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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Barone e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani, che è presente.
Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristofaro: rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente Rocchi? No. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro.
IMPUTATO Carra: Presente.
PRESIDENTE: E' presente, con il suo difensore avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai. C'è l'avvocato Gennai.
Frabetti: presente?
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi: è presente?
AVVOCATO Florio: No, è rinunciante, Presidente.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio, che è...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
AVVOCATO Bennati: E avvocato Bennati.
PRESIDENTE: Benissimo.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
IMPUTATO Giuliano: Presidente.
PRESIDENTE: Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani e avvocato Aiazzi. Sostituiti dall'avvocato Pepi, oppure l'avvocato Florio.
Lo Nigro Cosimo: è rinunciante o è presente?
AVVOCATO Florio: E' rinunciante, Presidente.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini, è presente.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Bagattini.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Bagattini.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai, Roggero, che è presente.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Tutino Vittorio: detenuto. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
AVVOCATO Pepi: Scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi. Prima di iniziare l'interrogatorio avevo da fare una richiesta e poi c'era Giuliano che voleva fare una richiesta anche lui.
Per Pizzo io avevo qui le copie degli interrogatori di Ferro, ne ho già parlato al Pubblico Ministero per poterglieli fare avere. Il Pubblico Ministero mi ha detto di chiedere l'autorizzazione a lei.
PRESIDENTE: Avvocato deve essere un po' più chiaro perché noi non sappiamo nulla di queste storie. Lei parla per Pizzo Giorgio.
AVVOCATO Pepi: Per Pizzo Giorgio. Siccome Pizzo Giorgio è sottoposto al 41-bis.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ogni cosa deve filtrare.
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Pepi: Per cui ho qui, me l'ha chieste Pizzo, le copie degli interrogatori resi da Ferro.
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Che voleva studiarseli in questi giorni prima che venisse...
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Pepi: E quindi ho chiesto al Pubblico Ministero e mi ha detto che non ha problemi in questo senso, però mi ha detto di chiedere a lei l'autorizzazione a farglieli pervenire.
PRESIDENTE: Avvocato, io le do l'autorizzazione, ma per poterla produrre al carcere bisogna che sia messa per iscritto. Quindi lei mi fa due righe brevissime e io per iscritto le do l'autorizzazione.
AVVOCATO Pepi: Benissimo, d'accordo.
PRESIDENTE: Va bene? Mi ha detto che c'è qualcheduno che vuol fare una dichiarazione?
AVVOCATO Pepi: Sì, Giuliano sì.
PRESIDENTE: Vuole dichiarare Giuliano? Prego.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, io ho delle richieste.
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Giuliano: Se cortesemente può autorizzarmi alle telefonate ordinarie, perché io è da 20 giorni che non faccio...
PRESIDENTE: Ma se lei invece di farmelo in udienza, me lo faceva pervenire attraverso il carcere, l'autorizzazione era già arrivata.
IMPUTATO Giuliano: Sì, siccome mi hanno detto...
PRESIDENTE: Bisogna che risulti per iscritto, non è un mio capriccio. Perché diversamente, le richieste fatte al dibattimento e l'autorizzazione del Presidente non possono essere portate attraverso la cassetta o l'estrapolazione del verbale all'amministrazione carceraria. Bisogna che lei mi faccia due righe di domanda negli appositi verbali che conosce, o moduli che conosce l'amministrazione carceraria, io l'autorizzo, non ho nessuna difficoltà.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, siccome me l'avevano detto 10 giorni fa che il carcere stesso aveva provveduto. Per questo gliel'ho domandato direttamente io.
PRESIDENTE: Allora lei mi faccia parlare direttamente col caposcorta. Chi è per cortesia? Si può avvicinare un momento? Venga.
IMPUTATO Giuliano: Poi Presidente...
PRESIDENTE: Aspetti un momentino. Risolviamo questa cosa e poi vediamo il resto.
Per cortesia, lei mi dovrebbe provvedere un foglietto di carta, una biro, la passa all'imputato Giuliano, gli fa fare la dichiarazione che chiede, poi me la porta oppure la passa al Pubblico Ministero per il solito parere, poi me la porta in maniera che prima che finisca l'udienza gli avrò dato il permesso. Dopodiché va portato all'amministrazione del carcere.
Che cosa voleva chiedere ancora?
IMPUTATO Giuliano: Poi signor Presidente, sempre per i colloqui, mi hanno autorizzato a fare il colloquio solo con mia moglie e mio cognato e basta. Se poi devo fare i colloqui anche con le mie sorelle e con i parenti consentiti.
PRESIDENTE: Faccia al solito la domanda, perché io diversamente, se anche la autorizzo, prima di tutto devo vedere con chi vuole avere colloqui, ma se l'autorizzo verbalmente al dibattimento, per l'amministrazione non serve. Quindi lei, così come fa questa domanda oggi, in fondo allo stesso foglio o nella parte retrostante del foglio, fa la domanda per il colloquio. Va bene?
IMPUTATO Giuliano: La ringrazio, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Il Pubblico Ministero può cominciare o continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, in tutte le risposte che lei ha dato alle domande che le ho posto, ha parlato di una serie di luoghi che lei dice di aver frequentato a Roma. Quelli che lei ha riferito qui, davanti alla Corte, sono tutti quelli dove è stato, oppure c'è qualche altro luogo, qualche altro posto dove per una qualche ragione è stato, è passato, si è soffermato?
*IMPUTATO Carra P.: Sì, c'è un altro posto che era un piazzale, che c'era diciamo un deposito d'acqua dello Scarano, che non ricordo di aver parlato tra lunedì e martedì.
PUBBLICO MINISTERO: E infatti non ne aveva parlato. Ecco, spieghi che cos'è questo piazzale e spieghi la ragione per la quale lei lo ha frequentato, o c'è stato, l'ha visto?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente io ho portato una borsa in quel piazzale, caricandolo a Palermo, via nave, di cui ho fatto il viaggio da solo. Sono arrivato all'area di servizio e all'area di servizio del raccordo anulare...
PUBBLICO MINISTERO: La solita, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la solita.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Mi venne a prendere lo Scarano e Spatuzza. Di cui mi accompagnarono in questo deposito dove scaricai questa borsa. In questa occasione Spatuzza mi aveva chiesto se volevo andare in un appartamento, non mi disse in un appartamento: 'se vuoi venire a casa' - mi disse - 'a riposarti un po', che c'è anche Giuseppe Graviano'. Di cui io rifiutai, gli dissi che avevo da fare e andai via di quel deposito lì. Mi allontanai direzione Norditalia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo luogo dove lei ha effettuato, così ha detto, lo scarico di questa borsa, è un luogo all'aperto o è un luogo al chiuso, perché mi pare che abbia parlato di un capannone ora?
IMPUTATO Carra P.: No, è all'aperto. E' un piazzale all'aperto che dentro c'è, diciamo ad angolo, entrando viene sulla destra, un capannone bianco, ma è all'aperto dove ho scaricato io, nel piazzale. E, non vorrei sbagliarmi, ci deve essere anche un supermercato dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa operazione lei, se la dovesse collocare nel tempo, ha qualche punto di riferimento, è in grado di, appunto di dare un qualche dato, una qualche puntualizzazione?
IMPUTATO Carra P.: Le posso dire: '94, inizio '94. Però di preciso non glielo so dire. Perché, volevo precisare che la borsa era la stessa in cui io scesi quelle armi nel '93. Questo lo ricordo, però non so cosa ci sia stato dentro in quella borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Però era la stessa borsa?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei l'ha solo vista esternamente?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda questo viaggio se lo ha fatto via terra, oppure per mare, col traghetto?
IMPUTATO Carra P.: Via mare l'ho fatto questo viaggio qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ma anche in questo caso ha adottato il solito sistema, cioè a dire dei rimorchi l'uno sovrapposto all'altro?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se in questo luogo lei arrivò, che ne so, di mattina piuttosto che di pomeriggio, oppure a notte?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo che arrivai in serata, a circa le otto, otto e qualcosa perché lo Scarano disse: 'aspettiamo dieci minuti che il supermercato...' che c'è un'entrata di un supermercato sempre dentro questo piazzale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Chiudevano e andavano via. E infatti abbiamo sostato 10 minuti, un quarto d'ora prima di scaricare la borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè attendeste la chiusura del supermercato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era ancora giorno o era buio?
IMPUTATO Carra P.: No, era buio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda qualche altra circostanza, intendo dire se notò qualche cosa di particolare nel luogo dove effettuaste questa operazione, dove lei si posizionò col camion, veicoli che le siano rimasti impressi? Che ne so, c'era qualche altro mezzo lì parcheggiato, oppure era un piazzale sgombro, era un piazzale che lei capì poteva servire a qualche destinazione particolare, ovvero era un piazzale assolutamente generico nell'uso, nella destinazione?
IMPUTATO Carra P.: No, io dove parcheggiai... perché io entrando con l'articolato, andando verso il muro del capannone, accanto al capannone, davo la faccia al raccordo anulare. E davanti a me, sulla mia destra - sempre tra il camion e il muro del capannone diciamo, dell'acqua, che diceva lo Scarano che aveva il deposito dell'acqua, poi se è vero non lo so - c'era questo capannone, c'era anche una macchina tipo vecchia posteggiata lì. C'era del ferro a terra, c'erano pennelli di tettoie...
PUBBLICO MINISTERO: Pannelli.
IMPUTATO Carra P.: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Non pennelli, pannelli.
IMPUTATO Carra P.: Pannelli, sì. Però riuscii a vedere quello che avevo vicino perché era buio, ripeto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ricorda - proprio una domanda semplice, semplice - ricorda per caso se era bel tempo, ovvero se la stagione era brutta?
IMPUTATO Carra P.: No, era brutta la stagione. Pioveva quella volta lì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo piazzale era illuminato?
IMPUTATO Carra P.: All'inizio era illuminato, in fondo era buio.
PUBBLICO MINISTERO: "All'inizio" vuol dire all'ingresso?
IMPUTATO Carra P.: All'ingresso, sì. Perché c'era anche... perché entrando, subito si entrava, subito allargava il parcheggio, c'era un grande parcheggio e sulla... diciamo, entrando dava le spalle all'ingresso di questo supermercato, c'erano le luci accese del supermercato che davano un po' di luce nel mezzo del piazzale. Però in fondo dove mi sono posteggiato io, era il punto più buio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta Carra, ha detto che questo piazzale in qualche modo restava vicino al raccordo anulare.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare un attimo che cosa vuol dire? Cioè, erano sullo stesso piano - il piazzale e il raccordo anulare - su piani diversi, com'era separato il piazzale dal raccordo anulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io davanti a me proprio a toccare avevo, c'era la rete forata, una rete queste di recinzione diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E non c'era tanta differenza come altezza dal piazzale alla strada, però non lo ricordo di preciso. Comunque non c'era tanta differenza di avermi colpito come strada, diciamo. Di solito, se lei entra in un parcheggio e c'è una strada a ridosso, guardandola rimane impressa che è più bassa o più alta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo luogo poi lei l'ha visto frequentato in questa sola occasione, oppure successivamente lo ha rivisto, o rifrequentato?
IMPUTATO Carra P.: Io, da parte mia, non ricordo più di avere visto o di essere stato in questo piazzale. Però io ho avuto una contestazione da lei di una dichiarazione dello Scarano in cui mi diceva che, dice lo Scarano che io sono stato due volte. Io non riesco a ricostruire quel viaggio velocissimo, in giornata, dove prendo questi pacchi nel mio camion e li metto nel furgone arancione, insieme allo Spatuzza.
Può anche darsi che sono andato di nuovo in quel deposito, però io non me lo ricordo, non posso dare una sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io dicevo... con la mia domanda le chiedevo una cosa diversa. Cioè a dire: se questo luogo, dopo esserci stato in questa occasione, lei poi lo ha rivisto. Intendo dire semplicemente se lo ha rivisto, non se ci ha fatto altri trasporti.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho rivisto nel sopralluogo con lei.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che le volevo chiedere.
E' un luogo nel quale lei, per meglio dire, che lei mi ha potuto indicare - a me e al dottor Nicolosi, quando facemmo quel sopralluogo - con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma da che cosa lo riconobbe il piazzale?
IMPUTATO Carra P.: Prima di tutto nella svolta della strada prima di arrivare al piazzale, che c'era una tabella tipo ferroviaria. E poi dall'ingresso ho visto subito il capannone. Che dal di fuori, praticamente fuori da questo piazzale, se lei si ferma davanti al cancello e guarda dentro il piazzale, vede il capannone di fronte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi lei lo ha riconosciuto, per così dire, per strada, prima di arrivarci?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il nome di questo posto lei lo sa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Il nome di questo supermercato lo sa?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei dette le indicazioni al Pubblico Ministero di questo piazzale, lei era in possesso di qualche dato specifico su questo piazzale? Appunto, il nome della strada, il nome della zona, il nome del supermercato, o qualche altra indicazione specifica?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che lei effettuasse questa individuazione, le era stata posta qualche domanda dal Pubblico Ministero su questo piazzale? Nel senso che, di questo piazzale è stato lei che ne ha parlato di sua iniziativa, o è stato il Pubblico Ministero che le ha fatto delle domande?
IMPUTATO Carra P.: No, no, di mia iniziativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ora dia un'occhiata per cortesia, Carra, a quella immagine che ora vedrà sul monitor.
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi dice niente.
PRESIDENTE: Come dice?
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi dice niente come foto.
PUBBLICO MINISTERO: Che foto è questa? Diciamo alla Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, è la foto 6 allegata album fotografico DIA Roma, 8 settembre '95, foglio 1383 del fascicolo del dibattimento.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'entrata del parcheggio di fronte quel capannone bianco. E' questo il posto. Questo sulla sinistra, questa palazzina diciamo grande con le cose in ferro nei vetri, dovrebbe essere il supermercato.
PUBBLICO MINISTERO: Che foto è questa? Ah, la numero 1. E' lo stesso album.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre lo stesso album.
IMPUTATO Carra P.: Quello lì è il capannone. E io ho posteggiato nel lato sinistro, guardando la foto, accanto al capannone in fondo c'è la ringhiera con la rete, che guarda dentro il raccordo anulare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi laggiù in fondo sulla sinistra, lateralmente al capannone bianco, all'edificio bianco?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro che questo sia il posto di cui si sta parlando?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha detto un attimo fa che in questo posto c'è stato una volta sola e, nell'occasione, portò una certa borsa, che era tale e quale una borsa che aveva portato precedentemente giù da Roma, ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ripeta, risponda nuovamente, per cortesia, a questa domanda, anche se si tratta proprio di ripetizione a una domanda già fatta in sede di esame: quando lei aveva portato giù a Palermo questa borsa, ecco, questa borsa che cosa conteneva e il contenuto di questa borsa da dove proveniva?
IMPUTATO Carra P.: Era piena di armi, proveniva dalla villetta di Aldo Frabetti, ero insieme a Spatuzza, via strada fino a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, Carra, le faccio questa domanda: nell'esame di ieri l'altro lei ha riferito di essere andato, per l'ultima volta, alla villetta di Giacalone trasportando una borsa che lei ha detto ritiene, riteneva custodisse le armi, sempre provenienti da quella famosa villetta e che lei aveva portato giù a Palermo, è così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo vuol dire che le armi che lei portò giù a Palermo con Spatuzza, sono state riportate su a Roma due volte? Una in questo piazzale e una volta alla villetta di Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo ricordo è in questo senso?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Voglio precisare un'altra cosa che penso che sia registrata: che io all'inizio ho detto che mi facevano fare, non capivo in me come mai mi facevano fare su e giù con quella borsa e dovrebbe essere registrato nelle mie dichiarazioni all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Stia tranquillo, tutto quello che lei ha detto è registrato, sempre.
Quindi, ora io le ho riproposto la domanda in maniera diretta, lei, se ho capito bene la risposta, insomma è quella che ha dato. Quindi non ci torno sopra, ecco. Ho capito esattamente la sua risposta.
Le volevo ricordare, Carra, sul viaggio, come dire, l'ultimo fatto alla villa di Giacalone con questa borsa, appunto che lei ieri l'altro ha detto che nell'occasione lei si limitò a consegnare la borsa, ma che non ne vide il contenuto.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora le volevo ricordare che, durante le indagini, in uno dei primi interrogatori, nell'interrogatorio del 7 settembre del '95, su questo punto lei aveva detto una cosa in qualche modo diversa e comunque diversa. Cioè dire: aveva riferito di aver portato questa borsa, che le era stata consegnata a Palermo, appunto borsa che lei portò alla villetta di Giacalone, così disse, però la diversità sta in questo e quindi - ora io le leggo esattamente le parole che furono dette - c'è bisogno di capire come mai c'è questa diversità di racconto.
Ecco, ora le leggo esattamente il punto.
Ecco. Dalla trascrizione - questo lo dico per i difensori che possono controllare - quello che mi accingo a leggere è alla pagina 23 e successive.
Dunque: "Da Napoli sono arrivato a Palermo, ho contattato Barranca e mi hanno consegnato una borsa".
Domanda il dottor Nicolosi: "Chi gliel'ha consegnata?"
"Barranca".
E poi prosegue lei: "Io penso che siano armi, perché poi ho visto lì, quando hanno aperto, e hanno visto cosa, hanno uscito fuori queste armi. Era la stessa borsa che io avevo portato giù a Palermo precedentemente".
Domanda il dottor Nicolosi: "Quella che aveva preso nella villa a Roma?"
"Sì, esatto".
"Dall'uomo che aveva..."
"Sì, dall'uomo vecchio con i capelli bianchi e mi hanno fatto scendere nella cantina".
Allora qui sembrerebbe che da queste dichiarazioni che le ho letto, Carra, non sembrerebbe, risulta.
Perché le sue dichiarazioni sono esattamente quelle che le ho letto: che lei ha visto aprirla, questa borsa lì, alla villetta. Insomma, quando l'ha riportata su a Roma, lei l'ha vista aprire e dice: "Quando hanno aperto e hanno uscito fuori queste armi".
Cioè a dire, insomma, hanno tirato fuori dalla borsa le armi alla sua presenza.
Ecco, c'è questa diversità, ecco. Lei pensa che ci sia una ragione per la quale tra, appunto, la dichiarazione di ieri l'altro e questa dichiarazione del 7 settembre '95 non c'è questa piena corrispondenza?
IMPUTATO Carra P.: Ma io penso che, se lei va a vedere o nell'uno, o nell'altro, c'è dove io vedo le armi e c'è dove non le vedo. Magari confondo il viaggio.
Sono talmente tutti veloci, questi viaggi, uno dietro l'altro che, ripeto, posso anche fare qualche errore di collocare: 'lì li ho visti, lì non li ho visti'.
Ma la borsa, se lei vede, ho dichiarato che era sempre la stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Su questo non c'è dubbio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E allora, se lì l'ho visti e ho detto prima che li ho visti, che l'han preso e lì non li ho visti, può darsi che non li ho visti quando li ho lasciati a Spatuzza, lì. E li ho visti in quell'occasione.
Di cui, se lei continua a leggere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... io ho dichiarato che mi sono sembrate le armi, anche se non le ho viste.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che lei adesso non ha detto, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io, di avere detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io ora le ho letto quel punto preciso di quella trascrizione di quell'interrogatorio nel quale, proprio l'episodio, questo qui - perché sembra che sia lo stesso - era raccontato con questo particolare diverso rispetto al dibattimento.
Cioè a dire: a parte che la borsa era la stessa e sapeva che c'erano le armi, il 7 settembre del '95 disse che la borsa la vide aperta e vide che c'erano tutte le armi. Invece, al dibattimento, l'ha riferito in maniera diversa.
Ecco, è questo il punto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, però voglio precisare una cosa, dottor Chelazzi: che io, il 30 agosto quando ho iniziato a collaborare, ho iniziato alle nove di sera e ho finito alle sei del mattino, ho ripreso, si può dire, quasi ogni giorno con tutti i problemi fisici e i problemi che avevo, sia anche familiari. Perché mi avevano abbandonato tutti, anche mia moglie e i miei figli, all'inizio.
E lei può capire anche in che stato d'animo mi trovavo, all'inizio.
Magari poi piano piano, prendendo un po' di tranquillità, si riesce a costruire un viaggio con magari più particolari.
E allora mi ritrovo io che all'inizio, a ferro caldo, ho dovuto dire tutto quello che sapevo e ho cercato di spiegare tutti i viaggi che ho fatto e tutto quello che ho fatto. E poi, piano piano, ogni mio viaggio, siamo andati nei particolari.
Voglio precisare anche che io non ho, da lunedì ad oggi, non ho mai fatto il nome di Giorgio Pizzo.
di cui io mi trovo con Giorgio il primo carico di esplosivo nel mio magazzino in cui Lo Nigro e Barranca mi presenta un Giorgio di cui non vedo più fino a metà '94 in poi.
Che poi vengo a sapere che è Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sono cose che purtroppo io... Non è stato facile arrivare fino a questa sedia.
Ma in tutti i punti di vista, anche a livello morale, a livello fisico e a livello mentale.
E voglio precisare anche una cosa: che purtroppo si lotta in tutti i punti di vista. Questo è un discorso detto anche alla stampa che è qua dentro.
Che io vi chiedo cortesemente che di tutto parlare, all'infuori della mia persona e della mia famiglia sotto protezione. Cioè, siamo in quattro, in cinque, o in sei, o in dieci, sono affari miei.
Ve lo chiedo cortesemente e che se è possibile potete evitare. Perché mi crea dei problemi fisici non indifferenti.
Se cortesemente si può sospendere dieci minuti, io la ringrazio Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, magari...
IMPUTATO Carra P.: Perché io sono stanco di tutto, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Che è successo?
IMPUTATO Carra P.: Sono stanco perché, ripeto, sono stanco di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Carra P.: Io lotto con chiunque e con tutto.
PRESIDENTE: Guardi, noi possiamo anche...
IMPUTATO Carra P.: No, sospendere dieci minuti. Non è che voglio rifiutarmi di collaborare. Sia... Ci mancherebbe altro!
PRESIDENTE: Va bene. Sospendiamo dieci minuti.
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PRESIDENTE: Possiamo riprendere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, volevo chiedere anche scusa se ho alzato un po' la voce.
PRESIDENTE: Per carità! Prego, il P.M. può continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, visto che stiamo parlando di queste armi che vanno su e giù tra Roma e Palermo, ecco, lei la persona proprietaria, o quel che era, insomma, della villetta dalla quale queste armi furono inizialmente portate via, l'ha chiamata anche oggi col suo nome e cognome.
Ecco, ma questo nome e cognome, lei, all'inizio delle sue dichiarazioni, lo conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, come Aldo. E addirittura neanche ricordavo il nome.
Avevo dichiarato una persona sui 50 anni, 55 anni con i capelli bianchi e i baffi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi, di questa persona - ripeto, sempre quando iniziò a rendere le sue dichiarazioni - quali altre circostanze, quale altro particolare conosceva? Perché, appunto, il nome si è detto: no, inizialmente non lo conosceva.
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva gli estremi di età e anche di aspetto fisico, così... Ecco, sapeva qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sul suo arresto con il ritrovamento dell'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire che questa persona è stata arrestata a seguito del ritrovamento di hashish?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo ritrovamento di hashish dov'era avvenuto?
IMPUTATO Carra P.: A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era avvenuto proprio presso questa persona, che lei sapesse, che lei ricordasse, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, questo non lo so. Ho saputo che lo hanno arrestato, che aveva questo quantitativo di hashish, però non so dove, o se era insieme all'hashish. Questo, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, questo... Non so se questo microfono funziona a dovere, perché...
PRESIDENTE: Ho l'impressione che non... Sembra di non sentire come...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Sembra di non sentire come di consueto il microfono che lei usa.
IMPUTATO Carra P.: Perché, appunto, non si capisce...
PUBBLICO MINISTERO: Ma me ne sono accorto anch'io di avere qualche difetto, stamattina, perché mi tocca a starci attaccato. Perché sento che non c'è ritorno negli altoparlanti.
PRESIDENTE: Comunque, ora si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Sennò, lo cambio.
PRESIDENTE: Ora sembra di sentire.
PUBBLICO MINISTERO: Funziona meglio ora?
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il fatto che questa persona era stata arrestata, Carra, lei lo aveva saputo prima di essere arrestato a sua volta, o dopo che lei era finito a Sollicciano? Tanto per essere chiari, voglio dire, nella domanda.
IMPUTATO Carra P.: No, prima, a Palermo l'ho saputo io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma si ricorda in che circostanze l'aveva saputo?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, ma è stato Giuliano "Olivetti" a raccontarmelo.
PUBBLICO MINISTERO: Però, a quello che lei sta dicendo, non è sicuro di questa circostanza.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome con questa risposta ci siamo riportati su Palermo, e ci siamo portati ad una circostanza particolare, cioè a dire all'arresto di una persona, ecco, lei ha ricordo che - prima del suo arresto, eh, direi Carra - sia successo qualche fatto giù a Palermo, qualche fatto che lei ed eventualmente altre persone abbiate conosciuto e interpretato in relazione alle indagini che si facevano per le stragi a Firenze e anche nelle altre città dov'erano successi questi episodi?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo il particolare di quel foglio della DIA in cui c'erano i nomi, che me lo diede Angela Correra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, racconti questo episodio per come si è svolto, per cortesia. Perché la Corte lo ignora dall'inizio alla fine, non ne sa assolutamente niente.
Quindi proviamoci ad illustrarlo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, si provi lei.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Io faccio qualche domanda quando è il momento di farla.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Io mi trovavo in ufficio da mio fratello, un giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Suo fratello, quale?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Antonino.
IMPUTATO Carra P.: Che ha un'agenzia di autotrasporti a Palermo, in via Ponte di Mare. Di cui, mentre ero lì seduto arrivò Angela Correra, che è un'altra persona che ha una agenzia di autotrasporti insieme al padre. Di cui il padre ha anche il deposito qui in Versilia. Non so se si chiama così: Versilia, zona Viareggio, Lucca, quella zona lì.
Se non sbaglio è a Massa Carrara, lui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mi pare che un accenno lo abbia già fatto l'altro giorno a questa persona.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMPUTATO Carra P.: Di cui mio fratello gli fa i trasporti a volte. E per il pagamento della fattura ci va sempre la figlia, questa persona qua.
PUBBLICO MINISTERO: Questa signora Angela.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Per pagargli in viaggio effettuato dai mezzi di mio fratello.
Mentre stavano preparando la fattura di quel viaggio che gi aveva fatto, gli disse: 'sì, ho una cosa in macchina da fartela vedere, l'avevo dimenticato'.
Io gli domandai: 'ma cosa?'
Dice: 'ora te lo faccio vedere'.
Uscì in macchina, prese questo foglio, di cui era un foglio intestato alla DIA. C'era il primo e secondo nome, mio e di mio fratello. E tanti vari nominativi, di cui qualcuno conoscevo, qualcuno no.
Lei mi disse che trovò quel foglio... Anzi, io in quel momento, ci guardammo io e mio fratello, e io ho detto: 'sono pazzi', ho fatto questo gesto, ho detto questa parola.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi se la interrompo. A parte che c'era il nome suo e quello di suo fratello in questo foglio, ma genericamente questo foglio a che cosa era relativo?
IMPUTATO Carra P.: Di indagare sul padre di Correra, Correra Saverio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di tutte le persone diciamo, che collegamento avevano con Correra Saverio. Era una indagine sulle stragi avvenute nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo foglio, menzionava proprio che questo accertamento si faceva nell'ambito delle indagini sulle stragi del '93?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Erano persone indagate sulle stragi del '93.
PUBBLICO MINISTERO: E' per questo che lei diceva prima di aver commentato: 'ma sono pazzi'.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, pazzi chi erano? Quelli che indagavano?
IMPUTATO Carra P.: Beh, in quel momento...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo, in quel momento.
IMPUTATO Carra P.: ... dissi in quel modo...
PUBBLICO MINISTERO: In quel momento lì.
IMPUTATO Carra P.: ... per non dare, diciamo, nulla di spiegazione alla Correra Angela.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa signora, visto che aveva per le mani un foglio intestato alla DIA. Perché non credo che questa signora appartenga alla DIA, no?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ha avuto che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... praticamente lei, un paio di mesi prima, aveva avuto l'arresto del marito in cui...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda come si chiama questa persona? Il marito della...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Pino Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui usciva dei soldi a usura. E lo avevano arrestato, gli avevano fatto la perquisizione a casa e lo avevano portato via dei documenti, carte, non so cosa gli avevano sequestrato.
Nel momento in cui hanno consegnato questa cosa qua, lei dice che ha trovato questo foglio in mezzo ai suoi documenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quando glieli hanno restituiti, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lei disse così, però poi non so come l'abbia avuto. Mi spiegò in questo modo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui io gli dissi: 'va be', lasciamelo a me', così.
Lei disse: 'no, voglio farlo vedere a mio padre', dice. 'Poi, casomai...'
'Va be' - gli ho detto - mi faccio una fotocopia e ti do l'originale'.
Io ho fatto la fotocopia, dopo che uscì, andò via Angela Correra. Di cui mio fratello mi aveva detto: 'ma che fai con questa fotocopia? Che devi fare, che ti interessa?'
'No, così, per curiosità - gli ho detto - me la tengo, una fotocopia'.
Comunque avevo l'idea di dargliela a loro, questa fotocopia. Di cui mi feci la fotocopia, andò via Angela Correra. Mio fratello voleva qualche spiegazione.
Gli dissi: 'poi ne parliamo'.
Non gli accennai che qualcosa c'era.
Andai lì a cercare anche a casa Pietro Romeo. Ho girato un po' per vedere se riuscivo a vedere qualcuno di loro. A casa però Romeo non c'era.
Poi, ritornando verso casa mia, passai dall'area di servizio di Di Filippo. Di Filippo Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Pasquale.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché Manuele era il detenuto, il fratello.
E lì incontrai a Pasquale e a Totò "Cacciatore": Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui gli diedi questo foglio, gli dissi: 'guarda qua, ci sono il nome mio, il nome di mio fratello, altri nomi'.
E lui, mi chiese Di Filippo: 'come mai hanno avuto quel foglio?' Comunque, in quell'attimo che io gli ho dato quel foglio, loro due mi avevano fatto capire che già sapevano qualcosa su questa situazione di persone indagate. Perché ricordo che Grigoli fece accenno: 'hai visto, che è come dico io'. Gli disse a Di Filippo.
Hanno voluto spiegato come mai avevo quel foglio, gli spiegai che la Correra portò questo foglio che diceva che l'aveva avuto, che l'ha trovato in mezzo alle carte restituite. Gli spiegai la situazione come l'aveva avuto lei e come l'ho preso io.
PUBBLICO MINISTERO: Ma glielo fece a Di Filippo e a Grigoli, il nome della signora Correra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Che, mi sembra che la conoscevano, anche. Perché vicino a Di Filippo, alla pompa di benzina, lì, non mi ricordo dove, comunque è vicino al piazzale con gli uffici di autotrasporti, Angela Correra. Sicché la conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi lei, dopo, parlando, mettendo al corrente di questa situazione Di Filippo Pasquale e Grigoli, di questo documento, di questa fotocopia, che ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: La lasciai a loro?
PUBBLICO MINISTERO: A lei è rimasta in mano un'altra copia di questo documento, o no?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Quanto tempo è successo, prima del suo arresto, questo episodio?
In termini di mesi, voglio dire, mica in termini di...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, un paio di mesi. Non... Pochi, però. Non tanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Carra, lei ha detto che su questo foglio c'erano nomi di cui lei, o meglio, nomi di persone che lei conosceva e viceversa anche nomi di persone che non conosceva.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei ha consegnato questa fotocopia e poi ha detto di non averne più avuta per le mani altro esemplare, ecco, successivamente. Successivamente intendo dire anche nel corso delle indagini, ha avuto modo di rivederlo questo foglio?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Le indagini proprio a carico suo, dopo il suo arresto, i suoi interrogatori.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, ho visto un qualcosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto qualcosa.
IMPUTATO Carra P.: Un foglio della DIA, l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Però non riesco a focalizzarlo, per il momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ora, a parte che non riesca a focalizzarlo, lei per il solo fatto che rammenta di averlo visto, si ricorda se quel foglio che le fu fatto vedere nel corso delle indagini, dal Pubblico Ministero, no?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Era, secondo il suo giudizio, era lo stesso che aveva visto nelle mani della Correra, e poi che lei aveva consegnato, oppure se era una cosa che gli somigliava, oppure se era una cosa tutta diversa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, era in quel modo. Con una differenza: che mi sembra che non era firmato alla fine, quello che avevo visto io a Palermo con quello che ho visto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Questo episodio di questo foglio, lei ricorda se lo raccontò nello stesso interrogatorio in cui le fu fatto vedere questo foglio dal Pubblico Ministero, o se lo aveva riferito in un interrogatorio precedente? Il fatto, il fatto proprio in sé e per sé del foglio.
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, ma l'avevo riferito.
PUBBLICO MINISTERO: Le era mai stato contestato questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo riferì di sua iniziativa.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E successivamente le è stato fatto vedere un foglio del Pubblico Ministero.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dia un'occhiata a questo documento che le facciamo vedere col solito visore.
No, io farei il contrario. Lo farei vedere tutto intero, questo foglio. Ancora, se è possibile.
Magari mandi un pochino in su il foglio, tanto tutto lo spazio bianco lassù non ci serve. Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, era così.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, Carra, se lei è in grado, eh.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il foglio - lo devo dire io, perché sarebbe sciocco che non lo dicessi - questo è il foglio, vede? C'è la sua firma sulla destra.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Carra Pietro, poi più sopra c'è scritto: "Allegato al verbale Carra Pietro" e c'è una firma che io riconosco è quella del dottor Vigna, sotto c'è un'altra firma che riconosco è quella del dottor Nicolosi.
Questo è il foglio che le fu fatto vedere nell'interrogatorio del 7 settembre del '95.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo infatti è allegato a quel verbale, come i difensori ben sanno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo foglio, rispetto a quello che lei ebbe per le mani appunto un mese e mezzo o due, quello che sarà stato, prima del suo arresto, è un foglio analogo, pensa che fosse lo stesso foglio, o poteva essere qualche cosa di diverso?
IMPUTATO Carra P.: Come scrittura, dall'iscrizione... Lo può avvicinare, per leggerlo meglio sopra?
Perché lì, in quello che ho letto io, diceva che era indagato il Correra Saverio, ad indagare tutte le persone che contatto c'era fra il Correra e queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ci legge lei, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lo legga.
IMPUTATO Carra P.: "Si precisa che, al fine delle indagini in corso, interessa in particolare acquisire elementi relativi ad eventuali rapporti di affari o di qualsiasi altra natura tra il Correra Saverio e i sottoelencati personaggi a dire..."
PUBBLICO MINISTERO: E va bene, ci sono tutti i nomi.
IMPUTATO Carra P.: "Carra Pietro, Carra Antonino", i primi.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti Carra, aspetti un attimo.
La parte di sopra, vede, c'è scritto:
"Oggetto: strage di via Georgofili...", eccetera, eccetera.
Poi: "Al centro operativo di Palermo. Si trasmette per esecuzione il decreto di perquisizione e sequestro...", eccetera, eccetera.
Ecco, questi mi pare che siano i dati fondamentali del discorso di questo foglio che ora le stiamo facendo vedere.
Ecco, a parte l'elenco dei nomi...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è uguale.
PUBBLICO MINISTERO: ... come contenuto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, come contenuto era uguale. Perché io ho risposto ad Angela Correra: 'sono pazzi, perché ho letto lì: Stragi di via dei Georgofili'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimaniamo su questo argomento. Ma il foglio, a questo punto, non ci serve più.
Vuole spiegare, Carra, come mai sulle prime pensò di andare a cercare Pietro Romeo su questa, per questo foglio?
IMPUTATO Carra P.: Perché, non subito. Io cercai anche gli altri, qualcuno in generale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci...
IMPUTATO Carra P.: Poi mi venne in mente che mi veniva più vicino andare lì a casa di Pietro Romeo. Non è che partii direttamente per Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mentre la persona di Grigoli lei l'aveva già nominata negli altri, nell'esame di ieri l'altro e anche di lunedì, invece di Pasquale Di Filippo, non ci ha mai parlato. Almeno in relazione a tutti questi trasporti di esplosivo, armi, hashish e tutto il resto.
Ecco, allora le chiedo per quale ragione andando a cercare qualcuno, lei non ebbe problemi, come dire?, a scoprirsi con questo foglio davanti a Di Filippo?
IMPUTATO Carra P.: Glielo spiego subito: perché io prima di tutto io conosco i fratelli Di Filippo, la famiglia Di Filippo da bambino. Di cui poi, sono stati tanti anni diciamo che non ci siamo diciamo praticati però sono sempre stato in amicizia. Perché io sono stato quasi 17 anni e la maggior parte ero nel Norditalia non in Sicilia. Sicché non c'era modo di vederci; ogni tanto ci si incontrava per strada o che so? anche al bar e si salutava. Però, ripeto, conosco i Di Filippo da bambino.
Ho avuto, non ho avuto difficoltà a dare il foglio perché io dall'inizio estate '94 incomincio a praticare Di Filippo insieme a loro, nel villino del suocero del Di Filippo: Spataro. E vedendolo sempre insieme con lui e in tante occasioni, non avevo difficoltà di mostrare il foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che lei sappia ci sono state poi delle reazioni o per meglio dire qualcuno è venuto a cercarla, a raccontarle qualche cosa, se c'era da fare una cosa o se ce n'era da fare un'altra dato che era venuto fuori questo foglio da cui si potevano desumere o capire le indagini, il contenuto delle indagini? Cioè, c'è stato un seguito a questa storia, Carra, che lei ricordi o no?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Con me, no. Loro non lo so che cosa hanno fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei personalmente da quando trovò il suo nome al primo posto in una lista per così dire, ufficiale - perché era della DIA - in relazione proprio alle vicende delle stragi.
IMPUTATO Carra P.: In relazione... non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio alle indagini sulle stragi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lì c'era scritto con chiarezza in cima.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non di tutte, si parlava solo di quella dei Georgofili, ma insomma è la stessa.
Ecco lei personalmente che cosa pensò, come dire?, come si organizzò, se si organizzò, in qualche modo per scongiurare la possibilità che queste indagini dovessero arrivare fino a lei sul serio, non semplicemente con un foglio ma con qualche cosa di più.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho cercato... avevo di bisogno di parlare con qualcuno e ho parlato con mio fratello specificandoci no i particolari ma spiegandoci che avrei, avevo avuto il ruolo di trasportare questi pacchi qua, questo esplosivo. Di cui poi lui, alla fine mi disse: 'ma te vattene a lavorare - dice - dimentica tutto e fai finta di niente'. Sono state queste parole. E io l'unica persona, diciamo, in cui avevo bisogno di parlare con qualcuno, ho visto mio fratello in quell'attimo. Perché oltre che... voglio precisare che io nel momento in cui capii nel '93 questa situazione, già avevo capito che era finita la mia vita.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, di questo foglio - sempre questo qui della DIA - lei parlò anche con Romeo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Perché io all'indomani dell'occasione del foglio al servizio di Di Filippo, incontrai Pietro Romeo e lui mi disse: 'ma che vuoi? Che mi cercavi ieri sera a casa'. Io gli dissi che avevo avuto un foglio, gli spiegai un po' il foglio com'era combinato e che lo consegnai a Di Filippo e a Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Romeo poi fu messo al corrente anche lui da lei o era già al corrente di questa storia del foglio?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che già aveva saputo il fatto del foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
Senta, che fine ha fatto il semirimorchio quello targato Palermo 15424?
IMPUTATO Carra P.: Io quel rimorchio lì lo posteggiavo sempre o alla Zona Industriale o a volte, raramente sotto casa. Di cui era posteggiato lì nel momento in cui io partì per andare a fare un viaggio dieci giorni prima che mi arrestassero e lo lasciai lì. Però non so che fine abbia fatto.
PUBBLICO MINISTERO: E il trattore Volvo targato Torino - non mi ricordo mai il...
IMPUTATO Carra P.: 52079D.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei se lo ricorda meglio di me.
Questo trattore invece che fine ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Questo trattore nel '94, dall'inizio '94 a luglio '94 io lo entrati alla rottameria di Aloi, fratelli Aloi per sistemarlo e verniciarlo tutto: ne hanno fatto cambiare colore in richiesta da loro.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Carra P.: In cui mi dissero di portarlo lì da Aloi, ci parlavano loro. Si trovava nella Zona Industriale accanto alla nuova Sudferro. Son persone che io conosco anche.
Lo lascia lì per due mesi fino a settembre '94. A settembre '94 quando lo presi dalla rottameria, lo uscii, stavo andando all'elettrauto vicino a casa mia per sistemarlo di batterie e il necessario che c'era da fare. Dopo qualche giorno mi è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza Tributaria là davanti casa mia, davanti all'elettrauto me lo portò via. In cui non avevo più mezzi e né niente io a settembre '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando lei poi fu arrestato nel, appunto, nel luglio del '95 e quindi questo trattore Volvo non c'era più da tempo sta dicendo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non c'era più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo semirimorchio era parcheggiato per strada a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E...
IMPUTATO Carra P.: Che era stato - mi scuso se lo interrompo - è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Carra P.: ... è stato anche entrato in rottameria e ne han cambiato colore. Perché era azzurro arrugginito diciamo, un po' rovinato e poi lo feci tutto rosso. Anche il rimorchio stesso ed era in via Pecoraino posteggiato, che è una strada larga di Zona Industriale dove ci sono delle fabbriche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando fu arrestato aveva quel certo trattore - abbiamo anche visto l'altro giorno delle fotografie - e un certo quel semirimorchio tutto pitturato di rosso.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ne aveva altri di mezzi di semirimorchio o anche di trattori?
IMPUTATO Carra P.: No. Mi era rimasto solo questo trattore agganciato con questo rimorchio e quello lì ribaltabile a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'era stato per caso in questo arco di tempo, qualche problema o qualche variante di intestazione di questi mezzi che erano rimasti a lei? Qualche passaggio di proprietà, qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io effettuai mi sembra una fattura senza nessun senso, una fattura fasulla chiamiamola così, mi sembra del ribaltabile a nome di Rubino Francesco o Rubino Michele non mi ricordo di preciso. Comunque Rubino. Che a sua volta è il Rubino che mi diede quel trattore che ho oggi sotto sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Quello targato Caltanissetta, per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Ma come mai questa intestazione a questo cognome? Rubino poi, Francesco o Michele è un particolare, come dire?, indipendente. Non ho capito. Lei ha detto: un'intestazione, una fattura fasulla? Non...
IMPUTATO Carra P.: Sì, io effettuai una fattura fasulla perché volevo cautelare Sabato Gioacchina perché non mi sembrava giusto coinvolgerla in tutta 'sta storia. Era la mia segretaria Sabato Gioacchina, in cui io avevo fatto una ditta: i mezzi erano intestati a Sabato Gioacchina.
Ho cercato, diciamo, pensavo di cercare di non creargli problemi e mi sembrava anche giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, sono il dottor Nicolosi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza. Dunque, vorremmo fare un attimino un passo indietro e tornare al punto in cui ieri o nell'udienza scorsa c'ha riferito del palazzo dove abitava Scarano. Si ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo mostrata la foto nell'area di servizio e lei ci ha detto che per l'appunto quei palazzi di fronte, in quei palazzi di fronte abitava Scarano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci è mai stato a casa di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Sarebbe?
IMPUTATO Carra P.: In quell'occasione che portai su le tegole e che si fece tutti quei rigiri insieme allo Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... e a Giacalone. Lui doveva andare a casa, non so il perché. Infatti ci portò su a casa sua, di cui io ho conosciuto la moglie...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... ci fece un caffè, lui andò diciamo in un'altra stanza; noi ci siamo seduti in cucina ma siamo stati dieci, un quarto d'ora e siamo andati via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' in grado di... si ricorda e se sì, se è in grado di descrivere questa casa di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Entrando mi sembra che è al primo piano, entrando dalla porta sulla mia destra mi trovavo la cucina e sulla mia sinistra un salone con il divano. E accanto alla cucina, il bagno.
Poi non ho visto altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda, ha detto lei ha visto la moglie di Scarano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dare una descrizione di questa signora?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era bionda, sui 45 anni, 40 anni, 45. E non alta, come donna, un po' bassa. Non bassa però che colpisce, normale. Però non era un donna alta. Ed era abbastanza grossa, anche, come corporatura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tanto per rimanere nell'ambito familiare di Scarano: lei, nelle precedenti udienze, ha riferito di essere stato in una clinica.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A trovare, chi?
IMPUTATO Carra P.: Il figlio maggiore dello Scarano. Almeno se è suo figlio. Mi pare avessero detto che era il figlio, però non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che nella precedente udienza lei aveva riferito anche che Scarano le aveva detto che...
IMPUTATO Carra P.: Che era arrestato e lo teneva lì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... e si lamentava che pagava 100 milioni al mese per tenerlo lì e non fargli fare galera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa chiamiamola "visita", a questo figliolo di Scarano, la fece da solo lei, con Scarano, oppure c'era qualcun altro.
IMPUTATO Carra P.: C'era anche Giacalone. Non vorrei sbagliare, io, quando sono andato nella clinica, c'era anche Lo Nigro e Giuliano.
Eravamo di più di quelli che io ho detto ieri o l'altro ieri.
No, ieri, lunedì o martedì.
Io avevo dichiarato che ero andato con Giacalone e...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, quello che ha detto... Mi scusi, lo controlleremo.
IMPUTATO Carra P.: Io, praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Io gli...
IMPUTATO Carra P.: Mi scusi, praticamente io mi ricordo di essere stato lì alla clinica con più persone, non io, Scarano e... Però non riesco a capire quando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: In quella occasione, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, va bene. Lei, oggi, ci ha fatto i nomi di Giuliano, di Lo Nigro e Giacalone.
Senta, ha conosciuto altri familiari di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un altro più piccolo, fratello. Di cui ci aiutò a caricare quella macchina e la barca vicino casa dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, i nomi di questi figlioli dello Scarano, li ha mai saputi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, però non...
PUBBLICO MINISTERO: No, non li ricorda.
IMPUTATO Carra P.: ... non li ricordo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, per completezza dei riferimenti e anche delle indicazioni di questa mattina: quando lei ha parlato del foglio consegnatole dalla Correra e poi da lei fotocopiato e dato a Di Filippo e Grigoli.
Poco fa il dottor Chelazzi le ha chiesto, per l'appunto, se Di Filippo era persona a lei nota e lei ha detto, ha dato la risposta, l'abbiamo sentito stamani: che lo conosceva da tempo.
Ecco, sa che relazioni c'erano tra Di Filippo e Grigoli e le altre persone di cui lei ha man mano parlato?
Stiamo parlando di Pasquale Di Filippo.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io, in quel periodo, ho potuto capire che Di Filippo faceva parte di questa squadra. Perché era sempre in contatto con Grigoli. In altra occasione anche di estorsioni, nell'agosto del '94 era presente anche lui. La benzina in cui andavamo a prendere per fare l'estorsione a volte la prendevamo nell'area di servizio del Di Filippo.
Comunque faceva parte di loro.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa quindi la ragione per cui il foglio lei, per così dire, lo consegna a Di Filippo presente lo stesso Grigoli?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Anche perché, in quell'estate, nella villa del suocero di Di Filippo spesso veniva anche Tutino Vittorio da latitante, insieme ad un'altra persona che non ricordo il nome, ma riuscirei ad individuare come viso, come persona.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, nell'estate del '94 lei sta dicendo, vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei quindi manteneva rapporti con questo giro di persone, con questo gruppo di persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Rapporti di che genere? Se ce li può indicare, ecco, anche in maniera sintetica.
IMPUTATO Carra P.: Rapporto che ero, diciamo, che accompagnavo a Giuliano. Mi sono trovato in una rapina, in quel periodo. Si facevano le estorsioni, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sono fatti che lei ha riferito anche al Pubblico Ministero che se ne doveva occupare? Cioè a dire quello di Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito, mi scusi, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: Questi fatti li ha riferiti anche al Pubblico Ministero di Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tutto quello che io riferisco è nelle mie dichiarazioni, non c'è nulla in sospeso.
PUBBLICO MINISTERO: Per questi altri fatti ai quali lei sta accennando, lei è stato anche esaminato in qualche dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: No, in dibattimento no. Però sono stato interrogato. E mi sembra che c'è anche a Palermo dei processi in corso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e i suoi rapporti con questo gruppo di persone, o perlomeno con qualcuno di questi, siccome lei ci riferiva anche la vicenda del foglio della signora Correra, si sono protratti quindi anche nel corso dell'anno successivo? Cioè, nel '95, intendo dire.
IMPUTATO Carra P.: Il mio rapporto con queste persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. C'ho altri viaggi nel '95, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto viaggi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso?
IMPUTATO Carra P.: Di droga e di armi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me sembra che una qualche anticipazione lei l'avesse già fatta nel corso dell'esame di ieri l'altro, mi pare, che abbia detto qualcosa a questo proposito.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E io mi accingevo a chiederle qualche cosa, visto che aveva, di sua iniziativa, riferito di un viaggio assieme a Lo Nigro, vero? Nel '95.
*IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, opposizione su questo.
PRESIDENTE: Dica...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Effettivamente si ripropone quello che è un problema già sollevato nell'altra udienza. E cioè, lo ripeto e lo dico con la massima serenità, però...
In relazione alla posizione Lo Nigro, per esempio, che io tutelo, le contestazioni arrivano nel 1994.
Ora non so che fatti collegati possano essere ulteriori viaggi avvenuti in epoca non precedente, ma successiva, addirittura.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuole illustrare le ragioni della sua domanda?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e così prendo anche posizione sulla opposizione, allargando un attimino, come dire? la problematica introdotta dal difensore. Allargamento al quale mi accingevo da solo.
Ecco, il punto è questo: Carra, nel corso delle indagini preliminari, ha riferito di avvenimenti e di situazioni - per situazioni, si intende episodi di reato - anche diversi dai fatti per i quali procede il Pubblico Ministero di Firenze.
Tra questi fatti, ovviamente, ci sono quelli sul conto dei quali Carra ha fatto questi accenni estremamente sintetici ora e che per altro ha già fatto nelle precedenti due udienze, nel corso delle quali si è svolta la prima parte dell'esame.
Vicende e quindi relativi reati che, per una valutazione discrezionale, ma per una valutazione imposta dal Codice di procedura penale, hanno coimputato iniziative specifiche.
E cioè dire: mettere in condizione il Pubblico Ministero competente, nella specie il Pubblico Ministero di Palermo, di procedere autonomamente, in quanto il Pubblico Ministero competente, fra virgolette, alle indagini in relazione a questi fatti.
Una volta rimessi al Pubblico Ministero di Palermo determinati atti per competenza, questo ufficio, cioè a dire il sottoscritto con gli altri magistrati che hanno compiuto l'indagine, hanno adottato l'unico provvedimento dovuto, l'unica iniziativa dovuta in senso tecnico processuale.
Non solo mandare gli originali degli atti a Palermo, per dar modo al Procuratore della Repubblica di Palermo per procedere per atti di sua competenza, ma correlativamente tenere al di fuori della documentazione di indagine oggetto - o per meglio dire - presentata a corredo della richiesta di rinvio a giudizio e poi anche depositata successivamente ai difensori nella fase degli atti preliminari a giudizio, tenere fuori la documentazione relativa a queste diverse situazioni.
Essendo il Pubblico Ministero tenuto a rispettare un segreto investigativo di un'altra Autorità Giudiziaria. E essendo a maggior ragione tenuto a rispettare il segreto investigativo, quando la competenza di questa diversa Autorità Giudiziaria nasceva proprio da un provvedimento del Pubblico Ministero in questione.
Cioè a dire: ben lo sapeva di aver investito un altro ufficio delle indagini relative a questo certo reato, o a questi certi reati.
Reati da accertare verificatisi sia nel corso dell'anno 1994, sia nel corso dell'anno 1995.
Reati che originano dalle, come conoscenza processuale ovviamente, che originano dalle dichiarazioni di Carra Pietro e che riguardano non solamente Carra Pietro, ma riguardano altre persone. In particolare persone che sono imputate in questo procedimento.
Imputate per reati commessi in concorso con Carra Pietro.
Con tutto ciò, senza perdere di vista - e non mi pare che la si possa discutere nemmeno oggi -, con questo, prendo posizione sulla opposizione sulla rilevanza di queste diverse situazioni di fatto. Rilevanza sotto il piano della prova, sotto il profilo di una elaborazione compiuta della prova, in ordine ai fatti oggetto del presente procedimento, in quanto comunque si tratta di reati asseritamente verificatisi a breve distanza di tempo rispetto a quelli oggetto del procedimento.
In sovrapposizione temporale rispetto a fatti che sono comunque rilevanti in questo procedimento. Vedi, ad esempio, l'episodio del documento nella disponibilità di Correra Angela e le iniziative correlative prese da Carra.
Rilevanti ancor di più, perché presentano dei caratteri di analogia, o comunque di rapportabilità all'oggetto delle dichiarazioni di Carra.
Detto in altri termini: Cara sostiene di avere effettuato viaggi negli anni '93-94 per portare su e giù da Palermo a Roma, da Palermo a Firenze, da Palermo a Milano, quando armi, quando esplosivo, quando stupefacenti; gli episodi che fanno capo essenzialmente all'anno 1995 sono episodi omogenei.
Quanto all'oggetto, quanto ai soggetti. E si potrebbe dire quanto alla ragione in senso lato. Rapportabili, iniziative tutte rapportabili all'organizzazione criminale che si chiama ufficialmente Cosa Nostra.
E' d'altra parte un fatto incontestabile che al dibattimento, Carra, su queste vicende del '95, ha di iniziativa, di iniziativa svolto delle anticipazioni nell'udienza del giorno 24, nell'udienza del giorno 25.
Essendo preciso sul punto di avere effettuato dei trasporti anche di armi, di intesa con Lo Nigro, ancora nell'anno 1995.
Di perché il Pubblico Ministero si è posto davanti - e questo è il secondo aspetto del problema. Sulla rilevanza, sulla pertinenza della domanda ritengo di aver detto quello che era mio dovere dire - sul secondo aspetto del problema che ora mi accingo ad illustrare, il Pubblico Ministero, dopo queste dichiarazioni rese il 24 e il 25, sia pure in forma di accenno da Carra, si è sentito professionalmente nel dovere di valutare se queste dichiarazioni, o meglio, i fatti oggetto di queste dichiarazioni, andassero scandagliati opportunamente per non lasciare in sospeso nel processo una affermazione di Carra che dice di aver fatto, anche nel '95, viaggi di armi.
Affermazione, questa, che si potrebbe considerare ininfluente - e non capisco come - la si potrebbe viceversa considerare dal punto di vista probatorio tale da suscitare anche - e non ci sarebbe nulla di strano - una domanda da parte del Presidente, da parte dei Giudici, secondo quello che prevede l'articolo 506.
Allora, cosa abbiamo fatto? Una cosa molto semplice: abbiamo investito formalmente del problema il Pubblico Ministero di Palermo - lo dico per i difensori questo, più che per la Corte - rappresentandogli che, nel dibattimento in corso a carico di Carra Pietro ed altri, si profilava l'esigenza di approfondire nell'esame di Carra alcuni fatti, fatti che erano oggetto di una documentazione processuale che aveva dato luogo all'iscrizione di un procedimento contraddistinto dal numero 2852 del '96, procedimento che era stato trasmesso al Pubblico Ministero di Palermo in data 18 luglio 1996; di talché il Pubblico Ministero di Firenze ha chiesto ieri al Pubblico Ministero di Palermo di essere facoltizzato a depositare, per garantire la correttezza dell'esame sulle parti relative, a depositare e dichiarazioni di Carra nella forma del verbale riassuntivo e nella forma delle trascrizioni essenzialmente per due atti: interrogatorio del 12 settembre 1995 e interrogatorio con contestuale individuazione di luoghi datata 28 settembre '95.
Nonché tre annotazioni di Polizia Giudiziaria contenenti gli accertamenti effettuati a riscontro delle dichiarazioni di Carra.
Il Pubblico Ministero di Palermo nella stessa giornata di ieri ha rilasciato il nullaosta a questo deposito, con la conseguenza che: i difensori che vorranno prendere atto - e questo non li impegna assolutamente sotto alcun profilo - vorranno prendere atto che sono in deposito da oggi, a seguito della premessa tecnico-processuale che ho ufficializzato, sono in deposito presso l'ufficio del Pubblico Ministero i due verbali, o meglio i due interrogatori, il secondo con contestuale individuazione, resi da Carra Pietro al Pubblico Ministero di Firenze il 12 e il 28 settembre '95, con omissis.
E annotazioni del Centro Operativo DIA di Milano con allegati e anche con omissis, rispettivamente datate 12 luglio del '95, il 25 settembre del '95, il 27/11 del 1995.
Fatta questa premessa, che darà modo ai difensori quantomeno di prendere atto che questi documenti ci sono, sono a loro disposizione, li potranno utilizzare nel controesame e per quant'altro loro vogliono. Torno al punto di partenza: all'opposizione del difensore io credo di aver risposto, credo che sia un'opposizione da respingere, credo quindi di essere titolato per rispettare, nel suo minimo essenziale, quello che fino a prova contraria è il diritto alla prova, a proseguire l'esame anche su queste circostanze nuove.
PRESIDENTE: Dunque, mi pare che non si possa non sottolineare come il Carra, in queste udienze, ha formalizzato una chiamata in correità nei confronti di numerosi imputati di questo processo per reati gravissimi.
Di conseguenza la Corte sarà costretta inevitabilmente a procedere, a suo tempo, ad una valutazione specifica, molto dettagliata e puntigliosa, doverosa nello stesso tempo, della attendibilità di queste dichiarazioni con i riscontri del caso.
Queste osservazioni mi sembrano inevitabilmente portare a ritenere pienamente giustificata la richiesta del Pubblico Ministero, non perché la Corte voglia allargare il campo delle sue indagini perché ovviamente non potrà che pronunciarsi sui capi di imputazione che tutti conosciamo e che sono quelli che sono richiamati nel decreto di fissazione del giudizio. Ma perché, inevitabilmente, dovremo procedere, come ho già detto, all'accertamento dell'attendibilità di queste chiamate in correità. Il che comporta una valutazione complessiva di tutte le dichiarazioni che sono state, in gran parte riferite agli episodi di strage ed altri reati di cui siamo qui a occuparci, ma anche di altre indicazioni, o chiamiamole notizie di reato e chiamate in correità, relative ad imputazioni che non sono di competenza di questa Corte, ma la cui conoscenza, ed eventualmente accertamento nei loro sommi capi, possono avere rilievi appunto ai fini della attendibilità dell'imputato che stiamo esaminando.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi se mi inserisco.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, non ho finito. L'opposizione viene respinta.
AVVOCATO Gramigni: Sì, avvocato Gramigni. Però lei capisce che la...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, una replica non si può fare.
AVVOCATO Gramigni: No, no, no, ma infatti se mi permette almeno...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: ... di illustrare la premessa del mio ragionamento, credo di poter escludere che si tratti di replica.
Il ragionamento e l'esposizione dei fatti ora fatta dal Pubblico Ministero alla Corte credo che abbia travalicato il parere sulla eccezione del collega e abbia portato molto lontano. Nel senso che ci ha notiziato della esistenza dico, tra le altre cose, di due interrogatori dell'imputato Carra Pietro, svolti durante le indagini preliminari dal Pubblico Ministero di Firenze - da quello che io capito - e in ordine ai quali fu deciso "in lo tempore" di adottare certi provvedimenti e certe decisioni.
Quindi, ecco, io credo che a questo punto dovremo chiederci, ci dovrà, non dico ora dare un termine per l'esame ma insomma ecco, le faccio presente che questo parere sull'eccezione dell'avvocato Florio ci ha rappresentato una situazione di fatto che diversamente fino ad adesso non conoscevamo.
Le ripeto, di acchito così, di primo impatto le dico: so oggi che c'è un interrogatorio del 12 settembre '95 e un interrogatorio del 28 settembre '95, salvo il vero, svolto dall'imputato Carra Pietro, imputato in questo processo, del quale era stato omesso il deposito, più o meno giustificatamente, secondo il Pubblico Ministero, ingiustificatamente secondo...
PRESIDENTE: Mi pare, avvocato, fino a questo momento giustificatamente, fino a questo momento.
AVVOCATO Gramigni: Certo. No, per chi le parla assolutamente non giustificatamente.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: E quindi io le rappresento e le anticipo che questo sarà sicuramente oggetto di iniziative e richieste da parte di questo difensore. Nel senso che credo che, essendo il Carra Pietro - le anticipo per sommi capi qual è il mio modesto pensiero - essendo il Carra Pietro imputato di questo processo, gli atti che a lui si riferisco erano da depositare. Erano da depositare integralmente. Il dettato normativo mi sembra molto chiaro a questo proposito.
Poiché l'articolo 130 delle Disposizioni e Attuazione, che permette l'unica forma di selezione legittima da parte del Pubblico Ministero degli atti da depositare accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio, parla di atti che si riferiscono a persone diverse dall'imputato o a imputazioni diverse dall'imputato.
Essendo il Carra Pietro imputato di questo processo, tutti gli atti di indagine a lui riferiti sono doverosamente oggetto da parte - naturalmente a parere di chi le parla - oggetto di deposito.
Ripeto, Carra Pietro non è il dichiarante ex articolo 210 o un testimone che riferisce al di là di fatti direttamente rilevanti per questo processo o altri fatti, è un imputato di questo processo. E' stato oggetto di un atto di indagine e l'atto di indagine la difesa aveva diritto a conoscerlo.
Questo non è avvenuto e ritiene questo difensore che ciò comporti sanzioni di nullità dell'udienza preliminare "in lo tempore" e tutto ciò che poi è conseguente al decreto che dispone il giudizio.
Questo le volevo anticipare, ecco, però...
PRESIDENTE: Vorrei sapere qual è la sua richiesta, o la sua eccezione?
AVVOCATO Gramigni: La mia richiesta: le anticipo un'eccezione di nullità che faccio ora perché ora so che vi sono due atti di interrogatorio del Carra Pietro, imputato in questo processo ripeto, dei quali è stato omesso il deposito ai sensi dell'articolo 426 o cos'è.
PRESIDENTE: Nullità dell'udienza preliminare?
AVVOCATO Gramigni: Certo, e tutto ciò che a questo consegue.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre eccezioni? Ci sono adesioni a questo...
AVVOCATO Pepi: L'avvocato Pepi si associa alle richieste e all'eccezione formulata dall'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: C'è solo una eccezione avvocato, non ho sentito nessuna richiesta.
AVVOCATO Florio: Analogamente avvocato Florio.
AVV. Cianferoni: Anche avvocato Cianferoni per associarsi.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero... Prima il Pubblico Ministero e poi le parti civili potranno intervenire.
PUBBLICO MINISTERO: No, non credo proprio che l'eccezione sia fondata proprio perché l'articolo 130 delle Disposizioni e Attuazione è testualmente: a presidio della possibilità e a tutela della possibilità per il Pubblico Ministero di richiedere il provvedimento che dispone il giudizio non effettuando meccanicamente un pacco regalo per il Gip nel quale tali e quali mette tutti gli atti di indagine, non è assolutamente questo il discorso.
Bensì effettuando una selezione degli atti. Gli atti che si riferiscono alle imputazioni e gli atti che si riferiscono agli imputati in questione. Oltretutto è citato a sproposito la sanzione di nullità, che non è prevista da alcuna norma, perché sarà casomai problema del Pubblico Ministero che eventualmente abbia trasmesso pochi atti al Giudice delle indagini preliminari per chiedere il provvedimento che dispone il giudizio e se gliene trasmette pochi si vede la richiesta respinta.
Ma non c'è nessuna sanzione di nullità stabilita né dall'articolo 130, né da qualsivoglia altra disposizione.
Nel nostro caso, e comunque, qui c'è una situazione che appartiene fisiologicamente alla regola del processo, in quanto il procedimento per questi diversi fatti, è un procedimento che è stato costituito separatamente, è un procedimento che è stato, nei suoi originali, trasmesso al Pubblico Ministero di Palermo, per modo che il Pubblico Ministero di Firenze non era titolare, non aveva più la titolarità di quei determinati atti di indagine.
Non ne aveva più la titolarità per il semplicissimo fatto che non aveva la competenza per disporre di quegli atti. Tanto che, per poterli depositare oggi ha avuto bisogno di un nullaosta - ovviamente gli atti che ho citato sono tutti a disposizione dei difensori, insieme alla documentazione di indagine - ha avuto bisogno di un nullaosta per poter disporre di quegli atti.
Diversamente, si avrebbe una situazione extra ordinamentale di un Pubblico Ministero che non ha più la competenza per un reato, ma ciò non pertanto tratta gli atti di indagine relativo a quel reato come se fossero atti propri. Saremmo non in una Repubblica non fondata sulle regole processuali che riguardano anche il Pubblico Ministero, ma saremmo in una Repubblica fondata sullo spontaneismo giudiziario.
E se spontaneismo giudiziario dovesse essere, allora non sopporto che si ipotizzino sanzioni di nullità entro gli spontaneismi.
PRESIDENTE: Parti civili?
AVVOCATO Ammannato: L'avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Ad avviso di questa difesa di parte civile sicuramente, ormai è un dato di fatto che è sancito anche dalle sentenze della Cassazione, c'è l'attività integrativa da parte del Pubblico Ministero.
Questa attività integrativa che viene riversata al dibattimento non produce nullità, però - questo vorrei aggiungere - quando sono salvaguardati quelli che sono i criteri del contraddittorio. Ovvero, in questo caso - c'è proprio anche ultimamente una recente sentenza della Cassazione - devono essere disposti previo deposito agli avvocati difensori per dar modo poi appunto di poter fare il controesame.
Quindi, sul punto chiedo che venga rigettata la richiesta di nullità perché rientra pacificamente nell'attività del Pubblico Ministero, qualora durante il dibattimento, soprattutto i dibattimenti lunghi, sopravvengono fatti che si reputano importanti portarli al dibattimento. Chiede di poter chiaramente produrre ed esaminare su questi fatti.
Dall'altra parte credo che sia il caso di dare un termine alla difesa, decide la Corte, un'ora, due ore, le tre del pomeriggio, per dar modo alla difesa proprio il preventivo esame degli atti prodotti dal Pubblico Ministero.
Quindi concludo che venga rigettata la richiesta di nullità ed eventualmente appunto un termine per poter esaminare gli atti oggi prodotti dal P.M..
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, difensore di parte civile, si associa alle conclusioni del Pubblico Ministero e del collega della parte civile.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi delle parti civili?
AVVOCATO Pinna: Si associa anche l'avvocato Pinna per l'Avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE: Per cortesia, scusate, ma siamo sempre in udienza. C'è un collega che sta intervenendo.
Dica signora. Avvocato, ha già terminato? Avvocato Pinna.
AVVOCATO Filastò: Sì, sì, si è associata.
AVVOCATO Pinna: Sì...
PRESIDENTE: Ma il discorso degli altri mi ha precluso di ascoltare.
AVVOCATO Pinna: Mi sono associata.
PRESIDENTE: Si associa.
AVVOCATO Pinna: Sì.
PRESIDENTE: La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise di Firenze, sull'eccezione di nullità dell'udienza preliminare sollevata dai difensore degli imputati in relazione all'odierno deposito da parte del P.M. di dichiarazioni dell'imputato Carra Pietro rese nel corso delle indagini relative alle imputazioni oggetto del presente giudizio, sentito il P.M. e le parti civili.
Ritenuto che i verbali oggi depositati e contenenti dichiarazioni del Carra sono stati a suo tempo trasmessi dal P.M. di Firenze a quello di Palermo perché relativi a ipotesi di reato diverse da quelle di cui si occupa questa Corte e non connesse con le diverse imputazioni di strage. Tant'è che detti verbali sono stati inseriti in un procedimento diverso ed autonomo rispetto a quello per cui si procede.
Ritenuto che di conseguenza, a norma dell'articolo 130 delle Disposizioni ed Attuazione del Codice di procedura penale, nessuna violazione ha commesso il P.M. nel non depositare i verbali suddetti prima dell'udienza preliminare. Mentre appare pienamente legittimo il deposito oggi effettuato dallo stesso P.M. di tali verbali, una volta che egli abbia chiesto ed ottenuto di potere esaminare l'imputato Carra anche in ordine all'attività delittuosa da quest'ultima raccontata a suo tempo come commessa nel 1995 in concorso con altri imputati di questo procedimento.
Per questi motivi respinge l'eccezione di nullità proposta dai difensori degli imputati e ai quali concede termine, per l'esame dei pochi atti depositati, fino alle ore 15.00 di oggi, ora a cui rinvia l'udienza".
Ci vediamo nel pomeriggio.
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
AVV. Cianferoni: Senta, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni.
Aspettavo, appunto che lei desse l'avvio all'udienza per chiederle la parola.
PRESIDENTE: Dica.
AVV. Cianferoni: Senta, allora: anche a nome dell'avvocato Barone, vorrei riproporre, avuta cognizione dei verbali e delle allegazioni di indagine oggi depositate dal Pubblico Ministero che, approfittando del pure esiguo termine a difesa ricevuto, vorrei fare una richiesta. Che è la richiesta di produzione della nota della Procura di Firenze di trasmissione degli atti dei quali si è discorso questa mattina, all'omologo ufficio, presso il Tribunale di Palermo.
La rilevanza di questo documento, il Pubblico Ministero, ricorderanno, ha fatto riferimento a un numero di registro generale notizie di reato della Procura di Firenze. E, ascoltandolo, mi aveva colpito il numero stesso, perché era un numero piuttosto alto dell'anno '96, sopra il migliaio.
E allora ho cercato di collocare mentalmente l'epoca dell'anno nella quale questa trasmissione fosse avvenuta.
Avuto materialmente il provvedimento che prima dicevo, leggo che questa trasmissione che è avvenuta in data 12 luglio '96.
Loro ricorderanno che la udienza preliminare ebbe a tenersi nel giugno 1996.
Quindi, a mio avviso, si rafforzano le ragioni già espresse dal collega, avvocato Gramigni, questa mattina per un rilievo di nullità del procedimento, del processo scaturito da quella udienza preliminare.
Difatti si apprezza come gli interrogatori oggi depositati fossero nella disponibilità del Pubblico Ministero fino a ben dopo l'udienza preliminare stessa. Che, ripeto, si tenne circa la metà del giugno 1996 - se non vado errato - nei giorni dal 14 al 16...
PRESIDENTE: Dal 13.
AVV. Cianferoni: Dal 13...
PRESIDENTE: Al 15.
AVV. Cianferoni: ... al 15 giugno. Ecco, alla metà del giugno del 1996. Che, d'altra parte, la sanzione processuale per questa indubbia anomalia, diciamo, che oggi è emersa sia quella della nullità credo derivi dall'interpretazione, la più autorevole, che delle norme finora entrate in questione. E intendo dire il 130 delle Disposizioni di Attuazioni e il 416 del Codice di rito, dalla Corte Costituzionale nella sentenza 5 aprile '91 numero 145. Nella quale la Corte dichiarava infondata la questione di legittimità dell'articolo 416 comma II del Codice di procedura penale, interpretandolo esattamente nel senso di una impossibilità per il Pubblico Ministero di scrutinare i propri atti e discrezionalmente non allegarne alcuni a sostegno della tesi accusatoria che doveva essere verificata di fronte al Giudice della udienza preliminare.
Testualmente e con molta chiarezza si legge in questa sentenza che la questione non è fondata. E pare che la Corte faccia riferimento a categorie logiche di estrema semplicità, come in effetti pare a questo difensore, perché la trasmissione dell'intero fascicolo processuale da parte del P.M. comporta infatti che nessun atto inerente alle indagini espletate fino all'udienza preliminare possa essere sottratto alla piena conoscenza delle parti.
Quindi io non ravviso una rilevanza di quel cosiddetto segreto di indagine al quale ha fatto riferimento il Pubblico Ministero.
Anche perché, letti questi verbali, ci si è accorti che le parti forse di non interesse per questo processo non ci sono nemmeno oggi, Presidente.
Quello che c'è è esattamente ciò che potrebbe aver rilievo in questo processo.
E leggendo, ho trovato anche dei riferimenti nominali anche piuttosto grevi alla figura del signor Barranca. E quindi ecco perché mi sono alzato e sollecito una nuova valutazione della questione ai sensi dell'articolo 178 lettera C del Codice di rito per una declaratoria di nullità di quanto è stato svolto a far data dall'udienza preliminare, anzi, dalla richiesta di rinvio a giudizio, a seguire.
E ringrazio dell'attenzione.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, avvocato Pepi.
Per far propria l'eccezione fatta dall'avvocato Cianferoni, anche perché rilevo che, in questi atti che sono stati oggi depositati, fra l'altro si fanno riferimenti precisi e specifici soprattutto nell'interrogatorio 12 settembre '95, ai miei assistiti.
A questo punto io devo rilevare che non sono stato in grado di poter giustamente, in maniera tranquilla, assistere e difendere i miei assistiti, perché di queste affermazioni niente sapevo a tutt'oggi.
La nullità mi sembra che sia di carattere addirittura insanabile, nullità assoluta, perché attiene ai diritti di difesa, attiene all'intervento e alla rappresentanza dell'imputato. Perché se in questi atti vi fossero state soltanto indicazioni di fatti estranei, anche se collegati a quelli per cui la Corte di Assise oggi deve decidere, allora il discorso era diverso.
Ma qui si fanno dei riferimenti, non solo personali, ma riferimenti che attengono ad attività che fra l'altro avrebbero compiuto i miei assistiti.
Mi sembra pertanto che l'udienza preliminare sia stata fatta in dispregio più assoluto delle norme previste in punto di nullità, e pertanto mi associo a quelle che sono le conclusioni del collega Cianferoni.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Per riprendere, in buona sostanza, quello che è stata il rilievo, l'eccezione, proposta dall'avvocato Cianferoni a cui si è associato il collega Pepi.
Anche perché nei due interrogatori oggi depositati. E, in particolare, in quello del 12 settembre '95, si fa largo richiamo ad uno dei miei due assistiti. In particolare a Lo Nigro Cosimo.
Quindi, in buona sostanza, mi sembra che la eccezione di nullità sia assolutamente fondata proprio in relazione all'articolo 178 lettera C. E per cui è stata compressa quella che è la necessaria, anzi, il necessario dovere di assistenza, come di rappresentanza e di intervento che i difensori hanno nei confronti dell'imputato.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, io devo richiamarmi a quanto le ho già mostrato questa mattina...
PRESIDENTE: No, avvocato, qui non mi si deve richiamare, perché quella è una decisione.
Voi portate altri argomenti, che altri argomenti potranno essere discussi.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo. Richiamandomi a quello che le ho rammostrato stamattina, mi...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, le ripeto: non a quello che si è richiamato stamattina.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
PRESIDENTE: Ci devono essere argomenti nuovi e diversi.
AVVOCATO Gramigni: L'argomento nuovo è...
PRESIDENTE: Diversamente non si può ritornare sugli stessi discorsi...
AVVOCATO Gramigni: Certo. L'argomento nuovo è molto semplice, Presidente.
Dalla lettura degli atti ho potuto apprendere che la premessa in fatto che il Pubblico Ministero aveva creduto di fare alla Corte eccellentissima, non la riscontro in realtà dalla lettura degli atti medesimi.
Poiché, come è già stato detto - e solo questo volevo ribadire - vi sono argomenti in questi verbali che, senza scendere in merito ora - ma che non sono relativi a traffici di hashish del '95, ma sono relativi a circostanze di fatto che hanno già formato oggetto di esame dibattimentale dell'imputato Carra e che sono state, per questo, ritenute rilevanti nell'ambito di questo processo.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: Mi viene in mente il viaggio a Castelvetrano di cui ci ha già narrato questo signore. E che non è una cosa che avviene nel '95, ma nel '93.
Che viene posta nell'ipotesi accusatoria in diretta connessione con i fatti di cui ci stiamo occupando.
Quindi, in questo senso, credo di dover arricchire, se non ribadire, quello che stamattina avevo già rammostrato alla signoria vostra. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori degli imputati che devono intervenire, che vogliono intervenire?
Il Pubblico Ministero vuole replicare?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, per obiettare su questa questione, né più né meno che quello che è stato obiettato nella prima parte dell'udienza di oggi.
E cioè dire che, quel principio affermato dalla Corte Costituzionale, è un principio che ha a che fare con una fattispecie del tutto diversa da quella in considerazione.
Cioè dire: la Corte Costituzionale si è occupata del problema in cui il Pubblico Ministero abbia un certo qual fascicolo nel quale sviluppano certe indagini per un certo fatto di reato al momento in cui prende il fascicolo con la richiesta di rinvio a giudizio. E invece che mandare al Giudice della udienza preliminare l'intero fascicolo, toglie dei fogli.
Questo è l'ipotesi che è stata presa in considerazione.
Diversamente, se no la Corte Costituzionale avrebbe esercitato un sindacato positivo di costituzionalità. O, per meglio dire, la Corte di Cassazione, un sindacato positivo di dubbio di costituzionalità sull'articolo 130 delle Disposizioni di Attuazione del Codice di procedura penale.
Disposizione ed attuazione che, viceversa, regolano esattamente e tale e quale la fattispecie presente.
Il fatto che il difensore chieda che la Corte acquisisca quel provvedimento è perfettamente in linea con un interesse di dimostrazione che io stesso condivido. Perché quel provvedimento specifica come qualmente esistesse nel fascicolo atti relativi ad ipotesi di reato e a imputati diversi in tutto o in parte rispetto a quelli per i quali si andava ad esercitare, o meglio, si era andati ad esercitare l'azione penale.
Appartiene alla fisiologia di questo modo di procedere per quanto riguarda gli obblighi che competono al Pubblico Ministero, che, conducendo una indagine di un certo tipo, si imbatta in posizioni che relativamente ai reati per i quali esercita l'azione penale, non sono passibili ancora di sindacato da parte del Giudice con una richiesta di azione penale estesa nei loro confronti, ovvero di fatti diversi che non sono passibili al momento di sindacato in termini di azione penale esercitata.
Ecco perché l'articolo 130 delle Ddisposizioni di Attuazione - e non capisco perché la questione sembri così spinosa - l'articolo 130 dice espressamente che: "Se gli atti di indagine preliminare riguardano più persone, o più imputazioni, il Pubblico Ministero forma il fascicolo previsto dall'articolo 416 comma II del Codice inserendovi gli atti indicati per la parte che si riferisce alle persone o alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale".
Questa è la norma che specifica il contenuto della disposizione di cui all'articolo 416, proprio perché è fisiologico a qualsivoglia procedimento che possa investire ipotesi di reato aggiuntive rispetto a quelle inizialmente considerate e persone che si vanno ad aggiungere a quelle inizialmente considerate.
Ovvero: che si abbia la necessità di frazionare nel tempo l'azione penale o quanto ai fatti, o quanto alle persone.
Di talché, proprio per dirimere ogni dubbio interpretativo, la disposizione di attuazione è rigorosa sul punto che il Pubblico Ministero è gravato da un obbligo di inserimento degli atti nel fascicolo che trasmette al GIP, limitatamente alla parte in cui gli atti hanno a che fare con gli imputati, ovvero con le imputazioni.
E la formula che adopra il Codice, questa apparente alternativa a persone o imputazioni, è perché l'azione penale può essere esercitata unitariamente non necessariamente però per lo stesso fatto. Ovvero per le stesse imputazioni per le stesse persone tutti i fatti.
E' il caso nostro. Tant'è che loro hanno un capo di imputazione nel quale molti reati sono attribuiti a molte persone. Ma vi sono reati attribuiti in concorso a queste persone con altri. Alcuni reati sono attribuiti solamente a persone terze, rispetto al filone principale delle imputazioni.
Ecco perché il richiamo alla pronunzia della Corte di legittimità, sul dubbio di costituzionalità dell'articolo 416 è del tutto fuor di luogo. Non c'è in quella decisione, che mi pare di ricordare, nessun riferimento all'articolo 130. Perché si occupa di tutt'altro caso: quello patologico che sarebbe, ripeto, integrato da una iniziativa del Pubblico Ministero che, avendo un procedimento a carico di tizio per il reato X e nient'altro, manda il GIP il procedimento purgato di alcuni atti.
Questo sarebbe la patologia dell'articolo 416 e non un corretto esercizio dell'articolo 130 delle Disposizioni di Attuazioni.
Dopodiché questa mi sembra sia la ragione dirimente, ma è ovvio che si continua a parlare degli stessi imputati anche per vicende e fatti che sono, come dire, altri, o aggiuntivi, rispetto a quelli che formavano la imputazione e quindi l'azione penale nei suoi termini concreti di esercizio al momento della richiesta di rinvio a giudizio.
Ma questo è, né più, né meno, che il punto di partenza di tutto questo discorso.
Vi pongo un problema molto semplice: come possa fare la Corte a decidere questa questione nei termini in cui questa questione è stata formulata.
Io so solamente - e niente più posso dire - che gli atti che il Pubblico Ministero ha messo in deposito da stamattina ufficialmente sono lì a disposizione della Corte. Non vedo diversamente come la Corte potrebbe fare a risolvere il problema.
Devo però fare una annotazione. E qui nuovamente non so come la Corte possa fare a documentarsi sulla mia affermazione, della quale sono convinto, perché ho semplicemente buona memoria dell'udienza preliminare e di come fu formato il fascicolo per l'udienza preliminare.
In quel fascicolo, ripeto, sono numerosissimi i verbali riassuntivi, ovvero le trascrizioni delle dichiarazioni dell'imputato Carra, ovvero di altri imputati. E sono numerosissime le annotazioni di Polizia Giudiziaria; sono numerosissimi i verbali riassuntivi, o le trascrizioni, o i verbali integrali delle dichiarazioni di altre persone che sono state rassegnate al Giudice della udienza preliminare con omissis.
E non ricordo, non ricordo che all'epoca quella lettura che oggi viene proposta dell'articolo 416 con tutta questa cascata di nullità, sia stata ripeto, prospettata da alcuno.
Come se quei verbali omessati, di Carra, che era neo imputato come tutti gli altri per effetto dell'esercizio dell'azione penale, all'epoca fossero fatti, dichiarazioni, o quant'altro non riguardava l'imputato di questo processo. E invece oggi riguarda l'imputato di questo processo.
Ecco, mi sembra un pochino curioso - non vorrei dire diversamente - questo modo di prospettare oggi questa questione che all'epoca non fu prospettata.
Semplicemente per dire che l'argomento è molto meno consistente, ad avviso degli stessi difensori, che non l'hanno prospettata all'udienza preliminare e lo prospettano oggi per due volte.
Io ritengo, viceversa, che la questione debba essere respinta come è già stata respinta nell'udienza di stamane.
Tant'è che mi pare sulla questione prospettata avessero interloquito tutti i difensori. Non sto a pormi il problema se è una questione preclusa perché già decisa.
PRESIDENTE: Parti civili hanno interventi?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore parte civile.
Chiede di rigettarsi la nullità, in quanto non sussiste.
Il fatto è che stamattina il Pubblico Ministero ha chiesto di poter porre domande al coimputato Carra per fatti - se ho capito bene - del '95. Mentre, ovviamente, il rinvio a giudizio per gli imputati sono per le stragi '93-94.
Allora la sentenza della Corte Costituzionale citata dalla difesa, non si applica ovviamente in questo caso.
Si applicherebbe se il Pubblico Ministero avesse chiesto il rinvio a giudizio e quindi ex 416 II Comma ci fosse stato un rinvio a giudizio per queste nuove fattispecie di reato del '95 e avesse omesso appunto di allegare la documentazione su questi fatti di reato del '95.
Questo non è, perché gli imputati sono rinviati, vengono giudicati per i fatti del '93-94.
Quindi, quella sentenza costituzionale ovviamente non si applica in questo caso. In questo caso c'è stato un allargamento da parte del Pubblico Ministero delle domande ai fini di una indagine integrativa che la Corte stamattina ha autorizzato e allargamento ai fatti del '95, è ovvio che non sussiste nessuna nullità né relativa né assoluta, perché su questi fatti del '95 nessuno qui viene giudicato. E quindi non c'è nessuna lesione.
Pertanto respingersi l'eccezione.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVVOCATO: L'avvocatura si associa alla richiesta del Pubblico Ministero. Vorremo soltanto evidenziare che la trasmissione dell'intera documentazione delle indagini ai sensi del 416 II comma non è sanzionata da nullità alcuna.
Di conseguenza, l'eccezione ci sembra da rigettare, anche perché l'ordinanza della Corte ha già sufficientemente motivato sul punto.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si ritira.
Avremo bisogno però di vedere in visione i documenti stamattina depositati, nonché, per cortesia, questa sentenza. Perché non so se noi siamo in grado...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, va bene. Benissimo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte, decidendo sull'eccezione di nullità del decreto di rinvio e giudizio emanato a seguito della udienza preliminare per omessa trasmissione al GUP di alcuni atti oggi depositati; sentito il P.M., le parti civili; considerato che la norma dell'articolo 416 C.p.p. va letta in relazione all'articolo 130 Disposizione di Attuazione dello stesso Codice, il quale prevede che, allorché una persona sia imputata di più reati, il P.M. forma il fascicolo previsto dall'articolo 16 II comma C.p.p. inserendovi gli atti ivi indicati per la parte, solo per la parte che si riferisce alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale.
Che tale norma chiara nel dettato, univoca nella interpretazione, prevede espressamente che, in caso di più imputazioni, il P.M. ha il potere, anzi, il dovere, di attuare la selezione degli atti da trasmettere al Giudice dell'udienza preliminare espungendo quelli che non si riferiscono ai reati per cui viene esercitata l'azione penale.
Considerato che tale interpretazione è stata fatta proprio dalla Corte Costituzionale nella sentenza numero 145 del 5 aprile '91 invocata dalla difesa degli imputati, la quale nel dichiarare infondata la questione di costituzionalità all'articolo 416 C.p.p., ha proprio sottolineato che la disciplina della norma impugnata trova il suo completamento nell'articolo 130 I comma Disposizioni di Attuazione del Codice che rappresenta una deroga all'obbligo generale sancito dall'articolo 416 II comma del C.p.p.
Considerato che gli atti depositati dal P.M. nella giornata odierna non ve n'è alcuno, salvo quanto si dirà, che precisa, che faccia riferimento alle imputazioni per cui è stata esercitata l'azione penale e che costruiscono l'oggetto del presente procedimento attenendo a fatti svoltisi in un diverso arco temporale e comunque, ontologicamente, diversi e di competenza di altro Giudice.
Considerato completamente di quanto appena detto, che nel verbale di interrogatorio del 12/09/95 testo integrale, fogli 31-32-33-34-35 del verbale di interrogatorio individuazione di luoghi a fogli 5-6-7- del 28/09/95 testo integrale, l'interrogato fa riferimento ad episodi strettamente connessi coi fatti oggetto il presente procedimento sebbene in maniera ripetitiva di quanto già dichiarato in altre occasioni.
Ritenuto che gli interrogatori predetti per la parte riferibile a fatti del presente procedimento andavano depositati al Giudice dell'udienza preliminare al momento della richiesta di rinvio a giudizio e che in mancanza non sono utilizzabili nel presente procedimento; considerato che nessuna norma sanzione di nullità l'omissione anzidetta in questo senso Cassazione 04/06/93 CED della Cassazione numero 196015 e Cassazione Penale 1994 il numero 2767, per questi motivi rigetta l'eccezione di nullità proposta dai difensori degli imputati.
Dichiara l'inutilizzabilità degli interrogatori sopraindicati limitatamente alle pagine specificate nella parte motiva".
Questi sono gli atti ricevuti in visione. Per cortesia, li consegni al P.M.
Il P.M. può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, lei ha già riferito di essere stato una volta in una località nella zona di Milano che si chiama Arluno.
Ecco, nella zona di Milano, nell'ambito delle vicende e dei rapporti che ha avuto con le persone che sono imputate i questo procedimento, le è capitato di tornare in epoca successiva, o no?
*IMPUTATO Carra P.: Ad Arluno no, ma a Milano sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo quando è successo?
IMPUTATO Carra P.: Inizio '95.
PUBBLICO MINISTERO: E' successo in una sola occasione, o in più occasioni?
IMPUTATO Carra P.: In tre occasioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo con ordine, iniziamo dalla prima occasione.
Io le porrò, Carra, domande molto, cercherò di essere più puntuale possibile.
Nella prima occasione lei è andato a Milano da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con che mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Con una motrice piccola recapitata a Palermo tramite Lo Nigro e un suo amico, Beppe.
PUBBLICO MINISTERO: Era un camion suo, questo?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Questo camion lo ha portato quindi lei a Milano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su questo camion c'era qualche cosa di particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'era dell'hashish coperto di casse di arance.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è un viaggio che ha fatto via terra, oppure lo ha fatto per terra e per mare?
IMPUTATO Carra P.: No, no, via terra.
PUBBLICO MINISTERO: Questo viaggio ha avuto, come punto d'arrivo, ricorda qualcosa a questo proposito?
IMPUTATO Carra P.: Punto di arrivo Milano, era.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Il magazzino, un deposito, una ditta, in cui mi accompagnai un certo Totò. Come ho potuto capire in un'altra occasione, era calabrese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questa persona era la prima volta che la vedeva? O l'aveva già vista?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ho vista di sfuggita io a Palermo, una volta, insieme a Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Prima dell'episodio di questo viaggio, o successivamente?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Prima del viaggio effettuato.
Voglio precisare anche che questo particolare forse non l'ho mai detto io. Mi sta venendo in mente adesso. Per non ho avuto né modo di parlargli con questa persona e né niente. L'ho visto di sfuggita a Palermo insieme a Lo Nigro, di cui dopo ho avuto modo di conoscerlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi lei ha portato a destinazione questo camion a Milano. Ha detto ad una ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una ditta, lui mi accompagnò dentro una ditta di, come posso dire? Era un capannone piccolo, si entrava aprendo un cancello, dentro era una fabbrichetta, una ditta, non so però di che cosa sia e come...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda quanto durò questo viaggio che lei fece con questo camioncino? Con questa motrice, ha detto, motrice piccola.
Fu un viaggio che iniziò, che ne so, la mattina e finì la notte? Iniziò la sera e finì l'indomani. Si ricorda qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Iniziò nella tarda serata. L'una, le due di notte.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, quando arrivò a Milano a destinazione, che ora poteva essere?
IMPUTATO Carra P.: L'indomani... Iniziò alle due di notte, tutta la notte, tutto il giorno; tutta la notte di nuovo. All'indomani sera, verso le sette, sette e mezza, mi presentai a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa fece di questa motrice, una volta arrivato a destinazione?
IMPUTATO Carra P.: Io contattai per telefono questo Totò che mi venne a prelevare a... Mi sembra al campo di volo di Cormano, uscendo uscita Cormano. E di là mi portò dentro questa ditta, diciamo, però non so cosa sia. Era, ho visto che c'erano i macchinari, eccetera, dentro. Però non so cosa trattasse.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho posato questa macchina qua, il camioncino. E mi misi nella macchina di questo Totò. Era una... Non mi viene in mente, ce l'ho in visione la macchina, però non mi viene in mente che macchina è. Posso proseguire? Poi ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Mi sono messo in macchina, che era rossa questa macchina, metallizzata, piccolissima. E questo Totò era insieme al fratello piccolo che mi presentò per suo fratello. E mi disse se volevo pernottare lì e riposarmi. Io rifiutai, però accettai che mi portò a mangiare.
Alle nove, nove e qualcosa, mi feci accompagnare direttamente all'aeroporto, presi l'aereo a nome mio. Ho fatto il biglietto a nome di Carra Pietro e me ne sono andato a casa.
Ho anche individuato il posto, il ristorante dove mi portò a mangiare quella volta, in un sopralluogo con lei.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi fece il ritorno in aereo da Milano a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che, come epoca, è l'anno 1995?
IMPUTATO Carra P.: Sì, inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Inizio. In quel periodo, nel '95, si può dire tranquillamente dal primo dell'anno fino al giorno del suo arresto, ha avuto altra occasione per qualche altra ragione, motivo di prendere un aereo da Milano in quest'orario serale e tornarsene a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è l'unica volta in cui ha fatto in quel periodo un viaggio da Milano a Palermo in aereo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Voglio precisare una cosa: che io dal luglio, quando ho entrato il camion in Torino, il Volvo nella lattoneria Aloi, fino a febbraio, fine gennaio o fine febbraio, non ho avuto automezzi.
E voglio precisare anche una cosa: che io sono stato, mi hanno sequestrato il mezzo a settembre '94. Ero senza mezzi, senza niente per poter vivere. Non usufruivo di nessuna entrata di soldi e che mi sono trovato in difficoltà, anche volendomici trovare. E le spiego il perché.
Perché io, inizio estate '94, cominciai a cercare nei pochi modi, sempre andandoci con un po' d'intelligenza, diciamo così, di uscirmene fuori di queste storie, di queste cose qua. E avendo la possibilità con mio padre che aveva un'officina autorizzata Volvo, di cui trattava degli automezzi industriali, sicché non avevo problemi di avere un mezzo, comprare un mezzo in tutti i modi, anche senza soldi. Prolungai di attrezzarmi un camion per non dargli lo spazio di farmi fare trasporti.
E allora ho anche fatto la fame in quei mesi, io.
Fino anche a gennaio, quando, febbraio, feci questi trasporti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Poi, trovandomi in difficoltà e andando in giro a cercare le 100 mila lire per fare la spesa, mi ritrovai in tutti i modi di fare un mezzo di cui è quello che è sotto sequestro. Perché con le mie capacità lavorative non mi doveva imparare nessuno nel campo dei trasporti, di viaggi, eccetera. Ero sicuro che problemi di riprendermi lavorando, problemi di mangiare o delle 100 mila lire non avrei avuto più problemi.
E in quel periodo ho cercato aiuto anche da mio fratello, in cui io avevo diciamo perso tutto, non avevo più contatti lavorativi di agenzie di trasporti, eccetera. Di cui mio fratello mi diede un po' di aiuto, sia ad iniziare, le spese iniziali per incominciare a viaggiare con questo mezzo qua. Che io l'ho preso, ripeto, fine gennaio o fine febbraio '95, questo mezzo che mi avete, che c'ho sotto sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Il trattore.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. E il semirimorchio, anche. Perché quel semirimorchio che avete qua, io prima non l'avevo. Perché lo avevo venduto a Maiorana Michele.
L'avevo ripreso quando ho preso questa motrice, perché avevo soltanto quel rimorchio ribaltabile. A volte non avevo viaggio per partire per il Norditalia e mettevo un rimorchio, uno sopra l'altro, per fare un viaggio in più. Sempre nel campo lavorativo si risparmiava.
Per questo ho ripreso quel rimorchio e l'ho sistemato idoneo per poter caricare rottame. Perché l'altro che avevo, era senza sponde e senza niente. Non potevo effettuare viaggi di altro genere, perché non aveva né sponde, né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Posso farle una domanda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O stava finendo di fare, di raccontare questa situazione? Non so se ha finito.
IMPUTATO Carra P.: No, no, ho finito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo sequestro del mezzo, del Volvo del settembre... Ha detto settembre '94?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma che sequestro era? Perché io francamente on l'ho presente, questa situazione.
IMPUTATO Carra P.: In che?
PUBBLICO MINISTERO: E' un sequestro disposto da chi? Eseguito come, per quale ragione?
IMPUTATO Carra P.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Perché io non ho presente questa situazione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi hanno sequestrato il mezzo, perché c'erano delle tratte da pagare di una finanziaria a Torino.
Perché il mezzo è stato acquistato anni fa da mio padre con un Leasing.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi voglio dire: è un sequestro per una questione di ordine civile.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questione di soldi, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E questo Caltanissetta, quello sequestrato appunto in luglio, come precedente intestatario aveva?
IMPUTATO Carra P.: Rubino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il secondo... Ha detto sono tre gli episodi di questi viaggi da Palermo a Milano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il secondo viaggio si ricorda come si è svolto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io salii via mare da solo. Avevo l'appuntamento con Lo Nigro in questo campo di colo a Cormano, vicino Cormano.
Arrivai lì e trovai, mi incontrai con questo Totò e Cosimo Lo Nigro. Che erano ben vestiti in cravatta, di cui mi avendo detto che era lì lui perché, non so, o Totò o Beppe avrebbe fatto una Comunione al bambino, o un Battesimo, non lo so. Era lì con la famiglia, Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: E questo appuntamento che vi eravate dati era per la mattina, per il pomeriggio. Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra prima di pranzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci fu effettivamente questo appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, si effettuò.
PUBBLICO MINISTERO: Lei arrivò quindi sul posto, come? Arrivò con il suo mezzo, quello che aveva nell'occasione e poi ci dirà quale, ovvero arrivò, che ne so, accompagnato da qualcuno, a piedi?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io arrivai col mio mezzo, lì.
PUBBLICO MINISTERO: Che era? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Caltanissetta, questo che è sotto sequestro, con il rimorchio uno sopra l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, aveva fatto il viaggio via terra o via mare?
IMPUTATO Carra P.: Via mare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era partito da Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E dov'era sbarcato?
IMPUTATO Carra P.: A Genova.
PUBBLICO MINISTERO: A Genova. Senta, e lì in questo posto dove vi siete incontrati, lei si è trattenuto a lungo, oppure si è trattenuto brevemente? E, in ogni caso, che cosa è successo, che cosa ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io mi trattenni poco, qualche oretta, uu'oretta e mezzo, due ore, non ricordo di preciso. Di cui si allontanò questo Totò e poi ritornò con due borse abbastanza pesanti, di queste borse da ginnastica.
Me li consegnò e io li misi in brandina, non nel rimorchio nel fosso che c'era custodito nel rimorchio. Perché erano due borse, le ho messe dentro la gabina.
E me ne sono andato direzione Genova per andare giù a Palermo.
E Lo Nigro mi disse che lì mi contattava Pietro Romeo, o qualcuno. Dice: 'ma sicuramente ti contatta, ti viene a prendere Pietro Romeo'.
E a lui lo lasciai lì, insieme a questa persona qua.
PUBBLICO MINISTERO: A Milano.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io andai giù a Genova, sganciai i semirimorchi. E, per risparmiare, ho imbarcato soltanto il trattore.
Ho coperto con una coperta le due borse, sono arrivato a Palermo. Ho trovato al porto a Pietro Romeo che mi portò dentro il deposito di via Messina Montagna.
Entrai dentro, scaricai quelle borse, di cui ho trovato dentro Giuliano, Spatuzza e "Cacciatore".
Lasciai le borse lì e andai a casa a dormire.
PUBBLICO MINISTERO: E le risulta, poi... Mi sono forse distratto un attimo, Carra, abbia pazienza. Stavo seguendo una cosa su un foglio.
Le risulta se rientrò a Palermo, più o meno quando rientrò lei, anche Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: No, in quell'occasione Lo Nigro mi raccontò poi a Palermo quando ci incontrammo, che lui scendeva via terra con la macchina con la famiglia: suo padre, sua madre, sua sorella, di cui ha avuto un fermo per strada, gli hanno smantellato la macchina, mi disse.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E lei sa che cosa c'era in questi involucri, questo qualcosa insomma che le fu consegnato, lì, a Milano?
IMPUTATO Carra P.: Io ho visto soltanto, perché le borse non erano chiuse, diciamo, per bene: c'erano dei... tipo delle palle bianche con il cellophan. Io penso che sia stata droga. Poi però non so cos'era in realtà.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta: e il terzo episodio, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, non si è detto quanto tempo... Ha un'idea di quanto poteva essere trascorso tra il primo e il secondo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Dal primo al secondo viaggio, qualche mese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora siamo a parlare, le ho posto la prima domanda sul terzo viaggio. Ecco, tra il secondo e il terzo quanto tempo è trascorso?
IMPUTATO Carra P.: Penso un mese e mezzo, due. Però ripeto, voglio precisare sempre che mi posso anche sbagliare nell'arco di tempo, magari sono due mesi e mezzo e io dico che è due mesi. Poi magari è un mese e le dico un mese e mezzo. Questo non riesco a precisarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se questa è la risposta che oggi è in grado di dare circa il tempo, ecco passiamo allora a raccontare come è andato questo viaggio. Se lei l'ha fatto con mezzi propri, con mezzi di terzi, se era da solo, se non era da solo. Insomma, le solite domande che le ho sempre fatto su tutti questi viaggi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ultimo viaggio è stato fatto, che io ho fatto insieme a Cosimo Lo Nigro, ho preso la nave a Palermo col trattore soltanto perché avevo lasciato i semirimorchi lì a Genova. Mi sono imbarcato, il biglietto non era a nome di Lo Nigro, ma a nome di La Rocca Luigi, il mio autista, che già non avevo da qualche anno, magari di più di un anno. Perché quando si imbarca un articolato, qualcosa, l'autista, può fare anche il secondo autista il biglietto per la nave.
Ho fatto il biglietto a nome di La Rocca, abbiamo sbarcato a Genova insieme, abbiamo fatto il viaggio insieme sulla nave.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho agganciato i semirimorchi arrivato a Genova. Siamo andati direzione campo di volo nella zona di Cormano, di cui Lo Nigro cercava in tutti i modi di telefonare dalle gabine per rintracciare o Beppe o Totò, che non trovava, e non si spiegava lui come mai non trovava.
Allora si decise di sganciare i semirimorchi vicino al campo di volo, in una strada larga. Col trattore soltanto lui è venuto andare anche a casa di questo Totò. Mi fermai là davanti, suonava ma non gli rispondeva nessuno. In questo arco io avevo dei problemi col trattore, che avevo le batterie che mi andavano malissimo, non riusciva più... c'era qualche batteria guasta, stava andando via anche, diciamo non riusciva più a caricare l'alternatore del camion.
Comunque lui ha fatto in tanti modi per vedere di rintracciare questo Totò, ma non ci riusciva a rintracciarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Poi abbiamo posteggiato di nuovo in quella trattoria dove io mangiai in quel viaggio che mi accompagnò Totò, prima di accompagnarmi all'aeroporto, nello stesso ristorante. Poi siamo usciti di là dentro e cercavamo un albergo dove andare a dormire e che vicino ci fosse un elettrauto. Di cui, nello stesso corso che c'era questo ristorante, in fondo c'era un albergo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che la traversa prima c'era l'elettrauto. Perché io sapevo che appena spegnevo il motore, posteggiando l'automezzo, non riuscivo più a metterlo in moto. Allora lo posteggiai davanti l'elettrauto e siamo andati in albergo. Abbiamo dato i nostri documenti, sia a nome di Lo Nigro che a nome mio. Abbiamo pernottato lì.
L'indomani mattina io sono sceso e sono andato direttamente dall'elettrauto, ho comprato due batterie e poi siamo andati via di là. Si girava intorno, lui mi faceva andare quasi tutta la mattinata avanti e indietro per vedere di rintracciare qualcuno di loro.
Poi si rintracciò, in quell'arco di strada che si faceva dal ristorante fino al campo di volo, rintracciò a Beppe. Di cui Beppe gli disse che Totò era stato arrestato lo stesso giorno del giorno prima, quando lui lo cercava per telefono, o il giorno prima. Comunque era questione di un giorno prima che lo avevano arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo viaggio a Milano, voglio dire, ebbe, oltre che andare alla ricerca di questo Totò e di questo Beppe, ebbe qualche fatto significativo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, poi ho sceso delle armi da Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le ha portate giù sempre facendo il viaggio con Lo Nigro, o facendolo da solo?
IMPUTATO Carra P.: No, sono andato via da solo.
PUBBLICO MINISTERO: E per entrare a Palermo come ha fatto? Ha fatto il viaggio via mare o via terra?
IMPUTATO Carra P.: Via mare. E ho caricato il semirimorchio a San Polo a Brescia, un viaggio per la Silafer di Carini e Gariffo, quella volta lì. Che il viaggio me lo diede mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: E quale semirimorchio caricò a Brescia?
IMPUTATO Carra P.: Il 15424, perché le armi le misi là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, le mise dentro il semirimorchio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E poi imbarcò da Genova?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda come lo intestò il biglietto di viaggio per, appunto, rientrare a Palermo? Lo intestò a nome suo, a nome Sabato, a nome Coprora, qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, a nome Sabato Gioacchina, perché quel mezzo non camminava a nome di Coprora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le dice qualche cosa la sigla CO PEI TRA?
IMPUTATO Carra P.: Così no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, la denominazione, la sigla, insomma il nominativo Rubino Francesco le dice qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso?
IMPUTATO Carra P.: Sono - uno, due - tre o quattro fratelli che fanno... no, sono tre fratelli che fanno tutti i trasportatori. Non vorrei che... perché uno dei fratelli ha una ditta che va anche su e giù col vetro, non vorrei che ha la ditta che si chiama così, però non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, le volevo far presente che quando lei riferì questi fatti il 28 di settembre del '95, su come aveva intestato il biglietto per rientrare a Palermo, in occasione di quest'ultimo viaggio, dette un'indicazione diversa.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: No Carra, se lo ricorda poco bene.
IMPUTATO Carra P.: Perché, ora le spiego perché.
PUBBLICO MINISTERO: Ci pensi un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Io imbarcai a nome di Carra Antonino perché il viaggio me l'aveva dato mio fratello, doveva andare a incassare mio fratello e si teneva i soldi delle spese del viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma per il viaggio di ritorno lei aveva, ricordava di aver, o per meglio dire, dichiarò di aver imbarcato il mezzo appunto con un nome diverso.
IMPUTATO Carra P.: Anche a Rubino se è il caso, uno dei tre. Non sfugge: o Rubino Francesco... perché le spiego. Avevo avuto all'inizio problemi con la Grandi Traghetti a imbarcare perché hanno tutti nei cervelloni della biglietteria i numeri delle targhe di tutti gli automezzi siciliani che vanno su e giù con le loro navi, perché ce n'è in morosità. E vogliono le targhe e a volte non potevano cambiare l'intestazione perché avevano messo dalla sede della Grandi Traghetti un ordine in cui certi nomi non potevano imbarcare a nome... gli dava il blocco praticamente.
Infatti io quella volta là ho dovuto, o in questa o in quella, col trattore soltanto ho dovuto pagare in contanti per andare giù con la nave.
Uno di questo tre nominativi può trovare, specificati ognuno per questo motivo. Sabato, perché la macchina è stata presa dall'inizio a nome di Sabato; Carra Antonino perché mi ha dato il viaggio e probabilmente, come è successo altre volte, si teneva le spese perché incassava lui, perché io non avevo modo di avere viaggi e cose; Rubino Francesco o Rubino Michele, perché il mezzo fino a un mese prima, quando io lo presi, viaggiava lo stesso Rubino ed era padrone lui, era registrato con partita IVA e tutto alla Grandi Traghetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque mi pare che abbia detto, se ho capito bene sennò mi corregga, che questo viaggio di ritorno lo fece con quale compagnia?
IMPUTATO Carra P.: Con la Grandi Traghetti.
PUBBLICO MINISTERO: La Grandi Traghetti.
IMPUTATO Carra P.: Grandi navi veloci.
PUBBLICO MINISTERO: E una volta arrivato a destinazione, questo materiale che le era stato consegnato che fine ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo benissimo che sono arrivato il venerdì pomeriggio a Palermo perché il sabato mattina alle 7.30 mi presentai a Carini a scaricare questo materiale ferroso che avevo caricato per la Silafer di Carini, proprietà Gariffo che ha anche un'agenzia di viaggio. E lo stesso sabato mi recai, dopo avere scaricato il materiale lì, andai che avevo l'appuntamento - avevamo parlato quando sono arrivato io giù - a questo magazzino di via Messina Montagna, entrai là dentro e scaricai le armi che erano nelle borse.
PUBBLICO MINISTERO: E quando scaricò c'era qualcuno presente?
IMPUTATO Carra P.: Quando scaricai la borsa?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, giù la borsa.
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era Pietro Romeo, c'era Giuliano, Lo Nigro no, Totò "Cacciatore" e non voglio sbagliare forse anche De Filippo. Che non sono sicuro però in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Di questi nomi che ha fatto, di quali si sente sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano, di "Cacciatore" e di Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ricorda, Carra, di aver anche individuato questi luoghi nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ma non ho detto come è avvenuto il carico delle armi ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda però di aver fatto questo racconto di questi avvenimenti prima ancora di vederli questi luoghi? Ovvero il suo racconto è stato, come dire, si è svolto contestualmente all'individuazione di questi luoghi?
IMPUTATO Carra P.: No, io l'ho precisato ieri e lo preciso di nuovo adesso. Io il 30 agosto, quando incominciai a collaborare, ho detto tutto dalla A alla Z, anche magari trovando qualche errore a livello che confondevo. Però ho parlato di tutto quello che avevo fatto in quel due anni. Dalla A alla Z. Poi ci siamo ritornati piano piano nei vari particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ma io di tutto ho parlato la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, io infatti le volevo far presente che il 12 settembre del '95, come risulta da questa trascrizione che io ho sotto gli occhi, le fu chiesto proprio quanto tempo era passato tra il secondo e il terzo viaggio e lei dette una indicazione di tempo molto precisa. Mentre invece oggi ha detto: potrebbe essere passato due mesi, ma forse un mese e mezzo, magari due mesi e mezzo.
Siccome lei all'epoca dette un'indicazione molto precisa, è possibile che questa indicazione data all'epoca fosse, come dire, più appropriata perché i fatti erano più recenti, oppure anche quella poteva essere un'interpretazione, un'indicazione approssimativa, un po' generica?
IMPUTATO Carra P.: Ma io penso che se lei questa domanda me la fa fra un anno, io gli metto altri tre-quattro giorni sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire gli cambia il tempo, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho sempre detto che mi posso confondere a livello di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Però, più tempo passa magari uno può anche dimenticarlo il periodo più... Una domanda fatta un anno fa, in cui magari era passato un anno dal discorso, magari lo pensa un po' meglio. Ora sono passati due anni, magari più avanti si va... non lo so, questo sento dire.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quel giorno io proprio le chiesi, è a pagina 18 di quella trascrizione:
"Fra i due viaggi quanto tempo ci passa? La distanza cioè tra i due viaggi?"
Lei rispose: "Poca, non tanto".
Domanda successiva: "Una settimana, 10 giorni, quanto?"
"Forse meno. Non tanta, non vorrei sbagliare però non tanta, pochi giorni sono passati, non tanti". E poi aggiunse: "Si può vedere benissimo dai biglietti della nave".
Ecco, questo è quanto lei disse in quella occasione, quindi dando un'indicazione molto ristretta in termini di tempo, perché forse meno di una settimana, 10 giorni.
E' possibile che fosse un'indicazione, come dire, molto appropriata questa?
IMPUTATO Carra P.: Scusi, che vuol dire appropriata?
PUBBLICO MINISTERO: Molto, voglio dire, precisa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è più precisa quella di allora che adesso. Però ripeto sempre, voglio sempre dire che posso anche sbagliarmi. Però è più facile che non mi sono sbagliato allora che adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, poi quando è andato, per meglio dire, è venuto con me su quei luoghi a fare quel sopralluogo a Milano, lei quei posti che aveva indicato e che ha descritto anche oggi, li ha ritrovati?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha ritrovati e è sicuro di averli ritrovati correttamente?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ricorda ancora quei luoghi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il luogo dell'appuntamento lì al campo di volo di Cormano, come lo ha ricordato qualche minuto fa, c'aveva qualche cosa di caratteristico che ricorda ancora?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa?
IMPUTATO Carra P.: Tipo una trattoria rustica a capanna fatta, che si mangiava anche alla brace.
PUBBLICO MINISTERO: E questa trattoria era, voglio dire, in un immobile, oppure era, così, sulla strada?
IMPUTATO Carra P.: Era sulla strada. Se ricordo bene era queste case prefabbricate movibile.
PUBBLICO MINISTERO: E aveva una qualche scritta, insegna che lei si ricordi?
IMPUTATO Carra P.: Di preciso no, però qualcosa che si avvicina "Tutto alla brace" o "Trattoria alla brace", una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche insegna pubblicitaria ci poteva essere?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando abbiamo fatto questa individuazione, il 28 settembre del '95, non era semplicemente un'individuazione, era un interrogatorio fatto nel corso di una individuazione - i difensori lo sanno perché possono controllare - lei prima che si arrivasse a questo posto disse che c'era qualche cosa di caratteristico per riconoscere questa insegna, se io non ricordo male, per riconoscere questa baracchetta. Se lo ricorda ancora Carra?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo per il momento. L'insegna che dice lei è quella che io... noi per andare in questo campo di volo, quando abbiamo fatto il sopralluogo. Siamo andati lì di una strada diversa di quella che io avevo fatto con Lo Nigro, quella volta lì. Di cui io sulla destra riconobbi un'insegna di auto, un'insegna che c'era un autosalone mi sembra, sulla mia destra, però non c'ero mai arrivato di quella strada lì io al campo di volo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene Carra, io la domanda la facevo esattamente su questa baracchetta, non credo di equivocare, ma non ha importanza. Però le faccio presente appunto che il 28 di settembre, risulta a pagina 18 della trascrizione, lei riconobbe la baracchetta dalla scritta "Coca Cola".
Le torna a mente questo particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi è venuto in mente però non ero sicuro e non l'ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ecco, dia un'occhiata rapidamente a tre o quattro immagini che le verranno, le appariranno lì sullo schermo di quel monitor.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la casetta, la trattoria diciamo. Dove è messo quel furgone, ero posteggiato lì, poi più avanti ho posteggiato anche una volta di fronte, c'è una traversa larga. Dietro la baracca, è il campo di volo.
Andando dritto di questa strada qua si va sia alla casa dove io ho prelevato le armi, e sia dove c'è il ristorante, dove ho mangiato quella volta con Totò e Lo Nigro, sia si arriva anche all'albergo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa è quella baracchetta di cui parlava?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Passi alla successiva, maresciallo, per piacere. Il maresciallo lo sa in che ordine deve farle vedere queste foto.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la strada che ho appena indicato io, che viene praticamente sulla destra di come era la foto prima. C'è lo spazio dove io posteggiavo, dove ho caricato le due borse.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quel cerchiolino rosso, di tutta questa panoramica individua un posto particolare, un punto particolare della strada, per così dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Si può togliere il riflesso, per cortesia? Eh no, così è ancora più forte.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, magari il maresciallo ha bisogno di essere un attimino aiutato, non è che conosce alla perfezione, è solamente da un paio di giorni che ci sta aiutando.
Ecco, dicevo... Si vede meglio Presidente ora?
PRESIDENTE: Sì, se non la muovono...
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, quel punto con quel cerchiettino rosso, Carra, lo vede?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è dove ho posteggiato io e ho preso le due borse, le ho messe dentro il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi quello è il punto che indicò lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Proceda maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è sempre lo stesso punto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che ha indicato lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, la foto precedente. La foto è fatta più ravvicinata forse.
PUBBLICO MINISTERO: Più ravvicinata. Proceda maresciallo.
Questa immagine le dice qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è lo stesso punto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo proprio nel luogo in cui lei indicò nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avanti maresciallo.
Ecco, questo punto indicato sempre col cerchiettino rosso, è uno dei luoghi che indicò lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo dovrebbe essere quella famosa ditta che io ho detto che ho lasciato quella motrice carica di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il primo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esternamente questa, non sulla strada, esternamente, o internamente come le riesce meglio, questa ditta, quest'azienda, questa fabbrichetta c'aveva qualche cosa che le è rimasto impresso? Lei ha parlato di macchinari, ecco...
IMPUTATO Carra P.: Sì, entrando. Se lei, per come guarda la foto, entra dentro, di fronte a un altro cancello in vetrata tipo che separa il capannone, entra dentro e sulla sinistra ci sono dei macchinari.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Prima di arrivare nel capannone, però entrando sulla sinistra c'è un piccolo parcheggino piccolo, dove posteggiò la macchina Totò.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la stessa ditta, però non so come sia fatta la foto.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'esterno, dalla strada suppongo.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Non vorrei sbagliare, ma sulla destra, dove si vedono queste pedane, ci dovrebbe essere il cancello che entra dentro la fabbrica. O è sulla destra, o è di fronte. Però non so come sia fatta questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', comunque per come la riconosce lei è sempre la solita fabbrica per intendersi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è il ristorante dove ho mangiato.
PUBBLICO MINISTERO: E' quello che ha indicato lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rispetto a questo ristorante, questi altri luoghi di cui abbiamo parlato, quindi l'abitazione dove andò Lo Nigro per cercare questa persona che non fu rintracciata, l'albergo dove lei pernottò insieme a Lo Nigro, l'officina di elettrauto dove fece riparare il camion, ecco, rispetto a questo posto, a questo ristorante, siamo sempre nella solita zona, oppure bisogna allontanarsi per ritrovarli uno per uno, questi posti?
IMPUTATO Carra P.: No, siamo nella solita zona, ma andando avanti sulla mia destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Per la stessa strada, trova sulla sinistra l'abitazione di Totò e sulla destra l'albergo. E' la traversa dell'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti, maresciallo.
Questo è sempre un luogo che ha indicato lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo è l'hotel.
PUBBLICO MINISTERO: Lo riconobbe con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E se lei va indietro, indietro, glielo spiego un po' meglio.
Se lei, come si vede quell'uomo che cammina sul marciapiede...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... va avanti, la prima traversa che trova, sulla destra, c'è l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Andiamo avanti, maresciallo, per piacere.
IMPUTATO Carra P.: Questo è l'hotel che si entra dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti, maresciallo.
Ricorda di avere indicato questo luogo quando, appunto, facemmo il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa è la casa di Totò, che viene a rientrare nella strada.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro che si... Quando lei dette quell'indicazione, era sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo è tuttora.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo avanti, maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Senza possibilità di...
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi pare ce ne siano altre, vero maresciallo?
Una ancora? Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sempre l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Possiamo...
PRESIDENTE: Possiamo dire a quali fascicoli appartengono, queste?
PUBBLICO MINISTERO: Questo, costituisce quell'allegato alla annotazione, questa depositata in stralcio stamattina ai difensori, del Centro Operativo DIA di Milano datata 27 novembre 1995.
E questo è giusto appunto l'allegato intestato: Rilievi Tecnici e Fotografici.
Carra, anche per questi viaggi che fece nel '95, lei ha avuto dei soldi? Soldi come rimborso spese, anticipazione, compenso.
IMPUTATO Carra P.: Eh, tutti i viaggi che io ho fatto per loro avevo dai due milioni e mezzo ai tre milioni.
A volte tre milioni, a volte due milioni e mezzo per affrontare le spese.
Io usufruivo, a volte, se avevo l'occasione di fare qualche trasporto dal nord in Sicilia, il viaggio che andavo a caricare, usufruivo io per ritornare in Sicilia.
E io ho avuto questo viaggio di hashish sei o sette milioni, dopo un periodo di tempo. Soltanto nel primo viaggio di hashish ho avuto soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito. Senta, Carra, lei stamattina mi pare, mi apre fosse stato proprio stamattina, riferendo di un certo episodio, ha menzionato il nome Giuseppe Graviano. Perché, così lei dice, è un nome che le fu fatto da Spatuzza. Dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche perché, quello che è successo stamattina, anch'io devo andare a memoria, perché non è che abbiamo a disposizione, non potrebbe essere diversamente, ma insomma non abbiamo a disposizione le trascrizioni.
Ecco, allarghiamo un attimo la domanda su queste persone, o per meglio dire, su questo cognome.
Lei conosce qualcuno dei Graviano?
IMPUTATO Carra P.: No. Io li conosco soltanto per via del suo arresto che li ho visti le foto in televisione. Di cui, uno dei due, l'ho visto un paio di volte in via Messina Marina di fronte al campo nomadi, all'altezza del ristorante Spanò che non esiste più, ma c'è sempre la struttura a Palermo, perché è stato tutto smantellato.
E c'è un gommista che vedevo io, uno di questi due fratelli, dentro lì. Personalmente... Di nome li conoscevo, diciamo, per sentito dire. Ma non ho avuto mai modo né di parlargli, o di vederli, o di conoscerli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, ora queste domande sembreranno un po' disordinate, ma non lo dico a lei, chiedo scusa, ma a chi mi ascolta. D'altra parte non posso fare diversamente.
Le faccio presente che l'episodio del carico di sabbia alla Sabital, quando lei lo ha riferito nel corso delle indagini preliminari, ha detto, tirando le somme, eh - le tiro io in questo momento - ha detto sostanzialmente che non sapeva se si era verificato prima o dopo il primo viaggio che fece con l'esplosivo.
Perché, proprio nel primissimo interrogatorio, quello che lei rese a noi, al dottor Nicolosi, per intendersi e al dottor Fleury il 31 agosto, perché l'atto iniziò a mezzanotte e dieci, quindi era il 31 agosto. Ecco, lei, nel primissimo interrogatorio, disse che questo episodio - anch'io ci devo arrivare - che il carico di sabbia alla Sabital si era verificato praticamente subito dopo aver lasciato questo esplosivo in quel cortile di quella persona anziana. Ecco.
La primissima indicazione che dette, fu in questo senso. Poi, sull'argomento, lei ci ritornò, perché le sono state fatte delle domande a distanza di qualche giorno, il 7 di settembre, e come collocazione nel tempo di questo episodio, c'era una certa, come dire, diversità.
Perché disse, dopo aver raccontato lo scarico dell'esplosivo, proprio disse da sé:
"L'unica cosa di questa situazione che ho detto, che non sono sicuro al cento per cento, è se quella volta sono andato alla Sabital. Non ricordo bene, non sono sicuro al cento per cento".
Ecco, quindi, a distanza di qualche giorno, ritornando proprio con domande del Pubblico Ministero sul punto, lei disse: 'non sono sicuro al cento per cento che sia andato poi, dopo aver scaricato questo esplosivo, alla Sabital'.
E poi, più avanti, nel corso delle indagini, quando fu ancora sentito l'11 di marzo del '96, ripeté la stessa affermazione dicendo:
"Quello di cui non sono sicuro è se la volta in cui portai le balle a Roma concilia con la volta in cui andai alla Sabital di Massarosa. E c'era anche lì, alla Sabital, anche il mio autista La Rocca".
Ecco, allora le chiedo, è passato ancora più tempo. L'episodio della consegna dell'esplosivo in quel cortile lei lo ha riferito nel corso di questo esame.
E' tornato anche sull'episodio del carico di sabbia alla Sabital, lei...
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... è in grado di risolvere questo dubbio che aveva formulato nel corso delle indagini preliminari, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni.
Ascoltando la domanda piuttosto articolata del Pubblico Ministero, credo di aver notato - e in tal senso formulo una opposizione che poi è anche un'attesa di riformulazione della domanda di per sé assolutamente pertinente - però mi sembra una specie di contestazione domandata o di domanda contestata.
Intendo dire: si è proceduto a leggere dei passi di un interrogatorio e di un terzo, del secondo e terzo. Del primo si è fatto solo un cenno per memoria.
Ora io credo che in questo possa consistere una contestazione. Allora chiederei che il Pubblico Ministero leggesse il passo rilevante anche dell'interrogatorio 31 agosto, così come ha fatto degli altri due.
PRESIDENTE: Bene. Se crede, se può, il Pubblico Ministero rintracci...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non c'è nessuna difficoltà. Per carità! Devo riprendere... Un attimo solo, eh.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, le leggo proprio le parole che lei pronunziò nell'interrogatorio del 31 di agosto - pagina 22 della trascrizione - a metà circa della pagina, dopo che le è stato chiesto se nel cortile c'erano altre persone oltre alla persona anziana, lei ha risposto testualmente: "No, non c'era nessuno. Ho scaricato questi pacchi, sono andato indietro, sono uscito dal cancello, me ne sono andato verso Firenze. Che quella volta sono andato a caricare alla Sabital della sabbia, che poi ho dovuto lasciare un semirimorchio là che l'ho sceso"
"A Massarosa?", le domanda il dottor Nicolosi.
"A Massarosa, sì. Ho sceso il semirimorchio là, dentro la ditta, che me l'hanno sceso con una gruetta, me l'ha sceso giù, ho caricato della sabbia e me ne sono andato a Genova e lì mi sono imbarcato poi per Palermo".
Ecco, quindi mi sembra così di aver letto testualmente tutte e tre le dichiarazioni precedenti che riguardavano questa vicenda della Sabital e quando si è verificata rispetto al primo trasporto di esplosivo per come raccontato da lei.
Ecco, allora, io le definizioni le amo tantissimo. Questa non so se sia una contestazione domandata, o una domanda contestata.
Io ho bisogno di sapere Carra, ecco, se la indicazione che lei dette la prima volta era una indicazione che lei conferma; se si rende conto, appunto, se ha presente di aver prima detto una cosa con carattere di certezza e poi di aver detto: 'no, sono incerto. Non ho sicurezza su questo punto'. E oggi, ricordate le sue precedenti dichiarazioni, che cosa è in grado di precisare.
Se ritiene di dover precisare qualcosa, non lo so.
IMPUTATO Carra P.: No, non lo preciso perché non lo ricordo se è stato esclusivamente in quel viaggio che sono andato là, alla Sabital.
E c'è in un interrogatorio mio, che più avanti si andava, io non ho mai confermato al cento per cento che è stato la mia presenza alla Sabital, proprio esclusivamente per il viaggio di via Ostiense.
E ancora oggi no me la sento di dire: 'sì, è vero', perché non lo sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in questo primo interrogatorio, Carra, lei, ad un certo punto, fece questa dichiarazione.
IMPUTATO Carra P.: Sempre del 31 agosto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo del 31 agosto. Lei fece questa dichiarazione così, come dire... La devo ritrovare, ho perso gli appunti. Casomai sono di là.
Mi guarda per cortesia, signorina, se ho lasciato gli appunti miei di là? Oppure se se li è presi lei.
Abbia pazienza, eh, d'altra parte ha ragione l'avvocato Cianferoni: che richiamo un verbale precedente, ho bisogno di farlo testualmente e non... Però, se non trovo gli appunti, non ritrovo la pagina del verbale.
A pagina 23 di questo interrogatorio della trascrizione, pagina 23, dopo che ha raccontato appunto, aveva finito di raccontare la storia anche di Massarosa - e infatti è nella pagina successiva - lei dice:
"Dopo qualche, una settimana, sono arrivato a Palermo. Sono passati dei giorni. Dopo una settimana ho rivisto Lo Nigro che..."
Il dottor Nicolosi si inserisce e le chiede:
"Dopo l'attentato a Costanzo?"
Lei risponde: "Sì, dopo. Dopo qualche settimana, dieci giorni, così, ho visto quei... Barranca in giro e anche Lo Nigro. Niente, non mi spiegavano niente. Io aspettavo, chiedevo qualche cosa di soldi, perché avevo bisogno. Però non me ne hanno dati. Mi dicevano sempre: 'li dobbiamo ritirare i soldi, dobbiamo vendere l'hashish poi si vedrà'....". Ecco, e poi prosegue:
"Dopo giorni è venuto sia Cosimo, sia Barranca a casa mia, sempre in tarda sera, alle otto-otto e mezzo, a quest'orario qua. Sono entrati e mi hanno spiegato che dovevo fare un altro viaggio. Non ricordo bene se ho fatto prima. Confondo le date un po', non ricordo bene se ho fatto prima il viaggio a Firenze, o quello a Roma, a Milano. Però prima mi sembra - non vorrei sbagliare - l'ho fatto a Firenze".
Ecco, lei, in questo interrogatorio si sentì spontaneamente - perché si capisce dalla trascrizione - di fare questa precisazione:
"Non ricordo bene se ho fatto prima il viaggio a Firenze, o quello a Roma, a Milano. Però prima mi sembra - non vorrei sbagliare - l'ho fatto a Firenze".
Allora, tenuto conto di questa sua affermazione, tenuto conto di quello che ha detto davanti alla Corte in sede di esame, tenuto conto anche tutte le sue dichiarazioni su questo punto, ecco, com'è che lei, quando fu interrogato la prima volta, aveva il dubbio se fosse stato prima a fare il viaggio a Firenze, o il viaggio a Roma? Le domando.
IMPUTATO Carra P.: Ho precisato che non ero sicuro, perché ripeto, ho fatto tanti di quei viaggi che non... Anche se lei va a vedere, quando io ho iniziato ripeto a dire quello che avevo fatto e quello, dove mi sono trovato, ero in uno stato proprio a terra moralmente in tutti i punti di vista.
E ho sempre detto che non... Ripeto, ho fatto tanti di quei viaggi che non voglio sbagliare. Come infatti in certe cose sono sicuro e le dico: sono sicuro al cento per cento. Ma dov'è che non sono sicuro, ma non di averlo fatto, non sono sicuro a collocare come tempo.
Ma quello che ho detto e ho fatto, è lì.
Ho cercato in tutti i modi di ricostruirlo in tutti i minimi particolari, non aggiungendo o togliendo nulla, e più corretto possibile.
E ripeto oggi, davanti a tutti, dove non me la sento di essere sicuro e di dire: sono stato lì, o è stato il giorno tot, o il giorno dopo, io non me la sento di confermarlo. Perché non sono sicuro quello che ho fatto prima e quello che ho fatto dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa risposta che lei mi ha dato, Carra...
Formulo direttamente la domanda, sennò i difensori insorgono: lei ha presente - e comunque glielo faccio presente io, come si fa negli interrogatori, quindi in maniera formale e non discorsiva. In maniera formale - che, sempre nell'interrogatorio del 31 di agosto, sempre il primo, lei sul conto dell'epoca di questo viaggio con le tegole, lei si espresse in questo modo.
Ecco, io uno per uno, questi passaggi di questo verbale sul conto delle tegole, glieli faccio presenti, eh. E' bene che lei li abbia ben chiari.
Lei stava... A pagina 50 della trascrizione, risulta che lei sta raccontando del viaggio, quello che ha fatto a Roma, quello che fa nel periodo in cui sua moglie era a Milano per la questione della cognata, per la questione dell'investimento del bambino, l'avvocato che si era interessato, lei dice:
"Dico questo particolare perché c'era mia moglie a Milano, in questo viaggio. Ho caricato, è venuto Peppuccio di nuovo a darmi l'appuntamento al garage, ho ricaricato due ruote di queste qua, ho ricaricato di queste e mi hanno detto di farmi - arrivato a Roma - di telefonare sempre in quell'area di servizio".
Le chiede il dottor Nicolosi: "Telefonare a chi, scusi?"
"A Cosimo. No, alt, fermi, prima ho fatto il viaggio delle tegole. Prima di questo viaggio qua, comunque è stato prima o dopo il viaggio delle tegole, io dico tutti e due i viaggi per benino, ma poi non so di preciso se è stato prima, o dopo il viaggio delle tegole".
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma di quale viaggio parla dopo le tegole, prima o dopo?
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Carra, abbia pazienza. Mi lasci finire.
IMPUTATO Carra P.: Ah.
PRESIDENTE: Non ha finito.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, nello stesso interrogatorio, qualche pagina più avanti, a pagina 53 della trascrizione, ecco, dopo che il Pubblico Ministero dottor Nicolosi le chiede:
"Ma in questa villa, è quella che non è dello Scarano, quella non delle tegole, quindi, ci sarebbe stato prima o dopo del viaggio alle tegole? Ci sarebbe stato prima del viaggio alle tegole?"
"Sì".
"Quanto tempo prima?"
"Un paio di mesi. Un paio di mesi. Sia il caso... - e qui francamente... - all'anno prossimo di quell'anno".
"Cioè l'anno successivo?"
"Sì, le tegole le ho portato dopo un paio di mesi".
Ecco, qui, durante l'esame lei ha ricostruito tutta quella complessa vicenda mettendo in ordine il viaggio delle tegole, poi un successivo viaggio da Palermo a Roma con quello che succede.
Ecco, ora io lo devo far presente perché è mio dovere fare così, perché faccio questo mestiere, Ecco, nel primo interrogatorio lei non era sicuro se, mi pare si capisca da quelle dichiarazioni, non era sicuro se era stato prima o se era stato dopo. C'erano ragioni per pensare che era prima e c'erano ragioni per pensare che era dopo. Sostanzialmente era incerto, mi sembrava.
Invece qui al dibattimento i fatti lei li ha riferiti in una successione, diciamo, più sicura.
Ecco, allora come si spiega questa diversità tra l'incertezza di allora e la certezza che ha dichiarato lei con la quale, diciamo, al dibattimento ha ordinato nel tempo questi episodi?
IMPUTATO Carra P.: Con una differente, che parla sempre dell'interrogatorio degli inizi, del 31 agosto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io le ho contestato dei passaggi dell'interrogatorio del 31 di agosto, il primo suo interrogatorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Che piano piano ho cercato di ricostruire tutti i miei viaggi. Con una differenza: che magari con uno stato d'animo diverso di allora.
Poi io ho detto che, in quella occasione, quando dissi che è stato dopo il viaggio delle tegole, perché io a Giacalone, la prima volta lo vedo e lo conosco quando Giuliano me lo presenta per i problemi che io avevo per la nuova Sudferro.
Di cui, nell'arco dei discorsi, in ufficio alla Sudferro di Palermo con Pietro Diliberto, io e Giacalone, Giacalone gli dice a Diliberto che gli servo a loro che a me mi colpì, perché mi fece capire che era al corrente dei viaggi che io avevo fatto, e che gli servivo a loro e basta.
E Pietro Diliberto non ha detto più una parola.
Poi, dopo, non riesco a focalizzare il tempo giusto, ho avuto anche un incarico io da Giacalone. In compagnia di Dino Mangano che allora non conoscevo né per nome, né per niente, di cui mi diceva, prima all'inizio nell'autosalone di Giacalone, mi portò Giacalone dentro l'autosalone, che mi disse di rispondere bene a questa persona che mi voleva parlare.
Arrivò questa persona tutta ben vestita e in cravatta. Io non lo conoscevo. Di cui mi prospettò di fare, se io riuscivo ad andare col mio mezzo fuori, all'estero.
Io gli dissi che non avevo né mai andato all'estero e né licenze e né niente per potere andare all'estero.
Di cui mi ha incaricato di andare in un viaggio, senza parlare con nessuno, a Lorenteggio a Milano di cui avrei dovuto trovare il Giacalone.
Mi diedero i soldi per partire, il Giacalone. Io arrivai a Milano, ho ricevuto una telefonata alla mattina della mia presenza a Milano vicino al metro, metrò, dell'uscita a Lorenteggio, ho ricevuto la telefonata da Giacalone in cui mi diceva di andar via per i fatti miei che non si faceva nulla. Io sono andato a caricare in zona per la Nuova Sudferro. Mi recai a Palermo.
E quando incontrai Giacalone mi disse che aveva avuto nelle Calabrie un incidente con la sua auto, una Clio 16 valvole. Che poi io conosco e ho a che fare, diciamo, di presenza con Nino Mangano nel viaggio dell'hashish.
E l'ho visto in certe occasioni, accompagnavo a Giuliano nella bottega di Totò "Cacciatore". Ma solo di vista, non sapevo come si chiamasse.
Che poi, man mano, loro lo chiamavano Gesù a questa persona qua, "O' Signore" in dialetto. Le ho detto questo particolare di Giacalone alla parola detta a Diliberto dalla Sudferro perché mi colpì tanto, perché io non l'ho visto nei carichi, né in altre occasioni degli esplosivi a Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta Carra, questo episodio di Lorenteggio con questo contrordine telefonico datole da Giacalone, quanto tempo prima si verificò rispetto all'arresto di Giacalone? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Poco tempo, però non mi dica quando, perché non riesco: un mese, 20 giorni, un mese e 10 giorni, una settimana, non riesco a... Comunque non è stato lontano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora le fa qualche domanda il dottor Nicolosi, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei, per così dire, menzionato nel corso di queste giornate di esame diverse persone. Ora vorrei che lei desse alla Corte delle indicazioni di carattere generale, su queste persone. Cioè delle descrizioni, delle caratteristiche, dei luoghi dove abitano, se lei li conosce, e diciamo tutte quelle altre indicazioni di cui lei è a conoscenza. Queste persone lei le ha fatte conoscere alla Corte in contesti.
Ora, ecco, se lei può dare delle indicazioni specifiche su ciascuna di queste persone.
E inizierei, per l'appunto, dalla persona che lei ha chiamato prima con il soprannome e poi con il suo nome e cognome e cioè da Benigno.
Ecco, ce la vuol descrivere questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Benigno è di statura bassa, capelli corti, giovane, sui 20-25 anni. Abita a Misilmeri. Non posso dire altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa che attività svolge?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che abita a Misilmeri: c'è mai stato a casa sua?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta che ho accompagnato a Peppuccio Giuliano. Peppuccio... io lo chiamavo Peppuccio ma si chiama Giuseppe Giuliano, Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. C'era qualche ragione particolare per cui appunto Giuliano doveva andare a trovare questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Io non ricordo... un particolare che sono andato insieme a lui a Misilmeri un paio di volte nello stesso arco, perché lui, Giuliano parlo, cercava un consulente, o qualcosa del genere o aveva problemi con una villa che ha il padre su a Bolognetta. Però non so di che cosa hanno parlato, ripeto, perché in quella occasione si appartarono.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa per l'appunto se questa persona ha un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, "U' Picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Perché dice così?
IMPUTATO Carra P.: Io quando l'ho sentito solo per la statura si può mettere secondo me un soprannome simile.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a Barranca. Ecco, ci dà delle indicazioni su questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a Barranca lo vorrei ringraziare in particolare, comunque, lo volevo ringraziare in particolare se è presente.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza Carra, risponda...
IMPUTATO Carra P.: Scusatemi.
PUBBLICO MINISTERO: Risponda alle mie domande.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, vuol descrivere Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E' un ragazzo sui 30 anni, 35 anni. E' alto, è magro, capelli corti, di carnagione scura. E' vestito a nero perché gli è morta anni fa una sorella. Abita alla zona di piazza Guadagna, di fronte dove abita una mia sorella.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che lei conosce da molto tempo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire quanti anni?
IMPUTATO Carra P.: Mah, da tanti anni. Non riesco a dire neanche quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona ha un qualche, per così dire, soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quale?
IMPUTATO Carra P.: Ghiaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se dispone di qualche autovettura?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Aveva una Polo, poi l'ha cambiata negli ultimi tempi per una Micra. E la macchina di Totò quella rossa del viaggio che non ricordavo prima è una Micra rossa; e lui aveva una Micra grigia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a descrivere, per così dire, un'altra persona che lei più volte ha nominato e cioè Cosimo Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Cosimo Lo Nigro è basso come statura, un po' grasso... grasso, non proprio grasso, di corporatura abbastanza... non so la parola giusta come dire. Ha i capelli neri, abita in via Amedeo D'Aosta o viale dei Picciotti, perché sono due vie che fanno a incrocio però non so se lui è in via Amedeo D'Aosta o viale dei Picciotti. Abita sopra, che c'è lo stabile con la scuola sotto e lui abita sopra. Le abitazioni sono sopra una scuola.
Era fidanzato con la figlia di Giacalone. Ha in via Bergamo una pescheria. Aveva allora una Renault verde e una Clio.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se disponeva di qualche altro mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una motocicletta Transalp Honda.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se poi queste macchine era, per così dire, rimaste sempre le stesse?
IMPUTATO Carra P.: No, no, l'ha venduta una, mi sembra forse la Renault e ha preso una 106 rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, passiamo alla persona che lei ha indicato, diciamo alternativamente, col nome di Giuliano, poi di Peppuccio, poi di Olivetti. Quindi, chiamiamolo Giuliano. Ci vuol descrivere questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano è anche lui di bassa statura, non molto... non è né alto e né basso, è una statura normale come altezza. E' enorme, grosso. Lui abita in via Orsa Minore comunque Falsoniele, non vorrei sbagliarmi nella via, all'altezza di un ristorante, Sombrero.
E' sposato con la figlia di... comunque suo suocero abita dove c'è il magazzino dove c'era l'Ape di Lo Nigro, il magazzino di Lo Nigro, abita in questo stabile. Lavora nella pescheria di Tagliavia a piazza Sant'Erasmo. Suo padre è "U' postino", è un soprannome, il padre di Giuliano, Totò, abita in via Messina Marina, zona Sperone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il padre di Giuliano è persona che lei conosce?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto Totò, quindi Salvatore?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Detto?
IMPUTATO Carra P.: "U' postino".
PUBBLICO MINISTERO: Perché detto il postino?
IMPUTATO Carra P.: Perché lavora nelle poste e a volte l'ho accompagnato anch'io alla posta in via, nella zona delle case popolari allo Sperone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa che macchina ha, se ne ha, Giuliano? Se ne aveva all'epoca insomma della sua frequentazione?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano aveva un'Opel Corsa bianca, poi l'ha venduta. Aveva una Clio rossa. Il padre aveva una Renault 9. E negli ultimi tempi Giuliano aveva una Tipo bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stamani lei mi pare, in apertura d'udienza, ha citato Pizzo. Ecco, ci vuol parlare di questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Giorgio Pizzo è un metro e 70, sarà. Capelli corti. Lavora all'AMIA che c'è alla zona industriale Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Cos'è l'AMIA, Carra?
IMPUTATO Carra P.: E' una ditta dell'acquedotto, delle fognature. Che hanno fatto una specie di contratto insieme tra acquedotto e fognature. Comunque lui...
PUBBLICO MINISTERO: Sarà AMIA dalla sigla, potrebbe essere l'Azienda Municipalizzata?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Faceva il geometra dentro, in questa ditta, di cui un paio di volte io accompagnai Giuliano Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ce lo vuol descrivere Giorgio Pizzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un metro e 70, capelli corti. Abita in via Monte Federico, però non so se è la madre che ci abita qui e lui abita in un altro posto. Comunque io lo andai a trovare una volta con Giuliano, ma non sono salito a casa sua, sempre parlo della casa di via Monte Federico.
Ho avuto occasione di vederlo nel viaggio dell'hashish con dei guanti messi e il fucile Kalashnikov nelle mani, nel primo viaggio che ho fatto dell'hashish da Carini-Palermo, Palermo-Milano. Che nelle stesse condizioni c'era lo Spatuzza, con i guanti quelli plastificati dove mi colpì che mi dissero che se avevo avuto un fermo di non scendere dal camion che ci avrebbero pensato loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi stamani, mi scusi Carra, lei stamani spontaneamente mi pare, in apertura di udienza ha riferito circostanze relative a Pizzo, che non aveva riferito nei precedenti esami.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io Pizzo lo conobbi come Giorgio, non sapevo che si chiamava Pizzo, nel primo carico di esplosivo che ho fatto nel mio garage, insieme a Lo Nigro e a Barranca. Poi non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non l'ha più visto durante questi trasporti di cui abbiamo parlato diciamo nei giorni scorsi. L'ha rivisto in questa occasione dell'hashish da Carini a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No, ho avuto altre occasioni da vedere... Diciamo che incomincio a praticarlo dall'estate '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ed ha rapporti con Giorgio Pizzo diciamo dall'estate '94 in avanti e Giorgio Pizzo aveva rapporti con le altre persone che abbiamo sin qui menzionato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Passiamo ora a un'altra, a descrivere... Senta, che, per completare su Pizzo, sa se aveva un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, aveva un soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda qual'era questo soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sto cercando di ricordarlo, non mi viene in mente. "Topo Gigio", mi sembra. Almeno di quello che ho sentito io una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a Spatuzza.
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza è un metro e 75, capelli corti, fisionomia, carnagione chiara. Di statura abbastanza robusta. Abita in via Monte Federico, all'inizio.
Anche lui era in possesso di una motocicletta, perché lo vedevo spesso con una motocicletta. Negli ultimi tempi cambiò tante macchine, che le cambiava con Betta e Maurizio, sono due persone che curavano la latitanza di questa persona. Poi cambiò e aveva una Panda verde.
Anche lui era nelle condizioni di Giorgio Pizzo nel momento in cui si caricava quell'hashish. E' stato proprio a lui a dirmi se avevo un fermo di non scendere dal camion per nessun motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Carra, le chiederei di dettagliare una sua affermazione a proposito di Trombetta: lei ha detto curava la latitanza di Spatuzza. C'era qualche fatto concreto particolare che le fa rendere questa dichiarazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo vuol riferire alla Corte?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lui da latitante mi contattò Maurizio, diciamo il socio di questo Trombetta e mi portò in una trattoria in viale Regione Siciliana, dentro lì, che c'era lo Spatuzza che mi voleva parlare. Entrai dentro e trovai Trombetta, un'altra persona che col tempo ho capito che era il Buffa; era un ragazzo che io ho visto un paio di volte in via Oreto, però non sapevo come si chiamasse e questo Maurizio.
In questa occasione lui era preoccupato sulle telefonate, di cui io gli dicevo che io non mi ricordavo di una telefonata...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, scusi Carra, vuol far capire alla Corte cosa significa che Spatuzza era preoccupato delle telefonate e ne parlava con lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente era preoccupato sulla telefonata da me ricevuta lì a Firenze, a Prato, nell'occasione del trasporto di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, questa telefonata da quale apparato cellulare era partita? Questa che lei aveva ricevuto?
IMPUTATO Carra P.: A come ho potuto capire, che mi viene in mente adesso, era il suo cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il cellulare di Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Che ce l'aveva con Barranca perché dice che è stato il Barranca a chiedergli di telefonarmi.
PUBBLICO MINISTERO: A chiedere a chi, scusi?
IMPUTATO Carra P.: A Spatuzza di telefonarmi.
PUBBLICO MINISTERO: A Spatuzza o a Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: Praticamente, a me mi telefonò Lo Nigro.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, opposizione. Opposizione da parte dell'avvocato Cianferoni perché mi sembra suggestiva la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, bene. Sì, perché suggestiva?
AVV. Cianferoni: Perché pone un'alternativa. La domanda poteva essere posta: a questo signor Spatuzza o ad altri? Per dire, no? Si pone un'alternativa.
Sulla suggestività delle domande, cioè sulla categoria della suggestività come spendibile anche in sede di esame dell'imputato, perché già l'altra volta avevo fatto questo tipo di eccezione, il Pubblico Ministero sostenne che verso l'esame dell'imputato non fosse comparabile la categoria della suggestione.
Invece ricordo a me stesso che le norme di cui agli articoli 468 e 499: si possono e si devono applicare anche in sede di esame delle parti private e in questo senso mantengo l'opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: Vorrei solo sapere, avvocato, se ce lo spiega: in che senso la domanda sarebbe suggestiva? Perché in realtà, mi scusi, mi pare, posso avere capito male, che il Pubblico Ministero abbia chiesto una precisazione: se la famosa telefonata sarebbe stata fatta da Spatuzza o da Lo Nigro.
AVV. Cianferoni: Eh, suggerisce la risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, avvocato Cianferoni, forse...
AVV. Cianferoni: Suggestiva in questo senso.
PUBBLICO MINISTERO: Forse è... non è nemmeno. E' di chiarificazione rispetto a una, anche fra l'altro, a una precedente affermazione fatta al dibattimento da Carra. Perché Carra ci ha riferito che in occasione di quegli spostamenti aveva ricevuto la telefonata nella notte da Lo Nigro.
Quindi, siccome si parla di una telefonata ricevuta sul cellulare, se per caso, invece che Spatuzza a telefonargli era stato per l'appunto il Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io stavo finendo di spiegare...
PRESIDENTE: Mi scusi ma non riesco a capire dove ci sia...
AVV. Cianferoni: Presidente, l'opposizione...
PRESIDENTE: Avvocato.
AVV. Cianferoni: ... la mantengo nei termini per prima detti e poi, insomma, questo è quanto.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, qui si tratta di capire se una certa attività sarebbe stata svolta da un imputato o da un altro imputato. Non riesco a capire dove sia la suggestione. Si chiede semplicemente all'interrogato, all'esaminato di essere preciso - se è in grado di essere preciso - perché ovviamente la questione va contestata a suo tempo casomai all'uno o all'altro. Non riesco a capire dove ci sia suggestione.
AVV. Cianferoni: Va bene Presidente, io mantengo ferma...
PRESIDENTE: E' in grado di rispondere?
IMPUTATO Carra P.: Certo. Non mi hanno fatto finire di spiegare. Stavo spiegando...
PRESIDENTE: Ora finisca.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci mancherebbe altro. Io stavo spiegando che lui si lamentava, perché siccome non è successo una volta sola che Spatuzza mi contattò da latitante per avere anche spiegazioni su questa telefonata di cui io gli dicevo a lui io non me la ricordo questa telefonata e lui era sempre preoccupato. E si lamentava che questa telefonata da me ricevuta è stata fatta nell'insistenza del Barranca.
Poi a me le telefonate, io da Spatuzza personalmente non le ho mai avute. Però lui in queste due, tre volte, occasioni, perché sono stato anche in un altro posto da lui latitante, che mi contattò, vicino Gibili Rossa, zona Ciaculli.
PRESIDENTE: E insomma, sostanzialmente gli continuava a contestare questa telefonata...
*IMPUTATO Carra P.: Che io gli dicevo non me la ricordo questa telefonata.
PRESIDENTE: Bene. Faccio presente che sono quasi le ore 19.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, con questa carrellata stiamo quasi concludendo, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Forse è il caso che il Presidente ci dica...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che programmi...
PRESIDENTE: Noi avremmo idea che la giornata è stata abbastanza intensa, cosa che mi fa piacere, ma ci sono i Giudici Popolari che cominciano a non poterne più.
PUBBLICO MINISTERO: Io Presidente penso che...
PRESIDENTE: Dica lei.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo interesse a farlo con la massima...
PRESIDENTE: Con calma.
PUBBLICO MINISTERO: ... precisione.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire, chiudere di fretta l'esame non avrebbe senso.
PRESIDENTE: Benissimo, riprendiamo domattina alle 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente no, mi scusi tanto.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Non la voglio mettere in mora, non ci penso nemmeno, tantomeno la Corte. E' semplicemente, se il Presidente più o meno dà la coordinata di ordine temporale, dice: stiamo qui un altro quarto d'ora, stiamo qui un'altra ora, varia anche...
PRESIDENTE: Stiamo qui altri 10 minuti.
PUBBLICO MINISTERO: E allora forse conviene aggiornarci senz'altro perché...
PRESIDENTE: A domani mattina.
PUBBLICO MINISTERO: 10 minuti servirebbero soltanto per fare...
PRESIDENTE: No, ma io mi rendo conto...
PUBBLICO MINISTERO: ... un altro piccolo passo avanti e non concluderemmo l'opera.
PRESIDENTE: Io non ho posto limiti di tempo né al Pubblico Ministero, né lo porrò ai difensori. Sono cose talmente delicate che hanno bisogno del tempo che occorre.
Però c'è da tener conto anche delle abitudini, delle capacità di resistenza, della capacità di attenzione della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Non so cosa pensa di fare il dottor Nicolosi: utilizzare questi altri 10 minuti?
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo una rassegna delicata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi forse è meglio fermarsi qui Presidente, anche il dottor Nicolosi...
PRESIDENTE: Riprendiamo domattina alle ore 09.00.
AVVOCATO Florio: Chiedo un secondo soltanto, per chiedere non tanto alla Corte ma al Pubblico Ministero se ci può, bene o male, indicare quanto ancora durerà l'esame. In quanto è interesse, quantomeno di questa difesa, naturalmente avere le trascrizioni complete per potere porre in essere un controesame...
PRESIDENTE: Dovete anche tenere conto che anche le trascrizioni hanno dei tempi tecnici che possiamo restringere ma non oltre un limite.
AVVOCATO Florio: No, è ovvio. Appunto per questo. Diciamo chiarissimamente, è interesse almeno di questo difensore e parlo soltanto a titolo personale ovviamente, effettuare il controesame o nella giornata di sabato o di lunedì.
PRESIDENTE: Avvocato guardi, il controesame lo inizieremo non appena il Pubblico Ministero avrà terminato. Perché ci saranno suoi colleghi in grado di poter intervenire, io penso, anche subito. Ci saranno altri come lei che chiederanno... tanto non siete pochi, non credo che siano controesami rapidi e quindi lei avrà tutto il tempo di avere le registrazioni con tutto quello...
AVVOCATO Florio: Per questo chiedevo al Pubblico Ministero più o meno quanto...
PRESIDENTE: Se ce lo può dire, siamo felici anche noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io penso di poter indicare in un'oretta ancora, la conclusione del discorso.
PRESIDENTE: Un'oretta. Purtroppo l'oretta ce la facciamo domani mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo. E' quello che suggerivo anch'io a questo punto.
PRESIDENTE: Va benissimo. Allora riprende l'udienza domani mattina, ovviamente l'udienza prosegue anche sabato perché qui bisogna utilizzare tutti i tempi possibili.
Buonasera. Traduzione degli imputati detenuti.