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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Come al solito vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan è presente e avvocato Cianferoni.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non sento.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinuncia? Avvocato Farina, Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, De Paola, Falciani, che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi. C'è nessuno dei due?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sento avvocato.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Non funziona il microfono. Sostituisco l'avvocato Cosmai.
PRESIDENTE: Grazie.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, è presente.
Ferro Giuseppe: è rinunciante. E ha nominato anche un nuovo difensore, in persona dell'avvocato Pietro Mignati Paoli.
AVV. Mignati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Ferro l'abbiamo chiamato. Ferro Vincenzo: è libero. Avvocato Traversi, avvocato Gennai.
AVVOCATO Traversi: Presente, buongiorno.
PRESIDENTE: Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante? Non la sento. Avvocato Monaco, avvocato Usai e Roggero. Sostituiti dall'avvocato Traversi, va bene?
AVVOCATO Traversi: Presidente, non ho sentito, per?
PRESIDENTE: Frabetti.
AVVOCATO Traversi: Sì, forse però se c'è un altro difensore forse non...
PRESIDENTE: C'è l'avvocato Cianferoni. Va bene avvocato Cianferoni in sostituzione.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, Florio, Bennati.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: è rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente? No. Sostituito dall'avvocato Falciani?
AVVOCATO Falciani: Grazie.
PRESIDENTE: Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e Fragalà. E' presente l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, Bagattini, è presente.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Salvo, avvocato Pepi, presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e Batacchi. Sostituito dall'avvocato Falciani.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina, avvocato Gramigni.
Allora, diamo la parola al Pubblico Ministero.
Possiamo fare entrare il...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che diamo corso al programma, io avrei da fare alla Corte alcune richieste.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sono a disposizione dei difensori, quindi li deposito formalmente, i verbali di interrogatorio resi al Pubblico Ministero di Firenze e Palermo da Sinacori Vincenzo nelle date del 14 febbraio '97 e 24 giugno 1997.
Sinacori Vincenzo è quella persona di cui si è parlato nel corso dell'esame di numerose persone che abbiamo sentito ai sensi dell'articolo 210. Ricordo alla Corte, per come ci è stato, come dire, rappresentato questo personaggio dagli altri collaboratori che abbiamo sentito in aula, era il reggente del mandamento di Mazara del Vallo. Abbiamo, nelle date che ho indicato, raccolto queste dichiarazioni che evidentemente assumono - e quindi vi è richiesta di ammissione di prova e quindi vi è richiesta di esame di Sinacori Vincenzo - in quanto rilevano, nell'ambito ovviamente del presente procedimento, poiché Sinacori ha reso delle dichiarazioni che specificamente attingono diversi dei temi di prova che abbiamo sviluppato nel corso del dibattimento.
Tra l'altro ha, per così dire, oltre a aver riferito sulle dinamiche interne a Cosa Nostra, sui vari, tra l'altro anche diversi degli imputati di questo procedimento, ha riferito in maniera direi dettagliata su alcuni antefatti di cui abbondantemente ci siamo occupati nel corso dell'istruttoria dibattimentale. Ha fatto esplicito riferimento a quella permanenza a Roma nel '92 in vista dell'esecuzione dell'attentato a Costanzo; ha riferito di essere stato ospite da Scarano; ha riferito di avere utilizzato, o comunque di avere avuto la disponibilità del famoso appartamento che era in affitto al signor La Mantia, persona di cui la Corte ha sentito parlare in occasione degli esami di numerosi testimoni con riferimento.
Sinacori dirà che questo La Mantia era, tra l'altro, un suo amico. Amico di quell'Agate Mariano di cui la Corte ha anche avuto contezza.
Ha riferito anche delle confidenze in relazione alle stragi di cui si occupa questo processo, specificamente in relazione agli attentati di Firenze, Roma, di Milano, del fallito attentato all'Olimpico, dell'attentato a Salvatore Contorno, oltre ovviamente una serie di ulteriori elementi di dettaglio che sono ovviamente consacrati nei verbali che sono a disposizione dei difensori, quindi sono depositati nella segreteria del Pubblico Ministero, unitamente alle trascrizioni. Poi consegnerò alla segretaria di udienza una formale richiesta.
Vi è poi, unitamente al deposito di questi verbali, vi è anche un verbale di interrogatorio che ci è pervenuto... l'interrogatorio è del 17 luglio '97, fatto dal Pubblico Ministero di Palermo, nel contesto evidentemente di processi di interesse di quella Autorità Giudiziaria, interrogatorio reso da Romeo Pietro. Nel verbale in questione si fa riferimento ai motivi per cui il Romeo non avrebbe, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere nel presente procedimento. Mi sembra giusto che i difensori pigliano contezza di questo breve peraltro interrogatorio, in vista dell'esame di Romeo che sarà di prossimo espletamento.
Poi in definitiva vi è un'ultima richiesta, conseguente, diciamo, a delle novità che la Corte ha portato a conoscenza dei difensori, e cioè, l'ufficio del Pubblico Ministero chiede l'esame dell'imputato Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Bene. Allora, i difensori hanno tempo fino all'udienza del giorno 8, cioè lunedì prossimo, per l'esame di questi documenti, per le loro osservazioni, così pure ovviamente le parti civili che vorranno intervenire.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, sono l'avvocato Cianferoni. Vorrei rappresentare alla Corte eccellentissima, anche alla luce di queste richieste formulate dal Pubblico Ministero all'odierna udienza, una questione attinente alla scansione processuale che assume, appunto, contenuti di una certa importanza proprio, ritorno a dire, alla luce di queste richieste.
Cioè, l'odierna udienza cade in periodo di sospensione feriale, io qua sono e sono ovviamente per officiare la difesa, avevo tutto il tempo per eventualmente essere... ero presente all'ultima udienza e sono edotto. Non è difatti per me che faccio la questione, ma per quelle posizioni per le quali sono stato officiato ex articolo 97, IV comma, per l'appunto all'inizio di questa udienza.
La questione verte sulla sospensione dei termini processuali, ai sensi della legge 642 del '69. A me pare che sarebbe e sia, anzi, necessaria una decisione formale da parte della Corte che ordini procedersi - e la norma appunto prevede che la decisione avvenga con ordinanza - ordini, dicevo, procedersi nel periodo di sospensione feriale. Si fa riferimento, nel testo che ho citato, alla norma di cui all'articolo 467 del Codice di rito.
Se noi vediamo il 467 fa riferimento a sua volta al 392, cioè a quei casi tipici di urgenza che non mi pare ricorrano nel caso di specie.
Quindi, in questo senso, sottopongo la questione alla Corte perché con ordinanza voglia, se del caso, per l'appunto ordinare procedersi e però notifichi questa decisione ai difensori oggi assenti, per i quali io sollevo questione appunto di non procedibilità allo stato dell'udienza e del processo, giusta la pendenza della sospensione feriale.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori che si associano, o il Pubblico Ministero vuole intervenire?
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, per le stesse ragioni esposte dal collega Cianferoni, si associa alle stesse richieste...
AVVOCATO Pepi: Anche l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Tutti si associano.
AVVOCATO Gramigni: Anche l'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Tutti i difensori, va bene.
Il Pubblico Ministero per favore?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, Presidente, è una questione a cui non eravamo preparati, quindi se...
PRESIDENTE: Una sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Una sospensione, grazie.
PRESIDENTE: Dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora la parola al Pubblico Ministero per il suo parere sulla richiesta e l'eccezione dell'avvocato Cianferoni e dei colleghi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene Presidente, ho rivisto le trascrizioni dell'ultima udienza del 30 luglio e effettivamente in quella udienza c'è stato un rinvio "sic et sempliciter" all'udienza odierna, quindi in piena sospensione del periodo feriale.
Io non so se il silenzio, a quell'epoca, dei difensori poteva essere interpretato come rinuncia alla sospensione dei termini nel periodo feriale. Sinceramente non mi arrischierei a una interpretazione in questo senso. Poiché si è fatta questione, ora non ho capito bene se l'avvocato Cianferoni col suo intervento intendeva rinunciare, lui e gli altri presenti, o se invece non c'era, come ho ben inteso, non c'è rinuncia alla sospensione tout court.
Mi pare che allora l'alternativa sia obbligata, cioè nel senso che, se non vogliamo far andare perse queste udienze che abbiamo già fissato, la Corte dovrebbe dichiarare l'urgenza del processo, poiché non siamo nel caso di prescrizione che cade in questi 15 giorni. Siamo però in un procedimento particolarmente complesso, i cui termini di custodia cautelare, per gran parte... per tutti gli imputati, credo scadano ai primi di dicembre. Quindi mi pare che l'inattività anche in questo periodo potrebbe comportare il rischio di cessazione della custodia cautelare.
Quindi penso che la strada obbligata sia quella di dichiarare l'urgenza del processo e quindi con tutte le conseguenze del caso.
PRESIDENTE: I difensori di parte civile non hanno nulla da dirci? La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise di Firenze, pronunziando sulla eccezione sollevata dall'avvocato Cianferoni anche per i difensori che egli è stato dal Presidente incaricato di sostituire per la presente udienza; sentiti gli altri difensori degli imputati che si sono associati alla eccezione di cui sopra; sentito il P.M. che ha fatto richiesta di dichiarazione di urgenza del processo perché è prossima la scadenza dei termini di custodia cautelare di numerosi imputati; osserva:
Il terzo comma dell'articolo 240-bis delle norme di coordinamento del Codice di procedura penale prevede che, nonostante la pendenza della sospensione dei termini prevista dalla legge 742/1969 articolo 2, sia possibile continuare la celebrazione di processi nei confronti di imputati detenuti anche in periodo feriale pur in assenza della rinunzia ai termini da parte degli imputati stessi e dei loro difensori quando sia prossima la scadenza dei termini di custodia cautelare.
Nel procedimento di cui la Corte si occupa non può sussistere dubbio sulla possibilità che il processo giunga alla data del 15 dicembre '97, senza avere esaurito l'ancora complesso materiale istruttorio.
Ed invero, nelle udienze a venire devono essere ascoltati ancora numerosi imputati ex 210 C.p.p., imputati di questo processo e numerosissimi testi dell'accusa e della difesa. E' legittimo prevedere che tutto quanto sopra ricordato impegni la Corte ben al di là della data sopra menzionata.
Di conseguenza appare ben motivata la richiesta di dichiarazione di urgenza del presente procedimento anche ai fini già evidenziati.
La perplessità sollevata da alcuni difensori in ordine alla necessità di notifica della presente ordinanza ai difensori non fisicamente presenti deve essere ritenuta priva di fondamento posto che a tutti gli imputati in questa, come in tutte le altre udienze, è sempre stata assicurata la difesa anche a mezzo della nomina di difensori presenti in temporanea sostituzione degli assenti.
D'altra parte la legittimità del rinvio alla data odierna è garantita dal fatto che all'udienza del 30 luglio '97 nessun difensore ha fatto eccezione al rinvio all'udienza odierna, così come è stato fatto solo oggi con l'eccezione sopra menzionata.
Per questi motivi dichiara l'urgenza del presente procedimento ai sensi del III comma dell'articolo 240-bis delle norme di attuazione del Codice di procedura penale vigente e ordina procedersi oltre".
Faccia firmare. Il Pubblico Ministero può allora riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: Vogliamo fare entrare il collaboratore?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, allora per correttezza di quanto si è svolto e si deve svolgere nell'udienza, mi sembrerebbe necessario che io reiteri le richieste formulate prima della dichiarazioni di urgenza...
PRESIDENTE: Bene, lei praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: ...testé fatta...
PRESIDENTE: ... lo ha già fatto sostanzialmente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo ho... ma formalmente bisogna che lo reiteri.
PRESIDENTE: Faccia come crede.
PUBBLICO MINISTERO: Lo reiteri dopo. Quindi deposito i verbali degli interrogatori di Sinacori e Romeo Pietro. Di Sinacori si chiede anche l'ammissione per essere sentito ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale e si reitera la richiesta di esame dell'imputato Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Aspettiamo che portino...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ... il collaboratore di turno.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Il termine per i difensori è quello che ho già annunciato. Fino all'udienza dell'8 di settembre hanno termine per fare le loro osservazioni su queste richieste del Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Posso avere la parola, avvocato Cianferoni. Per precisione: rinuncio a una richiesta di revoca di precedente ordinanza di codesta Corte sul risentirsi il Romeo Pietro, a sostegno della quale avevo anche svolto una memoria, in realtà era contenuta nella memoria poi la richiesta. Comunque, siccome è sopravvenuta nelle more nuova normativa processuale, rinuncio a quella istanza.
PRESIDENTE: Benissimo. Prendiamo atto.
Allora, arriva? Ma se non lo fanno entrare...
Vuole dirci per cortesia il suo nome e cognome?
*EX 210 Malvagna: Malvagna Filippo.
PRESIDENTE: Nato dove e quando.
EX 210 Malvagna: Nato a Misterbianco il 22/05 del '63.
PRESIDENTE: Bene. Il P.M. ha da dirci qualcosa in proposito?
PUBBLICO MINISTERO: Il Malvagna è stato introdotto per essere sentito ai sensi dell'articolo 210 e le ragioni, diciamo, per quanto riguarda Malvagna, sono abbastanza lineari. Nel senso che, anche in virtù, diciamo, delle dichiarazioni, che aveva reso sin dall'inizio della sua collaborazione, in relazione al progetto di attentato al giornalista Maurizio Costanzo, Malvagna è stato iscritto nel registro degli indagati, prima della Procura di Roma e poi anche della Procura di Firenze, essendosi ipotizzato a suo carico, per l'appunto, il delitto di strage. In ogni caso, poi come la Corte avrà possibilità di sentire dallo stesso Malvagna, risulterà che egli ha fatto parte, come affiliato, di Cosa Nostra, nella famiglia di Catania, ha avuto una serie di relazioni anche con Cosa Nostra palermitana. Quindi a suo carico pendono, o sono già stati definiti, o comunque nei suoi confronti si è proceduto, tra l'altro, in relazione al delitto previsto dall'articolo 416-bis.
Quindi mi pare che i motivi di connessione ci siano tutti e quindi la formula ritengo sia quella del 210.
PRESIDENTE: Allora viene avvertito che viene sentito come imputato ex 210, Codice di procedura penale, come tale ha facoltà di dichiarare che non vuole rispondere. Però se crede può anche dire invece 'voglio rispondere'.
