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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, presente.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Barone e Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni. Almeno credo.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani.
Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristofaro: rinunciante. Avvocato Di Peri e Rocchi. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: è presente. Avvocato Cosmai.
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai in sostituzione dell'avvocato Cosmai.
PRESIDENTE: Benissimo.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani che lo sostituisce, presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania e avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti in sostituzione dell'avvocato Monaco.
PRESIDENTE: Non la vedo, mi scusi.
AVVOCATO Battisti: Eccomi. Sono qui Presidente.
PRESIDENTE: Ah, grazie avvocato.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi: rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, c'è, presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Era presente... Mah, sostituisce l'avvocato Falciani.
AVVOCATO Falciani: No, Presidente.
AVV. Cianferoni: Posso sostituirli anche io. So che ha un impegno Presidente. L'avvocato Bagattini è impegnato, lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato Cianferoni.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai, Roggero. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti presente.
PRESIDENTE: Battisti.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Falciani: Falciani in sostituzione, Presidente.
PRESIDENTE: ... Falciani.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tutino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, ieri sera nella chiusura dell'esame, lei ha fatto riferimento a una persona che ha indicato con il nome di Trombetta, se lo ricorda?
*IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di battesimo di questa persona lo conosce? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo per il momento.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che cosa faceva questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, aveva un autolavaggio alle case popolari lì dello Sperone. E' una zona di Palermo. Ed era insieme a questo Maurizio.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Maurizio, insieme nel senso che avevano l'attività insieme?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei ha fatto ieri delle precisazioni, parlando di questo Trombetta, relative peraltro a Spatuzza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Spatuzza ha famiglia, cioè se è sposato, ovvero se è celibe?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ha una moglie e un bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fratelli Spatuzza, sorelle?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Un fratello che lei conosce, che lei ha conosciuto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato, ha fatto vari riferimenti a una persona che ha indicato con il soprannome di Totò, poi con il soprannome, o nomignolo che sia, "Cacciatore", poi ha detto il nome, il cognome, Grigoli Salvatore.
Ecco, conosce altro sul conto di questa persona? Sa dove vive, dove viveva, se conduceva un'attività, se aveva famiglia, se non ce l'aveva?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ha una moglie e un bambino. Allora aveva un bambino da quello che ho saputo io. Abita in Corso dei Mille in una traversa che c'è un deposito di, "Siciliana bibite", una cosa del genere. Abita all'inizio di questa strada, ha, sempre in Corso dei Mille, un negozio di tutto sport.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè di articoli sportivi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Quando lo conobbi io aveva una Polo blu, che poi la cambiò per una Golf.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, fisicamente questa persona la sa descrivere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è basso di statura, capelli ricci, neri, carnagione un po' scura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei personalmente la conosceva questa persona prima che avvenissero tutti i vari fatti che ha raccontato?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai avuto i numeri telefonici di questa persona? Sento che sta parlando di un negozio di articoli sportivi, quindi un eventuale numero di telefono di un negozio, un eventuale numero di telefono di un'abitazione, dei familiari di questa persona?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è possibile che lei, con l'uno o l'altro dei cellulari che ha avuto nella sua disponibilità, possa aver telefonato mai a questa persona, o a casa, o al negozio, o alla famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Da parte mia, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Dal momento che risulta che il suo cellulare, per meglio dire, il cellulare intestato a suo moglie, è stato utilizzato per fare una telefonata a un'utenza telefonica riconducibile alla famiglia - la famiglia della moglie per l'esattezza - di questo signore, di questo Totò, lei è in grado di spiegare come può essere avvenuta questa telefonata?
IMPUTATO Carra P.: Ripeto, da parte mia io non ho mai chiamato questo signore in nessun posto e neanche avevo numeri di telefono. Ricordo che io in queste occasioni l'unica volta del telefono mio è stata Giacalone a Roma, di cui mi chiese che doveva chiamare a casa, però non so chi ha chiamato Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il cognome Fiordispina le dice qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Il cognome Fiordispina le dice qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Una domanda che non c'entra niente col signor Grigoli, o Totò che dir si voglia.
Lei sa se l'autista suo, quello che ha menzionato più volte, Luigi La Rocca, è sposato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce il nome o il cognome della moglie?
IMPUTATO Carra P.: No. Conosco però la moglie e i figli. Ha tre figli. Abita a Belmonte Mezzagno, però non lo so, non mi ricordo il nome della moglie.
PUBBLICO MINISTERO: A lei è capitato di chiamare La Rocca a casa propria, utilizzando il suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tante volte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rispetto a quando lei è stato arrestato, Grigoli per l'ultima volta l'aveva visto recentemente oppure era già trascorso del tempo?
IMPUTATO Carra P.: Dal mio arresto io Grigoli, non vorrei sbagliarmi, l'ho visto nel discorso del foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Quel foglio della DIA?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, di Giacalone lei ha mai conosciuto se aveva qualche soprannome, qualche nomignolo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, "Barbanera" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva chiamato "Barbanera" da quali persone? Che ne so, dagli amici, oppure dal gruppo di persone delle quali lei ha parlato?
IMPUTATO Carra P.: Del gruppo di persone che io ho parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lo chiamavano abitualmente con questo soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgeva questa persona, cioè Giacalone? Se aveva un'attività.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha un autosalone, compra e vende macchine. Autosalone Giacalone, in via Pecoraino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si ricorda, sa, ha mai saputo...
PRESIDENTE: Vuole ripetere, scusi, il nome dell'autosalone per favore?
IMPUTATO Carra P.: Autosalone Giacalone.
PRESIDENTE: Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona ha famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'ha moglie e uno o due figlie, però non ho avuto occasione di... conoscevo solo una delle figlie che era la fidanzata di Lo Nigro, però non so quanti figli ha di preciso. E abita anche lui nel Corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, ieri lei ha risposto ad alcune domande relative alla persona di Giuliano e ha parlato anche del padre di questa persona, l'attività che faceva. Le risulta, ha mai saputo, se qualcuno della famiglia Giuliano avesse subìto degli arresti? Non parlo di Giuliano Francesco, il suo coimputato, ma qualcuno della famiglia.
IMPUTATO Carra P.: Della famiglia, il padre.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca lei ricorda che il padre di Giuliano fosse detenuto?
IMPUTATO Carra P.: O fine '93 o inizio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè l'inizio della detenzione?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Perché io mi ricordo che all'inizio di questi trasporti spesso andavo a piazza Sant'Erasmo che avevano una pompa di benzina, un distributore IP. E lì spesso io lo incontravo al padre di Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le dicono qualche cosa i cognomi Vella e Ciaramitaro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Giovanni Vella e Vincenzo... No, Vincenzo Vella e Ciaramitaro Giovanni. Erano in società e avevano una... onoranze funebri a piazza Torrelunga, sempre una zona di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se qualcuno di questi due, o entrambi, aveva qualche soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Giovanni Vella aveva "U' pacchione" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Giovanni allora è il Vella o Ciaramitaro?
IMPUTATO Carra P.: Ciaramitaro Giovanni e Vincenzo Vella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora il soprannome...
IMPUTATO Carra P.: Giovanni Ciaramitaro, "U' pacchione" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Magari dica alla Corte che cosa vuol dire questo soprannome perché...
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Praticamente "U' pacchione" in dialetto siciliano è una persona enorme.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè molto bene in carne, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se con queste due persone avevano rapporti, qualcuna aveva rapporti, qualcuna delle persone protagoniste dei fatti secondo il suo racconto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tutte e due rapporti li avevano con tutti loro. Anche io mi sono trovato in un'occasione che il Giuliano chiedeva la tessera, la carta d'identità al Vella per lo "zio", di cui poi in un'occasione lo "zio" ho saputo che era lo Spatuzza. E lui gli fece la fotocopia nella sua cosa, nella sua bottega di onoranze funebri e gliele diede.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo "zio" lei lo ha associato a Spatuzza come soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché mi è successo in un altro appuntamento che mi venne a contattare Maurizio, l'amico di Trombetta, di cui mi disse che c'era lo "zio" che mi voleva parlare e mi portò in un altro posto, ai Ciaculli, che gli dicevano nell'acqua. Però non so perché, non so perché lo chiamassero così.
PUBBLICO MINISTERO: E lei si incontrò effettivamente con Spatuzza poi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Quindi da questo nasce il collegamento, il soprannome lo "zio" al nome Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Carra, nel corso delle indagini preliminari lei ricorda che le siano state mostrate delle fotografie?
IMPUTATO Carra P.: Di persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le chiedo un particolare sul conto di due persone. Ricorda che le sia stata mostrata la fotografia di questo signor Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che le sia stata mostrata la fotografia di questo signor Grigoli, o Totò?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver riconosciuto la persona di cui parlava nelle foto che le furono mostrate?
IMPUTATO Carra P.: Tutte all'infuori di Nino Mangano che aveva i baffi, che io l'ho conosciuto senza baffi.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, credo di capire ma si spieghi meglio con la Corte.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente ho avuto mostrate delle fotografie, di cui ho riconosciuto tutti, all'infuori di Nino Mangano, di cui mi mostravano una foto di anni fa con i baffi. Io non conoscevo però guardandolo bene, togliendo i baffi si riconosceva che era lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Vuole, maresciallo, per cortesia, proiettare una foto? Che è la foto - lo dico per i difensori ovviamente, perché non si tratta di materiale che sta negli atti di cui dispone la Corte - si tratta della foto numero 1 di un album formato dalla DIGOS della Questura di Firenze ed allegato ad un'annotazione datata 7 settembre 1994. Questa è la foto numero 1.
Chi è questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è certo?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PRESIDENTE: Possiamo fare una domanda di chiarimento a proposito di un'affermazione di poco fa?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia detto che lo Spatuzza aveva come soprannome lo "zio".
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma negli ultimi tempi mi è successo questi due particolari...
PRESIDENTE: Sì, ma era una cosa, un soprannome di cui lei non sa spiegare il motivo, oppure perché era zio di qualche altro?
IMPUTATO Carra P.: No, no, non mi sono spiegato il Maurizio quella volta, in quella occasione soltanto disse lo "zio". Io calcolai la carta d'identità, che il Vella nella sue onoranze funebri aveva dato a Giuliano. Perché Giuliano in quella occasione gli aveva detto che gli serviva per lo "zio".
PRESIDENTE: Ho capito. Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta... Aspetti un attimo maresciallo.
E' questa, Carra, la foto che le fu mostrata nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliarmi, sì. Accanto c'era la moglie, che è ritagliata questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo alla seconda foto dicendo che si tratta della foto numero 20 di un album fotografico formato dalla DIA di Firenze, datato 07/08/1995, ricevuto dal Pubblico Ministero l'08/08/1995.
Chi è questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Totò "Cacciatore". Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha parlato, nel corso dell'esame, di una persona che ha indicato in relazione a un certo fatto - ma non è su questo che le devo fare la domanda - che ha indicato con il nome di Tutino Vittorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di questa persona, prima di tutto, lei si ricorda com'è, per meglio dire, in che termini per la prima volta parlò di questa persona appunto nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Come, non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che la domanda sia un po' troppo poco suggestiva. Cioè dire: lei si ricorda da che cosa, quale situazione, quale circostanza, quale dato nel corso delle indagini preliminari provocò in lei l'indicazione di questa persona, di questo Tutino Vittorio?
IMPUTATO Carra P.: Dove collocai io la persona come Tutino Vittorio? Dove l'ho visto per la prima volta? Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi, la mia domanda è fatta in un certo modo, ma non credo di poterla fare diversamente.
Volevo dire questo: lei ha ricordo se di questa persona lei parlò fin dal primo interrogatorio? Ovvero se parlò solo a partire da un interrogatorio successivo? Uno dei successivi interrogatori?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che ne parlai io di un certo Vittorio, però non ricordavo né il nome, né niente, avevo voluto vedere la foto disse, se non sbaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, abbia pazienza. Stavolta non ho capito io.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente io, se non mi sbaglio, sono stato io a dire di un certo Vittorio però non sapevo il cognome, che si chiamasse Tutino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui gli dicevo di farmi vedere qualche foto per vedere un po' di individuarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma la specifica circostanza relativa a questa persona, a questo Tutino, ecco lei ricorda sulla base di quale dato, di quale elemento lei la ricordò, lei disse che le veniva in mente?
IMPUTATO Carra P.: No. Non me lo ricordo questo particolare. A meno che lei non confonde Cristoforo...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Carra P.: Cannella. Perché forse lei confonde anche persone. Perché io ho avuto una persona che oggi è sentito che è presente, Cristoforo Cannella, però che non so se sia lui perché l'ho visto in foto nel momento in cui, dell'arresto. Di cui c'è stata una persona che io parlai dall'inizio, il primo viaggio dell'hashish da Palermo, con Scarano, a Roma, di cui questa persona qua si fermò con una Y10.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E mi cercava il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io ho fatto finta di non capire e lui disse: 'va be', se arriva Barranca, ho bell'e capito'. Praticamente lui, io cosa gli dovevo dire, non lo conoscevo sicché mi tenevo...
E mi disse di riferire a Barranca quando arrivava al garage, di mandarlo all'autosalone da Giacalone, che lui avrebbe capito.
Che poi in un interrogatorio in carcere, che ero detenuto, con... non ricordo chi è di Palermo, che ha detto, mentre parlavo, un soprannome di cui io dissi che era la persona in cui aveva la macchina, la Y10 questa persona qua come soprannome, che non ricordo.
Però che il lo seppi dopo il soprannome di questa persona qua, che me lo disse il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi è questa persona, tanto per andare al concreto.
IMPUTATO Carra P.: Ricostruendo il fatto, dovrebbero essere questo Cristoforo Cannella, però non posso precisarlo.
PRESIDENTE: Cioè non è sicuro.
IMPUTATO Carra P.: Non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io non...
PRESIDENTE: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Non sono sicuro.
PRESIDENTE: E quale sarebbe il soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo. Comunque io l'ho detto all'inizio di questa persona qua, però non lo ricordo per il momento il soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io non avevo sbagliato la domanda. Io parlavo specificamente proprio di Tutino Vittorio e non di Cannella.
Dunque, nell'interrogatorio dell'11 ottobre 1995, trascrizione pagina 52-53 - glielo faccio presente in modo formale - lei dopo aver visto una certa fotografia, ha detto che la persona in questione era Vittorio:
"Quello che ho visto sia nella villa di Di Filippo, sia in una occasione per caricare i pacchi".
Il Pubblico Ministero le domanda: "Un'occasione?"
Lei risponde: "Per caricare i pacchi".
"Pacchi dell'esplosivo?"
"Sì".
"E sarebbe la persona che lei ha visto una sola volta?"
"No, quello è all'inizio che ho parlato ed era pure nel discorso dell'hashish che ho parlato. Nel garage in via Messina Montagna".
Poi si risofferma a parlare della persona della foto numero 1 e poi ritorna, subito dopo, il Pubblico Ministero su quest'altra foto e dice:
"Scusi un attimo, nella foto 2, questo Vittorio, questa persona la colloca in qualcuno dei fatti che ha parlato?"
"Sì".
"In quale fatto?"
"Non me lo ricordo di preciso quale fatto".
"Ma ricorda di averlo visto?"
"Sì".
"Ma c'entrava in qualche maniera nei trasporti di esplosivo che lei ha fatto durante quegli anni?"
"Non posso dire ci entrava, però era lì".
"Era lì, in che senso?"
"Era al corrente di quello che, come ho visto io, ha visto anche lui".
"Ma come fa a dire questo? L'ha vista questa persona assieme a Cosimo Lo Nigro e a Barranca?"
"Sì, insieme a Spatuzza".
"Ma in occasione dei trasporti di esplosivo? Io, su questo, voglio farle fare mente locale".
"Sì".
"In quale occasione?"
"Non vorrei sbagliarmi, ma è stato in quello che poi ho saputo di Contorno".
"Dove lo ha visto, a Palermo?"
"Sì, a Palermo".
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, mi sembra che la...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
AVVOCATO Gramigni: ... contestazione sembra traballando.
PUBBLICO MINISTERO: No, sto facendo una contestazione.
PRESIDENTE: Ora si sta semplicemente ricostruendo quello che...
AVVOCATO Gramigni: Appunto.
PRESIDENTE: Mi scusi. L'esaminato ha fatto queste dichiarazioni. Siccome non è in grado di rispondere, perché dice di non ricordarsi con esattezza...
AVVOCATO Gramigni: Ho fatto una contestazione.
PRESIDENTE: ... gli contesta quello che ha dichiarato in precedenza.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Mi pare che siamo nel classico caso della contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, se permette, mi perdoni. Credo che la contestazione non possa muovere da un tipo di domanda: 'lei si ricorda cosa ha detto nell'interrogatorio X?'
E, a risposta negativa, gli si rilegge e gli si contesta...
PRESIDENTE: Io direi che la contestazione consiste proprio in questo.
AVVOCATO Gramigni: No, a mio modesto avviso...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, abbia pazienza.
Lei può dire no quanto vuole. Io purtroppo ho il dovere di dirle: la contestazione si fa così.
AVVOCATO Gramigni: Comunque vi è una opposizione in questo senso.
Ora, non mi sono opposto prima perché chiaramente l'esame del Pubblico Ministero ha una sua fisiologia.
Ma voglio dire: non si può pretendere che la domanda da cui si muove la contestazione, in caso di risposta negativa "Non ricordo", sia: 'lei si ricorda di avere fatto un interrogatorio in una certa data, si ricorda cosa ha detto in quella data'.
Si fa una domanda su una certa circostanza di fatto che sarà quella che fu oggetto all'epoca della domanda; se la domanda è negativa o "Non ricordo", o è difforme, si contesta.
Ma sennò qui è chiaro che si fa prima a leggere tutti gli interrogatori, perché è impossibile che il signor Carra si ricordi quale fu l'oggetto di un certo interrogatorio e che tipo di risposte e a che tipo di domande lui fornì.
Questo è la posizione che io sommessamente le volevo rassegnare, ecco, nient'altro.
PRESIDENTE: Avvocato, anche lei al suo momento farà le contestazioni e le potrà fare benissimo in questa maniera, perché è la forma classica della contestazione. Quindi, la sua contestazione è respinta.
Prosegua, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho letto questa parte di questa trascrizione, di questo interrogatorio, proprio perché la mia domanda, Carra, mirava a ricordare, o meglio, ad ottenere da lei una risposta sul punto: se si ricordava com'è che le era venuta in mente la circostanza di coinvolgimento di questa persona in un certo fatto.
Ecco, questo anche per dire all'avvocato Gramigni. Perché mi sembra, voglio dire, sia nel dovere del Pubblico Ministero anche portare l'esame sul modo col quale certe dichiarazioni sono originate nel corso delle indagini preliminari.
Ed è quello che io ho cercato di fare.
Mi sembra oltretutto garantendo gli imputati più di quanto normalmente non si faccia.
Allora, ora che le ho letto questa dichiarazione, Carra, mi sembra che risulti da questo che è stato al vedere una certa foto che lei ha ricordato una certa circostanza.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io l'ho riconosciuto nella foto.
Ripeto, lo conoscevo come "Pittore", non come Tutdino.
Poi lei mi ha fatto una domanda che io, solo ricostruendo i miei ricordi, che mi sbagliavo in quella persona lì, non sapevo chi sia.
Però, se lei mi richiede su una persona, io le ricostruisco dove l'ho visto, come l'ho visto, come l'ho praticato, cosa ho fatto con questa persona e tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Io non ho capito neanche la domanda di prima.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi, Carra, ma non...
IMPUTATO Carra P.: Per dire, è questo.
PUBBLICO MINISTERO: ... si ponga il problema.
IMPUTATO Carra P.: Però io con Tutino ho caricato a Palermo, alla Zona Industriale, e l'ho ricostruito l'altro giorno, il materiale insieme a Spatuzza e a Pietro Romeo per Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Allora, quello che ho visto io e ho caricato io, era presente anche lui.
Come esplosivi, io con Vittorio, di presenza, in quell'occasione posso capire che lui è al corrente di tutto. Sennò non era presente in quel carico. Ma come presenza io l'ho visto solo in quella volta lì.
Parliamo del '93, perché poi, per il '94, tutta l'estate, un giorno sì e un giorno noi eravamo ogni sera da Di Filippo al villino anche a giocare a carte.
Ed era presente da latitante.
Le posso dire un'altra cosa: che Vittorio Tutino io lo conosco ancora prima, a questa persona qua, di vista, perché io avevo il Golf, lo dovevo vendere e sono andato dai fratelli Calderone di via Loreto che hanno un'autosalone che vendono le macchine. Che volevo vendere la mia Golf che avevo bisogno dei soldi, ancora prima di questi fatti qua.
E incontro questa persona, Vittorio, che poi quando ci siamo incontrati gliel'ho fatto ricordare. Gli ho detto: 'ti ricordi quando ci siamo incontrati lì che si parlava di macchine o non macchine...'
Lui ha comprato una 106 per la moglie, in quell'occasione. Ancora non ci conoscevamo.
Sono stato anche a casa sua, non dentro, fuori che ho accompagnato a Giuliano. Ha una moglie e un bambino che l'ho visto di vista una volta sola al villino di Di Filippo. Parliamo del '94.
Ma sui fatti delle stragi, sui fatti dell'esplosivo, io vedo Tutdino presente nel momento in cui, alla Zona Industriale, carichiamo il viaggio per Contorno.
E allora mi sembra ovvio che sa, perché è presente. Sennò...
Come il discorso di Giacalone che al primo intoppo non lo avevo mai visto io nei carichi degli esplosivi, fino parlando all'esplosivo di Contorno e gli dice a Pietro Diliberto: 'il camion serve a noi, Pietro serve a noi', e basta. E si è chiuso il discorso.
Automaticamente, come ho pensato di Tutino, penso di Giacalone che poi mi ha dato la conferma di tutte e due persone che sono vicine a questa gente e che sono al corrente di tutto.
Anche uno stupido fa un discorso logico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una domanda invece diversa. Ora lasciamo perdere Tutino
La persona proprietaria, o quel che è insomma, di quella villa romana dove lei fece quel carico di armi che portò giù con Spatuzza a Palermo, per come lo ha raccontato lei questo episodio, ecco, ma la persona in questione in quali luoghi lei lo ha visto?
Allora, ha detto di aver visto in occasione di questo carico di armi che era nello scantinato, insomma, quello che è, nel sottosuolo di questa villa. E poi?
Ho bisogno di una risposta chiara, perché mi sembra, in questi termini, di non avergliela fatta: in quali altre abitazioni o luoghi lei ha avuto modo di vederla, questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Aldo Frabetti io l'ho visto in questa occasione delle armi, in quell'occasione di quel viaggio delle tegole, l'ho visto nella villetta di Giacalone, l'ho visto anche venire mentre erano tutti là, quando io ho dormito nella villa di Giacalone. Che è venuto assieme a Scarano e poi è andato via.
In una occasione abbiamo anche mangiato assieme: io, lui, Giacalone e Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in particolare nella villetta di Giacalone, questa persona, lei ricorda se ha fatto qualcosa di particolare? Se è stato presente quando si è svolta qualche cosa di particolare?
Per particolare, mi riferisco a maneggiamenti di esplosivi, sotterramenti, insomma, tutti questi traffici..
IMPUTATO Carra P.: No, no, lo escludo. Escludo, però non so se dopo andato via io, lui ci è andato.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io...
IMPUTATO Carra P.: Escludo da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno...
IMPUTATO Carra P.: Da parte mia...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di ricostruire appunto quello che le risulta per conoscenza diretta, personale.
IMPUTATO Carra P.: No, no, io non ho avuto rapporti con l'esplosivo con Aldo Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lì veniva questa persona anche da sola, per quanto se ne può ricordare, o assieme a Scarano, o assieme ancora ad altre persone?
Dico: quando arrivava?
IMPUTATO Carra P.: Comunque lui si muoveva bene. Quelle poche volte che io l'ho visto era vicino allo Scarano. Però non glielo so dire cosa... Quelle poche volte che l'ho visto io, ho detto come l'ho visto. Però...
Aveva un modo di muoversi normale, diciamo, come si può dire, di casa. Diciamolo così, come...
PUBBLICO MINISTERO: Disinvolto, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Di?
PUBBLICO MINISTERO: Disinvolto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, un atteggiamento... Diciamo che era, di solito quando arriva una persona entra e trova altre persone, se non è, se non li conosce si trova magari in imbarazzo all'inizio.
Invece lui li conosceva queste persone.
E poi anche lo Scarano faceva capire che era alle sue dipendenze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, lei ieri ha risposto a delle domande che riguardano la persona di Pizzo, Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, le volevo far presente, le debbo far presente, che la prima volta che lei fu interrogato, quindi l'interrogatorio del 31 agosto '95, quello iniziato a mezzanotte e dieci, sul conto di questa persona lei fece questa affermazione, quando ha cominciato a riferire di questo primo carico di esplosivo. Pagine 15-16, per meglio dire. Dice:
"Erano portate da Cosimo Lo Nigro con l'Ape..."
Ecco, poi dice:
"Era da solo Lo Nigro?", le chiede il Pubblico Ministero.
"Cioè l'Ape, sì. Dentro lì - sta parlando del garage - eravamo io, Barranca e un altra persona che poi ho conosciuto che era questo, come si chiama, Giorgio".
"Pizzo?", le chiede il Pubblico Ministero.
"Pizzo", risponde lei, "Sì, esatto. Che l'ho saputo dopo, perché io non lo conoscevo. L'ho saputo dopo che si chiamava Giorgio".
"Anche il cognome? Sapeva come si chiamava""
"No, non sapevo, non lo conoscevo".
Ecco, nel secondo interrogatorio fatto sempre il giorno 31, quindi quello delle 17.30, a pagina 8 della trascrizione, si legge sullo stesso episodio.
Queste sono parole sue:
"Sì, c'era il Barranca, il Cosimo Lo Nigro che è stato lui a portare questi pacchi con la sua auto, c'era anche, mi sembra, Giorgio Pizzo, che l'ho saputo dopo che si chiamava Pizzo".
Allora, molto semplice: io ho bisogno di sapere da lei se questa indicazione, siccome l'argomento è stato ripreso anche al dibattimento, se questa indicazione che, in un primo momento, fu di sicurezza; in un secondo momento lì c'è verosimiglianza, probabilità, incertezza, come lei vuole, ecco, da che cosa dipendeva?
E oggi, tenuto conto che lei, la seconda volta che fu interrogato, disse: "Mi sembra", quindi, in un certo senso revocò la sua certezza, "Mi sembra", ecco, ad oggi che cosa vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Vuol dire che, come ho precisato ieri e l'altro ieri, all'inizio non era, ripeto, tutto il mio racconto è stato anche un po' diciamo anche come persone, l'ho un po' messe prima, dopo. Però l'ingranaggio è quello, come viaggi e come tutto.
E poi, man mano, uno riflettendo e costruendo viaggio per viaggio e cercare di sforzarsi, di collocare bene senza sbagliare quello che avevo fatto, mi potrò anche sbagliare, però io ho visto una volta sola presente a Giorgio Pizzo, parlando degli esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nell'occasione che ha riferito qui, al dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, quando lei ha parlato negli interrogatori resi nel corso delle indagini, del numero dei pacchi di esplosivo che di volta in volta ha messo sul camion e ha portato in un posto o nell'altro, ha dato delle indicazioni di numero di questi pacchi, ma anche di conformazione - se si può dire così - che sono, rispetto a quelle che ha reso qui, davanti alla Corte, che sono in parte difformi. Cioè a dire, non sono costanti, non sono uguali. Ecco.
Il primo viaggio di esplosivo, quando lei lo riferì nel corso delle indagini preliminari, disse, nel primo interrogatorio che i pacchi erano quattro. Lo ha detto anche nel secondo interrogatorio nel corso delle indagini preliminari. Oggi, per meglio dire, lunedì scorso alla Corte ha detto che erano tre: due più grandi e uno meno grande, o più piccolo che dir si voglia.
Ecco, la stessa cosa anche per il secondo viaggio.
Lei, nel corso degli interrogatori, il primo, nel primo interrogatorio disse che si trattava di due pacchi, nel secondo interrogatorio disse che erano due pacchi più no più piccolo; qui, davanti alla Corte, ha detto che questi pacchi erano due grossi e due piccoli.
Ecco, vuole chiarire, se c'è un chiarimento che lei ritenga di dare, perché queste indicazioni, anche nel corso delle indagini, non sto a rileggere le trascrizioni dei relativi interrogatori, perché il dato è numerico, è inutile stare a leggere chissà quali discorsi per puntualizzare quanto le sto dicendo.
Ecco, com'è che lei oggi ha detto, oggi via, davanti alla Corte, ha dato certe indicazioni che, nel corso delle indagini preliminari, erano date in termini diversi.
IMPUTATO Carra P.: Mah... Io posso dire questo: che ho confuso magari i pacchi tra Roma, nel primo viaggio. Parliamo di esplosivo, no? Tra Roma e Firenze su... perché ne caricai effettivamente un quattro, un tre, mi ricordo.
Poi ho caricato quei due salsicciotti, poi caricai quei due pacchi per Contorno insieme alla busta del cemento.
Però magari quattro li ho caricati per Firenze al posto di Roma, o viceversa.
Magari posso fare questo errore, ma come la quantità, quelli che ho dichiarato... Se lei, anche dichiarate in diverse occasioni, diverse, ma se va a veder sono gli stessi.
E invece di collocarli magari quattro a Firenze, li ho collocati il primo viaggio, o viceversa.
Però il numero, se lei li muove come delle pedine, sono sempre quelli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Come impostazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, Carra, allora la sua risposta provoca una domanda in più: lei si sente sicuro quando afferma che i pacchi portati erano tanti nel tal posto e tanti nel tal altro? Ovvero fornisce questa indicazione con un margine di incertezza?
IMPUTATO Carra P.: No, i pacchi che ho trasportato sono sicuro di quello che...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, sono l'avvocato Cianferoni.
Questa, mi pare, è veramente suggestiva come domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Mah, direi proprio di no.
PRESIDENTE: Io ho l'impressione che voi...
PUBBLICO MINISTERO: Se è sicuro...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Per cortesia, facciamo finire l'opposizione e vediamo.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché... L'opposizione si pone in questi termini: mi pare che la domanda non sia una domanda, ma sia una affermazione e una interpretazione autentica della risposta già data dal dichiarante.
Mi pare che quasi tutta la parte dell'esame del Pubblico Ministero di stamani fosse già stata fatta ieri sera, si potrà controllare le trascrizioni.
Ma siccome appunto il Presidente ha previsto ampio spazio anche per la difesa, anche noi ci sforzeremo - io almeno - di rifare tutto un cammino.
E' chiaro l'intento di serrare i boccaporti prima che la nave parta. E va bene.
Ma siccome ha già risposto in questi termini che non è sicuro, mi pare richiederglielo sia una interpretazione autentica, ecco.
Quindi, oltre alla suggestione, ci vedo una sovrabbondanza in questa domanda. E, in tal senso, formulo opposizione. Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, a me pare che le opposizioni, mi scusi, possono apparire un eccesso di preoccupazione. Perché qui si cerca di richiamare le dichiarazioni dell'esaminato nei suoi diversi punti, proprio per arrivare - se è possibile - alla definizione di un certo tipo di risposte.
Se poi l'esaminato ritiene di non poter essere più preciso, ce lo dice da sé. Ma mi sembra una preoccupazione giusta, sia da parte del Pubblico Ministero che sta procedendo, come dei difensori, di ripetere anche più di una volta la stessa domanda per vedere se si aggiunge una risposta definita.
Se poi non si può ottenere, ovviamente lo sforzo non va però evitato.
AVV. Cianferoni: Presidente, ne prendo atto.
Mi pare, ripeto, siamo alla terza risposta. Ascoltiamo la quarta.
PRESIDENTE: Ma non è una quarta, avvocato, è un richiamo su risposte diverse date prima in una sede e poi in un'altra. E siccome se è possibile sarebbe opportuno l'incertezza superarla nell'interesse di tutti, e soprattutto della verità, non vedo dove ci sia questo errore.
Perché diversamente, se voi la pensate così, io, quando interverrete, farò in maniera che facciate quello che voi avete impostato come sistema di contestazione. Il che non credo che interessi, o vi convenga.
Vuole riprendere, per favore?
PUBBLICO MINISTERO: Ma la domanda l'avevo formulata. Carra, penso, se la ricordi. Le ho chiesto, quindi, se le indicazioni di numero che ha dato ritiene che siano indicazioni - parlo di quelle rese qui davanti alla Corte, eh - indicazioni per così dire date con carattere di certezza, oppure se pensa che questa certezza, volta per volta, punto per punto, numero per numero, non ci sia.
Mi sembra che sia doveroso per il Pubblico Ministero chiedere ad uno se l'affermazione che sta rendendo la rende con criterio di certezza o con criterio di non certezza.
