Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: udienze/970729.txt


PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sono presenti entrambi.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno. Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, Falciani, De Paola. C'è?
AVVOCATO Falciani: Presente avvocato Falciani.
PRESIDENTE: Avvocato Falciani.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni che è presente.
Cannella Cristoforo. Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe...
AVVOCATO Di Russo: Presidente, chiedo scusa. E' presente l'avvocatessa Di Russo per Di Natale.
PRESIDENTE: Per Di Natale Emanuele?
AVVOCATO Di Russo: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace... No, veramente non è neanche contumace. E' libero.
(voce fuori microfono) Assente.
PRESIDENTE: Assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai e avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Giacalone Luigi.
AVV. Cianferoni: Stamattina c'è una questione molto banale da risolvere per il signor Frabetti: la rappresento in una parola. Ha udienza anche...
PRESIDENTE: Sì, me lo dice dopo.
AVV. Cianferoni: Rinuncia...
PRESIDENTE: Avvocato, me lo dice dopo. Il discorso è già chiaro.
Giacalone Luigi: è rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Florio e avvocato Bennati.
C'è l'avvocato Florio? No.
AVVOCATO Pepi: Lo sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Pepi. Grazie.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi che è presente.
Graviano Filippo. Avvocato Gramigni che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
AVV. Cuccureddu: Io, oggi sostituisco io. L'avvocato Cuccureddu sostituisce l'avvocato Farina.
PRESIDENTE: Chi parla?
AVV. Cuccureddu: Sono Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari.
Sostituisco l'avvocato Farina, come da nomina che è agli atti.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e avvocato Pepi che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli, sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi che è presente.
Tutino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina e avvocato Gramigni che è presente.
Allora, il Frabetti vuole fare una dichiarazione?
Per cortesia, vuole accendere, fare accendere il microfono di Frabetti?
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sentiamo.
IMPUTATO Frabetti: Vorrei rinunciare...
PRESIDENTE: Dica il suo nome e cognome, per favore.
IMPUTATO Frabetti: Sono Frabetti Aldo.
Vorrei rinunciare qui per andare a... in Camera di Consiglio.
PRESIDENTE: Rinuncia a questa udienza. Benissimo. Per andare davanti al Tribunale...
IMPUTATO Frabetti: Di sorveglianza.
PRESIDENTE: Di sorveglianza. Benissimo, è autorizzato. Vada pure.
Potete accompagnarlo.
Allora, il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi. presidente, scusi, è avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: Prima che inizi l'udienza, semplicemente una questione che mi hanno riferito i miei assistiti e che però riguarda tutti i presenti imputati.
E' successo ieri che, quando i detenuti sono stati portati via per risalire sul cellulare, il collaboratore di Giustizia di ieri, era in fondo al corridoio e ha potuto vederli uno per uno in faccia tranquillamente.
Ora, siccome vi è una situazione anche di parità, nel senso: che mentre gli imputati non vedono il collaboratore, mi chiedevano gli imputati che per il futuro ciò non si verifichi più, perché questo potrebbe comportare anche gravi conseguenze in altri processi con gli eventuali riconoscimenti, descrizioni.
Per cui chiedo...
PRESIDENTE: Va bene, avvocato. Terremo presente e avvertiremo, alla fine dell'udienza, che sia portato prima e separatamente.
AVVOCATO Pepi: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, possiamo far venire, per favore, il... l'esaminando? Ganci...
*EX 210 Ganci C.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Si accomodi. Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo e data di nascita?
EX 210 Ganci C.: Ganci Calogero, nato a Palermo il 22 marzo del '60.
PRESIDENTE: P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente. Innanzitutto illustrerò le ragioni per le quali riteniamo che Ganci vada sentito ai sensi dell'articolo 210.
Ganci, come poi la Corte potrà apprendere dalle sue stesse parole, è persona che ha fatto parte dell'organizzazione Cosa Nostra.
Si è reso responsabile di una serie di delitti, di omicidi, per i quali fatti pendono procedimenti o in fase dibattimentale, o in fase di indagini preliminari.
Quindi mi pare che le ragioni di collegamento con questi procedimenti sia del tutto in evidenza e quindi chiedo che venga sentito ai sensi dell'articolo 210.
PRESIDENTE: Allora, viene avvertito, la devo avvertire che viene sentito come imputato per reato connesso o collegato. Di conseguenza ha la facoltà di dichiarare se vuole rispondere, ma ha anche il diritto di dichiarare "Non voglio rispondere".
EX 210 Ganci C.: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Benissimo. E' presente il difensore? C'è il difensore? Qui era stato...
PUBBLICO MINISTERO: Risulta l'avvocatessa Falzone.
PRESIDENTE: Falzone è presente?
PUBBLICO MINISTERO: No, non la vedo.
PRESIDENTE: Non è presente. Allora è sostituita dall'avvocato Batacchi di ufficio.
Il P.M. può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Ganci, buongiorno. Io sono il dottor Nicolosi.
EX 210 Ganci C.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero.
Senta, Ganci, io bisogna che le faccia delle domande, per così dire, di carattere generale con l'avvertimento che lei si trova a rendere queste dichiarazioni davanti ad una Corte di Assise non siciliana, non palermitana, in particolare.
E quindi magari ci sarà bisogno di...
EX 210 Ganci C.: Di parlare più italiano. Va bene.
PRESIDENTE: No, non solo questo.
EX 210 Ganci C.: No...
PRESIDENTE: Magari di dare qualche chiarimento più specifico in relazione ai discorsi che lei andrà a fare.
EX 210 Ganci C.: Okay.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io le chiedo innanzitutto, abbiamo sentito quando lei ha declinato le sue generalità, che è del 1960.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ganci, vuol dire innanzitutto alla Corte dove lei è vissuto, dove quindi ha trascorso gli anni della sua vita, che attività lavorativa ha svolto.
EX 210 Ganci C.: E allora, io sono nato a Palermo. Nato e cresciuto a Palermo. La mia attività lavorativa era il commerciante.
Ho fatto parte di Cosa Nostra dal 1980; sono cresciuto in una famiglia che, diciamo, da mio nonno, mio zio, hanno sempre fatto parte di questa organizzazione.
Ecco, e in Cosa Nostra si usa che si tramanda questa affiliazione fra padre e figlio, diciamo, fra parenti, diciamo...
E ho fatto parte della famiglia de La Noce e il mandamento de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Ganci, può ripetere questa sua ultima affermazione, che non l'ho...
PRESIDENTE: Ha fatto parte della famiglia de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: De La Noce.
PRESIDENTE: Del mandamento de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Del mandamento de La Noce.
Senta, lei ha detto che questo suo ingresso in Cosa Nostra è datato nel 1980.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che vicende giudiziarie lei ha avuto? Voglio dire: ha avuto, è stato mai arrestato, se lo è stato, può dire quando; e sulla base di quali elementi di accusa?
EX 210 Ganci C.: Sì. Io sono stato arrestato nel 1993. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Il mese se lo ricorda?
EX 210 Ganci C.: Giugno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Nel giugno '93.
EX 210 Ganci C.: Il 10 giugno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quali erano le accuse a suo carico?
EX 210 Ganci C.: Associazione mafiosa e omicidio, diciamo, mi imputavano.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale omicidio era imputato?
EX 210 Ganci C.: Omicidio Inzerillo.
PUBBLICO MINISTERO: Inzerillo. Senta, e insieme a lei è stato arrestato qualcuno della sua famiglia?
EX 210 Ganci C.: Sì, mio padre e un cugino mio: Anselmo Francesco Paolo.
PUBBLICO MINISTERO: Anselmo Francesco Paolo.
Senta, suo padre come si chiama?
EX 210 Ganci C.: Ganci Raffaele.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva un ruolo particolare all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Ganci C.: Mio padre era il capomandamento del mandamento de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, anche suo padre e suo cugino Anselmo erano stati arrestati con questa stessa accusa?
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei dal giugno del 1993 è stato ininterrottamente detenuto?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è attualmente detenuto?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ganci, quand'è che ha, per così dire, e per quali motivi ha deciso di rendere dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria? Quindi di collaborare.
EX 210 Ganci C.: Allora, io cominciai a collaborare il 7 giugno del '96. I motivi, diciamo, i motivi è il coraggio che ho avuto, perché non è facile accusare il padre, i fratelli, i parenti, di reati commessi, per la morte del bambino, del figlio di Di Matteo. E anche per tutti questi fatti di stragi che si sono susseguiti con bombe messe, che so, agli Uffizi.
Diciamo, bombe che in Cosa Nostra non si era mai sentito dire di mettere una bomba in un museo, oppure in una chiesa.
Per noi era una cosa che non c'era, neanche esisteva.
Quindi, quando io apprendo che Cosa Nostra ha delle responsabilità anche per questi fatti, essendo padre, ho sentito il dovere di... che mio figlio c'ha 12 anni, quindi io... Sono anch'io da 20 anni, ma nella mia generazione, 19-20 anni, si cominciava a commettere omicidi e rati.
Mio figlio avrebbe fatto 15-16 anni, sicuramente sarebbe stato pure affiliato a Cosa Nostra.
Quindi ho sentito il dovere, mio figlio non fare questa strada che ho fatto io. E ho deciso di collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel momento in cui, lei ha detto ha cominciato a collaborare il 7 giugno del 1996.
Nel momento in cui lei ha iniziato a collaborare, di quali delitti era accusato?
EX 210 Ganci C.: Io ero accusato per l'omicidio Inzerillo e... e poi diciamo a fine '93 mi arrivò il mandato di cattura per l'omicidio, la strage Falcone, quindi la strage di Capaci.
E poi io, con la mia collaborazione, mi accusai di tutti i reati che io ho commesso in effetti dall'80 al '92, fra cui le stragi Chinnici, Dalla Chiesa, Cassarà - io le dico i fatti più gravi che ho commesso - e la stessa strage di Falcone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ganci, lei ha detto alla fine del '93 lei viene accusato anche della strage di Capaci.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte sulla base di quali elementi lei veniva accusato della partecipazione a questo fatto?
EX 210 Ganci C.: Su dichiarazione di Cancemi e Di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi lei ha detto che, iniziando a rendere dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria, ha, per così dire, rivelato la sua partecipazione a questi fatti.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'omicidio del generale Dalla Chiesa, la strage in cui ha perso la vita il giudice Chinnici...
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'omicidio del dottor Cassarà.
EX 210 Ganci C.: Cassarà.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me basta che mi dia esclusivamente - non voglio scendere nei dettagli di questi fatti - ma mi basta che dica alla Corte - posto che lei ha fatto il nome di Salvatore Cancemi come una delle persone che lo accusava - se per l'appunto le indicazioni che aveva fornito Cancemi sul suo conto si erano poi rivelate veritiere.
EX 210 Ganci C.: Mah, le indicazioni di Cancemi sulla strage di Capaci sono veritiere, solo che alcune cose lui non le aveva dette. Quindi... Perché c'erano altre persone che avevano partecipato e lui non le aveva accusato.
E poi lui si dava anche un ruolo di partecipazione minore, capisce?
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Ganci C.: E invece lui era con me, lì, a seguire la macchina del dottor Falcone.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, voglio dire, nel suo nucleo essenziale, le accuse che le venivano rivolte - io parlo per quanto riguarda lei personalmente - da Cancemi erano rispondenti al vero.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho bisogno di chiederle qualche dettaglio sulla struttura di Cosa Nostra.
Lei, per l'appunto, ha detto che suo padre era il capomandamento de La Noce.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte quali erano le altre famiglie che componevano il mandamento de La Noce?
EX 210 Ganci C.: Malaspina e Altarello, famiglia di Malaspina e famiglia di Altarello.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che suo padre viene nominato capomandamento.
Vuol dire quando?
EX 210 Ganci C.: Nel gennaio '83.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come viene investito suo padre, diciamo, della carica di capomandamento?
EX 210 Ganci C.: Ecco, allora qui precisiamo: che la famiglia de La Noce allora era aggregata al mandamento di Porta Nuova che era Pippo Calò, il capomandamento.
E il nostro capofamiglia era Salvatore Scaglione.
Dopo che ci fu, nell'80, nell'81, che scoppiò la guerra di mafia, quindi la morte di Stefano Bontate, la morte di Inzerillo Salvatore e tutti, diciamo, questi nostri avversari, nell'82 poi si decise di fare piazza pulita all'interno della nostra famiglia e più altre famiglie che questi, in passato, erano stati vicini a Bontate e all'Inzerillo, no? Anche se poi nella guerra si erano schierati con noi.
Però Riina e mio padre, Gambino, Calò e... diciamo erano persone che per loro erano non affidabili. E quindi diciamo si fece piazza pulita di queste persone.
E poi diciamo quindi l'unica persona che era da mettere al comando della famiglia de La Noce, era Ganci Raffaele. E ci fu anche dato il mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, l'investitura di suo padre al capo del mandamento de La Noce, avviene a seguito di quella che lei ha definito, mi pare...
EX 210 Ganci C.: La guerra di mafia, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La guerra di mafia.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei quindi, per così dire, ha partecipato a questa prima guerra di mafia.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto, nel raccontare sinteticamente questo svolgimento di questi fatti, ha fatto due nomi. Per l'appunto quello di Gambino e quello di Riina.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte chi era Gambino?
EX 210 Ganci C.: Gambino era un uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, allora.
Poi, dopo la guerra, ci fu dato anche a lui il mandamento di San Lorenzo. Con...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era capo del mandamento di San Lorenzo.
EX 210 Ganci C.: Sì, fino al '93, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi chi gli è... Perché fino al '93? Che cosa è successo, vuol dire?
EX 210 Ganci C.: Lui, cioè, fino al '93, perché poi diciamo si è ucciso, si è suicidato, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Si è suici...
EX 210 Ganci C.: Comunque, dopo l'arresto di Gambino Giuseppe, diciamo, a reggere il mandamento è stato messo Biondino Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei se lo ricorda quand'è che avvenne questo arresto di Gambino?
EX 210 Ganci C.: Mah, siamo nell'86-'87,
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a partire da quella data, era Salvatore Biondino il reggente del mandamento di San Lorenzo?
EX 210 Ganci C.: Esatto, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha fatto il nome di Riina.
