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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Penso che sappiate la ragione del ritardo, che purtroppo non è addebitabile a noi e non diciamo di chi è la responsabilità.
Allora, vediamo chi c'è.
Bagarella: rinunziante?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Ci sono entrambi.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei, che è presente.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, avvocato Falciani. E' presente?
AVVOCATO Batacchi: Batacchi in sostituzione.
PRESIDENTE: Batacchi in sostituzione.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e avvocato Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristofaro.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, che è presente.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: mi pare che ci sia ma non lo vedo. Ah, eccolo. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e avvocato Gennai.
AVVOCATO Traversi: Presente.
PRESIDENTE: Presenti entrambi.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Traversi, va bene?
Giaca... Come? Che c'è, mi dica. Perché, non c'è mica incompatibilità. Non c'è incompatibilità.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: Presente.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, in sostituzione dell'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Florio in sostituzione.
Graviano Filippo: è rinunciante. Avvocato Oddo, che è presente mi pare e avvocato Gramigni. E' presente anche l'avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore, del quale abbiamo avuto formale notizia dell'arresto e anche dichiarazione di rinuncia a comparire. Avvocato Stefani.
AVVOCATO Stefani: Sì, mi stava dicendo il Pubblico Ministero che ha nominato probabilmente un difensore di fiducia, quindi oggi sono io presente, poi...
PRESIDENTE: Quando verrà la notizia lei sarà sostituito.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, che è presente e avvocato Dieci.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei, che è presente.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituiti dall'avvocato Florio mi pare, vero?.
AVVOCATO Florio: Sì, Presidente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. C'è nessuno dei due? Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Per cortesia, mi fareste spegnere questo impianto perché fino a quando si può si guadagna, si ottiene un po' meno rumore.
Il Pubblico Ministero allora chi vuol farci chiamare?
PUBBLICO MINISTERO: Bene, Presidente. Abbiamo oggi chiesto la citazione di Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Sì. Lo facciamo entrare per favore?
*EX 210 Cannella T.: Buongiorno. Scusate.
PRESIDENTE: Per favore ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
EX 210 Cannella T.: Cannella Tullio, nato a Palermo 18/08/1953. Residente presso il Servizio Centrale di Protezione.
PRESIDENTE: Bene. Il P.M. ci dice...
PUBBLICO MINISTERO: Bene Presidente, il...
PRESIDENTE: ... in che veste va sentito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Noi l'abbiamo indicato il Cannella per essere sentito ai sensi del 210, come risulta dagli atti che sono depositati nel fascicolo del Pubblico Ministero. Cannella era stato arrestato per partecipazione all'associazione mafiosa Cosa Nostra, quindi come al solito vi è una interdipendentenza e cioè una connessione tra il procedimento in questione e quello che vede tuttora imputato il signor Tullio Cannella a Palermo.
PRESIDENTE: Bene. Allora lei è sentito come imputato per reato connesso, o procedimento connesso, ha la facoltà di dichiarare che non vuole rispondere. Tuttavia se vuole ha il diritto di rispondere.
EX 210 Cannella T.: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Il difensore è presente? Avvocato, il suo nome per favore.
AVVOCATO Geraci: Sì, Presidente. Sono l'avvocato Mario Geraci del Foro di Roma.
PRESIDENTE: Grazie.
Il P.M. può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Cannella buongiorno, sono il dottor Nicolosi.
EX 210 Cannella T.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno.
Senta, io qui ho rappresentato alla Corte i motivi per cui noi la sentiamo nelle forme previste ai sensi dell'articolo 210 del Codice di procedura penale.
Allora le chiederei come prima... le farei questa prima domanda: vuol riferire alla Corte quando è stato arrestato e con quale accusa?
EX 210 Cannella T.: Io sono stato arrestato credo il 5 luglio del 1995, o il 3 luglio - giù di lì, perché poi ci fu la convalida del fermo comunque del 5 - sono stato arrestato per l'accusa di associazione mafiosa, 416-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa, ricorda che tipo di contestazione le veniva mossa?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi erano le fonti di accusa a suo carico?
EX 210 Cannella T.: Le contestazioni che mi erano mosse nella ordinanza di custodia cautelare erano di avere favorito, in maniera continuativa e per molti anni, ospitalità, avere dato ospitalità a boss mafiosi latitanti, tra i quali venivano citati in maniera espressa i fratelli Graviano, perché il pentito Giovanni Drago mi aveva accusato di avere avuto questo ruolo di fiancheggiatore di fiducia, un ruolo di fiducia e quindi per la tutela anche della latitanza dei fratelli Graviano, nel senso che io conoscevo le abitazioni e i luoghi che tra l'altro se appartenevano o a me personalmente o a società che io amministravo.
E quindi questa era la prima accusa, fino ad arrivare alla tutela della latitanza e il fatto di avere fornito luoghi per la latitanza del signor Leoluca Bagarella. E queste accuse erano mosse anche perché il collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino aveva dichiarato alla Magistratura che io avevo ospitato anche, presso un residence che avevo costruito ed era anche in fase di ultimazione la costruzione dello stesso, sito a Cefalù, nei pressi di Cefalù, per la precisione a Campofelice di Roccella. E avevo dato ospitalità, così come riferì il Pennino, a latitanti di altre regioni, nella fattispecie a latitanti calabresi. Per la precisione credo di Cosenza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che lei sta riferendo un pochino gli elementi sulla base dei quali era stato arrestato: c'erano, le venivano anche mosse delle accuse di tipo oggettivo rispetto - lei ha riferito di questa latitanza di Bagarella - degli elementi oggettivi, al di là delle dichiarazioni di Pennino?
EX 210 Cannella T.: Sì, erano dei riscontri oggettivi che erano costituiti da alcune telefonate presso il mio cellulare, con il cellulare che trovarono in possesso del signor Bagarella. Naturalmente l'appartamento dove il signor Bagarella trascorse l'ultimo periodo della sua latitanza era un appartamento riconducibile alla mia disponibilità e proprietà, perché era della società Eurofim, una società che io gestivo e della quale sono ancora amministratore.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, le faccio una domanda così, apparentemente ingenua: le accuse che le venivano mosse da Giovanni Drago e da Gioacchino Pennino, quindi quelle che l'avevano portata in carcere, al di là dei dettagli che a me non interessano, erano fondate?
EX 210 Cannella T.: Sì certo, erano fondate.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi essenzialmente... cerco di dare un ordine un pochino a quello che lei ha detto finora. Lei ha detto di una sua attività, capisco, imprenditoriale, di costruttore o attività simile, di rapporti che ci sarebbero stati tra lei e i signori Graviano, lei ha parlato dei fratelli Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol dire sinteticamente quand'erano nati questi rapporti con i Graviano, che tipi di rapporti aveva per l'appunto avuto con queste persone?
EX 210 Cannella T.: Sì, per dare un... per rispondere alla sua domanda e cercare di non lasciare molte lacune sarò brevissimo, però non posso tralasciare punti salienti che dimostrano alla Corte come e perché ho avuto questo tipo di rapporto con i fratelli Graviano.
Per cui devo dire che io iniziai a interessarmi della edificazione di un costruendo villaggio che era sito nel comune di Campofelice di Roccella, in prossimità di Palermo, quindi provincia di Palermo, e quando...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava questo villaggio?
EX 210 Cannella T.: Questo villaggio allora si chiamava la società Cosmopolitan Touring Company Spa, poi nel 1985 io effettuai il cambio di denominazione sociale e si chiamò Euromare Village Spa.
Questa società, quando io vi subentrai, era in potere, cioè era gestita ufficialmente da tale Domenico Sanseverino che ne deteneva le azioni. Mentre la effettiva proprietà di quel terreno era di Pino Greco Scarpa "scarpuzzedda" e del signor Michele Graviano e dello stesso Domenico Sanseverino.
Orbene, quando io subentrai in questa società, nel 24 ottobre 1984, la società era già carica di una esposizione debitoria presso banche veramente elevata. Per cui la società trovavasi in stato di quasi decozione. Per cui vi erano già stati decreti ingiuntivi, pignoramenti su questa società per un ammontare di quattro miliardi netti, all'epoca, di lire. Mentre teniamo conto che il terreno fu acquistato all'epoca dai tre signori che ho poc'anzi citato per 99 milioni di lire.
Orbene, quando subentrai io cominciai ad avere un rapporto, per questo fatto, con il signor Pino Greco, detto "scarpuzzedda".
Il signor Pino Greco mi coadiuvò in tutto quello che poteva aiutarmi, quindi per la fornitura di materiali, per la eliminazione di alcune istanze di fallimento che nel frattempo pendevano nei confronti della società. E quindi il mio rapporto era con Pino Greco.
In quella situazione venni a conoscenza di quanto poc'anzi relazionato e cioè che i fratelli Graviano avevano un interesse economico nei confronti di questa società subito dopo la morte del loro padre e...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, scusi. Era abbastanza chiaro, però per eliminare dubbi: siccome lei ha citato in questa società il signor Michele Graviano, si trattava del padre dei...
EX 210 Cannella T.: Sì, del papà dei fratelli Graviano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Cannella T.: Dunque, in poche parole è successo che a quell'epoca c'era Benedetto Graviano in un appuntamento che io ebbi con Pino Greco Scarpa - allora naturalmente latitante - e in quell'appuntamento Pino Greco Scarpa mi disse che vi era da tenere conto di un esborso in permuta o in equipollente di denaro nei confronti dei fratelli Graviano perché erano stati, come dire, in un certo qual modo, dopo la morte del loro padre, erano stati un pochettino, non oserei dire truffati ma comunque non erano stati mantenuti determinati impegni dal predetto costruttore Sanseverino. Il quale senza avere nulla edificato in quel terreno, quindi il terreno erano rimasto nello stato in cui si trovava al momento dell'acquisto, aveva utilizzato la società per operare con la stessa che vennero rilasciati dal Banco di Sicilia, dalla Cassa di Risparmio di Palermo e dalla Cassa Rurale Artigiana di Monreale, e questi soldi furono utilizzati da Sanseverino per altre attività di altre società e per impegni che lo stesso aveva con lo stesso Pino Greco Scarpa, che non era riuscito a mantenere, per una precedente costruzione che riguardava un edificio che si chiamava Immobiliare Malaspina, che era stato costruito nella città di Palermo.
Così il Sanseverino sanò la situazione debitoria che aveva nei confronti di Pino Greco Scarpa, ma costituì su quel terreno, che non era di sua proprietà, solo di sua proprietà, un'ipoteca e una esposizione debitoria tale che il terreno chiaramente non garantiva.
Tant'è che io, successivamente, nel corso della costruzione, pagai per questi debiti, ivi compresi gli interessi che maturavano sugli stessi, malgrado... io allora feci un concordato con le tre banche, sia con il Banco di Sicilia, con la Cassa Rurale e con la Cassa di Risparmio, quindi con un abbattimento del tasso di interesse al "prime rate". Così potei pagare la somma di sei miliardi circa nel momento in cui ebbi la prima erogazione di mutuo che mi effettuò la Cassa di Risparmio, mi ricordo, per l'ammontare esatto di 5 miliardi 850 milioni, che furono erogati nel novembre 1987, per la precisione.
Quindi in questo senso, ripeto, io, dopo la morte di Pino Greco Scarpa e la scomparsa, per così dire... perché io dal luglio del 1995, malgrado cercavo di potere avere un incontro con lui, da quella data io non ebbi più la possibilità né di incontrarlo, né di vederlo.
Ma proprio a quel periodo risale una visita che mi venne fatta da Giovanni Drago, il collaboratore di giustizia, il quale venne a nome dei fratelli Graviano per dirmi che... pressarmi su pagamenti, accettazione anche di appalti e di lavori che dovevo dare. Nella fattispecie venne per una ditta che si chiamava Ditta Fratelli Giordano, che operavano in movimento terra, e così da quel momento io mi trovai ad avere il piacere di essere, come dire, in rapporto con i fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Voglia dare, scusi, dei nomi oltre al cognome? Con chi in particolare ebbe rapporti?
EX 210 Cannella T.: Con tutti e tre. Con Benedetto, Giuseppe e Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Come evolsero questi rapporti tra lei e i tre fratelli Graviano?
EX 210 Cannella T.: Niente, i rapporti evolsero male perché all'epoca io avevo avuto l'impegno che eventualmente si doveva procedere a permuta, che in ogni caso dovevo fare la cortesia di pagare ai fratelli Graviano l'intera somma di 1 miliardo e 200 milioni. Ella, signor Pubblico Ministero, senz'altro avrà compreso quella che era la situazione debitoria della società e il costo di costruzione effettivo che poi ho dovuto sostenere, perché quello era un debito che non era affatto stato costituito per edificare, quindi era come se il terreno fosse stato acquistato all'epoca a 700 mila lire il metro quadrato. Quindi lei pensi un po'.
E mi trovavo nella situazione di dovere fronteggiare. Ebbene, purtroppo dovevo pagare, in un modo o in un altro. Aspettavo di pagare il miliardo e due, io mi scrivevo le somme ma forse i fratelli Graviano non le scrivevano. Ma arrivando al miliardo e due che pagai, fino al giorno del mio arresto, sono riuscito e ho dovuto pagare 2 miliardi 330 milioni per la esattezza e ancora in gli stessi, in quel periodo, pretendevano ancora ulteriori somme di denaro. Fino a farmi una richiesta pari a 5 miliardi di lire. Quindi lei pensi un po' com'è il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, benissimo, capisco da quello che lei ci dice che c'erano diciamo questi rapporti di dare-avere, o meglio, lei doveva dare...
EX 210 Cannella T.: Di dare, di avere no.
PUBBLICO MINISTERO: ... questi soldi ai signori Graviano, ma questo era diciamo, per così dire, la sostanza economica dei vostri rapporti, però lei aveva avuto altri tipi di relazioni con questi signori?
EX 210 Cannella T.: Certo, glielo spiego subito. Naturalmente io posto in questa situazione non viaggiavo nell'oro, per cui avevo delle grosse difficoltà nel momento in cui mi veniva fatta la richiesta, ad esempio che so, di versare la rata di 100 milioni, o di 50, o di 30, o di 100, non avevo questa grande liquidità perché dovevo badare alla costruzione e ai debiti della società. E allora cercavo di tenere con i fratelli Graviano un rapporto di disponibilità nei confronti degli stessi affinché questa mia disponibilità e questa mia collaborazione con i fratelli Graviano potesse un tantino attenuare le pressioni delle richieste che dagli stessi mi venivano fatte e in ogni caso poter dilazione, più a lungo possibile nel tempo, quelle richieste, anche perché non avevo la possibilità di come poterle mantenere subito.
Per cui il rapporto con i fratelli Graviano diventò un rapporto di collaborazione con gli stessi nel momento in cui mi potevo interessare, tramite qualche mia amicizia, anche per qualche questione di carattere tributario, o di carattere di ricorsi all'ufficio IVA, di ricorsi tributari e via di seguito. E anche naturalmente, in modo più specifico, a fornire agli stessi ospitalità nel villaggio Euromare; ospitalità presso appartamenti da me gestiti, riconducibili a me, in potere delle mie società. E quindi fornire ospitalità anche in un appartamento di via Benedetto Marcello numero 25 al piano secondo, alla mamma dei signori Graviano, i quali abitarono per circa due anni in quell'appartamento.
E il contratto dell'appartamento era intestato ad una zia dei Graviano, credo si chiami Quartararo ma non ricordo il nome, e peraltro io stesso feci regolare comunicazione alla Questura, all'ufficio locazione, di questo appartamento e naturalmente a nome della Eurofim, che era la mia società e fatto nei confronti della signora Quartararo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Mi scusi, la fermo a questo punto per chiederle una precisazione.
Lei ha parlato, dice: 'ho offerto questa ospitalità al villaggio, in questi appartamenti...' eccetera. Questi signori erano dei liberi cittadini, o c'era qualche problema?
EX 210 Cannella T.: No, loro sono stati liberi a rate e problemi a rate, eccezione fatta per Giuseppe Graviano che è stato latitante più a lungo di tutti i fratelli, mentre Benedetto poi uscì dal carcere, vi fu un breve periodo credo di arresti domiciliari, così come Filippo Graviano, credo nell'anno 1990 fino - non mi ricordo adesso con precisione fino a quale mese - ma credo quasi fino alla fine del '90, era stato posto agli arresti domiciliari. Dopo diventò, dopo un certo periodo, intorno alla fine del 1992-1993, nel '93 credo che diventò latitante e così, diciamo, nei periodi in cui li ho ospitati erano latitanti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, volevo saper questo.
Senta, lei ha detto: 'le accuse che mi venivano mosse da Giovanni Drago erano reali'. Erano per l'appunto queste le accuse che le venivano mosse da Drago? Cioè che lei aveva dato ospitalità, durante la latitanza, ai signori Graviano?
EX 210 Cannella T.: Sì certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei ha avuto modo anche di conoscere Giovanni Drago?
EX 210 Cannella T.: Certo, lo conoscevo personalmente, lo conoscevo da bambino. Perché io sono nato, ho vissuto fino all'età di 30 anni nel quartiere Brancaccio-Ciaculli, Giovanni Drago era pure di quel quartiere, tra l'altro il suo papà abitava nella stessa strada, poche decine di metri dall'abitazione di una delle mie zie, sorella di mia madre, Di Giuseppe. Per cui conoscevo Giovanni Drago e il fratello lo conosco pure, da molto, molto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
Ora vorrei affrontare un secondo capitolo di un discorso che lei già ha accennato all'inizio. E cioè: il collaboratore Gioacchino Pennino, lei ha detto, la accusava di avere offerto ospitalità, nel famoso villaggio Euromare, al signor Leoluca Bagarella.
Le chiedo: vuol spiegare alla Corte come ha conosciuto questo signor Bagarella, che rapporti ha avuto con lui?
EX 210 Cannella T.: Guardi, io ho conosciuto il signor Leoluca Bagarella nel 1993, intorno alla fine di maggio del 1993, inizio giugno, ma comunque fine maggio, quello è il periodo.
L'ho conosciuto tramite i fratelli Graviano. Nel senso che i fratelli Graviano incaricarono in un primo momento il signor Tutino Vittorio che è un loro uomo di fiducia. Lo incaricarono di portarmi una progettazione per un lavoro che c'era da effettuare in Contrada Chianta Pasquale, a Finale di Pollina. Questo terreno era di proprietà dei fratelli Giambelluca. E dopo la consegna di questa progettazione fu incaricato il signor Fifetto Cannella - Cristoforo Cannella per la precisione - a accompagnarmi a un incontro, sempre a Finale di Pollina, ove io conobbi il signor Bagarella.
Quindi questa è la conoscenza per tramite insomma delle persone, dell'entourage dei fratelli Graviano. E così ho conosciuto il signor Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi signor Cannella. Il Tutino Vittorio e Cristoforo Cannella erano persone che lei già conosceva da prima?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, da molto tempo. Ripeto, Fifetto Cannella tra l'altro abita pure, è nato in quel quartiere dove sono nato, cresciuto e vissuto io, quindi. E' più piccolo di me e le posso dire che lo conosco proprio da bambino. Così come conosco anche i due fratelli, due fratelli che non c'entrano niente, due ragazzi... però dico, li conosco pure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Anche Tutino Vittorio è una sua vecchia conoscenza?
EX 210 Cannella T.: No. Tutino Vittorio non è una mia vecchia conoscenza. Tutino Vittorio è una nuova conoscenza che appare intorno all'anno 1988-'89.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dicevo vecchia...
EX 210 Cannella T.: Una conoscenza che era meglio che non appariva, comunque, è apparsa.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, abbia pazienza. Vecchia era intesa rispetto all'episodio che lei stava raccontando, e cioè il messaggio portato per questo progetto di costruzione no? Lei ha detto: 'arrivò Tutino Vittorio e mi...'
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo è un fatto, capisco che è del '93, quindi lei dice almeno lo conosceva dall'88, ho capito bene?
EX 210 Cannella T.: No, Vittorio Tutino gliel'ho detto, lo conoscevo dall'88-'89.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perfetto.
Quindi, stava spiegando com'è che conobbe Bagarella.
EX 210 Cannella T.: No, no, ho commesso un errore, mi perdoni signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Cannella T.: Lo conosco dal 1987, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non '88?
EX 210 Cannella T.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Cannella T.: '87.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so, c'era un motivo particolare per cui lei specifica?
EX 210 Cannella T.: No, lo specifico perché mi sono ricordato di... Perché nel 1987 io sono uscito dal carcere dell'Ucciardone dov'ero stato detenuto su ordine di custodia cautelare del dottore Giovanni Falcone. Ero uscito dal carcere e poi effettuai un festeggiamento presso il mio villaggio, con giochi pirotecnici e cose varie.
E mi ricordo dalla cassetta che avevo, dal filmato che avevo fatto, appunto che c'era - questo ho focalizzato - c'era la presenza del signor Tutino, quindi dico no, dall'87 lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Allora, vediamo Bagarella, come avviene questa conoscenza.
EX 210 Cannella T.: Bagarella, avviene questa conoscenza che vengo portato in questo luogo di Finale di Pollina e in quel momento non mi viene detto dal signor Cristoforo Cannella di chi trattavasi, nel senso che non mi ha fatto il nome e cognome, ma si presentò con un nome fittizio, però...
PUBBLICO MINISTERO: Qual era questo nome?
EX 210 Cannella T.: Franco. Però il signor Bagarella, chiaramente, mi fu detto durante il tragitto e prima che io mi recassi a questo appuntamento, che trattavasi di una persona meritevole di grande rispetto e che era una persona alla quale Fifetto Cannella, per farmi comprendere l'importanza, mi disse: 'tu pensa, conosce me, tu sai che io sono a determinati livelli... Ti dirò di più, sai a che livello sono i fratelli Graviano, ma pensa, la persona che conoscerai è ancor di più, molto di più; quindi comportati a un certo modo'.
Quindi io capivo senz'altro che mi incontravo con una persona, appartenente chiaramente alla organizzazione, e mi comportavo e mi comportai di conseguenza: con la riservatezza necessaria e con il comportamento proprio necessario a non dare adito a nessuna, come dire, situazione di mancanza di fiducia e via di seguito.
E così nacque questo rapporto con il signor Bagarella.
Mi fu preannunciato che lo stesso molto probabilmente aveva bisogno di spostarsi presso il mio villaggio, io mi misi a disposizione, e tra l'altro preparai due appartamenti contigui, attigui, e questi due appartamenti li sistemai al fine di potere decorosamente e degnamente ospitare il signor Bagarella. Il quale, credo, tra la fine di giugno e l'inizio del luglio del 1993 - ma sono più certo intorno alla fine di giugno - si trasferì presso il mio villaggio, dove stiede tutto il periodo estivo, per poi trasferirsi in un appartamento di mia proprietà che io stesso misi a disposizione dello stesso, una volta finito il periodo estivo.
Così, poi, si trasferì in via Benedetto Marcello 25, al piano terra.
Successivamente, dopo brevi spostamenti, gli misi a disposizione un appartamento, insomma, più consono, più confortevole, che era sito in Passaggio MP 1 numero 9, scala A, terzo piano, ed era proprio l'appartamento ove il signor Bagarella concluse la sua latitanza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a partire da questa epoca, nel momento in cui lei dà ospitalità prima al villaggio Euromare e poi in queste abitazioni che lei ha detto, in cui, capisco bene, si intensificano questi rapporti tra lei e questa persona.
EX 210 Cannella T.: Certamente, dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi Cannella, mi faccia finire la domanda.
EX 210 Cannella T.: No, mi scusi lei.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare alla Corte come ha fatto? Perché lei ha detto poco fa che le era stato presentato come il signor Franco. Aveva anche un cognome, questo signor Franco?
EX 210 Cannella T.: No, in quel momento il cognome io non lo sapevo, il cognome; lo appresi poi, successivamente, dalla stampa, quando fu arrestato, che si chiamava Franco Amato nei documenti. Ma io, in quel momento, sapevo solo il "signor Franco".
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Cannella T.: Ma voglio dirle che subito dopo la venuta del signor Bagarella in pianta stabile, quindi non più quelle frequentazioni che io avevo sporadiche, nel senso che ci vedevamo settimanalmente, dopo la conoscenza, o ogni quattro giorni, ogni tre giorni, dopo questa conoscenza, questa frequentazione, anche se abbastanza frequente, poi diventò giornaliera perché anch'io ero la villaggio, chiaramente, e il signor Bagarella nei miei riguardi ebbe un senso, come dire, che tra l'altro in quel momento mi fece piacere, di dovere di dirmi: 'sai, io sono ospitato qui da te, è giusto che tu sai effettivamente chi sono io, anche se hai capito che trattasi di un latitante' - non è che ci voleva assai a capirlo, insomma, io ero un addetto ai lavori, quindi bene o male lo capivo subito - ' e mi disse: io sono Bagarella, io sono Leoluca Bagarella'.
Ecco, quindi fu lui stesso a darmi questa fiducia e questo messaggio.
Da qui, poi, insomma, i rapporti si intensificano per diversi aspetti e per diversi motivi... Se lei vuole tutta la storia, io ce la racconto...
PUBBLICO MINISTERO: No, ora mi interessava introdurre questo elemento, cioè quand'è che lei, per l'appunto, sapeva che quella persona era non il "signor Franco" ma Leoluca Bagarella.
Vorrei fare un attimino un passo indietro, perché non so se lei l'ha detto, perché lei parla molto rapidamente, comunque, casomai glielo richiedo. Nella gestione del villaggio Euromare, lei aveva qualche collaboratore, aveva un prestanome, aveva qualcuno che la aiutava?
EX 210 Cannella T.: Sì, io nel villaggio Euromare ho avuto come collaboratore più, come dire, più intimo, più fidato, più di fiducia, il signor Tony Calvaruso. Tra l'altro, figura come amministratore della società Villaggio Euromare perché poi, insomma, mi levai da amministratore e lui, poi, divenne anche il liquidatore. E, tra l'altro, mi aiutava nella gestione dello stesso villaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, salvo poi, magari, se è il caso ci torniamo su questo punto, dato che lei ha detto che il signor Calvaruso era persona di sua fiducia, eccetera, il signor Calvaruso, poi, ebbe modo di conoscere il signor Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Sì. Il signor Calvaruso ebbe modo di conoscerlo, naturalmente nel momento in cui il signor Bagarella cominciò ad essere al villaggio. Così nacque anche un rapporto di collaborazione da parte del signor Calvaruso nei confronti del signor Bagarella, ma inizialmente devo dire per onestà che il rapporto che il signor Bagarella aveva con il signor Tony Calvaruso, per quello che mi constava a me, tolto poi le cose che mi diceva il signor Calvaruso, era un rapporto...
Perché le spiego: il signor Bagarella aveva necessità, chiaramente, di essere anche, sotto certi aspetti, essere accudito, nel senso che vi era a volte la necessità anche di andare a fare la spesa e, special modo, in maniera più precisa, quando io stesso lo ospitai nell'appartamento di via Benedetto Marcello 25, Tony Calvaruso non era in quel momento né stipendiato, né alle dipendenze del signor Bagarella, ma era stipendiato da me, ed era pagato da me, solo che io, per quella grande amicizia che mi legava al signor Leoluca Bagarella, volli alleviare alcune sue esigenze di movimento giornaliero, vuoi la spesa, vuoi buttare anche la spazzatura, così che gli affidai Toni Calvaruso per questi piccolo servigi, cioè andare anche a ritirare, che so, abbigliamento, andare a ritirare cose alla lavanderia... Insomma, per questo fu il motivo per il quale io presentai il signor Tony Calvaruso al signor Bagarella che, ripeto, io retribuivo. E l'ho retribuito io, il signor Calvaruso, fino alla data dell'arresto mio, cioè dell'arresto del signor Calvaruso, che avvenne una settimana prima del mio arresto.
Non ero a conoscenza, affatto, di eventuali somme di denaro che il signor Bagarella avrebbe dato al signor Calvaruso, eccezion fatta per la somma di lire 15 milioni, che detenevo io ma erano soldi del signor Leoluca Bagarella, il quale mi disse: 'prendi 15 milioni dei miei soldi e dalli al signor Tony Calvaruso per aiutarlo per l'acquisto di una nuova autovettura'.
E questo io feci e dico il rapporto per il quale io presentai Calvaruso a Bagarella, e che quindi Calvaruso sapeva che trattavasi del signor Bagarella, era questo. Poi, quello che mi ha raccontato il signor Calvaruso a me, io non so se poi sono fatti miei... non è compito mio, non rientra nelle mie attribuzioni, verificare i racconti fatti...
PUBBLICO MINISTERO: Ma infatti, non le stato chiedendo questi particolari. Chiedevo se, per l'appunto, Calvaruso aveva instaurato questo rapporto col signor Bagarella e lei me ne sta dando conferma.
Poi le farei un'ulteriore domanda: le risulta se Calvaruso abbia, a sua volta, intrattenuto insieme a Bagarella, o per conto suo anche, relazioni con qualcuna delle persone che lei ha citato prima?
EX 210 Cannella T.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco a Fifetto Cannella, per esempio.
EX 210 Cannella T.: Non ho capito bene la domanda, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta, a lei personalmente, se il signor Calvaruso ha poi intrattenuto rapporti con alcune delle persone che lei ha già citato, per esempio con Fifetto Cannella?
EX 210 Cannella T.: Il signor Tony Calvaruso conosceva Fifetto Cannella. Lo conosceva pure da prima perché io mi incontravo con Fifetto Cannella per diverse ragioni, anche per questioni relative alla edificazione del villaggio Euromare.
Le spiego il perché. Perché il fratello di Fifetto Cannella era rimasto intestatario fittizio di due ville, le ville che in effetti erano nella disponibilità e nella proprietà dei Graviano, e che io diedi ai fratelli Graviano a, come dire, decurtazione di quella sorta di credito che non scaturiva da niente, ma insomma, si doveva pagare perché questa era la storia.
Allora avevo anche rapporti per questo motivo, perché poi questi appartamenti successero un sacco di discorsi relativi a sequestri e via di seguito, per cui mi incontravo con Fifetto Cannella. Quindi, Tony Calvaruso conosceva da prima Fifetto Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, questi incontri dove avvenivano?
EX 210 Cannella T.: Di quali incontri lei parla?
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto 'mi incontravo col signor Fifetto Cannella'.
EX 210 Cannella T.: Ma, io questi incontri li effettuavo sia al villaggio sia presso il mio ufficio; e quindi quando prima avevo l'ufficio in via Trapani, e mi incontravo in via Trapani, ma ancora il signor Tony Calvaruso, quando io mi incontravo in via Trapani non era con me. Poi lo incontravo in via Nicola Gallo dove avevo l'ufficio e una volta l'abbiamo incontrato in un negozio di abbigliamento, credo che gestiva lo stesso Fifetto Cannella, che era nella zona di Sperone Romagnolo; e altri incontri li ho avuti in un bar, sito in via Emiro Jafar, di fronte alla pompa di benzina che era gestita, era di proprietà, insomma, di Fifetto Cannella, anche se forse ufficialmente figuravano altri prestanome, altre persone; e presso una polleria gestita dai fratelli Spataro, ma anch'essa di proprietà di Fifetto Cannella, che si trovava in via Conte Federico, quasi angolo con via Emiro Jafar, accanto ad un carnezzeria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di questa polleria, ha detto, dei fratelli Spataro.
Lei conosceva personalmente qualcuno di queste persone?
EX 210 Cannella T.: Sì, tutti e due li conosco, i fratelli Spataro. Sono due fratelli e li conosco tutti e due. Li conosco da prima; addirittura conoscevo il papà, che era un impiegato delle Ferrovie dello Stato. Li conosco da bambini.
PUBBLICO MINISTERO: Sa qualcosa di specifico su qualcuno di questi due fratelli?
EX 210 Cannella T.: Io, dei fratelli Spataro, le posso dire questo: intanto, mi incontrai là quando fui accompagnato a Finale di Pollina a quell'incontro col signor Bagarella, i fratelli Spataro mi fecero accomodare all'interno dove trovai, mi incontrai con Fifetto Cannella e con un'altra persona che veniva da Pollina, e credo essere il cognato di tale Nico Farinella.
Quindi, incontrai fratelli là...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamano questi fratelli Spataro?
EX 210 Cannella T.: Ma adesso i nomi, in questo momento, non li ricordo; forse uno mi pare che si chiama Salvatore, non mi ricordo bene il nome. Comunque, li conosco tutti e due: uno è più alto...
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questo Salvatore aveva avuto qualche vicenda giudiziaria?
EX 210 Cannella T.: Ora stavo andando avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Cannella T.: Successivamente incontrai uno dei fratelli Spataro, credo il più grande - non so se è il più grande di età o il più piccolo, comunque quello più bassino, un pochettino più robusto - che mi disse che era stato arrestato nel corso della operazione che portò alla cattura dei fratelli Graviano a Milano e fu arrestato per il reato di favoreggiamento; stiede in carcere a Milano, mi disse che uscì dopo quattro mesi circa di carcerazione dal carcere, e si espresse in maniera favorevole nei confronti dei giudici milanesi, perché mi disse: 'meno male che ero a Milano, perché se ero a Palermo chissà quando sarei uscito dal carcere per una cosa del genere'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Cannella, aveva conosciuto anche qualche parente di questo Salvatore Spataro, di questo arrestato a Milano?
EX 210 Cannella T.: In questo momento non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda. Allora, glielo chiedo in forma più diretta: questo Spataro ha un cognato che si chiama D'Agostino, lei l'ha mai conosciuta questa persona?
EX 210 Cannella T.: No, io D'Agostino, come nome, non l'ho mai conosciuto.
Mi ricordo che nel corso di un mio interrogatorio reso alla Procura di Firenze - credo, non ricordo se il Pubblico Ministero era lei, dottore Nicolosi o se era il dottore Chelazzi in compagnia del dottore Pier Luigi Vigna - io feci un riconoscimento fotografico, riconoscendo e dicendo che quella persona ritratta in quella foto, l'avevo spesse volte vista e incontrata in compagnia anche del Fifetto Cannella, sia là in qual bar di cui poc'anzi parlai in via Emiro Jafar, e qualche l'avevo visto anche davanti alla polleria, ma non conoscevo né il nome né il cognome di questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi potrebbe darsi che sia questa persona di cui stiamo parlando.
EX 210 Cannella T.: Io ho fatto un riconoscimento fotografico.
PUBBLICO MINISTERO: Un riconoscimento.
EX 210 Cannella T.: E' agli atti, quindi non so.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, allora, abbiamo definito un pochino queste relazioni che lei aveva, quindi, da tempo intrattenuto con queste persone.
Lei, parlando di Fifetto Cannella e di Vittorio Tutino, ha detto che erano persone molte vicine o di fiducia dei fratelli Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto qualche altra persona, per così dire, di fiducia?
EX 210 Cannella T.: Guardi, io, persone di fiducia dei fratelli Graviano ne ho conosciute tante, e tra l'altro sono molte persone sulle quali potevano contare i fratelli Graviano. Ma ne posso citare qualcuno, posso citare Lupo Cesare, posso citare Giovanni Asciutto, posso citare il fratello di Vittorio Tutino, Marcello Tutino, posso citare un'altra serie di personaggi che avevo, gestivano pompe di benzina, insomma... Quindi, un certo Pino Battaglia, che aveva una torrefazione di caffè... Dico, una miriade di persone. Ci vorrebbe un elenco, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. La capisco.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le faccio, siccome...
EX 210 Cannella T.: Se lei mi fa i nomi...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto.
EX 210 Cannella T.: ... io dico se li conosco o no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora: il signor Giorgio Pizzo lei l'ha mai conosciuto?
AVVOCATO Oddo: C'è opposizione, Presidente.
PRESIDENTE: Chi è?
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo.
Chiedo scusa...
PRESIDENTE: Avvocato, prima, abbia pazienza... No, no, la toga non ha importanza, mi ha già detto le ragioni per cui è sprovvisto. La prego solo, quando interviene, di dire il suo nome.
AVVOCATO Oddo: Sì, chiedo scusa, avvocato Giuseppe Oddo.
PRESIDENTE: E, poi, mi deve dire anche i motivi della opposizione.
AVVOCATO Oddo: Faccio opposizione per questa ragione, signor Presidente. La domanda diretta è stata posta dal signor Pubblico Ministero perché ha chiesto all'imputato in procedimento connesso quali erano le persone vicine ai fratelli Graviano; e il signor Cannella ha risposto nei termini che abbiamo ascoltato.
Adesso, la domanda rivolta nei termini in cui si apprestava a farla il signor Pubblico Ministero diventa suggestiva, perché è una domanda che chiede, che è volta ad ottenere una conferma da parte dell'esaminando.
In buona sostanza, essendo suo il teste, sostanzialmente, poteva rivolgere soltanto la domanda nei termini in cui l'aveva posta...
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Oddo: ... in un primo momento.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero, come i difensori, indicano testi; quando sono ammessi sono testi della Corte.
AVVOCATO Oddo: Sissignore, però il 499 segna un discrimine fra la parte che chiede...
PRESIDENTE: Lei sostiene che questa domanda è posta in modo suggestivo.
AVVOCATO Oddo: La seconda domanda sì. La prima no, certamente, e infatti nessuna opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Presidente, forse l'avvocato è stato troppo tempestivo nella opposizione, perché se mi faceva finire la domanda... Ha finito la risposta, ho chiesto - punto - conosce il signor Giorgio Pizzo? Non ci vedo...
PRESIDENTE: Secondo l'accusa c'è una connessione fra le precedenti domande e quelle successive, il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
Secondo la difesa.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo la difesa, Presidente.
PRESIDENTE: E' vero, scusate, abbiate pazienza: i lapsus saranno sempre più ricorrenti.
Credo che il Pubblico Ministero può superare l'ostacolo...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: ... perché ha evidentemente il mezzo per arrivare a contestazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Io lo supero agevolmente l'ostacolo. Bene.
Allora, lei ha parlato di persone di fiducia. Ha detto: l'elenco potrebbe non finire mai.
EX 210 Cannella T.: Ma certo.
PUBBLICO MINISTERO: Erano numerosi. Benissimo. Allora, quando lei venne interrogato da noi - dal dottor Vigna, dal dottor Chelazzi e da me - il 30 novembre del '95, leggo dal verbale, lei disse... Mi ascolta, signor Cannella?
EX 210 Cannella T.: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, a una domanda che probabilmente era identica a quella che le ho fatto in questo momento lei disse, leggo, pagina 3 del verbale:
"Pizzo Giorgio, che è cresciuto a Brancaccio, avendo abitato sempre in via Conte Federico, è sempre stato, storicamente direi, legato ai Graviano; ha sempre riscosso la loro fiducia...".
EX 210 Cannella T.: Ma se lei vuole, io posso continuare dicendo quello che ho già dichiarato, in modo che sembrerebbe come se... perché conosco bene il signor Giorgio Pizzo. Io poc'anzi, quando...
PRESIDENTE: Lei ha facoltà di dichiarare tutto quello che vuole.
EX 210 Cannella T.: Quando io poc'anzi dissi: ma se devo fare un elenco...
PRESIDENTE: E' un imputato, può dire quello che vuole, anche bugie. E' nella condizione di dirlo. Prego.
EX 210 Cannella T.: No, non è il caso.
PRESIDENTE: Era una ipotesi astratta.
EX 210 Cannella T.: Va bene. Dunque dicevo questo: il signor Giorgio Pizzo lo conosco, perché tra l'altro nell'87 io sono stato arrestato. E in quel periodo, cioè io sono stato arrestato nel gennaio dell'87, in quel periodo il signor Giorgio Pizzo era detenuto presso il carcere dell'Ucciardone dove io feci ingresso.
E tra l'altro Giorgio Pizzo rivestiva... Perché già ormai aveva la condanna definitiva, quindi... Rivestiva il ruolo di cosiddetto scrivano all'interno del carcere dell'Ucciardone.
Tant'è vero che quando io dall'isolamento della seconda sezione, per la precisone, passai, dovevo passare in comunità, in compagnia, quindi in una Sezione assieme agli altri detenuti, mi venne a prendere all'uscita della seconda, mentre stavo per uscire, assegnarmi ad un'altra sezione, il signor Giorgio Pizzo, in compagnia di coso, comunque del cognato di Stefano Bonta... In questo momento mi sfugge il nome, ma non ha importanza.
E così mi portarono. Loro mi dissero: 'ti aspettano alla quinta', e infatti io andai alla quinta.
Cioè, la quinta mi fu assegnata dagli stessi detenuti, non mi fu assegnata dalla direzione del carcere.
Per cui mi trovai alla quinta Sezione.
Tra l'altro, dopo questo episodio e il signor Giorgio Pizzo naturalmente scontò anche lui la sua pena e uscì dal carcere. E così me lo ritrovai per accompagnamenti ed appuntamenti che io avevo con Filippo Graviano, a volte, o con Giuseppe Graviano altre volte. E lo stesso mi accompagnava dai fratelli Graviano perché io non sapevo il posto dove recarmi, perché gli stessi erano come dico latitanti, o per loro motivi.
Successivamente e quindi successivamente al periodo in cui io noto la figura del signor Giorgo Pizzo come figura chiaramente nella disponibilità dei fratelli Graviano e vicino ai fratelli Graviano, quindi riscuote questa fiducia che mi accompagnava e via di seguito, successivamente nel 1993 lo vidi altre volte per queste motivazioni.
E più specificatamente devo dirle un episodio che è questo: alla fine del 1992 i fratelli Graviano mi fissarono un appuntamento tramite Vittorio Tutino e Giorgio Pizzo con tale Michele Giacalone di Trapani, il quale poi appresi che lo stesso era sotto la protezione di tale Messina Matteo Denaro.
Ebbi questo appuntamento presso il bar Roney presso piazza della Libertà a Palermo.
In questo appuntamento mi venne detto da Giorgi Pizzo e da Vittorio Tutino che il signor Michele Giacalone, a far data dal prossimo 1993, doveva gestire quella che era la questione dal punto di vista turistico alberghiera del mio villaggio.
Cioè, la parte attiva, l'unica parte attiva che aveva quel villaggio che era la gestione turistico-alberghiera, doveva passare nelle mani di questo signor Michele Giacalone, perché così avevano decretato i fratelli Graviano.
Cosicché a me rimaneva la parte delle rogne per la vecchia e tremenda esposizione debitoria della società che per altro è fallita nel 1997. Perché io, dopo la collaborazione non è che posso più guidare la società e quindi non potevo pi fare niente.
