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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: è presente? Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, presenti entrambi.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Non c'è nessuno dei due. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, Falciani. E' presente l'avvocato Falciani?
AVVOCATO Cosmai: Presidente, sostituisco l'avvocato Falciani, Cosmai.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, che è pre...
AVVOCATO Cosmai: Sono presente. Sì, Presidente.
PRESIDENTE: E' presente...
AVVOCATO Cosmai: Cosmai.
PRESIDENTE: Ah, scusi. Ora chissà perché non la vedevo.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Tinappi: Sì, avvocato Nicola Tinappi, in sostituzione dell'avvocato Di Russo, per Di Natale.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Ferro Giuseppe: mi pare che è stato portato, c'è? Mi dite se c'è Ferro, che non lo vedo.
(voci fuori microfono) Sì, c'è.
PRESIDENTE: Benissimo.
Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e Gennai.
AVVOCATO Cosmai: Sostituisco l'avvocato Gennai, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Frabetti Aldo: è presente?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: E' rinunciante?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego, prego, non c'è nessuno che ci corre dietro.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante? Avvocato Monaco, Usai, Roggero. C'è l'avvocato Rocchi per i due difensori.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Graviano... Abbiamo chiamato Giacalone, vero?
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Stefani, risulta qui ma mi pare che si fosse anche un altro difensore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avellone? Sostituito dall'avvocato Cosmai allora?
AVVOCATO Cosmai: Credo di essere incompatibile.
PRESIDENTE: Non credo, avvocato.
AVVOCATO Cosmai: Ah, va bene. Sì, sì.
PRESIDENTE: Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Dieci. C'è l'avvocato Florio? No. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi.
AVVOCATO Cosmai: Sostituisco l'avvocato Batacchi, Presidente.
PRESIDENTE: Sostituiti dall'avvocato Cosmai.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina, avvocato Gramigni, che è presente.
Prima di dare la parola al Pubblico Ministero volevo, per incarico del Presidente della I Sezione di Corte di Assise di Palermo, invitare Calabrò Gioacchino a dichiarare, se crede, di rinunciare alle udienze del 3 e del 4 prossimo. Poiché noi terremo udienza, contemporaneamente tiene udienza la stessa I Sezione a Palermo per un procedimento del quale mi sfugge in questo momento il nome e per il quale mi è stato detto che intervengono difensori diversi dai difensori del Calabrò che hanno già parlato.
Calabrò ci vuol fare... dire qualche cosa?
IMPUTATO Calabrò: Signor Presidente. Mi sente?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Calabrò: Sì, io sono Calabrò. Io lo so che ci sono avvocati diversi dal mio, però sono sempre di miei coimputati che mi interessa vedere quello che dicono.
PRESIDENTE: Insomma, lei non vuole rinunciare?
IMPUTATO Calabrò: No, signor... Io posso rinunciare qua se non ci sono collaboranti. Ma se ci sono collaboranti, non rinuncio neanche qua.
PRESIDENTE: Qua abbiamo purtroppo dei collaboranti, perché tutto il mese di luglio è riservato...
IMPUTATO Calabrò: E allora non posso rinunciare.
PRESIDENTE: Va bene, allora io prendo atto che lei non rinuncia né qui né là. E allora, siccome noi qui abbiamo degli impegni che non possono essere rimandati, vuol dire che resterà qua e là ci penseranno loro.
Bene, a questo punto possiamo dare la parola al Pubblico Ministero per quello che era previsto per oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che davanti alla Corte si trovi una certa persona, che si chiama Ferrante Giovan Battista.
*EX 210 Ferrante: Buongiorno.
PRESIDENTE: Vuol dichiararci le sue generalità per favore?
EX 210 Ferrante: Sì. Ferrante Giovan Battista, nato a Palermo il 10 marzo 1958.
PRESIDENTE: Bene. Il P.M. prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Ferrante è stato inserito nella lista, di cui all'articolo 468, per essere esaminato ai sensi dell'articolo 210, in relazione a determinate circostanze, che nella lista sono individuate in maniera circostanziata, in maniera dettagliata, a partire dal fatto della sua internità all'organizzazione Cosa Nostra. Ragion per cui, appunto, la forma processuale corretta per assumerne le dichiarazioni pare al Pubblico Ministero che non possa essere altro che quella dell'articolo 210.
E con questo credo di avere assolto al dovere di rappresentare alla Corte.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora, devo avvertirla che lei viene sentito come imputato per procedimento connesso. Ha il diritto di dichiarare 'non voglio rispondere', oppure può dichiarare esattamente il contrario, cioè che vuole rispondere.
EX 210 Ferrante: Intendo rispondere.
PRESIDENTE: Intende rispondere.
C'è il difensore del Ferrante.
AVVOCATO Falzone: Sì, Presidente, buongiorno. Avvocato Lucia Falzone del Foro di Caltanissetta.
PRESIDENTE: Molto bene.
Diamo atto che manca un Giudice popolare tra i supplenti e quindi, ovviamente, ne dovremo fare a meno da ora in poi.
Prego il P.M., può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferrante buongiorno, sono il dottor Chelazzi.
EX 210 Ferrante: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non mi conosce ma non ha importanza. Per quanto lei sia stato già interrogato da magistrati della Procura di Firenze, non è stato sentito da me. Ma con tutto ciò, ecco, partiamo da quanto io dicevo poco fa.
Io ho affermato che lei ha fatto parte di quella organizzazione che va sotto il nome di Cosa Nostra. E' esatta questa affermazione che ho fatto io?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi occorre sapere qualche cosa di più di questa sua appartenenza a questa organizzazione. Cioè a dire: ho bisogno di sapere quando è iniziata questa sua appartenenza. Ho bisogno di sapere se lei è stato inserito nell'organizzazione attraverso una qualche procedura rituale e quindi che qualifica ha avuto - se ha avuto una qualifica - nell'ambito di Cosa Nostra. Cominciano da questo. Sono chiare le mia domande Ferrante?
EX 210 Ferrante: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se c'è qualche domanda che non le è chiara, mi raccomando me lo dica così io la riformulo nella maniera più chiara possibile.
EX 210 Ferrante: Senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
EX 210 Ferrante: Allora, io sono stato affiliato in Cosa Nostra nel 1980. Da allora, sino a chiaramente al momento della mia collaborazione, ho fatto parte della famiglia di San Lorenzo, che faceva anche come mandamento. Di fatti si chiamava mandamento di San Lorenzo. Ripeto, sino al luglio del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferrante, ma nel 1980 quindi lei aveva 22 anni, perché è del '58, dico bene?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è stata una cerimonia formale attraverso la quale è stato lei inserito in Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Sì, praticamente... Da premettere che allora, nel 1980, la famiglia era, sempre famiglia di San Lorenzo, però il mandamento si chiamava mandamento di Partanna Mondello, perché il capomandamento appunto era di quella famiglia lì. Io sono stato affiliato ritualmente con la classica santina che viene bruciata fra le mani, appunto nel 1980.
PUBBLICO MINISTERO: La "pungiuta" quindi.
EX 210 Ferrante: Esatto, sì, la "pungiuta".
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è stato fatto uomo d'onore?
EX 210 Ferrante: Sì. Io sono stato uomo d'onore, come lo era mio padre, come lo era mio nonno e alcuni miei zii e così via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti io le volevo chiedere proprio questo. Se lei è entrato in Cosa Nostra per una ragione piuttosto che un'altra. Mi pare che lei stesse accennando al fatto che qualcuno della sua famiglia già apparteneva o aveva appartenuto a Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Non qualcuno. Ripeto, mio padre faceva parte della stessa famiglia di San Lorenzo, alcuni miei zii facevano parte della famiglia di San Lorenzo. Era diciamo da non saprei quante generazioni che facevano tutti parte della stessa famiglia di San Lorenzo, sempre in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rammenta chi era - se l'ha mai saputo - il capofamiglia di San Lorenzo quando lei è stato combinato uomo d'onore?
EX 210 Ferrante: Certamente. Allora, quando sono stato combinato, era Salvatore Buffa, con il soprannome di "Nerone", perché c'è un altro cugino Salvatore Buffa della stessa famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ha detto che a quel periodo la sede del mandamento era Partanna Mondello, per poi diventare San Lorenzo. Allora chiarisca, per cortesia, questa sua affermazione.
EX 210 Ferrante: Sì, allora...
PUBBLICO MINISTERO: E soprattutto la ragione per la quale la sede del mandamento è passata dalla famiglia di Partanna alla famiglia di San Lorenzo.
EX 210 Ferrante: Perché, come ho detto poco fa, nel 1980 c'era Rosario Riccobono che era capomandamento, quindi il mandamento si chiamava mandamento di Partanna Mondello.
Nei primi mesi dell'83, comunque nell'83 Rosario Riccobono è stato ucciso. Subito dopo sono state fatte nuovamente le elezioni nel nostro... cioè, è stata sciolta la famiglia e conseguentemente si sono fatte le elezioni nella nostra famiglia e il rappresentante, quindi il capofamiglia, è stato fatto Pippo Gambino, Giacomo... Giuseppe Gambino.
Successivamente come rappresentante è stato fatto anche come capomandamento. Quindi diciamo che il mandamento ha riassunto nuovamente, per come era sempre stato, il nome di mandamento di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, due chiarimenti Ferrante su queste ultime precisazioni date da lei.
Rosario Riccobono era il capomandamento in quanto capo della famiglia di Partanna Mondello?
EX 210 Ferrante: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa, è un chiarimento che è sempre utile, anche perché lei sta parlando...
EX 210 Ferrante: Il capomandame...
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando davanti a una Corte di Assise che è fiorentina, non è una Corte di Assise siciliana, ecco.
EX 210 Ferrante: Scusi, a volte io do le cose per scontate.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha nulla di... non c'è problema. Tanto la domanda se serve, gliela faccio io.
Lei ha detto che fu sciolta la famiglia, quindi fu sciolta la famiglia proprio di Partanna Mondello, è questo che vuol dire?
EX 210 Ferrante: No, è stata sciolta la nostra famiglia, quella di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Lei ha detto furono fatte delle elezioni. Spieghi un attimo che vuol dire. Non credo che ci fossero proprio le elezioni nel senso tradizionale del termine. Spieghi di che si è trattato.
EX 210 Ferrante: Elezioni in sostanza significa che tutte le persone che fanno parte della famiglia di San Lorenzo si riuniscono e decidono individualmente chi deve essere diciamo rappresentato, cioè da chi deve essere rappresentata la famiglia. Quindi si stabilisce chi deve essere il rappresentante: praticamente in un bigliettino di carta si scrive il nome del rappresentante e del sottocapo e di conseguenza viene fatta l'elezione.
PUBBLICO MINISTERO: La designazione.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha partecipato anche lei a questa votazione?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vorrei riprendere una sua affermazione di poco fa: ma prima di essere messo in famiglia, nel 1980, lei aveva dei trascorsi giudiziari? Cioè dire, aveva già commesso delle azioni illecite, dei reati? Oppure era una persona diciamo che era in regola con la legge fino a quando non entrò a far parte di Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Ero in re... No, scusi, ero in regola con la legge sino a quando la legge non lo sapeva. Quindi diciamo sono stato quasi sempre in regola, sino a quando non lo sapeva. Nel senso che anche prima essere ritualmente affiliato facevo delle piccole cose, a livello di estorsioni, piccoli reati che si commettono. Non avevo commesso altri reati.
PUBBLICO MINISTERO: Lei dice che la legge non lo sapeva. Vuol dire che lei era una persona - a parte reati che aveva appunto commesso - sconosciuta agli organi si Polizia?
EX 210 Ferrante: Sì. Sino al '93, credo sino a metà giugno del '93 ero una persona totalmente sconosciuta.
PUBBLICO MINISTERO: Con certificato penale in bianco quindi, pulito.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, perché ci indica questa data del '93? Giugno del '93 in particolare, lo vuole illustrare un attimo?
EX 210 Ferrante: No giugno, credo nel mese di agosto, perché poi praticamente il Cancemi si è fatto collaboratore e quindi so che ne ha cominciato a parlare, anche se ha detto soltanto che era un uomo d'onore, però credo che sia stata quella la data in cui mi abbia cominciato a parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la data in cui lei è diventato un personaggio conosciuto anche agli organi di Polizia, ai magistrati, questo lei vuol dire.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei venne arrestato anche nel '93?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda la data precisa?
EX 210 Ferrante: L'11 novembre del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e con quale specifica accusa fu arrestato, se lo ricorda?
EX 210 Ferrante: Sì. Strage di Capaci dalla Procura di Caltanissetta e dalla Procura di Palermo come 416-bis, quindi associazione di stampo mafioso.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è tuttora detenuto?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dal novembre del '93 ad oggi si è mai interrotta la sua detenzione?
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Lei oggi è detenuto ma, appunto, in un'aula di giustizia - e non è certo questa la prima - lei riferisce la sua esperienza nell'ambito di Cosa Nostra e quindi, in definitiva, riferisce reati che ha commesso.
Ecco, a quando risale questa decisione di riferire all'Autorità Giudiziaria quali sono i reati che lei ha commesso nell'ambito di questa associazione criminale?
EX 210 Ferrante: Allora, risale come... Praticamente si è svolta in due fasi, perché io prima avevo soltanto ammesso le mie responsabilità credo verso il 10 del mese di luglio del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi meno di un anno fa.
EX 210 Ferrante: Sì. Poi praticamente ho cominciato a collaborare integralmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei ha cominciato a ammettere le sue responsabilità del luglio del '96, in relazione a quali reati? Intendo dire, a quella data lei era accusato solo di aver fatto parte di Cosa Nostra e di aver partecipato alla strage di Capaci, o aveva già anche altre accuse a suo carico?
EX 210 Ferrante: No, avevo soltanto il 416-bis e la strage di Capaci. Ero imputato nella strage.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei ha iniziato la sua collaborazione riferendo della sua partecipazione alla strage di Capaci, questo voglio dire?
EX 210 Ferrante: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire lei? Mi scusi, mi ero espresso male.
EX 210 Ferrante: Allora, io praticamente ho detto subito quando, diciamo che mi ero dissociato. Avevo subito, mi ero subito autoaccusato della strage di Capaci e della mia partecipazione nella strage di Capaci e in quella di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le era già contestata la partecipazione alla strage di via D'Amelio, oppure no?
EX 210 Ferrante: No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha iniziato a ammettere le sue responsabilità anche per fatti diversi da quelli per i quali era accusato, era in carcere?
EX 210 Ferrante: Allora, io innanzitutto ho...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi Ferrante...
EX 210 Ferrante: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito che lei era accusato di aver partecipato alla strage di Capaci, tant'è che c'aveva la misura cautelare, era detenuto e l'anno scorso, a luglio del '96, il processo di Capaci era in corso no?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A Caltanissetta. Bene.
Poi ha detto: 'io mi sono anche accusato, fin dall'inizio, di aver avuto una parte nella strage di via D'Amelio'.
Ecco, io le stavo chiedendo se questo era un reato che le era già stato contestato, oppure se è un reato del quale lei parlò di sua iniziativa non sapendo di essere accusato per questo fatto?
EX 210 Ferrante: No, io tra l'altro sapevo che non ero accusato di quel fatto, ma mi ero autoaccusato perché ritenevo quelle mie dichiarazioni utili in quanto avevo conosciuto un detenuto, nel carcere dell'Asinara, che era accusato di quella strage e per la mia conoscenza non l'aveva commessa.
Quindi mi sentivo io responsabile di quella condanna che aveva preso quella persona. E poi chiaramente...
PUBBLICO MINISTERO: Mi aiuta Ferrante a capire questa sua affermazione? Com'è che lei si sentiva responsabile di quella condanna, perché l'aveva accusato lei?
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: No, allora...
EX 210 Ferrante: No, siccome quella parte, che io sapevo che gli veniva contestata a quel detenuto, praticamente l'avevo commessa io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ferrante: Cioè, ero io che mi sentivo praticamente responsabile diciamo di quella persona, che aveva preso quella condanna quella persona.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ferrante: Quindi mi ero autoaccusato anche di quello. Ma successivamente, cioè poi alle autorità sempre di Caltanissetta e di Palermo mi sono accusato di tanti altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, ha inteso... con questa affermazione lei intende dire, poi passato dalla prima fase della cosiddetta dissociazione, lei ha voluto adottare una linea di comportamento e di collaborazione senza riserve, su ogni direzione?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su ogni fatto di sua conoscenza?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Riesce, sinteticamente, a spiegare alla Corte com'è che è nata dentro di lei la decisione di collaborare? Lei poco fa ha detto: 'fino al momento della mia collaborazione io ho fatto parte di Cosa Nostra'.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questa è un'affermazione importante, che va al di là del semplice fatto di essere stato in Cosa Nostra fino alla data dell'arresto. Ha detto: 'no, io sono stato in Cosa Nostra fino a quando ho iniziato a collaborare'.