Vuol dire alla Corte che ruolo aveva Riina in Cosa Nostra?
EX 210 Ganci C.: Riina era il capomandamento di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei con Riina ha avuto rapporti diretti, personali?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io sono nato diciamo in Cosa Nostra in mano a Riina. Diciamo, io da 20 anni conosco Riina e forse anche di più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'erano motivi, al di là delle motivazioni prettamente riferibili alla organizzazione Cosa Nostra, c'erano anche altre motivazioni, c'erano particolari legami tra lei, o la sua famiglia di sangue, e Riina?
EX 210 Ganci C.: Cioè, come parentela parla lei?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ganci C.: No, parentela no. C'era solo...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non dico se eravate parenti. Voglio dire, c'erano rapporti... lei ha detto c'erano rapporti molto stretti fra lei e Riina.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma dico, c'erano questi stessi rapporti anche tra suo padre, suo fratello...
EX 210 Ganci C.: Dottor Nicolosi, guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ganci C.: ... i rapporti col mandamento di Corleone nascono dai miei zii con Luciano Liggio. Quindi io le parlo addirittura anche della vecchia guerra degli anni '60-'70.
Quindi il Corleone con la famiglia de La Noce, si è messa questa alleanza stretta.
Poi Riina fu latitante per circa cinque anni in casa di mio suocero che era il figlioccio di Riina Salvatore. Figlioccio però nel senso che è stato combinato da Riina in seno a Cosa Nostra, no? Quindi, in questo senso, no? Lo ha battezzato, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi c'erano, per così dire, rapporti molto risalenti...
EX 210 Ganci C.: Strettissimi.
PUBBLICO MINISTERO: Strettissimi e risalenti nel tempo.
EX 210 Ganci C.: Sì. Ma guardi, c'è un'altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ganci C.: Quando Gambino fu arrestato, fu arrestato assieme a mio padre. E quella sera proprio veniva dalla casa di Riina, perché c'erano incontri giornalieri con Riina, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e della famiglia di Corleone, oltre Riina, conosceva qualche altro uomo d'onore?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io conosco Bernardo Provenzano, anche da ragazzo io... da circa 20 anni che io conosco Bernardo Provenzano.
Conosco i nipoti di Luciano Liggio, i Marino; i nipoti di Riina: i Lizzafi; il Pino Leggio che non c'è più, è morto. Poi c'è Iacopo Riina, uno zio di Riina, anche lui uomo d'onore della famiglia di Corleone.
Comunque, Corleone diciamo li conosco persone di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, e per quanto riguarda i rapporti con Provenzano, ecco, vuol specificare un pochino meglio alla Corte, vuol dettagliare meglio che rapporti ha avuto per l'appunto lei e la sua famiglia, dico la famiglia Ganci con Provenzano?
EX 210 Ganci C.: Guardi, rapporti cordiali, diciamo. Rapporti buoni, ecco, rapporti... Mai avuto, ma avuto diverbi, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto Leoluca Bagarella?
EX 210 Ganci C.: Certo che l'ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire in che qualità lo ha conosciuto...
EX 210 Ganci C.: Ma guardi...
PUBBLICO MINISTERO: ... a quando risale la sua conoscenza?
EX 210 Ganci C.: Leoluca Bagarella io lo conosco cioè ancora neanche ero affiliato a Cosa Nostra. E lui veniva in casa di mio suocero. Quindi le parlo...
PUBBLICO MINISTERO: Chi è suo suocero, mi scusi?
EX 210 Ganci C.: ... del '76-'77.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi Ganci, suo suocero può dirlo...
EX 210 Ganci C.: Anselmo Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Anselmo Vincenzo.
EX 210 Ganci C.: Anselmo Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ganci C.: Poi lui mi sembra che nell'80 fu arrestato.
Comunque è tanti anni che conosco Bagarella.
Quindi, guardi, quando è uscito lui nell'89-'90, se non ricordo male, abbiamo, per farlo incontrare con il Riina Salvatore, perché lui era sorvegliato diciamo, il Bagarella, abbiamo organizzato un incontro a casa mia, in via delle Madonie a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ganci C.: Quindi io con Bagarella, diciamo, rapporti anche molto stretti, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poco fa ha elencato una serie di delitti, quelli che lei li ha definiti più gravi, più eclatanti, in cui lei è stato coinvolto.
Qualcuno di questi delitti lo ha commesso anche insieme a Bagarella?
EX 210 Ganci C.: Guardi, Bagarella fu arrestato nell'80. Quindi nella guerra di mafia lui, diciamo, che non ha partecipato.
Diciamo di questi fatti gravissimi, no. Ecco, come Chinnici, Dalla Chiesa, questi no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato anche della strage di Capaci.
EX 210 Ganci C.: Ah, quella di Capaci, sì. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ganci C.: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: ... per quanto riguarda diciamo la struttura di alcune famiglie, lei ha parlato di quella di San Lorenzo.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto anche il nome del capomandamento: Giuseppe Giacomo Gambino; ha parlato del reggente Salvatore Biondino.
Le chiedo: di questa famiglia di San Lorenzo, ha conosciuto altri uomini d'onore?
EX 210 Ganci C.: Diciamo che quasi tutti. Io, San Lorenzo, conosco Salvatore Biondino, conosco i cugini Biondo, il Ferrante Giovan Battista, Mario Troia, il Buffa Giuseppe, il Buffa Salvatore... diciamo, un po' tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Un po' tutti. Senta, a me interessano, in particolare, lei di Biondino Salvatore ha già detto.
Lei ha parlato ora dei cugini Biondo.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte anche il nome di battesimo di queste persone?
EX 210 Ganci C.: Guardi, sono omonimi: Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Si chiamano... C'era qualche modo per distinguerli?
EX 210 Ganci C.: "Il lungo" e "il corto". Perché c'è uno che è alto e uno che più...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha parlato di Ferrante Giovan Battista.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con Ferrante lei ha compiuto qualcuno di questi gravi delitti di cui lei ha parlato?
EX 210 Ganci C.: Con Ferrante, ecco, per dire...
AVV. Cianferoni: Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
C'è opposizione perché, mi vorrò sbagliare, mi auguro di sbagliarmi, ne farà fede il verbale. Mi pare che in verità il signor Ganci non abbia mai fatto il nome del Ferrante.
Ora, siccome il Pubblico Ministero dice: 'lei ha parlato del signor Ferrante...'
PRESIDENTE: Lo ha appena detto...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma lei forse era momentaneamente assente. Ha appena nominato Ferrante. Vero?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io... Avvocato Cianferoni...
AVV. Cianferoni: Rimane per quella che è. Ne parlavamo...
PUBBLICO MINISTERO: Mah, quella che è. Cioè, un errore.
Vedo che, siccome leggendo le trascrizioni, anche ce n'è diversi di questi errori di udito...
Pregherei di stare un po' più attento, avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Devo confermare che effettivamente...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei...
PRESIDENTE: Per mio scrupolo, ho controllato.
Le sue recenti opposizioni che facevano riferimenti a dichiarazioni, o parole e espressioni non usate, in realtà poi, avvocato, lei se le vada a vedere, erano state usate.
AVV. Cianferoni: Senz'altro, Presidente...
PRESIDENTE: Non è che io gliene faccio una colpa.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: A tutti succede o un momento in cui non si è attenti, oppure una percezione della voce che non arriva sufficientemente.
Però devo dire che purtroppo sono frequenti.
AVV. Cianferoni: Questa è una constatazione della quale io ringrazio la Corte e mi farò carico, fin da subito, di stare il doppio più attento e di intervenire solo se...
PRESIDENTE: Ma non intendevo...
AVV. Cianferoni: Ecco, questo...
PRESIDENTE: Ma non intendevo assolutamente.
AVV. Cianferoni: ... è quanto. Devo dire una cosa, a conclusione: non per replicare al signor Pubblico Ministero chiaramente, ma a mia volta sto iniziando una paziente opera di lettura dei verbali. E qualora, a questo punto, visto che si è voluti scendere su questo terreno, non mi pare particolarmente edificante - e parlo sempre di quanto ha detto il Pubblico Ministero - qualora trovassi delle circostanze da segnalare, a questo punto...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni...
AVV. Cianferoni: ... a mia volta, le segnalerò. Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Non è edificante per lei, non per me. Quindi, certe aggettivazioni io le risparmierei.
PRESIDENTE: Lei ha tutto il diritto di farci notare eventuali errori, avvocato, non si preoccupi.
In particolare, quelli miei o della Corte.
Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
PRESIDENTE: Mi pare che il Pubblico Ministero le ha fatto la domanda...
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo se ripigliamo il filo del discorso.
Mi pare che eravamo a Ferrante Giovan Battista.
Le avevo chiesto: insieme a questa persona, ha commesso lei qualcuno di quei gravi fatti di cui ha parlato all'inizio del suo esame?
EX 210 Ganci C.: Sì. E allora, io con Ferrante ho commesso la strage di Chinnici, la strage della circonvallazione, non so se voi ve la ricordate, dov'è morto altro Ferlito, un catanese.
Poi, diciamo che, oltre a Ferrante, c'erano anche i Biondo, c'era anche il Gambino, il Biondino.
Quindi, con la famiglia di San Lorenzo c'è sempre stato un rapporto... Ma guardi, che addirittura con Gambino Giuseppe c'è il rapporto di parentela, perché è cognato di mio padre. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, Ferrante è uno di quelli che ha partecipato anche alla strage di Capaci?
EX 210 Ganci C.: Esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei per l'appunto ha menzionato la strage di...
EX 210 Ganci C.: Sì, ho cominciato diciamo dall'82-'83.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, per quanto riguarda diciamo le famiglie e i mandamenti chiamiamo di Palermo città, a me interessa in particolare che lei riferisca alla Corte le sue conoscenze sulla struttura del mandamento di Brancaccio.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte innanzitutto da quanto tempo... Lei è entrato in Cosa Nostra nel 1980.
EX 210 Ganci C.: '80.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'è stato praticamente fino all'inizio della sua collaborazione.
Se vuol fare un pochino la storia delle sue conoscenze per quanto riguarda l'evoluzione della reggenza del mandamento di Brancaccio.
EX 210 Ganci C.: Sì. La famiglia di Brancaccio prima era aggregata al mandamento di Ciaculli.
Dopo la morte di Scarpa Giuseppe, diciamo che a reggere il mandamento sempre di Ciaculli c'è stato Puccio Vincenzo.
Poi, dopo la morte di Puccio Vincenzo è passata in mano a Giuseppe Lucchese.
Dopo l'arresto di Giuseppe Lucchese, passa la reggenza e il mandamento alla famiglia di Brancaccio. E vengono messi come reggenti i fratelli Graviano: Giuseppe e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ganci C.: Fino al '96, quindi al giorno della mia collaborazione, i fratelli Graviano erano reggenti di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando lei parla dei fratelli Graviano si riferisce a?
EX 210 Ganci C.: Giuseppe e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: E Filippo. Senta, lei ha detto... Bisogna che le chieda qualche precisazione sui nomi. Da Michele Greco siamo passati a "scarpa".
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa nome e cognome di questa persona?
EX 210 Ganci C.: Giuseppe Greco.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Greco, detto "scarpa".
EX 210 Ganci C.: Detto "scarpa", sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ha parlato di Vincenzo Puccio.
EX 210 Ganci C.: Vincenzo Puccio.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, dopo Vincenzo Puccio, Giuseppe Lucchese.
EX 210 Ganci C.: Giuseppe Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva chiamato in qualche maniera questo Giuseppe Lucchese?
EX 210 Ganci C.: "U' lucchisieddu", lo chiamavamo noi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con questa persona, con Lucchese, lei ha commesso qualcuno di quei gravi fatti di cui ha parlato?
EX 210 Ganci C.: Sì, la... Ma guardi, con Lucchese, tutta la guerra di mafia l'abbiamo commessa assieme.
Quindi Inzerillo, Stefano Bontate, poi il Dalla Chiesa, il Cassarà. Diciamo, con Lucchese tanti delitti abbiamo commesso assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito sempre di questi fatti e dei suoi rapporti con persone del mandamento di Brancaccio, oltre a Lucchese, lei ha commesso taluno di questi delitti insieme ad altre persone provenienti da quel mandamento?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, con il Greco Giuseppe, però detto "u' mennone", che era un nipote di, è il figlio del sanatore, noi ci diciamo. E' Salvatore Greco. Questo pure uno della famiglia di Ciaculli.
E con Mario Prestifilippo, un altro uomo d'onore della famiglia di Ciaculli. Con lo stesso Giuseppe Greco, lo "scarpa", però, sì, diciamo tanti delitti abbiamo commesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto ad un certo punto: 'questo signor Giuseppe Lucchese viene arrestato'.
Si ricorda, così ci orientiamo un po' nello sviluppo di questi racconti, a quando risale questo arresto?
EX 210 Ganci C.: Guardi, se non ricordo male, siamo '89-'90.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto, mi potrò sbagliare, però mi pare che ha detto: 'furono messi i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano'.
Perché usa questa espressione "furono messi"? Ci fu qualcuno che impose, che suggerì, che avallò questa loro investitura?
EX 210 Ganci C.: Io, perché questi due ragazzi erano vicini al Lucchese. E quindi erano in buoni rapporti.
E poi, il Riina, dato che questi, i Graviano, erano stati sempre assieme anche al Lucchese, veniva agli appuntamenti con loro, alcune volte diciamo il Riina parlava assieme a Lucchese e anche ai Graviano, diciamo, le persone designate come persone di fiducia a noi come schieramento, diciamo, di uomini di fiducia, erano i Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi erano i fratelli Graviano che avevano rapporti stretti con Riina. Erano persone che avevano relazioni...
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Erano molto vicini a Riina?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei li ha conosciuti personalmente?
EX 210 Ganci C.: Certo, che li ho conosciuti.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ha commesso anche dei delitti insieme a Filippo e Giuseppe Graviano?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io so... Una volta abbiamo tentato di uccidere Totuccio Contorno. Quando si seppe che il Contorno era sceso in Sicilia ed era nelle campagne di Bagheria e Casteldaccia.