In quel momento il signor Giorgio Pizzo e Vittorio Tutino quindi si occupano della sistemazione. Ed in quella data io dissi: 'ma vorrei parlare con Fifetto, vorrei parlare con qualcuno', riferendomi al signor Graviano.
Ma mi disse: 'non ti preoccupare, perché non è, in quanto gestirà questo Michele Giacalone, si terrà anche conto delle tue necessità', insomma "verba volant".
E io dissi, ma io insistevo per parlare coi fratelli Graviano e loro mi dissero: 'no', mi disse: 'Filippo non c'è perché è al nord, non si trova qui a Palermo'.
E così io non potei parlare con i fratelli Graviano in quella sede.
Successivamente, a parte gli episodi che ho raccontato, nel corso del 1994, inizio del 1994, ricevetti una raccomandazione da fare nei confronti di questo signor Giorgio Pizzo attraverso le mie amicizie di carattere politico, in quanto lo stesso lavorava presso una ditta che aveva rapporto di contratto di appalto con l'Amac di Palermo che sarebbe l'azienda municipalizzata acquedotti.
Il problema specifico che era nato nei confronti del signor Giorgio Pizzo era che lo stesso, avendo naturalmente, non avendo ancora la riabilitazione per quella questione della rapina a mano armata per la quale era stato condannato a 7 anni di carcere che tra l'altro aveva regolarmente scontato, mancavano pochi mesi affinché lo stesso potesse avere, trascorsi i 5 anni, trascorse altre situazioni, avere quindi la riabilitazione.
E quindi rischiava di essere estromesso per una questione di regolamento interno e della ditta nei confronti della stessa Amac del Comune, è stato estromesso dal posto di lavoro.
Al che io mi interessai affinché ci non accadesse - e ci sono riuscito - e mi interessai, tramite un ex assessore del Comune di Palermo, ma comunque funzionario dell'Amac, oggi onorevole presso la Regione Siciliana di... onorevole al Parlamento Regionale Siciliano del Partito Socialista Democratico Italiano. Io non faccio il nome per ovvie ragioni, in quanto vi sono in corso degli accertamenti su questa persona da parte della Procura della Repubblica di Palermo.
Comunque riuscii a sistemare la questione del signor Giorgio Pizzo.
Per questo fui sollecitato tramite il signor Lupo Cesare che mi venne a dare questo incarico nei confronti del signor Giorgio Pizzo da parte dei fratelli Graviano.
Quindi interessava per la fattispecie a Filippo Graviano, interessava questa cortesia che io feci.
Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Cannella, lei ha parlato del '94. Quindi, siccome è un fatto storico che il 27, mi pare, gennaio '94, Filippo e Giuseppe Graviano vengono arrestati, questo fatto quando accade? Prima, dopo l'arresto?
EX 210 Cannella T.: No, no, guardi, questo fatto accade ripeto, credo, o nel mese di gennaio proprio, o subito dopo il mese di gennaio. Ma il problema, mi creda, in ogni caso non si pone, perché arrivavano tanti di quei messaggi, anche nei miei riguardi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Cannella, tante di quelle?
EX 210 Cannella T.: Ne arrivavano tanti di quei messaggi dal carcere, quindi anche dopo, perché ad esempio, che so, nel corso dell'84 i fratelli...
PUBBLICO MINISTERO: '94.
EX 210 Cannella T.: '94, chiedo scusa. Nel corso del '94, quindi già in carcere, i fratelli Graviano fecero pervenire determinate richieste nei miei confronti di pagamento di somme.
E tra l'altro fu effettuato per questi motivi della mia questione vecchia con i fratelli Graviano degli incontri e delle riunioni. Alle quali partecipò anche il signor Matteo Messina Denaro. E erano state fate riunioni per chiarificare quale era la realtà e la vera posizione nei confronti dei fratelli Graviano da parte mia.
E fu sancito, insomma, in un certo qualmodo, che i fratelli Graviano molto probabilmente avevano avuto, ma non solo nei miei riguardi, ma anche nei confronti di altri imprenditori per altri motivi, non avevano effettivamente detto la verità sulle somme che realmente incassavano, ma facevano capire come se da questi vari personaggi che operavano nel mondo dell'economia e nel mondo dell'imprenditoria, quasi quasi non avessero avuto tutto, non avessero avuto il denaro. In modo che da dire ad altri referenti e quindi nella fattispecie mi posso riferire allo stesso signor Bagarella, che la gente non pagava e quindi loro non potevano foraggiare determinate situazioni da soli.,
Quindi, se c'era chi truffava forse i rapporti con altri personaggi di Cosa Nostra erano proprio i fratelli Graviano, non certo io a truffare i fratelli Graviano. Non sarei qui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Cannella, lei ha fatto riferimento ora ad una riunione. E in precedenza aveva fatto il nome della stessa persona parlando de villaggio Euromare.
E cioè mi riferisco a Matteo Messina Denaro.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un chiarimento a proposito del villaggio Euromare.
Lei ha parlato di Michele Giacalone. Dico bene?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire alla Corte se questo personaggio era un siciliano, italiano... Insomma, di dare un pochino le coordinate della sua identità.
EX 210 Cannella T.: Sì. Niente, questo Michele Giacalone era nato a Tunisi. Infatti si faceva chiamare Michel, perché lingua madre è il francese, per cui lui insomma aveva anche questa, come dire, volontà di farsi chiamare Michel.
Michel dirigeva tra l'altro un sempre complesso a carattere turistico-alberghiero in località Triscina.Quindi stiamo parlando sempre di Alcamo, tra quella zona là.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Mi ha dato i chiarimenti che mi interessavano.
Lei ha parlato anche di attività economiche di questo albergo gestito da questo Michel Giacalone a Triscina. E ha detto poco fa che questa persona era una persona di fiducia di Matteo Messina Denaro.
Ho capito bene?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha detto, venendo a queste situazioni di carattere economico, a queste... chiamiamolo contenzioso, fra lei e i Graviano, anche dopo l'arresto dei Graviano, lei ha detto arrivavano messaggi di tutti i tipi. E ha detto anche che aveva saputo che c'era stata una riunione a cui aveva partecipato questo Matteo Messina Denaro.
Ci vuol dare qualche altra indicazione su questa riunione?
EX 210 Cannella T.: No, niente. A parte che queste riunioni chiaramente vi erano anche altri argomenti di cui naturalmente parlavano, ma che io naturalmente non potevo sapere in quanto non ero presente.
Ma mi fu riferito ciò che chiaramente era di mia pertinenza. Nel senso che vi fu quella riunione nella quale appunto si parlava ancora di questa richiesta dei fratelli Graviano nei miei confronti. E devo dire, perché siccome era la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, quella che io avevo esternato al signor Bagarella. Il quale naturalmente senza prevaricazioni e senza, come dire, avere un ruolo di prevaricazione proprio nei confronti dei fratelli Graviano, ma di assoluto rispetto e di linearità, discusse la questione in maniera serena e con dati, con riscontri alle mie dichiarazioni alla mano.
E quindi poté stabilire che in effetti avevo dato, e avevo dato molto di più di quello che era necessario dare...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Cannella T.: ... per cui fu detto: 'guarda, appianiamo la questione. Comunque faccio sapere ai fratelli Graviano che quando qualcuno di loro uscirà dal carcere, poi eventualmente se ne riparlerà'.
Le dirò di più: malgrado il tutto, io pro bona pacis, in quella fase, mi misi d'accordo e diedi la mia disponibilità al signor Bagarella affinché, alla fine della eliminazione di quelli che erano i debiti nei confronti dei terzi estranei chiaramente della società Villaggio Euromare da me, come proprietario, gestita nella realtà e amministrata nella realtà. Anche se fittiziamente Calvaruso amministratore e poi liquidatore, avevo dato la mia disponibilità affinché ciò che fosse rimasto alla fine come attivo addirittura io avrei anche esaminato l'ipotesi di rinunciarvi. E quindi dare il tutto nella disponibilità del signor Bagarella che avrebbe deciso come meglio gestire la cosa. E probabilmente anche assegnarlo ai fratelli Graviano.
Da parte mia non ci sarebbe stata alcuna, come dire, titubanza in tal senso.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. La fermo un attimo.
Questo è il merito della questione. Ora a noi non interessa chi ha ragione o chi ha torto. A me interessa una cosa, che lei risponda a questa mia domanda.
Lei ha parlato, dice: c'era stata una riunione.
Ho capito che c'era stato Matteo Messina Denaro, poi c'era stato Bagarella...
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa chi altri aveva partecipato a questa riunione?
EX 210 Cannella T.: Sì, c'era anche Tony Calvaruso. Lo stesso mi disse che era presente anche Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: E poi?
EX 210 Cannella T.: Quindi Matteo Messina Denaro. Credo che vi era presente Nino Mangano, pure Giorgio Pizzo e...
Perché poi in poche parole la questione fu presa da Fifetto Cannella, Nino Mangano e Giorgio Pizzo a curare la questione dei fratelli Graviano dopo il loro arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, si trattava lei ha detto poc'anzi di una riunione, di una di quelle riunioni che venivano fatte e in cui si discuteva di tante cose.
Tra queste cose si era discusso di questo suo contenzioso. Bene, è così?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora lei ha fatto il nome come di uno dei partecipanti a questa riunione, di Nino Mangano.
Ci vuol dire quanto sa su questa persona?
EX 210 Cannella T.: Nino Mangano lo conosco pure da molto tempo.
Lo conoscevo prima di aver avuto rapporti con i fratelli Graviano, e lo conosco, lo conoscevo come un ragazzo per bene, un ragazzo a posto. E non perché ha questa imputazione, per me non lo sia. Affatto, anzi.
E il signor Nino Mangano, prima si interessava come me di politica. E nelle prime elezioni, nella prima consultazione elettorale per l'elezione dei Consigli di Quartiere di Palermo, delle circoscrizioni zonali della città di Palermo, lo stesso fu candidato al Consiglio Sette Cannoli - così si chiama - e tra l'altro assunse anche la carica di presidente di quel Consiglio di Quartiere.
Io, in quel periodo, ero capogruppo del gruppo democristiano del Consiglio di Quartiere limitrofo, quello di Brancaccio-Ciaculli. E quindi avevamo anche una collaborazione con il quartiere limitrofo che è quello che era l'impegno comune insomma in quelle zone.
Quindi lo conoscevo da prima. Poi, successivamente, con lo stesso mi recai presso il Banco di Sicilia, dove mi fu presentato un codirettore di sede. E a questo appuntamento mi recai io e Nino Mangano. E molto probabilmente, credo come ho già dichiarato a verbale, Matteo Messina Denaro, comunque perché mi fu presentato come tale Denaro. Quindi credo proprio che si tratta di lui, questa persona abbastanza alto, abbastanza giovane.
Insomma, non giovane di 20 anni, ma dico: giovane sui 35-36, una cosa del genere. 34, non... Ecco.
E quindi ho avuto anche questo rapporto di questa presentazione quando siamo andati al Banco di Sicilia.
Successivamente lo stesso fu invitato, ed era presente anche Nino Mangano, in un ricevimento che io feci di una inaugurazione di un movimento politico che avevamo costituito che si chiamava Sicilia Libera presso l'Hotel San Paolo di Palermo gestito dal costruttore Giovanni Ienna.
E poi successivamente ho avuto la continuità di rapporti con il signor Mangano perché da questi inviato io da parte di Bagarella per vari motivi.
Una volta il signor Nino Mangano mi consegnò una scatola di scarpe piena di soldi che io ho fatto avere al signor Bagarella. E lo stesso Nino Mangano veniva da me.
Altre volte ci siamo incontrati io, Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Michele Giacalone, sempre per quella discussione del villaggio. Perché dopo cercai io piano piano di limitare quelle che erano state le ingerenze da parte di questo Giacalone all'interno del villaggio per quanto concerneva la gestione.
Adesso parlo nel 1994, cioè dopo il 1993, dopo che io conosco il signor Bagarella, dopo che ci fu quella riunione di cui poc'anzi ho menzionato, in cui furono chiarite le varie posizioni.
Per cui si può dire che rientrai di nuovo nella possibilità si attingere a delle somme per eliminare i debiti della società.
Cosa che nel '93 non mi fu affatto concessa e i soldi se li prendeva il signor Giacalone, il signor denaro, se li prese. E forse qualche altro amico del signor Matteo Denaro, oggi pentito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PUBBLICO MINISTERO: Che ha detto?
PUBBLICO MINISTERO: Non abbiamo capito le ultime tre parole.
EX 210 Cannella T.: No, dicevo: in quel periodo, le somme di denaro che dovevano andare ai fratelli Graviano. Non so quante ce ne arrivarono, se ci arrivarono, ma comunque chi li prendeva materialmente era il signor Denaro Matteo e anche un amico del signor Matteo denaro che spesse volte faceva da spola, aveva contatto con questo signor Giacalone e con un altro impiegato che aveva Giacalone. Non mi ricordo adesso il cognome.
Comunque questa persona comunque è un pentito, un collaboratore di giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono due persone diverse.
EX 210 Cannella T.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da una parte quello che lei chiama Matteo Denaro e poi quest'altra persona stretto amico di Matteo Denaro e che lei dice: oggi è un collaboratore?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo?
EX 210 Cannella T.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma lei il nome di questa persona, lo ha mai saputo?
EX 210 Cannella T.: No, non lo so il nome. L'ho avuto così, per sentito dire. Molto probabilmente dico è lui.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta...
EX 210 Cannella T.: Se è così, lo dirà lui. Non...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei poco fa, parlando di questa, o di queste riunioni tra Bagarella, Mangano, eccetera, ha fatto anche il nome di Giovanni Brusca.
Le chiedo: è persona che lei ha mai conosciuto?
EX 210 Cannella T.: No, Giovanni Brusca personalmente non l'ho mai conosciuta e non l'ho mai visto. Però parlavamo spesso di Giovanni Brusca. Ne parlavo con lo stesso signor Bagarella, ne parlavo con Tony Calvaruso.
Lo stesso mi mandò dei personaggi, delle persone che mi hanno contattato proprio quando io iniziai a organizzare quel movimento politico indipendentista che si chiamava Sicilia Libera. Lo stesso mi mandava i saluti e così facevo io nei suoi riguardi.
Quindi, come dire, avevamo una conoscenza a distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi però senza una conoscenza di tipo diretto.
Senta, lei ha riferito qui una serie di circostanze che vanno, dice di incontri, di relazioni tra queste persone che lei ha menzionato, e che vanno diciamo più specificamente a cavallo degli anni tra il '93 e il '94.
Lei poco fa, rispondendo a una mia domanda, ha fatto presente che, dopo l'arresto dei Graviano, di Filippo e Giuseppe Graviano nel gennaio '94, dal carcere comunque arrivava ha detto diversi messaggi.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le faccio una domanda specifica: lei sa qual era la situazione che si era venuta a creare dopo l'arresto di Filippo e Giuseppe Graviano nei rapporti con tutte queste persone che lei ha menzionato?
Ecco, qual era la situazione che si era venuta a determinare?
EX 210 Cannella T.: Ma la situazione che si era venuta a determinare era che per molti versi, come ho detto poc'anzi, il signor Nino Mangano, il signor Giorgio Pizzo e il signor Fifetto Cannella, assunsero per molti aspetti la gestione di tutti quelli che erano gli affari dei fratelli Graviano. Gli affari soprattutto come famiglia mafiosa quindi nei confronti di tutti coloro che avevano rapporti con gli stessi.
Vuoi da quei rapporti che avevo io, vuoi ai rapporti di estorsione, vuoi ai rapporti di presenza nella zona. Ma non erano da soli, perché collaborava sempre il signor Vittorio Tutino. E in maniera preponderante, per quelli che erano gli affari della famiglia Graviano, non come famiglia mafiosa, ma come ciò che riguardava proprio i fratelli Graviano quasi personalmente, per il reinvestimento di capitali puramente attribuibili certo sempre tramite quella che era l'attività illecita chiaramente. Ma quei soldi che diventavano dei fratelli Graviano e solo dei fratelli Graviano, se li gestiva il signor Lupo Cesare Carmelo. E con i quali avevo poi anche rapporti.
Quindi la situazione era che queste persone curavano gli affari dei fratelli Graviano in tutti i sensi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei ha fatto questi tre nomi di Cannella, suo omonimo, Cristoforo Cannella, Fifetto, come lei lo chiama; di Giorgio Pizzo e di Antonino mangano.
Ci fu poi, a che le risulti, una evoluzione nei rapporti... Ecco, diciamo, voglio dire: erano sempre questi tre, ci fu la prevalenza di qualcuno, vennero esautorati da altri? Ecco.
EX 210 Cannella T.: Sì, guardi, in effetti una evoluzione ci fu. E fu una evoluzione favorevole al signor Nino Mangano, persona presso la quale e verso la quale il signor Bagarella nutriva più stima e aveva molta più fiducia. E del resto il modo di presentarsi del signor Nino Mangano è, come dire, il modo di riflettere, la serietà del signor Nino Mangano, da questo punto di vista erano indiscutibili.
Quindi diciamo che il carisma che lo stesso emanava in ogni sua manifestazione di vita quotidiana e di rapporto con gli altri, senz'altro lo dava vincente in questo senso.
E il signor Bagarella naturalmente ebbe un rapporto più di fiducia col signor Nino Mangano. Così che il signor Nino Mangano diventò la persona chiaramente che più degli altri aveva, come dire, possibilità di decisione, di capacità gestionale e direzionale di quelli che erano gli affari della famiglia.
Quindi, in questo senso si modificò la cosa, anche per ciò che non solo io stesso potevo constatare e apprendere per quello che era e per ciò che lo stesso signor Bagarella mi diceva nel senso dei rapporti quando ad esempio dovevo ultimare qualche piccolo pagamento, quando vi era qualche altra cosa da fare. Per il rapporto di carattere politico.
Lo stesso signor Bagarella mi faceva incontrare e si affidava in questo tipo di rapporto al signor Nino Mangano e non ad altri.
Per quello che mi disse anche il Tony Calvaruso, per altri aspetti - e qua parliamo di aspetti di carattere criminoso e quindi... Perché Calvaruso mi raccontava di cadaveri e di cose del genere quindi anche in questo senso maggiore fiducia e maggiore affidabilità in questo senso.
Quindi, come dire, la famiglia Graviano in un certo qual modo c'è un sovvento di maggiore capacità e potere da parte del signor Nino Mangano in quella zona, in quel mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, le risulta, può dire lei qualche fatto specifico circa la comunicazione che avveniva dal carcere all'esterno?
Dal carcere mi riferisco a Filippo e Giuseppe Graviano.
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, io le posso dire che ciò l'ho sperimentato personalmente, perché per ciò che riguardava e concerneva la mia esperienza.
Poc'anzi le ho citato l'episodio di quella raccomandazione del signor Giorgio Pizzo e le dissi che va collocata dall'inizio del gennaio '94 e forse ho detto anche subito dopo poco tempo. quindi anche febbraio può essere, del 1994.
E quindi mi perviene questa richiesta.
Sempre nel corso del 1994, da parte dei fratelli Graviano nei miei riguardi arriva la richiesta di fare degli atti di alcuni appartamenti in città, perché volevano intestati altri immobili.
Dato che io non avevo come pagare in denaro, volevano altri immobili, cosa che non avvenne.
Gli stessi fratelli Graviano, in quel periodo, si lamentano e fanno sapere all'esterno, e in questo caso fanno sapere al signor Bagarella, che loro da me erano stati in un certo qual modo presi in giro, o truffati, avanzavo cinque miliardi. Collocando questa cifra così aleatoria e ipotetica su basi che non avevano alcun fondamento.
Per cui queste notizie arrivano, tant'è che si rese necessaria quella riunione, perché il signor Matteo Messina denaro mi fu detto chiaramente rappresentava in quel contesto gli interessi dei fratelli Graviano.
Quindi era presente là perché rappresentava gli interessi dei fratelli Graviano.
Quindi non più Nino Mangano in quella sede di quel discorso rappresenta gli interessi dei fratelli Graviano, ma un'altra persona, forse al di sopra delle parti, ma comunque verso i quali forse i fratelli Graviano nutrivano più fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha parlato di Nino Mangano.
Sapeva che attività svolgeva?
EX 210 Cannella T.: Nino Mangano svolgeva l'attività ufficiale di assicuratore, aveva una agenzia di assicuratore in via Roccella, mi pare, insomma, in quella zona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa di relazioni, di rapporti tra Nino Mangano e persone di provenienza dell'area alcamese?
EX 210 Cannella T.: Sì, io mi incontrai presso l'agenzia di assicurazioni del signor Nino Mangano. le parlo di fine 1993, molto probabilmente nel novembre de 1993, mi incontrai, sempre per motivo di collaborare con me quanto concerneva quella realizzazione di quel progetto politico indipendentista, mi incontrai e l'appuntamento mi fu prima annunciato dal signor Bagarella. E quindi io mi recai presso l'agenzia di assicurazioni dove incontrai il signor Nino Mangano. E un signore dall'aria alcamese, di alcamo, credo, per la precisione che mi venne presentato come tale signor Ferro, che era in compagnia di un ragazzo giovane, credo probabilmente il figliolo.
E queste persone, da Nino Mangano, fu detto loro di collaborarmi e aiutarmi per quanto riguardava l'espansione del momento con amici e persone dell'area alcamese.
E quindi questa conoscenza la feci io tramite Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo incontro era stato, per così dire, procurato, sollecitato da Bagarella e poi avvenne nell'agenzia di Nino Mangano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di questa persona, lei quando lo ha saputo, chi era questa persona che veniva da Alcamo accompagnata dal figlio?
EX 210 Cannella T.: Guardi, io credo di averlo saputo proprio in quel...
PUBBLICO MINISTERO: In quell'incontro?
EX 210 Cannella T.: In quel frangente. Credo proprio di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ce lo dice il nome? Non so se lo ha fatto. Lo ha fatto...
EX 210 Cannella T.: Sì, Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Benissimo. Senta, si ricorda qualcosa di questa persona, dell'aspetto fisico...
EX 210 Cannella T.: Niente, era una persona abbastanza longilinea, aveva i capelli un tantino bianchi, brizzolati, una cosa del genere. Il figliolo era pure un ragazzo abbastanza alto.
Cioè, io dico il figliolo, credo essere il figliolo all'atteggiamento. Pure mi pare che mi fu detto il figliolo. Adesso non ricordo bene. Comunque credo di poter dire con certezza che trattavasi in ogni caso del figliolo di costui, anche se non parlava molto, in quanto parlava di più il papà, chiaramente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, e che età dimostrava questa persona?
EX 210 Cannella T.: Ma allora dimostrava un'età tra i 60-65 anni, una cosa del genere. Forse magari perché...
PUBBLICO MINISTERO: E' in grado di dire se questa persona dimostrava problemi di salute, si mostrava in salute...
EX 210 Cannella T.: No, io l'ho visto molto longilineo, magro. Quindi non so se poi stava bene o stava male. Comunque, ripeto, era una persona abbastanza asciutta nel fisico e quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei più volte, nel corso dell'esame che ormai va avanti anche da più di un'ora, lei ha fatto più volte riferimento ai fratelli Graviano, ai rapporti che avevano con le persone che via via lei ha citato. Con lo stesso Bagarella, con Matteo Messina Denaro, eccetera.
Senta, le chiedo: ma lei è a conoscenza di quali erano le relazioni esistenti fra i tre fratelli?
Voglio dire, se c'era qualcuno che prendeva decisioni, altri che si adeguavano. Se pigliava una decisione l'uno all'insaputa dell'altro, ecco, se ci vuol spiegare un pochino questo passaggio.
EX 210 Cannella T.: No, guardi, i fratelli Graviano tutti e tre, ma anche per tradizione familiare, culturale, sono stati sempre unitissimi, un'anima e un corpo.
I tre fratelli Graviano continuamente - e questo glielo dico per episodi che io posso anche chiarire per fatti... dico una miriade di fatti, non posso dirli tutti, ne citerò due, ne citerò tre...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, citi quelli che gli sembrano più significativi.
EX 210 Cannella T.: E' inutile che nel corso di...
PUBBLICO MINISTERO: Non scusi, Cannella, non so se ha sentito la mia domanda. Sennò ci sovrapponiamo le voci.
EX 210 Cannella T.: No, no, l'ho sentita la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto una miriade di fatti.
Se lei è in grado di citarne ovviamente qualcuno...
EX 210 Cannella T.: Sì, difatti.
PUBBLICO MINISTERO: ... che le sembra più significativo.
EX 210 Cannella T.: Sì, certo. Quindi, ripeto, agiscono sempre di comune accordo.
E vado brevemente a dire i fatti a mia conoscenza. E spero di relazionare sui fatti stessi che ho dichiarato quando ho fatto, ho reso l'interrogatorio per i Pubblici Ministeri. Quindi spero di non dire altri fatti, comunque ugualmente comprovanti...
PUBBLICO MINISTERO: Li può dire comunque... se lei ritiene...
EX 210 Cannella T.: E allora, quelli che credo di avere messo a verbale, se il mio ricordo non mi inganna.
Io avevo un credito nei confronti di un tale Giuseppe Sichiera, persona che poi fu eliminata dai fratelli Graviano.
Questo signor Giuseppe Sichiera mi doveva dare 200 milioni di lire. Ed erano a fronte sempre di un debito pregresso che lo stesso aveva contratto con la società Cosmopolitan Touring Company, effetti che non aveva pagato che io mi trovai costretto, nel momento che entrai nella società, a ritirare presso la Banca Cooperativa Impiegati Banco di Sicilia, oggi agenzia 22 del Banco di Sicilia.
E ritirai questi effetti, però non potevo permettermi chiaramente di fare alcuna azione giudiziaria, in quanto il Sichera notoriamente bazzicava ambienti di carattere... ambienti, insomma con i quali aveva rapporti con uomini d'onore, con gente della organizzazione.
Cosicché io consegnai questi effetti in ultima analisi, perché prima li avevo dati a Filippo... comunque, in ultima analisi, li consegnai a Giuseppe Graviano, il quale doveva provvedere a sistemarmi la questione, cercare di fare recuperare questi effetti, anche perché era pure loro interesse che io recuperassi somme.
E tramite il fratello Benedetto mi feci accompagnare e ci trovammo assieme da tale Giovanni Lo Cascio. tale Giovanni lo Cascio, in una campagna di costui di fronte all'abitazione dello stesso sita in fondo Chiavelli, in via Chiavelli. Via dell'Orsa Maggiore. Quindi questa è la zona per descrivere la zona.
E in quella fase c'era anche il Sichera, cosicché si stabilì che qualche cosa il Sichera piano piano insomma avrebbe cominciato a pagare.
Poi, in effetti, pagò 60 milioni solamente da quelli che diede a me e tra quelli che consegnò direttamente ai fratelli Graviano.
E io niente, dopo questo incontro con Benedetto Graviano in quel sito me ne andai, me ne tornai verso la città.
Dopo un paio d'ore, perché persi un po' di tempo strada facendo. Non ricordo, andai in banca, quello che feci, incontrai casualmente Giuseppe Graviano al quale giustamente gli dissi: 'guarda, ora ci dico com'è finita. Sai, Giuseppe, mi sono visto...'
Dice: 'no, già so tutto', ecco. Quindi già era informato.
Così come quando ad esempio io andavo a comprare macchine presso l'autosalone gestito ufficialmente da uno zio dei fratelli graviano, il signor Quartararo, presso il quale più in pianta stabile c'era Benedetto Graviano nel negozio, più spesso, più soventemente, io non potevo effettuare l'acquisto in quel momento, perché chiaramente avevo determinate dilazioni, o pagavo poi direttamente ai fratelli Graviano. Prendevo la macchina e quindi pagavo, che so, dopo tre mesi, dopo quattro mesi, dopo sei mesi, a seconda quelli che erano gli accordi.
Non mi veniva data subito, perché Benedetto mi diceva in maniera espressa: 'sì, lo sai che non ci saranno problemi, però io parlerò con i miei fratelli'.
Quindi, voglio dire: anche per le cose minute, per le cose che apparentemente sembrano insomma di facile gestione personale del singolo, non vengono gestite personalmente dal singolo se prima non c'è questa, come dire, collegialità nella decisione anche la più stupida, anche la più apparentemente banale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Cannella, lei questi episodi effettivamente li aveva anche riferiti nelle indagini.
Non so, se lei ritiene di riferirne qualche altro che ritiene significativo.
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, adesso io le posso riferire ad esempio che in occasione di una lite che un mio congiunto ebbe con un uomo d'onore di piazza Guadagna. E' stato arrestato recentemente, trattasi di Natale Gambino. E in quella fase nacquero problemi grossi, perché mio cognato non era niente, e aveva avuto questo problema, insomma, gravissimo.
E io mi rivolsi in quel momento ai fratelli Graviano perché, per sanare quella questione.
Nella prima fase andai a trovare, tramite Tutino, il signor Filippo Graviano, il quale mi disse che avrebbe visto un pochettino, abbia pensato alla cosa, perché ne doveva parlare sia con il fratello Giuseppe e sia con Benedetto.
Tant'è vero che, a questa pacificazione successivamente, dopo credo un 15 giorni circa mi accompagnò proprio Benedetto Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Cannella T.: Questo era un altro episodio.
PUBBLICO MINISTERO: Un altro episodio. Benissimo. Senta, veniamo ora... lei ha descritto questo quadro di relazioni, questi rapporti. Torniamo un pochino al villaggio Euromare, tanto per intenderci nell'estate del '93.
Lei ha detto: 'io ero molto a stretto contatto con Bagarella', insomma c'era quel rapporto che lei ha già descritto. E le chiedo se nel corso di questa frequentazione Bagarella le aveva detto qualcosa in relazione alla presenza, o meno, di Filippo e Giuseppe Graviano in Sicilia, a Palermo.
EX 210 Cannella T.: No, in quel momento, ora io specifico meglio questo concetto, per la chiarezza.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Cannella T.: In quel periodo, nel '93, i fratelli Graviano non si sono completamente visti. Lei deve tenere conto di una cosa: che i fratelli Graviano avevano tra l'altro avuto da me, intestati a persone fittizie, tre villette in quel villaggio, per cui quasi tutte le estati io vedevo i fratelli Graviano perché soventemente si recavano presso il villaggio a fare un po' di giorni di vacanza o a farsi il week-end, sabato e domenica e via di seguito.
Vi fu un periodo - e adesso lo precisiamo perché questo lo precisiamo in maniera chiara - che va dal '91 a tutto il '93 e il '94, poi naturalmente, era ovvio fino a che io ero fuori non lo potevo più incontrare perché erano stati arrestati nel gennaio. Comunque, in quel periodo che va dal '91 al '93, i fratelli Graviano non hanno più frequentato il villaggio. E per diversi motivi e per diversi aspetti spesso mi si diceva anche da parte dei loro collaboratori - e quindi sto parlando di Cesare Lupo, sto parlando di Marcello Tutino, sto parlando di Vittorio Tutino, e così via di seguito - mi veniva detto da parte di questi personaggi, quando io avevo la necessità di incontrarli per diversi motivi e per diverse situazioni, che i fratelli Graviano si trovavano fuori. Si trovavano fuori al Norditalia.
Successivamente con il signor Bagarella, sì, io appresi pure che i fratelli Graviano non erano in Sicilia ma che erano fuori, perché quando cominciai a parlare dei miei problemi, lo stesso mi disse: 'no, per ora non ci sono. Sono fuori'. Adesso stiamo parlando del periodo proprio del 1993. E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome la mia... Cannella, la mia domanda era partita dall'estate '93, che è quella che più ci interessa, quindi lei...
EX 210 Cannella T.: Sì, io ho le detto da allora a quando...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Cannella T.: Sì, già l'ho detto. Nell'estate '93 non erano. Io poi incontrai Filippo Graviano nel novembre... nel novembre-ottobre del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, sempre a proposito di questa sua vicinanza, diciamo così a Bagarella, lei ebbe confidenze da parte di Bagarella circa quanto era accaduto nel corso di quella primavera-estate? Mi riferisco in particolare agli attentati che c'erano stati a Roma, poi a Firenze e poi a Milano.
EX 210 Cannella T.: E poi nel luglio vi era stato una serie di attentati mi pare di tre, o di due o di tre.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, diciamo tre contemporaneamente.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte quello che lei sa di questa...
EX 210 Cannella T.: Glielo dico, cioè, quello che so, se lei vuole che io dico quello che so devo dire tutto quello che so, o mi devo limitare a dire i fatti che riguardano questo...
PRESIDENTE: Quello che sa in relazione a questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: I fatti.
EX 210 Cannella T.: Mi perdoni Presidente, è che non mi vorrei trovare nella situazione un giorno di avere contestato: 'ma lei come mai non ha detto alla domanda tutto?' Non vorrei questo perché io...
PUBBLICO MINISTERO: Non si preoccupi Cannella, lei intanto...
EX 210 Cannella T.: Quindi io posso dire quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, mi scusi, dica, risponda alle mie domande in relazione...
EX 210 Cannella T.: In relazione a questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione ai fatti che interessano questo processo.
PRESIDENTE: Mi scusi un momento il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Non è tanto per l'ora, è per il fatto che purtroppo io ho una chiamata urgentissima da Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo interrompere Presidente perché l'esame non è ancora concluso.
PRESIDENTE: Appunto, mi pare che non sia, non solo l'esame ma anche l'argomento non è di breve momento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, benissimo. No, no... non mi ero accorto dell'ora, Presidente. Abbiamo iniziato tardi.
PRESIDENTE: Purtroppo abbiamo cominciato molto tardi ma l'ora cammina.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione perché è l'una e mezzo.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Allora il P.M. può riprendere. Eravamo all'ultima...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, stavamo completando il quadro prima di arrivare...
Allora, Cannella, senta: stamattina abbiamo messo a fuoco alcune persone, alcune situazioni, e lei ha fatto riferimento ai legami che esistevano fra queste persone, dicendo - io penso di non ricordare male - lei ha più volte riferito, "facevano parte dell'organizzazione". Lei ha usato questa espressione.
E' chiaro, perlomeno a me è chiaro, comunque io glielo chiedo espressamente, qual era questa organizzazione di cui queste persone facevano parte?
EX 210 Cannella T.: Eh, l'organizzazione Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è mai stato risultamente affiliato a Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: No, completamente. Quindi io non sono mai stato uomo d'onore. Però forse... Prima faccio una premessa, o perlomeno dico alcuni fatti.
Però da sempre, quindi sin dalla mia giovane età, dall'eta di 18 anni, per diversi motivi e diversi aspetti, ho frequentato personaggi legati a Cosa Nostra.
Stamattina parlavamo, ho fatto cenno a Pino Greco detto "scarpuzzedda", poi posso fare riferimento senz'altro a conoscenze con tale Pino Di Maggio, conoscenza con lo stesso Stefano Bontate, con Giacomino Volpitale, con Salvatore Greco fratello di Michele detto "il papa", e così via di seguito. Fino ad arrivare poi nel periodo più recente.
E quindi ho frequentato, per i motivi che abbiamo detto stamattina, i fratelli Graviano; successivamente, in ultimo, Leoluca Bagarella.
Per tutti questi personaggi che ho menzionato e con questi personaggi ho intrattenuto rapporti di assoluta fiducia.
Perché in ultimo, per portare un esempio più pratico, avere la fiducia da parte del signor Leoluca Bagarella nel gestire sotto certi aspetti chiaramente la sua latitanza, e quindi essere io persona a conoscenza del luogo ove lui dimorava, dove dormiva, dov'era chiaramente costantemente presente, questo è un segno di grande fiducia.
E allora dico che negli ultimi tempi Cosa Nostra - e questo io chiaramente l'ho appreso anche dal mio rapporto di grande collaborazione su temi abbastanza delicati con il signor Leoluca Bagarella - Cosa Nostra aveva deciso di abbandonare un pochettino i vecchi schemi intrasnsigenti su cui l'organizzazione si fondava e si era fondata nel suo nascere.
Perché il problema del pentitismo e quindi delle collaborazioni più o meno facili, più o meno opportuniste, non ha importanza. Ma quello che era importante è che questa facilità con cui si accedeva negli ultimi tempi alla collaborazione con lo Stato da parte degli ex associati, rendeva chiaramente permeabile quella che era non solo la organizzazione e la partecipazione di alcuni elementi alla stessa organizzazione, ma, cosa ben più grave, quelli che erano gli aspetti strategico-militare e politici nello stesso tempo che l'organizzazione, dopo le stragi, si prefissava di intraprendere.
Quindi, utilizzare e fidarsi di persone note a pochi. Quindi, note al capo o a pochi capi, o a un determinato numero ristretto di persone che gravavano attorno a quella famiglia mafiosa, o al capo stesso, era più importante. Perché il personaggio veniva così reso noto e conosciuto a ben pochi. Cosicché la sua vera attività che svolgeva nei confronti, a favore della organizzazione poteva naturalmente essere un domani, in caso di pentimento, resa ancora non nota e celata agli inquirenti, chiaramente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha avuto modo di conoscere Bernardo Provenzano?
EX 210 Cannella T.: No, non lo conosco, però di Bernardo Provenzano mi sono occupato di una questione giudiziaria che riguardava la moglie di Bernardo Provenzano; per la esattezza la signora Saveria Palazzolo, che non conosco nemmeno. Ma mi sono occupato di intervenire presso magistrati della Procura della Repubblica di Palermo al fine di sistemare... La signora aveva pendente un processo alla Sezione Misure di Prevenzione e mi sono interessato per questo.
E fu proprio in quella occasione che Bagarella mi parlò dei suoi rapporti, che appresi che Bagarella era l'unica persona che chiaramente incontrava e vedeva Bernardo Provenzano, con il quale intratteneva ottimi rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi Cannella, di questi rapporti tra Bagarella e Provenzano, lei ne venne messo al corrente direttamente da Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Certamente, per diversi motivi. Sia quando costituii il movimento Sicilia Libera, e sia per quel fatto che ho poc'anzi precisato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito... ora qui ha parlato - a noi non interessa, diciamo, entrare nello specifico - di questa vicenda per cui lei si era interessato della moglie di Provenzano.
Lei poi ha avuto ulteriori incarichi fiduciari da parte di Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Ma io ne ho avuti parecchi incarichi fiduciari. Io ho avuto incarichi relativi anche alla moglie del signor Salvatore Riina, che era pure in questa situazione di carattere penale; mi occupai anche di questa cosa.
Mi sono interessato anche di alcune procedure, sempre alla Sezione Misure di Prevenzione, che riguardavano un parente del signor Leoluca Bagarella, nella fattispecie il cognato. E quindi mi adoperai anche per questa situazione.
E altri incarichi di fiducia poi che concernevano quella attività, come dire, politica che avevamo intrapreso; oltre, insomma, un'altra miriade di situazioni che giornalmente capitavano, chiaramente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei era stato ha detto particolarmente vicino a Bagarella a partire da una certa data: dall'estate del '93.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo lei di interessarsi per qualche altro motivo di vicende giudiziarie che riguardavano Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Sì, io mi sono interessato per quanto riguardava il signor Bagarella.
Mi pare che il signor Bagarella, quando seppe che era stato indagato, addirittura era stato fatto credo l'ordine di custodia per quanto riguardava le stragi dalla Procura della Repubblica di Firenze, mi incaricò di inviare una missiva a un avvocato di Firenze, tale avvocato Marco Ceolan, al quale dovevo in poche parole motivare nella missiva e dire che lo stesso doveva interessarsi e fare presente che lui era un capro espiatorio, Bagarella, e che così come era accaduto nel corso del processo di Milano del processo dell'Autoparco di Milano nel quale lui era stato imputato e che poi credo che fu assolto da questa imputazione, Bagarella diceva all'avvocato, mi disse che questo avvocato tra l'altro era stato suo difensore in quel processo. Io non lo so, mi fu detto così,
E quindi dire che in effetti era sempre la stessa situazione, quindi da essere considerato un capro espiatorio.
Questa missiva all'avvocato Ceolan la feci partire io da Caltanissetta. Scrissi io il testo della lettera, ma fu controfirmato con firma autografa da parte del signor Bagarella e io la inviai. Quindi mi interessai di questo.
Poi mi interessai, ma senza successo, di un processo che il signor Bagarella aveva in Corte di Assise a Palermo, cioè riguardava l'omicidio Boris Giuliano. Mi interessai ma senza alcun successo.
Ma non posso spiegare altre cose in merito a questo interessamento, perché vi sono indagini in corso.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non gliele chiedo.
Senta, allora abbiamo fatto, per così dire, questo quadro e torniamo lì al villaggio Euromare nella famosa estate del '93.
EX 210 Cannella T.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, credo, ebbe modo di seguire in televisione, o comunque ebbe notizia, ecco, di fatti gravi, fatti di stragi che erano accaduti in quell'anno.
Le chiedo di riferire alla Corte se ebbe modo di commentare, di parlare con Bagarella di questi fatti di cui apprendeva diciamo dai mezzi di informazione.
EX 210 Cannella T.: Sì. Io come ho riferito nei miei verbali di interrogatorio, nel luglio del 1993 eravamo assieme e quindi assieme apprendemmo dal telegiornale che...
PRESIDENTE: Assieme a chi, scusi?
EX 210 Cannella T.: Al signor Bagarella, sì, signor Presidente. Chiedo scusa se non ho precisato...
Eravamo assieme al signor Bagarella e quindi abbiamo... lui mi commentò queste notizie del telegiornale. Nel senso che lei deve tenere conto che ancora, sì, è vero, abbiamo un buon rapporto perché si instaurò subito un rapporto molto cordiale e molto stretto e di fiducia col signor Bagarella, immediatamente, oserei dire.
E in quella fase il signor Bagarella, sorridendo, quindi sorridendo di gioia, di contentezza e nello stesso tempo con soddisfazione, con molta soddisfazione, mi disse: 'hai visto? Adesso si cercheranno le Brigate Rosse o le Brigate Nere, o la Falange Armata...', adesso non mi ricordo, 'o la Falange Armata. Quindi cercheranno loro. Vediamo a chi trovano, vediamo a chi trovano'. Dice: 'va be', continuiamo, staremo a vedere'.
Cioè, questa è nella prima fase quello che io apprendo da Bagarella in questo momento nel luglio del '93.
