Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: udienze/970912.txt


PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo chi c'è.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan e avvocato Cianferoni, entrambi presenti.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e avvocato Falciani che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini e avvocato Cianferoni che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente. Benissimo.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Sono presente, Presidente.
PRESIDENTE: E' presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: è rinunciante. Avvocato Anania... No, è stato sostituito dall'avvocato Mignati Paoli. E' presente?
AVVOCATO: Sostituisco io l'avvocato Mignati Paoli, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai, sostituiti...
AVVOCATO: Come sopra, Presidente.
PRESIDENTE: Anche da lei, grazie.
Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Giuliano Francesco. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: è rinunciante. Avvocato Avellone, sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: Batacchi, grazie.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà. E' presente l'avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: libero, contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Pizzo Giorgio. Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi. C'è l'avvocato Batacchi.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Possiamo fare entrare l'esaminando di turno?
Vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, per favore?
*EX 210 Avola: Avola Maurizio, nato a Catania il 28/07/68.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuol dirci qualche cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il signor Avola è stato da noi integrato nelle liste per essere sentito, come al solito, ai sensi dell'articolo 210, in quanto, come risulta dagli atti che abbiamo depositato, è persona che ha fatto parte di Cosa Nostra nella famiglia di Catania.
Dagli atti che abbiamo depositato risulta altresì, i procedimenti che risultano a suo carico, vuoi per associazione di stampo mafioso, vuoi per altri fatti, omicidi e altro, di cui Avola si è dichiarato responsabile.
Quindi, Presidente, inoltriamo richieste in quel senso.
PRESIDENTE: La devo avvertire che lei viene sentito come imputato per procedimento connesso o collegato. Di conseguenza ha la facoltà di dichiarare se vuole rispondere, o se non vuole rispondere.
EX 210 Avola: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
EX 210 Avola: Sì.
PRESIDENTE: Il difensore nominato era l'avvocato Ugo Colonna di Messina. E' presente? Ci vuole far sentire la sua voce, avvocato?
AVVOCATO Colonna: Presidente, sono presente.
PRESIDENTE: Mi dica anche il suo nome, per cortesia.
AVVOCATO Colonna: Ugo Colonna del Foro di Messina.
PRESIDENTE: Benissimo. Il Pubblico Ministero può cominciare.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi, l' avvocato Gramigni.
Una domanda preliminare.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Gramigni: Chiedevo se il signore - possiamo apprenderlo, penso, anche dalla sua voce - è tuttora sottoposto a programma di protezione, o meno. Perché vedo... le paratie...
PRESIDENTE: Lei è sottoposto al programma di protezione?
EX 210 Avola: No.
PRESIDENTE: No?
EX 210 Avola: No. Sono un detenuto comune.
AVVOCATO Gramigni: Le faccio presente che questo armamentario è riservato all'articolo 147-bis, alle persone sottoposte al programma.
PRESIDENTE: Facciamo sgomberare.
Per cortesia...
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente. Io ritengo, siccome la norma... è vero che... fa riferimento comunque a ragioni di sicurezza.
Il difensore, molto...
Ecco, è stato lei sottoposto a programma di protezione, signor Avola?
EX 210 Avola: Sì, fino al 6 agosto del '97.
PUBBLICO MINISTERO: Fino al 6 agosto.
ora mi pare che, a prescindere dai problemi su cui entreremo, noi non abbiamo difficoltà a chiedere ad Avola, conto della sua situazione attuale.
Però mi sembra che comunque le ragioni di sicurezza che sottostanno alle cautele con cui l'esaminato debba essere sentito, siano comunque permanenti.
E chiedo quindi ad Avola... Avola, sono il Pubblico Ministero, il dottor Nicolosi: i suoi familiari continuano ad essere sottoposti a programma?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Presidente, mi sembra che la salvaguardia della persona sia tuttora da tutelare.
Quindi io chiedo che l'esame venga condotto così, come è stato predisposto.
AVVOCATO Gramigni: Bene, io...
PRESIDENTE: Prego, avvocato, vuole, lei ha diritto di intervenire.
AVVOCATO Gramigni: Certo, la ringrazio. e io insisto, non perché... non me ne voglia il signor Avola, ma insomma...
PRESIDENTE: Mi scusi, si sieda, perché non la sentiamo.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo. Dico, non me ne voglia il signor Avola. Non è che la mia richiesta è legata alla sua persona specifica.
Credo che le norme in materia siano univoche, chiare, insuscettibili di interpretazione che non sia quella testuale. Perché, ripeto, il testo è fin troppo chiaro.
Credo che quindi il giusto rispetto delle regole a ci tutti tendiamo a questo processo, ci debba portare ad esaminare questo signore nella forma che gli compete. Senza, ripeto, questa struttura che è riservata a casi ben specifici.
PRESIDENTE: Lei... anche lei ha diritto di dire la sua in questo punto.
Uno dei difensori ha fatto presente che lei, non essendo più sottoposto a programma di protezione, non avrebbe più diritto ad essere ascoltato in questa forma tutelata. Quindi...
EX 210 Avola: Lo può togliere, non c'è problema.
PRESIDENTE: Lei non ha...
EX 210 Avola: No, lo può togliere.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, decida la Corte.
PRESIDENTE: Allora, per cortesia, volete sgomberare queste cose?
Romano, per cortesia, spostatela su quel lato lì, perché sennò chi è nella prima gabbia, non vede.
Bene, il Pubblico Ministero può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Avola. Allora, siccome, diciamo, l'esame è iniziato con queste questioni di carattere formale, signor Avola, allora è bene che sgomberiamo subito il campo da questi argomenti su cui evidentemente è bene partire da subito.
Ecco, vuol dire alla Corte qual è stata la ragione, per quale motivo lei, dal 7 od 8 agosto - mi pare che lei ha detto - non è più sottoposto a programma?
EX 210 Avola: Perché ho fatto delle rapine mentre che ero collaboratore di Giustizia.
PRESIDENTE: Perché ha fatto?
EX 210 Avola: Delle rapine.
PRESIDENTE: Delle rapine? Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Avola, e ci può dire quale era la ragione per cui lei aveva violato il programma?
EX 210 Avola: Io l'ho violato perché quel ragazzo che ho conosciuto qui a Roma dove sono detenuto ora, era senza soldi, gli ho dato diverse volte i soldi e poi lui mi ha offerto di fare una rapina e mi sono fatto coinvolgere in questa storia.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, lei per l'appunto si è reso autore di questo fatto che credo sia recente.
Vuol dire a quando risalgono questi fatti?
EX 210 Avola: Marzo '96. E sempre marzo '97.
PRESIDENTE: '97?
EX 210 Avola: '96 e '97.
PUBBLICO MINISTERO: '96 e '97. Senta, vuol dire alla Corte se lei ha fatto parte, ha avuto un ruolo nella organizzazione Cosa Nostra?
EX 210 Avola: Sì, dall'84 come uomo d'onore nella famiglia Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un attimino alla Corte com'è avvenuto, diciamo, questo suo ingresso? Com'è che si è avvicinato a questa organizzazione?
EX 210 Avola: Mi sono avvicinato nell'82 tramite Marcello D'Agata, il consigliere della famiglia di Catania.
Poi, nell'83, ho fatto il primo omicidio. E poi... e poi ho fatto diciamo il battesimo nell'84, nel periodo che abbiamo ucciso il giornalista Fava, Giuseppe Fava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire quand'è che lei - ovviamente prima di questi ultimissimi fatti che l'hanno vista protagonista - è stato arrestato?
Quand'è che era stato arrestato, ecco, l'ultima volta?
EX 210 Avola: Marzo '93.
PUBBLICO MINISTERO: Marzo '93. Senta, per quali fatti era stato arrestato?
EX 210 Avola: Prima, per detenzione d'armi. E poi mi è arrivato il mandato di cattura per omicidio e associazione mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha iniziato subito a collaborare? A...
EX 210 Avola: No, dopo un anno.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo un anno.
Era detenuto quando ha iniziato a collaborare?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte di quali fatti lei... su quali fatti lei ha reso le sue dichiarazioni?
Ovviamente in linea generale.
EX 210 Avola: Sugli omicidi avvenuti a Catania e... un po' di tutto, diciamo. Bombe, rapine, omicidi.
Ho ... per Cosa Nostra per dieci anni, a Catania, sempre. Rapporti tra Catania e Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, di questi omicidi di cui lei ha parlato, lei era stato personalmente, di alcuni di questi, autore?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e in relazione a questi omicidi, può dire in che numero lei ne ha indicati come...
EX 210 Avola: Una cinquantina.
PUBBLICO MINISTERO: Fatti da lei personalmente?
EX 210 Avola: Una cinquantina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tra questi omicidi lei ha parlato, ha fatto rifermento ad uno, quello del giornalista Giuseppe Fava.
EX 210 Avola: Nell'84, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è stato lei uno degli autori materiali di questo omicidio?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a questo e agli altri omicidi, c'erano procedimenti a suo carico? C'erano elementi, indizi?
EX 210 Avola: No, ero imputato soltanto per un omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire quale di questi omicidi lei era indiziato?
EX 210 Avola: Giuseppe Di Leo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dare alla Corte degli elementi sul suo arresto? Ecco, dove avvenne, in quale circostanza.
EX 210 Avola: Mi hanno arrestato a casa di Giuseppe Di Leo, sotto il portone, per detenzione d'armi. Perché c'era un altro ragazzo che aveva commesso l'omicidio assieme a me che si era pentito subito dopo l'omicidio e si era costituito alla Finanza. E che ha fatto trovare il cadavere nel luogo dove lo avevamo messo e la pistola a casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei venne arrestato per detenzione di arma.
EX 210 Avola: Sì. Poi, dopo un anno, mi è arrivato il mandato di cattura per associazione e omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Per l'omicidio sempre di Di Leo?
EX 210 Avola: Sempre di Di Leo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, diciamo, che cosa è accaduto, è successo qualcosa di particolare nel contesto del suo arresto, lì, nel marzo del '93?
EX 210 Avola: Sì, mi stavano uccidendo sotto casa del Di Leo.
Soltanto che c'era... c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Avola, non ho capito bene la sua risposta.
EX 210 Avola: Mi stavano uccidendo sotto casa di Di Leo Giuseppe, mentre che la Polizia mi arrestava.
PUBBLICO MINISTERO: Stavano uccidendo lei?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha fornito indicazioni, vuol dare qualche dettaglio su questo fatto?
EX 210 Avola: Niente, ho avvisato quel poliziotto che mi aveva messo le manette che c'erano due-tre ragazzi sospetti su una macchina che si stavano mettendo il passamontagna.
Il poliziotto è sceso con la pistola e hanno fatto marcia indietro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: Scusi, hanno fatto marcia indietro in senso letterale?
EX 210 Avola: Marcia indietro per andarsene, perché appunto aveva visto...
PRESIDENTE: Se ne sono andati.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Avola, ma sa per quale ragione la volevano uccidere?
EX 210 Avola: Mah, come ho capito io era un riciclaggio che stavano facendo noialtri stessi nella famiglia Santapaola, di ragazzi che sapevano troppi omicidi, o troppe cose. Perché c'cera il pericolo del pentitismo, avevano avuto un pentito subito: Severino Santè.
Però non pensavo che c'ero anch'io nella lista, perché il Di Leo è morto anche per questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei ha usato una espressione, io penso di aver capito, però vorrei che lei lo spiegasse un pochino meglio.
Dice: 'c'era un riciclaggio all'interno della famiglia Santapaola'.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa voleva dire con questa espressione?
EX 210 Avola: Togliere dei ragazzi che sapevano tantissimi omicidi e...
PUBBLICO MINISTERO: "Togliere", cosa vuole dire? Eliminare?
EX 210 Avola: Sì.
PRESIDENTE: Uccidere.
EX 210 Avola: Uccidere.
PUBBLICO MINISTERO: Perché erano a conoscenza...
EX 210 Avola: Di numerosi fatti gravi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi era questo il motivo per cui quella sera, il giorno del suo arresto, c'erano queste persone in agguato, diciamo.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che ha fatto parte di Cosa Nostra dal 1984.
Vuole riferire se è stato formalmente affiliato, se è stato - come si dice in gergo - battezzato...
EX 210 Avola: Io sono stato due anni affiliato e dall'82 all'84. E poi battezzato da Aldo Ercolano nell'84.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda chi c'era presente alla cerimonia?
EX 210 Avola: Tuccio Salvatore, Mangion Francesco, Aldo Ercolano, Marcello D'Agata, Francesco La Rocca, suo figlio - che non mi ricordo ora il nome - Pippo Ercolano... Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tutte queste persone che lei ha menzionato: Mangion, Ercolano, D'Agata... ora lei ha fatto anche... La Rocca, ecco, erano tutti uomini d'onore?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stiamo parlando allora, per precisione, della famiglia?
EX 210 Avola: Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei la indica con il nome Santapaola, evidentemente il capo di questa...
EX 210 Avola: Sì, Benedetto Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Benedetto Santapaola, il capo di questa famiglia.
E identifica una famiglia che opera in un certo territorio.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire...
EX 210 Avola: Della Sicilia orientale.
PUBBLICO MINISTERO: E, in particolare, quale provincia?
EX 210 Avola: Tutte le provincie della Sicilia orientale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, ma questa famiglia di Santapaola, dov'è che sta?
EX 210 Avola: A Catania.
PUBBLICO MINISTERO: A Catania.
Senta, tra gli uomini d'onore della famiglia di Catania, lei ha elencato questi che erano presenti alla sua cerimonia. Può indicarcene qualche altri che lei poi ha conosciuto? Per l'appunto in virtù di questa sua affiliazione a Cosa Nostra.
EX 210 Avola: Sì. Salvatore Santapaola, Eugenio Galea, Enzo Aiello, Carletto Campanella, Santo Battaglia... e altri...
PUBBLICO MINISTERO: Le vengono in mente altri nomi?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta...
EX 210 Avola: Alfio Fichera... Sono 44, in totale. All'epoca erano 44.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei, una persona che si chiama Pulvirenti Giuseppe, l'ha conosciuta?
