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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei, che è presente.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato... mi aiuti.
AVVOCATO Falciani: Falciani presente.
PRESIDENTE: Falciani, scusi.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini, avvocato Cianferoni, presente.
Cannella Cristofaro.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi.
AVVOCATO Rocchi: Presente avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Presente.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, Presidente.
PRESIDENTE: C'è l'avvocato Cosmai.
Di Natale: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: è presente. Avvocato Anania e avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo.
IMPUTATO Ferro V.: Presente.
PRESIDENTE: E' presente, grazie. Avvocato Traversi e avvocato Gennai.
AVVOCATO Traversi: Presenti entrambi.
PRESIDENTE: Entrambi, grazie.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. C'è nessuno di questi signori? Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi: rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati, avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Florio presente.
AVVOCATO Bennati: Bennati presente.
PRESIDENTE: Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio in sostituzione dell'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Grazie.
Graviano Filippo.
IMPUTATO Graviano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno Presidente.
PRESIDENTE: Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani e dottoressa Aiazzi?
AVVOCATO Corsani: No, avvocato Corsani.
PRESIDENTE: Corsani, presente.
Lo Nigro Cosimo.
AVVOCATO Florio: Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, che è presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei, che è presente.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini, è presente.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi.
AVVOCATO Florio: Florio in sostituzione di Pepi.
PRESIDENTE: Florio in sostituzione.
Provenzano: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero. Avvocato Gramigni in sostituzione.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, avvocato Batacchi, è presente. E' presente vero l'avvocato Batacchi?
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Maffei? Grazie.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Essendo presente si revoca automaticamente la contumacia del Ferro Vincenzo. I difensori sono presenti.
La vuol dire il suo nome per favore?
*IMPUTATO Ferro V.: Vincenzo Ferro.
PRESIDENTE: Lei sa che è imputato in questo processo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Sa anche di quali reati è accusato?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Tra le altre cose il Pubblico Ministero ha chiesto l'esame anticipato di lei stesso. Lei dovrebbe dichiararci se vuole rispondere e se vuole rispondere oggi.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, rispondo oggi.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, prima di iniziare l'esame di Ferro, vorremmo mettere a disposizione dei difensori e quindi depositiamo del materiale di indagine che in realtà era già, per così dire, costituito nelle indagini stesse.
Si tratta della videocassetta che è stata realizzata nel corso del sopralluogo con contestuale interrogatorio fatto con Ferro Vincenzo il 15 maggio '96. Si tratta della cassetta e di alcuni fotogrammi di questa cassetta che probabilmente ci serviranno nel corso dell'esame.
Quindi questa cassetta e queste, sono un po' poche, fotografie, credo siano sei foto, sono a disposizione dei difensori.
PRESIDENTE: Ci sono osservazioni delle parti civili? Dei difensori obiezioni? Nessuno, allora si acquisisce.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa Presidente. Devo dire un'altra cosa che non c'entra, pensavo avesse finito il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, per quanto riguarda questi atti sì.
PRESIDENTE: Dica pure. Avvocato, dica pure.
AVVOCATO Florio: Sì, all'esito della scorsa udienza l'imputato Giuliano Francesco voleva fare una dichiarazione spontanea. Quando la Corte...
PRESIDENTE: Può farla anche subito.
AVVOCATO Florio: Ecco, allora forse è meglio subito.
PRESIDENTE: Vuol chiedere che si apra il microfono di Giuliano? Dica pure.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente... si sente?
Signor Presidente, niente, volevo dichiarare...
PRESIDENTE: Ci dica intanto il suo nome per favore, per essere...
IMPUTATO Giuliano: Giuliano Francesco.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Giuliano: Volevo dichiarare a questa Corte che non ho mai avuto né soprannome Olivetti, né Giuseppe, né Salvatore e né Peppuccio. Il mio nome è solamente Francesco.
Poi, signor Presidente, volevo dire che non ho mai abitato in zona Falsomiele e ho abitato sempre in via Messina Marina 531.
Non ho mai avuto né Opel Corsa bianca, né Clio, né Tipo e mio padre non ha mai avuto una Renault 9.
Non ho mai usato nomi di altre persone per intestare le mie macchine. Le macchine che ho avuto io sono state: una Panda bianca 1000 S, intestata a mio nome; una FIAT Uno, intestata a mio nome; una Twingo, intestata a mio nome; una Y10 e una Opel Corsa grigia che ho venduto nel '91-'92.
Non ho mai avuto villino a Ficarazzi insieme al signor Carra, né di proprietà e né di affitto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che sono stato autista della Marina Militare CNA. Grazie alla Marina ho avuto le patenti A, B, C, D, E e il K. So guidare autotreni, pullman. Per conto della Marina ho guidato anche camion carichi di munizioni, viveri e gasolio.
Non ho mai conosciuto questo signor Carra, non ho preso mai un caffè insieme a codesto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che non sono stato mai inseguito né a Formello e non sono mai stato, andato a Formello. Sono pronto a fare il confronto con tutti i Carabinieri che dicono che mi hanno inseguito.
Poi, signor Presidente, per chiudere, volevo precisare che io sono del '69, nel '93 ne avevo 23, il signor Contorno manca da Palermo dall'80 e io andavo in prima media e sono indignato delle dichiarazioni di questa persona che ha infangato il mio nome.
Con questo, signor Presidente, concludo lasciando ogni valutazione alla Corte, alla quale esprimo la massima fiducia. La ringrazio, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Il P.M. può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ferro buongiorno, io sono il dottor Nicolosi.
IMPUTATO Ferro V.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, vuol dire alla Corte le sue generalità complete?
IMPUTATO Ferro V.: Mi chiamo Vincenzo Ferro, sono nato ad Alcamo il 28/09/65, di Giuseppe e Messana Grazia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi i suoi genitori sono Ferro Giuseppe...
IMPUTATO Ferro V.: E Messana Grazia.
PUBBLICO MINISTERO: ... e Messana Grazia. Senta...
PRESIDENTE: Scusi Pubblico Ministero, ma prima di cominciare l'esame bisogna, io ho dimenticato di avvertire l'imputato che essendo figlio, presumo, di Ferro Giuseppe...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: ... lei ha anche la facoltà di astersi dal fare dichiarazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Presidente, la regola vale per i testi questa.
PRESIDENTE: Vale solo per i testi? Scusate, c'ho un lapsus, questa mattina non sono proprio al massimo delle mie capacità.
AVVOCATO Florio: Presidente chiedo scusa, casomai forse, anche se...
PRESIDENTE: Ha facoltà come imputato di dichiarare... l'ha già dichiarato.
AVVOCATO Florio: No, no, non volevo dire questo. Avvocato Florio per la registrazione.
PRESIDENTE: Come imputato... dica pure.
AVVOCATO Florio: Casomai questo difensore chiedeva che il Ferro esprimesse il consenso ad essere interrogato precedentemente.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha già fatto.
PRESIDENTE: L'ha già fatto. C'è stata una domanda esplicita. Lei comunque, essendo imputato, può sempre dichiarare che non vuole rispondere.
IMPUTATO Ferro V.: No, rispondo oggi.
PRESIDENTE: Sia in senso generale, come in senso specifico a ciascuna domanda.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, quindi lei è nato ad Alcamo e può dire dove ha trascorso diciamo la sua giovinezza, la sua vita, fino a poco tempo fa?
IMPUTATO Ferro V.: Ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è sempre vissuto in Sicilia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, sempre in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha dei parenti fuori della Sicilia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Ne ho a Prato e poi anche in Canada.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: C'è a Prato il fratello di mia madre, Messana Antonino; in Canada il fratello di mio padre, Ferro Antonio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa esattamente questo zio Antonino Messana, ha detto Prato, dove abita, dove abitava?
IMPUTATO Ferro V.: In una frazione di Prato, a Capezzana.
PUBBLICO MINISTERO: Capezzana. Senta, lei può dire alla Corte in quali diciamo occasioni ha avuto modo di frequentare la famiglia di suo zio in Toscana?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè andare io in Toscana?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, ci sono andato solo ed esclusivamente in occasione di ricoveri ospedalieri di mia madre a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, stiamo parlando degli anni?
IMPUTATO Ferro V.: Si parla anni '87, nell'87.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha soggiornato anche a casa di suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, in quel periodo stavo là.
PUBBLICO MINISTERO: In questa casa di Capezzana?
IMPUTATO Ferro V.: Di Capezzana sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, vuol dire alla Corte se e quando è stato arrestato e per quale reato?
IMPUTATO Ferro V.: Io sono stato arrestato il 20 di febbraio del '96 per il reato di 416-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire, se lei ricorda, quali erano le fonti di prova per questo reato che le veniva contestato?
IMPUTATO Ferro V.: Un collaboratore, un certo Calvaruso che io non conosco, disse di avermi visto in una riunione mafiosa insieme ad altri mafiosi. E per questo io venni arrestato. Non specificando comunque né il mese, né il giorno, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era stata questa indicazione da parte di questo Calvaruso.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione al processo in cui oggi lei sta rendendo queste dichiarazioni, aveva lei ricevuto provvedimenti di custodia cautelare?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non avevo ricevuto niente, non ero nemmeno indagato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi magari su questo poi torneremo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei conosce qual è la imputazione nel processo attuale, quindi lei è praticamente imputato di tutti i fatti di strage verificatisi in continente tra il '93 e il '94.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, vuol dire se, e in che termini, e per quali fatti c'è stata una sua implicazione in questi fatti di strage?
IMPUTATO Ferro V.: Io sono stato usato, in maniera inconsapevole, per quanto riguarda il fatto esclusivamente di Firenze e di questo ho raccontato al dottor Vigna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, vogliamo, con la dovuta calma e precisione, vedere come nasce questa sua - come l'ha chiamata lei - utilizzazione, questo sua implicazione nel fatto di Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, certo. Cercherò di essere più chiaro possibile.
Allora, nell'aprile del 1993, il signor Calabrò Gioacchino, che io conoscevo in quanto era stato coimputato con mio padre in altri processi, per cui facevamo i colloqui assieme e che poi ho rivisto quando è uscito dal carcere. Allora, io conoscevo questo Calabrò Gioacchino in quanto faceva pure l'autocarrozziere, per cui la macchina l'ha portavo là.
Un giorno, nell'aprile del '93, mi mandò a chiamare tramite un mio paesano, un certo signor Vito Corace, che io conoscevo. il quale mi disse: 'guarda che c'è il Calabrò che ti vuole parlare, vallo a trovare'.
Dopo qualche giorno...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi Ferro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire queste persone un pochino meglio dove abitano?
IMPUTATO Ferro V.: Il Calabrò Gioacchino abita a Castellammare. Io in quel periodo abitavo a Castellammare dove avevamo una casa di villeggiatura.
Il Vito Corace invece, pur essendo di Alcamo, abita a Balestrate in provincia di Palermo, dove ha un negozio di abbigliamento.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prosegua.
IMPUTATO Ferro V.: Quindi, il Calabrò mi mandò a chiamare, così io andai dal Calabrò. Gli dissi: 'mi ha cercato, le serve qualcosa?'
E lui mi disse: 'guarda, mi devi fare un favore'.
Ho detto: 'per quello che è possibile'.
Disse: 'devi andare da tuo zio a Firenze per chiedergli, questo favore comunque vedi che me lo deve fare, per chiedergli se ha la disponibilità di un garage per un giorno'.
Io gli dissi: 'momentaneamente non posso andare', in quanto andavo all'università, seguivo le lezioni per cui ero impossibilitato subito a partire.
Lui mi disse: 'vedi di andarci perché mi serve'.
Io non feci domande e me ne andai. Dopo qualche giorno lui mi mandò a chiamare di nuovo. Non ricordo come fece, se venne lui a cercarmi a casa, io non c'ero e poi lo riferì a mia madre. E io ritornai da lui.
Mi dissi: 'ci sei andato?'
Io gli dissi: 'no, perché sono sotto esami' perché tra aprile e maggio c'è lo svolgere degli esami.
Lui mi disse: 'no, guarda, devi andarci perché è una cosa che mi serve'.
Al che io andai. E andai da mio zio. Feci il biglietto... E mi disse, prima di partire: 'quando vai da tuo zio non usare mai il tuo nome, usa un altro nome'.
Al che io, andando all'aeroporto, feci il biglietto sotto un altro nome, usando dei nomi simili in modo tale che se ci fosse stato un controllo, avrei detto che era stato un errore del bigliettaio.
Al che andai a Firenze. A Firenze non ricordo se telefonai e mio zio mi venne a prendere o presi un taxi, comunque andai a casa dello zio. E dissi a mio zio: 'guarda, mi ha chiamato questo signor Calabrò e mi ha detto se tu hai la disponibilità di un garage'.
Lui mi disse: 'non ho disponibilità di garage'.
Io dissi: 'va benissimo' e tornai indietro. Presi l'aereo e quindi ritornai indietro.
L'indomani andai da Calabrò e gli dissi: 'guardi, mio zio non ha disponibilità di nessun garage, per cui non c'è niente da fare'.
Lui, seccato di questo, disse: 'tra qualche giorno fatti rivedere'.
Al che io dissi: 'va bene', me ne andai. Dopo qualche giorno io ritornai e lui mi disse: 'senti, questo favore tuo zio me lo deve fare, non c'è niente da fare. Quindi vai da lui e gli dici che se non mi fa questo favore' - in stretto dialetto usò - 'ci sono male discorsi per lui e per i suoi figli'.
Io, spaventato un po' da questo che mi aveva detto, dissi: 'va be''. Non andai, cercai di temporeggiare. Lui mi mandò a chiamare di nuovo e mi disse: 'guarda, devi andare da tuo zio, però stavolta ci vengo io con te'. Forse perché, non so, lui pensava che io non ero molto convincente. Disse: 'venerdì prendi la tua macchina, mi vieni a prendere verso le quattro e andiamo a Firenze' e così io feci.
Quindi il venerdì verso le quattro partimmo e andammo a Firenze. Strada facendo, verso Caltanissetta un uccello aveva una pietra in bocca, urtò il faro dell'Audi - la mia era un'Audi 90 - e si ruppe. Così arrivando a Messina cercammo un negozio per riparare un po' il faro, ma erano chiusi. Così traghettammo a passammo a Villa. A Villa lì ci fermammo in corrispondenza di un rifornimento, il Calabrò comprò una lampadina, aggiustò il faro diciamo, nel meglio possibile e partimmo.
Da Villa San Giovanni a Roma guidò lui. Mentre il tratto Palermo-Messina avevo guidato io. Arrivando a Roma lui, invece di prendere la direzione per Firenze, si diresse verso la stazione centrale, Termini. Arrivando là, che era mattina, però era buio ancora - saranno state le quattro e mezza, le cinque, non mi ricordo - ci fermammo là. Ci fermammo là e lui mi disse che doveva aspettare una persona.
La mattina, quando si fece giorno, lui scese dalla macchina, prese una borsa che aveva nel portabagagli e se ne andò. Dopo una mezzoretta ritornò e ritornò cambiato e con un'altra persona, che lui mi presentò col nome di Giorgio.
Ci mettemmo, lasciammo la macchina là a Roma, lui disse: 'lasciamo la macchina qua e prendiamo il treno'. E prendemmo il treno per Firenze. E arrivammo alla stazione Santa Maria Novella.
Io non ricordo se da Roma o da Firenze telefonai a mio zio, se fu da Roma o da Firenze. Comunque, telefonai a mio zio e mi venne a prendere. Quando io telefonai non dissi: 'ci sono altre persone'. Per cui lui venne e trovò la sorpresa di trovarmi con altre persone. Li salutò ed io, avendo preso da parte mio zio, dissi quello che Calabrò mi aveva detto, cioè la minaccia che mi era stata fatta.
Al che salimmo in macchina, sulla sua Uno, e ci dirigemmo verso Prato, quindi verso la sua casa. Giorgio disse: 'signor Messana, deve prendere la strada più breve per arrivare a casa sua'. Cioè, quella più facile, non più breve.
E mio zio, alla prima uscita di Firenze, uscì per Prato e il Giorgio si andava segnando i semafori, che ricordo fossero tre io. E arrivammo a casa sua.
Mio zio fece vedere che non c'era disponibilità di garage, ma loro insistevano. Al che lo zio, per toglierseli davanti, gli dissi: 'guardate, là di fronte alla mia casa vi sono dei garage abbandonati, ci sono dei lucchetti, rompete quei lucchetti e utilizzate quelli'.
Questi garage erano posizionati in modo che dalla porta di mio zio, da dove si entrava, non si vedessero perché si accedeva attraverso un cancelletto in un atrio e là vi erano quei garage, che davano poi su un'altra strada.
E così, loro dissero va bene. Dice: 'ma lei ce l'ha la chiave per farceli vedere?'
Mio zio disse: 'io ce l'ho la chiave perché un tempo li ho utilizzati, però non sono miei'. Aprì il lucchetto, gli fece vedere il garage e loro dissero: 'va bene, utilizziamo questi'. Si chiuse il lucchetto, mio zio disse: 'l'importante che io non voglio sapere niente. Voi venite, fate quello che dovete fare, io non vi vedo, rompete il lucchetto e non voglio sapere niente, assolutamente nulla'.
Loro dissero: 'va bene così'. E ce ne ritornammo indietro...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi.
IMPUTATO Ferro V.: ... rifacendo lo stesso percorso.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi Ferro. Ecco, lei ha fatto diciamo questo racconto di questi due viaggi. Ora vorrei che lei fornisse alla Corte - fermiamoci un attimino qui - fornisse alla Corte una serie di precisazioni, di puntualizzazioni.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo, per così dire, al primo viaggio. Ricorda l'epoca in cui lei prese l'aereo e andò a trovare lo zio a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo nella seconda metà del mese di aprile.
PUBBLICO MINISTERO: Nella seconda metà del mese di aprile.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Non ricordo il giorno preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ricorda che volo prese?
IMPUTATO Ferro V.: Il volo che presi io credo - se non mi sbaglio perché feci parecchi viaggi - comunque il volo che io feci credo che sia stato Palermo-Roma e poi da lì presi il treno e andai a Firenze. Però, siccome ci sono stati dei viaggi in cui feci io direttamente il Palermo-Firenze, non mi ricordo se in quel caso feci direttamente il Palermo-Firenze o feci Palermo-Roma e poi Roma-Firenze. Quindi non posso essere sicuro al riguardo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi siamo nella seconda metà di aprile.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra precisazione: quando lei, per così dire, riceve l'incarico dal Calabrò di riferire allo zio della disponibilità del garage, le venne semplicemente detto che era lo zio che doveva mettere a disposizione il garage? Oppure questo garage comunque poteva essere trovato in altro modo?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, lui mi chiese la disponibilità di un garage o di trovarlo anche in un altro modo, cioè non so, di affittarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi anche in affitto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei fa presente allo zio Messana questa richiesta, ecco, che tipo di discorso fece allo zio? Gli disse a chi serviva, gli disse qualcosa...
IMPUTATO Ferro V.: Io dissi questo a mio zio: 'guarda, mi ha chiamato il signor Calabrò', lui questo Calabrò l'aveva visto una volta a casa mia, in occasione di una visita che il Calabrò venne a fare a mio padre. Mio zio era là e lo conobbe.
Per cui io dissi: 'il signor Calabrò mi ha chiesto questo, la disponibilità di un garage, oppure di trovarlo anche in affitto'. Ma mio zio disse di non averne in disponibilità e non ne voleva trovare neanche in affitto, per cui a me andava benissimo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per cercare, per così dire, di convincere suo zio, lei - o sempre su richiesta del Calabrò - spese, per così dire, anche il nome di suo padre, o no?
IMPUTATO Ferro V.: No, io il nome di mio padre non lo spesi, anche se il Calabrò mi aveva detto di farlo. Né insistetti perché non vedevo il perché dovevo insistere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, quando lo zio dice: 'no, io non ce l'ho', lei, insieme allo zio, o lo zio, o tutti e due, cioè, ci fu questa ricerca di un locale in affitto?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, nel mio primo viaggio no.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco. Quindi ci fu... Senta, aveva detto allo zio per cosa serviva questo garage?
IMPUTATO Ferro V.: Non l'avevo detto anche perché io non l'avevo chiesto al Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Per cui, lui mi chiese questa disponibilità di un garage per un giorno, per cui io, per evitare di entrare in discorsi che non mi interessavano, non gli chiesi per cosa le servisse.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Anche perché bisogna entrare sempre nella mentalità del posto in cui vivo, per cui è meglio non chiedere nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sostanzialmente, lei aveva capito a cosa poteva servire questo...
IMPUTATO Ferro V.: No.
PUBBLICO MINISTERO: A cos'era finalizzata questa richiesta?
IMPUTATO Ferro V.: Io non l'avevo capito a cosa potesse servire, però non ho chiesto. Per me chiedere significava andarmi a immischiare in dei discorsi che non mi interessavano. Poteva essere una cosa del tutto legale, come poteva essere una cosa del tutto illegale.
Per cui, siccome mi era stata chiesta la disponibilità, non mi è stato detto: 'te vai là e tuo zio mi deve dare in garage', quindi non aveva senso per me chiedere il perché, a che cosa le servisse. Anche perché non penso che me lo avrebbe detto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Un altro chiarimento: c'erano dei rapporti particolari fra lei, o la sua famiglia, con Calabrò perché Calabrò le potesse formulare questa richiesta e lei, sostanzialmente, la accettasse?
IMPUTATO Ferro V.: Lui è un amico di mio padre, però con me aveva un rapporto di semplice conoscenza, né più, né meno, né mi era stato mai chiesto qualcosa del genere prima di allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che rapporti c'erano diciamo tra Calabrò e lei, per così dire? Cioè, Calabrò...
IMPUTATO Ferro V.: Io lo conoscevo, nel senso che andavo là e portavo la macchina. Quando mi vedeva mi salutava o mi chiedeva di come stesse mio padre, né più, né... tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, le chiedevo...
PRESIDENTE: Che cosa vuol dire 'andavo là e portavo la macchina'?
IMPUTATO Ferro V.: Lui è un autocarrozziere.
PRESIDENTE: Ah.
IMPUTATO Ferro V.: Per cui, quando vi era di bisogno, non è che io facevo incidenti tutti i giorni, però se la macchina aveva un guasto di carrozzeria la portavo là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'era qualche...
IMPUTATO Ferro V.: Lui me la riparava subito, quindi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Ferro. C'era qualche altro motivo che, per così dire, la rendeva - usiamo questa espressione - obbligato nei confronti del Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Non è che ci fosse un motivo particolare che mi rendesse obbligato. Io vivo là a Castellammare e ad Alcamo, per cui in un certo senso l'ambiente lo conosco di là. Là si ha, signor Presidente, una mentalità del tutto diversa rispetto a quella che si può avere qua. Per cui, il fatto che il signor Calabrò mi chieda qualcosa, può dire: 'ma insomma, tu potevi rifiutare'. Mentre non è così.
Perché io so benissimo cos'era il Calabrò anche se nessuno me l'ha mai detto. Per cui questo rifiuto, cioè nel senso, sapevo che era una persona importante nell'ambito di un certo livello. Nel senso che era lui che comandava a Castellammare e ad Alcamo, per cui non potevo dire di no.
Però il fatto che lui me l'abbia chiesto, nel senso: 'vai a vedere se tuo zio ha la disponibilità di un garage'. Non è che mi ha detto 'vai là e vagli a chiedere questo e me lo deve fare'. Mi disse nel primo momento: 'vai a vedere la disponibilità'.
Per cui io non ho chiesto nulla, ho cercato di temporeggiare perché avevo esami e dovevo andare all'università e quando andai chiesi a mio zio: 'c'è questo garage?'
'No'. Per cui per me andava benissimo. Cioè, non mi ero messo di malavoglia sotto gli occhi del Calabrò, per cui avevo fatto quello, mio zio non aveva disponibilità e io avevo finito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco Ferro, mi scusi, lei ha accennato alla conoscenza che lei aveva avuto in carcere con Calabrò, durante i colloqui mi pare avesse detto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire quali vicende giudiziarie, se ne avevano avute, insieme suo padre e Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, era al processo per la raffineria di Alcamo. E' stata scoperta una raffineria. E, nello stesso tempo, vi è abbinato il processo per...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, bisogna che precisi. Non era una raffineria di petrolio.
PUBBLICO MINISTERO: No...
IMPUTATO Ferro V.: No, una raffineria di droga.
PRESIDENTE: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Ed era abbinato un altro procedimento.
PRESIDENTE: In particolare di? Ce ne sono tante droghe.
IMPUTATO Ferro V.: Di Alcamo.
PRESIDENTE: Sì, ho capito. Ma: raffineria di droga. Quale droga?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, non lo so signor Presidente. Io non... Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'era stato quindi, c'erano stati coimputati in questo processo relativo a questa raffineria di stupefacenti.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, il processo era abbinato pure al tentativo di uccidere il dottor Carlo Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quella che è nota, per così dire, come strage di Pizzolungo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'erano durante queste vicende giudiziarie che si erano concluse, ricorda quando, in che periodo?
IMPUTATO Ferro V.: La vicenda iniziò nell'85. Poi si concluse, nel senso che tutti furono scarcerati, nell'89. '89-'90, in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Comunque il processo per la raffineria di Alcamo, quella di droga, credo che sia tuttora in atto. Perché poi i processi sono stati separati. Nel senso che erano stati tutti assolti per quanto riguarda la strage di Pizzolungo. E il processo, da Caltanissetta, ritornò a Trapani. Per cui bisognava rifarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, durante queste vicende giudiziarie, e poi anche in epoca successiva all'89, c'erano stati dei rapporti fra Calabrò e suo padre durante la detenzione, per esempio, di suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, mi scusi, dottor Nicolosi e signor Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Ferro V.: Io, quando ho iniziato a collaborare, nel senso che ho parlato con il dottor Vigna, avevo chiesto di non, per motivi abbastanza intuibili, di non parlare delle vicende riguardanti mio padre.
E lui mi aveva detto che: 'va bene, non...'
Per cui, se è possibile, io vorrei evitare di rispondere a domande inerenti mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Non era, la volevo sollecitare a spiegare, per così dire, quali erano stati i rapporti che lei ha anche riferito nel corso delle indagini preliminari tra Calabrò e la sua famiglia.
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto io, ho risposto dicendo di amicizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: E che devo dire di più?
PUBBLICO MINISTERO: No. Aiutava il Calabrò la sua famiglia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che maniera?
IMPUTATO Ferro V.: Alla mia famiglia venivano date - l'ho detto questo durante l'interrogatorio del dottor Vigna - due milioni mensilmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Era proprio, la mia domanda mirava proprio ad ottenere la risposta che lei già aveva dato nel corso delle indagini.
PRESIDENTE: A che periodo si riferiva questo fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Il periodo in cui venivano dati questi soldi?
Mah, questi soldi venivano percepiti già dall'89 in poi, da quello che ne so io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questi soldi Calabrò li consegnava a lei?
IMPUTATO Ferro V.: Lì vorrei precisare che non è che me li desse il Calabrò direttamente. Cioè, li dava i soldi e dipende dalla persona che comandava in quel periodo.
I soldi comunque venivano dati ad una macelleria vicino casa mia. Ed io poi andavo là e mi davano una busta che portavo a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo chiamiamolo aiuto, contributo ecco, veniva dato in quali periodi?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto io dall'89 in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Avveniva dall'89. Ma durante la detenzione di suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, credo che... Non ricordo se durante la detenzione. Comunque dall'89 in poi ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora senta, lei ha fatto riferimento alla persona diciamo che, attraverso la quale Calabrò l'aveva mandato a chiamare. Cioè Vito Corace.
Ci vuol dire qualcosa di più su questa persona? La sua conoscenza, che rapporti c'erano, se lei lo conosceva. Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, io lo conoscevo. Era un amico del Calabrò e un amico di mio padre. E questo le posso dire.
Poi, di altre cose, ho riferito all'Autorità Giudiziaria di Palermo. E siccome penso che vi sia un procedimento in corso d'indagine, non so se io posso rispondere o meno. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ma per ora questa sua risposta ci ha appagati, insomma. Volevo sapere, ecco, se questo Corace era persona per lei conosciuta.
Veniamo ora al viaggio che lei fa insieme a Calabrò. Quindi innanzitutto le chiedo: a che distanza di tempo avviene questo viaggio rispetto al primo, quello che lei fece da solo?
IMPUTATO Ferro V.: Tra il primo e il secondo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo, diciamo, fatto in macchina con l'auto di...
IMPUTATO Ferro V.: Ma nel giro di una settimana. Non posso essere più preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo: all'incirca una settimana.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Ferro V.: Può essere più, può essere meno, eh, non...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha riferito, ha detto che siete partiti di venerdì pomeriggio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che poi avete avuto questa...
IMPUTATO Ferro V.: Ricordo così io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di venerdì pomeriggio.
Senta, ricorda quale compagnia di navigazione, lì, allo Stretto di Messina utilizzaste per...
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... traghettare?
IMPUTATO Ferro V.: No, non la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda il numero di targa della sua autovettura?
IMPUTATO Ferro V.: In questo momento, no.
PUBBLICO MINISTERO: Io approfitterei allora per mostrarle un attimino il... Ora compare sul visore.
Maresciallo, credo sia fra gli ultimi documenti.
Ecco. Ferro, vede questo documento?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ce lo può leggere, per favore?
Poi darò le indicazioni sul documento che stiamo mostrando, Presidente.
IMPUTATO Ferro V.: "Messina Marittima Villa San Giovanni e ritorno.
Autovettura TP 361825", che è la targa della mia auto.
PUBBLICO MINISTERO: E' la targa della sua auto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, come lei vede, mi pare in alto c'è segnato le Ferrovie dello Stato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è questo il biglietto col quale, al quale lei, riferito al viaggio, al traghettamento?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, perché solo questo ho fatto con l'Audi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le stavo per chiedere se, in quel periodo, lei aveva fatto altri viaggi.
IMPUTATO Ferro V.: No, no. L'unico viaggio di traghetto con la mia macchina, questo è stato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, leggendo anche il numero della targa dell'autovettura...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... le viene in mente che si tratta dell'autovettura che era di sua proprietà?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Sì, 361825.
PUBBLICO MINISTERO: Trapani 361825. Era, per così dire, questa autovettura era intestata a lei?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era intestata a Ferro Vincenzo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora possiamo dare atto - maresciallo, può togliere dal visore - ecco, possiamo dare atto che questo documento che abbiamo mostrato è contenuto tra le produzioni del Pubblico Ministero esattamente al punto 50... 51 dell'elenco delle produzioni.
Bene. Allora proseguiamo nel viaggio: lei ha detto che praticamente arriva a Roma, guida Calabrò. E invece di dirigersi, per così dire, verso Firenze, fate rotta su Roma, in particolare alla stazione.
