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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan e Cianferoni, che è presente.
Barranca.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Barone e Cianferoni, che è presente.
Benigno.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e Falciani.
AVVOCATO Batacchi: Avvocato Batacchi in sostituzione.
PRESIDENTE: C'è l'avvocato Batacchi.
Calabrò Giovacchino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e Rocchi. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Gramigni: Gramigni. Avvocato Gramigni, buongiorno.
PRESIDENTE: Non arrivava.
Carra Pietro: libero. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi, che è presente.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvo... come?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, c'è anche l'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sì, Presidente, sono presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Russo, Gentili, Falciani. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: è presente. Avvocato Anania, Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: libero. Avvocato Traversi e Gennai. C'è l'avvocato Gennai.
Frabetti Aldo: presente. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, Florio e Bennati. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Pepi. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Oddo e Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Fragalà e Florio. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e Pepi. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e Di Benedetto e avvocato Gramigni, che è presente.
La parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Non prenderò sicuramente troppo tempo alla Corte perché questi due punti che volevo sottoporre, alla considerazione dei difensori e ovviamente della Corte, sono estremamente lineari.
Dunque, il primo è rappresentato da questa elencazione di verbale di dichiarazioni. La Corte rammenta sicuramente che una richiesta del tipo di quella che sto esponendo l'abbiamo presentata in data 25 gennaio '95 e vi è una nota scritta che è stata depositata in udienza e quindi si trova sicuramente allegata al verbale.
Verbale di dichiarazioni riferibili ai singoli testimoni che sono stati esaminati nel corso delle udienze e quindi, per quanto riguarda questa ulteriore nota datata 15 maggio, che presentiamo perché sia allegata, anche per comodità di consultazione da parte di tutti, per i testi dal 27 gennaio '97 all'udienza di ieri.
Sono elencati qui partitamente, udienza per udienza, nominativo per nominativo dei testimoni interessati e con indicazione anche dei verbali, di volta in volta, resi alla Polizia Giudiziaria o al Pubblico Ministero, per delega o meno, quelli alla Polizia Giudiziaria, che sono stati utilizzati per le contestazioni, ai sensi dell'articolo 500 del Codice di procedura penale.
Ecco, quindi questa noticina in cinque pagine, firmata dal dottor Nicolosi e da me. Io la consegno senz'altro alla segretaria di udienza. Penso mi vorrà esimere dal darne lettura, voglio dire, ecco. I difensori appena ne vogliono una copia, ovviamente non ne hanno difficoltà. Chiedo scusa se non ce l'ho qui a disposizione. La possiamo far subito una copia di questa?
PRESIDENTE: Si può fare subito.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è semplicemente per l'aspetto, per così dire, esterno della questione, poi l'aspetto interno, o per meglio dire sostanziale, non è che sia da trattare oggi ovviamente, il rapporto tra le dichiarazioni rese al dibattimento, il tipo di contestazione, il risultato che se ne è avuto. Non è questo assolutamente quello.
Ma la Corte deciderà come ritiene e soprattutto quando ritiene su questa istanza, come su quelle precedenti. Cosa intendo dire? Mi pare, ecco, che sia in sospeso la decisione ovviamente sulla richiesta di oggi ma anche sulla richiesta precedente. Non ricordo se i difensori avevano interloquito o meno.
PRESIDENTE: Mi pare di no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Così come sono in sospeso alcune richieste... Mi pare che siano in sospeso alcune richieste del Pubblico Ministero per quanto riguardava l'acquisizione, viceversa, di verbali di dichiarazioni che si assume non essere più ripetibili perché o è irreperibile definitivamente il teste, o perché il teste ci risulta deceduto. Noi abbiamo elencato e formalizzato, di volta in volta, anche con la nota del 25 di gennaio queste richieste, ovviamente la prospettiva è del tutto diversa rispetto a quella dell'acquisizione dei verbali utilizzati per le contestazioni.
Quando la Corte ritiene, è proprio una preghiera che rivolgo, credo nell'interesse di tutti, se fa il punto su tutte queste questioni, così sappiamo, andando avanti e avvicinandoci - ce l'auguriamo - alla fine dell'istruttoria dibattimentale, sappiamo esattamente su quale materiale potremo organizzare, ciascuno dal suo punto di vista, le proprie valutazioni e quali invece la Corte riterrà di estromettere dal processo.
La seconda questione è altrettanto lineare...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Ai difensori, la ringrazio.
Dunque, la secondo questione è altrettanto lineare, ha un profilo tecnico-giuridico forse un attimino più elaborato, ma insomma, non mi pare niente di particolare. Perché la proponiamo? Non certo perché annettiamo chissà quale importanza a un certo tipo di materiale di indagine che, a parere nostro, trova la sua sede naturale, troverebbe la sua sede naturale negli atti del dibattimento. Non perché annettiamo chissà quale importanza dal punto di vista sostanziale, ma diciamo pure per una specie di simmetria processuale, per cercare di fare aderire il dibattimento al meglio alle indicazioni della normativa processuale.
Perché dico che questo materiale che è rimasto nella disponibilità del Pubblico Ministero più correttamente avrebbe dovuto trovarsi nel fascicolo del dibattimento e questo dal momento in cui il Giudice, all'esito del rinvio a giudizio, ha preso i suoi provvedimenti per la formazione del fascicolo.
Perché si tratta di quelli che tecnicamente sono definiti atti irripetibili compiuti dalla Polizia Giudiziaria. Perché questo non sia avvenuto è inutile chiederselo. Anche da parte nostra, qui in udienza, avremo potuto, nella sede e nel momento deputato a questo tipo di questioni, presentare le osservazioni che direttamente concernono questo materiale. Con un'espressione che dice tutto, penso che sia passato inosservato al Giudice come è passato inosservato a me e al dottor Nicolosi.
Allora, queste sono relazioni di servizio, quelle di cui abbiamo discusso più di una volta nell'udienza di ieri l'altro. In particolare quando sono stati esaminati gli ufficiali di Polizia Giudiziaria del ROS, della sezione del capitano Fischione.
Sono atti che tecnicamente, secondo noi, devono essere definiti documentazione di attività, compiuta dalla Polizia Giudiziaria, che ha per così dire il suo inquadramento dal punto di vista proprio normativo, nella lettera F dell'articolo 357, comma I del Codice, ovviamente. Atti che descrivono fatti e situazioni eventualmente compiuti sino a che il Pubblico Ministero non ha impartito le direttive per lo svolgimento delle indagini.
In effetti questi sono gli atti, o addirittura preliminari rispetto all'investitura dell'ufficio del Pubblico Ministero attraverso la prima annotazione; o anche nel corso delle attività propriamente dell'indagine preliminare compiute dopo che è stato riferito sulla ipotesi di notizia criminis al Pubblico Ministero, compiute appunto nel contesto degli accertamenti che avevano come obiettivo investigativo elettivo la persona di Scarano Antonio.
Dal 22 gennaio del 1993 - queste documentazioni di attività investigativa - esattamente fino al 6 agosto 1993. Perché queste date? Perché queste sono le date che accompagnano, una ad una, questa documentazione che quindi: dal 22 di maggio passa al 24, passa poi al 25 - se vuole la Corte gliele indico ad una ad una - passa poi al 27, al 28 di maggio, al 29 di maggio, al 1 di giugno, al 7 di giugno, al 10 di giugno, l'anno è sempre il 1993 ovviamente, al 19 di giugno, al 20 di giugno, al 22-23 giugno, al 6 di luglio, al 7 di luglio, al 9 luglio, al 10-12 luglio, al 14 di luglio, al 22 di luglio, al 28 di luglio, al 3 di agosto, al 5 di agosto, al 6 di agosto. E con questo ho terminato l'elencazione.
Perché dico che si tratta, a mio giudizio, di quegli atti che individuati ed isolati nell'ambito dell'articolo 357 del Codice tra quelli che sono descrittivi di fatti e situazioni compiuti sino a che il Pubblico Ministero non ha impartito le direttive per lo svolgimento delle indagini, sono nello stesso tempo atti di natura irripetibile e quindi aventi quel regime previsto dall'articolo 431, lettera B del Codice. Perché sono, né più né meno, la documentazione di questa attività di osservazione e di controllo - quelli che genericamente si chiamano pedinamenti - compiuti dalla Polizia Giudiziaria nel momento in cui attivava le sue prime investigazioni nei confronti di Scarano, dell'odierno imputato Scarano Antonio.