Quindi questo senso di soddisfazione, questo modo di dirmi che naturalmente io ho capito senz'altro che Bagarella, il messaggio che mi era stato rivolto. Quindi senza dirmi: 'ho mandato tizio, o sono andato io', però si è assunto la paternità, o perlomeno la conoscenza dei fatti di ciò che era avvenuto.
Ho fatto questa discriminazione, dire la paternità e la conoscenza, per una ragione. Perché nel prosieguo della mia collaborazione con il signor Bagarella - e questo io intendo dirlo, non mi ricordo se questo io già nei miei verbali l'ho dichiarato, o se l'ho dichiarato in altre parti, in altre Procure della Repubblica, quindi in altri verbali, ma intendo precisarlo in questo momento -nel prosieguo quindi della mia conoscenza con Bagarella, del mio rapporto anche di carattere politico, perché noi assieme studiavamo le possibilità di aggancio con personaggi delle istituzioni e con rappresentanti del popolo al Parlamento Nazionale, al Senato e al Parlamento Europeo... e in questa fase quindi di attuazione di un piano strategico politico che partiva da lontano, che non era certo un piano che scaturiva e partiva dal 1993...
PUBBLICO MINISTERO: Beh, la fermo a questo punto.
In relazione all'attentato che c'era stato a Roma nel maggio del '93, quello che i mezzi di informazione dicevano essere l'attentato diciamo ai danni di Costanzo, ebbe qualche commento, qualche riferimento?
EX 210 Cannella T.: Sì, certo. In quel periodo di luglio, in effetti, il commento riguardò tutta la serie di ciò che già era anche precedentemente accaduto. E quindi noi parliamo degli attentati di Roma, parliamo di via dei Georgofili, l'attentato poi quello ultimo credo che era di Milano, adesso non ricordo bene. Comunque stiamo parlando di luglio, adesso. Perché in luglio ce ne sono, credo, due o tre attentati.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Cannella T.: E il commento sulla serie, fa anche parte a Costanzo.
Infatti ci fu una battuta sarcastica, per ridere, Bagarella si espresse... Lo devo dire in siciliano, poi la traduco. Bagarella mi disse: 'u' vedi, ora u' Custanzo con 'sta bumbiciedda s'assistemò'.
Nel senso mi ha detto: 'vedi, Costanzo, con questa piccola bomba' - "a bumbiciedda" è la piccola bomba - 'si è sistemato, si è tranquillizzato'.
A questo proposito intendo aggiungere una cosa: che Bagarella si riferisce a "bumbiciedda", quindi a piccola bomba, non perché va a calibrare il quantitativo di esplosivo che era stato adoperato, ma perché mi ha voluto sottolineare - e successivamente chiaramente me lo disse - che in effetti non c'era l'intenzione di uccidere il signor Costanzo. Perché successivamente Bagarella ebbe a confermarmi dicendomi: 'no, l'importante era farlo impaurire. Sai, non è il caso, perché essendo amico di amici di Canale 5, non era il caso di farlo morire'.
Cioè, quindi questo intendevo precisarlo, anche se nei verbali credo non c'è, ma già questo particolare l'ho dichiarato alla Procura della Repubblica di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questo, per quanto lei ha appreso diciamo in relazione a questi fatti.
Io non so se in relazione a quanto lei già in precedenza ha dichiarato, penso che ho da completare la serie di domande con riferimento in particolare all'attentato che c'era stato nell'aprile del 1994, cioè l'attentato che c'era stato a Formello.
Lei ha notizie in relazione ad un attentato ai danni del pentito, collaboratore, chiamiamolo come vogliamo, Salvatore Contorno?
EX 210 Cannella T.: Guardi, io notizia precisa, nel senso della organizzazione dell'attentato, non ne ho.
E adesso che lei mi pone la domanda, e io ho fatto veramente mente locale, ho focalizzato questo episodio.
Io mi ricordo senz'altro che nel corso del 1994 - e siamo nel febbraio del 1994 - il signor Fifetto Cannella fece sapere al signor Bagarella che era stato notato il collaboratore di giustizia Salvatore Contorno presso il bar Recupero sito in via Malaspina.
Come fonte della notizia, il signor Fifetto Cannella citò un venditore di videocassette che si trovava nella zona Malaspina, ma in una strada che si chiama, è una piazzetta attigua, via Giacomo Cusmano.
PRESIDENTE: A Palermo?
EX 210 Cannella T.: A Palermo, sempre a Palermo.
E in quella fase il Calvaruso, che accompagnava il signor Bagarella nella sua qualità di autista, almeno quella era la qualità ufficiale che io conoscevo fino a quel momento, mi disse: 'sai, sono preoccupato perché si è sparsa la voce...', e mi disse chi aveva fatto sapere questo episodio.
Quindi cito Fifetto Cannella, cito il fatto che poc'anzi ho menzionato.
E cosicché c'era questa preoccupazione di questo Totuccio Contorno.
Successivamente, nel giro di una-due settimane, mi incontrai, o perlomeno, venne a trovarmi presso il mio ufficio sito in via Niccolò Gallo 14 a Palermo, il signor Lupo Cesare Carmelo, il quale mi disse: 'ma dimmi una cosa, il signor Franco' - alias Bagarella - 'si trova in via Malaspina da te?'
Io dissi: 'no, completamente. Ma chi ce lo deve portare da me in via Malaspina?'
Cioè, il riferimento è all'abitazione che io avevo messo a disposizione del signor Bagarella. Quindi col signor Lupo Cesare negai questo fatto.
Successivamente, credo l'indomani o lo stesso giorno, io mi incontrai con il signor Bagarella al quale dissi: 'ma vedi chi è venuto? Il signor Lupo Cesare e mi ha chiesto se tu eri in via Malaspina. Io l'ho negato'.
E in quella fase disse, no, ci dissi: 'ma vedi questo fatto di Contorno', e lui mi disse: 'sto vedendo, sto esaminando se è la verità o meno'.
E quindi c'era questa situazione che si era venuta a creare.
Poi, dai racconti del signor Toni Calvaruso apprendevo e comprendevo che si stava cercando di individuare il signor Salvatore Contorno in maniera concreta ed esatta.
E una cosa importante: che Bagarella non credette al fatto, all'episodio, alla circostanza, che il Contorno era stato visto in via Malaspina.
E infatti su questa circostanza stava indagando bene, perché a questo punto c'era qualche cosa che forse non più gli collimava, il mosaico non si completava. Quindi cercava di capire bene il Fifetto Cannella del perché di questa situazione e la fonte di questa notizia.
Ma in ogni caso faceva la sua strada.
Poi devo aggiungere che sin dal 1984 era noto nell'ambiente di Cosa Nostra, ed io stesso lo appresi in occasione di quel fatto che ho raccontato stamattina quando il signor Pino Greco "scarpuzziedda" mi disse che i Graviano avevano quell'interesse in quel villaggio, in quel terreno. In quella circostanza io appresi proprio da Pino Greco "scarpa" che mi disse: 'perché poverini, sai è stato ucciso il loro papà e questo certamente è una cosa che reca dolore'.
I ragazzi erano giovani, molto giovani. Quindi bene o male si sono trovati spaesati da questo punto di vista. E il signor Pino Greco "scarpa" mi disse che ad uccidere il signor Michele Graviano era stato Totuccio Contorno. Per cui questa vendetta che si doveva operare nei confronti di Totuccio Contorno per tutti i motivi, chiaramente, soprattutto per essere pentito. Perché mi sembra che sia giusto e normale che si pensi così e che gli uomini di Cosa Nostra hanno ragione a pensare così.
E chiaramente, oltre a questo, c'era anche il fatto dell'uccisione del papà dei Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, c'era una doppia motivazione.
Però, comunque, lei del fatto specifico non seppe nulla.
EX 210 Cannella T.: No, circa l'organizzazione no. Io non mi occupavo del piano militare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei era, per così dire, fuori da questi fatti...
EX 210 Cannella T.: Io mi occupavo di altro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si occupava di altro.
Bene, io penso che con Cannella abbiamo concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Geraci: Presidente, chiedo scusa, sono l'avvocato Geraci difensore di Cannella. Non l'ho fatta prima per non interrompere l'esame del Pubblico Ministero.
Comunque io chiedo che la Corte voglia disporre, ai sensi dell'articolo 147 delle norme di attuazione al Codice di procedura penale, il divieto di diffondere la voce che il collaboratore di giustizia Tullio Cannella a mezzo di riprese fotografiche che possono essere effettuate dalla stampa presente in aula.
PRESIDENTE: Ma guardi, qui in aula fino ad ora non ha fatto fotografie nessuno.
AVVOCATO Geraci: No, no, la registrazione della voce. Perché poi...
PRESIDENTE: La registrazione della voce...
AVVOCATO Geraci: Perché poi può essere individuato; per motivi di sicurezza. Può essere...
PRESIDENTE: A me non risulta che ci sia alcuno provvisto di apparecchi di registrazione acustica.
AVVOCATO Geraci: Comunque, se questo può essere...
PRESIDENTE: Al di fuori di quelli che servono ovviamente alla Corte.
AVVOCATO Geraci: Ma quello logicamente...
PRESIDENTE: Comunque il divieto viene accolto. Cioè, la richiesta viene accolta nel senso più completo. Ma credo che non ce ne sia bisogno. Perlomeno per quanto è a mia conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni, voglio dire, per orientare una loro valutazione: anche le riprese televisive effettuate dal, non so se dall'emittenza pubblica o quel che sia, sono riprese televisive e anche sonore nello stesso tempo, eh.
Credo che la richiesta del difensore...
PRESIDENTE: C'è il divieto di riprodurle.
PUBBLICO MINISTERO: Penso che la richiesta del difensore sia per questo tipo di diffusione...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... della voce del dichiarante.
PRESIDENTE: Certo. C'è il divieto che sto comunicando a chi opera per la televisione pubblica o privata che sia, di riprodurre la voce del pentito che viene, del collaboratore, che viene...
Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì. Avvocato Ammannato difensore di parte civile.
Lei, appena adesso, ha parlato di un commento del signor Bagarella a proposito, appunto, delle stragi del luglio '93.
Ecco, e ha detto: 'in un primo momento mi disse quella frase, appunto, cercheranno le Brigate Nere o Brigate Rosse'.
Ecco, poi successivamente - e ci fu un secondo commento - cosa le disse?
EX 210 Cannella T.: Ah, e quella era la continuazione, insomma, di quello che io stavo per dire e poi non ho completato.
AVVOCATO Ammannato: Esatto. Ecco, se può completare.
EX 210 Cannella T.: Sì, lo completo senz'altro.
Dico, in questa fase del primo commento della prima manifesta soddisfazione e contentezza che tutto era andato bene, il signor Bagarella per il rapporto che poi io ho avuto dal punto di vista della collaborazione che poc'anzi ho detto di carattere strategico-politico e tutto, in maniera molto chiara mi disse che in effetti la ideazione delle stragi non è sua, nel senso che nel 1993, come noi sappiamo, già era stato catturato il signor Salvatore Riina.
Quindi si potrebbe pensare che il signor Bagarella, nel '93, decide di operare, di attuare questa stagione stragista. Ma il commento del signor Bagarella era e fu, ripercorrendo a ritroso pagine della storia italiana e quindi più specificatamente partendo dalla strage di Capaci a quella di via D'Amelio, a quelle che si erano verificate nell'estate del 1993, Bagarella mi dice che questo era frutto di un determinato piano che era stato preventivamente stabilito o concordato. E che comunque mi disse: 'è molto facile, caro Tullio, secondo i pentiti, che tutto viene scaricata la responsabilità su Salvatore Riina o su di me. Mentre altri hanno questa responsabilità'.
Che quindi con questa dichiarazione non sto affatto escludendo che sul piano operativo militare il signor Bagarella era a conoscenza e che altri fattivamente hanno partecipato praticamente alla attuazione delle stragi. Ma intendo precisare che il signor Bagarella mi disse in maniera molto chiara ed evidente che era da ricercare in ambienti economico, politico, massonici, i veri mandanti ed ideatori della strage.
Altro non posso dire, perché...
PRESIDENTE: Scusi, ma questa è una interpretazione sua, o è stata...
EX 210 Cannella T.: No, no, questa non è interpretazione...
PRESIDENTE: ... un'espressione chiara di colui che lo informava?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, questo. Una espressione chiara.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO Ammannato: No, grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno altre domande?
AVVOCATO: Scusi, prima delle altre domande, è una mia lacuna. Non ho capito le ultime parole, perché si è sovrapposta al momento la sua voce.
Ha detto in ambienti affaristico, politico, massone, economici..
EX 210 Cannella T.: Sì, vi erano state delle concomitanze di interessi.
AVVOCATO: Ecco, e che poi non vuole dire altro su questo? Non ho capito...
PRESIDENTE: Avvocato, vuole ripeterlo?
EX 210 Cannella T.: Sì, posso ripeterlo. Che in effetti vi erano stati, per questa attuazione, degli interessi. E quindi una concomitanza di interessi con Cosa Nostra, per spiegarlo in maniera ancora più chiara, di ambienti politico-affaristici, quindi economici e massonici.
PRESIDENTE: Bene. Chi interviene.
AVVOCATO Traversi: Sì, la difesa di Vincenzo Ferro...
AVVOCATO Ammannato: Scusi Presidente. Sempre avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Ci fu anche un commento particolare, per esempio, sulla strage di via dei Georgofili a Firenze?
EX 210 Cannella T.: No, quello fu un commento che abbiamo fatto a lui, ma che riguardava, come ho detto poc'anzi tutta la serie di quello che si era verificato. Quindi questa soddisfazione generale.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito.
EX 210 Cannella T.: Per ciò che si era attuato.
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Traversi: Grazie, Presidente. Difesa Vincenzo Ferro e anche per l'altro imputato per il quale mi ha nominato d'ufficio questa mattina.
PRESIDENTE: Mi scusi, non me lo ricordo. Chi era?
AVVOCATO Traversi: Frabetti, mi pare, Presidente.
PRESIDENTE: Frabetti, sì.
AVVOCATO Traversi: Ecco, io volevo solo un...
PRESIDENTE: Mi scusi, per essere...
AVVOCATO Traversi: Sì.
PRESIDENTE: Signorina, vuol vedere nella costituzione delle parti dell'udienza di questa mattina?
Per Frabetti ci dovrebbe essere l'avvocato...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Traversi: Salvo che sia intervenuto poi altro difensore.
PRESIDENTE: No, no. Non mi pare...
AVVOCATO Traversi: Comunque io volevo solo un chiarimento dal signor Cannella a proposito di questo movimento denominato Sicilia Libera.
Vorrei sapere che cosa si riprometteva, quando fu fondato, e che risultati poi ha ottenuto.
EX 210 Cannella T.: Il movimento su Palermo, quanto concerneva la città di Palermo e provincia in quel momento, fu fondato nell'ottobre 1993.
AVVOCATO Traversi: Ecco, può dire da chi?
EX 210 Cannella T.: Il movimento fu fondato da me, chiaramente, con la partecipazione di persone che erano chiaramente ignare, non erano a conoscenza che il movimento chiaramente seguiva interessi che potevano essere, ritornare utili a personaggi insomma come Leoluca Bagarella di Cosa Nostra.
AVVOCATO Traversi: Ecco, ma l'obiettivo politico che questo movimento si proponeva, qual era?
EX 210 Cannella T.: Il proponimento era duplice. Era intanto quello di perseguire un fine autonomista apparentemente, ma indipendentista. E di collegare questo movimento con altri movimenti indipendentisti, autonomisti e separatisti del Suditalia.
Nello stesso tempo già a Catania era operante Sicilia Libera. Poi io ho svolto delle attività con l'aiuto e la collaborazione del signor Bagarella e di altri personaggi affinché il movimento si espandesse, si rafforzasse da Trapani, Alcamo e così via di seguito, ovunque potevamo avere interesse.
E i collegamenti poi furono con Catania. Tant'è che abbiamo fatto un unico, un direttivo unitario.
Il primo scopo quindi era quello di perseguire un fine separatista, in ultima analisi.
AVVOCATO Traversi: Quindi separatista dall'Italia, se non ho capito male.
EX 210 Cannella T.: Certamente.
AVVOCATO Traversi: Perché la Regione Sicilia è già autonoma, no?
EX 210 Cannella T.: Certamente. Va be', che il fatto che la Regione Sicilia sia autonoma nulla ha a che vedere col nostro progetto. Perché quella autonomia è sancita dalla Costituzione e da uno statuto speciale.
Noi, dico, ufficialmente perseguivamo un fine autonomista, perché era improponibile al momento in maniera chiara perseguire un fine indipendentista, ma lo scopo vero era quello.
Però comprenderà lei avvocato, che era un progetto a lunga scadenza, non un progetto a breve scadenza. E quindi l'altro aspetto per cui il movimento esisteva ed era nato era quello intanto di essere un interlocutore ufficiale per altri partiti o altri movimenti politici che già, sin da quella data, si dava per scontato che prima o poi sarebbero scesi in piazza. Nel senso che avrebbero partecipato a completazione elettorale e politica nazionale e provinciale e regionale.
E quindi l'ufficialità dell'interlocutore dato dal movimento. Cosa che era molto interessante.
Nello stesso tempo era aggregazione di voti; e, nello stesso tempo, era un mezzo per contattare diversi uomini politici che già con la organizzazione erano collusi.
E quindi tramite me e tramite l'ufficiato del movimento, c'era la possibilità di contattare in via del tutto tranquilla e normale e intessere rapporti ed avere frequenti rapporti anche quindi telefonici con uomini politici, i quali già erano a completa disposizione di Cosa Nostra, o che lo sono diventati di lì a breve con l'inizio delle elezioni politiche del 1994, nel marzo.
AVVOCATO Traversi: Ecco, mi chiarisce un altro punto? E poi non ho altre domande.
PRESIDENTE: Risposte brevi, per favore.
AVVOCATO Traversi: Sì, ecco, magari glielo stavo dicendo proprio.
Mi basta sapere... Nel '94 ci fu una elezione amministrativa in Sicilia?
EX 210 Cannella T.: Sì, nel '94...
AVVOCATO Traversi: Alla quale si presentò questo movimento?
EX 210 Cannella T.: No, il movimento si presentò assieme al Partito Socialdemocratico, quindi inserendo un due-tre candidati nel PSI...
AVVOCATO Traversi: Ecco, solo questo, signor Cannella.
Ma sono stati poi eletti, o no?
EX 210 Cannella T.: No, no. Il candidato...
PRESIDENTE: Comunque non erano elezioni politiche?
EX 210 Cannella T.: No, no, queste erano comunali.
PRESIDENTE: Erano comunali.
EX 210 Cannella T.: Lei tenga conto che il movimento era nato da un mese. Lo abbiamo inserito infatti in quel Partito Socialdemocratico proprio per non... Per avere una presenza per muoverci, ma non avevamo intenzione di scendere ancora in campo in via ufficiale.
Mentre siamo andati, siamo scesi in campo all'elezione provinciale di Catania, sempre con il movimento Sicilia Libera, dove abbiamo ottenuto al primo suffragio l'8% dei consensi. Mi creda che era molto.
PRESIDENTE: Guardi, il commento non ci interessa.
Ha altro...
AVVOCATO Traversi: Ultima domanda: ha avuto sovvenzioni anche, non so, da paesi esteri, questo movimento?
EX 210 Cannella T.: No.
AVVOCATO Traversi: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Ceolan: L'avvocato Ceolan.
Mi siedo, Presidente, perché non vorrei avere...
PRESIDENTE: Prego, prego avvocato, siamo d'accordo in questo senso.
AVVOCATO Ceolan: ... problemi con il microfono.
PRESIDENTE: E' stata una decisione, credo, opportuna e comunque vale per tutte le udienze.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, signor Cannella, lei oggi ci ha parlato delle confidenze che Bagarella le fece nel luglio '93 in occasione delle stragi.
Queste stesse dichiarazioni grossomodo lei le fece alla Procura della Repubblica di Firenze sia il 5 gennaio, sia il 9 gennaio del '96.
Quindi lei ebbe da Bagarella delle notizie importanti.
Sentito 35 giorni prima, e cioè il 30 novembre 1995 dalla Procura della Repubblica di Firenze...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, c'è opposizione. Questa cos'è, una contestazione?
Prima deve farla...
PRESIDENTE: Avvocato, ma abbia pazienza, nell'interrogatorio anche se non si dice la parola contestazione si deve intendere e io sto aspettando che la domanda sia...
AVVOCATO Ceolan: No, per capire...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza. Aspettiamo che la domanda sia completata, poi vediamo se è una contestazione, o che contestazione.
AVVOCATO Ceolan: Il Pubblico Ministero di Firenze, fa presente a Cannella che oggetto delle sue indagini sono i fatti di strage verificatisi in continente a partire dal maggio '93 proseguiti nel luglio di tale anno e nell'anno successivo.
Chiede quindi a Cannella se e cosa gli risulti in ordine a questi fatti.
Cannella dichiara:
"Non conosco alcun episodio che abbia attinenza con queste stragi, nel senso che nessuno mi ha mai raccontato qualcosa di specifico sulla loro ideazione o sulla loro esecuzione".
Ora ci spieghi un pochino come nel giro di...
PRESIDENTE: Avvocato, questo vale come contestazione?
AVVOCATO Ceolan: Sì, vorrei sapere come mai nel giro di 30 giorni, cioè dal 30 novembre '95 in cui dichiara di non saper nulla, arriva il 5 gennaio '96 in cui praticamente dichiara quello che ha dichiarato oggi nel dibattimento.
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Cannella T.: Rispondo subito. Intanto quando io vengo ascoltato dalla Procura della Repubblica di Firenze la prima volta non ho problema a dire che ero restio di addentrarmi in quelle che erano le mie conoscenze o le dichiarazioni attinenti alle stragi e alla problematica che ne ha conseguito.
E specificatamente in quel verbale che poi per altro ho continuato in quella sede stessa aggiungendo qualche altra cosa e dicendo qualche altra cosa a metà, in quel verbale intendevo soprattutto riferirmi alla ideazione e organizzazione di tipo militare. Cioè chi, intendevo solamente riferirmi al fatto che fattivamente e praticamente io non conoscevo materialmente chi era stato sul luogo ad operare e come aveva organizzato tecnicamente, è vero, l'esecuzione delle stragi.
Quindi mi riferivo solamente a questo.
Poi, successivamente, ho cominciato, avendo insomma un tantino di sicurezza in più e quindi iniziando chiaramente ad avere, anche dal punto di vista dei problemi che avevo con la sicurezza dei miei familiari, ho cominciato a dire qualcosa in più, ma ero ugualmente restio, perché avevo il pensiero a mia madre che era a Palermo ed era rimasta là. Una donna in età avanzata, anziana, che come era mio timore e accadde, fu tentato l'omicidio di mia madre. Si è salvata solo per un miracolo divino.
AVVOCATO Ceolan: Va be', questa è la sua risposta.
Stamattina lei ha detto che ha conosciuto Bagarella alla fine di maggio, inizio giugno del '93.
Ora, la prima volta che io la sento parlare di conoscenza a fine di maggio. Sia il 30 novembre '95, sia il 5 gennaio '96, lei dice: 'l'ho conosciuto ai primi di giugno'.
Allora ci vuol spiegare: lo ha conosciuto ai primi di giugno come ha detto le altre due volte, o verso la fine di maggio, e quando alla fine di maggio?
EX 210 Cannella T.: No, glielo ripeto: tra fine maggio e inizio giugno. Fine maggio, inizio giugno, significa, se non era il 29 maggio, era il 1 giugno. Qua, siamo.
AVVOCATO Ceolan: Senta, e delle stragi Bagarella le parlò nel luglio del '93.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Allora le leggo quello che lei disse il 5 gennaio '96 alla Procura della Repubblica di Firenze.
Domanda del dottor Chelazzi:
"Lei stamattina accennava ad una certa reazione di Bagarella in ordine alle notizie televisive, suppongo, o anche di stampa, circa l'attentato di Firenze. Ho capito bene?"
Cannella Tullio:
"Sì, quando, siccome eravamo al villaggio da me, diciamo che io appresi dell'attentato chiaramente dal telegiornale, dalla televisione e dissi: ma che cosa è successo, che cosa non è successo? Però diciamo il commento con me... a parte che l'ho visto contento".
Dopodiché si interrompe il verbale e riprende nel pomeriggio.
Il Pubblico Ministero le chiede:
"Lei ha usato il termine 'soddisfatto'".
Dice: "Sì, soddisfatto".
E le fa presente il dottor Chelazzi. Dice:
"Guardi, l'attentato di via dei Georgofili è di uno degli ultimi giorni del maggio '93. Esattamente nella notte fra il 26 e il 27 maggio '93. Quindi lei ci aveva già Bagarella diciamo..."
Cannella: "Sì, io Bagarella, come le ho detto, l'ho conosciuto a giugno, l'inizio di giugno del 1993".
Dottor Chelazzi:
"E qui" - riferendosi evidentemente all'attentato di Firenze - "E qui siamo alla fine di maggio. Lei insomma dice di aver sentito quindi..."
"Quando ci furono questi attentati lui mi parlò, disse: saranno le Brigate Rosse, le Brigate Nere...", eccetera, eccetera.
Però lei qui il 27 di maggio Bagarella non lo conosceva, non può aver sentito insieme a lui la televisione che dava la notizia degli attentati.
EX 210 Cannella T.: No, io... Prego, prego, avvocato. Mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX 210 Cannella T.: No, ha finito?
AVVOCATO Ceolan: Sì, appunto.
EX 210 Cannella T.: Ah, le dico subito: in quel contesto io poc'anzi ho detto Bagarella l'ho conosciuto tra fine maggio e inizio di giugno.
Mi ascolti, inizialmente in questo breve periodo - e lo dissi anche stamattina - ho una frequentazione settimanale, ho detto, anche di due, tre volte la settimana, a secondo di quello che si tratta. Fino a poi, nel momento in cui Bagarella si trasferisce nel mio villaggio, ho una frequenza quotidiana.
Se lei va avanti in quel verbale che io ho fatto con la Procura della Repubblica di Firenze quando sono stato interrogato, vedrà ancora più chiaro quello che volevo dire e intendevo dire in quelle domande specifiche che mi erano state fatte e che lei poc'anzi ha letto.
Nel senso che io dissi: 'sì, io a luglio parlo anche di via dei Georgofili e tutto'.
Cioè io parlo dell'intera serie degli attentati che si erano verificati.
Quindi non ho assolutamente inteso dire - ed è specificato nel prosieguo delle mie dichiarazioni in questo verbale che ho reso - intendevo dire non che il 27 maggio o il 28 maggio ho parlato della strage di via dei Georgofili con Bagarella.
Io a luglio parlo dell'intera serie degli attentati che si erano verificati.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, eh, signor Cannella. Forse non mi sono spiegato bene io, o non ha capito bene lei.
Il Pubblico Ministero le dice, le chiede:
"Lei stamattina accennava ad una certa reazione di Bagarella in ordine alle notizie televisive circa l'attentato di Firenze".
E lei dice: "Siccome eravamo al villaggio da me, diciamo che io appresi dell'attentato chiaramente dal telegiornale, dalla televisione, e dissi: ma cosa è successo, cosa non è successo? L'ho visto contento".
Ora mi sembra che lei abbia una certa padronanza della lingua italiana.
EX 210 Cannella T.: Sì, certamente. Ma guardi, io le riconfermo: io appresi della strage di via dei Georgofili quando accadde, dai telegiornali. Non l'appresi da Bagarella direttamente.
Ripeto ancora una volta e così lo precisiamo e lo chiariamo: io, quando dico "vidi contento e soddisfatto il Bagarella", lo vidi contento e soddisfatto nel mese di luglio, in occasione degli altri attentati di cui fu data pure notizia in televisione.
In quella occasione abbiamo parlato di tutta la serie degli attentati, ivi compresa quella del dottore Maurizio Costanzo e ivi compresa quella di via dei Georgofili.
In questo contesto, parlandomi anche di questi attentati, e specificatamente di quello di via dei Georgofili, perché il signor Bagarella commentando quelle cose mi diceva, quando mi disse 'adesso si cercheranno le Brigate Rosse o le Brigate Nere', mi diceva: 'adesso il dottor Vigna, il procuratore Vigna si cerca le Brigate Rosse...', ecco perché.
In questo contesto - io lo ripeto - io ho avuto queste esternazioni che ho potuto constatare questa contentezza e soddisfazione.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Io prendo atto delle sue risposte e mi accontento.
Dunque, dopo l'arresto dei Graviano ci fu quella famosa triade che reggeva il mandamento di Brancaccio: Pizzo, Cannella e Mangano, no?
Ecco, poi lei dice che il Bagarella piano piano tirò dalla sua il Mangano. E assunse quindi il potere di fatto assoluto sul mandamento di Brancaccio.
Questo, in che periodo venne nel corso '94?
EX 210 Cannella T.: Mah, io credo che questo avvenne gradatamente, chiaramente. Ma quando ho fatto questa dichiarazione non intendevo dire che gli altri due erano stati estromessi, eh. Intendo dire che c'era maggior fiducia, maggiore collaborazione e maggior peso quindi del Mangano. Ma già lo possiamo collocar sin da quasi la prima metà del 1994.
AVVOCATO Ceolan: Senta, se io le sollecito la memoria, lei ha detto:
"A questo proposito" - quindi mi riferisco... - "lo stesso Tony Calvaruso, alla fine del '94, mi confidò che la particolare qualificazione di Mangano nella considerazione del Bagarella era cosa fatta. per modo che anche io avrei dovuto essere rassicurato da questa situazione, visto che a mia volta, oltre ad avere avuto sempre dei rapporti difficili con i Graviano, non mi ero mai trovato in sintonia nemmeno con gli stessi Cannella e Pizzo".
Quindi è possibile che alla fine del '94 - come lei riferisce - il Calvaruso, Bagarella abbia preso in mano la situazione di Brancaccio?
EX 210 Cannella T.: Il discorso è questo: Bagarella già prima della fine del '94 stava naturalmente controllando, verificando quello che i fratelli Graviano in effetti nel mandamento avevano lasciato e com'era la situazione.
E per questo aveva naturalmente investito di maggiore responsabilità dando un incarico più prestigioso chiaramente il signor Nino Mangano.
Io, da Calvaruso, apprendo questa storia nel '94, alla fine del '94, ma è riferibile già ad un periodo prima, ad un periodo precedente.
Ma che Bagarella abbia preso in mano il mandamento Brancaccio, quindi gestirlo direttamente lui, no.
AVVOCATO Ceolan: Ho finito, Presidente.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi.
Senta, Cannella, lei ha detto stamane di essere stato detenuto al carcere dell'Ucciardone?
EX 210 Cannella T.: Sì, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Quindi presumo che conosca com'è strutturato all'interno questo istituto di pena.
EX 210 Cannella T.: Guardi, non ho avuto la possibilità di fare il turista e di girarlo tutto. E' certo la cella della II Sezione, la cella della V e l'aria del passeggio con il retro delle sezioni che erano prospicienti l'aria, insomma il passeggio, non conosco.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non sa qual è esatto il percorso che vi è tra la V Sezione e la II?
EX 210 Cannella T.: C'è un po' di percorso. Mi ricordo che un po' di strada a piedi l'ho fatta.
AVVOCATO Pepi: Senta, le risulta mica per caso se tra la V Sezione e la II vi sono degli uffici tipo l'ufficio Matricola, o questi uffici dove stanno gli impiegati delle guardie carcerarie?
EX 210 Cannella T.: L'ufficio Matricola è fuori, quasi all'ingresso. Mancano quattro portoni, tre portoni per uscire sulla strada.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda sempre su questo punto: le risulta se è possibile che i detenuti possano passare da una sezione ad un'altra tranquillamente senza essere accompagnati dagli agenti di custodia?
EX 210 Cannella T.: In quel periodo in cui c'ero io si verificava.
Tant'è vero che in quel periodo fece il compleanno un mio compagno di cella, Boccafusca, si chiama.
E addirittura furono invitati detenuti di altre sezioni e anche di altre celle della stessa sezione dove abbiamo fatto una festicciola in circa 20 persone. Noi eravamo la cella più grande della sezione. E quindi, in quel periodo mentre ero là, sì, era possibile.
AVVOCATO Pepi: Senta, Cannella, lei ha detto che Pizzo faceva lo scrivano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, mi vorrebbe spiegare quali erano le funzioni di questa persona, da chi dipendeva, che cosa doveva fare come tipo di lavoro?
EX 210 Cannella T.: Ma in effetti lui era un, da ritenere un lavorante, no? Quindi un lavorante che svolgeva, credo, una funzione di registrazione, forse di spostamenti di detenuti, anche nella fattispecie di quando io mi spostai dalla II alla V e via di seguito.
Quindi questa era la funzione... Credo che il signor Giorgio e anche altri, perché io non conosco bene quello che era il lavoro del signor Giorgio. Ma questa senz'altro era tra le funzioni che il signor Pizzo Giorgio svolgeva.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma io le avevo chiesto anche, se se lo ricorda e se lo sa ovviamente, da chi dipendeva?
EX 210 Cannella T.: Ma io credo che dipendeva dall'amministrazione del carcere.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre su questo punto: c'è una scelta per fare lo scrivano fra i detenuti, o lo può fare qualsiasi detenuto? Che lei lo sappia ovviamente, eh.
EX 210 Cannella T.: No, non lo so. Non glielo so dire qual è il metro che si usa per stabilire ciò all'interno del carcere.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei conosce Antonio Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Che tipo di conoscenza ha, ha una conoscenza di amicizia, di confidenze, di lavoro?
EX 210 Cannella T.: Sì, avevamo una conoscenza che era amicizia. Quindi rapporto di lavoro, amicizia, confidenza.
AVVOCATO Pepi: Senta, e in questo ambito di rapporto di amicizia, confidenza, il Calvaruso si confidava con lei anche di cose particolarmente impostanti, particolarmente delicate, cose che non era bene che venissero dette in giro?
EX 210 Cannella T.: Certo. Capitava che il signor Calvaruso, in momenti di sfogo, mi raccontava, ripeto, lui me li raccontava, mi raccontava di partecipazione ad omicidi e a delitti che lo rendevano un tantino incerto e insicuro e con dei particolari rimorsi di coscienza, oltre che apprensione per gli esiti che una eventuale cattura, o una eventuale individuazione da parte degli inquirenti, che lui commetteva insomma questi reati, avrebbe potuto causare.
AVVOCATO Pepi: Senta, signor cannella, lei conosce una persona denominata Peppuccio Olivetti?
EX 210 Cannella T.: Come?
AVVOCATO Pepi: Peppuccio Olivetti.
EX 210 Cannella T.: Peppuccio Olivetti, no. Io sentivo parlare di un certo Olivetti da Tony Calvaruso, il quale mi era indicato come killer e credo che si trattava di un soprannome.
AVVOCATO Pepi: Comunque lei non lo conosceva.
EX 210 Cannella T.: Credo personalmente di no.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei prima ha parlato ad un certo momento, da parte di Bagarella, gli u detto che queste stragi sarebbero state in quel momento anche interessati altri gruppi.
Cioè, lei sembra abbia parlato di massoneria e di poteri forti e cose del genere.
I le chiedo: le è mica stato detto anche che erano interessati a queste stragi i Servizi Segreti?
EX 210 Cannella T.: A questa domanda non posso rispondere.
AVVOCATO Pepi: Come mai non può rispondere?
PUBBLICO MINISTERO: Ha diritto di...
EX 210 Cannella T.: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere a questa domanda.
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto.
Senta, lei - e ho finito - ha riportato condanne penali definitive?
EX 210 Cannella T.: Sì, ho riportato condanne penali definitive parecchie... Mi faccia ricordare un po' tutte.
Credo che ne ho riportata nel 1988, una due anni e quattro mesi per concorso in bancarotta fraudolenta. Ormai è finita la pena, è finito tutto.
Poi ho riportato una condanna definitiva a due mesi per una questione tributaria, pena condonata; un'altra ad un mese, un'altra a 15 giorni. E una che riguardava abusivismo edilizio per la edificazione del villaggio, a sei mesi, poi ridotta a quattro mesi.
AVVOCATO Pepi: Senta, non le è sfuggito per caso - perché a me risulterebbe, poi può essere che sia un errore anche mio, me lo dice lei - una condanna anche per reati relativi alla prostituzione.
EX 210 Cannella T.: No, io condanne definitive per questo reato non ne ho.
Lei mi ha chiesto se avevo riportato condanne definitive.
AVVOCATO Pepi: Quindi, quello...
EX 210 Cannella T.: Questa... Le rispondo, perché non ho problema a risponderle, questa condanna riguarda intanto un I Grado che si è svolto a Termini Merese. Sono stato condannato, e vi è la motivazione del Tribunale di I Grado per il reato di favoreggiamento perché gestivo un locale, un night club discoteca, sempre all'interno del villaggio Euromare.
Ho fatto naturalmente l'appello e mi consenta che fino a condanna definitiva, come tutti, anche io sono da ritenere innocente per il momento.
AVVOCATO Pepi: Su questo non c'è dubbio. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Sì, sono l'avvocato Cianferoni.
Buonasera, signor Cannella.
EX 210 Cannella T.: Buonasera, avvocato.
AVV. Cianferoni: Senta, qualche domanda su queste confidenze che lei avrebbe avuto dal signor Bagarella.
Io riflettevo su questo dato: ma se ricordo bene e invoco il notorio se del caso si farà produzione dei massimi organi d'informazione giornalistica dell'epoca, immediatamente dopo i fatti di strage fu parlato da... per esempio ricordo il Ministro degli Interni, l'allora Procuratore Nazionale Antimafia, Bruno Sifari, di terrorismo mafioso. Questo, nell'immediatezza.
Quindi come si spiega che poi a distanza addirittura di tempo ci sarebbe stato dei riferimenti alle Brigate Rosse, o alle Brigate Nere?
EX 210 Cannella T.: I riferimenti credo, io ho detto poc'anzi che questo riferimento che Bagarella fa e cioè dice: 'adesso cercheranno, o indirizzeranno, o potranno indirizzare la loro indagine su fatti di terrorismo di carattere politico', era una idea, o era una supposizione, o poteva essere anche una sorta di analisi politica fatta da altri, che poteva indurre gli inquirenti a pensarla in questo modo.
Ma noi sappiamo un po' tutti che quasi immediatamente dopo le stragi, credo che furono individuati qualcuno o uno, non ricordo bene, degli esecutori.
Ciò consentì, attraverso il pentimento quasi istantaneo, di potere fare più chiarezza. Cosicché, attraverso queste chiarezze, la pista terroristica di tipo politico naturalmente fu scartata in maniera molto più concreta.
E ciò chiaramente indusse poi a un pochettino fermare poi quello che era la campagna terroristica. Perché si era stati scoperti, insomma.
AVV. Cianferoni: Ecco, abbia pazienza, però invece io non ero a conoscenza di questo pentimento quasi immediato, ha detto lei, di uno degli esecutori.
Può esplicitare meglio questa circostanza?
EX 210 Cannella T.: No, io allora dai giornali, dai giornali di allora dell'epoca, appresi che già le attività investigative erano in corso e che molti fatti facevano ritenere che si trattava della pista mafiosa.
E successivamente credo, se non ricordo male, che qualcuno degli esecutori, o coloro che in ogni qual modo hanno avuto un ruolo dal punto di vista militare nella strage, aveva iniziato la collaborazione. E quindi a breve distanza, successivamente, la pista terroristica di tipo politico fu del tutto scartata.
Io, questo ho detto.
AVV. Cianferoni: Ecco, per convincermi che si parla dello stesso periodo di tempo, lei conferma che queste confidenze, questo discorso del pentimento cos immediato, insomma, tutto quello che lei sta dicendo, si riferisce all'estate del '93.
EX 210 Cannella T.: No, si riferisce, questo del pentimento, al periodo del '94, subito dopo.
AVV. Cianferoni: Ah, quindi subito dopo, un anno dopo.
EX 210 Cannella T.: Un anno, otto mesi, sette mesi dopo. Questo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Comunque molto dopo rispetto ai fatti. Ora ho capito che c'è uno sfalso di tempo e che poi rimane lì per quello che è.
Quando ha cominciato la sua collaborazione?
EX 210 Cannella T.: Nel luglio del 1995. Credo il 22 luglio.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, ed invece quando si colloca l'aggressione che lei ha detto avrebbe subìto, o ha subìto sua madre?
EX 210 Cannella T.: Naturalmente io ero preoccupato sin dall'inizio ma non volevo togliere mia madre dal luogo dove era vissuta fino a quell'età ed alle sue piccole cose, dal fatto di andare a trovare il marito a portare un mazzo di fiori al cimitero. Quindi questo mi dava preoccupazione.
Mia madre fu aggredita, per la esattezza, in casa e ridotta in fin di vita. Andarono via pensando che l'avevano uccisa, rivendicarono l'attentato tramite Il Giornale di Sicilia, la telefonata a Il Giornale di Sicilia, il 16 aprile del 1996.
PRESIDENTE: In che cosa consiste questa rivendicazione?
EX 210 Cannella T.: Hanno telefonato a Il Giornale di Sicilia perché la lasciarono esamine all'interno dell'appartamento...
(voce fuori microfono) Esanime.
EX 210 Cannella T.: ... telefonando dicendo: 'siamo stati noi, abbiamo ucciso la madre del pentito Cannella e abbiamo, tra l'altro, sottratto alcuni documenti'. Questo era il testo della telefonata.
PRESIDENTE: Però la rivendicazione parlava di "noi" senza nessuna...
EX 210 Cannella T.: No, "noi" di Cosa Nostra. Sì, c'è il testo sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Ah.
EX 210 Cannella T.: Ed è un fatto anomalo molto strano per Cosa Nostra.
AVV. Cianferoni: Esattamente.
PRESIDENTE: Avvocato prosegua.
AVV. Cianferoni: Esattamente. Senta, ora volevo invece che lei ci dicesse meglio qualche cosa del villaggio Euromare. Ma, ho capito bene che questo posto era una sorta di...
PRESIDENTE: Non voleva mica sapere se il mare è pulito...
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: ... hanno dei bei bagni. No, perché sarebbe più...
AVV. Cianferoni: No, sarò...
PRESIDENTE: ... in un certo senso più entusiasmante, quasi soddisfacente...
AVV. Cianferoni: Eh, certo.
PRESIDENTE: ... parlare ogni tanto di cose un po' diverse.