Può confermarci l'indicazione oraria dell'arrivo diciamo lì, davanti alla stazione...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, tra le quattro e le cinque del mattino.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta della Stazione Termini?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Stazione Termini.
Senta, lei ha detto che rimaneste in attesa di una persona.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire quanto durò questa attesa, se lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Questo, io non lo ricordo. So che, come ho detto, quando si fece mattina, il Calabrò scese dalla macchina, prese la borsa, si andò a cambiare e quando tornò, tornò con un'altra persona.
Quindi l'orario io non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque era giorno fatto, per così dire?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci può dire qualcosa di più su questa persona con la quale comparve Calabrò? Lei ha detto era, ha indicato il nome: Giorgio.
IMPUTATO Ferro V.: A me... Sì, a me fu presentato col nome di Giorgio.
Poi comunque io lo rividi successivamente ad Alcamo in occasione di un fatto avvenuto che io ho riferito all'Autorità Giudiziaria di Palermo.
Si trattava di un duplice omicidio, il duplice omicidio dei gemelli Pirrone. Ed in quella occasione vi era il Giorgio Pizzo. Si chiama Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il cognome di questa persona, lo apprese successivamente.
IMPUTATO Ferro V.: No, sì, l'ho appreso successivamente, ma non nel momento in cui venni ad Alcamo. Poi l'ho appreso quando fu arrestato, dai giornali. In quanto apparve la foto e vi era il nome e cognome.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, fino a quel momento...
IMPUTATO Ferro V.: Lo conoscevo come Giorgio.
PUBBLICO MINISTERO: Come Giorgio. Sapeva qualche altra, aveva qualche altra informazione?
IMPUTATO Ferro V.: La prima volta in cui lo vidi a Roma aveva gli occhiali. Quando lo rividi ad Alcamo non aveva più gli occhiali, in quanto, come lui stesso mi aveva riferito, si era fatto l'intervento agli occhi - credo che si tratti di miopia - e che, per cui gli occhiali non li portava più.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre su questa persona. Ecco, ha qualche altra informazione? Cioè, è uno che è di Alcamo, di Palermo...
IMPUTATO Ferro V.: No, è di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: L'aveva visto in compagnia di qualche altro palermitano?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, successivamente all'epoca della comparsa del collaboratore Di Filippo, il Giorgio Pizzo, il Gaspare Spatuzza e il Salvatore Grigoli, vennero a rifugiarsi ad Alcamo. Quindi io lo vidi insieme a questi.
Poi lo vidi anche insieme alle altre persone presenti per quel fatto avvenuto ad Alcamo, come ho detto prima.
PUBBLICO MINISTERO: Per quel duplice omicidio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, vi erano altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi erano queste altre persone?
IMPUTATO Ferro V.: Vi era: il Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Salvatore Grigoli, Gaspare Spatuzza, Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Queste erano le persone che erano, per così dire, presenti in occasione di quel duplice omicidio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di quand'è questo atto, questo duplice omicidio, se lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: E' del gennaio '95.
PUBBLICO MINISTERO: E' del gennaio '95. Benissimo.
Poi, tanto, su questi fatti... Ecco, questi fatti, queste circostanze relative a questo duplice omicidio dei, ha detto, gemelli Pirrone, li ha già riferiti all'Autorità di Palermo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, eh, c'è un procedimento in corso, per cui non posso riferire altro.
PUBBLICO MINISTERO: C'è un procedimento.
Senta, veniamo allora a questo viaggio.
Ecco, volevo completare il discorso sull'incontro a Roma: Calabrò e Giorgio Pizzo si conoscevano?
IMPUTATO Ferro V.: A me è sembrato di sì, all'apparenza.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: faceste poi il viaggio insieme in treno?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, lo facemmo in treno. Loro si sedettero da una parte e io da un'altra parte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, questa loro conoscenza per così dire anteriore, pregressa, lei la desunse dai comportamenti, da fatti?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, fu una mia impressione.
PUBBLICO MINISTERO: Che i due già si conoscevano.
Senta, ecco, arriviamo al momento in cui lo zio viene alla stazione a Firenze a prenderlo.
Lei ha detto poc'anzi, dice: 'io non ricordo se telefonai allo zio da Roma o da Firenze'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gli disse, disse allo zio che era in compagnia di queste persone, o comunque di persone?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lo zio vide queste persone, lei, non lo so, per spiegare la loro presenza, per... disse qualcosa a suo zio Antonino?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ho detto io: 'mi appartai con lo zio'. E dissi: sono venuto di nuovo per il garage e il Calabrò mi ha detto questo'. Riferii quello che mi aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: E cioè che lei...
IMPUTATO Ferro V.: La minaccia era quella che ci sarebbero state, in dialetto "malediscusse" per i i due suoi figli.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Poi, ecco, vuol descrivere un pochino più dettagliatamente. Lei ha detto: 'ci recammo a casa dello zio a Capezzano'.
Che macchina, con quale macchina era venuto a prenderla lo zio?
IMPUTATO Ferro V.: La Uno.
PUBBLICO MINISTERO: La FIAT Uno, quale?
IMPUTATO Ferro V.: La FIAT Uno bianca, quella...
PUBBLICO MINISTERO: Bianca. Era una FIAT Uno bianca.
Senta e durante, ecco, il percorso. Lei ha detto che Giorgio aveva chiesto al - aveva detto mi pare poco fa - signor Messana: 'faccia la strada più facile', ho capito bene?
IMPUTATO Ferro V.: Più facile, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può ripetere qual era questa strada che era stata fatta dallo zio per tornare da Firenze a Prato-Capezzana?
IMPUTATO Ferro V.: Io ricordo che uscì dalla prima uscita prendendo l'autostrada per Firenze. Ed era la strada praticamente in cui erano presenti dei semafori e che costeggia anche il carcere di Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diciamo, da questa strada, quindi si tratta di una strada... Com'è rettilinea, curva, com'è questa strada?
IMPUTATO Ferro V.: E' rettilinea, vi sono degli alberi laterali. Ma non ricordo più...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda questo particolare: che da questa strada si vede il carcere.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, il carcere di Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Si vede il carcere. Ecco, quando arrivaste a casa dello zio, cosa accadde?
IMPUTATO Ferro V.: Loro chiesero allo zio la disponibilità del garage. Mio zio mostrò il suo garagino, che è un garage in cui entrava la macchina, appena appena la sua macchina. Fece presente che i suoi figli la macchina la mettevano fuori, per cui non aveva disponibilità di garage.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte, questo che lei ha chiamato garagino, dov'era situato? proprio...
IMPUTATO Ferro V.: Era adiacente proprio alla casa.
PUBBLICO MINISTERO: Adiacente significa attaccato?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, attaccato alla casa. Che comunicava con l'interno della casa attraverso una porta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le stavo chiedendo proprio questo.
Quindi, dall'interno della casa si accedeva a questo garage?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, a questo garage, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che era, a quanto capisco, molto piccolo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, entrava una Uno a malapena.
PUBBLICO MINISTERO: Entrava una Uno a malapena. Era...
IMPUTATO Ferro V.: Era piccolo sia di larghezza che in altezza.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Le stavo anche per chiedere questo.
Quindi era piuttosto basso.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era piuttosto basso.
Ecco, quindi, dissero qualcosa nel vedere questo garagino?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, si resero conto che effettivamente non era possibile, io penso. Ma loro insistevano lo stesso. Nel senso: 'vedi un po' di trovarci un garage anche in affitto'. Questo tipo di discorsi.
Siccome mio zio voleva un po' scrollarseli di dosso, gli indicò quei garagi abbandonati.
PUBBLICO MINISTERO: Quelli, diciamo, che stanno di fronte casa, che stavano di fronte casa...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dello zio. Ecco, concluso, diciamo così, questa visione di questi luoghi, che cosa accadde?
IMPUTATO Ferro V.: Loro dissero che andavano bene quei garagi abbandonati. Per cui...
PUBBLICO MINISTERO: Andavano bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Salutarono e ce ne andammo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi riaccompagnò a Firenze lo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Ci accompagnò alla stazione di Firenze, riprendemmo il treno, ritornammo...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi Ferro, scusi. Rifaceste la stessa strada per tornare alla stazione?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, chiese di fare la stessa strada, il Giorgio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, anche in questo caso...
IMPUTATO Ferro V.: Si incontrò di nuovo i semafori.
PUBBLICO MINISTERO: Vennero presi degli appunti?
IMPUTATO Ferro V.: No, gli appunti lui li aveva già presi.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo al viaggio...
IMPUTATO Ferro V.: Li ricontrollò.
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'andata?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, ci fu durante diciamo questo arco temporale, uno scambio di numero di telefono, di coordinate fra queste persone? Cioè, fra Calabrò, Pizzo e lo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Io non ricordo se il numero di telefono di casa lo diede mio zio, o loro lo chiesero a me.
Comunque, questo scambio ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, casa sua, lei intende riferirsi casa dello zio Messana?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però lei non ricorda se il Calabrò e Giorgio lo chiesero direttamente allo zio, o se lo chiesero a lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è questo il fatto che... Comunque il numero di telefono venne dato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi accompagnò alla stazione. E poi cosa accadde?
IMPUTATO Ferro V.: Prendemmo il treno e ritornammo a Roma.
Arrivando a Roma, siccome era orario di pranzo, andammo in un ristorante là vicino alla stazione. Che io comunque non so indicare.
E, dopo mangiato, il Pizzo Giorgio se ne andò. il Calabrò mi disse: 'mi vuoi accompagnare a Pisa?, dove lui doveva andare a fare una visita medica.
Io dissi: 'no, me ne ritorno a casa'.
Così io presi l'Audi e me ne ritornai ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti un attimo. Quindi lei... Un attimino, volevo puntualizzare una situazione.
Lei ha detto: 'mi ricordo che ero partito di venerdì pomeriggio. Arrivo l'indomani mattina, e quindi dovrebbe essere un sabato'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un sabato mattina. Questa puntata, diciamo così, a Prato-Capezzana dallo zio, quindi si esaurisce nell'arco della stessa giornata?
IMPUTATO Ferro V.: No, pochissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Ferro V.: Nel giro di dieci minuti, non di più. Il tempo di arrivare, vedere il garagino, ispezionare i garagi abbandonati e via.
PUBBLICO MINISTERO: E tornare indietro. Quindi diciamo a Roma ci siete nella stessa...
IMPUTATO Ferro V.: Mattinata. Nella stessa mattinata.
PUBBLICO MINISTERO: Di sabato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di sabato. Poi, quindi, Pizzo va dove?
IMPUTATO Ferro V.: Io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non lo sa. Calabrò le chiede di andare a Pisa.
IMPUTATO Ferro V.: Con lui.
PUBBLICO MINISTERO: C'era un motivo particolare per cui Calabrò doveva andare a Pisa?
IMPUTATO Ferro V.: Lui ha detto che per un eventuale controllo, così aveva la giustificazione da dare. Per la sua presenza in quei luoghi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa era una prima giustificazione.
Ma poi, diciamo, questa visita medica, aveva una base patologica, diciamo così, nel Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. In quanto lui aveva subìto un incidente stradale. Per cui il controllo era attinente a questo incidente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa qualcosa di più su questo incidente che aveva avuto Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: So che aveva avuto un trauma cranico e da un orecchio sentiva poco.
PUBBLICO MINISTERO: Sa dov'era avvenuto questo incidente?
IMPUTATO Ferro V.: Era avvenuto a Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Era avvenuto a Partinico. Sa quando era avvenuto?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, non me lo ricordo. Comunque fu d'estate.
PUBBLICO MINISTERO: D'estate.
IMPUTATO Ferro V.: Credo l'anno prima. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei cosa fece da Roma, quel sabato? Penso ormai saremmo nel pomeriggio su per giù.
IMPUTATO Ferro V.: Io ripartii per ritornare pensando di riuscire a fare la strada tutta in una tirata. E invece, strada facendo, mi venne il sonno. Così mi fermai per una mezzoretta, ma in realtà poi dormii per parecchie ore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi quando arrivò a casa?
IMPUTATO Ferro V.: Io arrivai ad Alcamo l'indomani, cioè la domenica, a mezzogiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Intorno a mezzogiorno.
Senta, per quanto riguarda diciamo questo suo spostamento, le spese della benzina, del traghetto diciamo di questo suo viaggio, da chi era stato sostenuto?
IMPUTATO Ferro V.: La benzina, cioè il gasolio, lo avevo messo io quando partii da Castellammare. Per il traghetto, ci pensò il Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il gasolio lei; il traghetto, Calabrò. E poi il pranzo...
IMPUTATO Ferro V.: No, il pranzo non so se lo pagò il Calabrò o il Giorgio. Questo io non... Io non lo pagai.
PUBBLICO MINISTERO: Non pagò lei.
IMPUTATO Ferro V.: Senta, quindi lei torna la domenica di questo chiamiamolo week-end piuttosto intenso, di questo viaggio diciamo di andata e ritorno in macchina e in treno, e cosa accadde dopo?
IMPUTATO Ferro V.: La domenica?
PUBBLICO MINISTERO: Cosa accadde, diciamo, nei giorni successivi.
IMPUTATO Ferro V.: Nei giorni successivi io ricordo che dovetti recarmi a Roma in Cassazione per ritirare il dispositivo di sentenza della liberazione anticipata riguardante sempre mio padre.
In quella occasione, io, di mia iniziativa, mi recai a Firenze dallo zio, in quanto non mi piaceva molto la presenza di persone là, vicino casa sua.
Per cui andai così dallo zio e dissi: 'vediamo un po' se troviamo qualcosa anche distante, affittandola a nome mio e non dello zio, per evitargli dei problemi'.
Ma non trovammo niente, per cui l'indomani io ritornai a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto, dice: 'pochi giorni dopo', questo rientro suo. Ricorda qualcosa di questo viaggio? Cioè, come lo fece.
IMPUTATO Ferro V.: Io andai a Roma e poi da Roma presi il treno. Uscii dalla Cassazione con il dispositivo in mano e andai là dallo zio in treno.
Poi, il ritorno, non ricordo se lo feci direttamente da Firenze o da Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei si riferisce dalla Sicilia. Da dove era partito, da Palermo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sono partito da Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: In aereo.
IMPUTATO Ferro V.: ... in aereo andando a Roma. Perché dovevo andare là.
Poi, uscendo dalla Cassazione, visto la vicinanza con Firenze, andai dallo zio per il motivo che ho detto prima. E non trovando nulla ritornai indietro in aereo. Ma non ricordo se lo presi da Firenze. Ma penso che lo presi da Firenze, comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, in occasione di questo suo spostamento in aereo da Palermo a Roma e poi con rientro, per così dire, dalla Toscana, da Firenze, o non lo so, da qualche altro aeroporto - lei ha detto forse Firenze - lei aveva con sé un cellulare?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, avevo il mio telefonino, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era un telefonino che era intestato a lei?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se durante questo suo spostamento da Roma a Firenze, diciamo, per andare a trovare lo zio, lo contattò, gli preannunciò la sua presenza?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, questo non lo ricordo. Non so se lo contattai. Questo non mi ricordo, ma credo di no. Credo che presi il taxi e andai a casa direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se in questo contesto diciamo di questo viaggio lei, sempre utilizzando questo apparato telefonico, contattò qualcuna delle persone a lei vicino? O con le quali comunque aveva, per così dire, rapporti?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, io non ricordo. Però, se contattavo qualcuno, era la mia fidanzata o casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, lei conosce un certo Marrone?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire chi è?
IMPUTATO Ferro V.: In quel periodo io avevo un cane pastore tedesco, ce l'ho tuttora. E lo portai ad ammaestrare a Trapani da un certo Marrone, non ricordo il nome. E lo tenevo là, il cane. Per cui ero solito telefonargli per vedere un po' le condizioni del cane, in quanto non era mai stato lontano da casa mia, per cui, essendo legato a quell'animale, gli telefonavo spesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, conosce lei un certo signore, o qualcuno che si chiama Blunda?
IMPUTATO Ferro V.: Blunda è il cognome della mia fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce un certo signor Milazzo?
IMPUTATO Ferro V.: Milazzo è mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha detto che, in occasione di questo viaggio, il cellulare lo aveva con sé.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile quindi che durante questo spostamento abbia chiamato queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, è possibilissimo.
PUBBLICO MINISTERO: E' possibilissimo.
Il discorso sulla, per così dire, sul colloquio che ebbe lei con lo zio in questa occasione, in che termini si concluse?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, io andai dallo zio e lo trovai molto preoccupato. In quanto lui era sempre sconcertante all'idea di gente che non conoscesse che dovesse venire in quei luoghi.
Però da un altro aspetto era tranquillizzato, in quanto erano rimasti che non dovevano venire a casa sua. Per cui sembrava un po' tranquillo di questo. Quando gli prospettai l'idea di vedere di andare ad affittare un garage e lo affittavo anche a nome mio, purché si allontanassero da quella zona, lui fu ancora più contento. Ma non trovammo nulla.
Per cui, alla fine, lui disse: 'va be', tanto i garagi non sono miei, io non li conosco, né li voglio conoscere, va bene così'.
Questa fu la natura del discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che, in occasione di questo suo spostamento dalla Sicilia, era andato anche in Cassazione a Roma.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se venne, per entrare lì, se venne identificato, se le vennero richieste...
IMPUTATO Ferro V.: No, quando si entra in Cassazione, gli si dà il documento e viene fotocopiato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, e così accadde anche quando lei andò quella volta?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando rientrò ad Alcamo, a Palermo e poi ad Alcamo, dopo anche questo diciamo contatto ulteriore con lo zio, ricorda cosa accadde?
IMPUTATO Ferro V.: Ricordo che alcuni giorni dopo il Gioacchino Calabrò mi mandò a chiamare. Io andai. Era arrabbiatissimo e mi disse: 'ma tuo zio che cosa ha combinato? Là ci sono andate delle persone e lui le ha cacciate via. Vai a vedere un po' cosa è accaduto'.
Così io dovetti andare di nuovo a Firenze per vedere un po' cos'era accaduto.
Il Calabrò, credo che in quella occasione, aggiunse: 'perché tuo zio questo favore me lo deve fare, in quanto - con tono sempre comunque arrogante, questa volta - in quanto lui questa brutta figura con Matteo non la poteva fare'.
Io non sapevo chi fosse questo Matteo fino ad allora. Così io ripartii e ritornai dallo zio.
Non ricordo il percorso... No, stavolta feci direttamente Palermo-Firenze, in quanto portai con me mia madre, perché lei voleva andare da un famoso guaritore la cui notizia l'aveva appresa da mio zio. In quanto mia madre è sofferente di mal di testa, per cui talvolta è costretta a rimanere a letto anche per intere giornate.
E quindi, in quella occasione, la portai con me ed effettivamente andò da quel guaritore, un certo Nello. Ma... tutto qua.
Io andai quindi dallo zio, parlai con lo zio, il quale mi disse: 'ma, dice, eravamo rimasti che questa gente non doveva venire a disturbare me. Se ne doveva andare in quei garagi, mentre questi volevano abitare dentro casa mia. Così io li ho cacciati. Né li conosco, né li voglio conoscere'.
E io gli dissi: 'hai fatto bene'.
Così, dopo che l'indomani mia madre andò da quel guaritore...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Ferro V.: ... ritornammo poi da Pisa. Dovevamo ritornare da Firenze, ma ritornammo da Pisa per anticipare la partenza, in quanto da Firenze si partiva la sera, mentre da Pisa si partiva nel primo pomeriggio. E quindi ritornammo da là. Per cui feci il cambio del biglietto, in quanto avevo fatto un biglietto andata e ritorno, prima.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma vorrei un attimino delle puntualizzazioni su questo viaggio, per così dire, ulteriore.
Ricorda a che distanza di tempo, diciamo, da quel precedente viaggio fatto prima in Cassazione?
IMPUTATO Ferro V.: Ma fu pochissimo tempo. Tre-quattro giorni. Più o meno là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda, lei ha detto, ha viaggiato con la sua mamma che il volo che prese per venire dallo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Per andare dallo zio?
PUBBLICO MINISTERO: Per andare dallo zio, sì.
IMPUTATO Ferro V.: Il Palermo-Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Palermo-Firenze. Quindi il volo diretto, diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se in questa occasione diciamo lei dette il suo nome, oppure...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, il mio nome e quello di mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Quello di sua madre. Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Il mio nome detti, il mio nome.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Vincenzo Ferro e Messana Grazia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il discorso con lo zio, vorrei che lei ci desse qualche ulteriore dettaglio rispetto a quello che era accaduto prima.
Cioè, si erano presentate delle persone?
IMPUTATO Ferro V.: Lo zio era arrabbiatissimo. Perché ha detto: 'insomma, ma io, viene qua gente che non conosco, non so chi è, vuole abitare a casa mia. Ma io qua c'ho la mia famiglia. Questi vogliono rovinare me, i miei figli e mia moglie'. Dice: 'io li ho cacciati via'.
Questo, mi disse e questo io le dico.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse quante erano queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non credo che me lo disse.
Disse:' sono venute delle persone'.
PUBBLICO MINISTERO: 'Delle persone. Sono venute delle persone'.
E lei, voglio dire, come cercò di prendere suo zio, dopo che suo zio a sua volta era arrabbiatissimo?
IMPUTATO Ferro V.: Io cercai di calmarlo. Gli dissi: 'va be', hai fatto bene. Non è che dovevano venire questi a casa tua'. Quindi io adesso riferisco questo. Perché riferii che il Calabrò mi aveva detto arrabbiato che: 'tuo zio che cosa ha combinato, li ha cacciati, questo favore me lo deve fare'. E io questo riferii.
E mio zio disse: 'ma questa gente non è che voleva andare in quei garagi là. Questa, è venuta a casa mia'. Il discorso era diverso.
Per cui io ritornai poi indietro e riferii questo al Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha fatto il nome, dice, prima di partire quando Calabrò era - lei ha detto - arrabbiatissimo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto, dice: 'ma cosa ha combinato tuo zio, li ha cacciati via'.
Mi pare che ora ha detto, dice: 'guarda, questa brutta figura con Matteo non...'
IMPUTATO Ferro V.: Con Matteo, sì. 'Non la posso fare'.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'io, all'epoca, non sapevo chi era questo Matteo'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 'L'ho saputo dopo'.
Ecco, vorrei che lei dicesse chi era questa persona, come ha fatto a conoscerla.
IMPUTATO Ferro V.: L'ho conosciuta dopo nel '95. Si tratta di Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa in quel contesto diciamo successivo che rapporti c'erano...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, successivamente ho saputo, perché mi è stato riferito dal Melodia Antonino, che è un paesano mio, il quale mi riferì che questo matteo Messina Denaro era il capo della provincia, così mi disse e io le riferisco.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, della provincia di?
IMPUTATO Ferro V.: Di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'ambito, capo della provincia nell'ambito...
IMPUTATO Ferro V.: Nell'ambito, penso, di questa associazione mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'ambito di questa associazione mafiosa. Cioè quale associazione mafiosa?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non mi è stato mai detto, né lui mi ha detto: 'questo è il capo della provincia dell'associazione mafiosa', perché era una cosa sottintesa, come se io la dovessi sapere, effettivamente la sapevo.
Lui disse: 'lui è il capo della provincia di Trapani. Questo è di Castelvetrano, ma è il capo della provincia di Trapani'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi qui stiamo parlando di questi contatti, su cui poi magari torneremo più avanti, con questa persona da lei quindi poi ben conosciuta.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Matteo. Il cognome lo apprese anche dopo? Sempre nel '95?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro. Dico bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che accordi prendeste con lo zio mentre lei era lì, diciamo, a Capezzana, a casa dello zio, su eventuali ulteriori sviluppi diciamo di questa presenza di queste persone lì, a Capezzana. Che accordi prendeste?
IMPUTATO Ferro V.: Non è che prendemmo accordi. Praticamente lui era seccatissimo, arrabbiatissimo. Io riferii quello che mi era stato detto.
Comunque ben sapevo che, tornando, siccome quello aveva detto che questa brutta figura non la poteva fare, sicuramente mi avrebbe detto qualcos'altro.
Per cui gli dissi: 'zio, tu per me hai fatto benissimo. Comunque io adesso riferisco. Ti ho detto quello che mi è stato detto, per cui ti farò sapere'.
Questo, fu il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
IMPUTATO Ferro V.: Almeno lo ricordo così, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando tornò giù incontrò Calabrò...
IMPUTATO Ferro V.: Quando tornai giù, gli dissi: 'ma signor Calabrò, quelli non è che volevano i garagi abbandonati, volevano abitare in casa dello zio e quello c'ha la sua famiglia, non è che può avere persone che non conosce in casa'.
Lui mi disse: 'no, questo lo deve fare. Digli, fagli sapere a tuo zio che, quando ritornano, non li deve cacciare'. Questo fu il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, al che io, per evitare di fare un ulteriore viaggio, in quanto ne stavo facendo una marea, non mi ero mai spostato tanto, telefonai e gli dissi, gli feci capire a mio zio che se tornavano quelle persone, lui me lo doveva far sapere.
Questo era il discorso.
Al che lo zio mi disse: 'se devono venire queste persone...', mi fece capire che io dovevo andare là.
Questo fu il discorso.
Al che io ritornai dal Calabrò e dissi, qualche giorno più tardi: 'mio zio mi ha detto che, quando queste persone andranno me lo farà sapere, ma io devo andare là'.
E lui mi disse: 'va ben, tu andrai là e lo terrai tranquillo'.
Successivamente poi, il 23 maggio, mio zio telefonò. Mi disse: 'devi venire'.
Al che io andai dal Calabrò e gli dissi: 'guardi, mio zio ha telefonato. Credo che siano arrivate là delle persone'.
E lui mi disse: 'tu vai là, tranquillizzi tuo zio, ma devi ritornare subito, non vi rimanere là'.
Al che io partii e andai dallo zio. Prendendo di nuovo l'aereo, non ricordo il tragitto che feci, se feci Palermo-Firenze, o sempre Palermo-Roma, poi il treno e quindi andare in casa dello zio. Il percorso preciso che feci non me lo ricordo chiaramente.
Comunque andai là dallo zio, entrai in casa, presi il taxi, credo, dall'aeroporto o dalla stazione e andai dallo zio. Entrai in casa e mio zio mi disse: 'sopra, al piano superiore, ci sono quattro persone. Vai a vedere un po'.
Lui era arrabbiatissimo, era diciamo sulle spine perché non sapeva cosa fare.
Io cercai di calmare lo zio e gli dissi: 'non ti preoccupare. Sono venuto io. Tanto oggi stesso se ne andranno'. Perché mi era stato detto fin dall'inizio per un giorno.
Al che salii sopra e riferii, bussai alla porta, entrai e vidi quattro persone.
Di queste quattro persone parlava uno solo. Si presentava col nome di Mimmo e quello che parlava, ho saputo successivamente essere Giuseppe Barranca.
Io dissi ciò che Calabrò mi aveva riferito di dire, nel senso dire: 'io sono Vincenzo, sono fratello di Matteo'.
E questo io riferii. 'Ditemi quello che avete di bisogno e io lo dirò allo zio'.
Lui mi riferì, dice: 'abbiamo visto tuo zio che è un po' agitato. Cerca di tenerlo tranquillo. Comunque a noi ci serve la macchina. Dopodiché tu te ne puoi andare'.
Io al che dissi: 'la macchina di mio zio?' Dissi: 'già quello tiene un pelo per la vostra presenza qua, se gli chiedo la macchina non so cosa succede'.
Lui mi disse, dice: 'tu fatti dare la macchina e te ne puoi andare'.
Al che io scesi giù, dissi allo zio: 'vogliono la macchina'.
Mio zio si arrabbiò, diede un pugno sul tavolo, disse alcune bestemmie, si girò e mi disse: 'guarda, io la macchina la do a te. A loro, macchina, non gliene do. Quindi, se accade qualcosa, la responsabilità è tua'.
Al che io salgo sopra e gli dico: 'guardate, mio zio ha detto che la macchina la dà a me, a voi assolutamente non ve ne dà. Per cui non so cosa fare'.
Allora lui mi disse: 'non te ne andare più. La macchina la dà a te? Va bene', dice, 'Quindi ora, più tardi scenderanno due e tu andrai con loro. Poi ti lasceranno in un posto e poi ti verranno a prendere'.
Quando stavamo per uscire...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti, aspetti.
Senta, vediamo un attimino di mettere a fuoco un po' meglio questo, diciamo, episodio che lei racconta partendo, per l'appunto, dal viaggio.
Lei ha detto: il 23 maggio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è qualche fatto particolare che le fa ricordare con esattezza questa data?
IMPUTATO Ferro V.: Il 23 maggio praticamente è l'anniversario del mio fidanzamento, per questo me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, diciamo, la indicazione esatta in questo caso, dipende da questa specifica circostanza.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, come al solito, dalla Sicilia si spostò in aereo?
IMPUTATO Ferro V.: Aereo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda - poco fa ha detto di no, comunque glielo chiedo - ricorda che tipo di tragitto fece con l'aereo?
IMPUTATO Ferro V.: Ma credo che feci il Palermo-Roma e poi presi il treno. Però non... Ricordo che mi spostai in aereo, però il tragitto preciso non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Un'altra puntualizzazione: ricorda quale nome utilizzò in occasione di questo spostamento del 23 maggio?
IMPUTATO Ferro V.: Utilizzai sempre un nome simile al mio, sempre per il famoso... Se vi era un controllo, quindi potevo...
PUBBLICO MINISTERO: Tipo? Tipo, scusi, può dire questo nome?
IMPUTATO Ferro V.: O Ferrau, o Ferrante. Un nome simile.
PUBBLICO MINISTERO: E Ferrauto, può darsi?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, può anche darsi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi arriva a lo stesso giorno 23 a casa dello zio, lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'trovo lo zio arrabbiatissimo' e le indica che al piano di sopra c'erano, lei ha detto, quattro persone.
IMPUTATO Ferro V.: Quattro persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare delle indicazioni su queste quattro persone? Ce le può descrivere, ce le può... Le aveva mai viste prima, fu lì che le vide per la prima volta?
IMPUTATO Ferro V.: Io li vidi per la prima volta. Si presentarono col nome di Mimmo. Poi, successivamente, queste persone le ho riviste, alcune le ho riviste, alcune poi le ho viste quando sono state arrestate attraverso i giornali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può...
IMPUTATO Ferro V.: Quelli che ho rivisti erano il Gaspare Spatuzza e il Giuseppe Barranca. Gli altri due li ho riconosciuti poi attraverso i giornali, in particolar modo il Lo Nigro, Cosimo Lo Nigro.
Del quarto non me ne ricordavo. E ricordavo solo il discorso che gli faceva cantare le canzoni napoletane.
Ho descritto pure che era un tipo grossetto, 1,70 circa, e poi l'ho riconosciuto nei riconoscimenti fotografici. E trattasi del Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di queste quattro persone, lei ha detto: 'due poi, e cioè Barranca e Spatuzza, li ho rivisti...'
IMPUTATO Ferro V.: Sì, come ho detto poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Come ha detto poco fa. Quindi li ha rivisti nel '95.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione di quel duplice omicidio fatto ad Alcamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in altre occasioni di quel duplice omicidio fatto ad Alcamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in altre occasioni oltre quella di questo fatto di sangue, ha avuto modo di vedere Gaspare Spatuzza e Barranca?
IMPUTATO Ferro V.: Gaspare Spatuzza, sì. Ho detto che, quando il Di Filippo iniziò a collaborare, questi si vennero a nascondere ad Alcamo.
Del Barranca non mi ricordo se lo rividi di nuovo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le altre due invece, le persone che lei ha indicato col nome di Lo Nigro e di Francesco Giuliano, fu quella l'unica occasione in cui...
IMPUTATO Ferro P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ebbe modo di vederli.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, quando lei vide le foto sui giornali, oppure nel corso dell'indagine di queste persone, lei, voglio dire, ebbe dei dubbi, fu sicuro di questi riconoscimenti?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non aveva incertezze sul fatto che quelle persone erano proprio quelle che lei aveva visto a casa dello zio.
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimaniamo sempre in casa.
Ricorda su per giù a che ora lei arrivò a casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, sarà stato dopo mezzogiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, grossomodo, all'ora di pranzo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto della casa dello zio. Quindi, siccome questa casa - lo dico per la Corte, ma è un fatto documentato - non esiste più, che è stata demolita, vuol descrivere alla Corte com'era la casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Quando si entrava vi era subito la cucina piccolina, che poi, attraverso una porta, dava in una stanza molto grande, attraverso cui si accedeva anche nel garage.
Sempre in corrispondenza della cucina vi era una scala che dava al primo piano dove vi erano, credo vi fossero tre stanze per dormire e un bagno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Ferro V.: Stanze comunque abbastanza grandi, non erano le stanzette. Per cui, in una stanza, vi erano tre letti dove usualmente dormivano i miei cugini.
Poi vi era un'altra stanza che era la stanza da letto di mio zio; il bagno; e poi vi era una stanza dove vi erano dei letti che venivano occupati da noi, diciamo, da mia nonna o da mia madre, o dalle mie sorelle, quando ci recavamo a Firenze.
Diciamo una camera degli ospiti, dove vi era un letto matrimoniale e due lettini, se non ricordo male.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scusi, le faccio una domanda diciamo così, complessiva: lei arriva quindi a casa dello zio intorno all'ora di pranzo del giorno 23 maggio '93.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fino a quando si è trattenuto a casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Mi sono trattenuto...
PUBBLICO MINISTERO: Complessivamente.
IMPUTATO Ferro V.: Fino al 27 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: E cioè?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, in che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, dico, fino a che ora della giornata del 27 maggio?
IMPUTATO Ferro V.: Il primo pomeriggio. Presi l'aereo da Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi quando già il fatto, per così dire, di Firenze, l'esplosione di Firenze era già avvenuta.
*IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, possiamo fare cinque minuti di sosta?
PRESIDENTE: Certamente. Riprendiamo fra dieci minuti.
PRESIDENTE: Ci siamo tutti. Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, Ferro, eravamo rimasti per così dire al suo arrivo a casa dello zio, sull'ora di pranzo, e diciamo alla sistemazione dentro casa.
*IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nella stanza dove soggiornava, eccetera. Ecco, vogliamo proseguire in questo racconto? Cosa accade durante questa giornata del 23?
IMPUTATO Ferro V.: Eravamo rimasti che il Giuseppe Barranca mi aveva chiesto la macchina dello zio; io ero sceso, lo zio mi disse che praticamente non voleva dargli la macchina, quindi diede un pugno sul tavolo, disse alcune bestemmie. Poi, mi disse: 'io la do a te, la responsabilità è tua'. Al che, io salii sopra e riferii: 'lo zio, la macchina la dà a me, a voi non la vuole dare'.
Allora lui mi disse: 'non devi più andare via, a questo punto, devi tenere tuo zio tranquillo; quindi, fra poco scenderanno due, tu andrai con loro, loro poi ti lasceranno in un posto e poi ti riverranno a prendere'. E così avvenne.
Quel giorno, credo verso le cinque, scesero il Francesco Giuliano e il Cosimo Lo Nigro, e stavano salendo in macchina, volevano guidare loro. Al che io dissi: 'no, mio zio, se vede che la macchina la guidate voi, si arrabbia'.
Per cui guidai io, girammo la strada, quando girammo la strada io passai dietro e Francesco Giuliano si mise alla guida della Uno. E si diresse verso Firenze, in corrispondenza della stazione, cioè fece quella strada. Arrivando in corrispondenza di un semaforo dove vi è un sottopassaggio, io scesi e loro mi dissero: 'tu vattene in fondo, dove vi è la stazione, e attendi due ore circa; dopodiché ritorni qua e noi ci faremo vedere'.
E così avvenne. Io me ne andai verso la stazione, e loro partirono via.
Io, di tanto in tanto, mi affacciavo per vedere se li vedevo. Dopo circa un'oretta e mezza, affacciandomi, vidi Cosimo Lo Nigro che veniva verso la stazione; vedendomi, mi fischiò ed io gli andai incontro.
Cosicché andammo in macchina, ripartimmo e tornammo in casa di mio zio. Questo avvenne il 23.
Dopodiché, loro rimasero sopra.
L'indomani il Giuseppe Barranca mi chiamò e mi disse: 'guarda che più tardi ci serve di nuovo la macchina, dobbiamo uscire di nuovo'.
Al che sempre, credo, verso il solito orario, se non più tardi, scese di nuovo il Cosimo Lo Nigro e il Francesco Giuliano, ripetemmo la stessa cosa: io mi misi alla guida della macchina, non appena girammo la strada lui si mise alla guida - il Francesco Giuliano - e li passai dietro.
Mi lasciarono di nuovo allo stesso punto, e mi dissero: 'fra un'oretta fatti trovare qua'. Mentre avvenne il contrario: dopo circa un'oretta loro vennero a piedi verso la stazione, dove ero io, e mi dissero: 'guarda, ci facciamo una girata', dice: 'vieni con noi'.
E così avvenne: loro camminavano davanti ed io dietro. E si diressero verso il centro storico di Firenze. Arrivammo in una piazza dove vi erano delle statue, arrivando in quel punto mi dissero: 'camminiamo più veloci'. Camminammo più veloci, arrivammo in corrispondenza del fiume, l'Arno, e là non mi ricordo se girammo a destra o a sinistra, ma ci dirigemmo comunque in un ristorante, che io non so indicare comunque.
Finito di mangiare, rifacemmo lo stesso percorso all'inverso, arrivando di nuovo allo stesso punto mi dissero: 'camminiamo più veloci'; dopodiché ci dirigemmo alla macchina e ritornammo a casa.
E questo avvenne il 24.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ferro mi scusi.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La fermo a questo punto, per chiederle qualche dettaglio sul suo racconto. Ecco, prima cosa: lei, diciamo questi luoghi - il centro storico di Firenze, la stazione, eccetera - erano luoghi che lei conosceva, ci si muoveva bene, ci era stato in altre occasioni?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non ci ero stato mai, al centro storico di Firenze mai stato. Quando ero stato, diciamo, in Toscana ero andato semplicemente da mio zio e poi il mio zio, con la macchina, mi accompagnava all'ospedale dove era mia madre. Ma, di Firenze, io non conoscevo nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per quello che ci ha detto stamani, quantomeno la stazione conosceva.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, in centro, non c'era mai stato.
Lei ci ha detto che, per l'appunto, il 23 pomeriggio verso le cinque vi dirigeste verso Firenze. Faceste il percorso che avevate fatto in occasione, diciamo, della presenza a Capezzana di Giorgio?
IMPUTATO Ferro V.: No. Prendemmo direttamente subito l'autostrada, non facemmo quel percorso là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'autostrada è lì vicino casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda qual è il casello?
IMPUTATO Ferro V.: Eh, no, non me lo ricordo questo.
PUBBLICO MINISTERO: No. Però è l'entrata diversa da quell'altra?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Non si ripercorreva quella strada alberata, i semafori, e si vedeva il carcere di Prato: no, si prendeva una strada diversa, che immetteva direttamente in autostrada.
PUBBLICO MINISTERO: Che poi portava a Firenze.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi dei - lei ha detto: 'svoltato l'angolo, poi guidava Giuliano' -...
IMPUTATO Ferro V.: Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: E chi di loro conosceva la strada, tra Giuliano e Lo Nigro?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, Giuliano guidava, quindi penso che la conoscesse lui.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè aveva bisogno, per così dire, di chiedere informazioni per arrivare lì, lei ha detto vicino alla stazione, insomma dove la fecero scendere?
IMPUTATO Ferro V.: No, informazioni non ne chiedevano; seguivano - penso io, questo - i cartelli che indicavano "stazione centrale". Almeno io, questi li vedevo. Se poi loro li seguissero o meno... Comunque, camminavano speditamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco camminavano, diciamo, agevolmente.
Vuol specificare un po' meglio il punto dove la fecero scendere, perché lei li aspettasse alla stazione?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto che era in prossimità di un semaforo, e più avanti vi era una discesa e un sottopassaggio. Io l'ho indicato, comunque, poi nel sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le stavo per chiedere: ci è tornato dopo su questo luogo? Questo dove c'è il...
IMPUTATO Ferro V.: Ci sono tornato sia l'indomani, sarebbe a dire il 24 maggio, che successivamente durante il sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'ha indicato in quell'occasione al Pubblico Ministero, questo luogo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, l'ho indicato, direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda - lei ha parlato di un sottopassaggio...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e della strada un po' in discesa - ricorda qualche particolare di questo luogo?
IMPUTATO Ferro V.: No, qualcosa di particolare, no. Vi era il sottopassaggio e la strada che, sulla destra, scendendo, poi andavo verso la stazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dal punto in cui la lasciavano, dal semaforo...
IMPUTATO Ferro V.: La strada è a senso unico, quella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei che strada faceva per andare alla stazione?
IMPUTATO Ferro V.: Scendevo al semaforo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: E mi dirigevo a destra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Ferro V.: Considerando la strada a senso unico, per come va la macchina, io andavo a destra.
PUBBLICO MINISTERO: Lei andava a destra.
IMPUTATO Ferro V.: All'incrocio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, diciamo, la strada che percorreva la macchina era, per così dire, quella che infilava sotto il sottopassaggio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sotto il sottopassaggio.
PUBBLICO MINISTERO: E lei, invece, prendeva la strada a destra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E alla stazione come ci arrivava? Dove si trovava, ecco, la stazione?
IMPUTATO Ferro V.: La stazione era ubicata alla mia sinistra, scendendo per la strada.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, percorrendo questa strada...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: ... sulla sinistra vi era la stazione.
IMPUTATO Ferro V.: Vi era la stazione.
PUBBLICO MINISTERO: Il primo giorno lei ha detto, quindi il 23, le dicono di aspettare.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E sa loro dove si sono diretti, che strada hanno preso dopo che l'hanno fatta scendere dalla macchina?
IMPUTATO Ferro V.: Questo, no. Penso che erano obbligati ad andare diritto, perché la strada era a senso unico. Ma io non so dove siano andati.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto durò questa attesa alla stazione, da parte sua?
IMPUTATO Ferro V.: Un'oretta e mezza circa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi come faceste a ritrovarvi?
IMPUTATO Ferro V.: Loro mi avevano detto di ritornare allo stesso punto in cui io ero sceso, dopo circa due ore. In realtà loro, il Cosimo Lo Nigro, dopo un'oretta e mezza, mi venne all'incontro; cioè stava venendo a cercarmi in stazione.
Io lo vidi, lui mi vide a distanza e mi fischiò, così gli andai incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei come ha impiegato questo tempo di attesa?
IMPUTATO Ferro V.: Stavo là in stazione, a passeggiare là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro, all'interno della stazione?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, torniamo allora al giorno successivo.
PRESIDENTE: Scusi, Pubblico Ministero. Potremmo sapere se poi sono rientrati con lei tutte e due, queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Tutt'e due.
IMPUTATO Ferro V.: Tutt'e due, sì.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando quella sera siete, quella sera, insomma dopo il tempo che ci è voluto per compiere questa visita a Firenze, è accaduto qualcosa? Siete tornati a casa? Queste persone sono rimaste a casa?
IMPUTATO Ferro V.: Stiamo parlando del 23 maggio?
PUBBLICO MINISTERO: Del 23, sì, sempre del 23.
IMPUTATO Ferro V.: Siamo ritornati a casa e sono rimasti a casa, sopra, al primo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Nella stanza, diciamo quella dove li aveva trovati.
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi magari sulla permanenza ci torno dopo. Vorrei completare il suo racconto con dei dettagli per quanto riguarda la sera successiva, quindi il 24. A che ora partite da casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Dopo le cinque. Saranno state le sei, più o meno, là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era ancora giorno?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fate la stessa strada del giorno avanti?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, facciamo la stessa strada.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, sia il percorso. Alla guida della macchina c'è sempre...?
IMPUTATO Ferro V.: Partivo io davanti la casa di mio zio, non appena si girava la strada io passavo dietro e il Giuliano si metteva alla guida della macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vogliamo dirlo - non so se lei l'ha detto, comunque a me è sfuggito - qual era la macchina?
IMPUTATO Ferro V.: La Uno di mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: La FIAT Uno, bianca?
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivati a Firenze, cosa accade?
IMPUTATO Ferro V.: Arrivati a Firenze, loro si dirigono sempre verso la stazione al solito punto, in corrispondenza del semaforo io scendo e mi dicono: 'fra un'ora fatti vedere qua'.
Dopo circa un'ora, quando io stavo per dirigermi già verso la stazione, loro venivano incontro a me e mi dissero: 'facciamoci una girata'. Loro camminavano avanti e io li seguivo. E si diressero verso il centro storico di Firenze. Cioè percorremmo, praticamente passammo davanti alla stazione, che era sulla sinistra; arrivando in fondo alla strada, girammo a sinistra; e poi ci dirigemmo diritto, verso il centro storico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire - lei ha detto: 'a un certo punto vedemmo delle statue' -...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol specificare un po' meglio, se oggi è in grado di descrivere questo luogo?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè questo luogo, come io poi l'ho riconosciuto durante i sopralluoghi, e come ho poi ho potuto rivedere successivamente quando andai a Firenze al matrimonio di mio cugino Melchiorre, si trattava di piazza della Signoria.
Da piazza della Signoria poi si immetteva, la strada, in corrispondenza degli Uffizi. E questa strada, che è abbastanza larga, porta in corrispondenza dell'Arno. Cioè il punto in cui loro mi dicevano di camminare veloce era proprio all'inizio di questa strada, che costeggia, non so, il palazzo degli Uffizi. Io non so, non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è questa strada larga, lei ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che finisce?
IMPUTATO Ferro V.: All'Arno.
PUBBLICO MINISTERO: Ed era per tutta la lunghezza di questa strada che veniva, lei, sollecitato ad andare a passo veloce?
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì, fino alla fine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, venne fatto questo percorso una volta? Due volte?
IMPUTATO Ferro V.: No, venne fatto, la prima volta quando ci dirigemmo al ristorante, e poi al ritorno, quindi due volte in tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in tutto, diciamo, questa permanenza, chiamiamola così, su questo luogo per quanto tempo si è protratta?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè nel tratto che dissero di camminare veloce?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè il tempo di fare da...
PUBBLICO MINISTERO: Il tempo della percorrenza?
IMPUTATO Ferro V.: ... da un estremo all'altro, ecco, da un estremo della strada all'altro. Non gli so dire il tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando arrivaste sul luogo, lei ha detto sul piazzale dove ci sono gli Uffizi, lei ha detto: 'questo luogo io poi l'ho rivisto, una prima volta, in occasione del matrimonio di mio cugino', ho capito bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, mio cugino Melchiorre.
PUBBLICO MINISTERO: Che sarebbe il figliolo?
IMPUTATO Ferro V.: Di mio zio Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Antonino Messana.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando ci fu questo matrimonio?
IMPUTATO Ferro V.: Avvenne nel dicembre del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Nel dicembre del '94. Poi, questo stesso luogo, lei lo ha rivisto - ha detto - in occasione?
IMPUTATO Ferro V.: Del sopralluogo avvenuto a maggio, con lei, c'era lei.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Quindi, diciamo che il luogo dove c'era stata questa sollecitazione a percorrerlo, diciamo, di passo veloce, passo spedito...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... è quello: lei non ha dubbi?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è sicuro che il luogo sia quello.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, è quello, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' quello. Ricorda su per giù a che ora venne fatto, per così dire all'andata, questa camminata?
IMPUTATO Ferro V.: Si stava facendo già buio, comunque. Quindi non glielo so dire, l'orario.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo era all'imbrunire?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, saranno state le sette, sette e mezzo, quello è l'orario.
PUBBLICO MINISTERO: Andaste poi dove?
IMPUTATO Ferro V.: Si diressero, e io li seguivo, in un ristorante là vicino, che io non ho saputo indicare perché non ricordo se, alla fine di quella strada che porta sull'Arno, girammo a destra o a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda qualcosa di questo ristorante, della cena che ci fu quella sera?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non ricordo nulla al riguardo. Era un ristorante normalissimo, mangiammo un primo, un secondo: tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol descrivere poi cosa accadde, diciamo, alla fine della cena?
IMPUTATO Ferro V.: Alla fine della cena loro pagarono il conto, uscimmo di là, e rifecero lo stesso percorso all'inverso, che avevano fatto prima, no?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi siamo intorno a che ora?
IMPUTATO Ferro V.: Abbiamo perso circa un paio d'ore per mangiare, un'oretta e mezzo, due ore; quindi, saranno state le nove e mezza, dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, la Uno dello zio con cui eravate venuti a Firenze dove era stata parcheggiata?
IMPUTATO Ferro V.: Era stata parcheggiata, come io stesso ho indicato durante il sopralluogo, di fronte al semaforo dove io ero sceso. Di fronte al semaforo vi è una panchina, e la macchina era posteggiata sopra quella panchina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, all'altezza del semaforo, capisco bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su per giù, nel luogo...
IMPUTATO Ferro V.: Tra il semaforo e il sottopassaggio, di fronte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nel senso di percorrenza della macchina, sulla sinistra?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, nel senso di percorrenza della macchina, sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Rientraste poi a Firenze? Mi scusi, a Capezzana?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci furono discorsi durante il viaggio di ritorno?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, non vi era alcun discorso; vi era solo il Giuliano che cantava.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva questo vezzo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora vorrei farle vedere alcune foto, che mettiamo sotto il visore. Si tratta per l'appunto delle foto che sono allegate alla nota che ci è pervenuta in data odierna, da parte della DIA di Firenze.
Ecco, mi scusi, vuole abbassare un po? Ecco, Ferro, le dice qualcosa questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, il sottopassaggio.
PUBBLICO MINISTERO: E' quello il sottopassaggio che lei indicava?
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la facevano scendere?
IMPUTATO Ferro V.: Proprio in corrispondenza dove è posteggiata, per ora, la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè quel fuoristrada?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la FIAT Uno dove veniva parcheggiata?
IMPUTATO Ferro V.: Sulla sinistra rispetto al fuoristrada, dove sono parcheggiate altre macchine, sulla panchina.
PUBBLICO MINISTERO: Le macchine, diciamo, a spina di pesce.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In senso trasversale.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vogliamo passare alla foto successiva? Ecco Ferro, le dice qualcosa questa foto?
IMPUTATO Ferro V.: A vederla così, no, non mi dice niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, facciamo vedere l'altra ancora.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè io non è che sia pratico dei luoghi, quindi la foto in sé non mi dice niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diciamo la prima, dove si vede il sottopassaggio che lei individua come il punto dove la facevano scendere e dove veniva parcheggiata la Uno.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro V.: Solo che non vedevo il semaforo.
Questa è l'entrata della stazione, dove io aspettavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi arrivava?
IMPUTATO Ferro V.: Scendevo tutta la strada.
PUBBLICO MINISTERO: Scendeva dove abbiamo visto il fuoristrada nella prima foto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. La percorrevo tutta, la strada, e poi, sulla sinistra, vi era questa entrata che, attraverso cui si accede all'interno della stazione. Per cui aspettavo qua dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Maresciallo, andiamo avanti. Ecco, le dice qualcosa questo luogo?
IMPUTATO Ferro V.: Qui siamo, sì, in piazza della Signoria. Cioè nel luogo dove ci dirigemmo, e poi all'angolo proprio della foto che si vede...
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
IMPUTATO Ferro V.: ... arrivando in quell'angolo, loro mi dissero di camminare più veloce. Quindi, fino ad arrivare sul Lungarno.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi vediamo lì, c'è delle logge, quindi il punto all'estrema sinistra della foto: era da lì, a partire da lì, diciamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che le dicevano di andare...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, non appena si girava proprio, all'angolo di queste logge.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vogliamo passare alla foto successiva?
IMPUTATO Ferro V.: Questa è la strada che percorremmo veloce, fino ad arrivare all'altra estremità in prossimità dell'Arno.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo in fondo alla foto ora...
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si restringe, alla fine. Quindi era questo il tratto che percorrevate a velocità, diciamo, di passo?
IMPUTATO Ferro V.: Più spediti, ecco, più veloci, più velocemente. Non di corsa, ma a pie' celere.
PUBBLICO MINISTERO: A pie' celere. Ecco poi, giunti in fondo, dove lì vediamo che la foto diciamo dà l'effetto ottico di questo piazzale che si restringe, si ricorda dove andavate? A destra o a sinistra?
IMPUTATO Ferro V.: No, non mi ricordo questo. Si girava, ma non so se a destra o a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vediamo ancora la foto successiva. Le dice qualcosa questa?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo all'estremità opposta, diciamo, di quella via che ho percorso più velocemente; ma non so se ho percorso poi girando a destra o a sinistra, quindi non glielo so dire questo, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo tornare, mi scusi, sulla foto precedente? Ecco, poi, quando siete andati al ristorante, siete tornati sul piazzale che vediamo ora nella foto sempre dal, per così dire, provenendo dal fiume, dall'Arno?
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì. Dall'estremità opposta, che poi si vede, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi siete tornati sul piazzale sempre da quel punto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E di nuovo è stato fatto di passo veloce questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Dall'inizio, di là, dall'estremità fino ad arrivare qua. Poi, si riprendeva l'andatura normale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi quindi tornavate in piazza Signoria e quindi, poi, a riprendere la macchina?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi, questo doppio percorso avviene il giorno, lei ha detto, il giorno 24.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Basta. Mi dà per favore, maresciallo, l'album? Così diciamo, dunque: abbiamo mostrato le foto 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 dell'album che ci è stato rimesso; dell'album, che poi sono dei fotogrammi tratti, per l'appunto, dalla videocassetta che ci è stata rimessa dalla DIA, e che era stata realizzata nel corso del sopralluogo cui ha fatto riferimento Ferro.
Senta, lei quindi ci ha già, fino a questo momento diciamo, descritto sostanzialmente due giorni di permanenza sua e di queste persone a casa dello zio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire come trascorrevano il tempo queste persone durante queste giornate di permanenza lì, a Capezzana?
IMPUTATO Ferro V.: Praticamente, credo che il 24 mi chiesero, sempre Barranca parlava, mi chiese il televisore. Mio zio ne aveva due, ma mio zio si rifiutò di darglieli, mi disse: 'no, io non gli do niente a questi'. Era sempre più agitato, invece che calmarsi andava aumentando.
Al che, siccome il Calabrò, quando partii, mi diede due milioni e mi disse: 'questi due milioni li dai a tuo zio per le spese delle persone che ha dentro; quindi se gli serve qualcosa, tu glieli dai, e così lui se deve comprare qualcosa lo fa'; siccome io rimasi là, li tenni io.
Allorché, quando questi mi chiesero il televisore, e lo zio si opponeva, gli dissi: 'va bene zio, compragli un televisore'. Per cui non ricordo se diedi 500 o 600 mila lire, e mio zio - non so se andò lui o qualcun altro della famiglia - andò a comprare un televisore.
Io, con tutto lo scatolo, io lo salii sopra. Per cui io non lo vidi, questo televisore.
E quindi loro stavano sopra, a vedersi la televisione.
Per mangiare, loro non mangiavano insieme alla famiglia di mio zio, ma mangiavano insieme a me, quando tutti erano andati via.
Quando mi zio usciva per andare a fare la spesa la mattina, loro scendevano e stavano qua giù, in salone, giocavano a carte, e poi se ne risalivano al momento in cui mio zio ritornava.
Questo era il modo di trascorrere un po' la giornata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo, lei ha detto che lo portò lei su, questo televisore. Ricorda che tipo di televisore era? Se era un televisore grande, se era un televisore...
IMPUTATO Ferro V.: No, un televisore piccolo. Io non l'ho visto, il televisore, ma avevo detto a mio zio di comprare un televisore piccolo, 14 pollici possibilmente, e poi io gliel'ho salito sopra con tutto lo scatolo. Per cui, non ho visto com'era e che marca era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'era una ragione particolare per cui avevano chiesto a lei, allo zio, di avere il televisore?
IMPUTATO Ferro V.: Questo, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo durante questa permanenza, tranne queste uscite che lei ha, queste due visite a Firenze, non uscivano praticamente mai di casa?
IMPUTATO Ferro V.: No, no. Noi abbiamo parlato del 23 e del 24 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Del 23 e del 24. Senta, per quanto riguarda la stanza dove dormivano, era diciamo, questa stanza, era per così dire attrezzata normalmente? Oppure, in occasione della presenza di queste persone, c'era stato...
IMPUTATO Ferro V.: No no, vi era l'arredamento normale, consueto di quella stanza. Vi era un letto grande e due lettini, se non ricordo male. Cioè stavano così, sempre così.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei dove dormiva?
IMPUTATO Ferro V.: Io dormivo nel letto di mio cugino, credo mio cugino Giampiero; e mio cugino Giampiero dormiva giù, sul divano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per così dire, le aveva ceduto il letto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi abbiamo descritto la permanenza in casa in questi due giorni, come si svolgeva per così dire la vita di routine, cioè mangiare, dormire. C'erano state queste due visite, e l'acquisto di questo televisore.
Le faccio una domanda. Lei ha detto: 'ho dato allo zio 500-600 mila lire': lo zio spese tutti questi soldi, il televisore su per giù costò...?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, li spese tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Li spese tutti. Ecco, siamo quindi la sera del 24, diciamo quando c'era stata la cena, tornati a casa, lei ha detto: 'saranno state, boh, le dieci, le dieci e mezzo'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Succede qualcosa? La notte passa tranquilla? Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Io, se non ricordo male, per quella sera credo che non sia successo più niente. L'indomani sera, invece, sul tardi, non ricordo l'orario, cioè l'indomani rimasero tutto il giorno dentro, non uscirono.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo al 25.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, al 25. La sera sul tardi il Barranca, Giuseppe Barranca, mi chiese, dice: 'tu lo sai dov'è la chiesa...', o meglio il termine fu: 'ci sai arrivare alla chiesa dei Testimoni di Geova?'.
E io gli dissi: 'sì'. Anche perché ogni volta, quando uscivamo, ci passavamo davanti.
Allora, lui disse: 'accompagnami a questa chiesa'.
Al che salimmo sulla macchina e andammo, e ci dirigemmo verso la chiesa. Arrivammo in quel punto e non c'era nessuno, mentre lui aspettava qualcuno a quanto mi aveva detto.
Al che facemmo un giro, ritornammo di sopra in corrispondenza della chiesa, e lì io vidi una motrice di un camion. Mi posteggiai al lato opposto, il Barranca scese e parlò con questo che era sul camion, il quale non scese dalla macchina.
Subito dopo risalì in macchina, cioè parlò per meno di qualche minuto, risalì in macchina e ritornammo indietro. E se ne salì sopra.
Dopo, non so, circa un'oretta o più, scesero tutti e quattro e mi dissero che gli serviva la macchina e che io stavolta non dovevo andare con loro, e che nel garage non doveva entrare più nessuno, per nessun motivo e ragione: nessuno doveva entrare nel garage.
Al che uscirono e fecero due viaggi, nel senso: uscirono, andarono non so dove, ritornarono, entrarono la macchina dentro il garage, riuscirono di nuovo e poi ritornarono di nuovo, entrando la macchina nel garage. Dopo di che uscirono la macchina, e la posteggiarono fuori.
Vennero dentro dopo una qualche mezzoretta, chiusero la porta a chiave, cioè quella porta che dal garage dava dentro la stanza, e mi dissero: 'nessuno deve entrare più qui dentro, digli a tuo zio che non deve entrare nessuno là dentro per nessun motivo o ragione'. E così avvenne.
E questo avvenne il 25. L'indomani, quindi passiamo al 26, nel pomeriggio - saranno state le cinque, le sei, non ricordo - il Barranca mi disse: 'ci serve di nuovo la macchina, ma tu stavolta non devi venire, tuo zio anche se si arrabbia non ci fa nulla'. E gli diedi le chiavi, e partirono questa volta il Francesco Giuliano e il Gaspare Spatuzza. Si assentarono per qualche oretta, e ritornarono stavolta con la Uno e un'altra macchina: un Fiorino bianco con il portabagagli sopra.
Provarono ad entrare questo Fiorino all'interno del garage, ma la macchina non entrava dentro perché il portabagagli andava, cioè superava in altezza l'altezza del garage. A questo punto mi chiamarono, non ricordo se fu sempre il Barranca, il quale mi disse: 'ci servono le chiavi perché dobbiamo smontare il portabagagli di questa macchina'.
Io chiesi a mio zio se avesse le chiavi e lui mi disse: 'guarda, sono nel cassetto all'interno del garage'.
Io gli dissi: 'sono nel cassetto all'interno del garage'. Barranca disse: 'entra, e li prendi'.
Sono entrato lì dentro, ho preso le chiavi, gliele ho date e sono uscito fuori. E me ne sono andato di nuovo nella stanza là, dove vi era il televisore, nella stanza di mio zio. E sono rimasto là.
Poi, la sera, verso la mezzanotte il Francesco Giuliano si mise sulla Uno di mio zio, il Cosimo Lo Nigro sul Fiorino, e andarono via. Contemporaneamente, o dopo circa dieci minuti, il Giuseppe Barranca mi chiese, a me, se avessi le chiavi della macchina di mio cugino che era posteggiata fuori, che era un Golf blu.
Io dissi: 'non lo so, ma di solito i miei cugini la lasciano aperta, la macchina, con le chiavi appese'.
