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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan e Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Presente Cianferoni, anche per l'avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Barranca: rinunciante. Avvocato Barone, sostituito dall'avvocato... o è di fiducia anche lei per Barone?
AVV. Cianferoni: Sono di fiducia anch'io per Barranca, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Per Barranca allora l'avvocato Cianferoni, presente.
Benigno: rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, sostituito dall'avvocato Falciani che è presente.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Calabrò Gioacchino: è presente oggi? Rinunciante. Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini e avvocato Cianferoni, sostituto processuale, che è presente.
Cannella Cristoforo: rinunciante. Avvocati Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituiti?
AVVOCATO Rocchi: Presente avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Rocchi.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai. Sostituito, avvocato Batacchi?
AVVOCATO Batacchi: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Di Natale: contumace. Avvocato Di Russo, avvocato Gentili, avvocato Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. Sostituiti...
AVVOCATO Falciani: Falciani in sostituzione, Presidente.
PRESIDENTE: Falciani in sostituzione.
Frabetti Aldo: è presente? Rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Giacalone Luigi: è presente. Avvocato Dieci, avvocato Bennati, avvocato Florio. Non c'è nessuno di loro? Sostituiti dall'avvocato Roggero, va bene?
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Pepi, che non c'è. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. Sostituito...
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno. E' presente l'avvocato Gramigni.
Grigoli: latitante. Avvocato Stefani.
AVVOCATO Bettini: Sì, ci sono io, Bettini.
PRESIDENTE: Bettini?
AVVOCATO Bettini: Sì.
PRESIDENTE: Ma ha una nomina o...
AVVOCATO Bettini: No, di ufficio.
PRESIDENTE: Di ufficio. Temporanea?
AVVOCATO Bettini: Sì, sì, d'ufficio temporanea.
PRESIDENTE: Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, che non c'è. Sostituito da avvocato Rocchi?
AVVOCATO Rocchi: (voce fuori microfono)
Sì Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Mangano Antonino: è presente? Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti da? Avvocato Falciani?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi, benissimo.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio: rinunciante. Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni? Grazie.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: ... Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai e Roggero, che è...
AVVOCATO Roggero: Avvocato Roggero, presente.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, sostituito dall'avvocato Batacchi che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Avvocato Cianferoni in sostituzione provvisoria.
Devo comunicare che la Corte il 29 gennaio scorso aveva deciso di acquisire presso il CED del Ministero di Grazia e Giustizia i dati sui periodi di carcerazione sofferti nell'ultimo decennio dal Ferro. Ci eravamo dimenticati di comunicarvelo in quel momento, vi chiediamo scusa, lo facciamo ora e quindi a questo punto possiamo leggere l'ordinanza della Corte sulla capacità processuale di Ferro Giuseppe.
"La Corte di Assise, sulla capacità processuale di Ferro Giuseppe, sentiti i periti, i consulenti di parte, il P.M. e i difensori, tenuto conto delle posizioni testimoniali di alcuni agenti di custodia, Patti Vincenzo, Brozzolo Marco, Aliberti Salvatore, nonché dell'imputato di reato connesso Bono Pietro - verbale del Tribunale di Trapani 07/11/96 -; tenuto conto altresì delle notizie ricevute vai fax dalla Casa Circondariale di Parma, nonché dai dati forniti dal CED del Ministero di Grazia e Giustizia sui periodi di carcerazione sofferti nell'ultimo decennio dal Ferro, osserva:
I Periti nominati dalla Corte hanno concluso affermando come maggiormente probabile l'esistenza nel Ferro di un disturbo fittizio con perdita della capacità processuale. Tale affermazione è fondata su rilievo obiettivo dell'esistenza nel Ferro di un disturbo piramidale che importa una deficienza lieve nella mobilità dell'arto inferiore destro, nonché di una positività del Babinsky nello stesso arto. Tuttavia irrilevanti per quanto attiene alla capacità di intendere e di volere processuale, così come la cirrosi epatica di cui il Ferro è portatore.
Tuttavia i periti hanno ritenuto che molto verosimilmente il Ferro abbia assunto il ruolo del malato di mente con posizione perennemente sdraiata, mutagica e assente - almeno all'apparenza - tutto quanto avviene intorno a lui, per rispondere all'idea popolare che in tale maniera pensa debba comportarsi chi sia affetto da una malattia mentale. E' certo che tale interpretazione è stata favorita dalle prime perizie psichiatriche espletate sul Ferro negli anni a partire dal 1989, perizie che nel tempo si sono dimostrate del tutto prive di ogni fondamento concreto. Tanto che negli ultimi anni sono state raggiunte dai periti nominati da diverse Autorità Giudiziarie, conclusioni dell'esistenza nel Ferro di un disturbo fittizio senza perdita della capacità processuale.
Secondo i periti nominati da questa Corte, secondo gli stessi consulenti designati dalla difesa degli imputati, con l'andare degli anni l'assunzione di quel ruolo avrebbe creato nel Ferro uno stato di coazione per cui quel suo atteggiarsi non è più frutto di una libera scelta, ma del soggiacere a tale costrizione pressoché inconscia.
Tale valutazione raggiunta dai nostri periti come una scelta probabilistica preferibile e più convincente rispetto all'altra ipotesi di vera e propria simulazione. Anche perché gli stessi periti di ufficio, concordemente ai consulenti di parte sentiti dalla Corte, hanno dato per scontato che quanto accertato in relazione al Ferro può essere interpretato esclusivamente o come un disturbo fittizio ovvero come una simulazione.
Le conclusioni dei periti Pazzagli e Marchi, nel senso sopra indicato, sono state sostanzialmente suffragate sulla base di due considerazioni fondamentali: da un lato l'impossibilità di ritenere plausibile e credibile il mantenimento di una simulazione così completa e ininterrotta per circa otto anni; dall'altro perché si deve ritenere irrazionale la possibilità che un essere umano si sottoponga a un sacrificio quale quello che comporta l'assunzione dell'atteggiamento adottato dal Ferro in rapporto ad un beneficio trascurabile, posto che, secondo i periti, tale atteggiamento sarebbe stato assunto dall'imputato nel 1989 quando egli era ormai vicino alla fine dello stato di detenzione per fine pena.
Tuttavia va sottolineato come tali premesse ad un esame approfondito si sono rivelate erronee perché il dato sulle carcerazioni sofferte negli ultimi anni dal Ferro, come emerge dall'attestazione del CED del Ministero di Grazia e Giustizia del 29 gennaio '97 richiesta da questa Corte, dimostra che Ferro Giuseppe, nato ad Alcamo il 05/01/42 è stato scarcerato il 24/06/89, è rientrato in carcere i primi del dicembre '92 per rimanerci fino al 29 aprile '93; è stato in carcere sei giorni nell'ottobre '94, ci è ritornato il 14/04/95 in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa in relazione, emessa nel presente procedimento.
Di conseguenza, salvo cinque mesi tra fine '92 e aprile '93, il Ferro è rimasto fuori dal carcere pressoché ininterrottamente dal giugno '89 all'aprile '95.
Il rilievo più importante di tutto ciò consiste nel fatto che il Ferro può dirsi di avere assunto con certezza l'atteggiamento che oggi tiene non più da otto anni ma solo dall'aprile '95, anche perché solo i congiunti hanno riferito ai periti che tale modo di atteggiarsi era tenuto dal Ferro anche quando viveva con i familiari, vale a dire per un lasso di tempo compatibile con le capacità di resistenza della persona umana. Tenuto conto del fatto che anche in carcere il Ferro non era sicuramente controllato in continuazione.
Alla luce di tali dati, il calcolo tra vantaggi e svantaggi dell'atteggiamento assunto, fa pendere sicuramente la bilancia nel senso di poter ritenere apprezzabile il sopportare sacrifici anche gravi in vista di allontanare da sé gli esiti di un procedimento nel quale si sia accusati di ben sette stragi.
A questo punto le conclusioni raggiunte dai periti di ufficio si dimostrano prive di accettabili premesse, laddove invece non possono non essere rimarcati i dati che si ricavano dalla stessa relazione peritale sulla constatazione che il Ferro presenta toni muscolari nella norma - salvo una modesta ipotrofia diffusa delle masse muscolari - e la totale assenza di qualunque pur modesta insorgenza di piaghe da decubito, dati che caratterizzano in modo irrefutabile la condizione di chi rimane a letto per lunghissimi periodi.
Inoltre sono state raccolte dalla Corte le deposizioni di agenti di custodia che hanno avuto occasioni in tempi recenti di osservare il Ferro in cella pressoché all'improvviso, cioè quando riteneva di non essere osservato. Più che la posizione eretta o seduta dallo stesso assunto, il fatto che sia stato colto nell'atto di mangiare autonomamente, viene imboccato sistematicamente, ha indubbio rilievo il fatto che il Ferro in ogni occasione in cui viene colto in atteggiamento che non è quello passivo, supino, a occhi chiusi sistematicamente tenuto, si affretta a ributtarsi sul letto, a sdraiarsi, a chiudere agli occhi non appena si accorge di essere osservato.
Resta ancora da sottolineare che non risulta aver mai dato il Ferro segni di vertigini e o la incapacità a tenere l'assazione eretta come di solito succede a chi permane a letto per periodi anche brevi, figurarsi quindi per lunghi periodi.
A tutto ciò va aggiunto, e non può essere sottaciuto, quanto emerge dalle dichiarazioni fatte davanti al Tribunale di Trapani dall'imputato di reati connessi Bono Pietro, secondo il quale egli ebbe, quantomeno nel settembre scorso, ripetuti colloqui con il Ferro nel Centro Clinico del carcere di Parma, aventi ad oggetti contatti con soggetti esterni al carcere.
Va precisato che la direzione del carcere di Parma, a richiesta di questa Corte, ha comunicato in effetti in periodi specifici dell'estate '96 sia il Ferro Giuseppe che il Bono Pietro sono stati ospiti del Centro Clinico di quello stabilimento penale e che durante i periodi di socialità, generalmente coincidenti con la domenica, il Bono aveva fatto visita nella cella in cui questi si trovava.
Sulla base di tale conferma si può ritenere che le dichiarazioni del Bono siano attendibili anche perché coerenti con quelle degli agenti di custodia sentiti perché le dichiarazioni concorrono nel descrivere il Ferro in modo univoco, perfettamente compatibili anche con i dati oggettivi, relativi alle condizioni fisiche del Ferro in precedenza sottolineate.
Tutto quanto premesso impone a questa Corte di condividere la valutazione del professor Cabras, CT nominato dal P.M. e cioè ritenere che appare più verosimile ritenere il Ferro autore di una studiata simulazione piuttosto che affetto da disturbo fittizio. Il che contiene in sé una chiara affermazione della di lui capacità processuale.
Per quanto riguarda infine la capacità di intendere e di volere del Ferro va detto che nessun consulente e perito ha mai adombrato in questo procedimento alcune infermità che faccia propendere per l'incapacità.
Sciogliendo la riserva sulla richiesta di arresti domiciliari, la Corte ritiene di rigettare l'istanza perché non sono stati acquisiti ad oggi elementi nuovi rispetto a quelli esistenti al momento dell'applicazione della misura cautelate in atti, sia in ordine alla gravità degli indizi che in ordine alle esigenze cautelari.
Va anche sciolta la riserva di questa Corte in ordine alle prove proposte della difesa del Ferro sulla fase preliminare del giudizio. Tali prove non sono ammissibili laddove si chiede di dimostrare atteggiamenti e comportamenti del Ferro in punto di capacità processuale o di capacità di intendere e di volere alla luce di quanto sopra documentato.
In ordine invece ai fatti di causa, esclusi i testi già sentiti, appare ammissibile l'esame dei collaboratori di giustizia a partire dal numero 55 al numero 64 dell'istanza, il controesame dei testi indicati dal P.M., l'esame del coimputato Ferro Vincenzo e del coimputato Messana Antonino. Perché relativi al merito dell'imputazione all'accertamento della responsabilità penale del Ferro.
Per questi motivi dichiara Ferro Giuseppe pienamente capace di partecipare attivamente al presente dibattimento, nonché capace di intendere e di volere anche all'epoca dei fatti, non ricorrendo allo stato i presupposti del proscioglimento ex articolo 129 C.p.p.
Respinge l'istanza di arresti domiciliari proposta nell'interesse del Ferro. Ammette le prove difesa, nei limiti come sopra indicati, proposte dal difensore del Ferro".
A questo punto il Pubblico Ministero può cominciare a chiamare i testi.
Possiamo cominciare a chiamare?
PUBBLICO MINISTERO: Certo Presidente.
Allora, innanzitutto devo far presente alla Corte che tra i testi che oggi avevamo indicato due non sono presenti perché hanno addotto gli impedimenti, sono ammalati.
Quindi possiamo iniziare dall'esame stamattina del dottor Fulvi.
PRESIDENTE: Dottor?
PUBBLICO MINISTERO: Fulvi.
PRESIDENTE: Potrebbe dirci per cortesia il P.M. tra quali testi o consulenti viene indicato? O in quale capitolo delle indicazioni viene compreso?
PUBBLICO MINISTERO: Nella parte iniziale della lista Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Fulvi fra l'altro l'abbiamo già sentito...
PRESIDENTE: Già sentito?
PUBBLICO MINISTERO: ... per via Fauro.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha ragione, l'avevamo già sentito, sì.
Vuole dire il suo nome... Ah no, lei ha già giurato.
*TESTE Fulvi: Già ho giurato, sì.
PRESIDENTE: Perlomeno fatta la dichiarazione di assunzione di responsabilità. La richiamo a quel punto. Il suo nome è Fulvi Marcello, vero?
TESTE Fulvi: Esatto.
PRESIDENTE: Può rispondere.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Fulvi, lei in occasione dell'altro esame ha già precisato che la sua qualifica nell'ambito dell'amministrazione di Polizia all'epoca di questi fatti era quella di dirigente della DIGOS della Questura di Roma.
TESTE Fulvi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, premesso che quanto lei ha per così dire accertato personalmente, tramite il personale alle sue dipendenze anche in relazione di questi fatti di cui andiamo ad occuparci, nasce da questa sua investitura istituzionale. Devo chiederle alcune domande, devo porle alcune domande.
Cominciamo a dire se lei ha avuto una cognizione anche personale dei fatti accaduti nella notte tra il 27 ed il 28 luglio del '93.
TESTE Fulvi: Sì, ero presente sul posto poco dopo le esplosioni, con personale dipendente costituito da personale...
PRESIDENTE: Un po' più vicino al microfono per favore.
TESTE Fulvi: Mi sono portato sul posto poco dopo le due esplosioni, ho effettuato un sopralluogo sia in piazza San Giovanni che presso la chiesa di San Giorgio al Velabro. Nella circostanza ho avuto l'immediata disponibilità di circa 20 tra ufficiali e agenti di Polizia Giudiziaria del mio ufficio che spontaneamente, prima ancora di essere rintracciati presso le proprie abitazioni, erano convenuti o in ufficio o direttamente sul luogo delle esplosioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Fulvi, siccome gli episodi appunto furono due nel corso di quella notte, il personale della Polizia di Stato, almeno il personale che dipendeva da lei, si è occupato oltre che nelle primissime fasi, anche nel prosieguo di entrambi gli attentati? Ovvero c'è stata una divisione in qualche modo di attribuzione di compiti?
TESTE Fulvi: Inizialmente, come ho già detto, personalmente con i miei collaboratori mi sono recato in ambedue i posti e ho dato disposizioni per rintracciare il maggior numero possibile di testi, o di persone comunque in grado di dare elementi utili a una ricostruzione dei fatti. Tant'è che abbiamo assunto nella stessa nottata a verbale un certo numero di persone presenti sia in piazza San Giovanni, sia in prossimità della chiesa di San Giorgio al Velabro.
Sotto il profilo tecnico, dopo una prima fase iniziale di verifica dei luoghi, si è convenuto che l'attività di Polizia Scientifica fosse svolta in piazza San Giovanni da personale specializzato dell'Arma dei Carabinieri, mentre la chiesa di San Giorgio al Velabro da personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica della Questura di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però...
TESTE Fulvi: In piena intesa questo.
PUBBLICO MINISTERO: ... ho ragione di ritenere che almeno la prima fase lei abbia cercato di raccogliere notizie...
TESTE Fulvi: Certo. Il più possibile completo, atteso che d'altra parte la pressoché simultaneità degli eventi faceva ritenere che fossero in qualche modo collegati.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottore, lei potè rassegnare in tempi ristretti, oltre alla pura e semplice notizia del fatto, ma anche qualche elemento caratterizzante per la ricostruzione del fatto al Pubblico Ministero che si occupava delle indagine, cioè dire il Pubblico Ministero di Roma?
TESTE Fulvi: Sì, beh, demmo indicazioni su alcune testimonianze utili che ci indicavano presenza di autovetture sospette, soggetti che si allontanavano da piazza San Giovanni in particolare, in modo oltremodo sospetto nell'immediatezza, poco prima dell'esplosione.
Questo in base a delle testimonianze raccolte sul posto, verbalizzate in ufficio e poi successivamente trasmesse formalmente alla Procura della Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era il dato investigativo che emergeva da queste testimonianze.
TESTE Fulvi: Il dato investigativo che emergeva era che in piazza San Giovanni erano state notate due autovetture, ambedue marca FIAT tipo FIAT Uno, giungere sul posto. Una rimanere laddove si è verificata l'esplosione, e quindi è stata identificata poi come l'autobomba. Prima dell'esplosione da questa autovettura scendeva una persona che saliva sulla seconda vettura, con la quale si allontanava piuttosto rapidamente, tanto da suscitare qualche gesto di riprovazione e di protesta da parte di un gruppo di persone, camperisti per l'esattezza, che per consuetudine il martedì sera si riunivano in quella piazza per programmare gite turistiche ed altre iniziative del genere.
Poi subito dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda, dottore, i nomi di queste persone che vi fornirono queste prime indicazioni?
TESTE Fulvi: Bertarelli, Vernile.
PUBBLICO MINISTERO: Bastianelli forse.
TESTE Fulvi: Sì, forse.