Ecco, ce ne spiega le ragioni della sua decisione di smettere di far parte di Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Le ragioni... Una di quelle ragioni l'ho detta poco fa. Perché, ripeto, avendo conosciuto una persona che era stata condannata praticamente, ripeto, siccome io ero stato io la persona che aveva fatto quel reato, parte di quel reato... tra l'altro io tengo a precisare ancora una volta che non conosco tutta la fase della strage di via D'Amelio. Quindi, siccome io conoscevo una parte e quella persona lì diceva di avere partecipato soltanto in quella fase, lo ritenevo impossibile perché ero io che avevo partecipato a quella fase.
Poi altre ragioni, una delle ragioni principali era praticamente il fatto che avendo due figli maschi, già abbastanza grandicelli, 15 e 12 anni, cioè, soltanto l'idea... non riuscivo a sopportare l'idea che i miei figli da lì a poco tempo potessero far parte anche loro diciamo di Cosa Nostra. Cosa tra l'altro molto facile visto che sono nati anche loro in quel contesto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi aveva paura di trasmettere ereditaria... non ereditariamente, ma quasi insomma...
EX 210 Ferrante: Scusi, come?
PUBBLICO MINISTERO: Aveva paura di trasmette l'appartenenza di Cosa Nostra anche ai suoi figli? E' questo il discorso.
EX 210 Ferrante: Sì. Io dovevo in tutti i modi, avendo conosciuto io in prima persona l'organizzazione di cui ne facevo parte, dovevo a qualunque costo evitare che i miei figli un domani ne avrebbero fatto parte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Io ho ragione di pensare che, avendo lei illustrato, ad altri magistrati, ad altre Corti di Assise, quale è stata la sua esperienza dentro Cosa Nostra, ho ragione di pensare che oltre alla strage di Capaci, alla strage di via D'Amelio, lei probabilmente abbia commesso anche altri fatti di sangue.
Lei può indicare alla Corte quali sono, tra questi fatti di sangue, quelli un po' più... sono tutti gravi, perché non ci può essere distinzione tra un fatto di sangue e un altro, ma quelli, per così dire, più eclatanti. Perché questo è un termine che Cosa Nostra si adoprava: i fatti eclatanti, diversi dai fatti non eclatanti.
EX 210 Ferrante: Come fatti eclatanti si può cominciare dalla strage di via Pipitone Federico, dove perse la vita il dottor Chinnici ed altri. Poi la strage di via Croce Rossa, il dottore Ninì Cassarà. Poi come altri fatti eclatanti, l'omicidio dell'onorevole Salvo Lima. Le altre due stragi che ho detto poco fa e tanti altri che magari i nomi non dicono nulla, ma si tratta sempre di omicidi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei per l'appunto ha indicato proprio ora fatti di conoscenza diciamo nazionale, generale. Perché quando lei, fra i nomi del dottor Chinnici, del dottor Cassarà, di Lima, ecco questi sono fatti...
Le epoche di questi episodi lei è in grado di indicarle così, immediatamente alla Corte? Ecco, quando avvenne la strage di via Pipitone Federico?
EX 210 Ferrante: Credo di averli messi proprio in ordine di tempo. Quindi la strage di via Pipitone Federico è stata verso l'83, nell'agosto dell'83. Sempre nel periodo estivo dell'85 c'è stato l'omicidio del dottore Cassarà. Mentre le ultime tre appunto, risalendo al marzo, marzo l'omicidio dell'onorevole Salvo Lima, poi maggio quella di Capaci e a luglio quella di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda qualcuno dei suoi compartecipi per questi fatti, in particolare per la strage di via Pipitone Federico?
EX 210 Ferrante: Di via Pipitone Federico?
PUBBLICO MINISTERO: Qualcuno dei suoi correi.
EX 210 Ferrante: Sì, allora Calogero Ganci, Paolo Anselmo, Pippo Gambino, Nino Madonia, Antonio Madonia, Raffaele Ganci, Giovanni Brusca... Queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e per la eliminazione di Salvo Lima mi può dare la stessa indicazione dei compartecipi, per cortesia?
EX 210 Ferrante: Sì. Allora, eravamo io, Salvatore Biondino, Salvatore Biondo "il corto", Francesco Onorato, Simone Scalici, Giovanni D'Angelo.
PUBBLICO MINISTERO: Queste persone, queste nominate da ultimo con riferimento a questo fatto di sangue che ha portato all'eliminazione di Salvo Lima, queste persone lei le sa collocare una per una nell'ambito di Cosa Nostra?
Di sé stesso ha già parlato.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Degli altri? Ecco, cominciamo.
EX 210 Ferrante: Allora, Salvatore Biondino è il capodecina della famiglia di San Lorenzo. Capodecina, ma di fatto lo gestisce integralmente, perché Pippo Gambino era detenuto e, avendo lui contatti diretti con Salvatore Riina, praticamente era lui che gestiva totalmente il mandamento.
Poi, Salvatore Biondo, "il corto", è un uomo d'onore della nostra famiglia, quindi della famiglia di San Lorenzo. Anche lui combinato, lui è stato combinato prima di me, quindi io l'ho conosciuto già come appartenente a quella famiglia.
Tengo a precisare una cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, l'ascolto.
EX 210 Ferrante: Indipendentemente dalla carica che si attribuisce ad una persona, ad esempio noi nella famiglia avevamo, c'era il rappresentante, quindi il capomandamento, detenuto, che allora era detenuto...
PUBBLICO MINISTERO: Gambino.
EX 210 Ferrante: Gambino, sì. Il sottocapo, che era Pino Buffa, Giuseppe Buffa, e il consigliere che era Mariano Troia. Però, di fatto, sia Mariano Troia che Pino Buffa li avevamo messi da parte, e quindi eravamo noi tre alla guida, diciamo, del mandamento di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei...
EX 210 Ferrante: Quindi, diciamo... Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei...
EX 210 Ferrante: Io, Salvatore Biondino... Cioè, praticamente Salvatore Biondino era la persona che era sempre a contatto con Salvatore Riina; poi io e Salvatore Biondo, "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: "Il corto".
EX 210 Ferrante: Poi, dicevamo...
PRESIDENTE: Abbia pazienza.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Potrebbe darci un chiarimento?
EX 210 Ferrante: Sì, prego.
PRESIDENTE: Questo Salvatore Biondo viene chiamato "il corto" per distinguerlo da un altro omonimo?
EX 210 Ferrante: Sì, dal suo cugino: Salvatore Biondo "il lungo".
PRESIDENTE: "Il lungo".
EX 210 Ferrante: Omonimo cugino, sempre uomo d'onore della stessa famiglia.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
EX 210 Ferrante: Prego.
PRESIDENTE: Biondino è un altro soggetto.
EX 210 Ferrante: Sì, Biondino è un altro soggetto.
PRESIDENTE: Completamente diversi.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque...
EX 210 Ferrante: Poi, si diceva...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
EX 210 Ferrante: Praticamente voleva i nomi degli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: C'era Francesco Onorato. Francesco Onorato era uomo d'onore, dico adesso "era", perché so che anche lui collabora, quindi uso questo termine. Francesco Onorato era uomo d'onore della famiglia di Partanna Mondello; quindi era nel nostro mandamento.
Poi c'è Simone Scalici. Simone Scalici è uomo d'onore della famiglia di Serracavallo Tommaso Natale, ma di fatto diciamo che era affiliato nella famiglia di Partanna Mondello, in quanto a Partanna Mondello non c'erano uomini d'onore e quindi era lui che era... diciamo aggregato, non affiliato, in quella famiglia.
Poi c'era Giovanni D'Angelo. Dico "c'era Giovanni D'Angelo", perché so che è scomparso.
C'era Giovanni D'Angelo che era molto vicino a Simone Scalici ed era stato affiliato in Cosa Nostra pochissimo tempo prima dell'omicidio di Salvo Lima.
Era stato ritualmente combinato, anche se la sua combinazione, quindi affiliazione nella famiglia di Partanna Mondello, era soltanto conosciuta a cinque o sei persone, praticamente tutti noi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il mandamento di San Lorenzo quali famiglie comprendeva?
EX 210 Ferrante: Allora, comprende le famiglie di Partanna Mondello, quindi San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Ferrante: Partanna Mondello, Tommaso Natale...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ferrante: E...
PUBBLICO MINISTERO: Tommaso Natale è la famiglia che ha menzionato un attimo fa.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX 210 Ferrante: Tommaso Natale che praticamente comprende Cardillo, Tommaso Natale e Serracavallo.
Mentre la famiglia di Partanna Mondello comprende, appunto, Partanna, Mondello e Pallavicino.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio come territori.
EX 210 Ferrante: Come territorio, cioè proprio come territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Territorio in senso geografico.
EX 210 Ferrante: Sì, sì, nel senso geografico.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX 210 Ferrante: Poi c'è la famiglia di Capaci, che comprende Capaci e Isola delle Femmine.
E la famiglia di Carini, che comprende Carini e Villagrazia di Carini. Praticamente si estende sino all'aeroporto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è un territorio estremamente articolato, anche in termini di famiglie di Cosa Nostra. Perché, se l'ho contate tutte, mi pare che siano cinque famiglie.
EX 210 Ferrante: Sì, compresa San Lorenzo sì: cinque famiglie.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, lei ha spiegato come Salvatore Biondino, a partire da quando vi fu l'arresto di Pippo Gambino - che poi è Gambino Giacomo Giuseppe - per quanto fosse capodecina, però ebbe, per così dire, di fatto funzioni di comando, di capo dell'intero mandamento.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX 210 Ferrante: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La sostanza della sua affermazione è questa?
EX 210 Ferrante: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto, essendo questo, Biondino Salvatore, colui che aveva gli incontri con Riina. Ecco, le chiedo di essere un po' più preciso, magari la domanda mia non era formulata al meglio.
EX 210 Ferrante: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, mi pare, ecco, che la frequenza tra Salvatore Biondino e Salvatore Riina sarà stata la conseguenza, non la causa, del fatto che Biondino è diventato il personaggio più importante del mandamento.
EX 210 Ferrante: Sì, esatto. Praticamente è successo che nell'86 è stato arrestato Pippo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Prima dell'arresto di Pippo Gambino, qualche volta, ma molto raramente, si vedeva il Riina. Però era molto raro, quando si vedeva; difatti, prima dell'arresto di Pippo Gambino lo avevo visto due o tre volte al massimo.
Dopo l'arresto di Pippo Gambino, praticamente Salvatore Riina cominciò a chiamare Salvatore Biondino, ed è diventato la persona di fiducia, perché lo andava a prendere sempre lui, dall'86 in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Quindi, diciamo che, essendo molto vicino a Salvatore Riina, Salvatore Biondino era la persona che, come ho detto poco fa, gestiva di fatto l'intero mandamento. Anche se la carica era quella di capodecina, che era stato fatto precedentemente, comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, se io ho capito bene: Biondino Salvatore, Ferrante Giovan Battista, cioè lei, Biondo Salvatore "il corto", Biondo Salvatore "il lungo" sono tutte persone espresse e facenti parte della famiglia si San Lorenzo.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei ha anche detto, poco fa, che le persone più importanti, quindi, erano: Biondino Salvatore, lei e Biondo Salvatore "il corto".
EX 210 Ferrante: No...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene la sua affermazione?
EX 210 Ferrante: Sì, ma non più importanti, noi non avevamo un'importanza rispetto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo, appunto, che lei...
EX 210 Ferrante: Eravamo praticamente noi sempre a disposizione per qualsiasi cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Non è che per questo eravamo più importanti degli altri. Comunque eravamo le persone che eravamo sempre a disposizione per qualsiasi cosa.
PUBBLICO MINISTERO: E, a quello che ho capito, lei a disposizione ci è stato più di una volta, perché vi è una serie non certo irrilevante di fatti di sangue nei quali è rimasto coinvolto.
EX 210 Ferrante: Ma guardi, più di una volta... Essendo una persona in Cosa Nostra, non è che uno si deve mettere... Cioè, è praticamente sempre a disposizione: è un obbligo andare quando viene chiamato. Quindi uno è sempre a disposizione quando è in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferrante, proprio sulla base di quest'ultima sua affermazione, ma lei di regola, chi la chiamava?
EX 210 Ferrante: Salvatore Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Lei rapporti diretti con Riina li ha avuti, nel corso degli anni?
EX 210 Ferrante: Se lei mi specifica meglio cosa intende "rapporti"...
PUBBLICO MINISTERO: Diretti, che a un certo punto Riina ha voluto incontrare lei personalmente.
EX 210 Ferrante: Guardi, con Riina ci si vedeva molto spesso, in quanto si facevano degli appuntamenti molto spesso a casa mia. Quasi sempre il sabato pomeriggio si facevano degli appuntamenti a casa mia. O a casa mia o nel Vaglio Biondo o a casa di Biondo Salvatore "il lungo"... "il corto"; o anche a casa di Salvatore Biondino.
Salvatore Riina lo vedevo molto spesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Salvatore Riina ha dato anche a lei personalmente e direttamente delle disposizioni, oppure a lei le disposizioni arrivavano sempre tramite l'altra persona, cioè a dire Salvatore Biondino?
EX 210 Ferrante: Sì, tramite Salvatore Biondino. Salvatore Riina direttamente non mi disse mai niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, qualche volta degli incontri ci sono stati anche a casa sua.
EX 210 Ferrante: No qualche volta, spesso.
PUBBLICO MINISTERO: Spesso.
EX 210 Ferrante: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: I fatti...
EX 210 Ferrante: Cioè spesso, spesso, scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ferrante: Non spesso: parecchi. Non spesso: parecchi. Chiaramente, nel corso degli anni ce ne sono stati tanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, questi incontri ai quali lei era presente, quelli dei quali sta parlando, sono incontri che si svolgevano tra Riina Salvatore, ho capito, lei - sennò non potrebbe conoscere di questi incontri - poi Biondino Salvatore e chi altri? Le persone della sua famiglia o anche le persone che venivano da altre famiglie di Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Allora, praticamente eravamo io...
AVV. Cianferoni: Presidente, c'è opposizione a questa domanda. Sono l'avvocato Cianferoni.
Sotto questo profilo mi pare che la domanda contenga un'affermazione che il dichiarante non ha fatto. Cioè, il Pubblico Ministero ha detto, dice: 'lei era sempre presente sennò non potrebbe riferire di questi incontri'...
PUBBLICO MINISTERO: Io non ho detto questo, avvocato Cianferoni, ma insomma, faccia pure.
AVV. Cianferoni: Manca il "sempre", dottor Chelazzi, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Non ho detto questo, assolutamente.
AVV. Cianferoni: Che era presente sennò non può riferire di questi incontri l'ha detto. E chiedo che si risenta la registrazione.
Quindi, chiederei che la domanda fosse preceduta, appunto, da una domanda più corretta sulla presenza o meno del signor Ferrante a questi incontri.
PRESIDENTE: E facciamogliela in questa maniera.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferrante, io le chiedo... No, faccio un'affermazione, le chiedo semplicemente di riferire circa gli incontri che le risultano in quanto sia stato partecipe, presente fisicamente quindi, a questi incontri.
PRESIDENTE: Possiamo fargliela in questa maniera?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Siccome ha detto - mi pare - 'non diciamo molti, frequenti, però' e negli anni, di conseguenza, molti.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto "parecchi", mi pare.
PRESIDENTE: Ha detto "parecchi", esattamente.
Quando lei parla di incontri, parla sempre di incontri ai quali queste persone che ha nominato arrivano a casa sua e il discorso avviene lei presente, o alcune volte è presente, alcune volte invece non partecipa e presta soltanto la sede, la casa, per questi convegni?
EX 210 Ferrante: Adesso le spiego. In sintesi il discorso è questo qui. Salvatore Biondino andava a prendere Salvatore Riina a casa sua.
Quando venivano a casa mia, ad esempio Salvatore Biondo "il corto" batteva la strada a Salvatore Biondino, che chiaramente aveva in macchina Salvatore Riina.
PRESIDENTE: Faceva da staffetta.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Per esser sicuro che non ci fossero...
PUBBLICO MINISTERO: Da battistrada.
EX 210 Ferrante: Sì, da battistrada; batteva la strada.
Quindi, arrivavano a casa mia; casa mia era messa a disposizione per questi incontri, quindi come persone che eravamo della nostra famiglia, eravamo quasi sempre: io, Salvatore Biondino, appunto perché andava a prendere materialmente Salvatore Riina, Salvatore Biondo "il corto", perché batteva la strada e io chiaramente ero presente in quanto il proprietario della casa.
Ma né io, né Salvatore Biondo "il corto" partecipavamo alle riunioni che si facevano. Perché?
Perché praticamente, poi, venivano persone estranee alla nostra famiglia, diciamo...
PRESIDENTE: Di altre famiglie.
EX 210 Ferrante: Venivano persone di altri mandamenti. Quindi, entravano e si chiudevano praticamente da soli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, apposta le chiederei di dare delle indicazioni, almeno di massima, su chi fossero queste persone, anche di altri mandamenti, che venivano ad incontrarsi appunto in queste occasioni in cui lei ha potuto rendersi conto di persona che arrivavano altri.
EX 210 Ferrante: Allora, io materialmente, a volte, anch'io andavo a prendere qualche persona in qualche posto... cioè, anche se... Praticamente, arrivavano a casa mia, dopodiché Salvatore mi diceva - Salvatore Biondino - 'c'è tizio che aspetta al Sigros'; quindi io andavo lì e lo prendevo.