Perché sono irripetibili? Per la semplicissima ragione che un atto, o per meglio dire la documentazione di un pedinamento è irripetibile nella misura in cui non è ripetibile il pedinamento, ecco. E' la stessa ragione per la quale non è ripetibile una intercettazione telefonica. Diversamente è ripetibile una dichiarazione, ecco perché... io vado un po' a braccio e all'ingrosso perché tanto il problema non mi sembra che sia questo. Non credo che se noi avessimo richiesto alla Corte di integrare con una richiesta da proporsi ai sensi dell'articolo 491, di integrare al fascicolo del dibattimento questi atti, io non credo che sarebbero stati posti problemi di ordine teorico, nel senso che si sarebbe obiettata questa impostazione del Pubblico Ministero.
E' classica l'interpretazione secondo cui la lettera F dell'articolo 357 ha a che fare proprio con questo tipo di attività e di documentazione. Siamo, per così dire, fuori termine.
L'articolo 491 loro sanno che ha un'impostazione di un certo tipo. Parlo dell'impostazione quella di carattere letterale. Il comma II rinvia al comma I per quanto riguarda le questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento. E il comma I, occupandosi delle questioni che riguardano la competenza e quant'altro dice:
"Sono precluse se non sono proposte subito dopo compiute per la prima volta l'accertamento sulla costituzione delle parti". Di talché questa preclusione, questo è il termine che adopra il Codice, sicuramente ha a che fare anche con le questioni del comma II, quindi quelle relative alla formazione del fascicolo per il dibattimento.
In quanto precluse non possono, secondo me, la sanzione è forte e quindi non possono essere riproposte liberamente nel corso dell'istruttoria dibattimentale, sennò non avrebbe senso la sanzione che il Codice stabilisce.
Per coerenza e per onestà intellettuale io credo non sia nella disponibilità del Giudice di eludere questa sanzione, che è sanzione a carico delle parti e come tale non può, proprio per la sua natura di preclusione, non può essere superata da un provvedimento "motu proprio" del Giudice. Oltretutto a tener conto del fatto che il Giudice non conosce una questione di questo tipo finché una parte non gliela prospetta, perché il Giudice ignora definitoriamente quello che c'è nel fascicolo del Pubblico Ministero.
Allora, l'altro giorno, quando preannunziammo questo punto che volevamo sottoporre alla Corte, mi pare di aver detto: non ho una questione da proporre nel senso tecnico del termine, è una sorta di interrogativo e, dico la verità, più che un interrogativo verso la Corte, è un interrogativo verso i difensori della parte civile e i difensori degli imputati.
Perché? Perché sono, viceversa, piuttosto convinto, siamo piuttosto convinti che questa preclusione è a tutela delle posizioni contrapposte delle parti; affermazione questa la cui reciproca è se le parti sono d'accordo, non vedo ragione per la quale un certo qual materiale non possa appunto ottenere una gestione nel concreto diversa da quella che la normativa in via generale stabilirebbe.
Ripeto, stabilirebbe non quanto al se, quanto al momento nel quale la questione relativa può essere fatta valere. Non si tratta di atti - lo ridico e qui chiudo il discorso - che entrerebbero nel fascicolo del dibattimento. Certo, se fosse discusso sulla natura di atto irripetibile di questa documentazione, il problema cambia tutta la sua fisionomia. Ma se ed in quanto abbia quella certa natura, sono atti che fisiologicamente si troverebbero nel fascicolo del dibattimento prospettando oggi questa questione, io chiedo semplicemente alle altre parti, e lo dico molto francamente, di consentire a che questi atti stiano nel fascicolo del dibattimento. Punto e basta.
PRESIDENTE: I difensori di parte civile.
AVVOCATO: Si associano a quanto detto dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Non ci sono altri rappresentanti delle parti civili, vero?
Difensori degli avvocati?
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi ponevo un problema di metodo. Nel senso che so che l'avvocato Cianferoni deve anche lui rivolgere certe istanze alla Corte. Quindi mi chiedevo se era opportuno, perché anche l'avvocato Cianferoni rivolgesse le sue istanze, dopodiché, dopo una pausa di sospensione per esaminare gli atti, controdedurremmo reciprocamente sulle rispettive istanze.
PRESIDENTE: Va bene. Benissimo.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sì, grazie Presidente.
Dunque, allora intervengo anche a nome dell'avvocato Barone nell'interesse dell'imputato Giuseppe Barranca, onde sottoporre all'eccellentissima Corte una richiesta di esperimento giudiziale che riteniamo opportuno sollecitare in questo frangente, proprio in ragione della natura della odierna udienza che già ieri abbiamo potuto concordemente apprezzare.
Su quale oggetto si richiede l'incombente probatorio di cui all'articolo 218 del Codice di rito? Si richiede accertarsi giudizialmente se quanto dichiarato dall'imputato Carra Pietro in relazione allo scarico dell'esplosivo effettuato presso il cimitero di Capezzana di Prato, possa - anche soltanto possa - apparire verosimile. Questo in quanto si è, nelle more del giudizio, condotta una ricerca, certo empirica e limitata, volta comunque a comparare il riportato del Carra a quella che è l'oggettività delle cose proprio, delle "res" che il Carra menzionava. E si allude al camion, al semirimorchio, al vano portateloni.
Carra si è diffuso, sollecitato anche da chi in questo momento ha l'onore di esporre la questione, a descrivere per l'appunto il vano portateloni. E lo spunto iniziale che ha destato curiosità in questo difensore è che il Carra - nella memoria poi che supporterà questa mia richiesta loro troveranno puntualmente, mi auguro, rammentati i verbali dibattimentali ai quali ora faccio riferimento - dicevo, il Carra disse che questo vano portateloni era un artificio, un supporto che più o meno tutti i camionisti hanno. Proprio letteralmente diceva: "Tutti i trasportatori, chi più chi meno, ha fatto questo sistema". Ecco, a pagina 9 del verbale del 28 febbraio.
E allora andiamo a vedere che cosa il mercato offre, ai trasportatori offre. Si produce una rappresentazione grafica di una cassetta portateloni di una ditta, penso ve ne siano molte in Italia, sia industriali che artigianali, che costruiscono questo strumento, questo vano portateloni, con delle dimensioni.
La prima cosa che appare è che questo vano si apre lateralmente e non dall'alto come ha detto il Carra. E' chiaro peraltro che vi potrà essere, si è messo anche in conto un possibile aggiustamento artigianale. Cioè, su uno scheletro più o meno standard, l'apportare delle modifiche ad opera per l'appunto di un artigiano, di un fabbro.
Fatto sta però che l'articolo in commercio standard, cassetta portateloni, che tra l'altro corrisponde grossomodo alle dimensioni date dal Carra, presenta aperture laterali e non aperture verticali, dall'alto.
Questo è il primo dato che destava sospetto, curiosità, necessità di approfondimento. Allora si è fatto un ulteriore approfondimento presso varie ditte che costruiscono rimorchi e semirimorchi, riuscendo oggi a portare all'eccellentissima Corte ben cinque depliants illustrativi di altrettante ditte che costruiscono rimorchi. Per l'appunto non si è reperito alcunché della ditta Calabrese. Perché dalle indagini svolte è risultato che la ditta Calabrese si trova in liquidazione, ed è risultato che sia comunque un marchio poco usato, quantomeno dagli utenti dell'Italia centro-settentrionale e quindi si ha difficoltà in loco a reperire cataloghi.
Però insomma, ci sono grossi nomi: qui c'è la ditta Cardi, la ditta Adamoli e altre che potranno rappresentare, credo, un utile spunto di riflessione, perché? Perché laddove poi si veda l'alloggiamento in concreto del vano portateloni, ci si accorge che esso è ben evidente, posizionato più o meno come il Carra ha dichiarato, cioè a dire nel rimorchio nella parte vicina agli assali, ma comunque sempre ad apertura laterale, perché? Perché del resto vi è una ragione di logica elementare che fa sì che debba essere così. Se deve servire questo alloggiamento per i teloni, è chiaro che deve aprirsi lateralmente. Perché i teloni servono a rimorchio carico, non a rimorchio scarico. Quindi c'è necessità di poterne usare quando c'è il carico sopra.
E allora, se fosse possibile aprire dall'alto il vano portateloni, lo stesso perderebbe la sua ragion d'essere. Anche perché la modalità che il Carra ha posto in evidenza è quasi distruttiva per il mezzo.