Poi nelle note di ricerche di allertamento che tramite la sala operativa fu data a tutto il personale di Polizia in servizio quella notte, ci consentì di rinvenire rapidamente una vettura parcheggiata in modo anomalo, in prossimità dello scalo di San Lorenzo, località che dista da San Giovanni, a quell'ora, d'estate, non più di cinque minuti di percorso. Vettura che si presentava con il lampeggiatore, l'indicatore di direzione ancora in funzione e il cui sportello lato guida non era chiuso a chiave. Nonostante si trattasse di un quartiere che presenta una concentrazione di media-piccola criminalità piuttosto elevata e laddove è estremamente rischioso parcheggiare una vettura che non abbia un antifurto, o comunque in condizioni di semiabbandono.
Il tipo di vettura, la marca, il colore faceva ritenere nell'immediato che potesse essere quella notata allontanarsi da piazza San Giovanni dai testimoni, con a bordo anche il soggetto sceso dalla vettura poi esplosa. Tutto nell'immediatezza diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo fu un collegamento...
TESTE Fulvi: Nelle prime ore di accertamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fu un collegamento, che sia pure...
TESTE Fulvi: Beh, in un primo momento era un collegamento...
PUBBLICO MINISTERO: ... con quel margine...
TESTE Fulvi: ... intuitivo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Voi riteneste di dover leggere l'episodio minore in eventuale rapporto all'episodio maggiore?
TESTE Fulvi: In relazione a quello maggiore. Ci fu anche la constatazione e la verifica immediata che quell'autovettura era provento di furto e quindi ben poteva collegarsi una vettura rubata a un'operazione del genere, di quella portata a termine.
PUBBLICO MINISTERO: Da quello che sta dicendo appunto apprendo che fu possibile in tempi brevi identificare la provenienza di questa macchina abbandonata all'altezza dello scalo San Lorenzo.
TESTE Fulvi: Sì, da un semplice riscontro fatto tramite...
PUBBLICO MINISTERO: E per quanto riguarda l'altra vettura, quella vettura che invece era rimasta sulla piazza, parliamo sempre di San Giovanni al momento. Ugualmente fu possibile addivenire ad una identificazione e sulla base di cosa?
TESTE Fulvi: Il rinvenimento della targa che era pressoché integra e consentiva una lettura pressoché totale della targa stessa e quindi dal riscontro con i terminali risultava anch'essa pertinente, una vettura provento di furto.
Peraltro in San Giorgio al Velabro, sempre in sede di sopralluogo, furono rinvenuti parti di targa e di un libretto di circolazione parzialmente sbruciacchiato, ma non al punto di impedirne la lettura dei dati essenziali. E quindi anche l'altra autovettura usata come autobomba a San Giorgio al Velabro risultava provento di furto.
Questo tipo di coincidenze, insomma, fece pensare a un unico contesto criminale in cui erano state utilizzate queste vetture, tutte rubate nei due giorni immediatamente precedenti le esplosioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottore, faceste degli accertamenti anche sul conto degli intestatari, oltre che dei possessori di queste tre vetture?
TESTE Fulvi: Certo. Beh, è una prassi cautelativa naturalmente per verificare un pochino eventuali possibili connessioni tra coloro che utilizzano le vetture e poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con che tipo di risultato sotto questo profilo?
TESTE Fulvi: Risultati negativi, non emerse nulla che potesse generare sospetti sui titolari delle vetture o su chi le usava insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Trovandovi alle prese con questi due episodi, lei ritenne di proporsi investigativamente un tema o più temi che tenessero conto anche di quanto accaduto nella stessa notte a Milano?
TESTE Fulvi: Mah, il collegamento con quanto apprendevamo da Milano, che era accaduto poco prima, ci risultò diciamo di tutta evidenza. Non era mai accaduto che in questo paese si verificassero contestualmente fatti così gravi, a Milano vi furono anche delle vittime, e che questi fatti non avessero un intimo collegamento tra di loro insomma. Anche nell'esperienza investigativa, nei settori dell'eversione o comunque criminali in genere. Di norma, quando si verificano fatti di un certo tipo contestualmente, anche se in località diverse, viene immediatamente da pensare che siano legati in un'unica strategia insomma.
Peraltro era pressoché immediato anche il collegamento con l'attentato di via dei Georgofili dove pure era stato usato esplosivo in quantità notevole, con effetti devastanti e anche a quello precedente di via Fauro a Roma dove fortunatamente non si erano registrate vittime, ma per una mera coincidenza fortunata, ne sarebbero potute essere molte insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, assumere questo parametro, o questo criterio di orientamento investigativo costituito appunto dalla coincidenza in termini temporali, in qualche caso anche dalla concomitanza spaziale, ecco, fu una, ripeto, un'operazione che nell'ambito dell'amministrazione di Polizia fu considerata la più corretta e fu considerato unitariamente? O fu un po' il punto di vista del dirigente della DIGOS della Questura di Roma?
TESTE Fulvi: No, no. La mia ipotesi fu condivisa nell'immediato dai vertici della Polizia presenti. Ricordo che quella sera arrivò sul posto anche l'allora capo della Polizia, oltre ovviamente al questore e così via.
E poi lo dimostra una circostanza: che pure essendomi assunto nell'immediato, l'onere, anche per disponibilità di uomini e mezzi di procedere ai primi rilievi, alle prime verbalizzazioni, però concordammo che tutte le informative fossero redatte a firma congiunta, dirigente Squadra Mobile, dirigente DIGOS. Perché, insomma, ci sembrava che la questione avesse una matrice di criminalità organizzata.
Però, per una questione di importanza della vicenda, la DIGOS non poteva certo sottrarsi ad un concorso nelle attività di indagine, anche ulteriore rispetto a quello prestato nell'immediato che non poteva discutersi.
E, in questa ottica, tutte le attività sono state concordate.
Si può rilevare dalla corrispondenza che abbiamo inoltrato alla Procura della Repubblica, come tutte le informative relative ai vari accertamenti svolti di iniziativa, o richiesti dal magistrato, siano state redatte congiuntamente da personale DIGOS e Squadra Mobile al di là del fatto che siano state svolte dall'uno o dall'altro, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa domanda che le ho posto e la risposta che lei mi ha fornito, è l'ingresso della successiva.
Nel corso delle indagini sviluppate successivamente ai fatti, c'è stato qualche dato investigativo che poi abbiate potuto verificare ed apprezzare positivamente in termini di concretezza, che è andato in qualche modo a smentire o a mettere discussione questa unitarietà che, sia pure assunta ipoteticamente, ma era stata in qualche modo la guida del profilo investigativo?
TESTE Fulvi: Mah, guardi, è consuetudine che, in presenza di fatti gravi, si valutino tutte le ipotesi possibile.
E, in questo senso, ci furono anche inviti autorevoli, insomma, a non tralasciare alcuna ipotesi.
Noi disponevamo anche di sensori, per così dire, negli ambienti della criminalità di stampo eversivo che abbiamo attivato nell'immediatezza. Abbiamo sondato, abbiamo contattato, abbiamo cercato anche di verificare con qualche atto di Polizia Giudiziaria mirato sui soggetti che più potevano essere coinvolti per determinazione, conoscenze tecniche e specifiche, eccetera, in una questione di questo tipo. Però non abbiamo raccolto assolutamente nulla che potesse, in qualche modo, convalidare anche una mera ipotesi, in questo senso.
Inevitabilmente si finiva per tornare all'ipotesi iniziale, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per ipotesi iniziale...
TESTE Fulvi: Quella della criminalità organizzata, di un legame tra i fatti criminosi di quella notte e quelli immediatamente precedenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, lei non ebbe nessun motivo per, come dire, per rinnegare il criterio investigativo che accordava una unitarietà...
TESTE Fulvi: No, ma era una convinzione, tra l'altro posso dire diffusa, anche al vertice di amministrazione della Pubblica Sicurezza.
L'invito a verificare comunque, attivare fonti informative, eccetera, era per altro doveroso. Perché certe cose, o si fanno subito, o fatte magari dopo sei mesi, dopo un anno, perdono ogni valenza, non solo probatoria, ma anche meramente indiziaria.
E quindi necessariamente una attivazione in questo senso doveva esserci. Però era in via assolutamente subordinata e destinata, com'è accaduto, ad essere smentita poi da quello che emerse. Non emerse assolutamente nulla. C'era un rifiuto.
In certe circostanze abbiamo effettuato anche intercettazioni telefoniche da cui si comprendeva bene come certi ambienti fossero estranei a vicende di questo tipo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei dottor Fulvi, nel '93 dirigeva la DIGOS di Roma e la dirigeva da quanto?
TESTE Fulvi: Dal gennaio '91.
PUBBLICO MINISTERO: E precedentemente la sua esperienza era sempre nell'ambito di questa particolare specialità della...
TESTE Fulvi: E' sempre stata... Certo, sì, sono stato inviato a dirigere la DIGOS di Roma direttamente dall'ufficio centrale, dall'Ucidos, allora Ucidos, dove ero da circa dieci anni con compiti antiterrorismo, antieversione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto, le stavo per chiedere che cosa vuol dire Ucidos, perché magari non tutti...
TESTE Fulvi: Eh, diciamo l'ufficio...
PUBBLICO MINISTERO: ... i Giudici della Corte conoscono il significato di questa sigla.
TESTE Fulvi: Ecco, è l'ufficio che, a livello centrale, cioè del Ministero dell'Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza, svolge una attività di coordinamento, impulso, della attività periferica delle DIGOS e che, in determinate circostanze, fornisce anche un supporto concreto in termini investigativi specializzati. Oltre che una attività di analisi e valutazione di tutti gli eventi che, in qualche modo, interessano la sicurezza e l'ordine pubblico, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo che ha una particolare ed istituzionalizzata sensibilità, questo organismo, per i fatti criminosi a sfondo eversivo...
TESTE Fulvi: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel senso tradizionale del termine.
TESTE Fulvi: Beh, si è occupato negli anni di tutto il terrorismo, sia di matrice marxista leninista, che di matrice nazifascista, o comunque eversiva.
Di terrorismo anche internazionale proveniente da aree mediorientali, altre aree europee, insomma, quello è l'argomento, diciamo il tema di competenza di questo ufficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quanto lei ha detto un attimo fa - se non ho capito male - quindi lei, dirigendo la DIGOS di Roma...
TESTE Fulvi: Rimanevo nello stesso settore di lavoro, in pratica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimaneva in un settore di lavoro nel quale ormai era già da anni.
TESTE Fulvi: Ero stato inviato lì, per essere esatti, perché il mio predecessore alla direzione dell'ufficio era stato promosso, in quel momento. E aveva perduto la qualità di ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Nell'immediatezza si paventava, come avvenne poi, l'esplodere la crisi del Golfo con la guerra tra Iraq e altri Paesi. E quindi possibili ripercussioni anche in Italia di tipo terroristico provenienti da quell'area.
E, in ragione di questo, l'allora capo della Polizia, ritenne di inviare, come mi disse nel corso di un colloquio, un funzionario che avesse una particolare esperienza nel settore dell'antiterrorismo, per l'appunto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi gli ambienti, per così dire, che avevano manifestato fatti di terrorismo nel senso tradizionale, furono per così dire analizzati in rapporto a quanto andava succedendo in quelle settimane?
TESTE Fulvi: Sì. C'è un discorso. Cioè: quegli ambienti erano, in qualche modo, già sotto osservazione, non in riferimento ad ipotesi specifiche, ma perché, prima di tutto costituivano oggetto di attenzione da parte dell'ufficio che proprio di questi ambienti si occupa; in secondo luogo, perché nei primi anni '90 vi era stato un po' un risveglio di settori dell'estrema destra. Magari in direzione antisemita, antirazzista e così via, però questo ci aveva indotto a moltiplicare l'attenzione verso ambienti diciamo estremisti che, già in passato, erano risultati in qualche modo legati a fatti di una certa gravità.
Per cui già disponevamo di una serie di notizie, informazioni e attività svolte a livello riservato, di osservazione, di raccolta di informazioni, su vari soggetti.
Chiaramente intensificammo questa attività per tentare di trovare qualche riscontro, ma con esito negativo, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è il punto. Nel periodo in cui il suo ufficio e gli uffici che erano coordinati al suo, hanno sviluppato l'investigazione.
TESTE Fulvi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, anche a valle, voglio dire, di questi episodi.
TESTE Fulvi: Certo. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, elementi concreti che raccordassero questi episodi ad aree criminali qualificabili, sia pure con termine generico e in qualche modo improprio, terroristico eversivo, ripeto, di tipo tradizionale, ne sono emersi?
TESTE Fulvi: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: La DIGOS di Roma ha effettuato di iniziativa, o per delega del magistrato - o meglio - su ordine del magistrato in quel periodo, attività di perquisizione, di...
TESTE Fulvi: Sono state effettuate alcune perquisizioni dopo aver selezionato dei soggetti che per precorse attività, coinvolgimenti in procedimenti penali e in fatti di eversione che avevano comportato in particolare l'uso di esplosivi, potevano assumere una qualche valenza in una ipotesi di questo genere.
Richiedemmo delle autorizzazioni a perquisire queste abitazioni e furono effettuate, se ricordo bene, da dieci a quindici perquisizioni mirate. Ma non emerse assolutamente nulla di utile in questa direzione.
Neanche dall'esame di carteggio in possesso dei perquisiti, assolutamente nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Fulvi, questi due obiettivi: diciamo San Giovanni, ma dovremmo dire gli edifici del vicariato, la cattedrale, da una parte; e dall'altro l'edificio di culto di San Giorgio al Velabro. Ecco, per quanto in conoscenza della amministrazione, della sua amministrazione, l'amministrazione di Polizia, erano stati oggetto di segnalazione, avvertimenti, o di sintomi che potessero in qualche modo far pensare ad una loro esposizione al rischio per iniziative di organizzazioni...
TESTE Fulvi: No, assolutamente. Nulla ci risultava in termini di pericolo per obiettivi di questo tipo; né per quelli specificatamente oggetto di attentato, né per altri che fossero connotati da elementi di religiosità o comunque di culto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, proprio questo stavo per chiederle.
TESTE Fulvi: Non ci risultava nulla, in proposito.
PUBBLICO MINISTERO: In generale, edifici aventi una destinazione di culto come questi, in Roma...
TESTE Fulvi: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... nel periodo precedente, ma eventualmente anche in quello successivo, le risulta che siano stati oggetto, fatti segno, di atti di criminalità significativi, voglio dire, al di là dell'imbrattamento di un muro con una scritta?
TESTE Fulvi: No, assolutamente, non...
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo possiamo, lei lo può affermare. Voglio dire, anche guardando all'indietro...
TESTE Fulvi: Per tutta la mia esperienza alla DIGOS, assolutamente no. Anche perché avrebbe avuto un immediato rilievo, in quanto a Roma poi c'è il Vaticano, vi sono contatti ad altissimo livello, insomma. Ne sarei stato immediatamente informato anche di fatti minimali. O per così dire interni.
Andando indietro con i ricordi, a periodi antecedenti al mio servizio presso la DIGOS di Roma, non rammento assolutamente. Neanche da parte di quelle frange di estrema sinistra. Mi riferisco all'area anarchica, che talora hanno manifestato una sorta di ostilità e avversione verso le istituzioni religiose.
Perlomeno a Roma non è accaduto. In altre città magari qualche fatto, ma sempre di modestissima entità, ecco. Più propagandistico che altro può essere accaduto.
A Roma non ho memoria di fatti di un qualche significato che avessero, come obiettivo, le istituzioni religiose in genere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. La ringrazio, dottore.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVVOCATO Gramigni: Sì, avvocato Gramigni.
Grazie. Buongiorno. Senta, torno alla risposta che lei ha fornito al Pubblico Ministero circa la individuazione di una matrice comune di questi fatti che lei ci ha prima enunciato, data dalla contiguità, se non anche contemporaneità spaziale e temporale dei medesimi.
Quindi lei ha detto che naturalmente fu immediato l'individuare una unitalità diciamo di matrice per ciò che riguarda i tre fatti della notte tra il 27 e il 28.
Poi legaste questi tre fatti alla notte tra il 27 e il 28 luglio '93 anche al fatto di via dei Georgofili e al fatto di via Fauro.
Ecco, le chiedo conferma di questo, se bene ho interpretato la sua risposta.
TESTE Fulvi: Sì. No, noi legammo anche in base a una serie di riflessioni pregresse che ho già esposto la volta scorsa. Cioè a proposito di via Fauro come cosa indirizzata al presentatore Costanzo in relazione alle sue posizioni, eccetera.
E poi perché, in sostanza, nell'arco di tempo che è intercorso diciamo tra l'inizio di via Fauro e poi fatti successivi, vi furono una serie di riflessioni che riguardavano appunto la specifica lotta e a livello istituzionale veniva condotta contro la criminalità organizzata con mezzi giuridici. In particolare che si stavano dimostrando e da una parte efficaci, dall'altra oltremodo sgraditi, per così dire...
AVVOCATO Gramigni: Ai destinatari.
TESTE Fulvi: ... per chi ne veniva colpito.
AVVOCATO Gramigni: Ai destinatari. Ecco.
TESTE Fulvi: E in più fu fatta la considerazione, in sede di riunione tra uffici investigativi, anche di una esposizione delle istituzioni religiose in termini di impegno anticriminalità.
AVVOCATO Gramigni: Ecco.
TESTE Fulvi: E che quindi potevamo essere di fronte anche ad un aspetto ritorsivo, forse alle ragioni di diversa natura.
Cioè, insomma, sembrava di assistere sostanzialmente a una forma di ricatto continuato. Perché normalmente, quando si attuano attentati così gravi, con tanto esplosivo, in luoghi pubblici, contro l'incolumità pubblica, non contro obiettivi selezionati, persone fisiche selezionate, chiaramente ciò che si intende mettere in ginocchio è lo Stato nel suo complesso.
Questa è una esperienza orma acquisita.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ma chiedo: una sorta di riflessione e comunque una valutazione, non riteneste di farla anche su altri fatti che direi è notorio accaddero in quel periodo? Cioè in contiguità, spazio temporale, come lei lo ha chiamato, con i fatti di cui prima ci ha riferito?
Le faccio, le richiamo l'episodio del 2 giugno '93. Cioè il ritrovamento di un ordigno esplosivo dietro il Palazzo Chigi, in viale Sabini. Le richiamo il fatto del 30 luglio '93, cioè il ritrovamento di un ordigno esplosivo a Forte Boccea a Roma, che è - lei sa meglio di me. Una sede dei Servizi Informativi, dei Servizi di Sicurezza Militare.
Le richiamo l'ordigno esplosivo trovato sul treno Siracusa-Torino - se non sbaglio, nel settembre - '93.
Ecco, chiedo, no, dico: se il termine investigativo è la contiguità spazio temporale, le...
TESTE Fulvi: No, non è solo una contiguità spazio temporale. Per quello che...
AVVOCATO Gramigni: No, mi sembrava di aver capito che era quello, no? La molla investigativa che...
TESTE Fulvi: No, è anche la ricerca di un movente, di una ragione che possa giustificare.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, appunto, ma se io devo riunire più fatti sulla base di certi dati comuni, e dall'esame comparato di questi trovare un movente, dovrò riunire tutti i fatti...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve fare domande. Poi si argomenterà a suo tempo.
AVVOCATO Gramigni: Questa è una domanda. Le chiedo: perché fra la identificazione dei fatti avente matrice comune e possibile espressione di una certa matrice, non furono ricomprese anche queste.
Perché dal discorso che lei mi ha fatto mi sembrano siano stati esclusi diciamo radicalmente.
TESTE Fulvi: Non sono stati esclusi. Ci sono dei fatti, come quelli che lei ha citato: via dei Sabini, l'episodio del treno Siracusa-Torino di cui mi sono occupato personalmente, ho fatto le indagini in prima persona, neanche attraverso collaboratori, sono...
AVVOCATO Gramigni: E com'è stato che è venuto fuori...
PRESIDENTE: Avvocato, lasci rispondere il teste, però.
AVVOCATO Gramigni: Volevo solo precisare la mia domanda.
TESTE Fulvi: C'è una profonda e diversa natura tra bombe che esplodono e bombe che vengono collocate perché non debbono esplodere.
Sul treno Siracusa c'era l'esplosivo, non c'era il detonatore. Quindi non poteva esplodere.
Per via dei Sabini, per quanto ho appreso dalla perizia conclusiva, quella vettura, con quell'esplosivo, non poteva esplodere.
Quindi qui siamo di fronte a delle situazioni profondamente diverse. Perché evidentemente si tratta, in un caso sta procedendo la Procura di Napoli - e mi riferisco al ritrovamento sul treno Siracusa - l'ipotesi sembra che sia quella del tentativo di acquisizione di meriti all'interno di una struttura da parte di persone. Non lo so. Io mi sono fermato ad un certo punto.
Ho trasmesso gli atti poi. La competenza è passata poi ad altra Autorità Giudiziaria, non ho avuto la possibilità di seguirla.
Nell'altro, mi pare evidente che fosse una forma, come dire, di intimidazione. Atteso che la vettura di via dei Sabini non doveva esplodere, per quanto hanno dichiarato i periti.
Trovo profondamente diverso assimilare insomma un fatto che ha una valenza intimidatoria X, con un fatto in cui invece abbiamo l'esplosione di centinaia di chili di esplosivo. Che, per mera fortuna, possono provocare solo dei feriti, ma sono potenzialmente idonei a provocare dei morti.
E non dimentichiamo che in piazza San Giovanni, tutti i martedì - e chi ha preparato quel lavoro avrà fatto dei sopralluoghi, avrà fatto delle verifiche - tutti i martedì si riunivano non meno dei 20-25 camper con relative famiglie, bambini, eccetera.
E un bambino qualsiasi, se si avvicinava un pochino più in là, se percorreva solo 20 metri, invece di finire al pronto soccorso San Giovanni, curato con dieci giorni, finiva da qualche altra parte.
Io trovo profonda differenza su questi fatti. Perlomeno la mia esperienza di investigatore. Posso anche sbagliare. Però, insomma, sono più di 25 anni che mi occupo di queste cose.
AVVOCATO Gramigni: No, no, per l'amor di Dio!
TESTE Fulvi: Non riesco ad assimilarle, ecco, c'è un rifiuto mentale.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Fulvi: Può essere anche un limite per un investigatore, per carità!
AVVOCATO Gramigni: Ecco, le chiedo, sempre rimanendo a quel periodo di tempo e nel contesto spazio temporale vicende di cui stiamo parlando: lei sa, innanzitutto le risulta che la notte degli attentati a Roma, il Viminale e credo anche Palazzo Chigi, furono interessati da una interruzione di energia elettrica?
TESTE Fulvi: No, non...
AVVOCATO Rocchi: Il cosiddetto black-out. Era il Viminale?
TESTE Fulvi: No, Palazzo Chigi.
AVVOCATO Gramigni: Palazzo Chigi.
TESTE Fulvi: Solo Palazzo Chigi.
AVVOCATO Gramigni: Avete...
TESTE Fulvi: Io ho collaborato in una prima fase delle investigazioni col Pubblico Ministero. Poi l'investigazione ha preso un avvio prettamente tecnico, perché obiettivamente non sono in grado di valutare il funzionamento o meno di un impianto della Telecom particolarmente complesso. Per cui il P.M. si è avvalso, in quella circostanza, di tecnici qualificati.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Fulvi: Per quanto ho appreso, il tutto è stato ricondotto ad un cattivo funzionamento. Non so dirle di più, perché...
AVVOCATO Gramigni: Quindi, avete classificato...
TESTE Fulvi: No, non "avete". Io, le ripeto...
AVVOCATO Gramigni: O hanno...
TESTE Fulvi: ... io non posso dare un giudizio autonomo, perché la materia...
AVVOCATO Gramigni: No, no. La conclusione investigativa è stata di un evento accidentale, di una mera coincidenza temporale tra...
TESTE Fulvi: Vi sono state delle perizie, per quanto ho saputo, da parte di...
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì, prego...
TESTE Fulvi: ... persone qualificate. E io mi posso soltanto attenere a quello. Non sono in grado di esprimere...
AVVOCATO Gramigni: Quindi, diciamo: non avete comunque inserito questo episodio in un, ha detto, ragionamento investigativo che era allora in essere e poi ha avuto...
TESTE Fulvi: Questo episodio è emerso - se ricordo bene - due o tre giorni dopo.
AVVOCATO Gramigni: Due o tre anni dopo.
TESTE Fulvi: No, voglio dire: io ne fui interessato. Sto ricostruendo i fatti, semplicemente.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
TESTE Fulvi: E certamente una qualche forma di preoccupazione l'ha destata, perché pensare che il Presidente del Consiglio possa rimanere isolato da tutte le altre Autorità: politiche, amministrative del Paese, insomma, una qualche preoccupazione la ingenera, quale che sia il motivo.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Fulvi: A prescindere, la cosa andava verificata con particolare attenzione.
Nell'immediato ricordo che parlai con il responsabile dei servizi tecnici di Palazzo Chigi, un generale dell'Aeronautica, che da anni si occupava di questa storia e lui mi formulò delle ipotesi.
Poi, il discorso è proseguito tra tecnici e magistrato. Che, come...
AVVOCATO Gramigni: Si ricorda... Scusi, se la interrompo. Le ipotesi erano sul versante dell'accidentalità, o su altre...
TESTE Fulvi: Le ipotesi erano sul versante dell'accidentalità, atteso che a suo dire da poco tempo era stato installata una centrale particolarmente sofisticata e delicata di cui non sono in grado assolutamente di riferirle alcun dato, ecco. E che quindi si fosse verificato un qualcosa...
Poi, questo ufficiale, cominciò a sentire il suo personale. Non so perché sia arrivato a certe ipotesi. Fu prudente, giustamente...
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Fulvi: Ma ripeto, insomma, questi sono i fatti, ecco.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dottor Fulvi, buongiorno.
TESTE Fulvi: Buongiorno, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dunque, senta, lei fino a quando si è occupato delle indagini per i fatti di San Giorgio e di San Giovanni?
TESTE Fulvi: Dunque, avvocato, vi sono stati un numero elevatissimo di accertamenti, riscontri, persone sentite, di dichiarazioni verificate.
L'attività è stata particolarmente continua, credo, quantomeno fino al termine dell'anno '93.
Poi, in qualche modo, si è diradata anche perché, a quanto ricordo, c'erano problemi di competenza giudiziaria e vi erano riunioni di magistrati interessati alle varie vicende. Per cui le indagini assumevano una connotazione e una direzione che portava fuori della mia città. Perlomeno della città dove operavo.
Quindi, esaurita la fase diciamo dell'iniziativa vera e propria della Polizia Giudiziaria, probabilmente l'indirizzo assunto a livello di procure interessate privilegiava altri uffici, sicuramente più attrezzati del mio a livello di conoscenze, su determinate organizzazioni.
So che sono stati interessati DIA, Servizio Centrale Operativo, e così via. Che certamente, in quello specifico settore, disponevano e dispongono tuttora di conoscenze più approfondite.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ora però, mi scusi, io la intratterrò per qualche domanda, perché...
TESTE Fulvi: Certo.
AVV. Cianferoni: ... l'interlocutore, il teste, è particolarmente qualificato e intelligente.
Già questa prima, me ne sollecita una seconda sullo stesso punto.
Cioè, lei ha parlato di riunioni di uffici di procura e di scelte poi...
TESTE Fulvi: Di cui avevo notizia, non vi ho partecipato, eh.
AVV. Cianferoni: Sì. Sotto il profilo invece investigativo.
Se non sbaglio, provvedimento procedimentalmente rilevante di riunione di tutti i processi presso un'unica Procura, è piuttosto successivo, rispetto al dicembre del '93. Che sarebbe la data da lei indicata...
TESTE Fulvi: No, io...
AVV. Cianferoni: ... come cessazione delle indagini da lei svolte.
Quindi, vorrei capire meglio come si è svolto il passaggio delle consegne tra l'ufficio della sua sede, diciamo la Polizia, si diceva una volta tra virgolette, politica, che poi politica non è.
TESTE Fulvi: No.
AVV. Cianferoni: La DIGOS ha sostenuto il peso di indagini di estremo rilievo, anche di non solo e soltanto di criminalità strettamente politica. Diciamo, è un ufficio qualificato dal punto di vista delle investigazioni.
Ecco, vorrei capire il passaggio delle consegne come si è attuato meglio.
TESTE Fulvi: Ma non è che c'è stato un passaggio formale delle consegne. Le ripeto: noi abbiamo svolto una attività di iniziativa che mano a mano abbiamo riferito alla Procura di Roma.
Questa attività di iniziativa ad un certo punto, per sua natura, non essendo emersi nell'immediato, indizi riferibili a persone fisiche concrete sul territorio romano, ecco, questa attività di iniziativa è andata esaurendosi.
D'altra parte, fino a quel momento, abbiamo lavorato congiuntamente DIGOS e Squadra Mobile.
Successivamente, ho avuto notizia della presenza in questa indagine romana, come in altre indagini in corso in altre città, di altri uffici DIGOS; Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, la Direzione Investigativa Antimafia, sia come centro che come articolazioni periferiche. E per me è stato il segnale che, diciamo, le indagini stavano prendendo evidentemente un indirizzo ben preciso.
Non ho ricevuto deleghe dalla Procura di Roma a far tempo grossomodo dalla fine del '93, inizio '94 - dovrei consultare gli atti per essere precisi - e quindi sostanzialmente ho esaurito quegli aspetti che avevo avviato di iniziativa.
Ricordo, in particolare, un accertamento durato molto tempo a proposito della presenza segnalataci da un vigile urbano la notte degli attentati, di una vettura con una targa di una provincia siciliana, eccetera. Attività che abbiamo esaurito a molta distanza di tempo dai fatti.
Dopodiché, non avendo altri impulsi, che sapevo che le indagini venivano conferite ad altri uffici, chiaramente sono rimasto e ho ripreso a lavorare, diciamo, sulle mie strettissime competenze.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Benissimo.
Però vorrei far rilevare quanto da lei stesso affermato poco fa.
Cioè, lei ha detto: 'nelle indagini vi deve essere una tempestività. Vi sono atti che vanno compiuti subito. Atti che sono tempestivi e opportuni a distanza di giorni; atti che sono tempestivi e opportuni a distanza di mesi'.
TESTE Fulvi: Eh, non è esattamente cosi.
AVV. Cianferoni: Se... Beh io ovviamente opero una semplificazione, in qualche misura.
Se nel primo semestre del '93 lei ha avuto forte impulso sulle indagini, le ha avute in mano, si potrebbe dire.
E tre di questi fatti, di questi di questo processo, erano accaduti a Roma. Cioè, via Fauro, San Giovanni e San Giorgio.
TESTE Fulvi: Certo.
AVV. Cianferoni: Quindi, per tutto il semestre '93, dal giugno al dicembre, lei vi ha indagato su questi fatti.
TESTE Fulvi: Mah, sospetti, direi...
AVV. Cianferoni: Senza aver avuto indicazione della compresenza di altri enti che indagassero.
TESTE Fulvi: No.
AVV. Cianferoni: Che ovviamente non avevano nessun obbligo di venire a dire a lei che tipo di indagini faceva, come lei non ce le aveva verso di loro. Questo non...
TESTE Fulvi: Guardi, avvocato, che ci fosse una attivazione della Criminalpol, in primo luogo, era assolutamente scontato. Poi ne ero assolutamente consapevole.
Era altrettanto chiaro che, avendo la Criminalpol e il Servizio Centrale Operativo, che è stato costituito per combattere la criminalità organizzata anche a livello di analisi generale e di stratificazione sul territorio di tutto il Paese, non solo di Roma. Una conoscenza approfondita di cosche, sottocosche, famiglie, controfamiglie, eccetera, di cui io non disponevo, è chiaro che io ho assolto i miei doveri di ufficiale di Polizia Giudiziaria per quelle cose che mi competevano, che avevo iniziato, che dovevo comunque portare a termine. Anche per una questione di serietà e correttezza, lasciando ad altri più qualificati di me, in quel settore, con disponibilità di conoscenze sicuramente più approfondite.
Perché, come io non permetto ad altri della Squadra Mobile di darmi lezioni in materia di terrorismo, non mi permetto di interferire con l'attività dei colleghi che conoscono la criminalità organizzatata dieci volte meglio di me.
Ma la mia attività era una attività esaustiva di accertamenti già avviati che sarebbe stato scorretto lasciare o ineseguiti o delegare ad altri.
AVV. Cianferoni: Sì, dottore, abbia pazienza.
TESTE Fulvi: Prego.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto, del tutto opportunamente, una cosa che è questa: 'noi dovevamo confrontarci anche con il contesto, con il movente di questi fatti'.
TESTE Fulvi: Certo, eh, beh, mi sembra normale.
AVV. Cianferoni: Agli archivi DIGOS c'era, per esempio, l'indagine sul Treno Rapido 904. L'avevate fatta voi.
TESTE Fulvi: Be'.
AVV. Cianferoni: Non l'aveva fatta la DIGOS.
TESTE Fulvi: Certo.
AVV. Cianferoni: Quindi, a me pare una semplificazione eccessiva il compartimento stagno fra criminalità politica e criminalità comune.
Cioè, questo chiamar fuori la DIGOS dalle indagini...
PRESIDENTE: Avvocato, le spiego ancora una volta la funzione del difensore: salvo altri ovvi diritti della difesa, è quella di fare domande al teste, non di esprimere delle valutazioni sul loro comportamento, che non sono materia del nostro giudizio.
Faccia le domande che crede, ma non faccia delle considerazioni che non hanno... non è questo il momento. Le farà quando sarà il momento opportuno.
AVV. Cianferoni: Presidente, io, come in altre occasioni, mi appunto questa indicazione che la ritengo preziosa.
Il teste non è il portinaio che ha visto passare una macchina, al quale più che il colore della macchina non posso chiedergli.
Il teste è un dirigente di un ufficio di investigazione.
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato, faccia le domande. Ne faccia quante vuole, ma faccia domande.
L'istruttoria è un seguito di domande e risposte da valutare poi al momento opportuno.
AVV. Cianferoni: Ma le domande devono essere capite dal teste.
PRESIDENTE: Ma lei provi a fare le domande.
Io credo che questo teste non sia in grado di fare degli sforzi per capire. Abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Non diamo per scontato che i testi non possono non capire. Diamo per scontato che questi testi che sono tra l'altro specifici appartenenti ad organi che hanno compiuto non solo indagini in questa sede, ma in ben altri fatti, siano in grado di capire quello che lei vuole sapere.
Tutt'al più se non capisce l'aiuterò anche io a chiarire il senso della sua domanda. Sperando di intuirlo, naturalmente.
AVV. Cianferoni: No, il senso era questo: siccome la DIGOS aveva avuto delle riprove di fatti che non potevano connotarsi per una coloritura univoca, se aveva fatto indagini in tal senso.
TESTE Fulvi: Ma io ricordo che l'ufficio centrale, al quale la DIGOS funzionalmente dipende, aveva tentato di avviare una attività informativa anche in direzione di ambienti contigui alla vicenda del 904 che lei richiamava. e che queste conclusioni di questa attività di verifica necessaria, come ripeto, erano state negative. Nel senso che da quegli ambienti era giunta l'indicazione che, in quel momento storico, unica organizzazione in grado di pianificare e realizzare un fatto o una serie di fatti di tale gravità, non poteva essere che la criminalità organizzata.
E queste sono affermazioni raccolte da un collega molto bravo che ha contattato soggetti già interni ad organizzazioni eversive di destra comunemente ritenute responsabili dei fatti del tipo del Treno 904.
Questo tipo di segnalazione fu trasmesso a chi di dovere.
AVV. Cianferoni: Senta, perché ho nominato il 904? Perché è un dato che poteva essere rilevante ai fini dell'indagine che ha - lo ha detto il teste, mi sembra una cosa importante da ricordare a tutti i Giudici Popolari - interessato la Nazione intera.
