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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca Giuseppe. Non la sento. E' presente? Scusate, ma non si riesce a sentire.
Allora, avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore. Non sento, è presente? Mi fa un segno, o un gesto, se riesco a vedere Benigno?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non c'è?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ora dobbiamo vedere che sia rinunciante.
Allora, Benigno dovrebbe essere rinunciante.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Benissimo. Avvocato Farina e Maffei. C'è nessuno dei due? Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, avvocato Falciani. Sostituiti dall'avvocato?
AVVOCATO Batacchi: Sostituiti dall'avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: Batacchi, grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente?
AVV. Cianferoni: Posso sostituirlo io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Cianferoni.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: è presente mi pare. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: è contumace... No, è assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. E' presente l'avvocato Batacchi in sostituzione.
Frabetti Aldo. E' presente?
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, presente.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Bennati: Avvocato Bennati in sostituzione dell'avvocato Dieci, presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Il difensore era avvocato...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ha nominato?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Batacchi: L'avvocato Batacchi in sostituzione.
PRESIDENTE: Batacchi in sostituzione.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Dieci. E' presente l'avvocato Florio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusate, questo non lo avevo ancora segnato. Allora, siamo a Lo Nigro vero? Fragalà. Ma l'avvocato Florio c'è sempre?
AVVOCATO Florio: Spero di sì.
PRESIDENTE: Manga... Ma lo vedo dico, è sempre difensore di fiducia anche lui.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Florio.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. C'è nessuno? Lo sostituisce l'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scara...
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come dice?
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Allora mi ripete il suo nome, per favore?
AVVOCATO Monaco: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Monaco, grazie.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Gramigni, che è presente.
Devo dare lettura di una lettera che è stata indirizzata al Presidente della Corte di Assise il 9 luglio '97 da Pietro Romeo. La cui lettera dice:
"Il sottoscritto Romeo Pietro, imputato di reato connesso, citato per l'udienza del 9 luglio 1997, mi sono avvalso della facoltà di non rispondere non per volontà di cambiare il mio atteggiamento di collaborazione nei confronti della giustizia, o perché non abbia sempre riferito la verità; ma per il turbamento emotivo che mi ha preso nel sapere che nell'aula c'erano persone alle quali, nel bene e nel male, sono stato molto legato.
Dopo l'udienza ho chiesto di conferire con il mio difensore, che redige con me questa lettera, e gli ho esposto che la mia decisione nasceva dal timore che, a causa del mio turbamento e della mia agitazione, nel mio interrogatorio potessi avere difficoltà a comprendere le domande o a rispondere con chiarezza su tutti i punti.
Sono quindi disponibile a rispondere all'interrogatorio, se la Corte riterrà di convocarmi nuovamente, ma preferirei, a causa dei motivi che ho esposto, essere esaminato con il sistema della videoconferenza.
Con ossequi".
Il che va agli atti.
Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione proprio a questa comunicazione fatta da Romeo e sottoscritta dallo stesso Romeo e dal difensore, comunicazione che al Pubblico Ministero è arrivata nella stessa mattina trasmessa dalla Cancelleria della Corte alle ore 13.53, ecco, in relazione a questo e in relazione anche ad una nota - che ritengo alla Corte sia pervenuta nella mattinata odierna perché è datata Firenze 11 luglio, per conoscenza trasmessa anche al Pubblico Ministero e reca il numero 274/31-1-96 di protocollo, a firma del comandante della Compagnia Firenze dei Carabinieri e più esattamente del maggiore Edera, con relativi allegati che richiamerò tra un attimo - io devo sottoporre alla Corte una questione che mi sembra sia, in parte di tecnica processuale, ma soprattutto di civiltà del processo.
Segnalano qui, io vedo stamani, i Carabinieri, più esattamente in una relazione che ho avuto la possibilità di guardare un attimo fa, l'appuntato Guidotti, che era - almeno il giorno 9 luglio, non so se ci sia anche oggi perché nemmeno lo conosco - era presente in aula, che al momento in cui Romeo ha fatto ingresso in aula, e questo prima ancora, per la verità, che la udienza fosse aperta perché la Corte ancora non era presente in aula, a Romeo sono state pronunziate delle frasi dal detenuto Giuliano. Che, questo penso sia un fatto obiettivo indiscutibile, il giorno 9 mi pare fosse custodito nella posizione 2, giusto appunto più che prossima al luogo dal quale è transitato, per fare ingresso nell'aula, Romeo.
Le espressioni sono riportate in questa annotazione, in questa relazione dell'appuntato Guidotti. Alcune parole sono state pronunziate in dialetto siciliano. L'appuntato, ammesso che le abbia percepite esattamente, le riporta così nella sua annotazione: "talia, talia", io non so cosa voglia dire.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Grazie. E poi ancora una frase, questa percepita in lingua italiana dall'appuntato: "che fai, non saluti?"
Dopodiché, vedo che c'è una seconda annotazione a firma di vari militari, tutti in servizio presso l'aula, i quali militari significano come, al termine dell'udienza - che come la Corte ricorderà è stata breve - trattenendosi ancora il Romeo in aula, i detenuti Giuliano e Lo Nigro hanno approfittato per rivolgersi all'indirizzo di questi, parlo di Romeo, con espressioni varie in siciliano, che i militari, carabiniere Bensi, carabiniere Susini, carabiniere Santucci, carabiniere Novi, carabiniere Cagnazzo non hanno percepito perché non conoscono il palermitano, come non lo conosco io.
Ecco, io devo, per necessità, prendere in considerazione, da un lato quello che è accaduto in aula dopo che era già stato introdotto Romeo, prima peraltro che l'udienza iniziasse, alla luce di quello, o in funzione di quello che Romeo ha ritenuto di rappresentare immediatamente dopo, si potrebbe dire, la chiusura dell'udienza alla Corte di Assise.
E mi pongo questo problema perché, ripeto, mi pare che la situazione che si è verificata abbia a che fare, prima di tutto con alcune regole di ordine tecnico-processuale, e poi direi più in generale con principi di civiltà del processo.
E' inutile che io ricordi che vi sono delle disposizioni che sanciscono in un certo qual senso la cosiddetta intangibilità della fonte di prova. La Corte mi insegna che esiste l'articolo 188 che è la seconda disposizione che nel Codice è dettata in tema di prove, la quale garantisce chiunque partecipi ad un atto di prova. Garantisce chiunque, ripeto, nella sua libertà di autodeterminazione e nella capacità di intendere e di valutare i fatti. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso delle persone interessate, metodi o tecniche idonei ad influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare.
E' chiaro che questa disposizione guarda essenzialmente al modo nel quale si forma la prova, ma questa disposizione detta un principio che riguarda complessivamente le garanzie alle quali ha diritto la persona che partecipa ad un atto di formazione della prova: sia esso un testimone, sia esso un imputato, sia una persona sentita in base all'articolo 210, debba essere esaminato, debba partecipare ad una ricognizione, debba partecipare ad un confronto.
Norma questa di portata generale alla quale, come loro sanno, fanno riscontro ad alcune disposizioni specifiche. Io mi ricordo in particolare l'articolo 149 delle Disposizioni d'attuazione che stabilisce in senso fisico l'intangibilità del testimone. Nel senso che il testimone non deve avere alcun contatto né con l'udienza, né con i soggetti che partecipano all'udienza. Perché tutto ciò potrebbe in qualche modo corrompere, o potrebbe pregiudicare presuntivamente - altrimenti la norma non avrebbe nessuna ragion d'essere - presuntivamente la sua genuinità, la sua attendibilità.
Norma, ripeto e mi spiego meglio - non so se ho perso il filo della sintassi - norma questa che si occupa di stabilire presuntivamente quali sono le cautele senza le quali non si può nemmeno ipotizzare fondatamente che il testimone si accinga ad essere esaminato davanti al Giudici a rispondere alle domande in condizione di genuinità e di autenticità. Così come, sotto un profilo che ci riguarda più specificamente, l'articolo 147-bis delle Disposizioni d'attuazione.
Quello che regola quelle particolari cautele da adottare allorché in un'aula di giustizia si procede all'esame di persona che, con terminologia - che io personalmente non adopro mai - con terminologia comunque molto espressiva, si chiamano collaboratori di giustizia. Perché anche in questo caso vi è da preservare la persona da ogni qualsiasi possibile influenza dall'esterno, che possa condizionare quella che è la precondizione di ogni atto che si va a compiere in un'aula di giustizia. La libertà di determinazione della persona che partecipa all'atto. Libertà che vale per il Giudice, vale per il Pubblico Ministero, vale per gli imputati, vale per i difensori, vale per chiunque acceda all'aula, si presenti per fare il suo dovere - adopro questo termine strumentalmente - per fare il suo dovere in un'aula di giustizia. Altrimenti ne va di mezzo il fondamento di tutto quanto si va facendo.
La situazione che si è verificata, per questo accidente che ben conosciamo e sul quale è inutile soffermarsi, è una situazione che, secondo me, ha generato un concreto penetrante sospetto che sia stata pregiudicata la libertà di autodeterminazione del signor Romeo Pietro.
Con un testimone la Corte se ne sarebbe accorta magari a posteriori. Si sarebbe accorta dal fatto che il testimone sarebbe stato elusivo, dal fatto che il testimone avrebbe detto no, quando aveva detto sì, dal numero delle contestazioni che gli sarebbero state fatte. Nel caso di Romeo se n'è accorta immediatamente, perché Romeo, contrariamente poi a quanto è andato a rappresentare di lì a pochi minuti alla Corte, ha detto: 'mi avvalgo della facoltà di non rispondere'.
Perché ho impostato il discorso in questo modo, signor Presidente e signori della Corte? Perché prima di tutto al processo ci credo e soprattutto credo alle regole del processo. Sono tra quelli - pochi o tanti che siano non ha importanza - che crede alla serietà del processo fatto con formazione della prova oralmente e davanti al Giudice. Conseguentemente, credo alla necessità che sia rispettate fino in fondo tutte le regole che presidiano questa funzione e questo particolare carattere del processo. Regole che ho sempre cercato di rispettare, e son convinto di averle sempre rispettate come sono convinto che questo banco le rispetterà sempre, come sono convinto che i difensori rispetteranno sempre queste regole.
In questo caso, le regole sono state violate. Non sarebbe accaduto se le cose, dal punto di vista della logistica dell'aula, fossero andate diversamente, ma sono comunque accadute determinate e specifiche situazioni.
Dice: e allora perché tutta questa invettiva del Pubblico Ministero che, invettiva non è? Per una ragione molto semplice: dal punto di vista formale l'esame di Romeo Pietro è concluso. L'esame inteso come mezzo di prova oggetto di un diritto di prova delle parte, nella specie del Pubblico Ministero che ha chiesto l'esame, ha chiesto di potere elaborare davanti alla Corte, davanti a un suo Giudice questa prova. Tanto che la Corte a suo tempo ha ammesso l'esame di questo, come di altre centinaia di persone.
Ma questo diritto concretamente esercitato ha prodotto, da un punto di vista formale, un determinato risultato: l'avvalersi, da parte di una persona che si doveva esaminare, della facoltà di non rispondere. Facoltà manifestata in un certo modo, a mio parere, a parere convinto di questo ufficio, condizionato. E quindi in assenza delle convinzioni di autentica e non formale, non apparente, di autentica libertà di determinazione.
Allora, il Pubblico Ministero è decaduto dal diritto di esaminare come propria fonte di prova il signor Romeo Pietro? Questo è il quesito. Al Pubblico Ministero resta semplicemente l'aspettativa che, preso atto della volontà di Romeo comunque di rispondere in un interrogatorio, la Corte all'esito dell'istruttoria dibattimentale per così dire recuperi il mezzo di prova attraverso l'articolo 507? O il Pubblico Ministero è ancora incardinato, costituito nel diritto di esaminare la sua fonte di prova?
La situazione non è di poco conto, Presidente e signori della Corte. Io credo che il quesito sia di risposta semplicissima: loro ipotizzino che una parte del processo, chiunque essa sia, abbia la possibilità di introdurre una sola persona come proprio teste, io mi metto - scusatemi l'espressione certo non aulica - mi metto nei panni di un difensore che deve far sentire un testimone e uno solo del quale non esistono verbale; ma noi potremmo pensare che il difensore perde il diritto a sentire quel testimone per il fatto che il giorno in cui questo testimone è stato citato magari qualcuno l'ha minacciato fuori dall'aula e questo testimone viene qui a dire 'io preferisco perdere un processo per l'articolo 372 del Codice penale piuttosto che rendere le mie dichiarazioni'. Ho fatto l'esempio limite, ovviamente.
Ecco perché credo che i fatti accidentali, o non accidentali... perché qui è stato un combinarsi di fatti accidentali e di fatti deliberati. I signori imputati sono molto attenti a che vengano rispettate tutte le loro garanzie. I signori imputati quel giorno facevano bene a stare zitti e non a rivolgersi più o meno palermitanamente, o più o meno italianamente a Romeo, lo stesso potrebbe succedere sennò tutti i giorni. Nel processo questo ci si sta con queste regole per quella che è l'aspettativa del Pubblico Ministero e sono convinto è la convinzione della Corte, non con le regole dei signori imputati.
Ecco perché io credo che la Corte, se accoglie la richiesta del Pubblico Ministero, e chiede che la Corte provveda, prendendo atto della situazione: dell'immediata manifestazione volontà di rispondere da parte di Romeo, manifestata immediatamente dopo ma nel corso della stessa giornata, a pochi minuti si potrebbe dire di distanza. Tanto che, ripeto, alle 13.50 questa nota depositata dal difensore era già tornata dal Pubblico Ministero e l'udienza è finita poco prima delle 10.00 quindi si può capire se c'è stato un apprezzabile ritardo. Tenuto conto di quello che è successo al momento in cui Romeo è entrato in aula.
Chiedo alla Corte di fissare, stabilire la data nella quale il Pubblico Ministero, non essendosi esaurita l'elaborazione di quel certo particolare mezzo di prova, chiede di esaminare appunto la propria fonte di prova ai sensi dell'articolo 210 della persona di Romeo Pietro.
Non credo proprio che il tecnicismo del processo sia tale per cui un parte perde un suo mezzo di prova, si vede caducare il diritto alla prova, perché così sta scritto nel Codice, di diritto delle parti si tratta, solamente perché un'altra parte - e in questo caso è la parte in senso stretto, non certo i difensori - perché una parte cerca di sottrarla. Con questi sistemi cerca di sottrarre l'oggetto, la fonte della prova all'altro. Con questi sistemi si saranno fatti forse processi da qualche altra parte, non certo qui.
Io chiedo alla Corte di pronunziare un'ordinanza che deve avere anche un grande significato dal punto di vista, non solo giuridico, ma dell'etica del processo. Non so se esistono precedenti, non mi interessa se sono precedenti, sono convinto che la libertà di determinarsi della persona che partecipa al processo è qualche cosa che non ha una caratterizzazione meschina e gretta nell'ambito solo ed esclusivo dell'atto che si va formando, ma una caratterizzazione più forte.
Nasce dai principi fondamentali della Costituzione, nasce dall'articolo 2, l'articolo 188 del Codice di procedura penale, non nasce da un impulso creativo del Legislatore delegante.
La signora segretaria ha preso atto della richiesta del Pubblico Ministero. Devo completare con alcune altre richieste.
In via di ipotesi - di ipotesi ripeto, signor Presidente - per quanto riguarda Romeo Pietro in particolare, siamo in un caso di applicazione dell'articolo 513 del Codice di procedura penale. Con la conseguenza che il Pubblico Ministero indica, nel modo che segue, i verbali contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero, regolarmente depositati ai difensori, diversi dai verbali di prova già indicati nella precedente udienza, per i quali verbali di prova la corsia è dettata dall'articolo 238 e non certo dall'articolo 513. Ecco dicevo, questi verbali di interrogatorio depositati, in maniera formale e come dettata - mi si consenta questa espressione - anche dai provvedimenti proprio di questa Corte, che si identificano in quelli: dell'interrogatorio reso al Giudice per le indagini preliminari di Palermo il 15 novembre del '95, al Pubblico Ministero di Palermo il 18/11 del '95, al Pubblico Ministero di Palermo il 07/12/95, al Pubblico Ministero di Firenze il 01/12/95, al Pubblico Ministero di Firenze il 14/12/95, al Pubblico Ministero di Firenze il 29 giugno del '96, al Pubblico Ministero di Firenze il 9 maggio del 1997. Di ipotesi, perché credo che la nostra situazione sia quella che ho cercato di illustrare nella richiesta di tesi.
Il Pubblico Ministero ritiene di non essere assolutamente decaduto dal diritto di esaminarla questa fonte di prova. Non siamo nella condizione in cui l'esame non ha avuto luogo per una delle ragioni previste dal 513. Siamo ancora nella situazione precedente.
Sempre sotto il profilo di questi verbali, e quant'altro, da acquisire ai sensi dell'articolo 513, il tutto è comunque esplicitato in una nota odierna che tra un attimo sarà consegnata al signor segretario così tutti la potranno consultare, anche perché si è cercato di fare una enumerazione puntuale e precisa dei soggetti e dei verbali di riferimento. Vi è richiesta quindi di acquisizione, in vista della lettura, delle dichiarazioni rese da Tosonotti Enrico Carlo, Imperatore Agostino, Basile Giuseppe, Correra Angela, persone tutte di cui l'esame era stato chiesto ai sensi dell'articolo 210 e che si sono avvalse della facoltà di non rispondere.
Per Correra Angela: verbale di interrogatorio reso al Pubblico Ministero di Firenze il 25/09 del '95. Per Basile Giuseppe: verbale di interrogatorio reso al P.M. di Firenze l'08/03/96.
Per Imperatore Agostino: verbale di interrogatorio reso al GIP di Firenze il 24 febbraio '96 e poi al Pubblico Ministero l'8 marzo '96 e in data precedente il 27 febbraio del '96.
Per quanto riguarda Tosonotti: verbale di interrogatorio al GIP 6 febbraio '96, al Pubblico Ministero sotto la stessa data e ancora al Pubblico Ministero il 13 febbraio '96.
C'eravamo impegnati a fissare i presupposti, sia pur a posteriori, signor Presidente, presupposti di fatto e giuridici, per i quali avevamo richiesto, ed era stato ammesso come tale, l'esame ai sensi dell'articolo 210 di Di Natale Elena e di Siclari Maria Maddalena. Persone che anch'esse, davanti alla Corte, si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Di tal che poi si è posto il problema di documentare i profili della connessione o del collegamento investigativo legittimanti questa forma piuttosto che l'esame testimoniale classico, il Pubblico Ministero, come loro ricordano, si era impegnato a documentarsi sul punto. E cioè dire documentarsi su come qualmente il Pubblico Ministero di Roma avesse proceduto nei confronti di queste persone, per quali reati, in quale epoche e eventualmente in concorso con chi.
Qui c'è una documentazione che il Pubblico Ministero di Roma ha trasmesso a questo ufficio con una nota del 2 luglio del 1997, che presumo sia arrivata lo stesso giorno, o al più il giorno successivo, dalla quale nota - o per meglio dire dagli allegati non proprio di immediatissima lettura - dalla quale risultano i capi di imputazione che in un procedimento penale sono stati elevati nei confronti della signora Siclari e della signora Di Natale Elena.
Da questi capi di imputazione che sono il 21, il 26, il 29, il 50 e il 51, ecco, tutto materiale di cui i difensori e la Corte tenderanno, anche la Corte io penso incidentalmente potrà conoscere sicuramente di questa situazione per stabilire appunto a posteriori se queste persone avevano la facoltà di astenersi da rendere dichiarazioni, da questo materiale documentale, più esattamente da questi punti dell'imputazione, io rilevo che al capo 50 in particolare e al capo 51, sono elevate imputazioni per fatti detenzione di stupefacenti variamente articolate. Sono due imputazioni che hanno una zona di sovrapposizione dal punto di vista temporale.
Sono imputate Siclari Marilena in concorso con Scarano Antonio e Frabetti Aldo, oltre che in concorso con Di Natale Emanuele, Siclari Piero, Maniscalco Umberto, quindi tutta la famiglia Di Natale, più due degli imputati di questo processo, per fatti di detenzione di stupefacente per l'appunto nel fatidico cortile di via Ostiense fino all'agosto del 1993.
Stupefacente che il capo di imputazione specifica F-hashish. E' né più e né meno quel famoso hashish che anche in quest'aula ha formato oggetto di riferimenti, dichiarazioni dirette, indirette e quant'altro.
E' sostanzialmente per la vicenda che costituisce l'altra faccia della medaglia, come loro sicuramente hanno presente, della concentrazione a Roma di esplosivo, per l'appunto in quello stesso luogo.
E' il tipico caso - a me sembra - in cui si verifica sia il profilo della connessione, perché sono reati commessi dalle stesse persone negli stessi contesti temporali sia pur fatti diversi. Mentre in via Ostiense si andavano a detenere gli esplosivi che servivano per far fare le stragi, ne rispondono Siclari e Maniscalco, giudicati separatamente Scarano e Frabetti. Le stesse persone in concorso questa volta anche con Siclari Marilena, nello stesso luogo commettevano il reato di detenzione, eccetera, di stupefacenti e quant'altro.
Per Siclari Marilena questo discorso si riproduce in termini sostanzialmente analoghi nel capo 51, laddove si tratta di una detenzione di stupefacenti concorso con varie persone, tra le quali nuovamente Scarano, a coprire questa volta un periodo ancora più lungo. Si arriva fino al maggio del '94.
Quindi a copertura dell'epoca in cui si sono svolti i fatti di strage e ad arrivare ad un periodo ancora successivo.
Volevo far notare da questa documentazione, per quel che vale, come reciprocamente nel processo romano le dichiarazioni di Scarano Antonio e di Frabetti Aldo siano state anche acquisite in quanto imputati di reato connesso. Considerandosi connesso a tutti gli effetti il reato, i reati per meglio dire, oggetto di trattazione davanti alla Corte di Assise di Firenze.
Quindi, per Siclari Marilena, non credo proprio si debba dubitare della correttezza della impostazione data all'atto di prova da parte del Pubblico Ministero.
D'altra parte, loro capiscono, che se il Pubblico Ministero avesse volute, volesse chiunque, il Presidente, un Giudice, far domande sulle ragioni per cui in un certo cortile si erano verificati certi luoghi, la parte, nella specie la signora Siclari, sarebbe determinata, indotta - non voglio dire costretta - a rendere dichiarazioni a proprio carico sui concorrenti reati di detenzione di stupefacenti.
Ecco perché la forma processuale, la forma tecnico processuale prescelta mi pareva e ci pareva quella giusta.
Per quanto riguarda Di Natale Elena, il profilo, se si vuole, è in qualche modo più sfumato.
La signora Di Natale Elena, a capo 29 dell'imputazione elevata nel processo appunto che si è fatto a Roma e che aveva il numero 8943 del '94 del Pubblico Ministero, nel capo 29 risponde di un episodio di trasporto - non mi ricordo se il capo di imputazione menziona la norma sulla continuazione, ma fa poca differenza - di eroina e cocaina. E unitamente alla signora Siclari Marilena in concorso con l'imputato Di Natale.
Ecco, dove, a mio parere, sia pure sotto un'altra forma, ma rispunta un profilo nuovamente che allude in maniera forte, se non tanto alla connessione, sicuramente al collegamento investigativo.
E quindi anche sotto questo profilo, credo che fosse corretto introdurre queste persone in base a questa disposizione.
Nel presupposto che tutto ciò sia vero, quindi, ai sensi dell'articolo 513 la Corte vorrà acquisire anche i verbali resi, le dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da entrambe le persone davanti al Pubblico Ministero di Firenze. La Di Natale Elena, il 19 settembre '94; la signora Siclari Maddalena davanti al Pubblico Ministero di Firenze il 16 settembre, il 5 ottobre, il 10 ottobre, il 15 marzo del '95, il 13 marzo '95, davanti al Pubblico Ministero di Firenze. Davanti al Pubblico Ministero di Roma il 10 ottobre '94, 17 ottobre '94, nello stesso anno. E precedentemente 16 maggio, 31 maggio, 8 giugno, 23 settembre.
Secondo ordine di problema. E' inutile, ormai che ci siamo, affrontarli per così dire disordinatamente.
Questa nota che egualmente viene depositata dal Pubblico Ministero, datata 11/07/1997, ovviamente, contiene l'elenco di tutte le persone, le quali sono state sentite in quest'aula nella qualità di testimoni a partire dall'udienza del 16 maggio. E durante l'esame delle quali si è fatto uso di dichiarazioni che erano state rese nella fase delle indagini preliminari.
Le udienze interessate sono quelle del 16 maggio, 2 giugno, 4 giugno, 5 giugno, 7 giugno: Gaudini 40, De Luca Marianelli Alei, Petrucci, Palmentieri, Pinzari, Guidi, Marano, Frabetti Armando, Fraboni, D'Aguanno, Milan, Berto, Sabato, Blunda, Barsaglini, Poli, Abbaterusso, Fondi, Tosonotti, Puma, Tempesta, Bellini, Samuelli.
Terzo ed ultimo punto: questi, questa terza nota datata anch'essa 11 luglio che viene depositata tra un attimo, il Pubblico Ministero elenca quali sono i verbali che ai sensi dell'articolo 503 sono stati utilizzati per contestazioni, questa volta non a testimoni, bensì a persone che nel processo sono state esaminate o in qualità di imputati: Carra Pietro, Ferro Vincenzo, Scarano Antonio; ovvero sentiti ai sensi dell'articolo 210. Quindi Maniscalco Umberto, Siclari Pietro, Gullotta Antonino, La Barbera Gioacchino, Geraci Francesco, Calvaruso Antonino, Di Filippo Emanuele, D'Agostino Giuseppe, Spataro Agostino, Cannella Tullio, Cancemi Salvatore.
E' inutile che io legga le date di tutti i verbali che sono stati qui riportati, perché sarebbe troppo lungo; perché comunque ciascuno può controllare dalle trascrizioni che questi, ed esattamente questi, sono i verbali delle dichiarazioni, utilizzati dal Pubblico Ministero.
Qui ci sono solo quelli utilizzati dal Pubblico Ministero per le contestazioni nel corso degli esami degli imputati, ovvero delle persone esaminate ai sensi dell'articolo 210.
Quindi credo di aver approfittato ampiamente della parola che il Pubblico Ministero mi ha dato, il Presidente mi ha dato, chiedo scusa, per illustrare alcune richieste, una alla quale in particolare questo ufficio tiene molto.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno interventi da fare?
AVVOCATO Onano: Avvocato Onano, per l'avvocatura dello Stato.
Per quanto riguarda... Aderiamo a tutte le richieste fatte dal Pubblico Ministero, in particolare per quanto riguarda la richiesta di esame di Romeo Pietro, attesi i fatti gravissimi che sono stati enunciati che in pratica vengono a far venir meno quelle che sono le condizioni previste dal 417-bis per l'assunzione dell'esame dell'imputato articolo 110.
In subordine, ovviamente, aderiamo alla richiesta di acquisizione dei verbali ai sensi dell'articolo 513, in quanto è pacifica giurisprudenza che il coimputato ex 210 che si è rifiutato, si è avvalso della facoltà di non rispondere, i verbali acquisiti in sede di indagini preliminari, possono essere acquisiti ai sensi del II comma del 513.
Per il resto aderiamo a tutte le altre richieste.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi di parti civili?
I difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni, anche per l'avvocato Ceolan, sulle varie questioni sollevate dal signor Pubblico Ministero.
Signor Presidente e signori della Corte, con la dovuta sintesi dico solamente queste riflessioni: sono giorni che con l'avvocato Gramigni - che poi credo vorrà anche supportare ulteriormente le nostre argomentazioni - ci interroghiamo su varie norme che sono state usate e ben vengono usate e dovranno essere usate, in questo processo. Una delle tante è il 513, per l'appunto.
Oggi venivamo preparati per rispondere, sottoporre alla Corte le nostre argomentazioni, circa la prevedibile richiesta del Pubblico Ministero di allegazione dei verbali dell'imputato di reato connesso Romeo Pietro. Ma evidentemente la nostra fantasia era più limitata di quella del Pubblico Ministero.
Perché noi ci preparavamo solo all'ipotesi che il consigliere Chelazzi ha rappresentato e non prevedevamo questa tesi veramente singolare. Veramente singolare e posto che, da contraddittorio dell'accusa, se ne fa questione di civiltà del processo.
La difesa scende molto volentieri su questo terreno. Non omettendo tra l'altro per "incidens" di segnalare la estrema gravità per il compendio accusatorio dell'essersi, il Romeo Pietro, avvalso della facoltà di non rispondere.
Questa considerazione rimane quella che è, il corso del processo darà conto della vera e propria sciagura che il Pubblico Ministero ha riportato nell'avvalersi della facoltà di non rispondere il Romeo Pietro.
A questa sciagura, il Pubblico Ministero replica questa mattina con la lettura...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Noi non abbiamo interrotto, io non ho interrotto. Chiedo al Presidente che non mi si faccia interrompere.
PRESIDENTE: Prosegua, avvocato.
AVV. Cianferoni: Con la lettura di dichiarazioni di ufficiali di Polizia Giudiziaria.
E qui già dissento fortemente dall'impegno leale e chiaro e non discusso che il Pubblico Ministero ha dichiarato in quest'aula anche stamani di rispetto di tutte le regole.
Mi pare - mi sbaglierò, ma comunque mi pare - che intanto se n'è violate una. Cioè quella di cui al 514 Codice di rito che vieta la lettura di atti di Polizia Giudiziaria per l'appunto nemmeno incidenti in questo processo.
Ma poi, quali atti. Perché se il Pubblico Ministero si fosse presentato con una copertina di un fascicolo nuovo, rubricato a carico per l'appunto del signor Giuliano perché lo ha rammentato - ma non mi compete questa posizione - per una ipotesi di 611 Codice penale, avremmo avuto un argomento serio, una presa di posizione vera, da parte del Pubblico Ministero.
No. Ci è stato letto che un certo appuntato ha raccontato delle parole che poi sono quelle che hanno una interpretazione autentica da parte del Romeo Pietro, che mi pare non abbia detto di essersi sentito minacciato da chicchessia. Mi pare di aver orecchiato una frase che dice, di aver ascoltato, chiedo scusa perché erano parole della Corte, era riferito piuttosto al contenuto di quella lettera, che lui diceva di essere stato legato nel bene e nel male a certe persone.
Ora, ripeto, ce ne vuol di fantasia per risalire da questa frase a delle minacce.
Allego anche una ulteriore circostanza che non posso comprovare in questo momento, ma che mi si dice vera. Pare che il Romeo Pietro, anche in processi in altre curie si sia avvalso della facoltà di non rispondere. Non è, dico, un fatto innominabile.
Allego un'altra riflessione, visto che si è fatto dell'accidente una regola. Si è voluto prendere delle parole che volano in un'aula nella quale, con estremo disagio, siamo a fare il processo. E ripeto, si è posta questa questione "illo tempore", ma visto che qui si pesano anche i segmenti aerei di quest'aula, siamo partiti da quelle gabbie per dire il disagio di ognuno.
E la difesa con molto - parlo a titolo personale, ma credo di interpretare anche il convincimento dei colleghi - ha preso atto e si sforza di collaborare fattivamente e concretamente a che questo processo si celebri.
Allora io dico: ricordiamoci che il Romeo Pietro - lo affermo e mi si smentisca se non è vero - è entrato senza scorta. Uno dei pochi. Sono entrate delle mummie in quest'aula, tutti fasciati e infagottati.
Il Romeo Pietro è entrato senza scorta e a viso scoperto.
Poi gli è stato chiesto e ribadito: 'ma è sicuro di non voler rispondere?'
Perché non lo ha detto di fronte a Giudici del popolo italiano il suo sconcerto? No, lo ha detto nel segreto delle stanze del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
PRESIDENTE: No, avvocato, per cortesia...
PUBBLICO MINISTERO: Che segreto...
PRESIDENTE: Qui non facciamo illazioni che non ci stanno.
AVV. Cianferoni: Non sono illazioni. Intendo dire che il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero non ha niente a che fare con la lettera scritta da questo Romeo...
AVV. Cianferoni: Io so che è firmata da Romeo Pietro e dal difensore, non è firmata dal dottor Chelazzi, per l'amor di Dio!
Volevo dire che quella lettera è giunta di lì a poche ore - lo ha detto il dottor Chelazzi - al...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
... dalla Cancelleria della Corte di Assise.
AVV. Cianferoni: Mi sono... Allora ho capito male. Chiedo scusa e...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Beh, chiedo scusa, è una questione... Ecco, però comunque il Romeo Pietro ha tenuto a dire quello che voleva dire in un momento diverso, non nella pubblicità e nel controllo di una Corte, che mi pare molto avvertita, molto attenta, molto equilibrata.
Ecco, questo intendevo dire, e questo sottolineo a dire.
Sicché mi pare che la questione non si ponga, perché se noi prendiamo quel documento e lo leggiamo, ci accorgiamo che, colui che avrebbe dovuto sentirsi minacciato, ha parlato di bene e male, emozioni; mi pare abbia parlato di essersi sentito emozionato, queste cose qui.
Ho ricordato anche la violazione del 514, a modesto avviso di chi parla. Però non ho ritenuto di farla presente in quel momento, perché capivo l'attenzione, l'enfasi, l'impegno del Pubblico Ministero in quel momento. Però rimane.
E quindi io chiedo che in parte qua, quanto oggi si è verificato, riceva sanzione di inutilizzabilità da parte della Corte di Assise illustrissima, perché, ripeto, non potevano esser letti i verbali di ufficiali di Polizia Giudiziaria, oltretutto nemmeno pertinenti al processo: 514 II comma.
Sulla questione specifica sollevata in tesi, null'altro da dire personalmente.
Sulla ipotesi, cioè sulla richiesta di allegazione ex 513 II comma dei verbali, sappiamo che la questione ferve perfino a livello politico. Cioè, vi è un dibattito in corso sulla riforma di questa norma.
Questo non interessa oggi il processo. Ad ogni buon conto, perché possa sempre coltivarsi anche con i mezzi di gravame la questione, ci si oppone alla allegazione stessa dei verbali, si solleva questione di incostituzionalità della norma citata, 513 II comma, sotto i seguenti profili: per violazione degli articoli 2 e 3, 10, 11, 24 e 76 Costituzione.
Rammento anche gli articoli 10 e 11, perché? Perché, ovviamente ricordo soltanto a me stesso, essere vigente nel nostro ordinamento anche quanto è stato pattiziamente recepito a livello di convenzioni internazionali. La convenzione europea per tutte.
L'articolo 6 di questo testo si dice come la pare, l'accusato, abbia il diritto di difendersi provando e controesaminando nel dibattimento colui il quale si fa portatore di una accusa nei suoi confronti.
E' chiaro che la disciplina attualmente vigente supportata dal 513 II comma, impedisce questa verifica orale e nel contraddittorio delle parti di una costruzione che è chiaramente di parte, perché è portato delle indagini preliminari svolte unicamente dal Pubblico Ministero. Quindi mi pare che vi possa essere anche queto profilo.
Vero è che la Corte Costituzionale ha più volte affrontato la questione, però può sempre tornare sui suoi passi, può sempre, la Corte delle leggi, della legittimità delle leggi, rivedere il giudizio e riconoscere incostituzionale quella norma così oggi ampliata proprio dalle pronuncie della Corte finora d essere, per l'appunto, nel fuoco dell'attenzione di tutti i giuristi processualisti e sostanzialisti.
La Corte stessa - ma di questo credo vi parlerà ancor meglio il collega Gramigni - ha precedentemente riconosciuto piena efficacia dell'ordinamento positivo alle norme pattizie e recepite ritualmente nell'ordinamento italiano.
Mi piace concludere proprio perché il Pubblico Ministero ha lealmente rappresentato l'importanza di quel collaboratore del suo ufficio per le sue dinamiche accusatorie, come quando io abbia detto che il Romeo aveva, nelle stanze del Pubblico Ministero rappresentato le sue doglianze, non intendessi dire che gliele aveva rappresentate il P.M. a lui, anzi, tutt'altro. Mi sono confuso e mi sono sbagliato. Quello che intendevo dire è ciò che ho detto, nel senso che vi era un momento precedente, rituale, garantito perché eravamo di fronte ad un Giudice, nel quale il Romeo Pietro poteva rappresentare tutto quello che avrebbe dovuto rappresentare.
Purché del resto il Presidente... vi è giurisprudenza in tal senso della Corte. Ricordo non molte udienze or sono, un collaboratore ritenne di fare delle dichiarazioni sostanzialmente spontanee e la Corte ritiene di ascoltarle.
Ricordo ancora come, sempre per giurisprudenza di questa Corte - questo mi viene in mente perché quella lettera è firmata anche dal difensore, abbiamo appreso - abbia sempre consentito ampia partecipazione anche ai colleghi che hanno deciso di rappresentare i collaboratori di giustizia delle loro ragioni. Poteva benissimo, il collega, non dico opporsi, perché non vi era alcunché da opporsi, ma redigere allora una memoria difensiva un 121. Quello che avesse inteso fare lo poteva fare nel processo.
Noi invece lo veniamo ad apprendere molto dopo, e questo è quanto.
Un ultimo argomento, visto che mi pareva che per un accordo preso con la Corte e le controparti, le richieste probatorie residuali, perché così dovrebbero essere svolte in un momento ad hoc designato.
Invece oggi il Pubblico Ministero ne ha svolte, ha svolto le sue. Ovviamente questa difesa non è in grado, in questo momento, di farlo.
Una sola però ne vuole ricordare a riprova, credo, dell'atteggiamento fattivo. E più che fattivo, obiettivo, con il quale ci si avvicina ai fatti del processo. Quella di esperimento giudiziale richiesto ormai mesi or sono sulle dichiarazioni rese da Carra Pietro a proposito del suo rimorchio e del vano nel quale avrebbe occultato l'esplosivo.
Ricordo ancora come proprio il Pubblico Ministero dicesse: aspettiamo il contributo che potrà venire da altri collaboratori di giustizia.
Mi pare che già era una questione, così posta, non corretta. Perché se quello che ha guidato il camion racconta certe cose, non si vede perché lo debbano venire a dire altri che non c'erano.
Ma comunque, a parte questo, ne abbiamo sentiti molti. E mi pare che abbiano accresciuto, piuttosto che sminuire, le perplessità su quello specifico episodio di Capezzana di Prato. Perché l'esperimento giudiziale attiene a quel particolare momento cronologico. Non al fatto se Carra portasse, o meno, armi, droga e quant'altro per sue necessità.
Questo non è mai stato messo in dubbio, perché non credo interessi.
Interessa invece al processo il fatto di Capezzana. Sono resi che questa difesa ha chiesto questo esperimento, si può aspettare benissimo, non è una questione. Però si è voluto rappresentare per dire il tipo di approccio che al processo si vuol dire.
Figurarsi se a questa difesa interessa le paratie che si vedono ogni mattina, o i soggetti che al di là delle paratie la Corte deve avere di fronte.
Questo è tutto e ringrazio dell'attenzione.
AVVOCATO Monaco: Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, deve dire il suo nome, per favore, sennò lei resta un ignoto alla registrazione.
AVVOCATO Monaco: Sì. Avvocato Monaco.
Se potevo, chiedevo se potevo avere i verbali che il Pubblico Ministero voleva produrre, soprattutto in relazione al problema della connessione.
PRESIDENTE: Io penso che sarà opportuno, su questo punto, che la Corte - poi potrà anche smentirmi - conceda un termine ai difensori per poter fare un esame più obiettivo.
AVVOCATO Monaco: Sì, questo era... Io lo chiedevo nel frattempo, se...
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono tutti, avvocato, sono là.
PRESIDENTE: Prego, avvocato Pepi, può intervenire.
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, e molto brevemente.
Parlo ovviamente quale difensore di Francesco Giuliano che è stato chiaramente chiamato direttamente in causa. E parlerò solo ed esclusivamente di questa vicenda, riportandomi, per tutte quelle che sono le questioni di diritto, a quanto brillantemente l'avvocato Cianferoni ha spiegato pochi minuti fa.
Ecco, io... Il Pubblico Ministero mi conosce da molti anni. Sa che la penso come lui, sotto il profilo... che i processi, comunque essi siano, debbano essere affrontati serenamente con le regole.
E queste regole obiettivamente nella fattispecie che oggi una nota stranissima arrivata da parte dei Carabinieri o comunque di agenti, ha fatto pervenire ed è stata letta, mi sembra che veramente, se si vuole parlare di violazione delle regole in questo caso, mi sembra che si sia al di fuori.
Perché è pacifico, è chiaro, che si possa parlare di minaccia a un teste o a chiunque esso sia solo se questa minaccia sia reale, concreta e precisa.
E sia una vera e propria minaccia. Perché le parole che sono state riportate di per se stesse non sono nemmeno una minaccia, signori della Corte.
Cosa significa, è minaccioso dire: 'guarda...', Ma Romeo e Giuliano si conoscono da più di 20 anni, sono stati bambini insieme. Lo dice lo stesso Romeo.
E questa è una minaccia? Da parte di chi, guardie poi, è stato arrestato proprio da quel, per colpa e per fatto di quel Romeo. E non vi può essere, sempre per il principio delle regole, una legittima reazione di chi si sente detenuto ingiustamente per accuse di un altro.
Non può sorgere viceversa il dubbio che Romeo, sapendo che sicuramente sarebbe stato sottoposto ad un duro, preciso, controesame da parte di questo difensore, che per la cronaca aveva preparato cinque pagine di domande, molte scottanti, molto precise, e non è più facile allora dire: 'mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché c'è persone in quest'aula che io conosco e sento la suggestione'?
Nel bene e nel male, quest'essere sceso dalla terra, dal cielo, a pontificare. Ma la minaccia, dov'è stata la minaccia? Guarda, questa è una minaccia.
Allora io credo che ci dovrebbero essere processi a centinaia, a migliaia. Ma non è legittimo, lo ripeto, di chi si trova quelle sbarre, mentre altre persone che hanno commesso tanti tipi di reato sono fuori a spese dei contribuenti, fanno una vita tutto sommato tranquilla, gente che ha ammazzato cinquanta persone e lo dichiara. E poi si sentire minacciato da "guarda, guardati", è una minaccia gravissima, reale, concreta da cui io collaboratore di giustizia, per il fatto che mi sono sentito dire in faccia "guardami", non rispondo più, ho troppa paura.
Mi avesse offeso con le parole tipiche che vengono dette ai pentiti, potrei anche arrivare a capire. Un condizionamento psicologico. Ma "guarda"...
Io credo che viceversa la ragione sia ben un'altra: questo Romeo che è la base, il fulcro dell'imputazione relativa all'attentato a Contorno sapeva che i difensori in quest'aula non sarebbero stati zitti. Sapeva quante domande avrebbe subìto.
E allora ecco l'occasione, il colpo di scena: 'sono stato minacciato'.
Però non ha il coraggio di dirlo, perché velatamente dice soltanto che... eh, queste persone sono qui, Giuliano è qui perché ce lo ha mandato lui. Questa è la sostanza.
Se questa è veramente una minaccia, io non so veramente il diritto dove sia finito.
E poi, sempre nelle regole, per carità di Dio! E' una vita che lotto per le regole. In altri processi sono arrivato ad altre questioni, sempre per le regole.
Le regole dicevano se questa persona si sentiva veramente minacciata, è assistita da un fior di difensore, è in regime di protezione, che non gli manca nulla. Poteva fare una querela immediata. Allora mi inchinavo e dicevo: 'è giusto, Giuliano lo ha minacciato'.
Ci saremmo poi difesi, chiaramente. Ma non, questo non si fa, non lo si fa perché non lo si può fare, perché non siamo stati minacciati.
E allora l'atteggiamento è stato solo - e ripeto - perché non voleva rispondere soprattutto alle domande di questi difensori e di questo, in particolare.
Pertanto mi sembra che se si vuole, da un caso particolare, di nessun valore, farne veramente un caso da esportazione, si potrebbe dire, andiamoci piano. Perché se le regole si devono attuare, si devono attuare per tutti, pentiti compresi.
Perché non sono una razza al di sopra di tutti.
E ho concluso ritenendo che, da parte di Giuliano Francesco da me rappresentato, nessuna minaccia in nessun senso è stata posta nei confronti del collaboratore di giustizia Romeo Pietro.
Concludo semplicemente ricordando alla Corte che Giuliano che è stato chiamato in causa, vorrebbe brevemente fare una dichiarazione.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, per la posizione Lo Nigro.
Posto che, anche il Lo Nigro, "incidens tantum", è stato chiamato in causa dalle parole che or ora il Pubblico Ministero pochi minuti fa, a rappresentato.
Ora, premetto, mi risulta che il Romeo Pietro nell'aprile del 1997, presso l'aula Bunker di Rebibbia ha posto in essere condotta analoga: 'non voglio rispondere'.
Quindi non è vero che è la prima volta che il Romeo pone in essere questo comportamento, fra l'altro legittimo, ma certamente non recuperabile sotto il profilo della prova.
Le parole che io leggo, o meglio il Pubblico Ministero legge e io apprendo quest'oggi, che avrebbero pronunziato Giuliano e Lo Nigro, tutto possono avere salvo che un contenuto minaccioso.
Diceva il difensore che mi ha preceduto che il Giuliano... il Romeo, assolutamente non ha ritenuto di sporgere, cosa che gli sarebbe stata concessa, era un suo diritto sacrosanto, una querela. Una semplicissima querela per minacce nei confronti del Giuliano o del Lo Nigro.
E, giustamente, diceva il collega Pepi in quel caso ci saremmo difesi, ci saremmo potuti difendere.
Cosa che chiaramente non si pone perché vi è una stessa missiva del Romeo in tempi del tutto immediati rispetto a quella che è stata la sua deposizione, o meglio la sua non deposizione in questa aula dove si dice: anzi, io a queste persone sono più o meno legato, ci si conosce da tempo eccetera.
Certamente non ha parlato di minacce.
Quindi, vi è una condotta, vorrei dire, espressa che è il contenuto della lettera. Ripeto, in tempi del tutto immediati. E poi una condotta tacita: non ha, che io sappia, posto in essere alcun tipo di querela nei confronti del Lo Nigro e del Giuliano.
Ma non è questo soltanto il punto.
Bene ha toccato il profilo del diritto il collega Cianferoni, ma è giusto che questo difensore aggiunga soltanto in breve qualche considerazione.
A prescindere che è vero che un verbale dei Carabinieri letto in aula fa parte ancorché in via estensiva - parlo sotto il profilo dell'interpretazione - di quelle letture vietate di cui all'articolo 514, che certamente non possono avere utilizzazione alcuna all'interno di questo procedimento.
Si parla di letture vietate, letture vietate che devono inerire a i verbali formati in sede di indagini preliminari con sede di udienza preliminare a maggior ragione a porzioni, direi, in sede dibattimentale.
Ma certamente - lo dico senza alcun tipo di polemica - però, certamente non si può seriamente, correttamente parlare di 'incisione sulla libertà di autodeterminazione'.
Pubblico Ministero, lei certamente conosce i lavori preparatori dell'articolo 188: di tutto si parla salvo che di circostanze di questo genere. Cioè, voglio dire incidere sulla libertà di autodeterminazione, è tutt'altra cosa. Non credo certamente che, in modo serio, si possa sostenere che Romeo sia stato limitato in quella che è la sua capacità di determinazione.
Malivocato, davvero malivocato ritengo anche se l'articolo 507 o perché qui non si tratterebbe di assunzione di nuovi mezzi di prova. Il fatto di richiamare Romeo a deporre in videoconferenza, dietro il paravento, in qualunque modo, certamente non può passare attraverso l'articolo 507. Perché si tratta di un mezzo di prova, lo ha detto lo stesso Pubblico Ministero questa mattina.
Concluso. Quindi, non può essere rimesso in gioco questo mezzo di prova tramite il 507.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia.
AVVOCATO Florio: Ma il problema, il punto è sulla base dell'articolo 513. Perché è talmente chiaro, è talmente pesante, è talmente evidente che la difesa si oppone, è ovvio, alla produzione di tali verbali. Non solo inerenti a Tosonotti e gli altri, chiaramente inerenti a Romeo. E, e sotto questo profilo ci si associa alla eccezione di incostituzionalità prospettata dal collega Cianferoni. Non solo perché vi è un limite che vorrei dire costituzionale perché voi sapete che il principio internazionale partizio consuetudinario viene, a parere di questo difensore, costituzionalizzato attraverso l'articolo 10.
Per cui non vi è certamente possibilità di non aderire a quella che è stata una prospettazione non solo brillante del collega Cianferoni, ma che la stessa Corte di Assise di Palermo - mi sembra due mesi fa, io non ho con me l'ordinanza ma spero di farvela avere entro 15 minuti - ha sollevato di ufficio sulla incostituzionalità dell'articolo 513, ritiene la Corte di Assise di Palermo in rapporto agli articoli 3, 24 e anche 97 della Costituzione.
Ce l'ho allo studio, ve la farò avere in tempi brevissimi, però purtroppo non l'ho con me.
Voi sapete che c'era questo disegno di legge che anche, mi faccio la risposta, "de iure condendo" si possono dire tante cose, "de iure condido" è chiaro che il principio resterebbe attuale qualora non fosse ritenuto incostituzionale.
Ma ritiene questo difensore che la Corte di Assise di Firenze debba uniformarsi a quello che è stato l'orientamento della Corte di Assise di Palermo nel sollevare se non altro d'ufficio, o comunque in accoglimento a quanto rappresentato poc'anzi dal collega Cianferoni, sulla costituzionalità dell'articolo 513.
Io avrei concluso. Avrei concluso, soltanto mi preme sottolineare - e davvero finisco - la assenza completa, assoluta, totale di minaccia da parte del Lo Nigro, stando a quello che è stato il rapporto dei Carabinieri, nei confronti del Romeo.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni, Presidente.
Solo alcune brevissime considerazioni. Considerazioni che vorrei, spero, mantenere considerazioni di carattere giuridico. Perché, sinceramente, se dovessi avventurarmi o diffondermi in considerazioni mèta o più precisamente para-giuridiche in ordine all'espediente creduto di trovare per riparare alla defaillance causata, dal punto di vista dell'accusa, dal silenzio del coimputato Romeo Pietro, forse risulterei un po' sgradevole.
Comunque posto questo, tornando ad invocare come chi mi ha preceduto ha fatto, il rispetto scrupoloso delle regole, le faccio presente che la prima regola che si è violato in maniera anche piuttosto grossolana volendo fondare le richieste a cui vado ad oppormi su certi argomenti, è stato compiuto dal Pubblico Ministero.
Cioè, faccio riferimento all'articolo che già è stato più volte evocato da chi mi ha preceduto, all'articolo 514: ovvero, si è voluto fondare una precisa richiesta - che poi esamineremo - sulla base di fatti che per il processo sono inesistenti. Perché una nota del caposcorta o chi per lui, o un documento che ella ha creduto di leggere correttamente, ma quanto poi a regime va ritenuta sicuramente inutilizzabile poiché è documento che proviene, sì, asseritamente dal Romeo ma che Romeo che non è oggi imputato e dunque non può seguire il regime dell'articolo 236.
E poi, una serie di note di cui si è dato lettura che, ripeto, rientrano, piedi e mani, nel divieto di cui all'articolo 514 poiché sono, direi, un esempio preclave di lettura vietata.
Posto questo, dicevo, è chiaro che la richiesta di risentire un teste già... un imputato di reato connesso già escusso, dico, non ha senso: non ha senso e non ha basi giuridiche, soprattutto non può avere basi giuridiche quali quelle che ha individuato il Pubblico Ministero.
Quindi sotto questo profilo, credo che la richiesta vada disattesa nella maniera più decisa. Poiché, ripeto, si tratterebbe di violare la norma cardine di un procedimento accusatorio, cioè di violare le regole del procedimento probatorio. Ovvero, il procedimento probatorio - ella mi insegna Presidente, ma forse i Giudici popolari dovranno apprezzarlo anche a seguito delle parole di chi vi parla - viene scisso per comodità in tre fasi, e comunque si arriva a una fase in cui c'è la ammissione della prova e la successiva acquisizione.
Questa è la fase che ci interessa per semplificare: ovvero, ai nostri fini la prova viene prima ammessa dalla Corte e poi acquisita secondo le regole del processo.
Laddove la prova sia l'esame di un coimputato ex articolo 210, le modalità di acquisizione prevedono che il limite di rivolgere domande sugli oggetti di causa al dichiarante, sia preceduto dalla richiesta a costui se vuole o meno avvalersi della facoltà di non rispondere.
Costui l'ha esercitata. A questo punto la acquisizione della prova è terminata su questa dichiarazione di volontà che il dichiarante ha espresso.
A questo punto il procedimento probatorio si è concluso.
Dunque, ripeto, la richiesta di risentire il Romeo, non ha senso giuridico. Nel senso che si tratterebbe di violare, ripeto, una regola che è una regola base del processo: cioè, quella secondo la quale esaurito il cosiddetto procedimento probatorio - cioè di ammissione prima e di acquisizione poi - la prova entra perciò che, per i risultati che ha dato nel materiale decisorio sottoposto alle signorie vostre.
Faccio, inoltre, una considerazione a chiusura: vi chiedo e mi chiedo quale più patente e macroscopica violazione dell'articolo 188 tanto evocato dal Pubblico Ministero, sarebbe riportare a questo punto virtualmente in maniera coattiva un dichiarante ex articolo 210 che ha già manifestato la volontà di non rispondere, e non dico sbrigarlo, ma comunque sollecitarlo in maniera piuttosto, direi, univoca e in maniera, direi, piuttosto suscettibile ad essere recepita da costui, stante la sua situazione che tutti conosciamo dei collaboratori di giustizia in maniera tale, ripeto, da credo incidere fortemente o comunque molto verosimilmente sulla sua libertà morale cosiddetta.
Dunque, ripeto, sotto questo profilo che comunque voglio mantenere come profilo accessorio e sicuramente secondario rispetto al problema che prima vi ho posto, ritengo che meriti senz'altro di essere disattesa la richiesta di riconvocare di nuovo il Romeo per vedere se in questa nuova occasione avesse a cambiare proposito rispetto a quello espresso all'udienza dell'altro ieri.
Su questa questione, quindi, la richiesta del Pubblico Ministero, ho concluso.
Le chiedo... chi mi ha preceduto ha anche fatto questioni in ordine alla richiesta di produzione dei verbali. Ho sentito che ella ci consentirà un termine per meglio organizzare...
PRESIDENTE: Quelli di carattere generale. Oggi ce n'è una specifica, su cui la Corte dovrà ovviamente decidere.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, sulla richiesta specifica, cosa intende? Le produzioni dei verbali del Romeo Pietro come richiesta...
PRESIDENTE: E' una richiesta specifica fatta oggi in maniera particolare. Ci sono quelle poi, di carattere generale che ci era stato un certo accordo se non mi sbaglio.
AVVOCATO Gramigni: Eh, appunto.
PRESIDENTE: E poi, su una e su altre la Corte deciderà.
AVVOCATO Gramigni: Comunque, per ciò che riguarda la richiesta allora, da quello che capisco, di ipotesi del Pubblico Ministero, di produzione ex articolo 513 dei verbali di dichiarazioni dallo stesso rese nel corso del procedimento, vi è naturalmente una opposizione di carattere generale. Ovvero che si richiama al disposto dell'articolo 513, ovvero ritiene questo difensore che l'interpretazione del 513 sistematica nel senso è un'interpretazione che tenga conto oltre che del disposto di detto articolo anche così come emendato dalla Corte Costituzionale, anche delle norme pattizie recepite dal nostro stato con legge, e mi riferisco all'articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti dell'uomo e all'articolo 14 della parte internazionale sui diritti civili e politici approvato a New York: vi è un diritto a esaminare e controesaminare le proprie fonti di accusa.
Dunque:
"Posto anche che noi abbiamo un articolo 10 e un articolo 11 della Costituzione che ci pongano in un certo modo rispetto alla Convenzione Internazionale cui il nostro Stato aderisce e che vengono recepite.
Posto che vi è un articolo 2 della Legge Delega che ribadisce questa soggezione, diciamo, del nostro ordinamento alle nomine pattizie.
Posto che la sentenza della Corte Costituzionale 10 del '93, 19 gennaio '93 numero 10.
Esaminando una questione relativa alla traduzione degli atti, ha ribadito un principio molto importante secondo il quale le norme pattizie come quelle che vi ho ricordato debbano ritenersi di immediata cooperatività nel nostro sistema e da ritenersi devono in posizione rinforzata nella gerarchia delle fonti rispetto alla legge ordinaria.
Tutto ciò posto, ripeto, credo che, ripeto, un'interpretazione che voglia tenere un qualche conto le norme che vi ho prima... i principi che ho prima richiamato, debba portare a intendere il disposto dell'articolo 513 come disposto che consente sì di acquisire i verbali di dichiarazioni da parte di chi si avvalga del diritto al silenzio al dibattimento, ma con il limite posto dal fatto che questi verbali di dichiarazioni contengano dichiarazioni accusatorie nei confronti di terzi. Ovvero: libero ingresso all'interrogatorio come mezzo di difesa, ingresso sbarrato dalle norme che vi ho prima creduto di ricordare all'interrogatorio come strumento di accusa nei confronti di terzi".
Questa è la lettura che forse risparmierebbe anche tanta fatica da parte degli organi legislativi e che a giudizio modesto di chi parla, è comodamente ricavabile nel sistema.
Comunque, nel momento in cui la Corte non ritenesse interpretabile con queste limitazioni secondo il vigente ordinamento dell'articolo 513, naturalmente aderisco alla eccezione di incostituzionalità nel senso che sollecito la Corte al che non ritenga manifestamente infondata detta questione e per i termini della quale vi riporto a chi mi ha già preceduto e non tedio la Corte ulteriormente.
Mi riservo naturalmente osservazioni sia sul resto delle richieste istruttorie e di produzione oggi fatte dal Pubblico Ministero e sia in particolare, anche, laddove nella ipotesi che la Corte ritenesse di dover acquisire ex 513 i verbali del dichiarante Romeo, mi riservo anche alcune osservazioni circa i singoli verbali oggi indicati dal Pubblico Ministero per alcuni dei quali, comunque, si pongono ulteriori questioni che ripeto, mi riservo di sottoporre alla Corte. Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Monaco: Avvocato Monaco in difesa di Frabetti.
Presidente e signori della Corte, io non debbo interloquire sulla posizione di Romeo perché non mi interessa, non mi riguarda.
L'unico problema sul quale io debbo interloquire, è quello relativo alla posizione della Siclari e della signora Di Natale.
Il Pubblico Ministero ha indicato, c'era stata una richiesta da parte della Corte relativamente alla posizione di queste due signore... ecco, io ritengo che non si tratti sicuramente di un 210. Perché in effetti non vi è alcun caso di connessione.
Sì, è vero che la Siclari... ho letto adesso, perché peraltro noi non ne avevamo conoscenza, anche perché in quel processo il Frabetti non è imputato. Però vi è un concorso particolare in relazione ad altre posizioni che sono state definite presso il Tribunale di Roma; quindi sarebbe in concorso, si sarebbe verificato in quell'altra situazione e quindi sarebbero stati stralciati poi i processi e il dottor Filo avrebbe fatto due processi distinti: uno a carico della Siclari e uno a carico del Frabetti. Detenzione soltanto di hashish.
Ecco, dico questo concorso in un reato che è diverso rispetto a quello che noi trattiamo in questa sede, non mi pare che comporti un caso di connessione ex articolo 12. Quindi, la necessità di sentire l'imputa... o il testimone ex articolo 210, quindi con la tutela prevista da questo stesso articolo.
La Corte valuterà sicuramente in Camera di Consiglio meglio di quanto io non ho fatto in questi pochi attimi, ma sicuramente a mio avviso non si tratta di un caso di connessione ex articolo 12.
E quindi credo che la Siclari e la Di Natale dovevano essere sentiti come testimoni e non come imputati di reato connesso. Grazie.
PRESIDENTE: Ci resta un altro intervento?
AVVOCATO Pepi: No, Presidente - avvocato Pepi - c'è solo Giuliano che doveva fare la breve dichiarazione.
PRESIDENTE: Guardi, mi dispiace. Le dichiarazioni degli imputati in relazione a cose sulle quali la Corte non ha ancora preso nessuna decisione, sono del tutto fuori...
AVVOCATO Pepi: No, Presidente...
PRESIDENTE: Un momento avvocato. Quando la Corte avrà preso un orientamento, vedremo se sarà il caso di dargli la parola.
AVVOCATO Pepi: Sì, no. Ma è in relazione alla...
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato. Ma non c'è nessun bisogno che l'imputato faccia dichiarazioni di questo episodio che la Corte ancora non ha valutato.
La Corte si ritira.
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
Mi sembra fondamentale.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... eccezioni di incostituzionalità, per correttezza...
PUBBLICO MINISTERO: Il parere è di impraticabilità delle eccezioni di incostituzionalità, dal momento che i confini costituzionali di questa disposizione, li ha tracciati proprio la Corte Costituzionale. Espressamente e in maniera diretta.
Approfitto, Presidente, non me ne vorrà, l'avvocato Florio ha detto o l'avvocato Pepi che si sarebbe verificato un caso nel mese di aprile del '97 in cui Romeo si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere davanti a una...
Mi pare che non sia assolutamente vero. Perché tra i verbali di prova depositati ai difensori, c'è per l'appunto un verbale dell'esame dibattimentale di Romeo svoltosi a Roma davanti a una Autorità Giudiziaria palermitana trasferitasi in quella sede: Romeo ha manifestato tranquillamente la sua...
PRESIDENTE: Va bene, però...
PUBBLICO MINISTERO: No, son dati di fatto Presidente. Mi perdoni.
PRESIDENTE: Mi scusi ma non sono ammesse repliche negli incidenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ma sui dati... sulle affermazioni sui dati di fatto, Presidente, mi consentirà...
PRESIDENTE: Quindi non sono questioni che la Corte, sulla quale la Corte deve intervenire. E non credo che siano quelli...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: ... gli argomenti...
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente. D'accordo.
PRESIDENTE: La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora: "La Corte di Assise, sulle richieste del Pubblico Ministero, relative all'esame del coimputato ex articolo 210 C.p.p. Pietro Romeo, in altra udienza; nonché sulle ulteriori richieste di allegazione al fascicolo dibattimentale di numerosi atti contenenti dichiarazioni di testi o imputati ex articolo 210 C.p.p. già in precedenza sentiti, sentiti i difensori di parti civile e degli imputati, ritenuto che non appare seriamente dimostrato che il coimputato Pietro Romeo abbia deciso di non rispondere all'esame perché raggiunto da espresse minacce di qualcuno egli imputati presenti in aula, fatto che - se vero - non sarebbe certamente tollerabile, ritenuto che viceversa dalle stesse dichiarazioni di Pietro Romeo contenute in una lettera indirizzata a questa Corte dal predetto subito dopo l'udienza dell'11/07/97, emerge come l'esaminando fosse quel mattino in stato di eccitazione psichica facilmente comprensibile e idonea a far ritenere sussistente l'asserita difficoltà a sostenere un esame e un controesame certamente prevedibilmente molto impegnativi.
Considerato che tale stato di agitazione può essere senza difficoltà equiparato ad una condizione di sofferenza personale idonea a legittimare un rinvio dell'esame del predetto; considerato inoltre che nessuna norma prevede la decadenza di una parte del diritto di accogliere quella prova quando per di più il soggetto chiamato a fornire la prova stessa alleghi, come ha fatto il Romeo, nella immediatezza, un impedimento temporaneo e superabile; considerato che di conseguenza sono venute meno le questioni in ordine alle ulteriori richieste o eccezioni delle parti, anche perché l'esame del coimputato col correlativo controesame sono strumenti idonei a far valere i diritti e gli interessi non solo dell'accusa, ma ancora di più quelli difesa.
Per questi motivi dispone che l'esame del coimputato ex 210 C.p.p. Pietro Romeo sia fissato in data da destinarsi.
Concede ai difensori dell'imputato il termine di giorni cinque per l'esame dei documenti di cui il P.M. ha chiesto l'allegazione al fascicolo dibattimentale".
Allora, data l'ora tarda, riprendiamo alle 14.30.

PRESIDENTE: Allora, per favore lei al microfono si avvicini, o se lo avvicini e dica il suo nome, cognome, luogo e data di nascita.
*EX 210 Ciaramitaro: Ciaramitaro Giovanni, nato a Palermo 12/11/1960.
PRESIDENTE: Il P.M. ci vuol dire qualcosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, il signor Ciaramitaro è stato introdotto con la solita formula del 210.
Si tratta di persona che, come risulta dagli atti che abbiamo depositato a suo tempo ai difensori, è imputato di associazione per delinquere di stampo mafioso, oltre ad una serie di altri reati.
Per cui mi sembra che il collegamento indagine con il processo che conduciamo qui davanti alla Corte di Assise di Firenze, sia il solito.
L'associazione mafiosa è sempre quella di cui ci occupiamo in questo processo. E cioè Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Allora, lei devo avvertirla che lei viene sentito come imputato per procedimenti connessi.
Lei ha la facoltà di dichiarare che non vuole rispondere. Tuttavia, se vuole, può rispondere.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, voglio rispondere.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Ciaramitaro, sono il dottor Nicolosi, buonasera a lei.
EX 210 Ciaramitaro: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Buonasera.
PRESIDENTE: Ah, abbiamo un difensore qui? C'è l'avvocato Batacchi che può assumere la difesa di ufficio, eh?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, prima di entrare nel vivo degli argomenti che ci interessano, le chiederei un pochino di fare presente alla Corte che lei si trova davanti, diciamo alcuni dati relativi alla sua vita passata.
E cioè, abbiamo sentito che lei è nato a Palermo, se - molto in sintesi - vuol dire in quale zona di Palermo ha vissuto, che esperienze professionali, lavorative ha fatto.
Ecco, intanto partiamo da questo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, io sono nato a Palermo, quartiere della Calza.
PUBBLICO MINISTERO: Della Calza?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Per cui, dopo una quindicina di anni che sono... mi sono trasferito allo Sperone al Corso dei Mille, diciamo Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quando lei aveva 15 anni.
EX 210 Ciaramitaro: Da 15 anni, sono tornato lì, perché ci avevano dato le case popolari. Perciò ci siamo trasferiti io e la famiglia allo Sperone.
PUBBLICO MINISTERO: Allo Sperone. Lei ha fatto cenno alla zona di Corso dei Mille.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo in questa zona. Quindi, fino a quando ci ha vissuto lei in questa zona?
EX 210 Ciaramitaro: In fino al '96, ero in quella zona.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fino al '96. E' avvenuto qualcosa di particolare in quell'anno?
EX 210 Ciaramitaro: Nel '96?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: In che giorno se lo ricorda?
EX 210 Ciaramitaro: Il giorno 23.
PUBBLICO MINISTERO: 23, di quale mese?
EX 210 Ciaramitaro: Febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Febbraio. Quindi, il 23 febbraio '96, lei è stato arrestato.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' l'ultimo arresto che lei ha subìto?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, l'ultimo arresto che ho subìto per questi reati.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, perfetto. Poi ci torneremo su questo fatto.
Senta, lei in passato, diciamo da ragazzo, o da ragazzino, aveva subìto dei precedenti arresti?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Il primo arresto è stato nel '79, appena compiuti i 18 anni. Dopo nel 1980; un altro processo nel 1983. Dopo, nel 1984, e adesso nel 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '92?
EX 210 Ciaramitaro: No, nel '92 ho subìto una denuncia a piede libero, che poi sono stato processato in contumacia e mi hanno dato sei mesi di reclusione.
PUBBLICO MINISTERO: No, dicevo, nel '92 ha subìto degli arresti?
EX 210 Ciaramitaro: No...
PUBBLICO MINISTERO: Nel 1992.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, associazione di rapine ai TIR. Sì, quello l'ho dimenticato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo periodo di detenzione, lei ha detto, per associazione e per rapine ai TIR?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, per associazione e rapine ai TIR.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi, associazione comune finalizzata a commettere rapine ai TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e diciamo quegli arresti a cui lei ha fatto cenno precedente, per che tipo di reati li aveva subìti?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, il primo e secondo, per furto di macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quelli del '79 e dell'80.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, furto di ma... E l'83 per rapina. '84 per porto d'armi abusivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi nel '92 si...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, per associazione ai danni ai TIR.
PUBBLICO MINISTERO: Per rapine, per associazione per delinquere finalizzata a rapine ai TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Capisco, diciamo da questa sua storia criminale, che un pochino lei aveva, per così dire, avuto a che fare con dei furti di automobile. Poi la sua attività, diciamo, si è elevata.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché ha detto che aveva fatto delle rapine ai TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Ai TIR.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi erano, diciamo così, le persone con le quali - quindi stiamo parlando degli anni precedenti al '92 - lei aveva commesso alcune di queste rapine ai TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Con Salvatore Faia, Pietro Romeo, Giuseppe Cavagna e qualche altro ragazzo che veniva, non veniva. E a capo di questo discorso delle rapine c'era Salvatore Giuliano e Damiano Rizzuto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, loro praticamente ci davano il star bene per potere rapinare i TIR. Loro dicevano che eramo a posto con le persone di Cosa Nostra. E invece, dopo passato tre anni, abbiamo capito come funzionava questa cosa. Loro non erano a posto nemmeno loro con Cosa Nostra, perché eravamo tutti abusivi.
Infatti dopo si cercavano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo un attimino.
Lei ha detto, dice: queste rapine le compiva, anche se non sempre eravate gli stessi. Ha fatto dei nomi, ha parlato di Pietro Romeo, ha parlato di un certo Faia. Poi ha detto che il capo... ho capito bene? era un certo Salvatore Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dare qualche indicazione più specifica su questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Salvatore Giuliano, detto "il postino", è padre di Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco Giuliano, ci vuol dire qualche altro... E' figliolo di questo Salvatore Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, non ho capito...
PUBBLICO MINISTERO: Francesco Giuliano è il figlio?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, il figlio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei come lo chiamava, come lo conosceva questo Francesco Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Lo chiamavamo Pippo.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva chiamato Pippo e aveva qualche soprannome questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, "Olivetti".
PUBBLICO MINISTERO: "Olivetti". E questo figliolo del "postino", chiamiamolo così, era uno di quelli che faceva le rapine ai TIR assieme a lei?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, nei primi tempi sì. Pure lui partecipò pure a qualche rapina ai TIR.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha detto che... io ho capito, perché lei parla molto velocemente. La pregherei, Ciaramitaro, di parlare un po' più lentamente.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che per fare queste rapine, avevate l'autorizzazione di un certo Rizzuto. Ho capito bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, Damiano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di un certo Rizzuto Damiano. Che significa, lo vuol spiegare lei alla Corte, che significa questo fatto dell'autorizzazione?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Una banda che fa rapine ai TIR, o qualche altra cosa giù a Palermo, non è che si alza la mattina e subito va a fare una rapina. Cioè, la gente del rione, diciamo, non vuol essere disturbata di rapinatori o qualche altra cosa del genere.
Allora per fare le rapine Damiano Rizzuto ci dava il star bene, dicendo che suo cugino, che suo cugino a sua volta sarebbe Francesco Tagliavia, ci dava il via, la concessione per potere fare queste rapine.
Intanto però lui ci dava anche pure le base dei camion che dovevamo rapinare.
Cioè, quando noi rapinavamo un TIR, lo portavamo al magazzino, lo scaricavamo e poi andavamo a buttare il mezzo vuoto. E la merce la smerciava Salvatore Giuliano, oppure Damiano Rizzuto, assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha detto che, per fare queste rapine, insomma, c'era bisogno di questo nullaosta, di questo permesso, di questa autorizzazione.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, ho capito, che in realtà vi rivolgevate a questo Domenico Damiano Rizzuto, ma in realtà, chi dava l'autorizzazione, era un'altra persona. Lei l'ha detto con nome e cognome.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, lui diceva che si rivolgeva a suo cugino che si chiama Francesco Tagliavia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi era questo Francesco Tagliavia la persona...
EX 210 Ciaramitaro: Lui diceva che gli rivolgeva la parola a suo cugino per avere il consenso di rapinare. Però, a sua volta, dopo non era vero, perché i soldi che si prendeva lui per le rapine, se le prendeva lui. Non ce ne dava né a Cosa Nostra, né a nessuno e ne a noi.
Cioè, quando vendeva la merce, si trattava di 100, 200 milioni, 300, pure un TIR pieno di Simmenthal abbiamo fatto che importava sui 500 milioni, è arrivato alla spartenza e a noi ci ha dato nove milioni e mezzo a testa e poi ci ha detto che suo cugino si è preso tutti i soldi perché gli servivano per avvocati, per i carcerati, per gente che stava in carcere.
Uno... Quindi non si può opporre a dire: 'no, a me non mi interessa', uno gli diceva: 'va be', se...'
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Ciaramitaro, insomma, questo Rizzuto vi diceva che avevate l'autorizzazione, ma magari poteva capitare che questa autorizzazione, in realtà, non c'era, perché...
EX 210 Ciaramitaro: No, non c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Non era stata detta.
EX 210 Ciaramitaro: No, perché infatti c'erano persone della zona che cercavano questa banda, diciamo, che faceva i TIR senza autorizzazione. Però noi ragazzi, rapinatori, non potevamo sapere a che incontro andavano. Sapevamo che eravamo a posto. Che c'era Damiano Rizzuto, c'era Salvatore Giuliano che ci copriva, quello era... Invece il fatto non era così.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma lei questo Francesco Tagliavia lo aveva mai conosciuto?
EX 210 Ciaramitaro: Così, di vista. Non ci ho avuto mai a che fare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le risulta se c'erano un po', o c'erano stati successivamente, dei rapporti di parentela acquisita, originaria, veda un po' lei, tra Francesco Tagliavia e questo Giuliano Francesco, "Olivetti"?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Francesco Giuliano è sposato con una cugina di Francesco Tagliavia. E c'è il filo di parentela acquisito.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo tipo. Senta, lei ha detto che, per un certo periodo, nel '92 lei è stato detenuto e che è stato arrestato per questa associazione che provvedeva a rapinare TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fino a quando lei è stato detenuto per questo fatto?
EX 210 Ciaramitaro: Mah, sei mesi ho fatto. Nel '93, nel mese di giugno, luglio, non ricordo bene, sono uscito, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è stato scarcerato.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, remissione in libertà, mi hanno messo.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato rimesso in libertà.
Senta, e che cosa è successo quando lei, per così dire, è tornato di nuovo in circolazione?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, quando io sono tornato di nuovo a libertà, ero, essendo solo... Perché Pietro Romeo stava in carcere, Salvatore Faia... cioè, loro sono rimasti in carcere, perché è stato un pochettino più lungo.
Cioè, essendo che io ero libero, cercavo di fare qualche cosa per tirare avanti, per campare.
Dopo, il Francesco Giuliano, mi aveva detto che aprirmi un negozio di onoranze funebri assieme con un altro ragazzo...
PRESIDENTE: Negozio di?
EX 210 Ciaramitaro: Onoranze funebri, Un'agenzia di onoranze funebri. Assieme con Vella Vincenzo, che lui era, del mestiere era pratico. Io, con un po' di soldi che avevo, una trentina di milioni, ho impiantato questo negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava questa agenzia?
EX 210 Ciaramitaro: Ciaramitaro & Vella.
PUBBLICO MINISTERO: Ciaramitaro & Vella, questa era la... E dov'era questa...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, il titolo del...
PRESIDENTE: La ditta.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di questa azienda.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era Ciaramitaro & Vella.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, il cognome mio e quello di Vella.
PUBBLICO MINISTERO: E quello di Vella. Senta, dov'era questa agenzia?
EX 210 Ciaramitaro: In Corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: In Corso dei Mille.
EX 210 Ciaramitaro: Perciò, quando... ho aperto questa agenzia con la promessa di Francesco Giuliano che ci faceva avere il turno all'ospedale ...
PUBBLICO MINISTERO: Ci faceva avere, mi scusi?
EX 210 Ciaramitaro: Il turno.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, il turno.
EX 210 Ciaramitaro: Nell'ospedale ci stanno de... delle ditte che fanno i funerali. Cioè, che attende che muore la persona e se la famiglia lo chiama... cioè, viene più facile a fare un funerale, all'ospedale.
E invece da noi si usa che quelli che fanno i turni all'ospedale, sono autorizzati. E c'erano altre due ditte, erano autorizzate di Cosa Nostra.
Invece io dovevo aspettare un pochettino di tempo che parlavo prima con questi due e mi facevano entrare pure a me all'ospedale per lavorare.
In questo frattempo che già avevo aperto questo negozio, il Giuliano mi aveva invitato a picchiare una persona. E io assieme con Trombetta e Vella Vincenzo, prima ci aveva detto perché questa persona lo ha offeso... Comunque, abbiamo picchiato a questa persona, l'abbiamo mandata all'ospedale, è stato quasi un mesetto ricoverato, può essere...
PUBBLICO MINISTERO: O che aveva fatto, questo, Ciaramitaro?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, dopo ho saputo, perché si opponeva a pagare il pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, era uno che non pagava il pizzo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lo ha saputo chi era questa persona, come si chiamava?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, si chiama Marchese di nome. C'ha una rivendita di macchine, la Renault, a Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: A Brancaccio. Un certo Marchese che vendeva automobili, Renault, a Brancaccio, che non aveva pagato il pizzo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E gli era stata data questa lezione.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E chi gliela aveva data, mi scusi, lei?
EX 210 Ciaramitaro: Io, Vella Vincenzo e Agostino Trombetta.
PUBBLICO MINISTERO: E Agostino Trombetta.
EX 210 Ciaramitaro: Questo, diciamo, è stato uno dei primi lavori. Sempre con la speranza... essendo che Francesco Giuliano ci aveva dato il consenso di aprire questo negozio, era in debito, no? E poi, mano mano ho fatto altri delitti, ho bruciato diversi negozi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, bruciare i negozi, che cosa significa, Ciaramitaro?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, per pizzo, per le estorsioni.
PUBBLICO MINISTERO: Per le estorsioni. Senta, ora ci vorrei arrivare dopo, fra un attimo.
Diciamo, quando lei incominciò - lei ha usato questa parola - "a lavorare", insieme a Giuliano, poté capire, vide chi erano le altre persone che facevano di questi lavori?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, credo il Romeo, Salvatore Faia, Giovanni Garofalo e lo stesso Francesco Giuliano, quelli che bruciavano. Ma poi ci sono Trombetta, Carlo Cascino e qualche altro che è sempre del gruppo che ogni tanto veniva per guardare come andavano le cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma diciamo questo gruppo - lei ha fatto qualche nome, poi le farò ulteriori domande - ma diciamo questo gruppo, cioè, era un gruppo che lavorava alle dipendenze di qualcuno?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualcuno che aveva un compito più alto?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci dica un pochino...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, il gruppo di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Era il gruppo di?
EX 210 Ciaramitaro: Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi vuol dire chi è questo Nino Mangano?
EX 210 Ciaramitaro: Era il capo... il capo di tutti noi, quello che dava il star bene, quello che dava autorizzazioni sia per qualche rapina, sia per incendiare i negozi, sia per pizzo. E quello che incassava pure i soldi, era sempre lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma diciamo, su questo gruppo di persone e su questo Nino Mangano, lei lo ha conosciuto personalmente?
EX 210 Ciaramitaro: A Nino Mangano? Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa che attività ci aveva, che attività svolgeva?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, l'agenzia di assicurazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era questa agenzia...
EX 210 Ciaramitaro: A Corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e come le risultava che era questo Nino Mangano che comandava?
EX 210 Ciaramitaro: Perché lo vedevo personalmente, sia nel magazzino di via Messina Montagne, quando qualche volta ci riunivamo lì dentro che si aspettava a lui; sia per fare qualche omicidio, sia per dare sempre il star bene dei negozi. E tutto il resto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a questo fatto che Nino Mangano era la persona, diciamo così, che dirigeva questo gruppo, riesce lei a darle una indicazione di tempo? Cioè, quante... Perché lei ha detto che è uscito dal carcere a giugno del '93.
Quand'è che lei, diciamo così, ebbe la conferma che questo gruppo veniva diretto da Nino Mangano?
EX 210 Ciaramitaro: Ma subito, dopo una quindicina, ventina di giorni. Mi è stato riferito da Francesco Giuliano che quello che decideva era Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei a sua volta sa se Nino Mangano era in contatto con altri, o era quello che comandava in assoluto?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, quello che so io, lui era diciamo sotto Bagarella che io non ho mai conosciuto. Sempre che loro parlavano... Che Nino Mangano andava da Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Pigliava, a sua volta, disposizioni da Bagarella?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ora facciamo un attimino un passo indietro, perché lei ci ha così dipinto per sommi capi diciamo queste sue relazioni con queste persone.
Senta, quando lei ha detto: 'sono stato arrestato il 23 febbraio del 1996'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte qual era l'accusa che le veniva mossa e quali erano diciamo gli elementi di accusa a suo carico?
EX 210 Ciaramitaro: Era associazione mafiosa. Di stampo mafioso, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ciaramitaro: Momentaneamente era, l'accusa era quella che poi me l'ha addebitate altre...
PUBBLICO MINISTERO: Le hanno imputato altri delitti?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, altri delitti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei lo sa, lo seppe allora, subito, quando lo arrestarono, quando le notificarono questi atti, chi era, quali erano gli elementi di accusa a suo carico? Cioè, perché lei era stato arrestato?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, arrestato per... per i danneggiamenti ai negozi, per rapine, per associazione, per la scomparsa di una persona di cui ho partecipato pure io allo strangolamento.
Tutta questa serie di reati.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questi sono i reati. No, le dicevo: c'era qualcuno che lo accusava?
EX 210 Ciaramitaro: Ah, sì, Pasquale Di Filippo e Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'erano queste due persone ce l'avevano, come si dice, mi scusi in gergo "chiamata".
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Pietro Romeo e Pasquale Di Filippo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di Pietro Romeo lei ci ha detto qualcosa, era una persona che già aveva fatto le rapine insieme a lei. Dico bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, nel passato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Pasquale Di Filippo, ci può dire qualcosa su questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Pasquale Di Filippo l'ho conosciuto nel '94, così.
Prima l'ho conosciuto che assieme a Francesco Giuliano ci andavamo nel villino di Pasquale Di Filippo che giocavano a carte, la partita... E dopo, un giorno o l'altro l'ho visto vicino a Nino Mangano, vicino a Spatuz... Cioè, l'ho visto vicino, nel gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Vicino nel gruppo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. E poi ho capito che anche lui faceva parte di questo gruppo. Di cui pure lui ha partecipato assieme a me a incendiare un negozio, che lo abbiamo incendiato di giorno. Perché di sera non si poteva incendiare perché era troppo bersagliato di metronotte, volanti che passavano. Era una strada troppo movimentata. E allora lo abbiamo bruciato di giorno, all'orario che si chiude per andare a mangiare, lo abbiamo bruciato.
E qui ha partecipato pure Pasquale Di Filippo. Cioè, non ha partecipato all'azione, è rimasto in macchina, però ci è venuto pure lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, questo Pasquale Di Filippo - tanto che ci siamo - sapeva che attività svolgeva, che lavoro faceva?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, aveva un negozio di articoli sportivi in via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama anche lo sa questo negozio?
EX 210 Ciaramitaro: Sicilia Sport.
PUBBLICO MINISTERO: Sicilia Sport in viale Lincoln a Palermo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva se Pasquale Di Filippo o qualcuno della sua famiglia avevano altre attività? Di lavoro, diciamo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Il padre di Pasquale gestiva un distributore di benzina in via Messina Marina, la Esso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Torniamo al momento del suo arresto.
Lei, per l'appunto, sulla base di questi due elementi di accusa, cioè le dichiarazioni di Pasquale Di Filippo e le dichiarazioni di Pietro Romeo, era stato arrestato.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quand'è che ha iniziato a rendere dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria?
EX 210 Ciaramitaro: Subito, la stessa sera che mi hanno arrestato, ho iniziato a collaborare coi...
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare per favore al microfono, Ciaramitaro?
EX 210 Ciaramitaro: Subito, quando mi hanno arrestato, la stessa sera dopo un'ora, due ore che avevo parlato col dirigente della Squadra Mobile, abbiamo parlato a lungo. Subito ho iniziato a collaborare coi poliziotti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo ha cominciato a rendere delle dichiarazioni alla Polizia, diciamo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. Subito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi quand'è che, se lo ricorda quand'è che incominciò a rendere le prime dichiarazioni al magistrato?
EX 210 Ciaramitaro: Ma deve essere passato quattro giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Pochi giorni dopo.
EX 210 Ciaramitaro: Perché, quando sono stato in Questura la sera ho iniziato a collaborare, dopo mi hanno portato in carcere per, ricordo, due-tre giorni. Mi hanno messo in isolamento, non so il motivo.
Dopo mi hanno venuto a prendere sempre i poliziotti, mi hanno portato in una località segreta di Palermo. Così dopo hanno iniziato tutti i magistrati a incominciare gli interrogatori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei per l'appunto, nel primo interrogatorio che rese al magistrato di Palermo, diciamo, gli fece presente qual era il motivo per cui lei aveva fatto questa scelta.
Lo vuol dire qui, alla Corte, per quale motivo lei insomma aveva deciso di collaborare?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dico pure una cosa, perché non l'ho dichiarato pure mai il motivo pure perché avevo collaborato.
Cioè, aspettavo questo giorno mentre c'erano pure questi signori presenti.
Cioè, quando Pasquale Di Filippo ha iniziato a collaborare con la Giustizia, tutti qui loro hanno scappato tutti latitanti, io ero a libertà vigilata, ero a libertà vigilata.
Andavo a firmare settimanalmente in Questura. Però, rendendomi conto che Pasquale Di Filippo non poteva sapere molto di me, io non avevo tanti problemi di scappare. Praticamente Pasquale che può sapere di me? Non sa, non... Può sapere il furto della macchina, può sapere...
Cioè, è una cosa la vedevo leggera. E mi sono allontanato l'ultimo di tutti, perché ho visto che tutti se ne sono allontanati...
PUBBLICO MINISTERO: Chi... Mi scusi, Ciaramitaro, abbia pazienza, chi erano questi, per così dire, che - come dice lei - erano scappati quando si seppe della collaborazione di Pasquale Di Filippo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Salvatore Grigoli, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Salvatore Faia, Pietro Romeo, Giuseppe Barranca. E qualche altri che al momento non mi viene...
Perciò, dopo due-tre settimane che loro erano tutti scappati e io ancora ero libero, praticamente, ero mandato libero a casa, dopo sono stato costretto a scappare pure io, a rendermi irreperibile, non andare più a firmare.
Cioè, per il semplice motivo per dimostrarci a loro, ai signori, che io ero pure latitante. In effetti non ero lati... A me non mi cercava nessuno.
E sono stato per tre mesi, tre-quattro mesi, assieme a Francesco Giuliano e a Pietro Romeo. Che quattro mesi, tre mesi che siamo stati assieme Francesco Giuliano e Pietro Romeo erano senza una lira perciò io li sostenevo pure. Questo non era un problema perché io avevo un altro paio di milioni e li ho messi a disposizione perché con Cosa Nostra non c'era niente.
Dopo, è venuto il mese di settembre del '95, ci siamo divisi. Francesco Giuliano aveva trovato un altro posto, che io non sapevo dove che era andato; Pietro Romeo altrettanto. Dopo io mi sono trovato così, sbandato, senza un soldo in tasca, senza un posto dove andare a dormire, buttato così, senza... Dopo mi sono rivolto al mio avvocato di fiducia per vedere se c'era qualche cosa di Pasquale Di Filippo a mio carico. Se era necessario stare avanti così, latitante, oppure no.
Dopo che l'avvocato mi aveva dato la notizia che non c'era niente ancora a mio carico di Pasquale Di Filippo, l'avvocato mi aveva consigliato di andarmi a presentare al Commissariato Brancaccio dove io firmavo. Dice: ci andiamo a presentare, ti fanno la denuncia per la rottura della firma e inizi a firmare. Se non c'hai niente che stai così, è assurdo'.
Così mi sono deciso e sono andato al Commissariato Brancaccio assieme all'avvocato, poi è stato fatto, mi hanno denunciato a piede libero, poi mi è stato fatto il riesame della sorveglianza e ho iniziato a firmare.
I signori non è che hanno pensato che io non avevo niente. Loro subito mi hanno buttato la ... che io ero spione, mi ero messo d'accordo con la Polizia per farli catturare.
Poi il momento che mi arrestano, nel '96, mi sono fatto i conti bene. Essendo che questi signori mi hanno buttato la ... che io ero già spione di prima, invece non ero spione infatti, mi sono fatto i conti bene, andato in carcere non è che posso stare bene, si sta malissimo. Allora ho deciso di collaborare, tanto loro mi hanno detto che ero spione, almeno faccio il collaboratore, lo faccio bene, una cosa... a prescindere da tutte le promesse che erano state fatte da Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Che promesse le erano state fatte?
EX 210 Ciaramitaro: Nel '93 mi aveva promesso che mi dovevano dare 10 milioni. Dice: 'questo Natale, in questi giorni ci sono 10 milioni per te'. Ancora l'aspetto.
Più avanti, quando poi siamo stati... ho aperto questo negozio, mi aveva promesso che mi faceva avere il posto all'ospedale per potere lavorare. E io ancora aspetto questo po...
Nel '94 mi doveva dare cinque milioni. Aspetto questi cinque milioni.
Cioè, tutte promesse e niente. Cioè, io praticamente quando bruciavo il negozio uscivo pure i soldi mia dalla tasca per comprare la benzina. Cioè, la sera io uscivo 20 mila, 30 mila per andare a comprare un bidone di benzina per andare a incendiare una macchina, o un negozio. E io gli dicevo: 'perché non mi date almeno i soldi per potere comprare la benzina?' E lui mi diceva che di solito chi brucia i soldi li deve uscire lui, si è usato sempre così, così si deve usare. Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, lei a quanto ho capito era... la sua, chiamiamola specialità, questa di andare a bruciare i negozi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi sono specializzato... mano mano a bruciare negozi, mi sono specializzato. Di cui gli faceva piacere sempre a mandarci a me a bruciare i nego... Però quando si trattava di guadagnare dei soldi io non potevo essere perché allora ero grosso, pesavo troppo e non mi potevo muovere. Perciò questa era la scusa sua. Però per incendiare i negozi io ero molto esperto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, capisco bene Ciaramitaro, lei i soldi del pizzo, delle estorsioni, non li pigliava lei?
EX 210 Ciaramitaro: No, io facevo soltanto le telefonate, la prima, la seconda telefonata, poi ci facevo il primo danneggiamento così, cosa di poco. Quando per dire non voleva sentire, gli distruggevo completamente il negozio. Ma spesso però i negozianti diciamo si mettevano a posto, basta incendiavamo uno-due negozi, tutti gli altri negozi che stavano in zona poi si mettevano a disposizione a pagare.
PUBBLICO MINISTERO: Si mettevano in regola?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei, durante questo primo scorcio di esame, ha parlato di queste persone, ma contemporaneamente ha parlato, ha fatto riferimento più volte: Cosa Nostra fa promesse, eccetera.
Ecco, a che cosa si riferisce lei quando parla, quando usa questo termine Cosa Nostra?
EX 210 Ciaramitaro: Non ho afferrato.
PUBBLICO MINISTERO: No dico, lei ha parlato di Cosa Nostra.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che rapporto c'era fra lei e questa organizzazione?
EX 210 Ciaramitaro: C'era un bel rapporto, ci conoscevamo tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, lei quando parla di queste persone significa che facevano parte di Cosa Nostra, vuol dire questo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, tutti parte dell'organizzazione di Cosa Nostra facevano parte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Romeo, vediamo un pochino... mi scusi Ciaramitaro, abbia pazienza.
Veniamo ora un pochino a qualche discorso un po' più specifico, sempre in relazione a questo gruppo di persone.
Lei ha parlato poco fa di un magazzino - lei l'ha chiamato così - che ci stava in via Messina Montagne.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire alla Corte che cos'era questo magazzino, a che cosa serviva, come veniva chiamato?
EX 210 Ciaramitaro: Noi lo chiamavamo, in palermitano, "malaseano, capannone". Questo serviva, era praticamente la camera della morte, dove venivano strangolate persone e fatte scomparire. Ci conservavamo tutte le macchine rubate che venivano utilizzate per fare gli omicidi. Che poi queste macchine le portavo io. Cioè, veniva utilizzato pure per fare qualche riunione, un punto di incontro praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in questo capannone di via Messina Montagne, che lei dice veniva chiamata la camera della morte perché c'era stato strangolato anche qualcuno là dentro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ne è personalmente a conoscenza di questi fatti?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, sì. Sono a conoscenza però non ho mai partecipato lì dentro a strangolare. Però ho saputo, e sapevo già da prima che portavano persone e spesso sapevo che per strangolarle.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire qualche nome di qualcuna di queste vittime?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, Buscemi Gaetano che è stato sequestrato, è stato portato in questo magazzino, è stato interrogato e poi è stato strangolato lì dentro. Poi è stato strangolato un altro ragazzo, Francesco Savoca, che poi questo ragazzo l'hanno strangolato, l'hanno seppellito. Dopo l'arresto di Pasquale Di Filippo l'hanno andato a prendere del fosso e l'hanno spagliato. Dopo un altro ragazzo che era un cantante, che cantava canzoni napoletane chiamato Giannuzzo. E qualche altro che momentaneamente non...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di questi tre fatti di sangue - lei ha parlato di Buscemi, del cantante, di Francesco Savoca - lei come aveva saputo, gliel'aveva detto qualcuna di queste persone?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, a Buscemi Gaetano avevo il compito io per attirarlo nella trappola per portarlo nel magazzino, perché io lo conoscevo, lui mi conosceva a me come un ladro di macchine, lui non sapeva che io facevo parte di questa organizzazione. Cioè, in pratica eravamo amici e sono stato incaricato da Nino Mangano e da Francesco Giuliano per attirare questa persona e portarla al magazzino, per strangolarlo e nello stesso tempo andare a ammazzare suo zio a ... a Villabate.
Il giorno che già era stabilito per io andare a prelevare a Buscemi, il Buscemi ha avuto una perquisizione dei Carabinieri a casa e è stato portato in caserma, cioè, per cui quella mattina non ho potuto fare niente.
Dopo è passato del tempo, il Buscemi avesse capito che io lo attiravo in una trappola quando vedeva a me il Buscemi non mi guardava più, non mi dava più confidenza.
Dopo questo l'ho riferito a Francesco Giuliano e dopo ci hanno pensato loro con la macchina finta della Polizia, con la paletta l'hanno bloccato, subito hanno ammazzato a Giovanni Spataro e a Gaetano Buscemi l'hanno caricato sulla Croma e l'hanno portato nel magazzino dove è stato interrogato e poi strangolato e l'hanno andato a buttare a Villabate.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ho capito che prima dello strangolamento di Buscemi c'era stato l'omicidio di questo Spataro?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Erano insieme questi due?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, viaggiavano a bordo di un motorino, scooter, e l'hanno bloccati con la paletta con la scusa che erano poliziotti, avevano messo mimetiche con la scritta Polizia, a quelli ci sembravano poliziotti. Subito a Giovanni Spataro gli hanno sparato e l'hanno lasciato morto lì e a lui se l'hanno caricato in macchine e se l'hanno portato vivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi erano questi che avevano agito lei lo sa?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, era Nino Mangano...
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio, chiedo scusa. Poi naturalmente la Corte prenderà la decisione che crede. Credo però che sia dovere di questo difensore ripetere ancora una volta una opposizione già in precedenza formulata, con una piccola aggiunta rispetto all'opposizione precedente.
E cioè, si tratta di fatti questi completamente avulsi dal capo di imputazione così come la Corte e i difensori lo conoscono. Completamente diversi perché naturalmente non sono contestati. Ora, a precedenti opposizioni analoghe - di questo difensore, del collega Cianferoni e di altri - è stato dalla Corte risposto che comunque sotto il profilo della personalità potevano avere una qual certa rilevanza e quindi è stata rigettata in tal senso l'opposizione.
Però credo che, siccome già altri hanno parlato del magazzino di cui stava parlando in questo momento il collaboratore e di altri fatti analoghi, ora credo sia assolutamente ultroneo ripetere ancora una volta i fatti. Almeno quelli che stava citando ora, proprio perché se n'è già parlato, per cui si insiste sia sotto il profilo importante, diciamo così, del capo di imputazione, sia sotto il profilo dell'essere assolutamente ultroneo rispetto a fatti già precedentemente esposti e che quindi già possono formare oggetto di un giudizio della personalità.
PRESIDENTE: Avvocato, le risposte se le è già anticipate. Non è possibile pensare... episodi di questa gravità possono essere taciuti da chi ne è a conoscenza, posto che noi dobbiamo valutare due cose: l'esistenza di una organizzazione, se esiste, se ha operato, se ha a che fare con le imputazioni di cui ci occupiamo; nonché sulla singola personalità di ciascuno degli imputati.
Per cui, per quante notizie di questo genere ci vengano fornite, noi le ascoltiamo con molto, non piacere, ma certo molto interesse. Direi anche chiaramente comprensibile.
Pubblico Ministero, può proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Ho perso un po' il filo, ma mi pare che eravamo rima... Ho chiesto chi erano le persone... Lei aveva raccontato questa azione, cioè questa macchina, lei ha detto una macchina finta della Polizia, che aveva bloccato questo signor Spataro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha saputo chi erano quelli che avevano fatto questa azione?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. C'era Nino Mangano, Gaspare Spatuzza, Salvatore Grigoli e Giuseppe Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: E Giuseppe?
EX 210 Ciaramitaro: Barranca.
PRESIDENTE: Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Barranca.
Senta, avevano preso parte solo questo, o c'era qualche altro?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, questi quattro erano sulla Croma finta della Polizia, però intorno a fare di staffetta c'era Romeo, c'era Francesco Giuliano, c'era Salvatore Faia, c'era Cosimo Lo Nigro, c'era Giorgio Pizzo, c'erano quasi tutti. Ognuno di questi aveva una macchina propria, che stavano diciamo attorno in caso qualche pattuglia qualche... incluso uno di queste, per farci strada alla Croma praticamente, tutte queste macchine servivano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa... diciamo, questo episodio - a me non interessa nei dettagli, mi interessava sapere se lei ne era a conoscenza e per l'appunto mi conferma che ne era a conoscenza - le notizie lei da chi le aveva avute?
EX 210 Ciaramitaro: Da Francesco Giuliano e da Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questi che avevano partecipato materialmente poi gliel'avevano raccontato, per così dire.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, perché io già sapevo in precedenza che questo agguato si doveva fare così.
PUBBLICO MINISTERO: Perché...
EX 210 Ciaramitaro: Perché Giuliano Francesco mi aveva detto: 'non fare più niente, non ti interessare più di Buscemi perché lo facciamo con il sequestro'. Dopo è accaduto tutto questo, hanno sequestrato questo Buscemi, tutto...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ciaramitaro, ho capito perfettamente. Ho capito anche questa sua affermazione, che lei era stato diciamo così, incaricato di partecipare a questo fatto.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, infatti la Croma che è stata utilizzata per fare il sequestro, l'indomani, oppure due giorni, comunque poco... l'ho sfasciato io, Pietro Romeo e Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Che significa sfasciato?
EX 210 Ciaramitaro: L'abbiamo smantellata. Io l'ho tagliata con un fredies, una mola. Ho sfondato gli sportelli, il tetto. Poi dentro il magazzino c'era una pala meccanica, Gaspare Spatuzza si è messo a bordo della pala e l'abbiamo distrutta, per fare vedere che era un incidente. Dopo ci abbiamo fatto prestare un camion lì vicino, di un conoscente di Romeo, e abbiamo caricato questa macchina tutta distrutta, tutta macinata sul camion e a pochi passi c'era una pressa, dove imballano le macchine... l'abbiamo portato lì e abbiamo tolto le tracce di questa Croma.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei poi poco fa ha accennato a un altro fatto di cui questa volta era stato lei, in prima persona, protagonista. Lei ha detto: 'ho partecipato a una scomparsa'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire chi era la persona scomparsa?
EX 210 Ciaramitaro: La persona si chiamava Salvatore Caruso. Questo Caruso era implicato in due omicidi diversi e era stato condannato a 30 anni di carcere, sia da uno e sia da un altro processo. Però questo Caruso spesso, dopo cinque-sei anni di carcere che aveva fa... spesso, ogni cinque-sei mesi, usciva a libertà, non sapevamo come. Da questo permesso che otteneva commetteva pure reati, rapine, la Polizia lo fermava con armi a bordo, lo arrestavano. Però dopo un anno, dopo sei mesi questo era sempre in libertà.
E allora un giorno Francesco Giuliano mi aveva detto se conoscevo a questo Caruso, gli avevo detto sì perché lo conoscevo sia della zona, che sapevo più o meno la vita di questa qual è e sia che l'ho incontrato spesso in carcere, sia pure nel '92, che io ero arrestato per l'associazione, poi a lui l'avevano arrestato per porto d'armi abusivo mentre che si trovava in permesso premio.
Dopo che lui è uscito, io sono uscito, diciamo poi Francesco Giuliano mi aveva incaricato di attirare a questo una trappola e così ho fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha attirato questo Salvatore Caruso in una trappola...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi diciamo, questo omicidio come è stato commesso, come è stato eseguito?
EX 210 Ciaramitaro: Quando l'ho attirato nella trappola me lo sono portato a Bolognetta, nel villino di proprietà di Francesco Giuliano, dove lì c'erano, che mi aspettavano Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Pietro Romeo, Francesco Giuliano, Vittorio Tutino e Salvatore Grigoli.
Appena io sono giunto lì con questa persona a bordo della macchina della vittima, guidava lui, l'ho fatto entrare come una cosa normale, io gli ho spento il motore, sono sceso, ci ho detto: 'guarda che ti devono parlare queste persone'. Io - il tempo che sono sceso a andare a chiudere il cancello, sono ritornato dentro la casa, nel villino - già ho visto questa persona legato, che lo stavano interrogando. Mentre lo interrogavano, Cosimo Lo Nigro e Vittorio Tutino... lo interrogava Gaspare Spatuzza. Vittorio Tutino e Cosimo Lo Nigro stavano dietro a questa persona. Gaspare Spatuzza, mentre parla, ci fa un segno, subito ci infilano un sacco di questi della nettezza, due cappi di corda e poi l'abbiamo strangolato, in due minuti è morto. Poi si è messo nel fusto, si ci è versato un bidone di acido e nel giro di due ore non c'è stato più niente. E' diventato tutto liquido, l'abbiamo gettato nel giardino, è rimasta una chiazza nera che poi con la pioggia se n'è andato pure.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è stato strangolato e poi sciolto nell'acido.
PRESIDENTE: A lei è stato mai detto qual era la ragione per cui veniva...
EX 210 Ciaramitaro: Perché dicevano che questo, essendo che usciva e entrava nel carcere facilmente, essendo che aveva 60 anni di carcere definitivi, anche della Cassazione era definitiva perché anche la vittima stessa mi avesse raccontato a me, lui diceva che usciva per cause malattie. Ma mi sembra un po'...
Le ragioni erano perché dicevano che lui era un confidente di Questura, perché essendo che uno esce e entra facilmente nel carcere così, non poteva che essere altro che un confidente, di quello buono. Questo bisognava eliminarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, tanto per completare questo discorso, lei ha detto: 'io l'ho attirato in un tranello'. Che cosa gli ha detto a questo signor Caruso per attirarlo in questo tranello?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, questo Caruso sapeva che io trafficavo con le macchine rubate, le smontavo, le taroccavo, lui sapeva che facevo questa attività. Siccome lui aveva una Peugeot 205 mezza sfasciata e nell'occasione lui stesso, in un bar a Corso dei Mille, si è fermato e m'aveva chiesto se lo potevo aiutare a aggiustare questa macchina. Essendo che io già avevo l'incarico, mi è venuto tutto favorevole: 'sì' - ci dissi - 'ora faccio una macchina uguale a questa, l'andiamo a smontare assieme', perché lui era pure un meccanico. Ci dissi: 'io ti prendo i pezzi, io non voglio niente'. Questa era la scusa.
Poi quando ho avuto il via di Francesco Giuliano che potevo portare a Caruso, io in quella giornata l'ho visto a Corso dei Mille a Caruso perché lui aspettava a me che andavano a smontare questa macchina.
E così c'ho detto: 'guarda Totò, la macchina ce l'ho pronta, andiamo a smontarla che ce l'ho in un magazzino'. Così ci siamo messi in macchina di lui stesso, la mia l'ho posteggiata io a Corso dei Mille e mi sono recato a Bolognetta nel villino di Giuliano, dove poi è avvenuto tutto questo. Cioè, lui facilmente è venuto con me.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Ciaramitaro, lei una persona che si chiama Tommaso Gargàno o Gàrgano lo conosce?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'ha avuto a che fare con questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, questo è un carrozziere, un intimo amico mio, però non c'aveva niente a che fare con tutte queste discussioni. Questo Gargano doveva morire pure.
PUBBLICO MINISTERO: Ah ecco, doveva morire questo Gargano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Perché era pure amico di Caruso, camminavano sempre assieme perché Gargano è lattoniere, lui era meccanico, erano amici. Per cui io con Tommaso Gargano ero molto amico perché lui con me si metteva a disposizione, mi faceva dei favori, mi aggiustava delle macchine. Cioè, c'era un'amicizia...
Quando mi è stato detto di portare a Salvatore Caruso, il Grigoli mi aveva ordinato pure di portare a questo Gargano, dice: 'devi prendere a tutti e due e li porti'. Il Gargano essendo che è un amico mio, io ci ho detto 'sì va beh', perché non ci posso dire a una persona 'no, non lo porto'. C'ho detto: 'va be', se sono assieme li porto, se è uno solo port...' Dice: 'va beh'.
E essendo amico di Gargano, quel giorno io a Gargano non l'ho preso, non l'ho chiamato perché se lo chiamo me lo porto pure... Cioè, praticamente io quel giorno l'ho scansato, perché per me non era giusto morire Gargano per un'antipatia di Salvatore Grigoli. Perché magari nel passato Gargano c'avesse fatto malazione, qualche cosa non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Ciaramitaro, sostanzialmente questo Gargano le deve la vita. Voglio dire, è sempre vivo questo Gargano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, adesso...
AVV. Cianferoni: Opposizione, sono l'avvocato Cianferoni. Opposizione perché la domanda mi pare suggestiva.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è, avvocato...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: ... gli chiedo se è vivo, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Avvocato. Pubblico Ministero si astenga dai commenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma no Presidente... va be'. Certo non è che mi prova che è in vita, mi pare evidente.
Comunque, senta... Le ho chiesto sa per l'appunto che fine aveva fatto questo signor Gargano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, nel '95 poi, mentre noi eravamo latitanti, tramite Il Giornale di Sicilia ho saputo che l'avevano arrestato per esplosivo, che c'avevano trovato dell'esplosivo a casa, o in magazzino, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: E l'avevano arrestato per questo motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha parlato più volte di furti, poi ha parlato di macchine. Lei ha fatto l'esempio della Croma che era stata utilizzata e poi distrutta per compiere questo omicidio e di queste macchine che venivano portate in via Messina Montagne.
Senta, c'ha visto... Sa di altre macchine, o di altri mezzi, motociclette, biciclette o quant'altro, che erano state utilizzate per compiere omicidi?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, nel magazzino c'erano FIAT Uno, FIAT Croma, FIAT Regata, una motocicletta Transalp, furgoncini FIAT Fiorino, che queste le rubavo, le portavo nel magazzino poi gli facevo la chiave originale, gli smontavo il blocco, ci facevo fare la chiave. Cioè, per venirci più facile poi a loro per mettere in moto. Perché io queste macchine le rubavo o con spadino, subito le mettevo in moto, oppure gli rompevo il bloccaster... Cioè, io le mettevo in moto sempre. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Ciaramitaro, mi scusi se la interrompo un attimo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le avevo fatto una domanda: oltre alle macchine, in questo magazzino, c'era stata portata anche qualche motocicletta?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire qualcosa, se c'era stata portata qualche motocicletta?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, c'era una motocicletta Honda Transalp, che questa motocicletta siamo andati a prenderla a Misilmeri io, Cosimo Lo Nigro, Pietro Romeo, Francesco Giuliano. Ci siamo recati a Misilmeri, da un certo Benigno Salvatore, dove questo Benigno ci ha consegnato questa motocicletta. Il Lo Nigro si è messo a bordo della motocicletta e l'ha scesa già a Palermo e l'abbiamo conservata.
Questa motocicletta è stata ferma un mesetto, un mese... insomma, non si è presa più. Dopo il Giuliano m'è venuto a chiamare perché questa motocicletta non partiva più, essendo ferma non partiva più. Perché le macchine, le motociclette le riparavo io, prima che uscivano dal magazzino io gli facevo la manutenzione delle macchine.
E c'era la batteria guasta. Sono andato a comprare la batteria, ci abbiamo sistemato... Insomma, l'ho messa in moto. Mentre che la rimonto il Giuliano mi dice in questa occasione di pulirla bene, di togliere tutte le impronte perché con quella motocicletta c'aveva morto il prete che è stato ammazzato a Palermo.
Perciò: 'non gli lasciare impronte e falla bella pulita'. Poi questa motocicletta non l'ho vista più.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, chi sarebbe questo prete?
EX 210 Ciaramitaro: Padre Puglisi... Puglisi di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fu Giuliano a dirle che questa moto era stata utilizzata...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, diceva: 'puliscila bene perché con questa moto c'è morto il prete'. Perciò significava che questa moto era stata utilizzata per ammazzare il prete.
PUBBLICO MINISTERO: Lei seppe chi erano gli autori materiali di questo omicidio?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Queste notizie sul fatto che queste due persone erano gli autori dell'omicidio lei come le seppe?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, in un'occasione l'ho saputo da Francesco Giuliano e poi dallo stesso Grigoli dentro il magazzino che diciamo noi si vantava con quella 7,65 in mano dicendo delle frasi: 'chi vuole essere benedetto come padre Puglisi...' Perciò ho capito che era stato a lui a spararci il colpo di pistola in testa a padre Puglisi.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, che aveva fatto Grigoli? Aveva preso in mano questa 7,65...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, nel magazzino spesso c'erano dei borsi pieni di armi. Quando si doveva fare un delitto portavano questi borsoni pieni di armi, di cui c'era pure questa 7,65 con silenziatore.
Il Grigoli si è abbassato, l'ha presa, gli ha montato il silenziatore e gesticolando con la pistola dentro l'ufficio di questo magazzino, perché c'aveva un ufficio, diceva queste frasi che chi voleva essere benedetto come aveva benedetto a padre Puglisi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Gramigni: Vi è opposizione da parte di chi le parla, avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Avvocato, le dispiace... parla da seduto perché non la sentiamo, c'è anche il rumore...
AVVOCATO Gramigni: Vi è opposizione. Vi è opposizione proprio di metodo - ancora una volta, una volta di più - a questo tipo di domande. Perché sono fatti totalmente estranei al capo di imputazione, e questo vi è stato detto fino alla nausea, io credo di essere nel dovere e nel diritto di ripeterlo. Faccio presente che ci sono dibattimenti in corso su questi fatti. Faccio presente che è aberrante ritenere che affermazioni come quelle che questo signore ci sta facendo possano essere valutate dalla Corte oggi, anche ai fini della personalità.
Ripeto, è aberrante perché non è possibile in questa sede instaurare alcun contraddittorio rispetto alle affermazioni di questo signore, che poi dovranno essere valutate e sono d'accordo; ma, ripeto, la Corte dovrebbe valutare il materiale probatorio che nasce al contraddittorio delle parti, non dalla supina acquiescenza che siamo costretti a prestare, ripeto, in questa sede, dove siamo a difendersi di fatti di strage in continente del '93 e non di omicidi, scomparse o altri termini più o meno coloriti.
Quindi, il ricostruire una trama associativa, se una trama associativa c'è, e se questa può avere una qualche rilevanza può forse, con qualche sforzo, entrare nell'ambito dei fatti rilevanti di questo processo; ma mettersi, ripeto, piuttosto liberamente, in maniera più o meno amena, a raccontare...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, posso...
AVVOCATO Gramigni: ... di omicidi, di scomparse, di strangolamenti e di quant'altro, ripeto, trova la ferma opposizione di questo difensore. Perché, ripeto, è inutile affermare che si forma una prova nel processo con questo metodo di procedere...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Gramigni: Sono fatti fuori assolutamente dal capo di imputazione. E, ripeto, andare a narrare di un omicidio per il quale c'è un processo in corso, attribuendolo qui, oggi, a questo imputato o a quest'altro, ritengo, ripeto, che sia una "vullus" incolmabile a...
PUBBLICO MINISTERO: Posso interromperlo, Presidente?
AVVOCATO Gramigni: No, interrompermi non puoi, scusa.
PRESIDENTE: Dobbiamo lasciar finire chi parla.
AVVOCATO Gramigni: Su queste premesse, che ritengo banali e ritengo scontate e, ripeto, mi stupisce che sia necessario ritornarci...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi stupisco...
AVVOCATO Gramigni: ... ogni tanto...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Pensavo che avesse concluso.
PRESIDENTE: Bisogna lasciar finire...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, pensavo che avesse concluso. Pensavo che avesse concluso.
AVVOCATO Gramigni: Ho concluso.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome io son qui...
AVVOCATO Gramigni: L'opposizione è...
PUBBLICO MINISTERO: ... e stamani c'è stata una lunga dissertazione sulle regole; poi mi si fa presente che questo signore, come altri, vengono a raccontare alla Corte - non mi ricordo il termine che ha usato l'avvocato Gramigni - ma ha usato un termine forte, perché forti sono i fatti di questo processo; quindi queste malefatte...
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, avvocato Gramigni, abbia pazienza.
Il riferimento all'omicidio di padre Puglisi, come i difensori ben sanno, serve sotto un duplice profilo:
primo, per scandire la tempistica che altre persone esaminate davanti alla Corte hanno fatto con riferimento all'attentato all'Olimpico;
punto secondo, siccome il difensore più volte fa riferimento a un mancato contraddittorio, io me ne dolgo..
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Allora, avvocato, se ci sono i verbali...
PRESIDENTE: Scusate, quello che ho appena detto - che il Pubblico Ministero non vi deve interrompere - vale anche per i difensori. Per cortesia.
Credo che siamo stati tutti abbastanza sereni in ogni udienza, continuiamo ad esserlo, perché il proposito della Corte è di arrivare in fondo, se ci arriveremo, ma soprattutto con serenità.
Prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti i fatti di cui ha parlato, e su cui ho fatto le domande, sono ben a conoscenza dei difensori come riferiti dallo stesso Ciaramitaro, come abbiamo potuto mettere i difensori in condizione di conoscere queste dichiarazioni; non fosse altro perché gli atti li abbiamo preavvertiti, depositati, questi difensori sono venuti a prenderne copia, quindi io non vedo questa violazione in che cosa, sinceramente, sarebbe consistita.
I verbali di dibattimento del signor Ciaramitaro sono stati depositati e sono nella segreteria del Pubblico Ministero da sabato.
Ieri mi risulta che i difensori sono stati a leggerli, io non so cos'hanno letto, mi scusi.
E allora? E' inutile dire che ci viene a raccontare cose di cui i difensori non sanno assolutamente niente...
AVVOCATO Gramigni: No, che...
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra sbagliato.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
... non mi posso difendere.
PRESIDENTE: Avvocato Gramigni, lei ha fatto la sua opposizione. Il Pubblico Ministero ha risposto. A me tocca soltanto dire cose che ho già detto, perché purtroppo l'orientamento è sempre quello.
Voi dovete cercare di capire che non ci sono solo quattro magistrati che nella loro attività, più o meno, sono vicini per lo meno a generi o attività non proprio identiche - perché sono veramente fuori da ogni prospettiva umana, quelle di cui sentiamo parlare - ma è fuori da ogni prospettiva umana anche... Però è chiaro che se ci sono una serie di persone che vengono e ci raccontano fatti che sono fuori della casistica umana - io credo - evidentemente dobbiamo sentirli; proprio per poter valutare la serietà, l'attendibilità, la credibilità dei fatti che fino a ieri ci sono stati raccontati e che oggi ci vengono ripetuti sotto altro aspetto, sotto altra fisionomia, sotto altra esposizione anche occasionale, però che comunque devono servire a farsi un'idea di chi sono i soggetti che noi dobbiamo giudicare. Per il motivo molto semplice che noi - per nostra fortuna o sfortuna - fino a dieci mesi fa, non sapevamo neppure che esistessero.
Quindi, non vedo assolutamente nessun motivo per reiterare queste opposizioni, che voi avete sempre il diritto di fare e nessuno ve lo toglierà mai - né lo potrei fare senza violare dei diritti, mi sembra, abbastanza chiaramente inviolabili - però è altrettanto chiaro che per i motivi per cui si è iniziato dicendo 'queste cose sono utili alla Corte per farsi un'idea anche dell'ambiente in cui queste cose nascevano, eh, altrettanto vale oggi.
E se dovessimo sentirne altre trenta, potrebbero essere utili sempre anche in trentesimi o i quarantesimi.
Proseguiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io l'argomento l'avevo chiuso.
Volevo tornare, Ciaramitaro, su una circostanza che lei aveva riferito. Non mi interessa tanto il fatto specifico, ma la persona.
Lei ha detto: 'siamo andati a prendere questa moto Honda Transalp a Misilmeri...' e ha fatto un nome e cognome: Benigno Salvatore.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco vuol dire qualcosa di questa persona alla Corte?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, questo faceva parte della famiglia di Misilmeri, però di tanto in tanto si recava nella nostra zona, a Corso dei Mille, a disposizione di Nino Mangano e del gruppo di Nino Mangano.
Questo qui ha partecipato pure a una scomparsa di una persona, un omicidio, nella...
PRESIDENTE: Di chi sta parlando ora?
EX 210 Ciaramitaro: Di Salvatore Benigno.
PRESIDENTE: Salvatore Benigno.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Faceva parte dei...
PRESIDENTE: Era uno studente.
EX 210 Ciaramitaro: Lo studente.
PRESIDENTE: In medicina.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Faceva parte della famiglia di Misilmeri, però di tanto in tanto scendeva a Palermo a disposizione della famiglia di Brancaccio di Nino Mangano.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: Io l'ho conosciuto prima in un'altra zona che abbiamo portato delle macchine rubate a Misilmeri, assieme a Francesco Giuliano, Pietro Romeo, Giovanni Garofalo, Salvatore Faia e io; abbiamo salito, ognuno di noi, una macchina rubata a Misilmeri, dove abbiamo incontrato a Benigno Salvatore, che ci ha fatto trovare un magazzino aperto e abbiamo messo tutte queste macchine dentro.
Così è stata l'occasione di conoscere questo Benigno Salvatore.
Dopo l'ho conosciuto di nuovo quando siamo andati a prendere la motocicletta. Poi l'ho visto in un'altra occasione nel negozio di Salvatore Grigoli, in Corso dei Mille; che gestiva un negozio di articoli sportivi, Salvatore Grigoli.
Poi mi è stato riferito, da Pietro Romeo e da Francesco Giuliano, che un giorno, non ricordo la data, avevano strangolato una persona, sempre nel villino di Bolognetta e lo stesso giorno, quando hanno finito di seppellire a questa persona che era scomparsa, sono scese a andare a ammazzare l'altro fratello a piazza Scaffa, che gli aveva sparato Benigno; che Giuliano si vantava con Pietro Romeo che Benigno era bravo a sparare di sopra la motocicletta. Noi lo chiamavamo "u' picciriddu", soprannominato "picciriddu"; dice: 'è bravo a sparare sulla motocicletta'. Si vantava con Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo Benigno era soprannominato "u' picciriddu"?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Questa persona che ho parlato che era scomparsa, che poi la stessa giornata hanno ammazzato il fratello, è stata lei che ha fatto trovare Pietro Romeo nella montagna di Bolognetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Questo le risulta. Lei, durante la collaborazione di Romeo era sempre irreperibile, diciamo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo tre mesi che Romeo era già collaboratore, io ero libero... no, libero, perché poi mi avevo messo in regola col Commissariato a firmare; sono durato un altri tre mesi, mi sembra, due mesi e mezzo, così.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, mi scusi Ciaramitaro, come aveva fatto lei a sapere che poi era stato ritrovato questo cadavere?
EX 210 Ciaramitaro: Perché sapevo che aveva stato seppellito una persona nelle vicinanze del cimitero di Bolognetta.
Dopo, quando c'è stata la collaborazione di Pietro Romeo, che io ero libero, tramite i giornali, la televisione, ho saputo che Pietro Romeo aveva fatto trovare questo cadavere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: Che poi risultava da persone che l'aveva raccontato Francesco Giuliano e Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha fatto più volte il nome di Cosimo Lo Nigro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei conosceva, per caso, qualche parente di Cosimo Lo Nigro?
EX 210 Ciaramitaro: Parente...
PUBBLICO MINISTERO: Parente.
EX 210 Ciaramitaro: No, in questo...
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Ciaramitaro: ... momento non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le faccio la domanda diretta. Il signor Giacalone Luigi lei lo conosce?
EX 210 Ciaramitaro: Ah, Giacalone Luigi, sì.
Dopo sono diventati suocero e genero, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, per questo l'avevo chiesto.
EX 210 Ciaramitaro: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Le avevo chiesto se conosceva qualcuno che era parente.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché tecnicamente sarebbe un affine, però non volevo usare...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... questa espressione, ecco.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, erano genero e suocero perché il Cosimo Lo Nigro si aveva fidanzato con la figlia di Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo signor Giacalone Luigi lei lo sa che attività faceva?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che lavoro espletava?
EX 210 Ciaramitaro: Da allora che l'ho conosciuto io, negli anni '80, lui aveva un'autofficina di meccanico; lavorava come meccanico. Poi, a passare degli anni '90, lui si aveva aperto un autosalone alla zona industriale a Brancaccio. Poi lo vedevo in giacca e cravatta, camicia di seta, avevo capito che aveva fatto il salto di qualità. Cioè, prima di io entrare a fare parte di Cosa Nostra, già negli anni '90, '92, '93, già Giacalone faceva parte del gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei ci ha commesso qualche delitto insieme a questo signor Giacalone?
EX 210 Ciaramitaro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Giacalone, lei ha detto che Romeo e Giuliano le raccontavano un po' di queste storie, sa se a qualcuna di queste aveva partecipato Giuliano? Giacalone, mi scusi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, all'omicidio di Francesco Carella, la scomparsa di Francesco Carella.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco?
EX 210 Ciaramitaro: Carella.
PUBBLICO MINISTERO: Carella.
EX 210 Ciaramitaro: Che aveva partecipato pure Giacalone.
Poi a un altro omicidio che è stata ammazzata una persona a Brancaccio, si chiama Francesco Blonte; gli avevano sparato di mattina e c'era pure lo Giacalone.
Perché in questa occasione il Romeo faceva delle mattinate svegliandosi presto, alle 5, alle 6, alle 4, per seguire i movimenti che faceva questo Francesco Blonte, perché questo aveva una stalla che accudiva dei cavalli. Di mattina presto questo signore andava nella stalla e Pietro Romeo, assieme a Giacalone, tutte le mattine per un certo periodo si recava in questa zona per vedere i movimenti.
Proprio nello stesso tempo il Romeo tipo si lamentava: 'che ci sono andato due volte, tre volte, a vedere che questo facesse sempre gli stessi movimenti'.
Poi, un giorno di questi, ho sentito che l'hanno ammazzato e poi Romeo mi aveva confermato che avevano fatto questo lavoro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei il signor Cristoforo Cannella lo conosce?
EX 210 Ciaramitaro: Cristoforo Cannella, sì. L'ho conosciuto in via Messina Montagne, mentre eramo tutti lì dentro, l'occasione che si doveva prendere a Buscemi.
Questo Cannella è venuto due tre volte, un paio di volte.
La prima sera che sono usciti per andare a ammazzare Di Pera, c'era pure Cristoforo Cannella, quando si aveva fallito il primo attentato di Di Pera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, abbia pazienza, può ridire il cognome della vittima?
EX 210 Ciaramitaro: Salvatore e Giuseppe Di Pera. Erano padre e figlio e sono stati ammazzati a Villabate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi a questo fatto lei aveva saputo che aveva partecipato questo signor Cannella Cristoforo?
EX 210 Ciaramitaro: La prima sera che si aveva deciso di andare a ammazzare queste persone, aveva partecipato Cristoforo Cannella, Giuseppe Barranca, Nino Mangano e Gaspare Spatuzza. Sono usciti con una FIAT Uno armati tipo Rambo, per dirla pulita, e gli altri componenti: Romeo, Lo Nigro, Giorgio Pizzo, tutte queste persone sono uscite sempre per farci di scorta alla macchina che andava a fare il delitto.
Io e Salvatore Faia siamo rimasti dentro il magazzino che aspettavamo il segnale che arrivava la macchina, apriva quel cancello e faceva entrare subito le macchine.
Quando sono usciti, di sera, verso le sette e mezzo così, sette, dopo una mezzoretta sono rientrati tutti dicendo a Nino Mangano che era impossibile quella sera ammazzare a Di Pera, perché sul marciapiede ci stava "u' sbirro", che praticamente era un finanziere vestito che abitava lì per i fatti suoi.
Nino Mangano ha spiegato che per evitare di ammazzare pure a quello sbirro: 'tanto non c'è fretta, ammazziamo dopo'.
Dopo sono passati giorni, così, e sono andati a ammazzare a Di Pera, Salvatore e Giuseppe Di Pera, padre e figlio.
La sera che l'hanno ammazzato, io già stavo dentro, perché già erano le otto e io alle otto dovevo stare a casa, perché avevo l'obbligo di rientrare alle otto. E' venuto Francesco Giuliano sotto casa mia, mi ha suonato con la macchina, mi sono affacciato perché avevo capito che era lui, e mi aveva detto che aveva fatto "bingo". Dice: 'è a posto il Di Pera'.
Dopo, subito, mi sono acceso il televisore, il telegiornale locale di Palermo e ho visto in televisione la macchina, una Polo di colore blu scuro, all'ospedale Lafella, tutta bombardata di proiettili. Che poi le vittime erano morte.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, io per ora su questo quadro, diciamo salvo poi vedere se è il caso di tornarci. Per me è sufficiente così.
Ora io le faccio una domanda. Lei più volte l'ha detto, comunque mi interessa che lei mi risponda ora, per così dire, in maniera puntuale. Lei ha detto: 'sapevano io ero specializzato in furti di macchine'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire com'è che le tecniche che lei utilizzava per rubare queste macchine?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Tipo, FIAT Uno, i Fiorini, le FIAT Croma, la maggior parte della macchine FIAT le rubavo con lo spadino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla corte che cos'è?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, questo spadino viene fatto con un coltello di cucina, diciamo un coltello di mangiare alla lama. Si affila in una mola portandolo a forma di chiave, poi quando sembra a forma di chiave ci si mette due monetine per farci il manico, per farci realizzare in funzione...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'impugnatura come vien fatta?
EX 210 Ciaramitaro: L'impugnatura, sì: due monetine da 100 lire, 200 lire e poi con il nastro adesivo si fa l'impugnatura. Come simulano una chiave vera.
Con questa chiave così metti in moto le FIAT Croma come se avessi la chiave in mano; nello sportello ci do due scatti, tre scatti e subito... Lo stesso nel bloccasterzo: apri subito e metti in moto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questi spadini, lei ha detto si posson fare con un coltello da cucina. C'è un altro sistema per farli?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Si possono utilizzare anche le sonde che usano i meccanici per regolare i punterini delle macchine; sonde, spessimetri come vengono chiamati.
Si prendono quelle più resistenti, perché comincia con una serie questo mazzo di sonde. Si prende quella più resistente e si fa a forma di chiave, sempre nella mola, e si fa sempre la solita impugnatura con queste monetine e il nastro adesivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma quant'è che sono questi spessori, queste sonde...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, possono essere da 80, 85, da 90. Cioè, si prendono queste, perché parte da 01 a 100, che è un mazzettino; però si prendono questi 80, 85, 90, queste più resistenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: Lo stesso che una chiave.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: E' facilissimo, chiunque lo può fare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei come lo faceva: col coltello, con le sonde?
EX 210 Ciaramitaro: Lo facevo sia con i coltelli e sia con le sonde.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, torniamo un pochino al momento della sua scarcerazione nell'estate del '93.
EX 210 Ciaramitaro: '93.
PUBBLICO MINISTERO: Come lei ha detto... Ecco, lei ha detto che aveva ripreso i contatti con Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuliano l'aveva, diciamo così, portato in questo gruppo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le fu mai chiesto qualcosa da Giuliano in quel periodo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Spadini, spesso mi chiedeva degli spadini che avevo lo spadino mio, che noi quelli che rubavamo le macchine eravamo io, lo stesso Giuliano, Romeo, Trombetta Agostino.
Questo spadino lo portavamo in casa come un oggetto tipo un portafortuna.
Se mi chiede quel periodo: spadino; mettevamo la mano in tasca e ne usciva uno, due. Sempre a portata di mano.
Fu un'occasione in cui Giuliano aveva chiesto degli spadini e ce n'avevo dati un paio, due, tre; un paio di spadini.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, glieli aveva chiesti Luciano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gliel'aveva detto... va be' che servon per rubare le macchine mi pare evidente.
EX 210 Ciaramitaro: No, ma lui già sapeva che tipo di macchine potevano mettere in moto quegli spadini, perché prima, in diverse occasioni, quando noi rubavamo i camion, li andavamo a rubare con le macchine rubate e veniva pure lui a rubare. Lui vedeva a noi come in un minuto rubavamo una FIAT Uno, una Lancia Thema, si mettevano in moto con lo spadino.
Cioè, lui già sapeva come funzionava e che macchine metteva in moto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in occasione di questa richiesta che le fece Giuliano, di questi spadini, le disse dove doveva utilizzare questi spadini, se aveva da utilizzarli da qualche parte?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, quando mi ha chiesto questi spadini, no, mi sembra che non mi aveva detto niente. Però io avevo notato movimenti strani che loro partivano, andavano, venivano; cioè, allora a me mi sembrava che facevano delle trasferte per andare a fare delle rapine, però mi sembrava strano, le persone che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto. Vuol spiegare che cosa intende lei per "trasferte"?
EX 210 Ciaramitaro: Partire, spostarsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma spostarsi da dove a dove, Ciaramitaro?
EX 210 Ciaramitaro: Roma, Milano, Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè fuori dalla Sicilia?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, nel continente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Per fare...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi.
PRESIDENTE: Per fare che cosa?
EX 210 Ciaramitaro: Io allora, uscito fuori del carcere, non capivo che cosa andavano a fare. In un primo tempo immaginavo che loro andavano a commettere delle rapine.
Però io, guardando le persone Giuliano, Spatuzza, eccetera, son quelle, però non le facevano i rapinatori.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Ciaramitaro...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei sapeva che questi andavano fuori?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Voglio dire, lo sapeva con precisione.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Infatti spesso in zona non c'era nessuno: né Giacalone, né Grigoli, né Giuliano, nessuno, Lo Nigro, né Spatuzza, nessuno; nella zona non c'era proprio nessuno.
Andavano, proprio partivano, fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E fu in occasione di queste partenze, di queste trasferte, che lei consegnò questi spadini a Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Un pomeriggio, mi sembra che ci trovavamo al lavaggio di Agostino Trombetta, che questo gestiva un autolavaggio, e lui era lì che faceva fretta, gli servivano questi spadini. Io mi trovavo lì, perché spesso io me ne andavo lì, e gli ho dato questi spadini, un paio di spadini.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci fu una sola richiesta di questi spadini, in quel periodo, o questa richiesta le venne fatta in più di un'occasione?
EX 210 Ciaramitaro: No, non mi ricordo se in altre occasione io avessi dato degli spadini.
PRESIDENTE: Possiamo sapere, se lei è in grado di dircelo, più o meno in che epoca siamo?
EX 210 Ciaramitaro: Nel '93.
PRESIDENTE: Il '93 dura 365 giorni. Il '93, come tutti gli anni, dura 365 giorni.
EX 210 Ciaramitaro: Ah, il mese?
PRESIDENTE: Non vogliamo sapere il giorno, ma la stagione.
EX 210 Ciaramitaro: Il mese subito che sono uscito io del carcere: giugno-luglio, così. Agosto. Una ventina di giorni potevano essere passati, così, dieci, quindici giorni.
Ero fresco uscito dal carcere io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei ha detto Giuliano era uno di quelli che rubava le macchine.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuliano come l'aveva imparato a rubare queste macchine?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Perché veniva con me, con Pietro Romeo. Quando a noi ci serviva una macchina o personale, o perché la dovevamo vendere, lui veniva con noi perché gli piaceva come funzionava questo spadino, che era così facile, così sbrigativo.
Quando avevamo la macchina rubata nel magazzino, o per smontarla oppure per... - cioè, questo anni prima, parlo - Giuliano si divertiva pure a aprire, a mettere in moto, dice che è facilissimo, che chiunque può prendere lo spadino e mettere in moto la FIAT Uno; anche per una persona che non l'ha fatto mai, pure che ci sta due minuti in più, riesce pure a mettere in moto. Già lui era pratico a fare pure queste macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma in precedenza rispetto al momento in cui lei viene scarcerato e poi consegna questi spadini, Giuliano gliene aveva chiesti, spadini, prima?
EX 210 Ciaramitaro: Prima...
PUBBLICO MINISTERO: Prima che lei, quindi, venisse arrestato, nel...
EX 210 Ciaramitaro: No, non mi ricordo se prima che mi avessero arrestato se io avevo dato questi spadini.
PUBBLICO MINISTERO: Degli spadini.
EX 210 Ciaramitaro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si ricorda sicuramente questi, dati quando lei viene scarcerato.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. Nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma quando lei gli consegna questi spadini, Giuliano quindi i furti li sapeva fare.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. Le FIAT Uno, i Fiorini, questi li sapeva già fare lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei poco fa, mi pare all'inizio del suo esame mi pare l'ha detto, ma siccome ora non mi ricordo le rifaccio la domanda, casomai l'avrà detto due volte. Lei ha detto che faceva dei furti su commissione di Giuliano o di queste persone?
AVVOCATO Pepi: Presidente, opposizione. La domanda mi sembra veramente suggestiva, si dà anche la risposta da parte del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Possiamo ritenerla suggestiva, perché si può fare in altra forma.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la riformulo, la riformulo.
Aveva avuto incarico, lei, di compiere dei furti?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, io avevo incarico di fare furti di macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Sempre nel '93, dopo la scarcerazione.
PUBBLICO MINISTERO: E chi gliele dava, diciamo, queste indicazioni?
EX 210 Ciaramitaro: Giuliano. Mi diceva che gli servivano le FIAT Uno, gli serviva un Fiorino, gli serviva una macchina di grossa cilindrata, e io in due giorni ci ho riempito il magazzino di macchine rubate.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, dato che per l'appunto era Giuliano che le chiedeva, le commissionava, le dava incarico di fare questi furti, quando lui chiese a lei gli spadini, glielo chiese come mai gli servivano?
EX 210 Ciaramitaro: Perché quando lui mi aveva chiesto gli spadini, perché quel giorno lui si affrettava che doveva partire, e quando partiva ci servivano delle macchine.
Perciò, io non potevo partire, perché quando sono uscito, sono uscito con l'obbligo di andare a firmare tre volte alla settimana.
PRESIDENTE: Alla firma.
EX 210 Ciaramitaro: Tre volte alla settimana dai Carabinieri. Io prima firmavo tre volte la settimana.
Poi, i compiti che loro andavano a svolgere fuori, non erano compiti che lui mi poteva dire a me, oppure mi poteva dare... cioè, non si poteva sbilanciare, perciò lui stesso si occupava delle macchine, quando andavano fuori.
Che di primo momento io non sapevo a che cosa gli potevano servire queste macchine in trasferta. Io pensavo che loro facevano delle rapine.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, allora, lei poco fa ha dato già una descrizione di questi spadini, vogliamo dire che dimensione avevano, come erano scotchati? Ecco, un pochino più nel dettaglio.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, un nastro adesivo nero, oppure bianco, certe volte utilizzavamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, che lunghezza avevano questi spadini?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, una lunghezza uguale a una chiave normale, una chiave di FIAT Uno, una chiave di FIAT Croma.
PRESIDENTE: Una chiave d'auto.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, sì. Su per giù la stessa misura.
PRESIDENTE: La stessa dimensione.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Più o meno; di poco però.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, ma con questo spadino si riusciva ad apire sia la serratura che avviare la macchina, il motore?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Sia sportello sia il quadro, come fosse una chiave normale.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, io ora le vorrei far vedere qualcosa. Se possiamo accendere...
PRESIDENTE: La lavagna magnetica.
Lei può guardare in quel visore.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, se lei consente, chideremmo alla cancelliera di aprire questo reperto che custodisce alcuni corpi di reato che sono agli atti del procedimento.
PRESIDENTE: Diamo atto che sono dentro una busta, però bisognerebbe che la busta me la portasse, perché sennò non sappiamo come... A meno che non lo voglia dire la segretaria.
SEGR. D'UDIENZA: E' una busta contente due chiavi di autovetture FIAT Lancia numeri di matricola 8497 e due attrezzi atti all'apertura delle vetture, volgarmente dette spadini sequestrati in data 5 maggio '95 presso l'abitazione di Talei Giuseppe.
E' una busta chiusa, sigillata. Corpi di reato... no, non c'è numero di corpi di reato.
PRESIDENTE: Bene. Si apre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ciaramitaro, se possiamo far guardare, per favore...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Sì, sì, sta guardando.
PUBBLICO MINISTERO: Ciaramitaro, li vede questi oggetti?
EX 210 Ciaramitaro: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Pari al microfono, per favore, sennò sfugge.
EX 210 Ciaramitaro: Quelle due sotto sono le spadine e quelle sopra sono due chiavi normali di una macchina che magari è stata rubata con le chiavi appese.
PRESIDENTE: Quindi, quelle di sotto sono quelle simili a quelle fatte da lei?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, le mie... che gli ho parlato io.
PRESIDENTE: Ecco, ma...
EX 210 Ciaramitaro: Quello sotto, mi sembra... è fatto con la sonda dei meccanici; quello sopra è fatto con un coltello.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, se lei consente, possiamo - dopo che l'abbiamo viste tutti - far...
PRESIDENTE: Esaminarli da vicino?
PUBBLICO MINISTERO: Esaminarli direttamente.
PRESIDENTE: Per cortesia, volete portare all'esaminato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ciaramitaro, ce li ha davanti questi oggetti...
PRESIDENTE: Ora, si dà atto...
EX 210 Ciaramitaro: Questo...
PRESIDENTE: Si dà atto che gli spadini, cosiddetti, di cui alla busta che abbiamo aperto, vengono esaminati direttamente da Ciaramitaro. Che dichiara?
EX 210 Ciaramitaro: Questo è costruito con un coltello di cucina, diciamo, un coltello... Questo, invece, è una sonda che utilizzano per regolare le punte, dei meccanici.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, Ciaramitaro, ma fra questi oggetti che lei vede e quelli che consegnò a Giuliano, ci vede qualche differenza...
EX 210 Ciaramitaro: No, questi sono. Perché sempre così li facevamo noi.
PRESIDENTE: Ma lei è sicuro che sono quelli che ha dato lei?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Sicuro?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Non ha dubbio?
EX 210 Ciaramitaro: No.
PRESIDENTE: Non potrebbero essere stati fatti da qualche altro che imitava...
EX 210 Ciaramitaro: No, va be', c'erano diversi ragazzi che sapevamo fare gli spadini. Però c'è chi li faceva più corti, chi li faceva più lunghi, chi li faceva... Ma su per giù, tutti uguali li facevamo.
PRESIDENTE: Ma in base a quale elemento lei può dire: 'sono quelli che ho fatto io'?
EX 210 Ciaramitaro: Perché io li facevo forse più lunghi.
PRESIDENTE: Li faceva così più lunghi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Altri, invece, li facevano più corti.
EX 210 Ciaramitaro: Più corti, sì. Oppure altri addirittura ne utilizzavano il coltello, per l'impugnatura gli lasciavano il manico del coltello, lasciavano un pezzettino di manico di coltello, oltre che...
Invece io li facevo così, con delle monetine e li facevo con il nastro adesivo per farci l'impugnatura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Romeo, abbia pazienza, io da qui... Mi scusi, io la chiamo Romeo. Ciaramitaro...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... abbia pazienza, mi scusi. E io non so perché non ce l'ho davanti.
Lei ha parlato che questa impugnatura l'ha fatta con delle monete.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, monete da 100 lire, 200 lire, queste monetine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, queste monete si vedono lì, in quegli oggetti che lei c'ha davanti?
EX 210 Ciaramitaro: C'è una sì, uno spadino si vede, il...
PUBBLICO MINISTERO: Si vede questa moneta?
EX 210 Ciaramitaro: E a una, uno spadino, non si vede niente,.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Ciaramitaro: E' tutto...
PRESIDENTE: Rivestito.
EX 210 Ciaramitaro: ... rivestito, sì.
PRESIDENTE: Bene. Allora, volevo sincerarmi per l'appunto che ci fossero le monete.
Senta, il tipo di scotch che lei aveva utilizzato?
EX 210 Ciaramitaro: E' scotch che usano gli elettricisti, questo io ce l'avevo sempre in macchina, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma voglio dire, era quello che adoperava lei?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, scotch nero, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era il tipo di scotch che...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, scotch che usano gli elettricisti, che io spesso utilizzavo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quello che è fatto con lo spessore, con la sonda...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ci vede scritto qualcosa lei?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, c'è un numero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol leggerlo questo numero?
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Si potrebbe riportare gli spadini a disposizione anche delle altre parti?
PRESIDENTE: Certamente.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Quando, una volta finito di esaminarle, il signor Ciaramitaro, le facciamo vedere ai difensori.
AVV. Cianferoni: No, dico, sì, però riflettevo anche su questo.
Il Pubblico Ministero sta ponendo delle domande su come sono fatti gli spadini circa i particolari. E il dichiarante li ha in mano.
Ora mi sembra, la domanda, neanche suggestiva...
PRESIDENTE: Ce li ha descritti prima, avvocato, però.
AVV. Cianferoni: Sì, ma ora ha chiesto un particolare.
"Ci sono dei numeretti"? E il dichiarante ce li ha in mano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, va bene... Allora...
PRESIDENTE: Dei numeretti io non mi ero neanche acusticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma poi Presidente, se ci sono scritti, come li legge Ciaramitaro, li possiamo leggere pure noi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, c'è un numero 50.
PRESIDENTE: No... non ha nessuna importanza.
Li vogliono esaminare i difensori, prego...
EX 210 Ciaramitaro: C'è da uno solo è scritto il numero.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta Presidente, possiamo dare atto del numerino che c'è lateralmente?
PRESIDENTE: Possiamo dare atto se il collega, dopo averli visti, me li passa e mi fa vedere dov'è il numero, perché io non so...
Il numero dove sarebbe? Io non lo vedo il numero.
Ah, c'è un numero 80.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ciaramitaro: Ah, 80, sì.
PRESIDENTE: E c'è un numero...
EX 210 Ciaramitaro: Eh... qui non si vede.
PRESIDENTE: E ce n'è un altro che però non riesco a leggerlo bene. Mi pare che sia un numero 90.
A me sembrerebbe un 90 e un 80.
Comunque, prego, li vuol vedere il Pubblico Ministero anche?
PUBBLICO MINISTERO: No no, Presidente, noi li conosciamo.
PRESIDENTE: Prego, i difensori?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, vorrei dare atto...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... della provenienza di questi reperti.
Lo ha già letto la cancelliera?
Comunque costituiscono l'oggetto materiale sequestrato il 5 maggio '95 dalla DIA presso l'abitazione di Alei Giuseppe.
Il verbale è agli atti del fascicolo del dibattimento.
Chiederemmo, Presidente, come abbiamo fatto in precedenti occasioni che, a cura della segretaria d'udienza, venga disposta per la custodia ai corpi di reato.
PRESIDENTE: Presso i corpi di reato, eh?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Ciaramitaro, senta, gli oggetti che lei ha visto e ha avuto per le mani poc'anzi, lei è la prima volta che lo vede?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Dopo di allora, ovviamente.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PRESIDENTE: Sempre che sia...
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda se per caso le sono state fatte, le sono state mostrate anche in precedenza?
EX 210 Ciaramitaro: Non mi ricordo se in precedenza... durante gli interrogatori, dice lei?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi sembra di sì. Mi sono state mostrate, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda bene, perché in effetti...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. Pure delle due chiavi mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché in effetti questi due spadini sono stati mostrati a Ciaramitaro - come i difensori ben sanno - nel corso di un interrogatorio al Pubblico Ministero di Firenze il 9 luglio del '96.
Senta, Ciaramitaro, a proposito sempre per esaurire questo argomento dei furti, oltre... Lei ha detto: 'mi venivano commissionati dei furti di macchine', ci ha detto quali.
Le sono mai stati commissionati dei furti di targhe?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, Salvatore Grigoli mi aveva ordinato di rubare un paio di targhe targate Roma.
Le avevo rubate in una Clio vicino alle porte di Palermo, all'ingresso di un albergo del ponte. Ho strappato tutte e due le targhe davanti e quella di dietro. E dopo, l'indomani, gliel'ho consegnato a Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, se lo ricorda il tempo di questo furto?
EX 210 Ciaramitaro: '94, mi sembra. Perché c'era pure con me, quando abbiamo rubato, c'era Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: C'era Pietro Romeo con lei.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, eramo assieme. E perciò mentre andavamo in giro per farci così una passeggiata, mi sono ricordato che Grigoli mi aveva ordinato queste targhe.
Abbiamo visto questa Renault Clio posteggiata e allora in un minuto gli ho strappato le targhe e me le sono portate. E l'indomani, dopo, io le ho consegnate a Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e autovetture con la targa di Roma, lei ne ha rubate?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Mi sembra avessi rubato una FIAT Uno. E l'ho portato nel magazzino di via Messina Montagne.
PRESIDENTE: Che aveva la targa Roma?
EX 210 Ciaramitaro: Roma, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda in che periodo avvenne questo furto?
EX 210 Ciaramitaro: Mah, la fine del '93 inizi del '94. Non ricordo bene... Ne ho rubate tante macchine, che non mi ricordo dove...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Perché mica ne rubavo una, ne rubavo pure tre, quattro al giorno. Cioè, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha avuto lei altre richieste diciamo un po' fuori dal normale? Normale, intendo dire, oltre questi furti che le venivano chiesti, qualche richiesta di qualche oggetto particolare?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Nel '95, mentre eramo tutti latitanti che io ero assieme a Romeo, a Giuliano, da un villino a Misilmeri. E spesso si recava nel villino Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca e altri componenti che... Giovanni Garofalo, altri componenti che li avevano rimesso in libertà venivano, si parlava del più e del meno.
Un giorno, Cosimo Lo Nigro diceva di fare ancora danni nel continente.
Diceva: 'quell'esplosivo che abbiamo conservato a Roma perché non facciamo un altro attentato?'
E mi hanno chiesto a me se potevo costruire un telecomando.
Siccome io, come elettricista sono bravo, cioè, come ... non lo faccio, lo faccio come passione. Però lo so fare benissimo. Che lui lo sa perché a lui io gli avevo fatto un impianto in un appartamentino e in un magazzino. Perciò lui sapeva la mia...
Io gli avevo detto di sì, di utilizzare un telecomando professionale delle macchinette da corsa, quelle professioniste che...
PRESIDENTE: Telecomandate.
EX 210 Ciaramitaro: ... avvia la macchina a 200 metri. Bisogna comprare questa macchina col telecomando già fatto. Della macchina ci toglieva il percussore che dà l'azione alla macchinina. E quello poteva essere utilizzato a dare l'impulso al detonatore per far una bomba... così.
Dissi: 'ci posso provare'. Non lo avevo fatto mai, però, 'se ci provo, lo faccio, ci riesco'.
Io prima ci avevo detto: 'sì, sì...', però con l'intenzione... Cioè, uno perché lui diceva per compiere... per compiere cose di queste, ci vogliono più di un milione, un milione e mezzo.
Cioè, una macchina professionale di corsa telecomandata costa cara.
E non mi andava... cioè, non vedevo il motivo di questa persona che diceva di fare un altro attentato...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ciaramitaro, ho bisogno che lei specifichi al meglio dei suoi ricordi la data, l'epoca in cui e venne fatta questa richiesta di questo telecomando.
EX 210 Ciaramitaro: Nel '95, l'estate del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'estate del '95?
EX 210 Ciaramitaro: '95, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tanto per essere concreti nel riferimento, Mangano era stato arrestato quando le fecero questa richiesta?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, già Mangano era in carcere. Bagarella, Giorgio Pizzo, era arrestato. Mi sembra pure Benigno Salvatore. Già ce n'erano un bel mucchio arrestati.
Quelli che erano fuori, e lui si lamentava: 'perché non facciamo qualche cosa per...'
Dopo, quando siamo andati tutti via, siamo rimasti io, Giuliano e Romeo, che dopo il Romeo se ne andò che pure era fidanzato a Bagheria. E lui di giorno si recava a Bagheria e veniva soltanto la sera.
Siamo rimasti io e Giuliano. Giuliano mi aveva confidato che abbattendo la Torre di Pisa, se quante persone potevano morire.
Ci ho detto: 'abbattendo la Torre di Pisa, i morti a palate si contano'.
Cioè, sempre per sapere il motivo di fare questi attentati. E lui, in questa occasione, mi aveva detto pure che l'attentato che si erano stati fatti qui nel continente, lui era responsabile. Ma non perché me lo raccontava perché me lo... Per farsi vedere da me che lui era uno che aveva pure una parola in capitolo, uno che contasse.
Così io questo coso, telecomando, non ho fatto più riferimento a farlo, non farlo, perché a me personalmente non è che mi poteva interessare ammazzare gente che... Cioè, non mi interessava ammazzare la gente che mi aveva fatto qualche cosa, dovevo ammazzare gente che non mi interessava niente.
E poi, in un'altra occasione, sempre il Giuliano, sempre nel villino, di sera, quando ci vedevamo attraverso... una sera vedevamo Costanzo, Maurizio Costanzo Show, lui mi avrebbe detto con una frase: 'questo cornuto si è salvato per miracolo'.
E mi aveva riferito che all'attentato a Costanzo erano responsabili pure loro per il fatto che Costanzo faceva delle manifestazioni in televisione dell'antimafia.
In quel periodo ci è stato fatto a Costanzo e a Pippo Baudo a Catania che ci hanno distrutto la villa.
E lui mi aveva detto che a Pippo Baudo ci avevano pensato i catanesi, non so chi, non mi ha fatto nessun... A Costanzo ci avessero pensato loro a farci l'attentato.
Però, per fortuna, è scampato alla morte il signor Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ciaramitaro, scusi, abbia pazienza, lei ha incominciato a riferire di questi fatti, di queste confidenze che le ha fatto Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il telecomando, che gli aveva chiesto Lo Nigro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi l'attentato alla Torre di Pisa; poi, lei sta riferendo sulle confidenze che le erano state fatte sull'attentato a Costanzo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi io ora ho bisogno di, per così dire, fare un passo indietro e di chiederle quand'è che lei, per la prima volta, qualcuno gli racconta qualcosa di quello che era accaduto in continente.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Nella, in una occasione prima di essere tutti latitanti, da allora che aveva uscito Pietro Romeo da carcere...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda quand'era uscito Pietro Romeo dal carcere?
EX 210 Ciaramitaro: Eh, Pietro Romeo è uscito nel febbraio, mi sembra, del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Prego.
EX 210 Ciaramitaro: Quando lui è uscito, dopo un paio di giorni, che io con Pietro Romeo eramo sempre assieme, spesso la sera uscivamo, andavamo a farci dei giri, parlavamo, lui - Pietro Romeo - mi aveva riferito che gli attentati a Firenze e Roma, me l'ha detto: 'u cani ne sanno qualche cosa'.
"U cani" sarebbe Francesco Giuliano. Che lui, di volta in volta, lo chiamava cane.
Dice: 'lo hanno fatto loro'.
E io così poi mi sono ricordato all'occasione delle spadine, quando avevano fretta di partire, che io ero convinto allora partivano per rapine, qualche...
Così poi ho ricostruito, essendo che Pietro Romeo mi aveva detto questa confidenza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ciaramitaro: ... allora partivano per fare gli attentati loro.
E poi mi è stato confermato da Francesco Giuliano nel '95 che loro erano responsabili di questi attentati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ciaramitaro, ma io vorrei tornare diciamo alla scarcerazione, al periodo subito dopo la scarcerazione di Romeo.
Romeo oltre a dirle che gli attentati erano stati fatti da loro, come lei ha detto, le disse qualcosa che si riferiva a lui personalmente, in quel periodo? A Romeo, per questi attentati?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, che Romeo personalmente aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: ... partecipato? Sì, dopo il Romeo aveva partecipato all'attentato a Totuccio Contorno, assieme sempre a loro, tutto il gruppo.
E spesso il Romeo, prima di partire, veniva sotto casa mia, o per prestarci, per darci i soldi, perché lui era uscito dal carcere e non è che aveva guadagnato dei soldi. Non aveva soldi. Allora per partire gli bisognavano 500 o un milione, e veniva sotto casa mia e mi diceva: 'sto partendo...'
E mi ha raccontato che avevano individuato a Totuccio Contorno presso Roma per ammazzarlo. Che già c'era tutto il gruppo a Roma per ammazzarlo.
Pietro Romeo fa la prima partenza. Manca un paio di giorni, perché Romeo firmava, era uscito pure con l'obbligo di firma. Firmava tre volte la settimana pure lui.
Lui firmava il venerdì, dopo firmava il lunedì... tre volte alla settimana. Cioè, lui, quando firmava il venerdì sera, perché lui firmava alle sette, alle otto andava a prendersi la nave perché partiva alle otto e mezza, le otto, la nave del porto di Palermo. Di no... ci vuole dieci minuti di macchina a andare al porto.
Partiva, e il Romeo si recava a Roma. Però il giorno prima, oppure lo stesso giorno che Romeo doveva andare a fare la presenza in Questura, a mettere la firma, già Romeo si trovava a Palermo.
Quando ha fatto la prima partenza ed è ritornato, mi aveva raccontato Romeo che a Totuccio Contorno lo avevano incontrato spesso dentro un bar dove Totuccio Contorno andava a prendersi spesso il caffè.
E in quel bar c'era Giacalone, Grigoli, che gli volevano sparare dentro il bar. Però uno dei due - non ricordo bene chi è stato, o Grigoli o Giacalone - avrebbe detto, dice: 'no, lo dobbiamo fare fuori con la bomba per fare attirare l'attenzione che ammazzano i pentiti'.
Perciò, dopo sono ripartiti di nuovo e hanno piazzato l'esplosivo dove passava il Contorno.
La prima volta gli è fallito perché Romeo, disse a Giuliano gli aveva raccontato che ... aveva dato, aveva sparato. Però l'esplosivo non è esploso perché gli mancava un'altra sostanza, non so che cos'è. Gli aveva fallito.
Nel secondo, diciamo, attentato, questo esplosivo è stato scoperto da un benzinaio che poi ne hanno parlato pure i giornali, così è stato sventato l'attentato a Totuccio Contorno.
Dopo, sempre a Roma, avevano altro esplosivo conservato da un villino che me ne parlava Romeo e Giuliano. E questo esplosivo lo sapeva dov'era messo, lo sapevano tutti, pure Luigi Giacalone.
Dopo, subito dopo, Luigi Giacalone lo hanno arrestato.
Allora avevano il problema di andarci a cambiare posto di questo esplosivo, perché temevano se Luigi Giacalone potesse collaborare e gli diceva dov'era l'esplosivo.
Allora, una sera sempre di venerdì, è venuto sotto casa mia Romeo e Francesco Giuliano, che gli serviva una mano e una macchina per partire e hanno venuti da me per dirmi di partire con loro.
Siccome poi il sabato io mi dovevo recare alle quattro a firmare nella Caserma dei Carabinieri - che allora firmavo nei Carabinieri quando sono uscito - e gli ho detto: 'senti, domani è sabato e io mi devo andare a presentare a firmare. Se è necessario che debbo venire, vengo, fino a Roma vengo con voi. Ma se posso evitare...'
E allora mi hanno detto: 'va be', allora ti diamo una risposta'.
Dopo di pomeriggio, dopo che Romeo aveva firmato sempre di venerdì, sono venuti di nuovo sotto casa mia. E Giuliano mi aveva detto, dice: 'no, va be', non c'è bisogno. Parto io e Pietro. Dacci la macchina'.
Io allora avevo una Lancia Delta Turbo Diesel.
Il Romeo appena aveva visto la macchina targata Palermo, con la targa Palermo, subito gliel'ha sconsigliato, perché allora ci stava, era targata con la targa europea e non si notava di quale città veniva la macchina.
Il Romeo, quando ha visto la macchina targata Palermo, gliel'ha sconsigliato a Giuliano. Dice: 'no, non ce la portiamo la macchina di grossa cilindrata targata Palermo. E' facile che ci possono imbroccare'. Dice: 'lasciala andare'.
Romeo pure l'ha fatto per evitare pure a me di evitare di farmi mettere in questi pasticci, perché Pietro Romeo me lo diceva sempre, dice: 'questi fanno cose a ... Quando ci serve una macchina se la fanno prestare di quello, di quello, e mettono le persone in difficoltà. Persone che non sanno niente si trovano interrati poi in alcune situazioni', per come di questo discorso.
Dice: 'non prestare la macchina a nessuno per fare tipo di operazione'.
E così poi loro si avevano fatto prestare un'altra macchina, mi sembra la FIAT Uno che era targata Roma, e sono partiti.
Dopo, la domenica mattina, mi sembra pure il lunedì mattina, è venuto di nuovo Romeo sotto casa mia. Che il Romeo, quando non aveva niente da fare, veniva da me e uscivamo assieme.
E mi aveva fatto vedere le mano, cioè, a scavare il fosso per nascondere l'esplosivo, gli avevano spuntate diciamo le palme.
Questo se l'era fatto Giuliano dove che l'ho visto, che me lo aveva detto: 'ti sei scansato una bella fatica. Lo abbiamo fatto in due'.
Su questo esplosivo lo sapeva soltanto Giuliano e Romeo dov'era nascosto a Roma. Che poi Romeo aveva fatto trovare quando ha collaborato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ciaramitaro, lei ha raccontato tutto d'un fiato.
Ora bisogna che le chieda qualche precisazione.
Io penso di aver capito bene, ma comunque glielo richiedo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi racconti di Romeo su questo attentato a Contorno, diciamo, erano, il Romeo glieli faceva man mano che questi preparativi erano in corso?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ciaramitaro: Mano a mano che lui partiva, quando partiva, veniva da me per soldi, Romeo, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: ... ci serviva i 500-600... Romeo non era un tipo che andava a chiedere dei soldi a chiunque. Siccome con me passava un'ottima amicizia, problemi non ce n'erano.
Io, quando ero a Palermo, i soldi li guadagnavo sempre per conto mio. ... che era a Cosa Nostra, non ho guadagnato una lira.
Me ne andavo a rubare per i fatti miei. Se mi arrestavano, pure Cosa Nostra veniva a sapere che io facevo qualche rapina, qualche altra cosa, non era giusto perché io lo facevo di nascosto per tirare avanti.
Pietro Romeo però sapeva questa attività mia che io svolgevo. E lui veniva da me per qualche milione, qualche 500 mila lire, mi diceva: 'guarda, che mi servono dei soldi, che sono senza...', e ce li davo senza problemi, perché con lui...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ciaramitaro, lo sa che macchina, durante questi incontri con Romeo, che macchina era stata usata per fare questi spostamenti?
EX 210 Ciaramitaro: Una FIAT Uno bianca, mi sembra, targata Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lo sa di chi era, lei, questa macchina?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, di Franco Grigoli, il fratello di Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Sa questa macchina chi ce l'aveva avuta per le mani prima di Franco Grigoli?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, questa macchina prima l'aveva comprata Agostino Trombetta, perché Agostino Trombetta faceva pure compra e vendita di macchine e aveva l'autosalone.
Poi, questa macchina, l'ha avuta Gaspare Spatuzza nel suo periodo di latitanza. L'ha tenuta poco.
E poi questa macchina l'ha presa Salvatore Grigoli per suo fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, un'altra precisazione: lei ha detto che, quando poi man mano diciamo Romeo tornava da questi spostamenti, le raccontava quello che era accaduto.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E le ha parlato di un primo tentativo, lei ha detto, era partito il detonatore, ma l'esplosivo non era scoppiato. E poi di un secondo tentativo, dice: 'era stato scoperto dal benzinaio'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo disse - se lo ricorda - quanto tempo ci era stato fra questo primo e questo secondo tentativo?
EX 210 Ciaramitaro: Mah... poco, comunque non ricordo bene. Però il periodo è stato... Cioè, quello che ricordo io potrebbe essere una settimana, giorni. Perché il Romeo spesso si partiva di venerdì sera, dopo che firmava alle sette, alle otto prendeva e andava per partire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quante - secondo quello che le risulta - quante volte si è spostato Romeo da Palermo per questa storia?
EX 210 Ciaramitaro: O due o tre volte, così.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, da Romeo o da gli altri, l'ha saputo perché Contorno era diciamo nel mirino di queste persone?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Cioè, sempre ripetendo nei primi tempi io pensavo per il Contorno era un pentito e si doveva ammazzare. Però nel '95, quando io mi trovavo assieme a lui, sentivo delle lamentele, che Giuseppe Barranca si lamentava con Lo Nigro e con Giuliano, che gli diceva: 'ma noi che ci interessa andare a ammazzare Contorno? Non l'hanno ammazzato, l'abbiamo a ammazzare noi adesso?'
Allora ha risposto Cosimo Lo Nigro, dice: 'no, questa è una cosa personale dello zio Franco', che lo zio Franco sarebbe Bagarella. Che si lamentavano e dicevano che Bagarella, sentendo nominare il Contorno, gli venivano i brividi, si spaventava del Contorno e per questo ci dava ancora la caccia.
Sempre poi Giuliano aveva riferito che era pure una cosa personale dei fratelli Graviano, perché il Contorno, nel periodo della guerra degli anni '80, '80-'81, il Contorno avesse ammazzato il padre di Giuseppe Graviano. Perciò diceva: 'questa è una storia antica, sia i fratelli Graviano, sia che lo zio Franco hanno deciso di ammazzare Totuccio Contorno', che poi non...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poco fa ha fatto un riferimento alle confidenze sull'attentato a Costanzo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire quand'è che avvenne questo commento, questo...
EX 210 Ciaramitaro: Sempre nel '95, nel periodo che...
PUBBLICO MINISTERO: Nel periodo in cui lei stava con Giuliano?
*EX 210 Ciaramitaro: Sì. Lui si vantava, diciamo lui chiacchierava con me per farsi notare che lui era componente di grande spicco, uno... perché nel passato, quando noi rapinavamo dei Tir, lui non era capace di fare... Sì, partecipava però non era uno che sapeva fare. Perciò noi lo consideravamo uno così.
Poi lui, quando ha fatto il salto di qualità, che aveva entrato in Cosa Nostra a tutti gli effetti, si vantava con me dicendomi che lui avrebbe fatto diversi omicidi, questi attentati. Parlava troppo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo fare cinque minuti di pausa? E' da due ore che andiamo avanti.
PRESIDENTE: Ho capito. Voglio sapere solo per saperci regolare, più o meno quanto ancora...
PUBBLICO MINISTERO: Io penso che... un'oretta, tre quarti d'ora. Un'ora penso...
PRESIDENTE: Sospendiamo dieci minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta Ciaramitaro.
*EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava già, per così dire, raccontando quello che aveva saputo in relazione agli attentati. Ora io un attimino le voglio fare una domanda su una persona che io non so se lei - non so perché non me lo ricordo - se lei ha già menzionato, comunque, casomai la domanda vale come prima volta, va bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, Pietro Carra... Conosce una persona che si chiama in questa maniera?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte che rapporti aveva lei con questo signor Pietro Carra?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Pietro Carra era pure uno che aveva commesso incendi con me, abbiamo bruciato alcuni negozi assieme. Questo ragazzo ogni volta che faceva un danneggiamento assieme a noi, gli venivano i brividi, cambiava fisionomia e forse era l'atteggiamento che aveva.
Il Salvatore Faia, tutte le volte che capitava Salvatore Faia, Pietro Carra, io, facevamo danneggiamenti. Sempre Pietro Carra e Salvatore Faia litigavano perché Salvatore Faia temeva che Pietro Carra si spaventasse a fare qualche incendio.
Cioè, Pietra Carra non è che si spaventava, aveva questo atteggiamento e spesso il Salvatore Faia riferiva tutto questo a Francesco Giuliano, che si lamentava di Pietro Carra che non lo voleva in alcuni incendi, eccetera, perché si cambiasse di faccia perché tutte le volte litigavano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, mi scusi Ciaramitaro, ho capito bene? Cioè, Carra veniva ritenuto un pauroso, insomma uno che non era molto coraggioso, mi spieghi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Il coraggio ce l'aveva perché partecipava pure a incendiare, solo che aveva quell'atteggiamento di nervosismo che spesso capita...
PUBBLICO MINISTERO: Si emozionava?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, si emozionava.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, non avevo capito.
EX 210 Ciaramitaro: E il Faia lo riteneva il tipo che si ..., si spaventava. E riferiva tutte le volte a Francesco Giuliano, gli diceva: 'questo Pietro Carra non lo voglio perché tutte le volte si emoziona, si spaventa' e Francesco Giuliano rideva. 'Lascialo stare, è un carattere che c'ha quello, non è che si spaventa'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei con Carra c'aveva fatto ho capito bene, qualche danneggiamento, qualche incendio di qualche negozio?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire qualche fatto specifico?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Con Pietro Carra abbiamo incendiato un deposito di salotti, una traversa di via Armando Diaz a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Chi c'era?
EX 210 Ciaramitaro: Ero io...
PRESIDENTE: Via?
EX 210 Ciaramitaro: Armando Diaz, una traversa.
PRESIDENTE: Armando Diaz.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, non ricordo la traversa come si chiama, però ricordo bene il posto, era uno scantinato. Eravamo io, Francesco Giuliano, Pietro Carra, Salvatore Faia, Giovanni Garofalo, qualche altro mi sembra. Eravamo molti quella sera.
E allora lo scantinato, che si trovava dentro un residence, che c'era delle abitazioni, dei condomini, ci sono entrate Salvatore Faia e Pietro Carra e Giovanni Garofalo. Che hanno rotto un vetro di una finestra e hanno buttato la benzina dentro lo scantinato e gli hanno dato poi le fiamme.
Siccome lo scantinato era grandissima e la finestra era profonda, di dove ci sono andati loro. Non si notava bene le fiamme. Allora i due, Faia e Pietro Carra, cominciavano a litigare per motivi che il lavoro non era stato fatto bene, 'ci dobbiamo ritornare di nuovo'. E per qualche paio di ore questi due sempre che litigavano e Francesco Giuliano che li calmava, metteva la buona, dice: 'va bene, se non si è fatto bene un altro giorno poi si fa, non c'è bisogno di anda...'
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto qualche altro danneggiamento insieme a Carra, in qualche altro negozio?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo abbiamo incendiato un autosalone di via Messina Marina, c'era pure le stesse persone. E dopo l'incendio sempre la lite Faia e Carra, sempre si pizzicavano per un motivo banale, per una fesseria si pizzicavano. Perché quello si sentiva più superiore di quello, quello di sentiva più superiore di quello, più bravo a incendiare. E sempre succedevano queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con Di Filippo Pasquale ne ha fatto lei di questi incendi, di questi danneggiamenti?
EX 210 Ciaramitaro: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Con Di Filippo Pasquale.
EX 210 Ciaramitaro: Io?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Un negozio solo che abbiamo incendiato di giorno, e Pasquale Di Filippo ha partecipato, però messo in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era questo negozio?
EX 210 Ciaramitaro: In via ... era un negozio di mobili, cucine componibili.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma che è vicino via Lincoln?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì, fa apertura da via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Ah ecco, c'ha anche un ingresso da via Lincoln.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, fa ingresso da via Lincoln e da via ... e non ci siamo andati di via ...
PUBBLICO MINISTERO: E chi eravate in questo fatto?
EX 210 Ciaramitaro: C'ero io, Pietro Carra, lo stesso Francesco Giuliano, Pietro Romeo, Pasquale Di Filippo, Giovanni Garofalo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, noi tre eravamo in azione, io, Carra e Faia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi fatti con Carra, con Di Filippo in che epoca risalgono, in che tempo siamo?
EX 210 Ciaramitaro: '94.
PUBBLICO MINISTERO: '94. Anche dopo, '95?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Nel '94, inizi '95 sono stati fatti questi danneggiamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, torniamo all'argomento che abbiamo lasciato prima della sospensione.
Lei ha saputo qualcosa da Giuliano - a quanto capisco era quello che le raccontava queste cose - di ulteriore, sempre in riferimento alle stragi?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo che lui cominciava, si è cominciato a sbilanciarsi, che parlava spesso di questo attentato, quando è venuto il Lo Nigro che si lamentava che non si fece più nulla. Dopo, quando se ne sono andati tutti, Giuliano commentava con me che quando c'erano i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano fuori, che loro sovvenzionavano i soldi per fare le trasferte, allora si facevano questi lavori di attentati. Di quando i fratelli non ci sono più, Nino Mangano se ne frega, che non vuole sovvenzionare i soldi per fare affrontare i soldi delle... Cioè, praticamente lui diceva che Nino Mangano se ne fregava di questi attentati e lui commentava questi discorsi con me.
Dopo che lui parlava, io sono entrato in argomento chiedendo il motivo, perché il motivo di fare questi attentati. E lui mi spiegava che facendo... colpendo questi monumenti antichi, queste cose dello Stato per fare togliere il 41-bis, il carcere duro per i mafiosi.
Allora io gli avevo spiegato che così era peggio, cioè, secondo la mia idea così è peggio. Dicendoci: ma lo Stato non è si inginocchia subito, così, si fanno questi attentati e levano il 41'.
Lui dice: 'no, così lo mettiamo in crisi e poi via via si leva questo 41'.
Che poi io ci avevo spiegato che il 41 stavamo male noi nel '92-'93 quando sono stato detenuto io, che era poco che avevano messo il 41. Noi detenuti comuni stavamo pure male perché c'avevano dimezzato l'aria, prima era due ore e due ore, poi l'avevano portata a un'ora e un'ora. Dopo il pranzo del colloquio era settimanalmente e poi il pranzo si entrava ogni 15 giorni. Cioè, il pranzo mi riferisco gli abbigliamenti puliti.
Si stava male e io gli ho spiegato che con tutti questi danni, non avevano combinato niente e che avevano fatto più danni, avevano messo gli altri detenuti normali pure in difficoltà, che non potevano fare dei colloqui, non potevano avere dei pranzi.
E lui aveva detto che gli era stato ordinato così, anzi si doveva fare pure l'attentato alla Torre di Pisa per...
PUBBLICO MINISTERO: L'attentato, mi scusi?
EX 210 Ciaramitaro: Alla Torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Torre di Pisa.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, torniamo un attimi... Lei ha detto quali erano i motivi che le erano stati detti da Giuliano sul perché di questi attentati. Torniamo a Pietro Carra e alle confidenze.
Le disse qualcosa Giuliano su Pietro Carra?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo, quando hanno arrestato a Pietro Carra, l'hanno arrestato a Genova, subito dopo che Pasquale Di Filippo aveva collaborato, Pietro Carra io l'avevo visto una sera prima che lui partiva per Genova, l'ho visto al Foro Italico che eravamo seduti a un tavolino di una bancarella che vendeva frutti di mare, e ho visto Pietro Carra molto preoccupato a riguardo di Di Filippo Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Pasquale Di Filippo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi. Era preoccupato per la collaborazione di Pasquale Di Filippo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Io l'avevo visto preoccupato, io non sapevo che lui aveva partecipato pure a queste cose. E glielo dissi io a Pietro Carra: 'scusi, perché ti preoccupi, al limite se Di Filippo ti accusa, ti può accusare dei danneggiamenti che abbiamo fatto assieme, qualche fesseria, una paia di anni di carcere e siamo di nuovo a libertà, non ti preoccupare'. E lui invece mi aveva fatto capire, dice: 'no, le cose sono molto più gravi di quelle che pensi tu'.
Poi ci siamo lasciati la sera, che s'era fatto notte, io mi sono andato a casa, lui se n'è andato. E mi aveva detto che faceva l'ultimo viaggio per Genova e poi si dava pure lui alla latitanza. Invece non c'è riuscito perché a Genova l'hanno bloccato e l'hanno arrestato.
Quando è uscito l'articolo sul giornale di Pietro Carra e l'hanno intitolato "Uomo bomba", che eravamo tutti assieme, io, Francesco Giuliano, Salvatore Faia e tutti... Il Francesco Giuliano ha preso il giornale con l'articolo di Pietro Carra e gliel'ha fatto vedere a Salvatore Giuliano, dicendoci: 'l'hai visto Pietro Carra che...'
PUBBLICO MINISTERO: Scusi. A chi l'ha fatto vedere?
EX 210 Ciaramitaro: A Faia Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei aveva detto Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi scusi, Francesco Giuliano l'aveva fatto vedere a Salvatore Faia dicendoci: 'l'hai visto, l'abilità che aveva Pietro Carra? Tu l'avresti fatta mai una cosa di questa, cioè trasportare l'esplosivo con l'autotreno sino al continente?' Cioè, con quel giornale ci dimostrava che Pietro Carra era una persona molto coraggioso, cioè a riguardo di partecipare a qualche azione.