PRESIDENTE: In relazione al numero e alle dimensioni dei pacchi, mi pare che sia la...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Su ogni singolo episodio.
PRESIDENTE: Su ogni episodio.
IMPUTATO Carra P.: Al numero dei pacchi, ripeto, sono quelli là.
PRESIDENTE: Quello che ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Quello che ho detto. Però mi potrò sbagliare a collocarli da un viaggio all'altro, come stavo spiegando.
Sulla sicurezza a dire: ne ho portati quattro, è stato a Roma e non a Firenze, non me la sento di dirlo, perché non mi sento sicuro.
Però sono sicuro, perché mi sono passati anche dalle mie mani, nel momento in cui le ho caricate. Che ho caricato, una volta quattro, una volta tre, non tutti uguali, con varie dimensioni. E una volta i due con salsicciotto che l'ho portate a Milano. Questo lo ricordo bene. E sono quelli là i numeri.
Però non voglio dare una conferma. Perché, ripeto, se non sono sicuro, una conferma non la darò mai.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo farle vedere un'ultima foto, Carra.
E' un'ultima domanda. E poi l'esame è concluso.
Se ora l'ispettore Benelli, molto cortesemente come al solito... E' andato a recuperare questa foto.
La Corte mi scuserà, ma d'altra parte oggi mi vede solo. Il dottor Nicolosi, che è l'altra metà del Pubblico Ministero, non c'è, è impegnato davanti ad un altro Tribunale che non ha inteso assolutamente soprassedere ad una certa udienza. E quindi...
Ispettore, ci si fa? E via, la Corte ha pazienza. Non la perda lei.
Carra, riesce a vedere qualcosa in questa foto?
IMPUTATO Carra P.: I pacchi che ho visto a Roma nella Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha fatto quell'atto con il Pubblico Ministero.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. E sono i pacchi che io ho trasportato.
Sono tutte in questo modo, però con varie dimensioni.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo dire... Maresciallo, se mi passa un attimino quell'inserto, così poso dare il riferimento. Ora, quella che è stata fatta vedere, è la foto numero 12 allegata ad un documento di cui la Corte non dispone, ma i difensori prenderanno nota che si tratta della relazione di consulenza a firma Massari. Esattamente dell'allegato numero, allegato fotografico è uno solo, per la verità.
Questa è la foto, dicevamo, la numero 12. Questa consulenza è quella affidata ai consulenti Massari, Vadalà, eccetera, in data 22/11/95.
E la fascicolazione, negli atti del Pubblico Ministero, fascicolo delle consulenze, è a pagina 2600 e seguenti.
Senta, Carra, in tutte le dichiarazioni che lei ha reso, anche dichiarazioni non rese a me, insomma, al Pubblico Ministero di Firenze, lei ha riferito...
Francamente è una domanda che faccio senza avere idea di quale possa essere la sua risposta.
Ha mai riferito di aver avuto implicazione, in tutto o in parte, in qualche fatto diverso, eh, a quelli oggetto di questo processo. Da qualche fatto in cui ci sia stato perdita di vite umane, ferimenti, tentativi di ferimenti, di omicidio.
Parlo di fatti diversi, da quelli di questo processo.
IMPUTATO Carra P.: Io le posso dire che questo processo non è un mio mondo, anche se vi sono stato coinvolto e sono qua.
Io, l'unico reato che ho, ho dei verbali di Polizia Stradale. E vivevo in un mondo diverso in cui mi trovo oggi.
Anche avendo la possibilità di viverci da bambino, in un mondo così.
PUBBLICO MINISTERO: No, volevo dire Carra, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio, qui lei ha raccontato di aver avuto una certa parte nel tale episodio, nel tal altro, nel tal altro ancora.
Questi fatti, lei sa esattamente di che cosa si tratta: lei è accusato di attentati. Più esattamente, secondo il Codice è accusato di strage, è accusato quindi di un fatto in cui c'è stata la perdita di vite umane. Ci sono state persone che hanno rischiato la vita, persone che sono state all'ospedale: chi tanto, o chi poco.
Ecco, volevo sapere se ci sono altri fatti diversi da questi che lei eventualmente abbia riferito, che abbia confessato. Adopriamo questo termine, - non lo so se le cose sono così.
Che ne so, al Pubblico Ministero di Palermo, o a qualche altro ufficio Giudiziario.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho dichiarato di aver fatto un trasporto nell'83 per mio padre di droga. E ho fatto un viaggio di argento...
PUBBLICO MINISTERO: Parlo di fatti... Scusi, Carra. Parlo di fatti di sangue.
IMPUTATO Carra P.: No, non esiste, proprio. Non ho mai avuto a che fare con dei discorsi del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha visto prima quella fotografia con quel materiale. E ormai non è, come dire, lei sa benissimo che cos'era quel materiale lì e a che cosa è servito, se non quello del materiale del tutto e per tutto analogo, in tutto e per tutto analogo.
Lei avrebbe mai confessato di avere avuto a che fare con impieghi di esplosivo se questi fatti non fossero veri?
IMPUTATO Carra P.: Come? No ho capito. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei avrebbe mai ammesso, confessato a me o a qualunque altro magistrato, di avere un coinvolgimento in episodi di uso di esplosivo, impiego di esplosivo, se la sua implicazione non fosse stata vera, reale, effettiva, concreta?
IMPUTATO Carra P.: Non capisco la domanda.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... vuole sapere se, posto che lei ha raccontato alcuni episodi di trasporto di esplosivo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Verosimilmente impiegato per stragi nelle quali alcune persone hanno perso la vita, altri sono stati feriti. Se lo ha confessato pur sapendo che queste cose non erano vere, o se lo avrebbe confessato pur non essendo vero tutto questo, non avendo mai fatto parte di queste attività.
IMPUTATO Carra P.: No, io - se ho capito bene la domanda - io, la mia persona, è stato anche modo di vederlo nelle interrogazioni, nel riconoscimento di persone, che non mi sento di avere, di coinvolgere una persona solo col dubbio se non sono sicuro. Solo perché io ho solo subìto in questa situazione la mia collaborazione è stata un senso di liberazione.
Perché io mi sono fatto andare ad arrestare, quando potevo andare insieme a loro e andare latitante.
Io già lottavo con me stesso dal '94 per uscirmene di queste persone qua. Sapendo benissimo che non c'era via d'uscita. O con la morte, o in galera per sempre.
Non avevo modo di affrontare o di andare a fare strage nell'Italia, perché non aveva senso; non mi interessava una cosa simile, non avevo nessuno scopo di fare una cosa simile.
E io ho collaborato soltanto per l'unica via di uscita. E, anzi, ringrazio lo Stato che ho avuto questa possibilità di uscirmene di quello che mi facevano fare.
Ma tutto quello che io ho fatto, l'ho fatto contro la mia volontà. Perché, ripeto, mi sento di essere una persona normale e non anormale come loro.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per piacere...
IMPUTATO Carra P.: Io penso che siete peggio degli animali facendo queste cose, voi. E non vi dovevate permettere di mettermi, di coinvolgermi in queste cose. Perché il Barranca lo sapeva che non ero all'altezza io di portare avanti delle situazioni del genere.
Che anche lui, il Giuliano e Lo Nigro gli diceva il Barranca di non farmi sapere niente.
PRESIDENTE: Mi scusi...
IMPUTATO Carra P.: L'ho capito io.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, io non le posso permettere...
IMPUTATO Carra P.: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: ... di impartire accuse contro chicchessia. Presenti, o assenti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Lei racconta fatti e basta. Poi i proclami li fa in un'altra sede, se crede.
*IMPUTATO Carra P.: Va bene, mi scusi.
PRESIDENTE: Così come invito gli imputati ad astenersi da ingiuriare chiunque sia.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, è uno sfogo. Ma lo sfogo non si fa in questa sede.
Se lui ha questa coscienza scrive e dice alla stampa quello che crede e nessuno glielo potrà proibire.
In questa sede, gli sfoghi...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, gli sfoghi non avvengono. Perché non abbiamo ancora a che fare con imputati già condannati. Ma soltanto persone sottoposte ad un processo.
Il Pubblico Ministero ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente.
PRESIDENTE: Allora facciamo una breve sospensione e poi riprendiamo con il controesame.
PRESIDENTE: Allora, possiamo riprendere.
C'è qualche difensore di parte civile che vuole fare domande?
AVVOCATO Filastò: Una, Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Avvocato, il suo nome, per cortesia. Lei sa che non è una mia curiosità, la conosco da lunga data.
AVVOCATO Filastò: Ha ragione, Presidente, me n'ero dimenticato.
Avvocato Filastò, difensore di parte civile.
Signor Carra, vorrei sapere perché e in che senso Barranca... Lei ha detto che Barranca sapeva che lei non era all'altezza.
Qual è il significato che lei da a questo non essere all'altezza e perché Barranca lo avrebbe saputo.
IMPUTATO Carra P.: Questo che io non ero all'altezza, l'ho potuto capire perché lui faceva in tutti i modi per non farmi capire cosa trasportavo.
Queste sono parole dette poi col tempo da Lo Nigro e Giuliano, alla mia persona.
E secondo: perché io non ho mai avuto a che fare con nessuno di questa gente, che conoscevo soltanto all'inizio il Barranca, che era amico di mio padre e di mio fratello.
E posso dire anche che mio padre e mio fratello, che erano rispettate come persone, perché mio padre tanti anni fa era contrabbandiere di sigarette, li conosce tutti. Che posso anche definire io anche un rapporto non adesso e in questi fatti da mio padre e mio fratello, con queste persone. Non con una sicurezza, con una immaginazione mia, di cui io a 12 anni e da bambino mi sono messo in un mezzo e sono stato quasi per 20 anni, 18 anni, 17, lì in giro per l'Italia a lavorare facendo mille chilometri al giorno e non avendo mai il pallino né di avvicinare nessuno di questa gente, né di averci a che fare.
Perché non ho mai condiviso nulla del genere. Dai piccoli ai grandi discorsi.
Ho cercato sempre, anche avendo la possibilità di iniziare una vita di delinquente, o di mafioso, o di fare una strada, avrei avuto la possibilità di iniziare da bambino.
E, ripeto, ho cercato sempre, anche andando contro mio padre. A volte mi portava a scaricare qualche mezzo di sigarette e si litigava. Perché io, non mi interessava. Io vivevo la mia vita con il lavoro. Mi divertivo, avevo i periodi che mi potevo comprare e mi piaceva divertirmi e tutto; e c'erano periodi che mangiavo anche pane e olive. Sono abituato a tutto, ma con le mie braccia.
E io, con questa gente, ho provato di tutto, ma di tutto in tutti i sensi: sia morale, che di paura, di stato d'animo, di tranquillità. Perché a me mi è finita, in momento in cui io ho sentito per via radio l'esplosione a Firenze. E le parole che mi disse il Barranca, arrivato a Palermo quando lo lasciai, che se avevo capito e non... Dovevo dimenticare tutto e non parlare con nessuno.
Alla palermitana sono parole abbastanza significative.
Io, tante cose, e forse ringrazio anche Dio che mi trovo qua vivo. E la mia intelligenza di, diciamo di avere avuto un ruolo, anche la mia paura e il mio stato d'animo, cercare di non far capire bene il mio stato d'animo in questi trasporti, dal momento in cui parlo che ho capito cosa trasportava e cosa faceva.
Perché, le ripeto, io neanche so per che cosa l'han fatte loro queste cose.
PRESIDENTE: Bene. Ci sono altre domande?
AVVOCATO Filastò: No, grazie, per me no.
PRESIDENTE: Le altre parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile. Ah!
AVVOCATO Anano: Avvocato Anano per l'avvocatura dello Stato.
Volevo soltanto, signor Carra, chiederle due precisazioni.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia.
AVVOCATO Anano: Non so se mi sente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, la sento.
AVVOCATO Anano: Sì. Volevo riferirmi al viaggio, all'unico viaggio che ha fatto a Firenze. Quindi lo ha descritto con molti particolari, dovrebbe ricordarlo bene.
C'è solo un particolare che non ho capito e volevo mi chiarisse.
Lei arrivò a Prato nel pomeriggio, fece lo scarico la notte, le rimandarono l'appuntamento. E poi, il giorno successivo, mi risulta che le diedero vari appuntamenti, venne il ragazzo giovane che non conosceva, prima con la Uno e poi con l'Ibiza, che spostò l'appuntamento varie volte.
Volevo chiederle: quindi passò quanti giorni passò aspettando a Prato?
IMPUTATO Carra P.: Io...
AVVOCATO Anano: Prego?
IMPUTATO Carra P.: Due giorni sono stato lì, presente nella zona di Prato.
AVVOCATO Anano: Due giorni, eh? Benissimo.
Volevo poi chiederle un'altra precisazione per quello che concerne il viaggio che ha definito viaggio veloce. Quel viaggio veloce che si pone cronologicamente tra il viaggio a Firenze e il viaggio ad Arluno.
Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, viaggio veloce, e quello di Arluno, dopo.
AVVOCATO Anano: Sì, andò a Napoli e poi direttamente a Roma.
Non ho capito il luogo dove ha fatto lo scarico. Mi sembra che non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente è un viaggio che io avevo sempre allineato dal primo giorno, in cui non avevo neanche detto quel discorso del furgone arancione di cui io, sia il furgone arancione che era presente in questi luoghi, sia il viaggio veloce, lo avevo detto il 31 agosto quando ho iniziato a collaborare. Però, man mano, non ho detto come ho fatto quel viaggio, cosa avevo trasportato e come avevo visto quel furgone e dove.
Di cui io poi ho cercato di approfondire sulla contestazione del Pubblico Ministero, in cui lo Scarano diceva che mi ero presentato due volte nel piazzale del deposito dell'acqua minerale, di cui io avevo dichiarato che ero stato una volta.
Io non ho saputo rispondere a questa contestazione. E poi ho cercato di riflettere per bene, in cui ricordo il particolare dei due pacchi e la borsa, che messi da me e Spatuzza dentro questo furgone arancione. Ma non riesco a ricostruire per bene questo trasporto.
AVVOCATO Anano: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Questo viaggio veloce.
AVVOCATO Anano: Comunque questo viaggio lo ricollega ad una borsa, al trasporto di una borsa.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, e le spiego anche il perché. Perché io ho cercato di ricostruire questo viaggio ricostruendo tutti i miei viaggi dal primo all'ultimo. Di cui tutti gli altri che mi ricordo quasi bene tutto, il furgone non è presente.
Però ho focalizzato e ho detto: il furgone è presente in quel viaggio che io non riesco a ricostruire.
Però se mi dice se è vero che io sono andato due volte in quel piazzale con il deposito d'acqua, io risponderei di nuovo: io, per me, ci sono andato una volta sola.
Non lo confermo, perché non me lo ricordo. Anche avendo la contestazione sulla dichiarazione dello Scarano. Ma non... Non perché mi ha detto lo Scarano in quel modo e allora io le dichiaro: 'sì, è vero, sono andato due volte'. No. Le faccio...
AVVOCATO Anano: Senta, ma...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: ... quel viaggio che si ricorda bene che fece al deposito delle acque minerali.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: In cui vennero a prenderla, mi sembra, lo Scarano e Spatuzza, lei non ricorda con che macchina vennero, se c'era una macchina?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'è la macchina dello Scarano, l'Audi blu.
AVVOCATO Anano: Ah.
IMPUTATO Carra P.: E mi sono venuti a prendere all'area di servizio. Mi hanno portato in quel magazzino per la prima volta.
Gli ho dato una borsa che era la stessa, perché avevo sceso delle armi dalla villetta dell'Aldo Frabetti. E lì c'è l'occasione che lui mi voleva portare a casa dove c'era presente Graviano.
Che io rifiutai e andai via.
Poi potrei dire anche un'altra parola?
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Carra P.: Io volevo, voglio precisare anche una cosa. Perché io sfido chiunque, sia un delinquente incallito, che facendo questi trasporti e andavo a nome suo.
Perché io tutte queste cose, tutti questi trasporti che ho sempre detto anche nei miei interrogatori, se qualcosa non la ricordo, ho sempre insistito di andare a vedere, di effettuare dei controlli sulle bolle di imbarco che specifica tutto, sui vari racconti che ho detto che ci sono...
Praticamente io ho viaggiato in aereo, ho fatto tutte queste cose criminali, chiamiamole così, a nome di Carra Pietro.
Io sfido chiunque, sia un delinquente incallito, diciamolo così, perché essere imputato in delle cose così non indifferenti, io penso che solo un criminale incallito potrebbe fare delle cose simili.
E io sono stato l'unica persona in cui ho camminato in due anni con questi situazioni a nome di Carra Pietro. Che oggi penso si sia trovato tutto i riscontri a nome di Carra Pietro e i miei spostamenti che ho raccontato.
E preciso anche che io mi sono spostato dal '93 in poi a viaggiare, perché io sono sceso da su per i camion, dalle macchine dei miei camion e non ho più viaggiato dall'87, mi sembra, '88. O '89, non vorrei sbagliarmi. E non ero in condizione per potere seguire un'agenzia di autotrasporti da me, con 10 operai e 50 automezzi, non mi permetteva di allontanarmi di ufficio.
Perché io, con tutti questi viaggi che ho fatto, se lei va a vedere il mio, le mie telefonate, sono migliaia in ufficio e agli autisti per guidare anche al lavoro e dire alla segretaria quello che dovevano fare.
Io ho seguito da fuori anche il lavoro che avevo negli uffici.
AVVOCATO Anano: Va bene.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVVOCATO Anano: Volevo un'ultima domanda...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Anano: ... per quello che riguarda che definiamo il viaggio di Contorno, quello in cui lei trasportò anche quella famosa, il famoso lingotto. La candela, non so se ora lo inquadra. Lo ha sempre definito il viaggio di Contorno, quello in cui si trattenne alcuni giorni.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: Con l'inframezzo del viaggio a Brescia in cui subì quella contravvenzione.
Lei, durante questo soggiorno, ha detto che prese un po' più confidenza con Giacalone e gli altri. Tant'è vero che Giacalone le disse che era più di un mese che aveva piuttosto fretta perché era da un mese che stavano lì e volevano concludere al più presto questa vicenda.
Le risulta che avessero fatto qualche altro, qualche precedente tentativo? Per quello che concerne Contorno?
IMPUTATO Carra P.: No. Non lo so, però...
AVVOCATO Anano: Lei sa...
IMPUTATO Carra P.: Io glielo posso dire: l'ho letto in qualche giornale. Però io non sapevo.
AVVOCATO Anano: Ma Giacalone non le disse nulla.
IMPUTATO Carra P.: Le dico: sia Giacalone, che Giuliano, davanti agli altri, quando erano presenti agli altri, mai si sbilanciavano a parlare.
Quando capitava che eravamo da soli, allora dicevano qualcosa in più.
AVVOCATO Anano: Ho capito. Va bene, nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande delle parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato.
Una domanda: lei, Carra, a proposito del numero dei pacchi di esplosivo nei vari trasporti ha dato appunto in istruttoria la notte del 31 agosto mattina e pomeriggio, ha dato dei dati. E qui, in dibattimento, viceversa ha appena detto, appunto, mano mano riflettendo e ricostruendo, ha dato altri dati.
Ecco, la mia domanda è precisa: quando e dove lei ritiene di essersi avvicinato di più alla verità?
Cioè, in istruttoria, quella notte del 31 agosto, o qui in dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: Avvocato, io posso precisare che ho sempre detto la verità. E la mia coscienza, oggi, è a posto.
Poi saranno gli altri a giudicare, non io.
Però, per la mia persona, ho sempre detto la verità. Quando sono sicuro dico che non sono sicuro. E non posso ancora precisare se è stato il primo carico da quattro, o il secondo carico, o il primo da tre e dopo da due.
Quello che ho visto, sono quelli là, quei quantitativi. Però di preciso preciso non glielo so dire. Se è stato il primo carico da quattro, o ho detto prima da tre, o poi da due.
Però, ripeto, voglio sempre precisare che il 30-31 agosto, quando io ho iniziato a collaborare, io ero in uno stato pietoso a livello orale, a livello... In tutti i punti di vista.
E, ripeto, mi sono fatto arrestare andandomene a lavorare, mi hanno arrestato a Genova. Li aspettavo, volevo collaborare all'inizio. Ho passato due mesi prima di iniziare a collaborare, perché ho dovuto affrontare la paura con il mio animo. Ho dovuto superare... Come lo posso spiegare? Io avevo terrore a parlare.
Come infatti, all'inizio, quando mi interrogavano negavo tutto. Però non accettavo le imputazioni simili, perché io ricostruendo, sapendo quello che ho vissuto in due anni, che ho provato dentro di me su queste storie, che non lo potrò mai dimostrare quello che ho provato - questo lo penso che ho scontato - ma so solo io quello che ho vissuto in quei due anni.
Era talmente la paura che non è facile al primo impatto a parlare e dire tutto quello che io sapevo. Anche perché, io non offendendo nessuno, né i presenti, né chi non c'è o chi c'è, io avevo anche paura di iniziare a parlare con i magistrati. Avevo anche paura di loro.
Avevo troppo terrore io ad iniziare a collaborare. Anche dando i sintomi in momento dell'arresto della mia collaborazione.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
No, nessuna.

PRESIDENTE: Chi interviene tra i difensori?
AVVOCATO Bennati: Avvocato Bennati, difesa di Giacalone.
Senta, signor Carra, quando ha conosciuto e in quale occasione, il signor Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Io Giacalone l'ho conosciuto che me lo presentò Giuliano. E io avevo dei problemi con la Nuova Sudferro di cui facevo i trasporti di materiale edile. Che avevamo dei discorsi di fatture pagate, non pagate, queste cose qua.
Di cui Giuliano mi portò all'autosalone presentandomi a Giacalone, di cui Giacalone mi ha discusso questa situazione con Pietro Diliberto. Di cui, quella occasione disse che, vedendo l'insistenza di Pietro Diliberto, lui disse che... in dialetto e poi, lo dico in dialetto e poi glielo dico in italiano, ci disse: 'Pietrino, lo vuoi capire che Pietro serve a noialtri cu'camion?'
Pietro Diliberto praticamente queste parole sono che lui diceva a Pietro Diliberto che o gli servivo a loro, non specificando e non dicendo il nome, servivo a loro col camion. E allora il discorso si doveva sistemare in tutti i modi e Pietro Diliberto non ha detto più una parola. Siamo andati via e in questa occasione ho conosciuto e ho capito che il Giacalone era al corrente dei trasporti che io avevo fatto.
Di cui poi viene quel famoso discorso di viaggio che io conosco Vittorio Mangano, di cui non sapevo il nome, come persona, l'ho visto per la prima volta. Mi mandano su a Milano per andare a Lorenteggio, di cui il trasporto non si fece più perché non so cosa dovevo caricare o cosa dovevo fare. E poi in occasione comincio a conoscere sia il Mangano che il Giacalone.
AVVOCATO Bennati: Senta, lei ha visto in altre occasioni il signor Giacalone, oltre a questa in cui è stato presentato?
IMPUTATO Carra P.: Certo. L'ho visto nel viaggio delle tegole, poi si andava spesso nel suo autosalone. Sono andato a prendere anche qualche caffè insieme a lui. Poi si incominciò tramite questa situazione Pietro Diliberto un avvicinamento fra me e Giacalone, oltre nei fatti che ho detto prima.
AVVOCATO Bennati: Ha assistito a conversazioni fra Giacalone e qualcuna delle persone implicate in questa vicenda?
IMPUTATO Carra P.: Come, mi scusi avvocato, non ho capito?
AVVOCATO Bennati: In sua presenza...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei è stato presente a qualche conversazione fra il Giacalone e altre persone imputate in questo processo.
IMPUTATO Carra P.: Io in certe occasioni sono stato presente con Giacalone che parlava con questi che sono imputati, nella villetta, per il fatto di Contorno.
AVVOCATO Bennati: E con chi precisamente?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
AVVOCATO Bennati: Con chi precisamente.
PRESIDENTE: Con chi esattamente, i nomi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lì c'era Lo Nigro, Giuliano, Totò "Cacciatore", Benigni, io, lo Scarano, che venne saltuariamente insieme a Frabetti. Queste sono le persone che erano presenti allora. Però io ho avuto altre occasioni di vederli anche tutti nel suo autosalone. Anche Spatuzza, Lo Nigro e Totò "Cacciatore", Giuliano, io, lui.
AVVOCATO Bennati: Senta, ma precisamente nella villetta qual era l'oggetto delle conversazioni a cui lei ha assistito?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Carra P.: Sì, le conversazioni delicate le ho ascoltate solo nell'occasione della villetta, perché altre diciamo conversazioni da me ascoltate non erano niente di particolare, perché si appartavano, non mi davano l'importanza.
AVVOCATO Bennati: Quindi lei non ha assistito a conversazioni rilevanti?
IMPUTATO Carra P.: No, rilevanti no.
AVVOCATO Bennati: Senta, una domanda sull'auto di Scarano: lei ha parlato di un'Audi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Bennati: Si ricorda esattamente il modello e il colore?
IMPUTATO Carra P.: Il colore è blu. Il modello è Turbo, non vorrei sbagliare, è 2000. Dietro ha anche, non so come si chiama, l'alettone, non so come... un paravento, non so come chiamarlo, blu scura. Nuova, era nuova. E l'interno era scuro anche.
AVVOCATO Bennati: Va bene. Nessun'altra domanda, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Pepi: Per Giuliano e Pizzo.
Senta signor Carra, il mio esame deve partire, come prime domande, su una serie di domande relative strettamente personali alla sua attività, al suo modo di vivere, al suo modo di essere.
Quindi iniziamo da questo tipo di domande con la prima, facendo riferimento a una domanda che il Pubblico Ministero le ha fatto inizialmente: lei è uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non lo è mai stato?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non è stato neppure vicino, o comunque collegato a ambienti mafiosi?
IMPUTATO Carra P.: Io personalmente, no.
AVVOCATO Pepi: No.
IMPUTATO Carra P.: Ma mio padre e mio fratello sì, l'ho precisato prima.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Dicevo, allora io le chiedo: non le sembra strano che chi fa parte di questa associazione, o si presume che faccia parte di questa associazione, affidi a lei, a una persona non affiliata, non vicina alla mafia, di fare il trasportatore dei carichi di esplosivi quando, a questo punto, poteva benissimo servirsi di suo fratello che lei mi dice facesse parte di questa associazione?
IMPUTATO Carra P.: No, io non ho detto che fa parte di questa associazione mio fratello e mio padre, lei ha capito male avvocato, mi scusi se le dico così. Perché io ho detto che mio fratello e mio padre avevano più conoscenze di me in quell'ambiente, ma non ne facevano parte, di quello che so io. Se sono uomini d'onore tutti e due non lo so.
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto, ma non mi ha...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza. C'è un collega che vuole avere una precisazione, nei limiti in cui ce la vorrà dare l'esaminato.
Vorrebbe sapere se lei ci vuol dire cosa vuol dire uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: Uomo d'onore, a quello che so io, è una persona rispettata e che fa parte di Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Prego, può proseguire. Sperando che la risposta sia sodd... perché per me non era necessario.
Prego.
AVVOCATO Pepi: Sì, signor Carra, però lei non ha risposto all'essenza della mia domanda. Io le ho chiesto: come mai allora questo gruppo di malavitosi avrebbe scelto proprio lei, persona che era incensurata, persona che non aveva nessuna attività criminosa sulle spalle, per fare degli attentati, fare fatti di sangue particolarmente gravi. Quindi mi sembra strano che persone così esperte affidino a lei questo incarico.
IMPUTATO Carra P.: Di quello che posso dire io è solo una cosa: che io ho fatto a Nino Spadaro, nel '90-'91 un trasporto di argento rubato a Palermo, un camion fiorentino. Che glielo portai facendo segreto - che ora spiego che cosa vuol dire segreto - da Palermo a Milano. Di cui io di questa persona avevo 50 milioni investiti nella mia agenzia di autotrasporti, di cui pagavo un milione e mezzo al mese e aveva questa persona sempre i 50 milioni dentro. E poi col tempo, dopo anni che avevo pagato un milione e mezzo voleva di nuovo i 50 milioni. Lasciamo perdere questo particolare.
Le posso dire una cosa, che secondo me, tramite questo discorso che loro, il Barranca non loro, perché io loro non li conoscevo, sicuramente il Barranca che era a conoscenza; loro hanno sfruttato la mia professione nel campo lavorativo dei trasporti. E perché le dico che non è andato da mio fratello perché mio fratello è una persona dentro l'ufficio, le spiego come, che è in società con mio fratello che è uomo d'onore. E non gli avrebbe mai permesso di fargli fare un viaggio del genere a mio fratello che doveva andare a dire a questo uomo d'onore, che si chiama Pino Calomia, a dire di fargli fare questo trasporto. Perché in caso di problemi avrebbe perso anche i soldi questo Calomia. E non glielo avrebbe permesso, e loro lo sanno che non ci potevano andare.
Ripeto, io ho raccontato il viaggio dell'argento perché io mi spiego solo così, che loro... perché io inconsapevolmente gli avevo dato agio, purtroppo gli ho messo a disposizione consapevolmente la mia esperienza professionale, che a loro gli faceva comodo.
Perché se lei vede non hanno incominciato con l'esplosivo a farmi fare il viaggio, ma con l'hashish.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei dopo i fatti delittuosi di Firenze, ha detto, dichiarato di essersi reso conto di quello che aveva trasportato, delle conseguenze che erano successe e di questo evidentemente, lei ha detto, ha sentito rimorso. Conferma questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho sentito l'esplosione per via radio.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco. Volevo sapere il suo comportamento personale quando ha saputo della strage, ha saputo dei morti. Non si è sentito direttamente coinvolto in questa situazione?
IMPUTATO Carra P.: E' stato lì che io ho capito dove ero andato a finire avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì...
IMPUTATO Carra P.: Voglio precisare un'altra cosa: che se lei va a vedere tutti i miei interrogatori e tutta la mia ricostruzione dal primo viaggio all'ultimo, io obiettivamente ce l'ho, contatti diretti con queste persone, nella villetta del Contorno, nel '94 e se ero malvagio potevo anche nascondere che io già nel trasporto di Palermo a Milano, con l'esplosivo, ero a conoscenza, potevo anche negare. Invece ho detto la verità in tutto. Io ero a conoscenza dal trasporto di esplosivo e delle stragi che hanno fatto nel momento in cui l'ho sentito, prima nella radiolina via strada con Barranca e poi sapevo, ero al corrente di quello che trasportavo e di quello che stavano facendo.
Ma non perché qualcuno di loro è venuto da me a dire: 'stiamo facendo questo, stiamo facendo quell'altro', l'ho capito io.
AVVOCATO Pepi: Sì Carra, io ho capito quello che lei sta dicendo, però non ha dato una risposta esatta a quello che io le ho chiesto.
Dico: avviene la strage a Firenze, avvengono i morti purtroppo che seguono alla strage, lei dice di rendersi conto di quello che aveva trasportato a Firenze. Io le chiedo, e vorrei una risposta molto precisa su questo punto, non si sentì direttamente coinvolto e pentito di questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. A me mi gelò il sangue quando sentii nella radio quella cosa lì.
AVVOCATO Pepi: Ecco...
IMPUTATO Carra P.: Nell'esplosione, però non specificava né morti, né niente. C'era soltanto...
AVVOCATO Pepi: Va be', l'avrà saputo qualche giorno dopo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì certo. Io, se lei ricorda, prima ho detto che purtroppo non posso dimostrare il mio stato d'animo di questi due anni e non lo potrò mai dimostrare. Perché anche se io gli dico ero sfinito, ero morto, lei penso che non mi crederà.
AVVOCATO Pepi: Non è questione che la debba credere io, Carra, per carità. Io le faccio solo delle domande.
A questo punto quindi lei mi ha risposto che ha sentito rimorso e pentimento per quello per cui era stato coinvolto anche lei.
Allora io le chiedo: quando è tornato giù come mai, invece che a questo punto manifestare il proprio pentimento a chi di dovere, recandosi a una caserma di Carabinieri o da un magistrato in Sicilia, ha continuato a trasportare altri materiali esplosivi causando direttamente altri morti.
IMPUTATO Carra P.: Io penso che non è possibile una situazione del genere, anche avendo un pentimento e avendo rimorso a quello che era successo, ma non è possibile fare una cosa che lei sta dicendo, di andare lì. Purtroppo la mentalità a Palermo non è quella dell'Altitalia.
AVVOCATO Pepi: A questo punto allora, se lei dice che Palermo non è uguale all'Altitalia - su cui io avrei dei dubbi perché secondo me l'Italia va bene da Bolzano a Trapani - dico, siccome lei viaggiava molto, a questo punto nulla le vietava di andare alla Procura della Repubblica, che so io, di Milano o di un altro posto, o di Genova, dove lei spesso andava e fare questa confessione che avrebbe, probabilmente, allora a questo punto evitato ulteriori morti, ulteriori stragi.
IMPUTATO Carra P.: Ho sbagliato avvocato, le posso dire solo che ho sbagliato a non farlo, però purtroppo non lo potevo fare, ripeto. Perché prima, perché avevo paura, poi perché ho una famiglia e dei bambini e poi per tutto l'insieme. Ma non perché non voglio rispondere alla sua domanda, avvocato.
Ripeto, oggi diciamo sarei stato più contento farlo allora quello che lei mi sta dicendo, ma purtroppo è la paura che magari... Non glielo so spiegare avvocato. Però penso che non è possibile fare una cosa del genere in quell'attimo.
Avevo paura di rifiutarmi, avevo paura se mi ammazzassero, avevo paura di tutto.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, su questo non si può essere d'accordo perché chiaramente una protezione lei l'avrebbe avuta anche successivamente dopo i fatti di Firenze e quindi avrebbe avuto le stesse attività che ha ora, per cui ritengo che questa non sia una risposta pertinente, comunque ne prendo atto.
Senta Carra, lei ha parlato di aver fatto con suo padre un trasporto di droga diverso tempo fa. Mi vuol dire esattamente, ribadire quando è stato fatto che età aveva lei?
IMPUTATO Carra P.: Io l'ho collocato nell'anno '83, però inizio, dopo, non mi ricordo bene perché io ho fatto il militare 18 mesi di marina e proprio in quegli anni, avevo quasi finito il militare.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei aveva circa 19 anni, se non sbaglio, facendo un calcolo, può essere?
IMPUTATO Carra P.: No, 20 anni.
AVVOCATO Pepi: 20 anni. Senta, questo trasporto come lo fece?
IMPUTATO Carra P.: Questo trasporto io lo feci via strada fino a Roma.
AVVOCATO Pepi: E guidava lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le devo contestare che lei ha dichiarato, sempre nella stessa giornata, di aver preso la patente a 21 anni.
IMPUTATO Carra P.: No, io l'ho comprata la patente e le posso dire anche dove. L'ho presa a 19 anni la patente e le posso dare anche il nominativo di qualche autista, che la Corte può anche contattare, di cui io guidavo già a 14 anni i mezzi senza patente con il nominativo di Carra Antonino, con un autista accanto con la patente. Io già guidavo all'età di 14 anni ed ero abbastanza bravo.
E viaggiavo in Altitalia a nome di Carra Antonino; mio fratello giù a Palermo. Allora c'era la legge che facevano la multa e uno arrivato a casa si andava a presentare con la patente e pagava 12 mila lire. Di cui ci stavano vari verbali di allora, a nome di Carra Antonino, ma fatti a Carra Pietro che dichiarava di avere dimenticato la patente a casa.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre restando alla situazione sua: lei ci ha parlato delle attività commerciali che lei ha svolto e praticamente c'ha anche fatto una relazione negativa della sua attività sotto il profilo economico.
Io le vorrei chiedere, prima di questi fatti, prima che lei fosse arrestato, qual era la sua posizione debitoria? Aveva parecchi debiti, non li aveva, ne aveva pochi? Con chi li aveva?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io li avevo dei debiti. Non fatti miei ma avevo debiti sulla società.
AVVOCATO Pepi: Sì, certo, le stavo parlando dell'attività commerciale, quindi della società questo non c'è dubbio. Ma si ricorda, me li può specificare, gli ammontari, verso chi erano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, avevo debiti col Banco di Sicilia, con la Grandi Traghetti e con i fornitori, anche col meccanico.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere anche, più o meno, quali erano gli ammontari di questi debiti.
IMPUTATO Carra P.: Il Banco di Sicilia era che avevano bloccato nell'agosto '90 130 milioni, avevano bloccato il conto affidato a mio padre, perché io la società la prelevo a inizio '91, febbraio-marzo '91... no, febbraio '91, che incomincio da solo.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei aveva per caso dei debiti piuttosto elevati con sfasciacarrozze di Sant'Erasmo?
IMPUTATO Carra P.: Sfasciacarrozze?
AVVOCATO Pepi: Sì. Una carrozzeria, insomma.
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta di avere un debito di 50 milioni?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con Nino Spataro.
AVVOCATO Pepi: Con Nino Spataro.
Senta, conosce un certo signor Racuia.
IMPUTATO Carra P.: Certo. Salvatore mi sembra.
AVVOCATO Pepi: E nei confronti di questo ha dei debiti, non ha dei debiti?
IMPUTATO Carra P.: Non ho avuto mai occasione di avere debiti io con il signor Racuia. Prima perché fa lo stesso mestiere mio e fa il trasportatore, però lo dico anche qualcosa su Racuia. Di cui era amico stretto di Barranca e di Pietro Salerno, di cui lui facendo dell'illecito, il signor Racuia, prima anni fa, poi ha smesso e ha comprato i camion, di cui prima aveva cominciato con dei camion assieme al Barranca, un Tir Barranca e un Tir Racuia, di cui li guidava De Filippo che lo chiamavamo "americano" questo qua, che è un trasportatore di Palermo, non ricordo il nome per ora, De Filippo è il cognome.
Di cui io con lui, inizio '95, volevo comprare i mezzi di Racuia e lo contattai un paio di volte nel suo panificio che è aperto, un panificio vicino alla Regione Siciliana, non le so dire la traversa. Perché poi non si fece niente, perché lui voleva vendere i mezzi e io li volevo comprare, per iniziare a fare il trasportatore io.
Ma non ho avuto e non avanza soldi il signor Racuia. A meno che... lasciamo perdere.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei mi sembra l'abbia già detto ma non mi ricordo esattamente se l'ha detto nel suo esame: a seguito di questi debiti le è stata pignorata la casa di abitazione, poi che fine ha fatto questa casa? E' stata venduta all'asta, oppure lei ha potuto pagare?
IMPUTATO Carra P.: No, la casa era messa già anni prima di fronte alla banca, che io gli ho dato il contratto a mio padre, ripeto, perché aveva lui, gestiva la Coprora S.r.l. Di cui non so, è sotto sequestro però non so che fine abbia fatto.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, proprio in questa mattinata mi sembra che lei abbia fatto riferimento all'acquisto di una Golf.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Che poi diceva di aver rivenduto. Io volevo sapere: questa Golf come la pagò, in contanti, con degli effetti, che fine fecero questi effetti, furono saldati, la macchina fu pignorata perché non furono saldati questi effetti, oppure la situazione è diversa?
IMPUTATO Carra P.: No, la macchina, se ricordo bene, la riprese Rosario Castelli, uomo in cui gestisce i soldi della famiglia Spataro, di cui è stato arrestato giorni fa nell'inchiesta sull'attentato a Caselli, che l'ho visto in televisione. Di cui io conosco bene che gli ho comprato diverse macchine, io da Castelli. E di preciso non ricordo se li ho pagati tutti come assegni.
L'ingranaggio della Golf che ho preso non ricordo bene. Mi ricordo di aver avuto particolare con un assegno prestato a ma da Mangano, i fratelli Mangano che hanno un'agenzia, che vendono le auto, Espo Auto di Franco Mangano, che mi prestò un assegno di cui io giostrai. Che poi io ho avuto discorsi con questo Mangano però gli restituii i soldi di questo assegno che mi prestò. Però non gli riesco a ricostruire come io l'ho pagata o meno.
AVVOCATO Pepi: Scusi Carra se la interrompo. Ma mi sembra che stamattina avesse detto una cosa diversa. E cioè avesse detto che questa macchina a un certo punto lei l'avrebbe rivenduta a tale Calderone.
IMPUTATO Carra P.: Certo. Ma mi ricordo che non la comprò il Calderone perché non gli interessava.
AVVOCATO Pepi: Allora non l'ha venduta?
IMPUTATO Carra P.: L'ho venduta, l'ho data a Castelli. Però non voglio sbagliare perché io ne cambiai tante macchine. A Calderone ho venduto la Clio che avevo comprato da Aloi e la Clio se la prese il Calderone. io c'ho dei rapporti con Calderone di qualche macchina venduta. E io non è che ho avuto una macchina soltanto in questi anni, ne ho avute tantissime.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, le risulta che - non so se per delle fidejussioni, degli avalli che gli abbiano fatto alla sua ditta - siano stati protestati anche i suoi cognati?
IMPUTATO Carra P.: Protestati i miei cognati?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Può darsi che c'è un Presti Francesco, mio cognato, anche ha avuto... perché era garante anche nella banca, il Banco di Sicilia.
Ora le spiego: per fare una società S.r.l., non la può fare da solo ma ci vuole due persone, non è una ditta individuale. Automaticamente, nel momento in cui mio padre ha fatto questa ditta, ha comprato questa ditta, che stava iniziando con Autotrasporti Presti Francesco e subito dopo subentrò la Coprora facendo amministratore unico Presti Francesco e socio Guarino Giovanni, di cui l'altro mio cognato è Guarino Giovanni, sono tutti e due miei cognati. Di cui Guarino Giovanni si lamentò e... praticamente non ci voleva entrare in questa storia della società.
Di cui poi subentro io, che prendo, che divento amministratore unico della Coprora, con socio Presti Francesco. Di cui poi cambio anche, uscendo Presti Francesco e assorbendomi il nome di mia moglie, che vorrei evitare di dirlo, nella società. Con me amministratore unico.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, per chiudere questo argomento della sua situazione economica, dicevo: ma questi debiti di cui anche lei oggi ha parlato e di cui alcuni le ho fatto presente, che lei non si ricordava, o comunque non aveva bene in mente, dico questa situazione è stata ripianata, è stata sistemata, oppure è tuttora in corso?
IMPUTATO Carra P.: La mia abitazione?
AVVOCATO Pepi: No, io le chiedo la sua situa... Lei mi ha detto che, è venuto fuori dalle sue risposte di avere una situazione genericamente debitoria rispetto a enti, banche, privati, fornitori eccetera.
Io le chiedevo, ma questa situazione debitoria è tuttora esistente oggi, oppure è intervenuto qualcheduno e l'ha sanata e ha fatto cessare il discorso dei suoi debiti?
IMPUTATO Carra P.: No, io l'abbandonai perché ho avuto il sequestro e il fallimento nel '93. Di cui preciso che tutti i carichi che io ho fatto dentro la Coprora e dei viaggi che ho parlato, entravo anche nel piazzale di sera mentre erano già messi i piombi del Tribunale.
AVVOCATO Pepi: Quindi le sono stati anche sequestrati e venduti i semirimorchi, tutto ciò che le serviva per la sua attività?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è una storia un po' particolare. Perché c'erano dei mezzi fuori, nel momento in cui mi hanno sequestrato, dei mezzi dentro, mezzi posteggiati al porto, a Palermo, mezzi posteggiati a Genova. Era tutto il sistema un po' ingarbugliato.
Solo andando lei a Palermo, all'ufficio fallimentare si può aggiornare dalla A alla Z della mia situazione, se vuole sapere questo.
AVVOCATO Pepi: No, volevo sapere da lei, mi basta così. Le chiedo - e chiudo questo argomento - la sua attuale situazione economica qual è?
IMPUTATO Carra P.: La mia?
AVVOCATO Pepi: Situazione economica: percepisce uno stipendio, lavora?
PUBBLICO MINISTERO: C'entra qualcosa con l'oggetto di imputazione, Presidente?
AVVOCATO Pepi: Ma mi sembra che questo punto debba...
PUBBLICO MINISTERO: Intanto ho fatto l'opposizione.
AVVOCATO Pepi: Io ritengo che...
PRESIDENTE: Penso che sia un argomento che si può toccare. Non è un tabù. Credo.
AVVOCATO Pepi: E le chiedevo: attualmente qual è la sua situazione economica? Lavora, ha un reddito fisso, quanto percepisce mensilmente?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io mensile che prendo ogni mese non ho né ville, né appartamenti, né miliardi. Ho i soldi per sopravvivere.
PRESIDENTE: Ma chi glieli paga?
IMPUTATO Carra P.: Lo Stato me li dà.
PRESIDENTE: Quanto le paga?
IMPUTATO Carra P.: Due milioni e quattrocento mila lire al mese. Di là pago tutto all'infuori della casa e porto avanti i miei figli a scuola e tutto. E vivo. Io penso che non è una cifra da fare il signore.
AVVOCATO Pepi: Passiamo ad altri argomenti signor Carra.
Mi vuole spiegare in maniera precisa e chiara una volta per tutte - perché effettivamente non mi è assolutamente chiaro - quand'è che lei e dove ha conosciuto Giuliano?
IMPUTATO Carra P.: Io Giuliano lo vedo nel viaggio di... quando scarico i pacchi a Roma, via Ostiense. Ma incomincio a conoscere e lo vedo dalla seconda volta che mi insegue in compagnia del Lo Nigro con la sua Corsa, Opel Corsa bianca. Poi man mano lo vedo nei vari viaggi...
AVVOCATO Pepi: Sì, no. Non le ho chiesto Carra dove lo ha visto. Io le ho chiesto: la prima volta esattamente, dove l'ha conosciuto e dove l'ha visto per la prima volta. Ora mi dice in via Ostiense, mi ha detto. Quindi mi dà una interpreta... una nuova versione del momento in cui ha conosciuto il Giuliano. Perché io le devo contestare che nel primo interrogatorio quello in cui lei comincia a collaborare, parla di aver visto il Giuliano per la prima volta al cimitero presso Prato. Al dibattimento ha parlato di averlo conosciuto e visto per la prima volta a Palermo, perché sarebbe venuto a contattarlo. Oggi mi dice che la prima volta l'ha visto in via Ostiense. Io vorrei capire quand'è che ha conosciuto, se veramente ha conosciuto, il Giuliano.
IMPUTATO Carra P.: Io prima di tutto non mi ricordo di aver dichiarato: prima a Prato, poi a Milano, poi a Palermo e poi... e poi... dove l'ha detto lei.
PRESIDENTE: Comunque ci dica...
IMPUTATO Carra P.: Io mi ricordo sì,...
PRESIDENTE: ... dove l'ha conosciuto?
IMPUTATO Carra P.: Il mio ricordo la prima volta che l'ho visto è stato in via Ostiense.
AVVOCATO Pepi: Beh, ne prendo atto oggi. E' la terza versione e va bene così.
Senta Carra, dopo i fatti di via Fauro, l'attentato a Costanzo, quanto tempo è intercorso prima che la contattassero nuovamente per un nuovo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Io mi ricordo che arrivai a Palermo dopo questo trasporto e passò una settimana, un paio di giorni e sentii la storia di Costanzo.
Poi ho incominciato a vedere qualcuno di loro dopo, penso, una ventina di giorni, un mese, 25 giorni. Però preciso sempre, come ho sempre detto, non riesco a dire un giorno di preciso.
AVVOCATO Pepi: Quindi, grosso modo lei mi dice che la contattarono dai fatti di Costanzo circa un mese dopo? Ha parlato di 27 giorni, più o meno facendo il calcolo suo, no?
IMPUTATO Carra P.: No, stiamo parlando specificatamente sul discorso di Costanzo.
AVVOCATO Pepi: Eh, e io le ho detto...
IMPUTATO Carra P.: Io ho capito che lei mi ha detto in tutti... parlando in generale dei viaggi.
AVVOCATO Pepi: No, io le ho chiesto, la domanda era molto precisa Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Le ho detto: avviene l'attentato di via Fauro a Costanzo. Dopo questa data, quando in lasso di tempo - cioè un mese, un mese e mezzo, 15 giorni, 20 giorni - questi soliti soggetti la contattano per fare un nuovo viaggio per trasportare altre cose. E lei ora mi ha detto, dice: 'dopo 6-7 giorni ho saputo di Costanzo e poi dopo una ventina di giorni mi hanno ricontattato'.
Quindi, devo presumere che lei sia stato contattato circa dopo un mese. Ecco, volevo la conferma che me lo dicesse.
IMPUTATO Carra P.: Il mio ricordo, sì. Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco Carra, io allora le devo contestare che - siccome fra l'altro lei al dibattimento di fronte a questa Corte ha parlato di un secondo contatto dopo un mese-un mese e mezzo, comunque anche un mese come ha detto oggi - io le devo contestare che i fatti di Costanzo, l'attentato a Costanzo avviene il 14 di maggio del 1993; la strage di Firenze è del 27 maggio '93. C'è una differenza di 13 giorni. Il che è in netto contrasto evidente con quello che lei sta dicendo. Perché da allora lei avrebbe avuto questo contatto dopo che la strage sarebbe già stata effettuata.
IMPUTATO Carra P.: Ma io ho sempre questi salti, avvocato che non sono stato mai sicuro sui giorni.
AVVOCATO Pepi: Eh, va beh.
IMPUTATO Carra P.: Non riesco a... poi...
AVVOCATO Pepi: Qui non si tratta di trasporti di noccioline.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Lei si deve fare tutte le contestazioni che vuole. Per cortesia, le deduzioni dalle contestazioni in un altro momento.
AVVOCATO Pepi: Certo, Presidente.
IMPUTATO Carra P.: Io stavo spiegando che ho sempre detto di non ricordare il giorno preciso. E ancora oggi io le do conferma, lei mi sta contestando sui particolari e io le dico: ha ragione perché non riesco a dargli una risposta sulle mie dichiarazioni, le mie dichiarazioni che ci saranno. Perché ancora oggi anche ricostruendo, cercando di pensare non riesco a dirle: tale giorno son passati 7 giorni, o 5 giorni o un mese.
AVVOCATO Pepi: Senta, un'altra precisazione: per quello che riguarda - si passa da un argomento a un altro - il viaggio di Arluno. Senta lei al dibattimento ha detto che dopo questo viaggio è ritornato via terra insieme a Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: No, io non ho mai detto questo.
AVVOCATO Pepi: Al dibattimento l'ha detto, meno male che è registrato.
IMPUTATO Carra P.: Io dopo il viaggio di Arluno via terra con Lo Nigro non l'ho fatto a scendere. A salire da Palermo a Arluno ho fatto con Lo Nigro lasciandolo a lui lì; ritornando io da solo con l'automezzo, sganciando i rimorchi in via mare e lasciando il trattore e i rimorchi a Genova, ho preso l'aereo e mi sono recato a Palermo.
AVVOCATO Pepi: Senta, in questo viaggio furono... quanti furono i pacchi portati?
IMPUTATO Carra P.: I fatti?
AVVOCATO Pepi: I pacchi. I pacchi di esplosivo trasportati a Arluno.
IMPUTATO Carra P.: A Arluno sono due pacchi e uno a salsicciotto che ho spiegato.
AVVOCATO Pepi: Come mai allora, nell'interrogatorio sempre del 31 agosto lei parla di tre pacchi e di un salsiccione? Erano tre o erano due?
IMPUTATO Carra P.: Io, ripeto, il 31 agosto ero distrutto moralmente e ho cercato di ricostruire tutto dalla A alla Z di quello che avevo fatto in due anni. In quell'interrogatorio.
Ho messo tutto anche saltando i particolari però poi man mano ricordando e andarci l'episodio per episodio, ho cercato di chiarire più limpido possibile il mio racconto. Sempre del mio ricordo, perché se non mi ricordo le dico: non me lo ricordo e chiudo. Non...
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, sempre per questo viaggio di Arluno. Allora, ho capito bene lei ha fatto il viaggio sia di andata che di ritorno via terra?
IMPUTATO Carra P.: Gliel'ho spiegato prima, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì. No, volevo questa conferma.
IMPUTATO Carra P.: No, la conferma gliel'ho data nella risposta prima io, avvocato. Lei mi ripete che io sono sceso io a terra e io le dico: no. Prima me l'ha detto la domanda dicendo se ho fatto via terra con... ho fatto, ho detto che ho fatto il viaggio via terra con Lo Nigro fino a Palermo quando io ho sempre dichiarato: l'ho lasciato lì e sono andati così. Il mio ricordo è preciso, glielo confermo questo al 100%.
AVVOCATO Pepi: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Di cui sono andato da solo via strada da...
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... da Milano a Genova, ho sganciato i rimorchi nel porto di Genova, il trattore l'ho imbarcato da solo, il Torino 52079D, ho imbarcato alla nave via mare, imbarco oltre che sbarco a Termini Imerese a Palermo; sono andato con un tassì che è vicino l'aeroporto, sono andato all'aeroporto, ho preso l'aereo a nome Carra Pietro e sono andato a casa.
AVVOCATO Pepi: Beh. Quindi, io allora a questo punto le devo contestare che viceversa durante gli interrogatori da lei resi, invece ha dichiarato che per quanto riguarda il viaggio di andata lei l'ha fatto via mare esatta... indicando addirittura come nave la Freccia Azzurra o qualcosa di simile.
IMPUTATO Carra P.: Parlando sempre di...
AVVOCATO Pepi: Di Arluno.
IMPUTATO Carra P.: ... verbale del 31 agosto. Sta parlando.
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io ho, mi sarò sbagliato sicuramente perché, ripeto, quel viaggio che io ho fatto con la Freccia - che non è la Freccia ma è la Grandi Traghetti sempre. La società Grandi Traghetti, nave, grandi navi veloci, la nave nuova della Grandi Traghetti - e l'ho fatto insieme a Lo Nigro.
Siccome stavo costruendo tutti i viaggi e sia da solo, i viaggi che ho fatto con le presenze son state talmente veloci - perché se lei va a guardare è iniziata a mezzanotte del 30-31 agosto con il mio stato d'animo non indifferente fino all'indomani mattina, poi si è ripreso mi sembra dopo qualche giorno, all'indomani, non mi ricordo di preciso - e ripeto, in quel verbale del 31 agosto ho detto tutto quello che mi era successo anche magari sbagliando di un pacco all'altro o di un viaggio all'altro. Però è tutto lì il mio racconto.
AVVOCATO Pepi: Va bene.
Andiamo avanti. Senta Carra per quanto riguarda sempre la vicenda della via Ostiense, lei qui al dibattimento ha dichiarato che allo scarico di questo materiale esplosivo era presente il vecchietto - come lo ha definito - il Giuliano - che poi ha chiamato Salvatore . Lo conferma questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano Salvatore...
AVVOCATO Pepi: Così l'ha chiamato lei.
IMPUTATO Carra P.: Ma quando?
AVVOCATO Pepi: Al dibattimento.
IMPUTATO Carra P.: Dibattimento... ieri o l'altro ieri, io quando ho detto: "Giuliano Salvatore" mi sono corretto. Non è Salvatore, ma ho detto...
AVVOCATO Pepi: Sì, va beh.
IMPUTATO Carra P.: ... ma ho detto anche che...
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Dicevo: conferma che vi era presente questo vecchietto e il Giuliano? Lo conferma?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo confermo.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Ancora, allora le devo fare una nuova contestazione. Lei mi risponderà al solito modo: che era confuso il 31 d'agosto. Ma io le dico che il 31 d'agosto lei aveva parlato soltanto della presenza di un vecchietto.
IMPUTATO Carra P.: Come alla presenza soltanto di un vecchietto?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi perdoni. Io non so che significato vada dato all'ultimo inciso dell'articolo 499 che stabilisce un certo meccanismo a presidio della cosiddetta correttezza della contestazione.
Come non era corretta la contestazione precedente, perché circa il famoso viaggio fatto con Lo Nigro, se si doveva contestare a Carra la dichiarazione d'indagine preliminare i casi erano due: o gli si contestava dettagliatamente qual era la dichiarazione in cui aveva detto che il viaggio era stato fatto per mare, salvo contestargli come mi sarebbe sembrato doveroso al fine della correttezza che l'interrogatorio immediatamente successivo a quello Carra aveva sempre detto di averlo fatto via terra quel viaggio. E i difensori lo sanno.
Quindi quando si parla di correttezza della contestazione io ho bisogno di capire se è corretto o non corretto contestare isolatamente una dichiarazione delle indagini preliminari dimenticando, rappresentando alla Corte - che comunque ascolta l'esame che non è un fatto interno tra persone che pongono le domande e Carra che risponde - c'è una Corte davanti che segue l'esame. Bisogna capire se è corretto espungere un dato che magari è dissonante rispetto a tutto il resto delle dichiarazioni per procedere a una contestazione in forma generica di quel dato stesso.
E dubito che sia corretto.
E la stessa cosa si sta verificando per la domanda odierna. Perché se il difensore vuol contestare le dichiarazioni di Carra sul punto delle persone presenti in via Ostiense, allora a me pare per dovere di contestazione e visto che dovere di correttezza la contestazione visto che il difensore si richiama alle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari, che il difensore faccia presente a Carra quello che ha detto al primo interrogatorio sul punto, quello che ha detto nel secondo, quello che ha detto nel terzo, nel quarto e così via. Ma sennò, è una contestazione a colpi di flash. E francamente mi sembra che una contestazione così non sia una contestazione corretta. Proprio perché la correttezza della contestazione mi sembra se ha un significato, sennò sarebbe perfettamente inutile che il legislatore si fosse occupato di questo aspetto, mi sembra che proprio nel caso dell'esame per far rilevare contraddizioni tra dichiarazioni dibattimentali e dichiarazioni precedenti, forse ostula che la dichiarazione delle indagini preliminari siano in qualche modo rappresentate tutte o quasi tutte o prevalentemente, non una contestazione fatta così su una punta di uno spillo. Non mi sembra proprio che sia corretta.
PRESIDENTE: Io sono d'accordo con lei, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Però, il difetto di questa procedura è che assegna al Presidente, in particolare, poteri che non ha la possibilità di esercitare.
Perché noi non abbiamo il testo degli interrogatori presi...
PUBBLICO MINISTERO: No...
PRESIDENTE: ... dall'esaminato in sede di indagine.
PUBBLICO MINISTERO: Il processo...
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Di conseguenza, quando un difensore si richiama ad un interrogatorio e fa una contestazione, può essere il Pubblico Ministero soltanto, se crede, a sollevare obiezione per il modo.
PUBBLICO MINISTERO: Sono qui in piedi apposta, Presidente.
PRESIDENTE: Certo. Ma no, siccome lei fa riferimento anche ad una precedente domanda che io non ho sollevato obiezioni, è ovvio che se non ho lo strumento attraverso il quale poter fare queste osservazioni più che giuste, sono disarmato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Allora, diciamo, avvocato che lei deve fare riferimento sia alle dichiarazioni rese in una data, come a quelle successive, sempre nel suo interesse e secondo il suo punto di vista. Ma senza possibilità che io, se il Pubblico Ministero non interviene, possa sapere se quella dichiarazione è stata poi corretta anche rispetto alle dichiarazioni rese al dibattimento che io ricordo - e penso di ricordare abbastanza bene - ma sulle quali non ho una memoria di ferro, posto che riempiano già alcuni volumi dei nostri verbali.
Però voi li avete tutti. Quindi siete veramente i padroni della situazione, almeno della conoscenza della situazione.
AVVOCATO Pepi: Presidente, siccome...
PRESIDENTE: Comunque, avvocato, non facciamo polemiche, per cortesia.
AVVOCATO Pepi: No, la polemica, siccome io è 25 anni che faccio questo lavoro e...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, io sono 47.
AVVOCATO Pepi: Eh, appunto.
PRESIDENTE: Ma le coso sono cambiate. E purtroppo in peggio.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito. Però siccome...
PRESIDENTE: Almeno in alcuni punti sono cambiate in peggio.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Almeno per quel che riguarda un esatto corretto andamento dell'esame sia dei testi, come dei...
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, mi scusi, ma io volevo contestare che quando mi si dice di non aver fatto un controesame corretto, qui ne va della mia professionalità e io questo attacco non lo accetto.
PRESIDENTE: Avvocato, lasci stare...
AVVOCATO Pepi: Perché io sono stato correttissimo in tutto, perché a ogni contestazione ho fatto riferimento precisamente a quale interrogatorio mi riferivo, a quale circostanza mi riferivo.
E' chiaro poi che, nella mia strategia difensiva, io posso scegliere tranquillamente quello interrogatorio che voglio contestare alla persona e trascurarne altri.
Questo non è scorrettezza, è agire in maniera difensiva com'è necessario.
Io ho il diritto-dovere di contestare ciò che oggi viene reso in maniera difforme, in questo caso dal signor Carra, anche e soprattutto in relazione alla sua attendibilità. E non accetto quindi attacchi sulla mia correttezza personale.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, qui non sono attacchi né a lei, né alla sua professionalità. E' semplicemente diritto delle parti porre le domande, diritto delle parti porre opposizioni.
Diversamente, ogni volta che si fa una opposizione al Pubblico Ministero dovrebbe offendersi, il Pubblico Ministero; ogni volta che si fa una opposizione alle domande di un difensore di parte civile o degli imputati, nascerebbe una questione di onorabilità personale.
Il che mi pare non sia proprio il caso.
AVVOCATO Pepi: No, sono d'accordo con lei.
PRESIDENTE: Lei proprio dovrà, per tener conto del fatto che se una certa dichiarazione è stata fatta in una data e successivamente è stata corretta, dopo avere avuto la risposta dell'esaminato, dovrà dare atto, mi creda - io credo sia un dovere professionale anche quello - ammettere che, successivamente, l'esaminato aveva corretto questa dichiarazione.
Cosa che io non posso fare, perché non ho gli strumenti.
PUBBLICO MINISTERO: Posso avere la parola, Presidente? Un secondo.
PRESIDENTE: Ma io vorrei finirla...
PUBBLICO MINISTERO: Se mi dà la parola un secondo.
PRESIDENTE: Un secondo. E' già passato, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
PRESIDENTE: E' già passato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Non ho assolutamente messo in dubbio la correttezza professionale dell'avocato Pepi. Ci mancherebbe altro!
Ho affrontato il discorso sul punto oggettivo della contestazione.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che la legge adopra quel termine, "correttezza", che si deve pensare va bene in tutti i casi in cui la domanda sia messa un attimino in discussione, no? Ci mancherebbe altro.
E ho posto un problema. Io, più che risolverlo, ho posto un problema al Presidente.
Ho detto: sono legittimato a ritenere che una contestazione, per essere corretta, debba tener conto delle varie dichiarazioni piuttosto che essere un florilegio, per così dire?
Ho posto il problema. Non ho fatto niente di più e niente di meno che questo.
Credo di aver capito che, secondo il Presidente, la contestazione dovrebbe essere fatta un po' come io suggerivo. Mi pare di aver capito che fosse così.
Il difensore ne vuol tener conto, ne tenga conto; se non ne vuole tenere conto, non ne tiene conto.
Magari io per ora avevo fatto una semplice richiesta al Presidente, un chiarimento. La prossima volta, fo opposizione. E' tutta un'altra cosa.
PRESIDENTE: Benissimo. Comunque io vi volevo precisare che voi avrete notato che i miei colleghi rendono appunti sistematicamente.
Ora, siccome questi appunti saranno indubbiamente utili alla fine, però è fuori discussione che la fonte di tutte le nostre eventuali successive deliberazioni finali, dovrà essere il testo dei verbali trascritti.
Cioè, quello che realmente, in ogni minuto secondo, viene registrato. Io mi riservo - e credo anche i miei colleghi - nonché i Giudici Popolari, di fare valutazioni non su una osservazione o sull'altra, ma un raffronto fra le dichiarazioni raccolte, le eventuali contestazioni e il complesso quindi delle dichiarazioni, almeno di quelle raccolte nel dibattimento.
Possiamo proseguire.
Eventualmente vorrà dire che ogni volta il Pubblico Ministero si alza e dice: 'guardi, però che...'
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, avvocato, ora lei non c'entra.
AVV. Cianferoni: Siccome è una questione...
PRESIDENTE: No, avvocato, lei non c'entra.
Mi scusi, quando sarà il suo turno...
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi! Quando sarà il suo turno, lei avrà il diritto di parola.
AVV. Cianferoni: No, era una questione di metodo. Va be'.
AVVOCATO Pepi: Dunque, andiamo avanti, signor Carra. Stiamo andando verso la fine.
Volevo farle alcune domande sull'episodio con l'incontro al cimitero, vicino Prato. Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Com'era la situazione di luminosità in quel cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Quell'angolo dove ho caricato i pacchi era oscura. Ma mi sembra davanti il cimitero era...
AVVOCATO Pepi: Dunque, ci ricordi che ore era. Le 23, le 23 e un quarto, se non mi sbaglio?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Dopo le undici.
PRESIDENTE: Dopo le undici.
IMPUTATO Carra P.: Le ore 23.00 di sera.
Davanti al cimitero era non proprio illuminata a giorno, ma si vedeva la strada.
Ma quell'angolo dove sono entrato io a scaricare i pacchi, era buia.
AVVOCATO Pepi: Senta, in questo incontro, lei si ricorda, o è in grado di ricordarsi se fosse stato presente anche tale Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
AVVOCATO Pepi: Lei lo conosce Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io neanche l'ho mai nominato, Ferro.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì. No, io le ho fatto solo una domanda,.
IMPUTATO Carra P.: No, non lo conosco e non c'era presente alla mia vista.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei è a conoscenza - siamo ad un altro argomento, eh, mi scusi Carra, ma bisogna andare un po' in qua e in là - lei è a conoscenza che il Giuliano avesse in Palermo un distributore di benzina?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
AVVOCATO Pepi: Se ne serviva lei di questo distributore?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Anche suo fratello?
IMPUTATO Carra P.: Insomma, dallo sciupo che faceva mio fratello di gasolio, ne metteva poco lì da Giuliano.
AVVOCATO Pepi: E, senta, da questo distributore, come veniva pagato il gasolio, volta per volta in contanti, oppure c'era un accordo di pagare dilazionato, oppure con titoli, oppure restava il debito?
IMPUTATO Carra P.: No, a volte facevo io un pieno, due pieni che si aggiravano sulle... penso 300 mila lire, 280, perché avevo la, come si dice? La... di gasolio io ho quella grande in questo luogo. E a volte facevo anche due pieni, tre pieni. E poi magari gli davo un assegno dei viaggi che effettuavo. Non di illecito, di lecito.
Non c'era... C'era un rapporto così. Però non arrivavo a fare gasolio, che so, 20-30-40 milioni di gasolio, se vuole sapere questo.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Arrivavo a un milione, un milione e due. E poi il papà di Giuliano poco ci stava e dovevo andare a prendermi un bambino per dargli i soldi.
AVVOCATO Pepi: Senta, Carra, io vorrei capire che tipo di conoscenza lei aveva con Giuliano, indipendentemente da quello che ci ha detto sia durante le indagini preliminari, che al dibattimento.
Cioè, lo frequentava assiduamente, ci andava a mangiare al ristorante insieme, o in casa insieme, vi vedevate per svago, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano chi? Il figlio o il padre?
AVVOCATO Pepi: Il figlio, l'odierno imputato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Giuliano "Olivetti" io lo frequentai anche nel '94 che avevamo un villino affittato a Ficarazzi, anche vicino, anche a livello familiare da un villino all'altro.
AVVOCATO Pepi: Quindi avevate, diciamo, non dico amicizia. Ma comunque un rapporto di conoscenza. Mangiavate insieme...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Più volte è successo questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E preciso anche che lui, quando ha venduto la Clio... Non la Clio, la Clio è la Renault Clio, mi sembra, quella color... Non mi ricordo se si dice Clio. Aveva una macchina rossa, piccolina, mi sembra che si chiama Clio.
E io lo accompagnai spesso, in quel periodo. Anche nel periodo di quell'estate.
AVVOCATO Pepi: Bene. L'ultima domanda, Carra: lei è a conoscenza se il Giuliano che lei chiama, soprannomina "Olivetti", era titolare di una patente di guida?
IMPUTATO Carra P.: Non gliel'ho mai chiesta la patente a Giuliano.
AVVOCATO Pepi: Ma sapeva se guidava, l'ha visto su auto, su camion, su articolati?
IMPUTATO Carra P.: Ma Giuliano "Olivetti"?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: No, con la macchina, non su un camion.
AVVOCATO Pepi: Solo con la macchina.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Non sapeva che quindi... Quindi lei pensa che avesse la patente B.
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo so io.
AVVOCATO Pepi: Cioè, quella per guidare le macchine.
IMPUTATO Carra P.: Non gliel'ho mai chiesto.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Guidava la macchina. Poi, se era senza patente, o con la patente, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Va bene, non lo sa. Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: La macchina, l'ultima che aveva, perché lui la pompa di benzina la stava vendendo a Costanzo Marcello, uno che è anche un trasportatore di collettame che c'ha il deposito vicino a Brancaccio, di cui la macchina da lui guidata era intestata o a Marcello Costanzo, o alla moglie di Marcello Costanzo. Che gliel'aveva dato in acconto alla vendita del distributore.
AVVOCATO Pepi: Bene. Io ho chiuso.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni e intervengo anche a nome dell'avvocato Barone per, sempre, Barranca...
PRESIDENTE: E l'avvocato?
AVV. Cianferoni: Angelo Barone.
PRESIDENTE: Barone, per Barranca.
AVV. Cianferoni: Sì. Signor Presidente, due premesse, anche per non lasciare vano quel mio...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, io ho bisogno, voglio sapere da lei...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: ... interviene solo per Barranca.
AVV. Cianferoni: Barranca e la posizione attinta in principalità dalle dichiarazioni...
PRESIDENTE: No, io voglio sapere solo...
AVV. Cianferoni: Io, nel momento in cui svolgo il mio mandato in causa, sono anche difensore di Leoluca Bagarella, di Massimo Scarano e sostituisco i colleghi Gandolfi e Fiorentini per Gioacchino Calabrò e...
PRESIDENTE: Ma come sostituito...
AVV. Cianferoni: ... Giovanni...
PRESIDENTE: Come sostituto processuale?
AVV. Cianferoni: Come sostituto processuale...
PRESIDENTE: Va benissimo.
AVV. Cianferoni: ... ex articolo 102 C.p.p.
PRESIDENTE: Va benissimo. Va benissimo. Comunque per cortesia quando dovete toccare argomenti che riguardano gli altri imputati, di volta in volta vi dovete...
AVV. Cianferoni: Chiaro. Ecco, allora mi sollecita una ulteriore allora premessa del tutto opportuna che mi accingevo a fare ed è questa: sono stato investito non ex articolo 103 perciò con designazione del collega, ma ex articolo 97 IV comma da ella Presidente, all'odierna udienza anche per altri imputati. Rammento per esempio...
PRESIDENTE: Ma negli altri imputati, sono sostituzioni...
AVV. Cianferoni: ... il signor...
PRESIDENTE: Ma negli altri imputati sono sostituzioni orali?
AVV. Cianferoni: Ecco, momentanee.
PRESIDENTE: Momentanee.
AVV. Cianferoni: Ed io, perciò...
PRESIDENTE: Avranno, dovranno essere gli altri difensori a intervenire, perché non possiamo mettere su di lei il carico di otto o dieci persone.
AVV. Cianferoni: Questo...
PRESIDENTE: Non è per lei, ma non è per nessuno un carico che io voglio dare di volta in volta e dargli, come si chiama?, un mondo...
AVV. Cianferoni: Pensavo giusto di poter...
PRESIDENTE: E mi sembrerebbe...
AVV. Cianferoni: Sano e robusto, ma di costituzione fisica limitata.
PRESIDENTE: Credo che sia semplicemente un atteggiamento amichevole di un professionista nei confronti di un altro professionista...
AVV. Cianferoni: Assolutamente.
PRESIDENTE: ... e di una cortesia anche nei confronti della Corte perché può continuare, può prendere il via l'udienza.
AVV. Cianferoni: Anzi, è assolutamente proprio in tal senso dicevo mi presterei anche a sostituirli in controesame, ma avrei bisogno di riparlarci se non potessi... Questa la prima premessa.
La seconda, per non lasciare nel vuoto quel mio tentativo di interloquire nell'intervento del Pubblico Ministero di poc'anzi. Siccome è una questione di metodo, ritengo opportuno premetterla per non trovarmi poi a dover controbattere a opposizione del Pubblico Ministero.
Ritengo che, appunto, il Presidente ha fatto riferimento al sistema processuale. E quindi anche in sotto quell'ottica va visto il riferimento alla correttezza di cui faceva cenno il Pubblico Ministero perché è un dato testuale che emerge dall'ultimo comma dell'articolo 499.
Il Codice nasce invece, coloro che lo hanno scritto lo hanno detto, anche...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Ma...
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, non le posso consentire questo. Perché lei...
AVV. Cianferoni: No, aspetti.
PRESIDENTE: ... crederà di fare quello che riterrà opportuno se il Pubblico Ministero ritiene che non è corretto o che non è secondo le regole interverrà e farà le sue osservazioni.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
PRESIDENTE: Ma i discorsi programmati, li fanno i Presidenti degli Stati Uniti e fanno benissimo a farlo perché è un loro dovere. Noi non abbiamo ancora i Presidenti fra di noi.
AVV. Cianferoni: Comunque, posta la questione...
PRESIDENTE: Degli Stati Uniti.
AVV. Cianferoni: ... salvo uno dell'Assise e...
PRESIDENTE: No, quello è tutta un'altra cosa.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi comunque. Va bene allora, ci ritorneremo speriamo di no, ove mai il Pubblico Ministero ritenga di riproporre una opposizione già fatta.
La terza premessa sempre agganciata a dati normativi, è questa: quando il dichiarante si è presentato in aula, il Presidente ha dato atto in maniera del tutto efficace ma molto sintetica della presenza di queste paratie. Ora, siccome queste paratie se hanno da starvi, ci devono stare ai sensi di una norma prevista dalle norme di attuazione 147-bis io vorrei segnalare che come difensore non vedo la necessità e vorrei altrettanto segnalare l'evidente disparità che vi è tra il parlare a un'ombra e invece il vedere il parlante, cioè il sottoscritto tramite telecamera. Quindi io faccio richiesta che vengano tolte, se poi la confermerà che debbano rimanere, mi permetta...
PRESIDENTE: Mi sembra perfettamente che non è uno sgarbo che si fa ai difensori, è un criterio ragionevole di sicurezza perché ovviamente data la decisione che l'attuale esaminato ha preso lo espone a rischi, direi, notevolmente apprezzati.
AVV. Cianferoni: Senz'altro, questo.
PRESIDENTE: Quindi, la pregherei di non insistere perché non possiamo correre o far correre rischi di questo tipo.
AVV. Cianferoni: Ecco, esaurite in questi termini le premesse, allora mi accingo a rivolgere al signor Carra delle domande.
Io credo di essere molto sintetico, le ho preparate anche per iscritto ma temo che dovrò avvalermi di una pausa e chiederò comunque una ripresa pomeridiana.
PRESIDENTE: Ma certamente, avvocato. Gliela avremo fatta anche se lei non la chiedeva, perché a un certo punto anche noi abbiamo bisogno di rifornimento.
AVV. Cianferoni: Ecco. Dunque, senta Carra lei ricordo che fu al momento del suo arresto che avvenne, ricordiamolo, quando?
IMPUTATO Carra P.: Glielo devo dire io?
AVV. Cianferoni: Eh.
IMPUTATO Carra P.: Il 7 luglio del '95.
AVV. Cianferoni: Ecco. Venne data la notizia del suo arresto nei seguenti termini: "E' stato arrestato il commesso viaggiatore delle stragi".
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia non faccia discorsi di natura giornalistica. Faccia dei discorsi processuali, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Va beh.
PRESIDENTE: Faccia delle domande soprattutto. Perché, scusatemi...
AVV. Cianferoni: Va beh, ma era...
PRESIDENTE: ... ma io non voglio essere presuntuoso - perché ho sempre bisogno di imparare specialmente anche dagli avvocati - però vi pregherei lei e tutti i suoi colleghi, attenetevi in questa fase processuale a fare domande.
AVV. Cianferoni: Ma questa è una domanda.
PRESIDENTE: No, veramente era una proclamazione di un titolo giornalistico.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Che per noi, è una cosa che non esiste. Non ha nessuna rilevanza.
AVV. Cianferoni: Togliamo allora la fonte giornalistica, se io le dico che si può vedere in lei il commesso viaggiatore delle stragi, lei si riconosce in questa veste? Ecco.
PRESIDENTE: Ha capito Carra?
IMPUTATO Carra P.: Se mi riconosco come veste...
PRESIDENTE: Come commesso viaggiatore delle stragi. E' una domanda.
IMPUTATO Carra P.: Non gli so rispondere.
AVV. Cianferoni: La riprendiamo più avanti.
PRESIDENTE: Anche questa è un'altra risposta.
AVV. Cianferoni: Anche questa è un'altra risposta. Riprenderemo più avanti.
Senta lei quando è stato ammesso al programma di protezione?
IMPUTATO Carra P.: Quando sono stato emesso?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Al programma di protezione?
AVVOCATO Gennai: Signor Presidente, avvocato Gennai difesa Carra. Io mi oppongo a questo tipo di domande...
PRESIDENTE: Signora, bisognerebbe che facesse funzionare il microfono sennò la sua domanda resta per aria. E nessuno la raccoglie, almeno gli strumenti.
AVVOCATO Gennai: Il microfono è acceso. Non so se...
PRESIDENTE: Non è acceso?
AVVOCATO Gennai: Sì, è acceso.
PRESIDENTE: Non si può alzare il microfono così perché forse lei è troppo lontana. Non lo so come si può fare.
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai, difesa Carra.
PRESIDENTE: Ecco, bene.
AVVOCATO Gennai: Mi oppongo a questo genere di domanda, a questa domanda in particolare perché ci sono motivi di sicurezza per cui non sono ammissibili, a mio parere, questo tipo di domande tra l'altro non sono neppure rilevanti rispetto al fatto oggetto del processo.
PRESIDENTE: Beh, io credo che se si tratta di sapere in che data è stato ammesso al programma di sicurezza, non si viola nessun segreto, non si crea nessun imbarazzo, non si pone a rischio né l'esaminato né la famiglia. Quindi, alla domanda può rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io...
PRESIDENTE: Se crede. perché poi ha sempre il diritto di dire: non voglio rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Certo, non ci vedo niente di male. Glielo posso anche dire: io sono stato emesso nel fine gennaio '96.
AVV. Cianferoni: Fine gennaio '96. Anche su questo ci torneremo.
Senta i suoi beni attualmente quali sono?
IMPUTATO Carra P.: I miei beni?
PRESIDENTE: Le sue proprietà?
AVV. Cianferoni: Le proprietà.
AVVOCATO Gennai: Presidente, scusi. Avvocato Gennai sempre difesa Carra. Mi oppongo a questa domanda perché non ha attinenza con i fatti oggetto dell'imputazione. I beni...
PRESIDENTE: Mah, signora lasciamo che i difensori facciano delle domande. Tutt'al più saranno inutili. Ma potrebbero anche dimostrarsi utili.
AVVOCATO Gennai: Mi sembra non pertinente... Non essendo pertinente o rilevante, c'è opposizione.
PRESIDENTE: Mah, io penso...
AVV. Cianferoni: Presidente, questa volta io credo la cavalleria credo di volerla rispettare, però questa volta mi faccia argomentare. Perché c'è un argomento in diritto.
PRESIDENTE: Ma non importa, avvocato. Non argomenti.
AVV. Cianferoni: No. Dicevo...
PRESIDENTE: La domanda è ammessa.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Quindi il...
AVV. Cianferoni: L'argomento un po' sottile forse alla collega sfugge, ma l'argomento c'è.
PRESIDENTE: Non importa. Prego. Se ce lo vuol dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì. I miei beni è quel mezzo che mi hanno sequestrato qua. Non ho altro.
PRESIDENTE: Sarebbe un autoveicolo? Un autocarro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, un autocarro questo sotto sequestro.
AVV. Cianferoni: Senta, allora che fine hanno fatto i dieci trattori e i quaranta semirimorchi di cui ha parlato in sede di esame?
IMPUTATO Carra P.: Si parlava prima del mio fallimento. E' stato tutto sequestrato.
AVV. Cianferoni: Quando è fallito lei?
PRESIDENTE: Lo può ripetere, ma lo aveva già detto. Almeno su quello non credo che ci possano essere proprio possibilità di evadere. Perché ci sarà una sentenza credo, facilmente accertabile. Comunque dica pure.
IMPUTATO Carra P.: Comunque io... hanno fatto il fallimento non vorrei sbagliarmi inizio estate '93.
PRESIDENTE: Il?
IMPUTATO Carra P.: Inizio estate '93.
AVV. Cianferoni: Inizio estate del '93. Bene. Proprio mentre si trovava a fare questi viaggi. E' così?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
AVV. Cianferoni: Proprio mentre si trovava a fare questi viaggi?
IMPUTATO Carra P.: E' stata più o meno contemporanea ai viaggi di cui ha parlato in questa sede, diciamo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Ho precisato che qualche carico l'ho fatto abusando dell'apertura dei sigilli del cancello.
AVV. Cianferoni: Sì. Questo è un altro reato che oggi ci dice di aver commesso.
PRESIDENTE: Ma noi abbiamo un Pubblico Ministero presente che se crederà...
AVV. Cianferoni: Se crederà.
PRESIDENTE: Anche perché non sono di competenza nostra.
AVV. Cianferoni: No. Ma un altro l'ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Ma il reato avvocato, dava ragion tutto...
PRESIDENTE: I sigilli.
IMPUTATO Carra P.: ... il piombo...
AVV. Cianferoni: I sigilli, sì.
IMPUTATO Carra P.: ... ma già sono stato contestato in questo io.
PRESIDENTE: E' stato processato.
IMPUTATO Carra P.: No, processato no. Se ne è accorto l'avvocato...
PRESIDENTE: Il curatore?
IMPUTATO Carra P.: Il curatore della...
PRESIDENTE: Dalla denuncia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, penso di sì.
PRESIDENTE: Siamo anche...
IMPUTATO Carra P.: Sicché sto pagando anche quello se vuole, avvocato.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Senta, senta. Ma, quindi anche il veicolo che utilizzò poi, che avrebbe utilizzato poi nel '94 cioè diverso tempo dopo dal fallimento, era sotto la curatela.
PRESIDENTE: Ha capito?
AVV. Cianferoni: Quindi i sigilli quante volte li ha forzati?
IMPUTATO Carra P.: No, le spiego una cosa che forse il fallimento non entrava in quel mezzo perché c'era stato il blocco del Leasing di Torino. E non potevamo sequestrare, almeno io non ne capisco niente del fallimento, non ho mai fallito in vita mia, quello è stata la prima volta che dicevano che non potevano togliermi soltanto quel mezzo. Ma era soltanto un discorso che si ha a fare, poi può anche darsi che entrava anche nel fallimento. Poi m'è rimasto in mano perché non era presente dentro il magazzino. Sennò lo avrei bloccato anche quel mezzo.
Preciso anche che anche se il mezzo era là dentro, io sotto sequestro c'erano dei mezzi al momento che mi hanno sequestrato la ditta e sempre di mia come posso dire?, son stato io a prendere un mezzo sotto sequestro di là dentro.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ricorda mica quando è venuto il curatore a fare l'inventario di questi mezzi?
IMPUTATO Carra P.: Eh, ma è venuto tante volte. Non mi ricordo di preciso.
AVV. Cianferoni: Ma prima...
PRESIDENTE: Più o meno sempre nell'estate del '93 dovrebbe essere il periodo che comincia allora e va avanti forse...
IMPUTATO Carra P.: Quando loro sono arrivati a l'impatto che mi han chiuso, mi han bloccato tutto e mi han detto che c'era una istanza di fallimento dal Banco di Sicilia.
PRESIDENTE: L'istanza...
IMPUTATO Carra P.: Però dopo...
PRESIDENTE: L'istanza non dovrebbe essere lo strumento attraverso i quali si blocca?
IMPUTATO Carra P.: Non lo so. Le ripeto, io non ne capisco niente. Posso anche sbagliarmi.
PRESIDENTE: Lei dica... no, risponda...
IMPUTATO Carra P.: Quando praticamente sono arrivati queste persone...
PRESIDENTE: No, mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Mi scusi. L'avvocato vuol sapere...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... se è venuto il curatore, ha posto i sigilli e ha detto questo: che era bloccato.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E che cercava gli altri mezzi anche.
PRESIDENTE: E cercava...
IMPUTATO Carra P.: Aveva...
PRESIDENTE: Prego, prosegua.
AVV. Cianferoni: E questo trattore targato Torino di cui si è parlato più volte, dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Non era all'interno del parcheggio.
AVV. Cianferoni: E dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Era fuori.
PRESIDENTE: Questo comunque era fuori.
AVV. Cianferoni: E questa è una bancarotta per distrazione, forse.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, vuol dire che non esce più.
AVV. Cianferoni: Ma questo è un altro discorso, Presidente.
PRESIDENTE: Non si preoccupi, è un affare del Carra, ma non è un affare nostro.
AVV. Cianferoni: No, no, poi si fa un punto si tutte queste cose.
PRESIDENTE: Per carità.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora, questo trattore dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: In quell'attimo non mi ricordo dove era. Perché io lo posteggiavo anche sotto casa a volte.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: No, abbia pazienza lei avvocato. Io dal primo viaggio che ho fatto...
PRESIDENTE: Mi scusi, Carra, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Non ci perdiamo. Lei sa, al momento del fallimento, dove si trovava questo autocarro targato Torino eccetera? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo, questo l'ho precisato che non me lo ricordo nell'attimo in cui...
PRESIDENTE: Era in giro.
IMPUTATO Carra P.: Però può anche darsi che lo aveva preso un mio autista per spostare il rimorchio che avevo bisogno io personalmente, di portare un rimorchio, che so, andarlo a prendere al porto a Palermo...
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: ... a un chilometro e portarmelo.
AVV. Cianferoni: Senta Carra, ma lei ha detto che questo trattore doveva rimanere a disposizione di certe persone?
IMPUTATO Carra P.: E stavo spiegando questo. Questo mezzo qua, dal primo viaggio che ho io ho fatto, poi Barranca mi disse in questo modo, io lo usavo esclusivamente quando ero fermo a Palermo, di fare qualche cavolata che avevo di bisogno, che avevo i trattori fuori e dovevo spostare nell'arco di un chilometro un semirimorchio, che era sempre il mezzo rintracciabile. Non lo usavo per uno spostamento di giorni o di viaggi per poi venirmi a me a mancare sulla parola data a Barranca.
AVV. Cianferoni: E allora dove lo teneva?
IMPUTATO Carra P.: E batte...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Non lo so. Non lo so, le spiego...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Perché la rivolta da una parte all'altra avvocato. Ora cominciamo a tornare da noi per favore.
AVV. Cianferoni: E infatti si parla del trattore, che ne ha parlato tanto. E' un mezzo che doveva essere a disposizione e perciò, se doveva essere a disposizione, chi era il custode doveva sapere dove doveva stare questo trattore, no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a disposizione però non è che se l'è comprato Barranca, mi ha dato i soldi di quel trattore. Io ci lavoravo con i trattori avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Non è che mi ha detto: 'quanto costa il trattore? Ti do i soldi'.
PRESIDENTE: Per cortesia, mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Scusi lei.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, allora vediamo un po': lei di preciso dove abita?
IMPUTATO Carra P.: In via Domenico Bazzano.
AVV. Cianferoni: Questa via in che zona di Palermo si trova?
IMPUTATO Carra P.: Romagnolo.
AVV. Cianferoni: Questa zona, che lei sappia, ha delle persone di riferimento?
IMPUTATO Carra P.: Che vuole dire di riferimento, mi scusi?
AVV. Cianferoni: Se ci sono persone influenti, di rispetto diciamo pure.
IMPUTATO Carra P.: Ce ne sono tanti, anche che conosco di vista, senza averci rapporti.
AVV. Cianferoni: Ma se lei ora dovesse dire: 'nella mia zona il capoquartiere è...', chi è?
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza oggi io nella mia ignoranza posso dire. Quello, delle mie cose che sono stato a conoscenza.
PRESIDENTE: All'epoca di questi fatti?
IMPUTATO Carra P.: No, si sta parlando di oggi.
PRESIDENTE: Sì, ma vogliamo sapere all'epoca di questi fatti, non oggi, perché oggi ci interessa meno.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Carra P.: Lui mi ha chiesto se oggi...
PRESIDENTE: Va bene, intervengo io. Lei dice: 'oggi è Spatuzza', lo dice lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PRESIDENTE: All'epoca di questi fatti?
IMPUTATO Carra P.: No.
PRESIDENTE: Non lo sa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, completamente.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
IMPUTATO Carra P.: All'epoca.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: All'epoca.
IMPUTATO Carra P.: Oggi, no.
PRESIDENTE: 1993-'94.
IMPUTATO Carra P.: Non ho idea. Però io ripeto, quando avevo un problema, prima di avere il colloquio con Barranca, parlavo con Nino Spataro. Nino Spataro era arrestato...
AVV. Cianferoni: Aspetti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo Nino Spataro dove abita? Dove lo andava a trovare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel panificio del suocero Schiavone, in via Messina Marina di fronte ai Bagni Virzii, abita lì lui. In quel periodo era arrestato.
AVV. Cianferoni: E qual era il motivo che la portava ad andare da lui per i suoi problemi? Cosa aveva lui che poteva darle a lei di affidamento?
IMPUTATO Carra P.: No, che mi poteva aiutare come persona in cui è, che so, che ha soldi perché è parente di Calomia, dava. I soldi che ha avuto mio fratello, metà dei soldi sono di Nino Spataro, di cui io all'inizio, quando ho chiesto un aiuto prima del viaggio dell'argento, perché i soldi me li prestò '90 inizio '91, i 50 milioni Nino Spataro, sono prima di io conoscere questa gente e fare tutti questi trasporti, ho rapporti da prima.
Da quella volta lì, dal prestito è nato il viaggio che gli ho fatto io...
AVV. Cianferoni: Ecco, fermiamoci un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Prima di andare avanti volevo non perdere un dato precedente. Cioè, stamani lei ci ha parlato di avere acquistato una patente, comprata. Poi è venuta fuori qualche bagattella di violazione fallimentare. Qualche violazione sulla legge dei tabacchi l'ha commessa? Ha contrabbandato tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Che ho comprato io?
AVV. Cianferoni: Ha contrabbandato...
PRESIDENTE: Se ha contrabbandato tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Lei ha detto...
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta con mio padre.
PRESIDENTE: Una volta sola.
IMPUTATO Carra P.: Sì, però mio padre era abitualmente che faceva questo lavoro, anni fa.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Ma allora c'entrava suo padre in quella storia dello Sciareddu?
IMPUTATO Carra P.: No, Sciareddo mi ha chiesto una cortesia, ma io non avevo a che fare...
AVV. Cianferoni: E quello non era contrabbando di tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma mi ha chiesto una cortesia, non è che io contrabbandavo con Sciareddo. Tramite questa occasione gli ho fatto scaricare le 50 casse di sigarette e i soldi che ho avuto li ho portati alla carnezzeria di Giacomino Teresi a piazza Sant'Erasmo per darli a Barranca, sulla richiesta di Barranca di averli per i carcerati.
AVV. Cianferoni: Aspetti. Facciamo... Signor Carra, se mi consente di essere, come dire, ai limiti dell'informalità, facciamo una sorta di accordo: io le faccio domande brevi e spero chiare, lei cerchi di dare risposte alla mia domanda e di non andare oltre.
Ecco, poi non spetta a me di disciplinare le sue risposte. Io cerco però una sorta di - tra virgolette - intesa su questo, per non alzare i toni, eccetera.
IMPUTATO Carra P.: No, ci mancherebbe altro. Anzi, se a lei sembra che io alzo il tono, le chiedo scusa avvocato.
AVV. Cianferoni: Per l'amor di Dio.
IMPUTATO Carra P.: A volte, magari per spiegargli o dargli la risposta, ho bisogno di specificare qualche altra cosa.
AVV. Cianferoni: Va bene. Allora senta, quando avrebbe fatto con suo padre questo contrabbando, diverso dall'episodio Sciareddu?
IMPUTATO Carra P.: Le posso dire che ero bambino, però parliamo anche di io avere otto-nove anni se posso anche collocare in questo diciamo...
AVV. Cianferoni: E otto-nove anni che contrabbando poteva fare, mi scusi?
IMPUTATO Carra P.: Ora glielo spiego subito. Praticamente, una volta aveva di bisogno perché trasportava delle sigarette in un autotreno che per entrare e uscire le casse di sigarette si entrava dal di sotto delle ruote con un'apertura così piccola che solo un bambino poteva entrare dentro e uscire quelle sigarette e mi portò a me.
AVV. Cianferoni: Ecco, se io le dico che certo Contorno Salvatore dice, in un suo interrogatorio depositato agli atti delle indagini preliminari, che lei era un contrabbandiere di tabacchi, per quello che risultava a lui, lei che mi risponde?
IMPUTATO Carra P.: Io?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che le fumo tutte le sigarette. Che non esiste.
AVV. Cianferoni: Non esiste.
IMPUTATO Carra P.: Io personalmente, Carra Pietro.
AVV. Cianferoni: Lui dice invece proprio questo: di sapere che i figli di Carra Michele contrabbandavano tabacchi.
IMPUTATO Carra P.: Mio fratello, e io l'ho specificato prima.
AVV. Cianferoni: Quindi è vera per suo fratello questa affermazione, ma per lei non è vera.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Bene.
Ascolti, veniamo allora a un punto: da questi piccoli fatti io comprendo che lei con la malavita c'ha molto a che fare, mi consenta.
PRESIDENTE: Avvocato, le ho detto, mi scusi, che lei non deve esternarci le sue deduzioni. Lei deve fare domande, quante vuole, ma domande, non considerazioni.
AVV. Cianferoni: Ho detto cerco di farle semplici, ma un minimo spiegate bisogna che siano.
PRESIDENTE: No, guardi tanto le considerazioni ognuno di noi si fa le sue.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Ma se le tiene, fino a quando non arriva il momento di farle conoscere.
AVV. Cianferoni: Riflettevo come il signor Carra sia in grado di...
PRESIDENTE: Avvocato, le ho detto faccia le domande.
AVV. Cianferoni: Sì. La mia domanda è questa: rilevo Carra come lei sia stato in grado di acquistarsi la patente, contrabbandare tabacchi, trovare sostanzialmente un usuraio che le dia quattrini. Quindi allora posso dire che lei conoscesse abbastanza delinquenti?
IMPUTATO Carra P.: Faccia la sua, diciamo, non so la parola giusta come dirle, quello che lei pensa su di me se la tiene per lei, io non gli rispondo.
AVV. Cianferoni: Bene, anche di questo prendiamo atto.
In questo ambito vado dietro a questioni già sottopostole. Io le chiedo di dire se lei sa descrivere l'ordinamento - per come oggi viene descritto - di una organizzazione denominata Cosa Nostra?
PRESIDENTE: Se la conosce.
AVV. Cianferoni: Per sommi capi, ecco, senza volere impegnare nemmeno il Carra in risposte lunghe. Per sommi capi.
Per spiegarle: se io le chiedo qual è l'ordinamento di una S.r.l. me lo sa dire?
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Perché ne era amministratore, ecco. Ora io le chiedo, di Cosa Nostra cosa sa dire, che cosa sa dire?
IMPUTATO Carra P.: Quello che ho sempre letto dai giornali. Poi le posso precisare che è una parola che mi ha sempre fatto sempre paura a sbagliare e non ho mai sottovalutato nessuno a Palermo.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, facciamo conto che io non abbia letto i verbali come in effetti la Corte non li ha letti, le rinnovo la domanda: che cosa sa descrivere di questa organizzazione Cosa Nostra?
IMPUTATO Carra P.: Che gli devo descrivere avvocato?
AVV. Cianferoni: Esiste?
PRESIDENTE: Scusi, ma lei ha detto prima: "quello che ho letto dai...?"
IMPUTATO Carra P.: Dai giornali.
AVV. Cianferoni: Ah, dai giornali.
PRESIDENTE: Dai giornali, non dai verbali.
AVV. Cianferoni: Quindi lei tutto ciò che sa di Cosa Nostra...
PRESIDENTE: Mi sembrava di avere capito così, poi ho capito che c'era un malinteso o una cattiva trasmissione del suono.
AVV. Cianferoni: Ho capito, allora inutile insistere.
Quindi se io le chiedessi di qualificarsi - non dico uomo d'onore a questo punto, per carità - ma avvicinato o contiguo di qualcuno, lei che risponderebbe?
Chiedendo scusa prima di tutto a me stesso e poi alla Corte, aggiungo alla mia domanda: lei ha mai camminato con qualcuno?
PRESIDENTE: Ha mai?
AVV. Cianferoni: Camminato con qualcuno.
PRESIDENTE: Allora siamo tutti uomini d'onore perché io cammino molto, avvocato.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Qualche volta anche in compagnia.
AVV. Cianferoni: ... ho chiesto scusa prima di tutti a me stesso. L'ho trovato espresso in verbali del P.M.: per farsi comprendere da certi dichiaranti forse è anche opportuno scendere in questi sottoculture e...
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, rispondo perché mi ha fatto ricordare, a proposito di camminare, mentre mio padre era arrestato, che io l'ho dichiarato, ho portato un latitante da Palermo a Bologna, se si vuole riferire a questo. Ma io l'ho dichiarato all'inizio.
PRESIDENTE: Lei ha camminato?
IMPUTATO Carra P.: Io col camion, con l'automezzo, a richiesta di mio padre in galera all'Ucciardone e da mio fratello in ufficio, tanti anni fa mi fecero portare una persona da Palermo centro a Bologna, via strada. E che io ho dichiarato anche questo.
Io diciamo, come dice lei avvocato, la mia presenza in Cosa Nostra, come mi ha detto prima, che lei deve dire che io faccio parte, non so bene... comunque, mi ha capito...
AVV. Cianferoni: Ma lei lasci stare quello che le devo dire io.
IMPUTATO Carra P.: Scusi. Di come si è espresso lei, io dall'inizio della mia collaborazione ho messo punto e virgola di quello che io ho fatto e non ho fatto, dalla mia nascita fino a oggi. Mettendo in mezzo mio padre e mio fratello, tutti in generale perché non ho mai condiviso niente.
Poi, dopo avere subìto tutte queste cose, io mi sento subire eh, non è che lo dico perché voglio essere giudicato estraneo ai fatti o voglio che qualcuno si faccia pietà di me. Perché io voglio pagare le mie responsabilità e cerco, dicendo la verità, le mie responsabilità avvocato.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Siccome io però difendo uno di quelli che lei appunto ha messo in mezzo...
PRESIDENTE: Avvocato, le domande, le domande.
AVV. Cianferoni: ... bisogna che insista.
Quindi, quello che poco fa ha detto, qualche tempo fa ha detto rispondendo alla domanda su che cosa sia un uomo d'onore, da che cognizione le deriva? Come ha potuto dire quello che ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Che io non sono uomo d'onore?
AVV. Cianferoni: No, poi le è stato chiesto...
PRESIDENTE: No, le ho chiesto io che cos'è un uomo d'onore, chi è un uomo d'onore. Lei ha risposto prima.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere come fa lei a dire chi è un uomo d'onore visto che dice che a Cosa Nostra non appartiene.
IMPUTATO Carra P.: Ma io non appartengo a Cosa Nostra, ma mi sono trovato mio padre e mio fratello non sicuro a dire che faceva parte di Cosa Nostra, ma nell'ambiente criminale come l'ha detto lei, di cui se erano uomini d'onore l'avrei anche dichiarato. Avrei detto: mio fratello è uomo d'onore, mio padre è uomo d'onore.
AVV. Cianferoni: No, ma...
IMPUTATO Carra P.: Allora capisco... Mi scusi avvocato, io non è che vengo dalle montagne, io vengo da Palermo. Ho fatto 25 anni, 20 anni il trasportatore, sono di una famiglia che bene o male, anche mio padre ha zii mafiosi e io so cosa vuol dire un mafioso.
Però se lei mi dice: 'ma per lei esiste Cosa Nostra?' Io le posso dire: la mia impressione, a quello che posso sapere sì, a quelle poche cose anche apprese da mio padre. E da tutto quello che ho raccontato e che ho visto e che ho potuto vivere in questi anni, le dico che esiste perché io ne ho paura di Cosa Nostra, come ne avevo prima di fare questi reati, come ne avevo sempre avuto. Ma non perché io sono più stupido di qualche altro, perché io sono sempre vissuto e ragionando col cervello.
Io mi sono sempre goduto la vita fino ad anni fa, lavorando onestamente e godendo la vita.
E poi amo la famiglia, i figli, le gioie che danno tutte queste piccole cose che certe persone li sconosce.
PRESIDENTE: Bene, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Andiamo avanti.
Però andava anche a fare le estorsioni, lo ha dichiarato lei nel verbale 12 settembre '95.
Aggiungo fin d'ora che ha dichiarato anche che le faceva malvolentieri, però le faceva.
IMPUTATO Carra P.: Ah, l'aggiunge, però.
AVV. Cianferoni: Eh...
IMPUTATO Carra P.: L'aggiunge. Io... la stessa parola. Io, la prima volta che mi hanno portato lì, stavo bruciando tutti perché non avevo condizione di quello che mi stavano facendo fare.
E avevo paura, come infatti negli ultimi tempi non mi portarono più. A meno che mi portarono soltanto per andare a prendere la benzina e portargliela e l'azione criminosa la facevano loro.
Però c'è un altro collaboratore, Pietro Romeo, che potrebbe almeno dire che è la verità.
Perché tanti discorsi sono nati sulla mia paura e prospettata da Totò Faia, un'altra persona che viene man mano. Col Pietro Romeo, di Giovanni Garofalo, col Giuliano, con Lo Nigro. Ci sono discorsi sulla mia paura.
Infatti inizia lì diciamo la mia, come si può dire, che da parte di loro incominciarono a, diciamo, a mettermi un po' da parte, e appartarsi quando parlavano e tutte queste cose qua. Non avevano un avvicinamento superiore di come erano sempre...
AVV. Cianferoni: Scusi...
IMPUTATO Carra P.: E poi non glielo so spiegare, avvocato, una situazione del genere.
AVV. Cianferoni: Eh, non importa, guardi. Non... Le ho già detto non mi interessano le spiegazioni, ma delle risposte.
Io rilevo una grossa contraddizione fra quello che ha detto stamani e comunque nei giorni scorsi e quello che ha detto ora a proposito della sua paura e dell'uscirne da certe situazioni.
Perché dico questo? Perché lei ha detto che...
PRESIDENTE: La domanda.
AVV. Cianferoni: Eccola, Presidente.
PRESIDENTE: Ma lei continua a fare tanti discorsi e le domande diventano...
AVV. Cianferoni: Lei ha detto...
PRESIDENTE: ... un piumino molto piccolo.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto che nel '94 ha fatto un viaggio verso Formello.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì. In occasione di questo viaggio ebbe una familiarità con certe persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo viaggio è di molto successivo ai primi viaggi.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: E allora, come si spiega... e su questo viaggio, rispetto a queste pretese estorsioni, di quanto è precedente o successivo, o se sono dello stesso periodo?
PRESIDENTE: Ha capito? No.
L'avvocato vuol sapere se questo viaggio a Formello...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... è contemporaneo alle estorsioni cui lei ha partecipato, o è anteriore, o è posteriore a queste famose estorsioni.
IMPUTATO Carra P.: No, le estorsioni avvengono dopo.
PRESIDENTE: Vengono dopo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E quindi io rilevo che nel '94 lei descrive una familiarità con certe persone. Però poi dice: 'mi venne paura e non volevo più starci insieme'.
IMPUTATO Carra P.: Avocato, io ho raccontato il mio episodio, su questo che lei sta parlando. Ma non è che io, la mia familiarità, come lei dice, ero lì con un'arma in mano pronto per andare a uccidere a Contorno.
Le faccio presente che, al momento in cui mi chiedono di prendere un automezzo rubato e andarci sopra, io, la stessa sera, vado via in tutti i costi. In cui non avevo, avevo anche modo di rimanere qualche altro giorno. Ho fatto di tutto per andar via dicendo che avevo da fare, prima che coinvolgevano in qualcosa.
Io, materialmente, non ho fatto niente. Le mie paure me le sono tenute io. Vengo di nuovo al discorso che quello che io ho provato e ho cercato di andare avanti, sono solo cose che ho provato io e non posso dimostrare, posso solo dire.
AVV. Cianferoni: Senta, facciamo un altro passo avanti nel racconto: lei ha detto che ha chiesto i soldi a questo signore Nino "Mongolino".
Conferma che è genero di Giuseppe Schiavone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non vada avanti, deve andare indietro.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, Presidente...
IMPUTATO Carra P.: No, lei ha detto: 'devo andare avanti con i fatti', va bene?
PRESIDENTE: Guardi, lei ora per cortesia non ha diritto di commentare quello che dice l'avvocato.
IMPUTATO Carra P.: No, mi ha detto...
PRESIDENTE: Lei riceve delle domande...
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi scusi.
PRESIDENTE: Mi dispiace, la sua sorte è questa.
Lei deve rispondere alle domande.
IMPUTATO Carra P.: Siccome mi ha...
PRESIDENTE: Se vuole. Perché ha...
IMPUTATO Carra P.: Sì. No, ci mancherebbe altro!
PRESIDENTE: ... anche il diritto di dire: 'non voglio rispondere'.
IMPUTATO Carra P.: Certo, certo.
AVV. Cianferoni: Io rilevo un altro punto da chiarire. Perché Giuseppe Schiavone non è la persona con la quale suo padre aveva debiti di gioco?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci lavorava anche con le sigarette. Aveva lavori... Tanti anni fa, eh. Aveva anche dei contatti di illecito con Schiavone, mio padre.
Ma lo ha avuto anche con Menico Spataro "Mafino".
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
IMPUTATO Carra P.: Suocero di Filippo.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma quando lei ha raccontato l'episodio dell'assegno dei 16 milioni che le viene presentato in banca, ha detto che se ne andò su tutte le furie.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E come spiega che andò a chiedere i soldi al genero dell'intestatario di quell'assegno? Del beneficiario di quell'assegno?
IMPUTATO Carra P.: Io gliel'ho spiegato, questo non c'entra niente con quello che ho spiegato io dei 50 milioni.
Questo discorso qua io ieri l'ho spiegato perché è nata la lite con mio padre e ha inizio la società Coprora S.r.l. Ha inizio '91, da solo.
Ho spiegato questo e non c'entra niente i 16 milioni con l'assegno con i 50 milioni. Quello è stato fatto un paio di mesi dopo, quello dei 50 milioni.
E ho spiegato anche perché sono andato da Nino Spataro.
AVV. Cianferoni: Carra, lei mi risponde così, e io registro.
Senta, perché il gommista per riscuotere si doveva rivolgere a suo fratello?
IMPUTATO Carra P.: Quale gommista?
AVV. Cianferoni: Ha dato un gommista della Pirelli, lei.
IMPUTATO Carra P.: No, a mio fratello intanto ci andava prima. Poi è venuto anche Barranca a dirmi questo discorso qua.
E loro, come detto da Barranca, in qualche viaggio gli hanno dato dei soldi anche che dovevano dare a me. E a lui gli dissero che mi avevano pagato i debiti lì.
AVV. Cianferoni: A me interessava che mi rispondesse più precisamente alla domanda.
Cioè, perché doveva andare da suo fratello per chiedere i soldi a lei.
IMPUTATO Carra P.: Ma perché mio fratello aveva rapporti che gli montava le gomme. Di cui non c'era un bel rapporto chi gestiva queste cose qua. E si andava solo lì a montare le gomme, soltanto perché il Barranca spesso, sia a mio fratello che a me, mi diceva: 'dovete andare lì a montare le gomme'.
Ma non ci avevamo nessuna, diciamo, non ci venivano all'incontro chi gestiva quelle gomme, in quanto che noi montavamo non delle gomme, una o due settimanalmente, ma un giro di gomme non indifferente.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, ma quando glielo avrebbe detto il Barranca di andare a mettere le gomme da questo gommaio?
IMPUTATO Carra P.: Quando?
AVV. Cianferoni: Quando gliel'avrebbe detto?
IMPUTATO Carra P.: Questo discorso delle gomme di andare a montarle lì?
AVV. Cianferoni: Eh.
IMPUTATO Carra P.: Ma anche prima, quando c'era mio padre nella società.
AVV. Cianferoni: Ma prima quando?
IMPUTATO Carra P.: Anche da prima, lo diceva.
AVV. Cianferoni: Ma lei sa quando è stato arrestato Nino Spataro detto "Mongolino"?
IMPUTATO Carra P.: Nei primi del '92, mi sembra. Anno '92. Poi lo hanno rilasciato e lo hanno riarrestato.
AVV. Cianferoni: Quando lo hanno rilasciato, lei lo sa?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo so. Io non mi interesso degli altri, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se sa che addirittura è stato riarrestato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho sentito. Però non glielo so dire.
Mi faccia le domande direttamente a me, a quello che io gli posso rispondere. Sugli altri, non mi prendo nessuna responsabilità.
AVV. Cianferoni: Senta, ma ha descritto una situazione debitoria. Ma come poteva allora permettersi tre mesi di vacanza a Castel d'Accia?
IMPUTATO Carra P.: Eh, gli vada a domandare il villino di Castel d'Accia come gliel'ho pagato e com'è andato a finire. Invece di domandarmi come ho fatto a fare tre mesi di vacanza.
AVV. Cianferoni: Presidente!
IMPUTATO Carra P.: Le do l'indirizzo anche del proprietario.
PRESIDENTE: Per cortesia, Carra, lei può anche non rispondere, ma non deve rispondere mai sgarbatamente.
IMPUTATO Carra P.: No, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Né con animosità. Capisco che può essere difficile. Ma noi, qui dentro, abbiamo una regola: serenità, nel limite del possibile, da parte di tutti.
IMPUTATO Carra P.: Chiedo scusa a tutti.
AVV. Cianferoni: Tanto vero a me bastava incardinare la circostanza. Passo oltre.
PRESIDENTE: Ma lei è in grado di dare una risposta non alterata, non arrabbiata.
IMPUTATO Carra P.: No, gliel'ho chiesto. Ho avuto tanti di quei problemi quando ho preso quel villino, che è andata anche male: un assegno è andato a vuoto, gliel'ho pagato a metà, poi...
PRESIDENTE: L'avvocato voleva sapere: come essendo così malmesso economicamente...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... le cose che andavano esattamente alla rovescia, quindi vicino o già dopo il fallimento, lei abbia preso questo villino a Castel d'Accia per tre mesi.
IMPUTATO Carra P.: Lo avevo preso prima del fallimento che mi hanno chiuso.
Però ho giostrato, perché io lavoravo. Non lavoro... Era talmente stressato che i soldi, nell'insieme, uscivano lo stesso, anche con qualche assegno postdatato. Come infatti io gli diedi un villino che gli dai due milioni nel giro che avevo io, o avevo il debito o non l'avevo, mi poteva uscire lo stesso due milioni. Di cui ho fatto due assegni, o un assegno, che non ricordo bene, che non gli pagai.
Che poi... e si chiamava il proprietario Candela, il dottor Candela, che mi sembra anche che sia un dottore, Candela.
AVV. Cianferoni: E' pacifico, dunque, che lei ha fatto tre mesi di vacanza a Castel d'Accia.
La cosa è importante. Perché ricorda questi tre mesi quando avvennero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne parla sua moglie in un interrogatorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel '93.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi me li dica questi mesi.
PRESIDENTE: In che anno, lei ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Nel '93.
IMPUTATO Carra P.: Anno '93.
PRESIDENTE: '93.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Saranno stati i tre mesi estivi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, tre mesi estivi. Però non mi ricordo di preciso quando sono sceso...
PRESIDENTE: Ma lei ci fece andare la famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: In questa casa, lei ci passò dei mesi di vacanza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Senza far niente?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Come, senza far niente?
PRESIDENTE: No, io le ho chiesto se ha fatto tre mesi di vacanza...
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito, scusi.
PRESIDENTE: ... perché questa è la domanda dell'avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: E' vero lei...
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho passato tre mesi di vacanze. Però mi spostavo anche per i trasporti che ho fatto.
PRESIDENTE: Ah, quindi non era vacanza.
IMPUTATO Carra P.: No, no...
PRESIDENTE: Era una sosta...
IMPUTATO Carra P.: ... mia moglie e i miei figli. Che poi io, in quell'occasione, ho dovuto togliere, dicendomi un avvocato sul fallimento, che mi diceva si potevano anche prospettare nei mobili che io avevo a casa, ho dovuto svuotare tutta la mia casa in quella occasione che ho affittato quel villino lì.
E le spiego anche perché è nato a tutti i costi quel villino: perché io avevo bisogno di svuotare la mia casa e fare trovare, al momento in cui arrivava il curatore fallimentare, arrivava a casa mia e doveva trovare soltanto la casa vuota con solo il tavolino per mangiare e le sedie che non potevano sequestrare.
Siccome io, quelle cose che avevo a casa, le avevo fatte con sacrifici, avevo spostato...
PRESIDENTE: Lei li aveva spostati nel villino di Castel d'Accia.
AVV. Cianferoni: Lei ci stava in vacanza in questo villino?
IMPUTATO Carra P.: Certo. Quando...
AVV. Cianferoni: Ci stava in vacanza?
IMPUTATO Carra P.: Sì, quando avevo possibilità di rimanere, ci stavo.
AVV. Cianferoni: Ultima domanda sul punto, mi spieghi...
PRESIDENTE: No, no, scusi. Mediamente, in una settimana, quanti giorni di vacanza faceva in quel periodo?
IMPUTATO Carra P.: Due, tre giorni. Parliamo di settimanalmente?
PRESIDENTE: Settimanalmente.
IMPUTATO Carra P.: Settimanalmente, due-tre giorni, due giorni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: La domanda era: se ricorda qualche fatto importante per questo processo avvenuto in quelle vacanze.
IMPUTATO Carra P.: Sì, il viaggio di Arluno.
AVV. Cianferoni: No, no, parliamo proprio mentre state al mare.
IMPUTATO Carra P.: E che sto dicendo? Il viaggio di Arluno. Io ero lì che dormivo.
AVV. Cianferoni: Non ricorda di un fatterello piccolo?
IMPUTATO Carra P.: Di?
PRESIDENTE: Un fatterello più piccolo.
IMPUTATO Carra P.: Che vuol dire un fatterello più piccolo, avvocato?
AVV. Cianferoni: Carra, le risposte me le dia lei, perché...
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma lei mi deve dare le domande giuste. Lei mi dice...
AVV. Cianferoni: Io le ho chiesto se....
IMPUTATO Carra P.: ... una cosina così piccola, io non so di che cosa sta parlando. Le posso dire: cose piccole io non ne ho fatte. Purtroppo, per disgrazia mia sono qua e abbiamo, e hanno fatto cose grosse con me compreso che purtroppo sono qua e ho...
AVV. Cianferoni: E vuole pagare, e lo ha già detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma sennò si fa sempre troppo lunga.
Va bene, Presidente, io chiederei anche la sospensione. Se lei...
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Avvocato, può riprendere.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
Dunque, Carra, parliamo ancora della motrice Volvo targata Torino.
Anzi, abbia pazienza, parliamo di camion, ma parliamo di altri camion. Fermiamoci al viaggio delle sigarette.
Cosa intende lei quando parla di trattore?
IMPUTATO Carra P.: Il trattore è la motricetta, diciamo che aggancia i semirimorchi. Perché, come veicoli industriali, ci sono la motrice che sono col cassone incorporato alla gabina con il rimorchio dietro. Quella che si aggancia con il timone, si chiama così l'aggancio dietro.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Il trattore soltanto, la macchina stradale che aggancia i semirimorchi lunghi da 12 metri e 50. In cui sganciato, si chiama motrice, trattore soltanto, che diventa tipo una vettura.
AVV. Cianferoni: Sarebbe la gabina con lo spazio per agganciarci il semirimorchio dietro e nulla più.
IMPUTATO Carra P.: Esatto, sì.
AVV. Cianferoni: E' così. Allora, se così è il trattore, vorrei che lei spiegasse com'è possibile che 50 casse di sigarette entrassero in un trattore. Perché...
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, che non ci occupiamo di contrabbando di sigarette, eh.
AVV. Cianferoni: No, Presidente, ma su questo episodio si è insistito molto.
PRESIDENTE: Lei ha sentito la domanda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, posso rispondere?
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: 50 casse di sigarette possono entrare nella gabina, perché dietro i sedili della guida ci sono due brandine che prende lo spazio di... che le posso dire? Di due metri per... due metri per 20 o 25.
Comunque, smontando tutto la parte dietro il sedile, ci entrano 50 casse di sigarette, anche con un paio di casse aperte, a stecche, impostate a stecche.
AVV. Cianferoni: Ma una sola cassa di sigarette, che dimensioni può avere? Immagino sia un parallelepipedo, quindi diamone lunghezza, altezza e profondità.
PRESIDENTE: Avvocato, le torno a ripetere che vorrei capire cosa c'entra questo, quando è una cosa di cui l'interrogato, l'esaminato, si è dato carico e non ha niente a che fare con le cose di cui ci occupiamo.
E' un passato di molti anni prima.
AVV. Cianferoni: Senta, a mio avviso, può essere rilevante per valutare l'attendibilità del dichiarante in punto proprio di indicazioni numeriche, dimensionali.
E' un processo, questo, che si basa molto anche...
PRESIDENTE: Credo che ci sia un materiale sul quale valutare l'attendibilità molto più ampio e molto più stringente ai nostri fini specifici.
AVV. Cianferoni: Ma ci arriviamo di qui a breve, Presidente.
Se ritiene rilevante la domanda, io insisto, altrimenti insomma...
PRESIDENTE: Io direi che sarebbe meglio passare ad altro, sennò mi tocca dichiararla inconferente agli argomenti che ci interessano.
AVV. Cianferoni: Allora, per opportunità, si passa oltre.
Però, su questo viaggio, vorrei porle un'altra domanda.
Non è di molto precedente il viaggio, eh, Presidente. E' il viaggio dove, se lei ricorda dalla narrazione del dichiarante, comparirebbe il Barranca. Siamo in quel periodo.
Cioè, dice, ha detto il Carra che comparve nel suo magazzino questo signor Barranca. Mentre egli era intento ad aspettare questi signori delle sigarette. E' così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi siamo proprio in quel periodo, ha capito Presidente?
Però, comunque...
PRESIDENTE: E' come parlare di una rasatura di barba, quando si tratta di discutere su un viaggio di nozze. Mi scusi, eh.
Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: E comunque ha riferito che la regalia che doveva ricevere e che in effetti ricevette per quel viaggio, la consegnò al Barranca.
IMPUTATO Carra P.: Non personalmente a Barranca, perché non lo trovai.
Le consegnai alla carnezzeria in piazza Sant'Erasmo a Giacomino Teresi.
AVV. Cianferoni: E infatti così si era espresso nell'udienza del 24 febbraio.
Mentre invece, nelle indagini preliminari - e in tal senso io le opero una contestazione che lei poi chiarirà come crede - ebbe a dire che i soldi li aveva dati personalmente al Barranca.
Questo, nell'interrogatorio del 31 agosto a pagina 7.
IMPUTATO Carra P.: Non l'ho mai detto questo.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Che li ho dati personalmente a Barranca.
AVV. Cianferoni: Allora, guardi...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: .. se mi dà un attimo, le leggo proprio il punto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Le dicevo che è l'interrogatorio 31 agosto, a pagina 7 lei dice:
"Ho preso questi soldi e li ho fatti avere a lui personalmente a Sant'Erasmo. L'ho incontrato lì e glieli ho dati insieme alle sigarette".
AVV. Cianferoni: Sì, a Giacomino Teresi per farli avere personalmente al Barranca. Due milioni, sono.
AVV. Cianferoni: Presidente, questo interrogatorio del 31 agosto credo che verrà de plano agli atti del fascicolo dibattimentale. Il difensore ne chiede l'allegazione.
Inutile che ora insiste a dire che, a questo punto, mi pare il dichiarante neghi l'evidenza del verbale, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Io non nego niente, avvocato. Io ho dichiarato dall'inizio che quei soldi che ho avuto, due milioni di lire e più due stecche di sigarette, sono andato a piazza Sant'Erasmo dentro la carnezzeria di Giacomino Teresi. Sono andato là per trovare il Barranca. Non ho trovato il Barranca.
Dalle parole che mi aveva detto il Barranca di andare da Giacomino Teresi a cercarlo alla carnezzeria di cui io ero al corrente anche che lui praticava. Per altro era sempre nella carnezzeria. Io, arrivato là, trovai Giacomino Teresi di cui chiesi del Barranca. Lui mi disse che non c'era, che forse veniva più tardi. E io gli consegnai due milioni di lire più due stecche di sigarette. Di farle avere direttamente a Barranca, esclusivamente al Barranca.
Io ho dichiarato così, poi...
AVV. Cianferoni: Allora, appunto, inutile... Io le rileggo...
PRESIDENTE: Avvocato, l'ha già letta.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo è il verbale...
PRESIDENTE: La contestazione l'ha fatta.
AVV. Cianferoni: L'imputato ha risposto come ha creduto e noi ne prendiamo atto.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Cianferoni: Solo per completezza vorrei ricordarle che, nell'interrogatorio del 31 agosto, non rammentò questo Giacomino Teresi.
Si ricorda questa circostanza che io dico? Conferma, me la conferma, o no? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sto cercando di pensare se l'ho dichiarato subito nella dichiarazione del 31 agosto, il nome, come Giacomino Teresi. Ma come la carnezzeria di piazza Sant'Erasmo.
E non gli do la conferma di avere detto il nominativo Giacomino Teresi nell'interrogatorio iniziale della mia collaborazione del 31 agosto.
Le posso dire che andandoci a ricostruire, poi negli altri interrogatori, ho specificato quel nominativo a chi ho consegnato i soldi.
AVV. Cianferoni: Va beh, comunque questo non sposta i termini della questione, mi pare, sulla contestazione.
Dunque, e così dicendo si procede oltre e veniamo appunto a questa motrice Volvo targata Torino 52079D.
Una domanda preliminare: questa motrice che fine ha fatto poi?
IMPUTATO Carra P.: Me l'hanno sequestrato nel settembre '94. Non so come si chiamano, la Finanza Giudiziaria, o... Non so, comunque a richiesta del Leasing di Torino. L'Ufficio Giudiziale, una cosa del genere.
AVV. Cianferoni: Senta, può descrivere il vano di alloggiamento dei teloni di cui ha parlato rispondendo al Pubblico Ministero?
Mi interessano le dimensioni, il materiale in cui era fatto, come si fissava al telaio.
IMPUTATO Carra P.: Dimensioni era tipo un fosso della lamiera saldata ne... diciamo nei lungheroni del semirimorchio. Che i lungheroni sarebbero la struttura principale...
AVV. Cianferoni: Lo so.
IMPUTATO Carra P.: ... di un semirimorchio.
AVV. Cianferoni: Io la ringrazio. Conosco abbastanza i camion.
Mi dica, risponda.
IMPUTATO Carra P.: Eh, le stavo rispondendo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Allora, lei ha detto: è una struttura saldata.
IMPUTATO Carra P.: Saldata, in lamiera.
AVV. Cianferoni: In lamiera.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: In zinco, in...
IMPUTATO Carra P.: In lamiera. Lamiera c'è una sola se può saldare il zinco. Nel ferro non lo può saldare, di mia almeno conoscenza. Poi, mi posso anche sbagliare.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma allora era un bel portateloni? Cioè, che spessore aveva questa lamiera?
IMPUTATO Carra P.: Era abbastanza resistente, la lamiera.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Due-tre millimetri. Penso.
AVV. Cianferoni: Due-tre millimetri.
IMPUTATO Carra P.: Posso anche sbagliare, comunque era una lamiera abbastanza doppia.
AVV. Cianferoni: Era di serie sulla motrice, o ce lo fece mettere lei?
IMPUTATO Carra P.: Non era sulla motrice, la lamiera.
AVV. Cianferoni: Sul trattore.
IMPUTATO Carra P.: Sul rimorchio.
AVV. Cianferoni: Sul rimorchio, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì. No, no, quello ho fatto un lavoro io. Che se lei gira per tutti i trasportatori, chi meno, chi più, ha fatto questo sistema. Nei ribaltabili soltanto lo può fare che può alzare e metter ei teloni in giro per l'Italia. Chi fa il trasportatore e lascia i rimorchi, diciamo così, non custoditi, la maggior parte spariva sempre le corde, o i teloni.
AVV. Cianferoni: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Allora è un sistema lavorativo che fa per non crearsi i problemi nel momento in cui va a caricare un certo materiale che deve essere coperto e non ha l'attrezzatura per potere effettuare il viaggio.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, guardando il fronte della gabina, mettendoci cioè di fronte all'articolato, il rimorchio si alzava verso sinistra, o verso destra?
IMPUTATO Carra P.: No, prima mi deve dire la motrice, o il rimorchio, o la gabina. In che senso me lo sta spiegando?
AVV. Cianferoni: Cioè, facendo adesso una immagine del veicolo, chiamiamolo così, a me interessa sapere se la colonna idraulica alzava il pianale del rimorchio verso sinistra, o verso destra.
IMPUTATO Carra P.: Colonna idraulica non ce n'è. Ma sui ribaltabili, sono i pistoni idraulici.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Con dei tubi che passa dell'olio.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: In cui dipende... La lunghezza dei semirimorchi ci sono due o tre pistoni divisi per tutto il semirimorchio. E ci sono vari tipi di ribaltabile che hanno, ci sono i ribaltabili che hanno soltanto l'azionamento posteriore...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza... Sì. Ma ora a me interessava il suo di rimorchi, ecco. Non il quadro generale.
Il suo rimorchio ribaltava a sinistra, o a destra?
IMPUTATO Carra P.: A destra e sinistra. In tutti e due modi.
Se io prendevo i ganci, gli spostavo di destra e li mettevo a sinistra, mi alzava dall'altra parte; viceversa, se cambiavo gli spinotti e li mettevo dall'altra parte, mi alzava dall'altra parte. Però sempre lateralmente e non posteriormente, diciamo all'indietro.
Perché un semirimorchio a 12 metri e 50, ribaltabile, che alza diciamo dal davanti al di dietro, non esiste.
AVV. Cianferoni: Ecco, per compiere l'operazione materiale di agganciamento o sganciamento del semirimorchio, quanto tempo ci si può impiegare mediamente?
IMPUTATO Carra P.: Eh, dipende dall'esperienza della persona.
AVV. Cianferoni: Ma lei, diciamo...
IMPUTATO Carra P.: Posso dire: uno senza esperienza ci può mettere mezzora; uno con un po' di esperienza, un quarto d'ora; uno con esperienza anche 10 minuti.
AVV. Cianferoni: Ma lei quanto ci metteva, quanto ci impiegava?
IMPUTATO Carra P.: Dieci minuti.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, e così abbiamo visto questo mezzo composto, allora abbiamo detto, da una motrice targata Torino e da un rimorchio. ora la targa mi pare che possa interessare... Per essere già stata detta, non mi ci soffermo.
Vediamo, invece, un'altra questione: la sua conoscenza con il Barranca a quando la fa risalire?
IMPUTATO Carra P.: La mia conoscenza con il Barranca si può dire che, come conoscenza, da bambino, anche. Perché, ripeto, tanti anni fa, anche a livello familiare, le mie sorelle avevano rapporto con le sorelle e la famiglia del Barranca.
Diciamo da tanti anni, non le so dire quanto. Però lo conosco al Barranca.
AVV. Cianferoni: Lei ha parlato di amicizia con questa pesone e di una conoscenza molto intensa. Ha detto: 'ci conoscevamo benissimo'.
Le chiedo: com'è allora che si stupì quando il Barranca venne a trovarla presso il suo magazzino?
Faccio per venir dietro al suo ragionamento, eh.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Lei dice certe cose, per capire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma io l'ho anche dichiarato, perché non era mai successo che il Barranca era venuto nel mio ufficio, nel mio deposito di autotrasporti.
Io, a volte, lo incontravo in ufficio da mio fratello. Ma personalmente, nel mio ufficio, non si era mai visto. Perché anche la mia conoscenza col Barranca c'è stato anche un allontanamento.
Non è che io dico una conoscenza, perché io l'ho praticato prima di questi fatti. Come praticare, no. La mia conoscenza da prima, ma non da praticare, da parte mia.
AVV. Cianferoni: Mi scusi, lei ha detto anche adesso, un attimo fa, che le sorelle si conoscevano, c'erano consuetudini familiari. E poi ha anche detto che vi conoscevate benissimo.
E allora perché, in questo contesto, ora dice: 'non lo praticavo, mi meravigliò perché se lui andava, andava da mio fratello e non veniva da me'.
IMPUTATO Carra P.: Ma io non gli rispondo, perché ho già risposto su questa domanda, avvocato.
AVV. Cianferoni: Quindi, se io le chiedo che tipo di rapporti, nel corso del tempo, può avere avuto con il Barranca, lei che mi risponde?
IMPUTATO Carra P.: Le ripeto, che le mie sorelle che praticavano le sue sorelle, tramite una sorella che gli abita vicino della stessa via, si può dire, loro praticavano diciamo questo rapporto familiare fra di loro, che poi si allontanò. Ma non che praticavo io personalmente la casa di Barranca, o la famiglia di Barranca.
AVV. Cianferoni: Lei sa...
IMPUTATO Carra P.: Conosco...
AVV. Cianferoni: Ecco, sa che mestiere facesse il signor Barranca?
IMPUTATO Carra P.: No, ma da quello che mi risulta a me, niente. Poi non so se aveva qualcosa.
AVV. Cianferoni: Beh, innanzitutto io le dico invece che svolgeva una attività lavorativa. E' inutile che le dica quale.
Piuttosto le faccio un'altra domanda: come può dire allora, come invece ha detto nel corso dell'esame, che avrebbe saputo di una sua, diciamo, cointeressenza in una ditta di autotrasporti. Che ha parlato, mi pare, proprio stamattina.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha ragione. Io ho detto che avevo un automezzo che gli curava Di Filippo, non curava lui.
Però io sapevo che era sua. E cambia, almeno penso io, una persona che lavora con una persona che impiega dei soldi e glieli amministra un altro.
E' un discorso diverso di quello che lei mi contesta. Come so io, io so solo che quei soldi e quel mezzo lo curava Di Filippo insieme ad Acuia, avevano comprato un mezzo ciascuna, li curava quel signore lì. Però era del Barranca. Non curava Barranca.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma poi a dire...
IMPUTATO Carra P.: Non ho detto stamattina... Mi scusi se la interrompo.
Io stamattina non ho detto che il Barranca curava quel mezzo e faceva il trasportatore. Aveva comprato quel mezzo e lo curava il tizio.
AVV. Cianferoni: Ma lei come fa a dire queste cose? Cioè, queste conoscenze da dove le venivano?
IMPUTATO Carra P.: Nel mio campo lavorativo, perché Di Filippo è un trasportatore che io conosco bene.
AVV. Cianferoni: Può dare una spiegazione alla sua affermazione per la quale Barranca sarebbe uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: Anche mio padre me lo confermò un giorno che era un uomo d'onore, Barranca.
AVV. Cianferoni: Quando avvenne questo colloquio?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Molto tempo prima dei fatti per i quali è il processo? Mi dica.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Prima di cominciare questi trasporti.
AVV. Cianferoni: Non a dire altro che quello che ora mi ha risposto, su questa qualifica di uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: No, poi gli posso raccontare quello che ho raccontato fino ad oggi.
AVV. Cianferoni: Eh, va beh...
IMPUTATO Carra P.: Di mia conoscenza nei confronti di Barranca.
AVV. Cianferoni: Senta, ma lei ha mica qualche motivo per avercela col signor Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Se si riferisce che io l'ho ringraziato tantissimo l'altro giorno, è solo perché, grazie a lui, mi trovo in questa situazione. Che a me non mi ci portava nessuno ad andare in giro per l'Italia con l'esplosivo a fare delle stragi e a ritrovarmi in un sistema così, diciamo, grande.
AVV. Cianferoni: Questa sua risposta non mi soddisfa, perché ha dichiarato lei in un interrogatorio, il 17 novembre del '95, a pagina 7 se non vado errato, che un giorno, trovandosi in una barbieria, da un barbiere, e non vedendo da tempo l'altro imputato di questo processo, il signor Giuliano, col senno del poi gli chiese come mai non si faceva più vedere.
IMPUTATO Carra P.: Non è che io gli chiesi perché non si faceva più vedere.
AVV. Cianferoni: Non so se ha capito il nesso tra questa domanda e la precedente.
IMPUTATO Carra P.: No, me la ripeta, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, perché lei attribuisce, dall'inizio del suo esame, le sue vicende al signor Barranca con una ripetitibilità abbastanza, così, significativa, sorprendente che merita di essere richiesta a lei.
Mi chiedo se lei ce l'abbia con lui. E lei ha detto: 'se non era per lui, non finivo in questi guai'.
Ma io le dico che invece, a quello che lei ha dichiarato - e ora, se vuole, prendo anche il punto dell'interrogatorio - era in buona confidenza, da quello che lei dice, con altri imputati. Tant'è quasi dal dirgli: 'non ti fai più vedere con gli amici'.
Questo, rivolto al signor Giuliano.
IMPUTATO Carra P.: No, glielo spiego io quello che pensa... Diciamo...
AVV. Cianferoni: Questa contraddizione, eh.
IMPUTATO Carra P.: Sì, va be'. Comunque io gli spiego il motivo, perché lui, in quel periodo che io ho fatto questo discorso a Giuliano...
PRESIDENTE: "Lui", chi è?
IMPUTATO Carra P.: Lui, Barranca. Era latitante. Di cui, come ho capito, lo avevano messo un po' da parte al Barranca, perché, sempre parole dette dal Giuliano che io non posso confermare, posso solo dire quello che lui ha detto: che il Barranca faceva dei traffici di droga per conto suo da solo. E i guadagni li metteva in tasca.
Poi, se è vero o non è vero, non lo posso dire. Però ho constatato che di allora c'è stato diciamo un po' di allontanamento del barranca dal gruppo.
AVV. Cianferoni: Aspetti, lei sta mettendo molta carne al fuoco.
IMPUTATO Carra P.: Come?
AVV. Cianferoni: Sta dicendo tante cose che ora vanno riviste una per una.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non c'è problemi.
AVV. Cianferoni: Eh, vediamo se invece qualche problema c'è.
Sempre stamattina lei ha detto che: "Sia Giacalone che Giuliano, quando eravamo da soli, parlavano con me, non davanti agli altri", rispondendo ad una domanda della parte civile.
Quindi, insisto nel chiederle, com'è che poi, avendo lei tanta paura, avendo lei tutti questi problemi - come dice lei - però aveva questa familiarità con alcuni degli imputati. Che prescinde dal Barranca.
IMPUTATO Carra P.: Ma io ho raccontato quello che mi è successo. E il mio cammino in questi due anni.
Lei mi richiede una cosa che lei, avvocato, di che Foro è? Mi scusi, se le faccio questa domanda. Se è possibile saperlo. E' di Palermo...
PRESIDENTE: Vuole sapere se lei...
IMPUTATO Carra P.: Di che Foro, di quale posto è. E' palermitano, è siciliano, è calabrese...
AVV. Cianferoni: Io non sono venuto qui per dare conto a lei di che Foro, a quale Foro io sia iscritto.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi se ho chiesto una domanda... Gli ho detto che... Perché capisco che lei mi fa delle domande in cui lei di siciliano, di mentalità palermitana... In questo senso gli stavo chiedendo, non perché voglio sapere chi è lei, perché a me non me ne importa niente.
Rispondo a quello che lei mi dice. Però mi fa delle domande in cui lei non ha cognizione della vita palermitana. E' una zona, è il Brancaccio di Palermo.
AVV. Cianferoni: Pongo questa domanda - non voglio perdere il filo, come mi pare stia cercando il dichiarante in certi momenti di fare - scusi, ma lei che cognizioni c'ha, visto che non sa nemmeno dire se Cosa Nostra esiste o meno?
E faccio riferimento a sentenze passate in giudicato.
IMPUTATO Carra P.: Di cosa?
PRESIDENTE: Avvocato, per piacere, non polemizziamo.
AVV. Cianferoni: No, Presidente...
PRESIDENTE: Faccia le sue domande...
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Faccia le sue domande, nessuno le dice nulla. Continui.
AVV. Cianferoni: Anche questa è una domanda. Sarebbe una domanda. Tante sono le domande, in questo processo.
Quindi io insisto nel dire: come mai lei ce l'ha così vigorosamente con Giuseppe Barranca. Che gli ha fatto il Barranca personalmente?
IMPUTATO Carra P.: Personalmente...
AVV. Cianferoni: Ma vi conoscevate come famiglie? Conosceva sua moglie il Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non perché ci trattavamo, perché ci vedevamo certe volte il sabato, anche al bar a piazza Sant'Erasmo e io facevo anche la spesa, lì con mia moglie e i bambini. Però io non è che ce l'ho con Barranca. Dico solo che Barranca non si doveva permettere di coinvolgermi in una storia così grande.
Non è che ce l'ho col Barranca, perché io non ho niente con nessuno.
AVV. Cianferoni: Senta, una domanda ancora su questo fatto. Lei ora ha detto: 'non si doveva permettere di coinvolgermi in una storia così grande'.
Ma se lui avesse fatto questo sbaglio, lei non poteva parlarne a suo padre, ad un certo momento?
E dire: 'guarda, mi trovo in questa situazione, è colpa di quello. Ci vuoi parlare?'
IMPUTATO Carra P.: Eh, non po potuto farlo, perché io è stato dal '90, inizio '91 che avevo litigato con mio padre. Si era creato un rapporto con mio padre non favorevole, sennò lo avrei fatto.
Ma infatti mi sono trovato un po' in difficoltà nel momento in cui sono andato a cercare a mio fratello e gli ho spiegato un po' la situazione.
AVV. Cianferoni: Comunque, prima di arrivare a vedere quando lei si accorge della situazione e tutto, torniamo alla situazione.
La situazione allora parte con questo trattore e questo semirimorchio agganciato.
Vediamo un po', allora, innanzitutto le chiedo: può elencare semplicemente il numero di viaggi da lei fatto con esplosivo a bordo?
Ecco, il numero e l'ordine. Così, in una domanda sola, si riassume.
IMPUTATO Carra P.: Cinque volte.
AVV. Cianferoni: Ecco, vediamo.
IMPUTATO Carra P.: Una in via Ostiense, una in quel viaggio veloce, una a Firenze. Poi non mi contesta se dico prima o dopo. Sto dicendo...
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: ... la quantità dei viaggi e in quali posti.
Poi magari gli posso dire una cosa per l'altra.
Una ad Aruno e poi alla villetta di Giacalone per il discorso di Contorno.
AVV. Cianferoni: Ecco, prendiamo tra questi il viaggio a Firenze.
A proposito di questo viaggio lei ha dichiarato che ricevette un bigliettino, prima di partire.
IMPUTATO Carra P.: Quale viaggio?
AVV. Cianferoni: Quello di Firenze, stiamo parlando.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Sarebbe quello di Prato.
AVV. Cianferoni: Sì, diciamo, il fatto di Firenze e poi...
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: ... ha parlato di Prato, il cimitero e tutto.
Quindi, lei ha detto: 'quando io partii, ricevetti un bigliettino'.
La domanda è: che bigliettino era, cosa c'era scritto, chi gliel'ha dato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, il bigliettino era un pezzo di carta di blocco notes, piccolo. E c'era messo il nome del paese e il numero di telefono dell'utenza in cui io chiamai. Che mi riferì il Barranca, mi diede il Barranca dentro il mio garage. E mi disse che se avevo problema di chiamare a questo numero e cercare di Peppuccio.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito di questo telefono, lei ricorda se era un telefono cellulare, o un'utenza fissa?
IMPUTATO Carra P.: No, era fissa.
AVV. Cianferoni: Io le ricordo però che nell'interrogatorio del 31 agosto, nella notte, quindi diciamo 31 agosto era già il 1, a pagina 24 parla di telefonino e le leggo:
"Abbiamo ricaricato questo mezzo, il Barranca mi ha dato il numero di telefonino in un bigliettino. Aggiungo peraltro che più avanti compare invece il riferimento a un'utenza fissa".
Ora io vorrei capire: come si spiega questa contraddizione interna già a quel verbale? Cioè, quella stessa notte parla di un telefonino e poi di un'utenza fissa.
Come spiega questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: E' l'interrogatorio del 31, no?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io sentivo dire un numero di telefono quando ho detto mi ha detto un numero di telefonino, non specificato come cellulare. Perché io l'ho effettuata la telefonata a Prato, dal mio cellulare a questo numero di telefono.
AVV. Cianferoni: Ma questo è un altro discorso. Cioè, lei ora dice che quando parla di...
PRESIDENTE: Vuol sapere l'avvocato perché nello stesso interrogatorio della stessa notte, prima ha parlato di telefonino, poi ha parlato invece di utenza telefonica fissa.
AVV. Cianferoni: Telefonica fissa.
IMPUTATO Carra P.: Ho detto anche stamattina che abbiamo approfondito su tutte le cose. Allora, facendo mente locale, piano piano e cercando di ricostruire, ho fatto qualche modifica di quello, dei ricordi che avevo fatto.
L'interrogatorio del 31, ripeto, è stato fatto così in fretta e così per sapere tutto, e poi andare nei minimi particolare o raccontare viaggio per viaggio, si sono... miei ricordi più approfonditi.
AVV. Cianferoni: Domanda.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: A questo punto è importante Presidente, vorrei fare la domanda. Semmai il Pubblico Ministero si oppone...
PRESIDENTE: Ma il Pubblico Ministero evidentemente prima della sua domanda vuol fare...
PUBBLICO MINISTERO: No, prima della sua domanda perché, come al solito, torna il problema che era stato posto questa mattina sulla completezza della contestazione.
Vero è che nell'interrogatorio del 31 agosto Carra testualmente disse...
AVV. Cianferoni: Quello che ho letto.
PUBBLICO MINISTERO: ... "telefonino". Ma è anche vero che tre righe più avanti il Pubblico Ministero...
AVV. Cianferoni: Eccoci.
PRESIDENTE: Avvocato, stia buono per piacere. Per piacere stia tranquillo.
AVV. Cianferoni: Io sto tranquillo.
PUBBLICO MINISTERO: Gli venne posta espressamente la domanda. Avvocato Cianferoni?
AVV. Cianferoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la contestazione deve essere completa, sennò non si può leggere una parola scoordinata dal contesto in cui era evidente che sin dal 31 agosto aveva dato una risposta che non si prestava ad equivoci.
AVV. Cianferoni: Presidente, la mia contestazione affermo essere stata leale, corretta e completa, nel rispetto della legge.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho detto incompleta.
AVV. Cianferoni: Quello che dice il Pubblico Ministero era la seconda domanda. E cioè voleva essere questa: io ho detto che nello stesso interrogatorio prima dice telefonino e poi utenza di casa. Poi gli avrei chiesto, come ha fatto tante volte il Pubblico Ministero in sede di esame, com'è che le venne in mente l'utenza di casa? Ecco già un'altra domanda. Perché allora si legge quel verbale e si legge, eccolo qua, una risposta che se ora la dà il Carra bene e sennò la leggo.
Come le venne in mente?
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Io chiedo a lei, come persona che vive da alcuni anni, le è mai capitato che nel raccontare una cosa, questo a prescindere da ogni considerazione, le sia venuto fatto di dire, ricordare una certa cosa in colore blu, poi accorgersi subito, un minuto dopo dire: 'anzi no, scusi, era nera'.
AVV. Cianferoni: No, le mille volte Presidente. Però...
PRESIDENTE: Ecco, allora andiamo avanti per piacere. E le contestazioni non facciamole sulle parola che tre minuti dopo vengono modificate.
AVV. Cianferoni: Chiedo allora che si risenta la verbalizzazione immediatamente di quello che io ho contestato.
PRESIDENTE: Avvocato lei sa perfettamente che la verbalizzazione arriva domani mattina.
AVV. Cianferoni: No, si risenta, in questo momento.
PRESIDENTE: Ma non ce n'è nessun bisogno. Andiamo avanti. Lo ricordo che lei l'aveva detto, dice salvo poi correggersi. Ma allora è inutile chiedergli: 'perché l'ha detto?', perché sennò glielo chiediamo di nuovo.
Perché lei prima ha parlato di un telefonino e poi ha detto invece utenza fissa?
AVV. Cianferoni: A me interessa...
PRESIDENTE: Avvocato, gliel'ho chiesta la sua... gliel'ho ripetuta la sua domanda.
AVV. Cianferoni: Grazie.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché poi ci siamo ritornati subito su tutti quei minimi particolari di raccontare le cose per bene. Perché se lei va a leggere, escludendo tutti gli altri miei interrogatori, quello del 31, ci possiamo alzare e andare a casa tutti. Perché non c'è né testa e né piede. Ma c'è invece il racconto...
AVV. Cianferoni: Beh, insomma Carra, ha detto che era il più importante di tutto.
IMPUTATO Carra P.: Scusi, io la faccio finire di parlare e lei mi deve far finire di parlare avvocato.
Io ho raccontato tutte le mie storie vissute con quelle persone, tutto in un colpo. Perché se lei vede e va a vedere l'interrogatorio del 31 agosto, sono cinque o sei fogli, 10 fogli, è una cosa minima.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Allora, Presidente.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Ecco, per farla breve, stavolta vogliamo seguire il Pubblico Ministero? Posso leggere tutto il periodo e non se ne parla più.
PRESIDENTE: Faccia pure. Io non posso negarglielo, è un suo diritto.
AVV. Cianferoni: Pagina 24: "Abbiamo ricaricato" - ecco - "arrivato là esci a Prato, arrivi in un pa..." Dunque, aspetti perché adesso, chiedo scu... Ecco.
"Abbiamo ricaricato questo mezzo, il Barranca mi ha dato un numero di telefonino in un bigliettino". Questo è il passo della pagina 24 che rileva. La circostanza ritorna a pagina 25.
"Era un'utenza di cellulare?", P.M. Nicolosi.
Carra Pietro: "Di casa".
P.M.: "Un numero di casa".
"Sì, un'utenza di casa".
"Se ne ricorda che prefisso c'era?"
"Di preciso no, ma è quello che era scritto lì nel foglio che mi avete dato a me".
"Quello che le abbiamo contestato?"
"Contestato sì".
P.M. Nicolosi: "Quello con lo 0574?"
"Sì, esatto".
Ecco, questo volevo emergesse.
IMPUTATO Carra P.: Esatto gli ho detto perché io avevo letto la custodia cautelare e me la contestava. Io non ho amici, non conosco nessuno qui a Firenze.
AVV. Cianferoni: Come aveva in quel momento la sua memoria funzionato. Basta.
Dunque, veniamo ora al viaggio proprio. No, la rilevanza... Perché tante volte il Pubblico Ministero ha detto: 'come gli venne in mente? Glielo disse il P.M., glielo disse qualcuno?'. 'No, spontaneamente'.
Questa volta c'è una spontaneità però che parte da un'ordinanza cautelare letta, appunto, questo era.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma c'è la conferma che io dico che c'è la telefonata mia e di un numero di telefono esistente.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Va bene, va bene, la circostanza è rimasta, per quella che era, incartata.
Vediamo l'autostrada: lei venendo dal mare uscì a Prato-est o a Prato-ovest? Ovviamente l'alternativa contiene anche una terza strada, può dire anche che non lo ricorda. Voglio dire, risponda a questa domanda.
PRESIDENTE: Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Io ho oggi sì perché poi, avendo sbagliato nel momento in cui ho fatto il sopralluogo, ho capito che ero uscito nella prima uscita di Prato, venendo da Livorno.
AVV. Cianferoni: Ma lei questa decisione la prese autonomamente o... Lasciando stare, e ovviamente la Corte ha già capito che c'è una contraddizione: mi conferma che una volta ha detto Prato-est e una volta ha detto Prato-ovest? Non entriamo più nello specifico, si ricorda di essersi contraddetto su questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Mi ricordo che ho detto un'uscita però mi ritrovai, con l'uscita che ho fatto, sbagliata. Non lo so se è scritta quell'uscita e io poi, al momento in cui di andare a cercare il sopralluogo ho sbagliato e sono andato indietro nell'altra uscita.
AVV. Cianferoni: Allora, su questo punto dell'individuazione intanto, contesto che a pagina 27 dell'interrogatorio 31 agosto lei dice che: "Ci sono due uscite..." No, il P.M. dottor Nicolosi dice: "Ci sono due uscite, una si chiama Prato-ovest e una Prato est".
Intanto le chiedo, lei lo sapeva mettendosi in viaggio da Palermo che avrebbe trovato due uscite che si chiamavano una Prato-ovest e una Prato-est?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E adesso m'ha fatto ricordare che anche nel biglietto io avevo scritto, oltre il paese, l'uscita.
AVV. Cianferoni: Se lo ricorda adesso per la prima volta?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sembra che in qualche interrogatorio mi è venuto in mente questo particolare e l'ho detto.
AVV. Cianferoni: Risponde e dice: "Ho fatto la seconda uscita".
"La seconda venendo dal mare", dice il P.M. Nicolosi.
Carra Pietro: "Esatto".
Voce non identificata: "Quella più vicino a Firenze?"
Carra Pietro: "Quella più vicina a Firenze". Questo è il 31 agosto.
Invece il 1 di settembre indica Prato-ovest. In aula ha dichiarato di non ricordarselo, ed è pagina 24 del verbale dell'udienza pomeridiana del giorno 24. E ha affermato per la prima volta che qualcuno glielo disse.
IMPUTATO Carra P.: Cosa mi disse?
AVV. Cianferoni: Dove uscire. Mentre prima non l'aveva detto.
PRESIDENTE: Quello che lei aveva detto or ora ha detto, in un altro interrogatorio aveva detto che: 'mi era stato indicato quale uscita uscire'.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi come conclude insomma su questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Io non capisco la domanda che lei mi fa. Io ho detto...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei si ricorda, in base al biglietto che lei disse: 'mi era stato scritto che uscita uscire'. Se è uscito venendo dal mare alla prima uscita o alla seconda?
IMPUTATO Carra P.: Io in questa risposta non mi ricordo di preciso quello che ho detto, però mi viene anche in mente una cosa: che il Barranca mi disse che era stato in quel paese, in quella chiesa di Testimoni di Geova, e c'è anche una mia dichiarazione su questa, che è registrata anche. Facendo mente locale mi sono ricordato anche di questo particolare.
AVV. Cianferoni: Ora io potrò essere anche stato disattento Carra, ma mi pare che nell'udienza dibattimentale non l'avesse mai detto questo particolare.
Allora, dicendolo oggi per la prima volta: vuol dire alla Corte quando glielo avrebbe detto il signor Barranca, in che circostanze?
IMPUTATO Carra P.: Noi abbiamo caricato questi pacchi nel mio garage a Palermo, di cui Barranca personalmente si avvicinò da me e mi diede il biglietto col numero di telefono, il paese e, non voglio errare ripeto, l'uscita e mi spiegò lui personalmente di quella chiesa dei Testimoni di Geova.
Perché se lei va a vedere nel biglietto, nelle mie dichiarazioni che c'è scritto soltanto il numero di telefono e il nome del paese e forse, come ho appena detto, l'uscita, non esiste la chiesa dei Testimoni di Geova. Non me la sono potuta inventare io la chiesa dei Testimoni di Geova, me lo ha riferito il signor Barranca di presentarmi lì.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito del caricamento di questi pacchi so già che ha detto di non riuscire ad essere più preciso di un tanto, né sulla forma, né sulle dimensioni. Però nel corso dell'esame ha dato un paragone abbastanza utile, cioè quello... ha detto che i più piccoli di questi pacchi - ora non parlo solo del viaggio di Firenze, parlo un po' di tutta la storia che ha raccontato, mi interesso però ai pacchi di Firenze - lei ha detto:
"I più piccoli erano grossomodo come una ruota di autovettura", lo conferma?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, quando lei dice questo gli dà un diametro di una ruota di un'autovettura?
IMPUTATO Carra P.: Non piccola in quel modo, poco poco più grande ma dimensione di una ruota. Avendo sempre in visione una ruota di camion che è enorme, le dico una di ruota però un po' più grande o un po' più piccolina, è lì.
AVV. Cianferoni: Questo era...
IMPUTATO Carra P.: E l'ho detto anche, ho cercato su questa mia dichiarazione, di dare una valutazione di peso su questa forma.
AVV. Cianferoni: Sì. Senta, ma appunto, facendo un paragone fra la ruota di vettura e la ruota di carro da una parte e da quell'altra mettendo il pacco piccolo e il pacco grande: mi sa dire allora questo pacco grande quanto era grande rispetto a quello piccolo? Molto più grande... A me interesserebbe in particolare il diametro.
IMPUTATO Carra P.: Più grande, ma non glielo so spiegare avvocato.
AVV. Cianferoni: Premesse che era più grande, di quanto più grande? 20 centimetri, 50 centimetri.
IMPUTATO Carra P.: No, non ho idea di dirli, perché sbaglierei sicuramente dicendoci centimetri o a misurare.
AVV. Cianferoni: Ma la differenza tra una ruota di macchina e una ruota di autotreno la sa vedere?
IMPUTATO Carra P.: Logico.
AVV. Cianferoni: E allora non ci vuole molto.
IMPUTATO Carra P.: Eh? Sì, ma se lei mi chiede quanto è alta la ruota del camion stesso, che io ne ho maneggiato a migliaia, non gli so dire che altezza ha. E ne ho maneggiato centinaia di ruote.
AVV. Cianferoni: Senta, a che ora lei sbarcò a Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Io non ho imbarcato a Livorno ma ho imbarcato a Palermo e ho sbarcato a Livorno.
AVV. Cianferoni: Sì, sbarcò a Livorno.
IMPUTATO Carra P.: Ho sbarcato...
AVV. Cianferoni: Arrivò, diciamo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono arrivato nel primo pomeriggio a Livorno. Le tre, tre e mezza, due mezza, quattro meno un quarto. Dalle due e mezza alle tre e mezza, diciamo così.
AVV. Cianferoni: Ecco, e quanto tempo impiegò per recarsi a Prato?
IMPUTATO Carra P.: Cercai di arrivare nell'orario in cui era stabilito. Perché se io parto alle tre e mezza da Livorno, mi posso anche presentare alle cinque lì. In un'ora e mezza...
AVV. Cianferoni: Appunto dico, cosa fece per tutto il pomeriggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho fatto tutta la strada fermandomi quasi in tutte le aree di servizio per perdere tempo e camminando piano, per arrivare all'orario previsto, era le otto. Prima dell'uscita ho avuto la telefonata che mi ha spostato alle undici di sera.
AVV. Cianferoni: A proposito di telefonate. Intanto volevo sapere a che ora ricevette questa telefonata che le dicevano: 'aspetta ad entrare'?
IMPUTATO Carra P.: Sette e mezza, otto meno venti, otto meno un quarto circa.
AVV. Cianferoni: E a quell'ora a che tratto di strada era arrivato? Dove si trovava alle otto meno un quarto?
IMPUTATO Carra P.: Mah, mi trovavo circa a 15-20 chilometri da là, dall'uscita parlo.
AVV. Cianferoni: Nella sua permanenza diciamo pratese, quante telefonate ricorda di aver ricevuto riferibili a questa vicenda?
IMPUTATO Carra P.: Ricevute due.
AVV. Cianferoni: Ecco. E una, se ho capito bene, per l'arrivo e una per la partenza?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
AVV. Cianferoni: E quella famosa telefonata allora notturna di cui si è tanto parlato?
IMPUTATO Carra P.: Ho detto: due telefonate ho ricevuto io.
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza. Io forse mi sbaglio, ma allora ce n'è una per la quale c'è un contatto quando lei arriva.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi avvocato, io le posso dire questo.
AVV. Cianferoni: Via, allora dica lei quelle che sono state le telefonate.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, prima che lei magari me lo dice lei, glielo dico io per benino.
Io ho ricevuto una telefonata che mi ha rinviato l'entrata nel paese: ed è una.
Una telefonata per ritornare ai testimoni di Geova. Perché nel momento in cui scarico i pacchi e mi allontano, loro, nessuno sa dove sono e mi hanno rintracciato. Perché io sono andato fuori, ad aspettare, il paese. Mi sono andato a cercare un posto dove parcheggiare e nessuno sapeva dov'ero e ho ricevuto la telefonata per andare all'appuntamento davanti ai Testimoni di Geova.
E una terza telefonata, che confermo che sono tre le telefonate, è stato la sera in cui io prelevo Barranca e vado via.
AVV. Cianferoni: Quindi allora ora confermerebbe, come dice lei, ma prima ha confermato invece che erano due. Perché ha detto anche l'altro giorno che erano due, stasera ha detto che erano due, ora dice che sono tre.
IMPUTATO Carra P.: Sì, pensando quello che ho fatto, sono tre le telefonate e non due.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché a pagina 27 del verbale dell'udienza pomeridiana 24/02, cioè di due giorni fa, tre giorni fa, diceva due, stasera ha detto due, salvo poi dire tre. Va bene.
Senta, allora, arriviamo un po' a questi posti. Dunque, il cimitero: il viottolo a fianco del cimitero, l'abbiamo anche visto in fotografia, ma quanto sarà largo?
IMPUTATO Carra P.: Abbastanza per entrare l'autotreno benissimo. Non è largo e neanche stretto.
AVV. Cianferoni: Non è largo e neanche stretto, sembra fatto a posta, perché lei ci entrasse. Ma lei ci entrò a marcia indietro di notte con un rimorchio attaccato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Su una strada senza asfalto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E scaricò alzando il pianale, io guardo la gabina di fronte, lo alzò a destra o a sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Entrando a marcia indietro, a destra l'ho alzato.
AVV. Cianferoni: Quindi a ridosso del muro?
IMPUTATO Carra P.: No, a destra però che alza, sta fermo a destra ma alza la sinistra.
AVV. Cianferoni: Appunto, cioè il pianale va verso il muro?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Se lui lo alza a destra... ah, sta ferma la sinistra. Comunque sia, in quel momento lei ci aveva anche il doppio rimorchio sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, mi sa valutare l'altezza del rimorchio sopra il rimorchio? Viene su un bel po' di metri eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì, 3 e 80 penso. Glielo so dire come altezza e come metraggio perché io per imbarcare la nave, appena superavo... a volte mi capitava di alzare i piedi, i piedi lei lo sa che cosa sono, no?
AVV. Cianferoni: Sì. Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Alzando i piedi, a volte mi succedeva anche sbagliare, li alzavo troppo e la forca, sa cos'è?
AVV. Cianferoni: La forca sarebbe il timone?
IMPUTATO Carra P.: No, la forca è il paragabine.
AVV. Cianferoni: Ah, no.
IMPUTATO Carra P.: Siccome prima mi ha detto che lei...
AVV. Cianferoni: Un po' me ne intendo, ma mica...
IMPUTATO Carra P.: Ho capito.
AVV. Cianferoni: Un po'.
IMPUTATO Carra P.: Praticamente mi succedeva che li alzavo troppo e mi sbatteva dentro la nave che per entrare è 4 metri e 20. Però ci sono punti a 4 metri dentro la nave per imbarcare.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: Sicché dovevo andare... non posso andare a 4 metri con 4 metri per entrare, ma passare un po' per andare sulle 3 e 90, 3 e 80.
AVV. Cianferoni: Presidente, questa è la prima richiesta in tal senso che formulo: se si può vedere la foto del viottolo del cimitero. E' la parte centrale del controesame, poi velocemente termino, però qualche fotografia va vista.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero può farcela rintracciare? Nel frattempo lei può andare avanti.
AVV. Cianferoni: Allora sorvolando, cioè lasciando sospesa per il momento questa circostanza le chiedo: dalla chiesa dei Testimoni di Geova si riusciva a vedere questo cimitero?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Lei come individuò allora il posto dove andarsi a fermare. Perché lei ha detto autonomamente decise: vado via dalla chiesa perché non è posto per stare con un rimorchio e una motrice, mi trovo un altro posto e trovò il cimitero.
Come lo trovò questo cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Avendo difficoltà. Perché io sono entrato dentro il paese, ho passato una stradina così piccola che stavo toccando con i semirimorchi che avevo sopra, i balconcini che ci sono nella stradina. Di cui c'erano anche delle persone in un bar, con le sedie anche seduti fuori, che rimasero perché si sono visti questo mezzo enorme in quella stradina piccola.
AVV. Cianferoni: Quindi ci arrivò per caso al cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E allora quale indicazione seppe dare quando telefonò, dicendo: 'venite che sono arrivato, ma non sono alla chiesa dei Testimoni di Geova, sono da un'altra parte'.
IMPUTATO Carra P.: Gli dissi che, sono al cimitero. Ho detto io mi sono spostato, sono entrato al paese, ho trovato un cimitero e sono qua davanti al cimitero, ho detto al telefono. Di cui la persona era a conoscenza di quel cimitero.
Disse: 'va bene, ora ti mando qualcuno, non ti preoccupare stanno arrivando'.
AVV. Cianferoni: Ecco. Senta, io ora passerei a un'altra domanda mentre si aspetta la foto. Ed è questa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: C'è? Grazie.
Ecco. Mi ricorda Carra cosa indica quella freccia?
IMPUTATO Carra P.: La freccia è il punto in cui io scaricai i pacchi.
AVV. Cianferoni: E ricordo che lei disse: 'quando io sono andato lì questo muro non c'era'.
IMPUTATO Carra P.: Non ho detto di preciso che non c'era, che io non lo ricordavo quel muro.
AVV. Cianferoni: Diciamo così. Ad ogni buon conto, allora se ho capito bene il rimorchio si alza verso il canneto?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma appunto perché, oltre a esservi un canneto, ci sono alberi e cose, l'operazione come potè svolgersi? Fu del tutto pulita, liscia, non si impigliò niente, i cavi d'acciaio non rimasero nelle frasche, non gli si rovinò niente?
IMPUTATO Carra P.: E che deve rovinare avvocato?
AVV. Cianferoni: Me lo dica lei, se andò tutto bene...
IMPUTATO Carra P.: Glielo spiego io. Rovinare non ha rovinato niente. Di cui io avevo un semirimorchio sopra uguale a quello di sotto senza sponde, né piantone, né niente e c'è che l'altezza può portare da pianale a pianale sui tre metri, tre metri e mezzo neanche. Poi come altezza non le crea nessun problema per alzare, perché anche se andava a toccare le piante lì non creava nessun problema.
AVV. Cianferoni: Ecco, ecco il particolare importante: cosa indicano queste ulteriori due frecce?
IMPUTATO Carra P.: Dove ho appoggiato i pacchi e dove li lasciai.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma questo muro si è detto che è a destra per chi entra. Lei ha detto che il rimorchio alzò verso destra... no, alzò di là sì e le appoggiò a questo muro di cemento.
Chi la fece l'operazione materiale di uscire i pacchi dal portateloni? Lei era sceso dalla gabina o rimaneva in gabina?
IMPUTATO Carra P.: No, io scesi di aiuto a scenderli a terra.
AVV. Cianferoni: E il camion perciò lo spengeste?
IMPUTATO Carra P.: No, lo lasciai in folle. E anche se lo spegni rimane alzato il ribaltabile.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ma c'era, Carra, evidentemente lei mi ha detto così e io però le faccio notare: quanto spazio c'era per muoversi, non dico per mettercele, ma quantomeno per muoversi. Perché abbiamo visto, abbiamo potuto apprezzare che è un viottolo veramente preciso per un autotreno? Voi riuscivate a muovervi allora, facendo anche questi movimenti faticosi. Perché se erano questi pacchi pesanti, di cui ha parlato, ecco, noi vediamo che è piuttosto stretto.
Lei ha detto di questi pacchi che da solo un uomo non li spostava e li dovevate prendere in tre.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Come facevano tre persone a andare vicino al portateloni, che se non sbaglio è in basso, di notte, con un camion in folle, e non aggiungo altro rispetto alla situazione di pericolo creatasi.
IMPUTATO Carra P.: In folle.
AVV. Cianferoni: Eh. No, col camion acceso.
IMPUTATO Carra P.: Io le dico che un camion, tutti i camion che esistono al mondo...
AVV. Cianferoni: Va bene, ora noi non ci fermiamo...
IMPUTATO Carra P.: ... ci sono dei manettini che bloccano tutte le ruote, anche se lo lasci in folle. Non è che ero così incosciente...
AVV. Cianferoni: Non ci fermiamo su quello.
IMPUTATO Carra P.: Sì, va bene.
AVV. Cianferoni: Non ci fermiamo su quello.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Io le faccio notare come tutto risulti estremamente complesso. E allora perciò le chiedo: come materialmente fu possibile che tre uomini manovrassero dentro a un portateloni in quella viuzza? Come vi collocaste? Chi eravate e come vi collocaste?
IMPUTATO Carra P.: Allora, eravamo io, Giuliano, Spatuzza e Cosimo Lo Nigro. Faccio presente che se lei va a misurare questo spazio che vede in foto, ce ne vanno due articolati, però non trova più spazio entrando due articolati in questo spazio.
AVV. Cianferoni: Per lunghezza dice lei?
IMPUTATO Carra P.: No, anche come larghezza.
AVV. Cianferoni: Come larghezza.
IMPUTATO Carra P.: Io entrando al centro, mi lascia spazio di destra e spazio di sinistra. Lei lo va a misurare, ad occhio le dico che ce ne vanno due articolati dentro.
AVV. Cianferoni: Si farà la prova.
IMPUTATO Carra P.: Per poter scaricare questi pacchi, chiamiamolo cassonetto dov'è che veniva depositato questi pacchi diciamo. Entrava uno... perché ci sono tre assali, sa cosa sono avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Tre assali con tre ruote, di cui una a carrello e due a gemellari.
AVV. Cianferoni: E due gemellari.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Entravamo nel mezzo delle due ruote, sia quella di destra che di sinistra, parlando di dietro e di davanti. Dico e destra e sinistra parlando di dietro e di davanti. E facevamo forza a tirarlo fuori e a volte uno si doveva mettere addirittura nell'assale centrale, sulla ruota per tirarlo fuori.
AVV. Cianferoni: Quindi, ecco, era un bel lavoraccio?
IMPUTATO Carra P.: Eh, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Quanto durò questa operazione?
IMPUTATO Carra P.: Dieci minuti, un quarto d'ora, cinque minuti, non è che glielo so dire, perché abbiamo cercato di fare in fretta.
AVV. Cianferoni: Comunque lei scaricò i pacchi e se ne andò?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E lo Nigro mi disse di... perché io gli avevo detto: 'allora vado via io?'.
Dice: 'no, vai fuori al paese, posteggia da qualche parte perché forse devi andare via con Barranca, devi portare via il Barranca'.
AVV. Cianferoni: Su questo rimorchio, lei ha detto era uno Zorzi?
IMPUTATO Carra P.: No, Zorbi.
AVV. Cianferoni: Zorzi.
IMPUTATO Carra P.: Zorzi.
AVV. Cianferoni: Della casa madre? Non era stato rifatto in qualche carrozzeria?
IMPUTATO Carra P.: Come?
AVV. Cianferoni: Cioè, voglio dire: era uscito dalla casa madre come poi lo si può vedere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Zorzi sopra e Calabrese sotto.
AVV. Cianferoni: Zorzi e Calabrese.
IMPUTATO Carra P.: Se parliamo di case.
AVV. Cianferoni: Di case produttrici.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
AVV. Cianferoni: Quindi, interpellando la Zorzi e la Calabrese di Bari si può ricevere dei depliant illustrativi dell'altezza delle ruote, dell'assale quanto spazio c'è per mettercisi uno sopra. Queste cose qui.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Ci mancherebbe altro!
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, le telefonate: lei ha detto che ne fece parecchie, anche per sue necessità private. Con l'assicuratore, ricorda che ha detto di aver parlato, e con tante persone.
Allora io le chiedo: usò sempre il telefonino?
IMPUTATO Carra P.: Sì, il mio.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma se le si scaricava, come faceva?
IMPUTATO Carra P.: No, io sono stato sul camion in quei due giorni e dentro il camion.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sia a dormire, che... Stavo sul camion.
AVV. Cianferoni: No, se si scaricavano le batterie del telefono.
IMPUTATO Carra P.: No, no, glielo spiego subito. Io avevo tutta l'attrezzatura che caricavo dentro, nell'accendino del camion.
AVV. Cianferoni: Quindi lei...
IMPUTATO Carra P.: Avevo fatto... Aspetti, perché ci sono mezzi, che lei l'accendino, se non gli fa la modifica nell'accendino, per il telefono, brucia il telefono. E non lo può caricare.
AVV. Cianferoni: Ah, quindi lei...
IMPUTATO Carra P.: Lo preciso adesso, perché magari lei va a vedere o si va ad informare se si può mettere un accendino in un camion e magari qualcuno gli dice che ci sono camion che brucia tutto, specialmente il Volvo. Se non fa diciamo il lavoro per 12 volts, lei esce dalla casa a 24 volts.
AVV. Cianferoni: Quindi, tutto questo premesso e concesso, io le chiedo che trovo strano come un camionista che ha fatto chilometri fino a mille al giorno, ci avesse un sofisticato impianto per ricaricare il telefonino e non ci avesse la radio.
IMPUTATO Carra P.: La radio, in che senso?
AVV. Cianferoni: La radio mangianastri per sentire un po' di musica.
IMPUTATO Carra P.: La radio non c'era, perché l'avevo smontato e l'avevo dato al mio autista che non aveva.
Siccome lui, come autista, pretendevano tutti i conforti nei mezzi, e glielo avevano rubato in un mezzo, me l'avevano preso mentre era posteggiato lì, di cui mi diceva di comprare una radio. Io gli ho detto: 'smontati questa e te la prendi', perché io non la usavo.
AVV. Cianferoni: Ma questa circostanza, mi pare non l'avesse detta mai. O mi sbaglio io?
IMPUTATO Carra P.: Ma gli sto rispondendo, perché non...
AVV. Cianferoni: Sì, però lei ha sempre detto secco che la radio non ce l'aveva. E basta. Non ha detto mai questa circostanza.
IMPUTATO Carra P.: Come? Non ho capito, mi scusi, avvocato.
AVV. Cianferoni: Non lo aveva mai detto di aver dato ad un camionista.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: ... può darmi la possibilità di andare al telefono per pochi minuti? Perché mi stanno chiamando da Trapani. E' uno dei nostri...
AVV. Cianferoni: Presidente, con piacere. La ringrazio, anzi, perché comincia la primavera e fa caldo.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, no, no, scusi avvocato, ho capito male. abbia pazienza. Può continuare. Scusi, eh. Abbia pazienza.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene. C'è stato un qui pro quo, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Allora si diceva di questa radio, no? Lei lo ha detto stasera per la prima volta che ce l'aveva avuta, ma l'aveva data ad uno autista. Non lo aveva detto mai. Aveva sempre detto che non ce l'aveva. E io non ci ho mai creduto, perché i camionisti ce l'hanno tutti la radio.
C'hanno la radio, c'hanno il porta acqua minerale, c'hanno tanti accessori. Ci vivono sul camion. Il camion è la vostra casa. Io lo so, c'ho avuto il nonno camionista. Ha capito perché so tante cose?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ma se lei ha un mezzo attrezzato per fare la linea, io avevo, quando facevo la linea io, avevo anche il frigorifero dentro. Non è che mi mancava niente. Anche l'angolino con i cuscinetti in peluche, con la bottiglia del whisky accanto all'angolino.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Per dirle i conforti che ci sono.
AVV. Cianferoni: Oh, e sento...
IMPUTATO Carra P.: E ora le spiego...
AVV. Cianferoni: Ma io l'ho capito che al camion gli vuole bene. Ho visto quel rimorchio riverniciato, poi se ne parlerà.
Ora io le chiedevo: proprio per questo, ma questa radio perché non c'era allora?
IMPUTATO Carra P.: Non c'era...
AVV. Cianferoni: E mi ha detto: 'l'ho data ad un mio autista'.
Ha detto questo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non in quel periodo, è successo prima. Perché quel mezzo era nudo di tutto, dei conforti di radio, di baracchino... Perché io avevo anche i baracchini nei mezzi, che si parlavano tra autisti e autisti.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ripeto, in quel mezzo non c'era niente. Anche perché prima di questi fatti avevo avuto anche discorsi con la...
AVV. Cianferoni: Questura, lo immagino.
IMPUTATO Carra P.: ... con il Leasing, che eravamo in trattative se lo prendeva, me lo lasciava, c'erano pagamenti... E io non sapevo come andava a finire. E prima di questi fatti lo avevo, diciamo, messo a nudo.
AVV. Cianferoni: E insomma fu così. Va bene. Parliamo di questa...
IMPUTATO Carra P.: No fu così, avvocato, non è che lei mi può fare dire una cosa al contrario di quella che io ho detto.
AVV. Cianferoni: Signor Carra...
IMPUTATO Carra P.: Io le ripeto: che il mezzo non era in possesso di radio. Poi si vada a cercare lei se è vero o non è vero. Io non le posso dire altro.
AVV. Cianferoni: Allora, parliamo però di questa radio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei l'ha già descritta. Io le chiedo soltanto: ma che fine fece poi questa radio?
IMPUTATO Carra P.: Questa radio, arrivato a Palermo lasciai a Barranca, la portai a casa.
Ripeto: perché se era un camion, che io ho sempre detto che l'ho portato a casa, se era un camion che io facevo la linea o lo usavo in continuazione, quella radio rimaneva lì. E invece lo portai a casa, perché lì non ci lasciavo niente.
Poi la portai in quel villino lì, a Castel d'Accia...
AVV. Cianferoni: A castel d'Accia...
IMPUTATO Carra P.: In cui i bambini ci...
AVV. Cianferoni: In cui i bambini?
IMPUTATO Carra P.: Anche ci giocavano a volte, i bambini. E poi si è rotta.
AVV. Cianferoni: Si è rotta.
IMPUTATO Carra P.: E la buttai via.
AVV. Cianferoni: Ecco, ora lo dice, però. Stamani non l'ha detto.
PRESIDENTE: Ma lo ha detto, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, presidente, ci siamo...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: ... vada a cercare i verbali...
AVV. Cianferoni: Lo avrà detto mille volte, lo so che lo ha detto. Ma io gli ho fatto la domanda differente. Cioè, stamattina gli ho chiesto: 'lei si è fatto tre mesi di vacanza a Castel d'Accia.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ricorda se è successo... E già su questo è successo un caso, leggerete i verbali e quant'altro.
Ha detto tante cose quest'uomo, capito? E io ho capito: lotta per la sua libertà. Ma bisogna vedere se lotta volendo...
IMPUTATO Carra P.: No, io sono disposto anche a farmi l'ergastolo, avvocato, lei non ha capito né l'inizio del discorso mio, né il mio stato d'animo e niente.
Io ho sempre detto che voglio pagare. Io libertà non ne voglio. Io ho solo subìto e non voglio essere preso o voglio pietà di nessuno.
Io, quello che mi tocca di fare, faccio. Se devo avere la libertà che mi capiscono che io non ho colpa di questi fatti, voglio la libertà; se loro capiscono che io ho colpe, pago per quello che devo pagare.
AVV. Cianferoni: Ma infatti...
IMPUTATO Carra P.: Avvocato, c'è un concetto diverso che lei si è fatto nei miei confronti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Mah, lasci stare...
IMPUTATO Carra P.: Che è giusto che se lo faccia.
AVV. Cianferoni: Lasci stare. E, su questo punto, però io credo che lei sappia che il Tribunale di Palermo l'ha appena giudicata e non le ha riconosciuto l'attenuante della collaborazione. E' così?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo so questo.
AVV. Cianferoni: Non è stato condannato...
IMPUTATO Carra P.: Su che cosa?
AVV. Cianferoni: ... a due anni e sei mesi per la storia dell'hashish, senza la collaborazione e con le sole generiche?
IMPUTATO Carra P.: Io ho patteggiato...
AVV. Cianferoni: No, non ha patteggiato, perché ha preso due anni e sei mesi.
IMPUTATO Carra P.: Non so se è questo, avvocato. Non lo so questo discorso. Al mio avvocato devo parlare per rispondergli.
AVV. Cianferoni: Ecco, è una sentenza di due giorni fa. Credo faccia fede quello che mi scrive il collega di Palermo Angelo Barone. E' stato condannato a due anni e sei mesi con le sole generiche e senza l'attenuante premiale.
IMPUTATO Carra P.: Comunque, lei mi dice tutte attenuanti e queste cose. Avvocato, io non le conosco neanche queste parole, Presidente.
PRESIDENTE: Per piacere, non cominci a perdere il filo. Stia tranquillo.
AVV. Cianferoni: Per questo, tornando ai fatti...
PRESIDENTE: Avvocato, io la pregherei, per cortesia, di non fare argomento di qualche cosa del quale la Corte non sa nulla.
AVV. Cianferoni: No, ma era una domanda questa infatti.
PRESIDENTE: Eh, sì, ma la domanda non la fa. Lei poi produce la fotocopia della sentenza e ci dice: 'guardi che cosa è successo'.
AVV. Cianferoni: Appena ci sono i motivi, come documento...
PRESIDENTE: Eh, va bene, ma non ne parli prima. Perché sennò qui noi non riusciamo a capire se lei dice una cosa, l'altro ne dice un'altra...
I documenti sono fatti apposta per tagliare la testa al toro...
AVV. Cianferoni: E difatti arriverà.
Ma tornando al dato di cui siamo partiti...
PRESIDENTE: Sennò hanno un effetto suggestivo.
AVV. Cianferoni: Ma io fo il controesame.
PRESIDENTE: No, avvocato, non sulla... sui Giudici Popolari.
AVV. Cianferoni: Ah.
PRESIDENTE: Ecco.
AVV. Cianferoni: No, i Giudici Popolari hanno un mandato che credo li illumini a prescindere dalle nostre miserie. Speriamo.
IMPUTATO Carra P.: Parli più forte che non la sento, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ho detto, Carra, che i Giudici Popolari hanno un mandato che speriamo li illumini a prescindere dalle nostre miserie, di tutti noi qua.
Allora, tornando al dato della radiolina: stamattina le avevo chiesto se in quei tre mesi era successo un fatterello di rilievo per questo processo. Perché la moglie è stata sentita. Lo sa signor Carra? Sul particolare che la radio si ruppe in spiaggia. Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Che mi disse di un fatterello, mi sembrava che scherzava lei.
AVV. Cianferoni: Ma come siamo a scherzare? Siamo davanti a un...
IMPUTATO Carra P.: Ah, non lo so, perché mi ha dato questa impressione, avvocato. E' da stamattina mi fa l'alto e basso in delle domande prima concrete, poi senza capire io che domanda mi fa...
AVV. Cianferoni: Ecco, questo può darsi ci abbia fatto tardi ieri sera a studiarlo.
IMPUTATO Carra P.: Comunque... Sì. certo. Comunque oggi, adesso le ho risposto quando lei mi ha fatto: 'che fine ha fatto la radio'. Gliel'ho detto che è finita lì.
Se lei mi dice un fatterello del '93, io ne ho fatti tanti di fatterelli e delle birichinate che non riesco a capire qual è la cosa piccolina che lei vuole sapere.
AVV. Cianferoni: Va be'. Andiamo avanti, arriviamo subito al momento in cui lei si rimette in moto con il suo bilico, con la sua motrice, e riparte.
Racconti proprio l'itinerario che fece. Ma proprio sinteticamente, perché so che l'ha già raccontato. Da Prato, fino a Palermo.
Come tornò da Prato a Palermo col suo trattore?
IMPUTATO Carra P.: Presi Barranca, mi indirizzai direzione Livorno; mi fermai a comprare la radio, sganciai il rimorchio a Livorno. Mi recai direzione sud. Arrivato tra Roma-Napoli, direzione Napoli, ho avuto il fermo. Poi sono arrivato a Palermo, ho lasciato il Barranca a casa e me ne sono andato a casa mia.
AVV. Cianferoni: Lei sa già immagino, perché tante volte avrà rivisto anche i suoi interrogatori, qual è il punto che non mi torna in tutto questo.
Il punto è che lei ha detto già che è partito intorno alle undici, mezzanotte... Dica lei a che ora è partito.
IMPUTATO Carra P.: Anche più tardi.
AVV. Cianferoni: Anche più tardi. Però, guardi, che stasera ha detto che a sganciare un semirimorchio ci mette cinque minuti; mentre al Pubblico Ministero ha detto che ci mise mezzora, questa è incartata. Non ci sto nemmeno a rilevarle tutte le contraddizioni, Carra.
IMPUTATO Carra P.: No, lei me le deve fare tutte le contraddizioni. Non mi deve fare dei regali, avvocato.
Lei, dov'è che lei legge che mi deve dare contestazione, lei me le deve dire, che io le do le spiegazioni.
AVV. Cianferoni: Ecco allora, comunque...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: ... cinque minuti o mezzora che fosse, parte - mi dice lei - tra le undici e l'una e si mette in movimento da Prato.
Fa un tratto di statale, arriva a Livorno, scende verso Roma.
Lei ha detto che questo fermo di Polizia Stradale lo ricevette dopo Roma, verso Napoli.
IMPUTATO Carra P.: O nel raccordo anulare, a quell'altezza lì. Ma non ricordo di preciso. Se vuole sapere il chilometraggio, non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Sa indicare grossomodo a che ora ricevette questo fermo?
IMPUTATO Carra P.: Prima di pranzo, dopo di pranzo, non glielo so spiegare di preciso.
AVV. Cianferoni: Dunque, in sede di indagini preliminari ha svolto una dichiarazione ben diversa. Lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Qual era le indagini preliminari?
AVV. Cianferoni: L'interrogatorio del 31 agosto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quello del mattino, cioè della notte che si protrasse molto a lungo.
Io sto cercando il punto, ovviamente, perché era così evidente la contraddizione che credevo... Mi pare che lei abbia dichiarato verso le 17.00 o le 18.00 della sera.
Trovo quel punto per leggerglielo.
Quindi, non intorno all'ora di pranzo, ma alle 17.00 o le 18.00 della sera.
IMPUTATO Carra P.: Avvocato, ho detto così all'inizio, ma anche adesso non è che le so dare una risposta precisa come orario. Ma...
AVV. Cianferoni: Va be'...
IMPUTATO Carra P.: Allora ho pensato in quel modo e che pensavo che sia stato di pomeriggio, però era di giorno. Però non so l'orario, non ho guardato l'orario quando mi hanno fermato.
AVV. Cianferoni: E comunque la contestazione in questi termini fa riferimento al verbale 31 agosto delle ore 0.10 col Pubblico Ministero di Firenze.
Verrà prodotto - lo chiedo io per primo - nella sua integralità e quindi ora non c'è bisogno che mi attardi facendo perdere tempo a trovarlo il punto. Però vedo che lei stesso se lo ricorda che c'è questa discrasia e questa mi interessava.
Piuttosto grossa.
Ma poi: da Livorno a Roma, che strada scelse di fare?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che ho fatto la Civitavecchia.
Nell'interrogatorio del 31 agosto c'è messo che ho fatto direzione Firenze e poi sud.
Lo ha letto?
AVV. Cianferoni: Sì, sì. No, va bene, lo aveva già dichiarato questo.
Stavo ricontrollando per togliere anche tante domande che vedo che si sono sovrapposte e sono state in realtà svolte anche per sintesi.
Senta, andando ora proprio su un altro fatto, possiamo far vedere all'imputato la foto 7 del fascicolo relativo al fatto formellese. Quella famosa foto già mostrata ai consulenti tecnici, al colonnello Piacentini e a tutti coloro che sono venuti come testimoni a riferire sui fatti.
PRESIDENTE: I pacchi sulla...
AVV. Cianferoni: I pacchi sulla strada.
PRESIDENTE: Potete, per cortesia, rintracciarla?
AVV. Cianferoni: Io ricordo il numero, mentre invece ho una foto di raffronto usata anche dal Pubblico Ministero l'altro giorno. La foto 12 del consulente tecnico Massari che magari si può vedere dopo.
Intanto, però la foto 7.
Magari tra un attimo si passa a parlare della foto 7.
Sul fatto di Formello ne abbiamo già un po' parlato, però glielo richiedo: cioè, arriva cronologicamente, cioè nel tempo come ultimo e piuttosto spostato in avanti.
Lei ha detto dall'inizio - uso parole sue, Carra - sempre verbale del 31 agosto...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: ... di avere avuto l'animo buono, di essere stato ingannato, di...
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: ... che gli si gelò il sangue.
La domanda è: come mai, dopo quei fatti cruenti del '93, cioè nei quali ci furono dei morti, lei nel '94 aveva una notevole familiarità. Ha detto che andò a prendere il caffè a casa dello Scarano; che addirittura il Giacalone - se n'è parlato prima - Giacalone e Giuliano avrebbero atteso di essere da soli con lei per raccontargli cose...
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Giacalone la portò a vedere una villetta.
Tutti questi particolari, mi può spiegare come si concilia? Con un altro fatto ancora, ma non mettiamo troppa carne al fuoco.
Intanto le chiedo: come si conciliano queste due cose.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Prima di tutto preciso che, non è che Giacalone Giuliano aspettavano di stare da soli per raccontarmi le cose. Se capitava, facevamo qualcosa, eravamo da soli, magari parlandomi mi dicevano un qualcosina in più. Ma non raccontavano specificamente qualcosa a me.
Volevo precisare questo: che lei ha detto che aspettava il momento per raccontarmi le cose.
Sennò non ci fossero 100 pagine di interrogatorio ce ne fossero 200, se mi raccontavano le cose.
AVV. Cianferoni: "Sia Giacalone, che Giuliano, quando eravamo da soli parlavano con me, non davanti agli altri". A domanda della parte civile, avvocatessa Onano, stamattina ha dato questa risposta.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho dato questa risposta su qualcosa che io ho detto, che ho saputo da Giacalone e Giuliano.
AVV. Cianferoni: Ma poi, scusi, eh, un'altra grossa contraddizione: lei ha detto che addirittura si sarebbe accorto che il Barranca ha usato di lei perché vedeva che non doveva sapere le cose.
Ed era un pauroso. Ha detto: 'andavo a fare le estorsioni e avevo paura'.
E allora, sull'ultimo dei fatti, la mettono a parte addirittura dell'obiettivo. La portano a vedere la villetta?
IMPUTATO Carra P.: Mah, mi è successo questo. Non lo so io cosa, perché mi hanno portato lì. Perché io, per me, arrivavo lì, scaricavo e andavo via.
Sono stati loro ad invitarmi a stare lì, perché magari cercavano di approfondire su di me una persona da potere sempre avvicinare sempre di più.
Nella mentalità di mafioso, o di gregario, o di associato, di come lei può chiamare, avvocato. Io non so...
AVV. Cianferoni: Lei è convinto, cioè, esprime questa sua convinzione e dice: 'io interessavo a queste persone al punto che succedeva...', quello che lei ha detto. Com'è?
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito, avvocato.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto...
PRESIDENTE: Ha fatto un riassunto di quello che lei ha...
AVV. Cianferoni: Ecco. Ad un certo punto del verbale di interrogatorio dell'11 ottobre '95, pagina 26, si legge questa frase riferita ad una domanda del Pubblico Ministero su delle telefonate che lei ricevette - si sta parlando dei fatti di Formello - sul suo telefonino. O che fece col telefonino, eh, ora cito a memoria e può darsi che le abbia ricevute, o che le abbia fatte.
La frase che mi ha colpito è: "Comunque mi stranizzano queste telefonate che non ricordo".
Ora, si può anche prendere...
IMPUTATO Carra P.: No, "Non ricordo" soltanto. Io, ci sono telefonate che non ho fatto.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: E l'ho anche dichiarato. Perché sono stati in quella occasione anche falsi di prendere il mio cellulare dall'ingresso della villetta, appoggiato sul tavolino di ingresso, che si stava giù dove c'era il camino. Qualcuno avrà preso il mio telefono di là e lo ha usato senza chiedermi il permesso. Sennò io avrei dato una spiegazione su quelle telefonate come ho fatto su tutte le altre di mia competenza.
AVV. Cianferoni: Però, mi scusi Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora io ricordo che lei stamani ha detto: 'volete la riprova che io sono sostanzialmente ingenuo e buonfigliolo?', fra virgolettissime. Dice: 'io ho viaggiato per tutte queste volte sotto il mio vero nome. Un vero delinquente non avrebbe mai fatto questo'.
Scusi, ma chi la manda in giro, lo saprà come viaggia lei. E adopera il suo telefonino? Allora non sono, diciamo che l'hanno ingannata. Sarebbero loro piuttosto ingannatisi.
Il Barranca sarebbe sostanzialmente uno sprovveduto, allora, non un ingannatore.
Sarebbe lei che lo ha ingannato, o no?
IMPUTATO Carra P.: Ma io non vedo il concetto del discorso che lei sta facendo, avvocato.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Presidente, ecco, andiamo avanti. Ma la cosa resta per quella che è detta.
C'è la domanda, insisto... Prendiamo per risposta quello che ha detto il Carra, allora.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma... Vuole la risposta, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente agendo con la mentalità da delinquente, sapendo che io sono incensurato e non ho mai avuto a che fare con la giustizia, allora è più facile saltare una telefonata partendo dal mio cellulare, da quello di un altro un po' magari toccato dalla giustizia. Sempre parlando con la mentalità siciliana palermitana e da delinquente, come lei vuole una spiegazione.
AVV. Cianferoni: Senta, ascolti...
IMPUTATO Carra P.: Perché io non è che le ho detto, diciamo, non so... Perché io qualcosa la so, ripeto, grazie a mio padre e a mio fratello, che è sempre facendo del losco, usando il proprio nome, al 99% si può trovare in difficoltà.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Carra P.: E sono stato l'unica persona ad usare il mio nome.
AVV. Cianferoni: No, nell'istruttoria dibattimentale, ne darà atto, non è stato l'unico.
PRESIDENTE: Avanti, per piacere avvocato. Non c'è...
AVV. Cianferoni: Su Milano. Veniamo...
PRESIDENTE: ... materia di discussione, per ora.
AVV. Cianferoni: No, no. Su Milano. Ecco, lei ha parlato di un filo che lei vide in occasione di questi viaggi per Milano. A me interesserebbe che ne desse grossomodo la lunghezza, se la ricorda; il colore, se sapeva che filo fosse.
IMPUTATO Carra P.: Il filo era attorcigliato e poteva essere un metro, due metri, un metro e mezzo. Non è che glielo so dire, perché era arrotolato. Era nero con tipo da scotch, questo tipo di pezza.
AVV. Cianferoni: Sì, senta...
IMPUTATO Carra P.: Con delle puntine bianche, di cui c'era, si vedeva diciamo... Come si dice quando una cosa è al di fuori da un piano? Aveva un filo diciamo di ferro attorcigliato sopra questo filo e attorcigliato largamente, diciamo. Non vicino.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di Milano, lei ha parlato di due viaggi fatti poi nel '95.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Se ricordo bene. Può collocarli nell'ambito di questa annata?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Tre viaggi. Siano due, siano tre.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Ho capito, va bene. Sono tre. Quando li ha fatti questi tre viaggi?
IMPUTATO Carra P.: Eh, inizio '95.
AVV. Cianferoni: Quando parla di inizio che significa?
IMPUTATO Carra P.: I primi mesi.
AVV. Cianferoni: Riesce a ricordare se siamo più verso le feste o verso Pasqua...
IMPUTATO Carra P.: Il primo è tra gennaio e inizio di febbraio; il secondo è nel mese successivo...
AVV. Cianferoni: Cioè a dire marzo?
IMPUTATO Carra P.: In questi tre, nell'arco di tre-quattro mesi, io ho fatto... I primi tre mesi ho fatto...
AVV. Cianferoni: Tre-quattro mesi, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: ... questi viaggi qua.
AVV. Cianferoni: Senta, però abbiamo parlato di un fatto... Cioè, a lei, nel febbraio '95, viene in mano un foglio della DIA.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Non è esatta la contestazione, non è corretta. Quando lei ha detto...
AVV. Cianferoni: Non è una contestazione.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha mai detto... No, la fo io la contestazione.
Perché una affermazione di questo genere, è una affermazione che formula lei, difensore, sulla base di nulla. Tantomeno su una dichiarazione di Carra. Perché il foglio della DIA, vorrei sapere: chi, dove ha detto quando è arrivato nelle mani di Carra.
AVV. Cianferoni: Lo avrà visto.
PUBBLICO MINISTERO: Tantomeno mi ha detto che sia arrivato nel febbraio '95.
Il febbraio '95 è la data del foglio, non c'è, nessuno ha detto in che epoca è arrivato il foglio nelle mani di Carra, è tutta un'altra cosa.
AVV. Cianferoni: Ah, io pensavo addirittura che il problema fosse che lo avesse avuto in mano, figuriamoci!
Allora interessiamoci di quando lei...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Ecco, allora...
PRESIDENTE: Per cortesia, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: ... può essere un elemento.
Quando lo ha avuto questo foglio della DIA?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo ricordo di preciso. Non...
AVV. Cianferoni: Va bene. Parliamo allora piuttosto di questo foglio della DIA, vai, che è datato però febbraio '95.
L'episodio mi è chiaro e non ci insisto. Quello che non ho capito è il suo rapporto col fratello Antonino e perché la signora... Lei dice che doveva andargli a pagare una fattura, no? Ma perché, non so, che diceste tra di voi di questo foglio? Che cosa le provocò a lei, Pietro Carra, leggere il suo nome su una indagine condotta dall'Antimafia, dalla DIA?
IMPUTATO Carra P.: Mi preoccupai. Però ho cercato di non fare capire niente alla Correra.
AVV. Cianferoni: Ecco, sa perché questa domanda? Perché nelle sue dichiarazioni si trova degli accenni che vorrei lei esplicitasse e approfondisse.
E mi spiego: fino dall'interrogatorio del 31 agosto, ma anche in aula, lei ha detto che già nel '94 aveva maturato delle decisioni.
Ha insistito molto in aula nel dire: 'mi sono fatto sostanzialmente arrestare, vi aspettavo da un momento all'altro'.
Che significa? Cioè, lei ha avuto mai l'idea di assumere un atteggiamento collaborativo prima dell'arresto?
IMPUTATO Carra P.: No, prima non ho mai avuto atteggiamenti da mafioso.
AVV. Cianferoni: No, no, se...
IMPUTATO Carra P.: E poi neanche atteggiamento di collaborazione. Ma in cui le ripeto, e ritorno a dire, la mentalità giù palermitana vive della... che io ho una famiglia là. E prima non era possibile in nessun modo fare un discorso di collaborazione.
Perché io peso che se avrei detto o fatto capire che avevo intenzione di andare a parlare in una caserma o in qualche posto, io penso che neanche i bambini avrei trovato a casa.
AVV. Cianferoni: Ho capito Carra. Però mi destavano una curiosità, lei converrà legittima, perché le sue frasi, anche in aula, me le sono scritte - spero in maniera precisa.
Lei ha detto: 'ho cercato anche nel '94, quando io incominciai... Nel '94 cercai in tutti i modi...'
Lei, nel '94, cosa incominciò a fare?
IMPUTATO Carra P.: Prima di tutto sono stato da settembre '94 a gennaio, inizio febbraio '95 senza automezzi. Di cui non gli davo la possibilità di fargli dei trasporti. E ho incominciato di qua.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Carra P.: Poi gli voglio dire anche una cosa: che io, quando mi hanno arrestato, volevo precisare questo. Per due mesi ho avuto due milioni al mese di questa gente. Portati a casa dal cugino di Pietro Romeo, che non avevo mai avuto mensilmente dei soldi.
AVV. Cianferoni: Beh, sta di fatto che stamattina ha detto che in cuor suo - mi corregga se sbaglio, ma io ho capito così - aveva immediatamente maturato la decisione di collaborare.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non ho collaborato subito, perché purtroppo arrivato, avevo dato i sintomi quando mi hanno arrestato. Però la paura, il sistema che un po' conoscevo anche per via di televisione, di sconvolgere la mia famiglia e la paura che avevo io, un insieme, non è stato facile a prenderla subito la decisione. Sennò l'avrei presa.
AVV. Cianferoni: Ma lei, colloqui con la DIA, li ha mai avuti? Da libero, o da detenuto.
IMPUTATO Carra P.: Come da libero? Lei parla di adesso?
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei prima di essere arrestato, o prima di essersi deciso a collaborare, ha avuto colloqui con la DIA?
IMPUTATO Carra P.: I colloqui che ho avuto con la DIA sono stati negli interrogatori. Non ho capito, mi scusi.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se prima di essere arrestato, quando era libero, o dopo, quando era detenuto ma non aveva ancora ufficialmente deciso di collaborare, ha avuto colloqui con la DIA.
IMPUTATO Carra P.: Ah, no, no, prima no. No, con la DIA mai.
AVV. Cianferoni: Con altre autorità?
PRESIDENTE: Con altre autorità?
IMPUTATO Carra P.: No, mai.
PRESIDENTE: Mi faccio portavoce perché non arriva sempre bene.
IMPUTATO Carra P.: Prima. Parliamo di prima però.
AVV. Cianferoni: Grazie.
IMPUTATO Carra P.: Stiamo parlando prima del mio arresto che io dico no. Poi dopo il mio arresto...
PRESIDENTE: E dopo il suo arresto fino al momento di collaborare?
IMPUTATO Carra P.: Rapporti con la DIA, no. Ho avuto due, tre o quattro interrogatori in quell'arco di due mesi dal 7 luglio al 30 agosto sera, interrogatori dal P.M. in cui io negavo tutto e cercavo di nascondermi.
AVV. Cianferoni: Sa perché anche qualche perplessità? Lei ha detto in dibattimento di aver parlato con il direttore del penitenziario, quando prese la decisione di collaborare.
E' sicuro di aver parlato col direttore del penitenziario?
IMPUTATO Carra P.: Se era il direttore, o dirigente, o facchino del carcere, non lo so chi sia. Non è che gli ho domandato 'lei chi è?' Io ho chiesto all'agente di parlare col direttore, ma chi si presentò non è che le so dire se era veramente il direttore o meno.
AVV. Cianferoni: Glielo chiedo perché appunto, invece vi sono sue dichiarazioni spontanee, da interpretarsi per tali, di fronte a ispettore capo Roberti Antonio e sovrintendente capo Iatrì Salvatore che non sono il direttore chiaramente, sono due ufficiali di Polizia Giudiziaria del carcere.
IMPUTATO Carra P.: Certo. Ma se lei viene alle nove di sera, alle dieci di sera al carcere il direttore io penso che non lo trova a passeggio là, sarà a casa a dormire; perché la mattina monta alle otto e lì ci rimane chi è montato di turno.
AVV. Cianferoni: Ecco, vede. Allora praticamente, ora lei mi dà un altro dato su cui riflettere. Il nesso lei non lo coglierà di sicuro, ma mi auguro che la Corte lo colga.
La domanda è: ora abbiamo capito dalle sue parole che quello che per lei era nominalisticamente un direttore, probabilmente era un sovrintendente e un ispettore, erano un sovrintendente e un ispettore capo, ammesso che ne abbia visti uno, comunque un graduato. Poi abbiamo appreso che Salvatore Giuliano in realtà è un altro signore che si chiama Francesco Giuliano. Poi oggi lei ha parlato, non ha parlato diffusamente, ma ha fatto il nome di un certo Vittorio Mangano, che non è imputato di questo processo.
Allora, la mia domanda è: chi sia Vittorio Mangano a questo punto?
PRESIDENTE: Ha sentito?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Vittorio Mangano è una persona di cui io dopo, col tempo, per quelle cose che io ho sempre raccontato all'inizio, e non ci voglio ritornare a ricominciare da capo; praticamente è la persona in cui, per loro è Gesù in persona, qualsiasi problema se non si parlava con lui, loro, perché io rapporti con questo signore ne ho avuto pochi e niente. L'ho avuto in occasione del viaggio di hashish del primo inizio '95 e...
AVV. Cianferoni: Guardi, abbia pazienza Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Io credo la possa fermare perché le ho già detto, forse non mi segue, che Vittorio Mangano non è imputato di questo processo e le ho chiesto se sa chi sia Vittorio Mangano. Se conosce un Vittorio Mangano.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma lei non è che mi deve fare i tranelli e poi... Io Mangano, Vittorio Mangano, che poi ho detto Mangano Francesco, di cui il fatto della macchina stamattina ho detto il nome di Mangano. Il fatto che ho spiegato stamattina io, che non so chi mi ha chiesto, che voleva sapere che fino aveva fatto la mia Golf. E io spiegai che mi disse come l'ho pagato, se l'ho pagato, questa storia qua. E io dissi che ho avuto un assegno da Mangano che vende le auto, Espo Auto, ho anche detto questo, la ditta come si chiama di questo Mangano - che sono due fratelli o tre fratelli, non mi ricordo di preciso - di cui io con Francesco Mangano avevo un rapporto di amicizia.
AVV. Cianferoni: Senta Carra, la interrompo ancora.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma nemmeno Francesco Mangano è imputato in questo processo.
IMPUTATO Carra P.: No, forse io non...
PRESIDENTE: Scusi, ma io non riesco a capire.
AVV. Cianferoni: Si ricorda Presidente, il Pubblico Ministero per primo quando parlò di Salvatore Giuliano ha fatto domande giustamente per dire: ma questo nome Salvatore da dove se l'è levato? Dalla testa?
Prima c'era un Vittorio Mangano, e su quello mi premeva, mica perché interessi il vero Vittorio Mangano ma perché il signore legge moltissimi giornali, l'ha detto da sé.
IMPUTATO Carra P.: Si sbaglia di grosso avvocato, perché io una volta, in una domanda del Pubblico Ministero in registrazione, mi chiese il signor Benigni, io ho dichiarato che avevo letto l'Espresso in cui le posso dire soltanto i fatti in cui io ho visto, che ho riconosciuto il Benigni, ma non posso dire altro perché sennò... Mi sono sentito di dirle che avevo letto tante cose in quell'articolo.
AVV. Cianferoni: Presidente...
IMPUTATO Carra P.: Invece mi sono limitato a dire quello che sapevo sulla persona.
AVV. Cianferoni: Mi accingo a...
IMPUTATO Carra P.: Lei non lo so cosa vuole dire avvocato.
AVV. Cianferoni: Mi accingo a terminare celermente, il dato rimane per tale.
La connessione Salvatore Giuliano-Vittorio Mangano non sfugge a persone accorte quali gli eccellentissimi Giudici che loro sono. Quelle che io ritengo essere molte fantasie di questo dichiarante.
Ma lasciando stare i miei commenti che in altro momento non saranno commenti, ma sarà svolgimento di argomentazioni...
IMPUTATO Carra P.: Se parla più forte, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Bisogna ecco che, le fo una domanda Carra e parlo più forte.
IMPUTATO Carra P.: Io sono qua per questo.
AVV. Cianferoni: Ecco, voglio finire veloce però voglio farle ancora qualche domanda più puntuale sui fatti.
Per esempio: sul viaggio dell'hashish...
IMPUTATO Carra P.: Quale?
AVV. Cianferoni: Il primo viaggio. Ricorda...
IMPUTATO Carra P.: Il primo quale? Il primo proprio assoluto?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Perché adesso precisiamo un po' le cose.
AVV. Cianferoni: Qui ci sono delle circostanze. Io sto ancora aspettando, non che abbia furia, ma le fotografie di Formello.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vorrebbe essere così gentile da far vedere al difensore questa fotografia di Formello? Numero 7.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, perché erano ritornare nella Camera di Consiglio della Corte ovviamente, però se sono lì si può provvedere.
AVV. Cianferoni: Ora, ricorda... Io so Carra, lei ha detto che i sacchi erano 30, 33, 35. Però desidero contestarle che nell'interrogatorio del 31 agosto, condotto nella notte e fino al mattino, lei parlò di una ventina di sacchi.
IMPUTATO Carra P.: 20-25 sacchi ho detto.
AVV. Cianferoni: Ecco. Invece il 31 agosto al pomeriggio parlò di circa una quarantina di sacchi. Ora, questa variazione numerica significativa come può spiegarsi?
IMPUTATO Carra P.: Ma le ho spiegato, come lei mi ha contestato tante di quelle cose...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa Carra, chiedo scusa.
Allora, io ribadisco quello che ho già detto qualche volta (voce fuori microfono)
Nel dibattimento...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero non la sentiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi. Nel dibattimento Carra ha detto 35, 37, 33, 38. Ha dato quattro indicazioni numeriche in successione, non è che ha detto 25 o 33, ha detto 35, 33, 37, 38.
Se vogliamo prenderne atto perché il richiamo, o quel che sia, sia puntuale e aderente esattamente a quello che è stato detto e non solo ad una parte di quello che è stato detto.
AVV. Cianferoni: Dunque, mi riservo... L'ho notata anch'io questa circostanza, io ne avevo chiamati tre, avevo detto 30, 33, 35, non il 38 e tra un attimo dirò perché.
Ma di queste tre versioni, qual è quella vera?
IMPUTATO Carra P.: Ah, non glielo so dire quella vera...
AVV. Cianferoni: L'ha dette lei, sa?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
AVV. Cianferoni: L'ha dette lei tutte e tre dico, quindi...
IMPUTATO Carra P.: Ma ce n'è tre o quattro. Io non mi ricordo di preciso quanti pacchi erano, quanti sacchi erano. Come faccio a dirle sono 22 o sono 55?
AVV. Cianferoni: Ma allora quando lo diceva aveva un'idea approssimativa?
IMPUTATO Carra P.: Un'approssimativa gli ho potuto dire, sennò gli avrei detto ho caricato, se li avevo contati, 27 sacchi. Le davo un chiarimento preciso. Ci sono quattro diciamo numeri, perché non riesco e non li ho contati.
PRESIDENTE: Avvocato, ha terminato?
AVV. Cianferoni: No, Presidente, cercavo ancora i fascicoli. Vedo che è giunta la foto.
Però, prima di parlare della foto io chiedo: come avvenne lo scarico dei rottami di ferro dal rimorchio che portava anche l'hashish? Lei ha parlato di una pala, si ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questa pala era a cingoli o a ruote?
IMPUTATO Carra P.: Cingoli.
AVV. Cianferoni: A cingoli. Trattandosi di una pala a cingoli, ricorda se aveva la torretta girevole, o se era fissa?
IMPUTATO Carra P.: Che aveva?
AVV. Cianferoni: Se si girava...
PRESIDENTE: La torretta girevole.
AVV. Cianferoni: ... o se era una ruspa semplice semplice?
IMPUTATO Carra P.: Mi spiega, perché io faccio il trasportatore di camion, sono...
AVV. Cianferoni: Eh. Cioè, per me...
IMPUTATO Carra P.: Me lo spiega un po' in parole povere cos'è?
AVV. Cianferoni: In parole povere io le voglio chiedere: se una era una ruspa tipo di quelle che ci fanno lo spalaneve? E invece quelle con la torretta io intendo quelle che hanno la benda lunga per fare, per esempio, delle canalizzazioni, che hanno il braccio lungo, che si girano ecco.
IMPUTATO Carra P.: No, io....
AVV. Cianferoni: Quali di questi due modelli era, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io l'ho spiegato: aveva tipo il cuppino, come si può dire? Una pala meccanica normale con il cuppino.
AVV. Cianferoni: Che vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Con la benda. Come... non lo so. Col cucchiaio. Di cui ho detto anche, prima di dire cingolata e non gommata, che io stavo guardando il rimorchio, ho anche dichiarato che lui nei movimenti a destra e a sinistra, ha fatto...
PRESIDENTE: Quei danni.
IMPUTATO Carra P.: Quei danni.
AVV. Cianferoni: Sì, ma infatti, dei danni lo ricordo, eccetera. Mi chiedevo, siccome ho presente quella fotografia della ruspa, che non ricordo avesse la torretta - ma tanto è una circostanza che riscontreranno poi in Camera di Consiglio - come comunque potesse essere possibile che una ruspa che guarda solo avanti, potesse scaricare un pianale di camion? Questo non l'ho capito, ecco.
Perché mi sbaglio Carra, o il braccio lavorava solo davanti all'operatore, non c'era verso di portarlo a destra o a sinistra? Il braccio della ruspa.
IMPUTATO Carra P.: Io non ho capito. La pala meccanica...
PRESIDENTE: Il braccio di questo...
AVV. Cianferoni: No, si può prendere la foto Presidente.
IMPUTATO Carra P.: Un attimo solo. Perché prima mi deve dire, mi ha detto una parola che io non ho capito: cos'è cosa? Ha detto una parola in cui non ho capito.
AVV. Cianferoni: Cioè, io non mi spiego come una ruspa che non si gira a destra e a sinistra possa scaricare un pianale di un camion.
IMPUTATO Carra P.: Sì, se lei alza la benda e la mette all'altezza del pianale...
AVV. Cianferoni: Ma se la ruspa è a cingoli, ed è piccolina come quella che si è visto in foto, non ha un braccio lungo per salire su un pianale.
IMPUTATO Carra P.: Ma chi l'ha detto? Lei gli faccia alzare... Le sto spiegando che il braccio c'è, non lo trova se lo lascia a terra, mi alza dalle ruote, me lo ribalta. Ma se lei alza la benda, si trova tutto il sotto della benda, qua come si chiama, che entra dentro fino a toccarmi le ruote del cingolare e arriva quasi fuori, dall'altra parte. Perché la larghezza, glielo dico, è 2 metri e 50, la larghezza di un semirimorchio, questo lo so perché è scritto anche al libretto.
AVV. Cianferoni: La larghezza è 2 metri e 50.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Di cui...
AVV. Cianferoni: Di cui basterà fare il confronto col braccio della ruspa, si fa la prova e...
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma lei può fare tutto quello che vuole, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Non mi venga a dire...
AVV. Cianferoni: Ascolti Carra.
IMPUTATO Carra P.: Ci dobbiamo capire come...
AVV. Cianferoni: Va bene. Ascolti, vediamo un po' questa fotografia, siamo tornati al fatto di Formello: lei, vedendo questa immagine, riconosce qualche cosa di significativo per i suoi ricordi, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Io, per me questa foto la può togliere di mezzo, non l'ho mai vista e non so niente di questa foto. Prima cominciamoci di qua.
AVV. Cianferoni: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Se poi posso andare un po' a individuare guardandola il colore e se è scotch quello o non è scotch, non lo so. Posso dire soltanto che fa parte del colore di quei pacchi. Ma io non posso dirle niente di questa foto, la può anche togliere di mezzo.
AVV. Cianferoni: Solo per completare: si può prendere la susseguente che ricordo essere quella che prende i pacchi di infilata? Eh, anche questa va bene.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No, c'è quella che è dentro la cunetta. Ecco, questa, vede Carra? Dentro la cunetta c'è questo pacco, ma secondo lei che forma ha questo solido, questo oggetto?
IMPUTATO Carra P.: Lei lo sa descrivere, avvocato?
AVV. Cianferoni: Ci potrei provare.
IMPUTATO Carra P.: E ci provi.
PRESIDENTE: Avvocato... Carra, lei può rispondere o non rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Ah, non rispondere. Chiedo scusa.
PRESIDENTE: Però non deve fare a sua volta domande.
IMPUTATO Carra P.: Okay. No, non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ma quello che ha imbarcato lei sul suo... imbarcato, diciamo caricato sul suo trattore, no?
PRESIDENTE: Scusi avvocato, possiamo sapere, per gli atti, la documentazione, che numero ha questa foto?
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta della foto numero 5, inserita in un fascicolo fotografico della Regione dei Carabinieri Lazio, che nel fascicolo degli atti della Corte è situato a pagina 8109. La foto in questione sta a pagina 8115.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Prego Presidente.
AVV. Cianferoni: Grazie Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Dunque, lei stava dicendo?
AVV. Cianferoni: Stavo chiedendo al Carra se ha memoria di aver mai caricato sul suo camion dei pacchi di forma rettangolare, con degli angoli, delle scatole, parallelepipedi.
IMPUTATO Carra P.: Io le posso dire che se lei gli fa togliere l'erba, gli fa di nuovo una fotografia in questi stessi pacchi, le dico poi la risposta. Così non glielo...
PRESIDENTE: Cioè così come la vede non può dare risposta.
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Non posso dare una risposta.
AVV. Cianferoni: No, no, lasci stare la fotografia, la possiamo spengere.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No, gli ho chiesto la forma, non l'ha saputa riconoscere. Allora ho detto: ma comunque, a prescindere da questa fotografia, ha mai caricato sul suo camion dei pacchi di forma rettangolare, parallelepipeda, prismatica, con angoli e non con cerchi, non tondi ma con gli spigoli, ecco.
IMPUTATO Carra P.: Io ho detto che il pacco grande era tipo ovale, non aveva una forma rotonda, da palla.
AVV. Cianferoni: Comunque...
IMPUTATO Carra P.: Non era...
PRESIDENTE: Ma non era neanche un parallelepipedo?
IMPUTATO Carra P.: Non lo so cosa vuol dire parallelo...
AVV. Cianferoni: Una scatola.
PRESIDENTE: Parallelepipedo vuol dire...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire squadrato.
AVV. Cianferoni: Squadrato.
PRESIDENTE: Una forma di scatola ad angoli.
IMPUTATO Carra P.: Ad angolo, un quadrato.
PRESIDENTE: Un quadrato o un rettangolo.
IMPUTATO Carra P.: No, quadrato no.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: Ecco. No. Ha detto di no, mi pare.
PRESIDENTE: Ha detto di no.
AVV. Cianferoni: Ha detto di no.
IMPUTATO Carra P.: Però ho detto... Posso dire una cosa: perché io ho detto che se lei, come l'ho descritta io ovale, lei la mette all'impiedi, dei lati è schiacciata. Se lei invece, invece di metterla ovale, la mette con i piani schiacciati a terra, così, gli viene diciamo delle punte.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Va be'.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
IMPUTATO Carra P.: L'ho detto anche prima questo sistema qua.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, io ora Presidente c'ho qualche domanda... le ultime e ritengo che abbiano molto interesse.
PRESIDENTE: Allora avvocato, mi scusi, si rinfresca un momentino la voce e noi facciamo una pausa di 10 minuti?
AVV. Cianferoni: Bene Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Grazie Presidente. Volendo terminare, non posso però dimenticare una circostanza: lei ha detto, Carra, che ebbe il sangue gelato quando apprese che vi era stata un'esplosione a Firenze.
Può ricordarmi, e ricordare alla Corte, verso che ora appresa questa circostanza dalla radiolina che era accesa, eccetera?
IMPUTATO Carra P.: Nella mattinata.
AVV. Cianferoni: Cioè, era già sorto il sole? Nella mattinata, posso pensare le 10, le 9, le 11 del mattino?
IMPUTATO Carra P.: Le 6, 6 e mezza, 6 e un quarto, le 5.50.
AVV. Cianferoni: Quindi allora...
IMPUTATO Carra P.: Le 6 e mezza, le 7 meno un quarto, in questo arco qua.
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Dalle 5 alle 8 diciamo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, prima delle 8 però.
PRESIDENTE: Prima delle 8. Dalle 5 alle 7.
IMPUTATO Carra P.: Alle 7 e mezza diciamo.
PRESIDENTE: Alle 7 e mezza.
AVV. Cianferoni: Dunque, guardi Carra che dall'istruttoria dibattimentale che abbiamo effettuato, risulta che molti testimoni hanno riferito come la prima notizia che si diffuse, dell'attentato di Firenze, era per uno scoppio dovuto a una fuga di gas. Questo particolare le sollecita qualche riflessione? Cioè, lei che sentì di preciso dalla radio?
IMPUTATO Carra P.: Che c'era stata un'esplosione a Firenze, in cui... le parole non gliele so dire. C'è stata un'esplosione a Firenze, i particolari non me li ricordo, di come hanno detto alla radio.
AVV. Cianferoni: Lei di questo particolare della fuga di gas non ricorda nemmeno di aver letto sui giornali, per esempio? Avrà comprato giornali i giorni successivi?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Cioè, non lo ricorda, o non comprava i giornali?
IMPUTATO Carra P.: Non ho comprato il giornale.
AVV. Cianferoni: La televisione l'avrà guardata il giorno all'ora di pranzo, la sera?
IMPUTATO Carra P.: All'indomani, quando io arrivai a casa, andai a dormire perché avevo affrontato il viaggio, non andavo a cercare il telegiornale. Anche perché sono andato a casa sconvolto di quello che io intuii.
AVV. Cianferoni: Senta, però le faccio...
IMPUTATO Carra P.: Scusi, voglio precisare una cosa: io nel mio racconto, se lei va a vedere, io con questa gente obiettivamente, di mia diciamo sosta e conoscenza di più del dovuto in questi viaggi sono stato nel '94 alla villetta da Giacalone. Di cui io potevo anche nascondere il mio stato d'animo e dire io ancora a Milano non sapevo cosa trasportavo. E invece mi è successo questo particolare e ho detto la verità, assumendomi già la responsabilità del viaggio dell'esplosivo per Arluno.
Quando potevo fare benissimamente, escludere questo particolare della radiolina e passare alla mia conoscenza a livello esplosivo alla villetta del Contorno.
AVV. Cianferoni: Ora, io ho seguito questo suo ragionamento, però adesso lei cerchi di seguire il mio.
IMPUTATO Carra P.: Io le rispondo a quello che lei mi chiede.
AVV. Cianferoni: Senta, ecco però, visto allora questo suo ragionamento, io le chiedo: successe il fatto di Firenze, lei come ha usato dire, si stranizzò, le gelò il sangue e quant'altro. Poi ad Arluno ci va, abbiamo appreso, con la consapevolezza di trasportare esplosivo.
Quando poi succedevano gli attentati, lei che cosa ha pensato? Glielo chiedo per la rilevanza che può avere la conoscenza del suo pensiero in punto di realizzazione di questi fatti. Lo sa che questi attentati hanno interessato delle chiese, dei palazzi di rilevante interesse storico come il palazzo dei Georgofili, la Galleria d'Arte Moderna a Milano, il cosiddetta PAC?
IMPUTATO Carra P.: Sì, so anche che ha fatto delle vittime.
AVV. Cianferoni: E questo...
IMPUTATO Carra P.: E quella volta ho detto dentro di me, pregavo a Dio che non avrebbero fatto delle vittime a Milano.
AVV. Cianferoni: Ma lei il perché di questi fatti non se l'è mai chiesto?
IMPUTATO Carra P.: Perché?
AVV. Cianferoni: Cioè, perché doveva saltare per aria, che posso dirle, il Padiglione d'Arte Contemporanea a Milano.
IMPUTATO Carra P.: Glielo chieda a loro, perché io non lo so.
AVV. Cianferoni: No, io ora lo chiedo a lei, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: No, ma io non lo so. Loro lo sapranno il motivo.
AVV. Cianferoni: Che idea s'è fatto lei lo possiamo sapere?
IMPUTATO Carra P.: Io me ne posso fare tante idee, però non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ce ne dica almeno qualcuna.
IMPUTATO Carra P.: Non glielo so dire, non lo so.
AVV. Cianferoni: Va be'.
IMPUTATO Carra P.: Ma no non lo so, perché voglio negare di saperlo. Non lo so perché non lo so. Perché se l'avrei saputo, le ripeto, perché ho preso le mie responsabilità, anche chiedendo perdono all'inizio della mia collaborazione, avrei detto se avrei saputo il motivo.
AVV. Cianferoni: Ma io ora le ho chiesto due cose in fondo. Le ho chiesto se sapeva il motivo e ha già risposto di no. Le ho chiesto però di fornirci il suo convincimento in base ai fatti. Un convincimento se lo sarà fatto lei, no?
IMPUTATO Carra P.: Ma non ho idea. Anche che ci ho pensato il motivo di queste situazioni, ma non mi riusciva concludere un discorso... diciamo, non ho valutato dove, a che motivo facevano queste cose.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, una cosa curiosa che ho notato è che, rispondendo al Pubblico Ministero, lei ha ricordato molti soprannomi avuti da persone oggi imputate nel processo. Lei ha detto, il signor Tizio era noto come che ne so, Ghiaccio, parlo del mio imputato, che è da me difeso.
IMPUTATO Carra P.: Pizzo non è Ghiaccio, se lei ha detto Pizzo.
AVV. Cianferoni: Il signor Tizio, Tizio, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Tizio, scusi avvocato. Avevo capito Pizzo, per questo...
AVV. Cianferoni: Allora io le chiedo: ma lei non ce l'aveva un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Io no.
AVV. Cianferoni: Lei non ce l'aveva.
IMPUTATO Carra P.: Anzi uno, che me l'ha detto per via conferenza stampa Lo Nigro, l'ha detto in aula Giuliano un due, tre volte e anche lei mi ha fatto le domande a livello "truffatore", a livello "truffardo".
AVV. Cianferoni: Senta, io non ho la pretesa di essere accademico della Crusca, ma "truffardo" è una parola che proprio io non ho mai usato.
IMPUTATO Carra P.: No, ma io non ho detto che lei ha detto truffatore.
AVV. Cianferoni: Primo. Secondo, mi deve dire che cosa inte...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza perché questa non l'ho capita.
AVV. Cianferoni: Nemmeno io.
PRESIDENTE: Bisogna che me la ripeta.
IMPUTATO Carra P.: Io mi sono trovato a Roma tempo fa in...
PRESIDENTE: In conferenza.
IMPUTATO Carra P.: In conferenza. Di cui rimasi scioccato sulla differenza di Lo Nigro e Barranca tutti e due nell'aula al Tribunale di Palermo, senza manette, insieme che sorridevano, facevano i suoi porci comodi, queste cose qua.
PRESIDENTE: Questo non ci interessa, non sono affari che ci riguardano.
IMPUTATO Carra P.: No, ma mi interessa a me perché mi fa anche paura questo.
PRESIDENTE: Ho capito, ma a noi non ci interessa. Mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: A noi non ci interessa.
IMPUTATO Carra P.: Le spiego quel discorso lì. Di cui lui prese la parola, Lo Nigro, e mi ha detto che più in là mi dimostrava che ero un fallito, un truffatore, un truffaldino praticamente. Di cui le stesse parole l'ho sentite da Giuliano un due, tre volte in queste udienze e ho avuto delle domande su tutta la storia del mio fallimento dall'avvocato qui presente. Non ho detto che l'avvocato m'ha detto questo discorso qua.
PRESIDENTE: L'avvocato ha esercitato la sua funzione.
IMPUTATO Carra P.: Certo, ci mancherebbe altro. Io...
PRESIDENTE: Non ha niente a che fare, tantomeno da censurare.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PRESIDENTE: Ha altre domande avvocato?
AVV. Cianferoni: La ringrazio Presidente. Con la riserva metodologica di ascoltare, come abbiamo fatto per i testimoni anche di maggior spessore, l'eventuale chiusura dell'esame del Pubblico Ministero, onde potere approfondire le circostanze che il Pubblico Ministero riterrà di introdurre per nuove: io ho concluso. La ringrazio Presidente.
PRESIDENTE: Bene, chi interviene? Avvocato, la prevengo che stasera non vorremmo fare le sette, quindi ci abbiamo una mezzoretta?
AVVOCATO Florio: Signor Presidente, chiedo scusa, io dovrei intervenire... Avvocato Florio.
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza. Con questo non le voglio dire che lei alle sei deve avere finito.
AVVOCATO Florio: No, ho capito benissimo.
PRESIDENTE: Quello che non fa stasera lo facciamo lunedì.
AVVOCATO Florio: Ho capito benissimo il senso di quanto lei sta dicendo. Io purtroppo, siccome difendo due posizioni abbastanza pesanti, diciamo così, che sono quella di Lo Nigro Cosimo, spesso citato, e quella di Giacalone Luigi.
Chiederei alla Corte, se possibile ovviamente, una cortesia: di poter fare il controesame tutto insieme, cioè di non iniziarlo e sospenderlo. E siccome temo che sarà forse più corto di quello dell'avvocato Cianferoni, ma comunque lungo, se è possibile aggiornarci.
PRESIDENTE: Benissimo. Ma ci sono altri che devono intervenire oltre a lei?
AVVOCATO Stefani: Devo intervenire io Presidente, e lo farò dopo l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Benissimo. C'è nessun altro poi in programma? Allora riprendiamo lunedì alle ore 09.00.
Il Pubblico Ministero mi pare che dovesse farci qualche comunicazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente, la ringrazio anzi, mi ha opportunamente... perché ero sovrappensiero.
No, dicevo, apprendo che udienza sabato non c'è. Cioè domani, ho capito bene?
PRESIDENTE: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non pensa...
PRESIDENTE: Certo. Mi devo scusare con i difensori perché ieri ho detto a tutti che domani ci sarebbe stata udienza e questa era la mia ferma intenzione. Non ho tenuto conto del fatto che c'era un gruppo di imputati che avevano rinunciato per tutte le udienze senza menzionare ovviamente il 1 di marzo. Perché, secondo una specie di calendario, il 1 di marzo non era previsto. Quando abbiamo chiesto la traduzione per domani mattina ci siamo trovati di fronte a ostacoli dell'amministrazione penitenziaria, che prima delle 11.30, 12.00 di domani non sarebbero potuti arrivare.
A questo punto non valeva la pena tenere un'udienza per il solo pomeriggio. Perciò lunedì riprendiamo senza tenere udienza domani.
PUBBLICO MINISTERO: No, dicevo questo Presidente. Se calcolo abbastanza ragionevolmente, l'impegno che avranno i difensori nel completare i loro controesami, se non sbaglio - ma se sbaglio me lo dicano per cortesia - presumo che con l'udienza di lunedì potrebbe terminare l'esame dell'imputato Carra.
Rispettando in certo programma, per passare quindi all'esame dell'imputato Ferro, tenuto conto che fra un esame e l'altro...
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Ferro Vincenzo. Quello che è stato chiesto, poi per Ferro Giuseppe non è stato chiesto l'esame.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tenuto conto magari che tra un esame e l'altro un giorno di, come dire, di riflessione o di pausa fa comodo al Pubblico Ministero e penso anche alla Corte, può il Presidente indicarmi, almeno in linea di massima, un'udienza per la quale preparare, tramite il servizio di protezione, la presenza dell'imputato Ferro Vincenzo?
PRESIDENTE: Sulla base di queste previsioni, che io credo di poter condividere perché mi pare che sono due i difensori che devono intervenire, possiamo parlare dell'udienza di mercoledì mattina alle 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Salvo un eventuale contrario...
PRESIDENTE: Salvo eventualmente...
PUBBLICO MINISTERO: No, perché io ho bisogno un attimino... Io, non io personalmente, ma l'ufficio ha bisogno un attimino di organizzare la richiesta perché il servizio di protezione ha i suoi tempi tecnici.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Cianferoni: Presidente, sono l'avvocato Cianferoni, chiedo scusa. Mi pone lo scrupolo di ricordare che forse anche l'avvocato Maffei vorrà intervenire.
PRESIDENTE: Avvocato, se viene bene, se non viene ovviamente...
AVV. Cianferoni: Se viene, ecco, solo... Certo, certo, come ho detto...
PRESIDENTE: Possibilmente...
PUBBLICO MINISTERO: Pensavo che una giornata fosse sufficiente.
AVV. Cianferoni: Ma senz'altro rimane sufficiente.
PRESIDENTE: Dico, possibilmente per l'udienza di lunedì, quindi...
AVVOCATO Stefani: Posso un attimino, Presidente?
PRESIDENTE: Dica avvocato.
AVVOCATO Stefani: Io seguirò l'avvocato Florio nel controesame. Io penso che possa concludersi lunedì come dalle aspettative del signor Pubblico Ministero. Naturalmente sempre che questo possa accadere, perché dico, se c'è qualcosa che...
PRESIDENTE: Abbiamo un'intera giornata lunedì.
AVVOCATO Stefani: Sì, sì, Presidente.
PRESIDENTE: Siete in due, forse in tre. Mi pare che non sia...
AVVOCATO Stefani: Presidente, dico, io spero che si possa concludere. Però volevo dire, dobbiamo tener conto che se non si potesse concludere, necessariamente andremo al giorno successivo.
PRESIDENTE: Lei deve fare un controesame molto dettagliato e lungo?
AVVOCATO Stefani: Molto dettagliato e lungo Presidente. Ma io penso che appunto, data la giornata a disposizione, si possa fare.
PRESIDENTE: Va bene, allora ci vediamo lunedì alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.