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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Mi pare ci sono entrambi.
Barranca: rinunciante. Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno: rinunciante. Avvocato Farina, Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come? C'è l'avvocato Maffei? Oh, mi scusi. Allora presente l'avvocato Maffei, si revoca quanto detto in precedenza.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani.
AVVOCATO Gennai: Lo sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato?
AVVOCATO Gennai: Gennai.
PRESIDENTE: Gennai.
Calabrò: è presente? Rinunciante. Avvocato Gandolfi e Fiorentini. Avvocato Cianferoni che è presente.
Cannella: rinunciante. Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. C'è l'avvocato Rocchi? No. Sostituisce l'avvocato Cianferoni. Era qui fino a un minuto fa.
Carra: rinunciante. Avvocato Cosmai.
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Di Natale: contumace. Avvocato Di Russo e Gentili, avvocato Falciani. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Gennai: Sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai, la quale ultima è presente.
Frabetti: è presente. Avvocato Monaco, avvocato Usai. Sostituiti da? Avvocato Cianferoni.
Giacalone: rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati, avvocato Florio. Non c'è nessuno di questi tre. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giuliano Francesco: rinunciante o c'è? Avvocato Farina, avvocato Pepi, non è presente. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e Gramigni. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani, avvocato Aiazzi.
AVVOCATO Aiazzi: Sì.
PRESIDENTE: C'è il dottor Aiazzi?
AVVOCATO Aiazzi: Sì, sono io signor Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Lo Nigro: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Mangano Antonino: rinunciante. Avvocato Farina e Maffei.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' presente.
PRESIDENTE: Ah, è presente Mangano? Grazie. Presente l'avvocato Maffei.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini, sostituiti? Chi li sostituisce? Avvocato Cianferoni? Grazie.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio: rinunciante. Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Bernardo Provenzano: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e Usai. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Maffei? Grazie.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Prima di andare avanti devo comunicare che ieri la Corte, via fax, ha inviato un fax alla Direzione della Casa Circondariale di Parma, Centro Clinico e Diagnostico di quel seguente tenore:
"Questa Corte di Assise sta procedendo alla celebrazione del dibattimento a carico di Bagarella più 25 per le stragi del '93-'94. Tra gli imputati vi è Ferro Giuseppe nato ad Alcamo il 05/01/42 per il quale sono in corso accertamenti processuali relativi alla capacità processuale.
In relazione a tale problema è necessario sapere in che periodo, nell'estate del 1996, il Ferro Giuseppe sia stato ospitato in codesto Centro Clinico; se nello stesso periodo vi è stato ospitato tale Bono Pietro; se in qualche periodo dell'estate indicata i due predetti sono stati in grado di incontrarsi nei periodi di socialità che sembrerebbero coincidere con le domeniche.
Si comunichi altresì se nei periodi di socialità i contatti fra i detenuti siano usufruibili anche da parte di soggetti sottoposti a regime di vigilanza o sorveglianza particolare.
Si prega dare risposta immediata via fax di quanto sopra essendo urgente decidere sulla già menzionata capacità processuale del Ferro".
A questa richiesta, nella stessa giornata, la Direzione della Casa Circondariale di Parma ha così risposto:
"In riferimento alle notizie richieste si riferisce che il detenuto in oggetto, Ferro Giuseppe, è stato ristretto presso il locale Centro Diagnostico Terapeutico nei seguenti periodi: 22/08/95-07/09/95, 11/10/95-27/11/95, 21/03/96-23/06/96, 08/08/96-23/09/96. Nel quarto periodo" - sarebbe quello appena menzionato 08/08/96-23/09/96 - "lo stesso ha avuto la possibilità di incontrarsi durante i periodi di socialità con il detenuto Bono Pietro, qui ristretto all'interno della stessa sezione dal 28/06/96 al 25/09/96 data in cui il Bono Pietro fu scarcerato per revoca custodia cautelare.
Nel merito si segnala che, per quanto attiene alla suddetta socialità, quest'ultima si effettuava e si è effettuata tuttora, solo la domenica. Quest'ultima attività consiste nella possibilità da parte dei detenuti di trascorrere l'orario dedicato al pranzo in compagnia di altri detenuti ristretti all'interno delle celle in numero non superiore a quattro detenuti. Ad ogni buon fine si segnala che il detenuto Bono Pietro ha effettuato diverse volte la cosiddetta socialità all'interno della cella ove era recluso il Ferro Giuseppe.
Per quanto concerne i contatti fra i detenuti sottoposti a vigilanza particolare e non, questi sono possibili ove non si ravvisino dichiarate e sottoscritte incompatibilità tra gli stessi, ovvero dove la struttura non consenta una diversa soluzione logistica.
Tanto si comunica".
Questi due documenti sono a disposizione delle parti, attraverso fotocopie che sono già state preparate, una per il Pubblico Ministero ed un'altra per il difensore.
Allora, procediamo immediatamente alla discussione della questione relativa alla capacità processuale di Ferro Giuseppe dando la parola al Pubblico Ministero.
Premetto subito - avvocato per cortesia e gli altri difensori - è bene che sappiate che dopo la discussione la Corte si riserva di decidere nella giornata, ma poiché ci sono testi che vengono da fuori, saranno immediatamente dopo sentiti i testi e quindi procederemo alla Camera di Consiglio.
Prego.
*PUBBLICO MINISTERO: Il problema della capacità processuali di un imputato è, per definizione, un problema non tanto difficile. Può darsi anche che in certe situazioni si presenti semplice, nei suoi termini e nelle sue prospettive di soluzione. E' comunque un problema di estrema delicatezza, per una serie di ragioni che è perfettamente superfluo stare a enumerare e tanto più a illustrare.
Io ho sempre preso sul serio, e continuo a farlo anche oggi, l'interrogativo sulla capacità processuale dell'imputato Ferro. E aggiungo qualche cosa di strettamente personale sotto il profilo che, anche l'abitudine a occuparsi di cose di giustizia, ammonisce che al di là delle apparenze quanto l'imputato sia attrezzato, attrezzato sul momento, consapevolmente attrezzato sul momento a seguire il processo e, prima ancora di diventare imputato, a rendersi conto di quello che è successo nelle indagini preliminari, è una sorta di imperativo necessitato per chiunque affronti le vicende processuali da magistrato, con un minimo di serietà e di onestà intellettuale.
Questa è la ragione per la quale il Pubblico Ministero è stato totalmente consenziente - ammesso che il suo consenso significasse qualcosa - allorché la Corte ha deciso, ad apertura del processo, di affrontare in maniera scrupolosa e metodologicamente la migliore, questo interrogativo.
Da quando è cominciato questo processo ad oggi sono trascorsi due mesi e mezzo. Due mesi e mezzo che sono stati impiegati dai periti per farsi un'idea di questa situazione. Dai periti, ma non solo da loro, dai consulenti delle parti, da parte delle stesse parti del processo: chi parla, cioè il Pubblico Ministero, e anche i difensori e la Corte soprattutto.
La Corte si trova oggi a disporre di un materiale che per il momento io definirò - per il momento però, questo mi preme dirlo subito - che per il momento io definirò sufficiente per arrivare ad una determinata conclusione. E quindi tanto vale vedere subito qual è questo materiale.
Non mi trattengo, nemmeno sui presupposti di carattere giuridico di questo problema, sarebbe perfettamente una perdita di tempo se io mi mettessi ad illustrare alla Corte le mie nozioni, in termini di articolo 70, in termini di definizione di partecipazione cosciente al processo, e quant'altro. Sarebbe un modo come un altro per allungare inutilmente l'esposizione su temi, peraltro, che come si sa hanno un approfondimento, nemmeno poi di gran soddisfazione da che è entrato in vigore questo Codice a livello di elaborazione dottrinaria e quasi nulla a livello di elaborazione giurisprudenziale, almeno di legittimità.
Ma con tutto ciò i dati, i dati proprio giuridici, i dati interpretativi delle disposizioni di legge che vengono in gioco non sono poi dati che occorra riprendere in esame dalla base. Sono nozioni che appartengono a principi generali del processo, a principi generali delle norme costituzionali che più direttamente si occupano del processo penale e quindi sono principi ed interpretazioni che si possono dire acquisiti.
Allora qual è il materiale di cui dispone la Corte? E' più o meno lo stesso materiale di cui hanno disposto i periti, che hanno sviluppato le loro opinioni, per così dire, in due fasi: prima attraverso una relazione che è stata consegnata alla Corte e poi attraverso una illustrazione orale che teneva conto anche di dati, di novità, rappresentati proprio da quanto si è svolto in udienza, lo stesso giorno appunto dell'esame dei periti, cioè a dire ieri l'altro.
Tema dominante di tutto il discorso, dalla prima pagina della relazione del periti, all'ultima considerazione svolta oralmente dall'ultimo dei consulenti, è che il problema che loro hanno di fronte è di carattere dilemmatico. Questo è il termine che ha adoperato il professor Pazzagli. Non vi è possibilità di alternativa davanti a un caso di questo genere: o si è in presenza di un quadro simulatorio, o si è in presenza di un qualcosa che al cospetto della dottrina scientifica in materia psichiatrica passa sotto la denominazione di disturbo fittizio.
Nel secondo caso siamo a pieno titolo nelle patologie. Io adopro francamente e liberamente questo termine. Nelle patologie di ordine psichiatrico, mentre invece non lo siamo per definizione nel caso si tratti di una simulazione. La conseguenza che i periti hanno rassegnato, hanno illustrato, è che se si tratta di una simulazione, cioè a dire se l'imputato simula e sta simulando un determinato atteggiamento, un determinato comportamento, nel senso che questo comportamento è perfettamente studiato e tenuto sotto controllo volontariamente; se si tratta di simulazione il problema della capacità processuale e quindi della cosciente partecipazione al dibattimento, ecco un problema risolto in partenza. In che senso? Qui semplifico io ad uso e consumo di chi mi ascolta.
L'imputato sostanzialmente simula di essere assente, di non rendersi conto di quello che succede attorno a lui; in realtà si rende conto di quello che succede intorno a lui e l'atteggiamento, dal punto di vista materiale, concreto che assume equivale, che ne so, a quello di un altro imputato che invece di venire al processo se ne sta in cella. Tutte le mattine si comincia a fare, il Presidente fa l'appello dei presenti e dice: 'Tizio non c'è, è rinunziante', ci sarà quello che è da un'altra parte per esigenze di giustizia, ci sarà quello che semplicemente ha gradito trattenersi in cella piuttosto che venire in aula a sentire quello che succede.
Ecco, se è simulazione Ferro è non un rinunziante all'udienza, è un rinunziante volontario a quello che succede durante l'udienza: a interferire, a conferire con il difensore, a avviare un qualsiasi dialogo o tentativo di dialogo con la realtà che si muove nel processo. Gli imputati sono stati avvertiti tutti a norma di legge che potevano fare dichiarazioni spontanee in ogni momento del processo, quindi lo potrebbe fare un qualsiasi imputato anche di quelli oggi presenti. Ferro è un rinunziante, è un rinunziante a tutto quello che succede in udienza pur venendo fisicamente qui. Lo fa volontariamente perché il suo atteggiamento, il suo comportamento esteriore non corrisponde assolutamente alle sue capacità di determinarsi in maniera diversa.
Dilemmatico, dicono i periti. O è una simulazione, o è una cosa diversa. Su quella qual cosa diversa che è stata introdotta nel processo con il termine disturbo fittizio, io non mi metto a far lezioni di psichiatria perché c'è chi l'ha fatta meglio di me e perché comunque io non sarei in grado che di ripetere altro che malamente quello che è già stato detto.
Ci sono dei passaggi particolarmente riusciti, io direi, al dibattimento più ancora che nella relazione scritta dei periti, in cui è stato ben illustrato il perché e il per come il disturbo fittizio ha una sua qual genesi, che rapporto esiste fra il disturbo fittizio e il disturbo della personalità. Loro possono andare a leggere, e io trovo particolarmente illuminanti, le osservazioni del professor Pazzagli, pagine 39-40 della trascrizione della registrazione dell'udienza dell'altro giorno.
Mi basta, di tutto il materiale che costituisce l'oggetto delle osservazioni svolte per iscritto e illustrato verbale, cogliere alcuni dati. Perché mi pare che cogliendo alcuni dati in relazione alle premesse di carattere metodologico e quindi prevalentemente scientifico, nei limiti in cui si possa parlare a tutti gli effetti di una scienza, non voglio togliere alcunché alla psichiatria e al professor Pazzagli che ha spiegato in che termini si può definire la psichiatria una scienza a tutti gli effetti. Ecco, non voglio togliere nulla e dico semplicemente che, stabilite determinate premesse di ordine scientifico, di cui la Corte dispone, perché i periti - e non solamente loro - l'hanno illustrate in maniera conveniente, alcuni dati specifici che io mi limito a segnalare, credo che trovino la loro collocazione e portino in maniera rassicurante a determinate conclusioni.
Intanto per cominciare, i periti hanno avuto scrupolo e cura nel sgombrare il terreno da una serie di varianti che pure negli anni erano state introdotte a proposito dello stato di salute del Ferro. Io non voglio dire che determinate varianti - e mi riferisco alla schizofrenia catatonica, mi riferisco alla demenza - non voglio dire il determinato tipo di varianti che, ripeto, i periti di oggi hanno detto essere assolutamente fuor di luogo. Fossero il prodotto di una situazione contingente particolare o siano state il prodotto di un deficit strutturale della scienza psichiatrica. Dico semplicemente che si trattava - i periti l'hanno sottolineato - di valutazioni assolutamente sbagliate, adopriamo il termine più adeguato, per tutta una serie di ragioni.
E quindi hanno, per così dire, fatto giustizia di conclusioni che sono state, si sono accumulate nel corso degli anni allorché l'un medico o l'altro, l'un collegio o l'altro si è trovato ad esprimere la ragion per cui - chissà perché poi era sempre un'affermazione positiva - le ragioni per le quali Ferro era alternativamente o capace di intendere e di volere, o capace di eseguire una pena, o compatibile con lo stato di detenzione, o capace di stare in un processo. E' un florilegio di bestialità dal punto di vista psichiatrico, almeno per quelle diagnosi che avevano così con tanta allegria qualificato l'imputato, di volta in volta, come demente o schizofrenico. Ecco, anche questo va messo un attimino nel conto e nella valutazione generale della questione.
Loro ricorderanno che nell'ultima parte dell'esame del professor Cabras io ho sviluppato un argomento che peraltro avevo già sottoposto anche ai periti, poi per ragioni di economia ovviamente non si poteva, non potendosi duplicare lo stesso tipo di domande nei confronti di tutti gli interlocutori. Ho preferito quell'argomento che era, per così dire, di carattere neutro, farlo illustrare semplicemente dal consulente. Cioè dire la coerenza dei sintomi, del quadro sintomatico con relative conclusioni, quindi valutazioni a tutti gli effetti, a partire dai primi accertamenti peritali del 1989 ad arrivare fino ad oggi.
E il professor Cabras, come loro ricorderanno, ha spiegato che di coerenza non ce n'è assolutamente. Perché nei primi anni i consulenti, i periti per meglio dire, hanno privilegiato l'aspetto organico o organicistico di un'ipotetica patologia e ad un certo punto l'hanno abbandonata e si sono piuttosto occupati delle diagnosi legate a situazioni di tipo funzionale a partire dalla famosa schizofrenia.
Io credo che - e questo è il primo dei rilievi che io debbo fare ai periti - io credo che la Corte debba, per così dire, affrancarsi da un rischio, il quale mi sembra che tutto sommato il professor Pazzagli e il dottor Marchi, è ovvio in assoluta buona fede, sono rimasti un po' impigliati. Cioè dire di considerare della stessa qualità, della stessa affidabilità tutti - almeno dal punto di vista scientifico e non voglio aggiungere altro - tutti gli accertamenti peritali che erano stati fatti precedentemente e che hanno accompagnato le vicende giudiziarie del Ferro.
Credo che l'errore - se di errore si deve parlare e se non è un errore sarà un'imprecisione, sarà un difetto di prospettiva, ma di questo comunque sono abbastanza convinto - credo che i periti, allorché si sono trovati alle prese con diagnosi di demenza o di schizofrenia catatonica, dovevano fare un passo indietro davanti a quelle perizie. Perché l'errore è così grave dal punto di vista scientifico, che probabilmente anche tutta la premessa di quella certa o di quelle certe perizie era una premessa inaffidabile.
Non voglio dire che chi ha fatto quelle perizie non possedesse gli strumenti scientifici adeguati, in generale. Sicuramente non ha avuto la disponibilità sul momento degli strumenti scientifici corretti per capire qual era la situazione che gli si parava davanti. Ecco perché - e ripeto, è la prima osservazione che io faccio al lavoro dei periti - ecco perché quello che si legge nella perizia e quello che i periti hanno detto, cioè a dire una osservazione in continuum di tutti i reperti psichiatrici o parapsichiatrici nei confronti del Ferro, è un'operazione, dal punto di vista metodologico, francamente abbastanza insoddisfacente. Proprio perché alcuni di questi momenti, al di là della disomogeneità di cui parlavo prima richiamando le osservazioni svolte dal professor Cabras, della disomogeneità complessiva, la prima fase in cui prevale l'ipotesi, per così dire organicista, rispetto a una seconda fase in cui prevale l'ipotesi di funzionale. Ma al di là di questo ci sono degli errori gravi strada facendo commessi da i tecnici, dai periti, dagli psichiatri che si sono occupati di questa persona.
Perché ho voluto fare questa considerazione Presidente? Perché mi sembra che poi il nocciolo del problema stia in questo. Che nella relazione, loro lo trovano esposto nella, non sono numerate le pagine della relazione come loro sanno, ma nella pagina che precede le conclusioni c'è scritto che, dovendosi in qualche modo orientare, o verso il disturbo fittizio o verso la simulazione, la propensione per il disturbo fittizio emana da due ordini di ragioni: difficoltà a mantenere per lungo tempo i sintomi in modo controllato, presenza di aspetti coattivi. E, poco più oltre, sviluppando questo che poi sarebbe il cuore della motivazione, i periti dicono:
"C'è una lunga permanenza della sintomatologia di non responsività psicologica, con assenza di qualsiasi relazione volontaria con l'ambiente, che non siano quelle di cui la sopravvivenza". Primo punto.
"La compresenza di alcuni sintomi organici neurologici".
Terzo punto: "La sproporzione probabilmente fra le limitazioni che il quadro comporta e i possibili vantaggi secondari". Quest'ultimo punto, tradotto volgarmente, è la sproporzione tra costi e ricavi. Riferita a Ferro se dietro a questo quadro vi fosse un intento simulatorio.
Li ripeto: lunga permanenza di una sintomatologia di non responsività psicologica con assenza di qualsiasi relazione volontaria con l'ambiente, relazione volontaria con l'ambiente che non siano quelle di pura sopravvivenza; la compresenza di alcuni sintomi organici neurologici e la sproporzione probabilmente tra le limitazioni che il quadro comporta e i possibili vantaggi secondari.
Al dibattimento, quando sono stati esaminati, i periti hanno mantenuto ferma questa impostazione. E quindi hanno ribadito che se la sintomatologia attraversa, non le settimane, attraversa i mesi, attraversa gli anni con carattere di stabilità, questo deve far pensare che non si tratti di una simulazione, ma si tratti di un comportamento originato su basi compulsive.
Se vi sono delle modeste - ma comunque vi sono - lesioni di tipo organico, questo può ben essere stato il dato di fatto sul quale si è appoggiato in un quadro di personalità disturbata un atteggiamento intenzionale iniziale, il paziente che simula i sintomi di una malattia che in qualche modo ha, che ha finito poi per diventare compulsivo e quindi rendere prigioniero il Ferro.
Terzo: una certa qual sproporzione riferita al decorso non clinico, ma giudiziario. O per meglio dire una certa qual contraddittorietà tra decorso giudiziario e decorso clinico.
Come se il decorso giudiziario e il decorso clinico andassero in direzioni opposte.
Il decorso clinico si aggrava mentre non si aggrava correlativamente il decorso giudiziario. Di tal ché con l'atteggiamento simulatorio avrebbe poca ragion d'essere, perché verrebbe a mancare del presupposto della razionalità, da dove simulatore è per definizione un razionale.
Ora abbiamo già provato a farlo l'altro giorno con i periti, proviamo a rifarlo oggi. Cioè, riflettiamoci un attimo su queste affermazioni.
Che cosa c'è che convince? Niente. Niente, o perlomeno molto poco.
Vedano, signori della Corte - e poi l'argomento lo riprenderò tra un attimo - ci sono degli errori di metodo in questa perizia, degli errori di merito abbastanza gravi. Ne dico uno che poi riprenderò.
La perizia, ad un certo punto, spiega - parlo della relazione - spiega com'è stata per così dire fatta la storia dell'imputato da parte dei periti.
Non ci sono le pagine, ma insomma, c'è un capitoletto che inizia: "I dati anamnestici e l'esame obiettivo".
I dati anamnestici sono stati raccolti in data 28/11/96 dalla moglie e dalla figlia Maria. Va bene, succede che per fare la storia di un paziente che magari si trovi in una situazione di incoscienza in un ospedale, il medico si faccia raccontare qualcosa dai familiari. Si fa fare la cosiddetta anamnesi prossima e l'anamnesi remota.
Si fa raccontare che cosa è successo negli ultimi giorni e si fa raccontare se questo è nato bene, se ha avuto dei disturbi, delle malattie dell'infanzia e così via.
Signori della Corte, non è modo questo qui. I signori periti si sono occupati di sapere se c'erano altri familiari in grado di riferire sulle condizioni di quest'uomo? No, io non gliel'ho fatta questa domanda l'altro giorno. Perché non è questione di cui discuto con i periti, discuto con la Corte.
Hanno messo in conto i periti che in questa famiglia c'è una terza persona che è un figlio? Per l'appunto laureato in medicina? Che è l'imputato Ferro Vincenzo, figlio di suo padre. Suo padre è in galera e il figlio Ferro Vincenzo, no. Per ragioni che abbiamo detto durante l'esposizione introduttiva. Le abbiamo appena accennate, perché si trattava di parlare di un imputato. E quindi non dovevamo anticipare quello che potrebbe essere il contenuto di un esame, e tantomeno parlare di quello che è stato il contenuto degli interrogatori.
Ma se è metodologicamente corretto farsi spiegare dai familiari qual è stata la vita vissuta, le esperienze di vita come le chiamava il professor Pazzagli, di un detenuto paziente periziando col quale non si riesce ad avviare un dialogo, è gravemente scorretto aver limitato la raccolta di dati a due componenti della famiglia, perché il terzo è in odore di eresia. Semplicemente perché il terzo, per chiamarlo, bisognava chiedere l'autorizzazione alla Corte, salvo se altri, e rivolgere una formale richiesta al Servizio Centrale di Protezione per i collaboratori di giustizia?
Questo, non va. Assolutamente non va.
