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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella Leoluca: rinunciante. Difeso dagli avvocati Ceolan e Cianferoni. Chi è presente? Ceolan. Grazie.
Barranca Giuseppe: rinunciante. Difeso dall'avvocato Barone di Palermo. Sostituito da? Lo sostituisce lei per cortesia, l'avvocato Barone? Grazie.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: Presente.
PRESIDENTE: Presente.
IMPUTATO Benigno: Sì.
PRESIDENTE: Avvocati Farina e Maffei. Sostituiti avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocati Ligotti e Falciani.
AVVOCATO Falciani: Presente Falciani, Presidente, buongiorno.
PRESIDENTE: Grazie.
Calabrò Giovacchino: è presente? Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni sostituto processuale. Avvocato Ceolan.
Cannella Cristoforo: rinunciante. Avvocati Di Peri e Rocchi. C'è l'avvocato Rocchi per caso? No. Lo sostituisce l'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai.
AVVOCATO Batacchi: Sostituito dal dottor Batacchi.
PRESIDENTE: Chi c'è?
AVVOCATO Batacchi: Il dottor Batacchi in sostituzione.
PRESIDENTE: Batacchi.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Civita Di Russo, Gentili, Falciani sostituto processuale. E' presente.
Ferro Giuseppe, c'è vero? Avvocato Anania, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai, sostituiti?
AVVOCATO Falciani: Dall'avvocato Falciani, Presidente.
PRESIDENTE: Falciani, grazie.
Frabetti: è presente? Avvocato Monaco, Roggero, Usai.
AVVOCATO Usai: Dottoressa Usai, sostituto processuale dell'avvocato Monaco.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Giacalone Luigi: presente? Ah, è rinunciante?
AVVOCATO Florio: Per la sola giornata di oggi.
PRESIDENTE: Per la sola giornata di oggi, va bene. Allora avvocato Dieci, avvocato Florio è presente?
AVVOCATO Florio: Florio presente.
AVVOCATO Bennati: Dottoressa Bennati, sostituto processuale dell'avvocato Dieci.
PRESIDENTE: C'è anche la dottoressa Bennati. Benissimo.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina di Palermo. Lo sostituisce? Avvocato Ceolan.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. Non c'è nessuno che li sostituisce? Avvocato Ceolan.
Graviano Giuseppe. Avvocati Di Salvo, Pepi e Ciuffi sostituto processuale. C'è qualcuno di questi signori?
AVVOCATO Florio: Sostituisco io, dottor Florio, l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Grazie.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani, sostituito?
AVVOCATO Corsani: Dottoressa Corsani, di ufficio.
PRESIDENTE: Benissimo.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, Florio e Alì. C'è qualcuno dei tre?
AVVOCATO Florio: Sono Florio anche in sostituzione dell'avvocato Fragalà.
PRESIDENTE: Grazie.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Messana Antonino: contumace. Avvocati Amato e Bagattini. Li sostituisce l'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: contumace. Avvocato Natali e Cardinale. C'è qualcuno che li sostituisce? La dottoressa Corsani, va bene?
AVVOCATO Corsani: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: E' presente oggi?
IMPUTATO Pizzo: Sì, sono presente. Siccome ieri è successo pure questo discorso.
PRESIDENTE: Ho capito, va bene, va bene. Avvocato Salvo e avvocato Pepi. Non c'è nessuno dei due?
AVVOCATO Florio: Sostituisco io, Florio, l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Grazie.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Li sostituisce lei, avvocato Florio?
AVVOCATO Florio: Certamente.
Riina Salvatore: rinunciante. Avvocato Fileccia, Grillo, Maffezzoli. Non c'è nessuno dei tre? Avvocato Florio li sostituisce provvisoriamente.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Usai: Dottoressa Usai, sostituto processuale dell'avocato Battisti.
PRESIDENTE: Aspetti che me lo segno, dottoressa Usai sostituto di?
AVVOCATO Usai: Dell'avvocato Alessandro Battisti.
PRESIDENTE: Per Santamaria, eh?
AVVOCATO Usai: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo.
Scarano Antonio: rinunciante. E' difeso dall'avvocato Fortini di ufficio. Sostituito dall'avvocato Batacchi. C'è?
AVVOCATO Batacchi: Sì, presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni. Li può sostituire anche lei dottor avvocato Batacchi?
AVVOCATO Batacchi: No, non posso. Sono incompatibile.
PRESIDENTE: Non può? Allora l'avvocato Ceolan.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina sostituito da? Avvocato Ceolan.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto, Passagnoli. Non c'è nessuno? L'avvocato Ceolan, li sostituisce provvisoriamente.
Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame dei testi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Introdurrei in aula il funzionario della Polizia che per primo intervenne quella notte sul posto e cioè il dottor Caggiano.
PRESIDENTE: Benissimo.
Vuol dire nome, cognome, luogo e data di nascita, per favore?
*TESTE Caggiano: Sì. Vittorugo Caggiano, Napoli, 12 luglio '61.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Caggiano: Roma.
PRESIDENTE: Vuol fargli leggere la formula?
TESTE Caggiano: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego, può cominciare con le domande.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, vuol riferire alla Corte dove prestava servizio lei nel maggio del '93?
TESTE Caggiano: Sì, io ero alla Squadra Mobile qui di Firenze, la sezione era la criminalità organizzata, III sezione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire che cosa accadde la notte fra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Caggiano: Sì. Praticamente ero fuori con quattro o cinque del personale della sezione e abbiamo effettuato alcuni arresti, se non ricordo male quattro tunisini per spaccio di droga, ed eravamo in Questura a fare gli atti relativi all'arresto quando abbiamo sentito questa esplosione, il botto l'abbiamo sentito abbastanza distintamente. Lasciando sul posto quattro agenti sono andato con l'assistente capo allora, Nazareno Buglioni, e ci siamo portati immediatamente sul posto dopo aver contattato la centrale operativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nell'avvicinarvi sul luogo del fatto cosa notò, dottore?
TESTE Caggiano: Allora, le premetto che inizialmente ci mettemmo d'accordo con i due funzionari della sala operativa al momento uno smontante e uno montante, il dottor Innamorati e il dottor La Matina per organizzare subito, immediatamente un approccio e anche un soccorso immediato.
Io arrivai sul posto dal Lungarno e lasciammo la macchina con delle difficoltà per arrivare perché c'era parecchio movimento per strada al momento, mancava la luce e ci trovammo di fronte a una serie, a un'immagine abbastanza, diciamo drammatica. Nel senso che c'era, a parte mancava la luce, noi passammo sotto un sottopasso per arrivare in via Lambertesca, c'è un palazzo dove si può passare sotto, e c'era perdita d'acqua sicuramente da qualche tubatura, c'era un fortissimo odore di gas e niente, macerie dappertutto. Fino ad arrivare poi sul posto dove incrociammo una volante della Polizia ed un'autoambulanza in quel momento, gli unici presenti sul posto. E prestammo i primi soccorsi a persone che urlavano, macerie che cadevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol descrivere la scena che si trovò davanti?
TESTE Caggiano: Sì, io arrivai appunto passando sotto questo, diciamo, questo tunnel e si sentivano grida di soccorso e di aiuto e c'erano, mi ricordo benissimo, nel buio i fari di questa volante, avevano dei faretti per potere illuminare. Ovviamente c'era... immediatamente io mi sono messo la radio per poter comunicare l'arrivo immediato dei Vigili del Fuoco. C'era abbastanza confusione e poi fu fatto immediatamente un piano di soccorso grazie anche alla sala operativa. Mi ricordo distintamente di un ragazzo della volante che buttò giù a spallate la porta di un appartamento, credo proprio in via Lambertesca dove poi ci furono i due ragazzi di Spezia, uno dei quali, la ragazza si salvò e il ragazzo invece è deceduto e saliva su al buio con una persona che urlava un nome di donna. Insomma cercammo immediatamente di riportare la calma, la possibilità di fare arrivare, giungere rinforzi perché era la cosa più importante al momento.
PUBBLICO MINISTERO: La situazione era molto drammatica.
Senta, dottore, il personale che lei coordinò in quel momento sul luogo ebbe modo di intervenire per salvare della gente magari che era rimasta intrappolata in casa? Dovette operare in questa maniera?
TESTE Caggiano: Sì. Il personale in divisa e le spiegò perché. Perché io ero andato lì solamente con... in quel momento con l'assistente capo, come le ho detto, Buglioni, il quale poi fu comandato di andare a prendere il dirigente subito per arrivare sul posto. Il personale della volante salì su in questa palazzina, ripeto, dove probabilmente, se non mi inganna la memoria, è quella proprio dove ci stavano i ragazzi di Spezia, gli studenti di Spezia e scesero con due-tre persone, uno appresso all'altro. E veniva coordinato appunto con l'ambulanza che poi arrivò sul posto con i Vigili del Fuoco questa serie di operazioni.
Le dico fino almeno all'arrivo dei dirigenti, sia della Squadra Mobile che della DIGOS perché a quel punto io fui mandato immediatamente alla Galleria degli Uffizi dove furono trovati tre portoni aperti, probabilmente per la deflagrazione e dovetti fare dentro un'ispezione per vedere che non ci fosse nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Come trovò la situazione alla Galleria degli Uffizi?
TESTE Caggiano: Era tutto quanto buio, entrammo appunto con i fari, e facemmo un giro sommario immediatamente con due squadre di persone. A quel punto poi ovviamente all'01.30, 01.40 già c'era molta più gente sul posto. E quindi facemmo un giro con i fari, non c'era nessuno dentro. Certo non mi sono reso conto magari dei danni che c'erano stati, però la cosa più importante era appurare che non ci fosse nessuno all'interno degli Uffizi perché c'era parecchia gente ancora. Prima che noi riuscissimo a creare un cordone, per evitare magari anche atti di sciacallaggio, poteva essere passato qualcuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottore, in quella notte, sappiamo l'ora su per giù dell'attentato, è di poco trascorsa l'01.00 di notte, la situazione nelle strade a Firenze com'era? C'erano turisti, c'erano dei passanti proprio nel momento in cui interveniste sul luogo?
TESTE Caggiano: Noi abbiamo avuto difficoltà a arrivare subito sul posto perché c'erano parecchie macchine che si erano fermate, probabilmente anche turisti e curiosi, però sul posto, cioè via Lambertesca e via dei Georgofili no, c'erano giusto queste probabilmente della zona e poi i feriti mano a mano. Erano più sul Llungarno, per arrivare da Ponte Vecchio, le persone. Che poi creammo questo cordone con le altre Forze dell'Ordine e fu impedito l'accesso a chiunque, se non agli operatori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Caggiano, senta, lei poi ebbe modo di iniziare una vera e propria attività investigativa sul fatto, cioè per rendersi conto di cosa era accaduto, le cause di questa deflagrazione?
TESTE Caggiano: Le spiego. Allora, sul posto verso le tre io fui poi comandato di fare il giro degli ospedali e feci un giro dei maggiori ospedali fiorentini, riportai se non ricordo male, 25 o 26 persone che trovammo ferite. Alcuni riuscivano a parlare, altri ovviamente di meno.
Immediatamente, mi ricordo, poi il giorno dopo fu fatta una riunione in Questura...
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno dopo... Lo stesso giorno?
TESTE Caggiano: Lo stesso giorno praticamente, giusto, perché era la mattina diciamo. Fu fatta una riunione in Questura dove fu presa una decisione di affidare l'incarico proprio prettamente investigativo a un pool che avrebbe lavorato presso la DIGOS.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Caggiano.
TESTE Caggiano: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che fece questo giro. Quando ebbe modo e si rese conto che c'erano state anche delle vittime?
TESTE Caggiano: Beh, praticamente quasi subito, le spiego perché. Perché verso, prima ancora di andare dentro la Galleria degli Uffizi ci fu la dichiarazione, al momento non si sapeva ci fosse qualcuno all'interno, i custodi, a parte il ragazzo di Spezia, però ci fu...
PUBBLICO MINISTERO: Era il ragazzo affacciato alla finestra...
TESTE Caggiano: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... soccorso diciamo. Per il quale fu tentato un soccorso da parte del Perini, dell'agente Perini.
TESTE Caggiano: Sì. Anche Balasso se non vado errato, erano tre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Le abbiamo sentite ieri, hanno riferito.
TESTE Caggiano: Uno di questi era sotto, praticamente queste fiamme, fu un gioco strano, ottico, al di là della drammaticità della cosa. Perché si affacciavano delle persone col fuoco dietro e una fu risucchiata immediatamente all'interno, come se fosse...
PUBBLICO MINISTERO: Come se fosse stata risucchiata dal fuoco.
TESTE Caggiano: Come se fosse stata risucchiata dal fuoco. Niente, le stavo dicendo che...
PUBBLICO MINISTERO: Le avevo chiesto, ecco, quando ebbe modo...
TESTE Caggiano: Quasi subito perché venne qualcuno - che adesso però non so dire esattamente chi fosse - qualcuno comunque responsabile dell'Accademia, che ci dichiarò che all'interno c'era un...
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che era il professor Scaramuzzi?
TESTE Caggiano: Può essere. Non ci parlai io, le dico che questa era una cosa che poi... E ci disse che all'interno però purtroppo c'era una famiglia, cosa che noi non sapevamo sul momento perché dalle prime informazioni sapevamo solamente le persone che abitavano lì e non proprio che era dentro...
PUBBLICO MINISTERO: Nella zona, lì nella zona.
TESTE Caggiano: E non proprio che all'interno dell'Accademia ci fosse proprio una famiglia, che poi risultò essere composta padre, madre e due figli. Infatti immediatamente fu data disposizione si Vigili del Fuoco arrivati sul posto e a chiunque desse una mano, di operare sulle macerie con cautela perché non si sapeva inizialmente di questa... Poi piano piano furono ritrovati i corpi, incominciò la bambina più piccola, quindi fu più...
PUBBLICO MINISTERO: Lei fu presente a quest'opera di recupero?
TESTE Caggiano: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire cosa constatò?
TESTE Caggiano: Piano piano i Vigili del Fuoco, se non vado errato, tirarono fuori prima la bambina più piccola. A quel punto, le dico, anche se fino a quel momento si parlava diciamo informalmente su cosa potesse essere, all'inizio, una prima impressione una fuga di gas perché c'era una puzza di gas clamorosa ed erano appunto perdite varie. Mi ricordo distintamente che venne poi a un certo punto il primo, che ufficialmente fece una dichiarazione del tipo: 'per qui c'è stata una bomba', fu l'ingegnere della protezione civile che venne da Roma. Le quattro, le quattro e mezzo, adesso su per giù... Pastorelli qualcosa del genere, era il Prefetto...
PUBBLICO MINISTERO: Il Prefetto Pastorelli.
TESTE Caggiano: Che proprio venendo lì sul posto disse: 'a mio giudizio, qui è probabile che sia stato per colpa di una bomba', anche se ovviamente fra di noi, chi lavorava sul posto l'idea dopo un po' è incominciato a venire il sospetto insomma, che ci fosse qualcosa di più.
E poi, scavando scavando, fu trovata la buca dove presumibilmente fu lasciata la macchina e allora lì si ebbe proprio quasi la netta sensazione, cioè, perché aveva fatto proprio una sorta di buco nel terreno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco no, le chiedevo di tornare, fare un passo indietro e di ultimare quella fase di descrizione del recupero delle vittime.
TESTE Caggiano: Sì. Io le dico, mi ricordo, c'era uno di questi ragazzi, molto piazzato, credo giocasse anche a rugby, che mi ricordo proprio perfettamente che buttò giù la porta di questo palazzo. Poi salirono uno o due persone in divisa in questa palazzina e tornarono con tre-quattro feriti a volta e piano piano portati via, se si riferisce al primo momento.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi riferivo alla fase in cui constataste...
TESTE Caggiano: La fase del ritrovamento dei corpi sì, a quel punto diciamo che sul posto ormai si era instaurata un ordine nei soccorsi, quindi era meno lasciato al caso. Quindi c'erano proprio squadre di soccorso dei Vigili e fu prima trovato questo corpicino e portato fuori con un lenzuolo.
Se non vado errato invece i genitori, che furono trovati dopo, io ero a fare il giro dei feriti, lo venni a sapere mentre facevo il giro per gli ospedali quindi dopo sicuramente le tre.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi venne ritrovata tutta la famiglia Nencioni?
TESTE Caggiano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi identificaste la persona che si era affacciata alla finestra e che vedeste risucchiata dalle fiamme?
TESTE Caggiano: Sì, io identificai tutti i feriti fra cui c'era questa ragazza di Spezia che era...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda come si chiama questa ragazza?
TESTE Caggiano: Ricordo che era giovane, mi ricordo che aveva delle grosse ferite alla schiena perché la trovai riversa sul lettino che poteva stare solo a pancia in giù, ed era ovviamente tra i due feriti che riportai nella mia relazione, i due feriti più gravi: erano lei e un signore del '27. Lei era giovane e un signore...
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che si chiamasse Chelli Francesca?
TESTE Caggiano: Sì, Chelli Francesca, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se poi identificò lei la vittima, il ragazzo?
TESTE Caggiano: No, io no.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo identificò.
TESTE Caggiano: No, io feci il giro di questi ospedali e parlai con uno di questi feriti che accennò a un fortissimo odore di polvere da sparo prima dell'esplosione. Addirittura parlò di tre esplosioni successive. Il nome però non me lo ricordo, mi sembra Signorini o Signorelli però era un ferito diciamo, fra virgolette, lieve.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Caggiano, poi la sua opera diciamo, si è svolta anche nel senso di attivarsi per le indagini sul fatto, oppure si è limitato a questa prima fase?
TESTE Caggiano: Diciamo che da quel momento in poi io seguii le indagini, tra virgolette, "de relato" nel senso che due agenti della mia sezione furono comandati in questo pool diretto dalla DIGOS allora, poi passò tutto quanto alla DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi su questa fase delle indagini può riferire la DIGOS, i suoi colleghi...
TESTE Caggiano: Questi due ragazzi, io da loro venivo a sapere, ovviamente come funzionario responsabile della Squadra Mobile, le prime indagini che furono legate esclusivamente al controllo su Firenze e tutti gli alberghi, soprattutto quelli cittadini, di quasi tutte le persone che erano presenti per poter fare poi uno screening.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', questo siamo già in una fase prettamente investigativa.
TESTE Caggiano: Investigativa sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, io avrei concluso col dottor Caggiano.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande?
AVVOCATO Filastò: Una sola, Presidente, avvocato Filastò difensore di parte...
PRESIDENTE: Avvocato, il microfono e il suo nome.
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, difensore di parte civile.
Che lei abbia accertato, la corrente elettrica era venuta a mancare anche prima dell'esplosione?
TESTE Caggiano: No. Io questo non glielo so dire. So che, arrivato sul posto, c'era buio più totale.
AVVOCATO Filastò: Ma che fosse mancata anche qualche attimo prima, o qualche minuto prima dell'esplosione lei non lo sa.
TESTE Caggiano: No.
AVVOCATO Filastò: E non l'ha accertato successivamente.
*TESTE Caggiano: No, avvocato.
AVVOCATO Filastò: No, grazie.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande? Si può accomodare, grazie.
Sentiamo un altro?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, dunque avevamo il teste... il dottor Caggiano ha fatto riferimento alla ragazza ferita, soccorsa, cioè alla Chelli Francesca che avevamo indotto tra i testi da sentire oggi. Ora ci è arrivata una comunicazione, la ragazza è stata regolarmente citata però ci hanno riferito che le condizioni attuali della ragazza non consentono la presenza della stessa.
Abbiamo, Presidente, sappiamo che è di là la mamma della ragazza che ci ha portato anche, ci ha fatto pervenire un certificato medico redatto dal dottor Petracca, psichiatra, il quale fa presente che sostanzialmente la signorina Chelli non è in grado di partecipare all'udienza a causa delle sue condizioni fisiche.
Quindi io chiederei, Presidente, siccome per noi è importante introdurre la scena che è accaduta quella notte, di essere autorizzato a indurre quale teste la signora, la mamma della...
PRESIDENTE: Era presente ai fatti?
PUBBLICO MINISTERO: La signora Giovanna Maggiani?
PRESIDENTE: Era presente ai fatti?
PUBBLICO MINISTERO: Non era presente ai fatti, ma potrà riferire...
PRESIDENTE: E' un teste "de relato", Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, la ringrazio Presidente. Chiediamo la produzione del certificato.
PRESIDENTE: Non si può mettere un teste che riferisce cose apprese.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, farei entrare l'ingegnere Sepemonti.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza per favore?
*TESTE Sepemonti: Allora, Sepemonti Arcangelo, nato a Ascoli Piceno il 27/03/1933, domiciliato in Roma via della Consolazione 4.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula, per favore?
TESTE Sepemonti: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego, risponda alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, che ruolo aveva lei nel maggio del 1993?
TESTE Sepemonti: Ecco, ero presidente di una commissione per la sicurezza che fu istituita ed era composta dai vari direttori generali del Ministero dei Beni Culturali e io la presiedevo perché ero un dirigente generale dei Vigili del Fuoco quindi la sicurezza soprattutto finalizzata ovviamente alla sicurezza contro i furti e contro, diciamo, i pericoli degli incendi. Diciamo che questi erano i temi principali della commissione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire alla Corte l'attività che lei espletò subito dopo l'attentato del 27 maggio '93?
TESTE Sepemonti: Sì, fummo avvertiti a casa di uno scoppio, non ci fu detto se si trattava appunto dello scoppio di qualche tubatura di gas, una bomba, ci dissero soltanto che c'era stato uno scoppio. Allora partimmo io e il direttore generale dei Beni Culturali, che era il professor Sisinni, arrivammo a Firenze e vedemmo, diciamo, io mi intrattenni dato il mio ruolo, anche un pochino con i Vigili del Fuoco per vedere quello che stavano facendo. Lì appresi praticamente subito che si trattava di una attentato e cominciammo a vedere naturalmente i danni alle strutture e alle opere, che era la cosa principale per cui...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol descrivere questi danni a queste strutture e alle opere?
TESTE Sepemonti: Sì, ecco allora, diciamo l'effetto della bomba provocò soprattutto dei danni ad alcune strutture portanti delle scale...
PUBBLICO MINISTERO: Di quale edificio?
TESTE Sepemonti: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Di quale edificio?
TESTE Sepemonti: Dell'edificio degli Uffizi, oltre che naturalmente i danni, diciamo la Torre dei Georgofili che era praticamente semidistrutta. Ma appunto, la nostra attenzione fu soprattutto finalizzata agli Uffizi dato la natura della commissione che doveva tutelare i beni culturali.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa constatò?
TESTE Sepemonti: Ecco, constatammo appunto, c'erano diverse opere che erano state danneggiate, soprattutto credo, in parte anche dall'onda di depressione, ma soprattutto dalle schegge dei vetri perché non c'erano vetri di sicurezza, diciamo, erano normali vetri in una certa ala degli Uffizi, per cui alcuni quadri erano stati rasati quasi a zero nel senso che c'era rimasta la tela. Però, ripeto, non era tanto questo il settore che a noi interessava quanto quello della sicurezza dei beni dalla parte immobiliare. Per cui incominciammo subito a vedere cosa si poteva fare data l'urgenza. Si voleva soprattutto fare in modo che gli Uffizi rimanessero chiusi il minor tempo possibile. Quindi vedere quelle che potevano essere anche le opere provvisionali per poter comunque, in qualche modo, riaprire almeno un'ala degli Uffizi.
E quindi cominciammo a vedere le opere di puntellamento delle scale, ovviamente la demolizione di alcune parti pericolanti. C'erano per esempio delle controsoffittature, c'erano delle pareti che sembravano lesionate, cioè tutto quello che il quadro fessurativo in qualche modo poteva incidere sulla...
PUBBLICO MINISTERO: Come si presentava in definitiva l'edificio?
TESTE Sepemonti: Mah, l'edificio devo dire che ha subìto ovviamente dei danni abbastanza gravi però le strutture portanti dell'edificio, ad eccezione appunto di una scala, si presentava diciamo così, non poteva dichiararsi pericolante. Mentre ovviamente, come tutti sanno, la Torre dei Georgofili era puntellata ed era semidiroccata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la situazione della chiesa di Santo Stefano e Santa Cecilia com'era?
TESTE Sepemonti: Sì, lì andammo pure a vederla. Lì c'era, se ben ricordo, il pericolo di caduta della parte centrale, sull'altare, per cui c'era stato il distacco proprio della volta. L'onda d'urto aveva quasi scoperchiato una parte, come se l'avesse sollevata e poi fatta ricadere giù. Per cui, ecco, l'attenzione fu soprattutto legata all'eventuale pericolo di caduta della cupola della chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, poi, provvedeste alle opere.
TESTE Sepemonti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, di sostegno immediato di tutte queste...
TESTE Sepemonti: Naturalmente, con l'aiuto dei Vigili del Fuoco che sono anche, ovviamente, istituzionalmente interessati, appunto, a...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la situazione attuale qual è?
TESTE Sepemonti: Guardi, io poi da, diciamo, due anni e mezzo non mi sono più interessato della commissione, perché sono attualmente capo del Dipartimento della Sicurezza del Comune di Roma. Quindi, non ho avuto modo. Ho seguito i primi lavori, proprio diciamo facemmo i lavori; facemmo, la commissione, soprattutto l'ingegner Marchetti, che era uno dei membri della commissione, che era il membro tecnico che aveva la residenza a Firenze, seguì i lavori proprio per cercare di aprire. E poi ci preoccupammo anche di far puntellare le parti di edifici che erano pericolanti, con dei ponteggi metallici.
Però dopo, ripeto, attualmente devo dire che, anche con dispiacere, sono tre anni che non torno a Firenze. Quindi, non le posso dire attualmente nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho concluso Presidente.
PRESIDENTE: Domande, le parti civili?
AVVOCATO Ceolan,: Avvocato Ceolan, difensore di Bagarella.
Ingegnere, scusi, nella sua qualità di presidente della Commissione Sicurezza del Patrimonio Culturale Nazionale, lei ha mai avuto notizia che, nel corso dell'anno 1992, ed in particolare nella seconda metà, ci sia stato un tentativo di incendio ad un edificio o museo pubblico fiorentino?
TESTE Sepemonti: No, a me non risulta.
AVVOCATO Ceolan: Grazie.
PRESIDENTE: Altre domande? Può andare. Grazie, buongiorno.
*TESTE Sepemonti: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: La signora Bertelli Olga.
PRESIDENTE: Dica al microfono, per cortesia, nome, cognome, luogo e data di nascita, e di residenza.
*TESTE Bertelli: Bertelli Olga, nata a Ancona il 03/11/32.
PRESIDENTE: Residente a Firenze?
TESTE Bertelli: Residente a Firenze.
PRESIDENTE: Via?
TESTE Bertelli: Via Maccari, 97.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Bertelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, dove abita lei attualmente?
TESTE Bertelli: In via Maccari, 97.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dove abitava il 27 maggio del '93?
TESTE Bertelli: In via Lambertesca numero 6.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte cosa è accaduto il 27 maggio '93?
TESTE Bertelli: Io ero alla televisione, e...
PRESIDENTE: Vuole parlare un po' più vicino al microfono, per cortesia?
TESTE Bertelli: Sì. Io stavo alla televisione, e tutt'a un tratto io ho sentito un boato, due boati. E questo è tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa ha visto, signora, dopo questi boati? Cosa è successo?
PRESIDENTE: E' svenuta, dopo questo?
TESTE Bertelli: No. Io ero a sedere, e mi sono trovata in piedi. Ho sentito un gran vento, un vento che non lo si può descrivere. Un acre alla gola.
PRESIDENTE: Un?
TESTE Bertelli: Polvere, acre, come uno sparo, non so. E poi la casa distrutta.
PRESIDENTE: Mancò la luce, ovviamente.
TESTE Bertelli: No, senza luce. La luce andette via subito.
PRESIDENTE: Subito.
TESTE Bertelli: Io ero alla televisione.
PRESIDENTE: Era sola in casa, lei?
TESTE Bertelli: No. Avevo mio marito a letto, mia figlia e mio genero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, che riportò ferite in seguito a questo fatto, lei?
TESTE Bertelli: No.
PUBBLICO MINISTERO: Suo marito?
TESTE Bertelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama suo marito?
TESTE Bertelli: Siciliano Umberto.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa ha riportato, signora?
TESTE Bertelli: Mio marito era a letto, fu colpito da una tegola del palazzo di fronte, entrò in camera e lo colpì in piena testa. Svenne. E dopo un mese è stato operato con ematoma cerebrale.
PUBBLICO MINISTERO: Si è ripreso suo marito, signora?
TESTE Bertelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' presente oggi tra i testi?
TESTE Bertelli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signora. Ha ricevuto un ristoro, per i danni che ha subìto? La casa in che condizioni? E' stata ripristinata?
TESTE Bertelli: La casa è della Sovrintendenza delle Belle Arti. I danni subìti, le ferite, ci hanno tolto molti soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto le hanno risa...
TESTE Bertelli: Ora, di preciso, non glielo potrei dire.
PRESIDENTE: Potrà dircelo suo marito?
PUBBLICO MINISTERO: Quanto è...
TESTE Bertelli: Sì, forse lui si ricorda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Bene, io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? I difensori hanno domande?
Si accomodi signora, grazie.
*TESTE Bertelli: Grazie.
PRESIDENTE: Lo fate sedere, per cortesia? Probabilmente, se si siede, si riprende.
AVVOCATO: Presidente, si può sospendere cinque minuti?
PRESIDENTE: Proviamo a vedere, se vuole che chiamiamo un medico, signora? Sospendiamo cinque minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi facciamo sentire, ora?
PUBBLICO MINISTERO: Siciliano Umberto.
PRESIDENTE: Per piacere, vuole dire al microfono il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, e di residenza?
*TESTE Siciliano: Siciliano Umberto, nato a San Lucido in provincia di Cosenza il 22/12/1935, residente in Firenze, via Maccari 97.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Siciliano: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Siciliano, dove abitava lei nel maggio del 1993?
TESTE Siciliano: In via Lambertesca numero 6.
PUBBLICO MINISTERO: Ci abitava da molto tempo?
TESTE Siciliano: Sì, parecchi anni.
PUBBLICO MINISTERO: Come era questa zona da lei abitata?
TESTE Siciliano: Una zona trafficata, ma abbastanza tranquilla.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano molte abitazioni lì, accanto alla sua?
TESTE Siciliano: Nello stabile?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E anche negli stabili vicini.
TESTE Siciliano: Mah, io abitavo nel complesso della Galleria degli Uffizi; lì, al numero 6, eravamo - due, quattro - nello stabile otto appartamenti. Sì, molti altri di faccia ce n'erano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Com'era? Una zona durante, diciamo, in quel periodo, in genere, com'era? Abbastanza frequentata, molto?
TESTE Siciliano: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche durante la notte, a quell'ora?
TESTE Siciliano: Eh, non lo so. Perché io, personalmente, vado a letto molto presto la sera. Il giorno è una zona turistica, dove passano abbastanza persone. Per esempio, c'è un ristorante sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è in grado di ricordare cosa accadde la...?
TESTE Siciliano: No, io non ricordo assolutamente nulla, perché ero a letto e sono stato, cioè sono stato colpito alla testa e sono svenuto. Non ricordo assolutamente niente, dello scoppio della bomba.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che conseguenze ha riportato da questo fatto?
TESTE Siciliano: Mah, io ricordo pochissimo, perché, come le dicevo, ero svenuto e ferito...
PRESIDENTE: No, ma guardi, il Pubblico Ministero vuol sapere che cosa le è successo. Perché se lei non lo ricorda...
TESTE Siciliano: Cosa mi è successo?
PUBBLICO MINISTERO: Cosa, che conseguenze...
PRESIDENTE: Lei sa che cosa le è accaduto?
TESTE Siciliano: No. Dopo, sono accadute, perché sono stato operato di un ematoma alla crosta del cervello.
PRESIDENTE: Benissimo. E ha riacquistato la salute?
TESTE Siciliano: Mah, diciamo abbastanza, mi hanno dato un'invalidità del 26%.
PRESIDENTE: E' stato risarcito dei danni?
TESTE Siciliano: Non sono stato risarcito, niente ancora. Sono stato risarcito semplicemente dal Ministero degli Interni: una provvisionale di 9 milioni, che ancora sono in attesa della liquidazione. Non so in che cosa consiste.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, i danni che ha riportato l'appartamento che lei occupava, può quantificarli?
TESTE Siciliano: I danni, cioè dell'immobile?
PUBBLICO MINISTERO: Materiali, sì.
TESTE Siciliano: L'immobile non è mio. Io abitavo in uno stabile del demanio. Per quanto riguarda le suppellettili, cose, quelle sì, sono stato liquidato.
PRESIDENTE: E' stato risarcito completamente, di questa voce?
TESTE Siciliano: Sì, quella sì.
PRESIDENTE: Con quale somma?
TESTE Siciliano: Di 55 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quanto è durata la malattia?
TESTE Siciliano: Scusi, volevo precisare, su una perizia giurata dal Tribunale sono 85 milioni, e hanno fatto 30 milioni di sconto, come lei vede.
La malattia è durata, mi hanno dato, all'ospedale, 40 giorni di convalescenza, e sono stato a casa 120 giorni in totale. Ho dei postumi, con un continuo, diciamo alla mano, e qualche sbandamento di tanto in tanto; ma, fortunatamente, sono abbastanza, sono ancora a lavorare.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie. Buongiorno.
*TESTE Siciliano: Grazie.
PRESIDENTE: Signora, ci vuole dire, per favore, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza?
*TESTE Cilindri: Sì, Anna Cilindri. Nata a Firenze il 18 febbraio del '35, e abitante in via Lambertesca numero 10.
PRESIDENTE: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, signora, lei ci ha detto dove...
TESTE Cilindri: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, no, forse deve leggere la formula.
TESTE Cilindri: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Signora Cilindri, dove abita lei attualmente?
TESTE Cilindri: In via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: In via Lambertesca.
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abitava in via Lambertesca anche nel maggio del '93?
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa è accaduto la sera, la notte tra il 26 e il 27 maggio?
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può riferirlo alla Corte?
TESTE Cilindri: Certo. Noi dormivamo, dormivamo...
PRESIDENTE: "Noi" era lei e chi?
TESTE Cilindri: Io, mio marito e mia figlia. Le camere le abbiamo non su via Lambertesca: sul retro. E allora, grazie a quello, siamo vivi. Proprio perché avevamo due muri che ci separavano dal... E comunque, vero, siamo stati svegliati logicamente; in un primo momento pensavo a un terremoto, perché calcinacci, insomma intonaco, tutti i vetri. Insomma senza stare a ripetere.
E allora, impauriti, insomma come uno può capire, siamo andati sulla sala che dà sulla via; le finestre, due finestroni enormi, erano volati diciamo a metà stanza. E tutto entrava dirimpetto, come dire?, dai palazzi dirimpetto. Tutto: docce, pezzi di tegole, tutto quanto. E insomma, in quell'orrore, ci avvicinammo con paura, perché credevo fosse andato anche il parapetto diciamo, i davanzali fossero crollati giù. Invece, quelli no. E vedemmo fiamme alte da via dei Georgofili, perché io sono sulla sinistra, più vicino a via dei Georgofili, e vedevo tutte queste fiamme. E poi le urla, e poi tutta la tragedia, insomma, che uno può rendersi conto di cosa sia successo.
Poi, senza luce, a tastoni, arrivammo sul retro, c'era la camera di mia figlia, insomma non c'era successo niente, grazie a Dio. E sopraffinestre, io... Una cosa quasi da non dire, nel senso che passavamo sui vetri, non mi sono fatta nulla, io non so come sia accaduto questo, ecco.
E poi arrivarono, dopo poco, degli agenti - penso fossero - in borghese che ci dicevano di andare via di corsa, perché pensavano al gas. E allora, io al gas non ci avevo nemmen pensato; non sapevo cosa, perché avevo tutta la bocca piena di fumo, fumo no, forse polvere, insomma era diventato tutto nero.
E mi dissero, ci dissero di andare via velocemente, perché se c'erano scoppi a catena del gas, dice, allora anche questo stabile, anche questo palazzo può crollare.
Ecco, da quel momento io mi ritrovai in strada, passando su tutte le finestre cadute, per le scale, eccetera; tutto quanto, il portone spezzato, tutto volato. Io mi ritrovai in via Lambertesca, e dissi: mah, allora ancora non è esploso. E mi ritrovai fuori: io, mia figlia, mio marito.
Poi, purtroppo, dopo - dissi: meno male, è un miracolo - poi purtroppo dopo seppi che, invece, c'erano state delle vittime. E questo, per loro, ecco per loro, allora mi sembrò nulla. Che poi non era nulla, quello che avevo passato; però ci sembrò nulla: siamo vivi, grazie a Dio, basta.
Ecco, questo in sintesi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora.
TESTE Cilindri: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Dove venne ospitata dopo questa, diciamo per la notte? Ecco.
TESTE Cilindri: Sì. Siamo stati... ah, la notte la passai da mio cugino, mi ospitò. Poi, andammo nel residence, dieci mesi in un residence, ospitati nel residence, e sono stata, insomma... E poi tutte le traversie, insomma quello che uno può capire, insomma: uno era a letto e si trova catapultato per la strada, senza nulla. Si lasciò la porta aperta, tutto. Perché non mi ricordo se non si chiudeva più. Insomma, si scappò, e via. Si lasciò tutta una casa.
Uno è in casa sua, si trova divelto per strada, ringraziando il Signore perché era ancora vivo: basta. Ecco, questo in sintesi tutto quanto.
E poi siamo stati dieci mesi fuori, poi siamo rientrati, fortunatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Signora, l'appartamento che occupava, che occupa in via Lambertesca, è suo?
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Può quantificare i danni che ha subìto?
TESTE Cilindri: Sì. Sono stati, comunque la Prefettura ci ha rimborsato, vero?, insomma ora non tutto, ma insomma abbastanza: una quarantina di milioni, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, può riferire alla Corte, non so lei che abitudini di vita avesse, ma che vita, la vita che si svolgeva in quella zona tutte le sere?
TESTE Cilindri: La zona era una zona molto silenziosa, via Lambertesca; infatti, fortunatamente, non c'era un grande... Sennò, se uno era per la strada, logicamente rimaneva, non c'erano solamente quelle cinque vittime, sarebbero stati... Un miracolo, perché chi poteva rientrare, partendo i portoni, partendo tutto, quelli rimanevano tutti morti, vero.
Sicché fortunatamente, allora, era l'una e passa, non c'era nessuno. Perché era silenziosa, buia poi, capito?, molto buia.
Anche lì, proprio via dei Georgofili, senza luce, quasi nulla. Sicché hanno potuto fare i loro comodi, chi ha messo la bomba, perché al buio; poi c'era il divieto di sosta, invece mai nessuno faceva spostare le auto, c'erano tutte ferme. E allora hanno trovato proprio una posizione favorevole, penso, a mio giudizio, di potere mettere lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, la vita della zona dopo quanto tempo è ripresa?
TESTE Cilindri: Eh, la vita... Io che sono rientrata dieci mesi dopo, e siamo stati fra i primi, cioè a dire nella primavera del '94; però lentamente, molto lentamente, perché io tutte le volte che sentivo un rumore, rientrando lì, rimanevo insomma scossa, ecco proprio impaurita, tremendamente impaurita.
Una sera, poi, vidi una macchina in sosta, telefonai logicamente in Questura o ai Carabinieri, ora non mi ricordo chi. E insomma, finchè non vennero, perché glielo dissi: 'io non posso dormire, vedo una macchina giù in via Lambertesca, io non posso dormire, abbiate pazienza, ma usatemi questa cortesia di venire a vedere di chi sia'.
Perché io, proprio, ti rimane dentro una paura, ecco. Io sarò, insomma non sarò coraggiosa, ma insomma, mi era rimasta questa paura tremenda.
E vennero, e fecero levare la macchina. Guardi, io non dormivo.
E siamo stati i primi, fra i primi. Però, era brutto. Io, dalla mia finestra, in angolo così, sulla sinistra, vedevo la casa di quelli che era crollata giù, e c'erano sempre in terrazza su la signora, tendeva gli indumenti. Insomma, visto? Poi vedi tutto giù, tutto cascato giù, tu sai che sono morti: insomma, ti si ripercuote, eh. Si ripercuote.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi signora, scusi, lei quindi conosceva anche personalmente la famiglia Nencioni?
TESTE Cilindri: Personalmente, no. Di vista, di vista come uno può vedere...
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva queste loro abitudini di vita, diciamo.
TESTE Cilindri: Sì, perché andavano sulla terrazza, capito?, tendevano gli indumenti. Insomma, uno li vede, no?, se è alla finestra li vede. E poi vedere tutta la voragine, insomma.
Poi, piano piano, hanno finito di costruire, levando, come si dice?, le impalcature davanti.
Certo, all'inizio si sembrava assediati. Io ho visto anche la Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, vero?, con i bombardamenti, eccetera, e stavo lì ancora e, insomma, era brutto: ecco, mi sembrava di essere ritornata all'emergenza, ai bombardamenti del '43, del '42. Ecco, in quella situazione: brutta. L'alluvione, praticamente, è stata una caramella, ecco: nulla, in confronto. Stavo lì anche per l'alluvione.
PRESIDENTE: Ha altre domande, il P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Basta.
PRESIDENTE: Difensori?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente, c'è il collega.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, volevo sapere questo, signora, da lei, se è possibile. Lei sta al 10 di via Lambertesca?
TESTE Cilindri: Sì, al quarto piano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cilindri: Vivevo sui tetti, proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Le stavo per chiedere, appunto, il piano, e poi la via.
TESTE Cilindri: Sì, il piano sulla sinistra, guardando la facciata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che lei spiegasse, il portone col numero 10...
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... rispetto alla confluenza via Georgofili-via Lambertesca, dove si trova? Più verso gli Uffizi? Più verso Por Santa Maria?
TESTE Cilindri: Più verso gli Uffizi. Perché è vicino al Chiasso Baroncelli, all'angolo, insomma c'è il numero 8 accanto al Chiasso Baroncelli, e poi il 10. Sicché noi siamo più vicini agli Uffizi e a via dei Georgofili, logicamente, vero?
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Cilindri: Come? In che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Allora vuol dire che non mi sono spiegato.
TESTE Cilindri: Ah, ecco, dica.
PUBBLICO MINISTERO: Mi perdoni. Rispetto al punto dove via Georgofili immette in via Lambertesca, o dove via Lambertesca incrocia con via Georgofili, è la stessa...
TESTE Cilindri: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... la casa sua, è a monte verso gli Uffizi, o...?
TESTE Cilindri: Verso gli Uffizi, verso gli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Nel primissimo tratto?
TESTE Cilindri: Nel primo tratto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però non è...
TESTE Cilindri: Non quello dirimpetto a via dei Georgofili, che è il numero 6.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cilindri: Poi c'è il Chiasso Baroncelli, che divide, poi c'è il numero 8 e il 10.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cilindri: E' il terzo numero, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma nella direzione?
TESTE Cilindri: Venendo dagli Uffizi, venendo dagli Uffizi e andando a rifinire in via...
PUBBLICO MINISTERO: Por Santa Maria.
TESTE Cilindri: ... Por Santa Maria.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, vuol dire che il numero 10 era dopo, scendendo, andando dagli Uffizi...
TESTE Cilindri: Sì, verso via...
PUBBLICO MINISTERO: Passata via Georgofili.
TESTE Cilindri: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, mi interessava capir questo.
TESTE Cilindri: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, non è che la sua abitazione resti, come dire?, all'altezza del punto dove, appunto, incrociano via Georgofili e via Lambertesca.
TESTE Cilindri: No, quello è il numero 6, quello dove c'è quel portone immenso, che volò tutto in dentro. C'era, c'è, c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le volevo chiedere di quel portone.
TESTE Cilindri: Un portone immenso, che volò dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quanto era alto, quel portone?
TESTE Cilindri: Ah, senta, io sono piccola, ma sarà stato tre volte me. E' enorme, un portone enorme, che volò indietro per, penso, una ventina di metri.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'ha più rivisto, quel portone?
TESTE Cilindri: No, non l'ho più visto, no.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire, siccome è volato, ma l'ha rivisto poi?
TESTE Cilindri: No, no, perché non so, sarà entrato dentro poi, con le macerie non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Da quello che ho capito...
TESTE Cilindri: Perché penso anche il nostro si disintegrò, il nostro, che era il terzo.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuole dire "disintegrare"?
TESTE Cilindri: Disintegrare, vuol dire a pezzetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un portone grosso anche quello di casa sua?
TESTE Cilindri: Bello grosso, sì. Era volato dentro il corridoio, che è lungo, no? Vicino agli scalini che poi uno... alla rampa. E mezzo, anzi, un terzo era ancora penzoloni diciamo, no?, quando si scappò; e quell'altro era volato dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Disintegrato, mi ha detto.
TESTE Cilindri: Sì, disintegrato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: A pezzetti.
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da quello che capisco lei, signora, è della zona da un pezzo insomma.
TESTE Cilindri: Sì, da quando sono nata, praticamente, dal '35. Prima stavo in Borgo Santissimi Apostoli, e poi in via Lambertesca, praticamente sono proprio di lì, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, è una delle...
TESTE Cilindri: Sì, degli antichi...
PUBBLICO MINISTERO: ... voci del quartiere, se possiamo dire così.
TESTE Cilindri: ... delle antiche fiorentine.
PUBBLICO MINISTERO: Una delle memorie del quartiere.
TESTE Cilindri: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Almeno degli ultimi decenni. E' una zona, era, è stata, è tuttora una zona molto abitata, oltre che con negozi, attività commerciali, magazzini e quant'altro?
TESTE Cilindri: Sì, è anche abitata, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, visto che lei appunto, signora, sta al quarto...
TESTE Cilindri: Piano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... piano, il palazzo di casa sua è tutto di civili abitazioni?
TESTE Cilindri: Civili abitazioni, sì.
PUBBLICO MINISTERO: I palazzi accanto? Dalla parte dei numeri pari, per intendersi.
TESTE Cilindri: Sì, sì, accanto al primo, ai mezzanini ci sono laboratori di orefici.
PUBBLICO MINISTERO: E per il resto?
TESTE Cilindri: Sia al numero 8, sia al numero 10, da me, al mezzanino.
PUBBLICO MINISTERO: E il resto, abitazioni.
TESTE Cilindri: Ed, il resto, abitazioni, civili abitazioni, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo anche su via Lambertesca e su via dei Georgofili, per quanto ne sa, o solo su via Lambertesca?
TESTE Cilindri: Anche su via dei Georgofili c'erano abitazioni. Sì, sì, senz'altro. Al numero 1...
PUBBLICO MINISTERO: Ora?
TESTE Cilindri: Ora, è cambiato. Ha visto, mettono gli studenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stavo chiedendo questo.
TESTE Cilindri: E' cambiato anche quello, sì, purtroppo. Sì, io devo dire purtroppo, perché prima stavamo proprio bene, eravamo le vecchie famiglie; insomma, visto? E ora hanno tutto spezzettato, vero?, da un quartiere. Ma ora, queste, sono cose che magari non so nemmeno se interessano.
Comunque, sono entrati tutti studenti, cinque, sei; sicché, è diventato una Babilonia, mentre prima era tutto... Insomma, si stava molto meglio prima della bomba, ecco, volevo dire questo. Poi... Non per gli studenti, poverini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cilindri: Però - mica che ce l'ho con gli studenti - per il fatto che una casa dove c'è una famiglia, capito?, viene curata. Non so se mi spiego. Mentre loro stanno lì un anno, zoom, zoom, rumori, eccetera.
Ma questo ora non c'entra con la gravità della...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, avevo bisogno di capire questo. Come frequentazione, via dei Georgofili, via Lambertesca, quindi questa zona alle spalle dell'ala ovest degli Uffizi - si chiamerebbe così, tecnicamente.
E' una zona, per modo di dire, in cui c'era un modo, per così dire, di svolgersi della vita quotidiana, normale, tranquillo. C'erano problemi, confusioni...
TESTE Cilindri: Sì, perfetto, più tranquillo.
PUBBLICO MINISTERO: Sono mai successi fatti di qualche gravità che, voglio dire lì che lei ricordi, a memoria?
TESTE Cilindri: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Mai.
TESTE Cilindri: Mai, mai. Tranquillissima.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, ora può darsi che mi sia per un attimo un po' distratto...
TESTE Cilindri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Distratto, no, perché stavo ragionando, ma insomma, proprio sull'inizio della sua deposizione: quando si verificò questa grande esplosione, lei era sveglia, o dormiva già?
TESTE Cilindri: Dormivo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei dormiva.
TESTE Cilindri: Dormivo, sì. Dormivo, ma mi svegliai.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cilindri: Sì. Questo...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, non voglio essere indiscreto, ma che lei rammenti, nelle mezzore precedenti, che sia nella serata, c'era stato qualche problema lì in zona?
TESTE Cilindri: Niente.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei avesse sentito, che so, puzzo di gas; che un vicino avesse detto: stasera c'è puzzo di gas.
TESTE Cilindri: No. No, no, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Nulla: ma guarda, stasera la luce va via, o è andata via la luce...
TESTE Cilindri: Nulla. Nulla, nulla. Fino all'ora che siamo andati a letto, era verso mezzanotte, poi, eh, mica tanto... Insomma, va be', non c'era stato niente.
PUBBLICO MINISTERO: La situazione...
TESTE Cilindri: La calma più assoluta. Poi io stando nelle camere verso piazza Signoria...
PUBBLICO MINISTERO: A quello che capisco, per calma lei intende anche nulla di anomalo, nulla di strano.
TESTE Cilindri: Ecco, sì. Nulla, nulla, proprio la calma più assoluta.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signora...
TESTE Cilindri: Magari, se è passato un camioncino, per dire, in via Lambertesca, io dall'interno non lo sentivo. E poi, al limite, è una cosa naturale. Perché allora parcheggiavano ancora le macchine su, nel divieto di sosta le mettevano lì all'angolo, proprio sotto dove c'è stata, in via dei Georgofili, ha visto?
PUBBLICO MINISTERO: Lì al ristorante?
TESTE Cilindri: Sì, di lato al ristorante. Mettevano le macchine, sicché, o che fosse un camioncino o una macchina, uno non ci faceva mica... Capito il discorso?
PUBBLICO MINISTERO: Certo. D'accordo, la ringrazio.
TESTE Cilindri: Prego, di niente.
PRESIDENTE: Domande da parte civili? I difensori?
Si accomodi. Grazie, signora.
*TESTE Cilindri: Prego.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Innocenti.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza, per favore?
*TESTE Innocenti: Dunque, io mi chiamo Innocenti Fabio, abito a Montespertoli, via Bini 46 e sono nato il 06/11/65.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Innocenti: Residente a Montespertoli.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Innocenti: Quello che c'è scritto qui?
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Innocenti: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
Chiedo scusa, perché balbetto, ogni tanto.
PRESIDENTE: Scusi, ma lei si sieda come ci si deve sedere. Non siamo nel salotto di casa.
TESTE Innocenti: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: Ecco, bravo.
Pubblico Ministero, domande.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Innocenti, che lavoro svolge lei?
TESTE Innocenti: Il mio lavoro è fare il portiere di notte.
PUBBLICO MINISTERO: Dove svolge questa attività?
TESTE Innocenti: Presso l'Hotel Loggiato dei Serviti di piazza Santissima Annunziata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire alla Corte dove si trovava lei verso l'una del giorno 27 maggio '93?
TESTE Innocenti: Mi scusi, nel momento dello scoppio?
PUBBLICO MINISTERO: Verso l'una di notte.
TESTE Innocenti: Esatto. Dunque, io mi trovavo in macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
TESTE Innocenti: Dopo il Ponte Vecchio, dall'altro lato.
PUBBLICO MINISTERO: Borgo San Jacopo?
TESTE Innocenti: Sì, penso che sia borgo San Jacopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Innocenti: All'altezza dell'Hotel Lungarno, quella zona lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa vide, cosa...
TESTE Innocenti: No, niente. Io ho sentito un grandissimo botto e dunque, che cosa ho fatto? Facendo parte della Protezione Civile servizio emergenza radio, cosa ho fatto? Ho parcheggiato di corsa la macchina in cui mi trovavo, ho parcheggiato di corsa, ho preso la giacchetta con sopra scritto proprio Protezione Civile e mi sono scaraventato sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché capì da dove proveniva questo botto, come lei lo ha chiamato?
TESTE Innocenti: Me lo immaginai, perché insomma, il fumo eccetera, poi gente che scappava... Comunque insomma, entrai un po' nel mezzo della confusione, però vidi che dal Ponte Vecchio c'era gente insomma che scappava, che veniva da giù.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vide quando arrivò sul posto?
TESTE Innocenti: Mah, logicamente gente che scappava, gente insomma che piangeva, urli, eccetera.
Cercai di dare il più possibile, insomma, mano di aiuto, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi soccorse, che persone vide?
TESTE Innocenti: Mah, di quello che mi ricordo, io sono entrato in una casa. Ho visto un ragazzo insanguinato, il viso, aveva tutto il viso insanguinato, ho salito le prime scale, l'ho aiutato a scendere.
Però, ecco, ora parlo sinceramente, non mi ricordo quante erano quelle che tirai fuori, due vecchiettine.
PUBBLICO MINISTERO: Tirò fuori due vecchiettine.
TESTE Innocenti: Sì, sì, questo sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non erano in grado di venir fuori da sé, queste persone?
TESTE Innocenti: Sì, avevano delle difficoltà. Dunque, l'ultima infatti lo portai proprio quasi davanti agli Uffizi, sotto le arcate e lì mi resi conto che ormai c'era la Polizia e l'ambulanza, mi resi conto che potevano assistere questa signora, insomma, aveva bisogno di aiuto, tremava tutta. E infatti aspettai l'ambulanza e dopo fu portata via con l'ambulanza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi rimase sul posto, lei, in quel giorno?
TESTE Innocenti: Sì, io rimasi lì sul posto, perché siccome come ho detto faccio il portiere di notte, facendo parte della Protezione Civile, entrai in Comune con il responsabile della Protezione Civile e mi detti da fare per trovare alloggio lì, alle persone del Quisisana dell'albergo e degli abitanti vicini.
Infatti, per circa un giorno, un giorno e mezzo, insomma, sono stato lì in Comune.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, altre domande? I difensori?
Si può accomodare, grazie.
*TESTE Innocenti: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo ora?
PUBBLICO MINISTERO: Mosca Daniel.
*TESTE Mosca: Buongiorno.
PRESIDENTE: Vuol dichiarare, per favore, il suo nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza?
TESTE Mosca: Daniel Mosca, nata a Holten in Svizzera il 26/04/58.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Mosca: Residente a Firenze, in via Georgofili numero 3.
PRESIDENTE: Vole leggere la formula?
TESTE Mosca: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora Mosca, lei dove abitava nel maggio del '93?
TESTE Mosca: In via Georgofili al numero 3.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda cosa accadde quella notte del 27 maggio?
TESTE Mosca: Sì. Mi ricordo che tornai a casa verso le otto e un quarto di sera, dopo il lavoro. E poi, niente, sono rimasta in casa, non sono uscita. Ho spento la luce era mezzanotte e mezzo e poi, dopo una mezzora, così, ero nel sonno più profondo, ho sentito un botto incredibile e poi ho visto le fiamme e... E poi, niente, lì per lì non mi ero resa conto di cosa fosse, pensavo fosse una caldaia che fosse scoppiata, ma...
Poi ho cercato di uscire e sono scesa. Io stavo, la camera mia ha, è sopra ad un soppalco. Volevo uscire, sicché sono scesa per le scale e lì c'erano tutti i vetri rotti. Era buio, non c'era luce e né niente. Dunque, c'erano i vetri, quindi mi sono ferita con i vetri e poi col fuoco, perché c'è stato anche il fuoco nel mio appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che, mi dice innanzitutto a che piano abita lei?
TESTE Mosca: Io sto all'ultimo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
TESTE Mosca: Al quarto.
PUBBLICO MINISTERO: Quarto piano.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che conseguenze ha avuto il suo, ci sono state nel suo appartamento?
TESTE Mosca: Non...
PRESIDENTE: Lei ha detto è rimasta ferita?
TESTE Mosca: Sì, sono stata anche tre giorni in ospedale a Ponte a Niccheri e mi sono ferita i piedi, intanto, perché mi sono tagliata; e poi bruciata.
E poi dopo sono, la porta era rimasta, era una porta blindata, è rimasta chiusa, insomma, non si è aperta. Quindi sono risalita e sono scappata sui tetti. E lì sono rimasta, ho saputo dopo, una quarantina di minuti, perché insomma io non potevo giudicare lì per lì.
E lì, niente, mi sono messa ad urlare, ho visto il fuoco, le fiamme, poi c'era fumo, un odore incredibile. Lì ho respirato questo fumo, quindi ho avuto anche una intossicazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, ho capito bene, cioè la porta era blindata. Cioè non l'ha potuta aprire?
TESTE Mosca: No, non l'ho potuta...
PUBBLICO MINISTERO: Perché non...
TESTE Mosca: Non si è aperta. Si è bombata, ma non... E' rimasta...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo capir questo: è rimasta...
TESTE Mosca: E' rimasta, sì, la porta, sì, l'unica cosa rimasta su. Poi l'appartamento, distrutto.
PUBBLICO MINISTERO: Si era, quindi aveva subìto una torsione, dopo, a seguito dell'esplosione.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi non si apriva.
TESTE Mosca: No.
PUBBLICO MINISTERO: E come ha fatto a farsi soccorrere, signora?
TESTE Mosca: Eh, io niente, sono uscita sul, avevo due terrazzini: uno che dava sulla parte diciamo di via dei Georgofili e uno sul retro. Sono scappata di lì, sono salita sui tetti e lì mi sono messa ad urlare, a chiedere aiuto. E poi sentivo anche le voci di altre persone del palazzo che urlavano, così. Poi vedevo queste fiamme e questo fumo.
Niente, ho aspettato. poi, ad un certo punto, ho visto... Beh, non mi sono mossa sul tetto, perché mi ero immaginata che fosse tutto crollato, insomma.
Poi ho visto delle ombre da sotto, perché il tetto era crollato. E poi niente, sicché io urlavo chiedendo aiuto. Poi, dopo un po', di nuovo ho rivisto queste ombre e c'erano, poi mi hanno salvato i Carabinieri, insomma.
Mi sono dovuta calare dal tetto e sono risbucata in via Lambertesca. Mi hanno portato giù dalle scale di un palazzo di via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, ho capito bene lei si è intossicata per il fumo e la polvere...
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stata ricoverata in ospedale...
TESTE Mosca: In ospedale per tre giorni, mi sembra, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e il suo appartamento al quarto piano, che conseguenze ha avuto, a seguito di questa esplosione?
TESTE Mosca: Ha subìto diversi danni, perché insomma era tutto... Una parte era crollata completamente; la parte dietro ha avuto meno danni, ma insomma anche i mobili e tutto è stato...
PRESIDENTE: L'appartamento, signora, era di sua proprietà
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stata risarcita del danno?
TESTE Mosca: Sì, ora ci sono state fatte delle perizie, eccetera. E comunque io ora non mi ricordo esattamente quello che ho avuto, eccetera, perché ho dato tutto in mano all'avvocato. E poi l'ingegner Succi, anche aveva fatto delle perizie per queste cose qui.
Quindi, ora le cifre io non me le ricordo esattamente.
PRESIDENTE: Ma una somma le è stata data.
TESTE Mosca: Sì, sì, dalla Prefettura...
PRESIDENTE: Non si ricorda di quanto?
TESTE Mosca: Io non mi ricordo esattamente. Ora non vorrei dire una cosa per un'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, signora...
TESTE Mosca: Cioè, è tutto documentato.
PUBBLICO MINISTERO: ... viveva da molti anni in via dei Georgofili?
TESTE Mosca: Dall'87.
PUBBLICO MINISTERO: Com'era la situazione in quel quartiere, fino al momento dell'esplosione, signora?
TESTE Mosca: Mah, senta i primi anni, dico... A parte la strada era molto buia, non c'era molta illuminazione. E poi, va be', all'inizio, nell'87, c'era anche, insomma lì agli Uffizi, in via Georgofili, c'erano persone, insomma, drogati, gente così che frequentava, diciamo, questa...
E poi, gli ultimi anni, mi sembrava un po' meglio. Però poca illuminazione.
E comunque era vietato entrare con la macchina lì sotto. All'inizio, all'inizio, nell'87, c'erano i posti per i residenti, proprio lì davanti in via Georgofili; poi hanno tolto anche questo e era vietato, insomma, parcheggiare.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo palazzo dove lei abita, erano tutte abitazioni?
TESTE Mosca: Sì. Ppoi c'era un fondo. Comunque sennò tutte abitazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti e quattro i piani, erano abitazioni?
TESTE Mosca: Sì, due per piano.
PUBBLICO MINISTERO: Due per piano. Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Per spiegare alla Corte, signora, il numero 3, com'è posizionato rispetto all'incrocio via Lambertesca-via Georgofili?
TESTE Mosca: Il numero 3 è proprio di fronte al portone dell'Accademia dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Quindi è lo stabile quello sopra al ristorante, per intenderci.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che fa angolo.
TESTE Mosca: Quello che fa angolo, sì. Però l'entrata è proprio di fronte all'entrata dell'Accademia.
PUBBLICO MINISTERO: Le volevo chiedere un'altra cosa e basta. Mi sembrava una domanda banale, ma invece va... Io ho bisogno di capire, signora, soprattutto bisogna che lei faccia capire: questo stabile dove abitava lei...
TESTE Mosca: Questo, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Questo stabile dove abitava lei al momento del fatto, e poi dove abita tuttora.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo stabile, poi è quello che ha preso fuoco.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Com'era congegnato, cioè a dire, com'era disposto con... Siccome, dice, era abitato con due, è abitato con due appartamenti per piano, salvo i fondi a terreno, ovviamente.
TESTE Mosca: Sì, un fondo, sì...
PUBBLICO MINISTERO: Un fondo a terreno.
Questi appartamenti hanno tutte le finestre su via dei Georgofili?
TESTE Mosca: No, alcuni, diciamo, quattro appartamenti dalla parte di via Georgofili, hanno; e altri quattro su un cortile sul retro.
PUBBLICO MINISTERO: Sul retro.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, su via Georgofili ci sono le finestre di quattro appartamenti; mentre invece, gli altri quattro appartamenti...
TESTE Mosca: Sul retro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sul retro. E questo è proprio lo stabile praticamente dirimpettaio, questa parte di via dei Georgofili, dirimpettaio a dove è stata messa l'autobomba.
TESTE Mosca: Sì, proprio lì vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque dove si è verificato l'esplosione.
TESTE Mosca: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lì, davanti all'ingresso dell'Accademia.
TESTE Mosca: Sì, sì. Vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo mi premeva chiarire. Grazie.
TESTE Mosca: Prego.
PRESIDENTE: Domande i difensori di parte civile? Degli imputati?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Signora, lei ha detto che c'era il divieto di sosta. Le è mai capitato di entrare con la macchina, non so, per scaricare la spesa, o che cosa?
TESTE Mosca: Io personalmente?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Mosca: Sì, sì, mi è capitato.
AVV. Cianferoni: Qual era la via per arrivare lì?
TESTE Mosca: Io entravo dal Lungarno... Ora non so il nome del Lungarno, faccio confusione. Comunque è lì, dove c'era la gelateria Gailli, diciamo, all'arco delle Carrozze, lì sotto. E poi arrivavo in via dei Georgofili.
AVV. Cianferoni: E dovendo invece andar via da via dei Georgofili? Sempre con la macchina, o... sì, sempre con la macchina.
TESTE Mosca: Ora non mi ricordo se continuavo per via Lambertesca e poi risbucavo in Por Santa Maria, poi sul Lungarno, oppure se facevo marcia indietro. Perché mi è capitato poche volte, che poi magari c'erano i Vigili lì, chiedevo se potevo scaricare un attimo la spesa e basta. Però pochissime, forse due volte, non di più.
AVV. Cianferoni: Questo, in quanto c'erano i Vigili. Venivano spesso i Vigili a controllare.
TESTE Mosca: Ma non lì sotto. Stavano sui Lungarni, i Vigili. Lì sotto no, non venivano spesso. Almeno io poi non li vedevo, non so.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE Mosca: Comunque c'erano sempre macchine parcheggiate ugualmente, specialmente di notte, lì. Quindi, anche se era vietato, parcheggiavano. Poi, la mattina presto, andavano via.
AVV. Cianferoni: Di residenti, perciò, di gente che dormiva nello stabile...
TESTE Mosca: Penso dei residenti, immagino, sì.
AVV. Cianferoni: Lei abita di fronte all'Accademia. Ha mai, che ricordi ha di questa Accademia, prima dei fatti? Vedeva arrivare gente, cerimonie, sapeva qualche cosa?
TESTE Mosca: Mah, no. Perché io uscivo la mattina, poi rientravo la sera, lavoravo. Quindi non vedevo... Io, con l'Accademia, francamente non avevo, non vedevo un via-vai.
AVV. Cianferoni: Era molto che la famiglia che poi ha perso tutta intera la vita in questo fatto, aveva avuto la mansione di custode?
TESTE Mosca: Guardi, io questo anche questo non so, perché io conoscevo il Vigile, diciamo. Però poi la famiglia la vedevo ogni tanto. Vedevo la bambina che dava proprio di fronte a me la loro, la stanza, insomma, sul mio terrazzino.
Quindi, quando ero lì fuori la vedevo, così, ma... Poi, ho saputo così, dopo che la moglie del Vigile era custode dell'Accademia. Però io penso che da quando ci abitavo io, sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Grazie.
TESTE Mosca: Prego.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda?
Si accomodi, grazie. Buongiorno.
*TESTE Mosca: Grazie, buongiorno.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo Travagli.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza, per favore?
*TESTE Travagli: Sì. Travagli Alessandro, a Firenze il 3 marzo 1950.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Travagli: A Firenze, via dei Palchetti 3/b.
PRESIDENTE: Vuol leggere la formula?
TESTE Travagli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Travagli, dove abitava lei nel maggio del 1993?
TESTE Travagli: Ero domiciliato in via Lambertesca al 10, presso mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda cosa è accaduto nelle prime ore del mattino del 27 maggio?
TESTE Travagli: Beh, nelle prime ore, quando mi sono svegliato e c'era un gran polverone, una gran confusione. Però io non ho sentito niente, perché dormivo io, in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato svegliato, quindi?
TESTE Travagli: Ma no, non direi svegliato dalla bomba. Proprio... Cioè, ho aperto gli occhi normalmente, così. Però non ricordo se è stata la bomba a svegliarmi, o altro, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa vide, cosa era accaduto?
TESTE Travagli: Beh, era accaduto che c'era molte fiamme, molto fumo e molto puzzo anche di zolfo, insomma, un odore strano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei immagino era in camera da letto?
TESTE Travagli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, si svegliò normalmente, vide la camera, era tutta a posto?
TESTE Travagli: No no, avevo la finestra sul letto e c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Non mi pare un particolare di poco, eh.
TESTE Travagli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come...
TESTE Travagli: Insomma, tutta polvere, tutti i mobili spostati, il lampadario era cascato e l'armadio anche.
PUBBLICO MINISTERO: E subì ferite?
TESTE Travagli: Sì, al ginocchio e alla gamba. Leggere, non tanto gravi, ma insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scese in strada, vide qualcosa...
TESTE Travagli: Sì, scesi perché portai anche mia madre e cercai di andar via, ecco, in quel momento lì e c'era molta confusione: Polizia, Carabinieri, Guardie Giurate, c'era... Però ecco, io presi via Lambertesca e andai verso il Ponte Vecchio, andai a prendere la macchina e andai da mia sorella a portare mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Sua madre...
TESTE Travagli: Poi ritornai dopo.
PUBBLICO MINISTERO: ... era in grado di, era autosufficiente, sua madre?
TESTE Travagli: Sì, sì. Era in grado di camminare, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era in grado di camminare.
TESTE Travagli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto lesioni, la sua mamma?
TESTE Travagli: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, com'era trascorsa la serata prima che succedesse il fatto?
TESTE Travagli: Io ero fuori, ero dalla mia ragazza. Cenai lì e poi tornai a casa verso le 11.20-11.30, lasciando la macchina...
PUBBLICO MINISTERO: Com'era la situazione nella zona?
TESTE Travagli: Normale. Normale, molto calma, anche.
PUBBLICO MINISTERO: C'era stato qualche fatto che aveva attirato la sua attenzione, quella sera?
TESTE Travagli: No. No, no, perché quella sera lì c'era la partita. Non mi ricordo ora che partita c'era. Sicché non c'era quasi nessuno per la strada. E, niente, io passai da Por Santa Maria, via Lambertesca, entrai in casa e...
PUBBLICO MINISTERO: Lei abitava al numero civico...
TESTE Travagli: 10.
PUBBLICO MINISTERO: 10, di via...
TESTE Travagli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' tutto fatto di abitazioni, questo stabile?
TESTE Travagli: No, c'era... al primo piano c'era il laboratorio di oreficeria, al mezzanino; e poi c'erano abitazioni, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti piani, a che piano abitava lei?
TESTE Travagli: Al quarto.
PUBBLICO MINISTERO: Al quarto piano e quindi c'è stato il crollo della sua camera, ho capito bene, della sua camera da letto?
TESTE Travagli: No. Non il crollo, sono stati gli armadi, i lampadari e un po' di intonaco del soffitto, ma non grandi cose, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E...
TESTE Travagli: L'armadio in camera di mia madre, insomma, tutti questi...
PUBBLICO MINISTERO: Può quantificare i danni che ha subìto?
TESTE Travagli: No, ora quantificare... Noi facemmo una richiesta, mi sembra, sui quattro milioni e qualcosa, a quell'epoca, lì in Prefettura.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato risarcito?
TESTE Travagli: Sì, risarcirono tre milioni e sette, tre milioni e otto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? Difensori?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Travagli: Grazie.
PRESIDENTE: Sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Casanova.
PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza, per cortesia?
*TESTE Casanova: Casanova Danilo, nato Ramastretto provincia di Udine il 16 agosto del '48. Di professione faccio la Guardia Giurata.
PRESIDENTE: Residente in Firenze?
TESTE Casanova: Residente a Firenze in via del Roseto 4.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula, per favore?
TESTE Casanova: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Casanova, che lavoro svolge lei?
TESTE Casanova: La Guardia Giurata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa fece lei, quello che accadde nella notte tra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Casanova: Ricordo alcune cose, alcune meno chiaramente, comunque... Io stavo facendo il mio solito giro di controllo e avevo imboccato l'arco della Volta dei Girolami; dopo aver fatto circa, non so, 10 metri, ho sentito questa esplosione, questo spostamento d'aria. Mi sono ritrovato portato indietro, mi sono sentito in terra. Mi sono ripreso. Io non so se ho perso conoscenza o meno...
PUBBLICO MINISTERO: Questo giro, mi scusi, lei lo stava facendo a piedi?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era la zona, diciamo, che lei perlustrava o che stava perlustrando, quella sera?
TESTE Casanova: La zona è sempre la stessa che faccio anche tuttora.
Praticamente comprende dal Lungarno fino a piazza Signoria e da piazza Signoria a piazza Santa Trinita. Tutto questo rettangolo è competenza di controllo mia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è un servizio che viene svolto a piedi?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo che aveva imboccato l'arco, che venne...
TESTE Casanova: Sì, ho imboccato l'arco e mi sono trovato disteso in terra un po' più indietro. Poi non so se sono stato senza conoscenza, forse qualche secondo, perché mi sono ripreso, c'era una gran polvere, un gran ronzio negli orecchi, un silenzio innaturale, o forse... Non lo so, per me sembrava silenzio.
E, niente, non so cosa ho fatto esattamente. Poi sono andato verso là, dov'era successo il fatto e ho cercato di aiutare, però...
PUBBLICO MINISTERO: Cosa ha visto quando si è avvicinato proprio al punto dove era accaduta questa esplosione?
TESTE Casanova: Sul momento non si vedeva niente. Poi dopo ha cominciato a diradarsi un po' la polvere, ha cominciato a bruciare qualche cosa da un senso di luce. Poi ho recuperato anche la pila e con la pila ho cercato di capire, anche se si capiva poco, perché... Poi ho sentito gridare da tutte le parti.
Chi gridava aiuto da una parte, chi da un'altra, uno si sente anche un po'... Non sa dove andare, ecco.
E poi sono entrato in un portone, il primo portone accanto all'argentiere, il civico non lo so, non me lo ricordo. E sono salito perché c'era una ragazza che gridava ad una finestra. L'ho accompagnata fino ad un pianerottolo dove c'erano delle persone che tentavano di sfondare una porta e dicevano che c'era la mamma di uno di loro dentro.
Lì, questa ragazza, me l'ha presa un signore e l'ha riaccompagnata in strada.
Poi è passato un tempo che non posso dire quanto, perché non ho la cognizione. E un collega mi ha detto, dice: 'vieni, ti accompagno all'ospedale'.
Al che io gli ho detto: 'no, perché sto bene mi sento bene'.
E lui mi ha detto, dice: 'no, lo vedi che non ti reggi in piedi?'
Perché avevo perso un po' il senso dell'equilibrio, però mi sembrava di star bene. Questo, mi hanno portato all'ospedale, all'ospedale mi hanno dimesso subito, trauma... Niente, mi hanno accompagnato a casa; a casa ho fatto a tempo a dire: 'preparami un goccio di tè, faccio una doccia e vado a letto', il tempo di sbottonarmi la camicia, mi sono trovato in terra.
Allora mia moglie era sola in casa, ha telefonato all'Argo, perché io dipendo dall'Argo, chiedendo cosa doveva fare.
Dice: 'lascialo fare, ti mandiamo una macchina, si riporta all'ospedale'.
E mi hanno riportato su all'ospedale, mi hanno ricoverato.
PUBBLICO MINISTERO: Che malattia le hanno diagnosticato? Quanto tempo è rimasto in ospedale?
TESTE Casanova: Sono rimasto otto giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Che diagnosi le era stata fatta?
TESTE Casanova: La diagnosi, mi avevano fatto: sospetto trauma cranico e... niente, credo nient'altro.
Poi mi hanno visitato per gli orecchi, perché avevo perso l'equilibrio, avevo un po' di labirintite. Però col tempo sembra essere passata, perché ora fortunatamente...
L'unica cosa che mi è rimasto, che prima non soffrivo di vertigini, ora sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha avuto da questa, da questo fatto dei postumi anche permanenti?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, questo? Continua ad avvertire questo senso di vertigine?
TESTE Casanova: No. Le vertigini, soffro di vertigini.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, soffre di vertigini.
TESTE Casanova: Cosa che prima non soffrivo di vertigini.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
TESTE Casanova: Cioè, se io mi affaccio ad una finestra, mi dà fastidio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Casanova, mentre faceva il giro quella sera, notò qualcosa che attirò la sua attenzione? Ci fu qualche fatto, qualche circostanza?
TESTE Casanova: No, l'unica cosa che mi colpì, diciamo, il primo giro che feci, cioè prima verso diciamo le dieci e mezzo, quando arrivai a girare lì, in via dei Georgofili, che normalmente c'era sempre una fila di macchine, quella sera lì non ce n'era. C'era una Cinquecento blu e quella era sempre lì; e un'altra macchina grossa, credo un Volvo, una Station Wagon e basta.
Dissi: 'guarda, stasera chi viene ha fortuna di trovare il posto'. Cosa che normalmente non c'era mai il posto.
L'unica cosa che notai, poi... Cioè, non sono cose che danno nell'occhio, praticamente io guardavo di fare il mio lavoro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Casanova, lei quindi quella zona la conosce molto bene, anche in quelle ore notturne?
TESTE Casanova: Sì, soprattutto...
PUBBLICO MINISTERO: Soprattutto in quelle ore notturne.
TESTE Casanova: ... nelle ore notturne.
PUBBLICO MINISTERO: E' una zona che è frequentata normalmente anche di notte?
TESTE Casanova: Sì, abbastanza.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, voglio dire, ci sono turisti, si intrattiene...
TESTE Casanova: No, turisti, magari, in quel pezzo lì no. O perlomeno non ne ho mai visti. C'era molto più passaggio, diciamo dagli Uffizi, che andavano verso via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco, intendevo dire proprio quella zona lì.
TESTE Casanova: Ma gente che passava, diciamo. Non è che ci sia una zona, però, turistica da dire che vadano lì a fare le fotografie.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, non ci si ferma. Bene, qualche altra domanda. Vorrei che fosse preciso, signor Casanova, su questo punto.
Il suo servizio a che ora lo iniziò, quella sera?
TESTE Casanova: Alle 22.30.
PUBBLICO MINISTERO: Era l'orario abituale?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito che lei, il servizio di perlustrazione, lo faceva a piedi.
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se ho capito bene, lei sul posto ci arrivava con l'automobile.
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'automobile di servizio?
TESTE Casanova: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. La sua personale?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E dove la parcheggiava? Aveva qualche luogo abituale per il parcheggio?
TESTE Casanova: No. La macchina era ferma lì perché la mattina avevo accompagnato mia moglie...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Casanova: ... e l'aveva messa dentro dove c'è le caldaie degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora guardi, cerchi di spiegare, per cortesia - siccome ha detto "lì", io ho capito che cosa vuol dire "lì", ma la Corte non sa che cosa vuol dire "lì" - cerchi di spiegare esattamente dove aveva messo parcheggiata la sua macchina, dove si trovava parcheggiata la sua macchina.
TESTE Casanova: Allora, in fondo all'arco, agli archi che vanno da piazza del Pesce a via dei Georgofili, in fondo c'era un cancello grande.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Casanova: Dentro questo cancello c'era un piazzale dove avevo lasciato la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ma questo piazzale è pertinenza di che cosa?
TESTE Casanova: Degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Dello stabile degli Uffizi.
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se capisco bene, è la parte retrostante gli Uffizi, proprio quella che dà su via dei Georgofili.
TESTE Casanova: Sì, è la parte chiamata, diciamo, "delle caldaie".
PUBBLICO MINISTERO: Delle caldaie. Quindi, il posto dove aveva lei la macchina sua parcheggiata, a che distanza resta dal punto dove si è verificata l'esplosione?
TESTE Casanova: Diciamo 20... no, forse meno di 20 metri.
PUBBLICO MINISTERO: 20 metri. Sulla stessa strada?
TESTE Casanova: Spostata... sì, diciamo sulla stessa strada. Anche se, praticamente, dalla strada è separata da un muro e da un cancello.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. E da un cancello. Però, per infilare in questo cancello bisogna immettersi, bisogna attraversare, bisogna manovrare su via dei Georgofili.
TESTE Casanova: No.
PUBBLICO MINISTERO: No?
TESTE Casanova: Si arriva direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, da dove?
TESTE Casanova: Da quegli archi lì che ho detto, da piazza del Pesce andando verso via dei Georgofili...
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
TESTE Casanova: Ora mi sfugge il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Ma resta davanti?
TESTE Casanova: Sì, proprio davanti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi bisogna attraversarla via dei Georgofili.
TESTE Casanova: Via dei Georgofili la attraversi, non fai nessuna manovra.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Sì, "manovrare" nel senso di altri passaggi con l'automobile.
TESTE Casanova: Ah, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi quella sera lei la macchina ce l'aveva già parcheggiata lì.
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Però il suo servizio cominciò comunque da lì, o cominciò da qualche altra parte?
TESTE Casanova: Io cominciavo... Normalmente non comincio quasi mai dal solito posto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Casanova: Anche per ovvie ragioni.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Casanova: Normalmente parto da Por Santa Maria, da Piazza del Pesce, e partivo di lì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E quella sera fece uguale?
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Notò qualche cosa di particolare, di singolare?
TESTE Casanova: Quello che ho detto prima. Praticamente che non c'erano macchine, rispetto alle altre sere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, no, ma dicevo nella zona, nel suo complesso.
TESTE Casanova: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Quando lei, appunto, si riferiva al fatto che, contrariamente al solito, quella sera non c'erano macchine, che ce ne era solamente un paio, ha detto un attimo fa...
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... una Cinquecento blu e una macchina di cilindrata più grossa.
TESTE Casanova: Sì, una Station Wagon, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Una Station Wagon. Ecco, voglio dire, queste macchine dove, ecco, su che pezzo di strada?
TESTE Casanova: Nel pezzo che, diciamo, dal cancello vanno verso la Torre del Pulci.
PUBBLICO MINISTERO: La Torre del Pulci. Quindi verso via Lambertesca.
TESTE Casanova: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Quindi, l'ultimo...
TESTE Casanova: Sul lato dove pare che sia stato messo questo Fiorino.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Quindi, il lato opposto rispetto al ristorante, per intendersi.
TESTE Casanova: Sì. Il lato destro salendo verso la via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: Come dire, allora, che in quel pezzettino di strada di via dei Georgofili che sta più o meno sotto la Torre del Pulci, quella sera, contrariamente al solito - per quello che lei constatò - c'era un paio di macchine invece che...
TESTE Casanova: Di solito ce n'era sempre tante.
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'era di più.
TESTE Casanova: Infatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Dopo esser passato da lì e essersi accorto di questa situazione, lei ha avuto modo di ritornarci, prima che capitasse l'esplosione?
TESTE Casanova: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi passò un certo tempo, voglio dire.
TESTE Casanova: Sì. Io sono tornato lì, praticamente, quando è successa l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ora, lei, tutto questo periodo di perlustrazione, l'ha trascorso lì in zona, a quello che ho capito.
TESTE Casanova: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché ha dato le coordinate topografiche.
TESTE Casanova: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' successo nulla di particolare? Che lei ricordi: problemi all'illuminazione pubblica, segnalazione di qualcuno che sentiva puzzo di gas in giro, storie...
TESTE Casanova: No.
PUBBLICO MINISTERO: Niente di tutto questo?
TESTE Casanova: No.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? Difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Un chiarimento: il punto nel quale l'autobomba fu collocata, costituisce un passaggio obbligato per avvicinarsi a quel lato degli uffizi? Se ho capito bene, lei ha detto che più oltre c'è il lato, l'ha chiamato, il "lato caldaie". C'è una zona, una specie di non si può dire un resede, ma comunque una parte secondaria degli uffizi. E' così?
TESTE Casanova: Sì.
AVV. Cianferoni: Per arrivare a questa parte secondaria bisogna passar di lì o ci sono altre vie, più comode e meno comode?
TESTE Casanova: Mah, per arrivarci bisogna passar per forza di lì, da quel cancello.
AVV. Cianferoni: Da quale cancello, scusi?
TESTE Casanova: Il cancello che ho detto prima, quello in fondo.
AVV. Cianferoni: In fondo, però. Io ci sono stato sui posti, ma, non avendo qui un visivo delle cose... Il cancello è sui Lungarni, mi pare.
TESTE Casanova: No.
AVV. Cianferoni: Dov'è?
TESTE Casanova: Questo cancello è in fondo agli archi che da piazza del Pesce portano in via dei Georgofili. Difronte, proprio. Così: c'è, ora non c'è più, però c'era.
AVV. Cianferoni: Faccio fatica a capire, comunque... Ecco, un'altra domanda: quest'assenza di macchine la può ricollegare, nella memoria, a un lavaggio strade, a della segnaletica di quella sera? C'era qualcosa di questo tipo?
TESTE Casanova: No. Io, dentro di me, ho fatto una valutazione mia, perché quella sera c'era una partita e non c'era gente in circolazione, c'era pochissima gente in giro rispetto a queste altre sere.
E ho collegato questo fatto, che probabilmente la gente, invece di venire in centro, è rimasta a casa a vedere la televisione.
Ma questa era una valutazione mia, che poi può essere giusta o no.
AVV. Cianferoni: A che ora ci passò da via dei Georgofili, l'ultima volta?
TESTE Casanova: L'ultima volta all'una.
AVV. Cianferoni: A cosa accaduta?
TESTE Casanova: No, ero lì all'una e quattro minuti. Ero sotto gli archi.
AVV. Cianferoni: Lo vide questo Fiorino?
*TESTE Casanova: No. Non si poteva vedere di dov'ero io.
AVV. Cianferoni: Capisco, grazie.
PRESIDENTE: Altre domande? Si accomodi, grazie.
Facciamo cinque minuti di sospensione, vi dispiace?
PUBBLICO MINISTERO: Volentieri, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
<>
PRESIDENTE: Riprendiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
Introduciamo, Presidente, la signora Ceccucci Daniela.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ascolti, signora, lei intanto vuol dichiarare al microfono: nome, cognome, luogo di nascita, data, e luogo di residenza.
*TESTE Ceccucci: Mi chiamo Daniela Ceccucci; sono nata a Bastia Umbra il 02/11/53. Sono residente in via Lambertesca numero 1 e domiciliata in via del Leone numero 4.
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Ceccucci: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Signora Ceccucci, dove abitava, lei, nel maggio del '93?
TESTE Ceccucci: In via Lambertesca numero 1, piano secondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda cosa è successo il giorno in cui è esplosa la bomba in via dei Georgofili?
TESTE Ceccucci: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire alla Corte quello che è accaduto?
TESTE Ceccucci: Nella notte, poco dopo l'una...
PRESIDENTE: Lei era alzata, dormiva?
TESTE Ceccucci: No, io ero a letto.
PRESIDENTE: Viveva sola in casa?
TESTE Ceccucci: No, c'era quello che attualmente è mio marito, che allora era ancora il mio compagno, e mio figlio di 12 anni.
Io e mio figlio dormivamo, invece mio marito era sveglio. Ero andata a letto da poco, quindi ero proprio in un sonno profondo. Mi sono svegliata in un caos totale con il mio bambino che piangeva, quindi immediatamente ho reagito, anche se avevo un forte dolore alla testa, infatti un muro mi era crollato praticamente addosso.
Mi sono alzata e, in quel momento, ho pensato, ho fatto varie ipotesi - come accade in questi momenti - delle più svariate. Quella che mi sembrava più attendibile era un'esplosione dovuta al gas, anche se non sentivo odore di gas, ma ho cercato una spiegazione razionale.
Sono andata in camera di mio figlio, che era praticamente seppellito sotto un armadio a ponte, che peraltro gli ha salvato la vita, perché la camera di mio figlio dava proprio in via dei Georgofili.
Io abitavo all'angolo, sopra il ristorante Antico Fattore, quindi parte della casa dava su via Lambertesca e questa stanza dava proprio in via dei Georgofili, difronte all'esplosione.
Sono passati alcuni minuti, credo pochi - a me mi son sembrati attimi - in cui l'istinto era quello di scappare, anche perché ritenendo che fosse gas, razionalmente pensavo che ci sarebbero state esplosioni successive. Mi sono affacciata per vedere se era possibile uscire dalla finestra, perché pensavo che le scale fossero crollate, avevo questo tipo di sensazione, quindi non pensavo di poter uscire per una via normale. Dalla finestra ho visto i bagliori di un incendio.
Quindi, chiaramente questa via di fuga era impossibile e ci siamo ritrovati tutti e tre un attimo: io ho preso il mio bambino, mio marito è salito ai piani superiori per aiutare una signora che abitava sopra a noi, anziana, e suo figlio, e io ho cercato di scendere.
Siamo scesi per quelle che erano le nostre ex scale, che erano ormai un cumulo di macerie, comunque esistevano. Come tutte le strutture orizzontali hanno retto, e questo ci ha consentito di salvarci.
Chiaramente eravamo abbastanza messi male: cioè io ho toccato mio figlio per vedere se era intero, perché era la cosa che mi premeva di più in quel momento. Era ferito, sanguinava, aveva delle ecchimosi a una gamba, perché appunto dormiva in un letto sotto un armadio a ponte, quindi le ante dell'armadio gli si erano rovesciate addosso ma la trave di ferro l'aveva salvato: in una nicchia si era salvato dall'impatto che sicuramente era il più violento di tutti, perché era difronte.
Quindi mi sono accertata che stesse bene, che comunque non aveva niente di così grave, e sono scesa in mezzo alla strada.
In quel momento ci siamo persi con mio marito, perché lui è rimasto ad aiutare questa signora e io, intanto, mi son ritrovata in via Lambertesca, in questa strada devastata dove la gente andava e veniva, e volevo raggiungere un'ambulanza, perché volevo portare mio figlio all'ospedale. E anch'io sentivo di non stare troppo bene, perché infatti avevo una gran botta alla testa.
Il bambino è stato preso in braccio da un ragazzo gentilissimo, io invece sono andata a piedi. E abbiamo raggiunto Por Santa Maria e lì, dopo un po', dopo un'attesa che non saprei quantificare, ci han fatto salire in un'ambulanza e siamo andati all'ospedale di Santa Maria Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco signora, che lesioni sono state diagnosticate e che conseguenze, che danni alla persona ha riportato?
TESTE Ceccucci: Io ho avuto un referto di sette giorni. Mi hanno fatto una radiografia alla testa: avevo una grossa botta, perché appunto un muro - anche se un fondello, insomma - era stata una cosa abbastanza... E il bambino aveva ferite varie, ecchimosi. Io ho avuto un referto di sette giorni e lui di cinque, e mio marito di tre. Tant'è vero che non abbiamo ritenuto, poi, quando è stato il momento - anche se c'è stato proposto - di chiedere nessun risarcimento in quanto feriti, perché non ci sembrava dignitoso: cioè, non erano ferite da essere considerate così gravi.
Però mio figlio, qualche sera dopo, la domenica, ha avuto un attacco d'asma molto violento. E' un ragazzo allergico e quindi aver inalato più lo schock, la paura chiaramente, ma anche le inalazioni di tutte queste... - quello che poi, appunto si è scoperto non essere gas ma l'odore che poi ho ricostruito nella memoria era di zolfo, infatti era esplosivo - gli ha prodotto questa grossa crisi, tant'è vero che io chiamai la guardia medica; e il mio avvocato - che è l'avvocato Filastò - ha agli atti anche la testimonianza della guardia medica che venne quella notte.
Conseguenze sul piano fisico direi una bugia a dire che ne abbiamo avute. Questo ragazzino è sano, è tranquillo, per quello che si può essere tranquilli dopo una vicenda come questa. Certo, siamo tutti scioccati: ogni volta che sentiamo un qualunque tipo di botto saltiamo tutti, però la vita è ripresa e questo è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco signora, a che piano era la sua abitazione?
TESTE Ceccucci: Secondo piano.
PUBBLICO MINISTERO: La vita del quartiere, a seguito di questo fatto, come si è evoluta, quando è ripresa?
TESTE Ceccucci: La vita del quartiere... allora, io le dirò: ho abitato in quella casa per 20 anni. E' stata la mia prima casa a Firenze, perché, come si vede dai dati anagrafici, io non sono fiorentina; sono venuta a studiare architettura a Firenze nel '72 e nel '73 ho avuto questa casa regalata da mio padre. E ci son stata 20 anni, cioè ci sono stata fino a quel momento lì, dopodiché, io personalmente, non ci sono tornata.
In questo momento abito da un'altra parte della città con mio marito e mio figlio. Neanche loro avevano il desiderio di tornare a stare lì. Penso che questo sia un sentimento abbastanza comune e diffuso nelle persone che hanno vissuto questa vicenda, perché è stato uno strappo così violento che era difficile risanare, a meno che uno non avesse avuto pochi danni, e quindi quasi subito ha ripreso possesso della propria abitazione, e allora è facile sanare una cosa così.
Dopo tre anni, io ho riavuto indietro questa casa - e ancora non è chiusa tutta la pratica sulla ricostruzione dell'immobile - nel dicembre dell'anno scorso. Quindi sarei dovuta stare due anni e mezzo da un'altra parte in maniera precaria, e questo personalmente, psicologicamente, non me lo potevo permettere: né per me, né soprattutto per mio figlio che aveva bisogno di riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Che danni aveva avuto?
TESTE Ceccucci: La casa era completamente distrutta. E' stato uno degli immobili assolutamente più danneggiati, perché era difronte e quindi è stata fatta una stima globale per tutto il condominio che si aggirava intorno agli ottocento... Cioè la richiesta era di un miliardo, poi siamo arrivati sui 900 milioni: 880 milioni. Ancora non è del tutto chiusa...
PUBBLICO MINISTERO: La questione.
TESTE Ceccucci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signora, nello stabile erano tutte abitazioni?
TESTE Ceccucci: Sì, tranne l'Antico Fattore.
PUBBLICO MINISTERO: Quante famiglie ci abitavano?
TESTE Ceccucci: Una... No, c'era il piano quello sopra al mio, cioè il terzo, che non era abitato, era in proprietà di una signora che l'aveva acquistato ma non c'era mai venuta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco signora, come si chiama...
TESTE Ceccucci: Quindi ce n'erano: uno, due, tre, quattro; quattro abitazioni e tre...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama suo marito?
TESTE Ceccucci: Paolo Lombardi.
PUBBLICO MINISTERO: Lombardi.
TESTE Ceccucci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' presente fra i testi?
*TESTE Ceccucci: Sì, sì certo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lo sentiremo dopo. Io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Domande, le parti civili e i difensori?
Si accomodi, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Allora introduciamo il signor Lombardi.
PRESIDENTE: Per piacere, vuol dire il nome, cognome, luogo e data di nascita e residenza?
*TESTE Lombardi: Paolo Lombardi, nato a Pesaro il 04/09/48. Residente a Firenze in via del Leone 4.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Lombardi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Lombardi, dove si trovava, lei, la sera tra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Lombardi: Mi trovavo a casa della mia compagna, attualmente mia moglie - Daniela Ceccucci, che è appena uscita - in via Lambertesca 1, al secondo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire alla Corte il ricordo che ha di quella notte?
TESTE Lombardi: Mah, io ero sveglio, stavo guardando la televisione. Diciamo che non ho sentito neanche il rumore, perché ero a pochi metri: mi son sentito sbalzato in avanti. Non ho avuto danni fisici, nel senso che non mi è cascato niente della struttura portante della casa. Non mi son reso conto molto. Ho visto che, camminando sui detriti, sia la mia compagna che suo figlio, così, apparentemente, al buio, erano sani, e ho cercato il modo di uscire.
Ho controllato che ci fossero le scale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in casa cosa era accaduto?
TESTE Lombardi: Al buio, con quell'odore di acredine, sinceramente mi rendevo solo conto che camminavo su detriti, insomma intonaco, non travi, sennò non sarei qui a raccontarlo.
Poi niente, visto che la scala - l'appartamento era piccolino, 60 metri quadri - visto che la scala ho visto che c'era, stavo per andar di sotto, quando è venuto un nostro amico inquilino dell'ultimo piano, che so che aveva la mamma anziana...
PUBBLICO MINISTERO: Chi era?
TESTE Lombardi: Il signor Walter Ricoveri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Lombardi: E lui, per motivi appunto che la mamma sua non usciva mai, per sicurezza aveva quelle pile, quelle lampade insomma da locale pubblico. Allora lui mi ha illuminato e ho visto qualcosa.
Lui perdeva sangue dalla faccia e mi ha detto 'vieni su, vieni su, c'è mia mamma', e sono andato su. Ho lasciato la donna e il ragazzino, come dire, nell'ingresso della casa - la porta in massello non c'era più - e sono andato su dove mi sono accorto che mancava il tetto. Allora ho cercato un po' di stringere, ho caricato questa signora sulle spalle con questo amico, con Walter, e siamo scesi piano piano di sotto.
Io ero scalzo, non è che facesse piacere. Ho scoperto dalla persona che ha preso in braccio il bambino, perché io, praticamente, sono arrivato un attimo dopo con Walter e sua mamma. Intanto la mia compagna e il ragazzino li avevo persi di vista perché erano già usciti. E la persona che fisicamente ha preso in braccio il ragazzino mi ha detto che erano passati sei minuti dallo scoppio. Era venuto a piedi, correndo, da piazza Santo Spirito, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Che danni ha avuto, lei, alla sua persona?
TESTE Lombardi: Danni, praticamente niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Lombardi: Sono stato in ospedale a accompagnare, appunto, loro. Ci avevo una piccola scheggia in una mano: ho avuto un referto di tre giorni. Stato confusionale, non so come si chiami.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo il fatto, dove avete...
TESTE Lombardi: Noi siamo finiti a Santa Maria Nuova e io avevo la fortuna di avere un'altra casa e siamo andati lì. Non avevamo neanche i soldi per telefonare. Ho chiesto i soldi a un infermiere e ho telefonato alla mia ex moglie - è venuta a prenderci in macchina - che aveva le chiavi di questo studio, che poi abbiamo trasformato in casa.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Lombardi: A lei.
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo entrare in aula il signor Ricoveri.
PRESIDENTE: Ricoveri.
Lei vuol dirci: nome, cognome, luogo e data di nascita, e luogo di residenza, per cortesia.
*TESTE Ricoveri: Walter Ricoveri, nato a La Spezia il 10 maggio del 1946. Risiedo a Firenze, in viale Galileo al numero 1.
PRESIDENTE: Vuol leggere la formula?
TESTE Ricoveri: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ricoveri, dove abitava nel maggio del '93?
TESTE Ricoveri: Abitavo in via Lambertesca al numero 1, che è una casa che fa angolo con via dei Georgofili. Il mio appartamento era all'ultimo piano ed era dislocato in maniera tale che avessi le due camere da letto simmetriche all'Accademia dei Georgofili, considerando via dei Georgofili, e le altre stanze in via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Ricoveri: La notte dell'esplosione...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Ricoveri: ... ero sveglio, stavo studiando. Per motivi che non mi ricordo decisi di non studiare in camera da letto, dove era una camera da letto-studio, che era proprio quella praticamente sopra dove poi sarebbe esplosa la bomba, sennò non sarei qui a raccontarvi. Ero nella stanza più lontana, cioè nella stanza che dava in via Lambertesca.
Ero sveglio. Io cosa posso ricordare? Ero con le finestre aperte, per fortuna, perché non fui investito dai detriti che si sarebbero prodotti se avessi avuto la finestra chiusa.
Ricordo che in un secondo, così, precipitai in un buio assoluto. Ebbi l'impressione che fosse scoppiato qualcosa sopra il tetto, perché mi trovai tutto il tetto addosso. Subito mi ripresi, perché mia madre, che era invece in camera da letto - quella che fa proprio angolo in via dei Georgofili - gridava aiuto: era sepolta viva. Ho avuto una fortuna grandissima, che avevo delle luci di emergenza che si accesero, e con quelle ho potuto salvare mia madre.
Mia madre è una cardiopatica, portatrice di pace-maker; riuscii a procurarmi un Carvasin sublinguale, tra le macerie, trovare la bocca e infilarglielo in bocca, e poi iniziare a rimuovere.
Con questa luce di emergenza mi sono precipitato nelle scale e c'era un gran silenzio.
Arrivai alla casa dei Ceccucci, che era due piani, praticamente, sotto di me. Loro dovevano essere stati colti nel sonno, dall'esplosione e non gridavano, erano silenziosi. La luce che arrivò, la mia luce, li scosse improvvisamente. Riuscii a portare su il signor Lombardi e così potei salvare mia madre.
Arrivammo giù praticamente verso l'una e venti. Non potevamo scendere l'ultimo tratto di scala, ma vennero dei ragazzi che erano lì davanti, a casa, e ci portarono via. All'una e mezza, per quanto ho letto nei dati dell'ospedale, eravamo già all'ospedale di Santa Maria Nuova.
Fui avvicinato all'una meno un quarto da uno che si disse essere della DIGOS e mi chiese che cosa era successo. Gli dissi che era scoppiata una bomba, perché avevo in bocca il sapore di derivati dell'ossido, ossidati dell'azoto: io sono laureato in Scienze Biologiche, ma prima sono perito chimico industriale e quindi conosco i sapori e gli odori dei gas di esplosione, insomma. Quindi ero certo che si trattava di una bomba. Era la mia sicurezza, e la trasmisi, questa mia sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: Questa informazione.
TESTE Ricoveri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ricoveri, ma la sua mamma - torniamo un attimo in casa - lei disse che era praticamente sepolta dalle...
TESTE Ricoveri: Sì. Era sepolta dal tetto e dalle mura...
PRESIDENTE: E dalle mura.
TESTE Ricoveri: ... perimetrali che erano sparite.
PUBBLICO MINISTERO: Fu con l'aiuto del signor Lombardi che riuscì a tirar fuori...
TESTE Ricoveri: Sì, che riuscii a prenderla e portarla fuori, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che lesioni ha subìto?
TESTE Ricoveri: Mia madre ha subìto lesioni fisiche, ma leggere, di tipo vetri che si erano conficcati nel cuoio capelluto; ma soprattutto era una donna che era già gravemente malata, quindi è stata trattenuta in ospedale una decina di giorni per osservazione.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama la sua mamma, mi scusi?
TESTE Ricoveri: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama, la sua mamma?
TESTE Ricoveri: Trifogli Olga. E io ebbi tre giorni di...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stavo chiedendo, appunto, che conseguenze aveva avuto lei.
TESTE Ricoveri: Io avevo avuto delle piccole lesioni addosso. Anche perché ero in pigiama, e quindi persi le ciabatte, quindi mi mossi a piedi nudi, in casa, e poi ebbi la pianta del piede lesionata da vetri.
Oltretutto, quando siamo riusciti a prendere mia madre, iniziavano già ad arrivare le fiamme che erano sprigionate nel palazzo accanto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la camera da letto della sua abitazione?
TESTE Ricoveri: La mia camera da letto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Ricoveri: Era esattamente sopra, praticamente era all'inizio della Torre del Pulci. Cioè l'affaccio mio, se io mi affacciavo da camera mia, vedevo, da una parte, lo studio del presidente dell'Accademia e, dall'altra, a destra, c'era la Torre del Pulci.
Fu una coincidenza strana anche questa - voglio dire, nella vita proprio è una questione di coincidenze - io mettevo sempre la macchina, perché mia madre è invalida civile, quindi potevamo avere, avevo il permesso di loggiare la macchina in via dei Georgofili, mettevo sempre la macchina dove è stato messo il Fiorino.
Casualmente, quella sera, rientro verso le otto di sera e pensavo che non ci sarebbe stato posto, perché dopo le sei, lo sa, entra la gente nella Zona Blu. E quindi mi fermai, misi la macchina lì, davanti all'Alitalia. Lo sapete dov'è l'Alitalia, no? Sul Lungarno.
E, caso strano anche lì, in genere io che facevo sempre la strada dell'Arco delle Carrozze per andare a casa, passai da via Lambertesca. Quindi, non mi resi conto se in realtà, poi, il posto era stato occupato o no, ecco. Questa è stata una coincidenza.
PUBBLICO MINISTERO: A che ora era rientrato a casa, scusi?
TESTE Ricoveri: Alle otto di sera.
PUBBLICO MINISTERO: Era intorno alle otto. E, praticamente, ho capito bene che la camera da letto sua non esisteva più?
TESTE Ricoveri: La mia camera da letto, io ho salvato pochissimi - perché era una camera studio - ho salvato pochissimi frontespizi di libri, ma frammenti ho, e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ho capito che lei non è più, dai dati che ha dato...
TESTE Ricoveri: No, ho vissuto diciassette mesi in un albergo, e poi, con l'aiuto del Comune, sono stato alloggiato in viale Galileo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma non ha fatto più rientro, lì?
TESTE Ricoveri: Non ho fatto più rientro perché oltretutto, lo sa, c'è stato anche una serie di sfratti esecutivi. E lei deve sapere che, al numero 1 di via dei Georgofili, hanno avuto tutti lo sfratto esecutivo, in coincidenza con l'attentato. Addirittura, il palazzo subirà un cambio di...
PUBBLICO MINISTERO: Di destinazione?
TESTE Ricoveri: Di destinazione. Io avevo già uno sfratto, che ovviamente si era... l'esecuzione io l'ho avuta, dello sfratto, il 27 maggio alle ore una e quattro minuti, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ricoveri, com'era la vita lì, nel quartiere?
TESTE Ricoveri: Bella. Io, era dal 1973, che abitavo lì. Mah, la vita era la vita che volevo io; io ho cercato una casa nel centro storico. Io non sono fiorentino, io sono venuto a Firenze - io sono spezino - per questioni di lavoro, e per me vivere a Firenze significava vivere nel centro storico. Sennò non avrei avuto...
E cercai per anni una casa. Insomma, l'ho trovato, e quindi ci stavo molto bene. La mia vita era proprio basata in funzione del centro storico. Insomma, anche quando cominciammo ad avere dei problemi per il parcheggio delle macchine, che molta gente andò via, perché non era così facile, poi, abitarci; io, ho continuato a viverci perché proprio mi interessava, mi piaceva la vita del centro.
Quindi, mi consideravo un topo di città, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non abbiamo altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori, hanno domande?
AVV. Cianferoni: Dottore Ricoveri, senta...
PRESIDENTE: Avvocato, il suo nome.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Lei ha detto che studiava, quella sera, e ho colto poi, nelle sue risposte, un'attenzione anche ai fatti per i quali è il processo e i fatti sociali di quel contesto, insomma. E, quindi, vorrei porle queste domande.
Dunque, senta, l'Accademia dei Georgofili, abitando lei sul posto ed essendo lei, appunto, persona anche attenta, che cosa può dire, da vicino di casa dell'Accademia dei Georgofili, in merito alle frequentazioni, alle presenze?
TESTE Ricoveri: Beh, io so cosa vuole dire. Dunque, io ho visto qualche volta la stanza del presidente dell'Accademia illuminata fino alle due, le tre di notte. E notavo che però - sa, ogni tanto, soprattutto nelle stagioni calde - ogni tanto il professore si affacciava; e intuivo che, come me, stava studiando e, insomma, stava lavorando.
Non ho mai visto, questo ve lo posso assicurare, e sono anche uno abbastanza attento, grossi movimenti e traffici di persone, ecco. Perlomeno, da via Georgofili.
AVV. Cianferoni: No, no, ma non era...
TESTE Ricoveri: Conoscevo benissimo i Nencioni, li avevo visti arrivare lì, io conoscevo anche quelli che c'erano prima. E li avevo visti crescere, proprio crescere anche da un punto di vista di stile di vita, di qualità di vita.
AVV. Cianferoni: Sì. No, la mia domanda non era sulla quantità di persone, ma casomai sulla qualità.
TESTE Ricoveri: La qualità, io ho visto spesso il professor Scaramuzzi affacciato alla finestra, ecco. Io non ho visto entrare, cioè io non ho mai visto entrare persone che potessero non essere della famiglia Nencioni o...
Anche perché l'entrata principale non credo sia stata quella di via dei Georgofili, non era utilizzata. Perché la segretaria, ad esempio, io non la vidi mai entrare dalla via dei Georgofili. Cioè, io non mi ricordo.
Io ho conosciuto poi, dopo, la segretaria dell'Accademia e non mi ricordo di averla mai vista entrare da via Georgofili; evidentemente usavano un'altra entrata.
AVV. Cianferoni: Benissimo, grazie. Soltanto un'altra domanda, sull'accesso in autovettura alla via Georgofili e Lambertesca: qual era la via più comoda, qual era la via più comoda anche per uscire?
TESTE Ricoveri: Mah, la via era obbligatoria, dovevamo entrare dal Lungarno e poi entrare da dove c'è il ristorante La Bocca dell'Orafo, che è via dell'Arco delle Carrozze.
AVV. Cianferoni: Loggia del Pesce.
TESTE Ricoveri: E la Loggia del Pesce. La strada, era quella.
AVV. Cianferoni: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Si accomodi, grazie. Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Per completare...
PRESIDENTE: Ha un'altra domanda? Ah, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Volevo sapere se, per quanto lei ricorda, nella serata, nelle ore precedenti il fatto, lei ebbe a constatare qualcosa di anomalo.
TESTE Ricoveri: No, le ripeto, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Del tipo, problemi alla illuminazione pubblica, all'illuminazione privata, problemi...
TESTE Ricoveri: No, io stavo studiando, quindi avevo la luce accesa. Ora, io non so se l'esplosione, l'emozione, le dico lo shock subito, possa aver cancellato qualcosa precedente a qualche minuto prima. Però, non mi ricordo affatto che sia andata via la luce.
Cioè io stavo studiando, me ne sarei accorto insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nella giornata, nelle ore precedenti?
TESTE Ricoveri: Eh, no, io sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Mi lasci finire la domanda.
TESTE Ricoveri: Ero fuori tutto il giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Mi lasci finire la domanda. Eventualmente, nei giorni precedenti, ha avuto notizia di qualche problema che potesse riguardare, che ne so?, sospetti di fughe di gas, puzzo di gas nella strada?
TESTE Ricoveri: L'avevamo chiesta noi, una perizia pochi... un mese prima, non mi ricordo. Perché dalle nostre scale si sentiva odore di gas.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E che cosa era successo?
TESTE Ricoveri: Vennero e dissero che, in realtà, poi non c'era una fuga; perlomeno, non c'era nel blocco che interessava il nostro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E fu un problema, quindi, superato quello lì?
TESTE Ricoveri: Superato perché, secondo loro, il gas e l'odore che si sentiva non dipendeva dai tubi che correvano dentro il nostro palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma si continuava a sentire, poi, puzzo?
TESTE Ricoveri: Si sentiva, in realtà si sentiva. Si sentiva, odore di gas.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'altra cosa che le volevo chiedere è questa qui. Lei ha detto che quella sera la macchina l'aveva parcheggiata da un'altra parte.
TESTE Ricoveri: Sì, perché dopo una certa ora, con L'Antico Fattore, richiamava macchine, quindi magari sapevo che avrei fatto un viaggio inutile, cioè non avrei potuto parcheggiare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al momento in cui lei rientrò in casa, però, vide qual era la situazione delle macchine parcheggiate?
TESTE Ricoveri: No, perché passai da via Lambertesca, e quindi non sono passato da via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Però, per entrare in casa?
TESTE Ricoveri: Eh, no, perché l'entrata è in via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma oltrepassò, diciamo, l'incrocio con via Georgofili.
TESTE Ricoveri: No, perché sono arrivato da Por Santa Maria e, quindi, non sono arrivato a imboccare via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Non è arrivato a imboccare via dei Georgofili?
TESTE Ricoveri: No. Perché il numero 1 è proprio appena prima l'entrata dell'Antico Fattore.
PUBBLICO MINISTERO: Appena prima, venendo da dove?
TESTE Ricoveri: Venendo da Por Santa Maria. Cioè io, entrando in casa, non ho potuto guardare dietro l'angolo; cioè quindi vedere cosa c'era, in via dei Georgofili. Cioè non l'ho fatto perché ormai era abitudine mia, cioè non che mi fosse...
PUBBLICO MINISTERO: Ma, scusi, il numero 1 non è...
TESTE Ricoveri: ... soddisfazione vedere se il posto c'era o non c'era, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma, mi scusi, se non mi sbaglio, ma il numero 1 di via Lambertesca non è praticamente quasi...
TESTE Ricoveri: Praticamente, è il palazzo che fa angolo con via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
TESTE Ricoveri: Però il portone è due sporti prima, cioè ci sono i due sporti dell'Antico Fattore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito.
TESTE Ricoveri: Cioè confina, il portone, tra il numero 1 e il numero 3.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
TESTE Ricoveri: Quindi non si poteva vedere, no no. Cioè io non ho guardato, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultima cosa che le volevo chiedere, è questa qui. Lei, di rumori di esplosione, quanti ne ha sentiti?
TESTE Ricoveri: Io ne ho sentito uno, e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Un rumore forte?
TESTE Ricoveri: Un rumore molto forte, secco, senza... ovviamente non avevo acquistato armonici, perché veramente ero nel centro dell'esplosione.
La sensazione che ho riportato, poi ne parlai con una specialista, una psicologa che si occupa di problemi di questo tipo, e mi disse che la descrizione che ho fatto io, poi, corrisponde alla descrizione che fanno praticamente tutti: come una luce improvvisa, come l'accendersi di una stella, no?, improvvisa che dura una frazione di secondo.
E seguita poi da quegli avvenimenti che seguono: dal crollo delle case.
PUBBLICO MINISTERO: Da una esplosione?
TESTE Ricoveri: Una sola.
PUBBLICO MINISTERO: Una sola, la ringrazio.
*TESTE Ricoveri: Una sola esplosione.
PRESIDENTE: Si accomodi, buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Signora Corvi.
PRESIDENTE: Signora, per cortesia, vuole dirci il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, e residenza?
*TESTE Corvi: Corvi Ida, nata a Prica, provincia di Sondrio, comune di Teglio.
PRESIDENTE: Quando?
TESTE Corvi: Il 13, il 14... del 1912.
PRESIDENTE: Residente a Firenze?
TESTE Corvi: Firenze.
PRESIDENTE: Via Lambertesca?
TESTE Corvi: Via Lambertesca, numero 10.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula? La deve leggere forte, signora.
TESTE Corvi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Grazie.
TESTE Corvi: Prego.
PRESIDENTE: Prego, ora risponda alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Signora, dove abitava lei nel maggio del '93?
TESTE Corvi: Nel maggio del '93?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Corvi: In via Lambertesca.
PUBBLICO MINISTERO: In via Lambertesca. Ricorda cosa è accaduto?
TESTE Corvi: Cosa è accaduto? La notte?
PUBBLICO MINISTERO: C'è stata quella esplosione?
TESTE Corvi: Ma la notte?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Corvi: Stavo per socchiudere la finestra, per andare a letto. Tutt'a un tratto io ho trovato assolutamente tutti i vetri, tutte le finestre addosso, alla testa, sono rimasta ferita alla testa. C'era mio marito dalla parte opposta, non poteva venire a soccorrermi perché era tutto andato per aria, un'altra finestra, che veniva dalla camera, all'ingresso dalla parte di là.
Sono venuti i soccorsi subito, mi hanno portata via, mi hanno portata all'ospedale. Dall'ospedale, mi hanno curata lì, mi hanno...
PRESIDENTE: Quanti giorni è rimasta in ospedale?
TESTE Corvi: No, permette?
PUBBLICO MINISTERO: Signora, scusi, parli al microfono, sennò non la sentiamo.
TESTE Corvi: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Parli con la bocca...
PRESIDENTE: Si avvicini al microfono.
TESTE Corvi: Ah. Di lì, mi hanno medicata, sono andata a farmi le lastre alla testa, e poi mi hanno tenuta fino alle quattro di mattina lì. Poi, mi hanno portata a casa; a casa sono stata un otto o dieci giorni a letto.
PRESIDENTE: Ma sempre in via Lambertesca?
TESTE Corvi: Sempre in via Lambertesca. Poi, sono andata ancora all'ospedale, a medicarmi la ferita alla testa. E poi di lì mi hanno chiamata a San Gallo, quattro giorni sotto visita. Quattro giorni sotto visita, a San Gallo; mi hanno dato venti giorni di invalidità permanente.
E poi, sempre un gran mal di testa, curarmi da un dottore all'altro, stare a letto e riposarmi. E con questo, risento sempre il mal di testa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè le è rimasto, signora, questo mal di testa?
TESTE Corvi: Questo mal di testa e le ginocchia, qui, che mi fanno male, artrosi, ne ho di tutte addosso.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha fatto rientro poi, signora, a casa sua, dopo questo fatto?
TESTE Corvi: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Quando è rientrata, quando è tornata ad abitare la sua casa?
TESTE Corvi: A casa sono ritornata il 4 di giugno 1994. Perché sono stata un anno e quattro giorni al residence, a Porta a Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Al residence.
TESTE Corvi: Da... al residence, a Porta a Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Corvi: C'è quel palazzo che ce n'era parecchi, là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signora. Che danni ha subìto la sua casa, ha avuto?
TESTE Corvi: La mia casa è stata tutta rovinata: mobilio, pavimenti, tutto. E' andato tutto in rovina. E ha messo a posto il Comune, ha fatto venire una comitiva a rimetterla a posto, diciamo, via.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Io ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Domande dei difensori? Parti civili, difensori, niente? Può andare, signora.
*TESTE Corvi: Posso andare?
PRESIDENTE: Sì, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Gabellini, c'è?
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, e di residenza, per favore.
*TESTE Gabellini: Allora, mi chiamo Riccardo Gabellini, abito a Firenze, in via dell'Anconella numero 8. La mia data di nascita è il 20/02/63.
PRESIDENTE: Vuol leggere la formula?
TESTE Gabellini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Gabellini, ricorda cosa è accaduto il 27 maggio '93?
TESTE Gabellini: Dunque, io mi trovavo in casa mia, in via dell'Anconella, su in mansarda, e ho sentito un boato. Lì per lì ho pensato a un temporale, a un tuono; solo che era un rumore un po' strano. Sicché mi sono affacciato alla finestra della mansarda e ho visto una nuvola bianca, sicché ho pensato a un'esplosione subito.
Immediatamente mi sono recato nella zona dove era successo questo fatto e la prima cosa che ho avvertito è un odore pungente, di polvere da sparo esplosa. E dopodiché il caos, ho visto di tutto, insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ci dica cosa ha visto.
TESTE Gabellini: Ho visto gente che usciva fuori da queste macerie, da vetrine spaccate, negozi sventrati, gente che urlava. Era impossibile, poi, riuscire a capire esattamente cosa era successo.
Di sicuro, questo odore particolare mi aveva colpito, e ho pensato subito che fosse stato un'esplosione di una bomba. Anche se all'inizio, appunto, mi sembrava strano che a Firenze potesse accadere una cosa del genere. La prima impressione è stata quella, diciamo, di un'esplosione di gas.
Poi dopo, questo odore, invece mi ha fatto riflettere, e ho capito che era qualcosa di diverso, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si è adoperato lei per prestare soccorso?
TESTE Gabellini: All'inizio, sì. Poi, quando ho visto arrivare le Forze dell'Ordine, così, mi sono un attimino messo in disparte, anche per non creare intralcio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ha soccorso qualcuno?
TESTE Gabellini: No. No, sinceramente no, non ho avuto neanche il tempo, è stata una frazione di pochi secondi, minuti insomma, è arrivato pompieri, Polizia, ambulanze; sicché non... Sono riuscito appena ad affacciarmi nella zona e ho visto delle persone che portavano in braccio gente ferita, ho cercato di essere utile in qualche maniera, ma poi è arrivato, ripeto, è arrivato i soccorsi, quindi mi sono messo in disparte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ho terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono domande? Si accomodi, buongiorno.
*TESTE Gabellini: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: La signora Mara Valle.
PRESIDENTE: Per favore, vuole dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e residenza?
*TESTE Valle: Marina Mara Valle, nata a Pineto il 06/07/63, residenza a Firenze in via Bartolomeo Scala, 50.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Valle: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Signora Mara Valle, che attività svolge lei?
TESTE Valle: Giornalista di moda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dove abitava nel maggio del '93?
TESTE Valle: Io abitavo in via Lambertesca, al numero 12.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda cosa è accaduto...
TESTE Valle: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quel giorno dell'esplosione.
TESTE Valle: Sì. Io dormivo su un soppalco, che è stato anche quello che mi ha salvato la vita, perché mi è venuto addosso uno specchio grandissimo. E ho sentito questo scoppio fortissimo.
La prima cosa che ho fatto, ho cercato di alzare il telefono e, lì per lì, la linea c'era. Poi, niente, c'è stato questo black-out, quindi tutto che mi veniva addosso. Io sono scappata in mezzo ai vetri e sono arrivata di corsa in via Por Santa Maria.
C'era una fortissima, proprio questa puzza di polvere da sparo, che non permetteva quasi di respirare.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa vide, quando si precipitò in strada, signora?
TESTE Valle: Niente. Poi, io sono stata proprio una delle primissime ad uscire, perché non c'era proprio nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, casa sua che conseguenze aveva subìto, a seguito di questa esplosione?
TESTE Valle: Io, lì per lì, non mi sono resa conto di cosa era successo. Infatti, sono andata in ospedale e mi hanno medicato queste ferite da taglio, e poi mi hanno riaccompagnato, nel primo pomeriggio della stessa mattina, a casa. E nel vedere anche la situazione, cioè mi sono resa conto che praticamente casa mia era quasi tutta venuta giù, queste grandi finestre.
Urlando, ho perso la voce, e ho avuto una lesione alla seconda corda vocale.
PUBBLICO MINISTERO: A causa delle urla?
TESTE Valle: Sì, mi è scoppiata una vena sulla corda vocale, infatti non ho parlato per parecchio tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da queste lesioni, sia da queste che da quelle altre, quelle ferite da taglio, in quanto tempo è guarita?
TESTE Valle: Senta, le ultime proprio cure per la voce, le ho finite l'anno scorso.
PUBBLICO MINISTERO: Dalle ferite?
TESTE Valle: Le ferite, nel giro di quattro, cinque mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda quella sera cosa aveva fatto, quando era tornata a casa?
TESTE Valle: Sì, io ero stata a cena fuori, e poi ero rientrata intorno alle 11.00. E la cosa che mi aveva colpito è che c'era un silenzio impressionante, cioè non si vedeva un'anima. E ho collegato anche il fatto che c'era la partita, quindi. E' un fatto quasi insolito, per quella strada.
PUBBLICO MINISTERO: A parte questo silenzio, aveva notato qualcosa di particolare? Era accaduto, prima che lei andasse a letto, era accaduto qualcosa di particolare?
TESTE Valle: No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se, per caso, era andata via la corrente?
TESTE Valle: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, una serata normale.
*TESTE Valle: Normale, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande? Si accomodi, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: La dottoressa Tofani Petrioli.
PRESIDENTE: Per piacere, vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza?
*TESTE Petrioli: Sono Anna Maria Petrioli, coniugata Tofani, nata a Firenze il 24 gennaio 1938, residente a Firenze in via Arnolfo, 38.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Petrioli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottoressa Petrioli, vuol ricordare alla Corte qual è la sua attività, qual è il suo ruolo?
TESTE Petrioli: Io dirigo la Galleria degli Uffizi.
PRESIDENTE: Da che anno, signora?
PUBBLICO MINISTERO: Da quanto tempo?
TESTE Petrioli: Dunque, la direzione generale della Galleria, dal 1987. E il lavoro però agli Uffizi, da un tempo molto anteriore; dirigevo prima il dipartimento dei disegni, dal 1981; e precedentemente ancora ero funzionario e ispettore sempre, appunto, della Sovrintendenza Beni Artistici, con incarico del Gabinetto Disegni e Stampe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottoressa, vuol rivivere insieme a noi quello che accadde la sera, la notte tra il 26 e il 27 maggio? E, poi, quanto lei poté constatare?
TESTE Petrioli: Dunque, quella notte venni chiamata dalle guardie di notte che erano di servizio in Galleria, credo dopo pochissimi minuti dallo scoppio.
E ero a casa, venni svegliata, e chiesi se - evidentemente, la persona che mi parlava era molto alterata - chiesi, in primo luogo, se c'erano dei feriti. Mi dissero che, comunque, non c'erano feriti gravi.
Chiesi se avevano avvertito la Questura e la Prefettura. Mi dissero di no, che la prima telefonata che facevano era a me. Allora, io dissi loro: 'cercate di star tranquilli, venite ad aprirmi dalla portineria di via della Ninna, io telefono in Questura e arrivo subito'.
Telefonai in Questura e, lì, mi dissero che erano già informati della cosa, che qualcosa di grave era successo presso la Galleria degli Uffizi.
Allora, salii in macchina e mi recai lì, agli Uffizi. E la prima cosa che feci, insieme alle guardie di notte - trovai una situazione naturalmente drammatica - con le torce a mano percorremmo, facemmo un giro della Galleria per avere un'idea approssimativa di quelli che potevano essere i danni perché la sensazione era che tutto quanto potesse essere andato distrutto. E allora, appunto, compimmo questa ispezione, cominciando dalle prime sale. La prima parte, cioè la parte del Corridoio di Levante era quella più lontana dal luogo, da dove era stata messa l'autobomba e quindi mi illusi inizialmente che i vetri antisfondamento che proteggono le finestre dei corridoi e i vetri, sempre antisfondamento, che proteggono alcune delle opere - almeno quelle più importanti, quelle per le quali temiamo l'attentato diretto - mi illusi che la situazione fosse grave sì, ma non gravissima.
Man mano che si andava avanti invece, man mano che ci si avvicinava alla zona, all'inizio del Corridoio di Ponente all'imbocco del Corridoio Vasariano, mi resi conto che la situazione lì era indubbiamente molto più drammatica.
Chiamai, una volta finito il giro d'ispezione, chiamai subito i miei colleghi dicendo: 'guardate, venite subito perché qui bisogna cominciare a lavorare da subito'. Dopodiché scesi sul piazzale degli Uffizi dove frattanto, appunto, erano arrivati tutti i diretti responsabili. Ricordo c'era il Sindaco, c'era il dottor Vigna, c'era il Prefetto. E da lì informammo il Ministero dei Beni Culturali, l'allora ministro Ronchei.
E da subito ci mettemmo a lavorare perché la situazione ovviamente era difficile in sé e rischiava, se non affrontata con una certa programmazione, rischiava di peggiorare addirittura perché la Galleria era diventata un colabrodo diciamo così, lo scoppio aveva sfondato pareti, sfondato porte di accesso quindi bisognava in primo luogo cercare di impedire che ci fossero, che entrassero degli estranei. Riuscimmo in qualche modo a tenere la situazione sotto controllo e verificammo, direi il giorno dopo o forse il giorno dopo ancora, potemmo fare una verifica abbastanza realistica di quelli che erano stati i danni alle cose.
Per quello che riguarda le collezioni, ricordo che sono andati completamente perduti tre dipinti che si trovavano all'imbocco del Corridoio Vasariano e sono assolutamente irrecuperabili; sono state danneggiate, in forma più o meno grave, alcune in forma gravissima, 173 opere di pittura con le relative cornici e ricordo che le nostre sono cornici storiche e che costituiscono spesso un'opera d'arte in loro stesse; sono stati danneggiati 42 busti antichi della collezione archeologica e 16 statue di grandi dimensioni.
Valutammo da subito il danno orientativamente in due miliardi di lire, per quello che riguardava la necessità di fondi per il restauro delle opere, ovviamente senza tenere conto di quelle che sono andate distrutte. La valutazione fatta nel momento dell'emergenza si rivelò carente poi per circa 300 milioni che furono quindi non pagati dallo Stato, ma vennero offerti da sponsorizzazioni private.
La perdita dei tre dipinti possiamo oggi valutare, avendo un punto di riferimento: dunque, si tratta di due dipinti di Bartolomeo Manfredi, che è uno degli artisti più importanti, forse il più importante della scuola caravaggesca in Italia e di un dipinto di Gherardi Delle Notti; un dipinto di Manfredi analogo ai due che abbiamo perduto, è attualmente sul mercato londinese e credo che la valutazione si orienti all'incirca sui cinque miliardi.
Quindi il danno patrimoniale che possiamo valutare, a parte il fatto che ovviamente per me è difficile parlare in questi termini perché per me, storico dell'arte e direttore di un museo, quello che conta è il danno alla cultura che è stato fatto. Cioè, anche qualora noi avessimo i danari che valutano...
PRESIDENTE: Non si riavrebbero quelle opere.
TESTE Petrioli: ... che valutano questi dipinti, però non potremmo mai avere i dipinti. Perché caratteristica dell'opera d'arte figurativa è quella della unicità e quindi sono cose insostituibili. Comunque, orientativamente, credo che si possa valutare la perdita dei tre dipinti sui 15 miliardi complessivi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottoressa, lei ha parlato di altri numerosi, credo abbia fatto il numero di 150 dipinti danneggiati in maniera gravissima. Ecco, ci vuol dire qualcosa su questo aspetto?
TESTE Petrioli: Guardi, tutti quanti naturalmente recano tracce in qualche modo indelebili. E' vero che noi abbiamo in Italia e a Firenze in particolare, una situazione molto favorevole per quello che riguarda le professionalità nel campo del restauro e in effetti sono stati fatti dei lavori eccellenti che hanno cancellato nei limiti del possibile le conseguenze dell'offesa che queste opere hanno ricevuto.
Però alcune erano veramente a brandelli e quindi... Non so, un altro dipinto di Gherardo Delle Notti, che abbiamo in qualche modo recuperato, però ha perduto io credo un buon 20% della superficie pittorica che è stata reintegrata col restauro, ma il dipinto chiaramente non è più lo stesso. E così, ad esempio, la grande tela con la morte di Adone di Sebastiano del Piombo, un quadro che era stato, di straordinaria importanza per la cultura storico-artistica, per la storia delle arti figurative nel nostro paese, era stato restaurato da poco tra l'altro ed è stato lacerato da una parte all'altra da un pezzo della finestra che gli stava davanti.
Purtroppo sono state soprattutto le opere di grandi dimensioni - almeno tra quelle esposte perché poi i danni si sono avuti anche nei depositi naturalmente - ma tra quelle esposte sono state soprattutto le opere di grandissima dimensione che sono quelle che è tecnicamente impossibile proteggere con quei vetri antisfondamento che normalmente appunto si mettono invece davanti alle opere più piccole.
Potrei andare avanti, come dico, la casistica è enorme, anche nel settore della scultura classica perché agli Uffizi si conserva una collezione importantissima di pezzi archeologici che sono esposti nei tre corridoi storici, diciamo così, quelli che costituiscono il nucleo da cui è nato il museo. E tra questi, ad esempio, il celebre Discobolo che si trovava davanti alla porta di accesso al Corridoio Vasariano, la porta è stata completamente divelta dai cardini e scaraventata sulla statua che naturalmente si è spezzata in più parti.
E anche questo è stato un restauro molto laborioso, come dico, l'entità quantitativa, cioè economica del danno praticamente ha richiesto due miliardi e 300 milioni di lire.
PUBBLICO MINISTERO: Il danno di tipo culturale è incalcolabile.
TESTE Petrioli: No, il danno di tipo culturale naturalmente, come dico, caratteristica precipua dell'opera d'arte figurativa è quella dell'unicità e quindi la perdita è qualcosa di assolutamente drammatico, ma anche un'offesa di questo tipo, naturalmente gli oggetti che noi oggi abbiamo recano i segni di quello che è successo insomma, indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottoressa, a parte questi questo "vulnus" questa ferita, ecco, l'immagine degli Uffizi a seguito dell'attentato, che impatto ha avuto l'esplosione dell'autobomba in relazione a, per l'appunto, alla vita degli Uffizi?
TESTE Petrioli: Ma guardi, mi scusi, lei si riferisce ai rapporti con l'esterno, o alla vita all'interno del museo?
PUBBLICO MINISTERO: In tutti e due i sensi.
TESTE Petrioli: Ma senta, per quello che riguarda la vita all'interno del museo direi che, anche se suona molto strano, ha avuto un risultato positivo. Nel senso che tutti coloro che lavorano nel museo e in una comunità, come si sa, ci sono individui con diverse caratteristiche. Comunque, quello che c'è stato è un movimento di far fronte comune proprio, perché la mattina subito, io non andai nemmeno a casa, alle 08.00 entrava il personale in servizio, radunai tutti quanti in una sala al pianterreno e dissi: 'signori, qui ci sono offerte di volontari, insomma a questo punto dovete dirmi cosa volete fare. Se accettate di lavorare voi sappiate che qui non ci sono né limiti di orario, né limiti di mansioni e di competenze'.
E devo dire che da parte di tutti fu detto immediatamente: 'agli Uffizi ci lavoriamo noi e continueremo a lavorarci noi e tutti quanti hanno mantenuto la parola fino in fondo.' Ovviamente non parlo dei funzionari, ma tutti i custodi, tutti gli uscieri, gli impiegati, tutti quanti. E quindi, da questo punto di vista c'è stato proprio un movimento di orgoglio da parte del gruppo di persone che lavorano nel museo che ha consentito poi anche una riapertura, per quanto parziale, ma una riapertura abbastanza rapida del museo.
Perché indubbiamente la Galleria degli Uffizi per Firenze e per l'Italia tra averla e non averla fa una grande differenza, dal punto di vista culturale ma anche economico e quindi si trattava di cercare di restituire alla comunità uno strumento di cultura importante per l'economia cittadina e nazionale, insomma, questo era un dovere che tutti quanti abbiamo sentito. E tutti, ripeto, hanno proprio sostenuto fino in fondo e da questo punto di vista indubbiamente il risultato, diciamo così, la reazione è stata molto positiva.
Per quanto riguarda l'esterno, anche qui, abbiamo avuto una solidarietà internazionale straordinaria e che ci ha consentito, non solo va be' è stato un elemento di grande conforto per noi che dovevamo lavorare in condizioni abbastanza precarie e disagiate, sapere di avere questa solidarietà all'esterno è stato importante. Ma poi anche abbiamo potuto vedere come le presenze agli Uffizi sono diminuite soltanto nella misura in cui, avendo a disposizione minori spazi da visitare, noi dovendo applicare le leggi per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi pubblici, dobbiamo restringere il contingentamento che abbiamo normalmente e quindi facciamo entrare meno persone. Però non c'è stato nessunissimo calo di interesse da parte del pubblico da fuori. Certo che il patrimonio non è più quello di prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottoressa, qual è la situazione attuale della Galleria?
TESTE Petrioli: Per quanto riguarda le opere d'arte mobili noi, come da programma, nel dicembre '95 abbiamo presentato in una mostra che esponeva le cose più significative, abbiamo praticamente segnato la conclusione dei lavori. Ora, dunque, devo fare una precisazione: ci sono due dipinti di grandissime dimensioni che si trovavano, al momento dello scoppio della bomba, si trovavano nei locali a pianterreno dove prima dell'attentato c'erano gli uffici esportazione. Erano ricoverati lì perché a causa delle loro grandi dimensioni non avevano, erano in attesa di trovare una collocazione espositiva negli ambienti del futuro museo, dei nuovi Uffizi, ed erano protetti da una copertura naturalmente in modo che non subissero danni, appoggiati a una parete. Subito dopo l'attentato sono stati accumulati davanti a questi quadri suppellettili che venivano dallo stesso ufficio esportazione e dall'adiacente Accademia dei Georgofili e così via e non è stato possibile ancora oggi accedere per constatare la situazione di queste due opere.
Quindi, ecco, questo resta l'unico punto interrogativo per quanto riguarda le opere d'arte mobili.
Per quanto riguarda le strutture architettoniche sono stati fatti lavori di restauro però non sono ancora terminati.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
Noi abbiamo, signora, un elenco delle opere danneggiate, più o meno seriamente. Mi è un po' imposto dal Codice, io bisogna che gliele passi in rassegna una per una e lei mi conferma se queste opere corrispondono all'elenco delle opere danneggiate che lei ha fornito a suo tempo al personale da noi deputato durante le indagini, perché altrimenti non lo potevo conoscere. Siccome la Corte non conosce questo elenco ma sta scritto nell'imputazione, io dovrò fare una cosa noiosa, ci prenderà cinque minuti, ma lo debbo fare.
TESTE Petrioli: Spero di ricordarmi a memoria, perché come dico, i numeri sono...
PUBBLICO MINISTERO: Non è un fatto notorio che sia stata danneggiata un'opera piuttosto che un'altra. Se i difensori, voglio dire, non mi creano problemi sotto questo punto...
AVV. Cianferoni: Si diceva non contestata.
PUBBLICO MINISTERO: Non contestare l'indicazione delle opere e ci risparmiamo questa...
PRESIDENTE: Se fa parte poi del capo d'imputazione...
PUBBLICO MINISTERO: Io oggetto di dimostrarlo che è capo d'imputazione, anche nelle virgolette Presidente, me le fo carico a me.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo. Le virgolette, se non ci sono opposizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Io infatti, prima di rivolgere domande, ho chiesto ai difensori se avevano eventualmente qualche contestazione sotto questo profilo.
AVV. Cianferoni: Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ho bisogno di chiederle ancora, allora, alcune cose di minore importanza, se si vuole.
Ha notizia lei che delle opere sono state danneggiate ma anche perdute presso la stessa Accademia dei Georgofili?
TESTE Petrioli: Ce ne sono alcune di proprietà dell'Accademia dei Georgofili, qualcuna di pertinenza della Sovrintendenza e date, come dire, in prestito all'Accademia dei Georgofili, sì. Io non ho parlato di quelle però. Nei numeri che ho dato fino adesso non ho parlato di quelle... solo di quelle degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti ho chiuso il capitolo delle opere danneggiate presso, o perdute addirittura, presso gli Uffizi.
Qualche cosa di simile, come opere che sono state danneggiate per effetto di questa esplosione, le risulta che si sia verificato anche presso l'istituto, museo della storia della scienza.
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sono opere anche queste che ricadevano in qualche modo sotto la competenza, per così dire, della Galleria degli Uffizi, oppure è una gestione totalmente...
TESTE Petrioli: No, eventualmente quelle... Come ho detto, so per certo che nell'Accademia dei Georgofili c'erano alcuni dipinti di pertinenza della Sovrintendenza ai Beni Artistici. Ricordo che la Galleria degli Uffizi è una dipendenza della Sovrintendenza ai Beni Artistici.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi ha solamente notizia del fatto che ci sono stati dei danneggiamenti anche ad opere custodite presso il museo della scienza.
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però non se ne è interessata direttamente.
TESTE Petrioli: No.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Le volevo chiedere questo, signora, all'inizio della sua deposizione, del suo esame, ha precisato che lei quella sera, quella notte per meglio dire, entrò nel museo da via della Ninna, quindi dal lato di levante, percorse tutto lo sviluppo dei corridoi fino ad arrivare al lato di ponente finché, mano mano che progrediva nella sua perlustrazione, nel suo sopralluogo, si accorse che la situazione era sempre più grave.
Ma se potesse essere un po' più precisa sotto questo profilo: in sostanza le sale nelle quali c'è stato proprio, particolarmente incisivo il danno, il danno si è prodotto in maniera particolarmente incisiva, quante sono?
TESTE Petrioli: Mah guardi, è tutto il circuito che va dalla sala di Michelangelo a quella di Veronese, che significa dalla sala 25 fino alla 34.
Dopo c'è l'imbocco al Corridoio Vasariano e lungo lo scalone e su i due pianerottoli del medesimo c'erano e ci sono tuttora esposti... cioè, è una zona di esposizione e lì è stato il punto più drammatico perché è proprio la parte che affaccia verso via dei Georgofili. E danni molto gravi sono avvenuti anche alle sale sempre sull'ala di ponente, che vengono dopo l'accesso al Corridoio Vasariano, praticamente fino... tutte le sale del Corridoio di Ponente, fino alla 45 che è l'ultima sala del museo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi interessava questo. Ma lo sviluppo, sempre sul lato di ponente, della Galleria, per quanto riguarda non solo le sale in cui sono ospitate opere d'arte e quindi a disposizione dei turisti, dei visitatori. Ecco, lo sviluppo dicevo su tutto il lato di ponente, come suo punto iniziale e suo punto finale, lei me lo può indicare proprio? Cioè a dire, come si estende la Galleria degli Uffizi? Io lo so ma bisogna che lo...
TESTE Petrioli: Dunque, praticamente la Galleria degli Uffizi si trova, la parte...
PUBBLICO MINISTERO: Parlo del lato di ponente.
TESTE Petrioli: Dunque, c'è il corridoio quello storico, diciamo così, che alloggia, che si affaccia sul piazzale degli Uffizi, che ha la testata sull'Arno, la prima testata e l'altra sulla Loggia dei Lanzi, verso piazza della Signoria.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi occupa per intero tutta quella parte...
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... diciamo di fabbricati, per così dire: una testata sull'Arno, l'altra testata in corrispondenza della Loggia dei Lanzi su piazza Signoria.
Ecco, in corrispondenza di quella prima parte di fabbricato, quello interessato per i primi metri dall'apertura della Loggia dei Lanzi, in questa prima parte del fabbricato, quindi prima dell'incrocio, dell'inizio per meglio dire di via Lambertesca, in quella zona lì la Galleria degli Uffizi dispone di locali quindi, adibiti a?
TESTE Petrioli: Sì, certo. Tra via Lambertesca e la Loggia dei Lanzi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Petrioli: Sì, certo c'è tutta la parte terminale della Galleria.
PUBBLICO MINISTERO: E le chiederei di specificare che cos'è questa parte terminale della Galleria?
TESTE Petrioli: Mah, nella parte terminare della Galleria, dunque, partiamo grossomodo dalla scala di uscita. Ecco, da lì, dunque le sale...
PUBBLICO MINISTERO: Quella che è l'uscita della Galleria.
TESTE Petrioli: Sì, l'uscita della Galleria.
PUBBLICO MINISTERO: Sotto il porticato.
TESTE Petrioli: Sotto il porticato di ponente, sì. Il tratto oltre la scala di uscita. Dunque, c'è intanto le sale... la sala 28, tutto un gruppo di sale che circondano l'atrio della scala di uscita, poi c'è altre due sale di grande dimensioni e sono quelle di Rubens e di Barocci. Poi c'è la cosiddetta sala della Niobe, che è una sala di arredo settecentesco che contiene il gruppo classico dei Niobidi. Poi ci sono le ultime sale della Galleria che sono la 43, 44, 45, in quanto dire, Caravaggio, Rembrandt e Tiepolo. Poi c'è il bar, l'accesso alle toilettes... cioè prima l'accesso alle toilettes, il bar e poi l'accesso alla terrazza sopra la Loggia dei Lanzi.
Sopra, ecco, c'era un corpo di guardia, c'era prima, nei sottotetti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi - se ho capito bene, se ho capito male mi corregga per cortesia - in quella parte del lato di ponente dell'intero corpo di fabbrica che va da quella che è l'uscita sotto il porticato, a risalire verso la Loggia dei Lanzi, verso la testata della Galleria che è sulla Loggia dei Lanzi noi incontriamo queste sale che, dalle denominazioni che lei ci forniva un attimo fa, io capisco sono piene delle opere d'arte rispettivamente dei pittori e degli artisti poco fa indicati.
TESTE Petrioli: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, veramente una sciocchezza ma sennò potrebbe residuare un dubbio in rapporto ad altre cose di cui ci siamo occupati nella mattinata.
Vi è come pertinenza della Galleria una specie di piazzale delle caldaie, o qualche cosa di simile.
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole chiarire alla Corte, per cortesia, signora, la dislocazione di questo piazzale all'epoca del fatto e qual era il modo per accedervi.
TESTE Petrioli: Dunque, questo piazzale, che è più che un vero e proprio piazzale, una corte direi, addossato al dietro dell'ala di ponente confina via dei Georgofili. Era separato da via dei Georgofili da un muro abbastanza alto con un cancello di accesso al medesimo e si chiama...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi signora, quindi il cancello è su via dei Georgofili?
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Petrioli: Si chiama cortile delle caldaie perché lì c'è l'impianto di condizionamento, di riscaldamento, le caldaie insomma per il condizionamento della Galleria e di tutti gli uffici, di tutte le pertinenze della Sovrintendenza ai Beni Artistici che avevano sede appunto nell'edificio degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signora, sempre rapportandoci all'epoca del fatto quindi al maggio del '93, lei rammenta in maniera da poterne dare una rappresentazione dettagliata, se esternamente alla Galleria erano posizionati congegni, attrezzature, impianti preposti a garantire la sicurezza dell'immobile. Intendo riferirmi in particolare ad altri congegni, che ne so, allarme, e cose di questo genere.
TESTE Petrioli: Dunque, ora per me è difficile ricostruire i tempi di quando certe installazioni sono state fatte.
Dunque, la Galleria è protetta evidentemente da un sistema di allarme di visualizzazione...
PUBBLICO MINISTERO: Parlo dell'esterno, signora, così è più...
TESTE Petrioli: All'esterno...
PUBBLICO MINISTERO: ... è più circoscritta la domanda.
TESTE Petrioli: All'esterno noi avevamo un impianto di visualizzazione per gli accessi. Per esempio sicuramente già all'epoca c'era su via della Ninna, per l'accesso da via della Ninna, in modo che i portieri, prima di aprire, vedano chi c'è fuori, soprattutto...
PUBBLICO MINISTERO: Io parlavo del corpo di fabbrica, diciamo, proprio interno alla Galleria.
TESTE Petrioli: Lì, dalla parte delle caldaie, non... penso di poter escludere che ci fosse una telecamera che faceva vedere cosa accadeva in via dei Georgofili.
Mi sembra che già fossero installate invece sui tetti le telecamere.
PUBBLICO MINISTERO: E, all'interno...
TESTE Petrioli: Anche perché, devo dire, insomma, non pensavamo che da quella parte, proprio perché c'è la corte delle caldaie separata da un muro, un cancello di ferro e tutto, non pensavamo... Noi, diciamo così, i rischi li abbiamo sempre visti venire dalla possibilità di accedere all'interno per rubare.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Petrioli: Questo era... E da lì non vedevamo che ci fossero dei rischi concreti, ecco, in questo senso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma dicevo: sulle pareti dei fabbricati che affacciano proprio sul grande cortile interno di tutto, degli Uffizi, per intendersi, il grande piazzale. Ecco, sulle facciate del fabbricato che guardano all'interno, che lei ricordi, vi erano dei sistemi tipo telecamere...
TESTE Petrioli: Ma, dunque, francamente non posso risponderle, perché ci sono delle telecamere, però non ricordo francamente se sono state piazzate prima o dopo l'attentato. Perché questo tipo di protezione, attraverso impianti di visualizzazione anche all'esterno, li abbiamo messi per gradi. E il piazzale, da tempo, era nei programmi perché anche lì noi pensavamo di difenderci, attraverso questi impianti, soprattutto dalle scritte sui muri, capito?
E quindi non ricordo francamente se, al momento dell'attentato, questo impianto di visualizzazione c'era già o no. Probabilmente non ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Però mi ha detto che è stata una installazione graduale.
TESTE Petrioli: E' stata una installazione graduale.
Direi le prime installazioni sono state fatte nei punti che ritenevamo di dover proteggere più attentamente, ripeto, erano soprattutto gli interessi...
PUBBLICO MINISTERO: Gli ingressi.
TESTE Petrioli: ... e poi i tetti. Non che ai tetti si possa accedere facilmente ma, proprio in quanto tali, se qualcuno riesce in qualche modo attraverso le impalancature o che, evidentemente insomma sono un pochino più dislocati rispetto all'attenzione...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per ingressi si intendono tutti gli accessi, insomma.
TESTE Petrioli: Tutti gli accessi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sull'esterno.
TESTE Petrioli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nella parte posteriore del fabbricato, lato di ponente, quello che dà su via dei Georgofili, se non ho capito male, non le risulta siano mai state adottate particolari cautele tecnologiche, perché non si prevedeva che un rischio per il museo potesse provenire da quella parte.
Ho capito esattamente?
TESTE Petrioli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo, la ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono domande dei difensori di parte civile?
Prego, i difensori... Avvocato, dica pure.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Lapo Gramigni, difesa di Filippo Graviano.
Buongiorno, signora.
TESTE Petrioli: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, una sola domanda. Lei ci ha riferito che è dall'87 che riveste la funzione di direttore del museo degli Uffizi.
Nella sua qualità, l'attentato risale al '93, parlo dell'anno precedente, o comunque nell'epoca diciamo anteriore o prossima a questo evento, ha avuto notizia o motivo di ritenere che vi fossero stati tentativi di precedenti attentati, o precedenti tentativi di azioni dannose nei confronti del museo?
TESTE Petrioli: Mah, dunque, no, non è che avessimo elementi per cui sospettare un futuro eventuale, una futura eventuale aggressione.
AVVOCATO Gramigni: Attentato.
TESTE Petrioli: Ci sono stati, in passato - ma in un passato abbastanza remoto -...
AVVOCATO Gramigni: Ecco, forse prescindo da atti di vandalismo che quelli...
TESTE Petrioli: Ecco, no, ci sono stati atti di vandalismo.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, quelli non...
TESTE Petrioli: E come dico, tutti i provvedimenti che noi abbiamo preso per quello che riguarda la tutela delle collezioni, la tutela dell'edificio erano finalizzati...
AVVOCATO Gramigni: Certo, orientati, certo...
TESTE Petrioli: ... a questo tipo di rischio. Non avevamo mai avuto nessuna ragione di sospettare che potesse accadere quello che è accaduto, ecco.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, tracce di attentati non riusciti, o comunque non portati a termine, lei non ha mai avuto occasione di constatarli, o del personale dipendente da lei, ha avuto occasione di riferire di averli constatati.
TESTE Petrioli: No.
AVVOCATO Gramigni: In nessun senso. Ecco, a chiusura di questo che le chiedo: lei può escludere che, se vi fossero state tracce di un attentato, chi lo ha constatato non lo avrebbe riferito? Secondo quella che è la sua opinione...
TESTE Petrioli: Questo mi suonerebbe molto strano, perché...
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Petrioli: ... non credo, ecco. Ripeto, io personalmente non ho mai avuto ragione di sospettare che gli Uffizi potessero essere fatti oggetto di un interesse di questo tipo. Questo non...
AVVOCATO Gramigni: Quindi non sono mai stati rinvenuti oggetti sospetti, o liquido infiammabile lasciato nei locali del museo?
TESTE Petrioli: No.
AVVOCATO Gramigni: No.
TESTE Petrioli: Perlomeno non cose delle quali non si conoscesse l'origine.
AVVOCATO Gramigni: Non è... D'accordo, la ringrazio. Buongiorno.
PRESIDENTE: Prego?
AVV. Maffezzoli: Avvocato Piergiorgio Maffezzoli per la difesa di Riina Salvatore.
Buongiorno, professoressa.
TESTE Petrioli: Buongiorno.
AVV. Maffezzoli: Volevo chiederle se si ricorda di aver saputo, o di aver sentito dire, immagino non prima, ma dopo questi tragici accadimenti, dalle Autorità che lei incontrò la stessa nottata, aver appreso comunque la notizia di un eventuale black-out della corrente in quella zona, corrente elettrica.
TESTE Petrioli: Oh, non ricordo. Perché tra l'altro, questo diciamo non avrebbe avuto rilevanza all'interno del museo. Perché durante la notte il museo ha, gli impianti elettrici sono staccati e ci sono soltanto gli impianti di emergenza in funzione. Cioè gli impianti supplementari.
Questo, per evitare che possa scoppiare un corto circuito o qualcosa del genere.
AVV. Maffezzoli: Quindi avete... Ecco, all'interno, mi scusi, della Galleria c'è - mi sembra di capire - una sorta di sistema autosufficiente. Cioè di generatori...
TESTE Petrioli: Sì, di generatori...
AVV. Maffezzoli: ... che consente comunque di ovviare ad eventuali...
TESTE Petrioli: Sì, sì.
AVV. Maffezzoli: Grazie.
TESTE Petrioli: Prego.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Professoressa, per quanto riguarda l'attentato che poi è stato, lei prima ha detto: 'non avevo mai avuto il modo di immaginare che potesse essere fatto da chicchessia un attentato agli uffizi'. E' accaduto quello che è accaduto.
Ritiene che gli Uffizi fossero l'obiettivo di quello che è accaduto?
PRESIDENTE: No, questa è una opinione.
AVV. Cianferoni: E' una opinione, Presidente, lo so.
PRESIDENTE: Eh, allora non si può...
AVV. Cianferoni: E la motivo meglio: quando le fu telefonato, le fu riferito di danni, danni alla struttura.
Ritiene che questi danni siano, come dire? stati cercati direttamente da chi li ha posti in essere?
PRESIDENTE: Avvocato, anche questa è una opinione, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Allora le chiedo un'altra cosa.
PRESIDENTE: Parliamo di fatti.
AVV. Cianferoni: Cambiamo argomento, ci ritorniamo.
Le chiedo di esporre alla Corte dove si trovino, all'interno della Galleria, le opere più famose, diciamo, per l'uomo della strada, per l'uomo semplice. Per esempio la Venere del Botticelli, il Cristo di Giotto, l'Adorazione dei Magi di Simone Martini, dove si trovano?
TESTE Petrioli: Quelle che lei ha citato si trovano nell'ala di levante. Il museo è tale...
AVV. Cianferoni: La Madonna della Seggiola...
TESTE Petrioli: La Madonna della Seggiola è a Pitti, non è nostra.
AVV. Cianferoni: Ah, sì, mi scusi. Ecco, mi scusi.
TESTE Petrioli: No, ma l'entità...
AVV. Cianferoni: Sono un uomo della strada anch'io, Presidente. E quindi vado con la memoria...
PRESIDENTE: Ma quando fa il suo mestiere deve documentarsi prima.
TESTE Petrioli: No, quello che volevo dire per quello che riguarda la consistenza delle collezioni del museo, la consistenza è tale, per questo che gli Uffizi, pur essendo un piccolo museo, per le dimensioni, sono così celebri nel mondo. Perché c'è una tale densità di capolavori che, insomma, ci sono dappertutto.
PRESIDENTE: Comunque si tocca, si tocca qualcosa di sostanzioso.
TESTE Petrioli: Ecco.
PRESIDENTE: Di molto sostanzioso.
AVV. Cianferoni: No, ma questo per...
TESTE Petrioli: Ma dico, ho citato prima, non so se alcune sale, nell'ala di levante c'è da Michelangelo, Raffaello, Tiziano. Poi ci sono...
AVV. Cianferoni: Nell'ala di levante.
TESTE Petrioli: Di ponente, scusi.
AVV. Cianferoni: No, ma nelle... Sì, sì, dico, ma...
TESTE Petrioli: Cioè, volevo dire lei ha citato Giotto e Simone Martini, sono nell'ala di levante, in effetti. E l'ala di levante contiene...
AVV. Cianferoni: Botticelli.
TESTE Petrioli: Botticelli è nell'ala...
AVV. Cianferoni: Filippo Lippi.
TESTE Petrioli: Filippo Lippi...
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Del 400 fiorentino.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia finire la teste. Stava dando una sua chiarificazione. Poi le...
TESTE Petrioli: No, volevo illustrare come sono distribuiti... Mi pare che lei sia interessato a questo.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora illustriamo come sono, sinteticamente, perché... Come sono distribuite le opere?
TESTE Petrioli: Sì. Ecco, quelle che lei ha citato, fino praticamente al primo Cinquecento, incluso Leonardo, sono nell'ala di levante.
Poi c'è il secondo corridoio di collegamento; nell'ala di ponente si comincia con Michelangelo, si continua con Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Veronese, Tintoretto, Rubens, Rembrandt, Caravaggio, Tiepolo, Goya.
Insomma, ora ovviamente ho sintetizzato.
AVV. Cianferoni: Sì...
TESTE Petrioli: Quindi no, perché volevo dire: il carattere del nostro museo è quello di, un po' anche per mancanza di spazio, di essere una concentrazione di cosiddetti capolavori. Ecco, volevo spiegare questo.
AVV. Cianferoni: Conviene comunque che le opere più famose si trovano nell'ala di levante.
TESTE Petrioli: Ma sa, bisogna vedere cosa si intende per le più famose...
AVV. Cianferoni: Per il popolo, per la gente...
TESTE Petrioli: Mah, il Tondo Doni di Michelangelo...
AVV. Cianferoni: ... quelle sui depliant.
TESTE Petrioli: ... non so se lei lo considera famoso o no. Non so...
AVV. Cianferoni: Sì, ma codesta opera no è... è sul lato di ponente all'inizio.
TESTE Petrioli: Eh, dove...
AVV. Cianferoni: E' vero?
TESTE Petrioli: Sì. Sì.
AVV. Cianferoni: Un po' lontano da dove ci sono stati i danni.
PRESIDENTE: Avvocato, non cerchi di arrampicarsi sugli specchi...
AVV. Cianferoni: No. Presidente...
PRESIDENTE: L'esposizione è stata abbastanza chiara. C'è materiale preziosissimo da una parte, e direi altrettanto prezioso dall'altra.
AVV. Cianferoni: Io, Presidente, sugli specchi non sono capace di arrampicarmi.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Ecco, io cerco di fare umilmente e pazientemente il mio lavoro. Le domande vertono sulla causale. Questa parte per la difesa mia è solo per quello. Per questa causale di questi fatti.
Ne faccio poche, faccio perdere poco tempo, però volevo insistere, ho insistito. Credo che quello che volevo rappresentare, sia stato rappresentato.
I danni che le opere hanno avuto, sono solo - mi pare di aver capito - dai vetri, cioè dal taglio di schegge di vetro.
TESTE Petrioli: Non solo.
AVV. Cianferoni: Per esempio, c'è stato dei principi d'incendio...
PRESIDENTE: Avvocato, faccia rispondere. Non può fare tre domande in una. Faccia rispondere e poi ripete la domanda che segue.
AVV. Cianferoni: Allora va bene. Però, siccome il teste si può chiare teste qualificato, teste professionale, vedo che ha la tendenza a dare una bella risposta ampia. Invece allora andiamo per risposte, se la dottoressa può, molto più sintetiche.
Cioè, la mia domanda è: che tipo di danni hanno riportato le opere.
PRESIDENTE: Ecco, bene.
TESTE Petrioli: Dunque, i danni sono venuti dal, come dire? come riflesso, dei danni architettonici, per lo più.
Cioè, le opere sono state colpite da frammenti di intonaco, quando l'intonaco è caduto; da pietre, quando in una parete è successo un danno maggiore; vetri. Ricordo che la maggior parte delle sale degli Uffizi è coperta da lucernari e quindi questi si sono spaccati; finestre che sono state divelte.
I danni sono venuti da queste cose qui. Non c'è stato incendio.
AVV. Cianferoni: Nemmeno rottura dei tubi dell'acqua, per esempio.
TESTE Petrioli: No.
AVV. Cianferoni: Corti circuiti.
TESTE Petrioli: Come le dicevo la corrente elettrica di notte è staccata.
AVV. Cianferoni: Ecco. Teste qualificato, quindi ricorda se anche, per esempio, in Palazzo Vecchio ci furono gravi danni, mi viene in mente, ricorda questo?
TESTE Petrioli: Per quello che ne hanno parlato i giornali, perché le confesso che, in quel momento, ero talmente concentrata...
AVV. Cianferoni: D'accordo.
TESTE Petrioli: ... sulle cose di mia competenza...
PRESIDENTE: E' più comprensibile. Siamo d'accordo, signora.
Prosegua.
AVV. Cianferoni: Sì. Potrebbe quantificare in percentuale il danno che queste opere rappresentano, rispetto all'intero patrimonio degli Uffizi?
TESTE Petrioli: Mi scusi, quelle perdute, o quelle danneggiate?
AVV. Cianferoni: Diciamo il danno che da questo episodio è avvenuto agli Uffizi.
TESTE Petrioli: Mah, sa, questo è molto difficile. Anche perché...
AVV. Cianferoni: Ma numericamente non è difficile. Ci sarà un inventario, ci abbiamo tante opere...
TESTE Petrioli: Ma teoricamente l'ho detto prima...
AVV. Cianferoni: ... tante sono le danneggiate.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Questo è molto semplice.
TESTE Petrioli: Ma senta, no, mi scusi, non è così semplice, perché... Anche perché noi, non sono solo le opere esposte. Sarebbe semplice se potessimo rapportarle alle opere in esposizione.
AVV. Cianferoni: Rapportiamole solo a quelle.
TESTE Petrioli: Rapportate a quelle, dunque, sarà un... diciamo un 20%, 25%. Perché molti danni sono stati evitati...
AVV. Cianferoni: No, no, va bene. 20-25%.
TESTE Petrioli: No, se mi consente...
AVV. Cianferoni: No, no... Cioè, io la consento...
TESTE Petrioli: Dunque, lei mi ha detto prima che tendo a parlare troppo...
PRESIDENTE: No, no, signora, lei dica tutto quello che ritiene di dover dire. Non si preoccupi, signora.
TESTE Petrioli: Molti danni, per esempio, il Tondo Doni di Michelangelo, che è l'unico dipinto dal cavalletto sicuramente di Michelangelo, a parte il nome quindi è un'opera che... E' stato salvato dal vetro antisfondamento che aveva davanti.
Insomma, questa è una cosa che, siccome siamo stati accusati di mettere questi vetri davanti alle opere d'arte creando un diaframma tra il fruitore e l'opera d'arte stessa, sì, è una cosa dolorosa per uno storico dell'arte, farlo. Però, in questo caso, si sono rivelati...
PRESIDENTE: Positivi.
TESTE Petrioli: Molto positivi. Perché il Tondo Doni sarebbe andato distrutto se non avesse avuto il vetro davanti.
AVV. Cianferoni: Quindi, numericamente, il 20% di opere danneggiate. E' così, lei stima in questo.
TESTE Petrioli: All'incirca, sì.
AVV. Cianferoni: Vi è un inventario delle opere depositato?
TESTE Petrioli: Delle opere danneggiate?
AVV. Cianferoni: Sì, quello sì. C'è anche nel capo di imputazione.
TESTE Petrioli: Sì. No, ma le opere degli Uffizi sono tutte... Cioè...
AVV. Cianferoni: Delle opere esposte.
TESTE Petrioli: ... delle opere esposte, sì.
AVV. Cianferoni: E' accessibile, dal privato?
TESTE Petrioli: Certo.
AVV. Cianferoni: Grazie. E il collega che mi ha preceduto, le chiedeva circa le ipotesi di attentati, o di comunque fatti illeciti avvenuti all'edificio degli Uffizi prima del maggio '93.
A mia volta le chiedo, precisando ancora - e a questo credo facesse riferimento l'avvocato Gramigni - si parlerà in questo processo di un fatto di un tale - mi interessa in questo momento precisare ancor di più - che avrebbe usato addirittura uno straccio imbevuto di benzina, o della benzina. Comunque del liquido infiammabile verso gli Uffizi. Cioè per dar fuoco ad una finestra degli Uffizi.
Quindi un episodio abbastanza di significato, non si parla di una pallina di gesso, o cosa.
Ecco, un episodio di questo tipo...
TESTE Petrioli: Ma quando, questo?
AVV. Cianferoni: ... lei lo ha mai sentito rammentare? Prima del maggio '93.
TESTE Petrioli: Non sicuramente durante la mia direzione.
AVV. Cianferoni: Beh, e questo direi mi è sufficiente.
La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Può accomodarsi, Grazie, signora.
*TESTE Petrioli: Grazie.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Sono le ore 13.00, vogliamo sospendere?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Si riprende alle 15.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, noi riprenderemo alle 15.00 o all'ora che lei ritiene, per un solo testimone del Pubblico Ministero, a questo punto, che purtroppo non poteva essere presente nella mattinata per un impegno che aveva segnalato, per altro, ieri sera, in qualche modo tempestivamente.
Però non vedo alternative. A meno che, per sentire una sola testimone, a questo punto la Corte non decida di presentarsi...
PRESIDENTE: Ma questa testimone potrebbe venire lunedì?
PUBBLICO MINISTERO: Sto chiedendo questo. Penso di sì.
PRESIDENTE: No, l'accordo è che riesca...
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo chiedere all'avvocato ammannato che è difensore, difensore di parte civile di questa signora.
AVVOCATO Ammannato: Nel senso è una studentessa, aveva un esame universitario proprio stamattina. E quindi mi aveva pregato di venire alle due e mezza, tre.
Dico: senz'altro, venga pure.
Però se siamo in questa situazione, può venire lunedì, senza problemi.
PRESIDENTE: Ma come, siamo senza materiale di lavoro nel pomeriggio?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, perché i testimoni sono persone che vanno citati con un minimo di preavviso, per poterne...
PRESIDENTE: Va bene. Se citiamo...
PUBBLICO MINISTERO: L'istruttoria dibattimentale, Presidente, è cominciata ieri. L'ordinanza sulle prove l'abbiamo avuta ieri mattina, non 15 giorni fa.
PRESIDENTE: Per le prossime udienze, citatene molti di più.
PUBBLICO MINISTERO: No, non glielo prometto, Presidente.
PRESIDENTE: Perché?
PUBBLICO MINISTERO: Perché dobbiamo comunque tener conto del fatto che abbiamo persone da citare che possono anche venire da fuori Firenze. E abbiamo un briciolo di scrupolo a citare persone che vengono da fuori Firenze per mandarle via dall'aula la sera alle sei o alle sette.
PRESIDENTE: Ma quelle che vengono da fuori Firenze, comunque le sentiremo sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io le chiedo di essere assicurato su questo. Se lei mi assicura...
PRESIDENTE: Quello sempre, a costo di stare qui fino a mezzanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ne prendiamo atto. Grazie, grazie.
PRESIDENTE: Allora l'udienza riprende lunedì mattina che ne abbiamo 2 dicembre alle ore 09.00.