AVV. Cianferoni: Certo Presidente.
PRESIDENTE: Prego, scusi l'interruzione.
AVV. Cianferoni: Per carità. Ecco, dicevo, ho capito bene o questo posto era una sorta di punto di riferimento per latitanti.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Addirittura dagli anni '80, se ho capito bene.
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVV. Cianferoni: Oh. Però lei stamani ha detto che per esempio i signori Graviano decisero di non frequentare più il villaggio Euromare dal '91.
EX 210 Cannella T.: No di non frequentare più. Saltuariamente venivano. Saltuariamente. Ma molto saltuariamente. Poi dal '91 e '92 e '93 completamente, diciamo, li ho visti raramente, perché spesso - come ho detto stamattina - mi veniva detto che erano, dai loro collaboratori mi veniva detto che erano al Norditalia, erano fuori.
AVV. Cianferoni: A proposito di questa... dei suoi incarichi fiduciari, lei ha detto che nell'ultima fase di cui lei era a conoscenza di questa organizzazione si decise, era stato deciso di utilizzare persone note a pochi. Se lo ricorda perché, insomma, l'ha detto stamattina.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora però, ancora riflettevo su come proprio la sua persona lei ce l'ha... l'ha portata come invece notissima a tantissime altre persone, tant'è da essere interessato per operazioni di mediazione che poi magari saranno oggetto di altre domande. Quindi, io colgo un contrasto in questo, lei come risponde?
EX 210 Cannella T.: Le rispondo subito. Io stamattina - mi spiego meglio perché forse mi sono spiegato male - poc'anzi, quando fu, ho dichiarato che c'era... il fatto di essere conosciuto a pochi intendevo dire di essere conosciuti a pochi come persona che era vicina, nelle mani o operava per contro, ho detto, di un capo, per conto di un ristretto gruppo di persone. Cioè a dire, tutte le persone che mi conoscevano, chiaramente escluse, eccetto pochi, sapevano... non sapevano che io ero, collaboravo, ed ero vicino al signor Leoluca Bagarella, né tantomeno glielo l'andavo a dire.
Poc'anzi s'è citato anche quell'esempio che il signor Lupo Cesare venne a dirmi: 'ma il signor Franco' - Bagarella - 'è da te in via Malaspina?' Allo stesso io dissi: 'ma che stai dicendo? Assolutamente no.'
Per dirle che era importante per Cosa Nostra che solo pochi sapevamo, il ruolo che un determinato personaggio, noto a tutti, no anzi, più noto era e nel mio caso meglio era, molti sapevano che io mi interessavo e mi muovevo per conto dell'organizzazione e specificatamente per Leoluca Bagarella.
AVV. Cianferoni: Però ecco, la perplessità mi rimane nel senso: come allora si presentava, laddove si doveva presentare per un'intermediazione, per esempio, in favore della signora Saveria Palazzolo?
EX 210 Cannella T.: Ripeto, poche persone erano a conoscenza di chi io fossi e a poche persone io ero autorizzato a dire di questo mio rapporto, solo in casi eccezionali. E riteniamo quei casi giudiziari eccezionali. Quindi, in quei casi, alla sola persona alla quale ho dovuto riferire il messaggio ho detto per conto di chi. Quindi rimane circoscritto.
AVV. Cianferoni: Lei dice rimane circoscritto ma, per esempio, allora sul rapporto con il signor Calvaruso, Tony o, non so, il nome anagrafico Antonio mi pare.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei parlava con il Calvaruso delle questioni che riguardavano il Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Io con il signor Calvaruso parlavo delle questioni che riguardavano, intanto quel lavoro per il quale il Calvaruso mi prestava anche la sua opera e lavorava con me. Quindi parlavamo dei problemi inerenti al villaggio Euromare, inerenti alla situazione con i fratelli Graviano.
Solo... per alcuni aspetti il signor Calvaruso si interessava anche per ciò che io stavo adoperando ma per alcuni aspetti molto, come dire, superficiali. Per molte cose col signor Calvaruso io non ne ho parlato perché non ero, non solo non autorizzato a parlarne, ma erano argomenti che potevano risultare fuori dalla portata del signor Calvaruso. E quindi io non ne parlavo completamente.
Per molti fatti il signor Calvaruso, per questa amicizia si confidava con me, per ciò che io potevo dire, anche in un momento mio di perplessità o di consiglio, glielo lo dicevo, ma senza andare oltre. Solo per alcuni fatti lui veniva messo a conoscenza di una determinata operazione che io stavo portando avanti, cioè, solo quando si pensava che quella operazione sarebbe potuta scaturire in una operazione diversa, nel senso, in un'operazione militare.
In quel momento veniva informato il Calvaruso del mio rapporto, ad esempio, che potevo avere con una determinata persona.
AVV. Cianferoni: Senta, un'ultima domanda. Riguardo a questa operazione politica connessa a Sicilia Libera, a questa etichetta, può dire se erano interessati anche personaggi dei servizi segreti?
EX 210 Cannella T.: Poc'anzi ho detto che io non posso rispondere a questa domanda.
AVV. Cianferoni: Conferma quindi di non poter rispondere. La ringrazio.
EX 210 Cannella T.: Prego avvocato.
PRESIDENTE: Coraggio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio.
PRESIDENTE: Non voglio dire che abbiate paura eh, dico...
AVVOCATO Florio: No, no, giammai sia detto. Una domanda soltanto. Buongiorno signor Cannella.
EX 210 Cannella T.: Buongiorno avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, lei prima ha parlato, se non vado errato, del cognato di Stefano Bontate. Mi dice come si chiama?
EX 210 Cannella T.: Vitale, credo. Giacomino Vitale.
AVVOCATO Florio: Giacomino...?
EX 210 Cannella T.: Vitale.
AVVOCATO Florio: Non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: E' stato proprio telegrafico. Chi interviene?
AVVOCATO Oddo: Buonasera signor Cannella, sono l'avvocato Giuseppe Oddo.
EX 210 Cannella T.: Buonasera avvocato.
AVVOCATO Oddo: Per ricollegarmi subito a quanto le ha chiesto il collega: in che anno è avvenuto esattamente questo suo incontro con Giacomo Vitale?
EX 210 Cannella T.: All'inizio dell'87.
AVVOCATO Oddo: All'inizio dell'87.
Lei ha detto pure di aver conosciuto Stefano Bontate.
EX 210 Cannella T.: Sì, Stefano Bontate lo conoscevo per diversi motivi.
AVVOCATO Oddo: Era in buoni rapporti?
EX 210 Cannella T.: Sì. Io ero giovane, ero un ragazzo. Sì, in rapporti buoni.
AVVOCATO Oddo: Ma, dico ma...
EX 210 Cannella T.: Non avevo collaborazione però, nel senso che mi interessavo per la famiglia mafiosa di Stefano Bontate. Questo lo preciso.
AVVOCATO Oddo: Ecco, ce lo sta aggiungendo adesso.
EX 210 Cannella T.: Lo preciso.
AVVOCATO Oddo: No dico, aggiunge opportunamente.
Dico, questo signor Giacomo Vitale in quella bipartizione di Cosa Nostra - che noi apprendiamo dalla sentenza conclusiva del Maxiprocesso - in quale ambito si sarebbe dovuto schierare? Secondo quelle che sono le sue conoscenze della organizzazione stessa.
EX 210 Cannella T.: Ma, naturalmente doveva schierarsi con il gruppo di Bontate.
AVVOCATO Oddo: E il gruppo di Bontate, visto che lei ne sa tanto, da che parte stava?
EX 210 Cannella T.: Il gruppo Bontate era un gruppo già abbastanza autonomo, stava dalla propria parte. Quindi Inzerillo...
AVVOCATO Oddo: Questo è un poco... capita a tutti, però, dico, vorrei capire: nella bipartizione classica, perdenti-vincenti - così l'aiuto un poco ad uscire dall'equivoco - da che parte stava questo signore?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, io non so chi è perdente o vincente o chi poi...
AVVOCATO Oddo: Va bene, se non lo sa non mi interessa.
EX 210 Cannella T.: Non glielo so... non lo so io chi è perdente o...
AVVOCATO Oddo: Ecco lei non lo sa. Però conosce Stefano Bontate e finora c'ha parlato dei massimi sistemi di Cosa Nostra, giusto? Ma lei era uomo d'onore?
EX 210 Cannella T.: No, l'ho detto poc'anzi rispondendo al Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: E lei conosceva gli uomini d'onore?
EX 210 Cannella T.: Certo che li conoscevo.
AVVOCATO Oddo: Ecco, perché io, leggendo le sue dichiarazioni precedenti - quelle che purtroppo forse il Pubblico Ministero non ha avuto modo di apprezzare - ho avuto modo di leggere una sua risposta proprio a un Pubblico Ministero che è di questo tenore.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi avvocato, abbia pazienza, vorrei capire...
AVVOCATO Oddo: Si tratta, lo dico subito di un verbale di dibattimento.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Oddo: Che è quello contro Cordaro Carmelo più 25.
PRESIDENTE: Ecco, di quand'è questo verbale?
AVVOCATO Oddo: Ed è del 22 di novembre del '95. Se il signor Pubblico Ministero non consente l'ingresso del verbale nel dibattimento...
PUBBLICO MINISTERO: No, non consento
AVVOCATO Oddo: ... chiedo di poter contestare la parte ai sensi dell'articolo 238 comma IV del Codice di rito.
PUBBLICO MINISTERO: No. Avvocato, io penso che non sia... e su questo punto faccio una opposizione di tipo formale. Vero è che, ai sensi del 238 possono essere contestate le dichiarazioni rese anche nell'ambito di altri procedimenti. Ma la fisiologia di questa contestazione presuppone che, come il Pubblico Ministero doverosamente deposita e mette preventivamente a conoscenza dei difensori le dichiarazioni che intende utilizzare nel corso dell'esame, un tale onere incomba pure alla difesa. Perché io...
AVVOCATO Oddo: Questo non è scritto nel Codice. Comunque io sono disponibile a mettere tutte le dichiarazioni in mio possesso, sia quelle che conosco sia quelle che non conosco, a disposizione del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Ma noi non possiamo qui nel corso del dibattimento...
PRESIDENTE: Avvocato...
Scusate un momento, abbiate pazienza. In proposito, mettere a disposizione non vuol dire semplicemente farli conoscere. Lei deve chiedere di poter utilizzare questo documento e ovviamente, poiché lo chiede oggi, ci deve anche dare la dimostrazione o per lo meno la spiegazione che la produzione preventiva non era stata possibile.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi signor Pubblico... signor Presidente, non c'è nel nostro Codice di rito alcuna norma che preveda un fascicolo del difensore. E in quanto tale un fascicolo del difensore che debba essere reso ostensibile alla controparte, Pubblico Ministero.
Esiste a nostro... come nostra possibilità un articolo 38 della disposizione di attuazione che ci faculta a svolgere investigazioni. Io nel processo Cordaro ed altri non ero difensore, l'ho appreso attraverso mie investigazioni e - se mi consente - si tratta di un atto processualmente valido, perché è un atto che ha natura probatoria addirittura...
PRESIDENTE: Cioè è dibattimentale?
AVVOCATO Oddo: Sì. Rispetto al quale, signor Presidente, dico, se fosse stato un atto differente non avrei neanche avuto la possibilità di poter...
PRESIDENTE: Di poterlo...
AVVOCATO Oddo: ... fare contestazione. Se io avessi sentito privatamente il signor Cannella, in un'ipotesi, raccogliendone un verbale - come la giurisprudenza insegna - non avrei potuto farne utilizzazione alcuna in dibattimento, perché non è dato dall'articolo 38 operare questo tipo di...
PRESIDENTE: Siamo d'accordo, ma non parliamo di quello.
AVVOCATO Oddo: Quindi, e mi rifaccio alla giurisprudenza in proposito, per esempio, del Tribunale di Caltanissetta nel processo della strage di Capaci, che, Tribunale... scusi Corte di Assise. Pardon, l'ora è tarda.
PRESIDENTE: Equivoco che non ha importanza.
AVVOCATO Oddo: La quale Corte di Assise risolse dopo ampia...
PRESIDENTE: Discussione.
AVVOCATO Oddo: ... discussione il problema, facultando appunto i difensori a operare nel senso che ho appena detto. E mi pare tra l'altro, signor Presidente, si è detto spesse volte la ricerca della verità eccetera, verità sostanziale, qui io non è che sto utilizzando un atto privato del difensore. Io sto utilizzando un atto che si è formato davanti a un Tribunale di questa Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Certo avvocato, ma io non lo metto in dubbio. Però...
AVVOCATO Oddo: E quindi... Cos'è che sto cercando di fare?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
AVVOCATO Oddo: Sto cercando di far emergere un dato di verità che la Corte apprezzerà per quello che vale, naturalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il punto è...
AVVOCATO Oddo: Perché la contestazione non è prova...
PRESIDENTE: Scusi, Pubblico Ministero. Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza. Voglio completare l'opposizione.
PRESIDENTE: Ho capito, ma mi scusi vediamo le ragioni...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente.
PRESIDENTE: ... per cui c'è questa richiesta, dopodiché il Pubblico Ministero avrà...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, volevo completare nel senso che poi la Corte se ritiene può decidere.
PRESIDENTE: No. Mi scusi Pubblico Ministero. Io ritengo che, posto che la richiesta è fatta da un difensore, il difensore debba avere la possibilità di svolgere fino in fondo le sue argomentazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Dopodiché il Pubblico Ministero motiverà ulteriormente ed approfonditamente l'opposizione e la Corte ovviamente deciderà. Perché noi abbiamo molto rispetto dell'autorità della Corte di Assise di Caltanissetta.
PUBBLICO MINISTERO: Per carità. Io le ho fatto un richiamo prudenziale.
PRESIDENTE: Per carità. Dobbiamo vedere se riusciamo a condividere, perché Cassazione... Cassazione per Cassazione neppure quella può essere detta un'autorità indiscutibile.
AVVOCATO Oddo: Assolutamente d'accordo signor Presidente...
PRESIDENTE: Quindi lei prosegua i suoi argomenti poi sentiremo il Pubblico Ministero e decideremo.
AVVOCATO Oddo: In buona sostanza si tratta di questo. Dico, la difesa deve avere la possibilità di controllare e di proporre alla Corte il controllo su ogni affermazione del teste, dell'imputato di procedimento connesso, di quella che è la fonte di accusa.
PRESIDENTE: Certamente.
AVVOCATO Oddo: E, per altro tutta una...
PRESIDENTE: Noi diciamo che deve avere la possibilità, ha il dovere di cercarla.
AVVOCATO Oddo: Ecco, tutta una serie di affermazioni, dallo stesso svolte, non erano necessariamente contenute nel fascicolo del signor Pubblico Ministero.
Per esempio, io ho letto queste dichiarazioni rese al P.M. di Firenze, ma non mi pare di avere letto alcunché sul punto specifico, sulla conoscenza della qualità di uomini d'onore di altre persone. Mi pare che questo - e mi contraddica il signor Pubblico Ministero se sbaglio sul punto - mi pare che si tratta di una serie di circostanze, tra l'altro emerse nel corso di dibattimento, rispetto alle quali, come dire, non c'era neanche discovery per il semplice fatto che il Pubblico Ministero, negli atti da lui depositati e ampiamente omissati, signor Presidente, e su questo, a questo momento non facciamo questione, giusto? Perché, dico, non è questo il punto. Non ha ritenuto...
PRESIDENTE: E' un potere del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Sì, poi è molto discutibile che questo potere sia fondato su queste...
PRESIDENTE: Certo. Comunque, fino a questo momento è un potere...
AVVOCATO Oddo: Però non lo fa. E però dico, a fronte di questo potere del signor Pubblico Ministero, io vorrei capire, in assenza di una norma che mi detti un onere, ed invece in presenza di una norma che mi faculta certamente, quale il 238 comma IV, vorrei capire perché dovrebbe essere limitata questo mio diritto.
Diversamente, veramente già la sperequazione esistente - e qua mi fermo - dico, veramente non avrebbe più modo...
PRESIDENTE: Devo solo integrare quello che precedentemente le ho detto sotto un aspetto solo, perché poi ovviamente la decisione è della Corte non può essere soltanto mia. Intendevo dire che, comunque, preventivamente, lei avrebbe dovuto far conoscere, depositandolo a favore del Pubblico Ministero, questo atto, così come il Pubblico Ministero ha fatto nei vostri confronti, per una parità di trattamento.
Se lei poi ne è venuto in possesso in virtù delle sue attività preziosissime di Sherlock Holmes, ed è una cosa che mi fa piacere...
AVVOCATO Oddo: Ma no, non c'è bisogno...
PRESIDENTE: No, avvocato...
AVVOCATO Oddo: ... non siamo così bravi come Sherlock Holmes. Noi leggiamo come legge il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Ma non è vero. Io penso che molti di voi sono molto più bravi di Sherlock Holmes, il quale sostiene delle tesi che alla fine si dimostreranno perfette, perché sono precostituite.
Volevo dire solo questo, comunque, qualunque cosa deciderà la Corte, credo che preventivamente, prima di porre questa domanda, lei deve mettere il Pubblico Ministero - salvo che la Corte non decida che invece questa facoltà lei non ce l'ha - l'atto a disposizione del P.M. perché sappia quale contenuto ha.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi.
PRESIDENTE: Solo questo.
AVVOCATO Oddo: Giusto. Però così ragionando pure eventuali risultanze diverse da queste io dovrei mettere a disposizione del Pubblico Ministero. Vorrei capire, perché mi devo orientare per il futuro del processo. Se io raccolgo...
PRESIDENTE: Va bene, vediamo la Corte che cosa...
AVVOCATO Oddo: Se io raccolgo una testimonianza come - una testimonianza tra virgolette - di un soggetto e me lo registro, per esempio.
PRESIDENTE: Avvocato non facciamo...
AVVOCATO Oddo: Scusi, no, no, per capire perché io voglio capire, il processo ancora è lungo. Io debbo porre la registrazione a disposizione del Pubblico Ministero, posto che io non la potrò utilizzare perché nessuna norma del Codice mi consentirà di contestarla solo perché ne sono venuto a conoscenza.
PRESIDENTE: Avvocato, non mettiamo il carro davanti ai buoi. Affrontiamo questo problema.
AVVOCATO Oddo: E peraltro in questi atti, vi possono essere pure, io dico non ci sono, ma vi possono essere pure elementi a carico di un mio assistito. E allora perché io debbo edere contra...
PRESIDENTE: Ma può mettere anche lei i suoi omissis. Io credo eh. Abbiate pazienza stiamo entrando...
AVVOCATO Oddo: Questa è utile, questa riflessione.
PRESIDENTE: Abbiamo... entriamo in un campo minato.
AVVOCATO Oddo: Sissignore.
PRESIDENTE: Ho detto delle cose che forse non avrei dovuto dire. Il Pubblico Ministero ora, per cortesia, vuole esprimere la sua valutazione.
PUBBLICO MINISTERO: Certo Presidente. Allora, la possibilità di introdurre, ai sensi del 238, verbali di prove di altro procedimento da utilizzare per le contestazioni, è un diritto che è previsto, per l'appunto, dal 238 comma IV, ultima parte. E' però fisiologico a questo sistema che, poiché queste dichiarazioni possono essere utilizzate per le contestazioni, si instauri sulle stesse il contraddittorio. Primo, per verificare la provenienza di queste dichiarazioni. Io non posso al buio consentire che mi si legga tre righe di un qualcosa che io non so, non sapendo se nelle successive righe c'è l'affermazione, per esempio, assolutamente contraria a quella che si vuole contestare alla parte esaminata. E così via.
Questa è una delle ragioni per le quali il Pubblico Ministero deve essere messo in condizione di verificare la completezza dei verbali, la genuinità, la provenienza. Io ho tantissimo rispetto verso i difensori però... Ma io non ho nemmeno la prova se effettivamente questa dichiarazione proviene da un altro procedimento, posto che io fisicamente non riesco nemmeno a vedere questa dichiarazione, né a poter effettuare un minimo di controllo sulla provenienza di questi verbali. E, soprattutto, sulla completezza del verbale medesimo che viene, per l'appunto, utilizzato.
Il difensore dice: 'io le leggo quello che lei ha detto in questo dibattimento' e legge due frasi. Io non so quello che ha detto immediatamente prima e quello che ha detto immediatamente dopo. Come faccio...
AVVOCATO Oddo: Come nel caso dei vostri omissis, è la stessa cosa.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia.
PUBBLICO MINISTERO: No, non è il caso, non è assolutamente il caso del nostro omissis perché la contestazione che io faccio o che lei fa sui miei verbali omissati è comunque possibile controllarla, sia da parte sua che da parte mia. In ogni caso sarebbe ovviamente una, come dire, scorrettezza, direi, grave, gravissima del Pubblico Ministero se omissa dolosamente, usiamo questa espressione. Quindi...
PRESIDENTE: Chiamiamola "fraudolentemente" che è ancora, è proprio una frode...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fraudolentemente se il Pubblico Ministero... Normalmente gli omissis sono posti - normalmente, anzi direi sempre - a tutela delle indagini che si svolgono nei confronti di altre persone, eccetera.
Quindi, nei termini che io ho rappresentato alla Corte, io mi oppongo a che vengano effettuate queste contestazioni utilizzando questi verbali.
PRESIDENTE: Il difensore dell'esaminato vuole dire anche la sua?
AVVOCATO Geraci: Vorrei aggiungere anch'io alcune...
PRESIDENTE: Poi ci sono anche i difensori di parte civile che hanno diritto alla parola ma scusatemi se ogni tanto me lo dimentico, però anche gli altri difensori.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Eh no, avvocato, qui la questione mi pare molto chiara, in qualche maniera si risolverà. Se dovete dire la parola "aderisco" è sottinteso. Prego.
AVVOCATO Geraci: Sì. Signor Presidente, signori della Corte anche io volevo aggiungere...
PRESIDENTE: Il suo nome, per cortesia, per la registrazione.
AVVOCATO Geraci: Sono l'avvocato Geraci, difensore dell'esaminato Cannella Tullio.
Volevo aggiungere alcune brevissime considerazioni. Rapidissime perché, in sostanza concordo con quello che ha detto il Pubblico Ministero. Il principio della discovery dei mezzi di prova sorregge tutto il nuovo Codice di rito e quindi, come giustamente la difesa degli imputati ha diritto che venga messa a disposizione i verbali - anche se con quelle limitazioni dovute agli omissis per, naturalmente, esigenze di carattere istruttorio, di indagini in corso - questo non significa che allo stesso modo, se la difesa poi scopre elementi da utilizzare per contestazioni, eccetera, non le debba mettere poi a disposizione dell'altra parte. E in rispetto di quel principio della discovery processuale che appunto sorregge, è stato ribadito più volte, tutto l'impianto.
Io vorrei aggiungere anche un'altra considerazione. Come avevo accennato prima, a me non sembra che si possa porre la domanda dicendo: 'lei in altro verbale o in un verbale istruttorio ha detto questo'. Prima si pone la domanda e poi se c'è discordanza si pone la contestazione.
PRESIDENTE: Ma mi pare che questo fosse avvenuto. Non abbiamo la registrazione istantanea ma...
AVVOCATO Geraci: Questo non l'ho percepito, non l'ho percepito chiaramente mi è sembrato che la...
PRESIDENTE: Se la memoria non m'inganna. La potremmo verificare domani mattina perché purtroppo. Insisto per avere la...
AVVOCATO Geraci: Va bene, comunque voglio dire poi magari al... diciamo è una subordinata questa.
PRESIDENTE: Avvocato, io sto insistendo... Avvocato sto insistendo dall'inizio del processo, presso chi si occupa di questa attività, che le registrazioni avvengano in maniera che ogni mezz'ora si abbia il testo scritto. Purtroppo ci sono sempre difficoltà e si sa che prima deve finire...
AVVOCATO Geraci: Io, le dico, purtroppo non ho percepito qual è la domanda fondamentale, mi pare che si è passata già la contestazione e poi si sia interrotta...
PRESIDENTE: Credo che il suo collega possa benissimo ripetere qual'è la domanda e qual'è l'oggetto della contestazione.
AVVOCATO Geraci: Poi comunque questo all'esito... Certo, all'esito eventualmente...
AVVOCATO Oddo: Io avevo chiesto se il signor Cannella conoscesse la qualità di uomini d'onore delle persone di cui ha parlato. Perché lui ha detto: 'non sono uomo d'onore'. Ho detto: 'lei conosce la qualità di uomo d'onore, delle persone di cui ha parlato?' Lui ha detto: 'sì'.
PRESIDENTE: Ha detto: 'Sì'.
AVVOCATO Oddo: Allora io volevo svolgere la contestazione...
PRESIDENTE: Sulla base di quel verbale.
AVVOCATO Oddo: Sulla base di un altro verbale... aveva detto che lui non conosceva la qualità di uomini d'onore, perché non poteva conoscerla, perché non era... scusate anticipo...
PRESIDENTE: Scusate un momentino. Le parti civili hanno qualche intervento?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato difensore di parte civile. Sul punto credo che la difesa abbia ragione. Il 238 IV comma autorizza, sulla base, se le parti concordano ovviamente c'è lettura eccetera, se non concordano le parti - com'è in questo caso, il Pubblico Ministero non concorda - vengono utilizzati espressamente ai fini del 500, cioè per la contestazione, che credo, se ho capito bene, è quello che si accingeva a fare il collega.
Cioè, contesta che in un pubblico dibattimento, dove la prova è stata assunta nel contraddittorio delle parti, avrebbe - io non lo so perché non conosco - dichiarato un'altra cosa. Credo che sul punto i verbali acquisiti in un pubblico dibattimento, ai sensi del 238 IV comma, possono tranquillamente essere contestati, cioè, su questo...
PRESIDENTE: Avvocato, comunque, le questioni sono due perché una ne contiene un'altra. Cioè, se il Pubblico Ministero - ammesso che la difesa abbia questo diritto - abbia a sua volta il diritto di conoscere preventivamente il testo del documento da cui si trae gli elementi della contestazione.
AVVOCATO Ammannato: Certo, sul piano materiale è ovvio che il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Ma non è un piano materiale.
AVVOCATO Ammannato: Sul piano giuridico, essendo dibattimento, quindi non essendo atti istruttori coperti dal segreto istruttorio, sul piano giuridico, appunto, si possono contestare sui sensi del 238 IV comma, che è molto chiaro. Io su questo, diciamo, dissento giuridicamente dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Va bene. Avvocato Oddo, per cortesia, lei non ha il testo di quel precedente della Corte di Caltanissetta?
AVVOCATO Oddo: Nossignore. Ci sono peraltro anche altri precedenti. Nel processo Corte d'Assise omicidio Lima si è posto lo stesso problema - solo per rifarci a una materia analoga alla nostra - e, se non vado errato anche nel processo Agate ed altri. Però ricordo certamente questi due precedenti.
PRESIDENTE: Però non ha nessun testo di qualunque pronuncia di questo...
AVVOCATO Oddo: Confesso che non mi ero preparato.
PRESIDENTE: Bene, la Corte si ritira. Ci sono altri interventi?
AVV. Cianferoni: Presidente, una sola riflessione facevamo...
AVVOCATO Oddo: Tuttavia se mi si dà un numero di fax io sono convinto che dal mio studio è possibile, avendo i dischetti del processo di Caltanissetta, ad estrapolare...
PRESIDENTE: Glielo fate avere il numero di fax, lo date all'avvocato anche se...
AVVOCATO Oddo: Quantomeno l'ordinanza di Caltanissetta spero di poterla fare avere.
PRESIDENTE: Lei ci aveva una riflessione brevissima.
AVV. Cianferoni: Si diceva con l'avvocato Maffei, sono l'avvocato Cianferoni, come la seconda questione, proprio telegraficamente, sia quella che il Pubblico Ministero poneva avendo di mira l'articolo 468.
Ma l'articolo 468 regola la materia laddove la parte che intende utilizzare per i verbali ne chieda l'acquisizione al processo. Invece, l'avvocato Oddo si riferiva alla sola volontà di contestare, attraverso quel verbale, una determinata circostanza. Certo, si arriva poi all'impalpabile, cioè al "fair play" processuale, alla correttezza. Bisognerebbe allora mettere in dubbio che l'avvocato Oddo, laddove... Ecco, è un po' il discorso faceva il P.M. sugli omissis.
PRESIDENTE: Bene. La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Vuole scrivere, signorina, per favore?
"La Corte, sulla opposizione proposta dal Pubblico Ministero alla contestazione all'esaminato di dichiarazioni contenute in un verbale dibattimentale di altro procedimento penale, sentiti i difensori di parte civile, il difensore dell'esaminato e gli altri difensori, osserva:
Il I Comma dell'articolo 238 C.p.p. afferma in modo chiaro e perentorio come sia ammissibile l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale assunte in incidente probatorio al dibattimento.
Il che viene confermato dal Comma IV-bis dell'articolo 468 C.p.p. che sostanzialmente detta le modalità di adempimento di tale descrizione con la specificazione che la acquisizione di tali verbali di prove deve essere richiesta unitamente al deposito delle liste. E cioè nei termini previsti, mi pare, 4952, o quello che sarà.
PUBBLICO MINISTERO: 468.
PRESIDENTE: "468. Tuttavia è ammissibile che tale richiesta possa essere proposta anche nel corso del dibattimento, quando la parte richiedente alleghi di non averne avuto conoscenza prima.
Ma tale remissione in termini non può prescindere comunque dalla doverosa, dal doveroso deposito unito alla richiesta dell'atto di cui si tratta, per cui il Pubblico Ministero ne possa avere tempestiva notizia. Con il che, richiesta e deposito non possono avvenire oltre l'inizio dell'udienza in cui il documento di cui si tratta dovrà essere utilizzato per contestazioni.
Per questi motivi accoglie l'opposizione del Pubblico Ministero".
Il difensore, avvocato Oddo, può proporre altre domande.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente.
Immagino che non possono chiedere un differimento dell'udienza per consentirmi di operare questa...
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare di avere affermato un principio abbastanza elastico.
AVVOCATO Oddo: E io, dato che non lo sapevo, non l'ho depositato prima...
PRESIDENTE: Ma guardi, bastava leggere il Codice per saperlo. E lei lo sa leggere molto bene.
AVVOCATO Oddo: Sì, lei è molto cortese nei miei confronti come sempre, Presidente, però...
PRESIDENTE: Comunque la decisione è stata questa.
AVVOCATO Oddo: No, no. Chiedevo comunque per la forma, perché rimanesse a verbale, un rinvio dell'udienza per consentirmi di ottemperare all'ordinanza della Signoria Vostra.
PRESIDENTE: Ma comunque la Corte si riserva di valutare questa possibilità.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
PRESIDENTE: Va bene?
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente.
Signor Cannella, è giusto dire che lei non era in condizione di sapere se una persona facesse o meno parte di Cosa Nostra perché lei non era uomo d'onore?
EX 210 Cannella T.: No, non è giusto, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Bene. E allora io chiedo...
EX 210 Cannella T.: No, mi deve fare...
AVVOCATO Oddo: Scusi, Presidente.
EX 210 Cannella T.: ... completare la risposta, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Chiedo di... Sì, ora un momento solo.
Chiedo di essere ammesso a prova contraria su questa affermazione del signor Cannella.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, mi ero distratto un secondo...
AVVOCATO Oddo: Ho chiesto di iniziare a conoscere dal signor Cannella...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, ho bisogno di consentire la risposta dell'esaminato.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì, ma io volevo esporre un momento la mia...
Ho chiesto al signor Cannella se...
PRESIDENTE: Ecco, va bene, ripeta.
AVVOCATO Oddo: ... se era giusto dire che egli non poteva conoscere della qualità di uomo d'onore di una persona, poiché egli stesso - cioè il signor Cannella - non faceva parte della organizzazione Cosa Nostra.
Ed egli mi ha detto: non è così.
E allora io chiedo alla Corte di essere ammesso a prova contraria sul punto.
AVVOCATO Geraci: Presidente, però bisogna consentire di rispondere compiutamente...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome, per cortesia. Qui scappa...
AVVOCATO Geraci: Sono l'avvocato Geraci, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Mi scusi, non è una fissa mia.
AVVOCATO Geraci: Sì, sì, ha ragione. Ma...
PRESIDENTE: Lei sa che purtroppo non avviene con la viedoregistrazione la captazione delle immagini di chi parla per cui lo si possa riconoscere.
Se non dite il nome, noi non sappiamo a chi attribuirlo.
AVVOCATO Geraci: Normalmente, dopo che sono intervenuto altre volte, pensavo che chi effettuerà la trascrizione poi si...
PRESIDENTE: Non so neanche io chi...
AVVOCATO Geraci: Comunque ha ragione, Presidente. Sono sempre l'avvocato Geraci, difensore del signor Cannella.
Dico: credo che gli si debba dare la possibilità di rispondere compiutamente alla domanda, perché alle domande non sempre si può rispondere con un sì o un no...
PRESIDENTE: Benissimo. Sentiamo se ha qualche altra cosa da aggiungere a questa...
EX 210 Cannella T.: Certo. Io avevo risposto all'avvocato dicendo che no, non è così.
PRESIDENTE: Non è così.
EX 210 Cannella T.: Cioè, io posso essere in grado di conoscere. Però volevo spiegare il perché e come ciò può verificarsi.
Io devo precisare, per rispondere all'avvocato, che già stamattina ho detto del mio trascorso e quindi delle mie conoscenze con determinati personaggi.
Ma articolo la risposta, la preciso in due battute.
Inizio con l'ultima, dicendo se è possibile che io venga messo nelle condizioni di ospitare il signor Bagarella e di conoscere il signor Bagarella avendone la fiducia e se io tramite il signor Bagarella posso quindi operare in maniera più tranquilla dal punto di vista imprenditoriale, così per quanto riguardava il già passato lavoro che avevo intrapreso con il villaggio Euromare, quindi il mio rapporto con i signori Graviano, e l'altro lavoro che stavo per intraprendere a Finale di Pollina per il lavoro che stavo per fare.
Perché devo precisare che quel lavoro era stato iniziato, o per meglio dire contattato. E quindi vi erano state delle trattative con altri imprenditori che, non avendo avuto l'appoggio necessario, non potevano farlo.
E quindi se è possibile che io ospito il signor Bagarella, non conoscendo, nel momento in cui il signor Bagarella... lasciamo stare quello che avevo capito io, quello che mi era stato detto da Fifetto Cannella, di chi andava ad incontrare, chi era più importante di lui, chi era più importante dei fratelli Graviano.
Io so benissimo chi erano i fratelli Graviano, perché li conosco da bambino. Conoscevo il papà dei fratelli Graviano e quindi sapevo anche la qualità di persona di Cosa Nostra, del papà dei fratelli Graviano.
Perché devo ricordare che io sono nato e cresciuto in un quartiere ad alta densità mafiosa, che è il quartiere Brancaccio-Ciaculli.
E se quindi questo era possibile che il signor Bagarella, nel momento in cui mi dice: 'io sono Bagarella', automaticamente non mi dice, io non so che Bagarella è uomo d'onore: che Bagarella è al vertice di Cosa Nostra.
Seconda cosa, devo rammentare che io ho svolto a Palermo attività imprenditoriale. Ed allora devo dire che l'ho iniziata - e questo lo devo dire proprio per chiarificare al Tribunale, sono costretto a dilungarmi un tantino, alla Corte, chiedo scusa, un tantino - io ho avuto un inizio di rapporto dal punto di vista imprenditoriale nella costruzione sin già nel 1981, inizio '82, occupandomi della costruzione di un edificio assieme al costruttore Domenico Sanseverino a Palermo, edificio che era in corso di costruzione e che è stato costruito in via Malaspina, passaggio M+1. Un complesso di due fabbricati costituito da, complessivamente, da 200 appartamenti più box e magazzini.
Bene, quel fabbricato, all'epoca, prima della uccisione di Totuccio Inzerillo, era sotto la protezione, nella gestione, nella compartecipazione di Totuccio Inzerillo.
Volete che io non sappia chi era Totuccio Inzerillo, la qualità di Totuccio Inzerillo?
In quell'edificio vi era la cointeressenza.
PRESIDENTE: Lei ha diritto di dire quello che vuole, ma non può porre delle domande, neanche se sono fatte in maniera...
EX 210 Cannella T.: Ah, mi perdoni. L'ho fatto in modo retorico con me stesso.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha terminato?
EX 210 Cannella T.: No, volevo solo dire: in quel momento, anche Giuseppe Savoca e Pino Greco, io da Giuseppe Savoca, illustrissimo signor Presidente, andavo a ritirare sacchetti con carte da centomila, per cinquanta, per cento milioni che servivano per la realizzazione di quell'edificio.
Tutti e due erano soci della immobiliare Malaspina, soci occulti, chiaramente. Il signor Pino Savoca, io ne so la qualità, mi dava questa confidenza.
Come vede, voglio dire, da questi semplici episodi io conosco la qualità di coloro con i quali ho avuto rapporti, la qualità loro che erano uomini d'onore; sapevo chi erano.
Certo, se incontro una persona che non mi viene presentata, con la quale io non ho rapporti, non mi viene detto a me, non mi viene fatta la presentazione rituale - nel senso che mi viene detto: 'sai, questo signore fa parte di Cosa Nostra' - assolutamente no. Ma coloro con i quali, per diversi aspetti, per diversi motivi, nella mia carriera di fiancheggiatore, di collaboratore e di persona vicina a questi signori, certo che conosco la loro provenienza.
Ma le dirò addirittura, se noi andiamo alla Stazione Centrale e parliamo con colui il quale porta il carretto e l'asinello che fa fare il giro ai turisti nella città, anche se parliamo con quel signore e ci facciamo il nome, sa chi sono le persone e sa se sono uomini d'onore o fanno parte di Cosa Nostra o no. Vediamo di non sottilizzare con cose che sono assurde.
PRESIDENTE: Avvocato, ha altre domande?
AVVOCATO Oddo: Sì, avevo chiesto di essere ammesso a prova contraria. Se la Corte...
PRESIDENTE: E' già verbalizzata la sua...
AVVOCATO Oddo: C'è riserva da parte della Corte?
PRESIDENTE: C'è riserva, sì.
AVVOCATO Oddo: O posso...
PRESIDENTE: No, o, c'è riserva, certo.-
AVVOCATO Oddo: Va bene. E allora vado avanti.
Mi deve scusare se sarò un momento disordinato, signor Presidente, nel filo che seguitò.
Poi, per fortuna, abbiamo la trascrizione e quelle cose vanno un poco a posto.
Signor Cannella, i rapporti fra Bagarella e i Graviano, come erano?
EX 210 Cannella T.: I rapporti erano buoni. Io mi ricordo che nel...
AVVOCATO Oddo: Le ho chiesto solo come erano. Poi ora sulle risposte...
EX 210 Cannella T.: Erano buoni, sì.
AVVOCATO Oddo: Va be', erano buoni.
Lei ha conosciuto Bagarella, ci ha detto, nell'anno 1993. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, esatto.
AVVOCATO Oddo: Se ho annotato bene fra fine maggio e inizi di giugno.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Fermo restando quanto già contestato altrimenti dall'avocato Ceolan.
E lei ha detto di averli conosciuti con tutto quel preliminare discorso del signor... Chi è che lo aveva accompagnato? Chi lo aveva accompagnato a Pollina?
EX 210 Cannella T.: Si riferisce sempre a Bagarella?
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
EX 210 Cannella T.: Sì, con Fifetto Cannella, la prima volta.
AVVOCATO Oddo: Lei è certo che Fifetto Cannella, allorché le disse: 'ti porterò a vedere una persona importante', eccetera, le disse effettivamente: 'è una persona più importante di tutti, più importante dei Graviano'; ovvero invece si limitò a dirle: 'mi raccomando, questa persona verrà ospite da te, trattalo con i guanti gialli', eccetera?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì. Questo me lo disse pure: 'trattalo con i guanti gialli, trattalo bene...'
AVVOCATO Oddo: E non le disse invece...
EX 210 Cannella T.: 'E' una persona...'
AVVOCATO Oddo: E non le disse assolutamente, invece, che era una persona più importante dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: No, mi disse, me lo disse questo. Perché mi disse pure, l'ho ricordato, non so se l'ho già dichiarato altre volte, ma stamane, parlandone ho ricordato diciamo altre frasi che mi furono dette.
Mi disse pure: 'tu conosci me, sai che io sono ad un certo livello. Ma sai, i fratelli Graviano sono al di sopra di me, ma la persona che io ti faccio incontrare è una persona di grandissimo rispetto che addirittura...', insomma, mi disse che: 'i fratelli Graviano lo rispettano pure, lui è persona che insomma è a un certo livello'.
AVVOCATO Oddo: Io, sul punto, signor Presidente, chiedo ancora di essere ammesso a prova contraria, visto che non posso contestare al signor Cannella le diverse risultanze di un precedente interrogatorio.
Tra l'altro preannuncio che sul punto il signor Cannella ha reso dichiarazioni in tempo recente e successivo all'inizio del dibattimento, quindi non sarei stato nelle condizioni di produrre ai sensi del 468 comma 4-bis le dichiarazioni - fra l'altro credo che siano di un mese fa- in altro processo penale.
E non ho ancora le trascrizioni a mia disposizione. Mi riservo di produrre quelle dichiarazioni.
Comunque chiedo di essere ammesso a prova contraria pure su questa circostanza.
PRESIDENTE: Bene. Riserva della Corte.
Poi dovremmo sentire l'opinione del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Sì, signor Presidente.
Posso andare avanti, giusto?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Lei, signor Cannella, ha un rapporto, aveva un rapporto con i Graviano - per un momento parliamone in questi termini - per problemi legati ad un credito che i Graviano stessi vantavano nei suoi confronti. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Diciamo: loro ipotizzavano di vantare questo credito nei miei confronti.
AVVOCATO Oddo: Loro sostenevano...
PRESIDENTE: Loro vantavano. Poi, che sia fondato o no, sono altri discorsi.
EX 210 Cannella T.: Perfetto.
PRESIDENTE: Loro vantavano un credito nei suoi confronti.
AVVOCATO Oddo: Ecco, lei materialmente quand'è che... Lei ha detto nell'84, se ho capito bene, assunse le responsabilità societarie, l'Euromare, quello che sarà l'Euromare, è giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Quand'è che cominciò a saldare questo credito, o parte di questo credito dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Lo comincio a saldare, gliel'ho detto, quando dopo...
AVVOCATO Oddo: Sì, lo aveva detto.
EX 210 Cannella T.: ... i mese di luglio del 1985 io non ebbi più la possibilità di essere aiutato, essere collaborato da Pino Greco e ho raccontato stamani l'episodio del signor Drago. E quindi da quel momento nel primo periodo no, perché nel primo periodo chiaramente ero impegnatissimo con la costruzione.
Perché, ripeto, il terreno mi fu consegnato, insomma...
AVVOCATO Oddo: Ci può dire l'anno? Scusi se la interrompo. Io non le avevo chiesto di ripetere quello che aveva detto stamattina.
PRESIDENTE: In che anno ha iniziato a versare?
EX 210 Cannella T.: Ma io credo che si iniziò con piccoli versamenti nell'86 per poi diventare versamenti congrui nell'87 , '88...
AVVOCATO Oddo: Ha detto nell'87, in altre parti. Ci sta anticipando un poco: '86.
'86, che piccoli versamenti fece, scusi?
EX 210 Cannella T.: Mah, si trattava dell'ordine di poche decine di milioni. Quindi...
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: ... in totale si poté arrivare ad un centinaio di milioni, una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Ci può dire cortesemente le somme che lei avrebbe corrisposto ai Graviano? E in particolare a chi dei Graviano, come le ebbe a corrispondere?
EX 210 Cannella T.: Io questo già l'ho dichiarato in altri dibattimenti.
AVVOCATO Oddo: Però non le possiamo...
PRESIDENTE: Li dichiari anche qui, per favore. Facciamo più presto.
EX 210 Cannella T.: Io li ho corrisposti, sia con chiaramente intestazione fittizia a terzi di immobili di appartamenti. Nella fattispecie ho parlato di quelle tre villette stamani.
AVVOCATO Oddo: Quando è che questo è avvenuto, questa intestazione fittizia...
EX 210 Cannella T.: Questi atti?
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Ma credo che siamo nell'88, mi pare, gli atti sono stati stipulati. Adesso non ricordo bene la data, ma intorno a quel periodo.
AVVOCATO Oddo: Da lei, verso chi?
EX 210 Cannella T.: Verso Galdi Rosalia e verso Corsale Anna Maria e Cannella... I fratelli sono due, quindi credo Giuseppe Cannella. Comunque uno dei fratelli del signor Fifetto Cannella che ha sposato...
AVVOCATO Oddo: Quindi, questo è...
EX 210 Cannella T.: ... la signora Corsale Anna Maria.
AVVOCATO Oddo: Questi erano praticamente dei denari che erano dovuti in contropartita per un credito che i Graviano vantavano in parte.
EX 210 Cannella T.: Che io ho dato per quel presunto credito.
AVVOCATO Oddo: Per il credito. Il credito non era loro, non ce l'ha detto lei? Lasciamo perdere.
EX 210 Cannella T.: No, chiedo scusa, forse qua allora io non mi sono spiegato bene.
AVVOCATO Oddo: Comunque non è qua la sede per approfondire forse ulteriormente...
PRESIDENTE: Ah, meno male. Perché sennò qui diventiamo una Corte di giustizia civile.
AVVOCATO Oddo: Eh, appunto. Presidente, poi sarebbe difficilissimo per questo difensore muoversi in questi numeri, come diceva il Poeta.
E quando lei conosce Bagarella, i Graviano lei ha detto genericamente, tutti e tre i fratelli Graviano vantano nei suoi confronti un residuo credito di tre miliardi, se non vado errato.
EX 210 Cannella T.: Successivamente, dopo la chiarificazione da parte mia di quella che era stata la situazione e l'evolversi della situazione con i fratelli Graviano, il signor Bagarella si interessò per vedere a fondo questa questione. E dal carcere i signori Graviano fecero sapere che vantavano cinque miliardi.
AVVOCATO Oddo: E sa...
EX 210 Cannella T.: Ancora... No, vantavano complessive...
AVVOCATO Oddo: E quindi io ho fatto bene i conti. Erano qualche cosa in meno di tre miliardi, visto che lei dice di averne pagati...
EX 210 Cannella T.: Esatto.
AVVOCATO Oddo: Loro, perché...
AVVOCATO Oddo: Lo ha detto lei ora. Non vorrei attribuirle qualcosa...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, la domanda che più interessa alla Corte e che le è stata posta dal difensore, era: materialmente, lei, a chi le dette queste cose, questi beni?
EX 210 Cannella T.: I beni, ho detto, alle persone fittizie a cui erano intestate le...
PRESIDENTE: Ma queste erano fittizie. Ma lei a chi li intendeva trasferire?
EX 210 Cannella T.: Ai fratelli Graviano venivano trasferiti.
PRESIDENTE: Ah, tutti così, ditta Fratelli Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì, ai tre fratelli Graviano. Tutti e tre erano...
AVVOCATO Oddo: Ora, questi, i tre appartamenti. Poi...
EX 210 Cannella T.: ... interessati al terreno.
AVVOCATO Oddo: Poi lei fece dei pagamenti con assegni?
EX 210 Cannella T.: Sì, feci pagamenti con assegni che però venivano intestati ad altre ditte.
AVVOCATO Oddo: Ci può cortesemente dire in modo, che noi verifichiamo se è vero quanto lei afferma...
EX 210 Cannella T.: Sì, sì glielo dico subito. Alcuni assegni sono stati...
AVVOCATO Oddo: ... l'ammontare e il tempo di questi pagamenti?
PRESIDENTE: Sta rispondendo.
AVVOCATO Oddo: Mi deve scusare, Presidente, io non lo vedo. Quindi...
PRESIDENTE: Eh, sì, ma la voce la sente? Sta rispondendo.
EX 210 Cannella T.: Questi assegni sono stati dati: in parte li ha girati e li ha utilizzati il signor Lupo Cesare Carmelo. Adesso non so se...
PRESIDENTE: A chi erano fatti, a favore di chi erano?
EX 210 Cannella T.: Spesso gli assegni erano fatti a favore di me stesso e da me girati.
PRESIDENTE: E poi girati.
EX 210 Cannella T.: Spesso erano intestati a ditte, da queste ditte girati e dati ai Graviano.
Adesso non mi ricordo i nomi delle ditte. Comunque gli assegni, poi, venivano dati alla Palermitana Blocchetti, in parte, che è gestita da un cugino dei fratelli Graviano, o era gestita, non so.
Venivano dati alla... sono stati dati, alcuno è stato dato alla Gianrusso Gomme di via Messina Marina. E credo che alla Gianrusso Gomme sono stati dati circa 80 milioni, 100 milioni di assegni.
Cento milioni sono stati incamerati dai fratelli Graviano e da tale ditta Cucchiara Angelo di via Ammiraglio Rizzo tramite il signor Angelo Galatolo, anche lui amico dei Graviano e... ora glielo dico, persona di Cosa Nostra della zona dell'Arenella Acquasanta.
Poi altri assegni sono stati dati alla ditta dei fratelli Graviano, per lo meno intestata ufficialmente al signor Quartararo, zio dei fratelli Graviano che era sito in via Nazario Sauro. E sto parlando della Renault Service, perché io ho acquistato delle macchine alla Renault Service, credo due macchine o tre macchine, roba del genere. Ma queste venivano pagate per contanti direttamente ai tre fratelli Graviano con un certo lasso di tempo. Mentre gli assegni che venivano dati anche postdatati venivano poi girati e gestiti dalla ditta Quartararo come se si fosse trattato di assegni fatti per quanto concerneva l'acquisto delle autovetture.
Ma se andiamo a guardare il periodo dell'acquisto delle autovetture da me operato con gli assegni rilasciati al signor Quartararo vedremo che non c'è alcuna connessione tra il periodo dell'acquisto e il periodo relativamente, brevemente successivo e la stessa, è vero, situazione in banca dei miei titoli.
Altre somme venivano date contanti al signor Giovanni Drago, allora persona di fiducia dei fratelli Graviano; al fratello di costui, Giuseppe Drago; al signor Vittorio Tutino, al signor Lupo, Cesare Carmelo; al signor Lupo Antonio...
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: No, posso continuare. Al signor Giuseppe Graviano personalmente, al signor Filippo Graviano personalmente, al signor Benedetto Graviano personalmente, al cugino di loro: Filippo Graviano personalmente.
AVVOCATO Oddo: Cioè omonimo?
PRESIDENTE: E' un omonimo?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PRESIDENTE: Cugino omonimo.
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, cugino.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Io non...
EX 210 Cannella T.: Io dico, in questo momento sto, per grosse linee, dicendo questo.
PRESIDENTE: Per noi è più che sufficiente.
AVVOCATO Oddo: In quali anni avveniva, signor...
EX 210 Cannella T.: Questo è avvenuto dal periodo dall'86, come ho detto poc'anzi, in piccola parte; '87 in maniera più cospicua, '88, '89, '90, '91, '92, inizio '93 e stop.
AVVOCATO Oddo: In particolare, vorrei sapere una cosa: nel '93 quindi lei cessa i suoi versamenti. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E i fratelli Graviano non... per ora limitiamoci a questa accezione generica, non le chiedono più soldi?
EX 210 Cannella T.: No, me li chiedevano Io ho detto fino a quando ho versato. Io, all'inizio del '93, ho versato l'ultima trance di 150 milioni contanti, all'inizio del '93, 150 milioni che ho consegnato personalmente al signor Filippo Graviano, dove fui accompagnato da Vittorio Tutino in zona - mi ricordo pure il posto dove gliel'ho consegnati - in via Oreto Nuovo, insomma, è una... c'era una fabbrica di lampadari, un negozio di lampadari, all'interno di questo negozio.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: No, no...
AVVOCATO Oddo: Agli inizi del '93, per capirci meglio, ci può dire meglio il mese?
EX 210 Cannella T.: Ma siamo intorno al febbraio, così.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Del '93.
AVVOCATO Oddo: Ora lei ha detto che conosce Bagarella nel fine maggio, inizi giugno del '93.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Quando Bagarella viene ad abitare ad Euromare?
EX 210 Cannella T.: Bagarella mi pare che si sposta verso la metà di giugno, fine giugno, una cosa del genere. Adesso non ricordo bene.
AVVOCATO Oddo: Non a luglio?
EX 210 Cannella T.: Come?
AVVOCATO Oddo: Non a luglio, nel mese di luglio?
EX 210 Cannella T.: Fine giugno, inizio luglio. Non mi ricordo bene in questo momento, ma comunque in quel periodo, dopo la conoscenza. Forse inizio luglio, fine giugno. Una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Tanto su questo punto ci sono pure dichiarazioni diverse. Ma insomma non sarà il giorno in più o in meno.
E lei, quando Bagarella sarebbe venuto ad abitare all'Euromare, lo conosce come soltanto il signor Franco, senza cognome. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Quando mi fu presentato che ci andai con Fifetto Cannella, il signor Franco.
AVVOCATO Oddo: Lei ha detto che ha conosciuto il cognome, alias Bagarella, soltanto dai giornali. Lo ha detto stamattina.
EX 210 Cannella T.: Perfettamente.
AVVOCATO Oddo: Questa non è una contestazione. Voglio evitarla per evitare contraddizioni smaccate davanti alla Corte.
EX 210 Cannella T.: No, non si...
AVVOCATO Oddo: No, no, era per evitare, perché non è che qui...
Ora vorrei capire questo: quand'è che Bagarella le palesa la sua identità?
EX 210 Cannella T.: Le ho detto, subito un dieci giorni, 15 giorni, insomma, non sto a contare i giorni, non avevo i giorni precisi. Può darsi che sbaglio dicendo dieci giorni e si trattò di una settimana. Dico, una volta in pianta stabile all'interno del villaggio, un bel giorno, mi disse che...
AVVOCATO Oddo: Prima di fine luglio?
EX 210 Cannella T.: Come?
AVVOCATO Oddo: Prima di fine luglio?
EX 210 Cannella T.: Sì, prima, prima, prima.
AVVOCATO Oddo: E lei quand'è che presenta Bagarella - se lo presenta lei - a Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: In quel contesto. Quindi c'era la frequentazione anche con il papà di Toni Calvaruso che lo conosceva da prima il signor Bagarella. E quindi avviene in quel contesto. Quindi attraverso anche il padre che dice: 'questo è mio figlio'. Quindi dal momento in cui lui fu al villaggio cominciò a vedere il ragazzo e poi io successivamente insomma glielo affidai per quello che ho detto stamattina, perché aveva lui delle necessità.
AVVOCATO Oddo: Ora io le ho chiesto quando glielo presentò.
EX 210 Cannella T.: Sempre in quel contesto.
AVVOCATO Oddo: In quel contesto, non mi significa nulla.
EX 210 Cannella T.: Ma se...
AVVOCATO Oddo: Se lei mi dice che conosce Bagarella e lo porta all'Euromare...
EX 210 Cannella T.: Sì...
AVVOCATO Oddo: Scusi, agli inizi, fine giugno, agli inizi di luglio. Poi passano sette-dieci giorni prima di apprenderne la reale identità. Lei dice "in quel contesto". Voglio capire: fu prima o dopo in questi dieci giorni che lei presenta il signor Bagarella al signor Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: No, già in quei giorni lo conosceva magari di vista e salutava. Poi io lo presentai subito dopo che lui mi disse è Bagarella.
Infatti informai Toni perché ci dissi: 'sai, quella persona che tu vedi è una persona che dobbiamo rispettare', anche perché in al senso ero stato insomma autorizzato a dirglielo per quel programma futuro che c'era nei confronti del Calvaruso tra me e Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Quindi lei...
EX 210 Cannella T.: Quindi, nel mese di luglio diciamo, questo.
AVVOCATO Oddo: Quindi è nel mese di luglio.
EX 210 Cannella T.: Sì...
AVVOCATO Oddo: Dice a Calvaruso: 'guarda, questa è una persona importante', gli dice che è il signor Bagarella o no?
EX 210 Cannella T.: A Toni Calvaruso?
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: A questo momento, mi ricordo di averglielo detto. In questo momento.
AVVOCATO Oddo: Quindi glielo disse già a luglio.
EX 210 Cannella T.: Penso di sì.
AVVOCATO Oddo: Va bene. E il rapporto con il signor Bagarella comporta confidenze in ordine ai suoi rapporti con i Graviano, invece?
EX 210 Cannella T.: Con me, sì.
AVVOCATO Oddo: Quindi lei parla dei suoi rapporti con Graviano a Bagarella.
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: E cioè Bagarella sa che lei è debitore dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Bagarella sapeva fino a quel momento ciò che i Graviano avevano riferito.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: O avevano fatto sapere. Poi, apprese la verità.
AVVOCATO Oddo: Apprese la verità. E quindi sa, secondo quello che lei ci dice, che i Graviano a quel momento, quando lei gli comunica la verità - siamo nel luglio, giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, quello è il periodo.
AVVOCATO Oddo: Nel luglio del 1993 - sa che i Graviano vantano una pretesa ingiusta nei suoi confronti. Dico bene?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E lui come si atteggia rispetto ai Graviano?
EX 210 Cannella T.: Ora glielo dico.
AVVOCATO Oddo: Sostiene le sue ragioni o sostiene le ragioni dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Glielo dico subito.
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Intanto in quel periodo, quando io faccio le mie confidenze, o perlomeno spiego il tutto al signor Bagarella, in quel momento ancora i Graviano non hanno detto di essere creditori o di vantare questa somma di 5 miliardi.
AVVOCATO Oddo: Ah, ancora non gliene hanno parlato a Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Mi ascolti, mi ascolti avvocato. Perché, dato che è la domanda, io sono costretto a precisare. Andiamo...
AVVOCATO Oddo: No no.
EX 210 Cannella T.: ... non lo so, ma mi devo spiegare. Quindi, in quel momento ancora non esiste ciò, non esiste questo discorso.
E fino alla data dell'arresto dei Graviano, pur essendosi incontrati i fratelli Graviano con il signor Bagarella per discutere di questa questione - la prego, avvocato - di questa questione...
AVVOCATO Oddo: Scusi, che cosa, perché mi deve pregare?
PRESIDENTE: Non lo so, ma lasciamolo...
AVVOCATO Oddo: Dato che io non sto parlando.
PRESIDENTE: Ma non lo so. Ma non possiamo pretendere che ognuno parli al modo più piacevole per noi. Parla così, e lo lasciamo dire così. Prosegua.
EX 210 Cannella T.: Ma finisco subito. In quel frangente i signori Graviano non avevano detto qual era la pretesa, fino al giorno del loro arresto. Ma portavano avanti la tesi che purtroppo, per varie colpe, per varie situazioni, pregresse, quindi di Pino Greco, del Sanseverino e via di seguito, loro avevano atteso tanti anni quello che era, diciamo, un frutto del sacrificio del loro padre, del pezzo del terreno che aveva comprato. Per cui, avevano preteso una somma in più da parte mia, e speravano ancora in qualche cosa.
L'atteggiamento del signor Bagarella, in quel momento, non fu di colpevolizzare i Graviano o di dare torto ai Graviano; ma fu un intervento di mediazione.
Tant'è che io stamattina ebbi a riferire, oggi, nel corso del dibattimento ho detto che io mi trovai disponibile con il signor Bagarella in quella fase, e dopo le riunioni che vi furono nel '94 con Matteo Messina Denaro. A dire 'fatemi levare i debiti, quelli che sono con i terzi; poi, quel che rimane della società, io non ho problemi, sono anche pronto a consegnarlo a te nelle mani; deciderai tu quello che c'è da fare, ma sono pronto anche a non avere nulla. E diamo quello che rimane, per una buona pace fra tutti'.
Quindi, dico, non ci fu prevaricazione; ma è solo successivamente all'arresto dei Graviano che nasce il problema vero e proprio. Perché dal carcere i Graviano fanno sapere i 5 miliardi, e qua Bagarella si pone una domanda e dice: ma come mai lo mandano a dire tramite Matteo Messina Denaro dal carcere, adesso, e non me l'hanno detto a me quando io ho posto il problema a Tullio, parlandone vis à vis con Giuseppe Graviano, con Filippo Graviano, non mi hanno parlato di questa richiesta di 5 miliardi? Cosicché, per questo motivo, il Bagarella capì che, insomma, c'era del marcio sotto.
Da qui, nacque il discorso che Bagarella disse in quel momento 'no, quando uscirà qualcuno, poi ne parleremo. Nel frattempo Tullio non consegnerà niente a nessuno e la gestione la deve ricontrollare lui'. E da qua nacquero - ho finito - nacquero gli altri appuntamenti.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, naturalmente i difensori non devono interrompere mai, però questo affastellamento di date, di concetti e di cose, non giova. Perché la domanda era precisa, ed è volta a sapere - perché, visto che l'ha ripetuto sette volte con diverse, si controllerà la trascrizione, con diverse significazioni ogni volta - voglio sapere se nel periodo che va dal momento in cui Bagarella entra ad Euromare e palesa la sua identità, al momento in cui i Graviano vengono arrestati, Bagarella viene messo al corrente della pretesa dei Graviano di avere ancora denaro da lei. Sì o no?
E poi andiamo alle altre domande.
EX 210 Cannella T.: No, per quella somma no.
AVVOCATO Oddo: No, ma allora...
EX 210 Cannella T.: Che speravano di avere qualche altra cosa, sì.
AVVOCATO Oddo: Sperava di avere qualche altra cosa?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Scusi, vuole esattamente dire che cosa Bagarella, per quello che è a sua conoscenza, sa o sapeva delle richieste dei Graviano? Così lo capiamo, perché così altrimenti non ne usciamo.
EX 210 Cannella T.: Glielo dico subito, gliel'ho detto poc'anzi. I Graviano, ho detto, hanno accampato con Bagarella una situazione di attesa che hanno avuto per dieci anni, chiaramente non per colpa mia perché il terreno fu acquistato nell'80 e ha avuto - nel '78 - e ha avuto i suoi problemi, ecco, e quindi accampavano attraverso l'attesa che avevano avuto per lungo tempo di, insomma, avere una sorta di interessi su quello che dovevano avere inizialmente. Io, questo, solo qua, tutto qua. Ma...
AVVOCATO Oddo: Sì...
EX 210 Cannella T.: ... a Bagarella ho dato 2 miliardi e tre, caro Bagarella, quindi che cosa ci devo dare ancora?
AVVOCATO Oddo: Eh. Poi, quindi, Bagarella rispetto a questo si sarebbe posto in una posizione di mediazione, ci dice lei. Non è che più esattamente lei, Bagarella le avrebbe detto 'tu non darai neanche una lira più ai Graviano'?
EX 210 Cannella T.: Successivamente, sì.
AVVOCATO Oddo: Ma non a quel momento?
EX 210 Cannella T.: No. Successivamente...
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, io chiedo di essere ammesso a prova contraria su questo punto, attraverso le dichiarazioni del medesimo, signor Cannella naturalmente.
PRESIDENTE: Come sopra, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sissignore. E allora, scusi, a quel momento, visto che lei una lira dal febbraio del '93 non la dà più ai Graviano, fino all'arresto dei Graviano che avviene nel gennaio del '94, mi vuole dire in che cosa sarebbe consistita quest'attività di Bagarella di intermediazione, di attutire, eccetera? Quello di cui lei ci ha detto.
Visto che non è che si trattava evidentemente di fare dare dieci, invece dei cento che vengono richiesti. Ma di fare zero, invece di quello che fosse eventualmente richiesto.
EX 210 Cannella T.: Avvocato, sì.
AVVOCATO Oddo: Ce lo spiega meglio?
EX 210 Cannella T.: Sì, glielo spiego subito. Io ho detto poc'anzi che il signor Bagarella mi disse 'non ci darai più una lira', e questa frase me la disse successivamente, avendo appreso la malafede dei fratelli Graviano nei miei riguardi, a seguito di quegli episodi che ho detto poc'anzi.
Quindi, mi disse la frase. Ma in quel contesto; non me lo disse nel mese di luglio del '93 certamente. E devo dirle, ho detto poc'anzi, a lei, rispondendo a una sua domanda, che continuavano le richieste dei Graviano, nel '93. C'erano le richieste dei Graviano, nel '93.
Il ruolo di mediazione di Bagarella quale fu? Fu che nel luglio del '93 io, pressato da quelle richieste dei Graviano, e avendo saputo, avendo avuto la confidenza da Luca Bagarella 'io sono Bagarella', ho detto: mi affiducia. Io pongo la stessa fiducia nel personaggio.
Al che, ho raccontato tutta la storia. A quel momento c'è l'intervento della mediazione del Bagarella, il quale dice 'l'avete spremuto già, non ha come fare, la società è in decozione, ha problemi di pagare i debiti, fateci pagare i debiti, c'è disponibilità, ma qual è il problema?'.
Questa è la mediazione di Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: Far cessare la pretesa costante, giornaliera che fino a quel momento, e anche nel '93, avevo; ma non ero in condizione di sborsare mille lire. Tolti i 150 milioni che avevo consegnato a Filippo Graviano nel febbraio del 1993. Quindi, questa è la mediazione di Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Può dire cortesemente alla Corte...
PRESIDENTE: Ma mi pare che lei oggi dice, per la prima volta, che i 150 milioni li ha dati in contanti a Filippo Graviano.
EX 210 Cannella T.: L'ho detto poc'anzi, a seguito di una domanda precisa dell'avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sì, è la prima volta in realtà, signor Presidente. Ma io non sono in condizioni di contestarlo. Peraltro, aveva dichiarato stamattina, quando aveva visto per l'ultima volta Filippo Graviano. Ma questo lo leggerà la Corte.
Il punto ora che vorrei sottoporre...
EX 210 Cannella T.: ... stamattina, glielo ripeto ora.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, non parlavo con lei. Il punto che vorrei ora sottoporre all'attenzione della Corte, è un altro.
Signor Cannella, lei nel luglio o successivamente al luglio, nell'agosto del 1993, ha ricevuto denaro dal signor Bagarella? E in che quantità?
EX 210 Cannella T.: Ho ricevuto del denaro dal signor Bagarella, credo prima ho ricevuto una tranche di 100 milioni, credo sempre intorno al mese di giugno del 1993. E poi ho ricevuto altro denaro. Insomma, quasi complessivamente credo un 200 milioni, una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Lei riceve questo denaro dal signor Bagarella. E, scusi, il signor Bagarella aveva ragione di fidarsi di lei? Nel giugno ancora non sa, lei, che lui è Bagarella; lo conosce soltanto come signor Franco, palesemente. Perché finora, lei ce lo ha detto, su questo dovremmo essere almeno sicuri.
EX 210 Cannella T.: Eh, quando vede il signor Bagarella, glielo chieda a lui.
AVVOCATO Oddo: Ora lei mi vuole dire... Ecco, e allora io mi accontento di questa risposta...
PRESIDENTE: Abbiate pazienza, parlate uno alla volta. Sta parlando l'avvocato, per piacere, lei non lo interrompa finché non ha finito.
EX 210 Cannella T.: Mi scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sennò qui si finisce che non si capisce più niente.
AVVOCATO Oddo: Mi ha risposto. Mi ha detto che poi, quando vedo il signor Bagarella, me lo farò dire dal signor Bagarella. Questa è una risposta che toglie ogni possibilità ad ulteriore esame sul punto.
Resta comunque il dato che ci ha consegnato.
Lei è stato, ha detto, denunciato per sfruttamento della prostituzione.
EX 210 Cannella T.: No, sono stato arrestato.
AVVOCATO Oddo: Arrestato per sfruttamento della prostituzione. Nell'anno?
EX 210 Cannella T.: 1990, 5 maggio.
AVVOCATO Oddo: '95 o '90?
EX 210 Cannella T.: No, '90. '90, 5 maggio.
AVVOCATO Oddo: Ah, 5 di maggio del 1990. Ed è stato detenuto quanto tempo?
EX 210 Cannella T.: Quindici giorni.
AVVOCATO Oddo: Quindici giorni, con l'accusa di?
EX 210 Cannella T.: L'accusa era sfruttamento e favoreggiamento alla prostituzione.
AVVOCATO Oddo: Sfruttamento e favoreggiamento. Nel '90 e negli anni successivi Cosa Nostra, per quelli che sono le sue conoscenze, consentiva a persone che avessero questo tipo di, come dire?, di frequentazioni, l'essere parte, adepti, vicini o comunque li voglia lei definire?
EX 210 Cannella T.: Sì, Cosa Nostra non consentiva nemmeno, agli uomini d'onore, di frequentare locali dove notoriamente c'erano prostitute. Ma venivano.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Lei fino a quando tenne aperto questo, come si dice?, questo locale?
EX 210 Cannella T.: Fino al giorno del mio arresto.
AVVOCATO Oddo: Fino al giorno del suo arresto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Mi dica, in questo locale veniva Filippo Graviano?
EX 210 Cannella T.: Veniva Benedetto Graviano. E Giuseppe Graviano.
AVVOCATO Oddo: Quindi, Filippo no.
EX 210 Cannella T.: No. Giuseppe e...
AVVOCATO Oddo: Ma le avevo chiesto soltanto se veniva Filippo Graviano, non tutti gli altri uomini che esistono. Scusi, non era polemica, era solo per sintesi; perché, tra l'altro, io ho diverse domande.
Lei, è giusto dire che è stato arrestato dal compianto dottor Falcone, con l'accusa di bancarotta fraudolenta?
EX 210 Cannella T.: Concorso in bancarotta fraudolenta, sì.
AVVOCATO Oddo: Concorso in bancarotta fraudolenta. Ed è vero che sarebbe stato definito un truffaldino? Non ora naturalmente, non c'entra niente; ma allorché avrebbe frequentato alcune di quelle persone che, di cui lei ci ha parlato. Proprio a proposito del fatto dei soldi di Sichera, eccetera.
EX 210 Cannella T.: Eh, ma lei mi deve dire chi mi ha definito truffaldino. Perché io non le posso rispondere.
AVVOCATO Oddo: No, il tema è questo. Io purtroppo non posso utilizzare - però lo potrei fare in un altro modo. E cioè, parlandole dei Sichera, di tutta quella storia che ha raccontato al signor Pubblico Ministero - che riguarda tra l'altro persone diverse dal mio assistito, ma è utile per un poco lumeggiare i fatti - le sarebbe stato detto:
"'u vidi come finì 'o Sichera? Iddi si sentono scaltri, ca fanno i truffaldini".
"Ma il messaggio non era diretto a Pinuzzo Sichera; il messaggio era diretto a me, per dire 'qua non si paga più", eccetera.
EX 210 Cannella T.: Sì, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Se è così, mi può dire sì, e andiamo avanti, perché...
EX 210 Cannella T.: No no, io non è che posso dire sì e stop, perché siccome...
AVVOCATO Oddo: D'accordo, lo dice, e poi io chiedo di essere ammesso a prova contraria.
EX 210 Cannella T.: No no no, io le rispondo. Però non è che posso esaurire la risposta con un sì.
Io le dico, questa è una mia dichiarazione.
PRESIDENTE: E' sufficiente che lei dica che sa che questi signori ritenevano che lei fosse un truffatore, o qualcosa di simile.
EX 210 Cannella T.: No, questi signori, signor Presidente, per loro erano truffaldini tutti coloro che regolarmente non erano subito pronti, appena loro bussavano alla porta, a darci i denari.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Quindi per loro questo era il concetto.
PRESIDENTE: E lei era compreso tra questi.
EX 210 Cannella T.: Perfetto.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti avvocato.
AVVOCATO Oddo: Era consueto nell'associazione Cosa Nostra che gli uomini d'onore pagassero, fossero estorti dagli altri uomini d'onore della stessa famiglia cui appartenevano?
EX 210 Cannella T.: Ma, questo io...
AVVOCATO Oddo: Se sono stato poco chiaro, lo ripeto.
EX 210 Cannella T.: Mah...
PRESIDENTE: E se erano oggetto di estorsione da parte di altri membri della stessa famiglia mafiosa.
EX 210 Cannella T.: No, io questo non glielo posso dire, perché non sono a conoscenza di fatti specifici.
AVVOCATO Oddo: E allora io le vorrei chiedere una cosa. Lei, a domanda del signor Pubblico Ministero, ha detto che le dichiarazioni di Drago Giovanni sul suo conto erano esatte, erano vere, fondate.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E' giusto? Io ho qui per caso il decreto di fermo di indiziato in delitto, che la riguarda: Cannella Tullio, sottoposto ad indagini, 416-bis.
E c'è scritto: "Ritenuto che il Cannella è stato indicato dal collaboratore di giustizia Drago Giovanni quale affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio", e poi eccetera, eccetera, i fatti di cui lei ci ha parlato.
Come funziona questo discorso? Drago l'aveva accusata di essere affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio.
Lei ci ha precisato non essere uomo d'onore, e comunque di essere oggetto di estorsione da parte di altri uomini d'onore della medesima famiglia.
EX 210 Cannella T.: Ma affiliato...
AVVOCATO Oddo: Mi spiega come lei può aver risposto al signor Pubblico Ministero nei termini di stamattina, e come possa avere sostenuto le altre cose?
EX 210 Cannella T.: Sì, glielo dico subito. Io stamattina ho risposto che le dichiarazioni del Drago che mi concernevano, quindi in relazione al ruolo di massima fiducia da me ricoperto nella cura e nella ospitalità a latitanti di grosso calibro, tra i quali i fratelli Graviano, era vero.
Io ho detto questo assunto, questi fatti specifici che mi erano contestati nell'ordinanza di custodia cautelare, risultano al vero.
Il fatto che sono stato definito "affiliato" o meno - intanto, "affiliato" non è essere uomo d'onore - ma il fatto che sono stato definito "affiliato" nell'ordinanza di custodia cautelare, chiaramente è una questione anche di carattere tecnico del Pubblico Ministero e del Giudice per le indagini preliminari.
AVVOCATO Oddo: Per la verità, lei ha risposto...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, debbo intervenire perché è stato utilizzato un atto di indagine. Come vede, avvocato Oddo, lei ha riportato al signor Cannella un provvedimento di fermo che la riguarda, giusto? Ha letto un brano del provvedimento di fermo, cioè del signor Tullio Cannella.
AVVOCATO Oddo: Per provare che quello che aveva detto...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti.
AVVOCATO Oddo: ... era assurdamente...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Oddo, abbia pazienza, mi faccia finire, perché io sono stato zitto fino a quando lei ha fatto la contestazione - chiamiamola così - e poi ho potuto prendere la palla io.
Come vede, è utile che il Pubblico Ministero controlli, guardi, legga quello che c'è scritto. E mi dica che non è vero: è verissimo.
Ma un rigo prima, nell'ordinanza, si legge - leggo testualmente - che la domanda rivolta al signor Cannella, la contestazione, era, come dire?, parziale. Perché nell'ordinanza...
AVVOCATO Oddo: Quale ordinanza? Il decreto.
PUBBLICO MINISTERO: Nel decreto di fermo.
PRESIDENTE: Per cortesia, faccia finire.
PUBBLICO MINISTERO: E mi faccia leggere. Io sono stato zitto.
C'è scritto: "Ed invero Drago Giovanni", interrogatorio in data X, Y e Z, non le leggo, "ha riferito che l'indagato Tullio Cannella pur non essendo uomo d'onore...
AVVOCATO Oddo: No no no, mi deve scusare. Io qua il decreto di fermo lo sottopongo al Presidente, perché io sulla correttezza - mi deve scusare, Presidente -...
PRESIDENTE: Avvocato, ma mi deve scusare lei. Ma mi fa perdere la pazienza. Il Pubblico Ministero può anche dire delle sciocchezze o degli errori, ma lei lo deve lasciar finire! Poi, replicherà. Ma non si può continuare a dire una parola l'uno e una parola l'altro: qui non capiamo più niente, abbiate pazienza!
AVVOCATO Oddo: Va bene. Termini, e poi mi dia la possibilità.
PRESIDENTE: Certamente, avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: Il fermo è seguito da un provvedimento di convalida, in cui è riportata la motivazione. Io leggo che negli atti del Pubblico Ministero, a pagina 26572, c'è il provvedimento; ed è riferita l'accusa mossa nei confronti di Tullio Cannella a proposito delle dichiarazioni di Giovanni Drago, testualmente:
"Giovanni Drago ha riferito che l'indagato, pur non essendo uomo d'onore, è uno dei soggetti definiti affiliati all'organizzazione Cosa Nostra".
Quindi, siccome la sua domanda è rivolta, e questa contestazione, alle dichiarazioni di Giovanni Drago - mi faccia finire, così termino...
AVVOCATO Oddo: Ma io non sto parlando.
PUBBLICO MINISTERO: ... termino la mia opposizione - era rivolta a chiedere spiegazioni del significato, quindi della contraddizione in cui sarebbe incorso Cannella. Che, prima aveva detto di non far parte di Cosa Nostra, perché non era uomo d'onore.
E poi, leggendogli questo provvedimento, lei aveva fatto riferimento alla affiliazione asserita da Giovanni Drago, e quindi nella contraddizione in cui sarebbe incorso lo stesso Giovanni Drago.
Invece, in realtà, Cannella ha riferito esattamente - oggi - ha risposto negli stessi termini in cui Giovanni Drago lo aveva accusato, e a seguito delle accuse medesime era stato emesso il provvedimento restrittivo da parte del giudice.
Quindi, come vede, la completezza anche delle citazioni è sempre opportuna.
PRESIDENTE: Scusate, ma ho l'impressione che qui stiamo perdendo del tempo dietro una cosa che non è prevista. Nel senso che la legge, il Codice non consente contestazione in base ad atti formali del giudice, del Pubblico Ministero. Ma in base alle dichiarazioni fatte dallo stesso esaminato.
Pertanto, avvocato, questa sua richiesta è una richiesta che non può andar avanti, perché qui si contesta il contenuto di un documento che contiene un provvedimento o un atto dell'autorità di Polizia Giudiziaria. Che contiene, se non mi sbaglio, una motivazione di ulteriore provvedimento.
AVVOCATO Oddo: Mi consente?
PRESIDENTE: Non sono affermazioni dell'esaminato.
AVVOCATO Oddo: Mi consenta, la signoria vostra.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Io ho da fare rilevare, intanto, un fatto che non voglio definire fatto personale. Io, non ho contestato nel senso tecnico della parola. Ho fatto riferimento al decreto di fermo di indiziato in delitto, se non vado errato. La trascrizione dovrebbe farmi fede di quanto ho detto.
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione, perché anche io ricordo qualcosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Bene. L'atto...
PRESIDENTE: Ma mi è solo...
AVVOCATO Oddo: L'atto è qui, e io chiedo che la signoria vostra, signor Presidente, lo esamini per stabilire se quanto detto dal signor Pubblico Ministero è rispondente alla natura dell'atto. Io non posso venire, perché c'è l'imputato in reato connesso.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Oddo: Chiedo però che la signoria vostra dia atto...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, non è materia di contesa. Perché lei contestava all'esaminato il contenuto di un atto che non contiene dichiarazione dell'esaminato stesso.
AVVOCATO Oddo: Sì, ma io non lo intendevo, non volevo fare una contestazione formale. Io volevo soltanto rilevare...
PRESIDENTE: Lei può fare delle domande o delle contestazioni.
Le domande, non possono certamente fare riferimento a un atto.
Le contestazioni devono far riferimento a dichiarazioni rese dall'esaminato.
Quindi, la questione... Passi ad altre domande.
AVVOCATO Oddo: C'è un...
PRESIDENTE: Passi ad altra domanda, avvocato, ora basta, ne abbiamo parlato anche troppo.
AVVOCATO Oddo: Sì. Ma egli stesso ha risposto al Pubblico Ministero, dice 'io non sono affiliato a Cosa Nostra'.
PRESIDENTE: Sissignore. E la questione è chiusa.
AVVOCATO Oddo: Bene.
PRESIDENTE: Passi...
AVVOCATO Oddo: Tutto questo risulti anche sul piano...
PRESIDENTE: Lo aveva già detto stamattina.
AVVOCATO Oddo: E' vero, sì sì, perfetto.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVVOCATO Oddo: Sì, purtroppo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Faccia la sua parte, avvocato, noi siamo qui a ricevere le crocifissioni in continuazione: è il nostro dovere.
AVVOCATO Oddo: Io sono laico, ma...
PRESIDENTE: Avvocato, è nostro dovere, mi consenta qualche battuta, sennò qui si muore veramente di disperazione.
AVVOCATO Oddo: Sì, ma infatti ho cercato di mettermi sulla sua stessa linea. Ma non...
Signor Cannella, è giusto dire che nell'anno 1992 il villaggio Euromare era oggetto di frequenti controlli da parte delle forze dell'ordine?
EX 210 Cannella T.: Anche nel '91, sì.
AVVOCATO Oddo: E anche nel '93?
EX 210 Cannella T.: Nel '93, non erano frequenti, ci fu qualche cosa all'inizio del '93, e poi niente.
AVVOCATO Oddo: E cosa cercavano le forze dell'ordine?
EX 210 Cannella T.: Eh, che ne so io che cosa cercavano? Bisogna dire agli inquirenti per quale motivo, insomma...
AVVOCATO Oddo: E allora, qualche giorno convocherò Bagarella e gli inquirenti, e mi daranno loro la risposta.
EX 210 Cannella T.: Eh, io non posso sapere quali erano le attività investigative, chiaramente, che le procure portavano avanti.
AVVOCATO Oddo: Sì, certo. Ma lei, in quel periodo in cui Bagarella stiede ospite - lei ha detto nell'estate del '93 -, era sempre con Bagarella, oppure poi Bagarella fu affidato ad altri e lei in pratica non fece più nulla?
EX 210 Cannella T.: Non ho sentito bene la fine della domanda.
AVVOCATO Oddo: Quando nell'estate del 1993 lei comincia ad ospitare Bagarella, lei ha detto qui, a domanda del signor Pubblico Ministero, che aveva una dioturna frequentazione con Bagarella.
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: Oh, ecco. E' durata tutta l'estate, questa frequentazione costante, giornaliera?
EX 210 Cannella T.: Sì, è durata tutta l'estate.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: E' continuata anche dopo.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Ma ciò non toglie che Bagarella aveva anche i suoi impegni e, a volte, si allontanava con altre persone, insomma, non è che era arrestato.
AVVOCATO Oddo: I suoi rapporti con Calvaruso, a quel momento, erano di estrema, come dire?, lealtà?
EX 210 Cannella T.: Da parte mia, sì. Tolto quello che poi, nel prosieguo, non potevo dire per ovvi motivi di serietà, di riservatezza e di cose che, tra l'altro, non erano nella competenza di Calvaruso. Nulla poteva fare, per determinate cose, né se ne poteva occupare.
Quindi magari, sì, lui sapeva l'attività che io facevo, ma come lo potevano sapere gli altri insomma. Tolto qualche cosa, come ho detto stamattina, quando si trattava di decisioni delicate che si spostavano sul piano militare. Lui veniva messo a conoscenza.
Mi sto riferendo a due episodi in particolare, per due personaggi che non avevano mantenuto determinati impegni. E allora il Calvaruso fu messo a conoscenza di questi personaggi e di questi fatti.
AVVOCATO Oddo: Lei è entrato in contrasto anche di recente, cioè successivamente alla sua collaborazione, con il collaboratore di giustizia Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: Mah, guardi, io ho avuto un confronto con il signor Calvaruso Antonio. All'inizio, credo che il signor Calvaruso iniziò la collaborazione con la giustizia.
Un confronto che verteva su un tema specifico di un omicidio, che a me era stato rivelato da Calvaruso avere commesso lui assieme ad altri. E quindi mi aveva citato un particolare di un passamontagna. Io lo riferii ai magistrati.
In quel confronto, il Calvaruso mi disse che non era stato lui a dirmi di quel passamontagna, mi disse che lui quell'omicidio non l'aveva commesso. Io ci dissi 'ma io non è che ero presente a quell'omicidio, per cui potevo dire: sì, vero è, l'hai fatto tu. Perché non ci ho partecipato, quindi come tu me l'hai detto, ora me lo neghi. Io nulla posso fare. Stai dicendo la verità? Perché stai collaborando'.
E non si tratta di contrasto, si tratta di un confronto leale, per amore e accertamento della verità, della giustizia.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
EX 210 Cannella T.: Come l'esame che mi fa lei, non è un contrasto: è un atto doveroso, ed è mio dovere risponderle.
AVVOCATO Oddo: E, per quanto riguarda il genitore di Calvaruso, lei è del pari stato messo a confronto perché le vostre deposizioni risultavano contrastanti su punti rilevanti?
EX 210 Cannella T.: Sì, su un punto, sì sì sì, su un punto avevo una contraddizione col signor Calvaruso. Siamo stati messi a confronto, prima dinanzi al Pubblico Ministero, successivamente siamo stati messi a confronto direttamente in aula del tribunale che si occupava del caso.
AVVOCATO Oddo: Calvaruso le avrebbe fatto dei commenti negativi sul fatto, su Bagarella, per questa strategia di bombe, eccetera?
EX 210 Cannella T.: Sì. Calvaruso mi fece una...
AVVOCATO Oddo: E' sicuro che sia stato Calvaruso, non possa essere stato altri?
EX 210 Cannella T.: No, guardi, prima avevo un dubbio se fosse stato Nino Mangano a farmi questo commento, successivamente, o Calvaruso.
Poi mi ricordai molto chiaramente che fu il signor Calvaruso.
AVVOCATO Oddo: Quindi, ah, ora si sta ricordando? Perché...
EX 210 Cannella T.: Non ora. No, chiedo scusa. Chiedo scusa, avvocato, mi perdoni. Nel corso dell'interrogatorio reso alla Procura della Repubblica di Firenze, non so la data, non mi ricordo la data.
AVVOCATO Oddo: Gliela dico subito. E' la data del 9 gennaio '96. E lei dice che: o Calvaruso, o Nino Mangano...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma stava rispondendo.
AVVOCATO Oddo: Non lo volevo interrompere.
PRESIDENTE: L'eventuale contestazione deve avvenire dopo la risposta. Lasciamolo rispondere.
EX 210 Cannella T.: Allora, posso?
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Cannella T.: E allora, in quel contesto di quella verbalizzazione, io dissi 'non ricordo se fu Toni Calvaruso o Nino Mangano a dirmi quella frase - attribuita dagli stessi, nella ipotesi che fosse uno dei due - 'chiesto è pazzo, che fa 'sto pazzo, che va mettendo tutte 'ste bombe, Italia Italia?'.
Cioè: questo è pazzo, ma che fa? che va mettendo queste bombe Italia Italia?
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: E no, mi perdoni, in quello stesso contesto, durante la verbalizzazione - perché era stata fatta con la registrazione - durante la verbalizzazione sintetica che il Pubblico Ministero stava predisponendo in presenza del mio legale e, naturalmente, io ascoltavo quello che in via sintetica scriveva, io mi ricordai durante il verbale sintetico e sciolsi la riserva.
Dissi 'ah no, signor Pubblico Ministero, mentre lei sta verbalizzando, sciolgo quel dubbio e dico: è stato il signor Calvaruso'.
Anzi, accennai pure al luogo ove mi venne fatta la confidenza, e dissi 'mi ricordo che fu all'ingresso del villaggio Euromare'.
Mi rivedo la scena e mi ricordo esattamente che dichiarai in questi termini esatti, pur avendo riempito io, con le procure, migliaia di pagine, di verbali - cerco di avere una buona memoria, per quanto è possibile - e quindi mi ricordo esattamente che io dissi ciò.
E ciò si può esaminare, credo che ci saranno i verbali depositati.
AVVOCATO Oddo: Le do atto, senz'altro, di quello che lei ha detto. Vorrei capire se, oltre a questi verbali, lei ricorda bene anche gli altri che ha fatto.
Nel senso: ho notato una precisa rispondenza, come dire - non voglio parlare di rilettura - di questi verbali di Firenze.
In alcuni casi, però, questi verbali sono addirittura molto più lontani di quelli che le ho citato via via nel corso di questo interrogatorio. Questo dipende dal fatto che lei li ha riletti, questi verbali, prima di questa...
EX 210 Cannella T.: No, io...
AVVOCATO Oddo: ... deposizione, oppure le sono rimasti particolarmente impressi?
EX 210 Cannella T.: Senta, io non ho riletto niente. Io ho...
AVVOCATO Oddo: Va bene, ne prendo atto.
EX 210 Cannella T.: ... episodi che, quando vengono fatte le domande, mi possono sfuggire nel contesto dell'esame, perché stanco o perché chiaramente...
AVVOCATO Oddo: Va be'.
EX 210 Cannella T.: E ci sono episodi che magari ti rimangono scolpiti, o ricordi meglio di altri. Questa è una questione della memoria, della mente.
AVVOCATO Oddo: Lei ha detto.... A proposito della questione della Renault Service, ci ha raccontato un episodio e ci ha parlato dello zio dei Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Vorrei capire, per quello che è a sua conoscenza, questa società a chi si apparteneva?
EX 210 Cannella T.: Questa società si apparteneva ai fratelli Graviano.
AVVOCATO Oddo: A tutti e tre.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
Non è che ora, che è passato un momento di tempo, si ricorda meglio se Stefano Bontate facesse parte dei vincenti o dei perdenti, dell'ala corleonese o dell'ala non corleonese di Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Guardi, avvocato...
AVVOCATO Oddo: No, se non se lo ricorda no; no, non voleva essere...
EX 210 Cannella T.: No, no, il problema è che non sta a me specificare se...
AVVOCATO Oddo: Va bene, va bene.
EX 210 Cannella T.: ... perdente o era vincente.
AVVOCATO Oddo: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Ha già risposto in questi... Basta così.
AVVOCATO Oddo: Lei ci ha parlato di una decisione che le sarebbe stata comunicata, ad opera dei Graviano, con la quale sarebbe stato deciso un cambiamento nella gestione della parte turistico-alberghiera del villaggio Euromare.
Lei ha pure detto che non è riuscito a parlare con costoro, con i Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Si ricorda il periodo in cui è avvenuto, o sarebbe avvenuto, più esattamente, questo incontro?
EX 210 Cannella T.: Questo...
AVVOCATO Oddo: Perché temo di non averlo annotato esattamente.
EX 210 Cannella T.: No, no glielo dico. Questo incontro, come ho detto, la gestione riguardava l'anno '93, e l'incontro avvenne alla fine del '92, credo nel novembre del '92.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Ma che le dissero, che non si fidavano più di lei? I messi inviati...
EX 210 Cannella T.: No, i messi non parlavano...
AVVOCATO Oddo: Non le dissero nulla.
EX 210 Cannella T.: No, non mi dissero nulla, non mi parlarono in questi termini. Mi dissero solamente che la gestione era preferibile affidarla a questo Michele Giacalone, il quale, essendo già esperto di gestione turistico-alberghiera, perché aveva quel coso a Triscina, là, quel complesso turistico a Triscina, era meglio per tutti; poi se ne sarebbe parlato. Del resto si cercava di lanciare in maniera più positiva l'immagine del villaggio dal punto di vista della ricettività turistica e delle settimane o della quindicina che si dovevano fare. Quindi, me la posero sotto una forma, insomma, pulita. Ma non è che c'era bisogno di...
Poi, nei fatti, accadde quello che accadde: io non incassai una lira.
AVVOCATO Oddo: Dica una cosa: lei era messo a conoscenza dei fatti che riguardavano la struttura di Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Per molti aspetti ne sono venuto a conoscenza, della struttura; per i diversi anni della mia vicinanza con diversi personaggi.
AVVOCATO Oddo: Le venivano operate presentazioni formali?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, non c'era bisogno, perché...
AVVOCATO Oddo: Sì o no? Non è il problema se c'era bisogno.
EX 210 Cannella T.: No, presentazioni formali, questo...
AVVOCATO Oddo: No.
EX 210 Cannella T.: Cose come 'questo è' no; ma non c'era bisogno, mi creda.
AVVOCATO Oddo: Vigeva, nella famiglia mafiosa di Brancaccio, la regola della segretezza interna a Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, io le dico che forse vigeva...
PRESIDENTE: Anche qui credo che l'avvocato chieda soltanto un sì o un no.
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Allora no.
AVVOCATO Oddo: No, va bene.
EX 210 Cannella T.: Posso citare un fatto specifico...
AVVOCATO Oddo: Lei può chiarirci se sapeva - no se l'ha saputo dopo il suo pentimento, naturalmente - i luoghi dove Filippo Graviano è stato detenuto, a far data dalla fine di gennaio del '94?
EX 210 Cannella T.: Alla fine di gennaio del '94? No, non l'ho saputo.
PRESIDENTE: Dalla fine in poi.
EX 210 Cannella T.: Dopo, in tempo successivo. Stiamo parlando del '94.
AVVOCATO Oddo: Dopo il gennaio '94.
PRESIDENTE: Dopo l'arresto del gennaio del '94.
EX 210 Cannella T.: Dopo l'arresto, no, non lo sapevo dove era stato detenuto, e non mi sono mai informato.
AVVOCATO Oddo: Lei sa se Filippo Graviano fosse detenuto insieme al fratello?
EX 210 Cannella T.: No, non ne sono a conoscenza.
AVVOCATO Oddo: E lei come faceva ad attribuire all'uno o all'altro, credo che pure Benedetto Graviano fosse detenuto... Sa se Benedetto Graviano era detenuto insieme agli altri due?
EX 210 Cannella T.: No, non ne sono a conoscenza dove erano posti in...
AVVOCATO Oddo: E come faceva ad attribuire ad uno di loro un messaggio specifico?
EX 210 Cannella T.: Perché mi era detto in maniera chiara, mi era riferito dal Bagarella e mi era detto... Nino Mangano, lei pensi, che una volta si scusò con me perché i fratelli Graviano, mentre erano arrestati - io avevo ancora un debito, per una macchina, di cinque milioni, con la ditta Quartararo e l'avevo dimenticato - e Nino Mangano mi venne a trovare personalmente, mi disse: 'Tullio, ti chiedo scusa se sono così insistente, perché per cinque milioni non ci sarebbero problemi, ma devo dirti: fammi questa cortesia, fammi avere questi cinque milioni, perché mi hanno fatto sapere i Graviano' - non mi specificò se Filippo, se Benedetto o cosa - 'mi hanno fatto sapere dal carcere che tu ci devi dare questi cinque milioni'.
Dissi 'subito' e infatti glieli mandai, credo dopo pochi giorni, tramite Toni Calvaruso.
AVVOCATO Oddo: Lei, comunque, ebbe un canale diretto mai con Filippo Graviano dal carcere?
EX 210 Cannella T.: Io direttamente con i signori Graviano...
AVVOCATO Oddo: No, non mi interessano gli altri... Mi scusi signor...
EX 210 Cannella T.: Con Filippo Graviano dal carcere io no.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Quando si sarebbe verificato l'episodio nel quale Mangano le avrebbe dato una scatola di scarpe piena di soldi?
EX 210 Cannella T.: In questo momento non mi ricordo, ma dopo l'arresto dei fratelli Graviano, eh. Quindi siamo sempre nel '94, credo.
AVVOCATO Oddo: Mi dice i rapporti, se li conosce, di Brusca con Bagarella?
EX 210 Cannella T.: I rapporti che io conoscevo, tra Brusca e Bagarella, erano rapporti nel senso che i due si incontravano soventemente spesso; ho riferito anche tramite quali persone.
Vero è che io, successivamente, ho raccolto da parte del signor Bagarella degli sfoghi nei confronti del signor Giovanni Brusca, perché me lo definì, sotto certi aspetti, mi diceva che, insomma, era un mezzo cervello, una persona della quale non è che ci si poteva fidare tanto; era un poco in aria.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
EX 210 Cannella T.: Ho raccolto questi sfoghi, però avevano dei buoni rapporti. Diciamo che era un sfogo, come dire, quasi paternalista, di colui il quale vuole riprendere una persona che secondo lui non è proprio quadrata al cento per cento.
Ma non c'era certo, per quello che mi consta, con questa frase, una questione di carattere di vendetta nei confronti del signor Brusca, o di eliminazione del signor Brusca, ma una sorta di pesante, grave.
Vero è che mi disse: 'se continua così, qualche volta di queste mi fa perdere la testa, non so che succede', ma era quasi uno sfogo di un buon padre di famiglia nei confronti di Giovanni Brusca.
AVVOCATO Oddo: Per quello che è a sua conoscenza, in quel momento l'attività di Cosa Nostra, l'attività... in quel momento quando Bagarella le faceva questi tipi di discorsi, era un'attività, come dire, anomala, o era un'attività ordinaria? Nel senso, si svolgeva secondo i canoni, che come lei immagino saprà, ci sono stati consegnati dagli altri collaboratori di giustizia, oppure le regole non funzionavano più e con quanto altro poi si può dire?
EX 210 Cannella T.: No, avvocato, le rispondo brevemente.
Vi erano certe regole che rimanevano salde, ma naturalmente vi era stato, come poc'anzi stamattina, ho detto, un adeguamento a delle realtà nuove, e quindi chiaramente un cambio di strategia, di movimento e di modo di operare e di affiliare all'interno della organizzazione.
Perché il signor Bagarella, mi creda, è una persona molto intelligente.
AVVOCATO Oddo: Mi dica una cosa, ma Cosa Nostra sostenne Sicilia Libera? In particolare, per quello che lei sa.
EX 210 Cannella T.: No, guardi, i...
AVVOCATO Oddo: Filippo Graviano, che poi è quello che mi interessa, soltanto, era un sostenitore delle sue tesi politiche?
EX 210 Cannella T.: Ma...
AVVOCATO Oddo: O non ne avete mai parlato?
EX 210 Cannella T.: No, guardi, io con il signor Filippo Graviano non ho parlato delle tesi politiche, ma il signor Filippo Graviano, in un incontro che abbiamo avuto, come le ho detto, nel '93 - credo, l'ho detto stamani, comunque tra l'ottobre, settembre, novembre del '93 - abbiamo fatto solo un accenno; lui era a conoscenza di questo movimento politico.
Ripeto, siccome né avevo avuto investiture in tal senso dai Graviano, né avevo con loro sceverato quella che era la problematica, e quindi come si doveva portare avanti quel problema, le posso senz'altro dire che loro, in occasione di una competizione, diciamo che ufficialmente fecero la parte, nei confronti del signor Bagarella, di far finta di interessarsi, mentre in effetti non si interessarono per nulla, eccezion fatta per alcuni buoni di benzina che fecero avere e per alcuni incontri che mi procurarono con personaggi di Brancaccio e con altri; ma in effetti non si interessavano.
Chiaramente, questo noi lo avevamo capito, io l'avevo inteso; infatti lo riferii a Bagarella e il motivo lo sapevamo pure, lo avevamo individuato sia io che Bagarella...
AVVOCATO Oddo: Che...
EX 210 Cannella T.: In pratica c'era un, come dire, non dico un conflitto, ma non c'era tanto piacere.
AVVOCATO Oddo: Un contrasto.
EX 210 Cannella T.: Ecco.
AVVOCATO Oddo: Lei ha parlato pure di un episodio che sarebbe occorso in piazza Guadagna. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, stamattina mi pare che...
AVVOCATO Oddo: Ha parlato di un suo congiunto.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Era suo cognato, ho capito bene?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Questo Nicola Gambino, che dice "non era nulla", cioè non era... Non ho capito che voleva dire "non era nulla".
EX 210 Cannella T.: No, mio cognato non è che era persona né affiliata né vicina a uomini d'onore...
AVVOCATO Oddo: Ma, ecco...
EX 210 Cannella T.: ... né...
AVVOCATO Oddo: Estranea all'associazione mafiosa.
EX 210 Cannella T.: A chiunque. No, non solo all'associazione: a chiunque.
AVVOCATO Oddo: E quindi...
EX 210 Cannella T.: Non aveva rapporti con nessuno, un lavoratore e stop.
AVVOCATO Oddo: Ci può dire, cortesemente, in che anno si è verificato questo?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, adesso non ricordo bene la data di questo episodio, però tra il '91 e il '92, credo.
AVVOCATO Oddo: Tra il '91 e il '92.
EX 210 Cannella T.: Però non sono certo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Comunque...
EX 210 Cannella T.: In questo momento non sono certo della data. In questo momento mi sfugge.
AVVOCATO Oddo: Dato che è sempre preciso con i mesi, ora, se ci aiuta, perché così lo verifichiamo, quello che dice.
EX 210 Cannella T.: No, ma dico in quel periodo è, in quel periodo: '91-92.
AVVOCATO Oddo: E ci può dire...
EX 210 Cannella T.: Cioè, non sono preciso nel senso che in questo momento non mi ricordo il mese e l'anno preciso, per questo sono un po'...
AVVOCATO Oddo: Va bene. Ma questa lite con chi fu?
EX 210 Cannella T.: Fu con quel Natale Gambino che ho detto stamani, che poi fu arrestato pochi giorni fa, ho saputo dai giornali.
AVVOCATO Oddo: Suo cognato chi era? Scusi, non chi era: come si chiama?
EX 210 Cannella T.: Mio cognato si chiama De Filippi.
AVVOCATO Oddo: Eh?
EX 210 Cannella T.: De Filippi.
PRESIDENTE: E di nome?
EX 210 Cannella T.: Serafino.
AVVOCATO Oddo: E fu denunciato questo fatto all'Autorità di Polizia?
EX 210 Cannella T.: No, quale denunziato.
AVVOCATO Oddo: Eh, e perché?
EX 210 Cannella T.: Come perché...
AVVOCATO Oddo: Ma...
(voci sovrapposte)
EX 210 Cannella T.: ... che mio cognato io a quell'epoca non ero un collaboratore di giustizia, lei pensa che io correvo dalla Polizia? Mi sembra assurdo!
AVVOCATO Oddo: Che c'entra lei? Non è che l'ha avuta lei la lite, no?
EX 210 Cannella T.: No, ma mio cognato, quando ha avuto questa lite, io ero presente a casa di mio sognato, per cui, avendo capito il personaggio, con il quale si era litigato mio cognato - cosa che mio cognato non aveva capito - io naturalmente fermai la questione e me ne occupai personalmente.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
EX 210 Cannella T.: E lei avrebbe incontrato... cioè, prima si sarebbe rivolto a Tutino, poi avrebbe incontrato Filippo Graviano. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì. E poi, successivamente, con Benedetto Graviano, fui accompagnato in un negozio di ferramenta che era gestito...
AVVOCATO Oddo: Il resto ce l'ha spiegato. Mi interessava questa prima parte.
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Questa prima parte.
Lei ha detto che si sarebbe fatto promotore di una serie di interventi per - mettiamolo tra virgolette - "aggiustare dei processi", giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Lei aveva dei particolari canali?
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: Non li utilizzò per sé, questi particolari canali, quando fu condannato per concorso in bancarotta fraudolenta? Non erano neanche problemi di mafia.
EX 210 Cannella T.: No, guardi, io per quanto riguardava il concorso in bancarotta fraudolenta, in quel momento fui - mi pare che l'ho detto - fui condannato in un periodo diverso, quindi nell'88; poi nell'89, insomma giù di lì, nel '90, addirittura prima del '90 diventò definitiva in Corte di Cassazione...
AVVOCATO Oddo: Quindi lei ancora questi canali non li aveva.
EX 210 Cannella T.: No, per quel processo non avevo i canali, perché i Collegi erano composti da persone alle quali io non potevo assolutamente rivolgermi.
AVVOCATO Oddo: Il Bagarella...
EX 210 Cannella T.: Sarebbe bello, insomma, poter intervenire con tutti...
AVVOCATO Oddo: Ci deve essere molto lavoro, molti avvocati. E poi non servirebbero più gli avvocati.
PRESIDENTE: E poi, è evidente, ha una idea molto personale...
AVVOCATO Oddo: No, non è un'idea.
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha diritto di avere le sue idee. Io devo dire soltanto che a noi non fa piacere che ci sia neppure...
AVVOCATO Oddo: Certamente, certamente.
PRESIDENTE: ... il motivo di avere queste idee.
AVVOCATO Oddo: Certo.
PRESIDENTE: Comunque, può essere che qualcuno abbia anche ragione.
AVVOCATO Oddo: Condivido perfettamente.
Ma Bagarella come sapeva che lei aveva questi canali? Chi gliel'aveva detto?
EX 210 Cannella T.: Bagarella lo sapeva, perché in parte glielo avevo detto io tramite personaggi che conoscevo, e tramite un personaggio che poi abbiamo conosciuto assieme tramite la mia presentazione. Questa persona esternò nella sua disponibilità una determinata conoscenza e quindi si venne a capo di una possibilità di intervento, che gestii io con questa persona.
AVVOCATO Oddo: Lei, ripetendo la frase che dice di aver udito dal signor Bagarella, ha fatto riferimento alla Brigate Rosse, alle Brigate Nere e a Falange Armata.
EX 210 Cannella T.: Sì, me la sono ricordata stamattina pure questa battuta, sì.
AVVOCATO Oddo: Allora evito la contestazione, perché sarebbe superflua. Il signor... ci ha chiarito che è un ricordo...
PRESIDENTE: Ha ammesso che gli è venuta in mente stamattina.
AVVOCATO Oddo: Quindi, è per la progressione dei ricordi.
Io non ho capito una cosa: a proposito di Calvaruso, lei ha detto che, "nella qualità di autista che allora era nota", autista del signor Bagarella... Che cosa intendeva dire? Che era conosciuta la sua qualità di autista, e cioè che in realtà Calvaruso era soltanto l'autista di Bagarella? Intendeva, in questo senso, diminuirne la portata di conoscenze, eccetera, o il ruolo criminale? Ci può spiegare meglio questo passaggio?
EX 210 Cannella T.: No, assolutamente. Sì, glielo spiego.
Io ho detto che il signor Calvaruso fu messo a disposizione, da parte mia, del signor Bagarella per dei motivi specifici. Quindi, dal punto di vista assistenziale, diciamo.
A questo aggiunse anche il ruolo di accompagnatore. Quando ho detto "era noto": a me era noto, in quella fattispecie, il ruolo del signor Calvaruso.
Successivamente, io appresi dallo stesso Calvaruso che aveva fatto il salto di qualità e si era trasformato in killer. Ma solo successivamente, dallo stesso Calvaruso. A me non era noto che Calvaruso sparasse.
AVVOCATO Oddo: Lei, rispondendo a una contestazione dell'avvocato Ceolan, ha chiarito che nonostante, sostanzialmente, collaborasse - perché ha detto che era da luglio che aveva cominciato a collaborare - già da diversi mesi, non aveva inteso addentrarsi su problematiche concernenti le stragi.
E in più, a ulteriore giustificazione del fatto che non aveva riferito nulla sulle stragi, anzi aveva escluso di conoscere alcunché sulle stragi, ha detto che voleva riferirsi, in quel verbale, all'organizzazione militare della strage.
Ora, c'è una indicazione che è testuale, nel verbale, le è stata letta dall'avvocato Ceolan, che...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Oddo: La rileggo.
PRESIDENTE: No.
AVVOCATO Oddo: Era un'ulteriore contestazione.
PRESIDENTE: No...
AVVOCATO Oddo: Non si può fare?
PRESIDENTE: Mi scusi, credo che non si possa, sa.
AVVOCATO Oddo: No, in realtà...
PRESIDENTE: C'è già una contestazione fatta da un difensore: ha risposto. Basta.
AVVOCATO Oddo: Sì, però...
PRESIDENTE: La...
AVVOCATO Oddo: ... la risposta... Non c'è stata richiesta, da parte dell'avvocato Ceolan, di inserzione del verbale nel fascicolo del dibattimento.
Dato che, secondo quello che ritengo, permane il contrasto, io volevo chiedere l'inserzione della parte di verbale...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, lei non era presente - ma non gliene faccio un addebito - abbiamo deciso che alla fine degli esami di tutti i collaboratori...
AVVOCATO Oddo: Ah, poi noi facciamo...
PRESIDENTE: ... faremo un atto.
Il Pubblico Ministero chiederà quali atti vuole che siano acquisiti, i difensori, giustamente, chiederanno gli altri.
AVVOCATO Oddo: Ecco, io...
PRESIDENTE: Quindi non c'è stata perché è una cosa che avverrà in un momento successivo.
AVVOCATO Oddo: Era questo, signor Presidente. Perché c'era un profilo, nella risposta, che non era risolto comunque dalla replica del signor...
PRESIDENTE: Non è mica detto che le risposte...
AVVOCATO Oddo: No, per carità. E dato che la permanenza del contrasto legittimava la richiesta successiva...
PRESIDENTE: No...
AVVOCATO Oddo: ... era questo il senso.
PRESIDENTE: No, l'ammissione basta soltanto la contestazione, qualunque sia la risposta.
AVVOCATO Oddo: Ah, va bene. Perché lì parlò anche di ideazione, non parlò soltanto di operatività.
PRESIDENTE: E di questo ne prenderemo atto, quando sarà il momento.
AVVOCATO Oddo: Era questo, va bene.
Soltanto una cosa, signor Presidente, che controllo e poi... Perché il fatto di non potere contestare le diverse risultanze esistenti nei verbali, ha un momento spiazzato il controesame di questo difensore, per il semplice fatto che moltissime delle cose che aveva detto sono state riferite ad altre Autorità Giudiziarie in verbali che il signor Cannella non ricorda...
PRESIDENTE: Allora lei, avvocato, mi farà la cortesia, se crede: quei verbali li farà preparare...
AVVOCATO Oddo: Sì.
PRESIDENTE: ... li farà autenticare e farà richiesta, perché comunque potranno essere, eventualmente, sempre acquisiti.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
PRESIDENTE: Sennò...
AVVOCATO Oddo: Allora, con questa intesa, io posso senz'altro fermarmi a questo punto, e in questo caso farò avere senz'altro questa copia alla Corte e al Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Cannella.
EX 210 Cannella T.: Prego, avvocato.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Spererei di no. Non ditemi che c'è uno scherzo, eh.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, ma è una battuta, si può fare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Riprende l'udienza domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Ho due richieste: la prima è quella relativa... solleciterei il provvedimento della Corte, che in realtà si era riservata fino a una certa udienza...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avevamo chiesto l'ammissione ex articolo 210 di Trombetta Agostino.
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Che all'udienza del 7 giugno del 1997, la Corte mi ricordo che aveva dato termine ai difensori per esaminare...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... e poi dice: venerdì di quella...
PRESIDENTE: Dovevano rispondere.
PUBBLICO MINISTERO: ... dovevano rispondere e non sappiamo...
PRESIDENTE: Sì, sentiamo se i difensori, che hanno avuto il tempo...
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'è una seconda, di richiesta.
Siccome, come è noto, come la Corte ha dato atto, è stato tratto in arresto uno degli imputati del presente procedimento, cioè Salvatore Grigoli, e siccome ovviamente non potevamo chiedere l'esame di Salvatore Grigoli all'inizio, perché Grigoli era latitante, chiediamo l'esame del signor Salvatore Grigoli.
PRESIDENTE: Bene. I difensori sono in grado di darci... perché il termine è scaduto.
Se voi non date nessuna risposta, la Corte decide senza di voi.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, avvocato Gramigni. Per quello che riguarda l'esame del connesso Trombetta l'unica censura che potrebbe muovere questo difensore risederebbe nel sottolineare la tardività della richiesta.
Però, dagli atti messi a nostra disposizione, sembrerebbe che la volontà di collaborare di questo signore sia successiva alla...
PRESIDENTE: Questo era ciò che aveva premesso il Pubblico Ministero.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Quindi, su queste premesse, che naturalmente oggi non ho motivo né possibilità di contestare, credo di dovermi dichiarare remissivo; nel senso che il problema di tardività è superato dal fatto nuovo insorto in epoca successiva.
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo. Sulla audizione, invece, in esame del signor...
(voce fuori microfono) Grigoli.
PRESIDENTE: Grigoli.
AVVOCATO Oddo: ... Grigoli, mi pare che il Pubblico Ministero sia incorso in tardività, perché la... mi consenta, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Oddo: ... perché il tema della prova e della richiesta dei mezzi di prova all'inizio del processo prescinde dalla presenza in aula dell'imputato, perché lo stato tecnico nel processo è quello di contumacia o di presenza; non è né di latitanza, né di irreperibilità, né d'altro.
Ora, non è scritto da nessuna parte che l'imputato contumace alla prima, alla seconda udienza, fino a quella in cui comunque vengono richiesti i mezzi di prova, lo debba rimanere per tutto il processo o in parte del processo.
Quindi, la parte processuale che intende esporre come mezzo di prova l'esame dell'imputato, potrà farlo.
Mettiamo, signor Presidente - ed è un caso tutt'altro che raro - che l'imputato sia stato sottoposto ad interrogatorio nel corso delle indagini preliminari, e che poi, per qualunque ragione, si sia reso latitante.
Se io non chiedo l'esame, se ne ho interesse, non posso mai chiedere il transito di quegli atti nel fascicolo del dibattimento all'esito di un esame che la parte si è rifiutata di compiere, o che è divenuto impossibile per altro verso; a meno che non sia un atto che diventa irripetibile.
Ma il semplice non sottoporsi ad esame non varrebbe a far transitare l'atto nel fascicolo del dibattimento.
Quindi io ritengo che, sotto questo aspetto, il signor Pubblico Ministero sia incorso in una precisa decadenza.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, può replicare, se crede.
PUBBLICO MINISTERO: A prescindere dal carattere tecnico della opposizione - dichiaratamente tecnico dell'opposizione - a me pare che questa obiezione di tardività tutto abbia, mi si consenta, fuorché una corretta impostazione.
Per la semplicissima ragione che intanto è inconferente tutto il discorso che riguarda la possibilità di introdurre nel dibattimento ai sensi dell'articolo 513 - i verbali delle dichiarazioni eventualmente rese nel corso delle indagini preliminari... - perché è tutta un'altra problematica.
E' nella facoltà del Pubblico Ministero volere o meno, o delle altre parti, approfittare dello strumento dell'esame per poter introdurre dichiarazioni rese dalla persona imputata nella precedente fase procedimentale, in caso non solo di contumacia, ma anche nel caso di rifiuto di sottoporsi all'esame, nel rifiuto di rispondere... E' tutta un'altra problematica.
Quindi, cal profilo tecnico della obiezione, intanto espungiamo questo ragionamento che non c'entra nulla.
Il punto è puramente e semplicemente se il Pubblico Ministero dovesse, a pena di decadenza, chiedere o non chiedere l'esame dell'imputato Grigoli o di chi altro fosse l'imputato, nei cui confronti il Pubblico Ministero voleva esercitare questo mezzo di prova; perché l'esame dell'imputato è propriamente un mezzo di prova.
Ecco, a me sembra che sarebbe stata tecnicamente peregrina una richiesta di esame di un imputato il quale è non solo contumace, ma era anche di fatto irreperibile, tecnicamente latitante.
Cioè a dire, come poteva avere ingresso una ammissione di prova - che nella sostanza vuol dire: portiamo questa persona in quel certo luogo dell'aula, davanti al Giudice, e poniamogli delle domande - dal momento che questa persona non era tra le persone che fisicamente facevano parte della vicenda processuale.
Quindi, è ovvio che non si poteva chiedere un esame di una persona la cui presenza fisica nel processo era indisponibile, da parte del Pubblico Ministero come da parte del Giudice.
Non è un contumace che se ne sta a casa sua, che in qualche modo, per certi limitati fini possiamo introdurre al dibattimento; si tratta di persona che si sottrae volontariamente al processo.
"Post hoc, ego copter hoc", tanto per fare un po' di tecnicismo affidato a un latinetto di maniera, mi pare che l'obiezione di tardività della richiesta non abbia fondamento alcuno.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si riserva di decidere domattina all'inizio dell'udienza.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Lei, avvocato...
AVVOCATO: Signor Presidente, ci può confermare che sabato abbiamo udienza?
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVVOCATO: Una cortesia soltanto, extra...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Il programma rimane immutato per sabato.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Ecco,, questo.
PRESIDENTE: Così mi ha detto il Pubblico Ministero.
AVVOCATO: Uno spera sempre, Presidente. Per questo chiede.
PRESIDENTE: Eh. Il Pubblico Ministero resta fermo che sabato abbiamo udienza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, secondo il calendario, che è comunicato a tutti...
PRESIDENTE: Va benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... i difensori e anche alla Corte.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Florio: Presidente...
PRESIDENTE: L'avvocato...
AVVOCATO Florio: Florio.
PRESIDENTE: Vuol dire qualcosa?
AVVOCATO Florio: Sì, brevissimamente.
Sono stato brevissimo nel controesame, ma un minuto me lo conceda.
PRESIDENTE: Ahi!
AVVOCATO Florio: No, no, un minuto di orologio.
Io vedo da oggi, purtroppo, che ci sono queste sei gabbie nuove.
Mi rendo conto la necessità, perché il processo Vanni è un processo che ci porta via metà del Bunker. Però purtroppo è anche vero che molte di queste persone - in particolare ora parlo per la posizione di Lo Nigro, Giacalone e Pizzo in qualità di sostituto processuale per quest'ultimo, ma comunque è un discorso generale - molte di queste persone che in carcere hanno, diciamo, un trattamento diverso, perché sono anche insieme in cella, qui sono separate; soprattutto queste ultime persone sono in una gabbia - mi si consenta il termine brutto, ma è quello - molto ristretta, coperta in alto e certamente... si tratta di dieci ore di udienza, credo, tutti i giorni.
Pertanto, ove sia possibile, è ovvio che...
PRESIDENTE: Possiamo fare una cosa, avvocato, se lei mi ha fatto capire il senso della sua richiesta.
AVVOCATO Florio: Questo è il senso.
PRESIDENTE: Possiamo chiedere al presidio di udienza che i due possano stare nella stessa gabbia e quindi in una gabbia più ampia. Ma alternandosi, comunque, nelle sei gabbie, che sono una necessità.
Perché voi potete capire che noi non potevamo pretendere di continuare il nostro processo impedendo al collega, ai colleghi che fanno l'altro processo di aspettare la nostra fine, che non si sa mai quando arriverà.
Quindi, è una necessità della quale ci siamo resi conto ai primi di giugno, e anzi devo pubblicamente dare atto che l'Autorità comunale è stata di una tempestività eccezionale nell'eseguire queste cose, che non hanno voluto assolutamente abbellire l'aula, perché certamente...
AVVOCATO Florio: Questo...
PRESIDENTE: ... un'aula bella, di giustizia, io l'ho ancora da vedere, specialmente quando ci sono le gabbie.
Secondariamente, non era una cosa da potersi sperare che avvenisse entro il mese di giugno; invece oggi, 25, erano già pronte.
Comunque è stato uno stato di necessità, come i tanti di cui dobbiamo purtroppo soffrire, e che poi sapete sono ben peggiori delle gabbie.
AVVOCATO Florio: Certo.
PRESIDENTE: Quando i processi non si fanno, è un modo di non avere uno Stato di diritto.
Ad ogni modo, disporrò, dispongo che si alternino nelle gabbie, che sono di fronte, che sono necessariamente più piccole, un po' tutti gli imputati.
E che, comunque, quelli che vogliono stare insieme, come sono insieme al carcere, come erano...
AVVOCATO Florio: Questo, questo.
PRESIDENTE: ... continuino a stare insieme.
AVVOCATO Florio: Questo mi interessava.
PRESIDENTE: Insieme.
AVVOCATO Florio: Grazie.
PRESIDENTE: L'udienza riprende domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. << DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Vuole scrivere, signorina, per favore?
"La Corte, sulla opposizione proposta dal Pubblico Ministero alla contestazione all'esaminato di dichiarazioni contenute in un verbale dibattimentale di altro procedimento penale, sentiti i difensori di parte civile, il difensore dell'esaminato e gli altri difensori, osserva:
Il I Comma dell'articolo 238 C.p.p. afferma in modo chiaro e perentorio come sia ammissibile l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale assunte in incidente probatorio al dibattimento.
Il che viene confermato dal Comma IV-bis dell'articolo 468 C.p.p. che sostanzialmente detta le modalità di adempimento di tale descrizione con la specificazione che la acquisizione di tali verbali di prove deve essere richiesta unitamente al deposito delle liste. E cioè nei termini previsti, mi pare, 4952, o quello che sarà.
PUBBLICO MINISTERO: 468.
PRESIDENTE: "468. Tuttavia è ammissibile che tale richiesta possa essere proposta anche nel corso del dibattimento, quando la parte richiedente alleghi di non averne avuto conoscenza prima.
Ma tale remissione in termini non può prescindere comunque dalla doverosa, dal doveroso deposito unito alla richiesta dell'atto di cui si tratta, per cui il Pubblico Ministero ne possa avere tempestiva notizia. Con il che, richiesta e deposito non possono avvenire oltre l'inizio dell'udienza in cui il documento di cui si tratta dovrà essere utilizzato per contestazioni.
Per questi motivi accoglie l'opposizione del Pubblico Ministero".
Il difensore, avvocato Oddo, può proporre altre domande.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente.
Immagino che non possono chiedere un differimento dell'udienza per consentirmi di operare questa...
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare di avere affermato un principio abbastanza elastico.
AVVOCATO Oddo: E io, dato che non lo sapevo, non l'ho depositato prima...
PRESIDENTE: Ma guardi, bastava leggere il Codice per saperlo. E lei lo sa leggere molto bene.
AVVOCATO Oddo: Sì, lei è molto cortese nei miei confronti come sempre, Presidente, però...
PRESIDENTE: Comunque la decisione è stata questa.
AVVOCATO Oddo: No, no. Chiedevo comunque per la forma, perché rimanesse a verbale, un rinvio dell'udienza per consentirmi di ottemperare all'ordinanza della Signoria Vostra.
PRESIDENTE: Ma comunque la Corte si riserva di valutare questa possibilità.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
PRESIDENTE: Va bene?
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente.
Signor Cannella, è giusto dire che lei non era in condizione di sapere se una persona facesse o meno parte di Cosa Nostra perché lei non era uomo d'onore?
EX 210 Cannella T.: No, non è giusto, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Bene. E allora io chiedo...
EX 210 Cannella T.: No, mi deve fare...
AVVOCATO Oddo: Scusi, Presidente.
EX 210 Cannella T.: ... completare la risposta, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Chiedo di... Sì, ora un momento solo.
Chiedo di essere ammesso a prova contraria su questa affermazione del signor Cannella.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, mi ero distratto un secondo...
AVVOCATO Oddo: Ho chiesto di iniziare a conoscere dal signor Cannella...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, ho bisogno di consentire la risposta dell'esaminato.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì, ma io volevo esporre un momento la mia...
Ho chiesto al signor Cannella se...
PRESIDENTE: Ecco, va bene, ripeta.
AVVOCATO Oddo: ... se era giusto dire che egli non poteva conoscere della qualità di uomo d'onore di una persona, poiché egli stesso - cioè il signor Cannella - non faceva parte della organizzazione Cosa Nostra.
Ed egli mi ha detto: non è così.
E allora io chiedo alla Corte di essere ammesso a prova contraria sul punto.
AVVOCATO Geraci: Presidente, però bisogna consentire di rispondere compiutamente...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome, per cortesia. Qui scappa...
AVVOCATO Geraci: Sono l'avvocato Geraci, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Mi scusi, non è una fissa mia.
AVVOCATO Geraci: Sì, sì, ha ragione. Ma...
PRESIDENTE: Lei sa che purtroppo non avviene con la viedoregistrazione la captazione delle immagini di chi parla per cui lo si possa riconoscere.
Se non dite il nome, noi non sappiamo a chi attribuirlo.
AVVOCATO Geraci: Normalmente, dopo che sono intervenuto altre volte, pensavo che chi effettuerà la trascrizione poi si...
PRESIDENTE: Non so neanche io chi...
AVVOCATO Geraci: Comunque ha ragione, Presidente. Sono sempre l'avvocato Geraci, difensore del signor Cannella.
Dico: credo che gli si debba dare la possibilità di rispondere compiutamente alla domanda, perché alle domande non sempre si può rispondere con un sì o un no...
PRESIDENTE: Benissimo. Sentiamo se ha qualche altra cosa da aggiungere a questa...
EX 210 Cannella T.: Certo. Io avevo risposto all'avvocato dicendo che no, non è così.
PRESIDENTE: Non è così.
EX 210 Cannella T.: Cioè, io posso essere in grado di conoscere. Però volevo spiegare il perché e come ciò può verificarsi.
Io devo precisare, per rispondere all'avvocato, che già stamattina ho detto del mio trascorso e quindi delle mie conoscenze con determinati personaggi.
Ma articolo la risposta, la preciso in due battute.
Inizio con l'ultima, dicendo se è possibile che io venga messo nelle condizioni di ospitare il signor Bagarella e di conoscere il signor Bagarella avendone la fiducia e se io tramite il signor Bagarella posso quindi operare in maniera più tranquilla dal punto di vista imprenditoriale, così per quanto riguardava il già passato lavoro che avevo intrapreso con il villaggio Euromare, quindi il mio rapporto con i signori Graviano, e l'altro lavoro che stavo per intraprendere a Finale di Pollina per il lavoro che stavo per fare.
Perché devo precisare che quel lavoro era stato iniziato, o per meglio dire contattato. E quindi vi erano state delle trattative con altri imprenditori che, non avendo avuto l'appoggio necessario, non potevano farlo.
E quindi se è possibile che io ospito il signor Bagarella, non conoscendo, nel momento in cui il signor Bagarella... lasciamo stare quello che avevo capito io, quello che mi era stato detto da Fifetto Cannella, di chi andava ad incontrare, chi era più importante di lui, chi era più importante dei fratelli Graviano.
Io so benissimo chi erano i fratelli Graviano, perché li conosco da bambino. Conoscevo il papà dei fratelli Graviano e quindi sapevo anche la qualità di persona di Cosa Nostra, del papà dei fratelli Graviano.
Perché devo ricordare che io sono nato e cresciuto in un quartiere ad alta densità mafiosa, che è il quartiere Brancaccio-Ciaculli.
E se quindi questo era possibile che il signor Bagarella, nel momento in cui mi dice: 'io sono Bagarella', automaticamente non mi dice, io non so che Bagarella è uomo d'onore: che Bagarella è al vertice di Cosa Nostra.
Seconda cosa, devo rammentare che io ho svolto a Palermo attività imprenditoriale. Ed allora devo dire che l'ho iniziata - e questo lo devo dire proprio per chiarificare al Tribunale, sono costretto a dilungarmi un tantino, alla Corte, chiedo scusa, un tantino - io ho avuto un inizio di rapporto dal punto di vista imprenditoriale nella costruzione sin già nel 1981, inizio '82, occupandomi della costruzione di un edificio assieme al costruttore Domenico Sanseverino a Palermo, edificio che era in corso di costruzione e che è stato costruito in via Malaspina, passaggio M+1. Un complesso di due fabbricati costituito da, complessivamente, da 200 appartamenti più box e magazzini.