E' una perizia - lo dico pure avendo il massimo rispetto per il professor Pazzagli e per il dottor Marchi, massimo rispetto - ma è una perizia che ha dei grandi condizionamenti metodologici. Termini che adoprano i periti.
Questo è un condizionamento metodologico direi un po' antipatico. Perché ci sono molte pagine della relazione che raccontano appunto le esperienze personali, la vita vissuta da quest'uomo in carcere e in famiglia sulla base del racconto che ne è stato fatto dai familiari.
E i periti dov'erano abilitati a ostracizzare un familiare, rispetto ad un altro?
Io sto facendo una situazione molto delicata, è ovvio. Non ho la più pallida idea di quello che avrebbe potuto dire il terzo componente della famiglia a questi due professori.
Avrebbe potuto teoricamente dire: 'non intendo darvi nessuna informazione'. Oppure avrebbe potuto dire: 'io, certe cose, le ho già raccontate in sede giudiziaria, non desidero aggiungere altro'. Avrebbe potuto viceversa sviluppare un racconto organizzato.
Sicuramente, visto che la necessità imponeva che si raccogliessero elementi di storia personale da parte della famiglia, non essendovi quella di farsela raccontare direttamente dall'interessato, qui c'è qualche cosa che ha tradito questo che doveva essere un dovere assolutamente ineluttabile.
C'era la possibilità di rivolgersi alla Corte, c'era la possibilità di avere tutte le autorizzazioni. Il problema sarebbe stato portato in aula, se la Corte riteneva che fosse - come penso - sarebbe stato da portare in aula.
Ma il problema è stato clandestinizzato.
Sono state convocate queste due signore. Vorrei sapere, così, certo i periti lo potevano fare, non so se hanno informato la Corte. Non so se hanno spiegato alla Corte perché hanno chiamato moglie e figlia e non hanno chiamato il figlio.
E' vero che il Codice ha abilito i periti ad assumere informazioni dai testi, dagli imputati. E per l'appunto c'era il coimputato dal quale si poteva assumere delle informazioni, per l'appunto.
Ecco, è un po' sulla stessa, nella stessa prospettiva di critica che io muovo ai periti il rilievo che riguarda questa carenza. Non possiamo adoprare un termine diverso. Questa carenza nell'analisi. Tanto valeva non farla.
Con quell'aver assunto acriticamente, come cercavo di spiegare prima, tutte le osservazioni e le conclusioni delle precedenti perizie.
Ho preso quelle che in punto di valutazione definitiva erano totalmente inaffidabili, perché avevano, come dire? selezionato, o avevano optato per delle conclusioni che al cospetto di tutti i periti degli anni successivi, compresi quelli della Corte, non hanno fondamento alcuno.
Dicevo, tre sono gli argomenti che, secondo i periti, con tutti gli avverbi del caso, i "probabilmente", i "possibilmente"...
Se loro leggono, come sicuramente hanno fatto o stanno per fare, la trascrizione della registrazione, io dico francamente che poche volte in vita mia mi sono trovato a leggere dei periti, i quali - senza loro colpa, per carità di Dio! - sono costretti ad accompagnare ogni affermazione da un coefficiente di incertezza e di dubbio.
Alle volte sbagliamo noi a chiedere ai periti di esprimere delle certezze quando, per una ragione o per un'altra, questa certezza si può dire quasi in partenza, il perito non la potrà esprimere.
Ma noi ci troviamo davanti ad un caso sicuramente limite.
Bene, pur con tutti i "probabilmente", i "forse, "riteniamo", "è possibile", "proponiamo l'ipotesi che", "propendiamo per l'ipotesi che", tre sono i punti sui quali i periti hanno detto, agganciano la loro propensione probabilistica per un disturbo fittizio.
E io un attimo fa dicevo: ma cosa resta di questi tre punti?
E lo ripeto: "La lunga permanenza di una sintomatologia di non responsività psicologica con assenza di qualsiasi relazione volontaria con l'ambiente che non sia quella di pura sopravvivenza".
La compresenza di alcuni sintomi organici e neurologici, la sproporzione tra i costi e i ricavi.
Mi pare che non resti quasi niente, Presidente, francamente.
La lunga permanenza di una sintomatologia di non responsività psicologica con assenza di relazioni volontarie che non siano quelle di pura sopravvivenza, è una affermazione sbagliata. Questa è sbagliata di fatto.
Lo possiamo dire oggi con una cognizione di causa e delle circostanze migliori di cui non disponessero i periti. Però lo possiamo dire che sia sbagliata.
E a questo proposito debbo anche fare un altro rilievo. Non sono ipocrita da dire: 'mi dispiace che i periti non siano presenti'. Se volevano essere presenti, potevano essere presenti. Io, le mie opinioni, le esprimo con la stessa tranquillità interiore.
Avrei voluto che fossero stati un pochino più, come dire? più dettagliati quando hanno riferito nella relazione che anche nel momento in cui, o meglio, nei giorni in cui Ferro è stato ospitato degente presso la clinica neurologica del professor Amaduzzi, ci sono stati alcuni, i cosiddetti comportamenti intenzionali del Ferro.
Questa è una affermazione che è lasciata un po' cadere nella relazione senza che poi i periti si siano preoccupati più che tanto, direi, di motivare complessivamente in relazione anche a questi che loro chiamano comportamenti intenzionali.
Avrei voluto saperne qualche cosa di più, avrei voluto soprattutto che fosse sviluppata meglio una valutazione di tipo comparativo o relazionale tra questi cosiddetti comportamenti intenzionali e la diagnosi di disturbo fittizio.
Ecco, chiuso però questo inciso, chiusa questa parentesi, ripeto che è sbagliato.
La prima delle situazioni di fatto alle quali si articolerebbe un giudizio di disturbo fittizio.
E' sbagliata su tutte e due le affermazioni, sia sul punto che questa punga permanenza della sintomatologia ha poco senso in un quadro di simulazione, o meglio, in una storia di simulazione; sia sul punto che ci sarebbe una correlativa difficoltà a mantenere per lungo tempo, con piena volontarietà, quindi con piena intenzionalità, questi sintomi.
E' sbagliata sia nell'affermazione positiva, sia nella affermazione in negativo.
Per quale ragione? Perché noi sappiamo che le cose non stanno così.
Lo sapevano i periti nel momento in cui hanno redatto le loro relazioni? No, certe cose sicuramente non le conoscevano. Ma di certe cose ne hanno preso atto quando sono venuti al dibattimento.
Allora il problema è questo: che cosa è stato acquisito al dibattimento, che tipo di gestione ne hanno fatto i periti. Che, su questo punto, sono stati solamente interpellati nell'esame verbalmente.
Loro si ricordano benissimo tutto il quadro complessivo delle testimonianze del personale del carcere di Parma e di Trapani; così come si ricordano benissimo quello che sta in quel verbale di esame dibattimentale di Bono Pietro.
Non sto a fare il commento di quello che ha detto Brozzolo, di quello che ha detto Patti, di quello che ha detto Ariberti.
Faccio alcune scheletriche annotazioni per rimuovere anche qualche dubbio, se mai uno ne avesse.
Brozzolo è persona che riferisce come gli altri. E' una annotazione superflua, ma forse questa volta è un po' meno superflua che in altre occasioni.
Riferisce semplicemente per quello che sa e per quello che ha visto, senza nessuna motivazione e senza alcun interesse. Brozzolo sa semplicemente che deve riferire una certa cosa perché gli è stata data una certa disposizione, fa quello che deve fare, si disinteressa, tanto che non ha saputo rispondere alla domanda: 'ma la sua segnalazione, per quanto ne sappia, ha avuto seguito o no?'?
'No, non lo so, non mi interessa'.
La stessa cosa vale per Patti. Che per quanto conoscesse Ferro da anni non aveva mai avuto aperto, diciamo così, alcun contenzioso con Ferro, che non aveva mai fatto una segnalazione, né un rilievo. Patti e Ferro hanno la stessa anzianità nella Casa Circondariale di Trapani. Ma questa è la prima volta in cui Patti si è trovato a dover fare un certo qual rilievo.
Patti arriva a sapere che Ferro è detenuto per il 416-bis, o per reati comunque che comportano l'applicazione del 41-bis. Brozzolo non sa nemmeno questo e non gliene interessa.
Patti, come Brozzolo, si disinteressano di quello che succederà all'esito della segnalazione che hanno fatto. E lo hanno fatto semplicemente per un dovere. Brozzolo perché aveva sentito dire - è stato molto chiaro - che poteva essere una infrazione disciplinare il fatto di simulare stati di malattia durante la detenzione; Patti ha dato una spiegazione, come loro ricordano, del tutto analoga.
Gli episodi riferiti da Brozzolo e da Patti sono episodi sicuramente veri. Non c'è francamente nessuna ragione per mettere in dubbio che si tratti di fatti realmente accaduti.
E non vado oltre, perché mi sembrerebbe di mancare di rispetto alla attendibilità e alla buona fede di un teste.
Di quanto racconta Brozzolo, se loro ci pensano bene, la cosa importante secondo me non è che Ferro stesse mangiando il pane, ha una importanza relativa. E col pensiero vado a quando il professor Pazzagli e il dottor Marchi hanno spiegato che determinati comportamenti, come quelli per l'appunto riferiti da questi due testi, sì, possono aver l'aria di essere in controtendenza rispetto al quadro fittizio, ma insomma, proprio in controtendenza non sono.
Perché anche se si parla di un continuo del disturbo fittizio però il continuo non vuol dire linearità a tutti i costi. Perché ci possono essere delle momentanee interruzioni o delle momentanee disattivazioni del circuito perverso, per il quale dal disturbo della personalità si va al disturbo fittizio; dal disturbo fittizio, alla sua sistematologia.
Non mi interessa. prendo per buone, anche se non mi convincono, le considerazioni dei periti, perché almeno dovevano rimettere in discussione l'assunto.
La famosa incapacità di mantenere relazioni con l'ambiente, se non quelle di pura sopravvivenza.
Non è vero. Mi sembra sia un po' diverso.
Io capisco che è una relazione di pura sopravvivenza, a mugolare, smaniare, farsi comunque sentire al momento di andare in bagno, come è stato riferito anche in aula; altro è invece prendere l'iniziativa di prendere da mangiare e alimentarsi da solo. Non è più una relazione di pura sopravvivenza che ha bisogno del supporto esterno, è una iniziativa assunta autonomamente. Ma non è questo il punto, secondo me, non è assolutamente questo.
Il punto è - per quanto, ripeto, dall'episodio riferito dal teste Brozzolo - la reazione del Ferro appena si accorge di essere osservato.
La presenza del piantone che sta sdraiato nell'altro letto, non crea problemi. Ma quando davanti al cancello si para la sagoma dell'agente, il Ferro butta in terra il pane e si sdraia a letto.
Dando quindi, mi sembra, chiara dimostrazione che il Ferro in questo momento era un soggetto presente non tanto al pane che mangiava più o meno voracemente, non è questo il problema. Ma era un soggetto presente. Quindi che aveva aperta una valida relazione con un ambiente che andava al di là del pezzo di pane. Perché arrivava almeno fino alla porta e a quello... Fino al cancello, per meglio dire, e a quello che succedeva al di là del cancello. Distinguendo benissimo tra quello che succedeva in cella e in quello che succedeva esternamente alla cella. Vale a dire al di là del cancello.
Mi sembra, voglio dire, una risposta abbastanza articolata. Siamo chiaramente al di fuori della cosiddetta relazione di pura sopravvivenza, almeno intesa nel senso fisico.
Vogliamo dare importanza - lo faccia la Corte, se ritiene - a quell'altre notarelle su un certo quale interesse del Ferro della televisione. Tale per cui, quando si affaccia l'agente, gli occhi si chiudono e non magari perché la trasmissione è poco interessante.
Ma è troppo minimale il dato. Non lo prendiamo in considerazione.
Dell'episodio riferito dal Patti, ugualmente, il problema non è se il Ferro è all'impiedi. Io accetto questo tipo di atteggiamento critico dei periti.
Lo hanno scritto i periti, lo hanno detto che anche quando era ricoverato alla clinica neurologica, il Ferro è stato notato qualche volta compiere delle operazioni per... che gli dava noia il catetere.
Non è questo il punto. Il punto è che, anche qui, al momento in cui questo assistente Patti vede la scena, a Ferro automaticamente il catetere non dà più noia e Ferro si butta a letto.
C'è quindi un atteggiamento che, secondo me, denunzia una relazione valida non col catetere. Potrebbe essere valida, potrebbe essere automatica, potrebbe essere lo schiaffo che si dà, quello che davvero soffre di un disturbo fittizio con queste caratteristiche al momento in cui viene punto dalla vespa, come ha detto il professor Cabras, o dalla zanzara, come dico io.
C'è qualche cosa di più. Perché, per rimanere nell'esempio del professor Cabras, sarebbe come se, al momento in cui davvero il malato, punto dalla vespa o dalla zanzara, comincia a schiaffeggiarsi o a grattarsi nella parte in cui sente dolore o prurito. Se però si presenta una persona davanti, con questo passa il dolore e il prurito. Come se la vespa o la zanzara non ci fossero state.
Io avrei voluto che i periti approfondissero su questo punto. Le domande gli sono state svolte.
Io credo di poter avviare una polemica con due persone delle quali ho la massima considerazione. Probabilmente è stata, come dire? Un eccesso di concentrazione dibattimentale; hanno sentito gli esami e hanno immediatamente un attimo dopo dovuto prendere posizione.
Queste banalissime considerazioni che io ho sviluppato possono essere anche sbagliate nella parte in cui io ho distinto il dato per me significativo, dal dato meno significativo.
Ma avrei voluto che i periti, questo discorso lo affrontassero positivamente, spiegando quanto di queste esperienze di vita, sia pur minimali, sia pure episodiche. Perché solamente queste conosciamo riferite a questi ultimi mesi trascorsi dal Ferro in carcere, ecco, avrei voluto che lo analizzassero almeno con lo stesso intendimento di selettività che molto profanamente ci ho messo io.
Quando ai periti è stato fatto presente con lettura testuale di un certo racconto fatto da quel certo signore Bono Pietro, la loro osservazione - loro lo vedranno tutto questo che io sto dicendo sta nelle pagine sostanzialmente da 31 e 36 della trascrizione dell'udienza dell'altro giorno - l'ultima lettura è più complessa:
"Se vera, verrebbe in controtendenza - rispetto alla diagnosi il disturbo fittizio andrebbe in controtendenza rispetto a un quadro di disturbo fittizio - rimarrebbe lo stesso del dubbio su una possibilità che ci sia qualcosa di fittizio e non solo simulato".
Come dire che, secondo i periti, la verità o per meglio dire, le molteplici verità che stanno in quel verbale, verità sul punto quindi di una persona che è in grado di avviare e di svolgere ripetutamente articolate conversazioni. Conversazioni che riguardano al presente del Ferro, al passato. L'episodio grave della collaborazione del figlio. Al futuro: determinati contatti che il Ferro si riprometteva di prendere in terra di Sicilia, o andando giù di persona per quella occasione giudiziaria, o darne incarico a qualcun altro. Forse lo stesso Bono, se il processo originario non fosse andato a segno.
Ecco, dico, non richiamo più il racconto di Bono Pietro, mi basta quello citato per questo.
Ecco, al cospetto di questo dato di realtà che riguarda proprio la vita personale, i comportamenti, le esperienze dell'imputato.
I periti che come loro ricordano, ad un certo punto, hanno detto che è un problema di quantum. Quantum ci può essere sul versante della simulazione; quantum ci può essere sul versante del disturbo fittizio che possono addirittura avere anche una convivenza.
A quel punto, se si dovesse prendere per vero questo episodio, se quest'episodio o meglio qeusti episodi hanno un loro fondamento - mi riferisco a quello riflesso nel famoso verbale - rimarrebbe lo stesso sul dubbio su una possibilità che ci sia qualcosa di fittizio e non solo di simulato. Allora proprio noi si vede come qualche cosa che svanisce all'orizzonte, no? Però ancora non è definitivamente tramontato, perché forse - guardate tra ipotesi e condizioni come è afflitta questa affermazione dei periti - rimarrebbe dubbio, possibilità, qualcosa. Però dicono i periti: un qualche cosa potrebbe lo stesso sul piano teorico, profilarsi e rimanere nella realtà delle cose.
Loro sanno quali sono le diverse opinioni del consulente del Pubblico Ministero, che ha avuto un'affermazione rigorosa, ha detto: 'Se fosse vero l'episodio riferito da quella certa persona che ha reso quelle certe dichiarazioni, parlare di disturbo fittizio sarebbe assolutamente un fondone. Sarebbe illogico e ingiustificato. Cadrebbe verticalmente al tetto.
Allora io dico: nel processo questi elemrenti ci sono? Sì. Sono stati introdotti correttamente? Sì. Vi è ragione per dubitare che siano veri gli episodi raccontati in aula o quelli riferiti in quel certo verbale, in quel certo esame dibattimentale da Bono Pietro? No. Non vi sono qeusti dubbi. Si tratta solamente di episodi veri che contrassegnano che cosa? Un periodo abbastanza significativo e critico. Quello che va dall'estate del '96 fino ad oggi. Fino alla vigilia praticamente di ritrovarsi in qeust'aula. Perché l'ultimo episodio, quello di Trapani è dell'inizio di ottobre. In quest'aula eravamo agli inizi di novembre. Mentre invece gli episodi di Parma sono della seconda metà dell'agosto. Quando il rinvio a giudizio era stato disposto il 15 giugno del '96.
Ecco, sono veri questi episodi? Io ne sono convinto.
Non vedo come se ne potrebbe dubitare, mi sembra che al di là di qello che poi i periti si sono sentiti quasi nella necessità di sostenere con quella frase: 'rimarrebbe lo stesso del dubbio su un apossibilità che ci sia qualcosa di fittizio e non solo di simulato', voglio dire questo che è rimasto il dubbio teorico qui si sta quasi per passare dal dubbio filosofico al dubbio esistenziale mi pare a me, veramente io credo che la Corte lo possa eliminare senza nessuna incertezza.
I periti hanno detto che è dilemmatica la qeustione. O si tratta di un disturbo fittizio, o siamo in presenza di una simulazione bella e buona. Già abbiamo rassegnato questi dati di fatto, che erano determinanti per stabilire se era vero questa ininterrotta sintomatologia di mancanza di relazione con l'ambiente che non fosse qeulla della cura di sopravvivenza, i periti hanno risposto in un certo qual modo per quanto riguardava i fatti accaduti e riferiti dagli agenti di custodia di Trapani e di Parma davanti alle dichiarazioni di Bono Pietro hanno detto - perché si son sentiti nella necessità di dirlo forse per non smentirsi - che certo rimarrebbe un dubbio su una possibilità che ci sia qualcosa indirettamente dovendo ammettere che si sarebbe in presenza di una simulazione bella e buona che non coprirebbe il 100% dell'impegno psichico di Ferro Giuseppe, ne coprirebbe il 92-93-91, ma insomma ne coprirebbe una buona parte; lascerebbe solo intatta una minima possibilità che...
Signori della Corte noi dobbiamo rispondere a un quesito sulla capacità processuale, sulla partecipazione psichica. E io sono... la partecipazione coscente al processo, io sono perfettamente convinto che se pur rimanesse una minima possibilità che ci sia qualche cosa di fittizio che convive con una simulazione bella e buona, da questo a dire che comunque ci sarebbe una compromissione a carico della partecipazione coscente al dibattimento, questo passo nessuno potrebbe più colmare. Per una evidente ragione, voglio dire. Il quadro al quale si assiste, il quadro macroscopico, è quello lì, sì, dice per una quota parte può essere alimentato anche da un disturbo fittizio, ma sarebbe in prevalenza alla presenza di un quadro dominante di tutt'altro genere che sta fuori dalla psichiatria e che sta dentro tutt'altro che è la simulazione, la capacità processuale non potrebbe mai mettersi in discussione.
Qual era il secondo punto? I cosiddetti disturbi di carattere organico. Beh, insomma signori della Corte, guardino qeullo che c'era scritto nella relazione. Controllino quello che hanno detto i periti al dibattimento e questo dato è stato grandemente ridimensionato. Lasciamo perdere il professor Cabras che ha detto come qualmente il premio Nobel Pasteur abbia fatto tutte le sue ricerche e i suoi studi dopo esser stato vittima di una emiplegia in forma grave. Io posso ricordare qualche cosa che è nella conoscenza di tutti, voi tutti sapete di questo grande e importantissimo studioso americano, un certo Hopkins premio Nobel, le ricerche nell'astrofisica e come tutti sanno per una petraplegia che si porta dietro dalla nascita, c'è qualcuno della Corte che annuisce, non sto raccontando cose che stanno fuori dal mondo, avendo necessità di chiunque per compiere una qualsiasi attività ciò non per tanto, è all'avanguardia degli studi dell'astrofisica e ha conseguito non è tanto un premio Nobel.
La lesione piramidale che dà quel famoso sintomo e quell'altra piccola lesione cerebellare sono specifiche. Cioè a dire sono in rapporto diretto con questo tipo di atteggiamento? Nella maniera più assoluta. Sono in qualche modo compatibili con disturbi della personalità? Sono assolutamente aspecifiche.
La risposta del professor Pazzagli è stata molto chiara. Possono avere a che fare con disturbi della personalità, ma possono avere a che fare con nessun disturbo della personalità, possono aversi disturbi di ordine psicologico di disturbi della personalità in assenza di quadri neurologici di un qualche significato.
Quindi, proprio c'è un rapporto di totale indifferenza, dal punto di vista teorico, tra un ipotetico disturbo della personalità che sarebbe alla matrice del disturbo fittizio, e dei sintomi neurologici di questa modestia.
Voglio dire, è stato opportuno, decisivo direi, sentire i periti su questo punto al dibattimento perché quello che nella relazione sembrava che fosse un po' il cardine sul quale ruotava tutto il discorso, in definitiva è andato in pezzi, si è disgregato.
Il rapporto costi-ricavi. Beh, questo i signori periti non lo potevano dire, francamente non lo potevano dire. Perché io ci trovo una proporzione diretta tra l'aggravarsi della sintomatologia e il complicarsi delle vicende giudiziarie, eh. Ferro è in un processo in cui risponde di certi fatti di strage, e quando mai in passato Ferro ha avuto processi di questo genere? Sì, quando aveva la disfasia - non l'afasia; la disfasia - parlava male, Presidente, non vuol dire niente di più che questo.
Nel 1991, i problemi di Ferro dal punto di vista giudiziario erano, insomma, di un certo tipo, ma non erano gravi. Si sono aggravati i problemi e la incapacità di relazionarsi con l'ambiente, la perdita totale della parola, la disfasia è diventata afasia, e quant'altro. O il mutacismo, o come altro si voglia definire.
Perché i periti si sono messi in questo tipo di valutazione, alla ricerca della famosa motivazione? Beh, ma il discorso era troppo delicato perché lo potessero affrontare in maniera così superficiale. Dalla lettura di che? Senza avere una cognizione nemmeno della situazione giuridica.
Si sono informati presso la Corte? Hanno avuto il certificato penale di Ferro? Gli è stato spiegato quali altre sono le misure cautelari a carico di Ferro, che pendono da parte di varie autorità giudiziarie? Che ne sanno i periti di tutto questo, per parlare di sproporzione tra costi e ricavi? Per un ipotetico atteggiamento di simulazione?
La Corte sa ben altro, come lo so io. Si è aggravato processualmente, e da qui l'aggravamento apparente delle condizioni di salute di Ferro: c'è una proporzione diretta, inesorabile.
Ripeto quello che ho detto all'inizio.
I periti hanno cercato di dimostrare, hanno cercato di venire a capo di questo spinoso, e penso anche angosciante, problema. Hanno espresso una propensione nella prima fase con un certo qual grado di, come dire?, di sicurezza - sicurezza, comunque, con molto beneficio di inventario - che è andato poi al dibattimento a configurarsi come un grado di sicurezza molto, ma molto, ma molto affievolito, per un disturbo fittizio.
E hanno indicato quale sarebbe stata la strada per, quali sarebbero stati gli elementi dimostrativi che davanti ad un disturbo fittizio ci si trovava.
E a me, pare, di tutto questo non è rimasto niente.
Hanno detto loro che si trattava di una situazione dilemmatica, perché o è disturbo fittizio o non siamo in presenza di nessuna diversa patologia di ordine psichiatrico. E' quanto hanno premesso i periti, a ogni loro affermazione impegnativa: o è questo - un disturbo fittizio - o non c'è nulla di tipo patologico, siamo in presenza di una simulazione.
Io sostengo che noi abbiamo dato ai periti la possibilità di rivisitare le loro considerazioni; ne abbiamo ottenuto delle risposte che sono allineate, almeno metodologicamente, con gli elementi nuovi che nel processo sono stati introdotti, di cui i periti non disponevano, né per loro colpa peraltro.
E oggi possiamo tranquillamente dire che di quella iniziale valutazione redatta, espressa per iscritto nella relazione che fu depositata il 15 gennaio, mi pare, rimane francamente niente.
Ecco perché secondo me la Corte deve stabilire che Ferro è processualmente capace, perché non vi è prova alcuna dell'esistenza di una qualche patologia che lo affligga e che lo renda incapace di partecipare coscientemente al processo.
Io potrei anche proporre alla Corte un'altra considerazione. Perché se è vero che nei confronti di Ferro la giurisdizione non si deve fermare, perché questo signore non ha nessuna patologia, e abbiamo la prova positiva che non ce l'ha, ugualmente la giurisdizione non si deve fermare perché avrebbe dovuto essere ottenuta la prova positiva che questa patologia c'era.
Mentre invece, una prova positiva di una qualche patologia che produca una incapacità di partecipare coscientemente al processo, non c'è stata. Cosa voglio dire?
Nell'articolo 70 si spiega come il Giudice abbia l'obbligo, se vi è ragione di ritenere che, di disporre accertamenti. E' la forma della perizia.
Cosa dice l'articolo 71? Dice quali sono i provvedimenti del Giudice, una volta che il perito non abbia lasciato il Giudice al punto di partenza, ma abbia risolto il suo dubbio, abbia risolto il dubbio del Giudice. Abbia risolto positivamente il dubbio del Giudice.
Abbia detto: 'mi è stato affidato di studiare una situazione che aveva originato un dubbio; io ho risolto questo dubbio, l'ho risolto positivamente: siamo in presenza di una situazione che, per questa, o questa o quest'altra ragione, comporta che l'imputato non può partecipare coscientemente al dibattimento'.
Non è un'inversione della prova, non c'entra nulla, nella maniera più assoluta. E' semplicemente che, se la giurisdizione ha una regola, la interruzione della giurisdizione è un'altra regola, ma è una regola subordinata: occorre una ragione positiva per interrompere la giurisdizione, per sospendere la giurisdizione nei confronti di un imputato.
All'impedimento fisico fa il paio l'impedimento di carattere psichico, l'impedimento di carattere mentale, quello che appunto determina la incapacità di partecipare coscientemente al processo. Di questo la Corte deve aver dimostrazione.
Sennò tanto varrebbe - tanto varrebbe, mi sembra che non si possa, come dire?, eludere questo tipo di considerazioni - sennò tanto varrebbe che il legislatore avesse assegnato al Giudice il compito sempre e comunque di accertare positivamente la capacità processuale dell'imputato.
No. Il Giudice accerta la eventuale incapacità processuale dell'imputato, non è richiesto di accertare la capacità processuale. E' richiesto di accertare l'eventuale incapacità processuale.
Se l'incapacità processuale non è accertata - e deve essere accertata positivamente, non ipoteticamente - il processo deve andare avanti, la giurisdizione non si deve fermare.
Terzo, e definitivo ordine di considerazioni che presento alla Corte. Periti e consulenti hanno detto chiaramente 'avremmo avuto necessità, sarebbe stato comunque utile sapere di più di questo signore; stabilito che da lui di più non riusciamo a sapere', abbiamo infatti cercato di saperne di più interpellando i familiari. E comunque sono state rivolte, come il Presidente ricorda, delle domande specifiche da me.
Ma saperne di più sul conto della vita di questo signore, sul conto di quello che ha fatto nel corso di questi anni, cambierebbe i termini del problema? O meglio, migliorerebbe la prospettiva nella quale si muovono i periti?
E anche semplicemente per dire che eventuali comportamenti in controtendenza possono agire all'interno di quel quantum, che innalza o abbassa il piatto della bilancia del disturbo fittizio rispetto a quello della simulazione conclamata, hanno comunque detto sì.
Allora, il Presidente sa, la Corte sa che il nostro sistema è molto curioso e anche abbastanza fatto male; perché l'articolo 228 interdice ai periti di prendere visione e conoscenza di un materiale probatorio che sia diverso da quello di cui può disporre il Giudice.
Tanto che il I comma limita ai periti la possibilità di accedere agli atti dell'indagine preliminare, nel senso che i periti possono accedere solamente a quanto è destinato poi a far parte del fascicolo del dibattimento.
Quindi, potrebbe essere una necroscopia, atto irripetibile; potrebbero essere un qualsiasi altro atto la cui destinazione sia il fascicolo del dibattimento.
Così come i periti sono abilitati a partecipare agli atti di formazione della prova.
E' ovvio il perché di questa disciplina: perché il sapere del perito non può avere come sua base materiale una conoscenza di fatti diversa da quella di cui può disporre il Giudice. Reciprocamente, perché altrimenti il Giudice verrebbe a conoscere fatti, che non può sapere, attraverso i periti. Perché se il perito potesse spaziare liberamente negli atti del Pubblico Ministero, ad esempio nel fascicolo delle indagini preliminari, e poi questo lo riversasse al Giudice nel corpo di una perizia - illustrata a voce, illustrata per iscritto, fa uguale - il Giudice verrebbe a incrementare il proprio conoscere al di fuori di quelli che sono i diagrammi che la Legge gli assegna.
Situazione meramente curiosa, ma è curiosa. E' la ragione per cui la Corte infatti ha escluso, quando affidò la perizia, ha escluso che si potessero dare ai periti determinate consulenze che venivano da altri processi o, per meglio dire, venivano da altre vicende giudiziarie di altri procedimenti comunque riguardanti Ferro; erano consulenze, ricordo che la difesa chiedeva fossero acquisite come verbale di prova di altro procedimento: la Corte disse 'no, questi non sono verbali di prova, questa è roba che stava nella fase delle indagini preliminari, non è mai diventato un verbale di prova, e quindi non potrà mai entrare in questo processo conservando il valore del verbale di prova'.
E' la ragione per la quale non sta nel fascicolo del dibattimento, la perizia fatta durante l'udienza preliminare. Perché non è un verbale di prova di altro procedimento, perché è un atto non formato né all'incidente probatorio né al dibattimento: è un atto formato in quella particolare tappa che segna il passaggio dalle indagini preliminari al dibattimento, ma non è un verbale di prova.
Sennò ci sarebbe entrata al pari delle altre perizie.
Ecco, il sapere dei periti è bloccato a quello che poteva esser loro messo a disposizione. E veramente il caso ha voluto - il caso... un po' ovviamente il Pubblico Ministero cerca sempre di stare un pochino attento a quello che succede negli altri processi, quando ci sono imputati per così dire in comune - ecco, il caso ha voluto che i periti, prima la Corte e poi i periti sentissero appunto le deposizioni di questi testimoni. Ma soprattutto avessero le dichiarazioni di Bono Pietro, dichiarazioni per l'appunto rese al dibattimento. Fossero state rese davanti a un Pubblico Ministero, non le potevano conoscere, né la Corte né i periti. Essendo state rese al dibattimento, le ha conosciute la Corte e i periti.
Ma io dico, di Bono Pietro, in questo processo, di Bono Pietro potenziali ce ne sono più di uno. Perché noi, intendo dire il Pubblico Ministero, nell'esposizione introduttiva - io ho controllato - almeno due persone vi ho menzionato, che non sono imputati, sono persone che saranno sentite dalla Corte ai sensi dell'articolo 210, perché l'esame è già stato ammesso.
Persone che riferiranno quanto loro personale, diretta conoscenza è circa le iniziative, i comportamenti, le situazioni concrete nelle quali Ferro si è amministrato negli anni dal '90 al '95. Sono il Bono Pietro del fuori del carcere.
Se loro hanno - io l'ho fatto per me, ma tanto è la stessa cosa per loro - nell'esposizione introduttiva, l'udienza del 25 novembre, il pomeriggio, sono state spese dieci parole per parlare di un certo signore che sta nella lista testimoniale, che è il signor Calvaruso Antonio; e per una qualche ragione - o io o il collega Nicolosi, non ricordo - in queste dieci righe menzionammo anche determinate, specifiche circostanze che Calvaruso che, ripeto, sarà sentito dalla Corte ai sensi dell'articolo 210, avrebbe riferito. Tra le quali anche circostanze che riguardavano direttamente Ferro Giuseppe.
La stessa cosa per l'udienza del 26 novembre - e questa era del mattino - laddove abbiamo menzionato le ragioni per le quali chiedevamo che fosse sentito un certo Antonio Patti; e anche a proposito di questa persona abbiamo spiegato su che cosa avrebbe riferito, con riguardo anche alla persona di Ferro Giuseppe.
Sono il Bono Pietro precedente all'inizio dell'ultima detenzione del Ferro, che è del gennaio del '95.
Ma non ci sono solo questi. Io non entro in particolari, ma loro devono presuntivamente considerare che tutte le volte in cui, nella lista dei testi, qualcuno è stato indicato in grado di riferire sulla costituzione e le dinamiche interne del quadro dirigenziale di Cosa Nostra - questo discorso riguarda specificamente anche Ferro, che viene chiamato a rispondere di questi reati, in quanto appartenente alla cosiddetta "fascia degli ideatori" - tutte quelle persone che sono indicate nella lista testi, e io intendo dire la Barbera, Monticciolo, Cannella Tullio, Di Trippo Pasquale, Geraci Francesco: sono tutte persone in grado di riferire, come il Bono Pietro degli anni '91, '92, '93, '94, sulle esperienze personali dell'imputato Ferro Giuseppe.
Le esperienze personali che i periti, ahimé quanto improvvisamente, hanno cercato di scandagliare, compulsando queste due povere signore: signora la madre e signorina la figlia. Povere lo dico senza nessuna ironia: povere perché sono convinto che conducono una vita veramente disperante.
Ma loro si rendono conto di come cambia la prospettiva radicalmente? Di come sarebbe, se ve ne fosse la necessità, radicale il mutamento di prospettiva per capire questo signore che sta nella gabbia in barella?
Dico, cosa comporta questo? Comporta che, secondo me, pur sentendomi perfettamente tranquillo delle conclusioni che ho preso, che siccome Ferro di persona non può spiegare chi è, ma sono i fatti che lo spiegano ampiamente; anche e per l'interrogativo di oggi: si accorge di quello che succede? partecipa coscientemente al dibattimento?
Ecco, per avere una risposta seria, se la Corte ritiene che oggi il materiale sia ancora troppo incerto, la Corte potrà ascoltare, ascoltare diffusamente, avere racconti articolati. Non solamente da parte dei due che io, chissà perché, nell'esposizione introduttiva ho anche specificamente menzionati; ma da tutti quelli che, nelle liste testimoniali, sono indicati come in grado di riferire: sulla situazione del quadro dirigente di Cosa Nostra, sulle dinamiche interne, e in genere sugli imputati in rapporto di personale conoscenza con il dichiarante stesso.
Sarebbe assurdo, francamente, signori della Corte, pronunciare oggi una qualche decisione per poi trovarsi nella necessità strada facendo - perché queste persone comunque le sentirete - di rendersi conto, di doversi render conto di quante, quali, quanto profonde, quanto irreversibili, quanto indubitabili siano le dissonanze tra la immobilità coatta, o compulsiva, del Ferro dall'89 o dal '90 in avanti, a fronte di ben altro che costui ha commesso, ha concorso a commettere, iniziative che ha preso durante la sua libertà negli stessi anni. Sarebbe paradossale.
Cosa comporta questo? Comporta che, se la Corte oggi non si sente in grado di decidere, non decide. Non decide perché ha bisogno di replicare nel tempo l'acquisizione di materiale informativo più serio, più circostanziato; di saperne di più sul conto di quest'uomo.
Io dico, la Corte ha fatto una scelta ben precisa all'inizio del processo: ha fatto partire l'istruttoria dibattimentale e ha fatto partire la perizia psichiatrica. Non ha sospeso l'istruttoria dibattimentale, in attesa di vedere l'esito della perizia psichiatrica. Il che, è una scelta coerentissima col sistema.
Per quale ragione? Ma è ovvio, che se il quesito della capacità processuale fosse stato risolto positivamente - 'sì, è capace' - l'attività istruttoria è stata compiuta tutta, utilmente.
Se la risposta dovesse essere 'non è capace processualmente', l'attività processuale compiuta nei suoi confronti è del tutto inefficace. Niente di male.
Di che cosa si occupa il processo? O meglio, di cosa è bene che si occupi e si preoccupi la Corte? Di non pronunziare una sentenza nei confronti di un incapace. E questo mai.
Ma certo è che possono convivere le attività processuali e l'accertamento sulla capacità processuale dell'imputato. Ed è la scelta che ha fatto la Corte: ha fatto partire in parallelo, e in contemporaneità, l'accertamento sulla capacità processuale e l'indagine dibattimentale.
Ad oggi abbiamo sentito 240 persone, non sappiamo se queste dichiarazioni nei confronti di Ferro saranno da dichiararsi efficaci o inefficaci: è un quesito che la Corte è abilitata a risolvere tempestivamente, purché lo faccia prima di pronunziare una sentenza.
Ecco perché, se la Corte ritenesse che oggi la situazione non sia tale da consentire un giudizio rassicurante perché manca materiale per capire meglio, alla Corte e ai periti, vuol dire che il quesito sulla capacità processuale del Ferro, visto e considerato che ci sono specifiche richieste del Pubblico Ministero ai fini, per carità, del giudizio di responsabilità, ma che si vede interagiscono sul giudizio di capacità processuale, la Corte è in grado appunto di rimandare, rinviare, mantenere sospeso il giudizio sulla capacità processuale del Ferro finché il materiale che possa essere introdotto nel processo non sia stato tutto correttamente introdotto nel processo e non siano stato tutto correttamente introdotto.
E' ovvio - e concludo con questa considerazione - che se questa dovesse essere la strada della Corte le persone che io ho indicato un po' così, ma sono indicazioni impegnative perché so esattamente quello che dico, è chiaro che non potrebbero venir qui a deporre perché sono persone i cui racconti sono molto articolati, sono collaboratori di giustizia che sviluppano le loro conoscenze sul conto di Ferro Giuseppe nel contesto di dicembre in cui si parla di Leoluca Bagarella, si parla di Messina Denaro Matteo, si parla di incontri, si parla di riunioni. Voglio dire, non si può scorporare e scardinare da una certa sequenza probatoria che il Pubblico Ministero ha abbastanza chiara in mente un determinato segmento, o più segmenti tra loro vagamente omogenei per una specifica esigenza processuale, per risolvere il problema della capacità processuale del Ferro.
* Il problema della capacità processuale del Ferro è per così dire in predicato dal 12 novembre, giorno in cui il processo è iniziato, non mi pare che contravvenga nessuna esigenza di giustizia, eventualmente differirlo anche di qualche mese.
PRESIDENTE: Avvocato, vuole una breve sospensione? O ci dice più o meno quanto intende intrattenersi.
AVV. Cianferoni: Io parlerò qualcosa meno del Pubblico Ministero, ma almeno un'ora mi occorre. Se la Corte ritiene di sospendere...
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, la parte civile ritiene di sentirla o no sul punto?
PRESIDENTE: Non ho capito avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Ritiene di sentire la parte civile o no sul punto?
PRESIDENTE: Certo, avvocato. Le parti civili...
AVV. Cianferoni: Allora sentiamo la parte civile e poi si sospende.
PRESIDENTE: Se sono considerazioni brevi sì. Se sono considerazioni complesse dobbiamo sospendere prima. Avvocato.
AVVOCATO Pinna: L'avvocato Pinna di parte civile si associa al Pubblico Ministero semplicemente.
PRESIDENTE: Gli altri difensori di parte civile?
AVVOCATO Ammannato: 10 minuti...
PRESIDENTE: Di sospensione?
AVVOCATO Ammannato: ... dovrei parlare.
PRESIDENTE: Ah, deve parlare. Allora facciamo una breve sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, i difensori di parte civile che voglio intervenire possono prendere la parola.
*AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato, difensore di parte civile. Ritiene di dovere esprimere alcune considerazioni in quanto l'interesse della parte civile ovviamente è che si faccia il processo e che si faccia con gli imputati presenti.
Chiaramente questa parte civile non vuole discostarsi da quello che è il suo stile, che è quello dell'accertamento della verità, quindi anche in questo caso non ha nessun particolare interesse, semplicemente inquadrare, soprattutto per i Giudici Popolari, quello che ritiene essere il problema in questione.
E in base alla mia esperienza di discussione sul campo della infermità mentale, ritiene che - soprattutto i Giudici Popolari - bisognerebbe distinguere sempre quello che è la scienza psichiatrica da quello che poi sono le valutazioni penali da dare chiaramente alla scienza psichiatrica. Questo perché, è stato citato anche dai periti, quelli che sono ormai le descrizioni delle cosiddette malattie mentali, che sono descrizioni che si rifanno a due fonti essenzialmente: una è l'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha fatto una caratteristica proprio nosografica, cioè dei tipi di malattia mentale. E l'altro è quello che è stato citato, viene citato sempre, il DSM, cioè il Manuale Diagnostico Statistico che è edito in America dalla società americana di psichiatria e di cui siamo arrivati adesso alla quarta edizione: infatti c'è un DSM-1, che è degli anni '50, poi '60, insomma adesso siamo alla quarta edizione dell'anno '93.
In queste DSM, che in queste quattro edizioni sono cambiate un po' le parole ma diciamo la sostanza è sempre uguale, questo Manuale Diagnostico Statistico attualmente usa questa classificazione e nomenclatura: disturbo.
Parlando, quelle che prima erano le deficienze mentali di disturbi permanenti, quindi malattie organiche. Il secondo sono i disturbi psicotici. Il terzo sono i disturbi schizofrenici, quello che era la schizofrenia vecchia. Il quarto punto sono i disturbi che vengono definiti paranoici, e quindi la paranoia. E sono i quattro disturbi o malattie mentali fondamentali. A queste due anche il DSM-4, quindi l'ultimo uscito, quello del '93, aggiunge altre due categorie che sono i disturbi nevrotici, quindi quelle che un tempo venivano chiamate le nevrosi e i disturbi di personalità.
Questo è ciò che la scienza, chiamiamola psichiatrica, ha elaborato nel corso degli anni. Chiaramente avverte sempre - io sottomano ho quello che attualmente è il manuale di psichiatria forense cioè proprio di Ugo Fornari, sono stati diciamo l'Arieti, quello che era il Bruno, Ferracuti, sono stati diciamo i manuali di psichiatria forense di questi ultimi 20 anni su cui tutti quanti sono formati. Questo Fornari presenta anche chiaramente e descrive quello che può essere anche il simulatore. Il simulatore che nel campo soprattutto forense ha fondamentale importanza perché ovviamente ci può essere anche un interesse a non fare il processo o a usufruire di tutto ciò che comporta un riconoscimento dell'infermità mentale.
Proprio rapidissimi cenni, questo psichiatria, valutazione viceversa giurisdizionale. Io è ormai 20 anni che vado in Cassazione, che discuto anche di questi problemi, ormai i risultati, come mia esperienza personale, in campo proprio giurisprudenziale come valutazione sono questi: sapete che, sappiamo tutti ci sono nel Codice penale due articoli che, articolo 88 e 89, parlano del vizio totale o parziale di mente al momento del fatto. Vizio totale o parziale di mente che richiede sempre, il Codice, l'infermità. Cioè, per infermità, il concetto è infermità mentale, termine giuridico, infermità.
Poi abbiamo adesso il nuovo Codice di procedura penale al cui articolo 70 ancora una volta parla della cosiddetta infermità sopravvenuta. Tant'è vero nell'articolo 70 del nuovo Codice di procedura penale su cui c'è poca giurisprudenza, per questo bisogna rifarsi al passato, afferma:
"Quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento, quindi per infermità mentale sopravvenuta al fatto".
Ecco, io faccio notare che anche l'articolo 70 parla di infermità mentale. Allora la mia esperienza su che cos'è a livello penale e processual-penale il concetto di infermità mentale? Ebbene, la Cassazione ha sempre affermato questi principi. Primo principio: che i Giudici - quindi voi - siete "peritus peritorum", cioè che il Giudice è il perito in questo campo che prevale su tutti i periti. Ovviamente, se ritiene di discostarsi da una perizia singola o collegiale ha l'obbligo di motivazione. Questo è sempre affermato.
Secondo principio: che la regola - l'ha già detta prima il Pubblico Ministero - è la capacità processuale. L'incapacità processuale, come eccezione, deve essere provata. Quindi prova positiva sulla incapacità processuale, quindi la capacità di stare al processo.
Terzo punto: concetto di infermità mentale. Qui è sempre stata tassativa, rigorosa e costante. L'infermità mentale, solo e soltanto quell'infermità che ha una base organica. Parla la giurisprudenza costante di Cassazione di proprio lesione patologica, alterazione patologica. Proprio qui ci sta un elenco sentenze Sezione I dell'80, '81, '84, '87, 89: il vizio di mente, l'alterazione e l'infermità deve sempre dipendere da una alterazione patologica clinicamente accertata. Tant'è vero quando questo difensore a volte in Cassazione andava a parlare di psicologia dinamica, di psicanalisi e altre cose, sono concetti che tuttora non entrano proprio nel concetto di malattia mentale, ovvero infermità mentale perché su questo punto la Cassazione, per giurisprudenza costante, ha sempre affermato che l'infermità di mente deve dipendere sempre - questa è un'altra sentenza - da una causa idonea a condizionare patologicamente la capacità intellettiva e volitiva.
E di nuovo questa è una sentenza Cassazione, Sezione II, 5 dicembre '80, un'altra più recente dell'85: di nuovo, per l'infermità, si richiede l'esistenza di un'infermità, cioè di un vero e proprio stato patologico che incida sulla capacità di intendere e di volere.
Quarto principio, che ha sempre affermato: tutto ciò che è stato definito, quindi a livello psichiatrico, quindi OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità e DSM, Manuale Diagnostico Statistico americano, viene definito disturbo nevrotico o disturbo della personalità mai, dalla Suprema Corte di Cassazione e dalla giurisprudenza di Cassazione è stato passato, è stato valutato come malattia mentale, come infermità mentale.
Su questo quindi pacifico perché per la giurisprudenza italiana malattia mentale, infermità mentale sono quei quattro gruppi di cui dicevo prima, le deficienze mentali che adesso vengono chiamati disturbi permanenti, quindi di crescita eccetera, sono le schizofrenie, sono le psicosi, sono le paranoie. Disturbi nevrotici o disturbi della personalità non comportano questa alterazione patologica che richiede la Cassazione.
Andiamo adesso al fatto che ci riguarda. Qui, io leggendo tutti quanti gli atti, i verbali dei periti di ufficio Pazzagli e Marchi, leggo questo. Uno: esclusione di schizofrenia catatonica. La si esclude, quindi non è schizofrenia catatonica. Pertanto, guardando il DSM e guardando la giurisprudenza di Cassazione italiana non siamo davanti a una malattia organica, non siamo davanti a un'infermità mentale, pacificamente, per giurisprudenza.
Parlando di disturbo fittizio. Vado a vedere nel DSM dove trovo questa parola disturbo fittizio e il disturbo fittizio nel DSM-4, cioè l'ultimo, quello appunto pubblicato nel '93, lo trovo sotto il paragrafo di disturbi nevrotici e leggo: "disturbi d'ansia, disturbi dissociativi, disturbi psicosessuali, quindi parafilia, omosessualità... disturbi fittizi", quindi siamo nei cosiddetti disturbi nevrotici, fuori dal concetto di infermità mentale.
A questo punto quindi, leggendo l'articolo 70 del nuovo Codice di procedura penale, posso - tranquillamente davanti alla mia coscienza chiaramente, prima che davanti a voi - dire che sicuramente non siamo nel campo dell'infermità mentale sopravvenuta di cui leggo a pagina 70. Mi pongo il problema se l'articolo successivo, 71, il quale però chiaramente dice: "se a seguito degli accertamenti previsti dall'articolo 70 risulta che lo stato mentale dell'imputato è tale da impedire la cosciente partecipazione".
Ma innanzitutto una malattia mentale, un'infermità mentale non c'è assolutamente. Bisogna vedere se il cosiddetto disturbo della personalità, personalità abnorme, disturbo fittizio, disturbo... sia e rientri nell'articolo 71. E già a parere di questo difensore assolutamente non ci rientra proprio per quanto ho detto, per giurisprudenza costante siamo fuori di quello che è la malattia o l'infermità mentale.
Se avessero detto, il perito, che eravamo di fronte a una schizofrenia catatonica, a questo punto, con altrettanta onestà avrei detto: in base alla giurisprudenza italiana e alle tabelle nosografiche psichiatriche rientra, quella che è la schizofrenia nelle sue varie forme, nel concetto di infermità mentale di cui all'articolo 70 Codice di procedura penale.
Andando al fatto poi non posso che prendere atto di queste cose: che, come insegna appunto Ugo Fornari nel suo manuale, quando ci si riferisce - è il concetto del Pubblico Ministero - alla simulazione, lui proprio nel suo manuale domanda, proprio in merito all'articolo 70, cioè l'incapacità sopravvenuta, si domanda anche il perché l'imputato può simulare. E dà delle risposte, dice, uno: perché in tal modo se non è in grado di rispondere alle contestazioni mossegli dal magistrato, prende tempo. Ciò specialmente in reati complessi di tipo associativo.
Due: perché se viene esclusa poi in futuro la pericolosità, spesso il soggetto può sperare di ottenere gli arresti domiciliari o presso l'abitazione, o presso una casa di cura, oppure la libertà provvisoria per condizioni di salute particolarmente gravi.
Tre: perché riconoscere il carattere patologico ai disturbi lamentati dal periziando potrebbe induttivamente comportare anche in futuro il riconoscimento di quel vizio di mente, cioè siamo nel Codice penale, l'88 e l'89 da cui poi chiaramente deriva la non imputabilità e quindi la non condanna.
Cosa indica il Fornari come elementi di valutazione se esiste in atti una simulazione o no? Fra le altre cose, proprio rapidissimo, mette uno, come elemento, se nel corso della obiettivazione clinica diretta o in regime di osservazione condotta all'insaputa del soggetto, non si registra un vero comportamento demenziale o malato, ma sono osservabili chiare ed evidenti discordanze negli atteggiamenti, nella cura del corpo, nello stato di nutrizione.
E poi, vado sempre avanti, altre volte il soggetto quindi simulatore sviluppa quadri di arresto psicomotorio di tipo acinetico stuporoso, stupore isterico. Questo sempre a livello di libri.
Vengo, terzo punto, ai dati di fatto che il processo vi offre. I dati di fatto sono queste dichiarazioni fatte all'udienza del 07/11/96 davanti al Tribunale di Trapani di Bono Pietro. Chi mi conosce sa che io mantengo sempre la mia coerenza quindi sa che le dichiarazioni accusatorie senza alcun riscontro oggettivo, per questo difensore non sono valide come prova penale. C'è, le cosiddette dichiarazioni labiali, non sono sufficienti secondo la mia profonda convinzione per addivenire a qualunque conclusione penalmente rilevante. Quindi se ci fossero solo e soltanto queste dichiarazioni di Bono Pietro, il quale dichiara che nell'estate del '96 avrebbe parlato, incontrato, eccetera, eccetera, direi non mi sarei soffermato perché sono dichiarazioni appunto labiali senza riscontro.
Viceversa, deve notare questo difensore - perché sono i dati di fatto di cui a questo processo - che è arrivato, allora, uno, e se possono essere considerati riscontri oggettivi alle dichiarazioni di Bono Pietro. La documentazione chiesta dalla Corte di Assise di Firenze al carcere di Parma il quale risponde: sì, è vero, Ferro Giuseppe era qui; sì, è vero, Bono Pietro era qui; sì, è vero che c'è una socialità la domenica. Quarto punto: sì è vero che si sono incontrati.
Questa è una documentazione, direi riscontro documentale, fattuale, che è quello che io a tutti i processi chiedo. Alle parole, alle chiacchiere di un collaborante occorrono fatti documentali e certi. E qui c'è.
Oltre quindi a questa documentazione fattuale che riscontra ciò che aveva detto, avete altri due elementi che questo difensore considera riscontri oggettivi: avete le dichiarazioni di un agente, quindi neanche un pentito o collaboratore che può avere un interesse concreto a mentire o a blandire l'Autorità Giudiziaria, la cosiddetta captatio benevolentia. Qua avete agenti di custodia addirittura di posti diversi. Perché avete un agente di custodia di Parma che vede sicuramente il Ferro Giuseppe in un atteggiamento - e non mi soffermo, è già detto dal Pubblico Ministero - sicuramente incompatibile con un'infermità mentale e che lascia propendere appunto alla simulazione.
In più avete un terzo elemento, un altro agente di custodia, questa volta nel carcere di Trapani, il quale anche lui conferma atteggiamenti che sono assolutamente incompatibili con quello stato di infermità mentale e che viceversa, sulle basi del manuale di psichiatria di Ugo Fornari, propendono per quella, che qui viene chiamata la nevrosi soporosa, questa forma diciamo di simulazione a livello acinetico, cioè di non muoversi assolutamente, proprio non capire.
Questi sono gli elementi di fatto che questo difensore prospetta alla Corte di Assise di Firenze, con quelle valutazioni giurisprudenziali che nel merito sono quella della assoluta esclusione di un'infermità mentale, con lesione organica patologica che qui viceversa non c'è perché l'hanno detto i periti; con la presenza di questo disturbo che gli stessi manuali psichiatrici classificano diciamo nella categoria B, tanto per capirsi, quindi non nell'infermità mentale; in quei disturbi della personalità che la giurisprudenza italiana non ha mai considerato infermità mentali, atti ad alterare appunto lo stato di consapevolezza, quindi capacità di intendere e di volere.
Avete queste tre testimonianze che vi dicono come ci sia la fondata certezza di quel sospetto che possa trattarsi in questo caso di simulazione.
* Questo difensore conclude quindi associandosi alla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Altri difensori di parte civile vogliono intervenire?
*AVVOCATO Pinna: Sì, vorrei aggiungere due parole io, avvocato Pinna. Dunque, credo che il problema possa essere anche diciamo visto da questo punto di vista. Essenzialmente per sospendere il procedimento occorrono due elementi: l'accertamento di una patologia mentale, quindi la prova di questa patologia mentale che deve essere positivamente data e non può essere uno stato di incertezza e appunto la verifica, l'esistenza di una patologia che sia clinicamente inquadrata.
Dal punto di vista medico ritengo appunto, che il disturbo fittizio non possa essere considerato tale e in questo richiamo le stesse parole del collega della parte civile avvocato Ammannato.
Per quanto riguarda l'elemento... se anche così non fosse, se anche la simulazione, il disturbo fittizio fosse considerata una patologia mentale, metto in evidenza che la stessa consulenza di ufficio non può essere considerato un elemento probatorio e per queste ragioni, che gli stessi consulenti hanno precisato, che il loro giudizio è stato dato su basi di probabilità e non di certezza. E soprattutto, diciamo, il loro esame è stato fondato su un'analisi di dati storici, cioè sulla base della storia familiare, personale, la storia giudiziaria dell'imputato.
E da questo punto di vista ritengo che si debbano richiamare quelle sentenze della Cassazione che mettono in evidenza come nella consulenza tecnica ci sono essenzialmente due momenti rilevanti: quello per così dire della percezione del dato storico, che è quello a cui mi riferivo adesso, e quello invece del giudizio diagnostico. E credo che la consulenza di ufficio abbia delle pecche e delle lacune proprio dal primo punto di vista in quanto non tutti i dati storici rilevanti sono stati esaminati. E alludo non soltanto a quelli a cui ha fatto cenno il Pubblico Ministero, cioè contenuti in atti che non possono essere ancora inseriti in questo processo, ma mi riferisco anche alle stesse dichiarazioni testimoniali che sono state assunte nei giorni scorsi davanti a questa Corte e appunto al verbale di esame dell'imputato Bono. Che sono elementi di valenza probatoria indiscutibile e questo soprattutto anche per quanto riguarda le prove testimoniali rese da persone attendibili e che sono appunto, anche riscontrate da elementi oggettivi che sono contenute nella comunicazione della Casa Circondariale parmense.
Per quel che riguarda in particolare la valenza probatoria di questi ulteriori atti, volevo anche ricordare che l'articolo 70 del Codice di procedura penale stabilisce che il Giudice può, se occorre, disporre la consulenza per accertare l'infermità mentale dell'imputato ai fini della sospensione e questo altro non significa che, oltre alla consulenza medico-legali, ci sono appunto gli altri possibili elementi di prova che hanno o la stessa valenza o addirittura valore superiore, oppure può essere loro riconosciuto anche un valore esclusivo rispetto ad altri elementi di prova riconosciuti inattendibili.
* Ricordo poi ancora la giurisprudenza della Corte di Cassazione che consente al Giudice di discostarsi appunto dalle conclusioni del perito quando sono ritenute inattendibili, e una causa di inattendibilità è appunto quella della errata valutazione dei dati storici che sono il presupposto della consulenza.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato, se crede può intervenire. Ci sono altri difensori di parte civile, no vero? Prego.
*AVV. Cianferoni: Grazie signor Presidente. Sono l'avvocato Cianferoni e prendo la parola a nome dell'avvocato Anania in difesa di Giuseppe Ferro, onde analizzare gli esiti della perizia disposta e svolgere le conclusioni. Tre saranno i momenti del mio intervento: l'analisi degli esiti peritali, la replica, la critica replica alle analisi e alle richieste del Pubblico Ministero e delle parti civili ed infine le richieste della difesa. La perizia quindi per prima.
E' una perizia, come ho già detto quando ho potuto intervenire in sede di controesame, di esame diciamo dei periti professor Adolfo Pazzagli e dottor Marchi, che mi ha convinto, mi ha avvinto e mi ha insegnato molto. E parto proprio da quello che il Pubblico Ministero, dall'inizio del suo esame, ha indicato come quello che potrebbe essere l'elemento di difficoltà di questa perizia, cioè l'essere la stessa sostanzialmente lo sviluppo di una ipotesi - sviluppo argomentato, sviluppo munito, spesso sia per le conoscenze scientifiche degli autori, sia per le modalità attraverso le quali si è giunti all'esito - ma comunque sarebbe un'ipotesi.
Quella pagina 18, la numerazione è una numerazione che è mia, perché in effetti la perizia non è stata numerata. Le conclusioni iniziano così: tutta la perizia è condizionata dalla limitazione metodologica, eccetera, eccetera, in punto di contatto interpersonale con il periziando.
Mi pare che dall'esito in aula dei periti questa conclusione sia un punto di forza, non dico l'unico, ma un punto di forza della perizia, perché i periti con molto rigore e con molta onestà intellettuale hanno fatto il loro mestiere di medici psichiatri e hanno perciò portato alla Corte quello che è un elaborato che può scaturire dalla medicina. La scienza psichiatrica, hanno detto, non ha mai, in quantum, che si possa definire certo e matematico come è proprio di altre scienze. Quello che perciò loro hanno potuto sostenere è un'ipotesi in positivo, ma è anche una certezza in negativo. Perché questo, il Pubblico Ministero non l'ha voluto dire e capisco, ma noi dobbiamo partire da un dato certo, che Giuseppe Ferro non simula. Non è è un simulatore, non vi è simulazione e questo i periti lo hanno detto a chiare note.
Questo è un dato certo che emerge dalla perizia. Sono stati compulsati più e più volte e sempre hanno risposto coerentemente nel senso che ho appena detto. Quindi bisogna partire da una certezza negativa, bisogna avere cioè la pazienza, l'intelligenza, la sensibilità di partire intanto dalle esclusioni che i periti hanno potuto portare alla conoscenza della Corte.
Hanno detto che non sussistono sindromi tipo quella schizofrenia catatonica, ma hanno detto che non sussiste la simulazione. E hanno detto anche che sussiste un quadro clinico rilevante, riscontrato addirittura sotto il profilo proprio fisiologico dal ricovero presso la clinica di Amaducci; dalle parole dello stesso consulente del Pubblico Ministero dove a un certo punto dice - beh, insomma, con le sue parole colorite - ha parlato di po' po' di comportamento abnorme, non si riesce a spiegare questo rilevante comportamento abnorme del Ferro.
Questo è un dato certo, che bisogna avere, ripeto, la pazienza e la duttilità di valorizzare. Se siamo arrivati a discutere di una perizia è stato perché tutti si è sentita la necessità della perizia: la Corte l'ha disposta, il Pubblico Ministero, la difesa, le parti civili. Perché tutti ogni mattina entrando si ha a che vedere una lettiga con una barba bianca che spunta e non altro.
Poi su questo si è fatta della letteratura e anche di questo dovrò parlare di qui a un attimo, cercando di introdurre delle affermazioni di collaboratori di giustizia, delle visioni avute da dei secondini, a agenti di Polizia Penitenziaria, meglio, addirittura oggi volendo parlare di altri collaboratori di giustizia, delineando anche un quadro drammatico, insito nella famiglia Ferro, con il figlio Vincenzo che si è arrogato la qualifica di collaboratore di giustizia e il padre che non è arrogato nessuna qualifica e giace silente ed è perciò, fra l'altro dico fin d'ora il soggetto che può essere accusato con maggior facilità e minor rischio da chicchessia, perché una replica dal Giuseppe Ferro non giungerà mai.
Questo è un po' il quadro iniziale. Certezza nella esclusione della simulazione. Formulazione di un'ipotesi molto seria in punto di diagnosi positiva della sindrome che affligge il Ferro medesimo.
Anch'io ho qui quanto si può leggere sul DSM-IV in punto di disturbi fittizi o di simulazioni, o di altre sindromi. Preferisco non addentrarmici, perché mancherei di rispetto - mi pare che già sia stato fatto da altre parti - ai periti, che invece come ho detto stimo assai.
Perché sentir dire, signori Giudici, che la Corte avrà da attendere prove più serie di una perizia; e dire che queste prove più serie sono affermazioni labiali criminali, ecco, è una affermazione che addolora questo difensore che dovrà dire al professor Graev, per esempio: 'professore, lei ha buttato via una vita di pubblicazioni, di impegno didattico'.
Quell'uomo anziano che si è alzato in piedi a giurare di fronte a codesta Corte, ordinario in medicina legale. 'Perché se lei commetteva rapine, associazioni e poi, tra virgolette, si pentiva, era belle e più credibile'.
Perché questo è stato detto.
Quindi, pensate quanto è intriso di difficoltà, sia pure di sdegno, questo mio intervento. Perché a me è stato insegnato che un perito può sbagliare. Ma un perito porta alla Corte un contributo di rigore scientifico che non può inquinarsi attraverso voci di carcere così striscianti e serpeggianti.
Vi ricorderete quel primo agente di Polizia Penitenziaria che è venuto, quel giovanotto moro, che nemmeno lo sapeva descrivere Giuseppe Ferro. Ma, per l'appunto quel giorno, si ricordava di averlo visto mangiare energicamente un tozzo di pane.
Benissimo il Presidente ha fatto riferimento a quella umanità. Ha parlato di povero detenuto, che bisogna avere nell'approssimarsi al carcerato. Bachi di sego. Il secondino delle prigioni di Silvio Pellico era sicuramente più umano di quel soggetto.
Questo, detto al netto della discussione che ci occupa, che è una discussione, ripeto, scientifica e che mi rifiuto di portare su vissuti carcerari e delazioni di soggetti che si guadagnano la libertà attraverso delle collaborazioni.
Come mai i periti non hanno sentito il Vincenzo Ferro? Ma perché, ma il Pubblico Ministero, un consulente di parte non lo aveva nominato. E il professor Cabras non poteva introdurre questa richiesta al Collegio peritale?
Il Vincenzo Ferro non è imputato nel processo, non ha un avvocato, non si informa su quello che succede? Non lo sa di avere il babbo che sta male? E non ha quel cuore e quell'impegno civile, se veramente è pentito, di dire: 'siccome sono figliolo, se sta male lo vo a dire e se sta bene lo vo a dire uguale, perché allora faccio il pentito e allora bisogna che sostenga questo ruolo'.
Lo si viene a dire di sabato mattina alle dieci e mezzo che esiste un soggetto che potrebbe dire che Giuseppe Ferro, un certo giorno, ha detto delle farneticazioni. Perché sono farneticazioni, e poi cercherò di dimostrarvi perché.
Lo si viene a dire oggi del Vincenzo Ferro con questa suggestione, con questo dolore?
Quasi facendo una colpa a quelle due povere donne di essersi rivolte ai periti.
C'era tutto il tempo che voleva, aveva tutto il tempo che voleva il Pubblico Ministero. Piuttosto che venire a dire: 'aspettate esiti più credibili rispetto ad una perizia'.
E citando, con questa suggestione, una torma di soggetti che avrebbe già potuto far sentire.
Perché se non sbaglio il 228 III comma del Codice di rito dice che il consulente sente le persone che crede. E quindi, ripeto, il professor Cabras che deve avere un alto concetto di sé al punto da parlare di gioco di prestigio dell'arte sua...
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: No, cito i verbali, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, finiamo gli interventi in un ambito non esageratamente polemico e personale.
AVV. Cianferoni: No, non è polemica, perché cito i verbali. Non l'ho detto io.
PRESIDENTE: La prego, per cortesia, siamo stati serenissimi per due mesi e mezzo, continuiamo così tutti.
AVV. Cianferoni: Per l'amor di Dio! Anzi.
Io ho sostenuto che mi inchino agli esiti della perizia e lo avrei fatto comunque se i miei consulenti avessero detto che la perizia era convincente in ogni caso. Quindi...
Ma siccome cito i verbali e l'espressione "gioco di prestigio", Presidente, non l'ho adoprata io, ma l'ha adoprata il professor Pier Luigi Cabras parlando dell'arte sua, io bisogno che lo ricordi alla Corte. Ecco.
Quindi, questo è il punto. Non perdiamo di vista la perizia scritta e riferita ed esplicata dai periti.
Quello è il punto in cui oggi si discute. E in quella perizia vi è una certezza: Giuseppe Ferro non simula.
Ve n'è anche un'altra espressa sia nelle conclusioni che nelle argomentazioni a sostegno: la capacità processuale di Giuseppe Ferro è nulla.
Io credo importante invece e non perdita di tempo, come ritenuto dai contraddittori, ricordare a me stesso quando si parla di capacità processuale a che cosa si faccia riferimento. L'ho già fatto per iscritto e quindi non importa che mi dilunghi ulteriormente.
Però, per esempio, la parte civile, citando l'articolo 70 e parlando di infermità mentale sopravvenuta al fatto, nemmeno si è posta il problema - e forse le è sfuggito - che l'inciso sopravvenuto al fatto è da un po' di tempo che la Corte Costituzionale lo ha cassato.
Se è avvenuto questo, e se il terreno di questa materia è così poco dissodato dalla giurisprudenza non si può pensare che è una materia di poca importanza. E' una materia di importanza decisiva.
Perché attiene a livello processuale a quell'intangibile diritto che è il diritto di difesa.
Difesa tecnica che compete al difensore; autodifesa che compete alla parte presostanziale, la quale peraltro può dare impulso a degli incombenti probatori di tutto rilievo, come per esempio un esame, come per esempio un confronto.
Tutto questo a Giuseppe Ferro non è consentito. Ce lo hanno detto i periti. Periti, mi viene da dire, consapevoli dell'estrema rilevanza anche processuale.
Non è vero che la perizia sia stata svolta non sapendo che serviva per un processo. La perizia lo tiene ben presente questo dato. E quando i periti parlano di complessa situazione penale del Giuseppe Ferro, fanno proprio riferimento a un carico che è gravato su di loro fino all'esame dibattimentale e che hanno sostenuto con estrema dignità e professionalità.
Basta ricordare che per tre volte - le ho contate - il Pubblico Ministero ha sottoposto al professor Pazzagli l'eventualità di ampliare le conoscenze nel suo dominio. E per tre volte il professor Pazzagli ha sostanzialmente risposto che quelle cose che voleva il Pubblico Ministero - il professor Pazzagli è medico, non è che proprio sia inconsapevole di cose di processo. ha capito, anche se certi nomi sono venuti fuori oggi, dove voleva andare a parare evidentemente - ha risposto con una frase elegantissima e sintetica e chiarissima dicendo: 'io non potrei aggiungere altro da quello che lei mi potrebbe portare'.
E ha avuto la pazienza di confrontarsi. Il Pubblico Ministero parlava di certe cose che per il professor Pazzagli sarebbero assolutamente inconcludenti. Non sarebbe più una perizia, sarebbe una sorta di investigazione sulla credibilità del pentito, sulla credibilità del pentito in sé e poi in rapporto a Giuseppe Ferro.
Sarebbe cioè un inquinamento di un esito tecnico che è consacrato negli articoli 228 e 232 del Codice di rito.
Questo è il motivo di fondo per cui io credo che non meriti ingresso e non abbia pregio l'argomento del Pubblico Ministero circa la subordinata.
La principale mi sembra, ripeto, che sia un grido nel deserto, perché questa perizia non può essere criticata così radicalmente dal definirla non credibile, non seria. E se si cercano prove più serie, questo poi è quanto... Materiale più serio dei periti è stato detto, com'è stato fatto.
Quindi, tanto l'una che l'altra delle conclusioni mi sembrano abbastanza facilmente rigettabili.
La conclusione della perizia invece mi sembra altrettanto serenamente, non facilmente, ma serenamente accoglibile.
Tutti quanti abbiamo parlato finora soltanto della capacità processuale.
Io continuerò a insistere su questo, perché questo è il punto principale, in fondo, compulsato anche dai periti.
La seconda parte del quesito è completamente sfuggita all'esame del Pubblico Ministero. Per quanto io credo i periti hanno comunque offerto, in questo caso soprattutto, una interpretazione metodologica che dovrà portare, a mio modesto avviso, a determinati esiti. Ma oggi ci occupa soprattutto la capacità processuale.
Capacità processuale che, ecco, concludo ricordando ancora una volta le parole, in questo senso un po' ingenue, ma significative, perché suggestive, usate una volta di più dal professor Cabras e sostanzialmente fatte proprie oggi dal Pubblico Ministero.
Cioè, il dire: 'attenzione, Giudici - ha detto il Cabras - perché se oggi voi aderite agli esiti della perizia...', lui ha detto: 'non vedo perché poi la situazione dovrebbe evolversi in senso favorevole alle ragioni dell'accusa'.
E allora il binomio che qui è in conflitto non è solo quel binomio tra simulazione e disturbo fittizio, ma è un binomio molto più alto. E proprio perché la giurisprudenza ha dissodato poco il terreno, voi siete investiti di un compito particolarmente elevato. Ed è il binomio tra i diritti dell'individuo e la ragione di Stato.
Questo è il fondo.
L'esito della perizia è chiaro e cristallino, le ragioni del Pubblico Ministero sono altrettanto chiare.
Credo che la dialettica processuale si debba ricondurre poi al semplice rispetto delle norme, alla semplice applicazione delle norme.
In base alle norme oggi l'unico provvedimento - l'ho anche scritto - è l'ordinanza di separazione della posizione di Giuseppe Ferro, previa sospensione del processo a suo carico ai sensi degli articoli 71 e 18 lettera B del Codice di rito.
Questo è l'esito.
Rileggendo i verbali ho trovato - io lo dico, poi la Corte mi smentirà - credo di aver trovato una adesione, una sintonia con i periti, con gli esiti e con le persone e non le critiche positive e costruttive che sono state svolte, tale da non dovermi dilungare all'eccesso nel decantarne i ritratti positivi.
A me ora interessa, con la dovuta brevità, semplicemente illustrare le ragioni del perché quella perizia merita accoglimento e del perché invece non meritino accoglimento le ragioni del Pubblico Ministero.
Innanzitutto, io l'ho detto poco fa, si debbono comparare due grandezze disomogenee, anzi incomparabili tra loro. Due specie di numeri primi processuali: uno, è l'accertamento peritale; e l'altro è l'esame di certi soggetti collaboratori di giustizia, o quant'altro.
Se il perito... Perché io bisogna che una scala di valori la mantenga. Sussiste, al di là, si dice giustamente che il Giudice penale ha come regola quella del libero convincimento. Nell'ambito però, di questo principio sovrano ciascuna fonte di prova va poi convocata secondo il suo grado di importanza.
Io non posso comparare un esito argomentato e serio come quello dei periti, talmente serio da essere critico verso chi li ha preceduti, senza fare tutta la, diciamo pure dietrologia, alle perizie precedenti che ho sentito fare. Basta riassumere in quelle due parole che ha detto il professor Graev.
Ha detto: gli psichiatri non ne escono bene da questa vicenda.
Nella sua esperienza, ormai credo che sia nella stagione della sua vita il passare merito. Lui ha detto: 'gli psichiatri non ne escono bene da questa vicenda'.
Però ha anche detto, lo hanno detto tutti, è una vicenda difficile. E tutti ci si sono misurati.
Io non credo che cinque pensatori e professionisti qualificati dell'ambito di pertinenza possano essere compatibili ad un soggetto come il Bono Pietro, o ad altri soggetti.
E' inutile che ora io mi dilunghi a rammentare Tizio, piuttosto che Caio. Perché questo è il terreno sul quale il Giudice non deve entrare.
Può essere il terreno delle investigazioni. Ma quando si arriva alla verifica dibattimentale, non si può poi cercare di far rientrare dalla finestra quello che non entra dalla porta. Perché ritorno ad un attimo fa: a parte la intempestività di tutto questo. Che la perizia fosse stata disposta 20 giorni fa direi: è prematura nei suoi esiti.
Ma sono appunto due mesi e mezzo, con una proroga già concessa, che i periti hanno usato per il loro lavoro.
Quindi, innanzitutto la intempestività delle richieste del Pubblico Ministero, e poi, ripeto, la loro eccentricità e irrazionalità rispetto a quello che è il significato dell'elaborato peritale.
Perché vi è una sorta di tentativo di sovvertimento del pregio delle prove. Si è tentato tra l'altro disorientando i periti ma fino ad un certo punto, perché il professor Pazzagli è stato chiaro. Ha detto: 'a me, questi dati, più di questo non mi direbbero'.
Si è tentato di fare entrare per certo quello che certo non è.
E quindi, ecco perché alla fine di tutto mi sembrava, e riflettendo su quegli esiti, che fosse una questione veramente che in campo vi siano i diritti dell'individuo e la ragione di Stato. Perché le argomentazioni sono, quasi esulano dal processo, mi viene da dire, che ha portato il Pubblico Ministero.
Che è chiaro, no? Il professor Cabras lo ha detto: 'se oggi l'ammettete, chissà cosa succede domani'.
Ma non me ne importa niente di quello che succede domani. A me importa, qui ed ora, valutare ed apprezzare se quella norma è stata rispettata, se devo applicare le conseguenze normative dall'accertamento peritale.
Quasi sono stati timorosi i periti. E guardino, signori, uno dei due è un colonnello medico e lo ha detto quando ha parlato delle tabelle, il dottor Marchi, quando ha parlato delle tabelle presso il Distretto Militare di sua appartenenza utilizzate per valutare le infermità ai fini dello scarto alla chiamata alla leva, ha detto appunto quello che è il suo lavoro.
Quindi è persona, tra l'altro, quant'altri mai, avvertita in punto di riconoscimento di sindromi fittizie, nel senso più prosaico. Cioè, di persone che fanno finta di essere per, in quel caso, scansare il servizio militare.
Quanti ne avrà visti!
Miglior garanzia per il Pubblico Ministero non poteva esserci nell'avere tra i periti un colonnello medico addetto a quel tipo di attività. Accompagnatosi ad un cattedratico come il professor Adolfo Pazzagli.
Se quelle sono le conclusioni del dottor Marchi, sono conclusioni verrebbe da dire blindate, serie, critiche verso chi lo ha preceduto. Il nostro consulente è stato critico. Ma critico in senso costruttivo, perché lì, delle due, l'una: o si dà un corpo alle dietrologie. Stamani il Pubblico Ministero ha parlato di sbagli commessi dai precedenti consulenti. Oppure si cerca di capire una evoluzione sulla quale tutti sono stati concordi.
Evoluzione cioè dall'analisi di un dato fisiologico: il disturbo di Babinsky che è certo. Solo per il Cabras non era certo perché dice che la mattina ha provato a farlo quel movimento e forse ci riusciva. E poi sforzo di ricostruzione di una sindrome che è quella che noi vediamo.
Passando dall'analisi del dato scientifico all'analisi del dato storico, cronachistico, come ha cercato di fare il Pubblico Ministero, ecco, io direi che la parte civile e il Pubblico Ministero rappresentano la fuga dalla perizia. Nel dire: facciamo altro, lasciamo stare i periti.
No, io dico no a questo.
Ma se anche si scende sul loro terreno, ci si accorge che sono argomenti che non hanno nessun pregio. Perché dicevo poco fa che, a mio avviso, le dichiarazioni del Bono Pietro sono quelle di un farneticatore, di un soggetto che comunque non dice la verità? Perché, scendendo su quel terreno, come dovremo fare un giorno quando verranno veramente questi soggetti, ci si accorge che lui dice: 'il Giuseppe Ferro mi disse: ora scendo in Sicilia, se non riesco a mandare un messaggio, vedrai che poi dopo mi servirò di te per far questo'.
Quando poi stamattina, si legge che di lì a tre giorni il Bono Pietro è stato liberato dal carcere.
Ho letto della revoca della custodia.
Mi viene da pensare, vista la vicinanza temporale con l'esame in aula del collaborante che già a quel momento il Bono Pietro avesse fatto un certo tipo di collaborazione e da questo per ellissi, e credo che loro Giudici capiranno - "adgnosco signat" - di un certo tipo di metodologia. Che è quella di colui che ancora non ha l'esantema della collaborazione manifesto, che però gli lavora all'interno e viene perciò già strumentalmente usato a destra, a manca, di su e di giù.
Sono accorgimenti investigativi. Vi sono delle norme che li prevedono. I colloqui e quant'altro, e va bene.
Ma quando si legge che quel povero Cristo avrebbe detto: 'se io non riesco, tornerò e sarai tu a fare', si capisce che il dato non è vero. Perché delle due, l'una. Se ci fosse stato veramente il colloquio, quello della libertà, e in primo tema che ogni detenuto affronta col compagno e quindi a sapere quando uno esce è la prima cosa che uno dice e che chiede all'altro, se ci parla.
E di poi, se invece non lo sapeva e il soggetto è uscito in quelle forme, ecco perché ho detto "adgnosco signat" e quant'altro.
Sicché, dico, anche ad entrare su quel terreno si va poco lontano.
E il Pazzagli lo ha detto, quasi con una certa, non dico repellenza, ma con sistemi non troppo forti, ma con notevole scetticismo. Si è mantenuto fermo.
Il Pubblico Ministero questo ha creduto che fosse, ha detto, un progressivo tramonto di una ipotesi, stamattina. Qualche cosa che svanisce all'orizzonte.
Al contrario, al contrario. Questo è proprio il diverso taglio tra chi sa di scienza e chi, in quel momento, non intende saperne. Perché il dire che qualunque tipo di quella sorta di informazioni giungesse sarebbero informazioni sostanzialmente inutili ad una perizia, è certo per cortesia e per ragionamento logico astratto concludere: 'beh, sì, potrei rivedere le percentuali, ma sostanzialmente il discorso rimarrebbe invariato'. Eh, significa che a un certo punto diventa un dialogo tra sordi. E si ritorna a monte, a quel discorso del "individue ragion di Stato".
Quindi, a parte che vero, sgombrare il campo da tutte le suggestioni, Cabras ha detto di essere uno storico della psichiatria e ha citato Pasteur che mi sembra che psichiatra non fosse. Poi oggi si è citato quel fenomeno in senso più alto del termine che è il fisico Steven Hopkins, ma non è americano ma è inglese. Che tutti si sa che esiste. Per fortuna il genere umano di Steven Hopkins esistono, nel genere umano di fenomeni che riscattano e riabilitano questa specie così bassa e modesta.
Ma non c'entra nulla, voglio dire. Non c'entra nulla. Che ora senza citare fenomeni conosciuti mondialmente, io potrei citare il caso di una ragazza bellissima che si trova però in coma. E lì c'è un fisico splendido e però una mente ormai spenta.
E allora? Dico: se si deve arrivare a questo arriviamoci pure, ma non facciamo le perizie a quel punto. Diciamo che il Ferro deve essere sano, perché deve essere sano. E allora non si fa la perizia, non ci si sforza. Io non perdo le mie nottate a studiarmele, le perizie. So che comunque arriverà un argomento suggestivo.
Prima, Presidente, la polemica era solo sul discorso del Vincenzo Ferro. Poi, quel discorso lì mi sembra di averlo chiarito. Se si vuole sentire anche questo soggetto, perché gli hanno fatto perfino delle domande, su questo, ai periti. E anche su questo sono stati molto ritratti, non era il loro terreno, non ci vogliono entrare.
Non chiamateci. Alla fine Pazzagli avrebbe risposto così: 'non mi chiamate più se non volete che faccia il perito'.
Quindi a me interessava ora delineare un panorama più completo, ecco. E dire attenzione a non commettere - si è parlato di sbagli stamattina - a non commettere questo clamoroso errore. Prima di tutto verso voi stessi. Perché sarebbe una questione, a quel punto, magmatica e di nessun pregio, di nessun pregio, il tener sospeso il giudizio e l'aspettare chissà che cosa, che veramente perdereste del tempo.
Ogni tanto in questo processo c'è questa dizione: si perde tempo.
Allora se si vuol parlare in termini giuridici del perdere tempo, io dico che esiste un canone interpretativo del lavoro processuale che è quello dell'economia e io dico: quale economia processuale voi rispettereste a fare lavoro di quintali di carte... Dice il Pubblico Ministero: l'importante e che non facciate sentenza.
Eh, allora, perché la ragion di Stato.
L'importante è andare avanti per le ripercussioni che altrimenti questo avrebbe, ma non è questo che vi deve illuminare nella Camera di consiglio prossima. E' l'analisi serena della perizia. Serena e sensibile.
Un altro argomento piuttosto a mio avviso anche estraneo ai periti, è stato quello di confrontarli con delle dinamiche psichiatriche che loro hanno detto non sono più buone.
E' stato rifatto anche oggi, sia pure ho già detto: una parte civile che cita dovrebbe sapere certe cose, ma insomma, hanno citato la Cassazione. Ecco.
Il Pubblico Ministero ha detto che l'onere probatorio non c'entra nulla su certi problemi, poi si scopre che è tutto lì il problema loro e si salva, crederebbero di salvarsi con quello.
Parlo così per sintesi, sia perché è tardi, sia perché vedo che l'attenzione dei Giudici togati poi in Camera di Consiglio potranno esplicitarli questi discorsi.
Il discorso della prova sarebbe: un soggetto sopra i 18 anni si presume capace, fino a che non ne abbiamo la prova contraria.
Detto così sembra facile, ma non è affatto facile, perché basta - e questo lo sanno, mi si smentisca se non è vero - che vi sia una allegazione di seri dubbi sulla capacità, che la capacità è già in crisi.
Tanto vero che nel '90, quando viene riformata la procedura penale, si introduce nel II comma del 530 la formula del dubbio sulla incapacità che prima non rilevava.
Quindi, se - su questo, il Pubblico Ministero può aver ragione - se quel monolite piuttosto bizzarro che è il nostro ordinamento, su queste materie si è scongelato fino alla recentissima pronuncia della Corte che prima ricordavo è del '95, l'ho rammentata nella memoria, quindi è inutile che adesso sia prolisso, e ci sta attento a questi discorsi, perché tornare fino all'ombroso nel raccontare che delle Cassazioni hanno detto che bisogna che il soggetto sia proprio imbecille, o pericoloso, schizoide o paranoico, perché sia rilevante in causa la sua incapacità. Non è vero.
Pazzagli ha detto: 'siamo ad un livello diverso di conoscenze. Questo tipo di disturbi ha una rilevanza'.
Al netto, aggiungo, di qualche imprecisione avuta stamattina, perché - queste sono parole della parte civile - la schizofrenia è stata citata dalle sindrome organiche, quando invece per le mie modeste conoscenze, non rientra nelle sindrome organiche. Quindi io perché sto fuori dal parlare di cose che non so? Perché se devo suggestionare la Corte preferisco non farlo, specialmente se ho di fronte soggetti quali i periti che ci hanno impegnato. Se poi ci devo entrare però bisogna che sappia quel che dico e non introdurre questi argomenti.
Ripeto, sono quelle cose che se veramente valesse quella cosa che si trova scritta sui testi di processo, il gentlemen agreements, il fairplay processuale, il giusto processo, non ci sarebbe nemmeno da discutere. La capacità processuale è un presupposto, poi si ragiona del processo. Ma se manca la capacità processuale il processo non si fa. Sono poche le cose così perché i processi si fanno spesso e quindi non è che ogni accidente bloccherà una causa, ma quelle quattro o cinque cosettine bisogna che ci siano perché non sono cosettine, ma sono quei pilastri di civiltà giuridica intaccati i quali non c'è più il processo, ma c'è qualcosa di diverso.
Mi accorgo che ritorno un'altra volta a quella antitesi che secondo me connota il fatto del Giuseppe Ferro. Io mi rifiuto di credere in quella antitesi e insisto a dire rimaniamo al processo, rileggiamoci quella perizia. Che tra l'altro poi non sono cinque i luminari che vi hanno partecipato, ma sono sei, c'è anche il professor Amaducci che è un neuropsichiatra.
Il Ferro che ogni tanto, Presidente, ha dei ricoveri a blitz... Mi spiego, mi diceva ieri la figlia che, andandolo a trovare, gli ha scoperto i bracci e ha visto che è stato probabilmente, perché non ha avuto notizie certe, trasfuso perché ha delle punture dell'ago.
PRESIDENTE: E' stato trasfuso.
AVV. Cianferoni: Eccoci. Allora vedo che il dato è certo. Allora vede che qui...
PRESIDENTE: Ha avuto una grossa emorragia...
AVV. Cianferoni: Eccoci.
PRESIDENTE: ... da emorroidi e di conseguenza hanno trovato troppo basso il livello, mi pare dei globuli rossi e hanno fatto una trasfusione.
AVV. Cianferoni: Presidente, la ringrazio di questo dato che a me giungeva da quelle due signore là, così descritte dal Pubblico Ministero, che questo veramente verrebbe da dire: non ce la fo più. Perché capito, quando una moglie e una figlia parlano di come sta il babbo, si venga a dire: 'mah, poteva...' No, no, no, no.
Non voglio fare la tragedia greca, ma questi argomenti da tragedia greca, e Santiddio! questo no. Quindi la trasfusione, quindi sta male anche da un punto di vista fisiologico, che poi questo è lo sviluppo che ha dato seguito a tutto il rimanente. Loro hanno seguito che accanto a questo i periti, memori forse che la loro perizia ha un peso specifico notevole, mettiamo anche della complessa situazione. E Pazzagli dice: "C'è nei verbali, l'avrete già visto, perché sono convinto che avete fatta l'ora tarda come me a leggere questi verbali". Il Pazzagli ha detto: "Io stesso ho aggiunto la componente fisiologica come sviluppo del disturbo fittizio". Quella dei processi penali è un falso scopo. Il Ferro Giuseppe era - per i Giudici togati che hanno pratica, ma penso che ormai anche loro ne avranno - era un detenuto definitivo a fine della pena quando si ammala. Aveva finito. O chi glielo fa fare di prendere questo ruolo così drammatico e così coinvolgente?
Perché proprio in quelle pagine che citava il Pubblico Ministero stamattina, così si esprime il professor Pazzagli, parla di:
"Il disturbo fittizio è una manifestazione" - leggo da pagina 39 dei verbali - "nello stesso tempo molto drammatica e clamorosa, dietro la quale si suppone esistere prevalentemente un disturbo di personalità".
E quegli avverbi che evidentemente non hanno soddisfatto il Pubblico Ministero rafforzano la dignità della perizia, anziché sminuirla: per quel dato certo iniziale, questo signore non simula, e per tutto quello che mi sono sforzato finora di valorizzare.
Quindi, arrivando poi a una somma, io richiedo che Giuseppe Ferro venga separato, la posizione venga separata dal processo, con provvedimento di sospensione del procedimento a suo carico e conseguente poi separazione ai sensi dell'articolo 71 e 18 lettera B.
Gli esiti sulla capacità di intendere e di volere, neanche troppo provocatoriamente delineati nella memoria. Perché non c'è verso, quella incertezza che hanno descritto i periti è invincibile e se c'è incertezza su quel presupposto l'esito è schiantato, quello che ho scritto nella memoria.
Comunque è un qualcosa che potrà essere rivisto: si rifacciano le perizie. Ricordiamoci tra l'altro di come siamo arrivati a due mesi e mezzo. Ha fatto avanti e indietro per l'Italia, nemmeno i periti sapevano più dove fosse: come faccio a distaccarmi da quella antitesi tra individuo e la ragion di stato? Quando perfino i periti non sapevano dov'era questo periziando. E' stato poco più di 70 ore nella clinica di Amaducci, non si è capito perché. La figlia arguisce che ha avuto una trasfusione, e sono lieto che la Corte lo sapesse, per una grossa emorragia, noi questo non si sapeva e poi ci sarebbe un Bono Pietro che sa vita, morte e miracoli? Un secondino di quella natura che sa vita, morte e miracoli?
Facciamo piuttosto un bell'accertamento, e son ben lieto che la Corte abbia preso questa strada, su quelle che sono le dinamiche inerenti i collaboratori di giustizia. E mi spiego meglio: questo mi rileva proprio per consentirvi di soppesare la vanità, la vacuità di quelle parole di quel signore che non so chi sia veramente, questo Bono Pietro. E' un dato, difatti la Corte farebbe bene secondo me ad assumere tutti i registri delle Case Circondariali dove è stato il Giuseppe Ferro e tutte le cartelle mediche e a sentire tutti i medici che lo hanno avuto in cura.
Perché chissà mai, Presidente, quanti episodi come quello che noi abbiamo appreso stamattina ci sono stati? Perché sempre la figlia, che con pazienza lo segue più di quell'altro che sarebbe dottore, ha detto: 'con la normativa della IDS quando gli fanno una trasfusione, ogni tanto me lo fanno sapere'. Poi ci sono le volte che l'ospedale chiede al carcere che sia fatto sapere questo dato, il carcere non risponde e la trasfusione a quel punto, presumono il consenso e viene effettuata perché sennò muore.
Ecco, a fronte di questa situazione familiare ci sarebbero però possibilità di incontro e di socialità con terzi. Ma pensate alla raffinatezza inquisitoria di mettere il piantone nella cella accanto. Alla cadenza di ogni quarto d'ora che a Trapani hanno scelto per controllarlo. E nonostante questo siamo venuti qua dicendo delle cose che i periti hanno detto: non servono a niente. Perché gli occhi chiusi o gli occhi aperti li abbiamo visti anche noi, perché muoversi e smanaccare sul catetere l'abbiamo visto anche noi, lo stesso Cabras coloritamente ha parlato della vespa e dello schiaffo.
Quindi, alla fine dei salmi cosa rimane? Non rimane altro che inchinarsi alla verità di un accertamento peritale e disporre di conseguenza.
* Vi ringrazio.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende alle ore 15.00 per l'esame dei testi.
La Corte si riserva di decidere.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
Cioè, può iniziare anzi, scusi, l'esame dei testi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora possiamo far passare Mellini.
UFF. GIUDIZIARIO: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora possiamo far passare Cassanelli.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza?
*TESTE Cassanelli: Cassanelli Cinzia, nata a Roma il 23/12/73, residente a Santa Severa via Vittorio Veneto numero 18.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Cassanelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Posso, Presidente?
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signorina, senta: che attività svolge?
TESTE Cassanelli: Infermiera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dove esercita questa, o ha esercitato questa attività?
TESTE Cassanelli: Esercito attualmente, l'attività di infermiera, a Velletri in una clinica privata Madonna della Letizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, nel '93, nell'estate del '93 che attività svolgeva?
TESTE Cassanelli: Facevo il corso di infermiera dalla Suore della Misericordia a San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda che cosa è successo la sera del 27 luglio?
TESTE Cassanelli: Niente, io dormivo e...
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era questo edificio?
TESTE Cassanelli: Di fronte all'ospedale. Di fronte all'ospedale, cioè il Centro di Igiene Mentale.
E dentro questo edificio c'è anche la scuola delle suore e ci sono le ragazze convittate. Io ero una di loro.
Niente, dormivo e abbiamo sentito un grosso boato, i vetri che sono scoppiati. E, niente, soltanto quello mi ricordo. Siamo scappate, siamo andate via.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo edificio quanto dista dalla piazza San Giovanni?
TESTE Cassanelli: Pochissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Si affaccia sulla piazza?
TESTE Cassanelli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si affaccia sulla piazza questo edificio?
TESTE Cassanelli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha ricordo del dove, del punto dove esplose questa bomba?
TESTE Cassanelli: Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ricordo del punto dove esplose, dove ci fu l'esplosione? Diciamo.
TESTE Cassanelli: Cioè, il ricordo del punto, me lo ricordo perché poi è stato transennato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, anche successivamente, ecco.
TESTE Cassanelli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in attesa magari di proiettare una foto, in modo che lei ci indica questo edificio, diciamo, quanto distava da quel punto lì, ecco.
TESTE Cassanelli: Sì. Di preciso quanto distava non lo so. So comunque che è vicinissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, l'esplosione che effetti ha avuto su questo edificio?
TESTE Cassanelli: Niente, praticamente i vetri sono crollati tutti, le porte centrali, lo scoppio anche i ferri ha rotto. E le transenne del primo piano, del soffitto, sono cascate tutte.
PUBBLICO MINISTERO: Sono cascate tutte. Senta, a seguito dell'esplosione lei ha subìto anche delle conseguenze sul piano fisico?
TESTE Cassanelli: Per scappare, per riuscire ad andare via, ho messo il piede su un pezzo di legno su cui c'era un ferro. E praticamente questo chiodo mi è entrato dentro al piede. Niente di più di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari ora... Tanto per localizzare diciamo questo punto, magari ora un attimo proiettiamo una foto della panoramica della piazza San Giovanni, in maniera da avere così da lei una rappresentazione.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Non funziona?
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Va be', Presidente, magari la possiamo...
PRESIDENTE: Tanto, sulla localizzazione...
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare...
PRESIDENTE: ... abbiamo avuto indicazioni sufficienti dai testi precedenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Esatto. Senta, era insieme a qualcun'altra delle sue colleghe quella sera?
TESTE Cassanelli: Sì, c'erano anche altre colleghe, perché le stanze erano comunque di sei posti letto. E quindi c'erano anche altre mie colleghe. Non tutte, perché era il periodo estivo e molte se n'erano andate.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Le partici civili, domande? I difensori?
Si accomodi, grazie. Può andare.
*TESTE Cassanelli: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Mazzitelli.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Mazzitelli: Mazzitelli Maria Domenica, nata a Tropea 24/10/76.
PRESIDENTE: Residente a Roma?
TESTE Mazzitelli: No, a Tropea.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Mazzitelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signorina, che lavoro svolgeva nel luglio del '93?
TESTE Mazzitelli: Ero allieva alla scuola di San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dov'è che è ubicato questa scuola?
TESTE Mazzitelli: A San Giovanni. C'è un convitto di suore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo convitto si affaccia sulla piazza?
TESTE Mazzitelli: Non proprio. E' un pochettino all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda che cosa accadde quella sera del 27 luglio del '93?
TESTE Mazzitelli: Sì, io ero in camera che dormivo, ho sentito una esplosione, del fumo nella stanza, sentivo...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che ore erano?
TESTE Mazzitelli: Dopo la mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol descrivere alla Corte che tipo di effetti ha provocato questa esplosione in questo edificio?
TESTE Mazzitelli: Paura, poi il soffitto è...
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, in termine di danni.
TESTE Mazzitelli: Sì. Il controsoffitto è crollato, sono crollate delle travi, le vetrate sono crollate, anche.
PRESIDENTE: A che piano era, scusi?
TESTE Mazzitelli: Al primo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: C'erano altri piani sopra?
TESTE Mazzitelli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo tipo di danni, lei ha avuto modo anche di vederli negli altri piani?
TESTE Mazzitelli: No, negli altri piani sinceramente no.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché non ci è andata?
TESTE Mazzitelli: No, non ci sono andata, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha avuto delle conseguenze sul piano fisico da questo fatto? Cioè, si è fatta male a seguito...
TESTE Mazzitelli: Sì, mi sono tagliata. Sono andata al Pronto Soccorso.
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di lesione ha avuto?
TESTE Mazzitelli: Mi sono tagliata con del vetro che era per terra.
PUBBLICO MINISTERO: Che era per terra, ecco.
Senta, in quanto tempo poi è guarita diciamo da queste lesioni?
TESTE Mazzitelli: Io ho avuto quattro giorni di prognosi.
PUBBLICO MINISTERO: E poi effettivamente è guarita in poco tempo?
TESTE Mazzitelli: Sì, sì, in pochissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Domande le parti civili? I difensori?
Si accomodi, grazie. Vada pure.
*TESTE Mazzitelli: Grazie.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Avena Nazareno.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Avena: Avena Nazareno, nato a Roma il 2 giugno del '37.
PRESIDENTE: Residente a Roma?
TESTE Avena: Sì.
PRESIDENTE: Legga, per favore.
TESTE Avena: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Avena, che lavoro svolge lei?
TESTE Avena: Io facevo la guardia notturna.
PUBBLICO MINISTERO: Guardia notturna.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in particolare dove svolge servizio?
TESTE Avena: Beh, a me continuamente mi spostano.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, non ha un...
TESTE Avena: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... posto fisso. Senta, ricorda che tipo di servizio faceva la sera del 27 luglio del '93?
TESTE Avena: Io passavo davanti al Velabro, l'albergo, perché di sera vado a prendere le schedine per portarle in Questura. Io, quella sera, ho suonato al portiere e mi ha detto: 'le schedine non ci sono'.
Io ho proseguito con la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ha proseguito per quale strada?
TESTE Avena: Eh, la strado che faccio sempre. Passo davanti alla chiesa, poi faccio un pezzo di via... Arrivo fino a coso, come si chiama? La via dei Cerchi che c'è il semaforo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Avena: E lì, mentre... lì, ho sentito scoppiare la bomba.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, verso che ora siamo, quando lei sente questa esplosione?
TESTE Avena: Mah, verso... Sarà stata mezzanotte e cinque, mezzanotte e dieci. Ora, di sicuro, di preciso non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei sente l'esplosione provenire dal Velabro?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva sentito prima di questa esplosione un'altra esplosione?
TESTE Avena: Sì, strada facendo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, prima di arrivare al Velabro?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lì al residence, al residence che si chiama Velabro...
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... a che ora ci era arrivato lei?
TESTE Avena: Sarà stato mezzanotte e cinque, mezzanotte e dieci. Mo', questo adesso non so di preciso l'orario.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, questo residence, quanto dista dalla chiesa?
TESTE Avena: Saranno 50 metri, 40 metri, adesso non so di preciso quanti sono.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quand'è che ha sentito il secondo scoppio?
TESTE Avena: Eh, quando sono passato davanti alla chiesa. Ho fatto via dei Cerchi, c'era il semaforo. E lì, mentre stavo ripartendo, ho sentito la bomba insomma scoppiare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ma in questo suo tragitto...
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha visto, ha notato qualcosa di particolare?
TESTE Avena: Ho visto macchine parcheggiate lì, di gente che ci abita. Sennò macchine... Non ho... Poi praticamente non è che stavo fermo, perché con la macchina io stavo camminando.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, esattamente, lei ha percorso anche la via di San Teodoro?
TESTE Avena: Eh, ci passo davanti, ci passo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che c'è una chiesa lì?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In via di San Teodoro?
TESTE Avena: No, io la chiesa l'ho chiamata sempre la chiesa del Velabro. Dopo se si chiama di San Teodoro, questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, le spiego: siccome quando lei venne sentito dalla Polizia. Si ricorda di essere stato interrogato?
TESTE Avena: Sì. Sono andato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, venne interrogato, per l'appunto, diciamo nelle prime ore del mattino del giorno 28, alle 05.00 del mattino.
TESTE Avena: No, a me mi hanno chiamato verso le due di notte, mi hanno chiamato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, il verbale però è stato fatto a quell'ora.
TESTE Avena: Eh, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei qui, in questo verbale, leggo questo spicchio di frase, lei dice:
"Mentre transitavo dinanzi la chiesa di San Teodoro".
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questa chiesa di San Teodoro...
TESTE Avena: E' sempre... C'è solo quella di chiesa, lì.
PUBBLICO MINISTERO: E' quella stessa...
TESTE Avena: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che noi conosciamo come San Giorgio al Velabro.
TESTE Avena: Sì, sì, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Viene chiamata anche chiesa di San Teodoro?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, perché sennò non capivamo se c'era un'altra chiesa.
Ecco, ha visto allora un qualcosa... Le rifaccio la domanda: davanti alla chiesa chiamiamola del Velabro, così...
TESTE Avena: No, non ho visto niente.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha visto niente.
TESTE Avena: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non ha fatto caso a niente.
TESTE Avena: No, niente. Eh, no, perché non è che stavo a piedi, stavo camminando con... Perciò non sapevo che c'era qualche macchina ferma lì, niente. C'erano le macchine in sosta che, di gente che abitava lì al palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non ha notato nulla...
TESTE Avena: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Nulla di particolare.
TESTE Avena: No, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto persone, qualcuno che ha attirato la sua attenzione?
TESTE Avena: No.
PUBBLICO MINISTERO: Per andare a prendere queste schedine...
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha fatto un viaggio di andata e un viaggio di ritorno.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' passato davanti alla chiesa, oppure nella piazza davanti alla chiesa?
TESTE Avena: No, sono obbligato a passare davanti alla chiesa, io.
PUBBLICO MINISTERO: Davanti alla chiesa.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio accanto al porticato.
TESTE Avena: Sì, perché insomma, la strada è un po' larga e con la macchina ci si passa.
PUBBLICO MINISTERO: Purtroppo abbiamo quell'attrezzo fuori uso. Diversamente potevamo anche farle vedere una fotografia della piazza, così lei ci spiegava per bene.
Allora, è tornata in funzione?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Io proseguo con le domande. Appena è in funzione così...
Allora, stava dicendo che, sia per l'andata che per il ritorno, lei si è trovato a passare davanti a questa chiesa.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, diceva un attimo fa che lì, nello slargo che c'è davanti alla chiesa, ci sono macchine parcheggiate.
TESTE Avena: Sì,
PUBBLICO MINISTERO: Abitualmente.
TESTE Avena: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è un parcheggio, no?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma proprio accanto al porticato della chiesa...
TESTE Avena: Non ho visto niente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi lasci finire la domanda, mi perdoni.
Accanto al porticato della chiesa, c'è parcheggio, oppure il parcheggio è a qualche metro di distanza?
TESTE Avena: E' a qualche metro di distanza.
PUBBLICO MINISTERO: A qualche metro di distanza.
PRESIDENTE: Possiamo sapere con più precisione a che distanza il parcheggio è?
PUBBLICO MINISTERO: Glielo stavo chiedendo, Presidente.
PRESIDENTE: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: La distanza da che cosa è data? Perché ci passa la strada?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, la larghezza della strada che sta fra il porticato e il parcheggio davanti.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo è esatto?
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Nel transitare davanti alla chiesa, è passato per la strada dal lato del porticato, o dal lato del parcheggio? Se lo ricorda?
TESTE Avena: No, io sono passato a venir giù davanti alla chiesa e a ritornare, davanti alla chiesa uguale.
PUBBLICO MINISTERO: E a ritornare?
TESTE Avena: E a ritornare sono passato davanti alla chiesa, uguale.
PUBBLICO MINISTERO: Uguale.
PRESIDENTE: Ma forse non ha capito. Ho paura che non abbia capito.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, dico: se tra la chiesa e il parcheggio c'è la strada...
TESTE Avena: No. Lì c'è un parcheggio unico.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma le macchine...
TESTE Avena: Le macchine stanno tutte sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Avena: Tutte sulla destra. E davanti alla chiesa non c'è nessuna macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, bravo. Allora facciamo una domanda in maniera diversa. Tra il porticato della chiesa, eh?...
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e dove inizia il parcheggio delle macchine, in termine di metri, che distanza ci sarà?
TESTE Avena: Saranno...
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tra me e lei?
TESTE Avena: Eh, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, saranno...
PRESIDENTE: Dieci metri.
PUBBLICO MINISTERO: ... intorno ai sette-otto metri, a quanto ho capito.
TESTE Avena: Perché adesso saranno due o tre anni che non ci vado più, ha capito?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, quindi lei nel fare all'andata e al ritorno questo tragitto, e siccome era a piedi, è passato...
TESTE Avena: No, stavo con la macchina, stavo.
PUBBLICO MINISTERO: Stava con la macchina.
TESTE Avena: Sì, con la macchina di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi, all'andata sarà passato sulla sua destra, e al ritorno sarà stato sulla sua destra.
TESTE Avena: Lì è tutto un viale unico.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
TESTE Avena: Non c'è uno spartitraffico in mezzo. Ha capito?
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ho capito. Ma voglio dire...
PRESIDENTE: Lo strumento è utilizzabile, pare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, proviamoci, via.
Ispettore, non vada via.
Ecco, ora signora Avena noi le facciamo vedere una bella fotografia, fatta... Bella, si fa per dire, perché è stata scattata lì nella piazza dopo l'esplosione. Quindi è tutto distrutto e devastata.
Ma io penso che lei si orienti abbastanza, eh?
Allora guardi, ora questa fotografia la mettiamo là. Se si può accomodare anche lei là.
PRESIDENTE: Vuole accomodarsi laggiù, per piacere, lei?
Ha visto?
PUBBLICO MINISTERO: Si orienta come immagine? Ecco.
PRESIDENTE: Parli al microfono, per favore, sennò salta tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei con la macchina com'è transitato?
TESTE Avena: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ce lo faccia vedere con una biro, per favore, sulla foto senza segnare.
TESTE Avena: Qui, questa salita, alla salita ci sta il Velabro, qui.
PRESIDENTE: Allarghi, per favore. Grazie.
TESTE Avena: Io, con la macchina, sono sceso, sono passato qui, e qui ho girato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Avena: Come sono arrivato qui a via dei Cerchi, è scoppiata la bomba.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E prima aveva fatto la strada, la stessa strada nella direzione opposta.
TESTE Avena: Sì. La stessa strada che venivo giù. E sono venuto qui, sono venuto, proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se lei ce la fa più o meno a farci capire le macchine parcheggiate fino a che punto arrivavano lì, rispetto alla facciata della chiesa.
TESTE Avena: Allora, le macchine stavano qui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: "Qui", vuol dire all'estrema destra della fotografia, eh?
TESTE Avena: Sì.
PRESIDENTE: Dove se ne vedono due.
TESTE Avena: Sì.
PRESIDENTE: Bene.
TESTE Avena: Poi, qualcuna era parcheggiata qui.
PRESIDENTE: Dove se ne vedono altre due.
TESTE Avena: E una stava qui sopra, all'angolo, che sarebbe del parroco che abita lì, abita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Avena: Abitava lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Di fronte al caseggiato che si vede nel centro della fotografia in fondo.
TESTE Avena: Ecco, qui. E c'erano altre macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio davanti alla chiesa, in corrispondenza del porticato, lei ricorda di aver notato, sia al momento in cui passò la prima volta, sia al momento in cui tornò indietro, che ci fossero delle macchine?
TESTE Avena: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Avena: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo ha notato, o non se lo ricorda?
TESTE Avena: No, no, proprio non... proprio non ci stavano le macchine, a questo...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quindi, al momento in cui tornò indietro...
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... passò da lì davanti alla chiesa.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come ci stava dicendo un attimo fa.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi proseguì per quella strada.
TESTE Avena: E questa qui credo che è San Teodoro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E sentì l'esplosione quando si trovava?
TESTE Avena: A via dei Cerchi dove c'è il semaforo, lì.
PRESIDENTE: Al semaforo di via dei Cerchi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, via dei Cerchi.
Ora possiamo far vedere alla Corte l'altra pianta.
PRESIDENTE: No, ma mi preoccupavo che chi dovesse leggere i verbali potesse intendere che cosa indica quando dice lì, o qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco ora facciamo vedere... Dopo diamo le... ecco, gli estremi di queste fotografie di questa planimetria.
Ispettore, si allarghi un attimo. No, allarghi un attimo, per piacere, perché almeno si vede per intero la via dei Cerchi, eh?
La via dei Cerchi che parte lì, da quello slargo, dove c'è scritto piazza Bocca della Verità. E viene giù verso l'angolo destro inferiore della fotografia, eh?
Può anche stringere, per piacere.
PRESIDENTE: Potrebbe dirci il teste il percorso che faceva quella notte?
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, appunto.
Ma, ispettore, abbia pazienza. Ecco, così.
TESTE Avena: Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
TESTE Avena: Allora, ecco, qui è via del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Avena: Io faccio questa strada qui.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Avena: Poi...
PRESIDENTE: Ci potrebbe indicare dov'è la chiesa, però, per cortesia.
TESTE Avena: Ecco, qui.
PRESIDENTE: Qui. Quindi, praticamente dove passa quella linea tratteggiata.
TESTE Avena: Sì.
PRESIDENTE: Sulla piazza del Velabro.
TESTE Avena: Poi sono ritornato indietro e sono arrivato qui a via dei Cerchi...
PRESIDENTE: Ah...
TESTE Avena: Ecco. E qui c'era il semaforo. Io sono andato via, perché il semaforo non funziona. Come... stavo per partire con la macchina, ho sentito la bomba.
PRESIDENTE: La seconda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sì.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come le abbiamo, le abbiamo chiesto all'inizio, lei di boati ne ha sentiti due.
TESTE Avena: Sì. Quello di San Giovanni...
PUBBLICO MINISTERO: Uno, più vicino e uno più lontano.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo che ha sentito è stato, quando si trovava a quel punto lì, il più vicino, o il più lontano?
TESTE Avena: Il più lontano, ho sentito.
PUBBLICO MINISTERO: Il più lontano.
TESTE Avena: Quello di San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Avena: E poi, poi, dopo qualche minuto, ho sentito questa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, molto bene.
Lei ricorda, vero? Ora il dottor Nicolosi glielo rammentato prima, quando le ha ricordato di quelle dichiarazioni che lei rese in Questura l'indomani mattina. Poi era ancora notte, erano le cinque del mattino.
TESTE Avena: Mi ha chiamato... Sì, sono andato in Questura, erano le due di notte, sono stato fino alle cinque e mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, va bene. Bravo, perché infatti il verbale fu fatto alle cinque del 28 di luglio presso la DIGOS.
Lei accennò, io non le voglio suggerire, per carità, nessuna risposta. Ci mancherebbe altro!
Però lei accennò al fatto che aveva visto due persone...
TESTE Avena: Ah, due persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Avena: Due persone, sì, ma stavano a 70-80 metri, stavano.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ma siccome è una circostanza che lei...
TESTE Avena: Va bene. Sono cose di tre anni fa, come si fa a ricordare tutti i particolari?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
TESTE Avena: Mo' sono tre anni fa, chi se li va a ricordare tutti i particolari?
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. E io, come vede, ho un attimino sollecitato il suo ricordo, eh?
Lei aveva accennato appunto al fatto di aver notato due persone, come sta dicendo oggi.
Ecco, vuole - aiutato anche dalla cartina - dire queste persone dov'è che le ha viste...
TESTE Avena: Mah, queste due persone stavano praticamente verso la Bocca della Verità. Ma stavano... Saranno stati due giovani che chiacchieravano tra loro, ecco. Tutto questo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei, queste persone, le ha notate in un atteggiamento tranquillo?
TESTE Avena: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, le ha notate in atteggiamento tranquillo?
TESTE Avena: Sì, sì, stavano discutendo tra loro, stavano. Non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Erano fermi, o erano...
TESTE Avena: No, no... No, stavano camminando, stavano.
PUBBLICO MINISTERO: Camminando.
TESTE Avena: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma camminavano normalmente, voglio dire?
TESTE Avena: Sì, sì, normali. Stavano a discutere, stavano. Saranno stati due giovanotti, poi.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto dove erano dirette, più o meno?
TESTE Avena: Beh, no, perché io li ho visti...
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire: verso dove andavano.
TESTE Avena: Verso la Bocca della Verità. Li ho visti lì che andavano verso il Lungotevere.
PUBBLICO MINISTERO: Verso il Lungotevere. Ho capito. Grazie.
PRESIDENTE: Non ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Presidente.
PRESIDENTE: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Chiedo scusa, ero rimasto in piedi per inerzia.
PRESIDENTE: Le parti civili? I difensori, domande?
Può andare, grazie.
*TESTE Avena: Grazie.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Vergori.
PRESIDENTE: Lei vuol dirci per favore nome, cognome, luogo, data di nascita, e residenza?
*TESTE Vergori: Fabio Vergori, nato a Roma il 14 luglio 1962.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Vergori: A Roma, via Alatri 29.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Vergori: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Vergori, che attività svolge?
TESTE Vergori: Ora, attualmente?
PUBBLICO MINISTERO: Dato che ci siamo, diciamo anche cosa fa attualmente.
TESTE Vergori: Insegnante in una scuola statale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, nel '93, nell'estate del '93?
TESTE Vergori: Nell'estate del '93 ero dipendente presso un residence, si chiama Palazzo al Velabro, e situato proprio in via del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che mansioni aveva?
TESTE Vergori: Segretario al ricevimento, notturno.
PUBBLICO MINISTERO: Di notturna.
TESTE Vergori: Lavoravo esclusivamente di notte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lavorava esclusivamente di notte. Senta, era in servizio la notte tra il 27 e il 28 luglio del '93?
TESTE Vergori: Sì, ero in servizio e il servizio di notte comincia alle 23.00. In quell'occasione comunque iniziai il servizio, diedi il cambio al collega a mezzanotte, perché chiesi espressamente un permesso di un'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prese servizio proprio alla mezzanotte esatta, oppure qualche minuto prima o qualche minuto dopo?
TESTE Vergori: Arrivai lì a mezzanotte meno dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivò al residence?
TESTE Vergori: Al residence.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, può dire che strada ha fatto per arrivare lì in via del Velabro?
TESTE Vergori: Dunque, ricordo che scesi dal lungotevere e presi via di San Teodoro. Poi, girai a destra per via del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è passato davanti alla chiesa?
PRESIDENTE: Possiamo sapere se era...
PUBBLICO MINISTERO: Magari, Presidente, ora proiettiamo la solita piantina.
PRESIDENTE: No, se era a piedi o in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Era a piedi o era in macchina?
TESTE Vergori: Ero in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Era in macchina. Ispettore Benelli, possiamo proiettare la solita piantina? Vuole avvicinarsi in quella postazione, per favore, signor Vergori?
PRESIDENTE: Vuole avvicinarsi lì?
PUBBLICO MINISTERO: Si metta pure a sedere, guardi.
TESTE Vergori: Dunque, il tragitto che percorsi...
PRESIDENTE: Ecco, ce lo indichi con una biro, per cortesia.
TESTE Vergori: Va bene così? E' visibile?
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo un attimo. Va bene, va bene così.
TESTE Vergori: Allora, scesi passando per piazza della Consolazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vergori: Via della Consolazione e Foro Romano, via di San Teodoro; quindi a quest'altezza girai a destra per via del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scusi, si soffermi un attimo. Vede quella? La chiesa credo sia indicata.
TESTE Vergori: La chiesa è qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è lì. E il residence Il Velabro dove lo colloca rispetto alla chiesa?
TESTE Vergori: Allora, questa è la chiesa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vergori: ... e il residence Velabro è in questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo più avanti, sulla destra rispetto...
TESTE Vergori: A metà di questo isolato.
PUBBLICO MINISTERO: A metà dell'isolato.
TESTE Vergori: Più avanti sulla destra.
PRESIDENTE: A metà dell'isolato, eh?
PUBBLICO MINISTERO: Più avanti sulla destra rispetto alla sua direzione di marcia.
TESTE Vergori: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha detto che transitava in macchina.
TESTE Vergori: Transitavo in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Vergori: Io sono arrivato all'ingresso del residence con la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a che ora quindi è arrivato al residence ed è passato davanti alla chiesa?
TESTE Vergori: Davanti alla chiesa sono passato a mezzanotte meno dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Meno dieci.
TESTE Vergori: Circa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è un percorso questo, in particolare nella tratta finale diciamo, che si percorre a velocità sostenuta? Moderata?
TESTE Vergori: No, è un percorso che si percorre a velocità moderata, perché la strada è stretta, e poi, subito dopo la chiesa, c'è un budello, insomma si restringe a imbuto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, direi...
TESTE Vergori: Bisogna procedere a velocità ridotta.
PUBBLICO MINISTERO: A velocità ridotta, ecco. Ricorda se in quel tratto, diciamo tra la via San Teodoro e poi imboccando via del Velabro, e quindi passando davanti alla chiesa, ebbe modo di vedere se c'era qualche autovettura in sosta?
TESTE Vergori: No, purtroppo no.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ricorda...
TESTE Vergori: Non ricordo, adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che non c'era nessuna autovettura?
TESTE Vergori: No, non ho detto questo. Non ricordo se ci fossero autovetture, non ho fatto caso se ci fossero autovetture.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la sua affermazione di oggi.
TESTE Vergori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ricorda lei che è stato interrogato dalla Polizia il giorno 29 luglio del '93?
TESTE Vergori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo a pochissima distanza dal fatto. Può darsi che all'epoca i suoi ricordi fossero più precisi?
TESTE Vergori: Senz'altro più freschi.
PUBBLICO MINISTERO: Senz'altro sì. Per l'appunto, quando lei venne sentito dalla Polizia, il 29 luglio alle 19.20, lei fece all'epoca un'affermazione molto più netta, più precisa di quella che ha fatto oggi. E disse testualmente:
"Nel transitarvi, non ho notato alcuna autovettura ferma dinanzi alla chiesa di San Giorgio".
TESTE Vergori: Quindi è probabile che sia più vera questa affermazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quella che...
TESTE Vergori: In virtù del fatto che i ricordi erano freschi.
PUBBLICO MINISTERO: Erano questi. Senta, una volta arrivato diciamo al residence, cosa fece?
TESTE Vergori: Dunque, arrivato al residence, c'era il mio collega che era già fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè quello a cui lei doveva dare il cambio?
TESTE Vergori: Dare il cambio, sì sì. Già sul ciglio dell'ingresso, insomma. Scesi dalla macchina e subito, poco dopo, diciamo pochi minuti dopo, notammo, udimmo un forte boato e anche un bagliore un lontananza. Quella era l'esplosione di San Giovanni che ha preceduto di pochi minuti, se ricordo bene, quella del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda a che ora vide questo bagliore e sentì questo boato?
TESTE Vergori: Era circa - dunque io arrivai a mezzanotte meno dieci, ci fermammo lì di fronte a chiacchierare una decina di minuti - era circa mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Era circa mezzanotte. Senta, e poi, dopo aver sentito questa esplosione, cosa accadde?
TESTE Vergori: Beh, commentammo un po' il fatto, perché non avevamo capito bene a cosa fosse dovuto, a cosa fosse dovuta questa esplosione; e mentre ne stavamo parlando, esplose tutto lì davanti, tutta la chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, quando lei, lei ha detto: 'vidi il bagliore', era quindi davanti all'ingresso del residence, là fuori?
TESTE Vergori: Davanti all'ingresso del residence, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e continuò a rimanere lì a chiacchierare col suo collega anche dopo?
TESTE Vergori: Anche nel momento dell'esplosione della chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Anche al momento della chiesa di San Giorgio.
TESTE Vergori: Noi fummo in pratica investiti dall'onda d'urto e da frammenti, le vetrate, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Vergori: Pezzi di calcinacci.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare cosa intende dire 'fummo investiti dall'onda d'urto'? Venne sbalzato da terra? Cadde in terra?
TESTE Vergori: No, non caddi in terra, però si sentiva una forte ondata di calore; rimasi qualche minuto privo di udito, e cominciò a cadere un po' tutto in testa, ecco. Noi stavamo proprio sotto l'ingresso del residence, ci sono tutte le finestre degli appartamenti che andarono in frantumi; anche pezzi di intonaco, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, lei subì delle conseguenze, delle lesioni?
TESTE Vergori: Dal punto di vista fisico, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da che altro punto di vista?
TESTE Vergori: Rimasi un po' scosso dalla vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Vergori: Momentaneamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e l'amico che era con lei?
TESTE Vergori: Il collega.
PUBBLICO MINISTERO: Il collega, mi scusi.
TESTE Vergori: L'ex collega.
PUBBLICO MINISTERO: L'ex collega?
TESTE Vergori: Anche lui diciamo che ebbe le mie stesse reazioni, però capì immediatamente che si trattava di un'esplosione, rientrò dentro e chiamò subito il 113, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ebbe modo poi di vedere negli attimi immediatamente successivi quello che accade lì, nella via del Velabro?
TESTE Vergori: Beh, sì. Io fui trattenuto lì, a prescindere dal fatto che era il mio turno di servizio, poi fummo trattenuto come testimoni, in virtù di testimoni oculari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei venne sentito, quindi vide arrivare la Polizia, dico ebbe...?
TESTE Vergori: Sì sì, Polizia, pompieri, protezione civile, diversi organismi intervennero quella notte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, ricorda se quella sera era venuto lì la guardia giurata a ritirare le schedine?
TESTE Vergori: No, veramente non ricordo bene, se venne con me o se era già passata. Perché lui passava sempre tra le undici e la mezzanotte. Quindi non sarei in grado oggi, adesso, di dire se passò mentre era in servizio il mio collega, oppure dopo. Mi sembra però che venne dopo, dopo l'esplosione; ma non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci può dare una conferma sull'ora?
TESTE Vergori: L'ora in cui?
PUBBLICO MINISTERO: Sull'ora in cui lei arrivò lì al residence.
TESTE Vergori: L'ora del mio arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Vergori: Sì, sì. Intorno a mezzanotte meno dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, 23.50.
TESTE Vergori: Come ho detto prima, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo questo, mi scusi, perché lei il turno se lo scambiava a mezzanotte?
TESTE Vergori: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Vergori: Come ho detto all'inizio, il turno, il cambio di turno avviene alle 23.00; però, quella sera, io chiesi un'ora di permesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Vergori: E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Entro mezzanotte ci doveva essere.
TESTE Vergori: Certamente, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Il dottor Nicolosi, il collega, le ha chiesto sulla storia della guardia giurata: lei l'ha presente la guardia giurata che veniva a ritirare le schedine?
TESTE Vergori: Sì sì, l'ho presente, e la conosco anche bene perché lavora lì da diversi anni e lui...
PUBBLICO MINISTERO: Penso l'abbia rivisto anche oggi.
TESTE Vergori: L'ho incontrato anche adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, è quella persona che è entrata qui prima di lei, in aula, a deporre.
TESTE Vergori: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Avena.
TESTE Vergori: Proprio lui.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Ecco, quindi quella sera, per meglio dire, quando successe questo fatto lei questa persona la conosceva, la guardia giurata?
TESTE Vergori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Non ce la fa proprio a ricordarsi se era già passato, ovvero se passò... Perché io ho seguito con attenzione: lei ha detto una volta arrivato lì si è trattenuto all'esterno a chiacchierare.
TESTE Vergori: Una decina di minuti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha avuto il tempo di sentire un'esplosione e di ricevere addosso l'altra.
TESTE Vergori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora, il signor Avena o lei l'ha visto in quei minuti lì...
TESTE Vergori: Sicuramente non è passato in quei minuti, in quel lasso di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Tutto qua, grazie.
TESTE Vergori: Prego.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? I difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Chiedo scusa, lei lavorava di fronte a questa chiesa di San Giorgio al Velabro: sa mica che tipo di chiesa fosse dal punto di vista degli impegni, di cerimonie, di riti?
TESTE Vergori: Mah, so che, ricordo che era una chiesa di origine romanica, e si celebravano anche cerimonie nuziali. Tant'è che in quella chiesa si sposò proprio una mia cugina, anni addietro. Non so con quale frequenza avvenissero queste cerimonie, comunque.
AVV. Cianferoni: A quale...
TESTE Vergori: Dal...
AVV. Cianferoni: Prego.
TESTE Vergori: Dal punto di vista, per quanto riguarda le funzioni religiose non mi sembra che fosse molto frequentata.
AVV. Cianferoni: A quale ordine religioso fa capo quella chiesa?
TESTE Vergori: Quella chiesa?
AVV. Cianferoni: Sì, se lo sa.
TESTE Vergori: Non so dirle. Non so dirle, anche perché dal momento che io lavoravo esclusivamente di notte, è anche difficile ottenere questo tipo di informazioni.
AVV. Cianferoni: E il collegio che c'è lì vicino, c'è un collegio lì vicino?
TESTE Vergori: Un collegio...
AVV. Cianferoni: Di seminaristi.
TESTE Vergori: Vicino alla chiesa?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Vergori: Sì, mi sembra, sì. Che fa angolo, sì.
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Vergori: Sì, sì, è vero.
AVV. Cianferoni: Ha delle notizie su questo collegio?
TESTE Vergori: Neppure, nulla.
AVV. Cianferoni: La ringrazio.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda? Può andare, grazie.
*TESTE Vergori: Grazie.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Chiamiamo Tagliaferri.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo e data di nascita, e residenza?
*TESTE Tagliaferri: Tagliaferri Angelo, nato a Magliano Sabina il 25/01/53.
PRESIDENTE: Bisogna che parli più vicino al microfono.
TESTE Tagliaferri: Residente a Forano, via Guglielmo Marconi 34, Rieti.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Tagliaferri: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Tagliaferri, dove si trovava la sera del 27 luglio del '93?
TESTE Tagliaferri: Ero in macchina insieme a mio cugino, e attraversavamo piazza San Giovanni praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, intorno a che ora si è trovato in piazza San Giovanni?
TESTE Tagliaferri: Sarà stato intorno alla mezzanotte, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda che cosa accadde?
TESTE Tagliaferri: Eravamo in mezzo al traffico e mentre scorrevamo, superato l'angolo della piazza, dopo... c'è un obelisco, dopo l'obelisco è avvenuto lo scoppio: tutto lì. Quindi, eravamo già oltre la piazza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a che distanza per l'appunto si trovava lei dall'obelisco?
TESTE Tagliaferri: Una cinquantina di metri, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che effetti ha avuto questa esplosione?
TESTE Tagliaferri: Effetti assordanti. Tanto è vero che sono dovuto ricorrere a cure mediche per l'orecchio destro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, diciamo a seguito di questo fatto, di questo scoppio, ha riportato anche lesioni?
TESTE Tagliaferri: Ad un orecchio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, che tipo di lesioni ha avuto?
TESTE Tagliaferri: Cioè è venuta una forte infiammazione, è stata curata per cinque, sei mesi, e adesso accuso normalmente, costantemente dei ronzii continui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei diciamo della scena lì, che si venne a creare in piazza San Giovanni, non ha visto nulla, non ha ricordo di nulla?
TESTE Tagliaferri: No, io dietro non ho visto nulla perché avevamo superato l'angolo del fabbricato praticamente. Quando, dopo una decina di minuti, facendo un'inversione siamo tornati indietro, le forze dell'ordine non ci hanno fatto accedere; quindi, ho appreso lo scoppio della bomba in televisione, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei aveva proseguito la marcia, diciamo, con la macchina.
TESTE Tagliaferri: Sì, sì, avevamo già oltrepassato la piazza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per questa lesione che lei ha subìto, non so, si è dovuto curare, ha dovuto essere ricoverato in ospedale? Ha dovuto sopportare delle spese, o quant'altro?
TESTE Tagliaferri: No, cure mediche normali; sono andato in ospedale, sì. In due ospedali: il primo ospedale a Magliano Sabina; poi, Rieti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Niente, ho concluso Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? Difensori? Può andare, grazie.
*TESTE Tagliaferri: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo far passare Lombardo Marcello.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e residenza?
*TESTE Lombardo: Allora, Lombardo Marcello, nato a Roma il 07/12/55, e ivi residente in via Merulana 183.
PRESIDENTE: Vuole leggere, per favore?
TESTE Lombardo: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Signor Lombardo, che lavoro svolge?
TESTE Lombardo: Lavoravo presso il Servizio di Vigilanza della Città del Vaticano all'epoca dei fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era in servizio la sera del 27 luglio?
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol raccontare alla Corte che cosa accadde quella sera e, magari, diciamo descrivendoci prima quale era stato il turno del suo servizio?
TESTE Lombardo: Sì. Avevo iniziato il servizio alle ore 20.00 della sera, e quando è stata mezzanotte ho iniziato a fare il giro nella zona extraterritoriale, e all'incirca dieci minuti prima della mezzanotte ho chiuso il cancello dove era la mia postazione fissa, e a piedi mi sono diretto verso il Palazzo del Vicariato.
Dove, chiaramente, sono entrato dentro per verificare come era lo stato del luogo all'interno. E, una volta entrato, credo dopo fatti pochi passi, è scoppiata la bomba. Perché, tra l'altro, io non ricordo neanche nulla di quei momenti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Lombardo, ci vuol dire un pochino - così capiamo un po' meglio - come era, come si svolgeva questo servizio, da dove partiva, ecco?
TESTE Lombardo: Sì. Il servizio parte da piazza San Giovanni in Laterano numero 4, che è distante grossomodo un centinaio di metri dal Palazzo del Vicariato. La postazione fissa, però, non dà la possibilità di vedere il Palazzo del Vicariato, perché di fronte c'è il Battistero di San Giovanni che occulta la vista del palazzo stesso.
Quindi, io sono arrivato sulla piazza del Vicariato solamente pochi istanti prima dell'esplosione.
Precedentemente, sono sempre stato fermo lì, perché lì c'è un altro ingresso, quindi ho dovuto controllare quell'ingresso, fino a quando, appunto a mezzanotte, non ho chiuso lì il cancello per andare a fare il servizio di controllo all'interno del Palazzo del Vicariato.
PUBBLICO MINISTERO: Del Vicariato. Quindi, è quell'edificio di fronte?
TESTE Lombardo: Sì, è staccato dalla postazione dove normalmente si fa servizio. Quindi, si va solamente per fare un controllo a una determinata ora della notte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva attraversato la piazza.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed era quindi passato davanti alla chiesa.
TESTE Lombardo: Sì, ci passo non proprio davanti. Non so se lei conosce bene la zona.
PUBBLICO MINISTERO: La conosco, la conosco.
Possiamo proiettare una panoramica di San Giovanni.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari si vuole avvicinare alla postazione?
TESTE Lombardo: Sì. Ecco, più o meno da questa... dove si vede, qui c'è un cancello.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, eh, mettiamo...
TESTE Lombardo: Sì. Ecco, in questo punto c'è un cancello.
PRESIDENTE: Sarebbe all'estrema destra, eh?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Lombardo: Sì, alla mia destra, alla destra più estrema. Da questo punto, qui, non si vede ma c'è una garitta. Si attraversa praticamente tutto questo lato della piazza; si passa tra la chiesa e l'obelisco, diretti verso il portone principale del vicariato.
PUBBLICO MINISTERO: Del vicariato. Quindi, questo attraversamento della piazza, lei lo fece intorno alla mezzanotte?
TESTE Lombardo: Sì, pochi istanti prima. Io ho avuto il tempo di attraversare la piazza, entrare dentro e fare, credo, non più di quattro-cinque passi.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro il portone.
TESTE Lombardo: Dentro il portone, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nell'avvicinarsi diciamo al portone d'ingresso, ebbe modo di vedere la situazione che c'era nella piazza?
TESTE Lombardo: A me sembrò tranquilla come lo era, diciamo, nelle sere precedenti in cui ho fatto lo stesso servizio. Non notai nulla di particolare.
Sempre un certo numero di macchine parcheggiate in quella piazza che allora era adibita a parcheggio pubblico, più alcune persone che parlavano più o meno in questo punto qui, dove in questa fotografia c'è questa macchina rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Lombardo: Che poi credo siano state anche loro rimaste coinvolte, come feriti, nell'incidente. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: appena fatti pochi passi all'interno del palazzo...
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi non ricorda più nulla.
TESTE Lombardo: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire oggi, a distanza di tempo, non so, rimase ferito per...
TESTE Lombardo: Nell'esplosione saltò una parte del portone, che qui non si vede, la mezzaluna in legno. Lo spostamento d'aria la fece cadere all'interno dell'androne.
PUBBLICO MINISTERO: Il portone.
TESTE Lombardo: La parte più alta del portone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Lombardo: Ha una mezzaluna che serve per arieggiare, una specie di grossa finestra fatta a mezzaluna. Questa mezzaluna è caduta e mi ha colpito sulle gambe.
Evidentemente io con l'esplosione, lo spostamento d'aria, sono anche svenuto e... ero già in terra, probabilmente, perché ha preso su tutte e due le gambe, gli arti inferiori.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha subìto delle lesioni...
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che lesioni?
TESTE Lombardo: Una frattura al terzo prossimale della tibia destra, una frattura al perone sinistro, quattro o cinque costole rotte e più alcune ferite alla testa e al gomito. E una flebite, in particolar modo di una certa entità sulla gamba destra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa è un postumo.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa flebite che lei ha subìto.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E da queste fratture, da queste lesioni, quanto tempo è stato ricoverato, ha dovuto subìre interventi...
TESTE Lombardo: Sono stato ricoverato presso l'ospedale San Giovanni per circa 23 giorni, fino al 19 di agosto.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato ricoverato.
TESTE Lombardo: Ricoverato all'ospedale. E poi in malattia fino agli ultimi giorni di febbraio, primi di marzo, del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno successivo.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, non so se lei ha poi potuto far mente locale sulla scena, su quello che si era verificato. Ma che tipo di danni aveva subìto la struttura, il palazzo del vicariato?
TESTE Lombardo: Poi, da quel giorno, non ho avuto più modo...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, non ha avuto...
TESTE Lombardo: ... di ritornare immediatamente. Quando ritornai avevano già iniziato a ristrutturare, quindi non saprei dirle con esattezza, i danni che ha subìto il palazzo.
Anche perché nei primi tempi sono stato a letto, all'ospedale. Poi, una volta ingessata la gamba, sono stato praticamente a letto fino a quasi tutto settembre. Ho riiniziato a camminare, a deambulare leggermente i primi di ottobre. Fino a quando, alla fine del mese, mi è stato tolto il gesso.
Quindi, da quel giorno, alla fine di ottobre, erano già stati iniziati i lavori e non ci sono poi più tornato, se non molto tempo dopo ancora all'interno del palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di questa inferriata che si era staccata.
TESTE Lombardo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare cos'è che l'ha ferito?
TESTE Lombardo: Dovrebbe avermi ferito la parte in legno, che è anche, fa da vetrata, questa parte alta del portone.
Non so se c'è una fotografia frontale del palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che ci sia una foto. Vediamo se...
Un attimino, Presidente, recuperiamo delle foto.
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Lombardo: Posso fare uno schizzetto, se posso fare uno schizzetto, al limite.
PUBBLICO MINISTERO: Ci dovremmo avere una foto di una autovettura parcheggiata, era proprio lì davanti all'ingresso del vicariato.
ISPETTORE Benelli: Eh, ma qui non si vede il portone. No, non c'è, l'immagine del portone non c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Non si vede?
ISPETTORE Benelli: Non c'è l'immagine.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, quando lei entrò all'interno del palazzo, ebbe modo di guardare sulla destra nell'angolo che c'è tra l'edificio del vicariato...
TESTE Lombardo: Sì, cosa che facevo abitualmente, ma non... A parte le macchine già parcheggiate, non notai nulla di strano.
PUBBLICO MINISTERO: Non notò nulla, quella sera.
TESTE Lombardo: No, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nulla di strano, ecco...
TESTE Lombardo: Cioè, nessun movimento, persone...
PUBBLICO MINISTERO: Può specificare un po' meglio...
TESTE Lombardo: C'era solo le macchine ferme lì, e basta. Non c'erano persone che, non so, camminavano, parlavano, in quel luogo dove poi è saltata la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non c'era nessuna situazione che attirò la sua attenzione in particolare.
TESTE Lombardo: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ho concluso, Presidente.
TESTE Lombardo: Parti civili? I difensori?
Grazie, può andare. Buongiorno.
*TESTE Lombardo: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo passare Cucinotta.
PRESIDENTE: Dica nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Cucinotta: Cucinotta Fabrizio, nato a Roma il 03/12/71.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Cucinotta: A Roma.
PRESIDENTE: Legga per favore.
TESTE Cucinotta: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta Cucinotta, lei ha ricordo di dove si trovava la sera del 27 luglio del '93?
TESTE Cucinotta: Sì, mi ricordo che stavo ricoverato al San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Era ricoverato all'ospedale San Giovanni.
Senta, ricorda quello che successe quella sera, quella notte? La notte fra il 27 e il 28 di luglio?
TESTE Cucinotta: No, ero lì per motivi stressanti, cioè praticamente stavo lì... ero un po' esaurito.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva qualche problema?
TESTE Cucinotta: No.
PRESIDENTE: Ha detto che era un po' esaurito.
PUBBLICO MINISTERO: Era un po' esaurito. Ha ricordo di qualcosa di quella sera?
TESTE Cucinotta: No, io la notte del 28 agosto del '93 praticamente...
PRESIDENTE: No, non ci siamo, non era il 28 agosto.
TESTE Cucinotta: 27.
PUBBLICO MINISTERO: Luglio.
TESTE Cucinotta: 28 luglio. Mi ricordo dormivo, cioè mi sono addormentato verso le nove e mezzo. Praticamente, quando è successo l'attentato io non ho sentito niente.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha sentito niente.
Senta, ma si è fatto male a seguito di questo attentato?
TESTE Cucinotta: Mi è cascato un po' di controsoffitto addosso, però ringraziando Dio...
PUBBLICO MINISTERO: Non ha subìto grosse conseguenze.
TESTE Cucinotta: No.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: Ha continuato a dormire?
TESTE Cucinotta: No, no, mi sono svegliato.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci, va bene. Presidente, ho concluso.
PRESIDENTE: Parti civili e difensori? Può andare grazie. Può andare.
*TESTE Cucinotta: Grazie.
PRESIDENTE: Chiamiamo qualche altro?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, abbiamo altre due teste, Presidente. Cinque minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PUBBLICO MINISTERO: Bene, la signora Bortoluzzi.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza, per favore.
*TESTE Bortoluzzi: Bortoluzzi Paola nata a Roma il 25/04/1946.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Bortoluzzi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signora Bortoluzzi, dove abitava nel luglio del '93?
TESTE Bortoluzzi: Via San Teodoro, 64.
PUBBLICO MINISTERO: A Roma?
TESTE Bortoluzzi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signora, dov'era quella sera tra il 27 e il 28 luglio?
TESTE Bortoluzzi: In casa.
PUBBLICO MINISTERO: Era in casa. Senta, ricorda che cosa accadde quella notte?
TESTE Bortoluzzi: Stavo vedendo la televisione quando ho sentito un botto e mi sono affacciata, cioè mi stavo affacciando veramente perché era quello di San Giovanni, perché dista poco da casa mia, quando in quel momento è scoppiato sotto casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, signora andiamo con ordine. Quindi vediamo un pochino che ore erano...
TESTE Bortoluzzi: Mezzanotte e quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha sentito...
TESTE Bortoluzzi: Il botto sotto casa, mezzanotte e quattro.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha sentito il botto sotto casa. Quando ha sentito il primo botto.
TESTE Bortoluzzi: Mezzanotte circa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta signora, queste indicazioni orarie lei come le ha tratte ecco?
TESTE Bortoluzzi: Perché quando ho sentito il botto stavo vedendo Costanzo in televisione per l'attentato di Milano e non so se è stato mio marito o che e gli ho chiesto l'ora, ma non perché avevo sentito il botto, avevo chiesto l'ora così.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Senta signora, dopo aver sentito il primo botto, come l'ha chiamato lei, cosa ha fatto? Ha detto che si è affacciata alla finestra?
TESTE Bortoluzzi: Niente, mi stavo affacciando quando è scoppiato sotto casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è passato qualche minuto prima di affacciarsi?
TESTE Bortoluzzi: Sì, perché stavo sul letto vedendo la televisione. Quindi mi sono alzata, tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta signora, quando è avvenuto il secondo scoppio, che cosa è successo?
TESTE Bortoluzzi: Niente, è andata via la luce quindi mi sono trovata solo con il soffitto in testa e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, è crollato il soffitto di casa sua?
TESTE Bortoluzzi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e dopo questo fatto che cosa ha fatto?
TESTE Bortoluzzi: Sono scesa, sono scappata per strada.
PUBBLICO MINISTERO: E' scesa...
TESTE Bortoluzzi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Durante questa... E' scesa a piedi immagino.
TESTE Bortoluzzi: Eh certo, non ce l'ho ascensore.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è l'ascensore. Che cosa le è capitato, ecco?
TESTE Bortoluzzi: Niente, scendendo niente. Sono arrivata al portone, nel frattempo mi sono vista... per vedere da dove veniva questo botto, era all'angolo di casa mia che è via del Velabro, l'inizio e in quel momento scoppiava di più perché c'era la centralina elettrica che scoppiava.
A parte... Mi sono sentita dire da due persone se c'erano dei bambini sopra e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma scendendo dalle scale ha incontrato qualcuno?
TESTE Bortoluzzi: No.
PUBBLICO MINISTERO: Davanti al portone ha visto qualcuno? Davanti al portone di...
TESTE Bortoluzzi: No, davanti proprio al porto... Davanti al portone mi sono sentita dire se c'erano bambini. Mi hanno chiesto solo se c'erano bambini su in casa e basta. Perché io ero presa dal panico e urlavo, chiamavo mio marito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, suo marito era in casa?
TESTE Bortoluzzi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama suo marito signora?
TESTE Bortoluzzi: Pistolesi Franco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e scese insieme a lei suo marito?
TESTE Bortoluzzi: No, mio marito è sceso dopo di me.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo quanto signora?
TESTE Bortoluzzi: Non lo so perché mio marito si è vestito, tutto, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: E' passato qualche minuto prima di scendere?
TESTE Bortoluzzi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in casa lei cosa ha detto a suo marito: 'vado via prima'.
TESTE Bortoluzzi: Niente, io ho chiamato e ho detto: 'scappa', e basta.
PUBBLICO MINISTERO: E lei è scesa.
TESTE Bortoluzzi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi quindi è passato quanto tempo signora, rispetto al momento in cui è sceso suo marito?
TESTE Bortoluzzi: Si tratta di qualche minuto. Un minuto, due, non lo so di preciso adesso. Perché quando mi sono trovata in mezzo a quel disastro non vedo... potevo guardare l'orologio insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signora, c'è stata qualche situazione particolare che ha attirato la sua attenzione, che ha avuto modo di riferire agli inquirenti?
TESTE Bortoluzzi: No, l'unica cosa ho detto che mi sono trovata due persone dietro che mi chiedevano se c'erano bambini e basta.
PUBBLICO MINISTERO: E basta.
TESTE Bortoluzzi: Con un accento straniero uno, quindi tutto là.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signora, vediamo un attimino che tipo di conseguenze ha avuto il suo appartamento intanto.
TESTE Bortoluzzi: Parecchie.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ce le vuol dire qui quali sono state?
TESTE Bortoluzzi: Praticamente a me mi hanno distrutto tutto, tutta la casa.
PRESIDENTE: Ma lei è rimasta ferita?
TESTE Bortoluzzi: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, anche dopo il crollo del soffitto non ha subìto conseguenze sul piano fisico?
TESTE Bortoluzzi: No, no, non ho subìto niente perché... come danni fisici parlo. Danni di casa, tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha subìto questi danni alla...
TESTE Bortoluzzi: Appunto, per me valeva tanto e quindi.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: Posso? Solo per cercare...
PUBBLICO MINISTERO: Certo Presidente.
PRESIDENTE: ... di farci dire dalla signora dove era la sua abitazione sulle fotografie, se è possibile ricostruirlo?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
La signora abita in via San Teodoro Presidente, ma non...
TESTE Bortoluzzi: 64, angolo via del Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Non abbiamo foto di via San Teodoro.
PRESIDENTE: Va bene. Ci sono domande da parte dei difensori? Può andare. Grazie signora.
*TESTE Bortoluzzi: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare entrare il signor Pistolesi.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita nonché la residenza.
*TESTE Pistolesi: Pistolesi Franco, nato a Roma il 07/10/1929.
PRESIDENTE: Residente.
TESTE Pistolesi: A Roma.
PRESIDENTE: Via?
TESTE Pistolesi: Via San Teodoro, 64.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Pistolesi: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Pistolesi, lei è il marito della signora Bortoluzzi?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E stava in via San Teodoro anche tre anni e mezzo fa?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '93, quando ci fu l'esplosione al Velabro?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei era in casa vero quella sera?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E a un certo punto sentì...
TESTE Pistolesi: L'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Un'esplosione. Quante ne sentì di esplosioni?
TESTE Pistolesi: Una.
PUBBLICO MINISTERO: Una. Aspetti un attimino, è sicuro di averne sentita una e di non averne sentite di più?
TESTE Pistolesi: Io quando è successo il fatto, ero in bagno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Pistolesi: E ho inteso un minuto prima dell'esplosione il pavimento vibrare, però non inteso nessun botto. E allora mi impaurì e alzandomi andetti verso la camera da letto e due minuti dopo successe l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Successe l'esplosione.
Senta, a che piano stava?
TESTE Pistolesi: Terzo piano.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, a seguito di questa esplosione successe qualche cosa in casa sua, a parte va bene, il rumore e quant'altro?
TESTE Pistolesi: Beh, cadde un pezzo di soffitto e le pareti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la luce rimase accesa o no?
TESTE Pistolesi: No, no, andette via.
PUBBLICO MINISTERO: Anche quella in casa proprio?
TESTE Pistolesi: Tutta, tutta.
PUBBLICO MINISTERO: Finiste al buio?
TESTE Pistolesi: Sì. Dopo l'esplosione ci fu una forte vampata e andette via la luce.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, quando finì tutto al buio, anche il caseggiato dove abitava lei, lei era sempre in casa sua?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A quel punto che cosa fece lei con la sua famiglia?
TESTE Pistolesi: Mia moglie con mio figlio scesero per primi, fuggendo via. Io mi attardai un pochino per mettermi i pantaloni.
PUBBLICO MINISTERO: Dovette fare al buio da quello che capisco?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Suo figlio è grande?
TESTE Pistolesi: Filippo sì, il più grande.
PUBBLICO MINISTERO: E' grande, voglio dire.
TESTE Pistolesi: Sì.
PRESIDENTE: Quanti anni ha?
TESTE Pistolesi: 27 anni, al momento del...
PUBBLICO MINISTERO: Del fatto.
TESTE Pistolesi: ... del fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora scendeste per le scale.
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non con l'ascensore, perché se era andata via la corrente.
TESTE Pistolesi: No, è priva di ascensore...
PUBBLICO MINISTERO: Oltretutto è priva di ascensore, ecco. E mentre scendeva giù per le scale è successo qualche fatto particolare?
TESTE Pistolesi: Fatto particolare. All'altezza del primo piano vidi due signori che mi domandavano se c'erano dei bambini, con un dialetto straniero.
PUBBLICO MINISTERO: Dialetto straniero, mi scusi, vuol dire...
TESTE Pistolesi: Dialetto... lingua straniera.
PUBBLICO MINISTERO: Con una parlata straniera.
TESTE Pistolesi: Con una parlata straniera.
PUBBLICO MINISTERO: Ma parlava in italiano però?
TESTE Pistolesi: Sì. Ma non è che abbiano detto qualcosa, domandavano solo se c'erano bambini.
PUBBLICO MINISTERO: Se c'erano bambini. Lei queste persone riuscì a vederle?
TESTE Pistolesi: Beh sa, in quei momenti. Sì, l'ho vedute perché ce l'avevo davanti. Loro venivano sulle scale e io scendevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ascolti, si stava dicendo che la luce era andata via.
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le scale com'erano? Ci si vedeva qualcosa o era tutto buio?
TESTE Pistolesi: Si vedeva pochissimo lì al primo piano perché c'è la finestra delle scale che dà dalla parte esterna, ma c'era pochissima luce.
PUBBLICO MINISTERO: Pochissima.
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque queste due persone si rivolsero a lei chiedendole se c'erano bambini.
TESTE Pistolesi: Se c'erano bambini. Solo questo, semplici parole.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ebbe la sensazione di trovarsi davanti a facce conosciute o a facce che non conosceva?
TESTE Pistolesi: No, assolutamente no. No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio inedite.
TESTE Pistolesi: Completamente sconosciute.
PUBBLICO MINISTERO: Completamente sconosciute. Lei da quanti anni abitava lì?
TESTE Pistolesi: 60.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi conosce a menadito tutta la zona?
TESTE Pistolesi: Beh, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei infatti è del '29 quindi voglio dire, ha sempre abitato lì, praticamente la conosce...
TESTE Pistolesi: Sì, siamo andati ad abitare lì avevo cinque anni.
PUBBLICO MINISTERO: Queste persone com'erano, giovani?
TESTE Pistolesi: Guardi, io dopo il fatto ho avuto un'ischemia cerebrale.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, questo mi dispiace molto.
TESTE Pistolesi: Ho le placche sclerotiche. Purtroppo, dicendo la verità, oggi come oggi non sarei in grado di riconoscerle, poi sono passati pure anni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma infatti io non le ho chiesto di eventuali riconoscimenti. Le ho chiesto semplicemente se ebbe modo di capire se si trattava di giovani, oppure di persone, che ne so, di mezza età, gente in borghese, gente in divisa?
TESTE Pistolesi: Dio mio, un po' giovani penso. Non ricordo anziani.
PUBBLICO MINISTERO: Vedo però che le è rimasto impresso il particolare di questa parlata straniera.
TESTE Pistolesi: Sì, quello sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei infatti su questa storia che questi non parlavano proprio un italiano normale...
TESTE Pistolesi: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'ha sempre detto. Lei ha sempre detto... E tra le tante parlate non italiane lei ravvisò qualche parlata diversa, specifica?
TESTE Pistolesi: No. Non che ricordi.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io le ricordo, ma questo penso che lo rammenti, che lei è stato interrogato dalla Polizia.
TESTE Pistolesi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi l'ha sentito una volta il Pubblico Ministero. Insomma, lei andò in piazzale Clodio, dal dottor Piro.
TESTE Pistolesi: Sì, mi sembra un paio di volte sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi una volta andò in carcere. Fu accompagnato in carcere.
TESTE Pistolesi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le viene in mente?
TESTE Pistolesi: Ci accompagnò la Polizia, sì, quando stavo a Ostia, a abitare a Ostia.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Rammento alla Corte che - comunque l'avrà sicuramente presente - che ci sono atti di un incidente probatorio fatto con l'intervento del signor Pistolesi. E' un incidente probatorio del 14 novembre del '94.
La prima volta, quando lei fu sentito dalla Polizia, infatti non abitava in via San Teodoro perché la casa era evidentemente inabitabile.
TESTE Pistolesi: No, eravamo in albergo.
PUBBLICO MINISTERO: In albergo. Si ricorda dove?
TESTE Pistolesi: Vicino San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti, in via Santa Croce di Gerusalemme.
TESTE Pistolesi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il 20 di agosto, alle ore 09.30, ovviamente l'anno è il '93, lei fu sentito lì in Questura, esattamente negli uffici della DIGOS e proprio sul problema della parlata di queste persone lei disse, rispondendo a una domanda piuttosto lunga:
"Ho avuto l'impressione che fosse un tedesco". Le viene in mente qualcosa?
TESTE Pistolesi: Mi lasci un secondo solo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Pistolesi: Sì, mi sembra di sì. Mi sembra che dissi così. Ma non perché parlavano tedesco, come se un tedesco si sforzasse a parlare l'italiano dicendomi: 'ci sono dei bambini'. Che poi manco disse ci sono dei bambini. 'Bambini, bambini', dicevano solo bambini.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dopo aver incontrato queste due persone per le scale, lei gli aveva risposto di no, che non c'erano bambini.
TESTE Pistolesi: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto che fine hanno fatto questi due? Se sono andati su, se sono tornati indietro?
TESTE Pistolesi: No, volevano prima aiutarmi a me a scendere e io li scostai così, gli dissi: 'no, non c'è bisogno, io scendo da me'. E il buffo è che tornarono indietro, quando io arrivai al portone non li ho più visti, non c'erano, eppure io sono sceso subito dopo di loro, non c'erano. C'era la Polizia, c'erano le Croce Rosse, ma io questi signori non li ho più veduti.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Però ha detto che tornarono indietro, quindi tornarono verso...
TESTE Pistolesi: Sì, tornarono verso il portone.
PUBBLICO MINISTERO: Verso l'uscita.
TESTE Pistolesi: Verso l'uscita, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda, signor Pistolesi, quando è stato sentito dalla Polizia, poi dal dottor Piro...
TESTE Pistolesi: Ma dal dottor Piro in Tribunale.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo, al piazzale Clodio infatti. Questo il 9 giugno del '94 quindi a distanza quasi di un anno, l'anno dopo. Le furono fatte vedere delle fotografie?
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo ricorda? Le fu fatto vedere un identikit.
TESTE Pistolesi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda?
TESTE Pistolesi: Grossomodo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Grossomodo. Poi lei, come si diceva un attimo fa, un certo giorno, l'11 novembre del '94 fu accompagnato dalla Polizia a Rebibbia.
TESTE Pistolesi: Sì. Io e mia moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Anche la signora, esattamente.
E si ricorda che cosa ci andò a fare lì a Rebibbia? Che cosa successe quando lei era lì a Rebibbia?
TESTE Pistolesi: Dunque, mi lasci pensare un attimino, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Pistolesi: Sì. Ci portarono lì, ci misero in una stanza dove aspettammo cinque ore mi pare, quattro, cinque ore e poi ci portarono in un'altra stanza dove c'era il Giudice e altre persone e ci fecero vedere da una finestrella delle persone. E mi dissero se riconoscevo qualcuno. Io non ho riconosciuto nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca lei aveva già subìto questo problema...
TESTE Pistolesi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lo vuole spiegare un attimino? Lei ha avuto esattamente un episodio di ischemia cerebrale?
TESTE Pistolesi: Sì, ma tre volte.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, tre volte.
TESTE Pistolesi: Ho avuto un infarto e tre ischemie cerebrale. Ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli qui di Roma e ho una vena chiusa al cervello al 70%.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi suppongo che lei non guidi più l'automobile...
TESTE Pistolesi: No, no, non guido più.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
TESTE Pistolesi: Non guido più e anzi, ho l'accompagnatore. Quando esco devo essere accompagnato da...
PUBBLICO MINISTERO: Anche oggi quindi.
*TESTE Pistolesi: Sì, sto con mia moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, non ho altre cose da chiederle.
PRESIDENTE: Domande dei difensori? Può andare grazie.
Abbiamo terminato?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
Ora volevo segnalare alla Corte una situazione relativa all'udienza di domani. Cioè, intanto il signor Pistolesi era stato convocato per la giornata di domani, ma essendo stata citata oggi la moglie, sono venuti insieme e li abbiamo interrogati entrambi.
Per la giornata di domani noi avevamo chiesto la citazione di non molte persone, anche perché, come mi pareva di aver segnalato alla Corte, può darsi non l'abbia fatto, è una mia dimenticanza, il dottor Nicolosi come loro hanno visto è arrivato in ritardo, domani non ci sarà perché è impegnato davanti a un altro Tribunale, nemmeno domani l'altro e quindi per alleggerire in qualche modo il carico dell'udienza le citazioni non erano state particolarmente nutrite.
Ora, per la giornata di oggi vi sono tre persone che avevamo citate e per le quali c'è stato, come dire, un forfait. Nel senso che i testi Henches Ian, questo è il rettore dei Crocigeri della chiesa di San Giorgio al Velabro, si trova all'estero; Porta Alfonso che correttamente è vice camerlengo della basilica Lateranense di San Giovanni in Laterano ha segnalato al momento della notificazione che ha diritto per così dire ad una citazione per via diplomatica, in quanto la basilica di San Giovanni in Laterano...
PRESIDENTE: E' extraterritoriale.
PUBBLICO MINISTERO: E' extraterritoriale, fa parte dello stato Città Del Vaticano, ergo, e all'estero i nostri Ufficiali Giudiziari, o Ufficiali di Polizia Giudiziaria non possono eseguire notifiche.
Poi, la teste Colombo Cecilia, citata per oggi, questa invece ha più tradizionalmente fatto avere una certificazione dalla quale risulta che è malata.
Mentre invece la signora Torroni Domenica, che era stata messa nel programma degli esami odierni, la signora Torroni Domenica è deceduta. Era una signora del 1905.
Quindi di questi testimoni citati per l'udienza di oggi quattro in meno rispetto ai citati si sono presentati e dico subito che, per quanto riguarda, a interesse del Pubblico Ministero, si può anche rinunciare alla citazione, all'esame per dire più esattamente. Con una minima riserva, tanto non è che la Corte debba decidere immediatamente, una minima riserva per quanto riguarda l'eventuale rilievo che possono avere l'uno e l'altro di questi prelati, non so se sono prelati tutti e due, anche per eventuali esigenze difensive, non so bene. D'altra parte forse sono questi che meglio possono descrivere danni e quant'altro di questi edifici, insomma c'è una minima riserva.
Per quanto riguarda i testi di domani, credo che ci sia generalizzato il problema della loro assenza. Perché il signor Ginestra Antonio ha fatto presente un impedimento, si trova all'estero.
Il signor Smitz Martinus Fransiscus Maria, Fra' Marcello, che sta a Roma a Lungo Tevere ... al numero 10 ha comunicato anche lui di avere un impedimento.
Era messo in lista il dottor Franco Carraro indicato, è stato un errore del Pubblico Ministero, come sindaco di Roma all'epoca di questi fatti e il dottor Carrara ha fatto una comunicazione per dire: 'non era più sindaco perché era stato da pochi giorni designato un commissario prefettizio'. E quindi questo è un teste per il quale immediatamente si esprime una rinunzia all'esame.
Il signor Pistolesi è venuto oggi.
Gli unici due testi che residuerebbero per la giornata di domani sono la signora Gesmundo Stefania e il signor Carfagna Massimo, per i quali non abbiamo notizia di impedimento alcuno.
Ecco, questa è un po' la panoramica che io ho voluto rappresentare alla Corte, un po' per dovere e anche per cortesia ecco, così la Corte può organizzare meglio il suo impegno per la giornata di domani.
PRESIDENTE: Benissimo. Poiché la Corte ha da sciogliere la riserva relativa alla questione sulla capacità processuale del Ferro, facciamo l'udienza di domani, se i testi sono li sentiamo, se non sono evidentemente faremo il rinvio al giorno dopo e la Corte poi potrà decidere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, tanto voglio dire, in ogni caso Presidente sono due.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E non sono quei testi che rovinano l'udienza, nel senso...
PRESIDENTE: Temporale.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
PRESIDENTE: Bene, allora l'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.