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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocati Ceolan, è presente, avvocato Cianferoni, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Barranca: rinunciante. Avvocato Barone. Chi lo sostituisce? L'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore: è presente? Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti da? Avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e avvocato Falciani, è presente?
AVVOCATO Falciani: Presente. Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini, avvocato Cianferoni. Sostituti dall'avvocato Ceolan.
Cannella Cristoforo: rinunciante. Avvocato Di Peri, Rocchi...
AVVOCATO Rocchi: E' presente l'avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai.
AVVOCATO Batacchi: Dottor Batacchi in sostituzione.
PRESIDENTE: Batacchi in sostituzione.
Di Natale: contumace. Avvocato Civita Di Russo, avvocato Gentili di Roma, avvocato Falciani che è presente.
AVVOCATO Falciani: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Ferro Giuseppe. C'è Ferro? Sì. Avvocato Anania sostituito dall'avvocato Ceolan.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. Sostituiti?
AVVOCATO Gennai: No, sono presente io, avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Avvocato Gennai? Grazie.
Frabetti: presente. Avvocato Monaco, Roggero, Usai. In sostituzione c'è qualcuno? Avvocato Ceolan.
Giacalone: presente. Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati. C'è qualcuno?
AVVOCATO Florio: Florio presente.
PRESIDENTE: E' presente, grazie.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina. Qualcuno in sostituzione? Avvocato Ceolan.
Graviano Filippo: è rinunciante, vero? Avvocato Oddo, Gramigni è presente.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Graviano Giuseppe: non è rinunciante vero? Dopo ne parliamo.
Grigoli: latitante. Avvocato Stefani, che è presente.
Lo Nigro: rinunciante, mi pare. Avvocato Fragalà, avvocato Florio è presente.
AVVOCATO Florio: Sì, Florio presente. L'unica cosa che Lo Nigro mi risulta rinunciante fino al 29 novembre in realtà.
PRESIDENTE: E' arrivata altra comunicazione che rinuncia fino al 6.
AVVOCATO Florio: E' arrivato un nuovo fax.
PRESIDENTE: Mangano Antonino: presente. Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, Bagattini. Sostituiti? Avvocato Gramigni.
Messina Denaro: contumace. Avvocato Natali e Cardinale. Sostituiti da? Avvocato Gramigni, va bene?
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Avvocato Salvo, avvocato Pepi. C'è qualcuno in sostituzione?
AVVOCATO Florio: Florio in sostituzione di Pepi.
PRESIDENTE: Florio.
Provenzano: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. C'è qualcuno?
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirlo io, Presidente, avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi, grazie.
Riina Salvatore: rinunciante. Avvocato Fileccia, avvocato Grillo, avvocato Maffezzoli. C'è l'avvocato Maffezzoli.
Santamaria: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero. C'è qualcuno per loro? Maffezzoli può sostituirli? Grazie.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: E' presente.
Scarano Massimo. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocati Gallina, Di Benedetto, Passagnoli. C'è l'avvocato Passagnoli? No. Chi li può sostituire? Avvocato Ceolan.
Dunque, per quello che riguarda Graviano Giuseppe è pervenuta una comunicazione della Direzione Circondariale di Palermo in data di oggi 2 dicembre '96 in cui si dichiara che:
"Il Graviano Giuseppe essendo impegnato sia di fronte alla Corte di Assise di Firenze, come di fronte alla Corte di Assise di Palermo i giorni 2, 3 e 4 dicembre '96, ha dichiarato di voler presenziare alle suddette udienze fissate dinanzi a codeste Autorità Giudiziarie".
A questo punto, il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Non ha rinunziato, Presidente?
PRESIDENTE: Non ha rinunziato.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, rivive la nostra vecchia richiesta.
PRESIDENTE: Benissimo. Il difensore... Chi lo difendeva e chi sostituisce l'eventuale difensore assente? Graviano Filippo, signorina, chi era presente?
AVVOCATO Florio: Graviano Filippo o Giuseppe?
PRESIDENTE: Graviano Giuseppe.
AVVOCATO Florio: Graviano Giuseppe io, in sostituzione dell'avvocato Pepi. Florio in sostituzione dell'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Sì. Dica, avvocato.
AVVOCATO Florio: Solamente per far presente, dato che prima non è stata verbalizzata la sostituzione. Io però nulla so della vicenda.
PRESIDENTE: Avvocato dobbiamo... qualcheduno deve rappresentarlo. Se lei sostituiva purtroppo deve avere la cortesia di sostituirlo a tutti gli effetti.
AVVOCATO Florio: Chiaramente. Naturalmente si ripete quello che già è stato...
PRESIDENTE: Cioè lei si oppone...
AVVOCATO Florio: Ci si oppone nella maniera più recisa.
PRESIDENTE: Alla separazione.
AVVOCATO Florio: Certo.
PRESIDENTE: D'altra parte un imputato ha diritto di scegliere dove volere andare. Credo che non possa accampare la pretesa di essere presente da entrambe le parti, comunque, con tutte le possibili conseguenze.
Ci sono altri interventi delle parti civili o dei difensori su questo punto? Nessun'altra? La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte, ritenuto che con fax delle 09.05 di oggi la Direzione della Casa Circondariale di Palermo ha comunicato che l'imputato detenuto Graviano Giuseppe era tenuto a comparire non solo davanti a questa Corte per l'udienza odierna, ma anche davanti alla Corte di Assise di Palermo per le udienze del 2, 3 e 4 dicembre '96 e che il predetto ha dichiarato di voler presenziare ad entrambe le udienze, posto che ciò dimostra l'esistenza di un legittimo impedimento del Graviano Giuseppe a comparire davanti a questa Corte per l'odierna udienza e per quelle immediatamente successive; ritenuto che d'altra parte non è possibile rinviare ad altra data queste udienze davanti a questa Corte anche perché numerosi testimoni sono stati citati a comparire per dette udienze; ritenuto che d'altra parte, come sostenuto dal P.M., alla separazione degli atti relativi al Graviano non pregiudica la possibilità di proseguire il dibattimento degli altri imputati, visto l'articolo 18 I comma lettera C del Codice di procedura, dispone la separazione degli atti nei confronti dell'imputato detenuto Graviano Giuseppe legittimamente impedito a comparire davanti a questa Corte per l'odierna udienza e per quelle immediatamente successive. Rinviata a data da destinarsi la prosecuzione del giudizio nei di lui confronti".
A questo punto il Pubblico Ministero può riprendere l'esame dei testi.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Carapezza.
PRESIDENTE: Si accomodi. Vuol dichiarare nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza?
*TESTE Carapezza: Sono Fabio Carapezza Guttuso, nato a Palermo il 18 gennaio 1954, residente a Roma in piazza del Grillo 5.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Carapezza: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Carapezza, che mansioni svolge lei, o meglio svolgeva nel maggio del 1993?
TESTE Carapezza: Sono le stesse che svolgo ancora adesso, sono membro della commissione speciale permanente per la sicurezza del patrimonio culturale nazionale. Io provengo dal Ministero degli Interni e sono stato inviato in questa commissione, presso i beni culturali, insieme ai dirigenti dei Vigili del Fuoco, il colonnello dei Carabinieri per il patrimonio artistico. E' una commissione costituita nel '92 proprio per i problemi della sicurezza del patrimonio culturale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a causa di questo suo ruolo ebbe modo lei, nel maggio del '93, di prendere cognizione della situazione a Firenze, a seguito dell'esplosione dell'autobomba?
TESTE Carapezza: Fu costituita, oltre a questa commissione dal ministro Ronchei pro-tempore dei beni culturali, una specifica commissione per la valutazione dei danni e per... questo un po' dopo ovviamente la notizia della bomba. Ma immediatamente fu mandato sul posto l'ingegner Sepemonti, Arcangelo Sepemonti, dirigente generale dei Vigili del Fuoco, che in quel tempo fungeva da presidente. Adesso è cambiato, c'è l'ingegner Cannate in questo momento. E poi insieme all'ingegner Sepemonti, l'ingegner Marchetti che fa parte della Sovrintendenza di Firenze, io stesso, ovviamente con la collaborazione delle Sovrintendenze locali, sia dei monumenti sia dei beni artistici, abbiamo compiuto numerosi sopralluoghi nelle zone colpite dalle esplosioni. Diciamo dalla - dovrei riguardare naturalmente le carte per essere più preciso - ma diciamo da due-tre giorni dopo la notizia dell'esplosione e poi man mano, fino, il completamento non si può dire naturalmente, ma fino almeno il raddrizzamento della Torre dei Pulci è una sistemazione sufficiente a riaprire temporaneamente gli Uffizi e poi man mano i lavori proseguono ancora purtroppo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottore, può rappresentare alla Corte qual era la situazione che lei si trovò davanti, subito dopo l'attentato?
TESTE Carapezza: Diciamo, per essere più preciso e per proprio rispetto della Corte, per evitare di non essere preciso, dovrei con più precisione rifarmi alle relazioni che abbiamo fatto al Ministro immediatamente, quindi eventualmente se credete posso produrle.
PRESIDENTE: Intanto lei ci racconti quello che ricorda.
TESTE Carapezza: Sì, sì, certo.
Io ricordo che la cosa più importante, di cui ci aveva incaricato proprio il ministro, era una valutazione, seppur sommaria, dei danni immediatamente per approntare in emergenza, per affrontare la richiesta di fondi al Parlamento, per dare immediatamente una risposta a questa gravissima situazione. Quindi, diciamo, i nostri sopralluoghi erano tesi soprattutto alla situazione della Torre dei Pulci, che era la sede dell'Accademia dei Georgofili, dell'antichissima Accademia e quindi con il disastro drammatico che si era prodotto, perché questi libri erano sparsi tutti intorno e la Torre era praticamente crollata, come si è visto.
L'altra parte su cui abbiamo concentrato la nostra attenzione erano i corridoi degli Uffizi e soprattutto il grande scalone Vasariano che era stato danneggiato e dissestato. Il terrore in quel momento era che fossero state minate alla base proprio le strutture portanti degli Uffizi in quanto l'onda d'urto, diciamo, muovendosi in un terreno abbastanza ristretto aveva prodotto dei danni, proprio dissestato completamente quello che potrebbe essere considerata la struttura portante degli Uffizi.
Collaborò con noi uno dei più importanti ingegneri statici, non ricordo in questo momento il nome... l'ingegner Croci. L'ingegner Croci fece parte, insieme al provveditore alle opere pubbliche, di questo gruppo proprio per vedere immediatamente di ripristinare soprattutto gli Uffizi per poterli rioffrire di nuovo alla visita del mondo intero, che guardava con attenzione. Lo spettacolo era drammatico, lo spettacolo, c'erano quadri che erano stati come accarezzati da una carta vetrata, alcuni non sono stati mai più potuti recuperare. Pensiamo al famoso 'la Visita dei Pastori di Gherardo Delle Notti', statue di importanza enorme, le importantissime raccolte archeologiche dei Medici decapitate, la stessa sala della Tribuna che aveva avuto problemi di dissesto. Per fortuna si sono salvati 'il Tondo Doni' ed altri quadri che erano coperti da cristalli antiproiettili, quelli che avevano suscitato tante proteste nei turisti per problemi di visibilità.
Ma lo spettacolo era assolutamente desolante, quindi anche camminare diventava difficile perché i pezzi di cornici e di pitture che erano stati strappati costituivano una specie di impianto continuo. Danni gravi erano stati procurati anche all'altra parte, la famosa, l'ex biblioteca Magliabechiana che era stata profondamente danneggiata proprio nelle strutture chiavi e lì infatti è stato uno dei primi posti dove si è intervento proprio con catene per trattenere la struttura muraria.
Non so, poi posso poi eventualmente...
PUBBLICO MINISTERO: No, le chiedevo una cosa dottor Carapezza.
TESTE Carapezza: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se può rappresentare anche la situazione della chiesa di Santo Stefano e Santa Cecilia.
TESTE Carapezza: Sì. Beh, lì era veramente drammatico perché l'onda d'urto, è sempre misterioso come le onde d'urto si propaghino e producano i loro effetti dirompenti. Perché, anzitutto aveva creato un disastro enorme all'interno e poi aveva come creato una piccola sollevazione della cupola, inducendo problemi di caduta di materiale sul prezioso altare e rovinando anche le pitture che erano ricoverate in quel momento nella sagrestia della stessa chiesa. Lì era particolarmente drammatico perché l'onda d'urto diciamo era come se avesse prodotto come in una pentola che bolle e avesse fatto muovere tutto il coperchio. Quindi anche lì si è proceduto ad un attento intervento per riuscire anzitutto a consolidare e poi a ripristinare, diciamo, la funzione della chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottore, la situazione a oggi rispetto ad allora qual è?
TESTE Carapezza: Beh, è molto migliorata. Anzitutto diciamo che di questo ci ha dato atto il ministro, si è voluto - era vivo anche il senatore Spadolini - si è voluto immediatamente dare un segnale di civiltà concentrando lo sforzo sull'apertura anche parziale degli Uffizi per dare proprio un segnale forte che lo Stato fosse presente, in grado di reagire a questa grave ferita inferta. Diciamo che la Torre dei Pulci è stata praticamente rimessa in movimento e anche alla Magliabechiana i lavori sono andati molto avanti.
Certo, la situazione totale di recupero degli Uffizi non è stata completata anche perché era molto complessa e i danni si erano prodotti anche nelle parti basse dove si è provveduto inizialmente a richiudere e a consolidare e man mano proseguono i lavori che non sono finiti, lo stesso per Santo Stefano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottore, lei è in grado a oggi di fare una stima dei danni che il Ministero ha dovuto sopportare a causa di questo fatto?
TESTE Carapezza: Questo mi riservo una relazione più precisa. Furono stanziati allora 30 miliardi come spese di urgenza. Naturalmente ci sono dei problemi poi al di là delle spese immediate di ripristino che, diciamo, sono molto più gravi e molto più lente e costose, che sono i restauri delle opere che pur ripristinate però non riprenderanno mai più quella che è la loro funzione originale. Questa è una cosa che man mano potremo valutare, ma in questo proferirei che la valutazione precisa dei danni la facessero di più i sovrintendenti. Noi siamo, diciamo, di pronto soccorso, interveniamo nelle situazioni gravi, ma i soldi stanziati sicuramente sono appena sufficienti, secondo me sono... dovrei riguardare con precisione, ma la cifra di 30 miliardi è stata appena sufficiente al ripristino di questa indicazione.
Per esempio, c'è un valore che è strano da spiegare, ma è il valore dell'ordine dei libri. C'è una biblioteca smembrata, oltre la distruzione dei singoli volumi - che come probabilmente avete visto tutti alla televisione - è un ordine che è complicatissimo e costosissimo da rifare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè la catalogazione.
TESTE Carapezza: La catalogazione, proprio la possibilità di accedere ai libri e questo nell'Accademia dei Georgofili è stato un disastro senza fine: era considerata una delle biblioteche agricole, specializzate su problemi di agricoltura, più complete al mondo e questo non so quando sarà possibile riconsultarle nuovamente. Quindi, diciamo, posto...
PUBBLICO MINISTERO: A parte le opere perdute ovviamente.
TESTE Carapezza: Oltre ovviamente le opere perdute, come appunto dicevo, 'il Gherardo Delle Notti', come 'La Grande Battaglia di Rembrandt' che è stata tagliata e non può più essere... Cioè, un quadro tagliato di quelle dimensioni non ha più lo stesso valore di prima, non è più recuperabile, sono più altre... Anche le statue che naturalmente sono state rimesse a posto, le teste sono state rimesse a posto ma questo è un valore che è stato colpito definitivamente, il satiro, eccetera.
Quindi, diciamo, per una maggiore precisione io mi riservo di presentare le relazioni ed eventualmente, in questo forse sarebbe più preciso il sovrintendente, ex ministro, in quel momento era Paolucci, sovrintendente ai beni artistici e storici. O anche l'ingegner Marchetti per la parte architettonica può dare più precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, io ho concluso.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente...
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Ammannato: ... avvocato Ammannato.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, scusi, lei ha detto che questa commissione nazionale per la sicurezza del patrimonio culturale è stata formata del 19...
TESTE Carapezza: '92.
AVVOCATO Ammannato: '92. Ecco, lei sa perché è stata formata, quali sono state le motivazioni?
TESTE Carapezza: Sì, sì, fu formata nel '92 proprio diciamo chiamando a sedere nello stesso tavolo diverse professionalità che avevano esperienze nel campo della sicurezza e presieduta appunto da un dirigente generale dei Vigili del Fuoco. Ne fanno parte specifiche professionalità del Ministero dei Beni Culturali, quindi un architetto, un ingegnere, il direttore dell'Istituto del Restauro, il direttore dell'Istituto di Patologia del Libro, il rappresentante della Direzione Generale dell'Ambiente, più persone come me che provengono dal Ministero degli Interni e che avevano esperienza proprio in campo di assistenza e di intervento in caso di catastrofe, più appunto il colonnello dei Carabinieri per il patrimonio artistico per i problemi di intervento e di furti, diciamo di prevenzione da furti delle opere d'arte.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei sa anche chi la volle materialmente? Cioè, partì sempre dal Governo fin dall'inizio?
PRESIDENTE: Avvocato, mi spieghi, per piacere, l'utilità ai nostri fini di questo...
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente. La parte civile li ritiene molto importanti questi fatti. Poi dopo, nel seguito del processo, si vedrà, insomma.
Siamo nel 1992...
TESTE Carapezza: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... può essere anche più preciso sapere il mese grossomodo? Primavera, estate, autunno.
TESTE Carapezza: Dunque, la Commissione venne costituita nel '92, nel maggio del '92, insieme alla... E più o meno il periodo in cui viene emanata anche la Legge sulla, diciamo per i problemi antincendio, la 569 del '92.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Ammannato: Ecco, se è stata costituita dal Ministro, dalla Legge, cioè: non ho capito bene.
TESTE Carapezza: E' una Commissione ministeriale.
AVVOCATO Ammannato: Ministeriale, quindi del Ministero...
TESTE Carapezza: Sì, sì. E' del Ministero, in particolare questa degli Uffizi, diciamo, fu proprio un'altra Commissione ad hoc, proprio per il ripristino.
Diciamo: esiste questa Commissione permanente, appunto, speciale permanente per la sicurezza del patrimonio culturale nazionale, ma specificatamente proprio per il ripristino dei danni conseguenti alla bomba agli Uffizi, fu costituita una Commissione ad hoc dal ministro Ronchei, mi sembra.
AVVOCATO Ammannato: La ringrazio.
PRESIDENTE: Domande dei difensori?
AVVOCATO Ceolan: Sì. Avvocato Ceolan.
Dottore, lei ha mai avuto notizia che nel corso del 1992 si sia verificato a Firenze un attentato incendiario, per fortuna fallito, contro un museo, od altro importante edificio pubblico?
TESTE Carapezza: No. Noi abbiamo, cioè, noi veniamo convocati e chiamati ad intervenire su preciso input del Ministro. Questo devo chiarirlo. Non abbiamo una...
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, le ho chiesto se ha avuto notizia.
TESTE Carapezza: No.
AVVOCATO Ceolan: Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Sì, avvocato Gramigni, difesa di Filippo Graviano.
Dottore, buongiorno.
TESTE Carapezza: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, le chiedo, in virtù della sua posizione e del suo ruolo, è in grado di indicarci più o meno quale fosse il numero delle opere esposte nel '93 agli Uffizi?
TESTE Carapezza: Delle opere esposte nel '93 agli Uffizi?
AVVOCATO Gramigni: Sì. Più o meno.
TESTE Carapezza: Purtroppo...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non l'abbiamo chiesto neppure alla direttrice. Come mai? Quella era la persona più adatta per...
AVVOCATO Gramigni: Ha ragione. A tutti i poeti manca un verso, Presidente.
TESTE Carapezza: Sì, in che senso? Quali erano in tutte le sale... Cioè...
AVVOCATO Gramigni: Numericamente. Purtroppo so che sono valutazioni che fanno inorridire uno storico dell'arte, ma...
TESTE Carapezza: Sì, no, per carità! Non è... Ogni domanda è legittima.
PRESIDENTE: Mi scusi...
TESTE Carapezza: Ma vede, dovremmo distinguere anzitutto...
PRESIDENTE: No, mi scusi, abbia pazienza. L'avvocato vuol sapere quantitativamente quanti erano. Lei lo sa?
TESTE Carapezza: Dunque, io rispondo in maniera diversa. Innanzitutto volevo precisare, volevo una precisazione alla sua domanda, se è possibile.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei è un teste, deve rispondere a questa domanda.
TESTE Carapezza: Scusi tanto.
PRESIDENTE: O mi dice il numero, o mi dice: non lo so.
TESTE Carapezza: Con precisione non lo so.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVVOCATO Gramigni: In ordine di grandezza approssimativo, chiedevo io, non al...
PRESIDENTE: Di grandezza fisica?
AVVOCATO Gramigni: No, di grandezza numerica. Cioè: 100 per 100, 3000, 150...
PRESIDENTE: Quanti potevano essere?
TESTE Carapezza: Posso dire solamente: esposte, o no?
AVVOCATO Gramigni: Esposte.
PRESIDENTE: Esposte, esposte.
TESTE Carapezza: Ah, solamente esposte? Non nei depositi?
AVVOCATO Gramigni: Sì.
PRESIDENTE: No, esposte.
AVVOCATO Gramigni: Poi parliamo anche di questo.
TESTE Carapezza: Sì. Dunque, di quadri, ad occhio, possono essere così, ma buttata lì, possono essere 200-250.
AVVOCATO Gramigni: 250 quadri. Poi vi sono, c'è una collezione di arazzi, se non sbaglio, esposta.
TESTE Carapezza: Sì, naturalmente. Ma c'è anche, nei depositi sono sicuramente molto di più, sono migliaia.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. E la percentuale fra opere esposte e opere invece custodite nei depositi non esposte, qual è più o meno?
TESTE Carapezza: Mah, dunque, tra opere esposte... Vado ad occhio, non potrei rispondere...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbiate pazienza...
TESTE Carapezza: No, le chiedo scusa, ma non...
AVVOCATO Gramigni: No...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma le risposte ad occhio non ci servono.
TESTE Carapezza: No, ma...
PRESIDENTE: O sono...
TESTE Carapezza: No, infatti. Non sono in grado di rispondere.
PRESIDENTE: E' inutile dare una valutazione che non avrebbe significato.
AVVOCATO Gramigni: Comunque, ecco, da informazioni in mio possesso posso dire che le opere catalogate nella pinacoteca, tra esposte e custodite, sono circa 1900-200. Ecco...
PRESIDENTE: Avvocato, se lei ritiene la cosa così utile, fa una istanza alla Corte, richiediamo formalmente alla direttrice di farci una dichiarazioni - se non vuole tornare - quante sono le opere esposte, o erano...
AVVOCATO Gramigni: O erano.
PRESIDENTE: ... o quante erano le esposte custodite nei depositi.
AVVOCATO Gramigni: Se lei crede...
PRESIDENTE: E' inutile che lo chiediamo ad un teste, il quale ha difficoltà...
AVVOCATO Gramigni: Siccome questo teste è qualificato, non so, chiedevo, era così, una...
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVVOCATO Gramigni: No. Le formalizzo questa istanza, allora. Se...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora: diamo atto che l'avvocato Gramigni, difensore di Graviano Filippo?
AVVOCATO Gramigni: Filippo.
PRESIDENTE: Fa istanza perché sia richiesta alla direttrice della Galleria degli Uffizi, già sentita come teste, di farci avere una esatta indicazione del numero di quadri esposti nella Galleria e di quelli custoditi nei depositi all'epoca dei fatti per cui si prosegue.
AVVOCATO Gramigni: Se mi posso permettere, Presidente, già che siamo a chiedere informazioni di questo genere, c'è, oltre ai quadri, anche una collezione di sculture agli Uffizi, una collezione di altri...
PRESIDENTE: Nonché di tutte le altre opere d'arte, sia esposte, che custodite.
AVVOCATO Gramigni: Esatto.
PRESIDENTE: La Corte, su questo punto, si riserva.
Ha altre domande?
AVVOCATO Gramigni: No, grazie.
PRESIDENTE: Si può accomodare, grazie.
AVV. Cianferoni: No, aspetti, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, avvocato, uno scattino in più, mi fa capire che vuole...
AVV. Cianferoni: Va bene. Sarò pronto... Dunque, avvocato Cianferoni, difesa Bagarella, sostituto per Barranca, Calabrò; difensore Scarano Massimo e sostituto per Ferro Giuseppe.
Dottor Carapezza, nell'ambito dell'attività di questa Commissione speciale permanente per la protezione dei beni culturali, istituita nel maggio '92, il componente proveniente dall'arma Carabinieri tutela patrimonio artistico, ebbe mai a farsi portatore di notizie relative ad una indagine per il recupero di opere d'arte a mezzo trattativa con determinati esponenti della criminalità?
TESTE Carapezza: No, nessuna, non... all'interno della Commissione non venivano minimamente, né vengono adesso, svolte né indagini, né comunicazioni all'interno delle indagini. La...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi scusi, il difensore voleva sapere se, all'interno della Commissione, questo colonnello dei Carabinieri aveva portato notizia di una indagine relativa a...
TESTE Carapezza: No.
AVV. Cianferoni: Tanto chiedevo, Presidente, perché il dottore diceva che, oltre alla sicurezza dal fatto disastroso, la Commissione si occupava anche dei furti.
TESTE Carapezza: Posso rettificare, Presidente? Cioè, non, si occupa di furti, ma solo in funzione di prevenzione, non di recupero diretto. Quello poi è una attività, diciamo, che il Comando dei Carabinieri patrimonio artistico, svolge poi autonomamente.
PRESIDENTE: Attraverso i propri uffici stessi.
TESTE Carapezza: Attraverso i propri uffici. Noi svolgiamo, loro ci comunicano dei problemi che sorgono e noi, diciamo, prendiamo, suggeriamo al ministro le misure da adottare per proteggere determinati siti che sono considerati maggiormente a rischio. Ma non abbiamo una possibilità di inserirci, né di venire a conoscenza di indagini del Comando.
AVV. Cianferoni: Per quello che è di sua con conoscenza, la costituzione di questa Commissione, rappresentò un fatto naturale, rispetto per esempio a degli studi che erano stati fatti, proprio in tal senso; oppure vi fu un evento che determinò la costituzione della Commissione?
TESTE Carapezza: No. Diciamo: è stata una misura adottata dal Ministero dei Beni Culturali, proprio per tentare di raggiungere un concetto di sicurezza globale che tenesse conto dei problemi di sicurezza antincendio, di sicurezza appunto antintrusione e di sicurezza micro climatica per tentare di avere una, diciamo, di studiare il problema sicurezza tutto insieme, visto che, a livello di progettazione, è meglio e probabilmente meno costoso.
AVV. Cianferoni: Questo, però, all'interno della struttura? Cioè...
TESTE Carapezza: Sì.
AVV. Cianferoni: ... dato un certo museo, come si tutela dai punti di vista che ha detto lei.
TESTE Carapezza: Certo, certo. Sì, sì, ma è proprio, diciamo, da... Questa è una Commissione proprio di studio, diciamo. Viene, di studio che può suggerire soluzioni operative a singole strutture a secondo delle loro necessità e mettendo a frutto quella, così, quella professionalità che ciascuno ha posto all'interno di tale struttura.
AVV. Cianferoni: Operando il censimento dei danni susseguenti all'attentato in Firenze del maggio '93, la Commissione è stata informata anche di danni presso il Palazzo della Signoria di Firenze?
TESTE Carapezza: No. Abbiamo lavorato, noi lavoriamo su specifiche indicazioni.
Cioè, noi abbiamo un campo specifico che ci viene dato dal Ministro e lì interveniamo. E' questo che ci viene affidato.
AVV. Cianferoni: Grazie. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda?
Può andare, grazie. Buongiorno.
*TESTE Carapezza: Grazie. Buongiorno.
PRESIDENTE: Un altro teste.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. La signora Torti.
AVV. Cianferoni: Le chiedo scusa. Sempre avvocato Cianferoni.
Mentre il teste si accomoda vorrei associarmi alla richiesta inoltrata dall'avvocato Gramigni e arricchirla, se possibile, a mezzo della produzione da parte della Direzione del museo, di una piantina del museo stesso con la dislocazione delle varie opere. Compresi i magazzini, la galleria dei quadri, statue, arazzi e quant'altro.
PRESIDENTE: Bene.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Prima di concludere, eventualmente non avessimo provveduto, lei, per cortesia, me lo rammenti.
Poi sentiremo il P.M., le parti civili.
Possiamo vedere questa teste? Buongiorno.
*TESTE Torti: Buongiorno.
PRESIDENTE: Lei si chiama?
TESTE Torti: Giorgia Torti.
PRESIDENTE: Vuol dire data, luogo di nascita e luogo di residenza?
TESTE Torti: Allora, 25 marzo '42, nata a Scansano Grosseto, residente tuttora in via dei Georgofili, però abitante in via Matteo Palmieri.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Torti: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signora, dove abitava nel maggio del 1993?
TESTE Torti: Io abitavo in via dei Georgofili al numero 1.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa accadde verso l'una di notte del 27 maggio?
TESTE Torti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può riferirlo alla Corte?
TESTE Torti: Sì. Io ero andata a letto da appena, da cinque minuti circa prima delle una di notte, in quanto stavo spostando delle cose, perché avevo un imbianchino in casa.
Verso le una e cinque, o dieci minuti all'una, non so esattamente, non mi ricordo esattamente quando, andai a letto. Dopo un pochino sentii come un rumore che fa il fabbro quando sega il ferro, ma molto, molto di più e venire giù tutto.
PRESIDENTE: Venire giù tutto?
TESTE Torti: Venire giù, cadere della roba addosso. E grida da tutte le parti.
Nel tentativo di liberarmi da questa roba che avevo addosso, per fortuna la mia casa era molto fresca. Quindi avevo delle coperte pesanti addosso. Come poi si possono vedere anche dalle foto che sono state scattate nella perizia della Prefettura.
E nel tentativo di... Non riuscivo a liberarmi da questa roba, avevo l'impressione di aver come una cornice addosso.
PRESIDENTE: Come una...
TESTE Torti: Cornice. Senonché, invece della... Dopo ci siamo resi conto che, invece della cornice, era una delle due porte che erano nella parete in fondo al letto, che era rivestita a tutti i lati di uno specchio e si era sventrata. E quindi era venuta addosso insieme a tutti...
PRESIDENTE: Lei era sola, signora?
TESTE Torti: C'era mio marito alla destra.
Nel tentativo di liberarmi, lì per lì non mi rendevo conto, e di scappare. Mentre invece di scendere dal letto, salivo perché c'erano, per terra c'era tutto: sassi... Di questo ce ne siamo resi conto dopo. Fra l'altro io ero senza occhiali, quindi senza occhiali non ci vedo. Cadevo...
PRESIDENTE: C'era buio, probabilmente.
TESTE Torti: C'era buio. C'era buio.
PRESIDENTE: Quindi, anche gli occhiali le avrebbero servito poco, probabilmente.
TESTE Torti: Sì, infatti. Ma comunque anche... Cadevo di continuo. Però c'era il fuoco in casa.
PRESIDENTE: Si era sviluppato un incendio?
TESTE Torti: Sì, perché noi avevamo, alla sinistra confinavamo con il ragazzo che bruciava e che gridava; e avevamo proprio di fronte, al di là della strada, ma proprio di fronte, la famiglia Nencioni.
PRESIDENTE: Ah, sì.
TESTE Torti: Ecco, noi eravamo al terzo piano.
PRESIDENTE: Dei custodi della...
TESTE Torti: Sì. Eravamo praticamente sulla traiettoria del Fiorino, però la nostra camera era un po' più all'interno. Quindi, le pareti interne, crollarono tutte. Rimasero le pareti perimetrali, tranne una che confinava con la Buca dell'Orafo.
Questo, è quello che io ricordo.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, signora, lei ha parlato: 'cercavo di alzarmi da letto...', e non ci riusciva perché era stata schiacciata dal materiale che era caduto sul letto?
TESTE Torti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questa circostanza...
TESTE Torti: Schiacciata, sì. Era venuto addosso, però, come si può vedere anche dalle fotografie, fino a metà letto, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Torti: E la porta invece era venuta... le porte, cioè, erano... Anche la lungarina di cemento si può vedere dalle fotografie che era venuta sul letto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico: si procurò delle lesioni?
TESTE Torti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che tipo di lesioni ha avuto?
PRESIDENTE: Ci dice che lesioni ha avuto? Cioè, è stata ricoverata in ospedale?
TESTE Torti: Io sono stata in ospedale, io ho un verbale dell'Ospedale Militare, fra l'altro...
PRESIDENTE: Va bene. Ci dica che cosa ha riportato.
TESTE Torti: Allora, io... tagli alla zona plantare dei piedi. Poi, siccome cadevo ripetutamente, ho avuto, mi ero fatta male alla mano destra, all'indice della mano destra.
All'ospedale fu diagnosticata una contusione, perché il dito era gonfio, senonché mi fecero una doccia. Dopo 10-15 giorni - non ricordo esattamente quanto - mi fu tolta la doccia e il dito era ancora tumefatto e non riuscivo a piegare nessuna delle due falangi. Al che fu rifatta un'altra radiografia e si resero conto che era una frattura della base della zona parcellare della seconda falange.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, signora, da queste lesioni, in quanto tempo è guarita?
TESTE Torti: Da queste lesioni sono guarita relativamente, perché io ancora non riesco a chiudere bene...
PRESIDENTE: Va bene, questi sono i postumi. Ma la malattia, in quanto tempo si è esaurita?
TESTE Torti: Dopo di, oltre a questo io ho avuto, sono stata in cura da un neurologo, in quanto io ho avuto dei... avevo paura di tutto. Avevo paura del...
PRESIDENTE: Sì, sì, va bene...
TESTE Carapezza: Quindi...
PRESIDENTE: Dica.
TESTE Torti: Ah, ecco, posso continuare.
Niente, sono stata in cura, per cui avevo paura del rosso...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Ma in quanto, per quanto tempo è stata in cura? Mesi, anni, ce lo dica, perché noi non sappiamo nulla.
TESTE Torti: Sono stata in cura... Allora, per il dito, niente, un mese sarò stata in cura per il dito. Poi tanto non... Ho fatto delle, anche delle terapie fisiche. E dal professor Macchi sono stata in cura diversi mesi, un anno. Poi smisi, perché tanto non... Non avevo più voglia.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? I difensori, domande?
AVVOCATO Florio: Una soltanto. Avvocato Florio per Lo Nigro e Giacalone.
Se i danni patrimoniali le sono stati risarciti.
PRESIDENTE: I danni... L'appartamento era di sua proprietà? Di vostra proprietà?
TESTE Torti: Allora, l'appartamento io ero in affitto, però io avevo un appartamento, io ero molto affezionata di mobili di alto antiquariato che avevo comprato nel periodo in cui i mobili antichi le persone non li capivano e io li avevo comprati bene.
PRESIDENTE: Va bene, signora. Ci dica se è stata risarcita di questi danni.
TESTE Torti: Sono stata risarcita di una parte dei danni, perché alcune cose non sono state neppure messe. Perché avevo la casa talmente piena di roba che era, lì per lì, anche sotto shock non era nemmeno facile ricordarsi quello che c'era dentro.
PRESIDENTE: Che cosa aveva.
TESTE Torti: E lo posso anche dimostrare che una parte dei danni non sono stati risarciti, perché ci sono state alcune cose, avevo fra l'altro in casa dei vasi del V secolo a. C. che non erano stati messi nella perizia e che possono essere, sono dimostrabili che c'erano.
PRESIDENTE: Bene. Con quanto è stata risarcita?
TESTE Torti: Allora, io ho avuto... Allora, la Prefettura ci suggerì, visto la perizia che noi avevamo presentato la prima volta, e poiché il danno praticamente non copriva nemmeno il prezzo del restauro, perché il mobile di alto antiquariato, una volta che viene restaurato non ha più il valore, poi altra roba sparita, altra roba nemmeno da restaurare, ci suggerì la Prefettura di rifare, di ripresentare una seconda perizia.
Fu ripresentata e fu dato, non mi ricordo se, altri 24 milioni di perizia, ne furono dati 12.
PRESIDENTE: Su 24 milioni di perizia...
TESTE Torti: Sì, però guardi, non sono sicura, perché non...
PRESIDENTE: Bene.
TESTE Torti: Guardi, preferisco non...
PRESIDENTE: Senza dare a queste, affermazioni di sicurezza, lei dice: 'mi pare che su 24 milioni, me ne hanno rimborsati 12'.
TESTE Torti: Sì, guardi, però non voglio, non so perché... No, l'ultima volta però furono dati 100... più di... la prima perizia 100... 110, 102, 120, non mi ricordo.
PRESIDENTE: Dopo la prima, che?
TESTE Torti: Non mi ricordo, non ricordo...
PRESIDENTE: Va bene. Altre domande? Nessun'altra domanda?
Si accomodi. Grazie, signora.
*TESTE Torti: Prego.
PRESIDENTE: Chiamiamo un altro.
PUBBLICO MINISTERO: De Giosa Pietro.
PRESIDENTE: Vuol dirci come si chiama?
*TESTE De Giosa: De Giosa Pietro.
PRESIDENTE: Dove e quando è nato?
TESTE De Giosa: Nato a Bari il 17/05/51.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE De Giosa: In via dei Georgofili 1, Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE De Giosa: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Fuoco. Pubblico Ministero, spari.
PUBBLICO MINISTERO: Signor De Giosa, dove abitava nel maggio del '93?
TESTE De Giosa: In via dei Georgofili al numero 1.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ricorda cosa è accaduto il 27 maggio di quell'anno?
TESTE De Giosa: Sì, mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Può rappresentarlo alla Corte?
TESTE De Giosa: Sì. Mi sono svegliato perché ho sentito dei rumori in via dei Georgofili e svegliato quindi da questi rumori e ho...
PRESIDENTE: Beh, chiamarli rumori forse è un pochino eufemistico.
TESTE De Giosa: Ecco...
PRESIDENTE: Sarà stato un po' più che rumori.
TESTE De Giosa: No, affermo quello che ho detto: erano rumori di gente che piangeva. Io non ho sentito nessun boato.
PRESIDENTE: Scoppio, ho capito.
TESTE De Giosa: Nulla, di tutto questo.
PRESIDENTE: Ha sentito solo gente che piangeva.
TESTE De Giosa: Che piangeva, sì. Tra l'altro, per esperienze passate, ho ritenuto che fossero della gente che si drogava. Perché è successo, in mesi precedenti, persone che o bruciavano il cassonetto, o gridavano. Quindi direi che erano soliti. Non sono stato, non ho capito che cosa succedeva. Ho trovato una difficoltà ad alzarmi, perché c'era del peso sul letto, non capivo di che cosa si trattava. E quindi mi sono portato, dalla stanza da letto, in via dei Georgofili alle finestre, dove ho visto che una tenda prendeva fuoco. Quindi ho cercato di spegnere...
PRESIDENTE: Ah, una tenda in casa sua.
TESTE De Giosa: In casa mia, perché ero in casa.
Mi sono affacciato e ho visto una lingua di fuoco altissima e non riuscivo a capire dal fumo, la Torre in che maniera era demolita, non riuscivo a capire.
E c'era un fumo e una polvere che non lasciavano respirare. Lì ho capito, credevo di aver capito che si trattasse di un terremoto, quindi mi sono preoccupato di muovermi in maniera sicura. Cioè tenendo conto delle norme relative ad eventi di questo genere. Quindi ho cercato... Ho visto la porta blindata aperta e il telefono... E poi non ho visto nient'altro, perché avevo premura di uscire di casa.
Cercai di vedere cosa fosse successo a mia suocera che abitava al piano inferiore e, convinto che si trattasse del terrorismo, di lasciare il prima possibile della...
PRESIDENTE: Del terremoto.
TESTE De Giosa: Del terremoto. Lasciare prima possibile l'abitazione.
Quindi ho aiutato mia moglie ad uscire dall'appartamento.
PRESIDENTE: Lei personalmente ha subìto delle lesioni?
TESTE De Giosa: In quanto medico, io ho avuto qualche piccola lesione fatta da schegge nel piede che ho rimosso da me e... Il pavimento era particolarmente scivoloso, quindi sono caduto; lì ho urtato varie parti del corpo, però non ho dato nessuna rilevanza a quello che accadeva.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che danni ha subìto la sua abitazione?
TESTE De Giosa: La mia abitazione è stata letteralmente distrutta, distrutta.
La cosa l'ho realizzata solo quando sono potuto ritornare per recuperare quello che mi veniva consigliato di recuperare. Cioè, gli ori, qualcosa di particolarmente...
PUBBLICO MINISTERO: Asportabile.
TESTE De Giosa: Ma di valore, che poteva essere trasportato. Perché credo che i Vigili del Fuoco avessero dei seri problemi ad accedere, erano molto spaventati.
Ho visto delle cose che non mi era mai capitato di vedere.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
TESTE De Giosa: Ora le spiego: intanto i tubi del riscaldamento che sembravano isolati, perché tutti i muri di divisione dell'appartamento non esistevano più.
E ho visto una cosa che, dal punto di vista ingegneristico, mi ha in qualche modo spaventato: ho visto un avvallamento del pavimento di 70 centimetri, il centro, rispetto alla periferia. E non riuscivo a capire come il pavimento potesse reggere.
E quando siamo andati, cioè, io imprudentemente, nel recuperare nei primissimi giorni la cosa che mi stava più a cuore, sì, con una certa cautela, sono riuscito a recuperare questi oggetti a cui tenevo. E poi mi è stato spiegato che dovevo camminare sul perimetro della stanza perché era la parte più sicura.
Comunque è una esperienza di vita unica, cioè nel senso, ho visto un appartamento proprio... I muri di divisione non c'erano più; collegamenti con appartamenti di abitati che erano dall'altra parte, in via Santo Stefano. Cioè, questi collegamenti strani. Cosa che ho visto anche facendo, quella sera, percorrendo le scale per uscire dallo stabile.
PUBBLICO MINISTERO: Praticamente ha perso tutto, in casa?
TESTE De Giosa: Io ho perso tutto. Io ho perso tutto con gravissima distruzione di certi mobili di antiquariato. Alcune cose sono state recuperate...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, lei è il marito della signora...
TESTE De Giosa: Sì, sì, sono il marito della signora Torti Giorgia.
PUBBLICO MINISTERO: Torti Giorgia. L'abbiamo sentita prima.
TESTE De Giosa: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quanto tempo siete stati... Dico, ci è tornato in questa casa? E' stata...
TESTE De Giosa: No. No, è l'unico stabile ancora in via di recupero.
Quindi, si figuri che... E' proprio di fronte a dove era stata collocata l'autobomba.
PUBBLICO MINISTERO: L'autobomba.
TESTE De Giosa: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi come ha provveduto a queste, alla sua abitazione? Ecco, subito dopo...
TESTE De Giosa: Senta, noi siamo stati, nei primissimi giorni... Cioè, il giorno in cui è successo siamo andati in studio da mia moglie dove abbiamo dormito per terra. E poi, nei giorni successivi, il Comune ci ha messo a disposizione, i primi tre giorni, un piccolo albergo lì vicino a dove era successo l'ermitage, per dire, a pochi metri, perché c'era stata l'altra possibilità di andare a recuperare, secondo un criterio di priorità, la roba di cui avevamo più necessità: biancheria intima...
Quindi, non la faccio lunga, insomma.
E poi siamo stati, per circa sette mesi, in un residence, dove in uno spazio molto piccolo abbiamo vissuto in una situazione di gravissimo disagio, di gravissimo disagio. Cioè, non sto a sottolineare come si riesce a convivere con la vita di tutti i giorni con questo tipo di esperienza, con un ambiente piccolissimo.
Noi avevamo la fortuna di stare in un appartamento molto grande. E stare in una stanza di residence molto piccola, molto piccola, guardi, molto piccola.
Non voglio commentare perché credo che non sia sufficiente una stanza di... praticamente di pochi metri quadri. Nonostante le nostre, non dico lamentele, ma insistenze ad avere una stanza un pochino più dignitosa, più... Quindi, questo per sette mesi. Dopodiché, grazie al Comune, abbiamo avuto un appartamento di 50 metri quadri nel quale attualmente noi viviamo, che è sito in via Matteo Palmieri.
In attesa di cercare di riorganizzare, a distanza di tre anni non è ancora facile, la nostra vita, ecco; quindi uno cerca di non parlarne, tira avanti perché è la vita di tutti i giorni: c'è chi muore e chi ha dei danni come li abbiamo avuti noi, e che deve affrontarli quotidianamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE De Giosa: Poi noto anche, cioè voglio sottolineare, che c'è stato un cambiamento dal punto di vista proprio psicologico da parte anche di mia moglie, non è più tranquilla. Anche oggi ha vissuto, prima di venir qui quindi, con una certa tensione, direi con una certa tensione.
PUBBLICO MINISTERO: Direi che la vostra vita è stata sconvolta da questo.
TESTE De Giosa: Direi proprio di sì, direi proprio di sì, cioè ci ha segnato; ora il termine, quantizzarlo, da dire da uno a... non lo so fare, non lo voglio fare. Non so quali conseguenze avrà nel futuro, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE De Giosa: Grazie.
PRESIDENTE: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Del Frate.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e luogo di residenza?
*TESTE Del Frate: Del Frate Lorenzo, nato il 20/11/1948 in Grosseto e ivi residente.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Del Frate: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Del Frate, vuol dire dove si trovava nei giorni compresi tra il 25, il 26, il 27 maggio del 1993?
TESTE Del Frate: Mi trovavo a Firenze...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, non le ho chiesto dove abita, lei.
TESTE Del Frate: Io abito a Grosseto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, anche allora abitava a Grosseto?
TESTE Del Frate: Sì sì, anche allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo che si trovava a Firenze.
TESTE Del Frate: Mi trovavo a Firenze, ero venuto qui per un congresso medico, perché sono medico. Un congresso di allergologia e pneumologia, che si teneva in quei giorni a Firenze. Ed ero alloggiato all'Hotel Quisisana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa accadde nella notte tra del 27 maggio?
PRESIDENTE: Scusi, prima di tutto ci può dire dove è posto l'Hotel Quisisana?
TESTE Del Frate: L'Hotel Quisisana si trova, praticamente, su via dei Georgofili.
PRESIDENTE: Ah, benissimo.
TESTE Del Frate: Direttamente proprio sulla via. Mi trovavo...
PRESIDENTE: Quindi, lei è andato a scegliersi proprio il posto segnato.
TESTE Del Frate: Sì, perché era un albergo che conoscevo già da tempo. E ero alloggiato lì già dalla sera precedente. La sera rientrai verso le 11 e mezzo, circa, dopo essere stato al cinema mi pare; e mi trovarono una camera all'ultimo piano, che per l'appunto avevo cambiato perché non... Ed era una camera che guardava direttamente sulla via dei Georgofili. Non è che avevo notato nulla di particolare.
E fino alle 11 e mezzo, arrivato alle 11 e mezzo fino a mezzanotte sono stato nel dormiveglia; poi, verso una mezzora dopo circa sono stato svegliato da un sibilo, un sibilo e dalla sensazione di pezzi di parete, di frammenti di vetro che mi hanno investito, in modica quantità diciamo. Per cui, mi sono subito alzato, mi sono rivolto a mia moglie, che era lì accanto, e ci siamo chiesti che cosa stesse succedendo.
Abbiamo avuto subito la sensazione di un fatto molto grave, come sensazione. E quindi non abbiamo preso tempo per vestirci o per prendere anche i documenti personali, e ci siamo, dopo una rapida consultazione, diretti così, senza nemmeno le scarpe, soltanto con gli indumenti intimi, direttamente verso la porta della camera e siamo scesi con una certa vigoria e con una certa velocità verso... Noi eravamo all'ultimo piano, abbiamo attraversato tutto l'albergo, scendendo; e già si sentivano dei fragori di tubature rotte, già saltavano delle luci.
Siamo calati al secondo piano, dove si stavano svegliando in quel momento degli altri ospiti dell'albergo - che dovevano essere stranieri - stavano cominciando a guardare. E siamo arrivati poi sulla strada, sul Lungarno, dove cominciava a accorrere la gente, attirata dal rumore e dal fragore.
E siccome ero tutto sanguinante, passava di lì una Croce Rossa, pur essendo medico non mi rendevo ben conto di quello che poteva essere successo da un punto di vista clinico; quindi sono direttamente salito sulla prima Croce Rossa che passava, accompagnato da mia moglie che, anche lei, era ferita - poi si rivelarono ferite, insomma, relativamente gravi - e siamo stati accompagnati all'ospedale più vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che tipo di lesioni ha...?
TESTE Del Frate: Mah, io riportai lesioni superficiali da taglio prevalentemente, alla testa, agli arti inferiori, ma guaribili, insomma, in un periodo abbastanza breve.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto?
TESTE Del Frate: Mah, mi pare un venti giorni circa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sua moglie come si chiama?
TESTE Del Frate: Mameli Laura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ha subìto lesioni pure essa?
TESTE Del Frate: Mi pare delle ferite, delle piccole ferite da taglio, anche lei.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho terminato.
PRESIDENTE: Domande, parti civili?
AVVOCATO: Nessuna.
PRESIDENTE: I difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Del Frate: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, facciamo passare la signora Mameli.
PRESIDENTE: Come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Mameli Laura.
PRESIDENTE: Vuol dirci, per cortesia, nome, cognome, luogo, data di nascita, e luogo di residenza?
*TESTE Mameli: Mameli Laura, nata il 24/08 del '54, a Grosseto.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Mameli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signora, lei è la moglie del teste Del Frate, del signor Del Frate?
TESTE Mameli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire, signora, dove si trovava lei nella notte fra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Mameli: Eravamo all'Hotel Quisisana, a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol raccontare cosa è accaduto quella notte?
TESTE Mameli: Dunque, noi veramente eravamo tornati dal cinema e stavamo dormendo profondamente.
PUBBLICO MINISTERO: A che ora avevate fatto ritorno in albergo?
TESTE Mameli: 11 e mezzo, mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Nel tornare in albergo, la situazione come le era apparsa a Firenze, quella sera?
TESTE Mameli: Mah, io, francamente, non ho notato niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era stata al cinema, ho capito bene?
TESTE Mameli: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano stati fatti particolari?
TESTE Mameli: No, io non...
PUBBLICO MINISTERO: Non ha ricordo, ecco.
TESTE Mameli: No, non ho visto niente di particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, che cos'è accaduto?
TESTE Mameli: Stavamo dormendo e, a un certo punto - un sonno profondo - io ho sentito come un botto, ma molto in lontananza; e poi ho sentito i calcinacci del soffitto che mi stavano cadendo addosso, e la sensazione di non poter respirare.
La prima cosa che abbiamo fatto, ci siamo urlati qualcosa e siamo scappati come eravamo, insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Vi trovavate, in quell'albergo?
TESTE Mameli: Eravamo all'ultimo piano del Quisisana.
PUBBLICO MINISTERO: In via dei Georgofili.
TESTE Mameli: Sì. La stanza era su via dei Georgofili, all'ultimo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha visto, si è potuta render conto di cosa le era accaduto lì, nella stanza?
TESTE Mameli: Io ho pensato a uno scoppio di gas, perché respiravo poco bene, mi sentivo cadere addosso dei calcinacci dal soffitto; quindi, la prima cosa, il primo pensiero che ho avuto: è scoppiata la bombola del gas. E poi, il pensiero di salvarsi, in qualche modo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E cosa ha fatto, signora?
TESTE Mameli: Ci siamo urlati qualcosa e siamo scappati come eravamo: mio marito, in mutande, in canottiera; io avevo un pigiama addosso, senza scarpe. Niente, abbiamo cercato di raggiungere in qualche modo l'uscita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si è ferita, signora?
TESTE Mameli: Io avevo delle ferite nelle gambe, mio marito perdeva sangue dalla testa. Però, al momento, non si sapeva l'entità, a caldo, in quel modo, delle ferite, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scendendo dalle scale dell'albergo, notò qualcosa?
TESTE Mameli: No, erano già tutti, c'era già tutti i vetri, i calcinacci per terra. Però, non... Al nostro piano c'era soltanto una piccola luce d'emergenza; poi, sotto, c'era tutta la gente che stava cercando di raggiungere i piani sottostanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi cosa ha fatto, signora?
TESTE Mameli: E poi, appunto, mio marito perdeva sangue, quindi ha preso la maglietta, se l'è legata intorno alla testa, siamo scesi giù e sono arrivate le ambulanze; l'ambulanza ci ha caricato subito, perché poteva essere una cosa molto grave come niente. Cioè uno non può valutare, in quei momenti, quello che uno...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Lei, signora, che conseguenze ha avuto da questo fatto?
TESTE Mameli: Mah, delle ferite alle gambe. Poi, chiaramente, psicologicamente uno rimane un po' turbato; però, niente di più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da queste ferite in quanto tempo è guarita, signora?
TESTE Mameli: Mah, non erano delle ferite gravi, ecco, dei piccoli vetri che mi si erano infilati nelle gambe, un'escoriazione alle spalle; ma insomma, non cose molto gravi. Anche perché abbiamo avuto la prontezza di scappare immediatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si è resa conto nella camera che occupavate che cosa era accaduto, che danni aveva riportato?
TESTE Mameli: No, veramente sentivo questi calcinacci che venivano giù, ma siamo scappati immediatamente. Il primo istinto è stato quello di salvarsi, di scappare insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Domande delle parti civili? Difensori? Si accomodi signora, grazie.
*TESTE Mameli: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Gabrielli Daniele.
PRESIDENTE: Gabrielli Daniele.
*TESTE Gabrielli: Buongiorno.
PRESIDENTE: Vuol dirci, per cortesia, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e luogo di residenza?
TESTE Gabrielli: Daniele Gabrielli, nato a Firenze l'8 maggio 1954, residente in Firenze, via Lambertesca 6.
PRESIDENTE: Vuole leggere questa formula?
TESTE Gabrielli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Gabrielli, ho sentito che lei abita in via Lambertesca, 6. Dove abitava nel maggio del '93?
TESTE Gabrielli: Esattamente in una delle case che sono dirimpettaie...
PUBBLICO MINISTERO: Era sempre via Lambertesca?
TESTE Gabrielli: Sì, sì, via Lambertesca, proprio sul luogo dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa è accaduto il 27 maggio di quell'anno?
TESTE Gabrielli: Mi ricordo che ero andato a letto da pochi minuti e, praticamente, sentimmo un grande rombo e, pochi istanti dopo, sommersi dai vetri. Fortunatamente, pur stando a poche decine di metri dall'esplosione, le camere erano nella parte anteriore della casa, per cui abbiamo salvato la vita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva delle camere che si affacciano in via Lambertesca?
TESTE Gabrielli: Abbiamo delle stanze.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, delle stanze.
TESTE Gabrielli: E che, praticamente, sono state completamente distrutte, sono andate completamente distrutte. Per fortuna, le camere erano nella parte anteriore dove, chiaramente, siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abitava sempre al civico 6?
TESTE Gabrielli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo stabile ero composto tutto da abitazioni, o c'erano anche altri usi?
TESTE Gabrielli: Praticamente è un immobile di proprietà pubblica, del demanio dello Stato, fa parte dell'isolato degli Uffizi, anche se era del tutto autonomo. Di fatto, c'era un uso pubblico all'ultimo piano e al piano terra.
PUBBLICO MINISTERO: Quante famiglie ci abitavano?
TESTE Gabrielli: Allora, in quel momento, abitavano - mi scusi; due, quattro... - sei nuclei familiari, in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei in casa era da solo?
TESTE Gabrielli: No, ero con la mia famiglia, che è composta da mia moglie e da un ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama sua moglie?
TESTE Gabrielli: Mariangela Canda.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e vuol dire alla Corte che conseguenze ha avuto la sua casa?
TESTE Gabrielli: Ecco, le conseguenze sono quella di una completa distruzione delle suppellettili, dei mobili; finestre che hanno fatto anche dieci metri schiantandosi contro le pareti, un turbinio di calcinacci, pezzi di legno.
E poi una cosa, devo dire la verità, visto che avevamo salvato la vita, nel buio più assoluto, la prima cosa è stato pensare alle persone più care, visto che rispondevano, immediatamente. Ed era quasi incredibile dire a loro quello che io vedevo, perché avevo chiesto a loro di rimanere fermi...
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vedeva?
TESTE Gabrielli: Vedevo una situazione - io ho usato questo termine - sembrava di essere a Beirut; in quel periodo, c'erano sui notiziari le immagini del problema libanese, ed era impressionante vedere nei bagliori dell'incendio, praticamente vedere anche il vento che spostava tutte queste... le tende, e questa massa enorme di legno, di mobili rotti. E praticamente un tappeto di vetri, ecco, la cosa impressionante era quello: avevamo vetri dappertutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito bene, che le stanze che danno su via Lambertesca sono state praticamente...
TESTE Gabrielli: Praticamente distrutte.
PUBBLICO MINISTERO: Praticamente distrutte, ecco. A subìto delle lesioni, a seguito di questo fatto?
TESTE Gabrielli: Francamente, non è che io abbia guardato tanto i tagli o le cose, in quel momento. Ho aiutato la mia famiglia, poi ho aiutato alcuni coinquilini che erano ben più in condizioni gravi di me, e non è che mi sono rivolto agli ospedali, in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non è stato all'ospedale?
TESTE Gabrielli: No, no, ecco, diciamo che non era necessario.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ferite di poco conto.
TESTE Gabrielli: Fisiche no, ecco. Ovviamente, tralascio le altre, che sono cominciate da quel momento in poi, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire proprio queste fasi immediatamente successive allo scoppio della bomba?
TESTE Gabrielli: Al di là della distruzione delle cose, che può essere praticamente ricostruita, ricomprata, il problema più grave è stato soprattutto la rottura di un tessuto di rapporti tra le persone che abitavano nel palazzo, tra... Anche le cose care, ovviamente, che uno aveva e che non possono essere sostituite da cose nuove: questo è evidente.
E poi, soprattutto, è cominciato una lunga precarietà; perché, pur essendo inquilini e pagando regolarmente l'affitto, è cominciato una serie di precarietà che non si sono assolutamente concluse, ad oggi. Certo, abbiamo un tetto, ma sempre in "sub iudice". Sono già al terzo trasloco e, praticamente, con nessuna speranza di ritornare in quei luoghi; che, almeno personalmente, avrebbe un grosso valore morale. Perché lì siamo stati sradicati, anche se ora ci saranno altre utilizzazioni, legittimissime; indubbiamente da quella bomba certi rapporti, anche di vicinato, di aiuto reciproco, anche...
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dire come si svolgeva la vita in questa frazione di Firenze?
TESTE Gabrielli: Ecco, era una frazione di Firenze ovviamente un po' anomala, perché era fortemente condizionata dalla presenza turistica, erano praticamente snaturati i rapporti, per cui dovevamo ritrovarci e riconoscersi tra centinaia e centinaia di persone che attraversavano la strada. Nel tempo, era diventato difficoltoso mandare i figli a scuola lì intorno, perché eravamo in pochi e per cui, ogni anno, credo che mio figlio abbia cambiato diverse scuole, non insegnanti, ma progressivamente venivano allontanati.
Gli acquisti erano diventati complicatissimi, per il fatto che non potevamo accedere. E, piano piano, anche i negozi, quelli di servizio, erano venuti meno. E la bomba gli ha dato il colpo secco. Oggi io credo che, se giriamo in via Lambertesca, è una città turistica, un pezzo... cioè la fine di una convivenza.
Poi, indubbiamente, ci sono tante persone che ci abitano. Ma credo che è andato via un pezzo che difendeva e consentiva di...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ho concluso, Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Gabrielli: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, facciamo entrare il signor Artioli Giulio.
*TESTE Artioli: Buongiorno.
PRESIDENTE: Ci dice il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, luogo di residenza, per favore?
TESTE Artioli: Sì. Artioli Giulio, nato a Carpi, Modena, il 28/03/46, residente a Lucca, via di Boboli, Sant'Anna.
PRESIDENTE: Vuol leggere?
TESTE Artioli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signor Artioli, dove era lei nella notte tra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Artioli: Sì, io ero in servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Che attività svolge, lei?
TESTE Artioli: Ero Vigile del Fuoco, a quel tempo - ora sono in pensione - come caposquadra dei Vigili del Fuoco. Fummo chiamati per rinforzo, qui a Firenze, alle 02.00 di notte del 27. E siamo venuti qui, a Firenze, e siamo andati direttamente sul luogo dell'esplosione a dare una mano ai nostri colleghi. Insomma, ci hanno chiamato i Vigili del Fuoco di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Può riferire alla Corte che scena si presentò davanti ai suoi occhi?
TESTE Artioli: Beh, la scena era da film, un bombardamento, noi siamo rimasti, si è detto 'ma che è successo?'. Si pensava, non lo so, a una fuga di gas, come ci avevano detto. Poi, sa, non siamo stati tanto... Siamo andati subito, coi colleghi di Firenze, nelle macerie perché dicevano che c'erano dei morti, via. E infatti, mentre eravamo lì, insieme ai colleghi di Firenze, al momento che si vide un braccino, no?, si vide un braccino: era la bimba, era una bimba piccola. E allora, a quel momento, 'ci vuole un telo, ci vuole'.
Allora io, sul mucchio delle macerie, mentre vado giù per prendere un telo, ho avuto una distorsione al piede, sono caduto e da quel momento lì mi hanno portato all'ospedale, sono stato 40 giorni ingessato. E chiuso, finito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei si è trovato proprio sul cumulo delle macerie.
TESTE Artioli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove era sepolta la famiglia Nencioni, al completo.
TESTE Artioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ebbe modo, quindi, di vedere solo il braccino della piccola, e poi...
TESTE Artioli: Sì, lo intravedevo perché c'erano dei colleghi, lì, che scavavano; io ero lì nel mezzo, anch'io. Niente, al momento che si è visto questo braccino, 'c'è la bimba, la bimba, ci vuole un telo!'; allora, subito sono andato giù, ero lì nelle vicinanze, sono caduto nella fretta. E mi hanno portato all'ospedale, e non ho più... Non so altro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Artioli: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo entrare il signor Rocco Vincenzo.
PRESIDENTE: Dica, per cortesia, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza.
*TESTE Rocco: Sono Vincenzo Rocco, nato a San Canziano d'Isonzo il 28/02/57 e residente in via Pietro Della Valle, 12/5.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Rocco: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Il suo cognome è Rocco o Vincenzo?
TESTE Rocco: Rocco.
PRESIDENTE: Rocco.
TESTE Rocco: Rocco è il cognome, sì.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Rocco, dove abitava lei nel maggio del '93?
TESTE Rocco: Abitavo in via Lambertesca numero 1, al primo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, vuol dire alla Corte quello che è accaduto quella notte?
TESTE Rocco: Sì. In realtà stavo dormendo, quindi io mi sono svegliato, non so quanto tempo dopo perché non ho sentito neanche il botto. Mi sono svegliato che avevo un fastidio alla spalla e cercavo di spostare queste cose, e poi, piano piano, mi sono reso conto, guardando fuori dalle finestre, perché non c'erano più, cioè le finestre sono state strappate completamente, l'appartamento poi era completamente distrutto, che avevo addosso delle cose. Che poi si sono rivelate essere gli infissi delle finestre, che avevano fatto un tre metri di volo, tutt'e due; che stavano dalla parte di via Lambertesca, proprio sopra l'Antico Fattore.
E, niente, ho spostato queste parti che mi costringevano sotto a diverse macerie, e ero inchiodato nel letto; sono riuscito a spostarle, e sono sceso per andare verso la finestra. Perché, a un certo punto, avevo visto l'immagine di una persona che abitava nell'appartamento dirimpetto, dall'altra parte della strada, che è uscita urlando e poi è scomparsa nel buio.
Quindi io ancora non mi ero reso conto di nulla, non credo di aver capito assolutamente quello che era avvenuto; e mi sono portato verso la finestra, passando al centro della stanza dove c'erano un sacco di macerie: praticamente, tutta la stanza era rovesciata al centro.
E sono andato verso la finestra, ho guardato fuori, ho visto anche lì un sacco di macerie, che probabilmente erano parte del tetto, che erano venute giù. E poi ho cercato di scendere dall'appartamento. C'era una scala molto stretta, sono sceso in strada, e siccome avevo un ospite da un paio di giorni a casa mia, l'ho recuperata perché mi sono sentito chiamare. Questa persona era assolutamente senza neanche un graffio, mentre io avevo delle ferite alla spalla e ho preso un colpo in testa, quindi un trauma cranico dovuto a questi oggetti che mi sono caduti addosso.
Siamo scesi, e poi lei si è messa a correre impaurita, l'ho presa in braccio perché si stava tagliando i piedi, portandola verso il fondo di via Lambertesca, in Por Santa Maria.
Quando sono arrivato su Por Santa Maria, in realtà c'era già un sacco di gente, tutto il cordone di Vigili, credo che fermassero la gente per non poter entrare in via Lambertesca; e c'erano, ho visto, le ambulanze ancora non erano arrivate, c'erano dei camion dei Vigili del Fuoco. E, nulla, praticamente credo di essere stato uno dei primi feriti, perché non vedevo altra gente, ad essere arrivato lì, all'angolo di via Lambertesca con Por Santa Maria.
Poi, quando mi vide il Vigile, mi disse: 'lei da dove viene?'. Dico: 'veramente sto venendo dal fondo di via Lambertesca, dove non lo so che cosa sia successo, il palazzo era distrutto'.
Allora mi ha fatto fermare lì, all'angolo, e poi sono rimasto lì in attesa che arrivassero le ambulanze. Nel frattempo, poi, portarono un'altra, una ragazza ferita a una gamba e la misero lì, accanto a me; e io cercavo di far sì che la gente, incuriosita, non le levasse l'aria intorno. Perché in realtà era una situazione un po' strana, ecco, uno si trova in un attimo da dormire a cercar di capire cosa è successo e a ritrovarsi, poi, mezzo nudo in mezzo alla strada. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che conseguenze ha avuto? Lei ha detto 'ho avuto delle ferite'.
TESTE Rocco: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che tipo di lesioni ha subìto?
TESTE Rocco: Allora, diciamo, quelle evidenti mi furono curate dall'ambulanza che arrivò, mi tirò dentro e mi mise dei cerotti, mi disinfettò; erano sulla spalla e quindi erano ferite da taglio dovute, credo, ai vetri o qualcosa del genere, che mi erano arrivati addosso.
E poi, il giorno dopo, in realtà sono andato al Pronto Soccorso, perché la testa mi faceva parecchio male, e il fatto poi si è verificato anche facendo un po' dei controlli, delle analisi, che avevo avuto questa forte botta, e forse anche la pressione alla quale ero stato sottoposto con la bomba stessa.
L'udito, per un mesetto circa, era completamente andato; cioè io sentivo, quando parlavano più di due persone, mi sembrava parlassero in cento. E l'occhio destro, tuttora, è rimasto un po', diciamo è stata riscontrata una miopia che io prima non avevo; però in realtà per un mese, circa, ho avuto una specie di velo sull'occhio destro, con il quale non riuscivo a vedere nitidamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, torniamo un attimo a casa sua. L'appartamento in che condizioni era?
TESTE Rocco: L'appartamento, io ho potuto verificarlo, beh, lì era buio quindi non si capiva; non lo riconoscevo più a dir la verità, proprio perché era all'angolo tra via Georgofili e via Lambertesca. Una finestra si affacciava su via Georgofili, quindi quella parte era crollata, completamente distrutta.
Tutto quello che era la divisione dell'appartamento, è stato praticamente ridotto a una specie di monolocale, era rimasta una parete solo in piedi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che danni ha subìto in termini materiali, da questo fatto?
TESTE Rocco: Beh, in termini materiali, praticamente tutto; cioè ho salvato...
PUBBLICO MINISTERO: L'appartamento era di sua proprietà?
TESTE Rocco: No, l'appartamento...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, era in affitto.
TESTE Rocco: Ero in affitto, sì. Gli oggetti erano di mia proprietà.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto l'arredamento...
TESTE Rocco: Sì, è andato completamente distrutto. Cioè, anche per riconoscere i pezzi stessi, con il perito che è venuto, insomma, abbiamo dovuto ricomporre un po' alcune cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Domande, parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Rocco: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Cinque minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: La signora Pagliai Eleonora.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, di residenza?
*TESTE Pagliai: Allora, Pagliai Eleonora, nata a Firenze il 9 aprile del '71. Residente a Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Pagliai: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, dove abitava lei nel maggio del '93?
TESTE Pagliai: Allora, io abitavo in piazza Santo Stefano al numero 5.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda che cosa è accaduto la notte del 27 maggio?
TESTE Pagliai: Dunque, io mi trovavo a letto, dormivo, e a un certo punto mi sono ritrovata sveglia, non so, un rumore però sentito nel sonno. Poi ho sentito mio fratello che urlava, che chiamava; chiamava me, mio padre e mia madre.
E, niente, ci siamo ritrovati nel corridoio della casa, e poi, piano piano, al buio siamo scesi al piano di sotto, e abbiamo trovato la prima porta di casa spalancata; e poi siamo scesi nel cortile, il cancello non si apriva molto bene e la porta laterale della chiesa, internamente sul cortile, era spalancata. In chiesa c'era fumo.
PUBBLICO MINISTERO: La Chiesa di Santo Stefano?
TESTE Pagliai: La Chiesa di Santo Stefano, sì. Erano accese le luci di emergenza, l'allarme suonava. E, niente, questo è quello che ricordo così, di primo impatto.
Poi, vetri dappertutto, le finestre erano quasi tutte rotte.
PUBBLICO MINISTERO: A che piano era l'appartamento dove abitava, signora?
TESTE Pagliai: Dunque, l'appartamento era di due piani, e per arrivare in casa dovevamo salire due scalinate. E poi, appunto, c'era il piano inferiore della casa, dove però c'era il salotto, la cucina; e noi si dormiva al piano superiore.
PUBBLICO MINISTERO: Al piano superiore. Senta, ma c'erano altri appartamenti nello stabile?
TESTE Pagliai: Dunque, nello stabile c'era l'appartamento sopra la bottega degli orafi; e poi, vivere lì, vivevamo solo noi, e poi appunto, in quest'altro appartamento, un'altra famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, ha detto, a mente fredda ha avuto modo di rendersi conto di quello che era accaduto. Ecco, ci vuol dire?
TESTE Pagliai: A mente fredda, siamo stati in strada praticamente da subito fino alle 4 e mezzo, quando i Vigili del Fuoco ci hanno permesso di rientrare in casa, dopo aver fatto vari sopralluoghi.
PUBBLICO MINISTERO: In che condizioni era la casa?
TESTE Pagliai: Dunque, in camera mia era venuta di sotto una parte di parete, e poi io difatti ho subìto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che lesioni ha subìto, signora?
TESTE Pagliai: Ho subito lo schiacciamento della rotula e poi una distorsione, per cui mi hanno dovuto asportare le cartilagini del ginocchio; che, comunque, era un ginocchio già stato operato due volte. Però, prima di questo, io stavo bene, ero tornata a fare sport, a fare una vita normale, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi.
TESTE Pagliai: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fermiamoci un attimo su questo ginocchio: che durata poi ha avuto il decorso del...?
TESTE Pagliai: Il decorso, io diciamo che sono stata operata in giugno, e poi ho fatto una degenza a casa fino a settembre, e sono rientrata a lavorare. Però non ho mai recuperato tutto, diciamo; la gamba comunque non era più una gamba... cioè non stavo bene, ecco. Poi, ho cominciato ad avere problemi di lussazioni continue della rotula, e da lì ora, a settembre, mi hanno rioperata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi attualmente, questa operazione - che ha delle stampelle - è sempre conseguenza di quel trauma?
TESTE Pagliai: Non, diciamo, non rientra per la Prefettura nel caso; perché mi hanno liquidata a gennaio del '94, e per loro...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi per loro la partita era chiusa, diciamo.
TESTE Pagliai: Era chiusa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, in realtà, ha dovuto ancora...
TESTE Pagliai: Subire un altro intervento e poi, ora, vado incontro all'intervento sull'altra gamba che è causa il troppo sforzo.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa le era caduto sul ginocchio, signora?
TESTE Pagliai: Era una parte di parete, ora... calcinacci, dei mattoni. Però, ecco, io lì per lì non ho sentito niente; tant'è che sono andata all'ospedale il giorno dopo, perché probabilmente, scioccata, non sentivo dolore. Poi, durante la manifestazione che c'è stata il venerdì, ho cominciato a sentire molto dolore, non riuscivo più a camminare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, e l'appartamento, ecco, in che condizioni era?
TESTE Pagliai: Avevamo, praticamente, tutti gli infissi, le finestre tutte rotte, le porte erano scardinate. Questo, per quanto riguarda l'appartamento.
Poi, la chiesa e la stanza del campanile era venuta di sotto; e nel museo, perché c'era il museo di arte sacra della Diocesi, praticamente i restauri sono durati due anni, poi, ecco opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: E' tornata ad abitare in via Santo Stefano?
TESTE Pagliai: Dunque, io e mio fratello siamo andati via il giorno dopo; mio padre e mia madre sono rimasti praticamente sempre, perché con la caduta della stanza sopra il campanile c'era, insomma era tutto aperto, diciamo. E loro, insomma, sono voluti rimanere in casa per questo discorso, appunto, delle responsabilità.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, l'abitazione ora è tornata, diciamo è stata ripristinata?
TESTE Pagliai: Sì. I miei hanno vissuto in salotto per un mese, prima che fosse rimesso tutto a posto. E poi sono tornati, normalmente insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono domande?
AVVOCATO Filastò: Sì, Presidente, avvocato Filastò difensore della parte civile.
PRESIDENTE: Il microfono, avvocato; non si sente.
AVVOCATO Filastò: L'ho acceso. Si sente, ora?
PRESIDENTE: Ora sento, grazie.
AVVOCATO Filastò: Signora, a lei è stata riconosciuta un'invalidità permanente?
TESTE Pagliai: Mi è stata riconosciuta un'invalidità permanente del 7%.
AVVOCATO Filastò: E lei è costretta a camminare con le stampelle, ancora oggi?
TESTE Pagliai: Oggi, diciamo da aprile di quest'anno, sì. Sono con le stampelle, anche prima di quest'ultimo intervento fatto.
AVVOCATO Filastò: L'ultimo intervento risale a quando?
TESTE Pagliai: Il 14 di settembre, sono stata operata.
AVVOCATO Filastò: 14 settembre del 1996?
TESTE Pagliai: Del '96, sì.
AVVOCATO Filastò: Grazie, nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Parti civili, ancora? No. Difensori? Nessuna. Si accomodi, grazie.
*TESTE Pagliai: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo la signora Leo Nicoletta.
PRESIDENTE: Ci dica nome, cognome, luogo, data di nascita, e sede di residenza.
*TESTE Leo: Allora, mi chiamo Leo Nicoletta, sono nata il 22/02/79 a...
PRESIDENTE: Il 20?
TESTE Leo: 02/79, 22/02 del 79, 22 febbraio. A Salerno. E sono residente a Firenze, e la vecchia residenza è via Lambertesca.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Leo: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signorina, lei ha detto che abitava in via Lambertesca. Può dirci a che numero civico?
TESTE Leo: Numero 6.
PUBBLICO MINISTERO: Al civico 6. Si ricorda che cosa è accaduto quella notte del 27 maggio '93?
TESTE Leo: Sì. Io stavo...
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare al microfono? Grazie.
TESTE Leo: Io stavo dormendo praticamente, e ho sentito questo grande botto. Però pensavo che, più che altro, fosse un tuono; allora, ho continuato a dormire. Mi sono svegliata praticamente cinque minuti dopo e avevo tutti i... mi è cascata una finestra grande addosso, e avevo tutti i vetri...
PRESIDENTE: Un po' più forte, signorina, perché non si sente.
TESTE Leo: Avevo tutti i vetri, tagli e vetri nel corpo. E dopo sono arrivati, ho cercato un asciugamano, insomma mi sono svegliata, mi sono alzata, e ho cercato di capire che cosa era successo.
Pensavo fosse una fuga di gas, perché giravano voci, anche i pompieri di sotto dicevano 'è una fuga di gas'. E poi sono arrivati i pompieri, ci hanno fatto scendere, poi siamo andati all'ospedale. Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che lesioni ha avuto, che conseguenze ha avuto da questo fatto?
TESTE Leo: Ho avuto appunto dei vetri che sono entrati nelle braccia, però piccini; poi me n'è entrato uno vicino all'occhio, e poi, insomma, tutti vetri più che altro, tutti tagliettini, e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo è stata ricoverata in ospedale?
TESTE Leo: La notte.
PUBBLICO MINISTERO: Quella notte, ecco. Poi, queste ferite, in quanto tempo sono guarite?
TESTE Leo: Mah, poco.
PUBBLICO MINISTERO: Poco. Senta, vuol dire alla Corte in che condizioni era l'appartamento, dopo questo fatto?
TESTE Leo: L'appartamento. Allora, le finestre erano tutte cascate, insomma le finestre quelle grandi, come sono agli Uffizi. E muri, cascati. Va be', porte scardinate, mattoni, per le scale praticamente era tutto cascato l'intonaco, non si poteva scendere. E poi, basta.
PUBBLICO MINISTERO: Con chi abitava lei, signorina?
TESTE Leo: Con la mia famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, dopo questo fatto, dove siete andati ad abitare?
TESTE Leo: Dopo questo fatto, allora, per tutta la notte siamo stati, praticamente dopo tornati dall'ospedale, siamo stati in piazza Signoria. Poi siamo andati, ci hanno fatto andare in un hotel vicino a piazza San Marco, e poi ci hanno fatto stare per due giorni, tre giorni; e ci hanno fatto stare tutta l'estate in un residence, a San Lorenzo.
E poi, ora, ci hanno dato una casa in piazza Duomo, dell'Opera del Duomo, che anche da lì, cioè, ci hanno buttato fuori, cioè ci dovranno buttare fuori. Infatti, ora si dovrà andare in un'altra casa data dagli Uffizi, perché mio padre lavora lì.
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre è un dipendente degli Uffizi, il suo babbo?
TESTE Leo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Domande, parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Leo: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: La signorina, o signora, Lippi.
PRESIDENTE: Lippi Daniela?
PUBBLICO MINISTERO: Lippi Daniela.
PRESIDENTE: Ci vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza?
*TESTE Lippi: Daniela Lippi, nata a Imola il 18/04/68, e residente a Imola.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Lippi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signorina, che attività svolgeva lei nel maggio del '93?
TESTE Lippi: Studiavo a Firenze, cioè abitavo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Studiava a Firenze e abitava a Firenze.
TESTE Lippi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dove abitava lei?
TESTE Lippi: In via Romana, vicino a piazza Pitti.
PUBBLICO MINISTERO: In via Romana. Senta, ricorda cosa è accaduto nella notte tra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Lippi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può riferirlo alla Corte?
TESTE Lippi: Io ero andata al cinema con delle mie amiche e avevo le stampelle, per cui lentamente ci siamo avviate verso casa.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva le stampelle, aveva avuto?
TESTE Lippi: Sì, avevo avuto un'operazione al ginocchio, prima. Stavo andando da via Cerretani verso casa, e all'altezza della piazza del Porcellino - non so come si chiami - è andata via la luce, dopo un secondo questo gran boato, non ce ne siamo neanche rese conto. Perché io, tentando di muovermi, sono caduta, la gente mi ha calpestato, mi hanno dato un calcio in faccia. Dopo, io sono andata all'ospedale, a Santa Maria Nuova, con le stampelle. E risulto nella lista dei feriti.
Però, comunque, io sono ferita in altro modo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Che lesioni ha riportato?
TESTE Lippi: Frattura del naso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda che cosa accadde, che cosa vide lei, ecco?
TESTE Lippi: Io, sì. Cioè nel senso che io non ho visto niente, posso riportare quello che ho visto in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, quello.
TESTE Lippi: Noi eravamo all'altezza della piazza del Porcellino, a un certo punto è andata via la luce, ci siamo fermate un secondo, e poi c'è stato questo gran boato, tutti i vetri che scoppiavano, gli allarmi che suonavano, tutta la gente che urlava e correva. Allora ci siamo girate anche noi per andare via, perché non sapevamo cosa fosse.
Dopo, a fatica, mi sono rialzata aiutata da loro, e mi sono avviata verso piazza del Duomo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è stata travolta da questa folla, da questa gente che scappava.
TESTE Lippi: Sì, sì. Semmai erano solo dieci persone, però comunque mi hanno travolto, cioè.
PUBBLICO MINISTERO: L'hanno travolta, ecco, in questa... E, senta, in quanto tempo è guarita da queste lesioni?
TESTE Lippi: Ah, subito, in un venti giorni, un mese, ero già a posto. Anche perché non mi hanno operata, me l'hanno messo a posto manualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Il setto nasale. Bene, io ho concluso.
PRESIDENTE: Domande? Nessuna? Si accomodi, grazie.
*TESTE Lippi: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Piccini Enrico.
*TESTE Piccini: Buongiorno.
PRESIDENTE: Ci dica nome, cognome, luogo e data di nascita, e di residenza, per favore.
TESTE Piccini: Piccini Enrico, nato a Firenze il 9 dicembre '63.
PRESIDENTE: Ivi residente?
TESTE Piccini: Ivi residente, in via Maccari 97.
PRESIDENTE: Legga la formula.
TESTE Piccini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Signor Piccini, dove abita lei?
TESTE Piccini: In via Maccari, a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Dove abitava nel maggio del '93?
TESTE Piccini: In via Lambertesca numero 6, di fronte a via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda quello che è accaduto nella notte tra il 26 e il 27 maggio?
TESTE Piccini: Mi ricordo di essermi svegliato non tanto per il fragore della bomba, ma per la roba che mi cascava addosso. E, niente...
PUBBLICO MINISTERO: Era a letto, lei?
TESTE Piccini: Eravamo a letto, sì, io e mia moglie eravamo a letto, stavamo dormendo. Mia suocera era a vedere la televisione, sveglia; e mio suocero a letto, anche lui. E, niente, ci siamo svegliati, abbiamo cercato - la prima cosa - di uscire di casa. La porta era bloccata, con l'aiuto di altre persone al di fuori, siamo riusciti a uscire e poi per le scale abbiamo trovato i primi soccorritori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa, in che condizioni era l'appartamento?
TESTE Piccini: L'appartamento è stato, lì per lì, impossibile vederlo, perché era buio completamente. Però, si notava che si camminava su vetri, sassi, insomma macerie.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo, poi, di constatare?
TESTE Piccini: Sì, sì, dopo siamo tornati e, niente, praticamente era tutto distrutto, quasi tutto diciamo: mobili, tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a seguito della roba che le è venuta addosso, ha subìto delle lesioni lei?
TESTE Piccini: No, io ho subìto soltanto dei piccoli tagli dovuti alle schegge di vetro. Sono stato portato al Pronto Soccorso, sono andato più per accompagnare mio suocero, che era ferito gravemente; e lì mi hanno dato due giorni di degenza.
PUBBLICO MINISTERO: Suo suocero chi è? Mi pare che l'abbiamo sentito.
TESTE Piccini: Siciliano Umberto.
PUBBLICO MINISTERO: Umberto, l'abbiamo già sentito.
TESTE Piccini: Sì, venerdì.
PUBBLICO MINISTERO: L'abbiamo già sentito. In che condizioni poi avete vissuto, nel periodo successivo?
TESTE Piccini: La sera stessa siamo stati ospitati da un genero di mio suocero, a Campi Bisenzio. Poi, ci hanno trovato posto in una pensione, ora non mi ricordo il nome, vicino a piazza Indipendenza. Poi ci hanno mandato in via... alla pensione, eh non ricordo il nome della via adesso, vicino alla Questura, vicino a via Zara.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo siete rimasti in questa?
TESTE Piccini: Circa quattro mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Domande, per questo teste? Si accomodi.
*TESTE Piccini: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo la signorina Faraone.
PRESIDENTE: Ci vuol dire nome, cognome, luogo e data di nascita?
*TESTE Faraone: Jasmine Faraone Minnella, 25/02/74.
PRESIDENTE: Il nome e cognome.
TESTE Faraone: Faraone Minnella Jasmine.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Faraone: Residente a Torre del Greco, domiciliata a Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Faraone: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signorina, dove era domiciliata lei nel maggio del '93?
TESTE Faraone: Al numero 3 di via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda quello che è accaduto nella notte tra il 26 e il 27 maggio?
TESTE Faraone: Ricordo che dormivo e mi sono svegliata, non sentendo lo scoppio, mi sono svegliata sommersa di macerie, non riuscivo a muovermi. E, inizialmente, non vedevo nulla, perché penso di aver perso anche per alcuni istanti l'uso della vista. Dopo tanta fatica, mi sono riuscita a muovere, perché ho dovuto levare questi detriti dal mio corpo.
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'erano...
TESTE Faraone: Sì, perché la mia casa aveva un controsoffitto che mi è caduto addosso, ed ha portato il pavimento al livello del mio letto. Dopo che mi sono mossa, insomma ho cercato di alzarmi, prima di cercare il telefono, poi l'interruttore della luce. Sono riuscita ad alzarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ho capito bene?, è rimasta imprigionata dalle macerie.
TESTE Faraone: Sì, sì. Mi è occorso del tempo per liberarmi da queste macerie, perché ero stata sommersa. Quando ero ancora stesa, ho cominciato a rivedere, probabilmente perché arrivavano i soccorsi. Perché inizialmente era tutto buio, non vedevo nulla. Poi, nella fuliggine, ho cominciato a vedere delle luci, dei soccorsi che arrivavano. Quindi c'era qualcuno che aveva delle torce, e che illuminava anche la mia stanza.
Mi sono alzata e ho cominciato a camminare, tastando le pareti, che non c'erano più, della mia casa; perché volevo arrivare all'interruttore della luce, per capire cosa era successo. Non riuscivo neanche bene a muovermi, perché avevo i piedi feriti da sotto.
Dopo una peregrinazione che non saprei quantificare, né spazialmente, né temporalmente, perché non credo di essere stata perfettamente lucida, sono arrivata alla finestra, e ho chiesto aiuto.
Prima di fare questo, però, ho sentito il ragazzo che bruciava, perché sentivo che gridavano e sentivo la ragazza che abitava accanto a me che chiamava aiuto, perché bruciavano.
La mia casa non è stata bruciata perché mi è, appunto, caduto questo controsoffitto addosso. Infatti, le poche cose che ho ritrovato, sono appena abbruciacchiate, e poi subito si è spento il fuoco per le macerie.
PUBBLICO MINISTERO: La casa era di sua proprietà?
TESTE Faraone: No, era in affitto.
PUBBLICO MINISTERO: Era in affitto. Senta, e a seguito di questo fatto, che lesioni ha riportato?
TESTE Faraone: Dunque, io ho delle lacerazioni perché sono esplosi i vetri che mi hanno, praticamente, mitragliata; e ho delle cicatrici in volto e agli arti, agli arti ho avuto penetrazioni anche di 30 centimetri, che hanno sfiorato la safena.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono entrate per 30 centimetri, queste.
TESTE Faraone: Sì, hanno mitragliato, praticamente sono ferite lacero-contundenti. Ho avuto una degenza di tre settimane in ospedale, con un intervento in anestesia totale il giorno stesso, insomma la mattina dopo quella notte.
Nel Pronto Soccorso sono stata ricucita per tre ore, a freddo, prima. Poi, il giorno dopo, sono stata operata in anestesia totale. E poi, l'anno dopo, ho riavuto un intervento, sempre in anestesia totale, per levare dei vetri; perché i vetri, erano delle finestre antiche, quindi non piombati e non visibili con esami radiografici.
Quindi, la certezza di non avere più vetri non ce l'ho nemmeno oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè questi vetri le sono stati asportati a un anno di distanza dal fatto?
TESTE Faraone: Sia la notte stessa, tanti vetri; una parte, quella che era immediatamente visibile. Poi, un vetro qui al volto, che io sentivo, ma che non è stato visto perché non è visibile radiograficamente, perché non sono piombati, ripeto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, diciamo, come mai questo intervento a un anno di distanza? Lei sentiva...?
TESTE Faraone: Eh, perché io sentivo dolore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Faraone: Pian piano i vetri si muovono; perché a me questo vetro mi è entrato da una ferita che ho qui, e mi è stato ripreso dalla bocca. Quindi, ha trapassato tutto il volto.
PUBBLICO MINISTERO: Attualmente come sta?
TESTE Faraone: Come si può stare, dopo un'esperienza del genere? Penso non è semplice dirlo in due parole. Con un brutto ricordo, senza dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, è guarita?
TESTE Faraone: La certezza non me la può dare nessuno, perché non si possono vedere, questi vetri. Per ora, non mi sento nessun vetro. Ma la certezza, un dottore, non me la dà che non ne ho più, di vetri.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, avrei concluso.
PRESIDENTE: Domande? Nessuna domanda. Si accomodi, grazie.
*TESTE Faraone: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, i testi di oggi li abbiamo esauriti. Perché alcuni li avevamo citati, ma o non sono comparsi, qualcuno è deceduto, qualcun altro è impedito. Quindi, faremo poi, Presidente, un riepilogo alla fine per vedere se questi testi sono ancora indispensabili, o se il Pubblico Ministero potrà rinunciare.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Anzi, no, alle ore 10.00, perché prima abbiamo un altro impegno. Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.