Bene, quel fabbricato, all'epoca, prima della uccisione di Totuccio Inzerillo, era sotto la protezione, nella gestione, nella compartecipazione di Totuccio Inzerillo.
Volete che io non sappia chi era Totuccio Inzerillo, la qualità di Totuccio Inzerillo?
In quell'edificio vi era la cointeressenza.
PRESIDENTE: Lei ha diritto di dire quello che vuole, ma non può porre delle domande, neanche se sono fatte in maniera...
EX 210 Cannella T.: Ah, mi perdoni. L'ho fatto in modo retorico con me stesso.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha terminato?
EX 210 Cannella T.: No, volevo solo dire: in quel momento, anche Giuseppe Savoca e Pino Greco, io da Giuseppe Savoca, illustrissimo signor Presidente, andavo a ritirare sacchetti con carte da centomila, per cinquanta, per cento milioni che servivano per la realizzazione di quell'edificio.
Tutti e due erano soci della immobiliare Malaspina, soci occulti, chiaramente. Il signor Pino Savoca, io ne so la qualità, mi dava questa confidenza.
Come vede, voglio dire, da questi semplici episodi io conosco la qualità di coloro con i quali ho avuto rapporti, la qualità loro che erano uomini d'onore; sapevo chi erano.
Certo, se incontro una persona che non mi viene presentata, con la quale io non ho rapporti, non mi viene detto a me, non mi viene fatta la presentazione rituale - nel senso che mi viene detto: 'sai, questo signore fa parte di Cosa Nostra' - assolutamente no. Ma coloro con i quali, per diversi aspetti, per diversi motivi, nella mia carriera di fiancheggiatore, di collaboratore e di persona vicina a questi signori, certo che conosco la loro provenienza.
Ma le dirò addirittura, se noi andiamo alla Stazione Centrale e parliamo con colui il quale porta il carretto e l'asinello che fa fare il giro ai turisti nella città, anche se parliamo con quel signore e ci facciamo il nome, sa chi sono le persone e sa se sono uomini d'onore o fanno parte di Cosa Nostra o no. Vediamo di non sottilizzare con cose che sono assurde.
PRESIDENTE: Avvocato, ha altre domande?
AVVOCATO Oddo: Sì, avevo chiesto di essere ammesso a prova contraria. Se la Corte...
PRESIDENTE: E' già verbalizzata la sua...
AVVOCATO Oddo: C'è riserva da parte della Corte?
PRESIDENTE: C'è riserva, sì.
AVVOCATO Oddo: O posso...
PRESIDENTE: No, o, c'è riserva, certo.-
AVVOCATO Oddo: Va bene. E allora vado avanti.
Mi deve scusare se sarò un momento disordinato, signor Presidente, nel filo che seguitò.
Poi, per fortuna, abbiamo la trascrizione e quelle cose vanno un poco a posto.
Signor Cannella, i rapporti fra Bagarella e i Graviano, come erano?
EX 210 Cannella T.: I rapporti erano buoni. Io mi ricordo che nel...
AVVOCATO Oddo: Le ho chiesto solo come erano. Poi ora sulle risposte...
EX 210 Cannella T.: Erano buoni, sì.
AVVOCATO Oddo: Va be', erano buoni.
Lei ha conosciuto Bagarella, ci ha detto, nell'anno 1993. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, esatto.
AVVOCATO Oddo: Se ho annotato bene fra fine maggio e inizi di giugno.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Fermo restando quanto già contestato altrimenti dall'avocato Ceolan.
E lei ha detto di averli conosciuti con tutto quel preliminare discorso del signor... Chi è che lo aveva accompagnato? Chi lo aveva accompagnato a Pollina?
EX 210 Cannella T.: Si riferisce sempre a Bagarella?
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
EX 210 Cannella T.: Sì, con Fifetto Cannella, la prima volta.
AVVOCATO Oddo: Lei è certo che Fifetto Cannella, allorché le disse: 'ti porterò a vedere una persona importante', eccetera, le disse effettivamente: 'è una persona più importante di tutti, più importante dei Graviano'; ovvero invece si limitò a dirle: 'mi raccomando, questa persona verrà ospite da te, trattalo con i guanti gialli', eccetera?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì. Questo me lo disse pure: 'trattalo con i guanti gialli, trattalo bene...'
AVVOCATO Oddo: E non le disse invece...
EX 210 Cannella T.: 'E' una persona...'
AVVOCATO Oddo: E non le disse assolutamente, invece, che era una persona più importante dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: No, mi disse, me lo disse questo. Perché mi disse pure, l'ho ricordato, non so se l'ho già dichiarato altre volte, ma stamane, parlandone ho ricordato diciamo altre frasi che mi furono dette.
Mi disse pure: 'tu conosci me, sai che io sono ad un certo livello. Ma sai, i fratelli Graviano sono al di sopra di me, ma la persona che io ti faccio incontrare è una persona di grandissimo rispetto che addirittura...', insomma, mi disse che: 'i fratelli Graviano lo rispettano pure, lui è persona che insomma è a un certo livello'.
AVVOCATO Oddo: Io, sul punto, signor Presidente, chiedo ancora di essere ammesso a prova contraria, visto che non posso contestare al signor Cannella le diverse risultanze di un precedente interrogatorio.
Tra l'altro preannuncio che sul punto il signor Cannella ha reso dichiarazioni in tempo recente e successivo all'inizio del dibattimento, quindi non sarei stato nelle condizioni di produrre ai sensi del 468 comma 4-bis le dichiarazioni - fra l'altro credo che siano di un mese fa- in altro processo penale.
E non ho ancora le trascrizioni a mia disposizione. Mi riservo di produrre quelle dichiarazioni.
Comunque chiedo di essere ammesso a prova contraria pure su questa circostanza.
PRESIDENTE: Bene. Riserva della Corte.
Poi dovremmo sentire l'opinione del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Sì, signor Presidente.
Posso andare avanti, giusto?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Lei, signor Cannella, ha un rapporto, aveva un rapporto con i Graviano - per un momento parliamone in questi termini - per problemi legati ad un credito che i Graviano stessi vantavano nei suoi confronti. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Diciamo: loro ipotizzavano di vantare questo credito nei miei confronti.
AVVOCATO Oddo: Loro sostenevano...
PRESIDENTE: Loro vantavano. Poi, che sia fondato o no, sono altri discorsi.
EX 210 Cannella T.: Perfetto.
PRESIDENTE: Loro vantavano un credito nei suoi confronti.
AVVOCATO Oddo: Ecco, lei materialmente quand'è che... Lei ha detto nell'84, se ho capito bene, assunse le responsabilità societarie, l'Euromare, quello che sarà l'Euromare, è giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Quand'è che cominciò a saldare questo credito, o parte di questo credito dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Lo comincio a saldare, gliel'ho detto, quando dopo...
AVVOCATO Oddo: Sì, lo aveva detto.
EX 210 Cannella T.: ... i mese di luglio del 1985 io non ebbi più la possibilità di essere aiutato, essere collaborato da Pino Greco e ho raccontato stamani l'episodio del signor Drago. E quindi da quel momento nel primo periodo no, perché nel primo periodo chiaramente ero impegnatissimo con la costruzione.
Perché, ripeto, il terreno mi fu consegnato, insomma...
AVVOCATO Oddo: Ci può dire l'anno? Scusi se la interrompo. Io non le avevo chiesto di ripetere quello che aveva detto stamattina.
PRESIDENTE: In che anno ha iniziato a versare?
EX 210 Cannella T.: Ma io credo che si iniziò con piccoli versamenti nell'86 per poi diventare versamenti congrui nell'87 , '88...
AVVOCATO Oddo: Ha detto nell'87, in altre parti. Ci sta anticipando un poco: '86.
'86, che piccoli versamenti fece, scusi?
EX 210 Cannella T.: Mah, si trattava dell'ordine di poche decine di milioni. Quindi...
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: ... in totale si poté arrivare ad un centinaio di milioni, una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Ci può dire cortesemente le somme che lei avrebbe corrisposto ai Graviano? E in particolare a chi dei Graviano, come le ebbe a corrispondere?
EX 210 Cannella T.: Io questo già l'ho dichiarato in altri dibattimenti.
AVVOCATO Oddo: Però non le possiamo...
PRESIDENTE: Li dichiari anche qui, per favore. Facciamo più presto.
EX 210 Cannella T.: Io li ho corrisposti, sia con chiaramente intestazione fittizia a terzi di immobili di appartamenti. Nella fattispecie ho parlato di quelle tre villette stamani.
AVVOCATO Oddo: Quando è che questo è avvenuto, questa intestazione fittizia...
EX 210 Cannella T.: Questi atti?
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Ma credo che siamo nell'88, mi pare, gli atti sono stati stipulati. Adesso non ricordo bene la data, ma intorno a quel periodo.
AVVOCATO Oddo: Da lei, verso chi?
EX 210 Cannella T.: Verso Galdi Rosalia e verso Corsale Anna Maria e Cannella... I fratelli sono due, quindi credo Giuseppe Cannella. Comunque uno dei fratelli del signor Fifetto Cannella che ha sposato...
AVVOCATO Oddo: Quindi, questo è...
EX 210 Cannella T.: ... la signora Corsale Anna Maria.
AVVOCATO Oddo: Questi erano praticamente dei denari che erano dovuti in contropartita per un credito che i Graviano vantavano in parte.
EX 210 Cannella T.: Che io ho dato per quel presunto credito.
AVVOCATO Oddo: Per il credito. Il credito non era loro, non ce l'ha detto lei? Lasciamo perdere.
EX 210 Cannella T.: No, chiedo scusa, forse qua allora io non mi sono spiegato bene.
AVVOCATO Oddo: Comunque non è qua la sede per approfondire forse ulteriormente...
PRESIDENTE: Ah, meno male. Perché sennò qui diventiamo una Corte di giustizia civile.
AVVOCATO Oddo: Eh, appunto. Presidente, poi sarebbe difficilissimo per questo difensore muoversi in questi numeri, come diceva il Poeta.
E quando lei conosce Bagarella, i Graviano lei ha detto genericamente, tutti e tre i fratelli Graviano vantano nei suoi confronti un residuo credito di tre miliardi, se non vado errato.
EX 210 Cannella T.: Successivamente, dopo la chiarificazione da parte mia di quella che era stata la situazione e l'evolversi della situazione con i fratelli Graviano, il signor Bagarella si interessò per vedere a fondo questa questione. E dal carcere i signori Graviano fecero sapere che vantavano cinque miliardi.
AVVOCATO Oddo: E sa...
EX 210 Cannella T.: Ancora... No, vantavano complessive...
AVVOCATO Oddo: E quindi io ho fatto bene i conti. Erano qualche cosa in meno di tre miliardi, visto che lei dice di averne pagati...
EX 210 Cannella T.: Esatto.
AVVOCATO Oddo: Loro, perché...
AVVOCATO Oddo: Lo ha detto lei ora. Non vorrei attribuirle qualcosa...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, la domanda che più interessa alla Corte e che le è stata posta dal difensore, era: materialmente, lei, a chi le dette queste cose, questi beni?
EX 210 Cannella T.: I beni, ho detto, alle persone fittizie a cui erano intestate le...
PRESIDENTE: Ma queste erano fittizie. Ma lei a chi li intendeva trasferire?
EX 210 Cannella T.: Ai fratelli Graviano venivano trasferiti.
PRESIDENTE: Ah, tutti così, ditta Fratelli Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì, ai tre fratelli Graviano. Tutti e tre erano...
AVVOCATO Oddo: Ora, questi, i tre appartamenti. Poi...
EX 210 Cannella T.: ... interessati al terreno.
AVVOCATO Oddo: Poi lei fece dei pagamenti con assegni?
EX 210 Cannella T.: Sì, feci pagamenti con assegni che però venivano intestati ad altre ditte.
AVVOCATO Oddo: Ci può cortesemente dire in modo, che noi verifichiamo se è vero quanto lei afferma...
EX 210 Cannella T.: Sì, sì glielo dico subito. Alcuni assegni sono stati...
AVVOCATO Oddo: ... l'ammontare e il tempo di questi pagamenti?
PRESIDENTE: Sta rispondendo.
AVVOCATO Oddo: Mi deve scusare, Presidente, io non lo vedo. Quindi...
PRESIDENTE: Eh, sì, ma la voce la sente? Sta rispondendo.
EX 210 Cannella T.: Questi assegni sono stati dati: in parte li ha girati e li ha utilizzati il signor Lupo Cesare Carmelo. Adesso non so se...
PRESIDENTE: A chi erano fatti, a favore di chi erano?
EX 210 Cannella T.: Spesso gli assegni erano fatti a favore di me stesso e da me girati.
PRESIDENTE: E poi girati.
EX 210 Cannella T.: Spesso erano intestati a ditte, da queste ditte girati e dati ai Graviano.
Adesso non mi ricordo i nomi delle ditte. Comunque gli assegni, poi, venivano dati alla Palermitana Blocchetti, in parte, che è gestita da un cugino dei fratelli Graviano, o era gestita, non so.
Venivano dati alla... sono stati dati, alcuno è stato dato alla Gianrusso Gomme di via Messina Marina. E credo che alla Gianrusso Gomme sono stati dati circa 80 milioni, 100 milioni di assegni.
Cento milioni sono stati incamerati dai fratelli Graviano e da tale ditta Cucchiara Angelo di via Ammiraglio Rizzo tramite il signor Angelo Galatolo, anche lui amico dei Graviano e... ora glielo dico, persona di Cosa Nostra della zona dell'Arenella Acquasanta.
Poi altri assegni sono stati dati alla ditta dei fratelli Graviano, per lo meno intestata ufficialmente al signor Quartararo, zio dei fratelli Graviano che era sito in via Nazario Sauro. E sto parlando della Renault Service, perché io ho acquistato delle macchine alla Renault Service, credo due macchine o tre macchine, roba del genere. Ma queste venivano pagate per contanti direttamente ai tre fratelli Graviano con un certo lasso di tempo. Mentre gli assegni che venivano dati anche postdatati venivano poi girati e gestiti dalla ditta Quartararo come se si fosse trattato di assegni fatti per quanto concerneva l'acquisto delle autovetture.
Ma se andiamo a guardare il periodo dell'acquisto delle autovetture da me operato con gli assegni rilasciati al signor Quartararo vedremo che non c'è alcuna connessione tra il periodo dell'acquisto e il periodo relativamente, brevemente successivo e la stessa, è vero, situazione in banca dei miei titoli.
Altre somme venivano date contanti al signor Giovanni Drago, allora persona di fiducia dei fratelli Graviano; al fratello di costui, Giuseppe Drago; al signor Vittorio Tutino, al signor Lupo, Cesare Carmelo; al signor Lupo Antonio...
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: No, posso continuare. Al signor Giuseppe Graviano personalmente, al signor Filippo Graviano personalmente, al signor Benedetto Graviano personalmente, al cugino di loro: Filippo Graviano personalmente.
AVVOCATO Oddo: Cioè omonimo?
PRESIDENTE: E' un omonimo?
EX 210 Cannella T.: Sì.
PRESIDENTE: Cugino omonimo.
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, cugino.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Io non...
EX 210 Cannella T.: Io dico, in questo momento sto, per grosse linee, dicendo questo.
PRESIDENTE: Per noi è più che sufficiente.
AVVOCATO Oddo: In quali anni avveniva, signor...
EX 210 Cannella T.: Questo è avvenuto dal periodo dall'86, come ho detto poc'anzi, in piccola parte; '87 in maniera più cospicua, '88, '89, '90, '91, '92, inizio '93 e stop.
AVVOCATO Oddo: In particolare, vorrei sapere una cosa: nel '93 quindi lei cessa i suoi versamenti. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E i fratelli Graviano non... per ora limitiamoci a questa accezione generica, non le chiedono più soldi?
EX 210 Cannella T.: No, me li chiedevano Io ho detto fino a quando ho versato. Io, all'inizio del '93, ho versato l'ultima trance di 150 milioni contanti, all'inizio del '93, 150 milioni che ho consegnato personalmente al signor Filippo Graviano, dove fui accompagnato da Vittorio Tutino in zona - mi ricordo pure il posto dove gliel'ho consegnati - in via Oreto Nuovo, insomma, è una... c'era una fabbrica di lampadari, un negozio di lampadari, all'interno di questo negozio.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: No, no...
AVVOCATO Oddo: Agli inizi del '93, per capirci meglio, ci può dire meglio il mese?
EX 210 Cannella T.: Ma siamo intorno al febbraio, così.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Del '93.
AVVOCATO Oddo: Ora lei ha detto che conosce Bagarella nel fine maggio, inizi giugno del '93.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Quando Bagarella viene ad abitare ad Euromare?
EX 210 Cannella T.: Bagarella mi pare che si sposta verso la metà di giugno, fine giugno, una cosa del genere. Adesso non ricordo bene.
AVVOCATO Oddo: Non a luglio?
EX 210 Cannella T.: Come?
AVVOCATO Oddo: Non a luglio, nel mese di luglio?
EX 210 Cannella T.: Fine giugno, inizio luglio. Non mi ricordo bene in questo momento, ma comunque in quel periodo, dopo la conoscenza. Forse inizio luglio, fine giugno. Una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Tanto su questo punto ci sono pure dichiarazioni diverse. Ma insomma non sarà il giorno in più o in meno.
E lei, quando Bagarella sarebbe venuto ad abitare all'Euromare, lo conosce come soltanto il signor Franco, senza cognome. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Quando mi fu presentato che ci andai con Fifetto Cannella, il signor Franco.
AVVOCATO Oddo: Lei ha detto che ha conosciuto il cognome, alias Bagarella, soltanto dai giornali. Lo ha detto stamattina.
EX 210 Cannella T.: Perfettamente.
AVVOCATO Oddo: Questa non è una contestazione. Voglio evitarla per evitare contraddizioni smaccate davanti alla Corte.
EX 210 Cannella T.: No, non si...
AVVOCATO Oddo: No, no, era per evitare, perché non è che qui...
Ora vorrei capire questo: quand'è che Bagarella le palesa la sua identità?
EX 210 Cannella T.: Le ho detto, subito un dieci giorni, 15 giorni, insomma, non sto a contare i giorni, non avevo i giorni precisi. Può darsi che sbaglio dicendo dieci giorni e si trattò di una settimana. Dico, una volta in pianta stabile all'interno del villaggio, un bel giorno, mi disse che...
AVVOCATO Oddo: Prima di fine luglio?
EX 210 Cannella T.: Come?
AVVOCATO Oddo: Prima di fine luglio?
EX 210 Cannella T.: Sì, prima, prima, prima.
AVVOCATO Oddo: E lei quand'è che presenta Bagarella - se lo presenta lei - a Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: In quel contesto. Quindi c'era la frequentazione anche con il papà di Toni Calvaruso che lo conosceva da prima il signor Bagarella. E quindi avviene in quel contesto. Quindi attraverso anche il padre che dice: 'questo è mio figlio'. Quindi dal momento in cui lui fu al villaggio cominciò a vedere il ragazzo e poi io successivamente insomma glielo affidai per quello che ho detto stamattina, perché aveva lui delle necessità.
AVVOCATO Oddo: Ora io le ho chiesto quando glielo presentò.
EX 210 Cannella T.: Sempre in quel contesto.
AVVOCATO Oddo: In quel contesto, non mi significa nulla.
EX 210 Cannella T.: Ma se...
AVVOCATO Oddo: Se lei mi dice che conosce Bagarella e lo porta all'Euromare...
EX 210 Cannella T.: Sì...
AVVOCATO Oddo: Scusi, agli inizi, fine giugno, agli inizi di luglio. Poi passano sette-dieci giorni prima di apprenderne la reale identità. Lei dice "in quel contesto". Voglio capire: fu prima o dopo in questi dieci giorni che lei presenta il signor Bagarella al signor Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: No, già in quei giorni lo conosceva magari di vista e salutava. Poi io lo presentai subito dopo che lui mi disse è Bagarella.
Infatti informai Toni perché ci dissi: 'sai, quella persona che tu vedi è una persona che dobbiamo rispettare', anche perché in al senso ero stato insomma autorizzato a dirglielo per quel programma futuro che c'era nei confronti del Calvaruso tra me e Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Quindi lei...
EX 210 Cannella T.: Quindi, nel mese di luglio diciamo, questo.
AVVOCATO Oddo: Quindi è nel mese di luglio.
EX 210 Cannella T.: Sì...
AVVOCATO Oddo: Dice a Calvaruso: 'guarda, questa è una persona importante', gli dice che è il signor Bagarella o no?
EX 210 Cannella T.: A Toni Calvaruso?
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: A questo momento, mi ricordo di averglielo detto. In questo momento.
AVVOCATO Oddo: Quindi glielo disse già a luglio.
EX 210 Cannella T.: Penso di sì.
AVVOCATO Oddo: Va bene. E il rapporto con il signor Bagarella comporta confidenze in ordine ai suoi rapporti con i Graviano, invece?
EX 210 Cannella T.: Con me, sì.
AVVOCATO Oddo: Quindi lei parla dei suoi rapporti con Graviano a Bagarella.
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: E cioè Bagarella sa che lei è debitore dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Bagarella sapeva fino a quel momento ciò che i Graviano avevano riferito.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: O avevano fatto sapere. Poi, apprese la verità.
AVVOCATO Oddo: Apprese la verità. E quindi sa, secondo quello che lei ci dice, che i Graviano a quel momento, quando lei gli comunica la verità - siamo nel luglio, giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, quello è il periodo.
AVVOCATO Oddo: Nel luglio del 1993 - sa che i Graviano vantano una pretesa ingiusta nei suoi confronti. Dico bene?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E lui come si atteggia rispetto ai Graviano?
EX 210 Cannella T.: Ora glielo dico.
AVVOCATO Oddo: Sostiene le sue ragioni o sostiene le ragioni dei Graviano?
EX 210 Cannella T.: Glielo dico subito.
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Intanto in quel periodo, quando io faccio le mie confidenze, o perlomeno spiego il tutto al signor Bagarella, in quel momento ancora i Graviano non hanno detto di essere creditori o di vantare questa somma di 5 miliardi.
AVVOCATO Oddo: Ah, ancora non gliene hanno parlato a Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Mi ascolti, mi ascolti avvocato. Perché, dato che è la domanda, io sono costretto a precisare. Andiamo...
AVVOCATO Oddo: No no.
EX 210 Cannella T.: ... non lo so, ma mi devo spiegare. Quindi, in quel momento ancora non esiste ciò, non esiste questo discorso.
E fino alla data dell'arresto dei Graviano, pur essendosi incontrati i fratelli Graviano con il signor Bagarella per discutere di questa questione - la prego, avvocato - di questa questione...
AVVOCATO Oddo: Scusi, che cosa, perché mi deve pregare?
PRESIDENTE: Non lo so, ma lasciamolo...
AVVOCATO Oddo: Dato che io non sto parlando.
PRESIDENTE: Ma non lo so. Ma non possiamo pretendere che ognuno parli al modo più piacevole per noi. Parla così, e lo lasciamo dire così. Prosegua.
EX 210 Cannella T.: Ma finisco subito. In quel frangente i signori Graviano non avevano detto qual era la pretesa, fino al giorno del loro arresto. Ma portavano avanti la tesi che purtroppo, per varie colpe, per varie situazioni, pregresse, quindi di Pino Greco, del Sanseverino e via di seguito, loro avevano atteso tanti anni quello che era, diciamo, un frutto del sacrificio del loro padre, del pezzo del terreno che aveva comprato. Per cui, avevano preteso una somma in più da parte mia, e speravano ancora in qualche cosa.
L'atteggiamento del signor Bagarella, in quel momento, non fu di colpevolizzare i Graviano o di dare torto ai Graviano; ma fu un intervento di mediazione.
Tant'è che io stamattina ebbi a riferire, oggi, nel corso del dibattimento ho detto che io mi trovai disponibile con il signor Bagarella in quella fase, e dopo le riunioni che vi furono nel '94 con Matteo Messina Denaro. A dire 'fatemi levare i debiti, quelli che sono con i terzi; poi, quel che rimane della società, io non ho problemi, sono anche pronto a consegnarlo a te nelle mani; deciderai tu quello che c'è da fare, ma sono pronto anche a non avere nulla. E diamo quello che rimane, per una buona pace fra tutti'.
Quindi, dico, non ci fu prevaricazione; ma è solo successivamente all'arresto dei Graviano che nasce il problema vero e proprio. Perché dal carcere i Graviano fanno sapere i 5 miliardi, e qua Bagarella si pone una domanda e dice: ma come mai lo mandano a dire tramite Matteo Messina Denaro dal carcere, adesso, e non me l'hanno detto a me quando io ho posto il problema a Tullio, parlandone vis à vis con Giuseppe Graviano, con Filippo Graviano, non mi hanno parlato di questa richiesta di 5 miliardi? Cosicché, per questo motivo, il Bagarella capì che, insomma, c'era del marcio sotto.
Da qui, nacque il discorso che Bagarella disse in quel momento 'no, quando uscirà qualcuno, poi ne parleremo. Nel frattempo Tullio non consegnerà niente a nessuno e la gestione la deve ricontrollare lui'. E da qua nacquero - ho finito - nacquero gli altri appuntamenti.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, naturalmente i difensori non devono interrompere mai, però questo affastellamento di date, di concetti e di cose, non giova. Perché la domanda era precisa, ed è volta a sapere - perché, visto che l'ha ripetuto sette volte con diverse, si controllerà la trascrizione, con diverse significazioni ogni volta - voglio sapere se nel periodo che va dal momento in cui Bagarella entra ad Euromare e palesa la sua identità, al momento in cui i Graviano vengono arrestati, Bagarella viene messo al corrente della pretesa dei Graviano di avere ancora denaro da lei. Sì o no?
E poi andiamo alle altre domande.
EX 210 Cannella T.: No, per quella somma no.
AVVOCATO Oddo: No, ma allora...
EX 210 Cannella T.: Che speravano di avere qualche altra cosa, sì.
AVVOCATO Oddo: Sperava di avere qualche altra cosa?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Scusi, vuole esattamente dire che cosa Bagarella, per quello che è a sua conoscenza, sa o sapeva delle richieste dei Graviano? Così lo capiamo, perché così altrimenti non ne usciamo.
EX 210 Cannella T.: Glielo dico subito, gliel'ho detto poc'anzi. I Graviano, ho detto, hanno accampato con Bagarella una situazione di attesa che hanno avuto per dieci anni, chiaramente non per colpa mia perché il terreno fu acquistato nell'80 e ha avuto - nel '78 - e ha avuto i suoi problemi, ecco, e quindi accampavano attraverso l'attesa che avevano avuto per lungo tempo di, insomma, avere una sorta di interessi su quello che dovevano avere inizialmente. Io, questo, solo qua, tutto qua. Ma...
AVVOCATO Oddo: Sì...
EX 210 Cannella T.: ... a Bagarella ho dato 2 miliardi e tre, caro Bagarella, quindi che cosa ci devo dare ancora?
AVVOCATO Oddo: Eh. Poi, quindi, Bagarella rispetto a questo si sarebbe posto in una posizione di mediazione, ci dice lei. Non è che più esattamente lei, Bagarella le avrebbe detto 'tu non darai neanche una lira più ai Graviano'?
EX 210 Cannella T.: Successivamente, sì.
AVVOCATO Oddo: Ma non a quel momento?
EX 210 Cannella T.: No. Successivamente...
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, io chiedo di essere ammesso a prova contraria su questo punto, attraverso le dichiarazioni del medesimo, signor Cannella naturalmente.
PRESIDENTE: Come sopra, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sissignore. E allora, scusi, a quel momento, visto che lei una lira dal febbraio del '93 non la dà più ai Graviano, fino all'arresto dei Graviano che avviene nel gennaio del '94, mi vuole dire in che cosa sarebbe consistita quest'attività di Bagarella di intermediazione, di attutire, eccetera? Quello di cui lei ci ha detto.
Visto che non è che si trattava evidentemente di fare dare dieci, invece dei cento che vengono richiesti. Ma di fare zero, invece di quello che fosse eventualmente richiesto.
EX 210 Cannella T.: Avvocato, sì.
AVVOCATO Oddo: Ce lo spiega meglio?
EX 210 Cannella T.: Sì, glielo spiego subito. Io ho detto poc'anzi che il signor Bagarella mi disse 'non ci darai più una lira', e questa frase me la disse successivamente, avendo appreso la malafede dei fratelli Graviano nei miei riguardi, a seguito di quegli episodi che ho detto poc'anzi.
Quindi, mi disse la frase. Ma in quel contesto; non me lo disse nel mese di luglio del '93 certamente. E devo dirle, ho detto poc'anzi, a lei, rispondendo a una sua domanda, che continuavano le richieste dei Graviano, nel '93. C'erano le richieste dei Graviano, nel '93.
Il ruolo di mediazione di Bagarella quale fu? Fu che nel luglio del '93 io, pressato da quelle richieste dei Graviano, e avendo saputo, avendo avuto la confidenza da Luca Bagarella 'io sono Bagarella', ho detto: mi affiducia. Io pongo la stessa fiducia nel personaggio.
Al che, ho raccontato tutta la storia. A quel momento c'è l'intervento della mediazione del Bagarella, il quale dice 'l'avete spremuto già, non ha come fare, la società è in decozione, ha problemi di pagare i debiti, fateci pagare i debiti, c'è disponibilità, ma qual è il problema?'.
Questa è la mediazione di Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Bene.
EX 210 Cannella T.: Far cessare la pretesa costante, giornaliera che fino a quel momento, e anche nel '93, avevo; ma non ero in condizione di sborsare mille lire. Tolti i 150 milioni che avevo consegnato a Filippo Graviano nel febbraio del 1993. Quindi, questa è la mediazione di Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Può dire cortesemente alla Corte...
PRESIDENTE: Ma mi pare che lei oggi dice, per la prima volta, che i 150 milioni li ha dati in contanti a Filippo Graviano.
EX 210 Cannella T.: L'ho detto poc'anzi, a seguito di una domanda precisa dell'avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sì, è la prima volta in realtà, signor Presidente. Ma io non sono in condizioni di contestarlo. Peraltro, aveva dichiarato stamattina, quando aveva visto per l'ultima volta Filippo Graviano. Ma questo lo leggerà la Corte.
Il punto ora che vorrei sottoporre...
EX 210 Cannella T.: ... stamattina, glielo ripeto ora.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, non parlavo con lei. Il punto che vorrei ora sottoporre all'attenzione della Corte, è un altro.
Signor Cannella, lei nel luglio o successivamente al luglio, nell'agosto del 1993, ha ricevuto denaro dal signor Bagarella? E in che quantità?
EX 210 Cannella T.: Ho ricevuto del denaro dal signor Bagarella, credo prima ho ricevuto una tranche di 100 milioni, credo sempre intorno al mese di giugno del 1993. E poi ho ricevuto altro denaro. Insomma, quasi complessivamente credo un 200 milioni, una cosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Lei riceve questo denaro dal signor Bagarella. E, scusi, il signor Bagarella aveva ragione di fidarsi di lei? Nel giugno ancora non sa, lei, che lui è Bagarella; lo conosce soltanto come signor Franco, palesemente. Perché finora, lei ce lo ha detto, su questo dovremmo essere almeno sicuri.
EX 210 Cannella T.: Eh, quando vede il signor Bagarella, glielo chieda a lui.
AVVOCATO Oddo: Ora lei mi vuole dire... Ecco, e allora io mi accontento di questa risposta...
PRESIDENTE: Abbiate pazienza, parlate uno alla volta. Sta parlando l'avvocato, per piacere, lei non lo interrompa finché non ha finito.
EX 210 Cannella T.: Mi scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sennò qui si finisce che non si capisce più niente.
AVVOCATO Oddo: Mi ha risposto. Mi ha detto che poi, quando vedo il signor Bagarella, me lo farò dire dal signor Bagarella. Questa è una risposta che toglie ogni possibilità ad ulteriore esame sul punto.
Resta comunque il dato che ci ha consegnato.
Lei è stato, ha detto, denunciato per sfruttamento della prostituzione.
EX 210 Cannella T.: No, sono stato arrestato.
AVVOCATO Oddo: Arrestato per sfruttamento della prostituzione. Nell'anno?
EX 210 Cannella T.: 1990, 5 maggio.
AVVOCATO Oddo: '95 o '90?
EX 210 Cannella T.: No, '90. '90, 5 maggio.
AVVOCATO Oddo: Ah, 5 di maggio del 1990. Ed è stato detenuto quanto tempo?
EX 210 Cannella T.: Quindici giorni.
AVVOCATO Oddo: Quindici giorni, con l'accusa di?
EX 210 Cannella T.: L'accusa era sfruttamento e favoreggiamento alla prostituzione.
AVVOCATO Oddo: Sfruttamento e favoreggiamento. Nel '90 e negli anni successivi Cosa Nostra, per quelli che sono le sue conoscenze, consentiva a persone che avessero questo tipo di, come dire?, di frequentazioni, l'essere parte, adepti, vicini o comunque li voglia lei definire?
EX 210 Cannella T.: Sì, Cosa Nostra non consentiva nemmeno, agli uomini d'onore, di frequentare locali dove notoriamente c'erano prostitute. Ma venivano.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Lei fino a quando tenne aperto questo, come si dice?, questo locale?
EX 210 Cannella T.: Fino al giorno del mio arresto.
AVVOCATO Oddo: Fino al giorno del suo arresto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Mi dica, in questo locale veniva Filippo Graviano?
EX 210 Cannella T.: Veniva Benedetto Graviano. E Giuseppe Graviano.
AVVOCATO Oddo: Quindi, Filippo no.
EX 210 Cannella T.: No. Giuseppe e...
AVVOCATO Oddo: Ma le avevo chiesto soltanto se veniva Filippo Graviano, non tutti gli altri uomini che esistono. Scusi, non era polemica, era solo per sintesi; perché, tra l'altro, io ho diverse domande.
Lei, è giusto dire che è stato arrestato dal compianto dottor Falcone, con l'accusa di bancarotta fraudolenta?
EX 210 Cannella T.: Concorso in bancarotta fraudolenta, sì.
AVVOCATO Oddo: Concorso in bancarotta fraudolenta. Ed è vero che sarebbe stato definito un truffaldino? Non ora naturalmente, non c'entra niente; ma allorché avrebbe frequentato alcune di quelle persone che, di cui lei ci ha parlato. Proprio a proposito del fatto dei soldi di Sichera, eccetera.
EX 210 Cannella T.: Eh, ma lei mi deve dire chi mi ha definito truffaldino. Perché io non le posso rispondere.
AVVOCATO Oddo: No, il tema è questo. Io purtroppo non posso utilizzare - però lo potrei fare in un altro modo. E cioè, parlandole dei Sichera, di tutta quella storia che ha raccontato al signor Pubblico Ministero - che riguarda tra l'altro persone diverse dal mio assistito, ma è utile per un poco lumeggiare i fatti - le sarebbe stato detto:
"'u vidi come finì 'o Sichera? Iddi si sentono scaltri, ca fanno i truffaldini".
"Ma il messaggio non era diretto a Pinuzzo Sichera; il messaggio era diretto a me, per dire 'qua non si paga più", eccetera.
EX 210 Cannella T.: Sì, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Se è così, mi può dire sì, e andiamo avanti, perché...
EX 210 Cannella T.: No no, io non è che posso dire sì e stop, perché siccome...
AVVOCATO Oddo: D'accordo, lo dice, e poi io chiedo di essere ammesso a prova contraria.
EX 210 Cannella T.: No no no, io le rispondo. Però non è che posso esaurire la risposta con un sì.
Io le dico, questa è una mia dichiarazione.
PRESIDENTE: E' sufficiente che lei dica che sa che questi signori ritenevano che lei fosse un truffatore, o qualcosa di simile.
EX 210 Cannella T.: No, questi signori, signor Presidente, per loro erano truffaldini tutti coloro che regolarmente non erano subito pronti, appena loro bussavano alla porta, a darci i denari.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Quindi per loro questo era il concetto.
PRESIDENTE: E lei era compreso tra questi.
EX 210 Cannella T.: Perfetto.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti avvocato.
AVVOCATO Oddo: Era consueto nell'associazione Cosa Nostra che gli uomini d'onore pagassero, fossero estorti dagli altri uomini d'onore della stessa famiglia cui appartenevano?
EX 210 Cannella T.: Ma, questo io...
AVVOCATO Oddo: Se sono stato poco chiaro, lo ripeto.
EX 210 Cannella T.: Mah...
PRESIDENTE: E se erano oggetto di estorsione da parte di altri membri della stessa famiglia mafiosa.
EX 210 Cannella T.: No, io questo non glielo posso dire, perché non sono a conoscenza di fatti specifici.
AVVOCATO Oddo: E allora io le vorrei chiedere una cosa. Lei, a domanda del signor Pubblico Ministero, ha detto che le dichiarazioni di Drago Giovanni sul suo conto erano esatte, erano vere, fondate.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: E' giusto? Io ho qui per caso il decreto di fermo di indiziato in delitto, che la riguarda: Cannella Tullio, sottoposto ad indagini, 416-bis.
E c'è scritto: "Ritenuto che il Cannella è stato indicato dal collaboratore di giustizia Drago Giovanni quale affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio", e poi eccetera, eccetera, i fatti di cui lei ci ha parlato.
Come funziona questo discorso? Drago l'aveva accusata di essere affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio.
Lei ci ha precisato non essere uomo d'onore, e comunque di essere oggetto di estorsione da parte di altri uomini d'onore della medesima famiglia.
EX 210 Cannella T.: Ma affiliato...
AVVOCATO Oddo: Mi spiega come lei può aver risposto al signor Pubblico Ministero nei termini di stamattina, e come possa avere sostenuto le altre cose?
EX 210 Cannella T.: Sì, glielo dico subito. Io stamattina ho risposto che le dichiarazioni del Drago che mi concernevano, quindi in relazione al ruolo di massima fiducia da me ricoperto nella cura e nella ospitalità a latitanti di grosso calibro, tra i quali i fratelli Graviano, era vero.
Io ho detto questo assunto, questi fatti specifici che mi erano contestati nell'ordinanza di custodia cautelare, risultano al vero.
Il fatto che sono stato definito "affiliato" o meno - intanto, "affiliato" non è essere uomo d'onore - ma il fatto che sono stato definito "affiliato" nell'ordinanza di custodia cautelare, chiaramente è una questione anche di carattere tecnico del Pubblico Ministero e del Giudice per le indagini preliminari.
AVVOCATO Oddo: Per la verità, lei ha risposto...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, debbo intervenire perché è stato utilizzato un atto di indagine. Come vede, avvocato Oddo, lei ha riportato al signor Cannella un provvedimento di fermo che la riguarda, giusto? Ha letto un brano del provvedimento di fermo, cioè del signor Tullio Cannella.
AVVOCATO Oddo: Per provare che quello che aveva detto...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti.
AVVOCATO Oddo: ... era assurdamente...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Oddo, abbia pazienza, mi faccia finire, perché io sono stato zitto fino a quando lei ha fatto la contestazione - chiamiamola così - e poi ho potuto prendere la palla io.
Come vede, è utile che il Pubblico Ministero controlli, guardi, legga quello che c'è scritto. E mi dica che non è vero: è verissimo.
Ma un rigo prima, nell'ordinanza, si legge - leggo testualmente - che la domanda rivolta al signor Cannella, la contestazione, era, come dire?, parziale. Perché nell'ordinanza...
AVVOCATO Oddo: Quale ordinanza? Il decreto.
PUBBLICO MINISTERO: Nel decreto di fermo.
PRESIDENTE: Per cortesia, faccia finire.
PUBBLICO MINISTERO: E mi faccia leggere. Io sono stato zitto.
C'è scritto: "Ed invero Drago Giovanni", interrogatorio in data X, Y e Z, non le leggo, "ha riferito che l'indagato Tullio Cannella pur non essendo uomo d'onore...
AVVOCATO Oddo: No no no, mi deve scusare. Io qua il decreto di fermo lo sottopongo al Presidente, perché io sulla correttezza - mi deve scusare, Presidente -...
PRESIDENTE: Avvocato, ma mi deve scusare lei. Ma mi fa perdere la pazienza. Il Pubblico Ministero può anche dire delle sciocchezze o degli errori, ma lei lo deve lasciar finire! Poi, replicherà. Ma non si può continuare a dire una parola l'uno e una parola l'altro: qui non capiamo più niente, abbiate pazienza!
AVVOCATO Oddo: Va bene. Termini, e poi mi dia la possibilità.
PRESIDENTE: Certamente, avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: Il fermo è seguito da un provvedimento di convalida, in cui è riportata la motivazione. Io leggo che negli atti del Pubblico Ministero, a pagina 26572, c'è il provvedimento; ed è riferita l'accusa mossa nei confronti di Tullio Cannella a proposito delle dichiarazioni di Giovanni Drago, testualmente:
"Giovanni Drago ha riferito che l'indagato, pur non essendo uomo d'onore, è uno dei soggetti definiti affiliati all'organizzazione Cosa Nostra".
Quindi, siccome la sua domanda è rivolta, e questa contestazione, alle dichiarazioni di Giovanni Drago - mi faccia finire, così termino...
AVVOCATO Oddo: Ma io non sto parlando.
PUBBLICO MINISTERO: ... termino la mia opposizione - era rivolta a chiedere spiegazioni del significato, quindi della contraddizione in cui sarebbe incorso Cannella. Che, prima aveva detto di non far parte di Cosa Nostra, perché non era uomo d'onore.
E poi, leggendogli questo provvedimento, lei aveva fatto riferimento alla affiliazione asserita da Giovanni Drago, e quindi nella contraddizione in cui sarebbe incorso lo stesso Giovanni Drago.
Invece, in realtà, Cannella ha riferito esattamente - oggi - ha risposto negli stessi termini in cui Giovanni Drago lo aveva accusato, e a seguito delle accuse medesime era stato emesso il provvedimento restrittivo da parte del giudice.
Quindi, come vede, la completezza anche delle citazioni è sempre opportuna.
PRESIDENTE: Scusate, ma ho l'impressione che qui stiamo perdendo del tempo dietro una cosa che non è prevista. Nel senso che la legge, il Codice non consente contestazione in base ad atti formali del giudice, del Pubblico Ministero. Ma in base alle dichiarazioni fatte dallo stesso esaminato.