Ma persone che venivano, per esempio così posso dirle: Raffaele Ganci e Angelo La Barbera. Poi chi veniva? Venivano persone di altri mandamenti tipo mastro Ciccio, mastro Ciccio che è Matteo... scusi Messina Francesco di Mazara Del Vallo. Vincenzo Virga di Trapani; Matteo Messina Denaro e il padre Cicco, quindi Francesco, venivano a casa mia... Tante persone che più volte venivano.
PUBBLICO MINISTERO: Queste sono le persone che può indicare in relazione a questi incontri.
EX 210 Ferrante: Queste sono alcune.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ferrante: Alcune persone.
PUBBLICO MINISTERO: Alcune. Ganci Raffaele lei l'ha nominato ora, prima ha nominato Ganci Calogero...
EX 210 Ferrante: Ganci Calogero è il figlio. Ganci Calogero è il figlio di Ganci Raffaele.
PUBBLICO MINISTERO: Il quale - Ganci Raffaele - che posto ha in Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Eh, capomandamento de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha menzionato Michelangelo La Barbera; ha una collocazione anche questa persona in Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Sì. E' praticamente il rappresentante della zona di Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Bocca di Falco, sì.
Poi ha parlato di questi Messina Denaro, figlio Matteo, padre... ha detto il nome non me lo ricordo più.
PRESIDENTE: Ciccio.
EX 210 Ferrante: Ciccio, Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa da dove venivano questi signori?
EX 210 Ferrante: Eh, sì...
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire come famiglia di Cosa Nostra.
EX 210 Ferrante: Sì, Castelvetrano. Come famiglia di Cosa Nostra sono della famiglia di Castelvetrano.
Francesco Messina... Scusate se ogni tanto, perché mi viene più naturale chiamarli con il nome con cui li conoscevo e non con il nome di battesimo.
PRESIDENTE: Certo, non si preoccupi.
EX 210 Ferrante: Quindi scusatemi se qualche volta... Allora, Francesco Messina Denaro e Matteo Messina Denaro sono chiaramente tutti e due della stessa famiglia di Castelvetrano. Il padre era capomandamento di Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ha nominato per la famiglia diversa, ha nominato questo Messina Francesco detto "mastro Ciccio".
EX 210 Ferrante: Sì, "mastro Ciccio", sì.
PUBBLICO MINISTERO: Specificamente, la famiglia di appartenenza sa qual è?
EX 210 Ferrante: Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ormai che ci siamo, di questa famiglia di Mazara del Vallo, lei...
EX 210 Ferrante: Come, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che ci siamo, con l'argomento, di questa famiglia di Mazara del Vallo, lei ha avuto modo di conoscere qualche altro appartenente?
EX 210 Ferrante: Sì. Allora, Enzo Sinacori, Andrea Mangiarracina, Andrea Gancitano, poi Vito Gondola...
PUBBLICO MINISTERO: Sa chi era il capo della famiglia?
EX 210 Ferrante: Il capo della famiglia era Mariano Agate, ma era detenuto. Io non lo conoscevo in quanto era detenuto, cioè, sapevo che era lui. Ma, per qualsiasi cosa noi... almeno, io mi rivolgevo, perché mi era stato detto così, mi rivolgevo a "mastro Cicco", quindi a Francesco Messina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ritorniamo... abbandoniamo il trapanese e ritorniamo a San Lorenzo, ritorniamo a Palermo.
Lei ha riferito di aver commesso dei fatti di sangue, volevo sapere se lei ha avuto, tra i compiti dei quali si è occupato, anche compiti diversi dalla commissione di delitti più o meno eclatanti come gli omicidi. Ecco, se ha avuto anche nel corso degli anni da occuparsi di questioni diverse che non fossero, appunto, sparare, mettere autobombe, mettere cariche di esplosivo.
EX 210 Ferrante: Guardi, i compiti che si hanno in Cosa Nostra, innanzitutto, sì, sono questi qui, ma anche, non lo so, estorsioni, traffici di stupefacenti ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Non so, lei cosa vuole sapere in particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione. Ma la domanda non deve indirizzarla verso una risposta specifica e allora bisogna che sia volutamente generica, sennò qualcuno mi fa opposizione. Va bene.
Senta, lei ha avuto mai disponibilità continuativa, non in relazione al singolo fatto delittuoso, disponibilità continuativa di armi, armi, esplosivi, attrezzature analoghe o che servono comunque allo stesso scopo?
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente quando ho cominciato a collaborare ho fatto, chiaramente come prima cosa, ritrovare un deposito, più di uno, due depositi di armi, armi che appunto erano della nostra famiglia.
Erano due diversi depositi. Uno è abbastanza grande, è praticamente in una stanza sotterranea, e lì c'era praticamente di tutto; di tutto nel senso che c'erano degli... vari tipi di esplosivo, armi corte, quindi pistole, revolver, armi lunghe tipo fucili di precisione, fucili calibro 12 a pompa, normali. Poi c'erano diversi tipi di fucili mitragliatori, anche dei piccoli mitragliatori tipo Uzi, Kalashnikov, Famas. Avevamo dei lanciamissili, bombe, contatori laser, praticamente c'era un po' di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo deposito, quindi, in quale località esattamente si trova? Si trovava, per meglio dire.
EX 210 Ferrante: Sì. Allora, si trovava praticamente in contrada Malatacca, che è nel nostro territorio di San Lorenzo. Praticamente vicino all'ospedale ...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, territorio sempre di San Lorenzo.
EX 210 Ferrante: Come, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Territorio di San Lorenzo.
EX 210 Ferrante: Sì, sì. Territorio di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: E questo è un deposito.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi parlava di un altro deposito?
EX 210 Ferrante: Sì, poi c'era un altro deposito, praticamente, c'erano soltanto delle armi corte, perché era molto piccolo. Praticamente si trattava di un bidone sotterrato in una mangiatoia. C'erano, appunto, delle armi corte, degli appunti - dove si scrivevano tutte le entrate e le uscite delle estorsioni che si facevano nella nostra zona - binocoli, queste cose... comunque roba corta, piccola, minuta.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha dato le indicazioni per l'individuazione di entrambi questi depositi? Le risulta che sono stati concretamente individuati e poi è stato proceduto al sequestro del materiale che c'era là dentro? Era come l'aveva indicato lei?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era anche esplosivo dentro questo deposito, per quanto ne sapeva lei?
EX 210 Ferrante: Sì, c'era dell'esplosivo anche se praticamente, diciamo che ero convinto che l'esplosivo lo avevamo distrutto, perché circa dieci giorni prima del mio arresto...
PUBBLICO MINISTERO: E ancora siamo nel '93.
EX 210 Ferrante: Sì. Quindi nell'ottobre - credo che sia stato gli ultimi giorni del mese di ottobre del '93 - ho praticamente distrutto, diciamo, dell'esplosivo. Cioè, proprio, materialmente sciolto nell'acqua, dell'esplosivo. Diverse centinaia di chili di esplosivo. Quindi, questo che si è ritrovato, si è ritrovato soltanto perché siccome c'era talmente... c'era tanta confusione, parecchia merce in quel deposito, praticamente non è stato trovato. Per questo si è poi ritrovato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ferrante, se lei lo ritiene, la ragion per cui fu fatto sparire questo grosso quantitativo di esplosivo nell'ottobre del '93, lei la conosce? Fu una sua iniziativa o qualcuno gli dette una disposizione di far così?
EX 210 Ferrante: No. Fu una mia iniziativa, in quanto, chiaramente il... cioè, volevo evitare che, se per caso si trovava quel deposito, praticamente... detonatori, c'erano dei detonatori, congegni elettrici, esplosivo, praticamente, si sarebbe risalito alla strage di Capaci e di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Perché da quel deposito, per quanto nelle sue conoscenze, era partito del materiale che era stato impiegato in queste due stragi del '92?
EX 210 Ferrante: Sì. Lì avevamo i congegni per l'esplosivo. Non abbiamo utilizzato l'esplosivo che avevamo lì, però, sa, quando si ritrovano i congegni e poi l'esplosivo, anche se l'esplosivo magari non era come quello usato, ma, è chiaro che nessuno avrebbe tolto dalla testa che eravamo stati noi, come in effetti eravamo. Però, ripeto, non avevamo usato quell'esplosivo che avevamo conservato noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. La disponibilità di questi depositi, intendo dire, l'esistenza di questi depositi, la chiave - se ci voleva una chiave per entrare qui in questo posto in contrada Malatacca - in quante persone le detenevano? Intendo dire, quante persone sapevano che in contrada Malatacca c'era un deposito... pare dovesse essere un po' spaventoso come consistenza, no? Quante persone potevano entrarci? Quante c'avevano la chiave? Lei, ho capito, di sì, c'aveva la disponibilità di questi luoghi.
EX 210 Ferrante: Sì. Tra l'altro era un posto che lo avevo, diciamo, io. E poi c'era Salvatore Biondino che aveva la chiave, e Salvatore Biondo "il lungo". Salvatore Biondo "il corto" credo che non avesse la chiave, però, praticamente, quando ci andavamo eravamo quasi sempre assieme, quindi non necessariamente tutti dovevamo avere la chiave. Comunque, Salvatore Biondino ce l'aveva; io e Salvatore Biondo "il lungo", questo è sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: E a quando risaliva la costituzione di tutta questa concentrazione di materiale lì in questo luogo, in contrada Malatacca?
EX 210 Ferrante: Ma, guardi, praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Orientativamente eh, Ferrante. Non c'è bisogno della data precisa.
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente, quando sono entrato a far parte di Cosa Nostra, già le armi c'erano. Chiaramente poi nel tempo si sono, diciamo, accumulate, e le avevamo un po' sparse dappertutto. Quel posto credo che sia stato fatto credo nell'87-'88, qualcosa del genere. Comunque sicuramente dopo l'86.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Tra questo materiale di cui la sua famiglia ha avuto la disponibilità - lei ha accennato alla possibilità di detonatori, ha accennato, addirittura a un quantitativo molto consistente di esplosivo che fu fatto sparire, fu distrutto - ha mai saputo, ha mai visto, ha mai conosciuto che ci fosse anche la disponibilità di congegni, diversi dai detonatori, per far saltare cariche di esplosivo?
EX 210 Ferrante: Allora, come ho detto poco fa, innanzitutto volevo precisare che di detonatori ce n'erano, ne avevamo di diversi tipi. Diversi, praticamente c'erano i detonatori che si usavano con la miccia - o miccia normale o detonante - e dei detonatori elettrici, che avevano i fili, quindi erano elettrici. Poi avevamo anche, avevamo, praticamente, a disposizione delle coppie di congegni, diciamo, elettronici per fare esplodere a distanza, diciamo, il detonatore, quindi l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi degli strume... dei congegni costituiti da due elementi separati...
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... da due elementi diversi.
EX 210 Ferrante: Sì. Una ricevente e una trasmittente, separati.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti erano questi congegni?
EX 210 Ferrante: Quanti erano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Allora, diciamo che, praticamente, le coppie erano cinque coppie, quindi dieci. Erano praticamente formate da coppie, perché ogni ricevente doveva essere accoppiata alla trasmittente, non potevano essere scambiati. Quindi, ogni coppia era inclusa in uno stesso sacchetto avvolto e sigillato e legato. Comunque, erano... si trattava di cinque coppie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cinque coppie sono arrivate tutte insieme? Per quanto lei ne sa. A voi come sono arrivate? In che epoca siamo?
EX 210 Ferrante: Allora, le coppie di telecomandi non sono arrivate. Praticamente sono state costruite e modificate. Sono state costruite e modificate da Biondo Giuseppe.
Biondo Giuseppe era il cugino dei cugini Biondo Salvatore, quindi "il lungo" e "il corto". Biondo Giuseppe, comunque, non era un uomo d'onore, ma era stato chiesto proprio a Biondo Giuseppe di fare queste, diciamo... questi congegni perché era molto bravo in elettronica.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ma... scusi Ferrante, lei ha detto che fu fatto un intervento di modifica, cioè a dire, all'origine che cosa erano questi congegni?
EX 210 Ferrante: Guardi, io in prima persona non l'ho seguita e non sono andato io a comprare il materiale. Però si parlava di comprare degli elementi che dovevano servire a... dice inizialmente servivano ad aprire dei cancelli elettrici a distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, normali apricancelli.
EX 210 Ferrante: No...
PUBBLICO MINISTERO: All'origine, all'origine.
EX 210 Ferrante: Sì, all'origine, sì, anche se erano molto... cioè erano, praticamente, diversi da quelli semplici, perché, praticamente, dovevano essere tipo delle apparecchiature industriali che dovevano avere una potenza molto forte. Successivamente, praticamente, modificati.
PUBBLICO MINISTERO: E come epoca, diciamo, di questa venuta nella vostra disponibilità di questo materiale?
EX 210 Ferrante: Praticamente, questi telecomandi, questi cinque telecomandi sono stati fatti tutti e cinque precedenti alla strage di Capaci, quindi prima del maggio del '93. Comunque...
PUBBLICO MINISTERO: '92.
EX 210 Ferrante: Scusi, del '92. Quindi, diciamo, dal... credo che sia stato... credo, però non posso essere preciso, comunque credo da marzo appunto al maggio. Comunque, prima del maggio del '92 erano praticamente tutti pronti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ferrante: Proprio per questo, perché si voleva evitare, diciamo, di fargli capire a Giuseppe Biondo, anche se... va be', comunque, si voleva evitare di far capire a Giuseppe Biondo che questi telecomandi servivano a questo. Quindi, facendoglieli fare prima, diciamo, della strage di Capaci lui praticamente gli avrebbe fatti. Successivamente poi i due cugini Biondo volevano evitare, perché avevano paura che il cugino gli avrebbe detto di no.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito. Cioè a dire, se gli fossero... lei vuol dire questo forse: se gli fosse stato chiesto a questo Biondo Giuseppe di fare questo lavoro su questi telecomandi, dopo la strage di Capaci, il rischio era che questo Biondo Giuseppe dicesse no.
EX 210 Ferrante: Esatto, sì. Perché Biondo Giuseppe non era uomo d'onore, quindi non avrebbe dovuto dire sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo. Se fosse stato uomo d'onore era nell'obbligo di farlo, punto e basta.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Che fine hanno fatto queste cinque coppie di telecomandi? Se lei ne è al corrente.
EX 210 Ferrante: Sì, ne sono al corrente perché le avevo io in custodia.
PUBBLICO MINISTERO: Stavano lì a Malatacca?
EX 210 Ferrante: Sì, alcune sì. Praticamente è successo che una coppia si è usata per la strage di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo afferma con certezza questo fatto? Ne è sicuro, voglio dire.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio le risulta direttamente.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Ferrante: Quindi, una coppia. Altre due coppie le abbiamo consegnate a Matteo - Matteo è Matteo Messina Denaro - due coppie di telecomandi. Altre due, praticamente, le abbiamo distrutte nell'ottobre del '93 assieme all'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi interessano in particolare le circostanze nelle quali si è verificata la consegna di queste due coppie a Messina Denaro.
EX 210 Ferrante: Sì. Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Cerchiamo di, appunto, rappresentare in maniera complessiva e dettagliata questo avvenimento.
EX 210 Ferrante: Il più dettagliato possibile. Comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, dettagliato il giusto, basta che noi ci possiamo orientare, in termini di luogo, di epoca, modalità della consegna, chi venne a prenderle, che cosa fu consegnato. Ecco, questo è la sostanza della mia domanda.
EX 210 Ferrante: Allora, praticamente, è successo che dopo la strage di via D'Amelio, quindi dopo il luglio del '92, Salvatore Biondino ci disse - non posso essere preciso sul luogo dove ci disse - che doveva venire Matteo a... ritirare questi congegni. Anche perché, non posso essere preciso perché con Salvatore Biondino, il Salvatore Biondo ci si vedeva molto spesso, quindi, non so se è stato a casa mia o a casa in campagna - tra l'altro in quel periodo abitavo in campagna - o a casa di Salvatore Biondo, non saprei...
PRESIDENTE: Non sa localizzare il posto.
EX 210 Ferrante: ... localizzare... Ci si vedeva ogni giorno o quasi e quindi, praticamente. Appunto il Salvatore Biondino ci disse che doveva venire Matteo, appunto, Matteo Messina Denaro. Doveva... e noi dovevamo consegnargli queste due coppie di telecomandi.
Matteo - per non fargli chiaramente vedere dove praticamente avevamo custodito queste coppie di telecomandi e tutto il resto - lo abbiamo portato nella... Comunque, scusi, non è venuto Matteo Messina Denaro, perché, praticamente è venuto Matteo Messina Denaro e Francesco Geraci.
Francesco Geraci è una persona molto vicina a Matteo Messina Denaro, anche lui di Castelvetrano, che avevo conosciuto anni prima, in un'albergo al Paradise Beach. Comunque, tra parentesi. Andiamo al discorso: praticamente, Matteo aspettava, al Baglio, Biondo; mentre Francesco Geraci è venuto con un'Alfa, perché aveva un'Alfa 164, credo di colore bianca, perché era molto chiara, sì, credo bianca e dovrebbe essere targata Vicenza. Praticamente, siccome, precedentemente quest'auto era stata usata da Matteo per portarci delle armi, appunto, Matteo mi aveva fatto vedere l'intercapedine che aveva fra il bagagliaio posteriore e i sedili. Cioè, praticamente aveva un'intercapedine.
PUBBLICO MINISTERO: Un nascondiglio, vuol dire questo.
EX 210 Ferrante: Sì, un nascondiglio comandato separatamente, diciamo, da due pulsanti indipendenti uno dall'altro in modo che, anche se involontariamente se ne toccava uno, non si apriva, dovevano essere tutti e due aperti per, appunto, accedere a questo nascondiglio. Perché le... praticamente lì, a quanto pare, visto che aveva la gioielleria, ci nascondeva l'oro...
PUBBLICO MINISTERO: Questo, Geraci.
EX 210 Ferrante: Sì, Francesco Geraci aveva una gioielleria e nascondeva dell'oro. Quindi, era stata usata precedentemente, appunto, per portarci delle armi. Quindi, Francesco Geraci è venuto nelle case e in serra, dove io ero.
Assieme a me c'era Salvatore Biondo "il lungo" e mentre Salvatore Biondo "il corto" lo ha accompagnato, diciamo, dal Baglio, Biondo, sino alle Case Ferreri. Appena è arrivato nelle Case Ferreri, praticamente io gli ho consegnato questi due sacchetti contenenti due coppie di telecomandi. Erano, come ho detto poco fa, distinte... i sacchetti erano distinti e separati proprio per non immischiare la ricevente e la trasmittente.
Quindi, gli ho consegnato questi due sacchetti e un involucro - perché c'erano pure una diecina, dieci, otto, detonatori elettrici - glieli abbiamo consegnati e, praticamente, gli hanno portati via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei, nell'occasione, fisicamente, ha visto solo Geraci o ha visto anche Matteo?
EX 210 Ferrante: No, Matteo era nel Baglio, che è rimasto lì. Ma, l'ho visto anch'io a Matteo quando siamo ritornati, praticamente, perché poi gli abbiamo battuto la strada a Francesco Geraci.
Quindi, praticamente, io poi ho visto Matteo nel Baglio Biondo, che è prima...
PUBBLICO MINISTERO: Lei li ha visti ripartire... Scusi, scusi, prego.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dica, dica.
EX 210 Ferrante: Che è prima... no, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo dire, lei li ha visti poi ripartirsene anche questi due, oppure no?
EX 210 Ferrante: Non ricordo se li ho visti ripartire, ma è chiaro che dovevano andare via. Cioè, non ho visto materialmente poi come sono andati via. Non lo ricordo francamente questo.
PUBBLICO MINISTERO: La consegna proprio in senso fisico, materiale di questo materiale, quindi fu fatta al solo Geraci.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Inizialmente.
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente li consegnai in mano a Francesco Geraci che io, materialmente, ho visto che li ha nascosti in questo...
PUBBLICO MINISTERO: In questo nascondiglio.
EX 210 Ferrante: In questo nascondiglio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, nel consegnare questo materiale a Geraci, ebbe motivo, ebbe necessità di chiarirgli che cosa c'era dentro questo fagotto, questi fagotti, oppure non ci fu bisogno di nessun chiarimento perché Geraci sapeva quello che veniva a fare e lei sapeva quello che doveva fare?
EX 210 Ferrante: No. Allora, io consegnai quello che dovevo dare. Non ho dato nessuna spiegazione a Francesco Geraci, né tantomeno posso sapere se Francesco Geraci sapeva cosa doveva trasportare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'epoca di questo episodio, lei ha detto: si era già verificata la strage di via D'Amelio.
EX 210 Ferrante: Sì. E siccome si trattava nel periodo ancora estivo, quindi sarà stato o settembre o al massimo i primi di ottobre, perché ricordo che c'era ancora parecchio caldo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai saputo qualcosa circa la destinazione di questo materiale. Detonatori elettrici, vero ha detto?
EX 210 Ferrante: Sì. Erano praticamente dei detonatori...
PUBBLICO MINISTERO: E due...
EX 210 Ferrante: ... elettrici con i fili, tra l'altro, di colore, credo, sul celeste molto, molto chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. La destinazione di questo materiale, o meglio, la destinazione d'uso che doveva esserne fatta di questi detonatori e di questi telecomandi, lei ha mai avuto qualche dato concreto...
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... che ci aiuti a risolvere questo punto interrogativo oppure no?
EX 210 Ferrante: No. Mi dispiace lì non posso aiutarvi. Io ho soltanto fatto delle supposizioni, ma soltanto mie personali, di concreto non so per cosa dovevano materialmente servire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, comunque lei ha detto che fu Salvatore Biondino che le commissionò, per così dire, questo incarico di...
EX 210 Ferrante: Di consegna.
PUBBLICO MINISTERO: ... di consegna, bravo, grazie. Ecco, ma da Biondino o da altri...
EX 210 Ferrante: Come, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Da Biondino o da altri...
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha mai avuto qualche conoscenza, qualche dato concreto - parlo sempre di dati concreti - dai quali desumere che tipo di azioni delittuose si dovevano o si potevano compiere in quel periodo specificamente in Sicilia, con l'impiego di detonatori e telecomandi? Il che vuol dire con l'impiego di esplosivo.
EX 210 Ferrante: Guardi, a cosa servivano, chiaramente, lo sapevo perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo, questo.
EX 210 Ferrante: Però...
PUBBLICO MINISTERO: Io intendo dire, Ferrante, il tipo di azioni criminose, ecco. Si capisce che sono azioni criminose che si fanno con esplosivo, sennò non servono a nulla né il telecomando né i detonatori. Ma, il tipo, riferito all'obiettivo, agli obiettivi più in senso generale.
EX 210 Ferrante: Guardi, come obiettivi, francamente, si parlava, diciamo, di colpire dei politici. Ma, questo nel... diciamo, nei primi mesi del '92. Però mai la persona, cioè, non mi è stata indicata: 'va be', adesso si fa per tizio o per caio' o serviranno per altre cose. Queste erano state delle mie valutazioni e non credo che interessi.
Cioè, siccome si parlava, appunto di politici...
PUBBLICO MINISTERO: E la ragion per cui si dovevano... o perlomeno si pensava di compiere delle azioni contro esponenti politici, uomini comunque impegnati nella politica lei le ha potute comprendere? Qualcuno gliele ha illustrate?
EX 210 Ferrante: Cioè, praticamente dopo l'uccisione dell'onorevole Salvo Lima, praticamente Salvatore Biondino mi disse che adesso dovevamo un po'... Cioè, praticamente ognuno nella propria zona, quindi nel proprio mandamento, si doveva pulire i piedi; cioè, nel senso che doveva provvedere ad uccidere i politici con cui aveva avuto contatto, a che fare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, "pulirsi i piedi" cosa vorrebbe dire, togliersi i sassolini dalle scarpe o qualcosa di simile?
EX 210 Ferrante: Togliersi i sassolini dalle scarpe? Non so voi come usate. Da noi si dice pulirsi i piedi, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Togliersi una spina.
EX 210 Ferrante: Cioè nel senso... Esatto, sì. In sintesi è lo stesso discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, da quell'episodio di cui ha parlato proprio fino a un attimo fa, lei Geraci Francesco l'ha più visto?
EX 210 Ferrante: Geraci Francesco dopo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: No. Poi l'ho rivisto in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: In quale carcere?
EX 210 Ferrante: Nel carcere dell'Asinara. E credo a Bologna, ma quando non ero collaboratore.
PUBBLICO MINISTERO: E penso non fosse...
EX 210 Ferrante: Scusi, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ferrante: Poi eravamo a Palermo nello stesso carcere e praticamente il giorno prima che io avevo deciso di collaborare - anzi ancora prima di collaborare diciamo, di confessare i miei delitti, soltanto i miei delitti - eravamo nella stessa Sezione, nella cella accanto; ma non si poteva lì parlare per nessun motivo.
Da allora non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io infatti le volevo chiedere proprio questo: da quando lei ha iniziato - prima con la dissociazione e poi con la collaborazione - se aveva più avuto occasione di contatto con Francesco Geraci.
EX 210 Ferrante: No, assolutamente. Sono stato, io, per dieci mesi completamente isolato - va be', ormai è passato - e in condizioni, tra l'altro, molto peggiori del cosiddetto 41-bis; però, ripeto, ormai è passato. Quindi per dieci mesi sono stato completamente isolato. Ma Francesco Geraci non l'ho mai più rivisto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ferrante: Né a Francesco Geraci, né a tutti gli altri che ho menzionato sino ad ora.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha detto che questo Geraci era una sua conoscenza precedente e aveva ambientato questa conoscenza al Paradise Beach. Ho capito bene?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ferrante: Praticamente, a volte andavo a trovare a Matteo al Paradise Beach e lì, appunto, c'era Francesco Geraci... Francesco, poi, successivamente, ho saputo Geraci.
Poi c'era un altro ragazzo, Nanà, che aveva un rifornimento di benzina dell'Agip; poi un certo Totò, che era il nipote del consigliere della famiglia di Castelvetrano.
Comunque li ho conosciuti lì appunto in questo albergo, al Paradise Beach.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando delle persone che, per quanto poté constatare, erano vicine a Matteo.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Francesco, che solo successivamente apprese chiamarsi Geraci, questo Francesco si ricorda di che cosa si occupava, lì a Castelvetrano? Se aveva una qualche attività ufficiale, pubblica?
EX 210 Ferrante: Mah, poco fa ho detto che, siccome sapevo che Francesco Geraci aveva una gioielleria, almeno così mi diceva Matteo, proprio quando mi aveva fatto vedere quel nascondiglio nella macchina, mi diceva che quella vettura Francesco la usava quando andava a prendere l'oro nella zona di Vicenza, perché credo che la macchina fosse targata Vicenza o qualcosa del genere. Però, ripeto, non posso essere sicuro su questo, comunque non era targata né Trapani né Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Matteo era persona, quindi, che frequentava con una certa regolarità questo Paradise Beach? Che cos'è esattamente, è un villaggio turistico?
EX 210 Ferrante: Sì, praticamente è un villaggio turistico. Sì, lo frequentava sempre. Tra l'altro era anche fidanzato, diciamo fidanzato... va be', chiamiamo fidanzato, con una ragazza che lavorava alla ricezione in quell'albergo; una ragazza... che ricordo il nome della ragazza perché per noi è un po' inusuale chiamarsi Andrea una donna; era una ragazza austriaca. Aveva la stessa sua corporatura, molto magra, bionda, un po' bassina.
PUBBLICO MINISTERO: Lei...
EX 210 Ferrante: Al Paradise Beach, scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ferrante: ... può servire anche nel contesto. Al Paradise Beach, tant'è che Matteo lo frequentava, che una volta gli abbiamo dovuto fare un favore, tra virgolette; cioè i favori di Cosa Nostra.
Praticamente gli abbiamo ucciso un vicedirettore che lavorava in quell'albergo, perché questo vicedirettore lo voleva mandare via e lui è venuto a chiederci se potevamo ammazzarlo. Siccome, diciamo, aveva una sorella che abitava nel nostro mandamento - nella zona di Cardillo - quindi gli abbiamo fatto questo favore, diciamo. Praticamente gli abbiamo ammazzato questo vicedirettore dell'albergo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le ragioni di questo omicidio, per quello che sa lei, quindi qual erano?
EX 210 Ferrante: La ragione era semplicemente che non... cioè questo vicedirettore non lo vedeva di buon occhio perché, appunto, Matteo stava sempre in quell'albergo come ospite, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e il vicedirettore lei non si ricorda niente in termini di cognome?
EX 210 Ferrante: Credo che si chiamasse Gonzales. Era una persona magra, con gli occhiali, sempre spettinato. Aveva, mi pare, o una FIAT Uno o una Lancia Y 10...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha partecipato personalmente alla soppressione di questa persona?
EX 210 Ferrante: Non alla soppressione, all'omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Sì, ho partecipato anche a questo omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una richiesta specifica di Matteo, ha detto, questa qui?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ha detto: "gli abbiamo fatto un favore".
EX 210 Ferrante: Sì, è stato...
PUBBLICO MINISTERO: E "tra virgolette", ha precisato molto opportunamente.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo favore fu richiesto da Matteo direttamente? Se lei lo sa questo particolare.
EX 210 Ferrante: Sì, praticamente questo favore fu richiesto da Matteo. Perché, praticamente, io mi sono lamentato un po' con Salvatore Biondino: 'ma perché dobbiamo farlo lì, praticamente in mezzo alla gente, in mezzo alle ville, sempre noi?'.
Praticamente, se c'era da andare fuori, dovevamo andarci fuori noi, perché non eravamo conosciuti; quando dovevamo farlo nel nostro territorio, dovevamo farlo noi perché conoscevamo il territorio. Praticamente eravamo sempre noi che dovevamo fare gli omicidi.
Dice: 'dobbiamo fare una favore a Matteo e si deve fare'. Va be'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nell'occasione la disposizione a lei venne da Salvatore Biondino?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E l'esecuzione materiale, quindi, impegnò persone della sua famiglia o anche di altre famiglie.
EX 210 Ferrante: No, soltanto della nostra famiglia. Anzi, eravamo praticamente sempre i soliti, cioè ero io, Salvatore Biondino e Salvatore Biondo, "il corto", che eravamo praticamente lì sul posto.
Poi, le armi le abbiamo consegnate ad un'altra persona, ma non... che non aveva materialmente partecipato. Siamo stati praticamente in tre.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in che epoca avvenne questo fatto, se se lo ricorda, rispetto alla data del suo arresto, a risalire?
EX 210 Ferrante: Rispetto al mio arresto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, risalendo indietro...
EX 210 Ferrante: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: ... molto prima, l'anno precedente, nello stesso anno?
EX 210 Ferrante: No, credo che sia stato nel '91, '90-91. Ma scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ferrante: A volte io, sul serio, non riesco ad individuare per bene veramente quando è stato un omicidio perché non è stato né l'unico...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, me ne rendo conto.
EX 210 Ferrante: Quindi, sempre nello stesso luogo, sempre con le stesse persone, sempre...
PRESIDENTE: Beh, forse proprio le stesse persone... A farle.
EX 210 Ferrante: No, le stesse persone, fisicamente, a farli, non le stesse persone...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Ferrante: Comunque dovrebbe essere nel '91. Anche perché le dico questo? Perché io avevo il telefono cellulare e io credo che prima del '91 il telefono cellulare, prima del '90, il telefono cellulare non l'avevo. Quindi dovrebbe essere in quell'epoca, diciamo. Avevo l'Audi 80, quindi in quell'epoca.
PUBBLICO MINISTERO: L'omicidio, se ho capito bene, venne fatto per strada?
EX 210 Ferrante: Praticamente lui si è fermato davanti all'abitazione della sorella e lì si è ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome della via se lo ricorda?
EX 210 Ferrante: Via Costantino. Praticamente si trova, è in direzione... alla fine dell'autostrada di Punta Raisi, entrando nella zona di Palermo a circa due chilometri dalla fine dell'autostrada, sul lato destro; quindi direzione da Punta Raisi verso Palermo. Comunque è nella località Tommaso Natale. Perché via Costantino è divisa in due appunto dall'autostrada, è la zona lato monte.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei personalmente, lei Ferrante, questo posto, questo Paradise Beach, lo ha frequentato solo ed esclusivamente per ragioni di rapporti, incontri con Matteo o con altri; oppure lo ha frequentato anche a titolo privato, personale?
EX 210 Ferrante: Anche a titolo personale. Praticamente invitato da Matteo, ma sono stato, credo, due settimane lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha portato con sé la famiglia?
EX 210 Ferrante: Sì, con la famiglia, sì: mia moglie e i miei figli, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, torniamo un...
EX 210 Ferrante: Anche, mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Ferrante: Anche qualche volta il Salvatore Biondino è stato ospite in quell'albergo assieme alla moglie e ai figli, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tornando a questa ragazza di Matteo, questa Andrea, quindi, lei ne ha fatto la conoscenza personale?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le è capitato, che ne so, di stare a pranzo assieme, di trascorrere un dopocena a chiacchierare?
EX 210 Ferrante: Allora, praticamente diciamo che quando si andava lì al Paradise Beach, anche quando ero in compagnia di mia moglie, lei veniva al tavolo, stava lì. Ad esempio, quando mia moglie aveva di bisogno di andare dal parrucchiere era lei che l'accompagnava al paese, lì a Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi basta così, perché...
EX 210 Ferrante: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Mi basta così. Perché tanto i parrucchieri non ci interessano.
*EX 210 Ferrante: Poi... Appunto. Poi, praticamente, qualche volta sono venuti a Palermo e li abbiamo portati a cena in qualche ristorante; io, Salvatore Biondino con le rispettive mogli.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Non so, Presidente, vuol fare cinque minuti di sosta? Pensa di procedere ad oltranza fino al...
PRESIDENTE: Possiamo prevedere quanto tempo può durare ancora l'intervento del Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Altrettanto.
PRESIDENTE: Altrettanto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Quindi dovremo necessariamente tornare nel pomeriggio per le...
PUBBLICO MINISTERO: Beh, penso di sì.
PRESIDENTE: Benissimo, sospendiamo dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Per cortesia, ufficiale Giudiziario, mi vuol vedere se ci sono i difensori degli imputati, perché non ce ne abbiamo neanche l'ombra.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Bisogna che sospendiamo, perché non si trovano difensori. Probabilmente saranno usciti.
Riprendiamo appena possibile.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, Presidente.
Vorrei saper questo, Ferrante, a lei il cognome Lucchese dice qualcosa?
*EX 210 Ferrante: Come, Lucchese?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Sì, conosco un certo Peppuccio Lucchese, non so... Sì, il nome Lucchese mi dice qualcosa, ma è un nome anche piuttosto comune a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, vediamo la persona di Peppuccio Lucchese, quella alla quale sta facendo riferimento, in quale contesto lei la situa.
EX 210 Ferrante: Cioè, visto che parliamo di Cosa Nostra...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo.
EX 210 Ferrante: ... di Lucchese io mi riferisco a Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Peppuccio Lucchese era capomandamento di una zona, praticamente della zona di Ciaculli, Ciaculli Brancaccio. E' una zona che il, francamente, non conosco bene, non è ben definita nella mia conoscenza; comunque è di quella zona. Era capomandamento di quella zona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei...
EX 210 Ferrante: E' stato arrestato, credo, nel '90. Di questo ne sono a conoscenza perché lui era latitante a Pallavicino. Come ho detto poco fa, Pallavicino ricade nel nostro territorio, quindi nel nostro mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Questo signore era il capomandamento e faceva parte della famiglia di Ciaculli.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo mandamento, della storia di questo mandamento, prima che il capo ne fosse questo signor Lucchese, lei sa qualcosa?
EX 210 Ferrante: Guardi, io ho conosciuto anche il Puccio, però, all'epoca...
PUBBLICO MINISTERO: Puccio quale?, mi scusi.
EX 210 Ferrante: Puccio, Vincenzo Puccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Però allora non, diciamo che, dopo l'86 cominciarono realmente i rapporti ad avere... e già allora c'era Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E di questo signor Puccio Vincenzo, lei mi sa dare qualche altro elemento?
EX 210 Ferrante: No. Io ci ho avuto pochissimo a che fare; anzi, direi quasi niente.
Ripeto... Anzi, credo che già nell'85... perché credo che durante il sequestro del gioielliere Fiorentino - che ho anch'io partecipato per il sequestro del gioielliere Fiorentino - allora già Peppuccio Lucchese era la persona che si muoveva, perché anche lui ha partecipato a quel sequestro. Quindi già dall'85 sicuramente, perché credo che il sequestro sia stato attorno all'85, fine '84-85.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, da quest'ultima affermazione io apprendo che questo signor Lucchese ha partecipato al sequestro di questo gioielliere.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al quale, per altro, ha partecipato anche lei.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per caso lei ha partecipato ad altre azioni criminose assieme a questo signor Lucchese, o questa è l'unica?
EX 210 Ferrante: No. Ad esempio per l'omicidio, appunto... ricollegandoci al Puccio, proprio all'omicidio del fratello del Puccio, l'omicidio che è stato commesso nel cimitero dell'Acquasanta, lì ai Rotoli, c'era anche il Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è, quindi, un omicidio di un fratello di Puccio Vincenzo.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda le circostanze in cui fu ucciso Puccio Vincenzo? Le circostanze di luogo, dove avvenne questo omicidio?
EX 210 Ferrante: Sì, nel carcere.
PUBBLICO MINISTERO: E invece, quest'altro, il fratello fu ucciso...
EX 210 Ferrante: Il fratello è stato appunto nel cimitero, perché lui, il fratello, stava lavorando all'interno del cimitero dei Rotoli, all'Acquasanta a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Tra i due omicidi, quello in carcere e quello al cimitero, trascorse molto tempo?
EX 210 Ferrante: Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda qualche cosa?
EX 210 Ferrante: Sì, praticamente non ricordo, effettivamente, chi dei due, o Peppuccio Lucchese o Peppuccio Giuliano, andò a prendere il messaggio dell'avvenuta uccisione del Puccio.
Quindi, appena arrivò....
PUBBLICO MINISTERO: Avvenuta uccisione nel carcere.
EX 210 Ferrante: In carcere del Puccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Perché doveva dare un segnale dalla finestra. E quindi con la motocicletta è arrivato lì Enzo Galatolo e praticamente siamo partiti da lì per andare a fare quest'altro omicidio, appunto, del fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qui...
EX 210 Ferrante: E' stata praticamente una cosa simultanea, una cosa immediata.
PUBBLICO MINISTERO: Contemporanea.
EX 210 Ferrante: Contemporanea, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, questo signor Lucchese, lei ha detto è stato arrestato nel '90.
EX 210 Ferrante: Credo nel '90-91.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è al corrente di come sia stata poi la situazione del mandamento, successivamente all'arresto di questo signore?
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente, poi, è successo che per un breve periodo di tempo cominciò a venire il cugino di Peppuccio Lucchese, appunto Peppuccio Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Cominciò a venire, nel senso che era lui la persona che rappresentava quel mandamento.
In tutti gli appuntamenti che si svolgevano con Totò Riina o con Salvatore Biondino vedevo Peppuccio Giuliano.
Dopo, subito dopo, cominciò a venire Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci fu una staffetta, a quello che capisco, da questo Lucchese Giuseppe al cugino, e poi da quest'altro cugino, che lei indica con il nome di Peppuccio Giuliano, a Giuseppe Graviano.
EX 210 Ferrante: Sì, a Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei personalmente l'ha fatta la conoscenza di Giuseppe Graviano.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che...
EX 210 Ferrante: Sì, lo conosco personalmente, come ho detto... Ad esempio per la strage di Capaci ho riferito che anche lui ha partecipato, nel senso che ha portato... Ha partecipato soltanto, comunque, nella fase con cui ci ha fatto avere l'esplosivo. Soltanto in quella fase l'ho visto a Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Nella fase di preparazione, quindi.
EX 210 Ferrante: Sì, nella fase preparativa, sì. Quando, appunto, ha portato l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei Giuseppe Graviano ha avuto modo, quindi, di incontrarlo solo a partire da quando cominciò a venire alle riunioni e poi nella preparazione della strage di Capaci, o ha continuato a vederlo anche successivamente?
EX 210 Ferrante: Anche successivamente, ma anche precedentemente. Perché quando ci è stato il sequestro del gioielliere Fiorentino...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ferrante: ... io ricordo la presenza dei fratelli Graviano. Però, dopo quel sequestro non li ho più visti per parecchio tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Poi, praticamente è successo che ci siamo incontrati con Filippo Graviano nel carcere dell'Asinara, perché eravamo nella stessa cella, e abbiamo cominciato a parlare.
Io, francamente, non me lo ricordavo; lui invece parlava come se mi conosceva e sapeva tutto di me. Tutto, oddio, comunque che mi conosceva.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Dopo un po' di tempo...
PUBBLICO MINISTERO: Come conoscenza personale, diretta quindi.
EX 210 Ferrante: Sì. Come conoscenza personale, anche come conoscenza... cioè, sapeva chi ero, chi ero io.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Quindi, poi si parlò un po' di alcuni fatti che eravamo a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi un attimo se la fermo su questo punto.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poco fa, parlando del sequestro Fiorentino, invece che parlare al singolare di Graviano ha parlato al plurale; ha detto dei Graviano, cioè a dire?
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si riferisce a Giuseppe, è stato un errore suo di esposizione?
EX 210 Ferrante: No, no, dei Graviano perché io dei Graviano, cioè, adesso so che sono tre fratelli, ma io ne conosco soltanto due: Filippo e Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma allora quando poco fa, parlando del sequestro Fiorentino, lei ha adoprato il nome Graviano al plurale, perché lei ha detto: i Graviano...
EX 210 Ferrante: Sì, perché erano i fratelli Graviano. Però io, allora, cioè poi non li ho più visti e francamente adesso non potrei giurare, metterci la mano sul fuoco, se c'era qualche altro fratello oppure no.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se due erano, all'epoca del sequestro Fiorentino, ecco si identifica...
EX 210 Ferrante: No, scusi. Siccome c'erano delle altre persone, a parte i fratelli Graviano, perché c'era, appunto, Peppuccio Lucchese e qualche altra persona che non credo di avere più visto da allora...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ferrante: Perciò ho detto i fratelli Graviano. Perché, tra l'altro, so che per un breve periodo di tempo il sequestrato, appunto il gioielliere Fiorentino, è stato custodito da loro.
PUBBLICO MINISTERO: Però, comunque, quando lei parla dei fratelli con riferimento al sequestro Fiorentino, parla di Giuseppe e di chi?
EX 210 Ferrante: Guardi, come le ho detto poco fa...
PUBBLICO MINISTERO: E della persona che poi ha trovato in carcere all'Asinara?
EX 210 Ferrante: Si parlava dei fratelli Graviano, però adesso - ripeto - siccome sono tre i fratelli Graviano, io allora li ho visti e si parlava che dovevano essere i fratelli Graviano a conservare, cioè a tenere il gioielliere...
PUBBLICO MINISTERO: Sequestrato.
EX 210 Ferrante: ... sequestrato. Però adesso non potrei dire chi mancava o se erano tutti e tre i fratelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Ferrante: Questo, francamente... E' passato un po' di tempo e adesso non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Comunque...
EX 210 Ferrante: Non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: ... allora torniamo al carcere dell'Asinara.
Lei ha detto di essere stato detenuto nella stessa cella con Filippo Graviano.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora bisognerebbe mi facesse la cortesia di specificare la sezione, il numero della cella.
EX 210 Ferrante: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Se se lo ricorda.
EX 210 Ferrante: Dovrebbe essere I Sezione nella cella numero 12, quando l'ho conosciuto per la prima volta.
Poi, siccome si faceva un po' avanti e indietro, poi è successo qualche altra volta che siamo di nuovo nella stessa cella. Altre volte...
PUBBLICO MINISTERO: Sempre all'Asinara?
EX 210 Ferrante: Sempre all'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Altre volte nella stessa aria non sempre capitavamo assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi avete avuto, come dire, scambi di confidenze tra lei e Filippo Graviano? Di che argomenti avete parlato?
Lei, a quello che ho capito, poco fa diceva che Filippo sapeva di lei, in un certo senso. Sapeva chi era, chi non era...
EX 210 Ferrante: Sì, sapeva chi ero. Perché lui praticamente mi disse, dice: 'tu non ti ricordi, ma io so chi sei'.
Lui praticamente sapeva chi ero. Molto probabilmente, non lo so, gliene aveva parlato il fratello. Ma questa è una mia ipotesi. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'arrivo di Graviano, di Filippo all'Asinara, è successivo al suo arrivo, Ferrante, all'Asinara? O viceversa? Cioè dire: tra voi due, chi è che arrivò prima all'Asinara?
EX 210 Ferrante: No, io all'Asinara sono stato per più di cinque mesi, cinque mesi e mezzo, completamente isolato. Cioè, ero inquisito, praticamente. E quindi non avevo nessuna possibilità né di vedere TV, né di leggere giornali, né tantomeno di sapere chi c'era in quella struttura.
Quindi lui era ancora libero quando mi hanno arrestato, perché credo che sia stato arrestato successivamente...
PUBBLICO MINISTERO: A lei.
EX 210 Ferrante: Sì, a me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Ferrante: Difatti poi sicuramente ci siamo visti dopo... sicuramente dopo l'aprile del '94, perché io sino all'aprile del '94 ero, appunto come ho detto poco fa, isolato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e vi siete reciprocamente raccontati qualche cosa che avesse a che fare con le vostre esperienze nell'ambito di Cosa Nostra, oppure no?
EX 210 Ferrante: Sì, anche qualche accenno per quanto riguardava Cosa Nostra, ma anche altre... si parlava di tante altre cose.
Per esempio mi diceva che lui era stato arrestato credo a Milano, però già da Palermo se n'era andato proprio nel '93 dopo diciamo gli arresti, gli arresti nostri. Se n'era andato appunto da Palermo ed era, diciamo, nel Norditalia.
Però, così, non so effettivamente se se n'era andato dopo il mio arresto, o anche prima. Comunque mi diceva che aveva, era stato assieme al fratello e alle loro rispettive fidanzate qui nel Norditalia.
Mi parlava proprio di un appartamento, di un appartamento, di una villa che avevano avuto a Forte dei Marmi dove avevano frequentato anche Matteo con la sua ragazza, quindi Andrea.
Mi diceva appunto che cambiavano casa molto spesso. E subito dopo avere cambiato casa, dopo poco tempo, praticamente arrivava diciamo la DIA. E loro, per questo, cambiavano casa molto spesso.
Comunque dice che riuscivano ad eludere la DIA cambiando casa molto spesso. Mi parlava di un villino qui, al Forte dei Marmi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei se lo ricorda con certezza che da questa località...
EX 210 Ferrante: Io, francamente, non conosco questa località...
PUBBLICO MINISTERO: ... era il Forte dei Marmi?
EX 210 Ferrante: ... non la conosco. Ma mi parlava proprio di Forte dei Marmi.
Ecco, le dico pure perché si parlava di Forte dei Marmi, perché praticamente facevano alla televisione, mi pare, delle trasmissioni, credo su Italia-1, proprio del Forte dei Marmi o qualcosa del genere. Comunque si parlava proprio di Forte dei Marmi.
PUBBLICO MINISTERO: E lei capì per quale ragione Filippo Graviano, insieme al fratello e a questo Matteo,...
EX 210 Ferrante: Come, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Lei capì la ragione per la quale Filippo Graviano, col fratello, con Matteo, erano stati, come lei dice, qui al nord e tra l'altro al Forte dei Marmi?
Cioè dire: erano venuti in questo luogo per una qualche ragione particolare, per un qualche scopo particolare, oppure così, perché un posto valeva l'altro e quindi Forte dei Marmi era stato scelto casualmente?
EX 210 Ferrante: No, questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Essendo stato lei arrestato presso la fine del 1993, ecco, lei ha memoria degli attentati che si verificarono nei mesi precedenti a Firenze, a Roma, a Milano?
EX 210 Ferrante: Sì, ne ricordo... Sì, me lo ricordo perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questi episodi furono oggetto di conversazioni, o commenti, fatti con lei da parte di persone appartenenti a Cosa Nostra durante il periodo in cui si svolgevano, o anche successivamente?
EX 210 Ferrante: No. Guardi, io di notizie che riguardano proprio questi attentati non ne so nulla con certezza.
Tra l'altro io francamente pensavo che non era Cosa Nostra ad avere fatto questi attentati. Ma non ne avevo parlato con nessuno.
Cioè, generalmente non è che si commenta quello che successivamente si fa. Cioè, se si commenta, si commenta quando si deve fare l'operazione, ma successivamente poi si cerca di dimenticare. Cioè, raramente se ne parla.
Anzi, era una nostra abitudine non parlarne mai più.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei - se ho capito bene - vuol dire che o un fatto ci riguarda perché lo si deve compiere, oppure di regola non se ne parla.
EX 210 Ferrante: No, come regola non se ne parla. Almeno nelle nostre abitudini. Poi so che c'è stato qualcuno sempre che ha riferito.
Però, ripeto, normalmente noi non ne parlavamo affatto. Cioè, dopo avere fatto appunto l'operazione, poi neanche fra di noi se ne riparlava più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha mai saputo, ha mai avuto notizia che da parte delle persone di cui ha parlato oggi durante questo esame, fosse stata presa una qualche iniziativa che avesse a che fare - mi rendo conto che la domanda, in qualche modo, contiene un elemento della risposta, ma diversamente non posso fare. Penso che i difensori lo comprenderanno - che avesse a che fare con lettere da scrivere, fare arrivare, spedire in qualche modo a qualcuno?
EX 210 Ferrante: Mi scusi, parliamo di quali fatti?
PUBBLICO MINISTERO: No, se lei ha mai avuto notizia...
EX 210 Ferrante: Ma parliamo dei fatti per cui di questo processo, o in generale?
PUBBLICO MINISTERO: In generale.
PRESIDENTE: In generale.
EX 210 Ferrante: In generale, sì.
PRESIDENTE: Ha avuto a che fare con lettere da spedire?
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente negli anni precedenti, ma anni precedenti al periodo delle stragi.
Praticamente mi era stato detto di comprare una macchina da scrivere. Tra l'altro io me la sono fatta portare, questa macchina da scrivere, da un mio cugino che si chiama Biondo Vincenzo, che appunto riparava, era un aggiustatore di macchine da scrivere e di calcolatrici della Olivetti. E mi sono fatto portare proprio una macchina da scrivere da lui.
C'è stato un periodo che si battevano, si scrivevano delle lettere, diciamo un po' per depistare le indagini che si facevano diciamo allora a Palermo.
E queste lettere si spedivano a diversi giornali, tipo l'ANSA, o Giornale di Sicilia e altri giornali nazionali. Comunque distribuivamo un po' la posta in tutta... in diverse buche lettere sparse a Palermo.
Ma dopo quel, diciamo quel periodo, non ne abbiamo più scritte.
C'è stato solo un periodo in cui abbiamo usato appunto questa macchina da scrivere per mandare delle lettere per conoscenza alle varie, ai vari giornali.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto...
EX 210 Ferrante: Ma in epoca precedente alle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando delle stragi, quali? Quelle del '92, o quelle del '93?
EX 210 Ferrante: Eh, anche di quelle del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Anche di quelle del '92. Molto prima, Ferrante, rispetto a quelle...
EX 210 Ferrante: No, molto prima. Sicuramente anni prima. Non lo so, fine anni '80, comunque.
Cioè, fino alla fine anni '80, sì, si è usata diverse volte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei chi dette l'incarico di procurare questa macchina da scrivere? Se lo ricorda?
EX 210 Ferrante: No, chi effettivamente non... Chi mi diede incarico, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei comunque la procurò effettivamente, ha detto, una macchina da scrivere.
EX 210 Ferrante: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questa macchina da scrivere, poi, dov'è stata custodita?
EX 210 Ferrante: Mah, era custodita praticamente nella località Ferreri, casa Ferreri. Poi è stata, appunto, è stata bruciata e distrutta per evitare di risalire a chi aveva materialmente... appunto, quella macchina, distruggere quella macchina che aveva scritto quelle lettere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ha detto che queste lettere avevano lo scopo di depistare.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, depistare vuol dire appunto mandare fuori rotta qualcosa, rispetto a qualcos'altro; o qualcuno rispetto a qualcosa.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, si trattava di depistare le indagini di qualche cosa, o si trattava di fare depistaggi di tipo diverso?
EX 210 Ferrante: Si trattava di fare in ogni caso dei depistaggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma depistaggi di indagini?
EX 210 Ferrante: Credo proprio...
PUBBLICO MINISTERO: Accertamenti giudiziari, accertamenti di Polizia, in relazione a qualche cosa di concreto, di specifico. Perché sennò non riesco a capire bene il senso della sua risposta.
EX 210 Ferrante: Io effettivamente il motivo non me lo ricordo, perché allora si sono fatte queste lettere. Quindi non potrei essere molto preciso su questo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, a quello che capisco, direttamente non ne ha mai scritte di queste lettere.
EX 210 Ferrante: No, io personalmente no. Non le ho scritte. Io mi sono preoccupato a procurare la macchina da scrivere. Stavo lì anche per vedere, chiaramente perché siccome le lettere le batteva Salvatore Biondo, "il lungo", non essendo lui una persona molto veloce nel battere le lettere, appunto perché non era bravo a battere le lettere, doveva starci parecchio tempo. Quindi io controllavo eventualmente se veniva qualcuno... Anche perché lì è un po' aperto. Cioè, non è, non c'è un locale chiuso.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Insomma, non essendo un buon dattilografo, gli ci voleva molto tempo. Lei faceva un po' da...
EX 210 Ferrante: Da palo.
PUBBLICO MINISTERO: ... da palo, eccoci.
Quindi, non solo non le ha mai scritte, ma capisco che non le ha nemmeno mai lette, lei, di queste lettere che sono state mandate.
EX 210 Ferrante: No, lette no. Perché praticamente si stava molto attenti a chiuderle, non toccarle con le mani, e distribuirle un po' - come ho detto poco fa - in... Cioè, difatti si aspettava che non passasse qualcuno. Si prendeva la busta direttamente con i guanti e si imbucava.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo Salvatore "il lungo", l'incarico di scrivere poi di volta in volta una lettera in un modo o una lettera in un altro modo, chi è che glielo dava?
EX 210 Ferrante: Era Salvatore Biondino che diceva un po' quello che doveva scrivere.
Anche se materialmente erano praticamente dei fogli che gli dava Totò Riina. Erano delle disposizioni e dei fogli scritti che gli dava Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti volevo...
EX 210 Ferrante: Cioè, non era...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
EX 210 Ferrante: Non era una iniziativa di Salvatore Biondino, no.
PUBBLICO MINISTERO: Mi incuriosisce questo particolare: ma "il lungo" scriveva su un argomento che le era già stato indicato e poi l'italiano, la prosa, la metteva lui...
EX 210 Ferrante: No. No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... come gli veniva, oppure che ne so, copiava da un foglio dove c'era un manoscritto?
EX 210 Ferrante: Appunto. Non sviluppava lui un discorso su un argomento che gli era stato detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
EX 210 Ferrante: Lui si limitava a scrivere. E nella macchina da scrivere, appunto, il foglio che gli veniva dato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi gli arrivava un foglio da copiare, né più e né meno.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente.
EX 210 Ferrante: Sì, sostanzialmente sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche elemento in più a proposito di questo cugino di Lucchese Giuseppe che lei indica con il nome Giuliano Peppuccio, è in grado di fornirmelo?
Lei ha detto: è un cugino di Lucchese... Ecco, qualche cosa di più.
EX 210 Ferrante: So che era cugino di Peppuccio Lucchese. Ma qualcosa di più... Posso dirle che è detenuto, perché poi l'ho incontrato nel carcere di Termini Imerese. Ma, ripeto, non è che abbiamo avuto molto tempo a stare lì, diciamo a conoscerci. L'ho conosciuto soltanto nelle poche occasioni che è venuto diciamo dopo l'arresto di Peppuccio Lucchese. Poi non l'ho più visto.
Ripeto, l'ho rivisto poi da detenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Un'ultima domanda: lei ha menzionato prima la persona di Vincenzo Sinacori, ecco, e ha spiegato che questa persona era, apparteneva alla famiglia di Mazara del Vallo.
Ecco, a lei risulta qualche cosa circa azioni criminose alle quali abbia partecipato lo stesso Sinacori?
Azioni eventualmente commesse insieme. Non lo so, è una domanda proprio che faccio senza alcun riferimento di conoscenze dirette da parte mia.
EX 210 Ferrante: No, come azioni... sì, proprio come azioni delittuose, ad esempio, se ci riferiamo al discorso del sequestro Fiorentino.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, è un delitto anche questo.
EX 210 Ferrante: Sì, appunto. Difatti mi sono corretto, proprio per...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ferrante: Sì, anche lui praticamente quando questa persona, il gioielliere Fiorentino siamo andati a prenderlo proprio da Peppuccio Lucchese, quando le ho detto che c'erano anche i Graviano.
Poi praticamente lo abbiamo trasferito noi, noi come famiglia di San Lorenzo, quindi praticamente sempre i soliti, lo abbiamo portato a Mazara del Vallo.
Lì lo abbiamo consegnato appunto all'Enzo Sinacori. E c'era anche Andrea Gancitano e mastro Ciccio, quindi Francesco Messina.
Lo abbiamo consegnato lì ad una decina di chilometri prima dello svincolo di Mazara del Vallo.
E poi con Enzo Sinacori praticamente ci conosciamo da tantissimo tempo. Era la persona a cui io, quando non trovavo mastro Ciccio, mi rivolgevo per tutto quello che mi veniva detto.
Ad esempio, quando dovevo consegnare, non lo so, qualche messaggio poi dei soldi che arrivavano, soldi sempre del pizzo, che arrivavano, o di estorsioni, che arrivavano diciamo tramite noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, avevo detto che era l'ultima. Dimenticavo invece una domanda importante: successivamente all'arresto di Salvatore Biondino che come tutti sanno è, avviene unitamente all'arresto di Salvatore Riina. Ecco, chi è che prende il posto di Salvatore Biondino nel mandamento?
EX 210 Ferrante: Bene, a quel punto francamente io diciamo che volevo cogliere l'occasione per andarmene via dalla Sicilia, cosa che mi è stata purtroppo impedita in vari modi. Comunque è la persona che era un po' più esposta di me, era salvatore Biondo "il corto", che girava un po' più diciamo di me.
E naturalmente io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi successivamente all'arresto di Biondino Salvatore ha mantenuto contatti anche con soggetti esterni al suo mandamento, questo fino a quando poi non è stato arrestato, ovvero ha avuto contatti solo nell'ambito delle persone della sua famiglia?
EX 210 Ferrante: No, no, anche esternamente alla mia famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: E in concreto, quali sono le persone con le quali, durante quei mesi, ha continuato ad avere incontri?
EX 210 Ferrante: Ma in concreto, con diverse persone. Ma chi...
PUBBLICO MINISTERO: Io intendo riferirmi a persone che rappresentavano mandamenti, ovviamente.
EX 210 Ferrante: Sì, ad esempio con mastro Ciccio mi sono continuato a vedere; con Angelo La Barbera mi sono continuato a vedere. Mentre, ad esempio, con i fratelli Graviano, era Salvatore Biondo, "il corto", che si era, si vedeva appunto, era lui che si vedeva con Salvatore Biondo "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei no.
EX 210 Ferrante: No, io non mi sono visto, diciamo, nell'ultimo...
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Ferrante: Anche se ci è arrivato un messaggio. Perché il signor Bagarella aveva mandato un messaggio dicendo che voleva 200 milioni da consegnare alla moglie di Totò Riina, quindi alla sorella.
Questi soldi glieli abbiamo fatti avere, perché li aveva nascosti precedentemente Salvatore Biondino.
In quella occasione praticamente ci aveva, aveva detto a Salvatore Biondo "il corto", che dovevamo fargli al solito un altro favore.
Praticamente i fratelli Graviano, quindi Giuseppe e Filippo, e il signor Bagarella, ci avevano detto che si doveva uccidere un certo, un pittore che si chiamava Bronzini o Bronzino, qualcosa del genere.
Comunque abitava nel nostro territorio a San Lorenzo. Diciamo, a circa un centinaio di metri dalla chiesa di San Lorenzo.
Quindi era lui che teneva i contatti con altri.
Io tenevo i contatti con...
PUBBLICO MINISTERO: Lui... Scusi, scusi Ferrante.
EX 210 Ferrante: Sì, Salvatore Biondo "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per non correre il rischio mai di sbagliare.
Quindi, questa situazione, questa realtà, lei la conosce per quello che le riferì Salvatore Biondo "il corto".
EX 210 Ferrante: Sì, perché praticamente dovevamo cominciare...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei non ha avuto rapporti in questo periodo, se ho capito bene, con Graviano.
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo se li ha avuti mai con Bagarella, in questo periodo.
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco.
EX 210 Ferrante: Il Bagarella l'ho visto soltanto nella strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi un anno prima, un bel po' di tempo prima.
EX 210 Ferrante: Sì, difatti poi mi ha mandato i saluti e io gli ho chiesto: 'ma...', dice: 'non te lo ricordi Bagarella?'
Perché appunto, non avendo mai... Cioè, avendo avuto soltanto qualche rapporto così, non... Anche perché, siccome lì nella strage di Capaci lo chiamavano Luchino, quindi poi 'mi manda i saluti Bagarella', non riuscivo a collegare chi fosse il soggetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. In questo periodo - parlo sempre dell'epoca che va dall'arresto di Salvatore Biondino al suo arresto - lei ha avuto occasione di incontrarsi con Giovanni Brusca?
EX 210 Ferrante: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Bene. L'esame, per quanto mi riguarda, lo chiudo a questo punto, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente. Avvocato Ammannato, difensore delle vittime di parti civili.
Senta, a proposito del deposito a Malatacca, l'esplosivo a Malatacca, quando arrivò?
Chiaramente l'ultimo, quello che poi dopo lei ha detto di aver distrutto verso l'ottobre '93.
EX 210 Ferrante: Sì. Allora, quell'esplosivo, parte di quell'esplosivo, è arrivato diciamo nel periodo di quando c'è stato l'attentato al giudice Carlo Palermo. Difatti proveniva pure dalla stessa zona, proveniva dalla zona di Trapani.
E poi, altro esplosivo, era arrivato con delle altre armi. Comunque arrivava da più esplosivo. Ma l'esplosivo lo abbiamo praticamente sempre avuto a disposizione.
AVVOCATO Ammannato: Senta, che tipo di esplosivo era? Se lei lo sa.
EX 210 Ferrante: Allora, nel deposito c'era dei candelotti, dei candelotti di tipo gelatinato. E poi c'era dell'esplosivo al plastico, il Semtex.
AVVOCATO Ammannato: Lei era esperto di esplosivo?
EX 210 Ferrante: Come?
PRESIDENTE: E' esperto di esplosivo?
AVVOCATO Ammannato: Lei, era un esperto di esplosivo, o no?
EX 210 Ferrante: No, esperto no. Avevo visto...
AVVOCATO Ammannato: Nel suo mandamento chi era esperto in esplosivo, allora?
EX 210 Ferrante: Nel nostro mandamento praticamente chi aveva confezionato delle bombe, anche se non ci vuole una grande preparazione francamente, a confezionare delle bombe, perché le avevo viste confezionare da Pino Bufa.
Ripeto, poi le ho fatte, ne ho fatte qualcuno anch'io, a livello...
PRESIDENTE: Artigianale.
EX 210 Ferrante: ... artigianale. Ma non ci vuole una grossa conoscenza per fare esplodere l'esplosivo, appunto.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei conferma - ha detto stamattina, se ho capito bene - che poi nell'ottobre '93, ha distrutto centinaia di chili di esplosivo?
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, com'è che sapeva... Io chiaramente non lo saprei, cioè chi gliel'ha detto, come sapeva, come si fa a distruggerlo materialmente, ecco.
EX 210 Ferrante: Sì. E allora ne avevamo parlato con Pietro Rampulla durante la fase della preparazione per la Strage di Capaci.
Perché se eventualmente non si riusciva a commettere quel... cioè, se non si riusciva poi a fare quell'attentato, questo esplosivo era meglio che si sarebbe distrutto lì, diciamo sul posto.
Bastava, basta scioglierlo nell'acqua e praticamente va via. Anche perché diceva che era un forte fertilizzante. Quindi si sarebbe usato...
Comunque, basta scioglierlo nell'acqua e l'esplosivo...
AVVOCATO Ammannato: Senta, per quello che ne sa...
EX 210 Ferrante: ... si scioglie.
AVVOCATO Ammannato: ... la provenienza di questo esplosivo, da dove arrivava?
EX 210 Ferrante: Di quale esplosivo?
AVVOCATO Ammannato: Di questo che lei aveva lì a Malatacca?
EX 210 Ferrante: Allora, come ho detto poco fa, arrivava da diversi posti. Quello che avevamo in grandi quantità e che appunto abbiamo sciolto, che tra l'altro è lo stesso usato per il fallito attentato al giudice Falcone. E' lo stesso tipo. Lo stesso, praticamente la stessa quantità e qualità. Perché veniva tutto dalla, veniva dalla zona di Trapani. E nella zona di Trapani lì c'è una grande concentrazione di cave. Veniva da là.
Per quanto riguarda il Semtex, sapevo che era arrivato con i Kalashnikov diciamo dai paesi dell'Est. Però, come era... cioè, so dove è arrivato; ma chi materialmente e da dove era partito, cioè da quale posto era partito, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha detto stamani che nei primi mesi del '92 si dovevano colpire i politici. Così gli ha riferito Biondino Salvatore.
Ecco, lei sa cos'era successo in quei primi mesi del '92? Cioè, sa il perché si dovevano colpire i politici?
EX 210 Ferrante: Perché praticamente si dovevano colpire perché sino a quel momento ci avevano sempre... dice che ci avevano sempre preso in giro. Così l'avrebbero praticamente, finita di prenderci in giro dando appunto quella pulita, come diceva lui fra virgolette, "la pulita di piedi".
AVVOCATO Ammannato: Ma lei sa per esempio che nel gennaio '92 era stato emessa una sentenza diciamo, particolare su Cosa Nostra oppure no? Ne avete parlato?
EX 210 Ferrante: Ne abbiamo parlato, ma così...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può dire alla Corte...
EX 210 Ferrante: ... sommariamente.
AVVOCATO Ammannato: ... quale sentenza era?
EX 210 Ferrante: La sentenza del Maxiprocesso. Ma, io non so se con certezza si riferiva al discorso del Maxiprocesso. Perché in questi termini non ne abbiamo parlato. Quindi io non posso dire...
AVVOCATO Ammannato: E dopo il Salvatore Biondino o altri, le hanno parlato se in questa strategie gli obiettivi cambiarono? Successivamente, quindi, ai mesi del '92?
EX 210 Ferrante: No. Sino a quando era nel '92, noi ci siamo fermati appunto a quelle stragi. Poi basta. Non mi è stato detto altro.
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
EX 210 Ferrante: Prego.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande delle parti civili? Quanti sono i difensori che devono intervenire? Più o meno, per saperlo.
AVV. Cianferoni: Presidente, sono l'avvocato Cianferoni. Non penso molti, che saremo molti.
PRESIDENTE: Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Sono interve.. voglio dire, sono interventi lunghi? Perché dobbiamo tener conto del fatto che sono le una. Se è possibile finiamo presto, se non è possibile facciamo un intervallo. Ditecelo voi.
AVVOCATO Gramigni: No, l'intervallo credo che, per quanto mi riguarda...
PRESIDENTE: Non è necessario? Allora, avanti. Forza.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Io guardi ho solo pochissime cose. Signor Ferrante, buongiorno.
EX 210 Ferrante: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, una precisazione: lei ci ha detto di essere stato detenuto all'Asinara da prima in regime di isolamento, dopo il suo arresto. In un primo momento.
PRESIDENTE: Avvocato, un po' più forte potrebbe parlare, scusi?
AVVOCATO Gramigni: Sì, mi scusi.
PRESIDENTE: Scusi.
AVVOCATO Gramigni: Dicevo: lei ha subìto una detenzione in stato di isolamento all'Asinara nel suo primo periodo di detenzione.
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Mi può collocare la data nel quale questo isolamento cessa? Più o meno.
EX 210 Ferrante: Allora, sono stato arrestato e portato a Caltanissetta. Dopo meno di circa dieci giorni, sono stato trasferito a Spoleto. A Spoleto sono stato sino al 7 di gennaio, sempre isolato comunque. E dal 7 di gennaio sino al, credo, metà di aprile sono stato trasferito all'Asinara; e sono rimasto sempre all'Asinara, comunque sino al, credo alla metà di aprile ero in totale isolamento.
AVVOCATO Gramigni: Sì. E la prima persona che vede dopo l'isolamento, chi è stata?
EX 210 Ferrante: La prima...
AVVOCATO Gramigni: Il primo compagno di detenzione diciamo, che lei ha avuto dopo questo periodo di isolamento.
EX 210 Ferrante: Se vuole le faccio i nomi. Comunque si trattava di un certo Saverio Mammoliti...
AVVOCATO Gramigni: Sì.
EX 210 Ferrante: ... e di un ragazzo di Sciacca che è stato pochissimo tempo con noi. Aveva un nome un po' strano, non lo ricordo adesso il nome francamente.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, lei fino alle metà di aprile è in isolamento; successivamente a questo periodo di isolamento, condivide diciamo la detenzione con questo Mammoliti.
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: E più o meno per quanto si protrae questo periodo di detenzione con Mammoliti?
EX 210 Ferrante: Non lo so, sarà stato almeno due mesi.
AVVOCATO Gramigni: Almeno due mesi.
Ecco, quindi i rapporti che lei ci ha prima rappresentato con il signor Graviano, quando avvengono rispetto a questa data? Avvengono quindi dopo che lei è stato codetenuto insieme a Mammoliti?
EX 210 Ferrante: Credo proprio di sì.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, diciamo che vanno collocati successivamente ai due mesi in cui circa, in cui lei è rimasto in cella con questo signor Mammoliti. Dico bene?
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: E quindi lo possiamo collocare nel luglio-agosto del '94, più o meno. Da quello che capisco, quanto meno.
EX 210 Ferrante: No. Luglio-agosto... chiaramente non posso essere preciso sul...
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma non lo pretendo.
EX 210 Ferrante: ... ma dovrebbe essere in quel periodo lì.
AVVOCATO Gramigni: Comunque diciamo estate del '94.
EX 210 Ferrante: Sì, dovrebbe essere il periodo... sì.
AVVOCATO Gramigni: Facci un po' di conti rispetto a quello che mi ha detto lei. Lei ha detto: fino a metà di aprile, sono stato in isolamento. Dopo che c'è stato il periodo di isolamento, sono rimasto insieme a questo Mammoliti per circa due mesi. Quindi...
EX 210 Ferrante: Comunque, guardi che diciamo...
AVVOCATO Gramigni: No, no. Guardi che non c'è problema.
EX 210 Ferrante: Sì, sì. Volevo...
AVVOCATO Gramigni: E' una precisazione che volevo.
EX 210 Ferrante: Se dobbiamo precisare...
AVVOCATO Gramigni: Certo.
EX 210 Ferrante: ... e volevo dirle che anche sino al '95 e sino al '96 siamo stati, come ho detto poco fa, più volte nella stessa cella...
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
EX 210 Ferrante: ... e spesso nella stessa aria.
AVVOCATO Gramigni: Naturalmente. Questo l'aveva già detto.
EX 210 Ferrante: E non posso stabilire quando ho fatto un discorso piuttosto che un altro in quel periodo.
AVVOCATO Gramigni: Comunque a me interessava che il momento iniziale sia comunque da collocare dopo i due mesi in cui lei rimane codetenuto insieme al Mammoliti. Questo...
EX 210 Ferrante: Comunque, su questo ci saranno i fogli di detenzione che sono molto più...
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì. Certo, certo.
EX 210 Ferrante: ... attendibili.
AVVOCATO Gramigni: Senta, un'altra piccola cosa. Lei ha evocato sequestro Fiorentino. Se non ho capito male lei ha partecipato a questo sequestro Fiorentino nel senso che si è occupato di andare a prelevare questo ostaggio, questo sequestrato da certe persone e l'ha portato da certe altre.
Conferma questo, oppure è stata una mia errata percezione?
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Il suo ruolo, da quello che ho capito, che ci ha descritto prima, è stato quello di occuparsi di andare a prendere questo signor Fiorentino...
EX 210 Ferrante: No, il mio ruolo non è stato solo questo.
AVVOCATO Gramigni: Va be', comunque prima ci ha annotato questo di episodio.
EX 210 Ferrante: Sì, mi sono limitato, perché non credo che interessi alla Corte.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo, infatti.
EX 210 Ferrante: In questo processo.
AVVOCATO Gramigni: A me interessava solo capire se è in quella occasione che lei dice di aver visto i fratelli Graviano. Così ha detto.
EX 210 Ferrante: Sì, ma più che altro è stato il Filippo Graviano che mi ha fatto ricordare che noi ci eravamo precedentemente visti.
AVVOCATO Gramigni: In questa occasione.
EX 210 Ferrante: Siccome... mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: Prego.
EX 210 Ferrante: Siccome i fratelli Graviano avevano un allevamento di suini e il Fiorentino sapevo che era stato sequestrato e... No sequestrato, sapevo che era tenuto in un allevamento appunto di suini, è chiaro che erano loro.
AVVOCATO Gramigni: Ah, quindi lei lega il nome dei Graviano ai...
EX 210 Ferrante: Sì, allora, perché come lei ho detto, c'era i Graviano, c'era il Peppuccio Lucchese, erano loro che... e qualche altra persona che non ho comunque più rivisto da allora. Quindi non saprei indicarle altri nomi.
AVVOCATO Gramigni: Comunque lei dice: 'sapevo che c'era questo allevamento di suini, quindi coinvo... attribuisco ai Graviano certe condotte nel sequestro Fiorentino perché so che loro avevano questo allevamento di suini'.
EX 210 Ferrante: No, non ho detto questo qui.
AVVOCATO Gramigni: Avevo capito così, comunque...
PRESIDENTE: Lo dica meglio, più chiaro.
EX 210 Ferrante: E allora, i fratelli Graviano, Filippo mi dice: 'noi ci conosciamo da tanto tempo'. Quindi quando c'è stato il discorso che noi ci conoscevamo da tanto tempo e lui mi comincia a parlare dell'allevamento di maiali che avevano, siccome il Fiorentino lo abbiamo preso nelle vicinanze appunto di una porcilaia, ho capito che si riferiva anche a quell'episodio.
AVVOCATO Gramigni: Bene. La ringrazio.
Senta, lei prima, a domanda del Pubblico Ministero, ha riferito di essere stato molto in contatto diciamo con un certo, con il signor Biondino Salvatore. Ed è stato in contatto anche, immagino, nel corso del '92 con il Biondino Salvatore?
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Con riferimento ai fatti del '92, in cui lei si è attribuito un ruolo, le venne messo a parte di quello che succedeva dal Biondino, oppure no?
EX 210 Ferrante: Mi faccia capire scusi. Venne messo a?
AVVOCATO Gramigni: A parte, quindi venne messo a conoscenza di quello che lei si apprestava a commettere, oppure no?
EX 210 Ferrante: Ma di quali fatti...
AVVOCATO Gramigni: Dei fatti...
EX 210 Ferrante: Di quale fatto specifico parla?
AVVOCATO Gramigni: Io le sto parlando di fatti del '92 di cui lei ci ha...
PRESIDENTE: Lei ci ha parlato di diversi fatti molto gravi ai quali ha preso parte.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere, posto che Biondino era il rappresentante della famiglia, del mandamento...
EX 210 Ferrante: Sostituiva.
PRESIDENTE: Sostituiva, va bene. Di fatto era...
Le preannunciava: 'ora dobbiamo fare la tal cosa e poi...'
EX 210 Ferrante: Quando si doveva commettere, sì.
PRESIDENTE: Ma a distanza di ore, di giorni, o anche di mesi?
EX 210 Ferrante: No, quando si doveva cominciare a preparare per fare diceva...
PRESIDENTE: A preparare. Allora gliene parlava.
EX 210 Ferrante: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Io non ho altro da chiedere signor Presidente. Grazie, buongiorno.
PRESIDENTE: A chi tocca?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta, le chiedo signor Ferrante, stamattina lei ha detto di essere affiliato all'associazione denominata Cosa Nostra.
EX 210 Ferrante: Sono stato, non che sono.
AVV. Cianferoni: Sì, di essere stato, sì. Affiliato all'associazione.
Quindi per lei il termine affiliato implica fare parte, vuol dire associato per lei?
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Ha anche detto: 'sono stato combinato con la santina', eccetera.
AVV. Cianferoni: Sì. No, questo chiedo, signor Presidente, perché nel corso del dibattimento invece altro dichiarante ha specificato come...
PRESIDENTE: Che c'era una differenza notevole.
AVV. Cianferoni: ... dovesse intendersi affiliato...
PRESIDENTE: Affiliato e combinato.
AVV. Cianferoni: Ecco, una persona vicina e non una persona facente parte.
EX 210 Ferrante: Altro dichiarante?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Ferrante: Mi faccia capire qual è...
AVV. Cianferoni: Le spiego se la parola...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi. Possiamo, prima di ripetergli la sua domanda, chiedergli qualche cosa di più dettagliato.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: A lei risulta che, a parte i soldati o uomini d'onore combinati, siano stati operanti, vicino a Cosa Nostra e quindi usati anche da uomini d'onore altri essere umani, uomini? Che non erano uomini d'onore ma che fiancheggiavano l'opera di Cosa Nostra?
EX 210 Ferrante: Sì, ne ho fatto un esempio stamattina parlando di Giuseppe Biondo. Ho detto che ha fatto i telecomandi, ma non era un uomo d'onore.
PRESIDENTE: Ho capito. In questo caso...
EX 210 Ferrante: Ci sono avvicinati che fanno parte diciamo... ci sono avvicinati molto vicino a Cosa Nostra...
PRESIDENTE: Molto vicini...
EX 210 Ferrante: ... ma non sono materialmente combinati, cioè uomini d'onore.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ora vorrei precisare, il senso della domanda mia però era leggermente diverso. Cioè, posto che - le dico anche la fonte di queste dichiarazioni - Drago Giovanni ha dichiarato in questo dibattimento che affiliato deve intendersi una persona vicina, ma non una persona associata; io chiedo a lei se invece oggi conferma che affiliato è un associato?
EX 210 Ferrante: Guardi, le dichiarazioni di altri non...
PRESIDENTE: E' questione probabilmente di uso di un termine o di un altro.
AVV. Cianferoni: Più di un termine o di un altro. Su questo punto la Corte ha ben presente come il Pubblico Ministero sia insolito insistere con molta dovizia di particolari.
PRESIDENTE: Sì, sì, certo. Ma non è stato poi solo Drago Giovanni a fare questa differenza, ce ne sono stati diversi.
AVV. Cianferoni: Però nei tempi più recenti, ecco, mi veniva in mente...
PRESIDENTE: Certo.
EX 210 Ferrante: Allora, io lo esprimo in questo modo. La persona che è combinata è quello che è vicino, così togliamo...
PRESIDENTE: Sono due cose diverse.
EX 210 Ferrante: Sono chiaramente due cose diverse.
PRESIDENTE: Cioè, possono fare anche la stessa cosa.
EX 210 Ferrante: Chi è vicino, chi è avvicinato.
PRESIDENTE: Possono fare anche la stessa cosa, ma uno è uomo d'onore e l'altro è un avvicinato.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Lei non lo chiama affiliato, lo chiama avvicinato.
EX 210 Ferrante: Avvicinato.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: A proposito, appunto, dei rapporti con soggetti terzi rispetto all'associazione, diciamo così, cioè con soggetti non facenti parte, lei è a conoscenza di una modalità di rapporto per esempio tesa a mettergli a parte di ciò che era? Mi pare... Questa domanda prende spunto proprio da quell'episodio che lei ha raccontato dei telecomandi.
Cioè, si specificava il motivo di una certa azione, oppure no?
EX 210 Ferrante: No, noi non... Così stiamo parlando in generale.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Ferrante: Io ho parlato di un fatto...
PRESIDENTE: No, ma l'avvocato non ha parlato in generale, ha cercato di dare un esempio preciso per vedere se poi in generale lei ci può dare una risposta.
In quel caso, lei ha detto, che la persona incaricata di preparare i telecomandi non era un associato, non era un uomo d'onore, era un avvicinato.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: E allora le ha detto... Ora la ricorda la domanda dell'avvocato?
EX 210 Ferrante: No, se la può...
PRESIDENTE: Se veniva informato di che cosa servivano queste cose, o no?
EX 210 Ferrante: No.
PRESIDENTE: No.
EX 210 Ferrante: Ne ho parlato stamattina: in quel caso, per quel caso non doveva essere necessariamente informato, anzi non...
PRESIDENTE: Di solito non doveva saperlo.
EX 210 Ferrante: Non doveva saperlo.
PRESIDENTE: A meno che non fosse strettamente indispensabile per il compimento della sua opera, si deve intendere, vero?
EX 210 Ferrante: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, io da ciò arguisco che, cioè capisco, che quello che non era partecipe poteva essere usato una volta tanto, per fargli fare per l'appunto una commissione, in questo caso dei telecomandi? Perché se poi la persona veniva usata tante volte poteva accadere che alla fine quello delle domande se le ponesse.
Cioè, la domanda stretta è questa: mi conferma perciò che chi non era facente parte poteva essere usato una volta tanto, ma non continuativamente?
EX 210 Ferrante: Sì, è chiaro.
AVV. Cianferoni: E' così?
EX 210 Ferrante: Poteva, non 'è così'. Poteva.
PRESIDENTE: Cioè, poteva nel senso che una volta poteva essere usato, ma poi anche altre volte?
EX 210 Ferrante: Poteva anche essere successivamente...
PRESIDENTE: A seconda delle necessità.
EX 210 Ferrante: Ci sono stati alcuni casi, che io sono a conoscenza, di persone che non sono combinate, cioè che non sono praticamente uomini d'onore, ma sono stato utilizzati per diversi anni per cose pure abbastanza gravi.
Chiaramente tutto sta poi a chi si prende la responsabilità, cioè chi glielo manda. Questa è una cosa poi il personale, chi glielo manda si prende la responsabilità personale anche per la persona che non è formalmente combinato.
PRESIDENTE: Organico diciamo.
EX 210 Ferrante: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Non insisto più su questo argomento dopo questa domanda. Lei ha ricordo, ci ha detto, di esempi di persone usate per anni. Però la mia domanda verte su un periodo di tempo ristretto. Cioè, le faccio questo esempio e non le chiedo un parere ma per quello che è di fatti di sua diretta conoscenza.
Se a quel signore, del quale in questo momento mi pare di ricordare il nome, Vincenzo Biondo, non so se sbaglio.
EX 210 Ferrante: Giuseppe.
AVV. Cianferoni: Giuseppe. Fosse stato chiesto nel giro di un mese di fare per tre volte i telecomandi, che cosa sarebbe successo? Ci sono episodi in questo senso, oppure no?
EX 210 Ferrante: Forse qui stiamo andando nel campo delle ipotesi. Se vuole che io faccia anch'io delle ipotesi.
AVV. Cianferoni: Sì, appunto, ma io le ho chiesto: ci sono episodi in questo senso, oppure no. Non è un'ipotesi.
PRESIDENTE: L'avvocato non vuol sapere se l'ipotesi c'è. Si è verificato qualcosa del genere?
EX 210 Ferrante: Ma se ho detto un attimo fa che per anni è stato utilizzato e continua a essere utilizzato qualcuno che non è combinato, ciò significa che per diverse volte può essere...
PRESIDENTE: Andiamo avanti, avvocato.
EX 210 Ferrante: Più volte può essere...
AVV. Cianferoni: Va bene, a me interessava la frequenza. Ha capito signor Ferrante? Ma vedo che non ci intendiamo.
Senta, a proposito di quelli che si rammentano come fatti eclatanti, lei può dirci come viene deciso - nell'ambito, che so, di una famiglia, di un mandamento - un fatto eclatante?
EX 210 Ferrante: Allora...
AVV. Cianferoni: Cioè, si deve commettere per esempio un omicidio. Che cosa avviene? Se ne parla, si discute. Lei ha detto prima, dice: 'si discute prima, mai dopo'. E questo lei l'ha già detto, io non insisto. Ora io le chiedo per l'appunto come fa uno a essere messo a parte di un fatto eclatante?
EX 210 Ferrante: Come fa ad essere messo?
AVV. Cianferoni: Messo a parte.
PRESIDENTE: A parte, cioè essere reso consapevole che bisogna fare una certa azione molto pesante.
EX 210 Ferrante: Nel caso... Cioè, innanzitutto credo che l'avvocato voleva sapere chi lo decide.
PRESIDENTE: Eh, questo può anche saperlo.
EX 210 Ferrante: Perché chi lo decide, per un fatto eclatante, non la singola persona ma è la Commissione che stabilisce...
PRESIDENTE: Deve prendere...
EX 210 Ferrante: Sì. Prende questa decisione.
Poi per il fatto, ripeto, singolo... cioè, a me poi veniva detto dalla persona delegata quindi, ad esempio, da Salvatore Biondino. Non mi veniva comunicato da altri, quindi non mi veniva comunicato da Totò Riina, ma da Salvatore Biondino, quando si doveva commettere appunto un fatto.
PRESIDENTE: Per esempio, lei ha detto di aver partecipato alla preparazione della strage di Capaci.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Chi le disse: 'dobbiamo fare una cosa di questo genere?'
EX 210 Ferrante: Salvatore Biondino.
AVV. Cianferoni: Senta, per quanto è a sua conoscenza, questo signore che si è rammentato prima, credo fosse lui, Francesco Geraci era, è uomo d'onore, oppure no?
EX 210 Ferrante: Guardi, devo essere sincero, su questo ho qualche dubbio se è materialmente combinato. Veramente una volta avevo detto...
PRESIDENTE: Le è mai stato presentato con la presentazione formale?
EX 210 Ferrante: No. No, però rico... però era una persona molto vicina al Matteo Messina Denaro. Però non mi ricordo francamente se me lo abbia presentato ritualmente, cioè come "la stessa cosa".
PRESIDENTE: Non lo può né affermare, né...
EX 210 Ferrante: No.
AVV. Cianferoni: Senta, un'ultima cosa che fa capo per l'appunto al suo interrogatorio del 6 settembre del '96, con il Pubblico Ministero di Firenze e quello di Palermo. Leggo nello stesso atto che il Pubblico Ministero faceva presente come l'interrogatorio si svolgesse dopo che il Pubblico Ministero di Palermo aveva rappresentato che Ferrante avrebbe potuto riferire fatti rilevanti nell'ambito del predetto procedimento, cioè nel procedimento che ci occupa oggi, di fronte a questa Corte.
Allora, siccome io ho soltanto l'atto che le ho detto ora, quello fatto con il P.M. di Firenze, le chiedo: ma di che cosa poteva lei... ricorda oggi di aver parlato col Pubblico Ministero di Palermo, che potesse poi interessare il Pubblico Ministero di Firenze. Le è stata fatta poi questa domanda? Non so se ho capito.
EX 210 Ferrante: No, non credo di... dare una risposta a questo...
PRESIDENTE: Vediamo se guardando ci riusciamo a capirci. L'avvocato ha dato atto...
EX 210 Ferrante: Se io...
PRESIDENTE: ... di avere appreso dall'interrogatorio che ha reso al P.M. di Firenze il 06/09/96, che è stato interrogato dal Pubblico Ministero di questa città. Perché in un atto precedente, reso a un altro Pubblico Ministero, io adesso non so bene se era...
EX 210 Ferrante: Palermo.
PRESIDENTE: Palermo. Sembra - perché io non lo conosco questo atto - che si dica che lei potrebbe rendere dichiarazioni utili al Pubblico Ministero che procedeva per questo processo di stragi.
L'avvocato vuol sapere poi, siccome nel contesto di quello che lei ha detto al nostro Pubblico Ministero, il famoso 06/09/96, non sembra che siano state fornite da lei notizie che riguardavano le stragi, una domanda: 'sa qualcosa su queste stragi', le è stata fatta? Lei ha risposto?
EX 210 Ferrante: Io ho risposto materialmente chi ha fatto le stragi, ho sempre detto come oggi: non so chi le abbia fatte. Siccome, parlando... ci tengo a precisare comunque che io chiaramente non ricordo quale interrogatorio è perché ne ho fatti...
PRESIDENTE: Ne ho fatti tanti, certo, lo capisco.
EX 210 Ferrante: ... parecchi, anche in quei giorni, specialmente in quei mesi. Quindi non posso ricordare qual è. Ma sicuramente sarà stato... perché ho parlato di Francesco Geraci, e della consegna di questi due telecomandi.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Ferrante: Però questo, ripeto, non posso essere...
AVV. Cianferoni: Ecco, pongo a conoscenza della Corte la seguente circostanza, che poi risulterà anche dal verbale. L'interrogatorio avviene in quel di Sollicciano, quindi la Casa Circondariale di Firenze, dove si trovavano, par di capire, già i dottori Natoli e Fici di Palermo.
Si legge nella trascrizione che:
"L'interrogatorio avviene all'improvviso" - leggo dalle parole del Pubblico Ministero dottor Nicolosi - "all'improvviso, nel senso che i colleghi Natoli e Fici mi hanno avvertito che lei poteva rendere dichiarazioni che potevano avere un qualche rilievo nell'ambito delle indagini che noi a Firenze conduciamo sui fatti di strage del '93 e poi su quelle del '94".
Quindi mi pare che l'interrogatorio fosse in corso, nel senso che...
PRESIDENTE: Se lo ricorda questo?
EX 210 Ferrante: Guardi, lo chieda al dottor Natoli e al dottor Nicolosi. Io...
AVVOCATO Falzone: Mi scusi. L'avvocato Falzone, mi dà la parola un attimo?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Falzone: Non mi pare che sia corretto questo modo di procedere. Nel senso che il contenuto di questo verbale può avere ingresso legittimamente oggi solo attraverso lo strumento della contestazione. Quindi la lettura, o comunque il dare atto dell'attività svolta in quella sede dal Pubblico Ministero, non mi pare che sia una strada praticabile...
PRESIDENTE: Mi scusi un momento, io dovevo essere informato. Stiamo parlando della parte iniziale dell'interrogatorio 06/09/96?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Se posso avere la parola, vorrei anche rispondere.
PRESIDENTE: Certo, certo.
AVV. Cianferoni: Ecco, in questo senso, non mi sentivo di farlo prima perché non è la prima collega che difende un collaboratore ex 210 e chiede di avere la parola. A me non pare che possa avere "a veritioris" in senso di rispetto della legittimità della norma che l'ordinamento giudiziario conferisce al Pubblico Ministero, un avvocato che difende tecnicamente, del tutto funzionalmente a un atto solo del processo, una persona che col processo nulla ha a che fare. Questa è una premessa generale.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, se è necessaria la presenza di un...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi. Se è necessaria la presenza...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, non ho detto a nessuno dei due che avete la parola.
Avvocato, lei ha parlato, l'avvocato ha risposto e alla obiezione...
AVV. Cianferoni: Volevo finire però. Cioè, questa era la premessa. La risposta si conclude dicendo che appunto io, per dare informazioni alla Corte, stavo leggendo per l'appunto una premessa, sono parole del Pubblico Ministero dottor Nicolosi, che essendo in aula può anche dire da sé come stanno le cose.
PRESIDENTE: Ho capito. Premessa dell'atto 06/09/96.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Allora, avvocato, prima di tutto le faccio presente che, laddove il Codice, il Legislatore, chiamiamolo come... prevede che nell'esame di un imputato ex 210 sia presente un difensore, non è semplicemente perché abbiamo voglia di fargli fare un viaggetto da dove sta e farlo venire qui e vedere fra l'altro che è una bella signora e ci fa piacere, perché di solito vediamo solo degli uomini, ma non sono poi tanto così avvenenti ai nostri occhi come la signora.
La cosa evidentemente ha anche un contenuto sostanziale.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: E di conseguenza il diritto di intervenire mi pare che non gli si può negare.
In concreto però devo aggiungere che l'osservazione del difensore che ha posto questa domanda in relazione a un brano che noi non conosciamo - perché voi sapete che non lo possiamo conoscere - di un atto tuttavia che viene menzionato nella lista testimoniale, laddove si parla di questo signor Ferrante Giovan Battista, sentito a Firenze il 06/09/96, mi pare del tutto legittima.
Che si usi la parola contestazione, o non si usa, è una questione di liturgia. C'è chi usa la liturgia ferrea dell'ortodossia più elementare e lessicale e chi la usa sostanzialmente. Ma mi pare che non sia strettamente indispensabile, perché l'intervento abbia efficacia, di chiamarsi un atto, legittimamente conosciuto dalla difesa, per poter contestare in sostanza qualche cosa.
La cosa che lei domandava a questo punto mi è sfuggita.
AVV. Cianferoni: Era, premesso che l'interrogatorio si apre con questa impostazione data dal Pubblico Ministero di Firenze, che rappresenta di avere appreso dai colleghi...
PRESIDENTE: Ho cercato di spiegargliela...
AVV. Cianferoni: Ecco, chiedevo...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Qui si vuol sapere: questo fatto, che il Pubblico Ministero di Firenze, che è qui in aula, eventualmente potrà dirci anche la sua opinione - non come teste, semplicemente come requirente che però era anche in quel momento inquirente - se e che cosa aveva fatto sì che un certo atto che veniva svolto davanti ai Pubblici Ministeri di Palermo, viene interrotto, viene chiamato il P.M. di Firenze perché si trova lì nella stessa città, l'interrogatorio avviene qui a Sollicciano, perché sembra che lei sia in grado di dare informazioni che riguardano questo processo.
In realtà sembra - perché noi come al solito non sappiamo nulla, andiamo a inventarci qualche cosa, o ad arguire, che lei poi in realtà non abbia detto granché.
E lei ha detto: probabilmente perché io ad un certo punto ho parlato della storia dei due telecomandi, dei detonatori, eccetera, di quel... come si chiama? L'avvicinato, come si chiamava?
EX 210 Ferrante: Biondo Giuseppe.
PRESIDENTE: Biondo...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, no, scusate.
EX 210 Ferrante: Francesco Geraci.
PRESIDENTE: Parliamo di Geraci.
EX 210 Ferrante: Di Geraci.
PRESIDENTE: Ecco. Nonché dei suoi rapporti con Matteo Messina Denaro.
EX 210 Ferrante: Sì.
PRESIDENTE: Avvocato, questa è stata la risposta dell'esaminato.
AVV. Cianferoni: Certo. Però, alla luce di questa risposta, io vorrei contestare al Geraci un altro passo dell'interrogatorio.
Al... Chiedo scusa, al Ferrante, un altro passo dell'interrogatorio. Cioè quello dove lui dà, dove il dichiarante odierno dà una indicazione su, l'ha chiamata supposizione, stamattina. Quindi ci si potrà insistere il tempo di una sola domanda.
Vorrei leggerle quello che lei ebbe a dire.
Ora vorrei soltanto dieci secondi per trovare il passo. Perché io ricordo, da...
PRESIDENTE: Ce lo legga, avvocato, ce lo legga.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Facciamo più presto.
AVV. Cianferoni: Che su questo punto la risposta cominciava così. Fine della sospensione, ora la troviamo.
PRESIDENTE: Avvocato, ha altre domande? Perché io...
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Io le facevo una proposta.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Perché probabilmente, se le diamo tempo, la trova più agevolmente.
AVV. Cianferoni: No, perché vede, stamani... Eccola, trovata.
PRESIDENTE: Oh, ecco.
AVV. Cianferoni: Era venuta sempre in mano...
PRESIDENTE: Sennò le dicevo: passi la parola ad un altro, poi se lo cerca ed interviene dopo.
AVV. Cianferoni: Ecco, io direi di leggere l'intera pagina, perché credo sia molto interessante.
PRESIDENTE: Basta non sia troppo lunga, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, no. Si parlava... Ecco, siamo a chiusura dell'interrogatorio.
Per l'appunto il Pubblico Ministero si rivolge alla, credo alla stessa collega oggi presente:
"Avvocatessa, possiamo chiudere?"
Risponde l'avvocatessa:
"Possiamo chiudere".
Fa il Pubblico Ministero:
"Ferrante, ha qualcosa in relazione a questi fatti da..."
Ferrante: "No".
Il P.M.: "... da aggiungere qualche altro ricordo, Ferrante? Eventualmente si ritiene insomma, casomai di..."
Ferrante: "Sì".
P.M.: "... di ritornare".
Ferrante fa: "Eventualmente prenderò degli appunti e poi la prossima volta..."
P.M.: "Comunque conferma che su questi attentati del '93 lei non ha appreso alcuna notizia".
Ferrante: "No, no, direttamente no".
"Indirettamente?"
Ed ecco che la risposta che mi incuriosiva. Il Ferrante dice:
"Anzi, anzi, credevo, credevo... credevo che questi chiaramente detonatori e telecomandi potessero servire per degli attentati che si dovevano fare nella zona di Trapani".
P.M.: "Bene"
"Anche perché, quando c'è stato l'omicidio dell'onorevole Lima, parlando con Salvatore Biondino, gli ho chiesto il perché".
E qui, per farla breve, c'è il discorso del pulirsi i piedi.
Se il P.M. me ne dà atto, lo salto. Vado dopo e dice Ferrante Giovan Battista:
"Io ho collocato questi due telecomandi ad un uso..."
Interviene il P.M. di Palermo, P.M. Pici:
"Locale".
Ferrante Giovan Battista: "Locale".
Ecco, P.M. Nicolosi:
"Ecco, lei però sostanzialmente non sa che uso poi effettivo ne è stato fatto".
Ecco, questa è la circolarità dell'episodio.
Su questo episodio che cosa può dire il Ferrante?
*EX 210 Ferrante: Quello che ho detto stamattina.
AVV. Cianferoni: Conferma quello che ha detto stamattina.
Io la ringrazio e non ho altre domande.
PRESIDENTE: Chi deve intervenire? Nessun altro? Proprio sicuri?
Uh, che festa! Allora, giacché facciamo una cosa veloce, vi do lettura dell'ordinanza con la quale abbiamo, in qualche maniera, pensato e ritenuto di disciplinare quella produzione di atti ex 238 che era stata in qualche maniera sollecitata dal Pubblico Ministero, ma mi pare anche dai difensori.
"La Corte di Assise di Firenze, considerato che ex articolo 238 I Comma C.p.p. è ammesso alla acquisizione di verbali di prova di altro procedimento penale se si tratta di prove assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento;
Ritenuto che tali disposizioni, come quelle che contemplano mezzi di prova, articoli 194 e seguenti C.p.p., vada raccordata con quella di cui all'articolo 468 4-bis C.p.p. che pone a carico di chi intenda chiedere l'acquisizione di verbali di prova di altro procedimento penale, l'obbligo di farne richiesta unitamente al deposito delle liste a pena di decadenza;
Considerato tuttavia che l'articolo 496 III Comma prevede una espressa regolarità di principio quando la parte che chiede l'acquisizione dimostri di non averli potuti indicare tempestivamente con la conseguenza che, ove la prova sia data, l'acquisizione non può essere esclusa;
Visto poi l'articolo 238 IV Comma C.p.p. e anche fuori del caso sopra contemplato consente l'utilizzazione del dibattimento degli altri verbali di dichiarazioni - diciamo noi che non costituiscono prove in senso tecnico - se le parti vi consentono e che in mancanza di consenso detti verbali possono essere utilizzati a norma degli articoli 500 e 503 C.p.p.;
Considerato da ultimo esaminato gli articoli 500 e 503 C.p.p. consentono la contestazione delle dichiarazioni contenute nel fascicolo del P.M., fascicolo che essendo stato depositato alla fine delle indagini preliminari è a disposizione di tutte le parti, le quali possono perciò prenderne legalmente cognizione;
Ritenuto pertanto che per esigenze di lealtà processuale e completezza del contraddittorio, le contestazioni delle dichiarazioni contenute in altri verbali debba essere preceduta dal tempestivo deposito degli stessi da attuarsi previa formale comunicazione in udienza presso l'ufficio del Pubblico Ministero, dove le altre parti potranno estrarre copia.
Per questi motivi dispone, in conformità di quanto sopra..."
Devo poi completare questa ordinanza oralmente, perché i tempi stringevano e non potevamo più fermarci a completare l'ordinanza, dicendo che:
Tali depositi di atti, poiché le nostre prossime udienze sono molto ravvicinate, cioè il 4 e il 5, mi pare...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Il 3 e il 4, scusate. Il 3 e il 4, dovranno avvenire entro l'inizio della udienza, le prime battute dell'udienza del 3, sia per il 3, come per il 4.
Per tutte le altre udienze che invece riprenderanno nella settimana prossima il giorno 9, il deposito dovrà avvenire almeno cinque giorni prima presso l'ufficio del Pubblico Ministero con tutto il resto.
Allora, l'udienza è tolta, riprendiamo il giorno 3 alle ore 09.00 con traduzione degli imputati detenuti.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, chiedo scusa, sono sempre l'avvocato Cianferoni.
Una banalissima richiesta e comunque perché ne risulti atto.
Il signor Barranca mi aveva chiesto la cortesia dell'acquisto per lui di un quaderno per appunti. Io ho provveduto in tal senso, la segretaria avrà portato. Se poi lo metto a disposizione del caposcorta, se glielo può consegnare.
PRESIDENTE: Va benissimo.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Buongiorno.