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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan e avvocato Cianferoni. C'è l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe. Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, De Paola, Falciani. C'è l'avvocato Falciani.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: è rinunciante. C'era l'avvocato...
AVV. Mignati Paoli: (voce fuori microfono)
Mignati Paoli, presente.
PRESIDENTE: Che è presente. Grazie.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai, sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Frabetti Aldo...
AVVOCATO Falciani: No, Presidente, avvocato Falciani.
PRESIDENTE: Ah, c'è l'avvocato Falciani. Scusi.
Ora qui bisogna che mi ricordi di correggerlo, sennò continuo a chiamare... Per Ferro Vincenzo, Falciani, vero?
AVVOCATO Falciani: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come? Non la sento.
AVVOCATO Falciani: Non per Ferro Vincenzo.
PRESIDENTE: Ah, in sostituzione.
AVVOCATO Falciani: Sì, in sostituzione.
PRESIDENTE: Per chi, per Frabetti? No, per Ferro Vincenzo.
Avvocato, è per Ferro Vincenzo, in sostituzione?
AVVOCATO Falciani: In sostituzione dell'avvocato Traversi, Presidente.
PRESIDENTE: Va bene.
Allora, Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati.
C'è l'avvocato Florio? No, c'è...
AVVOCATO: Lo sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: è rinunciante. Avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà. Avvocato Florio sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio: rinunciante. Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi. C'è l'avvocato Batacchi.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Allora, devo comunicarvi che sono intervenute delle difficoltà nella traduzione del collaboratore che dovevamo sentire. E dobbiamo sentirlo oggi alle 15.30.
Quindi, l'udienza, è rinviata a oggi pomeriggio, quando finalmente pensiamo che sarà qui tra noi.
Arrivederci ad oggi.

PRESIDENTE: Buongiorno. Vuol dirci per favore il suo nome, cognome, luogo e data di nascita?
*EX 210 Pulvirenti: Sissignore. Pulvirenti Giuseppe nato il 30 luglio 1933, Belpasso provincia di Catania. '33.
PRESIDENTE: Benissimo. Il P.M. ci vuol dire qualcosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, come risulta dagli atti che sono depositati ai difensori, il signor Pulvirenti risulta persona nei confronti del quale si è proceduto, nel senso che è stato sottoposto alle indagini in relazione all'attentato di via Fauro del 14 maggio e ai fatti successivi.
Vi è un'informazione di garanzia che risulta da uno dei verbali che sono in deposito.
Quindi, mi pare che si tratti della massima delle ipotesi di connessione, quindi chiedo che venga esaminato nella forma prevista dall'articolo 210 del Codice.
PRESIDENTE: Allora, devo avvertirla: viene sentito come imputato per reato connesso.
EX 210 Pulvirenti: Sissignore.
PRESIDENTE: O, veramente, sarebbe più esatto: procedimento connesso. Lei ha la facoltà di dichiarare che non vuole rispondere, ma se vuole può rispondere.
EX 210 Pulvirenti: No, rispondo.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
EX 210 Pulvirenti: Rispondo.
PRESIDENTE: E' presente il difensore?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Enzo Guarnera.
PRESIDENTE: NO, no. Me lo dice lei per favore? Vuol fare il suo nome?
AVVOCATO Guarnera: Avvocato Enzo Guarnera del Foro di Catania.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Il P.M. può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Pulvirenti, buonasera.
EX 210 Pulvirenti: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Io sono il dottor Nicolosi.
Senta Pulvirenti, innanzitutto vuol dire alla Corte se lei ha un soprannome, se viene chiamato in qualche maniera?
EX 210 Pulvirenti: Sì, soprannome: "malpassotu".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci vuol dire quand'è che è stato arrestato e per quale motivo?
EX 210 Pulvirenti: Fui arrestato per tantissimi reati, giusto, ... uno solo. Fui arrestato il 2 giugno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Dove venne arrestato, Pulvirenti?
EX 210 Pulvirenti: Dopo la campagna, campagna che era mia però.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
EX 210 Pulvirenti: Una campagna che era mia, di proprietà mia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ma dove?
PRESIDENTE: Ci vuol dire la località?
EX 210 Pulvirenti: Belpasso.
PRESIDENTE: Belpasso.
EX 210 Pulvirenti: Sì, sempre...
PUBBLICO MINISTERO: Senta Pulvirenti, 2 giugno 1993.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da quanto tempo lei era latitante?
EX 210 Pulvirenti: Circa dieci anni.
PUBBLICO MINISTERO: Circa dieci anni.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto: ero accusato di tantissimi reati.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era accusato anche del reato di associazione mafiosa?
EX 210 Pulvirenti: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire...?
EX 210 Pulvirenti: Avevo 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Il 14-bis, poi, glielo avranno applicato dopo.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo il suo arresto, ovviamente.
EX 210 Pulvirenti: Sì, dopo pochi giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale organizzazione mafiosa lei ha fatto parte?
EX 210 Pulvirenti: Io ho fatto parte, giustamente la famiglia proprio, di Santapaola.
PRESIDENTE: Santapaola.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi stiamo parlando?, mi scusi Pulvirenti. Stiamo parlando di Cosa Nostra?
EX 210 Pulvirenti: Di Cosa Nostra, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che ruolo aveva lei nella famiglia di Santapaola, nella famiglia di Catania?
EX 210 Pulvirenti: Io ero composto che nell'85 o l'86, così, da questo anno, fu nei primi dell'86, fui uomo d'onore. Poi nel '91 passai consigliere della provincia.
PUBBLICO MINISTERO: Consigliere della provincia.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale provincia stiamo parlando?
EX 210 Pulvirenti: Di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Di Catania.
Senta, vuole spiegare alla Corte che cosa significa essere consigliere?
EX 210 Pulvirenti: Consigliere significa quando succede per dire una cosa che insomma... tutti i consiglieri devono essere presenti, se è una cosa eccellente, una cosa importante che si deve fare.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti eravate, i consiglieri, della famiglia di Catania?
EX 210 Pulvirenti: Eravamo quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire chi sono gli altri?
EX 210 Pulvirenti: Eravamo io, Marcello D'Agata, Turi Santapaola e Mangion.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Turi Santapaola significa Salvatore Santapaola?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Salvatore Santapaola, quello grandi.
PUBBLICO MINISTERO: Che è parente del Santapaola...
EX 210 Pulvirenti: No, è il fratello.
PUBBLICO MINISTERO: E' il fratello.
Poi ha fatto un altro nome: Mangion.
EX 210 Pulvirenti: Mangion, sì. Che sarebbe...
PUBBLICO MINISTERO: Il nome...
EX 210 Pulvirenti: ... il mio padrino secondo il rito insomma, di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Mangion, di nome come si chiama?
EX 210 Pulvirenti: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco, era stato il padrino della sua affiliazione: ho capito bene?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa famiglia di Cosa Nostra, questa di Catania...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dove operava prevalentemente? Cioè, dove commetteva i suoi reati, se ne commetteva?
EX 210 Pulvirenti: I reati interessavano a noialtri, nella parte nostra. Perché c'erano guerre, c'erano insomma estorsioni, tutto quello che si faceva nella parte nostra. Quando eramo alleati coi corleonesi, perché eramo tutti una cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, eravate alleati coi corleonesi.
EX 210 Pulvirenti: Eravamo alleati perché era la stessa famiglia, Cosa Nostra era la stessa famiglia. Non è che cambia qualche cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, stessa famiglia vuol dire che facevate riferimento ai corleonesi?
EX 210 Pulvirenti: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, ora ci arriviamo un attimino a questi rapporti. Siccome lei dice: eravamo un pochino la stessa cosa.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiederò, ora, più avanti, quali rapporti aveva avuto lei con la famiglia di Catania.
A me interessa che lei spieghi un attimino alla Corte...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... se e come era diciamo, organizzata la famiglia di Catania, in particolare per quanto riguarda le persone che erano a sua disposizione.
EX 210 Pulvirenti: Sì. La famiglia di Catania l'ho detto com'era composta, i quattro consiglieri l'ho detto. Poi c'era il capodiecina, che sarebbe Carletto Campanella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pulvirenti: Poi c'era il rappresentante che sarebbe il Santapaola e poi c'era il vicerappresentante che sarebbe Aldo Ercolano.
PUBBLICO MINISTERO: Aldo Ercolano.
EX 210 Pulvirenti: E allora era composta così, che tutto quello che per dire si discuteva, le discussioni, omicidi, o cose che si dovevano fare, tutte queste cose dovevano andare prima nel capodiecina. E poi era il capodiecina che dava una risposta non a me, un uomo d'onore. Perché il capodiecina poi, dieci uomini d'onore che ci rapportono tutti i discorsi della famiglia.
Così, insomma, era composta la famiglia.
Però io dico, però io credevo un gruppo anche che io... perché io facevo parte proprio a Cosa Nostra giusto?, però io avevo un gruppo da 100, da 80 così, uomini che facevano parte proprio, facevamo le cose anche noialtri.
Però sempre la preferenza se c'era qualche... o anche un omicidio, una cosa, anche che era l'ultimo che non sapeva prima. Perché se era amicizia importante, lo sapeva prima; se era un'amicizia o cosa di guerra, lo sapeva magari dopo Santapaola. Però, cioè a dire siamo noialtri, siamo stati noialtri.
Perché si compongono così i cosi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ho capito bene, lei personalmente diciamo, aveva a disposizione un gruppo, ho capito che era un centinaio di uomini.
EX 210 Pulvirenti: Sì, io a disposizione avevo un gruppo, sì. Però, io questo gruppo, per dire, conoscevo pochissimo. Perché? perché io conoscevo tutti quelli che erano i capigruppi che poi mi presentavano a qualcuno, perché (frase in siciliano).
Però questi capigruppo poi, erano composti che ogni paese, ogni quartiere, ogni zona c'era un capogruppo. E questi sono tutti...
PUBBLICO MINISTERO: Senta Pulvirenti, aspetti un attimo. La fermo a questo punto.
Vuol dire alla Corte il nome di qualcuno di questi capigruppo?
EX 210 Pulvirenti: Sì, i capigruppo era: uno Schillaci che era a Piano Tavola, Alfio Licciardello che era a Belpasso e Turi Grazioso che era all'Etna-Gel, all'Etna-Abate, Pino Orazio che era a Misterbianco che poi ci fu... Pino Orazio l'hanno arrestato e poi ci fu Filippo Malvagna, Nino Cosentino che era a Lineri. Questi sono i capogruppi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. A me di tutti...
EX 210 Pulvirenti: Poi c'era Giovanni Romeo pure, che non era un capogruppo; era uno che si interessava a Gavina di qualche estorsione, di qualche cosa, così. Però non era un capogruppo. Perché a Gavina come capogruppo poi, c'erano fra Gavina, Nicolosi, questo paese dopo, c'era Grazioso e c'era Piero Puglisi poi.
PUBBLICO MINISTERO: Piero Puglisi sarebbe suo genero?
EX 210 Pulvirenti: Sì, mio genero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me di tutti questi capogruppo, interessano in particolare due persone che lei ha menzionato.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Malvagna e Cosentino.
EX 210 Pulvirenti: Malvagna e Cosentino, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta.
EX 210 Pulvirenti: E' mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti e due sono suoi nipoti?
EX 210 Pulvirenti: Sì, tutti e due.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare alla Corte in che cosa è consistito questo rapporto diciamo, di parentela? Come mai siete...
EX 210 Pulvirenti: Questo rapporto di parentela niente, per dire lui c'ave un figlia di mio fratello, Malvagna, e pure Cosentino una figlia di mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, hanno sposato due sue nipoti.
EX 210 Pulvirenti: Due mie nipoti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
PRESIDENTE: Due sorelle. Sono due sorelle?
EX 210 Pulvirenti: Sì, due sorelle.
PRESIDENTE: Benissimo.
EX 210 Pulvirenti: Però una è figlia di una mamma e una di un'altra madre.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei ha detto: di tutto questo gruppo di persone che facevano riferimento alla sua persona, lei magari non le conosceva tutti, ma ovviamente, conosceva bene i capigruppo.
EX 210 Pulvirenti: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una persona che si chiama Maugeri Vittorio lei la conosce?
EX 210 Pulvirenti: Sì, e chi può dire non lo conosco! Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questo Maugeri Vittorio?
EX 210 Pulvirenti: Questo Maugeri Vittorio è cognato di Leonardi, mi viene figlioccio a sparte 'sto ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Le viene figlioccio?
EX 210 Pulvirenti: No, mi doveva venire figlioccio. Però, no diritto di Cosa Nostra; però figlioccio di chiesa. Lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, nella composizione della famiglia di Catania lei ci ha fatto alcuni nomi. A me possono anche bastare quelli che lei ha fatto.
EX 210 Pulvirenti: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava incominciando a parlare dei rapporti che c'erano con i personaggi di Cosa Nostra diciamo, lei l'ha chiamati corleonesi.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualche persona della famiglia di Catania che era incaricata in maniera particolare di tenere i rapporti con questi...
EX 210 Pulvirenti: Particolare era perché ho dimenticato poco fa di dire l'interprovinciale, perché c'è pure l'interprovinciale. L'interprovinciale sarebbe che era Eugenio Galea.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Eugenio Galea era uomo d'onore?
EX 210 Pulvirenti: Sì, era uno interprovinciale sparte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, uomo d'onore interprovinciale.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare che cosa significa?
EX 210 Pulvirenti: Interprovinciale significa che può parlare lui fuori alla provincia. Per dire, io ero un consigliere provinciale, lui è interprovinciale che può andare fuori alla provincia a parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
EX 210 Pulvirenti: O per lavori, o per omicidi, o per... secondo quello che insomma, va... Perché questi sono i discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, se c'era da discutere degli affari con uomini d'onore delle famiglie di fuori provincia - ho capito bene?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte che rapporti ha avuto lei personalmente con appartenenti a Cosa Nostra delle famiglie diciamo così, del palermitano?
EX 210 Pulvirenti: Del palermitano, io, come conoscenza, ho avuto rapporti con Nino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Con...
EX 210 Pulvirenti: Due volte, con Nino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha avuto lei personalmente questi rapporti?
EX 210 Pulvirenti: Personalmente io. Però c'erano anche delle persone presenti perché Malvagna era presente quando fu questo che lui ebbe questo rapporto, solo che lui era andato da una clinica che era da vicino che si chiama Palazzolo...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Aspetti Pulvirenti. Ora al fatto specifico ci arriviamo.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio che lei spieghi alla Corte, se lo sa, chi era questo Nino Gioè.
EX 210 Pulvirenti: Nino Gioè era un capomandamento, era. Un fedelissimo di Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sa di quale famiglia era?
EX 210 Pulvirenti: La famiglia di Corleone, i corleonesi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, quando lei parla di famiglia di Corleone, a che cosa si riferisce?
EX 210 Pulvirenti: Io mi riferisco a Totò Riina, che era lui il capo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei non sa esattamente a quale famiglia mafiosa apparteneva Gioè?
EX 210 Pulvirenti: La famiglia tutta una è, dottore. Tutta una. Perché ci sono i capimandamento, Altofonte, forse era Altofonte lui.
PUBBLICO MINISTERO: Forse era di?
EX 210 Pulvirenti: Di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Altofonte, benissimo.
EX 210 Pulvirenti: Ma però non è che è una famiglia a parte, era per dire, a Catania non ci sono questi capimandamenti, ci sono consiglieri. Invece a Palermo ci sono questi mandamenti, capomandamenti che corrisponde per dire di 20 uomini, 30 uomini. Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pulvirenti: Il capofamiglia è quello, Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il livello della sua conoscenza. A me mi basta anche così.
Ho bisogno che lei spieghi dove e quando ha conosciuto Nino Gioè.
EX 210 Pulvirenti: Dunque, io Nino Gioè l'ho canosciuto a Palazzolo. Ma forse che non mi ricordo bene, prima se l'avevo visto, se l'avevo conosciuto una volta che non mi era stato presentato. Perché non ci senno la terza persona, non si può presentare un uomo d'onore. E' proibito. Quindi non si può capire.
Però, a questa volta, mi fu presentato a Palazzolo.
PUBBLICO MINISTERO: Palazzolo, vuol spiegare dov'e questo luogo, questa località?
EX 210 Pulvirenti: Questo Palazzolo sarebbe sempre nella provincia di Belpasso. Nella parte di Belpasso, zona di Belpasso.
PUBBLICO MINISTERO: Belpasso non fa provincia, è un paese.
EX 210 Pulvirenti: No, nella zona di Belpasso.
PUBBLICO MINISTERO: Nella zona.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Pulvirenti: Ho sbagliato io.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda l'epoca di questo fatto?
EX 210 Pulvirenti: Mi ricordo benissimo che a mia, m'è venuto a pigliare, mi trovavo, io, in una casetta, l'Etna-Gel, che avevo una casetta io all'Etna-Gel. E m'è venuto a prendere coso... Rapisarda Giovanni insieme a Alfio... come si chiama ora questo? che era un guardiano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, cos'era? Un guardiano?
EX 210 Pulvirenti: Sì, era un guardiano, che era insomma con noialtri. Non mi ricordo il cognome di questo Alfio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, può darsi che magari le venga in mente più avanti.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, continui nel suo racconto.
EX 210 Pulvirenti: Sì, e allora mi hanno venuti a chiamare e mi hanno detto: 'vieni, che c'è Nino Gioè e c'è Eugenio, pure, Galea che ti devono parlare'.
Però, Nino Gioè aveva l'autista, ma l'autista però non era uomo d'onore. Era Angelo Romano, si chiama. Però non era uomo d'onore.
E allora siamo andati da questa casa, a Palazzolo, c'era una casetta ci misimo no divano, fecimo la conoscenza giustamente, quella vota che c'era da fare la conoscenza, che si parlava che in quei giorni sia Santoro, Michele Santoro, che sia Maurizio Costanzo, avevano parlato male di Cosa Nostra.
E allora lui mi disse, dice, perché lo zio Totò già l'avevano arrestato, che lui addirittura mi disse: 'già è diminuito qualche 15 chili, s'è pigliato di cuore', cose così, l'hanno arrestato.
Dice: 'se siddu se ci potesse fare 'sto...' - no, 'sto favore, 'sto regalo, questo regalo - 'se voialtri avete la forza a Roma di potere colpire a Costanzo'.
Non parlavo di coso, in poco tempo si parlava pure di coso, però non si parlava...
PUBBLICO MINISTERO: Di "coso" sarebbe, chi? Santoro?
EX 210 Pulvirenti: Di Michele Santoro. Perché erano tutti insieme quando hanno fatto questa trasmissione, che diceva...
PUBBLICO MINISTERO: Questa trasmissione...
EX 210 Pulvirenti: 'se ... a noialtri, li mangiamo per cioccolatti'. Questa era il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa dicevano? Lo può ripetere, per favore?
EX 210 Pulvirenti: Deve essere registrato 'sto fatto? Dicevano: 'i bum, se ne mettono a noialtri, li mangiamo per cioccolatti'
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, le bombe se le mettono a noi?
EX 210 Pulvirenti: Ce le mangiamo per cioccolatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ce li mangiamo come cioccolatini.
EX 210 Pulvirenti: Come cioccolatini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. questo era quello che avrebbero detto santoro e Costanzo...
EX 210 Pulvirenti: E Costanzo a una trasmissione.
PUBBLICO MINISTERO: Questa trasmissione - capisco bene - che era successiva all'arresto di Riina?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Riina già era stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Riina era già stato arrestato.
EX 210 Pulvirenti: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa...
EX 210 Pulvirenti: Riina ha cominciato a fare poi, questa pubblicità, queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro che lei ebbe con Gioè, quindi era di poco successivo a questa trasmissione?
EX 210 Pulvirenti: Mah, penso che aveva poco, sì. Perché fu, quando mi incontrai con iddu, fu... certo non posso dire il mese preciso, fu ai tempi di Natale su per giù.
Perché io c'ho mandato a casa uno poco di torroncino, dei pacchi di torroncino. Chisto di Condorelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prego. Allora, come si svolse questo discorso?
EX 210 Pulvirenti: Allora, basta, ci fu Eugenio, me l'ha presentato e lui mi disse se ci si poteva fare 'sto regalo a Totò Riina. Se io avevo bisogno ragazzi di Palermo, lui me li dava. Lui ci disse: 'non c'è bisogno, me la posso spitugliare io'.
Perché dicevo questo io? Perché Enzabella che è impiegato nei torroncini Condorelli, Enzabella mi diceva... queste trasmissioni e sapeva tutto di Costanzo. Ogni cosa. Perché lui parlava di bombi, coso, Gioè.
Dice: 'una bumma è una cosa...' e ci dissi: 'noialtri lo potremo fare con la pistola, con armi curta. Lo potremmo fare'. Evitammo, insomma, una bomba, di uccidere altre persone.
Dice: 'commo è e gl'è, ... 'Va bene e allora...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
EX 210 Pulvirenti: Cosa faccio io? Parlo momentaneamente, immediatamente perché Enzabella si trovava là, però non poteva sentire dei nostri discorsi. Si trovava là e c'era un tavolo ... e per dire a Roma, così così. E lui mi ha dato l'affermazione che a Roma c'aveva questa strada e potevamo fare questo fatto.
E allora io, prima che lui sinne iva Gioè, lo rinzettai... insomma, ci ha fatto capire di che si tratta e m'ha detto che a Roma questa strada l'ave, lui.
Dice: 'va bene, allora se la spituglia lei'.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza. Aspetti Pulvirenti. Perché lei ha usato qualche parola in dialetto e quindi...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... qualche... qualche parola.
Bisogna che lei parli un pochino più lentamente e magari si sforzi di parlare in italiano, sennò la comprendiamo in pochi.
Il discorso, cerco di riassumere: avvenne fra lei e Gioè...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... da soli?
EX 210 Pulvirenti: Da soli, no. C'era Eugenio.
PUBBLICO MINISTERO: Eugenio Galea.
EX 210 Pulvirenti: Sì. Eramo tutti e tre. Mi sedetti su un divano, che c'era un divano.
PUBBLICO MINISTERO: C'era un divano, eravate sul divano.
EX 210 Pulvirenti: Sì, c'era un divano e ci misimo tutti e tre no divano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il posto dove avvenne questa chiacchierata?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era?
EX 210 Pulvirenti: Palazzolo.
PUBBLICO MINISTERO: La località.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La casa?
EX 210 Pulvirenti: Sempre Palazzolo. Però era la mamma di Gaetano Asero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa...
EX 210 Pulvirenti: Perché Gaetano Asero si trovava pure là. Però non per questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Non partecipava. Quindi, in una casa che era della mamma di questo Gaetano Asero.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza. Chi era questo Gaetano Asero?
EX 210 Pulvirenti: Questo Gaetano Asero era un socio mio, compare di mio genero e un socio mio che aveva una clinica insieme. Però ci conoscevamo di famiglia da tanto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era...
EX 210 Pulvirenti: Non era affiliato proprio a noialtri, ma era avvicinato a noialtri.
PUBBLICO MINISTERO: Era vicino a una persona...
EX 210 Pulvirenti: Sì, era vicino a noialtri.
PUBBLICO MINISTERO: ... con questa persona - ho capito - lei aveva, era proprietario di una clinica?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava questa clinica?
EX 210 Pulvirenti: Si chiamava Villa Orchidea.
PUBBLICO MINISTERO: Villa Orchidea.
Questa casa della mamma di questo Asero, era vicino a questa clinica?
EX 210 Pulvirenti: Mah, ci potevano essere 2-300 metri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi vicino.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene che inizialmente l'hanno contattata lì nel casolare, lì vicino all'Etna-Gel?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, prima c'è stato questo incontro all'Etna-Gel a questo casolare...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dell'Etna-Gel e poi vi siete spostati in questa casa della mamma di Asero?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Io mi sono spostato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si è spostato.
EX 210 Pulvirenti: Con quelli che sono venuti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Questo Enzabella di cui lei ha parlato raccontando questo fatto, lei ha detto: era un impiegato della ditta Condorelli.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era un persona affiliata, era una persona vicina a lei?
EX 210 Pulvirenti: Mah, era un po' affiliata, però non aveva stipendio, non aveva niente. Però si interessava anche di prendere qualche stipendio.
PUBBLICO MINISTERO: Era una persona vicina a lei?
EX 210 Pulvirenti: Sì, certo. Vicino a me e pure agli altri, insomma, era vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora ho bisogno che lei spieghi, lei ha fatto anche due affermazioni. Io ho capito, non so se... le chiedo una conferma.
Ho capito bene che Gioè intendeva fare questo attentato con una bomba, mentre lei lo voleva realizzare diciamo con armi, con pistole, fucili, armi tradizionali?
EX 210 Pulvirenti: Per fare questo fatto di Costanzo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Pulvirenti: Eh, lo volevamo fare con l'arma, no bombe però. Con l'arma. Lo volevamo fare.
PUBBLICO MINISTERO: Era stato Gioè a dirle che lo voleva fare con le bombe?
EX 210 Pulvirenti: Sì. Gioè, magari diceva una bomba, una cosa... siccome noialtri avevamo la base da nintra, che poi dopo abbiamo discusso quando chiddu mi disse risposta, abbiamo parlato un bel pezzo. Ci dissi: 'no, se chiddu c'ave la strada così, che ci vuole? Lo facemo con arma curta'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei era per così dire, disponibile a farlo con armi, con le pistole insomma...
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... a ucciderlo...
EX 210 Pulvirenti: Perché non c'era questa necessità, non è che era una cosa per dire, alla cieca che non sapevamo i movimenti di Costanzo. Li sapevano. Perché quello li sapeva tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, questo Gioè, lei ha detto, è venuto con l'autista che però non era uomo d'onore, ha detto che si chiamava Angelo Romano.
EX 210 Pulvirenti: Angelo Romano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei poco fa ha detto che c'era anche quel guardiano, lei l'ha usato... che si chiamava Alfio.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le è venuto in mente il cognome?
EX 210 Pulvirenti: M'è venuto in mente u' cognome di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere che si chiami Tommasello?
EX 210 Pulvirenti: Tommasello, Tommasello, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa indicazione?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Alfio Tommasello. Non mi veniva.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, come siete rimasti d'accordo con Gioè?
EX 210 Pulvirenti: Allora, con Gioè siamo rimasti noialtri che dovevamo fare questo fatto. E allora che succede? Che nello stesso tempo spiccono mandati di cattura a Catania. Eramo, insomma, c'era questo mandato di cattura.
E allora abbiamo trascurato veramente questo fatto. Perché il Malvagna, poi, lo arrestarono, a mio figlio Salvuccio... poi ci sono stati gli arresti oltre che eramo scappando sempre, perché ci avvisavano che c'erano questi mandati di cattura e allora non abbiamo potuto concludere questo fatto di Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pulvirenti: E poi abbiamo intiso, insomma, la bomba che è successa la bomba, e allora abbiamo detto: l'hanno fatto loro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei dell'attentato che c'è stato a Roma il 14 maggio, l'ha saputo dai mezzi di informazione?
EX 210 Pulvirenti: Sì, questa informazione fra noialtri stesso, perché...
PUBBLICO MINISTERO: No, dico: l'ha saputo dalla stampa, dai giornali, dalla televisione?
EX 210 Pulvirenti: Sì. Prima sentisse dalla stampa e poi fra noialtri che n'ancuntravamo, dicevamo 'sto fatto per dire: 'u ficimo iddi' ma noialtri che ci colpavamo, perché noialtri eramo a disposizione. Solo che noialtri ni giustificavamo chi palermitani perché avevano arrestato queste persone, che c'erano questi mandati di cattura e non pottimo fare questo fatto di Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Pulvirenti, lei quando dette a Gioè, diciamo, la disponibilità a fare quest'azione contro Costanzo uccidendolo diciamo, con le pistole o per come lo voleva far fare lei...
EX 210 Pulvirenti: Sì, con l'arma curta.
PUBBLICO MINISTERO: ... pensò, ne parlò con qualcuno del suo gruppo oltre che con l'Enzabella?
EX 210 Pulvirenti: Mah, col mio gruppo, giustamente, coso, Malvagna ciu risse, poi Cosentino era mio nipote, insomma. Con quelli proprio stretti di famiglia ne parlavo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ne aveva parlato di questo fatto sia...
EX 210 Pulvirenti: Con Turi Grazioso, perché loro dovevono andare là, mica che ci doveva andare Enzabella solo. Enzabella ci doveva andare, era conduttore di una staffetta, conduttore di base; però quelli che ci dovevano andare erano queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: "Ci dovevano andare" lei che cosa vuole significare? Quelli che dovevano sparare?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano questi qui?
EX 210 Pulvirenti: Ci doveva andare Filippo Malvagna, ci poteva andare Grazioso, pure Salvatore. Gente che erano esperti per questo fatto: Cosentino, insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al di là del fatto che lei pensava di mandare questi uomini a Roma per fare questa azione contro Costanzo, le chiedo: con Malvagna e con Cosentino ne aveva parlato in maniera specifica?
EX 210 Pulvirenti: Con Malvagna sono sicuro, che parlai proprio chiaro chiaro. Perché sapeva che c'aveva a ire iddu e sicuramente anche con Turi Grazioso e penso pure con Cosentino. Qualche parola ce la disse pure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con quel ragazzo che doveva diventare suo figlioccio, con Maugeri, ne ha parlato...
EX 210 Pulvirenti: Maugeri pure che era il cognato di coso, di Leonardi, ne parlava pure con Maugeri. Perché lui era esperto pure di maniare con arma curta.
PUBBLICO MINISTERO: Maugeri era, voglio dire, uno che poteva essere impiegato per compiere quest'azione?
EX 210 Pulvirenti: Sì. Poteva essere, magari, sì. Perché aveva fatto diversi omicidi, insomma e sapeva... lo poteva fare questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta al di là di questo rapporto che c'era stato con Gioè, lei ha detto: me lo presentò Galea.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se c'erano altri rapporti tra Gioè, Galea e diciamo, fra le famiglie di Catania e la famiglia - come lei l'ha chiamata - dei corleonesi?
EX 210 Pulvirenti: Che vuol dire, certo. Gioè, quando veniva a Catania, andava a trovare per dire a Santapaola, oppure trovavo il rappresentante che era più libero. Perché una persona magari che è latitante viene un poco male.
Veniva a Catania a portare le novità di coso, di Palermo. Le novità della famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sapeva se c'erano stati anche, per così dire, scambi di tipo economico? Se erano, per qualche motivo, corsi dei soldi.
EX 210 Pulvirenti: Ma il fatto dei soldi, lo saccio, che l'ho dichiarato questo. U' fatto della Sageco, va.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ma abbia pazienza, se lo vuol dire un attimino anche qui alla Corte.
EX 210 Pulvirenti: Certo, ci sono tutte... In quel momento vengono tante cose, si parla di tante cose, si parla di soldi, di tutto.
Però io sapevo come soldi che lui aveva mandato 300 milioni qua da Segeco, Totò Riina, che mio genero Piero mi aveva portato 10 milioni all'uno a questi consiglieri, tutto quanto. Questi che erano più...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, Pulvirenti, al di là diciamo del fatto che lei ha detto, dice: 'io poi ho appreso dal giornale, dalla televisione, che era stato fatto questo attentato...'
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... com'è stato fatto. Ma lei, in concreto, sa se qualcuno dei suoi uomini si era mosso, era andato a Roma, aveva incominciato a far qualcosa?
EX 210 Pulvirenti: No, ancora strada non avevano fatto a Roma. Perché era il momento che eramo latitanti. Sono sicuro, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo...
EX 210 Pulvirenti: La cosa era lasciata così. Però la dovevamo fare.
Come si sistemano i cosi, si stava facendo, perché eramo latitanti.
Poi ci sono stati gli arresti, cose... Non ho potuto fare niente. Nello stesso tempo l'avevano fatto loro, i palermitani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo come fa a dirlo che lo avevano fatto i palermitani?
EX 210 Pulvirenti: E come faccio, perché poi, nella famiglia, non si discute? Eh, nella famiglia si discute, foro loro che o ficeno, perché chisto l'avevamo a fare nuautri, però lo ficero iddi, ci arrivaro prima.
Dice: 'e che vuoi?' Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, a livello di commenti che facevate tra...
EX 210 Pulvirenti: Sì, i commenti, sì. Non è che c'è stato il tempo che è venuto a dirci: 'fu io', no, questo no.
Però i commenti nostri della famiglia, sono quelli, che l'indirizzo era quello, c'è poco da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, del palermitano, lei, oltre Gioè - diciamo, io uso questa espressione per come l'ha usata lei, insomma, in maniera generica, dall'altra parte della Sicilia - lei, oltre il Gioè, aveva conosciuto qualche altro uomo d'onore?
EX 210 Pulvirenti: Ma guardi, io i palermitani, la maggior parte, l'ho conosciuta in galera. Li ho conosciuti a tutti, sia a Buscetta, Gasparino Mutolo, i fratelli Di Maggio, e altri, insomma. Nino Quartararo che era imputato insieme con Liggio... Ne ho conosciuti assai di questi... Pippo Calderone, li ho conosciuti in galera questi uomini d'onore.
Poi, fuori, non c'è stato questa capienza perché... perché siamo stati, insomma, sempre latitanti e siamo stati fra di noialtri stesso... Però i contatti c'erano.
Anche mio nipote Filippo andava a Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: Filippo Malvagna?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Filippo Malvagna. A prendere delle novità. A prendere... coi carabinieri, Bonaccorsi, coso, che ne portava delle novità. Insomma, se cercavano a Totò Riina da qualche parte, lo dicevano a noialtri. Noialtri ci facevamo sapere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Pulvirenti: Iddu aveva contatto con Meli, che Meli è imparentato coi Pullarà, con Enzo Meli.
PUBBLICO MINISTERO: Con Meli Enzo?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vincenzo.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, e chi altri ha conosciuto che lei poi è in grado di riferire col nome e cognome?
EX 210 Pulvirenti: Niente, ho conosciuto... Perché io dico che quando ho visto nel telegiornale a coso, a Giovanni Brusca, mi è sembrato. Perché io ce l'ho detto al dottore De Luca, a Palermo, questo fatto.
Ci dissi: 'mi è sembrato che questo l'ho visto con Gioè', però, siccome non ci fu una presentazione, una cosa, non posso sapere se è. E ce l'ho spiegato al dottor De Luca, questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, e dove lo avrebbe...
EX 210 Pulvirenti: Non sono certo e sicuro, giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Dove lo avrebbe visto questo che ha riconosciuto in Giovanni Brusca?
EX 210 Pulvirenti: Fu la prima volta che... io ho visto a Giovanni Brusca. E poi alla fine vinne da una casa, in dov'era io.
Però che non ci siamo presentati, perché non c'era nessuno che ci poteva presentare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Però, di questo fatto, ho capito non è sicuro se...
EX 210 Pulvirenti: No, non sono sicuro proprio. Mi sembrava così.
Come lui era più pieno di capelli e adesso aveva pochi capelli, era... Però, come faccia, pare che assomigliava. Questo. Però non...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e altre persone ancora, per esempio, vicini a questo Meli Vincenzo, ne aveva conosciute lei?
EX 210 Pulvirenti: Io avevo conosciuto un ragazzo che si chiamava Piero, Piero forse Castro, forse. Si chiamava Piero. E questo Piero, come infatti, insomma io ci avevo pigliato un affetto, perché... perché, insomma, mio figlio Nino si trovava carcerato a coso, vicino Napoli, come si chiama? Un carcere vicino Napoli...
PUBBLICO MINISTERO: Pozzuoli?
EX 210 Pulvirenti: No, Pozzuoli. Un altro carceretto. Era un carceretto piccolo, era.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so.
EX 210 Pulvirenti: E pensava che io, siccome io avevo la guerra coi cosi, coi Nicotra, pensava che questi Nicotra avevano l'amicizia con Carmine Alfieri e volevano colpire a mio figlio, come ha capito lui, in galera.
E allora io ho cercato questo ragazzo. Questo ragazzo, come infatti, aveva delle amicizie con due palermitani, pure questo ragazzo Piero, due palermitani che facevano, lavoravano a Napoli a specie di queste cose fasulle, insomma, che fanno, vai. Orologi, cose... Perché me ne aveva regalato uno a me. Facevano questo lavoro, così.
Però non erano annescati, questi, erano amici di questo ragazzo. Perché questo ragazzo rubava cami, rubava queste cose. E ogni tanto ci portava qualche cosa a questi, a questi due palermitani. Ma però non ci entravano questi con Cosa Nostra.
Però, nello stesso tempo, si cercava qualche casa, pure nella Puglia, pure nella Puglia, si cercava qualche casa per poter colpire a questi cristiani di Carmine Alfieri che venivano a Catania e potevano fare, facevano danni, della parte nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Perché noialtri abbiamo preso un numero di targa, Filippo Malvagna, e questo numero di targa risultava da questo paese, che non ricordo come si chiama, vicino dove c'era coso, Carmine Alfieri.
E questo ci è stato questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma io non ho capito bene il cognome di questa persona che lei per nome ha chiamato Piero.
EX 210 Pulvirenti: Si chiama, mi pare che si chiama Castro.
PUBBLICO MINISTERO: Castro?
EX 210 Pulvirenti: Però non sono sicuro, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pulvirenti: Mi pare che si chiama Castro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io le faccio presente, Pulvirenti - perché ho bisogno di capire - che lei si ricorda di essere stato sentito in udienza a Catania?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente nelle udienze del 9 maggio '96 e nei giorni seguenti.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel processo, mi pare che si chiamava, nel processo a carico di Aiello Vincenzo + 169.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Venne sentito all'Aula Bunker di Roma.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda questo?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, ad un certo punto, parlando di questo Piero - su per giù ha detto quello che ha detto oggi - lei, lì, in udienza, disse che questa persona forse si chiamava Garofalo. Può essere?
EX 210 Pulvirenti: Ah, Garo... Mizzi... Io...
PUBBLICO MINISTERO: Garofalo.
EX 210 Pulvirenti: Io lo avrò visto una volta, due volte. Non è che ci sono state proprio come...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se lo ricorda ora questo cognome?
EX 210 Pulvirenti: Sì, Garofalo. Allora, così, Garofalo.
PUBBLICO MINISTERO: Garofalo Piero.
EX 210 Pulvirenti: Piero. Che poi ho conosciuto un altri due palermitani, ragazzi, per il fatto della droga. Che erano ragazzi che appartenevano a Totò Riina.
Però che lo conosceva a Filippo Malvagna, che poi, se era Orazio Cautullo...
PUBBLICO MINISTERO: E lo sa questi altri due come si chiamavano?
EX 210 Pulvirenti: Uno, si chiamava Franco e uno, Paolo. Perché allora, perché fu così che ci siamo presentati. Aveva detto: 'son Puccio'.
Invece poi ci ho pensato bene, si chiamava Paolo.
PUBBLICO MINISTERO: Uno, Paolo e uno, Franco. I cognomi di questi qui, li ha mai saputi?
EX 210 Pulvirenti: Paolo e Franco. I cognomi non lo sto ricordando, il cognome.
Ma fu una cosa, due volte fu la presentazione: una, volta vinneno... Una volta poi ci va Filippo con un camion a pigliare questa roba, questa droga...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque erano due che avevano rapporti, in particolare, con Filippo Malvagna?
EX 210 Pulvirenti: Sì, e pure con Orazio Cautullo.
PUBBLICO MINISTERO: Con Orazio Cautullo...
EX 210 Pulvirenti: Sì, si erano conosciuti in galera.
PUBBLICO MINISTERO: Per affari, di cosa?
EX 210 Pulvirenti: Di droga. Lavoravano la droga.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa dove stavano questi qui? Dove...
EX 210 Pulvirenti: Sta uno a Roma, mi diceva, perché loro ci pernottarono da uno che stava, Filippo Malvagna e Cautullo. Da una zona residenziale, da una zona che ci stavano pure a livello di magistrati, di avvocati, così.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...
EX 210 Pulvirenti: E che vestivano eleganti...
PUBBLICO MINISTERO: In una zona residenziale, vuol dire questo?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In una zona diciamo di ville, di villette, o che altro?
EX 210 Pulvirenti: Sì, come dicevano iddi, sti' cose, come mi raccontava lui.
PUBBLICO MINISTERO: Per come le diceva. Però, i cognomi di questi qui, lei non li ha mai saputi.
EX 210 Pulvirenti: No, i cognomi non...
PUBBLICO MINISTERO: Va be'. Uno, Paolo e uno Franco.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, di questo Piero, o Pietro di cui lei ha parlato, lei mi conferma che si chiama...
EX 210 Pulvirenti: Sì, poi, questo Piero, ho da dire che una volta mio genero Piero Puglisi mi disse a mia, dice: 'vedi, questo Piero - dice - che s'ha fare'.
"S'ha fare", significa che si deve uccidere.
E dissi: 'e perché?' - questo io l'ho dichiarato - dissi: 'e perché?'
Dice: 'perché chisto non è che...'
Ora, questo qua era devoto di Totò Riina, guardi, pure lui gli voleva bene. Nei discorsi che mi faceva a mia.
'Si deve uccidere - dice - perché lui gli fa la caccia, di pigliarsi la taglia e gli deve fare arrestare a Totò Riina'.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, era sospettato di essere un traditore, questo qui?
EX 210 Pulvirenti: Sì, era sospettato così, di essere traditore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: E allora io veramente qua, non l'ho visto questo fatto, sennò allora questo non lo faceva attaccare a mia. E che un pochettino l'ho rilasciato questo fatto, eh.
Cercai magari di darci più poca confidenza...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Va be', ma comunque a me mi interessava semplicemente sapere se lei aveva conosciuto questo Piero...
EX 210 Pulvirenti: Siccome non lo avevo detto... latitante...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Senta, un'altra cosa: torniamo un attimino a questa azione da compiere contro Costanzo.
Ci vuol dire, in definitiva, qual era la vera ragione per cui si doveva ammazzare questo qui, questo giornalista?
EX 210 Pulvirenti: Niente, solo ammazzare, perché lui aveva sbagliato a parlare contro Totò Riina e di tutti di Cosa Nostra, diciamo. Giusto? E si doveva uccidere, ci si doveva dare questa lezione, vai. Si doveva uccidere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Però, questo regalo, noialtri, dice Gioè: 'ce lo dobbiamo fare a zu' Totò che si trova in galera'. Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, che era un consigliere provinciale della famiglia di Catania, di azioni tipo quella che si dovevano compiere nei confronti di Costanzo, ne ha sentito parlare, ne ha discusso all'interno di, con altri uomini d'onore, all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Pulvirenti: No, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Se ci può dire qualcosa al riguardo.
EX 210 Pulvirenti: Abbiamo parlato fra di noialtri, perché c'era Eugenio Galea era l'interprovinciale. Quindi, quando me lo ha detto lui, lo doveva sapere per forza Santapaola, quando l'ha portato dda. Non è che...
Lo doveva sapere Aldo Ercolano, Santapaola, per forza. Perché non lo potevano portare da me a farmi una discussione di questa.
Solo, siccome non ci fu il tempo di potermi riunire, perché c'era lu fatto del mandato di cattura. Questo. Però non è che iddu poteva venire da me di testa sua, interprovinciale. Doveva passare la preferenza a un responsabile.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Però probabilmente, o non mi sono espresso bene io, o non ci siamo intesi. Le avevo chiesto un'altra cosa.
Cioè, di azioni di attentati, di ammazzare gente tipo Costanzo, di gente che parlava contro la mafia, lei ne ha sentito anche parlare in quel periodo?
EX 210 Pulvirenti: Guarda, c'è... Perché questo l'ho detto, insomma, è stato scritto da un coso, da...
PUBBLICO MINISTERO: No, lei deve considerare che qui non sappiamo nulla nessuno, lo deve ridire di nuovo.
EX 210 Pulvirenti: Va bene. Pure Pappalardo di Palermo, il cardinale Pappalardo di Palermo, ha sbagliato a parlare contro la mafia.
E allora noialtri ci siamo informati, ci volevamo fare qualche cosa, perché sapevamo che chistu era di Zafferana, che era di qua, siciliano.
E poi mi sono informato io. E chistu era parente di Tanino Aleu, che è un ragazzo imputato con mia ca', nel processo. E' collaborante, questo ragazzo.
E dice che era parente a mamma. E allora noialtri, tramite questo ragazzo, la mamma la volevamo vedere che lui aveva dice una villa a coso, a Zafferana. E ci volevamo rubare, insomma, ci volevamo fare questa villa, ci volevamo fare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Pulvirenti, allora il cardinale Pappalardo.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, aveva una villa a Zafferana?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di questi, volevate fare un attentato alla villa, al cardinale...
EX 210 Pulvirenti: No, alla villa, alla villa.
PUBBLICO MINISTERO: Alla villa.
EX 210 Pulvirenti: Alla villa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla villa. In che periodo siamo nel momento in cui, diciamo, discutete di questo progetto?
EX 210 Pulvirenti: Questo progetto era prima, una paia di anni prima, parlo, di questo fatto di Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo in un'epoca anteriore.
EX 210 Pulvirenti: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ne aveva parlato all'interno, se ne era parlato all'interno della famiglia di Catania, ne avevate parlato a livello di interprovinciale?
EX 210 Pulvirenti: No, quello... Dottore, tutto quello che succede, che deve succedere, che deve succedere, si deve fare presente per forza al rappresentante. Se non a lui, a un vicerappresentante, ma si deve fare presente.
Io ... fare questo. Perché lui non era che era favorevole per la strage, cose.
Santapaola non era tanto favorevole, perché sono successe delle cose che io ho capito lui non era tanto favorevole.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi c'era, diciamo, discussione all'interno anche della famiglia di Catania.
EX 210 Pulvirenti: Sì, c'era anche discussione all'interno della famiglia di Catania.
Allora lui, come a villa, lo ammetteva di fare una cosa del genere, per la villa.
Magari, da bruciare una macchina che ce la bruciavamo a un altro prete, una macchina, noialtri, lì a Nicolosi.
Il fatto che uso questo Marino, il fatto del Bommarito, che era che doveva accompagnare il Bommarito.
PUBBLICO MINISTERO: Bommarito chi, l'arcivescovo di Catania?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che cosa avevate pensato di fare?
EX 210 Pulvirenti: Di bruciarci la macchina. Non a Bommarito, a chi lo accompagnava. Era un altro prete.
PUBBLICO MINISTERO: Un altro prete che si chiamava Marino?
EX 210 Pulvirenti: No, Marino era quello che era stato sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, ecco.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Era stato sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: E questi prelati, questi cardinali, questi arcivescovi, come mai li volevate, per così dire, punire in questi termini?
EX 210 Pulvirenti: Perché l'arcivescovo, questo di Catania, questo Marino, si ricorderà qualche cronaca, lo minacciao col coltello. Insomma, voleva parlare, voleva dire... questo, che lo avevamo sequestrato.
E allora lui rinforzava il discorso, questo prete che c'era con iddu, sapevamo... e io pure piglio che ci abbruciavamo la macchina, per darci un avvertimento. Questo. Però solo la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma lei... lei ha detto venne arrestato il 2 giugno del '93.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi sa che successivamente al suo arresto sono avvenuti degli attentati in Italia.
C'è stata la strage a Firenze, ci sono stati degli attentati a Roma, a Milano.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai saputo qualcosa lei di questi fatti?
EX 210 Pulvirenti: Io dico una cosa: quando parlai con Gioè, io stesso ci dissi a Gioè: 'perché non facciamo capire, insomma, facciamo qualche cosa di grosso per fare capire che c'è un terrorismo, e così mettiamo insomma questo distacco noialtri. E pensano a questo fatto'.
E lui mi disse: 'ne devo parlare di questo fatto'.
Così, vai, la discussione facemmo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era il periodo di...
EX 210 Pulvirenti: Però non so a precisare poi queste cose di Firenze e di cose, perché poi ero in galera, non mi potevo, non potevo mai incontrare con nessuno per potere capire...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non ne ha mai saputo niente.
EX 210 Pulvirenti: Non ho saputo, guardi, ero isolato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma dai discorsi che lei aveva avuto con gioè, o comunque con altri di Cosa Nostra, lo aveva colto lei che c'era in animo... Lei ora, in questo momento, ha detto di fare azioni terroristiche per deviare l'attenzione dalla mafia, ecco, ne aveva sentito parlare di questi fatti?
EX 210 Pulvirenti: Sì, di questi fatti parlavamo tutti. Però non ci fu poi una conclusione precisa, perché c'era: 'vediamo che cosa si può fare, vediamo che cosa si può fare'. Questo.
Però parlavamo in famiglia, vai, non è mica che non parlavamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una persona che si chiama Santo Mazzei, lei la conosce, l'ha conosciuta?
EX 210 Pulvirenti: Sì, lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte chi è, chi non è, quando l'ha conosciuta?
EX 210 Pulvirenti: Io, Santo Mazzei, l'ho conosciuto nel '63, addirittura. Perché io abitavo nel suo quartiere, fra San Cristoforo e via ... sono un cento metri. Perciò... Quindi conosceva a Santapaola, conosceva a tutti, là, quelli delle vie. Perché era uno che rubava, faceva queste cose.
E poi Santo Mazzei è uscito. Non era prima con Santapaola, era coi Cursoti. Poi è uscito.
Come so io, lui, durante la galera, ha preso un'amicizia con Luciano Liggio. E Luciano Liggio lo ha raccomandato a Santapaola, insomma, questo ragazzo di non lo toccare, di non lo fare... E addirittura di farlo uomo d'onore.
Perché, quando lo hanno fatto uomo d'onore, io non c'ero. Perché hanno fatto a lui, quel giorno, a mio nipote Ciro Rannisi. Perché sono passati tre mesi, o due mesi, o tre mesi, che poi li hanno arrestati. Sia Ciro Rannisi, e sia a Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei se lo ricorda...
EX 210 Pulvirenti: Non ho potuto venire da me a presentarlo, vai.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi lei ha saputo che erano stati fatti uomini d'onore sia Mazzei, che questo Girolamo Rannisi...
EX 210 Pulvirenti: Sì, era stato fatto in quei tempi uomo d'onore lui, Rannisi uno che ci dicono "Franco sfascio" - perché me lo venne a dire mio genero vero, perché si trovava là - "Franco sfascio", e coso, "Franco sfascio"... E il figlio di Nitto Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Il figliolo di Santapaola.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ho capito bene che, secondo quello che lei si ricorda, questo battesimo di Mazzei e di Rannisi era avvenuto qualche mese prima, rispetto all'arresto dello stesso Mazzei?
EX 210 Pulvirenti: Sì, una para di mesi prima.
PUBBLICO MINISTERO: Un paio di mesi...
EX 210 Pulvirenti: Un paio di mesi prima.
PUBBLICO MINISTERO: Un paio di mesi prima.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei se lo ricorda quando venne arrestato Mazzei?
EX 210 Pulvirenti: Venne arrestato Mazzei... Mi pare che fu nel '92, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Pulvirenti: Comunque non lo ricordo preciso, che l'anno non me lo ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei si ricorda che, rispetto alla data dell'arresto, questa affiliazione sarebbe stata di qualche mese precedente.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ha mai saputo, ecco, le chiedo: chi glielo aveva detto dell'affiliazione di Mazzei nella famiglia di Santapaola?
EX 210 Pulvirenti: Il Mazzei, come lo fecero, mio genero mi venne a raccontare tutto, perché lui non è che era lui solo, era una frangia che si separava dei Cursoti e faceva parte a iddu, "u' calcagnusu".
E c'erano due fratelli, non ricordo questo come sia. Perché l'ho visto una sola volta, io... Perché non avevamo fiducia, ci sembrava che Mazzei li potevano uccidere.
E poi c'era Michele Cufferi, pure. E poi c'era Turi Spingola, che questo Turi Spingola sarebbe... Sì, pure Spingola. E Privitera, che lo abbiamo ucciso a noialtri, poi. Noialtri stessi.
Perché chisto cercava, insomma, era pauroso. Non aveva fiducia. Dice: 'qualche volta mi affogano, mi fanno, mi dicono...', e allora tante volte io ho cercato di parlarci, pure Culisano e pure Cosentino. Però non si è fatto convinto. E così, insomma, lo abbiamo ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, quindi questo Mazzei, sa anche se ci aveva qualche soprannome, Mazzei?
EX 210 Pulvirenti: Sì, "u' calcagnusu", "calcagnusu".
PUBBLICO MINISTERO: "Calcagnusu".
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ha detto prima faceva parte dei Cursoti.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte chi erano questi Cursoti?
EX 210 Pulvirenti: I Cursoti erano... Veramente i capi dei Cursoti sono stati assai, insomma. C'era Nino Manfreda, c'era Jimmy Miano, poi c'era Angelo Barbera, che lo ammazzammo noialtri, a chistu. C'era Scaravilla Orazio, lo abbiamo ucciso pure noialtri, che era capo pure. Questi, erano i Cursoti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era un gruppo...
EX 210 Pulvirenti: E altri.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Pulvirenti, era un gruppo rivale, diciamo...
EX 210 Pulvirenti: Era un gruppo rivale a noialtri.
PUBBLICO MINISTERO: A Cosa Nostra.
Senta, e come mai questo Mazzei, allora, che prima apparteneva a questo gruppo rivale venne fatto poi uomo d'onore nella famiglia di Catania?
EX 210 Pulvirenti: E come mai, siccome si è affezionato in galera, ha capito, insomma, per dire: la sua famiglia poteva essere quella, perché lui era stato in galera insieme con Liggio e hanno preso dei rapporti di amicizia e ci fece capire che la famiglia buona era questa di Santapaola e dove ero io.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, nell'ambito di queste... Lei ha parlato di queste azioni che insomma dovevano essere... Dice: 'ma come mai non facciamo...'
EX 210 Pulvirenti: Quando lo hanno arrestato, mi scusi dottore, loro dovevano strangolare a uno, un ragazzo. Che poi non ci sono arrivati, insomma, a strangolarlo.
Che c'era Licciardello presente, c'era Alfio, Pippo, Natale Di Raimondo. Queste erano tutte presenti, quando dovevano strangolare questo ragazzo, che poi non ci sono arrivati. Questo ragazzo non è arrivato all'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Lo dovevano strangolare il Mazzei e...
EX 210 Pulvirenti: Sì, Mazzei, mio nipote, mio nipote Rannisi, Alfio Licciardello, Pippo Licciardello, e Natale Di Raimondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Forse c'erano altri, non lo so, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Questi, mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai saputo - se lo ha saputo - se a questo Mazzei era stato affidato qualche incarico di compiere quei gesti che dovevano deviare l'attenzione da Cosa Nostra?
EX 210 Pulvirenti: No, questo non ne abbiamo parlato noialtri.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo ha mai saputo, lei.
EX 210 Pulvirenti: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo ha mai saputo.
Senta, vuol dire alla corte quand'è... Lei ha detto: 2 giugno '93, è stato arrestato. Quand'è che ha cominciato a rendere dichiarazioni ai magistrati?
EX 210 Pulvirenti: A settembre, poi.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale anno?
EX 210 Pulvirenti: Dopo il '95.
PUBBLICO MINISTERO: '95, o forse anche prima?
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: '94, forse?
EX 210 Pulvirenti: '94. No, settembre, '95, mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda. No, le dico settembre '95 non è possibile, perché se lei si ricorda, già noi magistrati di Firenze lo abbiamo interrogato nel marzo '95, quindi... Significa forse che era a settembre del '94 che aveva iniziato a collaborare.
EX 210 Pulvirenti: Nel '74 mi sembra...
PUBBLICO MINISTERO: '94.
EX 210 Pulvirenti: Io c'ho tre anni di collaborazione, dottore, tre anni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
EX 210 Pulvirenti: Tre anni li faccio ora a settembre.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, ora siamo nel '97...
EX 210 Pulvirenti: Tre anni. Un anno che fici...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, come mai lei si è deciso a rendere dichiarazioni, a collaborare coi magistrati?
EX 210 Pulvirenti: Eh, dottore parlando proprio così, prima veramente, durante che facevamo il processo, ho parlato coi miei figli, specialmente con Nino.
Ci dissi: 'lo Stato ha vinto, abbiamo perso', ci dissi. 'Cerchiamo, insomma, di dire tutto allo Stato come stanno le cose'.
Ah, prima ci dissi, ci dissi ci diciamo in cose nostre, così, per non fare succedere niente in galera. Alle volte succede qualche omicidio, qualche cosa.
E poi, una volta che avviene, insomma, parliamo come dobbiamo parlare.
E allora, come infatti, Nino mi fece capire, a prima mi fece capire di parlare; poi mi fece capire, sì, che era di sì.
Però dice: 'ti devi far fare un colloquio del magistrato. Un magistrato, colloquio, è meglio'. Non me ne vosse fare, per parlare con mio figlio.
E allora, che cosa succede?
Io, come ho visto questo fatto, mi ammalignai dentro e dissi: 'ma come mai, se eravamo d'accordo'.
E allora, dopo una settimana... è caduto poi ha fatto il collaborante mio genero. E io ho scritto, ho rintracciato l'indirizzo, ho scritto a mia figlia.
Ci dissi: 'ma come mai queste cose, insomma, che io vi parlai al colloquio, eravamo d'accordo di fare questa strada...'
'No, dice, era Nino che parlau con chi parlau', poi questa parola che mi scriveva.
Dice: 'il fatto era ... di un'altra maniera. Se ti facevano il colloquio, ti potevano anche avvelenare', dice, 'pure lui ti poteva avvelenare, perché eramo contrari'.
E lei però...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma... Mi scusi Pulvirenti, abbia pazienza, ascolti me: lei un pochino ci ha voluto spiegare che voleva convincere anche altri suoi familiari a assecondare la sua scelta.
EX 210 Pulvirenti: Sì. Sì, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Però vorrei che lei rispondesse alla mia domanda.
Cioè, cosa l'ha spinta a collaborare, a rendere queste dichiarazioni? Insomma, a raccontare quello che sa.
EX 210 Pulvirenti: Eh, questo mi ha spinto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'lo Stato ha vinto'. Era un po' questo che stava accennando.
EX 210 Pulvirenti: Sì. Sì, dottore, perché lo Stato aveva vinto e io volevo salvare veramente la famiglia. Perché io c'ho una certa età, sono ammalato, non è che posso... Volevo salvare, come infatti ho fatto pure interviste sui giornali, ho mandato delle lettere: 'deponete le armi, arrendetevi tutti'. Questo.
'Lo Stato ci dà questa possibilità di dire le cose come stanno, insomma. Fate un po' di galera e così godete le vostre mogli, i vostri figli'.
* Queste, sono state le mie parole che ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Io, Presidente, avrei concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato, una sola.
Ecco, quand'è che è avvenuta la sua dissociazione?
PRESIDENTE: Lo ha detto, avvocato. Abbiamo discusso a lungo.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. No, ma il periodo, non ho capito bene.
PRESIDENTE: Mi pare che ha detto che si è dissociato nel settembre del '94.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PRESIDENTE: Fa tre anni ora, ha detto.
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO Ceolan: Sì, avvocato Ceolan.
Pulvirenti, lei...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, dopo le ridò la parola.
Volevo solo sapere: se le domande sono molte, facciamo una breve sospensione.
AVVOCATO Ceolan: Nove. Nove e brevi, Presidente.
PRESIDENTE: Ma lei.
AVVOCATO Ceolan: Per me. Le domande sono...
PRESIDENTE: Gli altri? Anche lei ha molte domande?
AVV. Cianferoni: Io ne ho segnate cinque.
PRESIDENTE: Gli altri difensori?
Facciamo una breve sospensione, allora?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Riprendiamo fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene. Avvocato, prego.
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Pulvirenti, ha mai conosciuto personalmente il signor Leoluca Bagarella?
EX 210 Pulvirenti: No.
AVVOCATO Ceolan: E' mai venuto da lei qualcuno con richieste, o proposte, da parte di Leoluca Bagarella?
EX 210 Pulvirenti: No, queste richieste, queste cose qui, non è che... Non ci sta niente della famiglia, però io in conoscenza...
Però da me è venuto Gioè e mi ha detto quel discorso.
Io però lo so Bagarella che era con noialtri, insomma, era della nostra famiglia. Non è che non lo so.
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, Pulvirenti, lei... Il senso della domanda è questo: è mai venuto qualcuno dicendole: 'guarda, Bagarella vuole che tu ammazzi il tale, o che tu dia fuoco alla tal altra cosa'.
EX 210 Pulvirenti: No, no, questo no.
AVVOCATO Ceolan: Oh, basta.
Vorrei tornare un momento sull'argomento Costanzo.
Però la prego, signor Pulvirenti, di parlare lentamente e in modo comprensibile, perché prima ha avuto un dialogo con il Pubblico Ministero che è catanese e la capisce. Io ho capito poco.
EX 210 Pulvirenti: Eh, lo so, così sto parlando...
AVVOCATO Ceolan: Anzi, per esser sincero, non ho capito nulla.
Dunque, state parlando: lei, Eugenio Galea e Antonino Gioè.
Il discorso su Costanzo, fu occasionale parlando di altri argomenti, oppure no?
EX 210 Pulvirenti: Il discorso, no, non è che fu occasionale, perché in sostanza in quel momento si parlava di... Certo, si parlava che c'era stato tutto questo scombussolamento. E allora Gioè ha risposto, anch'io l'ho detto la parola, non è che lo ha detto Gioè solo: 'guarda, questo si merita...', dice: 'sì'. Dice: 'se ci vogliamo fare questo regalo, a zu' Totò, ce lo facciamo...'
AVVOCATO Ceolan: No, scusi...
EX 210 Pulvirenti: 'Se ce lo facete voialtri, se ce lo fate'.
Dice: 'sì, sì, ce lo facciamo noialtri'.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, Pulvirenti, volevo saper questo, cerchi di esser preciso, la prego, e comprensibile.
Parlavate del più e del meno, parlavate di vari argomenti e il discorso finì anche su Costanzo?
EX 210 Pulvirenti: Mah, giustamente quando è a una parte, parla di tante cose. Però sono interpellato di queste...
PRESIDENTE: Posso fare, posso chiarire meglio ancora...
AVVOCATO Ceolan: Sì. Anzi, grazie, grazie.
PRESIDENTE: Gioè venne espressamente per chiedervi, farvi questa richiesta?
EX 210 Pulvirenti: Certo.
AVVOCATO Ceolan: Oh...
PRESIDENTE: Quindi, era quello il motivo principale del fatto che voleva incontrarla?
EX 210 Pulvirenti: Certo, perché lui venne per questo, perché la risposta lui l'aveva contata a Catania. E di Catania, l'interprovinciale era venuto da me.
A Catania avevano fatto lo stesso discorso. Questo.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Allora, Pulvirenti, io le contesto quanto lei disse alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze il giorno 16 marzo 1995 alle ore 16.00 in L'Aquila:
"Io ho visto Gioè due volte. Non ricordo se in occasione della prima, o della seconda volta, parlando appunto con Gioè, presente Galea, si finì a parlare del giornalista Costanzo.
Sia io, sia Gioè, manifestammo l'opinione che Costanzo aveva esagerato nelle sue trasmissioni. In particolare in quella nella quale aveva manifestato la sua contentezza per l'arresto di Riina.
Questo, era quello che ci dicemmo io e Gioè.
Io stesso dissi a Gioè che Costanzo meritava che qualcuno gli facesse pagare quello che aveva detto. E cioè che gli si facesse un'azione contro.
Gioè disse che era perfettamente d'accordo. E mi domandò se io avevo la forza per realizzare un attentato".
Lei andò a parlare con l'Enzabella:
"Ottenuta la risposta positiva anche da Enzabella tornai dall'altra parte della stanza e dissi a Gioè che io potevo organizzarmi per realizzare l'attentato a Costanzo".
EX 210 Pulvirenti: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, il discorso fu occasionale, non è vero che Gioè venne da lei appositamente.
PRESIDENTE: Avvocato, questo è quello che ha dichiarato quella volta. Il fu non lo sappiamo ancora.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, scusi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Ha detto...
PRESIDENTE: Ha udito?
EX 210 Pulvirenti: Sì, l'ho sentito il discorso.
PRESIDENTE: Sono parole dette da lei.
EX 210 Pulvirenti: Sì, io ho detto puro, puro io stesso. Però si commentava mettiamo questo fatto, questo discorso.
Quando sono venuti, il commento era proprio fatto per questo fatto.
Dice: 'tu che ne dici?, tu che ne dici?'
E io dissi: 'si merita questo qua. Su merita questo'.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma io, un minuto fa, per integrare la domanda del difensore, le ho chiesto: Gioè venne espressamente da lei proponendo questo fatto, questa azione, o, nel corso di un discorso più generale, si parlò anche di questo?
EX 210 Pulvirenti: Ma il primo discorso, signor Presidente, si parlava di questo. Si parlava di questo discorso.
E a questo parlavamo di altri discorsi. Si parlò di questo discorso. E lui veniva da Catania.
Perché, come infatti, io dovevo fare questo, non c'è bisogno che... Perché quando venne l'interprovinciale già era una cosa concreta.
PRESIDENTE: Già decisa.
EX 210 Pulvirenti: Già è decisa quando venne l'interprovinciale.
PRESIDENTE: Bene, avvocato, prosegua.
AVVOCATO Ceolan: Benissimo. Senta, Pulvirenti, è venuto un collaboratore di Giustizia, certo Gioacchino La Barbera. Lei lo conosce?
EX 210 Pulvirenti: No, non lo conosco.
AVVOCATO Ceolan: No.
EX 210 Pulvirenti: Per nome, così.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Dice La Barbera che Gioè, siccome passò del tempo e l'attentato a Costanzo non era stato ancora realizzato, tornò da lei una seconda volta, il Gioè. E lei lo tranquillizzò che l'attentato sarebbe stato fatto.
E' vero quello che dice La Barbera?
EX 210 Pulvirenti: No, questo non è vero che venne una seconda volta da me. No.
AVVOCATO Ceolan: E' al corrente, signor Pulvirenti, che suo nipote Filippo Malvagna assumesse droghe pesanti fino al momento dell'arresto?
EX 210 Pulvirenti: Assumesse... Sì...
PRESIDENTE: Droghe pesanti.
EX 210 Pulvirenti: Sì, sì. Perché a coso non c'era nessuno, avevano arrestato Pino Orazio e lui insomma era un capogruppo di Misterbianco.
PRESIDENTE: No, no, no. L'avvocato vuol sapere se faceva uso personale di droga, Malvagna.
EX 210 Pulvirenti: Ogni volta, dicono questo. Quando è stato ragazzo, questo, è successo qualche cosa. Che poi noialtri lo abbiamo provato, lo abbiamo studiato noialtri se veramente questi qua, che ci abbiamo preso pure l'orina, che allora non poteva trasire da noialtri, se questo si trovava drogato. Ed è risultato pulito. Questo, l'ho detto.
AVVOCATO Ceolan: Scusi...
EX 210 Pulvirenti: Ci vinne a due ragazzi di Meli.
PRESIDENTE: Gli hanno fatto degli esami del sangue?
EX 210 Pulvirenti: Nel sangue, l'orina.
PRESIDENTE: L'urina. Ed è risultato che non aveva...
EX 210 Pulvirenti: E risultava pulito, che era pulito. Per questo lo fecimo entrare. Sennò noialtri non lo facevamo entrare.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Ceolan: No...
EX 210 Pulvirenti: Perché lui stava trasenno a Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Va bene. Lei prosegua, per carità! Io...
AVVOCATO Ceolan: No, volevo che lei mi traducesse, perché non ho capito niente.
PRESIDENTE: L'esaminato, il Pulvirenti, ha dichiarato che effettivamente avevano avuto il sospetto che usasse droga.
AVVOCATO Ceolan: Ah, va bene, grazie.
PRESIDENTE: Gli hanno fatto fare degli esami del sangue e dell'urina. I risultati hanno dimostrato che non aveva assunto nessun stupefacente. Sennò non lo facevano entrare tra le loro file, ho capito, nella loro organizzazione. Vero?
EX 210 Pulvirenti: Nell'affiliato, era un affiliato.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Al momento di entrare. E una volta entrato, nel periodo che è entrato a far parte...
PRESIDENTE: Dopo che ha fatto parte del vostro gruppo, della vostra organizzazione, ha avuto ancora il sospetto che usasse droghe?
EX 210 Pulvirenti: No, dopo no.
PRESIDENTE: Dopo no.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Malvagna lo ammette, Pulvirenti.
Senta, signor...
PRESIDENTE: Se lo ammette, perché lei glielo chiede, allora, scusi.
AVVOCATO Ceolan: Va be'...
PRESIDENTE: Probabilmente Malvagna risponde di cose che conosce. Perché sono fatti suoi personali.
AVVOCATO Ceolan: Volevo sapere se lo sapeva anche lui.
Pulvirenti, Malvagna dice che da lei non venne il Gioè, ma venne La Barbera e Di Caro. E' vero?
EX 210 Pulvirenti: Nossignore. La Barbera non... Non è vero.
AVVOCATO Ceolan: Ah, va bene.
EX 210 Pulvirenti: E' venuto proprio Gioè.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
EX 210 Pulvirenti: Insieme con Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza, io devo formulare una opposizione di tipo formale. Perché l'avvocato Ceolan contesta non il contenuto di dichiarazioni rese dallo stesso dichiarante...
AVVOCATO Ceolan: Va bene, gliela faccio in modo diverso, dottor Nicolosi. Mi scuso, mi scuso, gliele faccio in modo diverso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo è materiale, poi valuterà la Corte. Non gli si può contestare quello che ha detto un altro.
AVVOCATO Ceolan: Gliele faccio in modo diverso.
PRESIDENTE: Ma io credo che sia anche possibile, per la verità.
Sono persone che abbiamo sentito e che hanno fatto queste dichiarazioni davanti a noi. Quindi penso che sia possibile, come si fa con un testimone, sono poi imputati i testimoni, i quali si può fare anche contestazioni per dichiarazioni diverse commesse, rese da altri imputati o testi.
Prego, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Comunque, siccome sono in ottimi rapporti con il dottor Nicolosi...
PRESIDENTE: Ma anche se non fosse così, se ha il diritto di farle, è lo stesso...
AVVOCATO Ceolan: No, gliele faccio...
PRESIDENTE: Non credo che sia un atteggiamento di cortesia ciò che va rispettato qui.
AVVOCATO Ceolan: No, ma gliele faccio come vuole lui.
E' vero, signor Pulvirenti che lei ha raccontato a Malvagna che a Enna, agli inizi del '92, ci fu una riunione nella quale Riina avrebbe ufficializzato la decisione di compiere attentati terroristici fuori della Sicilia?
EX 210 Pulvirenti: Guarda, la riunione che ci fu... perché chisto riccà, io non lo so. Io so la riunione giustamente che era consigliere all'epoca, nel '91. E l'ho raccontato già: ci fu una riunione dove a Nitto Santapaola ci avevano confermato l'ergastolo. Non si può scappare, fu in quei tempi.
E allora Nitto dice: 'ma questi palermitani che cosa stanno fanno? Non stanno facendo niente'
E dopo un po' di tempo poi è successo che è stato ucciso coso, Salvo Lima. Perché c'era il fatto di Salvo Lima.
Lì, eramo. Ma però il fatto di...
PRESIDENTE: Salvo Lima, però, se non mi sbaglio, è già del '92. Eh?
EX 210 Pulvirenti: Sì, '92. Però fu discusso questo fatto nella fine del '91.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Non è che appunto ci fosse proprio... Nella fine del '91.
PRESIDENTE: Lei era presente?
EX 210 Pulvirenti: Io ero presente nel consiglio intra la provincia. Uno era Nitto Santapaola che parlava, che parlavamo di queste cose.
Però, dove dice Malvagna, a Enna, Caltanissetta, che docco c'è un uomo d'onore che si chiama ... che ci faceva fare questi incontri, io non ci sono andato dopo, non ci sono andato mai.
PRESIDENTE: E da chi le ha sapute queste decisioni?
EX 210 Pulvirenti: Queste decisioni erano... Fu fra noialtri in famiglia stesso, insomma, 'che s'ha fare?'
Dice: 'si deve discutere in questi giorni questo fatto'. Perché erano... A Nitto ci avevano confermato già l'ergastolo, quindi le promesse di coso, di Salvo Lima, già avevano, insomma, a mollare a scadere. Non c'era qui nessuna cosa.
Poi infatti noi ... il socialismo. Cercavamo di... Questo, era.
E allora, quando ha perduto la speranza, poi è successo che si è ucciso coso, si è ucciso.
E c'è stato questo consiglio...
PRESIDENTE: Chi si è ucciso?
EX 210 Pulvirenti: Si è ucciso a coso, a Salvo Lima.
Però, questo consiglio...
PRESIDENTE: Ma non chi hanno ucciso. Non sono riuscito a capire chi hanno ucciso.
EX 210 Pulvirenti: Lo hanno ucciso i corleonesi, non fummo noialtri. Però noialtri siamo stati...
PRESIDENTE: Salvo Lima, lei parla sempre di Salvo Lima.
EX 210 Pulvirenti: Salvo Lima, sì.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Pulvirenti: Di Salvo Lima.
AVVOCATO Ceolan: No, ma scusi, eh, Presidente. Sennò qui...
Io non ho capito se ha risposto alla mia domanda.
Io gli ho chiesto se è vero che ha detto a Malvagna che a Enna, alla fine del '91, primi del '92, ci fu una riunione nella quale Riina disse: 'bisogna compiere attentati fuori della Sicilia'.
Questa è la domanda.
PRESIDENTE: Ha capito ora?
EX 210 Pulvirenti: Sì, ho capito bene. Ma questa cosa non ci fu. Questa discussione in questa maniera, non ci fu.
PRESIDENTE: No, mi scusi, abbia pazienza. L'avvocato le ha riferito quello che ha detto Malvagna.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PRESIDENTE: Suo nipote, mi pare.
EX 210 Pulvirenti: Sì, mio nipote.
PRESIDENTE: Che è stato sentito pochi giorni fa. Che ha detto davanti a noi di aver appreso da lei che a Enna, in un'epoca - io, in questo momento, non ricordo. L'avvocato non ha precisato - ci sarebbe stata una...
AVVOCATO Ceolan: Fine '91, primi '92.
PRESIDENTE: Fine '91, primi '92.
EX 210 Pulvirenti: Sì.
PRESIDENTE: Ci sarebbe stata una riunione interprovinciale....
EX 210 Pulvirenti: Interprovinciale, sì.
PRESIDENTE: ... nella quale si era... Dice Riina aveva detto che si era deciso...
EX 210 Pulvirenti: E ce lo avevo confidato a lui questo fatto, lui dice.
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Pulvirenti: Non è che lui lo ha visto...
PRESIDENTE: No, no, che lei, gliel'ha raccontato lei, gli ha riferito, gli ha comunicato questa decisione.
EX 210 Pulvirenti: Ma si par... Ma non si parlò... Di questi attentati di terrorismo, io l'ho detto un momento, poco fa. Ho detto che ne parlai pure con Gioè. Che ci dissi: 'perché si fanno attentati...', e così, per dire si spostano e ne lasciano vedere a noialtri un po' liberi e si spostano con la cosa.
Questo, magari, lo abbia detto, io... Ma non che lo abbia detto che queste cose le ho apprese nel consiglio.
PRESIDENTE: No, no, non...
EX 210 Pulvirenti: Questo, no.
PRESIDENTE: ... Malvagna non ha detto né: 'io c'ero', né 'me lo ha detto...'
EX 210 Pulvirenti: Sì. Queste parole io l'ho detto poco fa, per dire... parlavo così, che si parlava. Però il consiglio che ci fu da, invece, quel consiglio, fu stabilito. Perché io l'ho detto quando ho fatto...
PRESIDENTE: Allora si parlò solo di Salvo Lima, non di attentati terroristici.
EX 210 Pulvirenti: No, no. Questo fu un discorso fatto da me, così, fra noialtri.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Ceolan: Allora, scusi eh, Pulvirenti. Io e lei siamo destinati a non capirsi.
Sempre nello stesso verbale che ho citato prima, a domanda risponde:
"Confermo che non ho mai raccontato a Malvagna, perché il fatto non mi risulta. E su questo Malvagna dice una grossa inesattezza. Nella riunione ad Enna, nella quale Riina avrebbe ufficializzato la decisione di compiere attentati di stampo terroristico fuori della Sicilia.
Ve lo direi con tutto il cuore, se questo fosse vero".
PRESIDENTE: Ma guardi, che è quello che ha detto anche oggi.
EX 210 Pulvirenti: Ma giusto, l'ho detto.
AVVOCATO Ceolan: Allora non ho capito io. Eh.
PRESIDENTE: Ha detto che tra fine gennaio... Scusi, fine '91, inizi '92, si era deciso di procedere contro - non processualmente - contro Salvo Lima.
Ha detto: 'non ho parlato mai di una decisione di Enna di fare attentati terroristici'.
E' un po' il sunto di quello che lei...
AVVOCATO Ceolan: Allora, come al solito, non avevo capito io.
Senta, Pulvirenti, le risulta che Santo Mazzei si prestò a compiere degli attentati fuori della Sicilia?
EX 210 Pulvirenti: Ma no, guarda, perché io a Santo Mazzei nemmeno lo, nemmeno poi a videre. Perché è uscito, è stato un paio di mesi. Tre mesi, quattro mesi, non lo so. Perché non mi è stato nemmeno presentato, che poi è stato fatto uomo d'onore.
Quindi, questi discorsi, non ci furono.
PRESIDENTE: Cioè, lei non ha mai parlato di queste cose...
EX 210 Pulvirenti: Completamente. No, e poi il tempo in cui fu fatto uomo d'onore, io in quel tempo, due mesi-tre mesi, non mi posso incontrare con Santapaola, perché allora mi presentava pure a loro. Non mi sono stati presentati.
AVVOCATO Ceolan: Va be', insomma, la risposta è no?
EX 210 Pulvirenti: No.
AVVOCATO Ceolan: Grazie.
PRESIDENTE: No, non ha mai sentito discorsi del genere dal Mazzei, non lo ha neanche visto.
EX 210 Pulvirenti: No, non l'ho visto completamente, a Mazzei.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
PRESIDENTE: Dopo che è diventato uomo d'onore, eh.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Le risulta che Eugenio Galea si fosse fatto portatore della disponibilità del Mazzei a compiere attentati fuori della Sicilia? Cioè portatore a Palermo.
EX 210 Pulvirenti: Lui era l'interprovinciale. Però, se c'era una cosa... Se, reputo sempre, se è una cosa grossa, come Salvo Lima, queste cose, io lo sapevo. Però essendo consigliere, eh, essendosi io negli anni consigliere, io lo sapevo.
Questo, veramente no, non mi hanno...
PRESIDENTE: A lei non risulta.
AVVOCATO Ceolan: Non risulta.
EX 210 Pulvirenti: Qua siamo a parlare del '91, che lui era consigliere. Se era qualche cosa che si...
PRESIDENTE: Cioè, lei questo discorso che potrebbe aver fatto - il nome non me lo ricordo più, scusi - Galea...
AVVOCATO Ceolan: Galea Eugenio.
EX 210 Pulvirenti: Galea.
PRESIDENTE: ... a Palermo, non le risulta.
EX 210 Pulvirenti: No, non mi risulta.
AVVOCATO Ceolan: No, io ho finito, Presidente. Sono esaurito. Grazie.
PRESIDENTE: Ah, si esaurisce presto, avvocato. Andiamo avanti.
Chi interviene? Nessun'altra domanda?
Allora potete riaccompagnare il signore.
Noi riprendiamo l'udienza...
AVVOCATO Florio: Presidente...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Sono l'avvocato Florio.
Prima che finisca l'udienza, chiederei l'autorizzazione alla Corte di poter consegnare atti processuali inerenti dichiarazioni di Sinacori Vincenzo ai miei assistiti.
PRESIDENTE: Cioè, sono quelli che...
AVVOCATO Florio: Sì, quelli depositati recentemente dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo. E' autorizzato.
L'udienza riprende lunedì - ne abbiamo 8 - alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buonasera.
*EX 210 Pulvirenti: Buonasera.