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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella: rinunciante? Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni che è presente.
AVV. Cianferoni: Sì, buongiorno.
PRESIDENTE: Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Beningo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani? C'è Falciani?
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Sì.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocati Gandolfi, avvocato Fiorentini, avvocato Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristofaro.
SEGR. D'UDIENZA: Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. C'è l'avvocato Rocchi? No. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Gramigni: Sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: ... Gramigni.
Carra Pietro: rinunciante, è già comparso. Libero. Avvocato Cosmai e Batacchi. Ci sono?
AVVOCATO Batacchi: Sono presente, Presidente.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: libero. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. E' presente.
Frabetti Aldo: è rinunciante, vero? Avvocato Monaco, avvocato Usai e avvocato Roggero. C'è nessuno per l'avvocato Roggero?
AVV. Passagnoli: Sostituisco io, Presidente. Avvocato Passagnoli.
PRESIDENTE: Grazie.
AVV. Passagnoli: Prego.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Bennati, avvocato Florio. C'è l'avvocato Florio?
AVVOCATO Bennati: Avvocato Bennati.
AVVOCATO Florio: E Florio anche, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi. Lo sostituisce l'avvocato Gramigni? Ah, mi scusi non la vedevo. Abbia pazienza.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno Presidente.
PRESIDENTE: Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani e avvocato dottoressa Aiazzi. C'è qualcuno per loro? Sostituisce l'avvocato Pepi.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, che è presente.
Mangano Antonino: è rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli che è presente.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituito dall'avvocato... chi mi aveva detto che lo sostituiva? Ah, l'avvocato Passagnoli. Grazie.
Scarano Antonio: presente. Avvocato Fortini e l'avvocato Batacchi. Solo lei?
Scarano Massimo: libero, contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio: rinunciante, mi pare? Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Scarano, buongiorno.
*IMP. Scarano A.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Scarano, lei si ricorda più o meno qual è, qual è stato l'argomento, la vicenda sulla quale le ho posto ieri sera le ultime domande?
IMP. Scarano A.: Le ultime domande, quali?
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo... no, no. Se se lo ricorda lei, sennò rifaccio io il riassunto delle puntate precedenti.
IMP. Scarano A.: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
IMP. Scarano A.: Le ultime battute, non...
PUBBLICO MINISTERO: Non se le ricorda.
Allora, io le ho osto delle domande ieri sera sul finire dell'udienza, che riguardavano quello che è successo quando si verifica il ritrovamento dell'esplosivo da parte dei Carabinieri e quindi tutta quella situazione di Contorno a questo episodio.
IMP. Scarano A.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ho chiesto alcune cose relativamente a una certa automobile, se lei l'aveva rubata e lei ha dato tutta una serie di risposte alla Corte.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora facendo mente locale appunto su queste situazioni di cui ieri, delle quali ieri le ho chiesto qualcosa, e per completare l'argomento. Allora, lei ha saputo qualche cosa circa il fatto se nei giorni successivi a questa vicenda di ritrovamento dell'esplosivo c'è stato poi un carico di automobili che è partito da una concessionaria romana diretto in Sicilia?
IMP. Scarano A.: Quello è stato molto dopo, molto tempo dopo del ritrovamento dell'esplosivo sulla Formellese.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, di questo fatto, di questo carico di automobili che è partito su una bisarca da Roma per la Sicilia, lei che cosa sa?
IMP. Scarano A.: Io delle macchine che ho venduto a Giacalone...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... che mi ha dato Bizzoni...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... io queste macchine non le ho mai viste.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: E quindi la mattina che è venuto Bizzoni che mi ha offerto queste macchine, c'era Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: E si è parlato di queste macchine e delle varie marche, che adesso non ricordo io le marche delle macchine. Comunque Giacalone stava bene, il prezzo stava bene delle macchine che erano. Però io alla parola che ha detto Bizzoni, che stavano in autosalone...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi? Mi scusi? Non ho capito.
IMP. Scarano A.: Io non le ho viste queste macchine perché stavo alla parola che mi ha detto Bizzoni a me. Praticamente si sono messi d'accordo loro due come erano queste macchine e in che condizioni erano, che macchine erano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Una volta che si sono messi d'accordo, io non so se Giacalone poi è andato a vedere queste macchine o meno. Ma io non sono andato a vedere queste macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti: ma sa dove si trovavano queste macchine?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMP. Scarano A.: Neanche la località so.
PUBBLICO MINISTERO: Dico: ma si trovavano a Roma, o si trovavano che ne so?, a Viterbo, ovvero a Latina?
IMP. Scarano A.: Mah, non vorrei sbagliare ma mi sembra che parlava di Fiumicino di qualche macchina però. Di qualche macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Di qualche macchina. Ma ha sentito parlare se, ha sentito dire se si trovavano che ne so?, tutte nello stesso posto oppure erano una in qua e una in là?
IMP. Scarano A.: Questo no. Questo, mi ha detto che ce l'aveva in vari punti le macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Ha sentito per caso parlare che so?, di rivenditori, di privati, di concessionarie?
IMP. Scarano A.: No, questo non me l'ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: Le ha mai...
IMP. Scarano A.: Ce ne aveva in autosaloni, questo me lo ricordo. Un po' di macchine ce l'aveva in autosaloni.
PUBBLICO MINISTERO: Un autosalone?
IMP. Scarano A.: Sì. Però non mi ha detto né il nome e né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei personalmente ha mai avuto a che fare con un autosalone - o concessionaria più o meno è la stessa cosa - che si chiama Siv-auto?
IMP. Scarano A.: Sigauto?
PUBBLICO MINISTERO: Siv, Siv-auto.
IMP. Scarano A.: Siv-auto.
PUBBLICO MINISTERO: Che si trova a Roma nella zona.. ora sul momento non gliela so precisare, comunque una Siv-auto, si chiama Siv-auto.
IMP. Scarano A.: No, no. Non mi risulta. Io le mie macchine l'ho comprate all'Audi, alla concessionaria Audi e la Renault l'ho comprata a Centocelle a piazza di San Felice.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei con questa concessionaria di cui io le ho fatto il nome, lei ha detto - è sicuro di questo? -...
IMP. Scarano A.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di non aver mai avuto rapporti?
IMP. Scarano A.: Io non ci ho avuto mai rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora, io ho bisogno di capire per quale ragione il Giacalone le aveva offerto a lei queste macchine da acquistare. C'erano dei rapporti di dare e di avere fra lei e Giacalone?
IMP. Scarano A.: Giacalone non è che mi ha offerto le macchine a me.
PUBBLICO MINISTERO: No, allora come sta...
IMP. Scarano A.: Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: ... che Giacalone ne parla a lei di queste macchine e poi invece l'affare lo fa... chiedo scusa: volevo dire Bizzoni. Ha ragione lei.
Com'è che Bizzoni le ha offerto queste macchine a lei?
IMP. Scarano A.: Bizzoni mi doveva dare dei soldi a me. E mi ha detto che mi dava queste macchine per rientrare un po' di soldi. Giacalone mi sembra che era presente e dice: 'me le prendo io quelle macchine e i soldi te li do io'. Dico: 'va bene, per me è uguale. Io devo rientrare soltanto dei soldi'.
Però io queste macchine non le ho mai viste, né caricate, né all'autosalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma le risulta comunque che per caricare queste macchine poi è stata impiegata una bisarca?
IMP. Scarano A.: Sì. Allora, mentre si parlava di queste macchine fuori...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... vicino, sotto casa mia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... ci stava "Melanzone", chiamiamolo così, Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la persona che lei ha già indicato come "Melanzone".
IMP. Scarano A.: Stava a circa 10 metri, 15 metri che sentiva questa discussione di macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Questa conversazione.
IMP. Scarano A.: Questa conversazione tra me, Bizzoni e Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Quel ragazzo gentilmente si espone a dire, dice: 'guarda Antonio, se c'è bisogno di qualche bisarca, mio cugino ha comprato una bisarca nuova e c'ha bisogno di lavorare'.
Allora io gli ho detto: 'va beh, allora impegnati. Parla con Bizzoni e Giacalone e ti metti d'accordo con loro dove stanno 'ste macchine e ci dai una mano a caricare 'ste macchine. E ci viene pure mio figlio Massimo'.
E così è successo. io non so più niente di 'ste macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, suo figlio Massimo poi si è concretamente come dire?, dato da fare anche lui per quest'operazione oppure quello che disse lei è rimasto lettera morta?
IMP. Scarano A.: No, io ci ho detto: 'dacci una mano, vai insieme a Pino e dacci una mano a caricare 'ste macchine'. L'ho mandato io perché credevo che era una cosa regolarissima 'ste macchine.
Per quanto me ne aveva parlato Bizzoni a me che stava all'autosalone, erano macchine da caricare normalmente...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: ... e mio figlio ce l'ho mandato pure a far dargli una mano. Perché io andavo lì in campagna dove costruivo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: La mattina. Non c'avevo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha mai saputo se quella FIAT Uno di cui si parlava ieri e che lei ha detto di aver visto coperta lì a Capena, ha preso anche questa macchina voglio dire la strada delle altre e cioè è stata montata su questa bisarca?
IMP. Scarano A.: Io non ho visto. Come non ho visto che si parla pure di una moto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si parla anche di una moto. Ma io per ora stavo parlando solo di una Uno.
IMP. Scarano A.: Sì, ho capito. Non ho visto né la moto io e né... con me non si è parlato né di moto e né di... solo di macchine, e né di questa macchina qui.
PUBBLICO MINISTERO: Io mi riferisco in particolare a quella Uno sulla quale le ho fatto delle domande ieri e lei ha detto di aver visto una Uno coperta...
IMP. Scarano A.: Sì, questo sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... a Capena per qualche giorno.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Scarano A.: Questa l'ho vista lì, però non so che fine abbia fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, le stavo per chieder questo.
Sa com'è che questa macchina che era a Capena, per un giorno, due giorni, quello che sarà stato, poi è stata portata via da lì?
IMP. Scarano A.: Questo non lo so, io.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa. E' possibile che lei abbia dato in carico a suo figlio o a questo Pino altresì detto "Melanzone", di fare questo spostamento?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMP. Scarano A.: Non risulta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMP. Scarano A.: Io posso dire una cosa. Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMP. Scarano A.: Allora io non so adesso, mi sembra Giacalone se l'è portata via terra la macchina. Io ho anticipato i soldi di comprare una macchina sulla Maiana, in autosalone che siamo andati un giorno io e Giacalone a gira' un po' per cerca' un po' di macchine...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... e ne ha trovato una alla Maiana, zona Maiana.
PUBBLICO MINISTERO: Magliana.
IMP. Scarano A.: Maiana, come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh, Magliana. Lo dico io per la registrazione.
IMP. Scarano A.: E' stata 3 milioni e 900 mila lire e gli ho dato io 1 milione di anticipo. Più i soldi. Poi, quando... ed è andato a ritirarla con l'assicurazione, è andato "Melanzone" a ritirarla questa macchina e l'ha portata a casa.