Ecco, un dato che mi sembra importante è quello dell'intervento della richiesta di audizione, audizione poi svolta presso la Commissione Antimafia integrata da componenti della Commissione Stragi, del signor Giuseppe Calò. Che nell'ottobre del '93, secondo le notizie in mio possesso - posso essere impreciso - chiese di essere ascoltato da queste Commissioni.
Lei ha notizia di questo?
TESTE Fulvi: No, non me ne sono occupato.
AVV. Cianferoni: Non ne è stato portato a conoscenza.
TESTE Fulvi: No.
AVV. Cianferoni: Le domande che prima facevo su quello che io ho chiamato il passaggio di consegne investigative, sono dovute ai dati introdotti dal processo da suoi colleghi di altri uffici che hanno parlato di una vera e propria riunione svoltasi con esponenti del Servizio Centrale Operativo - mi pare di ricordare - in punto di coordinamento delle indagini. Per essere...
Ecco, voi di Roma...
TESTE Fulvi: In che epoca, questo?
AVV. Cianferoni: Per i fatti di Milano.
Quindi, voi di Roma faceste riunioni di questo tipo, nel...
TESTE Fulvi: Noi ci riunimmo anche con i magistrati a Roma nell'immediatezza dei fatti. Con colleghi del Servizio Centrale Operativo, io non ricordo di aver avuto incontri.
AVV. Cianferoni: Perché a me interesserebbe...
TESTE Fulvi: Anzi, tendo ad escluderlo.
AVV. Cianferoni: ... fissare nell'approssimazione logica del dato, quando le indagini prendono una certa direzione.
TESTE Fulvi: Ma guardi, avvocato, io vorrei far presente una cosa.
AVV. Cianferoni: Aspetti, per favorirla nella risposta, perché sia più utile e più precisa, le dico che il suo omologo milanese e più ancora il capo della Mobile milanese, dottor D'Amato, ha parlato di una riunione col dottor Manganelli avvenuta ovviamente dopo i fatti. E, in questo momento, non sono in grado veramente di dire se una settimana dopo o qualche mese dopo. Quindi io le dico solo il dato della riunione avvenuto col dottor Manganelli, il quale si fece portatore, in quella occasione, di notizie che dovevano portare l'indagine in maniera differente di come la Mobile milanese, la Criminalpol milanese e la DIGOS milanese, congiunte in un'unico organismo, stavano conducendo.
Il dottor D'Amato ha detto: 'venne il collega Manganelli e ci portò delle notizie per le quali poi le indagini hanno preso un'altra strada'.
Io le chiedo se questo fenomeno è avvenuto anche con voi di Roma.
TESTE Fulvi: No, personalmente non ho avuto contatti.
Conosco il collega Manganelli da molti anni. Per questa vicenda non ho avuto specifici contatti, non li ricordo.
Ma non erano neanche necessari, perché basta rammentare che in primo luogo la Squadra Mobile, mentre io ho una dipendenza, avevo una dipendenza funzionale dall'ufficio DIGOS; la Squadra Mobile ha una dipendenza dalla Criminalpol e quindi dal Servizio Centrale Operativo.
Le indagini su Roma venivano seguite anche dal Centro Criminalpol di Roma. Roma, cioè Lazio, Umbria, Abruzzo, con il collega Cavaliere che aveva rapporti quotidiani col Servizio Centrale Operativo per quella e tante altre vicende di comune interesse.
Perché lì il legame è fortissimo.
Deve sapere che il Centro Criminalpol ha sede in Questura, ma non è ufficio della Questura, è ufficio del Ministero. E' una articolazione della Criminalpol.
Quindi non era assolutamente necessaria la mia presenza, atteso che in copia tutte le informative venivano date anche alla Criminalpol per quanto di utile ritenesse eventualmente di valutare, fare, o disfare.
AVV. Cianferoni: Ecco, uno spunto investigativo rappresentato da fonti dichiarative di collaboratori di giustizia, lei lo ha avuto nel periodo che si è occupato dei fatti?
TESTE Fulvi: Io non ho avuto questo spunto. Io...
AVV. Cianferoni: Ecco, faccio...
TESTE Fulvi: ... ho avuto richiesta e probabilmente può essere legato a questo. Ho avuto richiesta di procedere ad una verifica delle presenze alloggiative su Roma e provincia. e lì ci siamo, atteso il gran numero di esercizi ricettivi che vi sono in Roma e provincia e che in tempi brevi nessun ufficio romano sarebbe stato in grado di esaudire questa richiesta, ci dividemmo il lavoro - per l'appunto DIGOS, Squadra Mobile e Centro Criminalpol di Roma - per aree cittadine e per un numero di alberghi, pensioni, locande, eccetera, che teneva conto - le dirò anche - di una proporzione di due a uno: DIGOS-Criminalpol; due a uno: Squadra Mobile-Criminalpol, che contava di un numero di addetti minore.
Questa ricerca era mirata su nomi specifici e suppongo ci fossero stati indicati, non a me personalmente, perché la richiesta di collaborazione mi venne dalla Criminalpol.
AVV. Cianferoni: Quindi, lei...
TESTE Fulvi: Per un fatto di apporto qualificato di ufficiali di Polizia Giudiziaria.
Cercare nomi su Roma è un'impresa titanica.
AVV. Cianferoni: Allora...
TESTE Fulvi: Non si poteva pensare di farlo con i 30 elementi che ha la Criminalpol, o giù di lì, insomma.
AVV. Cianferoni: Ecco, domanda...
TESTE Fulvi: Cosa ci fosse a monte, non lo so.
AVV. Cianferoni: Non lo sa. Non ha mai avuto da riscontrare o sviluppare una fonte dichiarativa facente capo a certa Anna Condia.
TESTE Fulvi: Questo è un nome che non mi è sconosciuto. Però non ricordo che in questo contesto... L'ho letto sicuramente anche sugli organi di informazione.
Non mi risulta che in questo contesto investigativo io abbia mai avuto a che fare né con questo soggetto, né con dichiarazioni, o comunque affermazioni, indicazioni, comunque rese da questo soggetto.
AVV. Cianferoni: Non ha mai avuto a che fare.
TESTE Fulvi: Non ne ho proprio memoria. Non ricordo di...
AVV. Cianferoni: Dunque, senta, a livello di approfondimento di quel collegamento con Milano, che mi sembra importante, lei ha detto che il capo della Polizia era presente con voi.
TESTE Fulvi: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora io ho memoria che cosa analoga... Il dottor Massari del Servizio Centrale della Scientifica, ha detto che la notte partì col capo della Polizia per andare a Milano.
Quindi, allora, era a Roma, o era a Milano il capo della Polizia?
TESTE Fulvi: Guardi, certamente in via Fauro c'era.
Ora lei mi dice questa cosa. Io rammento di averlo visto anche esattamente non in piazza San Giovanni, ma mi pare di ricordare, in via del Velabro.
AVV. Cianferoni: Non è che, vero che il dato sia di chissà quale rilevanza...
TESTE Fulvi: Ma potrebbe essere partito dopo.
AVV. Cianferoni: Certo.
TESTE Fulvi: Tenga presente che il capo della Polizia si spostava con mezzi dell'amministrazione, quindi non era soggetto ad orari di aeroporti, di stazioni ferroviarie, o che.
AVV. Cianferoni: No, no, il dato non è che abbia chissà quale rilevanza. Mi interessava partire di qui...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, il dato non è di nessuna rilevanza.
AVV. Cianferoni: Io sono grato anche di queste considerazioni, Presidente. Continuerò.
Perché lo so da me, è un dato banale, modesto, triturato, però magari sollecita delle riflessioni interiori. Perché...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma il teste che noi esaminiamo non credo che debba rispondere di quello che ha deciso di fare quella notte il capo della Polizia che, tra l'altro, è autonomo, può decidere di andare in un posto e non in un altro. E se ricordo bene, di quel teste disse: 'partimmo da Roma verso le cinque della mattina in aereo per Milano'.
AVV. Cianferoni: Ma infatti.
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo ad altro, per favore. Non discutiamo su cose inutili, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Presidente, era solo lo spunto per capire meglio il coordinamento tra questi due uffici. L'ufficio...
PRESIDENTE: Ma guardi, io credo che il coordinamento possa ritenersi più che eccezionale, in ipotesi di questo genere, al di là di quello che abbia personalmente fatto il capo della polizia.
Se è andato lì, se è andato là, quando ci è andato, quando non ci è andato. Non deve rispondere a noi di quello che ha fatto. Sono decisioni dell'Autorità di Polizia che sono autonome da qualunque indagine che poi non hanno nessun riflesso concreto nel nostro dibattimento.
Per favore, ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Avanti!
AVV. Cianferoni: Dunque, posso porgere questa domanda: l'interesse sul coordinamento Roma-Milano mi sorge dall'aver appreso dalla lettura di testi scritti su altri fatti eversivi. Perché è questo il bello dei fatti eversivi: ci si scrive sopra dei gran bei libri.
Ma vediamo se ci si fa sopra anche dei processi.
Che Sergio Vinciguerra - io faccio riferimento alla Notte della Repubblica di Enzo Biagi - Sergio Vinciguerra, che penso sia noto come soggetto.
TESTE Fulvi: Sì. Non personalmente.
AVV. Cianferoni: Non personalmente, ma nell'ambito delle indagini.
Ebbe a dire che l'attentato in contemporanea sulla città di Roma e sulla città di Milano configurava una possibile ipotesi di guerriglia eversiva.
Era catalogato...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma quello che dice questo Vinciguerra credo che a noi proprio interessi poco, per non dire niente.
AVV. Cianferoni: La rilevanza...
PRESIDENTE: Sono personaggi che hanno avuto un momento di risonanza, hanno forse compiuto cose anche molto gravi, ma io credo che proprio non sia un esperto che possa venirci a dire qualche cosa per cui noi dobbiamo tener conto di cosa ha detto.
AVV. Cianferoni: Posso motivare sulla rilevanza di questa domanda?
PRESIDENTE: Prego, motivi.
AVV. Cianferoni: La rilevanza è dovuta alla particolare tipologia di investigazioni che mi risulta si compiano sulla eversione.
Molto spesso fondate, per l'appunto, su quelle sorti di ordine di servizio, di volantini, di ideologizzazioni di queste organizzazioni.
E' notorio che su certe organizzazioni hanno contato molto i ritrovamenti anche documentali che sono stati fatti.
Allora, se... Io volevo compulsare questo teste, che ne sa di queste cose, su questo dato.
PRESIDENTE: Sa qualche cosa su queste dichiarazioni di questo Vinciguerra?
TESTE Fulvi: No, personalmente no. Non me ne sono mai occupato.
PUBBLICO MINISTERO: Io...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... chiedo scusa, Presidente.
PRESIDENTE: Dica, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Solo per informazione della Corte. Così, Presidente, potrà regolare come crede le domande.
Mi sento in dovere di precisare che di questo signor Vinciguerra, in tutti gli atti delle indagini preliminari, non c'è assolutamente traccia.
Quindi, avvocato, mi consenta, non faccio opposizioni. Però, insomma, almeno indichiamo il tramite con gli accertamenti che sono stati fatti, con tutta l'indagine preliminare che lei conoscerà benissimo.
Perché qui proprio stiamo al di fuori in maniera... Siamo finiti alla televisione, ma stiamo fuori del processo e anche delle indagini.
Ecco, mi permetto di dire questo, niente più che questo.
AVV. Cianferoni: Ma io l'ho anche detto.
PRESIDENTE: Avvocato, il teste ha già detto che non sa nulla di queste dichiarazioni e di tutto quello che questo Vinciguerra può avere argomentato.
AVV. Cianferoni: Sì, ma ora io dicevo che avevo anche precisato che la notizia del Vinciguerra non proviene da atti della indagine, bensì...
PRESIDENTE: Sì, ma il famoso testo di quel giornalista televisivo, non è una Bibbia, non è una fonte giudiziaria...
AVV. Cianferoni: Ma chi l'ha detto!
PRESIDENTE: ... non è uno strumento di lavoro. E' una inchiesta giornalistica. Probabilmente interessante, ma che non interessa qui.
Non è da lì che si possono ricavare dei dati, io credo, e comunque il Pubblico Ministero ci ha detto: qui, in questo processo, non c'è nulla.
Lei lo dovrebbe sapere. Io me lo sogno, faccio delle intuizioni, ma non lo so.
Mi fa piacere sapere che il mio intervento è stato, diciamo, suffragato da un dato che lei dovrebbe conoscere.
AVV. Cianferoni: No, no, lo conosco, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo ad altro.
AVV. Cianferoni: Dunque, il collegamento Roma-Milano, come avete collocato questo dato nell'ambito delle indagini?
Cioè, il nesso Roma-Milano, come lo avete interpretato? Che segnale poteva essere?
Abbiamo appreso che - questo era addirittura nel processo, non nelle indagini - il suo collega milanese ci ha detto: 'è importante in questi fatti soppesare l'assenza o la presenza di rivendicazioni'.
Questo, per dire il tipo particolare di fatti che sono.
Quindi io le chiedo ora: Roma-Milano, questo nesso temporale e operativo che era evidente ad ognuno, voi come lo avete interpretato?
TESTE Fulvi: Mah, guardi...
AVV. Cianferoni: Che cosa voleva dire, ecco. Poteva essere Bologna-Piacenza, poteva essere Firenze-Perugia.
Roma-Milano, che vuol dire?
TESTE Fulvi: Roma-Milano, eh, queste sono scelte che fanno gli attentatori. Indubbiamente Roma e Milano, come anche Firenze. O eventualmente Torino e Palermo, sono città di primaria importanza nazionale dove tutto quanto accade assume una immediata rilevanza, una rilevanza maggiore che se accadesse altrove.
Per ciò che concerne il discorso delle rivendicazioni su cui personalmente ho maturato una lunga esperienza, io per rivendicazioni prendo in considerazione quelle che hanno un minimo di attendibilità.
Perché in questo Paese purtroppo c'è da dire che gran parte del tempo della Polizia e dei Carabinieri, delle Forze dell'Ordine in genere, viene assorbito dalle mille telefonate anonime di rivendicazione che i cittadini scriteriati ritengono di fare.
E tra quelle andiamo a selezionare, purtroppo, perché ci incombe quest'obbligo, se qualcuna per caso è connotata da un qualche aspetto di verosimiglianza, di credibilità, di ipotesi.
E sono cose che si verificano quotidianamente presso tutti i centralini delle Forze dell'Ordine.
AVV. Cianferoni: No, no...
TESTE Fulvi: Parlare di rivendicazioni per questi episodi. No, si cerca una rivendicazione seria, completa, che dia un qualche elemento.
Non ce ne sono state.
AVV. Cianferoni: La ringrazio di questo, nel senso che è uno sviluppo diverso da come l'aveva portata il suo collega, la questione. Ma lei questo non lo può sapere...
TESTE Fulvi: E' questione di opinioni.
AVV. Cianferoni: Ecco, è questione di opinioni.
Senta, lei ha parlato su sollecitazione del mio collega della difesa, di una serie di falsi attentati. Cioè attentati che erano stati fatti...
TESTE Fulvi: Attentati dimostrativi, definiamoli così.
AVV. Cianferoni: Dimostrativi. Per non accadere veramente.
Allora, un dato oggettivo che le chiedo è questo: le risulta, per avere investigato tanto su quelli tragicamente veri, tanto su quelli falsi, che ci sia comunque una comprensenza degli uni e degli altri, in quel periodo?
TESTE Fulvi: Guardi, dunque, per il treno Siracusa-Torino, ho investigato direttamente; per via dei Sabini, no. Perché ha proceduto altra Forza di Polizia.
Quindi io ho delle informazioni che mi hanno dato i colleghi dell'Arma a conclusione, come di consueto, per una valutazione. Nel dettaglio non ho investigato.
Certamente via dei Sabini è datata giugno, quindi a cavallo tra gli attentati di via Fauro, via Georgofili e poi quelli successivi di Milano e Roma.
Mentre quello della collocazione di esplosivo inerte sul treno Siracusa-Torino è del settembre, successivo, sempre del '93. Su quello ho lavorato direttamente.
L'ipotesi finora accreditata, ripeto, ho lavorato fino ad un certo punto, fino ad avere effettuato un certo numero di arresti. Poi è emerso riscontri investigativi che la collocazione dell'esplosivo era avvenuta in un territorio che comportava la competenza dell'Autorità Giudiziaria di Napoli, per cui tutto l'incarto processuale è stato trasferito lì, sono stati confermati gli arresti, i provvedimenti restrittivi, eccetera. Però poi si è avvalso di altro ufficio investigativo.
Non conosco a quali conclusioni siano pervenute. Quindi non sono in grado di dar informazioni in proposito.
AVV. Cianferoni: Senta, ha avuto da indagare su un soggetto che si porta il nome di Bernard Fail?
TESTE Fulvi: Come?
AVV. Cianferoni: E' un tedesco. Bernard Fail.
TESTE Fulvi: Ma nel contesto...
AVV. Cianferoni: Nel contesto, questo sarebbe emerso, dell'attentato in via Fauro.
PRESIDENTE: Mi pare...
TESTE Fulvi: Non lo ricordo.
PRESIDENTE: Dottore, mi scusi, mi pare di ricordare - se la mia memoria mi assiste - che ci sia stata una certa persona che avrebbe ritenuto di riconoscere nella fotografia comparsa su un giornale di Roma, un soggetto che lei avrebbe visto in via Fauro. E che poi ovviamente evidentemente questo preteso riconoscimento non ha avuto seguito, perché non risulta - almeno per...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi consente?
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quella teste ha riferito esattamente come lei ricordava. Mi pare abbia anche detto di avere intrattenuto il rapporto con la Polizia di Stato, ma con l'Arma dei carabinieri.
PRESIDENTE: Questo mi era sfuggito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo, mi pare che sia proprio così, sono sicuro che è così.
PRESIDENTE: Per carità! Può darsi che... No, ho detto che non posso giurare sulla mia memoria, perché i numeri del mio cervello cominciano ad essere tanti. E qualche cosa mi sfugge.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma la invidio. E' semplicemente perché poi il dottor Fulvi, se sa qualche cosa lo riferirà.