Questa è un dato, come dire, di riflessione laica e non da tecnico del ramo, però tutti si può apprezzare che grosso sforzo costituisca per un rimorchio il tipo di esperimento che invece solleciterebbero le riflessioni del Carra. E quindi è chiaro che si deve aprire lateralmente.
Ma non basta il particolare dell'apertura laterale o superiore perché vi sono altri elementi, oltre a un contorno di elementi, sempre su questi mezzi. Per esempio, il Carra dichiarò che non esiste un semirimorchio - proprio in termini recisi si espresse - non esiste un semirimorchio che, di lunghezza 12 metri e 50, in grado di scaricare posteriormente. Invece si può produrre ampia documentazione che assevera la piena esistenza di rimorchi che scarichino da dietro.
Questo al solo fine di rappresentare come il dichiarante si sia voluto accreditare secondo affermazioni invece palesemente smentite dalla realtà. La conferenza delle quali va apprezzata non parcellizzandole. Ecco, in questo caso si assume un ragionamento il più delle volte invece fatto dal Pubblico Ministero riguardo agli indizi.
Non è che gli elementi forniti dal Carra debbano essere apprezzati uno per uno nella loro conducenza rispetto al tema della causa, ma va visto il quadro complessivo del racconto del Carra, per capire se esso sia vero, o comunque verosimile.
Ritiene questo difensore che, comparando tutti gli elementi che via via ora sto illustrando, si arrivi poi a comprendere come non sia possibile, o comunque sia molto inverosimile quanto dichiarato dal Carra.
Ci siamo recati anche presso il cimitero di Capezzana, scattando anche delle fotografie delle quali in questo momento non posso disporre perché sono a sviluppare, ma faccio riserva di portarle entro la giornata. Comunque, come dico anche nella memoria, lo stato dei luoghi è solo uno degli elementi e nemmeno il principale della questione, che verte invece proprio sulla meccanica del mezzo, al di là dello stato dei luoghi.
Ad ogni buon conto siamo andati a vedere e un elemento, pacifico già dagli atti nella disponibilità della Corte, pare molto importante. Cioè, questo viottolo non è asfaltato. Allora, siccome il carico, detto dal Carra, era oltre 60 quintali, perché egli dice aveva caricato rimorchio sopra il rimorchio e il rimorchio carico erano 60 quintali. Quindi c'è quei 60 quintali più il peso del pianale, quindi siamo 63-64 quintali. E, egli dice, l'operazione di scarico rimase con il rimorchio carico, i piedi del semirimorchio marciante non avevano una base fissa, ma allocavano su un terreno sconnesso.
Per il gioco delle forse concomitanti bisogna guardare anche l'angolo di apertura, perché ricordiamoci sempre che il Carra ha detto che questo scarico sarebbe avvenuto dall'alto. E per entrare dall'alto in questo vano bisognerà pure che l'angolo di apertura sia apprezzabile per una persona umana.
E allora, se poi appunto per il gioco delle forze l'angolo è troppo ampio, finisce che il rimorchio si ribalta. Perché l'unico punto di appoggio vero è l'attacco con la motrice, ed è un punto molto ristretto, rispetto alla massa in gioco in quel momento.
Non è che il rimorchio è attaccato alla motrice in tre punti, ma è attaccato in un punto solo, perché deve essere snodato.
Ecco che allora l'operazione diventa oltremodo rischiosa e pericolosa.
Ma, sempre su questo punto, vi è una illustrazione nel documento 5 che si produce che dà, nel documento anzi 2, che si produce, che dà atto dell'angolo di apertura di un semirimorchio come quello del Carra. Proprio come quello del Carra.
Perché, un rimorchio per trasporto cereali, carbone, segatura, scaglie di alluminio e prodotti sfusi in genere - ricordo che il Carra ha detto che trasportava dalla Sicilia o sabbia o salgemma - e si vede che l'angolo di apertura è inferiore ai 45 gradi.
E non può che essere così, perché un prodotto sfuso per la massa che rappresenta, è sufficiente inclinarlo di 10 gradi che va tutto a terra.
Ed è il naturale funzionamento di un rimorchio.
Quindi, quanto detto dall'imputato, è tutto innaturale. Dobbiamo cioè entrare in una logica di eccezionalità, di un qualcosa di irripetibile.
E invece ciò non può essere perché il Carra si è accreditato che quel sistema lo avrebbe usato tutte le volte.
Quella però di Prato è quella meno adatta per la credibilità del Carra, ovviamente. Perché? Tornando ora allo stato dei luoghi, ho detto prima che il terreno è sconnesso, che vi sia ampia verzura laterale, anche questo si può apprezzare.
In questo momento, cioè alla metà di maggio, più o meno cioè nei giorni in cui quattro anni fa il Carra si sarebbe recato a Capezzana, c'è un fieno molto alto e i canneti che sono molto sporgenti verso il viottolo.
Di fatto, il margine operativo è molto residuo.
Questi apprezzamenti quantitativi dovranno trovare poi specificazione tecnica, laddove sia sufficiente che un ingegnere assista all'esperimento giudiziale che si sollecita, per apprezzare che quel rimorchio carico va a infrangersi sulle macchie laterali a sinistra.
Lo dice anche il collaborante.
Ma non basta, perché se ciò fosse, ancora sarebbe un rischio, ma di per sé sopportabile.
Il fatto è che queste macchie occultano uno scannafosso profondo quei 30-40 centimetri. E comunque insidioso per chi di notte si trovasse in quel posto a dover manovrare. Senza illuminazione, perché - se male non ricordo - questo viottolo non è illuminato.
Ecco, questi sono dati naturalistici che si sposano a quelli meccanici dei quali si è parlato finora, che si possono riassumere nella natura del vano portateloni - come ho già illustrato -; nell'angolo di apertura del pianale; nel peso che il Carra ha detto ci sarebbe stato su questo pianale, nel tipo di semirimorchio, il più lungo possibile. Perché, per legge, non può essere più lungo di 12 metri e 50 il semirimorchio. E quello che ha detto Carra era proprio lungo 12 metri e 50.
Il più lungo possibile. Ciò significa che anche con la gabina davanti diventano 14 metri e 50. Un molosso di notabile senso, anche ai fini poi della presenza in quel di Capezzana che è un posto non industriale, malgrado ci si trovi in provincia di Prato, siamo in una cittadina. Dove un oggetto di questo tipo fa più o meno il senso di una astronave.
Da ultimo, come egli ha detto, che in concreto si sarebbero avvicinati i presenti a questo vano portateloni.
Egli disse che erano in tre o quattro, dette mano - disse lui - allo scarico. Ed è stato impreciso sulla - almeno non è stato in grado di chiarire - come in concreto poi si sarebbe preso con le mani queste palle, o rotoli di esplosivo. Il più piccolo dei quali - ricordo - egli ha detto essere come una ruota di autovettura. Cioè avere un diametro sui 50 centimetri, 45, 53. E questi sono proprio i dati tecnici che dovranno emergere dall'esperimento giudiziale.
Il più piccolo, aveva queste dimensioni.
E da quanto riferito dai consulenti tecnici sarebbe dovuto giungere attraverso quel carico esplosivo per più di un quintale, forse due quintali.
Ha detto in una sintassi oscura, il Carra, che a volte uno dei presenti saliva sull'assale.
Che si provi se è possibile, e soprattutto se è utile salire sull'assale per scaricare un vano portateloni.
E' una manovra assolutamente inutile, laddove il vano portateloni sia quello che il Carra ha detto più o meno tutti i camionisti hanno.
Che da lì si deve partire.
Egli ha detto: è una cosa che più o meno tutti i camionisti hanno.
Ma nello specifico poi non ha nemmeno detto che uno salì sull'assale. Disse, ha detto: a volte no saliva sull'assale. Ma non ha detto: in quella volta, uno salì sull'assale.
Quindi si dovrà esperimentare se, stando tutti partecipi a terra, ovvero, standone uno sull'assale, sia comunque possibile svolgere questa manovra.
D'altra parte c'è anche un ultimo punto diciamo un ultimo dato oggettivo, rappresentato dalle dimensioni del vano portatelone e del rimorchio.
Il rimorchio ha un'altezza che può oscillare tra il metro e 20 centimetri, il metro e 50 centimetri.
Il vano portateloni - dice Carra - che aveva una profondità di 90 e forse più centimetri.