EX 210 Avola: Sì. "Malpassoto". Giuseppe... e il figlio, anche. Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire che ruolo avevano all'interno della famiglia?
EX 210 Avola: Il figlio era soldato come me. E il padre era consigliere.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona che si chiama Girolamo Rannisi, l'ha mai conosciuta?
EX 210 Avola: Sì, è stato fatto uomo d'onore nel '92, insieme al figlio di Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona che si chiama Filippo Malvagna, l'ha mai conosciuta?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire chi era questo Filippo Malvagna?
EX 210 Avola: Era nipote di Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva un ruolo all'interno della famiglia di Catania?
EX 210 Avola: No, era un soldato, non fatto uomo d'onore. Per il suo passato un po'... da drogato.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque era persona...
EX 210 Avola: Fidata del "Malpassoto".
PUBBLICO MINISTERO: ... come lei ha detto, spiegando la sua origine, la sua, di Avola, lei ha detto: 'prima sono stato affiliato, poi sono stato fatto uomo d'onore'.
EX 210 Avola: Lui è rimasto sempre affiliato.
PUBBLICO MINISTERO: Lui è rimasto sempre affiliato.
Senta, una persona che si chiama Cosentino, Nino Cosentino, l'ha mai conosciuta?
EX 210 Avola: Sì, capogruppo di Lineri. Non è uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se ha relazioni con Pulvirenti?
EX 210 Avola: E' suo nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento come persona a cui lei era stata, per così dire, avvicinata, era stata vicino a Marcello D'Agata.
EX 210 Avola: Consigliere della famiglia di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha prevenuto la mia domanda, per l'appunto.
Era consigliere della famiglia di Catania.
Poi lei ha fatto altri due nomi: Aiello e Eugenio Galea. Vincenzo Aiello ed Eugenio Galea
Vuol dire alla Corte...
EX 210 Avola: Vincenzo Aiello era il cassiere, quello che teneva tutti i soldi della famiglia per fare gli investimenti. E Galea è vicerappresentante per la provincia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con queste persone, in particolare con Eugenio Galea e Vincenzo Aiello, lei aveva rapporti, diciamo, abbastanza stretti? Ci vuol spiegare un pochino?
EX 210 Avola: Sì, ci vedevamo. Parlavamo se c'era da fare cose, si portavano le notizie, il Galea, da Palermo. Se la famiglia del signor Riina mandava a dire qualche cosa, la mettevamo in atto.
Era vicerappresentante. Il vero rappresentate era Salvatore Santapaola. Ma siccome aveva una settantina d'anni, andava sempre il Galea con gli incontri con i palermitani, o persone di Enna, Trapani. Cioè, le riunioni se le faceva il Galea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto lei ha spiegato nei fatti quello che era un pochino, quello che era l'interesse che avevo a rappresentare alla Corte.
Quindi, questo Eugenio Galea, aveva, teneva per così dire, i rapporti con uomini d'onore delle altre famiglie.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di fuori provincia. Era un ruolo che Eugenio Galea aveva in maniera continuativa, direi - mi si passi questo termine - istituzionale, all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Avola: Da un paio d'anni... Dal '90, diciamo, che c'aveva questo incarico.
Per un anno lo abbiamo fatto io e Marcello D'Agata. Dopo il pentimento di Calderone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, stiamo parlando, Avola, di che anni?
EX 210 Avola: '90.
PUBBLICO MINISTERO: No, riferito a lei, alla sua persona.
EX 210 Avola: '86-'87.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, insieme a Marcello D'Agata, lei ha detto.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a ragione di questo suo ruolo diciamo di trait d'union, di contatto con Cosa Nostra fuori dalla famiglia di Catania, lei ha avuto modo di conoscere qualche uomo d'onore delle altre provincie?
EX 210 Avola: Sì, ma non ne ho identificataoneanche uno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si tratta di conoscenze che risalgono a quegli anni? '86, quando ha detto lei? '86-'87?
EX 210 Avola: '86-'87, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, lei era formalmente battezzato da poco, no?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto nell'84.
D'Agata, invece lo sa a quando risale l'affiliazione di D'Agata in Cosa Nostra?
EX 210 Avola: Credo nel '79.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi nel momento in cui tenevate questi contatti all'epoca, dopo - lei ha detto - il pentimento di Calderone, era lei, era D'Agata, quello che teneva questi contatti?
EX 210 Avola: Io e D'Agata, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei e D'Agata.
Ecco, veniamo un pochino ai tempi più recenti, in virtù di queste relazioni che teneva per lo più, lei ha detto, a partire dal '90, Eugenio Galea.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali sono le persone, gli uomini d'onore diciamo di fuori Catania che lei ha conosciuto?
EX 210 Avola: Di fuori Catania?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, in particolare, diciamo, della provincia di Palermo, ecco.
EX 210 Avola: Io ho conosciuto Brusca, e Gioè, nel '92.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, Gioè...
PRESIDENTE: Il nome non lo abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca e Gioè.
EX 210 Avola: Cioè, altre persone che hanno portato un uomo fatto d'onore catanese, lo hanno fatto a Palermo, Santo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, volevo che lei un pochino spiegasse un po' in dettaglio - eh, Avola - questa conoscenza con questi uomini d'onore...
EX 210 Avola: No, la conoscenza non ce n'era. Io ero solo lì, nel casolare, per proteggere il Santapaola.
Non è una conoscenza mia diretta.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Se può raccontare in dettaglio quest'episodio.
Spieghi un pochino alla Corte lei cosa faceva, dove si trovava e quello...
EX 210 Avola: Io mi trovavo in zona Zia Lisa, quando il Galea mandava a dire, che veniva da Palermo, che dovevano portare un uomo d'onore, ex nemico di Santapaola, Santo Mazzei. Che lo avevano fatto nella provincia di Palermo, a Palermo stesso. Perché aveva preso dei contatti, dice, con Luciano Liggio e lo avevano fatto uomo d'onore a Palermo.
Tutti sapendo che a Catania, Santo Mazzei, era malvisto diciamo dalla famiglia Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosceva il passato criminale di Santo Mazzei?
EX 210 Avola: Sì, era un nemico storico della famiglia di Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se apparteneva a qualche altra organizzazione?
EX 210 Avola: Era nei Cursoti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei lo aveva conosciuto personalmente il Mazzei?
EX 210 Avola: Lo avevo visto, sì. Come amicizia no, però.
PUBBLICO MINISTERO: Ovviamente. Se lei dice che erano nemici...
Ecco, vuol spiegare un pochino dove avvenne questo incontro? Lei ha parlato di una zona di Catania.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Zia Lisa.
EX 210 Avola: Sì, Zia Lisa era una casa che aveva Enzo Aiello. Ora non lo so se ce l'aveva affittata lui, o è di proprietà sua.
PUBBLICO MINISTERO: Enzo Aiello, l'uomo d'onore?
EX 210 Avola: Il cassiere.
PUBBLICO MINISTERO: Il cassiere. Chi ci stava in questa casa?
EX 210 Avola: Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Santapaola, chi?
EX 210 Avola: Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Benedetto. Lei che mansioni aveva in occasione dell'episodio che sta riferendo?
EX 210 Avola: No, ero fuori con altri ragazzi: Di Leo, altri ragazzi di un altro gruppo. Santo Battaglia, c'era Fichera. Cioè, non ho partecipato dentro l'appartamento...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, ma avevate un qualche compito...
EX 210 Avola: Eravamo fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Eravate fuori, non lo so, a far che? Di guardia...
EX 210 Avola: Di guardia, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Che è notorio che Santapaola - se stiamo parlando del '92 - era latitante in quel periodo.
EX 210 Avola: Sì. Sì, dall'82 che era latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Era latitante dall'82.
L'episodio che lei sta riferendo alla Corte, a quando risale, se lo ricorda?
EX 210 Avola: '92.
PUBBLICO MINISTERO: '92. Si ricorda anche il periodo?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, spieghi un pochino allora che cosa accadde mentre lei stava lì a fare la guardia a questo appartamento, a questa villa dove stava Santapaola.
EX 210 Avola: Niente. L'hanno sceso i palermitani per presentarlo a Santapaola come uomo d'onore che ... i vecchi rancori - questo a me me lo ha raccontato Marcello D'Agata - cioè, non ci dovevano essere rancori, perché era ormai un uomo di Cosa Nostra.
E hanno fatto un gruppo nuovo, il Mazzei. E poi hanno aperto una guerra contro il clan Cappello. E gi abbiamo dato anche una mano noialtri facendoci qualche omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel momento in cui arriva diciamo in questa villa dove stava Santapaola, lei ha detto poi dopo lei vide arrivare queste persone e poi le notizie gliele dette Marcello D'Agata. Ho capito bene?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma il Mazzei, nel momento in cui arriva nella villa di Santapaola, era già stato fatto uomo d'onore?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi pare che lei aveva detto che era stato fatto a Palermo, o nel palermitano.
EX 210 Avola: Nel palermitano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel palermitano.
E era stato, per così dire, come, presentato in questa nuova forma a Santapaola? Spieghi un pochino quello che le disse D'Agata.
EX 210 Avola: Il D'Agata mi disse che era stato fatto uomo d'onore a Palermo e... diciamo, che era un amico, diventato un amico, anche se la famiglia Santapaola non aveva fiducia al Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Per queste vecchie storie passate, diciamo? Che lui era il capo, era uno dei Cursoti.
EX 210 Avola: Anche per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche per questo.
Senta, chi c'era... lei disse, dice: 'vennero i palermitani con Mazzei', o comunque in occasione di questa presentazione a Santapaola.
Se lo ricorda chi erano questi palermitani?
EX 210 Avola: Guardi, che mi ricordo precisamente, no. Però il Brusca e il Gioè, sono sicuro. E un altro... un altro che l'ho visto nel giornale, anche me lo ricordavo.
Erano una seina di persone.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda qualche altro nome?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome questo punto io lo vorrei magari completare, lei ricorda che su questo punto ha reso dichiarazioni anche in altri dibattimenti? Che le sono state fatte delle domande tipo quelle che le ho fatto io oggi, per l'appunto.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto lei, quando venne sentito in udienza al Tribunale di Palermo, lei disse che in questo incontro c'erano presenti anche La Barbera...
EX 210 Avola: La Barbera, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e Bagarella.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere... conferma queste dichiarazioni?
EX 210 Avola: Sì, però io non li ho visti tutti. Perché a me me lo diceva Narcello D'Agata: 'è sceso Bagarella, è sceso questo La Barbera, questo Gioè...'
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, lei vide le persone, però non accoppiava poi diciamo il nome alla persona.
I nomi glieli fece D'Agata.
EX 210 Avola: No, perché io non li conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché lei non li conosceva.
Quindi, non ci furono presentazioni tra lei e Brusca, lei ha detto l'altro, Gioè...
EX 210 Avola: No, no. Presentazioni niente.
PUBBLICO MINISTERO: Non ci furono. Lei rimase, per così dire, fuori a sorvegliare la...
EX 210 Avola: La zona, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'abitazione. Ho capito.
Senta, per quanto riguarda, per l'appunto, questi rapporti tra Cosa Nostra, chiamiamola catanese, e Cosa Nostra palermitana, può spiegare un pochino alla Corte che cosa le risulta, che tipo di rapporti, di affari, di relazioni ci fossero tra gli appartenenti alla famiglia di Catania e questi della provincia di Palermo?
EX 210 Avola: I rapporti erano tutti... i palermitani venivano a prendere armi a Catania, o loro, se Catania aveva bisogno, se li prendeva a Palermo. Si scambiavano omicidi.
Quando io, noialtri abbiamo fatto qualche omicidio fuori, volevano fatto qualche favore... Mettiamo ipotesi, abbiamo ucciso Condorelli, loro volevano uccidere, che uccidevamo Gaspare Mutolo, che era nello stesso territorio.
Loro ordinavano di fare qualche omicidio, nell'86 mi ricordo loro hanno ucciso a Montana, il dottor Montana lì a Palermo, noialtri dovevamo uccidere il fratello a Catania, che era un medico del cuore. Ora non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Un cardiologo?
EX 210 Avola: Cardiologo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Montana, il dottor Montana, lei si riferisce al commissario di Polizia?
EX 210 Avola: Sì. Noialtri dovevamo uccidere, nell'86, il fratello, che lavorava in una clinica a Catania.
Poi c'è stato il pentimento di Calderone e Santapaola ha detto: 'per non fare collegamenti tra Catania e Palermo, gli diamo la conferma, dice, per ora evitiamo'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Avola: O per altre cose, se il signorino mandava a dire dei progetti che aveva in mente, ci muovevamo anche noialtri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora su questo punto ci vorrei arrivare fra un attimo.
Lei ha riferito all'inizio del suo esame che lei aveva, all'inizio della sua collaborazione, aveva confessato, insomma, aveva reso dichiarazioni su questa cinquantina di omicidi che lei personalmente aveva fatto.
Poi lei ha parlato anche, ha usato questa espressione: "bombe".
Ecco, vuol dire se lei, vuol spiegare se, con questa espressione, non so, si riferiva a qualche attentato che lei personalmente aveva compiuto con uso di esplosivo?
EX 210 Avola: No, io non ne ho commessi. Stavamo curando un attentato qui sopra, ma non ho partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha partecipato lei personalmente?
EX 210 Avola: No. Noialtri abbiamo fatto distruggere la villa di Pippo Baudo. Poi Marcello D'Agata mi ha mandato qui sopra per vedere se potevo fare qualche cosa come... Diciamo, nei progetti di Cosa Nostra c'era distruggere un po' di Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
PRESIDENTE: Un po' di?
EX 210 Avola: Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Un po' di Italia, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, va be'. Cioè, bombe da...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, Avola, ora un attimino, a questo suo viaggio, ci arriviamo fra, ci arriverei fra un attimo.
Lei ha parlato, dice: 'abbiamo distrutto la villa di Pippo Baudo'.
Ecco, vuol dire - a me non interessa, perché non facciamo questo caso specifico - però mi interessa capire quali motivazioni erano state alla base di questo attentato a questa villa.
EX 210 Avola: Perché in un programma del Costanzo Show aveva parlato lui male della mafia, cose. E il Marcello D'Agata, siamo andati da Ercolano dicendoci: 'hai sentito come ha parlato male di Cosa Nostra? Questo si deve fare i fatti suoi'.
Tanto Ercolano lo manda da suo zio, da Benedetto Santapaola, e gli dà l'autorizzazione a fare distruggere la villa.
Io, l'incarico me lo dà a me e io me ne vado rappresentante per la famiglia ad Acireale e poi se la sbriga il rappresentante di Acireale.
PUBBLICO MINISTERO: Chi era il rappresentante di Acireale?
EX 210 Avola: Sciuto Sebastiano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per così dire, lei ha avuto questo ruolo diciamo, nel trasmettere questo messaggio. Ho capito bene, Avola?
EX 210 Avola: Sì. Sono andato dal rappresentante per Acireale.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Poi lo ha organizzato questo Sciuto, esecutivamente diciamo l'azione nei confronti di Baudo.
EX 210 Avola: Sì, perché era nel suo territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, per l'appunto, se lo ricorda quand'è che - il fatto, anche questo, è nella memoria di un po' tutti noi, però se lei se lo ricorda - quand'è che avvenne la distruzione della villa di Pippo Baudo?
EX 210 Avola: Ma, io mi ricordo che era nel '92.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si ricorda '92. Senta, ma si ricorda se in quello stesso periodo, nel momento in cui lei, parlando con Marcello D'Agata, e dando questo giudizio negativo su questa chiamiamola esternazione di Baudo, si era discusso anche di altri progetti?
EX 210 Avola: Sì. Quando siamo andati dall'Ercolano, gli ho detto per il fatto di Costanzo Show e mi ha detto: 'no, se la stanno sbrigando i palermitani'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nel periodo in cui lei colloca l'attentato alla villa di Pippo Baudo...
EX 210 Avola: Già si progettava l'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: E D'Agata... Ecco, vuol dire un pochino che cosa le disse specificamente D'Agata su questo punto?
Cioè, si pensava di fare un'azione anche contro Costanzo?
EX 210 Avola: No, io parlavo di distruggere il teatro; invece, Ercolano mi dice che ci stavano pensando già i palermitani.
Poi, nel '93, ho saputo dell'attentato, ma già io ero in carcere.
Nel frattempo mi dice l'Ercolano di... che c'era, era arrivato una persona che sapeva maneggiare bene l'esplosivo a Palermo, se ci volevo andare. Io gli ho detto sì. Invece il D'Agata poi, in separata sede, mi dice di non andare. Dice: 'perché poi ti usano e ti uccidono'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Avola: E questo è prima delle stragi. Marzo '92. Marzo, febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma su questa diciamo gestione, questo, da una parte dell'attentato alla villa di Pippo Baudo che viene fatta dal rappresentante di Acireale; e un'azione contro Costanzo, il D'Agata, oltre a dirle che ci stavano pensando i palermitani, le dette qualche ulteriore informazione, le dette qualche ulteriore notizia di dettaglio?
EX 210 Avola: No, no, sul fatto di Costanzo, no.
PUBBLICO MINISTERO: Si limitò a dirle semplicemente che ci stavano pensando i palermitani?
EX 210 Avola: Ercolano, questo qua, me lo ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ercolano.
EX 210 Avola: Non...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Ercolano.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il discorso non si è, per così dire, portato ancora avanti, ecco.
EX 210 Avola: No, no. Lui mi ha detto, nella mia espressione, diciamo: 'si stanno interessando i palermitani'.
Però, nel frattempo, mi dice che c'era uno a Palermo che sapeva maneggiare benissimo l'esplosivo. Siccome io so maneggiare l'esplosivo abbastanza bene, dice: 'se ti vuoi imparare qualche cosa, qualche tecnica nuova, ti ci presento io a Palermo'.
Io gli ho detto sul primo impatto: 'sì'.
E invece il D'Agata poi mi ha detto, dice: 'no, lascia stare, non ti ci mischiare in queste cose'.
Si vede che all'epoca il D'Agata ancora mi voleva bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma ho bisogno di capire una cosa: ma questa notizia diciamo su questo esperto in esplosivi a Palermo, era l'invito ad andare, a lei ad andare, era collegato al fatto che lei pensava di fare un attentato al Teatro Parioli a Roma? Oppure era indipendente la cosa?
EX 210 Avola: No, credo che si riferivano per la strage di Falcone, non per quello del Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa imbeccata, diciamo così, per questo esperto di esplosivi riguardava una vicenda tutta siciliana.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, è quello che lei ha capito. In ogni caso non le fu detto nulla di specifico?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, lei poco fa ha accennato... Ecco, ma quando... Inseriamo un attimino questo punto: ma quando ci sono questi discorsi e lei viene invitato ad andare a Palermo a pigliare contatti, eccetera, c'era già stata la strage di Capaci, doveva ancora avvenire?
EX 210 Avola: No, ancora non era avvenuta la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Non era ancora avvenuta.
Quindi, diciamo, lei ha detto: 'io mi ricordo dell'attentato a Baudo è del '92'. In ogni caso, quindi, per come lei ha riferito ora, si tratta di vicende che, per così dire, si verificano prima della strage di Capaci. Che, com'è noto, è del maggio '92.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, sia l'attentato a Baudo che in effetti venne fatto e quindi è facilmente accertato, sia questa notizia che le dà Ercolano sulla preparazione di qualcosa a Roma a carico di Costanzo, è anteriore alla strage di Capaci.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei parlando di Galea ha riferito, dice: 'ci portava le notizie che mandava a riferire Riina'. E che stava accennando, oltre al fatto di Baudo, parlando anzi nel contesto del fatto di Baudo, a dei progetti.
Ecco, vuol dire qualcosa su questi progetti?
EX 210 Avola: Sì. Venendo da una riunione di Galea, invitava diciamo, la famiglia catanese a fare degli attentati su ciò che riguardava lo Stato. Traghetti, tralicci, sparare ai militari, anche. Un po' di tutto, diciamo.
Danneggiare tutte le cose che erano vicine allo Stato. Tutto ciò che era dello Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dettagliare un pochino questa, che cosa significa "tutto ciò che era vicino allo Stato"?
EX 210 Avola: Tutto ciò che apparteneva allo Stato: dai tralicci della luce, alla rete RAI, ai traghetti della Sicilia. Tutto ciò che poteva... I beni, tutto ciò che poteva appartenere allo Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha anche fatto riferimento, dice: 'bisognava compiere azioni contro i militari'.
Che cosa significa azioni contro i militari?
EX 210 Avola: Sì. Perché lui aveva mandato a dire di sparare delle raffiche di mitra nelle camionette dei militari che ci avevano i "vespri siciliani", in Sicilia.
E il D'Agata, dice non dicendo niente questo ragazzo, non... Addirittura lui aveva suo nipote che faceva il militare e non... proprio ragazzi e basta. Infatti non si è fatto mai.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, Avola, tanto per dare un'epoca a questi messaggi diciamo che arrivavano da Palermo...
EX 210 Avola: Si... epoca '92. Perché poi, nel '93, a me mi arrestano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, quando già, siccome lei ha fatto riferimento a queste azioni contro i militari quando diciamo c'erano già l'esercito a presidiare certe zone della Sicilia?
EX 210 Avola: Sì.
PRESIDENTE: Cioè, è avvenuto dopo.
EX 210 Avola: Dopo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma sa, si dibatteva, ne discutevate con D'agata, con Galea, di qual era, per così dire, la ragione di portare questo attacco a tutto ciò che rappresentava lo Stato? Ivi compreso i militari.
EX 210 Avola: Perché loro, Galea, venendo dalla riunione con i palermitani. Ora non so con chi si è contrato, con Riina sicuro, perché gli diceva al D'Agata se ci si voleva incontrare che era vicino e stavano facendo delle nuove alleanze, avevano progetti politici nuovi, devono dare diciamo uno scossone alle cose vecchie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo era quanto le riferiva Galea?
EX 210 Avola: Il D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, quanto le riferiva D'Agata.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E queste azioni che, per come le venivano rappresentante, dovevano essere anche abbastanza clamorose, dovevano essere riconoscibili, dovevano essere rivendicate, dovevano rimanere...
EX 210 Avola: No, no, la Cosa Nostra non si è fermato mai nessuno attentato omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ma c'erano allora delle...
EX 210 Avola: Si diceva che si doveva dire Falange Armata, cose, ma... Poi non lo so se è andata avanti questa parola.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non sa se poi effettivamente...
EX 210 Avola: Se c'è stata qualche rivendicazione, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Però aveva sentito parlare del fatto che queste azioni eventualmente dovevano essere...
EX 210 Avola: Falange Armata, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... rivendicate, diciamo, dalla Falange Armata.
Senta, con la sigla, lei ha detto, con la sigla Falange Armata.
EX 210 Avola: La sigla.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Avola, ma anche nel contesto di questi messaggi, di questi discorsi che venivano fatti su questa azione contro lo Stato, lei poco fa dice: 'io stesso sono stato incaricato di fare qualcosa'.
Ecco, vuol spiegare un po' nel dettaglio che cosa venne richiesto a lei di fare?
EX 210 Avola: No, a me mi aveva chiesto Marcello di fare un viaggio in qualche città per colpire qualche cosa. E io ho scelto Firenze solo perché ho dei parenti qui in zona, diciamo.
Anche se mi fermava la Polizia, potevo dire benissimo: 'sono andato da mio zio, da mio cugino'.
Poi, arrivato qua, mi sono fatto un giro. E i posti da colpire ce n'è tanti, non è che c'è soltanto gli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Avola, vuol dire che tipo di posti le era stato suggerito di colpire, o che lei aveva pensato...
EX 210 Avola: No, no, non mi ha suggerito niente. Mi ha detto soltanto il D'Agata di farmi un giro. Tutto lì, senza... Poi stava a me scegliere il posto da colpire.
Cioè, lui stava a me, quello che gli dicevo io.
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di azione si pensava, o avevate discusso di pensare di fare?
EX 210 Avola: Di mettere bombe.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e riesce... Bombe, intende esplosivo, o bombe, un ordigno confezionato?
EX 210 Avola: Esplosivo, o un'autobomba, qualsiasi cosa per distruggere... Bisogna vedere il posto che si sceglieva, e uno sceglieva poi i mezzi giusti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Avola, riesce lei a dare dei punti di riferimento su questo suo viaggio a Firenze?
EX 210 Avola: Credo settembre, dopo l'estate.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
EX 210 Avola: '92, sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno '92. Si ricorda se, dove andò a Firenze, qualcosa di particolare su questo suo viaggio?
EX 210 Avola: No, ho fatto un giro così e basta, senza...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: venne da solo...
EX 210 Avola: No, con mia moglie, sono...
PUBBLICO MINISTERO: Venne con sua moglie. Si ricorda dove prendeste alloggio, dove...
EX 210 Avola: Sì, all'Hotel Baglioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quanto durò questa permanenza?
EX 210 Avola: Un giorno.
PUBBLICO MINISTERO: E mi spiega una cosa, Avola? Cioè, lei venne specificamente per fare, chiamiamolo così, questo sopralluogo, oppure fu una coincidenza con altri suoi impegni di carattere personale, o che altro?
EX 210 Avola: No, no. Sono salito apposta. Non avevo impegni qui, sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: 'ho visto che si poteva fare ovunque'.
Studiò, vide qualche obiettivo particolare? Ricorda, le rimase impresso qualcosa in maniera specifica che oggi lei è in grado di poter riferire?
EX 210 Avola: Ma a me mi è rimasto, diciamo, che già conoscevo, quella statua, che è, Donatello? In collina, mi sembra che era. Come impresso, non lo so. La statua, quella diciamo... la famosa statua di Firenze. Non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Poi?
EX 210 Avola: E niente. Altre, poi ho fatto un giro per il centro. Ma io non me ne capisco di cose artistiche. Cioè, per me distruggere... Una qualsiasi cosa potevo distruggere, in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ma questo viaggio a Firenze, voglio dire, fu una cosa fatta in maniera, come dire, meditata, concreta, ne riferì poi lei a sua volta a D'Agata di questo fatto? Ecco. Oppure fu così, una specie di gita?
EX 210 Avola: No, certo gliel'ho riferita. E' normale. Ho fatto la gita con mia moglie, anche se è durata un giorno. Però per me era per lavoro, non era... Cioè, però ho capito che effettivamente, se si doveva fare qualche cosa, si... non era un problema trovare una cosa da distruggere a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, diciamo, come epoca di questo suo spostamento...
EX 210 Avola: '92.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto, su per giù, dovrebbe essere settembre...
EX 210 Avola: Credo che era dopo l'estate.
PUBBLICO MINISTERO: ... del '92.
EX 210 Avola: Dunque, cioè, la temperatura era calda, ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Come dice, scusi?
EX 210 Avola: C'era diciamo la temperatura calda. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi non era ancora...
EX 210 Avola: Inverno non era, sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa se in relazione a questi, chiamiamoli a questi progetti, a queste idee di attacco, fosse stato dato qualche incarico, per così dire, analogo al suo, a Mazzei?
EX 210 Avola: No, non ne so niente.
PUBBLICO MINISTERO: Non ne sa niente.
EX 210 Avola: So che Girolamo Rannisi si era incontrato con persone vicine a Mazzei, con Gioè, avevano fatto degli incontri. Queste, qualche cosina che mi ha accennato Rannisi in carcere. Però... Quando ci sono state le bombe messe, Rannisi si... come se... Dice: 'vai, tu ne sai vai. Siamo stati noialtri'.
Come un'espressione.
Io, all'epoca, non ero un collaboratore, non ho voluto sapere niente di più, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ecco, specifichi un pochino meglio, Avola, questo discorso che venne fatto fra lei e Girolamo Rannisi.
In che periodo siamo, innanzitutto?
EX 210 Avola: '93.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'erano già stati gli attentati, diciamo di quell'anno?
EX 210 Avola: Era proprio nel periodo che c'erano gli attentati.
PUBBLICO MINISTERO: Nel periodo che c'erano gli attentati.
EX 210 Avola: Cioè, lui, la sua espressione mi ... 'tu ne sai cose'.
Io mi sono tenuto diciamo nel mio. E logicamente lui poi si è tenuto nel suo, perché io non sono entrato nell'argomento.
PUBBLICO MINISTERO: Ci fu quindi... Ora, i fatti del '93 sono tra il maggio e il luglio del '93.
Ecco, riesce a ricordare in che periodo, in che carcere stavate con Rannisi?
EX 210 Avola: In Piazza Lanza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha detto: 'sono stato arrestato nel marzo del '93', quindi si tratta di una comune detenzione fra lei e D'Agata...
EX 210 Avola: No, no, il Rannisi.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, il Rannisi. Mi scusi, un lapsus. Fra lei e Rannisi, diciamo nel periodo in cui già questi attentati in continente ci erano già stati.
EX 210 Avola: No, eravamo, guardi, nella stessa stanza. E si commentava, diciamo, quando si sentiva la TV: 'bomba a Costanzo, bomba a Firenze...'
Cioè, eravamo nella stessa stanza.
PUBBLICO MINISTERO: "Stanza" intende stessa cella?
EX 210 Avola: Stessa cella, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e nel carcere di Piazza Lanza...
EX 210 Avola: Piazza Lanza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: 'all'epoca non ero collaboratore. Non ho richiesto approfondimenti a Rannisi'. Però, se lei riesce un pochino a darci quanto più in dettaglio possibile quello che le disse il Rannisi.
EX 210 Avola: No, lui mi ha detto dell'espressione, dice: 'tu ne sai cose... siamo stati noialtri, va...', si gesticolava sul... Perché dentro la stanza non si parlava, si credeva che c'erano le microspie, cose...
Come: 'va...', che lui ne sapeva effettivamente... qualche cosina la sapeva, perché poi diciamo, quando siamo andati al passeggio, mi ha accennato che si era incontrato con persone di Milano.
Però lo abbiamo chiuso subito l'argomento. Non si è sbilanciato, perché ha visto che io non parlavo e...
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, lei poco fa ha detto, in relazione alla mia domanda su Mazzei, se Mazzei avesse avuto, per così dire, un qualche incarico del tipo...
EX 210 Avola: Io non ne sapevo nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però lei ha detto Rannisi, nel contesto di queste confidenze, le accennò a suoi contatti di Rannisi con qualcuno dei palermitani.
Ho capito bene?
EX 210 Avola: Sì, ha capito benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può spiegare un pochino meglio questa affermazione?
EX 210 Avola: Che mi aveva detto che si era incontrato con Gioè, con un altro... a Milano, mi sembra, un altro palermitano.
PUBBLICO MINISTERO: I nomi, lei, che le fece Rannisi, si ricorda semplicemente Gioè?
EX 210 Avola: Gioè. Però mi ha detto poi un altro nome che forse hanno preso l'intercettazione telefonica. Ci aveva dei problemi con il telefonino.
PUBBLICO MINISTERO: Rannisi?
EX 210 Avola: Il Rannisi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, che questi suoi... Ho capito bene? Perché io ora... Che i rapporti fra Rannisi, Mazzei e questi palermitani erano venuti fuori da telefonini, da telefoni cellulari?
EX 210 Avola: Forse io non mi so spiegare, perché diciamo sto dicendo mezza parte.
Il Gioè scendeva a Catania per incontrarsi con il Pulvirenti, insieme al Rannisi. Però, diciamo, che la cosa non era formalmente... come si vuol dire? Che Santapaola lo sapeva, perché diciamo che... come le posso dire? Sia il Mazzei che è stato fatto uomo d'onore dalla famiglia di Palermo entrando a Catania che Santapaola, non aveva fiducia.
Però c'era anche un problema, che il Mazzei si era alleato con il Gioè e con il Pulvirenti. Cioè, facevano anche le cose di nascosto.
Allora che succede? Che erano pronti anche a un tradimento, sia il Pulvirenti, il collaboratore sto parlando, tramite la famiglia di Palermo.
Per questo ci sono cose che diciamo il Rannisi, insieme al Pulvirenti, gli vengono nascoste. Perché il signor Pulvirenti, il collaboratore, stava tradendo Santapaola. Per questo motivo, insieme al Mazzei.
Questo è il vero suo pentimento. Perché dice: 'ora si viene a sapere che si è pentito. Però hanno delle cose nascoste verso la famiglia Santapaola'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tirando le fila di questo discorso, per quanto ne sa lei, si era creato per così dire un filo diretto tra i palermitani che facevano riferimento a Gioè...
EX 210 Avola: E la famiglia Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: E Pulvirenti.
Si può dire esattamente scavalcando i Santapaola?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Addirittura lei dice: 'per tradire Santapaola'.
EX 210 Avola: Sì, per tradire Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei queste informazioni su queste diciamo vicende, come le ha apprese?
EX 210 Avola: Le ho apprese mentre ero collaboratore.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX 210 Avola: Quando ero libero.
PUBBLICO MINISTERO: Ha saputo queste cose?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può spiegare in che termini? Non so, veda un po' lei.
EX 210 Avola: In che termini, l'ho saputo tramite una persona che... non è un pentito, è in carcere. Era fuori all'epoca, e me lo ha raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire chi è questa persona?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, comunque lei, dei rapporti che c'erano tra Pulvirenti e Gioè e Rannisi, lei ha detto...
EX 210 Avola: E Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: ... e Mazzei, a parte questo racconto sulle motivazioni di questi rapporti, cioè, lei comunque ha avuto personale riscontro, personale confidenza dallo stesso Rannisi, o...
EX 210 Avola: Sì, sì, questo sì. Nel carcere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel carcere, Rannisi, le aveva confermato che c'erano questi rapporti tra i palermitani di Gioè - usiamo questa espressione per semplificare - e Mazzei e Pulvirenti?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questo, a prescindere poi da queste motivazioni di cui lei ci ha parlato ora che avrebbe appreso da questo mafioso - mi scusi, perché sicuramente sarà tale - che le ha riferito queste notizie.
Ho capito bene, Avola?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, e in relazione alla detenzione, alla sua detenzione, ovviamente prima che lei iniziasse a collaborare, lei ha avuto modo di stare in carcere insieme a Marcello D'Agata?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo di apprendere comunque da D'Agata notizie in relazione diciamo al fenomeno del pentitismo?
EX 210 Avola: Sì, tramite i colloqui con mia moglie, ha mandato a dire che tutti i collaboratori ce l'avremmo legati alle caviglie. Perché avevano fatto nuove alleanze, nuove amicizie. E qualche cosina io la sapevo di fuori. E di stare tranquillo che non c'era più problema.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare un pochino meglio queste sue affermazioni, Avola? Cioè, lei era libero e D'Agata era in carcere. O eravate tutti e due detenuti?
EX 210 Avola: No, viceversa. D'Agata libero e io ero in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, benissimo.
Quindi lei da sua... Evidentemente D'Agata aveva rapporti con sua moglie, cioè la contattava in libertà, aveva modo di vederla?
EX 210 Avola: Sì, ci portava lo stipendio ogni fine mese e aveva motivo di parlare con mia moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Gli portava lo stipendio in quanto lei era detenuto, era sostenuto dalla organizzazione?
EX 210 Avola: Dalla organizzazione, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi un pochino nel dettaglio cosa le mandò a dire, tramite sua moglie, D'Agata.
EX 210 Avola: Mi mandò a dire che... di stare tranquillo, che tutti 'sti pentiti se li sarebbero legati alla caviglia. Dice: 'lui mi capisce e sa le cose come stanno andando fuori'.
E di fuori qualche cosina la sapevo, non... questa nuova politica che stava nascendo, le amicizie che si erano create, e... Altri rapporti con persone nuove. Un altro grosso favore lo stavano facendo a personaggi importantissimi in Italia.
Vuole sapere quali? Glieli dico, non ci sono problemi.
PUBBLICO MINISTERO: In che termini, scusi, non ho...
EX 210 Avola: Stiamo parlando sempre nel '92, quando io ero fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, che... Non ho capito bene, il riferimento.
Intanto finiamo il discorso di D'Agata che le manda a dire, lei dice: 'stia tranquillo...'.
Lei, evidentemente, stava in carcere, era raggiunto da dichiarazione di collaboratori?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di chi, Avola?
EX 210 Avola: Di Samperi e di Ricciardello Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Queste accuse che le muovevano questi due collaboratori, erano...
EX 210 Avola: Omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma erano fondate queste accuse?
EX 210 Avola: Quelle di Ricciardello, sì. Avevano trovato il cadavere e i riscontri nell'appartamento: tracce di sangue.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E spieghi un pochino, lei ha detto: 'io qualcosa sapevo da fuori'? Che cosa significava questa espressione che lei ha usato...
EX 210 Avola: Erano cose che sapevo io da fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire, ecco, "ce le saremmo legati alla caviglia". Che cosa significa?
EX 210 Avola: Che praticamente, tramite i palermitani, mandavano a dire con Galea, che stava nascendo un partito nuovo, che... nuove amicizie, nuove alleanze, dice: 'rifare tutto da capo' e... e creare diciamo una nuova forza in Italia.
Poi, nel frattempo, la famiglia Santapaola prende rapporti con persone che volevano fatto un favore per assassinare un magistrato. Fanno un incontro a Roma, all'Hotel Excelsior. E si mettono d'accordo che dovevano assassinare questo magistrato in Alt'Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Chi era questo magistrato?
EX 210 Avola: Il dottor Di Pietro. Doveva morire nell'ottobre del... ottobre-novembre del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e seppe qualcosa di più su questo fatto? Su questo incontro, su quello che c'era stato?
Chi se ne doveva occupare di questo fatto?
EX 210 Avola: Questo fatto lo stava curando la famiglia di Catania. L'ha mandato a dire a Palermo in un incontro con il Galea, lo riferisce ai corleonesi, diciamo, che stavano facendo questa operazione.
Ora, se gliel'ha detto sinteticamente, o gliel'ha raccontata tutta, io non lo so. Però l'operazione era questa: fare questa paura a queste persone, perché il dottor Di Pietro stava distruggendo l'Italia.
Il D'agata mi dice: 'facciamoci quest'altro favore'.
Si vede che sono personaggi già conosciuti, oggi bruciati.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ed esecutivamente, di questo fatto, sa chi se ne doveva occupare, chi lo doveva gestire?
EX 210 Avola: L'attentato?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Avola: L'attentato, io ero uno di quelli, se non mi arrestavano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, allora era ancora in programma anche nel '93.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è stato arrestato, per l'appunto...
EX 210 Avola: Certo, era nel programma.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel marzo del...
EX 210 Avola: Marzo '93.
PUBBLICO MINISTERO: ... marzo del '93.
Senta, e poi lei ha fatto riferimento anche diciamo alle ragioni che sottendevano a certe confidenze che le aveva fatto lo stesso Rannisi in carcere in relazione a questi attentati.
Può dire qualcosa, in proposito, lei?
EX 210 Avola: No, solo questo accenno mi ha fatto Rannisi, non mi ha detto più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ora le rivolge qualche domanda il collega, il dottor Chelazzi, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ma proprio quest'ultima vicenda di cui lei ha parlato, Avola.
Cominciamo da questo punto, mi viene la necessità di porle questa domanda: lei, davanti ad altre Corti, davanti ad altri Tribunali, davanti ad altri Pubblici Ministeri, aveva riferito di questo progetto di attentare al dottor Di Pietro, o è la prima volta che lo fa?
EX 210 Avola: No, ci sono i verbali scritti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sono verbali che ha reso anche al dibattimento, lei?
EX 210 Avola: No, in dibattimento non ho parlato mai. Però hanno i verbali...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, verbali di atti di indagine del Pubblico Ministero.
EX 210 Avola: Sarà che stanno facendo indagini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, ora lei ha detto che di questo episodio, o meglio, dell'intendimento di eliminare, comunque di fare un attentato al dottor Di Pietro, lei inizia a sentir parlare quando siamo ancora nel '92.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
EX 210 Avola: Settembre-ottobre del '92 era.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora siamo, più o meno, nello stesso periodo in cui lei sente parlare anche di queste azioni eclatanti che devono essere compiute un po' in tutta Italia?
EX 210 Avola: Sì, il periodo è sempre quello. Dopo le stragi e dopo l'estate, diciamo. Settembre, ottobre, novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, "dopo le stragi" intende dire quelle siciliane, del '92.
EX 210 Avola: Le stragi siciliane, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo tipo di programma di azioni criminose, era la prima volta che lei lo sentiva rappresentare in questa forma, in questo modo così, diciamo, incisivo, così marcato, anche così concreto?
Perché intanto si parla di eliminare una persona ben precisa, il dottor Di Pietro, a lei...
EX 210 Avola: Quello per favore, però, è diverso.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX 210 Avola: Quello era un favore che si dovevano fare a certi personaggi...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ora ci stavo per arrivare.
EX 210 Avola: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che ci siamo...
EX 210 Avola: Cioè, nel contesto gli volevo dire, non c'entra niente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
EX 210 Avola: Nel contesto di che cosa stava facendo Cosa Nostra per le bombe e le cose, il dottor Di Pietro c'entra diciamo, di sponda senza... per avere sempre... fare favore a persone che domani potevano servire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, io avevo fatto una domanda pensando che lei potesse dare una risposta unitaria. Invece, mi rendo conto che le rispose sono due. E allora io scompongo la domanda.
Tanto per cominciare: chi è che specificamente, le ha parlato di questo progetto di eliminare il dottor Di Pietro?
EX 210 Avola: D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: E' un discorso che avete avuto a quattr'occhi o in presenza anche di altre persone?
EX 210 Avola: Eugenio Galea c'era anche.
PUBBLICO MINISTERO: E' un discorso che fra voi è stato fatto in una sola occasione o è stato fatto anche in più occasioni?
EX 210 Avola: No, che si stava curando questa cosa e si doveva andare dietro ai palermitani. Poi il Galea ha avuto l'incontro e si stava portando avanti il progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, forse non son riuscito a far...
EX 210 Avola: In più incontri con il Galea e il D'Agata abbiamo avuto più di una occasione di parlare sempre di questa cosa. Poi, però il Santapaola gli fa sapere, dice, di mettere al corrente anche i palermitani.
Perché la cosa era catanese.
PUBBLICO MINISTERO: "La cosa era catanese", ecco, proprio...
EX 210 Avola: Cioè che queste persone...
PUBBLICO MINISTERO: ... ci stavo arrivando.
EX 210 Avola: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lei ha capito la matrice di questa decisione. Cioè a dire, come nasce questa decisione di attentare al dottor Di Pietro?
E' una decisione presa dalle persone che gliene hanno parlato o che ne hanno parlato con lei?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Avola: La decisione nasce che queste persone, che all'epoca erano... ora non so chi sono di preciso, però, comunque, fanno l'incontro all'Hotel Excelsior e sono persone, uno è un grosso trafficante d'armi, si chiama Battaglia; con un'altra persona legato ai Servizi Segreti.
Chiede il favore al Galea, che sapeva che faceva parte della famiglia Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
EX 210 Avola: Il Galea ritorna, specifica questa cosa alla famiglia, poi il D'Agata me lo riferisce a me. Parliamo in più di un'occasione di questa cosa, solo con il D'Agata e dicendo: 'gli rifacciamo questo... un altro favore', nel senso che, con queste persone noialtri avevamo già avuto a che fare. Anche se erano state tradite.
Io mi riferisco al Socialismo. Se non sono stato chiaro...
PUBBLICO MINISTERO: Per "Socialismo" intende il partito?
EX 210 Avola: Partito.
PUBBLICO MINISTERO: Non il socialismo come idea?
EX 210 Avola: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Senta, ma lei poi si è attivato, si è dato da fare in qualche modo per portare ad esecuzione questo programma? Lei ha detto che quando è stato arrestato, la decisione era sempre in vita, no?
EX 210 Avola: Sì, sì. Avevamo diversi progetti... purtroppo...
PUBBLICO MINISTERO: Il progetto era sempre...
EX 210 Avola: ... purtroppo...
PUBBLICO MINISTERO: ... il progetto era sempre in piedi. Capisco bene?
EX 210 Avola: Sì, il progetto era stato sempre in piedi anche a distanza di tre o quattro anni. Quando Cosa Nostra decide una cosa, si deve fare. Possono passare anche tre anni o quattro anni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, io avevo più specificamente bisogno di capire da lei se lei, appunto, Avola, poi ha concretamente fatto qualche cosa per...
EX 210 Avola: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... voglio dire, mai andato a Milano, mai cercato...
EX 210 Avola: No, perché prima ci voleva lo "sta bene", stavano prendendo accordi. Cioè, prima di fargli questo... 'glielo facciamo' - dice - 'questo favore'.
Però poi sono saliti, sono stati fatti diversi incontri a Roma; di cui io so un albergo, poi sarà la Magistratura, la Polizia a fare accertamenti.
Fanno un incontro con queste persone e si decide di fargli il favore. Però il favore non si ci fa l'indomani. Si stava curando, diciamo, anche perché a Catania stavamo attraversando un periodo di 'sto riciclaggio, di 'ste cose.
C'erano il pentitismo in atto, diciamo. Però il favore si ci doveva fare.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. L'altra cosa, l'altro aspetto della domanda che le avevo fatto prima, invece, riguardava - e mi sembra che lei appunto, abbia detto che i due aspetti del problema vanno visti separatamente - riguardava, invece, queste azioni eclatanti da compiere un po' dovunque, ai tralicci, alle ferrovie, alle...
EX 210 Avola: Tutto ciò che apparteneva allo Stato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
EX 210 Avola: Tutto ciò che apparteneva allo Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto ciò che apparteneva allo Stato.
Ecco, ma specificamente di questo tipo di azioni criminose, in questo tipo di azioni criminose, per meglio dire, ci rientrava anche - per discorsi che siano stati fatti in forma chiara, non a sensazione, non ci interesserebbe - il patrimonio storico, artistico, monumenti, musei, le chiese, le statue, le opere d'arte?
EX 210 Avola: Sì, certo ci entravano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ne ha sentito parlare esplicitamente, voglio dire?
EX 210 Avola: Sì, quando io sono salito qui a Firenze non era per cercare un cartellone dove c'era scritto "statua".
PUBBLICO MINISTERO: Avola, lei non se ne deve avere a male se io faccio una domanda che può sembrare ovvia.
EX 210 Avola: Gli sto rispondendo. Sono salito a Firenze per cercare qualche cosa, il cartello "statua" scritto lo trovo anche a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto di aver messo gli occhi su una bella statua in collina, eccetera eccetera.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto riferimento a Donatello.
EX 210 Avola: A Donatello, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Probabilmente è un'altra cosa. Probabilmente sarà il Davide di Michelangelo...
EX 210 Avola: Ho sbagliato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non vuol dire. Voglio sapere semplicemente se poi quando è tornato giù a Catania, se è tornato a Catania, di ritorno da quella trasferta fiorentina lei ha relazionato a qualcuno.
EX 210 Avola: Al D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E che gli ha detto?
EX 210 Avola: Gli ho detto che ci sono diversi punti a Firenze dove potevamo colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ah.
EX 210 Avola: Gli ho detto questo, altre cose che ho visto e che ora non mi ricordo. Ce n'erano diverse cose. Non era, non c'è una cosa sola, va. Come... questo è stato.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Mentre prima, per la decisione di attentare al dottor Di Pietro, lei ha spiegato cosa ne sa su come nasce questa decisione.
Io ho bisogno ora, se lei è in grado di rispondermi, di capire che cosa c'è dietro la decisione di compiere queste azioni eclatanti. Perché lei,appunto, ne ha parlato con D'Agata, mi pare abbia detto di averne parlato, se non ho capito male, anche con Galea. Però che cosa c'è dietro a questa decisione?
E' sempre una storia locale, catanese, è una storia più in grande stile, è una storia che riguarda anche altre realtà di Cosa Nostra?
EX 210 Avola: Sono cose... diciamo, tutte queste stragi, per come mi spiegava il D'Agata, servivano... anche se come mi diceva il D'Agata a me, la Cosa Nostra stava sbagliando. Però sono punti di vista del D'Agata, giusto? Cioè, che lui sosteneva sempre che Cosa Nostra deve camminare parallela allo Stato e mai cercare di fare il passo più lungo del piede.
Questo è un punto di vista del D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Avola: Con tutto ciò, quando uno è soldato, deve ubbidire agli ordini. Non ce n'è discussioni.
Servivano soltanto per togliere il 416-bis, i pentiti essere smentiti tutti.
Insomma, quello che sta accadendo oggi. Se non sta accadendo, ci siamo vicinissimi: togliere le carceri dure per i mafiosi.
Diciamo che Cosa Nostra, mezza guerra l'ha vinta con tre bombe. Perché se vuole ne mette altre venti.
Cioè, se è ferma e sta calma, un motivo ce l'ha.
Qualche cosa l'ha ottenuta. Questo è sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno... ho capito perfettamente la sua risposta. Però io ho bisogno, Avola, di tornare all'epoca di questi discorsi.
EX 210 Avola: All'epoca servivano le bombe a questo qui. Per i pentiti, per togliere il carcere duro e per il 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questi termini, le persone che hanno parlato con lei, sono state...
EX 210 Avola: L'Ercolano, il Galea, il D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: ... sono state esplicite?
EX 210 Avola: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio questo era lo scopo di questo...
EX 210 Avola: Sì, sì. L'ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Stavamo parlando insieme. O mi fermo io, o si ferma lei.
EX 210 Avola: Sì, sì. Ho capito. Era per questo motivo.
Difatti poi il D'Agata mi manda a dire, in carcere, che i pentiti ce li avremo legati a una caviglia. Ecco perché collego i due cose. Perché io, qualche cosa la sapevo di fuori, quello che mi manda a dire lui tramite mia moglie al colloquio. E' questo il fatto.
Dice: 'non ti preoccupare che i pentiti ce li leghiamo a una caviglia'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sostanzialmente, come dire, soprattutto le persone che parlano con lei di questo programma, sono: Aldo Ercolano, Eugenio Galea e Marcello D'agata.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi pare che lei abbia precisato - ma può darsi che sia, che per un attimo mi sia distratto io - non mi pare che lei abbia precisato il ruolo di Ercolano, di Aldo Ercolano nella famiglia.
EX 210 Avola: Era vicerappresentante per la famiglia di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questo problema, di questa, chiamiamola pure, prospettiva di questo programma di azioni criminose, se ne è parlato una volta sola fra lei e queste persone oppure più volte?
EX 210 Avola: No. Con il D'Agata diverse volte, con l'Ercolano no. Con il D'agata, diciamo, eravamo insieme dodici ore al giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito che D'Agata era un po' perplesso su questo...
EX 210 Avola: Sì, Perché lui sosteneva che non si poteva fare questo tipo di gioco con lo Stato perché era una battaglia persa. Lui sosteneva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
EX 210 Avola: Che si devono camminare paralleli, no fare queste cose eclatanti. Cioè, trovare accordi sì, trovare nuovi politici sì, ma non fare allarmare l'opinione pubblica con le bombe e con le cose.
Però, torno a ripetere, sempre un'opinione del D'Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non un braccio di ferro, secondo l'idea di D'Agata.
EX 210 Avola: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, D'Agata la vedeva così.
EX 210 Avola: D'Agata braccio di ferro con lo Stato, non ne voleva.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E gli altri invece, mi pare che fossero invece più favorevoli a questo tipo di strategia.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei da soldato, bisognava che obbedisse.
EX 210 Avola: E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Non aveva alternative. Bene.
Ma Ercolano e Galea erano portatori di una prospettiva che riguardava Cosa Nostra nella sua generalità? Quindi, non solamente la famiglia catanese, ma anche, per intendersi, i corleonesi, le famiglie palermitane.
Questo lei lo ha saputo o non ha saputo nulla a questo proposito?
In sostanza, quando lei ha visto, ha sentito fare questi discorsi, da qualcosa o da qualcuno ha avuto una chiara indicazione sul fatto se si trattava di una idea, di un programma strettamente targato Catania o...
EX 210 Avola: No, no. Targato Palermo era.
PUBBLICO MINISTERO: Era targato Palermo.
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come può...
EX 210 Avola: Da una riunione che faceva il Galea. Le notizie le portava da Palermo.
Cioè, quando lui, Galea, andava nelle riunioni settimanalmente, ogni quindici giorni - bisogna vedere gli accordi che prendevano - uno di questi incontri, portano notizie che si stavano formando questo partito nuovo, che si dovevano portare persone pulite, che le cose dovevano cambiare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questi erano gli incontri, le riunioni alle quali Galea partecipava nella veste di...? Le spiace ripeterlo?
EX 210 Avola: Vicerappresentante per la provincia.
PUBBLICO MINISTERO: Come tale, partecipava a riunioni con le quali lei, se non mi sbaglio, ha detto, se mi sbaglio, mi corregga, si incontrava con i rappresentanti...
EX 210 Avola: Delle varie famiglie del palermitano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai accompagnato o sa chi, eventualmente, abbia accompagnato ad alcuni di questi incontri Eugenio Galea?
EX 210 Avola: C'andava Enzo Aiello insieme al Galea.
PUBBLICO MINISTERO: Lei personalmente no?
EX 210 Avola: No, no. Io solo andavo con il D'Agata nell'87.
PUBBLICO MINISTERO: Mi vuol far capire - credo che sia una necessità di comprensione non mia, nel senso stretto - che relazione doveva passare tra fare queste azioni eclatanti e l'esistenza di un nuovo... come lo chiama lei, una nuova forza politica, mi pare abbia detto...
EX 210 Avola: Un nuovo partito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sono due, per come lei... la storia è stata raccontata, erano due aspetti dello stesso discorso. Ma come si legavano?
EX 210 Avola: Questo io non lo so come si legano.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se la mia domanda è chiara.
PRESIDENTE: Cos'ha detto, ha capito?
EX 210 Avola: Io l'ho capito. Però non posso dire...
PRESIDENTE: Se non sa rispondere, dice: non so nulla.
EX 210 Avola: Non so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, quando poi il Presidente riterrà di darmi un minuto - ma non ora eh, lo possiamo fare tranquillamente tra un po' - volevo, attingendo da un verbale di dichiarazioni rese da Avola davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta, il 14 marzo del '96, riprendere una dichiarazione che aveva già reso.
Ma io prima di fare questo, Presidente - perché la dichiarazione ce l'ho sotto gli occhi -volevo, se lei mi consente, Presidente, riproporre la domanda.
Può essere che io non sia stato abbastanza...
PRESIDENTE: Chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: ... chiaro, abbastanza comprensibile. Cioè, avevo bisogno di capire...
PRESIDENTE: Avremmo bisogno che anche il Pubblico Ministero alzasse un pochino la voce o l'avvicinasse.
PUBBLICO MINISTERO: Avevo bisogno di capire - attraverso le sue conoscenze, Avola, non attraverso le sue ricostruzioni o deduzioni, attraverso le sue conoscenze - ho bisogno di capire com'è che andare a compiere, eseguire azioni eclatanti del tipo di quelle di cui le fu parlato, si combinava, faceva comodo, era funzionale all'avvento di quello che lei chiama un nuovo soggetto politico, una nuova forza politica. Ecco, questo non riesco bene a capirlo.
PRESIDENTE: Ha detto: gente nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io...
PRESIDENTE: Vero?
EX 210 Avola: Sì.
PRESIDENTE: Ha capito ora?
PUBBLICO MINISTERO: Però ha parlato...
PRESIDENTE: Sì, sì. Di un nuovo partito. Certo, certo. Ma il particolare...
PUBBLICO MINISTERO: L'importante è che sia chiara la mia domanda, Avola.
EX 210 Avola: Sì, sì. Ho capito io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Avola: C'era... si dovevano legare queste due cose: il nuovo partito e fare un po' di rumore in Italia. Per dire: questo nuovo partito aveva aggiustato tutte le cose.
PRESIDENTE: Ah, ecco. Quindi, la spiegazione è che il nuovo partito a seguito di queste azioni, avrebbe potuto provocare novità.