Però non so se c'è andato pure mio figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Comprata regolare.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, questa macchina era per?
IMP. Scarano A.: Questa ultima?
PUBBLICO MINISTERO: Questa di cui sta parlando lei ora.
IMP. Scarano A.: Questa era una macchina era una Uno che se l'è portata Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone.
IMP. Scarano A.: Ma se l'è portata via terra. Questo me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, era una Uno, ricorda anche il colore?
IMP. Scarano A.: Mah, il colore non me lo ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
IMP. Scarano A.: Mi sembra che era bianco. Uno bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a questo autosalone alla Magliana lei era conosciuto?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMP. Scarano A.: No, perché prima erimo andati alla FIAT.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Che sta lì sul raccordo anulare all'imbocco della Magliana.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: Erimo andati lì per vedere un po' di prezzi, perché è un grande deposito di macchine. Però lì non è stato fatto nessun affare. Ci stavano delle macchine, però delle macchine che... di poco conto insomma, di poco valore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: E non si è fatto niente. Poi abbiamo seguito la strada della Magliana, e abbiamo trovato un piccolo autosalone, piccolo non... E siamo entrati lì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: E si è acquistata una Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quindi se lo ricorda lei il nome del titolare di questo piccolo autosalone dove è stato comprato questa macchina?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMP. Scarano A.: Non me lo ricordo. Il biglietto di vista mi sembra che ce l'aveva Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le risulterebbe che Giacalone aveva poi il biglietto da visita di questo...?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMP. Scarano A.: Perché era... Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMP. Scarano A.: Perché la macchina l'aveva consegnata un paio di giorni che si doveva fare l'assicurazione per poter circolare la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Allora telefonava e si metteva in contatto quando la poteva andare a prendere.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questa macchina quando partì da Roma lei ha detto partì via terra.
IMP. Scarano A.: Via terra se l'è portata, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E la portò via Giacalone?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Personalmente?
IMP. Scarano A.: Personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si ricorda se prima di portarla via fu fatto anche un passaggio di proprietà ovvero se fu fatta un'autorizzazione semplicemente a portarla via da lì con un'assicurazione nuova? Si ricorda come fu regolarizzata la questione? Se andò via con una procura a vendere, se andò via con un passaggio di proprietà?
IMP. Scarano A.: Mah, io penso con una procura a vendere. Penso io, poi non lo so. Perché si parlava di questo, non di passaggio di proprietà.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMP. Scarano A.: La procura potrei portare via, come fanno di solito i commercianti.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Bravo.
Ecco, e come epoca questo fatto rispetto a quest'altra storia della bisarca...?
IMP. Scarano A.: Come epoca, guardi non lo posso dire. Perché non ricordo se è stato prima o dopo. Non lo ricordo proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti me, Scarano. Abbia pazienza. Dunque, questa storia della bisarca prendendo come riferimento la data del suo arresto - e io lo ricordo il dato è assolutamente obiettivo: 3 giugno del '94 - ...
IMP. Scarano A.: 3 giugno '94.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Ma tornando indietro dalla data del suo arresto, questa storia della bisarca che parte per andare con questo carico di macchine, lei quanto lo metterebbe indietro? Di una settimana, di due mesi, di sei mesi? Così, affidandosi alla sua memoria di oggi.
IMP. Scarano A.: Un qualche mese. Non più, qualche mese.
PUBBLICO MINISTERO: "Qualche mese", che vorrebbe dire? Due, tre, oppure sei e sette?
IMP. Scarano A.: Indietro.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMP. Scarano A.: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche mese vuol dire due o tre a occhio e croce oppure cinque, oppure sette, o otto? Così, proprio per come se lo ricorda lei oggi. Senza...
IMP. Scarano A.: Un mese, un mese.
PUBBLICO MINISTERO: Un mesetto.
IMP. Scarano A.: Un mese circa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un mese circa. Ecco.
A Capena - a Capena dico, non al cantiere suo - a Capena, alla villetta suo figlio ci ha mai messo piede?
IMP. Scarano A.: No. Mio figlio ci ha messo piede dopo che io una mattina è venuto insieme a me a prendere due rotoli di canne di quelle di rame per fare l'impianto di termosifoni. Dove io costruivo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei ha detto che lì aveva poi sistemato del materiale che gli serviva per il cantiere?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere se suo figlio c'era mai stato nel periodo in cui c'erano quelle certe persone lì a Capena.
IMP. Scarano A.: No, mai.
PUBBLICO MINISTERO: Mai. Pino detto anche "Melanzone" ci ha mai messo piede in quel periodo in cui...
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... c'eran quelle persone?
IMP. Scarano A.: No, lo escludo totalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Alfredo Bizzoni ci ha mai messo piede?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Aldo Frabetti ci ha mai messo piede?
IMP. Scarano A.: Una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Una volta. E la ragione per la quale Frabetti mise piede lì una volta?
IMP. Scarano A.: Stava assieme a me, perché lavorava con me.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Stava assieme a me, io la sera son passato lì da lui due minuti e me ne sono andato. E stava insieme a me Frabetti. Aggiungo... posso?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMP. Scarano A.: Aggiungo un'altra cosa: mi sembra che Frabetti poi la mattina dopo ci ha portato un fiasco di vino di cinque litri.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Questa è l'unica occasione in cui Frabetti è venuto lì, è andato lì a Capena?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io mi riferisco sempre al periodo in cui la villetta era occupata da quelle certe persone.
IMP. Scarano A.: Ho capito benissimo. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché non ci sia equivoco ecco, né nella domanda, né nella risposta.
IMP. Scarano A.: Stava nella mia Jeep, è venuto insieme a me.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Senta Scarano, di storie di bisarca con automobili che partono da autosaloni di Roma in tutta questa vicenda che lei ha raccontato davanti alla Corte, ce ne sono state una sola o più d'una?
IMP. Scarano A.: Di viaggio?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, di... io ho detto di storie di bisarca.
IMP. Scarano A.: No, no. Una sola.
PUBBLICO MINISTERO: Una sola.
IMP. Scarano A.: Una sola.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi è quella che ha riferito lei.
IMP. Scarano A.: Sì, è solo quella.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Ascolti di storie di ritrovamenti di esplosivo nelle cunette dalle parti di Formello e verso la Cassia-bis, in tutta... ritrovamento da parte dei Carabinieri, in tutta questa vicenda per quanto le risulta, ce ne sono state una o più d'una?
IMP. Scarano A.: Una sola.
PUBBLICO MINISTERO: Una sola. Allora io le devo chiedere una spiegazione, faccia attenzione per piacere.
Come si spiega la sua affermazione di due minuti fa secondo cui tra la vicenda di questo ritrovamento di esplosivo, e la vicenda della bisarca è passato come ha detto lei parecchio tempo...
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi segue?
IMP. Scarano A.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quando invece sono passati solamente quattro giorni. Perché il ritrovamento dell'esplosivo è un fatto che si è verificato il 14 aprile del '94, l'acquisto e la partenza di queste automobili che poi partono sulla bisarca, proprio nelle stesse circostanze raccontate da lei, è un fatto del 18 di aprile. Quindi si va dal 14 al 18 di aprile. Allora io ho bisogno di capire se lei è in grado, come si spiega che questi due fatti che si sono verificati a distanza di quattro giorni, lei oggi li ricorda separati da parecchio tempo?
IMP. Scarano A.: Perché non ho preso impegni personalmente io con 'sta bisarca. Io adesso non ricordo bene quello che è successo tra l'attentato di Contorno e il ritrovamento del coso, dell'esplosivo e questo viaggio. La cosa si distinse separata.
PUBBLICO MINISTERO: Separata che sono due cose diverse sono perfettamente d'accordo. Ma per quello io Scarano...
IMP. Scarano A.: Non posso ricorda'...
PRESIDENTE: Prego.
IMP. Scarano A.: Non è che c'ho...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, l'ho interrotta.
IMP. Scarano A.: Cioè, io mi ricordo più o meno così la cosa, però non è che so se è stato quattro giorni prima o cinque giorni dopo. Io me la ricordo più o meno così. Mi sembra che era già tutto finito.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "tutto finito"?
IMP. Scarano A.: Tutto finito, nel senso... quando son state portate via le macchine...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... era tutto finito con il ritrovamento dell'esplosivo e loro non ci stavano più qua. Questo me lo ricordo. C'era solo Giacalone. Che poi Giacalone se n'è andato pure. E ha lasciato questo impegno a Bizzoni e a quel ragazzo, a "Melanzone". Ma più a Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei vuol dire che quando c'è stata questa vicenda delle macchine che partono sulla bisarca la vicenda precedente dell'attentato per così dire, era conclusa?
IMP. Scarano A.: Sì, io lo ricordo più o meno così.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda più o meno così.
Senta il fatto che Giacalone fosse partito in anticipo rispetto alla partenza della bisarca, questo se lo ricorda bene o se lo ricorda così?
IMP. Scarano A.: No, mi ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, di questo è sicuro.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima partì Giacalone e lasciò l'incarico a queste due persone.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMP. Scarano A.: Più che altro a Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: Più che altro a Bizzoni.
IMP. Scarano A.: Ha lasciato il numero di telefono mi sembra, che c'aveva il numero di telefono dell'autosalone. Che questo autista della bisarca quando arrivava a Palermo, doveva telefonare all'autosalone.
E mi ricordo che "Melanzone" poi è venuto da me.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, non ho capito.
IMP. Scarano A.: Ricordo pure che "Melanzone" è venuto da me.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Dicendomi, dice: 'guarda quell'amico tuo, Luigi, nemmeno si è fatto trovare quando è arrivato mio cugino con le macchine'.
Perché ha lasciato i soldi a qualcun altro. Il pagamento del viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta e il suo figliolo le ha raccontato qualcosa di come era andata questa operazione, quindi la bisarca, andare nel posto dove c'erano le macchine, mettere le macchine sulla bisarca, chi era presente, chi non era presente, quant'eran le macchine?
IMP. Scarano A.: Io questo non...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire le... chiedo scusa.
IMP. Scarano A.: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire le ha fatto una specie di resoconto di questa operazione o non le ha detto nulla?
IMP. Scarano A.: No, io la sera che hanno fatto questo viaggio ho domandato a mio figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Scarano A.: Ci ho detto: 'che avete fatto?' Dice: 'abbiamo caricato tutte le macchine' e son partiti. Punto e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Lei un attimino fa ha accennato anche ad una motocicletta.
IMP. Scarano A.: Sì, perché ne ho sentito parlare di 'sta motocicletta io. Me la contestavano pure a me questa motocicletta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, nel processo?
IMP. Scarano A.: No, me l'ha contestata lei. Si ricorda?
PUBBLICO MINISTERO: Certo che me lo ricordo.
Ecco, ma visto che oggi il discorso è caduto su questa motocicletta, allora la domanda è semplice semplice. All'epoca quando fu organizzata questa spedizione con la bisarca, si parlava solo di macchine o si parlava di macchine più motocicletta?
IMP. Scarano A.: Solo di macchine con me si parlava.