Se noi sommiamo l'altezza del rimorchio con la profondità del vano portateloni e compariamo questi dati metrici con i dati metrici degli imputati dati presenti in quella sede, che mi pare per - come dire - poter definire nessuno corazziere, ci si accorge che è ben difficile che un essere umano di quelle dimensioni, potesse svolgere a mani nude quel tipo di operazione.
Quindi, anche sulla scelta, nel caso auspicato che la Corte voglia dare ingresso all'esperimento che si richiede, anche sulla scelta dei partecipi, si porrà attenzione a scegliere proprio le persone. Siccome il Carra indica nominativamente gli imputati, o gli odierni imputati oggi presenti, si potrà scegliere soggetti di quelle dimensioni fisiche, cioè di quell'altezza e di quella complessione.
Gli elementi sono tutti questi. Raccolti assieme danno un quadro di non compatibilità al vero.
Ed è ciò che proprio l'articolo 218, l'incombente previsto dall'articolo 218, tende ad accertare.
Se cioè sia possibile, o sia vero comunque che un fatto si sia svolto nelle modalità riferite.
Non è tra l'altro - e così svolgo l'ultima parte della questione, cioè quella sulla sua rilevanza - non è un incombente di particolare complessità. Perché? Perché laddove si reperisca il rimorchio e la motrice indicati dal Carra con un rimorchio sopra. Insomma, si ricostruisca quella situazione descritta dal Carra con particolare attenzione com'è ovvio alla ricostruzione del vano portateloni, ci si accorge che in poche ore, in una mezza giornata, si riesce a far tutto.
Ovviamente il tempo di notte è un altro dato molto importante. Perché tutta l'operazione si sarebbe svolta in tempo di notte.
La rilevanza. La rilevanza intrinseca al processo appare importante, perché il peso specifico delle dichiarazioni di Carra ovviamente dovrà essere scandagliato attraverso vari filtri interpretativi.
Quello che credo evidente all'esito dell'esame complessivo è il volersi, l'essersi voluto accreditare, il dichiarante, come un - tra virgolette - semplice camionista precettato per l'appunto per compiere dei viaggi e non altro che dei viaggi.
Leggendo il complessivo delle dichiarazioni ci si accorge che quello a Prato è il fulcro dei viaggi del Carra.
Cioè, quello descritto fino al compimento ultimo. Cioè fino, per l'appunto, alla messa a terra delle sfere, delle quasi sfere, delle zucche - credo che poi alla fine ripensandoci sia quella la forma naturale che più si addice a questi involucri - quelle che io chiamo zucche di esplosivo.
Non credo ci sia altro...
Quindi, ecco, conclusivamente, proprio da ciò, risulta l'importanza per la credibilità intrinseca ed estrinseca di quanto dichiarato dal Carra di ciò che si viene a chiedere che ha proprio quel taglio oggettivo e aderente al portato probatorio minimo del processo. Cioè a come poi l'imputato si pone di fronte a certi fatti.
Tutto il di più, i piani di lettura ulteriori più complessi. Alludo in questo momento a quello del movente che loro sanno, fin dall'inizio del processo, costituisce un mio impegno, non entra in questione in questo momento.
Difatti non è attraverso l'esperimento giudiziale che si potrà sapere eventualmente perché il Carra, in un contesto di complessiva credibilità sul suo ruolo di camionista, è questo il sottile del dichiarante. Cioè, l'essersi accreditato per un mestiere che, in effetti, svolgeva.
Ma avere infarcito il suo discorso di cose non vere.
E una la rammentavo prima. Cioè a dire quando egli un po' rudimentescamente dice: non esiste rimorchio che scarichi posteriormente e sia lungo 12 metri e 50.
Ebbene, invece esiste.
Un'altra che già si sollecitò all'epoca e che si rammenta in questo momento a conclusione, proprio perché era quella la lettura secondo me importante, laddove egli dica che 50 casse di sigarette entrano in una gabina, non è importante se davvero quell'illecito fu commesso, perché ognuno comprende che il nesso probatorio di quello che in "rei licita" si fosse fatto in quel momento sotto la legge del contrabbando, nulla ha a che vedere con questo processo; ma è importante perché, facendo questo tipo di accertamento, si è scoperto che nessun camionista mai porterebbe alcunché in gabina.
Perché c'è una legge ben nota alla Polizia Stradale, per la quale il vano di carico è solo posteriore. Ciò che vi è in gabina è illecitamente trasportato.
E' il primo controllo che taluno subisce.
Questo si può accertare con assoluta pacificità.
Era questo, cioè, ecco il contorno di inverosimiglianza che condisce le dichiarazioni del Carra.
Ecco, il tutto si riassume poi nella memoria che mi accingo a depositare, nella quale, come dicevo, loro troveranno il riferimento, mi auguro, ripeto, puntuale ai verbali di udienza con appunto le indicazioni delle parole proprio usate dal Carra, laddove egli il vano portatelone lo descrive come cassonetto che tutti i trasportatori...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato... (voce sovrapposta)
AVV. Cianferoni: ... chi più e chi meno ha fatto questo sistema...
No, ma dico per come ho potuto lavorare.
Perché anche questo è sottile.
Il vano portateloni è un qualcosa che ognuno si può fare come vuole. Ma egli accredita uno standard che è quello che io ho seguito. E parla di cassonetto.
Ora, vero è che abbiamo capito via via con i testi che sono venuti, che l'italiano può essere anche una opinione, purtroppo.
Però il cassonetto è un qualcosa di volumetrico con delle dimensioni: quattro.
Questo è un dato molto, molto importante.
Cioè, quattro lati deve avere questo oggetto. Non ne può avere meno di quattro. Suoi propri. Cioè, un oggetto montato sul semirimorchio. Non che l'assale del semirimorchio, i longheroni, possano costituire loro lato; no, deve essere un oggetto estraneo al semirimorchio saldato su di esso, con quattro lati. Questo è l'importante. Dal quale si può apprezzare la falsità delle dichiarazioni del Carra.
Gli allegati ci sono: dal numero 1 al numero 6.
Fa difetto l'allegato fotografico che giungerà in giornata, ma del resto già in memoria, dicevo e dico, come lo stato dei luoghi sia un di più rispetto alla connotazione tecnica della questione che emerge invece dagli allegati già presenti.
Questa è una prima questione: richiesta all'esperimento giudiziale sulle modalità di scarico riferite da Carra in quel di Capezzana di Prato.
Un'altra richiesta di assai minor impegno è un altro esperimento giudiziale da svolgersi in dibattimento quando se ne paleserà l'opportunità. Ma visto che l'udienza di oggi, ripeto, aveva quella ratio che prima dicevo, sento di poterla esporre fin d'oggi.
Cioè, vorrei, vorremmo noi della difesa del signor Barranca, che lo stesso Giuseppe Barranca venisse presente dinanzi alla Corte di Assise, assieme al signor Giuseppe Giuliano, Francesco Giuliano, chiedo scusa, per compararne l'altezza.
Questo fa capo invece ad un altro dichiarante.
Cioè quanto dichiarato in merito all'altezza del signor Barranca dal signor Scarano, è un esperimento di assai minor portata che si può compiere in ogni momento. Ma, per completezza ad argomentazione difensiva, fino da oggi io chiedo che esso venga svolto appena se ne paleserà l'opportunità.
Richieste propositive: sempre per completezza, così come opportunamente ha fatto il Pubblico Ministero riguardo alle sue richieste, ricordo che è ancora riservata la richiesta di perizia sulle armi sequestrate nel cortile di via Ostiense nella disponibilità del Di Natale Emanuele.
Mi pare, ecco, solo per completezza di argomentazione, mi pare però che si tratti di un incombente ancora non attuale, perché si deve ancora svolgere l'esame del signor Di Natale.
Ed infine, tornando invece alle dichiarazioni di Carra, un altro ed ultimo incombente, si era proceduto a sollecitare nelle mole del giudizio.
Riferito ad una circostanza temporale piuttosto importante, perché dai verbali troveranno come il Pubblico Ministero volle spiegato dall'imputato il senso della frase "Qualche mese" nel dialetto palermitano.
Carra dichiarò che qualche mese dopo, allo sciopero dei tabacchi, si sarebbe palesato Barranca con una richiesta di alcuni viaggi.
Allora io ho cercato di stabilire il "dies a quo" di questo "qualche mese" che poi si è capito essere un mese. Perché su questo, appunto, c'è stato una insistenza della parte dell'accusa e un chiarimento da parte del signor Carra.
Scrivendo al Monopolio dei Tabacchi per sapere quando si verificò lo sciopero noto poi a tutti, senz'altro ai fumatori, e comunque all'opinione pubblica.
La risposta informale telefonica che ho ricevuto è che lo sciopero si verificò a cavallo tra l'ottobre e il dicembre del '92 con variazioni da regione a regione.
Non ho avuto, malgrado sollecitassi la risposta ai sensi della Legge 241 del '90 sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, non ho avuto risposta scritta perché informalmente il funzionario ebbe a dirmi che la stessa domanda era stata rivolta anche da delle Autorità Giudiziarie e quindi si sentiva vincolato, in qualche maniera, e non sapeva come sciogliere questo nodo, che poi sembra tutto fuorché gordiano, ecco. Era una questione che credo potersi recuperare attraverso la produzione non fosse altro di organi di stampa del tempo, al solo fine di asseverare che un certo giorno fu data una certa notizia.
Mi pare però comunque un "dies a quo" di estrema rilevanza. E quindi la Corte potrà sempre, con i propri poteri di ufficio, attivarsi presso il Ministero delle Finanze Monopolio dei Tabacchi, per sapere quando vi fu questo sciopero così importante in questo processo. Perché un mese dopo, rispetto alla cessazione di questo sciopero, sarebbe stato ricercato il Carra per il compimento di quegli atti scellerati che egli ha, è venuto a riferire alla Corte.
Ecco, in questi termini io concludo le mie richieste che appunto sono quelle quattro, la principale delle quali loro troveranno meglio espressa anche nella memoria che rassegno unitamente ai sei documenti. Grazie.
PRESIDENTE: Che vogliamo fare, una sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Non è necessario.
PRESIDENTE: No, lo voglio sapere. I difensori devono replicare alle richieste del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Stanno aspettando.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì. Cinque minuti, Presidente. Solo per rileggere...
PRESIDENTE: Prego. Io volevo sapere se volevate una sospensione.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì...
PRESIDENTE: Sì, o no?
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Cinque minuti.
AVVOCATO Gramigni: Appunto, una brevissima sospensione.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi interviene, allora?
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Brevi osservazioni sulle istanze rivoltevi dal Pubblico Ministero.
In ordine alla acquisizione di verbali usati per le contestazioni nel corso dei rispettivi esami dibattimentali, relativi a varie persone informate sui fatti, questo difensore crede di non dovere e poter sollevare alcuna obiezione. Nel senso che il regime processuale è quello che sappiamo le norme sono quelle che sappiamo.
Certo, poi residuano problemi di valutazione sotto i vari profili, ma che insomma probabilmente non è questa la sede per affrontarli.
Vi è invece, da parte di chi vi parla, la necessità di alcune osservazioni in ordine alla richiesta e acquisizione di atti asseritamente qualificati come irripetibili e come tali destinarsi, secondo la prospettazione del Pubblico Ministero, a transitare nel fascicolo per il dibattimento ex articolo 831 già aborigene, cioè già in udienza preliminare.
Rispetto quindi alle richieste odierne si pone un doppio profilo, l'uno relativo alla possibilità di recuperare un inserimento nel fascicolo per il dibattimento in questo momento processuale. Ovvero, allorché l'udienza preliminare si è già celebrata, e allorché lo sbarramento diciamo dell'articolo 491 è già stato superato.
E poi vi è un problema più generale laddove, nel caso in cui si valutasse che comunque la sollecitazione di una delle parti ad inserire atti nel fascicolo del dibattimento che per loro natura aborigene dovevano stare...
Dicevo, se questa sollecitazione fosse ritenuta tempestiva, c'è comunque il problema di valutare se gli atti di cui oggi il Pubblico Ministero ha chiesto l'inserimento, ha sollecitato l'inserimento nel fascicolo del dibattimento, possano e debbano essere ritenuti atti irripetibili.
In ordine alla tempestività, è chiaro qui c'è da valutare un rapporto fra due norme processuali che sono l'articolo 831 da una parte, e l'articolo 491 cui sopra si accennava, dall'altra.
Cioè, c'è una norma che stabilisce il regime di certi atti, definisce, se pure in maniera diciamo con una accezione molto generica, bisognosa poi di interventi interpretativi, l'atto irripetibile compiuto, ovvero, menziona l'atto irripetibile compiuto dalla Polizia Giudiziaria, come atto che deve stare nel fascicolo per il dibattimento.
Vi è poi una norma che regolando le questioni preliminari - l'articolo 491 - sembrerebbe porre uno sbarramento alla deducibilità della mancata, del mancato inserimento da parte del GIP prima, e poi a sollecitazione delle parti poi, in questo fascicolo, di certi atti.
Qui è chiaro che comunque in un processo di questa mole, quale che sia il rapporto che si intende instaurare, o porre fra le due norme cui prima si faceva riferimento, è chiaro che insomma, anche se si dovesse ritenere in astratto ed in generale intempestiva una richiesta, una sollecitazione all'inserimento di certi atti nel fascicolo per il dibattimento che fosse formulata dopo che lo sbarramento del 491 si è già verificato, beh, comunque qui sinceramente, sotto questo profilo, ci sarebbe - almeno da parte di chi vi parla - un atteggiamento remissivo nel senso che è chiaro che l'omissione del GUP da una parte; l'omissione delle parti e nella specie il Pubblico Ministero dall'altra, di fronte ad una mole di atti di indagine preliminare, quale è quella che caratterizza questo processo; di fronte ad atti che arrivano da altre Autorità Giudiziarie, eccetera, comunque credo che, ecco, pur posta in astratto la intempestività della questione nel senso che deve prevalere lo sbarramento temporale dell'articolo 491 rispetto alla previsione acronica diciamo dell'articolo 831, insomma, ecco, credo che vi siano comunque spazi per valutare una destituzione del termine.
Perché comunque, ripeto, ecco, nella situazione concreta vi è da pensare che anche l'intervenuta decadenza possa essere dovuta a cause non imputabili.
Perché, ripeto, l'oggettiva mole del processo sicuramente legittima omissioni o sviste.
Comunque questo, ripeto, è un problema astratto. Perché il problema vero da parte di chi le parla, è che male si è qualificato l'atto di osservazione, controllo e pedinamento. Tale essendo l'atto che il Pubblico Ministero prima menzionava, male si è indicato detto atto come atto irripetibile.
Nel senso che l'articolo 831 noi sappiamo cosa dice.
Dice che debbono essere inserite nel fascicolo per il dibattimento gli atti irripetibili compiuti dalla Polizia Giudiziaria. Gli atti non ripetibili.
Dicevo che questa norma è bisognosa di un intervento interpretativo, in quanto naturalmente è lasciata, forse volutamente, in termini assolutamente generici e non descrittivi delle varie ipotesi che potessero ricomprendersi nella norma stessa.
Io direi il dato da cui partire ed è irrinunciabile, che comunque in un sistema processuale come il nostro, detta norma va letta con canoni di eccezionalità.
E ciò ci dice anche la Corte di Cassazione. Allorché ci dice che appunto l'articolo 431 lettera B, derogando naturalmente ai principi del contraddittorio e quant'altro, è norma eccezionale di stretta interpretazione.
La sentenza a cui faccio riferimento è una Cassazione 15 giugno '94, ricorrente Sanino.
Quindi, posto questa premessa interpretativa, ritiene chi le parla che vada da un lato quindi definito alla luce di un criterio di eccezionalità il concetto di atto e definito il concetto di non ripetibilità.
Ora, partendo dal concetto di non ripetibilità, è chiaro che volendo portare il ragionamento alle estreme conseguenze, niente in natura, come si dice, è ripetibile.
Di tal che è chiaro che due acadimenti aventi assoluta identità l'uno con l'altro, non sarebbe dato di riscontrarli.
Di tal che potrebbe dirsi che, qualunque cosa che è stata fatta prima che il processo raggiunga, approdi alla sua fase dibattimentale, sotto questo profilo, diviene irripetibile.
Di tal che potrebbe dirsi che con la'articolo 431 lettera B transita tutto il fascicolo di indagini preliminari nel fascicolo del dibattimento. E il problema sarebbe quindi bello che risolto.
Nel senso che, appunto, anche una dichiarazione resa nel corso di indagini preliminari è irripetibile. Nel senso che non avrà mai l'identità di contenuto o di modalità, rispetto a quella che poi venisse resa in sede dibattimentale dal testimone, allora persona informata sui fatti.