EX 210 Avola: Le novità ci sono state...
PUBBLICO MINISTERO: La stessa domanda le fu posta, appunto, nell'udienza del 14 marzo del '96 davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta dal dottor Pescaroli nel processo per la strage di Capaci.
E io leggo dalla trascrizione, ovviamente, di quell'udienza, esattamente questa sua dichiarazione.
Però, mi pare doveroso - se no si fa una lettura, che è solo apparentemente una lettura - leggere anche la domanda che le ha fatto il Pubblico Ministero.
Le chiede il Pubblico Ministero:
"Vuol dirci nel dettaglio quali obiettivi dovevano essere colpiti nell'esecuzione di questa strategia?"
Lei risponde:
"Tutto ciò che faceva parte dello Stato, si era pensato a ferrovie, i tralicci, un po' di tutto diciamo, dove si poteva colpire lo Stato".
Ecco, la domanda poi, che introduce la sua risposta, quella che mi preme richiamare ora, è questa:
"Per quale motivo si doveva porre in essere, si doveva eseguire questa strategia?"
Le sue parole sono:
"Perché stava nascendo questa nuova forza e si doveva dare un esempio per combattere.
Diciamo, togliere il vecchio per entrare il nuovo. E dare un segno di forza, di potenza diciamo".
Ecco, questo era la risposta che lei ebbe a dare allora.
EX 210 Avola: Su per giù è quella che ho dato ora.
PUBBLICO MINISTERO: La risposta che ha dato oggi è la stessa, sia pur ovviamente con altre parole che lei...
EX 210 Avola: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... intese dare alla stessa domanda che le fu fatta a Caltanissetta, appunto, in quell'udienza lì? Che io ho richiamato?
EX 210 Avola: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
PRESIDENTE: Vogliamo fare ora la sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, Presidente. Non ci sono problemi.
PRESIDENTE: Sospendiamo dieci minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, riprendo per concludere l'esame, perché mi restano pochissime domande da fare.
Ecco, Avola, richiamo un attimo una dichiarazione che lei ha fatto prima della sospensione, su come aveva gestito la sua presenza a Firenze - quando è venuto nell'occasione che ha detto, assieme a sua moglie - trattenendosi, per altro, al Baglioni.
Le debbo far presente, che apparentemente io ci trovo un contrasto, una dichiarazione che lei aveva reso, ha reso il 14 marzo dell'anno scorso, sempre nel processo per la strage di Capaci, a Caltanissetta.
Ecco, la successione di domande e risposte di quell'udienza è stata questa:
Domanda del Pubblico Ministero: "Lei è stato a Firenze?".
"Sì".
"A Firenze che cosa ci andò a fare?".
"Niente, a mangiare me ne sono andato".
"Nessuna attività per quanto riguarda l'individuazione di obiettivi? Perché mi è sembrato di aver capito qualche cosa".
Risposta: "No, io sono arrivato lì, sono andato all'Hotel Baglioni, mi sono fatto un giro per Firenze, ho preso l'aero e me ne sono ritornato. Basta".
EX 210 Avola: Un giro per Firenze: ho guardato le cose, no?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX 210 Avola: Un giro per Firenze per guardare le cose. Non lo specifico, ma l'intento è quello.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, con la dichiarazione che ha reso oggi, lei è stato più specifico, ma...
EX 210 Avola: Più specifico perché riguardante il processo qui a Firenze. Lì ero stato più sintetico, perché non riguardava quella Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno, poi, di chiederle un qualcosa che è, penso, una curiosità opportuna a questo punto del suo esame. Lei ha precisato che fu arrestato nel '93 e poi di aver iniziato a rendere dichiarazioni su una serie interminabile di reati, commessi anche da lei, a distanza di un anno.
Ecco, la sua decisione, all'epoca, quella appunto di riferire all'Autorità Giudiziaria quello che era nelle sue conoscenze su queste vicende criminali, da che cosa nasceva, che base aveva?
A distanza di un anno dall'arresto, dopo un anno di detenzione, nel '94, lei decise di rendere dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria: sulla base di quale motivazione?
EX 210 Avola: Il fatto che mi era successo sotto casa del Di Leo, che mi stavano uccidendo. E' passato un anno, la riflessione è stata lunga, ma la decisione è stata questa.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, abbia pazienza. Lei ha parlato... parla in maniera piuttosto affrettata, io forse non riesco a sentirla bene...
EX 210 Avola: Sì, ripeto.
Il fatto che mi era successo sotto la casa del Di Leo, che mi stavano uccidendo. Ci ho pensato per un anno e poi ho deciso di collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che l'inizio della sua collaborazione, un termine che adopro io, nasce da uno stato di paura, di preoccupazione per la sua sorte personale?
EX 210 Avola: Anche.
PUBBLICO MINISTERO: Se dice "anche", vuol dire che c'è qualche cosa che si aggiunge al...
EX 210 Avola: Certo, mi sono sentito tradito dalla famiglia, perché io non avevo fatto niente per meritare questa punizione, diciamo, della famiglia Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei giudicava di essere stato, per così dire, condannato dalla sua organizzazione.
EX 210 Avola: Senza motivo, però, perché non lo avrei tradito né ora né mai.
PUBBLICO MINISTERO: E allora l'altra cosa che le chiedo è questa: lei ha iniziato la sua collaborazione nel '94. Avrà - e ha, lo sappiamo per certo - reso dichiarazioni più volte, anche davanti alla Corte, non a quella di Firenze, ma ad altre Corti, ad altri Tribunali. Poi si vede revocare il programma di protezione, doverosamente, perché...
EX 210 Avola: Giusto.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha commesso dei delitti.
Ecco, la sua intenzione di continuare a rispondere alle domande, oggi, quelle che le ho fatto io e che poi le faranno anche i difensori, la Corte, se lo riterrà - quindi, è una decisione di continuare a rendere dichiarazioni su queste vicende di criminalità - che motivazione ha a questo punto?
EX 210 Avola: No, io ho reso sempre...
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa... lei sa, mi scusi Avola, lei sa anche che, in qualche modo, è venuto meno ad un impegno che aveva preso nei confronti dello Stato, che ha accordato...
EX 210 Avola: Sì, ma anche lo Stato aveva preso impegni con me. Mi doveva dare i documenti definitivi e non me li ha dati, dovevo andare all'estero e non ci sono andato... Cioè, io sono un traditore verso lo Stato, ma lo Stato non si è comportato... altrettanto.
Perché le promesse erano che io dovevo andare all'estero subito e non ci sono andato; documenti definitivi non li ho avuti mai. Per iscrivere i bambini a scuola ho avuto problemi. Insomma, il collaborante non è... Sì, si collabora, però ci sono dei retroscena che fanno passare proprio tutto l'entusiasmo di collaborare e di fare.
Anche questo fatto che mi sta succedendo oggi, cioè io vengo qui senza protezione, con un furgoncino, tre Carabinieri - me ne guarderei bene, fanno il suo lavoro - ma dov'è tutta la protezione che c'era prima?
Cioè, che cosa è cambiato, che io prima viaggiavo in elicottero e ora debbo viaggiare così? Non sono e resto sempre un collaboratore?
Io posso capire che debbo scontare la pena, e va bene, ho sbagliato e pago. Ma quando io vado nel Tribunale, debbo avere la sicurezza della mia persona e anche chi viaggia con me.
Perché che cosa sta cambiando ora? Io collaboro lo stesso, però non ho più protezione.
Protezione non vuol dire soltanto stipendio; protezione vuol dire quando si viaggia; protezione vuol dire motivi di sicurezza. Ci sono tante protezioni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, io le ho chiesto che cosa c'è alla base della sua decisione di continuare a collaborare, oggi, per quanto sia stato revocato il programma. Quindi la risposta, in sostanza...
EX 210 Avola: Sono un collaboratore di giustizia e basta; o col programma o senza programma.
Quando ritengo che c'è qualche cosa che non va, non presiedo io nelle aule. Mi scuso, come ho fatto l'altra volta, che non sono potuto venire, non mi sentivo sicuro. Oggi purtroppo è una cosa forzata e sono venuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Nient'altro, la ringrazio.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì. Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Lei ha detto, Avola, che anche lei era esperto di esplosivo?
EX 210 Avola: Lo conoscevo, sì.
AVVOCATO Ammannato: Conosceva? Cioè...
EX 210 Avola: No esperto, non ero un maestro; comunque conoscevo. Avevo fatto degli attentati con bombe e cose, me le sapevo montare, me li sapevo gestire: dinamite, tritolo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi ha imparato lì, insomma, da sé; un autodidatta, diciamo.
EX 210 Avola: Nell'83 l'ho imparato, sì.
AVVOCATO Ammannato: Senta, lei ha parlato che - siamo, appunto agli inizi sempre del '92 - che a un certo punto seppe da D'Agata che a Palermo era arrivato un esperto, uno che sapeva maneggiare molto bene l'esplosivo.
EX 210 Avola: '92.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Quindi, se venne a Palermo cosa vuol dire, che non era di Palermo?
EX 210 Avola: No...
AVVOCATO Ammannato: Era uno di fuori, uno esterno a Cosa Nostra?
EX 210 Avola: No, no. Può essere che è un palermitano che è fuori da Palermo, diciamo, e poi... Tra l'altro, nel nostro gergo catanese li chiamavamo "i forestieri". Però non vuol dire che non è palermitano. Può essere anche una persona che era stata a Milano, a Torino, a Trieste e poi veniva a Palermo solo per fare quel lavoro; ma può essere anche un palermitano.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito.
Senta, poi lei ha parlato che voi davate armi ai palermitani, cioè ci sono rapporti tra Catania e Palermo. Ecco, se vuol chiarire alla Corte questo punto. Cioè, i palermitani venivano da voi a chiedere le armi?
EX 210 Avola: Certe volte sì, come noialtri certe volte avevamo bisogno di armi di loro, quando avevamo avuto qualche sequestro, qualche cosa.
AVVOCATO Ammannato: Armi...
EX 210 Avola: Ma bisogna vedere il quantitativo di armi.
AVVOCATO Ammannato: Venivano anche a chiedervi esplosivo?
EX 210 Avola: Sì, una volta ce ne abbiamo portato 200 chili.
AVVOCATO Ammannato: Si ricorda quando, grossomodo, in che periodo?
EX 210 Avola: Era marzo del '92.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, Catania, a questo punto, diede ai palermitani 200 chili di esplosivo. Si ricorda anche...
EX 210 Avola: 200, no 800.
AVVOCATO Ammannato: No, 200.
PRESIDENTE: 200.
EX 210 Avola: 200, sì.
AVVOCATO Ammannato: Che tipo di esplosivo era, se lei lo sa?
EX 210 Avola: No. L'ho detto all'altra Corte, ma non gliel'ho specificato; l'hanno individuato, però non ricordo il nome di come si chiama questo esplosivo.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Quindi anche voi, diciamo...
EX 210 Avola: Comunque erano panetti...
AVVOCATO Ammannato: ... famiglia Santapaola di Catania avevate esplosivo?
EX 210 Avola: Noialtri, sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei l'ha visto, cioè sa dov'era tenuto, cioè i depositi di questo esplosivo?
EX 210 Avola: Sì, ce l'aveva in un garage Eugenio Galea, poi è stato spostato.
AVVOCATO Ammannato: Questo esplosivo che ha visto, sa che tipo era?
EX 210 Avola: No, l'hanno messo nei fusti e l'ho portato direttamente...
AVVOCATO Ammannato: Sa se era tritolo, dinamite o altri tipi?
EX 210 Avola: No, no. Era un tipo di... una roba nuova, diciamo; tipo plastico. Comunque una roba nuova, che si usava con i detonatori elettronici.
AVVOCATO Ammannato: Aveva sopra delle scritte, cioè era materiale commerciale? Com'era, esternamente, quando lo vide lei?
EX 210 Avola: Il colore era senape.
AVVOCATO Ammannato: E come confezione, come erano confezionati?
EX 210 Avola: Panetti di 2 chili erano.
AVVOCATO Ammannato: Panetti?
EX 210 Avola: Di 2 chili.
AVVOCATO Ammannato: Di 2 chili ciascuno. E non c'era scritto nulla sopra?
EX 210 Avola: C'era una scritta, ma non in italiano; non mi ricordo com'è, ora.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito.
Dopo - se ho capito bene la cronologia - il discorso che ha sentito di colpire lo Stato, danneggiare lo Stato, questo lo seppe dopo l'estate del '92?
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Cioè dopo, quando vennero i "vespri siciliani", lei aveva parlato di colpire, di mitragliare le camionette, i militari.
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E quindi lei ha detto che è venuto su, qui a Firenze.
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Siccome ha detto "io non me ne intendo di beni artistici", volevo capire questo. Quindi: prima di partire, proprio lei aveva avuto incarico di guardare degli obiettivi artistici, beni culturali, patrimonio culturale?
EX 210 Avola: No, di qualche cosa di questi artistici, però io non ne capisco, torno a ripetere. Sì, cioè, qualche cosa di storico di Firenze, di colpire e basta. Cioè io mi limitavo a questo.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma le avevano appunto detto, come incarico: 'vai su e guarda...'?
EX 210 Avola: Cosa...
AVVOCATO Ammannato: Come ha detto lei, non il castello dello Stato...
EX 210 Avola: Sì, sì, ho capito.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, l'incarico avuto qual era?
EX 210 Avola: Di fare danno allo Stato, in cose che lo Stato ci tiene, come una chiesa... una cosa importante, diciamo.
AVVOCATO Ammannato: Lei poi...
EX 210 Avola: Un museo.
AVVOCATO Ammannato: Se ho capito bene, lei, quando è ritornato giù, ha riferito - se ho capito bene - tre obiettivi, ha detto, tre monumenti.
EX 210 Avola: No, non l'ho detto io questo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quando è tornato giù, cosa ha relazionato a D'Agata?
EX 210 Avola: Io gli ho detto: 'si può fare da qualsiasi cosa'. Però io sono andato nella statua, ho anche detto al P.M., il Donatello.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma la seconda volta dice: 'quando tornai giù, riferii a D'Agata che ci sono...'.