Io fui convocato assieme ad Angelo La Barbera, Angelo La Barbera, altro uomo d'onore e reggente del mandamento di Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Di?
EX 210 Ganci C.: Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Bocca di Falco.
EX 210 Ganci C.: E siamo stati convocati per organizzare questo omicidio. Perché si era saputo che il Contorno era rinchiuso in una villa. E già avevano ... questa villa.
E quando andammo qui a Bagheria che era in un locale ad uso di agrumi, diciamo, raccolta di agrumi facevano in questo locale, c'erano i Graviano, c'era il Lucchese e altre persone, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma e poi questo tentativo di uccidere Contorno...
EX 210 Ganci C.: No, perché poi il Contorno fu poi arrestato, dopo alcuni giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sfumò, diciamo.
EX 210 Ganci C.: Sfumò, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E in che periodo siamo?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, sempre lì, attorno all'89.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo intorno all'89.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per quanto riguarda diciamo la sua conoscenza di famiglie o di mandamenti fuori dal contesto cittadino palermitano, ecco, le chiederei: nella zona di Alcamo, nel trapanese in genere, quali uomini d'onore ha conosciuto?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, io, come uomo d'onore, prima ho conosciuto Vincenzo Milazzo, che era del mandamento di Alcamo. Però poi un'altra persona che era molto vicina al Riina era il Mariano Agate, il Ciccio Messina, il Messina Denaro Francesco, il Matteo Messina Denaro; diciamo, gente che, anche se io non li vedevo assiduamente, ma erano persone che io sentivo sempre nominare a mio padre, a Riina, come persone molto vicine a loro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
EX 210 Ganci C.: Le persone certamente nel trapanese erano queste.
PUBBLICO MINISTERO: Erano queste. Allora, a me interessa che lei metta a fuoco un attimino alcune di queste persone.
Lei ha parlato di Messina Denaro Francesco e di Messina Denaro Matteo.
Vuol dire qualcosa di più specifico su queste persone? Sa con precisione, o no, di quale famiglia facevano parte...
EX 210 Ganci C.: Di Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei le ha conosciute personalmente... Ha detto, ne ha sentito parlare da suo padre. Ecco, vuol spiegare un po'?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io, oltre a sentirne parlare, ci fu una volta che... Però non ero sicuro se in effetti era il Matteo Messina Denaro, venne a Palermo per rintracciare una persona che era sempre del suo paese. E per non farlo uccidere al suo paese, ha chiesto il favore a noi di ucciderlo a noi.
E Riina, diciamo, ci disse: 'vedi di organizzarti e ti interessi a questo omicidio'.
E poi questo omicidio fu fatto. Era un ragazzo universitario che lavorava lì al policlinico, all'ospedale, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: In che anno siamo, Ganci?
EX 210 Ganci C.: Qua siamo all'83-'84.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e sa se questi Messina Denaro Francesco e Matteo avevano un qualche ruolo, diciamo, dirigenziale all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io ne ho sempre sentito parlare come capifamiglia. Quindi... Però non so se erano poi rappresentanti, oppure...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei ha detto che queste persone erano quelle con cui Riina, erano i referenti sul trapanese.
EX 210 Ganci C.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha parlato anche, sempre come referente di Mariano Agate.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire qualcosa di più specifico su questa persona?
EX 210 Ganci C.: Guardi, Mariano Agate era il capofamiglia di Mazara del Vallo. Persona molto vicina a Riina, Bagarella, a Gambino, anche a noi stessi. Perché spesso veniva, quando veniva a Palermo, lui passava per salutare nella macelleria.
Oppure anche perché poi, quando lui voleva l'appuntamento con Riina si rivolgeva a noi per avere questi appuntamenti.
Io, maggiore conosco il Mariano Agate, il Ciccio Messina - che si è ucciso pure - detto "mastro Ciccio"...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo...
EX 210 Ganci C.: Sì, lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: ... mastro Ciccio, significa... Il nome vero quale sarebbe?
EX 210 Ganci C.: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco Messina.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Detto "mastro Ciccio".
EX 210 Ganci C.: Mastro Ciccio.
PUBBLICO MINISTERO: Che si sarebbe ucciso recentemente?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì. Poi c'è "tamburello", una persona chiamata "tamburello", Gancitano Andrea, il Sinacori Vincenzo...
Io ne conosco uomini di Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tutti questi lei li conosce diciamo, mettiamoli in fila: Messina Francesco, detto "mastro Ciccio"; Andrea Gancitano e Vincenzo Sinacori li conosce come uomini d'onore della famiglia di Mazara del Vallo.
EX 210 Ganci C.: Mazara del Vallo, sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei con queste persone ci ha commesso delitti, o li conosce semplicemente come uomini d'onore...
EX 210 Ganci C.: No, no, li conosco solo come uomini d'onore. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Non ha compiuto...
EX 210 Ganci C.: Non ho commesso...
PUBBLICO MINISTERO: ... reati insieme a queste persone.
EX 210 Ganci C.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un attimino vorrei concludere il discorso sul mandamento di Alcamo. Lei ha detto, conosceva Vincenzo Milazzo.
Ha conosciuto altre persone di quel mandamento? Altri uomini d'onore di quel mandamento?
EX 210 Ganci C.: Guardi, in questo momento non mi ricordo come si chiama, questo... questo signore.
PUBBLICO MINISTERO: Non so, vuol dare qualche altra indicazione?
Non so chi vuole dire, ecco.
EX 210 Ganci C.: Comunque era una persona molto vicina a Milazzo e a Brusca e a Bagarella stesso.
Che c'ha, diciamo, l'officina di carrozzeria a Castellammare. Come si chiama...
PUBBLICO MINISTERO: A Castellammare del Golfo?
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Ganci C.: Al momento non mi viene il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non le viene il nome. Lei ha detto...
EX 210 Ganci C.: Comunque lo conosco benissimo. Ma...
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosce benissimo.
Senta, lei ha parlato di Brusca.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di Brusca ce ne sono diversi. Vuol dire un pochino alla Corte che cosa ci può riferire sulla famiglia Brusca?
EX 210 Ganci C.: Allora, la famiglia Brusca diciamo, Bernardo Brusca, quindi è il capomandamento del mandamento di San Giuseppe Iato.
Nella famiglia di San Giuseppe Iato, nel mandamento di San Giuseppe Iato ci sono aggregate le famiglie di Monreale, Piana degli Albanesi e San Cipitello. E anche Altofonte.
Conosco Bernardo Brusca, conosco Giovanni Brusca, conosco Emanuele Brusca, conosco Vito Brusca. La famiglia dei Brusca li conosco quasi tutti.
PUBBLICO MINISTERO: I Brusca li conosce tutti.
EX 210 Ganci C.: Altri uomini d'onore diciamo... Di cui io ho commesso delitti assieme...
Infatti, il mio primo delitto è stato commesso ad Altofonte nel 1980 per fargli un favore a Bernardo Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Di chi si trattava, Ganci?
EX 210 Ganci C.: Era un fabbro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'omicidio di un fabbro a San Giuseppe Iato?
EX 210 Ganci C.: Sissignore. E questo è il primo omicidio che io ho commesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei ha detto il Bernardo Brusca, sarebbe il padre, era il capomandamento di San Giuseppe Iato?
EX 210 Ganci C.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come la situazione si è evoluta, per così dire, all'interno del mandamento di San Giuseppe Iato?
EX 210 Ganci C.: Sì. Dopo l'arresto di Bernardo Brusca, e anche Giovanni Brusca - perché mi ricordo che dopo un po' di tempo arrestarono anche Giovanni - fu messo come reggente Balduccio Di Maggio, uomo d'onore della famiglia di San Giuseppe Iato. E...
PUBBLICO MINISTERO: Vogliamo dare una data, Ganci, a questo fatto? A questa reggenza...
EX 210 Ganci C.: Noi ci dobbiamo riferire attorno all'85-'86.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, nel periodo in cui si...
EX 210 Ganci C.: Sì, al Maxiprocesso, sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, poi?
EX 210 Ganci C.: Balduccio Di Maggio comunque era coadiuvato dal fratello maggiore del Brusca: Emanuele. Poi, fino all'89.
Poi uscì Giovanni Brusca e c'era questa contesa fra il Balduccio Di Maggio che era già reggente e Giovanni Brusca, che Giovanni Brusca pretendeva che il Balduccio Di Maggio si mettesse da parte. Però il Balduccio Di Maggio, in effetti, dice: 'scusa, se mai dobbiamo collaborare assieme e..., anche perché, per una questione di prestigio nei miei riguardi, tu non puoi arrivare e mettermi da parte. Se mai collaboriamo...'
E qui, diciamo, sono nati questi diverbi.
E il Riina ha cercato di farli mettere d'accordo. Però il Balduccio Di Maggio ha interpretato che sia stato, era un filamento di Riina per poi farlo ammazzare.
E poi scappò, Di Maggio se ne andò, diciamo, e poi fu arrestato nel '93, '92, il Balduccio Di Maggio. E con la sua collaborazione, ci fu l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ganci, lei queste vicende interne al mandamento di San Giuseppe Iato, cioè questa successione da Bernardo Brusca a Di Maggio, alla reggenza del Di Maggio, poi a questo conflitto fra Di Maggio e Brusca, eccetera, lei, per così dire, come l'ha appresa? Dalle stesse persone...
EX 210 Ganci C.: Non è che l'apprendo. Io l'ho vissuta, dottor Nicolosi. Perché il...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, specifichi.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedevo di specificare questo.
EX 210 Ganci C.: Sì, quando diciamo viene messo il di Maggio a reggere il mandamento, gli appuntamenti con il Riina passavano sempre da noi, diciamo dalla famiglia Ganci. Perché il Riina era, diciamo, nascosto dalla famiglia Ganci. Anche se era in una villa che apparteneva ai Sansone, altri uomini d'onore della famiglia di Uditore.
Però le uniche persone, che noi passavamo gli appuntamenti, eravamo noi: i Ganci, i Gambino. Questi, eravamo.
E quindi tutte queste persone io le ho vissute, diciamo, tutte queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, con Giovanni Brusca, lei ha detto ha iniziato per così dire la sua carriera di killer.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ad Altofonte, o a San Giuseppe Iato, non mi ricordo bene, uccidendo quel fabbro nel 1980.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con Giovanni Brusca, io le chiedo esclusivamente di riferire alla Corte se ha commesso qualcuno di quei gravi delitti di cui lei ha detto all'inizio.
EX 210 Ganci C.: La strage Chinnici, Falcone, la strage di Falcone e altri delitti abbiamo commessi assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre per rimanere per così dire all'interno del mandamento di San Giuseppe Iato, lei ha detto, dice: 'io li conosco un po' tutti, anche i componenti della famiglia di Altofonte'.
Ecco, può dire qualcuno di questi uomini d'onore della famiglia di Altofonte?
EX 210 Ganci C.: Di Altofonte?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ganci C.: Il padre di Carlo, Giulio, Francesco, Andrea, sono tutti uomini d'onore della famiglia di Altofonte.
Poi ci sono altre persone, tipo... Io le posso dire il soprannome, che noi lo chiamiamo "musolino", il Gioè Antonino. Poi ci sono i La Barbera e i Di Matteo che io comunque non li ho mai visti e non li conosco completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, chi? Di Matteo e?
EX 210 Ganci C.: E La Barbera Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non li conosce nel senso non li ha conosciuti personalmente?
EX 210 Ganci C.: Personalmente. Però io so che sono uomini d'onore della famiglia di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Di Altofonte. Senta... Mi scusi un attimo.
Allora, Ganci, mi scusi, possiamo riprendere.
Quindi lei ha detto, abbiamo un pochino messo a fuoco la situazione diciamo nei limiti in cui ci interessa del mandamento di San Giuseppe Iato.
Ecco, le è venuto in mente il nome di quella persona, di quell'uomo d'onore di Castellammare?
EX 210 Ganci C.: No, comunque posso dare un'altra... Questo signore fu anche implicato per l'omicidio di un magistrato, un'autobomba messa lì.... Comunque è una persona bassina, un po' calva, robusto.
E... eh, al momento non mi viene, dottore, per ora c'ho un lapsus che non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Senta, poi magari ci torneremo.
Senta, io ho bisogno che lei spieghi alla Corte, dato che ne ha fatto cenno: lei, ad un certo punto, nel riferire di queste sue conoscenze, ha detto, parlando mi pare proprio di Di Maggio, si è riferito all'arresto di Riina. Che, com'è notorio, è avvenuto nel gennaio del '93.
Ecco, vuol specificare alla Corte che cosa accade all'interno di Cosa Nostra dopo l'arresto di Riina?
EX 210 Ganci C.: Guardi, dopo l'arresto di Riina, diciamo, ci fu un po' di maretta, nel senso che tutti non sapevano a chi ci si dovevano riferire come persona più altolocato, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ganci C.: Il Brusca veniva da mio padre per vedere mio padre cosa gli diceva, perché magari il Brusca pensava che mio padre pretendeva di prendere il posto di Riina, come persona più influente.
Ma cioè, Bernardo Provenzano prima di mio padre che se mai poteva avere questo privilegio, diciamo.
Quindi c'erano questi, diciamo, come si dice, ci guardavamo l'un l'altro, capisce, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ganci C.: Comunque, diciamo, c'erano buoni rapporti. Cercavamo sempre di collaborare, se c'era di bisogno. E...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me interessa in particolare che lei dica alla Corte qual era per l'appunto la posizione di suo padre, di Salvatore Cancemi e di Michelangelo La Barbera. Posto che lei, per l'appunto, ha menzionato quest'ultima persona.
Mi pare che ha detto era il capomandamento di Uditore e Passo di Rigano.
EX 210 Ganci C.: Il reggente di Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Di Bocca di Falco, mi scusi.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, di Cancemi Salvatore mi pare che lei lo ha detto.
EX 210 Ganci C.: Era il reggente della famiglia del mandamento di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Era reggente del mandamento di Porta Nuova.
EX 210 Ganci C.: Di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era la posizione, per così dire, di questi tre uomini d'onore?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, erano persone di una certa influenza in Cosa Nostra. C'erano continui rapporti con i Provenzano, con i Graviano, con i Brusca. Cioè, continui, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ganci C.: Cioè, per dire, perché erano influenti in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per così dire, le chiedo, erano tutti, li ha nominati un po' tutti, erano tutti capomandamento.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha nominato anche Giovanni Brusca.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di... C'era per così dire, identità di vedute su come gestire - usiamo questa parola - Cosa Nostra?
EX 210 Ganci C.: Guardi, dopo l'arresto di Riina, e quindi veniva anche dopo le famose bombe di Falcone, Borsellino, questa reazione dello Stato, il Brusca, anche per Provenzano. Perché mi ricordo che Provenzano, dopo l'arresto di Riina, dopo qualche mese, voleva mettere una bomba per uccidere il dottor Grasso, un magistrato.
Avevano pure individuato chi era la persona che aveva condotto l'operazione per l'arresto di Riina. E dicevano di fare altri atti, diciamo, atti stragisti.
Mio padre, anche La Barbera, il Cancemi stessi.
Certo, no non lo dicevano, però erano di quelli meno... Non erano, diciamo... Ecco, d'accordo a fare queste cose, diciamo, cercare di calmarci un pochettino per tempi migliori, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, invece, capisco, ce n'erano degli altri che erano più, per così dire, oltranzisti.
EX 210 Ganci C.: Sì, tipo i Provenzano, il Bagarella, il Brusca, i Graviano. Perché poi ci fu questo gruppo: i Graviano con il Bagarella, Misilmeri, Belmonte Melzagno, si sono un pochettino... Anche se c'erano, diciamo, dei rapporti intimi. Però, sa, poi c'era, ci guardavamo l'un l'altro.
Anche perché guardi, che Riina stesso non aveva fiducia a nessuno.
Riina stesso è stato quello, la persona che è riuscita a mettere tutti contro e tutti assieme.
Cioè, nel senso che lui se incontrava a mio padre ci diceva: 'Raffae', stiamo attenti a mio cugnato', cioè a Bagarella, oppure al Brusca.
Poi incontrava a Bagarella, oppure a Brusca e ci diceva: 'stiamo attenti - per dire - il Raffaele', oppure 'di Cancemi', oppure... Non so se mi spiego.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito.
EX 210 Ganci C.: Quindi lui era con tutti e noi eravamo con tutti e con nessuno. Mi spiego?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, quindi lei ha fatto - io ora mi pare di aver capito bene, ma voglio essere sicuro - lei ha detto c'era una serie di persone, mi pare che ha nominato Provenzano, Bagarella, Brusca e i Graviano che erano, per così dire, più oltranzisti.
EX 210 Ganci C.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Non so come dire, come sintetizzare quello che lei...
EX 210 Ganci C.: Estremisti.
PUBBLICO MINISTERO: Estremisti, chiamiamoli così. Usi lei l'espressione che...
EX 210 Ganci C.: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre quest'ala chiamiamola moderata, da chi era rappresentata?
EX 210 Ganci C.: Mio padre, Michelangelo La Barbera, il Cancemi... Questi, eravamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era questa specie di divergenza di vedute.
EX 210 Ganci C.: Sì. Di vedute.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento anche, per così dire, a una identità di vedute, o comunque a un... Non lo so come lo ha definito, non vorrei incorrere in errori, ma comunque ho capito ad una identità di vedute con le famiglie di Misilmeri e Belmonte Melzagno.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol specificare un pochino questa sua affermazione?
EX 210 Ganci C.: Guardi, la zona di Belmonte Melzagno, quindi Villabate e Misilmeri, è una zona dove il Bernardo Provenzano aveva avuto sempre coperture di rifugio.
Quindi, Belmonte Melzagno, anche se prima il mandamento era Misilmeri, poi dopo l'uccisione di Pietro Aucello, fu messo come reggente la famiglia, il Pieruccio Lo Bianco. Però il mandamento fu dato in... passò a Belmonte Melzagno e fu messo Benedetto Spera, come capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei di questa realtà di Cosa Nostra, ha conosciuto qualche uomo d'onore?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io di Misilmeri ho conosciuto lo stesso Pietro Aucello. Poi, ancora prima, ho conosciuto Gabriele Cammarata che era una persona anziana che era il capomandamento.
Ho conosciuto Benedetto Spera, il Ciccio Pistoia. Questi però erano di Belmonte Melzagno.
Un'altra persona... Come si chiama questo?
Comunque, altra persona che... un uomo d'onore che portava ambasciate da Belmonte Melzagno nella macelleria per conto di Provenzano, per conto di Benedetto Spera, a mio padre.
E questo signore fa il commerciante di formaggi. Ha un piccolo ingrosso di formaggi.
Il nome non mi viene neanche, per ora, dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in carcere ha conosciuto qualcuno di espressone delle famiglie di Misilmeri, Belmonte Melzagno?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io nel dicembre... Comunque, fine anno del '95, conobbi a Spoleto un certo Salvatore Benigno.
Lui, quando arrivò a Spoleto, fu messo in isolamento, però era in sezione con gli altri. Però a passeggio andava da solo.
Poi, nel '96, ritornò - e se non sbaglio siamo attorno maggio '96, giugno-maggio '96 - ritornò a Spoleto e lo misero in sezione con me. Ed eravamo quasi di fronte cella... celle di fronte.
Lui sentiva fare il mio nome: Ganci, Ganci. E quando poi cominciò a scendere al passeggio mi si comincia ad avvicinare a me: 'io conosco tuo padre, tu si' u' figliu du zu' Raffaele. Ho sempre sentito parlare bene di voi, anche perché io ero intimo amico di Pieruccio Lo Bianco'.
Pieruccio Lo Bianco, in effetti, era una persona molto molto vicina a mio padre. Cioè, diciamo anche perché simpatizzava mio padre per questo ragazzo.
E quindi questo ragazzo, saputo questo da Benigno, si cominciò ad avvicinare a me.
EX 210 Ganci C.: Io poi... Lui mi disse che era in carcere perché era imputato per il fatto di queste bombe. Però non c'era una presentazione formale come uomo d'onore, però vedevo che questo ragazzo mi cominciò a confidare delle cose. Purtroppo io, è una questione di tutti gli uomini d'onore, tentano sempre di sapere cose degli altri e ci ho fatto alcune domande e ho capito che questo ragazzo diciamo, da come mi domandava, era uomo d'onore.
Perché mi cominciò a parlare di Pieruccio Lo Bianco, il mandamento, la vicinanza con i Graviano e Pieruccio Lo Bianco, che a me diciamo... sapevo che c'era questa vicinanza, però io stavo sempre nelle mie. Mentre, per vedere se questo ragazzo aveva delle, capire se aveva delle responsabilità su questi fatti di Firenze, Milano, Roma, io nel dicembre '95 ho conosciuto a Rebibbia un certo Aldo Frabetti. Come l'ho conosciuto?
Questo Frabetti, diciamo, sapendo che noi eravamo di Palermo, chiedeva se noi conoscessimo a Giuseppe Graviano, anzi ai fratelli Graviano. E noi ci abbiamo detto: 'no, sappiamo che sono palermitani però non li conosciamo'.
'No' - dice - 'perché a me mi imputano di un processo assieme a loro', dice. Quindi io ci faccio il nome poi al Benigno, se lui diciamo aveva sentito parlare di questo Frabetti: 'sì' - dice - 'lo conosco', una cosa del genere. Mi abbia detto questo ha avuto un ruolo nel... ha messo in uso un locale, una stalla, una cosa del genere, per conservare l'esplosivo.
Io in effetti diciamo sono rimasto allibito che questo ragazzo con me si... mi diceva tutte queste cose, perché in Cosa Nostra uno tenta di non dire niente diciamo, ma questo ragazzo comunque con me si è confidato.
Mi disse pure l'uccisione di Lo Bianco, mi disse pure che lui aveva partecipato a un tentato omicidio di un certo Casella, Casella, una cosa del genere.
Comunque io capivo che lui voleva accamarsi la mia amicizia, la mia simpatia. Però io sempre lo tenevo... sempre cordialmente, però distante. Mi spiego dottor Nicolosi?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta Ganci, bisogna che io le chieda qualche cosina di più dettaglio su queste detenzioni a cui lei ha fatto cenno.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto a Rebibbia aveva conosciuto Frabetti.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire in che Sezione del carcere di Rebibbia lei si trovava ristretto?
EX 210 Ganci C.: Al G-7 e io ero lì per il processo Agate e poi ci furono le udienze del processo della strage di Capaci, però che io non partecipai perché ho fatto una deroga per andarmene a Spoleto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo Frabetti era in una cella accanto, era...
EX 210 Ganci C.: Era una cella... Io mi sembra che ero alla numero 10 e lui alla numero 8. Quindi diciamo una cella quasi di fronte, diciamo un po' staccati ma di fronte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei ha parlato anche di Giuseppe Graviano. Era detenuto anche a Rebibbia, Graviano?
EX 210 Ganci C.: Poi arrivò il Graviano con il suo fratello, Tagliavia, altri uomini d'onore del processo Agate e furono messi giusto giusto di fronte alla cella di Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: Fu da qui che nacque questo discorso del Frabetti, che le chiese se conosceva il Graviano?
EX 210 Ganci C.: Però quando lui chiese a noi... c'era anche Mariano Agate con me, capisce?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ganci C.: Ancora i Graviano non erano arrivati. Poi dopo che sono arrivati, lui... noi ci dissimo a Giuseppe: 'guarda che quello domandò di te, però ci abbiamo detto che non ti conosciamo'.
Dice: 'hai fatto bene'.
Poi comunque loro parlavano da cella a cella, però non so se poi Graviano ci disse che era Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Comunque, Frabetti le disse per che cos'era detenuto?
EX 210 Ganci C.: Per processo di Roma, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, l'accusa qual era?
EX 210 Ganci C.: Sì, per... o quelli di Costanzo o quelli della chiesa. Comunque i fatti avvenuti a Roma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, torniamo un attimino al carcere di Spoleto: lei quindi quando tornò a Spoleto, ebbe modo nuovamente di incontrarsi con Benigno?
EX 210 Ganci C.: No. Mi sembra che lui già... se n'andò già a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. No, volevo capire quand'è che era avvenuto quel discorso fra lei e il Benigno?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, siamo nel giugno... aprile-maggio del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Del '96. Senta, lei ha fatto riferimento al fatto che Benigno le aveva parlato di una stalla?
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le disse qualcosa di questa stalla del Frabetti?
EX 210 Ganci C.: Che apparteneva al Frabetti e che il Frabetti aveva dato in uso questa stalla per l'esplosivo, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di Scarano Antonio lei ha mai sentito parlare?
EX 210 Ganci C.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
Senta, lei prima delle notizie - chiamiamole così - che ha avuto da Benigno nel carcere di Spoleto, ha mai saputo qualcosa delle stragi, queste diciamo del 1993-'94?
EX 210 Ganci C.: No, no. Guardi, io mi ricordo che noi eravamo latitanti e mi sembra che avvenne la prima strage, che fu quella di Firenze, degli Uffizi, e io ero, io, mio padre e mio cugino Paolo, e noi tutti potevamo immaginare che la responsabilità era di Cosa Nostra. Questa responsabilità io poi mi rendo conto che Cosa Nostra è responsabile dopo la collaborazione di questo... delle persone che accusavano i Graviano, dal Benigno... Poi Benigno mi conferma questa conoscenza col Frabetti e io purtroppo vengo a conoscenza che Cosa Nostra è responsabile di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, l'ultima cosa: le è tornato in mente il nome di quella persona di Castellammare?
EX 210 Ganci C.: No, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: No, perché lei per l'appunto di questa persona aveva effettivamente...
EX 210 Ganci C.: Guardi, s'era imputati con questo signore anche al processo Agate. Infatti fu in cella con me... no, o Agate o Agrigento, comunque, forse processo Agrigento. Fu in cella con me, eravamo a Rebibbia io, lui - questa persona - il Gancitano e il Mariano Agate.
PUBBLICO MINISTERO: Eravate a Rebibbia sempre per partecipare ad un'udienza?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì. Guardi, il nome non...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque c'era stato insieme nella stessa cella?
EX 210 Ganci C.: Sì, stessa cella, sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io le voglio ricordare quello che lei ha detto nel dibattimento per l'appunto del processo Agrigento a Palermo, all'udienza del 5 agosto '96.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei disse, a una domanda del Pubblico Ministero che le chiede:
"Conosce Gioacchino Calabrò?"
EX 210 Ganci C.: Bravo, ecco, è la persona che io dico come uomo d'onore della famiglia di Castellammare del Golfo. E' molto vicino a Milazzo, a Brusca, a Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ora a questo punto, siccome ho letto la domanda, bisogna che le completi per correttezza, benché lei abbia risposto. In quella sede lei disse:
"Io, Calabrò Gioacchino lo conosco".
Le chiedo, le è mai stato ritualmente presentato?
EX 210 Ganci C.: Parla con me?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
EX 210 Ganci C.: Guardi, io non mi ricordo se in effetti mi è stato ritualmente presentato. Ma io come uomo d'onore lo conosco perché poi in cella, quando eravamo lì a Rebibbia, parlavano di cose di Cosa Nostra. Però, diciamo, la presentazione non mi ricordo quando mi fu fatta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi conferma che comunque con questa persona poi c'era stato insieme nella stessa cella e quale delitto aveva fatto insieme?
EX 210 Ganci C.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto era imputato nel...
EX 210 Ganci C.: Delitti assieme niente, eravamo imputati assieme nello stesso processo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Era imputato nello stesso processo.
Bene. Io, Presidente, credo di aver concluso l'esame di Ganci.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Facciamo una sospensione?
AVV. Cianferoni: Grazie Presidente.
PRESIDENTE: Dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora chi interviene?
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Signor Ganci, lei è al corrente...
PRESIDENTE: Avvocato, ecco, avvicini il microfono perché si sente poco.
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì.
Signor Ganci, lei sa che Bagarella fu arrestato alla fine...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, abbia pazienza, il nome. Non per noi, lei lo sa.
AVVOCATO Ceolan: L'ho detto prima. Avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Ero distratto.
AVVOCATO Ceolan: Signor Ganci, lei sa che Bagarella fu arrestato alla fine del '79?
EX 210 Ganci C.: Io ho detto '80, comunque mi riferivo diciamo in quegli anni.
AVVOCATO Ceolan: Per essere precisi fine del '79.
E sa che ha avuto una lunga carcerazione?
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Infatti Bagarella uscì di carcere agli inizi del '90...
PRESIDENTE: Avvocato le domande.
AVVOCATO Ceolan: Sì, infatti. Sa che Bagarella uscito di carcere agli inizi del '90 ebbe poi il soggiorno obbligato? In particolare a Perugia?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io che io non mi ricordo che abbia avuto... io posso dire le cose che ho vissuto io, che lui si incontrò con suo cognato a casa mia.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, io volevo sapere se lei sa che dopo essere uscito di carcere nel '90 lui ebbe il soggiorno obbligato a Perugia e che si rese latitante agli inizi del '92. Lo sa questo?
EX 210 Ganci C.: Avvocato, come le ripeto, io ho detto le cose che ho vissuto.
AVVOCATO Ceolan: Va bene.
Lei nel corso del '92 e fino alla data del suo arresto, ha incontrato Bagarella?
EX 210 Ganci C.: No.
AVVOCATO Ceolan: No. Non l'ha incontrato neanche durante la fase esecutiva della strage di Capaci?
EX 210 Ganci C.: Esatto.
PRESIDENTE: "Esatto" che cosa vuol dire, l'ha incontrato...
EX 210 Ganci C.: No, no, io non l'ho visto neanche.
PRESIDENTE: Non l'ha incontrato, benissimo.
EX 210 Ganci C.: Completamente.
AVVOCATO Ceolan: Allora, quando lei dice, per usare il termine del Pubblico Ministero, che Bagarella è un oltranzista, l'ha sentito dire?
EX 210 Ganci C.: Come?
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere da lei come fa a dire che Bagarella è un oltranzista, visto che non l'ha mai incontrato in quel periodo?
EX 210 Ganci C.: Perché con mio padre, Cancemi, La Barbera parlavamo che loro volevano continuare a fare tutte queste cose. Quindi io mica ho detto che io l'ho visto, ho detto che l'ho sentito dire.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Basta, basta così, ha sentito dire.
Lei sa quale fu il ruolo di Bagarella nell'esecuzione della strage di Capaci?
EX 210 Ganci C.: Guardi, che io sappia, da quello che ho appreso da mio padre e da quello che ho appreso anche dal processo, perché io sono imputato anche nel processo, lui si trovò in quel posto dove portarono l'esplosivo per poi caricare il cunicolo dell'autostrada.
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
EX 210 Ganci C.: Lui partecipò alla fase di caricamento del cunicolo.
AVVOCATO Ceolan: Sì, più esattamente lui fece la guardia mentre caricavano l'esplosivo...
EX 210 Ganci C.: Qualcosa del genere.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, è vero che suo padre, Raffaele Ganci, quando si accorse della presenza di Bagarella nella fase esecutiva di Capaci, si rivolse a Biondino chiedendogli che cosa ci faceva una persona come Bagarella, la cui levatura giudicava inadeguata rispetto a quello che si andava a commettere?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io il fatto di essere inadeguata io non l'ho mai detto, mio padre non l'ha mai detto. Mio padre si meravigliò che in questa situazione... andò a trovare il Bagarella, La Barbera e Di Matteo. Il Bagarella per un verso, mi scusi... che il Riina, quando fu all'incontro a casa mia ammonì il Bagarella di aver complottato insieme al Puccio e che doveva andare a fare i fatti suoi a Corleone.
AVVOCATO Ceolan: Scusi eh, allora le faccio...
EX 210 Ganci C.: Quindi i fatti sono questi, no inadeguato. Mi scusi avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì. No, no, scusi lei. Le faccio una contestazione. Lei il 9 ottobre '96, alla Procura della Repubblica di Firenze, disse:
"Come ho già dichiarato ai magistrati di Caltanissetta, nei preparativi della strage di Capaci in effetti mio padre chiese a Biondino che cosa ci facevano determinate persone, vale a dire Bagarella, La Barbera e il Di Matteo, la cui levatura giudicava inadeguata rispetto a quello che si andava a commettere".
EX 210 Ganci C.: Mi scusi avvocato, lei legge il verbale o la trascrizione?
AVVOCATO Ceolan: No, sto leggendo il verbale riassuntivo...
EX 210 Ganci C.: E quindi quelle parole sono usate da chi redige il verbale. Quindi...
AVVOCATO Ceolan: Il verbale l'ha redatto il Pubblico Ministero.
EX 210 Ganci C.: ... la parola inadeguata non l'ho mai detta. Mi scusi avvocato, io intendevo dire che il Bagarella per mio padre non si doveva trovare in quel posto. E il Biondino ci disse: 'zu' Raffae', Giovanni Brusca li ha portati. Anche io sono qua'.
AVVOCATO Ceolan: Quindi dicevo, lei...
EX 210 Ganci C.: Ma no che... la parola "inadeguata" non è parola detta da me, lei si vada a leggere la trascrizione e veda quello che ho detto.
AVVOCATO Ceolan: Questo verbale riassuntivo l'ha redatto il Pubblico Ministero.
EX 210 Ganci C.: Sì, ma intendo dire, mica io non confermo quello che c'è scritto, stiamo attenti. Io confermo quello che è scritto nel verbale. Ma la parola inadeguata per me significa è uno che è inidoneo, uno che... Ma Bagarella...
PRESIDENTE: Che non è all'altezza.
EX 210 Ganci C.: Eh?
PRESIDENTE: Che non è all'altezza.
EX 210 Ganci C.: Ecco. Io...
PRESIDENTE: Lei non intendeva dire questo.
EX 210 Ganci C.: Certo.
AVVOCATO Ceolan: Oh, va bene.
PRESIDENTE: Che cosa intendeva dire?
EX 210 Ganci C.: Che Bagarella è uno che vale... però per motivi di punizione che lui aveva avuto del cognato, ci disse: 'non ti immischiare più di niente, vatti a fare gli affari nostri nel mandamento di Corleone'. E lui di affari di Palermo non se ne doveva occupare.
Infatti il fatto che mio padre se lo ritrovò lì, fu meravigliato: 'come?' dice.
Questo è il fatto, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Bene, grazie.
L'ultima domanda: lei sa per quale motivo si costituì Salvatore Cancemi?
EX 210 Ganci C.: Guardi, da quello che io ho appreso, che lui diceva che aveva un incontro con Provenzano e che aveva paura di andare da Provenzano. Perché dice che mio padre c'abbia detto, dice: 'nel momento in cui ti manda a chiamare è perché ti vuole strangolare'. E lui diciamo... mio padre... io mi informai su questo fatto quando lui, uscirono queste dichiarazioni, dice: 'io queste cose non le ho mai dette', mio padre.
Il Cancemi poi, da quello che si è saputo, che si andò a costituire, però sono fonti diciamo che arrivano in carcere, stiamo attenti: che lui dov'era latitante aveva cercato di abusare di una signora, di una ragazza, che poi era parente sua, e lo buttò fuori. Quindi lui per paura che la ragazza, possa uscire questi fatti, perché è di regola di Cosa Nostra che un uomo d'onore non si può permettere di fare una cosa del genere perché viene ucciso, avvocato.
E quindi lui si andò a consegnare per questo fatto. Poi queste sono cose che a me mi racconta La Marca Francesco.
AVVOCATO Ceolan: Ho finito, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dunque, signor Ganci, innanzitutto sui motivi del suo pentimento. Lei stamattina ha esordito rammentando due fatti, ce li vuole ridire?
EX 210 Ganci C.: Sì. Il fatto che io diciamo, come ripeto, sono nato in una famiglia che da tanti anni fa parte di Cosa Nostra e quindi questa cosa si tramanda da padre in figlio, io mi sono sentito in dovere di collaborare, primo perché non voglio che mio figlio faccia la mia stessa strada. Il coraggio, come ripeto, l'ho preso dal fatto del bambino del Di Matteo e anche tutti questi fatti, queste bombe, Uffizi, Roma, la chiesa. Cioè, noi non abbiamo mai combattuto la chiesa, oppure il museo, per noi erano cose che non esistevano, capisce?
AVV. Cianferoni: Sì, capisco quello che lei dice, però da queste sue risposte mi vengono due domande.
EX 210 Ganci C.: Prego.
AVV. Cianferoni: Una è questa: ma lei ci ha risposto accusandosi di aver fatto delle stragi altrettanto sanguinose e gravi rispetto a quelle per i quali c'è questo processo.
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVV. Cianferoni: Tipo quella in danno...
EX 210 Ganci C.: Di Chinnici, di Falcone.
AVV. Cianferoni: Quindi come può mettere a confronto questi fatti e vedere una differenza peggiorativa per quelle... Questo mi interessa, Ganci, per capire la sua situazione.
EX 210 Ganci C.: Ma è giusta e legittima la sua domanda, avvocato. Quelli sono fatti che rientrano nella strategia di Cosa Nostra, noi combattiamo lo Stato. Falcone chi era? Era una persona dello Stato. Chinnici, Dalla Chiesa chi erano? Quindi quelli rientrano nella strategia di Cosa Nostra. Non rientrano diciamo il museo oppure la chiesa in questa... ecco perché poi... Guardi, come me c'erano tante altre persone che si lamentavano di queste cose.
AVV. Cianferoni: Quindi, intanto io capisco allora - e le chiedo una conferma in questo senso - che i fatti diciamo del '93, per quella che è la sua partecipazione all'associazione, non rientrano nella strategia di Cosa Nostra, non sono spiegabili?
EX 210 Ganci C.: Per noi, sì. Per la parte diciamo... la parte moderata no, diciamo non rientra in quella strategia di Cosa Nostra.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Cioè, non ho capito molto ma comunque questa è la sua risposta.
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVV. Cianferoni: L'altra domanda invece che mi veniva era questa.
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei se vuole chiedere ulteriori spiegazioni nessuno le toglie il diritto di porle le domande.
AVV. Cianferoni: Grazie Presidente. No, no, no, anzi, la ringrazio veramente di questa sua gentile premura.
PRESIDENTE: Tutto quello che chiarisce, chiarisce per lei, ma chiarisce anche per noi.
AVV. Cianferoni: Eh, la ringrazio. Magari poi riprendiamo l'argomento.
L'altra domanda però intanto era questa: dal verbale che lei rende il 7 giugno del '96 alla Procura di Caltanissetta, ecco, le opero una contestazione direttamente perché le dico emerge una motivazione diversa, direi abbastanza sensibilmente, da quella che ha reso oggi.
Le chiede il Pubblico Ministero il motivo diciamo per il quale lei vuole collaborare e dice vuole dare una lezione di civiltà a tutti gli appartenenti di Cosa Nostra:
"Ma perché proprio ora ha deciso di collaborare?"
La sua risposta è:
"Perché io, leggendo giornali, leggendo riviste, sentendo che so, persone che invitano alla collaborazione di tutti noi che facciamo parte di questa organizzazione criminale, di dare una svolta a questa vita che facciamo, vita di sangue, vita di... dottor Tescaroli, tipo ieri ho letto anche su Famiglia Cristiana non so, si chiama don Luigi Ciotti dove invitava... invitava a..."
E il P.M.:
"A collaborare".
Ecco, quindi mi pare una motivazione molto più intimista, diciamo familiare, affettiva.
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, se lei...
AVV. Cianferoni: E non legata all'associazione.
EX 210 Ganci C.: Se lei va a vedere altri verbali, io ho anche detto pure che, diciamo, se a me lo Stato mi mette in condizione di uscire da questa vita perché non approfittarne? Mi scusi, avvocato. Lei non deve leggere solo quel verbale, legga altri verbali dove io ho il coraggio di dire che è un fatto che lo Stato mi offre questa situazione di uscire da questa situazione e io diciamo ne approfitto anche. Mi spiego?
AVV. Cianferoni: Certo, benissimo. Questo diciamo sulla sua motivazione mi interessava.
EX 210 Ganci C.: Lei ha detto anche la parola che, per dare una lezione di civiltà. Perché secondo me...
AVV. Cianferoni: La parola per la precisione la diceva il Pubblico Ministero, ma comunque quella è una parola sua.
EX 210 Ganci C.: Certo, quella parola mi sembra che abbia un senso che io voglia dare questa lezione di civiltà, per carcere di... purtroppo tutte queste cose che sono successe, per noi erano, come ripeto la morte del bambino, queste bombe messe, come ripeto, in questi posti che muoiono persone innocenti, che non c'entrano niente con Cosa Nostra, non c'entrano niente col contesto sociale che c'è a Palermo, mi spiego?
AVV. Cianferoni: No, no, lei si spiega molto bene.
Vediamo un altro capitolo del suo esame precedente, cioè quello riguardante per l'appunto il signor Calabrò. Cioè lei ne ha parlato stamattina, su sollecitazione ripetuta del Pubblico Ministero, in certi termini.
Allora io le chiedo innanzitutto: lei ha conosciuto mai questa persona?
EX 210 Ganci C.: Gioacchino Calabrò?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Ganci C.: Io ripeto di nuovo che l'ho conosciuto.
AVV. Cianferoni: Non lo ha conosciuto.
EX 210 Ganci C.: L'ho conosciuto.
AVV. Cianferoni: Lo ha conosciuto. Ecco, ora non avevo capito.
Può dirci quando?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, io il Calabrò lo cominciai a conoscere quando lui veniva con il Milazzo, Vincenzo Milazzo.
AVV. Cianferoni: Ecco, sa dirci in che periodo?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, siamo metà anni '80. Comunque, là siamo avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco. Per la precisione nella sua risposta le dico che una questione simile è già emersa in un precedente processo e, a domanda, lei rispondeva, sempre in controesame, la domanda era:
"Mi può indicare..."
PRESIDENTE: Avvocato, dovrebbe dirci che processo è, quale verbale è, che udienza è.
AVV. Cianferoni: Sì, è il verbale della Corte di Assise di Palermo, depositato in data 13 agosto '96, il processo è a carico di Agrigento più 62. Appunto, l'udienza peraltro era precedente, era l'udienza - se leggo bene - del 5 agosto.
In questo verbale lei risponde, a domanda:
"Mi può indicare il periodo in cui Milazzo e Calabrò si recavano presso di voi?" Lei aveva detto in macelleria in via Lancia di Brolo. E lei risponde:
"Avvocato, io di preciso... di preciso no. Ma siamo sempre attorno al 1986-'87, qua siamo... '85, qua siamo".
Ecco, io ora le ho letto questa sua precedente risposta, può confermarla?
EX 210 Ganci C.: Io ho detto metà anni '80... cosa sono metà anni '80, avvocato? '85... Io là mi riferisco.
AVV. Cianferoni: A suo dire, cioè stamattina lei ha detto che questa persona, della quale poi infine ha fatto il nome, era rimasto - uso proprio i suoi termini - implicato nell'uccisione di un Giudice.
Vuol dirci che cosa sa di questo fatto?
EX 210 Ganci C.: Niente.
PRESIDENTE: L'uccisione di?
AVV. Cianferoni: Di un magistrato, di un Giudice ha detto, mi pare di ricordare.
EX 210 Ganci C.: No, un tentativo di uccisione, stiamo attenti.
PRESIDENTE: Attentato.
AVV. Cianferoni: Ah, ecco, intanto. Volevo appunto che lei ci dicesse che...
EX 210 Ganci C.: No, ma io ho detto che fu implicato perché diciamo fu mi sembra anche arrestato, una cosa del genere, oppure ricercato, il Calabrò.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere...
EX 210 Ganci C.: Sì.
PRESIDENTE: ... a quale episodio...
EX 210 Ganci C.: Guardi, il magistrato non mi ricordo. Però mi ricordo che è morta una signora con le bambine.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Ganci C.: Trapani... una cosa del genere.
PRESIDENTE: Possiamo dire, avvocato, qual è l'episodio?
AVV. Cianferoni: E' l'episodio... ecco, si può palesare ovviamente.
PRESIDENTE: Del dottor Palermo?
AVV. Cianferoni: L'attentato al dottor Palermo...
PRESIDENTE: Le risulta?
EX 210 Ganci C.: Eh, bravo, Palermo, sissignore.
AVV. Cianferoni: Però questo magistrato rimase in vita.
PRESIDENTE: Nei pressi di Trapani se non mi sbaglio.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì. Io ho detto che... non l'uccisione, il tentativo di uccisione, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, ora lei si è ripreso e ha detto...
PRESIDENTE: Stamattina aveva parlato di un attentato a un magistrato, che effettivamente io non ero... ora ha detto era rimasta uccisa una donna e due bambini, allora.
AVV. Cianferoni: Lei è a conoscenza della vicenda poi processuale del signor Calabrò. Cioè, sa se poi...
EX 210 Ganci C.: So che poi fu assolto di questa situazione.
AVV. Cianferoni: Ecco. Se io le dico appunto che negli anni '85-'86-'87, per la precisione - poi si potrà controllare - dalla primavera dell'85 in avanti il signor Calabrò si è trovato continuativamente detenuto fino al 1990, lei che cosa dice riguardo agli incontri?
EX 210 Ganci C.: Ma io credo a quello che sta dicendo lei. Ma guardi che tutto quello che dico io, diciamo, anche sugli anni, io mica posso essere preciso. Io, possono essere anche '83-'84, avvocato, io non... Posso solo dire che con Calabrò lo conosco perché siamo stati anche detenuti assieme.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Ganci C.: E posso dire anche che quando era in cella con me, Agate, Gancitano e me loro spesso parlavano di uomini d'onore di Licata che io conoscevo, quindi...
AVV. Cianferoni: Mi scusi, però trovo... ecco, questo è un altro paio di maniche, si dice a Firenze. Cioè...
EX 210 Ganci C.: Sì, avvocato...
(voci sovrapposte)
AVV. Cianferoni: La conoscenza...
EX 210 Ganci C.: Conosco Calabrò Gioacchino. Se poi io mi sbaglio negli anni in cui l'ho conosciuto, ma...
AVV. Cianferoni: Questa è una circostanza che poi spetterà a noi...
EX 210 Ganci C.: Certo, la Corte che deciderà.
AVV. Cianferoni: Spetterà a noi valutare. Però, dicevo, ecco ora lei ha detto che si trovava detenuto con il Calabrò. Rispetto a questa sua codetenzione con il signor Calabrò, le rileggo per contestazione quanto già lo stesso Pubblico Ministero le ha letto sempre traendolo da quel verbale del 13... 5/13 agosto '96 della Corte di Assise di Palermo. Lei diceva:
"Io il Calabrò Gioacchino lo conosco anche se ritualmente non mi è stato mai presentato. Però so che è uomo d'onore nella famiglia di Alcamo".
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora, posto che ora lei fa riferimento alla codetenzione con altre persone e quant'altro, le chiedo: ci sa dire meglio come è che è avvenuta questa conoscenza all'interno del carcere?
Non parliamo in questo momento delle precedenti. Lei ha già detto quello che ha detto e ne riparleremo in un altro momento.
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVV. Cianferoni: Venendo a questa codetenzione, ma di che cosa parlavate con il Calabrò?
EX 210 Ganci C.: Guardi, possiamo parlare anche di mangiar e bere.
AVV. Cianferoni: Ecco. Questo può darsi.
EX 210 Ganci C.: Anche. Ma, come ripeto, io il Calabrò l'ho conosciuto che veniva assieme con Milazzo Vincenzo.
Quindi c'è questa conoscenza anche da fuori.
Come ripeto, mi posso anche sbagliare negli anni che ho conosciuto e il fatto anche che io dica che non mi sono presentato o non mi ricordo quando mi sono presentato.
Ma io il Calabrò l'ho sempre conosciuto come un uomo d'onore.
AVV. Cianferoni: Ora io insisto solo per dirle, la mia domanda era: di che cosa avete parlato nella codetenzione?
Mi pare che da questa ultima sua risposta io possa trarre solo che lei ha detto che si è parlato anche del mangiare e del bere.
Poi è tornato a dire...
EX 210 Ganci C.: Ma mi dica una cosa...
AVV. Cianferoni: ... di fatti del...
EX 210 Ganci C.: ... come faccio a ricordarmi io di Calabrò di cosa abbia potuto parlare? Se c'è qualche particolare che non posso ricordare, io può capitare che mi ricordi di qualche fatto magari...
Non le saprei dire, ecco.
AVV. Cianferoni: Ecco, no perché su questo punto vorrei dirle un'altra cosa che mi ha colpito di quel verbale del 13 d'agosto.
Non insisto più che tanto perché mi sembra che appunto, molte cose lei ce le riferisca come ha fatto finora, senza aggettivazione da parte mia.
Quindi, però, quello che mi colpiva era... le pongo la domanda in questo senso, se l'aiuta. Lei diceva: "Nell'85-'86-'87 - perché questa fu la risposta che dette alla Corte di Assise di Palermo - il Calabrò veniva con Milazzo. Milazzo scendeva e veniva a trovarmi. Il Calabrò rimaneva in macchina".
Queste domande le vengono poste nel '96, cioè a distanza di 10 anni da quello che lei dice sarebbe stato l'incontro, grossomodo.
Allora le dico: possibile mai che si ricordasse proprio visivamente certe cose e poi, sulle date e su altre, invece, ora mi pare molto più generico?
EX 210 Ganci C.: Guardi...
AVV. Cianferoni: Cioè, si ricorda che stava in macchina nell'86 e non si ricorda di che cosa ha parlato essendoci stato detenuto assieme poco tempo fa.
EX 210 Ganci C.: Avvocato, prima di tutto era anche un modo di fare la parte nostra. E noi cercammo di non fare confusione dato che c'era questo via vai di persone, uomini d'onore che venivano di San Giuseppe, di altri paesi che volevano appuntamenti con Riina e noi... alcune volte ci dicevano: 'picciotti, quando dovete... invece di entrare due, tre persone, entrate una e gli altri magari aspettano in macchina', come poteva capitare magari che qualcuno veniva accompagnato, mi spiego?
AVV. Cianferoni: A maggior ragione, mi scusi.
EX 210 Ganci C.: Va beh, ma io le dico come io mi ricordo. Per dire che Calabrò poteva essere in macchina come poteva anche scendere in macelleria.
AVV. Cianferoni: Beh, comunque...
EX 210 Ganci C.: Guardi, comunque ricordo di conoscere una persona. Il momento in cui uno lo vede, lo vede spesso. Mica poi è difficile da dimenticare.
AVV. Cianferoni: Va beh, sempre lì mi pare che siamo. Questa volta però le do io una notizia più precisa di questi possibili colloqui avuti in carcere come codetenuto con il Calabrò.
Può darsi che abbiate parlato di telefoni clonati e che lei...
EX 210 Ganci C.: Ah, ecco. Bravo.
AVV. Cianferoni: ... sembra che ci avesse interesse...
EX 210 Ganci C.: Bravo, bravo.
AVV. Cianferoni: Ecco, appunto.
E che lei si - mi faccia finire però - e che lei signor Ganci avesse interesse a sapere delle circostanze sulla clonazione dei telefonini?
EX 210 Ganci C.: Ora le spiego il motivo perché è nato con la discussione con Calabrò.
Ecco, mi porta un particolare che io ricordo benissimo.
E questi fatti avvengono con Calabrò proprio a Rebibbia, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vogliamo ricordare il motivo, cioè eravate imputati nello stesso processo o mi sbaglio?
EX 210 Ganci C.: Nel processo di Agrigento, però il fatto della clonazione avviene sì al processo Agrigento...
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Ganci C.: ... anche se il Presidente si oppone che gli avvocati facciano riferimento a questa situazione, non so il perché.
Però, siccome a noi ci interessava al processo di Capaci cercare di smontare questa situazione sulla telefonia... telefonini.
E volevo capire io come funziona alla... come si fa, come diciamo, alla clonazione dei telefonini, mi spiego?
Quindi era una questione di cercare di smontare questa... perizia che... perizia... addirittura io avevo intenzione di prendere anche un perito per cercare di trovare, capire per smontare queste telefonie che c'erano tra mio fratello e il Ferrante. Mi spiego, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, sì. Quindi, ecco, era un argomento di processo che avevate insieme?
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Concludo su un'ultima vicenda che è quella del chiamiamola Benigno, diciamo così.
Lei ha fatto questo nome oggi. Allora, io non ho capito in che termini questo signore, chiamato Salvatore Benigno, avrebbe parlato con lei di questi fatti che ci occupano a Firenze. Traendo spunto da una sua osservazione, cioè lei ha autenticamente interpretato un verbale riassuntivo dicendo: quello è una cosa e quelli invece trascritti fedelmente, sono un'altra. Nel senso con la trascrizione fonica.
Vorrei leggerle per l'appunto la sua risposta al Pubblico Ministero di Caltanissetta il 7 giugno '96 sempre a proposito di questa cosa del, diciamo, Benigno.
Gliela leggo.
EX 210 Ganci C.: Mi dica.
AVV. Cianferoni: Lei risponde così, non le posso dire la domanda perché è omissata.
Lei dice:
"Non ci posso dire niente completamente. Io posso dire solo - questa è una cosa che mi consta che so - un mese addietro, un mese, 20 giorni fa, mentre io sono al carcere di Spoleto, c'è un ragazzo un certo Benigno Salvatore che questo diciamo, è indagato per le bombe di Roma, Firenze e cose varie. Con questo ragazzo che io non lo conoscevo, l'ho conosciuto qua al carcere di Spoleto.
Lui sentì il nome Ganci, Ganci. Dice: 'ma sei u' figliu di - il figlio di - du zu'..."
EX 210 Ganci C.: Du zu' Raffaele.
AVV. Cianferoni: "... Raffaele'. 'Sì, ma per chi - perché - conosci a me padri?'
'No, dice, io non lo conosco. Però ne ho sentito parlare bene e cose varie di un certo Piero Lo Bianco'.
Ora, questo Piero Lo Bianco che io sappia è scomparso. Però, che non so."
Le leggo:
"Voi non sapete niente di questa scomparsa chiaramente?"
"O ci sono stati altri collaboratori che ne hanno parlato e non lo so. Però io, a quanto ho capito, la gravità di questo signore che mi diceva, questo poi ha sfogato con me, nel senso io so che voi siete persone per bene, infatti Piero Lo Bianco a me mi ha sempre detto che gli amici nostri sì, siete voi: Graviano, Bagarella, c'aveva detto.
Anche perché in questa (parola incomprensibile)" - e qui appunto non ho capito e le chiedo - "c'è delle strutture e le strutture e lui chiaramente sempre nascono i disguidi, non so se mi spiego, ci dissi: 'si vummi, si cosi, dissi, Calogero e io', mi ha fatto capire che lui ha fatto solo quella di... No" - si riprende lei - "ha fatto, ha collaborato solo a quella di Contorno"
"Bomba di Contorno?
"Non so".
P.M.: "Per la sistemazione dell'esplosivo? Per fare l'attentato a Contorno?"
Risposta sua:
"Però nei dettagli non è entrato. Né lui e neanche io potevo chiaramente. Però mi ha fatto capire, anche stu ragazzo stesso, è tipo: ma che motivo aviano 'sti cosi di fare queste cose?'"
E questo è quanto.
EX 210 Ganci C.: Ma questo, sono io che glielo chiedo.
AVV. Cianferoni: Queste sono sue parole.
EX 210 Ganci C.: Eh, e qual era la contestazione, avvocato?
AVV. Cianferoni: Ecco, io... La contestazione si pone tra questo italiano anche faticoso, in certi punti gergale e dialettale, e quello che ha detto stamattina dicendo di confidenze molto più dettagliate, mi pare che lei abbia detto.
EX 210 Ganci C.: E be', io le ho detto che Benigno mi ha detto... Ma questo su mia richiesta del Frabetti.
AVV. Cianferoni: Ma io...
EX 210 Ganci C.: Che io chiedo a sto' Frabetti, ho incontrato questo Frabetti a Rebibbia e ci dissi che... Mi domandò di Graviano. 'Sì', dice, 'lo so, lo conosco', mi ha detto una cosa del genere.
E dice: 'questo, ha dato in uso un locale, una stalla', una cosa del genere.
AVV. Cianferoni: Ecco, io un'ultima domanda che è, a questo punto, una curiosità: mi pare di ricordar che invece stamani lei si è diffuso nel dire che risposte a questa domanda: 'io non conosco Graviano'.
Tant'è che quando poi vide Graviano gli disse: 'guarda, che un tale ci ha chiesto di te'.
EX 210 Ganci C.: Il Frabetti, il Frabetti.
AVV. Cianferoni: Ma ora lei ha risposto dicendo: 'sì, lo conosco'.
O mi sbaglio?
EX 210 Ganci C.: Come lo conosco?
AVV. Cianferoni: Cioè, Frabetti le fa questa domanda e lei, ora, ora, a mia domanda dice di avergli risposto di conoscerlo.
EX 210 Ganci C.: Io ho detto...
AVV. Cianferoni: Stamattina, invece, alla stessa domanda, al Pubblico Ministero ha detto, dice: 'no, io a Frabetti dissi che non lo conoscevo, perché non si sa mai'.
EX 210 Ganci C.: Forse avrà capito male. Comunque allora io ci ripeto di nuovo le cose.
Il Frabetti chiede a noi che eramo arrivati lì. Quindi io, Graviano... Io, Mariano Agate, Gancitano, anche il Calabrò, c'era. Se conoscevamo queste persone, i Graviano.
E noi ci abbiamo detto: 'no, non li conosciamo'.
Poi, venuto il Graviano arrivò, no? dopo qualche cinque-sei giorni e ci dice Benedetto: 'guarda, che questo signore ha chiesto di te. Giusto giusto ce l'hai di fronte. Quindi sappiti...', diciamo... Perché stava male, che io lì ci dicevo che non lo conoscevo e poi vedeva che ci parlavo. Non so se mi spiego.
E infatti lui stesso, Giuseppe, dice: 'non ti preoccupare, che lui non è che mi conosce e neanche sa, e neanche deve sapere che io mi chiamo Graviano'.
AVV. Cianferoni: Bene. Io non ho altre domande, la ringrazio.
EX 210 Ganci C.: Prego.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Signor Ganci, buongiorno.
EX 210 Ganci C.: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, le chiedo una cosa: lei ha manifestato, da quello che mi risulta, la sua volontà di collaborare nel giugno del '96.
EX 210 Ganci C.: Il 7 giugno.
AVVOCATO Gramigni: Il 7 giugno, perfetto.
In quel periodo vedo che il luogo in cui lei manifesta questa volontà, è la Casa Circondariale di Caltanissetta.
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, per quale ragione lei si trovava ristretto nella Casa Circondariale di Caltanissetta?
EX 210 Ganci C.: Per il processo della strage di Capaci.
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei è stato presente al processo di Capaci.
EX 210 Ganci C.: Certo.
AVVOCATO Gramigni: Al dibattimento.
EX 210 Ganci C.: Certo.
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei ha avuto modo di seguire da imputato le udienze del processo e l'istruttoria diciamo del processo stesso.
EX 210 Ganci C.: Se non sbaglio è un mio diritto, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Come, scusi?
EX 210 Ganci C.: Se non sbaglio è un mio diritto assistere al processo.
AVVOCATO Gramigni: Eh, ci mancherebbe!
EX 210 Ganci C.: Eh.
AVVOCATO Gramigni: Le chiedevo conferma di questo.
Senta, le chiedo un'altra cosa: i suoi rapporti con Filippo Graviano, dopo quell'episodio che ci ha riferito stamattina, se ci sono stati, quali sono stati; se ci sono stati innanzitutto.
EX 210 Ganci C.: Non l'ho capita la domanda.
AVVOCATO Gramigni: Lei ha riferito prima di un certo episodio...
PRESIDENTE: L'avvocato vuole sapere se può precisare...
AVVOCATO Gramigni: Dove ha...
PRESIDENTE: ... dove ha conosciuto, quali rapporti ha avuto con Filippo Graviano.
EX 210 Ganci C.: Guardi, che io con Filippo Graviano, come ripeto, li ho conosciuti, come ho detto stamattina, assieme al Lucchese. Quindi siamo sempre nel... Siamo oltre la metà degli anni '80. '87-'88. Qua, siamo.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Sì, ma infatti la mia domanda era leggermente diversa.
Dopo quel fatto che lei ci ha narrato, rispetto ad un incontro in cui si progettò un certo attentato, che è relativo ad un'epoca in cui vi era ancora il Lucchese Giuseppe libero...
EX 210 Ganci C.: Quello di Contorno, si riferisce lei?
AVVOCATO Gramigni: Esatto.
EX 210 Ganci C.: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ripeto: successivamente, i suoi rapporti con la persona che le ho prima menzionato, ci sono stati? Se ci sono stati...
EX 210 Ganci C.: Con i Graviano, parla lei?
AVVOCATO Gramigni: Io le parlo di un Graviano.
EX 210 Ganci C.: Di Filippo Graviano? Ma guardi, con Filippo Graviano, alcune volte noi... Loro avevano aperto una concessionaria Renault nel nostro territorio in via Di Blasi, si chiama. No, non è Di Blasi. In via... Comunque è una traversa di via della Regione Siciliana.
E con i Graviano, spesso e volentieri, o io, o mio padre, o altro mio fratello, per dire, ci abbisognava qualche cosa: 'passiamo dalla concessionaria'.
E, o c'era Giuseppe, o c'era il Filippo, o il Benedetto. E noi, diciamo, i rapporti ci sono stati, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, ha avuto occasione di recarsi ad una concessionaria di automobili in cui era presente a volte Filippo Graviano, da quello che capisco.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: Questo è stato il tenore dei suoi rapporti?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, comunque i Graviano c'erano anche quando loro si incontravano col Riina eravamo noi che li portavamo da Riina agli appuntamenti, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Loro chi, scusi?
EX 210 Ganci C.: I Graviano: Filippo e Giuseppe.
AVVOCATO Gramigni: Mi può, le chiedo: lei è stato personalmente presente a uno di questi episodi?
EX 210 Ganci C.: Guardi, alcune volte io stesso, che loro ricevevano l'appuntamento a Villa Serena, e da lì si portavano in una casa di un certo Guddo Girolamo che è dietro Villa Serena. E ci portavo agli appuntamenti con Riina.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Senta, lei prima ha dato una certa qualità a Filippo Graviano. Ha detto che reggeva il mandamento di Brancaccio.
EX 210 Ganci C.: Reggevano.
AVVOCATO Gramigni: Reggevano. Perché può parlare al plurale e perché può affermare questa circostanza?
EX 210 Ganci C.: Perché erano tutti e due che erano messi a reggere il mandamento: Giuseppe e Filippo.
AVVOCATO Gramigni: Ma lei come può affermare questo?
EX 210 Ganci C.: Come?
AVVOCATO Gramigni: Chi glielo ha detto a lei, come lo ha appreso, come lo ha capito?
EX 210 Ganci C.: Io l'ho appreso nel momento in cui loro hanno, dopo l'arresto di Lucchese, il Riina designò loro come reggenti di Brancaccio.
E io, tramite mio padre, tramite mio fratello, seppi che loro reggevano il mandamento di Brancaccio.
AVVOCATO Gramigni: Quindi Riina non lo disse a lei, lo disse a suo padre.
EX 210 Ganci C.: A me personalmente, guardi, può darsi pure che io abbia saputo anche da io stesso. Ma io sono più sicuro che, da mio padre e mio fratello Domenico.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Senta, lei ci ha detto di aver partecipato alla strage di Capaci che è avvenuta nel '92.
Ecco, le chiedo: quando e se ha saputo di questo progetto di attentato al giudice Falcone e da chi è stato messo a conoscenza che vi era questo progetto poi, purtroppo, attuato.
EX 210 Ganci C.: Mi scusi, lei vuol sapere da me quando io ho saputo della strage di Falcone?
AVVOCATO Gramigni: Lei ha saputo, è stato messo al corrente, prima che il fatto avvenisse...
EX 210 Ganci C.: Certo, sono stato chiamato. Guardi, io dovevo partire per Bologna per affari commerciali.
Ed ero andato, mi sono visto con mio padre e gli ho detto: 'guarda, che io fra un po' di giorni dovrei partire'.
Lui mi disse...
PRESIDENTE: Lui, chi è?
EX 210 Ganci C.: Mio padre, Ganci Raffaele, dice: 'non puoi partire, perché abbiamo bisogno di te'.
Poi, dopo qualche giorno, oppure la stessa... Diciamo ci fu un altro appuntamento e ci siamo visti io, mio padre, mio cugino Galliano, mio fratello Mimmo e anche il Cancemi.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo. Sì, sì, ora non mi interessa ripercorrere vicende di altro processo.
Però, ecco, lei ha avuto quindi da suo padre la notizia che vi sarebbe stato questo fatto. Da quello che...
EX 210 Ganci C.: No, io fui incaricato di seguire la macchina del dottor Falcone.
AVVOCATO Gramigni: Bene. E quindi di seguire la macchina perché c'era una certa cosa da fare, da quello che capisco.
EX 210 Ganci C.: Certo.
AVVOCATO Gramigni: Che le fu riferita, che le fu spiegata...
EX 210 Ganci C.: I particolari no, perché io non li sapevo. Io sapevo che mio padre poi, quando noi finivamo di fare questa attività, di seguire la macchina, alcune volte il pomeriggio, mio padre assieme a Cancemi si recavano in una località a Capaci.
Però io, il posto di preciso, non... Perché io là non ci sono mai stato.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma io non le chiedevo questo. Le chiedevo solo se lei, quando seguiva la macchina, sapeva la ragione per la quale seguiva questa macchina.
EX 210 Ganci C.: Certo.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Ecco, e suo padre delle stragi del '93, invece niente le disse.
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, che io, come le ripeto, le stragi del '93... Lei parla questa di Firenze, Roma e Milano?
AVVOCATO Gramigni: No, innanzitutto, scusi: lei viene arrestato il 10 giugno '93.
EX 210 Ganci C.: Esatto.
AVVOCATO Gramigni: Quindi nel periodo immediatamente precedente.
EX 210 Ganci C.: Io ricordo che già era avvenuta questa di Firenze. Perché noi eravamo ancora latitanti, io, mio padre e mio cugino, ed eravamo assieme. E ci fu questa... questo attentato.
AVVOCATO Gramigni: Voi lo avrete quindi... Come lo apprese lei che c'era stata la strage di via dei Georgofili?
EX 210 Ganci C.: Dalla televisione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, dalla televisione. Non è che qualcuno a voi vicino vi è venuto a riferire di questo fatto.
EX 210 Ganci C.: Ma io non ho mai detto che qualcuno mi è...
AVVOCATO Gramigni: No, no...
PRESIDENTE: L'avvocato glielo ha chiesto, non gliel'ha...
EX 210 Ganci C.: No, no, nessuno mi ha...
AVVOCATO Gramigni: Ecco, e lei era insieme a suo padre quando avvenne, quando apprese la notizia di quello che era successo.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, e la reazione di suo padre, quale fu?
EX 210 Ganci C.: Guardi, per noi, per me, mio padre e mio cugino, non c'erano responsabilità di Cosa Nostra. E quindi era una questione di stupore, diciamo, questo fatto di aver messo questo esplosivo, e...
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ma successivamente, quando lei venne arrestato, ebbe modo di commentare con qualcuno di queste vicende?
E se sì, in che modo le commentò?
EX 210 Ganci C.: Guardi, quando io cominciai a capire, come ripeto, che già diciamo avevano ucciso persone e qualcuno cominciava già a collaborare...
AVVOCATO Gramigni: Aspetti, mi riferisco ad un periodo precedente, diciamo. Il periodo che va dal suo arresto ai fatti che prima ci ha riferito delle confidenze con Benigno e quant'altro che poi affronteremo. Ma prima...
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, quelle con Benigno furono nel '96, le confidenze.
AVVOCATO Gramigni: Sì. Ma dico, in epoca precedente.
EX 210 Ganci C.: Eh, mi dica quando, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Ripeto, il periodo successivo alla sua detenzione, ma in epoca precedente a quella in cui diciamo che la responsabilità di Cosa Nostra diventa una ipotesi di accusa notoria, diciamo.
Cioè, viene divulgata sui mezzi di stampa e quant'altro.
Cioè, prima che fosse noto a tutti che vi era un Pubblico Ministero, più Pubblici Ministeri che pensavano che ci fosse la responsabilità di Cosa Nostra in queste cose, lei ebbe modo di confrontarsi, di parlare con qualcuno, di questi fatti, di questi attentati alle chiese che erano successi?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io spesso diciamo sfogavo... anche con mio padre stesso.
AVVOCATO Gramigni: Ecco.
EX 210 Ganci C.: Per dire: 'perché hanno fatto queste cose?', diciamo.
AVVOCATO Gramigni: E suo padre cosa le disse?
EX 210 Ganci C.: Io non... 'che ne so, io non ne so niente, di queste cose'.
Infatti poi nasce il fatto che c'è a testimoniare in un processo Cancemi. E Cancemi, parlando io... ecco, io sfogo sempre con mio padre il fatto anche del bambino, il fatto di queste bombe che hanno fatto dei raggiri così duro con lo Stato...
AVVOCATO Gramigni: Mi scusi...
EX 210 Ganci C.: Mi scusi a me...
AVVOCATO Gramigni: No, no, scusi se la fermo, perché...
EX 210 Ganci C.: Mi faccia finire di parlare a me, prima, avvocato. Mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: No, ma sennò non capisco...
EX 210 Ganci C.: Mi scusi. Lei questo punto, mi deve scusare lei. Perché è giusto che lei...
AVVOCATO Gramigni: Scusi, ma... Scusi...
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci finire, per cortesia, andiamo.
EX 210 Ganci C.: ... sappia come nascono questi discorsi.
Mio padre dice, sul fatto che Cancemi non dica niente della strage di Borsellino.
Ecco, per dire: se mio padre avrebbe saputo di queste bombe di Firenze, Milano e Roma, come mi ha detto il fatto di Borsellino - perché io non ho partecipato - e io apprendo la partecipazione di mio padre, di mio fratello Mimmo e anche il Cancemi stesso alla ... di Borsellino, dopo questo mio sfogo che io faccio con mio padre. Infatti io dopo alcuni giorni cominciai a collaborare, avvocato.
Se lei va a guardare questi fatti, sono attorno al 27 maggio, 26 maggio. Che fu l'ultima udienza che io ho avuto a Palermo, all'Aula Bunker.
AVVOCATO Gramigni: E c'era Cancemi che veniva esaminato, da quello che... Forse ho capito male io.
EX 210 Ganci C.: No, forse... Cancemi fu, non mi ricordo se fu.. No, no, perché non venne a Palermo, venne a Roma a testimoniare.
Io sfogavo con mio padre di questo fatto, no?
AVVOCATO Gramigni: Di questi...
EX 210 Ganci C.: Infatti io poi passai a Caltanissetta, perché ero detenuto a Palermo per il processo di Palermo. Passai a Caltanissetta per il processo di Capaci.
E il venerdì, mi ricordo che fu un venerdì, in aula stessa ho chiamato un carabiniere, un maresciallo dei Carabinieri e ci dissi: 'per favore mi faccia chiamare dal Pubblico Ministero Giordano'.
Il carabiniere andò nello... che voi avete... e parlò col dottor Pescaroli.
'Giordano' - mi disse - guardi, Giordano non c'è'.
Dice, mi fa: 'è lo stesso il dottor Pescaroli?'
E gli dissi: 'per me è lo stesso, uno vale l'altro'. E...
AVVOCATO Gramigni: E manifestò la sua volontà di collaborare...
EX 210 Ganci C.: Subito.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Ma io le chiedo questo...
EX 210 Ganci C.: Infatti lì trovai la lezione di civiltà, lì trovai tutte queste cose. Perché io poi ero maturato, avevo preso il coraggio di collaborare.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Ma quello che io non capisco, che lei parte, ci ha raccontato di una convinzione che fu rafforzata anche dalla convinzione di suo padre, di estraneità diciamo di Cosa Nostra a questi attentati...
EX 210 Ganci C.: Estraneità di mio padre, avvocato, non di Cosa Nostra. Estraneità di mio padre.
AVVOCATO Gramigni: Allora scusi, a questo punto, io le contesto quello che lei ebbe a dichiarare il 18 di luglio del '96 alla Procura della Repubblica di Palermo, nella persona del dottor Teresi.
Lei racconta di questo fatto di aver appreso della strage di Firenze alla televisione, e questo lo possiamo tralasciare, e poi dice:
"Neppure lontanamente abbiamo immaginato che si potesse trattare di una azione compiuta da Cosa Nostra".
EX 210 Ganci C.: Eh, perché io che ho detto? Che... quando sono avvenuti questi fatti, noi non potevamo immaginare che era stata Cosa Nostra a fare questi fatti.
Noi cominciamo a capire che c'erano le responsabilità di Cosa Nostra quando cominciano a collaborare certuni. E cominciano a raccontare i fatti, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ma lì volevo arrivare.
EX 210 Ganci C.: Eh.
AVVOCATO Gramigni: Perché lei parte da questa affermazione, dopodiché ci narra del suo intendimento di collaborare e associa due fatti, l'uno dei quali era per certe vie riconducibile alla responsabilità di certi appartenenti a Cosa Nostra. E cioè l'uccisione del figlio di Di Matteo; e associa anche a questi fatti che lei non tollera, come fatti di Cosa Nostra, le bombe di Firenze e di Roma.
Io le chiedo, e volevo capire, da quando vi è la sua consapevolezza, o comunque la sua convinzione che anche le bombe del '93 - per usare questo termine comprensivo - sono opera di Cosa Nostra - usiamo questo termine generico - e sulla base di quali circostanze lei matura l'opinione che anche le bombe del '93 sono bombe di Cosa Nostra.
EX 210 Ganci C.: Avvocato, come ripeto, la situazione che io capisco che Cosa Nostra ha delle responsabilità su questi fatti, quando cominciano ad avviarsi, ci sono degli arresti e persone che raccontano i fatti come sono stati.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ma si ricorda chi sono queste persone e quando accadono questi arresti?
EX 210 Ganci C.: Guardi, io non mi ricordo.
Guardi, racconto un altro particolare: sul fatto del bambino che tutti dicevano che il bambino era una cosa messa in giro che era rapito, che non era vero, che lo aveva il padre.
Io, infatti, ho un battibecco anche con Bernardo Brusca nella cella a Mestre. E ci dico: 'Zu' Berna', ma pure i piccirilli, ste cose...?'
E lui mi dice: 'Calogero, a mio figlio lo ha rubato Bagarella'.
AVVOCATO Gramigni: Sì, d'accordo. Ma come lei si forma...
EX 210 Ganci C.: Come per dire...
AVVOCATO Gramigni: ... l'opinione dell'uccisione del figlio di Di Matteo, non mi interessa.
Le chiedevo - e mi interessa invece molto - come lei si forma il convincimento e come se lo forma, cioè se è una sua opinione che muta rispetto ad una opinione precedente, oppure se ci sono certi fatti, che...
EX 210 Ganci C.: Ma avvocato...
AVVOCATO Gramigni: ... che c'è una certa responsabilità per le bombe di Roma e Firenze.
EX 210 Ganci C.: Io, come ripeto, questi fatti...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi scusi.
L'avvocato sta insistendo - forse lei non lo capisce, perché indubbiamente l'audio non lo ha favorito -...
AVVOCATO Gramigni: Mi dispiace per l'audio...
PRESIDENTE: No, no. Non per colpa sua. Purtroppo ognuno c'ha le sue tonalità di voce.
Comunque l'avvocato sta insistendo per sapere da lei, che lo ha detto più volte oggi, ora...
EX 210 Ganci C.: Sì.
PRESIDENTE: ... chi sono le persone che hanno parlato dichiarando che era cosa di Cosa Nostra le stragi di Roma e di Firenze...
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, come le ripeto, diciamo nell'ultimo periodo, che poi io comincio a collaborare, uno è Benigno Salvatore.
AVVOCATO Gramigni: Oh, ecco.
EX 210 Ganci C.: Che mi dice che c'ha questa conoscenza con Frabetti e che io ci chiedo: 'ma questo Frabetti è...'
AVVOCATO Gramigni: Sì, aspetti. Mi scusi signor Ganci, se mi permette...
EX 210 Ganci C.: Poi lui mi... Mi faccia finire di parlare.
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma ci arriviamo dopo guardi, non è che le voglio... Solo volevo fare un po' di ordine. Perché appunto le dicevo: mi risultava che il suo atteggiamento di perplessità, di incredulità, e con il suo quello di suo padre, non cessò nemmeno quando avvennero i primi arresti e quando l'ipotesi accusatoria di una responsabilità di appartenenti a Cosa Nostra diventò fatto, diciamo, di dominio pubblico.
Perché a questo punto io le ricordo cosa lei ebbe a dire sempre il 18 luglio nello stesso interrogatorio. Lei disse:
"Qualche tempo dopo si seppe che le indagini della Magistratura erano indirizzate verso la pista che riconduceva le stragi ad attività di Cosa Nostra. E cominciai a parlare di tali ipotesi con taluni uomini d'onore, riscontrando quasi sempre incredulità.
Successivamente all'arresto dei Graviano, alcuni giovani a loro collegati iniziarono a collaborare con la giustizia e si seppe che essi parlavano di quelle stragi come azioni di Cosa Nostra. Ebbi modo di commentare con mio padre tali vicende e lo stesso mi parve incredulo quantomeno. Nel senso che nessuno dei due riusciva a capire quali fossero i veri motivi che avevano indotto la nostra organizzazione a commettere tali reati che nulla di buono ci potevano portare".
Quindi, ecco, io da questo capisco che le sue perplessità e il suo scetticismo rispetto alla attribuzione a Cosa Nostra - usiamo questo termine generico - di certi fatti, persiste anche quando ci sono questi arresti a cui lei faceva cenno.
EX 210 Ganci C.: No, ma guardi...
AVVOCATO Gramigni: Dopo quello che lei ha detto ora capisco che ciò che le fece, invece, scattare, diciamo, l'illuminazione che vi potesse essere davvero una responsabilità di appartenenti a Cosa Nostra, fu il colloquio con Benigno nel carcere di Spoleto.
EX 210 Ganci C.: Perché poi per me fu una conferma diciamo, questo colloquio con Benigno Salvatore.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, perché dal tenore del colloquio con Benigno...
EX 210 Ganci C.: Perché ecco, per dire...
PRESIDENTE: Avvocato, ma lo deve lasciar parlare, abbia pazienza.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì.
EX 210 Ganci C.: E...
PRESIDENTE: Lei ha fatto una lunga serie di considerazioni, sentiamo che cos'ha da dire.
EX 210 Ganci C.: Mi parlava queste persone che io non conoscevo: di Grigoli, Spatuzza. Ecco, io ho capito che il Benigno in effetti con i Graviano c'era, diciamo, molto stretto. Io già avevo la conferma di Pieruccio Lo Bianco che era stretto con i Graviano.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo. Non le sto chiedendo i rapporti fra Benigno e Graviano. Sto chiedendo come lei, dal colloquio con Benigno, ricava la convinzione che Benigno - e con lui altre persone di Cosa Nostra, o asseritamente tali - sarebbero responsabili di questi attentati del '93.
Cioè, le chiedo questo: cosa fu, che le disse Benigno che le fece capire che, o comunque...
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, il fatto che lui mi dica che questo Frabetti abbia messo in uso il locale. Quindi lui era a conoscenza dei fatti.
AVVOCATO Gramigni: Sì, però io le contesto che dal verbale del 7 giugno '96 emergerebbe un colloquio con il Benigno che in realtà starebbe a significare una cosa sostanzialmente diversa.
EX 210 Ganci C.: E mi dica.
AVVOCATO Gramigni: Nel senso che, qui le sto leggendo la trascrizione delle sue dichiarazioni. Siamo sempre al punto in cui prima... nel quale prima si è fermato l'avvocato Cianferoni. Quindi c'è una domanda omissata, che immagino sia, dal tenore della sua risposta, relativa alle cose che lei sa sulle stragi del '93, lei dice:
"Non ci posso dire niente completamente. Io posso dire solo, questa è una cosa che mi consta e che so, un mese addietro, un mese, 20 giorni fa, mentre ero nel carcere di Spoleto, c'è un ragazzo, un certo Benigno, che questo diciamo è indagato per le bombe di Roma, Firenze e cose varie. Con questo ragazzo, che io non mi conoscevo, l'ho conosciuto qua al carcere di Spoleto, lui sentì il nome Ganci 'si' u' figliu di zio Raffaele'", eccetera.
Dopodiché - vado alla conclusione della sua risposta - lei, da quello che capisco, fece delle domande al Benigno. E dice infatti, mi scuso per il pessimo siciliano:
"Ci dissi, 'sti bombe, 'sti cose, dissi. E lui" - da quello che capisco, lei riferisce la sua risposta - "disse: 'Calogero io...'
M'ha fatto capire che lui ha fatto solo quella... no, ha fatto, ha collaborato solo a quella di Contorno, bomba di Contorno, non so".
Quindi, da quello che io capisco, da questo colloquio - ripeto poi mi scuso per la non perfetta comprensione e dizione del siciliano - ma capisco che la frase del Benigno che lei riferisce, se mai c'è stata, è comunque di dire: 'mah, io delle bombe del '93 non ne so nulla perché...'
EX 210 Ganci C.: Scusi avvocato, io mica ho detto che il Benigno è responsabile della bomba di Firenze, o di Milano.
AVVOCATO Gramigni: No, siccome lei mi dice...
EX 210 Ganci C.: Mi scusi.
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci parlare però.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì.
EX 210 Ganci C.: Mi scusi, avvocato. Io mica ho detto che Benigno è responsabile della bomba di Milano, Firenze e cose varie. Lui mi accenna il fatto di Contorno, mi accenna di Frabetti, quindi io c'ho la conferma che queste bombe diciamo, vengono da Cosa Nostra. Ma non significa che il Benigno sia responsabile di tutti i fatti.
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio.
EX 210 Ganci C.: Eh.
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio. Però il Benigno le direbbe una cosa molto chiara. Ora, che gliel'abbia detta non lo so, o è vera... o non gliel'abbia detta non lo so e a questo punto non mi interessa, in questa sede, saperlo.
Però, siccome lei mi dice che ricava il convincimento del coinvolgimento di appartenenti a Cosa Nostra nelle bombe del '93 dal colloquio con Benigno, io le faccio presente che la frase, diciamo chiave, o topica, o la chiave di volta del vostro colloquio rispetto a questi fatti è questo. Lei gli chiede: 'ma insomma Benigno, 'ste bombe, 'ste cose'.
E lui risponde: 'Calogero, io... ho collaborato solo a quella di Contorno, bomba di Contorno, non so'.
EX 210 Ganci C.: 'Io ho collaborato' non significa... Io... 'ste bombe, queste in generale.
AVVOCATO Gramigni: Oh, allora vede signor Ganci, forse le sfugge una circostanza, ed è giusto che le sfugga perché non ha a che fare, se non tangenzialmente, con i fatti di questo processo. Ma questa bomba di Contorno è una bomba di un anno successivo, cioè è una bomba che scoppia a Formello, località vicino a Roma, nella primavera del '94, si dice per attentare alla vita di Contorno. Questa è cosa che valuterà poi la Corte.
Però ecco, questo dato le volevo far capire, cioè...
EX 210 Ganci C.: Avvocato...
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei ricava forse...
PRESIDENTE: Avvocato, non si possono fare ragionamenti, si possono fare domande.
AVVOCATO Gramigni: Io volevo solo evidenziare questa circostanza.
Con questo ho concluso, Presidente, la ringrazio.
PRESIDENTE: Lei stava dichiarando qualcosa?
EX 210 Ganci C.: No, aspettavo la domanda dell'avvocato, poi...
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Nessun altro intervento.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Per cortesia, quando allontanate l'esaminato, fate in maniera che non abbia a incontrare gli altri detenuti. Quindi lo fate uscire di qui e fate in maniera che ognuno vada per la sua strada.
Buongiorno.
*EX 210 Ganci C.: Buongiorno, la ringrazio.