Vorrei sapere se è presente il difensore?
AVVOCATO Calderone: Sì, Francesco Calderone del Foro di Catania.
PRESIDENTE: Allora diamo atto che è presente il difensore di fiducia.
Lei vuol fare questa dichiarazione?
EX 210 Malvagna: Io intendo rispondere.
PRESIDENTE: Intende rispondere. Il Pubblico Ministero può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Malvagna buongiorno, sono il dottor Nicolosi.
EX 210 Malvagna: Buongiorno dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, bisogna che partiamo nell'esposizione, diciamo, di quella che è un pochino la sua storia, per così dire, a livello familiare, e, per quanto riguarda il suo passato, anche a livello criminale.
Le faccio una premessa in maniera che si renda, come dire, conto che qualcuna delle domande che le andrò a porre magari a lei potranno apparire ripetitive, o comunque dar per scontato certe informazioni, ma si deve rendere conto che la Corte di Assise di Firenze ovviamente ha delle conoscenze che sta acquisendo in corso di questo dibattimento. Quindi la pregherei di rispondere con la massima precisione.
Allora, iniziamo da qui. Vuol dire alla Corte che precedenti, di tipo giudiziario, lei ha avuto? Voglio dire, vuol dire alla Corte se e quando è stato arrestato?
EX 210 Malvagna: Sono stato arrestato io parecchie volte. Devo parlare, diciamo, dall'inizio, dal primo arresto, o dall'ultimo arresto?
PUBBLICO MINISTERO: Se può fare un accenno a questi arresti precedenti e poi si sofferma un pochino più in dettaglio sull'ultimo degli arresti.
EX 210 Malvagna: Sì. La prima volta sono stato arrestato nel 1982 per un furto. Dopo pochi giorni di carcerazione nel carcere di Piazza Lanza sono stato scarcerato. Successivamente sono stato arrestato per una seconda volta nel 1982 per una serie di rapine e tentativo di omicidio. Uscii dal carcere, sempre sono stato detenuto nel carcere di Piazza Lanza di Catania, nel dicembre del 1984 per decorrenza dei termini della custodia cautelare.
Poi sono stato di nuovo arrestato nel 1987 a Milano per traffico di sostanze stupefacenti. Sono uscito dal carcere definitivamente nel 1990, dopo aver scontato tale periodo di pena in vari istituti penitenziari. Un periodo l'ho fatto nel carcere di Milano, poi successivamente sono stato trasferito nel carcere di Enna, per un breve tempo sono stato a Caltanissetta e poi, dopo aver ottenuto il beneficio della semilibertà, sono uscito definitivamente dal carcere di Caltagirone.
Poi sono stato arrestato il 25 marzo del 1993 perché latitante all'epoca, perché su di me pendeva un ordine di custodia cautelare emesso dalla Procura di Catania per associazione mafiosa finalizzata alle rapine, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi se la fermo a questo punto, questo del 25 marzo del '93 è l'ultimo degli arresti che lei ha subìto?
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol dire alla Corte da quanto tempo lei era latitante e insieme a chi venne arrestato?
EX 210 Malvagna: Io ero latitante dal 26 novembre 1992. Venni arrestato in territorio di Belpasso unitamente a Salvatore Pulvirenti, figlio di Giuseppe Pulvirenti detto il "Malpassoto" e Orazio Cautullo. C'erano anche altre due persone che riuscirono fortunosamente a scappare.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano queste due persone?
EX 210 Malvagna: Queste due persone era Botta Natale, genero di Giuseppe Pulvirenti detto il "Malpassoto", e Barbagallo Giuseppe. Sempre sono delle persone che erano inseriti nell'organizzazione, che sono inseriti nell'organizzazione del "Malpassoto", l'organizzazione in cui anche io ero inserito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora su questo punto le farò qualche domanda diciamo più specifica. Lei ha fatto più volte riferimento a questo signor Pulvirenti. Ha relazioni di tipo parentale con questa persona?
EX 210 Malvagna: Sì, è mio zio, mio zio acquisito. Perché io ho sposato la figlia di un fratello di Giuseppe Pulvirenti, la figlia di Angelo Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama sua moglie?
EX 210 Malvagna: Mia moglie si chiama Graziella Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha fatto degli accenni a una sua appartenenza a un gruppo organizzato. Lei ha fatto riferimento a questo di Pulvirenti. Ecco, vuol dire innanzitutto qual'era l'organizzazione a cui faceva riferimento questo signor Pulvirenti, prima di tutto?
EX 210 Malvagna: L'organizzazione... Il gruppo di Pulvirenti faceva riferimento a Benedetto Santapaola, però bisogna fare una distinzione fra gruppo e appartenenti alla famiglia. Perché nel gruppo di cui il "Malpassoto" ne era il capo, non tutti erano uomini d'onore inseriti a pieno titolo nella famiglia di Cosa Nostra, l'unica famiglia di Cosa Nostra che c'è nel catanese, di cui Santapaola Benedetto ne è il capo. Mentre gli altri, pur essendo completamente a disposizione e partecipando alle attività illecite dell'intera organizzazione - nel caso di specie Santapaola-Pulvirenti - non sono inseriti a pieno titolo diciamo nella Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se capisco, lei lo ha detto implicitamente ma bisogna che glielo chieda espressamente, dei Santapaola lei ci ha detto che era il capo della famiglia di Cosa Nostra di Catania. Questo signor Pulvirenti era a sua volta un appartenente della famiglia di Catania?
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
EX 210 Malvagna: Pulvirenti Giuseppe era un uomo d'onore ed era appartenente alla famiglia di Catania. E poi, negli ultimi tempi, ha avuto anche un incarico particolare nella famiglia di Catania. Ha ricoperto la carica di consigliere familiare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di un gruppo a disposizione di questo signor Pulvirenti.
Ecco, vuol dire qualcosa di più specifico sul gruppo? E se lei faceva parte di questo gruppo?
EX 210 Malvagna: L'organizzazione del Pulvirenti era, è suddivisa in vari sottogruppi.
Ogni sottogruppo fa riferimento ad un paese in cui quel sottogruppo, diciamo si identifica, ha il maggior controllo.
A capo di ogni sottogruppo vi è un responsabile, diciamo, un capogruppo, che riferisce tutto al "Malpassoto". E, a sua volta, si mantiene in contatto con il direttivo del gruppo Santapaola.
Debbo dire che anche diciamo, la famiglia di Santapaola è suddivisa in sottogruppi, dove, a capo di questo sottogruppo che controlla un quartiere, o addirittura un paese, vi è quasi sempre un uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei, a partire da che epoca viene a far parte - innanzitutto ora ce lo specificherà in quale veste - del gruppo, diciamo, che faceva capo a Pulvirenti, al "Malpassoto"?
EX 210 Malvagna: Allora, io sono stato diciamo avvicinato nel 1982 durante il periodo di detenzione che ho prima citato nel carcere di Piazza Lanza.
Dopodiché, dopo la mia scarcerazione, nel 1984, sono stato inserito a pieno titolo nel gruppo del "Malpassoto".
Naturalmente, diciamo, il gruppo del "Malpassoto", si identifica anche nel gruppo di Santapaola.
Quindi, se c'era bisogno di fare qualcosa che lo dicevano diciamo da Catania, da parte di Santapaola, eravamo a disposizione, quelli del "Malpassoto".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Malvagna, una precisazione. Perché lei ha fatto riferimento a Catania, fa riferimento a questo Pulvirenti e ha una realtà territoriale che io ho capito qual è. Ma bisogna che lei la espliciti espressamente alla Corte.
Cioè, questo gruppo, questo Pulvirenti, in particolare, in quale territorio era operativo?
EX 210 Malvagna: Mah, in particolare era operativo nei paesi Etnei, in alcuni paesi Etnei.
I fonti primari di riferimento erano: Belpasso, Campo Rotondo, San Pietro Clarenza, Masca Lucia, Nicolosi, Pedara. E poi aveva anche, diciamo, un altro gruppetto che agiva dentro Catania stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era, diciamo, aveva una, chiamiamola così, un riferimento sul territorio prevalentemente in provincia di Catania.
EX 210 Malvagna: Sì, più che altro sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci stava spiegando il suo avvicinamento a questa organizzazione.
Lei ha parlato della detenzione nel 1982. Poi cosa accadde?
EX 210 Malvagna: Poi accadde che io uscii dal carcere. Fui... Conobbi approfonditamente Giuseppe Pulvirenti e cominciai a far parte della organizzazione del "Malpassoto".
E cominciai a fare diciamo tutti gli illeciti che si facevano all'interno dell'organizzazione.
Però debbo dire che, nell'arco degli anni, il mio ruolo non è stato sempre lo stesso. Man mano ho cominciato, diciamo, ad acquisire un certo prestigio all'interno dell'organizzazione e ad avere incarichi con più responsabilità. Fino alla fine, diciamo, quando io sono stato arrestato. Per essere proprio preciso dalla metà del 1991, quando Antonino Pulvirenti, figlio di Giuseppe Pulvirenti, è stato latitante e poi successivamente è stato arrestato, io ho assunto la direzione del gruppo di San Pietro Clarenza e del gruppo di Misterbianco. Anche perché i due capigruppi, uno, all'epoca era latitante; e un'altro, prima ancora, era stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano questi due capigruppo?
EX 210 Malvagna: Il capogruppo di San Pietro Clarenza era Antonino Pulvirenti, figlio del "Malpassoto"; per il gruppo di Misterbianco, era Orazio Pino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, quindi lei, all'interno di questo gruppo di persone che faceva capo al Pulvirenti, aveva assunto anche, diciamo così, un ruolo direzionale.
Ma lei è mai stato formalmente, diciamo, iniziato in Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: Iniziato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, vuol spiegare un pochino?
EX 210 Malvagna: Allora, per far parte diciamo di Cosa Nostra bisogna che vi sia un rito che sarebbe, diciamo, il cosiddetto battesimo.
Solo che prima di arrivare a questo rito, una persona si dice si mette, c'è un periodo di iniziazione. E sarebbe un periodo di osservazione. Un periodo indeterminato, come può durare sei mesi, sette mesi, un anno.
E' un periodo in cui quella persona già è stata proposta e la si ritiene meritevole di avere i requisiti per divenire un uomo d'onore.
Io, un anno prima del mio arresto, ho saputo che ero stato diciamo iniziato, ero stato messo in quel periodo di osservazione. E da lì a poco avrei dovuto essere fatto uomo d'onore. Cosa che non avvenne, perché nel frattempo poi sono stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo aveva saputo chi era stato, da chi proveniva diciamo la proposta?
EX 210 Malvagna: Sì, la proposta veniva da Salvatore Santapaola, fratello di Benedetto Santapaola.
Io l'ho saputo da Girolamo Rannisi e da Giuseppe Pulvirenti.
E poi, all'interno dell'organizzazione, già si sapeva. E più volte cioè mi hanno detto che da lì a poco sarebbe venuto il mio turno che sarei stato battezzato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di queste due persone: Girolamo Rannisi e Salvatore Santapaola.
Ecco, vuol dire alla Corte chi erano queste persone, se erano appartenenti a Cosa Nostra, o no? Secondo le sue conoscenze, ovviamente.
EX 210 Malvagna: Sì, erano due persone che appartengono a Cosa Nostra, uomini d'onore.
Salvatore Santapaola, naturalmente, con una carica molto più altolocata, essendo anche il fratello di Benedetto Santapaola.
Girolamo Rannisi che debbo dire è anche un cugino acquisito, perché aveva sposato la figlia di Giuseppe Grazioso, genero del "Malpassoto". Era diventato nipote del "Malpassoto". E quindi anche cugino mio.
Nel 1992 era stato fatto da poco uomo d'onore unitamente a Mazzei, Santo Mazzei, "u' calcagnosu".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora su Mazzei ci tornerei fra un attimo.
E le faccio questa domanda, diciamo, di carattere generale.
Lei ha detto: 'il nostro gruppo', lei comandava il sottogruppo dei San Pietro Clarenza. Aveva anche rapporti, per così dire, su Catania. E lei ha descritto la sua vicinanza a Pulvirenti anche per questa parentela acquisita.
Ecco, lei ha avuto modo di conoscere altri uomini d'onore della famiglia di Catania, oltre quelli ovviamente che ha menzionato finora?
EX 210 Malvagna: Sì, io ho avuto modo di conoscere tanti uomini d'onore della famiglia di Catania. In particolar modo debbo dire che essendo io, negli ultimi tempi, a capo dei due gruppi che ho già detto, cioè quello di San Pietro Clarenza e quello di Misterbianco, da prima avevo l'obbligo settimanalmente di incontrarmi con il capodiecina della famiglia di Catania.
E il capodiecina, per un periodo di tempo, era Carletto Campanella. Poi, successivamente, Carletto Campanella è stato arrestato ed il suo posto è stato preso da Aldo Ercolano, persone che io ho conosciuto e ho frequentato.
Poi ho conosciuto tanti, tanti altri che facevano parte della famiglia e che erano, diciamo, nel gruppo direttivo che avevano incarichi un po' particolari. Anche perché negli ultimi tempi, io mi incontravo diciamo quasi giornalmente, in particolar modo, con Aldo Ercolano e con Salvatore Santapaola.
E, nel frattempo, lì si incontravano anche altri uomini d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Aldo Ercolano, ecco, questa persona che ha menzionato per la prima volta adesso, era uomo d'onore?
EX 210 Malvagna: Sì. Oltre ad essere uomo d'onore, come ho già detto, ricopriva la carica di capodiecina ed era la persona che coordinava un po' tutto l'illecito che si faceva nell'organizzazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di Mazzei.
Sa anche il nome di battesimo di questa persona?
EX 210 Malvagna: Sì, Santo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Santo Mazzei. Gli ha dato anche un soprannome.
EX 210 Malvagna: Sì, "u' calcagnosu".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei, questa persona, la conosce personalmente? L'ha conosciuta personalmente?
EX 210 Malvagna: Sì, questa persona l'ho conosciuta personalmente.
E precisamente, la prima volta che ho conosciuto questa persona, mi è stata presentata nel 1987 nel carcere di Milano, nel carcere di San Vittore, dove io mi trovavo detenuto, come ho detto prima, per traffico di sostanze stupefacenti.
E questa persona l'ho conosciuta perché si trovava lì detenuta perché, in quel periodo, vi era un processo in corso, un maxiprocesso nell'Aula Bunker di Milano.
E vi era, sia lui, e sia suo fratello: Matteo Mazzei.
Matteo Mazzei era nella sezione dove ero detenuto io; invece lui si trovava nella sezione speciale, diciamo, al carcere, nel braccio di massima sicurezza.
Ma, delle volte, con degli espedienti che si trovavano lì, all'interno del carcere, ho avuto modo di incontrarlo un paio di volte e mi è stato presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quell'epoca lei sapeva il Santo Mazzei che collocazione aveva, diciamo, all'interno dei gruppi organizzati?
EX 210 Malvagna: Ma io, pur non conoscendolo, sapevo che era una persona diciamo della criminalità organizzata catanese. Una persona che si parlava spesso, una persona che aveva avuto dei ruoli all'interno di questa criminalità.
Però, fino a quel momento, io ne avevo sentito parlare diciamo in modo spregevole. Nel senso che era una persona contro agli interessi e contro l'organizzazione in cui io militavo.
Era una persona contrapposta alla nostra organizzazione. Ed era un capo, il capo dei Cursoti, Cursoti milanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ha fatto riferimento a questa realtà dei Cursoti. Che era un gruppo, a quanto capisco, organizzato che operava su Milano?
EX 210 Malvagna: Era un gruppo che operava su Milano e su Catania.
Noi li definivamo, diciamo, per dare un'identificazione migliore all'interno della malavita, li definivamo come i milanesi, diciamo, i Cursoti milanesi, quelli che avevano più agganci a Milano. E quelli che erano anche vicini ad un certo Jimmy Miano.
Poi, sempre negli stessi Cursoti, sempre appartenenti allo stesso gruppo, vi era una frazione che agiva su Catania.
Questo, diciamo, dei Cursoti, è un gruppo storico, c'è sempre stato a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi parliamo di un gruppo però diverso. Addirittura anzi, contrapposto a Cosa Nostra, lei ha detto.
Ecco, può spiegare alla Corte com'è che un bel giorno lei sa e in che termini sa che questo signor Santo Mazzei viene fatto uomo d'onore in Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: Quando io lo conobbi a Milano, a Milano detenuto unitamente a me, vi era una persona che non so se è un uomo d'onore, però una persona del gruppo Santapaola che fa riferimento su Milano. Un certo Turi "basetta".
Questa persona mi disse, perché io quando vidi che lui intratteneva rapporti di amicizia e si metteva a completa disposizione di Matteo Mazzei, il fratello di Santo, che si trovava detenuto con noi e poi mandava messaggi, mandava a dire delle cose a Santo, io gli dissi: 'come mai se questa persona è contro di noi, c'è tutto questo affiatamento e tutte queste cose?'
E questa persona mi disse...
PUBBLICO MINISTERO: "Questa persona", scusi, sarebbe questo basetta?
EX 210 Malvagna: Turi "basetta", sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa anche il nome di questa persona? Sa...
EX 210 Malvagna: Salvatore Fiorito.
PUBBLICO MINISTERO: Detto...
EX 210 Malvagna: Turi "basetta".
PUBBLICO MINISTERO: Sennò poi non sappiamo... Quindi, prego.
EX 210 Malvagna: E questa persona mi disse che vi erano dei discorsi in merito, in cui doveva tenere questo atteggiamento nei confronti diciamo di "u' calcagnosu".
E anche mi parlava non solo di lui, anche nei confronti di Jimmy Miano, in quanto Santapaola aveva mandato a dire di mettersi a disposizione perché successivamente ci sarebbero stati dei discorsi.
Però non è che mi spiegò pienamente che tipo di discorso, tutte queste cose.
Mi disse: 'lo sai, anche, hanno mandato dei soldi, cioè li stanno pensando a queste persone. Può essere che un giorno diventano amici nostri. Anche perché' - dice - 'sono due persone che sono... due persone che, o li annienti direttamente, o è meglio averli come amici, perché portano dei benefici all'organizzazione stessa'.
Poi, successivamente, ritornando a parlare diciamo del Mazzei, "u' calcagnosu" in particolare, più volte ne ho parlato io con il "Malpassoto", ne ho parlato con Piero Puglisi, che è un altro esponente di spicco dell'organizzazione del Santapaola, un altro uomo d'onore.
Ne ho parlato con Salvatore Santapaola. Un po', diciamo, lì, all'interno dell'organizzazione.
Si è saputo che il Mazzei, non appena sarebbe uscito dal carcere, perché ancora era detenuto, sarebbe entrato nella famiglia di Santapaola. E poi, dopo che è uscito, successivamente ancora ho saputo che addirittura era stato fatto uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può collocare nel tempo quand'è che lei, per così dire, apprende dell'inserimento di Santo Mazzei in Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: Cioè, l'inserimento di...
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiego meglio, mi scusi, spiego meglio la domanda: a quand'è che, secondo le sue conoscenze, risale la formale affiliazione di Mazzei in Cosa Nostra.
EX 210 Malvagna: Mah, la formale affiliazione del Mazzei in Cosa Nostra risale nei primi mesi del 1992.
Adesso il mese preciso non me lo ricordo, però nei primi mesi: febbraio, marzo, massimo aprile.
Anche perché, nella stessa occasione, è stato fatto uomo d'onore Girolamo Rannisi.
E questo qua, mi è stato detto direttamente da lui che... E poi anche dal "Malpassoto" e da... Si sapeva questa cosa qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedo: lei ha avuto notizie sulla affiliazione di Santo Mazzei da - cito le persone che lei ha appena menzionato - da Girolamo Rannisi.
Ho capito bene che questo era un suo mezzo cugino, un cugino acquisito?
EX 210 Malvagna: Sì, era...
PUBBLICO MINISTERO: Questo Rannisi?
EX 210 Malvagna: ... un cugino acquisito.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Lo vuol spiegare questo?
EX 210 Malvagna: Sì, era un cugino acquisito, perché il Girolamo Rannisi ha sposato la figlia di Giuseppe Grazioso, genero del "Malpassoto".
E quindi era un cugino di secondo grado, perché la figlia del Grazioso, Grazioso essendo mio cugino...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Malvagna: ... era cugino di secondo grado.
Poi debbo dire anche che, nell'arco del 1992, io mi accompagnavo spesso a Girolamo Rannisi. E quindi, tra di noi, vi erano parecchie confidenze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Rannisi gli disse: 'io sono stato fatto uomo d'onore insieme a questo Santo Mazzei'.
Poi, lei ha detto: 'notizie su questa affiliazione, le ho avute da Pulvirenti e poi da altri uomini d'onore', che lei ha citato.
Ecco, sa se questa affiliazione era stata, per così dire, avallata, caldeggiata anche da Cosa Nostra palermitana?
EX 210 Malvagna: Sì, soprattutto da Cosa Nostra palermitana, perché il discorso diciamo del filamento, del corteggiamento, è nato da una direttiva che è arrivata direttamente dai palermitani.
Perché mi è stato detto, all'interno dell'organizzazione, che il Mazzei - non so se era Santo - uno dei Mazzei, un dei "calcagnosu", Santo o Matteo, era stato per un periodo detenuto nel carcere di Barregaros, se non vado errato, unitamente a Luciano Liggio, di cui aveva preso una stima per lui.
Queste notizie poi, questa stima, non so con quali mezzi, il Liggio la comunicò a Palermo.
E erano i palermitani che garantivono sulla fedeltà del... diciamo, qualora il Mazzei sarebbe uscito e sarebbe divenuto uomo d'onore che era... diciamo, erano loro che lo portavano, che lo avallavano questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei fa riferimento, mi scusi, usa il plurale. Dice: "erano loro". Però ha fatto un nome: Liggio.
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualcun altro, persona detenuta in quel carcere, che assecondava questa affiliazione?
EX 210 Malvagna: Ma non so se era in quel carcere. Si parlava anche di una grossa amicizia che il Santo Mazzei aveva con un certo Giovanni Bastone, un uomo d'onore della famiglia di Mazara, mi sembra.
E poi addirittura so che questa persona, quando c'è stato il rito del battezzo, ha presenziato alla cerimonia. Ed è stata anche questa persona che diciamo ha avallato per l'inserimento in Cosa Nostra del Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questa persona di Mazara del Vallo, questo Giovanni Bastone, lei lo ha conosciuto personalmente?
EX 210 Malvagna: No, ne ho sentito parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre la sua fonte delle conoscenze è Rannisi?
EX 210 Malvagna: Sia dal Rannisi, poi sia dal fratello di Santo Mazzei: da Matteo Mazzei e sia anche diciamo dal Piero Puglisi, mi sembra che me lo ha detto.
E non ricordo adesso se, anche il "Malpassoto", perché poi si è tornato più volte a parlare del Mazzei, perché non tutti all'interno dell'organizzazione avevano, erano compiaciuti diciamo di questa affiliazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, lei ora, a questo punto ha, per così dire, attraverso questo suo racconto sulle sue conoscenze, aperto, per così dire, un fronte sulle conoscenze e sui rapporti - ed è la domanda che mi accingo a fare - tra Cosa Nostra catanese e Cosa Nostra, diciamo, palermitana. Anche se Bastone - secondo quello che ha detto lei - era di Mazara del Vallo. Quindi siamo addirittura nel trapanese.
Ecco, le risultano, le constano, che c'erano rapporti tra Cosa Nostra catanese e Cosa Nostra palermitana?
EX 210 Malvagna: Ma a me mi constano, mi risulta che c'erano rapporti tra Cosa Nostra catanese e Cosa Nostra palermitana, che poi è la stessa cosa.
Ma non solo con Palermo, anche con le altre provincie.
Io ho conosciuto anche altre persone che erano di altre provincie e mi è stato detto che erano amici.
E quindi ho saputo che vi erano interscambi di favori con le diverse famiglie dislocate nelle diverse provincie della Sicilia, tutte sempre facendo riferimento a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può fare qualche nome a proposito di queste persone?
E, prima di questo, c'era qualche persona nella famiglia di Catania incaricata di tenere i rapporti con gli esponenti delle altre provincie di Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: Sì. Mi è stato detto che la persona che aveva questo incarico specifico era un certo Eugenio Galea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dare alla Corte le coordinate di questa persona? Di Eugenio Galea?
EX 210 Malvagna: Le coordinate, in che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, chi è, chi non è, che ruolo aveva.
EX 210 Malvagna: Eugenio Galea è una persona che fa parte, è un uomo d'onore che fa parte della famiglia di Catania, della famiglia a cui è a capo Nitto Santapaola. Ed è una delle persone che è più vicina, diciamo, a Santapaola e che mi è stato detto che aveva l'incarico specifico di intrattenere rapporti - se non vado errato - doveva essere rappresentante familiare, rappresentante provinciale. La carica adesso di preciso... Perché tutte, tutte le cariche, non venivano spiegate con il nome giusto.
E più volte mi è stato detto che, per delle decisioni particolari, bisognava la sua presenza, perché sennò quella riunione e quei discorsi, diciamo, non erano validi, non si potevano nemmeno fare.
Io stesso ho avuto modo, una volta, di constatare ciò.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ci arriviamo. Volevo da lei una ulteriore informazione.
Sa chi erano gli appartenenti a Cosa Nostra, chiamiamola, in particolare ci interessa la provincia di Palermo, con cui il Galea intratteneva rapporti?
EX 210 Malvagna: Ma io so quello che mi è stato riferito. Poi, tutti quanti, non li so.
Comunque i nomi che venivano fatti di frequenti, erano i nomi di Gioè, La Barbera, e poi Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e di 'u' zu' Totò'. Cioè, sarebbe Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per così dire, l'interfaccia, chiamiamolo, il referente di Galea, su Palermo, erano queste persone che lei ha indicato?
EX 210 Malvagna: Sì, infatti.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha conosciuti mai personalmente questi uomini d'onore, cioè Brusca, Bagarella, Gioè, La Barbera?
EX 210 Malvagna: No.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se comunque, al di là della sua personale conoscenza, questi rapporti effettivamente c'erano?
EX 210 Malvagna: Mah, io personalmente con queste persone, non ci ho parlato mai e non sono stato mai presente in un discorso che hanno fatto con queste persone. Però ho avuto dei discorsi che hanno fatto da tramite.
Quindi penso che non potevo portare un discorso a Catania, non si poteva fare un discorso se non c'era, se non era realtà la collaborazione che c'era con questi personaggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, sa se Mazzei aveva rapporti, relazioni, con queste persone? Con questi appartenenti a Cosa Nostra palermitana?
EX 210 Malvagna: Mah io, se aveva rapporti diretti con queste persone, di preciso non lo so. So che nel 1992 lui ha intrattenuto rapporti con dei palermitani e con Gioè e forse La Barbera. Non ricordo se mi è stato detto anche La Barbera.
Gioè me lo ricordo, in quanto doveva fare un lavoro nel Norditalia, in cui agiva in concomitanza con i palermitani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fermiamoci un attimo.
La fonte di questa sua conoscenza chi è?
EX 210 Malvagna: Le fonti sono diverse. La...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dica, ci dica il nome, Malvagna.
EX 210 Malvagna: E allora, io l'ho saputo tramite Girolamo Rannisi, tramite il "Malpassoto" stesso, Giuseppe Pulvirenti. E poi, successivamente, ne ho avuto anche conferma dal fratello di Santo Mazzei, a nome Matteo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cos'era questo lavoro? Vuol dire un pochino alla Corte, può spiegare un po' meglio questo discorso?
EX 210 Malvagna: Mah, era un incarico particolare che lui doveva fare precisamente su, in Toscana e a Torino, per come mi era stato, diciamo, riferito.
E naturalmente, diciamo, all'interno dell'organizzazione non è che si parla con i punti e le virgole; si parla un po', diciamo, a frasi spezzettate. E le cose si debbono capire al volo.
Non è che mi è stato detto esplicitamente: 'devi fare un attentato, una cosa...'
Mi hanno detto: 'un lavoro importante fuori dalla Sicilia', con riferimento alla Toscana e Torino, in particolare. In cui il Mazzei si era offerto in quanto lui vantava degli appoggi e delle conoscenze in questi posti.
Naturalmente non è che si trattava di un omicidio, una cosa così perché se si trattava di un omicidio, non si faceva in concomitanza; si faceva cioè, era un lavoro che si sbrigava all'interno dell'organizzazione. Era una cosa importante, una cosa grossa che rientrava in una determinata strategia per come mi è stato detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora a questa strategia ci arriviamo.
Quindi si trattava di compiere, lei ha detto non era un omicidio ma da quello che le dice Rannisi o da quello che le dice Pulvirenti, riesce a afferrare che tipo di lavoro - come l'ha chiamato lei - poteva essere, questo qui?
EX 210 Malvagna: Mah, io ho afferrato subito: si trattava di continuare quella linea che si era già intrapresa da poco tempo, di un contrasto nei confronti dello Stato. Quella linea lì, diciamo. Poi, di attentati, di intimidazioni e di minacce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato, ora su questo fronte ci arriveremo, ci voglio arrivare un attimo dopo.
Sa se questo lavoro che si era, diciamo, assunto il Mazzei, se il Mazzei con chi lo doveva portare avanti, con quali mezzi, con quali uomini?
EX 210 Malvagna: I mezzi che dovevo usare, di preciso non lo so; so che vi erano state commissionate delle armi pesanti e dell'esplosivo e che dovevono arrivare tramite delle conoscenze che aveva il Mazzei stesso ed essere appoggiate nell'Emilia Romagna dove il fratello di Mazzei risiedeva o in quel momento era là, e cioè nelle vicinanze di Rimini.
Questo tipo di lavoro lo doveva fare in concomitanza con i palermitani e so che qualche volta si sono incontrati con i palermitani, il Mazzei, lì, sempre nel riminese. E una delle persone che mi ha nominato il fratello, che si è incontrato con il Mazzei, è stato il Gioè. E poi mi ha parlato anche una volta di un incontro che c'è stato con un parente acquisito, non so se è uno zio, un certo Giacomo Riina, che è andato lì a trovarlo. Sempre inerenti al discorso dell'approvvigionamento di queste armi e quest'esplosivo che doveva essere usato per il lavoro che lui si era impegnato di fare o in Toscana o a Torino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dell'azione specifica lei ha detto: 'non ho saputo nulla, ho sa... però ho capito subito' - mi pare che lei ha usato questa frase - 'che questa azione rientrava in questa strategia'.
EX 210 Malvagna: Questo qua mi è stato pure detto, mi è stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un pochino alla Corte questa sua affermazione?
EX 210 Malvagna: Sì, mi è stato detto in quanto un giorno parlando io con il "Malpassoto", il "Malpassoto" diciamo era un po' seccato di questa storia in quanto, siccome il "Malpassoto" era una delle persone che aveva visto di... non aveva visto di buon occhio l'affiliazione come uomo d'onore del Mazzei perché non lo so, aveva dei rancori passati, diceva: 'secondo me Santapaola ha sbagliato ad inserirlo nella famiglia, se lo doveva tenere vicino e poi, diciamo, usarlo e poi a suo tempo, anche eliminarlo. Però io' - dice - 'siccome c'erano di mezzo i palermitani, né io e sicuramente nemmeno qualcheduno altro che la pensa come me, si è potuto opporre a una scelta del genere'. Dice: 'fino a qua la cosa mi può anche stare bene, anche se non l'accetto completamente. Però se questo qua va in porto, 'sti progetti che lui si è impegnato di portare avanti, nel contempo, lui, sapendo come era strutturata la gerarchia in Cosa Nostra, questa persona' - dice - 'acquista fama e potere all'interno dell'organizzazione e comincia a salire qualche gradino'.
Dice: 'fino a oggi questa persona se io gli dico una cosa, deve sottostare perché io ho una carica che lui diciamo, deve obbedire, sono - nella gerarchia di Cosa Nostra - in una carica molto più alta della sua posizione. Però successivamente questa persona si può trovare anche o allo stesso livello o anche superiore a me e va a finire' - dice - 'che io mi dice una cosa e mi debbo pure stare zitto'. Quindi era questo che gli dava pure fastidio al "Malpassoto" e...
PUBBLICO MINISTERO: Detto in due parole, Malvagna, temeva la concorrenza di Mazzei.
EX 210 Malvagna: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei stava parlando di quello che quest'azione doveva rappresentare nell'ambito, lei ha parlato, mi pare che ha usato l'espressione 'di strategia'. Ecco, vuol spiegare un pochino alla Corte che cosa intendeva dire?
EX 210 Malvagna: Sì, nell'ambito di una strategia che Cosa Nostra stava conducendo in quel periodo, diciamo, nei confronti dello Stato, delle istituzioni. Perché io già ne ero a conoscenza di questo progetto prima ancora di quando c'è stato il discorso con il "Malpassoto" che si è parlato di questo evento che il Mazzei 'u calcagnosu' poveva fare. Anche perché, anche in minima parte io ho aderito un po', diciamo, alle direttive impostemi dal "Malpassoto" per seguire questa linea, questa strategia che si era intrapresa contro lo Stato.
E il "Malpassoto" a riguardo mi aveva confidato anche di una riunione che c'era stata verso la fine del 1991 in territorio... nella provincia di Enna - non mi disse di preciso il posto - in cui lui disse che avevano partecipato tutti i rappresentanti delle famiglie delle varie provincie e in cui si erano decise, vi si era deciso di intraprendere diciamo, questo scontro diretto con lo Stato. E che dovevano succedere tante cose ed in cui, in questa riunione, lui disse che aveva partecipato direttamente il Santapaola e che poi il Santapaola l'aveva messo al corrente al "Malpassoto" di questa linea e che noi dovevamo contribuire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la linea da chi era sostenuta, da chi era portata avanti?
EX 210 Malvagna: Il discorso era stato fatto direttamente da Salvatore Riina, però alla riunione hanno partecipato tante persone. Lui parlava, diciamo, di capifamiglia di tutte, diciamo, le provincie siciliane. Tutte o quasi tutte, diciamo, i massimi esponenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in che cosa dovevano consistere queste azioni, come si doveva concretizzare questa strategia?
EX 210 Malvagna: Mah, lui proprio tutto non mi spiegò. Man mano poi che succedevano le cose, se ne parlava e mi spiegò... e si completava il quadro. Come ho già detto prima, nell'organizzazione non si parla proprio esplicitamente. Si parla a gerghi e a poche parole.
Lui mi disse che già da parecchio tempo a Palermo vi era una specie di squadretta particolare che non facevano reati, avevano il compito soltanto di acquisire informazioni, di pedinare politici o di persone che loro ritenessero nocive all'organizzazione stessa.
Mi disse che anche a Catania era ora che si facesse una cosa del genere: una squadra che pedinava, requisiva informazioni su delle persone che si ritenevano dannose per l'organizzazione e dopodiché si dovevano portare all'esasperazione queste persone. Non sempre, diciamo, con l'eliminazione fisica, anche con attentati e con minacce varie che si potevano attuare naturalmente sapendo gli usi di queste persone.
Dopodiché mi diede incarico di fare delle minacce, di portare un po' all'esasperazione il sindaco di Misterbianco, Antonino Di Guardo, che in quel periodo parlava sempre contro l'organizzazione e soprattutto intaccava quasi sempre il gruppo Pulvirenti. Anche perché lui, essendo sindaco di Misterbianco, in quel paese, in quel periodo erano successe alcune cose spiacevoli che erano balzate alla ribalta della cronaca.
Ed io ubbidii all'incarico dando a sua volta, come capogruppo, incarico ad un ragazzo che faceva parte del gruppo che io dirigevo e che aveva conoscenza sul paese di Misterbianco: un certo Alfio Adornetto, il quale ha fatto le rispettive telefonate. E poi mi disse anche il "Malpassoto" che alla fine di ogni telefonata, si doveva pronunciare delle frasi particolari e mi disse, dice, doveva essere rivendicata con la parola, la cosiddetta Falange Armata. Anche perché lui mi spiegò si doveva, diciamo, deviare un po' le Forze dell'Ordine per capire da dove provenissero queste cose e si doveva far credere come, diciamo, un ritorno al terrorismo, una cosa del genere. Dicendo così, loro allentano un poco diciamo la morsa e la pressione che stanno facendo sulla criminalità organizzata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta nell'ambito, diciamo, di queste... lei le ha chiamate "strategie", lei è venuto specificamente a conoscenza di progetti, diciamo, di azioni da compiere fuori dalla Sicilia?
EX 210 Malvagna: Sì, ne sono venuto a conoscenza sia per come ho detto del lavoro che doveva compiere il Mazzei, e poi sia perché successivamente ho avuto incarico dal "Malpassoto", unitamente a un'altra persona dell'organizzazione, di cercare di organizzare e di partecipare ad un attentato che si doveva fare al noto giornalista Maurizio Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lei è così cortese da darci innanzitutto l'epoca di questa, diciamo, investitura, di questo incarico. In che periodo siamo?
EX 210 Malvagna: Allora siamo nel 1993, agli inizi del 1993, subito dopo l'arresto di Salvatore Riina. Da Palermo mandarono a chiedere un incontro con il "Malpassoto", dopo che avvenne quest'incontro uscì fuori, cioè, che cosa avevano di bisogno i palermitani: che avevano intenzione di uccidere il giornalista Maurizio Costanzo. E volevono l'aiuto del "Malpassoto" in quanto, essendo a conoscenza che il "Malpassoto" aveva una stretta amicizia e teneva in pugno il cavaliere Condorelli - proprietario dell'omonima ditta di torroncini - sapendo che la ditta aveva avuto dei contatti con sia il Costanzo e sia gli organizzatori di alcune trasmissioni televisive che si erano svolte in Sicilia, dove la ditta aveva fornito dei torroncini, non so come rinfresco o come una cosa del genere, hanno chiesto se aveva la possibilità di mandare una sua persona fidata e di recepire più informazioni possibili sugli usi e il modo di fare di Maurizio Costanzo in quanto si doveva attentare alla vita di questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei come sa di questi contatti e di questo progetto?
EX 210 Malvagna: Io lo so perché prima... quando venne una persona di Catania, un certo Giovanni Rapisarda, a dire che i palermitani, gli amici di Palermo volevono venire a Catania ad incontrarsi con il "Malpassoto" per parlare di alcune questioni delicate, io mi trovavo lì nel "Malpassoto", però me ne sono an... cioè non l'ho saputo all'istante di questo incontro. Poi, successivamente, il "Malpassoto" mi disse che dopo qualche giorno... perché noi avevamo frequenti incontri in quel periodo con il "Malpassoto", io mi ci incontravo due, tre, anche certe volte tutti i giorni. Anche perché, essendo io in quel periodo anch'io latitante come lui, l'organizzazione del "Malpassoto" era stata colpita diciamo... era stata colpita da ordini di custodia cautelare e vi erano in corso alcuni componenti dell'organizzazione che avevano deciso di collaborare con la giustizia, era necessario incontrarci ancor di più per riorganizzare un po' gli illeciti all'interno dell'organizzazione che dei colpi subìti erano un po' andati, diciamo, erano un po' disorganizzati.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Malvagna, dove avvenivano questi incontri tra lei e il Pulvirenti e il "Malpassoto" nel periodo della vostra diciamo, reciproca latitanza?
EX 210 Malvagna: Gli incontri avvenivano in svariati posti, ma il posto più frequente era ed è stato il posto dove è avvenuta la riunione e dove il Rapisarda gli è venuto a dire che gli amici di Palermo volevono un incontro con il "Malpassotu". Ed era un posto situato, diciamo, all'entrata di Belpasso venendo da Pianotavola vicino una fabbrica, un cannolificio denominato Etna-Gel, un posto che se sarebbe necessario sarei in grado di condurvi sul posto, un posto che ho frequentato tantissime volte.
Ed era un posto anche che avevamo concordato che qualora vi era la necessità urgente di incontrare il "Malpassoto" per un periodo di tempo, dalle sei alle otto, alle nove, a quando c'era di bisogno il "Malpassoto" sarebbe stato reperibile in quel posto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, cosa.. ci fu quest'incontro, lei stava dicendo, seppe che i palermitani volevano parlare col Pulvirenti perché si trovava lì quando arrivò questo signor Rapisarda, e poi che cosa ne ha saputo di questo incontro tra Pulvirenti e questi palermitani?
EX 210 Malvagna: Sì, poi dopo qualche giorno io mi rincontrai sempre in questo posto con il Pulvirenti e lui mi disse specificamente che cos'era venuto a proporgli il Rapisarda; e mi disse che doveva trattarsi di qualcosa di importante anche perché all'incontro doveva partecipare Eugenio Galea perché sennò non si potevano prendere le decisioni dei discorsi che si sarebbero fatti.
Poi io, come era solito fare, avevo bisogno di incontrarmi con il "Malpassoto", adesso non ricordo dopo tre giorni, quattro giorni, mi trovai ad andare verso le sei del pomeriggio al posto convenuto. E arrivando lì, trovai il "Malpassoto" ed Alfio Tommasello che era una guardia giurata che accompagnava spesso il "Malpassoto" in quanto lui diciamo, serviva come persona insospettabile, che lo spostava ed era anche conosciuto lì nella zona.
E il "Malpassoto" mi disse: 'ah' - dice - ' è un bene che sei venuto stasera' - dice - 'sai, tra poco dovrebbero arrivare i palermitani. Siccome tu non puoi assistere alla riunione, al discorso' - dice - 'vai, mi sembra... non ti voglio fare aspettare nella stanza accanto. Vai' - dice - 'è meglio che te ne vai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Malvagna, mi scusi se la interrompo. Il posto qual è, sempre questo famoso...
EX 210 Malvagna: Il posto è un casolare, lì nelle vicinanze dell'Etna-Gel.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dell'Etna-Gel. Ecco.
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Malvagna: Posso andare avanti?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego. Continui.
EX 210 Malvagna: Dice... io arrivai sul posto con Orazio Cautullo, che in quel periodo divideva la latitanza insieme a me; stavamo quasi sempre assieme.
Mi disse: 'invece, va', di aspettare qua, che poi si fa confusione, cosa, vattene alla clinica' - la clinica dista da questo posto qualche chilometro in linea d'aria, si può raggiungere la clinica usando delle strade interne che noi conosciamo benissimo nella zona - 'che poi dopo che se ne vanno i palermitani, gli amici' - dice - 'sicuramente ti debbo parlare'. E così io feci.
Io, Orazio Cautullo, accompagnato dal Tommasello mi recai alla clinica di Gaetano Asero. Arrivato lì alla clinica di Gaetano Asero - la clinica, debbo precisare, era gestita da Gaetano Asero perché la clinica era del "Malpassoto", di Giuseppe Pulvirenti. Lì sul posto della clinica, trovai un palermitano...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava questa clinica, Malvagna?
EX 210 Malvagna: Adesso non me lo ricordo come si chiamava. Villa Maria... una cosa del genere. Non me lo ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Senta, questo Gaetano Asero chi era, un appartenente all'organizzazione, uno...
EX 210 Malvagna: Sì, Gaetano Asero un appartenente all'organizzazione.
PUBBLICO MINISTERO: Stiamo parlando, diciamo, di quel gruppo del Pulvirenti o era anche un appartenente a Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: No, del gruppo del Pulvirenti. Ma questo Gaetano Asero era anche una persona che aveva frequenti contatti con un suo compare di Palermo, un certo Enzo Meli e molte volte ha avuto occasione di portare dei discorsi tra l'organizzazione, diciamo, catanese, Santapaola-Pulvirenti, erano dei discorsi che riguardavano tutta l'organizzazione, e dei discorsi con gli amici di Palermo, gli amici, sempre da inquadrare... noi quando si parlava di amici, della corrente, che facevano riferimento a Totò Riina direttamente, e a quelle persone che ho menzionato prima.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, sarebbero? Mi scusi, io... per ricordarlo a me stesso, mi pare che lei ha fatto riferimento...
EX 210 Malvagna: Sarebbero Bagarella...
PUBBLICO MINISTERO: ...Brusca...
EX 210 Malvagna: ... e Brusca che erano le persone più importanti dopo Riina e Gioè e La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Prego, vada avanti.
EX 210 Malvagna: Arrivato lì, trovai una persona, un ragazzo, una persona palermitana che io già avevo avuto modo di conoscere, un certo Angelo Romano, che aveva accompagnati gli amici di Palermo al Motel Agip di Catania dove si erano dati appuntamento. Poi lì gli amici di Palermo erano stati prelevati dall'Enzabella e portati all'appuntamento nel posto che ho detto prima: in quel casolare vicino all'Etna-Gel. Debbo poi...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Malvagna, abbia pazienza, ma debbo un attimino fermare. Lei ha menzionato questa persona, questo Enzabella. Vuol dire il nome e cognome di questa persona, completo?
EX 210 Malvagna: Antonino Enzabella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare alla Corte chi è questa persona, che cosa c'entrava in tutta questa storia?
EX 210 Malvagna: Questa persona è una persona che fa parte dell'organizzazione del "Malpassoto" e in questa storia successivamente c'è entrata in quanto è una persona che oltre a fare parte dell'organizzazione, svolge un'attività lavorativa come responsabile, non so di quale reparto, all'interno della ditta Condorelli. Ed è stata la persona che poi successivamente, doveva espletare l'incarico di recarsi a Roma con un invito che il Condorelli aveva avuto un invito "ad honorem", una cosa, una specie di invito permanente, e che doveva senza destare sospetti perché questa persona all'epoca, adesso non lo so, all'epoca dei fatti era una persona totalmente incensurata e doveva acquisire le informazioni sugli spostamenti e i modi di fare del Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego. Quindi, lei ha detto: 'mi recai al Motel Agip', cioè, si erano incontrati - mi scusi, non mi recai - si erano incontrati al motel Agip'... stava raccontando l'incontro con i palermitani.
EX 210 Malvagna: Sì, per essere più preciso sull'argomento, quando io arrivai al casolare di cui ho già detto, vicino all'Etna-Gel, e il "Malpassoto" mi disse che di lì a poco sarebbero arrivati gli amici di Palermo, il "Malpassoto" mi disse pure che c'era andato Nino Enzabella a prenderli, in quanto avevono concordato un appuntamento presso il Motel Agip, e che a sua volta di lì sarebbero venuti sia i palermitani e anche gli amici di Catania tra cui Eugenio Galea che doveva presenziare a quell'incontro.
Debbo dire inoltre che io, uscendo da questa via che vi è, è una strada interna che porta in questo casolare, incrociai la Golf bianca che all'epoca aveva l'Enzabella con a bordo queste persone che io presumo fossero gli amici di Palermo.
Già a quell'ora era, diciamo, quasi sera diciamo... noi all'interno dell'organizzazione abbiamo un modo di fare che quando ci incrociamo vicino, nelle vicinanze di un rifugio, di un casolare che noi usiamo per l'organizzazione - sia per occultarsi il "Malpassoto", sia per fare diciamo quest'incontri - per riconoscerci tra di noi, diamo un segnale con tre colpi di fari abbaglianti. E l'Enzabella incrociandomi mi fece questo segnale.
Dopodiché io arrivai alla clinica, alla clinica trovai questo Angelo Romano il quale scambiammo alcune parole e mi disse, mi confermò che era stato al motel Agip a accompagnare La Barbera e un certo De Caro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, i due palermitani, per così dire, che sarebbero andati secondo le sue informazio... o meglio secondo quanto le disse questo Angelo Romano erano, uno l'ha detto: uno era La Barbera...
EX 210 Malvagna: La Barbera e un certo De Caro di Canicattì o di Alcamo, una cosa del genere. Cose che poi, successivamente mi vennero anche riconfermate dal "Malpassoto", dicendomi, più che altro... anche in quanto io questo De Caro avevo conosciuto un De Caro in carcere, però non sapevo se si trattava della stessa persona. Non avevo sentito parlare quasi mai di questo De Caro, perché più che altro quando si parlava degli amici di Palermo, si parlava di Gioè, di La Barbera, di Brusca, Bagarella e naturalmente di Salvatore Riina.
PRESIDENTE: Vorremmo, Pubblico Ministero, vorremmo chiedere...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: ... vorremmo chiedere di essere un po' più, se è in grado, dettagliato nell'indicare La Barbera. Perché noi sappiamo che ci sono almeno due La Barbera nell'organizzazione palermitana.
PUBBLICO MINISTERO: Ha sentito?
EX 210 Malvagna: Sì, ho sentito.
PRESIDENTE: Lei sa come si chiamava di nome il La Barbera?
EX 210 Malvagna: Sì, Gino La Barbera.
PRESIDENTE: Come?
EX 210 Malvagna: Gino.
PRESIDENTE: Gino. Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Gino La Barbera. Ecco, Gino è l'abbreviativo, Malvagna, sa anche il nome per esteso?
EX 210 Malvagna: Lì all'interno dell'organizzazione non lo chiamavano Gioacchino, lo chiamavano Gino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però sa che...
PRESIDENTE: Sapeva che si chiamava?
EX 210 Malvagna: Io sapevo che si chiamava Gino.
PRESIDENTE: E Gioacchino non lo aveva mai sentito dire?
EX 210 Malvagna: No, lo chiamavano Gino.
PRESIDENTE: Va bene. Prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Prego. quindi, lei sa quest'informazione: che i due palermitani uno era La Barbera, l'altro era questo De Caro di Canicattì, ha detto.
EX 210 Malvagna: Di Canicattì o di Alcamo, non... però, sono, come si dice, ricordo meglio mi sembra di Canicattì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Malvagna: Di fatti su questo De Caro, il "Malpassoto" mi disse pure che, diciamo, era il reggente, diciamo, della famiglia a Canicattì e che... non ricordo adesso, da lì a poco aveva avuto dei problemi con dei contrasti e lì nella zona dove lui operava e gli era stato ucciso un parente. Non so se era uno zio o suo padre, o un fratello, una cosa del genere. Poi di più non mi disse. Poi mi parlò dell'oggetto della riunione, della richiesta che i palermitani gli avevano fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, veda di essere il più dettagliato possibile su quello che era stato l'oggetto dell'incontro e la natura, diciamo, della discussione che si fece in quell'occasione.
EX 210 Malvagna: Sì, mi disse... poi debbo per riagganciarmi al discorso come stavo andando prima, quando finì la riunione il "Malpassoto" mi mandò a chiamare con il Tommaselli. E io dalla clinica mi recai in quel casolare dove vi era stato l'incontro con queste persone. Dopodiché in una stanza attigua rimase il Cautullo e il Tommaselli. Io con il "Malpassoto" stettimo in un'altra stanza e lui mi disse che questi amici di Palermo erono venuti per chiedere l'aiuto al "Malpassoto" per, diciamo, attentare alla vita del giornalista Maurizio Costanzo. In quanto essi ritenevano che il Costanzo aveva offeso Riina nel corso di una sua trasmissione televisiva, e più volte aveva manifestato... aveva parlato contro l'organizzazione stessa. Poi, se vi erano altri motivi, non lo so, questo non me lo disse.
Mi disse che i palermitani erano venuti anche sapendo che... essendo che lui, oltre a tenere in mano il cavaliere Condorelli, aveva dei rapporti particolari di amicizia, che si conoscevano dall'infanzia, se avrebbe potuto tramite una sua persona di fiducia, diciamo, poter acquisire queste informazioni.
Il "Malpassoto" disse pure che aveva acconsentito dicendogli che aveva la persona giusta e, anzi, gli disse che l'Enzabella, che era una sua persona fidata, era una persona che lavorava lì all'interno e che faceva il factotum, diciamo, all'interno della ditta Condorelli e che non sarebbe stato un problema mandare questa persona a Roma per acquisire tutte le informazioni che essi avevano di bisogno. E il "Malpassoto" - come era anche suo modo di fare, si spinse anche di più per non, diciamo, rimanere indietro nel discorso per sentirsi anche lui una persona, diciamo, altamente potente - gli disse che, dopo avere acquisito queste informazioni necessarie, sarebbe stato un suo piacere se l'azione sarebbe stata fatta anche con la partecipazione di un suo uomo, di una sua persona. E al quale i palermitani gli dissero che poi in seguito se ne sarebbe parlato.
In merito anche a questo discorso, parlarono anche dicendo che... il "Malpassoto" fece presente che da lì a poco avrebbe anche lui avuto bisogno di operare sul territorio di Roma, in quanto noi all'interno dell'organizzazione eravamo venuti a conoscenza che un collaboratore, uno dei... diciamo, al momento, in quel momento, dei più grossi collaboratori che avevamo all'interno dell'organizzazione, collaboratore di giustizia, si trovava protetto a Roma.
Tale informazione ci era pervenuta da suo figlio che aveva lasciato la località protetta e era venuto giù a Catania e noi dell'organizzazione l'avevamo subito agganciato dicendo che nel frattempo doveva fare anche, doveva portare a compimento anche l'attentato nei confronti, diciamo, di questo collaboratore di giustizia. E i palermitani gli hanno detto che, qualora avremmo avuto informazioni dettagliate, non sarebbe stato un problema operare sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Chi era questo collaboratore, Malvagna?
EX 210 Malvagna: Questo collaboratore di giustizia si chiama Giovanni Di Mauro.
PUBBLICO MINISTERO: Che era uno che aveva, per così dire, con le sue dichiarazioni, messo in crisi il vostro gruppo?
EX 210 Malvagna: Sì, all'epoca era, diciamo, la persona che aveva... una delle persone che aveva messo maggiore in crisi l'organizzazione, il nostro gruppo, l'organizzazione del "Malpassoto".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi c'era stato questa sorta di scambio, per lo meno a livello di intenzioni?
EX 210 Malvagna: Sì, sì, c'era stato questa sorta di scambio di intenzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa azione contro Costanzo, noi abbiamo detto che Riina... lei ha detto che Riina era stato già arrestato, c'era stata questa trasmissione in cui, insomma, Costanzo si era lasciato andare in apprezzamenti pesanti, e gli disse il Pulvirenti da chi era stata decisa questa azione?
EX 210 Malvagna: Sì, mi disse che la decisione perveniva direttamente da Brusca e Bagarella, in particolare Bagarella, lui disse: 'ha preso questa decisione e si deve fare questa cosa'.
PUBBLICO MINISTERO: Come periodo riusciamo a dargli un'epoca a questo incontro?
EX 210 Malvagna: Sì, quest'incontro, se non è venuto alla fine di gennaio è venuto ai primi di febbraio, ma più verso la fine di gennaio, è stato... lo posso dire?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Malvagna: Dieci giorni, quindici giorni dopo l'arresto di Riina, che se non vado errato è stato arrestato verso il 10, il 14 gennaio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Malvagna, lei seppe se poi Pulvirenti, dopo questo incontro con questi palermitani - i cui nomi lei ha detto ha saputo solamente dal Pulvirenti e dal Romano - se poi vennero prese in concreto delle iniziative, se ci fu fatto qualcosa?
EX 210 Malvagna: Guardi, poi il Pulvirenti diede incarico all'Enzabella di portarsi a Roma e di espletare questo compito di acquisire queste informazioni. E con me disse che quando sarebbe stato il momento di fare questa azione criminale, mi disse: 'ci vai tu, così pigli ancora punti pure tu nel fatto che ti debbono fare uomo d'onore, poi tu sei un tipo che sai girare e se ci vai tu sono sicuro che la cosa viene fatta... mi fai fare bella figura' - anche perché era un lavoro che si doveva fare in concomitanza con i palermitani.
Io naturalmente non mi opposi, gli dissi che quando lui mi avrebbe detto di andare sarei andato.
Poi, successivamente, dopo un mese circa, riparlammo di questa, diciamo, di questo progetto in un altro posto dove... precisamente il posto dove io sono stato arrestato, dove passavano la latitanza il figlio e il genero: il figlio, Salvatore Pulvirenti; il genero, Botta Natale. In questo posto vi ero io, Salvatore Pulvirenti, Botta Natale, arrivò l'Enzabella e parlammo ancora, diciamo, dell'attuazione di questo progetto. E l'Enzabella riferì al "Malpassoto" che di lì a poco avrebbe chiesto delle ferie per giustificare la sua assenza e sarebbe partito per Roma per poter espletare il compito che aveva avuto.
Poi, successivamente, io sono stato arrestato a marzo e non so come sono andate le cose, so solo che poi mentre mi trovavo detenuto ho saputo che alla vita del giornalista Maurizio Costanzo è stato fatto questo attentato. Quindi in me e in me mi sono fatto dei resoconti, anche perché ne ero a conoscenza che si doveva attentare alla vita di questa persona, però come sono andati poi i fatti io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diciamo, lei, se non ricordo male - il suo arresto, come ha detto lei, è del 25 marzo '93 - lei fino a quella data, per quanto sono le sue conoscenze, di fatto, non era stata presa nessuna concreta iniziativa, dico bene?
EX 210 Malvagna: Sì, fino a quella data no. Non mancava nemmeno l'Enzabella perché il giorno che io sono stato arrestato l'Enzabella l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
*EX 210 Malvagna: Io sono stato arrestato la notte verso mezzanotte, l'una e durante la giornata io l'avevo visto.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io vorrei un pochino riordinare anche le idee per vedere... se la Corte ritiene di dover interrompere.
PRESIDENTE: Benissimo, riprendiamo alle ore 15.00.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, completerei l'esame alla ripresa.
PRESIDENTE: Va bene, ci rivediamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Allora, il P.M. può riprendere.
Il P.M. può riprendere, se crede.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Malvagna, prima della sospensione mi pare che ci siamo fermati al momento in cui lei viene arrestato e praticamente non sa più niente di quello che era, per così dire, stato programmato dal gruppo Pulvirenti in relazione al fatto di Costanzo.
Non so se gliel'ho chiesto. Comunque, casomai, lo ripeterà: in relazione a quel lavoro che doveva svolgere Mazzei, lei ha mai saputo qualcosa?
Cioè, se effettivamente questa azione era stata compiuta, se c'era stato una qualche iniziativa.
*EX 210 Malvagna: Sì, come iniziative c'erano state. Difatti lui si stava organizzando e aveva avuto degli incontri con il Gioè e altre persone nell'Emilia Romagna, nel riminese.
Però poi, cosa si è fatto di concreto, non lo so. Anche perché poi, nel settembre-ottobre 1992 - se non vado errato - il Mazzei è stato arrestato unitamente a Girolamo Rannisi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, sostanzialmente lei dice Rannisi è stato arrestato insieme a Mazzei?
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non sa più niente lei in relazione a queste iniziative?
EX 210 Malvagna: No, poi successivamente, come sono andate le cose, che cosa è stato fatto, non so più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, sempre con riferimento all'iniziativa, diciamo, assunta dal suo gruppo in relazione alla vicenda di Costanzo, lei sa se prima del suo arresto, eventualmente dopo, qualcun altro del gruppo facente riferimento a Pulvirenti, era a conoscenza di questo fatto?
EX 210 Malvagna: Questo fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, l'idea di attentare alla vita di Costanzo.
EX 210 Malvagna: Sì, era a conoscenza...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Malvagna: Ne era a conoscenza il figlio di Giuseppe Pulvirenti. E poi era a conoscenza Asero Gaetano e Asero Carmelo, i fratelli Asero.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, per quanto risulta a lei personalmente.
EX 210 Malvagna: Sì. Poi, se c'erano altri che erano a conoscenza di questo progetto, io lo ignoro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Malvagna: Però non lo posso escludere.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Senta, lei conosce una persona che di cognome fa Cosentino?
EX 210 Malvagna: Sì, è mio cognato, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, vuol spiegare in che termini?
EX 210 Malvagna: Dipende di quale Cosentino stiamo parlando, perché io conosco tante persone che si chiamano Cosentino.
Se stiamo parlando di Cosentino Antonino...
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente.
EX 210 Malvagna: ... è mio cognato, perché ha sposato, è sposato una figlia di Pulvirenti Angelo, mio suocero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sarebbe anche lui nipote acquisito di Pulvirenti Giuseppe?
EX 210 Malvagna: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha sposato una sorella di sua moglie.
EX 210 Malvagna: Una sorellastra.
PUBBLICO MINISTERO: Una sorellastra.
Senta, questo Antonino Cosentino fa parte del gruppo? E' persona...
EX 210 Malvagna: Sì, Antonino Cosentino è una persona che è inserito da tanto tempo nell'organizzazione del "Malpassoto".
E precisamente c'ha il compito del capogruppo di uno di quei sottogruppi con riferimento a Lineri.
E quindi è il capogruppo del gruppo di Lineri, all'epoca quando...
PUBBLICO MINISTERO: Fino al momento del suo arresto, diciamo.
EX 210 Malvagna: Fino al momento del mio arresto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei una persona che si chiama Maugeri Vittorio, la conosce?
EX 210 Malvagna: Sì, la conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire alla Corte chi è?
EX 210 Malvagna: Maugeri Vittorio è un ragazzo che da... dal 1985-'86, è inserito nella organizzazione del "Malpassoto".
Il Maugeri lo conosco perché, al momento dal suo inserimento, nell'organizzazione del "Malpassoto", camminava insieme a me. Lo conosco, diciamo, da tanto tempo. L'ho visto crescere.
E poi, ultimamente, il Maugeri diciamo era sotto le mie dirette dipendenze, faceva parte del mio gruppo. Quindi pigliava direttive con me, da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e sa se Maugeri aveva rapporti anche diretti con Pulvirenti?
EX 210 Malvagna: Sì, Maugeri ha avuto anche rapporti diretti con il Pulvirenti che conosce da tanto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei una persona che si chiama Avola Maurizio la conosce?
EX 210 Malvagna: Sì, la conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire chi è, che qualificazione - se ne ha qualcuna - ha questa persona?
EX 210 Malvagna: Avola Maurizio lo conosco dal 1982, da quando io sono stato avvicinato all'organizzazione diciamo, del Pulvirenti-Santapaola.
E' una persona che fa parte della famiglia di Catania ed è un uomo d'onore ed è inserito nel sottogruppo diretto da un altro uomo d'onore con una carica più altolocata, più specifica: il sottogruppo che fa riferimento ad Ogna e diretto da Marcello D'Agata. Che, oltre ad essere un uomo d'onore, è anche consigliere familiare al pari grado del Pulvirenti Giuseppe, al "Malpassoto".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Malvagna: E' l'organizzazione di Cosa Nostra nella famiglia di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha prevenuto una mia domanda proprio a proposito di Marcello D'Agata.
Lei ha detto è uomo d'onore della famiglia di Catania. E le chiedo: lei ha avuto modo di parlare, di avere rapporti con questa persona, oltre che in libertà, anche in qualche carcere?
EX 210 Malvagna: Con Marcello D'Agata?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Malvagna: Sì, con Marcello D'Agata, prima dell'inizio della mia collaborazione, ci siamo visti più volte nel carcere di Bigocca, a Catania. Siamo stati anche per un periodo di tempo detenuti nella stessa sezione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può specificare l'occasione per dirlo, quand'è che lei ha iniziato a collaborare con l'Autorità Giudiziaria?
EX 210 Malvagna: Io ho iniziato a collaborare il 25 marzo del... l'11 marzo del 1994.
Mi sono incontrato con Marcello D'Agata in stato di detenzione nel dicembre, nella seconda metà di dicembre del 1993 e nei primi mesi del 1994, prima che iniziassi a collaborare con la giustizia.
Anche perché io sono stato - non mi ricordo adesso, il 16-17 dicembre - sono stato detenuto a Catania nel carcere di Bigocca nella sezione infermeria, unitamente a lui. Dopodiché, tutti e due, siamo stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare emessa dalla DDA di Catania per il procedimento denominato Orsa Maggiore.
E dopo, qualche altra volta, ci siamo visti così, di sfuggita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ora su D'Agata e su questa comune detenzione, ci tornerò tra un attimo.
Lei è stato arrestato nel marzo del '93.
Quindi, successivamente, sono avvenuti in Italia - come lei penso sappia - degli attentati a Roma, a Firenze e a Milano.
Ecco, in relazione a questi attentati, lei ha mai saputo qualcosa?
EX 210 Malvagna: No, io, quando sono successi questi attentati, non ho saputo niente. Anche perché mi trovavo detenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo anticipa anche la mia successiva domanda, questa sua risposta. Comunque gliela faccio: se abbia mai sentito parlare di motivazioni in relazione a questi attentati.
EX 210 Malvagna: Mah, io ho sentito parlare di una linea che Cosa Nostra aveva intrapreso. Una linea, come ho già detto stamattina nel corso dell'esame, che si dovevano fare, diciamo, delle azioni sia punitive e sia dimostrative.
Quindi è una opinione poi che mi sono fatto io quando sono successe le stragi che, diciamo, facevano parte di quella linea che Cosa Nostra aveva scelto.
Poi, successivamente, nel dicembre del 1993, quando mi sono trovato detenuto nel carcere di Bigocca di Catania, parlando con Marcello D'Agata, che è una persona che nella famiglia di Catania ricopre il grado di consigliere familiare, quindi è ai vertici, diciamo, ho avuto la conferma di quello che io avevo pensato in carcere. Perché lo stesso si discostava da quella linea. Cioè, non era pienamente conforme. E ebbe a dirmi che i palermitani avevano voluto strafare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, Malvagna...
EX 210 Malvagna: Dice che si erano messi in testa di fare inginocchiare lo Stato. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi se la interrompo un attimo.
Questi discorsi con D'Agata si riferiscono, cioè, stavate parlando di qualche fatto in particolare, di qualche accadimento, perché D'Agata facesse poi con lei questo commento?
EX 210 Malvagna: Questi discorsi si riferiscono a dei discorsi che noi facevamo in base a come andavano le cose nella organizzazione.
Nel frattempo, nella organizzazione, si erano intraprese altre collaborazioni, c'erano stati altri collaboratori di giustizia.
Quindi, per quanto riguarda l'organizzazione di Catania, sia Santapaola che Pulvirenti, cominciavano a nascere, diciamo, evidenti e gravi problemi.
E si parlava un po' di tutto l'insieme. Io commentavo insieme con lui che le cose stavano andando di giorno in giorno sempre peggio.
E lui mi diceva che, in effetti, dice, la linea intrapresa era stata... non era stata tanto redditizia, era stata lesiva e dannosa. Però poi, successivamente, con altri discorsi, sia fatti sempre con lui, e sia fatti con altri dell'organizzazione, precisamente con Gaetano Asero, ebbe a dirmi che arrivavano rassicurazioni di Palermo, in quanto le cose piano piano si sarebbero risistemate di nuovo.
Risistemate nel senso che non si doveva perdere le speranze che, diciamo, saremmo rimasti sempre in galera per tutta la vita. Si sarebbero ripristinati i benefici, si sarebbero... sarebbe stato allentato e tolto definitivamente il 41-bis, perché questi erano gli argomenti.
E sarebbe... avrebbero fatto di tutto per smontare la legge sui collaboratori, perché era questo che... le preoccupazioni maggiori che, a quei tempi... c'erano collaboratori di giorno in giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e stava spiegando che la situazione si sarebbe...
EX 210 Malvagna: Si sarebbe...
PUBBLICO MINISTERO: ... normalizzata.
EX 210 Malvagna: ... normalizzata, nel senso, lui, a modo suo, mi ha fatto capire che c'erano delle persone disposte ad intervenire, non lo so, nelle sedi istituzionali, nelle sedi opportune, per poter fare allentare la pressione, la lotta contro l'organizzazione, diciamo.
Si sarebbero di nuovo ripristinati i benefici, si sarebbero... avrebbero tolto, dapprima allentato, poi tolto il 41-bis. E avrebbero smontato, diciamo, la legge, i collaboratori di giustizia, queste cose così.
Difatti lui mi disse, dice: 'non è che è finita Cosa Nostra. Cosa Nostra ha passato anche momenti peggiori, però le cose... arrivano rassicurazioni dagli amici di Palermo. Si vanno a sistemare'.
Lui mi disse pure: 'non ti credere che da domani in poi', dice, 'un po' di tempo ci vuole'.
Poi, successivamente, siamo tornati più volte in questo discorso. Anche perché delle volte si avvicinava qualcuno e non avevamo modo di poter parlare, perché i passeggi lì erano ristretti.
Poi, alla fine, completò dicendomi che si stava... da lì a poco ci sarebbero state le nuove elezioni e dovevo, tutti i miei parenti, tutte le persone che io conoscevo, dovevo andare a dire di orientarsi, di orientare il proprio voto su una corrente politica, che quella lì ci avrebbe aiutato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi nel corso, diciamo, di questi colloqui avuti con D'Agata, ho capito bene che questi colloqui sono anche nel '94?
EX 210 Malvagna: Sì, fine '93, primi mesi del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci sarebbero state queste rassicurazioni per modificare diciamo il quadro legislativo che era quello che preoccupava Cosa Nostra.
EX 210 Malvagna: Sì, maggiormente era quello che preoccupava.
ma già questa preoccupazione io avevo avuto modo di apprenderla dal di fuori stesso, nel corso del 1992, mentre mi trovavo a Catania in un garage di viale Ionio, dove solitamente eravamo soliti incontrarci i membri dell'organizzazione Santapaola e gli alleati, tra cui Pulvirenti e altri gruppi.
E ho sentito Salvatore Santapaola, Aldo Ercolano, Piero Puglisi e Natale Di Raimondo, esprimere preoccupazioni e, diciamo, espressioni un po' sgradevoli su questa legislazione sui collaboratori di Giustizia, sui ristringimenti carcerari e su... più che altro parlavano dell'esito negativo del maxiprocesso. Che loro si aspettavano... avevano altre aspettative sull'esito del maxiprocesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, diciamo, c'era stato un... come dire, queste lamentele, questo senso di disagio partiva, lei lo aveva colto anche in epoche precedenti.
Ecco, con riferimento a quanto era accaduto nel maggio e nel luglio del '92 - cioè, mi riferisco alla strage di Capaci e alla strage di via D'Amelio - nel periodo successivo, lei ebbe modo di cogliere, attraverso questi suoi rapporti un qualche indirizzo che proveniva dall'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Malvagna: Non ho capito, signor Pubblico Ministero.
Indirizzo in che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
EX 210 Malvagna: Qualche commento...
PUBBLICO MINISTERO: No, commento. No, più che altro se si intendeva proseguire in queste azioni di attentati, o meno.
EX 210 Malvagna: Ah, sì. Dopo la prima strage, quella del dottor Falcone, successe diciamo un terremoto.
Fuori non avevo mai visto io una cosa del genere: le Forze dell'Ordine, cioè, non si capiva più niente.
Dopo un paio di giorni, quando si sono calmati... Perché hanno allertato tutta la Sicilia. Noi tenevamo... nell'organizzazione avevamo molti scanner e molte ricetrasmittenti. Ce l'avevamo sintonizzate sulle varie frequenze delle Forze dell'Ordine. Era un continuo... cioè, non si capiva, un allarme particolare.
Dopodiché ebbi modo di commentare il fatto con il "Malpassoto".
E il "Malpassoto", Giuseppe Pulvirenti, mi disse, cioè, erano soddisfatti, diciamo di ciò che era accaduto.
E mi disse, dice: 'questo non è che l'inizio, non è niente. Ancora debbono succedere tante altre cose'.
Poi io, se una cosa mi veniva detta, la ascoltavo; sennò non facevo domande.
Però poi, nemmeno un mese e mezzo-due mesi dopo, è successa l'altra strage, quella del dottor Borsellino. E ancora, diciamo, cioè le parole che mi erano state dette, venivano riscontrate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma successivamente alla strage di via D'Amelio, ha avuto modo di cogliere, all'interno di Cosa Nostra, un qualche atteggiamento, come dire, comportamentale?
EX 210 Malvagna: Sempre se intendevano proseguire ancora...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Malvagna: Sì, perché poi successivamente alla strage di via D'amelio arrivò un'altra direttiva, sempre da Palermo, che ci venne... Quantomeno venne riferita a me, nel senso che bisognava esporsi il minimo possibile e bisognava fare soprattutto gli omicidi se non altamente indispensabili, per diciamo attirare il meno possibile l'attenzione delle Forze dell'Ordine, perché i progetti erano orientati su altre cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa da chi proveniva questa direttiva, diciamo, attendista? Chiamiamola così.
EX 210 Malvagna: Sì, all'epoca proveniva direttamente da Salvatore Riina e Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io bisogna le faccia rilevare, Malvagna, abbiamo prodotto gli atti delle sue dichiarazioni rese a Caltanissetta il 20 febbraio '96.
E lei sostanzialmente, a proposito di questo diciamo, fermo, ecco, in queste azioni, lei in quella occasione ebbe a dire che questa direttiva proveniva direttamente da Giovanni Brusca.
Ecco, bisogna che gli faccia rilevare questa divergenza, ecco.
Cosa può dirmi a questo proposito?
EX 210 Malvagna: Sì, le... Quando si parlava di Giovanni Brusca, o di Leoluca Bagarella, o di Salvatore Riina, però di meno, ad eccezione di Salva... Diciamo, non proprio, perché quando si parlava di Salvatore Riina si diceva 'u', zu' Totò', non si diceva Salvatore Riina con nome e cognome in italiano.
Diciamo, si mettevano sullo stesso livello.
O una cosa la mandava a dire Bagarella, o una cosa la mandava a dire Brusca. Non si faceva distinzione, perché erano i due punti di riferimento che maggiormente si nominavano, perché non è che sempre si nominava 'u' zu' Totò'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, lei stamani mi pare ha risposto su queste relazioni, diciamo così, tra Cosa Nostra catanese e Cosa Nostra palermitana. E ha detto che questi, i riferimenti palermitani erano sostanzialmente Brusca, Bagarella, La Barbera e Gioè.
Ecco, le risulta, le consta direttamente qualcosa di concreto in relazione a attività criminali poste in essere da Cosa Nostra catanese con Cosa Nostra palermitana?
Intendo riferirmi al traffico di stupefacenti, al traffico di armi.
EX 210 Malvagna: Sì, mi risulta per averne preso parte anche in modo diretto, per averne gestito io personalmente.
Mi risulta in quanto nel 1992, io intrapresi con persone di Palermo un traffico, un approvvigionamento di sostanze stupefacenti, che loro mi fornivano delle sostanze stupefacenti.
Poi, più volte, all'interno dell'organizzazione si è parlato degli interscambi di favori che ci sono tra l'organizzazione di Cosa Nostra che opera in provincie diverse.
So che tante volte persone del palermitano e di altre provincie sono venuti a Catania per commettere diciamo degli omicidi, oppure per altri tipi di reato.
So che tra l'organizzazione di Cosa Nostra operante in diverse province, e in particolare tra quella catanese e quella palermitana, vi è stato interscambio di armi; interscambio di congegni elettronici.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi di questi fatti, lei, per così dire, è stato protagonista in prima persona? Eh, Malvagna?
EX 210 Malvagna: Sì, per quanto riguarda il traffico delle sostanze stupefacenti l'ho gestito io con, in particolare due persone palermitane. Persone facenti parte a Cosa Nostra, uomini d'onore di Totò Riina. Addirittura poi successivamente loro stessi mi dissero che erano, diciamo, dei cosiddetti uomini d'onore riservati, non erano risaputi da tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano questi qui?
EX 210 Malvagna: Queste persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Malvagna: Si chiamano, uno Franco Maniscalco e un'altro Paolo Albamonte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, evidentemente, come lei ha accennato erano uomini d'onore riservati, ma comunque diversi diciamo da quelli con cui i vertici della sua famiglia di Catania intrattenevano rapporti. Dico bene?
EX 210 Malvagna: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Malvagna: Io volevo precisare una cosa, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Malvagna: Per quanto riguarda gli amici di Palermo, noi, come riferimento alle persone del gruppo direttivo, naturalmente il capo in assoluto è Totò Riina.
Facevamo riferimento a Bagarella e a Brusca, più che altro.
Una volta si è parlato anche di Bernardo Provenzano.
E poi, per quanto riguarda Gioè e La Barbera, erano sempre persone diciamo dell'organizzazione. Però non, a come mi venivano descritte, non ai livelli direzionali di Brusca, Bagarella e dello stesso Totò Riina.
Però erano diciamo gli uomini che facevano da spola, perché settimanalmente so che vi erano degli incontri tra Palermo e Catania.
Venivano spesso loro a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultima domanda su questi due: ma lei lo ha mai saputo a quale famiglia appartenevano La Barbera e Gioè?
EX 210 Malvagna: No, io a quale famiglia, no. Loro me li identificavano ai corleonesi... Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Malvagna: Poi, a quale mandamento, queste cose io non le sapevo. Quale mandamento, quale famiglia, non li sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Non le sapeva.
Quindi, quando si parla di corleonesi, si riferisce, diciamo così, a cosa? Ad una linea, non lo so, dica lei.
EX 210 Malvagna: Quando si parla di corleonesi, io mi riferisco diciamo agli amici di Palermo. E anche alle persone vicine a loro, o come mettiamo quel Di Caro, che ho detto stamattina, che è di un'altra provincia. Però, per me, è sempre un corleonese.
E' la stessa cosa, mettiamo, noi del gruppo Pulvirenti, cioè, tra di noi ci identificavamo come "Malpassoto"-Santapaola. Però eravamo, per gli altri eravamo tutti Santapaoliani, perché il nome dell'organizzazione è di Santapaola, non è di Pulvirenti. Il capo è lui.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, una persona che si chiama Aiello, lei lo conosce?
EX 210 Malvagna: Sì, ne conosco due, sono fratelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ci dica i nomi di battesimo.
EX 210 Malvagna: Conosco Vincenzo Aiello ed Alfio Aiello.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me interessa, in particolare, Vincenzo Aiello.
E' persona che appartiene all'organizzazione?
EX 210 Malvagna: Sì, è persona che appartiene all'organizzazione di... alla famiglia di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa se questo Enzo Aiello, le risulta se questo Enzo Aiello avesse avuto, per un qualche motivo, rapporti con gli esponenti di Cosa Nostra palermitani?
EX 210 Malvagna: Sì, mi risulta che l'Aiello molto spesso accompagnava il Galea. E certe volte si incontrava con i palermitani anche da solo.
PUBBLICO MINISTERO: I palermitani, ormai per brevità, sono sempre quelli...
EX 210 Malvagna: I palermitani che, diciamo, quelli... i corleonesi, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io penso, Presidente, di aver concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dunque, signor Malvagna, lei ha fatto uso di stupefacenti pesanti?
EX 210 Malvagna: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne sta ancora facendo uso? Se ce lo può dire.
EX 210 Malvagna: No, guardi, non ne sto facendo uso. E' tanto tempo che non ne faccio uso. Ma... Non ne faccio uso da tantissimi anni, tanti anni prima dell'inizio della mia collaborazione.
AVV. Cianferoni: Suo - mi pare di aver capito - zio acquisito, Pulvirenti, sapeva questa circostanza?
EX 210 Malvagna: Sì, la sapeva.
AVV. Cianferoni: Era d'accordo, ne avete mai parlato assieme?
EX 210 Malvagna: No, d'accordo no. Alcune volte mi ha dato dei consigli, dei consigli che poi io ho rispettato.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di Avola di cui parlava prima, quanto tempo è che non si incontra con questo signor Avola?
EX 210 Malvagna: Ma io saranno... Non lo so, tanti anni che non lo vedo Avola.
AVV. Cianferoni: Sa se è un collaboratore di giustizia?
EX 210 Malvagna: Sì, so che è un collaboratore di giustizia.
AVV. Cianferoni: E' al corrente peraltro - credo di non sbagliarmi, il Pubblico Ministero casomai mi correggerà - di un recente arresto di questo signore per rapina?
EX 210 Malvagna: Sì, ne hanno parlato i telegiornali. Ne sono al corrente per averlo appreso dai giornali, dalla TV.
AVV. Cianferoni: Senta, un altro collaboratore che si chiama Annacondia lei lo conosce?
EX 210 Malvagna: Come, non ho capito avvocato?
AVV. Cianferoni: Le chiedo...
PRESIDENTE: Annacondia lo conosce?
EX 210 Malvagna: No, non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Uno che si chiama Cancemi?
EX 210 Malvagna: Non lo conosco nemmeno.
AVV. Cianferoni: Ha mai sentito parlare di un certo Cancemi Salvatore?
EX 210 Malvagna: Sì, ne ho sentito parlare in televisione.
AVV. Cianferoni: In che termini le è nota questa figura?
EX 210 Malvagna: Ne ho sentito parlare come di un collaboratore di giustizia palermitano.
AVV. Cianferoni: Le risulta che fosse un rappresentante di una qualche famiglia, un reggente addirittura di un mandamento?
EX 210 Malvagna: No, a me non mi risulta, io non l'ho mai conosciuto questo signore.
AVV. Cianferoni: Ecco, intanto le chiedo perché lei ha risposto al Pubblico Ministero in questi termini, dice: gli amici palermitani erano essenzialmente quei quattro nomi che ha fatto ripetute volte e che è inutile adesso che io le stia a rifare. Però le dico che vi sono altri soggetti abbastanza noti, direi appunto dalle cronache, che peraltro alcuni di loro hanno scelto la strada della collaborazione processuale e allora io le chiedo: per esempio, un altro soggetto, Ganci Calogero lei sa chi sia?
EX 210 Malvagna: So che...
AVV. Cianferoni: E soprattutto, la mia domanda vuole essere questa infondo, come può dire che la volontà di questa associazione denominata Cosa Nostra fosse espressa da questi quattro signori che ha rammentato lei e basta?
EX 210 Malvagna: Non ho capito la domanda.
AVV. Cianferoni: La domanda è: lei ha detto 'conoscevo' - per sentito dire se non mi sbaglio - 'le persone di Bagarella, Brusca, Gioè e La Barbera; per noi gli amici palermitani erano questi'.
Ora io le ho fatto dei nomi, sottolineando quello di Cancemi, aggiungendo ora quello di Ganci chiedendole: ma le consta che, le risulta meglio per lei che la realtà di Cosa Nostra fosse espressa anche da altre persone? Sa come si poteva prendere una decisione in Cosa Nostra, oppure non lo sa?
EX 210 Malvagna: Io come si poteva prendere una decisione non lo so, non avendo mai partecipato a queste riunioni direttive. Come loro si orientano o da chi è composta non lo so, io posso dire quello che so e che mi è stato riferito e i nomi che mi sono stati fatti.
AVV. Cianferoni: Bene. A questo punto direi che lei ha esaurito molte delle mie curiosità, però una mi rimane: ma se dunque lei non partecipava ed è sostanzialmente all'oscuro di tante dinamiche, com'è che poi suo zio, o altre persone ancora, la mettevano a parte di tanti segreti?
EX 210 Malvagna: Mio zio mi metteva a parte, questo non posso rispondere, non posso entrare io nella testa di mio zio, bisogna vedere cosa pensava mio zio di me. Io posso dare una mia opinione, quello che penso io: che mi metteva a parte per la fiducia che riponeva su di me. E altre persone mi hanno messo a parte di determinati episodi anche perché io, pur non essendo ancora formalmente un uomo d'onore, ho fatto dei reati che competono a un uomo d'onore. Quindi penso per come io ho fatto alcuni favori loro avevano la massima fiducia, quindi a me mi vedevano, secondo me mi vedevano già come un uomo d'onore, uno della famiglia.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di una sua conoscenza con certe persone chiamate Aiello, lei ha già ricevuto questa domanda dal Pubblico Ministero e ha risposto che conosceva un certo Aiello Vincenzo e un fratello di questo Vincenzo, è vero?
EX 210 Malvagna: Sì.
AVV. Cianferoni: Perché non ha risposto che conosce anche Aiello Giuseppe e Aiello Santo? Pochi mesi fa lei era in quest'aula a rispondere su conoscenze con Aiello Giuseppe e Aiello Santo, o mi sbaglio?
EX 210 Malvagna: Ma bisogna vedere chi sono questi Aiello Giuseppe e Aiello Santo. Può essere che io li conosco, però io di Aiello mi ricordo soltanto Alfio perché l'ho conosciuto in galera e Aiello Vincenzo che molte volte l'ho visto e ho avuto modo di parlargli.
AVV. Cianferoni: Beh, dunque, senta, lei ricorderà di essere stato sentito anche nel processo cosiddetto Nicotra.
EX 210 Malvagna: Sì.
AVV. Cianferoni: Ricorderà...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi. Avvocato. C'è opposizione perché non sappiamo nulla di queste dichiarazioni che ricorda il difensore, pochi giorni fa, non so quando sarebbe stato sentito...
AVV. Cianferoni: Pochi mesi.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel processo Nicotra.
PRESIDENTE: Pochi mesi, ma se non sono atti che sono stati indicati, richiamati o depositati, lei lo sa non ne possiamo fare riferimento perché né il Pubblico Ministero, tantomeno la Corte che non sa mai nulla, potrebbe avere la possibilità di controllare. Non perché si dubiti, ma è una regola processuale.
AVV. Cianferoni: Non era certo sul contenuto dei fatti di quel processo che mi interessava sollecitare...
PRESIDENTE: Avvocato, però non si possono fare domande di questo tipo.
AVV. Cianferoni: Cioè, la domanda era: è stato mai qui? Mi pare...
PRESIDENTE: Ho capito, ma...
AVV. Cianferoni: Non insisto e non voglio far polemica, ma tante volte il Pubblico Ministero dice: 'qual era il suo atteggiamento precedentemente alla collaborazione? E' mai stato sentito? E che cosa rispose all'epoca?'
Mi sembrano domande che...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, ma lei gli stava contestando quello che aveva detto in quell'udienza.
PRESIDENTE: Non può fare disco...
PUBBLICO MINISTERO: E' cosa diversa.
AVV. Cianferoni: No, no, no.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, per cortesia. Ho già detto che queste domande non si possono fare per un motivo processuale molto preciso: siccome sono norme che è giusto che tutti rispettino, anche i difensori devono rispettarle.
AVV. Cianferoni: Prendo atto e concludo su questo argomento. Non era sul merito del processo, era su una circostanza temporale...
PRESIDENTE: Va bene avvocato, va bene, comunque è una domanda che io non le posso ammettere, va bene?
AVV. Cianferoni: Certo. Vorrei allora introdurre ugualmente questo tema che rimane, sotto un altro profilo, cioè: ritornando sul nominativo di queste persone, se lei ha mai conosciuto un certo Aiello Giuseppe e un di lui fratello, Aiello Santo, che mi constano essere stati collaboratori di giustizia e ai quali è stato altresì revocato il programma perché commettevano rapine.
EX 210 Malvagna: Io all'inizio della... Posso rispondere, signor Presidente?
PRESIDENTE: Prego, prego.
EX 210 Malvagna: Io all'inizio della mia collaborazione, sono stato detenuto nel reparto - sempre isolato però, non ho mai avuto incontri con nessuno, non mi sono mai incontrato con nessuno - nel reparto isolamento nel carcere di Rebibbia. E mi ricordo che in un altro reparto, però che andavano a giocare a pallone in un campetto che sporgeva dalle finestre della mia finestra, che io ero però in alto, che c'erano dei siciliani, tra cui questo Aiello Santo se non sbaglio, che era collaboratore. E l'ho sentito parlare con altre persone e basta, poi lui non lo so, mi diceva se avevo bisogno di qualcosa, però non gli ho dato nemmeno retta, completamente.
Se l'Aiello che si vuole riferire lei è questo che era collaboratore, poi se ha fatto rapine, cose, non lo so, l'ho conosciuto visivamente, così dalla finestra della mia stanza mentre io mi trovavo in isolamento intento... quando ho iniziato a collaborare. Sto parlando di maggio-giugno 1994.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ricorda di aver già parlato delle persone, di Maniscalco Franco e di un certo Paolo. Ne parlò al Pubblico Ministero di Roma l'8 di aprile del '94. Ora... Lo ricorda?
EX 210 Malvagna: Sì, ne ho parlato... le date degli interrogatori non le ricordo, ma di queste persone ho parlato in diversi interrogatori davanti a più di un'autorità e ho parlato pure in dibattimenti pubblici.
AVV. Cianferoni: Ecco, le chiedo come mai oggi è in grado di dire anche il cognome del Paolo, mentre invece nel '94, quando fece questo interrogatorio, ne parlò a lungo ma non potè fare il cognome, tant'è che il nome Paolo lo troviamo addirittura tra virgolette a pagina 6. Non è un contestazione rispetto a quell'interrogatorio in senso pieno, è di sapere com'è che oggi ci fa anche il cognome.
EX 210 Malvagna: Sì. L'interrogatorio, mi può dire la data? Qual è l'interrogatorio che fa riferimento? Così...
AVV. Cianferoni: L'8 aprile del '94 con i Pubblici Ministeri Zuccaro e Saviotti.
EX 210 Malvagna: E Saviotti, sì, perfe... sì, lo ricordo benissimo. Allora, questo è stato uno dei primi interrogatori dove io ho parlato del Maniscalco e dell'Albamonte. Durante l'interrogatorio può capitare a tutti, il nome me lo ricordavo, però il cognome in quel momento non mi veniva. Poi, successivamente, invece me lo sono ricordato e in più, altri interrogatori io dico pure il nome.
AVV. Cianferoni: Ecco, le chiedo come potè sapere che si trattava di due uomini riservati di Totò Riina?
EX 210 Malvagna: Me l'hanno detto loro stessi, perché io nel 1993, prima del mio arresto, mi trovavo latitante e il Paolo Albamonte mi venne a trovare anche perché noi avevamo ancora dei conti in sospeso per il traffico di sostante stupefacenti che facevamo, l'approvvigionamento che io avevo da parte loro. In quell'incontro, che io ero latitante, lui venne da solo, mancava Franco Maniscalco. E lui mi spiegò anche perché Franco non si muoveva in quanto vi era un'inchiesta, o non ricordo adesso di preciso se mi disse che vi era l'inchiesta o c'erano già dei provvedimenti; un'inchiesta per associazione mafiosa e di cui si diceva, si ipotizzava di questo gruppo di persone, uomini d'onore cosiddetti riservati.
Lui mi fece un sorriso e mi disse: 'non è che si sbagliano tanto, io e Franco siamo così'.
AVV. Cianferoni: Va be'. Senta, mi pare anche, per gli interrogatori suoi di questo processo che conosco, che non avesse fatto prima di oggi un riferimento a un trasporto di armi e di esplosivo come ha fatto oggi, circa i rapporti dei catanesi - come lei dice - con gli amici palermitani, sempre per usare parole sue.
Vuole essere più preciso su questa vicenda di trasporti? La sa collocare nel tempo anzitutto?
EX 210 Malvagna: Collocare nel tempo no, di preciso. Posso dire che nel marzo-aprile 1994, mentre io mi trovavo a casa di Giuseppe Grazioso, il Grazioso mandò a chiamare Piero Puglisi e gli...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, forse c'è un lapsus.
PRESIDENTE: Eh sì, lei ha detto che è stato arrestato nel marzo '93.
EX 210 Malvagna: Ah sì, mi sono sbagliato. Sto parlando del 1992, mi scusi.
PRESIDENTE: '92, va bene.
EX 210 Malvagna: Nell'aprile... nel marzo-aprile del 1992, mentre mi trovavo a casa di Giuseppe Grazioso, il Grazioso mandò a chiamare il Piero Puglisi e gli dissi che poteva mandare a chiamare gli amici di Palermo perché quelle cose erano arrivate. E allora per quella data posso dire che sono stati consegnati ai palermitani due telecomandi, due comandi a distanza. Poi, per quanto...
AVV. Cianferoni: Senta, mi scusi.
EX 210 Malvagna: Per le date, quando sono state portate armi o esplosivo, questo non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Questi telecomandi lei, da questo punto, presumo che li abbia visti. Com'erano fatti?
EX 210 Malvagna: I telecomandi io non li ho visti materialmente, me li ha spiegati Pippo Grazioso come erano fatti. Mi ha detto, dice: 'ancora mi sembrava questi congegni così sofisticati, sono tipo delle scatole, come diciamo quei congegni che ci sono nei cancelli elettronici che si comandano a distanza'. Mi disse che questi telecomandi venivano da Milano e che gli erano costati due milioni ciascuno.
AVV. Cianferoni: Sì. Che dimensioni possono avere? Come ultima domanda su questo argomento.
EX 210 Malvagna: No, questo non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ho capito. E a proposito di quell'incontro che suo zio Pulvirenti avrebbe avuto con persone che provenivano da Palermo, io le chiedo se ce lo sa collocare nel tempo, se sa dire - una volta per tutte mi vien da dire - chi ci sarebbe stato a questo incontro?
EX 210 Malvagna: Io già stamattina l'ho collocato nel tempo.
AVV. Cianferoni: A proposito della vicenda di Costanzo, stiamo parlando.
EX 210 Malvagna: Sì, è stato subito dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PRESIDENTE: Lei ha detto fine di gennaio, prima di febbraio. Più probabilmente fine di gennaio.
EX 210 Malvagna: 1993.
AVV. Cianferoni: E questo incontro sarebbe stato tra chi?
EX 210 Malvagna: Questo incontro, per quello che mi fu detto, sarebbe stato tra Giuseppe Pulvirenti, i palermitani tale De Caro e La Barbera, Eugenio Galea e poi se c'erano altri non me l'ha detto.
AVV. Cianferoni: Con il collega avvocato Ceolan, riflettevamo su questa circostanza: stiamo parlando dell'interrogatorio del 2 giugno del '94 al dottor Saviotti a Roma. Su questa circostanza dell'incontro, che lei dice che vi sia stato tra il Pulvirenti e il La Barbera, il Pubblico Ministero all'epoca le faceva presente che vi era una difformità di fondo tra lei e La Barbera. Le leggo il passo del suo interrogatorio:
"Il P.M. fa presente al Malvagna che nel corso di un recente interrogatorio il La Barbera Gioacchino, pur confermando nuovamente la decisione dei palermitani di chiedere l'appoggio al gruppo Pulvirenti per fare l'attentato a Maurizio Costanzo, ha escluso di essersi in prima persona recato a Catania per tali accordi.
Secondo il La Barbera Gioacchino egli più volte si sarebbe recato a Catania con il Gioè e quindi il binomio Gioè-La Barbera poteva essere facilmente confuso con altre due persone venute a Catania per conto dei palermitani".
Ora, lei che sa dire su questa circostanza, definitivamente, questo incontro ci fu o non ci fu?
EX 210 Malvagna: Io già...
AVV. Cianferoni: Per quello che lei sa.
PRESIDENTE: Prego, prego.
EX 210 Malvagna: Io già su questa circostanza ho risposto, mantengo le mie risposte. Non ho altro da aggiungere. Poi quello che dicono gli altri, ognuno si assume le responsabilità di ciò che dice.
PRESIDENTE: Ma lei a questo incontro non ha partecipato.
EX 210 Malvagna: No.
PRESIDENTE: A lei è stato riferito.
EX 210 Malvagna: Sì, è stato riferito.
PRESIDENTE: Lei è sicuro che il riferimento che le fu fatto atteneva a questo nome e non all'altro che l'avvocato le ha indicato? E che cioè avrebbe...
EX 210 Malvagna: L'avvocato altri nomi non ha indicato.
PRESIDENTE: ... che a questo incontro col Pulvirenti avrebbe partecipato il Gioacchino La Barbera, non il Gioè?
EX 210 Malvagna: Io ho detto sempre Gioacchino La Barbera, non ho mai detto Gioè.
PRESIDENTE: E lo ripete anche oggi?
EX 210 Malvagna: Sì.
AVV. Cianferoni: Per quanto mi riguarda non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono altre richieste, domande dei difensori?
AVVOCATO Florio: Sì, brevissimamente, avvocato Florio.
Senta signor Malvagna, lei ha mai sentito parlare di rapporti di conoscenza, o di amicizia, tra il dottor Costanzo e il dottor Dell'Utri?
EX 210 Malvagna: Il dottor Costanzo e l'altro non ho sentito.
AVVOCATO Florio: E il dottor Marcello Dell'Utri.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, vorrei capire la rilevanza di questa domanda.
AVVOCATO Florio: La rilevanza la spiego: tende a - anche se anticipa naturalmente le domande successive - a far chiarezza su un punto. Stamattina il collaborante ha riferito di un piano, una strategia diciamo così, tesa a attentare alla vita del dottor Maurizio Costanzo. Altro collaboratore - credo nel mese di luglio, ora la data precisa non la so, ma la Corte si ricorderà senz'altro meglio di me - disse che questo in verità non era... vero, comunque non era in intendimento. Perché si sarebbe fatto, diciamo così, un attentato dimostrativo contro Costanzo, ma non si poteva uccidere posto questo rapporto di conoscenza o di amicizia nei confronto del Dell'Utri, persona vicina a Cosa Nostra.
Quindi volevo sapere da...
PUBBLICO MINISTERO: No, abbia pazienza, io vorrei sapere chi l'ha detto e quando.
PRESIDENTE: E' una circostanza che ricordo perfettamente. Ora però in questo momento anche io faccio un po'...
AVVOCATO Florio: Mi sembra Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Pare anche a me che sia stato Tullio Cannella, però non lo potrei giurare perché in questo momento mi sfugge esattamente il ricordo.
Comunque uno dei collaboratori che abbiamo sentito nel mese di luglio ha fatto indubbiamente una affermazione di questo genere: che secondo quello che gli avrebbe riferito esattamente Bagarella, non era intendimento dell'organizzazione colpire la persona - in senso reale, cioè ucciderla - ma semplicemente intimorire la persona stessa per cercare di ridimensionare i suoi attacchi ad organizzazioni mafiose.
Quindi possiamo ammettere la circostanza. Lei è in grado di rispondere?
AVVOCATO Florio: Cioè, la domanda era questa...
PRESIDENTE: Sì, sì, ho sentito la domanda, credo che l'abbia sentita anche lei.
EX 210 Malvagna: Sì, l'ho sentita. Io se era amico del dottor Dell'Utri, Costanzo, non lo so. Poi per quanto riguarda ciò che hanno riferito il collaboratore, che era un atto dimostrativo, io posso dire diciamo come...
PRESIDENTE: Ma a lei è stato detto che si intendeva fare un attentato alla vita del...
EX 210 Malvagna: Sì, si doveva ammazzare Costanzo. In un atto dimostrativo si fa una cosa lieve, non si organizza una cosa così imponente.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande dei difensori?
Allora, prima di rinviare l'udienza devo dare comunicazione che con due richieste, anzi dichiarazioni fatte dall'imputato Ferro Giuseppe all'Ufficio Matricola della Casa Circondariale di Pisa, lo stesso ha dichiarato:
"Chiedo di essere sottoposto ad esame dei fatti di plurimputazione" e questo è in data 28 agosto '97. Con altra invece del 29 agosto '97 ha aggiunto:
"In riferimento alla mia richiesta in data 28/08/97 ribadisco di voler rinunciare all'udienza sopraimmaginata e seguenti", si faceva riferimento all'udienza di oggi 01/09/97.
"Inoltre ribadisco lo stesso di essere sottoposto ad esame", il che evidentemente dovrà essere oggetto poi di specifiche determinazioni.
Pubblico Ministero, potrebbe dirci, ricordarci anzi, gli impegni della settimana e se è possibile anche di quella seguente?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mercoledì dovremmo sentire Maugeri e Cosentino. Venerdì Pulvirenti. Lunedì Avola e Addolorato.
PRESIDENTE: Le altre udienze ce lo potrà dire, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Dovrei andare a memoria ma...
PRESIDENTE: No, va bene, ma se non se lo ricorda ce lo dirà un altro giorno.
Bene, allora l'udienza riprende mercoledì, ne abbiamo 3, alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buonasera.