Ma mi sono permesso semplicemente di ricordare quello...
PRESIDENTE: Lei sa qualcosa di questo...
TESTE Fulvi: No, non rammento questo aspetto. No.
PRESIDENTE: Non ricorda neanche il nome, eh?
TESTE Fulvi: No. Al momento, no.
PRESIDENTE: Avvocato, ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Sì, questa era per soppesare proprio il collegamento, perché c'è un altro teste che deve riferire.
Senta, Bellini Paolo, invece è un soggetto a lei noto?
TESTE Fulvi: Beh, il cognome non è...
PRESIDENTE: Di Bellini ce ne abbiamo tanti, eh.
TESTE Fulvi: Eh, ma il problema è che io per 25 anni ho fatto questo lavoro, signor Presidente.
PRESIDENTE: No...
TESTE Fulvi: Non ricordo neanche più, se dovessi contare le persone che ho arrestato, per carità di Dio! Non ci arriverei, insomma.
AVV. Cianferoni: E' qualificato...
TESTE Fulvi: Un semplice nome, non... Mi deve richiamare qualche circostanza, qualche vicenda, insomma.
PRESIDENTE: Sì, certo, certo. Ora l'avvocato integrerà la domanda.
AVV. Cianferoni: E' qualificato... No, questa era ridotta all'osso, all'osso. Sennò poi il Presidente mi dice che faccio le considerazioni.
Aggiungo due o tre considerazioni: è qualificabile - adesso non me ne vorrà questo Bellini - almeno negli atti, come un soggetto gravitante nell'ambiente della criminalità eversiva di destra. Per altro detenuto per reati comuni, se non vado errato, ricettazione.
Aggiungo allora che avrebbe avuto dei contatti con un soggetto siciliano, risalenti nel tempo a prima dei fatti di strage, per una trattativa che poi non sfociò a niente.
La trattativa era il ritrovamento di opere d'arte, la libertà o gli arresti domiciliari per certi detenuti.
TESTE Fulvi: Non so...
AVV. Cianferoni: Questa cosa, devo dire, fa capo all'Arma dei Carabinieri, questa attività di indagine. Però le chiedevo se il Bellini Paolo, in questi termini, le era noto.
TESTE Fulvi: No, no. Vagamente posso ricordare il cognome Bellini, ma non me ne sono occupato personalmente, non...
PRESIDENTE: C'è stato anche un celebre musicista.
AVV. Cianferoni: Eh?
PRESIDENTE: C'è stato anche un celebre musicista.
TESTE Fulvi: Sì.
PRESIDENTE: Tutti sappiamo chi è, ma è morto da tanti anni, purtroppo.
TESTE Fulvi: Non... Non mi ricorda nulla.
PRESIDENTE: Ha altre domande avvocato? Non perdiamo tempo sennò qui facciamo notte.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ha parlato di una forma di ricatto continuato, ha usato questa espressione.
TESTE Fulvi: Sì.
AVV. Cianferoni: Come mai, visto...
PRESIDENTE: A proposito di che, scusi, perché lo ricordo anche io ma non mi ricordo a proposito...
AVV. Cianferoni: Di questi fatti accaduti.
TESTE Fulvi: Cioè della successione...
AVV. Cianferoni: Per la successione dei fatti.
PRESIDENTE: Da parte di quella pretesa organizzazione.
TESTE Fulvi: Organizzazione che...
PRESIDENTE: Che avrebbe operato.
TESTE Fulvi: ... diciamo così, come ipotesi investigativa...
PRESIDENTE: Era stata fatta anche questa.
TESTE Fulvi: ... che privilegiava uno stretto collegamento tra le varie esplosioni, i vari attentati con esplosivo compiuti in Italia, evidentemente faceva ritenere, faceva pensare che il messaggio iniziale via Fauro, poi ribadito a Firenze con via dei Georgofili, non fosse stato compreso dai destinatari.
Se l'organizzazione era la stessa, come mi sembrava di ritenere, il reiterare certi fatti molto gravi contro l'incolumità pubblica che mettevano le massime autorità dello Stato in una posizione decisamente critica, sembrava quasi un messaggio ritenuto perché il destinatario o non aveva inteso, o non voleva intendere.
AVV. Cianferoni: Ma che messaggio potesse essere ve lo...
TESTE Fulvi: Il messaggio evidentemente di...
PRESIDENTE: Secondo il famoso detto "repetita..."
TESTE Fulvi: "... iuvant", esatto. Il messaggio io l'ho collegato personalmente e poi ho visto che anche altri settori investigativi hanno fatto questa riflessioni, alle misure antimafia assunte dal Governo e portate avanti soprattutto a livello amministrativo, con una certa decisione. E cioè quelle forme di restrizione particolare in stabilimenti carcerari specifici, con limitazioni non consuete nel regime antecedente, riservate a una certa categoria di detenuti.
Era un'ipotesi che io ho preso in considerazione.
AVV. Cianferoni: Senta, abbiamo appreso che, in riferimento alla città di Milano, vi era un'attenzione preventiva circa dei fatti di attentato. Prima cioè della notte del 28 luglio. E attenzione concretizzatasi perfino un'altra volta in una riunione del Comitato Provinciale dell'Ordine e della Sicurezza.
Ha notizia di qualcosa di analogo per la città di Roma?
TESTE Fulvi: Guardi, il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza si riunisce in media almeno una volta alla settimana. Quale dirigente della DIGOS non vi prendevo parte perché vi prende parte il questore come titolare della responsabilità dell'ordine pubblico nella provincia. Ritengo che, a Roma perlomeno, dopo la vicenda di via Fauro, a maggior ragione dopo altre vicende, come sempre l'Autorità provinciale di pubblica sicurezza si sia chiesta e abbia chiesto, il Prefetto ai vari rappresentanti delle Forze dell'Ordine, quale fosse la situazione della sicurezza pubblica nella provincia di sua competenza. Lo trovo un fatto assolutamente scontato, che il Prefetto lo possa chiedere.
Però io non ero presente, né ho notizia di ciò che è stato oggetto di discussione, insomma.
AVV. Cianferoni: Allora forse non ha capito la mia domanda. Cioè, a Milano ci ha detto il...
PRESIDENTE: L'avvocato le aveva premesso che un teste, un suo collega...
AVV. Cianferoni: Omologo.
PRESIDENTE: ... omologo, ci ha riferito che a Milano, ben prima del 27 luglio, era stata tenuta riunione di questo comitato, ovviamente per Milano, erano state allertate le Forze di Polizia perché acuissero l'attenzione e la possibilità...
TESTE Fulvi: Non ho notizie.
PRESIDENTE: Lei in proposito non sa nulla per Roma.
AVV. Cianferoni: Con anche vigilanza a obiettivi. Ha detto si individuavano...
PRESIDENTE: Certo, certo, ma il teste ci continua a dire che lui per Roma non sa nulla.
TESTE Fulvi: Ma la vigilanza agli obiettivi fissi è un tema settimanale di esame alle riunioni del comitato come i problemi delle scorte. Sono problemi ultradecennali che ogni settimana ci occupano puntualmente.
PRESIDENTE: E certamente a Roma hanno anche un'incidenza...
TESTE Fulvi: A Roma in modo addirittura ossessivo.
PRESIDENTE: ... per ragioni ovvie conosciute.
*TESTE Fulvi: Per la presenza di personalità e obiettivi purtroppo molteplici.
AVV. Cianferoni: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste? Può andare, grazie.
AVVOCATO Rocchi: Grazie Presidente, avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Ah, mi scusi.
AVVOCATO Rocchi: Dottore buongiorno.
*TESTE Fulvi: Buongiorno.
AVVOCATO Rocchi: In occasione dell'inizio della sua attività investigativa direi mirata alla specificità dell'ufficio, cioè di atti riconducibili al terrorismo. Ci sono stati scambi di informazione con l'ufficio DIGOS di Milano?
TESTE Fulvi: No, con l'ufficio DIGOS no. Per la semplice ragione che le informazioni raccolte dalle DIGOS quando considerate di rilievo, eccetera, vengono canalizzate presso l'ufficio centrale, che si occupa di una valutazione complessiva delle informazioni, allertando di volta in volta poi gli uffici periferici interessati, uno, due, tre, tutti, secondo le circostanze.
E' una prassi tuttora vigente visto che oggi faccio parte di quell'ufficio.
AVVOCATO Rocchi: Senta, comunque lei non ha mai avuto conoscenza di una circostanza che ergeva dall'immediatezza delle indagini, cioè di una signora bionda che era stata notata in via Palestro, fu formato un identikit...
TESTE Fulvi: A Milano?
AVVOCATO Rocchi: A Milano. Fu formato un identikit.
TESTE Fulvi: Sì, ma questa cosa fu diffusa anche dalla stampa, questa notizia relativa a una presenza femminile.
AVVOCATO Rocchi: Sì, ma questo identikit, perlomeno il suo collega rispondendo a delle mie domande disse che fu formato un identikit. E' stato trasmesso...
TESTE Fulvi: Fu diffuso credo dal Gabinetto Regionale di Polizia... fu compilato dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Milano.
AVVOCATO Rocchi: Questo identikit fu proposto anche all'attenzione del suo ufficio per delle indagini?
TESTE Fulvi: Ma di tutti gli uffici.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, e voi...
TESTE Fulvi: Anche noi abbiamo redatto identikit, li abbiamo diffusi a livello nazionale.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, ma con riferimento a questi identikit avete svolto qualche attività di indagine, di riscontro su notizie...
TESTE Fulvi: Ci siamo chiesti chi potesse essere naturalmente, se la presenza di una donna fosse significativa di una eventuale partecipazione di settori diversi. Ma francamente non è emerso nessun elemento utile per...
AVVOCATO Rocchi: Ecco, ma la presenza di una donna le lo riteneva - con riferimento al fenomeno terroristico - un elemento in qualche modo interessante?
TESTE Fulvi: Sì, sempre che fosse effettiva questa presenza. Perché sa, insomma, sulle dichiarazioni di testi eccetera, siamo abituati ad andare piuttosto cauti.
AVVOCATO Rocchi: No, dottore, per carità, era un dato che emergeva in questi termini, di due persone che avevano visto scendere una signora bionda, fra l'altro si parlava anche di una certa avvenenza di questa signora. Comunque sia, a parte questo, il dato obiettivo in se stesso, cioè la presenza di una donna, poteva essere in via d'ipotesi fuorviante? O comunque in qualche modo interessante in un'ipotesi di terrorismo internazionale?
TESTE Fulvi: Mah, terrorismo internazionale...
AVVOCATO Rocchi: O comunque fenomeni terroristici scusi, non volevo ampliare troppo il campo.
TESTE Fulvi: Ma guardi, il terrorismo internazionale oggi, da qualche anno significa una sola cosa: terrorismo di matrice medio-orientale. E cioè proveniente o dall'area dell'integralismo islamico, o connesso alle vicende palestinesi che peraltro in questi ultimi tempi sembra che stiano evolvendo per il meglio, o perlomeno rispetto al passato.
Ipotizzare un medio-orientale biondo è un po' difficile, anche se con una parrucca. La presenza di donne in contesti di terrorismo medio-orientale è stata estremamente rara. In quel caso poteva trattarsi eventualmente di soggetti appartenenti ad altre etnie. Però, ripeto, da anni siamo esenti, esattamente dal dicembre 1985: l'ultimo evento antiterrorismo antinternazionale che ho effettuato è stato all'aeroporto di Fiumicino nel dicembre 1985. Dopodiché abbiamo goduto, per così dire, di una sorta di franchigia da parte di queste organizzazioni terroristiche.
PRESIDENTE: E speriamo che duri.
TESTE Fulvi: E speriamo che duri.
PRESIDENTE: Ha altre domande avvocato?
TESTE Fulvi: Due, Presidente. Volevo questa ulteriore specificazione: con riferimento a quelle intercettazioni telefoniche che lei ha indicato all'inizio del suo esame, sono intercettazioni che venivano sollecitate da quale spunto, secondo il vostro ragionamento?
TESTE Fulvi: No, c'era da una parte la doverosa necessità di sondare anche altri ambienti. Contestualmente in particolare questa intercettazione che facemmo su soggetti contigui all'area dell'estrema destra, veniva sollecitata da un'informazione che ci indicava una sorta di scambio di opinioni intervenuto tra due persone, a noi note per la loro collocazione ideologica.
Gli accertamenti effettuati in sostanza, però, rivelarono che seppure la vicenda dell'attentato di via Fauro, nella specie, aveva destato, non solo in quelli, come in tutti una qualche forma di attenzione e di interesse, diciamo che il contenuto del lavoro svolto andava nella direzione più favorevole alla direzione sottoposta a controllo. Nel senso che emergeva una estraneità dei soggetti e dell'area che rappresentavano queste vicende. Era un mero scrupolo professionale perché non si può trascurare di verificare delle informazioni che comunque pervengono.
AVVOCATO Rocchi: Quindi se ho ben compreso, aveste una notizia di un commento intervenuto tra due persone...
TESTE Fulvi: La notizia, l'informazione confidenziale esattamente era del tipo: quelle due persone stavano parlando dell'esplosione chiedendosi chi mai potesse averla organizzata.
Allora, la speranza era che sondando il loro ambiente potessero ricevere delle indicazioni dal loro ambiente stesso. Speranza disattesa perché hanno effettivamente sondato il loro ambiente e hanno concluso che il loro ambiente non c'entrava.
Hanno espresso anche il timore di essere oggetto di attività persecutoria da parte delle Forze dell'Ordine in ragione della loro collocazione ideologica.
AVVOCATO Rocchi: Quindi le intercettazioni non hanno potuto fare apprezzare questo tipo di risultato?
TESTE Fulvi: No. Come ho già detto non...
PRESIDENTE: L'aveva già detto avvocato, bisogna che glielo gridiamo. Non hanno avuto nessun...
TESTE Fulvi: Abbiamo sondato questi ambienti, abbiamo fatto quello che potevamo fare in termini anche informativi, ma...
AVVOCATO Rocchi: E quindi le intercettazioni telefoniche erano riferite a quale tipo di input?
TESTE Fulvi: Un input informativo.
AVVOCATO Rocchi: Che era diverso rispetto a quello di cui abbiamo parlato poc'anzi.
TESTE Fulvi: No, era questo input informativo di cui parlavo poc'anzi, una notizia confidenziale che ci è stata riferita e ovviamente in un contesto del genere abbiamo ritenuto di sottoporla a chi di dovere per avere un'autorizzazione, effettuare un servizio. C'è stata data, l'esito è stato quello che è stato insomma. Rientra un po' in tutte quelle attività che...
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Non mi ricordo se l'ho già chiesto prima, casomai me ne scuso Presidente, me lo ricorderà: con riferimento a questo identikit è stato fatto un certo...
PRESIDENTE: Identikit della bionda?
AVVOCATO Rocchi: Della signora bionda, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Avvocato, ma forse ci si è fatto un po' una fissazione perché è avvenente.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, c'è la speranza che venga mostrata è per questo che insisto.
PRESIDENTE: Per carità, io glielo auguro.
AVVOCATO Rocchi: E' per quello che porto a essere identificato.
PRESIDENTE: Però vediamo di non perdere troppo tempo perché questa bionda mi pare che sia rimasta abbastanza misteriosa.
AVVOCATO Rocchi: E' per quello Presidente.
PRESIDENTE: Se reale, se reale.
AVVOCATO Rocchi: E' per quello Presidente. C'è un dato che è buttato lì da due testi che si dicono oculati, ancora questi testi nessuno li ha smentiti.
PRESIDENTE: Proviamo con un...
AVVOCATO Rocchi: Questo tipo di identikit dottore - e poi mi cheto, abbia pazienza - è stata fatta anche un'indagine comparativa, nel senso potrebbe assomigliare a quella persona, a quella tal'altra persona? O non ha portato a nessun risultato?
TESTE Fulvi: Certamente nell'ambito del nostro ufficio abbiamo valutato se questo identikit presentasse elementi di somiglianza con i soggetti a noi noti, a noi DIGOS di Roma, noti per pregressa attività eversiva o estremistica in genere. Purtroppo...
AVVOCATO Rocchi: Non ha avuto esito.
TESTE Fulvi: ... non ha avuto alcun esito.
AVVOCATO Rocchi: La ringrazio, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Dica avvocato.
AVVOCATO Roggero: Sono Roggero. Volevo attingere un momento alle conoscenze del dottor Fulvi perché mi sono un attimo inquietato, nel senso preoccupato, sentendolo.
Abbiamo visto che ci sono dei gruppi ai quali voi avete rivolto la vostra attenzione successivamente agli episodi. Abbiamo visto che ci sono dei gruppi...
TESTE Fulvi: Oltre gruppi, soggetti singoli.
AVVOCATO Roggero: O soggetti singoli.
TESTE Fulvi: Soggetti che in passato erano appartenuti...
AVVOCATO Roggero: Soggetti o gruppi comunque con la capacità organizzativa di fare una cosa del genere, sennò non li avreste considerati.
Abbiamo visto che ci sono delle altre persone o degli altri gruppi che hanno fatto delle dimostrazioni di forza, posizionando degli esplosivi, delle bombe che non dovevano esplodere. Quanti sono questi gruppi che potenzialmente potrebbero metterci in pericolo, o quanti ne stimavate essere all'epoca in grado di una cosa del genere?
TESTE Fulvi: Avvocato, coloro che hanno collocato...
PRESIDENTE: Avvocato, questa è una domanda di carattere così generale che potrebbe avere rilievo in un campo statistico. In questo campo è del tutto ultronea. Non abbiamo bisogno di sapere quanti sono.
AVVOCATO Roggero: Hanno fatto delle indagini.
PRESIDENTE: Hanno fatto delle indagini e hanno escluso che potessero essere in qualche maniera coinvolti in fatti di questo genere.
AVVOCATO Roggero: Certo. Vorrei sapere rispetto a quante persone e a quanti gruppi avete rivolto le indagini?