Quindi, ripeto, salvo voler ricorrere a criteri empirici che pure forse in certe ipotesi sarebbero utili, fondare sul solo concetto di irripetibilità, ovvero sulla possibile influenza del decorso del tempo, rispetto al nuovo compimento di ciò che è già stato compiuto, ripeto, credo che saremmo costretti a far transitare tutto il fascicolo del Pubblico Ministero nel fascicolo del dibattimento.
Credo, quindi, che al di là di questa comunque attenzione a livello empirico che vada posta rispetto agli effetti del decorso del tempo sul nuovo compimento di un certo atto, il problema è quello di identificare il concetto di atti, secondo la modesta prospettazione di chi le parla.
Nel senso che, è possibile e ben necessario giungere ad un concetto rispetto al disposto del 431, di atto che sia un concetto non generico, ma diciamo orientato ed individuato rispetto a una certa accezione.
E ritiene, chi le parla, chi parla alla Corte, che questo concetto di atto vada limitato, quindi la disposizione dell'articolo 431 vada limitata agli atti che intesi come attività umana, quindi a quelle attività regolate d un lato nel libro III delle prove; e dall'altro nel libro V, se non sbaglio, relativo alle indagini preliminari, cioè quelle attività umane dalle quali discendano effetti giuridici sostanziali e processuali rilevanti.
Nel senso che, quindi, si dovrà far riferimento non ad ogni attività umana dalla quale potenzialmente possa poi derivare la conoscenza di fatti rilevanti per il processo; ma nel senso che se ci si reca in un luogo ad osservare qualcosa, è chiaro che poi quell'osservazione per vedere qualcosa può essere un dato storico rilevante per la ricostruzione del fatto nel processo.
Ma ciò, ripeto, è un concetto che allargherebbe in misura inaccettabile rispetto alla interpretazione stretta che dobbiamo dare: il concetto di ripetibilità, di atto ripetibile.
Cioè, il concetto di atto che dobbiamo aver presente, è l'atto che causi, che comporti effetti giuridici sostanziali e processuali.
Ovvero, un atto di perquisizione, ad esempio; un atto di sequestro.
Cioè, tutte quelle attività compiute dalla Polizia Giudiziaria nominate, disciplinate normativamente dalla normativa processuale, alle quali conseguono effetti sostanziali e processuali che rilevano nel processo stesso.
Faccio un esempio: l'atto di arresto è chiaro che è un atto irripetibile che rientra nell'articolo 431. Perché il verbale di arresto documenta l'avvenuta cattura di un soggetto il quale, a fini cautelari rispetto alle esigenze del processo, viene privato della libertà personale legittimamente.
L'atto di perquisizione: documenta l'avvenuta introduzione, immissione nell'altrui domicilio ad esempio, al fine di poter legittimamente apprendere oggetti, documenti, cose rilevanti per il processo. L'atto d'ispezione. E' atto che forse si pone al limite, ma comunque è atto d'ispezione dal quale si rilevano legittimamente tracce del reato. Qui virtualmente incidendo su diritti soggettivi.
Questo è il quadro, il "numerus clausus" diciamo degli atti irripetibili. Perché è chiaro, se si estende il concetto a qualsiasi attività umana la quale abbia potuto... abbia potuto provocare la conoscenza da parte di chi la compie di fatti rilevanti per il processo, ripeto, non produrremmo tutto lo scibile contenuto del fascicolo del Pubblico Ministero nel fascicolo del dibattimento.
Quindi, ripeto, al di là della valutazione empirica sul fatto che il decorso del tempo consenta o non consenta di proficuamente ripetere una certa attività, credo che l'attenzione vada posta sul concetto di atto che deve essere un concetto tecnico; ovvero attività umana disciplinata dalle norme dalle quali seguono effetti giuridici sostanziali processuali rilevanti.
E sotto questo profilo, quindi, mi oppongo alla richiesta di acquisizione degli atti cosiddetti di OCP. Nel senso che sono atti che giusto appunto cosa fanno? Documentano che una certa persona si è recata in un certo luogo al seguito di altra, o comunque aspettando che ivi altra persona arrivasse, la osserva e apprezza certe attività che costui compie. Quindi, incontra Tizio, incontra Caio, nasconde la droga, spara, eccetera.
Questi però sono atti... cioè l'aver osservato una persona in un certo luogo non è che è atto che causa effetti giuridici sostanziali processuali. E' solo il presupposto affinché una certa fonte di conoscenza sul piano storico nel processo, abbia potuto apprezzare certe attività di altra persona.
E quindi, su queste premesse, ecco, remissivo in ordine al problema della tempestività nei motivi che ho prima creduto di rinunciare, mi oppongo. Perché ritengo che gli atti di cui il Pubblico Ministero oggi chiede l'inserimento, non siano atti irripetibili. E' chiaro che il "casus belli" qui è banale, perché insomma, non credo che la foto dello Spinelli o comunque il fatto che questo Spinelli sia stato visto da qualche ufficiale di Polizia Giudiziaria sposti di molto le sorti degli imputati.
Però, credo che sia importante la questione di principio. E' chiaro che gli atti di osservazione, controllo e pedinamento sono corredati da fotografie. Ma lì si entra in un altro ambito. Nel senso che la fotografia è documento disciplinato come regime processuale dall'articolo 234 e come tale ha un suo regime processuale. Ovvero è oggetto di produzione. E non di inserimento nel fascicolo per il dibattimento.
Anche qui si pone un problema di tempestività laddove si arrivasse a interpretare la richiesta del Pubblico Ministero come richiesta di produzione di fotografie e dunque in parte va slegata dai discorsi circa di irripetibilità che ho tenuto di fare. E anche qui c'è un problema di tempestività sul quale comunque, ripeto, sono assolutamente remissivo.
Mi oppongo quindi alla richiesta di acquisizione degli atti di OCP o quantomeno delle relazioni di servizio che integrano il materiale fotografico ad essi allegato. Assolutamente remissivo rispetto all'acquisizione dei verbali usati per le contestazioni nel corso dei rispettivi esami testimoniali. Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sì, avvocato Cianferoni.
Si associa alle conclusioni già svolte dal collega avvocato Gramigni. Supporta le stesse con una breve, concisa riflessione su quella che è la ratio già posta in luce dall'argomentazione, appunto che sposo, del 431 alla luce della giurisprudenza di legittimità già resa.
In quella massima che del tutto opportunamente la Corte potrà rinvenire appunto a corredo della scienza che si è formata sul 431, si compara questa norma con quella del 392. Perché l'una e l'altra hanno attenzione al fattore tempo.
Diceva appunto l'avvocato Gramigni come la norma del 431 sia una norma atemporale. Nel senso che fa propri determinati atti per il Giudice fondandosi su coordinate spazio-temporali statiche, non dinamiche come invece è proprio del 391, che tende a preservare dal decorso del tempo la genuinità e l'efficacia di una certa prova. Se un certo accertamento tecnico non si compie in quel determinato frangente, ecco che il tempo lo può compromettere. Ecco, allora l'incidente probatorio.
Il 431, crede questo difensore sommessamente, abbia proprio la valenza unica e sola di fornire al Giudice le coordinate spazio-temporali del processo che si accinge a celebrare. Quindi dare proprio l'Alfa e l'Omega, le coordinate sul piano cartesiano di quello che è poi la materia da contendere.
La richiesta del Pubblico Ministero che oggi è stata svolta, non si inquadra in questo ambito e anzi, ne costituisce una forzatura. Non solo e non tanto diceva il collega sotto il profilo della tempestività. Che rileva, secondo chi vi parla, unicamente per proprio la diacronia del processo. Cioè, perché proprio oggi io su questo sono forse meno generoso dell'avvocato Gramigni. Cioè non è tanto la mole delle indagini preliminari che non ha consentito al Pubblico Ministero di allegare prima di oggi, o di chiedere di allegare prima di oggi quegli atti. Ma forse è l'esito dell'esame dibattimentale degli ufficiali di Polizia Giudiziaria che ebbero a compiere quel tipo di attività.
E allora sotto quest'ottica... cioè quindi volendo in questo modo costituire un supporto a quel tipo di deposizione. Ecco, sotto quest'ottica credo che non siano ammissibili. E non lo sono anche perché si tratta di atti che sono pre-procedimentali. Certo verbalizzati ai sensi del 357, ma destinati a confluire in una relazione di servizio.
L'osservazione, controllo e pedinamento ex se non si può considerare atto nemmeno della fase delle indagini preliminari come destinato a supportare per esempio una richiesta di misure cautelari se non trova sbocco in un atto successivo interno a quel protagonista delle indagini preliminari che è la Polizia Giudiziaria che si chiama relazione di servizio.