EX 210 Avola: Diversi obiettivi, perché io giravo solo nel centro storico di Firenze e per me il centro storico era centro storico. E basta. Cioè, l'azione doveva essere quella.
AVVOCATO Ammannato: Quindi poi, per capire sempre bene il suo pensiero, tornato da Firenze ci fu quel discorso fatto tra lei, D'Agata ed Eugenio Galea su questo attentato a Di Pietro?
EX 210 Avola: Sì, sempre quel periodo era: settembre-ottobre.
AVVOCATO Ammannato: Quindi settembre-ottobre.
EX 210 Avola: Questi agganci li aveva presi il Galea, tramite una persona, qua a Roma... qua a Roma: a Roma.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito.
Dopodiché lei, nel marzo, è stato arrestato.
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Ammannato: '93.
EX 210 Avola: Marzo '93.
AVVOCATO Ammannato: Bene, la ringrazio.
EX 210 Avola: Prego.
PRESIDENTE: Altri difensori di parte civile devono intervenire? Difensori degli imputati?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Signor Avola, ho due domande soltanto, ma vorrei che fosse più preciso possibile su questo.
Senta, lei oggi ha parlato di una vicenda - relativa, appunto, alla progettazione di un omicidio nei confronti del dottor Antonio Di Pietro - e si apprende che già in data 14 marzo '97, ad altra Autorità Giudiziaria, aveva parlato della stessa cosa, più o meno.
Ma come mai ha deciso di parlare di questa vicenda a distanza di tre anni, più o meno, dal suo inizio di collaborazione?
EX 210 Avola: Ne ho parlato a tre anni di distanza.
AVVOCATO Florio: Non ho capito, prego.
EX 210 Avola: Ne ho parlato a tre anni di distanza.
AVVOCATO Florio: Sì. Dico, lei - se i miei appunti sono giusti - ha cominciato a collaborare, più o meno, nel marzo '94, cioè un anno dopo il suo arresto. Volevo sapere se c'è una ragione per cui ne ha parlato a tre anni di distanza.
PRESIDENTE: Ha capito ora?
EX 210 Avola: Sì, sì, ho capito. No, non c'è una ragione.
AVVOCATO Colonna: Presidente, scusi, c'è un'opposizione, perché non...
PRESIDENTE: Ma chi parla?
AVVOCATO Colonna: Sono il difensore di Avola.
Il collega ha...
PRESIDENTE: Dica, dica.
AVVOCATO Colonna: ... è partito da una premessa sbagliata, cioè che l'Avola, di questo fatto, non ne ha parlato precedentemente. Non ne ha parlato precedentemente in dibattimento, ma in corso di indagine ne ha parlato.
Quindi, diciamo, contestare in questi termini all'Avola quanto detto oggi, credo che sia errato, insomma.
PRESIDENTE: Non sono in grado di poterle dire, avvocato, se ha torto o ha ragione, ma penso che se lo dice qualche fondamento la cosa ha.
AVVOCATO Florio: Collega...
PRESIDENTE: Sentiamo l'avvocato Florio che cosa intende fare.
AVVOCATO Florio: Dico soltanto questo: si apprende in data odierna, tramite le puntuali - devo dire - osservazioni e domande del Pubblico Ministero che l'Avola avrebbe, è vero, parlato di questa vicenda in sede di indagini preliminari ad altra Autorità Giudiziaria, ma ho premesso - era appunto la premessa della mia domanda- che lo avrebbe fatto in data 14 marzo '97.
Ora, se è vero com'è vero che l'Avola, se non vado errato, si pente nel marzo '94, sono giusto giusto tre anni. Per cui io chiedo: perché in questi tre anni, se c'è una ragione, ovviamente, egli non ne aveva fatto menzione?
PRESIDENTE: Allora, sentiamo, intanto dallo stesso esaminato.
Lei ha parlato di questa cosa per la prima volta nel marzo '97, cioè nel marzo di quest'anno a Caltanissetta?
EX 210 Avola: Sì, sì.
PRESIDENTE: E allora l'avvocato vorrebbe sapere da lei, se crede di potercelo dire, perché ha osservato il silenzio su questo fatto, abbastanza grave, per tre anni. E perché, poi, ha deciso di dirlo.
EX 210 Avola: Non lo so.
PRESIDENTE: Non ho capito.
EX 210 Avola: Non lo so.
PRESIDENTE: Ah, non lo sa. Anche questa è una risposta.
Avvocato, prosegua.
AVVOCATO Florio: Senta signor Avola, volevo sapere da lei se le risulta che Cosa Nostra, cioè la vostra organizzazione, avesse, a un certo punto, avuto intenzione di infiltrare nel circuito carcerario pentiti falsi, per esempio persone che si potevano accollare di reati, di omicidi, o di altri fatti gravi, attribuiti ad altri collaboratori, a persone diverse, proprio per sviare la credibilità di questi collaboratori.
EX 210 Avola: Sì, girava questa voce di fare infiltrare diversi pentiti falsi, di accollarsi le cose che avevano fatto i pentiti veri, così pagare una grossa associazione tutti quanti, perché la Corte non riusciva a stabilire chi effettivamente aveva fatto gli omicidi e chi non li aveva fatti. Come voce, ci girava.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Io non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Avola, lei ha parlato, parlando della strategia delle stragi e degli attentati, che tutto ciò era in concomitanza con la nascita di un nuovo partito, di un nuovo movimento. Mi può dire e dire alla Corte, di che movimento o partito si trattasse?
EX 210 Avola: No, il nome non l'ho fatto mai. Un partito nuovo che doveva nascere, e basta.
PRESIDENTE: Non importa il fatto che l'abbia fatto o no, lei...
EX 210 Avola: No, non l'ho fatto mai il nome.
PRESIDENTE: Non lo sa, o lo sa?
EX 210 Avola: Non esisteva il partito quando mi hanno arrestato a me.
AVVOCATO Pepi: Cioè, non esisteva quando l'hanno arrestata, ma successivamente, che lei sappia, è esistito ed è nato oppure no?
EX 210 Avola: Il partito è nato, io non sapevo il nome, però. Poi sono cose che ho appreso...
PRESIDENTE: Che ha appreso dopo.
EX 210 Avola: Dopo.
AVVOCATO Pepi: Ma ora è in grado di sapere qual è questo partito?
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Pepi: Lo può dire alla Corte?
EX 210 Avola: Non c'è problema: Forza Italia.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei, poi, ha parlato di una riunione che si sarebbe verificata a Roma all'Hotel Excelsior, dicendo che vi sarebbero intervenute una serie di persone tra cui un trafficante di armi.
EX 210 Avola: Battaglia.
AVVOCATO Pepi: Eh?
PRESIDENTE: Ha fatto anche il nome.
AVVOCATO Pepi: Battaglia, sì. Volevo sapere se è in grado - se lo sa, ovviamente - oltre a questo Battaglia, se poi questo Battaglia ci vuol specificare anche meglio il nome di battesimo, se sa chi vi fosse anche insieme, altre persone, o quali Enti potessero essere presenti a questa riunione.
EX 210 Avola: Di catanesi c'è stato Eugenio Galea e altre persone che ho incontrato qui a Roma; persone che, dice il Galea, sono legate ai Servizi Segreti qui a Roma e si ci doveva fare questo favore.
PRESIDENTE: Non c'erano altri rappresentati di Cosa Nostra, no?
EX 210 Avola: Che sappia io, no. Cioè, Catania la rappresentava Eugenio Galea.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Avola, io volevo sapere anche, lei mi sembra - se ho capito bene - quando ha parlato dell'attentato al dottor Di Pietro, che questo attentato non sarebbe stato un attentato di mafia, ma un attentato per fare un favore.
Ecco, io le chiedo: un favore a chi?
EX 210 Avola: Il favore era un po' alle persone che il dottor Di Pietro stava indagando, un po' a tutti.
Io le posso dire un'altra cosa e poi... In quel periodo noialtri avevamo contatti con una persona oggi indagata: Dell'Utri; diversi incontri fatti a Catania con la famiglia Santapaola. Uno dei moventi può essere anche questo qua.
Diverse volte è sceso il dottor Dell'Utri. Si è incontrato con Santapaola, hanno fatto degli investimenti a livello di soldi. Uno può essere questo, dei moventi.
L'altro: c'era chi proprio lo stava rovinando, che oggi non è in Italia...
AVVOCATO Pepi: Chi sarebbero queste altre persone che lei sta dicendo che Di Pietro stava rovinando?
EX 210 Avola: Craxi.
AVVOCATO Pepi: Craxi.
Senta signor Avola, che lei sappia, vi erano rapporti fra Dell'Utri e il dottor Costanzo?
EX 210 Avola: Non lo so. Io le posso dire che c'erano rapporti fra Dell'Utri e Santapaola.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda è questa, perché probabilmente è sfuggita a me e non l'ho capita bene: lei ha parlato, a un certo momento, di "pentiti legati alle caviglie".
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Pepi: Mi può spiegare esattamente il significato di questa frase?
EX 210 Avola: Che, praticamente, venivano buttati: o con alleanze o cambiando le leggi, un pentito non vale niente.
PRESIDENTE: Cioè avrebbero perso valore.
EX 210 Avola: Sì.
AVVOCATO Pepi: Io non ho altre domande, Presidente.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta Avola, lei ha detto: 'non sono venuto a Firenze, perché non mi sentivo sicuro, qualche giorno fa'. Come mai?
EX 210 Avola: Perché io non ho una scorta come quella che avevo prima. Torno a ripetere, senza togliere niente ai Carabinieri che mi accompagnano, però non ci si fa a un collaboratore di Giustizia una scorta così.
AVV. Cianferoni: Uhm.
EX 210 Avola: Cioè se io ho la scorta che avevo prima, per me non è cambiato niente fra prima e ora. Invece per lo Stato è cambiato qualche cosa.
AVV. Cianferoni: Quindi, vorrei capire, le cose che ha detto oggi, noi le avremmo dovute, probabilmente, ascoltare in ogni altro momento fosse stato chiamato.
EX 210 Avola: Sì.
AVV. Cianferoni: Così?
EX 210 Avola: Sì, io sono venuto qui, come si dice, perché coatto, lì, per forza, cioè non mi potevo rifiutare, e sono venuto.
L'altro giorno, invece, che potevo scegliere, non sono venuto.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Senta, io vorrei capire definitivamente questa vicenda Di Pietro, chiamiamola così.
Com'è che lei prima ha detto che era giusto parlarne in questo processo, poi ha detto che c'entrava di sponda? Quindi, vorrei capire: che legame ci trova, lei - e non voglio sapere pensieri suoi, ma conoscenze di fatti - tra questa proposta di eliminare il dottor Di Pietro e le bombe che erano state messe, o dovevano, anzi, essere messe di lì a qualche mese?
EX 210 Avola: Su mia conoscenza, quello che so io?
AVV. Cianferoni: Eh.
EX 210 Avola: Quello che so io è che per eliminare il dottor Di Pietro, si doveva fare un favore a parecchie persone. Nel frattempo noialtri avevamo contatti con persone che conoscevano il socialismo benissimo, e nel frattempo nasceva Forza Italia.
AVV. Cianferoni: Questo...
EX 210 Avola: Questo nome l'ho capito dopo, io, Forza Italia.
AVV. Cianferoni: Questo...
EX 210 Avola: Il fatto di dell'Utri lo so del '92.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX 210 Avola: E non mi è venuto difficile.
AVV. Cianferoni: Questo lei lo aveva già detto. Io le ho chiesto che rapporto ci trova tra questi fatti di strage del '93 a chiese, palazzi antichi, eccetera, al presentatore Costanzo, e la questione di Di Pietro.
PRESIDENTE: Avvocato, però non nella forma che lei mi ha... probabilmente non se ne è reso conto. Non "che ci trova", che gli è stato detto.
AVV. Cianferoni: Sì, che gli è stato detto.
PRESIDENTE: Il suo pensiero non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Sì, no...
PRESIDENTE: Ci interessano i fatti che gli sono stati detti.
AVV. Cianferoni: L'avevo premesso...
EX 210 Avola: Per il fatto di Costanzo non c'entra niente con le stragi, perché è una cosa perché lui faceva quella trasmissione sui mafiosi, parlava sempre di mafia e cose, come diceva Pippo Baudo. Sempre per quello che ne so io.
Le stragi, invece, del '93, torno a ripetere, erano per cambiare questa legge dei pentiti, togliere il carcere duro, il 41-bis, e ci dovevano, dice, dare una forza, uno strattone all'Italia per fare vedere che il partito nuovo poi aggiustava tutte le cose.
Poi non è successo più niente. Anzi, addirittura, sempre da quello che so dai giornali, qualche cosa la mafia la sta ottenendo, per come li leggo i giornali io...
AVV. Cianferoni: Ma, ascolti, quello che, appunto, legge sui giornali...
PRESIDENTE: E' una valutazione.
AVV. Cianferoni: ... le voglio dire che ha un peso relativo, anzi nullo.
EX 210 Avola: No, ma una volta che, però, tolgono il carcere l'Asinara e la Pianosa, non è più una valutazione mia.
PRESIDENTE: Va bene, ma...
AVV. Cianferoni: Lasci stare.
EX 210 Avola: Sono fatti.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, sono considerazioni che non appartengono...
EX 210 Avola: Sì, ma io, conoscendo la strategia...
PRESIDENTE: Ho capito, ma...
EX 210 Avola: ... loro è quella.
AVV. Cianferoni: Ma lasci stare.
PRESIDENTE: Non appartengono alle cose di cui ci dobbiamo occupare.
EX 210 Avola: Ah, sì.
PRESIDENTE: E' una legge dello Stato, che stabilisce certe cose; noi, può piacerci o non piacerci, non riguarda questo campo di discussione.
EX 210 Avola: Va bene.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
No, dicevo, ora lei ci dice questa cosa del 41-bis, dei pentiti, eccetera, però ci ha anche detto che queste bombe non erano rivendicate. Allora come si faceva a capire da che parte venivano queste bombe, e a che cosa dovevano servire?
EX 210 Avola: C'è chi lo sapeva: chi aveva i contatti lo sapeva a che cosa servivano queste bombe.