TESTE Fulvi: Allora, le persone che abbiamo investigato con atti di P.G., ripeto, non erano espressioni di gruppi attuali, comunque operativi nel 1993, ma erano a noi note per la pregressa appartenenza e/o coinvolgimento in vicende processuali a sfondo terroristico eversivo.
PRESIDENTE: Quindi erano dei soggetti residuali?
TESTE Fulvi: Esatto, perfetto. Che mantengono una collocazione ideologica di un certo tipo...
PRESIDENTE: Ognuno ha diritto...
TESTE Fulvi: ... e che in passato si erano resi, erano venuti all'attenzione, taluni anche condannati, per la loro appartenenza a gruppi di questo genere. Gruppi che al momento non sono più attivi.
E allora l'ipotesi da verificare era quella se per caso...
PRESIDENTE: Gli fosse venuto il grillo di riprovare a attivarsi.
TESTE Fulvi: Perfetto. Tra questi...
PRESIDENTE: Il che è stato escluso.
TESTE Fulvi: E' stato escluso.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
TESTE Fulvi: Sì. Volevo sapere: nell'organizzazione del vostro lavoro voi stimate esistere dei soggetti o dei gruppi che non conoscete? Che possono essere italiani o stranieri, che pongano in essere...
PRESIDENTE: Ma si può fare indagini su un gruppo che non si sa se c'è?
AVVOCATO Roggero: No, ma si può mantenere viva l'attenzione.
PRESIDENTE: Ma se si sa se c'è.
AVVOCATO Roggero: Appunto però, in un lavoro delicato come quello della DIGOS io ritengo che la risposta sia affermativa, però volevo saperlo dal teste.
PRESIDENTE: Avvocato, è giusto che lei lo ritenga, ma possiamo fare una domanda del genere che è del tutto ipotetica?
AVVOCATO Roggero: Allora, rivolgete le indagini soltanto rispetto ai gruppi che conoscete? O ricercate dei gruppi se avete delle notizie, o se succede un episodio come questo qui...
TESTE Fulvi: Se noi conosciamo un gruppo, certamente seguiamo l'attività del gruppo. Se abbiamo singoli soggetti, che ci destano preoccupazione, seguiamo il singolo soggetto. Poi eventualmente, se il singolo soggetto fa parte di un gruppo, si risale a un gruppo, se c'è. Se non c'è, pazienza.
AVVOCATO Roggero: Oh.
TESTE Fulvi: Ma al momento, all'epoca ovviamente se c'erano gruppi che non conoscevamo, non li conoscevamo, ma neanche successivamente sono emerse nuove realtà potenzialmente terroristiche, almeno che mi risulti, a livello nazionale.
A livello internazionale le realtà sono sicuramente molto più variegate, però per quella che è la mia esperienza di oggi, che seguo più direttamente, più personalmente certe cose, non mi risulta che ci siano novità a livello internazionale.
Vi sono gruppi che magari hanno cambiato strategia, ci sono gruppi che hanno compiuto attentati fino agli anni '87-'88 e poi non li hanno più fatti. Non in Italia, all'estero intendo. Cambiano le strategie ma gruppi nuovi non ne conosco.
AVVOCATO Roggero: Senta, una cosa di tipo puramente tecnico: nella sua esperienza, le autobomba sono sempre rubate o no? Le auto utilizzate per le autobomba sono sempre rubate o no?
TESTE Fulvi: Mah, di norma sì.
AVVOCATO Roggero: Grazie.
PRESIDENTE: Possiamo licenziare il teste? Può andare grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Ho due domande semplici, semplici dottor Fulvi.
Lei, nell'ambito di tutta l'attività investigativa che ha svolto, ha formulato una qualche comunicazione di notizia di reato, per i fatti di strage, a carico di qualcuno?
TESTE Fulvi: Personalmente?
PUBBLICO MINISTERO: Il suo ufficio, la DIGOS voglio dire. Siccome ha svolto un'attività investigativa...
TESTE Fulvi: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... andiamo alla sostanza del discorso: ha elevato una qualche comunicazione di notizia di reato nei confronti di qualcuno per strage?
TESTE Fulvi: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
L'altra domanda è questa. Siccome ci siamo allargati come panoramiche, allora se è nella sua memoria di oggi: in quel periodo, in quei mesi, maggio, giugno, luglio del '93, fuori dal territorio italiano si sono verificati fatti di attentato con queste analogie dal punto di vista operativo? Cioè a dire l'impiego di autobombe su bersagli fissi. Intendo dire in territorio francese, in territorio spagnolo, svizzero, tedesco, se se lo ricorda?
TESTE Fulvi: Guardi, quel tipo di cose si fanno in molti posti. Non ricordo in quel periodo che ci siano state.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, per così dire, premo da un altro punto di vista. Lei ricorda all'epoca di aver fatto una ricognizione sui fatti di criminalità in qualche modo analoghi a questo, allargando l'orizzonte anche fuori dal territorio italiano?
TESTE Fulvi: No, io chiesi al mio ufficio superiore ministeriale se avessero indicazioni in questo senso, telefonicamente lo chiesi, pregando di comunicarle se ne avevano. Non ho avuto comunicazioni in questi termini.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
TESTE Fulvi: Prego.
PRESIDENTE: Può andare...
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Ah, ci sono ancora domande, ah mamma!
AVV. Cianferoni: Proprio mi sembra speculare a quella del Pubblico Ministero che ha chiesto se in tutta la sua attività ha inoltrato una notizia di reato a carico di qualcuno per fatti di strage.
Io ritorno a una domanda che ho già fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Allora se l'ha già fatta non è che si rimette sul filo delle domande mie, si rimette sul filo delle domande sue. Io mi debbo opporre perché lei le domande le ha compiute e concluse.
PRESIDENTE: Sentiamo la domanda, poi vediamo.
AVV. Cianferoni: Allora, avendo negli archivi la DIGOS l'indagine sul 904 fatta tutta dalla DIGOS.
TESTE Fulvi: Quale DIGOS? Mi perdoni.
AVV. Cianferoni: DIGOS fiorentina, ma ricordo che ci sono pagine... il dottor Indolfi e il dottor Trapani, sarete colleghi.
TESTE Fulvi: Sì.
AVV. Cianferoni: Il prefetto Parisi, che non è più tra noi, all'epoca coordinò tutta l'indagine e nel '93 era capo della Polizia. All'epoca dirigeva il SISDE Parisi, se non ricordo male.
PRESIDENTE: Avvocato finisca questa domanda.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ricostruito a volo di uccello il fatto del 904...
TESTE Fulvi: Io all'epoca mi occupavo di Brigate Rosse, abbia pazienza avvocato. Questa specifica indagine non l'ho mai seguita.
AVV. Cianferoni: Va bene. Francamente, Presidente, si dura molta fatica.
PRESIDENTE: Come dice?
AVV. Cianferoni: Si dura tantissima fatica perché non noto un'attenzione omogenea in tutta la Corte e mi creda è faticoso.
PRESIDENTE: A chi si riferisce?
AVV. Cianferoni: A dei Giudici Popolari.
PRESIDENTE: Per cortesia, cercate di avere pazienza. Bisogna a questo mondo prima di tutto avere pazienza.
AVV. Cianferoni: Vi sono grato della pazienza.
PRESIDENTE: Avanti.
AVV. Cianferoni: La domanda è: avendo voi questo dato, com'è che non lo forniste ai colleghi dell'Antimafia, mi vien da dire per le spicce. Dice: 'guarda, nell'84 abbiamo fatto noi le indagini e finì che arrestammo il Calò, indagate su quella strage lì'. Il Calò che l'avevate arrestato voi, nell'ottobre va all'Antimafia e dice: 'voglio parlare dei fatti di strage, guarda prendiamo gli atti del Calò'. Ecco, com'è che questo non l'avete fatto?
TESTE Fulvi: Non l'ho fatto io.
PUBBLICO MINISTERO: Mi oppongo.
AVVOCATO Ammannato: C'è anche un'opposizione da parte della parte civile.
PUBBLICO MINISTERO: Mi oppongo perché i presupposti di fatto citati dal difensore a base della domanda sono sbagliati.
AVV. Cianferoni: In che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Sono sbagliati. Lei mi pare che abbia affermato che Calò era stato arrestato dalla DIGOS. Non è vero niente, fu arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Roma.
PRESIDENTE: Squadra Mobile, esattamente se non mi sbaglio il 21 o 22 aprile del...
PUBBLICO MINISTERO: Si sta esaminando un teste che è dirigente e che ha condotto la sua attività professionale interno di una struttura che ha determinate e specifiche competenze nell'ambito dell'amministrazione di Polizia. Voglio dire, io sulle domande cerco di contenermi.
AVV. Cianferoni: Va be', avrò sbagliato. Presidente, se la ritiene rilevante gliela formuli lei la domanda.
PRESIDENTE: Avvocato, io posso chiedere al teste: sa qualcosa lei di questa indagine del 904?
TESTE Fulvi: No, non vi ho preso parte.
PRESIDENTE: Non ne ha conosciuto nulla neanche successivamente?
TESTE Fulvi: No, se non quei riferimenti di stampa, di...
PRESIDENTE: Benissimo. Ha avuto notizie di questa disponibilità di Giuseppe Calò di parlare alla Commissione Stragi nel '93?
TESTE Fulvi: No.
PRESIDENTE: A proposito di stragi?
TESTE Fulvi: No.
PRESIDENTE: Vi sono arrivati spunti relativi a quello che avrebbe detto o non avrebbe detto?
TESTE Fulvi: No, escludo.
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda è stata posta.
AVVOCATO Ammannato: Scusi Presidente, una dalla parte civile.
E' a conoscenza se ha avuto un ergastolo passato in giudicato Pippo Calò...
PRESIDENTE: Avvocato, deve dire il suo nome, mi scusi.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Visto che si sta parlando del 904, almeno per i Giudici Popolari: se è a conoscenza che ha avuto una sentenza passata in giudicato di ergastolo per la strage del 904?
AVV. Cianferoni: La difesa si oppone alla domanda.
PRESIDENTE: Ma io devo dire, scusatemi, quella sentenza in qualche maniera, qualche cosina ci ho messo le mani io. Vorrei dire che però non riesco a capire che cosa c'entri con questa nostra vicenda.
AVVOCATO Ammannato: Neanch'io. In ogni caso Calò...
PRESIDENTE: Avvocato, io non le ho chiesto di rispondere. Ho dichiarato questo perché mi pare che non è il caso di continuare l'esame su questo argomento.
Avete altre domande? Possiamo liberare il torturato? Si accomodi grazie, buongiorno.
*TESTE Fulvi: Grazie.
PRESIDENTE: Possiamo fare un intervallo di cinque minuti? Quanti testi abbiamo da sentire ancora?
PUBBLICO MINISTERO: Due.
PRESIDENTE: Due? Speriamo che non siano di questo tipo, sennò veramente...
PUBBLICO MINISTERO: Sono di questo tipo.
PRESIDENTE: Sono di questo tipo, va bene. Vorrà dire che andiamo a notte.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: De Cristofaro.
PRESIDENTE: Ci vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza, per favore.
*TESTE De Cristofaro Nicola De Cristofaro, nato a Pomigliano d'Arco, Napoli il 10/11/51, residente a Roma.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE De Cristofaro A Roma.
PRESIDENTE: Legga pure.
TESTE De Cristofaro "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, dottor De Cristofaro, dove prestava servizio nell'estate del '93?
TESTE De Cristofaro Alla DIGOS della Questura di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei si è occupato della prima fase delle indagini in relazione ai fatti del 27-28 luglio?
TESTE De Cristofaro Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire se innanzitutto lei la sera del 27 luglio, per l'appunto, è intervenuto sui luoghi?
TESTE De Cristofaro Sì. In effetti, diciamo, l'intervento di personale della Polizia di Stato e quindi anche di personale della DIGOS è avvenuto in tempi un pochettino tra di loro successivi.
Man mano che c'è stato l'allarme della sala operativa c'è stato l'intervento delle volanti e poi man mano di personale sia della Squadra Mobile, sia della DIGOS.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei era uno dei funzionari addetti alla DIGOS?
TESTE De Cristofaro Sì, della III Sezione.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo sentito finora il dottor Fulvi, il quale ci ha ragguagliato un po' nel complesso...
TESTE De Cristofaro Sulla struttura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, noi con lei volevamo un pochino focalizzare un aspetto.
TESTE De Cristofaro Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione alla prima fase delle indagini cui lei prese parte attiva, in relazione alla prima ricostruzione dell'esecuzione di questi fatti, quali dati di rilievo poteste enucleare da questa prima fase di indagine?
TESTE De Cristofaro Deciamo che di fronte ormai alle esplosioni, ai fatti avvenuti, ai danni che si erano causati e dalla presenza di resti di autovetture, per quanto riguarda San Giovanni e poi di via del Velabro sia del forte botto che si era avvertito, dei danni che si erano avuti per le auto parcheggiate, per tutti quei danni rilevanti c'erano state...
PRESIDENTE: Le persone ferite anche.
TESTE De Cristofaro Prego?
PRESIDENTE: Anche le persone ferite.
TESTE De Cristofaro Persone ferite sì, che c'erano nelle abitazioni e tutto. Insomma, si capì subito che ci trovavamo di fronte a una situazione di un'autobomba perché poi furono trovati... sia perché furono localizzati sia i testi di queste autovetture e sia perché furono rinvenuti e repertati anche dei pezzi che ci fecero, nell'immediato, risalire anche alle autovetture stesse.
Per quanto riguarda San Giovanni, di una targa; per quanto riguarda il Velabro, di un pezzo di lamiera con ancora impresso il numero di telaio dell'autovettura e anche un pezzo della carta di circolazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella ricostruzione delle fasi, diciamo, immediatamente precedenti...
TESTE De Cristofaro Sì
PUBBLICO MINISTERO: ... l'esecuzioni di questi fatti, dalle prime sue indagini, vennero raccolti dei dati per poter dare intanto una rico...
TESTE De Cristofaro Un primo avvio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un primo avvio ecco, alle indagini.
TESTE De Cristofaro Sì, sì.
Il primo avvio fu dato, per quanto riguarda San Giovanni, dalla presenza dei camperisti che stazionavano lì nei pressi della colonna. Quindi furono raccolte queste prime dichiarazioni.
PRESIDENTE: Mi scusi dottore, abbia pazienza, le dispiace vicino al microfono perché non si sente molto bene.
TESTE De Cristofaro Va bene così?
PRESIDENTE: Si avvicini un po' lei.
TESTE De Cristofaro Forse se mi alzo, ecco, sì.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo...
PRESIDENTE: Prosegua, prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questa prima ricostruzione...
TESTE De Cristofaro In questa prima ricostruzione ci furono le dichiarazioni che furono date da questi camperisti, di gente che stazionava perché si organizzavano per l'estate, uscire fuori, così, con questi camper e quindi furono raccolte le prime testimonianze di gente che si trovavano proprio sul posto...
PUBBLICO MINISTERO: Sul posto.
TESTE De Cristofaro ... dell'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qual era il dato che emergeva dall'assunzione di queste informazioni?
TESTE De Cristofaro Il dato che emergeva, che erano state viste delle persone che si erano portate nei pressi del luogo dove era avvenuta l'esplosione, c'erano state due autovetture, erano state viste delle persone scendere da una vettura e poi allontanarsi subito dopo con un'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se vi vennero fornite anche indicazioni sul tipo delle autovetture?
TESTE De Cristofaro Sul tipo delle vetture sì. Furono date indicazioni anche sul tipo delle autovetture: dovevano essere di piccola cilindrata, media cilindrata. Quindi si parlava di FIAT Uno e nell'occasione fu dato anche il colore. Poi l'indicazione anche di una bambina che era la figlia di alcune persone che stazionavano lì e diede indicazioni addirittura sulla persona che era stata vista all'interno di questa autovettura, che la indicò come una persona giovane e anche molto alta perché diceva che con la testa toccava il tettuccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ricapitolando, il dato che ne venne fuori è che in piazza San Giovanni erano arrivate due...
TESTE De Cristofaro Due autovetture.
PUBBLICO MINISTERO: ... FIAT Uno. Una era stata lasciata...
TESTE De Cristofaro Lasciata e l'altra poi subito dopo era ripartita. Deceva che nell'immediato proprio dove poi c'era stata l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor De Cristofaro, per quanto riguarda poi le fasi successive delle indagini, diciamo il suo ufficio, può riferire alla Corte, se ha mai ricevuto poi successivamente delle deleghe?
TESTE De Cristofaro Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di che tipo?
TESTE De Cristofaro Allora, di indagini, se non ricordo male, cioè avvenne questo: la stessa sera si diede luogo a tutte quelle attività delle persone interrogate, di fermare le autovetture che potevano essere nell'immediatezza del fatto, raccogliere tutte quelle notizie che potevano dare diciamo, un'immediatezza anche investigativa. Poi dopo, infatti alle tre fu trovata un'autovettura, una FIAT Uno fu rinvenuta nei pressi del luogo dell'esplosione di piazza San Giovanni, allo scalo San Lorenzo, nei pressi di una caserma della Guardia di Finanza e quindi ci furono delle investigazioni anche su questa autovettura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa autovettura trovata...
TESTE De Cristofaro Da una volante.
PUBBLICO MINISTERO: ... da una volante...
TESTE De Cristofaro Sì, ed era un equipaggio automontato, se non sbaglio, della Polizia Ferroviaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, venne per così dire posta in collegamento con quello che era accaduto nella notte?
TESTE De Cristofaro Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era il dato?
TESTE De Cristofaro Il dato era che aveva... diede subito l'impressione di una macchina abbandonata, lasciata lì da gente che era scappata via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma con riferimento a quelle informazioni che avevate assunto, dico, il colle...
TESTE De Cristofaro Sì, ci fu questa correlazione e infatti erano state viste, scappare una macchina, persone allontanarsi con un'autovettura. A distanza di poco tempo viene rinvenuta questa autovettura, ci fu questa correlazione.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda lei che tipo di autovettura era?
TESTE De Cristofaro Guardi, una FIAT Uno se non sbaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Era una FIAT Uno. E il dato, ce l'ha detto poc'anzi, raccolto dai testi era per l'appunto che quelle persone si erano allontanate con una FIAT Uno.
TESTE De Cristofaro Con una FIAT.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire, era...
TESTE De Cristofaro Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... anche il tipo di macchina che faceva correlare questo dato.
Ecco, poi nel prosieguo delle indagini.
TESTE De Cristofaro Allora, poi nel prosieguo delle investigazioni c'è stata diciamo una divisione di compiti, che fu effettuata dall'Autorità Giudiziaria, nel delegare le attività di indagini, per quanto riguardava San Giovanni all'Arma dei Carabinieri e a noi quella del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è a conoscenza che poi a un certo punto le indagini passarono per competenza alla Procura di Firenze?
TESTE De Cristofaro Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, ha mai lei personalmente, o l'ufficio a cui appartiene, ricevuto deleghe da parte della...
TESTE De Cristofaro Di Firenze, no.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE De Cristofaro Che io ricordi. Può darsi che l'abbia ricevuto il dirigente, che non l'abbia passato alla Sezione, ma mi sembra di no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor De Cristofaro...
TESTE De Cristofaro Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... completiamo l'argomento cercando di puntualizzare alcune circostanze.
Ora, io vedo che lei non ha con sé alcuna documentazione. Va be', si affidi alla memoria.
TESTE De Cristofaro Posso sempre... Mi affido un po' alla memoria, potrei anche...
PUBBLICO MINISTERO: Si affidi alla memoria e mi auguro che la sua memoria sia circostanziata.
Ascolti, lei ricorda quando arrivò ai centralini della Questura la prima segnalazione?
TESTE De Cristofaro Furono pochi minuti dopo la mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la prima segnalazione che arrivò concerneva entrambi gli episodi o ne concerneva uno solo e quale concerneva esattamente?
TESTE De Cristofaro No, fu soltanto la prima. Ne conosceva una delle due esplosioni.
PUBBLICO MINISTERO: Quale in particolare?
TESTE De Cristofaro Per forza quella di San Giovanni, perché quella del Velabro venne successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Per forza, se non ce lo dice lei, noi dobbiamo...
Allora, le segnalazioni che giunsero...
PRESIDENTE: Quella che arrivò per prima è per forza quella che è avvenuta prima.
TESTE De Cristofaro Per prima quelle che è avvenuta prima. Essendo avvenuta prima...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, benissimo.
E quindi la segnalazione arrivò qualche minuto dopo la mezzanotte.
TESTE De Cristofaro Guardi, dottor Chelazzi, io ricordo di essere stato preciso nel rapporto...
PUBBLICO MINISTERO: E' stato precisissimo.
TESTE De Cristofaro ... in cui si dava proprio l'orario. Anche perché le sale operative hanno l'orario, per cui quando arriva una segnalazione è ben datata nel tempo, per cui non ci può essere errore.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti, se lei avesse avuto con sé la copia dell'annotazione...
PRESIDENTE: C'è un'annotazione del 28/07.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE De Cristofaro Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Datata esattamente... Dunque, c'è prima una comunicazione per fonogramma che è stata fatta esattamente alle ore...
TESTE De Cristofaro Dovrebbe essere pochi minuti dopo la mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: E' stata fatto in forma di telefax urgente indirizzato al Procuratore della Repubblica di Roma e poi anche alla Procura Generale - perché è "melius abbundare" - e è, ripeto è in forma di telefax, in data 28/07 alle ore 10.05 e firmata ovviamente dal dottor Fulvi.
TESTE De Cristofaro Certo. Abbiamo lavorato tutta la notte...
PUBBLICO MINISTERO: Però i dati più precisi sono riportati in un'annotazione...
PRESIDENTE: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Mi è sfuggita l'ora.
PUBBLICO MINISTERO: La prima comunicazione...
PRESIDENTE: Il fax.
PUBBLICO MINISTERO: ... questa in forma di telefax urgente è del 28 luglio delle ore 10.05.
PRESIDENTE: 10 del mattino?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. 10.05. Indirizzata al Procuratore della Repubblica, Procuratore Aggiunto dottor Antonioli, alla Direzione Distrettuale Antimafia dottor Piro e alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello. E' un telefax numero 051740/93/DIGOS08, questa è la sigla identificativa, firmata dottor Fulvi.
PRESIDENTE: Ma scusi, questa annotazione porta un orario nel comunicare a che ora è avvenuta questa prima esplosione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, si indica come orario le ore 24 circa, in questa primissima segnalazione.
E poi più avanti si dice: "pochi minuti dopo mezzanotte altra violentissima esplosione estesa verificata in San Giorgio al Velabro".
Ma nell'annotazione del 29 luglio, che appunto è redatta dal dottor Nicola De Cristofaro, si riportano i dati precisi al minuto-secondo.
TESTE De Cristofaro Perché tale comunicazione ci è stata fornita dalla sala operativa della Questura.
PUBBLICO MINISTERO: E infatti. Lei ricorda questo orario?
TESTE De Cristofaro Uno deve essere...
PUBBLICO MINISTERO: A 00.03.41.
TESTE De Cristofaro 00.03 e l'altro è...
PUBBLICO MINISTERO: E 41 secondi. L'orario della...
TESTE De Cristofaro Prima segnalazione al 113.
PUBBLICO MINISTERO: ... segnalazione telefonica al 113.
TESTE De Cristofaro Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poi si rappresenta in questa annotazione, se lei lo ricorda, che alle ore 00.08, quindi 8 minuti dopo mezzanotte e 18 secondi una vostra autoradio, la Trevi-1....
TESTE De Cristofaro Segnala.
PUBBLICO MINISTERO: ... segnala che è stata udita, dal personale che appunto è fuori, è per la strada, una seconda esplosione nella zona di via San Teodoro.
TESTE De Cristofaro Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questi sono...
TESTE De Cristofaro I due tempi.
PUBBLICO MINISTERO: ... gli orari, esattamente.
Detto questo, l'altra cosa che avevo bisogno di chiederle: come fu possibile arrivare a identificare le prime persone informate sui fatti? Proprio coerentemente con lo schema dell'articolo 351 mi pare.
TESTE De Cristofaro Come le dicevo prima, in effetti c'è stato un avvicendarsi di personale della Polizia e dei Carabinieri. Le prime ad intervenire sono state le volanti e poi man mano, insomma, personale specialistico che è chiamato secondo la gravità del...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, siete andate a identificarle presso gli ospedali dove vi risultavano...
TESTE De Cristofaro Siamo andati anche presso gli ospedali, vicinissimo al luogo degli attentati, c'è l'ospedale San Giovanni dove sono stati subito accompagnati i primi feriti e dove dopo personale nostro si è portato per raccogliere le indicazioni loro, per identificarli.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi per addivenire alla identificazione delle prime persone che risultavano informate sui fatti è stato necessario attendere molto tempo, o è stato possibile farlo in tempi brevissimi?
TESTE De Cristofaro Beh, insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Nel corso...
TESTE De Cristofaro Nel corso della stessa serata.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda i nomi delle persone che per prime poteste segnalare all'Autorità Giudiziaria come informate sui fatti?
TESTE De Cristofaro Allora, lei si riferisce a San Giovanni o al Velabro? Perché adesso non...
PUBBLICO MINISTERO: Cominciamo da San Giovanni.
TESTE De Cristofaro Allora, a San Giovanni per primi sicuramente furono sentiti i camperisti da cui furono date tutte le indicazioni di come si erano svolti i fatti.
Per quanto riguarda il Velabro...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la interrompo.
TESTE De Cristofaro Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il contenuto di queste informazioni - lei l'ha precisato poco fa perché le ha fatto la domanda il dottor Nicolosi - il contenuto di queste informazioni fu acquisito in tempi...
TESTE De Cristofaro Sì, diciamo così, in tempi brevi.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi nell'immediatezza del fatto?
TESTE De Cristofaro Nell'immediatezza del fatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E per quanto riguarda invece l'episodio del Velabro, la situazione ha avuto le stesse caratteristiche dal punto di vista investigativo nelle prime fasi, oppure...
TESTE De Cristofaro No, nelle prime fasi no, perché in effetti si è andato a vedere un pochettino prima... Perché, diciamo così, la situazione proprio strutturale dei due luoghi era completamente diversa. San Giovanni era questa piazza ampia dove c'erano questi camperisti, perché si trovavano lì per mettersi d'accordo per andare via, ma altrimenti è una strada, anche per l'ora, di scorrimento, di traffico.
Mentre il Velabro è un parte un pochettino più racchiusa, dove a fianco ci sono degli immobili che erano, così, abitati, quindi delle persone che sono rimaste ferite, a fianco c'era Casa Colbe, dove sono rimasti feriti anche quei due religiosi. E un pochettino più avanti, più verso la piazza e quindi verso il Comune...
PRESIDENTE: Mi scusi Casa?
TESTE De Cristofaro Colbe. Colbe, sì. E' un istituto religioso dove ci sono stati anche dei feriti, anche il priore della comunità rimase ferito, persona anziana.
E un pochettino più avanti, quindi dopo l'arco di Giano, c'è sulla destra un residence con persone che ci alloggiavano, quindi con il portiere, con la direttrice che poi sono stati sentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE De Cristofaro E gente che si affacciava.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che, diciamo, testimonianze, o per meglio dire informazioni in qualche modo circostanziate sull'episodio del Velabro le avete potute raccogliere solo in un momento più avanzato degli accertamenti?
TESTE De Cristofaro Tranne la indicazione data da una... adesso non riesco a collocare nel tempo se nell'immediatezza del fatto, oppure se c'è stato un lasso di tempo. C'è stata una ragazza che con il fidanzato giravano con il motorino e quindi che hanno assistito, hanno dato delle indicazioni che erano pure interessanti. Ora non mi ricordo se sono state segnalate perché ci andai io a casa, prima a casa della ragazza e poi fu invitata anche dal magistrato.
Poi c'è l'indicazione che ci fu data dai due funzionari dell'ambasciata americana che rientravano in albergo - questo albergo che è dopo l'arco di Giano - da una struttura dell'ambasciata americana presso la Santa Sede che è un pochettino opposta, a 500 metri, in fase di ristrutturazione e rientravano in albergo e quindi che hanno assistito anche, diciamo così, all'evento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE De Cristofaro Dovrei rivedere gli atti per avere...
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
TESTE De Cristofaro Riguardando gli atti.
PUBBLICO MINISTERO: La poteva avere. Poteva averla con sé.
TESTE De Cristofaro Ha ragione, è stato un attimo di...
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti dottor De Cristofaro, la intestazione dei veicoli che voi riteneste coinvolti in questi fatti, o perché impiegati come autobomba, o perché comunque presenti sul luogo, ecco la intestazione di questi veicoli, gli estremi dell'identità del possessore o del denunziante, in quanto, come diceva, si trattava di automezzi rubati, fu possibile acquisirla in tempi ristretti?
TESTE De Cristofaro Sì, nell'immediatezza. Perché ci fu subito comunicato che era stata rilevata una targa in piazza San Giovanni e noi la sviluppammo subito perché la prima cosa da fare è sviluppare subito la targa, vedere a chi apparteneva, quale autovettura, vedere chi potevano essere gli intestatari.
PUBBLICO MINISTERO: Li ricorda ancora i nominativi degli intestatari? No.
TESTE De Cristofaro Non vorrei dire...
Mentre dall'altra parte, quella del Velabro, invece c'era una porzione del libretto di circolazione e...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo lo aveva già detto al dottor Nicolosi. Ma per completezza mi sembrava opportuno domandarle se si ricordava i nominativi dei denunzianti, se non addirittura degli intestatari.
TESTE De Cristofaro La macchina di piazza San Giovanni apparteneva a una signora che era titolare anche di un esercizio commerciale che era nella stessa piazza San Giovanni.
Le circostanze del furto poi si accertarono: fu durante una visita che aveva fatto sull'Appia a casa di un'amica.
Mentre l'altra autovettura, era una vettura che era stata rubata se non sbaglio in via Redia a Roma. Che è una zona, via Redia, nella zona di San Paolo. Mi ricordo questo perché controllammo poi i tempi dall'ora del furto denunciato dove poteva essere stata portata questa autovettura, quale percorso poteva aver fatto, se era stata utilizzata nell'immediatezza e tutto. Quindi ricordo anche che era via Redia a Roma, rubata.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto, la ringrazio.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? Difensori prego.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
Dottore buongiorno.
TESTE De Cristofaro Buongiorno a lei.
AVVOCATO Gramigni: L'unica cosa che mi premeva chiederle: lei prima ha parlato di certe fonti dichiarative che nell'immediatezza aveste circa la descrizione di queste persone che erano a bordo delle macchine che transitarono da piazza San Giovanni per essere poi ritenute quelle coinvolte in questo episodio.
Ecco, le chiedo: voi aveste delle indicazioni, delle descrizioni sulle persone che occupavano queste macchine?
TESTE De Cristofaro Sì. Lo dicevo prima, ricordo...
AVVOCATO Gramigni: Rispetto al guidatore, volevo...
TESTE De Cristofaro Sì, per quanto riguarda piazza San Giovanni, perché in effetti è lì che c'è stata l'indicazione...
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì, piazza San Giovanni.
TESTE De Cristofaro C'era una ragazza, una bambina che ha dato delle indicazioni sull'occupante di questa FIAT Uno, indicandola come una persona giovane molto alta.
AVVOCATO Gramigni: Molto alta.
TESTE De Cristofaro Perché con la testa toccava il tettuccio, dando questa indicazione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi questo dato fu attribuito in termini diciamo di estrema, non dico...
TESTE De Cristofaro Sì, sì. Poi dandone, se non sbaglio, del tipo di autovettura perché dietro portava una decalcomania o un pupazzetto, se ricordo bene.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, sul numero degli occupanti di questa autovettura che poi...
TESTE De Cristofaro Due persone.
AVVOCATO Gramigni: Due persone.
*TESTE De Cristofaro Due persone, sì.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio.
PRESIDENTE: Altre domande? Può andare grazie.
Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Rotondi. Il maggiore Rotondi.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Ci dica nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Rotondi: Leonardo Rotondi nato a Mona di Bari il 22 settembre 1952. Sono residente dove presto servizio a Bracciano, presso il gruppo Carabinieri.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Rotondi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maggiore buongiorno. Senta, lei diciamo dove prestava servizio nell'estate del '93?
TESTE Rotondi: Presidente, posso consultare gli atti? Chiedo l'autorizzazione formale a consultare gli atti perché è un'indagine corposa...
PRESIDENTE: Credo che su questa domanda, lei possa rispondere anche senza...
TESTE Rotondi: Sì. Su questa domanda preferisco rispondere...
PRESIDENTE: Sono eventi che non si dimenticano.
TESTE Rotondi: No, no. Non volevo... Assolutamente, assolutamente. Prestavo servizio e comandavo la III Sezione del Reparto Operativo di Roma che svolgeva attività di indagine, si interessava di stupefacenti, criminalità organizzata ed eversione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi, a causa diciamo di questa sua specifica attività, ha avuto modo di occuparsi degli episodi che avvennero la sera del 27-28 luglio '93?
TESTE Rotondi: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire in che cosa è consistito questa sua attività istituzionale?
TESTE Rotondi: L'attività istituzionale conseguente all'evento che si verificò in via Fauro, nella fattispecie in esame.
PRESIDENTE: No, no. Noi parliamo di San Giovanni...
TESTE Rotondi: San Giovanni in Laterano... ah, perfetto. San Giovanni in Laterano.
PUBBLICO MINISTERO: 27 e 28 luglio.
TESTE Rotondi: Sì. Ecco, ci fu una suddivisione di compiti. Il sopralluogo fu fatto dagli ordini tecnici della Polizia Scientifica, dell'Arma e del CIS, del Centro Investigazioni Scientifiche, dalla Polizia di Stato.
Il mio impegno investigativo fu quello di raccogliere sul luogo e nell'immediatezza dei fatti prima e con ulteriori sopralluoghi e con un controllo territoriale, di acquisire elementi di prova o elementi informativi su cui sviluppare attività di indagine specifica al fine di identificare gli autori o di acquisire elementi che potessero essere utili a sviluppare attività di indagine mirata al fine di identificare gli autori del delitto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maggiore, ma lei intervenne sul luogo quindi nell'immediatezza del fatto?
TESTE Rotondi: Anche.
PUBBLICO MINISTERO: Anche.
PRESIDENTE: E in entrambi i luoghi?
PUBBLICO MINISTERO: In entrambi i luoghi.
TESTE Rotondi: Diceva via Fauro e San Giovanni in Laterano?
PUBBLICO MINISTERO: No, via Fauro non c'entra.
TESTE Rotondi: No, parliamo sempre... via... prima, no. Intervenni su entrambi i luoghi, ma diciamo assicurai la mia presenza in maniera più assidua a piazza San Giovanni in Laterano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la sua attività, quindi si focalizzò, si concentrò su quanto era accaduto in piazza San Giovanni.
TESTE Rotondi: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Che tipo di iniziative investigative sono state assunte da lei e dall'ufficio che lei dirigeva?
TESTE Rotondi: Sul luogo e nell'immediatezza dei fatti, l'identificazione dei testi, delle persone informate sui fatti, l'acquisizione di dichiarazioni, sul posto, prima e chiaramente in ufficio dopo. L'acquisizione di dichiarazioni da parte appunto di coloro che avevano assistito o comunque erano stati, o erano addirittura parti offese dell'evento.
L'identificazione delle persone che avevano riportato ferite, quindi delle parti offese, la constatazione dei danni che l'evento aveva determinato, lo sviluppo delle attività investigative conseguenti all'acquisizione delle informazioni testimoniali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta maggiore, quindi sostanzialmente fu una raccolta di dati diciamo, degli elementi di fatto raccolti diciamo...
TESTE Rotondi: Indagini dirette.
PUBBLICO MINISTERO: ... nell'immediatezza.
TESTE Rotondi: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, indagini dirette. Lei è a conoscenza del fatto che poi le indagini preliminari relative a quest'episodio sono passate per competenza alla Procura di Firenze?
TESTE Rotondi: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'ufficio che lei dirigeva all'epoca ha mai ricevuto deleghe di indagini da parte della Procura di Firenze?
TESTE Rotondi: Nossignore.
PUBBLICO MINISTERO: No. Un'ultima domanda su questo specifico episodio su cui peraltro già ci siamo intrattenuti con il personale della Polizia: che tipo di - stiamo parlando degli attentati del 27 luglio - che tipo di risultati portò l'indagine del suo ufficio su questo episodio?
TESTE Rotondi: Riuscimmo a stabilire, con un margine di quasi certezza, con estrema quasi certezza, con certezza diciamo, che l'evento delittuoso fu conseguenza dell'esplosione di una carica, di sostanza esplosiva - con estrema certezza quindi - posta all'interno di una FIAT Uno asportata in Roma in località non molto distante, qualche giorno prima in località non molto distante da piazza San Giovanni Laterano, dal luogo dove poi si verificò l'evento.
Che il commando, definiamolo tale, lo definisco tale, cioè che le persone che avevano posto in essere questo evento avevano utilizzato due autovetture: una, andata completamente distrutta a seguito dell'esplosione della carica; e l'altra invece rinvenuta non molto distante nel quartiere di San Lorenzo, abbandonata nei pressi della stazione ferroviaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta di questo ritrovamento di questa autovettura comunque non si è occupato il suo ufficio?
TESTE Rotondi: Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Rotondi: Ne do contezza, perché ne sono a conoscenza ma se n'è occupato la Polizia di Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maggiore, lei è in grado così, di ricordare i nomi o qualcuno dei nomi delle persone informate sui fatti che vennero identificate dal suo ufficio?
TESTE Rotondi: A memoria, potrei sbagliare...
PUBBLICO MINISTERO: E se può essere autorizzato...
TESTE Rotondi: ... e potrei essere... se posso essere autorizzato a consultare gli atti?
PRESIDENTE: Ma, visto che in buona parte le abbiamo sentite, potrebbe anche essere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Tanto per avere riferimento...
PUBBLICO MINISTERO: No, era giusto per far risultare che questa identificazione avvenne nell'immediato.
TESTE Rotondi: Identificammo sul luogo nell'immediatezza dei fatti e all'interno di alcuni nosocomi, alcuni ospedali della capitale, un nucleo familiare che aveva in uso un caravan che, insieme ad altri nuclei familiari residenti in Roma e provincia che avevano lo stesso hobby, cioè quello di riunirsi a bordo di... nuclei familiari che avevano lo stesso hobby cioè quello di riunirsi e di passare serate insieme a bordo di questi caravan.
Quindi questo nucleo familiare fornì, insieme alle altre persone, fornirono indicazioni sulla dinamica dell'evento.
I nomi delle persone che fornirono indicazioni, dico per esempio: Bastianelli Daniele, Macina Carlo, Bastianelli Ezio, Rufini Patrizia, Ruggeri Gianfranco, la proprietaria dell'autovettura rubata nei pressi di via Appia: Mazzer Barbara, Multineddu Giovanna, Ruggeri Gianfranco - l'ho già nominato -, Torroni Domenica, Mazzitelli Maria Domenica, Lombardo Marcello, Vernile Mario. E penso che, e tanti altri, ma comunque fra questi...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque questi sono...
TESTE Rotondi: ... c'erano coloro che fornirono indicazioni...
PUBBLICO MINISTERO: ... fra l'altro, fra i testi che abbiamo sentito. Bene. Presidente, noi abbiamo concluso.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? Difensori?
AVV. Cianferoni: Dunque, sono l'avvocato Cianferoni, signor maggiore. Senta, dunque partendo proprio sulle generali. Il suo ufficio si occupò in quel periodo dell'indagine su via dei Sabini? Cioè il rinvenimento di un ordigno inesploso in via dei Sabini?
TESTE Rotondi: No.
AVV. Cianferoni: Senta, invece vi occupaste mai, lei si è mai occupato di un certo Bellini Paolo esponente della destra eversiva?
TESTE Rotondi: No.
AVV. Cianferoni: Non lo conosce.
TESTE Rotondi: Lei mi ha chiesto se io mi sono interessato: io non ho fatto mai indagini su Bellini Paolo.
AVV. Cianferoni: Ora però il suo tipo di domanda me ne suggerisce un'altra: lo conosce per attività di indagine comunque svolta?
TESTE Rotondi: Ho letto i giornali.
AVV. Cianferoni: Questo, francamente non...
PRESIDENTE: Mi sembra che non possiamo ricavare notizie...
AVV. Cianferoni: ... mi sembra un'attività di indagine...
PRESIDENTE: ... di valori processuali.
TESTE Rotondi: Certo, me ne rendo conto. Ho risposto a domanda dell'avvocato.
AVV. Cianferoni: Non mi sembra un'attività di indagine.
E Gioè Antonino lo ha mai indagato per qualche cosa?
TESTE Rotondi: Ho fatto servizio a Palermo. Ho comandato la Sezione Anticrimine di Palermo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Per questi fatti?
TESTE Rotondi: Per questi fatti, no.
PRESIDENTE: Scusi, essendo stato di servizio a Palermo si è occupato di Gioè Antonino?
TESTE Rotondi: Ho fatto antimafia a Palermo e fra gli altri, mi sono anche occupato di Gioè Antonino. Ma non per fatti che hanno poi portato, che hanno trovato poi riscontro, comunque sono stati nuovamente trattati in questo contesto.
In questo contesto io ho svolto, come il P.M. ha sintetizzato e ha ribadito, io mi sono interessato delle indagini dirette. Ecco, non seguendo e non vedendo neppure utilizzato, voglio dire, impiegato dalla Procura, dalla Distrettuale Antimafia di Firenze, nel momento in cui l'indagine assunse una rilevanza di tipo...
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Quindi, per sintesi per quanto tempo si è occupato di questa indagine?
TESTE Rotondi: Ritengo per almeno 7 mesi.
AVV. Cianferoni: Quindi dal luglio '93 fino al gennaio '94.
TESTE Rotondi: Consideri che parlo di quest'indagine, cioè via Fauro e... Per questa indagine posso dire che l'ultimo atto sarà stato firmato nel luglio '94, sì.
AVV. Cianferoni: Senta...
PRESIDENTE: Cioè gli episodi San Giovanni e Velabro.
TESTE Rotondi: Sissignore.
PRESIDENTE: Bene.
AVV. Cianferoni: La sua attività sul momento magari sarà oggetto anche delle domande di altri colleghi che vorranno intervenire. A Palermo quando ha fatto servizio lei?
TESTE Rotondi: Dal 1983 al 1990. '89-'90. Scusi tanto, vi chiedo scusa: dal 1983 al 1987-88.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Va bene, Presidente, io al momento non ho altre domande.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni. Buongiorno.
TESTE Rotondi: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta le chiedevo: lei ha avuto occasione di occuparsi, nell'ambito delle indagini per questi fatti che prima ci ha ricordato, anche dell'arresto di un cittadino tedesco. Si ricorda di questo fatto? Nell'agosto del '93.
TESTE Rotondi: Sì. L'arresto di Fail Bern mi sembra, sì. Prego.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, si ricorda perché fu collegato alle indagini su questi fatti?
TESTE Rotondi: Sì. Fail Bern fu tratto in arresto perché trovato in possesso di materiale militare, di interesse materiale illecitamente posseduto e perché responsabile - adesso non ricordo se contestai il furto o la ricettazione, presumo la ricettazione - del materiale stesso asportato qualche tempo prima in Ostia, mi sembra, comunque in provincia id Roma.
AVVOCATO Gramigni: Torvajanica.
TESTE Rotondi: Torvajanica, sì.
PRESIDENTE: Per cortesia se vuole dire... No, no, mi scusi.
TESTE Rotondi: Prego.
PRESIDENTE: ... una precisazione sulla natura del materiale.
TESTE Rotondi: Sì, erano congegni di puntamento di un aereo militare.
PRESIDENTE: Bene.
TESTE Rotondi: In uso ai reparti dell'aeronautica militare delle forze NATO.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, qualche - capisco che ha solo rilevanza indiretta rispetto...
TESTE Rotondi: Sì, mi stavo ricordando...
AVVOCATO Gramigni: ... qualche particolare sul come questo signore ci aveva in tasca roba...
TESTE Rotondi: No, non ce l'aveva in tasca, ma ce l'aveva a casa.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
TESTE Rotondi: Sì. La domanda dice: come mai fu valutata nel contesto di questa indagine...
AVVOCATO Gramigni: Sì, furono fatti accertamenti su quando era avvenuto l'appostazione...
TESTE Rotondi: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: ... da dove, da un...
TESTE Rotondi: Sì, l'indagine portò al rinvenimento del materiale, alla identificazione della parte lesa...
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Mi sembra...
TESTE Rotondi: ... e alla ricostruzione dell'evento.
AVVOCATO Gramigni: Esatto.
TESTE Rotondi: Dell'evento delittuoso alla contestazione degli addebiti al - mi sembra, anzi ne sono certo - all'ammissione della responsabilità da parte del Bern, del Fail Bern, che ritengo proprio... Al proposito non volle sentirsi dichiarato responsabile di ricettazione, bensì di furto.
AVVOCATO Gramigni: Furto che era avvenuto, dove scusi? A Torvajanica, ma in una struttura militare?
TESTE Rotondi: No, mi sembra a bordo di un furgone, se ben ricordo - ma c'ho gli atti, se vuole li consulto, Presidente li consulto - dicevo, a bordo, questi materiali erano trasportati su un furgone in uso e custodia ad un dipendente della legna, adesso non ricordo bene, comunque di una società che effettuava la manutenzione di questi strumenti che così, rimaneva incauta, aveva parcheggiato un attimo 'sto affare, 'sto furgone, fuori un esercizio pubblico, non mi ricordo se fosse un ristorante o un tabaccaio per approvvigionarsi di questa roba. Effettuò, consumò il furto.
La valenza di questo episodio nel contesto di un'indagine molto più... avvenne, scaturì dal fatto che l'immagine fotografica del Fail riprodotta, riportata sui mass-media, negli organi di stampa, sui quotidiani di anche diffusione a Roma, ecco attirò, l'immagine fotografica, attirò l'attenzione di un teste, di un teste, del...
PRESIDENTE: Le risultava di...
TESTE Rotondi: ... di via Fauro mi sembra. Prego?
PRESIDENTE: Di un teste, cioè a dire di una teste.
TESTE Rotondi: Di una teste. Di una teste di via Fauro che ritenne...
PRESIDENTE: Ritenne di riconoscere come persona...
TESTE Rotondi: ... ritenne di indicarcelo, cioè di sollecitare la nostra attenzione su questo aspetto e dice: 'guardate, probabilmente...'
Noi approfondimmo l'aspetto riferendo il tutto alla Procura della Repubblica di Roma, ricordo bene il dottor Saviotti. Della Distrettuale. Prego.
AVVOCATO Gramigni: Le chiedo...
PRESIDENTE: Comunque mi pare che, mi pare di poter anticipare che questa indagine...
TESTE Rotondi: Non diede...
PRESIDENTE: Nessun risultato.
TESTE Rotondi: Nessun risultato, esito negativo sì.
AVVOCATO Gramigni: Non furono due i testi che...
PRESIDENTE: Beh, probabilmente considerando anche il marito.
TESTE Rotondi: Sì, i testi...
AVVOCATO Gramigni: Siccome...
TESTE Rotondi: No...
AVVOCATO Gramigni: Siccome è teste di questo processo...
TESTE Rotondi: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: ... anche altra persona che mi risulta aver avuto la stessa sollecitazione vedendo la fotografia sul giornale, chiedevo conferma di questo fatto.
Le risulta che vi fu anche un'altra persona, teste oculare del fatto di via Fauro, che ebbe la stessa sollecitazione dell'altro...
TESTE Rotondi: La stessa sollecitazione sul soggetto? Sul Fail?
AVVOCATO Gramigni: Vedendo...
TESTE Rotondi: Non ricordo, ma, non ricordo. Invece so, sono certo.
AVVOCATO Gramigni: Un certo Villaruzzeddi...
TESTE Rotondi: No, il Villaruzzeddi è di... Probabilmente è stato... Non ricordo, ma se vuole posso consultare gli atti. Io, della Saulo Ornella, ne sono certo.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Rotondi: Sul Villaruzzeddi le dico che il Villaruzzeddi è un teste di via Fauro. E' possibile che sia stato sollecitato da me a...
AVVOCATO Gramigni: No, no. Che lui ebbe la stessa...
TESTE Rotondi: Non ricordo.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, ma è inutile che continui. Perché...
TESTE Rotondi: Non ricordo.
PRESIDENTE: ... come ha detto il teste, le indagini non hanno avuto nessun esito.
TESTE Rotondi: Assolutamente. Assolutamente. Pur essendo state effettuate. Perché voglio dire...
PRESIDENTE: Va bene, avvocato. Basta...
TESTE Rotondi: ... con estrema... Prego.
PRESIDENTE: Maggiore, basta così.
TESTE Rotondi: Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Senta, lei ha detto che dirigeva all'epoca la III Sezione dei ROS di Roma. E aveva fra...
TESTE Rotondi: Nel Reparto Operativo Carabinieri. E' una, il Reparto Operativo Carabinieri ha una competenza territoriale. Il ROS invece...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ha ragione.
TESTE Rotondi: Perfetto.
AVVOCATO Gramigni: E' stato un mio errore, mi scusi.
E, fra le branche diciamo, di indagine a voi affidate, vi era anche quella in materia di stupefacenti?
TESTE Rotondi: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Ricorda di una indagine che si sviluppò proprio, se non ricordo male, da parte del suo ufficio in materia di stupefacenti e che era in corso nell'estate del '93? Denominata se non sbaglio 'Indagine Spina' o qualcosa...?
TESTE Rotondi: Non...
AVVOCATO Gramigni: Non è il ROS?
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha fatta il ROS.
AVVOCATO Gramigni: Niente, allora non ho altro da chiederle. La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Avvocato, veramente un secondo turno a lei non spetta.
AVV. Cianferoni: No, io l'avevo un po' richiesto. Nel senso...
PRESIDENTE: No, avvocato. Lei ha detto: 'Io, per ora...' ma il "per ora" non si può fare. C'è un turno solo. O il Pubblico Ministero pone altre domande, allora i difensori hanno diritto di intervenire. Sennò gli interventi devono avvenire in un unico contesto.
Beh, è un escamotage un pochino comodo scusate.
AVVOCATO: Presidente...
PRESIDENTE: Non prendiamoci in giro, lo facciamo dire da un altro. Mi pare assurdo. Se l'avvocato Cianferoni riteneva di porre le domande, le doveva porre quando arrivava il suo momento: non lo ha posto, ora non lo può fare attraverso altro difensore. Mi dispiace.
AVVOCATO: Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, mi dispiace. Non le posso dare la parola, perché lei mi pone una domanda che le ha suggerito l'avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: No, no. Qui siamo al...
AVVOCATO: Presidente, io insisto nell'esercizio del mio diritto di difesa.
AVV. Cianferoni: Qui siamo dietro...
PRESIDENTE: Avvocato faccia la sua domanda, ma non prendiamoci in giro.
AVVOCATO: No, non ci prendiamo in giro, Presidente.
PRESIDENTE: Perché io non intendo essere preso in giro, come non ho il più piccolo proposito di prendere in giro nessuno. Nessuno di noi.
AVVOCATO: Presidente, io non ho nessuna volontà, ma credo che comunque è nel diritto di difesa...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora faccia la sua domanda.
AVVOCATO: Volevo sapere come mai...
PRESIDENTE: Mi dispiacerebbe di dover esser costretto di fare le punizioni come se fossimo a scuola, cosa che non mi pare consona a questa sede. Prego.
AVVOCATO: In che senso, Presidente?
PRESIDENTE: Faccia la sua domanda.
AVVOCATO: Volevo sapere l'esito delle indagini su quel personaggio del quale abbiamo parlato tanto che non hanno portato a niente, per quale motivo non hanno portato a niente.
TESTE Rotondi: Quale personaggio? Il Fail Bern?
AVVOCATO: Fail.
TESTE Rotondi: Ah, no. In relazione alla sua responsa... Per quale ragione...
AVVOCATO: Sì, no rispetto al...
TESTE Rotondi: No, ma lui non fu riconosciuto come la persona presente sul...
AVVOCATO: Ah, non fu riconosciuto.
TESTE Rotondi: Assolutamente, no. No, niente in questo senso attenzione.
PRESIDENTE: Già risultava, avvocato.
*TESTE Rotondi: Mi sono espresso male.
PRESIDENTE: Lei non era presente, ma già risultava quando era stata sentita la teste che ci aveva riferito su questo suo preteso riconoscimento giornalistico. Che non era stata in grado di riconoscere la persona. Anzi, addirittura ne aveva indicato un altro come voi dovreste ben sapere.
Ha altre domande?
AVVOCATO: No, nessuna. Grazie.
PRESIDENTE: Avete altre domande?
AVVOCATO: No, Presidente.
PRESIDENTE: Il teste è in libertà. Grazie.
Abbiamo esaurito i testi di oggi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Allora debbo segnalare alla Corte che erano citati appunto per oggi anche il dottor Ronconi dirigente della Squadra Mobile della Questura di Roma e il dottor Cavaliere dirigente della Criminalpol.
Abbiamo qui in allegato alla consueta noticina, che chiedo sia inserita nel verbale giusto per dettaglio, anche la attestazione di impedimento per problemi di ordine proprio di salute del dottor Ronconi.
Dico subito che il Pubblico Ministero rinunzia a esaminare, sia il dottor Ronconi, sia...
PRESIDENTE: Poi, al termine della chiamata...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma lo dico fin da ora.
PRESIDENTE: No, no, no. Chiederemo ai difensori se aderiscono...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Cero, certo.
PRESIDENTE: Ma lo facciamo in una fase conclusiva, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, il Pubblico Ministero lo formalizza fin da oggi che fa dichiarazione di rinunzia a questi testi.
PRESIDENTE: Certo.
C'è nient'altro?
PUBBLICO MINISTERO: L'udienza è...
PRESIDENTE: Rinviamo l'udienza a lunedì alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti.