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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Verifichiamo le presenze.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Nessuno dei due presenti. L'avvocato Gramigni in sostituzione.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. C'è l'avvocato Falciani?
AVVOCATO Cosmai: Presidente, sostituisco l'avvocato Falciani.
PRESIDENTE: Grazie.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Cannella Cristofaro.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. C'è l'avvocato Rocchi? Lo sostituisce l'avvocato Pepi.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai, che è presente vero?
AVVOCATO Cosmai: Sissignore.
PRESIDENTE: Di Natale: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, avvocato Falciani. Sostituito dall'avvocato Cosmai.
Ferro Giuseppe: è presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Ferro Vincenzo: presente. Con il difensore avvocato Traversi e avvocato Gennai.
Frabetti.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Giacalone Luigi: è rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati, avvocato Florio. C'è l'avvocato Florio? No. Lo sostituisce l'avvocato Pepi, grazie.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo.
IMPUTATO Graviano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Difeso dall'avvocato Stefani, che è presente.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini.
AVV. Del Medico: In sostituzione dell'avvocato Amato, Erminia Del Medico, avvocato Erminia del Medico.
PRESIDENTE: Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Allora, mi pare che eravamo d'accordo che prendessero la parola le parti civili, i difensori di parte civile. Chi vuole cominciare?
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna per la Presidenza del Consiglio.
Volevo chiedere delle precisazione riguardo alla giornata del 26 maggio e in particolare sugli orari.
Dunque, lei signor Ferro ha detto che nella giornata del 26 maggio ci furono alcuni viaggi con la FIAT Uno, brevi, di un quarto d'ora, dentro e fuori il garage di suo zio. Successivamente a questa operazione, dopo un po' di tempo, lei ha detto che con la FIAT Uno di suo zio, il Giuliano e il Lo Nigro si allontanarono.
Volevo sapere a che ora più o meno questa operazione è stata compiuta, sempre se se lo ricorda con certezza e a che ora poi ha visto tornare la FIAT Uno e il Fiorino a cui ha accennato ieri?
*IMPUTATO Ferro V.: Io credo, signor Presidente, che ci sia un errore perché l'avvocato ha parlato di 26 maggio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Il 26 maggio non ci furono i due viaggi, fu il 25 maggio.
AVVOCATO Pinna: Sì, mi scusi, mi sono sbagliata, è il giorno dopo il 26 maggio, i viaggi furono fatti il 25, è un errore mio.
IMPUTATO Ferro V.: Ecco.
PRESIDENTE: Allora parliamo del 25 maggio.
IMPUTATO Ferro V.: Il 25. Con precisione l'orario non l'ho indicato in quanto non sono in grado di indicarlo perché non lo ricordo. So che era tarda serata.
PRESIDENTE: Ha detto lei dopo le sei.
IMPUTATO Ferro V.: No, i due viaggi ha parlato l'avvocato, cioè quando uscirono con la Uno.
PRESIDENTE: Ah, sì.
IMPUTATO Ferro V.: Andarono, per ben due volte ritornarono. Fu in tarda serata: io l'orario non lo so indicare.
PRESIDENTE: Tarda serata che cosa intende, a partire da?
IMPUTATO Ferro V.: Da dopo le dieci sicuramente.
PRESIDENTE: Dopo le dieci.
IMPUTATO Ferro V.: Però se erano le undici, se era mezzanotte, questo non glielo so dire.
AVVOCATO Pinna: Va bene, nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi delle parti civili.
AVVOCATO Onano: Sì, l'avvocato Onano per le altre amministrazioni dello Stato costituite parte civile.
Io volevo alcune precisazioni dal signor Ferro, dal dottor Ferro. Mi scuso se queste precisazioni l'ha date ieri al dibattimento, ma ha parlato effettivamente molto veloce e non avendo le trascrizioni è possibile che qualche particolare mi sia sfuggito.
Mi riferisco, come prima precisazione, al pomeriggio mi sembra del 24 maggio, praticamente è il secondo giorno in cui avevate soggiornato a Prato. Quel pomeriggio andò con il Lo Nigro e il Giuliano a Firenze e lo lasciarono al sottopassaggio vicino alla stazione, mi corregga se sbaglio. Volevo solo una precisazione riguardo all'appuntamento che avevate avuto con, che lei aveva avuto con il Lo Nigro mi sembra due ore dopo, e con gli altri. Mi sembra che aveva un appuntamento dopo due ore, ma invece vi siete visti un'ora prima, è vero?
IMPUTATO Ferro V.: No, il 24 dopo un'ora.
AVVOCATO Onano: Ecco, dopo un'ora.
IMPUTATO Ferro V.: Il primo giorno, il 23, si parlò di due ore.
AVVOCATO Onano: Ecco. Quindi in entrambe le occasioni aveva avuto un appuntamento... cioè, in entrambe le occasioni l'avevano lasciato al sottopassaggio e poi vi siete ritrovati alla stazione?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, nei pressi del sottopassaggio.
AVVOCATO Onano: Ecco, a che ora vi siete ritrovati? Verso che ora ecco, non vorrei l'ora precisa ma indicativamente. Lei diceva che era il pomeriggio, è passata un'ora, due ore, quindi indicativamente vi siete...
IMPUTATO Ferro V.: Io posso dire che il primo giorno ricordo che si uscì verso le cinque, quindi loro anticiparono, mi dissero due ore, in realtà anticiparono di mezzora, quindi saranno state le sei e mezzo penso.
Il secondo giorno non ricordo l'orario preciso della partenza dalla casa di Prato, per cui non so se partimmo alle cinque, alle sei o qualche mezzoretta più tardi.
AVVOCATO Onano: Quindi più tardi.
IMPUTATO Ferro V.: Loro vennero prima dell'orario previsto, tant'è che vennero alla stazione e non fui a farmi trovare sul quel punto dove mi avevano detto di ritornare.
AVVOCATO Onano: Lei era dentro la stazione quando vi siete rivisti, mi sembra?
IMPUTATO Ferro V.: Nei pressi della scalinata, con precisione.
AVVOCATO Onano: Quindi ha visto da che direzione provenivano?
IMPUTATO Ferro V.: Dalla direzione in cui ero venuto io, cioè dal semaforo verso la stazione.
AVVOCATO Onano: Quindi, dando le spalle alla stazione, dico lato scalinata per intenderci, venivano da destra?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Tant'è che ho detto che la macchina era posteggiata di fronte il semaforo dove io ero sceso, quindi...
AVVOCATO Onano: Nel senso di marcia a sinistra.
Volevo un altro chiarimento per quel che concerne la questione del garage. Mi sembra di capire che tutta la questione precedente, la ricerca del garage adatto, poi il fatto che si doveva ricorrere ai famosi garage abbandonati di fronte alla casa di suo zio, poi non ebbe seguito. Perché poi di quei garage non se ne fece nessun uso, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Esatto.
AVVOCATO Onano: Vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: E' vero. Venne soltanto adoperato il piccolo garage, il garagino che stava sotto la casa dello zio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Onano: Che mi sembra venne adoperato soltanto in due occasioni: la penultima sera anzi, arrivò la Uno...
IMPUTATO Ferro V.: Fu adoperato il 25, dal 25 in poi.
AVVOCATO Onano: Il 25. Quindi praticamente fu adoperato dal giorno in cui arrivò la Uno, lei presume con quelle famose balle che vide.
IMPUTATO Ferro V.: No, questo io non l'ho detto, signor Presidente. Io ho detto che fecero due viaggi, ma non so cosa portarono e se portarono qualcosa. Poi mi è stato detto se quando entrai nel garage vidi qualcosa, io dissi che uscendo notai due involucri rotondi, in un angolo a sinistra, però non so cosa fosse.
AVVOCATO Onano: Ho capito sì, è una sua presunzione questa ovviamente.
Quando, la sera che uscirono con la Uno, mi riferisco alla sera in cui per la prima volta le dissero: 'questa volta non devi venire perché andiamo soltanto noi'. Fecero questi due viaggi... Erano due i viaggi, se non sbaglio? Questo, forse, ho perso il filo io quando...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: Ha detto l'uno a 10-15 minuti dall'altro, mi sembra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Onano: Lei ebbe modo di vedere questi loro spostamenti perché stava in casa, stava al pianterreno, stava fuori?
IMPUTATO Ferro V.: Stavo nella stanza del soggiorno. E' il garage adiacente per cui si sentiva entrare la macchina ed uscire.
AVVOCATO Onano: Ah, ho capito.
IMPUTATO Ferro V.: Solo per questo.
AVVOCATO Onano: Quindi li sentì, non è...
IMPUTATO Ferro V.: Infatti ho detto che entrarono tutti e quattro nel garage. Poi se uscirono tutti e quattro o ne uscirono uno solo o due, questo io non lo so.
AVVOCATO Onano: Sì, questo non lo sa. Sì, no, no, volevo soltanto capire come si era accorto di questi spostamenti visto che stava in casa.
Sempre per quello che concerne il garage piccolo, c'è un altro passaggio che mi è sfuggito, lei mi sembra che avesse detto - vorrei che me lo confermasse - che questo garagino normalmente stava aperto, quindi l'accesso fuori per la strada normalmente era aperto?
IMPUTATO Ferro V.: Aperto nel senso che la porta non ha fermatura, non aperto...
AVVOCATO Onano: Che non era chiuso a chiave?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: E che quindi, in quella occasione invece, andaste a recuperare le chiavi in un cassetto e lo chiusero.
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Onano: No.
IMPUTATO Ferro V.: La porta che dava all'esterno era sempre aperta, poi vi era la porta che dava nel soggiorno, quella è stata chiusa.
AVVOCATO Onano: Ecco, era una cosa che ci stavamo domandando, non avevamo capito. Quindi la porta che stava all'interno era chiusa.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, quella attraverso cui, dal soggiorno si accedeva nel garage.
AVVOCATO Onano: E quindi quando lei faceva riferimento alle chiavi che stavano nel cassetto, faceva riferimento alle chiavi...
PRESIDENTE: No.
IMPUTATO Ferro V.: No, le chiavi per smontare...
PRESIDENTE: Chiavi anche quelle, ma non aprono serrature.
AVVOCATO Onano: Che non aprono serrature.
IMPUTATO Ferro V.: Servivano per togliere il portabagagli.
PRESIDENTE: Certo, è per svitare diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: Ecco, appunto, era per fare le operazioni di smontaggio del portabagagli?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: Benissimo. Ah no, un'ultima precisazione in ordine... quella relativa all'ultimo viaggio che hanno fatto il Lo Nigro e il Giuliano, l'uno alla guida della Uno e l'altro alla guida del Fiorino. Perché mi sembra che lei ha detto che li ha visti uscire intorno a mezzanotte.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Onano: Poi l'orario di ritorno, all'orario di ritorno siamo risaliti per somma di altri orari. Lei si ricorda dopo quanto tempo ritornarono?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che, per quanto mi ricordo, per quanto è possibile ricordare fu o 40 o 60 minuti, non di più. Entro l'oretta comunque.
AVVOCATO Onano: Quindi all'incirca un'ora. Ho finito, basta così.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, parte civile per le famiglie delle vittime.
Lei ha mai conosciuto personalmente Carra Pietro?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Ammannato: Quindi non l'ha conosciuto all'epoca dei fatti?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non so chi sia.
AVVOCATO Ammannato: E neanche successivamente l'ha mai conosciuto?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha mai conosciuto personalmente Scarano Antonio?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Ammannato: Né all'epoca dei fatti, né successivamente?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, volevo un chiarimento anch'io per quanto riguarda il pomeriggio del giorno 24 maggio, cioè quello in cui siete andati poi nel centro storico. Ecco, volevo che fosse più preciso, nel senso: lei era alla stazione e le due persone vennero da lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, come nasce, proprio materialmente, se può dire alla Corte, come viene l'idea di andare... chi l'ha proposta?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non me lo ricordo con precisione chi fu dei due, o Cosimo Lo Nigro o il Giuliano Francesco. Comunque vennero verso di me e mi dissero: 'andiamo a fare una girata', quindi non so dove dovessero andare, anche perché non conosco Firenze.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
IMPUTATO Ferro V.: Per cui andammo quindi sempre dalla scalinata, io mi trovavo nella scalinata, quindi a sinistra, andammo in fondo, poi vi è una strada larga e girammo a sinistra e ci dirigemmo in fondo. Poi ci trovammo nel centro storico, io non so...
AVVOCATO Onano: No, mi interessava queste... Le due persone sapevano dove andare?
IMPUTATO Ferro V.: Questo io non glielo so dire. Però camminavano in maniera spedita quindi non è che stessero...
AVVOCATO Ammannato: Nel senso, avevano una mappa di Firenze in mano, consultavano una piantina, o andavano...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non avevano nessuna mappa.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, chiedevano informazioni ai passanti, oppure sapeva, si dirigevano verso qualche posto?
IMPUTATO Ferro V.: No, non hanno chiesto alcuna informazione.
AVVOCATO Ammannato: Quindi non hanno chiesto informazioni, non avevano una pianta, diciamo una mappa della città?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi siete arrivati in quella piazza con le statue.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E andò... continui lei.
IMPUTATO Ferro V.: Andammo in corrispondenza...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. La ricostruzione l'ha già fatta due volte. Quindi lei faccia le domande sulle precisazioni.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Quando arrivarono allora nella piazza, anche lì domandarono, consultarono qualche mappa, oppure si diressero precisamente verso qualche posto?
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, loro non consultarono niente. Si diressero verso quella strada. Arrivando in quel punto che ieri ho indicato anche con l'immagine, mi dissero di camminare veloce.
Quindi se loro conoscessero il posto o non lo conoscessero, questo io non lo so. Però non consultarono niente.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Senta, proprio facendo uno sforzo il più possibile, arrivato lì all'Arno, proprio non si ricorda dove andò come direzione?
IMPUTATO Ferro V.: No, avvocato. No.
AVVOCATO Ammannato: Poi disse che andaste in un ristorante?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, non si ricorda questo ristorante, c'era da scendere delle scalinate, era sul piano stradale?
IMPUTATO Ferro V.: Io questo non me lo ricordo. Era un ristorante normalissimo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi a livello stradale, oppure c'era, che ne so, da scendere...
IMPUTATO Ferro V.: Ascolti avvocato, io sono andato sui luoghi, non sono stato capace di ricordarmi, quindi non credo che riuscirei ora, in questo momento. Per cui...
AVVOCATO Ammannato: Ho capito, però vede...
IMPUTATO Ferro V.: Era un ristorante normalissimo.
AVVOCATO Ammannato: ... io rappresento la famiglia Nencioni, quindi anche Nadia e Caterina, è un punto fondamentale, queste mi hanno proprio di chiarire.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma io capisco, ma non mi ricordo.
AVVOCATO Ammannato: In questo ristorante loro hanno domandato, oppure sono andati diretti a questo ristorante, sapevano dove andare?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo andati direttamente là.
AVVOCATO Ammannato: Quindi la sua impressione quale fu?
PRESIDENTE: Avvocato, impressioni...
AVVOCATO Ammannato: No, allora, signor Presidente, le rappresento così alla memoria che nel primo interrogatorio - ma poi confermato anche nel secondo, cioè parlo del 23 marzo '96 e parlo anche del 26 marzo '96 - nel primo, il 23 marzo '96, a pagina 15, afferma questa volta: erano alla stazione, dopo un'ora ritornarono.
"Ritornarono e mi disse: 'andiamoci a fare una girata, dobbiamo andare a mangiare'".
E sullo stesso punto, nel secondo interrogatorio, quello del 26 marzo, a pagina 36, c'è scritto testualmente, alla domanda chiaramente del Pubblico Ministero:
"Non glielo posso dire, camminavano speditamente però sapevano dove dovevano andare. Hanno detto: 'dobbiamo andare a mangiare in un ristorante' e si sono diretti in quel ristorante".
Ecco, adesso che gli ho ricordato quello che disse nell'immediatezza.
PRESIDENTE: Se lo ricorda, conferma questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Ma non mi sembra io si aver detto qualcosa di diverso.
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma non si tratta di cose diverse, si tratta proprio di sforzare la memoria.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, nel modo in cui uno parla, quindi.
AVVOCATO Ammannato: Si tratta di sforzare la memoria proprio per sapere... Se io le dico ristorante, esempio, il nome Antico Trattore, le dice qualcosa?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho cercato, signor Presidente, di rispondere non con il senno del poi, per cui potevo lasciarmi andare a facili impressioni. Quindi ho raccontato un fatto che è avvenuto, quindi in quel momento mi hanno detto questo, quindi io non so se effettivamente parlassero di un ristorante che conosceva. Ho detto: si sono diretti là.
Quindi, se poi mi si chiede col senno del poi, questa è una cosa tutta diversa e credo interessi poco.
AVVOCATO Ammannato: No, no, proprio cerco, lo so che è difficile, ma vorrei da lei appunto...
PRESIDENTE: Prego avvocato, le domande.
AVVOCATO Ammannato: ... lo sforzo di ricordarsi...
La domanda è questa: si diressero verso via dei Georgofili?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so dove sia questa via dei Georgofili.
PRESIDENTE: Non l'ha ricostruita neppure successivamente?
IMPUTATO Ferro V.: No, quando abbiamo fatto il sopralluogo non mi è stato detto: 'questa è via dei Georgofili', non lo so. Può anche darci che ci siamo andati e io non lo sappia.
AVVOCATO Ammannato: Vede perché, sempre le rappresento che il 23 di marzo, sempre a pagina 15, disse appunto, dopo la frase "dobbiamo andare a mangiare", "e saranno state verso le otto di sera" - quindi le 20.00 - "e passiamo da vicino i Georgofili, arrivando in quel punto".
E la stessa strada, via dei Georgofili, l'ha anche menzionata nel secondo interrogatorio, quello del 26 marzo '96 in cui, a pagina 34, parlando sempre di questa gita nel centro storico, le cito testualmente:
"Abbiamo proseguito per questa strada praticamente dritta, poi siamo passati dove ci sono tutte quelle scalinate. Quella strada che porta ai Georgofili".
IMPUTATO Ferro V.: Io questo lo posso spiegare benissimo. Se lei prende la prima pagina dell'interrogatorio del 23 marzo, vedrà che il dottor Vigna, parlando del fatto di Firenze, menziona Georgofili e questo mi è rimasto impresso in mente a me, per questo ho parlato dei Georgofili, né più e né meno. Io non so cosa siano i Georgofili, non li ho mai visti, non so dove siano.
Per cui, questa contraddizione deriva da quel fatto che il dottor Vigna parlò dei Georgofili, ma io non conoscevo Firenze, non sono mai stato nel centro storico di Firenze se non in occasione di questo fatto e in occasione del matrimonio di mio cugino.
Per cui non le so dire più nulla al riguardo.
AVVOCATO Ammannato: Certo, se ho capito bene...
IMPUTATO Ferro V.: Mi sono lasciato un po' influenzare in quel termine che usò il dottor Vigna ma solo da questo è derivato il fatto che io menziono i Georgofili. Ma se mi chiede tuttora cosa siano, io non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Se capisco bene il suo pensiero: lei non sa se quella sera alle 19.20 passaste o non passaste in quella via.
IMPUTATO Ferro V.: Anche perché..
AVVOCATO Ammannato: Si rico... No, scusi. Si ricorda che arrivò all'Arno e poi fece delle strade che non si ricorda. Questo diciamo è il suo pensiero.
IMPUTATO Ferro V.: No, infatti poi nel sopralluogo, signor Presidente, quando andammo sul posto io feci presente che per me era quella strada, quando menzionai i Georgofili, perché io ero convinto mentalmente, quando parlavo col dottor Vigna, che fosse quello il posto.
Cioè, il dottor Vigna mi parlò di questi Georgofili, parlò della strada dei Georgofili, ma io ero riferito mentalmente al punto in cui mi dissero: 'cammina veloce'. Là nasceva l'errore.
Infatti spiegai per me questo. Quindi io non so, il percorso fatto fu quello.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVVOCATO Ammannato: Nessuna grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi dei difensori di parte civile? Allora possono iniziare i difensori degli imputati.
AVVOCATO Stefani: Avvocato Eraldo Stefani. Sono il difensore di ufficio di Salvatore Grigoli.
Signor Ferro, senta lei conferma che Grigoli non era presente a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Stefani: Naturalmente mi riferisco in occasione degli episodi per cui è processo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, io in quello mi riferisco.
AVVOCATO Stefani: Ecco, la domanda che le pongo: lei Grigoli quando lo ha conosciuto per la prima volta?
IMPUTATO Ferro V.: Io lo vidi per la prima volta nel gennaio del '95.
AVVOCATO Stefani: Quindi lei prima del '95 non aveva mai conosciuto Grigoli?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Stefani: Lei come lo ha conosciuto Grigoli? Con il suo cognome di Grigoli?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Stefani: E il nome di battesimo lo sa?
IMPUTATO Ferro V.: Salvatore.
AVVOCATO Stefani: Ecco, lo conosceva con pseudonimi o con altro?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Stefani: Nel '95, quando lo ha conosciuto, lei Grigoli lo ha ritenuto subito un uomo d'onore, oppure no?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so se sia un uomo d'onore, avvocato.
AVVOCATO Stefani: Senta, lei è al corrente, se lo sa, se Grigoli - se lo ha saputo successivamente perché ha detto lo ha conosciuto nel '95 - se Grigoli abbia partecipato agli episodi di Milano?
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo so perché non so niente dell'episodio di Milano.
AVVOCATO Stefani: Quindi è la stessa cosa se le pongo anche la domanda su Roma?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Stefani: Lei ha detto poco fa al difensore di parte civile che non conosceva Carra Pietro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Stefani: Non lo ha conosciuto mai Carra Pietro?
IMPUTATO Ferro V.: Non l'ho conosciuto mai.
AVVOCATO Stefani: Senta, e Carra Pietro... quindi non l'ha proprio conosciuto, non sa chi è?
PRESIDENTE: Avvocato, ma è la terza che...
AVVOCATO Stefani: No, no, chiedo scusa, abbia pazienza, si segue un filo. Presidente, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Ma le domande non si ripetono tre volte.
AVVOCATO Stefani: Ma abbia tanta pazienza Presidente, ma io sto...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Avvocato, io ne ho pazienza, ma lei non può fare tre volte la stessa domanda.
AVVOCATO Stefani: Basta, non faccio altre domande, ho finito Presidente.
PRESIDENTE: Come crede.
AVVOCATO Stefani: Ho finito.
PRESIDENTE: Va benissimo. Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Pepi: Pizzo e Giuliano.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Ferro, lei a una delle prime domande del Pubblico Ministero ha dichiarato di non essere mai stato, né di essere uomo d'onore, lo conferma?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: E lo stesso mi sembra abbia detto anche di suo zio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo questa, se mi vuol chiarire questa circostanza: come mai, se né lei era uomo d'onore, né comunque affiliato a Cosa Nostra, né suo zio era uomo d'onore e affiliati a Cosa Nostra, come mai soggetti che si dice appartenessero a questa organizzazione le dettero a lei e a suo zio un incarico di fiducia così grave, così importante e così delicato?
IMPUTATO Ferro V.: Ma a noi non venne dato alcun incarico di fiducia, avvocato. A me venne detto di andare da mio zio per vedere se aveva la disponibilità di un garage per un giorno. Quindi non credo che vi sia un incarico di fiducia in questo.
Poi io voglio, non so, specificare una cosa: non è che - in termini generali, per non essere più specifico - io vivo ad Alcamo, a Castellammare, là si cresce con una mentalità diversa rispetto a quello che ci può essere qua. Per cui, se una persona normale, cioè una persona che non sia ritenuta mafiosa ti chiede una cosa del genere, io risponderei normalmente come potrebbe rispondere qualcuno qua adesso: 'cioè ma tu perché mi sta chiedendo questa cosa, vattela a cercare da te'.
Ma se una cosa del genere viene chiesta da una persona che è ritenuta mafiosa, in particolar modo da qualcuno che comanda, ciò non si può dire no, né si può chiedere il perché, perché è una cosa grave e si rischia, avvocato, si rischia o la vita o si rischiano altri danni materiali.
Per cui non credo che era un trattamento di fiducia. Mi venne chiesto e io temporeggiai e poi andai. Nonostante io non sia mafioso e non lo sia neanche mio zio.
AVVOCATO Pepi: Va bene, ne prendo atto. Senta Ferro, lei ha detto che da parte di Calabrò, o comunque di persone ad esso legate, la sua famiglia - mi sembra le parole che proprio ha detto - usufruiva di un sussidio di circa due milioni, no?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, questo io ho detto.
AVVOCATO Pepi: Ecco, per fare questi viaggi, che lei ha detto che fra l'altro ha dovuto sopportare le spese, quanto ha speso?
IMPUTATO Ferro V.: Il costo del biglietto aereo, avvocato. Io non è che ricordi il costo per ora...
AVVOCATO Pepi: Quindi soltanto le spese di viaggio, perché diciamo il mantenimento, i ristoranti non li pagava lei?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non sono mai andato in un ristorante. Mi limitavo ad andare da mio zio e ritornare in giornata.
AVVOCATO Pepi: Bene. Veniamo al primo viaggio a Prato a Prato e Firenze, in parte mi ha già dato un po' la risposta, comunque le volevo chiedere questa precisazione.
La prima volta che Calabrò le dice di contattare suo zio per trovare un garage in zona, non poteva questa cosa essere fatta telefonicamente a suo zio? Non c'era nulla di male dire: 'zio, c'hai mica una disponibilità di un garage?' Che c'era necessità di sopportare una spesa, ore di viaggio per andare a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: A me fu detto di andare da mio zio, non di contattarlo telefonicamente, avvocato.
AVVOCATO Pepi: E lei non ribattè neppure, dice: 'ma non posso telefonare pre sentire?'
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, se il signor Calabrò voleva dirmi 'telefona a tuo zio' avrebbe detto senz'altro 'telefona'. Disse di andare quindi avrà avuto senz'altro i suoi buoni motivi.
AVVOCATO Pepi: Va bene. Senta, veniamo al secondo viaggio a Prato e a Firenze. Lei ha detto che lo ha fatto in compagnia di Calabrò con l'auto, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi ha traghettato l'auto allo Stretto di Messina. Si ricorda mica in che giorno esatto?
IMPUTATO Ferro V.: Fu di venerdì, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Fu di venerdì, la data non se la ricorda però, vero?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Pepi: Senta, una curiosità sempre in relazione a questo - che poi non è tanto una curiosità - a questo secondo viaggio. Lei ha detto che arrivate a Roma con l'auto, lasciaste l'auto alla stazione e proseguiste col treno.
Come mai non proseguiste direttamente con l'auto? Tanto più che Firenze-Roma in auto sono pochi chilometri, sono 200 chilometri che si fanno molto bene. E avendo già fatto tutti questi chilometri dalla Sicilia, era più forse comodo andare direttamente in auto.
IMPUTATO Ferro V.: A me fu detto così, avvocato.
AVVOCATO Pepi: A che ora arrivò a Roma?
IMPUTATO Ferro V.: A Roma arrivammo la mattina presto che era ancora buio. Quindi non so di preciso l'orario qual era.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Saranno state le cinque.
AVVOCATO Pepi: Nemmeno l'alba, insomma, via per intendersi.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, a che ora vide il Giorgio che poi lei avrebbe identificato in Pizzo Giorgio?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, saranno state le otto, così.
AVVOCATO Pepi: Verso le otto. Senta, e il treno per Firenze, lo trovò immediatamente, o dovette aspettare del tempo alla stazione Termini?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non me lo ricordo, avvocato. Comunque tutto avvenne nell'ambito della stessa mattinata. Tant'è che ad orario di pranzo, saranno state l'una, le due, fummo a Roma.
AVVOCATO Pepi: Quindi, a Prato, devo presumere che lei arrivò verso le 11, le 12.
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, io con gli orari...
AVVOCATO Pepi: Non mangiò da suo zio.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Pepi: Come mai, visto che aveva fatto questo viaggio così lungo, stressante, dalla Sicilia, già che era lì non c'era nessuna furia immediata di rientrare, non stette un po' da suo zio a riposarsi, anche mangiare e poi riposarsi un po' con suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Perché mi fu detto: 'dobbiamo andare', e siamo andati via.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei conosceva la strada per andare, la strada che da Firenze porta a Capezzana a casa di suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Pepi: Non la conosceva. Lei ha detto che in macchina il Pizzo avrebbe contato i semafori per potersi orientare e arrivare a casa di suo zio. Me lo conferma, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Io non ho detto questo. Ho detto che il Pizzo Giorgio si segnava i semafori.
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Non ho detto per poi orientarsi ad andare in casa dello zio., Questo non l'ho detto io.
AVVOCATO Pepi: Sì, comunque mi sembra che sia una conseguenza... Sennò non credo...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma io non l'ho detto, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Va be', comunque segnava i semafori.
Allora io le chiedo: come mai il Pizzo, che cosa pensa, come mai il Pizzo segnasse la strada per poterla trovare, quando poi il Pizzo non sarebbe più ritornato su a Capezzana? Che senso aveva?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, che lei vuole sapere il mio pensiero?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Questo io non glielo so dire il perché, questo non lo so. Si potrebbe chiedere a Pizzo, tutt'al più.
AVVOCATO Pepi: Senta, Ferro, poi lei ha parlato di un suo viaggio a Roma per recarsi in Cassazione.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ma se non mi ricordo male lei ha detto per ritirare il dispositivo, o comunque una sentenza, no? relativa a suo padre.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, le volevo chiedere: in Cassazione lei è andato da solo, o è andato insieme ad un avvocato?
IMPUTATO Ferro V.: Io andai da solo, in Cassazione. E comunque le ricordo che io andai in quel periodo, qualche altra volta, pure con l'avvocato. E non ricordo se fu, o in occasione in cui questo avvenne credo verso la fine di aprile, in occasione in cui si discuteva sulla liberazione anticipata di mio padre. Non sulla liberazione, sia sulla liberazione anticipata, che sulla sospensione della pena.
Per cui poi in seguito al dispositivo che venne emesso dalla Corte di Cassazione, mio padre venne liberato.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Per cui, io una volta andai con l'avvocato. Ma non ricordo che fu in occasione del ritiro del dispositivo della liberazione anticipata.
AVVOCATO Pepi: Quindi, non se lo ricorda, o esclude che, quando ritirò il dispositivo, era da solo?
IMPUTATO Ferro V.: Credo che fossi da solo.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io allora a questo punto le contesto che sembra estremamente strano che le abbiano consegnato un dispositivo di sentenza in Cassazione laddove la Cassazione le consegna soltanto al difensore, o alla parte interessata. O persona almeno munita di una delega.
Lei aveva una procura, qualcosa, per ritirare questa sentenza?
IMPUTATO Ferro V.: Ma io ho presentato una domanda. Non ricordo se la domanda venne scritta dall'avvocato, o se di mio pugno. La presentai. Non so, si paga qualcosa per mettere le marche e tutto là.
AVVOCATO Pepi: Comunque questa domanda lei l'avrebbe fatta a nome suo?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non me lo ricordo, avvocato. Ma se l'ho fatta io, l'ho fatta a nome mio, penso.
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto.
Senta, veniamo al viaggio di fine maggio del '93 a Prato e Firenze.
Lei ha detto, ci ha riferito tutta la situazione: che questi soggetti che sarebbero venuti su dalla Sicilia, si sono grossomodo trattenuti a casa di suo zio per oltre tre giorni, no?
IMPUTATO Ferro V.: Dal 23 al 27.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma non le sembra un po' strano che persone che vengono per commettere quello che gli viene oggi contestato stiano tre giorni in un posto dove possono anche essere facilmente riconosciuti da qualcuno, possibilità di identificazion?
Tanto più che lei ha raccontato che più volte sono usciti, sono andati a Firenze, due volte in pieno centro alla stazione.
Non le sembra una situazione un po' particolare, questa?
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, io non ho mai detto che queste persone hanno commesso questi fatti. Io ho raccontato un fatto che è avvenuto, ho raccontato la mia verità e l'ho messa a disposizione di questa Corte.
Poi se siano stati loro, o meno, non sarò io a deciderlo. Per cui non credo di dover esprimere un mio pensiero. Per cui sarebbe un pensiero, sarebbero solo parole e basta.
AVVOCATO Pepi: Senta, Ferro, lei questo lo ha già risposto e non glielo richiedo neanch'io.
Comunque, quando arrivò il Carra con il camion, lei comunque anche se non ha conosciuto il Carra, era presente o no?
IMPUTATO Ferro V.: Quando?
AVVOCATO Pepi: Quando arrivò il camion alla chiesa dei Testimoni di Geova, era presente lei?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. La motrice del camion.
AVVOCATO Pepi: Ecco, sì.
IMPUTATO Ferro V.: Una motrice io ho detto.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Dicevo: ecco, ma neppure le altre persone successivamente le dissero che l'autista del camion si chiamava Carra Pietro? Indipendentemente dal fatto che lei ha detto di non conoscerlo.
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Pepi: Non le hanno detto niente.
Senta, che distanza c'è tra casa di suo zio a Capezzana e la chiesa?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto ieri che, come distanza, non sono in grado di precisare in maniera precisa, di indicare in maniera precisa. Ma ho detto che la distanza è breve da fare con la macchina: due, o tre minuti, non di più.
AVVOCATO Pepi: Due o tre minuti. E la strada, com'è scorrevole, tortuosa, passa in mezzo alle case, ci sono curve, non ci sono curve...0
IMPUTATO Ferro V.: La strada è abbastanza scorrevole, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Abbastanza scorrevole. Senta, lei mi sembra - se ho capito bene e se mi ricordo bene, perché purtroppo le trascrizioni non ce l'ho - lei ha visto scaricare i due fagotti, no?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Pepi: Non li ha visti. Mi sembrava avesse parlato di due fagotti con lo scotch. No, mi sono sbagliato io forse?
IMPUTATO Ferro V.: Io... No, io come ho detto poco fa ad una domanda molto simile, ho detto che io non ho visto scaricare niente. Io ho sentito solo uscire la macchina per ben due volte il 25 di maggio.
E non ho visto se hanno portato, o scaricato qualcosa. Chi è uscito, pure, non ho visto.
Ho detto solo che, nel momento in cui mi fu chiesto, mi furono chieste le chiavi per smontar il portabagagli, io entrai. Poi mi fu detto se avevo visto qualcosa. Ho detto che a terra vi erano due involucri rotondi scotchati. Però, cosa fossero o meno, io non lo so. Se li avessero portati con la macchina, io questo non glielo so dire.
AVVOCATO Pepi: Comunque li ha visti.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco. senta, dopo aver saputo della strage di Firenze che è avvenuta il 27 maggio del '93, e quindi lei penso abbia collegato questa strage al viaggio che è stato fatto a Prato e Firenze, lei non sentì, non si sentì in dovere di andare da qualche Autorità per parlare di questo fatto, di dire le persone che erano presenti, che potevano forse essere le persone responsabili di questa situazione?
IMPUTATO Ferro V.: No. Vuole spiegato pure il motivo?
Lo devo spiegare, avvocato?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Non lo feci semplicemente per alcune ragioni molto valide: il fatto che io prendessi una decisione così, era una decisione grave. Perché significava distruggere me stesso, la mia famiglia.
Distruggere me stesso era la cosa minima. Io, l'unica cosa che ho fatto, è quella di cercare di dimenticare. Anche perché, dentro di me, ero consapevole di non essermi adoperato mai per nessuna cosa riguardante qualsiasi forma di male.
Nonostante avessi ben capito che la mia vita in quel momento era stata distrutta.
Cioè, io sogni non ne potevo avere più. Il fatto che dovevo sposarmi, questo lo dovevo accantonare. Cioè, ero rovinato. E non potevo rovinare la mia famiglia, in quel momento. Di questo io mi sono convinto.
Nel momento in cui vengo arrestato, avendo preso coscienza di quello che era avvenuto nel '95, per cui la mia vita doveva essere quella di mafioso, io ho detto: no, qua bisogna prendere una decisione radicale.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, ma mi pare che ha fatto un errore involontario.
Quello che è successo nel '95, lei si riferisce al '93?
IMPUTATO Ferro V.: No, stavo parlando... Presidente, l'avvocato parlò, dice: 'come mai nel '93 tu non...'
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che nel '93 ho specificato che per me prendere quella decisione, anche se ci pensavo, era una cosa grave.
Poi, essendo stato arrestato nel '96, avendo preso atto pure di quello che stava avvenendo nel '95, degli atti che io ho anche reso presente...
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Ferro V.: ... ho detto: qua, se io non mi fermo...
Perché io, avvocato, potevo stare benissimo in carcere con quell'accusa del 416-bis. Poi, a prescindere che non sono stato neanche rinviato a giudizio, però se fossi stato anche condannato, quando avrei scontato la mia condanna, la mia vita era quella di fare il mafioso, anche se non lo so.
Per cui, io questo non lo volevo, non l'ho mai voluto.
Io avevo studiato per fare il medico. E questo è quello che volevo fare.
Per cui, in quel punto, ho detto: qua bisogna prendere una decisione. Perché futuro io non ne avevo più. Anche se mi rendo conto di non averne neanche ora. Però almeno ora della mia vita sono arbitro io. Per cui, se la devo distruggere, la distruggo con le mie mani. Non deve venire nessun altro al di fuori e dire: basta, tu devi finire.
La distruggo io, sì; ma altri, no.
AVVOCATO Pepi: Senta, signor Ferro, passiamo ad altro.
Lei ha detto che, dopo che iniziò la collaborazione del Di Filippo, il Pizzo Giorgio che lei dice di aver conosciuto a Roma, si rifugiò ad Alcamo. E' vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Lei sa per quanti giorni, per quanto tempo si sarebbe rifugiato in latitanza ad Alcamo?
IMPUTATO Ferro V.: Dunque, lui si rifugiò ad Alcamo per tutto il '95. E poi andò a Marausa, che è sempre nella provincia di Trapani.
AVVOCATO Pepi: Senta, Ferro, il Giuliano Francesco lei quando lo ha riconosciuto?
IMPUTATO Ferro V.: Il Giuliano Francesco io l'ho riconosciuto nel riconoscimento fotografico.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Senta, poi ha dichiarato, cioè, nel primo interrogatorio in cui lei comincia a collaborare, cioè il 23 di marzo del '96, come mai non ha fatto direttamente il nome di Giuliano? Che lei doveva conoscere, perché fra l'altro lei ha detto di avere anche appreso dell'arresto del Giuliano tramite i giornali. Tant'è che il Giuliano viene arrestato il 15 novembre del '95.
IMPUTATO Ferro V.: In quel momento non me lo ricordavo, avvocato. Però ricordavo semplicemente che questo gli piaceva cantare le canzoni napoletane, questo qua.
Poi, quando mi sono state mostrate le foto, io l'ho riconosciuto. Se ero in dubbio, non lo avrei indicato sicuramente.
AVVOCATO Pepi: Senta, signor Ferro, quante volte ha visto lei Giuliano?
IMPUTATO Ferro V.: L'ho visto là a Firenze, avvocato.
AVVOCATO Pepi: E basta.
IMPUTATO Ferro V.: Dal 23 al 27. E basta.
AVVOCATO Pepi: Non l'ha più rivisto?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Pepi: Senta, torniamo un attimo indietro, mi scusi, forse mi è scappata a me.
In quale periodo il Pizzo sarebbe stato a Marausa?
IMPUTATO Ferro V.: Il Pizzo io non l'ho mai detto che è stato a Marausa.
AVVOCATO Pepi: Ma veramente me lo ha detto due minuti fa, quando gliel'ho chiesto. E che il Pizzo sarebbe...
IMPUTATO Ferro V.: No, io credo si parlasse del Grigoli, avvocato.
Signor Presidente, ho avuto... Ero riferito a quello, per cui mi scuso, sì.
PRESIDENTE: Ha fatto...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, il Pizzo non è mai stato a Marausa. Venne ad Alcamo e poi se ne ritornò a Palermo e poi venne arrestato.
Ho fatto confusione con il Grigoli, avevo inteso così, io.
AVVOCATO Pepi: Ho capito.
IMPUTATO Ferro V.: Per cui mi scuso per l'errore.
AVVOCATO Pepi: Ne prendiamo atto.
Senta, signor Ferro, con il Giuliano lei ha detto allora lo ha visto soltanto a Firenze, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Per riprendere il discorso. Quindi, dopo non lo avrebbe più visto.
In quel periodo ha avuto modo di frequentare il Giuliano in maniera, diciamo, come si potrebbe dire amichevole, andando a pranzo insieme, a cena insieme, facendo vita di relazione insieme? Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che al ristorante insieme ci andammo il 24. Poi loro mangiavano in casa di mio zio, mangiavano insieme a me. Non abbiamo fatto vita di relazione.
AVVOCATO Pepi: Senta, quindi con Giuliano ha mangiato una volta al ristorante, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, dato che lei è medico, ha mica rilevato, vedendo il Giuliano, qualche segno caratteristico dello stesso, qualche deformazione che lei, in quanto medico, poteva rilevare?
IMPUTATO Ferro V.: Io non me lo ricordo questo.
AVVOCATO Pepi: Senta, in quel periodo lì in cui lei ha conosciuto Giuliano, Giuliano com'era vestito? Aveva delle parti del corpo scoperte, non le aveva, era completamente vestito, oppure aveva le braccia nude, parti delle gambe nude?
Se se lo ricorda, chiaramente, eh.
IMPUTATO Ferro V.: No, era vestito normalmente, avvocato. Non aveva parti nude.
AVVOCATO Pepi: Comunque, essendo fine maggio, può essere che avesse magari una maglietta a maniche corte...
IMPUTATO Ferro V.: Ma se si riferisce a questo, sì, le magliette a maniche corte.
AVVOCATO Pepi: Bene.
IMPUTATO Ferro V.: Le camicie, questo.
AVVOCATO Pepi: Quindi, questo lo ha già detto, Giuliano lei lo ha conosciuto soltanto in questa occasione e non l'ha visto più.
Allora siamo verso la fine, signor Ferro.
Senta, lei era presente o non era presente quando al Fiorino venne smontato il portabagagli?
IMPUTATO Ferro V.: Io non ero presente. A me fu chiesto la chiave per smontare questo portabagagli. Io entrai, la diedi, sentii dire che dovevano togliere il portabagagli e metterlo dentro la macchina. Poi, non so più niente.
AVVOCATO Pepi: Allora, signor Ferro, come fece, come mai ha dichiarato nell'interrogatorio sempre del 23/03, era, devo presumere allora a questo punto che sia una sua supposizione quando dice che i pezzi del portabagagli furono messi dentro il Fiorino.
Se non era presente, come fa a saperlo? Gliel'ha detto forse qualcuno?
IMPUTATO Ferro V.: Perché, date le dimensioni del portabagagli, non credo che possa entrare dentro. Per cui bisognava romperlo. Fu una mia considerazione, comunque.
Si vede ad occhio nudo, c'è un portabagagli più grosso.
AVVOCATO Pepi: Senta, le volevo chiedere: la prima volta che veniste su insieme dal suo zio e suo zio gli fece vedere i due garage abbandonati - tant'è che aveva la chiave e aprì con il lucchetto - dico, non fu fatto un discorso di questo genere? Visto che c'era questa disponibilità di questi due garagi abbandonati, di prendere un nuovo lucchetto, queste persone se lo sarebbero potuto portar via e, quando ritornavano, potevano andare direttamente loro senza disturbare suo zio e usufruire di questi due garage abbandonati.
Non fu fatto un discorso di questo genere?
IMPUTATO Ferro V.: No, no. Mio zio disse solamente: 'prendete i lucchetti, entrate, io non voglio sapere niente'.
Quindi, altri discorsi, non ne furono fatti.
AVVOCATO Pepi: No, ma io non è che dicessi di suo zio, Ferro. Forse non ci siamo capiti.
Le altre persone, visto che gli si dava questa disponibilità di prendere una cosa abbandonata su cui suo zio non aveva nulla a che ridire, potevano usufruirne direttamente senza poi successivamente dover ritornare da suo zio. Potevano fare tutto da soli, insomma.
IMPUTATO Ferro V.: Ma loro, avvocato, non discutevano davanti a me.
AVVOCATO Pepi: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per le posizioni di Giacalone Luigi e Lo Nigro Cosimo.
Buongiorno, dottor Ferro.
IMPUTATO Ferro V.: Buongiorno.
AVVOCATO Florio: Senta, una prima domanda generale: lei, nella sua vita, diciamo, ha sempre abitato in Sicilia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Tranne nel 1968, periodo del terremoto, in cui ci trasferimmo per alcuni mesi a Prato. Ma io ero piccolissimo a quell'epoca, avevo tre anni credo.
AVVOCATO Florio: Ecco. Lei a Prato poi, al di là dei fatti che ci ha narrato ieri, tornò altre volte, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sono tornato in occasione di ricoveri di mia madre in ospedale.
AVVOCATO Florio: Di sua madre in ospedale.
Senta, lei da persona che ha sempre abitato in Sicilia, conosce la differenza, se c'è anzi, una differenza che lei sa apprezzare, tra essere mafioso, appartenente ad una struttura mafiosa, e uomo d'onore?
IMPUTATO Ferro V.: Credo che sia la stessa cosa.
AVVOCATO Florio: Senta, Ferro, lei però ecco non è uomo d'onore, pertanto.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Florio: Premetto. Io cercherò di evitare, per quello che è possibile, domande sulla sua famiglia, specialmente su suo padre. Questo...
IMPUTATO Ferro V.: E di questo la ringrazio.
AVVOCATO Florio: Prego. Ecco, quando Vito Corace venne a chiamarla e le chiese, le chiese, le disse che c'era il Calabrò che le voleva parlare, lei gli chiese qualche anticipazione, oppure... Dice: 'cosa vuole il Calabrò da me?', oppure lo prese diciamo così come un ordine?
IMPUTATO Ferro V.: Non lo presi come un ordine, né gli chiesi spiegazione.
AVVOCATO Florio: Quindi lei semplicemente si recò da Calabrò senza chiedere più di tanto, diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: Per vedere cosa volesse. D'altronde lo conoscevo. Non è che non lo conoscessi.
AVVOCATO Florio: Calabrò mi sembra che dal 1989 desse un sussidio alla sua famiglia, mi sembra due milioni e mezzo. Lo conferma?
IMPUTATO Ferro V.: Confermo il sussidio. Non confermo che lo dava il Calabrò nell'89.
Io ieri ho specificato che...
AVVOCATO Florio: Sì, è vero. Però proveniva comunque da Calabrò, o comunque ne era a conoscenza?
IMPUTATO Ferro V.: Penso che Calabrò ne fosse a conoscenza.
AVVOCATO Florio: Lo pensa. Ecco, quando si parlò di ricercare questo famoso garage, mi sembra che lei abbia detto - e mi corregga se sbaglio - che inizialmente le fu chiesto se era a Firenze, questo garage. O comunque una base diciamo così dove potere appoggiare qualcosa, su Firenze, non su Prato, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Lui parlò: 'vai da tuo zio a Firenze'. Io specificai: 'ma è a Prato'.
E lui disse: 'va be', fa lo stesso'.
AVVOCATO Florio: Ecco. Però lei, quando si dovette informare sulla esistenza della disponibilità di questo garage, lei decise di partire direttamente, non telefonò allo zio. O mi sbaglio?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Florio: Ecco, come mai lei non ha mai telefonato allo zio per decidere, diciamo così, questa vicenda? Lei si recava sempre di persona, magari addirittura dando dei nomi falsi e quindi era abbastanza pericoloso, rischioso, diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: A me mi fu detto così, avvocato, di andare, non di telefonare. Per cui non telefonai.
Mi fu detto di non usare il mio nome e non usai il mio nome.
AVVOCATO Florio: Ecco, in quel secondo momento, lei allora gli fu detto e lo fece. Cioè, lo prese come un ordine.
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo feci come un ordine, avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Florio: Prego.
IMPUTATO Ferro V.: Mi fu chiesto questo e io andai. Io temporeggiai, come mi fu detto: 'devi andare perché mi serve', ed io andai.
AVVOCATO Florio: Sì, però quello che voglio sapere - poi si chiude su questo argomento - ma lei avvertì che se non fosse andato sarebbe accaduto qualcosa? Non voglio dire...
IMPUTATO Ferro V.: Io avvertii solo la sensazione che non potevo dire di no. E quindi andai.
AVVOCATO Florio: Ecco. Però, diceva giustamente ora, lei temporeggiò.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Per quale motivo? Cioè...
IMPUTATO Ferro V.: Guardi, io studiavo, andavo all'università, quindi dovevo seguire le lezioni. Vi erano esami che dovevo fare a maggio. Per cui, perdere tempo, significava non fare l'esame. E per me era importante riuscire a laurearmi il più presto.
AVVOCATO Florio: Ecco, Ferro, però gli esami appunto li abbiamo dati un po' tutti, chi in legge, chi in medicina - mi corregga se sbaglio - ma se lei avesse appunto avvertito come un qualcosa di assolutamente cogente il fatto di recarsi a Prato, nel senso che o oggi, o domani, o dopodomani comunque qualche cosa di grave può accadere, bah, insomma, tutto sommato delle lezioni uno se ne può infischiare. O no?
Scusi il termine.
IMPUTATO Ferro V.: No, siccome mi fu detto all'inizio, non è che mi fu detto: 'vai subito', questo non me lo disse. Quindi io pensai, non appena, il giorno in cui non ci saranno le lezioni, vado. Questo era quello che io ho pensato.
Siccome poi fui richiamato e mi disse: 'devi andare, perché mi serve', allora andai.
Se me lo avesse detto subito: 'devi andare subito', sarei andato subito.
AVVOCATO Florio: Oh, mi scusi, lei ha detto: 'quando sarebbero finite le lezioni'. Nel senso, durante la settimana...
IMPUTATO Ferro V.: Durante la settimana, ovviamente.
AVVOCATO Florio: Durante la settimana, ecco.
Senta, lei diceva che non telefonava. Però poi successivamente - ci ritorneremo tra breve, ma di sostanza - successivamente lei ha telefonato in realtà al Messana per questa vicenda.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ho telefonato per dirgli se mi veniva a prendere alla stazione.
AVVOCATO Florio: No, no, parlo di tempo dopo. Voglio dire, mi sembra che lei abbia detto - anch'io, come il collega che mi ha preceduto non ho le trascrizioni - ma mi sembra che ieri abbia detto, io ho appuntato che a un certo punto...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Florio: ... questi viaggi cominciavano a pesare, voglio dire. Quindi...
IMPUTATO Ferro V.: Prima dell'ultimo viaggio, sì.
AVVOCATO Florio: Ecco. Senta, le spese: ora effettivamente lei, tutto sommato, stava facendo un favore. Poi, tra l'altro, lei era studente. Aveva un lavoro parallelo, oltre a studiare?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Florio: Quindi, voglio dire, le spese per affrontare tutti questi viaggi. Che lei mi sembra abbia parlato soltanto in una occasione ieri di due milioni che il Calabrò le diede, ma in tutte le altre occasioni il viaggio lo fece sempre via terra, tra l'altro, quindi dispendioso.
IMPUTATO Ferro V.: Li pagai io, avvocato, di mia tasca.
AVVOCATO Florio: Ecco, lei che redditi aveva? Da dove provenivano questi soldi?
IMPUTATO Ferro V.: No, i soldi che sono nella mia famiglia, là, non è che ognuno fa per conto suo...
AVVOCATO Florio: No, non ho capito.
IMPUTATO Ferro V.: ... sono di tutti. Per cui...
AVVOCATO Florio: Non ho capito, scusi. I soldi che erano della sua famiglia?
IMPUTATO Ferro V.: I soldi che sono nella mia famiglia, inteso come mia madre, le mie sorelle e mio padre, non è che sono di una persona e degli altri no. Sono di tutti. Non esiste questo, là. Non so se qui esista così, ognuno fa per conto suo. Io, daltronde, ero studente...
AVVOCATO Florio: Quindi lei non aveva redditi.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Florio: Che redditi avevate in famiglia?
IMPUTATO Ferro V.: Che ha detto? Che avevamo in famiglia? Era un piccolo sussidio pensionistico di mia madre e poi la pensione dei miei nonni, fra cui mio nonno che era cieco. Lui lavorò fino ad 80 anni. Poi divenne cieco e prendeva la pensione dell'accompagnamento con l'invalidità civile.
Poi noi non conducevamo una vita così... Per cui dispendiosa.
AVVOCATO Florio: Quindi, mi scusi, a maggior ragione dico, questi viaggi, bene o male, lei...
IMPUTATO Ferro V.: Certo che costavano, avvocato. Ma di fatto li pagai io, né chiesi soldi.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
IMPUTATO Ferro V.: Ritenni giusto non chiederlo e non glieli chiesi.
AVVOCATO Florio: Senta, passiamo un attimo al momento in cui queste quattro persone vengono a Capezzana, cioè a casa del Messana, in sostanza.
Sembra che lei ieri abbia detto erano il Lo Nigro, il Barranca, lo Spatuzza e il Giuliano. Vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta, Ferro, è possibile che non ci sia stato alcun tipo di contatto tra queste persone, se non contatto visivo, immediato, ma voglio dire, alcun tipo di contatto tra queste persone e qualcuno della sua famiglia?
Perché mi sembra che lì ci fosse suo zio e i cugini, in quel periodo.
IMPUTATO Ferro V.: E mia zia.
AVVOCATO Florio: Cioè, anche la moglie di suo...
IMPUTATO Ferro V.: Abita là, no?
AVVOCATO Florio: Prego?
IMPUTATO Ferro V.: Abita in quella casa.
AVVOCATO Florio: C'era comunque in quel periodo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco. Queste persone stavano, lei mi ha detto, al piano di sopra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: In una di quelle tre stanze grandi, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Bene. Ma non ci fu mai alcun tipo di contatto tra suo zio, sua zia, i suoi cugini e queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Con mio zio, sì; con gli altri, per quello che io ricordo, no.
AVVOCATO Florio: Però gli altri se n'erano accorti che c'erano persone.
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so io, avvocato.
AVVOCATO Florio: Scusi, ma quanto era grande questa abitazione?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, c'era la cucina al pianterreno...
AVVOCATO Florio: No, in metri quadri, se lo sa apprezzare...
IMPUTATO Ferro V.: Eh, questo non glielo so dire, avvocato.
AVVOCATO Florio: Non so. Diciamo così, è chiaro, è una domanda...
IMPUTATO Ferro V.: Comunque era una casa molto grande.
AVVOCATO Florio: Quindi lei non esclude che non se ne siano accorti proprio, a parte suo zio.
IMPUTATO Ferro V.: Questo, io non lo escludo. Ho detto che io non lo ricordo che sia avvenuto qualche incontro, o meno.
AVVOCATO Florio: Bene. Senta passiamo un attimo ai due viaggi a Firenze unitamente a quelle persone, diciamo così.
Ci ripete chi erano queste persone che fecero i due viaggi a Firenze con lei?
IMPUTATO Ferro V.: Allora, il Giuliano Francesco e il Cosimo Lo Nigro.
AVVOCATO Florio: Allora, partiste in entrambe le occasioni verso le ore 17.30-18.00?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Che era quasi buio, in sostanza. O comunque...
IMPUTATO Ferro V.: No, 18.00 ancora non è buio a maggio.
AVVOCATO Florio: Sì, a maggio è vero. Comunque, insomma, siamo sul finire del chiarore, diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: Comunque io ho detto che il 23 partimmo verso le ore 17.00. Poi, l'indomani, un pochettino più tardi.
AVVOCATO Florio: Senta, in qualcuna di queste due occasioni, lei ebbe modo di vedere se queste persone che erano con lei, oppure lei stesso, aveste modo di fare delle telefonate?
IMPUTATO Ferro V.: Io non gli ho visto fare alcuna telefonata.
AVVOCATO Florio: Ma avevano il cellulare con loro?
IMPUTATO Ferro V.: I cellulari io li ho visti solo il primo giorno quando salii sopra nella loro stanza. Ma quando vennero a Firenze, io non ne vidi cellulari.
AVVOCATO Florio: E quindi non fecero alcuna telefonata neanche da posti pubblici.
Lo so, mi rendo conto che sono passati...
IMPUTATO Ferro V.: No, in mia presenza non fu fatta alcuna telefonata.
AVVOCATO Florio: Nel primo, o nel secondo giorno?
IMPUTATO Ferro V.: In tutti e due i giorni.
AVVOCATO Florio: Ecco, passiamo al secondo giorno, quello della gita in centro.
Che giorno era esattamente?
IMPUTATO Ferro V.: Il 24 maggio.
AVVOCATO Florio: Il 24 maggio, ecco. Lei, tra l'altro, è persona che ha studiato, e tra l'altro mi rendo conto anche che mi sembra di buona cultura.
Lei ha parlato di una piazza con delle statue.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Ma ha saputo poi che piazza era?
IMPUTATO Ferro V.: Piazza della Signoria.
AVVOCATO Florio: Lo ha saputo dopo, o lo sapeva già quella sera lì?
IMPUTATO Ferro V.: L'ho saputo dopo.
AVVOCATO Florio: Sì, no, perché piazza della Signoria, questa è una osservazione, ma è famosa nel mondo, voglio dire. Non è...
IMPUTATO Ferro V.: Il fatto che una piazza sia famosa nel mondo...
AVVOCATO Florio: Non vuol dire...
IMPUTATO Ferro V.: No, quando uno si reca in un posto e non sa che quella è una piazza famosa nel mondo e che è piazza della Signoria, ciò non vuol dire che uno lo debba sapere.
AVVOCATO Florio: No, questo è vero, ma insomma... Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Guardi, che io ho studiato al Liceo Classico e la Storia dell'Arte si studia, ma ciò non vuol dire che io debba ricordare tutto, avvocato.
AVVOCATO Florio: No, no, questo è vero. Anch'io ho studiato al Liceo Classico, però, insomma, quello mi permetta di ricordarlo indipendentemente dal fatto che sto a Firenze.
Comunque questo è un altro discorso.
Senta, Ferro, le spiegarono, o comunque lei venne a sapere il perché le chiesero di camminare velocemente?
IMPUTATO Ferro V.: Ripeta la domanda, perché non l'ho sentita, avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì. Ci fu un momento, ci fu un momento di cui, almeno lei così ha riferito ieri e anche in sede di indagini preliminari, che o il Giuliano o il Lo Nigro, le chiesero di camminare, di affrettare il passo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Vero? Lei seppe, nell'occasione, o nei giorni immediatamente successivi lì a Prato, per esempio, il motivo per cui dovevate affrettare il passo?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Florio: Né lo chiese a quegli altri.
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo chiesi.
AVVOCATO Florio: Senta, ecco, arrivate all'Arno, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Finito il Piazzale degli Uffizi, perché di quello si tratta...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: ... arrivaste all'Arno. E, se non erro, lei non si ricorda se giraste a destra o a sinistra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Io avrei bisogno - e su questo bisogna che le solleciti assolutamente la memoria per quanto più è possibile. E lei si rende conto dell'importanza di questo, anche per lei, fra l'altro - di ricordare questo ristorante dove andaste a mangiare tranquillamente un primo, un secondo, va bene?
Ma di ricordare questo ristorante.
IMPUTATO Ferro V.: Ma guardi, io, per quanto mi sforzi di ricordare, non lo ricordo.
AVVOCATO Florio: Vediamo se la posso aiutare io. Era una trattoria toscana?
IMPUTATO Ferro V.: Non lo ricordo, avvocato.
AVVOCATO Florio: Non lo ricorda. Così come non ricorda neanche il ristorante dove mangiaste a Roma con Pizzo e Calabrò.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Non lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Era vicino alla stazione perché andammo a piedi, ma non ricordo dove.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, rimaniamo a Firenze, o comunque a Prato.
Lei, anche rispondendo al collega che mi ha preceduto, ha dichiarato anche questa mattina di aver accompagnato uno di queste quattro persone, davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Lei non ebbe modo in... Lei ha detto ha visto il trattore, la motrice, no? Con una persona, o più persone, non sa chi, perché non le ha viste.
IMPUTATO Ferro V.: No, io non ho parlato di più persone.
AVVOCATO Florio: No, scusi Ferro, abbia pazienza.
Lei ieri - questo glielo contesto - mi sembra che abbia detto: 'non so se c'era una o più persone, non glielo so dire'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma questo non vuol dire che io ho detto che ce ne fossero più persone.
AVVOCATO Florio: Ma infatti.
IMPUTATO Ferro V.: Ecco.
AVVOCATO Florio: No, no.
IMPUTATO Ferro V.: In questo senso io lo dicevo, non nel senso che c'era una sola persona. Io non l'ho visto, ce ne poteva essere uno, due, tre... Questo io non lo so.
AVVOCATO Florio: Ecco, stiamo dicendo la stessa cosa, appunto.
Mi sembrava che lei avesse detto appunto ieri: 'non so, non so vedere se c'erano più persone'.
Non lo esclude, però.
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo escludo.
AVVOCATO Florio: Bene. Lei vide il trattore, cioè la motrice.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Ma un semirimorchio...
IMPUTATO Ferro V.: Un?
AVVOCATO Florio: Un semirimorchio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Florio: Lo avrebbe potuto vedere nelle vicinanze?
IMPUTATO Ferro V.: No, non l'ho visto.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, quanti cugini c'erano in casa?
IMPUTATO Ferro V.: Tre cugini.
AVVOCATO Florio: Come si chiamano?
IMPUTATO Ferro V.: Melchiorre, Pasquale e Giampiero.
AVVOCATO Florio: Ecco. Lei sa se almeno uno di questi cugini abbia avuto contatti con qualcuno che non fosse ovviamente di casa?
IMPUTATO Ferro V.: Per quello che io ricordo, nessuno ha avuto contatti con questi che erano in casa.
AVVOCATO Florio: Senta, le chiedo anche qui uno sforzo di memoria. Lei era appunto a Firenze in questi due giorni con Cosimo Lo Nigro e il Giuliano.
Cioè, lei non si ricorda se questa gita a Firenze era stata - gita fra virgolette - era stata programmata? Cioè, lei quando venne a sapere che dovevate andare a Firenze alle 18.00 o alle 17.00?
IMPUTATO Ferro V.: Sul momento.
AVVOCATO Florio: Sul momento. Quindi non sa nemmeno se queste persone si dovevano incontrare con altri, che ne so, attorno alle 20.00 e poi non tornò più e dovettero spostare l'appuntamento, ripeto, con altri a Prato o nelle vicinanze di Prato.
*MPUTATO Ferro V.: Questo io non lo so.
AVVOCATO Florio: Io non avrei altre domande, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ha finito avvocato?
AVVOCATO Florio: Sì.
PRESIDENTE: Chi deve intervenire ancora?
AVV. Cianferoni: Presidente, buongiorno. Se non ci sono altri vorrei intervenire io: avvocato Cianferoni.
Se avessi un minuto per prepararmi...
PRESIDENTE: Benissimo. Ma ci sono altri difensori che devono intervenire? No. Bene.
Sospendiamo dieci minuti.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, per il Giuliano, il quale mi pregava di comunicare che, quando l'avvocato Cianferoni avrà finito il controesame, voleva fare delle dichiarazioni spontanee.
PRESIDENTE: Benissimo, avvocato.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora l'avvocato Cianferoni può prendere la parola e iniziare il suo controesame.
AVV. Cianferoni: Sì. Intervengo quale sostituto processuale dell'avvocato Anania per Giuseppe Ferro e anche a nome dell'avvocato Barone per Giuseppe Barranca.
Signor Ferro, lei dove ha fatto il militare?
IMPUTATO Ferro V.: A Taranto. Comunque specifico che io sono stato rimandato a casa per sovrannumero, dopo 12 giorni di stare a Taranto.
AVV. Cianferoni: In che reparto si trovava?
*IMPUTATO Ferro V.: In?
AVV. Cianferoni: In che reparto si trovava?
IMPUTATO Ferro V.: No, in nessun reparto, perché sono andato là a Taranto, signor Presidente, e ci hanno messo in una sala cinema. E tutti eravamo ammassati in quella sala di cinema. Man mano che ci andavano chiamando, ci facevano militare, oppure ci mandavano a casa.
Io stetti in quella sala per ben 12 giorni e poi fui mandato a casa.
AVV. Cianferoni: Senta, quando è stato ammesso al programma di protezione?
IMPUTATO Ferro V.: Al programma di protezione io sono stato ammesso qualche settimana fa.
AVV. Cianferoni: E quando è tornato libero?
IMPUTATO Ferro V.: Se lei per libero intende, sono uscito dal carcere, io sono uscito dal carcere nel mese di agosto.
AVV. Cianferoni: Era detenuto in forza di quale titolo?
IMPUTATO Ferro V.: Del 416-bis emesso dalla procura...
PRESIDENTE: No, il provvedimento di custodia cautelare da chi era stato emesso?
IMPUTATO Ferro V.: Dal GIP di Palermo.
AVV. Cianferoni: Le ha avuto applicata la misura cautelare dalla procura di Firenze per i fatti di strage?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Attualmente gode di uno stipendio?
IMPUTATO Ferro V.: Mi viene dato un sussidio per sopravvivere.
AVV. Cianferoni: Lo può quantificare?
IMPUTATO Ferro V.: Un milione e 300 mila lire.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei ricevette informazione di garanzia per due fatti di strage. Lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Dov'era lei il 13 e 14 maggio del '93?
IMPUTATO Ferro V.: Il 13?
AVV. Cianferoni: E 14 maggio del '93.
IMPUTATO Ferro V.: Questo non glielo so dire, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ma...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, come giorno specifico, lei mi dice dov'era, io non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ricevette contestazione anche del fatto di via Fauro a Roma.
IMPUTATO Ferro V.: Non ricordo se fu detto questo. Mi furono contestate le stragi, poi se fu di Roma o di altri posti, io non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Beh, io cerco di aiutare la sua memoria dicendole che all'inizio le furono contestati due fatti di strage: via Fauro e Firenze via dei Georgofili.
Senta, ma il personaggio di Maurizio Costanzo, a lei che cosa significa? Ha dei significati rilevanti per questo processo? Sa riferire qualcosa?
IMPUTATO Ferro V.: Per me, no.
AVV. Cianferoni: Ha sentito dire cose su Maurizio Costanzo?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Lei ha parlato di numerosi colloqui investigativi.
Ecco, se ho capito bene, questi colloqui sono stati svolti prima dell'interrogatorio con i magistrati di Firenze, è così?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Anzi, ricordo che ieri ha parlato proprio di una collaborazione della DIA, prima che con la magistratura.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma allora non riesco a capire - se me lo può spiegare lei - il senso della domandina, diciamo così, al modello 13 per conferire coi magistrati effettuata alla matricola.
IMPUTATO Ferro V.: Come non riesce a capirlo?
AVV. Cianferoni: No, non lo capisco, perché lei mi ha confermato che già da tempo collaborava con la DIA.
Quindi, che bisogno c'era - se me lo sa dire - di svolgere quel tipo di domandina a modello 13?
IMPUTATO Ferro V.: Ora glielo spiego. Perché quando io parlai con la DIA parlai solo di questo fatto. E chiesi...
AVV. Cianferoni: Quale fatto, mi scusi?
AVVOCATO Florio: Del fatto che ho raccontato qua, di questo fatto accaduto a Firenze.
PRESIDENTE: La strage dei Georgofili.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: E' sicuro?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quando ne parlò?
IMPUTATO Ferro V.: E ho chiesto...
AVV. Cianferoni: Mi scusi, abbia pazienza, quando lo ha fatto...
IMPUTATO Ferro V.: Quando ero detenuto a Palermo.
E chiesi di parlare con il dottor Vigna.
Loro vollero sapere, almeno in generale, i fatti di cui volevo discutere col dottor Vigna. Cioè volevo riferire al dottor Vigna.
Al che, quelli della DIA di Palermo, fecero venire poi un, credo sia il dirigente della DIA di Firenze, il quale volle ascoltare di nuovo quello che io avevo da dire. Al che mi fu fatto l'avviso di garanzia e mi venne detto che, per conferire col dottor Vigna, quando arrivavo al carcere dove mi dovevano portare - che all'inizio non mi fu detto - dovevo richiedere alla matricola di conferire col dottor Vigna.
Questo è avvenuto.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di questo arrivo, sappiamo poi dal testo dell'interrogatorio, che si svolse al carcere di Prato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho notato che lei arriva alle 11.30 del mattino.
Provenendo da Palermo, come viaggiò?
IMPUTATO Ferro V.: In aereo.
AVV. Cianferoni: Si ricorda mica su che aereo?
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo so.
AVV. Cianferoni: Era un aereo di linea, era un aereo militare...
IMPUTATO Ferro V.: No, un aereo di linea, era.
AVV. Cianferoni: Senta, lei definisce questo signor Vito Corace suo paesano - a pagina 5 dell'interrogatorio del 23 marzo - in che senso?
IMPUTATO Ferro V.: Nel senso che è nato ad Alcamo ed è alcamese.
AVV. Cianferoni: Però al dibattimento ha specificato che abita distante da lei, una trentina di chilometri, se ho capito bene.
IMPUTATO Ferro V.: Abita a Balestrate, dove ha un negozio di abbigliamento. Mentre altri suoi fratelli hanno negozi di abbigliamento ad Alcamo.
AVV. Cianferoni: Senta, il signor Calabrò sapeva, al momento - vengo dietro al suo discorso - che le avrebbe fatto determinati discorsi in che tipo di immobile abitasse suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Se abitava in un condominio, in una villetta a solo, in una colonica...
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVV. Cianferoni: Suo zio, perciò, poteva abitare anche in un condominio.
IMPUTATO Ferro V.: Beh, penso di sì, per quello che lui ne sapesse, penso di sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma è sicuro allora che dal Calabrò le sia pervenuta richiesta proprio di un garage?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma in termini di sicurezza. Cioè, dice: 'vedi che tuo zio ci ha da mettere a disposizione un garage'.
IMPUTATO Ferro V.: No, non fu detto in questo senso.
Io ho detto: 'vai da tuo zio per vedere se ha la disponibilità di un garage'.
AVV. Cianferoni: E non le furono svolte domande su dove abitasse lo zio, appunto, per collocarlo un po' meglio nello spazio. Voglio dire...
IMPUTATO Ferro V.: Mi fu detto: 'vai da tuo zio a Firenze'.
Al che io dissi: 'mio zio non abita a Firenze, è a Prato'.
E lui mi disse: 'fa lo stesso. E digli se ha la disponibilità di un garage'.
AVV. Cianferoni: Senta, perché lei prese l'iniziativa di cercare un garage in affitto?
IMPUTATO Ferro V.: L'ho spiegato anche ieri.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, me lo rispieghi, via.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Perché pensai, che poi si è verificato quello che è avvenuto, che...
Ha detto, avvocato, qualcosa?
AVV. Cianferoni: No.
IMPUTATO Ferro V.: Perché pensai, che effettivamente poi avvenne quello che è avvenuto, che questa gente, che quella gente che doveva andare là. Io non so se fosse una, due, tre, o meno, essendo così vicino alla casa di mio zio, potrebbe anche darsi che l'avrebbero, non so, disturbato. Per cui fu una mia iniziativa, né più e né meno.
AVV. Cianferoni: Ecco, una sua iniziativa. Fu una sua iniziativa.
IMPUTATO Ferro V.: Iniziativa nel senso che io non è che volessi andare a cercare in affitto un garage a nome di mio zio, ma a nome mio.
AVV. Cianferoni: A nome suo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Per evitare problemi a mio zio. Questo era il mio intento.
AVV. Cianferoni: Quindi - seguo sempre il suo ragionamento - avrebbe viaggiato sotto un nome contraffatto però cercava un affitto a suo nome.
IMPUTATO Ferro V.: No, non credo che viaggiassi in nome contraffatto.
AVV. Cianferoni: Alterato, insomma, lo ha detto lei.
IMPUTATO Ferro V.: No, no, perché ho detto che sono andato in Cassazione. Quindi non credo di avere usato un nome contraffatto, tant'è che avevo il mio telefonino dietro.
PRESIDENTE: Guardi, che fu lei che ieri mattina raccontò che...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: ... le era stato raccomandato di non usare il suo nome.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma io ho detto pure, signor Presidente, che in quella occasione, quando andai in Cassazione, non è che mi fu detto: 'devi andare da tuo zio'. Per cui io andavo in Cassazione normalmente. Per cui usai il mio nome.
Tant'è che in Cassazione vollero il documento.
Però nei viaggi in cui mi fu detto di andare a Firenze, mi fu detto di usare un altro nome.
Questo, io ho detto.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, ma...
IMPUTATO Ferro V.: Può anche darsi che mi sono espresso male, ma questo era l'intento.
AVV. Cianferoni: Va be', io...
IMPUTATO Ferro V.: Perché non aveva senso. Perché poi andando in Cassazione io lasciavo il documento là.
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Abbiamo capito e prendiamo atto, prendo atto.
Ma ecco, ora mi tolga una curiosità: ma in Cassazione a lei davano copia di un dispositivo di sentenza?
IMPUTATO Ferro V.: Me l'hanno dato, avvocato.
AVV. Cianferoni: Come mai?
IMPUTATO Ferro V.: Ho fatto la domandina, sono andato dall'usciere, non so chi sia, e mi è stato detto di fare la domandina e non ricordo cos'è avvenuto di preciso, ma il fattostà che me lo hanno dato.
AVV. Cianferoni: Il dispositivo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma lei sa cos'è un dispositivo di sentenza?
IMPUTATO Ferro V.: O quantomeno io le posso dire che era un foglio dove c'era scritto praticamente che quella sentenza che aveva emesso il Tribunale di sorveglianza era stata praticamente revocata, per cui bisognava ridiscuterne. Questo era...
Poi, se si chiamasse dispositivo, o in un altro modo. Io mi riferisco a questo, comunque.
PRESIDENTE: Chi gliel'ha suggerito di chiedere il dispositivo?
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: L'avvocato.
AVV. Cianferoni: Ma mi scusi, lei ha parlato di un insigne collega mio, il professor Gaito. Che se non vado errato c'ha studio proprio a Roma e avrà i suoi collaboratori.
Perché doveva spostarsi lei da Trapani per andare a prendere questo dispositivo?
IMPUTATO Ferro V.: No, avvocato. Io specifico meglio: il professore Gaito, poi il professore Fasseri, venivano interpellati quando vi era qualcosa da discutere là, lo andavano a discutere e basta. Poi se ne occupava l'avvocato Anania.
Per cui l'avvocato mi disse: 'vai là a Roma per anticipare i tempi', perché poi non so, ti mandano indietro al Tribunale di Caltanissetta che riguardava quello.
E quindi io feci questo.
AVV. Cianferoni: Beh, questa... Comunque va beh...
IMPUTATO Ferro V.: A me l'avvocato Anania l'ha richiesto di fare così. Io... Di lui mi fidavo e quindi...
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, tornando al discorso dell'affitto, nel suo interrogatorio le ricordo che lei parlò al plurale. E dice: 'abbiamo fatto un giro per cercare l'affitto'.
Io vorrei sapere chi è che ha fatto questo giro insieme a lei.
IMPUTATO Ferro V.: Mio zio.
AVV. Cianferoni: Quando ha parlato di un viaggio svolto alla seconda metà di aprile, ha detto che cominciava questo viaggio di venerdì.
Ora io le dico che ho riguardato sul calendario e nel '93 i venerdì della seconda metà di aprile erano il giorno 23 e il giorno 30.
Dettole questo, riesce a stabilire se partì il 23 o il 30?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho cercato sempre di rispondere dicendo che non ricordo il giorno preciso. Parlo di una seconda metà. Poi ho parlato di venerdì, o di sabato talvolta, perché mi riferivo ai giorni in cui io non andavo all'università.
Ma il giorno preciso io non me lo ricordo. Potrebbe essere un lunedì, un martedì, un mercoledì. Questo, io non lo so.
La certezza sta nel fatto che il secondo viaggio lo feci sicuramente da venerdì, questo glielo so dire. Gli altri non li so indicare.
PRESIDENTE: Il secondo viaggio è quello fatto con l'auto?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, con la macchina.
PRESIDENTE: Che abbiamo anche visto il biglietto del passaggio sul traghetto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: A proposito del numero di questi viaggi che lei fa a Prato, li può elencare? A me ne risultano parecchi.
IMPUTATO Ferro V.: Io li ho elencati già. Ho fatto un primo viaggio da solo; poi, il secondo viaggio in macchina; il terzo viaggio credo lo feci quando andai in Cassazione; il quarto viaggio quando mio zio cacciò quelli che erano andati a casa sua e il quinto viaggio lo feci il 23 maggio.
AVV. Cianferoni: Cinque viaggi.
IMPUTATO Ferro V.: Quindi, credo così.
AVV. Cianferoni: Quand'è che lei ha saputo dai giornali - come ha detto lei - che la persona con la quale si sarebbe incontrato il Calabrò aveva nome Giorgio Pizzo?
Quando lo ha saputo?
IMPUTATO Ferro V.: Io Giorgio Pizzo ho detto che l'ho rivisto...
AVV. Cianferoni: L'ha rivisto pure...
IMPUTATO Ferro V.: Ascolti, l'ho rivisto...
AVV. Cianferoni: Sì, ma a me ora interessa di sapere...
IMPUTATO Ferro V.: ... però...
AVV. Cianferoni: No, no, abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro V.: ... credo che il nome...
AVV. Cianferoni: Poi parleremo anche di questo.
IMPUTATO Ferro V.: ... al momento del suo arresto, avvocato, che avvenne nel '95.
AVV. Cianferoni: Nel '95. Quindi due anni dopo questi fatti, insomma.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Sapevo che si chiamava Giorgio. Non è che sapevo che si chiamava Giorgio Pizzo.
AVV. Cianferoni: Ma posso sapere, se si ricorda, su che giornale ne vide la foto?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, no avvocato, questo non me lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Senta, si ricorda mica in quale stazione di Roma sarebbe avvenuto questo incontro?
IMPUTATO Ferro V.: La Stazione Termini.
AVV. Cianferoni: Arrivati a Prato... Ecco, lei dice: 'arrivati in Toscana, che lo zio vi venne a prendere. Dove venne a prendervi?
IMPUTATO Ferro V.: Alla stazione.
AVV. Cianferoni: Di Prato, o di Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: No, io parlo sempre di stazione di Firenze, Santa Maria Novella.
AVV. Cianferoni: E andaste poi a casa di suo zio con che mezzo?
IMPUTATO Ferro V.: Con la sua macchina.
AVV. Cianferoni: E lui guidava.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Senta, può collocare nel tempo il suo quarto viaggio? Cioè quello riferito all'allontanamento da parte del Messana di determinate persone?
Quando sarebbe avvenuto questo fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Sicuramente nel... Non so, sarà stato la seconda metà di maggio.
AVV. Cianferoni: Nella seconda metà di maggio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma prima o dopo il 14?
IMPUTATO Ferro V.: Penso dopo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Mi può chiarire - credo l'abbia già fatto anche stamani, ma - in sintesi, mi può chiarire le modalità attraverso le quali, individuati degli immobili abusivi posti nelle vicinanze della casa del Messana, andò a finire poi che sarebbe stato utilizzato il garage del Messana.
Come avvenne questo fatto? Perché questi garage abusivi non andarono più bene?
IMPUTATO Ferro V.: Questo io non lo so, avvocato, perché non andarono più bene.
Mio zio aveva dato la disponibilità di quei garagi che non erano suoi. Aveva detto: 'andate là, rompete il lucchetto, io non voglio sapere niente'.
Poi, questi quando andarono e andarono in casa di mio zio, lui li cacciò.
Il motivo di questo cambiamento, io non lo so.
AVV. Cianferoni: Però vede, lei ha visto arrivare un Fiorino, ha detto, no? Ha visto due palle scotchate, ha visto anche smontare un portapacchi.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi lei ha assistito a tante operazioni.
IMPUTATO Ferro V.: In che senso, scusi?
AVV. Cianferoni: Eh, mi chiedo che cosa ci facesse là fuori a vedere tutte queste operazioni.
IMPUTATO Ferro V.: No, io non ero fuori, avvocato. Perché nella cucina - e questo credo, non so se l'ho detto quando ho parlato con il procuratore - nella cucina vi era una finestra che dava al davanti del garage. Per cui, se uno era in cucina, vedeva la macchina arrivare che volevano mettere all'interno del garage.
Non è che io stavo fuori a curiosare.
AVV. Cianferoni: Beh, però mi consentirà che è strano che da una finestra di cucina si riesca a vedere due pacchi posizionati per terra in un garage.
IMPUTATO Ferro V.: Ma io non ho detto che li ho visti dalla finestra della cucina. Ho detto che...
AVV. Cianferoni: Allora...
IMPUTATO Ferro V.: ... mi hanno chiesto...
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci rispondere. Perché lei ha fatto una domanda, deve avere la pazienza di fargli fare la risposta.
AVV. Cianferoni: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro V.: Mi hanno chiesto la chiave per smontare il portabagagli. Io l'ho chiesta a mio zio ed ho indicato dov'era.
Il Barranca mi disse: 'prendila tu' e rientrai.
Perché se non mi avesse detto questo, io non sarei entrato e non avrei visto niente.
Poi mi fu chiesto se, entrando lì dentro avrei visto qualcosa di strano, io ho detto: 'no, c'erano solo due involucri rotondi scotchati a terra'. Ma io non so cosa fossero.
AVV. Cianferoni: Ma che ora era quando vide partire il Fiorino?
IMPUTATO Ferro V.: Quando vidi?
AVV. Cianferoni: Partire il Fiorino.
IMPUTATO Ferro V.: Mah, saranno state...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, completiamo...
IMPUTATO Ferro V.: Sarà stato più o meno mezzanotte.
AVV. Cianferoni: Su questo punto mi pare importante, devo dirle - e in tal senso le opero una contestazione - che a pagina 19 del verbale del 23 marzo, lei parla di dopo la mezzanotte.
IMPUTATO Ferro V.: No, quando io dico più o meno mezzanotte, dico più o meno, quindi può essere meno la mezzanotte, o più la mezzanotte.
Non ho detto prima della mezzanotte, in quanto non posso essere preciso.
AVV. Cianferoni: E lei a mezzanotte dove si trovava per vedere partire questo Fiorino?
IMPUTATO Ferro V.: Io mi trovavo nel soggiorno e stavo guardando la televisione. Credo ci fosse una partita, ma non ricordo qual era.
AVV. Cianferoni: Ecco, appunto. Io me l'ero segnato, questo. Ma alla mezzanotte una partita?
IMPUTATO Ferro V.: Vi era una partita in televisione. Questo può essere accertato, penso.
AVV. Cianferoni: Non è che c'era qualche ora prima la partita? La finale di Coppa dei Campioni?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so, avvocato.
AVV. Cianferoni: Eh, che finì alle dieci.
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so.
AVV. Cianferoni: Ecco. Glielo dico io.
IMPUTATO Ferro V.: Comunque io ero in soggiorno a guardare la televisione.
AVV. Cianferoni: Senta, ma su questo garagino, no? Ne può fornire le dimensioni?
IMPUTATO Ferro V.: Guardi, era un garagino piccolissimo. Entrava a malapena la Uno, di altezza bassissima. E poi che cosa le devo descrivere?
AVV. Cianferoni: E allora ci si muovevano dentro delle persone? Come facevano?
IMPUTATO Ferro V.: Una persona si poteva muovere facilmente. Nel senso che due persone contemporaneamente non potevano camminare, perché era stretto in larghezza non in lunghezza. Non so se sono stato chiaro.
AVV. Cianferoni: Ho capito. E queste palle scotchate dove si trovavano?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto erano sulla sinistra uscendo io li vidi.
AVV. Cianferoni: Senta, il signor Messana è fumatore?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Che fuma, sigari?
IMPUTATO Ferro V.: Sigarette.
AVV. Cianferoni: Però c'aveva un sigaro.
IMPUTATO Ferro V.: C'aveva dei sigari che a quanto io ho capito mio cugino, in uno dei suoi viaggi, se non ricordo male è andato in Messico, li aveva portato di là.
AVV. Cianferoni: Quanto tempo vide impiegare per smontare il portapacchi?
IMPUTATO Ferro V.: Questo io non lo so perché non stetti là a guardare.
AVV. Cianferoni: Beh, però ha detto che fu smontato e fu messo dentro il Fiorino, quindi ha visto...
IMPUTATO Ferro V.: Io non ho detto questo.
AVV. Cianferoni: No, l'ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: No, avvocato, mi lasci rispondere. Ho detto...
PRESIDENTE: Stamattina aveva già dato una risposta abbastanza chiara su questo fatto.
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto che...
AVV. Cianferoni: Posso operarle una contestazione? A pagina 19 del verbale 23 marzo...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi. Gli è già stata fatta la contestazione.
AVV. Cianferoni: La contestazione.
PRESIDENTE: Se lei non era presente non è colpa dell'esaminato. Mi scusi, lei non era presente.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Gli è stato contestato di aver detto è stato messo il portapacchi dentro il Fiorino. Lui ha spiegato che era una sua argomentazione, posto che nelle dimensioni era grande e non poteva essere in nessuna altra maniera, mi pare che ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Lo ripeta lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Ho detto questo, che io ad occhio nudo, vedendo quel portapacchi e poiché sentii dire che lo dovevano smontare e mettere dentro, quindi guardando le dimensioni - ma questa è una mia cognizione, non altro, per cui come tale rimane - pensai che lo rompevano e lo mettevano dentro.
AVV. Cianferoni: Posso dire allora che è una supposizione.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora Presidente, penso abbia comunque una rilevanza.
Vorrei contestarle che nell'interrogatorio, ricordato in precedenza, 23 marzo lei dice:
"Quindi tolsero il portabagagli, lo ruppero pezzo per pezzo e lo misero dentro la macchina", cioè si esprime in termini di certezza. Ora dice che tutto sommato può essere un suo pensiero, come mai?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, no. Io sto dicendo che questo, che lei chiama mio pensiero e che io dico è tale, si basava sul fatto che sentii dire che dovevano smontare il portabagagli per metterlo dentro la macchina. Per cui può anche darsi che sbagliando io mi sia lasciato andare in questo pensiero. Ma questo era riferito a quello che loro hanno detto.
PRESIDENTE: Cioè, lei non ha visto che lo rompevano.
IMPUTATO Ferro V.: No, no, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta... No, perché l'interrogatorio del 23 esordisce proprio:
"Si ricorda che ricevette un invito dal Procuratore a non calunniare nessuno, a non calunniare sé medesimo, ad essere molto cauto".
Ora apprendiamo che su certi particolari, lei ha detto or ora, si era lasciato andare a delle considerazioni soggettive.
PRESIDENTE: Sono cose che...
AVV. Cianferoni: Questa è una situazione che...
PRESIDENTE: Sono cose che succedono.
AVV. Cianferoni: Sono cose che succedono.
IMPUTATO Ferro V.: Lei capisce bene che se erano fatte in malafede io non sarei qua oggi a dire questo.
AVV. Cianferoni: Ora vediamo sulla sua malafede.
Senta, il mensile, di cui ha tanto parlato, ha detto che costituiva l'unica fonte di sostentamento della sua famiglia.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma suo padre ha una pensione di invalidità?
IMPUTATO Ferro V.: Mio padre prende una pensione di invalidità, sì.
AVV. Cianferoni: La può quantificare?
IMPUTATO Ferro V.: Non so quantificare quant'è, sarà sul milione.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Pensione comunque che, le ricordo avvocato, che mio padre non prende da sempre ma dopo che gli è stata accertata la malattia, dopo che è stata presentata la domanda dopo che è uscito dal carcere. Quindi non è che risale a parecchi anni fa.
Io non so di preciso a quando risalga, ma la cosa può essere accertata.
AVV. Cianferoni: Senta, ma a lei nell'interrogatorio viene chiesto più volte: che cosa pensava venissero a fare queste persone a Prato. Io le rifaccio questa domanda: che cosa pensava venissero a fare queste persone a Prato?
IMPUTATO Ferro V.: Ed io le voglio...
AVV. Cianferoni: Cerchi di essere più preciso, glielo dico subito, non mi risponda qualcosa di illecito perché è chiaro che questo lo diamo per scontato, visto il contesto, visto...
IMPUTATO Ferro V.: No, io non le voglio rispondere in questo modo perché io penso che quello che io penso ha poca importanza con i fatti qua avvenuti.
AVV. Cianferoni: Ma veda.
IMPUTATO Ferro V.: Per cui è un mio pensiero e basta. Per cui il mio pensiero può essere sbagliato, io penso che mi dovrei limitare a dire quello che è avvenuto. Il mio pensiero può essere di disturbo anche agli imputati. Non lo so questo.
AVV. Cianferoni: Io prendo atto di queste sue buone intenzioni e veda Carra... veda Ferro.
IMPUTATO Ferro V.: Io non voglio lasciarmi andare in pensieri. Ho raccontato un fatto e lo sto raccontando.
AVV. Cianferoni: Veda Ferro, però se il Procuratore sentì questa necessità di chiederle proprio delle sue supposizioni, diciamo pure, dal punto di vista logico, questa necessità la sento anch'io oggi. Perché sto parlando con una persona che si è laureato e che ha una consapevolezza.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia le domande per favore. Faccia domande.
AVV. Cianferoni: Presidente, non sto facendo altro.
Quindi, su questa domanda lei cosa può rispondere?
IMPUTATO Ferro V.: Che non voglio rispondere a domande in cui io devo esprimere un pensiero mio.
AVV. Cianferoni: Ma quale era, descriva allora il suo stato d'animo?
AVVOCATO Traversi: C'è opposizione, difesa Vincenzo Ferro. Le domande devono vertere su fatti specifici. Quindi ci si oppone a domande di questo genere.
PRESIDENTE: Avvocato, non sono intervenuto perché mi aspettavno che l'esaminato dichiarasse 'non voglio rispondere', come ha appena finito...
AVVOCATO Traversi: La ringrazio.
AVV. Cianferoni: Presidente, io non so se devo argomentare. Mi sembra che il reato si componga anche di un elemento soggettivo. C'è un articolo 133 sulla capacità a delinquere, sui motivi a delinquere del reo, mi sembrano siano tutti elementi che poi un Giudice debba valutare.
PRESIDENTE: Avvocato, ma non possiamo costringere, né mi pare...
AVV. Cianferoni: No, a me va bene.
PRESIDENTE: ... molto lecito all'interrogato non rispondere se non crede e tantomeno non è lecito fargli domande sui suoi modi di pensare, di valutare. Valutazioni, considerazioni non sono ammesse.
AVV. Cianferoni: Al termine dell'esame del signor Ferro, più a volte si sarà avvalso della facoltà di non rispondere e più mi riterrò soddisfatto.
Senta, loro dicevano - dice lei - che dovevano stare un giorno.
IMPUTATO Ferro V.: Così mi è stato detto.
AVV. Cianferoni: E poi però ci sono stati diversi giorni, come mai?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so io come mai.
AVV. Cianferoni: Ma lei ha mai capito la ragione di quello che è successo poi a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: La ragione, no.
AVV. Cianferoni: E che ha capito, che cosa ha capito?
IMPUTATO Ferro V.: Se le ho detto non l'ho capito il perché.
AVV. Cianferoni: Ma lei ha mai collegato questo fatto ad altri fatti di quel periodo?
IMPUTATO Ferro V.: Ripeta perché non ho capito.
AVV. Cianferoni: Ha mai collegato quel fatto ad altri fatti di quel periodo?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Non le è mai venuto di collegare Firenze con le bombe esplose di lì a poco, a Milano... di lì a poco, di lì a un paio di mesi a Milano?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Sa che sono esplose, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Senta, lei dice che è stato usato per fare da autista. A pagina 24 del verbale del 23 di marzo proprio si esprime in termini molto prosaici: "portami qua, portami là".
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora però io credo di poter dire che l'autista è una persona di fiducia. Quindi come poteva lei guadagnarsi la fiducia del suo trasportato, diciamo?
IMPUTATO Ferro V.: E di chi sta parlando lei, però? Perché io così non capisco. A quali viaggi si riferisce, a chi io avessi fatto l'autista? Così mi sembra in termini troppo generali.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei a pagina 24 parla in questi termini generali. Parla di loro: "Io venivo usato solo per 'accompagna qua, portami là' e rimanevo fuori". Allora io intanto le chiedo: da chi era...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi avvocato Cianferoni, scusi. Come al solito, siccome sta rappresentando una contestazione in relazione a un'affermazione precedente, vedo che sicuramente per sbaglio, però rileggendo la frase Ferro ha detto: "Io ero stato solo usato".
Due incisi avvocato, che non è che sono proprio irrilevanti. Sicuramente non li ha letti: "Anche dopo, anche ora ultimamente".
AVV. Cianferoni: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi scusi. Lei ha letto: "Io sono stato usato. Venivo usato da loro. Anche dopo..."
AVV. Cianferoni: Sì, ma quando io faccio il controesame, Presidente, potrò dare alla frase un senso compiuto e avvalermi di ciò che mi serve in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no.
AVV. Cianferoni: Sennò gli si legge tutto il verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi ma la contestazione deve essere precisa.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, se lei gli stava... Abbia pazienza Presidente...
PRESIDENTE: Ho capito avvocato... Ho capito Pubblico Ministero, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio precisare i termini della contestazione.
PRESIDENTE: Ma ho capito, mi pare che sia più che evidente da quello che ha letto. Lei aveva fatto una contestazione che non aveva le esatte espressioni usate dal dichiarante. Quindi, a questo punto, è correttezza fare le cose secondo...
AVV. Cianferoni: Io credo di averle usate, magari non ho letto tutto il periodo. Ma se anche lo leggiamo...
PRESIDENTE: Avvocato, allora faccia la contestazione usando tutto il periodo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Se anche lo leggiamo tutto il periodo...
PRESIDENTE: Faccia...
AVV. Cianferoni: ... che è questo, lo leggo.
PRESIDENTE: Faccia la contestazione.
AVV. Cianferoni: Dice, a domanda su... Ecco la domanda. Non so se il Presidente l'ammetterebbe questa domanda.
P.M. dottor Vigna: "E ha mai percepito anche dopo che questi fatti, poi lei ha visto ne erano successi uno prima, poi sono successi gli altri, ha mai capito nell'ambiente, o da qualcuno di specifico, la ragione per questi fatti", è quello che chiedevo io un attimo fa, vero?
PRESIDENTE: Avvocato, ma io non gli ho mica vietato la domanda.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Quindi mi pare che se la fa lei, era logico che la facesse il Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Il signor Ferro risponde: "No, anche perché non è che loro parlavano con me. Io ero stato solo usato anche dopo, anche ora ultimamente. Io venivo usato solo per 'accompagna qua, portami là' e rimanevo fuori. Non entravo mai nei loro discorsi, si allontanavo. Quindi non c'era mai questo poter intuire qualcosa come mi dice lei".
Questo è un punto molto importante, dovrò insistere. Allora, intanto una domanda: lei parla di loro, io le chiedo chi sono questi loro?
IMPUTATO Ferro V.: Bene e io glielo dico, anche perché l'ho specificato successivamente nel verbale che lei sta leggendo. Io mi riferisco al fatto che accompagnavo mio padre, al fatto che ero stato usato dal Gioacchino Calabrò, al fatto che poi ero stato usato dal Melodia Antonino.
AVV. Cianferoni: Ma ecco, veniamo al punto: come faceva lei a guadagnarsi la fiducia di queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Si ricordi che io sono figlio di mio padre. Per cui, ritenendo che avessi accompagnato in alcuni posti mio padre e poiché non li doveva conoscere nessuno, loro ritenevano che io fossi di fiducia. E questo già credo di averlo spiegato anche ieri.
AVV. Cianferoni: L'ha spiegato ieri, l'ha spiegato anche in altri interrogatori, ora vediamo. Però, ecco, la sua risposta mi ha incuriosito perché lei dice: "non c'era mai questo intuire qualcosa, come mi dice lei".
La domanda mia è questa: visto che, lei ha detto anche ieri che sostanzialmente il suo obiettivo era quello di sposarsi, era fidanzato, stava studiando, voleva fare poi il dottore, il medico, ma che gliene importava a lei di intuire qualche cosa? Cioè, lei andava nei posti per intuire?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: E' sicuro di questo?
IMPUTATO Ferro V.: Certo che sono sicuro.
AVV. Cianferoni: Non è mai andato nei posti per cercare di capire qualcosa e riferirlo a terzi?
IMPUTATO Ferro V.: Certo. A chi dovevo riferirlo?
AVV. Cianferoni: Questo lo sa lei.
IMPUTATO Ferro V.: No, lei mi ha detto e riferirlo a terzi, non so.
AVV. Cianferoni: Perché questo ruolo, diciamo così, dell'autista, Ferro lei lo sa che è un ruolo particolare, no? Ci sono altri collaboratori che dicono di aver fatto prima l'autista a persone e poi hanno fatto la scelta di collaborare.
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, io credo che se accompagnassi mio padre, non facessi l'autista. Per me era una cosa normalissima, ed era un dovere mio di figlio e non credo che questo lei possa che non fosse così.
Se poi nel '95 il Melodia Antonino mi chiese questo ed io non ritenni, perché per questo non chiedere e non rispondere sempre no, acconsentii, beh questo non significa fare l'autista.
AVV. Cianferoni: Senta, sui suoi doveri di figlio mi viene in mente questo: lei come imputato di questo processo ha saputo che si è svolta una perizia psichiatrica su suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: Certo che l'ho saputo. Perché mio padre è sempre mio padre.
AVV. Cianferoni: E quando si è svolta non le è venuto in mente di dire: 'ma siccome ho anche preso la laurea in medicina, voglio dire la mia su questo'.
PRESIDENTE: Avvocato, scusi.
AVVOCATO Traversi: C'è ancora una volta opposizione su questa domanda.
PRESIDENTE: Stavo già intervenendo avvocato, perché mi pare che la domanda non sia assolutamente pertinente.
AVV. Cianferoni: Prima di quest'epoca, si parla del maggio '93, lei aveva già fatto viaggi a Roma?
IMPUTATO Ferro V.: Prima?
AVV. Cianferoni: Dell'epoca del maggio '93?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che ero andato a Roma in Cassazione quando vi erano dei provvedimenti che riguardassero mio padre.
AVV. Cianferoni: Dunque, a pagina 25 del verbale lei, a domanda del Pubblico Ministero: "E Roma lei l'aveva già frequentata?"
Ferro Vincenzo: "Mai".
IMPUTATO Ferro V.: Sì, voglio rispondere. Perché...
AVV. Cianferoni: Aggiungo che poi lei dice questo discorso della Cassazione. Ma alla domanda che faceva il Pubblico Ministero mi pareva un po' diversa.
IMPUTATO Ferro V.: Per me il termine frequentare, almeno per il significato che gli ho dato io, era quasi conoscere Roma, questo è. Mi ero limitato semplicemente ad andare in Cassazione.
Arrivavo all'aeroporto, signor Presidente, prendevo il taxi, mi portavo in Cassazione, salivo le scale, entravo lì dentro, uscivo, prendevo il taxi e mi portava all'aeroporto. Se questo significa frequentare, allora io l'ho frequentata. Ma per me non significa frequentare questo.
AVV. Cianferoni: Però lei in dibattimento ha riferito di sua attività in Roma un po' particolare: ha parlato di documenti falsi, che andava a portare o a prendere. Ora su questo non riesco a essere più preciso, mi dica lei.
IMPUTATO Ferro V.: No, io ho specificato in quella occasione che mi fu chiesto dal Calabrò di recarmi a Roma, in un posto preciso di cui ho parlato ad altre Autorità Giudiziarie e per cui c'è un procedimento in corso. E sono andato a Roma con il taxi e ritornare all'aeroporto.
Poi ho parlato di un falsario, ma non ho parlato che io trasportavo documenti falsi. Ho detto che mi è stata consegnata una busta piccolissima e basta. Io non sapevo cosa ci fosse all'interno di quella busta, per cui io non mi sento...
Cioè, lei ha parlato di falsario come se io andassi e venissi, facessi documenti falsi, assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Dipende da come uno si sente quando risponde. Un'altra cosa..
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza. Le ho già detto che non sono consentiti commenti. I commenti li fa in fondo, parlerà per delle settimane se crederà, ci dirà tutto quello che vuole. Però i commenti li fa solo in quella sede.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di queste sue andate a Roma, o comunque fuori della Sicilia, lei ha detto che - l'ha detto nel dibattimento - che tante volte i soldi li usciva lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: E come mai questo suo anticipare le spese se non erano cose che la riguardavano?
IMPUTATO Ferro V.: Ma io non anticipavo spese. Spendevo dei soldi, perché anticipare è come se uno anticipa e poi riceve.
AVV. Cianferoni: Sì, spendeva dei soldi, il concetto non cambia.
IMPUTATO Ferro V.: Ho sentito di fare così e ho fatto così.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, a parte quelli che ha già rammentato, conosce altri imputati di questo processo?
IMPUTATO Ferro V.: Io non ricordo quali siano tutti gli imputati.
AVV. Cianferoni: Scarano Antonio lo conosce?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Non l'ha mai conosciuto?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Ma non siete stati detenuti assieme a Prato?
IMPUTATO Ferro V.: Io a Prato ero in completo isolamento, non andavo nemmeno all'aria, rimanevo chiuso in quella cella e stavo là. Non chiedevo nulla e non facevo nulla, né mi veniva permesso di fare nulla. Ero in completo isolamento. Non avevo soldi per comprare nulla, bevevo l'acqua del rubinetto. Quindi si immagini lei.
AVV. Cianferoni: Brusca?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Brusca Giovanni?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ho detto che lo conosco. Per conoscere si intende che l'ho visto una volta.
AVV. Cianferoni: Lei in dibattimento ha detto di avere appreso della presenza di collaboratori in questo processo leggendo delle ordinanze. Io vorrei capire: quali ordinanze ha letto?
IMPUTATO Ferro V.: Non so a che cosa si riferisce. Per me non...
AVV. Cianferoni: A una sua affermazione in questo processo.
IMPUTATO Ferro V.: Quando è stata fatta?
AVV. Cianferoni: Ieri mattina. Sui verbali in istruttoria sono in grado di essere molto preciso, su quelli invece di dibattimento cito per appunto.
PRESIDENTE: Comunque è una dichiarazione che lei ieri mattina ha fatto. Che il nome di alcuni collaboratori di questo processo lo ha appreso leggendo ordinanze del Gip. Provvedimenti che dispongono sulla libertà, revocandola, sospendendola, restituendola.
AVV. Cianferoni: Lui è a piede libero su questo processo, è sempre stato a piede libero.
PRESIDENTE: Avvocato, ma non c'è bisogno che me lo spieghi.
AVV. Cianferoni: A lei no Presidente, ma ai Giudici Popolari.
PRESIDENTE: Adesso dovrebbe rispondere, se vuole.
IMPUTATO Ferro V.: Io, se non ricordo male, sono stato a Firenze dal dottor Soresina per un altro rinvio a giudizio, sempre inerente a questo processo che poi forse è stato... quindi non ricordo se in base a quel provvedimento che mi è arrivato.
Poi si ricorda che io c'ho l'avvocato e quindi posso avere i documenti che l'avvocato ha. Per cui quando si legge il nome dell'imputato, accanto c'è messo collaboratore.
AVV. Cianferoni: No. Va be', questo lo dice lei. La Corte ha le ordinanze in atti e quindi... Se ce lo mette lei.
IMPUTATO Ferro V.: Io ricordo così poi... C'è messo come indirizzo l'ufficio di protezione, quindi quando si parla di ufficio di protezione centrale non so a che cosa si riferisca. Perché anche nel mio caso è messo così.
PRESIDENTE: Possiamo proseguire?
AVV. Cianferoni: Lei ha detto di non avere risposto, per due volte su tre, quando è stato chiamato in dibattimento in altri processi. Perché non ha risposto?
IMPUTATO Ferro V.: Perché non ero...
PRESIDENTE: Ha spiegato anche questo ieri. Lei era presente.
AVV. Cianferoni: Ero presente.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora se crede articoli la domanda in una maniera...
AVV. Cianferoni: Presidente, se la circostanza è presente alla Corte, per me è sufficiente ampiamente.
PRESIDENTE: E' presente soprattutto nella trascrizione dei verbali. Per il che, se vogliamo essere diligenti, dovremmo conoscerle tutti, non oggi perlomeno, ma nel momento in cui ce li daranno.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
Senta, lei ha mai fatto una ricognizione a Prato? Un'individuazione dei luoghi, meglio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: E quando l'ha fatta?
IMPUTATO Ferro V.: A Prato, a Firenze avvocato.
AVV. Cianferoni: Cerchiamo di essere precisi: a Prato lei è mai stato portato?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: E' sicuro di questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sono stato portato a Firenze.
AVV. Cianferoni: A casa di suo zio non è mai stato portato?
IMPUTATO Ferro V.: No.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Questo è un particolare. Dice il Pubblico Ministero: 'non esisteva più'. Lei sa quando è stata demolita la casa dello zio? Che rapporti ci ha mantenuto poi con lo zio Messana dopo il maggio '93?
IMPUTATO Ferro V.: Rapporti sempre normali, avvocato. I soliti rapporti che avevamo tra zio e nipote perché la nostra è una famiglia, così, che siamo tutti uniti. Ci frequentiamo quando lui viene in Sicilia.
AVV. Cianferoni: Ma senta una cosina: ma lei al matrimonio di suo cugino lei ci andò?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: A un certo momento, tanto suo zio che i suoi cugini, sono chiamati dal magistrato a Firenze. Ne avete parlato di questa circostanza?
IMPUTATO Ferro V.: No. Perché io da allora i miei cugini e mio zio non li ho né visti, né sentiti.
AVV. Cianferoni: Suo zio lei ha detto che disse: 'se serve a te', riferito all'automobile, ma un po' a tutta la situazione. Quando lui finisce addirittura detenuto e a un pelo va un suo cugino, non c'è stato nessun contatto tra lei e la famiglia Messana?
IMPUTATO Ferro V.: Tra me e mio zio non c'è stato alcun contatto.
AVV. Cianferoni: Però è andato al matrimonio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Possiamo sapere quando è avvenuto questo matrimonio?
AVV. Cianferoni: Prima, Presidente.
IMPUTATO Ferro V.: E' avvenuto nel dicembre del '94. Sarà stato il 10, il 12.
AVV. Cianferoni: Senta, quando... lei ha detto che a un certo momento le fu chiesto dove il camion avrebbe dovuto scaricare. Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Avrebbe potuto scaricare, meglio. Ma lei ebbe chiarito che cosa avrebbe dovuto scaricare, in che modo?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVV. Cianferoni: E come faceva lei a dare una risposta? Se il camion trasportava sassi, o trasportava tubi di ferro, cambia la cosa. Come faceva lei a dare una risposta allora?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che non conosco posti.
AVV. Cianferoni: A parte i posti. Ma se una persona, chiunque essa sia, le chiede: 'devo far scaricare un camion, trovami il luogo'.
IMPUTATO Ferro V.: Non ricordo se disse scaricare o ribaltare. Comunque io risposi subito: non conosco posti. Perché per me era la miglior risposta che potessi dare, perché a me non interessava quello che dovessero fare questi.
AVV. Cianferoni: Senta, questo credo che sia già stato chiestole, ma vi ritorno perché è molto importante, io vorrei avere da lei una risposta: nella individuazione dei luoghi del 15 maggio, lei arrivò a via dei Georgofili?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so dove sia la via dei Georgofili, avvocato, per cui può anche darsi che il P.M. mi ci abbia portato, ma io non lo so. Non mi fu detto: 'questa è via dei Georgofili'.
AVV. Cianferoni: Ecco, la sua risposta mi convince, in questo senso: io ricordo che per tutta quella individuazione dei luoghi lei fu molto incerto. Se mi dà per buona la citazione, lei a un certo punto dice: 'non mi orizzonto' e dovete anche ripartire daccapo, dal piazzale degli Uffizi per rifare un tratto di strada. Fu così?
IMPUTATO Ferro V.: Che io ricordi, no.
AVV. Cianferoni: Allora a questo punto mi costringe - tra virgolette - a cercare il passo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Perché è abbastanza importante. Ma mentre io sto cercando le chiedo ancora: quando lei ha detto che col piè celere passaste vicino diciamo l'edificio degli Uffizi, no?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Si ricorda quella bellissima prospettiva - non quel punto di vista, come si è sentito dire - quella bellissima prospettiva della Galleria, del Corridoio Vasariano. Fu percorsa sotto il loggiato o nel centro del corridoio stesso, allo scoperto?
IMPUTATO Ferro V.: Guardi, per la strada.
AVV. Cianferoni: No, lì strade non ce ne sono, grazie a Dio.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, quella strada larga, come vuol chiamarla lei?
PRESIDENTE: Senta, la domanda dell'avvocato presuppone che lei cerchi di ricordarsi, abbiamo visto anche le foto ieri mattina.
La Galleria degli Uffizi ha praticamente un loggiato a destra e un loggiato a sinistra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: E poi c'è un largo tratto fra le due, si chiama cortile degli Uffizi, che poi praticamente è anche una via di...
IMPUTATO Ferro V.: Comunque non percorremmo sotto il loggiato.
PRESIDENTE: Non sotto il loggiato.
IMPUTATO Ferro V.: No.
PRESIDENTE: Quindi nel tratto del cortile scoperto.
AVV. Cianferoni: Senta, ho trovato il punto. A pagina 21 dell'interrogatorio 15 maggio, domanda del dottor Nicolosi: "Ecco, casomai possiamo poi tornare sul piazzale e vedere se da lì avete fatto altra strada". Quindi si presuppone un camminare a vuoto, perché camminare sul piazzale e riprendere.
Continua il Pubblico Ministero: "Quindi stiamo percorrendo il Lungarno secondo l'indicazione che ci ha dato il Ferro, uscendo dal piazzale degli Uffizi a destra".
Lei dice: "Comunque non mi orizzonto più in questo momento".
P.M. Nicolosi: "No, no, proviamo a tornare al piazzale?"
Signor Ferro: "Sì, perché non..."
P.M.: "Lei qui ci voleva condurre dove?"
Ferro Vincenzo: "Da qui praticamente prendemmo questa strada per andare verso un ristorante che non ricordo, comunque..."
P.M.: "Non ricorda dov'è e quale è. Vogliamo fare un altro tratto a piedi". Dice il P.M.
Ferro: "Possiamo camminare? Cioè, non ho delle visioni ben precise".
Mi pare, Ferro, che fosse...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, posso rispondere.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: Ora ho letto una pagina, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza avvocato Cianferoni. Io, siccome le cose che ho fatto poi me le ricordo meglio ancora che rileggerle. Lei ha letto correttissimamente un brano, scorporandolo però dal punto di partenza, scusi, delle affermazioni... No, avvocato Cianferoni, a me piace molto la correttezza.
PRESIDENTE: Va bene, Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei sta cercando, non a Ferro... Abbia pazienza Presidente, sennò la mia opposizione potrebbe anche essere immotivata.
Il punto di partenza di quell'affermazione testuale letta è, lo rilegga più sopra, il Ponte Vecchio. Quindi non è... Quando l'affermazione è: "Non mi orizzonto più". E' "non mi orizzonto più" dal Ponte Vecchio non dal piazzale. Cambia totalmente il senso dell'affermazione. E' da quel punto che non riesce più a orizzontarsi.
Rilegga il passo, non dal piazzale. Perché dal piazzale è l'unico punto che lui ricordava.
AVV. Cianferoni: Vorrei dire la mia su questa opposizione.
PRESIDENTE: Dica, dica.
AVV. Cianferoni: No, riflettevo come il nostro mestiere di avvocati sia un curioso mestiere.
PRESIDENTE: Avvocato, non facciamo considerazioni che non vanno fatto in questo modo.
AVV. Cianferoni: Le spiego perché. Nel processo...
PRESIDENTE: Nel prossimo convegno sull'attività professionale forense, saremo lieti di sentire la sua opinione, che certamente sarà fondata sull'esperienza e che ovviamente potrà interessare certamente tutti. Però oggi qui non ci interessa, non ci deve interessare.
AVV. Cianferoni: No, sì. Ma questo per dire soltanto che nel processo di cui a Cassazione numero 80 del '92, 30 gennaio '92, la famosa sentenza sul Maxi-1 si disse e si scrisse che vi era una condotta ostruzionistica degli avvocati perché chiesero la lettura integrale degli atti del dibattimento.
Ora io, povero difensore, più che leggere una pagina sulle 44 del verbale, che devo fare per fare una contestazione? Lo leggo tutto.
PRESIDENTE: Avvocato, ne legga 45, cosa le devo dire!
AVV. Cianferoni: Allora non mi si dica che faccio condotta ostruzionistica. Prendiamo dall'inizio il verbale.
PRESIDENTE: Bravo.
AVV. Cianferoni: Eh?
PRESIDENTE: Bravo.
AVV. Cianferoni: No, ora, siccome credo che si debba essere "est modus in rebus", diceva ...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. No, no.
AVV. Cianferoni: Allora leggiamolo tutto, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Correttezza della contestazione, avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Leggiamolo tutto. Allora, verbale 15 maggio '96.
PRESIDENTE: Avvocato, facciamo più presto a fare una cosa.
AVV. Cianferoni: Prego, sì.
PRESIDENTE: Lei mi vuole ripetere la domanda?
AVV. Cianferoni: La domanda era: se in relazione alla individuazione dei luoghi il 15 maggio '96 ricorda che, a un certo punto, si smarrì proferendo la testuale frase: 'mi sono smarrito'. Ed è quella frase che ho letto prima, ora non è quella che ho detto tra l'altro, ma...
Ecco, 'non mi orizzonto più in questo momento'. E che questa frase si inseriva in un contesto fiorito di 'non ricorda e di non sapere dove andare'.
A pagina 13 e 14, siamo alle solite cose, ecco.
PRESIDENTE: Avvocato, la faccenda è risolta dal fatto che lei ricorderà - perché purtroppo non abbiamo ancora la trascrizione - che ieri mattina il dottor Ferro ci ha illustrato come, in sede di sopralluogo, per chiamarlo come usano fare i nostri esaminati, aveva riconosciuto il Piazzale degli Uffizi, ricordava che arrivati in fondo avevano girato non sa se a destra, sinistra, per andare a un ristorante cui i suoi accompagnatori, a suo dire, volevano recarsi. E che al ritorno ha rifatto la stessa strada nello stesso senso.
Aggiungendo che poi di altre vie non ne aveva memoria.
Lo ha ripetuto ieri, lo ha ripetuto stamattina, se crede può dirlo ancora, oppure dire qualche cosa di diverso, perché io non le posso imporre assolutamente quello che deve dire, o che vuol dire.
AVV. Cianferoni: Presidente, credo che... Ecco, se il signor Ferro ha da aggiungere qualcosa...
PRESIDENTE: Sì, dica.
AVV. Cianferoni: ... sennò io, dalla esposizione...
IMPUTATO Ferro V.: No, questo era il discorso, signor Presidente. Io ieri anche vedendo il filmino ho detto la strada che abbiamo fatto. Il punto in cui io non ricordo più era riferito al fatto quando si arriva sul Lungarno.
Poi, col P.M. abbiamo percorso sia a destra che a sinistra, se non ricordo male.
E lì io dicevo, per quanto loro mi dicevano: 'ma lei ha girato a destra? E' andato verso là...', io dicevo: 'non mi orizzonto più a questo punto. Non sono più in grado di indicare nulla. Per cui è inutile che dico a destra o a sinistra. Io, fino a qua sono sicuro, e il resto no'.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ha mica conosciuto un certo signor Vincenzo Licausi?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Ne ha mai sentito parlare?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Sa che cosa sia il Centro Scorpione a Trapani?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Ne ha mai sentito parlare?
IMPUTATO Ferro V.: No, che io ricordi, no.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito delle condizioni di salute di suo padre, a me pare che le sue risposte siano state, o possano essere interpretate come contraddittorie.
Vuole chiarire che cosa sa delle condizioni di salute di suo padre?
AVVOCATO Gennai: Presidente, avvocato Gennai.
C'è opposizione a questa domanda, perché il signor Ferro non è un consulente tecnico e non è ammissibile questo tipo di domanda.
PRESIDENTE: Mi pare anche che il Ferro ha chiesto più di una volta di non essere sottoposto a domande che riguardino suo padre.
D'altra parte, avvocato, queste sono regole che vanno rispettate, perché l'esaminato va interrogato sui fatti di causa.
AVV. Cianferoni: Eh, le condizioni di salute ci hanno impegnato...
PRESIDENTE: Le condizioni di salute riguardano una perizia che si è svolta in una certa maniera con una decisione che si è elaborata in un'altra maniera.
Lei ha probabilmente fatto ricorso per Cassazione.
Io auguro a lei, ma soprattutto al Ferro di vedere accolto l'eventuale ricorso. Noi siamo sereni e tranquilli.
Ma non possiamo porre a persone che non sono investite di una funzione di attestazione tecnica, domande che non hanno a che fare se non con le questioni di cui sono a conoscenza.
AVV. Cianferoni: Riflettevo però, Presidente, su un dato.
Rinnovo la domanda sotto un profilo differente.
Nella fase delle indagini preliminari, lei fu sentito anche come persona informata sui fatti, all'inizio. Lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, sempre nell'ambito di questo procedimento qua?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: E lei fa bene, così dicono. Perché noi non conosciamo questi atti.
AVV. Cianferoni: Ecco, nel luglio del '95 fu sentito.
Ricorda che parlò delle condizioni di salute di suo padre.
PRESIDENTE: Non ci interessa, avvocato.
Io, questa domanda, non la consento. Abbia pazienza! Eh, mi scusi.
Sarà un eventuale - ma io mi auguro per tutti gli imputati che non sia così - motivo di impugnazione.
AVV. Cianferoni: No, ma io poi rifletto su una cosa: ma perché allora doveva essere sentito, il signore, dai consulenti. Si ricorda?
PRESIDENTE: Questi sono i consulenti che hanno pensato che poteva essere sentito o no. Nessuno di noi ha mai detto che dovevano rivolgersi ai familiari.
Il consulente tecnico ha ritenuto di fare un accertamento anche presso i familiari.
Lo ha fatto verso alcuni, non lo ha fatto verso altri. Sono questioni che non ci interessano. Non siamo chiamati a decidere su questi aspetti.
AVV. Cianferoni: Però ieri qualcosa sulle condizioni di salute, lei l'ha detta.
PRESIDENTE: Eh, quello che ha detto spontaneamente, non abbiamo pensato di intervenire e dire. Però, abbia pazienza, chiudiamo questo argomento.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, sa descrivere la struttura operativa della associazione denominata Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Ma lei personalmente come poteva ricevere confidenze da certe persone, o personaggi, comunque lei ha fatto dei nomi, se non li conosceva bene, se non faceva parte di associazioni delle quali lei dice che queste persone fanno parte?
IMPUTATO Ferro V.: Se non conoscevo bene chi, avvocato?
AVV. Cianferoni: Le persone, gliel'ho detto no?
Lei dice: 'Tizio faceva parte ad una associazione. io no. Però godevo della sua fiducia'.
Come mai...
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che quanto sapevo mi era stato riferito dal Melodia Antonino. Poi, il perché Melodia mi dicesse queste cose, io non glielo so dire. Bisognerebbe chiederlo a lui. Questo, ho detto io.
Per cui, se il Melodia mi diceva che Tizio era uno di loro, riferito al fatto che io sapevo che lui era un capo, quindi non è che è colpa mia, questo.
AVV. Cianferoni: Ora, con questo discorso del Melodia, lei lo ha fatto ieri, me lo fa adesso. Ora lo approfondiamo.
Senta, quando lei comprese a che cosa era finalizzata la sua presenza a Capezzana e ha detto del Fiorino e che fece un certo collegamento logico, provò del rimorso?
IMPUTATO Ferro V.: Lo?
AVVOCATO Traversi: C'è opposizione, Presidente, perché è una domanda suggestiva e basata su una ricostruzione arbitraria dei fatti sui quali Ferro ha già ampiamente risposto.
AVV. Cianferoni: Speriamo, Presidente, sia una ricostruzione arbitraria.
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza...
AVV. Cianferoni: L'ha detta lui.
PRESIDENTE: Ma la domanda a chiedergli se ha avuto rimorso in senso molto generico e non strettamente intrinseco, può essere anche una domanda che...
AVVOCATO Traversi: Sì, ma con riferimento...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato.
AVVOCATO Traversi: Prego.
PRESIDENTE: ... che attiene alla conoscenza dei fatti e del, sapere che, sia pure involontariamente, in qualche maniera aveva finito per aiutare coloro che avevano commesso, se li avevano commessi, certe cose.
Quindi non è certamente in base ad una dichiarazione di questo genere che noi possiamo affermare una colpevolezza dell'uno o dell'altro, su questo punto.
AVVOCATO Traversi: Certo, Presidente, ma la mia posizione era basata su... Forse ho capito male io, ma come se la domanda del rimorso fosse posta "ex ante" e non "ex post", rispetto ai fatti.
PRESIDENTE: "Ex ante" non era possibile...
AVV. Cianferoni: "Ex ante" non era possibile, avvocato Traversi, perché né io né lei ci s'era, per cui...
PRESIDENTE: Prima che succedesse nessuno sapeva che doveva succedere. Almeno noi pensiamo.
AVV. Cianferoni: Eh.
PRESIDENTE: Poi comunque se vuole, se non vuole non può neanche rispondere, perché lei nelle sue vesti ha sempre questa facoltà.
IMPUTATO Ferro V.: No, io rispondo, signor Presidente.
Io ho detto che dopo che sono venuto a capire che ero stato utilizzato in una cosa così atroce e vile, certamente non ero più tranquillo dentro di me.
Per cui il primo mio intento fu quello di cercare di dimenticare, di autoconvincermi che io non mi sarei mai preposto a fare una cosa del genere. E che non avevo sicuramente fatto del male a nessuno.
Questo era quello che cercavo di fare. Ma in realtà non è possibile dimenticare un fatto così simile, né avere un po' di rimorso, avvocato.
AVV. Cianferoni: Senta, lei sarà d'accordo con me, che la strage dei Georgofili sia un fatto indimenticabile, come ora si dice con la nuova normativa. Non un fatto troppo grosso per essere anche solo ritardato nella narrazione da chi voglia poi collaborare.
Fatta questa premessa, com'è allora che quando inizia a collaborare non parlò subito di questo fatto, ma parlò di altri fatti?
IMPUTATO Ferro V.: No, io parlai di questo fatto, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, in altri processi.
Attenzione, qui si va a contrada Marausa.
C'è entrato il Pubblico Ministero su questi fatti. Ora...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, non ho capito. Io, quando inizio...
PUBBLICO MINISTERO: No, scusi, scusi avvocato...
Presidente, abbia pazienza, perché, cioè, siamo qui ognuno di noi per fare il nostro dovere.
Cioè, come si fa ad affermare: 'lei non ha iniziato la sua collaborazione', quando il primo verbale di Vincenzo Ferro in assoluto, in cui c'è la sua firma sotto, parla esclusivamente della strage di via dei Georgofili.
AVV. Cianferoni: Bene. Preso atto di questa premessa...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
AVV. Cianferoni: ... io cercherò di dimostrare, dati alla mano, che il signor Ferro ha collaborato prima e su altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma collaborazione cosa si intende? Il colloquio investigativo non ha funzione di accreditare alcuno come collaboratore.
La collaborazione è quella che si fa davanti al magistrato. Davanti al magistrato, la prima cosa che ha raccontato, è stata la strage di via dei Georgofili.
AVV. Cianferoni: Prendo atto con soddisfazione che il Pubblico Ministero parla di colloqui investigativi, proprio a questo facevo riferimento.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è che le parla il Pubblico Ministero. Non sono... non sono io, ne ha parlato Ferro.
AVV. Cianferoni: Ne ha parlato lei, prima di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare un fatto, è previsto dalla legge...
AVV. Cianferoni: Ne parla...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, il colloquio investigativo è previsto dalla legge, non è un atto, come dire, subdolo. Quindi...
AVV. Cianferoni: Ma chi ha detto... Queste sono sue considerazioni, mi consenta Pubblico Ministero, che io non ho svolto.
Io faccio riferimento, tra l'altro, a un atto procedimentale non di questo processo. L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal dottor Scaduto, mi pare, su richiesta del dottor Lo Boi, depositata agli atti della sua segreteria.
PUBBLICO MINISTERO: Ma che cosa c'entra con l'inizio della collaborazione?
Avvocato Cianferoni, abbia pazienza!
Se il Ferro ha reso dichiarazioni anche a Palermo e sulla base delle sue dichiarazioni a Palermo sono state emesse delle ordinanze di custodia cautelare su altri fatti, che nesso c'è con l'inizio della collaborazione? Non lo capisco.
AVV. Cianferoni: Non vorrei fare dei nominalismi.
Leviamo il discorso collaborazione e parliamo pure di confidenze investigative, nominiamolo come si vuole.
Il Ferro aveva contatti con la DIA prima che con la Magistratura.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è normale e previsto dalla legge, che possa essere così.
AVV. Cianferoni: Va bene, ma chi lo mette in dubbio?
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo ad altro argomento, per favore.
AVV. Cianferoni: No, Presidente...
PRESIDENTE: Non ha nessuna rilevanza...
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Mi dispiace, non ha rilevanza.
AVV. Cianferoni: Aspetti, Presidente, ieri io mi sono opposto alle domande che faceva il Pubblico Ministero su questo episodio Contrada Marausa. Io vorrei fare delle domande.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, ma le faccia!
AVV. Cianferoni: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non dicendo che l'inizio della collaborazione di Ferro avviene su altri fatti.
AVV. Cianferoni: Va bene. Allora, di che si parla quando si fa sinteticamente riferimento a Contrada Marausa.
Sa il signor Ferro dove sia questa località?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, in provincia di Trapani.
AVV. Cianferoni: Oh. Ribadiamo la data del suo arresto.
Lei ha detto essere stato arrestato in che giorno?
IMPUTATO Ferro V.: Il 20 febbraio del '96.
AVV. Cianferoni: Lei sa che il 27 febbraio fu fatta una irruzione da parte delle Forze dell'Ordine a Contrada Marausa?
IMPUTATO Ferro V.: Di questo, di questo discorso qui a me fu riferito dall'Agostino Mentini.
Credo che me lo riferì in occasione in cui io mi recai presso il Tribunale della Libertà. Per cui tutti i detenuti venivano messi in una stanza. Tra cui c'era questo Agostino Mentini di cui ieri io ho fatto cenno, che è di Castellammare. Il quale mi disse che era stata fatta una retata là a Marausa.
AVV. Cianferoni: Cioè...
IMPUTATO Ferro V.: Erano andati i poliziotti là a Marausa. Quindi io seppi di questo quando mi venne riferito dall'Agostino Mentini, sul fatto che andarono i poliziotti là.
AVV. Cianferoni: Lei sa che nell'ordinanza cautelare della quale anche il Pubblico Ministero ha fatto cenno, si dice che lei, signor Ferro, fu la fonte, diciamo allora confidenziale, che condusse gli inquirenti a Contrada Marausa?
IMPUTATO Ferro V.: Io, questo, non lo so. Perché questa ordinanza cautelare non l'ho mai letta.
AVV. Cianferoni: Lei sa di avere avuto delle intercettazioni ambientali mentre svolgeva delle chiacchierate, diciamo, con persone?
IMPUTATO Ferro V.: So che vi sono delle intercettazioni ambientali. Ed io ho messo a disposizione la mia voce perché non mi riconosco in determinate intercettazioni ambientali per cui io ho detto: 'sono qua, c'è la mia voce, vedete'.
AVV. Cianferoni: Posso, se il Presidente ritiene la cosa di rilievo - io riterrei di molto rilievo - leggerle delle frasi che ho tratto da questa ordinanza che ho qui?
PRESIDENTE: No, avvocato, non ci interessa.
PUBBLICO MINISTERO: No, avvocato...
AVV. Cianferoni: Sono intercettazioni ambientali.
PRESIDENTE: Avvocato, non ci interessa, non fanno parte di questo procedimento.
Lei potrà fare tutte le argomentazioni che crederà quando sarà il momento, ma le cose che ci interessano sono quelle che riguardano questo processo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Però il Pubblico Ministero ieri su Contrada Marausa ha chiesto tante cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io non gli ho chiesto le ambientali, avvocato.
AVV. Cianferoni: Come mai?
PUBBLICO MINISTERO: Le intercettazioni ambientali, lei ha fatto una domanda su una intercettazioni ambientali.
Le chieda tutto quello che vuole sulla permanenza a Marausa.
AVV. Cianferoni: Io vorrei chiedere se risulta al signor Ferro di avere avuto parte ad omicidi.
IMPUTATO Ferro V.: Io non ho mai avuto parte ad omicidi, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se risulta di essersi spartito decine di milioni in contanti con persone.
AVVOCATO Traversi: E' opposizione. La difesa Ferro si oppone.
Queste sono domande che non rilevano ai fini di questo processo, dei fatti che sono contestati in questo processo.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ognuno fa il suo mestiere.
PRESIDENTE: Certo.
AVV. Cianferoni: Chi sceglie in un modo e chi sceglie in un altro.
Sezioni Unite Marino, per me fu una bella sentenza e la tengo sempre presente.
Dovrò io sindacare sulla credibilità intrinseca di questo signore? Quindi...
PRESIDENTE: E cosa vuol dire questo con il fatto che conosce o non conosce certe situazioni che esulano da quei rapporti...
AVV. Cianferoni: Lui ha detto che campava con due milioni al mese che gli dava chissà chi.
Io ho trovato delle carte del P.M., non sui giornali, che si spartiva decine di milioni in contanti, questo signore.
Voglio che lui mi dica se è vero.
AVVOCATO Traversi: Allora precisiamo meglio: 198 comma II Codice di procedura penale, vieta espressamente che il teste o a maggior ragione l'imputato, possa essere sentito su fatti comunque estranei a quelli che sono contestati in questo procedimento.
PRESIDENTE: Appartiene ad un altro procedimento tutto questo?
AVV. Cianferoni: Per forza.
PRESIDENTE: Come?
AVV. Cianferoni: Sì, appartiene ad un altro procedimento.
PRESIDENTE: Non ci riguarda.
AVV. Cianferoni: Ma lei si presentava, diciamo, agli amici come il dottore?
IMPUTATO Ferro V.: No, io mi presento sempre come Vincenzo Ferro.
AVV. Cianferoni: Ma si è parlato di un certo omicidio Pirrone, lo ha rammentato lei questo fatto, no?
Ma lei di questo fatto ha partecipato?
IMPUTATO Ferro V.: Signor Presidente, io vorrei dire una cosa: su questi fatti, omicidi di cui ho parlato, io ho parlato ai magistrati di Palermo, i quali stanno facendo delle indagini e non hanno ritenuto neanche necessario farmi, che so, un avviso di garanzia o un'ordinanza di custodia cautelare.
AVV. Cianferoni: Questo...
IMPUTATO Ferro V.: Per cui ci sono delle... No, perché così sembrerebbe come se io andassi a fare omicidi, mentre non è così.
Per cui, se il magistrato, io penso, non abbia ritenuto necessario applicare qualche cosa contro di me - per cui il termine in questo momento non mi viene - cioè, non credo che io abbia fatto omicidi o meno.
Io ho raccontato la mia verità e l'ho messa a loro disposizione. Questo, ho fatto. Per cui, se loro ritenevano che io avessi fatto qualcosa, sicuramente me lo avrebbero contestato. Mentre non mi è contestato nulla di questo.
Io c'ho solo il 416-bis di cui ancora c'è l'indagine in corso e non sono neanche stato rinviato a giudizio. Per cui penso avranno i loro motivi. Anche perché io non ho chiesto benefici. Io ho chiesto di rispondere alle mie responsabilità. E voglio sottolineare ancora che io non ho collaborato per uscire dal carcere, sia chiaro questo.
Se io debbo ritornare in carcere, ci ritorno.
AVV. Cianferoni: Scusi, Ferro, mi sa che lei in carcere non c'è mai stato per queste stragi. Quindi mi sa che il suo discorso...
IMPUTATO Ferro V.: Ma se il Presidente, questa Corte, riterrà utile che io ho delle responsabilità, io in carcere ci torno, avvocato.
AVV. Cianferoni: Senta, ma lei ha detto, anche a questa Corte, di come, dopo l'arresto di suo padre avvenuto - quello che ci interessa a noi - nel gennaio del '95, fu richiesto di accompagnare certo Melodia.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, questo ho detto.
AVV. Cianferoni: Nel '95, le ripeto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Prima di quella data, prima di quella data, non mi risulta che abbia fornito a questa Corte, indicazioni di sue prestazioni di servizio o d'uso, d'opera, chiedo scusa, a terzi nell'ambito della criminalità.
Cioè, io vorrei capire: era il viaggio che lei dice di aver fatto a Capezzana e questo discorso dell'Antonino Melodia del '95, lei che cosa ha fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, io facevo il medico. Andavo a lavorare, non mi occupavo di nulla.
Se dovevo accompagnare mio padre in qualche posto, lo facevo, perché ritenevo che fosse io dovere di figlio, in quanto ero figlio unico e mio padre è una persona ammalata. Questo, ho fatto...
AVV. Cianferoni: Però lei si è fatto...
IMPUTATO Ferro V.: ... né più e né meno.
AVV. Cianferoni: Però lei è stato intercettato in dei posti un po' particolari.
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so se sono stato intercettato in dei posti particolari.
AVV. Cianferoni: Le intercettazioni ambientali di cui si parlava prima.
PUBBLICO MINISTERO: Di quando sono le intercettazioni ambientali?
AVV. Cianferoni: Fine del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Quindi...
AVV. Cianferoni: Ma se lei mi fa riferire le cose che si dice in quelle intercettazioni, si parla di tutti i fatti che sono avvenuti prima.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, l'utilizzazione delle intercettazioni in altro procedimento, è disciplinata. Noi abbiamo ritenuto di depositare quel rapporto, ma ovviamente non possiamo utilizzare le intercettazioni ambientali, se non, lei è una parte, chiedeva la trascrizione e noi eravamo qui a discutere sulle intercettazioni ambientali.
AVV. Cianferoni: Ma questi sono dei temi di domanda su questo signore che mi sembrano rilevanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ci sono degli interrogatori in cui lui ha risposto davanti all'Autorità Giudiziaria di Firenze e di Palermo su queste intercettazioni ambientali.
Faccia le domande sull'interrogatorio in questione.
AVV. Cianferoni: Ora vediamo, eh.
Senta, io le faccio una domanda che è questa: perché le persone delle quali lei ha parlato dinanzi a questa Corte avrebbero avuto interesse a fare degli attentati in luoghi così lontani dalla loro terra.
IMPUTATO Ferro V.: Io, questo non lo so.
AVVOCATO Traversi: Attenzione, Presidente, difesa Ferro.
Implica una risposta di mera opinione non su fatti.
PRESIDENTE: Avvocato, avrebbero potuto avere espresso delle opinioni?
PUBBLICO MINISTERO: Ha già risposto su questa domanda.
AVVOCATO Traversi: Faccia diversamente la domanda.
PRESIDENTE: Scusate, comunque, siccome ha già risposto, glielo facciamo rispondere ancora una volta, se vuole. perché è sempre nella facoltà sua di dire "Non rispondo".
IMPUTATO Ferro V.: Appunto ho detto: non lo so.
AVV. Cianferoni: Ma senta: qui c'è un fatto che forse a lei è sfuggito, ma non credo, perché appunto lei ha detto che ha seguito il processo eccetera.
Lei si è presentato dicendo: 'io so solo della strage di Firenze'.
E' così?
IMPUTATO Ferro V.: Perché io ero convinto così.
AVV. Cianferoni: Come era convinto?
IMPUTATO Ferro V.: Sono convinto così.
AVV. Cianferoni: Ma oggi lei si ritrova imputato di sei fatti di strage.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, lo so.
AVV. Cianferoni: E che spiegazione dà di questo?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, questo io non do nessuna spiegazione.
Io sono venuto qua, ho raccontato la mia verità. Se poi la Corte riterrà che io sia colpevole di tutti i fatti di strage, pagherò le conseguenze.
Quindi non devo dare alcuna spiegazione. Io, in coscienza mia, sono tranquillo.
AVV. Cianferoni: Ma, visto che questi sono proprio i temi del processo, questo fatti di strage, lo avrà letto no il capo di imputazione?
IMPUTATO Ferro V.: Certo che ho letto di capi di imputazione.
AVV. Cianferoni: Ecco, sono dei fatti quelli che sono.
Cioè, vi sono per esempio due attentati a delle chiese.
O come mai a lei contesteranno degli attentati a delle chiese?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so io.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, Presidente. Mi oppongo a queste domande.
PRESIDENTE: Avvocato, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Ma per un semplice...
PRESIDENTE: ... abbia pazienza!
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la contestazione non la eleva l'imputato, fino a prova contraria.
Lei, le faccia a noi della Procura queste domande, ma non a Ferro.
AVV. Cianferoni: O non è un collaboratore di giustizia. Io vorrei sapere...
PRESIDENTE: Avvocato, non facciamo... per favore, per cortesia, stiamo facendo un processo abbastanza grave.
AVV. Cianferoni: E serio.
PRESIDENTE: Allora non facciamo delle battute sarcastiche o di altro genere.
Facciamo delle domande serie, pertinenti e basta.
Va bene?
AVV. Cianferoni: Io credo che...
PRESIDENTE: Diversamente, se lei continua così, mi dispiace, le devo togliere la parola.
AVV. Cianferoni: Io credo che le mie domande siano serie e pertinenti.
Volevo capire...
PRESIDENTE: Ma non quelle che presuppongono quell'atteggiamento di sarcasmo su un certo atteggiamento che ha ritenuto di prendere questo imputato e che può valutare la Corte quando sarà il momento nella maniera...
E voi stessi valutare positivamente, negativamente, come vorrete. Ma non è necessario fare delle domande presupponendo questa sua scelta. Va bene ora?
AVV. Cianferoni: Va bene, Presidente.
Senta, lei sa chi è un certo Paolo Bellini?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Ne ha mai sentito parlare?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Lei ha parlato di certo Antonino Gioè.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sa che cosa faccia oggi questa persona?
PRESIDENTE: Credo che purtroppo non faccia proprio nulla.
AVV. Cianferoni: Eh, se me lo dice lui è meglio.
PRESIDENTE: Avvocato, è già stato interrogato su queste conoscenze, avvocato.
Lei non c'era, ma...
AVV. Cianferoni: No, c'ero, c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: E allora?
PRESIDENTE: Stamattina. Se non mi sbaglio è quel disgraziato che poveraccio in carcere si è suicidato, se non mi sbaglio, eh.
AVV. Cianferoni: Se non ci si sbaglia...
PRESIDENTE: Quindi mi pare che una domanda di questo genere, - lei probabilmente conosceva anche qual era la riposta - poteva risparmiarsela.
Perché un'altra volta la invito, per favore, a fare delle domande serie.
AVV. Cianferoni: Senta, ha avuto notizia di un quantitativo di esplosivo rinvenuto sul treno Siracusa-Torino nel settembre '93 alla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi oppongo.
PRESIDENTE: Avvocato, lasciamolo rispondere, perché facciamo più presto.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Cianferoni: Può riferire, se se lo ricorda, eh, che cosa stesse facendo lei mentre accadevano le stragi per le quali oggi c'è il processo.
Lei ci ha parlato a lungo di quello che ha fatto tra il 23 e il 27 maggio del '93. Ora a me interesserebbe sapere anche negli altri periodi temporali.
IMPUTATO Ferro V.: Io andavo all'università e davo gli esami.
AVV. Cianferoni: Ma ecco, anche il 27 e il 28 luglio c'erano gli esami?
IMPUTATO Ferro V.: No, quando l'università chiude, per così dire, io ritornavo a casa mia a studiare per preparare gli esami da dare a settembre.
Credo che lei sa benissimo che lo studente non è che si possa permettere un mese di ferie, anche perché io ero un po' indietro. Avevo deciso con la mia fidanzata di sposarmi e quindi dovevo sbrigarmi a dare gli esami e a realizzare quello che volevo.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ha riferito di avere accompagnato Barranca ad un incontro presso la chiesa dei Testimoni di Geova con un camion. Cioè, dove trovaste un camion che era però composto dalla sola motrice.
Lo ricorda questo, vero?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Io le rappresento che, colui che avrebbe condotto quel camion, un certo Pietro Carra, dice, sul punto, che mai Barranca lo andò ad incontrare alla chiesa dei Testimoni di Geova.
Lei che cosa può dire al riguardo?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto che non conosco questo Carra.
Io ho detto che ho accompagnato Barranca su sua richiesta presso la chiesa dei Testimoni di Geova, lì vi era una motrice. Quando arrivammo, non c'era. Poi, successivamente c'era, dopo qualche minuto.
Io mi posteggiai di fronte, il Barranca scese e andò là al camion. Si fermò per qualche minuto e poi ritornammo indietro.
Questo io ho visto che è avvenuto e questo ho detto.
AVV. Cianferoni: Inoltre, sempre questo Carra, dice che, quando Barranca ricomparve da lui per essere portato indietro con il camion, non era accompagnato dallo Spatuzza come lei dice. Che cosa può dire su questa contraddizione?
IMPUTATO Ferro V.: Non è per me affatto una contraddizione, perché io ho raccontato quello che ho visto. Poi penso che, quando io sono andato là, questo Carra ha detto di non conoscermi. Credo che gli sia stata mostrata pure la mia foto, perché penso non poteva vedermi in quanto c'è una certa distanza e c'è buio dove si ferma la Uno.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma su questo punto, lei dovrebbe essere un po' più chiaro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Perché a proposito di quella sera, che è quella - se non mi sbaglio - che precede l'attentato di via dei Georgofili, lei ha detto che prima uno di quelle persone partì con il furgone, l'altro gli andò dietro con la Uno bianca.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Il Barranca chiese di poter, se c'era la macchina del cugino, qualcosa...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: C'era la chiave della macchina del cugino.
Salì sopra con lo Spatuzza. Chi era alla guida?
IMPUTATO Ferro V.: Lo Spatuzza Gaspare.
PRESIDENTE: Dopodiché Barranca non l'avete più visto.
IMPUTATO Ferro V.: No.
PRESIDENTE: Lo Spatuzza è ritornato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: E' ritornato con la macchina?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Lei non ha avuto altro che un accompagnamento del Barranca...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, una sola volta.
PRESIDENTE: ... alla chiesa dei Georgofili.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Una sola volta.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla chiesa dei Testimoni...
PRESIDENTE: Non è sceso dalla macchina.
IMPUTATO Ferro V.: No, non sono sceso dalla macchina.
AVV. Cianferoni: Ma ecco, un altro punto: Carra dice che quando avrebbe fatto il viaggio per Prato, il rimorchio sarebbe stato caricato nel dopocena di un giorno che - la data ce la metto io eh, Ferro - dovrebbe essere il 24 di maggio.
E ci sarebbero stati presenti un paio degli imputati che lei invece ha messo presenti a Capezzana il giorno 23.
Su questo punto che cosa può dire?
IMPUTATO Ferro V.: Io, avvocato, ho raccontato quello che è avvenuto. Non posso rispondere di quello che raccontano altri.
AVV. Cianferoni: Ma...
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto la mia verità, di quello che ho visto.
Quindi non vedo contraddizione in me.
AVV. Cianferoni: Bene. Volendo completare gli argomenti fino a qui toccati, ritorno ancora a quel mensile di due milioni.
Io riflettevo su come si concilia male, si possa conciliare quantomeno male un mensile di due milioni con una famiglia, non dico numerosa, ma nemmeno proprio esigua, e il possesso di una vettura Audi, che è una vettura insomma di un certo prestigio.
PRESIDENTE: Che tipo di auto era?
AVV. Cianferoni: Come l'aveva potuta acquistare?
IMPUTATO Ferro V.: Era un'Audi 90, avvocato, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: Ecco, come poté acquistar questa Audi?
IMPUTATO Ferro V.: Le posso dire benissimo che mio nonno a me non mi ha fatto mai mancare nulla.
Se io ho avuto la possibilità di studiare è stato merito suo. E quindi è stato mio nonno a volermi regalare una macchina. Né più e né meno, signor Presidente. Era un desiderio di mio nonno. Perché io...
PRESIDENTE: In occasione di che cosa le regalò suo nonno questa auto?
IMPUTATO Ferro V.: Fu nel periodo di Natale.
PRESIDENTE: Di che anno?
IMPUTATO Ferro V.: Nel... credo sia nel '90. Ora le spiego perché. Perché mio nonno aveva una certa età, è morto a 93 anni. E' morto credo, l'anno dopo. Dopo che mi regalò questa macchina. Per cui era suo desiderio, sapendo che io avevo il suo nome, che stavo studiando per diventare medico ed era stato tutto merito suo, anche per cui lui ci teneva molto a me. E mi volle regalare la macchina. Questo è avvenuto.
PRESIDENTE: Era un'auto nuova?
IMPUTATO Ferro V.: Era un'auto nuova, sì.
PRESIDENTE: Del '90.
IMPUTATO Ferro V.: Del '90.
AVV. Cianferoni: Ma lei ha avuto intestate altre autovetture?
IMPUTATO Ferro V.: Una Uno.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei a Capezzana dove consumava i pasti e soprattutto con chi? Con la famiglia Messana o con le persone che erano arrivate da giù?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto che mangiavo insieme alle persone che erano arrivate da giù.
AVV. Cianferoni: E allora com'è possibile che lei abbia detto poi in dibattimento di non aver visto il televisore che fu acquistato?
IMPUTATO Ferro V.: Il televisore era sopra, avvocato. Loro scendevano giù a mangiare. Dopo che mio zio aveva pranzato, aveva cenato e i miei cugini erano usciti via, loro scendevano. E mangiavano insieme a me.
AVV. Cianferoni: Senta a me - e concludo, sono le ultime due domande - ha colpito che per due volte lei ieri ha riferito che disse ai magistrati che vennero a interrogarla per la sua collaborazione:
"Entro in questo fatto da imputato che non sono nemmeno indagato". Questa frase mi ha colpito.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma allora ritorno... tornando a quello scaturire di avviso di garanzia come fu? Perché lei indagato lo era.
IMPUTATO Ferro V.: No, io...
AVV. Cianferoni: Tant'é che il procuratore le disse: 'mah, è venuto già con l'avvocato quando si è sentito sommarie informazioni. Quasi quasi si dovesse sentire qualche cosa'.
IMPUTATO Ferro V.: No, no. Io non ero indagato. Sono andato là con l'avvocato perché mia madre ha voluto così. Ma in quel momento...
AVV. Cianferoni: Ma quando?
IMPUTATO Ferro V.: ... ho riferito - mi lasci rispondere, gentilmente - ho riferito che erano venuti molti poliziotti a fare una perquisizione e chiedevano di me, per cui mia madre si spaventò. I poliziotti non è che si limitarono a dire: 'guardi, suo figlio viene a Firenze e quindi sarà interrogato'. No. Stettero tutto il giorno a casa mia, si può dire.
Per cui, la sera lasciarono il foglio in cui io dovevo ritornare a Firenze per essere interrogato. Per cui fu una volontà precisa di mia madre. Anche perché l'avvocato spiegò benissimo a mia madre che la sua era una presenza così insignificante in quanto non poteva assistere all'interrogatorio. Ed io non venni interrogato come indagato, ma come testimone per mio zio...
AVV. Cianferoni: A quella data.
IMPUTATO Ferro V.: ... che aveva ricevuto l'avviso di garanzia.
AVV. Cianferoni: A quella...
IMPUTATO Ferro V.: Io quando parlo di essere indagato, mi riferisco all'avviso di garanzia che mi è stato consegnato all'Ucciardone. Dopo che io avevo raccontato tutto il fatto al dirigente della DIA di Firenze.
Io poi mi posso sbagliare io, non so, a menzionare i termini. Ma questo è avvenuto.
AVV. Cianferoni: Senta. La mia ultima domanda è questa - se sarà ritenuta rilevante - : io credo che lei possa essere del tutto estraneo ai fatti di strage e che possano essere del tutto false le accuse che lei rivolge a determinati imputati. E lei che dice?
IMPUTATO Ferro V.: Questa è una sua valutazione. Che debbo dire?
AVV. Cianferoni: La ringrazio.
PRESIDENTE: C'è nessun altro intervento dei difensori?
Allora l'udienza riprende...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi. Scusi, Presidente. C'è l'avvocato Traversi e poi due domande il Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Eh, ma dopo lì riapriamo il gioco, eh?
IMPUTATO Giuliano: Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Son due domande solamente, Presidente.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente.
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
IMPUTATO Giuliano: Presidente.
AVVOCATO Pepi: Presidente, c'è l'imputato Giuliano che voleva fare delle dichiarazioni.
PRESIDENTE: Va bene, faccia le sue dichiarazioni Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente. Volevo dire a questa Corte che non ho mai conosciuto il signor Ferro e neanche lui mi conosce. Sostiene che mi ha riconosciuto dai giornali, però quando è stato interrogato non ha saputo dire il mio nome.
Faccio presente a questa Corte che sono diabetico fin da ragazzo e ho una forma di psoriasi nelle mani, nelle caviglie e nei gomiti. E mi meraviglio come questo bugiardo di dottore non se ne sia accorto quando ha mangiato con me.
Ogni giorno signor Presidente io ho di bisogno del vitto bianco. Non posso andare in nessun ristorante e mi hanno proibito di mangiare alcune cose. Perciò mi meraviglio come sostiene che sono andato al ristorante con lui.
Poi tengo a precisare che non sono stato mai né a Firenze e neanche a Bologna e chiedo di essere sottoposto a confronto con chiunque lavori nei ristoranti di Firenze.
E infine signor Presidente, concludo dicendoci a questo bugiardo preparato di dire la verità, di dire solamente la verità e di pentirsi con Dio di tutto il male che mi sta procurando. La ringrazio.
PRESIDENTE: Lei avvocato, voleva fare domande?
AVVOCATO Traversi: Sì, Presidente. Ma abbiamo con la collega Gennai deciso di fare solo un paio di domande al dottor Ferro.
La prima è questa: Ferro, prima che le venisse fatta quella richiesta di recarsi dallo zio a Prato - quindi diciamo nel '93, primi mesi del '93 - qual era la vita che conduceva ad Alcamo?
IMPUTATO Ferro V.: I...
AVVOCATO Traversi: Brevemente.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Studiavo a Palermo. In quel periodo viaggiavo, andavo e venivo. Dato le condizioni di salute di mia madre e di mio padre e mi limitavo a studiare, a seguire l'università e la sera la mia unica uscita era quella di andare a casa della mia fidanzata. Questa era la mia vita normale che facevo.
AVVOCATO Traversi: Senta, la vita che conduce ora, ancor più brevemente?
IMPUTATO Ferro V.: La vita che faccio ora è quella di studiare e l'unica libertà che mi concedo è quella di andare in chiesa la sera.
AVVOCATO Traversi: Senta, e questa credo sia proprio l'ultima domanda: noi che viviamo qua in Toscana, ci riesce difficile capire come a una richiesta del tipo di quella che le fu fatto, uno non risponda dicendo, facendo a sua volta una domanda - mi riferisco alla richiesta di andare a cercare il garage - perché lei non domandò a chi glielo chiedeva, dice: ma a cosa serve questo garage?
IMPUTATO Ferro V.: Vede, avvocato. Guardi che io vivo ad Alcamo, a Castellammare. Là si cresce con una mentalità ben diversa. Per cui fin da piccoli, fin da piccolo uno impara che non bisogna fare domande né bisogna immischiarsi in cose che non interessano. Per cui quando è una persona normale, diciamo non mafiosa a fare una domanda del genere, uno normalmente risponde: ma insomma, io non ti faccio alcun favore. Vattelo a fare da te.
Ma quando viviamo là ad Alcamo e si sa benissimo la gente che può essere mafiosa o meno, quando uno di questi ti fa una richiesta del genere, tu non puoi dire di no. Ed è ancora più grave fare delle domande.
AVVOCATO Traversi: La ringrazio.
IMPUTATO Ferro V.: Perché si rischia.
AVVOCATO Traversi: Eh, si rischia? Stava dicendo?
IMPUTATO Ferro V.: Perché si rischia la propria vita o dei danni materiali che vanno dall'incendio e così via.
AVVOCATO Traversi: La ringrazio. Questa è l'ultima domanda che le facciamo: lei perché ha deciso di fare il medico?
IMPUTATO Ferro V.: La mia decisione di fare il medico risale sin da quando ero piccolo. Poi questa decisione si è via via sempre più accentuata dal fatto che seguivo mia madre all'ospedale. Mia madre fu affetta da tumore, un carcinoma cervicale. Per cui io assistendola in ospedale insieme alle mie sorelle, vedevamo là le condizioni degli altri malati. Per cui avevo scelto di fare quella professione ma più che una professione per me era una vocazione. Perché mi volevo adibire per aiutare gli altri. Questo era sil senso che volevo dare alla mia vita io.
AVVOCATO Traversi: La ringrazio, Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, avevo solo due domande per concludere l'esame.
La prima era questa, Ferro: allora, quando andò in macchina a Roma con Calabrò e poi lì alla stazione incontraste Pizzo. Il Calabrò aveva con sé un cellulare?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se lo utilizzò, se ricevette chiamate?
IMPUTATO Ferro V.: Non fu utilizzato e non ricevette chiamate in mia presenza.
PUBBLICO MINISTERO: In sua presenza. Comunque conferma che aveva con sé il cellulare?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo chiarimento: lei più volte ha fatto ieri riferimento a Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa di quale città, da quale città proviene il Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Da Castelvetrano.
Senta, ha conosciuto lei persone vicine a Matteo Messina Denaro di Castelvetrano?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Ci può dire chi è questa persona?
IMPUTATO Ferro V.: In questo momento, non ricordo il cognome. Si chiama Nino, ma il cognome non l'ho presente.
PUBBLICO MINISTERO: Se glielo faccio io, mi dà una conferma o meno? Può darsi si chiami Nastasi?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha conosciuto Nino Nastasi da Castelvetrano e l'ha visto...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... insieme a Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire quando e se per quello che lei ha potuto constatare, che tipo di rapporto esisteva tra Nino Nastasi e Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, erano amici. Quindi, non so il tipo di rapporto poi che ci poteva essere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando l'ha visto?
IMPUTATO Ferro V.: L'ho visto nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Altre due ultime, ultimissime domande Presidente. Dunque, vorrei un attimino tornare per l'appunto sempre al Matteo Messina Denaro e ai rapporti che lei ha descritto ieri che esistevano con Melodia, con Mangano poi ha detto anche con Giorgio Pizzo.
Ecco, le ho fatto questi quattro nomi. Matteo Messina Denaro, Mangano, Melodia, Giorgio Pizzo.
Lei li ha mai visti queste persone tutte e quattro insieme a Palermo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire in quale circostanza?
IMPUTATO Ferro V.: In occasione che il Melodia mi chiese di accompagnarlo a Palermo - e ho indicato anche il luogo quando sono stato a Palermo - e lì vi erano il Matteo Messina Denaro, il Pizzo e Mangano e il Melodia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta si ricorda se era una casa, se era un appartamento?
IMPUTATO Ferro V.: Era un appartamento al pian terreno.
PUBBLICO MINISTERO: La via se la ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: E' di fronte l'ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda quale ospedale?
IMPUTATO Ferro V.: Aspetti, vediamo se ricordo la via. Via Ingegneros.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. La via era la via Ingegneros, che era accanto alla via? All'ospedale?
IMPUTATO Ferro V.: L'ospedale non mi viene il nome per ora.
PUBBLICO MINISTERO: Se gli faccio il nome... può darsi l'ospedale di San Lorenzo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. L'ospedale di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo appartamento in via Ingegneros a Palermo, sa di chi era?
IMPUTATO Ferro V.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ci fu lì, all'interno di questo appartamento, un incontro tra Matteo Messina Denaro, Melodia, Mangano e c'era anche Giorgio Pizzo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ultima domanda: senta, sempre a proposito di queste persone e dei rapporti che lei ha avuto con loro, lei ricorda che ci fu, apparvero su un quotidiano, su più quotidiani delle notizie relative a una presunta collaborazione di Mangano?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol dire che tipo di commenti, che reazioni questa notizia suscitò nelle persone che abbiamo via via menzionato?
IMPUTATO Ferro V.: Erano preoccupati.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire chi e in quale circostanza...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei apprese questa...?
IMPUTATO Ferro V.: Me lo riferì...
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni. Per l'amor dell'arte! Ma mi chiedo questo tipo di domande, sono ammissibili? Credo di no. E in tal senso...
PRESIDENTE: Probabilmente, no. Ha ragione.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Presidente? Io illustro anche il senso della... scusi Presidente. La domanda è finalizzata a stabilire sulla base dei commenti che a questa notizia della presunta collaborazione di Mangano, si erano avute nel Matteo Messina Denaro, nel Melodia e nelle altre persone per stabilire se l'eventuale collaborazione del Mangano era un elemento temuto a cagione del ruolo che Mangano aveva o poteva avere all'interno di quella che noi riteniamo l'organizzazione che ha realizzato queste stragi.
Quindi in questo senso, illustro il senso della mia domanda.
Devo dare alla Corte i parametri o che differenza c'è per quanto ci risulta tra - faccio un nome a caso - Cosimo Lo Nigro e Antonino Mangano. Ecco spiegate e quindi insisto perché la domanda venga ammessa.
PRESIDENTE: La domanda che è fatta dal Pubblico Ministero credo che sia controproducente per l'esaminato. Perché qui più si insiste sui contatti con alcune persone fra gli altri imputati...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ma io... la domanda ne prelude a una conclusiva che devo formulare.
PRESIDENTE: Continua a dire da un quarto d'ora: 'è l'ultima domanda, è l'ultima domanda'. Io pensavo che fosse finalmente l'ultima.
PUBBLICO MINISTERO: Erano quattro le domande, ne ho fatto tre. La quarta arriverà fra un attimo.
PRESIDENTE: Possiamo fargli rispondere? Perché abbiamo fatto domande anche molto più lontane da questi argomenti e restano sempre tutte le riserve su l'utilità di queste domande.
Vuole rispondere?
IMPUTATO Ferro V.: IL Melodia Antonino mi riferì questa notizia ed era abbastanza preoccupato di questo. Poi successivamente...
PRESIDENTE: Il fatto, è un'opinione del Melodia.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Non delle altre persone di cui...
IMPUTATO Ferro V.: Poi volle essere accompagnato in seguito a un appuntamento da questo Matteo Messina Denaro il quale commentarono questo non in mia presenza e successivamente al ritorno mi fece capire, mi disse che il Matteo si era prodigato per mandare qualcuno dal fratello di questo Mangano per vedere se era vera la notizia o meno.
PRESIDENTE: Siamo all'ultima?
PUBBLICO MINISTERO: L'ultima.
Dunque, sia il Pubblico Ministero che i difensori soprattutto per quanto riguarda il periodo diciamo successivo alla come dire?, successivo all'arresto ultimo di suo padre - quindi dopo il '95 - su i contatti che lei aveva avuto con Melodia, con queste persone in un certo senso sulla fiducia che era riposta in lei, sulla sostanzialmente diciamo su quella che poi lei steso ha detto ieri con un'espressione abbastanza efficace: "Camminando su questa strada, ci si sporca le scarpe".
Ecco, la mia domanda è questa: tenuto conto di questa sua progressiva diciamo implicazione delle confidenze che via via il Melodia - secondo quello che ci ha raccontato le andava sempre più facendo - era - e se c'era le chiedo di rispondere - era prossima una sua affiliazione a Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro V.: Io le posso rispondere dicendo che quando il Melodia mi chiese di accompagnarlo, la cosa mi preoccupò di meno di quando vidi che mi dava delle confidenze. Cioè, cose che a me non interessavano. Per cui iniziai a pensare successivamente che forse tutto questo era dovuto al fatto che avessero, pensassero qualche mio... qualche mio forse anche interesse, cioè nel loro sempre interesse ad entrare in questa loro organizzazione.
Per cui non escludo ma penso che se non fossi stato arrestato e sicuramente la mia vita sarebbe stata segnata da un futuro da mafioso. Per cui, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè vuol dire: sarebbe stato formalmente affiliato?
IMPUTATO Ferro V.: Penso di sì. Io non so cosa è, se vi è una affiliazione formale o meno. Questo non lo so. Però per me già tutto questo significava un futuro rovinato. Cioè quello che io pensavo, non potevo più farlo ma era ormai segnato ad entrare in quella carreggiata. Da cui non è più possibile il ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho concluso Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVV. Cianferoni: Presidente, sono l'avvocato Cianferoni. Ora, come sostituto dell'avvocato Gandolfi e dell'avvocatessa Fiorentini per il signor Calabrò.
Su questo una sola domanda. Cioè sul particolare del cellulare: come mai il signor Ferro ne ha parlato soltanto ora di questo cellulare?
IMPUTATO Ferro V.: No, io quando sono stato interrogato...
AVV. Cianferoni: Nel dibattimento, nel dibattimento.
IMPUTATO Ferro V.: ... ne ho parlato.
AVV. Cianferoni: Nel dibattimento, intendo.
IMPUTATO Ferro V.: Poi, certi particolari possono sfuggire. Perché se non mi sono chiesti...
PUBBLICO MINISTERO: Non gli era stato chiesto in dibattimento.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha già risposto.
AVV. Cianferoni: Ma il viaggio fu molto lungo. Come fu possibile mantenere attivo il cellulare per tutto il viaggio?
IMPUTATO Ferro V.: Era attaccato, avvocato.
PRESIDENTE: Era collegato...
AVV. Cianferoni: Ma la macchina...
PRESIDENTE: ... in maniera che era sempre, era sempre...
IMPUTATO Ferro V.: Era collegato alla macchina, all'accendisigarette.
PRESIDENTE: Era sempre sotto carica.
AVV. Cianferoni: Però il cellulare, lei ha detto era del Calabrò e la macchina invece era la sua?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Cianferoni: Però c'era questa compatibilità dice lei, tra quel cellulare e la sua vettura.
PRESIDENTE: Dice che era attaccato attraverso l'accendisigari.
AVV. Cianferoni: Va beh.
Senta, sul fatto ultimo, una sola domanda: cioè sull'ultimo argomento di domande introdotto dal Pubblico Ministero, cioè la vicinanza a una possibile affiliazione a un'organizzazione criminale, la domanda mia è questa: se oggi ha potuto guarnire la sua risposta con considerazioni in punto di prossimità a questa affiliazione, come mai allora quando lei avvia la collaborazione il 23 di marzo poté affermare con molta nettezza di non essere mai stato mafioso e di non aver mai appartenuto a nessuna organizzazione?
*IMPUTATO Ferro V.: Perché io, effettivamente, non sono un mafioso e non sono mai appartenuto a nessuna organizzazione, avvocato.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo terminato?
Allora l'udienza riprende martedì 11 alle ore 9.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.