisione. Era stata presa 'sta decisione e di conseguenza bisognava estenderla a tutti i responsabili.
PUBBLICO MINISTERO: Più che decisione, all'interno del carcere, passava l'informazione.
TESTE Annacondia: Passava l'informazione, la novità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco la novità, cosiddetta novità.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che quindi, capisco bene, veniva dall'esterno.
TESTE Annacondia: Sicuramente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, quindi gli episodi sostanzialmente che lei riferisce: primo trasferimento dall'Asinara...
TESTE Annacondia: Dottore, se non erro mi pare che dovrebbe essere il 14 settembre del '92, questo giorno in cui abbiamo parlato con il Cocuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il giorno di questa traduzione.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ci sarebbe stato quel secondo accenno fatto a Rebibbia con Madonia.
TESTE Annacondia: Con Piddu Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Con Piddu Madonia. Che, a quanto lei ha riferito qui stamani, parrebbe che era, per così dire, informato del fatto.
TESTE Annacondia: Sapeva tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva tutto.
Poi, altri discorsi all'interno del carcere non ha più saputo lei?
TESTE Annacondia: No, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre queste notizie?
TESTE Annacondia: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha accennato al fatto che aveva, per così dire, nelle pause degli interrogatori o che altro durante la sua collaborazione, riferito di questi discorsi?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Annacondia: Cioè, ne avevo accennato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, ne aveva accennato. Lei ha detto però non aveva mai voluto verbalizzare.
TESTE Annacondia: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente per paura di non esser creduto?
TESTE Annacondia: No, per non essere passato da pazzo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, se è in grado di dirlo, chi erano le persone a cui avrebbe, diciamo così, reso queste confidenze fuori verbale?
TESTE Annacondia: Ma dottore, deve pensare che non è che c'era una persona sola quando si facevano i verbali o... c'erano sempre i turni che si facevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei si riferisce al personale, diciamo, dell'organo investigativo?
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto, mi pare di aver capito che era la DIA?
TESTE Annacondia: Sì, stavo nella DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei che era stato... la sua collaborazione era stata gestita...
TESTE Annacondia: Però, a volte, che arrivavano altri magistrati, venivano anche, per dire, Carabinieri, Polizia insieme al magistrato che collaboravano alle indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, sostanzialmente poi le prime parole sue dette a verbale furono quelle, lei ha detto, davanti al dottor Piro a Roma.
TESTE Annacondia: No. Piro venne dopo, venne. Ma io ne parlai col dottor Maricati e poi alla Commissione Parlamentare Antimafia e dopo a Piro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Dottor Maritati, si riferisce al magistrato della Procura Nazionale?
TESTE Annacondia: Procura Nazionale, procuratore aggiunto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, lei sa sennò glielo dico io, non è che il procuratore nazionale può fare degli interrogatori. Sarà stato un colloquio investigativo.
TESTE Annacondia: Colloquio investigativo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti era quello che le volevo chiedere.
Quindi c'era stato un colloquio...
TESTE Annacondia: Mi ricordo dottore, che quel giorno che il procuratore Maritati mi venne a fare 'sto colloquio investigativo, mi pare che c'è traccia proprio che io stavo malissimo perché io soffro di ulcera.
Non mi reggevo neanche in piedi, non mi reggevo.
Mi accennai al procuratore Maritati proprio del fatto che la malavita organizzata aveva preso queste decisioni di attaccare i musei, opere d'arte e cose vecchie, antiche.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci sarebbe stato: prima, questo colloquio investigativo col dottor Maritati...
TESTE Annacondia: Poi, alla Commissione Parlamentare Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi la Commissione Parlamentare Antimafia, e dopo...
TESTE Annacondia: Al dottor Piro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, siccome il primo verbale del dottor Piro è dell'11 agosto '93...
*TESTE Annacondia: Sì. A Reggio Calabria, presso gli uffici della DIA di Reggio Calabria.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per l'appunto... sì, qui risulta il luogo, non so se risulta dal verbale, ma effettivamente... risulta, ah ecco. Grazie al difensore.
Effettivamente è esattamente come ha riferito lei.
Io penso che con Annacondia, Presidente, avremmo concluso.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili? I difensori?
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni.
Signor Annacondia, vorrei che mi chiarisse la sua frase, cioè: "a un certo punto avevo mandato i segnali per collaborare con la Giustizia". In che senso? Che segnali mandò?
TESTE Annacondia: Avevo deciso di collaborare...
PRESIDENTE: Non è che erano segnali di fumo.
TESTE Annacondia: No, non potevamo signor Presidente.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Vada avanti.
TESTE Annacondia: Avevo già deciso di collaborare con la Giustizia, la mia decisione fu presa in due secondi.
Ne parlai con l'avvocato Gironda che era, non era il mio avvocato. Era il mio fratello, il mio amico, il mio parente, era tutto per me lui.
Lui ne doveva parlare col procuratore De Marinis della Procura di Bari, procuratore capo.
Poi, fui trasferito per via del 41-bis.
Però avevo mandato un altro segnale, un'altra imbasciata tramite mio fratello ad un carabiniere che io sapevo che potevo fidarmi, che era una persona allorquanto seria.
E questo collaborava con il Pubblico Ministero dottor Pasquale Drago che era il titolare dell'indagine sul mio conto.
Mi vennero a trovare nel carcere di Ascoli Piceno, e dopo il colloquio avuto con loro, con un brigadiere, questo carabiniere, fui trasferito all'Asinara.
I segnali erano già partiti, prima che io arrivassi all'Asinara.
AVV. Cianferoni: Quindi, cioè, lei viene trasferito in questo carcere duro, dove si applicava il regime dell'articolo...
TESTE Annacondia: La sento pochissimo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dico: lei viene trasferito in questo carcere dell'Asinara dopo che aveva già manifestato propositi di collaborazione.
TESTE Annacondia: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE Annacondia: Io deciso di collaborare dal carcere di Foggia.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Ecco, questa sua permanenza all'Asinara, vorrei sapere in che ambito preciso si colloca.
Lei ci ha già detto nella sezione a sinistra entrando. Ma in che contesto di detenuti fu inserito lei?
TESTE Annacondia: Nella sezione dove ero detenuto io, eravamo pugliesi, calabresi e siciliani.
AVV. Cianferoni: Mentre allora, il Cocuzza e il Rinaldi di cui ci ha parlato, erano in un'altra sezione?
TESTE Annacondia: Un'altra sezione.
AVV. Cianferoni: Perché colgo su questo punto una, può sembrare un'imprecisione, comunque una contraddizione tra quello che ora lei ci ha detto e il suo verbale reso, lo dico subito, al dottor Piro l'11 agosto del '93.
Le dico a che proposito. Si sta parlando appunto, lei sta parlando del colloquio con Cocuzza e Rinaldi e dice:
"Fu proprio allora" - ricostruisce il contesto e dice - "Fu proprio allora che il Cocuzza mi disse che mi voleva informare che di lì a qualche giorno avrebbero mandato il messaggio alla nostra sezione, in cui si trovavano i loro capi.
Mi volevano informare che avevano già preso una decisione e che appunto, volevano comunicarla anche all'altra sezione".
TESTE Annacondia: Piano piano avvocato, sennò non la capisco.
AVV. Cianferoni: Le dico, il punto che le contesto è che lei dice:
"Il Cocuzza mi disse che mi voleva informare che di lì a qualche giorno avrebbero mandato il messaggio alla nostra sezione, in cui si trovavano i loro capi".
TESTE Annacondia: No, che la decisione era stata presa dai loro capi.
AVV. Cianferoni: Ma, se la lingua italiana ancora ha un senso, qui io leggo:
"Alla nostra sezione in cui si trovavano i loro capi".
TESTE Annacondia: C'è stata un'incomprensione nello scrivere, avvocato. Perché se i napoletani stanno in una sezione...
AVV. Cianferoni: Eh, appunto.
TESTE Annacondia: Eh. E' controproducente allora.
AVV. Cianferoni: Quindi, lei dice che si è trattato di un errore nella scrittura del verbale.
TESTE Annacondia: Senz'altro, senz'altro avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché altrimenti appunto mi sembrava una contraddizione.
TESTE Annacondia: Non ci sarebbe senso.
AVV. Cianferoni: Appunto.
Quell'omicidio di cui ci ha parlato, del Tesse Vincenzo, in che periodo si colloca?
TESTE Annacondia: L'omicidio di Tesse Vincenzo avvenne nel 1989.
AVV. Cianferoni: La mia domanda inerisce il fatto che lei ha detto di aver avuto buoni rapporti, da una parte con entità, diciamo, napoletane, dall'altra, se ricordo bene, con entità invece siciliane. Ha parlato di gruppi perdenti in una guerra.
Le dico: ma, lei può dirci come poteva accreditarsi, credibile e meritevole di confidenze da personaggi così diversi?
Le faccio questa domanda, e così ne condenso due in una, perché lo stesso Pubblico Ministero in quel verbale le chiede a un certo momento se, per esempio, lei faceva parte anche della massoneria.
Ora non so se son stato chiaro con queste riunioni di concetti, mi sa dare una risposta?
TESTE Annacondia: Tanto chiaro non è stato, ma io ho capito quello che lei vuole, avvocato.
Io potevo acquisire informazioni, avvocato, dove e quando volevo io. Anche perché ero in ottimi, in grandi rapporti con la 'ndrangheta calabrese e la famiglia De Stefano.
Avevo ottimi rapporti con i siciliani, avevo un grosso rapporto con i fratelli Tinniriello, Michele Rizzi che era compare di Stefano Bontate. Il mio padrino era Michele Rizzi e il mio contabile era Joe Gambino, siciliano che risiede in America.
Non avevo problemi ad avere rapporti anche perché gli altri volevano avere il mio rapporto, avvocato.
A Milano, in Lombardia, in Piemonte...
AVV. Cianferoni: Ecco, questo mi pareva di aver colto.
TESTE Annacondia: ... ero una potenza.
AVV. Cianferoni: Perché?
TESTE Annacondia: Avvocato...
AVV. Cianferoni: In che senso? Disponeva di soldi, disponeva di armi?
TESTE Annacondia: Avvocato, deve pensare che io sono stato sul marciapiede per ben 20 anni. Non dico che mi tenevano, ma mi volevano molto bene. Ero una persona molto seria e non mi sono mai macchiato, non di uno sgarro, non mi sono mai macchiato di una promessa o di un appuntamento.
Sono stato all'apice di personaggi e di un'organizzazione molto potente e molto forte, avvocato.
Noi partivamo da Trani e andavamo in qualsiasi posto senza problemi. E quando davo una promessa, era ferrea.
E di conseguenza, avvocato, non c'erano problemi a avere rapporti.
Poi deve pensare, avvocato, c'avevo un territorio non indifferente per quanto riguardava lo smercio di stupefacenti.
Eravamo, avevo più di due-tre gruppi di fuoco ed io che mi facevo ampia parte proprio del gruppo. Perché mi piaceva stare io presente e sparavo quasi sempre io.
I rapporti erano molto stretti con famiglie napoletane, siciliane, calabresi, piemontesi, lombardi, romani. Dappertutto.
Per quanto riguarda la massoneria, avvocato, fu un libanese, un certo Hatar Mustafà che mi propose se volevo far parte della massoneria. Questo avvenne nell'estate del '91.
E io non ho aderito alla massoneria proprio per il fatto che fui arrestato il 1 ottobre del 1991. Poi il 16 agosto del 1991, fui impegnato più di tutte le volte che sono stato impegnato nelle guerre fra bande. Anche perché io non ho mai avuto guerre con nessuno, me le andavo cercando le guerre.
Fu ammazzato un mio braccio destro il 16 ottobre, tale Michele Di Chiano. E dal 16 ottobre al 22... dal 16 agosto al 22 agosto, ci fu una mattanza veloce veloce dove fu sistemato quasi tutti gli autori dell'omicidio Di Chiano.
Gli altri non si potette portare a compimento per via del mio arresto e per via del fatto che bisognava ammazzarli tutti e quattro insieme.
Non era facile perché uno si trovava agli arresti domiciliari, uno c'aveva una sala da barba e gli altri... bisognava cuccarli tutti insieme.
Questo non fu... gli unici persone che si salvarono furono proprio questi qua.
Sono stato con la mente un po' scombussolata proprio per l'uccisione di Di Chiano che fu vendicato e mi rassettai le idee.
Con altri impegni che ci furono poi, non potei dare una risposta ad Hatar Mustafà e a un altro libanese che era un responsabile della Banca Commerciale, non un responsabile, era un azionista della Banca Commerciale che stava in Libano. Questo si chiamava...
Comunque questi andarono a Verona proprio a un summit della massoneria nel luglio del '91. E ci incontrammo a Milano proprio con tutti e due. Loro partirono per Verona e io rimasi a Milano.
AVV. Cianferoni: Dunque, queste bombe che sono esplose poi nel '93, se ho capito bene il suo discorso, dovevano portare a una trattativa.
TESTE Annacondia: Un...?
AVV. Cianferoni: A una trattativa.
TESTE Annacondia: Una... Era il segnale che si dava allo Stato italiano.
AVV. Cianferoni: Ma, prima di tutto le chiedo: se uno si pone in mente di fare una trattativa, vuol dire che pensa che anche quello che va a cercare vuole fare la trattativa. Sennò si perde tempo.
Allora, la malavita organizzata - come dice lei - che segnali poteva avere ricevuto in questo senso di disponibilità a trattare?
TESTE Annacondia: Ma, avvocato, non mi faccia queste domande. Perché poi io non ho avuto più modo di avere informazioni e notizie in merito a tutto questo.
AVV. Cianferoni: Io ho memoria, non freschissima, della sua deposizione alla Commissione Antimafia. Mi corregga se sbaglio, ma lei parlò abbastanza diffusamente di destabilizzazione delle istituzioni e ricordo che fu la sua deposizione, mi corregga ancora se sbaglio, a cavallo di questi episodi. Cioè, non al termine ma nel mese di giugno quando ancora ne dovevano accadere di questi episodi.
Quindi, in quel contesto ricordo che parlò anche del dottor Maritati, cioè del fatto di aver parlato...
PRESIDENTE: Avvocato, le domande.
AVV. Cianferoni: Ecco, la mia domanda è: come poté parlare di destabilizzazione e, soprattutto, torno a dire, se era una cosa seria questa della trattativa, vorrei che ci dicesse in che termini questa trattativa doveva essere fatta.
TESTE Annacondia: Avvocato, io le ripeto, alla Commissione Parlamentare Antimafia non siamo davanti a un'onorevole Corte di Assise come questa di oggi. Siamo davanti a politici, esperti e via di seguito.
Ti fanno una domanda che non è inerente a domande specifiche che può fare un Pubblico Ministero, può fare un avvocato.
Un giudizio, una cosa, quello è un conto. Ma se lei adesso mi chiede come sono avvenute le trattative e come dovevano avvenire le trattative, io non glielo posso dire. Sa perché avvocato? Perché io sono fuori dalla malavita organizzata dal 21 dicembre 1992, ultimo giorno nel carcere con persone del mio stesso ambiente.
Di tutto quello che poi è avvenuto dopo, e che è accaduto dopo, io sono fuori. Non ho potuto acquisire...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito. Le risposte dovrebbero essere un pochino più sintetiche, sennò qui ci si perde troppo tempo.
Avvocato, ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Presidente, in verità no. Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Buongiorno signor Annacondia.
TESTE Annacondia: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, nel corso della sua vita criminale che per sommi capi ci ha oggi un po' raccontato, lei ha mai avuto rapporti con personaggi calabresi?
TESTE Annacondia: Sì, avvocato. I rapporti li ho avuti fino al '92 con esponenti della Calabria.
I miei primi rapporti con esponenti della Calabria risalgono dal 1980, quando iniziai a rifornirmi di stupefacenti col gruppo di Peppe Flacchi in Commasina.
E dall'85... dall'86 iniziò un altro grosso rapporto con tale Stefano Caponera che era soggiornato obbligato a Giovinazzo di Bari. E con lui abbiamo sposato una grande, sposammo una grande stima e amicizia fraterna e comparanza pure.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Non mi interessano ora i particolari di questi suoi rapporti.
Le chiedo: nell'ambito di questi rapporti, ha mai conosciuto un certo Scarano?
TESTE Annacondia: Non ho capito.
AVVOCATO Gramigni: Un certo Scarano.
PRESIDENTE: Se ha mai conosciuto un individuo che si chiama Scarano?
TESTE Annacondia: Così, il cognome non mi dice niente. Può darsi che l'ho conosciuto, può darsi che non l'ho conosciuto, l'ho potuto conoscere sotto un altro, sotto il nome o il soprannome.
AVVOCATO Gramigni: Antonio. Antonio Scarano. Da Catanzaro o zone vicine.
TESTE Annacondia: Antonio Scarano, non mi ricordo adesso, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Un certo De Masi Francesco l'ha mai conosciuto?
PRESIDENTE: De Masi.
TESTE Annacondia: Non ricordo.
AVVOCATO Gramigni: Non ricorda.
Un'ultima domanda: questo signore libanese di cui ci ha parlato che si chiama Hatar se non ho capito male.
TESTE Annacondia: Hatar Mustafà.
AVVOCATO Gramigni: Com'è che lei lo conosce e riceve da lui queste... innanzitutto, dove... in che zona, ora è straniero, in che zona abitava o abita in Italia?
TESTE Annacondia: Lui abitava in Italia a Roma ed era sposato con una insegnante di scuola.
AVVOCATO Gramigni: E com'è che arriva a farle questa proposta?
TESTE Annacondia: Io e Hatar Mustafà, Hatar Mustafà mi fu presentato da un grosso imprenditore, tale Nardilli Giacinto, imprenditore del marmo che aveva anche uffici a Roma in piazza San Bernardo.
Nardilli mi invitò a Roma tramite il fratello Meuccio per concordarci in un vasto traffico internazionale di cocaina. E di cui Hatar Mustafà ne faceva parte con lui e dove Hatar Mustafà era l'anello di collegamento con il Medio Oriente con me. E io e Hatar Mustafà abbiamo fatto parecchi viaggi a Cipro, nel Medio Oriente proprio per...
AVVOCATO Gramigni: Sì, insomma sono rapporti che hanno origine illecita diciamo.
TESTE Annacondia: Avevamo rapporti di società nel traffico internazionale di cocaina.
AVVOCATO Gramigni: Ho capito.
Senta, un certo Balducci a Roma l'ha mai conosciuto? Balducci Enrico?
*TESTE Annacondia: Non lo ricordo avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Non se lo ricorda. La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Nessuna? Può essere accompagnato allora.
Chi facciamo venire ora?
PUBBLICO MINISTERO: Dunque Presidente, noi avevamo chiesto la citazione di tre persone che erano rimaste, per così dire, renitenti in occasione di precedenti citazioni.
Mi dicono che non ci sono, le persone sono: Nannola Nicola, Ginestra Antonio e Polacci Angelo.
Le notifiche sono regolari. Ho chiesto all'ufficiale giudiziario, ma mi dice che non ci sono.
Quindi, resta da sentire il Bizzoni.
PRESIDENTE: Avendo la necessità di interrompere per motivi noti alle 13.30, se volete fino a quell'ora possiamo iniziare e poi...
PUBBLICO MINISTERO: Mah, forse Presidente, sarebbe meglio...
PRESIDENTE: Rimandare addirittura?
PUBBLICO MINISTERO: ... un esame...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora riprendiamo alle ore 14.30.
*EX 210 Bizzoni: Posso?
PRESIDENTE: Sì, prego.
Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita?
EX 210 Bizzoni: Alfredo Bizzoni, nato a Roma il 24 novembre 1951.
PRESIDENTE: Residente?
EX 210 Bizzoni: A Roma.
PRESIDENTE: Possiamo dire che viene sentito come imputato ex 210, perché era uno degli imputati di questo processo, fino a quando il GIP non ha separato gli atti, mi pare, vero?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come tale, lei ha la facoltà di dichiarare se vuole rispondere, o se non vuole rispondere.
EX 210 Bizzoni: Intendo rispondere a tutte le domande, già come ho anticipato alla Procura, che voglio essere sentito su queste cose.
PRESIDENTE: E' presente il suo difensore. Dovrebbe essere l'avvocato Visconti di Roma. C'è?
AVVOCATO Lauro: No, Massimo Lauro, anche in sostituzione dell'avvocato Visconti. Siamo co-difensori, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo, avvocato.
Il P.M. può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, Presidente, la Corte conosce evidentemente già la posizione di Bizzoni, in quanto avevamo chiesto il rinvio a giudizio di Bizzoni per rispondere di una serie di delitti. Alcuni dei quali in concorso con alcuni degli attuali imputati.
In particolare - così lo illustro, Presidente, alla Corte, anche per comodità poi nella...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... come dire, nell'esame del signor Bizzoni.
Bizzoni rispondeva, con richiesta di rinvio a giudizio al 28 marzo '93, era imputato in concorso con Scarano Massimo e Santamaria Giuseppe, dei delitti di falso e di favoreggiamento reale in relazione all'autovettura, provento del furto ai danni di Benedetti. Vettura che era stata - si dice in gergo - taroccata con le targhe della signora Fiori.
Poi, risponde anche, Bizzoni, di favoreggiamento personale in relazione alla messa a disposizione ad alcuni degli attuali imputati, cioè Giacalone, Lo Nigro, Spatuzza e Giuliano, almeno, di una serie di appartamenti di cui si è lungamente discusso nel corso del dibattimento.
Risponde anche, Bizzoni, di detenzione illegale di esplosivo.
Quindi, mi pare che le ragioni di connessione siano tutte illustrate.
Senta, Bizzoni, io ho fatto questa carrellata delle imputazioni che abbiamo elevato a suo carico.
Ho visto che lei è detenuto, perché lo hanno portato i Carabinieri.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire alla Corte quando è stato arrestato e per cosa?
EX 210 Bizzoni: Sono stato arre... Cioè, sono stato arrestato cinque giorni fa, sempre a seguito delle dichiarazioni dello Scarano.
Quindi ero in libertà controllata, in prevenzione; ero a casa a lavorare dopo un anno, da un anno e mezzo circa, dopo essere stato scarcerato già da questa Corte, dal P.M.
Quindi ero a lavorare. E cinque giorni fa mi hanno arrestato a seguito di alcune dichiarazioni dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto che siamo entrati subito in questo argomento, cioè, che cosa, di che cosa era accusato?
EX 210 Bizzoni: Sono stato accusato di aver consegnato allo Scarano delle armi, che lui mi aveva ordinato di andare a ritirare.
PUBBLICO MINISTERO: Armi, quali sarebbero queste armi, mi scusi.
EX 210 Bizzoni: Sono armi che sono state ritirate presso un'armeria nella zona di Roma, dove lo Scarano mi mandò con un porto d'armi di un certo Motti Donato.
Premetto che le dichiarazioni che ho fatto l'altro ieri al GIP di Roma, proprio su questa cosa, è che quello che mi intimò lo Scarano, anche perché avevo un debito con lui, mi mandò a ritirare queste armi. Ma questa scatola con queste armi, con questo contenuto che sembrava già specificato, mi è sembrato come se fosse qualcosa di già preparato. Quindi servissi solo come persona incensurata ad andare là, ritirarlo, come se fosse già qualcosa di preordinato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Bizzoni, allora vediamo un pochino: lei ha di getto raccontato questo episodio.
E, per l'appunto, dato che lei lo ha introdotto, ha introdotto questo episodio delle armi, e parallelamente i suoi rapporti con Antonio Scarano.
EX 210 Bizzoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, vuole spiegare alla Corte, che questo episodio lo conosce, diciamo, su un versante che abbiamo affrontato durante il dibattimento, vuole spiegare a quale epoca risale questo fatto che sta raccontando?
EX 210 Bizzoni: Allora, questo fatto risale circa nel '94.
diciamo, le mie vicende giudiziarie, le uniche vicende giudiziarie che sto affrontando in questo periodo con la detenzione e con quest'altra, sono solo relative al fatto di aver conosciuto lo Scarano.
Io, fino a 42 anni e mezzo, ero incensurato, ho lavorato. Quindi, diciamo, i miei problemi sono avvenuti solo al fatto di essermi fidato dello Scarano, il quale poi, non so per quale motivo, mi abbia tirato dentro in tutte queste situazioni che ha dimostrato che io non sono, non faccio parte di nessuna attività criminosa.
Tuttora, quando svolgevo il mio lavoro, da circa un anno e mezzo, non ho frequentato nessun altro che non il mio lavoro e basta.
Per quello che riguarda la conoscenza dello Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Aspetti un attimo...
PRESIDENTE: No, no, il Pubblico Ministero le ha fatto una domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo...
PRESIDENTE: A che epoca risale questo episodio di cui lei ha già...
EX 210 Bizzoni: Nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '94. Ora, siccome...
PRESIDENTE: Può essere un pochino più preciso?
EX 210 Bizzoni: Guardi, io non mi ricordo i periodi esatti. Le dico solo...
PRESIDENTE: Non ho detto esatto. La stagione.
EX 210 Bizzoni: La primavera. Dovrebbe essere...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ce l'ha presente il momento in cui venne arrestato Scarano? Se lo ricorda?
EX 210 Bizzoni: Mi pare fu a metà del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Glielo dico io: fu il 3 giugno del '94.
EX 210 Bizzoni: Va bene...
PUBBLICO MINISTERO: Rispetto a questo aspetto, può retrodatare questo episodio?
EX 210 Bizzoni: Tre-quattro mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Tre-quattro mesi. Questo, è quello che lei ricorda.
Siccome lei, nel riferire questo suo arresto...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di tre giorni fa, quattro giorni fa, ha dato questi riferimenti: armi comprate in una armeria, documento porto d'armi di Donato Monti.
EX 210 Bizzoni: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha usato... Quindi, spieghi un attimino che cosa è successo.
EX 210 Bizzoni: Allora, diciamo che lo Scarano, in zona, era molto conosciuto.
Ora, rilevati gli episodi che sono successi per il fatto di avergli dato quella casa che mi aveva chiesto a titolo di favore - quindi non ho preso quella casa per ordine dello Scarano - lo Scarano poi, nel '94, mi disse che... Cioè, io siccome avevo un debito con lui alla fine del '93 in relazione a un pagamento della macchina, mi disse: 'mi devi fare una cortesia'.
Mi incontrai con lo Scarano e un certo Monti Donato, presso l'abitazione di quest'ultimo.
Lo Scarano parlò con questo Monti Donato e acquistò da questo Monti Donato, di provenienza furtiva, così come detto dal Monti Donato - quello che ho riferito anche l'altro giorno - un falciaerba, una motosega, un trapano e un fucile.
Il Monti disse che erano di provenienza furtiva; lo Scarano non fece nessun problema. Gli disse: 'tanto i conti ce li abbiamo in sospeso anche con te', tutto quanto.
Poi chiese al Monti di avere... chiese al Monti se appunto poteva aiutarlo.
E il Monti gli disse che lui, mi pare, aveva un porto d'armi scaduto, non so come era. E che lui non ne faceva uso, perché ce l'aveva solo per quest'arma che ormai aveva dichiarato, ma che non usava.
Lo Scarano gli chiese - non so per quale cifra, perché misero, appunto, in discorso una cifra che io poi non sentii perché mi allontanai un attimo, e infatti c'è una cabina telefonica lì, vicino casa del Monti - e quando ritornai lo Scarano mi disse: 'ah, va bene, Donato, ci penso io. Dammelo a me, ci penso io a sistemare tutto quanto. Poi ti faccio sapere'.
Dopo due-tre giorni, lo Scarano mi invitò, anche perché avevo questo debito, mi disse che gli dovevo fare questa cortesia.
Io gli dissi: 'che cosa devo andare a fare? Io... Cioè, se vado là e mi prende qualcuno, io non c'ho...'
Dice: 'tu non ti preoccupare, tu devi andare a ritirare queste cose qua, anche perché mi devi dei soldi. Poi, io ti do i soldi per pagare tutto quanto, torni e me li dai subito a me'.
Gli ho detto: 'guarda, Scara', ma qui si sta facendo reato. Io non voglio avere più niente a che fare. Perché ultimamente mi pare che tu sei stato pure pesante con me, con delle minacce. Per cui...'
Anche perché c'era un problema, non so, del figlio, altre cose.
E lui mi disse: 'no, no, non ti preoccupare, tanto è tutto a posto'.
Io, questo "tutto a posto", lo intesi come se fosse... Io capisco di aver commesso reato, ma da qui andare io a ricettarlo e fare altre cose, assolutamente no.
Mi recai presso questa armeria con questo porto d'armi che mi aveva consegnato lo Scarano.
L'armiere pare che fosse già... Cioè, mi è sembrato fin troppo facile. Cioè, a me, insomma, non mi ritengo una persona che non riesco a ragionare. Mi è sembrato fin troppo facile che questo mi desse proprio questo elenco di armi. Queste armi che poi, come ho visto, dopo io non è che le ho aperte, non è che le ho toccate e tutto quanto.
Quindi, io presi questa scatola con questo giubbotto, che mi disse non c'era bisogno del porto d'armi, ritornai verso casa e lo riconsegnai - lo Scarano già era là - a lui e un certo Frabetti, Frabbetti, una cosa del genere.
Quindi, questa scatola chiusa, che è sembrato come se fossi andato a prendere un pacco già preordinato, già tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, quando... Innanzitutto come si chiamava questo armiere?
EX 210 Bizzoni: Mi pare Garsia. Cioè, l'ho letto dagli atti l'altro giorno, non mi ricordavo come si chiamasse.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda dov'è? Dov'è la...
EX 210 Bizzoni: E' in una zona vicino al San Piero, vicino a Roma. Non mi ricordo l'indirizzo esatto. Non è che ci sono stato mai altre volte, non ho mai acquistato, né prima, né dopo, armi. Quindi non è che ci sono mai stato.
PRESIDENTE: Questa armeria gliela aveva indicata Scarano?
EX 210 Bizzoni: Mi disse di andare in questo posto qua.
Io, infatti, ho detto, mi è sembrato strano che un armiere, con tutte le cose, le nuove norme che ci sono sulla cosa, che mi potesse dare una cosa del genere.
Io, infatti, quando le riconsegnai a Scarano, dico: 'guarda, io ho firmato con uno scarabocchio, ma c'è la mia faccia. Io non vorrei crearti...'
Dice: 'no, non ti preoccupare, tanto vengono cancellate queste cose qua'.
Ho detto: 'Scara', io non voglio più avere a che fare. Ti devo dar dei soldi, preferisco darteli piano piano, senza che mi vieni a pistare un'altra volta', e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, i soldi per queste armi?
EX 210 Bizzoni: Lui mi diede solo i soldi esclusivi per il pagamento delle armi. Non è che mi ha dato soldi per fare questa cosa qua, non li ho mai presi per questa cosa qua.
Mi disse che mi avrebbe defalcato dal debito che avevo circa un milione e mezzo.
Io avevo già un debito con lo Scarano antecedente questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma si ricorda quant'era il prezzo di queste armi?
EX 210 Bizzoni: Non mi ricordo. Sinceramente non so... non me lo ricordo, perché lui mi diede i soldi e io li portai... Penso che avanzarono 300-400 mila lire, non è che sono avanzate grandi cifre e tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha accennato a dei giubbotti, ora.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire di che si tratta?
EX 210 Bizzoni: Lui mi disse, cioè, mi disse anche che gli servivano dei giubbotti antiproiettile. Al che gli dissi: 'ma che cosa ci devi fare?'
'Ah, per una mia cosa personale, c'ho delle discussioni in giro...'
E io, più di una volta, con lui, ebbi a discutere anche. Perché, nella conoscenza che ho avuto dello Scarano, relativa all'episodio di un'autovettura che gli ho anche venduto al figlio, relativa all'episodio di un terreno che dovevo acquistare da lui nei pressi di Saturnia, lì in zona ormai era... cioè, aveva la nomea, o chiamiamo, era nominato come uno che andasse sempre in giro armato e intendesse sempre acquistare delle armi.
Di queste armi lui ne andava quasi sempre alla ricerca, in zona. E, nell'ultima discussione che io ho avuto, lui mi disse anche che lui ormai era talmente conosciuto che gliele portavano anche a due soldi.
Nel suo dialetto stretto, non so come si potesse pronunciare, lui mi spiegò che riuscì a comprare una Accuzzi - che poi riuscii a leggere che si chiamava Uzzi - delle mitragliette di questo genere, a un milione-un milione e mezzo. Che gli venivano portate dall'estero.
E mi disse che ne aveva fatto dei regali.
Ho detto: 'ma queste sono cose pericolose' - dico - 'Scara', tu sei...'
Dice: 'non ci sono problemi, sono i miei nipoti, conoscenti'.
E poi fu pesante con me con una parola che non penso sia il caso di rispondere.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Bizzoni, perché lei parla molto... mette insieme...
EX 210 Bizzoni: Io...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, mi scusi, mette insieme...
EX 210 Bizzoni: Io sto facendo un discorso...
PUBBLICO MINISTERO: ... molte situazioni. Io ho bisogno un attimino di esaminarle partitamente.
Allora, punto primo: lei ha detto, queste armi che lei andò a prendere da questo armiere Garsia.
Si ricorda che armi erano?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire che dimensione aveva questa cassetta che ritirò?
EX 210 Bizzoni: Fu una scatola di circa mezzo metro cubo. E poi mi pare, mi pare che ci dovesse... un fucile piccolo. Non vorrei sbagliare, un fucile a... Questo, mi apre. Però non è che sono al cento per cento sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha accennato ad una consegna alla quale era presente anche questo signor Frabetti.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte, vuol spiegare chi è, quando lo aveva visto, se lo aveva...
EX 210 Bizzoni: Io l'ho visto due o tre volte, questo Frabetti.
In occasione del fatto che lo Scarano stava costruendosi una villa nei pressi di Fiano, di Capena, non so dove. E questo Frabetti veniva spesso a caricare i materiali per la costruzione: cavi, tubi, con un camion dove c'era scritto, mi pare, o Acea, o Comune di Roma. Quindi un colore arancione.
Non so che tipo di... Era un FIAT, questo me lo ricordo, tutto scassato. Infatti io pensavo che lavorasse al Comune.
PRESIDENTE: Si ricorda di che colore era?
EX 210 Bizzoni: Arancione. Quei colori che sono del Comune di Roma.
E poi l'ho rivisto un'altre due volte con lo Scarano. E lo vidi proprio quella volta là che lo Scarano gli disse... io gli dissi, dico: 'Scara', io ho fatto questo, però vorrei star fuori. Non ho mai fatto cose in vita mia, mi devi lasciare in pace, veramente'.
E lui: 'va bene, non ti preoccupare, poi ne parliamo'.
E infatti sono stati, circa dopo un mese, due mesi, io non ci sono più andato, non l'ho più visitato. Poi ho saputo che è stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire un pochino in dettaglio dove avvenne questa consegna e dove ci sarebbe stato presente questo Frabetti?
EX 210 Bizzoni: A casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: A casa?
EX 210 Bizzoni: Sotto casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Sotto casa sua?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avevate appuntamento lì?
EX 210 Bizzoni: No, lo Scarano, quando io andai lì, mi disse: 'quando ci vai?'
Dico: 'guarda, ci vado adesso. Poi, quando torno, ti chiamo'.
Infatti io lo chiamai e lui si fece trovare già sotto casa.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, questa consegna, avvenne sotto casa sua?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi le prese materialmente in mano questa scatola?
EX 210 Bizzoni: Prima, la prese lo Scarano e la diede al Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: Venne messa sulla macchina...
EX 210 Bizzoni: No, questo non l'ho visto, perché io andai a casa, diciamo, e poi sono uscito e sono andato via. Non mi sono interessato dove l'hanno portata e che cosa ci hanno fatto.
PRESIDENTE: Ma lei non l'ha neanche aperta questa scatola?
EX 210 Bizzoni: No.
PRESIDENTE: Com'era chiusa?
EX 210 Bizzoni: C'era un pezzo di scotch sopra.
PRESIDENTE: E lei non l'ha aperta.
EX 210 Bizzoni: No, l'hanno aperta... l'ha aperta lo Scarano per controllare delle cose. C'erano tutte scatole, tutte cose. E io... Cioè, capisco il reato che ho fatto, ma insomma, da qui ad essere imputato da quello che mi hanno detto, è pesante.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, Bizzoni. Lei, comunque, ha riferito di questa consegna di questa scatola di armi in mano, diciamo, a Scarano e Frabetti.
Poi lei, nel corso, diciamo, delle sue dichiarazioni rese poco fa, ha fatto cenno, mi pare di aver capito, ad altri discorsi relativi alle armi che le aveva fatto Scarano.
EX 210 Bizzoni: Lo Scara... Cioè, lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ci ha parlato delle Uzzi che lui portava dall'estero, importava dall'estero, eccetera.
Senta, le ha mai parlato, lo Scarano, di un qualche furto... armi, che lui aveva avuto proveniente da un furto, da...
EX 210 Bizzoni: Il novanta per cento di tutte le cose che acquistava in quel periodo Scarano, lui andava fiero di comprarle a due soldi. E che mai nessuna di queste cose fosse di provenienza lecita.
Lui era il personaggio che, potendo avere grossa disponibilità economica, si può dire era un punto di riferimento per la gente della zona che commetteva furti in casa, in appartamenti. E quindi poteva trovare oro, gioielli, armi ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo: sa qualcosa, le disse qualcosa, Scarano, di specifico, su questi... su qualche provenienza di uno stock di armi?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Che lui aveva avuto per le mani?
EX 210 Bizzoni: No. No, io parlo in riferimento sempre a questo fatto di questa mitraglietta. Che lui, si può dire, ne andava fiero. Per lui era un punto di orgoglio, non so a che scopo, di aver comprato queste mitragliette, non so, delle cose.
dice che erano a dei prezzi bassi. Che lui poi, a quel punto, aveva delle conoscenze, in questo campo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Si ricorda se le ha mai parlato, Scarano, di un qualche furto a un collezionista di armi, qualcosa del genere?
EX 210 Bizzoni: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Bizzoni: L'unica cosa di cui mi parlò Scarano relativa alle armi che potrebbe arrivare a essere un pre... Cioè, una cosa antecedente, è il fatto quando arrestarono il figlio in possesso di un'arma.
PUBBLICO MINISTERO: Di un'arma.
Senta, allora, abbiamo, per così dire, messo a fuoco il motivo per cui lei è stato arrestato. Sostanzialmente per questo acquisto di armi dall'armiere Garsia.
Lei ha detto: 'avevamo rapporti...', dice: 'io avevo rapporti di debito con lo Scarano'.
Allora, un attimino per far capire alla Corte, vuole spiegare un po' quand'è che aveva conosciuto Scarano?
In che periodo, che tipo di rapporti aveva instaurato con Scarano?
EX 210 Bizzoni: Allora, lo Scarano, diciamo così, era un personaggio che gravitava nella zona dell'Alessandrino Centocelle. Io avevo dei negozi in zona. Avevo un negozio di lampadari e un negozio di mobili.
Mi pare una volta venne verso la fine '92 inizio '93, al negozio. Poi lo rividi a casa di una comune amica di cui ero fidanzato con la nipote, una certa Defolchi. E poi lo rividi, oltre che in quella casa, lo rividi spesso in un meccanico che era su all'Alessandrino, dove io avevo la mia autovettura a riparare.
Si diceva che lo Scarano - lo chiamavano "il calabrese" per le sue origini - era una persona che avesse possibilità di soldi, potesse far fare affari. Nel senso che lui comprava e vendeva terreni, case, e tutte queste cose qua.
E con lui ebbi un approccio relativo ad un terreno, proprio agli inizi del '93, terreno nei pressi di Saturnia di proprietà di una certa Leandri Silvana.
Infatti mi disse se mi interessava. Io sono andato a vedere. Quel giorno fui multato, quindi c'è tutta una cronistoria dietro.
Riferii a lui appunto che questo terreno ci si poteva fare qualcosa. Al che lui mi disse che avrebbe provveduto.
Poi, la sua conoscenza, le sue rivisitazioni, si può dire, i suoi incontri che hanno segnato purtroppo la mia vita in negativo, avvengono un'altra volta a casa della zia della Defolchi, che lui frequentava, e non so per quale motivo, ci rivediamo là. E un'altra volta avviene sempre lì, dal meccanico. Perché io ero intenzionato a vendere una mia autovettura che era una Jaguar e che era presso quel meccanico.
Lui non era intenzionato a quella Jaguar. Mi parlava appunto che lui aveva questa grossa disponibilità di investire. Gli dissi anche che stavo vendendo un negozio. E lui mi disse che i negozi non gli interessavano, che i suoi soldi li avrebbe investiti in un'altra maniera.
Mi disse anche se, non so, una volta avevo una conoscenza alla SIP. E io gli dissi sì.
Mi dette il telefonino, mi chiese di... se gli potevo andare a attaccare un telefonino a nome della moglie - con le autorizzazioni si poteva fare - quindi ci sono andato e lo attaccai a nome della moglie.
E poi, sapendo, ritornando un attimo indietro con questo periodo, lui seppe che, nel periodo di febbraio-marzo del '93, io avevo preso una casa al quartiere Africano, una casa in via Dire Daua numero 2.
Questa casa l'avevo presa per me, perché di fronte lavorava quella ragazza che, appunto in quel tempo, era mia compagna. E si chiamava Antonia Defolchi.
Siccome in quel periodo anche c'erano delle vicissitudini col fatto che poi la ragazza fu licenziata all'inizio del maggio, nella prima decade del maggio del '93, Scarano mi disse se potevo dargli la casa perché lui aveva un incontro galante.
Io non ritenni... Siccome lo Scarano, più di una volta lo vidi fuori zona, quindi fuori dalla zona di conoscenza, fuori dalla zona abitativa, con delle ragazze che non erano la moglie, mi disse se potevo prestargli questa casa.
Io gli dissi: 'Scara', io... potrebbe servirmi. Se ti serve per una volta o due, non ci sono problemi'.
E questo fu, diciamo, l'incontro che avvenne... Lui aveva una autovettura A-112, diciamo, è quella con cui girava spesso e che io lo incontravo spesso, nonostante avesse altre autovetture in un parco macchine molto vasto.
Per quello che riguarda questa casa, poi lui, ad un certo punto, mi disse: 'senti, vengono dei miei nipoti, puoi prestarmi questa casa?'
Ho detto: 'guarda, io non ci vado', anche perché quella ragazza in quel periodo si licenziò dal negozio dov'era appunto di fronte questa casa che avevo preso. Io me ne andai con lei in vacanza. E, in questa casa, lui ci mise questi nipoti.
Nella casa c'erano due posti letto, più un divano angolare grande. E mi disse che gli occorreva un altro letto.
Una domanda che mi sorse spontanea fu quella di dirgli: 'ma perché non li porti in albergo?'
Dice: 'ma non so quanto devono rimanere. Poi, è inutile che buttano i soldi, tanto rimangono qua, perché devono vedere delle cose qui a Roma e poi se ne vanno'.
Quindi questo è in relazione al fatto della casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Bizzoni, lei ha fatto questo racconto, diciamo, tutto d'un fiato per quanto riguarda questo...
EX 210 Bizzoni: Mi scusi. Io...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, va benissimo.
Ora le chiedo io, le faccio delle domande più puntuali.
Allora, quand'è che lei prende in affitto questa casa?
EX 210 Bizzoni: Io, la casa, la vado a visitare nel periodo febbraio '93.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il nome della proprietaria di questa casa?
EX 210 Bizzoni: Ruiz.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi lei ha fatto riferimento ad una richiesta di Scarano per andarci con una...
EX 210 Bizzoni: Una certa Simonetta Cantale. Lo dico, non ho problemi.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha conosciuta lei questa persona?
EX 210 Bizzoni: Sì, l'ho vista altre due-tre volte insieme allo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Poi ha collocato nella prima decade del maggio del '93 un certo episodio, cioè il licenziamento della sua...
EX 210 Bizzoni: Defolchi Antonella.
PUBBLICO MINISTERO: ... della sua fidanzata dell'epoca, Defolchi Antonella, e la presentazione di questi nipoti. O comunque la richiesta di questo appartamento per questi nipoti.
Prima domanda: le vennero presentate queste persone, questi presunti nipoti di Scarano?
EX 210 Bizzoni: Eh, non è che mi vennero presentati. Io, una volta, li vidi in macchina. Però non mi ero mai... cioè, ormai il mio rapporto con Scarano era tranquillo, quindi non osavo manco fargli domande. Perché lui, basta che mi dicesse una cosa, mi sembrava logica. Forse può darsi che era sbagliata oggi a vederla così, in quella maniera.
Ma lui non è che mi disse: 'questo è tizio e questo è caio'.
Cioè, riuscii a capire: 'questi sono i miei nipoti'. E visivamente li vidi. Non è che lui mi disse, cioè, il nome e cognome, assolutamente. Questo, non lo ha mai fatto. Cioè, non ha mai fatto una presentazione.
Lui ha detto: 'questi sono i miei nipoti', sempre in tono evasivo. Poi, da quando parlavano, a quando si chiamavano e tutto quanto, ho cominciato a riconoscerli.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, voglio dire, riesce a dare un nome a queste persone con le sue conoscenze successive?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, vuol dire?
EX 210 Bizzoni: Giacalone Luigi, Salvatore Lo Nigro, Benigno, non mi ricordo il nome, però. Loro avevano un soprannome per chiamarlo, questo ragazzo, questo piccoletto. Lo chiamavano "il picciriddu", quindi non so come si chiamasse.
E poi, quello che io erroneamente chiamavo Gabriele - come purtroppo il dottor Chelazzi - era Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol spiegare com'è che ha fatto ad abbinare questi nomi a queste persone che le vennero così al volo presentate come nipoti?
EX 210 Bizzoni: Eh, questi nomi sono riuscito ad abbinarli dopo che io sono stato arrestato, perché queste persone li vidi più di una volta nel periodo del '93 e '94.
Poi, Giacalone ho avuto conoscenza diretta anche per altre cose, che poi purtroppo sono successe e per quello che mi ha arrecato come danno, perché mi ha fatto trovare in una situazione che io non sapevo effettuassero.
E gli altri, invece, rividi queste foto qua quando mi furono mostrate dalla DIA. E me le mostrò anche lei, dottore, nel corso degli interrogatori a Sollicciano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei riuscì ad abbinare questi nomi anche sulla base di questa...
EX 210 Bizzoni: Beh, sentivo... io, quello che sentivo tra di loro, erano i nomi: Luigi, Gigi, Salvatore, Tony... cioè, questi soprannomi. Poi, riuscire a capire, insomma... perché bastava un attimino vedere quale potesse essere la discendenza del soprannome e si capiva, almeno il nome.
Mentre i cognomi, li ho tutti guardati, tutti... diciamo così, messi in memoria quando io ormai ero in carcere e ho fatto quel promemoria che poi voi mi avete tolto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, quand'è che, secondo i suoi ricordi, questi nipoti, per così dire, compaiono alla sua vista e in relazione a questo famoso appartamento di via Dire Daua?
EX 210 Bizzoni: Prima della... prima del 10 maggio, uno o due giorni prima, adesso non lo so. E ancora due o tre giorni dopo. Poi non li vidi per un po' di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi li vide per la prima volta, diciamo, in quel periodo.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questo 10 maggio gli dà qualche collocazione?
EX 210 Bizzoni: No. Non do collocazione, o 9, o 10, o 11, o 12.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Dico: il punto di riferimento 10 maggio?
EX 210 Bizzoni: No, dico la prima decade di maggio. Non do la data esatta 10 maggio. Prima decade di maggio perché è tutto in relazione al fatto che in quel periodo Antonella Defolchi si licenziò. Cioè, mi ricordo questa data.
Poi, è tutto in quel periodo perché noi dopo il licenziamento, io me ne sono andato. Cioè, non ho più frequentato quella casa. Me ne sono andato via quindi non so se poi ci sono ritornati. So solo che in quel periodo ci sono stati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo.
Quindi, vuol spiegare un attimino come avvenne? Lei consegnò le chiavi di questo appartamento?
EX 210 Bizzoni: Sì, io lo portai a vedere allo Scarano, e lo Scarano, non so se il giorno dopo poi, gli diedi anche le chiavi di via Alessandrino, gli diedi una copia, non so se abbiamo fatto una copia o già ce n'avevo una doppia copia. Solamente me ne rimase una copia a me, mi pare di queste chiavi. Poi, non so se potei aprirla o no, questo non lo ricordo.
E lui andò a vedere la casa, gli disse... però mi disse appunto che aveva bisogno di un altri due o tre letti.
Questo mi disse lo Scarano.
Io infatti, non so se il giorno dopo o due o tre giorni, portai un altri due posti letto all'interno di quella casa. E da quel momento non ci sono più andato in quella casa.
So che lui portò a pulire una sua amica, una sua lavorante, una donna delle pulizie a pulire questa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: Lo sa perché l'ha vista o lo sa perché...
EX 210 Bizzoni: Dica.
PRESIDENTE: Lo sa perché l'ha vista o lo sa perché gliel'ha...
EX 210 Bizzoni: Una mattina vidi una ragazza, mi pare fosse o Simonetta Cantale, o una parente sua che andava con lui con delle pezze, delle cose. Mi disse che andava, non solo a mettere dei viveri, mi pare, o a portare delle bottiglie d'acqua, delle bottiglie di vino all'interno della casa con, diciamo, gli utensili per pulirla.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa disponibilità di questo appartamento, queste chiavi date a Scarano, innanzitutto le volevo chiedere una puntualizzazione.
Lei ha parlato di questi mobili portati in questo appartamento.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li comprò lei, li comprò Scarano, ci andaste insieme?
EX 210 Bizzoni: Ci fu il divano - che fu acquistato dallo Scarano - che io portai, mentre io...
PRESIDENTE: L'ha acquistato da lei?
EX 210 Bizzoni: Fu acquistato in una fabbrica dove io avevo un negozio di mobili, quindi lui acquistò questo divano.
Il comò ce l'avevo io, più un altro divano e un mobiletto lo presi da casa della Defolchi. Perché siccome stava ripulendo casa, sostituendo i mobili, li portai... cioè portai a questa casa di via Dire Daua, un mobile bianco con un letto a ribaltina e due divani a fiori di cui uno aveva il letto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto: 'in questa casa non c'ho più messo piede'...
EX 210 Bizzoni: Ci misi... no, io non è che non ci ho messo piede. Ho detto: 'in quel periodo non c'ho più messo piede'. Poi, verso settembre rimetto piede in quella casa, ci vado a dormire per quattro o cinque giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho bisogno io che lei spieghi: primo, le chiavi di questa casa, fino a questo periodo, fino a settembre rimangono in mano a Scarano?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Punto secondo: com'è che lei torna in questo appartamento a settembre? Stiamo parlando sempre di via Dire Daua.
EX 210 Bizzoni: Io torno in questo appartamento perché, siccome non ero più... cioè non avevo più la relazione con la Defolchi, c'erano stati dei litigi, io vado a dormire in questo appartamento nel periodo di settembre-ottobre del '93 insieme alla signora Vucci Patrizia che era la proprietaria dello Yes Brasil.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho...
EX 210 Bizzoni: Era la proprietaria dello Yes Brasil, un locale di Roma, un locale sudamericano. E' per questo che ritorno in quella casa là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi parlaste con lo Scarano rispetto a questa sua... chiamiamola reimpossessamento di quell'appartamento?
EX 210 Bizzoni: No, io gli dissi che andavo là con questa persona. Lui mi disse che non... perché tanto a lui non serviva più quella casa.
PUBBLICO MINISTERO: Non gli serviva più.
Senta, quando lei, per così dire, si reimpossessa di questo appartamento, cambia la serratura, lascia quella che c'era prima?
EX 210 Bizzoni: No, non l'avevo sostituita la serratura quella volta. Quando io riprendo la casa, non sostituisco la serratura.
PUBBLICO MINISTERO: Ci fu un cambio di serratura?
EX 210 Bizzoni: Questo avvenne nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Operò lei questo cambio?
EX 210 Bizzoni: No, mi pare che lo fece la signora Ruiz perché non pagavo l'affitto. Ero insolvente con l'affitto. Poi, entrai, presi le mie cose e la richiusi la porta.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questo è quello che lei si ricorda ora. Cioè, che quando torna in questo appartamento, non cambiò la serratura.
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare se, e le chiedo: queste persone che lei aveva conosciuto a maggio...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha avuto occasione di rivederle a Roma nei mesi successivi?
EX 210 Bizzoni: Settembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare in che contesto, come mai le vide, dove le vide?
EX 210 Bizzoni: Allora, lo Scarano diceva sempre che alcune di queste persone, specialmente il Giacalone Luigi, era una persona che aveva delle grosse concessionarie di autovetture a Palermo e tutto quanto.
Io in quel periodo stavo vendendo due mie autovetture molto grandi, quindi una Mercedes e una Jaguar perché...
PRESIDENTE: Lei commerciava in questo...
EX 210 Bizzoni: No, no. Ero proprietario di queste autovetture. Però, siccome il lavoro non andava tanto bene, si era un po' abbassato il lavoro dei mobili e dei lampadari, allora è inutile tenere, dico, le due vetture che potessero essere così grandi e cercavo di venderle. E, nel periodo del settembre '93, ci sono questi incontri ancora con questi nipoti - che vidi due o tre volte - e sono in relazione a questo periodo perché, appunto, era il periodo in cui volevo vendere queste autovetture.
Lo Scarano mi disse ancora una volta se, visto che questi nipoti erano tornati - perché non li vidi tutti assieme quella volta, cioè, mentre nel periodo di maggio una volta o due soli, poi li vidi tutti assieme più di una volta, quella volta li vidi tutti assieme - e lui mi disse se potevo dargli un altro appartamento. Io la prima cosa che gli proposi fu una villa che ho alle porte di Roma, a venti chilometri da Roma.
Gli dissi: 'se mi paghi qualcosa di affitto, è una villa che c'ho chiusa' dico...
PUBBLICO MINISTERO: Dov'è, Bizzoni, questa villa?
EX 210 Bizzoni: Lanuvio.
PUBBLICO MINISTERO: A Lanuvio. Prego.
EX 210 Bizzoni: Lo Scarano mi disse, dice: 'ma, è troppo distante. Non mi interessa. Poi è troppo grande'.
Dico: 'Va be', se ti serve... scusa, se mi hai detto che queste persone devono venire qui a Roma per lavorare e fare queste cose, possono abitare là. Mi dai una sciocchezza. E' inutile...'.
Dice: 'no, guarda se mi puoi trovare un altro appartamentino in zona'.
Ho detto: 'guarda, io ce n'ho uno...' che presi da una ragazza che aveva una causa in corso e volevo, appunto, restaurare e poi riaffittare o subaffittare, e era in largo Giulio Capitolino 9, all'ultimo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Si trattava di che appa... l'ultimo piano era una mansarda per caso?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare quand'è che lei era entrato in possesso di questo appartamento?
EX 210 Bizzoni: A settembre '93. Fine settembre, metà settembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa accadde diciamo nei suoi rapporti con Scarano in relazione a queste persone che stavano lì a Roma?
PRESIDENTE: Ci può spiegare per favore di chi era di proprietà?
EX 210 Bizzoni: Questo non lo so. Non mi ricordo. Dovrebbe essere un certo Quaranta Franco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei, tanto per esaurire diciamo questo argomento...
EX 210 Bizzoni: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... da chi l'aveva preso in affitto questo appartamento?
EX 210 Bizzoni: Io l'avevo... cioè, l'avevo rilevato dall'affittuaria che era all'interno: un'architetto, una ragazza che non mi ricordo il nome, che, siccome ormai voleva andarsene via, io prendevo l'appartamento per restaurarlo, metterci i mobili e poi riaffittarlo.
Quindi presi questo appartamento, subentrai nel contratto. Feci questo subentro, questo accordo con questa ragazza.
Però mandai gli affitti regolari al Quaranta Franco per non far sì che ci fossero problemi per lo sfratto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi capisco bene, lei questo Quaranta non l'ha mai conosciuto?
EX 210 Bizzoni: Mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo, diciamo, questo subentro, questo affitto è del settembre '93.
Ecco, com'è che avviene la richiesta da parte di Scarano di questo appartamento?
EX 210 Bizzoni: Allora, Scarano in quel periodo, non vorrei sbagliare, mi disse che aveva in costruzione la sua villa e che in quel periodo non poteva assolutamente... io sapevo che lui si stava costruendo questa casa, questa mega villa. Infatti, più di una volta ho detto: 'ma come fai coi soldi? Non ho capito'.
Dice: 'tu non ti preoccupare. Ho delle persone che mi aiutano'.
Benissimo. Poi, le sue risposte non sono come quelle che io do a voi purtroppo. Erano abbastanza particolari.
A questo punto lui mi disse che gli serviva questo favore, che con me avrebbe messo tutto quanto a posto anche la situazione economica e che dovevo, perché la situazione mia economica di scoperto con lo Scarano è in relazione alla vendita di una Jeep, una Mitsubishi Pajero di cui c'era un assegno insoluto di 3 milioni e mezzo.
Mi richiese questa casa per questi nipoti. Io non voglio dire che sono una persona ingenua, però, stupidamente, non ho mai pensato che... venivano questi nipoti, tutti affiatati, tutti concordi. Non sospettavo né che erano purtroppo quello che leggo dai giornali finora, né sospettavo che facessero delle cose illecite.
L'unico problema che si creò in questa casa fu che la portiera più di una volta si arrabbiò perché queste persone all'interno dell'appartamento la sera facevano fracasso, rientravano tardi. E quindi una casa che era stata sempre tranquilla, non c'erano stati mai... cioè, come si dice, non era mai volata una mosca all'interno della casa, sentire queste urla, questi uomini e tutto quanto...
Al che lo Scarano poi, dopo questo periodo prese e se ne andò con questi nipoti dicendo che lui aveva già trovato un'altra casa dove poter andare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo un attimo.
Lei ha parlato di questa diatriba, di questo alterco che c'era stato...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di queste lamentele della portiera. Ecco, come fece lei a sapere di queste...?
EX 210 Bizzoni: La portiera mi accusò se c'ero stato io. Io gli dissi: 'guardi, io non ci son stato, son stato fuori. Come fa a dire...'
Dice: 'no, perché queste persone che lei c'ha messo dentro'...
Ho detto: 'guardi, io l'ho data a quel signore che le ho fatto vedere l'altra volta. Mo' non so che casino c'hanno fatto. Se lei mi dice che sono persone che creano dei problemi, io ne parlo'.
Ma, quando io ne parlai con lo Scarano, erano già andati tutti via. Dopo questa discussione che ci fu con la portiera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei mi conferma che dopo la discussione con la portiera ci fu, per così dire, l'allontanamento dall'appartamento...
EX 210 Bizzoni: Avvenne prima. Lo Scarano mi disse che già se n'erano andati.
Infatti io andai a cercare lo Scarano, ho detto: 'ma, scusa eh, tu mi hai detto che i tuoi nipoti stavano qui per dormire, che il giorno dovevano andare a fare i giri per le macchine, per le autovetture, per i negozi. Ma la notte se si mettono a fa' caciara, io a questo punto lo devo restaurare, lo devo mettere a posto'.
E lui disse: 'ah, no. Già se ne sono andati, non ti preoccupare, ho trovato un'altra casa. Anche perché la pago molto di meno e poi ho anche finito la mia villa e me li porto là'.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi finì qui la storia della ospitalità di queste persone?
EX 210 Bizzoni: No, avvenne nell'inverno del '93...
PRESIDENTE: Scusi un momentino.
EX 210 Bizzoni: Prego.
PRESIDENTE: Sostanzialmente, questi nipoti, quanto tempo ci sarebbero rimasti in questa mansardina?
EX 210 Bizzoni: Non più di tre o quattro giorni, cinque giorni.
Ma, ripeto, io la volta che ci andai, per esempio, vidi la macchina dello Scarano, la A-112, però non salii su perché io non ero interessato, anche perché, insomma, parlavano molto in dialetto stretto. Quindi, tante volte... anche quando, per esempio, una volta ero vicino a uno di loro, squillò il telefono... mentre con me riusciva a farsi capire, non dico un italiano... però, quando parlavano per telefono usavano tutti i linguaggi... o dialetti stretti che erano incomprensibili.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, stava dicendo che ci fu un'altra...
EX 210 Bizzoni: Diedi... Ci fu nel periodo del '93-'94, insomma nell'inverno, ci fu un periodo in cui diedi per tre o quattro giorni ancora la mia villa a Tor Vajanica allo Scarano.
Però lo Scarano ci riportò sempre questi nipoti. Io infatti mi ero stufato, anche perché sporcavano casa, hanno creato tanti problemi anche all'interno.
E gli dissi appunto dico: 'guarda, lascia perdere'. Dice: 'no, no. Tanto me li porto via, devono andare via. Hanno da fare dei viaggi'.
Vidi sempre gli stessi nipoti, cioè, non è che ho mai visto altre persone. Una volta o due vidi altre persone che poi non ho rivisto. Non so descriverli.
Per cui, io con lo Scarano il rapporto comincia ad essere abbastanza teso, abbastanza contrastante. Anche perché, lui ormai non... anche quando io gli parlavo, se ne fregava. Lo cercavo per sistemare appunto anche le mie faccende degli assegni. Al che lui molte volte era stato evasivo. Molte volte aveva da fare.
E mi ricordo che nel '94, mi pare, a metà '94, prima che fu arrestato, si arrabbiò moltissimo e fu anche abbastanza pesante. Perché portai via da largo Dire Daua due biciclette che portai a Tor Vajanica. Due mountain bike, due biciclette da cross.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, io bisogna che le chieda, perché io non l'ho capito, non ho capito bene, com'è che da largo Giulio Capitolino...
EX 210 Bizzoni: Non avviene subito il passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto. Volevo che spiegasse meglio com'è che Scarano le aveva fatto la richiesta...
EX 210 Bizzoni: No, non è che mi ha fatto la richiesta Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: ... o che lei gli ha messo a disposizione...
EX 210 Bizzoni: No, io non ho messo... Aspetti. Lei l'altra volta, lei è molto abile dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io le faccio le domande.
EX 210 Bizzoni: Io sono di fronte a una Corte. Io di mia persona, offerto non ho mai offerto niente allo Scarano. Perché non ho niente a che spartire né con Scarano, né coi nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti io le ho chiesto... mi scusi. Io le ho chiesto com'è che Scarano le aveva richiesto...
EX 210 Bizzoni: Lo Scarano sapeva che io avevo degli appartamenti ancora liberi, delle ville libere. E io gli ripetei ancora per l'ennesima volta: 'se vuoi darmi qualche soldo, cioè se mi vuoi... oppure vuoi levarmi questo debito, perché non ti prendi la villa a Lanuvio?' La villa a Lanuvio dista venti minuti da Roma, venticinque minuti da Roma. Non è una villa... è solamente una villa grande.
E lui disse: 'no, è troppo grande. Non so chi mandare a pulire, non mi ci va nessuno. Ho pure discusso con quella ragazza'.
Allora, mi disse anche: 'ma perché? La casa al mare?'
Allora lui era anche informato di alcune cose. Perché, per esempio, dell'appartamento in via Dire Daua, ne entro nel discorso con la zia di Antonella Defolchi.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama questa zia della Defolchi?
EX 210 Bizzoni: Celati Angela.
PUBBLICO MINISTERO: Celati Angela.
Senta, le riformulo la domanda. Ho bisogno di capire - ha bisogno di capire anche la Corte che l'ascolta - com'è che questi nipoti di cui lei ha parlato, vanno a finire a casa sua a Tor Vajanica al mare, nella famosa villetta al mare.
EX 210 Bizzoni: Allora, lui sicuramente... seppi in quei giorni nel periodo da settembre a dicembre, a gennaio, quando avvenne queste cose. E lui aveva portato questi nipoti, questi presunti nipoti - adesso non so, ditelo voi come possiamo chiamarli - li aveva portati nella sua villa lì a Fiano, a Capena.
Poi so che erano ritornati un'altra volta giù. E lui mi disse che, siccome non aveva ancora terminato il riscaldamento, c'era solo un camino, un braciere, una cosa del genere a Fiano, se potevo dargli per tre o quattro giorni - nel periodo invernale questo avviene - la casa al mare.
Io gli dissi: 'guarda, c'è ancora via Dire Daua... cioè, c'ho ancora le chiavi di via Dire Daua' perché ancora ce l'avevo.
Dice: 'no, no. Non mi interessa. Se mi vuoi dare un altro posto, anche perché lì vicino è il raccordo'.
Ora, il raccordo non è certo vicino a Tor Vajanica. Cioè, ci si può arrivare meglio non so, da via Dire Daua, o da largo Giulio Capitolino. Perché loro dovevano trasferirsi, dovevano andare avanti e indietro mi disse.
Quindi, era un posto accessibile, un posto che gli serviva per muoversi meglio perché conoscevano meglio le strade.
Io questo... sono state le risposte che più volte ho avuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e allora quand'è che avviene questa consegna della villetta di Tor Vajanica?
EX 210 Bizzoni: Mi pare fine '93.
PUBBLICO MINISTERO: Fine '93.
EX 210 Bizzoni: Mi pare, o inizio '94. Ora, io purtroppo adesso, è l'unica cosa che non riesco a...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, riesce a dire quanto tempo questa casa fu...
EX 210 Bizzoni: Quattro o cinque giorni, non di più. Perché poi dopo cinque giorni, io l'andai a pulire proprio con la Fiori Patrizia.
PUBBLICO MINISTERO: C'andò lei personalmente?
EX 210 Bizzoni: No, mandai la Fiori Patrizia con il figlio a pulire l'abitazione che era quasi devastata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, me lei ebbe modo di vedere se in questa casa, questa di sua proprietà, capisco bene...?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... la villa di Tor Vajanica è di proprietà sua?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ebbe mai modo di vedere chi c'era, se c'erano state queste persone, c'andò qualche volta?
EX 210 Bizzoni: Ci andai una volta e constatai la presenza di almeno tre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda chi erano queste tre persone?
EX 210 Bizzoni: Uno era Giacalone, uno lo Spatuzza e l'altro Salvatore Benigno.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare che cosa successe, cosa avvenne quando lei va a casa sua?
EX 210 Bizzoni: Mah, fui... come se non dovessi entrare in casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX 210 Bizzoni: Mi dissero... io cercavo lo Scarano perché in quei giorni cercavo proprio lo Scarano, cioè mi aveva detto: 'poi ti ridò l'assegno, tutto quanto, ci mettiamo tutto a posto'.
Io vado a cercare lo Scarano lì, trovo la Jeep, questa famosa Jeep targata Rieti che avevo venduto allo Scarano che era lì fuori e pensavo di...
PRESIDENTE: Quella bianca?
EX 210 Bizzoni: Sì. ... E pensavo di aver trovato lo Scarno. E invece c'era all'interno Giacalone, e vidi che era scuro, era non so adesso l'orario come potesse essere, vedo altri due che tornavano e penso che siano stati a andare a prendere della pizza o dei viveri o qualcosa. E infatti poi quando andammo a ripulire la casa, c'erano cartoni di birra, pizza ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto per due volte che questo fatto è accaduto tra la fine del '93 e gli inizi del '94. Ora, fra la fine del '93 e l'inizio del '94, siamo nel periodo delle feste di Natale.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo riesce a collocarlo meglio questa sua visita a casa a Tor Vajanica?
EX 210 Bizzoni: No. Onestamente, no.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: erano passate le feste...
EX 210 Bizzoni: Mi pare di no. Non ne sono certo al cento per cento, ma mi pare che non erano passate le feste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che in questa casa c'ha mandato la signora Fiori.
EX 210 Bizzoni: Sì. Col figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Col figlio. Quand'è che la signora Fiori ha iniziato a lavorare con lei?
EX 210 Bizzoni: Nel gennaio '94. Inizio gennaio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Inizio gennaio '94.
EX 210 Bizzoni: Fine dicembre '93, inizio... diciamo, il periodo delle feste, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fu una delle prime incombenze di cui si occupò questa donna?
EX 210 Bizzoni: Sì. Oltre a pulire casa mia, andò lì a sistemare questa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, come epoca siamo lì.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha fatto riferimento a queste biciclette.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare un pochino meglio di cosa si tratta?
EX 210 Bizzoni: Quando andai a casa a via Dire Daua, dove ormai non c'andavo più e tutto quanto, dopo il periodo settembre '93, trovai all'interno due biciclette, due mountain bike.
Ora, siccome non erano biciclette portate da me e tutto quanto - anche perché nessuno poteva mettercele se non lo Scarano che poteva avere o la doppia chiave o la chiave - io presi queste biciclette e le portai a Tor Vajanica.
Non lo dissi il giorno stesso allo Scarano, glielo dissi, mi pare, un giorno dopo o due giorni. Dissi: 'guarda, ho preso le biciclette'.
'Ah, no. Quelle me le devi ridare'.
Dico: 'ma scusa, ti do i soldi. Son due biciclette, sono usate, non è che sono...'
Dice: 'no, quelle le rivoglio'.
Questo fu... e me lo disse pesantemente. Poi non ebbi più modo di riparlare con lo Scarano sul fatto delle biciclette. Gli dissi che stavano là e che quindi se le rivoleva, non c'era nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Bizzoni, ma quando lei andò a prendere queste biciclette, poté entrare tranquillamente in via Dire Daua?
EX 210 Bizzoni: No. La signora Ruiz, la proprietaria, aveva arbitrariamente cambiato la serratura, sostituito la serratura di casa.
Al che io riuscii ad entrare perché non era una serratura grossa, era una serratura normale. Entrai dentro casa e vidi che la casa era stata... cioè erano stati portati via dei mobili.
Quindi non seppi se qualcuno li aveva rubati o altre cose.
Quindi, io mi allontanai perché c'erano solo... non c'era quasi niente di mio e presi queste due biciclette. E poi, ripeto, portai al mare.
Poi rimisi a posto la serratura perché... Poi informai anche il mio avvocato che c'era stato questo problema. Perché nel frattempo la Ruiz, alla quale diedi il nome del mio avvocato, mi richiedeva le chiavi dell'appartamento e i saldi dell'affitto non pagato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Bizzoni, tanto per poter collocare nel tempo questa vicenda delle biciclette, le chiedo: chi lo fece questo trasbordo? Lo fece lei personalmente?
EX 210 Bizzoni: Sì, mi pare... non mi ricordo, mi pare proprio insieme alla Fiori. Mi pare, non vorrei sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, se lei dice insieme alla Fiori, siamo sempre allora nel...
EX 210 Bizzoni: '94.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel gennaio '94.
EX 210 Bizzoni: Sì, inizio '94. Mi pare. Non vorrei sbagliare. Non è gennaio, ma è nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Quando comunque la Fiori era già con lei a lavorare.
EX 210 Bizzoni: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
Punto secondo: lei ha parlato della presenza - perché lei li aveva visti - di questi nipoti di Scarano nel settembre '93.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha parlato della fine del '93-inizi '94. Nel periodo di mezzo fra questi due estremi, le ha viste queste persone a Roma?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi un pochino.
EX 210 Bizzoni: Io queste persone le ho riviste. Questo contatto era anche che c'era il discorso delle macchine che prima ho intrapreso col fatto del Giacalone.
Quello che vidi più spesso di tutti quanti questi nipoti, era il Giacalone.
Mi informai anche, perché mi diede il biglietto dove c'era scritto che aveva questo salone giù a Palermo, adesso non so se era un salone, una rivendita, una carrozzeria, non so definire che cosa fosse.
Nel periodo del settembre '93 mi dissero anche che loro dovevano fare dei giri, dei viaggi, per andare a vedere queste autovetture.
Mi parlarono anche che una volta andò allo stadio, Giacalone, e mi disse che andò a vedere una partita, adesso... mi ricordo che fu in quel periodo perché io gli domandai se era tifoso della Roma o della Lazio. E lui mi disse che era tifoso, mi pare, della Juventus. Non vorrei sbagliare.
Quindi, lo vidi in due o tre diciamo, due o tre volte. Però, in presenza dello Scarano, ho visto altre volte quello che io ho chiamato erroneamente Gabriele, invece trattasi dello Spatuzza, mi pare. Se non sbaglio.
Quindi, i nipoti, nel contesto del settembre, mi dissero anche che andavano una volta... fecero una gita a Bologna. Mi dissero andare a vedere il Motor Show. Ecco, non mi risulta che a settembre c'era un Motor Show. Non vorrei sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in relazione a questa visita a Bologna, le venne chiesto qualcosa a lei?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Da Spatuzza? Ha avuto mai modo di prestare qualche mezzo suo?
EX 210 Bizzoni: No, il mezzo che prestai a Gaspare Spatuzza fu solo nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora racconti questo...
EX 210 Bizzoni: Lei mi sta accennando un periodo '93.
PUBBLICO MINISTERO: No, pensavo, siccome lei ha fatto riferimento a questa trasferta a Bologna.
EX 210 Bizzoni: No, no. Dico della trasferta a Bologna perché per qualche giorno non li rividi. Poi, li ho rivisti e poi se ne sono andati. Però, ripeto, a sentito dire dallo Scarano, quello che ripeteva lo Scarano, è che stavano a casa sua nella sua villa in costruzione che già c'era il posto dove metterli, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Spieghi un pochino che cos'era accaduto. Per l'appunto, lei stava parlando di questo mezzo che aveva prestato a Spatuzza.
EX 210 Bizzoni: Allora, l'unico... oltre al passaggio di proprietà, regolarmente fatto con il figlio dello Scarano, di quella Jeep, dove c'era questo debito che purtroppo - come vedete - m'ha rovinato la vita, prestai una moto di mia proprietà al nipote dello Scarano.
Quello che lui diceva nipote. Io, ripeto sempre, i nipoti metteteli tra virgolette. Questo è quello che mi veniva detto.
Questo prestito avviene nel '94. Questa moto, che io possedevo a quei tempi, proveniva, diciamo, era di mia proprietà. Avevo subìto un incidente, c'ero caduto. Ecco perché ricollego bene il periodo '93, perché nel '93 ci cado. Quindi sto a casa, ho la gamba fasciata, ho tutte queste cose qua.
Quindi ricordo bene queste cose qua del... perché poi su casa non sono mai venuti questi nipoti, non sono mai saliti nella mia abitazione. Solo lo Scarano una volta o due che ero fasciato e avevo la donna di servizio che si chiamava Imbronio Lidia.
Quindi, lei aprì la porta allo Scarano, mi pare una o due volte, poi non è che è mai salito nessuno nella mia abitazione.
Quindi, io questi contatti diretti di familiarità non li ho mai avuti.
Allora, il mezzo che prestai a questo nipote era una moto una GSX 750 ZF, cioè è una Suzuki, è una moto, non è che possono non dico portare tutti, ma è una moto abbastanza potente e abbastanza veloce.
Io volevo venderla al figlio dello Scarano, proprio perché lo Scarano vedevo che aveva sempre questa disponibilità economica e il figlio più volte me l'aveva richiesta.
Ma lo Scarano si arrabbiò col figlio e disse una cosa, però quel giorno che portai a farla vedere al figlio, un so se... il giorno dopo, sotto casa c'era questo suo nipote che mi disse se gliela potevo prestare.
Al che io dissi che non avrei potuto prestare una moto del genere perché se uno non sapeva andarci, sarebbe caduto dopo due minuti.
Lo Scarano mi assicurò che sapeva andarci e lui mi chiese questo favore, dice: 'dai, non ti preoccupare, prestagliela tanto è mio nipote. Visto che tu non ci vai, il sabato e la domenica tu'... perché io il sabato e la domenica prendevo quasi sempre la macchina, quindi non utilizzavo la moto.
E prestai questa moto a questo nipote.
Su questa moto salì questo nipote che non è che partì e se ne andò, però mi fece vedere che la sapeva portare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Le dissero a che cosa serviva, dove dovevano andare, che dovevano fare?
EX 210 Bizzoni: Allora, mi disse che con questa moto dovevano andare a trovare un amico. Ora, le uniche parole che ho sentito e che posso riferire con certezza perché il loro dialetto sempre stretto non lasciava intendere niente, era: 'Tuccio e Picciriddu'. Non ho altre parole per poter dire nome o cognome.
PUBBLICO MINISTERO: Sa in che zona andavano?
EX 210 Bizzoni: No. So solo che dovevano prendere il raccordo, mi dissero prendere il raccordo. Ora, per prendere il raccordo, innanzitutto, essendo una moto particolare andava bisogno con dei caschi. Quindi, lasciai anche il mio casco.
E gli dissi che il raccordo... che sul raccordo avrebbero dovuto usare il casco e che la velocità non poteva essere elevata perché era sempre un automezzo sottoposto a un certo controllo.
Quindi non so identificare bene dove sono andati. So solo che per prendere il raccordo, si può andare in tutte le direzioni da Roma. Quindi, non è una cosa molto semplice.
Ricordo solo che, quando mi restituì la moto lo Scarano, e la moto la trovai sotto casa, quindi non me la diede nessun nipote, la moto doveva aver fatto superiore ai 100 chilometri.
PRESIDENTE: Quanto?
EX 210 Bizzoni: Superiore ai 100 chilometri.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo si protrasse questa...?
EX 210 Bizzoni: Diciamo che il sabato gliela diedi, io la domenica sera l'andai a riprendere. Però, la moto dissero che già stava là dalla domenica mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta e come periodo in cui lei colloca, lei ha detto '94, ma siamo nel periodo in cui questi nipoti erano a casa sua a Tor Vajanica o...?
EX 210 Bizzoni: No, no. Assolutamente.
Dopo il fatto di Tor Vajanica, io ebbi anche una discussione con lo Scarano. Però lui mi disse che ormai avevano fatto l'impianto di riscaldamento e che poteva ospitarli nella sua villa.
Quindi, non so se erano nella sua villa o no. Sicuramente questo periodo del prestito della moto avviene dopo febbraio-marzo del '94. Ricordo questo periodo perché in quel periodo riesco a vendere le mie due autovetture e la macchina che usai proprio in sostituzione della moto era una Mercedes station wagon. Quindi, sicuramente dopo il periodo di febbraio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito di macchine, lei poco fa ha detto che in quel periodo, a settembre-ottobre, disponeva di una Jaguar e di una Mercedes.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire che tipo era questa Mercedes?
EX 210 Bizzoni: Mercedes 190 bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Di che colore?
EX 210 Bizzoni: Bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Bianca.
Un'altra precisazione. Lei ha detto poco fa, sempre riferendosi non ho capito bene se alla permanenza a settembre di questi nipoti o più in là, che una volta Scarano le aveva detto che stava andando allo stadio, qualcosa del genere.
EX 210 Bizzoni: No Scarano. Non ho detto che me l'ha detto Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora avevo inteso male io.
PRESIDENTE: Di Giacalone.
EX 210 Bizzoni: Sì. Non ho detto Scarano.
PRESIDENTE: Al quale lei ha chiesto se era tifoso...
EX 210 Bizzoni: No, siccome gli dissi, visto che stavano a Roma, era mi pare giovedì o venerdì, gli disse, dico: 'va be', ma dove andate voi? Che fate la domenica?'
'Ah, domenica ce ne andiamo allo stadio'.
Io gli domandai: 'ma sei tifoso della Roma?'
Dice: 'no, son tifoso della Juventus'.
Però, ripeto, io lo sto dicendo in dialetto romanesco. C'è da capire che pensai o Lazio, Roma o Palermo, non mi risulta che il Palermo stesse disputando una partita in quel periodo a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, lei ha fatto più volte riferimento a questi suoi rapporti con Giacalone per storie di macchine o che altro.
EX 210 Bizzoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un attimino questa sua affermazione?
EX 210 Bizzoni: I rapporti che io ho con Giacalone, innanzitutto sono rapporti che lo Scarano mi invita ad avere perché, visto che avevo queste macchine, visto che dovevo venderle, visto che c'era questa grossa disponibilità economica, e c'era anche questo debito che io avevo con lo Scarano, in relazione al fatto di questa macchina, quindi disse: 'la prendono loro, poi i soldi te li do io'.
Però, è chiaro che un pochino influenzato dal fatto che lo Scarano potesse disporre sempre di grossi quantitativi di denaro, mi invitò a venderle per contanti e tutto quanto.
Però le mie due macchine non furono mai acquistate dal Giacalone.
Nel periodo del '94, nel '94, lo Scarano mi disse che il Giacalone aveva già avuto degli acquisti di autovetture ed era venuto a Roma per acquistare altre autovetture. Se conoscevo qualche concessionaria, qualche posto dove portarlo a comprare autovetture.
Io gli dissi: 'che tipo di autovetture?' Mi parlò sempre che volevano autovetture di piccola cilindrata. Io, infatti, gli proposi anche il posto dove permutai la Jaguar e la Mercedes, però mi disse che erano macchine grosse, anche le altre che vendevano, che non gli interessavano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in tutto questo scambio di informazioni su macchine, le compro, non le compro, lei si mise in mezzo, per così dire, per far comprare delle macchine a Giacalone?
EX 210 Bizzoni: Allora, io non è che mi misi in mezzo. Io urtai la macchina della ragazza, della signora che lavorava presso la mia abitazione per le pulizie, una FIAT Uno bianca, feci un incidente. La feci vedere al Giacalone, questa autovettura. E mi disse che, visto che era solo incidentata dalla parte della carrozzeria e non dal motore - quindi non era stato toccato - mi disse che era intenzionato ad acquistarla e portarla a Palermo, mediante un mezzo adibito per il trasporto delle macchine, dove lui, nella sua carrozzeria, avrebbe provveduto a ripararla e a consegnarla al padre.
Queste furono le parole che io ricordo e che ripeto sempre.
PRESIDENTE: Al padre di chi?
EX 210 Bizzoni: Giacalone.
PRESIDENTE: Al padre di Giacalone.
EX 210 Bizzoni: Sì, lui mi disse: 'la sistemo per mio padre, tanto...'
Perché lui vide che la macchina, il motore era tutto quanto nuovo. Cioè, io distrussi solo la carrozzeria in quell'incidente.
Per sostituire la macchina della Fiori - che io avevo incidentato - acquistai, presso la Siv-Auto una Panda. E feci conoscenza col venditore, col responsabile delle vendite auto della Siv-Auto.
Dopo aver acquistato questa Panda, appunto in quei giorni, Giacalone mi chiese... Scarano mi offriva sempre: 'ma dai, non ti preoccupare, ti faccio guadagnare qualcosa'. Cioè, queste illusioni di guadagno poi mi hanno portato a stare in carcere, a perdere quello che ho.
Per quanto riguarda il discorso dello Scarano e del Giacalone, io lo portai a questa Siv-Auto, dove lui acquistò delle autovetture tutte di piccola cilindrata. Eccetto una grossa, che poi mi pare non ha pagato, o non si sono messi d'accordo, è stata ripresa.
Questo, non lo so dire com'è andata a finire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi un pochino innanzitutto una cosa: in che epoca siamo?
EX 210 Bizzoni: '94. Dopo marzo del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ci andò insieme al Giacalone, lei, a scegliere queste macchine?
EX 210 Bizzoni: Io ci sono andato due volte senza il Giacalone. Poi ci venne il Giacalone con me a vedere queste autovetture. Poi lui chiamò non so chi per poterle ritirare. Però, in quei due-tre giorni, era sempre ospite non a casa dello Scarano. Cioè, penso sempre alla villa.
Perché, per esempio, anche una volta o due che incontrai i nipoti, questi nipoti, non salivano quasi mai su a casa dello Scarano se non c'era.
C'era sempre persone che aspettavano sotto casa. Questa è una cosa che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel periodo in cui avviene questo acquisto di macchine alla Siv-Auto, questi nipoti c'erano?
EX 210 Bizzoni: Il periodo di acquisto dalla Siv-Auto, no. Non li vidi, almeno io non li vidi i nipoti.
Se poi erano presenti nella villa di Scarano non lo so, ma lì non li vidi.
PRESIDENTE: Ma era presente Giacalone.
EX 210 Bizzoni: L'ho detto prima. Cioè, i nipoti, eccetto il Giacalone che ci fece questo discorso con l'accompagnar là e tutto quanto, non...
PRESIDENTE: Non vide gli altri.
EX 210 Bizzoni: No. I nipoti non li... Mentre le altre volte bene o male, o in compagnia del Giacalone, o in compagnia dello Scarano, li avevo quasi sempre visti, nei periodi in cui prima ho elencato, non ho... cioè, in quel periodo non vidi i nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, ma la macchina della Fiori, quella incidentata, Giacalone dov'è che la vide? Dov'è che lei portò a vederla questa macchina?
EX 210 Bizzoni: Io feci un incidente nella zona di Centocelle, vicino a via Palmiro Togliatti. E mi pare che il Giacalone venne, o lì, o dal carrozziere in via dei Pioppi. Non mi ricordo ora...
Gli dissi che avevo incidentato questa macchina, gli dissi che questa macchina aveva il motore nuovo, perché lui parlava anche con la ragazza che lavorava da me.
Infatti noi a casa ci facemmo fare il foglio della responsabilità e il foglio di vendita dell'autovettura per essere tranquilli che ci fosse un pezzo di carta che testimoniasse l'avvenuta vendita, la data e tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno di capire se questa macchina, questa incidentata, si spostò dal punto dove lei la portò a vedere al Giacalone.
EX 210 Bizzoni: La macchina, prima era dove ho avuto l'incidente; poi, dal carrozziere. E poi, dal carrozziere, è stata portata via mediante un automezzo che mandò lo Scarano o il Giacalone. Sicuramente un automezzo di loro conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei, la macchina, la lasciò davanti al carrozziere.
EX 210 Bizzoni: Non so se la mise dentro, o di...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Lei, lei.
EX 210 Bizzoni: Non ho capito, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, la macchina, dopo il luogo dell'incidente...
EX 210 Bizzoni: No, è stata per qualche giorno lì, sull'incidente. Poi è stata portata dal carrozziere e poi...
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questo carrozziere?
EX 210 Bizzoni: Fanci Mario.
PUBBLICO MINISTERO: Fanci Mario.
EX 210 Bizzoni: Via dei Pioppi.
PUBBLICO MINISTERO: Via dei?
EX 210 Bizzoni: Pioppi.
PUBBLICO MINISTERO: Pioppi. E poi lei lì l'ha vista per l'ultima volta, questa macchina?
EX 210 Bizzoni: Allora, io questa macchina, così com'era incidentata, la vidi per l'ultima volta lì.
Di viso non l'ho più rivista. Cioè, io non ho mai visto materialmente più la macchina.
L'unica cosa che avrei voluto già dire in altra udienza - ma purtroppo questa è la prima volta che vengo interrogato - il Giacalone mi riportò che aveva trovato una scocca nuova di colore grigio.
Infatti, nell'interrogatorio in cui i P.M. lì, al carcere di Sollicciano, due anni fa mi parlano di questa macchina che io dico grigia, è perché mi ritorna alla memoria che mi disse - il Giacalone - che aveva trovato una scocca nuova per sostituire quella rovinata della Fiori.
Quindi, queste sono le cose che so.
Io, la macchina, con la targa - come ha detto prima i dottor Chelazzi... Nicolosi - ritaroccata, fatta così, vista, non l'ho più vista.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei ha visto il rottame della macchina...
EX 210 Bizzoni: E non ho più visto la macchina quando è stata - così dice lei - taroccata. Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma quando queste macchine partono dalla Siv-Auto, queste che aveva comprato il Giacalone, lei c'era?
EX 210 Bizzoni: Io vidi mentre le caricavano le prime, poi me ne andai.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda chi c'era alla Siv-Auto? Per compiere questa operazione.
EX 210 Bizzoni: C'era... venne il figlio dello Scarano, un nipote - un nipote che non era questi qua che ho detto, non so, era un ragazzo un po' alto, non so come si chiamava, poi Scarano chiamava tutti nipoti quelli di Roma, però questa era una persona che abitava in zona, quindi non era gli stessi nipoti di cui parlo prima - e l'autista dell'automezzo per portarle via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi un pochino che cosa avvenne, come arrivaste, come vi deste appuntamento per prendere queste macchine.
EX 210 Bizzoni: Lo Scarano, non so se in quel giorno stesso, o il giorno prima, doveva andare dal figlio che era ricoverato, che era agli arresti domiciliari presso la clinica.
E io gli dissi: 'guarda, domani c'è...'
Dice: 'non ti preoccupare, che è tutto a posto. Viene l'automezzo e fai vedere a mio figlio la strada, in modo che lui poi indichi all'automezzo dal raccordo come scendere, e lo portate lì direttamente al concessionario per ritirare queste autovetture'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei con quegli altri, col figliolo e con quest'altra...
EX 210 Bizzoni: Mi diede, mi diede...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi faccia finire. Con quest'altra persona, come vi ritrovaste? Come faceste a fissare l'appuntamento, a vedervi alla Siv-Auto?
EX 210 Bizzoni: Telefonai allo Scarano e lui poi mi disse che il figlio - siccome già era venuto - sapeva dov'era il concessionario, di venire... di aspettarlo là, che loro sarebbero venuti lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Bizzoni: Sia con... Non so, il figlio, non mi ricordo se venne con un'altra macchina. E poi c'era questa bisarca, quest'altro... come si chiama, l'autovettura per trasportare. Il camion, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la famosa scocca grigia, com'è che arrivò lì, alla Siv-Auto?
EX 210 Bizzoni: Non lo so. Non l'ho vista.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, cosa vide lei alla Siv-Auto?
EX 210 Bizzoni: Vidi caricare delle macchine dalla parte della Siv-Auto quasi tutte senza messe in moto. Le misero in moto con delle batterie e dei cavi.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone c'era?
EX 210 Bizzoni: No, quel giorno del carico, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Bizzoni: Non so se venne prima, o dopo.
Io... quando caricarono la macchina, non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in quello stesso periodo, Giacalone ebbe modo di vederlo subito dopo, vi sentiste in relazione all'acquisto di queste macchine...
EX 210 Bizzoni: No, ci fu il discorso che Giacalone ritelefonò allo Scarano e poi telefonò lì, a quella agenzia, cioè, diciamo, all'interno della Siv-Auto, per il fatto che non gli erano stati spediti i libretti, i complementari delle autovetture.
Però non so se telefonò Giacalone, o qualcuno da Palermo dove le macchine erano arrivate.
E lo Scarano mi disse: 'ma perché...'
Dico: 'guarda, gli hanno fatto il foglio che, qualsiasi autovettura venga venduta, direttamente da Roma effettueranno il passaggio perché hanno le procure qua', non avrebbero mandato i libretti assieme alle autovetture.
Mi pare infatti che fecero una bolla di accompagnamento per le autovetture, a quello della bisarca. infatti vidi che la stavano compilando all'interno della Siv-Auto. E poi me ne andai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Bizzoni: Non ho visto la partenza della...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E la vendita dalla Fiori a Giacalone dell'autovettura incidentata, come avvenne?
EX 210 Bizzoni: Mi firmò un foglio a casa che lui si prendeva la responsabilità di questa autovettura e che se la prendeva lui. Mi diede nome, cognome, e tutto quanto. E poi disse che avrebbe rimandato il foglio firmato da Palermo, da dove la portava.
Infatti ebbi una ricevuta dal Giacalone per 400 mila lire, di questa autovettura.
PUBBLICO MINISTERO: E fu lei a portarlo alla Fiori a firmare, questo foglio?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la Fiori, Giacalone non lo ha mai conosciuto.
EX 210 Bizzoni: Mi pare di no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e il pagamento di queste macchine, come venne fatto?
EX 210 Bizzoni: Venne fatto con un assegno che poi non lo accettarono, non avrebbero fatto i passaggi, e mi diede i soldi lo Scarano. Portò i soldi, mi pare, il figlio. O il figlio, o Giacalone. Io non lo so chi li portò. So solo che fu fatto in contanti, poi, sennò non sarebbe mai avvenuto il passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma si ricorda lì, alla Siv-Auto, cosa avvenne in relazione a questo passaggio di soldi per l'acquisto di queste macchine?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda niente?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poco fa ha detto che, nel momento in cui c'è questo acquisto, ci fu la trattativa fatta alcuni giorni prima, poi, nel momento in cui le macchine partono da Roma su questa bisarca, Giacalone non c'era più.
Ecco, in questo periodo di tempo che va dall'acquisto di queste macchine all'indietro, per così dire, ecco, aveva avuto modo di vedere Giacalone a Roma?
EX 210 Bizzoni: Sì, perché io gli proposi l'acquisto, qualche giorno prima, anche della mia motocicletta. Perché lui andava alla ricerca di una moto, in quel periodo.
Gli dissi, appunto, che la mia la vendevo ad un prezzo buono. Ormai mi ero stancato e tutto quanto.
E lui mi disse: 'la devi...', mi disse: 'va be', mi dai il foglio...'
Dico: 'no, la moto, c'ho il libretto, c'ho il complementare, facciamo il passa... andiamo in agenzia e facciamo il passaggio e te la porti poi dove vuoi'.
Cioè, avrei avuto il pezzo di carta che testimoniava che da quel... Era una moto, cioè, non era... Cioè, succedeva un incidente, qualcosa, anche perché l'assicurazione era intestata a me.
Mi ricordo solo che mi pare che, in quel periodo, lui non prese la mia moto, ma acquistò un'altra moto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io ho bisogno di capire una cosa: ma come facevate ad incontrarvi, a contattarvi con Giacalone?
EX 210 Bizzoni: Una volta o due venne sotto casa mia, perché ce lo portò lo Scarano.
Anche perché casa dello Scarano, da casa mia, era vicinissima. per cui, anche una persona che viene da un'altra città, è facile poter, diciamo, collocare il tragitto che non sono neanche due chilometri.
PUBBLICO MINISTERO: E questi incontri...
EX 210 Bizzoni: Io non ho mai telefonato a loro, al Giacalone, sul telefonino o su altre cose, ecco. Se questo lo vuol sapere.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, voglio dire: questi incontri, questi contatti tra lei, Giacalone, Giacalone e scarano, avvengono nel periodo che va dal momento in cui queste persone stanno nella villetta sua...
EX 210 Bizzoni: No, assolutamente. Le persone erano già andate via dalla mia villa. Attenzione, il periodo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
EX 210 Bizzoni: Il periodo che io sto dicendo è...
PUBBLICO MINISTERO: Non mi ha fatto finire.
EX 210 Bizzoni: Eh, lo so, ma lei...
PUBBLICO MINISTERO: No, se lei mi fa finire la domanda, capisce che io le volevo chiedere se questi incontri avvengono dal momento in cui lascia la villetta a Tor Vajanica, al momento in cui compra le auto alla Siv-Auto.
EX 210 Bizzoni: Allora, dopo la villetta a Tor Vajanica... quando lasciarono la villetta - quindi, ammettiamo che fossero cinque giorni di gennaio - io, dopo un po' di tempo, per un po' di tempo, non ho visto nessuno.
Rividi solo questo fatto dei nipoti e del Giacalone, quando ci fu il discorso della moto, il famoso discorso che prestai la moto allo Spatuzza.
Quindi ci fu un lasso di tempo di un mese, o due mesi.
Dopo il prestito della moto ci fu il periodo delle macchine.
Quindi, se si collocano, non c'è stato... Perché io, i nipoti, mentre le altre volte sapevo che transitavano in quella casa perché potevo vedere la macchina lì sotto... Io, da quando poi sono andati, non li ho più visti. Cioè, non sapevo dove dormivano, anche il periodo che passa da settembre a dicembre del '93, mi disse che erano andati a casa sua, che potevano mangiare là, che sarebbero andati giù per le... però mi disse che stavano a Roma per acquistare autovetture e poi portarle giù.
Questo, sono sempre state le parole.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma nel periodo di settembre, quando succede l'episodio della portiera, ecco, una puntualizzazione: rispetto al momento in cui lei dispone di questa casa a largo Capitolino, l'episodio della portiera, quanto tempo dopo avviene?
EX 210 Bizzoni: Pochi giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Pochi giorni dopo?
EX 210 Bizzoni: Pochi giorni. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei, il possesso di questa casa, se lo ricorda quando ce l'ha?
EX 210 Bizzoni: Io ritorno in possesso della casa, mi pare, verso ottobre. Perché poi non ci sono più andato in quella casa. Affitto quella casa nella metà di ottobre a un certo Mencarelli...
PUBBLICO MINISTERO: Aldo?
EX 210 Bizzoni: Aldo. E ci fu regolare passaggio. Ci fu una regolare ricevuta. Quindi io ritorno in quella casa per darla al Mencarelli. Però evitai, per un po' di tempo, per andarci, perché la portiera fu pesante, disse parecchie parole. Disse che avrebbe informato il proprietario.
Allora, per cercare... Non sapevo neanche cosa era successo esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e lei non sa dove andarono queste persone nel momento in cui succede questo episodio lì, al largo Capitolino?
EX 210 Bizzoni: Allora, io parlo sempre perché è lo Scarano che lo dice. Quindi, io non so, non me lo ha detto nessuno.
Lo Scarano mi disse che li portava in un altro appartamento di un amico suo dove pagava meno di 700 mila lire al mese.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è quello che lei si ricorda oggi.
EX 210 Bizzoni: Che mi disse 800 mila lire al mese.
Poi mi disse anche, dice: 'tanto vengono pure a casa mia, perché per adesso il sotto l'ho tutto sistemato'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Bizzoni: Ora, "il sotto l'ho tutto sistemato", parlo in relazione alla villa che era in costruzione. Quindi...
Perché casa a Roma non era disponibile per poter ospitare tutte queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei in questa villetta in costruzione...
EX 210 Bizzoni: Non ci sono mai stato, non so dove sia.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Scarano disponeva di qualche altra cosa in zona?
EX 210 Bizzoni: So che Scarano, in zona, aveva la 'manus lunga', come le ho detto prima, perché col fatto che poteva disporre sempre di grossi... era l'unico che si può dire che in zona potesse avere i danari contanti in qualsiasi momento.
Il fatto che lui avesse altri appartamenti, non so dove. So però che lui mi parlò di un appartamento dove portava anche questa ragazza con la quale aveva questa relazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dato che siamo a parlare di donne, finiamo l'argomento.
Questa Cantale, lei l'ha...
EX 210 Bizzoni: L'ho vista due o tre volte, questa Cantale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dove l'ha vista?
EX 210 Bizzoni: L'ho vista quando... la Simonetta Cantale era la moglie di un amico dello Scarano che fu arrestato, mi pare, nel '93-'94... Non mi ricordo quando è stato arrestato questo...
PUBBLICO MINISTERO: Sa come si chiama?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Questo amico di Scarano? Il nome di battesimo, nemmeno?
EX 210 Bizzoni: Pino.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
EX 210 Bizzoni: Pino.
PUBBLICO MINISTERO: Pino. E' il marito della Cantale?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dov'è che li aveva conosciuti e dov'è che li aveva visti?
EX 210 Bizzoni: Allora, me lo presenta lo Scarano vicino al bar, questo, questo Pino. Poi so che, in quel periodo, lui ha avuto una carcerazione, questo Pino. Non so se sia dovuta al fatto... per un motivo con lo Scarano o altre cose. E, in quel periodo, lo Scarano che frequenta assiduamente la moglie.
Cioè, nel momento in cui il marito era detenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha accennato, mi pare che questa donna, questa Simonetta, era andata a fare pulizie in questi posti, l'aveva vista...
EX 210 Bizzoni: Non so se Simonetta solo, per, non so, per guadagnare qualcosa, o anche qualche altra parente della Simonetta.
Io so sempre che lo Scarano, una o due volte, lo vidi con due ragazze: di cui, una sempre la Simonetta; l'altra, non è che so nome e cognome.
E mi disse anche se avevo appartamenti in vendita dove lui intendeva collocare questa Simonetta Cantale. Perché mi disse che non aveva soldi, che il marito era stato arrestato e che lui voleva aiutare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei la signora Milan Matilde, la conosce?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire che rapporti c'erano con questa donna...
EX 210 Bizzoni: Ma io, Milan Matilde, la conosco perché era una parrucchiera nella zona di Centocelle, dove io avevo due negozi: uno, di lampadari grandissimo e uno di mobili.
Conosceva una mia amica e avevo questa amicizia con la Milan Matilde, anche perché la stessa è venuta a comprare dei lampadari, ha avuto delle sue amiche che sono venute da me.
La Milan Matilde è una donna che poi, dopo un po' di tempo, apre un negozio dietro al mio. Cioè, io ero in via dei Frassini, diciamo, alle spalle del mio negozio, apre un negozio di parrucchiera in proprio. Prima non so se era in società, o altro.
E so che questa Milan Matilde era una persona che, me lo disse lei, me lo disse anche lo Scarano, insomma, usciva con uno di questi nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Questa signora Milan...
EX 210 Bizzoni: Milan Matilde.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda con chi?
EX 210 Bizzoni: No. Cioè, mi disse una volta so per una cena con Giacalone, una volta per una cena. Poi non so nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma come aveva fatto a conoscerle queste persone? Milan...
EX 210 Bizzoni: Allora, Milan Matilde, nelle sue affermazioni che ho letto, dice che io presento il Giacalone come mio amico. Nei risvolti fino al 1993, quindi ho 43 anni, io non ho avuto amicizie col Giacalone. Gli dissi che era un nipote dello Scarano, un amico dello Scarano. Siccome la Milan Matilde aveva sempre un rapporto continuo con lo Scarano.
Cioè, so che è uscita con lo Scarano, con altre amiche. Io non so esattamente quale collocazione dare a questa ragazza.
So che, quando gli presentai il Giacalone, non è che gli dissi: 'è un mio amico', non mi sogno di dire mio amico, se non so qual è la amicizia vera, o non la conosco.
Gli dissi: 'questo, è un amico. E' un nipote del... di Antonio. Tu conosci bene Antonio, mi ha detto Antonio se stasera, non so, c'hai qualche cosa, hai qualche amica per potere andare a cena, perché loro... lui è venuto a Roma e deve rimanere qualche giorno a Roma'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, c'era stata questa conoscenza...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... fra Giacalone e questa Milan?
EX 210 Bizzoni: Sì. Davanti al negozio della Milan.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda in che periodo siamo?
EX 210 Bizzoni: No. '93, sicuramente. Non mi dica il periodo, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Bizzoni, lei ha collocato nelle varie fasi, maggio '93, poi settembre, poi fine anno, poi l'anno dopo, eccetera. Fino a quando ha visto queste persone, lei?
EX 210 Bizzoni: Allora, diciamo che Giacalone lo vidi... Allora, diciamo, le persone che ho più visto e le persone con le quali penso che lo Scarano avesse un rapporto più continuo, fosse il Giacalone e Spatuzza, mi pare si chiami. Con gli altri nipoti non è che li ho visti molte volte.
Li vidi nei periodi in cui ho indicato, ma non è che li vidi in continuazione.
Però, le persone con le quali era più in contatto... So, anche perché, diciamo, anche quando lo scarano non c'era, neanche queste persone, come il Giacalone, non sono mai salite su casa, aspettavano sempre sotto con la massima discrezione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, nel contesto di questi rapporti fra lei, Giacalone; lei, Giacalone e Scarano, eccetera, lei ha ricordo di altri affari relativi a macchine, a trasporti di autovetture, di barche, o altro?
EX 210 Bizzoni: Sì. So che, nel periodo del '93, e per un debito sempre... Io avevo un grosso debito con lo Scarano, perché un assegno era tornato anche indietro, per cui venne collocata sopra un camion che non era adibito a trasporto macchine - questo me lo ricordo, perché aveva la base molto alta - venne colloca...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda di che colore era questo camion?
EX 210 Bizzoni: Sul rosso. Però può essere arancione... Adesso sono passati quattro anni.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Bizzoni: Questa... Venne collocata un'autovettura, una Peugeot, mi pare con targa tedesca o targa estera - adesso non so quale fosse la targa, so che era una targa estera - e una barca che io diedi allo Scarano che era su un carrello.
La barca venne lo stesso automezzo che mi pare poi in seguito andette a caricare la macchina della Fiori.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, barca e Peugeot, salgono su questo stesso camion?
EX 210 Bizzoni: Sì. Prima, la Peugeot, poi la barca.
PUBBLICO MINISTERO: Sa quale era la destinazione di queste due...
EX 210 Bizzoni: Lo Scarano mi diceva che, in quel periodo, aveva in costruzione una villa grandissima in Sicilia.
Queste sono state le sue parole, eh.
Ripeto, Scarano tante volte ha millantato, tante volte... ecco qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi erano destinate in Sicilia.
EX 210 Bizzoni: Lui ha detto... lo Scarano mi ha detto che andavano in Sicilia.
Infatti il camionista, il trasportatore, non so chi sia, mi disse che doveva portarle giù.
Mo' adesso, se siano andate in Sicilia, non è che mi sono...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Come epoca di questo fatto?
EX 210 Bizzoni: '93, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei ha collocate questi episodi...
EX 210 Bizzoni: Sempre settembre del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Settembre...
EX 210 Bizzoni: Settembre-ottobre del nova... quel periodo là. Non era, non era antecedente a questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Non era antecedente.
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo fare cinque minuti di pausa?
PRESIDENTE: Facciamo dieci minuti di pausa.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, prima di riprendere e completare l'esame di Bizzoni, sono nella necessità di rappresentare alla Corte una situazione.
E se non lo facciamo subito, poi ci complichiamo la vita per le udienze a venire.
Come la Corte sicuramente rammenterà, era, era e resta, per la verità, in programma, l'esame di Pennino Gioacchino, per l'udienza del 26 di settembre e vale a dire domani l'altro.
In sede di notifica da parte del Servizio Centrale di Protezione a Pennino - la documentazione ho chiesto che mi venisse portata in aula, la metto immediatamente a disposizione della Corte - in sede di notifica, appunto, della citazione per questa udienza, l'interessato ha fatto richiesta di essere esaminato con il metodo previsto e con le forme previste dall'articolo 147-bis, mi pare sia quello delle disposizioni di attuazione.
Io ricordo che la Corte ha adottato un provvedimento analogo per quanto riguarda Monticciolo Giuseppe. Non abbiamo però in calendario ancora l'esame di questa persona. Ma siccome il calendario per l'esame di Pennino era già stato predisposto, allora non ho difficoltà ovviamente a dire alla Corte e a tutte le parti che ho, abbiamo, verificato preliminarmente - riservata alla Corte ogni decisione, com'è naturale che sia - la possibilità di compiere questo atto con il mezzo richiesto dall'interessato.
Abbiamo avuto la disponibilità da parte di una delle strutture - ovviamente sono tenuto a non indicare quale - quindi, chiedendo alla Corte di volere formalmente provvedere su questa richiesta dell'interessato, che è persona sottoposta a programma speciale di protezione, chiedendo appunto alla Corte di emettere questo provvedimento. Se la Corte ritiene di adottarlo sul momento, così potremmo, come dire, ratificare quello che, da parte mia, è stata una semplice verifica di carattere preliminare.
PRESIDENTE: Ci sono osservazioni delle parti civili, dei difensori?
AVVOCATO Gramigni: Di questo difensore, sicuramente, signor Presidente. Avvocato Gramigni.
Colgo l'occasione per interloquire anche sulle questioni che erano ancora aperte, rispetto alla pausa delle udienze di questi giorni.
Se non sbaglio, erano la richiesta di ammissione del dichiarante ex 210 Massimino. E analoga richiesta di audizione in videoconferenza per Monticciolo Giuseppe.
Partendo dalle ultime, cioè le richieste di audizione in videoconferenza, la Corte naturalmente deciderà quello che deciderà, c'è opposizione, o comunque, rammostra la sua ferma opposizione chi le parla, nel senso che non credo che la modalità di esame videoconferenza, o meno, sia legata al capriccio di chi deve venire a rendere dichiarazioni, se crede.
Nel senso che, non mi sembra che sia stata nemmeno allegata - non dico provata, dimostrata, ma nemmeno allegata - una certa qual circostanza che debba differenziare il regime processuale della assunzione dell'atto consistente nelle dichiarazioni dibattimentali di questi signori, rispetto a quanto abbiamo fatto fino ad adesso.
Dico, ormai è da tempo che sfilano in quest'aula collaboratori di Giustizia sottoposti a programma di protezione e più o meno noti, tra virgolette, per le vicende che hanno non sempre legittimamente risonanza sugli organi di stampa.
Quindi, nessuno di questi signori, mi sembra, abbia mai sofferto di coazioni, pressioni, o comunque abbia dovuto limitare il suo contributo a questo processo, perché è venuto qui in quest'aula.
Mi sembra che siano sempre, si siano sempre svolti nella più assoluta tranquillità, gli esami di questi signori. Ripeto, ne abbiamo avuti di tutti i tipi: siciliani, calabresi, pugliesi e quant'altro.
Nessuno ha mai, si è potuto mai rendere conto, almeno chi le parla, si è mai potuto rendere conto di qualche problema che ha afflitto questi signori qui in aula. Nessuno ne ha mai dato atto.
Devo dire ora che il signor Pennino provi disagio, o trovi sgradito venire fino a Firenze. Mi dispiace per lui. Ma, ripeto, non vedo perché debba avere un trattamento differenziato rispetto alle decine di collaboratori ormai che sono sfilate qui, davanti alla Corte eccellentissima.
Stesso dicasi per Monticciolo Giuseppe.
Ripeto, non credo che il 147-bis debba essere applicato secondo il capriccio di chi deve venire a deporre, o comunque secondo le aspettative e i desiderata di chi deve venire a deporre.
Se ci sono esigenze oggettive, percepibili, da tutte le parti del processo e dalle Signorie Vostre, in primo luogo, per l'amor di Dio, venga la videoconferenza, venga quello che deve essere.
Ma mi sembra che la forma di cautela consistita nell'impedire la visione da parte del pubblico del sembiante, del dichiarante, sia stata fino ad ora più che sufficiente, abbia contemperato in maniera più che adeguata alle esigenze di pienezza del contraddittorio, l'esigenza di cautela che, in questi casi, vengono rappresentate e vengono ad essere rilevanti.
Per ciò che riguarda la richiesta di esame di Massimino, credo che sia irrimediabilmente tardiva, irrimediabilmente, anche a voler dare ciò che si nega da parte di chi le parla, un qualche rilievo processuale alla scelta collaborativa avvenuta, diciamo, 'in itinere'.
Comunque, volendo anche dare un qualche rilievo giuridico rispetto alla ammissibilità di una richiesta che si fondi sul fatto che un soggetto ha deciso di collaborare a processo in corso, dico, in questa ipotesi, nemmeno questa evenienza è caduta.
Massimino Alfio è persona che, fino, diciamo, dagli esordi della indagine, o comunque fino dall'indagine preliminare, compare. E' persona che si sa chi è, si sa, secondo il dichiarato di certi testimoni, cosa avrebbe fatto; si sa che ruolo riveste. Ovvero, è questo direttore di questo centro commerciale. Quindi, dico, il contributo di conoscenze ai fatti del processo del Massimino, se si riteneva essere rilevante, lo si doveva ritenere essere rilevante quando erano ancora aperti i termini per la presentazione della lista testimoniale.
E dico: nemmeno il fatto nuovo, tra virgolette, che è originato dalla collaborazione 'in itinere', diciamo, in questo caso mi è stato dato di riscontrarlo.
Quindi, non vedo quale sia, a questo punto, il momento processuale sul quale debba appuntarsi il superamento della tardività della richiesta. Che, ripeto, tale ritengo sia, e, sotto questo profilo, trova la opposizione di chi le parla, la richiesta di ammissione del dichiarando sopradetto. Grazie.
PRESIDENTE: I colleghi, penso che si associno.
AVV. Cianferoni: L'avvocato Cianferoni per associarsi e per chiedere al Presidente se ritiene opportuno che possa svolgere adesso una richiesta istruttoria all'esito dell'esame condotto stamani mattina al signor Annacondia, o se invece posso riservarmi al termine dell'udienza, o all'udienza di domani, o come lei crede.
PRESIDENTE: Possiamo vedere domani, perché non so, a questo punto, evidentemente la Corte, una volta esaurito questo esame, dovrà decidere su queste richieste.
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: Per le quali, tuttavia, il Pubblico Ministero ha diritto di esporre le sue considerazioni.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: Almeno per quel che riguarda la questione relativa alla videoconferenza concernente il Monticciolo.
No, Monticciolo. Come si chiama, il...
PUBBLICO MINISTERO: Pennino.
PRESIDENTE: Pennino.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io so com'è confezionato l'articolo 147-bis. E i difensori lo sanno sicuramente almeno come me.
Addirittura è previsto che possa essere il Giudice di ufficio a stabilire che si faccia ricorso a certe modalità che sono modalità, per così dire, di tutela progressiva e accentuata, graduale della persona che deve rendere le sue dichiarazioni.
Il parametro, se ce n'è uno, la condizione, se ce n'è una, nella disposizione, è quella che si tratti di persona... che l'esame si debba svolgere nei confronti di persona ammessa in base alla legge a programma di protezione.
E questo è esattamente quello che riguarda il signor Pennino.
Dopodiché, se è l'interessato stesso che chiede che si proceda in un certo qualmodo, a me sembra che, proprio a tutela di quella che evidentemente l'interessato ritiene essere una condizione di serenità, che è un presupposto indefettibile perché la dichiarazione, le dichiarazioni siano rese all'insegna della genuinità sotto ogni profilo, a me sembra che questo debba essere considerato, per così dire, il caso di scuola in cui il Giudice adotta il provvedimento. E non semplicemente perché una parte, o l'altra, fa valutazione di tipo comparativo, basata su che non si sa, le quali, se avessero un fondamento, dovrebbero risolversi con una affermazione di questo genere: l'articolo 147-bis delle disposizioni di attuazione, è stato introdotto inutilmente dal legislatore, perché sono le parti che, se vogliono, consentono o non consentono che l'esame si svolga in un modo anziché in un altro.
La disposizione ha tutta un'altra portata e questa è la ragion per cui io ritengo che la richiesta di questa persona debba trovare accoglimento.
Non spendo parola sulle questioni legate a quelle prove, perché non mi pare che, per queste, vi siano ragioni di urgenza a provvedere, come viceversa mi sembra ci sia sulla questione Pennino.
Comunque l'esposizione, a suo tempo, il Pubblico Ministero la fece già. Non ritiene di aggiungere parola. La Corte è nelle condizioni - a mio sommessissimo avviso - per giudicare anche sulle questioni legate alla ammissione della prova per esame di Massimino Alfio.
Questo, è quanto.
PRESIDENTE: Bene, la Corte deciderà al termine dell'esame che è in corso.
Possiamo procedere? Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, signor Bizzoni, volevo chiederle alcune cose, per così dire, di sfondo, ma non solamente di sfondo, al suo discorso.
Vuole ricordarmi, per piacere, le date in cui ha avuto inizio e ha avuto termine la sua custodia cautelare in questo procedimento? Cioè a dire, nel procedimento che, in fase di indagini preliminari, comportò anche l'emissione di una ordinanza nei suoi confronti.
*EX 210 Bizzoni: 11 maggio 1995. E la scarcerazione il 23 dicembre '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ricorda se è stato interrogato... a parte l'interrogatorio obbligatorio previsto dalla legge da parte del Giudice, se è stato interrogato più volte, o solo una volta, o solo qualche volta anche dal Pubblico Ministero?
EX 210 Bizzoni: No, io sono stato interrogato dal GIP, mi pare, che emise la custodia cautelare.
E poi dopo sono stato interrogato dalla procura, da voi Pubblici Ministeri.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se sono stati pochi o tanti gli interrogatori?
EX 210 Bizzoni: Più di uno.
PUBBLICO MINISTERO: Più di uno. Vuole il numero esatto?
EX 210 Bizzoni: Non so se sono tre, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io direi che sono molti di più.
Gli interrogatori che lei ha fatto al Pubblico Ministero sono: il 13 maggio, il 6 giugno, il 4 ottobre, l'11 ottobre, il 14 novembre - siamo sempre nel '95 - e poi ancora 23 febbraio del '96.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è in grado di rispondere a questa domanda che io formulo in maniera non provocatoria, ma sicuramente al limite del paradosso: lei ricorda se in questi interrogatori è stato interrogato prevalentemente, o solo occasionalmente sui suoi rapporti con Scarano?
EX 210 Bizzoni: Cioè, non so se... Non so come voglia intendere la domanda, se me la specifica meglio, perché il paradosso nel senso che... non riesco a capire, cioè, ripeto, le mie vicissitudini, come voi ben sapete, avete conosciuto, sono in relazione alla conoscenza con lo Scarano. Tutto quello che mi è accaduto, è Scarano.
Poi, la derivazione di tutto questo, le conoscenze con i famosi nipoti, le conoscenze col Giacalone e tutto quanto, sono tutte, diciamo così, gli interrogatori che sono venuto a spiegare quando me li avete fatti. E' chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Apposta dicevo, siccome vede, sarà sicuramente stato informato dal suo difensore, la Corte non è a conoscenza delle sue dichiarazioni. Sono io che, attraverso le domande, devo cercare di far capire alla Corte quale è stato l'oggetto degli interrogatori che le abbiamo fatto durante le indagini preliminari.
Mi sono spiegato?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le domandavo se lei ricorda se, in quei vari interrogatori, lei è stato interrogato prevalentemente sui suoi rapporti con Scarano e tutti gli accessori di questo rapporto, ovvero se di Scarano si è parlato solo qualche volta e per combinazione.
EX 210 Bizzoni: No no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Bizzoni: Mi pare che, diciamo, era centrato tutto il discorso sullo Scarano, su chi era lo Scarano e sulla frequentazione con lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora le faccio una domanda, questa è un po' provocatoria, ma solo in senso processuale, non sul piano personale.
Questa vicenda che riguarda le armi che lei è andato a ritirare all'armeria Garsia, lei l'aveva riferita nel corso degli interrogatori?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. E quando l'ha riferita per la prima volta?
Oggi, qui, alla Corte di Assise?
EX 210 Bizzoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Bizzoni: Allora, io, per il fatto delle armi, se ben si ricorda, quando siamo stati in sede del rinvio a giudizio, lei - non so se si può dire - mi disse appunto che era, non dico adirato, ma mi disse che insomma, io, pare che le avessi nascosto qualche cosa, quando lo Scarano poi si pentì. Questo, fu fuori dell'aula.
Io le dissi non è che le avevo nascosto niente; è che avrei voluto parlare proprio di questo episodio. Io le riferii sempre, tutte le volte mi pare che abbiamo fatto gli interrogatori, che avevo una certa paura per la mia persona, perché sono... cioè, dove abito è conosciuto e tutto quanto.
se ben si ricorda lei mi domandò anche se avevo qualche cosa di cui pentirmi per essere sottoposto come collaboratore, altre cose.
le dissi: 'io, di pentirmi di reati, di qualcosa, per... no'.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Bizzoni: Certo che, adesso, a questo punto...
PUBBLICO MINISTERO: Questo reato, però, lo aveva taciuto.
EX 210 Bizzoni: Non è che io... Sì, a lei sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così, o non è così?
EX 210 Bizzoni: Sì. Gli ho mancato di rispetto, perché io le avevo detto...
PUBBLICO MINISTERO: No, macché di rispetto...
EX 210 Bizzoni: E be', aspetti...
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa il dato storico e basta.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questo reato che ha commesso nelle circostanze che oggi ha riferito e che comunque fa capo ai suoi rapporti con Scarano - così lei ha affermato - durante le indagini preliminari lo aveva taciuto.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. La ragione, scusi?
EX 210 Bizzoni: Io ero sempre intimidito, così come lo sono stato adesso. In questo momento non volevo rientrare in aula.
PUBBLICO MINISTERO: Intimidito, mi scusi, da chi?
EX 210 Bizzoni: La paura...
PUBBLICO MINISTERO: Dalla situazione...?
EX 210 Bizzoni: Dica?
PUBBLICO MINISTERO: Dalla situazione in sé, da Scarano, dalle persone legate a Scarano, dal Pubblico Ministero...
EX 210 Bizzoni: Io, quando... Io, nel periodo di febbraio, poco prima che lei mi interrogasse - e lei mi venne ad interrogare nel carcere di Rebibbia, se ben si ricorda - ci fu l'interrogatorio e lei mi disse appunto se avevo detto... E io pensavo che... Io le dissi che mi sentivo, mi sentivo un po' oppresso. Ma la mia oppressione non è dovuta al fatto che sono un paranoico; mi sentivo qualcosa che arrivava in relazione al fatto che ero impaurito.
E questa paura anche oggi mi pare che è successa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, aspetti allora...
EX 210 Bizzoni: Eh...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, sennò la Corte non coglie un passaggio.
EX 210 Bizzoni: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei è stato scarcerato, ha detto, prima da Firenze in una certa data.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La vuol ripetere, per piacere?
EX 210 Bizzoni: Dicembre, 23 dicembre '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però poi lei ricordava esattamente che il 23 febbraio del '96 è stato interrogato da me...
EX 210 Bizzoni: No, il 23 febbraio ero...
PUBBLICO MINISTERO: ... ma era nuovamente a Rebibbia.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che ci faceva a Rebibbia?
EX 210 Bizzoni: Era per un altro, un'altra custodia cautelare che mi era stata fatta, che poi è decaduta.
PUBBLICO MINISTERO: Da quale Autorità Giudiziaria?
EX 210 Bizzoni: Roma, però.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi non dal Pubblico Ministero che...
EX 210 Bizzoni: No, ma io non sto dicendo che lei...
PUBBLICO MINISTERO: No, le chiedevo di precisare questo punto, ecco.
EX 210 Bizzoni: No, assolutamente. Non ho detto questo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io dicevo: in tutti questi interrogatori lei, questa vicenda delle armi non l'aveva riferita, e ha detto per ragioni di preoccupazione, intimidazione...
EX 210 Bizzoni: Bisogna andare a vedere nell'ufficio matricola che al G-7 di Rebibbia, un reparto di massima sorveglianza dove ero detenuto, guarda caso c'era lo Scarano, che, in quel periodo, non era pentito.
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
EX 210 Bizzoni: Al G-7 di Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Abbia pazienza, ma tutti gli interrogatori precedenti che lei ha fatto detenuto a Sollicciano...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... Scarano, con Sollicciano, non c'entrava niente...
EX 210 Bizzoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... che sono, ripeto, il 13 maggio, il 4 giugno, il 6 di giugno, il 4 ottobre, l'11 ottobre, il 14 novembre... cinque interrogatori del Pubblico Ministero e un interrogatorio del GIP, svoltisi presso la Casa Circondariale di Firenze...
EX 210 Bizzoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... senza che Scarano avesse nulla a che fare, per quel poco che mi ricordo, con la Casa Circondariale di Firenze, ecco, sono tutti interrogatori che le davano...
EX 210 Bizzoni: La possibilità di...
PUBBLICO MINISTERO: ... la possibilità di...
EX 210 Bizzoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora quale era la ragione per la quale non si era parlato di questo fatto? Da parte sua, non da parte mia, ovviamente.
EX 210 Bizzoni: No, da parte mia non... io non l'ho detto, perché per me era stata una cosa che è successa in un arco di tempo talmente veloce. E non è che l'ho fatto con l'intenzione di nascondere qualcosa, anche perché le ho detto anche l'altra volta io, se non era questa custodia cautelare che stava..., io gliel'avrei riferito questo, delle armi, perché era una cosa mia.
Visto che poi le cose, purtroppo tante cose sono riuscite fuori anche dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Bizzoni: Le ripeto, la paura c'è stata anche perché io, basta andare a prendere l'ufficio matricola del G-7, che io avevo chiesto di parlare con lei. Poi ci furono dei problemi. Ci fu questa minaccia, e io ho avuto paura. Anche perché i miei familiari sono fuori.
E lo Scarano era al G-7 e mi disse: 'stai attento a come parli'. Poco prima di pentirsi.
Ed era nella facciata di fronte alla cella dove io dovevo uscire per andare all'ora d'aria.
Le stesse parole mi furono ripetute nelle celle sotto il Tribunale di Roma a piazzale Clodio.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Lei ha fatto cenno di una circostanza - io non mi ricordo, mi riprometto di controllarla - cioè che io l'ho interrogata su una sua sollecitazione...
EX 210 Bizzoni: No, non ho detto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, perché non mi risulta.
EX 210 Bizzoni: Io ho detto: ero intenzionato a spiegare anche questo episodio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Bizzoni: Ora, come si dice, col senno del poi, non succede niente qui in Italia. Però, le minacce che ebbi dallo Scarano, pesanti... perché io stavo andando all'aria, doveva essere un reparto di sorveglianza e mi è arrivata la minaccia.
Siamo andati al piazzale Clodio, tutti e due separati. Però, mentre salgo su, mi arriva un'altra minaccia.
La mia paura era che la mia famiglia era fuori. Poi, lo stesso, è accaduto anche qua oggi, c'è stata una parola fuori posto che è stata detta, io mi sono sentito male, ho chiesto il medico.
PUBBLICO MINISTERO: quale parola è stata pronunciata?
EX 210 Bizzoni: Non so, perché è un dialetto.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi...
EX 210 Bizzoni: C'era la gente qui vicino, non...
PUBBLICO MINISTERO: No, questo, ho bisogno di saperlo...
EX 210 Bizzoni: No, mi dispiace. Io ormai sono impau...
PUBBLICO MINISTERO: Quando è stata pronunciata qualche parola nei suoi confronti?
EX 210 Bizzoni: Quando voi siete usciti. Tutta la Corte è uscita. Quindi, siccome io adesso mi sento impaurito, io le posso dire che da parte mia tutto quello che avevo da dire, l'ho detto. poi, a questo punto, non so più che dire.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, scusi tanto, abbia pazienza Bizzoni, lei ha la facoltà, se vuole, in ogni momento, di cessare dal rendere dichiarazioni.
Però questo è un punto che io ho bisogno di, anche in coscienza, di approfondire con lei.
Lei ha ricevuto una qualche espressione...
EX 210 Bizzoni: Due espressioni.
PUBBLICO MINISTERO: ... durante la sospensione...
EX 210 Bizzoni: Esatto. C'era qui, vicino a me, il carabiniere che le ha sentite anche lui. Si è voltato...
PRESIDENTE: Allora ci dica che cos'era questa espressione.
EX 210 Bizzoni: Non le so le parole. Sono parole in dialetto. Ho visto la persona che mi ha guardato con la faccia, con una faccia di quelle brutte, non certo mi ha detto grazie di quello che stavo dicendo.
PRESIDENTE: Chi era questa persona?
EX 210 Bizzoni: Eh, non lo so. Una persona da quella parte. C'era l'agente qua, non so chi era il carabiniere. Io, io adesso c'ho paura, signor Giudice.
PRESIDENTE: Ma lei ha tutte...
EX 210 Bizzoni: Non è la prima volta, no?
PRESIDENTE: Lei ha tutte le ragioni di avere paura.
EX 210 Bizzoni: Eh, ero libero... Scusi...
PRESIDENTE: Mi fa parlare anche me?
EX 210 Bizzoni: Prego.
PRESIDENTE: Grazie. Però è inutile che lei faccia queste dichiarazioni in aula se non le fa circostanziali.
EX 210 Bizzoni: Certo.
PRESIDENTE: Lei ci deve dire chi l'ha pronunciata questa frase. E, bene o male, che suono ha sentito per poter pensare che fosse una frase di minaccia.
perché se lei non capisce le parole che le sono dette, potrebbero anche essere dei commenti magari salaci, ma che non hanno nessun significato di minaccia.
EX 210 Bizzoni: Allora...
PRESIDENTE: Deve capire che qui si cerca di tutelare chi sta sotto esame. Ma bisogna che ci siano degli elementi precisi, perché la cosa possa avere una conseguenza.
Se lei mi dice: 'io non ho capito perché parlava in dialetto', io voglio sapere come faceva a capire che l'espressione era minacciosa, posto che ha detto...
EX 210 Bizzoni: Solo dall'espressione, la parola non so ripeterla.
Quindi, a questo punto, come ha detto lei, potrebbe essere solo un' espressione. Che le devo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Presidente, mi perdoni.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che aveva accanto a sé un...
PRESIDENTE: Un carabiniere.
PUBBLICO MINISTERO: ... un carabiniere?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un carabiniere in divisa?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' presente in aula?
EX 210 Bizzoni: Non lo so. Sarà un carabiniere qui che ha sentito la parola. Adesso non so se...
PRESIDENTE: Possiamo sapere dal capo... Chi era il carabiniere che era...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: E be', lo facciamo chiamare e poi, appena arriva, riprendiamo il discorso.
Possiamo proseguire intanto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, se... voglio dire, Bizzoni, posso proseguire con le mie domande?
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho sentito che...
PRESIDENTE: Ma è una cosa che possiamo accertare anche pre...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, volevo sapere se Bizzoni aveva intenzione di continuare a rispondere alle domande, è tutto qui.
PRESIDENTE: Lei ha sempre intenzione di rispondere?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava di aver capito che aveva una qualche...
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Bizzoni: No, no. Io... le ripeto, dottor Chelazzi, io, come le dissi l'altra... Io voglio cercare di tirar fuori la verità per tirarmi anche fuori. Perché anche parlando, anche spiegando le cose a questa Corte, ho visto che sarò giudicato, non so, da un'altra Corte a dicembre, io cerco di spiegare che io, con queste azioni mafiose, non c'entro.
Se i miei errori sono le case, aver acquistato... vengo condannato, ho fatto già il carcere. Ma altre cose, non c'entro.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ascolti, l'altra cosa sulla quale io ho bisogno di un chiarimento, riguarda questa vicenda di questo appartamento, o per meglio dire, questa villetta di Tor Vajanica. Eh?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, su questo, le devo fare una domanda analoga a quella che le ho fatto prima.
Cioè, di come stanno le cose relativamente a questo appartamento di Tor Vajanica, a quanto lei rammenta, durante le indagini preliminari lei ha fornito lo stesso tipo di ricostruzione che ha fornito oggi alla Corte, oppure ha fornito una o più ricostruzioni diverse?
EX 210 Bizzoni: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda?
EX 210 Bizzoni: Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora...
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, io fino ad ora non mi sono opposto perché, insomma, ho creduto di non oppormi...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome, per favore.
AVVOCATO Gramigni: E' l'avvocato Gramigni che parla.
Credo che questo modo di condurre l'esame non sia rituale. Nel senso che non devo certo ricordare né alla Corte eccellentissima, né al Pubblico Ministero, che...
PRESIDENTE: Avvocato, lei bisogna che si sieda, perché non la riusciamo a capire.
AVVOCATO Gramigni: Era rispetto nei confronti della Corte.
PRESIDENTE: La ringrazio, ma è già più di una volta, la invito, proceda da seduto, in modo che...
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Quello che è più importante è che quello che dice sia capito.
AVVOCATO Gramigni: Volevo solo oppormi a questo tipo di domande, nel senso che ritengo che siano, debbano essere oggetto di domande i fatti oggetto del processo. Nel senso, i fatti rilevanti per il processo.
Ora, che sia un fatto rilevante il contenuto di un interrogatorio, è smentito dal fatto che il contenuto di un interrogatorio entra eventualmente nel visus, diciamo, della corte a seguito di contestazioni.
Quindi, se il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Avvocato, lei vuole il rito? Nel senso che ci devono essere le paroline dette. Quello che il Pubblico Ministero ha fatto...
AVVOCATO Gramigni: No, non sono le paroline dette...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza.
Quello che ha fatto fino ad ora, a me sembra - posso sbagliare - è semplicemente richiamare la memoria dell'esaminato per sapere se ricorda che in altri momenti - che noi non conosciamo e che a sua volta non conosciamo le risposte che ha dato - abbia dato risposte diverse da quello che dice oggi.
Quindi non riesco a capire assolutamente che cosa ci sia di sbagliato in questo metodo.
E' un modo come un altro per chiedere a chi è esaminato di sapere se si è reso conto oggi - a quel che io ho inteso - di aver detto cose diverse da quello che aveva detto in sede di indagine.
AVVOCATO Gramigni: Se crede, sintetizzo la mia opposizione in questo senso: la domanda deve essere "Mi parli del fatto X"; se poi risultano...
PRESIDENTE: Avvocato, questo lo dice lei che "mi parli del fatto X".
AVVOCATO Gramigni: No...
PRESIDENTE: Perché voi sapete perfettamente che cosa sono i contenuti di questi interrogatori - cosa che noi non abbiamo la possibilità di controllare - sicché il Pubblico Ministero ha tutto il diritto di poter introdurre queste eventuali contestazioni richiamando complessivamente il contenuto, io presumo, di dichiarazioni precedenti.
Quindi mi pare che la opposizione non abbia proprio senso.
Vogliamo procedere? sennò qui facciamo veramente tardi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, siccome, Bizzoni, lei ha risposto di non ricordare se nelle indagini aveva reso dichiarazioni, diciamo, coerenti con il racconto che ha fatto oggi, io le debbo ricordare questo.
Allora, premesso che...
PRESIDENTE: Mi deve scusare il Pubblico Ministero. Avrei bisogno che lei avesse la gentilezza...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: ... proprio la pazienza, di usare la parola contestazione. Perché evidentemente, da parte...
PUBBLICO MINISTERO: Le debbo contestare questo, signor Bizzoni.
PRESIDENTE: Ecco, la ringrazio.
PUBBLICO MINISTERO: Per carità!
PRESIDENTE: Perché, se non si usa questa parola, non serve il senso che si dà alla richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, me la consente una parentesi?
PRESIDENTE: Prego, per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Quando si fa tardi, a me piace sempre perdere altri tre secondi, se possibile, con una battuta scherzosa.
C'è un famoso testo di procedura penale, che penso quasi tutti conoscano, che inizia più o meno con questa frase: "E' passato il tempo in cui si discettava sulla validità di una sentenza pronunziata dal Giudice col tocco in testa, anziché sul tavolo, o viceversa".
Ecco, però, se la parola è d'obbligo, le contesto, signor Bizzoni che, durante le indagini preliminari, interpellato sui suoi rapporti con il signor Scarano, interpellato su quello che era corso tra lei e lui in un certo periodo di tempo, in merito all'appartamento di Tor Vajanica, lei ha reso dichiarazioni in questi termini.
Allora, nell'interrogatorio del 13 maggio del '95 al Pubblico Ministero, non ha fatto cenno alcuno del fatto di avere avuto Scarano la disponibilità di questo appartamento.
Nell'interrogatorio del 15 maggio del '95 al GIP, lei ha detto di aver portato nell'appartamento di Tor Vajanica due biciclette che venivano dall'appartamento di via Dire Daua. Senza accennare al fatto di aver messo a disponibilità l'appartamento di Scarano.
Nell'interrogatorio del 6 giugno e del 4 ottobre, non ha cambiato una virgola di queste affermazioni.
Nell'interrogatorio dell'11 ottobre del '95 - e vengo alle parole - lei ha affermato che sì, Scarano aveva avuto questo appartamento, appartamento che gli aveva chiesto una volta o due per andarci con ragazze.
Nell'interrogatorio... ora arrivo a trovare le parole. Chiedo anche l'aiuto al dottor Nicolosi.
Nell'interrogatorio del 14/11 del '95, su questo argomento, le dichiarazioni sono rimaste le stesse.
Negli interrogatori del 23 febbraio del '96 è successa una cosa particolare. Ed è successo esattamente questo.
Dovrò far perdere un po' di tempo alla Corte leggendole un passaggio di questo... un passaggio un po' lungo, di questo interrogatorio. E' una lettura che serve alla contestazione. E quindi la prego di ascoltarmi.
E' questo qui, ma chiedo un attimo alla Corte...
Dunque, si sta parlando, in questo interrogatorio, della storia di una certa motocicletta. E lei, su questo argomento, anche oggi ha reso una certa risposta alle domande del dottor Nicolosi.
E l'interrogatorio riguarda la storia di un certo libretto di circolazione della motocicletta che era andato disperso momentaneamente, al momento in cui le viene restituita la motocicletta manca il libretto.
"Ma poi è tornato fuori" - le domando io - "il libretto?"
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa. Avvocato Florio.
Se il Pubblico Ministero potesse indicare la pagina dell'interrogatorio 23 febbraio.
PRESIDENTE: Prego, per cortesia, indichi.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione. Ora vediamo se dal computer quali pagine tornano... Pagina?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Nove.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Nicolosi mi sta dicendo la pagina 9, avvocato Florio.
PRESIDENTE: Per cortesia, vicino al microfono, perché si perde il suono.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. E' pagina 9, è pagina 9 anche del cartaceo.
Gli domando: "Può essere... Ma poi è tornato fuori?"
"Mi pare di sì."
"Non si ricorda com'è tornato fuori?"
"No."
"Può essere che lo abbia ritrovato alla villetta a Tor Vajanica?"
"Non mi ricordo. Onestamente, no."
"Ci pensi, per piacere."
"Non so, non sono assolutamente sicuro di dire una cosa del genere."
"Chi ci andava in quel periodo alla villetta di Tor Vajanica?"
"L'ho detto l'altra volta. Che la villetta a Tor Vajanica doveva essere stata prestata per qualche giorno a Scarano. Già lo dissi nell'altro interrogatorio."
"Non solo a Scarano."
"Io, solo a Scarano. Non è che... No, mi risulterebbe di no."
"E che lei sa bene chi ci andava."
"Non mi ricordo."
"Io la invito a pensarci, perché non si può dire 'non me lo ricordo', su un fatto così. Poi, non è nemmeno questione di pensarci, o ripensarci, è questione di dire le cose come si sono svolte, che si sa come si sono svolte."
"Io so che c'è stato Scarano."
"No, non solo lui. C'è stato, mi pare, una volta o due, Paolo Scirè. E poi non mi ricordo."
"E poi?"
"Non mi ricordo chi altri c'è stato."
"Bisogna che se lo ricordi."
"Non ho capito, scusi."
"Bisogna che se lo ricordi. Cioè, bisogna che lo dica. Non perché ci sia un obbligo di legge a dirlo, per carità di Dio! Lei c'ha anche la facoltà di chiudere le sue dichiarazione quando le pare."
"No, non mi ricordo proprio."
"Bizzoni, i processi si fanno - come le dicevo all'inizio - sempre, finché l'indagine non è chiusa, va avanti. E se l'indagine va avanti, vuol dire che il giorno che si è smesso di interrogare Bizzoni, che gli si è dato parere favorevole per la revoca della misura cautelare, non è finita l'indagine. L'indagine va avanti lo stesso, è fatta di interrogatori, contestazioni, misure cautelari. Avrà visto sul giornale che un mese fa sono state eseguite, nell'ambito del processo per le stragi, altre 13 o 14 o 15 misure cautelari. La gente si interroga, si raccolgono le dichiarazioni, il processo va avanti. Il processo produce sempre..."
"Sì."
"Allora, signor Bizzoni, ascolti, per piacere..."
"Non mi ricordo. Mi ricordo che io, a quel periodo, le chiavi ho detto le diedi a Scirè, le diedi a Scarano. E poi, una volta le diedi anche al figlio della Patrizia per andare a fare le pulizie."
"Sì, e poi chi ci è andato?"
"Non mi ricordo, non mi ricordo."
"CI sono andati, per caso, i nipoti di Scarano, i cosiddetti nipoti?"
"Già gliel'ho detto l'altra volta. Le ho detto che Scarano ci andò in compagnia, non so se una donna."
"A me, ha detto l'altra volta, perché se Dio vuole, Bizzoni, gli interrogatori sono registrati, oltre ad essere io di memoria" - qui c'è un'iperbole - "eccezionale, molto migliore dei suoi tentativi di confondere le acque, che sono tutti tentativi senza risultato.
Va bene, io le ho chiesto tre volte ora chi altri ci è andato con Scarano. Lei non mi può rispondere..."
"Già l'altra volta ho detto..."
"Lei non ha detto altro che ci andava Scarano e basta."
Prosegue questa lunga contestazione, dopodiché, più avanti nell'interrogatorio, a pagina 16, risulta che i difensori fanno una certa quale istanza, cioè di conferire personalmente con il loro assistito.
E, a pagina 17, si dice:
Alle 17.03, riprendendo l'interrogatorio, dopo che Bizzoni ha fruito separatamente di un colloquio con i propri difensori:
"Dica, Bizzoni."
"La situazione io gliel'ho rappresentata chiaramente. Allora, Scarano, durante il periodo della fine del '93, ebbe in consegna le chiavi della villetta del mare, visto che io non ci andavo. Parlo fine '93. Potrebbe essere anche ottobre-novembre.
Ospitò questi famosi nipoti, più altre due pesone. Desumibile dal fatto che, quando la signora Fiori, nel marzo-aprile, non mi ricordo, andò a pulire la villa, disse che tutti i letti - sono sei posti letto - erano completamente stati usati. Questo, sicuramente accadde dopo la discussione della portiera di largo Giulio Capitolino."
"Cioè, questa vicenda inizia dopo la questione di largo?"
"In quel periodo là, quando c'è stata la discussione, perché lui disse che già aveva un altro appartamento e tutto quanto. E c'era questa costruzione di questa famosa villa."
"Quindi, sicuramente, dentro la casa di Tor Vajanica hanno dormito più persone."
"Sicuramente. Più di due o tre."
"Sì, ma voglio dire, allora la casa di Tor Vajanica venne messa a disposizione di Scarano?"
"Non è che viene messa. Se ci fosse stato una questione... Non è che viene messa a disposizione, lui mi dice sempre ci va con questa donna per uscirci e tutto. E poi mi dice che, visto che tornavano questi nipoti, se potevo ospitarli.
Adesso io non ho visto mai con il mio viso le persone che ci sono state. in quel periodo, ripeto, vedevo sempre Giacalone, Spatuzza, diciamo, Spatuzza. Dove lo vedevo? Alla macchina."
Prosegue questa lunga contestazione. E poi, più avanti, ancora a pagina, di questa trascrizione, 21, lei dice di essere stato a Tor Vajanica:
"Dovevamo vedere dei lavori, stavo cercando lo Scarano. Stavo cercando per il fatto di quel terreno che voleva vendere vicino a Manciano, a Grosseto."
Poi ancora, più avanti, passa ancora qualche pagina. E lei dice di aver messo piede a Tor Vajanica e anche di aver incontrato in quel luogo alcune persone.
E le parole che lei ha adoprato per raccontare questa sua andata a Tor Vajanica sono state queste. Gliele leggo. A pagina... vediamo se lo trovo. Mi aiuta, dottor Nicolosi? A pagina 22.
Siamo a pagina 26 di questo interrogatorio. E lei fa questa dichiarazione:
"Io, della villetta a Tor Vajanica, siccome ci sono stato... ci andai una sola volta, cioè non è che ci stavo lì tutti i giorni, posso dire che..."
"Mi basta l'episodio che quando ci manda... ci va la signora Fiori insieme al figlio a fare le pulizie e ci trova i letti disfatti, panni lasciati..."
"Sì, ma tutte le persone che ci sono transitate, io non è che..."
"Io non faccio valutazioni, le valutazioni le faccio in un'altra sede. Gli faccio notare che le dichiarazioni di oggi, in questa situazione che è oggetto di dichiarazioni, è abbastanza diversa rispetto a quella un po' commerciale che mi aveva passato l'altra volta."
Ecco, e allora esattamente lei ha detto di essere, nell'occasione, andato lì e di... E più compiutamente, per quanto riguarda l'epoca dell'utilizzazione:
"La casa può essere stata utilizzata per il periodo di Natale del '93. Perché io, in quella casa, ci passo per andare, dovevo andare al Circeo, per fare dei discorsi con un costruttore del Circeo che poi non è più venuto. Una causa sulla casa di Tor Vajanica.
La casa può essere stata riutilizzata all'inizio del '94.
E' sicuro che è stata riutilizzata all'inizio del '94, perché vado a cercare lo Scarano lì."
"E ci trova?"
"Giacalone."
"E...?"
"Quello con il neo famoso. Cioè, chiamiamolo 'Verruca'. E due persone che erano andate a prendere da mangiare. perché io salgo al piano di sopra e domando - ero andato a prendere delle cose al piano di sopra, mie personali - e domando... e mi disse: 'ma è stato utilizzato', dico. 'Ma quanti siete?'
Dice: 'no, perché gli altri due sono andati a prendere le pizze e le birre da mangiare'.
'Gli altri due', quindi specificano che, oltre a quei due, ci sono altre due persone."
"Abbia pazienza, è un pezzo che si parla di questo con il neo e con la verruca. lei pensa questo qui di averlo, ricorda di averlo già individuato?"
Ecco, le volevo far notare, Bizzoni - e questa è una vera contestazione, direi è una contestazione emblematica - lei oggi è stato sentito con le domande che ha fatto il dottor nicolosi, la storia di Tor Vajanica, l'ha rappresentata in termini di una assoluta banalità.
Io le ho fatto presente come - e le ho contestato - durante tutte le indagini preliminari, sulla casa di Tor Vajanica, solo al settimo interrogatorio e dopo che lei ha preso cognizione del fatto che: ci sono le dichiarazioni di Scarano che è diventato collaboratore, o quel che sia, e parlano del fatto della villa di Tor Vajanica, nella quale erano stati i famosi nipoti, solo il 23 febbraio del '96, lei ha ammesso di aver messo piede nella villa di Tor Vajanica, di averla messa a disposizione di Scarano, di aver saputo che Scarano ci aveva messo i nipoti, o quel che erano, e che lei stesso ci era stato e aveva visto i nipoti. Perché?
Per le armi, capisco poteva essere un problema di responsabilità penale. le armi, bene o male, fanno reato, per il solo fatto di averle per le mani. Ma una casa?
Perché, Bizzoni, questa terribile fatica per fornire una verità così poi spicciola? O per meglio dire, per fornire un racconto così spicciolo, così banale, quale quello che ha ripetuto anche oggi?
Me lo vuol chiarire?
EX 210 Bizzoni: Non è... Non è che c'ho una preordinarietà in testa per fare i discorsi. Non è che parto col nascondere qualcosa. Già glielo dissi l'altra volta.
Cioè, lei adesso ha elencato quello che io le dissi nel febbraio del novanta... Le ripeto, io poi continuai a parlare dopo come... pare sia stato messo anche sui giornali il fatto che lo Scarano si sia pentito e tutto quanto.
Quindi, io non è che ho voluto nascondere o coprire nessuno. Io ho sempre pensato che, finché non fosse successo queste cose delle bombe, che casa mia fosse stata pulita.
E invece, come dice lei, ci sono transitati, lei adesso mi riporta. Io quello prima l'ho detto al dottor Nicolosi, ho riconosciuto altre due persone, ho riconosciuto il Giacalone. Lei mi disse che c'era quello con la verruca o cosa.
Io, quando feci l'interrogatorio, io le dissi non è che stavo nascondendo qualcosa. Io non ho niente da nascondere, perché a questo punto mi pare che è ben evidente la mia situazione, è ben evidente quello che ho subìto e quello che ho fatto.
Gliel'ho detto prima: io non ho niente da poter dire perché l'ho detto all'ultimo. Io, ripeto, io sono una persona impauribile, lo sono stato. Oggi posso dire mi sento un po' più tranquillo, ma le dico anche di no.
Purtroppo lei deve capire la mia situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Bizzoni, io la posso anche capire, ma io debbo fare anche il Pubblico Ministero.
EX 210 Bizzoni: Certo, nessuno...
PUBBLICO MINISTERO: Perché ho dei doveri davanti alla Corte.
EX 210 Bizzoni: Sì, sì. Appunto.
AVVOCATO Lauro: Presidente, chiedo scusa, sono il difensore dell'imputato. Non ho mai interrotto. Credo che una piccola puntualizzazione vada fatta.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Lauro: Chiedo scusa anche al dottor Chelazzi se lo interrompo.
Per questi fatti, per i quali adesso c'è una sorta di contestazione che, a mio modestissimo avviso, non è... Perché non mi sembra che l'imputato abbia detto cose diverse rispetto a quell'interrogatorio.
Comunque, per questi fatti, Bizzoni è imputato dinanzi alla Corte di Assise, ai sensi dell'articolo 12 del Codice di rito, proprio per favoreggiamento.
Quindi, eventualmente in quella sede poi se ci sarà da chiarire o da approfondire ulteriormente, Bizzoni, mi sembra che dal primo momento abbia risposto alle domande.
E anche e soprattutto in relazione al fatto delle armi, il fatto di aver taciuto questa circostanza, ne è derivato che Bizzoni è stato nuovamente arrestato ed è sottoposto ad un nuovo processo penale, che è il terzo che nasce fuori dal troncone principale che è questo qui che state celebrando voi.
Questo lo dico solo per chiarezza di esposizione, perché sennò sembrerebbe che vi sia un motivo particolare da parte dell'imputato, imputato ai sensi del 210 oggi, di voler non dire determinate cose.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Comunque tenga presente che noi sappiamo benissimo qual è la posizione dell'esaminato attuale. E che quindi le domande del Pubblico Ministero non hanno certamente la pretesa di pretendere che dica quel che non vuol dire o quello che non può dire, o non sa dire.
E' un fatto che è anche diritto e dovere del Pubblico Ministero contestare divergenze o contraddizioni tra le cose che sono state raccolte...
PUBBLICO MINISTERO: E chiedere spiegazioni in merito, eh.
PRESIDENTE: Infatti, mi pare che sia ovvio.
Dopodiché l'imputato è libero di rispondere, di non rispondere, o di dichiarare quello che crede.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Bizzoni, un'altra cosa ancora: sul fatto del prestito della motocicletta che lei ha riferito anche prima mentre il dottor Nicolosi le stava ponendo le relative domande.
Ma, se non ho capito male, lei ha pronunziato due soprannomi, per così dire, in relazione a questo prestito di motocicletta. Non abbiamo le trascrizioni di ciò che lei ha detto un'ora e mezzo fa. E quindi le debbo chiedere a lei la conferma.
Ho capito male io che lei ha pronunziato due soprannomi in relazione a questo prestito...
EX 210 Bizzoni: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... o ho capito bene?
EX 210 Bizzoni: Ha capito bene. L'ho già riferito in sede istruttoria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti un attimo.
PRESIDENTE: Ce lo vuol ripetere?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, mi spieghi meglio. Cioè, questi due soprannomi com'è che hanno a che fare col prestito della motocicletta? In che termini?
Prima di farle la contestazione, perché so che gliela dovrò fare, però voglio essere ben sicuro di aver compreso con esattezza la sua dichiarazione odierna.
Quindi, al più le chiedo di ripetere quella che ha fatto un'ora e mezzo fa.
EX 210 Bizzoni: Cioè, mi sembra che il primo nome effettuato fu Tuccio, o Tucci. Io, questo adesso non...
So che questa persona forse ad andare a vedere si chiamava Tuccio, questo parente, questo amico di andare a vedere.
Il secondo nome, il secondo soprannome che ho fatto è "picciriddu", "piccolo", non so, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, ma apposta allora vede, avevo ragione a farle questa domanda.
Questo soprannome, questo secondo che lei ricorda, "picciriddu", ma era sempre il soprannome dell'amico da andare a trovare, oppure...
EX 210 Bizzoni: No, no, era il passeggero della moto che andò dietro a Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo mi sembrava un chiarimento che forse prima non aveva dato.
EX 210 Bizzoni: No, no, prima ho spiegato che i due nomi che sentii... Adesso se lei mi formula la domanda, le dico che la persona soprannominata "picciriddu" era il secondo passeggero, molto piccolo, rispetto alla grossezza dello Spatuzza, che salì sulla moto.


PUBBLICO MINISTERO: Oh, le debbo chiedere una cosa, ma questa, sottoforma di contestazione: in tutti gli interrogatori che lei ha fatto durante le indagini preliminari - col dottor Nicolosi prima abbiamo provato a ricontrollare con il massimo scrupolo - lei, questo soprannome "picciriddu", o nome che fosse, non lo aveva mai pronunziato.
EX 210 Bizzoni: Questo soprannome, quando ci furono degli arresti che furono messi in televisione mentre io ero in carcere, fu dato a uno dei nipoti dello Scarano.
E me lo ricordai dopo, ecco perché dopo ho soprannominato questa cosa. Cioè, io non ci avevo messo... Come oggi, per esempio, il Presidente mi ha detto: 'lei potrebbe aver pensato anche a una parola carina', quello che mi è stato detto, no?
Io, questi soprannomi, non è che... Il Tuccio e quell'altro, me li ricordai, perché poi li ripetè più volte, sia - lo scrissero anche sui giornali - lo ripetè più volte la televisione. A proposito di un arresto di un componente dei nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma visto che lei quindi associa questo soprannome a una foto data sul giornale...
EX 210 Bizzoni: A un arresto più che altro.
PUBBLICO MINISTERO: Pubblicata sul giornale o alla televisione, quel che sia. Poi ha associato con sicurezza questa immagine televisiva ad una persona che lei aveva visto?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi tanto. Allora, come mai di questo particolare che questa persona la cui immagine era stata data per televisione si associava ad un soprannome, "picciriddu", come lei ricordava poco fa...
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... come mai, domando, Questo particolare, nel corso delle indagini preliminari, lei non lo ha riferito?
EX 210 Bizzoni: Non è che io ho tenuto nascosto qualcosa, perché questo era un soprannome. Quindi, come dice lei, sì, però, io mi pare che, come ho potuto, negli ultimi interrogatori, poter cercare di relazionare... voi avete visto anche dei pezzi di carta che io mi ero segnato, perché c'erano molte cose. Stando in sciopero della fame, avendo delle malattie dov'ero ricoverato, lì, al carcere di Sollicciano, io riuscii piano piano a fare dei promemoria di tutto quello che mi era accaduto.
Se ben si ricorda lei, poi, in un altro interrogatorio, mi domandò, per esempio, se io mi ricordassi per quale motivo non mi erano state acquistate le mie due macchine e se vidi qualche altra macchina.
Io le dissi - e adesso non mi è stato chiesto, però lo posso dire, perché oggi è sempre un discorso che devo fare, perché serve a questo interrogatorio - io mi ricordo che le mie macchine non furono acquistate. Però, nel periodo di settembre del '93, fu acquistata in leasing una Lancia Thema scura.
PRESIDENTE: Una...?
EX 210 Bizzoni: Lancia Tema scura.
PRESIDENTE: Da parte di chi?
EX 210 Bizzoni: Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi tanto, dove fece questo acquisto Giacalone di questa Lancia Thema?
EX 210 Bizzoni: Non lo so, questo non lo so.
Perché appunto, mi disse che le mie macchine erano troppo esose e mi disse che lui aveva preso questa macchina a leasing a due soldi, a quattro o cinque milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ma abbia pazienza, lei, la notizia di questo acquisto con questa procedura di leasing, lo ha saputo perché glielo ha raccontato...
EX 210 Bizzoni: Me lo hanno riferito, me lo ha riferito lui. Non è che l'ho saputo da nessun altro, o cose.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, glielo ha riferito personalmente Giacalone?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo acquisto lo aveva eseguito presso una società di leasing...
EX 210 Bizzoni: Non so, questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non le è stato precisato?
EX 210 Bizzoni: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha avuto occasione di vederla questa macchina, o è solo un'automobile che compare in un discorso?
EX 210 Bizzoni: No, mi pare che l'automobile transitò sotto la mia abitazione mentre ero in convalescenza dalla caduta dalla moto, e mi apre che era scura, il colore. Io mi ricordo che era pomeriggio-sera, quindi... è certo che non era bianca, si sarebbe notata di sera se era un colore chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Giacalone...
EX 210 Bizzoni: Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: Bizzoni. La domanda me la farebbe lei scambiandosi di posto.
Come ha fatto a sapere che quella era la macchina che Giacalone aveva preso in leasing?
EX 210 Bizzoni: Perché andai... vidi Giacalone che si avvicinava verso la macchina. Io ero affacciato al balcone.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, allora non è che la vide transitare, vide qualche cosa di più che transitare una Thema.
EX 210 Bizzoni: Sì, perché dove sono io è impossibile passare. Quindi c'è un dirimpetto. Quindi, se uno si... chiaro che la macchina è partita, se c'è quella macchina che sale uno, riparte, sta sotto gli alberi.
Cioè, la distanza che c'ho da casa alla strada, è coperta dagli alberi, però vidi che la macchina partì. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha visto, è sicuro del fatto che, in quelle circostanze in cui lei l'ha vista, quella macchina era nella disponibilità di Giacalone.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lo ha visto che montava sulla macchina, ha visto che scendeva. Che ha visto? Me lo vuol spiegare?
EX 210 Bizzoni: Ho visto... Io non è che ho visto se ha aperto lo sportello ed è entrato. Ho visto che la distanza, i passi che arrivavano per arrivare a montare su una autovettura, mettere in moto e la macchina che è transitata. poi, di fronte alla mia abitazione era una Thema scura.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cercando di ricostruire: prima ha visto Giacalone.
EX 210 Bizzoni: Sì, perché Giacalone venne a suonarmi a dirmi come stavo, se avevo visto Scarano e tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, poi...
EX 210 Bizzoni: Affacciato, perché la signora... Gli ho detto prima che su casa mia non è mai salito nessuno oltre lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, Giacalone venne a suonarle il campanello.
EX 210 Bizzoni: Sì. Gli dissi che stavo male, che non avevo visto Scarano, e se ne andò via.
Io mi affacciai per vedere lo... cioè, per vedere, per dirgli... insomma, io a casa mia non facevo salire a nessuno. E vidi che si allontanò in mezzo agi alberi. E il tempo tecnico che parte per poter mettersi seduto, mettere in moto, ho visto partire con la Lancia Thema. Novantanove su cento... Cioè, non do una considerazione al cento... Però è impossibile che sia partita... Cioè, un'altra macchina di dietro non c'era. Quindi, se uno parte con una macchina, da lì solo una può andare in quel senso, è senso unico. Non ci sono sensi alternati, c'è un senso unico. Quindi, se uno parte, solo con quella.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito quest'ultimo... queste ultime sue parole.
EX 210 Bizzoni: Una macchina che parte, dal senso di strada sotto casa mia... Ci siamo?
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
EX 210 Bizzoni: Siccome c'è un senso unico, può partire quella. E ho visto solo quella. Non è che sono partite altre macchine in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito perfettamente.
Volevo però completare quella domanda di un attimo fa che partiva dal soprannome e dalle immagini televisive.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma, associata la persona che lei aveva ben presente all'immagine che fu proiettata dalla televisione, al soprannome - non so se anche il soprannome fu dato, fu trasmesso per televisione...
EX 210 Bizzoni: Sul giornale, tutto questo, sì. Perché c'era, ci sono dei pezzi di carta che voi avete avuto e c'è proprio...
PUBBLICO MINISTERO: Lei poi, alla fine di tutto questo discorso, è in grado di associare il tutto ad un nome e cognome?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX 210 Bizzoni: Salvatore Benigno.
PUBBLICO MINISTERO: Benigno. E questo, sulla base di quale elemento?
EX 210 Bizzoni: Perché, quello che fu chiamato "picciriddu" dal Giacalone insieme allo Spatuzza che stava salendo sulla moto per andare a questo Tuccio, Tucci, Tuccio, adesso... Cioè, gliel'ho etto prima, in dialetto, era la persona che l'ho visto di viso, l'ho visto due o tre volte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Bizzoni: Lo vidi anche insieme a Giacalone. Cioè, l'ho vista di viso la persona, anche l'ho riconosciuta. E mi pare che le dissi qual era l'altezza, com'era fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma il punto era come si associava al nome e cognome Benigno Salvatore.
Lei ha detto: 'io lo associo alle generalità di Salvatore benigno'.
EX 210 Bizzoni: Perché l'ho riconosciuto, ho riconosciuto la foto in televisione, la foto sui giornali.
E a questo punto, anche in un interrogatorio che ho avuto con lei, lei mi disse quale persona rico... Io l'ho riconosciuto e gli ho detto: 'questa è la persona...'
PUBBLICO MINISTERO: E' certo di questo riconoscimento che lei ha fatto?
EX 210 Bizzoni: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultima cosa le debbo chiedere: lei ha sentito prima, mentre le leggevo tutti quegli stralci dell'interrogatorio del 23 febbraio, parlare di una persona che, stando alle sue dichiarazioni, era caratteristica per un neo, o una verruca che fosse, al viso.
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, di questa persona...
EX 210 Bizzoni: E' uno dei nipoti che vidi più volte insieme allo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo provare, se lei si ricorda qualche cosa, vogliamo provare, o meglio, vuole provare lei a darci qualche elemento in più?
Intanto se era un giovane...
EX 210 Bizzoni: Era un giovane, un ragazzo molto alto, molto robusto. Forse il più grosso, anche fisicamente, dei nipoti.
Però era quello più taciturno, più silenzioso. Quello che non ho mai visto, per esempio, parlare al telefonino. Non l'ho mai visto... cioè, una persona molto... cioè, rispetto agli altri che potevano dialogare di più, parlare, fare altre cose, era quello più silenzioso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ma tanto per andare nel dettaglio, questa verruca o neo che fosse, era sul viso di questa persona?
EX 210 Bizzoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda la collocazione sul viso?
EX 210 Bizzoni: La collocazione... dovrebbe essere da questa parte qua.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto "qua", nella registrazione "qua" non vuol dire nulla.
EX 210 Bizzoni: Lo so. E...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, sulla parte destra del viso, vuole dire?
EX 210 Bizzoni: Sì, mi pare di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Più verso l'occhio, più verso l'angolo della bocca...
EX 210 Bizzoni: No, non mi ricordo. Mi ricordo che ci aveva questa verruca, questo neo, questa cosa sul viso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma questa persona poi lei, per un qualche elemento, poi in base a qualche dato che le sia stato rappresentato nelle indagini, o quello che... abbiamo sentito lei ha seguito televisione, giornale e quant'altro, lei ha saputo a che nome e cognome risponde, oppure non lo ha mai saputo?
EX 210 Bizzoni: Sì. L'ho saputo dai giornali e dalle foto.
PUBBLICO MINISTERO: E allora chi sarebbe questa persona?
EX 210 Bizzoni: Mi pare Salvatore Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vediamo di andare, di scavare un po' all'interno di questa affermazione.
Questa persona lei l'ha vista in compagnia di Scarano, mi pare abbia detto.
EX 210 Bizzoni: Sì, anche di Spatuzza e di... e va be', la persona più piccola: Benigno.
PUBBLICO MINISTERO: Benigno. Senta, lei ha detto una persona piuttosto alta.
EX 210 Bizzoni: Grossa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha detto il più grosso forse del gruppo. Ma intendeva dire come corporatura?
EX 210 Bizzoni: Come corporatura, anche... cioè, non era basso, ecco. Non era basso. La statura tipo quella di Spatuzza, perché Spatuzza non era... diciamo, era il più alto della comitiva, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E il cognome Lo Nigro, lei lo associa a questa persona, e il nome Salvatore, lo associa a questa persona in base a che cosa?
EX 210 Bizzoni: In base a tutte le fotografie che ho visto sulle... che mi sono state esposte durante gli interrogatori.
Poi l'ho riconosciuto e ve l'ho affermato che era una delle persone che era presente come il famigerato gruppo dei nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai sentito parlare, o comunque ha mai saputo se qualcuna di queste persone presentatele, più o meno estemporaneamente, come nipoti, aveva il cognome Lo Nigro? Ovvero il cognome Giuliano? Ovvero il nome di battesimo Cosimo?
EX 210 Bizzoni: No, perché tra di loro usavano sempre il dialetto.
Io, gli unici nome che ricordo, sono Gaspare, il famoso "picciriddu", ... Poi, non è che pronunciavano il nome per intero.
Poi, Lo Nigro, se è Salvatore, io... cioè, nel riconoscimento mi pare che nelle foto c'è scritto Cosimo Lo Nigro, se non sbaglio., nelle foto.
Io mi... cioè, pensavo che era Salvatore, però lo riconosco benissimo, perché nelle foto l'ho riconosciuto più di una volta.
Poi adesso se il nome sia... Tante volte è perché tra di loro si chiamavano anche con dei soprannomi, oltre a quello che ho citato. Io, parlando in dialetto, ma che ne sapevo?
Io, più di una volta, dissi a Scarano: 'ma se questi parlano in dialetto...', dice: 'sono problemi loro'.
E lo dissi anche prima qui, alla Corte. Due o tre volte che ho assistito, che ero in presenza, una volta del Giacalone, una volta Spatuzza, che squillò il telefonino, mentre stavamo parlando in maniera normale, quando parlavano col telefonino, non... cioè, proprio nessuna lingua poteva capirli, ecco.
Quindi, se fossero tesi a celare i loro nomi personali, o altre cose, non lo so.
Per il Giacalone, lo vidi bene dal documento. il Gaspare... Io, poi, se ben si ricorda, pronunciavo sempre il nome Gabriele, anche nelle udienze.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, infatti so. Io no, per ovvie ragioni, ma insomma, lei ha detto da sé: 'ho sempre sbagliato, l'ho indicato col nome di Gabriele, oggi lo indico col nome di Gaspare'.
EX 210 Bizzoni: Sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi mi ha chiesto scusa, perché io porto lo stesso nome di battesimo. Non c'è niente da chiedere scusa, perché il mio nome lo portano in tanti, come il suo. Voglio dire, casomai glielo chiederà qualcun altro perché aveva, per l'appunto, questo nome in testa.
La cosa non ha nessuna importanza, è banalissima.
Ecco, le volevo rappresentare, sempre sottoforma di contestazione, che, appunto, è vero che lei ha effettuato delle individuazioni fotografiche nel corso delle indagini. E, in effetti, lei ha riconosciuto nell'interrogatorio del 23 febbraio '96, in un album particolare che le è stato mostrato - particolare nel senso che ha una identificazione: Centro Operativo DIA Roma 5 settembre '95 - una certa persona, e ha detto: 'eccolo qui quello con la verruca, o comunque con il segno sul viso'.
E la persona, lei ha detto in quale circostanza lo aveva visto. E, nell'occasione, le è stato fatto presente dal Pubblico Ministero qual era il nome della persona la cui fotografia lei riconosceva, che non è Lo Nigro Salvatore, perché il Pubblico Ministero le ha detto che quello si chiama Giuliano Francesco.
Perché non le è stata mostrata a lei alcuna fotografia di Lo Nigro Salvatore.
EX 210 Bizzoni: Non so...
PUBBLICO MINISTERO: Questo, le si deve introdurre come forma di contestazione, è contestazione: nessuna fotografia di lo Nigro Salvatore le è mai stata mostrata. Ecco, questo...
Mentre invece le sono state mostrate fotografie nelle quali lei ha creduto di riconoscere la persona con la verruca sul viso, nell'interrogatorio appunto del 23 febbraio '96, e la foto nella quale lei ha riconosciuto la persona, il Pubblico Ministero ha detto si chiama Giuliano Francesco.
Questo, è quanto.
E con questo io concludo l'esame, signor Presidente.
PRESIDENTE: Bene. Allora vogliamo sentire se le parti civili hanno richieste di domande?
I difensori hanno domande? Prego, avvocato.
Chi comincia?
AVVOCATO Florio: Chiediamo scusa un secondo.
PRESIDENTE: Che c'è?
AVVOCATO Pepi: Possiamo avere cinque minuti?
PRESIDENTE: Non ho capito, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Cinque minuti di...
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Pepi: Solo cinque.
PRESIDENTE: Sospendiamo cinque minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Avanti.
AVVOCATO Pepi: Sì, però non c'è l'esaminando, sicché...
PRESIDENTE: Ah, mi scusi. Vogliamo risolvere questa faccenda del carabiniere? Lo avete individuato chi è?
(voce fuori microfono) Il carabiniere, sì, era qui in aula, eccolo qua.
PRESIDENTE: Vuole avvicinarsi, per cortesia? Vuole avvicinarsi, per favore?
Era lei che era alle spalle dell'esaminato, prima che l'udienza venisse sospesa, verso le cinque?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come dice, avvocato?
AVVOCATO: Durante la penultima sospensione.
PRESIDENTE: Non questa di ora, quella di un'ora fa.
Lei ha sentito, nel momento in cui la Corte si è ritirata, arrivare qualche espressione minacciosa?
CARABINIERE Novi: Sì, l'ho sentita.
PRESIDENTE: Ha capito in che cosa consisteva questa minaccia?
CARABINIERE Novi: No, non ho capito, perché era in dialetto...
PRESIDENTE: E come fa a pensare anche lei che fosse una espressione minacciosa?
CARABINIERE Novi: Perché mi sono voltato verso il fondo dell'aula e ho visto uno dei detenuti che era aggrappato alle sbarre che guardava con una espressione minacciosa...
PRESIDENTE: E quale sarebbe questo signore che era... Il primo, il secondo...
CARABINIERE Novi: Quello vestito di verde.
PRESIDENTE: No, guardi, mi deve dire il numero della... come si chiama.
CARABINIERE Novi: La seconda a partire da sinistra.
PRESIDENTE: A partire da destra verso sinistra?
Chi è che sta nella gabbia di cui stiamo parlando? Io, di qua, non vi riconosco.
Quindi, per cortesia, mi volete dire chi è l'imputato che sta...
PRESIDENTE: E' Cannella, forse?
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma lei ha usato qualche espressione particolare in dialetto palermitano?
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Lei non si ricorda neanche che suono ha sentito?
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
Ha sentito qualche suono, ha avuto l'impressione dal tono della voce che fosse minaccioso. Però non ha capito assolutamente cosa fosse.
CARABINIERE Novi: Esattamente.
PRESIDENTE: Lei da che paese viene?
CARABINIERE Novi: Provincia di Pisa, vicino Pontedera.
PRESIDENTE: Quindi, è pressoché impossibile che potesse capire un dialetto palermitano.
Va bene, si accomodi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, magari mi scusi, possiamo dare atto del nome di questo Carabiniere?
PRESIDENTE: Sì, certo, certo.
Dica il suo nome.
CARABINIERE Novi: Carabiniere ausiliario Novi Simone.
PRESIDENTE: Lo ripete, per favore?
CARABINIERE Novi: Novi Simone.
PRESIDENTE: Benissimo. Vada pure, grazie.
CARABINIERE Novi: Grazie.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma io non le ho detto nulla.
Lei ha detto: 'non l'ho minacciato'.
Questo signore ha avuto... questo carabiniere ha detto: 'ho avuto l'impressione che fosse una minaccia, perché ho visto uno che guardava con un'aria minacciosa'.
Non lo so in che cosa consiste l'aria minacciosa.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene, guardi, basta, è finito. il discorso non è, non ha prose...
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non le ho detto di continuare a discorrere.
Per cortesia, chi vuole intervenire, allora?
AVVOCATO Pepi: Aspettavo l'ordine, signor Presidente.
PRESIDENTE: Beh, nel frattempo diamo lettura dell'ordinanza che la Corte aveva riservato di pronunciare.
"La Corte di Assise, pronunziando sulle richieste avanzate dal P.M. in ordine alla audizione a distanza delle persone di Pennino Gioacchino e Monticciolo Giuseppe, imputati in procedimento connesso, ex articolo 210 C.p.p., secondo le modalità di cui all'articolo 147-bis, disposizione di attuazione del Codice di rito;
Sentite le parti civili e tenuto conto dell'opposizione a tale particolare metodo di esame sollevato dai difensori degli imputati, considerato che, sia il Pennino, che il Monticciolo risultano sottoposti a Programma di Protezione per la loro qualità di collaboratori di Giustizia;
Tenuto conto della richiesta espressa formalmente dagli stessi di utilizzare tale metodo certamente idoneo a ridurre, se non azzerare, il rischio che gli spostamenti di soggetti di tale qualità comportano per un esame diretto;
Considerato che è stata acquisita la certezza della sussistenza della strumentazione tecnica opportuna per tale tipo di attività, così come è previsto dalla norma menzionata, norma che non prevede la sussistenza di alcuna altra condizione o requisito per l'ammissione della audizione a distanza;
Ritenuto che la richiesta ulteriore del P.M. di ammettersi l'esame dell'imputato per reato connesso o collegato ex articolo 210 C.p.p. di Massimino Alfio, richiesta a cui i difensori degli imputati si sono opposti, altresì accoglibile, posto che il predetto ha iniziato a collaborare solo in epoca successiva all'inizio del presente dibattimento, non potendosi evidentemente apprezzare l'utilità del di lui esame nei termini previsti dall'articolo 493 C.p.p.
Per questi motivi ammette l'esame delle persone di cui alla parte emotiva e con le modalità indicate ex articolo 147-bis C.p.p. per il Pennino ed il Monticciolo.
Dispone provvedersi alla realizzazione di tale incombente a cura del P.M. fissandolo per l'udienza del 26 settembre '97, quanto a Pennino Gioacchino; riservandosi indicare la udienza per l'audizione a distanza di Monticciolo Giuseppe.
Ammette l'esame dell'imputato, ex articolo 210 C.p.p. Alfio Massimino, riservandosi di indicare la data di udienza relativa."
Bene. Allora abbiamo l'esaminato, o l'esaminando.
Volete procedere?
AVVOCATO Pepi: Sì. Presidente, avvocato Pepi.
Buonasera, signor Bizzoni.
EX 210 Bizzoni: Buonasera.
AVVOCATO Pepi: Senta, io le volevo chiedere innanzitutto, visto le varie risposte che lei ha dato all'esame del Pubblico Ministero, inizialmente, alcune cose relative a Scarano.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Da quanto tempo lei conosce Scarano?
EX 210 Bizzoni: '92... Diciamo '93, inizio '93.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma che tipo di rapporto aveva lei con Scarano? Rapporto di amicizia, di affari, oppure di tutti e due?
EX 210 Bizzoni: Allora, non c'era un vero rapporto di amicizia.
Lo Scarano, come prima ho confermato, era una persona che in zona, oltre ad essere una persona disponibile economicamente, quindi si sapeva che prestava anche soldi, so che molte volte aveva delle strutture, delle case, delle cose da rivendere.
Infatti, io, nel '92-'93, ho dei negozi di arredamento e di ristrutturazione nella stessa zona frequentata dallo Scarano.
AVVOCATO Pepi: Senta, proprio prendendo spunto da questa sua ultima risposta, visto che lei ha detto che lo Scarano aveva disponibilità economiche piuttosto notevoli, lei è a conoscenza che Scarano facesse anche l'usuraio?
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: E che facesse anche uso di stupefacente?
EX 210 Bizzoni: Eh, questa è una cosa che si vociferava.
Una volta vidi che lui parlava con delle persone. Io mi allontanai, perché non erano discorsi che volevo sentire.
E, una volta, mi offrì anche una sostanza stupefacente di tipo cocaina. e io gli dissi: 'ma io non l'ho mai provata. Perciò...'
Però, in zona, era risaputo che era una persona che, insomma, poteva essere un venditore di queste cose. E non certo piccoli quantitativi, perché quando...
PRESIDENTE: Abbia pazienza. I "certi piccoli quantitativi" è una sua congettura.
EX 210 Bizzoni: No.
PRESIDENTE: Lo ha accertato?
EX 210 Bizzoni: Perché lui una volta disse che doveva fare un'operazione con della droga per circa 500 milioni. Quindi non mi sembra che una cifra del genere potesse essere...
PRESIDENTE: Per carità! Ma lei fino ad ora non aveva detto nulla di più.
Dica pure, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato, o mi sono distratto io nell'esame, ha parlato di avere avuto un debito nei confronti di Scarano.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Volevo sapere che tipo di debito era, l'ammontare, e se questo debito poi è stato saldato, oppure è rimasto, a seguito delle vicende processuali, in corso.
EX 210 Bizzoni: No, io, diciamo, il debito, l'ammontare del debito, non era irrilevante. Era una cifra che era sotto, mi pare, poi, ai cinque-sei milioni, ne erano rimasti.
Poi, la vicissitudine del discorso purtroppo delle armi, più altri soldi che io gli diedi, anche in relazione che, quando ci fu l'acquisto delle macchine, mancava una certa cifra che io contribuii a dare.
Poi, lo Scarano fu arrestato e una parte di questi soldi vennero richiesti da persone della famiglia, non so chi fossero, per conto dello Scarano. E glieli ho dati.
AVVOCATO Pepi: Senta...
EX 210 Bizzoni: Ho avuto paura, è chiaro, eh.
AVVOCATO Pepi: Comunque, siccome lei ha detto, insomma, ha frequentato abbastanza Scarano. Poi, come sta dicendo, insomma, sa diverse cose su Scarano, io le faccio una domanda un po' particolare: è mica a conoscenza se Scarano avesse amicizie o rapporti coi Servizi Segreti?
EX 210 Bizzoni: L'unica cosa che posso dire è che Scarano aveva qualcuno con cui parlare ed informarsi anche di cose particolari.
C'è un episodio nel 1993 che ricordo, perché lo Scarano mi disse che si doveva allontanare da casa per qualche periodo. Parliamo del... prima di Natale del '93.
Io gli domandai per quale motivo. Dice: 'ci sono dei problemi, mi hanno avvisato.'
Gli ho detto: 'va be, tanto io non è che devo far niente con te, arrivederci e grazie'.
Dopo neanche sei-sette giorni, otto giorni, che lui era mancato da casa, lui ritornò e gli dissi: 'ma che problema c'hai?'
'No, mi hanno detto che avevo un mandato di cattura, ma ho delle conoscenze e mi hanno informato che non riguardano me.'
Io gli ho domandato - questa è una cosa che, ripeto, so con sicurezza perché sparì proprio di casa - gli domandai, dico, se aveva conoscenze altolocate.
E non so se millantava credito, o era sicuro, mi disse: 'ho delle conoscenze che, in qualsiasi momento, in questo momento, mi potrebbero aiutare per tante altre cose.'
Poi, ripeto, in tutti gli interrogatori ho sempre detto che lo Scarano non era una persona con la quale poter fare un dialogo. Assolutamente.
AVVOCATO Pepi: Sempre a completamento, se lo sa, di questa affermazione.
Siccome lei ha parlato di amicizie altolocate.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Per caso lei è a conoscenza se Scarano avesse rapporti con forze politiche, o con persone della politica importanti?
EX 210 Bizzoni: No. Non ha mai parlato di politica.
AVVOCATO Pepi: Senta, è a conoscenza che Scarano era sottoposto a controlli da parte dei ROS?
EX 210 Bizzoni: Questo, mi...
PRESIDENTE: I ROS è un reparto particolare dei Carabinieri, eh.
EX 210 Bizzoni: Sì. Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri.
PRESIDENTE: Soprattutto addetto alla lotta allo spaccio di stupefacenti.
EX 210 Bizzoni: Questo fatto qua me ne accorsi insieme allo Scarano. Un giorno stavamo parlando vicino il meccanico di viale Alessandrino, dove avevo la macchina in riparazione, la Jaguar. E notai un'autovettura - era una Clio verde, se non sbaglio - dove all'interno c'erano due persone.
Ora, una di queste persone, la vidi uno o due giorni prima che fermò una macchina per strada con la paletta dei Carabinieri.
Basta, questo è tutto quello che posso dire.
Quindi non penso che lo Scarano... cioè, lo Scarano lo vide, ma però disse: 'non sono per me', mi disse.
Conti che erano a dieci metri da noi, eh.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei, di persona, non ha mai visto se lo Scarano fosse controllato da questi gruppi operativi.
EX 210 Bizzoni: No, so solo che quelle persone però andarono dietro allo Scarano con quella Clio verde scuro.
AVVOCATO Pepi: Ho capito.
Senta, passiamo ad un altro argomento. Lasciamo un attimo da parte lo Scarano.
Lei, quando ha parlato dei presunti nipoti di Scarano, vorrei chiederle: quante volte le ha viste queste persone in strada sotto la casa di Scarano, o in quelle zone lì?
EX 210 Bizzoni: Allora, sotto la casa di Scarano, non è che li ho visti molte volte. Posso averli visti cinque-sei volte. Ma quasi sempre non erano mai tutti assieme.
Una volta o due li ho visti tutti assieme.
AVVOCATO Pepi: E il periodo in cui li ha visti, se lo ricorda?
EX 210 Bizzoni: Ripeto, gli stessi periodi che prima ho elencato.
Li vidi, diciamo, il periodo di settembre, prima che avessi l'incidente alla moto, li ho visti molto più spesso.
Poi li vidi a maggio, diciamo, durante il periodo in cui diedi casa, perché una volta vidi lo Scarano con uno di loro.
E poi, diciamo, tutti assieme, tutti per esempio su una stessa macchina, non li ho mai visti.
O lo Scarano con uno o due, o il Giacalone e altri... Ma non è che li ho visti mai tutti quanti su una stessa autovettura.
AVVOCATO Pepi: Ecco, relativamente al periodo settembre '93, lei ha detto che questi nipoti di Scarano sarebbero stati nella casa dai tre ai cinque giorni.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Di questo ne è sicuro?
EX 210 Bizzoni: No. Cioè, il periodo che io dico della casa, perché? Perché in questa casa qua era l'inizio del periodo di affitto. Quindi mi pare era il cinque o il sei, quindi la data è giù di lì. Perché dovevo pagare l'affitto.
Quindi lo Scarano, non so se un giorno prima o un giorno o due, mi diede i soldi per pagare quell'affitto di quella casa, per quel periodo, perché forse ha detto che gli serviva più a lungo. Poi, dopo cinque giorni, quattro giorni, cioè non so dare una data esatta.
AVVOCATO Pepi: La data esatta...
EX 210 Bizzoni: No.
AVVOCATO Pepi: Potrebbe darsi che fossero stati presenti una sola notte, oppure è in grado di escluderlo, o lo può confermare, o no?
EX 210 Bizzoni: Escludo una sola notte, perché il discorso, diciamo, il problema che creò la portiera chiamando il proprietario e tutto quanto, disse che erano già due o tre volte che facevano casino. La prima volta più... in maniera pacata. Poi facendo casino troppa cosa, aveva svegliato il palazzo. Per cui la portiera...
Quindi, una notte penso di no, assolutamente.
AVVOCATO Pepi: Senta, veniamo un attimo alla moto che lei dice di aver prestato al signor Spatuzza.
Si ricorda esattamente il giorno, il mese e l'anno?
EX 210 Bizzoni: No. Ho detto che era un sabato, perché il sabato e la domenica non usavo la moto.
AVVOCATO Pepi: Ma l'anno se lo ricorda?
EX 210 Bizzoni: '94.
AVVOCATO Pepi: '94. Mese?
EX 210 Bizzoni: No. Ricordo che era dopo febbraio del '94, perché l'autovettura che ho utilizzato quel sabato e domenica, era la Station Wagon che comprai alla fine del febbraio '94 in una rivendita di macchine vicino Roma.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha detto, ad un certo momento, dell'esame al Pubblico Ministero, che relativamente a quella persona che poi lei dopo ha indicato come Spatuzza, lo sentiva dagli altri nipoti chiamare col nome di Gaspare. E ciononostante lei lo chiamava Gabriele.
EX 210 Bizzoni: No...
AVVOCATO Pepi: Io vorrei capire...
EX 210 Bizzoni: Era una confusione che io feci negli interrogatori che io ho avuto in carcere.
Io non ricordavo bene Gabriele. Poi, quando ho potuto leggere, ho potuto vedere anche fotograficamente che si chiamava Gaspare, questa confusione è andata via meno.
Però, negli interrogatori, in tutti gli interrogatori, non ho detto solo Gabriele. Ho detto: 'mi pare Gabriele, Gaspare, adesso non vorrei sbagliare.'
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma con questo Spatuzza, lei ci ha mai parlato?
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ci ha parlato... Gli è stato presentato come Spatuzza, oppure no?
EX 210 Bizzoni: No. Ma già l'ho detto, riferito.
Io, nessun cognome, levato quello di Giacalone che pone la firma e i documenti sulla ricevuta dell'autovettura, ho mai visto... cioè, non è che ho chiesto i documenti, o qualcosa, per capire un cognome.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma la identificazione allora che lei fa di Spatuzza, è in relazione, come lo ha individuato?
Dopo aver visto che cosa?
EX 210 Bizzoni: Alcune foto che mi furono mostrate.
AVVOCATO Pepi: Alcune foto, oppure per averlo visto in televisione?
EX 210 Bizzoni: No, no, alcune foto.
AVVOCATO Pepi: Ma io, questo allora le devo fare la formale contestazione.
EX 210 Bizzoni: Dica.
AVVOCATO Pepi: Perché lei, nell'interrogatorio del 4 ottobre del '95, dichiara, viceversa, di aver riconosciuto Spatuzza Gaspare dopo averlo visto in televisione.
EX 210 Bizzoni: Le spiego: il nome Gaspare Spatuzza col cognome, lo riconosco sulle cose, ma io avevo già avuto delle, diciamo, degli accertamenti sulle foto. E avevo già riconosciuto prima di quella data.
Il cognome, vedo la foto lì e dico.
Infatti, in un promemoria che mi viene sequestrato da parte dei P.M. c'erano queste annotazioni che io avevo visto in televisione. alcune date, alcuni giorni, dei personaggi che riconosco essere come nipoti. E mi ero segnato tutto quanto.
AVVOCATO Pepi: Senta, signor Bizzoni, siamo alla fine, proprio anche riprendendo il finale del suo esame, quando lei ha parlato di un riconoscimento di una persona con una verruca in viso.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io le volevo chiedere: lei ha detto di aver, a parte il fatto che prima ha indicato una persona e poi un'altra, di aver riconosciuto questa persona perché le fecero vedere una foto?
EX 210 Bizzoni: Allora, io non ho riconosciuto questa persona per la foto, perché non riconoscerei, né tantomeno direi che è questo su una foto qualsiasi, perché non mi sento di incriminare nessuno.
Ripeto, insieme ai nipoti che io vidi con lo Scarano, ci fu questa persona con la verruca.
Poi, se dopo tre anni io sto sbagliando nome e tutto quanto, però, basta che uno mi riporta le foto davanti coperte col nome, io lo riconosco.
Quindi, non è che io mi sogno di prendere e accusare qualcuno, assolutamente..
AVVOCATO Pepi: No, ma io le chiedevo questo: ma quando poi lei ha individuato questa persona che prima lei ha indicato in lo Nigro e poi in Giuliano, dicevo, quando lei è stato interrogato, le hanno fatto vedere una sola fotografia, o più fotografie?
Le hanno detto: 'è questa la persona con la verruca', oppure le hanno sottoposto in esame più fotografie dicendo: 'lei riconosce una persona che aveva una verruca?'
EX 210 Bizzoni: Allora, il cartello con cui mi fanno vedere le foto, non ce n'è una sola. Quindi, nel libro non ce n'era una sola.
Quindi, sfogliando il libro, poi, sono riuscito a riconoscere che era forse quello uno degli altri nipoti. Perché io li ho chiamati nipoti. Delle volte anche altre persone, che poi scoprii non essere nipoti, ma non li ho visti qua in aula. Erano sempre nipoti dello Scarano.
Diceva che erano tutti nipoti, eh.
AVVOCATO Pepi: Sì, comunque io le vorrei rinfrescare la memoria...
EX 210 Bizzoni: Grazie.
AVVOCATO Pepi: ... signor Bizzoni, perché lei, nell'interrogatorio del 23 febbraio '96, pagina 80, si legge testualmente, e io glielo contesto:
Pubblico Ministero, dottor Chelazzi:
"Questo è l'album DIA, Centro Operativo di Roma 5 settembre '95. La foto sottoposta a Bizzoni è la foto numero 15."
EX 210 Bizzoni: Sì, ma la foto era contenuta in un libro...
AVVOCATO Pepi: Sì, questo l'ho capito. Ma un conto è farle vedere una serie di foto, una accanto all'altra, oppure una sola fotografia e poi chiederle: 'chi è questa persona?'
EX 210 Bizzoni: Sì, ma le sto spiegando che, innanzitutto non era una sola foto posta con...
PRESIDENTE: Mi scusi, lei ha visto l'intero album?
EX 210 Bizzoni: Sì. Prima ho guardato l'intero album e poi hanno preso l'album, il dottor Chelazzi ha preso l'album e mi ha detto: 'questo qua è quello con la verruca...?'
Ho detto: 'sì, questo è quello con la verruca che riconosco.'
Però c'era l'intero album, non è che ha preso subito una foto e mi ha detto: 'questa foto con questa numero lei la riconosce?'
Dopo che io... c'era un intero album.
AVVOCATO Pepi: Comunque, dall'interrogatorio sembrerebbe viceversa che le avessero fatto vedere una sola fotografia e lei l'avesse indicata.
Comunque non ho altre domande.
Però, a questo punto, all'esito appunto dell'esame e del controesame del signor Bizzoni, io chiedo formalmente la ammissione di una perizia medica sul volto di Giuliano Francesco per accertare se lo stesso abbia una verruca, un neo, o se viceversa possa averla avuta in passato.
PRESIDENTE: Bene, avvocato. Poi sentiremo il parere del P.M.
La Corte si riserva.
Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio. Rimango seduto per...
Buonasera, signor Bizzoni.
EX 210 Bizzoni: Buonasera.
AVVOCATO Florio: Senta, volevo tornare un momentino a quella che era stata la sua conoscenza del signor Giacalone.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: E, siccome lei ha reso contrastanti versioni in sede di indagini, e poi oggi, vedere se riesce a collocarla esattamente nel tempo.
Perché mi è sembrato di aver capito - e le chiedo conferma o meno - che la colloca, stando a quello che ha detto al dibattimento, nel maggio del '93.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco. E, a questo punto, debbo farle formale contestazione perché, sempre nell'interrogatorio 23 febbraio '96, quello che...
EX 210 Bizzoni: Scusi, scusi se la interrompo...
AVVOCATO Florio: Prego.
EX 210 Bizzoni: La conoscenza del Giacalone avviene anche prima di questa data. Però...
AVVOCATO Florio: Del maggio?
EX 210 Bizzoni: Prima di maggio del '93.
AVVOCATO Florio: Cioè, quando?
EX 210 Bizzoni: Uno o due mesi prima. Stava al bar con il coso, ma non mi ricordo che si chiamasse Giacalone.
Io, poi... ripeto, questo fatto del nome Giacalone, io cercherei di pronunciarlo il meno possibile, perché io, questo cognome, l'ho potuto sapere solo quando mi ha firmato la ricevuta dell'autovettura.
Perché io so che si chiamava Luigi, punto e basta.
AVVOCATO Florio: Allora, perché, appunto, nel febbraio del '96, il 23 febbraio, a domanda del dottor Chelazzi - chiedo scusa se la contestazione sarà un po' lunga, ma insomma... -:
"E Giacalone, allora, mi vuol dire lei quando lo ha conosciuto?"
"Io, ripeto, sempre nel '93."
"Eh, '93, quando però? Quando?", dice il dottor Chelazzi.
"Io parlo sempre, mi pare, verso settembre-ottobre. Prima, no."
"Io penso di no.", dice il dottor Chelazzi.
"Sì, lei, come l'altra volta, mi contesta di poterlo aver visto verso maggio-giugno."
Sono parole sue, eh.
"L'altra volta lei mi disse che potevo averlo visto al bar. Ma io, se ho parlato, diciamo, la frequentazione e il parlare, io sono sicuro che è settembre-ottobre del 1993. Cioè, nel momento in cui parlo proprio con Giacalone e tutto quanto."
"Quindi, non prima di questa data?", il Pubblico Ministero.
"L'altra volta lei mi ha ripetuto...", parole sue, "E io glielo ripeto ancora."
"Ma non me lo ricordo."
"Mi risulterebbe il contrario.
"Non me lo ricordo."
"Mi risulta il contrario, Bizzoni."
"Non me lo ricordo, perché non glielo dovrei dire?"
"Non se lo ricorda. Va bene."
Poi, lei, rivolto al dottor Chelazzi:
"Accetti che non me lo ricordo una volta, no? Sennò adesso io potrei aver portato... Allora, lo Scarano presentava sempre le sue persone, tutte le persone che erano amici, parenti, questo e quest'altro. Suoi amici e altra gente che diceva per lui erano sempre amici. Quindi, lì, cioè, li salutavo, ma non è che c'è stato mai un contatto continuo di poter parlare con queste persone. Perché io gliel'ho detto pure un'altra volta: ho visto un sacco di volte lo Scarano, anche con persone diverse. Però sono stati sempre momenti sfuggevoli. Non è che sono stati... Del Giacalone il ricordo continuo parte da settembre del '93. Non mi ricordo di averlo visto negli altri periodi."
Ora sono a chiederle: è possibile che lei abbia conosciuto - perché la parola che avete usato e che usò lei è conosciuto - il Giacalone, appunto, prima, addirittura del maggio del '93?
EX 210 Bizzoni: Le sto dicendo: le persone che frequentava lo Scarano, le persone che solitamente erano a frequentare quel bar, erano tantissime.
Ora, se sia stato ne... prima del maggio '93 che io possa aver conosciuto il Giacalone, io le sto ripetendo, non lo chiamo Giacalone, signor Luigi, o Luigi, chicchessia, può darsi che era una delle persone presentatemi.
Però, ripeto che nel discorso che io faccio là, io ripeto, il discorso di maggio non l'ho dato per certo con la continuità del Giacalone.
Come lei ha ben letto, io lo do più nel settembre, la continuazione del Giacalone come continua visione. Quindi, se lo ha visto una volta, non posso dire: 'tale giorno, a tale ora, ho visto...' Certo, l'avrei detto.
Però le sto ripetendo che, io, la continuazione della visione del Giacalone avviene sempre nel periodo di settembre. A maggio, o un mese prima o due mesi prima penso di averlo visto altre due o tre volte, ma non con la continuità con cui l'ho visto e conosciuto da settembre '93.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma mi scusi, perché è importante, poi, per questa difesa... Mi sembra di capire che il suo ricordo è nebuloso, nel senso che, parlo del...
PRESIDENTE: Avvocato, non si possono fare valutazioni.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: Domande, quante ne vuole.
AVVOCATO Florio: Comunque io capisco che, a distanza di anni, il ricordo possa essere...
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione, ma il suo compito è di fare domande.
AVVOCATO Florio: Certo. Senta, signor Bizzoni, ora mi è parso, quindi, di aver capito che c'erano attorno allo Scarano varie persone che - come potrei dire? - roteavano attorno al bar, attorno...
EX 210 Bizzoni: Al bar, anche sotto casa sua. Per esempio, a casa sua lui difficilmente faceva andare qualcuno sotto casa. Lui, tutti gli appuntamenti, li prendeva in un bar a piazzale Alessandrino.
AVVOCATO Florio: Ecco.
EX 210 Bizzoni: Anche con me, anche col geometra della casa. Cioè, qualsiasi cosa, si può dire che il suo ufficio era il bar.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza.
EX 210 Bizzoni: Prego.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere una cosa sola.
EX 210 Bizzoni: Prego.
PRESIDENTE: Quando lei parla: 'credo di averlo visto anche prima del maggio, due o tre volte' è sicuro?
EX 210 Bizzoni: Sì. Una volta penso che... Cioè, la certezza di poter dire 'l'ho visto una volta': sì. Di più di una volta, no.
Può darsi, perché siccome tante persone si rassomigliavano, vicino al coso, io non so dire: era il signor Luigi. No.
Però dico: una volta sicuramente, nel maggio, l'ho visto. Questo è sicuro.
AVVOCATO Florio: Come fa a dire che era maggio?
EX 210 Bizzoni: Maggio perché, in quel periodo, io parto per - ci fu questo licenziamento di questa ragazza che lavorava nella gioielleria di fronte alla casa Dire Daua - io parto per una vacanza, proprio in quei giorni, mi pare il 15 o il 16 - cioè ci sono i biglietti aerei, le agenzie che possono testimoniarlo; già è stato accertato - e mi ricordo che in quel giorno, uno o due giorni prima, vidi il Giacalone insieme allo Scarano. Il Giacalone o Luigi, lo chiami come vuole.
AVVOCATO Florio: E dove lo vide?
EX 210 Bizzoni: Insieme allo Scarano...
AVVOCATO Florio: Dove?
EX 210 Bizzoni: ... vicino all'auto dello Scarano.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
EX 210 Bizzoni: Nella zona di Centocelle.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
Senta signor Bizzoni, poi da settembre il contatto è più... Anzi, da settembre-ottobre esattamente, dice lei nell'interrogatorio del 23 febbraio...
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Può essere, quindi, anche ottobre?
EX 210 Bizzoni: Io ripeto: settembre-ottobre. Adesso lei mi dà delle date... Cioè voi avete dei pezzi di carta con i quali poter contestare e leggere, io non è che posso dare una data certa.
Continuo a ripetere, io, periodo settembre-ottobre, perché? Perché io ho un incidente della moto alla fine di settembre; sto, a settembre, a casa ed è in quel periodo di settembre che vedo il discorso delle macchine. Quindi io sono a casa, sono fasciato, non mi posso muovere - il Giacalone può essere venuto un giorno prima, un giorno dopo - sono 15 giorni a casa: in quei 15 giorni, una volta l'ho visto.
AVVOCATO Florio: Nel periodo in cui lei era fasciato.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Quindi il giorno dell'incidente probabilmente se lo ricorda.
PRESIDENTE: No...
EX 210 Bizzoni: Metà settembre...
AVVOCATO Florio: Primi di settembre, ha detto lui.
EX 210 Bizzoni: Metà settembre. Settembre '93, non mi ricordo la data.
AVVOCATO Florio: Bene. Senta, in quelle occasioni in cui lei vide Giacalone a Roma, nel '93, lo vide - se se lo ricorda - con un telefonino?
EX 210 Bizzoni: No, non mi ricordo. Anche perché, le uniche due volte che l'ho visto col telefonino, due o tre volte, lui il telefonino lo teneva sempre in tasca, non era una persona che girava, come girano oggi, col telefonino; quindi lo teneva in tasca.
Mi ricordo che fu nel '94 il discorso del telefonino perché eravamo sotto casa dello Scarano, cioè era quel periodo, e squillò il telefonino e lui lo tirò fuori dall'interno di un giubbetto. Io prima non lo vidi; non ho mai detto che ha usato il telefonino.
AVVOCATO Florio: Senta, prima - rispondendo, mi sembra, a una domanda del Pubblico Ministero - si parlò di quelle fotografie di Lo Nigro Salvatore, come è stato detto, Cosimo, poi, come è stato detto successivamente.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: E' sicuro, lei, di avere riconosciuto il Lo Nigro in fotografia tutte le volte? Perché lei mi ha detto: 'più volte ho riconosciuto...'
EX 210 Bizzoni: No, io prima, sto dicendo, io, in questo momento, quella risposta che ho dato prima, l'ho data con molta incertezza; per il resto, se io vengo sottoposto all'esame fotografico, potrei indicarvi in qualsiasi momento le persone che conosco come nipoti.
AVVOCATO Florio: Sì, ma dico: il Lo Nigro, lei lo ha conosciuto o no in fotografia?
EX 210 Bizzoni: Non mi ricordo.
AVVOCATO Florio: Perché, in effetti - leggo dal verbale riassuntivo del giorno 11 ottobre '95 - e poi dico perché leggo dal verbale riassuntivo - a lei, come ora ha detto, viene sottoposto un album, ci sono varie fotografie:
"... che osservando nuovamente a richiesta del P.M. le foto 21 e 21 bis di questo album, la persona raffigurata non gli dice nulla." Carte 27 del verbale riassuntivo.
Poi a carte 28 si dà atto, appunto, che in queste foto 21 e 21 bis è appunto il Lo Nigro Cosimo, la persona raffigurata.
Tra l'altro, questo probabilmente è un limite mio, non sono riuscito a ritrovare questa frase del Bizzoni nell'interrogatorio integrale registrato, cioè questa frase in cui lui dice che la persona raffigurata non gli dice nulla.
A carte 46, però, del verbale integrale 11 ottobre del '95, è il dottor Chelazzi che parla:
"Davo i nomi delle foto 5 e 19, davo i numeri e i nomi. Dunque, quanto alle foto 21 e 21 bis, sulle quali io ho richiamato la sua attenzione, al persona è sempre la stessa e si tratta di Lo Nigro Cosimo." E' il dottor Chelazzi che parla.
Poi, successivamente, il mese successivo, vi è un ulteriore interrogatorio...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, mi consente?
AVVOCATO Florio: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi consente?
AVVOCATO Florio: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome io ce l'ho sotto gli occhi, la trascrizione, io trovo proprio il passaggio nel quale - ed è registrato e trascritto - si legge queste mie parole:
"Senta, si vuole un attimino soffermare...", questo glielo richiedo io...
AVVOCATO Florio: Mi dice la pagina?
PUBBLICO MINISTERO: "... su queste due foto, la 21 e la 21 bis, se le dicono qualche cosa?"
AVVOCATO Florio: Dottor Chelazzi, le chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
AVVOCATO Florio: Le chiedo scusa: la pagina.
PUBBLICO MINISTERO: La pagina gliela dico subito, avvocato. E' la pagina 42 della trascrizione.
AVVOCATO Florio: Ecco, allora meglio contestare dal verbale integrale. A pagina 42 io non leggo questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Florio: 11 ottobre, stiamo parlando, eh?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi, è la 42 nel mio computer; è la 41 nel cartaceo, come suol dirsi, all'inizio. In testa, in cima.
AVVOCATO Florio: Ecco, allora, appunto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
AVVOCATO Florio: Meglio così. Dal verbale integrale, diciamo così, dal verbale così come registrato, parla il dottor Chelazzi:
"Questo glielo richiedo io: su queste due foto, la 21 e la 21 bis, se le dicono qualche cosa, sennò per carità!"
E qui vi è il discorso che lei non riconosce la foto del Lo Nigro Cosimo.
Dopodiché, appunto, nella pagina che le dicevo prima, e il dottor Chelazzi dà atto doverosamente che si tratta del Lo Nigro Cosimo, nel novembre lei, effettivamente, cioè nell'interrogatorio successivo, riconosce questo Lo Nigro, che lei ha chiamato Salvatore.
Si ricorda?
EX 210 Bizzoni: No.
AVVOCATO Florio: No. Senta, lei parlava, prima, di questo personaggio che si chiama Antonio Scarano. Ha escluso, lei, di fare uso di sostanze, o aver fatto uso, di sostanze stupefacenti in passato.
EX 210 Bizzoni: No, non ho escluso questo. Io ho detto che quella volta...
AVVOCATO Florio: Allora le faccio la domanda, le faccio la domanda: lei ha fatto uso di sostanze stupefacenti in passato?
EX 210 Bizzoni: Qualche volta.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Perché questo ebbe, infatti, a dichiarare a suo tempo.
Che tipo di sostanze ce lo può dire?
EX 210 Bizzoni: Solo cocaina.
AVVOCATO Florio: Ho capito. E gliela dava anche lo Scarano?
EX 210 Bizzoni: Ho detto una o due volte lui me la propose, ma io rifiutai. Una volta mi disse: 'ma dai, una cosa...' e l'ho provata due-tre volte. Sì, lo Scarano.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, me lo può ripetere per favore: come sa che Scarano aveva messo a Giacalone una sistemazione fuori Roma?
EX 210 Bizzoni: Il fatto che quando ci fu la discussione della casa in largo Giulio Capitolino 9, lo Scarano mi disse... io gli dissi: 'guarda, qui non ci possono più stare, perché ci son cose. Se ti serve casa, prendi quella villa a Lanuvio, sennò...'
Dice: 'no, non ti preoccupare, perché casa che ho, la villa che sto costruendo fuori Roma è tutta sistemata al piano di sotto e posso ospitarli. Tanto ho anche trovato un appartamento come costo inferiore alle 800 mila lire che qui ti dovevo pagare.'
AVVOCATO Florio: Senta...
EX 210 Bizzoni: Quindi, lui riferì che c'era un altro posto dove portarli, e parlò anche della casa. Ne parlò anche una sera che ci fu una cena in questa casa, ma io in quella villa non ci sono mai stato. Non so dove sia, non so...
AVVOCATO Florio: Ecco, sì, anche di questo aveva parlato. "Ci fu una mangiata", era il testo delle indagini preliminari.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta...
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Florio: Senta, lei ha parlato, prima, dell'autovettura di questa Fiori Patrizia, incidentata.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Lei sa se l'autovettura della Fiori Patrizia poteva essere caricata sulla bisarca di cui lei poc'anzi ha parlato?
EX 210 Bizzoni: No, feci un errore dicendo che... Durante un interrogatorio, io dissi erroneamente che mi pare di aver visto quella macchina sulla bisarca. Io, poi, ripresi il discorso e dissi: 'non me lo ricordo.' Poi, in altri interrogatori, come venivo a testimoniare, io mi ricordo di questa macchina che era stata - come dite in quel gergo che è scritto sulle vostre cose - taroccata, però non ho fatto io questa cosa.
Mi parlò il Giacalone che doveva essere una macchina da portare al padre, però io questa macchina sulla bisarca non l'ho vista. Anche se ci fu un interrogatorio che dissi di averla vista.
Però, ripeto, non è facile stare in galera e ricordarsi tutto.
AVVOCATO Florio: Senta, si ricorda, appunto, a quando risalgono precisamente quelle minacce - che sarebbe bene approfondire, in realtà - dello Scarano a suo carico?
EX 210 Bizzoni: Prima del pentimento dello Scarano. Il pentimento non so se è avvenuto il 2, il 3, il 10 febbraio. Ricordo prima perché avevamo un'udienza al Tribunale di Roma, tutti e due. Era una misura di prevenzione, quindi basta andare a vedere in che data c'era quella misura di prevenzione.
Poi bisogna ricordare che dall'8, 10 di gennaio del '96 io sono stato recluso, per aspettare appunto dalla Procura di Roma quell'altra scarcerazione, nel reparto G7 del carcere di Rebibbia, che è un reparto di massima sorveglianza.
Però, per uscire dalla mia cella ed andare all'ora d'aria passavo di fronte la cella dello Scarano; che lui mi riconobbe. Io, dalle grate, dalle cose non è che ho potuto vedere chi era. Lui mi disse: 'mi raccomando, statti zitto.'
Le parole dello Scarano, ripeto, siccome avevo avuto a discutere con lo Scarano quando era fuori, e non era una persona che scherzava, perché si sapeva che era una persona molto manesca od altro; quindi io, che sono incensurato, non sono mai stato in galera, non ho mai avuto a che fare... la paura come ce l'avevo allora si immagini, ce l'ho anche adesso. Poi...
AVVOCATO Florio: Beh, però...
EX 210 Bizzoni: Potrebbe essere soggezione, non sono un tipo molto suggestionabile, glielo dico io.
AVVOCATO Florio: Però, mi scusi...
EX 210 Bizzoni: Prego.
AVVOCATO Florio: ... non è che voglio mettere in dubbio il suo ricordo, ma "mi raccomando, statti zitto", non è una frase esageratamente minacciosa.
EX 210 Bizzoni: "Fatti i cazzi tuoi", disse. Dobbiamo ripeterlo esattamente?
AVVOCATO Florio: Ma nemmeno questa.
EX 210 Bizzoni: "Di quello che sai cerca di non parlare."
Cioè, non è che disse solo una parola, perché c'è stato un attimo che le guardie neanche stavano vicino a me per potermi portare all'aria. Anche perché io quella strada l'ho fatta venti volte, non è un giorno, eh. Quindi, in continuazione c'erano frasi che mettevano un attimino a repentaglio la tranquillità mia, in quel periodo.
Infatti, quando ci fu anche l'interrogatorio del 23 febbraio...
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Bizzoni: ... io dissi anche: 'Chelazzi, io non sto tranquillo. Cioè, come fa mo questa gente a minacciare?'
Non si era ancora pentito. Il 23, il 24 febbraio c'era stato il pentimento, ma quando parlava con me era la fine di gennaio, era i primi di febbraio, quindi ancora non si era pentito.
AVVOCATO Florio: E questa frase un po' colorita, diciamo, fu...
EX 210 Bizzoni: Non una frase sola, le ripeto. Io passavo tutti i giorni, due volte al giorno, davanti alla finestra dello Scarano.
AVVOCATO Florio: Queste parole di minacce, diciamo così...
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: ... che mi immagino, dato che le è venuto in mente quella, che sia stata più o meno dello stesso tenore questa serie di...
PRESIDENTE: Avvocato, domande, non considerazioni.
AVVOCATO Florio: Questa serie di minacce è stato il momento determinante, le domando, per cui lei non parlò di questa vicenda delle armi con i Pubblici Ministeri di Firenze.
EX 210 Bizzoni: Bisogna anche confermare che ero già stato scarcerato da Firenze.
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Bizzoni: La mia paura di essere un cittadino libero, come poi sono stato, era anche dal fatto, non ce lo scordiamo, che il signor Scarano - chiamatelo come vuole: pentito, collaboratore - aveva un figlio fuori che non era l'ultimo arrivato in zona di armi. Molta gente era ancora libera, quindi la mia paura era che se avessi detto qualcosa di più, sarei andato incontro a quello che forse continuo ad aver paura.
AVVOCATO Florio: Si va verso la fine. Senta, parlando prima di una motocicletta che lei voleva vendere a Giacalone, poi ha detto: 'beh, ma Giacalone poi fece in altro modo.'
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Comprò una motocicletta da un'altra parte, no, si è detto.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVVOCATO Florio: Sa a che cosa gli doveva servire, se lo sa, ovviamente, questa motocicletta?
EX 210 Bizzoni: Non lo so assolutamente. So che io, ripeto, gli proposi la mia moto, gli proposi di andare da un notaio, di fare il passaggio regolare e tutto quanto, e lui mi disse: 'no no, non mi serve, non mi piace il modello.' Punto e basta.
Però l'altra moto che lui acquistò, mi pare fosse una Yamaha, o una Honda, tutto quanto, non so a cosa serviva e nient'altro.
AVVOCATO Florio: Bene, io avrei finito.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sì, sono l'avvocato Cianferoni, buonasera.
EX 210 Bizzoni: Buonasera.
AVV. Cianferoni: Senta, le chiedo: l'episodio dell'affitto via Dire Daua me lo colloca nel tempo?
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Quando prende in affitto, in locazione, questo appartamento e quando lo lascia.
EX 210 Bizzoni: Allora, io, l'appartamento in via Dire Daua, lo prendo nel mese di febbraio dalla Ruiz. Gli faccio il pagamento del deposito e del mensile dell'affitto nel mese di marzo, quindi io la casa la prendo a marzo del 1993.
AVV. Cianferoni: E la rilascia?
EX 210 Bizzoni: Diciamo che non l'ho rilasciata riconsegnando le chiavi. Ci fu quel periodo di discussione con la Ruiz, che nel '94 chiamava il mio avvocato per il rilascio di questo appartamento, per la riconsegna delle chiavi.
Io, mi pare che nel '94 non ci sono manco più andato. Penso che la Ruiz sia rientrata. Non mi ricordo se l'avvocato le riconsegnò le chiavi e disse alla signora Ruiz che poteva entrare dentro casa, come già aveva fatto.
Aveva fatto uno sfratto arbitrario: aveva preso e cambiato le serrature...
AVV. Cianferoni: La signora Ruiz, sentita di fronte a questa Corte, ha detto qualcosa di diverso e precisamente che - ricordo il particolare - le arrivò un biglietto con su scritto: "Grazie Bizzoni" di una società Intersystem...
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, lei ricorda di averle mandato questo biglietto.
EX 210 Bizzoni: Io a...
AVV. Cianferoni: Alla Ruiz.
EX 210 Bizzoni: Su che, non ho capito. Lei mi deve spiegare bene la domanda, cioè "Grazie Bizzoni" che cosa?
AVV. Cianferoni: No, per esempio della pazienza avuta dalla Ruiz, perché, ci disse la signora, negli ultimi mesi lei era stato moroso.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora, intanto mi pare di..
EX 210 Bizzoni: Cioè...
AVV. Cianferoni: Già c'è un particolare diverso, perché prima ha detto che fu una trattativa condotta dal suo legale, invece...
EX 210 Bizzoni: No no, non ho detto la trattativa. Io le ho detto che, visto che non pagavo più l'affitto, alla fine del '93, primi del '94, la Ruiz cambiò la serratura.
Io, poi, per cercare di non subire una causa che mi desse adito a risarcire tutti i mesi non pagati e tutto quanto, mi pare che diedi un assegno dell'Intersystem alla signora Ruiz; ma non è che io ho dato alla signora Ruiz qualche altro soldo in altra maniera.
AVV. Cianferoni: Quando è venuta la signora, si è molto discusso di un particolare, cioè della serratura rotta alla porta di via Dire Daua.
Lei ha ricordi, sa qualcosa di questo particolare, di una forzatura della porta e quindi della necessità, poi, di cambiarla questa serratura?
EX 210 Bizzoni: Non so la signora quando ha fatto il sopralluogo. Se lo ha fatto nel '94, quando io sono entrato per riprendere tutto quanto, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Cioè, praticamente, se ho capito bene, fu lei a forzare questa serratura.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Bizzoni: Non è che forzai, cercai di...
AVV. Cianferoni: No no, va be'.
EX 210 Bizzoni: ... cercai di entrare in casa, era una serraturina di quelle piccole, a molla. Non è che aveva cambiato la serratura, blindata o altre cose.
AVV. Cianferoni: Quest'accesso a cosa le doveva servire? Che cosa portò via a quel punto?
EX 210 Bizzoni: Allora, io non sono entrato per portare via nulla...
AVV. Cianferoni: No, non nel senso negativo del termine. Diciamo...
EX 210 Bizzoni: Attenzione, lei mi ha fatto una domanda, mi ha detto: 'a cosa le serviva?'
Io sono entrato solo per vedere se c'era rimasto i vestiti o altre cose mie all'interno, perché avrei voluto portarli via.
Però, l'unica cosa che trovai furono due biciclette, ripeto, due mountain-bike o biciclette qualsiasi, che portai via. E basta. Non è che io...
AVV. Cianferoni: Questa mattina, se ricordo bene, lei ha detto, a proposito di queste biciclette, di averle portate da via Dire Daua a Tor Vajanica poco prima dell'arresto di Scarano, nel '94.
EX 210 Bizzoni: Sì. Cioè, non poco prima, cioè, le portai a Tor Vajanica.
PRESIDENTE: Ha detto "prima", avvocato. Ha detto "prima dell'arresto".
EX 210 Bizzoni: Non ho detto "poco prima".
AVV. Cianferoni: Poco prima...
EX 210 Bizzoni: No no, assolutamente.
AVV. Cianferoni: Ho capito male io.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Può darsi, senz'altro.
Prima dell'arresto, allora quanto prima?
EX 210 Bizzoni: Non lo so. Non è una data che... Sicuramente, quando portai le biciclette, non c'era nessuno all'interno della casa, perché le lasciai all'entrata, quindi non so dare l'esatta collocazione del tempo. Non certo dieci giorni prima, perché me la sarei ricordata una data del genere.
In tutti i modi non è...
AVV. Cianferoni: Ma quando fu arrestato Scarano lei se lo ricorda?
EX 210 Bizzoni: Le ho detto prima...
PRESIDENTE: L'ha già fatto presente stamattina.
EX 210 Bizzoni: Sì, è stato arrestato a giugno del...
PRESIDENTE: Il 3 giugno del '94.
EX 210 Bizzoni: ... '94, mi pare.
AVV. Cianferoni: Ecco, rispetto a questa data, ci può dire: un mese prima, venti giorni, due mesi, tre mesi? Dica lei.
EX 210 Bizzoni: Sicuramente più di un mese. Non so dare la collocazione esatta, anche perché erano gli ultimi periodi. Diciamo un mese, un mese e mezzo prima che fu arrestato lo Scarano. Ormai l'avevo lasciato perdere per i problemi, per il fatto che lui, poi, aveva cominciato ad essere pesante con tanti discorsi.
E, ripeto, gli dissi delle biciclette e lui mi continuava a ripetere che era una cosa che gli dovevo restituire.
Al che io gli dissi: 'va be', ti do 100 mila lire; non valgono, sono usate, sono in vendita in offerta dappertutto, non mi mandare con una macchina, un camion a riprenderle e tutto.' E lui mi disse che le rivoleva.
Poi, fu arrestato e le biciclette rimasero là. Le biciclette furono prese dalla DIA quando fui arrestato.
AVV. Cianferoni: Ma lei chiese, per caso, alla signora Ruiz di sostituire la mobilia che si trovava all'interno dell'appartamento con mobili suoi?
EX 210 Bizzoni: No, dissi alla signora Ruiz che avevo qualche mobile mio. La signora Ruiz tolse dei mobili vecchi suoi, già in precedenza.
AVV. Cianferoni: Sa che fine fecero questi mobili?
EX 210 Bizzoni: No.
AVV. Cianferoni: La signora rimase colpita da un particolare. Dice: 'quando io rientrai, ci trovai un cassettone. L'unica cosa che ritrovai, fu un cassettone.' E non si aspettava di trovarlo, perché non era suo.
Lei si ricorda se q uesto cassettone ce l'ha portato lei?
EX 210 Bizzoni: Il cassettone ce l'ho portato io quando presi la casa. Era un cassettone laccato, colore scuro.
AVV. Cianferoni: E...
EX 210 Bizzoni: Era un comò, diciamo.
AVV. Cianferoni: Sì. E decise di lasciarlo? Cioè, riprese le biciclette, ma lasciò il cassettone.
EX 210 Bizzoni: Un cassettone del genere, che pesava l'ira di Dio, ci volevano almeno quattro persone a portarlo. Da solo non ce l'avrei certo fatta.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito, come poté portare nell'appartamento questi mobili?
EX 210 Bizzoni: Io non ho capito.
AVV. Cianferoni: Questi mobili, come poté portarceli?
EX 210 Bizzoni: Con un furgone, mica ce l'ho... Con una persona che mi diede una mano a portare i mobili.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Quindi, questo furgone, cioè, insomma lei organizzò questo trasloco di questi mobili.
EX 210 Bizzoni: Certo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, veniamo a un'altra fase della vicenda. La Siv-auto.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo prelievo di macchine alla Siv-auto... Lei c'era, prima di tutto?
EX 210 Bizzoni: L'ho ripetuto prima. Io c'ero nel momento in cui il Giacalone viene giù a vedere le macchine che gli interessano e poi ci sono nel momento in cui vengono caricate le macchine, ma non sono presente all'intera operazione del carico delle macchine.
PRESIDENTE: Quando hanno iniziato a caricare.
EX 210 Bizzoni: Sì, quando hanno iniziato poi me ne sono andato.
PRESIDENTE: Poi?
EX 210 Bizzoni: Me ne sono andato, perché tanto avevano già... Diciamo, dalla Siv-auto, dal posto dove erano, le hanno tirate su mettendole in moto, e poi piano piano le caricavano. Quindi si sarà prolungato il carico delle macchine sul mezzo per portarle.
AVV. Cianferoni: Il pagamento di queste macchine chi lo effettuò?
EX 210 Bizzoni: Allora, il pagamento delle macchine lo... Il discorso era tra Scarano e il Giacalone, sul fatto dei soldi; però, matematicamente, io non mi ricordo chi tirò fuori i soldi. So solo che prese un assegno, quello della Siv-auto, con dei contanti. L'assegno, poi, mi disse che non poteva fare i passaggi se l'assegno non veniva incassato e furono cambiati l'assegno con dei soldi contanti.
Però, io il pagamento effettuato delle macchine mi pare che lo fece Scarano, però non le so dire altro.
Diciamo che sapevo... non so se c'erano dei conteggi tra di loro di sospesi o altro.
AVV. Cianferoni: Le chiedo questo, perché quando è stato sentito Scarano ci ha riferito che dei sospesi li aveva con lei, di debiti; e che, dice: 'siccome Bizzoni doveva darmi dei soldi, lui si occupava di pagare queste macchine alla Siv-auto.'
EX 210 Bizzoni: Se posso...
AVV. Cianferoni: Prego.
EX 210 Bizzoni: Avevo anticipato, adesso, che io mi occupai di pagare... visto, mi pare, che tutti i miei discorsi sono andati con questi debiti che avevo con lo Scarano, quindi lo Scarano ha confermato che io avevo questi debiti.
Bisogna rilevare che io diedi un assegno con scadenza a pochi giorni alla Siv-auto, e la Siv-auto non faceva partire le macchine se invece dell'assegno aveva i soldi contanti.
Fu lì che intervenne lo Scarano e mi diede... lo Scarano, non so, mi ricordo, mi pare che li mandò dal figlio, cioè dal Giacalone. Adesso io non so chi andiede direttamente dal signor Catalano, mi pare che si chiami, della Siv-auto e gli diede i soldi.
Però il mio assegno non fu ritenuto buono, sennò le macchine non partivano.
Quindi, era sempre il debito che andava avanti con lo Scarano.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di questo, le pongo una domanda, mi dica se vuole rispondere o meno; non la vedo particolarmente insidiosa.
Ora, c'è questa situazione debitoria. Lei ha detto aveva delle ditte di lampadari e di mobili che poi hanno cominciato ad andare meno bene, diciamo...
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: ... se non male.
EX 210 Bizzoni: No no, è andato proprio a chiudere.
AVV. Cianferoni: A chiudere.
EX 210 Bizzoni: Prego.
AVV. Cianferoni: Però ci ha anche detto che aveva una Mercedes, un Jaguar, la donna di servizio...
EX 210 Bizzoni: Allora...
AVV. Cianferoni: Agli atti c'è una sua dichiarazione, che il P.M. acquisì il 04/10/95 o il 07/10/95 non leggo bene il nome, nel quale si legge che aveva fatto un viaggio in Sardegna a giugno, a Parigi, ad agosto in Spagna, a luglio stava al mare; agosto, fino alla fine, in montagna con la...
EX 210 Bizzoni: Allora...
AVV. Cianferoni: Per carità, tutte cose legittime...
EX 210 Bizzoni: Lei ha fatto una domanda...
AVV. Cianferoni: ... però le chiedo...
EX 210 Bizzoni: ... per farmi capire qual era la mia situazione. Allora, per quello che riguarda il periodo delle vacanze, c'è da tener presente che la ragazza di quel tempo, la signora Defolchi Antonella, si licenziò e prese degli appunti della liquidazione, oltre si vendette un suo appartamento che era a metà con l'ex marito, quindi aveva una grossa disponibilità economica.
Per quanto riguarda la mia situazione, ripeto, qui stiamo parlando di maggio, quindi non era ancora una situazione penosa; e le autovetture che lei conferma: una era una Mercedes 190 bianca del 1991 e non era intestata a me ma alla signora Bracci Maria Teresa, la mia convivente, la madre di mio figlio, la quale lavora in un posto molto prestigioso e il suo stipendio supera i 3 milioni di dichiarato. Quindi, poteva permettersi la donna di servizio.
Secondo, la Jaguar che io ero in uso, che era a me intestata, era un modello antico del 1981; era una Jaguar, quindi, che al valore affettivo, personale, poteva avere un valore, al valore di vendita l'ho venduta per 5 milioni alla società Albacar di Albano.
Quindi, queste macchine che possono essere emblematiche come grandezza, altro non erano che macchine che ormai erano passati gli anni, andate fuori moda. Quindi, se uno la voleva era un discorso, ma non erano macchine che erano più diciamo, vendibili a buon prezzo.
E' per questo, anche, che non le comprò, penso, il signor Giacalone.
AVV. Cianferoni: Bene. Completo l'argomento con queste altre, non chiamiamole contestazioni, con queste altre rilevazioni, da quello che ci ha detto.
Villa a Lanuvio, Tor Vajanica...
EX 210 Bizzoni: Certo.
AVV. Cianferoni: ... terreno a Grosseto...
EX 210 Bizzoni: Non era mio.
AVV. Cianferoni: Misura di prevenzione.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: La domanda è la stessa di prima.
EX 210 Bizzoni: Allora, per risalire un attimo, allora, la mia situazione economica è crollata nel 1900... cioè, non è che è crollata, ho avuto un incidente, una delle mie società è stata dichiarata fallita nel '91.
Nel '91 stesso il fallimento è stato rigettato perché è stato dimostrato che avevo la capacità di poter pagare un assegno di 7 milioni, insoluto, che non era manco firmato da me, era girato, avendo pagamenti già effettuati e merce per 381 milioni nelle mie aziende.
Il discorso delle case che lei ha fatto, io le posso dire un'altra cosa. Lei forse si dimentica che io non ho solo quelle abitazioni, ne ho altre, ne ho ben quattro e gliele posso elencare, se le vuole.
AVV. Cianferoni: No, no...
EX 210 Bizzoni: Ma sono tutte gravate da mutui bancari e da altri debiti che ho preso per poter andare avanti. Perché, per pagare le liquidazioni, le cause di lavoro dei vecchi dipendenti, e per essere corretto e non avere nient'altro, io ho pagato tutto mettendo delle ipoteche sugli immobili. Infatti, gli stessi immobili sono stati dichiarati già in vendita in questo periodo.
Quindi, a questo punto dove sono queste mille proprietà? Anzi, non mi è rimasto più niente.
AVV. Cianferoni: Va be'...
EX 210 Bizzoni: La misura di prevenzione che lei ha letto prima...
AVV. Cianferoni: Era a integrazione. Come è a integrazione questa ultima su questo argomento. Quanti dipendenti ha dovuto liquidare?
EX 210 Bizzoni: Allora, io ho dovuto...
AVV. Cianferoni: Il numero, guardi, il numero.
EX 210 Bizzoni: Allora, io ho dovuto liquidare un dipendente di...
PRESIDENTE: Ma mi scusi, abbia pazienza. Le ha chiesto il numero.
EX 210 Bizzoni: Ho liquidato un dipendente e gli affitti insoluti, più tutti i pagamenti con le ditte. Quindi, vendendo tutta la società, mi sono rimasti 62 milioni, facendo tutte le vendite e tutti i pagamenti dei fornitori e delle ditte; restituendo anche i materiali.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, Di Natale Emanuele lo ha mai conosciuto?
EX 210 Bizzoni: No.
AVV. Cianferoni: Il Frabetti Aldo?
EX 210 Bizzoni: Sì, l'ho visto una o due volte, ripeto, come ho detto prima; una volta quando fu caricato un camion, un'altra volta quando venne a casa con lo Scarano e poi lo rividi un'altra volta insieme allo Scarano.
AVV. Cianferoni: Un certo De Masi?
EX 210 Bizzoni: No.
PRESIDENTE: E' già stato chiesto, avvocato, stamattina.
AVV. Cianferoni: Stamattina...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Sono le otto e mi scuso.
PRESIDENTE: Può darsi, per carità.
AVV. Cianferoni: Mi scuso della...
PRESIDENTE: Può darsi, può darsi.
AVV. Cianferoni: ... estensione.
PRESIDENTE: Mi scusi, anzi.
AVV. Cianferoni: Prego. Vado rapidamente a concludere. Un certo Gesù Giacomo?
EX 210 Bizzoni: No.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo nome glielo ricordo perché è dello stesso quartiere Alessandrino, Centocelle, insomma nei posti dove ci ha detto...
EX 210 Bizzoni: Allora...
AVV. Cianferoni: ... che frequentava.
EX 210 Bizzoni: Sì. Ma molta gente che conosceva lo Scarano non è che conosceva me, perché questa non era una frequentazione continua. Non è che io ero il braccio destro di Scarano, o altro. Per cui...
PRESIDENTE: Ma lei ha detto di no. Non ha bisogno di giustificare.
AVV. Cianferoni: Le dico che questo signore è stato sentito in quest'aula e ha fatto una dichiarazione un po' strana. Ed è la seguente. Dice: 'delle bombe a Roma, lo sapevano anche i sassi'.
Mi pare di ricordare questa frase, più o meno.
Le chiedo: nel periodo maggio-luglio, lei avrà letto i giornali e avrà visto i fatti gravi che sono occorsi.
EX 210 Bizzoni: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma lei, di questi episodi, che cosa sa direttamente?
EX 210 Bizzoni: Niente. Io, di questi episodi, ne so per aver letto dai giornali e per essere rimasto inorridito. Anche soprattutto dal fatto che hanno devastato delle cose importanti.
AVV. Cianferoni: Il problema delle armi, da ultimo, ne abbiamo già parlato, questo armiere Garsia, le sintetizzo la domanda. Scarano è stato sentito, ha detto che chiese a lei se conosceva qualcuno per le armi. Lei rispose: 'sì, ho una persona. Ci vogliono sei milioni'.
E gli avrebbe procurato - disse lo Scarano - un revolver 38, una pistola automatica e un fucile a pompa.
EX 210 Bizzoni: Allora, le ripeto come ho detto l'altro giorno con l'interrogatorio e con oggi.
Io non ho mai avuto armi. Nelle perquisizioni, anche in data antecedente, oltre ad essere incensurato, non mi sono mai state trovate armi. Non mi sono mai recato, io personalmente, a comprare armi per chicchessia.
Le ripeto: lo Scarano, in zona, era solito acquistare da dovunque provenivano, qualsiasi cosa, armi.
Io, da parte mia, levato l'episodio dove lo Scarano mi dice di andare da questo Garsia e tutto quanto, le ripeto come ho detto stamattina: mi è sembrato di andare a prendere un pacco postale.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX 210 Bizzoni: Quindi, spedito e rimandato.
AVV. Cianferoni: Quindi, la sua posizione è questa.
Un maresciallo Leone dei ROS, lo ha mai conosciuto?
EX 210 Bizzoni: Non mi pare.
AVV. Cianferoni: Lei ha mai avuto rapporti investigativi con ROS e altre entità di questo tipo?
EX 210 Bizzoni: No. Non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: No...
EX 210 Bizzoni: Eh, io rapporti, rapporti...
AVV. Cianferoni: Li ha avuti? Ce lo dica, se ce lo vuol dire, sennò...
EX 210 Bizzoni: No. No.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Lei può andare.
*EX 210 Bizzoni: Grazie.
PRESIDENTE: Potete portarlo via.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.