Allora lui guardò, mi salutò, si mise in macchina con lo Spatuzza - e guidava lo Spatuzza Gaspare - ed andarono via.
Dopo qualche minuto, due, tre minuti al massimo, lo Spatuzza ritornò e se ne salì sopra.
Dopo circa un'oretta da quando erano partiti il Cosimo Lo Nigro e il Francesco Giuliano - saranno stati 40 minuti, 60 minuti - ritornarono, e se ne salirono sopra. Prima di salire, il Cosimo Lo Nigro mi disse: 'guarda, domani mattina alzati presto perché noi ce ne dobbiamo andare, e tu ci devi accompagnare'. E così io feci.
L'indomani mattina, e quindi siamo al 27, mi alzai verso le sette, feci colazione, verso le otto loro scesero e mi dissero, il Cosimo Lo Nigro mi disse: 'prima accompagni me, e mi devi portare a Bologna; successivamente ritorni, e vieni a prendere gli altri due e li porterai pure a Bologna, dove ti diranno loro'.
Io non capii il motivo per cui dovevo fare due viaggi, ma dissi: 'va bene', perché per me quindi era importante il fatto che se ne andassero.
Così accompagnai il Cosimo Lo Nigro alla periferia di Bologna, dove mi disse: 'lasciami qua, che devo comprare degli autoricambi; tu te ne vai e ritorni a prendere gli altri due, e li porti dove ti dicono'.
Così feci. Ritornai indietro, presi il Gaspare Spatuzza e il Francesco Giuliano, e stavo per mettermi alla guida della macchina, loro mi dissero, Francesco Giuliano mi disse: 'no, guido io'. E andammo a Bologna. In corrispondenza della stazione ferroviaria di Bologna loro scesero, mi salutarono, ed io me ne ritornai in casa di mio zio a Capezzana.
Successivamente, mi feci accompagnare da mio cugino Giampiero, quando ritornò da lavoro - quindi verso mezzogiorno lui ritornò, il tempo di mangiare - mi feci accompagnare a Pisa, ho preso l'aereo e sono ritornato a casa. Ed ho finito tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, lei ha descritto per così dire le giornate del 25, del 26 fino a questa, alla sua partenza da Pisa il giorno 27.
Vediamo un attimino ora di fornire alla Corte, e anche a noi tutti, degli ulteriori dettagli e dei chiarimenti.
Siamo alla sera del 25. Lei ha detto: 'Barranca mi chiese: ci sai arrivare alla chiesa dei Testimoni di Geova?'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire che distanza intercorre - lei ha detto: 'ci si passava davanti per andare o venir via da casa dello zio' - ci vuol dire a che distanza la chiesa dei Testimoni di Geova era rispetto all'abitazione dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so se sono preciso, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', un'indicazione approssimativa, eh.
IMPUTATO Ferro V.: Un paio di chilometri, non di più.
PUBBLICO MINISTERO: In termini di tempo, quanto ci mettevate, ecco, ad arrivare?
IMPUTATO Ferro V.: Pochissimo: uno o due minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando...
IMPUTATO Ferro V.: La distanza precisa non la so, comunque in termini di tempo sono più preciso: uno o due minuti al massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi è una distanza breve. Senta, ha ricordo, è in grado di fornire un'indicazione per così dire di ora, di quando avviene questo spostamento?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo nella tarda serata. Non ricordo l'orario; saranno state le undici, mezzanotte, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Nella tarda serata del 25.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'accompagnai Barranca' e dopo l'incontro che lei ci ha descritto il Barranca le formulò una qualche richiesta? Le chiese qualcosa, a lei?
IMPUTATO Ferro V.: No. Disse: 'ritorniamo a casa'. Ritornammo, salì sopra; dopo non so, un'oretta, riscese e mi disse: 'ci serve la macchina, all'interno del garage non deve entrare nessuno, tu non devi venire con noi, se tuo zio si arrabbia non ci fa nulla'. Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, due precisazioni. Vogliamo dire sempre quale macchina veniva utilizzata?
IMPUTATO Ferro V.: Sempre la Uno, è stata utilizzata.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre la Uno.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io le ho chiesto un attimo fa: le venne chiesto qualcosa da Barranca, un'informazione, dopo l'incontro col trattore? Diciamo così.
IMPUTATO Ferro V.: Effettivamente sto ricordando che mi chiese una cosa: mi disse, strada ritornando: 'conosci un posto dove un autotreno...', non so, era a quanto lui mi disse come se un autotreno doveva ribaltare a terra qualcosa e dovesse fare molto rumore, però.
Io gli dissi: 'di qua, non conosco nulla'.
E mi disse se era possibile, non so, farlo in corrispondenza della casa dello zio, perché vi era uno spiazzo. Ma siccome parlò di rumore e là abita gente, anche lui disse: 'non è il caso, perché si fa troppo rumore, e quindi attirava l'attenzione'
Comunque mi disse: 'non ti preoccupare, ci penso io'. Così, in questi termini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: Perché nel momento in cui lui parlò della casa davanti allo zio, io mi preoccupai in quanto, non so, fare rumore là e un autotreno che veniva, la cosa mi preoccupava. Al che, lui disse: 'non ti preoccupare, me la sbrigo io'. E finì là.
Dopo un'oretta poi riscese, e andarono via dicendomi quello che ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci furono - lei ha detto tornaste a casa e...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... praticamente le venne chiesto, scesero i quattro, le venne richiesta la macchina -...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e ci furono due spostamenti.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ce li vuol descrivere un po' meglio, questi due casi, diciamo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Cioè loro si presero la macchina, salirono in macchina, ed andarono via. Ritornarono, entrarono la macchina all'interno del garage, perdettero qualche minuto, uscirono di nuovo ed andarono di nuovo via.
Ritornarono di nuovo, rientrarono la macchina all'interno del garage, uscirono la macchina fuori, si chiusero all'interno del garage, e dopo un certo tempo uscirono e mi fu detto: 'là dentro non deve entrare nessuno'. Chiusero la porta a chiave, attraverso quella porta si accedeva nella stanza che era ubicata a soggiorno diciamo, e quindi là non doveva entrare nessuno.
Questo è accaduto.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Ferro, in termini di tempo, per così dire, queste due uscite? Stiamo parlando sempre della FIAT Uno bianca.
IMPUTATO Ferro V.: A quel che ricordo io, dieci, quindici minuti perdevano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ogni volta che uscivano e poi tornavano, ci mettevano un dieci, quindici minuti.
IMPUTATO Ferro V.: Dieci, quindici minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito, ecco, non le ho chiesto, un attimino ci torno sopra. Lei ebbe modo di vedere la persona che guidava il camion?
IMPUTATO Ferro V.: Vi era una persona. La macchina era posteggiata ad una certa distanza da questa motrice. La persona è rimasta sul camion. E data l'oscurità che vi era nel punto in cui io mi posteggiai, non riuscivo a vedere chi era sul camion; né, penso, quello che era sul camion poteva vedermi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Ferro V.: Per cui non so se poteva essere una persona che io conoscevo o meno, ma non l'ho visto chi era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto può, date queste condizioni di visibilità eccetera, ricorda se sul camion ci poteva essere una sola persona, più persone?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non lo so questo.
PUBBLICO MINISTERO: Non è in grado di dirlo.
IMPUTATO Ferro V.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, ha descritto questi due spostamenti, che fecero chi, Ferro? I due spostamenti di un quarto d'ora, dieci minuti ciascuno.
IMPUTATO Ferro V.: Credo tutti e quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Tutt'e quattro.
IMPUTATO Ferro V.: Non so se poi qualcuno rimase all'interno del garage, questo non glielo so dire. Ma tutti e quattro uscirono fuori. Poi io non è che stavo là, dietro la finestra, a vedere un po' quello che avveniva.
Sentii il fatto che la macchina uscì due volte, entrò due volte all'interno del garage, perché la stanza è adiacente e si sentiva il rumore.
Però non so. Dalla porta di casa uscirono tutti e quattro; se poi furono in due, furono in tre o furono tutti e quattro che andarono dove andarono, questo io non lo so. Questo, io non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi siamo diciamo in tarda serata fra il 25 e il 26 di maggio, dato tutti i tempi che lei ci ha descritto. Lei ha detto: dette le chiavi. Le dissero: 'non fare entrare più nessuno nel garage', e le dettero le chiavi della porta: quale?
IMPUTATO Ferro V.: No, la chiave la tennero loro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto le chiesero - mi scusi, un lapsus - le chiesero la chiave, sia che immette dentro l'abitazione direttamente dal garage, sia immagino dell'altro, o no? Dell'ingresso del garage.
IMPUTATO Ferro V.: No, l'ingresso del garage, di davanti, non si chiudeva, era una porta senza chiusura per cui rimaneva aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, non c'era una chiusura a chiave?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Era solo, diciamo, questa porta dall'interno.
IMPUTATO Ferro V.: Il fatto che mi dissero, infatti, di dire di non entrare nessuno era perché la porta di davanti...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Ferro V.: ... rimaneva aperta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ecco, ora capisco meglio. Senta, quindi diciamo questa fase, chiamiamola notturna, l'ha descritta. Andiamo al giorno 26.
Dunque, lei ha detto che le chiedono di nuovo la macchina, però le dicono: 'tu questa volta non devi venire'. Ricorda a che ora, con l'approssimazione che è in grado di dare oggi, a che ora le venne chiesta la FIAT Uno dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, saranno state le sei, le sette, quell'orario su per giù.
PRESIDENTE: Del mattino?
IMPUTATO Ferro V.: No, parliamo sempre di pomeriggio, quindi 18.00-19.00.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda - lei l'ha detto, ma ora io non mi ricordo più se l'ha detto o no - chi partì da casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto che partì Spatuzza Gaspare e Francesco Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci furono discussioni con lo zio, dato che questa volta la macchina, per così dire...?
IMPUTATO Ferro V.: Le discussioni c'erano sempre. Perché lui aveva detto: 'la macchina la do a te', e io gli dissi: 'mah, mi hanno detto così, pazienza, che dovevo fare? Ormai eravamo in ballo: balliamo'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Barranca e l'altra persona, rimasero in casa?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Rimasero sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Rimasero sopra. Senta, dopo quanto tempo arrivarono - lei ha detto - arrivarono la solita FIAT Uno dello zio, più un Fiorino bianco con un portabagagli sopra? Lei ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: Mah, più o meno dopo un'oretta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fu abbastanza rapido questo rientro?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, io ricordo così.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quand'è che lei vide, diciamo, che insieme alla Uno era arrivato questo Fiorino?
IMPUTATO Ferro V.: Quando arrivarono.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare una descrizione di questo Fiorino?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, descrizione, posso dire che era un Fiorino bianco con il portabagagli: questo; di altro non gli so dire nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ebbe modo di vedere la targa di questo Fiorino, cioè la sigla della provincia?
IMPUTATO Ferro V.: Non l'ho guardata.
PUBBLICO MINISTERO: Le rimase impresso questo particolare portabagagli, lei ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, ecco, vengo...
IMPUTATO Ferro V.: Perché mi chiesero le chiavi.
PUBBLICO MINISTERO: ... alla domanda successiva, lei vide mentre stavano cercando di portarlo dentro il garagino.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Praticamente arrivarono le due macchine: una macchina fu messa fuori, la Uno fu posteggiata fuori, mentre il Fiorino andò in avanti e poi fece marcia indietro per entrarlo dentro.
Per cui, non potendo entrare, in quanto il garage si trova ad un'altezza più bassa rispetto al portabagagli del Fiorino, quindi la macchina non poteva entrare. A questo punto mi chiesero - non so se provarono loro stessi a scipparlo - ma mi chiesero le chiavi, ed io dissi a mio zio se aveva le chiavi, e mio zio mi disse: 'sono all'interno del cassetto del tavolo'.
Gli dissi: 'sono all'interno del cassetto del tavolo', e il Barranca mi disse: 'prendile'. Io sono entrato, ho preso le chiavi, e sono uscito.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci, fermiamoci un attimo qui. E quando entrò nel garage, ebbe modo di vedere cosa c'era nel garage?
IMPUTATO Ferro V.: Quando entrai no, perché mi diressi con lo sguardo direttamente al tavolo. Quando uscii, vidi sulla sinistra uscendo due involucri scotchati, ma non so cosa fossero.
PUBBLICO MINISTERO: E' in grado di dare una descrizione? Lei ha detto: 'due involucri scotchati': su per giù quanto erano grandi?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè erano due involucri di forma rotonda, scotchati, non so, potessero avere un diametro di 40 centimetri, 50 centimetri, non lo so. Non è che ho fatto molto caso, cioè per me potevano essere oggetti qualunque. Cioè erano messi in un angolo quindi, uscendo sulla sinistra, per cui non è che mi sono fissato lo sguardo là.
Ricordo che c'erano queste, diciamo palle rotonde, proprio scotchate. Ma del resto non le so dire più nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei ha detto, prende le chiavi dal cassetto, le dà a chi?
IMPUTATO Ferro V.: Al Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: E vide che cosa fece il Barranca, con queste chiavi?
IMPUTATO Ferro V.: Iniziarono, per togliere il portabagagli, per questo mi era stato detto. Quando mi chiesero le chiavi, mi dissero: 'servono le chiavi per togliere il portabagagli'. Per cui, quando gliele detti, non è che io guardai, ma penso che si sarà diretto per togliere il portabagagli.
Però quando entrai uno di loro, non so chi fu, disse che dovevano togliere il portabagagli e metterlo all'interno della macchina. Questo sentii dire, però...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quest'operazione lei non la vide fare.
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Sentì dire semplicemente che lo toglievano, e l'avrebbero messo dentro.
IMPUTATO Ferro V.: Dentro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro il Fiorino.
Ecco, poi, quindi quest'operazione su per giù a che ora avviene?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, subito dopo il ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Subito dopo l'arrivo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando arrivarono, lei vide com'erano, chi erano le persone che guidavano rispettivamente il Fiorino e la Uno?
IMPUTATO Ferro V.: Lo Spatuzza guidava il Fiorino, il Giuliano guidava la Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, ecco, quindi dopo questa consegna delle chiavi per smontare il portabagagli, cosa accade?
IMPUTATO Ferro V.: Entrarono il Fiorino dentro, rimasero chiusi dentro non so specificare per quanto tempo, comunque più di un'ora. Dopodiché uscirono, e se ne andarono sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, erano tutti e quattro dentro...
IMPUTATO Ferro V.: Sì sì, tutti e quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro il garage. Dopodiché, ecco?
IMPUTATO Ferro V.: Andarono sopra. Poi, verso la mezzanotte, io stavo vedendo una partita di calcio alla televisione insieme a mio zio, non ricordo chi giocasse comunque, i miei cugini erano andati al bar là vicino a vedere la partita, questi scesero.
Mio zio già era andato a letto, questi scesero, entrarono quindi all'interno del garage, il Giuliano si perse, volle la chiave - su richiesta fattami sempre dal Barranca - volle la chiave della Uno. Quindi il Francesco Giuliano si mise alla guida della Uno, il Cosimo Lo Nigro entrò all'interno del garage ed uscì con il Fiorino. E se ne andarono.
Non so se fu contemporaneamente o dopo circa dieci minuti, il Barranca mi disse se avevo le chiavi della macchina di mio cugino. Io dissi: 'no, ma mio cugino è solito lasciare le chiavi appese e la macchina aperta davanti casa sua, perché è solito fare così'.
Lui andò a guardare, ritornò, mi salutò, mi disse: 'io me ne vado'. E quindi lo Spatuzza e il Giuseppe Barranca andarono via.
Dopo qualche minuto, saranno stati due, tre, quattro minuti, lo Spatuzza ritornò e se ne salì sopra: questo. E non...
Poi, dopo un'oretta, o 40 o 60 minuti, che erano andati via il Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano, ritornarono tutt'e due con la Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: La posteggiarono fuori, e se ne salirono sopra. Nel momento in cui stava salendo, il Cosimo Lo Nigro mi disse: 'domani mattina alzati presto, perché noi dobbiamo andare via'.
Io verso le sette mi alzai. Loro verso le otto scesero, e poi avvenne che il Cosimo Lo Nigro mi disse: 'mi devi accompagnare a Bologna, poi ritorni, vieni a prendere gli altri due, e li porti dove ti dicono loro'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a proposito di questo, chiamiamolo doppio viaggio a Bologna, prima con Lo Nigro, e poi con Giuliano e Spatuzza, le fu detto qual era la ragione di questo anda e rianda?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, questi due viaggi che ho fatto a Bologna?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: No, questo non me l'hanno detto, diciamo. E né io l'ho chiesto. Perché per me, ne accompagnavo uno, poi ne ho accompagnati due, se li accompagnavo tutti e tre era meglio, facevo un viaggio solo. Non so il motivo qual era.
D'altronde, tutti e tre a Bologna poi dovevano andare, non è che dovevano andare in altri posti. Cioè non me l'hanno detto, io me lo sono chiesto dentro di me, però non l'ho chiesto a loro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa poi - per averglielo sentito dire, perché appunto ne parlarono in macchina - quale sarebbe stato il percorso ulteriore di Lo Nigro, di Spatuzza e di Giuliano?
IMPUTATO Ferro V.: Il Lo Nigro, quando uscì e salutò gli altri due, disse rivolgendosi agli altri due, dicendo: 'poi ci vediamo alla base'. Io non so cosa intendesse dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta un attimino, ho dimenticato di chiederle una cosa a proposito della partenza diciamo della sera del 26, di Lo Nigro e di Giuliano con, rispettivamente, il Fiorino e la Uno.
Lo Nigro le fece qualche richiesta particolare, prima di partire, di andar via?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, mi chiese un sigaro. Mi disse: 'tuo zio ce l'ha un sigaro?'. Io lo chiesi allo zio, il quale mi disse: 'sì, ce l'ho'. Presi questo sigaro e glielo diedi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Nella sequenza del suo racconto mi era sfuggito, per l'appunto, di farle questa domanda.
Quindi, dopo i due viaggi a Bologna, lei sentì che Lo Nigro diceva: 'ci vediamo', come ha detto? 'alla base'?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sul mezzo con cui sarebbero rientrati?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non glielo so dire, comunque gli altri due li lasciai alla stazione ferroviaria, quindi penso avranno preso il treno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo pensa dal fatto per l'appunto che li lasciò lì.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però lei non sa se effettivamente presero...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a che ora ritornò lei poi, per così dire, definitivamente a Prato?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, deve calcolare il tempo del percorso: un'ora ad andare, un'ora a venire, quindi tutta la mattinata se ne andò, arrivai verso mezzogiorno. Quindi poi venne mio cugino a mangiare, e mi feci accompagnare dopo mangiato all'aeroporto di Pisa, dove presi l'aereo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se in occasione - quindi siamo nella stessa giornata del 27, secondo il suo racconto - se questo viaggio da Pisa a Palermo, quale nome dette lei per effettuare il check-in? Il biglietto?
IMPUTATO Ferro V.: Credo che detti il mio.
PUBBLICO MINISTERO: Non uno dei soliti...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, credo che detti il mio, no.
PUBBLICO MINISTERO: Crede che dette il suo. Poi, ecco, lei arrivò a Palermo, e quindi ad Alcamo.
Quando seppe del fatto che era accaduto a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Nessuno me l'ha mai detto, innanzitutto. Io l'ho capito dopo, quando, tramite la televisione, sentii che era stata - perché all'inizio si parlò di fuga di gas, che era scoppiato qualcosa, ma non si parlò di autobomba. Quando si iniziò a parlare di autobomba, lì per lì avevo guardato, ma parlarono credo di una 127, per cui dissi: 'no, quindi non c'entra niente, meno male'.
Successivamente invece si iniziò a parlare di un Fiorino, al che iniziai a preoccuparmi perché mi vidi coinvolto in un fatto così atroce, cioè fatto che io non mi sarei mai sognato né pensato di partecipare.
Per cui, mi resi conto che ero stato coinvolto inconsapevolmente in un fatto che io mai mi sarei sognato; per cui iniziai ad avere paura. Questo era il...
Quindi lo appresi parecchio tempo dopo, quando si iniziò a parlare di autobomba, di Fiorino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei come sa - l'abbiamo detto all'inizio - è imputato anche, oltre che del fatto che ha testé raccontato, anche di ulteriori episodi.
Ecco, in relazione a questi ulteriori episodi - mi riferisco all'attentato del 14 maggio '93 a Roma; dell'attentato, dei due attentati sempre a Roma del 27 luglio del '93; e poi, ancora, a Milano sempre del 27 luglio; e poi dell'attentato del 14 aprile '94; e poi, ancora, di un attentato allo Stadio Olimpico - lei, ecco, ha mai saputo qualcosa? E' a conoscenza di qualche fatto? Ha avuto comunque cognizione di qualcosa che riguardasse questi fatti?
IMPUTATO Ferro V.: No, assolutamente. Io non ho mai saputo nulla. Non sapevo neanche di questo fatto di Firenze; me ne sono reso conto da solo.
Io non ho mai progettato stragi, non ho mai partecipato consapevolmente a stragi, non ho mai pensato di fare del male a nessuno.
Io ho studiato per fare il medico, e questo volevo fare. Purtroppo è avvenuto questo, e quindi io, dopo essere stato arrestato, avendo preso coscienza che dovevo mettere un po' di ordine nella mia vita, mi sono limitato a chiamare il dottor Vigna e a dire: 'io entro in questo processo come imputato - perché non ero neanche indagato - perché dovevo dire la verità. Io non potevo essere coinvolto in un fatto che non ho mai pensato di fare, per cui ho detto: se sono stato usato così, la mia vita non vale niente, non vale niente neanche per me. Per cui ho detto: preferisco autodistruggermi e dire la verità. E ho fatto semplicemente questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, a Roma - lei c'ha riferito di questo, o meglio, di queste tappe intermedie a Roma in occasione dei suoi spostamenti anche a Firenze. Ha fatto un accenno a, diciamo, alla sua presenza a Roma per motivi legati alle vicende giudiziarie di suo padre.
Ecco, conosce qualcuno lei a Roma? C'è andato per fatti diversi ulteriori rispetto a quelli che c'ha raccontato questa mattina?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, io a Roma ci andavo di solito solo per andare in Cassazione e dagli avvocati che difendono mio padre là in Cassazione. Mi riferisco al professore Gaito e al professore Fassari.
Poi sono andato anche a Milano dall'avvocato, non mi... Soggiu.
Cioè non credo di conoscere altre persone a meno che lei non si riferisca ad un fatto che io ho riferito - credo che ci fosse anche lei presente - riguardo ad un falsario. Per cui questo falsario che venne a Castellammare a parlare con il Calabrò, il quale questo era da molto tempo - si parla da quando io ero bambino - amico di mio padre, per cui io l'avevo visto nel 19... parliamo degli anni '70, 1976 quando mio padre si nascondeva a Roma in quanto era ricercato. Ed li vidi poi allora quella persona - e parliamo nel 1993 - la rividi a Castellammare il quale si incontrò con il Calabrò. Il Calabrò non so se avesse preso appuntamento con questi. Io non ricordo bene il fatto specifico. Comunque successivamente io andai a Roma e mi incontrai con la moglie di questo falsario, il quale mi diede una busta, una piccola busta che io riportai al Calabrò. Non so cosa contenesse.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, chiarissimo. Vuol dire il nome di questa persona?
IMPUTATO Ferro V.: In questo momento non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMPUTATO Ferro V.: Giorgi, forse. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Giorgio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che lei di questo fatto ne ha parlato anche a noi, al Pubblico Ministero di Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Ricordo di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, le volevo chiedere a completamento della permanenza delle quattro persone che lei ha più volte menzionato a Prato e a Firenze.
Avevano, ricorda se qualcuno di loro aveva dei telefoni cellulari?
IMPUTATO Ferro V.: Quando io arrivai in casa dello zio il primo giorno e salii sopra, quando aprirono la porta avevano non so, due telefoni cellulari a caricare là. Ma non ricordo né la marca e né il tipo di telefoni che... Comunque c'erano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei vide che...
IMPUTATO Ferro V.: Su un comodino vi erano due telefoni cellulari messi a caricare, perché erano nella custodia adatta a questo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, senta ora le facciamo vedere alcune... vorremo tornare su alcune persone, ecco, che lei ha menzionato. E cioè su Messina Denaro Matteo, su Spatuzza e su Grigoli.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dare di ciascuna di queste persone una descrizione fisica e quant'altro può servire, diciamo, a rappresentarle?
IMPUTATO Ferro V.: Per quanto mi ricordi.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto si ricorda, certo.
IMPUTATO Ferro V.: Quindi partiamo da Matteo Messina Denaro?
PUBBLICO MINISTERO: Partiamo da Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro V.: Quando l'ho visto io: di altezza sarà su 1.75, sarà 1.78 e qualcosa. E' magrissimo, porta i capelli lunghi ed presenta una anomalia agli occhi, credo strabismo.
Per quanto riguarda invece lo Spatuzza: sarà più o meno la mia altezza, 1.75-1.76; capelli chiari, pochi capelli; di costituzione normale, non robusta.
Per quanto riguarda il Grigoli invece è più basso, sarà 1.70 e meno ed di carnagione scura e capelli ricci.
Comunque ho fatto io i riconoscimenti fotografici. Non so se va bene come descrizione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, no. Le chiedevo anche un'indicazione sull'età di queste persone.
IMPUTATO Ferro V.: Il Matteo Messina Denaro è più grande di me, quindi avrà i suoi non so, 36-37, è quella l'età.
Gli altri due credo che siano o coetanei miei, o più piccoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci vuol ricordare quanti anni ha lei?
IMPUTATO Ferro V.: Io c'ho 31 anni. Ne devo compiere 32 a settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei ha detto: io ho fatto dei riconoscimenti fotografici; e è stato sicuro di aver riconosciuto nelle foto che le venivano mostrate, queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Se non ero sicuro, non li avrei indicati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: ha avuto modo tutte e tre queste persone poi di frequentarle, di avere dei rapporti - e ci ha spiegato...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quali.
IMPUTATO Ferro V.: Li ho rivisti. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha rivisti per lo meno nel '95, mi pare che lei...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, sì. Nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha fatto riferimento. Senta sulle attività di queste persone, lei è in grado di riferire qualcosa? Cioè mi riferisco a attività lecite. Non so Grigoli per esempio lo sapeva cosa faceva, che attività svolgeva?
IMPUTATO Ferro V.: No. Cioè, non credo di sapere l'attività di questi. O almeno ricordo che non me lo hanno mai detto.
PUBBLICO MINISTERO: Non...
IMPUTATO Ferro V.: Tranne forse il Grigoli che, credo, avesse un negozio di articoli sportivi. Però non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Dove se lo ri..., dove... è in grado di dirlo dove ce l'aveva?
IMPUTATO Ferro V.: A Palermo. A Palermo vicino... nella zona di Brancaccio, vicino ad una assicurazione che era di proprietà di Mangano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
IMPUTATO Ferro V.: ... fratello, io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei era stato, per così dire, anche nella zona di Brancaccio a trovare Mangano?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In questa agenzia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Ho portato un bigliettino, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Quando questo fatto? Di questo bigliettino.
IMPUTATO Ferro V.: Si parla sempre '94, credo. Non me lo ricordo di preciso. Nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Da chi proveniva questo bigliettino e a chi era diretto? Se lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: IL bigliettino credo, provenisse da mio padre e io lo portai là dal Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Sa a chi era diretto? Era diretto proprio al Mangano oppure poi c'erano ulteriori, per così dire, destinazioni?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so. Io mi limitavo a dare quel bigliettino. Non sapevo né il contenuto, né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dal Mangano ha avuto altre occasioni di recarsi in questa agenzia che ha detto, un'agenzia di assicurazioni?
IMPUTATO Ferro V.: No, credo di no. Solo in occasione di lasciare qualche bigliettino. Ma non... niente di tutto altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci può dare - stamani l'aveva un po' accennata - un po' meglio una descrizione fisica di Giuliano, Lo Nigro e Barranca?
IMPUTATO Ferro V.: Allora, Giuliano: è un tipo sarà alto 1.70, un po' grossetto; di carnagione chiara che gli piaceva cantare queste canzoni napoletane. Di età credo che sia più piccolo di me.
Lo stesso vale per il Lo Nigro, solo che non è grosso: sarà più o meno la mia altezza, 1.74-1.75 là; non di costituzione troppo robusta.
Il Barranca invece io credo che sia molto più grande di me, di carnagione scura, più o meno la stessa altezza sull'1.70-1.74.
Di altro non...
PUBBLICO MINISTERO: Età di Barranca?
IMPUTATO Ferro V.: No, è più grande di me. Non la so l'età, ma è più grande di me...
PUBBLICO MINISTERO: Più grande.
IMPUTATO Ferro V.: ... almeno a vederlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo... Ecco. Ecco Ferro, vede questa foto?
IMPUTATO Ferro V.: Questo è il Matteo Messina Denaro. Anche se attualmente comunque non è così. Questa è una foto antica, io penso.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, dico, in questa foto lei è in grado di individuare le caratteristiche...?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, no. Sono sicuro: è il Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Andiamo avanti maresciallo.
IMPUTATO Ferro V.: Questo è Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Maresciallo, passiamo avanti.
IMPUTATO Ferro V.: Questo è Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Anche in questo caso le chiedo: è sicuro che questa foto identifichi quella lì, per l'appunto il Grigoli?
*IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Maresciallo mi dà per favore, così diamo le indicazioni per il verbale.
Dunque, diamo atto che abbiamo mostrato la foto numero 1 allegata all'album trasmesso con nota della DIGOS di Firenze del 7 settembre '94 e che la foto in questione, ci dice la DIGOS, è quella per l'appunto di Gaspare Spatuzza.
Poi, abbiamo mostrato la foto numero 20 dell'album trasmessoci dalla DIA in data 8 agosto: si tratta della foto che è affoliata a pagina 224 del fascicolo del Pubblico Ministero e la foto in questione è secondo quanto comunicatoci dalla DIA, quella di Grigoli Salvatore.
E poi ancora, la foto numero 16 dell'album del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica e si tratta per l'appunto della foto numero - si è detto - 16, di quest'album trasmessoci dalla... duplicatoci per meglio dire, dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica e che in originale era... di Firenze e a sua volta riproduceva l'album che era del Commissariato della Polizia di Stato di Castelvetrano.
PRESIDENTE: La collocazione nel fascicolo, per favore.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, queste son foto contenuto nel fascicolo del Pubblico Ministero a pagina 177.
PRESIDENTE: E le altre?
PUBBLICO MINISTERO: La prima era a pagina 106, è la trasmissione dell'album. E la foto è diciamo, quella che abbiamo prima indicata, la foto numero 1. Quella del primo album, quella che abbiamo detto di Spatuzza è la affoliata a pagina 108.
Presidente, siccome dobbiamo riprendere possiamo... è un quarto all'una, venti all'una, possiamo interrompere a questo punto.
PRESIDENTE: Bene. Riprendiamo alle ore 15.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci. Senta Ferro, vorrei un attimino farle due-tre domande su quello che abbiamo detto stamani.
Senta, a casa dello zio, abbiamo appreso dal suo racconto che era su due piani: pianterreno e un primo piano. C'era il telefono?
*IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda dove era ubicato l'apparecchio, se ce n'era uno, se ce n'era più d'uno?
IMPUTATO Ferro V.: Ce n'era uno nel soggiorno e uno nella saletta di ingresso, al primo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei durante questi giorni, questo soggiorno a casa dello zio, le è capitato mai a lei di rispondere al telefono?
IMPUTATO Ferro V.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda di una qualche telefonata pervenuta lì a casa dello zio?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Su questo punto... Senta, lei sull'apparecchio che stava al piano di sopra, ha detto che stava esattamente in quella saletta...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, d'ingresso.
PUBBLICO MINISTERO: In quella saletta... Diciamo, era un luogo per così dire accessibile alle persone che stavano, alle quattro persone che stavano al piano di sopra?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Cambierei ora un attimino fronte e vorrei qualche chiarimento sulla prima parte delle dichiarazioni che lei ha reso stamani.
Lei ha accennato a un incontro, una presentazione, comunque una comune presenza in casa sua, di Calabrò e di suo zio Antonino Messana.
Ecco, vuol dire qualcosa di più su questa comune presenza a casa sua di queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Mio zio d'estate, quando viene ad Alcamo, là ha una casa di villeggiatura e talvolta ci viene a trovare. Mentre era a casa mia a Castellammare venne il Calabrò a far visita a mio padre, lui era là fuori nello spiazzo e quindi vide mio zio, credo sia stato io stesso a dirgli: 'questo è mio zio', tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, ci fu una presentazione?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, nel senso 'questo è mio zio, il fratello di mia madre', ma non credo che gli dissi neanche il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non credo?
IMPUTATO Ferro V.: Che io gli abbia detto neanche il nome di mio zio. Ho detto: 'questo è mio zio, il fratello di mia madre'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, durante questa presentazione, questo scambio di cortesie, chiamiamolo così, gli disse dove abitava questo zio, da dove veniva, se veniva in vacanza?
IMPUTATO Ferro V.: No, io no.
PUBBLICO MINISTERO: Vide se tra di loro parlarono, se comunque ebbero modo di scambiare...
IMPUTATO Ferro V.: Qualche parola scambiarono, là stesso. Però non so neanche cosa si dissero, penso dei convenevoli: di dov'è, di dove non è. Questo non lo so, non mi ricordo comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei non fu presente poi?
IMPUTATO Ferro V.: No, ero là, nello spiazzo. Non ricordo cosa disse, una frase così, io penso.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro lo può collocare nel tempo?
IMPUTATO Ferro V.: Nell'estate prima del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nell'estate...
IMPUTATO Ferro V.: Nel '92 io penso.
PUBBLICO MINISTERO: ... '92. Sa se poi c'erano stati rapporti, incontri, non so, per Natale, fra Calabrò e suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Io di questo non so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non sa dire se e quali tipi di rapporti si instaurarono fra Calabrò e suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: No. Io sono certo che non si restaurò nessun tipo di rapporto, perché mio zio fin dall'estate si trasferì a Firenze e poi non si videro più.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto riguarda diciamo i rapporti che c'erano fra suo padre e suo zio: suo padre era capitato che se ne è andato in Toscana a trovarlo, c'era stato?
IMPUTATO Ferro V.: No. Noi siamo stati in Toscana, io ricordo, da piccolo, io ero piccolissimo, si parla nel '68, per qualche mese e poi siamo ritornati di nuovo ad Alcamo, ma non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sostanzialmente suo padre non era stato poi da suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non c'è mai stato, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, durante diciamo la sua, chiamiamoli quei contatti che lei, anche prima di questo fatto, dei fatti che ha riferito stamani, lei aveva avuto con Calabrò: c'era stato più modo di parlare di questo zio che stava a Prato e che a Calabrò era stato presentato l'anno prima?
IMPUTATO Ferro V.: No. Con me no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta... Ecco veniamo ora un attimino diciamo a quelle fasi preliminari e a quei contatti che lei ha avuto con suo zio. Lei stamani ci ha detto: 'io non sapevo a cosa serviva il garage'. Ecco, suo zio ha chiesto mai a lei, non dico a quelle persone, a che cosa dovesse servire questo garage, che utilizzo doveva esserne fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Mio zio lo chiese a me, ma io dissi: 'io non l'ho chiesto, non so nulla e non vorrei sapere nulla', questo ho detto io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi suo zio a lei...
IMPUTATO Ferro V.: A me lo chiese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei che risposta dette a suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Gli ho detto che io non ne sapevo nulla, non l'avevo chiesto e non pensavo affatto di chiederlo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, questa fu una risposta che dette allo zio lei.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, sempre per quanto riguarda poi diciamo la venuta a Firenze di Calabrò insieme a Giorgio Pizzo, lei disse: 'mio zio non sapeva che io sarei venuto accompagnato da queste persone'. Quando si vide il Calabrò, ecco, si riconobbero, si salutarono, si scambiarono saluti, convenevoli o quant'altro?
IMPUTATO Ferro V.: Rimase così un po' sbalordito dalla presenza di questi due, li salutò e poi, dopo che io mi ero appartato e gli avevo riferito quello che mi aveva detto il Calabrò, ci mettemmo in macchina e partimmo. Ci fu uno scambio di saluti così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non si fece - fra suo zio Messana e Calabrò - riferimento a quell'incontro che c'era stato ad Alcamo prima?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci fu una presentazione fra suo zio e Giorgio Pizzo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, gli disse 'Giorgio'.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè si presentò solo col nome.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, lei ha mai conosciuto una persona che, un certo zio Vito?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire chi è questa persona?
IMPUTATO Ferro V.: Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire quando incontrò questa persona, in che occasione?
IMPUTATO Ferro V.: Io lo incontrai, credo, nella fine del '93, in occasione che accompagnai mio padre nelle campagne di Bagheria. Lì conobbi questa persona di nome zio Vito.
Poi successivamente seppi che si trattava di Bagarella, lo seppi quando venne arrestato dai giornali, che si chiamava così. Ma comunque io lo conoscevo come zio Vito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, può dire qualcosa di più su questo incontro?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, in quella occasione io accompagnai mio padre e là vi era il Bagarella e uno di nome "Fifetto", che poi si chiama Cristofaro Cannella e un altro di nome Giuseppe Graviano, che io vedevo per la prima volta, tutti e tre.
PUBBLICO MINISTERO: C'era...
IMPUTATO Ferro V.: Mentre fuori - io sono rimasto fuori, non sono entrato dentro la casa - vi era un ragazzo che mi disse che era studente di medicina e che poi, quando fu arrestato, conobbi in Benigno, Salvatore credo si dovesse chiamare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ebbe modo lei di parlare con questa persona, con Benigno?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, fuori, si scambiava così. D'altronde io ero studente di medicina, lui era stato studente di medicina e poi si era ritirato. Quindi così, uno scambio di parole così.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci fu lì un... come venne fuori questo discorso della comune frequentazione?
IMPUTATO Ferro V.: Perché io ero con la mia macchina, la Uno, e nella macchina avevo diciamo il tatuaggio del fatto che uno frequentasse l'università di medicina di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva diciamo l'adesivo?
IMPUTATO Ferro V.: L'adesivo ecco, non mi veniva il termine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Aveva l'adesivo della facoltà e quindi ci fu questo scambio?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La macchina era sempre la solita?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, la mia macchina.
PUBBLICO MINISTERO: L'Audi. Senta, lei ha detto delle altre due persone che vide in quell'occasione, lei oggi ci ha fatto i nomi e cioè Giuseppe Graviano e Cristoforo Cannella.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come ha fatto a sapere per l'appunto i nomi di queste persone e di Graviano in particolare?
IMPUTATO Ferro V.: Graviano l'ho visto quando è stato arrestato e quindi ho ricollegato che si trattava di lui.
Il Cristoforo Cannella io l'ho conosciuto con il nome di "Fifetto", poi ho detto che venne ad Alcamo in occasione di quel fatto specifico: trattasi del duplice omicidio dei gemelli Pirrone.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Ferro V.: Poi al momento dell'arresto seppi pure che si chiamava Cristoforo Cannella e poi anche nei riconoscimenti fotografici fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi anche di queste persone, durante le indagini, le sono state fatte vedere delle fotografie?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi le ha riconosciute?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ha riconosciute con sicurezza?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto Giovanni Brusca?
IMPUTATO Ferro V.: Brusca Giovanni io lo vidi intorno al 1990 in occasione di fatti accaduti là ad Alcamo, in quanto vi era della gente che moriva sparata e in quella occasione vidi Giovanni Brusca venire a casa mia, a Castellammare, passò di là, venne a trovare mio padre e poi se ne andò. Solo in quella occasione io lo vidi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in virtù anche delle sue esperienze più recenti: sapeva di contatti tra Giovanni Brusca e la persona che stamani lei ha chiamato e su cui lei ha già riferito e cioè con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Io quello che so mi è stato riferito da Melodia Antonino, detto essere quello che comandava ad Alcamo nel '95.
Lui si incontrò spesso con questo Brusca Giovanni e con il Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Lui chi? Melodia?
IMPUTATO Ferro V.: Il Melodia Antonino, sì, stavo parlando di lui. Però non posso dire altro in quanto vi sono dei procedimenti in corso, quindi non so se è possibile dirlo o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo: sa come avvenivano questi contatti e come fa lei a conoscere di questi contatti?
IMPUTATO Ferro V.: Io li conosco questi contatti in quanto mi furono riferiti dal Melodia Antonino. Lui comunque mandava dei bigliettini a Partinico da un certo... non mi viene il nome in questo momento, da uno del Giardinello: Francesco Di Piazza credo.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questi contatti venivano mediati, per così dire...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, da questo.
PUBBLICO MINISTERO: ... da questo Di Piazza. Senta, vorrei un attimino tornare su Matteo Messina Denaro. Stamani lei, mi pare, che aveva riferito che una volta era stato mandato e comunque era andato nell'agenzia di Mangano.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nella zona di Brancaccio. Sa che rapporti esistevano tra Matteo Messina Denaro e Bagarella?
IMPUTATO Ferro V.: Erano amici a quello che io so e che mi è stato detto dal Melodia.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come avvenivano gli incontri, i contatti tra Matteo Messina Denaro e Bagarella?
IMPUTATO Ferro V.: No, questo non glielo so dire. Però penso io tramite i bigliettini. Però il modo con cui avvenissero non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa se in questi contatti tra Messina Denaro Matteo e Bagarella in un certo qual modo era interessato Mangano?
IMPUTATO Ferro V.: Questo io non glielo posso dire, perché quello che risulta a me e che mi è stato riferito risale al 1995. Cioè, mi fu riferito dal Melodia Antonino, quindi all'epoca il Bagarella fu arrestato, quindi non glielo so dire questo.
PUBBLICO MINISTERO: Evidentemente mi riferisco alla fase anteriore all'arresto di Bagarella.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, io non sapevo niente prima di tutto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le notizie lei ce le aveva da Melodia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che rapporto aveva lei con Melodia, tale da rendere possibile queste confidenze del Melodia?
IMPUTATO Ferro V.: Il Melodia Antonino, a prescindere che io lo conoscevo sin da piccolo in quando abitava nello stesso mio quartiere, lì hanno una macelleria. Dopo l'arresto di mio padre, avvenuto nel '95, mi chiamò e mi chiese di accompagnarlo, in dei posti in cui io precedentemente avevo accompagnato mio padre, e questo perché altri non venissero a conoscenza di questi luoghi.
Io dissi, cercando delle scuse in quanto lavoravo, di non potere proprio fare questo, in quanto da lunedì a venerdì mi recavo tutti i giorni, dalla mattina alla sera, a Palermo, quindi non avevo il tempo materiale di fare ciò.
Lui mi disse che non ci faceva nulla perché rimanevano il sabato e la domenica quindi, qualora lui avesse avuto di bisogno, il sabato e la domenica io dovevo accompagnarlo. E questo io feci.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, le è capitato di essere stato, per così dire, richiesto di fissare appuntamenti con Mangano? Evidentemente prima dell'arresto di Mangano.
IMPUTATO Ferro V.: Io ho portato là qualche bigliettino, perché me lo disse mio padre di farlo, però non so se erano degli appuntamenti per Mangano o per qualche altra persone. Questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda a chi lasciava questi messaggi?
IMPUTATO Ferro V.: Li lasciavo là all'agenzia, oppure in un luogo là vicino, da un certo Lorenzo Fede, o Di Fede, qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Da un certo Lorenzo Fede, o Lorenzo...
IMPUTATO Ferro V.: Di Fede.
PUBBLICO MINISTERO: ... Di Fede.
IMPUTATO Ferro V.: Non mi ricordo il nome. Sì, là vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi in che epoca siamo Ferro su questi contatti con Mangano e Lorenzo Di Fede?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo nel '94. Poi non è che io posso ricordarlo perché il tempo è abbastanza...
PUBBLICO MINISTERO: Nei limiti in cui oggi è in grado di riferirlo, evidentemente.
Senta, lei stamani ci ha riferito delle conoscenze che aveva avuto con le persone che aveva visto a Firenze, a casa dello zio, e poi anche dei rapporti che queste quattro persone, o due di queste quattro persone, avevano avuto con altri ad Alcamo, in occasione dell'omicidio dei gemelli Pirrone.
Ecco, può dire qualcosa di più specifico in relazione a questi rapporti che lei constatò lì ad Alcamo in occasione di questo fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so se posso dirli, in quanto io ho un procedimento in corso là.
PUBBLICO MINISTERO: Lo può dire perché i verbali sono depositati sia a Palermo che in questo processo.
IMPUTATO Ferro V.: Lei vuole sapere le persone che erano là presenti? A che cosa si riferisce?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro V.: Le persone là, all'interno di quel garage, erano Grigoli Salvatore, Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Gaspare Spatuzza, Melodia Antonino, Vito Corace e non ricordo se c'era qualche altro in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta, mi scusi, di quest'ultima persona, del Vito Corace, era la persona...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, l'ho detto all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: ... che era stata mandata da Calabrò per, quando inizia la storia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E diciamo, questo Vito Corace, è la stessa persona.
Senta, lei ha parlato qui di un garage e erano tutte persone che erano lì presenti ad Alcamo per quale ragione?
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, avvocato Cianferoni difesa Barranca.
Io mi oppongo a questa domanda perché, seppure l'argomento dovesse servire al Pubblico Ministero per supportare un'eventuale attendibilità del dichiarante, mi sembra che, una volta introdotta la circostanza, l'Assise ne abbia a sufficienza per trarre le conclusioni che riterrà di trarre.
Entrare maggiormente nel merito di fatti che non pertengono a questo processo mi pare ultroneo e al limite della rilevanza, oltre che della suggestività.
Per tutti questi motivi mi oppongo a che ulteriori domande siano svolte su fatti estranei al capo di imputazione. Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Pres...
PRESIDENTE: Vuol chiarire il P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, si tratta di una situazione direi simmetrica rispetto alla vicenda del famoso trasporto del '95, di cui abbiamo fatto cenno in occasione dell'esame dell'imputato Carra.
Si tratta di far chiarezza sulle relazioni che si erano instaurate tra le persone viste e che hanno avuto il ruolo che Ferro ha descritto oggi in aula nel maggio del '93 a Firenze, secondo il racconto di Ferro e le stesse persone con altri imputati di questo stesso processo, nel gennaio '95 in occasione dell'episodio che Ferro si accingeva a riferire, o su cui io avevo fatto quella domanda.
Quindi mi sembra sia un profilo di pertinenza, di rilevanza.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che l'opposizione non abbia fondamento. Mi sembra chiaro che, laddove dove un imputato nel corso del suo esame fa nomi di altri coimputati di questo stesso processo, sia doveroso da parte del Pubblico Ministero illustrare episodi ulteriori, non solo della conoscenza, ma di eventuale ulteriore attività di questi coimputati di cui ha parlato questa mattina. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Ferro, vuol rispondere alla domanda che le avevo posto?
PRESIDENTE: Gliela vuole ripetere?
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Avevo chiesto a Ferro, sostanzialmente, se ci voleva illustrare le ragioni della presenza di tutte le persone che aveva menzionato poc'anzi ad Alcamo, in quel garage; qual era per l'appunto il motivo della loro presenza ad Alcamo?
IMPUTATO Ferro V.: Uccidere i geme... no i gemelli. Uccidere i cugini Pirrone.
PUBBLICO MINISTERO: Venne - ora io non voglio entrare nel dettaglio di questo fatto - questo duplice omicidio venne eseguito?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, venne eseguito.
PUBBLICO MINISTERO: E a questo fatto parteciparono tutte queste persone?
IMPUTATO Ferro V.: Io le vidi là all'interno di quel garage e vidi uscire le macchine. Sì, parteciparono tutti.
PRESIDENTE: Lei come mai era a conoscenza di questo fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Io mi trovavo là senza sapere...
PRESIDENTE: Là dove?
IMPUTATO Ferro V.: Mi trovavo là in corrispondenza dello spiazzo antiadiacente questo garage e mi trovavo là per dare il passaggio a qualcuno di questi che era presente all'interno del garage, in quanto le loro macchine, venendo da Palermo, le avevano lasciate in un altro posto.
Per cui occorreva qualcuno che li portasse dal luogo dove avevano lasciato le macchine, al luogo del garage. Per cui io rimasi fuori, né ero tenuto a sapere cosa dovessero fare.
Solo successivamente mi fu detto di entrare e vidi che all'interno del garage, sul cofano di due macchine, erano presenti delle armi. Poi successivamente ad Alcamo avvenne un omicidio. Poi quelli quella sera tornarono e poi se ne andarono, quindi vi era il collegamento.
Tra cui, uno di questi venne ferito a un piede e venne all'inizio curato da me e da un altro medico, poi se ne andò a Palermo e se le fece curare da qualche altro.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, solo un chiarimento su questa circostanza, diciamo, di Contorno.
Chi era la persona che si era ferita?
IMPUTATO Ferro V.: Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco sa, lei ha detto venne curato e poi si interessò lei stesso della cura del Grigoli?
IMPUTATO Ferro V.: All'inizio fui io e un altro medico, il fratello del Melodia Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
IMPUTATO Ferro V.: Melodia Ignazio. Gli si diede alcuni punti di sutura e poi se ne andò con il Mangano, Mangano Antonino a Palermo. Poi non so più nulla, dove andò e dove non andò.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Possiamo fare ancora una domanda? Chi le ha dato a lei l'incarico di fare questo trasporto, questa diciamo messa a disposizione di chi doveva andare...
IMPUTATO Ferro V.: Mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: Quindi questo avvenne?
IMPUTATO Ferro V.: Nel gennaio del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei stamani ha accennato alla presenza di Grigoli e Spatuzza ad Alcamo, se ho ben inteso, anzi se meglio ricordo, subito dopo le dichiarazioni di Pasquale Di Filippo, è così?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha sentito nominare una località che si chiama Marausa?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire la ragione se c'è un collegamento tra questa località e le persone che ho appena citato ed eventualmente altre?
IMPUTATO Ferro V.: Là a Marausa si nascondevano Spatuzza Gaspare, Grigoli Salvatore e Michele Mercadante, Mariano Asaro e credo più nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa dire dove si nascondevano?
IMPUTATO Ferro V.: All'interno di una casa là a Marausa.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo quindi, in che periodo?
IMPUTATO Ferro V.: Nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'estate del '95?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, estate '95. Fino al '96 al momento del mio arresto erano ancora là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei viene arrestato nel febbraio...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... 20 febbraio, ha detto stamani.
Senta, sa se durante diciamo questa permanenza a Marausa c'era stata, a Marausa, in questa villetta, anche il Pizzo Giorgio?
IMPUTATO Ferro V.: No. Pizzo Giorgio no.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se queste persone, durante questa permanenza, avevano mantenuto contatti con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Questo sì, mi fu riferito dal Melodia Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: E cioè?
IMPUTATO Ferro V.: Credo che il contatto lo ebbe lo Spatuzza Gaspare e non il Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: E cioè, vuole specificare un po' meglio?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, non so, non ricordo il periodo, comunque il Melodia mi riferì che lo Spatuzza Gaspare si era incontrato con il Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era stato qualche spostamento? Lei si era occupato di...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non mi ero occupato io, ma il cugino del Melodia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, durante questa permanenza a Marausa, o comunque nel periodo successivo alle dichiarazioni di Pasquale Di Filippo, c'era stato il progetto particolare - e se lo sa, per quale ragione - di eliminare Salvatore Grigoli?
IMPUTATO Ferro V.: Me lo riferì il Melodia. Una domenica lui volle andare là a Marausa e durante il ritorno da Marausa mi raccontò che era stato deciso di eliminare il Grigoli Salvatore. In particolar modo, in una riunione che si era tenuta nelle zone di Salemi, in cui si incontrarono il Melodia, il Matteo Messina Denaro, il Brusca Giovanni, il Vincenzo Sinacori e qualche altro; avevano deciso di eliminare il Salvatore Grigoli e che avevano avuto - lui mi disse questo - il benestare dallo stesso Leoluca Bagarella.
Ma il Melodia, poiché in quella riunione il Melodia arrivò un po' in ritardo, quando arrivò seppe di questa decisione e cercò di mettere la buona parola. Per cui, in quel momento, la decisione fu fermata diciamo, non venne eseguita.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa qual era, glielo disse il Melodia, qual era la ragione, il motivo per cui il Grigoli doveva essere ucciso?
IMPUTATO Ferro V.: No, il motivo non me lo disse. Comunque mi fece capire che era un discorso che aveva fatto lo Spatuzza Gaspare sul Grigoli. Ma il motivo preciso non me lo disse.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato proprio adesso di Sinacori: vuol dire chi è questa persona e quando l'ha conosciuta?
IMPUTATO Ferro V.: Io lo vidi il Sinacori quando accompagnavo il Melodia Antonino ad incontrarsi con il Matteo Messina Denaro e qui vidi questa persona che avevo visto già in precedenza, in occasione di un mio accompagnamento di mio padre a Mazara. Si parla negli anni '90 credo.
E lo rividi poi in occasione, nel '95, quando accompagnai il Melodia Antonino. Questo è uno di Mazara che so che è stato arrestato e ha iniziato a collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa anche il nome di battesimo di questo Sinacori?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto: Vincenzo Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, Vincenzo Sinacori.
Senta, sa qual era, diciamo così, il ruolo che aveva Sinacori Vincenzo?
IMPUTATO Ferro V.: Quanto mi è stato riferito da Melodia Antonino era il capomandamento credo di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, negli incontri che lei... Lei ha parlato che lo aveva visto nell'89-90, nel '90, ha detto ora, perché aveva avuto rapporti con suo padre. E poi nel '95. Che tipo di rapporto c'era stato, si era instaurato fra lei e Sinacori?
IMPUTATO Ferro V.: Tra me e lui non c'è stato alcun rapporto. Io l'ho visto quella volta che ho accompagnato il Melodia, mi salutava, mi domandava di mio padre. Tutto là.
Poi loro si appartavano in un'altra stanza, in un altro punto, e io rimanevo in macchina.
Quindi non avevo alcun rapporto.
PUBBLICO MINISTERO: No, quando le chiedevo dei rapporti, intendevo dire, ecco, se si era limitato per così dire solamente a questo scambio di presentazioni oppure se, in una qualche misura, c'era stato una frequentazione, se c'erano stati ecco degli scambi...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non ci sono state frequentazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto Gioacchino La Barbera?
IMPUTATO Ferro V.: Gioacchino La Barbera io una volta lo vidi nell'officina del Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire quando?
IMPUTATO Ferro V.: Siamo nel '91, '92. Non ricordo con precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Gioè Antonino?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, erano insieme. Gioacchino La Barbera e Gioè Antonino.
Io comunque all'epoca non conoscevo il nome di questi. Cioè, li vidi là più di una volta, ma non...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'officina di Calabrò.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi? Poi dico: come ha fatto ad abbinare...
IMPUTATO Ferro V.: Poi, quando questi sono stati arrestati, uno si suicidò, quindi è venuta fuori la foto. E l'altro poi iniziò a collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le dice qualcosa il nome di Mariano Agate?
IMPUTATO Ferro V.: Mariano Agate, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire se lo ha conosciuto, in quali occasioni?
IMPUTATO Ferro V.: Questo si trovava nel carcere di Trapani insieme a mio padre negli anni '80. Quindi io lo vidi là per la prima volta.
E poi in quella occasione in cui accompagnai mio padre là a Mazara, quando ho detto che ha visto questo Enzo Sinacore. E lui si andava ad incontrare con Mariano Agate che, in quel periodo, credo fosse libero.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo...
IMPUTATO Ferro V.: Io, però, non l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo collocare nel tempo questo...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, fu nel periodo in cui Mariano Agate era fuori dal carcere. Fu un breve periodo, quindi sarà stato '90, fine '89, là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, lei diciamo nel periodo in cui, come lo ha definito lei, nel periodo in cui accompagna Melodia, quindi a partire dall'inizio del '95, nel corso quindi di questi suoi contatti con le persone che ha via via citato anche oggi pomeriggio, ha sentito, ha riferito, ha sentito parlare di progetti, di fatti piuttosto clamorosi, di iniziative di eliminazione di qualcuno. E in particolare mi riferisco a qualche collaboratore di giustizia, oppure a qualche persona, per così dire, appartenente agli apparati istituzionali?
IMPUTATO Ferro V.: Ci fu un fatto che mi venne riferito dal Melodia. Cioè, un giorno mi mandò a chiamare - credo che fosse un sabato, non ricordo - mi disse, tramite suo cugino, mi disse: 'devi portare un bigliettino di urgenza - non ricordo dove - a Salemi', un bigliettino che era indirizzato a Vincenzo Sinacori.
Io, questo bigliettino, lo dovevo portar in un negozio di articoli sportivi di proprietà di un certo Enzo Palermo.
Poi, invece, non ci andai più e ci andò lui. E mi riferì il motivo di quella urgenza. E stava nel fatto - mi riferì in quel momento - che lui doveva, per quello che mi ricordo, doveva andare a parlare con Enzo Sinacori, il quale gli doveva far conoscere delle persone, o doveva fare incontrare delle persone che dovevano andare a Bologna ad eliminare, o quantomeno a vedere se poteva essere eliminato, un collaboratore, un certo Di Maggio.
E questo ordine veniva da Brusca Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Brusca era stato, per così dire, il messaggero del bigliettino?
IMPUTATO Ferro V.: Almeno così, a quanto mi ha riferito Melodia Antonino, sì.
PRESIDENTE: Il messaggero? Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la persona che aveva mandato. Il mittente, scusi Presidente, un lapsus lingue.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, il messaggero...
PRESIDENTE: Il mittente.
PUBBLICO MINISTERO: Evidentemente.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il mittente del...
IMPUTATO Ferro V.: Per quello che mi ha riferito il Melodia Antonino, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi sa che sviluppi prese questa situazione? Perlomeno sempre secondo quello che le disse Melodia.
IMPUTATO Ferro V.: No, il successivo non lo so più. Non ne parlò più. Per televisione non dissero niente, quindi non è accaduto niente.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico: ma sa se comunque ci fu un invio di uomini, di mezzi, di armi, o quant'altro?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so, non mi fu detto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per lei, finì lì.
IMPUTATO Ferro V.: Finì là.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma la fu riferito come doveva essere realizzato questo attentato?
IMPUTATO Ferro V.: Quello che disse il Melodia era che lo avevano visto andare a piedi all'aula bunker, là al processo.
PUBBLICO MINISTERO: A Bologna?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi comunque la cosa era, non era più andata avanti.
Ecco, può rispondere ora all'altra domanda che le avevo fatto? Se c'era stato un qualche progetto che riguardasse qualche persona diciamo che rivestiva cariche, ruoli, compiti, all'interno per esempio del circuito carcerario?
IMPUTATO Ferro V.: Sempre dal... Il Melodia mi riferì che, sempre dal Brusca Giovanni, gli era arrivato un bigliettino dove... Anzi, no, mi disse questo: che lui aveva parlato con il Matteo Messina Denaro, il quale si era visto con il Brusca Giovanni che a sua volta gli aveva chiesto un appuntamento con un uomo della Sardegna. Che poi io ho riconosciuto in un certo Corda, Franco Corda.
Quest'uomo era in contatto con Agostino Ventini che è uno di Castellammare, che si trova in carcere. Il quale, a sua volta, era in contatto con un altro castellammarese: Francesco Domingo.
Per cui il Matteo Messina Denaro chiese al Melodia di fare in modo che questo Francesco Domingo si mettesse in contatto con questo Franco Corda della Sardegna per far sì che venisse eliminato qualche agente di custodia, cioè agente di Polizia Penitenziaria. Però poi...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual era...
IMPUTATO Ferro V.: ... Melodia, questo lo fece, o meno, non lo so io.
PUBBLICO MINISTERO: Sa qual era il motivo, anche in questo caso, dell'eliminazione di questa guardia carceraria?
IMPUTATO Ferro V.: No, il motivo...
PUBBLICO MINISTERO: Di queste guardie carcerarie.
IMPUTATO Ferro V.: Il motivo io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualche, come dire, qualche precedente? Era un fatto, come dire, specificamente punitivo nei confronti di qualcuno, era un messaggio, era una azione dimostrativa?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, da quello che io ho potuto intuire, si trattava sempre di una certa risposta in virtù dell'abuso che veniva fatto del 41-bis. Per cui, qualche agente, si diceva che la maggior parte di questi agenti che trattavano male i detenuti erano sardi. Per cui... Non so se era riferita a questa comunque la motivazione.
Cioè, sono stato chiaro, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, chiarissimo.
Ecco, senta Ferro, partendo da questo dato che lei ha riferito ora, cioè questa idea di dare una lezione a questi agenti che si diceva si comportavano male in relazione al 41-bis eccetera, nel corso diciamo di queste sue frequentazioni e da quanto lei ha potuto capire, intuire - o ce lo spiegherà lei - ecco, c'era un qualche rapporto tra il fatto che era accaduto a Firenze e questi abusi, diciamo, di cui si lamentavano comunque in relazione a questo regime carcerario?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, come fatto per cui qualcuno me lo ha detto, no.
Cioè, come intuizione mia penso di sì. Cioè, perché...
AVVOCATO Gandolfi: Scusi, Presidente, i pensieri del signor Ferro sono legittimi, ma non sono...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Gandolfi: Prego.
PRESIDENTE: ... il suo nome, per la registrazione. Poi può dire quello che crede.
AVVOCATO Gandolfi: Certo, Presidente. Difesa Calabrò, avvocato Gandolfi.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Gandolfi: Prego.
PRESIDENTE: Dica pure.
AVVOCATO Gandolfi: Opposizione a questa domanda e alla risposta del signor Ferro, che ha riferito una sua intuizione, che io ho detto essere pregevole da un punto di vista umano; assolutamente inutile da un punto di vista giuridico.
PRESIDENTE: Giusto. Questo non ne terremo conto.
PUBBLICO MINISTERO: No, gli pongo la domanda allora in un altro senso.
La domanda mi pareva... Casomai sarebbe la risposta. La domanda mi sembrava perfettamente in linea.
PRESIDENTE: Ed è la risposta che...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto. Vediamo se riformulando la domanda Ferro è in grado di rispondere.
C'è stata qualche circostanza, qualche fatto specifico, qualche discorso captato da cui lei poteva mettere in correlazione questi due parametri: attentato agli Uffizi e il 41-bis?
IMPUTATO Ferro V.: No, che io sappia non so sia la motivazione per cui è stato fatto questo attentato agli Uffizi, come lei ha detto, sia anche l'altra motivazione per cui si doveva detto, non so, questo danno sugli agenti di Custodia Penitenziaria.
Erano delle mie intuizioni e come tali rimangono.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quindi lei...
IMPUTATO Ferro V.: Non mi è stato riferito nulla al riguardo.
PRESIDENTE: Queste intuizioni non le sono state suggerite...
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
PRESIDENTE: ... o diciamo presentate in maniera da ricavare quello che lei...
IMPUTATO Ferro V.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il discorso che aveva portato poi il Melodia a riferire di questo progetto di attentato per le ragioni che lei ha detto - sto parlando delle guardie carcerarie - era, per così dire, comunque il trattamento penitenziario del 41-bis, era comunque oggetto di discorsi che lei ha sentito fare tra le persone che ha man mano menzionato?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, il Melodia ne parlava male, in quanto lui stesso aveva subìto questo trattamento ed era stato...
PRESIDENTE: Ne parlava male del provvedimento.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: In quanto lui stesso aveva subìto questo provvedimento ed era stato vittima di maltrattamenti. Per cui ne parlava male.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, torniamo un attimino sulla affermazione che lei ha fatto poc'anzi in relazione al progetto, diciamo così, a quel progetto a quella riunione che c'era stata per la eliminazione di Grigoli.
Lei poco fa, qui, rispondendo alla mia domanda, ha per così dire, ha detto - perlomeno se non ho capito male io - che per l'appunto non sapeva la ragione, il motivo per cui Grigoli poteva subìre, diciamo, ad opera di Spatuzza o secondo l'idea di Spatuzza, questa sorte.
Vorrei ricordarle che, quando venne sentito dai miei colleghi di Palermo, lei in realtà disse che aveva captato qualcosa in relazione a questi motivi. Se li ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Quello che io ho captato, però, cioè si basa più che altro su quello che disse il Melodia quando mi disse che lo Spatuzza aveva fatto un certo discorso che, a sua volta, aveva sentito fare al Grigoli. E io capii, però non ricordo le precise parole che il Melodia disse, che era dovuto più che altro ad un possibile futuro pentimento del Grigoli. Almeno questo io capii, però non ricordo le parole precise che il Melodia mi disse. Per cui non so cosa dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva anche, c'era anche il fatto che si attribuiva, diciamo così, a Grigoli la colpa di aver parlato troppo con Pasquale Di Filippo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, questo lo riferì il Melodia. C'erano delle registrazioni ambientali, in cui forse il Grigoli parlava di questo duplice omicidio avvenuto ad Alcamo - parliamo sempre dei gemelli Pirrone, del suo ferimento - cioè, e non c'era motivo per cui lui ne dovesse parlare con questo Di Filippo.
Poi c'era una storia di donne se non ricordo male, pure. E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco vede tornandoci su questo punto, insomma, sempre secondo quanto le aveva detto Melodia, a Grigoli gli si faceva carico di una serie di colpe - chiamiamole così fra virgolette - cioè di aver parlato con Pasquale Di Filippo del duplice omicidio di Alcamo di avere poi avere il timore che, in caso di arresto, Grigoli potesse a sua volta diventare un dichiarante, una persona insomma che rendeva dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria, e poi anche una storia di donne, dietro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, siccome alla mia domanda di qualche minuto fa, lei aveva risposto, dice: 'non lo so per quale motivo lo volevano eliminare', appunto, ora ricordandole che lo aveva detto...
A proposito del duplice omicidio di Alcamo, lei poco fa ha fatto un accenno alla cura prestata a Grigoli in occasione di questo fatto. Lei dice: subì una ferita ad un piede.
Ecco, chi era... Lei ha detto: 'l'ho curato prima io, poi un altro medico...'
Ecco, chi era questo medico che aveva prestato...
IMPUTATO Ferro V.: Contemporaneamente, non prima io e poi lui. Contemporaneamente.
Era il fratello del Melodia Antonino. Si chiama Melodia Ignazio, medico anche lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, vediamo se c'è qualche altro punto da chiarire sulle dichiarazioni che lei ha precedentemente reso.
Senta: lei quando si è... Lei ha fatto riferimento ai suoi studi, ecco, durante il suo esame, qui oggi in aula.
Quando si è laureato?
IMPUTATO Ferro V.: Nel novembre '94.
PUBBLICO MINISTERO: Nel novembre '94. Senta, c'è stata una qualche circostanza in cui qualcuna delle persone di cui lei ha parlato, in particolare oggi pomeriggio, le aveva per così dire, le aveva fatto i suoi complimenti in relazione alla laurea che aveva conseguito?
IMPUTATO Ferro V.: Questo, non lo ricordo io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, dato che siamo arrivati al suo, diciamo, curriculum universitario, ecco, ci vuol dire qualcosa di più su, diciamo, la sua vita, i primi momenti della sua vita professionale e poi gli ultimi? Diciamo gli ultimi della sua vita da studente e i primi della sua vita professionale.
IMPUTATO Ferro V.: Certo. Cioè, dopo la laurea ho iniziato a fare del volontariato come tirocinio presso la clinica medica del Policlinico di Palermo nell'ambulatorio di malattie epatobiliari.
PRESIDENTE: Di malattie?
IMPUTATO Ferro V.: Epatobiliari. Successivamente iniziai a fare le sostituzioni presso il medico della mutua, per iniziare ad acquisire il punteggio. E nel settembre '96, contemporaneamente a queste cose, iniziai a lavorare presso una polisportiva come fisiatra.
Cioè, mi occupavo di manipolazione vertebrale.
PUBBLICO MINISTERO: Può ripetere, scusi, la data, Ferro?
IMPUTATO Ferro V.: La data di inizio di questa...
PUBBLICO MINISTERO: No, di quest'ultimo passaggio.
IMPUTATO Ferro V.: Nel settembre '95 iniziai a fare il fisiatra presso questa polisportiva. Mi occupavo di manipolazioni vertebrali. E questo fino al giorno del mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, esclude in relazione per l'appunto poi al conseguimento della laurea, che ci sia stato un incontro, uno, quelli...
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo escludo. Ma non mi ricordo ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ha prevenuto, ha prevenuto la mia domanda. Appunto...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, l'ho ricollegata alla domanda di prima.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quella dei complimenti?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ricorda lei di un incontro, di una riunione, comunque di un incontro avvenuto in località Partinico?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, io sono andato là, in quella località, però non ricordo quando è avvenuto e se ero laureato, o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: In questo momento non lo ricordo, quindi non potrei essere preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda comunque di essere stato a Partinico e ricorda dove avvenne questo incontro? Se in una casa, in una abitazione.
IMPUTATO Ferro V.: Presso una cantina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi presso una cantina vinicola? Un capannone vinicolo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, una cantina, una cantina vinicola.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda l'occasione in cui andò chi c'era, in occasione di questo incontro a Partinico?
IMPUTATO Ferro V.: Io credo accompagnai mio padre là. E credo che fosse la cantina di un certo Giovanni Bonomo, o di suo genero. E là vi erano altre persone. Io mi limitai ad accompagnare mio padre e rimasi fuori, poi me ne andai e non ricordo di preciso. Cioè, non ricordo quando avvenne e se ero laureato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome lei nel corso della giornata ha riferito di diversi momenti in cui lei era, per così dire, presente in luoghi diversi con persone diverse che lei man mano ha menzionato, ecco, vuole specificare alla Corte qual era il suo ruolo? Cioè, era una persona che lei partecipava a questi incontri, o si limitava solo ad accompagnare...
IMPUTATO Ferro V.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire un po'...
IMPUTATO Ferro V.: No, io mi sono limitato ad accompagnare mio padre, perché ero l'unico figlio maschio. Poi c'è da considerare la sua salute, per cui talvolta, durante questi spostamenti, lui andava incontro a qualche emorragia. Per cui più di una volta fui costretto a ricorrere all'ospedale di Partinico, o al più in un ospedale che veniva, per dargli aiuto.
E poi, dopo l'arresto di mio padre, mi fu chiesto - come ho detto prima - dal Melodia, di accompagnarlo.
Per cui il Melodia mi riteneva di fiducia in quanto io avevo accompagnato in quei posti mio padre e mi chiese di fare lo stesso con lui il sabato o la domenica, quando io ero disponibile. Perché solo quei giorni avevo.
Per cui non facevo parte mai, non ho fatto mai parte a nessuna riunione, né mi interessavo di quello che facessero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, nei momenti in cui lei era per così dire impegnato, o professionalmente, o prima ancora da studente, suo padre di chi si serviva per questi spostamenti?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, quando io abitavo a Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: O quando lei abitava a Palermo, ecco, quando... Insomma, quando lei non era disponibile.
IMPUTATO Ferro V.: O il Vito Corace, o il Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto riguarda diciamo i luoghi che lei ha frequentato - e ne abbiamo menzionati diversi anche oggi - lei ha avuto occasione di andare in un viaggio turistico a Cefalù?
IMPUTATO Ferro V.: Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: In questo momento non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: ... lo esclude, o è possibile che questo...
IMPUTATO Ferro V.: No, non lo escludo, ma non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha ricordi, in questo momento.
Senta, per quanto riguarda diciamo... Ecco, stavamo facendo questo excursus sulla sua vita professionale e diciamo accompagnata da questi intermezzi di cui lei ne ha parlato: il sabato e la domenica accompagnava il melodia, eccetera.
Senta, lei ha mai conosciuto un medico di Partanna che si chiama Enzo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire qualcosa di più su questa persona? Ci vuol dare delle indicazioni?
IMPUTATO Ferro V.: Questo io lo vidi alcune volte in occasione del fatto che io accompagnai il Melodia Antonino a Dattilo dove si incontrava con il Matteo Messina Denaro e il Vincenzo Sinacori. E pure c'era questo ragazzo, il quale mi disse che era medico e che si chiamava Enzo. Il cognome non mi viene in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di specializzazione aveva?
IMPUTATO Ferro V.: Ginecologo. Era di Partanna. E mi disse pure il cognome e ho pure fatto il riconoscimento fotografico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, di questa persona le è stata mostrata anche una fotografia...
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel corso delle indagini. Ecco, non da noi, ma dai colleghi di Palermo.
Senta, se le faccio un cognome lei è in grado magari di ricordarselo? Può darsi che questa persona si chiamasse di cognome Pandolfo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, è questo il cognome.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ora che gliel'ho fatto, le è tornato alla memoria su questo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo medico lei ha detto che era giovane, questo ragazzo, lo ha definito. Quanti anni c'ha, quanto...
IMPUTATO Ferro V.: Mah, più o meno aveva qualche anno più di me. Io ne avevo 31, lui ne aveva 35.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha detto che è ginecologo, specializzato in ginecologia e, a quanto capisco bene, era amico, o era vicino a Messina Denaro Matteo?
IMPUTATO Ferro V.: Era insieme a loro, però nel momento in cui loro si appartavano per parlare, lui rimaneva in disparte, non si aggregava a loro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, loro, sarebbero Messina Denaro Matteo...
IMPUTATO Ferro V.: Sinacori e Melodia Antonino.
Senta, ecco, dato che ora siamo entrati nella sua vita professionale, studentesca, eccetera, stamane lei ha fatto per così dire un accenno alle ragioni per cui si era indotto a collaborare.
Ecco, vuol riferire un po' meglio alla Corte quali erano queste motivazioni che lo hanno determinato ad iniziare a raccontare quello che è di sua conoscenza?
IMPUTATO Ferro V.: Diciamo che al momento dell'arresto, essendo io...
PRESIDENTE: Quando è stato arrestato lei?
IMPUTATO Ferro V.: Il 20 febbraio del '96.
Io mi vidi piombare addosso una accusa estremamente pesante in cui si parlava del fatto che io partecipassi ad una riunione di mafia. E questo veniva fatto da un signore che io tuttora non conosco di nome Calvaruso.
Al che io inizia a riflettere e pensai che effettivamente, anche se quella accusa potesse apparire falsa - almeno a mio avviso - effettivamente io, in quell'ultimo periodo, non ero stato coerente con me stesso, perché io non avevo mai pensato di fare il mafioso, o di comportarmi in questo modo. Anzi, tutt'altro.
Per cui mi sono detto, pensando anche alla situazione di mio zio che veniva arrestato con una accusa così pesante, ho detto: qua io, per dimostrare che non sono mafioso e che non mi sono mai adoperato per fare il male a qualcuno, almeno consapevolmente, qui bisogna che io prenda una decisione.
La decisione che presi fu quelli di autodistruggermi, o meglio, di mettere in discussione me stesso. E solo facendo questo passo che può sembrare stranissimo, per cui io chiesi, come prima cosa, di parlare col dottor Vigna per riferire su un fatto che era avvenuto a Firenze, in cui sia io che mio zio eravamo inconsapevoli. Ma questo però io lo potevo solo dimostrare in veste, mettendomi nella veste di imputato.
Quindi ho chiesto al dottor Vigna di parlare con lui raccontando questo fatto e diventando imputato.
E questo ho fatto. Ho messo in discussione me stesso, ho distrutto diciamo la mia vita, perché mi sono allontanato da tutti quegli affetti a cui ero legato, perché c'ho una madre, due sorelle, avevo una mia fidanzata e dovevo, fra l'altro sposarmi.
Per cui in quel momento io vidi una situazione che stava iniziando a ripetersi, signor Presidente. Che era quella situazione in cui mia madre, le mie sorelle ed io, abbiamo fatto una vita di visitare carceri ed ospedali.
Per cui io non me la sono sentita di far sì che la mia fidanzata ripetesse lo stesso ciclo.
Per cui ho detto: rompiamo subito, rompiamo con un gesto alquanto visibile e tangibile, mettendo in discussione tutto. Per cui ho detto: basta, fermiamoci qua perché io non ho fatto male a nessuno, né intendo farlo, né intendo farlo adesso con le parole. Perché da collaboratore, secondo me, si può pure uccidere, io penso così, quando si dice il falso ed io mi sono limitato a dire quello che ho constatato con i miei occhi e ciò che mi è stato riferito, non più di tanto.
E non intendo lasciarmi andare ad intuizioni o a qualsiasi tipo di influenza, diretta o indiretta, sempre se c'è stata. E questo mi sono limitato a fare.
E sono adesso qua, in veste di imputato, e mi rimetto poi alla decisione della Corte. Per cui io non ho chiesto benefici, non ho collaborato per uscire dal carcere, assolutamente. Io se ho delle responsabilità voglio pagare, però voglio pagare per le mie responsabilità. Io non ho mai progettato stragi, non ho mai fatto le stragi, non ho mai partecipato consapevolmente alle stragi.
Però, se io vengo riconosciuto colpevole, torno in carcere e se devo stare tutta la mia vita in carcere, starò in carcere. Questo mi sono limitato a fare e questo ho detto.
Tant'è che quando io sono uscito dal carcere neanche lo sapevo: sono venuti a prendermi e sono uscito dal carcere. Punto e basta.
Quindi ora attendo che si risolvano tutte queste situazioni e sono qua. Mi rimetto nelle mani di Dio, quello che accade accadrà.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei ha riferito, dice: 'io sono stato arrestato con un'accusa diversa da quella, in particolare della strage di Firenze, meno che mai nelle altre'. Quindi era stato arrestato, come ha detto anche stamattina, con l'accusa di associazione mafiosa.
In relazione al fatto di Firenze, lei stamani ha detto: 'non ero nemmeno indagato', in realtà non era così. Perché lei, se ricorda, e sennò la sollecito in questo senso, se si ricorda quando venimmo - il dottor Chelazzi e io e il procuratore dottor Vigna - a interrogarla, le fu, in sede di interrogatorio, o prima, anzi prima, comunque in sede di interrogatorio, le venne ribadito il fatto che lei... lei innanzitutto quando ricevette l'informazione di garanzia se lo ricorda, era a Palermo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quest'atto lei ricorda di averlo ricevuto.
IMPUTATO Ferro V.: L'ho ricevuto a Palermo, ma io già avevo parlato col dirigente della DIA di Firenze e avevo chiesto, raccontando il fatto, dopodiché mi fu fatto l'avviso di garanzia. Prima non mi era stato fatto nulla.
Mi fu fatto l'avviso di garanzia e poi venne trasferito a Prato. Quindi io il fatto l'ho raccontato sia a quelli di Palermo che poi al dottor Zito della DIA e poi mi è stato fatto l'avviso di garanzia. Per cui io fino a quel momento almeno non mi era stato consegnato nessun avviso di garanzia, né mi era stato detto di essere indagato.
Io ero stato ascoltato, se lei ben si ricorda...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le stavo chiedendo...
IMPUTATO Ferro V.: ... come teste su mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Ferro V.: In quella occasione venni con l'avvocato Anania e venni con l'avvocato Anania semplicemente perché il giorno in cui venne la Polizia per interrogarmi io non c'ero e quel giorno la Polizia rimase tutto il giorno a casa mia facendo perquisizioni, creando un po' di scompiglio. Per cui ritenni utile venire con l'avvocato ma non peraltro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto volevo andare proprio a quel momento in cui lei venne perquisito e in cui la convocammo a Firenze.
Si ricorda a che epoca, a che data risale questa sua prima convocazione a Firenze?
IMPUTATO Ferro V.: Parliamo del luglio del '95 credo.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente. Esattamente era, glielo dico io perché il suo verbale è agli atti, il 14 luglio del '95.
Ricorda che tipo di, non contestazione, tipo di chiarimenti le venivano richiesti?
IMPUTATO Ferro V.: Più o meno sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dirlo?
IMPUTATO Ferro V.: La mia presenza a Roma e a Firenze, in seguito alla presenza più che altro del telefonino che si trovava - intestato a me - che si trovava in quei luoghi e di alcune telefonate. Mi vennero fatte mi pare: a chi appartenesse questo numero, o meno. Tra cui era quello della mia fidanzata e quello del Marrone, amministratore del CAN e di cui lei stamattina ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi su queste telefonate per l'appunto, poi oggi ci ha dato questa risposta. Ecco, io non voglio tornarci perché l'abbiamo già detto stamani.
In relazione a questa convocazione che c'era stata, ci fu da parte sua, evidentemente dopo essere venuto a Firenze, un qualche scambio di idee, di preoccupazioni o che altro, con qualcuna delle persone che lei ha via via citato oggi?
IMPUTATO Ferro V.: Con il Melodia ne parlai di questo fatto e con il Matteo Messina Denaro, in occasione di un incontro col Melodia con quest'ultimo. Dissi che ero stato chiamato ed ero andato là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in che termini? Fu una cosa piana questo discorso, oppure...
IMPUTATO Ferro V.: Io ero preoccupato, non si parlo... Ho detto, ho semplicemente riferito quanto era accaduto: che era venuta la Polizia a casa mia, che aveva fatto la perquisizione e che poi, dopo lungo tempo, era rimasta là; perché era rimasta là a casa mia, aveva lasciato il biglietto per cui io dovevo andare a Firenze.
Mi chiese un po' di quello che mi era stato chiesto, ma niente di più.
PUBBLICO MINISTERO: Questo chi, Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: Matteo Messina Denaro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma insomma, in questi colloqui che lei ebbe prima, o dopo, con Melodia e con Messina Denaro Matteo, voglio dire, era chiaro che lei era stato convocato in relazione all'indagine che si faceva a Firenze, anche sulla strage di via dei Georgofili?
IMPUTATO Ferro V.: No, a me fu detto che ero stato convocato come testimone per mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, no, no, questo... Sì, ma nell'ambito... Ha capito se si trattava... Fu detto se questa convocazione era in relazione al furto di un autocarro o...
IMPUTATO Ferro V.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo il senso della mia domanda, non il contenuto. Quello le era stato chiesto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma era stato citato a Firenze nell'ambito delle indagini sulle stragi?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questo. E il motivo diciamo della sua convocazione nell'ambito di questo processo fu discusso con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro V.: No, il motivo no. Io ho detto: sono stato chiamato per questo fatto, perché mio zio è indagato per i fatti avvenuti a Firenze, dissi, per le stragi di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che tipo di...
IMPUTATO Ferro V.: No, lui non fece alcun commento. Ascoltò e basta, così.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché tutto finì lì?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Io ricordo così.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Un altro chiarimento: lei per l'appunto ha parlato anche di un colloquio che ha avuto in carcere, quindi ha avuto un colloquio investigativo prima?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Più di uno sono stati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dove sono avvenuti questi colloqui?
IMPUTATO Ferro V.: All'Ucciardone, a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: E lei quindi poi si è aperto sin da quel momento, insomma, lei poco fa ha detto: 'io l'avevo detto anche prima'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì. Io ho parlato in quel momento solo ed esclusivamente del fatto di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Come fatto diciamo da cui partiva quel punto fermo, che lei ha detto, che voleva mettere nella sua vita?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, il mio desiderio era liberarmi un po' da questo peso che sentivo dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in un certo senso, per così dire, il fatto di Firenze per lei, o dal suo punto di vista in quel momento, rappresentava l'episodio più significativo, che dimostrasse diciamo questa sua volontà di troncare con l'ambiente da cui proveniva?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei l'ha accennato, se lo vuol dire: quanto tempo è rimasto detenuto?
IMPUTATO Ferro V.: Quanto tempo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Circa sei mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre in relazione all'accusa di associazione mafiosa.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un altro fatto: che tipo di conseguenze ha comportato la sua scelta di rompere col passato?
IMPUTATO Ferro V.: Il tipo di conseguenze è che io praticamente non ho più visto mia madre, le mie sorelle, ho dovuto rompere con tutto quello che erano i miei sogni, cioè le mie ambizioni diciamo. Perché io non è che ambivo a molto, volevo fare il medico, sposarmi, avere dei figli e una famiglia tranquilla. Mentre ho dovuto rompere con tutto questo, anche perché le ricordo che io il 3 luglio del '96 dovevo sposarmi, mentre questo non è più avvenuto.
Non ho più notizie diciamo di mia madre e delle mie sorelle e quindi... non ho notizie di mio padre in quanto so che giace in una barella e che, a quanto mi risulta e per l'esperienza passata, non viene ben curato.
Quindi è una situazione bruttissima, di solitudine, però penso che anche questo serva per me. Cioè, anche se io ritengo di non aver fatto nulla di male a nessuno e che era una cosa normalissima per me accompagnare mio padre. Per me non accompagnarlo era anormale. Era cosa normalissima poi accompagnare anche il Melodia perché mi era stato chiesto in quei termini. Non pensavo poi che piano piano uno potesse anche arrivare ad essere, non so, perché dice che chi cammina in una strada si sporca anche le scarpe. Quindi io stavo rischiando questo, ed io questo non lo voglio.
Per cui, tutto parte da questo, da un non volere essere mafioso. Io non lo voglio, non l'ho mai scelto e non lo sceglierò mai. Questo è il mio punto di vista.
So che facendo questa scelta ho causato dei danni serissimi alla mia famiglia, perché vivono in condizioni disagiatissime, perché quelli che erano e dovevano essere amici di mio padre, così li chiamiamo, non sono effettivamente amici. Perché se ho sbagliato io, secondo loro, non ha mai sbagliato mio padre; perché mio padre giace in una barella. Per cui non capisco tutto quello che è accaduto, ma così va la vita.
* E quindi io sono qua, ho fatto la mia scelta. Spero che un giorno tutto questo finisca e si risolva. Non ho cose da dirgli più di questo perché purtroppo io le vivo tutte queste situazioni giorno per giorno. Sono qua.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io Presidente, noi avremmo concluso.
PRESIDENTE: Allora riprende domani mattina l'udienza per...
AVVOCATO Gandolfi: No, mi scusi Presidente. Mi scusi, sono l'avvocato Gandolfi.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Io ho dei grossi problemi per i prossimi giorni, soprattutto per domani e per dopodomani e credo che il signor Ferro non si trattenga più di tanto presso questa aula.
PRESIDENTE: Avvocato, io credevo di fare un'attenzione ai difensore e lasciargli la possibilità. Ma se lei vuole fare il suo intervento oggi.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, io avrei necessità evidentemente di rivedermi l'interrogatorio, ma comparando la necessità di farlo subito e la necessità di farlo con più calma, purtroppo io scelgo di farlo subito. Magari con cinque minuti di intervallo.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Gandolfi: Grazie.
PRESIDENTE: Ci vediamo fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, se vuole può prendere la parola.
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna per la parte civile.
PRESIDENTE: Ah, scusate, me ne ero dimenticato.
AVVOCATO Pinna: Accettiamo il cambiamento dell'ordine delle domande, a condizione che sia accettata la nostra riserva di proporre domattina, anche per conto di tutti gli altri difensori di parte civile che non sono qui presenti oggi.
PRESIDENTE: Io devo sentire i difensori degli imputati se accettano questa inversione.
AVVOCATO Gandolfi: Beh, io mi sono proposto e dunque credo proprio di...
PRESIDENTE: Che dice?
AVVOCATO Gandolfi: Certo.
PRESIDENTE: Gli altri difensori hanno obiezioni?
AVV. Cianferoni: No, no, Presidente. Avvocato Cianferoni: parlo a titolo personale ma non ho opposizioni. Anche l'avvocato Ceolan consente all'inversione. Nessuna opposizione.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie. E scusate se, purtroppo io lo faccio spesso, mi dimentico dei difensori di parte civile.
Prego, vuol dire il suo nome?
AVVOCATO Gandolfi: Grazie Presidente, avvocato Gandolfi.
PRESIDENTE: Per chi interviene?
AVVOCATO Gandolfi: In difesa del signor Calabrò Gioacchino.
Signor Ferro, lei ha già risposto da questa mattina alle domande dei Pubblici Ministeri, io forse finirò per ripetere alcune domande, ma nel filo logico del mio discorso io spero che lei consentirà eventualmente la ripetizione delle domande e spero soprattutto lo consenta la Corte. Ma andremo molto svelti.
Allora, lei per cortesia può dirci di nuovo quando è stato arrestato e da chi?
*IMPUTATO Ferro V.: Sono stato arrestato il 20 febbraio 1996 dalla DIA di Trapani, per...
AVVOCATO Gandolfi: In...
IMPUTATO Ferro V.: ... della Procura di Palermo.
AVVOCATO Gandolfi: In virtù e in forza di quale provvedimento cautelare?
IMPUTATO Ferro V.: 416-bis.
AVVOCATO Gandolfi: Lei, credo abbia già detto che in relazione a questo 416-bis, contestato con questo provvedimento, è stato chiamato in causa da un tale Calvaruso?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Calvaruso chi?
IMPUTATO Ferro V.: Il nome non me lo ricordo.
AVVOCATO Gandolfi: Lei lo conosce questo Calvaruso?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi in prima approssimazione lei dice: 'sono stato chiamato come responsabile di 416-bis da una persona che non conosco'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi, secondo la sua interpretazione, il signor Calvaruso, collaboratore di giustizia - così si legge nel suo provvedimento cautelare - ha detto il falso su di lei?
IMPUTATO Ferro V.: Su quell'evento, sì.
AVVOCATO Gandolfi: Prego?
IMPUTATO Ferro V.: Su quella cosa che mi veniva addebitata, sì.
AVVOCATO Gandolfi: Lei conosce Tullio Cannella?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Lei conosce altri collaboratori di questo processo, sa chi sono i collaboratori in questo processo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Cioè ho letto l'ordinanza fatta dal Gip.
AVVOCATO Gandolfi: Può dirci chi, di questi collaboratori, conosce?
IMPUTATO Ferro V.: Nessuno.
AVVOCATO Gandolfi: Signor Ferro, lei ha già detto, anzi dottor Ferro, così come la chiama correttamente il dottor Vigna, lei è medico?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Si è laureato nel novembre '94?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: E' il primo laureato in famiglia, nella sua famiglia?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, è la prima volta che lei viene sentito in pubblica udienza?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: E' già stato sentito altre volte?
IMPUTATO Ferro V.: Tre volte in tutto.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ha sempre risposto?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Non ha mai risposto?
IMPUTATO Ferro V.: Per due volte no. L'ultima volta sì.
AVVOCATO Gandolfi: Ci può dire le ragioni per le quali le prime due volte non ha risposto?
PRESIDENTE: Avvocato, possiamo integrare la sua domanda? Così almeno diamo una risposta completa. Avanti a quale Autorità...
AVVOCATO Gandolfi: Sì, avanti a quale Autorità Giudiziaria, certo Presidente.
PRESIDENTE: ... ha detto di no e davanti a chi ha detto di sì.
AVVOCATO Gandolfi: Certo.
IMPUTATO Ferro V.: Sono stato sentito la prima volta, sono stato chiamato dalla difesa in un processo che si svolgeva all'aula Bunker di Palermo. Io ero uscito da poco dal carcere e non mi sentivo pronto per affrontare un'udienza, un interrogatorio così, in udienza.
PRESIDENTE: Ha la possibilità di dirci che processo era, se se lo ricorda?
IMPUTATO Ferro V.: Non me lo ricordo.
AVVOCATO Gandolfi: Almeno dalla difesa di chi, Presidente.
PRESIDENTE: Dalla difesa di chi?
IMPUTATO Ferro V.: Credo che fosse di un certo signor Sciacca di Alcamo, ma non...
AVVOCATO Gandolfi: E' questo il primo...
IMPUTATO Ferro V.: Ed era l'imputato questo.
PRESIDENTE: Lei non conosceva.
IMPUTATO Ferro V.: Che io conoscevo ma non...
AVVOCATO Gandolfi: Ecco...
IMPUTATO Ferro V.: Poi, a distanza di pochi giorni, ero stato interpellato dal Tribunale di Trapani, nel processo credo Petrov, e anche lì mi sono rifiutato di rispondere. In quanto io...
PRESIDENTE: Scusi.
IMPUTATO Ferro V.: Gli spiego il perché.
PRESIDENTE: No, no, volevo sapere: veniva sentito anche lì come teste di difesa?
IMPUTATO Ferro V.: No. Col 210.
PRESIDENTE: Ah, ho capito. Imputato di reato...
IMPUTATO Ferro V.: Cioè come testimone, come imputato di reato connesso.
AVVOCATO Gandolfi: Questa volta, mi scusi, chiamato dal Pubblico Ministero o dalla difesa?
IMPUTATO Ferro V.: Dal Pubblico Ministero. Io avevo chiesto esplicitamente al Pubblico Ministero di postergare possibilmente la data, in quanto non mi sentivo nelle condizioni di essere interrogato. Anche perché, le ricordo, che io ero stato in carcere per ben sei mesi, ero stato messo in completo isolamento, non vedevo nessuno, non andavo nemmeno all'aria, non avevo soldi per fare la spesa, bevevo l'acqua del rubinetto. Quindi ero nelle condizioni psicosomatiche abbastanza a terra. Ero sotto peso, per cui non ero nelle condizioni di andare in qualsiasi processo.
AVVOCATO Gandolfi: Questo quando è avvenuto, mi scusi?
IMPUTATO Ferro V.: Che cosa avvocato?
AVVOCATO Gandolfi: Questo suo intervento senza risposta, al Tribunale...
IMPUTATO Ferro V.: Non ricordo. E' venuto nel '96, non so se fosse settembre o ottobre, ma in questo periodo. Non ricordo di preciso il giorno.
AVVOCATO Gandolfi: Benissimo. Adesso lei si è ripreso e ha deciso di rispondere. Senta...
PRESIDENTE: Questa è la terza volta, o c'è stata un'altra volta?
IMPUTATO Ferro V.: No, la terza volta è stata qualche mese fa all'aula Bunker di Rebibbia, dove sono andato di presenza come ora, nel cosiddetto processo Mandalare. E là ho risposto normalmente quello che mi è stato...
PRESIDENTE: Anche lì era interrogato come imputato ex 210?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, di reato connesso, sì.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Gandolfi: Grazie. Senta, lei ha detto comunque che è stato arresto il 20...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi. Non sappiamo chi procedeva. Qual era l'Autorità che la interrogava?
IMPUTATO Ferro V.: Palermo. Sempre la Procura di Palermo. Era il Tribunale di Palermo.
PRESIDENTE: Il Tribunale di Palermo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gandolfi: Dicevo allora riassumendo, che lei è stato arrestato, ce lo ha ricordato, il 20 febbraio dello scorso anno. Ecco, quando lei ha deciso di collaborare, rispetto alla data dell'arresto?
IMPUTATO Ferro V.: Mah, penso alcuni giorni dopo.
AVVOCATO Gandolfi: Si è messo in contatto con chi?
IMPUTATO Ferro V.: Con gli investigatori che sono venuti a trovarmi in carcere.
AVVOCATO Gandolfi: Cioè, ha sollecitato lei gli investigatori?
IMPUTATO Ferro V.: No, loro sono venuti a trovarmi in carcere ed io ho chiesto di poter parlare con quelli di Firenze.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, chi è venuto: di Firenze, o di Palermo, o di Trapani?
IMPUTATO Ferro V.: La DIA di Trapani.
AVVOCATO Gandolfi: La DIA di Trapani.
Quante volte lei ha avuto rapporti con i funzionari della DIA, prima di avere poi rapporti, come dire ufficiali, con il Pubblico Ministero?
IMPUTATO Ferro V.: Beh, questo non lo ricordo...
AVVOCATO Gandolfi: 3, 5, 14, 27, 140?
IMPUTATO Ferro V.: Tre o quattro volte.
PRESIDENTE: Li giochiamo al lotto, avvocato.
AVVOCATO Gandolfi: Prego?
PRESIDENTE: Li giochiamo al lotto.
AVVOCATO Gandolfi: No...
PRESIDENTE: No, no, no, va benissimo, per carità. Era una battuta per alleggerire.
AVVOCATO Gandolfi: Anche la mia era una battuta.
IMPUTATO Ferro V.: Tre o quattro volte, avvocato.
AVVOCATO Gandolfi: Dopodiché lei ha detto: 'voglio parlare con il Procura della Repubblica di Firenze?'
IMPUTATO Ferro V.: No, io ho chiesto fin dall'inizio di parlare con il Procuratore di Firenze.
AVVOCATO Gandolfi: In persona del Pubblico Ministero, come dire, come ufficio impersonale o in particolare con qualche Pubblico Ministero?
IMPUTATO Ferro V.: No, io ho chiesto possibilmente col dottor Vigna, non col altri. Io ho chiesto il dottor Vigna.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, lei stamattina ha detto una cosa, mentre io entravo in aula, credo interessante e che mi ha un poco sorpreso. E cioè lei ha detto che, proprio parlando con il dottor Vigna, ebbe l'assicurazione del dottor Vigna che non avrebbero, nessuno degli inquirenti, rivolto a lei domande su suo padre, perché lei non avrebbe mai inteso rispondere relativamente alla posizione processuale di suo padre. E lei ha detto: 'io ho ricevuto questa assicurazione'.
Domanda: quando lei ha fatto questo discorso con il dottor Vigna?
IMPUTATO Ferro V.: Al primo interrogatorio.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ricorda, colloca la data di questo primo interrogatorio nel tempo?
IMPUTATO Ferro V.: A marzo.
AVVOCATO Gandolfi: Il 23 di marzo?
IMPUTATO Ferro V.: E' possibile.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, veda, io e i Pubblici Ministeri, non la Corte, ma credo che me ne sono possono dare atto i banchi della pubblica accusa, abbiamo la trascrizione integrale di quell'interrogatorio del 23 di marzo. Non risulta questa, come dire, sua richiesta, questa sorta di - è improprio ma è il primo termine che mi viene - contratto che lei fa con il Pubblico Ministero.
C'è stato quindi un colloquio fuori, come dire, udienza? Fuori registrazione?
IMPUTATO Ferro V.: Innanzitutto, signor Presidente, io non ho fatto nessun contratto, perché non avevo nulla da contrattare.
AVVOCATO Gandolfi: Questo accordo, forse è il termine più preciso.
IMPUTATO Ferro V.: Se posso parlare.
AVVOCATO Gandolfi: Prego.
IMPUTATO Ferro V.: Mi sono limitato a chiedere al dottor Vigna di voler raccontare un fatto che si è verificato a Firenze, presentandomi nella veste di imputato e non, così, da testimone perché è questo che io volevo. E ho chiesto possibilmente, non ho detto: 'mi deve dare questo o basta'. Ho chiesto, possibilmente, per ovvi motivi, perché io ci tengo a mio padre e sto facendo questo non tanto perché non posso vedere mio padre o mia madre o le mie sorelle; sto facendo questo fatto perché io sento dentro di me di farlo.
Per cui se è possibile evitare le domande sulle vicende di mio padre. Tant'è che io a certe domande ho risposto. Cioè, ho detto: non calchiamo la mano su mio padre, su vicende, anche perché io so ben poco, cioè non so nulla praticamente. Per cui se si può evitare, la ringrazio.
Questo è stato il discorso, per cui non c'è stato nessun accordo, né nessun contratto.
AVVOCATO Gandolfi: Dottor Ferro, mi scusi, no, non ha risposto alla mia domanda. La domanda che io le ho fatto è questa: questo accordo, questo discorso, questa proposta, la chiami come vuole - sicuramente non contratto e ritiro questa espressione - questa proposta che lei ha fatto al dottor Vigna non risulta registrata. L'ha fatta fuori registrazione?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so. Io ero nella stanza là, quindi se il registratore in quel momento non era stato acceso. Perché io è la prima cosa che dissi, quindi non so se quello che lavorava con il registratore l'avevo acceso, per cui questo non glielo so dire. Comunque io questo l'ho chiesto al primo interrogatorio.
AVVOCATO Gandolfi: Comunque non c'è, perché lei inizia semplicemente a dire che non è mafioso. Lei conferma la circostanza di non essere mafioso?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì, assolutamente.
AVVOCATO Gandolfi: Veniamo più precisamente alla questione che riguarda questo processo.
Allora, lei dice che un certo giorno venne da lei un tale signor Vito Corace...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi avvocato, abbia pazienza.
AVVOCATO Gandolfi: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio intervenire perché ho perso un po' di tempo rispetto alla battuta, perché come al solito vogliamo essere molto precisi.
Siccome non mi piace che aleggi e rimanga sospeso questo discorso fatto, contratto, accordo, eccetera. Tutto quello che è successo nell'interrogatorio del 23 marzo con il signor Ferro Vincenzo è tutto registrato e gli dico io esattamente il punto in cui forse, o da cui forse si poteva equivocare nel senso che lei...
AVVOCATO Gandolfi: Mi scusi signor Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, avvocato...
AVVOCATO Gandolfi: Mi scusi ma...
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio... Siccome lei ha fatto poco fa...
PRESIDENTE: La sua argomentazione, mi scusi, era più che giustificata, però lei deve consentire al Pubblico Ministero di precisare.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Presidente, noi come al solito cerchiamo di essere molto precisi. Quindi, siccome l'avvocato ha fatto un'affermazione dicendo: 'l'accusa mi darà atto che di questo fatto non c'è traccia in registrazione...'
Allora, interrogatorio del 23 marzo '93, pagina...
PRESIDENTE: '96, forse.
PUBBLICO MINISTERO: '96, sì, scusi. Del 23 marzo '96, carte 20, affogliazione 20 della trascrizione. In realtà è registrata, leggo testualmente, risposta di Ferro:
"Questo è quello che ricordo".
Pubblico Ministero: "Senta un pochino, io non voglio parlare mai di babbi, i babbi sono una cosa troppo importante", mi pare evidente che è un contesto, come dire, così, che serve a sminuire la tensione che c'era in quel momento.
Continua il discorso: "Volevo dire, dei babbi non se ne parla mai" - anche questo mi pare evidentemente un modo di dire - "ma ora però, siano giuste o siano errate le accuse che vengono mosso a suo padre, così anche se fossero tutte errate, era un personaggio che era accusato di cose".
E Ferro Vincenzo dice: "E' accusato".
Prosegue il Procuratore: "Voglio dire, ma questo Calabrò lei non gli poteva dire 'ma Calabrò vai a farti una passeggiata'?"
Quindi in realtà questo scambio di battute fatte in linea generale sui padri, non è che rimasto né fuori dal verbale, né in un angolo della camera del carcere, è documentato in uno scambio discorsivo nel corso dell'interrogatorio.
Quindi era questa la precisazione che volevo segnalare.
AVVOCATO Gandolfi: Sì, per dirla, Presidente, in termini parlamentari, non sono soddisfatto. Lo discuteremo evidentemente al momento opportuno. Perché ... rispondere dieci secondi al Pubblico Ministero. Evidentemente c'è un cambio della cassetta, un discorso non registrato e poi il dottor Vigna che dice: "Senta un pochino, io non voglio parlare mai dei babbi", mentre qui abbia detto in maniera incontrovertibile il dottor Ferro...
PUBBLICO MINISTERO: Di babbi se ne parla e ne ha parlato a lungo.
AVVOCATO Gandolfi: Va be', ne discutiamo. Chiudiamo questo incidente. Per me c'è qualche cosa di non registrato, se per lei è tutto registrato ne discuteremo.
PUBBLICO MINISTERO: E' tutto registratissimo, avvocato.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza.
AVVOCATO Gandolfi: Assolutamente.
PRESIDENTE: Io conosco i nostri Pubblici Ministeri attuali.
AVVOCATO Gandolfi: Sì.
PRESIDENTE: Conosco il dottor Vigna e so quale scrupolo mettono nel loro lavoro. Quindi...
AVVOCATO Gandolfi: Però mi scusi Presidente, guardi caso, proprio per i due minuti...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza.
AVVOCATO Gandolfi: Ma io non chiedo, Presidente, giustificazioni da nessuno, neppure da lei, dell'operato del dottor Vigna, non è imputato il dottor Vigna qua. Capisce? Nessuno chiede giustificazione a nessuno.
PRESIDENTE: Va bene, abbia pazienza avvocato, ma lei ha parlato di contratto. Ora i contratti all'americana ci sono, in Italia no e sono delle cose indubbiamente poco simpatiche sentirle contestare in una pubblica udienza.
AVVOCATO Gandolfi: Presidente, io ho detto contratto e ho anche detto richieste del signor Ferro, del dottor Ferro alla Procura.
PRESIDENTE: Per cortesia, chiudiamo l'incidente, proseguiamo. Prego.
AVVOCATO Gandolfi: Ma non c'è nessun incidente per quanto mi riguarda.
PRESIDENTE: Prosegua, prego.
AVVOCATO Gandolfi: Dicevo, Vito Corace, lei ha detto che viene da lei un certo giorno e le dice, che cosa esattamente?
IMPUTATO Ferro V.: Che il Calabrò mi cercava per parlarmi.
AVVOCATO Gandolfi: Di dov'è Vito Corace?
IMPUTATO Ferro V.: E' alcamese e abita a Balestrate dove ha un negozio di abbigliamento.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, noi non conosciamo, credo che neanche la Corte conosca Balestrate, rispetto a Castellammare, dove sia ubicato, ce lo può dire lei?
IMPUTATO Ferro V.: Ho detto che Balestrate - l'ho detto già stamattina - è in...
AVVOCATO Gandolfi: In provincia di Palermo, sì.
IMPUTATO Ferro V.: ... in provincia di Palermo e si troverà ad una ventina di chilometri, ma anche meno, da Castellammare e ancor meno da Alcamo.
AVVOCATO Gandolfi: Lei dove abitava, all'epoca?
IMPUTATO Ferro V.: Io abitavo a Castellammare, ma ero solito anche andare ad Alcamo tutti i giorni, com'ero solito andare a Palermo e in altri posti.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, tra la sua abitazione, sia quella di Alcamo, sia quella di Castellammare e l'abitazione del Calabrò, c'è una distanza superiore, o inferiore rispetto a quella di Vito Corace a Balestrate?
IMPUTATO Ferro V.: C'è una distanza inferiore, ovviamente.
AVVOCATO Gandolfi: Ovviamente.
IMPUTATO Ferro V.: Sono entrambe a Castellammare. Ma nulla vieta che il Corace, andando dal Calabrò, il Calabrò gli abbia detto: 'fammi questo favore, arriva in casa di Ferro e gli dici questo'.
Ciò non toglie che, strada facendo, mi abbia incontrato e mi abbia detto questo.
AVVOCATO Gandolfi: Lei che rapporti aveva all'epoca con Calabrò? Da quanto tempo lo conosceva.
IMPUTATO Ferro V.: Le ho detto lo conoscevo fin dall'epoca in cui si trovò in carcere con mio padre a Caltanissetta. Quindi si tratta, siamo nel periodo dell'85.
Poi, a Caltanissetta, loro furono quando aprirono i processi. Quindi non ricordo il periodo preciso. Sarà stato '86, sarà stato '87.
Poi ho detto che io lo rividi dopo il Calabrò e che vi era un rapporto semplicemente di conoscenza. Lui era amico di mio padre, sì, ma con me c'era questo rapporto: ero semplicemente il figlio di mio padre. Andavo là quando avevo bisogno di qualche aggiustamento nella macchina e lui era solito ripararlo in maniera veloce.
E le dirò di più: che, nonostante io avessi voluto pagarlo, non si prendeva soldi.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, lei aveva il numero di telefono di Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Ma era sulla guida come carrozziere in Castellammare, no?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Lei non ce l'aveva, dunque. Non aveva mai contattato telefonicamente il Calabrò.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Però lei dice anche una cosa: che dal 1989, lei da Calabrò riceveva un sussidio. Così lo ha chiamato, un...
IMPUTATO Ferro V.: Però stamattina ho meglio specificato dicendo che il sussidio veniva dato da chi comandava in quel periodo.
Per cui, nell'89 credo che vi fosse il Milazzo. Poi, successivamente, tutti quelli che si susseguirono.
AVVOCATO Gandolfi: Beh, ma allora scusi, mi faccia capire: che c'entra Calabrò con questo sussidio?
IMPUTATO Ferro V.: C'entra, avvocato. E' molto semplice, perché se il Calabrò non volesse, non arrivava nulla.
Nel senso che quando mio padre era in carcere, se il Calabrò voleva, o io mi sarei comportato male... Questo potrebbe anche essere, che se io mi fossi comportato male il Calabrò avesse continuato lo stesso a mandare quel sussidio. Quindi, quando mio padre era in carcere, il Calabrò pensava a tutto il resto.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, quindi voglio dire: lei aveva un rapporto quasi continuativo col Calabrò, mi pare di capire.
IMPUTATO Ferro V.: No, non c'è un rapporto continuativo.
AVVOCATO Gandolfi: Almeno una volta al mese quando le arrivava il sussidio, lo vedeva.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma per me era normalissimo.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco.
IMPUTATO Ferro V.: No, ascolti avvocato, sto facendo confusione.
Non è che io lo vedessi una volta al mese. Sarà che lo vedevo pure più di una volta al mese...
AVVOCATO Gandolfi: Appunto.
IMPUTATO Ferro V.: ... però ho specificato che io, quello che lei chiama sussidio o stipendio, lo andavo a prendere alla macelleria sita in Alcamo del Melodia. Perché i soldi venivano lasciati là in una busta.
Quando io fui interrogato, dissi che mi veniva dato questo stipendio dal Calabrò, ma mi riferivo a questo. E oggi l'ho meglio specificato, per evitare confusione.
Perché a me i soldi personalmente di mano, il Calabrò non me ne ha mai dati.
AVVOCATO Gandolfi: Ho capito. Senta, quando allora venne il Corace dicendo: 'c'è Calabrò che ti vuole, o le vuole parlare', lei è andato subito dal Calabrò.
IMPUTATO Ferro V.: Non ricordo se andai subito, o andai qualche giorno dopo.
AVVOCATO Gandolfi: Il Calabrò che cosa le disse?
IMPUTATO Ferro V.: Mi disse: 'mi devi fare questo favore: devi andare da tuo zio a Firenze e gli devi chiedere se ha la disponibilità di un garage'.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, lei a questa proposta, a questa richiesta, come ha reagito?
IMPUTATO Ferro V.: Beh, sono stato un attimino in silenzio ad ascoltarlo, e ho detto: 'va bene, ci andrò'. Tutto qua.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ha detto questa mattina, lo ha ripetuto, ribadito oggi nel pomeriggio, che suo zio e Calabrò si conoscevano in maniera straordinariamente superficiale. E' così?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, quanto ho detto.
AVVOCATO Gandolfi: Addirittura mi pare che abbia detto che, quando si presentarono in una certa occasione, nell'unica occasione in cui si videro, si conobbero, forse non si scambiarono neanche i nomi. Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Ma scusi, lei non si è chiesto come mai Calabrò, che dunque possiamo concludere non conosceva suo zio, chiedesse a lei di andare a chiedere a suo zio la disponibilità di un garage in quel di Firenze. Non se l'è chiesto?
IMPUTATO Ferro V.: Certo che me lo sono chiesto. Ma non l'ho chiesto a lui il perché, io. Questo me lo sono chiesto dentro di me, non dandomi alcuna risposta. Ma a lui non ho detto niente, non ho chiesto niente il perché di questo.
AVVOCATO Gandolfi: Calabrò sapeva dove abitava suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Lui disse: 'vai da tuo zio a Firenze'.
Mio zio non è a Firenze, è in una frazione di Prato: a Capezzana.
AVVOCATO Gandolfi: E lei questo non lo ha contestato, per così dire, a Calabrò: 'ma guarda, che non abitata a Firenze, mio zio'.
IMPUTATO Ferro V.: Credo di averlo detto. Lui mi disse: 'fa lo stesso'.
AVVOCATO Gandolfi: Un discorso tra sordi, insomma.
Senta, suo padre, quando venne scarcerato? Parlo di quel periodo al quale ci stiamo riferendo.
IMPUTATO Ferro V.: Credo che venne scarcerato o il 30 aprile del '93, o i primi di maggio.
AVVOCATO Gandolfi: Lei è certo, o dobbiamo controllare? Perché a me sembrava il 21 di aprile, può essere?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, allora, facciamo una domanda differente, diversa: tra il momento in cui Calabrò le farebbe, le fa - secondo le sue dichiarazioni - questa proposta, questo invito, di andare cioè a Firenze, e il momento in cui suo padre viene scarcerato, quanto tempo può passare in maniera approssimativa? Giorno più, giorno meno, insomma.
IMPUTATO Ferro V.: Eh, questo non glielo so dire. Credo una decina di giorni, una settimana.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, lei visitava regolarmente suo padre in carcere?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, tutte le settimane.
AVVOCATO Gandolfi: Lei, di questa proposta che Calabrò le fece, non fece alcun cenno a suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: Non potevo farlo, perché mio padre era in pessime condizioni. Era in condizioni in cui era incapace di intendere e di volere. E ciò è documentato, si può andare al centro clinico di Messina.
Là addirittura, signor Presidente, un giorno io trovai mio padre con delle bruciature sulle braccia e nelle mani, perché era stata fatta una elettrostimolazione ad alto voltaggio semplicemente perché qualcuno aveva riferito ai medici che mio padre andava a passeggiare in piazza. E questo, quando fu condotto in carcere.
Mio padre, in quel momento, versava in gravissime condizioni. Tant'è - e questo tanto per intenderci - quando uscì da Messina, credo che sia stato il 30 aprile o il 1 di maggio, lo dovetti portare subito all'ospedale dove vennero praticate cinque emotrasfusioni. Tra cui, alla terza sacca, sbagliarono il sacchetto del sangue per cui andò incontro ad uno shock anafilattico. Per cui gonfiò tutto e ci volle parecchio tempo prima che si riprendesse.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi, mi scusi, lei fra l'altro è medico. E' figlio anche del signor Ferro, ma è medico e, secondo le sue conoscenze mediche, suo padre alla fine dell'aprile, inizio maggio del 1993 non era in condizione di intendere e di volere, sostanzialmente.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, in quel momento sì.
AVVOCATO Gandolfi: Però lei andava settimanalmente a trovarlo.
IMPUTATO Ferro V.: Certo.
AVVOCATO Gandolfi: Certo. Senta...
IMPUTATO Ferro V.: Andavo più di una volta la settimana, avvocato. Perché spesso accompagnavo là l'avvocato per andare a vedere se facevano le cure efficaci.
AVVOCATO Gandolfi: Suo padre come lo vedeva? In sala colloqui, lo vedeva in barella, lo vedeva in ospedale, se...
IMPUTATO Ferro V.: Lo portavano in sedia a rotelle in una stanza del CTO e là rimaneva tutto il tempo, la presenza, dell'agente di custodia che si metteva là davanti. Voleva mio padre rivolto con la sedia a rotelle verso di lui, perché c'era sempre quel dubbio della simulazione.
Per cui noi non potevamo neanche toccarlo. Dovevamo guardarlo. Tutt'al più chiedere, non so, dell'acqua. Quando ci veniva data, gliela davamo.
Io mi limitavo a visitarlo per cinque minuti, poi non dovevo più toccarlo.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi non c'era, come dire, uno scambio di idee, di impressioni, di...
IMPUTATO Ferro V.: Niente.
AVVOCATO Gandolfi: Niente.
IMPUTATO Ferro V.: Io andando là mi limitavo a vederlo e poi a parlare con il medico quando me lo chiamavano.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, quando Calabrò le disse: 'vai a Firenze', le rappresentò una urgenza particolare, oppure no, oppure...
IMPUTATO Ferro V.: Non ho capito, avvocato. Può ripetere?
AVVOCATO Gandolfi: Sì. Quando Calabrò le disse: 'vai a Firenze da tuo zio a cercare questo garage', ha detto a lei: 'vai subito, vai tra una settimana, vai entro un mese'... le...
IMPUTATO Ferro V.: No, mi disse di andare subito. Mi disse: 'vai da tuo zio a Firenze per vedere se ha la disponibilità di un garage. Vacci, perché mi serve'.
Questo, mi disse.
AVVOCATO Gandolfi: Subito?
IMPUTATO Ferro V.: No, mi disse: vacci, perché mi serve'.
Io intuii che era subito che dovevo andare.
AVVOCATO Gandolfi: E lei ci è andato subito?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Quanto tempo dopo ci andò?
IMPUTATO Ferro V.: Io non so che giorno fosse, ma andai successivamente. Credo sarà stato di sabato, o di domenica, o un venerdì, non lo so. Ma passarono, passò un po' di tempo. Non so, quattro-cinque giorni. Questo il...
AVVOCATO Gandolfi: Senta, quando lei va a Firenze, o meglio, adesso sappiamo a Prato, e propone questa richiesta a suo zio, che tipo di discorso fa? C'erano accordi su che tipo di discorso doveva fare a suo zio direttamente con Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Il Calabrò mi disse di dire che era una richiesta, come se fosse una richiesta che venisse da parte di mio padre. O tutt'al più a fare anche il suo nome, mi disse.
Io, andando là, feci direttamente il suo nome.
Dissi: 'guarda, zio, mi ha chiamato questo signor Calabrò e mi ha detto se tu hai la disponibilità di un garage'.
Io voglio inoltre dire, signor Presidente, che io a mio zio non do del "tu", perché per famiglia, così come do a mio padre, do del "vossia". E non mi vergogno di questo. Perché non è visto come un senso di distacco, ma più che alto di... Perché siamo stato abituati così fin da piccini da mio nonno e per me è una cosa normalissima, è come dare del "voi".
Per cui, a mio zio, detti del "vossia", come sono abituato a fare.
Qui, comunque, dico del "tu". Dissi: 'guarda, zio, il signor Calabrò mi ha chiesto la disponibilità, se tu hai la disponibilità di un garage'. E io...
AVVOCATO Gandolfi: Che... Sì, scusi.
IMPUTATO Ferro V.: Mi dica.
AVVOCATO Gandolfi: Ha finito?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, a questa sua precisa domanda: 'il signor Calabrò mi manda a chiedere se hai la disponibilità di un garage', ebbene, suo zio come ha risposto? Come ha reagito?
IMPUTATO Ferro V.: Reagì e disse: 'ma chi lo conosce questo signor Calabrò?, dice: 'ma perché devo avere disponibilità di un garage?'
'Guarda, zio, a me è stato chiesto questo. Io sono venuto qua perché me lo ha chiesto per ben due volte. Ce l'hai o non ce l'hai?'
Mi ha detto: 'no'. Per me va benissimo.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi lei riceve questo preciso rifiuto da parte di suo zio e torna a Palermo. A Palermo, a Trapani, ad Alcamo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, e quando torna in Sicilia, lei va a riferire subito, questo, a Calabrò? L'esito cioè di questa missione.
IMPUTATO Ferro V.: Certo.
AVVOCATO Gandolfi: Lo stesso giorno?
IMPUTATO Ferro V.: No, non ricordo se fu lo stesso giorno. Dipende dall'arrivo, dal momento in cui arrivai là a Castellammare. Se era...
AVVOCATO Gandolfi: Signor Ferro, questo lo sa lei.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, io non me lo ricordo se andai subito la sera quando arrivai, o l'indomani. Ma penso l'indomani, comunque.
AVVOCATO Gandolfi: Sì, infatti lei aveva già detto l'indomani.
Quale reazione ebbe Calabrò a questa, quando seppe che non era disponibile l'appartamento?
IMPUTATO Ferro V.: Si mostrò seccato, nel senso mi disse: 'ma come mai non ce l'ha questo garage?'
AVVOCATO Gandolfi: Scusi, ma...
IMPUTATO Ferro V.: In questo senso.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, ma seccato. Mica tutti possono aver un garage, è mica obbligatorio. Cioè, non è che sta scritto che ognuno debba avere un garage.
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, io sto raccontando quello che è avvenuto. E questo non lo dovrebbe chiedere a me, lei.
AVVOCATO Gandolfi: Ebbene, è seccato. E cosa le disse Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Pensò fra di sé per qualche momento e poi mi disse: 'avvicina qua fra qualche giorno'.
AVVOCATO Gandolfi: E lei cosa ha fatto?
IMPUTATO Ferro V.: Dopo qualche giorno avvicinai. Passarono due, tre giorni e mi avvicinai.
AVVOCATO Gandolfi: E cosa le disse Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Mi disse: 'no, questo garage, cioè, questo favore tuo zio a me lo deve fare, perché questo garage mi serve, non mi può dire di no. Se...'
AVVOCATO Gandolfi: Scusi, ecco, la interrompo. Mi perdoni.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: 'Non mi può dire di no'. Ma lei non ha obiettato, non ha detto a Calabrò: 'mi scusi, ma se neppure la conosce, o ti conosce...'
IMPUTATO Ferro V.: No. No, non ho obiettato, né ho chiesto questo che dice lei.
AVVOCATO Gandolfi: E allora?
IMPUTATO Ferro V.: Al che lui mi dice: 'perché altrimenti - in dialetto mi disse - ci sono "malediscusse" per lui e i suoi figli'.
Al che io dissi: 'va be', ci vado'. Però temporeggiai.
Lui, dopo qualche giorno, credo dopo due giorni, mi chiamò. Mi disse: 'ancora non ci sei andato?' E dissi di no. Al che lui mi disse: 'bene - forse convinto dal fatto che io non fossi troppo convincente - ci vengo io con te. Venerdì prossimo alle quattro, quindi ore 16.00, vieni, passi qua da casa mia - non ricordo se passai addirittura dalla casa del padre - e andiamo a Firenze, e ci andiamo con la tua macchina'.
AVVOCATO Gandolfi: Benissimo. Diamo per scontato il viaggio che lei racconta e... Ah, no, una cosa... Scusi, quando lei non va subito a Firenze, come fa poi a ricontattarla Calabrò?
Capisce cosa intendo dire?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Gandolfi: Passano quei due-tre giorni, ci sono queste...
IMPUTATO Ferro V.: Credo che sia venuto lui stesso a cercarmi a casa. Ma io non c'ero e poi mi fu detto di andare da lui.
AVVOCATO Gandolfi: Sì, per quello che può valere. Lei, all'interrogatorio del 23 marzo, a pagina 8, lei dice che:
"Mi manda a chiamare di nuovo".
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma...
AVVOCATO Gandolfi: "Mi manda a chiamare...".
IMPUTATO Ferro V.: Sì, ma siccome io non ricordo come mi mandò a chiamare, può anche darsi che sia venuto lui.
AVVOCATO Gandolfi: Sì, andiamo...
IMPUTATO Ferro V.: In questo senso. Poi, quando uno parla, di solito può anche sbagliare e non so, il modo di esprimersi.
AVVOCATO Gandolfi: Va benissimo. Arrivate allora, dopo aver fatto questo viaggio, da suo zio. Eravate in quanti?
IMPUTATO Ferro V.: Eravamo io, il signor Calabrò e il signor Pizzo Giorgio.
AVVOCATO Gandolfi: Va bene. Che lei dice di aver incontrato a Roma. Benissimo.
C'è presente Calabrò che aveva detto: 'capiteranno male discorsi... - io non conosco l'alcamese - a lui, se non mi dà questo garage'.
E invece lei ha detto stamattina una cosa che mi è apparsa strana.
IMPUTATO Ferro V.: Che cosa ho detto?
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, vorrei che lo ripetesse. Quando arrivate a Prato, lei che cosa fa per prima cosa?
IMPUTATO Ferro V.: Mio zio, quando arriviamo a Prato...
AVVOCATO Gandolfi: Lei che cosa fa con suo zio? Ha detto stamattina...
IMPUTATO Ferro V.: Già ci eravamo visti alla stazione di Firenze.
AVVOCATO Gandolfi: Sì. Però non avete parlato, immagino, del garage, alla stazione di Firenze.
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: O sì?
IMPUTATO Ferro V.: No, no.
AVVOCATO Gandolfi: Quando ne avete parlato?
IMPUTATO Ferro V.: Quando arrivammo là a Capezzana.
AVVOCATO Gandolfi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: E scendeva dalla macchina, il Calabrò espose il problema a mio zio, per vedere... Dice: 'siamo venuti qua per vedere se c'è un garage'.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, allora io le dico che stamattina e anche all'udienza, all'esame del suo interrogatorio del 23 marzo, lei ha detto che lei si è allontanato un po' e riferì a suo zio che quelli volevano il garage a tutti i costi.
Cioè, è lei ad insistere nuovamente, personalmente lei con suo zio per questo garage.
Ora io mi domando: ma che ragione c'era allora da parte di Calabrò di venire lui fino a Prato, se poi lei si rivolge direttamente a suo zio dicendo: 'guarda, che questi lo vogliono a tutti i costi'.
Non poteva andar da solo? Scusi, non... Mi sfugge questo passaggio. Se ce lo può spiegare, per favore.
IMPUTATO Ferro V.: Guardi, a me era stato chiesto di andare da solo. Comunque io il discorso che questi alle...
AVVOCATO Gandolfi: Come, scusi, scusi, come le era stato chiesto di andare da solo?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè, la prima volta il Calabrò mi disse...
AVVOCATO Gandolfi: No, no, la seconda. Stiamo parlando del secondo viaggio.
IMPUTATO Ferro V.: La seconda volta... Ecco, lei ha capito benissimo che la seconda volta il Calabrò mi disse: 'vai là da tuo zio', mi disse la famosa frase delle "malediscusse". Poi io temporeggiai. Dopo due giorni lui mi mandò a chiamare, o venne lui direttamente - questo io non lo ricordo - e mi fu detto che dovevamo andare assieme con la macchina. A questo io mi riferivo.
AVVOCATO Gandolfi: Esatto.
IMPUTATO Ferro V.: Ora io stavo dicendo che non ricordo se quello che ho detto a mio zio lo dissi alla stazione direttamente e non a Prato.
Io ho riferito a mio zio semplicemente quello che mi era stato detto. Per cui ho ritenuto giusto dirglielo. Né più e né meno.
AVVOCATO Gandolfi: Sì, no. Va be', poi questo sarà argomento...
IMPUTATO Ferro V.: Domande non me ne sono poste.
AVVOCATO Gandolfi: No, no, ma sarà argomento di discussione.
Calabrò e un'altra persona - secondo quello che lei dice - l'accompagnano a Prato e devo dedurre per fare pressione a suo zio. Poi, sostanzialmente, la pressione la fa lei.
IMPUTATO Ferro V.: No, io non faccio alcuna pressione su mio zio.
AVVOCATO Gandolfi: O perlomeno riferisce: 'guarda, che questi vogliono a tutti i costi il garage'.
IMPUTATO Ferro V.: Io ho detto semplicemente, ho riferito a mio zio quello che mi era stato detto.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, e che...
IMPUTATO Ferro V.: Pressioni su mio zio non ne ho fatte.
Anzi, quando ho sentito che gli diceva che non c'era niente, per me andava benissimo.
AVVOCATO Gandolfi: E per Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Per Calabrò, no. Infatti insistevano. E allora mio zio, viste le insistenze, per toglierseli di dosso, gli indicò quei garagi abbandonati che erano di fronte a casa sua e che da casa sua non si vedevano perché davano su un'altra strada, di andare in quei garagi abbandonati. Rompere il lucchetto e lui non voleva sapere niente.
AVVOCATO Gandolfi: Ascolti...
IMPUTATO Ferro V.: Tanto non erano suoi.
AVVOCATO Gandolfi: Ascolti, prima di parlare dei garage abbandonati, non ha forse proposto di affittare un garage?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non ricordo se lo ha detto. Penso di sì.
AVVOCATO Gandolfi: Lei, la prima volta che scese a Firenze, a Prato, andò con suo zio a cercare in qualche agenzia immagino, non so dove...
IMPUTATO Ferro V.: No, no, la prima volta, no.
AVVOCATO Gandolfi: La seconda?
IMPUTATO Ferro V.: La seconda volta neanche, perché fu quando andai con il Calabrò...
AVVOCATO Gandolfi: Guardi, io credo invece che lei abbia detto che: 'abbiamo fatto un giro e non ce n'erano'.
E' l'interrogatorio del 23 di marzo. Adesso...
IMPUTATO Ferro V.: E' stato la terza volta, avvocato.
Anche perché all'inizio, signor Presidente, perché è un ricordo di qualche anno fa. Un ricordo che io avevo deciso di dimenticare, perché la prima reazione quando ho saputo quello che era accaduto, dentro di me era dimenticare tutto, come se non fosse accaduto. Per quanto non era facilissimo.
AVVOCATO Gandolfi: Bene. Prendo atto di questa sua spiegazione.
Senta, tra la prima e la seconda volta - viaggio a Prato - quanto tempo passa?
IMPUTATO Ferro V.: Tra la?
AVVOCATO Gandolfi: Prima e la seconda volta. Quando lei va in macchina.
PRESIDENTE: Tra il primo e il secondo viaggio.
IMPUTATO Ferro V.: Mah, penso una settimana. Sette-otto giorni.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ricorda la data di questo secondo viaggio?
IMPUTATO Ferro V.: No, le date non le ricordo, avvocato.
AVVOCATO Gandolfi: Comunque è da collocarsi, secondo quelle che sono le sue affermazioni, alla data del biglietto, il giorno successivo al biglietto di transito allo Stretto di Messina.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi, scusi, quando suo zio propone i garage, che tipo di discorso fa? 'Andate e rompete i lucchetti'?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Ma scusi, ma suo zio non aveva mica la chiave del lucchetto, lei ha detto.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Eh, ma non era più facile aprirlo, allora?
IMPUTATO Ferro V.: Beh, mio zio la chiave l'aveva. Fu aperto per farglielo vedere. Poi gli disse: 'io la chiave ce l'ho, ma non ve la do. Poi, quando venite, ci sono i lucchetti e li rompete ed entrate. Io non voglio sapere niente'.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, ma non si è posto il problema, Calabrò non ne ha parlato, avete fatto un viaggio avanti e indietro, insomma e vivevate insieme in quelle ore, in quei giorni, del fatto di questo garage abbandonato. Perché come aveva il lucchetto suo zio, poteva qualsiasi persona andare a rompere il lucchetto e metterne un altro.
IMPUTATO Ferro V.: Questo se lo doveva porre il Calabrò e non io, avvocato.
AVVOCATO Gandolfi: Ma se l'è posto?
IMPUTATO Ferro V.: Questo non lo so se se lo è posto, o meno.
AVVOCATO Gandolfi: Poi che succede? Tornate indietro. E quali sono i discorsi che restano fatti con suo zio?
IMPUTATO Ferro V.: Che dovevano venire là - non so quando - e quando venivano c'erano quei garagi. Per cui mio zio non doveva sapere neanche niente, a questo punto. Lo aveva detto lui: 'non voglio sapere niente'.
AVVOCATO Gandolfi: E l'accordo era: 'ci rivediamo', non lo so, dica lei.
IMPUTATO Ferro V.: Io, questa frase non l'ho sentita. Non...
AVVOCATO Gandolfi: Quando vi salutate...
IMPUTATO Ferro V.: No, salutati, salutati e basta: 'buongiorno...', basta così.
AVVOCATO Gandolfi: Ma il garage, a quel punto, era stato individuato, o no? Mi faccia capire.
IMPUTATO Ferro V.: Certo, che era stato individuato. Quei garagi abbandonati là, uno di quei garage. Ce n'era più di uno, quindi...
AVVOCATO Gandolfi: Ma è stato detto a suo zio: 'benissimo, abbiamo individuato il garage, verrà qualcuno prossimamente'?
IMPUTATO Ferro V.: No, questo non è stato detto.
AVVOCATO Gandolfi: E' stato detto se questo garage doveva servire per quanto tempo e soprattutto per quando?
IMPUTATO Ferro V.: Il tempo era stato detto quando mi fu chiesto all'inizio: 'vai da tuo zio e vedi se ha la disponibilità di un garage per un giorno'.
AVVOCATO Gandolfi: Se n'è riparlato in quella occasione?
IMPUTATO Ferro V.: Non ricordo se se ne è riparlato.
AVVOCATO Gandolfi: Ma allora, ma mi faccia capire. Perché poi lei sa benissimo che cosa succede dopo questo secondo suo viaggio. O no? Non se lo ricorda più?
IMPUTATO Ferro V.: No, non ho capito la domanda...
AVVOCATO Gandolfi: No, voglio dire: dopo che è stato individuato - come dice lei - questo garage, dopo che vi lasciate, vi salutate e ve ne ritornate in Sicilia, che cosa succede dopo?
IMPUTATO Ferro V.: Io me ne ritornai in Sicilia.
AVVOCATO Gandolfi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Normalmente.
AVVOCATO Gandolfi: No, no, cosa succede rispetto al garage, che lei ha raccontato.
IMPUTATO Ferro V.: Come, cosa succede rispetto al garage? In che senso? Io...
AVVOCATO Gandolfi: Sono salite delle persone?
IMPUTATO Ferro V.: Successivamente, sì.
AVVOCATO Gandolfi: Quanto tempo dopo?
IMPUTATO Ferro V.: Fu qualche giorno dopo il mio terzo viaggio.
AVVOCATO Gandolfi: Benissimo. Allora la domanda era questa, che io le ho fatto prima: ma lei, lei personalmente, o ha sentito Calabrò, o qualcun altro, avvisare suo zio che di lì a qualche giorno sarebbero salite delle persone?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi ci sono tre-quattro persone che si presentano a Prato da suo zio senza essere stato avvisato suo zio. Così?
IMPUTATO Ferro V.: Esatto, esatto.
AVVOCATO Gandolfi: Lei dice che anche fa un terzo viaggio. Giusto?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Che è poco precedente alla salita di queste quattro persone. Lei ha detto che doveva andare a Roma per cose sue.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: E poi è andato a Prato di sua iniziativa.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Gandolfi: Ecco, io non ho compreso bene che cosa, come si collochi questa sua iniziativa in tutto il contesto.
IMPUTATO Ferro V.: E' semplice. Ora glielo spiego di nuovo, perché l'ho già spiegato.
Io sono andato a Roma in Cassazione a ritirare il dispositivo di sentenza, quello della liberazione anticipata.
Trovandomi là decisi nel modo del tutto arbitrario di andare là da mio zio perché... Cioè, avvenne poi quello che un po' io immaginavo. Mi sembrava strano che qualcuno sarebbe andato in quel garage e poi non si sarebbe avvicinato in casa di mio zio. Almeno questo io pensavo.
Perciò, onde evitare dei problemi a mio zio, visto che si era partiti con la richiesta della disponibilità di un garage, poi erano arrivate delle minacce. Per cui, se all'inizio la cosa mi preoccupava meno, poi la cosa mi preoccupava di più.
A quel punto ho detto... Beh, mi sentivo anche un po' responsabile per il fatto che mio zio venisse coinvolto in qualcosa, al che ho detto: 'andando da mio zio vediamo se troviamo un garage, lo affitto anche a mio nome per fare allontanare questa gente da qua'. Questo, era l'idea.
AVVOCATO Gandolfi: Quindi, quello che...
IMPUTATO Ferro V.: Ma non si trovò nulla, per cui mio zio disse: 'va be', tanto non sono garagi miei...'
AVVOCATO Gandolfi: Scusi, dicevo: è in quella occasione che siete andati a cercare un garage.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVVOCATO Gandolfi: In qualche agenzia, da qualcuno? Non lo so.
IMPUTATO Ferro V.: Abbiamo guardato dei giornali, in qualche agenzia siamo andati, credo.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ricorda in quale agenzia lei è andato?
IMPUTATO Ferro V.: No, no, non glielo so dire.
AVVOCATO Gandolfi: A Prato?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sempre a Prato.
AVVOCATO Gandolfi: Beh, insomma, voglio dire: Prato non è mica New York, forse neanche Firenze.
IMPUTATO Ferro V.: Ascolti, avvocato. Io non me lo ricordo, altrimenti lo avrei detto.
AVVOCATO Gandolfi: Lei però è certo di essere andato ad una agenzia, più di una agenzia.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Poi lei fa questo quarto viaggio. Crede di collocarlo nel tempo, a? Pressappoco, quando?
IMPUTATO Ferro V.: Il quarto viaggio avvenne qualche giorno dopo che io andai per la terza volta là a Firenze. Quindi sarà stato un tre-quattro giorni dopo.
AVVOCATO Gandolfi: Siamo alla metà di maggio così? Prima, dopo, non so.
IMPUTATO Ferro V.: Questo non glielo so dire.
AVVOCATO Gandolfi: Lei che tragitto segue?
IMPUTATO Ferro V.: Io, per i tragitti che seguo, non me li ricordo di preciso per ogni viaggio quale feci.
Comunque di solito feci: o il Palermo-Firenze diretto, oppure andai a Roma e poi presi il treno.
Questi furono i tragitti che io feci.
Però quando feci prima l'uno o l'altro, non me lo ricordo con precisione. Per cui rischierei di dire delle fesserie.
AVVOCATO Gandolfi: Senta, quando lei sa che delle persone sono salite, sono state come dire cacciate - credo che sia proprio questa l'espressione che lei usa...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVVOCATO Gandolfi: Lei ha commentato questo con il signor Calabrò? Vi siete incontrati, è andato lei, è stato chiamato, non lo so.
IMPUTATO Ferro V.: Sono stato chiamato dal signor Calabrò.
Io, quando ho parlato di questo, all'inizio ho fatto un po' di confusione, perché non ricordavo bene, non focalizzavo bene quello ce era avvenuto.
Poi, ricordando meglio, ho detto che fui chiamato dal Calabrò, il quale arrabbiato, mi disse: 'che cosa ha combinato tuo zio?'
Cioè: 'ci sono andate là delle persone e lui le ha cacciate via. Vai a vedere un po' cosa è accaduto, perché io questa brutta figura col Matteo non la posso fare'.
Io a quell'epoca, questo Matteo, non lo conoscevo.
AVV. Gandolfi: E quindi lei che cosa fa? Che cosa le dice Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Andai là, gli dissi: 'vai subito a vedere questa situazione'.
AVV. Gandolfi: E lei è andato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: E questa sua venuta a Prato, la colloca?
IMPUTATO Ferro V.: Avvenne, ho detto, qualche giorno dopo il fatto che io ero andato in Cassazione qui, a Firenze. Quindi, il giorno preciso non glielo so collocare.
AVV. Gandolfi: Ha viaggiato in aereo?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: A suo nome?
IMPUTATO Ferro V.: A mio nome, e ho portato con me mia madre.
AVV. Gandolfi: Quindi con il suo vero nome.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Quindi questo si può, come dire?, controllare attraverso la compagnia aerea.
IMPUTATO Ferro V.: Certamente.
AVV. Gandolfi: Cioè, voglio tornare un attimo su una questione. Quando poi, in questo vari discorsi che lei fa con Calabrò, parlate di questo garage, e poi lei parla con suo zio, non si è mai parlato del momento in cui questo garage sarebbe servito?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Mai?
IMPUTATO Ferro V.: Mai. Comunque io, avvocato, non ho avuto mai nessun discorso. Io ascoltavo quello che mi veniva detto.
AVV. Gandolfi: Benissimo. Allora, lei ha ascoltato se, quando si sono visti Calabrò e suo zio, oppure si ricorda se Calabrò le ha detto: 'di' a tuo zio che mi serve per una certa data'?
IMPUTATO Ferro V.: No, questo non fu detto.
AVV. Gandolfi: Quindi all'avventura, come dire?: quando capita, capita.
IMPUTATO Ferro V.: Beh.
AVV. Gandolfi: Sì o no?
IMPUTATO Ferro V.: Così.
AVV. Gandolfi: Così. Senta...
IMPUTATO Ferro V.: Non vedo perché mio zio dovesse sapere, in quanto ha indicato quei garage abbandonati.
AVV. Gandolfi: Eh, ma c'è un punto, che poi io spiegherò alla Corte, ma si può anticiparlo: i garage erano abbandonati, per l'appunto. E chiunque quindi, io ritengo, poteva andar lì e metterci un lucchetto. Capisce qual è il problema?
IMPUTATO Ferro V.: Beh, sì.
AVV. Gandolfi: Benissimo. Quindi poteva essere occupato da qualcun altro, da un abusivo.
IMPUTATO Ferro V.: In quel momento non erano occupati.
AVV. Gandolfi: E' per questo che io dico, se lei sapeva quando, le è stato chiesto quando dovevano servire questi garage, capisce? Perché secondo me poteva anche esserci un proprietario, come dire?, legittimo.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Ma se si è visto, come è stato detto, il momento in cui io andai a Firenze con la macchina, quindi si può vedere che in quel periodo... il Calabrò l'ha visto, quindi che vuole che le dica?
AVV. Gandolfi: Senta, quando Calabrò viene con lei a Prato - come lei dice; Calabrò negherà questa circostanza - e vi recate da suo zio, insieme al signor Pizzo lei dice...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: ... Calabrò o Pizzo dicono a suo zio, lei ha sentito se dicono a suo zio che quando servirà un garage serve anche una macchina?
IMPUTATO Ferro V.: No, questo non è stato detto.
AVV. Gandolfi: Non è stato detto. Senta, poi lei sale, e qui lo posso dire, il 23 di maggio quando lei sale, diciamo così, l'ultima volta...
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: ... e ha una precisa, come dire?, un preciso ordine del Calabrò, lei ha detto stamattina, che è quello di scendere subito.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Mi conferma questa circostanza?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: E invece lei quando è sceso?
IMPUTATO Ferro V.: Il 27 maggio.
AVV. Gandolfi: Ci può dire perché, e può dire alla Corte soprattutto, perché ha contravvenuto per così dire a questo ordine?
IMPUTATO Ferro V.: Perché visto che mio zio non voleva acconsentire a dare la macchina, e la macchina la dava solo a me, allora il signor Giuseppe Barranca mi disse: 'devi rimanere per tenere tranquillo tuo zio', anche se sapeva benissimo che io dovevo ritornare.
AVV. Gandolfi: Ascolti, ma lei di questa decisione di questo signor Barranca ne ha messo a parte il Calabrò in qualche maniera? Ha telefonato?
IMPUTATO Ferro V.: No, io non ho telefonato a nessuno.
AVV. Gandolfi: Quindi di testa sua ha deciso che era giusto rimanere a Prato. E' così?
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Senta, ancora pochissime cose. Quando poi lei il 27 è ritornato, o il 28 è ritornato?
IMPUTATO Ferro V.: Il 27.
AVV. Gandolfi: Prego?
IMPUTATO Ferro V.: Il 27.
AVV. Gandolfi: Il 27. Lei ha rivisto Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Da quel momento lì non l'ha più visto?
IMPUTATO Ferro V.: No, non ho detto che non l'ho più visto. Non lo vidi subito, successivamente lo vidi.
AVV. Gandolfi: Mmh. Vi siete detti qualcosa? Le ha detto qualcosa?
IMPUTATO Ferro V.: No, né io gli ho detto niente, né lui mi ha chiesto nulla.
AVV. Gandolfi: Lei ha detto stamattina di aver visto nell'officina di Calabrò due persone, uno Gioè e l'altro Gioacchino La Barbera.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Lei ha detto che li ha visti più di una volta.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Ha spiegato anche che di Gioè, ha collegato la fisionomia di Gioè a una fotografia che ha visto sul giornale.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Lei all'epoca sapeva che si chiamava Gioè?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: No. Ecco, ma di Gioacchino La Barbera come ha fatto a sapere che era Gioacchino La Barbera?
IMPUTATO Ferro V.: Perché li ho visti più volte, quelle persone là, gli ho detto. E poi ho visto le foto.
AVV. Gandolfi: Di Gioacchino La Barbera anche?
IMPUTATO Ferro V.: E poi ho sentito anche i commenti che venivano fatti successivamente.
AVV. Gandolfi: No, ma scusi, non ho capito. Di Gioè, tutti i giornali hanno pubblicato la foto perché si è suicidato.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Ma siccome Gioacchino La Barbera è diventato abbastanza in fretta collaboratore, e nessun giornale ha pubblicato la sua foto, né è stato ripreso da telegiornali.
IMPUTATO Ferro V.: No, quando è stato arrestato credo che venne pubblicata la sua foto.
AVV. Gandolfi: Lei lo ha visto quando venne arrestato?
IMPUTATO Ferro V.: Credo di sì.
AVV. Gandolfi: Crede o ne è sicuro?
IMPUTATO Ferro V.: Io, la sicurezza non gliela do, matematica. Io ho detto: credo di sì.
AVV. Gandolfi: Senta, e quando...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato.
AVV. Gandolfi: Prego.
PRESIDENTE: Ha visto la foto sul giornale?
IMPUTATO Ferro V.: Io ho visto la sua foto sul giornale, però non ricordo quando la vidi questa foto. Per cui, credo di averla vista; questo è quello che ho detto.
AVV. Gandolfi: Senta, quando colloca nel tempo la visita di quello che lei definisce essere Gioacchino La Barbera e Gioè nell'officina di Calabrò? Prima, dopo questi fatti del garage?
IMPUTATO Ferro V.: Prima, molto prima.
AVV. Gandolfi: Cioè?
IMPUTATO Ferro V.: Parliamo '91-'92, in quel periodo.
AVV. Gandolfi: Beh, '91-'92 è lungo. Cerchi un attimo di, visto che è stato molto preciso, lei, se può collocare nel tempo con più precisione.
IMPUTATO Ferro V.: Credo nel '92.
AVV. Gandolfi: '92. Faccia ancora uno sforzo: all'inizio, alla fine?
IMPUTATO Ferro V.: Avvocato, lei mi chiede troppi sforzi. Io, questo le posso dire.
AVV. Gandolfi: Beh, lei dica che... Io cerco di fare il mio mestiere, sa?, signor Ferro.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. E io le rispondo.
AVV. Gandolfi: Quindi non riesce a collocare nel tempo?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Senta, lei poi ha detto che a un certo punto ha iniziato ad accompagnare suo padre.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Quando? Collochiamo nel tempo questa sua, come dire?, attività - scusi, non voglio mica sminuirla - di autista.
IMPUTATO Ferro V.: Io desidererei non rispondere, signor Presidente, come ho detto precedentemente.
AVV. Gandolfi: Senta... Prego?
PRESIDENTE: E' un suo diritto.
AVV. Gandolfi: Certo, e io glielo riconosco e non insisto.
Prima di lei, stamattina lo ha affermato, nel pomeriggio lei ha detto che ad accompagnare suo padre erano due persone: le vuole nuovamente ricordare alla Corte?
IMPUTATO Ferro V.: Il Calabrò Gioacchino e il signor Vito Corace.
PRESIDENTE: Signor Vito?
IMPUTATO Ferro V.: Corace.
AVV. Gandolfi: "Prima" cosa significa?
IMPUTATO Ferro V.: Che cosa?
AVV. Gandolfi: Prima, rispetto a quale data?
PRESIDENTE: Mi pare che lei abbia detto: prima di lei, prima dell'esaminato.
AVV. Gandolfi: Sì.
IMPUTATO Ferro V.: Io non ho parlato di "prima". Ho detto che io studiato a Palermo, andavo là, per cui quando non c'ero io qualche volta usciva con queste persone, lo venivano a prendere loro.
AVV. Gandolfi: Dunque, suo padre è stato scarcerato, ha detto, alla fine aprile del '93.
IMPUTATO Ferro V.: Credo che sia stato o il 30 aprile - comunque, ciò si può accertare...
AVV. Gandolfi: Benissimo, fine aprile '93, sì. Ed è stato riarrestato il 30 gennaio '95. E' così?
IMPUTATO Ferro V.: Sì, sì.
AVV. Gandolfi: Dunque è in questo periodo che si colloca, come dire?, l'attività di autista di Vito Corace e di Calabrò, per suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: No. Prima. Anche prima quella data.
AVV. Gandolfi: E prima quando? E' per questo allora che io le chiedevo. Vede che ha parlato di "prima"?
IMPUTATO Ferro V.: Mio padre è uscito dal carcere nel 1989.
AVV. Gandolfi: 19...?
IMPUTATO Ferro V.: '89. Nel maggio 1989, ed è stato messo agli arresti domiciliari. Poi è stato messo sotto cura, in quanto era in condizioni pessime. Nei periodi in cui si era ripreso, per quanto si può dire che fosse ripreso, allora sì.
Però io ho detto, avvocato, che su mio padre non intendo rispondere. Mi consenta. Non se ne prenda a male.
AVV. Gandolfi: E io le consento, certo.
IMPUTATO Ferro V.: Cioè io ho già detto di mio padre, per cui non vedo perché lei... Capisco che lei fa il suo lavoro, e io ho il massimo rispetto per il suo lavoro. Però non me la sento.
AVV. Gandolfi: A me interessavano le date, capisce?, che riguardavano il signor Calabrò.
IMPUTATO Ferro V.: E io, sulle date che interessano quel fatto di cui ho parlato, ho cercato di rispondere il più esattamente possibile.
AVV. Gandolfi: Un attimo solo, Presidente.
Lei sa delle vicende giudiziarie di Calabrò dopo, diciamo così, il 1993, dopo il maggio del '93?
IMPUTATO Ferro V.: Qualche cosa, non tutte.
AVV. Gandolfi: Che cosa sa?
IMPUTATO Ferro V.: Cioè che veniva indagato o era stato arrestato per quel fatto, non lo so, riguardante l'omicidio di Milazzo Vincenzo e della sua fidanzata.
AVV. Gandolfi: Lei sa quando è stato arrestato Calabrò?
IMPUTATO Ferro V.: Non me lo ricordo.
AVV. Gandolfi: Beh, glielo dico io, perché ho fatto... E' nel novembre del '93: Calabrò è stato arrestato.
Ecco, dunque, dal maggio al novembre '93 - ma credo che abbia già risposto, ed è l'ultima domanda che io le voglio fare - non avete mai più parlato di nulla che riguardasse il discorso di suo zio, dei garage, delle macchine, delle persone che erano andate? Mai più?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Non ha parlato con nessun altro di questo?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Ne ha parlato soltanto con Matteo, mi pare che abbia detto questo pomeriggio.
IMPUTATO Ferro V.: Sì, nel '95.
AVV. Gandolfi: Quando è stato chiamato. Altro commento non è stato fatto?
IMPUTATO Ferro V.: No.
AVV. Gandolfi: Senta, lei dice: 'non ho mai appartenuto a Cosa Nostra'.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Però, in realtà dice di conoscere tante persone appartenute, lei sostiene che appartenevano - lei sostiene - a Cosa Nostra.
IMPUTATO Ferro V.: Sì.
AVV. Gandolfi: Ecco, può spiegarmi in due parole questa, che mi pare una contraddizione?
IMPUTATO Ferro V.: No, non è una contraddizione, perché io ho specificato perché conoscevo queste persone. Prima, perché ho accompagnato mio padre, e lo sto ripetendo. E poi, perché nel '95 ho accompagnato il Melodia Antonino. Questo è stato il discorso.
E tutto quello che ho saputo, oltre questo fatto, è dovuto al fatto che mi venne riferito da questo signor Melodia Antonino.
AVV. Gandolfi: E quindi Melodia Antonino, che immagino lei sostenga essere mafioso, uomo d'onore, come si dice, si fidava di lei, non uomo d'onore: è così? Non so se sia corretta questa definizione.
IMPUTATO Ferro V.: Sì. Cioè si fidava, in che senso, avvocato? Lui, mi limitavo ad accompagnarlo in quei luoghi che già conoscevo; poi, se lui mi raccontava le sue cose, non era colpa mia, ma era tutt'al più colpa sua.
Io, domande non ne ho mai fatte. Anche per il mio carattere, io non faccio mai domande, non chiedo nulla.
AVV. Gandolfi: Senta, un'ultima domanda.
IMPUTATO Ferro V.: ... può essere pure per questo.
AVV. Gandolfi: Scusi, un'ultima domanda che riguarda sì, suo padre, ma le sue condizioni di salute. Da quando uscì dal carcere, lei ha ricordato il 30 aprile '93, non si è più ripreso?
IMPUTATO Ferro V.: Da? Ripeta di nuovo, perché non ho...
AVV. Gandolfi: Dal 30 aprile '93, quando venne scarcerato - ha ricordato lei questa data; possono essere i primi di maggio, io francamente, in questo momento non ricordo - non si è più ripreso?
Oppure lei ha avuto modo di vederlo star bene?
IMPUTATO Ferro V.: Star bene, mio padre non c'è stato mai.
Dopo lungo periodo di convalescenza, in cui si è dovuto rifare tutta la terapia riabilitativa necessaria, nonché le trasfusioni che avvengono ritualmente, quasi ogni mese, nonché tutte le terapie, nonché tutte quelle cose che circondano la sfera psichica anche di mio padre, è riuscito a riprendersi. Ma non come lo si vuol far credere.
AVV. Gandolfi: Senta, una domanda diretta, ed è l'ultima, glielo prometto. Nel gennaio del 1995, come stava suo padre?
IMPUTATO Ferro V.: Nel?
AVV. Gandolfi: Gennaio 1995, il mese precedente il suo ultimo arresto.
IMPUTATO Ferro V.: Io, gentilmente, a questa domanda non vorrei rispondere.
AVV. Gandolfi: Grazie, signor Ferro.
*IMPUTATO Ferro V.: Prego.
PRESIDENTE: Ha terminato, avvocato?
AVV. Gandolfi: Sì, grazie.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00, traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.