E il Faia c'è rimasto perché il Faia in primo tempo non lo sapeva nemmeno che lui, che Pietro Carra aveva trasportato l'esplosivo. Cioè, così poi lui non ha detto più niente, il Faia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel gruppo di cui lei faceva parte, tra queste persone, si commentò poi la notizia della collaborazione di Pietro Carra?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo... Prima è stata commentata la collaborazione di Nino Mangano, che dopo un mese che avevano arrestato Pietro Carra aveva venuto, mi sembra Giovanni Garofalo, oppure lo stesso Giuseppe Barranca, che dicevano che Nino Mangano stesse collaborando con la giustizia, cioè che poi non era vero, cioè si commentava questi discorsi. Dopo alcuni giorni è stato smentito anche da loro stessi.
Però dopo giorni, così, si è saputo della collaborazione di Pietro Carra. Il Giuliano ci è rimasto troppo male perché ci teneva con Pietro Carra. Infatti quando hanno arrestato Pietro Carra, il Giuliano si era impegnato a mandarci due milioni al mese alla famiglia, per due volte ce li aveva mandati. Invece la terza volta, che poi aveva saputo che aveva collaborato, non ce li aveva mandati più.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma in sostanza il compito, il ruolo che aveva avuto Carra in questi fatti, Giuliano glielo disse qual era?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, che aveva fatto il trasporto, aveva trasportato dell'esplosivo di Palermo sino a Milano, a Roma. Lui faceva i viaggi con l'autotreno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e diciamo in queste confidenze che lei ricevette da Giuliano - lei ha parlato di Roma e di Milano - le disse che appoggi avevano a Roma per fare questi attentati?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi aveva detto che avevano una villa a disposizione però non so di chi. Un certo che lo chiamavano, loro dicevano Romano e si riferivano "Saddam", si riferivano "baffone", significa avere i baffi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè una persona...
EX 210 Ciaramitaro: Cioè una persona che loro la chiamavano "Saddam", Romano, che spesso Giuliano Francesco e Cosimo Lo Nigro commentavano su questa persona perché questa persona faceva delle usure qui. Se era a Roma, se era a Milano, questo non lo so. Trafficava, se questo sniffava della droga. Cioè, commentavano che fa cose male questo "Saddam", però, perché fa usura, fa uso di...
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, me glielo dissero perché lo chiamavano... qual era il motivo per cui lo chiamavano "Saddam"?
EX 210 Ciaramitaro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non glielo dissero.
EX 210 Ciaramitaro: Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Le dissero qualche altra cosa sugli appoggi che avevano avuto a Milano?
EX 210 Ciaramitaro: No, no, non mi ricordo se mi avessero parlato di...
PUBBLICO MINISTERO: Cosimo Lo Nigro aveva motivo di interessi su Milano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Cosimo Lo Nigro spesso andava a Milano. Pure una volta aveva venuto pure da me, che voleva prestata la macchina, la mia Lancia Delta che era un Turbo Diesel. Siccome io questa macchina precedentemente prima l'avevo prestata a Francesco Giuliano per andare al colloquio a Lanciano da suo padre, in quella occasione a Francesco Giuliano l'aveva fermata la Polizia Stradale e gli avevano ritirato il libretto per il fattore che io questa macchina l'avevo comprata però ancora dovevo fare il passaggio di proprietà.
Lui sapeva che era mia. Quando l'hanno fermato i poliziotti gli hanno chiesto di chi era di proprietà e lui gli ha fatto il mio nome. Però avendo i poliziotti il libretto, risultava il vecchio proprietario. E così, per mancanza di passaggio di proprietà gli hanno sequestrato il documento e mi ha riportato la macchina senza documento.
Quando poi è venuto Cosimo Lo Nigro, che voleva prestata la macchina che doveva andare a Milano perché c'era la scusa che la mia era diesel e sciupava poco, era una macchina di grossa cili... Allora io gli avevo detto: 'la macchina è senza documento perché gli hanno sequestrato a Pippo' - sarebbe Francesco Giuliano - 'se la vuoi te la prendi, la macchina è senza documento'.
Però lui mi aveva detto: 'no, se è senza documenti non me la porto'. Cioè, in quella occasione e in un'altra occasione pure dove è venuto sempre Cosimo Lo Nigro che voleva prestato il mio telefonino cellulare. Siccome il telefono cellulare io lo prestavo soltanto a Pietro Romeo, quando andava da qualche parte, perché sapevo che Pietro Romeo col telefonino parlava soltanto con la fidanzata e non faceva telefonate illecite per potere compromettere a me, e io gli avevo detto a Cosimo Lo Nigro che il telefonino mi aveva cascato a terra e si era sfasciato e era alla riparazione.
Dopo questo io gliel'ho detto a Pietro Romeo, gli ho detto: 'Pietro, è venuto Cosimo che vuole il telefonino, ma...'
Pietro mi ha detto tassativamente: 'non prestare né macchine, né telefonino a nessuno. Quando viene una persona e vuole il telefonino tuo o la macchina non la dare a nessuno, proprio ci dici in faccia non ce lo posso dare'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei quindi ha spiegato i motivi per cui sapeva che il Lo Nigro faceva questi spostamenti su Milano, ma lo sa che tipo di interessi aveva, che cosa ci andava a fare?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, per quello che ne so io, ci andava per traffici di fumo e cose varie, aveva dei soldi lì, aveva contatti con persone a Milano per fare dei traffici illeciti di sostanze stupefacenti, di fumo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Fumo. Senta, sa se in questi affari c'entrava, o c'era entrato, pure Carra?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, in un'altra occasione ho saputo che quando aveva arrivato già una partita di fumo a Palermo, che l'avevano scaricata in via Messina Montagne. Dopo l'hanno caricato su un camion guidato da Pietro Carra, facendoci da copertura tutte cassette di arance e mandarini, per fare vedere che era un carico di arance e mandarini.
Cioè, all'uscita del magazzino passa una pattuglia per puro caso, non è che... cioè, è una strada transitata. E allora si sono accorti di questa pattuglia e sono scappati tutti, quelli che c'erano dentro il magazzino sono scappati tutti via tetto, perché si immaginava che diciamo, la Polizia l'avessi scoperti. Invece la pattuglia era per i fatti suoi e il camion con Pietro Carra se n'è andato, è partito.
Cioè, tutto questo me l'ha raccontato sia il Giuliano che il Pietro Romeo, che commentavano che Spatuzza e qualche altro, appena hanno visto la pattuglia, subito hanno salito sul tetto del magazzino e hanno scappato soffitto soffitto, cioè poi se ne sono andati per le vie dei giardini che ci sono intorno al magazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, questo carico di hashish a che anno risaliva? Quand'era questa vicenda che lei sta...
EX 210 Ciaramitaro: Nel'94... fine '94.
PUBBLICO MINISTERO: Fine '94. Senta, lei poco fa ha detto che aveva per l'appunto, Giuliano le aveva parlato anche di un progetto di attentato alla Torre di Pisa.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O comunque che gli aveva chiesto: 'che ne penseresti se...'
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le parlò di qualche altro fatto Giuliano, sempre in materia di questi fatti diciamo eclatanti?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi aveva parlato di un altro attentato...
AVVOCATO Pepi: Presidente, opposizione. Mi sembra che abbia già risposto su questo punto e mi sembra che la domanda sia oltretutto generica, oltre che suggestiva.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che il Pubblico Ministero abbia fatto una domanda che non aveva mai fatto. Perché ha fatto riferimento all'attentato alla Torre di Pisa di cui ci è già stata data notizia.
AVVOCATO Pepi: Sì, e anche...
PRESIDENTE: Ora ha chiesto: 'le è stata data notizia o informazione che pensavano di fare un altro attentato'.
PUBBLICO MINISTERO: Diverso, ovviamente.
AVVOCATO Pepi: Comunque, la ritengo sempre generica.
PRESIDENTE: No, mi pare che si può andare benissimo avanti. Proseguiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ciaramitaro, ha sentito la mia domanda?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, me ne aveva parlato che stavano... già era fatto un attentato a Stadio Olimpico di Roma, che avevano messo una macchina con l'esplosivo per fare saltare un pullman di poliziotti, Carabinieri, quelli che capitava, ammazzare tutte queste per... E questo non c'è riuscito pure per un guasto, una cosa... cioè, non è scoppiato questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi di questo fatto dello stadio le è stato riferito non come un'idea, ma come un qualcosa che era stato fatto effettivamente?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Già c'era la macchina carica di esplosivo, solo che un guasto, che non c'ha funzionato il telecomando, non c'ha funzionato qualche cosa e quella macchina non avesse fatto quei danni che loro avevano previsto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, glielo disse quand'è che questo fatto era stato messo in opera?
EX 210 Ciaramitaro: Sempre nel periodo che avevano compiuto gli attentati nel continente.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era un fatto che era avvenuto insieme, nel contesto di quegli altri?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse qualcosa di più specifico? Lei ha detto che era stata lasciata una macchina. Le disse che macchina era, che macchina non era?
EX 210 Ciaramitaro: No, su questo non mi ricordo bene che macchina mi avesse detto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era saltato, lei ha detto, perché non aveva funzionato qualcosa?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, un guasto, una cosa che non c'è riuscito a fare questo attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito di questi ulteriori attentati, lei ha detto: 'se ne dovevano fare degli altri ma poi c'era stato l'arresto dei Graviano che avevano finanziato i precedenti', ho capito bene?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa ne sa lei di questi signori Graviano, li ha mai conosciuti?
EX 210 Ciaramitaro: No, però ne ho sentito parlare sempre da Francesco Giuliano, che ne parlava che erano... come il Dio in persona ne parlava, ne parlava bene, sempre bene di queste due persone. Diceva che quando c'era Giuseppe tutti questi problemi non ce n'era, si campava meglio, Giuseppe dava la possibilità a tutti di vivere, cioè di campare, che Nino Mangano questo non lo fece.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei lo sa com'è che Giuliano era entrato in contatto con questi signori Graviano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, subito che lui si è sposato con la cugina di Francesco Tagliavia, dopo un periodo di tempo lui ha iniziato a farci da autista a Francesco Tagliavia, così lui ha avuto, ha iniziato a incontrarsi con queste persone. Che lui stesso, il Francesco Giuliano ci aveva detto che Damiano Rizzuto non era in regola con Cosa Nostra, noi abbiamo saputo che Rizzuto non era in regola. Tutti i soldi che rapinavamo noi, se li teneva lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che ci siamo: lei questo Rizzuto l'ha menzionato diciamo all'inizio del suo esame, lo sta menzionando nuovamente. Ma che fine ha fatto questo Rizzuto?
EX 210 Ciaramitaro: E' stato ammazzato da Pietro Romeo e da Francesco Giuliano. Questo omicidio è stato fatto senza ordine di nessuno, è stato fatto, diciamo noi, chiuso. Lo sapevamo soltanto io, Pietro Romeo, Francesco Giuliano e Salvatore Giuliano. Di cui che Pietro Romeo ha deciso di eliminare a Rizzuto era il motivo che il Rizzuto, sapendo che lui ci ha fregato per tanto tempo, lui si spaventava soprattutto da Pietro Romeo, aveva paura. Da noi tutti, ma soprattutto da Pietro Romeo.
Il Rizzuto gliel'aveva confidato a Francesco Giuliano, di attirarci da una trappola. A me il Rizzuto mi voleva sparare sotto casa. A Pietro Romeo, assieme a un altro ragazzo, il Giuliano li doveva attirare in una trappola al villino di Bolognetta, così il Rizzuto ci sparava e li seppelliva.
Invece il Francesco Giuliano tutto questo ce l'ha riferito a Pietro Romeo, perché erano troppo amici. Allora il Pietro Romeo, questo dopo l'ha riferito a noi: 'sai, dice Rizzuto' - dicendolo in maniera pulita - 'aveva pensato a eliminare a noi, perché lui ha paura. Però ci dobbiamo arrivare prima noi, perché lui è capace a ammazzare'.
Allora, subito noi abbiamo preparato delle armi.
Io avevo un 257 conservata, che era mia personale, e un fucile automatico 5 colpi. Questo fucile l'abbiamo modificato a canne mozze e l'abbiamo preparato per ammazzare a Rizzuto.
Spesso l'abbiamo atteso sotto casa, al Rizzuto, io e il Romeo, però niente, non l'abbiamo fatto mai perché non veniva mai.
Una sera, così, il Romeo si trovava con la sua macchina con Francesco Giuliano e vedono Rizzuto Damiano nella via di Lasca, un paese che c'è vicino Palermo. ...
Vedono che il Rizzuto si infila diciamo in una trazzera, una strada senza asfaltata che va in un villino. Il Romeo, che aveva le armi conservate, allora subito ritornò indietro e se ne andò a prendere il fucile e la pistola e aspetta il Rizzuto che esce fuori.
Quando il Rizzuto esce, il Romeo subito con il fucile glielo punta per sparare, ma in quel momento il fucile non si è sparato perché si aveva inceppato. Hanno avuto una piccola colluttazione, però il Romeo subito, che il Romeo è un gigante, mentre avveniva la colluttazione si è ... il fucile e allora ci ha sparato tutti i cinque colpi di fucile a bruciapelo.
Non essendo contento, il Romeo, ci ha scaricato pure la 257 tutta intera, cioè doveva essere sicuro che lo doveva ammazzare.
L'indomani mattina, verso le sette di mattina, il Romeo è venuto sotto casa mia. Sono sceso, ho preso la automobile e l'abbiamo lasciata dentro il garage mio ... un garage e abbiamo uscito con la mia macchina.
Mentre viaggiavamo mi aveva detto, dice: 'è morto Damiano' e io ci ho risposto che se è venuto un infarto. Perché non mi aspettavo che... e lui dice: 'l'ho scannato come un cornuto a questo'.
Poi abbiamo comprato il giornale e abbiamo visto che il Damiano si trovava a Medicina Legale che...
E di questo omicidio lo sapevamo soltanto noi quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, io le ho fatto la domanda su che fine ha fatto, e lei ci ha raccontato la fine, direi abbastanza in dettaglio.
Era rimasto in sospeso un argomento. Lei aveva parlato, a proposito, degli attentati, del fatto che erano stati in un villino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a questa permanenza nel continente, dalle confidenze che le aveva fatto Giuliano, le disse che cosa avevano fatto di diverso, rispetto agli attentati? Se avevano trovato delle compagnie, come avevano passato il tempo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Se ne andavano spesso nei locali per passarsi il tempo con questo Saddam; andavano in giro così.
PUBBLICO MINISTERO: E sa se avevano avuto anche contatti con delle donne?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, nei locali notturni che ci sono delle donne; perché questo Saddam aveva tante donne a disposizione e le metteva a disposizione del gruppo.
Per questo, poi, il Giuliano e Lo Nigro lo commentavano, perché per noi, per dire, a Palermo sono cose male che si fa uno che frequenta donne di certi livelli. Fare uso di droga e questo sono cose male per Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, ma era un argomento, un motivo di contrasto, cioè si rimproveravano? Mi faccia capire un pochino.
EX 210 Ciaramitaro: No, perché uno lo vantava, diceva che questo Saddam, questo che era, era uno in gamba, che faceva e disfa... L'altro diceva: 'sì, ma fa cose male, però'.
Cioè, da noi si dice che sono cose che non si dovessero fare, diciamo; praticare queste donne, fare uso di droga, fare usura. Queste non sono cose che consente Cosa Nostra di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto, è mio dovere chiederglielo e farglielo specificare, lei poco fa ha detto: 'erano stati i Graviano a finanziare gli attentati precedenti; poi erano stati arrestati e era successo qualcosa'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Sempre il Giuliano mi aveva riferito che ogni volta che si spostavano per andare fuori Sicilia, sempre nel continente, il Giuseppe gli dava 10 milioni a testa, dei componenti, per affrontare le spese. E il problema, cioè, è che non avevano per spostarsi, perché avevano tutti questi soldi a disposizione.
Che invece Nino Mangano non ne metteva soldi a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, ma perché lei, dopo Graviano, mette Nino Mangano? Perché, mi faccia capire un pochino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Perché dopo l'arresto dei fratelli Graviano, il posto dei fratelli Graviano l'ha preso Nino Mangano. Cioè, gestiva lui la famiglia, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quando lei parla di "fratelli Graviano" a chi si riferisce?
EX 210 Ciaramitaro: Giuseppe e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, ecco, bisogna che lei un pochino dia un po' di concretezza a questa affermazione. Come fa lei a dirlo che erano proprio loro due quelli che finanziavano questi fatti?
EX 210 Ciaramitaro: Perché...
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
C'è un'opposizione.
EX 210 Ciaramitaro: ... ne parlava spesso Francesco Giuliano.
AVVOCATO Gramigni: C'è opposizione. Non ho sentito dire...
PRESIDENTE: Avvocato, la prego, per...
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: No, no, seduto.
AVVOCATO Gramigni: Ah, seduto.
PRESIDENTE: Perché non arriva la voce.
AVVOCATO Gramigni: Formulo un'opposizione in questo senso: il Pubblico Ministero ha affermato or ora, ha riportato una frase che il dichiarante avrebbe detto e che in realtà non ha detto; poiché mi è sembrato di capire - e sono sicuro di aver capito - che è stata indicata nella persona di Giuseppe, colui che il Giuliano avrebbe detto avrebbe elargito denaro al predetto Giuliano.
Quindi, credo che vi sia...
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato di fratelli. Infatti io chiedevo...
AVVOCATO Gramigni: Ha parlato di arresto...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, per favore, faccia finire.
AVVOCATO Gramigni: Però sono sicuro di non aver sentito altro che dire che Giuseppe avrebbe, in certe occasioni, dato dei soldi a Giuliano.
Questa frase, riportata dal...
PRESIDENTE: Aveva detto poco prima che questi attentati erano...
PUBBLICO MINISTERO: I fratelli...
PRESIDENTE: ... stati finanziati dai fratelli Graviano. Mi pare logico che il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Gramigni: Vedremo.
PRESIDENTE: ... chieda di sapere come faceva a saperlo e soprattutto se c'era una differenza fra l'uno e l'altro.
AVVOCATO Gramigni: Mi era sembrato di aver sentito parole molto precise.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Gramigni: Tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Fortunatamente non fa prova l'affermazione del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Gramigni: No, ma fa suggestione...
PRESIDENTE: Per favore, non c'è nessuna suggestione, avvocato. Abbia pazienza.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Ciaramitaro...
PRESIDENTE: L'accertamento della verità è uno dei doveri fondamentali che noi dobbiamo perseguire in questa attività. Non è che si suggerisce all'esaminato una domanda, gli si chiede: 'lei sa?' e 'perché sa?' e 'chi dei due avrebbe fatto questo?'.
O se invece dei due sono tre, o se sono un altro che non è nominato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Ciaramitaro, le riformulo la domanda.
Lei ha detto: c'era qualcuno di questi Graviano che finanziava queste trasferte e questi attentati, ha parlato di 10 milioni.
Le chiedo: siccome lei più volte... una volta ha usato effettivamente l'espressione "Giuseppe Graviano", una volta ha parlato dei "fratelli Graviano", io le chiedo - se è in grado di rispondere - di dire alla Corte di personalizzare questo cognome. Cioè, chi erano? Era Giuseppe, era da solo, era Giuseppe e Filippo o che altro?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, erano tutti e due i fratelli, però quello più ... era Giuseppe. Perché Giuliano mi diceva che era Giuseppe, parlava sempre di Giuseppe e di Filippo. Perché erano entrambi a decidere una cosa. Cioè, decideva Giuseppe, però il fratello acconsentiva quello che diceva Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era quello che le aveva detto Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sua affermazione, o meglio, questa affermazione di Giuliano valeva per questi finanziamenti degli attentati o valeva in generale? Ci spiega un pochino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, in generale. Gli dava 10 milioni a ogni persona; partivano cinque, sei, sette persone, 10 milioni a testa per finanziarsi la trasferta, per stare fuori tutto questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Le chiedo ancora di specificare, perché lei mi ha risposto, ma in realtà intendevo farle un'altra domanda. Dico: questi rapporti fra Giuseppe e Filippo Graviano, per come glieli raccontava Giuliano, erano stati in questi termini che lei ha detto, per gli attentati, o in genere per tutti gli affari che riguardavano Cosa Nostra?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, in genere che riguardavano Cosa Nostra, Graviano, Giuseppe Graviano, finanziava i soldi. Cioè, pure perché il Giuliano mi diceva che quando c'era Giuseppe, batteva sempre così, eramo meglio perché ognuno di noi che aveva problemi bisogna che gli diceva a Giuseppe di che aveva bisogno e Giuseppe gli dava dei soldi.
PRESIDENTE: Lo aiutava.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, gli dava i 5, i 4 milioni; cioè, problemi non ne avevano nessuno dei componenti.
Infatti, un giorno pure Spatuzza s'è lamentato di questo. Siccome Spatuzza già era latitante da prima del '94, lui ha commentato - lo Spatuzza - che aveva problemi per un appartamento per andarsene a dormire, e il commento di Spatuzza dice: 'quando c'era Giuseppe questi problemi non c'erano, Giuseppe subito affittava oppure comprava appartamenti e metteva a disposizione'.
Invece Nino non faceva niente per tutto questo, se ne fregava; a Nino ci interessava che si incassava i soldi e di che fine facevano non si sapeva, perché a me e a nessuno gli davano soldi, perché si lamentavano tutti.
Per questo entrava sempre il discorso di 'i fratelli Graviano era meglio'.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
EX 210 Ciaramitaro: Perché i fratelli sovvenzionavano a tutti.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, sempre a proposito di questi rapporti che c'erano fra questo gruppo di persone, lei ha detto che dopo l'arresto dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, per l'appunto, diciamo che gli affari, la gestione - mi pare che ha detto "la famiglia" - era...
EX 210 Ciaramitaro: Nino Mangano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... era di Nino Mangano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma fu immediatamente Nino Mangano a prendere l'iniziativa, o ci fu qualche periodo in cui ancora non si sapeva bene chi comandava?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Si aspettò un certo periodo che mandavano a dire del carcere chi si doveva mettere responsabile di gestire la famiglia.
Dopo un certo periodo è stato stabilito Nino Mangano; però prima, del carcere, avevano mandato a dire che dovevano mettere a Giorgio Pizzo. Di quello che ho saputo io, Giorgio Pizzo non si è voluto mettere responsabile di gestire, cioè non se la sentì, e allora gli hanno messo a Nino Mangano. Che Giorgio Pizzo faceva come cassiere: faceva i conti, dava i soldi per i carcerati, pagava a quello, pagava a quello. Cioè, una specie di ragioniere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma lo sapeva che lavoro faceva Giorgio Pizzo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, era impiegato all'Acquedotto, alla zona industriale a Brancaccio, una ditta che c'è lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando lei parla di "famiglia" che era stata presa in mano, ci vuol spiegare a che cosa si riferisce?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, la famiglia significa che, essendo un gruppo di persone, quello che si stabilisce si deve fare e rimane tutto lì il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto certi signori D'Agostino e Spataro? D'Agostino, mi pare, Giuseppe e Spataro Salvatore.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire chi sono, che le risulta che cosa fanno?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Questo D'Agostino gestiva un negozio di abbigliamento in via Sacco e Vanzetti, vicino allo Sperone. Era una persona che si interessava di pallone, di calcio; cioè, era una persona tutta fuori di noi.
Questo Spataro era un infermiere che lavorava all'ospedale.
Dopo, queste due persone sono state arrestate per favoreggiamento coi Graviano, quando hanno arrestato i fratelli Graviano a Milano avevano arrestato a queste persone perché gli avevano trovato i documenti di queste due persone.
Poi queste persone sono uscite, diciamo, in breve; nel giro di pochi mesi sono usciti alla libertà, che si aveva deciso di ammazzarle, a queste due persone, perché ritenevano responsabili all'arresto dei fratelli Graviano.
Cioè, si aspettava del carcere, mi diceva Giuliano, che Giuseppe diceva sì pure lui di ammazzarlo.
Però era in programma che questi due dovevano morire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, prima che venissero arrestate e poi scarcerate queste due persone, lei aveva saputo - Giuliano le aveva detto, o in che altro modo - se per caso queste persone, D'Agostino e Spataro, avevano o avevano avuto rapporti con Filippo e Giuseppe Graviano?
EX 210 Ciaramitaro: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Non le disse nemmeno...
EX 210 Ciaramitaro: No, no. Io li conoscevo, a queste due persone, però per due persone normalissime, due persone che lavoravano come io e come alcuni dei componenti. L'abbiamo saputo quando li hanno arrestati che avevano i documenti suoi, di questi due ragazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ulteriore precisazione. Lei ha citato un pochino così, di passaggio, mettendolo però in mezzo a una serie di fatti che lei ha commesso, un certo signor Trombetta Agostino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire qualche cosa di più preciso su questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, so che questa persona gestiva un autolavaggio allo Sperone, in via Sacco e Vanzetti. Stava vicino a Gaspare Spatuzza, era uno che gli procurava macchine, uno che gli procurava posti per dormire e pure uno che veniva con me a bruciare dei negozi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era...
EX 210 Ciaramitaro: Faceva parte di noi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Faceva parte di questo gruppo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta e il signor Salvatore Buffa lei lo conosce?
EX 210 Ciaramitaro: Salvatore?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Buffa.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni.
Mi chiedo come si possa valutare - e formulo opposizione molto sinteticamente - la rilevanza di una domanda quale quella appena rappresentata. Chi è per il processo il signor Salvatore Buffa? Come fa la difesa ad articolare sul punto un'osservazione, una riflessione, un contributo al processo?
Questo è un po' un esempio, secondo la mia modesta opinione, di quello che è il nostro segnalare continuamente come si rappresenta una congerie di fatti, oltretutto affermati labialmente da soggetti, ma questo è un altro discorso che si farà poi nelle dovute sedi.
Salvatore Buffa, chi era costui? Chi...
PRESIDENTE: Avvocato, finché non abbiamo... Voi avete la risposta...
AVV. Cianferoni: No, noi non l'abbiamo, Presidente.
PRESIDENTE: Ma io non lo posso sapere, avvocato, perché io non conosco nulla; quindi, solo dopo potremo farci un'idea di quel complesso di domande che il Pubblico Ministero sta facendo. Perché non siamo - voi lo sapete perfettamente - non siamo neppure nelle condizioni di poter dire: 'ma questo è un atto che è agli atti? E' un nome che compare per qualche motivo?'.
Voi lo sapete, noi no.
AVV. Cianferoni: Tra l'altro...
PRESIDENTE: Si potrebbe persino parlare se conosce Giuseppe Stalin. Noi non sappiamo che c'entra.
AVV. Cianferoni: Eh.
PRESIDENTE: Però potrebbe entrarci.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Quindi la domanda...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: I Pubblici Ministeri, come al solito, son molto precisi.
Ora le dico la rilevanza e l'esistenza, agli atti che abbiamo prodotto, di questa persona. In quanto, in un certo punto... Ora, siccome vogliamo essere molto precisi, com'è nostra abitudine, siccome ci piace guardarle sempre, le carte; del signore Buffa - io ho certezza, ma comunque controlliamo - abbiamo prodotto dei verbali di perquisizione e sequestro, che sono stati elencati fra le produzioni del Pubblico Ministero.
I miei ricordi erano esatti, perché ai punti 36B, 36C dei documenti prodotti alla Corte di Assise in sede di esposizione delle richieste di prova, risultano per l'appunto due verbali di perquisizione e sequestro del 15 novembre 1995 a carico di questo signor Buffa Salvatore, che hanno ad oggetto... dovrebbero essere... Anzi, sono sicuro che riguardano sequestri di armi e di esplosivo.
Quindi, come vede, non è che... quello che diciamo c'è tutto nelle carte, avvocato Cianferoni. Basta leggerlo.
PRESIDENTE: E' in grado di rispondere?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Ha capito che cosa le è stato chiesto?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Il Buffa...
PRESIDENTE: Lo conosce, lei, questo signor Salvatore Buffa?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Gestiva un garage in via Oreto.
L'ho conosciuto perché era vicino a Gaspare Spatuzza e gli faceva pure da autista. In alcune occasioni che Gaspare Spatuzza si recava nella villa dove eramo noi, nel periodo dell'estate '95, Salvatore Buffa lo portava, a Gaspare Spatuzza, nel posto.
Poi, in un'altra occasione che Buffa Salvatore abbia partecipato, dopo che hanno arrestato a Pasquale Di Filippo, che c'era una persona seppellita, di cui ho fatto il nome, Francesco Savoca, dopo che è stato strangolato l'hanno seppellito.
Allora, lo Spatuzza, temendo che il Pasquale Di Filippo sapesse dove fosse questa persona, hanno andato...
PRESIDENTE: A disseppellirlo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. E l'hanno portato in una campagna a metterlo nell'acido per farlo scomparire.
Cioè, in questa occasione il Buffa si trovava pure lì, perché il Giuliano e il Romeo quella mattinata sono andati via prestissimo, verso le cinque, e io sono rimasto solo nella villa dove eramo rifugiati.
Verso le dieci, undici è venuto il Buffa Salvatore da me con l'ordine di Francesco Giuliano che gli serviva un bruciatore con una bombola di gas.
Nel villino c'era un bruciatore, ho preso la bombola di gas della stessa cucina che usavamo noi, gli ho collegato il tubo e se l'è portato.
Perché questo bruciatore gli serviva che quando mettono una persona nell'acido, il bruciatore acceso lo mettono sotto il bidone per dare più azione all'acido, per squagliare più presto.
In questa occasione ho conosciuto a Salvatore Buffa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ciaramitaro, io ora le chiedo qualche precisazione su qualche nome che lei ha fatto nel corso dell'esame.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare proprio quando abbiamo iniziato, una delle prime persone che ha menzionato è una certo Di Piazza. CI vuol dire qualcosa di questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Di Piazza... Cioè, momentaneamente non mi viene in mente questo Di Piazza, se...
PUBBLICO MINISTERO: Di Piazza. No. Allora vuol dire che abbiamo sentito male.
Senta, di Barranca, invece, lei ha parlato più volte.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire qualcosa su questa persona, a prescindere, va bene, dai fatti che lei ha già indicato?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Questo Barranca l'ho conosciuto pure nell'occasione di Messina Montagne, quando aspettavamo di uccidere il Di Pera e a Buscemi Gaetano. Cioè, però lo conoscevo pure di prima, di alcuni anni prima lo conoscevo io.
Che Romeo mi aveva riferito, su questa persona, che quando hanno strangolato a Giuseppe Trani (?), un ragazzo che rapinava con noi, che poi per motivi l'hanno fatto scomparire perché dicevano che era un confidente. Giuseppe Barranca aveva partecipato pure a questa scomparsa di questo ragazzo.
Già me ne aveva parlato prima nel '91, Pietro Romeo, di lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha parlato dell'arresto dei Graviano e ha detto che il posto, diciamo così, era stato preso da Mangano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa poi che cosa successe nel gruppo, dopo l'arresto di Mangano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si discuteva chi doveva andare al suo posto? Non lo so.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Prima si aspettava sempre un ordine del carcere, preciso, di chi doveva prendere il posto della famiglia. Cioè, si diceva che lo doveva prendere o Giuseppe Barranca, o Spatuzza Gaspare. Infatti, poi l'ha preso Spatuzza Gaspare il posto, perché a Giuseppe Barranca dopo l'hanno arrestato pure.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di Grigoli? Lei l'ha nominato diverse volte, anche a proposito...
EX 210 Ciaramitaro: Grigoli, dopo il fatto di Pasquale Di Filippo, che ha cominciato a collaborare, dopo io non l'ho visto più. L'ho visto solo quella sera che hanno arrestato Nino Mangano e Bagarella.
L'ho visto solo una sera di quei giorni, insieme, ma adesso non l'ho visto più.
Dopo dicevano che era morto, era scomparso, perché noi no...
PUBBLICO MINISTERO: Perché? Perché dicevano che era morto, che era scomparso?
EX 210 Ciaramitaro: Perché aveva le colpe che aveva riferito lui tutto a Pasquale Di Filippo. Tutti gli omicidi, tutti le cose che faceva la famiglia lui glieli raccontava a Pasquale Di Filippo, perciò lui era responsabile pure delle dichiarazioni che ha fatto Pasquale Di Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, capisco bene: Pasquale Di Filippo aveva raccontato, nella sua collaborazione, quello che gli aveva raccontato Grigoli?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E per questo Grigoli veniva ritenuto in colpa?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Si diceva che lo dovevano eliminare. Però che non è stato fatto, per come si è visto. Qualcuno ha detto che è stato ammazzato, qualcuno no.
Perché a me mi risulta prima che mi arrestassero a me, una settimana prima, io ho incontrato il fratello di Grigoli, a Sandro (?) Grigoli, che gli avevano sequestrato la macchina e mi aveva chiesto a me se io avevo una macchina di prestargliela, perché lui era rimasto a piedi. Ci ho detto che non ne avevo più neanche per me, macchine, che mi avevano venduto tutto.
Dopo gli ho detto: 'appena vedi tuo fratello, me lo saluti'.
Allora lui, ridendo, mi ha detto: 'non lo vedo'.
Cioè si riserva perché suo fratello giustamente era latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Però questa risata mi aveva fatto capire che il Grigoli era vivo.
PRESIDENTE: Beh, questo lo abbiamo capito tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Era vivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha citato anche diverse volte Vittorio Tutino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qualcosa di più specifico su questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Vittorio Tutino lo conoscevo pure di prima, però che non avevo mai contatti. Sapevo che lavorava in una ditta di spedizionieri, ... nella zona industriale. Io sapevo che faceva parte dei fratelli Graviano, che me lo raccontava Francesco Giuliano.
Dopo, l'ho conosciuto più in fondo, quando io gli ho portato quella persona che abbiamo strangolato; l'ho visto nel villino che lui ha partecipato pure alla morte di quella persona.
PUBBLICO MINISTERO: Nel villino quello di Bolognetta?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, il villino...
PUBBLICO MINISTERO: Il villino di Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: ... di Giuliano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi un'altra precisazione: lei ha parlato di Pasquale Di Filippo, ci ha detto quello che ha fatto con lui, eccetera.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto anche il fratello di Pasquale di Filippo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, lo conoscevo così, perché gestiva il distributore di benzina assieme al padre; lo vedevo nel distributore, al lavaggio, che puliva le macchine. Cioè, non sapevo niente su... di questo. Dopo ho saputo, quando ha cominciato a collaborare, ho saputo che lui, nel passato, aveva fatto pure dei delitti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Controllo un attimino se mi era rimasta qualche domanda residua.
Ah, ecco. Lei, a proposito di queste persone, di Mangano, sapeva come veniva chiamato?
EX 210 Ciaramitaro: Mangano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: "U' signore".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per quanto ne aveva sentito parlare, Giuseppe Graviano, lo sa come veniva chiamato?
EX 210 Ciaramitaro: No. Non mi rico... "Madre natura", sì.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva chiamato "madre natura"?
EX 210 Ciaramitaro: "Madre natura", sì.
PRESIDENTE: Ma lei sa il perché di questo nome? Di questo soprannome?
EX 210 Ciaramitaro: "Madre natura" perché, quando si doveva fare qualche cosa di importante, si aspettava pure l'ordine del carcere dei fratelli, di Giuseppe, che lui acconsentiva pure di farlo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: "Il signore", è nominato perché era padrone di togliere e dare la vita ad una persona.
Se lui diceva: 'quello deve morire', quello scappava un minuto e già era morto.
PRESIDENTE: Ora ha più senso.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha fatto riferimento, diciamo, in occasione di questi arresti, prima dei Graviano, poi di Mangano, di certe disposizioni che dovevano venire dal carcere.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo sa come avvenivano questi messaggi, diciamo, dal carcere al gruppo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. In primo tempo, quando hanno arrestato Nino Mangano, gli hanno trovato il libro e alcune lettere che venivano del carcere. Che poi sono state pubblicate nel giornale, nella rivista Panorama, poi nel Giornale di Sicilia. Che dopo tutti, Francesco Giuliano, Giuseppe Barranca, Cosimo Lo Nigro, Gaspare Spatuzza, commentavano il perché che il Giuseppe gli scriveva e gli mandava i saluti.
E Nino Mangano non gli dava nessuna notizia. Queste lettere se le teneva per lui.
Allora lui, loro commentavano tutte queste cose.
Che infatti poi avevano addebitato pure che a Giorgio Pizzo lo avevano arrestato subito, l'indomani della cattura di Nino Mangano, dopo dei giorni non lo so. Comunque subito...
E Francesco Giuliano ha commentato: 'sai che cosa c'era sotto? Per lui non ci dare notizie di queste lettere'.
E Giorgio Pizzo che, all'arresto di Nino, all'indomani se n'è andato a lavorare normale, come una persona normale. Infatti lo hanno arrestato appena smontato del lavoro, lo hanno arrestato.
Cioè, lui qui loro si opponevano che ci poteva essere qualche cosa sotto, a Giorgio Pizzo era responsabile. E avrebbe preferito farsi arrestare che darsi alla latitanza.
Perché è stato troppo facile arrestare Giorgio Pizzo.
Cioè, loro facevano queste cose che però non... poi non se n'è parlato più.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una o due domande ultime.
A proposito di Cosimo Lo Nigro che lei ha indicato più volte, lei lo sa se aveva un qualche soprannome?
EX 210 Ciaramitaro: Lo Nigro?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, ci dicevano "il cavallo" e "bingo".
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare, se lo sa, qual era il motivo per cui dicevano...
EX 210 Ciaramitaro: Il motivo che ci dicevano "il cavallo", perché è un tipo che una cosa non la discute. La pensa e la fa. Allora ci chiamavano "cavallo". 'sei un cavallo, perché non discuti'.
PUBBLICO MINISTERO: E "bingo"?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, "bingo" non lo so, perché questo l'ho saputo perché era scritto in una lettera che aveva mandato Giuseppe Graviano a Nino Mangano: 'salutami "bingo"'.
E Francesco Giuliano mi aveva detto che "bingo" era Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, però lei non sa qual era la ragione.
EX 210 Ciaramitaro: No, non so perché era...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei che mezzi c'ha, che macchine c'ha, Ciaramitaro? O aveva, mi scusi. Aveva, all'epoca?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io allora avevo una Lancia Dedra Turbo Diesel per come ne ho parlato; dopo avevo una FIAT Uno, una Panda... Ci avevo un quattro macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Ci aveva qualche mezzo commerciale?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, avevo un furgone, pure.
PUBBLICO MINISTERO: Di che colore era questo furgone?
EX 210 Ciaramitaro: Bianco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei con questo furgone ci ha fatto qualche servizio per queste persone?
EX 210 Ciaramitaro: E...
PUBBLICO MINISTERO: Per le persone del gruppo, diciamo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, una volta con il furgone, era un Ford Transit e poi avevo pure i pullmanini, quelli piccoli. Ne avevamo tre nella ditta delle pompe funebri, quando avevo il negozio. Avevo tre furgoni.
Con il Ford avevo trasportato l'acido, il bidone, le armi, il giorno prima che abbiamo strangolato a Salvatore Caruso.
Cioè, del magazzino di Cosimo lo Nigro, di via Lincoln, che lui c'ha un magazzino, le abbiamo prelevate di qui, le ho caricate e le ho portate nel villino di Bolognetta di Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo magazzino di Cosimo Lo Nigro in via Lincoln...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, è una traversina, è un cortile che non ricordo come si chiama... E' accanto al Giornale di Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: E accanto al Giornale di Sicilia?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora non è via Lincoln?
EX 210 Ciaramitaro: Via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è proprio in via Lincoln. Ho capito.
Senta, ultima domanda: a proposito di Trombetta Agostino, lei ci ha dato alcune coordinate di questa persona.
Ci ha fatto anche dei furti con questa persona?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, pure con lui spesso facevamo delle macchine, perché lui trafficava pure con le macchine. E allora spesso andavamo a rubare delle macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda qualche macchina rubata insieme a Trombetta?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, ne abbiamo rubate diverse, tutti i tipi. Non è che avevamo particolare... Che noi, quando andavamo a Palermo centro per rubare una macchina, a quel momento ce ne serviva una. Però, se ne vedevamo un'altra che ci poteva servire, oppure magari ci serviva, la prendevamo uguale.
Come poteva essere una FIAT Uno, come poteva essere una Lancia Thema, come una Croma, come un Mercedes, un Jeapone... Qualsiasi macchina, noi la facevamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ultimissima domanda: lei, in questo garage di Cosimo Lo Nigro, ci è mai stato?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo lui lo ha ristrutturato tutto, gli ha fatto due stanzette di sopra. E io gliel'avevo fatto l'impianto elettrico, sia nell'appartamentino sopra, e sia nel garage.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma che lavoro svolgeva questo Lo Nigro?
EX 210 Ciaramitaro: Aveva un negozio di pescivendolo in via Oreto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se ci aveva anche barche, motoscafi, o altro?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, lui era proprietario di un motoscafo e suo padre di un peschereccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, voglio dire, di questo motoscafo ha mai avuto occasione di occuparsene di questo motoscafo di Lo Nigro?
EX 210 Ciaramitaro: No, l'ho sentito soltanto nominare da Pietro Romeo e da Francesco Giuliano, che Cosimo Lo Nigro aveva comprato, si aveva comprato un motoscafo da circa 90 milioni, 100 milioni. Cioè, una cifra così, per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che era in società con questo signor Vincenzo Vella.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Vincenzo Vella era uno del gruppo?
EX 210 Ciaramitaro: Diciamo... di sì. Perché quando abbiamo iniziato ad aprire il negozio assieme, e lui era incaricato ad incendiare i negozi, lui una delle volte è venuto con me, guidava la macchina, non è che... non faceva niente.
Cioè, sempre con la speranza che ci davano il lavoro. Cioè, rendeva pure utile lui...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma questo...
EX 210 Ciaramitaro: ... per essere più...
PUBBLICO MINISTERO: ... Vincenzo Vella, chi conosceva di questi altri?
EX 210 Ciaramitaro: A tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Conosceva tutti?
EX 210 Ciaramitaro: Tutti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se ci aveva in particolare rapporti con Gaspare Spatuzza?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ce lo dica.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, lui ci aveva favoriti i suoi documenti a Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX 210 Ciaramitaro: Gli aveva dato la patente e la tessera, il codice fiscale, pure l'estratto di famiglia. Tutta la documentazione a Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Gaspare Spatuzza girava col nome di Vella?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Viaggiava a nome di Vincenzo Vella.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, a proposito di Cosimo Lo Nigro, lei lo sa che mezzi aveva il Lo Nigro per lavorare?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, che mezzi aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Che automezzi aveva, sì.
PRESIDENTE: Autotrasporti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, per fare il suo lavoro.
PRESIDENTE: Autoveicoli.
EX 210 Ciaramitaro: Per lavorare Cosimo Lo Nigro?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Aveva... prima aveva un furgoncino Renault che gli serviva per trasportare le casse dei pesci, era un furgoncino bianco. Poi il Renault 5.
Momentaneamente non ricordo il colore, era sul verdino, celestino, non ricordo bene.
Dopo si aveva comprato una Peugeot 106 ultimo tipo colore rosso metallizzato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per trasportare merci?
EX 210 Ciaramitaro: Per trasportare la merce aveva un Fiorino Renault.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, è quelli che lei ha visto a Lo Nigro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, quelli che gli vedevo io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi mezzi, queste cose, lo sa dove li teneva, dove li custodiva?
EX 210 Ciaramitaro: No, il Fiorino lo teneva dove ci aveva il negozio, perché gli serviva per trasportare il pesce, andavano a comprare i pesci al mercato; la Renault ci andava in giro lui.
Dopo si è comprato la Peugeot, negli ultimi tempi l'ho visto con la Peugeot 106.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, penso che abbiamo concluso.
PRESIDENTE: Bene. Le parti civili hanno domande?
I difensori vogliono prendere la parola?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
Senta, signor Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Lei, da quanto tempo conosce Francesco Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: L'ho conosciuto nel... 1986, nel fine dell'86, che io ero a regime di semilibertà, che finivo di scontare la pena di porto d'armi abusive. E ho conosciuto Francesco Giuliano in via Messina Marina, dove c'è un capannone di falegnameria. Io andavo lì spesso, dopo che finivo di lavorare, perché essendo a semilibertà, uno bisogna lavorare.
Quando avevo un po' di tempo me ne andavo lì. E così ho conosciuto Francesco Giuliano.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma lei con Giuliano ha avuto un rapporto amichevole?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Sempre?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sempre.
AVVOCATO Pepi: Non ha mai avuto nessun contrasto con Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: No, nessun contrasto.
AVVOCATO Pepi: Ne è proprio sicuro?
EX 210 Ciaramitaro: Sicurissimo.
AVVOCATO Pepi: Sicurissimo?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Mah. Nemmeno con componenti della famiglia Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: No, no. No.
AVVOCATO Pepi: Quindi ha sempre avuto un rapporto ottimo.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sempre buoni rapporti con Giuliano, abbiamo avuto.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha una sorella di età maggiore di lei?
EX 210 Ciaramitaro: Senta, gli dico una cosa: non si permetta a fare il nome dei componenti della mia famiglia.
AVVOCATO Pepi: No, lei...
EX 210 Ciaramitaro: In questo coso, la mia famiglia non entra.
PRESIDENTE: Calma, calma...
EX 210 Ciaramitaro: No, e non si deve permettere nessuno di nominare la mia famiglia.
PRESIDENTE: Ascolti, mi ascolti per cortesia.
Anche lei deve ascoltare me.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, mi scusi...
PRESIDENTE: Lei ha diritto di dire "non rispondo".
EX 210 Ciaramitaro: Non rispondo, non gli do confidenza.
PRESIDENTE: E basta.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Ma non può fare altri commenti. Va bene?
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto che lei non vuol rispondere alla domanda che...
EX 210 Ciaramitaro: No, non ci do confidenza, completamente.
PRESIDENTE: Per cortesia, per cortesia, lei ha detto: "Non rispondo a questa domanda". Basta.
AVVOCATO Pepi: Lei non risponde a una domanda che è anagraficamente dimostrabile, per cui...
PRESIDENTE: Bene, avvocato, ma noi non ci interessa la faccenda della...
AVVOCATO Pepi: No, invece... Presidente, serve e molto.
L'attendibilità del teste e soprattutto le dichiarazioni che il collaboratore ha fatto nei confronti di Giuliano trovano una spiegazione.
E io già l'ho ritrovata in questa prima risposta.
Quindi io vado avanti...
PRESIDENTE: Sono felice per lei, avvocato.
AVVOCATO Pepi: No, comunque, per carità di Dio!
PRESIDENTE: No...
AVVOCATO Pepi: Non dobbiamo cercare la verità? Cerchiamola Presidente, eh.
No, io non permetto che il collaboratore, a una prossima mia domanda, risponda in quel modo, perché deve portare rispetto a questa toga.
PRESIDENTE: Avvocato, prego. Spero che lei abbia preso atto che io l'ho richiamato...
AVVOCATO Pepi: Certo, certo.
PRESIDENTE: ... direi in maniera abbastanza decisa.
Se crede, il tono della mia voce, può alzarsi anche di più.
AVVOCATO Pepi: Certo.
PRESIDENTE: Perché non ammetto che chi è esaminato possa fare minacce, o porre in mora in qualche maniera, chi lo interroga.
Tutt'al più dice: "Non rispondo".
AVVOCATO Pepi: Bene. E io ne prendo atto.
Quindi, senta, mi dispiace insistere su queste domande, ma io le chiedo risponde a verità la circostanza che una sua sorella - io ripeto una sua sorella maggiore - si sia avvelenata?
EX 210 Ciaramitaro: No, mia sorella non si è mai avvelenata.
AVVOCATO Pepi: No?
EX 210 Ciaramitaro: No, non c'erano motivi di avvelenarsi.
AVVOCATO Pepi: Non c'erano motivi di avvelenarsi.
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro, eh? Non è che ci fossero dei motivi passionali, per questo, eh?
PRESIDENTE: Le consento di dichiarare quello che vuole, ma anche, se crede, non rispondere.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io vorrei sapere perché l'avvocato...
PRESIDENTE: Non può fare domande, lei. Mi dispiace.
EX 210 Ciaramitaro: Sta offendendo una componente della mia famiglia.
PRESIDENTE: Mi ha sentito?
EX 210 Ciaramitaro: Perché io, fino a adesso...
PRESIDENTE: Mi ha sentito?
EX 210 Ciaramitaro: Va bene.
PRESIDENTE: Lei può dire "Non rispondo", ma non può commentare in nessun'altra maniera, né fare domande a chi lo interroga.
EX 210 Ciaramitaro: No, perché mi scusi, signor Presidente...
PRESIDENTE: Io l'ho capito...
EX 210 Ciaramitaro: ... l'avvocato prende atto...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza...
EX 210 Ciaramitaro: Allora io prendo atto... pure della famiglia di altri.
PRESIDENTE: Per favore! Quando il Presidente parla, lei sta zitto, come tutti gli altri e mi ascolta.
Lei ha dei diritti, tra questi diritti c'è soprattutto quello di dichiarare "Non rispondo".
EX 210 Ciaramitaro: Non ci rispondo.
PRESIDENTE: Ma quelle regole che valgono per gli altri, valgono per lei. Lei non può porre domande, non può fare commenti, non può dire nulla.
Tutt'al più può dire: "A questa domanda non rispondo", oppure, se crede, rispondere.
Io non le sto dicendo che lei non deve rispondere.
EX 210 Ciaramitaro: Va bene. Mi dicesse la domanda, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Io, la domanda gliel'ho fatta, lei non mi ha risposto. Comunque ne prendo atto e insisto.
A seguito di queste situazioni di cui le ho detto, è vero che vi è stato un contrasto con Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, ripetesse la domanda, perché non l'ho...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se, a seguito di questa situazione di questa sua sorella, c'è stato un violento contrasto con Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: No, completamente.
AVVOCATO Pepi: No?
EX 210 Ciaramitaro: Perché ora le spiego una cosa: siccome il Giuliano, sia il padre, il figlio, stava facendo tutto questo discorso, è stato sempre un amicone con me, un fratello, siccome il padre - adesso lo dico, perché... - è un immorale, senza...
PRESIDENTE: Guardi, questi sono giudizi che è meglio che non tocchiamo.
EX 210 Ciaramitaro: No. Ed è capace di insinuare qualche cosa in una famiglia...
PRESIDENTE: Mi ascolti, mi ascolti!
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Lei non può fare giudizi, né appiccicare etichette che comunque non mi pare sia il caso che vengano proprio da pulpiti, di questo genere, a chicchessia. Né persone presenti, né persone...
le torno a ripetere: se la domanda non le piace, lei può dire "Non rispondo". Ma non può commentare soprattutto rivolgendosi a persone che non ci sono e non si possono difendere.
Avvocato, prosegua.
AVVOCATO Pepi: Sì. Senta, sempre in questa situazione, è vero che dopo questo periodo in cui vi fu un momento di tensione, il fatto che non vi parlavate più con Giuliano, vi fu una persona che vi riappacificò?
E se è vero, chi e quando.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, non c'è stata nessuna persona che ci appacificò, perché io con Giuliano non ci... Con Giuliano non ci ho avuto mai niente, specie con Giuliano Francesco.
Siamo stati sempre assieme, abbiamo dormito sempre assieme, abbiamo rubato assieme, abbiamo mangiato assieme.
Perciò, litigi io, con Francesco Giuliano, non ce n'ho avuti mai.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma non è vero, per caso, che Pietro Romeo, una volta uscito di carcere, vi riappacificò con la famiglia Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro?
EX 210 Ciaramitaro: Sicuro.
AVVOCATO Pepi: Bene. Sentiremo la conferma da Pietro Romeo.
Senta, mi vuole spiegare le motivazioni per cui lei ha deciso di collaborare con la Giustizia?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, ho deciso di collaborare con la Giustizia per sciogliere tutte le promesse che mi sono state fatte da... da Francesco Giuliano e da qualche altro componente del gruppo. E pure perché si avevano messo a dire che io, quando poi mi sono rimesso poi a andare a firmare, che era un conferente di Questura. Per questo non mi avevano arrestato.
E allora ho deciso di eliminarmi, in poche parole.
AVVOCATO Pepi: Senta, e lei, prima di essere arrestato e prima di iniziare la sua collaborazione con la Giustizia, che tipo di attività svolgeva?
EX 210 Ciaramitaro: Niente.
AVVOCATO Pepi: Cioè, niente di che...
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, prima di arrestarmi adesso, nel '96? Niente, rubavo. La battuta mia era rubare, rubare macchine, rapinare... Gli ultimi tempi...
AVVOCATO Pepi: Senta, ma lei ha parlato che, come attività - da quello che ho capito io - era quella di rubare le auto, no?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ma rubava da solo, o anche con i suoi fratelli?
EX 210 Ciaramitaro: Solo. I miei fratelli non le rubano macchine.
AVVOCATO Pepi: Senta...
EX 210 Ciaramitaro: Poi, se qualche mio fratello avesse rubato qualche macchina, se lo faccia dire da Giuliano, perché io coi miei fratelli non ci sono andato mai a rubare.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei quando è stato scarcerato prima della vicenda attuale? Quand'è la data dell'ultima scarcerazione? Se la ricorda?
EX 210 Ciaramitaro: '93, o giugno, luglio. I primi... Non ricordo il mese giusto qual è.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei quando fu arrestato, da quale Commissariato di Palermo è stato arrestato?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, a quale arresto si riferisce? Sempre l'ultimo?
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Della Squadra Mobile di Palermo dell'Antimafia.
AVVOCATO Pepi: L'antimafia, o del Commissariato di Brancaccio?
EX 210 Ciaramitaro: No. L'Antimafia, l'Antimafia di Palermo.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando lei è stato arrestato e successivamente anche da quando ha deciso di collaborare, ha avuto dei rapporti o telefonici, o personali, con Pietro Romeo che la invitava a collaborare e la invitava anche lei a pentirsi?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quando, se lo ricorda?
EX 210 Ciaramitaro: La stessa sera che mi avevano portato in Questura.
AVVOCATO Pepi: Lo stesso giorno?
EX 210 Ciaramitaro: Sì, la stessa... di sera mi hanno... Verso le nove di sera, venirono a prendermi.
AVVOCATO Pepi: Quindi, il suo pentimento, è venuto immediato, insomma. Dall'arresto è stato, ha deciso di collaborare immediatamente.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, durante il periodo della collaborazione che lei ha svolto e sta svolgendo, ha avuto mai contatti ulteriori con Pietro Romeo? Si è visto qualche volta?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato di aver dato degli spadini a Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Si ricorda in che mese, in che anno?
EX 210 Ciaramitaro: Subito che avevo uscito dal carcere, dopo un paio di giorni, un dieci giorni, così.
AVVOCATO Pepi: Senta - sempre per questi spadini - ma quanti gliene avrebbe dati lei a Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Un paio. Due, tre.
AVVOCATO Pepi: Senta, ritornando un attimo ai suoi rapporti con Pietro Romeo, lei ha fatto un viaggio a Napoli in zona marittima, vicino a Napoli, per andare a trovare dei parenti di Romeo? E se è vero, quando?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io sono andato a Napoli a trovare i parenti di Romeo?
PRESIDENTE: Con Romeo, sembrerebbe di capire, vero?
EX 210 Ciaramitaro: Ma che periodo parla, lei?
AVVOCATO Pepi: No, glielo chiedo a lei, perché io non lo so.
EX 210 Ciaramitaro: Se io viaggiai a Napoli col Romeo, l'ho fatto. Ma l'ho fatto nell'89, '88, così. Ma un viaggio così. Era estivo. Ero io, Romeo e suo cugino.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei...
EX 210 Ciaramitaro: Siamo mancati una nottata. L'indomani abbiamo preso la nave e siamo scesi di nuovo.
AVVOCATO Pepi: All'epoca di questo viaggio, già conosceva Giuliano, oppure no?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato di essere stato, non mi ricordo bene, se arrestato, per dei furti a dei TIR?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, se mi dice la domanda più semplice, che...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei è stato processato, arrestato, o solo processato...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: ... per furti di TIR.
EX 210 Ciaramitaro: Di macchina.
PRESIDENTE: Come?
EX 210 Ciaramitaro: Di macchina. Un furto di macchina sono stato processato solo. E porto d'armi abusivo, sono stato processato pure solo.
AVVOCATO Pepi: Senta, comunque lei quando ha avuto questo processo - e quindi ritengo fosse detenuto - mentre si svolgeva questo processo, Giuliano Francesco veniva a trovarla in Tribunale, oppure no?
EX 210 Ciaramitaro: Quando... Quale processo? Quello dell'84?
AVVOCATO Pepi: Quello dei TIR.
PRESIDENTE: Quello del furto del TIR.
EX 210 Ciaramitaro: No, quello... Ah, quello del furto dei TIR? Mah, alcune volte veniva il Giuliano a trovarci in Tribunale, sì.
AVVOCATO Pepi: E' venuto varie volte, insomma?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Bene. Senta, ma io volevo sapere una cosa: lei quanto... Lei ha parlato di essere entrato in Cosa Nostra, vero?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: E che è uomo d'onore, oppure no?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: Quando sarebbe entrato in Cosa Nostra?
EX 210 Ciaramitaro: Subito dopo che sono stato scarcerato, nel '93.
AVVOCATO Pepi: Cioè nell'estate del '93?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma è sicuro di questa data?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: No, perché a me risulterebbe, da sue dichiarazioni, che avrebbe dichiarato in altro procedimento, di essere entrato nel '94.
EX 210 Ciaramitaro: '93. Subito della scarcerazione.
AVVOCATO Pepi: Bene.
EX 210 Ciaramitaro: L'estate del '93 ho iniziato a incendiare negozi. '94, '95.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha anche parlato di due omicidi di piazza Scaffa, se non vado errato.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io volevo sapere: è sicuro che in questi omicidi fosse presente anche Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro. Bene.
Senta, lei, per quanto riguarda l'attentato a Contorno, è andato anche lei a Roma, oppure no?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: Non è andato a Roma?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Pepi: E lei sa chi ci è andato?
EX 210 Ciaramitaro: Ci andava Romeo con Giuliano e altri dei componenti che specificatamente non lo so. Però...
AVVOCATO Pepi: Lei...
EX 210 Ciaramitaro: Spatuzza ci andava perché lo conosceva personalmente; Salvatore Grigoli, Cosimo Lo Nigro. Questi sono andati...
AVVOCATO Pepi: Lei ha parlato di Romeo, no? Che sarebbe andato con Giuliano.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ma era a conoscenza che Giuliano... Mi scusi, che Romeo era sottoposto agli obblighi di firma?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io?
AVVOCATO Pepi: Sì, lei...
PRESIDENTE: Romeo, Romeo. Dice, era a conoscenza che era sottoposto ad obblighi di firma?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: E quindi Giuliano si è portato dietro Romeo con la possibilità che, a qualsiasi controllo, fosse identificato.
EX 210 Ciaramitaro: Certo.
AVVOCATO Pepi: Senta, qual è la sua attuale situazione patrimoniale, lavorativa?
EX 210 Ciaramitaro: Non...
PRESIDENTE: L'avvocato vuole sapere qual è la sua attuale situazione lavorativa.
Lei lavora ora?
EX 210 Ciaramitaro: No.
PRESIDENTE: No.
EX 210 Ciaramitaro: Sono sottoposto alla protezione.
PRESIDENTE: Alla protezione.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Sono sotto protezione.
PRESIDENTE: E' stipendiato?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Ci può dire che somme riceve?
EX 210 Ciaramitaro: Un milione e tre mensile.
PRESIDENTE: Un milione e?
EX 210 Ciaramitaro: E 300 mila lire.
PRESIDENTE: E sei...
EX 210 Ciaramitaro: E 300.
PRESIDENTE: Ah, e 300.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato, a un certo momento, dopo l'arresto dei Graviano, che vennero fuori delle notizie secondo cui Mangano sarebbe diventato improvvisamente collaboratore.
Ecco, io volevo sapere: lei sa individuar esattamente in che periodo queste notizie vennero fuori?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, quando noi abbiamo... No, quando Giuliano mi aveva riferito questo fatto? Era agosto, sempre del '95. Agosto, settembre... Cioè, l'estate del '95.
Poi, dopo alcuni mesi, è uscito pure nei giornali che, un giornale che esce a Palermo, Il Mediterraneo, che portava il titolo che Nino Mangano si avesse pentito.
Però subito dopo, l'indomani, di questo giornale, la televisione ha smentito il pentimento di Nino Mangano.
AVVOCATO Pepi: Senta, io le chiedevo un'altra cosa: lei, ad un certo momento della sua deposizione, ha dichiarato che a lei risulterebbe, ad un certo punto, che questi attentati sarebbero stati fatti per vedere di limitare, o comunque di colpire il 41-bis. Cioè il regime duro carcerario.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Però ha anche detto che nello stesso periodo di tempo, i detenuti comuni subivano altresì delle limitazioni.
Perché lei ha parlato che da due ore sarebbero andati ad un'ora, cose del genere.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo che...
AVVOCATO Pepi: Ecco, vuol spiegare un po' la situazione? Se lei era sottoposto al 41, o se era invece...
EX 210 Ciaramitaro: No, io ero un detenuto comune, ero all'VIII Sezione, quando stato arrestato per l'associazione. Però quando subito gli avevano dato già il 41 alle persone di mafia, a noi detenuti normali ci hanno messo subito a stretto regime, ci hanno dimezzato i colloqui e l'ora d'aria.
AVVOCATO Pepi: Cioè, lei dice che praticamente tutti i detenuti, anche tutti quelli comuni, avrebbero avuto un inasprimento di...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, avevano subìto pure delle ristrettezze carcerarie.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei a un certo momento mi dovrebbe spiegare una sua affermazione, insomma in parte l'ha anche detta, ma la vorrei capire un pochino meglio. Lei a un certo momento ha detto: 'visto che mi consideravano uno spione, quindi decisi di collaborare'. Mi vuole spiegare questa frase?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io quando sono andato al Corso dei Mille, al Commissariato Brancaccio dove firmavo settimanalmente, perché questa era un'altra misura che avevo di quella prima, questo mi era aveva stato detto, me l'avevano dato nell'83 e dopo 11 anni mi hanno revocato perché avevo subìto altri reati. Quando mi sono dato irreperibile, non sono andato più a firmare, dopo mi sono andato a costituire e rimasi libero, normale perché Pasquale Di Filippo non aveva ancora elementi per potermi chiamare di cose più gravi di quelle che ha fatto Romeo.
Io mi sono andato a presentare e loro, che ancora erano fuori, già commentavano che io mi avessi messo d'accordo con la Polizia, con i Magistrati e per questo ero libero. Perché per loro era impossibile che io ero libero così, tuttavia ero libero.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda è questa: lei ha una zia che è Testimone di Geova?
EX 210 Ciaramitaro: Ce n'ho parecchie zie Testimoni di Geova.
AVVOCATO Pepi: Ah, ce n'ha parecchie.
EX 210 Ciaramitaro: Di più...
AVVOCATO Pepi: Più di una?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Pepi: Bene. Io a questo punto non ho altre domande. Semplicemente mi riservo eventualmente di chiedere, ex articolo 507, eventualmente l'audizione della sorella dell'odierno dichiarante, nonché anche questa zia. Dopodiché c'è Giuliano che su questi punti vorrebbe fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Sentiamo la dichiarazione, ma per cortesia breve e che abbia attinenza con qualche cosa che l'imputato può dire.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Che c'è?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Perché dov'è Giuliano, si vuol far riconoscere? E' laggiù? Non c'ha microfoni là? Abbia pazienza, la dichiarazione ce la fa l'udienza successiva, quando ovviamente lo metterete in un'altra posizione che sia munita di microfono. Non credo che questo pregiudichi nulla.
AVVOCATO Pepi: No, Presidente, mi scusi ma visto l'immediatezza delle dichiarazioni può anche essere un attimo accompagnato in un'altra gabbia.
PRESIDENTE: Possiamo accompagnarlo, forza. Basta che sia una cosa breve.
Allora facciamo una cosa, siccome impiegate del tempo, mentre lo preparate un altro avvocato può iniziare. Perché voi capirete che essendo venerdì sei e mezza, aspireremmo a chiudere l'udienza stasera.
Avvocato, può parlare.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Buongiorno... Buonasera anzi.
EX 210 Ciaramitaro: Buonasera.
AVVOCATO Florio: Senta Ciaramitaro.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Florio: Lei, al collega che mi ha preceduto, ha or ora risposto che...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato.
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: Abbiate pazienza, è più opportuno che gli avvocati prima facciano i loro interventi. Quando sono finiti gli interventi allora sentiamo le dichiarazioni di Giuliano.
Avvocato mi scusi, abbia pazienza, ricominci.
AVVOCATO Florio: Prego, capisco il problema logistico.
PRESIDENTE: Prego. Avvocato dica, dica.
AVVOCATO Florio: Sì. Allora dicevo Ciaramitaro, lei or ora ha dichiarato che entrò...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma che succede? Io voglio sapere... Ho detto che lo facciamo quando gli avvocati hanno finito di fare il loro intervento. Quindi lo riportate laggiù, quando è il momento lo facciamo ritornare...
Prego avvocato, vediamo se riusciamo a non perdere altro tempo.
AVVOCATO Florio: Sì, dicevo Ciaramitaro, riprendiamo un attimo il filo. Lei, al collega che mi ha preceduto, ha detto che entrò in Cosa Nostra nel '93 dopo la scarcerazione, vero?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco, con lei, a compiere questi incendi, danneggiamenti e quant'altro, c'era Pietro Carra. Lei sa quando Pietro Carra entrò in Cosa Nostra?
EX 210 Ciaramitaro: No. Già io a Pietro Carra l'ho conosciuto tramite Francesco Giuliano, l'ho venuto a trovare già stava nel mezzo.
AVVOCATO Florio: Quindi non sa nemmeno approssimativamente?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Florio: Senta, un'altra cosa: parlando prima di furti di automobili lei ha citato varie persone.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Florio: Tra cui Giuliano appunto. Il Lo Nigro Cosimo era esperto, sapeva cavarsela in furti di autovetture?
EX 210 Ciaramitaro: No, questo non lo so.
AVVOCATO Florio: Non lo sa. Quindi non sa se lui sapeva usare lo spadino, in sostanza?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Florio: Senta, Scarano. Anche qui, prima lei diceva che questo Scarano - "Saddam" per intendersi - aveva sentito dire all'epoca da queste persone che svolgesse la attività di usura, che usasse cocaina.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, lo...
PRESIDENTE: Ha detto droga, avvocato.
AVVOCATO Florio: Mi sembra abbia detto...
PRESIDENTE: Sniffava droga ha detto, poi...
EX 210 Ciaramitaro: Se era cocaina, se era eroina, questo non è che io c'ero.
PRESIDENTE: Era droga. Lei non sa se era cocaina?
EX 210 Ciaramitaro: Non lo so.
PRESIDENTE: Perché allora... in precedenza aveva fatto una dichiarazione generica, io poi se è più precisa la dichiarazione che voi conoscete.
AVVOCATO Florio: No, non lo so. Perché me lo sono appuntato quale cocaina, però diciamo usava droga e aveva - questo ciò che mi sono appuntato - a disposizione tante donne, questo ha detto.
Lei sapeva se Scarano, sa se Scarano trafficasse anche in stupefacenti, oltre che a usarli li stupefacenti?
EX 210 Ciaramitaro: No, perché io non è che lo conoscevo di persona a questa persona, lo sentivo nominare da Giuliano e Lo Nigro.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, a me risulta - e le chiedo conferma, con un sì o con un no - che il Cosimo Lo Nigro, dato che lei era bravo come elettricista, le abbia chiesto di fare l'impianto elettrico nel proprio negozio.
EX 210 Ciaramitaro: No nel negozio, era un magazzino.
AVVOCATO Florio: A parte il magazzino. Il magazzino l'ho capito. Ma anche nel negozio. Le cerco di sollecitare la memoria, poi lei mi dirà...
EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì. Nel negozio poi non gliel'ho potuto fare perché un negozio, quando viene fatto un impianto, l'elettricista gli deve lasciare il certificato...
PRESIDENTE: Un'attestazione...
EX 210 Ciaramitaro: Essendo che io non ho nessuna autorità di potere fare certificati, l'impianto non ce l'ho potuto fare.
AVVOCATO Florio: Cioè, allora, per ricapitolare, mi faccia capire. Il Lo Nigro la chiamò per vedere se era possibile fare questo impianto nel negozio.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Però ... il certificato.
AVVOCATO Florio: Mi scusi. E se ho ben capito doveva essere quindi un impianto a norma europea, come si dice quest'oggi.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, norma CEE.
AVVOCATO Florio: Lei potè rilasciargli il certificato di conformità perché non era iscritto al REC, per quale motivo?
EX 210 Ciaramitaro: Esatto.
AVVOCATO Florio: Perché non era iscritto al REC.
EX 210 Ciaramitaro: Perché io questa... la cosa dell'elettricista non la faccio professionalmente, lo faccio per sport. Cioè io con la corrente ci gioco, mi piace, è una passione che c'ho, fare impianti e queste... di cui però c'ho io un diploma di elettricista, che l'ho preso quando sono stato arrestato nel...
PRESIDENTE: Comunque non poteva rilasciare attestati.
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVVOCATO Florio: E quindi non fu possibile farlo.
Senta, un'ultima domanda, che è una precisazione su quanto detto ora al collega che mi ha preceduto. Quando si trattò dell'attentato a Contorno, per intendersi, lei disse, ha detto cinque minuti fa se ho ben capito, che non sapeva chi si fosse recato nel Lazio per porre in essere questo omicidio. Poi successivamente ha aggiunto che però ha saputo che si erano recate alcune persone, lei ha citato Lo Nigro, Spatuzza e altri.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVVOCATO Florio: L'ha per caso appreso da L'Eco di Sicilia, di un certo giorno, questa notizia?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, non ho capito...
PRESIDENTE: Non ho capito neanche io, avvocato, perché forse la voce ogni tanto manca.
AVVOCATO Florio: No, no, si vede che è un limite mio.
Il problema è questo: il Ciaramitaro ha poc'anzi riferito che non sapeva chi si fosse recato nel Lazio per l'attentato a Contorno. Poi due minuti dopo dice: 'ho saputo comunque però che si è recato nel Lazio' - nella località che voi sapete - 'Spatuzza, Lo Nigro e qualche altro nome.
Volevo sapere dal Ciaramitaro: è possibile che questi nomi lui li abbia appresi da un quotidiano e in particolare da L'Eco di Sicilia?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè che io l'ho appreso dal Giornale di Sicilia dopo questi nomi?
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: No, perché io spesso a Palermo non li leggo i giornali, di cui perché so leggere pure poco e leggo male. Perciò non mi interessa. Cioè io sapevo che queste persone si recavano nel Lazio, sempre tramite Giuliano e Romeo. Perché il Giuliano e il Romeo ero sicuro che salivano. Perché il Romeo quando saliva veniva da me per i soldi e mi diceva che stava partendo o con Giuliano, o qualche volta partiva con Giacalone Luigi.
AVVOCATO Florio: Quindi non è che ha sentito...
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io non è che non so che ci sono andati, perché non è nell'attentato di Totuccio Contorno se ci sono recati tutti, qualcuno a Palermo è rimasto, solo che il gruppo è quello.
PRESIDENTE: Non ha capito avvocato?
AVVOCATO Florio: Ho un problema di udito, ma...
PRESIDENTE: Ha detto che non è che ci si sono recati tutti all'attentato a Contorno, qualcheduno a Palermo è rimasto. Ho ripetuto letteralmente.
AVVOCATO Florio: La ringrazio Presidente, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Prego, chi interviene?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Ciaramitaro Giovanni.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: Se ho capito bene è stato arrestato l'ultima volta il 23 febbraio del '96.
EX 210 Ciaramitaro: '96?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: Le chiedo, se lei lo sa e me lo sa spiegare, com'è allora che lei viene interrogato il 27 di febbraio del '96 da libero.
EX 210 Ciaramitaro: Perché io, per come ho spiegato poc'anzi, quando sono giunto agli uffici della Squadra Mobile e ho parlato a lungo con il dirigente della Mobile, che avevo già deciso di collaborare. Dopo, l'indomani, mi hanno portato un carcere - già questo l'ho detto - e ci sono stato un tre giorni, quattro giorni, non ricordo quanti giorni, in isolamento. Dopo di cui mi hanno venuto a prendere dei poliziotti e mi hanno portato in una località segreta dove subito dopo sono stato interrogato dai Magistrati.
AVV. Cianferoni: Ecco, benissimo. Però...
EX 210 Ciaramitaro: Io questo l'avevo detto pure prima.
AVV. Cianferoni: Sì, però il dubbio mi rimane perché le dico che questo verbale è stato fatto il 27 di febbraio, cioè appena quattro giorni dopo il suo arresto. E in questo verbale si dà atto che lei è libero.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, questo è un dubbio che ho e lei, non so, se me lo sa chiarire?
EX 210 Ciaramitaro: Io non lo so, io so che quattro giorni, tre giorni li ho passati al carcere, poi se risulto libero non lo so.
AVV. Cianferoni: Lei risulta, non solo libero, ma domiciliato presso la Squadra Mobile di Palermo. Ecco, questo è un dubbio preliminare. Ma questo verbale, le dirò, di dubbi me ne fa venire parecchi, perché?
Riandiamo alla vicenda degli spadini.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: A proposito di questa vicenda le chiedo: può precisare nuovamente il mese nel quale lei ha dichiarato di aver fatto ingresso nel gruppo cosiddetto Mangano?
EX 210 Ciaramitaro: Dopo la scarcerazione del '93.
AVV. Cianferoni: Ecco. Allora, vediamo di dire il mese. Noi abbiamo saputo da lei che è stato scarcerato il 2 giugno.
EX 210 Ciaramitaro: 2 giugno, sì.
AVV. Cianferoni: Sì. In che mese lei ci dice di essere entrato nel cosiddetto gruppo Mangano?
EX 210 Ciaramitaro: Nello stesso mese, metà mese.
AVV. Cianferoni: Anche su questo punto vorrei farle una contestazione, che fa capo ad un'altra sua dichiarazione, questa in dibattimento, il 31 ottobre del '96 nell'ambito di un processo che si svolge di fronte se non vado errato, alla Corte di Assise di Palermo...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Sono atti che sono stati...
AVV. Cianferoni: Depositati dal Pubblico Ministero in questo processo.
PRESIDENTE: Basta così.
AVV. Cianferoni: Sì. A pagina 136, rispondendo ad analoga domanda rivoltale da un collega, l'avvocato Inzerillo, lei rispondeva: il mese di luglio.
EX 210 Ciaramitaro: No, io sempre ho precisato il mese luglio, giugno perché non ricordavo il mese che sono stato scarcerato. Cioè, l'ho detto pure inizio dibattimento, di questo. Se almeno qualcuno l'abbia sentito. Cioè io ho precisato il mese, o quello o quello, non ricordo il mese e in qualsiasi processo che io ho fatto, il mese non me lo ricordo quando sono stato scarcerato, perché quando uno viene scarcerato se lo dimentica, si ricorda quello che viene arrestato, quello non si può dimenticare mai.
Perciò, quello che sono stato scarcerato confondo sempre il mese, o questo o quello e l'ho detto quasi in tutti i processi. Non ho detto quasi mai il mese giusto, o magari che l'avessi detto mi sono confuso.
AVV. Cianferoni: Comunque sia le chiedo: lei ha anche detto di non essere uomo d'onore.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: E questo, le chiedo, come si concilia poi con l'affermazione di fare parte di un gruppo di fuoco di una famiglia mafiosa?
EX 210 Ciaramitaro: Perché s'aveva preso la responsabilità Giuliano Francesco, perché mi conosceva benissimo.
AVV. Cianferoni: Ma, a proposito per l'appunto di questi rapporti con Giuliano, quando lei allora fu richiesto di spadini?
EX 210 Ciaramitaro: Subito dopo la scarcerazione, dopo una paia di giorni, 10, non è che mi sono segnato il giorno.
AVV. Cianferoni: Io vorrei chiederle un chiarimento a questo punto, sempre prendendo le mosse dalle sue precedenti dichiarazioni rese a Palermo e per l'appunto quelle prime, cioè il 27 di febbraio del '96. Lei dichiara, a domanda del Pubblico Ministero:
"Circa le stragi del '93 preciso che io stesso consegnai degli spadini a Giuliano Francesco..."
EX 210 Ciaramitaro: No, questo non l'ho detto.
AVV. Cianferoni: No, questo lo sta dichiarando lei.
PRESIDENTE: Aspetti.
AVV. Cianferoni: "Che, per quel che ho poi capito parlando con il Romeo, furono utilizzati per rubare delle auto che sono state impiegate per commettere gli attentati di Roma e Firenze del '93". Questa è una sua risposta. A questa risposta io aggiungo: posto che l'attentato di Firenze accadde il 27 maggio del '93 e che lei è uscito dal carcere il 2 giugno del '93, mi spiega come ha fatto a consegnare gli spadini?
EX 210 Ciaramitaro: Ma io l'ho detto pure anche nell'interrogatorio, che io gliel'ho dati dopo le stragi nel continente gli spadini, perché sono uscito dopo. Non è che ce li potevo mandare dal carcere, questo l'ho detto.
AVV. Cianferoni: Quindi allora...
EX 210 Ciaramitaro: E ho detto sempre che io gli spadini a Giuliano glieli ho consegnati dopo la scarcerazione del '93. Non ho detto mai che glieli ho consegnati prima.
AVV. Cianferoni: Lei...
EX 210 Ciaramitaro: Prima lui li sapeva usare quando noi rubavamo le macchine.
AVV. Cianferoni: Questo lo vedremo dopo. Allora non è vero quello che ha affermato un attimo fa circa aver consegnato gli spadini subito dopo uscito dal carcere.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma allora se questo è vero le stragi del '93 non erano finite?
EX 210 Ciaramitaro: No, perché ancora si discuteva che dovevano fare saltare la Torre di Pisa.
AVV. Cianferoni: Ma della Torre di Pisa lei ha detto che ne avete parlato nel '95?
EX 210 Ciaramitaro: Nel ho parlato nel... Come ne ho parlato nel '95?
AVV. Cianferoni: L'ha detto lei. Ha detto che ne ha parlato con un'altra persona, che in questo momento non ricordo, nel '95.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, io glieli ho dati gli spadini nel '93, che dovevano fare altri attentati, però il Giuliano a me il fatto dell'attentato della Torre di Pisa me lo ha riferito nel '95 non me le riferì subito. Infatti io quando gli ho consegnato gli spadini a Giuliano io non sapevo cosa andasse a fare in trasferta Giuliano. Io presumevo rapine. Però dopo la scarcerazione di Pietro Romeo...
PRESIDENTE: Va bene, va bene, questo l'ha già detto.
AVV. Cianferoni: Più o meno l'ha già detto.
PRESIDENTE: Avanti, prosegua avvocato.
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io per fargli capire...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
AVV. Cianferoni: Però su questa vicenda delle date, che mi pare appunto sia già emersa per quella che doveva essere, c'è un altro particolare che non torna con quello che ha detto finora. Cioè, lei ha detto che Giuliano li sapeva già usare. Le contesto che sempre il 27 di febbraio del '96 al P.M. di Palermo, lei dichiara:
"Mi riservo di trattare più dettagliatamente tale vicenda con l'A.G. di Firenze. Allo stato posso aggiungere che io stesso spiegai a Giuliano come utilizzare gli spadini e come mettere in moto le macchine rubate".
EX 210 Ciaramitaro: Nel passato. Sì, nel passato pure gli avevo spiegato.
AVV. Cianferoni: No, lei questo lo dice ora.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, pure nel momento in cui s'era preso gli spadini. Questo non lo ricordavo, mi ha fatto ricordare adesso lei.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io vorrei farle ricordare anche che, in quel verbale, lei dice:
"Io stesso consegnai gli spadini che dovevano servire per gli attentati di Roma e Firenze del '93" - lei menziona anche Firenze - "io stesso spiegai a Giuliano come utilizzare gli spadini". Poi si è appreso che lei è uscito di carcere il 2 giugno del '93 e questo è quanto. Questa è la situazione.
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè...
PRESIDENTE: Quando lei ha consegnato questi famosi spadini, che dice lei...
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Sapeva che questi spadini servivano per le stragi?
EX 210 Ciaramitaro: No.
PRESIDENTE: Allora come faceva a parlare quando ha fatto queste dichiarazioni che l'avvocato le ha appena letto, di dire quando...
EX 210 Ciaramitaro: Perché il resto l'ho saputo dopo io.
PRESIDENTE: Ah, quindi è un'aggiunta...
EX 210 Ciaramitaro: Un'aggiunta mia, che io ho saputo della...
PRESIDENTE: L'ha saputo dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso intervenire Presidente un attimo?
AVV. Cianferoni: Ma veramente c'è opposizione da parte del difensore.
PUBBLICO MINISTERO: No... Posso? E' un'opposizione.
AVV. Cianferoni: Di metodo?
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che, siccome il Presidente ha riformulato la domanda, io vorrei che il Presidente avesse - mi perdoni la franchezza - ben chiaro un passaggio che non so se è rimasto chiaro, nel modo di impostare la domanda da parte del difensore, che ha fatto specifico riferimento ad un verbale, che ho sotto gli occhi io come ha sotto gli occhi il difensore.
In questo verbale, che esattamente è quello reso al Pubblico Ministero di Palermo il 27 febbraio del '96, si legge testualmente:
"Circa le stragi del '93 preciso che io stesso consegnai degli spadini a Giuliano Francesco che, per quello che ho poi capito parlando con il Romeo, furono utilizzati per rubare delle auto che sono state impiegate per commettere gli attentati di Roma e Firenze del '93".
Il che vuol dire, per quanto riguarda l'utilizzo di questi spadini, la dichiarazione Ciaramitaro attinge a spiegazioni ricevute da un terzo, così lui afferma: Romeo. Non a conoscenze dirette, o addirittura a confidenze fattegli da Giuliano. Questa è un'angolazione della quale non si può mi sembra perdere il controllo.
PRESIDENTE: Mi pare che l'osservazione sia giusta, avvocato.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, io l'avevo letto pari pari il periodo e ne faccio questione d'onore a questo punto...
PRESIDENTE: Non è che lo metto in discussione. Alle mie orecchie non è arrivato.
AVV. Cianferoni: ... perché sono molto dispiaciuto di questa interpretazione autentica che il Pubblico Ministero ha voluto dare.
PRESIDENTE: Ma se lei... Mi scusi avvocato, non se la prenda.
AVV. Cianferoni: No, il mio punto di vista era un altro.
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVV. Cianferoni: Mi consenta di esprimere il pensiero.
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVV. Cianferoni: Io volevo evidenziare...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Prego.
PRESIDENTE: Ma anche io, poiché mi trovo in colpa, credo di avere il diritto a discolparmi.
AVV. Cianferoni: Prego.
PRESIDENTE: Nella mia memoria non è rimasta questa enunciazione, ma se lei mi dice 'io l'ho letta pari pari' io non ho parole da aggiungere.
AVV. Cianferoni: Anche perché ho ribadito due volte che a me interessa evidenziare come si parlasse dell'attentato di Firenze quando questo signore è uscito il 2 giugno...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... era già avvenuto abbondantemente prima.
AVV. Cianferoni: A me non interessa né Ciaramitaro, né Romeo, ma queste circostanze obiettive, di fatto.
PRESIDENTE: Bene avvocato, passiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Detto questo, dicevo, avuta questa interpretazione autentica, volevo passare adesso ad un altro verbale, che lei rese invece al Pubblico Ministero di Firenze qualche giorno dopo ancora... direi qualche mese dopo: l'8 luglio del '96.
Ora, le chiedo preliminarmente: secondo le sue conoscenze, Pasquale Di Filippo è coinvolto nei fatti di strage?
EX 210 Ciaramitaro: Non lo so.
AVV. Cianferoni: Lei non sa nulla?
EX 210 Ciaramitaro: No.
AVV. Cianferoni: Allora...
EX 210 Ciaramitaro: Non so se Salvatore Grigoli gli avesse fatto riferimento a Pasquale Di Filippo.
AVV. Cianferoni: "Non so se"... chi era la persona?
EX 210 Ciaramitaro: Se Salvatore Grigoli avesse fatto riferimento a Pasquale Di Filippo.
AVV. Cianferoni: Oh. No, intanto le chiedo perché, in un passo del quale le chiedo chiarimento a questo punto, lei dice, siamo a pagina 4 di quel verbale:
"Quando poi si apprese della collaborazione di Pasquale Di Filippo, ricordo che incontrai Pietro Carra a Palermo al Foro Italico. Il Carra mi manifestava le sue preoccupazioni ed io, che nulla sapevo di una sua implicazione delle stragi, gli dissi di stare tranquillo perché al più Di Filippo l'avrebbe potuto chiamare in correità per delle estorsioni".
Ora, se lei non sa che il Di Filippo...
EX 210 Ciaramitaro: Perché magari il Carra, sapendone più di me, poteva supporre se il Di Filippo poteva sapere qualche cosa se era stato riferito da Giuliano oppure da Grigoli.
AVV. Cianferoni: No...
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, io questo non lo potevo sapere, cioè io ho visto il Carra preoccupato. Ora, se il Carra presume se il Di Filippo sa o non lo sa, io questo non lo posso sapere, queste sono cose di Carra, se suppone o non suppone, se Di Filippo le sa o non le sa.
AVV. Cianferoni: Ma comunque, col senno di poi, lei parla del coinvolgimento di Carra nelle stragi e dice che il pentimento di Pasquale Di Filippo doveva essere significativo.
Perché questo accostamento nel luglio del '96?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, non...
AVV. Cianferoni: Perché accosta i nomi di Pasquale Di Filippo e Carra Pietro riferiti alle stragi?
EX 210 Ciaramitaro: Non riesco a capire.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere perché lei mette vicino, lega fra di loro Carra e Di Filippo in relazione alle stragi?
EX 210 Ciaramitaro: Perché essendo che io conoscevo Carra per quello che lo conoscevo io...
PRESIDENTE: Era questione di estorsioni...
EX 210 Ciaramitaro: Per quello che sapevo io. Non sapevo che Carra...
PRESIDENTE: Ma lei però lega...
EX 210 Ciaramitaro: Vedendo il Carra preoccupato gli chiesi: 'di che cosa ti preoccupi, pure che Di Filippo ti accusa, ti può accusare di...'
PRESIDENTE: Dei danneggiamenti, delle estorsioni, eccetera.
EX 210 Ciaramitaro: Però lui mi ha detto che ci potevano essere, o c'erano delle cose molto più gravi, però io non sapevo che lui si riferiva a queste stragi del '93. Magari Carra poteva supporre che il Di Filippo li poteva sapere.
PRESIDENTE: Da Grigoli.
EX 210 Ciaramitaro: Da Grigoli...
PRESIDENTE: Averle sapute da Grigoli.
EX 210 Ciaramitaro: Eh, perché si diceva che il Grigoli gli raccontava tutto.
PRESIDENTE: Lei un quarto d'ora fa ha fatto questo discorso: che Grigoli avrebbe raccontato - che era per quello il motivo per cui si diceva è scomparso, l'hanno fatto morire - perché avrebbe raccontato a Di Filippo tutte le storie...
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, e il Carra presumeva se era al corrente pure di questi discorsi che avesse fatto il Carra, che io non sapevo la preoccupaz...
PRESIDENTE: Va bene, va bene, abbiamo capito ora. Avvocato prosegua.
AVV. Cianferoni: Comunque la circostanza è rappresentata. Concludo ritornando al discorso dei furti di auto.
In questo verbale del luglio '96 lei dice:
"Io ho fatto molti furti di auto dopo la mia scarcerazione. Me li chiedeva Giuliano e mi diceva, almeno in alcuni casi, che l'ordine veniva da Mangano". Salto un passo che non interessa, almeno a chi parla, perché c'è tutto un elenco di macchine e quant'altro, a me interessa le persone. Lei ribadisce:
"Ero solo io che facevo per loro questi furti. L'altro che li sapeva fare era Romeo. Ma quando io uscii dal carcere era detenuto, ricordo che uscì a febbraio dell'anno dopo".
Quindi, alla luce di queste sue dichiarazioni le chiedo: ma è proprio sicuro che questo signor Giuliano sapesse, o perlomeno che lei abbia riferito prima d'oggi, che il Giuliano sapesse adoprare gli spadini? O è una cosa che ha detto per la prima volta oggi?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, lei dice se io l'avessi riferito prima che il Giuliano sapesse adoperare questi spadini? Certo, l'ho detto... mi ricordo almeno che l'avessi detto che Giuliano era capace di...
PRESIDENTE: Cioè, lei dice 'l'avevo già detto'.
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PRESIDENTE: Perlomeno crede di ricordare di averlo detto.
*EX 210 Ciaramitaro: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Ancora la parola? E' finito? Uh, che bello.
Dunque, allora, scusate, dobbiamo fare la dichiarazione.
PUBBLICO MINISTERO: No, forse, l'esame è concluso...
PRESIDENTE: Certo, l'esame è concluso quindi, per cortesia, chi si occupa di questo signore lo può portare via. Velocemente perché dopo dobbiamo sentire la dichiarazione di Giuliano.
Allora, fate avvicinare Giuliano a un microfono, per favore.
Allora per cortesia, questa dichiarazione purché sia attinente a qualche cosa che riguarda il processo, non tocchi vicende troppo personali, e non ci siano offese per nessuno.
*IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, non è un'offesa. Sono tutte cose certificabili.
PRESIDENTE: Certificabili...
IMPUTATO Giuliano: Allora, posso...
PRESIDENTE: Si può anche mettere a sedere.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, il signor Ciaramitaro e il signor Romeo già sono venuti a testimoniare a Rebibbia su un processo che mi riguarda.
Il signor Ciaramitaro in quel processo ha dichiarato di aver fatto parte a Cosa Nostra nel '94. Poi ha riferito di essersi pentito per non farsi l'ergastolo senza soldi, in quanto Romeo lo aveva accusato di un omicidio.
E qui ha cambiato...
Poi signor Presidente, per quanto...
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Io non ce l'ho con lei...
IMPUTATO Giuliano: No...
PRESIDENTE: ... vorrei soltanto ricordarle che le dichiarazioni devono non sostituirsi al difensore. Perché lei ha ottimi difensori che stanno facendo, mi pare, puntualmente il loro dovere.
Queste sono contestazioni che hanno già fatto chi la difende, anche oggi. E non sta a lei fare questi argomenti. Lei deve portare argomenti di carattere personale.
IMPUTATO Giuliano: Va bene.
PRESIDENTE: Cose che lei conosce e che noi probabilmente non conosciamo, ma non contestazioni di natura processuale.
IMPUTATO Giuliano: Va bene.
Dunque, siccome... per quanto riguarda gli omicidi di piazza Scaffa, che sono stati tirati in ballo oggi, posso dire alla Corte che io quel giorno mi trovavo a colloquio da mio padre. E già la Procura di Palermo lo sa pure.
Per quanto riguarda l'omicidio di piazza, dove Ciaramitaro ... oggi ha negato anche l'esistenza di questo di piazza, che io sono stato accusato da lui di questo omicidio.
Poi per quanto riguarda l'Ucciardone dove io sono stato recluso fino a tre mesi fa perché sono qua, l'aria dell'Ucciardone è rimasta sempre immutata; sempre quattr'ore di aria, perché mio padre è stato anche carcerato all'Ucciardone. E so tutto dell'Ucciardone.
Poi per quanto riguarda l'omicidio Rizzuto che sono stato anche menzionato, ricordo alla Corte che l'indomani dell'omicidio Rizzuto il mio amico Pietro Romeo fu invitato dalla Squadra Mobile e ci andò a chiarire la sua situazione. In quanto era stato tratto in fermo con Rizzuto nei giorni precedenti. Rizzuto era un amico mio.
Poi, signor Presidente, questa persona ce l'ha a morire con me perché voleva a tutti costi diventare cognato di mio padre. Mio padre è rimasto vedovo giovane, sua sorella si era invaghita di mio padre e si è avvelenata. E l'ospedale può testimoniare questo avvelenamento.
Poi, il discorso dell'avvelenamento lo sa anche la zia materna di Ciaramitaro che è una testimone di Geova e la religione non gli impone di dire bugie.
Per questo, questo signore ce l'ha a morire con me. Perché poi, signor Presidente, a Palermo è dura avere una sorella chiaccherata, diciamo.
Lui voleva diventare cognato a tutti i costi di mio padre e ci ha fatto fare pace Romeo Pietro quando uscì dal carcere. Perché in tutto il '92-93 eravamo litigati. Poi Romeo è uscito e ci ha fatto fare pace. Ma lui questo discorso non l'ha mai digerito.
* La ringrazio signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Può ritornare al suo posto.
Dunque, l'udienza riprende il giorno 19. Purtroppo il calendario per ragioni che non vi posso raccontare perché sono troppo personali, deve subire un'alterazione.
Il 19 vuol dire il sabato prossimo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sabato. Avvocato, dobbiamo prendere i tempi che ci lasciano, perché Palermo questo mese ci ha mangiato pressoché tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi. Prima di smobilitare...
AVVOCATO: Poi, vogliamo sapere... Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di smobilitare - mi perdoni l'espressione un po' poco professionale - visto che ci rivediamo di qui a otto giorni. Sennò, poi le cose si dimenticano da parte nostra e anche da parte...
PRESIDENTE: Il microfono per favore, perché non sentiamo le ultime parole.
PUBBLICO MINISTERO: ... per non dimenticarsi anche da parte nostra del Pubblico Ministero tutti questi adempimenti ai quali dobbiamo soccorrere.
Dunque, in udienza precedente abbiamo segnalato ai difensori che depositavamo determinati verbali di prova formati in altri procedimenti che sarebbero stati utilizzati nel corso degli esami: i depositi sono stati fatti.
I difensori hanno anche copia, almeno alcuni di loro, hanno chiesto e ottenuto copia di tutti questi verbali.
Noi, a questo punto, vorremo formalizzare la produzione di questi verbali di prova ai sensi dell'articolo 238.
Diceva la nota, in data odierna che io sottoscrivo assieme al dottor Nicolosi che mi accingo a consegnargli alla signora segretaria d'udienza, il dottor Nicolosi è pregato di mettere un autografo; una copia ai difensori gliela posso senz'altro ritirare.
Sono né più né meno che i verbali che i difensori conoscono di prove formate dibattimentalmente in sede di esame di Ciaramitaro Giovanni, Romeo Pietro, Trombetta Agostino e poi ancora Pennino Gioacchino, Cosentino Antonino, Romeo Pietro, Romeo Pietro ancora, Calvaruso e nient'altro.
PRESIDENTE: Terminato?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora...
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi dica avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Sì, una... due osservazioni su questa richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: E' una richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la Corte non ha provveduto, è una richiesta.
AVVOCATO Gramigni: Due osservazioni chiedo...
PRESIDENTE: Avvocato, però per cortesia seduto perché guardi, non è che noi ci teniamo a farvi stare comodi, ma è che non arriva la voce in maniera sufficiente.
AVVOCATO Gramigni: Due osservazioni. Dicevo, innanzitutto credo che questo deposito voglia nell'intenzione del Pubblico Ministero venga preso atto della ordinanza che la Corte ha emesso nel discorso...
Innanzitutto, osservo che fu un'ordinanza destinata a disciplinare una lacuna che era la assenza di una disciplina normativa del fascicolo del difensore.
Ma il fascicolo del Pubblico Ministero c'è ed è disciplinato direi minutamente all'ordinamento processuale.
Dunque, c'è comunque poi un altro problema: posto che...
PRESIDENTE: Avvocato, ma ci dica quali sono le sue osservazioni.
AVVOCATO Gramigni: La prima osservazione è che la ordinanza della Corte mirava a mettere a disposizione del Pubblico Ministero, ripeto, non esistendo una disciplina normativa del fascicolo del difensore materiale da usare per le contestazioni ex articolo 238 IV comma.
Cosa che, ripeto, il Pubblico Ministero ha, poteva fare a una disciplina specifica rispetto al deposito di atti contenuti nel suo fascicolo e il ... dei medesimi; e quindi già lascia molto perplesso questo difensore il fatto che l'ordinanza della Corte legittimi anche il Pubblico Ministero a usarne così come ne debbono usare i difensori.
Detto questo, comunque residua un problema ulteriore: che la ordinanza della Corte mira a mettere a disposizione atti che debbono servire per contestazioni.
Perché giustamente la Corte nella sua ordinanza, ricordo a memoria, fece presente che per ciò che riguarda invece la produzione di verbali ex articolo 238 vi è una norma che soccorre per l'articolo 468 comma IV-bis se non sbaglio; il quale contiene le stesse linee di decadenza del deposito della lista testimoniale, l'indicazione dei verbali di prove raccolte in altri procedimenti di cui si intende operare la produzione.
Ho visto i verbali che il Pubblico Ministero ci ha messo a disposizione: ve ne sono alcuni che, per verità, sono stati formati in epoca successiva all'inizio di questo processo e per i quali, naturalmente, non vi è alcuna opposizione e comunque vi è solamente remissività da parte di questo difensore. Ma ve ne sono di altri che, invece, sono stati formati prima in tempo utile per la indicazione della lista di cui all'articolo 468 comma IV-bis.
Dunque ritengo che su qui verbali si sia ormai formata, sia intervenuta una decadenza da parte del Pubblico Ministero che oggi li vuole produrre.
Quindi, riassumendo perplessità rispetto a una norma che era stata... dico una norma, comunque è una soluzione che dalla Corte era stata offerta per formare una lacuna, cioè l'assenza di una disciplina del fascicolo del difensore.
Ma, ripeto, la disciplina del fascicolo del Pubblico Ministero c'è e il deposito di atti avviene al più tardi ex articolo 430. L'articolo 430 è norma che è strumentale all'esercizio di diritto alla prova. Dunque le indagini una volta che, ripeto, si arriva al limite in cui si può depositare la lista testimoniale dovrebbero essere, a giudizio di chi parla, precluse e comunque non dovrebbe essere oggetto di indagine nel processo che entra in fase dibattimentale, di deposito del processo che entra in fase dibattimentale.
Comunque, posto questo, vi è comunque un problema di disciplina che, ripeto, era finalizzata semmai alla possibilità di contestare certe dichiarazioni; ma non di produrle. Ripeto...
PRESIDENTE: Avvocato, ma se io ho un'opinione personale... non sta parlando la Corte, è un diciamo... è un apprendista stregone che dice che ovviamente l'utilizzazione è preliminare alla possibilità di contestare.
AVVOCATO Gramigni: Certo, ma una cosa è la...
PRESIDENTE: Una cosa è l'atto anteriore e una cosa è l'atto posteriore al dibattimento.
AVVOCATO Gramigni: Prima di tutto...
PRESIDENTE: Comunque, diamo la parola al Pubblico Ministero se lei ha concluso e se lei...
AVVOCATO Gramigni: Credo di aver...
PRESIDENTE: ... dopodiché la Corte si riserverà di esaminare il problema.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Se il Pubblico Ministero ha qualche cosa da dire. Perché sennò...
PUBBLICO MINISTERO: Io credo che i difensori, non solamente l'avvocato Gramigni che per carità, farà anche il proprio mestiere, forse voglio dire, documenti alla mano, nota alla mano si regolano meglio anche sull'eccezione.
Io osservo che questi sono i documenti, il Pubblico Ministero non può presuntivamente sempre e comunque, in ogni tempo e in ogni luogo, sapere quali verbali di prova si sono formati...
PRESIDENTE: E' lo stesso problema che si pone per i difensori, e voi sapete che l'abbiamo diciamo, attuato nell'interesse della difesa senza pretendere nessuna prova come avremmo potuto volendo fiscalizzare la questione, pretendere che il difensore ... di averlo voluto, avuto a conoscenza in procinto ai giorni, non più di una settimana.
Abbiamo lasciato alla correttezza, onestà professionale che è indiscutibile; ma credo per lo stesso criterio si debba spiegare per l'altra parte.
Comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni.
Dico, qui c'è un verbale di prova formato al dibattimento in un'udienza del 31 ottobre del '96 a undici minuti dall'inizio di questo dibattimento.
La trascrizione è stata depositata in pubblica... in cancelleria il 5 novembre del '96.
La presunzione del... a carico del Pubblico Ministero opera addirittura retrodata... ai posteriori rispetto alla data in cui è stato depositato un verbale di prova? Questi mi sembrano, francamente, delle... non le posso chiamare forzature perché l'avvocato Gramigni, per il quale ho molta stima come per tutti i difensori, sennò alla fine dice che sono capriccioso.
Però dico: non credo che possa valere una presunzione di questo genere nei confronti di alcuna delle parti.
Io non ho difficoltà a dimostrare perché tutti i fogli che arrivano a questo ufficio sono accompagnati da missive ufficiali. Quando sono proceduti da richieste, le richieste sono altrettanto ufficiali.
Non voglio adoprare parole importanti, mai è arrivata una disponibilità dal Pubblico Ministero di questo che sta parlando, un foglio che non fosse anche nel fascicolo sempre a disposizione dei difensori.
Mi sembra francamente ecco, di essere assolutamente in regola con la legge oltre che con la correttezza.
Signori difensori vorranno prendere atto che a partire dal giorno mercoledì - tanto per restare in argomento - si troveranno depositate presso l'ufficio del Pubblico Ministero per essere utilizzati ai fini degli esami, eventualmente dei controesami, verbali di dichiarazioni rese dal Trombetta Agostino, in data 30 aprile '96 e 5 luglio '96 in sede di indagini preliminari al Pubblico Ministero di Palermo.
Tutto qua. Per adempiere a quella formalità che serve solo per fare l'esame, condizione di contraddittorio assolutamente regolare fra le parti.
AVVOCATO Pepi: Signor Pubblico... ma il 19...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato...
AVVOCATO Pepi: Ma il 19...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, le do subito la parola, un momentino solo.
L'opposizione resta, avvocato Gramigni?
AVVOCATO Gramigni: Presidente...
PRESIDENTE: Perché se resta, noi dobbiamo pronunciarci. E ci pronunceremo.
AVV. Cianferoni: Ecco, avvocato Cianferoni.
Intendo associarmi sotto questo profilo. Dice il Pubblico Ministero: un verbale è del 31 ottobre, è depositato il 5 novembre. Per quello ce n'è uno del 12 di ottobre che mi sa che è stato depositato prima.
Quello del 31 ottobre l'ho usato io per primo per fare le contestazioni.
Mi pare che il collega dicesse questo: cioè, si era fatta una regola alla quale si aderisce senza problemi, anzi, per le contestazioni; non per la produzione...
PRESIDENTE: Avvocato, non è possibile fare delle contestazioni se l'atto non è acquisito.
AVV. Cianferoni: Beh...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente. Un conto è la produzione come verbale di prova alla Corte...
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Un momento, scusate.
Parliamo di prove dibattimentali o di incidente probatorio, ovviamente?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, è un po'...
PRESIDENTE: Perché i verbali di istruzione preventiva hanno un altro regime che, ovviamente, lo riconoscete molto meglio di me. Ma siccome si parlava di prove dibattimentali, mi sembrava che la questione fosse preliminare. Si acquisisce, di conseguenza si utilizza per le contestazioni.
L'avvocato voleva dire qualcosa.
AVVOCATO Pepi: Sì, vorrei sapere: il 19 viene qualche persona da esaminare?
PRESIDENTE: Mah, io penso che il Pubblico Ministero ci possa rispondere.
AVVOCATO Pepi: Ecco, perché...
AVVOCATO Ammannato: Può anche, Presidente, fare un programma per le udienze successive?
PRESIDENTE: Dunque, guardi il programma è questo, poi il contenuto me lo deve dire il Pubblico Ministero perché noi non lo conosciamo ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il giorno 19...
PRESIDENTE: Mi scusi, voglio dire, 19 è la prossima udienza. Poi, sperando che tutto vada bene, si fa udienza ancora il 23 e il 26. Dopodiché si riprenderà se non mi sbaglio il lunedì 29 o qualcosa del genere, il 28, cos'é il primo lunedì dopo il... sì, 21, il 28.
PUBBLICO MINISTERO: E' il 28, Presidente.
PRESIDENTE: Il 28, 29, 30. Poi finalmente, speriamo che il 31 ci lasciate andare a un forse immeritato riposo, o pausa.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il Pubblico Ministero si programmerebbe in questi termini: il giorno 19 l'esame ai sensi dell'articolo 210 di Di Matteo, il giorno 23 Trombetta Agostino, il giorno 26 di Di Maggio Baldassare.
PRESIDENTE: Bene. Allora l'udienza è rinviata al 19 prossimo ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera e grazie.