E c'è giurisprudenza cospicua che nega l'ingresso alla fase dibattimentale per l'appunto di quell'atto conclusivo di questo mini procedimento che è quello della relazione di servizio. Cioè qui si vorrebbe estrarre un qualcosa che viene prima di quel "primus", tante volte la relazione di servizio costituisce notizia di reato, e si vorrebbe risalire ancora indietro per supportare un esito dibattimentale mal certo. Ecco, mi sembra proprio che il quadro di lettura debba essere diverso e non debba essere dato ingresso almeno nella totalità a ciò che richiede il Pubblico Ministero.
E' chiaro che le fotografie che siano state scattate nel corso degli accertamenti ben vengano, non hanno forse... qui si potrebbe discutere sulla rilevanza ai fini del decidere di quelle fotografie. Ma di per sé, è chiaro che sono documenti che non apperiscono più che tanto alla questione. Ma invece quello che è il dettato scritto, la relazione per l'appunto che l'agente con l'ufficiale di Polizia Giudiziaria svolge nell'osservazione, controllo e pedinamento sfugge alle caratteristiche di quell'atto irripetibile che deve entrare nel 431, che è - e concludo - quell'articolo che dà soltanto il piano cartesiano di lavoro al Giudice su cui poi costruire il processo.
Tornare ora a incidere su quelle ascisse e quelle ordinate mi sembra una forzatura metodologica, diceva giustamente il collega.
E così io concludo associandomi a quanto già concluso dall'avvocato Gramigni. Grazie.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Ma qui è una situazione per questa difesa particolarmente strana se dir si vuole. Perché vi è una qual certa conflittualità tra quelle che sono questioni di principio, il principio processuale, che sono certamente fondamentali - Presidente io ricordo benissimo una sua affermazione che mi colpì e mi colpì molto favorevolmente che: 'le regole vanno rispettate anche la più piccina'.
Tra quelle che poi sarebbero diciamo così, conseguenze pratiche. Cioè, vorrebbe quasi quasi questo difensore proprio per la difesa del signori Lo Nigro e Giacalone che questi atti di pedinamento del signor Scarano entrassero. Perché lì si vedrebbe effettivamente un qualche cosa che è assolutamente positivo per questa difesa.
Però mentre sui verbali di contestazione non vi sono eccezioni, e anche in ordine ai rilievi fotografici, dice bene il collega Cianferoni 'si potrebbe discutere sulla rilevanza di quelle fotografie', però in ordine alla loro irripetibilità effettivamente le fotografie riprendono un qualcosa che nello stato dei luoghi è destinato a modificazione. Per cui una volta attesa la pretesa rilevanza di queste fotografie, non vi è motivo - ritiene questo difensore - di opporsi alla acquisizione dei rilievi fotografici.
Per quanto invece concerne, per quanto concerne i rilievi in ordine... i rilievi processuali in ordine alla tempestività penso di poter concordare con il collega Gramigni e anche con il collega Cianferoni per le ragioni sopra esposte che per brevità non riporto, le avete ascoltate or ora, e quindi non vi è alcuna opposizione.
Ma opposizione vi è per ciò che concerne i verbali e soprattutto le relazioni di servizio. Perché le relazioni di servizio in alcun modo - ritiene non tanto questo difensore, quanto giurisprudenza di merito e giurisprudenza di legittimità che voi certamente conoscete - che non possono essere in alcun modo paragonati a per esempio, verbali di sequestro, verbali di perquisizioni in sostanza quanto attiene ai cosiddetti atti a sorpresa. Perché effettivamente, gli atti a sorpresa hanno una loro giustificazione. Ed è per questo che i verbali di essi vengono inseriti nel fascicolo del dibattimento ex articolo 431, ma una volta conclusa diciamo così la sorpresa ovviamente non è possibile ripetere questo tipo di verbali per cui non vi è la possibilità di reinserirli.
Tutto diverso è per ciò che concerne l'appostamento, il pedinamento non solo come diceva il collega Cianferoni perché attengono alla fase pre-procedimentale, ma proprio perché sono strutturalmente diversi dagli atti che tipicamente sono indicati dall'articolo 431 per cui in questo senso ci si oppone. Grazie.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero vuole inter... Dica avvocato. Prego, prego, prego.
AVVOCATO Batacchi: No, l'avvocato Batacchi per Scarano Antonio. L'avvocato Batacchi è remissivo alla richiesta...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi vuol controllare se il microfono funziona?
AVVOCATO Batacchi: Sì, dovrebbe funzionare. E' acceso.
PRESIDENTE: Non sentiamo molto.
AVVOCATO Batacchi: Allora starò più basso.
Allora sono remissivo alla richiesta avanzata dall'avvocato Cianferoni circa gli esperimenti giudiziali, pur dubitando della rilevanza.
Per quanto riguarda i verbali utilizzati per le contestazioni di cui il Pubblico Ministero ha chiesto l'acquisizione, sono remissivo.
Un'unica considerazione vorrei fare per quello che riguarda gli atti compiuti dalla Polizia in ordine al pedinamento e quant'altro circa la posizione di Scarano. Io sono remissivo sostanzialmente alla loro acquisizione in considerazione della posizione assunta dallo Scarano in questo processo, perché comunque servono a delineare ulteriormente la sua figura.
Dal punto di vista formale, concordo sulla collocazione di questi atti nell'ambito dell'articolo 357 così come l'ha inteso il Pubblico Ministero.
Sulla questione del limite che scaturisce dall'articolo 491, io vorrei sottolineare che questo articolo 491 intanto non è una norma inderogabile in assoluto perché nel II comma è previsto che le questioni possano essere riproposte nel momento in cui praticamente ne sorga la possibilità se non erano state proposte in anticipo.
Tuttavia al di fuori di questa deroga espressamente prevista dall'articolo 491, la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi anche in casi diversi. Si tratta del Tribunale di Torino il quale ha stabilito che l'articolo 491 e quindi il suo limite non trova applicazione quando si discute del non inserimento erroneo degli atti del fascicolo del dibattimento e tale non inserimento non dipenda da causa imputabile a chi ha omesso appunto di inserire l'atto. Cioè se il mancato inserimento dell'atto nel fascicolo per il dibattimento non dipende da responsabilità di chi lo doveva far inserire, il limite dell'articolo 491 non sussiste.
Ora, non discutiamo qui della responsabilità del Pubblico Ministero; però è stato fatto notare che si tratta di un processo di dimensioni enormi. Quindi può essere sfuggito questo gruppo di atti all'attenzione, appunto, del Pubblico Ministero.
Semmai ecco, questa sentenza assume importanza perché consente la deroga dell'articolo 491, il limite dell'articolo 491 al di fuori del caso previsto dallo stesso II comma. E quindi, a mio parere, darebbe la possibilità alla Corte di Assise di acquisire questi atti.
Per cui sono remissivo all'acquisizione degli atti della Polizia Giudiziaria.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVV. Cianferoni: Presidente, chiedo scusa. Prima che dia la parola al Pubblico Ministero, mi chiedevo se proprio rileggendo la richiesta di allegazione dei verbali usati per le contestazioni, vorrei chiedere termine per poter a mia volta - credo anche altri colleghi abbiano lo stesso interesse - formulare una lista di verbali utilizzati. Io ricordo proprio non più di due giorni fa di avere operato due contestazioni al maresciallo Leone per l'appunto dei ROS. Quindi...
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei la può sempre fare. Non è mica chiuso il termine.
AVV. Cianferoni: Siamo sempre tempestivi.
PRESIDENTE: Poi provvederemmo in qualche maniera su questa richiesta del P.M., e poi quando i difensori crederanno di fare una richiesta analoga...
AVV. Cianferoni: Bene, la ringrazio.
PRESIDENTE: ... prima della chiusura dell'istruttoria dibattimentale...
AVV. Cianferoni: Certo, sì, sì. Grazie.
PRESIDENTE: Dica avvocato.
AVVOCATO Cosmai: Avvocato Cosmai, difensore di Carra Pietro.
Signor Presidente, signori della Corte questo difensore per quanto concerne la richiesta del Pubblico Ministero, si dichiara remissivo sostanzialmente per gli stessi motivi che ha innanzi esposto l'avvocato Batacchi.
Sulla richiesta del collega Cianferoni di esperimento giudiziale, non abbiamo alcuna intenzione come difensore di Carra di opporci. Perché... non perché questa richiesta ci appaia così, come prima considerazione eccezionalmente rilevante per i fatti di causa. In effetti dobbiamo accertare le esatte modalità con cui il camion del Carra sarebbe stato scaricato in quella particolare circostanza vicino al cimitero di Capezzana.
Però siccome questo esperimento è stato richiesto allo scopo di dimostrare la falsità delle dichiarazioni del Carra, per motivo diametralmente opposto questo difensore allora si dichiara remissivo proprio perché è convinto che anche l'attuazione di questo esperimento non potrà che confermare la veridicità delle dichiarazioni del Carra e non solamente l'esperimento, ma le dichiarazioni in se stesse e tutti i riscontri obiettivi che ad esse si ricollegano. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVVOCATO Gennai: Sì, sulla questione, sulle richieste dell'avvocato Cianferoni. Dunque, io credo che l'esperimento giudiziale richiesto dalla difesa dell'imputato sia... non sia particolarmente rilevante come questo... per questo motivo contrario essenzialmente alle esigenze di rapidità e di economica del giudizio. Anche perché in fin dei conti la finalità di questo esperimento, sarebbe quello diciamo di contestare, di contraddire la credibilità del Carra.
E mi pare che in realtà le descrizioni dei fatti abbiano avuto già riscontri abbastanza numerosi. E comunque una valutazione di questo tipo non può essere condotta che alla fine dell'istruttoria ed eventualmente portare questa Corte ad esercitare i propri poteri di ufficio in ordine alla prova.
Un'altra considerazione è quella dell'esperimento giudiziale in se stesso. Cioè, mi sembra difficile poter riprodurre la stessa situazione di fatto con tutte le sue caratteristiche, quale appunto lo scopo dell'esperimento giudiziale avvalendosi di un camion con caratteristiche analoghe, ma in gran parte difformi. Anche perché l'automezzo del Carra è stato modificato e integrato dallo stesso proprietario. E quindi non corrisponde assolutamente ad un automezzo presente su un catalogo, sia pure appunto con certe modificazioni. Comunque sempre che non potranno mai essere quelle originarie.
E quindi mi sembra appunto non possibile disporre l'esperimento giudiziale in quanto essenzialmente irrilevante, o comunque volto ad accertare fatti che possono se mai essere accertati a seguito dell'esercizio dei poteri officiosi della Corte.
Anche per l'altra richiesta, quella riguardo all'altezza dei due imputati citati dall'avvocato Cianferoni, mi pare ugualmente una attività superflua, in quanto in fin dei conti può essere, questi dati possono essere rilevati semplicemente dai dati, dai documenti di identità delle persone in questione.
PRESIDENTE: Grazie. Ci sono altri interventi?
Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Due parole sulle richieste del difensore di Barranca Giuseppe.
Osservava puntualmente l'avvocato Cosmai che non vi è alcun problema. Quindi non c'è nemmeno da parte del Pubblico Ministero.
Non c'è alcun problema ad andare a verificare anche attraverso attività di ordine materiale la attendibilità delle dichiarazioni di Carra.
E' ovvio che il Pubblico Ministero, che ha posto - ma non per un atto di tipo creativo - che ha posto al centro anche del suo programma di accusa, oggi; e a suo tempo di ricostruzione dei fatti durante le indagini preliminari, non dubita assolutamente che il racconto di Carra sia un racconto puntuale, per tutta una serie di ragioni.
Ben lontana da quella che mi sembra francamente con, almeno con poca tempestività, la memoria dei difensori parla di fasullaggine.
Ecco, magari la fasullaggine delle dichiarazioni di Carra. Ecco, non so cosa voglia dire fasullaggine. Il Pubblico Ministero la pensa esattamente in termini opposti.
Quindi, veda la Corte come provvedere su questa istanza. Nessuna controindicazione da parte del Pubblico Ministero, se non un suggerimento di metodo.
La Corte dovrà sentire altre persone che, come i difensori sanno, sono a loro volta in grado di fornire particolari, oltre che conferme, sul fatto che le operazioni di carico di questo camion avvenivano esattamente con le modalità, e anche di scarico, con le modalità che ha riferito Carra.
E allora la Corte magari, visto che oltretutto queste operazioni non sono particolarmente complesse, attenda a pronunziarsi quantomeno sulle modalità di esecuzione di questo adempimento istruttorio, attenda a pronunziarsi all'esito del racconto che riceverà da parte di altre persone circa, ripeto, le operazioni di carico e di scarico di questo camion.
Per modo che si tratterà di vedere se questo esperimento servirà di stabilire se siamo in presenza di una fasullaggine plurima, o invece se la fasullaggine sta semplicemente da tutta un'altra parte.
Certo sì è - e questo la Corte lo capisce come chiunque altro abbia seguito l'istruttoria di questo processo - che va riprodotta una situazione anche nei suoi elementi di partenza. Cioè a dire: il famoso semirimorchio in questione non c'è più, non è reperibile quindi bisogna trovare un semirimorchio fatto esattamente in quel modo. Bisognerà chiedere a Carra che ci dica: 'allora dica lei qui come va realizzato il famoso cassone portateloni utilizzato poi anche per far altro'.
Cioè a dire, è un'attività che ha bisogno, quando sarà ratificata nell'ordinanza della Corte ove fosse in accoglimento, ha bisogno di essere articolata in passaggi un attimino forse più puntuali di quelli che la difesa ha segnalato.
Mi pare che sulle altre tre questioni prospettate dall'avvocato Cianferoni, faccia la Corte come crede per stabilire se è più grosso o più alto Barranca o Giuliano. Si tratta di un esperimento... non è assolutamente un esperimento, è tutt'altro fuorché un esperimento. Acquisisca cartellini, foto segnaletici, li faccia misurare da un perito, li faccia comparire davanti a sé fisicamente. E' un problema che non mi riguarda.
Lo stesso vale per questa questione dello sciopero dei tabaccai, sarà riferito in aula dall'ufficiale di Polizia Giudiziaria. Prevengo, o perlomeno preannunzio alla difesa che troverà depositati, di qui a qualche giorno, una serie di atti di investigazione suppletiva chiesti dal Pubblico Ministero, disposti dal Pubblico Ministero in corso di dibattimento; uno di questi atti riflette proprio la data dello sciopero dei tabaccai. Troverà quindi anche allegata la comunicazione ufficiale della Direzione, mi pare, Centrale dei Monopoli.
Quindi sotto questo profilo la Corte può ritenersi, per carità, se lo ritiene, esonerata, ecco, oltretutto dovrebbe far fare l'accertamento a un organo di Polizia. La Corte non è che possa far queste cose, se non eventualmente al termine di tutta l'istruzione probatoria provocata dalla richiesta delle parti.
Per quanto riguarda le armi famose del signor Di Natale, con relativa richiesta della difesa di perizia, aspettiamo magari di aver sentito il signor Di Natale in aula, se ed in quanto il signor Di Natale voglia sottoporsi all'esame, con tutte le conseguenze che ci saranno sulle dichiarazioni già rese e quant'altro.
Ecco, credo di avere speso anche troppe parole e me ne scuso con la Corte.
PRESIDENTE: La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte, pronunziando sulle richieste del Pubblico Ministero di acquisizione dei processi verbali delle persone informate sui fatti, dallo stesso utilizzati per formulare contestazioni ai testimoni sentiti fino ad ora, per come specificati nelle note dello stesso P.M. recanti data 25 gennaio '97 e 15/05/97; nonché sulla richiesta dello stesso ufficio di cui alla nota all'udienza del 06/02/97 in ordine all'acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese alla P.G. da soggetti nelle more deceduti la cui esclusione è divenuta impossibile, sentite le parti;
Rilevato che non vi sono state opposizioni e le richieste anzi dette sono conformi al disposto di cui all'articolo 500 C.p.p. e all'articolo 512 C.p.p.;
Rilevato che ai fini di decidere sull'acquisibilità al fascicolo dibattimentale e sulla utilizzabilità delle relazioni di P.G. di cui il Pubblico Ministero ha chiesto l'acquisizione, appare opportuno prendere diretta visione dei documenti suddetti;
Rilevato inoltre che sulle altre richieste della difesa è necessario un più attento esame.
Per questi motivi: ammette la produzione dei verbali tutti di cui alle note menzionate; dispone l'acquisizione in visione delle relazioni dei P.G. di cui alla parte motiva; riserva ogni pronunzia sulle ulteriori richieste.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.