Pertanto, avvocato, questa sua richiesta è una richiesta che non può andar avanti, perché qui si contesta il contenuto di un documento che contiene un provvedimento o un atto dell'autorità di Polizia Giudiziaria. Che contiene, se non mi sbaglio, una motivazione di ulteriore provvedimento.
AVVOCATO Oddo: Mi consente?
PRESIDENTE: Non sono affermazioni dell'esaminato.
AVVOCATO Oddo: Mi consenta, la signoria vostra.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Io ho da fare rilevare, intanto, un fatto che non voglio definire fatto personale. Io, non ho contestato nel senso tecnico della parola. Ho fatto riferimento al decreto di fermo di indiziato in delitto, se non vado errato. La trascrizione dovrebbe farmi fede di quanto ho detto.
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione, perché anche io ricordo qualcosa del genere.
AVVOCATO Oddo: Bene. L'atto...
PRESIDENTE: Ma mi è solo...
AVVOCATO Oddo: L'atto è qui, e io chiedo che la signoria vostra, signor Presidente, lo esamini per stabilire se quanto detto dal signor Pubblico Ministero è rispondente alla natura dell'atto. Io non posso venire, perché c'è l'imputato in reato connesso.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Oddo: Chiedo però che la signoria vostra dia atto...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, non è materia di contesa. Perché lei contestava all'esaminato il contenuto di un atto che non contiene dichiarazione dell'esaminato stesso.
AVVOCATO Oddo: Sì, ma io non lo intendevo, non volevo fare una contestazione formale. Io volevo soltanto rilevare...
PRESIDENTE: Lei può fare delle domande o delle contestazioni.
Le domande, non possono certamente fare riferimento a un atto.
Le contestazioni devono far riferimento a dichiarazioni rese dall'esaminato.
Quindi, la questione... Passi ad altre domande.
AVVOCATO Oddo: C'è un...
PRESIDENTE: Passi ad altra domanda, avvocato, ora basta, ne abbiamo parlato anche troppo.
AVVOCATO Oddo: Sì. Ma egli stesso ha risposto al Pubblico Ministero, dice 'io non sono affiliato a Cosa Nostra'.
PRESIDENTE: Sissignore. E la questione è chiusa.
AVVOCATO Oddo: Bene.
PRESIDENTE: Passi...
AVVOCATO Oddo: Tutto questo risulti anche sul piano...
PRESIDENTE: Lo aveva già detto stamattina.
AVVOCATO Oddo: E' vero, sì sì, perfetto.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVVOCATO Oddo: Sì, purtroppo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Faccia la sua parte, avvocato, noi siamo qui a ricevere le crocifissioni in continuazione: è il nostro dovere.
AVVOCATO Oddo: Io sono laico, ma...
PRESIDENTE: Avvocato, è nostro dovere, mi consenta qualche battuta, sennò qui si muore veramente di disperazione.
AVVOCATO Oddo: Sì, ma infatti ho cercato di mettermi sulla sua stessa linea. Ma non...
Signor Cannella, è giusto dire che nell'anno 1992 il villaggio Euromare era oggetto di frequenti controlli da parte delle forze dell'ordine?
EX 210 Cannella T.: Anche nel '91, sì.
AVVOCATO Oddo: E anche nel '93?
EX 210 Cannella T.: Nel '93, non erano frequenti, ci fu qualche cosa all'inizio del '93, e poi niente.
AVVOCATO Oddo: E cosa cercavano le forze dell'ordine?
EX 210 Cannella T.: Eh, che ne so io che cosa cercavano? Bisogna dire agli inquirenti per quale motivo, insomma...
AVVOCATO Oddo: E allora, qualche giorno convocherò Bagarella e gli inquirenti, e mi daranno loro la risposta.
EX 210 Cannella T.: Eh, io non posso sapere quali erano le attività investigative, chiaramente, che le procure portavano avanti.
AVVOCATO Oddo: Sì, certo. Ma lei, in quel periodo in cui Bagarella stiede ospite - lei ha detto nell'estate del '93 -, era sempre con Bagarella, oppure poi Bagarella fu affidato ad altri e lei in pratica non fece più nulla?
EX 210 Cannella T.: Non ho sentito bene la fine della domanda.
AVVOCATO Oddo: Quando nell'estate del 1993 lei comincia ad ospitare Bagarella, lei ha detto qui, a domanda del signor Pubblico Ministero, che aveva una dioturna frequentazione con Bagarella.
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: Oh, ecco. E' durata tutta l'estate, questa frequentazione costante, giornaliera?
EX 210 Cannella T.: Sì, è durata tutta l'estate.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: E' continuata anche dopo.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: Ma ciò non toglie che Bagarella aveva anche i suoi impegni e, a volte, si allontanava con altre persone, insomma, non è che era arrestato.
AVVOCATO Oddo: I suoi rapporti con Calvaruso, a quel momento, erano di estrema, come dire?, lealtà?
EX 210 Cannella T.: Da parte mia, sì. Tolto quello che poi, nel prosieguo, non potevo dire per ovvi motivi di serietà, di riservatezza e di cose che, tra l'altro, non erano nella competenza di Calvaruso. Nulla poteva fare, per determinate cose, né se ne poteva occupare.
Quindi magari, sì, lui sapeva l'attività che io facevo, ma come lo potevano sapere gli altri insomma. Tolto qualche cosa, come ho detto stamattina, quando si trattava di decisioni delicate che si spostavano sul piano militare. Lui veniva messo a conoscenza.
Mi sto riferendo a due episodi in particolare, per due personaggi che non avevano mantenuto determinati impegni. E allora il Calvaruso fu messo a conoscenza di questi personaggi e di questi fatti.
AVVOCATO Oddo: Lei è entrato in contrasto anche di recente, cioè successivamente alla sua collaborazione, con il collaboratore di giustizia Calvaruso?
EX 210 Cannella T.: Mah, guardi, io ho avuto un confronto con il signor Calvaruso Antonio. All'inizio, credo che il signor Calvaruso iniziò la collaborazione con la giustizia.
Un confronto che verteva su un tema specifico di un omicidio, che a me era stato rivelato da Calvaruso avere commesso lui assieme ad altri. E quindi mi aveva citato un particolare di un passamontagna. Io lo riferii ai magistrati.
In quel confronto, il Calvaruso mi disse che non era stato lui a dirmi di quel passamontagna, mi disse che lui quell'omicidio non l'aveva commesso. Io ci dissi 'ma io non è che ero presente a quell'omicidio, per cui potevo dire: sì, vero è, l'hai fatto tu. Perché non ci ho partecipato, quindi come tu me l'hai detto, ora me lo neghi. Io nulla posso fare. Stai dicendo la verità? Perché stai collaborando'.
E non si tratta di contrasto, si tratta di un confronto leale, per amore e accertamento della verità, della giustizia.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
EX 210 Cannella T.: Come l'esame che mi fa lei, non è un contrasto: è un atto doveroso, ed è mio dovere risponderle.
AVVOCATO Oddo: E, per quanto riguarda il genitore di Calvaruso, lei è del pari stato messo a confronto perché le vostre deposizioni risultavano contrastanti su punti rilevanti?
EX 210 Cannella T.: Sì, su un punto, sì sì sì, su un punto avevo una contraddizione col signor Calvaruso. Siamo stati messi a confronto, prima dinanzi al Pubblico Ministero, successivamente siamo stati messi a confronto direttamente in aula del tribunale che si occupava del caso.
AVVOCATO Oddo: Calvaruso le avrebbe fatto dei commenti negativi sul fatto, su Bagarella, per questa strategia di bombe, eccetera?
EX 210 Cannella T.: Sì. Calvaruso mi fece una...
AVVOCATO Oddo: E' sicuro che sia stato Calvaruso, non possa essere stato altri?
EX 210 Cannella T.: No, guardi, prima avevo un dubbio se fosse stato Nino Mangano a farmi questo commento, successivamente, o Calvaruso.
Poi mi ricordai molto chiaramente che fu il signor Calvaruso.
AVVOCATO Oddo: Quindi, ah, ora si sta ricordando? Perché...
EX 210 Cannella T.: Non ora. No, chiedo scusa. Chiedo scusa, avvocato, mi perdoni. Nel corso dell'interrogatorio reso alla Procura della Repubblica di Firenze, non so la data, non mi ricordo la data.
AVVOCATO Oddo: Gliela dico subito. E' la data del 9 gennaio '96. E lei dice che: o Calvaruso, o Nino Mangano...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma stava rispondendo.
AVVOCATO Oddo: Non lo volevo interrompere.
PRESIDENTE: L'eventuale contestazione deve avvenire dopo la risposta. Lasciamolo rispondere.
EX 210 Cannella T.: Allora, posso?
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Cannella T.: E allora, in quel contesto di quella verbalizzazione, io dissi 'non ricordo se fu Toni Calvaruso o Nino Mangano a dirmi quella frase - attribuita dagli stessi, nella ipotesi che fosse uno dei due - 'chiesto è pazzo, che fa 'sto pazzo, che va mettendo tutte 'ste bombe, Italia Italia?'.
Cioè: questo è pazzo, ma che fa? che va mettendo queste bombe Italia Italia?
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Cannella T.: E no, mi perdoni, in quello stesso contesto, durante la verbalizzazione - perché era stata fatta con la registrazione - durante la verbalizzazione sintetica che il Pubblico Ministero stava predisponendo in presenza del mio legale e, naturalmente, io ascoltavo quello che in via sintetica scriveva, io mi ricordai durante il verbale sintetico e sciolsi la riserva.
Dissi 'ah no, signor Pubblico Ministero, mentre lei sta verbalizzando, sciolgo quel dubbio e dico: è stato il signor Calvaruso'.
Anzi, accennai pure al luogo ove mi venne fatta la confidenza, e dissi 'mi ricordo che fu all'ingresso del villaggio Euromare'.
Mi rivedo la scena e mi ricordo esattamente che dichiarai in questi termini esatti, pur avendo riempito io, con le procure, migliaia di pagine, di verbali - cerco di avere una buona memoria, per quanto è possibile - e quindi mi ricordo esattamente che io dissi ciò.
E ciò si può esaminare, credo che ci saranno i verbali depositati.
AVVOCATO Oddo: Le do atto, senz'altro, di quello che lei ha detto. Vorrei capire se, oltre a questi verbali, lei ricorda bene anche gli altri che ha fatto.
Nel senso: ho notato una precisa rispondenza, come dire - non voglio parlare di rilettura - di questi verbali di Firenze.
In alcuni casi, però, questi verbali sono addirittura molto più lontani di quelli che le ho citato via via nel corso di questo interrogatorio. Questo dipende dal fatto che lei li ha riletti, questi verbali, prima di questa...
EX 210 Cannella T.: No, io...
AVVOCATO Oddo: ... deposizione, oppure le sono rimasti particolarmente impressi?
EX 210 Cannella T.: Senta, io non ho riletto niente. Io ho...
AVVOCATO Oddo: Va bene, ne prendo atto.
EX 210 Cannella T.: ... episodi che, quando vengono fatte le domande, mi possono sfuggire nel contesto dell'esame, perché stanco o perché chiaramente...
AVVOCATO Oddo: Va be'.
EX 210 Cannella T.: E ci sono episodi che magari ti rimangono scolpiti, o ricordi meglio di altri. Questa è una questione della memoria, della mente.
AVVOCATO Oddo: Lei ha detto.... A proposito della questione della Renault Service, ci ha raccontato un episodio e ci ha parlato dello zio dei Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Vorrei capire, per quello che è a sua conoscenza, questa società a chi si apparteneva?
EX 210 Cannella T.: Questa società si apparteneva ai fratelli Graviano.
AVVOCATO Oddo: A tutti e tre.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
Non è che ora, che è passato un momento di tempo, si ricorda meglio se Stefano Bontate facesse parte dei vincenti o dei perdenti, dell'ala corleonese o dell'ala non corleonese di Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Guardi, avvocato...
AVVOCATO Oddo: No, se non se lo ricorda no; no, non voleva essere...
EX 210 Cannella T.: No, no, il problema è che non sta a me specificare se...
AVVOCATO Oddo: Va bene, va bene.
EX 210 Cannella T.: ... perdente o era vincente.
AVVOCATO Oddo: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Ha già risposto in questi... Basta così.
AVVOCATO Oddo: Lei ci ha parlato di una decisione che le sarebbe stata comunicata, ad opera dei Graviano, con la quale sarebbe stato deciso un cambiamento nella gestione della parte turistico-alberghiera del villaggio Euromare.
Lei ha pure detto che non è riuscito a parlare con costoro, con i Graviano.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Si ricorda il periodo in cui è avvenuto, o sarebbe avvenuto, più esattamente, questo incontro?
EX 210 Cannella T.: Questo...
AVVOCATO Oddo: Perché temo di non averlo annotato esattamente.
EX 210 Cannella T.: No, no glielo dico. Questo incontro, come ho detto, la gestione riguardava l'anno '93, e l'incontro avvenne alla fine del '92, credo nel novembre del '92.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Ma che le dissero, che non si fidavano più di lei? I messi inviati...
EX 210 Cannella T.: No, i messi non parlavano...
AVVOCATO Oddo: Non le dissero nulla.
EX 210 Cannella T.: No, non mi dissero nulla, non mi parlarono in questi termini. Mi dissero solamente che la gestione era preferibile affidarla a questo Michele Giacalone, il quale, essendo già esperto di gestione turistico-alberghiera, perché aveva quel coso a Triscina, là, quel complesso turistico a Triscina, era meglio per tutti; poi se ne sarebbe parlato. Del resto si cercava di lanciare in maniera più positiva l'immagine del villaggio dal punto di vista della ricettività turistica e delle settimane o della quindicina che si dovevano fare. Quindi, me la posero sotto una forma, insomma, pulita. Ma non è che c'era bisogno di...
Poi, nei fatti, accadde quello che accadde: io non incassai una lira.
AVVOCATO Oddo: Dica una cosa: lei era messo a conoscenza dei fatti che riguardavano la struttura di Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Per molti aspetti ne sono venuto a conoscenza, della struttura; per i diversi anni della mia vicinanza con diversi personaggi.
AVVOCATO Oddo: Le venivano operate presentazioni formali?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, non c'era bisogno, perché...
AVVOCATO Oddo: Sì o no? Non è il problema se c'era bisogno.
EX 210 Cannella T.: No, presentazioni formali, questo...
AVVOCATO Oddo: No.
EX 210 Cannella T.: Cose come 'questo è' no; ma non c'era bisogno, mi creda.
AVVOCATO Oddo: Vigeva, nella famiglia mafiosa di Brancaccio, la regola della segretezza interna a Cosa Nostra?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, io le dico che forse vigeva...
PRESIDENTE: Anche qui credo che l'avvocato chieda soltanto un sì o un no.
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Cannella T.: Allora no.
AVVOCATO Oddo: No, va bene.
EX 210 Cannella T.: Posso citare un fatto specifico...
AVVOCATO Oddo: Lei può chiarirci se sapeva - no se l'ha saputo dopo il suo pentimento, naturalmente - i luoghi dove Filippo Graviano è stato detenuto, a far data dalla fine di gennaio del '94?
EX 210 Cannella T.: Alla fine di gennaio del '94? No, non l'ho saputo.
PRESIDENTE: Dalla fine in poi.
EX 210 Cannella T.: Dopo, in tempo successivo. Stiamo parlando del '94.
AVVOCATO Oddo: Dopo il gennaio '94.
PRESIDENTE: Dopo l'arresto del gennaio del '94.
EX 210 Cannella T.: Dopo l'arresto, no, non lo sapevo dove era stato detenuto, e non mi sono mai informato.
AVVOCATO Oddo: Lei sa se Filippo Graviano fosse detenuto insieme al fratello?
EX 210 Cannella T.: No, non ne sono a conoscenza.
AVVOCATO Oddo: E lei come faceva ad attribuire all'uno o all'altro, credo che pure Benedetto Graviano fosse detenuto... Sa se Benedetto Graviano era detenuto insieme agli altri due?
EX 210 Cannella T.: No, non ne sono a conoscenza dove erano posti in...
AVVOCATO Oddo: E come faceva ad attribuire ad uno di loro un messaggio specifico?
EX 210 Cannella T.: Perché mi era detto in maniera chiara, mi era riferito dal Bagarella e mi era detto... Nino Mangano, lei pensi, che una volta si scusò con me perché i fratelli Graviano, mentre erano arrestati - io avevo ancora un debito, per una macchina, di cinque milioni, con la ditta Quartararo e l'avevo dimenticato - e Nino Mangano mi venne a trovare personalmente, mi disse: 'Tullio, ti chiedo scusa se sono così insistente, perché per cinque milioni non ci sarebbero problemi, ma devo dirti: fammi questa cortesia, fammi avere questi cinque milioni, perché mi hanno fatto sapere i Graviano' - non mi specificò se Filippo, se Benedetto o cosa - 'mi hanno fatto sapere dal carcere che tu ci devi dare questi cinque milioni'.
Dissi 'subito' e infatti glieli mandai, credo dopo pochi giorni, tramite Toni Calvaruso.
AVVOCATO Oddo: Lei, comunque, ebbe un canale diretto mai con Filippo Graviano dal carcere?
EX 210 Cannella T.: Io direttamente con i signori Graviano...
AVVOCATO Oddo: No, non mi interessano gli altri... Mi scusi signor...
EX 210 Cannella T.: Con Filippo Graviano dal carcere io no.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Quando si sarebbe verificato l'episodio nel quale Mangano le avrebbe dato una scatola di scarpe piena di soldi?
EX 210 Cannella T.: In questo momento non mi ricordo, ma dopo l'arresto dei fratelli Graviano, eh. Quindi siamo sempre nel '94, credo.
AVVOCATO Oddo: Mi dice i rapporti, se li conosce, di Brusca con Bagarella?
EX 210 Cannella T.: I rapporti che io conoscevo, tra Brusca e Bagarella, erano rapporti nel senso che i due si incontravano soventemente spesso; ho riferito anche tramite quali persone.
Vero è che io, successivamente, ho raccolto da parte del signor Bagarella degli sfoghi nei confronti del signor Giovanni Brusca, perché me lo definì, sotto certi aspetti, mi diceva che, insomma, era un mezzo cervello, una persona della quale non è che ci si poteva fidare tanto; era un poco in aria.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
EX 210 Cannella T.: Ho raccolto questi sfoghi, però avevano dei buoni rapporti. Diciamo che era un sfogo, come dire, quasi paternalista, di colui il quale vuole riprendere una persona che secondo lui non è proprio quadrata al cento per cento.
Ma non c'era certo, per quello che mi consta, con questa frase, una questione di carattere di vendetta nei confronti del signor Brusca, o di eliminazione del signor Brusca, ma una sorta di pesante, grave.
Vero è che mi disse: 'se continua così, qualche volta di queste mi fa perdere la testa, non so che succede', ma era quasi uno sfogo di un buon padre di famiglia nei confronti di Giovanni Brusca.
AVVOCATO Oddo: Per quello che è a sua conoscenza, in quel momento l'attività di Cosa Nostra, l'attività... in quel momento quando Bagarella le faceva questi tipi di discorsi, era un'attività, come dire, anomala, o era un'attività ordinaria? Nel senso, si svolgeva secondo i canoni, che come lei immagino saprà, ci sono stati consegnati dagli altri collaboratori di giustizia, oppure le regole non funzionavano più e con quanto altro poi si può dire?
EX 210 Cannella T.: No, avvocato, le rispondo brevemente.
Vi erano certe regole che rimanevano salde, ma naturalmente vi era stato, come poc'anzi stamattina, ho detto, un adeguamento a delle realtà nuove, e quindi chiaramente un cambio di strategia, di movimento e di modo di operare e di affiliare all'interno della organizzazione.
Perché il signor Bagarella, mi creda, è una persona molto intelligente.
AVVOCATO Oddo: Mi dica una cosa, ma Cosa Nostra sostenne Sicilia Libera? In particolare, per quello che lei sa.
EX 210 Cannella T.: No, guardi, i...
AVVOCATO Oddo: Filippo Graviano, che poi è quello che mi interessa, soltanto, era un sostenitore delle sue tesi politiche?
EX 210 Cannella T.: Ma...
AVVOCATO Oddo: O non ne avete mai parlato?
EX 210 Cannella T.: No, guardi, io con il signor Filippo Graviano non ho parlato delle tesi politiche, ma il signor Filippo Graviano, in un incontro che abbiamo avuto, come le ho detto, nel '93 - credo, l'ho detto stamani, comunque tra l'ottobre, settembre, novembre del '93 - abbiamo fatto solo un accenno; lui era a conoscenza di questo movimento politico.
Ripeto, siccome né avevo avuto investiture in tal senso dai Graviano, né avevo con loro sceverato quella che era la problematica, e quindi come si doveva portare avanti quel problema, le posso senz'altro dire che loro, in occasione di una competizione, diciamo che ufficialmente fecero la parte, nei confronti del signor Bagarella, di far finta di interessarsi, mentre in effetti non si interessarono per nulla, eccezion fatta per alcuni buoni di benzina che fecero avere e per alcuni incontri che mi procurarono con personaggi di Brancaccio e con altri; ma in effetti non si interessavano.
Chiaramente, questo noi lo avevamo capito, io l'avevo inteso; infatti lo riferii a Bagarella e il motivo lo sapevamo pure, lo avevamo individuato sia io che Bagarella...
AVVOCATO Oddo: Che...
EX 210 Cannella T.: In pratica c'era un, come dire, non dico un conflitto, ma non c'era tanto piacere.
AVVOCATO Oddo: Un contrasto.
EX 210 Cannella T.: Ecco.
AVVOCATO Oddo: Lei ha parlato pure di un episodio che sarebbe occorso in piazza Guadagna. E' giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì, stamattina mi pare che...
AVVOCATO Oddo: Ha parlato di un suo congiunto.
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Era suo cognato, ho capito bene?
EX 210 Cannella T.: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Questo Nicola Gambino, che dice "non era nulla", cioè non era... Non ho capito che voleva dire "non era nulla".
EX 210 Cannella T.: No, mio cognato non è che era persona né affiliata né vicina a uomini d'onore...
AVVOCATO Oddo: Ma, ecco...
EX 210 Cannella T.: ... né...
AVVOCATO Oddo: Estranea all'associazione mafiosa.
EX 210 Cannella T.: A chiunque. No, non solo all'associazione: a chiunque.
AVVOCATO Oddo: E quindi...
EX 210 Cannella T.: Non aveva rapporti con nessuno, un lavoratore e stop.
AVVOCATO Oddo: Ci può dire, cortesemente, in che anno si è verificato questo?
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, adesso non ricordo bene la data di questo episodio, però tra il '91 e il '92, credo.
AVVOCATO Oddo: Tra il '91 e il '92.
EX 210 Cannella T.: Però non sono certo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Comunque...
EX 210 Cannella T.: In questo momento non sono certo della data. In questo momento mi sfugge.
AVVOCATO Oddo: Dato che è sempre preciso con i mesi, ora, se ci aiuta, perché così lo verifichiamo, quello che dice.
EX 210 Cannella T.: No, ma dico in quel periodo è, in quel periodo: '91-92.
AVVOCATO Oddo: E ci può dire...
EX 210 Cannella T.: Cioè, non sono preciso nel senso che in questo momento non mi ricordo il mese e l'anno preciso, per questo sono un po'...
AVVOCATO Oddo: Va bene. Ma questa lite con chi fu?
EX 210 Cannella T.: Fu con quel Natale Gambino che ho detto stamani, che poi fu arrestato pochi giorni fa, ho saputo dai giornali.
AVVOCATO Oddo: Suo cognato chi era? Scusi, non chi era: come si chiama?
EX 210 Cannella T.: Mio cognato si chiama De Filippi.
AVVOCATO Oddo: Eh?
EX 210 Cannella T.: De Filippi.
PRESIDENTE: E di nome?
EX 210 Cannella T.: Serafino.
AVVOCATO Oddo: E fu denunciato questo fatto all'Autorità di Polizia?
EX 210 Cannella T.: No, quale denunziato.
AVVOCATO Oddo: Eh, e perché?
EX 210 Cannella T.: Come perché...
AVVOCATO Oddo: Ma...
(voci sovrapposte)
EX 210 Cannella T.: ... che mio cognato io a quell'epoca non ero un collaboratore di giustizia, lei pensa che io correvo dalla Polizia? Mi sembra assurdo!
AVVOCATO Oddo: Che c'entra lei? Non è che l'ha avuta lei la lite, no?
EX 210 Cannella T.: No, ma mio cognato, quando ha avuto questa lite, io ero presente a casa di mio sognato, per cui, avendo capito il personaggio, con il quale si era litigato mio cognato - cosa che mio cognato non aveva capito - io naturalmente fermai la questione e me ne occupai personalmente.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
EX 210 Cannella T.: E lei avrebbe incontrato... cioè, prima si sarebbe rivolto a Tutino, poi avrebbe incontrato Filippo Graviano. Giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì. E poi, successivamente, con Benedetto Graviano, fui accompagnato in un negozio di ferramenta che era gestito...
AVVOCATO Oddo: Il resto ce l'ha spiegato. Mi interessava questa prima parte.
EX 210 Cannella T.: Sì, sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Questa prima parte.
Lei ha detto che si sarebbe fatto promotore di una serie di interventi per - mettiamolo tra virgolette - "aggiustare dei processi", giusto?
EX 210 Cannella T.: Sì.
AVVOCATO Oddo: Lei aveva dei particolari canali?
EX 210 Cannella T.: Certo.
AVVOCATO Oddo: Non li utilizzò per sé, questi particolari canali, quando fu condannato per concorso in bancarotta fraudolenta? Non erano neanche problemi di mafia.
EX 210 Cannella T.: No, guardi, io per quanto riguardava il concorso in bancarotta fraudolenta, in quel momento fui - mi pare che l'ho detto - fui condannato in un periodo diverso, quindi nell'88; poi nell'89, insomma giù di lì, nel '90, addirittura prima del '90 diventò definitiva in Corte di Cassazione...
AVVOCATO Oddo: Quindi lei ancora questi canali non li aveva.
EX 210 Cannella T.: No, per quel processo non avevo i canali, perché i Collegi erano composti da persone alle quali io non potevo assolutamente rivolgermi.
AVVOCATO Oddo: Il Bagarella...
EX 210 Cannella T.: Sarebbe bello, insomma, poter intervenire con tutti...
AVVOCATO Oddo: Ci deve essere molto lavoro, molti avvocati. E poi non servirebbero più gli avvocati.
PRESIDENTE: E poi, è evidente, ha una idea molto personale...
AVVOCATO Oddo: No, non è un'idea.
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha diritto di avere le sue idee. Io devo dire soltanto che a noi non fa piacere che ci sia neppure...
AVVOCATO Oddo: Certamente, certamente.
PRESIDENTE: ... il motivo di avere queste idee.
AVVOCATO Oddo: Certo.
PRESIDENTE: Comunque, può essere che qualcuno abbia anche ragione.
AVVOCATO Oddo: Condivido perfettamente.
Ma Bagarella come sapeva che lei aveva questi canali? Chi gliel'aveva detto?
EX 210 Cannella T.: Bagarella lo sapeva, perché in parte glielo avevo detto io tramite personaggi che conoscevo, e tramite un personaggio che poi abbiamo conosciuto assieme tramite la mia presentazione. Questa persona esternò nella sua disponibilità una determinata conoscenza e quindi si venne a capo di una possibilità di intervento, che gestii io con questa persona.
AVVOCATO Oddo: Lei, ripetendo la frase che dice di aver udito dal signor Bagarella, ha fatto riferimento alla Brigate Rosse, alle Brigate Nere e a Falange Armata.
EX 210 Cannella T.: Sì, me la sono ricordata stamattina pure questa battuta, sì.
AVVOCATO Oddo: Allora evito la contestazione, perché sarebbe superflua. Il signor... ci ha chiarito che è un ricordo...
PRESIDENTE: Ha ammesso che gli è venuta in mente stamattina.
AVVOCATO Oddo: Quindi, è per la progressione dei ricordi.
Io non ho capito una cosa: a proposito di Calvaruso, lei ha detto che, "nella qualità di autista che allora era nota", autista del signor Bagarella... Che cosa intendeva dire? Che era conosciuta la sua qualità di autista, e cioè che in realtà Calvaruso era soltanto l'autista di Bagarella? Intendeva, in questo senso, diminuirne la portata di conoscenze, eccetera, o il ruolo criminale? Ci può spiegare meglio questo passaggio?
EX 210 Cannella T.: No, assolutamente. Sì, glielo spiego.
Io ho detto che il signor Calvaruso fu messo a disposizione, da parte mia, del signor Bagarella per dei motivi specifici. Quindi, dal punto di vista assistenziale, diciamo.
A questo aggiunse anche il ruolo di accompagnatore. Quando ho detto "era noto": a me era noto, in quella fattispecie, il ruolo del signor Calvaruso.
Successivamente, io appresi dallo stesso Calvaruso che aveva fatto il salto di qualità e si era trasformato in killer. Ma solo successivamente, dallo stesso Calvaruso. A me non era noto che Calvaruso sparasse.
AVVOCATO Oddo: Lei, rispondendo a una contestazione dell'avvocato Ceolan, ha chiarito che nonostante, sostanzialmente, collaborasse - perché ha detto che era da luglio che aveva cominciato a collaborare - già da diversi mesi, non aveva inteso addentrarsi su problematiche concernenti le stragi.
E in più, a ulteriore giustificazione del fatto che non aveva riferito nulla sulle stragi, anzi aveva escluso di conoscere alcunché sulle stragi, ha detto che voleva riferirsi, in quel verbale, all'organizzazione militare della strage.
Ora, c'è una indicazione che è testuale, nel verbale, le è stata letta dall'avvocato Ceolan, che...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Oddo: La rileggo.
PRESIDENTE: No.
AVVOCATO Oddo: Era un'ulteriore contestazione.
PRESIDENTE: No...
AVVOCATO Oddo: Non si può fare?
PRESIDENTE: Mi scusi, credo che non si possa, sa.
AVVOCATO Oddo: No, in realtà...
PRESIDENTE: C'è già una contestazione fatta da un difensore: ha risposto. Basta.
AVVOCATO Oddo: Sì, però...
PRESIDENTE: La...
AVVOCATO Oddo: ... la risposta... Non c'è stata richiesta, da parte dell'avvocato Ceolan, di inserzione del verbale nel fascicolo del dibattimento.
Dato che, secondo quello che ritengo, permane il contrasto, io volevo chiedere l'inserzione della parte di verbale...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, lei non era presente - ma non gliene faccio un addebito - abbiamo deciso che alla fine degli esami di tutti i collaboratori...
AVVOCATO Oddo: Ah, poi noi facciamo...
PRESIDENTE: ... faremo un atto.
Il Pubblico Ministero chiederà quali atti vuole che siano acquisiti, i difensori, giustamente, chiederanno gli altri.
AVVOCATO Oddo: Ecco, io...
PRESIDENTE: Quindi non c'è stata perché è una cosa che avverrà in un momento successivo.
AVVOCATO Oddo: Era questo, signor Presidente. Perché c'era un profilo, nella risposta, che non era risolto comunque dalla replica del signor...
PRESIDENTE: Non è mica detto che le risposte...
AVVOCATO Oddo: No, per carità. E dato che la permanenza del contrasto legittimava la richiesta successiva...
PRESIDENTE: No...
AVVOCATO Oddo: ... era questo il senso.
PRESIDENTE: No, l'ammissione basta soltanto la contestazione, qualunque sia la risposta.
AVVOCATO Oddo: Ah, va bene. Perché lì parlò anche di ideazione, non parlò soltanto di operatività.
PRESIDENTE: E di questo ne prenderemo atto, quando sarà il momento.
AVVOCATO Oddo: Era questo, va bene.
Soltanto una cosa, signor Presidente, che controllo e poi... Perché il fatto di non potere contestare le diverse risultanze esistenti nei verbali, ha un momento spiazzato il controesame di questo difensore, per il semplice fatto che moltissime delle cose che aveva detto sono state riferite ad altre Autorità Giudiziarie in verbali che il signor Cannella non ricorda...
PRESIDENTE: Allora lei, avvocato, mi farà la cortesia, se crede: quei verbali li farà preparare...
AVVOCATO Oddo: Sì.
PRESIDENTE: ... li farà autenticare e farà richiesta, perché comunque potranno essere, eventualmente, sempre acquisiti.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
PRESIDENTE: Sennò...
AVVOCATO Oddo: Allora, con questa intesa, io posso senz'altro fermarmi a questo punto, e in questo caso farò avere senz'altro questa copia alla Corte e al Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Cannella.
EX 210 Cannella T.: Prego, avvocato.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Spererei di no. Non ditemi che c'è uno scherzo, eh.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, ma è una battuta, si può fare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Riprende l'udienza domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Ho due richieste: la prima è quella relativa... solleciterei il provvedimento della Corte, che in realtà si era riservata fino a una certa udienza...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avevamo chiesto l'ammissione ex articolo 210 di Trombetta Agostino.
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Che all'udienza del 7 giugno del 1997, la Corte mi ricordo che aveva dato termine ai difensori per esaminare...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... e poi dice: venerdì di quella...
PRESIDENTE: Dovevano rispondere.
PUBBLICO MINISTERO: ... dovevano rispondere e non sappiamo...
PRESIDENTE: Sì, sentiamo se i difensori, che hanno avuto il tempo...
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'è una seconda, di richiesta.
Siccome, come è noto, come la Corte ha dato atto, è stato tratto in arresto uno degli imputati del presente procedimento, cioè Salvatore Grigoli, e siccome ovviamente non potevamo chiedere l'esame di Salvatore Grigoli all'inizio, perché Grigoli era latitante, chiediamo l'esame del signor Salvatore Grigoli.
PRESIDENTE: Bene. I difensori sono in grado di darci... perché il termine è scaduto.
Se voi non date nessuna risposta, la Corte decide senza di voi.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, avvocato Gramigni. Per quello che riguarda l'esame del connesso Trombetta l'unica censura che potrebbe muovere questo difensore risederebbe nel sottolineare la tardività della richiesta.
Però, dagli atti messi a nostra disposizione, sembrerebbe che la volontà di collaborare di questo signore sia successiva alla...
PRESIDENTE: Questo era ciò che aveva premesso il Pubblico Ministero.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Quindi, su queste premesse, che naturalmente oggi non ho motivo né possibilità di contestare, credo di dovermi dichiarare remissivo; nel senso che il problema di tardività è superato dal fatto nuovo insorto in epoca successiva.
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo. Sulla audizione, invece, in esame del signor...
(voce fuori microfono) Grigoli.
PRESIDENTE: Grigoli.
AVVOCATO Oddo: ... Grigoli, mi pare che il Pubblico Ministero sia incorso in tardività, perché la... mi consenta, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Oddo: ... perché il tema della prova e della richiesta dei mezzi di prova all'inizio del processo prescinde dalla presenza in aula dell'imputato, perché lo stato tecnico nel processo è quello di contumacia o di presenza; non è né di latitanza, né di irreperibilità, né d'altro.
Ora, non è scritto da nessuna parte che l'imputato contumace alla prima, alla seconda udienza, fino a quella in cui comunque vengono richiesti i mezzi di prova, lo debba rimanere per tutto il processo o in parte del processo.
Quindi, la parte processuale che intende esporre come mezzo di prova l'esame dell'imputato, potrà farlo.
Mettiamo, signor Presidente - ed è un caso tutt'altro che raro - che l'imputato sia stato sottoposto ad interrogatorio nel corso delle indagini preliminari, e che poi, per qualunque ragione, si sia reso latitante.
Se io non chiedo l'esame, se ne ho interesse, non posso mai chiedere il transito di quegli atti nel fascicolo del dibattimento all'esito di un esame che la parte si è rifiutata di compiere, o che è divenuto impossibile per altro verso; a meno che non sia un atto che diventa irripetibile.
Ma il semplice non sottoporsi ad esame non varrebbe a far transitare l'atto nel fascicolo del dibattimento.
Quindi io ritengo che, sotto questo aspetto, il signor Pubblico Ministero sia incorso in una precisa decadenza.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, può replicare, se crede.
PUBBLICO MINISTERO: A prescindere dal carattere tecnico della opposizione - dichiaratamente tecnico dell'opposizione - a me pare che questa obiezione di tardività tutto abbia, mi si consenta, fuorché una corretta impostazione.
Per la semplicissima ragione che intanto è inconferente tutto il discorso che riguarda la possibilità di introdurre nel dibattimento ai sensi dell'articolo 513 - i verbali delle dichiarazioni eventualmente rese nel corso delle indagini preliminari... - perché è tutta un'altra problematica.
E' nella facoltà del Pubblico Ministero volere o meno, o delle altre parti, approfittare dello strumento dell'esame per poter introdurre dichiarazioni rese dalla persona imputata nella precedente fase procedimentale, in caso non solo di contumacia, ma anche nel caso di rifiuto di sottoporsi all'esame, nel rifiuto di rispondere... E' tutta un'altra problematica.
Quindi, cal profilo tecnico della obiezione, intanto espungiamo questo ragionamento che non c'entra nulla.
Il punto è puramente e semplicemente se il Pubblico Ministero dovesse, a pena di decadenza, chiedere o non chiedere l'esame dell'imputato Grigoli o di chi altro fosse l'imputato, nei cui confronti il Pubblico Ministero voleva esercitare questo mezzo di prova; perché l'esame dell'imputato è propriamente un mezzo di prova.
Ecco, a me sembra che sarebbe stata tecnicamente peregrina una richiesta di esame di un imputato il quale è non solo contumace, ma era anche di fatto irreperibile, tecnicamente latitante.
Cioè a dire, come poteva avere ingresso una ammissione di prova - che nella sostanza vuol dire: portiamo questa persona in quel certo luogo dell'aula, davanti al Giudice, e poniamogli delle domande - dal momento che questa persona non era tra le persone che fisicamente facevano parte della vicenda processuale.
Quindi, è ovvio che non si poteva chiedere un esame di una persona la cui presenza fisica nel processo era indisponibile, da parte del Pubblico Ministero come da parte del Giudice.
Non è un contumace che se ne sta a casa sua, che in qualche modo, per certi limitati fini possiamo introdurre al dibattimento; si tratta di persona che si sottrae volontariamente al processo.
"Post hoc, ego copter hoc", tanto per fare un po' di tecnicismo affidato a un latinetto di maniera, mi pare che l'obiezione di tardività della richiesta non abbia fondamento alcuno.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si riserva di decidere domattina all'inizio dell'udienza.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Lei, avvocato...
AVVOCATO: Signor Presidente, ci può confermare che sabato abbiamo udienza?
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVVOCATO: Una cortesia soltanto, extra...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Il programma rimane immutato per sabato.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Ecco,, questo.
PRESIDENTE: Così mi ha detto il Pubblico Ministero.
AVVOCATO: Uno spera sempre, Presidente. Per questo chiede.
PRESIDENTE: Eh. Il Pubblico Ministero resta fermo che sabato abbiamo udienza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, secondo il calendario, che è comunicato a tutti...
PRESIDENTE: Va benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... i difensori e anche alla Corte.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Florio: Presidente...
PRESIDENTE: L'avvocato...
AVVOCATO Florio: Florio.
PRESIDENTE: Vuol dire qualcosa?
AVVOCATO Florio: Sì, brevissimamente.
Sono stato brevissimo nel controesame, ma un minuto me lo conceda.
PRESIDENTE: Ahi!
AVVOCATO Florio: No, no, un minuto di orologio.
Io vedo da oggi, purtroppo, che ci sono queste sei gabbie nuove.
Mi rendo conto la necessità, perché il processo Vanni è un processo che ci porta via metà del Bunker. Però purtroppo è anche vero che molte di queste persone - in particolare ora parlo per la posizione di Lo Nigro, Giacalone e Pizzo in qualità di sostituto processuale per quest'ultimo, ma comunque è un discorso generale - molte di queste persone che in carcere hanno, diciamo, un trattamento diverso, perché sono anche insieme in cella, qui sono separate; soprattutto queste ultime persone sono in una gabbia - mi si consenta il termine brutto, ma è quello - molto ristretta, coperta in alto e certamente... si tratta di dieci ore di udienza, credo, tutti i giorni.
Pertanto, ove sia possibile, è ovvio che...
PRESIDENTE: Possiamo fare una cosa, avvocato, se lei mi ha fatto capire il senso della sua richiesta.
AVVOCATO Florio: Questo è il senso.
PRESIDENTE: Possiamo chiedere al presidio di udienza che i due possano stare nella stessa gabbia e quindi in una gabbia più ampia. Ma alternandosi, comunque, nelle sei gabbie, che sono una necessità.
Perché voi potete capire che noi non potevamo pretendere di continuare il nostro processo impedendo al collega, ai colleghi che fanno l'altro processo di aspettare la nostra fine, che non si sa mai quando arriverà.
Quindi, è una necessità della quale ci siamo resi conto ai primi di giugno, e anzi devo pubblicamente dare atto che l'Autorità comunale è stata di una tempestività eccezionale nell'eseguire queste cose, che non hanno voluto assolutamente abbellire l'aula, perché certamente...
AVVOCATO Florio: Questo...
PRESIDENTE: ... un'aula bella, di giustizia, io l'ho ancora da vedere, specialmente quando ci sono le gabbie.
Secondariamente, non era una cosa da potersi sperare che avvenisse entro il mese di giugno; invece oggi, 25, erano già pronte.
Comunque è stato uno stato di necessità, come i tanti di cui dobbiamo purtroppo soffrire, e che poi sapete sono ben peggiori delle gabbie.
AVVOCATO Florio: Certo.
PRESIDENTE: Quando i processi non si fanno, è un modo di non avere uno Stato di diritto.
Ad ogni modo, disporrò, dispongo che si alternino nelle gabbie, che sono di fronte, che sono necessariamente più piccole, un po' tutti gli imputati.
E che, comunque, quelli che vogliono stare insieme, come sono insieme al carcere, come erano...
AVVOCATO Florio: Questo, questo.
PRESIDENTE: ... continuino a stare insieme.
AVVOCATO Florio: Questo mi interessava.
PRESIDENTE: Insieme.
AVVOCATO Florio: Grazie.
PRESIDENTE: L'udienza riprende domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti.