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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo chi è presente.
Bagarella: è presente. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni...
AVVOCATO Rocchi: Buongiorno Presidente, avvocato Rocchi. Il suo microfono Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Barranca: rinunciante. Avvocato Barone sostituito dall'avvocato Rocchi.
Benigno: rinunciante. Avvocato Farina, Maffei. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Brusca: rinunciante. Avvocato Ligotti e Falciani. C'è l'avvocato Falciani.
Calabrò: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Cannella: rinunciante? No, è presente. Avvocato Di Peri e Rocchi, che è presente.
AVVOCATO Rocchi: Sì. Presidente, chiedo scusa. Per la posizione del signor Cannella, mi diceva lo stesso signor Cannella che lui...
PRESIDENTE: Prima mi faccia chiamare le parti, scusi.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi. C'è nessuno dei due? Lo sostituisce lei?
AVVOCATO Gennai: Sì, lo sostituisco io, avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Grazie.
Di Natale: contumace. Avvocato Civita Di Russo, Gentili, Falciani che è presente.
Ferro Giuseppe. E' presente Ferro Giuseppe? C'è? Ah, qui c'è un Carabiniere che me lo nascondeva. Avvocato Anania. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai. E' presente l'avvocato Gennai.
Frabetti: rinunciante?
SEGR. D'UDIENZA: Sì.
PRESIDENTE: O è presente? Rinunciante. Avvocato Monaco, Roggero, Usai. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giacalone.
IMPUTATO Giacalone: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Dieci e Florio. C'è l'avvocato Florio? No. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Graviano Filippo: è rinunciante. Avvocato Di Salvo, Pepi, Ciuffi. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Grigoli. Avvocato Stefani, presente.
Lo Nigro: rinunciante. Fragalà, Florio, Alì. C'è l'avvocato Florio? No, avvocato Rocchi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, Bagattini. Sostituiti da chi? Avvocato Falciani può sostituirlo lei?
AVVOCATO Falciani: No, Presidente.
AVVOCATO Rocchi: No, Presidente, avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Pizzo Giorgio: è rinunciante. Avvocato Salvo e Pepi. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Provenzano: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai, Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi.
AVVOCATO Gennai: Sostituisco io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Tudino: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto, Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Rocchi.
Dica pure avvocato.
AVVOCATO Rocchi: Grazie Presidente. Volevo far rilevare questa situazione: il signor Cannella mi comunica di aver già depositato, se mi concede il termine, all'ufficio matricola la sua dichiarazione di rinuncia alle udienze dall'8 cioè domani fino a tutto il 20. Se non è pervenuta vorrebbe dichiararlo stamani così...
PRESIDENTE: E' pervenuta? Abbiamo già autorizzato la traduzione.
AVVOCATO Rocchi: Grazie Presidente. No, era per non creare problemi domattina.
PRESIDENTE: Sempre che sia ritradotto qui per l'udienza del 23.
AVVOCATO Rocchi: Sì, sì, ma era per non creare problemi domattina che magari non risultava.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Rocchi: Grazie Presidente.
PRESIDENTE: Allora il P.M. può ricominciare, cioè riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo il dottor Fabio Berrilli.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza.
*TESTE Berrilli: Sì, mi chiamo Fabio Berrilli, sono nato a Roma l'8 febbraio del '63 e risiedo sempre a Roma.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere la formula?
TESTE Berrilli: Sì.
"Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Dottor Berrilli buongiorno.
TESTE Berrilli: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte qual era il suo incarico nel luglio del 1993?
TESTE Berrilli: Sì, ero funzionario addetto alla DIGOS.
PRESIDENTE: In quale città?
PUBBLICO MINISTERO: Di quale città?
TESTE Berrilli: Di Milano chiaramente, Questura di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Di Milano. Ecco, con riferimento al fatto accaduto il 27 luglio '93, ci vuol dire in che maniera lei venne informato e se intervenne sul luogo del fatto?
TESTE Berrilli: Sì, io intervenni sul luogo del fatto prima ancora di essere informato perché casualmente, mentre mi trovavo nel mio alloggio, sentii via radio, c'era una radio di Milano che aveva segnalato un fatto grave avvenuto in via Palestro, un'esplosione e andai subito sul posto e poi trovai già altri funzionari della DIGOS, il dirigente. Posso dire sono arrivato non più tardi di un'ora dal fatto, un'ora, un'ora e qualche minuto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quindi diciamo su per giù a che ora? Intorno alla mezzanotte?
TESTE Berrilli: Sì, poco dopo la mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole descrivere alla Corte quale era la situazione che si era presentata davanti ai suoi occhi?
TESTE Berrilli: Beh, una situazione indimenticabile. Intanto la strada era illuminata da delle fiamme perché l'esplosione aveva distrutto tutto il sistema di illuminazione per parecchi metri, da un parte e dall'altra da dove appunto è avvenuta l'esplosione e poi c'erano oggetti dappertutto. Quando arrivai sul posto mi ricordo, ad esempio, delle vittime ce n'era rimasta una sola, mi ricordo i Vigili del Fuoco, gli altri erano già stati portati via. Ma quello che mi impressionò più di tutto era la miriade di frammenti di tutto che si trovavano ma già a distanze diciamo considerevoli dal luogo dove si presumeva già al momento che fosse avvenuta un'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quali furono le sue iniziative, diciamo di tipo investigativo, che lei assunse, a quali atti ha partecipato?
TESTE Berrilli: Beh, io come partecipazione diretta è stata quella poi di provvedere al sequestro di tutti quanti i reperti. E' chiaro che questa qui era una fase che doveva intervenire contestualmente, sotto un certo punto di vista, e successivamente alla fase di repertazione della Scientifica. Cioè, lì prima di tutto bisognava, al di là di quelli che dovevano essere gli atti diretti alle prime indagini, cioè capire cosa era successo, quale macchina era esplosa o altro, garantire più possibile la conservazione dello stato dei luoghi, cioè evitare che fossero rimossi o calpestati frammenti. Tant'è che mi ricordo che già, appena arrivato, già notavo che alcuni reperti erano stati cerchiati per fissare, anche per la successiva poi fotografia, ripresa televisiva della posizione del reperto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sostanzialmente lei, in questa sua attività, ha concorso con l'attività della Polizia Scientifica che provvedeva alla repertazione e lei poi provvedeva al sequestro dei reperti.
TESTE Berrilli: Sì, diciamo di sì. Sì, certamente è così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi i verbali sono agli atti, lei conferma questi verbali di sequestro.
TESTE Berrilli: Sì, sì, sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Berrilli, tra i reperti che lei poi successivamente sequestrò c'erano anche quelli relativi all'autovettura esplosa?
TESTE Berrilli: Sì, c'erano diciamo i reperti principe che erano la targa e il motore. Cioè, erano poi gli elementi fondamentali per poter arrivare a identificazione del proprietario della macchina, della macchina. Motore che poi tra l'altro mi impressionò perché si trovava a una distanza ragguardevole dal luogo, che dava l'idea della potenza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può descrivere per contezza così della Corte qual era lo scenario nel luogo in cui era avvenuto il fatto?
TESTE Berrilli: Beh, c'era un cratere, adesso non so indicare in maniera precisa, ma credo qualche metro di diametro. Gli alberi nelle vicinanze - vicinanze parlo di 20-25 metri - gran parte scheggiati, proprio parte di corteccia... no corteccia, proprio preso il legno tolto che appunto dava l'idea della potenza e della velocità con cui erano arrivati i frammenti che avevano poi ucciso...
PUBBLICO MINISTERO: Il cratere si trovava dove?
TESTE Berrilli: Praticamente a ridosso del muro, di quello che rimaneva del muro, del PAC e mi pare che di fronte ci fosse un distributore di benzina, sì. E praticamente quello lì era l'elemento di base di, partenza per poi misurare le distanze dei vari reperti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quando lei si riferisce al motore scagliato...
TESTE Berrilli: Sì, il motore era dal cratere penso 60-70 metri, non vorrei sbagliare ma comunque era parecchio. Era un fatto mi ricordo che impressionò tutti, il fatto di vedere questo motore...
PRESIDENTE: Possiamo fargli vedere le fotografie?
PUBBLICO MINISTERO: Certo Presidente, ma ce ne sono diverse Presidente, volevo un attimino finire prima l'esame orale.
Quindi, ovviamente va be', non l'abbiamo detto dottor Berrilli, siamo in via Palestro a Milano.
TESTE Berrilli: Certo, via Palestro a Milano, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove ha sede il Padiglione di Arte...
TESTE Berrilli: Di Arte Contemporanea.
PUBBLICO MINISTERO: ... Contemporanea.
Per definitiva chiarezza, c'era un dato, c'eravamo un po' confusi coi nomi: il Padiglione d'Arte Contemporanea insiste all'interno della Villa Reale, è così?
TESTE Berrilli: Credo di sì, nel senso che sicuramente è adiacente alla Villa Reale. Credo che comunque sia stato ricavato da uno spazio che se non è, è stato certamente dalla Villa Reale perché è un parco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è un parco della villa.
TESTE Berrilli: E' un parco insomma. Un po' come non so, il giardino zoologico a Roma a Villa Borghese. Cioè, una struttura che può darsi che non faccia più parte della villa ma sicuramente lo è stato insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Berrilli, quindi lei ha accennato al fatto che quando lei intervenne sul posto c'erano delle fiamme, ho capito bene?
TESTE Berrilli: Sì, delle fiamme.
PUBBLICO MINISTERO: Da che cosa erano provocate queste fiamme?
TESTE Berrilli: Perché sotto via Palestro passava una tubatura del gas. Anzi mi ricordo anche un particolare che specificavano i tecnici del gas, cioè una tubatura, la chiamavano a bassa pressione, molto ampia. Tant'è che richiese parecchio tempo per otturarla e che rendeva tra l'altro pericoloso lo star lì presenti perché dicevano che più è bassa la pressione è più è il rischio di ritorni di fiamme e quindi di esplosioni e quindi bisognava anche operare con una certa cautela e con un certo rischio insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottore, lei si intrattenne a lungo quella notte?
TESTE Berrilli: Sì, fino a tutto il giorno dopo, il pomeriggio dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci furono, conseguentemente a questa esplosione dovuta alla macchina esplosa e che aveva lasciato il cratere, ci furono altre esplosioni?
TESTE Berrilli: Sì, mi sembra verso le cinque della mattina perché fu - o le cinque o le quattro e mezza - un'ora prima che arrivò sul posto anche il capo della Polizia, poco prima che arrivò sul posto, già albeggiava ecco, quando ci fu un'altra esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cosa accadde?
TESTE Berrilli: Praticamente, da quello che poi riferirono sempre i tecnici del gas, si saturò parte del muro rimanente di gas e che a un certo punto esplose. Tant'è che sembrò un'altra esplosione ma ci fu l'esplosione e il rumore del muro che crollò che fece un boato considerevole.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco dottor Berrilli, ora magari compiuta questa prima opera di uno sguardo di insieme di quello che era lo scenario del luogo del fatto, ora magari vedremo qualche foto. Lei ha parlato del rinvenimento e del sequestro del motore...
TESTE Berrilli: E delle targa.
PUBBLICO MINISTERO: ... e della targa.
TESTE Berrilli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda che macchina era?
TESTE Berrilli: Sì, era una FIAT Uno sicuramente, il modello non so se era una 60. Comunque la FIAT Uno sicuramente...
PUBBLICO MINISTERO: Venne identificata la proprietaria, il proprietario?
TESTE Berrilli: Beh, sì certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda a chi era intestata questa...
TESTE Berrilli: Mi pare Letizia Esposito anche se però mi ricordo il fatto che la macchina non la usava il proprietario direttamente, mi pare che era in uso a un'altra persona.
PUBBLICO MINISTERO: Il figlio, può darsi?
TESTE Berrilli: Dovrebbe essere il figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda come si chiamava questo giovane, questa persona?
TESTE Berrilli: No, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Se glielo... Perché nei suoi atti è riferito: si chiamerebbe Cavaliere Oreste.
TESTE Berrilli: Sì, dovrebbe essere lui.
PUBBLICO MINISTERO: Dovrebbe essere lui. Quindi, Presidente comunque sono testi che abbiamo indotto, poi li sentiremo.
Il numero di questa targa se lo ricorda?
TESTE Berrilli: No, a mente adesso. C'era... mi sembra una X c'era. Milano X però il numero completo non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora possiamo vedere le foto della targa trovata e del motore sequestrato.
Si vuole accomodare in quella postazione dottore?
Ecco, è questa la targa dottore?
TESTE Berrilli: Sì, sì, è questa sì. C'è una P, mi ricordavo una X ma non... è questa.
PUBBLICO MINISTERO: E' una P.
TESTE Berrilli: Sì, sì, è una P.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare, si legge da qui 7P Milano 7... La vuol leggere lei dottore, abbia pazienza?
TESTE Berrilli: Milano 7...
PUBBLICO MINISTERO: Dovrebbe essere 7P...
TESTE Berrilli: 7P2498.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che venne identificata ha detto come appartenente alla macchina...
TESTE Berrilli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sul fatto che questa autovettura fosse quella all'interno della quale poi era esplosa una bomba, cioè... Noi sentiremo qui in questa aula direttamente le persone che l'hanno per così dire vista scoppiare questa macchina. Ecco, lei sopraggiunse a mezzanotte, ebbe modo comunque di ricostruire la dinamica dell'accaduto?
TESTE Berrilli: Sì, se si riferisce alle fasi...
PUBBLICO MINISTERO: Alle fasi precedenti allo scoppio.
TESTE Berrilli: Beh, si poteva immaginare chiaramente il posizionamento della macchina e lo stato dei luoghi prima del momento, ma altrimenti no. Mi ricordo poi comunque come uno dei dati fondamentali poi la presenza, l'individuazione dopo, o meglio la presentazione di un testimone che vide la macchina, mi ricordo questo particolare qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo vedere ora il motore dell'autovettura?
PRESIDENTE: Scusi Pubblico Ministero, vogliamo dare atto che appartengono sempre...
PUBBLICO MINISTERO: Sempre ai rilievi del Gabinetto di Polizia Scientifica di Milano.
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Berrilli: Sì, sì. Anche perché era l'unico.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo il motore. Non so se l'ispettore Benelli ha a portata di mano la foto, quella con la panoramica.
Ecco dottor Berrilli, vuole per così dire illustrare questa foto?
TESTE Berrilli: Sì, ecco mi ricordo infatti benissimo il motore si trovava a una distanza proprio come se fosse stato strappato letteralmente dalla macchina e si può notare benissimo la distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Qui siamo sempre in via Palestro?
TESTE Berrilli: Sì, sì, via Palestro ma c'è da fare un pochino insomma. Ecco, lì dove c'è la buca si vede degli operai che stanno lavorando, lì è il tratto in cui si cercava di bloccare la tubatura del gas ma che non è il posto dell'esplosione, è per far capire ancora di più la distanza del motore, lì stanno lavorando già a una distanza di sicurezza gli stessi operai quindi insomma sarà, sì un centinaio di metri.
PUBBLICO MINISTERO: Un centinaio di metri.
PRESIDENTE: Ci può più o meno indicare da che parte si trova il cratere?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qui siamo dal lato...
TESTE Berrilli: Sì, lato piazza Cavour. Cioè, la fotografia è stata presa diciamo da piazza Cavour.
PUBBLICO MINISTERO: Spalle piazza Cavour.
TESTE Berrilli: Sì, piazza Cavour mi sembra si chiami.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il cratere lo troviamo in fondo...
TESTE Berrilli: Verso corso Venezia mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nella parte alta della foto, per così dire?
TESTE Berrilli: Sì, nella parte alta delle foto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente la parte che si vede in fondo, oltre le ambulanze.
TESTE Berrilli: Sì, sì, oltre le ambulanze.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre le ambulanze che si notano.
Ispettore mi dice, così diamo atto, il numero della foto. Ecco, Presidente, è la foto 56 del fascicolo fotografico che è agli atti del fascicolo del dibattimento.
Ecco dottor Berrilli, poi in seguito diciamo all'identificazione - lei li ha definiti l'identificazione dei reperti principe - cioè la targa, il motore...
TESTE Berrilli: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti i reperti vennero individuati dalla Scientifica, ho capito bene?
TESTE Berrilli: Sì, sì, ci fu un lavoro anche complesso della Polizia Scientifica. Io non sono un tecnico però due parole posso descrivere come fu fatto. Cioè, al di là di tutti i reperti in qualche modo identificabili come oggetto, un totale, a cui viene dato un numero di repertazione specifica, poi bisognava dividere tutta la zona per parecchi metri a monte e a valle del luogo dell'esplosione in settori all'interno dei quali poi venivano individuati quindi fotografati e filmati tutti quei reperti che non era neanche possibile in nessun modo identificare che tipo di oggetto, pezzi di lamiera...
PUBBLICO MINISTERO: Frammenti metallici.
TESTE Berrilli: Frammenti di vetro o altro, così. Insomma fu un lavoro complesso.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto tempo si protrasse questo?
TESTE Berrilli: Eh, ancora la mattina mi ricordo. Al di là di questi primi, ripeto, oggetti che bisognava subito utilizzare per le indagini immediate, poi uno dei lavori che furono fatti lì sul posto era proprio quello di evitare alterazioni dello stato dei luoghi. Infatti erano proprio transennati... la via.
PUBBLICO MINISTERO: I due accessi di via Palestro.
TESTE Berrilli: I due accessi certo. Poi non so se la fotografia, qualche fotografia è visibile però si dovrebbe vedere. Forse sì: dei cerchi sulla strada fatti col gesso che già indicavano il posizionamento del reperto. E mi ricordo, ecco, come ho già detto anche prima, che già appena arrivato, già avevo visto per terra dei reperti già cerchiati quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fu un'attività che iniziò diciamo subito.
TESTE Berrilli: Eh, per forza. Sì, è una cosa che chiunque tecnico della Polizia Scientifica sa di dover fare, prima si fa meglio è. Questo è evidente insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene Presidente, io non ho altre domande al dottor Berrilli.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dottore, lei è in forza alla... Mi scuso, sono arrivato che lei stava già rispondendo alle domande del P.M.. E' in forza all'ufficio DIGOS di Milano?
TESTE Berrilli: Attualmente no. Attualmente sono alla Questura di Roma, in sala operativa.
AVV. Cianferoni: All'epoca era alla DIGOS milanese.
TESTE Berrilli: Sì, DIGOS di Milano.
AVV. Cianferoni: Ha avuto modo di occuparsi delle indagini per questo fatto?
*TESTE Berrilli: Successivamente no. L'ultimo atto è stato poi il verbale di sequestro dei reperti.
AVV. Cianferoni: Allora grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono domande? Può andare grazie. Sentiamo un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io approfitterei un attimino per dare alla Corte l'elenco dei testi che avevamo citato.
PRESIDENTE: Perché per ora quanti si sono presentati?
TESTE Berrilli: Dunque, noi abbiamo due testi: il dottor Berrilli che abbiamo testé sentito e il dottor D'Amato che è il dirigente della Squadra Mobile di Milano. Avevamo poi altri testi però lì mi dicono che non c'è nessuno, abbiamo qualche giustificazione delle assenze. Quindi un attimo, provvederà Presidente a fornire alla Corte i dati.
Dunque, noi avevamo citato per oggi i testi Portulano, Sanzogni, Tiziani, Pez, Fisolli, D'Amato e Berrilli. Berrilli è il funzionario che abbiamo testé sentito, il dottor D'Amato mi dicono che è nella sala testi. Delle altre persone non comparse abbiamo delle giustificazioni: o nel senso che non sono state reperite oppure che essendo state reperite...
PRESIDENTE: Le vedremo prima della fine dell'udienza per vedere quali sono accettabili e quali no.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare entrare il dottor D'Amato.
PRESIDENTE: Si accomodi. Ci dica nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE D'Amato: D'Amato Gaetano, nato a Taranto il 3 settembre 1950. Residente attualmente a Milano. Attualmente svolgo la funzione di vicario presso la Questura di Piacenza.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE D'Amato: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Dottor D'Amato, buongiorno.
TESTE D'Amato: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Che incarico ricopriva lei nel luglio del '93?
TESTE D'Amato: Dunque, nel luglio del '93 ero dirigente della Squadra Mobile di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione al fatto accaduto in via Palestro il 27 luglio '93, ecco vuole illustrare alla Corte quali sono state le iniziative dell'ufficio che all'epoca lei dirigeva?
TESTE D'Amato: Beh, le iniziative dell'ufficio sono state molteplici. Comunque innanzitutto data la enorme gravità dell'avvenimento, allora il questore di Milano era il dottor Serra, fu immediatamente creata un'equipe di lavoro che vedeva coinvolte insieme appunto Criminalpol, DIGOS e Squadra Mobile. Quindi fu subito creata un'equipe che doveva occuparsi solo ed esclusivamente delle investigazioni, di attività investigativa per questo gravissimo evento criminoso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei era in servizio quando accadde?
TESTE D'Amato: Proprio nel momento in cui accadde il fatto io ero in viaggio, ero quasi nei pressi di Lecce perché è coinciso con il mio primo giorno di ferie. Quindi ero partito in macchina e arrivai a Lecce nella tarda mattinata, appresi proprio direttamente da mia moglie che era già al mare in ferie, di quello che era accaduto perché l'ufficio mi aveva cercato nottetempo direttamente... il questore Serra mi aveva cercato durante tutta la notte, purtroppo io ero in viaggio quindi era stato proprio impossibile trovarmi.
Lo seppi, mi misi immediatamente in contatto con l'ufficio il giorno, la mattina successiva alla strage. Tra l'altro la ragione per cui io scesi in quel periodo era dovuta al fatto che il giorno dopo mio fratello, il terzo dei miei fratelli si sposava, come in effetti è accaduto; quindi fatto il matrimonio, che era accaduto proprio il giorno dopo la strage, sono poi immediatamente risalito a Milano e da lì poi ovviamente mi sono occupato in prima persona, insieme agli altri colleghi, dell'attività investigativa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, lei il luogo del fatto l'ha visto, per così dire...
TESTE D'Amato: Sì, e questo devo dirle che da un punto di vista mio professionale ed umano è stato un fatto molto molto triste perché avrei voluto essere quella sera sul posto delle indagini. Infatti ci fui, fui veramente perché... Ecco, questo può anche interessare poco la Corte. Comunque voglio dire, è un fatto anche questo storico, mi fa piacere dirlo, voglio dire: se non fosse stato per il fatto che mio fratello si sposava proprio in giornata, cioè come è accaduto, addirittura io, cioè, appena saputa la notizia sarei quindi ripartito.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE D'Amato: Voglio dire...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei...
TESTE D'Amato: Voglio dire, comunque al momento in cui ci fu l'esplosione, purtroppo - dico purtroppo - io non c'ero, perché avrei voluto partecipare immediatamente alla...
PUBBLICO MINISTERO: Ci si riferiva quindi alle iniziative comunque investigative che erano state assunte dall'ufficio che lei dirigeva e che poi...
TESTE D'Amato: Sì, sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... diresse nei giorni successivi.
TESTE D'Amato: Certo. Anche perché immediatamente, ripeto, sul posto si recarono quasi... diretti poi personalmente dal questore Serra si portarono sul posto tutti quanti i funzionari sia della Squadra Mobile, della Criminalpol, che della DIGOS, a quel momento - siamo a luglio, quindi gran parte poi altri funzionari erano in ferie - comunque tutti quelli presenti furono concentrati sul posto e a ciascuno fu dato un incarico. E quindi fu, fin da subito, fu sviluppata una attività di accertamento sui luoghi e sui fatti molto intensa.
Quindi voglio dire fu fatto tutto quello che era possibile fare...
PUBBLICO MINISTERO: In una situazione del genere.
Senta, dottor D'Amato, la ragione per l'appunto all'incarico che lei riceveva e quindi alla sua veste qualificata, aveste modo di rendervi, di farvi un'idea di considerare quello che potesse essere stato l'obiettivo di questo attentato?
TESTE D'Amato: Sì, noi, voglio dire, è chiaro che la prima parte, al di là di quello che fu l'accertamento tecnico sui luoghi, furono, cioè la prima parte fu evidentemente dedicata ad una grossa riflessione. Si cercava innanzitutto di capire in realtà che cosa, perché era avvenuto, perché era avvenuto in quel posto e a che cosa ovviamente, quali erano le motivazioni che erano alla base. E indubbiamente furono fatte varie ipotesi.
Devo dire che comunque rimanevano, e probabilmente anche per quello che mi riguarda personalmente, rimangono alcuni dubbi. Nel senso che ci furono alcune cose non chiare. Non si capiva bene proprio la scelta poi perché lì e perché poi, voglio dire, coinvolse quella particolare zona della città, insomma.
Quindi, anche il fatto di capire se era un attentato diretto al PAC, a questa struttura che raccoglieva alcune opere di arte moderna, voglio dire, edificio di per sé anonimo. Cioè, nel senso che poteva e sicuramente costituisce un obiettivo di interesse artistico, ma non lo è sicuramente in modo apparente. Perché era ed è un luogo dove vengono custodite delle opere d'arte moderna, ma esternamente si presenta come un edificio anonimo, assolutamente anonimo.
Quindi, anche il fatto di capire se l'esplosione fu voluta in quel posto per colpire in particolare il PAC che fu quello maggiormente danneggiato, fu un punto di domanda a cui si cercava di dare una risposta, ecco. Per poi capire.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano, non so, in zona altri obiettivi che potevano essere di interesse...
TESTE D'Amato: Mah, guardi dottore, dunque, Milano è una città come lei saprà concentrica. Nel senso che si sviluppa ad anelli circolari partendo dal centro: c'è la Piazza Duomo, se lo vogliamo indicare come centro di Milano.
In quel contesto, quel punto, quindi siamo ad un chilometro poi da piazza Duomo, un chilometro e mezzo. E' un punto centralissimo, nel senso che da lì poi a raggiera si può raggiungere qualsiasi zona di Milano. Quindi in cinque minuti, lì vicino ad esempio c'è la Questura raggiungibile in cinque minuti; c'è il Comando dei Carabinieri...
PUBBLICO MINISTERO: Quello di via Moscova.
TESTE D'Amato: Quello di via Moscova, sempre raggiungibile in cinque minuti, perché è come se ci fossimo... Guardando via Palestro, come punto e a raggiera gli altri, siamo alla base diciamo di un triangolo. Nel senso che: via Palestro, poi abbiamo la Questura e i Carabinieri equidistanti.
Quindi potevano essere raggiunti in auto a quell'ora in un minuto e mezzo, se non un minuto addirittura. A piedi in cinque minuti. E possiamo arrivare anche in Piazza Duomo, volendo, in cinque minuti in macchina e anche meno.
Quindi, voglio dire, anche questo. Erano tutti punti di domanda che probabilmente anche oggi io che personalmente non ho poi più seguito le indagini, mi pongo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottore, ecco, vi furono poi, si svilupparono le indagini che solitamente si sviluppano in casi del genere, dico, la parte del vostro ufficio, quindi la sua attività è proseguita...
TESTE D'Amato: Sì, la mia attività è proseguita.
Noi appunto eravamo questa equipe. Ovviamente il tutto coordinato in maniera forte e decisa e molto professionale dal centro, quindi dalla Criminalpol. In particolare dal collega Manganelli, dal collega Panza. Quindi ci furono anche numerose riunioni a Roma per cercare di coordinare un po' tutta l'attività.
Furono, ripeto, creati dei gruppi di lavoro ad hoc. In particolare io detti l'incarico ad un mio funzionario dottor Gruppuzzo che dirigeva la Sezione Antirapina, all'epoca, di lasciar perdere la sua attività normale. E quindi quasi distaccandosi fisicamente negli uffici della DIGOS, seguire con un gruppo di uomini della Squadra Mobile solo ed esclusivamente questo tipo di attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato della DIGOS. Era lì, incardinato, questo gruppo di lavoro?
TESTE D'Amato: Sì, materialmente era negli uffici della DIGOS, come usavano dei computer...
PUBBLICO MINISTERO: Diretta all'epoca dal dottor Finolli. Dico bene?
TESTE D'Amato: Diretta all'epoca dal collega Finolli.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era il dottor Finolli che magari poi in concreto coordinava questo gruppo di lavoro?
TESTE D'Amato: Anche lui delegò in particolare alcuni suoi funzionari. In particolare io ricordo il dottor Mazza, giovane funzionario allora della DIGOS. Mi pare che attualmente sia alla DIA e quindi, ecco, c'erano ovviamente questi giovani funzionari molto validi, molto esperti, molto capaci, che in prima persona avevano questo incarico. Poi, ovviamente, c'eravamo noi come dirigenti delle strutture investigative che ovviamente, poi seguivamo insieme a tutto l'altro lavoro dell'ufficio. In particolare questo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Hanno domande le parti civili? I difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dottore, ho seguito con attenzione le sue risposte al Pubblico Ministero. E la vorrei sollecitare sul punto andando adesso più avanti - salvo poi tornare a quella sera in cui lei per altro non c'era.
TESTE D'Amato: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma andando avanti nei giorni, che tipo di iniziative in concreto prendeste? Verso quali direzioni?
TESTE D'Amato: Mah, guardi, innanzitutto le iniziative al momento erano, furono viste innanzitutto sotto l'ottica di una scrupolosa attività di ricerca di quelli che potevano essere gli elementi fondamentali, quale la testimonianza, quindi i testimoni; la valutazione dei reperti, di quello che si poteva trovare, che era stato trovato sui luoghi; di testimoni diretti e eventualmente di altri che al momento erano rimasti sconosciuti, ma che potevano via via, nel corso dell'attività investigativa, emergere.
Quindi la cura principale fu quella proprio di assumere nell'immediatezza dei fatti, in maniera puntuale, precisa, quelle che erano le fonti testimoniali. Quindi le persone che direttamente avevano assistito o avevano visto delle cose che potevano essere utili ai fini investigativi.
AVV. Cianferoni: Tra queste fonti di indagini, a quel punto, non tanto di prova, testimoniali, in particolare vi furono degli input investigativi a proposito di una figura femminile che sarebbe stata vista sul posto.
A questo proposito, lei, che cosa può riferire?
TESTE D'Amato: A questo proposito posso riferire che questo veniva ritenuto un dato estremamente importante di tutta quanta la vicenda.
E questo lo dico anche alla luce poi di quella che poteva sembrare una apparente contraddizione iniziale. Perché avevamo, sul punto, due testimonianze fondamentali che in un primo momento, apparentemente, erano in contraddizione fra di loro.
Vale a dire, mi riferisco alla testimonianza del giovane Invernizzi e a quella della donna, la Maino, che in qualche modo sembravano entrare in contraddizione tra di loro.
Ma il fatto che, questo fatto che apparentemente poteva sembrare un handicap, poi in realtà costituì un elemento di invece maggiore validità di quella che fu poi la tesi portata avanti dall'Invernizzi.
Quindi, voglio dire, paradossalmente il fatto di aver trovato una testimonianza che poteva sembrare essere in contraddizione, poi anche questo servì - almeno dal mio punto di vista, che qui parlo ovviamente anche a titolo personale - per rafforzare quella che invece era la testimonianza dell'Invernizzi. Ovviamente supportata dal suo amico che al momento guidava l'autovettura. E quindi voglio dire: sicuramente un fatto che noi ritenevamo importante, fondamentale. Non dico certo, perché da questo punto di vista non possiamo parlare di certezza, ma comunque da cui, su cui si poteva lavorare, si poteva sicuramente lavorare, era quello di questa testimonianza. E quindi in particolare di questa donna...
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE D'Amato: ... che veniva vista insieme all'uomo, eccetera. Quindi...
AVV. Cianferoni: Può rappresentare che cosa, il dato proprio che a voi investigatori giunse dalla testimonianza Invernizzi e da quella Maino?
Cioè, questa donna com'era fatta, cosa avrebbe fatto, con chi sarebbe stata e dove sarebbe stata.
TESTE D'Amato: Sì, ecco, il dato fondamentale era appunto la presenza... Poi indubbiamente noi avevamo comunque delle indicazioni precise. Cioè, su questa autovettura, che poi, su cui c'era l'esplosivo e che era stata lo strumento per portare a termine la strage, diciamo l'attentato, vi erano quest'uomo e questa donna.
In particolare questa donna veniva descritta come una donna avvenente. Tant'è che erano stati fatti dei commenti nel momento in cui i giovani incrociarono questa donna, commenti che avvaloravano la sua avvenenza, e comunque veniva data una descrizione.
Quindi era un dato sicuramente certo. C'era quindi una donna. Insomma, non si pensò sostanzialmente ad un uomo truccato da donna, si pensò ad una donna. Una donna in compagnia di un uomo.
Si pensò quindi, ad un certo punto, anche devo dire si valutò questo comportamento, questo comportamento tenuto da questi due soggetti. Cioè, in particolare questa testimonianza che diceva di questa donna che usciva dalla macchina, andava a raggiungere, passando davanti al muso dell'auto, andava, dal cofano dell'auto, andava a raggiungere quest'uomo.
Insomma, voglio dire, ovviamente particolari non di per sé fondamentali, ma che comunque avvaloravano l'idea che una donna ed un uomo fossero presenti lì.
Era comunque da un punto di vista investigativo - e questo anche per l'esperienza di ciascuno di noi - un fatto estremamente importante.
Quindi, da quel punto di vista, l'indagine voglio dire aveva un avvio, aveva sicuramente una strada da cui non si poteva prescindere.
AVV. Cianferoni: Tralignare.
TESTE D'Amato: Da cui non si poteva tralignare.
E invece poi c'è questo...
AVV. Cianferoni: A voi, Squadra Mobile, questa presenza femminile consentì una comparazione con la scena operativa di altri fatti?
Preciso anche la domanda: per esempio, vi risultò che anche a via Fauro sarebbe stata presente una donna bionda?
TESTE D'Amato: No, questo... Non posso rispondere a questa domanda, perché non... Cioè, personalmente non mi risulta.
AVV. Cianferoni: Ecco, a lei personalmente non risultò. Però questa figura femminile che sollecitazioni vi impose?
TESTE D'Amato: Questa figura femminile impose delle sollecitazioni. Nel senso che evidentemente, voglio dire, lo scenario, anche ecco dal punto di vista di quelle che potevano essere le motivazioni... Insomma, è chiaro che la ipotesi investigativa relativa a orientazioni di stampo mafioso, era una ipotesi che ovviamente andava allora di pari passo a quella di un attentato terroristico di gruppi eversivi di natura politica.
E quindi voglio dire anche questo fu... Insomma, si dava questo elemento della donna continuava ovviamente a far sì che le cose andassero di pari passo. Nel senso che le ipotesi investigative, e non a caso, non a caso, furono coinvolti uffici contestualmente, quali la Squadra Mobile e la DIGOS.
AVV. Cianferoni: E la DIGOS.
TESTE D'Amato: Quindi, voglio dire, c'era una ragione di tipo tecnico investigativo nella scelta che il questore Serra poi operò immediatamente di coinvolgere questi uffici. Nell'ottica che ciascuno per la propria competenza e per la propria esperienza doveva e dava il proprio contributo in questa duplice direzione.
AVV. Cianferoni: Ecco, quali elementi allora le chiedo supportavano la pista alternativa? Cioè quella, come lei dice mafiosa.
Dice: andavano di pari passo. Però io noto che a favore di una pista diversa diciamo da quella mafiosa si pone un dato certo: è la presenza di una figura femminile bionda a bordo della macchina che poi è esplosa.
Invece, sulla pista cosiddetta mafiosa, che cosa vi poteva condurre?
TESTE D'Amato: No, io devo dire che, per quanto riguarda la pista mafiosa, sicuramente Roma, il centro, da questo punto di vista lei ha sicuramente le idee più chiare di noi, noi diciamo a Milano.
Io ricordo che dagli incontri che avemmo con il dottor Manganelli che allora era vicedirigente dello SCO, del Servizio Centrale Operativo se non erro, insomma...
AVV. Cianferoni: Perdoni la brutalità della domanda.
TESTE D'Amato: Prego.
AVV. Cianferoni: Ma allora se ho ben capito funzionò così l'input: vi incontraste con il dottor Manganelli del Servizio Centrale Operativo e vi fu detto: guardate, la pista è mafiosa.
TESTE D'Amato: No, no. Non avvenne... La domanda è brutale, ma non...
PRESIDENTE: E' provocatoria. E quindi, per cortesia, faccia delle domande pure e semplici senza impostare ipotesi.
AVV. Cianferoni: Va bene. Comunque credo il teste non sia proprio così ingenuo da cadere in quelle minime provocazioni...
PRESIDENTE: No, no, non è questione di ingenuità. E' questione che non c'è solo il teste presente, siamo in tanti presenti. Prego.
AVV. Cianferoni: Ho capito, Presidente.
Comunque io volevo capire come alla Questura di Milano si pone l'ipotesi, tra virgolette, mafiosa.
TESTE D'Amato: Ecco, allora io le rispondo dicendo che la cosa non è che ovviamente per noi rappresentava un qualche cosa diciamo di diverso, di particolare, nell'ambito di una strategia investigativa.
Le dico che ricordo, e tra l'altro lo ricordo oggi, e anche diciamo dall'ottica di persona, di funzionario che poi non ha più seguito queste indagini. Quindi poi ad un certo punto io ho assunto altri incarichi, altri impegni professionali, quindi mi sono staccato dall'attività. Ho seguito soltanto attraverso la stampa.
Ma voglio dire, quello che mi sembra doveroso oggi dire: ricordo con chiarezza il giorno in cui, uno dei giorni in cui - perché poi il dottor Manganelli, insomma, noi ci vedevamo spesso. Noi, andavamo noi a Roma - e mi ricordo in particolare, una occasione in cui il dottor Manganelli appunto venne. Noi, insieme al dirigente della DIGOS allora il dottor Finolli, ci recammo dal dottor Pomarici per avere un incontro appunto di tipo operativo. E mi ricordo che il dottor Manganelli portava avanti, ovviamente era un discorso, eravamo nell'ambito delle intuizioni investigative, ecco. Ricordo che cercava appunto di, come dire, non era chiaramente, non c'era un'ottica di, non c'erano dei dati precisi, era ovviamente un qualche cosa, erano dei ragionamenti, si ragionava.
E il ragionamento del Centro, rappresentato ovviamente dal dottor Manganelli e che cercava ovviamente poi di coinvolgere tutti gi uffici nazionali, era per il momento quello che poteva vedersi in maniera, così in direzione, quello di un discorso che poteva, di un attentato che poteva essere visto sotto l'ottica di fatto da gruppi mafiosi.
Quindi, non si parlò, non c'era, non furono fatti discorsi mirati. Si stava, si era ancora nell'ambito della ricerca dei moventi, nella ricerca delle strategie che potevano essere alla base di un fatto del genere. E se poteva essere collegato agli altri.
Da questo punto di... E quindi si ragionava. E uno dei ragionamenti che portava il Centro, nella persona del dottor Manganelli, io ricordo era quello della ipotesi investigativa che andava in direzione di organizzazioni di stampo mafioso.
Ecco, ma più di tanto... Ho detto, per quello che mi consta e per quello che mi riguarda, non emerse, cioè, per quello che ripeto personalmente...
AVV. Cianferoni: Quindi, a voi non pervennero indicazioni concrete sul territorio milanese per sviluppare questa pista.
TESTE D'Amato: No. Nel senso che, ripeto, erano discorsi, per quello che riguardava Milano, abbastanza vaghi.
Poi, ripeto, tenga conto che ad un certo punto io poi mi occupavo anche di altre cose. Quindi non è che, voglio dire, erano sicuramente dei ragionamenti che poi potevano avvenire in maniera più mirata, più puntuale, tra coloro che direttamente svolgevano l'attività investigativa.
Quindi tenga sempre conto del fatto che comunque non ero direttamente coinvolto in ogni segmento dell'indagine.
Cosa che invece riguardava altri colleghi, altri funzionari ed in particolare il Centro, Roma, che coordinava tutte queste attività investigative.
AVV. Cianferoni: Senta, ora le chiedo, per quanto riguarda l'individuazione dell'obiettivo, anzitutto vi sarete posti una alternativa all'inizio.
Qui a me interessa di fare emergere proprio il metodo che avete seguito tra un obiettivo in movimento ed un obiettivo fisso.
E questa alternativa come l'avete risolta?
TESTE D'Amato: Vuol precisare meglio la domanda?
AVV. Cianferoni: Cioè, alla luce dei resti quello, di ciò che presentava la via Palestro al mattino, voi avrete cercato di capire se si trattava di un attentato diretto ad un obiettivo in movimento, o piuttosto ad un obiettivo fisso.
TESTE D'Amato: Ah, ho capito.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE D'Amato: Ma no. No, sinceramente l'obiettivo in movimento non venne in mente a nessuno.
AVV. Cianferoni: Lo avete escluso.
TESTE D'Amato: No, no, ma perché proprio non si vedeva come. In movimento rispetto a che cosa?
AVV. Cianferoni: Va be'. No, no, era proprio per capire.
E invece l'obiettivo fisso.
Ora lei prima è stato molto chiaro nel dire come la via Palestro comunque si ponga al cuore di Milano vicinissima a Piazza Duomo e quindi a quella irradiazione circolare che poi è la città di Milano.
Io rovescio e le porgo la domanda: le sue considerazioni. Cioè, se come giustamente dice che non è neanche il primo, cioè poi la cartina lo dice, che a cinque minuti di strada a piedi ed a un minuto addirittura vi era la Questura, beh, a quel punto, se l'obiettivo poteva essere la Questura, perché non portare questa autobomba fino alla Questura.
Si trattava di fare un minuto in più di strada, no?
TESTE D'Amato: Sì...
AVV. Cianferoni: D'altra parte su questa ipotesi ci avevate un precedente significativo.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, chiedo scusa, ma la domanda non è che mi persuade molto. Nel senso: il testimone deve essere interrogato, sentito su fatti specifici.
Qui gli si chiede una valutazione a posteriori: per quale ragione questa macchina non sarebbe stata portata alla Questura.
Voglio dire: mica l'ha fatto il dottor D'Amato, l'attentato. Eh, mica per nulla! Mi sembra una domanda che mira a chiedere al testimone una sua valutazione, proprio quello che il Codice di regola non vuole che si faccia coi testimoni.
AVV. Cianferoni: Io supporto la mia domanda in questo senso: la domanda ad esordio del Pubblico Ministero - me la sono appuntata - è stata quella affinché il teste riferisca le iniziative assunte dall'ufficio in ordine a questi fatti.
Ora mi sembra una domanda molto generale.
Io sto cercando, nell'ambito di questa postazione generale in fondo data dal Pubblico Ministero, di verificare determinate ipotesi.
E mi sembra che di fondo il dato storico, come diceva anche il teste stesso rispondendo all'inizio, è quello che il dottor D'amato ha fatto le indagini all'inizio. E non proprio per un giorno, perché ha parlato di unità di crisi nella quale erano accorpati elementi provenienti dalla DIGOS, elementi provenienti dalla Mobile, elementi provenienti da un'altra struttura operativa.
Ha parlato di riunioni di vertice presente il Pubblico Ministero milanese con emissari del servizio Centrale Operativo.
Quindi io sto compulsando un teste che mi può fare apprezzare come le indagini mirarono in quel dato storico, luglio '93, su questo fatto.
Non mi sembra di chiedere valutazioni.
PRESIDENTE: No, la faccenda, la sua domanda non è esattamente in questi termini. La sua domanda chiedeva al teste se hanno preso in considerazione la possibilità che il vero obiettivo potesse essere la Questura.
Cosa che si può fare per qualunque altro...
AVV. Cianferoni: Non solo.
PUBBLICO MINISTERO: No, è ancora diversa la domanda.
PRESIDENTE: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Se non ricordo male mirava a sapere dal testimone, stabilitosi che la Questura è a un minuto, i Carabinieri sono a un minuto, per quale ragione la macchina non sarebbe stata portata fino alla Questura, se l'attentato doveva essere realizzato lì.
PRESIDENTE: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Io, questa è la domanda che ho sentito porre dal difensore.
PRESIDENTE: Questa è una domanda del tutto farneticante.
PUBBLICO MINISTERO: E francamente mi sembra... Mica per nulla, non ho nulla in contrario, perché tanto è materiale che...
AVV. Cianferoni: Presidente, io...
PRESIDENTE: Quindi, va bene. La domanda non è ammessa.
AVV. Cianferoni: Io non ho l'ambizione di fare...
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
PRESIDENTE: La domanda non può essere proposta in questi termini.
Vediamo se è capace di formularla in termini accettabili.
AVV. Cianferoni: Io non ho l'ambizione di fare domande intelligenti. Ma non ho nemmeno la presunzione - perché bisogna essere bravi - di fare domande farneticanti.
Io sto cercando di fare il mio lavoro di avvocato difensore.
Quindi, in base se non altro a quella norma che è l'articolo 24 della Costituzione, io sto cercando di articolare un contesto probatorio in sede di controesame su un teste qualificatissimo, come il capo della Squadra Mobile dell'epoca della Questura di Milano.
A Milano, se le mie domande fossero...
PRESIDENTE: Avvocato, faccia queste domande, ma le faccia in maniera...
AVV. Cianferoni: ... lasciate stare per come sono... Perché poi c'è la interpretazione autentica del Presidente, poi c'è l'interpretazione del Pubblico Ministero.
Per carità! Siamo qui a fare un processo e ben vengano i contributi, siamo in pieno dibattimento. Però, dico: se le mie domande fossero quelle. Poi si ammettono, non si ammettono, è un altro discorso.
Ritorniamo perciò a monte, riformuliamola la domanda.
PRESIDENTE: Ecco, vediamo.
AVV. Cianferoni: Traendo spunto proprio da una risposta del dottor D'Amato che ha detto: rispetto al cratere la via Fatebenefratelli si trova ad un minuto e mezzo di automobile, cinque minuti a piedi.
Allora io le dico, le chiedo - mettiamola così, facciamola più ridotta -: la via Fatebenefratelli era munita di controlli particolarmente stringenti? Avete avuto, avevate avuto segnalazioni che vi facevano stare particolarmente all'erta?
Ecco, proviamo così.
TESTE D'Amato: Bene. Allora, per quello che riguarda la Questura, sicuramente sì. Aveva, noi dobbiamo anche ricordare che la Questura in sé era stata, mi sembra nell'89, era stata nell'89 oggetto di un tentativo di attentato.
Ci fu un ritrovamento di una autovettura con a bordo una bombola di gas con un innesco, insomma, che fu disattivato. Quindi, da allora, sicuramente, per quello che riguarda la Questura - e io immagino anche per quello che riguarda il Comando dei Carabinieri - furono attivate misure di sicurezza sicuramente più forti, più pregnanti.
Quindi, questo per quanto riguarda la Questura.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché se non ricordo male, anzi, credo di ricordare bene, già negli anni '70 alla Questura di Milano accadde un sanguinosissimo episodio stragista.
TESTE D'Amato: Beh...
AVV. Cianferoni: Nel '73.
TESTE D'Amato: Ci fu, lei si riferisce alla strage Alberto.
AVV. Cianferoni: Alberto, Alberto.
TESTE D'Amato: Sì, ovviamente. Ma ce ne furono anche altre.
AVV. Cianferoni: E ce ne furono anche altri. Quindi era un obiettivo ricorrente.
Ma non solo. Io le chiedo adesso se lei ha avuto cognizione nell'attività di indagine svolta di fatti di attentato condotti a Questure in quel periodo.
TESTE D'Amato: No, il problema è questo: in particolare no, non eravamo stati attivati per quello che riguarda possibili attentati alla Questura. Quindi io rispondo in maniera puntuale alla sua domanda, dicendo che...
AVV. Cianferoni: No, ma io non dico solo a Milano, anche in altre parti d'Italia.
TESTE D'Amato: No, no. Quello che invece ovviamente era tutta una situazione di allerta che c'era per quello che stava accadendo in particolare alle altre stragi che ci erano state in quel periodo.
Quindi voglio idre: c'era una situazione di allerta che riguardava tutta la città, quindi riguardava tutti gli obiettivi senza alcuno in particolare.
Qui, da questo punto di vista, è chiaro che non è che cioè la cosa ci colpì in maniera devastante, profonda, ma da un punto di vista nostro personale, tutto sommato eravamo già allertati.
Ma, ripeto, non perché ci si aspettava la strage a Milano, o perché erano arrivati segnali diretti o indiretti di cose che erano in preparazione. Almeno per quello che mi riguarda, questo non sussisteva.
C'era sicuramente una situazione di allerta per quello che ovviamente accadeva in Italia in quel periodo.
E da questo punto di vista, voglio dire, comunque l'apparato si è mosso attraverso dei canoni di tipo professionale.
Quindi tutto quello che ne è derivato era, cioè, è avvenuto partendo da zero, per quello che poteva essere l'emergenza.
Quindi non è che siamo poi partiti seguendo delle piste perché c'erano delle situazioni a monte.
Da quel momento c'era sicuramente una situazione di preallarme. Avvenuto il fatto, da quel momento l'attività investigativa, per quello che ci riguarda, è partita da zero.
AVV. Cianferoni: Uhm. Senta, io ho notato, scorrendo il fascicolo del Pubblico Ministero, che gli uffici giudiziari milanesi furono raggiunti da numerosissime segnalazioni anonime in rapporto a questo fatto.
Io so - e questo non so se lei lo sa che per gli altri fatti questo era avvenuta in misura molto minore.
Allora io le chiedo: voi come interpretaste questo sopraggiungere da tante parti d'Italia di comunicazioni anonime?
TESTE D'Amato: Mah, adesso in particolare se erano troppe, o erano poche...
AVV. Cianferoni: No, troppe...
TESTE D'Amato: Questa è una valutazione che fa lei sulla quale...
AVV. Cianferoni: No, queste sono valutazioni...
TESTE D'Amato: No, nel senso io non ci ho mai riflettuto su questo punto. Quindi, voglio dire, apprendo da lei la valutazione che lei fa di troppe, in relazione al fatto...
AVV. Cianferoni: Insomma...
TESTE D'Amato: E' una valutazione che, non lo so, per quanto mi riguarda non trova riscontro.
AVV. Cianferoni: No, io...
TESTE D'Amato: Nel senso che non mi sono mai posto nell'ottica. Quindi non posso sapere o dire con le sue parole che si trattava di troppe...
AVV. Cianferoni: No, ora a me non interessa sapere da lei quant'erano, se troppe, o se poche.
TESTE D'Amato: Mah, noi le ritenevamo normali, sinceramente.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE D'Amato: Non mi sembra che fossero troppe. Nel senso che per fatti così eclatanti, per quella che era la mia, la nostra esperienza professionale in generale sul territorio milanese, dato un fatto criminale di una certa importanza, di una certa notorietà, di solito ne seguivano poi una serie di segnalazioni anonime che ovviamente venivano raccolte. Ora, se le segnalazioni che io in questo momento fra l'altro non è che sono in condizioni di ricordare a memoria una per una, se fossero troppe, ma io sinceramente...
AVV. Cianferoni: No, lasci fare...
TESTE D'Amato: Scusi, eh. Permette, perché non era questo il dato.
TESTE D'Amato: Prego.
AVV. Cianferoni: E a questo punto avviamoci su un altro terreno, allora.
Nel contesto di vostra pertinenza stretta, cioè l'area milanese, voi poteste trovare un aggancio operativo a questo fatto di criminalità politica, o comune, o di qualche comunque coloritura?
TESTE D'Amato: No, no.
AVV. Cianferoni: No.
TESTE D'Amato: Cioè, sull'area milanese, no.
AVV. Cianferoni: Nemmeno quando vi giunse un input investigativo di tipo criminalità organizzata.
E' notorio, direi, si può fare appello a questa categoria, che a Milano vi sono organizzazioni malavitose calabresi, campane, siciliane e chi più ne ha, più ne metta. E c'erano delle grosse indagini, no? In corso.
Avete potuto trovare degli agganci operativi?
TESTE D'Amato: Per quello che mi risulta, no. Rispetto alle indagini che in quel momento facevano, no.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Torniamo all'auto che è esplosa: le consta che fosse una esplosione in qualche maniera preavvertita?
E mi spiego meglio, preavvertita proprio operativamente. Si lesse sui giornali, noi che siamo a fare il processo leggiamo nelle carte che la macchina sprigionò una notevole colonna di fumo prima di esplodere.
TESTE D'Amato: No, colonna di fumo no. Dice, quello che emerse dalle testimonianze, che in effetti, allorquando fu visionata l'autovettura all'interno da parte dei Vigili del Fuoco che in quel momento erano stati chiamati dalla vigilanza urbana, che a sua volta occasionalmente fu, poiché si trovava una pattuglia lì in zona, richiamata, la cui attenzione fu richiamata da alcuni passanti. Quindi si avvicinavano per primi i Vigili Urbani che a loro volta poi chiamarono i Vigili del Fuoco, insomma, il dato emerso attraverso le testimonianze dei Vigili del Fuoco, superstiti ovviamente, fu che all'interno dell'autovettura c'era questo involucro, nel portabagagli c'era questo involucro, questo parallelepipedo - così viene descritto, ricordato - avvolto con del cellophan eccetera. E comunque c'era la presenza di questo fumo. Di questo fumo che alcuni descrivevano inodore; altri come di odore di polvere da sparo, biancastro.
E quindi anche questo elemento del fumo ovviamente fu un qualche cosa su cui si ragionò per capire se c'era stato un innesco, nel senso che era stata accesa una miccia. E quindi ovviamente accendere una miccia vuol dire praticamente volere l'esplosione in quel momento in quel luogo.
Ecco, ma assolutamente non fu, non si parlò di colonne di fumo, ma ripeto...
AVV. Cianferoni: Sì, ma comunque...
TESTE D'Amato: In un ambiente ormai saturo all'interno dell'autovettura, di questo fumo biancastro.
Ma, ripeto, in un ambiente ormai saturo all'interno dell'autovettura, di questo fumo biancastro.
E ovviamente uscì nel momento in cui fu alzato evidentemente il portellone dell'autovettura.
Ma non fu mai descritta come una colonna di fumo.
AVV. Cianferoni: Senta, ma la Villa Reale è un complesso, è un edificio che contiene solo il Padiglione di Arte Contemporanea? A chi appartiene...
TESTE D'Amato: La Villa Reale, beh, è comunale, è un edificio che appartiene al Comune.
Diciamo ha... Questo stabile adesso io, della composizione... Serve, per esempio, ecco, un dato di cronaca, serve al Comune per celebrare i matrimoni civili, ad esempio. Quindi è sede di celebrazioni di matrimoni che hanno rito civile. Ha un parco annesso, dove è molto frequentato, in particolare, da bambini milanesi. perché l'accesso, fra l'altro, è consentito soltanto a bambini. Quindi un parco molto frequentato.
Diciamo, ecco, la struttura quindi è composta da struttura comunale con sale e saloni dove si svolgono, in alcuni giorni, dei matrimoni con rito civile. Poi abbiamo il PAC; quindi poi c'è annesso questo parco con un bel giardino, appunto che era pertinenza della Villa Reale, molto frequentato, frequentatissimo dai milanesi, in particolare da bambini, ecco.
AVV. Cianferoni: Lei sa se nella Villa Reale in quel periodo, o negli anni anche scorsi, ecco, come operatore di Polizia a Milano, sa se avessero sede delle associazioni private?
TESTE D'Amato: No, no. No, non lo so.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
Va bene. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO Rocchi: Grazie. Avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Rocchi: Dottore, buongiorno. Lei ha parlato di una sua riflessione sull'obiettivo. Riflessione non voglio dire che è continuata, ma lei prima e anche a tutt'oggi ha dei punti che non le sono chiari.
Mi permetta di riassumere, se ho ben compreso, questa riflessione era sollecitata dall'obiettivo che lei ha definito sostanzialmente anonimo, dalla posizione geografica.
C'è qualche altro elemento di questa riflessione che l'ha sollecitata in qualche altra direzione?
TESTE D'Amato: No. No, no, era questo. Era un po'... Cioè, chiedevamo un po' tutti perché, perché la scelta, perché la scelta di quel luogo.
Ripeto, anche perché questo PAC, quindi questa struttura che raccoglie in sé, raccoglieva e raccoglierà probabilmente in sé, delle opere d'arte odierna. Poi, in realtà, ripeto: dall'esterno è un edificio molto anonimo. Ci sono, è un muro, praticamente. Quindi con un ingresso lateralmente, ma nulla particolarmente visibile.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito.
TESTE D'Amato: Diciamo anche da un punto di vista, come dire? In relazione a quello poi che, ai vari elementi di carattere culturale di immagine di Milano, poi non è che, voglio dire, è diventato famoso...
AVVOCATO Rocchi: Purtroppo a seguito della...
TESTE D'Amato: Purtroppo a seguito dell'attentato.
Fino ad allora, in realtà, era sicuramente una struttura molto nota agli addetti ai lavori, o comunque a personaggi... Ma per la gran massa delle persone, sicuramente un edificio piuttosto anonimo, insomma ecco.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Lei ha già risposto ad un'altra mia domanda. Cioè: era conosciuto agli addetti ai lavori.
Poi, per tornare all'edificio - la domanda le può sembrare stupida, ma ha un significato, almeno per chi la pone - lei sa che tipo di danni ha riportato questa struttura? E da cosa sono stati determinati, soprattutto.
TESTE D'Amato: Mah, il tipo di danno è totale, perché praticamente...
AVVOCATO Rocchi: Lo hanno...
TESTE D'Amato: E' stato distrutto. Cioè, proprio in particolare tutta la parte relativa...
AVVOCATO Rocchi: Ma lei sa se il crollo del padiglione da quale evento è stato causato in particolare?
TESTE D'Amato: Mah, dall'esplosione. Penso dallo spostamento d'aria, dal...
AVVOCATO Rocchi: Le chiedo questo perché il... Ora mi sfugge il nome, ma un funzionario dei Vigili del Fuoco ci ha riferito, a una delle udienze precedenti, che il crollo del padiglione sembra in realtà determinato da questa fuga di gas da cui, che anche lei prima accennava, non è stato possibile fare un by-pass. Insomma, questa è stata la causa dell'esplosione.
Lei non era a conoscenza?
TESTE D'Amato: No, in particolare dal punto di vista... Voglio dire, non è che... Cioè, è un elemento su cui, voglio dire, una volta avvenuto l'evento, la valutazione poi se nel contributo, cioè, voglio dire: se questo poi è stato determinato dalla impossibilità di poter far cessare questa fuga di gas la quale ha scagionato... Voglio dire, tutto sommato...
AVVOCATO Rocchi: No, ma non ne voglio fare un problema di responsabilità...
TESTE D'Amato: No, no, voglio dire...
AVVOCATO Rocchi: Sembrava che fosse la fuga di gas...
TESTE D'Amato: No, va be', alla fine, voglio dire, si è fatto una valutazione sull'evento in sé e per sé.
Poi sappiamo in una esplosione, voglio dire, non che si può, anche per chi pone in essere l'attentato, non credo che riesca già a priori a determinare in maniera millimetrica l'effetto dannoso dell'evento che sta per porre in essere.
Quindi, da questo punto di vista, voglio dire...
AVVOCATO Rocchi: Ho capito.
Senta, volevo tornare un attimo sulla posizione geografica.
Lei ha parlato di percorsi. Le chiedevo questo: è un percorso di questa via Palestro che è in qualche modo obbligato per raggiunger il centro di Milano, oppure...
TESTE D'Amato: No.
AVVOCATO Rocchi: ... è una delle tante strade?
TESTE D'Amato: No, no. E' una strada, ripeto, che viene frequentata... Non è, diciamo, non costituisce arterie. In realtà è una strada, beh, indubbiamente che serve per collegare un punto all'altro di Milano, indubbiamente. Però in realtà è una strada che è funzionale al parco, da una parte; e alla Villa Reale dall'altro.
Quindi, voglio dire, tutto sommato diventa di grande traffico in relazione all'utilizzazione da parte della collettività di queste realtà cittadine che sono di notevole spessore.
Cioè, il Parco Palestro è il parco, è uno dei parchi più belli e più grandi di Milano; la Villa Reale è uno degli elementi strutturali più importanti e più vivibili dall'altro aspetto ovviamente di Milano.
Quindi, diciamo: la funzione della strada, io personalmente, la vedo come fondamentale in relazione alla utilizzazione di questi luoghi della città. Non particolarmente per muoversi da una parte all'altra. Possono anche essere utilizzate altre strade.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito.
Senta - vado a concludere - con riferimento a questa signora bionda che fu notata all'interno di questa autovettura, fu tentata una individuazione attraverso un identikit?
TESTE D'Amato: Sì, fu fatto un identikit.
AVVOCATO Rocchi: Ci sono stati degli sviluppi? Nel senso, immagino che sia stata segnalata questa fotografia.
Se lei lo sa, eh, dottore.
TESTE D'Amato: Certo. Sviluppi da quella che è la mia memoria, no. No, sviluppi nel senso concreti di individuazione di persona, in particolare, no.
AVVOCATO Rocchi: No, ma io mi riferivo... Forse ho posto male la domanda: se questa ricostruzione, questo identikit fu da voi trasmesso alle altre Autorità di Polizia...
TESTE D'Amato: Sì, sì...
AVVOCATO Rocchi: Non dico a tutte le Questure, ma insomma quel tipo di...
TESTE D'Amato: Sì, sì. No, ma indubbiamente l'identikit poi fra l'altro fu anche divulgato, insomma. Quindi...
AVVOCATO Rocchi: E comunque non è a sua conoscenza se c'è stato un qualche seguito rispetto a quello di trasmissione di identikit.
TESTE D'Amato: No, per quello che mi riguarda, no. Non... no.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. La ringrazio.
TESTE D'Amato: Prego.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
Dottor D'Amato, fino a quando ha diretto la Questura, la Squadra Mobile?
TESTE D'Amato: Dunque, fino a maggio del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il suo ufficio ha condotto indagini, per il periodo in cui l'ha diretto, di iniziativa, o per delega del Pubblico Ministero, fino a che epoca?
TESTE D'Amato: Mah, voglio dire, ci fu... Mah, l'epoca, sicuramente ecco, come sempre ci fu questo grande impegno che coinvolgeva ripeto poi questa equipe in maniera determinante e a tutto campo senza soluzione di continuità per alcuni mesi.
Poi, nel tempo, è chiaro che ciascuno cominciò poi a rioccuparsi anche delle proprie attività e delle proprie funzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, per intendersi: lei ricorda di aver mai ricevuto direttive di indagine o deleghe di indagine dalla Procura della Repubblica di Firenze?
TESTE D'Amato: No, per quello che mi riguarda, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ha presente che l'indagine passò per competenza alla Procura della Repubblica di Firenze?
TESTE D'Amato: Sì, beh...
PUBBLICO MINISTERO: Questo se lo ricorda, voglio dire.
TESTE D'Amato: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai ricevuto deleghe di indagine dalla Procura della Repubblica di Firenze?
TESTE D'Amato: Mi pare di no, non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Le pare di no.
Senta, dottore, l'area di via Palestro...
TESTE D'Amato: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non parliamo più della strada, parliamo dell'area, della zona, con i suoi uffici pubblici, con le sue strutture anche urbanistiche di interesse collettivo, con i suoi edifici di interesse economico, storico e quant'altro. Comunque quell'area lì, a quanto lei rammenta, era stata negli anni precedenti, nei mesi precedenti, nelle settimane precedenti il fatto, o nell'epoca successiva, interessata da fatti criminali di un certo significato?
Intendo dire, non lo scippo, il borseggio, o furti di automobile, ma qualche fatto significativo criminale di un certo significato.
TESTE D'Amato: No. No, ripeto, nella zona i fatti nel tempo... Io poi a Milano vivo dal '78, quindi voglio dire ho memoria di alcuni anni, proprio devo dire che l'obiettivo nella zona è sempre stato la Questura di Milano, in particolare.
Perché ricordo tra l'altro un altro attentato al di là di quelli che riguardavano l'autobomba, quel fallito attentato dell'89, ricordo negli anni addietro durante... Insomma, nel periodo emergenziale connesso al terrorismo, un altro attentato con un furgone fatto proprio alle spalle della Questura, cioè in un vicolo. Lì fu proprio un attentato che non ebbe conseguenze catastrofiche proprio per una questione appunto, per puro miracolo.
Quindi fu la Questura, in particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per effetto di queste iniziative criminose assunte, avendosi come obiettivo la Questura di Milano negli anni precedenti, quindi nell'89. L'episodio che stava rammentando lei mi pare, per quello che mi ricordo, fosse della prima metà degli anni '80.
TESTE D'Amato: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque sia, a seguito di questi avvenimenti, la Questura di Milano fu dotata di un sistema diciamo strutturato di sicurezza, anche per quanto riguarda il perimetro esterno dell'edificio, le strade adiacenti?
TESTE D'Amato: Sì, beh, ecco, bisogna tener conto di una cosa per chi non conosce appunto Milano e in particolare l'ubicazione della Questura.
La Questura è, si presenta come un edificio normalissimo, era infatti sede del Collegio Alberoni dove studiò il Manzoni. Ma è in realtà un edificio che è incastrato in un tessuto urbano assolutamente intenso. Cioè, voglio dire: accanto alla Questura c'è un negozio di fiori, un negozio di mobili... Voglio dire, è incardinato in una situazione ambientale di quotidianità, insomma, di vissuto quotidiano.
Quindi non è assolutamente, per quante possano essere le misure che si possono attrezzare, non saranno e non sono mai in grado di poter delimitare e bonificare l'ambiente con un raggio di sicurezza tale da avere una certa...
Sostanzialmente voglio dire: non si può blindare la zona, perché nella zona c'è gente che ci vive e ci lavora con delle attività economiche e commerciali. Quindi si fa quello che è possibile fare, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. La ringrazio.
TESTE D'Amato: Prego.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda?
Può andare, grazie.
*TESTE D'Amato: Grazie, buongiorno.
PRESIDENTE: Non abbiamo altri testi, mi pare, vero?
Allora pregherei il Pubblico Ministero di far pervenire alla Corte...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: ... ho l'elenco e...
PRESIDENTE: No, no, l'elenco e i documenti giustificativi...
PUBBLICO MINISTERO: ... i documenti giustificativi per quelli che...
PRESIDENTE: Benissimo. Per eventuali provvedimenti.
L'udienza riprende domattina.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, le giustificazioni sono allegate all'elenco che ho già letto all'inizio dell'udienza.
PRESIDENTE: Benissimo. Se ce lo fa pervenire, la Corte vorrà esaminarle più attentamente.
Allora, l'udienza riprende domattina alle 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Le giustificazioni, Presidente, provengono da, diciamo, riguardano essenzialmente i testi: Pez...
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
Allora volevo comunicare che i periti nominati per accertare la capacità di intendere e di volere, nonché la capacità processuale di Ferro Giuseppe, hanno comunicato che all'udienza del 13 prossimo depositeranno la loro relazione e si presenteranno.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: Di conseguenza gli interessati potranno fare tutte le domande ai consulenti tecnici.
AVV. Cianferoni: Quindi, per quella data, si possono presentare anche i consulenti di parte.
PRESIDENTE: Certo.
AVV. Cianferoni: E sempre verranno esaminati.
PRESIDENTE: Certo.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Il 13 alle ore 09.00.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, volevo rappresentare quali dei testi, o per i quali, dei testi abbiamo diciamo delle giustificazioni.
Sono il teste Pez che la DIA ci ha comunicato non essere stato rintracciato al suo indirizzo; il teste Portulano, sostanzialmente per lo stesso motivo. Cioè non è stato rintracciato a casa; poi ancora: il dottor Finolli che è il dirigente della DIGOS di Milano che era citato per oggi e che si trovava all'estero, doveva rientrare oggi in Italia; poi ancora il teste Sansogni che si è infortunato a seguito di una caduta accidentale.
Per gli altri testi. E cioè sostanzialmente per il teste Tiziani non abbiamo documenti...
PRESIDENTE: Mi volevo riferire anche ai testi che avrebbero dovuto comparire il giorno 3 e il giorno 4.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo prodotto anche gli elenchi e...
PRESIDENTE: Bene. Gli atti...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ci sono tutti.
PRESIDENTE: E quelli per i quali non è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Presidente, non so se, visto che l'udienza ha comportato un risparmio di tempo sulle previsioni, non so se il Presidente ritenga magari utile questo momento, perché il Pubblico Ministero possa brevemente interloquire su quella richiesta che aveva proposto il difensore di Grigoli. Quella...
PRESIDENTE: Sì, sì, senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il tempo di andare a riprendere un attimo la copia di cui dispongo. E così la Corte poi è nelle condizioni di emettere il suo provvedimento.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Il problema che sottopone il difensore è abbastanza lineare.
In buona sostanza il difensore chiede che sia avviata la procedura per l'ammissione al gratuito patrocinio dell'imputato latitante Grigoli Salvatore.
E nel prospettare la richiesta, il difensore si sofferma in particolare su, diciamo, problemi di rito, piuttosto che di merito.
I problemi di rito che segnala sono, in particolare, relativi al modo di presentazione della domanda di gratuito patrocinio.
Il difensore quindi prospetta che la interpretazione testuale che deriva dalla normativa che regola appunto l'istituto di gratuito patrocinio, è nel senso che condizioni di ammissibilità della istanza, sia la sottoscrizione dell'interessato nella specie del latitante Grigoli Salvatore.
Di tal che, dice il difensore, delle due, l'una: o il difensore è legittimato a sottoscrivere l'istanza in luogo dell'interessato, che è in questo caso in una condizione di impedimento a farlo almeno per quanto il difensore possa desumere. Parallelamente se non è il difensore nella condizione di legittimamente sottoscrivere nel luogo dell'imputato la domanda di ammissione di gratuito patrocinio, il meccanismo normativo presenterebbe una deficienza dal punto di vista della sua corrispondenza ai principi costituzionali che disciplinano in particolare l'esercizio di diritto di difesa in senso tecnico e non in senso tecnico.
Ecco, la difesa ha prospettato articolatamente, con uno scritto di qualche pagina dattiloscritta, e sue argomentazioni.
Il Pubblico Ministero ritiene che l'interpretazione testuale della disposizione sul punto della legittimazione alla sottoscrizione della domanda di gratuito patrocinio, proprio perché è corredata da una sanzione di inammissibilità, non soffra di interpretazione di tipo diverso da quello testuale.
Cioè a dire in presenza di una sanzione così forte è ovvio che il legislatore ha avuto in considerazione esattamente il presupposto della sanzione delimitandolo nella maniera quanto più precisa possibile per non affidare quindi la sanzione ad un dato generico. E quindi è da pensare che la sanzione di inammissibilità elimini ogni spazio interpretativo alla individuazione del soggetto legittimato alla sottoscrizione della domanda.
Di tal che il problema diventa quello semplicemente di legittimità costituzionale della normativa.
Non credo che la questione che il difensore propone sia una questione, come dire, di portata irrilevante rispetto al giudizio che ha in corso.
Anche se la rilevanza va commisurata a che cosa? Eh, va commisurata al momento in cui la questione viene proposta.
Ecco qual è magari il punto sul quale il Pubblico Ministero che, anche per risolvere rapidamente questa procedura incidentale nel corso di giudizio, si esprime in termini di non opposizione alla richiesta del difensore. Ecco, però avanza qualche dubbio il Pubblico Ministero sul punto della rilevanza. Rilevanza che va riferita a una fase specifica del processo, perché la questione è rilevante in quel certo momento, o è rilevante sempre.
Ma non è detto che è una questione che pur possa essere teoricamente fondata, sia sempre e comunque rilevante nell'ambito di un procedimento.
Detto questo, pur con questa minima riserva, io ritengo che la questione, che la Corte ovviamente soppeserà adeguatamente, presenti dei profili di non manifesta infondatezza.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende domani. La Corte si riserva di decidere su questa istanza.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti.