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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Addio, ma la segretaria non c'è.
Allora, Bagarella: è rinunciante? Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie. E' presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
Ah, è presente Bagarella? Scusate, ma io di qua non lo vedo.
Barranca Giuseppe è presente, vero?
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Allora, avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore: rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, De Paola, Falciani. Sostituiti?
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io, Presidente, avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai. Grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani. Sostituiti dall'avvocato Gennai.
Ferro Giuseppe: c'è? E' presente Ferro, io non lo riesco a vedere. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e avvocato Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Giacalone Luigi: rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati. L'avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Pepi, grazie.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. L'avvocato Florio è sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino: rinunciante. Avvocato Farina, Maffei. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Nicolò Amato e avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: libero. Avvocato Fortini, avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Rocco Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante? Avvocato Gallina, avvocato Gramigni, che è presente.
Possiamo fare entrare l'esaminando? Non c'è nessuno che provvede?
Allora, volete farlo entrare per favore?
*EX 210 Di Maggio: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo e data di nascita per favore?
EX 210 Di Maggio: Di Maggio Baldassere, nato il 19/11/54, San Giuseppe Iato.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signor Di Maggio, buongiorno. Io sono il dottor Nicolosi, Pubblico Ministero.
EX 210 Di Maggio: Buongiorno.
AVVOCATO Polleri: Chiedo scusa, Presidente. Possiamo solo dare atto, sono l'avvocato Michele Polleri del Foro di Torino, difensore del Di Maggio, presente.
PRESIDENTE: Sì, se aspettava un secondo, volevo che il Pubblico Ministero ci dicesse le ragioni per cui va sentito come imputato ex, eccetera, dopodiché l'avrei interpellata.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, per quanto riguarda la posizione formale dell'assunzione delle dichiarazioni di Di Maggio, i motivi che rendono, secondo il Pubblico Ministero, necessario l'esame del Di Maggio ai sensi dell'articolo 210 sono quelle che abbiamo illustrato alla Corte in occasione degli esami delle persone che sono state per l'appunto qui in quest'aula nei giorni precedenti.
Il Di Maggio, come poi dirà, è stato un appartenente a Cosa Nostra. Per tale sua appartenenza e per la commissione di una serie di delitti che ha rappresentato alle competenti Autorità Giudiziarie è sotto procedimento penale o è già stato addirittura condannato.
Quindi mi sembra che i motivi di connessione, collegamento con le indagini e poi i processi, procedimenti pendenti presso altre sedi giudiziarie, sia evidente.
Peraltro queste mie affermazioni risultano per così dire, documentate dalle indagini, ordinanze di custodia cautelare e quant'altro, negli stessi interrogatori che sono depositati nel fascicolo del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Bene. Allora, Di Maggio la devo avvertire che lei viene sentito come imputato per procedimento connesso, come tale ha facoltà di dichiarare che non vuole rispondere, tuttavia se vuole può rispondere.
EX 210 Di Maggio: Sì, rispondo.
PRESIDENTE: Vuole rispondere. E' presente il suo difensore, avvocato?
EX 210 Di Maggio: Michele Polleri.
AVVOCATO Polleri: Polleri del Foro di Torino.
PRESIDENTE: Grazie. Possiamo iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta Di Maggio, io dovrò farle delle domande diciamo un pochino più didattiche rispetto a quelle cui lei probabilmente è abituato a rispondere, proprio perché qui lei rende le sue dichiarazioni davanti a una Corte di Assise diciamo non siciliana, non palermitana, per cui per alcune nozioni che sono per così dire, dati acquisiti, qui abbiamo bisogno di approfondirle un pochino meglio.
Allora, io nel dare alla Corte la sua per così dire, presentazione, ho affermato che lei ha fatto parte di Cosa Nostra. Allora, le chiedo innanzitutto di rispondere a questa mia prima domanda, per l'appunto, circa la sua appartenenza a Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Facevo parte della famiglia di San Giuseppe Iato. Sono stato combinato nel millenovecento... fra l'81 e l'82.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte la famiglia di San Giuseppe Iato diciamo in quale ulteriore realtà di Cosa Nostra è compresa?
EX 210 Di Maggio: Realtà?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, diciamo quali sono, a quale mandamento fa capo la famiglia di San Giuseppe Iato.
EX 210 Di Maggio: La famiglia di San Giuseppe Iato era composta dal capomandamento Bernardo Brusca, sottocapo Mario Brusca, poi c'era il capodecina Genovese Giovanni, consigliere Alfredo Bono e poi c'erano i vari uomini d'onore, come io, Bernardo Buonmarito, Giovanni Brusca, Peppe Agrigento, Agrigento Riolo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, lei ha per l'appunto fatto riferimento alla famiglia di San Giuseppe Iato e mi pare che ha detto anche mandamento di San Giuseppe Iato.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare alla Corte diciamo il mandamento di San Giuseppe Iato di quale famiglia era composto? Una credo sia la stessa famiglia di San Giuseppe Iato, come lei ha detto.
EX 210 Di Maggio: Sì. Poi c'era la famiglia di San Cipirrello che non componeva proprio la famiglia ed era aggregata alla famiglia di San Giuseppe Iato. Poi c'era la famiglia di Monreale, la famiglia di Altofonte, Piano degli Albanesi, Camporeale.
PUBBLICO MINISTERO: E Camporeale. Senta, diciamo di questa realtà del mandamento di San Giuseppe Iato, chi era il capo del mandamento di San Giuseppe Iato?
EX 210 Di Maggio: Bernardo Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è sempre stato Bernardo Brusca il capo del mandamento di San Giuseppe Iato?
EX 210 Di Maggio: Sì, è stato lui fino... dopo il suo arresto mi hanno dato la reggenza a me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire alla Corte quand'è che è avvenuto questo arresto di Bernardo Brusca?
EX 210 Di Maggio: Fine '85, inizio '86.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei ha retto il mandamento...
EX 210 Di Maggio: Di San Giuseppe Iato.
PUBBLICO MINISTERO: ... Di San Giuseppe Iato per quanto tempo?
EX 210 Di Maggio: Circa tre anni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi da che cosa è stata determinata diciamo la cessazione di questa reggenza da parte sua?
EX 210 Di Maggio: E' stata determinata dal rientro di Bernardo Brusca, suo figlio Giovanni Brusca e si sono presi il paese, di nuovo il mandamento nelle mani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sia... lei ha fatto il riferimento sia al padre, a Bernardo Brusca, che a Giovanni Brusca. Ecco, c'era stata qualche vicenda che aveva riguardato queste persone? Perché lei ha detto sono tornate, ecco uno, Brusca Bernardo era stato arrestato.
EX 210 Di Maggio: Giovanni Brusca era confinato a Linosa e poi è rientrato però aveva la sorveglianza e di rientrare presto la sera. Bernardo Brusca era agli arresti domiciliari.
PUBBLICO MINISTERO: Il padre quindi era agli arresti domiciliari.
Senta, e questa sua per così dire, cessazione dalla carica di reggenza cosa ha comportato? Lei ha continuato a operare per Cosa Nostra, ha ripreso il suo vecchio ruolo? Vuol spiegare un pochino?
EX 210 Di Maggio: No, in sostanza è nato un qualcosa fra me e Giovanni Brusca, qualche attrito che non so quale è stato il motivo. O perché i vari paesi cercavano me e a loro è nata un'invidia, qualcosa, e così è nato questo attrito. Ma dopo che loro hanno preso il mandamento in mano in sostanza non mi hanno cercato più e mi hanno fatto allontanare un po' da tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi c'è stata diciamo questa frizione.
Può ridire l'epoca alla quale risale diciamo questo attrito, questa frizione fra lei e i Brusca?
EX 210 Di Maggio: Nell'89, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quando già loro avevano ripreso in mano il mandamento, diciamo?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa ha comportato in concreto, signor Di Maggio, questa frizione, questo contrasto?
EX 210 Di Maggio: Cosa ha portato di concreto, non ha portato niente perché io, dopo che ho capito che la cosa non funzionava bene, prima di tutto mi sono chiuso in casa e poi mi sono allontanato dal paese.
PUBBLICO MINISTERO: Si è allontanato dal paese, cioè è andato fuori dalla Sicilia?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì, sono stato a Novara.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato presso persone che lei conosceva, è stato per conto suo?
EX 210 Di Maggio: No, stavo a casa affittata per conto mio, ma c'era là un paesano mio, che io lavoravo allora nella sua officina, che mi ha dato una mano a trovare questa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi era questo suo paesano?
EX 210 Di Maggio: Mangano Natale.
PUBBLICO MINISTERO: Mangano Natale.
Senta, e quindi praticamente questo suo allontanamento dalla Sicilia cosa ha comportato? Che lei in Sicilia non ci andava più, che ci andava di rado? Vuol dire un pochino?
EX 210 Di Maggio: No, io diciamo ci andavo qualche volta ma poco, stavo chiuso in casa come andavo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi scusi. Stava chiuso in casa?
EX 210 Di Maggio: Sì, stavo per una settimana chiuso in casa mia e poi me ne andavo via.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei nel riferire della composizione delle famiglie che fanno parte del mandamento di San Giuseppe Iato, ha fatto riferimento anche alla famiglia di Altofonte. Vuol dire alla Corte quali uomini d'onore di questa famiglia lei conosceva?
EX 210 Di Maggio: Andrea Di Carlo, Giulio Di Carlo, Santino Di Matteo, Gino La Barbera. Più o meno queste erano le persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando dice Gino La Barbera si riferisce a? Il nome per esteso di questa persona lo conosce? Di Gino La Barbera.
EX 210 Di Maggio: Gino La Barbera, collaboratore di giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Ma sa il nome per esteso diciamo? Perché Gino è una forma come dire, abbreviata del nome.
EX 210 Di Maggio: Noi lo chiamavamo Gino.
PUBBLICO MINISTERO: Lo chiamava Gino.
Senta, e per quanto riguarda Altofonte, i suoi ricordi per così dire, sono limitati a queste persone? Lei ha parlato dei Di Carlo. Le viene in mente qualche altro nome sempre di uomini d'onore della famiglia di Altofonte?
EX 210 Di Maggio: Il padre di Gino La Barbera, Andrea Vassallo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il nome di Antonino Gioè le dice qualcosa?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì. Antonino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Antonino Gioè era uomo d'onore della famiglia di Altofonte?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, a noi qui interessa per così dire, le relazioni che lei ha avuto con queste persone, le faccio una domanda di carattere generale: con Di Matteo, con Gioè, con La Barbera, lei ha compiuto dei delitti?
EX 210 Di Maggio: Mah, con Gino La Barbera e Santo Di Matteo, sì. Con... come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Gioè.
EX 210 Di Maggio: Con Gioè, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con Di Matteo e con La Barbera che tipo di delitti ha commesso?
EX 210 Di Maggio: Delitti in vari paesi.
PUBBLICO MINISTERO: Delitti intendiamo fatti di sangue?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Omicidi?
EX 210 Di Maggio: Sì, omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, mentre per quanto riguarda Gioè, lei aveva una conoscenza personale come uomo d'onore, ma non c'aveva mai commesso dei reati insieme?
EX 210 Di Maggio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con queste persone lei ha - con questi componenti della famiglia di Altofonte - lei ha avuto relazioni anche in epoca successiva al suo allontanamento dalla Sicilia?
EX 210 Di Maggio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, l'ha avuti fino al momento in cui è stato a San Giuseppe Iato?
EX 210 Di Maggio: Sì, finché ero reggente del mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Finché lei è stato regge... Quindi li conosceva, sia il Di Matteo che il La Barbera, in ragione della sua carica diciamo di reggente del mandamento?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento alla sua permanenza nel novarese presso il suo amico Natale Mangano. Ecco, vuol dire alla Corte che vicende personali lei ha avuto, se è stato arrestato, se ha avuto vicissitudini di carattere giudiziario?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì. Un giorno, nel periodo che ero a Novara, mi sembra nel '92... anzi nel '93, che mi trovavo là, avevo subìto una perquisizione che mi hanno fermato nell'officina di Mangano e poi ho subìto questa perquisizione dove mi hanno trovato una pistola e mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo, ha detto nel '93, in che periodo, Di Maggio?
EX 210 Di Maggio: Nel gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Nel gennaio del '93. Prego. Quindi... Lei dove ce l'aveva questa pistola?
EX 210 Di Maggio: Ce l'avevo a casa.
PUBBLICO MINISTERO: E a seguito, diciamo, di questa perquisizione venne trovata quest'arma e la arrestarono.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi che cosa ha fatto lei?
EX 210 Di Maggio: Che cosa ho fatto? Poi ho deciso di collaborare perché ho pensato che andando a finire in galera la mia vita poteva essere in pericolo. E poi soprattutto mi ha spinto per quello che stava succedendo a Palermo, per le stragi e per tutto quello che succedeva.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si riferisce alle stragi - lei viene arrestato per l'appunto nel gennaio del '93 - alle stragi che c'erano state nel '92?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Falcone-Borsellino.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la sua collaborazione è iniziata immediatamente?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte come primi atti concreti della sua collaborazione quale contributo ha offerto agli organi inquirenti?
EX 210 Di Maggio: L'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Bisogna che allora le faccia qualche domanda su questa persona.
Riina: lei quando l'aveva conosciuto e che rapporti aveva avuto con lui?
EX 210 Di Maggio: Mah, l'ho conosciuto nell'82-'83 e poi ho avuto rapporti, diciamo, di reggente del mandamento ed ero a disposizione di Riina per quello che aveva di bisogno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di reggenza, che quindi questi rapporti con Riina lei li aveva diciamo a motivo, a causa, a ragione della sua reggenza.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma l'indicazione per l'appunto per la reggenza del mandamento di San Giuseppe Iato a seguito, lei ha detto, dell'arresto di Bernardo Brusca, del soggiorno obbligato di Giovanni Brusca, da chi era arrivata? Diciamo, chi aveva dato indicazioni perché lei assumesse la reggenza del mandamento di San Giuseppe Iato?
EX 210 Di Maggio: A me mi è stata trasferita da Mariuccio Brusca e da Manuele Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il ruolo che all'epoca era conosciuto a lei di Riina qual era? Cioè Riina come lo conosceva, in che qualità lo conosceva?
EX 210 Di Maggio: Lo conoscevo in qualità che Bernardo Brusca diciamo parlava che lui era tutto, Riina...
PUBBLICO MINISTERO: Che lui era?
EX 210 Di Maggio: Era tutto, quello che comandava era lui. E allora mi ha detto: 'eventualmente, se tu trovi in mezzo alla strada lui, eventualmente abbandona me, ma a lui lo prendi pure, fai quello che vuoi. Prima viene lui e dopo vengo io'.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era quello che le diceva Bernardo Brusca?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi diciamo, a seguito di queste raccomandazioni che venivano anche dal suo capomandamento, lei ha detto c'erano stati fra lei e Riina dei rapporti molto stretti, poté constatare lei personalmente il ruolo di Riina, per come lei era stato detto, rappresentato da Bernardo Brusca?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare un attimino?
EX 210 Di Maggio: A parte tutto, nel periodo che Riina, nell'84, veniva ad abitare Dammuse, contrada Dammuse.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si trova questa contrada Dammusi?
EX 210 Di Maggio: San Giuseppe Iato.
PUBBLICO MINISTERO: Comune di San Giuseppe Iato?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Di Maggio: E allora vedevo che arrivavano gente, o venivano all'officina, come i Madonia, o Pippo Gambino, Raffaele Ganci e io andavo a prenderli e li accompagnavo da Riina e aveva questi incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha menzionato queste persone, alcune io le ho colte per così dire al volo. Raffaele Ganci, Pippo Gambino lei ha detto.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte chi sono queste persone, che ruolo - se ne hanno qualcuno - all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Di Maggio: Raffaele Ganci era capomandamento nella zona diciamo... come si chiama? Nella zona della via Lancia... questa zona qua che non so come si chiama. E Pippo Gambino era capomandamento della famiglia verso dove c'era il Sigros per andare nella zona di Punta Raisi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, noi abbiamo sentito altri collaboratori, questa zona del Sigros la chiamano San Lorenzo, può essere?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per quanto riguarda la zona che lei ha indicato come mandamento retto da Raffaele Ganci, può darsi che questa zona sia quella de La Noce?
EX 210 Di Maggio: Mi sembra di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della famiglia di Raffaele Ganci - capomandamento de La Noce - lei ha conosciuto qualche altra persona? Intendo dire della famiglia di sangue di Ganci.
EX 210 Di Maggio: Paoluzzo Anselmo, Calogero Ganci, Mimmo Ganci e Stefano Ganci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Mimmo Ganci, Calogero Ganci e Stefano Ganci sono, rispetto a Raffaele, chi? Parenti, figlioli?
EX 210 Di Maggio: Figlioli di Raffaele Ganci.
PUBBLICO MINISTERO: Invece ha fatto anche il nome di Anselmo.
EX 210 Di Maggio: Paolo Anselmo.
PUBBLICO MINISTERO: Di Paolo Anselmo. Anselmo sarebbe?
EX 210 Di Maggio: Il sottocapo di quella famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia de La Noce.
Per quanto riguarda invece Gambino, lei ha detto Pippo Gambino era il capo del mandamento della zona Sigros, abbiamo detto San Lorenzo.
Senta, della famiglia di San Lorenzo lei aveva conosciuto qualche altra persona, qualche altro uomo d'onore?
EX 210 Di Maggio: Salvatore Biondino, che era reggente di quel mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Reggente invece di Gambino?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché aveva avuto qualche impedimento questo Gambino nel...
EX 210 Di Maggio: Era stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Era stato arrestato. Quindi lei ha avuto rapporti, quando lei Di Maggio era reggente della famiglia di San Giuseppe Iato, sia con il titolare del mandamento, per così dire Gambino, sia con il reggente Biondino?
EX 210 Di Maggio: Sì, col reggente ho avuto rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che siamo a parlare di questi capimandamento, lei durante il periodo in cui reggeva il mandamento di San Giuseppe Iato ha avuto rapporti con tutte queste persone e tutte queste persone avevano rapporti con Riina?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era stato... Lei ha parlato di questa contrada Dammusi dove Riina stava lì a San Giuseppe Iato.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono stati degli incontri, lei ha potuto essere presente a incontri fra Riina e questi capimandamento?
EX 210 Di Maggio: No, presente no. Ma accompagnante sì, da Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, avvenivano degli incontri tra Riina e ciascuno di questi capimandamento?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo degli incontri separati.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, dato che stiamo a parlare dell'area, per così dire, ci stiamo un po' allargando, stiamo uscendo dal mandamento di San Giuseppe Iato, lei della zona di Alcamo conosce qualche uomo d'onore?
EX 210 Di Maggio: Conoscevo Vincenzo Milazzo, Caradonna Francesco, Melodia Filippo, i fratelli Sciacca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il Milazzo Vincenzo sa che ruolo aveva all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Di Maggio: Era capomandamento della famiglia di Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Capomandamento di Alcamo.
Senta, lei quindi ha avuto rapporti diretti con Vincenzo Milazzo?
EX 210 Di Maggio: Sì, ho avuto rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della realtà per così dire, del trapanese, vuol dire alla Co...
EX 210 Di Maggio: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Della zona di Trapani.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano le persone, gli uomini d'onore che lei conosceva?
EX 210 Di Maggio: Mah, nella zona di Trapani, a Mazara conoscevo mastro Ciccio Messina, Agate Battista mi sembra, che ha un impianto di calcestruzzo, Sinacori Vincenzo, Giovanni Leone, Andrea... che il cognome non mi ricordo, che è un ragazzo biondo. Poi nella famiglia di... diciamo di Castelvetrano, con zu' Ciccio Messina, che era un rappresentante della famiglia di Trapani, suo figlio Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Maggio, lei ha parlato di due persone che lei ha indicato come zio Ciccio.
Uno, mastro Ciccio Messina, mi scusi. Ciccio Messina e uno, zio Ciccio Messina.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto, uno, questo secondo, zio Ciccio Messina era di Castelvetrano; mentre quello che lei chiamava mastro Ciccio, sarebbe di...
EX 210 Di Maggio: Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Di Mazara. Lei ha detto si chiama Francesco Messina.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa un pochino di più dare qualche dettaglio sullo zio Ciccio, quello di Castelvetrano.
Ecco, lei ha detto che era rappresentante della famiglia di Castelvetrano, è rappresentante della provincia di Trapani.
Ha parlato anche del figlio di nome Matteo.
Ecco, lo ha conosciuto personalmente lei, tutte e due, queste persone?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, erano... va be', del padre abbiamo detto. Matteo era uomo d'onore?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia di Castelvetrano?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le chiedo: lei sa se il padre, Francesco Messina, e il figlio Matteo, avevano rapporti con Riina?
EX 210 Di Maggio: Sì, li avevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un attimino alla Corte questa sua affermazione?
EX 210 Di Maggio: Perché nel periodo che Riina abitava là, un giorno l'ho accompagnato io a Castelvetrano. E ha avuto incontro con zu' Ciccio Messina.
PUBBLICO MINISTERO: Era presente anche il figlio?
EX 210 Di Maggio: Sì, il figlio era là, diciamo, era presente. Però poi loro si sono appartati in una stanza dove hanno parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che lei, voglio dire, aveva conoscenze, diciamo, qualificate all'interno di Cosa Nostra, perché era per l'appunto, per un certo periodo, reggente del mandamento.
Queste persone: lo zio Ciccio Messina e il figlio Matteo, erano persone che rivestivano, diciamo, cariche e ruoli importanti, all'interno di Cosa Nostra? Erano tenuti in considerazione?
EX 210 Di Maggio: Mah, a parte tutto erano in buoni rapporti con Salvatore Riina e poi era diciamo il capo provincia, zu' Ciccio Messina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire...
EX 210 Di Maggio: Quello che comandava tutta la provincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Erano quelli che gestivano, comandavano la provincia di Trapani.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei gli furono presentati personalmente come uomini d'onore?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda chi è che fece queste presentazioni?
EX 210 Di Maggio: Mi sembra che me lo ha presentato Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rimaniamo sempre nella zona del trapanese.
Era una zona, per così dire, che Riina frequentava spesso, ci aveva degli interessi particolari, ci aveva... Ecco, può spiegare un pochino quanto è a sua conoscenza?
EX 210 Di Maggio: Mah, Riina, quello che sapevo io, mi raccontava Bernardo Brusca che lui ci aveva delle proprietà nella zona di Castelvetrano e pure nella zona di Mazara che alcune, una volta l'ho accompagnato io e lo andavo a trovare pure nel villino che ci aveva al mare Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo aveva, oltre questi legami di carattere personale, aveva anche degli interessi economici?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A Castelvetrano, in particolare.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poco fa ha fatto riferimento alla famiglia di Mazara del Vallo. E ha fatto due nomi, fra gli altri: Sinacori e Agate.
Ecco, vuol dire qualcosa di più specifico su questa persona, in particolare su Agate?
EX 210 Di Maggio: Mah, Agate io diciamo lo conoscevo, me lo hanno presentato mastro Ciccio come uomo d'onore e aveva un impianto di calcestruzzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il nome di battesimo di questa persona, se lo ricorda?
EX 210 Di Maggio: Ma mi sembra... Battista, Battista Agate.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei si ricorda Agate con un nome che forse poteva essere Battista.
E che comunque però questa persona, questo Agate aveva questa calcestruzzi.
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente, avvocato Cianferoni.
Parrà minimale la circostanza, chiedo scusa. Però in verità il dichiarante ha risposto due volte precisamente di questa persona si chiamava Battista Agate.
Ora, che la domanda del Pubblico Ministero si fonde dicendo: 'si chiamava Agate e forse Battista', mi pare un punto non coerente con le risposte già date. Ecco.
Qui non è un problema di rifare la stessa domanda; ha già risposto due volte dicendo che si chiamava Battista. Non vedo perché una domanda del Pubblico Ministero debba allegare nelle premesse che forse si chiamava Battista.
PRESIDENTE: Perché dava l'impressione di non essere molto sicuro.
Lei è sicuro che si chiamasse Battista?
EX 210 Di Maggio: Mi sembra Battista, non so quanto...
PUBBLICO MINISTERO: Il nome, siccome...
PRESIDENTE: E' sicuro, o non è sicuro? Lei deve rispondere...
EX 210 Di Maggio: No, non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Come vede, avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Poi, al di là dell'espressione verbale, uno che dice "mi sembra"... Lo ha detto ora, ma lo aveva detto anche prima, avvocato.
AVV. Cianferoni: Lo ha detto ora, ma prima non lo aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, lo aveva detto anche prima.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, mi pare che sia ...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, poi sa, le prove non vengono acquisite sulla base di quello che dice il Pubblico Ministero.
Questo, per tranquillità sua, è evidente, no?
Allora, proseguiamo: questo Agate aveva un ruolo, lei ha detto "mi è stato presentato come uomo d'onore", aveva qualche ruolo direttivo all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Di Maggio: No, no, a me non mi risulta.
PUBBLICO MINISTERO: Non le risulta. Lei lo conosceva semplicemente come...
EX 210 Di Maggio: Uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: ... appartenente alla famiglia di Mazara.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha parlato di un'altra persona: di Sinacori.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qualcosa di questa persona?
EX 210 Di Maggio: Era il sottocapo della famiglia di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Il capo della famiglia di Mazara, lo ha mai saputo chi era?
EX 210 Di Maggio: Mastro Ciccio Messina.
PUBBLICO MINISTERO: Mastro Ciccio Messina, bene.
Senta, con Sinacori - mi interessa in particolare questa persona - con Sinacori lei ha commesso dei delitti?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando parliamo di delitti qui lei credo che intenda...
EX 210 Di Maggio: Omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: ... omicidi.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In che zona?
EX 210 Di Maggio: Mah, nella zona di Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Nella zona di Partinico.
Senta, può dire qualcosa su questo delitto che aveva commesso a Partinico? Chi erano le vittime?
EX 210 Di Maggio: Mah... c'era Filippo Melodia, la vittima; poi un certo Colletta e altre due persone che non ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, queste erano le persone che erano con lei.
Io le avevo chiesto anche di dire qualcosa sulla vittima, sulla persona uccisa.
Filippo Melodia era la vittima?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Allora mi scusi, avevo inteso male.
Senta, e per quanto riguarda sempre questi contesti, in relazione a questo delitto di Filippo Melodia, chi lo aveva deciso, ordinato - se c'era qualcuno che lo aveva fatto - questo delitto?
EX 210 Di Maggio: Quello che aveva deciso era zu' Ciccio di Castelvetrano e Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sa il motivo per cui questo Filippo Melodia era stato ucciso?
EX 210 Di Maggio: Era stato ucciso perché, a quanto pare, diceva che... lamentavano nella famiglia di Alcamo che lui non si comportava bene e si fregava i soldi della famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, per motivazione per così dire interna a Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano motivi, ecco, di...
Senta, questo delitto con chi lo ha commesso?
EX 210 Di Maggio: Questo delitto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo di Melodia.
EX 210 Di Maggio: Diciamo c'erano membri della famiglia di San Giuseppe Iato, membri della famiglia di Partinico, di Alcamo e di Castelvetrano e di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Di Mazara, chi c'era?
EX 210 Di Maggio: Di Mazara c'era mastro Ciccio Messina e... Sinacore e mi sembra Giovanni Leone. Poi c'era zu' Ciccio di Castelvetrano, suo figlio Matteo e...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Non so, ha concluso Di Maggio?
EX 210 Di Maggio: Poi c'ero io, Giovanni Brusca. E poi c'erano altre persone...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, c'era un bel pezzo di Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per ammazzare questo Filippo Melodia...
EX 210 Di Maggio: No, ne abbiamo uccisi quattro, in quella giornata.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre per motivi legati a vicende di Cosa Nostra?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: All'interno, diciamo, di Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, non le ho chiesto, parlando di Riina, se può dire alla Corte a quale struttura di Cosa Nostra apparteneva, a quale famiglia, a quale mandamento?
EX 210 Di Maggio: Chi, Riina?
PUBBLICO MINISTERO: Riina, sì.
EX 210 Di Maggio: Del mandamento di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Del mandamento... Senta, del mandamento di Corleone, lei conosceva altri uomini d'onore, oltre a Riina?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire quali?
EX 210 Di Maggio: Ho conosciuto Giovanni Ghirzaffe e Giovanni Marino. E ho conosciuto all'arresto ospedaliero Leoluca Bagarella, me lo ha presentato Bernardo Brusca.
Diciamo, ma pochi ne conoscevo, questi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, Bernardo Provenzano, lo ha mai conosciuto?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì, nell'82.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire in che qualità lo ha conosciuto?
EX 210 Di Maggio: L'ho conosciuto che ogni giorno è venuto accompagnato da Giovanni Brusca all'officina. E poi lo doveva accompagnare in contrada Gammusi, che si doveva incontrare con Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano aveva un ruolo nella realtà di Cosa Nostra, di cui lei stava dicendo?
EX 210 Di Maggio: Da quello che risulta a me è uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi della famiglia?
EX 210 Di Maggio: Di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Di Corleone. Senta, lei ha parlato di questo appuntamento tra Provenzano e Riina.
EX 210 Di Maggio: E Riina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al di là di questo fatto storico diciamo che lei ha vissuto personalmente, sa che rapporti esistevano tra Riina e Provenzano?
EX 210 Di Maggio: Mah, come rapporti diciamo... erano buoni, però lui qualche volta, Riina mormorava di questo Provenzano che diciamo se lo trovava sempre davanti i piedi, con appalti e... appalti diciamo di lavoro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era uno con il quale doveva fare continuamente i conti?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per vicende che riguardavano diciamo, queste gestioni economiche.
Lei ha fatto riferimento ad appalti.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, e poi ha avuto più modo di avere rapporti con Provenzano?
EX 210 Di Maggio: No, non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Comunque diciamo durante il suo periodo di permanenza in Cosa Nostra, ne aveva poi continuato a sentire parlare?
EX 210 Di Maggio: Sì qualche volta, magari Riina mormorava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, stiamo parlando sempre della zona del trapanese: della realtà di Trapani, in particolare di Marsala, conosceva qualcuno, qualche uomo d'onore?
EX 210 Di Maggio: Mah, di Marsala non conoscevo nessuno, tranne che per l'omicidio delle Tre Fontane c'era un ragazzo di Marsala che si trovava con noi a portare la macchina, dove abbiamo fatto un duplice omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo ragazzo chi era? Se lo ricorda il nome?
EX 210 Di Maggio: Mah, non mi ricordo se si chiamava... lo chiamavano "Pinuzzeddu", qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Nino?
EX 210 Di Maggio: O Nino, o Pinuzzeddu, una cosa del genere. Non lo so di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa. Senta, il nome di Patti, le dice qualcosa?
EX 210 Di Maggio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non le dice niente.
Ecco, lei ha concluso, per così dire, la sua carriera in Cosa Nostra di fatto, a quanto capisco, verso l'89.
EX 210 Di Maggio: Sì, fine '89.
PUBBLICO MINISTERO: Fine '89. Poi è stato libero negli anni seguenti. E, per così dire, poi è stato arrestato per l'appunto nel gennaio del '93.
Lei ha detto che iniziò subito a collaborare e ha fatto riferimento: temeva per la sua vita.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire un pochino alla Corte per quali motivi lei aveva ragione di temere per la sua vita?
EX 210 Di Maggio: Perché io, diciamo, nel periodo che ero a Novara, sono sceso una settimana nel mese di agosto, mi sembra. Sono andato in paese dove...
PRESIDENTE: Potrebbe dirci di che anno, per favore?
EX 210 Di Maggio: Nel... nel '92, mi sembra.
Sono andato in paese, dove là è venuto un parente mio. C'è stato uno della famiglia di San Giuseppe Iato che ha detto a questo parente mio se mi poteva invitare ad uscire fuori per farmi la pelle.
E così io me ne sono andato subito dal paese, in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non so se ha terminato, Di Maggio. Ha concluso il suo racconto?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, della realtà di Cosa Nostra di Palermo, lei ha fatto due riferimenti poco fa. Cioè al mandamento de La Noce e al mandamento di San Lorenzo.
Ecco, di Palermo città conosceva altre realtà di Cosa Nostra, altre famiglie?
EX 210 Di Maggio: Conoscevo Angelo La Barbera e Giovanni Buscemi della famiglia di Passo del Rigono, del mandamento di Passo del Rigono Terrina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Michelangelo La Barbera, sa se nella famiglia di Passo del Rigono aveva qualche carica, oppure no?
EX 210 Di Maggio: Era il capomandamento di Passo del Rigono.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e della famiglia di Brancaccio, ha mai conosciuto qualcuno?
EX 210 Di Maggio: Mah, della famiglia di Brancaccio ho conosciuto "u' scarpune" e "u' lucchiseddu", Peppuccio "u' Lucchiseddu" e Michele Greco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ora Michele Greco lo ha indicato col nome e cognome.
Cominciamo da questa persona: chi era, che ruolo aveva in Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Era il capomandamento della famiglia, della zona di Ciaculli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per l'altra persona - lei lo ha chiamato "lucchiseddu" - sa il nome e cognome?
EX 210 Di Maggio: Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Lucchese sarebbe il cognome, Peppuccio è il diminutivo di Giuseppe?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha fatto un altro nome: "scarpone". O ho capito male io?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Di Maggio: Lo chiamavano "scarpuzzeddu".
PUBBLICO MINISTERO: "Scarpuzzedda". Sa il nome e cognome di questa persona che veniva chiamata "scarpuzzedda"?
EX 210 Di Maggio: Greco, si chiamava.
PUBBLICO MINISTERO: Greco. Senta, quindi Greco è il nome di battesimo?
EX 210 Di Maggio: Mah, non lo so il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa. Greco "scarpuzzedda".
Senta, questo Greco e questo Lucchese, nella famiglia di Brancaccio, o lei ha detto anche nella zona di Ciaculli, avevano ruoli di, avevano qualche carica nelle famiglie, oppure erano semplici uomini d'onore, o che altro?
EX 210 Di Maggio: Mah, "u' scarpa", diciamo Greco, era reggente di quel mandamento di Ciaculli. Poi gli è successo una disgrazia e lo hanno passato a "u' lucchiseddu", il mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è stata una successione: prima, era Michele Greco.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, "scarpa", Greco.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi Lucchese.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto a Greco "scarpa" gli era successa una disgrazia.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che disgrazia gli era successo?
EX 210 Di Maggio: Mah, lo avevano tolto di mezzo la famiglia stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè era stato ucciso?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei riesce a dare un'epoca a questi suoi ricordi, a questi fatti? Come data, in che periodo siamo?
EX 210 Di Maggio: Mah... Se siamo nell'85...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è successivo, questi fatti sono successivi all'arresto di Michele Greco?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e voglio dire, sia il Lucchese che il Greco "scarpa", erano stati presentati ritualmente, lei aveva avuto rapporti diretti con queste persone?
EX 210 Di Maggio: No, mi sono stati presentati come uomini d'onore. E... Tranne diciamo rapporti che... a Dammuse, quando abbiamo ucciso Saro Riccobono c'era pure "u' scarpa", in quel periodo.
E successivamente, nell'87-'88, poi ho avuto a che fare con "u' lucchiseddu" per fargli conoscere un ingegnere della Ferro Cementi.
PUBBLICO MINISTERO: Chi sarebbe questo ingegnere, mi scusi?
EX 210 Di Maggio: Mah, il cognome non mi ricordo. Però poi è stato ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era una persona che doveva essere ucciso, questo ingegnere della Ferro Cementi.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si chiamava così?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire qualcosa sull'omicidio di questa persona? Come mai questo ingegnere doveva essere ucciso?
EX 210 Di Maggio: Perché, a quanto pare, era lui quello che manovrava tutta la situazione là dentro. E lui, siccome stavano facendo dei lavori nella zona di Ciaculli, non si metteva a disposizione per il mandamento della famiglia della zona, allora dice: 'è un cornuto', dice, 'lo dobbiamo uccidere'.
E così, tramite me, che lui veniva, ci aveva un altro cantiere nella zona di San Giuseppe Iato tramite il cugino di Giovanni Brusca, Manuele Rena, mi ha fatto conoscere questa persona. Andando là dentro per lavoro, dicendogli che avevo di bisogno di lavoro, così me lo ha fatto conoscere.
E poi mi ha insegnato, diciamo la zona dove abitava a Palermo.
E così io ho riferito questi discorsi a "u' lucchiseddu".
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, sostanzialmente ha dato le indicazioni utili per uccidere questa persona.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi la situazione della realtà della zona di Ciaculli, ecco, come lo ha chiamato lei quel territorio, dopo diciamo, le sue conoscenze si fermano al momento in cui era reggente del mandamento Lucchese?
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, di quello che avviene negli anni successivi, diciamo, al suo allontanamento della Sicilia, lei non è più a conoscenza?
EX 210 Di Maggio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Va bene.
Io penso, Presidente, di aver concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande? Nessuna domanda?
AVV. Cianferoni: Sì, sì, Presidente.
Dunque, avvocato Cianferoni.
Senta, signor Di Maggio, lei ha mai avuto rapporti col generale Delfino dei Carabinieri?
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: Vuol dirci che natura di rapporti e in che occasione?
EX 210 Di Maggio: Rapporti nel momento che mi ha arrestato.
AVV. Cianferoni: Vorrei che fosse più chiaro.
Cioè, l'operazione dell'arresto è avvenuta materialmente da parte di questo ufficiale?
EX 210 Di Maggio: No, è avvenuta dai Carabinieri, ma poi, siccome io ho chiesto diciamo uno di alta carica, perché io volevo collaborare, è venuto questo generale che mi sembrava dell'Esercito.
E gli ho detto: 'scusa, che ci fa questo generale dell'Esercito qua?'
Dice: 'no, questo è il generale dei Carabinieri', perché aveva la divisa verde.
E ci dissi: 'ah, non lo sapevo'.
AVV. Cianferoni: Non lo aveva mai conosciuto prima?
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Per quale motivo lei si decise a collaborare?
EX 210 Di Maggio: Per il motivo perché temevo alla mia pelle e poi per quello che era successo, per le stragi.
Perché si poteva trovare pure mio figlio, o chiunque a passare di là e a farlo saltare in aria.
AVV. Cianferoni: Ma vorrei capire: quindi, allora, se capisco bene, la sua decisione di collaborare era già maturata mentre lei si trovava in libertà.
EX 210 Di Maggio: No, non è che era maturata. Però, da quando ho sentito diciamo saltare queste cose in aria, ho detto: 'è finito il mondo. Qua non escludono più. Se ammazzano pure i bambini, così, non esiste più niente'.
AVV. Cianferoni: Questo, però, non mi spiega ancora il periodo che va per l'appunto dall'estate del '92 - perché lei ha continuato a far riferimento a quegli attentati - fino al gennaio del '93.
Cioè, accadute che furono le stragi del '92, lei poi come si regolò? Era già permanente in Piemonte, era in altre parti...
EX 210 Di Maggio: Mah, io mi trovavo in Piemonte e dopo sono stato in Canada.
AVV. Cianferoni: In Calabria?
EX 210 Di Maggio: Canada.
AVV. Cianferoni: Ah, in Canada. Come poteva andare a mantenersi una sorta di assenza volontaria e protratta, come quella che ci ha descritto, con quali fondi poteva far questo?
EX 210 Di Maggio: Mah, per quelli che avevo messo da parte.
AVV. Cianferoni: A proposito di fondi, è emerso per noi, da notizie di stampa e comunque televisive, che in altri processi lei è stato interrogato - e così io faccio in questo processo - a proposito della erogazione di 500 milioni a suo favore, dopo la collaborazione. Ci può dire se è vero e perché ha avuto questi soldi?
EX 210 Di Maggio: Desidero non rispondere a questa domanda.
PRESIDENTE: E' una sua facoltà.
AVV. Cianferoni: Senta, come avvenne l'arresto? Per quale motivo?
EX 210 Di Maggio: Mi hanno trovato in possesso di una pistola.
AVV. Cianferoni: Quest'arma lei se la portava, immagino, per difesa.
Però le dico, per aver appreso in questo processo da altri collaboratori, che c'era una regola, ci doveva essere, diciamo, nella associazione denominata Cosa Nostra, di non girare armati.
Quindi, allora io posso dire che, avendo lei un'arma con sé, si riteneva non più facente parte di Cosa Nostra.
EX 210 Di Maggio: Sì, io mi ero allontanato, perciò... Certo, mi consideravo di non fare più parte di Cosa Nostra.
AVV. Cianferoni: Se ho capito bene, i contrasti con Brusca nacquero nell'89. E' così?
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: E allora vuole collocare meglio nel tempo le circostanze che ha riferito anche stamani in relazione a conoscenze fattele fare dal signor Riina?
Cioè, quando sarebbe avvenuto che Riina le presentava determinate persone?
EX 210 Di Maggio: Quali persone, scusi?
AVV. Cianferoni: Beh, stamani ha risposto a proposito di persone del trapanese. Ha detto: 'le conoscevo perché me le presentò Riina'.
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma quando, questo?
EX 210 Di Maggio: Cioè, nel periodo... dell'82 in poi.
AVV. Cianferoni: Dall'89 in poi.
EX 210 Di Maggio: Dall'89 in poi?
Dall'82 in poi.
AVV. Cianferoni: Dall'82, o dall'89?
EX 210 Di Maggio: '82.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Il Pubblico Ministero mi rappresenta informalmente delle perplessità dicendo che lei non avrebbe detto dall'89 in poi. In verità, ho capito, io ho capito che lo ha detto. Poi...
EX 210 Di Maggio: '82. Otto due.
AVV. Cianferoni: Ora lei dice '82. Ma comunque poi c'è una, c'è una registrazione...
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
AVV. Cianferoni: Insomma, poi...
PRESIDENTE: Probabilmente la voce non era riuscita molto chiara.
AVV. Cianferoni: Ecco, non era... C'è una registrazione. C'è comunque una registrazione.
Ecco, dico, a proposito degli attentati del '92, lei è in possesso di notizie sul motivo particolare per il quale l'attentato ai danni del giudice Falcone fu consumato nel mese di maggio di quell'anno?
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Di Maggio: Io ho sentito tramite la televisione quello che è successo.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei sa perché è stato commesso proprio nel mese di maggio...
EX 210 Di Maggio: Ah, non lo so.
AVV. Cianferoni: Sa dire perché, se c'è un nesso e lei ne è a conoscenza, tra l'attentato di maggio a Falcone e di luglio al dottor Borsellino.
Cioè, questa scansione di due mesi di distanza tra maggio e luglio, in questi due attentati.
EX 210 Di Maggio: No, no. Non lo so.
AVV. Cianferoni: Sugli attentati invece verificatisi nell'anno successivo, nel '93, quelli per i quali si celebra questo processo, lei è in possesso di notizie?
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Di nessuna natura.
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Conosceva certo Salvatore Contorno?
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Non ha mai neppure sentito parlare di lui?
EX 210 Di Maggio: Sì, ho sentito parlare.
AVV. Cianferoni: In che termini?
EX 210 Di Maggio: In termini, diciamo, che era pentito.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito della morte, del suicidio di Gioè Antonino lei sa qualche cosa, è venuto a conoscenza di particolari?
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Questa mattina mi pare che, rispondendo a domande del Pubblico Ministero, lei abbia escluso di avere commesso reati con questa persona, cioè con il Gioè.
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: Tuttavia le dico, traendo spunto da un atto presente nel fascicolo del Pubblico Ministero di questo processo e cioè la lettera, il manoscritto rinvenuto nella cella del Gioè - quando poi questa persona fu trovata cadavere - che Gioè faceva il suo nome e le dico anche in che termini. Penso che si possa dar lettura di un documento riferibile a una persona morta.
PRESIDENTE: Penso anche io.
AVV. Cianferoni: Ecco. Scriveva il Gioè... O comunque su questo manoscritto troviamo scritto che:
"Quando ho saputo di Di Maggio pentito, sono tornato da lui" - riferito però ad un'altra persona - "per farmi dare una fotocopia della tessera dicendogli che ero nei guai".
Ora, se Gioè aveva motivo di preoccuparsi del suo pentimento forse aveva avuto qualcosa a che spartire con lei, così abbiamo appreso da altri collaboratori in questo processo. Sono venuti a dire che un soggetto non si preoccupa se, pentendosi un tal che si voglia, non c'ha mai avuto a che spartire.
Se il Gioè si preoccupava può darsi che avesse avuto a che spartire con lei. Ora però lei stamani dice che non c'aveva mai commesso reati assieme.
La sto sollecitando su qualche punto importante, oppure lei conferma di non averci mai avuto a che fare?
EX 210 Di Maggio: Non c'ho avuto mai a che fare in merito a omicidi. Però conoscevo come uomo d'onore e basta e quella poteva essere la sua preoccupazione.
PRESIDENTE: Scusi, lo conosceva solo come uomo d'onore e al di là degli omicidi aveva commesso altri delitti con lui?
EX 210 Di Maggio: No, no.
PRESIDENTE: Estorsioni, o cose del genere?
EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito appunto, ora lei fa delle distinzioni tra le ipotesi di reato.
PRESIDENTE: No, le ho fatte io avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, mi pareva che però anche il dichiarante dicesse a proposito di omicidi e allora io ho desunto allora vuole dire altre cose. Infatti appunto la domanda della Corte, del signor Presidente su estorsioni ed altro.
Dicevo, lei ha commesso degli omicidi?
EX 210 Di Maggio: Sì.
AVV. Cianferoni: Ci sa dire quali fatti di sangue lei ha commesso?
PRESIDENTE: Di alcuni li ha già dichiarati.
AVV. Cianferoni: Ecco, se sinteticamente ce li potessi riassumere.
EX 210 Di Maggio: Omicidi avvenuti a San Giuseppe Iato da Avola Sitte, da Agotta, nella zona di Pietralunga, Alcamo.
AVV. Cianferoni: A fronte di queste ipotesi di reato, lei oggi si trova in condizioni di libertà o di detenzione?
EX 210 Di Maggio: Mah, mi spiace non posso rispondere.
AVV. Cianferoni: Ne prendiamo atto. La domanda mi pareva, signor Di Maggio, molto neutra.
PRESIDENTE: Se lei ritiene di non voler rispondere è una sua facoltà, ma sul fatto se è libero o meno, lei può dire 'non voglio rispondere', però non c'è nessuno che le vieta di rispondere.
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PRESIDENTE: Allora vuole rispondere...
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PRESIDENTE: Lei ha detto "non posso".
EX 210 Di Maggio: Sì, sì, rispondo.
PRESIDENTE: Vuole rispondere? Allora ce lo esponga.
EX 210 Di Maggio: Sì, sono libero.
AVV. Cianferoni: Senta, quindi, le sollecito un ultimo sforzo di memoria, riferito a tutta la sua esperienza che ci ha descritto in Cosa Nostra e poi in questa sua esperienza successiva fino all'arresto del '93. Lei non aveva, se ho capito bene, notizia di nessun tipo di attentati che si dovevano fare nei mesi o negli anni a venire.
*EX 210 Di Maggio: No.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Io la ringrazio, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Nessun altro deve intervenire?
Allora, l'udienza riprende lunedì, mi pare che ne abbiamo 28, ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buongiorno.