PUBBLICO MINISTERO: Pino ovvero il suo figliolo, le dissero una volta che questa operazione fu eseguita che oltre alle macchine era stata... era partita anche la motocicletta?
IMP. Scarano A.: Sì, me l'ha detto "Melanzone". Dice: 'abbiamo caricato pure una bellissima motocicletta'.
PUBBLICO MINISTERO: E "Melanzone", lei lo chiama "Melanzone" e va benone. Io lo chiamo Pino perché non ho confidenza...
IMP. Scarano A.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... con l'imputato Santamaria. Questa motocicletta fu spiegato da dove veniva?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMP. Scarano A.: A me, no.
PUBBLICO MINISTERO: Pino le disse chi gli aveva dato disposizioni per andare a prendere, caricare sulla bisarca anche questa motocicletta?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Non gliel'ha mai raccontato?
IMP. Scarano A.: No. Mi hanno detto soltanto che hanno caricato pure una motocicletta.
PUBBLICO MINISTERO: Bella.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che siamo ad occuparsi di automobili e mezzi di locomozione in genere, nelle dichiarazioni che ha reso in questi giorni si è parlato di quella macchina, di quell'altra, si è parlato di quelle sue, si è parlato di quelle di cui disponevano loro, cioè queste persone venute da Palermo.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E si è parlato di una Uno a nafta vecchio modello, poi si è parlato ora di questa Uno comprata all'autosalone alla Magliana, poi si è parlato... Ecco. Ricorda qualche altra macchina ancora che lei ha visto nella disponibilità di queste persone?
IMP. Scarano A.: Queste persone hanno avuto la macchina mia sempre a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Io parlo di macchine loro, eh, Scarano. Non di macchine sue. Di macchine loro.
IMP. Scarano A.: Mah, di macchine loro, Giacalone ce l'aveva qualche volta la macchina lì. Sarebbe questa che si è vista su.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: La prima volta sono venuti, Benigno Salvatore è venuto pure a Uno a nafta da Palermo per l'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Scarano non rifacciamo tutto il discorso, che lo ha fatto per bene. O meglio, lo ha fatto ripetutamente.
Dico: qualche altra macchina in più... Allora le faccio una domanda specifica: ha mai visto Cosimo con una qualche macchina...
IMP. Scarano A.: Ah, sì, sì, quello sì. E' venuto con una...
AVVOCATO Florio: No, chiedo scusa.
IMP. Scarano A.: ... A112.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: Si fermi un momento, per favore. Dica.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa. Avvocato Florio.
Se potesse essere riformulata...
PRESIDENTE: Il nome, per favore.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, ho detto, per la posizione Lo Nigro, in questo caso.
Se potesse essere riformulata la domanda in modo un pochino meno suggestiva.
PRESIDENTE: Per cortesia, se è possibile...
PUBBLICO MINISTERO: Non è possibile, perché io ho diritto di chiedere se a questo imputato e a tutti i testimoni, se hanno mai visto la tale persona con una macchina. Questa è una domanda, non è suggestiva di nulla.
Gli posso chiedere: ha mai visto qualcuno di questi imputati con il monopattino?
Eh, si fa così. E poi gli potrò chiedere: col tram, col treno, con l'aeroplano e con l'automobile.
E come non la posso fare una domanda così?
PRESIDENTE: Ha incominciato a rispondere...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Florio, ci mancherebbe altro!
IMP. Scarano A.: Posso?
PRESIDENTE: Prego.
IMP. Scarano A.: Giacalone è venuto, qualche volta è venuto con una 104-106, lì. E una volta siamo andati io, Carra e Giacalone a Milano, fuori Milano, a ritirare un'altra... Che Giacalone doveva ritirare una macchina a Milano. E siamo partiti da Roma con l'Audi, con la macchina mia, assieme al Carra. E abbiamo ritirato un'altra macchina 206, la Peugeot.
E qualche volta è venuto pure lui con qualche macchina, proprio.
Ma Giacalone è venuto un sacco di volte con le macchine. Non è che mi posso ricordare tutte le macchine che venivano... Questo episodio me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vediamo se - ormai che lei ha menzionato di sua iniziativa questo episodio, cioè dire questo viaggio che ha fatto lei con Carra e Giacalone a Milano per prendere una Peugeot.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo viaggio, quindi, lo avete fatto tutti e tre assieme?
IMP. Scarano A.: Tutti e tre assieme, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siete partiti...
IMP. Scarano A.: Da Roma.
PUBBLICO MINISTERO: ... da Roma.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Col treno, o con la macchina?
IMP. Scarano A.: Con la macchina mia. Con l'Audi.
PUBBLICO MINISTERO: Con la macchina sua. Siete andati a Milano proprio?
IMP. Scarano A.: No, no, fuori Milano, un paese fuori Milano, che io non so come si chiama. E siamo tornati la notte stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi avete fatto un viaggio di andata e ritorno senza fermarvi là.
IMP. Scarano A.: Sì. Verso mezzanotte, l'una, gli hanno consegnato questa macchina e poi siamo ripartiti subito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ricorda qualche cosa di questa macchina? Lei ha detto un Peugeot. Non so, il colore...
IMP. Scarano A.: Era rosso.
PUBBLICO MINISTERO: Rosso. Era una macchina italiana? Oppure una macchina straniera?
IMP. Scarano A.: Ma la Peugeot è macchina straniera, è francese.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, intendo dire come targa.
IMP. Scarano A.: Ah, di targa no, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda. Che lei abbia saputo, questa era una macchina pulita, o era una macchina non pulita?
IMP. Scarano A.: Da quello che ho capito io era una macchina non pulita.
PUBBLICO MINISTERO: Chi la riportò in giù questa macchina? Intendo dire: eravate tre, chi l'ha guidata l'automobile...
PRESIDENTE: Scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Vogliamo chiedere, per cortesia, di precisare cosa vuol dire "Macchina non pulita"?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
PRESIDENTE: Non vuol dire che non era stata passata a un lavaggio, vero?
IMP. Scarano A.: Ho capito. No, quanto parlava Giacalone, diceva che venivano dal Belgio queste macchine.
PRESIDENTE: Dal?
IMP. Scarano A.: Dal Belgio.
PRESIDENTE: Belgio.
IMP. Scarano A.: Che erano macchine incidentate su e poi venivano in Italia e venivano rifatte. Praticamente levavano solo i documenti.
PRESIDENTE: Sì, ma quando lei dice "Macchina non pulita", che cosa vuol dire e perché.
IMP. Scarano A.: Eh, questo che sto dicendo. Perché Giacalone mi ha detto a me che erano macchine che venivano, che ci aveva un amico in Belgio, che le comprava in Belgio queste macchine. Targa e libretto. Macchine che venivano incidentate.
Quelle che non camminavano più si comprava targa e libretto, un amico suo in Belgio, e le mandava a Milano, in un altro, a qualcun altro.
E praticamente a Milano venivano rifatte queste macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Rifatte, cosa vuol dire? Spieghi questo, Scarano.
IMP. Scarano A.: Rifatte, stozzate, come si dice? Rubata una macchina in Italia e rimetterci i numeri di quell'altra macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei vuol dire: una macchina poi rubata in Italia, sulla quale venivano riportati i numeri di telaio, le targhe, gli estremi, di queste macchine...
IMP. Scarano A.: Che poi Giacalone...
PUBBLICO MINISTERO: .. del Belgio.
IMP. Scarano A.: Sì. Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, naturale.
IMP. Scarano A.: Giacalone a Palermo ci aveva una strada per farle, per farci fare la revisione a queste macchine e prendere le targhe.
PUBBLICO MINISTERO: Ci aveva? No, non l'ho capito questo.
PRESIDENTE: La strada, mi pare che ha detto.
IMP. Scarano A.: Ci aveva la strada per fare la revisione.
PRESIDENTE: Il mezzo per far fare queste cose.
IMP. Scarano A.: Questo, quanto ha detto lui, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Io ho fatto una domanda banale banale su questo punto: per tornare indietro, questa macchina, da Milano chi la riportò, chi la guidò, se lo ricorda?
IMP. Scarano A.: Carra. E questa macchina mi sembra siamo andati a prenderla quando Carra è venuto a Roma a portarmi le tegole.
In quel viaggio ha portato giù la macchina e la barca che mi ha venduto Bizzoni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se capisco, il viaggio all'andata, il Carra portò le tegole, al ritorno portò via una macchina e una barca.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la sostanza del discorso.
IMP. Scarano A.: Sì, sì. E' stata caricata la macchina che veniva da Milano e la barca che mi ha dato Bizzoni a me. Che questa barca ancora si trova all'autosalone da Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa barca, dove venne a caricarla Carra, se lo ricorda?
IMP. Scarano A.: Sotto casa mia, vicino, attorno a casa mia.
Però stava in un garage, stava in un garage a Centocelle, adesso non ricordo la via. E siamo andati col carroattrezzi con Moroni Bruno a caricarla questa barca. Sul carroattrezzi l'abbiamo portata sotto casa mia e lì ci stava il camion parcheggiato di Carra e è stata caricata sul camion.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Scarano, Carra è mai stato in casa sua?
IMP. Scarano A.: Dentro casa mia?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Mah, lì attorno è venuto, però non ricordo se è salito su a casa mia. Non lo posso... Non lo so se è venuto su a casa mia, o meno. Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ricorda. Allora, visto che abbiamo fatto questo excursus, questa divagazione su una vicenda di auto e di barche, ricominciamo dal punto della domanda di prima, dimenticandosi per un attimo Giacalone, eh?
Allora, delle altre persone di cui ha parlato, invece che da Lo Nigro, che ne so, cominciamo da Spatuzza, da Gaspare.
Ha mai visto Spatuzza a Roma con una qualche macchina sua, di Spatuzza?
IMP. Scarano A.: Con una Lancia, con una Lancia... con una Lancia è venuto, con una Lancia Delta.
PUBBLICO MINISTERO: Una Delta. Cosa ricorda di questa Delta?
IMP. Scarano A.: Mi ricordo che era rossa ed era targata Viterbo. Questo me lo ricordo.
E' venuto lui e Lo Nigro una volta a casa mia che lo ha accompagnato un'altra persona.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dica, dica.
IMP. Scarano A.: Aveva i capelli, era un capellone, con un codino dietro. Però io quello non li ho... L'ho visto da lontano. Io stavo sul balcone. Si è fatto lasciare a 50 metri di casa mia.
Però io li ho visti quando sono arrivati, perché lì è a senso unico, la casa mia, dove abito io. E io stavo sul balcone.
Poi l'ho visto ancora un'altra volta a Roma, qualche volta. Poi, questa macchina qui è venuta una volta all'ultimo, quasi. E' venuto Spatuzza... No, all'ultimo. Lui non era nemmeno latitante ancora.
E' venuto da Palermo di proposito e siamo andati a Bologna con la macchina mia, con l'Audi, a prendere questa macchina all'aeroporto di Bologna e se n'è andato.
PUBBLICO MINISTERO: A prendere quale macchina, scusi?
