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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella Leoluca: rinunciante. Difeso dagli avvocati Ceolan e Cianferoni. Chi è presente? Ceolan. Grazie.
Barranca Giuseppe: rinunciante. Difeso dall'avvocato Barone di Palermo. Sostituito da? Avvocato Ceolan lo può sostituire lei? Grazie.
Benigno Salvatore: presente?
IMPUTATO Benigno: Sì, Sì.
PRESIDENTE: Dove la vedo?
IMPUTATO Benigno: Presente. Qui.
PRESIDENTE: Grazie. Difeso dall'avvocato Farina e avvocato Maffei. C'è qualcuno dei due, o chi lo sostituisce? L'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Difeso dall'avvocato Ligotti e avvocato Falciani sostituto. C'è l'avvocato Falciani?
AVVOCATO Falciani: Presente, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Difeso dall'avvocato Gandolfi, Fiorentini, con avvocato Cianferoni sostituto. Avvocato Ceolan, grazie.
Cannella Cristoforo: rinunciante. Avvocati Di Peri, Rocchi, Cosmai.
AVVOCATO Rocchi: E' presente l'avvocato Rocchi, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai, è presente.
AVVOCATO Cosmai: Chiedo scusa, Presidente, io non sono difensore comunque del Cannella.
PRESIDENTE: Non è difensore?
AVVOCATO Cosmai: No, io difendo solamente Carra Pietro.
PRESIDENTE: Quello me lo ricordavo, ma mi sembrava... Va bene, allora annulliamo questo, per Cannella non è difensore.
Di Natale: contumace. Avvocato Civita Di Russo, Gentili di Roma, Falciani sostituto processuale. E' presente.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Ferro Giuseppe, è laggiù?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, presente.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato Anania c'è? Sostituito da? L'avvocato Ceolan non c'è più.
AVVOCATO Ceolan: Ci sono, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, va bene.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi, che è presente, avvocato Gennai. Avvocato Traversi anche per l'avvocato Gennai.
Frabetti: è presente? Avvocato Monaco, avvocato Roggero, avvocato Usai. C'è qualcuno dei tre? Avvocato Ceolan anche per Frabetti, in attesa che arrivino gli altri difensori.
Giacalone: presente? E' presente Giacalone? Sì, ma se non si fa vedere. Ah, grazie. Avvocato Dieci, avvocato Florio sostituto e anche avvocato Bennati. C'è qualcuno dei tre?
AVVOCATO Corsini: Avvocato Corsini in sostituzione dell'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Grazie.
Giuliano: rinunciante. Avvocato Farina di Palermo. Sostituito da? Avvocato Ceolan.
Graviano Filippo. Difeso dagli avvocati Oddo e Gramigni. C'è qualcuno in sostituzione?
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirlo io, Presidente, avvocato Rocchi.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi, grazie.
Graviano Giuseppe. Avvocato Di Salvo, avvocato Pepi e avvocato Ciuffi sostituto processuale.
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirli sempre...
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi. Grazie.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani.
AVVOCATO Corsani: Buongiorno Presidente. Non è presente stamani mattina, lo sostituirei io, dottoressa Corsani.
PRESIDENTE: Dottoressa Corsani.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, avvocato Alì sostituto processuale. C'è qual...
AVVOCATO Corsini: Sempre Corsini per Florio.
PRESIDENTE: Grazie.
Mangano Antonino: presente? Grazie. Avvocato Farina e Maffei. C'è qualcuno per loro?
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirli io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi?
AVVOCATO Rocchi: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e avvocato Bagattini. Nessuno dei due? Avvocato Ceolan in sostituzione.
Messina Denaro: contumace. Avvocato Natali e Cardinale di Marsala. Sostituiti da? Avvocato Corsini? Può sostituirli?
AVVOCATO Corsini: Va bene, signor Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Pizzo Giorgio: rinunciante. Avvocato Salvo e avvocato Pepi.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: Ah, è presente. Ha finito la sua rinuncia, benissimo. Comunque i difensori avvocato Saldo e avvocato Pepi sono sostituiti da? Avvocato Ceolan.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. C'è nessuno dei due?
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirli io, Presidente.
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVVOCATO Rocchi: Non funziona il microfono. Posso sostituirlo io, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Rocchi, grazie.
Riina Salvatore: rinunciante oggi mi pare, vero? Avvocato Fileccia, Grillo, Maffezzoli sostituto. Avvocato Rocchi in sostituzione.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Batisti, avvocato Usai, avvocato Roggero. Chi nominiamo l'avvocato... No, chi abbiamo detto prima? Avvocato Rocchi.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini sostituito dall'avvocato Batacchi sosti...
AVVOCATO Batacchi: Presente l'avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: Grazie.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni. Sostituiti, avvocato Batacchi va bene? No, c'è incompatibilità. Allora...
AVVOCATO Rocchi: Posso sostituirli sempre io, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie, Rocchi.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina. Avvocato Rocchi.
E infine Tudino Vittorio: rinunciante. Con gli avvocati Gallina, Di Benedetto e Passagnoli, sostituiti momentaneamente dall'avvocato Rocchi.
Dovevano intervenire alcuni difensori, mi pare. Avvocato Traversi, mi pare che lei avesse fatto presente che avrebbe voluto fare un intervento oggi? Breve, ovviamente.
AVVOCATO Traversi: Sì, Presidente, signori della Corte, anche a nome della collega Sara Gennai che con me difende Vincenzo Ferro, sono qui per chiedere il controesame dei testi di cui ha chiesto l'ammissione il Pubblico Ministero per dire alla Corte che Vincenzo Ferro è senz'altro disponibile a sottoporsi a esame, al fine di chiarire la propria posizione, quando verrà il momento dell'esame degli imputati. E infine per dire alla Corte che la difesa di Vincenzo Ferro intende dimostrare tre cose: la prima, che costui non ha mai partecipato né come associato, né come si assume nel capo di imputazione contiguo ad alcuna associazione di tipo mafioso.
Secondo: che costui non ha avuto alcuna partecipazione né sul piano fattuale, materiale, né comunque di tipo morale a nessuno degli episodi diversi da quello cosiddetto dei Georgofili, cioè quello che riguarda la città di Firenze.
Terzo: che pur avendo Vincenzo Ferro materialmente, in qualche misura, che poi emergerà nel corso del dibattimento, avuto una partecipazione all'episodio di Firenze, costui non ha avuto - e questo sarà l'oggetto proprio principale della difesa di Vincenzo Ferro - consapevolezza a cosa fosse finalizzata la sua partecipazione e la sua presenza a Firenze.
E intendo più specificamente dire che costui, pur essendosi prestato a cooperare all'episodio di Firenze, ignorava quale fosse la finalità e cioè che questo episodio fosse finalizzato addirittura a effettuare una strage. E a dimostrazione, così, come elemento di contorno della, chiamiamola buona fede, della non consapevolezza da parte del Ferro circa le finalità criminose di questo episodio, intendiamo anche produrre alcune documenti, che sono i seguenti:
Il primo è il certificato di laurea di Vincenzo Ferro, laurea in medicina conseguita presso l'Università di Palermo.
Il secondo è il certificato di servizio dal quale risulta che, dopo essersi laureato, il dottor Vincenzo Ferro ha effettuato numerose sostituzioni di altri medici nel periodo dal febbraio al maggio 1995. I tempi dicono qualcosa circa appunto la non partecipazione del Ferro all'episodio di cui trattasi.
E infine, terzo documento, la attestazione della iscrizione del dottor Vincenzo Ferro all'albo dei medici di Trapani.
E sottolineo l'importanza di questi documenti solo per evidenziare un fatto che poi verrà ripreso in sede di discussione, come sia incompatibile questo che è sempre stato un po' il desiderio, il sogno di Vincenzo Ferro di diventare con sacrificio - vi potete immaginare - di seguire la professione di medico per salvare vite umane, come tutto ciò sia incompatibile con volontà stragistiche che sarebbero invece presupposto della commissione dei reati di cui trattasi.
E quindi chiedo di poter produrre questi documenti.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Cosmai: Presidente, intervengo io, avvocato Cosmai difensore di Carra Pietro.
Questo difensore, signori della Corte e signor Presidente, chiede semplicemente l'esame dell'imputato Carra e questo allo scopo di poter consentire al Carra di fornire alla Corte tutti i possibili elementi di conoscenza atti a chiarire quella che è stata la sua partecipazione ai fatti di cui è processo. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi di difensori? Il Pubblico Ministero ha qualcosa di interloquire a proposito delle richieste dei difensori?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, alcune osservazioni, Presidente.
Seguendo, mi pare, puntualmente l'ordine con il quale hanno sviluppato le loro richieste i difensori, le osservazioni che riteniamo di sottoporre sono queste:
La difesa di Massimo Scarano e di Bagarella, quindi l'avvocato Cianferoni, ha fatto una richiesta di produzione di un documento, cioè l'elenco degli iscritti all'Accademia dei Georgofili. Documento la cui rilevanza nell'ambito del processo mi sembra che sia assolutamente indimostrata e anche indimostrabile. Se la difesa avesse articolato questa produzione di documenti a una qualche richiesta, che so, avesse presentato una lista con la quale avesse messo tutti gli iscritti, ovviamente non i defunti, alla base di una futura richiesta di esame, avesse prodotto anche il documento, avesse sviluppato un'attività di contorno, è ovvio che il documento avrebbe una sua rilevanza. Ma il documento, come tale, francamente isolato nel processo, non vedo in che modo possa rispondere anche al requisito della minima rilevanza rispetto alla prova, in questo caso ovviamente a discolpa, di cui l'imputato si dovrebbe... Dico l'imputato perché è, ovviamente il discorso non è estensibile alla posizione di Scarano Massimo che non c'entra nulla con i fatti di strage, tantomeno con quello di Firenze.
Lo stesso discorso è quello relativo alle perizie richieste sempre dalla difesa di Bagarella per le ragioni che...
PRESIDENTE: Perizie sulle armi.
PUBBLICO MINISTERO: Le perizie sulle armi.
Ora, stabilitosi che presso Di Natale furono sequestrate delle armi, io capisco la plausibilità di ogni tipo di richiesta, meno quello di stabilire che cosa? Che quest'arma ha sparato? Se ha sparato o non ha sparato che differenza fa, voglio dire. Ai fini del processo per strage sono armi sequestrate nel giugno del '94, non si procede per un episodio che sia uno in cui ha sparato un'arma da fuoco, né in occasione di una delle stragi, né in occasione di un altro reato perché non vi sono, nella contestazione, reati di questo genere. Fosse stata richiesta una perizia comparativa con altre armi trovare chissà dove, chissà quando, da trovare magari. Con tutte le armi trovare nei confronti degli imputati in tutto il processo, ne sono state sequestrate a decine, a decine e a decine, in vari luoghi e in varie occasioni. Avrei capito in qualche modo il livello di plausibilità, ma in questo modo, sapere se l'arma ha sparato, voglio dire Presidente, non vedo che c'entri... credo che farebbe solo perdere tempo, ecco.
Così come la perizia sull'ordigno trovato a Boboli. Risulta, documentalmente l'ordigno è stato distrutto. E' introdotto come teste dal Pubblico Ministero l'artificiere che, in esecuzione di un provvedimento del Magistrato, è stato introdotto il teste Errico dal Pubblico Ministero, che è l'artificiere che ha dato esecuzione materiale al provvedimento con il quale, chiudendosi il procedimento penale, è stata disposta confisca con distruzione del corpo del reato. Si controesaminerà il teste, eventualmente una perizia all'esito della testimonianza. Ma la perizia disposta ora, su un foglio di carta, su un verbale di distruzione, francamente mi sembrerebbe del tutto inutile.
Ecco, per quanto riguarda ancora, le richieste dell'avvocato Cianferoni, sostituto in questo caso, le richieste di prova a tutela della posizione di Barranca. E' ovvio che è un'improprietà di linguaggio giuridico chiedere l'esame di Carra ai sensi dell'articolo 210. Carra è imputato in questo processo, coimputato di Barranca. Quindi nei termini in cui è un'esame ex articolo 210 è una svista processuale. Se la Corte la può ritenere semplicemente una richiesta d'esame, va be', Carra tanto è oggetto di richiesta d'esame del Pubblico Ministero, richiesta d'esame del difensore, controesamineranno e esamineranno tutti i difensori degli imputati.
Nessuna osservazione sulle richieste di esame come testi del maresciallo Leone, del maresciallo Palmisano.
Ecco, per quanto riguarda invece quel punto della richiesta della difesa di Barranca relativamente all'esame del funzionario dirigente SCAR e degli agenti Polstrada previa identificazione, in relazione all'accertamento fatto sul veicolo di Carra, come è spiegato nella...
PRESIDENTE: Richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: ... nella richiesta stessa, due puntualizzazioni, Presidente.
Non è che siano da identificare queste persone, sono tutte già identificate negli atti del Pubblico Ministero, atti ovviamente che la Corte non conosce. Quindi il Pubblico Ministero è a disposizione anche per fornire le generalità se alla Corte necessitassero per fare un provvedimento di ammissione di queste prove. Ma, come i difensori sanno, io penso sappiano, tutte queste persone che sono state sentite, dopo essere state anche identificate dal Pubblico Ministero, hanno prodotto un risultato nullo in termini di approfondimento della circostanza. La quale riposa sul fatto che la targa del camion di Carra, in una certa data, il 27 maggio del '93, è stata oggetto di un'interrogazione al CED del Ministero degli Interni. Interrogazione effettuata dalla sala operativa del COT della Polizia della Strada di Fiano Romano. Il Presidente e i colleghi togati sanno esattamente cosa vuol dire questo gergo un pochino specialistico.
Bene, non è stato possibile risalire alla pattuglia che aveva inoltrato sul terminalista la richiesta di interrogare questa targa. Tanto che su questo punto il Pubblico Ministero induce dei testimoni. Però se la Corte ritenesse di far fare una girata - chiedo scusa per il termine - qui a Firenze anche di questi 20 fra agenti di Polizia e dirigenti del servizio, non c'entra nulla lo SCAR, è il COT della Polizia Stradale di Fiano Romano, il Pubblico Ministero mette a disposizione tutti i nominativi. Però, per come è formulata, è veramente inconferente con quanto si possa o si voglia provare a difesa del signor Barranca.
Per quanto riguarda ancora la difesa, sempre sostenuta dall'avvocato Cianferoni, nell'interesse di Calabrò e quindi per quanto riguarda le relative richieste di prova: nessun rilievo ovviamente sull'esame dei testi Bellini, Tempesta, Mori, Manganelli, Zito, Pancrazi, Planamente, Di Petrillo, Obinu, del resto sono tutti già indicati nella lista del Pubblico Ministero, ad eccezione del maggiore Obinu del ROS.
Nessun rilievo nemmeno, ovviamente, sull'esame dei consulenti nella lista del difensore, c'è scritto Massori, no, è Massari, dottor Massari indicato come consulente dal Pubblico Ministero.
Nemmeno sull'esame ex articolo 210 di Calvaruso, Di Filippo Emanuele e Cancemi Salvatore.
Invece c'è un'opposizione che non posso fare a meno di formulare all'esame come teste di un certo signor Corace Vito da Alcamo. Perché faccio opposizione? Per una ragione molto semplice: io ho bisogno che la difesa mi indichi chi è questa persona.
E' come dire il signor Mario Rossi da Milano. Eh, no. Siccome le parti possono reciprocamente avvalersi della facoltà di indurre un teste a controprova, senza bisogno di metterlo nella lista, ma in relazione alla lista presentata "ex adverso", se io non so questo signore, io non sono messo nella possibilità nemmeno di stabilire che colui che ipoteticamente si presenterà su quella seggiola tra quattro mesi, cinque mesi, dieci giorni, è un signore che ha mai abitato ad Alcamo, faccio per dire. Non ho la possibilità minimamente di controllare preventivamente il tipo di richiesta. E questo è un fondamento del processo accusatorio, sta alla base della regola delle liste testimoniali, lo dice l'articolo 468 comma IV:
"La parte ha diritto di portare direttamente al dibattimento, o comunque di citarlo anche se non l'ha inserito nella lista, una persona che sia in grado di riferire sulle stesse circostanze per le quali è indotto un teste dalla parte avversa". Non si può dire Corace Vito da Alcamo, chi è questo signore? Io posso pensare che sia un certo Coraci Vito di Alcamo, non so se sia lui. Ma se si trattasse di questa persona, e poi mi fermo, è persona che è detenuta per associazione mafiosa, dovrebbe essere detenuta anche... è detenuta lo posso affermare, anche per concorso nel sequestro e nell'omicidio del figlio di Santino Di Matteo. Se così fosse dubito che possa essere sentito come teste, casomai ex articolo 210.
Quindi, voglio dire, la richiesta, per come è formulata, è proprio inammissibile. Ecco perché quindi bisogna che sia - io ritengo, eh - bisogna che sia sanzionata negativamente dalla Corte.
Mentre invece nessun rilievo sull'esame del dirigente del Commissariato di Castellammare del Golfo del '93, non è indicato ma è individuabilissimo perché di dirigenti ce ne sarà stato uno solo.
L'avvocato Pepi nell'interesse di Graviano Giuseppe e Pizzo Giorgio formula una serie di richieste. Nessun rilievo sull'esame, ai sensi dell'articolo 210, di Drago Giuseppe e di Antibo Pietro.
Ecco, per quanto riguarda invece questi signori, Alfano Giovanni e Scamacca, non mi ricordo più come, io ho qualche dubbio che questi signori possano essere sentiti perché, ripeto, anche a livello minimo, ma alla rilevanza e alla pertinenza la parte inducente la deve fornire. E perché mi sembra che in questo caso non sia stato rispettato questo dovere? Perché il signor Alfano e il signor Scamacca dovrebbero riferire circa una lite intercorsa tra Giuseppe Graviano ed un venditore di botti nel quartiere di Brancaccio, lite in occasione della quale il primo - cioè Giuseppe Graviano - subì un autentico pestaggio e riportò gravi lesioni.
Scamacca Giuseppe è il genero di questo bottaio, dico, ci dica qualche cosa di più la difesa sul perché questo fatto ha una qualche rilevanza. Non si sa quando è avvenuta. Fo per dire, il giorno di uno degli episodi di strage contestati, a prescindere dal problema della partecipazione sotto quale profilo è attribuita potrebbe avere la sua rilevanza; ma isolata così francamente mi sembra che sia una, come dire, una iniziativa che, parliamoci molto francamente, che o va letta in una chiave che la difesa ha inteso non chiarire e questo non è consentito. O l'intendimento della difesa, niente di più, niente meno che è quello di dimostrare che Graviano Giuseppe si è azzuffato con un tale che vende le botti o che fa le botti e allora siamo al punto di partenza. Una richiesta di questo genere non presenta la minima conferenza con l'imputazione.
Per quanto riguarda i signori Marchese Antonino e Madonia Giuseppe, punto E-5 sempre della lista presentata nell'interesse di Graviano Giuseppe, ribadisco quello che ho detto poco fa, vorrei sapere chi sono questi signori. Costoro dovrebbero riferire riguardo alla veridicità ed eventualmente al contenuto del colloquio che gli stessi hanno avuto in carcere con Marchese Giuseppe e in particolare, se in occasione di tale colloquio o in altra circostanza ebbero ad informare Marchese Giuseppe del ruolo assunto in organizzazione da Graviano Giuseppe.
Chi è Graviano Giuseppe lo so, è l'imputato. Chi è Marchese Giuseppe lo posso più o meno ipotizzare e comunque non è Marchese Giuseppe la persona che si vorrebbe indurre come teste. Ma Marchese Antonino e Madonia Giuseppe che dovrebbero venire a deporre come testi, il Pubblico Ministero ha diritto di sapere chi sono. O almeno ha il diritto di conoscere quel minimo di elementi identificativi per poterlo individuare da solo: detenuto in quale carcere, in quale epoca. Siamo proprio in quella situazione che io in qualche modo lamento e cioè a dire, non si consente alla parte che ha un interesse processuale contrario, nella specie il Pubblico Ministero, di indurre eventualmente, che ne so, il quarto compagno di cella se non mi dite in quale carcere erano e in che epoca questo discorso sarebbe avvenuto. Io non ho la possibilità nemmeno di verificare se in cella c'erano altre persone e eventualmente di indurre quelle come testimoni.
Ecco perché la assoluta genericità del mezzo di prova, questa volta riferita a chi è la persona che rappresenterebbe la fonte di prova, secondo il mio parere deve essere sanzionata con una non ammissione di questo esame.
Vedo poi, sempre per la posizione dei testi Russo, D'Acquisto e poi ancora Barbaro, ma voglio dire, questi dovrebbero riferire, il signor Russo che nel periodo tra l'82 e l'89 Graviano andava al mercato di Palermo con una moto Ape a vendere prodotti ortofrutticoli e Graviano si lamentava di essere afflitto da crisi depressive, tanto da dover ricorrere con frequenza a visite mediche e a ricoveri.
Non riesco a capire, cioè, o qui si mira a dimostrare una qualche circostanza che potrebbe essere rilevante ai fini della determinazione della pena, 187 I comma, nulla da discutere. Oppure si mira a dimostrare qualche cosa che non si capisce che abbia a che fare con i fatti del processo, non lo capisco assolutamente. Che Graviano andasse con la moto Ape a vendere la frutta nell'87 e poi nell'88 e poi nell'89, ne vendesse tanta o poca non è faccenda che non riguarda la Corte, che non riguarda il Pubblico Ministero, che non riguarda nessuno. A meno che questa richiesta non abbia, ripeto, una finalizzazione che la difesa non vuol dichiarare; ma se non la dichiara, si assoggetta a rischio di vedersi sanzionata la richiesta proprio come inconferente.
O dichiara che cosa si intende dimostrare, al di là del fatto nudo e crudo, se era interesse dimostrare se erano pere o se erano susine. Questo nel processo non c'entra nulla, voglio dire, è una cosa troppo seria il processo per andare a sapere se la moto Ape del Graviano era di prima mano, o di seconda mano, se vendeva tutti i giorni, se faceva anche le fiere rionali. Non mi sembra che si possa indurre dei testi in questo modo.
Quel dottor Ignazio D'Acquisto dovrebbe riferire sulla preparazione religiosa del giovane Graviano. E quindi sarebbe in grado di riferire che Graviano frequentava abitualmente sia la Messa che i Sacramenti. E poi era di buona indole.
Eh, proprio qui, alla buona indole, addirittura io faccio un sussulto, perché mi pare di ricordare che non sia, tutto sommato, previsto indurre testi perché riferiscano sulla moralità. C'è un divieto preciso: l'articolo 194. Mi sembra che anche questa sia una richiesta che non può trovare accoglimento.
E, per finire, al punto 9, don Gaetano Barbaro, perché dovrebbe dire, essendo parroco di una chiesa in Campobello di Mazara, che, negli anni '90-93 Graviano andava alla Messa tutte le domeniche. E non solo la Messa, ma altre celebrazioni religiose, probabilmente: il Vespro, il Mattutino, il Rosario, le Novene Pasquali e così via.
Io non riesco francamente... A meno che la circostanza non venga presentata con una dichiarata finalizzazione. Ma così non è stato. E quindi ora si giudica dell'ammissione dei mezzi di prova. Io credo che anche questa sia una deposizione che la Corte non può ammettere.
Nessun rilievo invece sull'esame dei signori Ganci Anselmo, Trombetta Agostino, ai sensi dell'articolo 210.
Nessun rilievo sull'esame dei consulenti Aiola e Sanmarco.
Sulle altre prove, le ultime della lista, io non credo proprio assolutamente che si possa introdurre nel processo la copia di un esposto che ha fatto l'avvocato Salvo il 20 giugno del '94 al Ministro di Grazia e Giustizia e al Procuratore di Milano e la relativa risposta del Procuratore della Repubblica di Milano.
Documenti, questi, che stanno nel fascicolo del Pubblico Ministero, è ovvio, che risalgono al periodo in cui non erano nemmeno stati riuniti i vari procedimenti.
Però l'esposto del difensore al Procuratore della Repubblica di Milano, essendo un documento formato nel corso del processo, sarebbe come se si volesse presentare una memoria fatta al GIP durante le indagini preliminari; una richiesta di revoca di una misura cautelare; una sollecitazione al Pubblico Ministero perché compia un determinato atto.
Non possono entrare, come documento inteso documento nel senso corretto del termine, nel fascicolo.
Viene richiesto l'inserimento, la produzione del verbale dell'incidente probatorio per la ricognizione di persona fatta nel corso delle indagini preliminari dal GIP di Roma.
Il difensore doveva, prima di fare questa richiesta, verificare - e se lo avesse fatto non avrebbe fatto la richiesta - l'effettiva presenza del fascicolo che riguarda questo incidente probatorio.
Quindi, come correttamente doveva essere, correttamente è stato fatto: ha provveduto il GIP ai sensi della nota disposizione.
Che poi il difensore chieda di produrre una ordinanza del Tribunale della Libertà perché è revocabile, del 25 maggio '95, eh, va be', insomma, siccome in questo processo una certa qual misura cautelare emessa nei confronti di Graviano ha avuto il suo iter fisiologico conclusosi a suo favore con un annullamento dell'ordinanza, beh, se questa ordinanza è diventata anche irrevocabile. Irrevocabile per modo di dire, perché poi per tutti i fatti l'irrevocabilità è stata travolta dalle nuove misure cautelari, quindi prima di tutto perché non è consentito introdurre provvedimenti che riguardano lo status libertatis, salvo quelli in esecuzione, come loro mi insegnano.
Quindi questo documento non può essere acquisito.
Per la difesa di Giuliano Francesco e degli altri imputati per i quali appunto è intervenuto l'avvocato Pepi, nessuna osservazione da muovere.
L'avvocato Gramigni, nell'interesse di Graviano Filippo, ha proposto una articolata richiesta. Nessun rilievo sull'esame dei testimoni da 1 a 9 della lista.
Nessun rilievo per l'esame delle persone indicate con uno pseudonimo sotto i numeri 10, 11 e 12.
Spiego di che si tratta: sono persone che sono state sentite nella fase delle indagini preliminari da un altro ufficio del Pubblico Ministero; che sulla base delle dichiarazioni rese da queste persone, dichiarazioni però utilizzate in sede cautelare con tanto di pseudonimo, appunto, ottenne ed eseguì provvedimenti cautelari.
Se i difensori avessero controllato, i nomi di questi testimoni li avrebbero ovviamente trovati uno per uno nel fascicolo. Perché nel fascicolo che riguarda specificamente quell'episodio che è quello di via Fauro - fascicolo del Pubblico Ministero di Roma che è insieme a tutti gli altri fogli del Pubblico Ministero - ci sono esattamente: nome, cognome, generalità. E comunque si tratta di persone che anche il Pubblico Ministero ha inserito nella propria lista.
Non c'è difficoltà alcuna ovviamente a rammentare chi siano, per nome e cognome, queste persone.
Nessun rilievo per le altre persone da sentire ai sensi dell'articolo 210; nessun rilievo sui verbali di prove che vengono da altro procedimento, ecco, con una eccezione per quanto riguarda le persone da sentire.
Cioè dire: in buona sostanza, con un certo numero di persone che dovrebbe essere sentita ai sensi dell'articolo 210, si dovrebbe dimostrare che a queste persone nulla risulta circa il fatto che Giuseppe Graviano abbia assunto un determinato ruolo nell'ambito della famiglia mafiosa o del mandamento di Cosa Nostra di Ciaculli.
E' esattamente quello che sta scritto qui nella richiesta: "Ammessa l'audizione degli imputati di reato connesso: Buscetta Tommaso, Marino Mannoia Francesco - si arriva fino a dieci - per riferire su quanto a loro conoscenza e in ordine alla struttura della organizzazione criminosa Cosa Nostra; nonché sulla cosiddetta famiglia mafiosa di Brancaccio e sul mandamento di Ciaculli. Ed in specie sulla circostanza che dei vertici delle stesse non ha fatto parte l'imputato".
PRESIDENTE: Non ha fatto parte?
PUBBLICO MINISTERO: L'imputato Giuseppe Graviano.
PRESIDENTE: Scusi, c'è stato un leggero equivoco nella sua espressione. Qui si parlava di Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: A me...
PRESIDENTE: Si parlava di Graviano Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, chiedo scusa, Presidente. Ha ragione.
Si sta parlando di Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero. Di Filippo Graviano mi ero dimenticato di dire che l'avvocato Gramigni tutela appunto Graviano Filippo, non Giuseppe Graviano.
Allora, questi signori dovrebbero tutti riferire, ecco, su un fatto negativo. Cioè a dire: Filippo Graviano non ha fatto parte dei vertici.
Va be', la difesa ha diritto di cercare di provare tutti i fatti negativi, come tutti i fatti positivi della terra. Non ci mancherebbe altro!
Però io avanzo delle riserve specificamente sulla possibilità di sentire: Buscetta, Marino Mannoia, Marchese Giuseppe, Contorno Salvatore, Caldarone Antonino e Marsala Vincenzo.
Come vede è selettivo il discorso del Pubblico Ministero, non è, come dire, un discorso con una pregiudiziale. Perché, e questo loro lo possono verificare anche dalle sentenze. Soprattutto la sentenza del cosiddetto Maxi, di cui il Pubblico Ministero chiede la produzione, che i signori Buscetta Tommaso, Marino Mannoia, Marchese Giuseppe, Marsala Giuseppe e Calderaro Antonino, sono usciti dalle fila militanti di Cosa Nostra prima, rispetto all'epoca nella quale il fatto di collocare o non collocare Graviano Filippo alla testa del mandamento di Ciaculli, o alla testa della famiglia di Brancaccio, ci possa interessare.
Tanto per dirne una: Buscetta ha cominciato, come tutti sanno - questo è quasi un fatto notorio - a riferire le sue conoscenze su Cosa Nostra nell'83.
Va be', siamo a dieci anni prima dei nostri fatti. A quell'epoca Graviano Filippo viaggiava coi pantaloni corti. Nessuno ha pensato di provare, per le esigenze di dimostrazioni di questo processo, che Graviano Filippo, nell'83, era o non era inserito con una collocazione piuttosto che un'altra.
Voglio dire, il tipo di prova indotta, proprio perché riguarda oltretutto un fatto negativo, loro capiscono, potrebbe essere replicato all'infinito. Perché allora chiunque potrebbe portare un teste che anche più o meno all'ingrosso sia qualificato rispetto ad una certa realtà criminale, per dire: non so che tizio è. Non ho mai saputo che tizio sia.
Eh, soprattutto se il dichiarante è un soggetto che ha perso contatti, possiamo, voglio dire, in questo modo interrogare tutti i collaboratori che abbiano avuto a che fare con Cosa Nostra, ma che ne siano usciti in tempo apprezzabilmente remoto rispetto a quando i fatti ci interessano.
Mi sembra che non sia prospettata bene questa. E comunque mi sembrava doveroso dirlo, sempre perché il Pubblico Ministero si è regolato cercando di dimostrarla la pertinenza e la coerenza delle prove che andava a richiedere. Mi sembra che, qualche volta, la difesa non ha avuto lo stesso scrupolo.
Per quanto riguarda ancora la difesa di Graviano Filippo, nessun rilievo sui verbali di prove di altro procedimento.
Mentre invece per quella riserva formulata dall'avvocato Gramigni, circa quei documenti di cui al punto 33 dell'allegato 2 della richiesta del Pubblico Ministero, documenti sul conto dei quali la difesa dubita se siano anonimi o no. Sono lettere trovate presso Mangano al momento dell'arresto.
Eh, voglio dire: questa riserva potrebbe essere presa in considerazione forse, ma dubito, se il Pubblico Ministero non intendesse, come sta esattamente scritto nella sua richiesta di prove, dimostrare la provenienza di quelle lettere.
C'è un teste che è specificamente teste imputato indotto su questo punto: Di Filippo Pasquale. E non sarà solamente lui che può essere interpellato.
Ma comunque Di Filippo Pasquale, inserito nel processo con tanto di capitolo delle circostanze, è inserito nella lista del Pubblico Ministero giusto per fornire quegli elementi che servono per l'attribuzione della paternità di questi scritti. E quindi non si può a priori considerare l'anonimo, toglierlo di circolazione perché il Pubblico Ministero non possa così davvero dimostrare da chi veniva lo scritto.
Ecco perché quella che è una riserva non formalizzata come opposizione, ma com'è doveroso ne reca traccia anche il verbale riassuntivo redatto dalla signora Iannaco, dico, come riserva o come opposizione, deve essere respinta.
Nessuna osservazione sulle richieste proposte dall'avvocato Stefani per conto di Grigori Salvatore.
Per quanto riguarda la richiesta dell'avvocato Anania nell'interesse di Ferro Giuseppe, io ho la sensazione che l'avvocato Anania sia incorso in una sorta di equivoco. Laddove, nella prima pagina della richiesta, chiede la produzione di una certa perizia calligrafica a firma Drago.
Siccome questo signor Drago, o professore che sia, nella seconda pagina è indicato come consulente, io ho ragione di credere che sia consulenza quella della prima pagina.
Qual è la differenza? Che se fosse una perizia fatta o al dibattimento o nell'incidente probatorio, sarebbe un verbale di prova formata in altra sede perfettamente acquisibile; in quanto consulenza, non è trasferibile dentro il procedimento. E non ha nessuna importanza che fosse allegata alle perizie mediche fatte sul conto di Ferro. Quelle, sì, perizie a tutti gli effetti disposte al dibattimento.
Controllerà il Tribunale, ma credo che ora ne dispongano i periti. La Corte controllerà.
Quindi, come io non ho potuto metterci fisicamente gli occhi, ha problemi attualmente anche la Corte. O a riservare, ovviamente, su questo punto la decisione. Ma comunque per quanto riguarda la cosiddetta perizia calligrafica, io penso sia una semplice consulenza. E come tale non possa essere acquisita come verbale di prova di altro procedimento.
Devo fare ancora un rilievo sulla richiesta dell'avvocato Anania che vorrebbe sentire, esaminandolo, il coimputato Ferro Vincenzo a conferma di certe dichiarazioni rese, quando ancora non era sottoposto alle indagini, rese al Pubblico Ministero il 14 luglio del '95.
Cioè a dire: sarebbe un esame dell'imputato perché dica sì e se ne vada. Non si può ovviamente chiedere l'esame di un coimputato, o di un imputato in genere. Oltretutto sarebbe una prova praticamente vietata, no? voglio dire, perché si tratta di far rendere dichiarazioni all'imputato su un verbale che ha reso quando non aveva ancora assunto la qualità di persona sottoposta alle indagini, ma che per la portata dichiarativa, soprattutto nei confronti dei terzi, è superato dalla successiva contestazione del reato dell'accusa nei confronti di quella certa qual persona.
E' inutile che ricordi alla Corte le regole degli articoli 62 e seguenti del Codice di procedura.
Per quanto riguarda ancora l'avvocato Florio che ha sostenuto le richieste di prova nell'interesse di Giacalone e Lo Nigro, e vedo che si è opposto alla acquisizione e trascrizione delle intercettazioni sub 3.3 della richiesta del Pubblico Ministero, cioè le intercettazioni sull'utenza di abitazione di Scarano nel luglio del '93, io non vedo perché questa opposizione dovrebbe avere un minimo fondamento.
Scarano è imputato per il fatto di strage del 27 e 28 luglio del '93; in quel periodo ha il telefono sotto controllo per provvedimenti di altra Autorità. Provvedimenti legittimi. Quelli legittimamente acquisiti, perché i reati di strage sono reati per i quali l'arresto obbligatorio della flagranza di reato, come dice l'articolo 270, ritualmente depositati ai difensori e quant'altro si voglia sotto il piano della regola processuale, si potrebbe discutere il fatto dell'indispensabilità di conoscere il contenuto di quelle intercettazioni che vanno veramente a svolgersi nel periodo in cui Scarano è intento, in qualche modo intento alla realizzazioni di due stragi.
Ma scherziamo? Voglio dire.
Forse il difensore lo vuol togliere di mezzo proprio perché sa quanto è e cospicua è la rilevanza di questa intercettazione.
Mi pare di poter concludere, per quanto riguarda le difese degli imputati e dicendo che nessuna osservazione ho da muovere alle richieste delle parti civili e nemmeno alle richieste dei difensori di Carra Pietro e di Ferro Vincenzo, proposte un attimo fa. Concludo appunto con le richieste dell'avvocato Rocchi nell'interesse di Cristoforo Cannella.
In primo luogo, sulla testimonianza di Spatola Rosario introdotta così, con questa richiesta depositata in udienza il 14 di novembre, quindi a processo iniziato, dico, inammissibile perché tardiva.
Mi rendo conto che la richiesta nasce, dichiaratamente nasce da un articolo di giornale pubblicato il giorno 12. Quindi la regola generale per la quale, se non si poteva introdurla prima, una testimonianza, o quel che sia, la si introduce dal momento in cui è possibile a prescindere dal termine dell'articolo 468.
Però nel nostro caso la richiesta di sentire Spatola deve essere comunque respinta, per una ragione molto semplice. Spatola dovrebbe dire quanto è a sua conoscenza in ordine alla genuinità delle dichiarazioni rese da altri collaboratori di giustizia in occasione di procedimenti penali avanti a diverse Autorità Giudiziarie della Repubblica.
Voglio dire: è una testimonianza questa che sarebbe, per come viene presentata oggi, a contenuto assolutamente generico. Non si sa che cosa c'entri con il processo delle stragi, con i collaboratori di giustizia.
E' stata fatta osservazione, durante l'esposizione introduttiva, perché o il dottor Nicolosi o io, ci siamo lasciati sfuggire qualche volta il termine "Collaboratori di Giustizia" che, tutto sommato, è abbastanza poco.
Vedo però che le liste testimoniali quando hanno da chiedere le ammissioni di determinate persone come dichiaranti davanti alla Corte, hanno speso il termine collaboratori di giustizia molto più inflazionatamente di quanto non abbiamo fatto noi. Chiusa la parentesi.
Ma di quali collaboratori introdotti qui oggi si dovrebbe verificare la attendibilità o la inattendibilità sulla base di indicazioni di Spatola? Almeno se fosse stato scritto che sono collaboratori in processi di mafia, collaboratori dell'ultimo lustro, piuttosto che di quello precedente, non anche collaboratori, quanto a sua conoscenza sulla genuinità delle dichiarazioni rese da altri collaboratori di giustizia.
Io credo che se si seguisse la regola alla quale la difesa di Cannella evidentemente un po' si rifà, ma anche la crea, nel processo si potrebbe veramente infilare di tutto, anche i chiacchiericci del mercato, quello qui vicino.
Per la stessa ragione non vedo proprio - e anche per una ragione più seria - non vedo proprio come la Corte potrebbe ammettere la testimonianza di questo giornalista dal quale proviene appunto l'articolo pubblicato il 12/11/96.
Il Giornalista Andrea Tornielli dovrebbe deporre in ordine alla fonte delle notizie indicate sull'articolo di stampa, e va bene. Ed in particolare: sull'esistenza di una indagine preliminare avanti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta originata dall'esposto o comunque dalle dichiarazioni di Spatola.
Questa è proprio, sarebbe una testimonianza che, nel momento in cui dovesse mai iniziare davanti alla Corte, la Corte dovrebbe immediatamente bloccarla. Alla prima domanda. Perché si chiederebbe al giornalista di rivelare che cosa? Di rivelare fatti che sono per legge segreti. Cioè a dire: fatti che formano oggetto delle indagini preliminari del Pubblico Ministero.
Tanto che, come loro sanno, ogni tanto succede, i giornalisti si trovano un po' impelagati con qualche informazione di garanzia per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, proprio perché, per una ragione o per un'altra, hanno notizie che riguardano indagini preliminari che sono per legge assoggettate ad un segreto rigoroso, l'articolo 329. E come nessun pubblico ufficiale le può rilevare, nessun giornalista le può pubblicare.
Bene. Si vorrebbe più o meno far commettere al giornalista il reato in aula.
Ecco perché questa testimonianza proprio dal punto di vista tecnico - e lo dico senza che se ne debba offendere - dal punto di vista tecnico è sorprendente, voglio dire, nella sua non ortodossia.
Per la stessa ragione loro non possono nemmeno, io credo, credo, non possono nemmeno acquisire l'articolo, l'articolo di giornale. Comunque lo leggeranno, lo controlleranno com'è nel potere della Corte fare.
Ma per quale ragione? Perché il documento contiene, a parte la firma, contiene voci circolanti, voci d'ambiente. E come tale, voglio dire, non è rappresentativo e dimostrativo di nessun fatto specifico che abbia a che fare con le questioni di cui si occupa questa Corte di Assise.
Io chiedo anche infatti, per questa ragione - perché altrimenti non avrei avuto occasione di leggerlo questo articolo - io chiedo che la Corte, respingendo la richiesta, disponga per la trasmissione di copia di questo scritto - parlo ovviamente non della richiesta del difensore, ma del giornale - copia del giornale all'ufficio del Pubblico Ministero per quanto di sua competenza.
In ogni caso chiedo - questo, va bene, non è una richiesta da rivolgere direttamente alla Corte - al Cancelliere di udienza di trasmettermi lo stralcio. Non a me, alla Procura della Repubblica, di trasmettere lo stralcio del verbale di udienza, dell'udienza pomeridiana del giorno 26 e della udienza mattutina di oggi.
Con questo mi sembra di avere interloquito su tutte le richieste di tutti i difensori.
PRESIDENTE: Bene. La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte, provvedendo sulla richiesta di prove testimoniali documentali del Pubblico Ministero, delle parti civili e dei difensori degli imputati; sentite le medesime parti reciprocamente sulle altrui istanze; ritenuto che le prove per teste proposte dal P.M. appaiono complessivamente ammissibili perché rilevanti e pertinenti al vastissimo tema contenuto nel capo di imputazione; sicché tali prove vanno ammesse con semplice invito al P.M. di limitare l'esame di ogni singolo episodio dall'aspetto della vicenda ai testi strettamente indispensabili ed evitando inutili ripetizioni; ritenuto che altrettanto può dirsi per le prove documentali proposte dal P.M. posto per eccezione diretta ad ottenere l'esclusione di tre lettere sequestrate in disponibilità di Mangano Antonino, volume 7-Georgofili, faldone 31 fogli, eccetera, in quanto si tratterebbe di lettere anonime e come tali inammissibili tra gli atti del fascicolo dibattimentale. Potrà al più essere presa in esame solo dopo l'escussione di testi o imputati indicati dal P.M. anche allo specifico fine di accertarne la relativa paternità.
Ritenuto infine che la richiesta del P.M. in ordine alla trascrizione di alcune conversazioni telefoniche intercettate a suo tempo e provenienti da altri procedimenti di altra Autorità Giudiziaria sulle utenze 0337-899302 intestate ad Auto G&G di Giacalone Luigi corso dei Mille 13 1319 Palermo; nonché su quella numero 091-471633 intestata a La Bua Liliana, moglie di Carra Pietro via di Bazzano numero 33 Palermo; e ancora su quella: 06-2389718 intestata a Tusa Silvia, moglie di Scarano Antonio via delle Alzavole 20 Roma. Per ciascuna utenza limitatamente a talune conversazioni individuate in base ad ore, minuti di ogni specifico giorno, può essere accolta con riserva per accertarne l'effettiva utilità ai fini di questo processo. O solo quando la trascrizione consentirà il riscontro richiesto.
Ritenuto che le richieste delle parti civili possono essere complessivamente accolte, anche perché non oggetto di alcuna contestazione, con l'esclusione delle prove per testi dedotte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Interni, da quello della Difesa, da quello dei Beni Culturali, da quello dei Lavori Pubblici, da quello della Pubblica Istruzione, e dall'Accademia dei Georgofili, perché si tratta di prove dirette a suffragare i documenti delle spese da ciascuno dei predetti Enti sostenute per la riparazione dei danni subìti in conseguenza dei fatti di causa. Spese già ampiamente documentate e non contestate, tanto da apparire del tutto superflue.
Ritenuto che le richieste di prove proposte dal difensore di Bagarella, Scarano Massimo, Calabrò e Barranca possono essere accolte complessivamente con l'invito formale al difensore del Calabrò di specificare l'esatto nome del teste da questo indicato come Corace Vito di Alcamo, in forza delle osservazioni del P.M. in proposito.
Quanto alle richieste di prove proposte dal difensore di Graviano Giuseppe, Pizzo Giorgio, deve ritenersi ammissibile l'esame di Drago Giuseppe e Antibo Pietro. Mentre vanno respinte quelle di Alfano Giovanni e Mazza Giuseppe, perché relative ad episodi non rilevanti ai fini processuali.
Come quelle di Marchese Antonino, Madonia Giuseppe, Russo Santo, don Ignazio D'Acquisto e don Gaetano Barbaro, tutti inerenti ad episodi o circostanze irrilevanti ai fini di causa.
Può essere accolto invece l'esame degli imputati per reato connesso dallo stesso difensore indicati, nonché dei consulenti di parte.
Vanno ritenuti ammissibili i documenti di cui il difensore dei predetti imputati ha chiesto la produzione ad eccezione dell'esposto dell'avvocato Salvo al Ministro di Grazia e Giustizia, al P.M. di Milano con relative risposte. Escludendo altresì l'ammissibilità del provvedimento del Tribunale della Libertà di Roma relativo a Graviano Giuseppe in data 25/05/95 perché non attinente a misura in corso di esecuzione.
Mentre il verbale di udienza per ricognizione di persona con l'incidente probatorio del 14/11/94 è già agli atti ex articolo 431 C.p.p.
Ritenuto che le richieste di prove di qualunque tipo proposte nell'interesse di Ferro Giuseppe, meglio potranno essere valutate all'esito e sempre che sia ancora utile, della perizia psichiatrica in corso. Ritenuto che quanto richiesto nell'interesse di Graviano Filippo può essere complessivamente accolto con la sola esclusione della audizione come imputati per reato connesso di Tommaso Buscetta e Contorno Salvatore, che da troppi anni hanno cessato di far parte di Cosa Nostra.
Ritenuta ancora che la richiesta di esame dei due testi fatti dal difensore di Cannella Cristoforo in relazione alla notizia di stampa sull'esistenza del contenuto di una indagine segreta condotta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, va respinta per l'oggetto stesso delle testimonianze indicate con ordine al cancelliere di trasmettere copia dell'articolo allegato alla richiesta del suddetto difensore, nonché dell'estratto del verbale della odierna udienza al P.M.
Ritenuto che le richieste del difensore di Grigoli Salvatore, Giuliano Francesco, Ferro Vincenzo, sono complessivamente collibili; così come quelle dei difensori degli altri imputati.
Per questi motivi, si riserva ogni provvedimento sulle richieste di perizie proposte dall'avvocato Cianferoni.
Ammette tutte le prove per testi documentali proposte dal P.M., dai difensori di parte civile, da quelle degli imputati nei limiti indicati in narrativa.
Dispone il procedersi a perizia di deregistrazione di nastri relativi alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche indicate a pagina 5, 6 e 7; da richieste di prove del P.M. recanti data 26/11/96.
Nomina perito il signor Filippo Tinnirello che presterà giuramento all'udienza di oggi alle 15.00. Ordina al cancelliere di trasmettersi al P.M. quanto indicato in parte motiva".
L'udienza viene rinviata alle ore 14.30 perché, secondo notizie del Pubblico Ministero, il primo teste che è l'ex sindaco Morales è impegnato nel Consiglio Comunale di oggi pomeriggio alle ore 15.00.
Ci ritroviamo alle 14.30.
PRESIDENTE: Allora, prima di dare inizio alle prove, volevo comunicare che, nella lettura un po' affrettata dell'ultima ordinanza, ho saltato due righe o tre righe della motivazione che era quella che esprimeva la riserva, quanto la perizia sulle armi, sull'ordigno esplosivo posta dal difensore di Bagarella, Scarano Massimo, Calabrò e Barranca, questa riserva di decidere nel prosieguo all'esito del dibattimento, in quanto allo stato non valutabile.
In questo senso intenderei venisse integrata l'ordinanza letta e comunque resta a disposizione dei difensori di tutte le parti e ovviamente del P.M.
Allora, il Pubblico Ministero può cominciare a farci sentire i primi testi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, inizieremmo l'escussione dei testi a partire dal fatto di strage di via dei Georgofili.
Quindi se è presente nella sala, io farei entrare in aula il dottor Morales.
PRESIDENTE: Benissimo. Dovremmo però... Scusi, Silvia, ma le schede per...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ce l'ha qui? Ah, va bene. Faccia entrare.
Si accomodi, buongiorno.
Vuol dire, per cortesia, nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza? E poi ci leggerà la formula.
*TESTE Morales: Giorgio Morales, nato a La Spezia il 26 marzo 1932, residente a Firenze viale Matteotti 18.
PRESIDENTE: Ex Sindaco. Sindaco di Firenze, all'epoca di questi fatti, mi pare, vero?
TESTE Morales: Sì.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula, per favore?
TESTE Morales: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene. Pubblico Ministero, può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Morales, bene, lei era Sindaco di Firenze il giorno in cui è accaduto questo fatto drammatico. Ecco, vuol riferire alla Corte innanzitutto in quale maniera, come, quando lei ha appreso quanto era accaduto quella notte?
TESTE Morales: Io fui svegliato quella notte da una telefonata dal mio capo di Gabinetto, il dottor Tomveronachi, all'incirca intorno all'una e mezzo.
Mi disse che era successo qualcosa di grave in via dei Georgofili; c'erano fiamme e fumo ed era perciò opportuno che arrivassi.
Cominciai subito a vestirmi, ebbi una seconda telefonata dal Prefetto di allora, il dottor Jovine, il quale mi disse che c'erano fiamme e fumo, ma che pensava si trattasse soltanto di una fuga di gas.
Anche lui mi invitò a venire. Io dissi: 'sì, sto arrivando', e dopo pochi minuti ero sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi intorno a che ora si è trovato lei in via dei Georgofili?
TESTE Morales: Io mi sono trovato lì a un quarto alle due, insomma, forse un'ora dopo lo scoppio della bomba che ricordo fu all'01.06.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, pochissimo tempo dopo lei era già sul posto.
TESTE Morales: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha constatato lei in che termini ha potuto constatare per l'appunto i danni, quanto c'era in via dei Georgofili quella notte?
TESTE Morales: Quando arrivai si continuava a dire che molto probabilmente era stata una esplosione dovuta a fuga di gas.
Non si poteva avvicinarsi troppo perché c'erano le fiamme; i Vigili del Fuoco erano all'opera. In quel momento nessuno sapeva che ci fossero delle vittime.
Ci se ne rese conto quando arrivò il professor Scaramuzzi, presidente dell'Accademia dei Georgofili, il quale disse: 'mah, in quella casa sta una famiglia: la signora è custode, svolge le funzioni di custode dell'Accademia; il marito è un Vigile urbano...'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi se la interrompo.
TESTE Morales: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di arrivare a questo punto desideravo che lei rappresentasse a tutti noi quello che vide in via dei Georgofili, cosa constatò, cosa ebbe modo di vedere?
TESTE Morales: Vidi macerie, fuoco, fumo, distruzione. Vidi, passando prima in Palazzo Vecchio, le persone che erano state sfollate dalla pensione che era lì nei pressi, erano stranieri, erano turisti. Si erano allontanati rapidamente.
Quando arrivai lì vidi molti Vigili del Fuoco, Vigili Urbani. Cominciavano ad affluire le forze del volontariato, c'erano delle ambulanze. E vidi subito il dottor Vigna e il dottor Chelazzi. E poi incontrai la dottoressa Anna Maria Petroli Tofani, direttrice degli Uffizi,; il sovrintendente Paolucci. Varie persone che conoscevo. Tutti eravamo accorsi lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a guardare - secondo la sua constatazione - ottica, cosa, che danni poté constatare in quel momento che erano stati prodotti da questa esplosione?
TESTE Morales: Mah, mi resi conto che erano danni enormi. Non ci se ne poteva rendere ben conto, come me ne resi conto la mattina dopo tornando sulle macerie. Allora capii meglio che cosa era successo. E infatti, la mattina, sapevamo già che era una bomba.
In quel momento c'era gran confusione, si parlava di fuga di gas, non ci facevano avvicinare troppo perché c'erano anche dei pericoli: potevano crollare dei muri.
Quindi, solo la mattina dopo, capii meglio l'entità del danno che era enorme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a proposito del danno, lei ha potuto poi, ovviamente nella fase successiva, fare un quadro dei danni sopportati da quel contesto urbanistico di Firenze?
TESTE Morales: Beh, c'erano danni gravissimi agli immobili, c'erano danni alle attività economiche, commerciali e artigianali che sono molto fitte in quella parte di Firenze. In modo particolare in via Lambertesca.
La quantificazione dei danni fu fatta successivamente, perché immediatamente fu approvato dal Governo un decreto legge che stanziava 40 miliardi. C'era una Commissione in Prefettura, alla quale partecipavo anch'io e c'era il sottosegretario alla Protezione Civile che partecipava a queste riunioni per rifondere i danni ai privati che li avevano subìti.
Devo dire che l'intervento dello Stato, del Governo, in quella occasione, fu molto tempestivo e i rimborsi dei danni subìti dai cittadini avvennero molto rapidamente con grande efficacia. Ma certo che per molto tempo quella parte della città non ha potuto ricominciare la sua vita normale. Specialmente le attività economiche, le attività artigianali, commerciali, sono state molto danneggiate. Sono rimaste ferme per molto tempo.
Anche per queste c'è stata una rifusione di danni. Ma non so in che misura i danni hanno, abbiano potuto veramente riparare quello che era stato effettivamente perduto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di una porzione della città.
Può indicare alla Corte, così, ovviamente, senza avere il metro in mano, ma qual è stato il perimetro sconvolto da questa esplosione?
TESTE Morales: Dunque, sì, il perimetro riguardava gli Uffizi, naturalmente e anche Palazzo Vecchio che ha subìto danni rilevanti anche se meno apparenti degli altri. E poi dagli Uffizi, i danni, si estendevano lungo gran parte del Corridoio Vasariano. Poi, tutta la zona compresa fra via dei Georgofili, via Lambertesca, fino ad arrivare alla chiesa di Santo Stefano in Ponte. Quindi in prossimità del Ponte Vecchio.
In tutto questo largo perimetro, fino al Lungarno in prossimità del Ponte Vecchio, ci furono dei danni notevoli. E infatti la viabilità fu interrotta molto a lungo nel tratto dal Ponte Vecchio verso il Ponte alle Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è in grado, dottore, di riferire alla Corte quali... Lei ci ha dato una rappresentazione complessiva, per quanto tempo questa porzione della città di Firenze è rimasta, diciamo così, congelata?
Quali danni hanno avuto le strutture urbanistiche della città a seguito di questa esplosione?
TESTE Morales: Mah, io credo che le conseguenze siano tuttora in atto, in una certa misura. L'attività ricominciò molto gradualmente. Gli abitanti, i commercianti, gli artigiani della zona, si rimboccarono le maniche un po' come avvenne dopo l'alluvione. Ci fu una grande reazione di grande coraggio, di grande forza. Per cui certe attività economiche, appena poterono, appena c'erano le condizioni minime per farlo, ripresero. La vita è ricominciata gradualmente.
Certamente la riparazione dei danni nelle abitazioni private ha richiesto molto tempo. Ma almeno per un anno, diciamo, quella parte della città è rimasta sostanzialmente separata dal resto della città, perché non era in grado di vivere della sua vita propria come aveva sempre fatto. E poi, gradualmente, le cose sono tornate verso la normalità.
Ripeto, non so se a questo momento - non ci sono stato negli ultimi tempi - tutto sia tornato normale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il Comune che lei all'epoca rappresentava, quindi l'Ente territoriale cittadino, ha, a parte i danni diciamo diretti, immediati a seguito dell'esplosione dell'autobomba, ha dovuto anche, per così dire, sopportare delle conseguenze sia per sostenere, ad esempio, le spese di alloggio delle famiglie evacuate?
TESTE Morales: Delle famiglie evacuate ci demmo da fare naturalmente cercando delle soluzioni insieme alla Prefettura.
Non credo che queste spese siano state sostenute dal Comune, credo che siano state sostenute dallo Stato attraverso la Prefettura. Ora non ricordo perfettamente su questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che danni sono stati prodotti ai servizi della città?
TESTE Morales: I servizi della città, ora non saprei quantificarli. Diciamo, il metro di cui dispongo sono i 40 miliardi che lo Stato immediatamente mise a disposizione e che mi risulta non furono utilizzati tutti.
Cioè, le spese per la riparazione dei danni, sia pubblici che privati, sono stati un po' inferiori rispetto ai 40 miliardi stanziati. Questo è...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi dottore, non era il mio un riferimento di tipo quantitativo. Qualitativo, piuttosto. Cioè mi riferivo alle strutture urbanistiche, alle infrastrutture...
TESTE Morales: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco, non so, faccio per dire all'acquedotto, o a quant'altro, ecco.
In questo senso era rivolta la mia domanda.
TESTE Morales: Sì sì. Certamente ci furono dei danni. Ci furono dei problemi per la viabilità: quel tratto di Lungarno fu interrotto, fu necessario prendere provvedimenti per una diversa circolazione del traffico. E poi, naturalmente, i servizi di competenza comunale: condutture dell'acqua, questi furono danni rilevanti che però, per questi danni, il Comune è intervenuto immediatamente in tempi abbastanza brevi per rimettere le cose a posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato poco fa delle attività economiche che vengono svolte nella zona, in quella zona. Notoriamente è una delle zone più prestigiose della città.
Ecco, a livello di immagine. Firenze, che danni ha subìto da questo attentato?
TESTE Morales: Io direi che la reazione del mondo intero è stata una reazione di angoscia, di incredulità di fronte al fatto che una città come Firenze che, anche secondo indagini più volte fatte, è la più amata nel mondo intero, fosse stata ferita così duramente e ferita in modo particolare in quello che è il simbolo principale dell'arte e della cultura fiorentina. Cioè la Galleria degli Uffizi.
Questo ha suscitato una enorme emozione in tutto il mondo.
In un certo senso, l'immagine di Firenze, ne è uscita rafforzata quando, dopo un mese appena dallo scoppio della bomba, la Galleria degli Uffizi si è riaperta.
Ed io vidi quel giorno che c'erano persone venute da ogni parte d'Italia e anche da fuori d'Italia che avevano passato la notte in attesa che riaprisse la Galleria degli Uffizi e non ce ne sarebbe stato bisogno, perché tanto apriva ad un'ora prestabilita. Ma per poter essere sicuri di entrare, queste persone erano arrivate e fin dalla notte erano rimaste lì ad aspettare l'apertura della Galleria degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo è il risvolto, chiamiamolo, questo attestato d'amore proveniente da tutto il mondo per Firenze.
Prima di questo attestato, prima di arrivare a questo attestato, quali - le chiedevo - quali conseguenze effettive ci siano state per l'immagine di Firenze. Intendo dire conseguenze immediate.
C'è stato un rallentamento del turismo, ci sono state reazioni di tipo emotivo diverse?
Ecco, in questo senso.
TESTE Morales: Forse nell'immediato ci sono state reazioni di questo genere: turisti preoccupati, preoccupati anche del fatto che, un fatto di questo genere, potesse ripetersi. E quindi persone che consideravano pericolosa Firenze. In quanto possibile oggetto di ulteriori attentati.
Credo che, col passare del tempo, la tendenza si sia invertita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era proprio quello che...
TESTE Morales: Molti sono venuti proprio per testimoniare la loro solidarietà alla città, o anche per curiosità, per vedere quello che era successo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Morales, ecco, se può darci una rappresentazione, se lei è in grado di riferirlo, che densità di popolazione risiede, o comunque frequenta quella frazione del centro storico di Firenze?
TESTE Morales: Non sono in grado di dare numeri. Certamente non so in questo momento se qualcuno si sia definitivamente allontanato da quella zona, abbia trovato soluzioni diverse. Però quella era zona intensamente, in cui erano intensamente presenti - come prima dicevo - attività commerciali e artigianali. Anche molto qualificate, perché nel centro di Firenze queste attività commerciali e artigianali sono sempre di grande qualità e di grande importanza.
E c'erano anche molte abitazioni. C'era un antico e famoso ristorante che adesso è riaperto: l'Antico Trattore, sede di un antico Premio Letterario.
Insomma, era una parte viva, importante della città. Una parte inportantissima della città, come tutto il centro storico fiorentino. Ma insomma, così a ridosso degli Uffizi, a ridosso di piazza della Signoria, vicino al Ponte Vecchio, insomma era, è il cuore antico di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Dottor Morales, io non credo, non crediamo di avere altre domande da porle.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? Nessuna domanda.
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, pochissime. Avvocato Cianferoni.
Dottor Morales, vorrei chiederle: la sera, anzi meglio la notte quando poi accadde il fatto per il quale oggi si procede, lei ricorda se vi fu una carenza di elettricità nella città di Firenze?
TESTE Morales: Non so se in alcune zone ci sia stato una carenza di elettricità. A casa mia no, la luce non è mai andata via. Poi, insomma, io penso di no, perché non vedo anche per quale ragione avrebbe dovuto...
Il danno, anche se esteso, era però circoscritto in una parte della città.
AVV. Cianferoni: La mia domanda intendeva sapere da lei, appunto, se poi anche magari l'indomani, avesse saputo da, che ne so, dal direttore dell'ufficio ENEL di zona, se prima o dopo il fatto di strage mancò la luce in certe zone di Firenze.
TESTE Morales: Guardi, questo io l'ho sentito dire. L'ho sentito...
AVV. Cianferoni: Eh, ora il sentito dire non ci interessa.
TESTE Morales: Sì, appunto. Dico, non ne ho una notizia precisa.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Però le è giunta come voce.
TESTE Morales: Sì, mi è giunta come voce.
AVV. Cianferoni: Ecco, da chi l'ha sentito dire?
TESTE Morales: Ma l'ho sentito dire da persone conosciute, niente di ufficiale, insomma. Tutto, è tutto informale.
AVV. Cianferoni: Senta, quando lei ricevette le prime telefonate e in particolare quella del Prefetto circa la fuga di gas, su quali elementi si basava questa convinzione purtroppo poi rivelatasi fallace? Ma lì per lì, come si faceva a dire che era una fuga di gas?
TESTE Morales: Mah, non fui io a dirlo. In ogni modo immagino che si sentisse odore di gas, com'è logico, dato che anche le condutture del gas erano saltate.
Anch'io, quando arrivai, sentii questo forte odore di gas. E allora, chi era lì, pensò in un primo momento che fosse stata una fuga di gas.
Poi posso capire che nell'immediato nessuno pensasse ad una bomba, era una cosa talmente assurda che lì, accanto agli Uffizi, venisse messo una bomba che in quel momento nessuno ci pensò.
Poi, col passare delle ore, cominciò a farsi strada questa verità.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ora ha detto accanto agli uffizi. Però in sede di esame, cioè rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, ha detto come la notizia fosse di una bomba in via Lambertesca, anzi, ricordo bene, in via dei Georgofili.
Ecco, le fu palesato da qualcuno, o lei stesso connesse all'Accademia dei Georgofili, questo fatto illecito, nel senso civilistico, nel primo momento. Insomma, un crollo avvenuto quella notte in via dei Georgofili. Lo connesse all'Accademia?
TESTE Morales: No, nell'immediato, no. Perché nell'immediato si videro fiamme, fumo, distruzioni, sia dalla parte dell'Accademia e cioè in via dei Georgofili, sia dalla parte di via Lambertesca.
In quel momento non ci si rese conto, almeno io non mi resi conto, forse...
AVV. Cianferoni: Ecco...
TESTE Morales: ... le forze dell'ordine sì. Ma io non mi resi conto esattamente di che cosa fosse avvenuto.
La mattina dopo, tutto era chiaro.
AVV. Cianferoni: Riprendo proprio la sua espressione: "Rendersi conto". Lei si rese conto sul momento, proprio nelle primissime ore, recandosi sul posto, che questo fatto fosse collegabile agli Uffizi?
TESTE Morales: Eh, quando si seppe che era una bomba, fu ricollegato certamente agli Uffizi. In quel momento, quando l'ipotesi era della fuga di gas e cioè di un fatto accidentale, il fatto che fosse vicino agli Uffizi appariva una semplice coincidenza.
Quando si seppe che era una bomba, allora si capì che l'obiettivo erano gli Uffizi.
AVV. Cianferoni: No, questo lei come può affermarlo?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
E allora perché glielo chiede?
AVV. Cianferoni: No, scusi, Pubblico Ministero, io faccio un controesame.
PRESIDENTE: Per cortesia, per cortesia...
TESTE Morales: No, io sto affermando una mia convinzione che è stata la convinzione, credo, di centinaia di milioni di persone nel mondo. La bomba lì voleva colpire simbolicamente la parte artistica più importante di Firenze, insomma.
AVV. Cianferoni: Questa è una sua convinzione soggettiva.
TESTE Morales: Ripeto, soggettiva insieme a centinaia di milioni di persone nel mondo. Tutti hanno pensato questo, tutti i giornali lo hanno scritto. Ciascuno di noi ne ha memoria precisa di questo.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, mi avvio a concludere.
Da quanto tempo prima, rispetto al fatto di strage, lei era Sindaco?
TESTE Morales: Io ero Sindaco dall'ottobre del 1989, poi riconfermato, dopo le elezioni, il 6 luglio del 1990.
AVV. Cianferoni: Ha mai partecipato a cerimonie presso l'Accademia dei Georgofili?
TESTE Morales: Sì. Ho partecipato a cerimonie presso l'Accademia dei Georgofili e ho partecipato a cerimonie dell'Accademia dei Georgofili in Palazzo Vecchio.
AVV. Cianferoni: Che rapporto c'era, ecco questo, tra il Comune e l'Accademia?
Cioè, come poteva un Ente, sia pure, mi par di capire di diritto pubblico, ma comunque un Ente esterno a quello territoriale, usufruire dei saloni di Palazzo Vecchio?
TESTE Morales: Mah, l'Accademia dei Georgofili è una delle più antiche istituzioni culturali di Firenze.
Le più antiche sono: l'Accademia dei Georgofili e l'accademia della Crusca.
Queste due grandi istituzioni culturali, ogni volta che promuovono delle manifestazioni, o quando c'è l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Accademia dei Georgofili, chiedono e ottengono da sempre l'ospitalità di Palazzo Vecchio nel Salone de' Cinquecento. E il Sindaco va sempre a portare il saluto. Questo è avvenuto nel passato e questo avverrà anche nel futuro.
AVV. Cianferoni: Bene. Anche i capi di Stato si sono, sono andati in visita all'Accademia dei Georgofili?
TESTE Morales: Beh, ricordo il Presidente della Repubblica Scalfaro, il quale venne subito, nei primissimi giorni.
AVV. Cianferoni: No. Ora, dopo il fatto. Ma diciamo nel suo periodo di sindacato, se si dice così, capi di Stato anche esteri vennero all'Accademia?
TESTE Morales: Capi di Stato esteri, non mi ricordo francamente. Non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Non ha ricordo o notizia di una visita del Presidente della Repubblica Argentina? Per correttezza devo aggiungere che è una visita precedente al suo periodo di Sindaco.
TESTE Morales: Eh, allora se è precedente, non lo ricordo, perché non avevo gli stessi doveri di rappresentanza di quando ero Sindaco. Quando ero Sindaco e veniva un capo di Stato, io dovevo esserci certamente.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
TESTE Morales: Quindi non ricordo...
AVV. Cianferoni: Un'ultima domanda: ritornando al particolare della mancanza di elettricità, lei ha detto: sentii dire.
Insisto se ricorda il nome di qualcuno che le abbia detto questo particolare.
TESTE Morales: No, no, non lo ricordo. E poi un particolare al quale non ho attribuito importanza, insomma.
Anche ora non ricordo come averlo appreso, non sono neppure sicuro che sia avvenuto.
Mi pare di ricordare che qualcuno abbai detto che c'era stato questa mancanza di elettricità da qualche parte. Non in tutta la città, certamente.
AVV. Cianferoni: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio per la difesa Lo Nigro e Giacalone.
Telegraficamente, signor Sindaco, dunque lei ha detto che - se ho ben inteso - ci fu uno stanziamento di 40 miliardi dello Stato diretti verso il Comune.
TESTE Morales: No, non verso il Comune, verso la Prefettura.
AVVOCATO Florio: Verso la Prefettura.
Con questi 40 miliardi, o meglio, questi 40, miliardi dovevano servire anche al ristoro dei danni - è una domanda naturalmente - patiti da privati?
TESTE Morales: Prevalentemente per i privati. Danni, c'erano anche danni pubblici...
AVVOCATO Florio: Sì.
TESTE Morales: ... ma, la prevalenza erano danni privati. A parte gli Uffizi, che era una questione...
AVVOCATO Florio: Certo.
TESTE Morales: Gli Uffizi era una questione a parte su cui c'è stato uno specifico intervento.
AVVOCATO Florio: Ecco, mi scusi, con che criterio venivano destinati a quel privato anziché a un altro, questi fondi?
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, ma vorrei sapere che funzione ha questa domanda; che appartiene, casomai, a un aspetto dell'amministrazione e non è oggetto del processo.
AVVOCATO Florio: Non mi lamento, va bene, ne prendo atto.
PRESIDENTE: Mi deve spiegare se ha una funzione nel processo, per la verità processuale della quale noi ci dobbiamo rendere conto, si può ammettere. Ma siccome mi pare che non abbia nessuna connessione, non capisco perché la ponga.
AVVOCATO Florio: Questa difesa ha interesse a capire, se non altro, questo per motivazioni che si renderanno poi in un momento successivo del processo, a capire il perché questi 40 miliardi non furono del tutto impiegati; perché il dottor Morales ha detto adesso che non furono tutti destinati, o comunque non furono esauriti...
PRESIDENTE: Siamo d'accordo. Ma è fuori dall'ambito del nostro tema di lavoro.
AVVOCATO Florio: Allora, non...
PRESIDENTE: Il tema di lavoro è il capo di imputazione: su quello, tutte le domande che volete. Ma quello che non c'entra, non c'entra.
AVVOCATO Florio: Allora, non ho altre domande su questo.
PRESIDENTE: Vi sono altri difensori che vogliono fare domande?
Il Pubblico Ministero vuol fare ancora qualche domanda?
PUBBLICO MINISTERO: Una sola, Presidente. Dottor Morales - de minimis, qualche volta è necessario - è più vicina agli Uffizi, secondo la sua conoscenza del centro cittadino, lo potremmo chiedere a chiunque, ma è qui lei e quindi lo chiedo a lei: è più vicino al fabbricato degli Uffizi, al complesso degli Uffizi, via de' Neri o via dei Georgofili, secondo la sua conoscenza del territorio?
TESTE Morales: Eh, qui bisogna distinguere fra l'ala destra e l'ala sinistra degli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Morales: Rispetto all'ala investita dai danni, maggiormente investita dai danni, è più vicina via dei Georgofili. Via de' Neri è più vicina... questo, però, è un po' difficile, bisognerebbe andarlo a misurare, perché tra via de' Neri e l'ala sinistra degli Uffizi, e via dei Georgofili e l'ala destra, non saprei, all'incirca deve essere la stessa distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, la ringrazio.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda?
AVVOCATO: Presidente, una domanda.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO: Perché peraltro, poi, ci saranno altri testimoni più anche addentro alle questioni degli Uffizi. Il teste non può sapere il perché della domanda del Pubblico Ministero, il difensore lo sa, crede di saperlo.
Nel complesso degli Uffizi, le opere d'arte di maggior valore, si trovano dalla parte di via dei Georgofili, o dalla parte di - l'ho detto io, in precedenti udienze - via de' Neri? Io mi riferivo a dove c'era il vecchio cinema, come si chiamava?
PRESIDENTE: Capitol.
AVVOCATO: Il Capitol, ecco. Lato Capitol, per capirsi, o lato via dei Georgofili? Le opere d'arte più importanti, dove sono?
TESTE Morales: Lato Capitol.
AVVOCATO: Ecco. Grazie.
PRESIDENTE: Altre domande? Può andare, grazie.
*TESTE Morales: Grazie.
PRESIDENTE: Possiamo chiamare altri testi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Presidente, se è presente, il professor Scaramuzzi.
PRESIDENTE: L'ufficiale giudiziario dovrebbe stare laggiù, perché così guadagnamo il tempo del percorso, già che ci muoviamo in spazi ampi e non abbiamo molto tempo a disposizione.
Vuole accomodarsi qui, per favore? Si accomodi. Vuole dire al microfono il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza, e la sua funzione?
*TESTE Scaramuzzi: Franco Scaramuzzi, nato a Ferrara il 26 dicembre 1926. Professore ordinario nell'Università di Firenze, presidente dell'Accademia dei Georgofili.
PRESIDENTE: Bene. Vuole leggere, per cortesia, questa formula?
TESTE Scaramuzzi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Professor Scaramuzzi, lei ha già indicato la sua qualità di presidente dell'Accademia dei Georgofili. Ecco, vuol dire se e quando ha appreso dell'esplosione in via dei Georgofili, la notte del 27 maggio '93?
TESTE Scaramuzzi: Abito qui, in viale Amendola, e una telefonata verso le una e un quarto, non so nemmeno bene di chi, credo di un custode della Sovrintendenza ai Beni Artistici, mi informava che c'era stata un'esplosione in via Lambertesca e che l'Accademia dei Georgofili era stata coinvolta nei danni. Il tempo di vestirmi, chiamare un taxi, ed arrivare. E all'una e mezza circa ero sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era la scena che le si è presentata davanti agli occhi?
TESTE Scaramuzzi: C'era già diversa gente, naturalmente, Vigili del Fuoco, Forze dell'Ordine; c'era già il Sindaco, la direttrice degli Uffizi, il Prefetto. E sono stato immediatamente accompagnato dal loggiato degli Uffizi, percorrendo via Lambertesca, all'angolo con via dei Georgofili.
E mi sono accorto direttamente, senza che nessuno mi avesse annunciato quello che mi attendeva, che la sede dell'Accademia dei Georgofili non era stata coinvolta in un'esplosione, ma era direttamente colpita da un crollo terratetto, tutta la torre medioevale era crollata.
Non sto a descrivere, naturalmente...
PRESIDENTE: No, no, descriva pure, ci farà piacere.
TESTE Scaramuzzi: Stati d'animo...
PRESIDENTE: Certo.
TESTE Scaramuzzi: Non è facile.
PRESIDENTE: Non si parla di una cosa qualsiasi.
TESTE Scaramuzzi: Non è facile descrivere uno stato d'animo, ma sgomento è una parola forse inadeguata.
PRESIDENTE: Per difetto.
TESTE Scaramuzzi: Mi fu spiegato, lì per lì, che probabilmente c'era stata una fuga di gas, un'esplosione, e si pensava che potesse essere avvenuta nell'edificio dirimpetto dal quale, dalle cui finestre uscivano ancora delle fiamme e fumo.
Io ricordo - ero molto giovane - i danni delle bombe, la guerra; e lo spettacolo che mi si presentava ricordava molto strettamente quello dell'esplosione di una bomba.
Non avevo il tempo di riflettere sulle circostanze, i fatti che potevano far pensare a una causa piuttosto che all'altra; ma, avendo visto che era crollato tutto, ho chiesto immediatamente se c'erano notizie della famiglia del custode, che abitava in cima alla torre.
Le autorità presenti, il questore, avevano gli elenchi dei feriti; elenchi che giungevano dai vari ospedali. E controllati rapidamente questi elenchi, ci si accorse che i nomi della famiglia del custode non figuravano tra quelli elencati. E allora, in base alla mia affermazione che quella era la sede in cui vi era una abitazione, i Vigili del Fuoco, che erano saliti sul cumulo delle macerie, anche con gli idranti, per spegnere le fiamme, credo che abbiano dedicato le loro attenzioni invece alla ricerca di eventuali persone.
Però è passato parecchio tempo perché, se non ricordo male, il primo corpo fu ritrovato verso le quattro del mattino, le tre e mezzo, le quattro.
Si è cominciato con una delle bimbe, poi l'altra bimba, poi è venuta la mamma e poi, da ultimo, il padre.
Più tardi, poi, c'è stato anche il rinvenimento del corpo di uno studente nell'abitazione di fronte. Questo è quanto.
PRESIDENTE: Altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, non abbiamo altre domande.
PRESIDENTE: Ci vuol dire - scusatemi, forse volete fare delle domande, ma io credo che sia utile perché ci sono Giudici Popolari che hanno bisogno di essere, forse, meglio informati - sommariamente la storia, le tradizioni dell'Accademia che lei presiedeva? E credo presieda tuttora.
TESTE Scaramuzzi: Sì. Sono presidente pro tempore, perché sono stato eletto nell'86, e lo sono tuttora.
L'Accademia dei Georgofili è stata fondata a Firenze nel 1753; è la più antica accademia ad occuparsi di agricoltura, ambiente e territorio, come la parola, di derivazione greca, geor... "amanti della terra" traducibile. E' una accademia che, fin dai primi tempi, ebbe un ruolo molto importante in Toscana; il Granduca la utilizzò per attività di studio e di progettazione, per problematiche inerenti l'agricoltura.
Bisogna pensare che a quell'epoca, sotto la spinta dell'Illuminismo, cominciava ad essere organizzata in maniera scientifica anche una ricerca in settori, in aree afferenti l'agricoltura, con metodo sperimentale.
Così questa accademia ha avuto un ruolo importante, per esempio, nei lavori di bonifica in Toscana, nella Val di Chiana, in Maremma. Ha avuto un ruolo importante nella liberalizzazione per commercio granario. Studi di carattere sociale, oltre che economico e tecnico; un ruolo importante nella istruzione, la fondazione della prima scuola agraria a Meleto si deve ai Georgofili.
E furono chiamati, i Georgofili, anche per delle ricerche in Carinzia; anche Napoleone Bonaparte si servì dei Georgofili, per alcuni studi in materia di agricoltura. Questo, in brevi tratti.
Lo stesso catasto agrario ha trovato le sue originarie fonti nelle ricerche, negli studi dei Georgofili.
Il ruolo dei Georgofili è sempre stato lo stesso, naturalmente adeguandosi ai tempi; e tra innovazioni che possiamo attribuire a questa accademia, non so, vi è lo studio dell'aratro, con innovazioni importanti a questo vecchio strumento agricolo. Il motore a scoppio, quello delle macchine agricole, delle stesse automobili: il progetto fu presentato, fu in plico sigillato presso l'Accademia dei Georgofili. Questo, per dire l'importanza che questa accademia aveva, e il prestigio che riscuoteva.
Fino ai giorni nostri, l'accademia ha continuato a mantenere un suo ruolo. Che è tuttora lo stesso. Questo può essere importante chiarire. Qual è il ruolo che può svolgere, una accademia così antica, in un mondo però così diverso, come è quello moderno?
Il ruolo è sempre lo stesso, l'accademia non ha suoi laboratori scientifici e non svolge attività di ricerca così come viene svolta, ormai, in tante istituzioni sperimentali attrezzate con apparecchiature ad hoc.
Ma l'accademia, che ha un numero di soci chiuso, delimitato, può avvalersi e chiamare a collaborare per studiare, approfondire determinate tematiche, competenze di varia natura, interdisciplinari, e collaborazioni di tutti gli studiosi, di ricercatori; indipendentemente dagli Enti, dai Ministeri, dai privati ai quali afferiscono.
Questo è il meccanismo interessante, perché intorno all'accademia allora si possono coagulare gruppi di esperti, che mettono a fuoco determinate problematiche, e ne forniscono poi i risultati; che vengono dall'accademia offerti come contributo a coloro che devono, poi, prendere decisioni in materia.
Questo è un ruolo importante, anche oggi, e naturalmente le tematiche che l'accademia affronta, non dico duecentocinquanta anni fa, ma nemmeno cento e forse nemmeno cinquant'anni fa, erano nemmeno immaginate: basti pensare all'informatica, sia come scienza, sia come strumento di lavoro. E l'accademia ha un suo centro, che proprio si occupa dello studio delle applicazioni dell'informatica in agricoltura.
Posso citare, tra le tematiche che sono in questi anni oggetto dell'attenzione dell'accademia, materie come: il marketing, che ormai è diventata una scienza; lo studio della robotica in agricoltura, le macchine agricole con questa scienza. Queste sono cose che, anche poche decine di anni fa, non erano neppure immaginabili.
E continuiamo, l'accademia non ha mai smesso la sua attività, nemmeno in questi ultimi tre anni dopo la distruzione della sua sede; perché ha avuto la possibilità di continuare ad operare in una sede provvisoria, messa a disposizione dal Comune. L'archivio storico, che è uno strumento di lavoro, così come la biblioteca, furono immediatamente salvate, rimesse in ordine e utilizzate.
Abbiamo, per esempio, finito proprio di recente uno studio importante, credo, sulla qualità. Termine che, anche nell'opinione pubblica, oggi si va diffondendo; in materia agroalimentare, prodotti di qualità cosa significa? Se ognuno di loro ci riflette un momento, non è così semplice dare una spiegazione. Né, tantomeno, è semplice arrivare a pensare al modo di garantire che un prodotto risponda a determinati requisiti di qualità, sia per il produttore, sia, e soprattutto, per il consumatore.
C'è tutta una scienza, che si sta sviluppando, e che merita attenzione. Ecco, questo è un settore nel quale l'Accademia dei Georgofili ha dato dei contributi.
PRESIDENTE: La ringrazio.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, professore, se la interrompo. Perché penso che lei potrebbe illustrare la vicenda dell'Accademia dei Georgofili, sincronicamente e diacronicamente, in maniera splendida e più che esauriente. Ma io cerco di portare ad un risultato essenziale, per la comprensione di tutti.
Se capisco bene, l'Accademia dei Georgofili continua ad occuparsi storicamente, se capisco bene, perché fa parte un po' della sua tradizione, diciamo di profili culturali e di ricerca particolarmente specialistici o, comunque, di profilo molto elevato. O mi sbaglio?
TESTE Scaramuzzi: I livelli e i profili sono...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, non tratta strumenti culturali della più varia applicazione, per così dire, di carattere commerciale, di carattere assolutamente divulgativo. Credo che faccia della ricerca, se capisco bene, con una pretesa di specializzazione e di raffinatezza quando non, addirittura, di avanguardia. Se ho capito bene.
TESTE Scaramuzzi: Senza dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: Eh. La ringrazio. Ora volevo capire un'altra cosa. Lei ha parlato del fatto che i soci dell'accademia sono un numero chiuso. Non mi interessa saper chi sono, ma il numero quant'è? Il numero, professore.
TESTE Scaramuzzi: Sì, sono 300 accademici...
PUBBLICO MINISTERO: 300.
TESTE Scaramuzzi: ... ordinari, corrispondenti a un 120, 130 credo, ordinari.
PUBBLICO MINISTERO: Ordinari. Si può dire se sono soci italiani necessariamente, possono essere soci di tutto il mondo? Sono soci prevalentemente fiorentini, toscani? C'è una qualche ragione, un qualche criterio, oppure no?
TESTE Scaramuzzi: In origine, perché lo statuto è rimasto sempre e sostanzialmente lo stesso, con soci corrispondenti e ordinari in numero chiuso. Inizialmente, certo...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma mi riferisco all'attuale, professore.
TESTE Scaramuzzi: Lo stato attuale...
PUBBLICO MINISTERO: Agli ultimi anni, voglio dire.
TESTE Scaramuzzi: Sono le persone più qualificate a fornire contributi al progresso dell'agricoltura. Questo vuol dire che ci sono docenti universitari, imprenditori agricoli di spicco, tecnici.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma le ho chiesto anche un po' dell'estrazione geografica.
TESTE Scaramuzzi: L'estrazione geografica: oggi, i soci ordinari sono solo italiani, i soci corrispondenti anche; ma abbiamo i soci stranieri, che sono solo poche decine. Ma devo dire che, seguendo il naturale evolversi dell'organizzazione scientifica, che ormai è internazionale e interdisciplinare, si tende sempre più ad andare incontro a collaborazioni, e quindi partecipazione in accademie, senza confini geografici, né di altra natura.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono domande dalle parti civili? I difensori hanno domande?
AVVOCATO Rocchi: Chiedo scusa, Presidente, avvocato Rocchi per il signor Cannella Cristoforo.
Professore, alcuni chiarimenti. Lei ha detto quali sono le qualità che devono essere sicuramente in capo alle persone che vogliono appartenere all'accademia che lei presiede. Io volevo capire, per essere sostanzialmente accademico, deve farsi una domanda? L'accademia, conoscendo il curriculum di certi studiosi, propone di entrare all'interno dell'accademia? Se potesse spiegare, brevemente, come è possibile essere accademico dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Mi oppongo, chiedo scusa. C'è un'opposizione. Io ho bisogno di sapere dall'avvocato Rocchi se sta parlando, sta ponendo la domanda nell'interesse di un qualche imputato, il cui difensore abbia depositato una lista con l'indicazione del professor Scaramuzzi come teste, e abbia formulato richiesta di esame del professor Scaramuzzi come teste.
Spiego la ragione della mia opposizione, sennò il processo prende delle dimensioni incontrollabili. L'obbligo di indicare le circostanze sulle quali una parte induce un teste, è per definire l'oggetto della prova sulla quale il Pubblico Ministero, o il difensore, o la parte civile, vuol sentire una certa persona.
Se si tratta di introdurre, come oggetto della testimonianza, circostanze diverse da quelle che la parte inducente le ha proposte, vuol dire che l'altra parte la deve proporre autonomamente, come teste e con specificazione delle circostanze, e quant'altro.
E' la ragion per cui l'articolo 468 stanga l'inammissibilità di un'eventuale richiesta di prova, se la lista non è accompagnata dall'indicazione specifica e tassativa delle circostanze.
PRESIDENTE: Posso...
PUBBLICO MINISTERO: ... indicare il nome, all'americana.
PRESIDENTE: Posso dare atto che il difensore, che ha posto la domanda, aveva chiesto esclusivamente quella famosa prova, tardiva se non mi sbaglio...
PUBBLICO MINISTERO: Ma non so per conto di chi parla l'avvocato Rocchi oggi, Presidente.
AVVOCATO Rocchi: No, io, signor Pubblico Ministero, ho detto che sono intervenuto come difensore di Cannella Cristoforo. Quella mia richiesta, mi era parso di capire dall'ordinanza dell'eccellentissima Corte, non sia stata accolta non perché intempestiva o inammissibile, ma perché riguarderebbe...
PRESIDENTE: No, certo.
AVVOCATO Rocchi: Comunque, Presidente...
PRESIDENTE: Sennò non aveva fatto altre richieste di prova.
AVVOCATO Rocchi: No, ma Presidente, a me pareva - forse, può darsi che non sono stato attento, ho sbagliato il momento dell'ingresso processuale - ma...
PRESIDENTE: No, no.
AVVOCATO Rocchi: ... mi pareva che il Pubblico Ministero avesse comunque, non dico terminato, ma...
PRESIDENTE: Non è questione di termine o non termine, c'è un'altra preclusione che il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Rocchi: Presidente, ma se sono in controesame, non posso fare queste domande neppure in controesame.
PUBBLICO MINISTERO: No, avvocato. Cioè lei, per portare l'esame su circostanze diverse da quelle sulle quali il teste è stato indotto, doveva - lei, o il difensore che eventualmente sostituisca; ecco la ragione della premessa - indurre il professor Scaramuzzi come teste su certe circostanze.
Sennò vuol dire che la filosofia e la ragion d'essere del rapporto che esiste tra lista e richieste di prove, ancora deve essere chiarito. Mi perdoni la franchezza.
E' un'opposizione che, visto un attimino come si mettevano le cose, potevo forse svolgere precedentemente. Ma ora, siccome si chiede di sapere quali sono i criteri in base ai quali si viene ammessi o non ammessi, io stesso ho apparentemente, ma non apparentemente, allargato l'oggetto della domanda.
Ma è ovvio che, siccome il professor Scaramuzzi, il Pubblico Ministero lo introduce nella sua lista per conoscere i danni subìti dall'Accademia dei Georgofili, è ovvio che, se domando al professor Scaramuzzi il tipo di cose di cui si occupa l'accademia, ora l'entità, la dimensione, come organico, come numero di soci, è nell'oggetto della circostanza individuata.
Se si comincia a ragionare della storia lontanissima dell'accademia, i grandi del passato non ci interessano; se si comincia a ragionare della qualità che occorre per diventare soci di questa accademia, e poi magari di un'accademia collegata, e poi di una lontana accademia imparentata con quella dei Georgofili, l'esame non ha più confini.
PRESIDENTE: Bene. Mi dispiace, avvocato, la domanda non può essere ammessa.
AVVOCATO Rocchi: No, comunque, signor Presidente, per carità, abbia pazienza, poi mi interrompa se ritiene che stia andando fuori dal seminato. Ma la domanda era stata posta anche perché l'ufficio del Pubblico Ministero aveva chiesto al professore, anche lei Presidente l'aveva sollecitato sulla storia, ma comunque l'ufficio del Pubblico Ministero aveva chiesto chi erano le persone che facevano parte...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
No.
PRESIDENTE: Quante erano.
AVVOCATO Rocchi: Quante erano, ma...
PRESIDENTE: E di che provenienza erano.
AVVOCATO Rocchi: Ma, su questa falsariga, ecco perché chiedevo come poteva esserci poi l'ingresso, Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Premettiamo che la preclusione del Pubblico Ministero mi pare più che fondata.
Con la aggiunta, tuttavia, che al di là delle preclusioni di questo genere, qualora le domande dovessero avere un'attinenza strettissima con il tema del processo, sarà mia preoccupazione fare mia la domanda del difensore, anche qualora ci fossero preclusioni da parte del Pubblico Ministero sotto l'aspetto ora sottolineato.
Perché la ricerca della verità è la prima preoccupazione della Corte.
Ci sono altre domande, attinenti il teste che stiamo esaminando, sotto l'aspetto per il quale era stato indicato come teste?
AVVOCATO Rocchi: Grazie, Presidente, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda? Può accomodarsi, grazie.
AVV. Cianferoni: Presidente, l'avvocato Cianferoni, no. Presidente, se mi dà la parola.
PRESIDENTE: Avvocato, ma se lei non me la chiede io non me la posso sognare.
AVV. Cianferoni: Uno per volta.
Sul metodo, Presidente, diciamo prima faccio le domande, perché non condivido l'impostazione che mi pare invece...
PRESIDENTE: Ma questo non ha importanza, avvocato, se lei non condivide.
AVV. Cianferoni: Siamo in un controesame. Una certa importanza mi pare che ce l'abbia, ma detto questo mi accingo a svolgere il controesame al professore che ho seguito con molta attenzione nel racconto del disastro a cui dovette assistere quella sera.
Dunque, riprendiamo dall'inizio. Lei ha detto che fu avvisato da una telefonata...
PRESIDENTE: Avvocato, quello che ha detto, ha detto e ce lo ricordiamo tutti, per cortesia ponga la domanda.
AVV. Cianferoni: Presidente, io sono in sede di controesame...
PRESIDENTE: Fa le domande, non ci fa la storia di quello che ha detto perché abbiamo tutti memoria viva, non cominciamo a perdere del tempo.
AVV. Cianferoni: No, no, no, nessuno vuol far perdere del tempo.
PRESIDENTE: Allora faccia le sue domande.
AVV. Cianferoni: Verso che era ricevette questa telefonata?
PRESIDENTE: Ha sentito?
TESTE Scaramuzzi: Sì, ma credevo di averlo già detto.
PRESIDENTE: Mi pare anche a me che avesse già risposto.
TESTE Scaramuzzi: Verso l'una e un quarto. A Firenze molti avevano sentito lo scoppio della bomba perché molte case avevano tremato, io questo non l'ho sentito quindi sono stato svegliato dalla...
PRESIDENTE: Dalla telefonata.
AVV. Cianferoni: Quando lei sopraggiunse si rese conto, ho detto, del crollo della Torre e dell'Accademia. Collegò questo fatto, quando poi seppe di lì a poche ore che si trattò di un attentato, a un attentato all'Accademia da lei presieduta?
TESTE Scaramuzzi: Quando fu accertata l'ipotesi dell'autobomba, cioè quando fu trovato il cratere provocato nella strada dall'autobomba, se non ricordo male, eravamo già le nove, le dieci di mattina e fino a quel momento non c'era stato nessuno che si era dichiarato in grado di poter stabilire quale fosse la causa, nei confronti di...
PRESIDENTE: Mi scusi, professore. L'avvocato voleva sapere una cosa più dettagliata. Quando lei ebbe notizia, presto o più tardi, che questa tragedia era dovuta ad una bomba, il difensore vuol sapere se lei pensò che fosse un attentato all'Accademia da lei presieduta.
TESTE Scaramuzzi: Assolutamente inconcepibile e incredibile che fosse un attentato all'Accademia specificamente, da parte mia.
PRESIDENTE: Bene, prosegua.
AVV. Cianferoni: Grazie. In quell'anno - 1993 - ricorda se l'Accademia si occupasse di qualche progetto specifico nell'ambito di quelli che prima sommariamente descriveva?
TESTE Scaramuzzi: Ci sono gli atti di tutto quello che l'Accademia fa, pubblica attualmente gli atti e quindi questo può essere... l'attività svolta dall'Accademia può essere elencata con molta puntualità. A memoria non me la sento di farle un elenco preciso.
AVV. Cianferoni: Le più importanti.
PRESIDENTE: No, no, no, vuole sapere soltanto se c'era qualcheduno che poteva costituire un motivo per provocare la paralisi dell'Accademia.
TESTE Scaramuzzi: Assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei prima ha detto che fanno parte dell'Accademia le persone più qualificate a fornire contributi alla agricoltura. Corrisponde a verità, per quella che è la sua conoscenza, che dell'Accademia abbiano fatto parte anche ministri della Repubblica?
TESTE Scaramuzzi: Certo, sicuramente.
AVV. Cianferoni: E anche in quell'anno vi erano personalità politiche di rilevante spicco come iscritti?
TESTE Scaramuzzi: Certo.
AVV. Cianferoni: Può fare qualche nome?
TESTE Scaramuzzi: Il ministro Colombo era anche membro del Consiglio Accademico, già ministro della ricerca scientifica.
AVV. Cianferoni: Il senatore Spadolini.
TESTE Scaramuzzi: Il senatore Spadolini era accademico, non membro del Consiglio.
AVV. Cianferoni: Il dottor De Benedetti.
TESTE Scaramuzzi: De Benedetti ministro?
AVV. Cianferoni: No. Non come ministro ma come personalità di spicco.
TESTE Scaramuzzi: Scusi. Quale De Benedetti perché è un nome comune?
AVV. Cianferoni: Camillo, ecco. Camillo De Benedetti, io sono può uomo della strada. Quando dico De Benedetti, forse per lei sono più d'uno.
PRESIDENTE: Se non mi sbaglio era un noto finanziere.
TESTE Scaramuzzi: Sente, ci crede signor Presidente che io non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Non importa.
TESTE Scaramuzzi: Evidentemente, se era accademico non frequentava l'Accademia da parecchio tempo.
PRESIDENTE: No, io non so se lo era o non lo era.
AVV. Cianferoni: Senta, l'Accademia era in stretto contatto quindi con le istituzioni?
TESTE Scaramuzzi: Certo.
AVV. Cianferoni: Ecco, anche a livello di Consiglio perché io ho qui l'elenco del Consiglio Accademico in carica in un certo anno. Vi è per esempio come vicepresidente un certo Mario Periccioli, è vero? Se non sbaglio, che è, il figlio che è ora assessore all'agricoltura della Regione?
TESTE Scaramuzzi: Nemmeno parente lontano.
AVV. Cianferoni: Grazie, queste sono domande che sollecitano una risposta, in questo caso...
TESTE Scaramuzzi: E' un tecnico dirigente d'azienda agraria.
AVV. Cianferoni: Ma ha ricevuto anche visita di capo di Stato l'Accademia?
TESTE Scaramuzzi: Certamente.
PRESIDENTE: Ha già risposto su questo.
AVV. Cianferoni: No, era Morales. Al teste non è stata posta la domanda.
PRESIDENTE: Può darsi che abbia ragione lei.
AVV. Cianferoni: E per esempio venne il Presidente della Repubblica Argentina?
TESTE Scaramuzzi: Sì, è venuto a Firenze e venne nella sede dell'Accademia in visita. Visita che fu interpretata gradita e interpretata come una attenzione che quel governante e quel paese davanti all'agricoltura.
AVV. Cianferoni: Da chi era accompagnato?
PRESIDENTE: Scusi avvocato, ma non ci interessa.
TESTE Scaramuzzi: Questo non me lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Va bene, Presidente.
Quale fosse il Presidente lo ricorda?
TESTE Scaramuzzi: Alfonsini.
AVV. Cianferoni: Senta, le faccio un'altra domanda: che volume di affari può avere l'Accademia dei Georgofili per lo svolgimento dell'attività?
TESTE Scaramuzzi: Mah, affari è una parola un po' ambigua.
PRESIDENTE: Il bilancio voleva dire.
TESTE Scaramuzzi: E' un ente che non persegue fini di lucro.
PRESIDENTE: Certo, lo abbiamo capito da tutto quello che ha detto.
AVV. Cianferoni: Diciamo che costi ha questa attività? Che investimenti richiede?
TESTE Scaramuzzi: L'Accademia ha dei bilanci che sono pubblici e possono essere richiesti. Comunque, vuole l'ordine di grandezza?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Scaramuzzi: L'ordine di grandezza è di qualche centinaio di milioni, attualmente. Dunque, l'Accademia oggi afferisce al Ministero dei Beni Culturali che è il Ministero vigilante, dal quale riceve un contributo annuale. Poi vive di finanziamenti elargiti da parti diverse per lo studio di tematiche diverse. Cioè, ci vengono forniti i mezzi per poter compiere degli studi.
AVV. Cianferoni: Un'ultimissima domanda: il cratere dello scoppio lei lo ha visto?
TESTE Scaramuzzi: Certo.
AVV. Cianferoni: Dove si trovava rispetto all'Accademia?
TESTE Scaramuzzi: Dove oggi c'è posta la targa. E' proprio esattamente quasi in corrispondenza dell'ingresso secondario dell'Accademia.
AVV. Cianferoni: Dove oggi c'è anche la targa non solo di ricordo ma anche di intestazione all'Accademia, è così?
TESTE Scaramuzzi: No, sono due targhe. Una è l'intestazione dell'Accademia e una è la targa che è stata posta l'11 marzo scorso in occasione dell'inaugurazione della sede restaurata e della visita del Presidente della Repubblica, Scalfaro.
AVV. Cianferoni: Senta, sul momento da quali autorità - se la cosa lei la ricorda - fu accompagnato, o fu ricevuto sul posto? Chi ci trovò?
PRESIDENTE: Lo ha detto all'inizio, abbia pazienza.
TESTE Scaramuzzi: Mi pareva di averlo detto.
PRESIDENTE: Lo ha detto all'inizio, c'era il Prefetto e c'erano altre autorità che ha già nominato, è tutto verbalizzato, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dunque, io propongo alla Corte un modo di fare il controesame perché poi ci ripenso, lo riproporrò ancora ma io credo che quando si svolge questa attività difensiva, nel processo accusatorio, si debba essere ammessi a chiedere al teste il più ampio ventaglio di domande, si intende, pertinenti e rilevanti rispetto al tema del processo.
PRESIDENTE: Allora mi deve spiegare la rilevanza del fatto, già detto dal teste, sulla presenza al momento del suo arrivo sul luogo del disastro delle autorità, di quali autorità. Quale rilevanza ha?
AVV. Cianferoni: Beh, la rilevanza è molto indiretta, del resto siamo alla prima udienza istruttoria del processo però non credo che il teste questo lo potesse mai ricordare, ma se veniva fuori che dalla domanda, ormai la domanda è superata e, ripeto, parlo più come il metodo per i controesami che non per la questione in concreto, che per esempio, il teste avesse avuto memoria di essere stato contattato e accompagnato e magari anche avesse avuto a fianco personale qualificato di Polizia, se si ricordava chi fosse questo personale, a volte è importante Presidente.
PRESIDENTE: Io...
AVV. Cianferoni: I Giudici Popolari...
PRESIDENTE: ... non credo che sia importante, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, Presidente, allora io le dico perché è importante, secondo me, modestamente. Perché...
PRESIDENTE: Ma lei ha il diritto di pensare quello che vuole, la faccenda è che qui purtroppo, ma è così, le domande vanno ritenute pertinenti o non pertinenti dal Presidente.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Quindi è inutile che continuiamo a discutere su questo.
AVV. Cianferoni: Allora le spiego la rilevanza, poi lei mi boccia definitivamente la domanda.
PRESIDENTE: Vediamo la pertinenza.
AVV. Cianferoni: Allora faccio riferimento storico per farmi capire; storico perché ormai sono passati tanti anni. I Giudici Popolari ricorderanno che su questo vi è stato quattro istruttorie di Corte di Assise. Nella strage di via Fani, che tecnicamente non era strage ma omicidio plurimo, ebbe a sparire la borsa dell'allora presidente della DC Aldo Moro, in quel momento. Di questo si è parlato a lungo e in tanti processi.
PRESIDENTE: Mi scusi ma non capisco ancora l'attinenza con questo fatto. Chi era presente...
AVV. Cianferoni: L'attinenza con questo fatto non la capiremo mai se non si fa una istruttoria.
PRESIDENTE: Avvocato guardi, non l'abbiamo capito. Ha altre domande per piacere? Non l'abbiamo capito e non lo riesco a capire. Mi vuol fare altre domande? Sennò le tolgo la parola.
AVV. Cianferoni: Nella immediatezza dei fatti lei ebbe modo di entrare in quello che rimaneva dell'Accademia? Non dico proprio alle due di notte, magari alle undici del mattino.
TESTE Scaramuzzi: Posso rispondere?
PRESIDENTE: Prego, prego. Se crede di poter rispondere, risponda.
TESTE Scaramuzzi: Innanzitutto faccio una premessa per utilità di tutti. Io ho scritto una relazione dettagliata, molto dettagliata su quello che vidi, feci in quella mattina ed è pubblicata negli atti della nostra Accademia.
PRESIDENTE: Sì, ma professore, noi purtroppo quella non la conosciamo.
TESTE Scaramuzzi: Chiunque volesse, indipendentemente... prenderne conoscenza...
PRESIDENTE: Ma lei ebbe la possibilità di entrare?
TESTE Scaramuzzi: Ecco, adesso rispondo alla domanda. Entrare è una parola che va capita quando si parla di macerie. Entrare sono entrato nella parte opposta, cioè dall'ingresso principale verso metà mattinata quando i Vigili del Fuoco scoprirono che il portone, che è sotto il loggiato degli Uffizi, era rimasto in posto ma non era chiuso, era praticamente scardinato. Quindi rimuovendo il portone si poteva entrare - ecco la parola - dalla parte che era rimasta indenne o quasi. Indenne si fa per dire perché i Vigili del Fuoco davanti sempre, eravamo in situazioni che non si sapeva bene che pericolo potessero nascondere e se le strutture potevano ancora crollare. Quindi i Vigili del Fuoco non consentivano a chiunque di andare avanti, ma facevano seguire dopo che loro facevano la strade. Era tutto pieno di vetri, non c'erano più nemmeno nell'ingresso, infissi.
E di lì sono entrato fin dove era possibile, poi i Vigili stessi mi hanno fermato perché non si poteva, era rischioso andare oltre.
AVV. Cianferoni: E quindi quando arrivò all'archivio dell'Accademia?
TESTE Scaramuzzi: No, non ci sono mai arrivato perché l'archivio dell'Accademia era al secondo piano e fu raggiunto dai Vigili del Fuoco con delle scale da via Lambertesca, passando da una finestra e lo portarono in salvo subito proprio perché, essendo ancora tutta una situazione pericolante, poteva essere coinvolto in un crollo. E veramente lì bisogna essere grati alla direttrice della Sovrintendenza ai beni archivistici che diresse i Vigili del Fuoco sapendo dov'era l'archivio, conoscendo il valore li indirizzo al salvataggio dell'archivio, ma senza entrare.
AVV. Cianferoni: Infine pongo anche a questo teste una domanda già fatta al precedente.
Lei ha memoria se la sera, oppure nella notte quando avvenne il fatto, ebbe a mancar la luce in certe parti della città?
TESTE Scaramuzzi: No. Non mi risulta, non lo so.
AVV. Cianferoni: Un'ultima. Era sveglio quando le telefonarono?
TESTE Scaramuzzi: No, ho detto non ho sentito nemmeno il tremore che hanno sentito tutti.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Scaramuzzi: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Maracchi.
PRESIDENTE: Si metta a sedere. Dica al microfono il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza.
*TESTE Maracchi: Giampiero Maracchi, nato a Firenze il 30/05/1943, ivi residente in via Giambologna 28.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Maracchi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego il P.M..
PUBBLICO MINISTERO: Bene, signor Maracchi, che attività svolge lei?
TESTE Maracchi: Sono professore ordinario di climatologia e agrometeorologia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: All'Università di Firenze?
TESTE Maracchi: Dell'Università di Firenze e direttore dell'Istituto per l'agrometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è stato anche direttore del CESIA?
TESTE Maracchi: Sono stato anche direttore del CESIA e per la verità, anche fondatore.
PRESIDENTE: Ci vorrebbe dire che cosa vuol dire questa sigla, per favore?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cos'è?
TESTE Maracchi: Il CESIA è un Centro di Studi per l'Applicazione dell'Informatica in Agricoltura.
PUBBLICO MINISTERO: Dove aveva sede questo centro?
TESTE Maracchi: La sede amministrativa del CESIA è presso l'Accademia perché il centro a tutti gli effetti è un centro previsto dallo statuto dell'Accademia, previsto nel senso che lo statuto prevede la costituzione di centri di ricerca per attività mirate a attività di ricerca nel settore.
Quindi la parte amministrativa del CESIA aveva sede presso l'Accademia, la parte diciamo operativa del CESIA aveva sede presso l'Università con una convenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come ha appreso lei dell'attentato del 27 maggio?
TESTE Maracchi: Mi è stato telefonato la sera stessa in cui è avvenuto l'attentato da parte della segretaria amministrativa, diciamo. Non so se sia la dizione più corretta. Insomma, la segretaria dell'Accademia, signora Daniela De Luca, che mi telefonò poco dopo che era avvenuto l'attentato dicendo: 'purtroppo qui è successo questo'.
PUBBLICO MINISTERO: E' andato lei sul posto, professore?
TESTE Maracchi: Sono andato sul posto...
PUBBLICO MINISTERO: Subito?
TESTE Maracchi: Sarà stato 20 minuti...
PUBBLICO MINISTERO: Durante la notte?
TESTE Maracchi: Ero a letto sicché, voglio dire, sono stato... Io vado a letto la sera sicché. Ero a letto e sarà stato 20 minuti dopo, mezz'ora dopo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che situazione ha trovato? Cosa ha trovato? Ce lo descriva.
TESTE Maracchi: Ho trovato una situazione in cui avevano già, credo, perché io non li ho visti francamente, portato via i corpi purtroppo dei custodi dell'Accademia, grande confusione. Ho parlato brevissimamente col presidente, con Franco Scaramuzzi, lì per lì non si sapeva esattamente, nella confusione, che cos'era successo perché qualcuno diceva il gas, qualcuno diceva altro.
PUBBLICO MINISTERO: Che danno ha subìto il CESIA?
TESTE Maracchi: Il CESIA di per sé devo dire ha subìto pochi danni perché essendoci solo la sede amministrativa noi avevamo un unico computer che era presso l'Accademia, oltretutto modello molto vecchio, quindi diciamo dal punto di vista dei danni materiali del CESIA pochi, cioè nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Altro tipo di danno, conseguente a questa attività?
TESTE Maracchi: Certamente morali come tutta l'Accademia, non materiali.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? Prego.
AVVOCATO Gramigni: Sì, signor Presidente, Lapo Gramigni difesa di Filippo Graviano.
Una sola domanda, che è una curiosità rimasta insoddisfatta rispetto all'esame di chi l'ha preceduta, professore. Lei ha detto che questo CESIA era un centro studi organico all'Accademia dei Georgofili in quanto statutariamente previsto in quanto centro di ricerche. Ha detto che il campo di studi, che è poi il campo della...
PRESIDENTE: Avvocato, non ci ripeta quello che ha detto, lo ha appena detto, lo abbiamo sentito tutti, passi alle domande, mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: Forse è un limite mio, Presidente, ho bisogno forse di organizzare le premesse...
PRESIDENTE: Ma è la faccenda che invece io non sopporto le ripetizioni. Mi scusi, è una questione di insofferenza.
AVVOCATO Gramigni: No, le chiedevo questo, dunque, il vostro campo sono gli studi informatici applicati all'agricoltura, quindi applicazioni informatiche all'agricoltura. Nell'epoca prossima ai fatti che oggi purtroppo ci occupano, lei ricorda, è in grado di dirci che tipo di progetti avevate in corso, parlo dei più rilevanti, a parte che credo che un po' tutti abbiano alto profilo e ampio respiro, e se erano progetti destinati a qualche applicazione che lei ricorda, se erano svolti in collaborazione con soggetti imprenditoriali, soggetti pubblici. Ripeto, questa è una mia curiosità processuale, per l'amor di Dio.
TESTE Maracchi: Certo.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
TESTE Maracchi: Guardi, i campi di attività del CESIA erano e sono tuttora - io sono attualmente presidente, non più direttore, il direttore è un altro collega - erano relativi alla modellistica delle colture agrarie e della fitopatologia, che cosa vuol dire? Noi siamo in una regione in cui la produzione principale è il vino. Allora, dal punto di vista ambientale c'è un forte impatto ambientale di prodotti, di fitofarmaci, di prodotti chimici eccetera. La modellistica è la metodologia, diciamo, di ricerca scientifica che è emersa negli ultimi 20 anni. Si tratta di descrivere il comportamento, in questo caso per esempio, di un fungo, la peronospora, di descriverlo in termini matematici...
AVVOCATO Gramigni: Modelli matematici.
TESTE Maracchi: Ed ecco qui la informatica che cosa c'entra e di fare la previsione con una certa esattezza di quando si verificano gli attacchi di queste malattie. La peronospora è uno, ma c'è lo idio, una serie di malattie. Allora questo è un grosso filone di attività del centro, non solo del centro ma anche dell'istituto del Consiglio Nazionale di Ricerche che io dirigo, che ha come finalità una doppia finalità: quella di risparmiare nei termini delle quantità diciamo di pesticidi da distribuire alle colture e dall'altra parte di ridurre l'impatto ambientale.
AVVOCATO Gramigni: Di minimizzare i danni ambientali.
TESTE Maracchi: Minimizzare i danni ambientali, danni che non sono per la verità, diciamo, anche dimostrabili completamente, ma comunque si presume che i prodotti chimici nell'ambiente non siano. Questo era un settore.
Il secondo settore...
AVVOCATO Gramigni: La robotica ha detto il professor Scaramuzzi, non so se... Robotica applicata...
TESTE Maracchi: Mah, robotica è un termine per la verità forse non completamente...
AVVOCATO Gramigni: Che mi ha un po', ecco, solleticato la curiosità.
TESTE Maracchi: ... corretto perché la robotica è più nel campo della meccanica agraria. Francamente il centro si è occupato invece della parte, come ebbe anche a suo tempo a dire di telerilevamento. Che cosa vuol dire il telerilevamento? Cioè si usava e si usano tuttora delle immagini che vengono acquistate generalmente dalla società Telespazio che è la società, diciamo, commissionaria in Italia di questo tipo di immagini perché le riceve direttamente...
AVVOCATO Gramigni: Quindi immagini satellitarie.
TESTE Maracchi: ... dal satellite per fare inventari delle colture, inventari delle foreste, lo abbiamo fatto per le Regioni, lo abbiamo fatto per le Province, lo abbiamo fatto...
PRESIDENTE: Ora, avvocato, la domanda l'ha posta. Mi deve spiegare che funzione ha nel nostro processo.
AVVOCATO Gramigni: Mah, Presidente, forse nessuna però credo che sia processualmente rilevante stabilire se c'è stato un attentato all'Accademia dei Georgofili...
PRESIDENTE: Lei pensa che attività di questo genere possano essere...
AVVOCATO Gramigni: ... con danni agli Uffizi o un attentato agli Uffizi con danni...
PRESIDENTE: Posso chiedere...
AVVOCATO Gramigni: Volevo finire la mia...
PRESIDENTE: Posso chiedere una spiegazione? Lei pensa che questi progetti, per quanto sofisticati e interessantissimi possano essere oggetto o determinare attentati al fine di impedire la prosecuzione di questa attività?
TESTE Maracchi: Assolutamente no, Presidente. Se mi facesse dire altre cose le potrei dire, ma forse vado fuori dal seminato. Siccome sono un fiorentino di quelli ogni tanto in ebollizione, francamente all'idiozia e alla cattiveria umana non ci sono limiti perché francamente che si possa dire che su questi progetti qualcuno poteva avere interesse a far saltare l'Accademia per questo, le dico francamente che si fa ridere i polli.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVVOCATO Gramigni: Professore, spero che non si riferisca...
TESTE Maracchi: No, no, avvocato, non ce l'ho con lei.
AVVOCATO Gramigni: Siccome sono fiorentino anch'io.
TESTE Maracchi: Lei fa il suo mestiere, mi permetta come teste, mi hanno chiamato per dire anche cosa penso.
PRESIDENTE: Per cortesia, scusi, scusi, buono.
AVVOCATO Gramigni: Siccome sono fiorentino anch'io, sa.
PRESIDENTE: Per favore domande, non commenti.
AVVOCATO Gramigni: Va bene, grazie. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Si può accomodare, grazie.
AVV. Maffezzoli: Sì, no, Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Ma siate rapidi perché sennò io...
AVV. Maffezzoli: Ma non sappiamo mai se qualcuno di noi...
PRESIDENTE: Ma lei scatti, non si preoccupi, poi qualcuno stabilisce chi deve parlare prima.
AVV. Maffezzoli: Grazie. Avvocato Maffezzoli per la difesa di Riina Salvatore.
Se non ricordo male, professor Marchi, lei ha dichiarato che nell'arco, nel giro di mezz'ora, tre quarti d'ora da quando ricevette la telefonata quella notte in cui l'avvertivano di questo scoppio, fu in grado di raggiungere il luogo, diciamo, dell'attentato. E mi sembra di aver capito che abbia dichiarato che arrivò quando i corpi delle povere vittime era già stati portati via. Ecco, per lei è un ricordo lucido...
TESTE Maracchi: No, avvocato, lei mi... Io sono in pigiama, sto già dormendo, mi sveglio perché sento un gran botto, sento una telefonata, mi dicono: 'è successo all'Accademia un disastro', sento la telefonata dopo 10 minuti. Il tempo di rivestirsi e di andare, io tutta questa sequenza francamente logica di avvenimenti non me la ricordo. Le devo dire che quando sono arrivato ho trovato la signora Daniela che era la segretaria dell'Accademia che mi ha detto: 'è una tragedia, ci sono morti e ci sono i nostri che sono morti'.
Io francamente poi c'ho una gran confusione, se dovessi giurare tante cose non le posso giurare.
AVV. Maffezzoli: No, no, perfettamente plausibile, professore.
TESTE Maracchi: Io in genere vado in vespa, anche quella notte andai in vespa per fare alla svelta, da casa mia ci vuole 10 minuti e arrivai alla svelta. Poi naturalmente c'era la Polizia, i pompieri, i Carabinieri, io più di tanto non gli posso dire.
PRESIDENTE: Ha altro da domandare, avvocato?
AVV. Maffezzoli: No, era soltanto perché appunto i tempi non corrispondevano con quelli delle dichiarazioni del professor Scaramuzzi. Grazie.
TESTE Maracchi: No, probabilmente Scaramuzzi è arrivato prima di me, questo sì. Perché sarà stato chiamato prima lui e poi io, mi immagino.
(voci sovrapposte)
AVV. Maffezzoli: ... sono stati portati via alle tre e mezzo, quattro. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Domande?
AVV. Cianferoni: Sì. Il centro da lei diretto - sono l'avvocato Cianferoni - aveva rapporti con la Olivetti?
TESTE Maracchi: No.
AVV. Cianferoni: Sa se Camillo De Benedetti facesse parte dell'Accademia dei Georgofili?
TESTE Maracchi: Che mi risulti a me, io non credo. Però non ci posso giurare. Ho detto non credo, perché...
AVV. Cianferoni: Lei, prima, ha detto per telefono le fu detto: 'è crollata l'accademia'. Quindi, era diretta all'accademia la notizia?
TESTE Maracchi: Senta, avvocato, mi telefona la segretaria dell'accademia...
AVV. Cianferoni: Lei si rivolga alla Corte, e non polemizzi.
TESTE Maracchi: Ma io non polemizzo per nulla!
PRESIDENTE: Avvocato, per piacere, lei non provochi le polemiche. Il teste sta dicendo quello che si ricorda.
TESTE Maracchi: Io sto dicendo quello che mi ricordo: mi telefonano a mezzanotte, sono in pigiama, e mi dicono 'è successo questo'. Io, francamente, le parole esatte che mi hanno detto, non me le ricordo. Ma la sostanza è questa, insomma.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVV. Cianferoni: Quando seppe che era un attentato, ricollegò questo all'Accademia dei Georgofili?
TESTE Maracchi: Me la chiarisce meglio, scusi, questa domanda?
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se, quando le fu detto che l'attentato, cioè che il disastro che era accaduto, era dovuto a una bomba, probabilmente una autobomba - non so quando fu scoperto che era anche un'auto, oltre che bomba -, se lei pensò che l'attentato era diretto all'accademia.
TESTE Maracchi: No, assolutamente no. La mia risposta, forse anche non gentile nei confronti del precedente avvocato, era rivolta a questo: voglio dire, a chi ha avuto questa idea, assolutamente. Perché dico, l'accademia, assolutamente io sono stato studente in accademia, ci ho lavorato per venticinque anni; voglio dire, che l'accademia potesse essere un obiettivo di una cosa del genere, al di là delle vite umane che ovviamente sono la prima cosa, è una cosa assurda. Quindi, la risposta è questa, cioè: assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Preciso la domanda fatta a un precedente teste. Per quanto a sua conoscenza, nell'anno 1993 facevano parte dell'accademia esponenti del governo in carica?
TESTE Maracchi: Mah, senta, mi dovrebbe dire chi erano gli esponenti del governo in carica, che io non me lo ricordo, nel '93; sarò poco attento ai fatti politici di questo paese, ma io non me lo ricordo, nel '93, chi erano gli esponenti in carica. E basta andare a vedere, c'è un elenco de...
AVV. Cianferoni: Ecco, è pubblico questo elenco?
TESTE Maracchi: E' negli atti dell'accademia, e chiunque può prenderlo all'accademia, è pubblicissimo.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei aveva chiesto anche...
TESTE Maracchi: Più pubblico di così.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Ma io ho quello dell'89, non ho quello del '93. Si prenderà, a questo punto, quello del '93. Perché...
TESTE Maracchi: Può darsi, questo non lo escludo, può darsi...
PRESIDENTE: Per piacere, passiamo ad altro.
AVV. Cianferoni: No, no, ma la risposta, ecco, arrivava ora. Cioè non lo esclude.
TESTE Maracchi: No no, non lo escludo. Anzi, probabilmente, è probabile. L'accademia, come lei sa, è nata nel 1752...
PRESIDENTE: No, no, va bene.
TESTE Maracchi: ... in poi hanno fatto...
PRESIDENTE: Professore, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Allora...
PRESIDENTE: Ecco, va bene così.
AVV. Cianferoni: ... non esclude che ci fossero membri del governo in carica...
PRESIDENTE: Signori, ora andiamo avanti per piacere.
AVV. Cianferoni: Grazie, ho finito.
PRESIDENTE: Finito? Ci sono altre domande? Si accomodi, professore. Buongiorno.
TESTE Maracchi: Posso andare?
PRESIDENTE: Certamente.
*TESTE Maracchi: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Teste Panerai.
PRESIDENTE: Si accomodi. Per piacere, vuol dirci al microfono nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza?
*TESTE Panerai: Sono Panerai Marcello, nato a Firenze il 28/04/1922, residente a Bagno a Ripoli, via Fratelli Orsi 35.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula, per favore?
TESTE Panerai: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Domande?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, signor Panerai, può dire alla Corte che attività svolge? O ha svolto?
TESTE Panerai: Attualmente, sono in pensione, sono agronomo iscritto all'ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva lei, all'epoca del fatto di via dei Georgofili, un qualche ruolo all'interno dell'accademia?
TESTE Panerai: Mah, precisamente, quando è successo il fatto, no. Perché ho avuto un disturbo cardiaco nel dicembre del '92, quindi mi ero già allontanato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In precedenza, che incarico aveva?
TESTE Panerai: Avevo l'incarico, così, di cancelliere dell'accademia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione al fatto che è accaduto quella notte, lei come lo ha appreso?
TESTE Panerai: Come le dicevo, che nel '92, dicembre '92, ho avuto uno scompenso cardiaco. E nella notte che sentii che è successa l'esplosione - esattamente, io sto a Bagno a Ripoli, quindi una posizione un po' collinare, dominante - ho sentito questa grossa esplosione benissimo, da casa mia.
Verso le tre mi sembra, non mi ricordo esattamente l'ora, mi telefonano per dire che era successo un disastro all'accademia. Ecco, io l'ho saputo in questa maniera qui.
PUBBLICO MINISTERO: E' andato quella notte sul posto?
TESTE Panerai: No, non ci sono andato perché, come le ho detto, il disturbo cardiaco mi impediva, i miei familiari mi hanno proibito di...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, poi, è andato successivamente a vedere?
TESTE Panerai: No, non ci sono più andato.
PUBBLICO MINISTERO: Non è mai andato.
TESTE Panerai: Non ci sono andato perché, diciamo così, mi sono fortemente dispiaciuto, in quanto che la famiglia dell'ispettore dei cosi... l'avevo praticamente vissuta continuamente questa famiglia insomma, ecco, lo conoscevo benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande? Si accomodi, grazie, può andare. Buongiorno.
*TESTE Panerai: Grazie.
PRESIDENTE: Facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ora credo sia il dottor Valentino.
PRESIDENTE: Si accomodi. Il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza.
*TESTE Valentino: Domenico Antonio Valentino, nato a Roma, 02/04/36, residente a Firenze, piazza Pitti 1.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula, per favore?
TESTE Valentino: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Forza.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Valentino, che attività, che ruolo svolgeva lei nel maggio del 1993?
TESTE Valentino: Ero sovrintende per i Beni Ambientali e Architettonici delle province di Firenze, Prato e Pistoia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come e quando ha appreso dell'attentato del 27 maggio?
TESTE Valentino: La notte, all'01.10, l'01.20. Io abito dentro il Giardino di Boboli, e sentii questa grossa esplosione che mi aprì la finestra della camera, e lì per lì pensai che fosse stato un aereo che avesse superato il muro del suono, sopra il Giardino. E poi, per un motivo, mi alzai, andai a vedere alla finestra; accanto a me vive, viveva la moglie di un custode che fa servizio dentro Palazzo Pitti, e mi disse che il marito le aveva telefonato e c'erano dei grossi problemi agli Uffizi.
Io lì per lì pensai, siccome ero il direttore dei lavori dei Grandi Uffizi, e stavamo facendo delle perforazioni, pensai lì per lì a qualche trivella che avesse forato tubi del gas e, quindi, ci fosse stata questa esplosione.
Poi andai lì, al corpo di guardia nostro, che abbiamo alla portineria di Bacco, dove c'è anche la stazione dei Carabinieri di Palazzo Pitti; e lì, appunto, seppi che c'era stata questa grossa esplosione lì, agli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Intervenne lei, si recò quella notte sul luogo?
TESTE Valentino: No, quella notte no. Andai il giorno, la mattina dopo, perché mi pare chiesi lì al maresciallo se c'era bisogno, dice: 'no, forse è bene che lei rimanga qui, perché se c'è qualcosa, sappiamo un punto di riferimento dove poterla eventualmente chiamare'. E rimasi lì, in Palazzo Pitti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella sua qualità, nel suo ruolo, ebbe poi modo di fare un'attività, un sopralluogo, di rendersi conto?
TESTE Valentino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può riferire l'esito di questa sua attività di osservazione, di questo sopralluogo?
TESTE Valentino: Mah, io feci subito il sopralluogo appena possibile, appena ci fu la possibilità, ci fu data la possibilità di andare, e lì a via Lambertesca, e subito dentro il cortile degli Uffizi. Perché venne, credo la mattina subito dopo, il ministro Ronchey, con il direttore generale professor Sisinni; e poi, vennero due funzionari dell'Ufficio Sicurezza del nostro Ministero: l'ingegner Sepemonti e il dottor Carapezza Guttuso.
E appunto con loro, insieme alla persona che io nominai come coordinatore di tutti i lavori, l'ingegner Marchetti, con l'architetto, mi pare Pacciani ci fosse, e l'architetto Mazzoni, facemmo un giro e all'interno degli Uffizi e, poi, in via dei Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può riferire alla Corte lo stato in cui si trovavano la Galleria degli Uffizi, a seguito dell'esplosione?
TESTE Valentino: Dunque, guardi quando, la cosa più grave che noi abbiamo constatato, a parte i danni alle opere d'arte, fu il crollo totale di tutta la volta dello scalone del Buontalenti, che è lo scalone d'uscita della Galleria degli Uffizi.
E la prima cosa che pensammo, con la direttrice degli Uffizi e con il direttore generale, di dare un segno per la riapertura almeno di quelle parti degli Uffizi che erano rimaste miracolosamente intatte.
E demmo assicurazione al ministro, al direttore generale, che avremmo, nel giro di una decina di giorni, riaperto la Galleria degli Uffizi.
Difatti, in 11 giorni, facendo lavorare l'impresa che aveva preso i lavori notte e giorno, riuscimmo a mantenere la promessa e ad aprire la parte della Galleria degli Uffizi che funzionava ancora, riattivando lo scalone del Buontalenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo, può continuare a descriverci lo stato dei luoghi in quel momento?
TESTE Valentino: Sì. Dunque, per quello che ricordo io, dal punto di vista architettonico, c'era appunto questo grosso danno all'uscita e quindi allo scalone del Buontalenti. Poi, c'era stato questo grosso danno alla parte iniziale, quindi la parte che fronteggia poi il Corridoio, l'inizio del Corridoio Vasariano, quindi l'inizio dello scalone che dalla Galleria degli Uffizi immette nel Corridoio Vasariano.
Poi, all'interno del Vasariano, c'erano stati dei, per fortuna non grossi, danni; c'erano stati soltanto degli spostamenti delle murature. E, quindi, c'erano stati dei distacchi delle murature, verticali da quelli orizzontali.
Ma la parte più, quella che ci ha, diciamo, sgomentato in maniera notevole, è stata la parte della Sala della Niobe, praticamente il cavalcavia che dà su via Lambertesca, che immette su via Lambertesca. E poi, il crollo della Torre del Pulci, quella è stata effettivamente la cosa più...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottore, sui danni subìti dalle opere, non so se lei è in grado di riferire o se potrà riferire meglio la dottoressa...
TESTE Valentino: Forse è meglio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che pure è citata. Ecco, può riferire alla Corte quale è stato, diciamo, l'impatto di questo fatto sulle strutture che lei, a cui lei sovrintendeva?
TESTE Valentino: Impatto in che senso? Da un punto vista di danno architettonico?
PUBBLICO MINISTERO: Oltre che di danno architettonico, sul complesso, diciamo...
TESTE Valentino: Mah, vede, l'impatto, è stato un impatto ovviamente disastroso. Perché, oltre al danno in sé e per sé...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, proprio questo volevo.
TESTE Valentino: Che è un danno quantificabile: abbiamo speso tot, e quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Può dire qui, in quest'aula, quanto avete speso?
TESTE Valentino: Dunque, io sono stato sovrintendente fino al dicembre del '94; poi, sono stato nominato ispettore centrale. Dunque, inizialmente il Ministero - questa è una lettera che noi abbiamo mandato all'avvocatura generale dello Stato, perché ci chiese diciamo un promemoria sul... - dunque, il Ministero aveva stanziato, per la Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici, 25 miliardi e 950 milioni.
Di questi, per noi; poi, 2 miliardi e 150 milioni per il restauro dei beni mobili alla Sovrintendenza Beni Artistici e Storici. 500 milioni, all'Opificio delle Pietre Dure, per quanto di competenza loro.
Noi, fino praticamente all'ultimo intervento, che ha chiuso il mio successore, abbiamo speso intorno ai 19 miliardi. Dicevo, per riprendere...
PUBBLICO MINISTERO: Oltre, ecco, questi danni di tipo immediato, materiale, stava riferendo degli altri.
TESTE Valentino: Ecco, dicevo, oltre a questi danni, oltre ai 19 miliardi che sono, sì, ben poca cosa rispetto al danno immenso che è stato fatto al patrimonio culturale. Perché oggi, noi, abbiamo la Torre dei Pulci ricostruita; ma la valutazione del danno storico che è stato commesso su un dipinto, che è stato commesso sulla Torre dei Pulci, non è quantificabile. Perché, come faccio io?
Adesso, da un punto di vista ambientale, abbiamo ricostruito la Torre. Uno che non ha visto mai, il giapponese che viene per la prima volta a Firenze e vede la Torre dei Pulci, dice 'bella torre'. Se non legge la targa e vede che questo muro è stato, è diciamo spostato rispetto all'asse normale, non se ne accorge.
Ma per uno, uno storico, una persona che sa che cos'era la Torre dei Pulci, o che sa che cos'era quel dipinto che oggi lo vede bello restaurato, non dico un cinquanta per cento, ma diciamo in alcuni casi anche il novanta per cento del valore storico dell'opera d'arte è andata cancellata.
Quindi, come si quantifica?
PUBBLICO MINISTERO: Un danno incalcolabile. Questo, sempre riferito a beni di tipo materiale.
TESTE Valentino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'impatto, la mia domanda era rivolta anche agli effetti che l'attentato ha avuto sulla, diciamo, godibilità di questi beni da parte dei turisti di tutto il mondo, di ammiratori di tutto il mondo.
TESTE Valentino: Noi, perché abbiamo cercato di anticipare il più possibile la riapertura di quella parte della Galleria, che poteva essere ancora, che era resa agibile? Proprio per evitare, per diminuire al massimo il danno, grosso danno, economico che una chiusura prolungata che, in alcuni casi, in alcune zone, ancora oggi devono essere restaurate, avrebbe avuto un danno enorme, per quanto riguarda...
PUBBLICO MINISTERO: E, diciamo, ancora oggi il restauro...
TESTE Valentino: Ancora oggi ci sono alcune sale, c'è la Sala della Niobe, che ancora stanno restaurandole. Il Corridoio Vasariano si è ultimato adesso, per il vertice. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: In termini recentissimi.
TESTE Valentino: Esatto. I lavori sono ancora in corso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e il danno di tipo materiale l'ha potuto quantificare, l'ha riferito in questi termini.
TESTE Valentino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che però sono, a quanto capisco, non completi.
TESTE Valentino: I 25 miliardi, sono quelli che ha stanziato il Ministero, e quelli sono. Di più, non ce li danno, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, voglio dire, se...
TESTE Valentino: ... sono, sono...
PUBBLICO MINISTERO: ... se con questa si riesce a coprire il danno.
TESTE Valentino: Sì, con questa somma si riesce a coprire...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Valentino: ... a coprire il danno.
PUBBLICO MINISTERO: Strutturale, diciamo.
TESTE Valentino: Il danno strutturale. Rimane in piedi l'altro danno, che è...
PUBBLICO MINISTERO: E' incalcolabile.
TESTE Valentino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili? Difensori?
AVV. Cianferoni: Professore...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, lei all'inizio, come tutti i suoi colleghi di tutte le parti: nome. Perché, sennò, non si sa a chi attribuire l'intervento.
AVV. Cianferoni: Sì, sì. Avvocato Cianferoni.
Professore, rispetto alla dislocazione delle opere d'arte all'interno dell'edificio degli Uffizi, lo scoppio interessò la parte che conteneva le opere di maggior pregio, se si può fare una gradazione di pregio per quei tesori, e di maggior notorietà; o interessò, invece, la parte che conteneva opere altrettanto pregiate, ma meno note ai più?
TESTE Valentino: Mi dispiace, ma non le posso rispondere. Io sono un architetto, non sono il direttore della Galleria; non vorrei, magari, dire una...
AVV. Cianferoni: La domanda, la proporremo ad un altro teste.
TESTE Valentino: ... dire una cosa, e poi magari essere smentito dalla dottoressa Petrioli che, magari, ritiene più importante...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, non si preoccupi.
TESTE Valentino: Mi dispiace.
AVV. Cianferoni: Oh, nell'anno 1992, lei era sovrintendente, se non sbaglio.
TESTE Valentino: Sì.
AVV. Cianferoni: Ha mai avuto notizia del rinvenimento di un ordigno nel Giardino di Boboli?
TESTE Valentino: Sì.
AVV. Cianferoni: In che termini?
TESTE Valentino: Fui chiamato dai custodi, perché stavano facendo dei lavori, stavano pulendo le siepi, eccetera, e mi dissero che avevano trovato questo ordigno; e, mi ricordo, andai con il brigadiere della stazione dei Carabinieri di Pitti, andai a vedere questo...
AVV. Cianferoni: Ecco, ebbe modo di vederlo, questo oggetto?
TESTE Valentino: No, no. C'era questa busta, dietro questa statua mi pare, che era dietro l'anfiteatro. Però, ecco, non vidi che cosa conteneva questa busta.
AVV. Cianferoni: In quell'occasione, giunsero telefonate o comunque messaggi di minaccia alla Sovrintendenza?
TESTE Valentino: No. Che io sappia, no. Né i miei collaboratori mi hanno detto nulla, mi hanno riferito nulla.
AVV. Cianferoni: Ecco, il rinvenimento di questo ordigno, lei non può collegarlo ad alcunché che riguardi la Sovrintendenza?
TESTE Valentino: No, no, assolutamente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Domanda semplicissima: il nome di Paolo Bellini, dice qualcosa a lei come sovrintendente, esponente del Ministero?
TESTE Valentino: No. No, assolutamente.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Altre domande? Può accomodarsi. Grazie, buongiorno.
*TESTE Valentino: Grazie.
PRESIDENTE: Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Chiamiamo, credo che sia archi... l'ingegner Sepemonti. L'architetto Mazzoni, Presidente; perché mi dicono che l'ingegner Sepemonti non c'è.
PRESIDENTE: Non c'è?
PUBBLICO MINISTERO: L'ingegner Sepemonti, no. Sentiamo l'architetto Mazzoni.
PRESIDENTE: Si accomodi. Vuol dirci nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza, per favore? Al microfono.
*TESTE Mazzoni: Paolo Mazzoni, sono nato a Firenze il 13 ottobre 19...
PRESIDENTE: Dica, dica, tanto viene registrato.
TESTE Mazzoni: 1936. E residente...
PRESIDENTE: Risiede a Firenze?
TESTE Mazzoni: Sì, risiedo a Firenze, in via Iacopo Nardi numero 10.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Mazzoni: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Architetto, vuol dire alla Corte che attività, che ruolo svolge?
TESTE Mazzoni: Sono architetto nella Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali di Firenze, con funzioni anche di vicario del sovrintendente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando ha avuto notizia dell'attentato del 27 maggio '93?
TESTE Mazzoni: La mattina, immediatamente l'esplosione. Io arrivai in ufficio presto e insieme al professor Valentino, che ha deposto prima di me, e ad altri colleghi siamo andati sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha svolto un sopralluogo?
TESTE Mazzoni: Sì. Un sopralluogo così, un po' caotico se vogliamo, data la situazione; nel senso siamo andati dal punto dell'esplosione al fabbricato degli Uffizi, che conosciamo bene perché, insomma, il luogo è stato oggetto anche di tanti interventi e studi. E quindi, così, è stata una presa di visione che poi è continuata tutto il giorno.
E una delle prime cose che abbiamo cercato di fare, insomma - mentre i Vigili del Fuoco provvedevano a questa situazione, allo sgombero diremo delle macerie, alla ricerca delle persone rimaste intrappolate - ci siamo preoccupati affinché insomma le parti venissero, così, rimosse. Ma con tutte quelle cautele che impone, insomma, una situazione di carattere importante e monumentale, come quella di questo complesso.
In particolare, la parte dei Georgofili, cosiddetta. Che poi ha un corpo di fabbrica unito alla fabbrica vasariana, perché il Vasari, come dire?, scansò, non demolì, nella costruzione del fabbricato, e che è inglobato, insomma è rimasto inglobato nella costruzione, quindi c'è questa...
Naturalmente, i giorni immediati che seguirono furono dedicati al nostro compito di, come dire?, provvedere ai primi soccorsi. Ma più che primi soccorsi, si trattava di, come dire?, cercare di accantonare i materiali.
Solo dopo qualche giorno, fu reso possibile un intervento. Io fui...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, architetto. Prima di descrivere l'intervento, vuol descrivere alla Corte lo stato di questi luoghi? Mi riferisco a quelli che vanno dalla Galleria degli Uffizi alla Chiesa di Santo Stefano e Santa Cecilia.
TESTE Mazzoni: Diremo che avevano lo stato di un danno bellico. Io, che sono nato proprio, sono nato in piazza Pitti per la verità, e quindi rammento, come dire?, ho una visione di quando ero bambino del disastro prodotto dalle mine. Ora, va be', è un ricordo che rimane, ed era effettivamente come un disastro bellico.
Le prime ore, si parlava di una fuga di gas. Ma, insomma... Poi dopo venne via via, così, fuori che si trattava di un esplosivo. E c'era questa, diremo, calma operosa - potrei descrivere, ecco - quasi nel fare le cose, nel provvedere.
Sì, si trattava proprio di un danno bellico. L'ho anche scritto in una breve pubblicazione, che è stata finita per l'inaugurazione del restauro dell'Accademia dei Georgofili.
Infatti, comincia - ho scritto - con "il danno", insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, architetto, ci vuol descrivere che tipo di danno hanno subìto la Chiesa di Santo Stefano e Cecilia, al Ponte Vecchio?
TESTE Mazzoni: L'esplosione ha prodotto dei danni, come dire?, primari e secondari - non so se questo sia il termine giusto - in questo senso. Che, mentre ha lacerato delle strutture, le ha fatte crollare, le ha rotte; poi, la forza d'urto diremo, cosa ha prodotto? Ha prodotto dei mali secondari, ha scardinato un po' la macchina architettonica. E' questo, che si deve usare il termine.
Diremo anche in luoghi meno vicini al fuoco dell'esplosione, credo che si chiami il focolaio, insomma, dell'esplosione.
Insomma, bisogna considerare che le macchine architettoniche - usiamo questo termine - per la loro età, per le varie vicende che hanno subìto, hanno delle patologie. Ecco, hanno delle patologie, nel senso che interventi - faccio degli esempi, che si capiscono subito - porte e finestre chiuse, tamponate, lesioni prodotte dal tempo e da un uso diremo anche pesante. Il fabbricato degli Uffizi è stato sede dell'archivio di Stato; fu portato nel 1855 e sovraccaricato poi...
Quindi si erano prodotte anche delle lesioni e degli assestamenti, delle patologie. Ecco, è come un corpo un po' vecchio e un po' malato che poi ha un trauma. Quelle, certe situazioni si alterano.
Allora anche dunque per la chiesa in cui lei si riferisce, io lì ho fatto solo delle brevi visite. E la parte absidale che poi è quella prospetta verso via dei Georgofili era la più danneggiata.
E la cupola, forse per l'urto dell'esplosione si era, come dire? un po' sollevata. Era uscita dalle geometrie, diremo, normali.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, col teste avrei concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente, un'ultima... cioè, il ripristino di questa chiesa, a quanto le risulta...
TESTE Mazzoni: E' in atto.
PUBBLICO MINISTERO: E' ancora in atto.
TESTE Mazzoni: E' ancora in atto. Trattandosi di una questione abbastanza complessa; mentre la Torre del Pulci e la parte dei Georgofili, in cui mi sono personalmente occupato, è stata inaugurata...
PUBBLICO MINISTERO: Recentemente.
TESTE Mazzoni: ... quest'anno, recentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Grazie.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVV. Cianferoni: Una sola - avvocato Cianferoni -: questa chiesa di Santa Cecilia, quanto dista dallo scoppio?
TESTE Mazzoni: Dunque, l'abside in linea d'aria - perché ci sono delle costruzioni...
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Mazzoni: Ci sono delle costruzioni che la separano da via dei Georgofili. Dal focolaio dell'esplosione, ora stimo così, un po'... forse...
AVV. Cianferoni: Professore...
TESTE Mazzoni: ... 30, 40 metri.
AVV. Cianferoni: Comunque era questo che mi interessava: cioè la presenza di altre costruzioni.
*TESTE Mazzoni: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Era questo, il senso della mia domanda. E io la ringrazio.
PRESIDENTE: Altre domande? Si accomodi, grazie.
Sospendiamo dieci minuti, poi riprendiamo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: L'architetto Pacciani.
PRESIDENTE: Si accomodi.
Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza, per favore.
*TESTE Pacciani: Bruno Pacciani, nato a Firenze il 12 luglio del 1933; residente in Firenze via del Gignoro 93.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Pacciani: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Architetto Pacciani, lei che ruolo aveva nel maggio del '93?
TESTE Pacciani: Io, dunque, pur essendo architetto, facevo parte della galleria di concetto, l'apicale, di geometra capo. Però avevo l'incarico di svolgere mansioni direttive dal Ministero, in quanto apicale avevo conseguito la laurea in architettura nel '79 e dall'80 il Ministero mi ha autorizzato a fare le direzioni dei lavori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione all'attentato del 27 maggio, che tipo di attività, a causa delle sue funzioni, ha svolto?
TESTE Pacciani: Beh, è stata una attività molto limitata, perché ho partecipato, dell'unica volta, agli Uffizi, mi sono recato agli Uffizi, ho partecipato ad una Commissione che è composta dal sovrintendente, l'ingegner Marchetti, due funzionari del Ministero e sovrintendente Valentino mi disse: 'Pacciani, venga anche lei, insomma, si fa una esperienza che può esserle utile'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si tratta dello stesso sopralluogo, del quale ha riferito il professor Valentino?
TESTE Pacciani: Sì, sì. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi io non ho domande specifiche, allora, Presidente, da rivolgere all'architetto. Anche a causa delle mansioni che ha riferito.
PRESIDENTE: Parti civili, domande? I difensori?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Si accomodi, grazie. Buongiorno.
*TESTE Pacciani: Grazie.
PRESIDENTE: Un altro teste.
PUBBLICO MINISTERO: Godoli.
*TESTE Godoli: Buonasera.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza, per favore.
TESTE Godoli: Antonio Godoli, nato ad Asiago il 24/06/53, residente a Firenze corso Tintori 13.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Godoli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Che ruolo svolgeva, o svolge tuttora, architetto, nel maggio del 1993?
TESTE Godoli: Sì, io ero e sono architetto direttore alla Galleria degli Uffizi. Quindi sono l'architetto che si occupa dei lavori alla Galleria degli Uffizi e degli interventi sull'edificio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire alla Corte quanto ha potuto constatare in relazione alla Galleria degli uffizi dopo l'attentato del 27 maggio?
TESTE Godoli: Sì. Io posso fare anche riferimento ad una memoria scritta e...
PRESIDENTE: Ma guardi, la memoria la Corte non la conosce.
TESTE Godoli: Ah, ho capito. Va bene.
PRESIDENTE: E non la vuol conoscere. Bisogna che lei abbia la pazienza di descriverci i danni che ricorda avere...
TESTE Godoli: Esattamente. Allora, io sono entrato negli Uffizi qualche decina di minuti dopo che è avvenuta la deflagrazione e iniziando...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè nella notte?
TESTE Godoli: Nella notte, sì, esattamente.
E quindi saranno state le 01.30. E iniziando la visita dal primo corridoio, abbiamo riscontrato danneggiamenti a tutte le finestrature del primo corridoio, a finestre delle sale che si affacciano sul primo corridoio, quindi dell'ala di levante.
Poi, i danni maggiori, sono invece stati riscontrati sul terzo corridoio. E quindi su quell'insieme di sale che vanno dalla numero 25 - la sala di Michelangelo - fino alla terrazza sopra la loggia dei Lanzi. E al piano inferiore, o scalone del corridoio Vasariano che è proprio il primo tratto del corridoio Vasariano. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Può rappresentare alla Corte questo, che tipo di danni ha potuto constatare?
TESTE Godoli: I danneggiamenti riguardavano la parte strutturale muraria perimetrale all'esterno. Naturalmente, come dicevo prima, il caso riguarda sia l'ala di levante, che quella di ponente, sopra la piazzetta dei Georgofili. Riguarda le strutture murarie, i collegamenti verticali, le scale. In particolare, poi si è potuto, si è saputo dello scalone cosiddetto Buontalenti di discesa al piano terra fortemente danneggiato.
E, come parti murarie, intendo anche i lucernari, i soffitti, i tetti.
Quindi di tutta l'ala, il versante di ponente degli Uffizi. E poi naturalmente i danni al patrimonio mobile, alle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Alle opere d'arte.
TESTE Godoli: Quindi, dipinti, sculture e arredi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha partecipato anche, per così dire, al sopralluogo che venne svolto anche fino alla chiesa di Santo Stefano e Santa Cecilia?
TESTE Godoli: No, unicamente io...
PUBBLICO MINISTERO: Su quello che sta riferendo...
TESTE Godoli: ... mi sono interessato...
PUBBLICO MINISTERO: ... degli Uffizi.
TESTE Godoli: Sì, sì. Il mio sopralluogo si è svolto e ha contemplato gli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lo stato attuale dell'immobile, qual è?
TESTE Godoli: Lo stato attuale dell'immobile non vede ancora completati i lavori di ripristino. Diciamo che abbiamo completato i lavori generali che riguardano le coperture, i collegamenti verticali, le scale, il corridoio Vasariano. Ma mancano ancora alcune sale della Galleria, anche perché siamo intervenuti sulle parti dell'impiantistica. E questo ha richiesto più tempo del previsto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Per impiantistica, cosa si intende?
TESTE Godoli: Impiantistica, si tratta degli impianti di condizionamento, impianti di illuminazione, per i quali non siamo andati oltre alla riparazione, ma con una speciale diciamo deroga, abbiamo potuto anche inserire - lo stiamo facendo - sistemi più moderni...
PRESIDENTE: Più sofisticati.
TESTE Godoli: ... di queste infrastrutture. Perché chiaramente sarebbe stato, ecco...
PRESIDENTE: Va bene. Altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
E' in grado, architetto, di riferire - ovviamente anche se non in maniera minuziosa - quali opere custodite nella Galleria sono state o danneggiate, o irreparabilmente distrutte?
TESTE Godoli: Mah, in quanto architetto, non è stato mio compito quello di seguire questa elencazione...
PUBBLICO MINISTERO: Inventariare, diciamo, questa...
TESTE Godoli: Sì. Per quello però che so...
PUBBLICO MINISTERO: Su questo ci potrà riferire...
TESTE Godoli: ... e che la dottoressa Petrioli Tofani, che è il direttore. Quindi propriamente è sua competenza la responsabilità e la sicurezza del patrimonio proprio degli oggetti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora lo chiederemo...
PRESIDENTE: Dovrà venire come teste.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, verrà domani.
Non ho nessun'altra domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Parti civili? I difensori hanno domande?
La ringrazio. Si può accomodare.
*TESTE Godoli: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Introdurrei l'ingegner Minetti.
PRESIDENTE: Si accomodi. Per favore dica - si rivolga pure di qua - dica...
*TESTE Minetti: Sì, prego.
PRESIDENTE: ... nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza.
TESTE Minetti: Minetti Francesco, Genova, 8 febbraio 1840. Residenza Sestri Levante via Palermo 40.
PRESIDENTE: Vuole leggere la sua formula, per favore?
TESTE Minetti: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, che mansione ricopriva lei nel maggio del '97?
PRESIDENTE: '93.
PUBBLICO MINISTERO: '93, scusi.
PRESIDENTE: '97 deve ancora cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Pensavo ad un'altra cosa.
TESTE Minetti: Ero comandante dei Vigili del Fuoco di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Era all'epoca comandante.
TESTE Minetti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire che cosa è accaduto, l'intervento dei Vigili del Foco in quella notte?
TESTE Minetti: Sì. Certo, io posso ricordarle che quella notte io ero a Torino per motivi di servizio. E sono svegliato intorno alle quattro della notte da un caporeparto del Comando che mi ha comunicato che era successo una grossa esplosione a Firenze.
Quindi, la prima cosa che ho fatto, ho chiamato il Comando di Torino e mi sono fatto venire a prendere con un mezzo di servizio e sono immediatamente rientrato qui in città.
Durante il viaggio cercavo di sapere notizie per avere un po' idea di che cosa era successo. Ho capito subito che si trattava di una cosa molto grave. E quando sono arrivato, sono andato direttamente sul posto e ho trovato già presenti sul posto l'ingegner Bedini che è l'ispettore regionale; c'era l'ingegner Fiorilla che mi sostituiva come, nelle funzioni di comandante; c'erano tutte le squadre. Praticamente ho preso visione di questo grosso disastro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può darcene una rappresentazione?
TESTE Minetti: Sì, c'è voluto un po' a prendere visione del contorno, perché lo scenario era veramente, direi era apocalittico. Cioè, non ci si poteva rendere conto della violenza e diciamo di quella che era stata la magnitudo - noi chiamiamo con un termine tecnico - la grandezza, l'energia liberata da questo drammatico fatto. Perché si è inizialmente tesi forse a guardare l'immediato, a vedere i rottami sul posto, tutto quello che è crollato.
Mentre invece, il contorno, prendere visione di quello che era stato interessato dall'evento, ci abbiamo messo un po' più tempo. Perché abbiamo, ci siamo resi conto che proprio il fenomeno aveva coinvolto, non solo gli edifici immediatamente vicini, ma anche altri che erano comunque in relazione.
E quindi il coinvolgimento era necessariamente dovuto a un fatto molto, molto potente, dal punto di vista energetico.
Certamente le squadre erano già sul posto, il comando era in tutta la sua piena operatività. E noi abbiamo sostenuto questo intervento di soccorso con l'intervento di tutti i Vigili del Fuoco della Toscana. Perché il Comando, da solo, non ce l'avrebbe fatta a sostenere...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti uomini sono stati impegnati?
TESTE Minetti: Mah, i primi giorni direi un centinaio al giorno e H-24 giorno e notte.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanti giorni questa...
TESTE Minetti: Eh, la durata quindi direi 10-15 giorni. Con una forza notevole si è insediato un presidio permanente nel piazzale degli Uffizi. Praticamente costituito come una specie di piccolo comando che ha lavorato ininterrottamente per un mese: prima per le operazioni di soccorso, diciamo...
PRESIDENTE: Le dispiace girarsi verso di qua? Perché...
TESTE Minetti: Prego.
PRESIDENTE: ... seguiamo meglio il suo discorso.
TESTE Minetti: Sì. Prima, dicevo, per le operazioni di soccorso...
PRESIDENTE: Immediate.
TESTE Minetti: ... immediate, che costituivano intanto ad accertare che non ci fossero più persone. Perché lì non si era ancora precisi sul numero delle persone coinvolte.
Dopo, eliminando tutte le parti immediatamente pericolanti, dopo andando a reperire i documenti di archivio dei Georgofili su, in cima alla Torre, che erano molto... diciamo in condizioni di precarietà e che invece siamo riusciti a recuperare quasi interamente per una fortunata combinazione.
Dopo, c'erano i problemi di rimuovere le macerie. Quindi l'intervento delle macchine operatrici, che non era così facile, perché i mezzi cingolati, ad esempio, non hanno potuto essere usati perché causavano vibrazioni che avrebbero ulteriormente...
PRESIDENTE: Aggravato...
TESTE Minetti: ... aggravato la faccenda.
E dopo c'era quindi il problema di andare a verificare cosa c'era, cos'era successo nell'edificio immediatamente di fronte alla Torre che era tutto praticamente pieno di detriti.
Quindi, scavare in condizioni di estrema criticità per il fatto che non si sapeva se le strutture erano ancora in grado di supportare il peso, o meno. Quindi con una certa attenzione.
Era tutta un'opera, diciamo, dinamica, ma con estrema attenzione tecnica per evitare proprio di essere coinvolti. Perché il rischio era molto grande.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ingegnere...
TESTE Minetti: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha parlato di effetti immediati, cioè che si potevano constatare immediatamente, ed altri invece che si erano propagati anche dove apparentemente - io ho capito così -...
TESTE Minetti: No, ne abbiamo preso visione, diciamo, del coinvolgimento dell'intera area.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Minetti: Se n'è preso visione, almeno io personalmente...
PUBBLICO MINISTERO: Quanto era, scusi ingegnere, quant'era vasta quest'area?
TESTE Minetti: Ma, pensi che noi abbiamo trovato una scheggia addirittura al di là dell'Arno.
Quindi, pensare che ci fosse una scheggia...
PRESIDENTE: La scheggia costituita da che?
TESTE Minetti: Una scheggia, a noi ci hanno detto... Cioè, io ho avuto informazione, che era partito una specie di proiettile. Poteva essere una pietra, un qualche cosa che è stato proiettato attraverso quella specie di varco che c'è in via dei Georgofili, quella che... E che ha raggiunto l'Arno e si è piantato nella casa di fronte.
Io sono rimasto impressionato dal vedere un pezzo di una automobile, un pezzo di motore di una macchina, dentro il cortile, diciamo, rispetto alla Torre, se l'Arno è sulla sinistra, sulla destra.
Mi hanno detto che lì c'era un portone di legno massiccio. Il portone non esisteva più. E dentro questo cortile, a notevole distanza quindi dal luogo dove c'era stato il cratere, c'era dentro un pezzo di motore di automobile, ma di peso notevole, tutto deformato. Quindi si è capito proprio la violenza, l'energia di questo fatto.
Dopo, guardando in giro l'aspetto degli edifici sembravano crivellati di corpi, dico di mitragliatrici pesante.
Quindi, tutte queste schegge proiettate per fare quei danni, insomma, era un fatto di...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ingegnere, a parte diciamo questi effetti che lei ha descritto, sulla causa. Lei ha parlato di queste schegge come da una mitragliatrice.
TESTE Minetti: Beh, questo si ha una impressione di che cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico, nella sua esperienza, eventi del genere a cosa potevano essere attribuiti?
TESTE Minetti: Ma guardi, all'inizio, mentre si veniva, si pensava: mah, c'è una fuga di gas, insomma, l'idea esplosivo da gas. Notizie, così... Quando si è visto che cosa è successo, è stato immediatamente percepito che si trattava di una coda esplosivo, non da gas. E allora, perché non è così dirompente e così... L'energia dei piccoli pezzi, non viene fornita da una esplosione di gas.
Questi pezzi anche piccoli che hanno fatto dei grossi danni, vuol dire che avevano delle velocità notevolissime.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ingegnere, quest'area interessata dalla esplosione, quanto la può stimare sulla base ora degli elementi che ha oggi qui a disposizione?
TESTE Minetti: Mah, io... Insomma, l'abbiamo visto anche dall'alto dell'elicottero. Si è visto che i tetti sopra gli Uffizi erano stati coinvolti; alcune strutture di edifici distanti io direi anche 30-40 metri avevano subìto dei danni, danni importanti.
C'era una chiesa adibita a teatro, non mi ricordo il nome, che si vedeva che era stata... Praticamente la cupola, come salita, era in discesa, riposizionata. Però, insomma, questa è...
PUBBLICO MINISTERO: Le è mai capitato di vedere qualcosa del genere dalla sua esperienza?
TESTE Minetti: No, di questo genere no. Io ho visto un edificio a Genova nei miei primi anni di servizio che è stato tagliato da una frana di una montagna. Praticamente è venuta giù un pezzo di montagna, Presidente, e ha scalzato le fondamenta di questo edificio e ne ha tagliato una fetta.
Ecco, io potrei vedere l'edificio così disintegrato, assimilarlo a quella come magnitudo, come... Un terremoto, forse, ma... Questo è l'ordine di grandezza dell'energia.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande.
Completo con una considerazione sola: per caso, il comando dei Vigili del Fuoco, ingegnere, si incaricò di fare il censimento degli edifici comunque danneggiati o pericolanti? O che sappia, fu devoluto questo incarico a qualche altro organo tecnico?
TESTE Minetti: No, noi abbiamo collaborato per fare un censimento diciamo degli edifici e dei locali in cui c'era pericolo che è stato dopo messo a disposizione anche dalla Prefettura, quando sono stati, diciamo, ristorati i danni. Perché era un riferimento obiettivo di qualcosa che era stato visto.
Sono stati fatti anche dei sopralluoghi con delle telecamere e alcune fotografie, per cercare di documentare il danno per quanto era possibile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rammenta qualche dato per poter quantificare questo tipo di rilevazione? proprio, intendo dire, dato numerico. Se, che so, furono calcolati, fu determinato un certo numero di edifici o di locali, o che fossero, momentaneamente almeno, non utilizzabili per il pericolo di crollo, eccetera, eccetera?
TESTE Minetti: Ma io ricordo che non erano, erano inutilizzabili gli edifici prospicienti proprio di fronte all'esplosione. Ed altri lungo la via dei Georgofili ancora diciamo, proseguendo dagli Uffizi verso, in senso opposto.
E dopo, piano piano, facendo dei riscontri si è conosciuto la possibilità di nuovamente accedere. Ma i due edifici immediatamente coinvolti di sopra sono stati immediatamente, diciamo, non resi agibili. Come l'albergo famoso quello che poggia sull'Arno. Adesso il nome non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Altre domande del P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, la ringrazio.
PRESIDENTE: Parti civili?
AVVOCATO: Nessuna.
PRESIDENTE: Difensori?
AVV. Cianferoni: Una sola - avvocato Cianferoni -: in quella magnitudo che lei apprezzò sopraggiungendo sul posto, constatò perciò la presenza di vari danni. Quelli agli Uffizi, all'edificio degli Uffizi, apparvero danni diretti, o danni di risulta - mi viene da dire profanamente - e cioè effetti secondari dell'esplosione?
TESTE Minetti: Guardi, io penso che i danni siano stati diretti. Cioè, perché l'onda esplosiva ha coinvolto immediatamente tutta la struttura.
Dopo, certamente, potrà esserci un danno indiretto dovuto al crollo di qualche cosa che è rimasto pericolante. Ma il danno, quello importante, secondo me è stato immediato.
AVV. Cianferoni: Preciso meglio la domanda: l'esplosione...
PRESIDENTE: Ma lo avevamo capito. Questa era una domanda veramente interessante.
AVV. Cianferoni: Infatti. Allora, magari perfezioniamoli.
PRESIDENTE: Per carità!
AVV. Cianferoni: A lei tecnico, esperto di incendi e disastri, l'esplosione apparve - e ovviamente non le chiedo una valutazione, non è questa la sede, le chiedo piuttosto indicare degli elementi oggettivi a conforto della risposta - l'esplosione apparve diretta a far danno agli uffizi?
TESTE Minetti: Ah, ho capito.
AVV. Cianferoni: Ecco...
TESTE Minetti: Questo, io non l'ho capito.
AVV. Cianferoni: Ecco, avevo capito che non aveva capito, il teste.
TESTE Minetti: Infatti, cioè, io non ho capito bene la domanda. Cioè, io non so se l'esplosione sia stata messa lì per far danni agli Uffizi od altro. Questo non, me lo sono sempre chiesto e non sono riuscito a capirlo.
Certamente però posso confermare che gli Uffizi hanno avuto dei danni immediati e notevoli, certamente inferiori rispetto a quelli della Torre. Però l'onda d'urto che ha tirato via tutti i vetri, che ha scaraventato i tetti, questo era netta conseguenza dell'esplosione.
AVV. Cianferoni: Ecco, nella sue esperienza, questo tipo di esplosione, che tipo di danno era destinata a cagionare?
TESTE Minetti: Guardi, come le dico io ho più esperienza dalle esplosioni di gas, ma non da esplosivo.
Quindi, l'esperienza da esplosivo, per me è stata...
PUBBLICO MINISTERO: E infatti non... Chiedo scusa, Presidente.
Infatti, l'ingegnere non è citato come consulente, semplicemente come teste. Non ha mai svolto consulenze per nessuno e nessuno lo ha introdotto come consulente.
Nessuna valutazione le è stata chiesta.
PRESIDENTE: Cosa le aveva chiesto, avvocato? Non me lo ricordo più.
AVV. Cianferoni: Chiedevo che, se nell'esperienza dell'ingegnere, che tipo di danni rilevava lui in rapporto all'esplosione. Cioè se l'esplosione...
PRESIDENTE: Ma mi pare che ha già risposto.
AVV. Cianferoni: Sì. Ma se doveva avere, l'esplosione, un effetto diffusivo, o concentrato verso un certo obiettivo.
PRESIDENTE: Ha detto che ha una competenza in materia di esplosioni da gas. Per fortuna non da esplosivo, perché sennò qui saremmo nei guai tutti i giorni...
AVV. Cianferoni: Quando lei...
PRESIDENTE: ... vorrebbe dire, eh?
TESTE Minetti: Sì.
AVV. Cianferoni: Quando lei giunse, ha detto, si rese conto subito che non era fuga di gas. Ma si è posto la domanda come sia potuta nascere questa idea?
TESTE Minetti: Ma vede, le fughe di gas generalmente coinvolgono alcuni locali, non tutto il quartiere. Cioè, io non ho mai visto una fuga di gas... Ho visto le fughe di gas che hanno, diciamo, demolito interi piani di edifici. Cioè, l'esplosione ha praticamente ridotto la casa a...
AVV. Cianferoni: Allo scheletro.
TESTE Minetti: Come fosse... allo scheletro, ma un piano, due piani. Ma non può, una fuga di gas buttarmi giù una torre di quel tipo, gli edifici di fronte, tutto il pieno di macerie e un danno che non era, tecnicamente, secondo me, ammissibile da una fuga di gas.
AVV. Cianferoni: Sono d'accordo, sono d'accordo.
La domanda mia, era: lei si pose il quesito, chiese ai suoi collaboratori: 'ma come vi è venuto in mente della fuga di gas?'
TESTE Minetti: No, ma nessuno, erano mie, diciamo, mentre si andava, mentre si camminava con la macchina...
PRESIDENTE: Dentro la macchina, nel viaggio.
TESTE Minetti: ... io venivo da Torino...
PRESIDENTE: Nel viaggio.
TESTE Minetti: Nel viaggio pensavo...
PRESIDENTE: Quindi lei non aveva ancora visto nulla.
TESTE Minetti: No, io non avevo visto niente. Pensavo tra di me qualcosa di esplosione. Certamente in base alla mia esperienza, fughe di gas, potrebbe essere una fuga di gas. Mi hanno detto una esplosione, noi la associamo normalmente a quel fatto, non ad esplosivo.
Però quando l'ho visto, ho detto: 'questo, per me non è gas, è un qualcosa di molto diverso', proprio per la caratteristica, ripeto della magnitudo, del modo che ha coinvolto, dei danni che ha fatto.
AVV. Cianferoni: Ricevendo gli atti e poi svolgendo l'attività nei giorni successivi, ha mai trovato traccia di un calo di tensione elettrica, di una mancanza di energia elettrica in qualche zona della città, o anche proprio in quella zona?
TESTE Minetti: Ma noi non ci siamo occupati di carenza di energia elettrica. Sappiamo che in quel momento lì l'energia elettrica era stata tolta, dopo è stata ripristinata da altri. Cioè, noi non abbiamo...
AVV. Cianferoni: Come era stata tolta?
TESTE Minetti: Cioè, io dico che, quando sono arrivato sul posto, l'energia elettrica non c'era nella zona provata. Quindi, dopo il modo con cui è stata ripristinata, non fa capo ai Vigili del Fuoco. Noi ci siamo preoccupati della operazione di soccorso tecnico, ma non di ripristino dei servizi.
AVV. Cianferoni: Quando saliste all'archivio dei Georgofili, che ore erano?
TESTE Minetti: Ma io potrei dire che saranno state, che ne so, intorno alle 11.00, 10-10 e mezzo, 11.00. Forse le 11.00, la prima volta. però non è che sono preciso.
Mi ricordo che abbiamo fatto abbastanza presto ad andare a vedere cos'era successo, dopo a recuperare il materiale in una fase successiva, ma a vedere quale era stato il coinvolgimento strutturale e dei depositi degli archivi abbiamo fatto abbastanza presto.
PRESIDENTE: Relativamente presto.
TESTE Minetti: Relativamente certo. Quando si è potuto andare un po' a vedere.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Altre domande? Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Minetti: Grazie.
PRESIDENTE: Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: L'ingegner Brandigi.
PRESIDENTE: Dica per favore il suo nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza.
*TESTE Brandigi: Lorenzo Andrea Brandigi, nato a New Heaven, Stati Uniti D'America, 1 settembre 1958.
PRESIDENTE: Residente a Firenze.
TESTE Brandigi: Residente in Impruneta, provincia di Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Brandigi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, che attività, che ruolo ha svolto, svolgeva lei nel maggio del 1993?
TESTE Brandigi: Il 27 maggio 1993? Sono montato...
PRESIDENTE: No, lei che mansioni aveva allora?
PUBBLICO MINISTERO: Cos'era?
TESTE Brandigi: Il mio ruolo permanente?
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Brandigi: Sì, funzionario dei Vigili del Fuoco.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo cosa è accaduto il 27 maggio.
TESTE Brandigi: Sì, il 27 di maggio, durante la nottate fra il 26 e il 27 mi trovavo presso la mia abitazione, sono stato chiamato telefonicamente per recarmi in centrale per un'esplosione avvenuta nel centro di Firenze. Appena arrivato in centrale mi sono organizzato per andare con altri colleghi che erano stati chiamati per lo stesso motivo, per andare sul posto a, diciamo, dare il proprio contributo per la necessità del caso, dopo che sul posto era già in servizio il personale del turno operativo di notte, che inizia dalle ore 20.00 e termina alle 08.00.
Quindi c'era sul posto il funzionario di servizio, il personale di partenza chiamato per il caso.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa ha constatato?
TESTE Brandigi: Quando sono arrivato sul posto, essendo già sotto controllo la situazione come intervento, perché stavano già provvedendo sia allo spegnimento degli incendi che erano in corso ancora, diciamo, dei focolai di incendio, sia alle operazioni per la sicurezza nei confronti del rischio di caduta di parti pericolanti. Visto che questo era già sotto controllo, mi sono interessato a fare dei sopralluoghi nei dintorni sapendo anche che il mio turno operativo sarebbe iniziato più tardi alle 08.00 di mattina e che quindi era importante per me acquisire gli elementi conoscitivi utili per poter affrontare meglio il turno che sarebbe iniziato dopo cinque-sei ore, ecco, dal mio arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha partecipato all'opera di rimozione al momento in cui sono state ritrovate le salme della famiglia Nencioni?
TESTE Brandigi: No, a quell'opera non ho partecipato direttamente, ne ho avuto conoscenza dai colleghi che hanno partecipato alla rimozione delle salme. Tant'è vero che poi nella giornata stessa abbiamo anche provveduto a fare le comunicazioni di rito, per segnalare quanto si era riscontrato, quindi dell'avvenuto evento, dell'avvenuta rimozione delle salme e delle ipotesi sulle cause dell'esplosioni.
Tutte informazioni, diciamo, di carattere non tipo perizia ma di necessità per consentire agli organi superiori, gli organi del Ministero dell'Interno di conoscere la portata degli avvenimenti e anche, diciamo, qualche dettaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi questa sua opera come è progredita, diciamo, nella giornata del 27 maggio. Ha avuto poi modo di rendersi conto effettivamente di quanto era accaduto, della portata di questo evento?
TESTE Brandigi: Sì, diciamo della portata dell'evento l'abbiamo potuto vedere subito dai segni dell'esplosione. Segni diciamo abbastanza caratteristici che abbiamo visto sia negli edifici a diretto contatto, quelli che sono stati parzialmente demoliti, sia negli edifici piuttosto vicini che hanno avuto dei danni e dei segni evidentissimi del fatto, sia nei danni nelle strade vicine che hanno risentito appunto degli effetti dell'onda, diciamo, l'onda elastica dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in quanto può essere stimata quest'onda elastica, dico, in termini quantitativi?
*TESTE Brandigi: Beh, diciamo gli elementi così quantitativi chiaramente possono essere desunti solo da delle perizie specifiche e accurate. Io mi sono limitato a fare delle valutazioni, diciamo di tipo tecnico, ma abbastanza a grandi linee in quanto in precedenza avevo già avuto un'esperienza, sempre nella stessa funzione di tecnico di servizio dei Vigili del Fuoco, per un altro caso di esplosione di un ordigno in via Toscanini. E quindi, diciamo, da quanto ho potuto constatare nel sopralluogo notturno, ho trovato delle affinità, degli effetti fisici creati dall'esplosione dell'ordigno.
Ecco, poi per accertamenti chiaramente più completi sono rivolti, diciamo, con degli incarichi peritali, almeno mi è giunta conoscenza che siano stati fatti degli accertamenti più precisi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io Presidente non avrei altre domande da rivolgere al teste.
PRESIDENTE: Parti civili. Difensori? Si accomodi, grazie. Chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, introduciamo ora in aula alcuni degli agenti di Polizia che quella notte erano in servizio e che quindi potranno darci conto del loro intervento.
L'agente Perini.
PRESIDENTE: Dica nome, cognome, luogo, data di nascita e di residenza, per favore.
*TESTE Perini: Perini Michele, nato a Cecina, Livorno, il 12/06/66, residente a Scandicci.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Perini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Perini, che mansioni svolge lei nella Polizia di Stato?
TESTE Perini: Attualmente sono ispettore presso la sezione narcotici della Squadra Mobile.
PUBBLICO MINISTERO: Il 27 maggio '93 che mansioni aveva e che attività svolgeva?
TESTE Perini: Nel '93 appunto ero sottufficiale vicesovrintendente presso la sezione volanti della Questura di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Può dire che cosa è accaduto e che cosa lei ha fatto nella notte del 27?
TESTE Perini: Quella notte prendemmo servizio a dieci all'una circa di notte perché facevamo il turno di notte. Appena usciti dalla Questura ci fu questo boato molto forte.
PRESIDENTE: Usciti, scusi, cosa intende? Facevate servizio di controllo del territorio?
TESTE Perini: Sì, usciti dalla Questura per prendere servizio, cinque all'una sarà stato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, no tanto per far capire, lei è uno di quelli che fa servizio di perlustrazione in città?
TESTE Perini: Sì, pattugliamento in città.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, pattugliamento.
TESTE Perini: Pattugliamento ordinario senza zona specifica.
Sentimmo questo boato. La centrale operativa ci indirizzò subito verso il centro cittadino perché ancora non era chiaro bene dove era successo il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Che ora era?
TESTE Perini: L'una e qualche minuto, il tempo... Perché dalla Questura siamo partiti, senza traffico eravamo verso piazza Duomo praticamente. Appena arrivati in via Por Santa Maria già si notavano negozi rotti, vetrine infrante, persone per terra. Seguendo un po' le indicazioni anche di queste persone arrivammo proprio sul Lungarno, lì al Ponte Vecchio diciamo e c'era questa nuvola di fumo, non si vedeva proprio niente.
Scendemmo dalle macchine e ci portammo nel luogo, perché c'era il bagliore, le fiamme, fu individuato il luogo dove era successo questo fatto. Man mano che ci si avvicinava, appunto, c'erano vetri rotti, persone ferite per terra.
Arrivati sul posto notammo subito queste finestre da dove uscivano le fiamme.
PUBBLICO MINISTERO: Sul posto dove?
TESTE Perini: In via dei Georgofili proprio. Si dovette entrare dal Lungarno perché non c'era spazio, c'erano tutte le macerie per terra. Lasciammo la macchina lì al Ponte Vecchio e mi diressi a piedi verso il luogo dello scoppio.
Individuammo le finestre da dove uscivano le fiamme e da una di queste finestre c'era una persona affacciata: presumo che sia stato il ragazzo che dopo fu trovato morto, che urlava, urlava, ci fu una fiammata più grossa che uscì dalla finestra e questo ragazzo sparì.
Nel frattempo il collega che era insieme a me entrò dentro alla porta e ne uscì dopo pochi minuti con la ragazza.
PUBBLICO MINISTERO: Chi era il collega che era con lei?
TESTE Perini: L'agente Balasso.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Perini: Lui entrò dentro, rimasi fuori dalla finestra perché cercavamo di dire a questo ragazzo, l'attimo che era affacciato, di buttarsi di sotto perché era un secondo piano, però le macerie arrivavano circa al primo piano quindi anche il salto forse non sarebbe stato mortale. E invece niente, nel frattempo arrivò questa fiammata e sparì, lo portò via, non ci fu niente da fare.
Le prime cose che facemmo sul posto furono quelle di cercare di tenere lontana la gente che intanto stava entrando nei negozi dove c'erano le vetrine rotte, per evitare quel minimo di sciacallaggio che ci poteva essere subito.
Facemmo fare degli accertamenti alla centrale per vedere se c'erano persone residenti, chi erano, nei posti vicini. Questi sono tutti accertamenti però che vennero fuori nelle ore seguenti, quando il servizio venne presenziato da ufficiali nostri, dirigenti degli uffici.
PUBBLICO MINISTERO: Chi c'era di funzionari presenti sul posto, che intervennero?
TESTE Perini: Io non ricordo l'ordine in cui arrivarono, so che dopo circa una mezz'ora presumo arrivarono i dirigenti della Squadra Mobile, della DIGOS, il dirigente nostro delle volanti. Però nella concitazione dei fatti, onestamente, ci prodigammo...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ma non ha importanza.
TESTE Perini: Sì. Ci prodigammo più perché ci venne detto che c'erano dei laboratori orafi dove c'erano delle bombole di ossigeno. Quindi facemmo il giro sempre con l'agente Balasso, entrammo negli appartamenti dove era possibile soccorre le prime persone da portare...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'erano delle persone a terra ha accennato, c'erano dei feriti. Può dirci quante persone?
TESTE Perini: Tante. Cioè, anche persone intontite che vagano per lo scoppio, persone che si tenevano gli orecchi, persone colpite da frammenti di vetro di vetrine rotte che avevano magari anche piccole ferite, non avevano bisogno di interventi urgenti e quindi magari tralasciammo un po' queste persone che non avevano bisogno impellente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, soccorreste poi dei feriti?
TESTE Perini: Soccorremmo dei feriti, sì. Come ho detto fu portata fuori subito la ragazza del Capolicchio, presumo sia lei, che aveva una tunica bianca tutta sporca di sangue.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta dell'appartamento quello da dove avevate visto il ragazzo?
TESTE Perini: Al secondo piano. Sì, sì, sì, quello.
Poi facemmo il giro per vedere i laboratori orafi. C'erano altre persone, una famiglia con una signora anziana, altri componenti, sfondammo una porta per entrare dentro e portare fuori queste persone. Tutte cose fatte nel giro di pochissimo tempo, delle quali ricordo giusto il nome della famiglia, oppure pressoché i componenti, ma non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi poteste rendere conto di quanto, queste fasi molto concitate capisco, ma anche poi nei momenti successivi, di quale area fosse stata interessata da questo fatto?
TESTE Perini: Senta, i primi frammenti furono trovati nei pressi... Cioè frammenti, diciamo, i primi segni evidenti di danneggiamento furono trovati nei pressi di piazza Repubblica, diciamo all'imbocco proprio della strade che va verso il Porcellino, diciamo. Anche in via Calzaiuoli ci furono dei danneggiamenti dopo, passando, vedemmo danneggiamenti di serrande danneggiate. Poi la zona di sotto non lo so perché non ci sono passato proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che tipo di attività poi svolgeste? Vi rendeste conto di quello che poteva essere accaduto? Avevate qualche idea?
TESTE Perini: Onestamente era la prima volta, e l'ultima spero, che è capitato a me personalmente. All'inizio si presupponeva lo scoppio di una bombola di gas. Quando andammo sul posto e si vide il danno che era stato fatto, ci fu il presupposto che potesse essere stata una bomba. Però, ripeto, io non ho avuto grosse esperienze e quindi rimase a livello di teoria e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poi la sua attività, diciamo, è proprio di tipo specifico a causa delle mansioni da lei svolte, termina con queste fasi di soccorso?
TESTE Perini: Fasi...
PUBBLICO MINISTERO: O vi attivaste già per le prime indagini?
TESTE Perini: No. Le prime indagini no. Noi ci limitammo ai soccorsi, ad avvertire le persone ad uscire di casa il più presto possibile, di recarsi in Prefettura dove era stato stabilito appunto, predisposto un servizio apposito e, niente, evitare fenomeni di sciacallaggio e notiziare chi doveva essere notiziato per il prosieguo delle indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Difensori di parte civile? I difensori degli imputati? Nessuna domanda? Può andare, grazie.
*TESTE Perini: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Sentiamo il compagno di pattuglia dell'ispettore Perini che è l'agente Balasso.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo e data di nascita per favore e di residenza.
*TESTE Balasso: Balasso Giuseppe.
PRESIDENTE: Al microfono.
TESTE Balasso: Balasso Giuseppe, 17/10/68.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Balasso: A Firenze in via Fausto Dionisi numero 2.
PRESIDENTE: Legga la formula per favore?
TESTE Balasso: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Balasso, che mansioni svolgeva lei, che servizio nella notte tra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Balasso: Sì, dunque, io ero capoequipaggio della volante Isolotto che praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare un po' più forte al microfono?
TESTE Balasso: Sì. Praticamente dopo l'esplosione arrivai sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma che cosa trovò?
TESTE Balasso: Trovai una cosa che io non avevo mai visto in vita mia, penso solamente nei film. Io arrivai in via Por Santa Maria dove trovai molte persone distese a terra, tutte insanguinate, le vetrine tutte infrante e la gente che correva in su e giù senza capire cosa fosse successo.
Praticamente io scesi, lasciai l'autista, e naturalmente sempre via radio, io comunicai che la cosa era più grave di quanto si potesse pensare. Praticamente cominciarono ad arrivare le macchine in aiuto e io percorsi tutta via Por Santa Maria all'incrocio con Ponte Vecchio, girai a sinistra e la cosa è ancora peggiore. Cioè, c'era il fumo, fiamme, le saracinesche proprio spaccate completamente, non so, un esempio, quando si aprono le scatolette, roba del genere, vetri, porte a terra. Più andavo avanti, più la cosa peggiorava. Arrivai proprio nell'archetto dove era via dei Georgofili e lì era una tragedia proprio. C'erano queste lingue di fuoco incredibili, mezzo palazzo giù, che logicamente io, passando sotto questo archetto non mi fidavo perché la cosa era molto pericolante. Logicamente, aspettando un pochino le persone, preoccupandomi di prendere le lampade in quanto era molto buio, si cominciò a entrare dentro e a trarre in salvo le prime persone.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo primo intervento dove venne fatto?
TESTE Balasso: Io praticamente entrando sotto quell'arco di via dei Georgofili non mi ricordo bene quale fu la porta, il primo portone dove entrai, però era nelle immediate vicinanze, dopo diciamo, non mi ricordo la via, passato l'arco c'è una viettina che praticamente va sotto, ecco, passato quella viettina io, mi pare il primo portone o il secondo, io cominciai a entrare su negli appartamenti e a portare giù le persone. Cioè, ne portavo una poi risalivo, ne portavo due poi risalivo, era un continuo. Poi le urla che c'erano, non si capiva più nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo delle lingue di fuoco che si sprigionavano da quel palazzo.
TESTE Balasso: Sì, infatti. Il collega, io logicamente guardavo, cercavo di capire da dove venivano queste urla, io entrai però io non vidi effettivamente il ragazzo che fu preso dalle fiamme, perché io entrai all'interno del portone per poter cercare di arrivare prima possibile su all'ultimo piano dove poi successe il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Cosa constato?
TESTE Balasso: Niente, allora io arrivai quasi all'ultimo piano e non so se era il penultimo e trovai una porta blindata dove sentivo al di dentro persone chiedere aiuto. Perciò cercai di mettermi in contatto con questa persona per capire come stava, che cosa faceva, se mi poteva aprire il portone, se io potevo entrare, insomma, da dove potevo passare. Questa signora era una signora anziana, era in preda al panico e non capiva, non mi diceva niente, gridava solamente aiuto. Dopo la secondo o terza volta ho cercato di sfondare questa porta, per fortuna ci sono riuscito, perché forse mi ha aiutato anche il fatto dell'edificio un po' precario. Insomma l'ho buttata giù e ho portato fuori questa signora anziana.
Il resto, veramente, non mi ricordo quante persone ho portato giù. Di questa signora mi ricordo bene in quanto era una signora anziana e...
PUBBLICO MINISTERO: Non era in grado questa donna di muoversi da sé, era ferita?
TESTE Balasso: Sì, era un po' ferita, però piano piano ce la fece a scendere da sé per le scale perché mi pare gli crollò addosso mi pare o un armadio o il tetto o la trave, roba del genere e lei non poteva arrivare alla porta, aiutarmi a aprire la porta in quanto c'era una mezza trave che ostacolava il suo passaggio e mi pare che questa trave gli cadde proprio addosso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi svolse un'ulteriore attività lei, oltre quest'opera di soccorso immediato?
TESTE Balasso: Sì, naturalmente dopo queste qui furono le cose... noi eravamo la prima pattuglia arrivata sul posto, logicamente dopo cominciarono ad arrivare e noi si cominciò a girare tutto l'edificio dove era effettivamente accaduto il fatto. Perché sapevamo molto bene che ci sono dei laboratori orafi. Si cominciò a girare, vedere, verificare se c'erano persone, se c'erano vetrine rotte, se c'erano persone che facevano sciacallaggio, tutte queste cose qui.
Quando però ci si accorge che, mi dimentico sempre la via adesso, praticamente entrando dal Ponte Vecchio, da via Por Santa Maria, all'angolo, invece di proseguire sul Lungarno girai giù a sinistra e la prima stradina a sinistra, sulla destra c'è un portone. Questo portone all'interno sapevo già per certo che c'erano tutti questi laboratori orafi e questo portone era semiaperto, di conseguenza io e l'ispettore si cominciò a salire queste scale verificando oltremodo questi laboratori. Quando però si arrivò a un certo punto che si cominciò a sentire delle urla e non sapevamo da dove venivano queste urla.
Cominciavamo a girare per questo stabile che è molto grosso, ci si perse due o tre volte perché non ci si orientava, tutto buio, non si capiva dove... Logicamente ci toccò buttare giù due o tre porte per poter passare perché erano chiuse e si arrivò a un appartamento, qui mi ricordo bene della famiglia, che si portò completamente, tutta la famiglia erano composti da, mi pare un anziano o due anziani e poi tre o quattro giovani, della famiglia Masini che praticamente arrivammo nel suo appartamento che era distrutto, non c'era più niente, c'era il tetto completamente distrutto.
Niente, si portò giù queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Poi diciamo, a livello di attività investigativa lei non ha svolto indagini.
TESTE Balasso: No.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, si è limitato a quest'opera di primo soccorso e di primo intervento.
TESTE Balasso: Sì, ho fatto solamente il primo intervento sul posto, poi logicamente hanno pensato le persone preposte alle indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili domande? Difensori? Si accomodi, grazie.
*TESTE Balasso: Buonasera.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza per cortesia?
*TESTE Vitali: Vitali Marco...
PRESIDENTE: Vicino al microfono, scusi.
TESTE Vitali: Vitali Marco, nato a Firenze il 16 aprile del '67.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Vitali: Residente a Signa, provincia di Firenze.
PRESIDENTE: Legge la formula?
TESTE Vitali: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Agente Vitali, che servizio prestava lei la notte tra il 26 e il 27 maggio '93?
TESTE Vitali: Io ero capopattuglia della volante Duomo che si occupava della zona centrale di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: A che ora era iniziato il suo servizio?
TESTE Vitali: Il turno di servizio inizia alle una, però per consuetudine iniziavamo sempre circa 10 minuti prima il servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dirci che cosa accadde quella notte?
TESTE Vitali: Sì, dunque, io alle ore 01.05 circa mi trovavo in via Sassetti, nei pressi di piazza Davanzati, in zona centrale. E improvvisamente udimmo un boato, un forte boato e notammo immediatamente che c'era una grossa colonna di fumo che proveniva dal retro di alcuni palazzi lì nei pressi. Nonché andò via l'illuminazione nella zona e iniziarono a suonare allarmi di un ufficio postale che c'è lì nei pressi e delle autovetture in sosta.
Quindi noi immediatamente abbiamo allertato la nostra centrale operativa invitandola a mandare sul posto sia personale dei Vigili del Fuoco, dato il fumo che si vedeva già, e delle autoambulanze. Poi immediatamente ci siamo diretti verso via Por Santa Maria dove la zona era completamente colma di fumo, c'erano persona che gridavano in mezzo di strada, qualcuno con delle ferite. Queste persone ci indirizzavano verso via Lambertesca, via dei Georgofili.
Quindi a piedi abbiamo raggiunto la zona, diciamo, dove è avvenuta l'esplosione e ci siamo resi conto che era successo qualcosa di molto grave in quanto era tutto pieno di fumo, fiamme, c'erano molte macerie, nonché c'erano molte persone che chiedevano aiuto e cose varie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è dovuto intervenire negli stabili vicini?
TESTE Vitali: Sì, sì, nella circostanza siamo entrati all'interno di un palazzo, diciamo, dal portone e abbiamo iniziato a soccorrere delle persone che appunto erano piene di sangue, necessitavano di aiuto e siamo riusciti a portarne fuori qualcuna di loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per fare quest'opera di soccorso ha dovuto anche sfondare delle porte, ha dovuto forzare...
TESTE Vitali: Sì, sì, perché di alcune persone si udivano delle grida di aiuto provenire dall'interno di alcuni appartamenti però le porte erano chiuse. Quindi abbiamo dovuto infrangere qualche porta per riuscire a soccorre queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Che erano rimaste intrappolate?
TESTE Vitali: Sì. Sì, erano intrappolate all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi che cosa ha fatto?
TESTE Vitali: Beh, poi abbiamo continuato sia con questo servizio di soccorrere queste persone, per quanto, fino a quando non sono giunti sul posto i Vigili del Fuoco e il personale medico.
PUBBLICO MINISTERO: Con chi era lei, in macchina?
TESTE Vitali: Io ero con l'agente Iannone Arturo che era l'autista della volante.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Domande i difensori di parte civile? E degli imputati?
Può andare, grazie.
*TESTE Vitali: Grazie.
PRESIDENTE: Per cortesia, vuol dire al microfono il nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza?
*TESTE Briatore: Sì. Briatore Luciano, nato a Pisa il 05/02/68. Attualmente residente a Pisa via degli Acquedotti 3.
PRESIDENTE: Vuol leggere la formula?
TESTE Briatore: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Briatore, lei che turno di servizio ha espletato la notte del 27 maggio?
PRESIDENTE: Lei era in Polizia?
TESTE Briatore: Sì.
PRESIDENTE: Con funzioni di?
TESTE Briatore: Dunque, quella sera io ero componente l'equipaggio della Imola 11, sarebbe la pattuglia della DIGOS.
Effettuavamo un normale servizio, appunto, uno a sette, con turno uno a sette.
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare un po' più vicino al microfono? Sennò non si sente.
TESTE Briatore: Sì. Scusi, ma sono parecchio raffreddato. Ho problemi...
Dunque, come stavo dicendo, eravamo appena usciti dalla Questura per...
PUBBLICO MINISTERO: A che ora?
TESTE Briatore: Alle una. Alle una eravamo montati e ci apprestavamo a girare per la città, un normale giro, ecco.
Verso le 01.00-01.05, ci trovavamo sul viale Matteotti e, all'improvviso, appunto, udivamo un forte botto. Subito l'impressione appunto di una esplosione proveniente dal centro della città. Al che, col collega, subito ci portavamo verso la zona del centro, Uffizi.
E appena arrivati lì ci rendevamo conto che qualcosa di grosso era successo, perché appunto ci trovavamo davanti una folta coltre di fumo, ecco. Cioè, la visibilità era molto ridotta: c'erano fiamme sprigionate dai palazzi, perché c'erano le tubature del gas che erano saltate. Gente che urlava, gente che in pratica ti veniva addosso, perché appunto la visibilità, come voglio precisare appunto, era talmente ridotta a livello di dieci metri, proprio.
E, in particolare, mi ricordo appunto di una signora che, affacciata ad una finestra, chiedeva aiuto, urlava. Ci siamo subito portati su a darle i primi soccorsi, ecco. Poi l'abbiamo consegnata al personale sanitario che, nel frattempo poi è giunto sul posto. Questo, è quanto.
Poi abbiamo rinvenuto anche un giubbotto che agli atti risulta. Ora, è passato il tempo non so...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha prestato lei opera di soccorso nella...
TESTE Briatore: Sì, certo. In particolare, nel palazzo proprio accanto dove poi fu appunto trovata la vittima, il ragazzo che è morto nell'incendio...
PUBBLICO MINISTERO: Capolicchio?
TESTE Briatore: Sì, ora i nomi io non li conosco.
E, appunto, proprio nella finestra attigua c'era questa ragazza che stava urlando, presa chiaramente dal panico, perché chiaramente il palazzo era mezzo crollato.
E mi ricordo con precisione che sono corso proprio su fra le macerie e, nell'attimo che l'ho toccata, probabilmente si è sentita rincuorata e con me in pratica è scesa, ecco. Poi, dopo è svenuta quando siamo stati in mezzo alla strada. Insieme ad un collega dei Carabinieri l'abbiamo presa e l'abbiamo consegnata a del personale sanitario, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, le indagini, le hanno svolte altri suoi colleghi.
TESTE Briatore: Sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande? Nessuno?
Può andare, grazie.
*TESTE Briatore: Grazie.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo e data di nascita e di residenza.
*TESTE Buglioni: Nazareno Buglioni, nato l'01/04/56 residente a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Buglioni...
PRESIDENTE: Scusi, nato dove?
TESTE Buglioni: Scusi?
PRESIDENTE: Nato dove?
TESTE Buglioni: A Graffignano, provincia di Viterbo.
PRESIDENTE: E residente?
TESTE Buglioni: A Firenze.
PRESIDENTE: Bene. Legge la formula, per favore?
TESTE Buglioni: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Buglioni, che servizio lei svolgeva la sera del 27 maggio '93?
TESTE Buglioni: Noi eravamo in ufficio, facevamo il turno 20-23, avevamo...
PRESIDENTE: Lei appartiene alla Polizia?
TESTE Buglioni: Sì, alla Squadra Mobile.
PRESIDENTE: Eh, ma se non ce lo dice, non lo sappiamo.
TESTE Buglioni: Va be', appartengo alla Squadra Mobile della Questura di Firenze e svolgevamo il turno 20-23. Avevamo proceduto a degli arresti degli extracomunitari e ci eravamo trattenuti fino dopo la mezzanotte, verso l'una, insomma.
Mentre eravamo in ufficio abbiamo sentito un grosso boato e abbiamo contattato la Centra operativa per sapere cosa era successo. Manco la Centrale sapeva quello che era accaduto; quindi siamo usciti, aspettando le direttive della Centrale.
Siamo usciti, con me c'era il dottor Caggiano, e ci siamo diretti verso il centro. E dopo abbiamo constatato al Ponte Vecchio quello che era successo.
Siamo arrivati sul posto, c'era già una volante e noi siamo intervenuti, quello che si poteva fare, nell'immediatezza del fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol descrivere alla Corte la scena che si presentò ai suoi occhi?
TESTE Buglioni: La scena che si presentava ai nostri occhi era un grande fumo proveniente dalle case di fronte alla Torre dei Georgofili, lì. E polvere e tutto. Si sentiva qualche lamento di persone. Abbiamo cercato di salire negli appartamenti dove sentivamo provenire dei rumori e abbiamo cercato di fare il possibile nell'immediatezza, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è riuscito lei a soccorrere delle persone?
TESTE Buglioni: Mah, quando siamo entrati lì c'era già il personale della volante, abbiamo cercato di aprire una porta lì che poi il collega ha estratto una ragazza da dentro l'appartamento.
Poi siamo, abbiamo cercato di girare intorno a questo posto dov'era successo il fatto cercando di vedere cosa si poteva fare. E abbiamo chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco, abbiamo chiamato la Centrale operativa se ci poteva fare gli accertamenti sugli abitanti della zona, le residenze, chi era residente, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Vi rendeste conto della portata della dimensione del fatto?
TESTE Buglioni: La dimensione del fatto era spaventosa, insomma.
Cercando sempre di poter fare qualcosa, ma c'erano fiamme, gas aperto, acqua, tutto c'era. Energia elettrica ancora tutto... Quindi cercavamo di far sospendere tutte queste cose tramite la Centrale operativa, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè provocare l'interruzione di questi servizi per i soccorsi.
TESTE Buglioni: Esatto. Per i soccorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi lei si è attivato per le indagini, oppure le indagini sono state svolte diciamo da altro personale?
TESTE Buglioni: Mah, io sono rimasto lì sul posto fino all'una del giorno dopo, ma le indagini sono state attivate successivamente con l'arrivo di altro personale e tutto quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, io ho concluso.
PRESIDENTE: Ci sono domande? Si accomodi.
*TESTE Buglioni: Grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo ancora testi?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Vuole girarsi e dire al microfono il suo nome, cognome, luogo e data di nascita e la sua qualifica.
*TESTE Rondinelli: Rondinelli Mario, Firenze, 03/09/58 ispettore di Polizia Municipale.
PRESIDENTE: E residente a Firenze?
TESTE Rondinelli: A Volognano, Rignano sull'Arno. Via di Volognano numero 6.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Rondinelli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Rondinelli, che servizio e dove svolge servizio?
TESTE Rondinelli: Io attualmente sono ispettore di Polizia Municipale a Firenze. E attualmente sono qui al Pino-Madonnone, cioè la zona praticamente del Quartiere 2.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, all'epoca del fatto di cui ci occupiamo, cioè nelle prime ore del mattino del 27 maggio '93...
TESTE Rondinelli: Sì, io ero di pattuglia, praticamente noi abbiamo servizio dalle 19.00 la sera fino alle 01.30. Quindi ero di pattuglia esterna come responsabile del servizio esterno e, niente, quindi coordinavo il servizio delle pattuglie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte quello che è accaduto quella notte?
TESTE Rondinelli: Niente, noi alle 01.00 circa rientriamo per appunto vedere il servizio fatto, le novità e quanto altro. E mentre eravamo proprio nella nostra sala radio lì a Palazzo Guadagni, sentii una botta tremenda, molto forte.
E contemporaneamente, a distanza di pochi secondi, incominciarono ad arrivare telefonate da Palazzo Vecchio dove c'è un nostro corpo di guardia, dalla quale, in maniera abbastanza confusa, ci veniva detto che probabilmente era scoppiata una bomba in piazza Signoria, oppure nel Palazzo. Insomma, all'inizio non si capì molto bene.
Quindi, niente, noi subito immediatamente, pur non avendo un riferimento ben preciso, partimmo in quattro o cinque, quelli che erano già all'interno del palazzo, e ci dirigemmo verso il centro.
Poi via via, strada facendo, ci informavano che probabilmente era un qualcosa che era successo vicino al Ponte Vecchio. E quindi ci portammo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole descrivere alla Corta che cosa lei, man mano che si avvicinava a questo luogo, vedeva? Cosa gli si presentava ai suoi occhi?
TESTE Rondinelli: Cioè... Certamente. Diciamo, prima nel tratto del Lungarno precedente al Ponte Vecchio, vedemmo moltissime macchine, molta gente e poi un grosso, molto fumo nero. Fumo nero che veniva appunto dalla zona poi di via dei Georgofili. Però noi ancora non avevamo individuata.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano lì dei feriti? Delle persone ferite?
TESTE Rondinelli: No, perché noi arrivammo al Ponte Vecchio, ed era già praticamente bloccata la circolazione, perché c'erano ambulanze, macchine della Polizia, macchine borghesi, probabilmente di altre forze di Polizia.
Quindi noi arrivammo lì, e la prima cosa che facemmo immediatamente fu quella di cercare un po' di conducenti dei veicoli per creare un corridoio all'uscita e all'arrivo dei mezzi di soccorso. Poi, personalmente io poi mi recai verso via dei Georgofili. E, affacciandomi dall'arco, vidi insomma le fiamme, vidi già i pompieri in azione e forze di Polizia, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poté constatare qual era, quant'era vasta la zona interessata da questo evento?
TESTE Rondinelli: Io arrivai fino sotto a quell'altro che c'è dal Lungarno. E praticamente, da lì in poi, io vidi tutte macerie. Poi c'era ancora il fuoco, c'era ancora... Praticamente era poco dopo che era successo. Quindi non arrivai dentro...
PUBBLICO MINISTERO: Non si addentrò?
TESTE Rondinelli: No, perché preminentemente mi preoccupai della fase del traffico che era...
PUBBLICO MINISTERO: Disciplinare il traffico...
TESTE Rondinelli: Sì, perché era bloccato proprio completamente. Cioè, non entrava ambulanze, non entrava velocemente. Insomma, c'era più da preoccuparsi di quello, insomma, in quel momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si rese conto di quello che era accaduto?
TESTE Rondinelli: Noi, inizialmente, fummo orientati... Sì, ci rendemmo conto che era scoppiato un qualcosa. E nonostante dicessero che era probabilmente scoppiato per colpa delle tubature del gas, o qualcosa del genere - perché la voce che correva era quella - noi, onestamente, fino dai primi momenti, sentimmo un odore acre proprio di polvere da sparo, di un qualcosa di...
Cioè, la nostra convinzione è che, poteva essere anche il gas, però ecco, rispetto anche ad altre volte dove eravamo stati anche testimoni di altre esplosioni del gas, o qualcosa, non ci sembrava quello, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, io avrei concluso.
PRESIDENTE: Altre domande?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Rondinelli: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, prima di chiudere l'udienza stasera, facciamo venire il signor Tinnirello che deve prestar giuramento quale perito trascrittore.
Si fermi pure lì. Lei, Filippo Tinnirello già qualificato in atti.
Il Presidente le affida l'incarico di procedere alla deregistrazione delle telefonate intercettate di cui alle utenze e di giorni ed ore indicate nell'ordinanza letta questa mattina.
Lei accetta l'incarico? Le telefonate sono molto poche, saranno sì e no una trentina in tutto.
Quanto tempo le occorre?
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dovrebbero essere in italiano. Alla peggiore delle ipotesi, in siciliano. Allora? 20 giorni?
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Il perito chiede il termine di giorni 20. La formula ce l'ha? La legga.
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ha indicato il termine richiesto. Il Presidente concede il termine.
I difensori di parte civile, il Pubblico Ministero, i difensori degli imputati, possono nominare consulenti di parte. Avete i nomi per ora?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
No, Presidente. Né per ora, né per dopo.
PRESIDENTE: Né per ora e né per dopo. Bene.
Data di inizio delle operazioni? Lei deve indicare un giorno, un'ora e un luogo in cui inizierà le operazioni.
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Domani alle nove. Facciamo domani...
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, sì, ho capito.
Il C.T. dichiara che inizierà le operazioni domani, 29 novembre, ore 09.00. Dove?
PERITO Tinnirello: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: In via Boccaccio numero 9, Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente - il Pubblico Ministero parla -.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico, per il perito faccio presente che i nastri delle registrazioni, li potrà ritirare nella nostra segreteria che è...
PRESIDENTE: Quindi, sono praticamente qui.
PUBBLICO MINISTERO: Sono qui, sì.
PRESIDENTE: Nell'aula bunker.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sono nell'aula bunker.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.