AVV. Cianferoni: Ma stamattina ci ha parlato anche della Falange Armata. In che termini conosce questa situazione della Falange Armata?
EX 210 Avola: Che se si faceva qualche attentato, si doveva rivendicare "Falange Armata".
Siccome io non ne ho fatti mai, attentati, non l'ho rivendicata mai questa parola. Però l'ordine era quello lì.
AVV. Cianferoni: Quindi...
EX 210 Avola: Fare capire che stava nascendo una cosa nuova e poi...
AVV. Cianferoni: Quindi, le rivendicazioni "Falange Armata" sarebbero dovute provenire da persone - faccio un esempio, non me ne voglia - tipo lei, cioè persone facenti parte all'associazione che dovevano fare queste telefonate, o mandare questi volantini.
EX 210 Avola: No, se io facevo un attentato, mi rivendicavo "Falange Armata".
Siccome io non ne ho fatti, non lo rivendicavo l'attentato che aveva fatto un altro.
AVV. Cianferoni: Così. Ecco, allora io su questo punto le voglio porre questa domanda che parte da un dato di fatto; dato di fatto che posso trarre da una nota della Questura di Firenze, 2 giugno '94, diretta a varie Autorità - Ministero dell'Interno, Direzione Centrale Polizia Criminale, tra le prime - a proposito delle rivendicazioni "Falange Armata".
Il fatto oggettivo è che posso disporre del testo di una rivendicazione.
La data, le dico, signor Avola, 30 maggio '93; l'ora, 16.15. La rivendicazione arriva al centralino della Questura di Firenze.
"Parla un anonimo di voce maschile; segnalava presenza di un volantino. Il volantino così dice:
'Dove abbiamo ammazzato il mercante d'armi Lando Conti'. Testo.
Foglio bianco scritto con pennarello nero, metà corsivo e stampatello.
Telegramma: 'Non c'è due senza tre. Dopo Roma e Firenze, colpiremo Torino il 2 giugno, Festa della Repubblica; il 26 giugno, Pisa, concerto di Bob Dylan; elenco di appartenenti alla Massoneria da eliminare...'".
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza, c'è opposizione. Ho lasciato leggere il testo.
Non capisco a Avola, sulla base delle sue risposte che ha già dato, che tipo di risposta potrà dare in relazione a una telefonata anonima, giunta al centralino della Questura di Firenze, il cui testo viene letto e il cui valore è sotto gli occhi di tutti.
Non capisco cosa dovrebbe rispondere Avola in relazione a questo testo di questa nota della DIGOS. Cioè, siamo fuori dal campo dello scibile, ecco, non...
PRESIDENTE: Beh, una volta che gliel'ha letta possiamo chiedergli solo: l'ha fatta lei?
EX 210 Avola: Ero in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma se ha già detto di no.
PRESIDENTE: Sa che qualcheduno l'abbia fatta? Conosce chi la può aver fatta?
EX 210 Avola: No.
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Così non... Scusi, Presidente, no, stavo riflettendo a voce alta. Ma torniamo alla domanda. Innanzitutto...
PRESIDENTE: No, avvocato, la domanda l'ha fatta...
AVV. Cianferoni: No, non è finita la mia...
PRESIDENTE: ... se l'ha fatta lui, se sa chi l'aveva fatta. Basta.
AVV. Cianferoni: Aspetti, sì, no, la vorrei terminare.
Anzitutto devo dire che il testo non è terminato...
PRESIDENTE: Ma non ci interessa il resto, avvocato, abbia pazienza.
Cosa gli possiamo chiedere? Quando io gli ho chiesto: 'l'ha fatta lei?', ha detto di no. 'Conosce chi l'ha fatta?', ha detto di no. Eh, a questo punto non gli possiamo far fare che delle elucubrazioni, che francamente non ci interessano.
AVV. Cianferoni: Il motivo, poi, perché vorrei motivare in replica all'opposizione del Pubblico Ministero, che poi verrà eventualmente accolta, ma prima, almeno, vorrei che la Corte sapesse le ragioni della mia domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non è accolta l'opposizione.
Ho detto che l'unica cosa che potevamo fare, una volta letta la domanda con il testo della rivendicazione, era: 'l'ha fatta lei?', 'sa chi la può aver fatta, o chi l'ha fatta?'. Ha detto: 'no' a entrambe le domande, basta, il discorso su questo punto è chiuso.
AVV. Cianferoni: Veramente, Presidente - non per amor di polemica, ma per far capire alla Corte il perché di questa domanda - non era sulla paternità, perché è un dato già conosciuto a chi parla che Avola si trovava detenuto in quel momento, ma era che, visto che lui, il dichiarante, dice di aver avuto un'istruzione per rivendicare tramite "Falange Armata" determinati fatti, ove mai li avesse commessi, se l'istruzione verteva su questi termini che stavo leggendo.
PRESIDENTE: Era in questi sensi che avrebbe dovuto avvenire una rivendicazione di eventuali attentati fatti dall'organizzazione?
EX 210 Avola: Rivendicare che era "Falange Armata".
PRESIDENTE: Cioè così, più o meno, come...
EX 210 Avola: No, così no.
PRESIDENTE: No...
AVV. Cianferoni: Questo era...
EX 210 Avola: Più sintetica.
PRESIDENTE: Più sintetica?
EX 210 Avola: Cioè, tutte queste cose non penso che...
AVV. Cianferoni: Eh no...
EX 210 Avola: Io non lo so quando uno prende il telefono può fare diverse cose, cioè, ancora si doveva fare a Catania.
PRESIDENTE: Avvocato ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Vorrei capire la dinamica di questa scissione - la chiamo così io, Avola, poi deve parlare lei su questo fatto - tra Pulvirenti e Santapaola.
Lei ha parlato di cose fatte di nascosto a Santapaola e ai santapaoliani, quindi, se non vado errato, anche a lei, queste sono mie congetture...
EX 210 Avola: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: ... da il gruppo del Pulvirenti.
Ora io vorrei capire, tra questi due gruppi, quale... anzitutto le chiedo: entrambi questi gruppi avevano un referente che li collegava ad altre famiglie di altre provincie?
EX 210 Avola: Il Pulvirenti e il Mazzei?
AVV. Cianferoni: Pulvirenti-Mazzei da una parte, e Santapaola dall'altra.
EX 210 Avola: Il Pulvirenti era referente a Santapaola; il Mazzei lo avevano portato i palermitani, come un'altra famiglia di Mazzei, però sempre Cosa Nostra a Catania.
AVV. Cianferoni: Quindi, entrambi avevano contatti.
Questi contatti, a proposito delle bombe, chi li aveva avuti tra questi due gruppi? L'uno, l'altro, o tutti e due?
EX 210 Avola: Sia il "Malpassoto", che so io, che sia i Santapaola. Per il Mazzei, non lo so.
AVV. Cianferoni: Perché il Mazzei farebbe gruppo a sé, allora.
EX 210 Avola: No, era sempre vicino ai corleonesi di Palermo. E se qualche cosa la faceva per conto del signor Salvatore Riina, era normale. Cioè, non c'era bisogno che ci chiedeva il permesso a Santapaola.
AVV. Cianferoni: Ma, per esempio, il favore di cui si parlava prima riferito a Di Pietro, non viene, cioè, da dove proviene?
EX 210 Avola: Da contatti che c'ha Eugenio Galea, per la provincia.
PRESIDENTE: Contatti con chi?
EX 210 Avola: Con persone che io non so.
PRESIDENTE: Con persone che lei non sa chi siano.
EX 210 Avola: Io non so chi siano. Porto questa cosa e si deve fare...
PRESIDENTE: Non è che sono i palermitani.
EX 210 Avola: No, i palermitani, glielo va a dire Eugenio Galea, che stanno facendo anche quest'altra...
PRESIDENTE: Quest'altro favore.
EX 210 Avola: ... favore.
AVV. Cianferoni: Con Gioè, lei ha avuto rapporti diretti?
EX 210 Avola: No.
AVV. Cianferoni: Come ha fatto lei ad avere, una volta che poi stava già in libertà, contatti con persone che non collaboravano con la Giustizia, avendo lei, diciamo, patente di collaboratore?
EX 210 Avola: Ho fatto qualche telefonata a un amico mio prima che moriva.
AVV. Cianferoni: Come, scusi?
EX 210 Avola: Eh, un amico che mi è rimasto lì sotto, a Catania e che poi è morto. E mi ha raccontato questa storia. Poi è morto di AIDS.
AVV. Cianferoni: Aspetti, vorrei capire. Lei entra nel programma di collaborazione, si è fatto pentito. Ad un certo punto si riavvicina a persone diciamo che non erano pentiti.
EX 210 Avola: A una persona che non era pentita.
AVV. Cianferoni: Che sarebbe questo dell'AIDS?
EX 210 Avola: Sì.
AVV. Cianferoni: Però mi pare che stamattina ci parlava di un altro, che poi è stato carcerato.
EX 210 Avola: No, io non ho parlato di carcerato. Io ho detto: 'non c'è'. Comunque quello è morto, ormai.
AVV. Cianferoni: Questa persona ormai è morta?
EX 210 Avola: Sì.
AVV. Cianferoni: E quindi lei voleva rientrare nel circuito...
EX 210 Avola: No, io volevo sapere solo informazione sulla sua salute e quella di sua moglie, che la moglie era sieropositiva. E' sieropositiva.
Poi, una parola tira l'altra, e nasce la discussione.
AVV. Cianferoni: E questa persona, sapendo che lei era quello che era, a quel punto, com'è che si apre con lei e gli racconta delle cose?
EX 210 Avola: Vuol dire che ci conoscevamo da tantissimo tempo.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX 210 Avola: O forse acconsentiva alla mia scelta. Lui non lo ha fatto perché stava morendo.
AVV. Cianferoni: Ecco, questa persona che ha avuto la disgrazia di morire di malattia, era tossicodipendente?
EX 210 Avola: No, no. Ha preso la malattia col rapporto sessuale con una ragazza. Non era tossicodipendente.
AVV. Cianferoni: Mi consenta la domanda solo per capire... Le dico proprio chiaro, il senso, la sua personalità: ma lei fa uso di sostanze stupefacenti?
EX 210 Avola: No.
AVV. Cianferoni: Ha mai fatto uso?
EX 210 Avola: No. Però non è che lo dico io. Possiamo prendere un capello, facciamo fare le analisi.
AVV. Cianferoni: No, no, va bene.
EX 210 Avola: Così uno toglie il dubbio. Perché questa domanda mi rigira sempre.
Siccome io sono troppo sicuro di me, mi faccia fare gli analisi nella cute, nei capelli, che non si può sbagliare. Cioè, mi sono informato, vediamo quando mai ho fatto uso di stupefacenti.
Lo so che tutti gli altri collaboratori dicono così. Io stesso non ci credo, però io purtroppo non ho guadagnato mai mille lire, non ho preso mai un grammo.
AVV. Cianferoni: Guardi, se lei ci fa caso, la mia domanda arriva quando io sto finendo, diciamo, il controesame.
Era per capire la sua personalità rispetto alle cose che ci ha detto. Quindi non c'era nessuna...
EX 210 Avola: Sì, sì, ho capito.
AVV. Cianferoni: ... volontà di questo tipo.
E gliene faccio una riassuntiva. Ma insomma, questa, chiamiamola, associazione, ente, che le cronache conoscono come Servizi Segreti, in definitiva, lei ha elementi di fatto che li coinvolge nelle stragi del '93?
EX 210 Avola: No. Debbo fare solo il collegamento con il favore per Di Pietro. Però, di preciso, io non so niente. Cioè, la strategia è quella, però io non ci ho parlato.
AVV. Cianferoni: E gli obiettivi che poi noi ci troviamo in quest'aula a dover valutare, lei li conosce, li ha visti in televisione?
*EX 210 Avola: Ma non li conosco. Sì, li ho visti in televisione.
Non lo so chi li ha fatti, chi non li ha fatti, non... Non so neanche chi sono gli autori, non mi interessa.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori?
Allora, l'udienza... Ah, il Pubblico Ministero deve farci qualche comunicazione di modifica, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Presidente, mi scuso, mi sono brevemente consultato con il dottor Nicolosi.
Dunque, il programma delle prossime udienze, per come lo avevamo confezionato, mi pare che sia stato puntualmente rappresentato alla Corte al termine dell'udienza di ieri.
Però, se vi sono, se vi è da prendere atto - visto che per qualche giorno poi non ci incontreremo con la Corte - di eventuali variazioni di calendario, noi aggiustiamo anche immediatamente il programma, ecco.
PRESIDENTE: Sì, bisogna che comunichi che il 22 e il 23 non possiamo fare udienza perché c'è l'udienza che riguarda numerosi nostri imputati a Palermo.
Mi pare che sia la II Corte di Assise.
Di conseguenza noi possiamo riprendere solo il giorno 24.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, in base a questo diverso svolgersi del calendario di udienza, il Pubblico Ministero si riprometterebbe di procedere a questi esami.
L'udienza del 24 di settembre, gli esami di Anacondia Salvatore e di Bizzoni Alfredo, persone entrambe da sentire ai sensi dell'articolo 210.
Per l'udienza del giorno 25, l'esame del signor Vincenzo Sinacori; e per l'udienza del 26, a prescindere dal fatto se l'esame e il controesame di Sinacori sia possibile esaurirlo nel giorno 25, l'udienza del giorno 26, ripeto, l'esame di Gioacchino Pennino. Sempre da sentire ai sensi dell'articolo 210.
Poi, sempre secondo il programma che il Pubblico Ministero avrebbe stilato, considerando che il giorno 29 è un giorno in cui non... mi risulta che non si può ottenere udienza della Corte, il 30 settembre e il 1 di ottobre, l'esame di Di Filippo Pasquale. Proporremmo un giorno di pausa per il 2 di ottobre, con ripresa quindi il giorno 3 con l'esame - il giorno 3 e si prevede anche il giorno 4 - l'esame e il controesame di Romeo Pietro.
PRESIDENTE: Bene, allora l'udienza riprende il 24 alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buongiorno.