IMP. Scarano A.: La Lancia Delta, quella targata Viterbo che avevo visto a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha accompagnato quindi, se capisco bene, Spatuzza a prendere questa macchina all'aeroporto di Bologna.
IMP. Scarano A.: E' venuto con l'aereo di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: Che se non ricordo male, mi ricordo bene, che sono a prenderlo. A me mi ha telefonato, siccome sapeva che io andavo sempre a un ristorante, come pure sono venuti tutti loro a quel ristorante, da Rinaldi ...
PUBBLICO MINISTERO: Sull'Appia?
IMP. Scarano A.: Sull'Appia. Allora mi ha detto, mi ha telefonato e mi ha detto: 'guarda, sto qui da Rinaldi' Però era martedì quel giorno, perché mi volevo fermare a pranzo con lui lì ed era martedì. E il martedì è chiuso quel locale.
E lì mi ha detto, dice: 'guarda, dobbiamo andare a Bologna, dopo... Che dobbiamo andare a prendere la macchina'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMP. Scarano A.: All'aeroporto di Bologna.
PUBBLICO MINISTERO: E così avete fatto?
IMP. Scarano A.: E così abbiamo fatto.
Però io poi... Cioè, siamo arrivati a Roma, l'ho lasciato. Non so se questa macchina poi è andato a Palermo, o lui se n'è andato con... l'ha lasciata a Roma, oppure qualche, si è portata via la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le è venuto in mente - siamo sempre a parlare di automobili - le è venuto in mente poi il modello di questa FIAT ultimo tipo, come ha detto lei, che, stando ai discorsi che lei ha sentito, era utilizzata da Contorno?
IMP. Scarano A.: Mah, sarebbe una FIAT questi ultimi tipi proprio dell'anno...
PUBBLICO MINISTERO: Bravo?
IMP. Scarano A.: Gli ultimi tipi proprio della FIAT.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il modello non se lo ricorda.
IMP. Scarano A.: Io non lo so, non mi ricordo che modello è.
Si parlava di una FIAT Rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io le volevo ricordare che in data 11 aprile 1996, come risulta dal verbale di quell'interrogatorio, a lei venne in mente che si trattava di una Punto.
IMP. Scarano A.: Ah, Punto, esatto, sì. Esatto. Gli ultimi tipi che hanno fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Scarano, lei come sa, nella imputazione che la riguarda, è accusato in relazione a tutti questi attentati compreso l'attentato di Firenze.
Allora, lei ha mai saputo, e se ha saputo qualche cosa, in che termini dell'attentato che ci fu a Firenze in via dei Georgofili, come c'è scritto nella imputazione che la riguarda?
IMP. Scarano A.: Io di Firenze non so niente, niente di niente.
Io, Firenze, l'ho sentito soltanto in televisione.
Però quando è venuto Giacalone a Roma, gli ho fatto una battuta, diciamo, la chiamava la battuta.
E si è messo un po'... mi ha fatto un piccolo sorriso, però ho capito che la strategia è quella.
E poi è finita qui.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
IMP. Scarano A.: Come pure mi ha detto che, mentre stavamo carcerati a Rebibbia, stavamo andando al Tribunale, mi ha detto pure, quando hanno arrestato Lo Nigro, stavano preparando un attentato per Caselli.
Questo me lo ha detto lui, su un furgone, sul blindato, mentre si stava andando al Tribunale.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, andiamo con ordine su tutti e due questi...
IMP. Scarano A.: Io, di Firenze, non so niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo, io gliel'ho chiesto per sapere appunto qual era la sua risposta. Lei ha detto: 'non so niente'.
Però ha detto, ecco, un attimo fa, di aver fatto una battuta a Giacalone e che Giacalone le ha risposto, non ho capito come, con un sorriso...
IMP. Scarano A.: Un sorrisetto, un mezzo sorriso, proprio così.
PUBBLICO MINISTERO: Ci si fa, ce la fa lei a far capire meglio alla Corte che cosa è stato questo scambio di battute e di sorrisi? Sennò rimane una cosa, come dire, estremamente vaga.
IMP. Scarano A.: Io ci ho domandato, dico: 'ma hai sentito a Firenze che è successo?' Ho detto: 'un sacco di morti'.
E mi ha fatto un piccolo sorriso e basta. Non è che si è parlato di niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, non siete entrati in particolari, quindi.
IMP. Scarano A.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ascolti, poi dopo ci si occupa di quell'altra circostanza che ha riferito un attimo fa.
Nel corso di tutta questa vicenda, a parte questa conversazione lampo con Giacalone, qualcuno può, oppure è da escludere che possa averlo fatto, averle rivolto domande su Firenze, se lei frequentava Firenze, se ci aveva conoscenze in Toscana, nella zona di Firenze, se c'era stato?
IMP. Scarano A.: Una volta Matteo, mi sembra, che mi ha detto una cosa del genere. Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: Io, di questo, non ho fatto nemmeno verbale, lo dico adesso, perché...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non è vero. Lo aveva già dichiarato, Scarano, a me. Glielo dico io. Lei non se lo ricordava, ma il Pubblico Ministero, cioè a me, al dottor Nicolosi, lo aveva già dichiarato.
IMP. Scarano A.: Sì. Mi ha detto se avevo conoscenze a Firenze. Ci ho detto: 'io, è l'unica città che non ci sono mai stato, non conosco nessuno'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quando le è stata fatta questa richiesta da Matteo Messina Denaro? Voglio dire: si riesce ad agganciarla, questa richiesta, a qualcuno degli episodi di Messina Denaro dei quali lei ha già riferito alla Corte?
Che ne so, l'incontro al calzettificio, l'incontro al deposito di alimentari, l'incontro a Roma nell'ufficio di Alfio, e quanti altri. Lei ne ha raccontati una serie di questi episodi.
Se riesce a collocare questa richiesta relativa a Firenze in uno di questi episodi, o addirittura a qualche episodio diverso.
E' chiara la domanda, Scarano?
IMP. Scarano A.: Sì, ho capito. Ho capito benissimo. Però io non riesco... Perché sono discorsi praticamente che rimangono così. Ci ho detto: 'io non conosco nessuno', ed è finita lì.
Non mi posso ricordare adesso in quale occasione è stata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMP. Scarano A.: Se c'è stata una cosa specifica di altri fatti, oppure... Questo, non me lo ricordo proprio.
PUBBLICO MINISTERO: E' ben sicuro che questa domanda le sia stata fatta da Messina Denaro?
IMP. Scarano A.: Sì, sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione, o sull'argomento ci è tornato Messina Denaro?
IMP. Scarano A.: No, no, su una sola occasione.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era un discorso, come dire...
IMP. Scarano A.: Però... Posso parlare?
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Dica, dica.
IMP. Scarano A.: Io, pensandoci bene, mi sembra che me l'ha detto in casa... in casa di Grigoli Salvatore, in casa sua.
E lì c'è stato qualcheduno, che non ricordo chi, che eramo un cinque o sei persone, ci ha detto: 'lascia sta', lascia sta', che non c'è bisogno'. E non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma è sicuro che questa conversazione si sia svolta nella casa di questa persona, o le sembra?
IMP. Scarano A.: Mah... no, no, perché io poi non l'ho visto più a Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora a questo proposito, siccome appunto su questo argomento lei aveva già reso delle dichiarazioni, le volevo rammentare che, nell'interrogatorio del 5 aprile del '96, a pagina 72 della trascrizione, quando lei riferisce dell'incontro con Matteo che si trova in questo deposito, in questa fabbrica di calze, lei ha proprio detto così:
"Mi sono visto in questo coso di calze, lì, sotterraneo. C'era pure un'altra persona lì dentro, però si è allontanata.
Sono stato dieci minuti io con lui, solo dieci minuti, ma neanche. Mi ha detto: 'io dovrei venire a Roma'. E in quella occasione mi ha detto se io conoscevo qualcheduno a Firenze.
In quella occasione lì mi ha detto se io conoscevo qualcuno a Firenze.
Ci ho detto: 'no, io a Firenze non conosco nessuno, non ci sono mai andato, non sono mai stato a Firenze'".
Ecco, quindi, come sede di questo scambio di battute, insomma, domanda e risposta tra lei e Messina Denaro, stando a questo interrogatorio del 5 di aprile, si verificò nel calzettificio, quello di Castelvetrano.
Ricordava meglio allora, o ricorda meglio oggi che ha detto forse la casa del Grigoli...
IMP. Scarano A.: Io credo che ultimamente che... l'ultima volta che mi sono visto con lui è in questa casa, da Grigoli Salvatore.
Può darsi pure che io... Cioè... Mi sono confuso. E qui le cose sono tante, non è che ce n'è una di cose, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo.
IMP. Scarano A.: Non è che lo metto in dubbio che ho detto quello che ho detto prima. Può darsi pure che è così, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ha preso con sé gli occhiali, ora volevo che lei desse un'occhiata ad alcune immagini, immagini di luoghi.
Il maresciallo sa quale ordine deve seguire.
Io poi, alla Corte, dirò quali sono queste immagini e da dove provengono.
IMP. Scarano A.: Questo è il magazzino di Di Natale.
PRESIDENTE: Parli nel microfono, per favore.
PUBBLICO MINISTERO: Mi raccomando, il microfono Scarano, perché sennò perdiamo la sua voce.
PRESIDENTE: Nel microfono. Lo ripeta.
IMP. Scarano A.: Questo, è il magazzino di Di Natale, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è quello di cui lei ha parlato.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Siccome lei ha detto che l'abitazione di Di Natale è vicina, nel senso che ci sono i due cancelli di entrata accanto, ecco, sempre con riferimento a questa fotografia, spieghi alla Corte quindi dove si trova l'abitazione del Di Natale.
Di qua, a sinistra, a destra, di dietro...
IMP. Scarano A.: Sulla sinistra, sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lateralmente.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lì, vede, ci sono dei monti come di sabbia, di rena, di quello che sia.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo vede?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei l'altro giorno, ieri parlava - ieri mi pare, sì - di un monte di breccia. Ecco. Più o meno era roba di quel genere anche come dimensioni? Si trovavano più o meno in quel punto del cortile, da qualche altra parte?
Se lo ricorda questo?
IMP. Scarano A.: Sì, sì, me lo ricordo. Allora, l'esplosivo è stato messo alla prima, sulla destra, primo stanzino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: E questo qui è un magazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Quello in fondo a destra.
IMP. Scarano A.: Questo era un piccolo appartamentino, diciamo, arrangiato, che ci dormiva il figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Quello a sinistra.
IMP. Scarano A.: Sì, la porta a sinistra.
Quando l'ho visto io lo stavano mettendo in questo a destra, in quella porta a destra.
Poi Di Natale mi ha detto che ha ordinato un po' di brecciolino, un camion di breccia, e lo ha portato sotto, sotto questa breccia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora osservi queste altre.
Possiamo intanto dire che la foto che ha visto ora la Corte sta nell'album Carabinieri Reparto Operativo Roma 7 settembre '94 ed è collocata alla pagina 485 del fascicolo del dibattimento.
IMP. Scarano A.: A me questo, mi sembra sempre Torbellamonaca, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMP. Scarano A.: Sembra Torbellamonaca.
PRESIDENTE: Parli nel microfono, per favore.
IMP. Scarano A.: Dovrebbe essere Torbellamonaca.
PUBBLICO MINISTERO: Torbellamonaca, cioè a dire il centro commerciale?
IMP. Scarano A.: Il centro commerciale, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi questo stanzone di cui lei ha parlato con riferimento a Torbellamonaca, rispetto a quello che lei vede nella foto, dove si trova?
IMP. Scarano A.: E' l'ultimo, è l'ultimo... Dove poi inizia il bianco, il muro bianco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, proseguendo sul marciapiede...
IMP. Scarano A.: Dove inizia il muro bianco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Passiamo alla foto successiva, maresciallo.
E qui chi riconosce?
IMP. Scarano A.: Io qui non conosco...
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMP. Scarano A.: Non lo conosco questo posto. Almeno non lo distinguo qui cos'è questo.
PUBBLICO MINISTERO: Torniamo a quella precedente.
IMP. Scarano A.: Ah, questo è il posto Bellamonaca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è quello che abbiamo visto un attimo fa.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ora ritorniamo sulla successiva.
IMP. Scarano A.: Questo dovrebbe essere la via dove c'è la lavanderia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma siamo sempre lì, a Torbellamonaca?
IMP. Scarano A.: Sì, sì, sempre lì, all'angolo. Prima di girare l'angolo.
PUBBLICO MINISTERO: Io spero che i difensori - poi, se o ritengono di farlo, per carità, me lo dicano, prima che io vada avanti - dico, ma non ha visto che nella prima e nella seconda foto c'è la stessa tettoia?
IMP. Scarano A.: Non ho visto?
PUBBLICO MINISTERO: Che nella prima e nella seconda foto, da due angolazioni diverse, è ripresa la stessa tettoia.
IMP. Scarano A.: Ah, sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: La stessa strada.
IMP. Scarano A.: L'ho vista, l'ho vista.
PUBBLICO MINISTERO: Ora la vede?
IMP. Scarano A.: L'ho vista il muro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora?
IMP. Scarano A.: E' il cancello, questo qui all'ultimo a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Quella cancellata che si vede lì sul muro?
IMP. Scarano A.: Sì, sì, a sinistra, l'ultima a sinistra del cancello.
PUBBLICO MINISTERO: Il cancello che immette quindi?
IMP. Scarano A.: Va dentro a questo camerone, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, Scarano, è il luogo che lei indicò la Pubblico Ministero, cioè a me e al dottor Nicolosi, quando facemmo il sopralluogo?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anzi, per esattezza a me, perché il dottor Nicolosi non c'era quel giorno. Va bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Chi parla?
PUBBLICO MINISTERO: Dica, Giacalone, dica.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, quando qualcuno degli imputati vuol parlare, lo chiede, dicendo il suo nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se Giacalone voleva... So che...
PRESIDENTE: Se vuol dire qualche cosa lo dica.
IMPUTATO Giacalone: Scusate, non sa quello che deve dire...
PRESIDENTE: Cosa ha detto? Io non l'ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone...
IMPUTATO Giacalone: Scarano, Scarano è bugiardo, bugiardo. Questo, Presidente.
PRESIDENTE: Cosa ha detto? E' bugiardo?
IMPUTATO Giacalone: Sì, sì.
PRESIDENTE: Va bene. Prosegua. Ha altro da dirci?
IMPUTATO Giacalone: No, no, niente. Grazie.
PRESIDENTE: Allora si accomodi. Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti maresciallo, per piacere. Maresciallo, vada avanti.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, non si può discorrere. Se qualcuno vuol fare dichiarazioni, ne ha tutto il diritto, ma deve dire: 'voglio fare una dichiarazione spontanea'.
PUBBLICO MINISTERO: Ce la fa a dare un po' di illuminazione a quell'immagine, maresciallo? Mi pare che sia una immagine crepuscolare, codesta.
Le dice niente questa foto, Scarano?
Se non le dice niente, si passa a quella successiva.
IMP. Scarano A.: Io non riesco ad inquadrarla questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMP. Scarano A.: Non riesco a riconoscerla questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo a quella successiva.
IMP. Scarano A.: Questa dovrebbe essere via Veneto.
PUBBLICO MINISTERO: Via?
IMP. Scarano A.: Via Veneto.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. No, non vuol dire. Lei ha detto via Veneto. Ma passiamo avanti.
IMP. Scarano A.: Non riesco a distinguerla.
PUBBLICO MINISTERO: Quella successiva? Riconosce qualcosa?
IMP. Scarano A.: Non la vedo bene, chiara, non riesco ad inquadrare che cos'è.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Andiamo avanti, maresciallo.
IMP. Scarano A.: Questa mi sembra essere via dei Parioli.
PUBBLICO MINISTERO: E più esattamente? Siccome lei ha riferito di tutta una serie di situazioni, spostamenti, movimenti, sui Parioli. Questo, come punto, riguarderebbe che cosa tra le varie...?
IMP. Scarano A.: Mi sono parcheggiato qui sulla destra, dove sta questa macchina bianca. Più o meno, lì.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione, quindi, di quale spostamento, si ricorda?
IMP. Scarano A.: Lo spostamento è stato il primo, il primo di quando è stata portata la macchina. La sera del fallito attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo alla foto più avanti.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, si potrebbe dare atto nel frattempo delle foto?
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome per cortesia.
AVVOCATO Gramigni: Sì, ha ragione, mi scusi. Avvocato Gramigni. Si potrebbe dare atto nel frattempo delle foto che l'imputato non ha riconosciuto?
PRESIDENTE: Certamente. Possiamo dare il numero alle foto che l'imputato...
PUBBLICO MINISTERO: Certo che lo do, lo do alla fine. E' ovvio, eh, una per una, ci mancherebbe altro.
PRESIDENTE: Per comodità, sia delle une come delle altre.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Sia delle une, non riconosciute; come di quelle riconosciute.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, voglio dire, do nell'ordine nel quale sono state mostrate gli estremi delle foto che sono passate, una dietro l'altra: né una di più; né una di meno.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Per carità. Posso anche dire: 'le prime due foto, sono relative a', se il Presidente lo ritiene, fare riproiettare le foto con le relative didascalie che ci sono sotto, e che ovviamente Scarano non...
PRESIDENTE: Forse è la cosa più corretta.
PUBBLICO MINISTERO: Scarano non ha avuto la possibilità di vedere, perché il maresciallo aveva nelle istruzioni, ovviamente da me, di non far vedere le didascalie.
PRESIDENTE: Allora, vuole farci rivedere le foto? In particolare, quelle che non ha riconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: No, aspetti, prima finiamo la rassegna delle foto.
PRESIDENTE: Ah, prima finiamo e poi ricominciamo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, tanto siamo al termine, Presidente. E' l'ultima che deve vedere, eh, di questo album.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Io, magari, andrei un pochino più, come si dice?, nel mezzo della foto. Le dice qualcosa questo posto, Scarano?
IMP. Scarano A.: Questo posto qui dovrebbe essere dove mi sono parcheggiato la seconda volta. Giù, dove io intendo la casa cantoniera.
PRESIDENTE: Che non è una casa cantoniera.
IMP. Scarano A.: Che non è una casa cantoniera. Mi sembra che c'era questo spartitraffico lì, e si entrava un po' dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, queste foto fanno tutte parte dell'album formato dal Centro Operativo della DIA di Roma, in data 14 marzo '96. Sono collocate al foglio 1650 del fascicolo del dibattimento. Nell'ordine, abbiamo mostrato: la foto 3 e la foto 6, relative entrambe allo snackbar Parasacchi, in località Torbellamonaca; la foto 14 e la 15, relative entrambe al ristorante Il Caminetto di via dei Parioli; le foto 17 e 18, relative entrambe alla piazza Santiago del Cile, con relativa edicola di fioraio; la foto 21, lo slargo antistante l'Istituto Magistrale Mazzini nella strada che porta dai Parioli al piazzale dell'Acquacetosa; la foto ultima è la numero 11, quella che riproduce il piazzale dell'Acquacetosa, con relativo edificio adibito a stazione ferroviaria. Ecco.
E allora posso - lo faccio io - dire che Scarano non ha riconosciuto, nel senso che non ha dato alcuna indicazione, sulle foto: 14, 15, 17 e 18.
Quello che ha detto sulle altre foto, la Corte e tutti i presenti lo hanno sentito; non sta a me dire se le ha riconosciute o non le ha riconosciute.
Bene. Allora, finiamo questa rassegna di foto; maresciallo, lei sa come deve procedere.
Qui che si vede, Scarano?
IMP. Scarano A.: (voce fuori microfono)
Questo è il cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vede qualcosa o non ci vede nulla?
IMP. Scarano A.: (voce fuori microfono)
Il cimitero di Fornello.
PRESIDENTE: Parli al microfono, per favore.
IMP. Scarano A.: Sembra il cimitero di Formello.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, questo, il cimitero dov'è? Dietro i cipressi?
IMP. Scarano A.: Sì, sta a destra.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, a destra si prende per andare al cimitero, eh?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Passiamo, maresciallo, alla foto successiva. Mi raccomando, sempre facendo in modo che Scarano non possa... Scarano, via, che negli schermi non si leggano le didascalie, eh?, sotto le foto.
IMP. Scarano A.: Io, non ricordo questo posto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Non riconosce. Passiamo poi alle altre due foto, ancora.
IMP. Scarano A.: Questa dovrebbe essere la villa di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, incominciamo a dire: questa è la strada dove c'è la villa di Contorno, lei vuol dire?
IMP. Scarano A.: Sì. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto per soddisfare una possibile, legittima curiosità della Corte, lei Scarano c'è mai venuto con me - intendo dire con il Pubblico Ministero - durante i sopralluoghi, in quel posto lì?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: C'è andato con qualcun altro durante i sopralluoghi, le indagini?
IMP. Scarano A.: Ci sono andato con Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: No no, dico, durante il processo, durante le indagini.
IMP. Scarano A.: Ah, no no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Passiamo all'ultima.
Allora, scusi Scarano, ma in questa foto si vede proprio, l'abitazione di Contorno?
IMP. Scarano A.: Mah, si vedeva appena, appena.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi sarebbe quale?
IMP. Scarano A.: Sarebbe quella a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Quella lì, dove c'è quella specie di piano rialzato un po' giallo?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, dopo che finisce il verde?
IMP. Scarano A.: Qui, dove c'è il muro.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, dopo che finisce il verde della siepe, poi comincia un muro.
IMP. Scarano A.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMP. Scarano A.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Passi alla foto successiva, maresciallo. E qui?
IMP. Scarano A.: E, qui, non riconosco questo posto, questo muro qua, questa cosa, non ce li ho presenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ritorni su quella precedente, maresciallo.
IMP. Scarano A.: Questa sì, questa è quella di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo è sicuro?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sicurezza da che cosa le proviene?
IMP. Scarano A.: Dal colore della casa, del muro.
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo anche un discorso semplice, semplice. Lei, per questa strada, Scarano...
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quante volte si è trovato a transitare, a stazionare, a passeggiare?
IMP. Scarano A.: Due volte.
PUBBLICO MINISTERO: Due volte. Ma è sicuro che la strada sia questa?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, togliamo tutte queste foto di mezzo, e diciamo che abbiamo mostrato, nell'ordine: la foto numero 1 di un album formato dalla DIA di Roma, il 9 gennaio 1996, collocazione pagina 3145; poi la foto numero 2 dell'album formato dalla DIA di Roma l'8 settembre '95, collocazione 1375; poi ancora, le foto 32-bis e 33 dell'album DIA Roma, 20 settembre '95, collocazione 1316. E credo...
AVVOCATO Gramigni: Scusi, sempre avvocato Gramigni. Non si è dato atto di quelle che lo Scarano non ha riconosciuto, di quest'ultima tranche.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
AVVOCATO Gramigni: Non si è dato atto delle foto che lo Scarano non ha riconosciuto di quest'ultima tranche.
PUBBLICO MINISTERO: Di queste ultime, nessuno me l'ha chiesto.
AVVOCATO Gramigni: Bene, appunto, glielo chiedo io ora.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, se qualcuno me lo chiede lo faccio, ma...
PRESIDENTE: Sì sì, lei deve dare atto del numero di quelle che non ha riconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Scarano ha dato delle indicazioni relativamente: alla foto numero 1 dell'album 9 gennaio '96; della foto numero 2 dell'album 08/09/95; della foto numero 32-bis dell'album 20 settembre '95.
La foto sul conto della quale non ha dato indicazione alcuna, o meglio, ha detto quello che la Corte ha sentito, è la foto 33 dell'album 20 settembre '95. Devo andare avanti? E' sufficiente, questo.
PRESIDENTE: E' sufficiente.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto, voglio dire, il fascicolo fotografico è nella disponibilità della Corte, quindi.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, facciamo cinque minuti di sosta?
PRESIDENTE: Facciamo cinque, anche dieci minuti di sosta.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Riprendiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
Scarano, ieri io le ho posto una domanda per sapere se era possibile che queste persone, o alcune di queste persone, con le quali lei aveva questi contatti a Roma, fossero state presentate da lei, qualcuna, che ne so, col nome, qualcuna come amico, qualcuna come parente, qualcuna come nipote. E lei ha dato una certa risposta.
Allora, la domanda che le pongo oggi è questa. E' possibile che qualcuna di queste persone l'abbia anche contattata telefonicamente, a casa sua, o l'abbia cercata telefonicamente a casa sua? All'epoca in cui si svolgevano queste vicende.
IMP. Scarano A.: A casa mia?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sul telefono di casa.
IMP. Scarano A.: Sul telefono di casa, ha chiamato più volte Giacalone, più volte ha chiamato Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ma quando queste persone telefonavano, a casa sua, dicevano 'sono Tizio e Caio', davano nome e cognome, oppure adopravano qualche espressione convenzionale?
IMP. Scarano A.: No, dicevano "nipoti". Rispondeva mia moglie qualche volta, perché io non è che stavo sempre a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: E dicevano, la chiamavano "zia", dicevano "lo zio dove sta?".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era una cosa un po' curiosa, perché penso che sua moglie, i suoi nipoti, più o meno li conosca tutti, voglio dire.
IMP. Scarano A.: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Ecco, allora nipoti o non nipoti che sia, io ho bisogno di farle delle domande specifiche ora, che riguardano ciascuna di queste persone.
Lei ha detto di aver conosciuto inizialmente questo giovanotto di Castelvetrano, questo Matteo, e poi lei l'ha nominato nel corso dell'interrogatorio più volte: Matteo Messina Denaro, Messina Matteo Denaro. Va bene, insomma.
Dico, il cognome di questa persona, lei come l'ha saputo?
IMP. Scarano A.: Mah, me l'ha detto Giacalone una volta, che lo ha chiamato così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome nella storia della conoscenza di questa persona lei ha anche riferito che questo Stefano Accardo, che è un po', diciamo all'inizio di tutta la vicenda, fu ucciso, ha mai saputo se questo Stefano Accardo prima di essere ucciso era scampato già a un tentativo di omicidio?
IMP. Scarano A.: Sì, aveva avuto due attentati.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se ci sono stati rapporti personali, o di altro genere, diretti tra questo Matteo Messina Denaro e Giacalone? Visto che Giacalone le ha detto che si chiamava di cognome in quel certo modo.
IMP. Scarano A.: Io non lo so, se hanno avuto rapporti diretti; certamente lo conosceva bene, lo avrà visto, per darmi il cognome. Perché io non lo sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, Giacalone, lei lo ha sempre nominato durante il dibattimento con nome e cognome: Luigi Giacalone. Perché l'ha sempre conosciuto con questo nome e cognome?
IMP. Scarano A.: L'ho conosciuto all'inizio come Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E poi, che si chiamava Giacalone, quando l'ha scoperto?
IMP. Scarano A.: Poi, mano a mano, l'ho conosciuto come Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando siete stati arrestati, lei lo sapeva già che questo si chiamava Giacalone, oppure l'ha scoperto dopo l'arresto?
IMP. Scarano A.: Lo sapevo già.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sapeva già. Senta, la persona che lei ha indicato con il nome di Cosimo, e poi ha dato anche il cognome Lo Nigro, lei l'ha conosciuto inizialmente con questo nome di Cosimo? In qualche altro modo?
IMP. Scarano A.: Come Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: Come Cosimo. Da chi le è stato presentato?
IMP. Scarano A.: Da "Fifetto", la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Da "Fifetto".
IMP. Scarano A.: "Fifetto": Cannella, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Perfetto, ora ci arriviamo. Di questa persona che si chiama Cosimo, lei sa qualche cosa? Voglio dire, che lo qualifica personalmente, voglio dire se ha un lavoro piuttosto che un altro, se sta in un posto piuttosto che in un altro, se ha una famiglia fatta in un modo piuttosto che in un altro. Se ha rapporti particolari, personali con qualcuno delle altre persone di questa vicenda.
IMP. Scarano A.: Lui, a quanto mi ha detto lui, faceva il pescatore, aveva una barca, faceva il pescatore, lui e il padre.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, mmh.
IMP. Scarano A.: E il padre, mi ha detto una volta che era invalido.
PUBBLICO MINISTERO: Invalido?
IMP. Scarano A.: Invalido, con una gamba. Ci mancava una gamba. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa se questa persona, che so, è celibe? E' coniugato? Se è celibe, se era fidanzato, se era fidanzato con qualcuno in particolare?
IMP. Scarano A.: Era fidanzato con la figlia di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: E il cognome Lo Nigro, come lo ha appreso?
IMP. Scarano A.: Eh, Lo Nigro l'ho appreso nel mandato di cattura, a mano a mano ho capito che era lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, dai provvedimenti del Giudice, insomma.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dalle misure cautelari.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, di Luigi Giacalone, lei ha detto di essere stato - a parte siete stati arrestati insieme voglio dire, quindi - poi ha detto di essere stato nell'autosalone di questa persona?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda in che zona di Palermo è questo autosalone?
IMP. Scarano A.: Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: E' un salone grande, piccolo?
IMP. Scarano A.: Eh, un bel salone insomma, circa 1000 metri, 1500 metri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMP. Scarano A.: Un salone all'aperto però, eh, non chiuso.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei poi ha parlato qui, al dibattimento, per l'appunto della persona che ha nominato poco fa, cioè di "Fifetto", e ha detto di avere appreso, di sapere che questo di cognome si chiama Cannella. Ecco, ma lei l'ha conosciuto come "Fifetto", non credo come "Fifetto" Cannella.
IMP. Scarano A.: No, come "Fifetto".
PUBBLICO MINISTERO: Come "Fifetto". Sa qualcosa di questa persona, lei?
IMP. Scarano A.: Questa persona, quando Matteo me l'ha presentato, ci sono stato quasi un giorno, fino alla sera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Assieme con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Mi ha portato, che c'era una stalla con due cavalli; però, la zona, non lo so che zona è. Abbiamo passato lì un'oretta, che c'era il nipote di Cannella che voleva questa stalla. Un ragazzo di 12 anni, 13 anni. E poi, da lì, siamo andati da Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, questa persona di cui lei sta parlando, questo "Fifetto", se gli dovesse lei attribuire un'età, sempre andando all'epoca di questi fatti, eh, non ad oggi, all'epoca di questi fatti.
IMP. Scarano A.: All'epoca di questi fatti, sui 30 anni, 32.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa, è a conoscenza di qualche altro particolare che riguarda questa persona?
IMP. Scarano A.: Che è un giocatore di carte.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, gli piace giocare a carte.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ci ha giocato a carte con lui?
IMP. Scarano A.: No, io no.
PUBBLICO MINISTERO: No. E come lo ha saputo che gli piace giocare a carte?
IMP. Scarano A.: Ho sentito tutti questi ragazzi che venivano, che era un giocatore di carte: il giorno dormiva e la notte andava a giocare a carte.
PUBBLICO MINISTERO: E che si chiama di cognome Cannella, lei come lo ha desunto, come lo ha stabilito?
IMP. Scarano A.: Sempre sul mandato di cattura.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sui provvedimenti di questo processo.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma nei provvedimenti di questo processo, mi pare che il nome "Fifetto", non lo so se appariva da qualche parte.
Lei si ricorda di aver letto il nome "Fifetto" da qualche parte?
IMP. Scarano A.: Io, mi sembra di sì. Il provvedimento l'ho letto da qualche parte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha parlato ripetutamente, tra gli altri, di questa persona che ha indicato con il nome di Giuseppe e poi anche con il cognome di Barranca.
Ecco, e questa persona l'ha conosciuta con il nome di Giuseppe, o con qualche altro nome, e come ha saputo che di cognome faceva Barranca?
IMP. Scarano A.: L'ho conosciuta come Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe. E poi, che si chiamava Barranca, come lo ha stabilito?
IMP. Scarano A.: Sempre, sempre così l'ho... Sul mandato di cattura, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se le sono state fatte vedere delle fotografie, durante le indagini?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questa persona?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ha riconosciuta questa persona?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poi ha parlato di un altro Giuseppe, che poi qui alla Corte ha più volte indicato con il nome di Peppuccio.
IMP. Scarano A.: Sì, così lo conobbi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo sapere: come le è stato presentato questa persona? Con che nome?
IMP. Scarano A.: Peppuccio.
PUBBLICO MINISTERO: Peppuccio. E di questa persona che cosa sa? Cioè a dire: dove vive, se ha famiglia, se non ha famiglia, se in famiglia sua c'è qualche vicenda, qualche situazione particolare che gli sia stata raccontata...
IMP. Scarano A.: Sì, Peppuccio all'epoca ci aveva il padre carcerato, C'aveva il padre carcerato, c'ha la pompa di benzina a Palermo e un fratello che sta poco bene, insomma, è malato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo padre carcerato, sa mica dov'era carcerato all'epoca?
IMP. Scarano A.: Mi ha detto che era stato carcerato a Pescara.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo qualche cosa, delle ragioni per le quali questo, il padre di questo Peppuccio si trovava detenuto?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Di che cosa era accusato?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Che lavoro aveva fatto questo, il padre di questo Peppuccio, se aveva una attività lavorativa prima di andare in carcere.
IMP. Scarano A.: No, non l'ho mai saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta se questo Peppuccio ogni tanto andava a trovare il padre in carcere a Pescara?
IMP. Scarano A.: Sì, una volta è venuto da Palermo e si è fermato a Roma. Si è fermato da me, è uscito insieme a me e si è comprato un po' di biancheria intima a Roma, a Centocelle, in un negozio che ce l'ho portato io, chiamato Caballero, questo negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMP. Scarano A.: Chiamato Caballero.
PUBBLICO MINISTERO: Questo negozio?
IMP. Scarano A.: Questo negozio, Caballero. E poi è ripartito, è andato a trovare il padre da Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ce lo ha accompagnato, o è andato da solo?
IMP. Scarano A.: Sì, sì, ce l'ho accompagnato io.
PUBBLICO MINISTERO: Ce l'ha portato proprio? Fino al carcere?
IMP. Scarano A.: No, no, al negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Al negozio. Ma poi...
IMP. Scarano A.: Quel... Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMP. Scarano A.: Ha fatto acquisti per questa roba intima del padre e se n'è andato da solo. Ci aveva la 164. Mi ha detto che gliel'ha data Giacalone per fare questo viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che questa persona, o la famiglia, disponeva di un distributore?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A piazza Sant'Erasmo, ho capito bene?
IMP. Scarano A.: Piazza Sant'Erasmo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ci è stato mai a questo distributore, o gliel'hanno semplicemente riferito?
IMP. Scarano A.: No, no, una volta sola ci sono stato io lì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato anche lei?
IMP. Scarano A.: Di passaggio, sì. Andavo a Triscina e mi ha detto che erano venuti già a Roma, loro. E mi ha detto: 'quando vieni giù a Palermo passa qui da noi. Io sto così e così in questa pompa di benzina'.
Siccome devo fare quella strada, però la dovevo fare apposta per prendere... per passare da lì. Però si va ugualmente sulla autostrada.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: Meglio la strada normale, si esce dal porto e si passa al centro di Palermo vicino al carcere e si sale verso su e si prende l'autostrada anche dal centro di Palermo.
Quella rimaneva un po' fuori, quella strada. E sono andato di mattina.
PUBBLICO MINISTERO: E questo distributore è proprio in piazza?
IMP. Scarano A.: Sì, a un angolo sulla destra andando verso su.
C'era un vecchietto lì che lavorava e ho domandato a questo vecchietto e poi dopo un'oretta, un'oretta e mezza è arrivato lui.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che il fratello di questo Peppuccio forse aveva problemi di salute. Ho capito bene?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma li aveva anche Peppuccio problemi di salute, ho capito bene?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma li aveva anche Peppuccio problemi di salute, o no? O era sano perfettamente?
IMP. Scarano A.: Nel periodo che era a Roma, Peppuccio una mattina stava in macchina con me e si è fermato a un bar e si è preso una bottiglia di acqua fredda, e se l'è bevuta tutta assieme. Poi se n'è presa un'altra dopo una mezzoretta, e se l'è bevuta tutta. Io ci ho detto: 'fatti fare una visita, perché forse stai poco bene'.
Infatti quando è andato a Palermo si è fatto fare una visita, è tornato e mi ha detto che aveva il diabete.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha parlato anche di una persona che ha chiamato con il nome di Salvo o Salvatore, e poi ha anche detto che questo di cognome fa Benigno. Allora, lei come l'ha conosciuto? Come Salvo, come Salvatore?
IMP. Scarano A.: Come Salvo.
PUBBLICO MINISTERO: Come Salvo. E chi gliel'ha presentato, se lo ricorda?
IMP. Scarano A.: Cannella, quando sono venuti a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. E di questa persona, di questo giovane, sa qualche cosa? Se viveva appunto in un paese piuttosto che in un altro? In Sicilia invece che da un'altra parte?
IMP. Scarano A.: Viveva a Musulmeri.
PUBBLICO MINISTERO: A?
IMP. Scarano A.: Musulmeri, Misilmeri, o come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito questo nome, che come lo pronunzia lei è impronunziabile, io non aggiungo né una sillaba di più, né una sillaba di meno, perché non devo interpretare quello che dice lei. Senta, e della...
IMP. Scarano A.: Una volta... Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dica.
IMP. Scarano A.: Una volta mi ha raccontato che avevano cacciato il padre, perché c'aveva un'officina e ci avevano trovato delle armi, dei fucili, dentro l'officina. E c'aveva il padre carcerato.
PUBBLICO MINISTERO: Il padre di questo Salvo?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e il cognome Benigno, quello che lei qui ha fatto nelle varie dichiarazioni rese alla Corte, come lo ha appreso?
IMP. Scarano A.: Sempre sul mandato di comparizione.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, è roba vecchia, i mandati di comparizione, Scarano, non ci avventuriamo nelle definizioni giuridiche.
IMP. Scarano A.: Roba, va bene, come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Però, senta, e anche di questa persona le sono state fatte vedere delle foto durante le indagini?
IMP. Scarano A.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo ha ravvisato con sicurezza?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure con qualche incertezza, con qualche dubbio?
IMP. Scarano A.: No no, con certezza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha parlato di un tale che lei aveva conosciuto come Matteo, e ha detto che questo qui aveva un negozio, dove è stato anche lei, a Palermo.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ce le vuole ridare un pochino tutte, come dire?, le coordinate di questa persona. Incominciamo a dire: è un giovane? All'epoca dei fatti, che età poteva dimostrare? E' uno piccolo, è uno alto? Biondo, moro; coi capelli, senza; con gli occhiali, senza.
IMP. Scarano A.: Questo è venuto per ultimo, alla villa di Capena, per Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè in occasione dei fatti precedenti lei non l'aveva mai visto né conosciuto, questo tale?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ho capito. Quindi, questo è venuto esclusivamente nell'occasione in cui c'era la disponibilità della villetta di Capena?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questa persona le è stata presentata come Matteo?
IMP. Scarano A.: Come Matteo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: O si è presentato lui come Matteo?
IMP. Scarano A.: No, mi era stato presentato. Ha i capelli mori, altezza normale, statura normale insomma. E mi ha detto che aveva una boutique, quando è venuto a Roma, e se io potevo, se conoscevo qualche negozio all'ingrosso di poter comprare diciamo abbigliamento. Ci ho detto che io, magazzini all'ingrosso, non li conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei poi c'è stato nel negozio di questo signore?
IMP. Scarano A.: Una volta sola.
PUBBLICO MINISTERO: A Palermo?
IMP. Scarano A.: A Palermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in questo negozio che cosa si vendeva?
IMP. Scarano A.: Mah, io dentro non sono entrato, perché lui stava sulla porta. Io con Spatuzza siamo rimasti sul marciapiede.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: Perché c'è un bar vicino, a cento metri. Lui stava dentro al bar, quando io e Spatuzza siamo entrati dentro, mi ha portato in questo bar, lui già aveva preso il caffè, ma era in orario che doveva aprire il negozio. Io con Spatuzza siamo rimasti dieci minuti in quel bar, abbiamo preso il caffè, e poi siamo passati davanti a questa boutique qui; ma lui stava sulla porta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ha saputo se questa persona - la domanda è come per gli altri, di cui lei ha parlato - era celibe, era sposato? Se aveva, appunto, fratelli, se aveva sorelle? Insomma, un po' qualche notizia, dato, qualche elemento proprio di carattere personale, di questa persona.
IMP. Scarano A.: So che era sposato. Io sono andato a casa sua, pure. Bambini, non so quanti ce n'aveva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poi ha parlato ancora di una persona, che ha indicato con il nome di Romeo, mmh?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Allora la domanda si sdoppia: dove ha visto questa persona, e come ha saputo che questa persona si chiama Romeo?
IMP. Scarano A.: Mah, io l'ho visto a Capena, dopo il giorno che Peppuccio è andato a Palermo a prendere il detonatore, è venuto assieme a questa persona, al ritorno di Palermo. E lo vidi lì in quella villa, a Capena, seduto su una poltrona: soltanto due minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Due minuti. E come, dovesse dare una descrizione di questa persona, avendola vista solamente due minuti come dice, ma dovesse provare una descrizione di questa persona, come se lo ricorda lei?
IMP. Scarano A.: Abbastanzamente robusto.
PUBBLICO MINISTERO: "Abbastanzamente" che vuol dire? Assai robusto?
IMP. Scarano A.: Assai robusto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi un po' un omone?
IMP. Scarano A.: Sì, sì, più o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Ma uno giovane, voglio dire, o un cinquantenne?
IMP. Scarano A.: No no, giovane, giovane, sui trent'anni, forse neanche.
PUBBLICO MINISTERO: Forse neanche. Questo, in occasione di tutti i fatti precedenti, non l'aveva mai visto?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, sa se questa persona, lui o qualcuno di casa sua, avesse mai avuto disavventure giudiziarie, arresti, storie, carcere, processi?
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, e che si chiamava Romeo come l'ha saputo?
IMP. Scarano A.: L'ho saputo dopo la sua collaborazione.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo?
IMP. Scarano A.: Dopo la sua collaborazione.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi aiuti a capirlo, cosa vuol dire questa risposta? Per ora, non mi è chiaro.
IMP. Scarano A.: Cioè io, quando mi è stato presentato, il nome proprio non me lo ricordo. Però lo conobbi in televisione, mi sembra che l'ho visto sul giornale, da qualche parte l'ho visto. E l'ho saputo allora, quando l'ho visto, che si chiamava Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma c'era qualche fatto particolare, riferito o dalla televisione o dai giornali, che collegò la persona vista nella poltrona lì, a Capena, al nome di Romeo? Voglio dire, perché giornali e televisione...
IMP. Scarano A.: No, l'ho sapu...
PUBBLICO MINISTERO: ... notizie di collaboratori ne danno tante, voglio dire.
IMP. Scarano A.: Che si chiamava Romeo l'ho saputo in quell'occasione che io lo vidi o l'ho letto, non mi ricordo bene. E l'ho riconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poi ha parlato anche di un certo Nino, dico bene?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che una pistola, o più pistole, ora non me lo ricordo più, che lei aveva consegnato a qualcuno, era destinata come regalo a questo Nino, se non ricordo male, vero?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Non mi ricordo se lei ha già riferito una certa circostanza, e quindi le devo fare una domanda diretta, perché non mi posso ricordare tutto quello che lei ha detto. Lei, questo Nino, l'ha mai visto?
IMP. Scarano A.: Sì, l'ho visto a Palermo, mi ha accompagnato Giacalone a casa sua, a casa di questo Nino.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quindi lei è stato in casa di questo Nino.
IMP. Scarano A.: Sì, una volta sola.
PUBBLICO MINISTERO: Io non mi ricordo se questa dichiarazione lei l'aveva già fatta qui, davanti alla Corte, non me lo ricordo. Comunque sia, lo vuole raccontare ancora, questo episodio? Allora, com'è che è finito in casa di questo Nino? Chi ce l'ha accompagnato, o se aveva l'indirizzo lei; se c'è andato da solo, che cosa c'è andato a fare; se si ricorda dov'è l'abitazione di questo signore; se si ricorda qualcosa dell'abitazione di questo signore. E la descrizione di questo signore, se è in grado di ricordare come è fatto.
IMP. Scarano A.: Allora, mi ha accompagnato, mi trovavo a Palermo, non ricordo in quale occasione, e Giacalone mi ha detto: 'andiamo, ti faccio conoscere un amico'. E mi ha portato in casa di questo Nino.
Mah, di particolari, lui è una persona normale, sui trent'anni, moro pure.
Per quello che ricordo, in questa casa - parlo dell'appartamento, del salone dove ci ha ricevuti - era un po' particolare, una pittura particolare, una pittura un po', come devo dire?, troppo, troppo vistosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vistosa per qualche cosa, che ne so, c'erano affreschi? C'erano tende, c'erano soffitti decorati, mobili d'epoca, argenterie? Che ne so.
IMP. Scarano A.: No, io queste cose qui non me le ricordo; ma mi ricordo soltanto che ho guardato bene il salone, i muri del salone come erano. Però, dei mobili non me ne sono accorto per niente.
PUBBLICO MINISTERO: Che ne so, illuminazioni particolari? Finestre a bifore?
IMP. Scarano A.: Illuminazione a faretti. Quegli affari, i fari, i fari senza lampadari, quelli che vengono messi agli angoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ho capito. Quindi c'era questa illuminazione a fari applicati sulle pareti.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma un ambiente grande, elegante?
IMP. Scarano A.: Era un bel salone.
PUBBLICO MINISTERO: Un bel salone.
IMP. Scarano A.: Si sale con la scala al secondo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMP. Scarano A.: No - sotto c'è il garage - al primo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMP. Scarano A.: E' un po' staccato, diciamo, dalla borgata lì, che non so se è Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le stavo per chiedere questo: ma sempre nella zona popolare di Palermo, o stava in un quartiere elegante?
IMP. Scarano A.: No, un po' staccato; no, quasi in campagna, un po' in periferia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei conosce che rapporti c'erano tra le persone di cui ha parlato - un po' tutte queste persone - tra di loro, e anche rispetto a questo Nino? Che, se non mi sbaglio, lei non l'ha mai visto a Roma, questo qui.
IMP. Scarano A.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, di tutte le persone di cui si parla, quello che non ha mai visto a Roma è questo Nino.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché gli altri li ha visti tutti a Roma.
IMP. Scarano A.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Matteo, a Roma l'ha visto; ha visto "Fifetto"; ha visto Giacalone; ha visto Lo Nigro; ha visto Barranca. Però, l'unica persona che non ha mai visto a Roma, è questo Nino, a quello che ho capito.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, che rapporti c'erano tra tutti questi che venivano a Roma e questo che, invece, a Roma non c'ha mai messo piede, per quanto ne sa lei?
IMP. Scarano A.: A me, quando mi è stato presentato, mi è presentato come amico, questo Nino. Però, io non sapevo quello che faceva, quello che...
Però poi, a Roma, in quella villa a Capena, una mattina vado, passo di questa villa a Capena, e c'era Lo Nigro con Giacalone che facevano una discussione, che dopo l'arresto di Graviano il posto di Graviano lo doveva prendere il Giacalone. Invece, lo ha preso Nino, gliel'hanno dato a questo Nino.
E Giacalone ci diceva che era giusto che lo prendeva lui, Giacalone. Invece Lo Nigro diceva che era giusto che lo prendeva Nino, il posto. Così ho capito che faceva parte anche di queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Devo farle vedere due foto, maresciallo. Si rimetta gli occhiali, Scarano, se non ce li ha sul naso.
Dall'altra, maresciallo, prima l'altra. Ho visto quella che sta prendendo; cominci dall'altra.
IMP. Scarano A.: Questo è Spatuzza. Spatuzza Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro?
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Passi all'altra foto, per piacere.
IMP. Scarano A.: Questo è Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quello che lei conobbe come Matteo.
IMP. Scarano A.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di cui ha parlato come Matteo.
IMP. Scarano A.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora dobbiamo dire che la prima foto che è stata fatta vedere a Scarano è la foto 1 di un album formato dalla DIGOS di Firenze, in data 07/09/94, che ovviamente si trova negli atti del Pubblico Ministero. La seconda foto fatta vedere è la numero 6 di un album formato dalla DIA di Roma, in data 05/09/95, che si trova ovviamente anch'esso negli atti del Pubblico Ministero.
Senta un po', Scarano, noi l'abbiamo ascoltata durante tutti questi giorni rispondere a una serie innumerevole di domande. Ho bisogno di chiederle ancora tre cose.
Io le ho chiesto se sapeva perché era stato pensato di uccidere Costanzo, lei ha dato una certa risposta. Poi, le ho chiesto se sapeva perché era stato pensato di uccidere Contorno, lei ha dato una certa risposta.
Lei ha saputo quale ragione c'era per andare a mettere delle automobili con esplosivo dentro a due chiese a Roma, al Velabro e a San Giovanni?
IMP. Scarano A.: No. Non l'ho mai saputo, il motivo non l'ho mai saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto, ha provato a fare qualche domanda in proposito? Oppure no?
IMP. Scarano A.: Mah, a me una volta Nino mi ha detto, nel periodo che si stava preparando questa cosa, che doveva succedere qualcosa di eclatante per mezza Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le ragioni di queste cose eclatanti le sono state spiegate? Lei le ha capite? Qualcuno le ha detto qualcosa?
IMP. Scarano A.: Mah, io l'ho capito dopo il fatto di Costanzo, di che si trattava.
PUBBLICO MINISTERO: Di Costanzo si è già detto. Io parlavo giustappunto delle chiese.
IMP. Scarano A.: Sì. Però, le ho capite mano a mano, queste cose. Non è...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io - a parte le sue opinioni personali, che possono importare, ma relativamente - io ho bisogno di sapere se lei ha saputo, e eventualmente da chi, qualche cosa di specifico sul perché si andavano a fare queste azioni, e in particolare si andavano a mettere automobili con esplosivo davanti a due chiese di Roma, nella stessa notte in cui un'altra automobile doveva saltar per aria a Milano.
IMP. Scarano A.: Specificamente...
PUBBLICO MINISTERO: A me importa di sapere quello che è stato detto a lei, se le è stato detto qualche cosa; quello che lei ha ascoltato, se ha ascoltato qualche cosa. Le sue opinioni personali, è un altro discorso.
IMP. Scarano A.: Quello che ho sentito io, ho sentito che doveva succedere qualcosa a Roma e qualcosa a Milano. Ma, di specifico, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei com'è che si è trovato implicato in tutta questa sequela di automobili, di esplosivi? Lei, personalmente.
IMP. Scarano A.: Io personalmente, fare un favore a Matteo Messina Denaro. Poi, mi hanno dato quell'hashish, quel compito dell'hashish. Dell'hashish; poi è venuto Cannella; da Cannella sono venuti tutti gli altri. E quando è successo il fatto di Costanzo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMP. Scarano A.: ... io ho avuto un dialogo un po' acceso con queste persone per, tramite la mia macchina che avevano messo lì, per prendere il posto.
Poi, mi hanno chiamato di andare a Palermo; e mi hanno detto in quella villa, lì...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma perché lei, Scarano, si è fatto coinvolgere in queste storie?
IMP. Scarano A.: Mah, signor Giudice, io sono stato coinvolto casualmente, ad accompagnarli a destra e a sinistra. Dove loro volevano andare, io li accompagnavo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però strada facendo si è reso conto di che cosa si trattava.
IMP. Scarano A.: Sì, però...
PUBBLICO MINISTERO: Che cos'erano questi accompagnamenti.
IMP. Scarano A.: Mi sono reso conto per il fatto di Costanzo. Però, dopo, sono stato chiamato a Palermo, che mi hanno detto che lo sapevo soltanto io che questi ragazzi erano venuti a Roma. Quello era un significato che dovevo stare al gioco, se non volevo morire: il significato era questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con questo lei vuol dire che non...
IMP. Scarano A.: Non ne potevo più uscire fuori, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che non se ne poteva più uscire?
IMP. Scarano A.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e la ragione per la quale qui, davanti alla Corte, ma anche prima, quando la interrogavamo - il dottor Vigna, il dottor Nicolosi ed io - ecco, la ragione per la quale poi ha deciso di raccontarle, queste storie, qual è? Quale è stata?
IMP. Scarano A.: Mah, la cosa è maturata piano piano. Io ho fatto due anni di carcere, prima che succedessero queste cose, prima della mia collaborazione. Eh, c'ho avuto due anni da pensare bene, bene, bene. Perché io non ho mai fatto del male a nessuno, quindi non potevo...
Anche per fare chiarezza su queste cose, più che altro; che non erano strategie che erano mie, personali, bensì erano di qualcun altro. E a questa cosa io ci ho pensato bene. E, piano piano, logico che ho ricostruito tutti i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Le è stato facile, questa scelta di collaborazione, o è stata difficile?
*IMP. Scarano A.: Eh, non direi né facile, né difficile. Comunque, un po' difficile è stata. Anche a pensare alla famiglia, lei lo sa, io ho perso tutto. Ecco, c'è anche la vita qua di mezzo, non è che...
Però per far chiarezza, per essere con l'animo mio a posto e per levarmi questo peso, come devo dire?, dallo stomaco, ho deciso di collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Io non ho altre cose da chiedere all'imputato Scarano.
PRESIDENTE: Bene, grazie. Le parti civili vogliono intervenire?
AVVOCATO: Presidente, mi scusi, a nome di tutti gli altri difensori, le chiedevamo di poter noi, per fare il controesame, un termine abbastanza ampio. Perché, purtroppo, dobbiamo esaminare giorni e giorni di esame, parte delle trascrizioni non le abbiamo neppure; per cui, noi chiedevamo di poter iniziare il controesame giovedì pomeriggio.
PRESIDENTE: Ma non c'è lo sciopero dei difensori di...
AVVOCATO: No, è solo per la mattina.
PRESIDENTE: Ah, bene. E le parti civili, nel frattempo, se ci sono possono fare esami.
Beh, allora ci sono interventi delle parti civili?
AVVOCATO Onano: Sì, io vorrei parlare. L'avvocato Ammannato, per il Comune di Firenze, aveva chiesto a noi altre parti civili - sono l'avvocato Onano dell'avvocatura - di poter rimandare il controesame anche da parte delle parti civili, perché voleva fare alcune domande. Per cui, se fosse possibile.
PRESIDENTE: Allora, rimandiamo a venerdì mattina alle ore 09.00; traduzione degli imputati detenuti.