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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo chi è presente.
Bagarella Leoluca: rinunciante. Difeso dall'avvocato Ceolan e avvocato Cianferoni. C'è qualcuno dei due? L'avvocato Cianferoni c'è? Io chiamo, non sento. Dov'è nascosto? Avvocato Stefani li sostituisce lei, per favore?
Barranca Giuseppe: rinunciante. Avvocato Barone di Palermo. Sostituito da? Allora, chi sostituisce l'avvocato Barone? Avvocato Stefani.
Benigno Salvatore: presente. Difeso dall'avvocato Farina e avvocato Maffei. Non c'è nessuno dei due? Avvocato Stefani.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti e Falciani, sostituto processuale.
AVVOCATO Falciani: Presente, Presidente.
PRESIDENTE: Dove la trovo? Grazie.
Calabrò Giovacchino.
IMPUTATO Calabrò: Presente.
PRESIDENTE: E' presente? Sì. Difeso dall'avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini, entrambi di Modena, avvocato Cianferoni sostituto processuale. Tutti sostituiti dall'avvocato Stefani.
Cannella Cristoforo: rinunciante. Avvocato Di Peri di Palermo, avvocato Rocchi e avvocato Cosmai. C'è l'avvocato Cosmai, benissimo, grazie.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai, presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Civita Di Russo, avvocato Gentili e avvocato Falciani. L'avvocato Falciani sì.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Grazie.
Ferro Giuseppe, c'è laggiù? Ferro Giuseppe difeso dall'avvocato Anania. Non c'è. Sostituito dall'avvocato Stefani.
Ferro Vincenzo: contumace. Difeso dall'avvocato Traversi di Firenze e avvocato Gennai. C'è qualcuno dei due?
AVVOCATO Falciani: Posso sostituirli io, Presidente.
PRESIDENTE: Sostituiti dall'avvocato Falciani.
Frabetti Aldo: presente. Difeso dall'avvocato Monaco e dall'avvocato Roggero, sostituto processuale e avvocato Usai.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente.
PRESIDENTE: Non la trovo.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente.
PRESIDENTE: Grazie, grazie.
Giacalone Luigi: presente? Sì. Difeso dall'avvocato Dieci di Arezzo, Florio di Firenze, e avvocato Bennati. C'è l'avvocato Bennati e avvocato Florio? Avvocato Stefani li sostituisce.
Giuliano Francesco: rinunciante. Difeso dall'avvocato Farina. Rinunciante è Giuliano. L'avvocato Farina è sostituito da? Avvocato Stefani.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. Non c'è nessuno dei due? Chi li sostituisce, lei avvocato?
AVVOCATO Corsani: Dottoressa Corsani.
PRESIDENTE: Corsani. Grazie.
Graviano Giuseppe: rinunciante. Avvocato Di Salvo, avvocato Pepi e avvocato Ciuffi, sostituto processuale. C'è qualcuno dei tre? Sostituisce Corsani.
Grigoli Salvatore: latitante. Difeso dall'avvocato Stefani che è presente.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, avvocato Alì sostituto processuale. C'è qualcuno dei tre? Nessuno. Avvocato Corsani. Grazie.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina e Maffei. Nessuno dei due è presente? Avvocato Corsani.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e avvocato Bagattini. Nessuno dei due? C'è qualcuno che li sostituisce? Avvocato Corsani.
Messina Denaro: contumace. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti da? L'avvocato che è dietro di lei come si chiama? Maffezzoli, grazie.
AVV. Maffezzoli: Buongiorno.
PRESIDENTE: Tanto per cambiare un po'.
Pizzo Giorgio: presente? E' rinunciante. Avvocato Salvo di Palermo e avvocato Pepi di Firenze. Non c'è nessuno dei due. Avvocato Maffezzoli.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. C'è nessuno dei due? Allora l'avvocato Maffezzoli.
Riina Salvatore: rinunciante. Avvocato Fileccia, avvocato Grillo. C'è l'avvocato Maffezzoli, sostituto processuale.
AVV. Maffezzoli: Sì, buongiorno.
PRESIDENTE: Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Batisti, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Presente.
PRESIDENTE: C'è l'avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Sì.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Difeso dall'avvocato Fortini. Sostituto processuale, avvocato Batacchi.
AVVOCATO: Presidente, sostituisco l'avvocato Fortini.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni. Avvocato Cosmai, sostituisce anche questi per cortesia? Dovrebbe essere una sostituzione momentanea.
AVVOCATO Cosmai: Sì, Presidente, per questo ci sono problemi di incompatibilità.
PRESIDENTE: Avvocato Stefani allora.
Spatuzza Gaspare: latitante. Difeso dall'avvocato Farina. Chi lo sostituisce? L'avvocato Stefani.
Tudino Vittorio: rinunciante. Difeso dall'avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto e avvocato Passagnoli che mi pare ci sia. No, facevo confusione. Avvocato Stefani.
Siamo a posto. Possiamo ridare la parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, riprendiamo la parola per esporre il programma probatorio che intendiamo sottoporre alla Corte per dimostrare le responsabilità degli imputati in ordine cronologico, ultimo fatto di strage di cui ci dobbiamo occupare. Vediamo innanzitutto che cosa è accaduto in via Formellese di Formello nel pomeriggio del giorno 14 aprile 1994. Verranno per primi in quest'aula due testi: si tratta dei signori Rossetti e Costa, indicati nella lista depositata dal Pubblico Ministero e riportata nella parte per l'appunto che riguarda l'attentato di Formello. Cosa diranno queste due persone? Che nel pomeriggio di quel giorno, davanti al terreno di proprietà di uno di questi signori, esattamente del signor Rossetti, verrà avvistata coperto tra delle foglie, dei fili d'erba, un involucro che era posizionato nella canaletta di scolo che fiancheggiava la via Formellese esattamente all'altezza del chilometro 3,800.
Il Rossetti e Costa riferiranno della composizione di questo pacco. Diranno com'era, descriveranno come era composto questo che a prima vista sembrava un pacco e riferiranno in particolare di aver notato, in mezzo a questo pacco, riferiranno per l'appunto della presenza di una batteria del tipo utilizzata nelle autovetture. Descriveranno poi più dettagliatamente quello che hanno visto.
Sentiremo poi Salvatore Contorno. Salvatore Contorno che è un pentito - definiamolo storico - perché insieme a Buscetta è stato l'antesignano dei collaboratori di giustizia, persona che ha contribuito a mettere in piedi, usiamo questa espressione, il primo Maxiprocesso, quello conclusosi per l'appunto con la sentenza del 30 gennaio '92 della quale abbiamo chiesto la produzione.
Contorno in questo caso specifico non lo sentiremo in relazione alle sue conoscenze dell'organizzazione Cosa Nostra. Lo sentiremo per farci dire se frequentava quella zona, quali erano i motivi della sua presenza in quella zona, quali eventualmente le strade, le sue abitudini di vita, i percorsi abitualmente da lui fatti in quella via Formellese.
Sentiremo ancora il signor Benedetti Giuseppe che è il proprietario di una Fiat Uno grigia, targata per l'appunto Roma, ometto il riferimento alla targa, e da lui apprenderemo di aver subìto il furto di questa autovettura, di una Fiat Uno grigia per l'appunto di sua proprietà, che era parcheggiata sulla strada nel quartiere Cento Celle di Roma e che verrà, come sentiremo, rubata nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 1994.
Ascolteremo poi gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria che sono intervenuti sul posto avendo ricevuto segnalazione dai signori Rossetti e Costa e quindi, all'esito di questo contributo conoscitivo professionale ad opera degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria, dimostreremo che in quel giorno gli autori del fatto per l'appunto collocavano un ingente quantitativo di esplosivo questa volta composto da specie esplodenti si dice comunemente da gelatinati da cava, in realtà sono tre specie esplodenti molto particolari: la nitroglicerina, l'ECDN e il TNT, poi sentiremo dai consulenti qual è la caratteristica di queste componenti esplosive.
Che per l'appunto quindi, questo ingente quantitativo di esplosivo veniva collocato nella canaletta di scolo sulla via Formellese, strada che era abitualmente percorsa da Salvatore Contorno, il quale disponeva di una villa, di una piccola villetta nell'abitato di Formello e che per l'appunto esplosivo che nella fase di disinnesco, a seguito dell'intervento degli artificieri dei Carabinieri, esplodeva e cagionava in tal modo dei danni che rappresenteremo attraverso i testi che porteremo in quest'aula.
Sentiremo poi, come al solito, diciamo le persone che, a cagione della loro specifica attività professionale, qualificata, apporteranno, daranno il loro contributo conoscitivo su questo fatto di tipo scientifico. Sentiremo cioè gli appartenenti ai servizi di Polizia Scientifica, le persone quindi che hanno fatto le repertazioni sul luogo del fatto. Sentiremo ancora una volta i consulenti tecnici che riferiranno per l'appunto dei mezzi usati per la commissione di questa che possiamo definire una strage mancata e in definitiva quelle persone che sono menzionate, ancora una volta, per comodità di consultazione di tutti, nell'ultima parte della lista testi depositata il 28 ottobre '96.
Dopo aver dimostrato questo fatto e che quindi in quel luogo, in quel giorno era stata collocata una carica di circa 90 chilogrammi di quell'esplosivo, rappresenteremo alla Corte che i consulenti tecnici daranno modo di far constatare che per l'appunto le modalità di esecuzione di questo fatto deponevano in maniera inequivocabile per l'utilizzo di un telecomando.
Attraverso poi quelli che abbiamo come al solito chiamato i contributi conoscitivi specifici, cioè provenienti dalle persone che quel fatto hanno contribuito a realizzare, attraverso quindi l'esame di alcune persone che in questo processo sono imputate e attraverso l'esame di altre che sono state imputate in questo processo ma che hanno definito la loro posizione con rito alternativo, in particolare mi riferisco all'ex imputato Pietro Romeo, e attraverso quindi l'esame, ancora una volta, di Pietro Carra e di Antonio Scarano ci proponiamo di puntualizzare le responsabilità individuali, sia sotto il profilo organizzativo, sia sotto il profilo più strettamente esecutivo di questo fatto.
Per illustrare i mezzi di prova corroboreranno le affermazioni che la Corte sentirà in questo segmento ultimo della esposizione dei singoli fatti di strage, già anticipo sinteticamente alcuni dei punti che la Corte, che verranno per l'appunto sottoposti alla Corte. Carra: dirà di un carico di esplosivo sul solito autoarticolato, il famoso trattore Volvo. Carico che verrà portato nel magazzino a Palermo della ditta Coprora dalla solita moto Ape dell'imputato Cosimo Lo Nigro.
Dirà quali persone erano presenti a questa operazione. Del viaggio fatto, in questo caso, via mare attraverso l'utilizzo di una nave con tratta Palermo-Napoli e il suo sopraggiungere in una località periferica di Roma. Con chi e dove si incontra Carra, le persone che troverà presenti in questa zona periferica di Roma e quali mezzi verranno utilizzati dai complici in loco per prelevare questo carico.
Riferirà ancora di un ulteriore viaggio, fatto questa volta per consegnare un carico di tegole ordinato da uno dei complici, in particolare da Giacalone, e destinato alla villetta in costruzione che un altro degli imputati di questo processo e cioè Antonio Scarano aveva nelle vicinanze di questo luogo.
Riferirà della sua permanenza per qualche giorno in una villetta. Descriverà la composizione interna ed esterna di questa villetta. L'apprendimento da parte sua, del Carra, del proposito dei complici di eliminare Contorno, delle persone che quindi erano presenti in questa villetta e di quelle che poi sopraggiungeranno e farà anche un accenno alla presenza di alcune donne.
Dirà di esplosivo che trova all'interno di questa villetta e riferirà anche di una operazione di sotterramento di esplosivo nel giardinetto che correda questa villetta.
Dirà anche di aver visto in mano a due dei complici una batteria per autovettura. Dirà anche di un telecomando visto nella disponibilità dei complici. Riferirà di un discorso che ha sentito fare e cioè che per arrivare a Contorno bisognava mettersi dietro, c'era di mezzo... non sarà molto chiaro su questo punto. Comunque sarà chiaro su un punto e cioè che c'era una qualche persona che disponeva di una macchina particolare, cioè di una Ferrari che poteva portare a Contorno.
Riferirà di due sopralluoghi: uno fatto nella presunta - insieme ad alcuni complici, in particolare a Giacalone e ad un altro che è il complice che lo stesso Carra dirà - di un sopralluogo fatto a questa villetta che i complici gli riferivano essere quella di Salvatore Contorno. E un altro sopralluogo in un'altra strada vicina, esattamente sulla via Cassia dove, dal complice, gli veniva indicato un certo appartamento come appartamento essere stato anche questo nella disponibilità di Salvatore Contorno.
Dirà ancora un altro particolare e cioè che per realizzare questo attentato, il luogo di avvistamento del transito del Contorno, per l'avvistamento era stata utilizzata una certa villetta in zona che era in costruzione.
Nel contesto di questo racconto riferirà altri particolari: primo, che nella villetta in costruzione di proprietà di Scarano, lui Carra aveva visto una certa operazione, cioè aveva visto, sotterrato in un canneto adiacente a questa villetta, delle armi.
E poi ancora della sua partenza, dopo questo chiamiamolo soggiorno, e del suo spostamento a Brescia per motivi legati al suo lavoro e anche per motivi di carattere familiare. Dirà che la moglie stava a Milano, o da quelle parti per motivi diciamo di tipo privato.
Riferirà di un altro particolare e cioè di una contravvenzione in quel di Brescia che aveva subìto per la perdita del carico trasportato.
E poi ancora del dissotterramento e di un nuovo occultamento dell'esplosivo di cui aveva saputo in tempo di poco successivo all'arresto di Giacalone e Scarano, del quale arresto abbiamo già parlato, arresto che risale al 3 giugno 1994. Quindi Carra riferirà: 'io ho sentito dire che c'era qualcuno che si era mosso per spostare dell'esplosivo che era rimasto lassù'.
Scarano. Punti che ci interessano ai nostri fini, per l'esposizione degli ulteriori mezzi di prova, cosa dirà? Primo: di avere appreso da uno dei complici, in particolare da Gaspare Spatuzza, del progetto di eliminare Contorno.
Due: i sopralluoghi che insieme a Spatuzza egli, Scarano, aveva fatto sulla via Formellese nei pressi di un certo cimitero.
Terzo: dirà di una villetta ubicata a Capena - che è un piccolo comune alla periferia di Roma, vicino Formello da una parte e vicino Fiano Romano dall'altra - villetta che doveva servire come base per questo attentato. E dirà anche della frequentazione di alcune donne in questa villetta.
Riferirà del trasporto dell'esplosivo fatto da Carra e di un precedente viaggio alla sua villetta, quella in costruzione, a Fiano Romano per farsi portare delle tegole che a Palermo gli erano state procurate da un complice, in particolare da Giacalone.
Riferirà anche, Scarano, di quale mezzo - in particolare di un fuoristrada, di cui disponeva lo Scarano - con cui l'esplosivo era stato trasbordato dal camion per poi essere portato nella villetta che doveva essere utilizzata come base.
Dirà di come questo esplosivo era stato custodito.
Dirà della presenza nella villetta di altro esplosivo. Altro esplosivo che dirà essere quello proveniente, di risulta, dal fallito attentato all'Olimpico di cui abbiamo parlato ieri pomeriggio.
Descriverà i preparativi dell'attentato. Dirà Scarano di un primo tentativo fallito di attentato ai danni di Contorno.
Dirà di un secondo tentativo. Dell'adoperarsi, da parte dei complici, per procurarsi una batteria d'autovettura. E dirà anche che nell'approntamento di questa operazione aveva anche notato che veniva composta una certa scatola metallica che descriverà.
Dirà quali persone erano presenti in entrambi questi tentativi. Dirà anche, Scarano, di una cassetta contenente delle armi che era stata sotterrata nel famoso canneto adiacente la sua, di Scarano, villetta in costruzione.
Dirà ancora che queste armi, custodite in questa cassetta, provenivano da un furto ai danni di un collezionista di armi.
Dirà ancora che un'altra parte di esplosivo verrà nascosta nella abitazione di un altro dei complici e cioè di Aldo Frabetti, che abita anch'egli diciamo alla periferia di Roma.
Avremo ancora un ulteriore contributo conoscitivo di primo grado, diretto, ad opera per l'appunto di Romeo Pietro. Su Romeo Pietro che abbiamo già citato anche nel corso dell'esposizione di ieri, rimandando a questo punto la definizione del personaggio, occorre spendere due brevissime parole: chi è? E' un soggetto innanzitutto che ha partecipato, per come ora rappresenterò, all'attentato a Contorno. E' stato arrestato il 15 novembre del 1995 con l'accusa di associazione di stampo mafioso ed altri gravi delitti. Praticamente, non appena arrestato, ha iniziato a collaborare.
Come primo atto della sua collaborazione, oltre a confessare una serie innumerevole, notevole, considerevole di fatti di sangue, di omicidi, dà un segno tangibile della sua volontà di collaborazione facendo ritrovare nel territorio di Capena, esattamente in contrada Le Piane, un quantitativo di tritolo pari al peso di 123 chilogrammi.
Darà un contributo immediato per la cattura di altre tre persone che erano rimaste latitanti e che sono anche imputate in questo processo. Mi riferisco in particolare, per quanto ci riguarda, a Lo Nigro Cosimo e Giuliano Francesco, che erano già latitanti a altri provvedimenti cautelari che erano stati adottati nel corso di queste indagini.
Romeo ha diversi trascorsi per rapina e praticamente, dopo la sua scarcerazione che avviene ai primi di febbraio del 1994, intrattiene rapporti strettissimi in pratica con tutto il quadro esecutivo degli autori delle stragi del '93-94. Ed anche, per così dire, con alcuno degli imputati di questo processo che appartiene alla fascia del quadro dei mandanti.
Cosa dirà Pietro Romeo sempre ai fini che interessano per l'introduzione degli ulteriori mezzi di prova?
Primo: che era stato lui presente nel famoso magazzino di Carra insieme ad altro complice per caricare l'esplosivo sul camion del Carra; i contatti che aveva avuto con un complice, precisamente con Giacalone; e di un viaggio fatto insieme allo stesso, via mare, sulla tratta Palermo-Napoli, su una certa macchina che lui indica essere una FIAT Uno bianca appartenente al fratello di un altro degli imputati ed esattamente al fratello dell'imputato Grigoli Salvatore latitante.
Dirà che questo viaggio era stato fatto sotto un nome particolare, cioè utilizzando lo pseudonimo di Luciano, e che questo viaggio era stato fatto per trasportare della gelatina.
Dà un ulteriore particolare: siccome era stato, come avevo appena accennato, scarcerato mi pare il 1 e 2 febbraio del '94, ma contemporaneamente era stato sottoposto, Romeo, all'obbligo di firma nei giorni dispari: lunedì, mercoledì e venerdì, dirà che questo viaggio, Palermo-Napoli con destinazione poi vedremo villetta di Capena alla periferia di Roma veniva fatto nei giorni in cui per l'appunto non aveva l'obbligo della firma e in tempo per rientrare il lunedì successivo per apporre la firma.
Romeo ci dirà quali persone trova in questa ora famosa villetta; ci dirà della localizzazione di Contorno che era avvenuta per il tramite di una persona che aveva una Ferrari. Dirà dei sopraluoghi fatti e di un movente, perlomeno per come lo apprende lui, e cioè che Contorno, oltre al fatto di essere il pentito storico, era anche ritenuto negli ambienti di Cosa Nostra, probabilmente con sentenza inappellabile, ritenuto l'autore dell'omicidio del padre dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, imputati in questo processo.
Dirà di quali autovetture vedrà in questa villetta; dirà anch'egli di aver saputo che c'era stato un primo tentativo ai danni di Contorno in un periodo ancora a lui, Romeo, era ancora detenuto. Quindi in un'epoca di poco anteriore al 1 febbraio '94.
Dirà della persona che materialmente aveva attrezzato, preparato l'esplosivo - e cioè Lo Nigro - e dirà anche delle ragioni per cui questo attentato sarebbe fallito.
Dirà ancora Romeo chi e quando gli darà, successivamente all'arresto di Giacalone e Scarano 3 giugno '94, disposizioni per spostare l'esplosivo che era residuato da queste operazioni.
Dirà di aver fatto questa operazione insieme ad un complice, ad un altro dei complici, sempre il solito Giuliano. E dirà di aver saputo che una parte ulteriore dell'esplosivo era andata a finire nelle mani di Scarano.
Dirà ancora una volta con quali mezzi questo viaggio verrà fatto insieme al complice Giuliano. Quindi per spostare l'esplosivo.
In questo contesto ci avvarremo dell'ulteriore contributo - anche in questo caso diretto dei fatti - che proviene da un'altra persona. Si tratta esattamente di Monticciolo Giuseppe.
Chi è Monticciolo Giuseppe? Brevissimamente: è una persona che appartiene alla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato. E' la persona che ha curato, fino al momento del suo arresto, di Monticciolo, la latitanza di un altro imputato di primo piano di questo processo. E cioè di Giovanni Brusca, del quale praticamente è stato l'uomo di maggior fiducia. Tanto che ha avuto modo di gestire, Monticciolo, un arsenale terrificante che è stato ritrovato grazie alle sue indicazioni.
Cosa ha fatto Monticciolo per Cosa Nostra? E' uno di quelli che ha partecipato prima al sequestro e poi alla uccisione di un altro collaboratore che sentiremo in quest'aula, e cioè del piccolo bambino di dieci anni del collaboratore Di Matteo Mario Santo.
Fra l'altro Monticciolo ha compiuto numerosi gravi fatti di sangue, quindi numerosi omicidi, assieme ad un altro degli imputati di questo processo. E cioè a Leoluca Bagarella.
Ha iniziato a rendere dichiarazioni, Monticciolo, praticamente nei primi mesi di quest'anno mentre era detenuto dopo essere stato, per l'appunto, arrestato all'inizio dell'anno.
Quale contributo offrirà, conoscitivo, Monticciolo per la ricostruzione di questa vicenda? Dirà di aver prelevato da questo deposito. Noi abbiamo ieri, il collega Chelazzi ha illustrato la parte e le produzioni relative al sequestro dell'arsenale - terrificante è eufemismo dire - che è stato ritrovato grazie a queste dichiarazioni.
Dirà di aver prelevato da questo arsenale, su indicazione e su richiesta di Brusca, dell'esplosivo che era utilizzato, che era destinato a uomini - dirà così - di fiducia di Bagarella che si trovavano fuori dalla Sicilia per far fuori Contorno.
Avremo poi, sempre sotto il profilo dichiarativo, ulteriori contributi, in questo caso di secondo grado, dall'interno di Cosa Nostra. Si tratta quindi di persone che non hanno vissuto in prima persona la vicenda, ma hanno avuto notizie, per così dire, di prima mano dagli altri appartenenti all'organizzazione.
Chi sentiremo? Sentiremo ancora una volta Antonio Calvaruso. La presentazione di questo personaggio l'abbiamo già fatta ieri. La richiamo sinteticamente: era l'autista di Bagarella fino al giorno in cui Bagarella viene arrestato il 25 giugno '95.
Cosa dirà Calvaruso? Sempre dirà delle confidenze ricevute dallo stesso Bagarella. E cioè, primo: che Bagarella gli aveva detto che si stava preparando un qualcosa che avrebbe fatto contenti tutti i carcerati.
B: una volta fallito questo attentato del 14 aprile '94, dirà che l'organizzazione di questo attentato era stata curata da un altro degli imputati presenti in quest'aula e cioè da Antonino Mangano.
Nel corso di quella comune detenzione nel carcere di Rebibbia con un altro dei nostri imputati, cioè con Giacalone, dirà di aver saputo dallo stesso Giacalone che, per Contorno, si erano mossi lo stesso Giacalone, una persona che viene chiamata "Olivetti" e che poi vedremo essere imputato Giuliano Francesco, Spatuzza e Romeo che ci era stato una prima volta.
Che l'esplosivo utilizzato per questo attentato, o comunque di cui si disponeva in questa villetta era stato sotterrato nel giardino di questa villetta alla periferia di Roma; gli racconta Giacalone a Calvaruso di un viaggio che era stato fatto in prossimità del trasporto dell'esplosivo a favore di Scarano per il trasporto di un carico di tegole; che ancora una volta Calvaruso riferirà che aveva capito che per arrivare a Contorno c'era di mezzo uno che aveva una Ferrari.
Ancora: un ulteriore contributo di questo tipo lo darà un'altra persona che abbiamo indicato nella lista per essere sentito ai sensi dell'articolo 210. E cioè Tullio Cannella.
Chi è Tullio Cannella? E' un imprenditore nel settore dell'edilizia; è uno che ha appartenuto alla famiglia mafiosa di Brancaccio; è la persona che per mesi ha curato la latitanza di Leoluca Bagarella a partire dal giugno del 1993.
Cosa dirà Cannella? Dirà, in particolare, di aver saputo che Contorno era stato, fra l'altro, condannato a morte perché ritenuto l'assassino del padre dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano.
Ancora, su questo fatto sentiremo un'altra persona: Ciaramitaro di cui abbiamo già parlato ieri. Persona che era vicina all'ambiente mafioso, appartenente all'ambiente mafioso di Brancaccio, pure egli a contatto stretto con gli esecutori materiali di questi fatti, il quale dirà dal suo punto di vista: confermerà il racconto di Romeo dal quale ha ricevuto, aveva ricevuto confidenze in relazione a questo fatto; dirà di un primo tentativo che era andato a vuoto sempre ai danni di Contorno; dirà di aver saputo che c'era stato un viaggio, un trasporto di tegole da Palermo alla periferia di Roma; che uno di questi viaggi era stato fatto utilizzando l'autovettura di uno dei fratelli degli imputati. E cioè, ancora una volta, di Grigoli; che Romeo si era spostato quando non aveva l'obbligo, nei giorni in cui non aveva l'obbligo di firmare e che a Roma questo gruppo di attentatori partiti da Palermo si erano appoggiati ad una persona che veniva chiamata, a causa della sua somiglianza con il personaggio citato, che veniva chiamato per l'appunto "Saddam", come il dittatore iracheno.
Vedremo che poi, nel corso del dibattimento, dimostreremo che questo sarà il soprannome che era stato affibbiato a Scarano.
Dirà ancora che l'organizzazione di questo attentato era stata per così dire curata da Mangano. Anche Ciaramitaro dirà di aver saputo che questo, che Contorno era ritenuto uno degli, era ritenuto l'assassino del padre dei Graviano e che in quel periodo egli, Ciaramitaro, aveva consegnato ad una delle persone che si erano portate su Roma, cioè a Giuliano, degli spadini.
Cosa sono gli spadini? Sono essenzialmente degli strumenti, dei piccoli... che servono per aprire le serrature delle autovetture.
Ancora, sotto questo aspetto: sentiremo due altre persone e cioè Pasquale Di Filippo e Calogero Ganci.
Chi è Pasquale Di Filippo? E' la persona anch'egli appartenente alla famiglia mafiosa di Brancaccio che ha fatto parte di quello che veniva chiamato dagli appartenenti a questo gruppo, ha fatto parte del cosiddetto gruppo di fuoco della famiglia di Brancaccio. Sostanzialmente un gruppo di persone che opera nella commissione di una serie terrificante di omicidi.
Ovviamente Pasquale Di Filippo si è accusato di una serie considerevole di questi omicidi e fa parte di questo gruppo a partire dalla seconda metà del '94.
Quindi è a contatto con alcuni degli imputati nostri a partire da questo periodo; quindi in epoca successiva ai fatti di cui ci occupiamo. Ma a causa di questa sua vicinanza ha motivo di ricevere anch'egli notizie da alcune delle persone che questi fatti hanno materialmente compiuto.
E' la persona, attraverso le cui indicazioni, il 25 giugno '94 verrà arrestato Bagarella, verrà arrestato Mangano, verrà arrestato Calvaruso, verrà arrestato Cannella. Questi ultimi due poi, a loro volta, divenuti collaboratori.
Pasquale Di Filippo è importantissimo, perché come dimostreremo nel corso del dibattimento, ha notizie talmente precise, dettagliate- sia pure de relato - che vedremo poi si riveleranno confermate da una serie anche di materiale di tipo documentale.
Cosa dirà Pasquale Di Filippo? Sostanzialmente confermerà quello che è la ricostruzione di questo fatto, di questo attentato ai danni di Contorno ricevendo le confidenze di uno che aveva partecipato a questo fatto. E cioè all'imputato latitante Salvatore Grigoli col quale aveva diviso la latitanza per un certo periodo.
Ultimo contributo di secondo grado ci proverrà dalle dichiarazioni di Calogero Ganci.
Chi è Calogero Ganci? E' un uomo d'onore, quindi un appartenente a Cosa Nostra nella famiglia della Noce. Si tratta di una delle famiglie di Palermo città. E' il figlio del capomandamento in carica; è fratello di altro uomo d'onore della stessa famiglia mafiosa.
Cosa ha fatto Calogero Ganci? Tra l'altro è una delle persone che ha partecipato alla strage di Capaci. Ha iniziato a rendere dichiarazioni mentre era in corso il dibattimento relativo a questo grave fatto di sangue, praticamente nell'estate di quest'anno, del '96.
Cosa dirà Calogero Ganci? Riferirà di essere stato detenuto per un certo periodo nel carcere di Spoleto insieme ad un altro degli attuali imputati. Insieme a Salvatore Benigno, per l'esattezza. E dirà di quanto riferitogli da Benigno in relazione al suo coinvolgimento in questo fatto egli dirà anche che armi erano state nascoste in un terreno nella disponibilità di un altro dei nostri imputati e cioè di Aldo Frabetti.
Ancora: da Alfredo Bizzoni, che è la persona che più volte abbiamo citato anche ieri a proposito degli appartamenti, in particolare dell'appartamento di via Di Redaua, cosa apprenderemo? Apprenderemo che, nel periodo in questione, a Roma erano presenti le persone che ieri abbiamo ricordato, il collega Chelazzi ricostruendo il quadro probatorio relativo in particolare all'attentato del 27 luglio a Roma, i due attentati alle chiese il 27, aveva avuto presentate le persone che gli erano state presentate come nipoti di Scarano.
Questo Bizzoni dirà, per l'appunto, che questi famosi nipoti saranno da lui visti a Roma nel periodo che ci interessa.
Dirà di avere dato in uso una sua moto ad una di queste persone che venivano indicate con questo termine, con quest'appellativo di "nipoti" e in particolare a Gaspare Spatuzza, il quale gli diceva che doveva andare sulla Cassia per andare a trovare un amico. In riferimento a questa via - sulla Cassia - sarà importante per le produzioni che ci accingeremo a descrivere.
Che questa presenza di questi nipoti è concomitante con una vicenda che ci porterà poi ai capi di imputazione di cui rispondono, tra gli altri, Santamaria Giuseppe e Scarano Massimo. E cioè: con l'acquisto di alcune autovetture presso una certa concessionaria di Roma, la SIV Auto. Vetture che, come vedremo, verranno acquistate il 16 aprile del 1994.
Ancora: dirà Bizzoni di avere ospitato questi nipoti di Scarano anche in una sua - di Bizzoni - villetta che ha in quel di Torvaianica.
Chiederemo poi, per quanto possa valere, l'esame di uno di questi imputati. E cioè di Giacalone Luigi. Il quale dirà di essersi adoperato per aver fatto il trasporto di tegole di cui parlava Carra e di cui parlava Scarano; dirà della presenza in quel periodo a Roma di Cosimo Lo Nigro e di Giuliano Francesco; confermerà di aver frequentato per un certo periodo una certa villetta a Capena insieme a delle donne. Ammetterà di aver rubato l'autovettura di cui accennavo in precedenza, e cioè quella FIAT Uno di colore grigio rubata a Centocelle a Benedetti.
E veniamo ora ai mezzi di prova che vengono specificamente a corredo di queste affermazioni.
Prima produzione: chiediamo che venga acquisito la copia del contratto di affitto di locazione, per la precisione è detto di "Locazione ad uso transitorio" relativo ad un villino sito in località Pastinacci del Comune di Capena. Contratto che è stipulato da Antonio Scarano.
Questo contratto è stato rinvenuto, la copia di questo contratto è stata rinvenuta all'interno del cassetto portaoggetti dell'Audi 80 di Scarano di cui diremo.
Attraverso quanto sentiremo anche dai consulenti, vedremo che sono state sequestrate e repertate nel giardino di questa villetta di Capena delle cordicelle che il consulente merceologico ci dirà essere identiche alle cordicelle che concorrono al confezionamento dell'esplosivo, i 123 chilogrammi fatti trovare in località Le Piane del Comune di Capena. Rappresento alla Corte che queste due località: Le Piane e Pastinacci, Pastinacci c'è la villetta di cui stiamo discutendo; Le Piane sono praticamente vicine. Ci dirà il consulente, esattamente la dottoressa Bellomo, indicata nell'ultima parte della lista, la identità merceologica di queste cordicelle.
Attraverso i verbali di cui già dispone la Corte dimostreremo per l'appunto che è il sequestro dell'esplosivo fatto su indicazione di Romeo fra il 15 e il 16 novembre del '95.
Ancora: attraverso il verbale di sequestro operato i 1 febbraio '96 presso la abitazione di Aldo Frabetti, dimostreremo come a casa di Frabetti venisse custodito dell'altro esplosivo e delle altre armi.
Sui viaggi fatti da Carra abbiamo già indicato ieri le produzioni relative ai viaggi in genere fatti sulla tratta con le tre compagnie di navigazione: la Via Mare, la Grandi Traghetti e la Tirrenia.
Ancora: a proposito del viaggio delle tegole produrremo - è indicato al punto 54 della nostra lista - la bolla di accompagnamento datata 23 marzo '94 intestata alla ditta Autotrasporti Sabato Gioacchina che è relativa al trasporto di un carico di tegole. Per quanto possa occorrere, al punto 55 avremo, produrremo il tabulato della lista delle merci dei passeggeri imbarcati in relazione a questo viaggio del 23 marzo '94. Ancora una volta vedremo che su questa nave sarà stato caricato l'autoarticolato targato Torino 52079.
Ancora: produrremo - ed è indicato al punto 52 - la copia della contravvenzione che Pietro Carra, viene elevata a Pietro Carra in data 7 aprile '94 in quel di Brescia, per l'appunto dalla Polizia Stradale.
Chiederemo un altro mezzo di prova. Ancora una volta qui chiederemo la acquisizione e la trascrizione di alcune conversazioni telefoniche intercettate in particolare sulla utenza di casa Carra.
Si tratta di poche telefonate. Faccio un breve accenno del perché Carra aveva, in quel periodo, il telefono sotto controllo. Queste telefonate risalgono al marzo-aprile '94. Carra era già, per così dire, nel mirino della Procura per il famoso contatto cellulare con Spatuzza in relazione al fatto di Firenze. Quindi ecco spiegato come mai a quell'epoca Carra era sottoposto ad intercettazioni telefoniche.
Si tratta quindi di una decina, quindicina di telefonate che vanno dal 23 marzo '94 al 31 marzo del '94. Ci riproponiamo di provare, attraverso la acquisizione, la trascrizione di queste telefonate, come in quei giorni Carra fosse fuori dalla Sicilia e come fuori dalla Sicilia, nei giorni successivi, sarà anche la moglie.
Ci proponiamo poi di dimostrare, attraverso la produzione del cellulare in uso a Carra, come il cellulare Carra, in certi giorni, abbia operato sotto il ponte radio RM4 che individua il territorio di Formello dove per l'appunto è compresa la villetta di Capena di cui si sta parlando.
Poi, attraverso il verbale di sequestro che è agli atti del fascicolo del dibattimento, dimostreremo come effettivamente nel canneto sottostante la villetta in costruzione di proprietà di Scarano sia stata trovata e poi sequestrata una cassetta rivestita di materiale impermeabile che aveva contenuto quelle armi.
Ancora: coi verbali di sequestro che abbiamo già indicato nella relazione di ieri del 3 giugno '94, quindi verbali di sequestro fatti quando Scarano e Giacalone insieme al porto di Palermo vengono arrestati, quindi producendo questi documenti, ci ripromettiamo di provare come siano state sequestrate delle pistole a Scarano. Una delle quali proveniente da un furto ai danni di un certo signor Gaudini Rodolfo che sentiremo in quest'aula, collezionista di armi. Per l'appunto sentiremo il signor Gaudini che ci dirà del furto subìto nel suo appartamento e di come una di quelle armi, quella sequestrata a Giacalone, fosse per l'appunto una delle sue armi.
Ancora: sentiremo gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria che diranno i giorni in cui Romeo andava a firmare al Commissario di Brancaccio. Esattamente i giorni di lunedì, mercoledì e venerdì. Attraverso la testimonianza ancora degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria e attraverso i documenti relativi agli imbarchi ci ripromettiamo di provare come, nei giorni compresi fra l'8 aprile '94: venerdì, e 10 aprile 1994: domenica, è stata imbarcata sulla motonave che batte la rotta Palermo-Napoli una autovettura FIAT Uno bianca, con una certa targa, che è intestata a Grigoli Francesco, fratello dell'imputato Grigoli Salvatore. Autovettura che, dimostreremo, è stata acquistata a Roma da Giacalone Luigi e presa in carico nel registro del suo autosalone. Giacalone, se non lo abbiamo detto finora, fa il commerciante di autovetture.
Quindi, questa macchina era stata comprata a Roma nel marzo del '94, presa in carico da Giacalone e venduta al fratello del nostro attuale imputato latitante, Salvatore Grigoli.
Bene, questa autovettura risulterà imbarcata nei giorni 8-10 aprile 1994, l'autovettura è accompagnata dalla persona che si presenta a nome Luciano. Produciamo, quindi, la parte del materiale sequestrato a Giacalone il 3 giugno 1994, per l'appunto, da cui risulta, dal cui registro risulta inserita anche questa autovettura.
Ancora, attraverso gli ufficiali di Polizia Giudiziaria dimostreremo come un passeggero di nome Luciano ha volato, da Roma a Palermo, il giorno 7 aprile 1994.
Ancora, attraverso le testimonianze di alcuni ufficiali della Polizia Giudiziaria, in particolare della DIA, dimostreremo come tra il 10 e l'11 giugno 1994, quindi in epoca di poco successiva all'arresto di Giacalone e Scarano a Palermo, una autovettura, esattamente l'autovettura della seconda moglie del padre dell'imputato Giuliano Francesco - si tratta di una autovettura Renault 19 - abbia fatto questo spostamento dalla Sicilia a Napoli.
Produciamo quindi tutta una serie di documenti, ed esattamente la lista dei passeggeri delle auto al seguito della Tirrenia nella tratta Palermo-Napoli. Si tratta della produzione di cui al punto 49-a della nostra lista.
Ancora, ulteriore lista della Tirrenia nella tratta Napoli-Palermo, punto 49-b.
Il biglietto con il nominativo Giuliano, datato 10 giugno '94, e ancora un altro biglietto datato 11 giugno 1994.
Attraverso, poi, il verbale di sequestro che è già agli atti del fascicolo del dibattimento, vedremo come all'interno della villetta di Capena siano stati sequestrati, in data 5 maggio '95, due di quegli oggetti che ho indicato come spadini; cioè di quei mezzi che servono per aprire le autovetture.
Ancora, attraverso la testimonianza del proprietario della villetta, dell'epoca, il signor Alei, dimostreremo come fino a tutto oltre il giugno del 1994, quindi l'affitto a Scarano, la villetta non sia mai stata abitata da alcuno, nemmeno ovviamente dal proprietario. Ecco spiegato anche il senso della testimonianza richiesta del signor Alei.
Poi, ancora, producendo i tabulati relativi alle utenze telefoniche di alcuni degli imputati di cui già ho parlato, e cioè di Carra, del cellulare in disponibilità di Lo Nigro, del cellulare in disponibilità di Giacalone, ci ripromettiamo di dimostrare come, nei giorni in cui veniva preparato ed eseguito l'attentato del 14 aprile '94, i cellulari in questione fossero operativi sotto il ponte radio RM4, che identifica il territorio di Formello, nella cui cellula base rientra anche quella di Capena.
Si tratta, quindi, dei tabulati delle utenze relative al tabulato intestato all'autosalone G&G di Giacalone, in due periodi. E, ancora, di un terzo periodo, sempre del cellulare intestato Auto G&G.
Ancora, ancora una volta dovremmo chiedere la trascrizione e l'acquisizione di alcune conversazioni telefoniche, questa volta intercettate sulla utenza sempre dell'autosalone G&G di Giacalone. Si tratta di una decina di conversazioni, che abbiamo puntualmente specificato nel nostro elenco; conversazioni intercettate tra il 22 aprile '94 e il primo maggio '94. Perché sono rilevanti e perché ne richiediamo la trascrizione? Perché da queste conversazioni, da alcune di queste telefonate, si documenterà come vi fossero stretti rapporti tra alcuni degli imputati di questo processo, e serviranno anche da riscontro a una certa affermazione che proverrà da Romeo Pietro. E cioè quello di essere stato, insieme a Scarano, a Giacalone e ad altri degli attuali imputati, in una villetta in quel di Tre Fontane, località Tre Fontane, durante proprio il periodo in questione.
Ancora, abbiamo chiesto, ma le abbiamo già citate, l'audizione dei testi Cantale Simonetta e Daniela, di Anna Pagnozzi, di Liberati Giuseppe, di Milan Matilde, Greco Rosalba e Bendia Roberta. Queste persone riferiranno tutte della presenza in Roma, fra l'altro anche nella villetta in questione, tra gli altri di Giacalone e di altri degli imputati a cui questo fatto è attribuito.
Poi, abbiamo una serie di produzioni che si riferiscono specificamente al fatto che l'obiettivo, quindi diciamo alcuni riferimenti fattuali all'obiettivo Contorno. Primo documento: si tratta, posto che Carra nel corso di uno dei suoi verbali di interrogatorio, e con testuali indicazioni, aveva indicato come luogo appartenuto a Contorno, di cui i complici gli dicevano essere appartenuto a Contorno, un certo appartamento nella famosa via Cassia, di cui vi ho ricordato; produrremo la copia del verbale di perquisizione del 7 aprile 1982, eseguito dalla Squadra Mobile di Roma, perquisizione che all'epoca era stata disposta a carico di Salvatore Contorno proprio in quell'indirizzo.
Ancora, la villetta che Carra ci aveva indicato verrà confermata come essere effettivamente la villetta dove abitava Salvatore Contorno, e ciò dimostreremo attraverso la testimonianza degli ufficiali della DIA che hanno eseguito l'accertamento.
Ancora, torniamo alla famosa Ferrari di cui più volte si è sentito parlare. Introdurremo in quest'aula il signor Claudio Daguanno. Chi è Claudio Daguanno? E' una persona che abita nella stessa strada in cui è ubicata l'abitazione, era ubicata l'abitazione di Salvatore Contorno; persona che dirà dispone di una autovettura Lancia Thema Ferrari.
Ancora, e la vicenda così, in termini probatori, slitta, per così dire, e si intreccia con gli elementi di prova residuali in relazione ai capi di imputazione T, U, V e Z, relativi in particolare ai delitti di favoreggiamento e detenzione di esplosivo contestati a Santamaria Giuseppe e Scarano Massimo.
Quindi, si tratta di riscontri che hanno a che fare sia col furto della famosa autovettura FIAT Uno grigia, sia in relazione alla movimentazione di questa autovettura.
Ancora, qui bisogna fare brevissimamente cenno a un dato. Da Romeo, cosa apprenderemo? Che quando arriva egli, Romeo, in questa villetta, vedrà due macchine. Dice: 'io ho visto una autovettura, una FIAT Uno, e una Regata targata Salerno'. La Regata targata Salerno è stata sequestrata, è una delle autovetture appartenenti ad Antonio Scarano.
Dirà Romeo di aver chiesto al Giacalone, con cui era arrivato nella villetta: 'sono rubate, queste macchine?'. Avrà la risposta da Giacalone che una, solo la FIAT Uno, era per l'appunto rubata.
Segnaliamo - dimostreremo attraverso i documenti, attraverso gli accertamenti della Polizia Giudiziaria - che Romeo giunge a Roma nella villetta nella mattina del 9 aprile '94, e il furto dell'autovettura è invece del 5, nella notte tra il 5 e il 6 aprile del '94. Segnalo alla Corte, ancora una volta, che all'interno della villetta verranno sequestrati, nel maggio del '95, due spadini, due di quegli attrezzi.
Ancora, dalla teste Cantale, che abbiamo più volte citato in occasione sia delle sue frequentazioni alla villetta di Capena, sia all'appartamento di via di Redaua, apprenderemo come ella abbia visto all'interno, nel giardinetto antistante questa villetta, una FIAT Uno di colore grigio.
Ancora, e qui spieghiamo le produzioni relative, in particolare, alla copia del registro di carico e scarico delle autovetture dell'autosalone G&G. Nel registro di carico di questo autosalone figurano annotate sette autovetture, sei delle quali risultano acquistate presso la SIV Auto, di cui accennavo prima; e la settima autovettura risulta essere di proprietà di una certa signora Fiori Patrizia.
Che cosa ci ripromettiamo di dimostrare, attraverso questi documenti? E attraverso l'ulteriore esame di altre persone indicate nella lista testi? Che questa settima autovettura altro non è che l'autovettura proveniente dal furto ai danni del signor Benedetti, che da Roma è arrivata a Palermo con le targhe dell'autovettura di questa signora, Fiori Patrizia. Ecco spiegati alcuni dei capi di imputazione: T, U, V, Z.
Cosa introdurremo davanti a questa Corte? Primo, la testimonianza del signor Arturo Fionda. Chi è Arturo Fionda? E' il camionista che ha curato il trasporto di queste autovetture. Che cosa dirà Arturo Fionda? Primo, dirà - ricostruirà il giorno esatto in cui viene contattato - dirà che il 15 aprile 1994 verrà contattato dall'imputato Giuseppe Santamaria; il quale gli chiedeva se era disponibile a effettuare un trasporto di autovetture in Sicilia.
Dirà, Fionda, di essere andato presso questa concessionaria, la SIV Auto; di aver trovato lì Giuseppe Santamaria, l'altro imputato Massimo Scarano, e una terza persona che riconoscerà nel famoso signor Alfredo Bizzoni, tante volte già citato. Dirà che durante il trasporto di queste autovetture aveva, anch'egli, subìto una contravvenzione dalla Polizia Stradale di Messina. Dirà di aver caricato sulla bisarca delle autovetture, sì, in uno stato... erano delle autovetture usate, ma in perfetto stato, marcianti. Già la produzione della contravvenzione, dimostreremo che sulla bisarca non hanno viaggiato sei macchine, come riportava la bolla di accompagnamento proveniente dalla SIV Auto; bensì, ancora una volta, sette autovetture.
Ecco perché spiegate le produzioni, sia della bolla di accompagnamento delle sei auto, sia ancora la copia della contravvenzione elevata dalla Polizia Stradale di Messina, a carico del Fionda, da cui si rileva che in realtà le macchine trasportate erano sette.
Sentiremo poi la signora Fiori Patrizia. Chi è la signora Fiori Patrizia? E' la domestica del signor Alfredo Bizzoni. Dirà che aveva dato in prestito, in uso per un giorno la propria autovettura, una FIAT Uno, a Bizzoni; che Bizzoni aveva avuto un incidente che aveva distrutto questa auto; e che il giorno 16 aprile '94 Bizzoni gli aveva fatto firmare una sorta di dichiarazione di esonero dalla responsabilità, con cui Fiori Patrizia vendeva l'autovettura al signor Giacalone Luigi.
Ecco spiegato, allora, perché intendiamo produrre la copia di questa dichiarazione esattamente di esonero di responsabilità, relativa alla vendita di questa autovettura, che passa di mano da Fiori Patrizia a Giacalone Luigi.
Vi è anche allegato il rapporto relativo all'incidente stradale che Bizzoni aveva avuto con questa macchina. Intendiamo, poi, produrre le foto di questa autovettura appartenuta alla signora Fiori Patrizia, che ci vennero consegnate dalla stessa Fiori al momento in cui era stata interrogata dalla DIA; foto che attestano lo stato di questa autovettura. Praticamente dimostreremo, attraverso queste foto, che l'autovettura è totalmente distrutta dall'incidente.
Ancora - ma la produzione l'abbiamo già, il teste l'abbiamo già indicato, quando ieri il dottor Chelazzi rappresentava gli elementi di accusa in relazione alla vicenda dello stadio - sentiremo, ancora una volta, il signor Bruno Moroni, che è quello che ha uno sfascio di autovetture. Il quale riferirà di aver ricevuto presso il suo sfascio un'autovettura in uno stato, diciamo, definitivamente inservibile; di aver consegnato bloccasterzo e targhe di questa autovettura a delle persone che gli erano state mandate, e sentiremo da chi.
Poi, ancora, intendiamo introdurre un altro mezzo di prova. Cioè produrremo il cellulare intestato a Santamaria Agostino, padre dell'imputato Santamaria Giuseppe. Attraverso una chiamata che emerge da questo tabulato, esattamente il giorno 16 aprile '94, intendiamo provare come Santamaria avesse contattato Moroni in relazione a questa vicenda.
Ancora, ma il documento l'abbiamo già citato, verrà prodotto tra i documenti sequestrati, acquisiti dai Carabinieri al momento dell'arresto di Giacalone, il biglietto da visita della ditta Moroni Bruno trovato nella disponibilità di Giacalone.
Infine, attraverso il sequestro avvenuto il 23 giugno '95 a Palermo, sequestro che è agli atti del fascicolo del dibattimento, dimostreremo come l'autovettura che a Palermo viaggiava con targhe della Fiat Uno della signora Fiori Patrizia, questa autovettura in realtà altri non è che l'autovettura rubata al signor Benedetti a Roma, nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1994.
A questo punto, avremmo concluso sulle ricostruzioni specifiche dei fatti e di quanto vi intendiamo dimostrare specificamente in relazione a ciascuno dei fatti di strage. Però la gamma dei mezzi di prova di cui il Pubblico Ministero si vuol avvalere in questo processo, non si esaurisce in quelli che abbiamo illustrato finora. Chiediamo un ultimo sforzo di pazienza alla Corte, ma siamo veramente alla fine.
Vogliamo, vorremmo dimostrare come tutti questi elementi di prova in realtà si fondono, si incrociano e vengono valorizzati da altri mezzi di prova, che noi intendiamo sottoporre al vaglio della Corte. Diciamo che questi ulteriori segmenti di prova daranno, a diversi degli elementi, quello che possiamo definire il tessuto connettivo della vicenda delle stragi. Quindi, si tratta in pratica di illustrare quali elementi di realtà, di prova, al di là di quello che attesta il ricorrere in ogni capo di imputazione per ogni singolo fatto, ciò che rende, a nostro avviso, coerente, unitaria, la sequenza degli episodi di strage.
Si tratta di elementi che, però, non si articolano su un solo parametro. Si tratta di parametri diversi. Per comodità espositiva e per cercare di essere al massimo chiaro nell'esposizione di questi elementi di prova, cercherò di essere estremamente sintetico, compatibilmente con la ricostruzione di questa mole di fatti.
Primo dato connettivo, che lega un po' tutti questi fatti. Punto primo: la disponibilità di immobili, diciamo di copertura, di cui gli imputati hanno potuto disporre.
Allora, ricominciamo. Primo e secondo immobile: quello di via Martorelli e quello di viale Alessandrino, in occasione di quella inchiesta del '92 per l'attentato a Costanzo. Terzo immobile: lo scantinato di casa Scarano, dove viene depositato l'esplosivo. Quarto immobile: lo stanzone, il garage, chiamiamolo come meglio crediamo, nel complesso commerciale Le Torri a Tor Bellamonaca. Si tratta del locale dove, secondo la nostra ricostruzione, è stata attrezzata fisicamente l'autovettura proveniente dal furto ai danni della signora Corbani. Ricordo che lì è stato, per l'appunto, trovato il biglietto da visita della Corbani.
Quinto immobile: l'appartamento sito in Roma, nel quartiere africano, in via di Redaua. Si tratta dell'appartamento di proprietà della signora Ruiz.
Ancora, un sesto immobile: il cortile di via Ostiense, numero 895, a Roma. Siamo già nell'anno 1993, come pure per l'appartamento di via di Redaua.
Settimo immobile: l'abitazione, quella rasa al suolo, distrutta perché ci hanno fatto un palazzo sopra, del signor Messana a Prato, via Sotto l'Organo. Ancora, un ottavo immobile: la villetta di Capena, di proprietà Alei, contratto stipulato con Scarano.
Di tutti questi immobili, nella esposizione fra ieri e oggi, abbiamo illustrato quelli che sono stati, quello che è stato il nesso di funzionalità derivante da quei mezzi di prova che sottoporremo alla Corte, quel nesso di funzionalità in relazione al compimento dei singoli fatti di strage che si andavano ad eseguire.
C'è però un ulteriore immobile, di cui finora non abbiamo parlato: immobile che era ubicato in Versilia, e che è la prova, la cui frequentazione metterà in rilievo gli stretti rapporti che esistevano tra i fratelli Graviano e un altro imputato, ahimé latitante, Matteo Messina Denaro, nel periodo cruciale di esecuzione delle stragi del '93.
Che cosa accade? Il 3 ottobre del 1993 viene arrestato, per favoreggiamento personale dei fratelli Graviano, il signor Giuseppe Vasile. E sentiremo in quest'aula, in particolare, la moglie del signor Vasile Giuseppe, la signora Puma Fedora. Quindi, c'è Vasile che viene arrestato sulla base di elementi che poi, se del caso, svilupperemo nel corso del dibattimento, per favoreggiamento personale dei Graviano.
Sentiremo la signora Puma Fedora, moglie di Vasile, dalla quale apprenderemo due circostanze. Primo, che nell'agosto del 1993, insieme al marito, era stata in una villetta sita in Forte dei Marmi, dove aveva soggiornato insieme al marito per un certo periodo, e dove aveva conosciuto delle persone che riconoscerà nei fratelli Graviano e nelle rispettive fidanzate.
Dirà che presente in questa villetta, questa villa, oltre ai fratelli Graviano c'era una persona che veniva chiamata Paolo, che era accompagnato da una ragazza austriaca di nome Andrea.
Bene, abbiamo svolto indagini sul territorio di Forte dei Marmi, e abbiamo individuato questa villetta in quella che è ubicata esattamente in via Salvatore Allende. Come dimostreremo questo fatto? Sentiremo, innanzitutto i due testi che svolgono attività di agenti immobiliari; in particolare, i signori Polacci e Abate Russo. Cosa diranno, questi signori? Questi signori diranno che tra il maggio e il giugno del 1993 avevano avuto contatti con certi signori, Vasile Giuseppe e con altri due personaggi che sentiremo ugualmente in quest'aula. E cioè, col signor Tosonotti Enrico, industriale di Milano; e col signor Imperatore Agostino, book-maker, come si dice?, scommettitore, uno che fa le scommesse all'ippodromo della Favorita a Palermo, gestisce il gioco non clandestino, gestisce una...
Sentiremo, ancora, chi? I testi Poli e Barsaglini: sono i proprietari della villetta di via Salvatore Allende, i quali diranno di aver affittato questa casa a delle persone, questa loro villetta a delle persone. E diranno, poi, di avere spedito due biciclette da questa villetta a un certo indirizzo di Palermo.
Sentiremo poi lo spedizioniere di queste due biciclette, esattamente il signor Elio Bianchini, il quale ci dirà di avere avuto incarico dalla signora Barsaglini, proprietaria della villetta, di spedire due biciclette esattamente, ci dirà, all'indirizzo di Palermo, Corso Tucori, esattamente all'indirizzo dove abita il signor Giuseppe Vasile.
Queste sono le prove di tipo orale, che introdurremo.
Ancora, sulla frequentazione della villetta, sentiremo il signor Giovambattista Ferrante. Chi è Ferrante Giovambattista? E' uomo d'onore dal 1980, appartenente alla famiglia mafiosa di San Lorenzo. E' la persona che si è resa responsabile, tra l'altro: primo, della strage di via Federico Pepitone, dove perse la vita il giudice Chinnici; secondo, di entrambe le stragi avvenute nel '92 a Capaci, in via d'Amelio, dove persero la vita i Giudici Falcone e Borsellino.
Ha iniziato, Ferrante Giovambattista, a rendere dichiarazioni da detenuto come Calogero Ganci, che abbiamo prima indicato, nell'estate di quest'anno. Mentre era in corso, è in corso di svolgimento il dibattimento relativo alla strage di Capace.
Cosa dirà, Giovambattista Ferrante? Ci dirà di essere stato detenuto per un certo periodo in un certo carcere con Filippo Graviano, uno dei nostri imputati. Di avere ricevuto da Filippo Graviano delle confidenze in relazione alla sua - di Filippo Graviano, insieme al fratello Giuseppe - permanenza in una certa villa, insieme a Matteo Messina Denaro e alla ragazza di Matteo Messina Denaro, conosciuta da lunga data da Ferrante Giovambattista, ragazza austriaca di nome Andrea.
Ancora, spiegheremo le produzioni che intendiamo sottoporre alla Corte. Produrremo la copia della distinta bancaria del Banco di Sicilia, numero 267172, del 12 maggio 1993. Si tratta del documento con cui proveremo che il signor Agostino Imperatore si era rivolto in questa agenzia di questa banca siciliana, per ottenere assegni circolari dell'importo di 5 milioni ciascuno. Produrremo, poi, la copia di questi assegni. Spiego perché in copia: la posizione dei signori Tosonotti e Imperatore, che rispondono di favoreggiamento in relazione alla latitanza dei fratelli Graviano, è stata trasmessa per competenza alla Autorità Giudiziaria di Lucca, dove quindi si svolgerà il processo a carico di Tosonotti e Imperatore; quindi, questi documenti in originale trasmigrano nell'altro processo.
Per quello che ci interessa, documenteremo attraverso questi documenti come siano stati presi da Imperatore questi assegni e intestati a persone esattamente non coerenti con la destinazione finale. Questi assegni risulteranno intestati ai signori Biagini Roberto e Biagini Massimo. Introdurremo questi signori in quest'aula, e dimostreremo come nessun rapporto, in relazione a questi assegni, avessero intrattenuto col signor Imperatore. E, anzi, disconosceranno la firma di girata su questi assegni.
Perché sono importanti questi assegni? Perché sono quelli che erano stati, due di questi, utilizzati per offrire una caparra non per la villa, che poi è stata effettivamente presa in affitto in via Salvatore Allende, ma per un'altra villa che Vasile, insieme a Imperatore, avevano ritenuto di prendere in affitto, sempre in Forte dei Marmi. E che, poi, era stata ritenuta di non gradimento, tanto che vedremo avevano perso la caparra data, per l'appunto, con questi assegni.
Ancora, sentiremo i signori Imperatore e Tosonotti, i quali confermeranno, Tosonotti di essere stato interessato da Imperatore, Imperatore di essere stato interessato da Vasile Giuseppe, per prendere in affitto quella specifica villa di cui ci stiamo occupando.
Ancora, produrremo - è la produzione numero 47 - la copia della ricevuta della ditta Calcagnini, dalla quale risulta la spedizione delle due biciclette dal Forte dei Marmi a Palermo, Corso Tucori, destinazione Vasile Giuseppe.
Ancora, produrremo la copia - ed è il punto 48 - della pagina del registro degli alloggiati dell'Hotel Rex di Livorno, dalla quale dimostreremo come in una notte, fra il 7 e l'8 giugno del 1993, avessero soggiornato in quell'albergo i signori Tosonotti, il nostro, il figlio Tosonotti Vittorio e il signor Vasile Giuseppe.
Con questo ultimo immobile, abbiamo passato in rassegna la gamma di questi immobili, chiamiamoli, li abbiamo definiti di copertura, in quanto non vi è mai una rispondenza diretta fra la disponibilità dell'immobile e la effettiva frequentazione. Questa rassegna, quindi, non è stata fatta solo così, tanto per dare una sorta di abbellimento di tipo cronachistico a tutta la vicenda delle stragi; per così dire, è nelle cose, nella materialità di queste cose, che cercheremo di dimostrare e di condensare un significato probatorio che va al di là di questa pura e semplice connessione di cose.
Perché non si tratta di cose, solamente di appartamenti, di scantinati, di garage, di ville e quant'altro; ma intendiamo, in questo momento, sottoporre alla Corte una serie di altri, chiamiamoli oggetti, di cose che risultano già acquisite nella loro forma tecnico-giuridica, cioè attraverso i sequestri, già al fascicolo del dibattimento. Si tratta, primo, del furgone arancione, famoso, di cui si è parlato ieri a proposito della vicenda dello Stadio Olimpico: è il furgone targato Roma, eccetera, intestato a Frabetti Aldo. La Corte troverà questo documento nel volume 22, tra gli atti del fascicolo del dibattimento.
Avremo l'autovettura SEAT Malaga, di cui si è parlato ieri, quella assicurata a nome di Frabetti Aldo. Avremo l'autovettura Audi 80, intestata a Antonio Scarano. Ancora, avremo delle parti dell'abitacolo della bisarca del signor Fionda Mario, quindi del camion con cui erano state trasportate le autovetture, in particolare alcuni dei rivestimenti dei sedili, delle fodere, della coperta del lettino ed altri reperti prelevati nel corso delle indagini.
Ancora, avremo - ha il Tribunale documentato nel fascicolo del dibattimento - l'autovettura Volvo del signor Di Natale Emanuele. Ancora, avremo l'autovettura FIAT Uno, che recava le targhe della autovettura della signora Fiori; in realtà, autovettura appartenente e asportata al signor Benedetti. L'autovettura è stata sequestrata, poi, al signor Pasquale Zoda che, come accennavo, l'acquistata da Giacalone.
Ancora, abbiamo in sequestro il fuoristrada Mitsubishi, modello Pajero, targato Rieti, intestato a Massimo Scarano figlio di Antonio Scarano. Ancora, abbiamo sequestrato il motocarro marca Piaggio, quello famoso, di proprietà del signor Cosimo Lo Nigro. Ancora, abbiamo sequestrato l'autovettura Golf VolksWagen, di proprietà di Messana Giampiero figlio del signor Messana Antonino, zio di Vincenzo Ferro.
Ancora, abbiamo sequestrato l'autovettura FIAT Uno, intestata alla moglie del signor Messana Antonino. Infine, abbiamo sequestrato una autovettura Mercedes - ed è l'ultimo capo di imputazione, questo - l'autovettura che recava le targhe Padova 936134, nella disponibilità di Aldo Frabetti. Dimostreremo come quest'auto proveniva da furto ai danni del signor Ancelucci Dante, e come fosse pervenuta nella disponibilità di Aldo Frabetti.
Bene, ancora, abbiamo in animo di produrre, ma ne abbiamo già parlato ieri, ne ha parlato il collega Chelazzi, le 38 camere d'aria piene di hashish sequestrate a casa, ancora una volta, di Aldo Frabetti.
Bene, quello che negli immobili, in tutti questi oggetti che ho elencato, hanno accertato in termini positivi i consulenti tecnici del Pubblico Ministero, saranno gli stessi consulenti a riferirlo alla Corte. Esporranno in quest'aula alla Corte a quali risultati sono pervenuti i consulenti, e vedremo che si tornerà a parlare di tritolo, di pentrite, di T4, di gelatinati. Tali essendo le specie esplosive che hanno contaminato tutti i veicoli che vi ho appena menzionato.
Ma non solo: tutti gli appartamenti e tutti gli ambienti di cui, finora, ci siamo occupati. Dallo scantinato di Scarano, agli appartamenti romani siti in via di Redaua e ancora, come poi vedremo, in Largo Giulio Capitolino. E, ancora, il piazzale, il famoso cortile antistante l'abitazione del signor Di Natale.
Ancora, contaminazione che ha raggiunto gli stracci, alcune suppellettili esistenti negli immobili in via di Redaua; ancora, nella villetta di Capena; ancora, nell'appartamento sito nel quartiere di Cinecittà in Largo Giulio Capitolino.
Saranno gli stessi consulenti a dire in quali ambienti, in quali appartamenti, quali dei reperti sono stati presi in esame, con quali osservazioni, con quali metodiche, e quanto in definitiva andranno a riferire gli stessi consulenti delle tecniche raffinate che hanno utilizzato per individuare queste contaminazioni.
Qui, basterà un breve cenno. Spiega così anche l'articolato probatorio, in sede di esame, dei consulenti che la Corte potrà vedere dettagliato nella lista che abbiamo depositato a fine ottobre.
Ma, ancora, ci sarà la dimostrazione della contaminazione di esplosivo non solo dell'interno della villetta di Capena, ma anche del famoso giardinetto dove sarebbe stato occultato l'esplosivo.
Sentiremo ancora della contaminazione, in questo caso massiccia, dell'appartamento di via di Redaua. Sentiremo dai consulenti, ancora una volta, la contaminazione massiccia della moto Ape del signor Cosimo Lo Nigro. Sentiremo dai consulenti come fossero contaminate da esplosivo, sia la FIAT Uno bianca nella disponibilità di Messana Antonino, sia la Golf del figlio.
Ancora, la contaminazione delle camere d'aria, sequestrate a Frabetti Aldo.
Diranno i consulenti come equalmente queste contaminazioni siano omogenee, quali specie esplodenti hanno potuto accertare, riferiranno come vi sia una compatibilità fra queste contaminazioni e l'esplosivo famoso, quello sequestrato il 16 novembre, i 123 chilogrammi di tritolo sequestrati in località Capena.
Diranno ancora, i consulenti, quali tipi di compatibilità ci saranno tra queste contaminazioni, tra l'esplosivo sequestrato a Capena e l'esplosivo utilizzato in via Fauro, in via dei Georgofili, per l'attentato in San Giorgio e San Giovanni, per l'attentato a Milano in via Palestro.
Attraverso l'esame di questi consulenti, dimostreremo come vi sia una assoluta - ci ripromettiamo di provare - come vi sia una assoluta omogeneità ed identità di conclusione rispetto a reperti di provenienza assolutamente eterogenea, sia per motivi spaziali, sia per motivi temporali.
Riferiranno ancora, i consulenti, come ci sarà identità - l'ho già accennato - merceologica tra i cordini che sono stati rinvenuti nel giardino della villetta di Capena, esattamente nel punto in cui Carra aveva indicato essere stato sotterrato l'esplosivo; e le cordicelle che concorrevano al confezionamento dell'esplosivo sequestrato a Capena, su indicazione di Pietro Romeo.
Avremo ancora, poi, la dimostrazione di come alcuni oggetti saranno sempre presenti, si sposteranno da un luogo a un altro. Vorrei ricordare le due biciclette trovate nell'appartamento di via di Redaua, che verranno poi sequestrate nella casa di Alfredo Bizzoni.
Ancora, il trattore Volvo di Carra, insieme al semirimorchio, che lo troviamo in via trasversale sulle liste di imbarco, attraverso le dichiarazioni, presente in occasione di tutti i fatti di strage.
Ancora avremo, tra le cose in sequestro, l'autovettura di Scarano che sarà per l'appunto - quella targata Salerno - che sarà per l'appunto vista nella villetta di Capena da Romeo.
Mi accingo quindi, ora, alla conclusione di questa rassegna di elementi di prova, di questo tracciato probatorio che sarebbe, per così dire, incompleto se non chiudesse questa rassegna con la presentazione di chi sono gli imputati che la Corte è chiamata a giudicare.
Se scorriamo rapidamente il capo di imputazione, vedremo che le indicazioni di tipo anagrafico ci riportano, per lo più, in Sicilia e in particolare nelle province di Palermo e nelle città, nelle province di Trapani. C'è poi qualche riferimento a Cosenza, mi riferisco a Scarano, qualche altra a Roma.
Queste indicazioni anagrafiche possono essere lette in vario modo. Possono essere lette in rapporto però, e devono essere lette, a quell'altra indicazione importante, determinante che figura nel capo di imputazione; e cioè quella espressione che si sintetizza nel binomio Cosa Nostra.
Quindi, diciamo che a questa indicazione anagrafica del capo di imputazione, se si vuole dare completezza, compiutezza al senso di questo nostro programma di prove, bisogna dare la dimostrazione del se e in quali termini gli imputati, o hanno avuto, rapporti con Cosa Nostra. E' questo un passaggio del processo che non può certo essere risolto, in termini probatori, attraverso un sentito dire, attraverso notizie apprese magari dai mezzi di informazione, o addirittura perché sono notizie, ormai, di pubblico dominio e quindi di generale conoscenza.
La Corte, in definitiva, è chiamata dal Pubblico Ministero a fare uno sforzo, a calarsi in pratica in questo mondo per la Corte sconosciuto, che è Cosa Nostra. Si deve impadronire di questa organizzazione, così come ha dovuto fare il Pubblico Ministero. In definitiva, diciamo che la Corte non potrà pronunciare una sentenza, quale che essa sia, se non si è calata per l'appunto nella conoscenza, almeno, non solo dei fatti, ma almeno di alcune realtà di questa organizzazione.
Per realtà, cosa intendiamo? Intendiamo, come si è detto nella premessa, ieri mattina, intendiamo la struttura, intendiamo la struttura di comando, le divisioni del territorio, le gerarchie, le regole, le denominazioni che sono proprie di questa organizzazione.
Quindi, in questa nostra esposizione introduttiva, che serve a descrivere per questa parte del processo il programma di prova, cosa ci intendiamo, cosa ci ripromettiamo di dimostrare? Primo, che gli imputati, tutti, salvo alcune eccezioni di cui si dirà subito, sono espressione di realtà strutturate, definite di Cosa Nostra. In che senso? Nel senso che ciascuno di essi ha una precisa collocazione nelle strutture di questa organizzazione.
E infatti Riina, Provenzano, Bagarella, appartengono a quella struttura che viene definita "mandamento", e alla famiglia di Corleone. Riina, con funzione di capomandamento, oltre che di capofamiglia, oltre che di capo assoluto di questa organizzazione, fino quantomeno al momento del suo arresto.
I fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, chi sono? Appartengono alla famiglia mafiosa di Brancaccio, che più volte nel corso della nostra esposizione abbiamo citato, di cui sono i capi indiscussi, e quindi anche con funzioni di capi dell'omonimo mandamento di Brancaccio, che comprende il territorio e le famiglie relative di Roccella, Corso dei Mille, Ciaculli.
Sono espressione specifica, di questa struttura mafiosa di Brancaccio, gli imputati Mangano, Cannella, Pizzo, Tutino, Grigoli, Lo Nigro, lo stesso Pietro Carra, che più volte abbiamo citato; coloro, cioè, che le stragi hanno realizzato, o che hanno contribuito a realizzare, per così dire, sul campo.
Ancora, Benigno che, come vedremo, è espressione di un'altra struttura, quella della famiglia di Misilmeri; e cioè chiariremo, nel corso del dibattimento, come questa struttura mafiosa, questa del mandamento di Misilmeri, sia, per ragioni che illustreremo nel corso del dibattimento, assolutamente organica e operativa con il mandamento di Brancaccio.
Ancora, allo stesso mandamento di Brancaccio e alla famiglia di Roccella in particolare apparterrà quell'altro; vedremo, dimostreremo che appartiene anche un altro degli imputati che abbiamo più volte citato, e cioè Giacalone Luigi.
Ancora, Ferro Giuseppe, il figlio Vincenzo, Gioacchino Calabrò: altri tre dei nostri imputati, sono espressione - il primo, Giuseppe Ferro, anche con funzione di capomandamento - del mandamento di Alcamo. Che comprende le famiglie mafiose di Castellammare del Golfo, di cui Calabrò Gioacchino è il personaggio di maggior rilievo.
Ancora, Matteo Messina Denaro, che abbiamo più volte citato, è il personaggio più eminente del mandamento mafioso di Castelvetrano.
Altri imputati di questo processo, cioè quelli che nelle stragi hanno avuto una specifica collocazione, per come dimostreremo nel corso dello snodarsi della vicenda dibattimentale, hanno una loro collocazione, o meglio, hanno derivato questa loro collocazione dai loro contatti con la struttura mafiosa; e, in particolare, con alcune di queste persone.
Scarano, che è il fulcro romano, per così dire, delle stragi; l'abbiamo già accennato ieri, forse è opportuno ribadirlo oggi: è un uomo di malavita, è un calabrese, che è romanizzato perché trasferito da tempo a Roma. Accennavamo ieri ai contatti che aveva avuto in carcere con quel capomafia di Partanna, Stefano Accardo, e quindi al rapporto, per così dire, fiduciario che aveva ereditato fino a raggiungere i contatti con Matteo Messina Denaro.
Abbiamo già ieri illustrato anche il senso della produzione di quella lettera sequestrata nell'autovettura del mafioso di Partanna, Stefano Accardo, ucciso alla metà degli anni Ottanta; lettera che dimostrava, per l'appunto, il legame esistente tra l'Accardo e lo stesso Scarano.
E' più o meno direttamente che poi, a cascata, derivano, diciamo, la implicazione nel processo per le stragi, nei fatti poi di strage: di Aldo Frabetti, che vedremo è un po' l'uomo sempre al seguito di Scarano; di Emanuele Di Natale; e giù giù da questi, con l'implicazione del figlio e del nipote di Emanuele Di Natale, i due imputati che poi hanno anche deciso di rendere dichiarazioni che sono state valutate già, in sede di rito abbreviato, e cioè Pietro Siclari e Maniscalco Umberto.
Antonino Messana: basta dire che è il cognato del capomafia di Alcamo, Ferro Giuseppe. E quindi cognato del Ferro, e zio di Vincenzo Ferro, di cui ieri abbiamo lungamente parlato trattando della strage di via dei Georgofili.
Anche Pietro Romeo, di cui più volte abbiamo citato le dichiarazioni, che è stato già condannato, è stato già giudicato e condannato in Primo Grado dal Giudice dell'udienza preliminare di Firenze per l'attentato a Contorno; è stato uomo di mafia cresciuto, per così dire, nella famiglia mafiosa di Brancaccio.
Queste relazioni, quindi, tra l'imputazione e Cosa Nostra, tra gli imputati e Cosa Nostra, saranno dimostrate essenzialmente attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Molti dei quali abbiamo già citato, vi abbiamo - per così dire - presentato, man mano che specifici elementi di prova promanavano dalle loro dichiarazioni.
E' opportuno, per finire su questo mezzo di prova, dato che sono stati indicati nella lista, del perché abbiamo e chiediamo l'ammissione di altri collaboratori di giustizia, che finora non sono stati menzionati, ma che è opportuno ora indicare quali fonti di prova, e del perché il Pubblico Ministero ne chiede la ammissione.
Farei di questi - mentre degli altri, quelli che abbiamo già, per così dire, presentato nel corso dell'esposizione delle prove; faccio riferimento, rimando a quanto abbiamo già detto prima - presenterò sinteticissimamente chi sono questi altri collaboratori.
Allora, Bartolomeo Addolorato è stato uomo d'onore della famiglia di Corso dei Mille, una di quelle inserite nel mandamento di Brancaccio. Per anni è stato, si è dedicato a grandi traffici di stupefacenti, percorrendo con delle navi in lungo e in largo il Mediterraneo, trasportando in particolare hashish. E vedremo che addirittura, per questa sua particolare funzione, mansione, veniva chiamato "il comandante".
Spiegherà, Addolorato, a quale degli uomini di mafia di Corso dei Mille è stato più vicino. E' stato arrestato alcuni anni fa, esattamente nel dicembre '91; ha iniziato, quindi, a rendere dichiarazioni nel 1992.
Sentiremo poi Maurizio Avola, che è un appartenente alla famiglia mafiosa di Cosa Nostra di Catania; ha avuto i suoi principali referenti in Nitto Santapaola, di cui è stato uno dei principali collaboratori. Riferirà in particolare, Maurizio Avola, dei contatti di vertice fra Cosa Nostra catanese e Cosa Nostra palermitana, e quindi le dinamiche di vertice dell'organizzazione.
Ancora, Salvatore Cancemi, che è uomo d'onore da vecchia data, è un ultracinquantenne; tra gli altri, ha partecipato a fatti gravissimi, tra cui anche la strage di Capaci. Ha iniziato, Cancemi, a rendere dichiarazioni nell'estate del 1993 e si era costituito ai Carabinieri nel luglio dello stesso anno. Cancemi ha rivestito, nella sostanza, ha preso il posto dell'altro capo mafia Pippo Calò, che era stato arrestato nella primavera del '95 a Roma come si ricorderà.
Conosce quindi, in ragione di questa sua particolare posizione di fatto, era capomandamento, le dinamiche interne di Cosa Nostra. Le relazioni, chi comanda, chi dà ordini, chi dà disposizioni. Quali i rapporti di forza all'interno della organizzazione.
Ancora: abbiamo indicato, e sentiremo, Vincenzo Chiodo. Di Chiodo abbiamo accennato ieri quando abbiamo spiegato la produzione del verbale di sequestro di quell'arsenale sequestrato in contrada Giambascio. Si tratta di un appartenente alla famiglia mafiosa di San Giuseppe Iato. E' persona, Chiodo, che ha curato la latitanza di Giovanni Brusca del quale è stato anche uomo di fiducia.
Cosa ha fatto Chiodo? Come Monticciolo, di cui abbiamo parlato poc'anzi, è stato coinvolto nel sequestro e poi nell'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Di Matteo Mario Santo.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi. Mi scuso se interrompo e capisco che è forse non troppo indicato...
PRESIDENTE: Il suo nome, per favore.
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni, difesa di Filippo Graviano.
Mi chiedevo se è lecito, se è processualmente corretto, in sede di esposizione introduttiva, fare il pedigree criminale di chi dovrà venire a deporre con una certa veste.
La collocazione, i precedenti delitti e quant'altro, che diventano argomento indiretto di conferma o di smentita della credibilità del teste e della verità delle sue affermazioni, dovranno, a modesto avviso di chi parla, formare oggetto di prova, così come qualsiasi altra circostanza processualmente rilevante.
Ora capisco che le Signorie Vostre si guarderanno bene dal valutare il teste o il dichiarante sulla base del pedigree che vi viene oggi fatto. Però, ecco, credo che non sia molto corretto.
Io mi scuso, sono molto dispiaciuto, e mi creda, di dovere interrompere. Però credo che sia doveroso e voglio che rimanga questa mia obiezione, ecco, a un modo di procedere siffatto.
Cioè, ripeto, il pedigree criminale o meno criminale di chi viene a deporre, sarà siccome circostanza rilevante, il punto di credibilità di costui rispetto alla conoscenza o meno di certi fatti che afferma, oggetto di prova.
Qui si dà già una serie di credenziali, come se questo signore arrivasse assistito da una sorta di certificato di garanzia che ne assicura il buon risultato probatorio.
Quindi, ecco, credo che anche questo dovrà formare oggetto di prova e dovrà formare quindi oggetto di prova che dovrà fornire chi è interessato all'audizione di questo signore, alle Signorie Vostre.
Ripeto: non credo che sia corretto dare già certificato di garanzia, dare già per scontato che questo signore è un criminale, quell'altro è un assassino, quell'altro è un trafficante di droga. Ergo è credibile quando dice che il tal altro è mafioso, il tal altro è assassino, il tal altro è un trafficante di droga.
Questo mi permettevo e mi scuso profondamente di aver interrotto l'esposizione introduttiva, mi permettevo di segnalare a lei, signor Presidente, e ai signori della Corte di Assise. Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, tutto quello che il Pubblico Ministero ha cominciato a dire da ieri mattina e ha continuato il pomeriggio ed oggi, è tutto un programma di prove.
E chiaro che...
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi, mi scusi.
E' chiaro che questo è un programma di prove. Le prove debbono ancora cominciare.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Quindi, il fatto di illustrare perché un teste viene sentito, un collaboratore viene sentito con le sue qualifiche, eccetera, è semplicemente un fatto programmatico.
Si tratterà poi di vedere se nella sostanza concreta queste affermazioni, queste deduzioni, queste qualificazioni del teste, del soggetto, del collaboratore, eccetera, risponderanno a verità in base all'esame, o meno.
Non vedo assolutamente nulla di scorretto nel fatto che il Pubblico Ministero qualifichi per un certo, per una certa serie di precedenti.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio e sono molto lieto di questa precisazione di cui prendo atto e che...
PRESIDENTE: Ma mi pare che fosse superfluo, avvocato.
Credo di poter dire che ho quasi 50 anni di esperienza.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo. Naturalmente.
PRESIDENTE: So che cosa voglio dire un programma di prove e che cosa vuol dire una prova.
AVVOCATO Gramigni: Mi vorrà scusare...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: ... chi le parla non ha la sua esperienza.
PRESIDENTE: Vediamo se arriviamo a concludere...
PUBBLICO MINISTERO: Siamo alla conclusione, Presidente, siamo alla conclusione.
No, volevo solamente chiarire al difensore che quello che lui chiama il pedigree del collaboratore non è una presentazione che fa il Pubblico Ministero, è parte delle circostanze specifiche su cui il dichiarante è stato indotto in questo dibattimento e il capitolato relativo risulta dalla lista depositata.
Il difensore, non c'è bisogno che lo sottolineo io, si renderà ben conto che non basta l'affermazione del Pubblico Ministero, o è così sprovveduto da ritenere che quello che dice in questo momento il Pubblico Ministero è già prova. Credo di no. Primo.
Secondo: siccome ha usato per tre volte il termine correttezza, noi lezioni ne prendiamo perché non riteniamo di avere la verità infusa. Però riteniamo di essere corretti e lezioni in tal senso non ne prendiamo da nessuno.
Bene, proseguo.
Cosentino Antonino: verrà in quest'aula, perché? Chi è? E' stato arrestato nel maggio del 1993. E' legato da vincoli di parentela a un importante uomo d'onore della famiglia di Catania, cioè a Pulvirenti Giuseppe che parimenti sentiremo in quest'aula. E anch'egli ci darà un quadro delle dinamiche di vertice dell'organizzazione. In particolare per quanto riguarda diciamo le sinergie, gli scambi esistenti tra i vertici di Cosa Nostra palermitana e i vertici di Cosa Nostra catanese.
Sentiremo poi D'Agostino Giuseppe che è la persona che, alla fine di gennaio del 1994 viene arrestata insieme a Filippo e Giuseppe Graviano a Milano con l'accusa di favoreggiamento.
Apprenderemo che è stata, il D'Agostino, una delle persone che ha curato la latitanza per l'appunto dei fratelli Graviano; è un uomo inserito negli ambienti mafiosi di Brancaccio e conosce numerosi degli attuali imputati.
Emanuele Di Filippo: è stato un importante uomo d'onore della famiglia di Ciaculli e ha fatto parte, nei primi anni '80, di un altro famigerato gruppo di fuoco, sempre di Brancaccio. Ha partecipato a molti delitti eccellenti: al senatore Mineo; ha partecipato all'omicidio dell'ex presidente del Palermo-calcio Parisi; e altri delitti eccellenti.
In questa sua particolare specifica posizione conosce diverse dinamiche interne al mandamento di Brancaccio. E viene arrestato nel febbraio del '94 a seguito delle dichiarazioni di altra persona che sentiremo in quest'aula. E cioè di Giovanni Drago.
Emanuele Di Filippo ha iniziato a rendere le sue dichiarazioni nel giugno del '95; è fratello di quel Pasquale Di Filippo del quale abbiamo detto e che aveva contribuito, per l'appunto, alla cattura di Leoluca Bagarella.
Sentiremo poi Di Maggio, di cui abbiamo già parlato ieri facendo la premessa di ordine generale e il cui profilo criminale è stato già tratteggiato ieri dal collega Chelazzi. E' l'uomo che ha fatto arrestare Riina, che con le sue dichiarazioni ha in pratica squassato l'intero mandamento di San Giuseppe Iato.
Ancora: sentiremo DI Matteo Mario Santo. E' uomo d'onore della famiglia di San Giuseppe iato, quella stessa cui appartiene Giovanni Brusca. Ha iniziato a rendere le sue dichiarazioni nella seconda metà del '93; è stato coinvolto nella strage di Capaci; ha pagato il prezzo della sua collaborazione, fra l'altro, vedendosi uccidere il figlioletto di dieci anni.
E' quindi anch'egli imputato nel processo che si sta svolgendo a Caltanissetta, nel quale rispondono anche alcuni dei nostri imputati.
Sentiremo poi Giovanni Drago: importante uomo d'onore della famiglia di Brancaccio; è un po' la memoria storica di questo mandamento, Giovanni Drago. Ha commesso svariati omicidi, insieme ad alcuni dei nostri imputati, con i Graviano, con Gaspare Spatuzza. Ha iniziato a collaborare nel '92.
Sentiremo poi un altro collaboratore: Marco Favaloro che è stato contiguo alla famiglia mafiosa di Resuttana. Ha iniziato a collaborare da detenuto nel 1993. Ha avuto rapporti con più d'uno degli attuali imputati: da Riina, a Brusca, ai Graviano.
Poi ancora sentiremo Antonio Pacci che è stato uomo d'onore della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo. E' detenuto senza soluzione dall'aprile del '93. Ha partecipato personalmente a numerosi delitti alcuni importanti, molti dei quali importanti per le dinamiche interne in Cosa Nostra, molti dei quali commessi materialmente insieme a diversi degli attuali imputati. Tra i quali Brusca; ha commesso delitti insieme a Ferro Giuseppe; insieme a Messina Denaro Matteo; insieme a Gioacchino Calabrò.
Ha avuto rapporti diretti con Riina dal quale ha avuto anche diversi mandati. E' stato particolarmente legato a Matteo Messina Denaro.
Sentiremo ancora Gioacchino Pennino. Chi è Gioacchino Pennino? E' un medico, uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, discendente a sua volta da una importante famiglia mafiosa. Conosce quindi molto bene dall'interno le dinamiche decisionali gli uomini, situazioni e altro della famiglia mafiosa di Brancaccio e del mandamento di Brancaccio.
Praticamente si allontana dall'Italia diciamo nel dicembre del '93, va in Croazia, dove viene arrestato l'8 marzo del '94. E praticamente inizia da subito a collaborare.
Ancora, e termino: sentiremo Pulvirenti Giuseppe, persona che abbiamo più volte citato parlando di altri collaboratori. E' uno degli uomini più autorevoli, degli uomini d'onore più autorevoli della famiglia di Catania.
Sentiremo da lui e da altri collaboratori di quella famiglia mafiosa, quella per l'appunto di Catania, come vi fosse stata una disponibilità da parte di questi uomini e dei contatti con Cosa Nostra palermitana per partecipare all'attentato ai danni di Maurizio Costanzo.
Infine sentiremo ancora l'altra persona che è stata arrestato insieme ai Graviano a Milano. E cioè Salvatore Spataro che è anch'egli intrinseco agli ambienti mafiosi di Brancaccio; conosce quindi numerosi degli imputati, molti degli imputati; ha curato, Spataro, la latitanza dei fratelli Graviano; ha partecipato in definitiva a varie iniziative criminose.
Inizia a collaborare nel marzo del 1996.
Mi pare con queste, con l'esposizione dei mezzi di prova, abbiamo terminato. Passo la parola al collega Chelazzi che dovrà rappresentare gli ultimi dati.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che la Corte, a questo punto, si senta, come dire, un po' sommersa di dati, di citazioni, di riferimenti. Non vedo come potesse essere diversamente.
Quindi, quanto mi accingo a dire, riguarda mi pare un tema di una certa importanza, vedrò di trattarlo proprio in maniera assolutamente sintetica.
Però il Presidente mi consentirà, non certo per fare una polemica postuma con l'avvocato Gramigni, ma per chiarirmi ancor meglio con il mio interlocutore principale, cioè la Corte, di svolgere una brevissima considerazione.
Il Pubblico Ministero non può avere imbarazzi di sorta mentre sta facendo il suo mestiere. Però, nel momento in cui si trova a depositare davanti ad una Corte una lista testimoniale di 172 pagine, si sente in qualche modo nel dovere di giustificare la ragion per la quale dettagliare, la ragion per la quale, almeno determinate fonti di prova dichiaranti, cosiddetti, siano indispensabili e ciascuno di questi per quale ragione.
Non perché debba temere un provvedimento. Perché il Pubblico Ministero non teme nessun provvedimento, come non lo teme nessun difensore. E' semplicemente in attesa del provvedimento del Giudice che sarà quello che sarà.
Ecco, ma nel momento in cui, da un lato si presenta una lista di 172 pagine di soggetti che devono venire a sedersi su quella seggiola a rendere dichiarazioni, non c'è dubbio che il Pubblico Ministero ha un attimo l'ansia di spiegare perché, almeno un certo tipo di persone, di dichiaranti, e sono quelli sui quali magari si attarda un minuto di più, gli sembrino e gli sembrano importanti per poter far sì che il processo arrivi alla sua naturale conclusione dopo aver fatto i passaggi, compiuto i passaggi, attraversato le fonti di prova indispensabili.
Fonti di prova che ci devono aiutare anche a orientarsi in quella che normalmente si chiama la causale del reato. Ed è una causale che, non solo dal punto di vista formale perché il Codice in qualche modo suggerisce per non dire che comunque abilita il Pubblico Ministero a provare anche il perché un reato è stato commesso, ma per una ragione di sostanza, voglio dire. Anche per il modo col quale si è impostata l'indagine, ma soprattutto siamo venuti a presentare il processo davanti alla Corte di Assise.
Ragione di sostanza che risiede appunto nell'intendimento di offrire alla Corte degli strumenti che servono a capire il perché delle stragi. Il perché di questo piano criminoso che il capo di imputazione chiama strategia, con quella impostazione modulare di cui appunto si diceva ieri.
Scorrendo la famigerata lista delle 172 pagine, si fa presto a rendersi conto che sono poco meno di 40 le persone che la Corte ascolterà e che riferiranno, in primo luogo, della loro precedente esperienza, o del loro vissuto precedente nell'ambito di strutture criminali. Molte, per molti dei quali la struttura criminale di riferimento è Cosa Nostra, per altri si tratta di organizzazioni diverse da Cosa Nostra.
E' un numero cospicuo di persone. Nonostante il numero di queste persone, nonostante le voci degli imputati, quelli che vorranno far sentire la propria, quelli che io presumibilmente faranno sentire la propria. E anche che quelli fino ad ora non hanno mai fatto sentire la propria voce nel corso delle indagini, ma che sono nella possibilità di farlo in ogni momento. E non solo e non tanto perché il Presidente di qui a poco informerà tutti gli imputati che hanno il diritto di rendere dichiarazioni spontanee purché...
PRESIDENTE: L'ho già fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Già fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Purché non decantino dall'oggetto del procedimento. Bene, dico, chi fino ad oggi non ha mai fatto sentire la sua voce a chiarimento e spiegazioni del perché questi fatti sono successi, è in grado di farlo.
E ciò non pertanto questo tema, quello che io chiamo, che chiamiamo il tema della causale, è il tema che con un aggettivo a pronto uso potrei chiamare il più difficile; con un aggettivo un po' più critico definirei è semplicemente il tema più complesso.
Dal punto di vista del programma probatorio chiaramente il discorso si semplifica. E' ovvio che, per addentrarsi nella causale delle stragi, il Pubblico Ministero non ha niente di scritto da offrirvi. Non ha nemmeno la possibilità di offrirvi un teste oculare. Ci può essere chi vede parcheggiarsi un Fiorino in via dei Georgofili, ma è ben difficile che un teste oculare vi sia sul perché sono state decise le stragi.
Perché, secondo la regola che non ha bisogno di dimostrazione, i fatti interni ad una organizzazione di carattere clandestino, beh, tendenzialmente li conoscerà chi fa parte dell'organizzazione. Proprio perché, essendo una organizzazione clandestina, sono clandestinizzati anche i fatti che la riguardano.
E quindi altro che da voce all'interno, all'interno in modo organico, o all'interno per ragioni occasionali, viene a trovarsi. Diversamente, i fatti interni di una organizzazione criminale, ben difficilmente possono essere decifrati. E soprattutto per la parte dei cosiddetti fatti interni che, in quanto non si converte, non ha una sua dimensione concreta, ma rimane nel momento intenzionale, nel momento quindi strettamente soggettivo delle persone, è ancor più destinata alla clandestinizzazione a tempo indeterminato.
Ciò non pertanto la clandestinizzazione della causale delle stragi non è stata una clandestinizzazione a tenuta standard. Come la Corte avrà modo di verificare, ascoltando le dichiarazioni di alcune persone.
Ma io vorrei invitare la Corte a fare una considerazione che restituisce a quella che io chiamo la complessità del problema, la sua effettività. Perché non è fuor di luogo, secondo me, rendersi conto che in questo, come in tutti gli altri processi - ma anche fatti, a prescindere dai processi - di strage, vi è una sorta di causale necessaria della strage. Cioè a dire una causale immanente, una causale che non è semplicemente un dato identificativo della strage, ma è proprio l'in sé, la natura stessa, l'essenza imprescindibile della strage, di ogni strage. Quelle che sono arrivate davanti ai Giudici, quelle che sono state sanzionate con sentenze e anche quelle che, davanti alle Corti di Assise, non ci sono arrivate.
Questa che io chiamo la causale necessaria, che cos'è? E' il risultato di terrore; è il risultato di terrore che è essenziale, è imprescindibile ad ogni fatto di strage.
Perché lo chiamo causale? Perché è la scommessa, la partita, sul risultato di terrore che viene giocata, che viene disputata da parte di colui o di coloro che la strage decidono di eseguirla.
Nella premessa della decisione di commettere uno o più fatti di strage, dà maggior ragione di dar luogo ad una pratica continuativa nello spazio e nel tempo di fatti di strage, nella premessa appunto c'è necessariamente la considerazione del risultato di terrore che è il primo immediato effetto che la strage produce.
Un risultato di terrore indifferenziato, indiscriminato, destinato a trascendere anche il contesto di tempo e di luogo in cui il fatto, sul momento, si verifica.
Un risultato di terrore che - mi si perdoni se adopero una metafora - secondo me dà luogo, ed è qui poi la difficoltà vera dell'indagine, dell'approfondimento, dà luogo praticamente ad un fenomeno come di attrazione gravitazionale.
Il risultato di terrore è tale per cui può finire per assorbire, fino ad annullare le causali vere, le causali storicamente definite e definibili del fatto di strage. Perché non sarà mai solo e solamente il risultato di terrore che si colloca nell'azione di chi la strage lo commette, come il risultato necessario e quindi come componente esclusiva della causale.
Ma è l'utilizzazione del risultato di terrore che serve, che può servire, che è strumentalizzata, che può essere strumentalizzata per clandestinizzare, una volta di più, quelle che sono le cause storicamente definite, definibili di azioni criminose in genere, e di queste in particolare.
Il risultato di terrore, la ricaduta di terrore, guardino, che io con quanto sto dicendo mi sto semplicemente occupando del capo di imputazione, perché il capo di imputazione menziona una particolare aggravante introdotta dall'articolo 1 di un decreto Legge del 1979 che è l'aggravante dell'essere stato commesso il reato per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale.
Reati, anche quelli nostri, che, secondo l'impostazione del Pubblico Ministero, si portano dietro, perché questa è la loro connotazione oggettiva e soggettiva. Si portano dietro la finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale. E' una dimensione questa che l'imputazione dà ai fatti e che il processo dovrà verificare nella sua adeguatezza e nella sua compatibilità con questi stessi fatti. Queste stragi sono servite, hanno avuto anche, tra gli effetti presi in considerazione e quindi riportati all'indietro nel momento decisionale e nel momento della causale, l'effetto del terrore - quella che io chiamavo fino a un attimo fa la ricaduta di terrore - e l'effetto di eversione dell'ordine costituzionale.
Questa è una domanda, la prima per la verità a leggere il capo di imputazione, che si deve porre il Giudice, che si deve porre la Corte, perché nella impostazione, nella formulazione del capo d'imputazione e subito dopo la lettera A e poi la lettera B voi trovate menzionati una serie di articoli di legge penale violata e trovate, subito dopo le norme strettamente del Codice penale, la menzione di questa particolare circostanza aggravante: l'aggravante della finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale.
E di eversione dell'ordine costituzionale sì, perché questo il Pubblico Ministero si ripromette di dimostrarlo per quello che questa disposizione sta a significare: eversione dell'ordine costituzionale. Eversione viene da un termine latino, lasciamolo perdere, ma ciò che preme al Pubblico Ministero dimostrare è che, attraverso la pratica continuativa delle stragi, si è inteso in parallelo al risultato di terrore che doveva gravare sulla società civile, costringere questo assetto complessivo della società, questo sistema a deviare dal suo naturale e fisiologico modo di determinarsi.
Guardino che da ieri era parso opportuno porre un interrogativo, se si vuole, largamente superato dai fatti, in qualche modo un interrogativo retorico; che sarebbe stata questa pratica continuativa delle stragi se a questa si fosse aggiunta in termini di esecuzione riuscita, la strage dell'olimpico. Ma potremmo aggiungere, quando loro avranno sentito voci qualificate, alla domanda, all'oggetto della domanda, cosa sarebbe stato di questo nostro paese, quali sarebbero state le dimensioni di questa pratica continuativa delle stragi se avesse avuto una certa qual compiuta finalizzazione, utilizzo, un certo qual compiuto utilizzo, il quantitativo di 123 chilogrammi sequestrato a novembre del '95 nel territorio di Capena.
Qualcuno riferirà che la destinazione, almeno sulla carta di questo esplosivo, era un importante monumento nazionale, era la Torre di Pisa. Non si è proceduto perché niente ci dimostra, niente ci ha dimostrato che questa intenzione sia uscita dal piano della virtualità, abbia acquisito anche un minimo di concretezza dal punto di vista della programmazione sul campo, della realizzazione della fattispecie, per dirla con un termine giuridico.
Ma noi dobbiamo, come abbiamo cercato di fare nelle indagini e dovrà farlo la Corte, noi chiediamo alla Corte di poterlo fare in sua presenza, noi dobbiamo impedire a quella che abbiamo chiamato la causale necessaria, la causale immanente, di operare come un grande sipario, tale da impedirci di attingere, di capire quali sono state le causali quelle storicamente definite, cioè a dire, storicamente date, quindi storicamente individuate, concretamente delineate, prefigurate, deliberate da chi le stragi ha voluto.
E qui nuovamente continuo ad occuparmi solo del capo d'imputazione perché di nient'altro ci siamo occupati, il dottor Nicolosi ed io, da ieri mattina se non del capo d'imputazione. Loro leggono, per ciascuno dei fatti di strage, nel capo di imputazione, delle specificazioni, più o meno nel punto in cui il capo d'imputazione recita:
"Con le condotte sopradescritte tutti costoro" - poi di volta in volta trovate in Roma, in Firenze, in Roma e in Milano - "al fine di uccidere compivano atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità" - a questo punto nel capo di imputazione trovare un due punti - "ed in particolare" - ancora due punti - "avendo individuato come obiettivo..."
Ecco, leggete per ciascuna delle imputazioni di strage, leggete questo passaggio che è quello nel quale il Pubblico Ministero ha cercato di delineare, per ciascun fatto ripeto, la sua causale specifica. E non sarà difficile certo, anche per chi è relativamente profano della materia, registrare che per l'attentato a Costanzo si fa riferimento come situazione capace di innescare una decisione e quindi capace di dar corpo a una causale specifica le posizioni assunte dal giornalista, anche a favore dell'azione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata di stampo mafioso.
Ma si va oltre nel capo di imputazione di cui mi sto occupando:
"Perseguendo in tal modo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a incidere sull'esercizio delle libertà fondamentali, tra le quali il diritto previsto dall'articolo 21 della Costituzione e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di Cosa Nostra, in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti" che loro leggono in tutti i capi di imputazione, già ci individuano il perimetro massimo della causale concreta, della causale definita.
Con queste stragi Cosa Nostra ha inteso contrapporsi - con una delle metodologie che gli sono consuete e forse anche più agevoli nell'esercizio, quella della violenza - ha inteso contrapporsi ai poteri dello Stato. In particolare ai poteri dello Stato nel momento in cui questi si dimensionavano in un certo particolare modo nella volontà e nella pratica del contrasto degli interessi della criminalità organizzata e di Cosa Nostra in particolare.
Come dire, Cosa Nostra ha inteso, con la pratica continuativa delle stragi, tentare una spallata nei confronti dello Stato. Per far capire, attraverso un messaggio come quello stragista che è il più chiaro ma anche il più oscuro, che o qualcosa cambiava o le stragi sarebbero continuate.
All'interno di quello che è il perimetro massimo della casuale vi sono questi ulteriori fattori identificativi della causale, o causali secondarie per meglio dire, o causali complementari. Beh, sicuramente la prima delle causali complementari - e un attimo fa l'ho citata - in questa cercata e voluta e attuata contrapposizione violenta nei confronti del potere dello Stato e della società nel suo insieme, in questa prospettiva appunto, la prima causale complementare in che cosa si individua? Nella necessità di far tacere le voci, che da opposizioni qualificate fossero comunque esemplificative, non dico esemplari, dico semplicemente esemplificative. Esemplificative di una cultura di rifiuto della mafia, di tutte le mafie e di Cosa Nostra in particolare. La cultura di rifiuto della mafia. La necessità di avvertire, minacciare chi questa cultura in qualche modo praticasse, stesse praticando o avesse praticato.
E, come elemento portante della causale, la necessità di indurre, in particolare, ad una regressione, per fatti interni o dall'esterno, la sventura, il tarlo, il cancro rappresentato dalle collaborazioni di giustizia.
Se lo Stato nel suo insieme si dimensiona in un certo modo nel contrastare gli interessi e la stessa esistenza dell'associazione Cosa Nostra, anche sul terreno della promozione di provvedimenti normativi che tengano conto del fatto storico che anche Cosa Nostra produce le sue dissociazioni interne, Cosa Nostra non solo reagisce disseminando le piazze d'Italia di autobombe, ma attentando anche, specificamente e direttamente alla vita di un collaboratore storico.
Chi dovesse temere che, o avesse la sensazione che questo discorso va bene così troppo da andar male a tutti gli effetti e cioè che questo discorso provando troppo, in definitiva non prova nulla, può cominciare a superare le sue perplessità se solamente tiene conto del fatto che fino alla metà del 1991 nell'ordinamento di questo paese, che produce circa un migliaio di leggi l'anno, non era mai stata introdotta una norma che in qualche modo prendessi in considerazione il fatto che anche Cosa Nostra produceva le dissociazione al proprio interno, produceva le collaborazioni di giustizia.
Il fenomeno del terrorismo, che tutti ricordano, portò nel dicembre del '79 e per dare gli altri parametri dopo un anno e mezzo dalla vicenda di via Fani, dopo meno di un anno dall'inizio della collaborazione nel mondo e nella nebulosa del terrorismo, di Peci, di Sandalo, produsse una norma ad hoc: l'articolo 2 di quel decreto legge, il cui articolo 1 è citato nel capo d'imputazione. Ma ciò non pertanto rispetto a che? Rispetto al fatto della dimostrata utilità di normative di quel genere, prima di tutto utili perché riconoscevano una situazione di fatto reale, utili perché avevano allargato l'area della dissociazione. Ciò non pertanto è stato necessario arrivare al '91, è stato necessario quasi trascurare l'esperienza di processi fatti con le dichiarazioni dei collaboratori storici. E' stato necessario arrivare alla soglia di una sentenza in Cassazione che riconosceva la plausibilità, l'attendibilità, la serietà, l'importanza, la decisività della dissociazione e della collaborazione all'interno di Cosa Nostra. Decisività e importanza che Cosa Nostra invece ha avvertito e ha avvertito per tempo.
Ecco il perché dei morti delle famiglie dei collaboratori di giustizia. Stermini interi. Quando non è stato possibile uccidere il collaboratore, e vi è un caso celebre, Marino Mannoia, si sono sterminati tutti i familiari a cominciare dalle donne di casa. Ecco come la causale specifica che si personalizza nell'attentato a Contorno, di contrasto della sciagura - io dico tra virgolette ovviamente - rappresentato dalla dissociazione e dalla collaborazione nelle fila di Cosa Nostra, si scrive senza forzature, logicamente, all'interno della causale maggiore.
38 dicevo solo, se li ho contati bene, coloro che, venendo da esperienze di criminalità anche diverse, 8 di queste persone hanno esperienze di criminalità maturate all'esterno di Cosa Nostra, ecco io dicevo, di questi 38 collaboratori più di una sono le persone che hanno maturato, ovviamente in situazioni diverse, in tempi diversi, conoscenze sull'epoca in cui all'interno di Cosa Nostra si comincia a pensare a una azione violenta, a tutto campo, nei confronti dello Stato, sulla ragione per la quale dalla dirigenza di Cosa Nostra, la dirigenza principale, la dirigenza di vertice decide di passare allo scontro finale attraverso la strage dispiegata, in che termini operativi si cominciava a delineare e si delineava concretamente questa pratica di strage dispiegata?
Loro sentiranno Anacondia, Carbonaro, Costa, Galasso, Galati, Marota, Pattarino, se ammetteranno l'esame di queste persone, che riferiranno appunto qual è, per ciascuno di loro, il trascorso criminale, sia in che termini hanno avuto contatti con ambienti di Cosa Nostra, in che epoca hanno avuto questi contatti, attraverso quali persone e in che cosa si sono sostanziati dal punto di vista conoscitivo questi stessi contatti. Conoscitivo rispetto alla strage. Possono scorrere la lista alle pagine da 61 in avanti e troveranno per ciascuna delle persone che io ho indicato la specificazione di queste circostanze.
In qualche caso avremo la possibilità di toccare più da vicino addirittura la causale specifica, per esempio la causale dell'eliminazione di Costanzo, la causale dell'eliminazione di Contorno. E su questo in particolare loro ascolteranno quanto sono in grado di riferire Malvagna, Maugeri, lo stesso Pulvirenti, tutti elementi inseriti nella struttura catanese di Cosa Nostra. Struttura catanese che non è cosa diversa dalla struttura palermitana di Cosa Nostra perché sempre Cosa Nostra è, è la stessa, unitaria, unica ed unitaria, diciamo che è la succursale su Catania, come c'è la succursale su Trapani, la succursale su Caltanissetta, su Ragusa e così via.
Sentiranno, su questa parte del processo e nuovamente sulla ragione per la quale si doveva, era stata decisa, "per fare un regalo a zio Totò" l'eliminazione di Costanzo: "per fare regalo a zio Totò". La vita di un uomo diventa un regalo che ci si fa, o la morte di un uomo diventa un regalo che ci si fa nell'ambito di un'organizzazione criminale, un piacere, alle volte è un obbligo. Alle volte è un obbligo che bisogna sbrigarsi ad eseguire sennò si corre il rischio di pagare nell'adempimento in una maniera piuttosto seria. Alle volte, come in questo caso, è un regalo la morte di una persona. E per zio Totò si intende l'imputato Salvatore Riina.
Sentiranno gli altri collaboratori che io ho segnalato, abbiamo segnalato nella lista, Geraci Francesco, Calvaruso e Cannella, sentiranno Monticciolo e Romeo che in particolare saranno in grado di riferire su come mai e chi, in particolare, di questi imputati era così accanito nel disegno di individuare dovunque si trovassero i collaboratori di giustizia. E diranno in particolare questi, ma non solamente questi collaboratori, come i fratelli Graviano fossero praticamente instancabili in ogni iniziativa di ricerca di alcuni collaboratori che andavano ad ogni costo eliminati: Contorni, Giovanni Drago, Pino Marchese.
Giovanni Drago perché era uomo d'onore del loro mandamento, era il primo uomo d'onore importante di quel mandamento che aveva osato rompere il fronte dell'omertà e parlava da un livello conoscitivo elevatissimo, come dimostrerà davanti a loro. Contorno perché era stato ritenuto colpevole, giudicato e condannato. E le sentenze di Cosa Nostra non sono di regola soggette a revisione, tanto meno è prevista l'amnistia, o la prescrizione per modo che la affermata irreversibilmente responsabilità di Contorno per l'omicidio del padre dei Graviano, costituì una causale aggiuntiva personale, questa volta.
Ma vedano come è interessante questo processo, ci costringe continuamente a cambiare scenario. Abbiamo parlato in grande della causale, ma addirittura ci troviamo una causale aggiuntiva nell'attentato a Contorno che si personalizza sugli imputati Filippo e Giuseppe Graviano. Perché a loro, più che ad ogni altro, interessava l'eliminazione di Contorno. Agli altri imputati interessava per una ragione per così dire di categoria, per una ragione politica. A Filippo e a Giuseppe Graviano l'eliminazione di Contorno interessava come fatto personale.
Fino a dove si ripromette di arrivare il Pubblico Ministero nella dimostrazione della causale? Il Pubblico Ministero non lo sa, nel senso che crede di avere individuato in maniera intellettualmente onesta una serie di indicatori che possono aiutare a meglio comprendere almeno determinate parti delle causali, determinate componenti. Che ne so se esiste un'altra componente soggettiva della causale rispetto ad un'altra di questi fatti di reato? E' un'affermazione un po' paradossale quella che sto facendo, ma non la posso escludere. D'altra parte anche nel corso delle indagini preliminari, finché qualcuno non è venuto a raccontare - e lo riferirà davanti a loro - che i Graviano avevano la necessità, per così dire, per mantenere intatta la loro identità di uomini di mafia, di eliminare Contorno. Io mai avrei pensato che nella eliminazione progettata di Contorno e peraltro fallita, come hanno visto, almeno un paio di volte, c'era una componente personale aggiuntiva della causale.
Io non posso far preventivi sul punto dove ci porterà la ricostruzione della causale attraverso questi mezzi di prova. Noi li consegnamo molto laicamente come al solito alla Corte. E concluderemo quando sarà il momento di concludere su questo punto, quando sarà il momento di concludere davvero, quando avremo la sensazione e la convinzione che tutte le voci che potevamo ascoltare per capire fino in fondo il perché di questi fatti, avranno fatto udire la loro voce.
Signor Presidente, l'esposizione introduttiva è finita. Ho qui, nella stessa veste scritta anticipata ieri, quella che è intitolata indicazione delle prove delle quali il Pubblico Ministero chiede l'ammissione. E' un documento di semplice elencazione delle prove richieste, quasi tutte illustrate. Perché si è parlato ad abbondanza di tutti gli atti che si chiede vengano acquisiti, di tutti i documenti provenienti anche da altri processi. Il dottor Nicolosi mi sta facendo notare che forse qualche documento non l'abbiamo menzionato, ma se verrà letta, a condizione voglio dire che mi sia consentita di depositarla, nel qual caso riprendo la parola sull'argomento trascurato. Se mi verrà consentito di depositare questa lista, non c'è bisogno che io stia a commentare la ragione per la quale è particolarmente importante che la Corte acquisisca il documento che si trova al punto 33 di questa elencazione, che comunque io vado a leggere e sono documenti rinvenuti nell'abitazione di Mangano Antonino il 25 giugno del '95, all'indomani quindi dell'arresto di Bagarella, dello stesso Mangano e di altre persone che sono documenti che attestano uno scambio epistolare, tra Mangano e Giuseppe Graviano. Questo secondo quanto il Pubblico Ministero si ripromette di dimostrare.
Documenti quindi che hanno un'importanza notevole nell'ambito dell'istruttoria dibattimentale.
Ecco, questi non erano stati citati, ma credo gli altri siano stati tutti citati, i documenti di cui si chiede la acquisizione.
Così come sono state puntualmente indicate le telefonate intercettate, di cui chiediamo l'acquisizione e la trascrizione; sono state indicate le sentenze divenute irrevocabili; è stata richiamata integralmente anche la lista del 28 ottobre, unitamente alla lista depositata il 4 di novembre.
Forse non abbiamo menzionato, tra i documenti di cui chiediamo l'acquisizione, i referti medici relativi alle persone che si sono fatte medicare in ospedale, al Pronto Soccorso, nella immediatezza dei fatti di strage; e quindi colmo questa lacuna.
Riassuntivamente, quindi, il Pubblico Ministero chiede l'esame, in qualità di testimoni ovvero di consulenti, o di persone imputate o indagate in procedimento connesso, delle persone e sulle circostanze di cui alla lista depositata in data 28 ottobre '96.
Chiede la acquisizione, nelle forme previste dall'articolo 460, comma 4, bis, con riferimento all'articolo 238-bis del Codice penale, dei verbali di prove di altro procedimento specificamente menzionati nella lista del 4 novembre 1996.
Vi è un problemino tecnico-normativo, se si vuole anche un po' capzioso - la Corte non avrà difficoltà ad ammettere l'acquisizione di questi verbali di prove di altri procedimenti - in quanto tutti i soggetti dai quali vengono queste dichiarazioni, sono soggetti compresi nella lista del 28 ottobre, e sono soggetti dichiaranti: collaboratori di giustizia.
Bisognerebbe che la Corte negasse il richiesto esame - faccio per dire - di La Barbera, e allora potrebbe negare la introduzione del verbale di prova costituito dalle dichiarazioni rese dal La Barbera davanti alla Corte di Assise di Catania, ovvero davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta. Ma ho ragione di augurarmi che così non sarà.
Ecco, qual è il problemino tecnico: la autorizzazione alla citazione, per essere esaminate, delle persone che hanno reso dichiarazioni che formano oggetto di verbali di prova di altro procedimento ha quella particolare sequenza: intanto si prende il documento, lo si acquisisce; se, ed in quanto, si ritenga rilevante anche l'esame della persona si autorizza l'esame della persona, e, in quanto si sia autorizzato l'esame della persona, si autorizza la citazione.
Ora, vuole il caso - come sto segnalando - che le persone, che hanno reso dichiarazioni che formano oggetto del verbale di prova che proviene da altro procedimento, fossero tutte già comprese nella lista del 28 di ottobre 1996; lista per la quale l'autorizzazione alla citazione il Presidente ha già accordato. Di talché, nella richiesta, la autorizzazione alla citazione è ripetuta, per quanto occorrer possa, anche per poter esaminare - qual è il punto? - per poter esaminare il soggetto, la persona, il dichiarante, specificamente anche su quelle dichiarazioni che ha reso davanti ad un altro giudice, davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta, davanti alla Corte di Assise di Catania, o al Tribunale di Palermo.
Anche se è più nominalistico che di sostanza, questo problema, perché il contenuto delle dichiarazioni non varia; nel senso che la lista depositata da noi, per quanto riguarda il nome dell'uno o dell'altro dichiarante, è comprensiva di tutte le circostanze che hanno formato oggetto di dichiarazioni anche in altra sede.
Dice: 'allora perché il Pubblico Ministero l'ha fatto?'. Il Pubblico Ministero l'ha fatto per allargare la conoscenza, per dar modo alla Corte di valutare - e mi sembra sia uno dei requisiti canonici della attendibilità - per valutare la stabilità o le incongruenze, o le contraddizioni, o le disarmonie tra le dichiarazioni rese dalla stessa persona in una sede, poi in un'altra, poi davanti ad un altro giudice ancora.
Ecco, la ragione per la quale, nella sostanza, è stata richiesta, e si insiste nella richiesta di acquisizione di questi documenti e si insiste anche, per comunque poter esaminare queste persone senza limite alcuno - senza il limite dell'articolo 190-bis, tanto per intendersi - e quindi, per quanto inutile, si insiste nella richiesta di autorizzazione alla citazione.
Qui, a proposito del... qui, perché io mi sto rifacendo a questo documento, nell'ultimo punto del secondo paragrafo, proprio quello che riguarda l'acquisizione dei verbali di prova di altro procedimento, il Pubblico Ministero formula una riserva. Riserva, peraltro, da niente nel senso che rispetto ad uno dei verbali di prova di altro procedimento indicati nella lista del 4 novembre '96, di un verbale, il Pubblico Ministero, per quanto abbia fatto tempestivamente richiesta - e la richiesta è allegata alla richiesta di prove - abbia fato richiesta alla competente Autorità non è riuscito a entrarne in possesso.
Io credo che su questo punto non si creeranno particolari problemi, non so se i difensori saranno interessati, comunque interloquiranno secondo il loro punto di vista: si tratta delle dichiarazioni di La Barbera rese davanti al Tribunale di Palermo nel procedimento 1328; insomma, tutti gli estremi sono puntualmente indicati già nella lista del 4 novembre.
Ovviamente, il secondo paragrafo riguarda tutta l'altra documentazione da acquisire, che è stata indicata ordinatamente in un allegato.
Ho già illustrato, e la reitero, la richiesta di acquisire e trascrivere determinate intercettazioni telefoniche.
Chiudo chiedendo l'esame di alcuni imputati che sono - li dico in ordine alfabetico -:
Brusca Giovanni, Carra Pietro, Di Natale Emanuele, Ferro Vincenzo, Frabetti Aldo, Giacalone Luigi, Santa Maria Giuseppe, Scarano Antonio, Scarano Massimo.
Resto in attesa di sapere dalla Corte se sono abilitato, se siamo abilitati a depositare questa elencazione, semplice elencazione.
PRESIDENTE: Io, intanto, penso che sia opportuno che sia consegnata ai difensori che possono, anche su quella, interloquire. Dopodiché la Corte deciderà.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
PRESIDENTE: Bene? Se il Pubblico Ministero ha finito, riprendiamo alle ore 15.00 per gli interventi delle parti civili e, se possibile, dei difensori.
AVVOCATO Caparvi: Signor Presidente, mi perdoni, ci siamo accordati per un ordine diverso. Avvocato Caparvi, procuratore speciale e patrocinatore della parte civile Adami Lucia.
Il fatto di essere avvocato fuori sede, la cortesia dei colleghi e soprattutto la promessa, che manterrò, di essere rapidissimo, mi consentono di parlare primo fra i difensori di parte civile. E sarò davvero telegrafico, signor Presidente e Giudici della Corte di Assise, poiché Adami Lucia, che io rappresento, non ha depositato lista testimoniale. La interpretazione che preferisco dell'articolo 493 non consente pertanto, a chi vi parla, di soffermarsi sulle indicazioni dei fatti che intendiamo provare e sulle prove di cui chiediamo l'ammissione, non avendo depositato la lista testimoniale.
Mi limiterò, pertanto, a ricordare alla Corte che i fatti che intendiamo di sentire provati attraverso l'azione della Pubblica Accusa, sono quelli indicati dalle lettere I, L, M ed N della rubrica accusatoria, e cioè quei fatti che hanno comportato la morte di Stefano Picerno, il Vigile del Fuoco deceduto a Milano in via Palestro, in seguito all'attentato del 27 luglio '93.
Mi riservo di contribuire alla prova di questi fatti, attraverso il controesame di tutti i testi indotti dalla parte pubblica e dalle parti private.
Chiedo di poter depositare, signor Presidente, alcuni documenti che possono incidere sulla quantificazione del danno. Si tratta della denuncia dei redditi del defunto, nell'esercizio finanziario precedente alla scomparsa, e soprattutto del certificato di stato di famiglia all'epoca della morta. Non ho altro da aggiungere.
Non mancheranno, in seguito, ritengo le lodi all'operato della Pubblica Accusa, le quali mi associo perché, effettivamente, ritengo che abbiano dimostrato in modo chiaro qual è il percorso probatorio che intendono percorrere.
Lascio la parola al collega Trabalza, che si occupa di due posizioni connesse.
AVVOCATO Trabalza: Sono l'avvocato Folco Trabalza, sono il patrocinatore e rappresentante di Picerno Domenico e Picerno Elisabetta, parti civili.
Mi associo alle considerazioni fatte in diritto svolte dal collega, avvocato Claudio Caparvi, e mi riservo anch'io la possibilità dell'esame dei testimoni indicati dalle difese e dalla Pubblica Accusa.
Chiedo di poter depositare dichiarazione sostitutiva di atto notorio, attestante la qualità dei redditi di stretti congiunti di Picerno Domenico e di Picerno Elisabetta, fratello e sorella del Picerno, Vigile del Fuoco deceduto nel fatto di Milano. Grazie.
AVV. Saldarelli: Sì, Presidente, grazie. Nella mia qualità di patrono della parte civile Regione Lombardia, costituita nel presente procedimento. Ovviamente questo difensore non intende fare relazioni, ma semplicemente una dichiarazione di intenti. Che, ad avviso di questo difensore, nel processo che la Corte di Assise di Firenze si accinge a celebrare, e che per certo la terrà impegnata per molto tempo, è una dichiarazione di lealtà e di riaffermazione della giurisdizione.
Il perché di una costituzione di parte civile di un ente territoriale, quale è la Regione della Lombardia. Al di là delle ragioni giustificative in diritto, e cioè rivendicare un risarcimento dei danni patiti a seguito dei gravi fatti di sangue per i quali è processo, e che vedono questo ente territoriale costituito in una sede, quale è l'Autorità Giudiziaria Fiorentina, certamente non prossima al luogo nel quale ebbe a verificarsi l'attentato; e da ciò quella riflessione fatta dal signor Pubblico Ministero, quantomai opportuna, sulla lesività dei fatti per i quali è processo, una lesività che supera l'ambito territoriale, l'ambito regionale, e forse anche l'ambito nazionale: è da precisare che, l'ente Regione Lombardia, intende riaffermare in maniera forte l'esigenza della giurisdizione come insopprimibile ed indispensabile elemento di una civile convivenza. Intende riaffermare la necessità del rispetto dei principi sostanziali e processuali, delle regole, in poche parole, che devono informare la risposta giudiziaria dello Stato.
Deve anche affermare l'interesse ad un controllo, anche sociale e pubblico, del rispetto di queste regole, come unica forma di esternazione della potestà punitiva dello Stato.
E', la costituzione di parte civile della Regione Lombardia, proprio in questo processo ha un suo rilevante significato, perché è ad avviso di chi vi parla il processo di gran lunga più importante celebrato nel nostro paese. E, quindi, massimo avrà da essere l'impegno della Corte di Assise di Firenze nella celebrazione di questo processo, nel rispetto di queste regole e nella emanazione di una sentenza che dovrà rispondere ai requisiti di giustizia.
Perché dico che è il processo più grave, e di gran lunga, celebrato nel nostro paese? Per la gravità dei fatti. Sono oggettivamente descritti, in maniera puntuale, nel capo di imputazione. Basterebbe solamente il titolo dei due più gravi reati - strage e devastazione - per affermarne la importanza.
Titoli che, in realtà, sono evocativi del libro dell'Apocalisse, se è vero come è vero che i quattro cavalieri ivi descritti avevano anche questo significato.
Importante per la sede giudiziaria nella quale questo processo ci celebra, perché la sede giudiziaria fiorentina, scelta in maniera ineccepibile dal nostro organo di legittimità, è sede immune da fenomeni di inquinamento e di giustizialismo.
Perché la sede fiorentina ha, nella sua esperienza, la celebrazione di altri e importantissimi processi, uno dei quali si colloca, ad avviso di chi vi parla, in quella che è stata definita dal signor Pubblico Ministero una precisa strategia dell'associazione mafiosa.
E se un processo deve dare alcune risposte chiare ed inequivoche sul cosa, e cioè in fatto l'evento, le coordinate spazio-temporali per ogni singolo fatto, e quindi l'accertamento materiale di questo fatto; sul come questo o questi fatti sono avvenuti, e cioè le modalità esecutive, i mezzi; sul chi, cioè l'autore o gli autori materiali, i complici, i fiancheggiatori, i mandanti: questo processo dovrà dare una risposta anche al più inquietante ed importante quesito, che è il perché di questi fatti.
Cioè il movente immediato e le ragioni finalistiche; le causali individuali e le causali collettive.
Ed è importante che si arrivi a questa risposta attraverso il rigoroso accertamento dei fatti, delle modalità di accadimento degli stessi, degli autori dei fatti medesimi; perché non è intendimento di questa parte civile perseguire ipotesi, perseguire, per così dire, teoremi che, in qualche modo, esulino dal rigoroso devoluto probatorio.
Però non possiamo dimenticarci in maniera molto chiara, molto precisa, che una affermazione, qualunque essa sia, del perché questi fatti sono accaduti, e soprattutto se questi fatti sono riconducibili ad una complessiva strategia terroristica, per il solo fatto di dare questa risposta per certo la funzione giurisdizionale non potrà non attingere in maniera significativa anche quell'infausto patto sociale, fatto di solidarietà, di omertà, di copertura, di tolleranza verso le organizzazioni criminali. Patto basato sull'equivoco, culturale e sociale.
Credo che il problema che la Corte dovrà affrontare - e, sul punto, il capitolato di prova formulato dai signori Pubblici Ministeri è significativo - parta da un dato di fatto obiettivo. Cioè parta da un discutibile salto di qualità, nella attività e nella espressione di questa pericolosissima organizzazione criminale, che è uno dei cancri della nostra società.
Attentato allo Stato: il concetto evoca, a mio avviso non in perfetta sintonia, alcuni gravissimi fatti di sangue che in passato hanno caratterizzato il nostro vivere. Ha ricordato, il signor Pubblico Ministero, le stragi di via Pepitone, la strage di Capaci, la strage di via d'Amelio. Però debbo dire che in quegli attentati, in quelle vicende gravissime, pur tuttavia vi era la possibilità di individuare causali specifiche, forze causali individuali. Ma non certo una causale collettiva e complessiva, qual è quella che il signor Pubblico Ministero ha inteso delineare nella sua relazione introduttiva.
Forse l'unico episodio, che di quella strategia portava già i segni, è la strage del 904, accaduta nel lontano 1984. E se ne può parlare perché è un fatto di sangue, sul quale è intervenuta una sentenza passata in cosa giudicata, ed è un gravissimo fatto di sangue che questa Corte di Assise ebbe a suo tempo a giudicare.
Perché non vi è dubbio che, sotto questo profilo, la applicazione in grande stile e la enfatizzazione della metodologia estorsiva, della intimidazione, del terrore, hanno per certo sotto il profilo della sua generalizzazione un obiettivo finalistico. Che poi è incartato - e chiedo scusa se uso questo brutto termine - in un capo di imputazione, che questo difensore ha letto con particolare attenzione, perché è un capo di imputazione che vorrei definire originale.
E che pone all'attenzione della Corte di Assise di Primo Grado di Firenze, quello che è il vero problema di questo processo: la contestazione della commissione di gravissimi fatti di sangue, strage e devastazione, in esecuzione di una strategia attuata per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale; nonché per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso, Cosa Nostra.
Quindi il compito che i rappresentanti dell'Accusa Pubblica, i signor Pubblici Ministeri, si sono assunti e che intenderanno per certo svolgere nell'ambito di un dibattimento che, mi auguro, porterà a squarci di verità su un mondo per molti versi ancora a noi sconosciuto, è un compito oneroso, un compito difficile, un compito ambizioso.
E' augurio di questa parte civile che questo compito venga assolto; e ne è certa, questa parte civile. Così come è augurio di questa parte civile che, attraverso il dibattimento, si pervenga quantomeno a dare una risposta, se non definitiva ed esaustiva, ma almeno iniziale, a quello che è il quesito al quale poc'anzi facevo riferimento: il perché della adozione di questa strategia. I perché di questi fatti; le ragioni finalistiche perseguite nel compimento di questi fatti, che si connotano - ad avviso di questo difensore - come la insana ambizione di essere, da parte di questa associazione criminale, interlocutrice dello Stato.
A fronte di questa illegittima e insana richiesta, lo Stato risponde con i mezzi che l'ordinamento mette a sua disposizione, risponde con un momento di giurisdizione che, nel rispetto delle regole, dei principi sostanziali e processuali, non potrà non portare all'accertamento della verità.
Questo è l'augurio ed è la raccomandazione di questa parte civile. Grazie.
PRESIDENTE: Chi prende la parola?
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna, dell'avvocatura.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pinna: Dunque, per la Presidenza del Consiglio, per il Ministero degli Interni, Ministero della Pubblica Istruzione, Accademia dei Georgofili. E, per le altre amministrazioni, provvederà poi la mia collega, l'avvocatessa Onano.
Dunque, la ragione della presenza dello Stato e delle altre amministrazioni ed enti che qui sono costituite parte civile a mezzo dell'avvocatura dello Stato, discende già dalla natura stessa dei reati per cui si procede in questa sede. Reati, appunto, di gravità inaudita, che hanno offeso interessi pubblici, privati, beni e persone, con una violenza, con una portata enorme e gravissima.
E questo, diciamo, lo si può già desumere dal fatto che, dalla considerazione che se non fosse stato intento degli autori di questi reati commettere, realizzare ai fini di terrorismo e di eversione, quindi attentare ai poteri costituiti dello Stato, per consolidare i fini, i mezzi, l'organizzazione criminosa di Cosa Nostra, questi reati stessi non sarebbero stati commessi.
Quindi, la presenza dello Stato, innanzitutto discende dal fatto che sono stati offesi interessi di portata elevatissima, e che riguardano sia i consociati che, appunto, gli organi costituzionali fondamentali.
Dunque, per quel che riguarda la Presidenza del Consiglio dei Ministri, allo stato non sono stati accertati danni di carattere materiale. Pur tuttavia si mette in evidenza che i danni immateriali e dei quali si chiede qui il risarcimento, sono comunque di portata, per così dire, assorbente e anche superiore rispetto a tutti gli altri.
In quanto si tratta, in primo luogo, dell'offesa ai poteri legislativi, amministrativi, che si volevano coartare con la commissione di questi reati; e anche interessi che, poi, sono comuni anche ad altri enti pubblici, esponenziali di collettività quali, appunto, la tutela dell'immagine, del prestigio, anche a livello internazionale.
Oltre a, naturalmente, quei compiti che sono precipui di uno Stato, e che riguardano l'esistenza stessa dei consociati di una determinata forma di governo.
Per quanto riguarda, diciamo, i fatti che quindi si intendono provare, per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono ovviamente quelli dell'imputazione; perché anche quando si tratta di danno immateriale o morale, quegli stessi fatti costituiscono il fondamento, appunto, della tutela risarcitoria.
Tutela risarcitoria che, in questo caso, dovrà essere valutata ovviamente in modo equitativo, come è stato fatto anche in tantissimi altri casi precedenti; a cominciare per esempio - ne cito soltanto uno - il processo per il caso Lockhid, nel qual caso, in quell'occasione per esempio sono stati considerati, come fatti probatori anche della tutela risarcitoria, elementi quali quelli della valutazione della modalità di commissione dei reati, dei fini e degli interessi e dell'importanza degli interessi che sono stati lesi.
Quindi, diciamo che le stesse caratteristiche del fatto delittuoso serviranno...
AVVOCATO Anania: Scusi dottoressa, scusi collega...
PRESIDENTE: Chi parla?
AVVOCATO Anania: Sono l'avvocato Anania, Presidente. Posso interrompere un momento?
PRESIDENTE: Sì, sentiamo.
AVVOCATO Anania: Io credevo dovessimo rinunciare alle liste dei testi e non, piuttosto, rinnovare le costituzioni di parte civile, o di assumere oggi le conclusioni.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza, lasci finire.
AVVOCATO Anania: Ma abbiamo già sentito un difensore di parte civile che ci ha portato su un campo vastissimo, che poi, tutto sommato, sono le conclusioni che ha assunto. Decide, assume queste conclusioni e facciamo la sentenza oggi? Io non so, se c'è un ordine previsto dal Codice, stabilito dal Codice, non capisco che cosa sono le dichiarazioni di intenti, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, non lo capisco neanche io.
AVVOCATO Anania: Eh!
PRESIDENTE: Eh, però, se non le ascolto, non posso capire che influenza possono avere o meno. Quindi è questione di pochi minuti, penso che non ci facciano perdere più tempo.
AVVOCATO Pinna: Dunque...
AVVOCATO Anania: Mi pare...
AVVOCATO Pinna: La mia, non era una dichiara...
AVVOCATO Anania: Io l'ho detto, Presidente, quello che pensavo.
AVVOCATO Pinna: La mia non era una dichiarazione di intenti, in quanto i fatti dell'imputazione serviranno anche per assicurare una tutela, anche risarcitoria, ai danni immateriali subìti dalla Presidenza del Consiglio come rappresentativa, appunto, dello Stato. Questo per quanto riguarda, appunto, i danni di carattere immateriale.
Poi ci sono altre amministrazioni, come appunto il Ministero degli Interni, l'Accademia dei Georgofili e il Ministero della Pubblica Istruzione, dei quali parlo adesso; e che hanno subìto, accanto a danni morali riguardo agli interessi, ugualmente di carattere non patrimoniale, che comunque rappresentano, che gli sono affidati danni materiali di enorme entità.
Rispetto a questa amministrazione, ho presentato lista testimoniale, che è presente in atti, e che è indispensabile per integrare la documentazione che intendiamo produrre. In quanto si tratta di somme spese in base a uno schema, una ripartizione di competenze, piuttosto complessa.
Per quanto riguarda, appunto seguendo l'ordine, il Ministero degli Interni, va detto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emesso delle ordinanze fra il maggio e il luglio del 1993, con le quali ha praticamente incaricato, demandato ad alcune amministrazioni - quali le Sovrintendenze e le Prefetture - il compito di provvedere a rimborsare le somme spese per eliminare i danni conseguenti ai fatti delittuosi in questione, per rimborsarli, appunto, a soggetti privati, pubblici. E quindi, in pratica, si tratta di somme che sono state spese dallo Stato oppure dagli organi quali i Ministeri, che hanno una legittimazione separata ad agire in giudizio.
Per quanto riguarda in particolare il Ministero degli Interni, a queste somme spese in base a queste ordinanze del '93, si debbono aggiungere quelle erogate a titolo di indennizzo ai sensi della Legge 466 dell'80 e 392 del '90, alle vittime quali i Vigili del Fuoco, Vigili Urbani e familiari di altre vittime degli atti di terrorismo.
Per queste somme, e in particolare per quelle relative alle ordinanze, abbiamo depositato lista testimoniale, con funzionari dell'amministrazione che verranno ad illustrare come queste somme sono state spese, a quali enti e soggetti sono state destinate, come sono state ripartite.
Per quanto riguarda, poi, in particolare l'Accademia dei Georgofili, che è un ente del parastato, un'istituzione agraria che comunque è un ente pubblico, anch'essa ha subito - accanto a danni di carattere immateriale, che sono comunque enormi, perché diciamo l'Accademia dei Georgofili è stata quasi colpita, ha assunto quasi il valore di un simbolo, diciamo, dei fatti commessi in Firenze - ha subìto accanto a questi danni immateriali, di portata enorme, danni di carattere materiale, economicamente apprezzabili. Rispetto ai quali, ugualmente sussiste una lista testimoniale.
Per l'Accademia dei Georgofili, appunto, i danni consistono in danni sia alle strutture dell'edificio, che è rimasto praticamente distrutto, per il quale in parte però hanno provveduto altre amministrazioni; e, anche a questo scopo, provvederanno documenti prodotti e testimoni indicati in lista testimoniale.
Oltre a questo, diciamo che all'Accademia dei Georgofili erano stati date in deposito opere d'arte dello Stato e, in più, erano depositate opere d'arte - statue, dipinti, eccetera - della stessa Accademia. Quindi, diciamo che il danno riguarda anche il patrimonio artistico che era ivi custodito.
Quindi, per quanto riguarda il Ministero della Pubblica Istruzione, ugualmente danni naturalmente di carattere immateriali a interesse di carattere fondamentale dello Stato, quale quello appunto all'educazione della collettività. In quanto, a seguito dei danni che sono stati recati all'edificio, è stato impedito per un certo tempo l'esercizio di questa attività didattica.
Per i danni all'edificio, ugualmente provvede la documentazione prodotta.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Onano: L'avvocato dello Stato, Gabriella Onano, per le altre amministrazioni dello Stato costituite parti civili: il Ministero dei Lavori Pubblici, Ministero della Difesa, Ministero dei Beni Cultura, per la Regione Lazio che, in questo processo, si è avvalsa del patrocinio facoltativo dell'avvocatura dello Stato.
Cerco di essere più coincisa possibile, e di rimanere nell'ambito del 493 seconda parte; anche se per due amministrazioni dello Stato che... Per una amministrazione dello Stato e per l'ente territoriale Regione Lazio, devo necessariamente fare una premessa, che non è una dichiarazione di intenti, ma è il fatto oggetto della richiesta risarcitoria; voglio dire, evidenziare come le due amministrazioni che ora patrocino chiedono il ristoro di quei danni non patrimoniali, che gli eventi delittuosi di cui ci stiamo occupando hanno determinato.
E mi riferisco, in particolar modo, per quello che concerne il Ministero della Difesa, a quel danno particolare che la personalità dello stesso ha subìto, in particolare nell'attentato dello Stadio Olimpico.
Mi permetto di evidenziare, perché è un'ipotesi piuttosto particolare, perché è un delitto che non è stato portato a compimento per fortuna; ieri il Pubblico Ministero ha solo prospettato quelle che erano le conseguenze gravissime di questo delitto. E il Ministero della Difesa intende si è costituito parte civile in questo processo, ovviamente i fatti che intende provare sono i fatti oggetto dell'imputazione, perché il danno morale è un danno per sua natura che mal si presta a essere oggetto di istruzione probatoria.
Lo stesso a dirsi per la Regione Lazio, di cui non vi sono danni diretti e immediati, danni patrimoniali. Comunque, anche la Regione Lazio ha subìto un danno all'immagine, al territorio; e, in quanto ente rappresentativo della collettività, chiede in questa sede il ristoro equitativo del danno morale.
Per quello che concerne, invece, le altre due amministrazioni dello Stato che qui patrocino - il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero dei Lavori Pubblici - avrei spendere qualche parola per quello che concerne il Ministero dei Beni Culturali. Ma mi sembra che - per quello che concerne anche qui il danno all'immagine, il danno alla personalità - mi sembra che il Pubblico Ministero abbia ieri parlato, abbia sviscerato l'importanza di quello che era l'obiettivo primario che, con questi delitti, veniva ad essere colpito. Oltre che, appunto, lo Stato, la finalità di terrorismo o di eversione, ma l'altro fine primario era colpire lo Stato in quello che è uno dei suoi beni più importanti, e particolarmente lo Stato Italiano, il patrimonio...
Ma mi fermo qui, perché non vorrei essere ulteriormente interrotta.
D'altra parte, abbiamo raccolto faticosamente, devo dire, una serie di carteggi che abbiamo depositato, e che intendiamo integrare con i testimoni che questa Corte ammetterà, perché in particolar modo quelli che sono stati i danni subiti dall'amministrazione dei Beni Culturali per questi fatti, sono danni ingentissimi; sono danni che purtroppo, lo ammetto, sarà difficile risarcire nel loro concreto valore, perché sappiamo tutti che i beni che sono stati coinvolti nella distruzione, o che sono stati distrutti quasi irrimediabilmente, molti sono stati oggetto di restaurazione, ma sappiamo bene che sono tutti beni infungibili.
E anche per quelli che faticosamente si è riuscito a porre rimedio, è molto difficile arrivare alla riduzione in pristino stato.
Per cui depositiamo, e abbiamo già depositato, una serie di documenti che riguardano l'elenco dei beni distrutti, che si trovavano all'interno della Galleria degli Uffizi e del Museo della Scienza. Si tratta di alcuni beni distrutti. Abbiamo potuto depositare delle perizie estimative, di altre le spese per i lavori di restauro. Però, data la complessità dei beni in questione, abbiamo ritenuto opportuno depositare una lista testimoniale, sono alcuni funzionari della Galleria degli Uffizi e della Sovrintendenza ai beni architettonici e artistici della Toscana che ritengo potranno meglio spiegare i criteri di quantificazione di questi danni proprio attesa la peculiarità dei beni che sono andati distrutti o restaurati e che mal si prestano, ecco, a produzioni documentali.
Questo discorso invece è più semplice per l'ultima amministrazione che ha subìto danni diretti, il Ministero dei Beni Culturali che nella persona del Provveditorato alle Opere Pubbliche, nei vari Provveditorati alle Opere Pubbliche è competente per legge a effettuare i lavori di restaurazione, ripristino e riorganizzazione dei beni demaniali. In particolar modo per quello che concerne i fatti delittuosi di Firenze hanno subìto gravissimi danni l'edificio demaniale posto in via Lambertesca, quello in Lungarno Archibusieri e Lungarno dei Medici nonché l'edificio nominato Torre delle Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili che è di proprietà demaniale.
Abbiamo depositato, in sede di costituzione di parte civile, una perizia estimativa di questi danni e molti di questi ovviamente è sotto gli occhi di tutti, questi edifici sono stati rimessi in pristino, sono stati stipulati vari contratti di appalto. L'amministrazione dei lavori pubblici ha erogato somme che ammontano a una decina di miliardi. Comunque chiedo l'acquisizione, l'autorizzazione al deposito di ulteriori documenti che concernono gli ordinativi di spesa, relativi appunto alle somme erogate alle imprese appaltatrici. Sono documenti pubblici depositati in copia autentica, di conseguenza sono certificazioni pubbliche che fanno piena propria fino a querela di falso, per cui questa quantificazione non abbiamo ritenuto integrarle con le liste testimoniali.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Felli: Sì, avvocato Nicoletta Felli in sostituzione dell'avvocato Maugeri per la Provincia di Firenze, costituita parte civile in relazione ai fatti di strage avvenuti in Firenze.
Questa difesa di parte civile intende riportarsi ai fatti illustrati dal Pubblico Ministero, appunto, in relazione agli episodi di via dei Georgofili per cui la Provincia si è costituita perché è evidente che dalla prova di tali fatti deriva la prova stessa del danno non patrimoniale subìto dalla Provincia di Firenze quale ente esponenziale della collettività locale turbata gravemente da questi fatti per cui oggi è processo.
E proprio nell'ottica anche di riaffermare il rispetto dei principi della legalità che la Provincia di Firenze ha ritenuto di costituirsi, oltre che per provare questo danno alle funzioni proprie della Provincia di Firenze in materia e di valorizzazione die beni culturali che la legge gli attribuisce, che in materia di turismo come da delega della Regione Toscana. Funzioni che sono state inevitabilmente aggravate per la Provincia nel suo svolgimento in questi settori appunto di propria competenza.
Pertanto si chiede di poter controesaminare i testi indicati dal Pubblico Ministero, per quanto riguarda gli episodi relativi alla strage di Firenze e anche di poter procedere all'esame di quegli imputati che lo consentiranno.
Dovrei anche parlare, signor Presidente, brevemente, come sostituto processuale ho la nomina che mi ha lasciato adesso il collega Stefano Betti del Foro di Genova, che è costituito parte civile per la signora Liberata Grossi Pasotto, Angelo Pasotto, Loris Pasotto, Giuseppe La Catena, Rita Dericoloso, Raffaella La Catena, Concetta La Catena, Anna La Catena, Carmela La Catena, Rovida Agnese e Paolo Giambattista Mandelli. Per i quali anche in questo caso chiedo di poter procedere al controesame degli imputati indicati nelle liste del Pubblico Ministero nonché all'esame degli imputati.
In particolare, per quanto riguarda il signor Mandelli, chiedo di poter produrre documentazione. Si tratta di documentazione medica per la prova insomma del danno personale riportato dal signor Mandelli. Ho preparato un fascicolo con un indice dei documenti che provvedo a depositare. Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò difensore di parte civile dell'Unione Vittime delle Stragi, Capolicchio e gli altri che assisto, Presidente.
Non vorrei suscitare un'interruzione da parte dell'avvocato Anania però questa parte civile, in questa sede, come credo tutte le parti civili, ove non si voglia indicare delle ragioni particolari, delle voci di danno, non può far altro che indicare, associandosi a quelle che sono le richieste di prova richieste dal Pubblico Ministero, una speciale intenzione generale nel controesaminare fonti di prova che il Pubblico Ministero ha indicato. In quella direzione che vi ha già indicato esattamente, correttamente il collega Saldarelli. Però, signori, un processo si fa per giudicare e giudicare significa considerare se determinati uomini siano degni di una certa punizione.
Ma qui, vedano, entra proprio una prima ipotesi di lavoro, dal punto di vista di questa parte civile. Voi lì vedete degli uomini imputati un po' defilati rispetto alla vostra vista, visuale e l'atmosfera generale è un po' quella di una sorta di astrazione rispetto alla, è persino adeguato definire gravità di un fatto. Ecco quindi una prima intenzione, ipotesi di lavoro generale: che cosa ha consentito a questi uomini, come tali da considerare, di ritenersi in qualche modo, se non legittimati, facoltizzati sia pure all'interno della loro componente criminale, di entrare in questo modo in conflitto, non tanto con lo Stato come entità astratta, ma con la collettività, con la società, con quelle persone che rappresento, una delle quali ha perso la vita, un'altra è rimasta ossessionata e resterà per tutta la vita ossessionata da quel fatto. Che cosa li ha facoltizzati, o li ha ritenuti, ha fatto ritenere loro che in qualche modo fosse possibile scegliere una strada di questo genere, per mettere sul terreno delle loro pattuizioni, delle loro istanze?
Questa è un domanda, un perché. Uno dei perché ai quali accennava il collega Saldarelli e che questa parte civile intenderà approfondire controinterrogando, in particolare, quegli imputati collaboratori di cui verrà fatto l'esame.
Signori, io sono un avvocato qualsiasi, penalista da molti anni. Dal 1975 a oggi ho calcolato che a oggi tre o quattro anni mi sono occupato di processi di strage: dalla strage Peteana, a quella dell'Italicus, a quella del treno 904, agli attentati ai treni in Toscana, a questo. Il mio mestiere è stato punteggiato di questi incontri, in processi di questo genere dove ho sempre rappresentato la parte civile. E anche questo voglio, che in qualche modo che questo processo la cui gravità è certamente eccezionale, che travalica tutti gli altri che ha avuto modo di affrontare, in qualche modo mi porti sulla strada una risposta: perché?
Guardino che quello che avviene in questo paese, da questo punto di vista è quasi unico sul piano del pianeta. Perché? Ogni tanto qualcuno crede possibile una cosa di questo genere. Al di fuori, vedano, loro lo vedranno, interrogando gli imputati, sentendo i testimoni, al di fuori da una speciale, particolare patologia o pazzia di chicchessia. Eppure, a guardare questi fatti sembrerebbero scaturiti soltanto da una follia generale, assurda, incredibile, stratosferica.
Ecco, non mi sento di dire altro, se non come dicevo prima, un impegno da parte mia, da parte dei colleghi della parte civile, in adesione all'impegno già profuso del rappresentante della pubblica accusa, impegno a non accontentarsi, a voler vedere e a approfondire tutti i temi di questo processo, tutti gli aspetti di prova, tutte le questioni anche relative, come dicevo prima, ai perché.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato.
Questa parte civile rappresenta il Comune di Firenze, la Regione Toscana, rappresenta anche il Comune di Milano nonché i familiari delle vittime uccise qui a Firenze, famiglia Nencioni, famiglia Fiume, ed altri feriti. Ed io quando mi accingo ad esser parte civile, così quando sono difensore, ci tengo a sottolineare che desidero, proprio dal profondo, la giustizia e la verità. Cioè, io non cerco vendetta né le mie parti cercano vendetta: cerchiamo giustizia e verità.
E quindi non è che cambi mentalità rispetto a quando sono difensore e quindi non chiedo a voi Giudici della Corte di Assise di Firenze quelle che sono le norme fondamentali per addivenire a un processo che porti la verità e la giustizia, quelle che sono le regole del giusto processo che ormai sono 20 anni, per chi mi conosce, ero quasi bambino, procuratore, proprio in quest'aula quando c'era il processo e parecchi colleghi mi hanno continuato poi a prendere in giro appiccicandomi questa etichetta: non verrò meno, ci credo.
Quindi, come parte civile, vorrò un giusto processo e sarò mosso sempre dall'unico intento dell'accertamento della verità.
E ho sentito la relazione introduttiva del Pubblico Ministero e quindi mi accingo ex articolo 493, II comma a richiedere quelli che sono i mezzi di prova e quindi anche ad associarmi a quelle che sono state le richieste di mezzi di prova della pubblica accusa.
Chi mi conosce sa che non sono stato mai tenero in vita mia con le Procure d'Italia. Chi mi conosce sa che ho sempre detto pane al pane e vino al vino, non ho peli sulla lingua, non vedo perché oggi, visto che credo di muovermi sempre in base a una onestà intellettuale profonda, non debba fare un pubblico apprezzamento alla Procura di Firenze. Perché? Perché quello che io sempre richiedo ai Pubblici Ministeri nella loro relazione introduttiva, questa volta l'ho visto fatto, perché? Perché prendendo la lista testi vedo che loro chiedono di provare la cosiddetta prova generica, bene, è sempre quello che chiedo ai vari Pubblici Ministeri. E chiedono di provare la prova generica, quindi bomba, esplosione in Roma, Firenze, Milano e così via.
Poi, giustamente, come ho sempre richiesto, chiedono di passare alla prova specifica. Cioè vedere la riferibilità di quella prova generica di quel fatto ai singoli imputati. E sono arrivati poi stamattina alla fine della loro relazione introduttiva a quella che è la causale, così come la Suprema Corte di Cassazione sempre richiede anche per un semplice omicidio: prova generica, quando c'è la prova penale sulla prova generica si passa alla prova specifica e infine al movente, la causale. E' chiaro che quando si affronta la causale hanno giustamente richiesto di escutere quella serie di dichiaranti che, vedete, lì c'è stata un'interruzione da parte della difesa, secondo me interruzione diciamo inopportuna perché? Perché è chiaro che in questa sede bisogna richiedere la prova sulla base che questa prova richiesta sua pertinente e rilevante, è l'articolo 190. Altrimenti le prove superflue e irrilevanti vengono eliminate.
Ma direi in più, non solo quindi hanno fatto un'elencazione di fatto del perché richiedono che questa prova sia pertinente e rilevante, ma hanno anche dovuto superare un altro ostacolo. Quell'ostacolo, guardate bene, che questo difensore - quand'è difensore - sta lottando da anni, l'ostacolo del 190-bis che secondo me è un articolo incostituzionale e da togliere, perché? Perché l'articolo 190-bis afferma che in questi tipi di reato, cioè dei reati di cui all'articolo 53, numero 3, eccetera, eccetera, si possono escutere i cosiddetti dichiaranti solo se il Giudice lo ritiene assolutamente necessario.
Secondo me questa frase "assolutamente necessario" rende il diritto di difesa un optional e per questo credo che questo articolo sia costituzionale. Cosa hanno fatto invece i Pubblici Ministeri oggi? Sono loro stessi che hanno chiesto di esaminare, di escutere tutti i dichiaranti, cioè quella stessa richiesta che faccio io da difensore in tutti questi processi fatti a Firenze o altrove, sono loro stessi che la presentano.
E non solo presentano la richiesta ex articolo 238 numero 1, l'acquisizione dei verbali di prova; chiedono anche di escutere qui, davanti a voi, nell'oralità, nel contraddittorio delle parti tutti questi dichiaranti perché è il dibattimento il luogo di formazione della prova penale. Mentre altri loro colleghi chiedono il 238, allegazione di verbali di prova e di altri dibattimenti e basta, così che ci troviamo con un puzzle, pezzi o volumi di carte e che poi si va a sentenza senza aver visto fisicamente chi ha rilasciato queste dichiarazioni: quello che Cordero parla "le testimonianze degli ectoplasmi", perché non si vedono.
Quindi, i Pubblici Ministeri - io non posso quindi che fare un pubblico apprezzamento per coerenza mia e nei loro confronti - vi richiedono proprio di superare il 190-bis perché potrebbero col 238 V comma dire: 'vi chiedo di allegare cosa ha detto Cancemi, Drago e tutti i collaboranti nei vari processi' e basta, perché hanno fatto così altre Procure, e basta.
No: 'vi chiedo l'acquisizione dei verbali di prova ex articolo 238 numero 1, so che esiste anche il 238 numero 5 per cui fa saldo il 190-bis, noi no. Vi chiediamo col 190-bis'. E su questo punto la difesa, la difesa, badata bene, questa parte civile è totalmente d'accordo perché li vogliamo vedere fisicamente e li vogliamo interrogare e controesaminare su tutto.
Quindi chiedo che la Corte di Assise proprio voglia ammettere tutta questa richiesta di ammissione dei vari dichiaranti - i collaboranti di giustizia, il termine tecnico è dichiaranti - proprio perché in un processo con sette stragi, 10 morti e 106 feriti, sono assolutamente necessari, la loro presenza, ai fini dell'accertamento della verità.
Ugualmente chiedo, proprio perché vogliamo andare a fondo su quella che è la causale, perché la causale è stata indicata esattamente oggi dalla pubblica accusa, la causale che avviene sempre in questi processi. E guardate, oltre all'effetto di terrore io ci metto un altro effetto che ho sperimentato di persona, la sfiducia. La sfiducia totale nelle istituzioni, la sfiducia totale nella giustizia. Perché sperimentato di persona? Perché mi sono venute parti offese e c'è stato un pubblico proclama sui giornali, sono usciti tutti i vari feriti. Mi sono venuti i feriti a cui ho detto che era un obbligo, secondo me, morale e civile costituirsi parte civile e mi hanno detto: 'avvocato, lasciamo perdere. Lei ha ancora fiducia nella giustizia, ma tanto poi dopo sa, tutto insabbiato, non si arriverà mai alla verità. Lasciamo perdere, avvocato, piacere di averla conosciuta', ci siamo visti, buongiorno e buonasera e via.
Questo è un altro gravissimo effetto delle stragi. E' quell'effetto di eversione dell'ordinamento costituzionale giustamente sottolineato stamattina dalla Procura della Repubblica di Firenze. Perché con le stragi si getta discredito, sfiducia nelle istituzioni e a questo punto, quello che è il corretto, ordinario funzionamento di uno Stato democratico, nelle sue funzioni legislative, giudiziarie, amministrative, viene scardinato: è l'articolo 1 che è contestato in questi fatti. Quindi giustamente vogliamo che la Corte di Assise voglia ammettere tutte queste persone proprio al fine dell'accertamento della verità e quindi anche al fine di provare se sussiste o meno questo articolo 1 nei fatti di causa.
Riportandomi ugualmente a quella che è la memoria di stamattina, la richiesta ammissioni, vedo che c'è una richiesta di acquisizione ex articolo 238 numero 1 di cui questa parte civile si associa. Sono quelle famose richieste dei dichiaranti assunti in verbali di prove di altri procedimenti che vengono ammesse, a norma dell'articolo 468 numero 4, solo e soltanto dopo la richiesta dibattimentale in cui vengono ammesse chiaramente l'esame testimoniale. Quindi prima l'esame testimoniale e quindi acquisizione ex articolo 238. Proprio per quanto detto, proprio al fine di verificare globalmente le dichiarazioni dei dichiaranti, anche rese in altri processi, per cui anche la difesa potrà contestare eventuali difformità o altre cose, benissimo.
Quindi mi associo alla richiesta di ingresso, visto che è una richiesta più che legittima, in quanto appunto prevista dall'articolo 238 numero 1, 468 numero 4.
Ugualmente si associa sulla richiesta di tutti i documenti. Sappiamo che la lista testi, come dice la parola, è una lista testimoniale cioè si indica i testimoni, i consulenti, i periti. In questa sede, viceversa, si possono fare acquisire tutta una serie di documenti che sono chiaramente al di fuori del processo, tipo tutti i certificati medici, che chiaramente non sono atti processuali, tipo tutti i tabulati della SIP, chiaramente tutta documentazione che deve trovare ingresso nel processo.
Quindi questa parte civile, proprio preliminarmente, in sede introduttiva, si associa a tutta la richiesta formulata dalla Procura di Firenze per escutere tutti i testimoni sulla prova generica, sulla specifica, sulla causale e si associa alla richiesta di introdurre, di ammissione dei documenti e dei verbali di prova così come richiesti proprio al fine fondamentale dell'accertamento della verità. Vi ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre parti civili che devono intervenire?
Allora possono cominciare i difensori. Chi inizia?
AVV. Cianferoni: Presidente, signori della Corte, avvocato Cianferoni, prendo la parola anche a nome dell'avvocato Marzio Ceolan per la difesa di Leoluca Bagarella, nonché per Massimo Scarano e quale sostituto dell'avvocato Franco Gandolfi e dell'avvocato Stefania Fiorentini per Gioacchino Calabrò e dell'avvocato Angelo Barone per Giuseppe Barranca.
E' questo un processo, signor Presidente, signori della Corte, nel quale si impone a ognuna delle parti massima cautela argomentativa. Non solo per la gravità oggettiva delle imputazioni, ma per la difficoltà nella ricostruzione delle stesse. Non è certo sul merito, parlo per me ma credo di interpretare anche la volontà dei colleghi che mi hanno preceduto, che si è sollecitato lei Presidente a ricondurre, se lo riteneva opportuno, il Pubblico Ministero a un'esposizione maggiormente agile, maggiormente sintetica dei fatti, ma era perché si trattava di apprezzare un metodo estraneo al processo penale, a quella cultura della giurisdizione che opportunamente anche i colleghi della parte civile che mi hanno preceduto hanno richiamato.
Signori Giudici, se loro accetteranno l'invito rivolto dal Pubblico Ministero, e ho le parole testuali usate stamattina dal dottor Nicolosi, perché mi piace appuntare per non essere impreciso, proprio le parole:
"A calarsi nel mondo di Cosa Nostra per giudicare di questi fatti". Io credo che il processo mancherà ai suoi obiettivi, al suo obiettivo, cioè alla ricostruzione di un fatto e all'accertamento della responsabilità dei citati a comparire in ordine a quel fatto. E vi manchereste due volte se davvero vi calaste nel mondo di Cosa Nostra, come ha detto il Pubblico Ministero.
La prima, perché voi amministrate la giustizia nel nome del popolo italiano e la vostra mente ha da essere illuminata solo e soltanto dalle leggi del nostro Stato e non può conoscere di mandamenti, affiliazioni, contiguità se non nella misura in cui queste categorie, se vogliamo attribuire a queste entità la dignità di categoria, servono all'accertamento di fatti.
La seconda, signori della Corte di Assise, perché in questo momento del processo, quando la causa si è appena aperta, rischiereste un clamoroso abbaglio. Rischiereste cioè di andare come vanno i cavalli delle carrozze con le guide che vedono solo il davanti e non vedono magari gli ostacoli che si approssimano da sinistra o da destra.
E' chiaro che come difensore non sono portatore di un'istanza punitiva verso chicchessia. Sono qui per sostenere le ragioni della non colpevolezza dei miei rappresentati. Ma non c'è dubbio che in un processo come questo, ed è stato anche detto giustamente più volte da più parti che è un processo da far tremar le vene. Bisogna che mi interroghi sulla domanda fondamentale che ogni vivere ordinato civile, quando succede un fatto, dalla marachella dei bambini, alla strage si pone: chi è stato? Chi è stato a cagionare quelle morti orrende che figurano nelle foto in atti, a disposizione di codesta Corte?
E non c'è dubbio che a seguir l'argomentare del Pubblico Ministero si segue un filone in taluni punti già oggi delineatosi come eccentrico e irrazionale rispetto ai fatti stessi. Fosse la prima volta che sul suolo della Repubblica Italiana si verificano fatti quali quelli che ci occupano, si potrebbe anche dire: mah, oggi disponiamo di questo mezzo probatorio formidabile che sono i collaboratori di giustizia - consentitemi una parentesi, Giudici -: se io difensore allegassi a sostegno di una lista testimoniale, le considerazioni che il Pubblico Ministero ha speso per illuminare la personalità dei collaboratori di giustizia, io meriterei soltanto due ordini di giudizi dal Giudice che mi ascolta, o il compatimento o il sospetto e mi fermo.
Perché non c'è nessun bisogno di dire chi è che cosa viene a dire un teste di parte. Il teste verrà a dire la verità se avrà la coscienza di dirla e non si può presentare un teste dicendo: sappiate Giudici, costui ha confessato la strage di Capaci. Bella soddisfazione! Diamogli la medaglia.
O non è forse il primo reo e quindi la persona da sospettare maggiormente, colui che si presenta dicendo: 'io ho ammazzato intenzionalmente'? O non sarà forse per se stesso che sta parlando in quel momento? Quale patente di credibilità io devo attribuire alla persona che confessa con tanta nonchalance, decine di omicidi. Non voglio far nomi ma garantisco il senso di smarrimento che mi ha colto nel vedere "libero pede" un imputato di strage, confesso di questo immondo crimine.
Loro vedranno salire sul banco del testimone individui che vi diranno: 'io ho ucciso più e più volte', ma li vedrete liberi dalle catene.
Chiusa la parentesi sul perché mi sono permesso di interloquire mentre il Pubblico Ministero faceva l'esposizione introduttiva. Più e più volte su tutti i nomi che sono stati citati, si è detto che cosa ha fatto il tale e che cosa apprenderemo dal tale. Ho già detto che non condivido questo tipo di impostazione.
Ma detto questo, riprendo il discorso principale e dicevo: fosse la prima volta che succede un fatto di questa natura, con questi mezzi che ho appena finito di commentare, si potrebbe anche dire: stiamo a vedere.
Ma vedano signori, io ho la fortuna di essere ancora lontano dalla pensione. Sono nato una trentina di anni fa; ci sono imputati in questo processo - uno lo assisto anch'io. Anzi, due. Uno come sostituto - che hanno grossomodo l'età che ho detto: 30 anni.
La prima strage di cui si ha memoria risale, per l'appunto, a 30 anni fa. E ognuno di questi processi si è chiuso con l'estrema amarezza di un nulla di fatto, o di un poco di fatto rispetto a quello che vi è dietro.
Eh, l'avvocato Filastò parlava della strage di Peteano. C'è un confesso in quella strage: Sergio Vinciguerra. Che cito perché mi serve per contraddire il Pubblico Ministero circa la causale. Questo discorso generale che sto cercando di svolgere credo giovi alle ragioni di ognuno dei miei assistiti. Poi, nel concreto, a cui mi accingerò molto velocemente ad aggiungere, perché ripeto, sennò contraddirei me stesso nel dilungarmi - ma un po' di tempo mi ci vuole, Presidente - dicevo il Pubblico Ministero ha parlato come di movente naturale di un fatto di strage: il terrore, la ricerca del terrore. Ha individuato una causale necessaria nella ricerca del terrore e poi ha distinto causali definibili storicamente e causali accessorie a seconda poi dei singoli fatti.
Ebbene, il Vinciguerra, a domanda circa la ragione di quel fatto rispondeva: macché terrore, era un fatto che tagliava fuori il popolo. Era un fatto posto in essere per chi voleva e doveva ascoltare e trarne determinate conseguenze.
Questo lo diceva Vinciguerra, autore di un fatto stragista, si è dichiarato per tale, 30 anni fa.
Ora volete voi, signori della Corte di Assise di Firenze, che nell'età dell'informatica e della comunicazione globale, nella quale chicchessia può trovare una colonna di giornale, un programma alla radio, un programma internet su cui lanciarsi, ci sia davvero bisogno di mettere una bomba, per esempio, in via di Lambertesca di fronte all'Accademia dei Georgofili per terrorizzare la gente?
O non si fa prima a lanciare via internet un messaggio di avvelenamento acque di un Paese? Succede il caos. Suicidi a non finire, gente che ammazzerebbe la moglie, si ammazzerebbe per sé, disastri a non finire.
In Giappone una cosa simile è successa, non per finta, ma è successa col gas nervino nella metropolitana.
Quindi, signori, se il mattone iniziale di questi fatti, Peteano, vede un autore confesso nel dire: non era una strage diretta al popolo, non mi interessava terrorizzare il popolo, ma era diretta a chi doveva sentire. O non vi dovrete porre voi l'interrogativo, se il movente è tutto un altro e sequestri fatti erano rivolti a tutt'altro destinatario e lettore?
Il discorso del Pubblico Ministero sulle opere d'arte, sulla religione, è un discorso molto alto, ma che non mi trova, ahimè, concorde. Perché è così generale da provare troppo, ovvero nulla.
Anche perché ritengo - e io sottopongo queste poche considerazioni a mo' di interrogativi. Poi sarà l'istruttoria del dibattimento a far vedere se ho un po' di ragione, se non ne ho affatto. Ma ritengo che questi fatti siano fatti di una generazione evoluta di strage nella quale si può individuare addirittura uno scopo e un falso scopo.
Per esempio, l'Accademia dei Georgofili. Si leggeva sugli organi di stampa e per quello che interessa a livello processuale nelle dichiarazioni di certi pentiti, dell'attacco alle opere d'arte. Ma si dà il caso che, per chi di noi conosce per esempio Firenze, un attacco agli Uffizi era molto più semplice e molto più efficace se condotto dal retro dell'immobile. Per esempio dalla via de' Neri. Lasciata la macchina alla via de' Neri veramente allora credo che oggi ci troveremmo a fare i conti con la perdita del patrimonio artistico contenuto negli Uffizi.
Invece, questa macchina viene lasciata in via Lambertesca di fronte all'Accademia dei Georgofili.
Ora io fin d'ora dico che, come contributo conoscitivo, a codesta Corte d'Assise sottopongo l'elenco degli iscritti all'Accademia dei Georgofili che, per come l'ho potuto reperire presso la Biblioteca Nazionale, vero, non è aggiornato ad oggi. Vi sarà chi è mancato. Anzi, uno senz'altro, perché tutti lo sappiamo che il senatore Spadolini è morto. Vi sarà chi si sarà aggiunto, ma insomma, questa accademia non era propriamente una bocciofila, ma era una accademia che contava fra i suoi iscritti il senatore Spadolini, il dottor De Benedetti, il professor Ruozzi attuale componente del Consiglio di Amministrazione Fininvest e altri nomi illustri, vero, del panorama nazionale e locale. Per esempio tutta la nobiltà fiorentina.
Ora, infierire dalla vicinanza misurabile in qualche centinaio di metri di quell'autobomba rispetto agli Uffizi, che lo scopo fossero gli Uffizi rispetto invece a considerare che l'autobomba stessa è stata apposta di fronte al portone di questa accademia, mi sembra un far torto all'evidenza.
Questo è un primo interrogativo che io sottopongo.
Perché tra i tanti collaboratori di giustizia, il livello dei quali poi si differenzia l'uno dall'altro. C'è stato un momento nel quale, ascoltando il Pubblico Ministero che illustrava i contenuti di quelle che dovranno essere le posizioni di questi collaboratori, riandavo con la memoria a precedenti esami di questi collaboratori - sempre mi astengo da farne i nomi - in altri processi che sono stati dei disastri clamorosi per l'accusa: 43 imputati, 31 assolti. E pensavo: vedremo se quel tale collaboratore, nel frattempo, ha maturato qualche altro convincimento. Perché ricordandolo in altri processi, dico: mah, più viene illustrato quale credibile e più poi si starà a vedere.
Però ce n'è uno: il Calogero Ganci che nell'unico interrogatorio sottoposto alle parti, alle parti della difesa e alle parti dell'accusa privata, quello del 9 di settembre, dice chiaro che questi fatti con Cosa Nostra per la quale vi dice fare parte, non ha niente a che fare.
Con un ragionamento sottile ma estremamente convincente egli dice: 'io sono il figlio di certo Raffaele Ganci che era una persona sola con Salvatore Riina. Siccome della strage di Capaci mio padre mi parlò a lungo, ecco io vi dico che quello è un fatto del quale ho partecipato e che noi abbiamo commesso.
Ma siccome non mi ha mai parlato di questi fatti. E, anzi, fu sdegnato quanto me nell'apprenderli per la via della stampa e della televisione, arguisco da ciò che non ci entriamo assolutamente nulla'.
'Aggiungo, tra l'altro - dice il Calogero Ganci - che vanno contrari all'economia di Cosa Nostra. Perché l'economia di Cosa Nostra è una economia criminale basata sul profitto. Non si vede quale mai profitto debbano portare questi fatti alle ragioni dell'associazione criminale Cosa Nostra'.
Questo lo dice il Calogero Ganci, non so se lo ridirà, o come poi spiegherà queste affermazioni. Ma non c'è dubbio che come punto di partenza sia ben diverso da quello del Pubblico Ministero che ha concluso stamani dicendo: 'calatevi nella mentalità di Cosa Nostra'. Ai fini, dico, di trovare i colpevoli di questi fatti. Ecco, scopo e falso scopo.
Un altro fatto è quello di via Fauro. Anche a via Fauro succede che, si dice che l'obiettivo fosse Maurizio Costanzo. Può darsi, può darsi appunto che c'è un capo di imputazione su questo. Quindi mi guardo bene dall'essere più che critico.
In questo momento devo però dire che non c'era solo la macchina di Costanzo che passasse in quel momento in quella via. C'è una sede dei servizi, certa Bus S.r.l. di fronte alla quale esplode questa macchina.
Ora, è un po' come il discorso dei Georgofili e degli Uffizi. Gli Uffizi sono vicini a via Lambertesca. Ma se la macchina è esplosa di fronte all'Accademia dei Georgofili vai a vedere chi fa parte di questa accademia, per dire.
Idem dicasi per Costanzo. Passava di lì Costanzo, ecco. Ma se è esplosa di fronte ad una sede dei servizi, perché non anche indagare in quel senso, prima di venire a dire... Perlomeno mi sarei ritenuto abbastanza soddisfatto se il Pubblico Ministero avesse detto: giungiamo a questa udienza avendo in precedenza visto che non c'era verso che non fosse così.
Ma qui, di piste alternative, non se n'è sentite parlare né poco e né punto da questo Pubblico Ministero. Il quale però non è l'unico ad essersi occupato di questi fatti. Anzi, tutti i fatti arrivano nelle mani del P.M. di Firenze ben dopo l'avvio delle indagini.
Per esempio, il P.M. di Milano, sui fatti milanesi, che era il dottor Pomarici, quindi persona nota per esperienza anche di fatti eversivi, indagava in tutt'altra direzione. Questo non è che io mi limito ad affermarlo. Cercherò di dimostrarlo sollecitando sul punto gli ufficiali di Polizia Giudiziaria citati dal Pubblico Ministero, della Squadra Mobile di Milano, della Criminalpol di Milano, che indagavano su piste straniere di eversione anche islamica, o eversione paranazista, filonazista.
E di lì poi il famoso discorso che si cercherà di fare emergere su una figura femminile che si pensava all'epoca potesse ricondurre addirittura alla Uno bianca dei Savi.
Ma questo era un qualcosa che in atti è rimasto, ma che poi non ha avuto uno sviluppo.
Quindi non è che io queste idee me le levo dalla testa con tanta semplicità. Mi rendo conto, pongo più che altro degli interrogativi umilmente, modestamente. Mi auguro che su questo punto l'istruttoria dibattimentale consenta degli approfondimenti.
E del resto c'è un altro elemento per piste alternative che il Pubblico Ministero ha descritto. Ed è quello della questione Gioè-Bellini Paolo.
Su chi sia questo Bellini Paolo, ma insomma, non lo so. E' un pilota d'aereo, ora vedremo quando viene in dibattimento se questa sua qualifica gli è valsa, per esempio, la partecipazione ad altre indagini. Perché tra l'altro è emerso anche dalla relazione del Pubblico Ministero, questo Bellini Paolo ha lavorato strettamente con i Carabinieri, in questo caso della tutela Patrimonio Artistico.
Ma una domanda che mi viene semplice è questa: se risponde a verità che il Bellini Paolo, ad un certo punto ebbe a che fare con il Gioè Antonino a proposito di uno scambio di opere d'arte con benefici, questo è chiaro allora che significa per il Gioè Antonino, primo: l'estraneità del Bellini Paolo all'associazione che il Gioè Antonino in quel momento doveva rappresentare.
E quindi chi lo manda il Bellini Paolo?
Eh, mi sembra anche qui una pista servizi sia abbastanza tangibile.
Voi capite che il movente, in questi casi, può essere deviante. Perché siamo alla presenza di un processo per molte posizioni, per quelle che devo rappresentare, certamente tale è indiziario. La ricostruzione basata sul movente può essere suggestiva e può essere deviante.
Ripeto: è necessario partire piuttosto dagli elementi oggettivi. Ma partire scevri da condizionamenti, senza calarsi, come diceva il Pubblico Ministero, in mentalità.
Un altro elemento che voglio sottoporre loro - e anche di questo faccio oggetto di richiesta di prova - è il rinvenimento presso il cortile dell'abitazione dell'Emanuele Di Natale delle armi che loro potranno vedere in fotografia rappresentate. Sono armi molto vecchie: un fucile mitragliatore Mab del 1910 e un fucile a canne mozze.
Dico subito che io chiedo la perizia su queste armi per vedere se hanno sparato, quando mai avessero sparato, se hanno sparato in altri fatti criminosi, da dove provengono possibilmente.
Faccio questa richiesta perché ad uso dei Giudici popolari per la modesta esperienza che posso portare, l'analisi sulle armi è molto spesso efficace per ricostruire provenienze paralecite e di e da Servizi di Intelligence dell'oggetto che, all'avviso di chi parla, assomigliano tanto ad un depistaggio.
Anche nel dir questo non mi faccio portatore di una impressione soggettiva, perché sarei presuntuoso. Ma richiamo alla mia memoria quanto svolto sul punto dal Tribunale della Libertà di Roma e dalla Corte di Cassazione che ebbe a soppesare la credibilità dell'Emanuele Di Natale sollecitata dalle difese dei raggiunti dai provvedimenti cautelari sulla base delle chiamate dell'Emanuele Di Natale.
La Corte di Cassazione ebbe a dire che il Di Natale mentiva deliberatamente per fini suoi propri di guadagnare la libertà rispetto a condanne che lo avevano nel mentre raggiunto. E segnalò questa circostanza delle armi come un elemento inquietante, possibile fonte di depistaggio.
Sempre facendo riferimento a quella punteggiatura nefasta di cui prima parlava la parte civile di fatti di strage nella nostra storia, ricordo come, in occasione della strage di Bologna 1980, un altro moschetto Mab fu fatto ritrovare su un treno. E si è poi appurato in istruttoria dibattimentale che era un depistaggio. Stesso tipo di arma.
Chiederei la perizia anche sull'ordigno, proiettile da mortaio che fu lasciato nel Giardino di Boboli del quale non abbiamo più, ahimè, il corpo, perché è stato fatto brillare.
Perché è un ordigno obsoleto, chiaro residuato bellico, però ben conservato.
Ora, che una organizzazione criminale del tipo di quella che per un giorno e mezzo il Pubblico Ministero ha descritto abbia bisogno di un Mab arrugginito, di un fucile a canne mozze che non spara e di un proiettile di mortaio residuato bellico per intimorire chicchessia, credetemi, mi lascia molto scettico. E penso piuttosto a vecchi depositi di armi di altra provenienza.
Quindi - ora poi le ricapitolo per benino le richieste di prove, non è che sono moltissime, queste mi sembrano importanti - il Pubblico Ministero, sull'argomento delle perizie mi pare non si sia addentrato molto e ci sarà di materia di discussione. Perché io ribadisco quanto ebbi a dire in punto di competenza: allegare che, in occasione del fatto di Formello ci si trovasse in presenza di dinamite da cava, mentre nel fatto di via dei Georgofili, via Palestro e quant'altro, le componenti fossero diverse e addirittura belliche, se si pensa al T-4, non è semplicemente una differenza numerica tre elementi piuttosto che quattro elementi. E' una differenza che ha il suo peso. Eccome se ce l'ha!
Quindi ho cercato di mettere di fronte alla Corte una serie di interrogativi: scopo, falso scopo, Accademia dei Georgofili piuttosto che Uffizi, sede dei Servizi al posto di Costanzo, o insieme a Costanzo. Persona, il Costanzo, che meriterà di essere sentita.
Pensate, Giudici, una di queste sere, scorrendo il televisore, ho visto da Costanzo tutti gli esponenti politici della Seconda Repubblica. Questo signore ebbe da amministrare decine di miliardi per un progetto giornalistico, il giornale L'Occhio - non importa che mi soffermi sul titolo del giornale - alla protostoria della Prima Repubblica.
Se questo signore è stato in grado di radunare intorno a sé tutta la Prima Repubblica e poi tutta la Seconda Repubblica, non si crederà mica davvero che il movente della strage presso via Fauro fosse fare il regalo allo zio Totò, come ha detto il Pubblico Ministero.
Perché io sennò ci arrivo davvero all'età della pensione e continuerò a dover vedere morti straziati come quelli che voi vedrete in quelle fotografie.
Anche perché, ecco, adopero per un attimo gli elementi del Pubblico Ministero. Caliamoci nella realtà di Cosa Nostra. Che avrebbe fatto di tanto clamoroso il Costanzo da indurre professionisti del crimine, abituati a considerare in termini di denari e tanto, il loro tempo; a uscire dalla loro isola, andare fino a Roma e fare una strage di quel tipo, che cosa avrebbe fatto? Avrebbe detto una frase un po' pungente all'atto dell'arresto di Salvatore Riina e poi avrebbe indicato nella sua trasmissione la moglie di un esponente della famiglia Madonia che rivolse un invito, non mi ricordo più se al pentimento, a rinnegare certi valori di Cosa Nostra.
Ecco, ma allora mi viene da chiedere: se fosse quella la logica, o perché la famiglia Madonia non è andata a fare la strage a Costanzo? Cosa gli interessa - faccio per dire - a quelli del mandamento di Brancaccio rammentati all'inflazione dal Pubblico Ministero, o a Leoluca Bagarella, se un esponente, la moglie di una famiglia Madonia è andata in trasmissione da Costanzo a dire qualche cosa?
Ecco, fosse solo per il principio costo-ricavo che mi sembra ci muova un po' tutti ormai in questa società, consentitemi di esprimere qualche dubbio.
Per l'amor di Dio, poi l'istruttoria dibattimentale li spazzerà via questi dubbi e nondimeno il processo nasce oggi, non siamo a fare l'arringa difensiva, siamo a fare l'esposizione introduttiva.
Quindi chiediamoci anche questo che ho appena detto.
In questo senso, per esempio, per la difesa Calabrò, si è depositata una lista testi.
Io intanto insisto per l'ammissione dei testi indotti. E i colleghi con i quali io ebbi modo di parlare, subito mi dissero i nomi che volevano citare.
Io dissi: allora anche a distanza di centinaia di chilometri c'è una sintonia intellettiva, perché dovranno in quella lista non 700 nomi, anche perché ho faticato non poco a rinvenire i passaggi dell'accusa verso il Gioacchino Calabrò, perché devo dire ce ne vuole a portare a giudizio Gioacchino Calabrò - bah, ne dico uno tra tanti - per i fatti di Milano. Ce ne vuole assai.
Quindi, ancora devo capire tante cose. Ripeto, devo essere umile di fronte a queste accuse e quindi preferisco tacere. Ma, allo stato, non l'ho capito come mai Gioacchino Calabrò è imputato di certi fatti, parlando di Milano, per dirne una.
Ma dicevo, i colleghi mi dicono: noi vorremmo citare, per esempio, il maresciallo Tempesta; per esempio il colonnello Mori; per esempio il maggiore Ubino.
Il maggiore Ubino è quell'ufficiale di Polizia Giudiziaria che, diciamo, tutela maggiormente la figura del Cancemi Salvatore.
Il Cancemi Salvatore è citato, troverete, è uno dei pochi collaboratori di giustizia citati dalla difesa Calabrò, ecco, è un altro soggetto curioso.
Io non saprei, se dovessi dire che cosa deve venire a dire il Cancemi Salvatore, perché per darvi prova - ai Giudici popolari, parlo, perché i togati, di queste cose ne sentono tutti i giorni - per darvi prova della cautela estrema con la quale va trattato l'argomento collaboratori, partiamo dal presupposto che sono dei delinquenti perché si autoaccusano di gravi fatti.
Il Cancemi entrò in carcere e si autoaccusò della strage di Capaci. Poi è arrivato un altro che ha detto: 'ma quello non ve la racconta tutta, perché c'era anche in via D'Amelio'.
Allora lui dice: 'sì, ero anche lì'.
Ecco, questo è un po' l'approccio visto dalla parte dove non batte il sole, rispetto ai collaboratori di giustizia.
E quindi si compulseranno questi individui: Bellini Paolo, Cancemi.
Un'altra frase il Pubblico Ministero mi è piaciuto, su questa non tanto. Per altri versi, molto: la professionalità del dottor Chelazzi e anche del dottor Nicolosi è indubbia, insomma, non c'è che da imparare a starli a sentire. Però non si può dire che il Gioè Antonino muore verso la fine di luglio - io ho detto muore, eh, non si suicida - muore verso la fine di luglio del '93.
No, il Gioè Antonino muore il giorno dopo i fatti di San Giovanni e San Giorgio al Velabro.
Allora, se si vuole esser precisi, vanno dette queste cose.
Come vanno allegate altre circostanze riferite, per esempio, al San Giorgio al Velabro.
Ora io sono andato fino a Roma a vedere questa chiesa, a rendermi conto del perché fosse stata scelta, no? Tra tante e tante chiese proprio San Giorgio al Velabro.
Che sia la prima chiesa della cristianità è stato detto anche dai giornali. Il Velabro sarebbe la palude nella quale la lupa raccolse Romolo e Remo.
Ma i giornali non hanno detto né che la chiesa dell'Opus Dei. E quindi quella notte si poteva voler colpire il Papa bianco con San Giovanni e il Papa nero con San Giorgio. E né che dietro quella chiesa sorge una missione californiana di preti.
Io non lo so, devo tacere.
Quindi però questo è un altro elemento per lo scopo e il falso scopo.
Stesso discorso per Contorno, che riguarda più da vicino, per esempio, il Massimo Scarano, accusato di aver movimentato una residua parte dell'esplosivo di questo fatto.
Ma anche il Contorno, latrimonia che certi imputati avrebbero... il Contorno, cose - le chiama il Pubblico Ministero - causali accessorie, causali aggiuntive.
Ecco, allora diciamone un'altra di causali aggiuntive, suggestiva, ma è un fatto.
In certi atti giudiziari dell'Autorità Giudiziaria palermitana, a proposito di una indagine condotta su Vittorio Mangano, famoso stalliere di Berlusconi, ad Arcore. Si legge che in questa villa di Arcore vi sarebbe stato anche un Contorno.
Sollecitato sul punto, il Contorno Salvatore, del quale ci dobbiamo occupare, disse: 'no, non sono io'.
Insomma, però c'è un Contorno. Ora, non lo so se è stato individuato un omonimo. C'era anche questo da dire.
Beh, direi che la mia part destruens finisce qui. Non c'è da allegare prove a sostegno dell'innocenza. La stessa dovrebbe emergere all'esito dell'istruttoria.
Come richieste specifiche di prova chiedo di poter produrre l'elenco degli iscritti all'Accademia dei Georgofili, come documento.
Chiedo, altresì - insisto, cioè - per l'ammissione dei testi indotti dalle difese Calabrò e anche Barranca.
E chiedo la perizia, l'esame diretto del corpo del reato in aula e la perizia sulle armi rinvenute e fatte oggetto di sequestro nel cortile di via Ostiense, nella disponibilità di Emanuele Di Natale, in particolare il mitragliatore Mab e questo fucile a canne mozze.
Mi spetta per legge il controesame dei testi indotti dal Pubblico Ministero.
Quanto da ultimo alle richieste di allegazioni da parte del Pubblico Ministero. Molti atti sono pacificamente allegabili. Questo è fatto a dirsi per le trascrizioni, la richiesta di trascrizioni delle telefonate, i documenti fatti oggetto di sequestro, quindi oltre ad essere questi...
Ecco, mi chiedo perché, per esempio, il Pubblico Ministero non abbia già indicato, e soprattutto il Gip non abbia prodotto alla Corte di Assise i verbali di arresto e i verbali di perquisizione personale e di sequestro, per esempio, che si leggono a pagina 5 della nota del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Sì, ha ragione. Vengo da Palermo, vengo da Palermo. Sì, sì, sì. Va bene. Su questo, d'accordo. Comunque niente da dire, in realtà.
Così a dirsi anche per i tabulati. E quindi, in buona sostanza, vi è pacificità.
Vi sarebbe da far questione - non lo so se qualche altro collega, poi, sul punto vorrà osservare - sull'allegazione di verbali di prove di altro procedimento, quando questo procedimento non ha una connessione nemmeno inducibile con il presente.
Per esempio, vi sono molti procedimenti presso la AG di Palermo che hanno ad oggetto realtà associative, fattispecie di associazione; sarei scettico, sul punto, ma dove va il più va il meno... Non è in questo, specialmente per la chiave di lettura che ho sottoposto alla Corte: non è in questo che si ripone il quid probandi del processo.
E quindi, in questo senso rassegno le mie conclusioni probatorie. Grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se posso chiedere io direttamente all'avvocato Cianferoni, allora, se ci sono questioni all'allegazione al verbale di quella richiesta, non al merito, ovviamente, perché ne svolgerete quante ne dovete svolgere. Ma da parte sua e degli altri difensori che hanno avuto la copia di quella elencazione, vi sono obiezioni...
AVV. Cianferoni: Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... a che si possa acquisire al verbale del dibattimento?
AVV. Cianferoni: Assolutamente non per quello che riguarda la difesa Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Gli altri difensori, se vogliono...
PRESIDENTE: Beh, eventualmente lo diranno man mano che intervengono.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. No, perché così io ne approfitto, signor Presidente, la Corte la può consultare, sta nel fascicolo del dibattimento: è questa nota... Sennò io son costretto a leggerla, Presidente.
PRESIDENTE: No, ma non si preoccupi, la leggeremo noi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora la consegno al Cancelliere perché la acquisisca.
PRESIDENTE: Chi interviene?
PUBBLICO MINISTERO: E' intestata: "Indicazione delle prove", di cui il Pubblico Ministero chiede l'allegazione in data di oggi, con due allegati firmati da entrambi i Magistrati presenti.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi per Graviano Giuseppe e Pizzo Giorgio e, quale sostituto degli avvocati Farina e Maffei, per Benigno, Giuliano, Mangano e Spatuzza.
Io ho sentito attentamente chi mi ha preceduto nella discussione, il Pubblico Ministero, le parti civili, il primo difensore. E ho sentito, in quest'aula, fare una serie di osservazioni di massimi sistemi; ho sentito parlare di sociologia; ho sentito parlare di religione; ho sentito parlare di cultura. Però mi sembra che la discussione in questa sede, in questo momento, doveva essere e deve essere soltanto nei limiti previsti dall'articolo 493 del Codice di procedura penale.
PRESIDENTE: Avvocato, mi deve scusare: non mi voglio giustificare, ma ritengo che in questa sede tutte le parti hanno diritto di dire, salvo che non dicano proprio una cantata del Paradiso, tutto quello che credono.
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto. Allora vorrà ascoltare anche quello che dirò io...
PRESIDENTE: Certamente.
AVVOCATO Pepi: ... in questo senso. Perché io ritengo che il processo così come è stabilito da questa novella dell'89 che ha istituito il cosiddetto processo accusatorio - che io non condivido assolutamente in nessuna parte - ha delle fasi e dei momenti ben precisi e ben stabiliti.
Allora, ritornando alla fase della relazione preliminare del Pubblico Ministero, fermo restando... mi rendo conto della complessità del processo, della complessità delle indagini, del fatto che vi siano tanti imputati, che vi siano tanti gravi fatti a loro contestati, si possa anche indulgere a qualcosa di più di quella che dovrebbe essere la succinta motivazione delle richieste di prove.
Ma quello che, soprattutto, ritengo di dover contestare alla relazione del Pubblico Ministero - e lo faccio in piena coscienza - è che da parte del Pubblico Ministero si è voluto porre suggestivamente - mi sia consentito il termine - delle indicazioni alla Corte. Perché il Pubblico Ministero deve necessariamente indicare i fatti e indicare, come farà anche questo difensore, i mezzi di prova che saranno ritenuti necessari per provare questi fatti. Ma non può assolutamente dire e giungere già a delle conclusioni come ho sentito stamattina in udienza.
Il Pubblico Ministero non mi può venire a dire che Filippo e Giuseppe Graviano sono i capimandamento del quartiere Brancaccio. Perché di questo non vi è nessuna sentenza passata in giudicato che giunga a queste conclusioni.
Il Pubblico Ministero mi potrà dire - e in questo potrei essere d'accordo - che 'io indico Tizio, Caio e Sempronio, per poter dimostrare che i fratelli Graviano sono i responsabili del quartiere Brancaccio', ma non può indicare suggestivamente alla Corte che ascolta che questi soggetti sono già indicati come capimandamento. Questo significa un'anticipazione di giudizio che io assolutamente non posso condividere.
Come non posso condividere l'impostazione che i Pubblici Ministeri hanno fatto in relazione ai testi. Loro vedranno, e hanno sentito attentamente che entrambi i Pubblici Ministeri, per valutare le circostanze che vogliono provare, hanno detto che 'il teste Tal dei Tali verrà a dichiarare questo', 'il teste verrà a dire questo', 'verrà a dire quest'altro'.
Signori della Corte, il teste viene indotto difronte alla vostra giustizia, ma quello che dice, il Pubblico Ministero o il difensore non lo può sapere. C'è anche un articolo 210, che probabilmente il Pubblico Ministero si è dimenticato, la norma del 210, che prevede la possibilità di astenersi dal rispondere. Come fa, oggi, il Pubblico Ministero a dirmi che 'Tizio verrà a confermarmi questo'?
Allora sorge il sospetto, mi sia consentito - il Presidente ha detto giustamente che in questa fase possiamo allargare il nostro discorso - e allora mi sia detto: è ipocrisia dire che all'udienza preliminare si forma la prova al dibattimento. No, allora, a questo punto, la prova si forma negli uffici del Pubblico Ministero, perché se il Pubblico Ministero mi dice che Tizio verrà a dirmi questo o quest'altro la prova è già preconfezionata. E questa impostazione non mi piace, assolutamente. Ed è questo quello che io contesto.
E' la Corte che è sovrana. E' la Corte che deve decidere sulla validità dei testi, se i testi sono attendibili o non sono attendibili, sia che siano indotti dal difensore, o che siano indotti dal Pubblico Ministero. Perché se questo è un processo di parti, è il Giudice che decide questo. Non può essere certo il Pubblico Ministero che dice che porterà Tizio e Caio a confermare certe cose.
Forse quando anche si viene a dirmi che è già pacifico, è già chiaro che certi soggetti sono responsabili di essere i mandanti, o comunque i titolari dell'associazione mafiosa, che poi, guarda caso, stranamente in questo processo non viene nemmeno contestata, però si parla di mafia.
E anche questo è un altro modo di procedere che io non condivido, perché se a un certo momento si voleva parlare di mafia, allora si doveva contestare agli imputati il 416-bis che nessuno gli ha contestato.
Però si parla di mafia, si parla di mandamenti, si parla di commissione provinciale, di commissione interprovinciale, di capimandamenti che decidono e che non decidono. E questo non è il modo corretto di gestire un processo, mi sia consentito.
Questo per quanto attiene l'impostazione da parte della Procura.
E per quanto, viceversa, riguarda le prove che io intendo portare - e in questo mi attengo proprio al 493, II comma - ho già depositato a suo tempo, nei termini, una memoria negli interessi sia del signor Graviano Giuseppe che del signor Pizzo Giorgio. E in questa sede non posso far altro che insistere per l'ammissione dei testi che sono indicati: il teste Drago Giuseppe, il testo Antibo Pietro, per quelle circostanze che sono indicate nella mia lista testi - e che è in mano anche al Pubblico Ministero - per cui non ho necessità di dire chi è il Tizio e chi è il Caio. Sono testi già indicati, non ho motivo di stare a dire che cosa devono venire a dire, perché è specificato.
Così come chiedo l'ammissione dei consulenti di parte, che sono stati indicati nei nomi del dottor Aiola e del dottor Maurizio Sammarco, in relazione agli esplosivi; e poi, chiaramente, riservandomi quelle che sono il controesame, evidente, nei confronti di tutti i testi; l'eventuale confronto fra Graviano Giuseppe e Pizzo Giorgio con i collaboranti che verranno e che si presume che vengano ad accusare i miei assistiti.
Chiedo, inoltre, l'acquisizione di tutta quella documentazione che ho allegato alla lista testi e che, se la Corte vuole, sono in grado già fin da ora di produrre, o se pure lo ritiene opportuno, in un altro momento. Comunque io sono pronto, ho qui la documentazione.
Per quanto riguarda, viceversa, le posizione di Benigno, Giuliano, Mangano e Spatuzza, difesi dagli avvocati Farina e Maffei, io non posso far altro in questa sede che riportarmi a quelle che sono le liste testi fatte nei loro interessi e insistere per l'ammissione delle prove stesse.
Se ritiene, le produco la documentazione.
PRESIDENTE: Possiamo fare una sospensione di 5-10 minuti? Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Volevo solo avvertire che l'udienza bisogna che alle 19.00 la sospendiamo. Chi non ha potuto intervenire, interviene giovedì mattina, perché domattina l'aula è impegnata nel processo contro circa 35 albanesi e non avremo modo dove ospitarli, se non qui.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Parla lei?
AVVOCATO Anania: Avvocato Anania.
Poiché domani non ci sarà udienza, per motivi, impegni nella mia terra di origine, parlerò ora.
Io ho depositato già una lista dei testi in Cancelleria.
Solo una battuta per ritornare sulla questione che avevo anticipato ieri sul metodo della relazione da parte del Pubblico Ministero e sulla illustrazione della lista.
Io, già ieri, avevo espresso ciò che ne pensavo; i colleghi oggi hanno insistito e hanno approfondito la questione.
In sostanza si vuole evitare non che la Corte, attraverso la relazione, non possa conoscere il contenuto del procedimento, perché è nel diritto proprio della Corte di sapere. Ma dare per scontato quali saranno le risultanze della istruzione che si andrà a fare, è una anticipazione che, a mio avviso, influenza i Giudici popolari.
Ed ho potuto notare, in tal senso, come gli stessi continuavano a prendere degli appunti come se quelle già fossero delle prove acquisite; come se già fossero degli argomenti trasformatisi da indizi in prove; come argomenti che già potevano sorreggere una decisione.
Ma è giusto che la questione, il momento processuale ritorni nel suo giusto alveo, che è quello della illustrazione sommaria anch'essa della lista dei testi per chi l'abbia presentata?
Perché è istituzionale che le parti civili e tutti i difensori che non abbiano presentato una lista dei testimoni hanno diritto al controesame dei testi indicati dalle altre parti. Quindi è assurdo, come ha fatto qualcuno, di chiedere e insistere i motivi della sua presenza nel processo, in questo processo.
E' giusto e ne sono convinto assertore che in un processo di Corte di Assise, e di questa gravità, le parti debbono avere ampio spazio anche forzando, come si suol dire con una espressione colorita, con i gomiti, le disposizioni del Codice di procedura penale.
Intendo dimostrare, con la lista dei testi che ho depositato, l'incapacità di intendere e di volere di Ferro Giuseppe al momento in cui è stato commesso questo delitto. E alla lettera, per dimostrare la mancanza del requisito soggettivo della imputabilità per la incapacità di intendere e di volere, ho prodotto, ho chiesto di produrre - ed è stata ammessa la produzione - dei faldoni contenenti delle perizie medico-legali.
Per i Giudici popolari dirò che c'è differenza tra perizia e consulenza: le perizie sono quelle che sono state disposte e raccolte dalla Autorità Giudiziaria, vale a dire d'ufficio; le consulenze sono richieste dalle parti.
Quindi queste sono perizie, perché disposte e acquisite in procedimenti penali a carico di Ferro Giuseppe.
Ho prodotto anche delle cartelle cliniche ed ho chiesto la acquisizione di cartelle cliniche. E l'ufficio mi ha dato atto che sono pervenute, il diario clinico della Casa circondariale di Trapani e di Parma.
Per dimostrare che quelle perizie rispondono effettivamente ad un giudizio, ho chiesto alla lettera B, l'esame dei periti che le hanno redatte: Damiano Sabatini della Polizia di Stato della Questura di Palermo; il professore Paolo Procaccianti dell'Università di Palermo; il professor Antonino Passavanti dell'Università di Palermo; il dottor Pietro Tarvisi; il dottor colonnello Vincenzo Martorana dell'ospedale militare; il dottor Eugenio Di Pietra; il dottor Francesco Stellino della USL; il dottor Francesco Picciché; Armando Inguaggiato; il dottor colonnello Michele Venza della Polizia di Stato; il dottor Salvatore Mazara della USL; Francesco Caserta della USL; il dottor Francesco Lupoli della Casa circondariale di Palermo; Vittoria Mandalà USL; Crisicelli, Casa circondariale e il centro diagnostico terapeutico all'interno della Casa circondariale di Messina; del professor Benedetto Chimenz del centro diagnostico della Casa circondariale di Messina; Gianfranco Lombardo della USL-55; il professor Aldo Spinnato della USL-61; il dottor Damiano Drago perito calligrafo.
E questo è un consulente mio.
Poiché troverete una perizia nella quale si trova una lettera datata del 1965 nel carcere di Palermo che si imputa e si ritiene che sia opera grafica di Ferro Giuseppe. E' una lettera con la quale il detenuto chiedeva il trasferimento ad altra Casa circondariale.
Sulla scorta della presunta, o meglio, asserita autenticità di questa scrittura, c'è stato un perito, il professor Traina, che ha ritenuto che quella scrittura, essendo di pugno di Ferro Giuseppe, denotava una presenza, una calligraficità, un pensiero, una capacità intellettiva.
Ho dimostrato che quella non era una lettera autentica, ma apocrifa, essendo stata scritta dal piantone che assisteva Ferro Giuseppe detenuto nel carcere di Palermo in queste condizioni.
Per riferire sulla natura, causa, origine, refluenza della malattia, in ordine alla sua capacità fisica e psichica, e per confermare le perizie e documentazione clinica a loro firma. E il dottor Damiano Drago per riferire sulla consulenza grafica di cui vi parlavo.
Perizia medico-legale di Fraina.
Il dottor Enzo Bosco e il dottor Maurizio Ossola e il professor Carlo Torre per riferire sulla indagine medico legale esperita sul Ferro dalla quale, per l'ennesima volta, risultò che Ferro era incapace e incompatibile con ogni forma di regime carcerario. Sia essa ordinario e anche nei centri diagnostici terapeutici e per riferire sulle relazioni.
Poi cito il dottor Antonio Macaluso dell'ospedale civico di Palermo, reparto speciale per detenuti Divisione Chirurgica Generale, per riferire sulle indagini e analisi eseguite su Ferro Giuseppe. E in particolare sulla relazione del 21/02/96 con la quale comunicava alla direzione della Casa circondariale di Palermo lo stato e le condizioni e la definizione della malattia e diceva che non era in grado di tenerlo e di curarlo.
Primario 26, primario Ospedale Divisione Medicina Generale reparto speciale detenuti per riferire sulle condizioni di salute e sulle diagnosi e sulle conclusioni neurologiche del 31 maggio del '95 e 31 gennaio e dell'11/02/95 riferite con nota del 04/03/95 e sulla cartella clinica di pari data.
Direttore sanitario della Casa di reclusione di Parma, Centro Diagnostico Terapeutico, per riferire sul diario clinico di Ferro Giuseppe dal 05/02/96 al 20/02/96.
Dottor Marco Benfenati, specialista di medicina legale di Firenze, per riferire sulla visita fiscale eseguita i 14 giugno '96 in occasione della udienza preliminare di questo processo.
Carabinieri Abbatista Vincenzo, Palermo-scalo; Sapienza Carmelo, Stazione Carabinieri Palermo-scalo. Per riferire fatti e circostanze a loro conoscenza avvenuti durante il ricovero di Ferro nell'ospedale civico di Palermo, reparto detenuti. E in particolare sulla relazione di servizio del 20 marzo '93.
Questi due Carabinieri, mentre Ferro era ricoverato nel reparto speciale dell'ospedale di Palermo, ebbero a redigere una relazione con la quale riferivano al Giudice per le indagini preliminari che Ferro Giuseppe, nel lettino, si muoveva e certe volte non si lamentava, siccome era solito fare. Non emetteva un mugugno di dolore.
Il dottor Giuseppe Rizzo, primo dirigente della Casa di reclusione di Parma; Brozzolo Marco, agente di Polizia penitenziaria Casa di reclusione di Parma; Murno cavaliere Stanislaio, comandante Casa di reclusione di Parma; dottor Silvio Di Gregorio, vicedirettore della Casa di reclusione di Parma, per riferire fatti a loro conoscenza sul comportamento tenuto dal Ferro durante la detenzione in quel centro, in generale, e su una relazione di servizio dagli stessi redatta e per riferire sui colloqui e corrispondenza dallo stesso ricevuti. E per sapere se nello stesso periodo era colà ristretto omonimo detenuto.
Anche questo per contrastare una relazione nella quale si diceva, si scriveva, che Ferro Giuseppe riceveva colloqui dei familiari, che Ferro Giuseppe riceveva la posta, che era in grado di leggere e di scrivere.
Dottor Maurizio Veneziano della direzione della Casa circondariale di Trapani; Pacchi Vincenzo agente di Polizia penitenziaria Casa circondariale di Trapani; Sammarfano Cristoforo, ispettore di Polizia penitenziale Casa circondariale di Trapani; Aliberti Salvatore, Casa circondariale di Trapani; Pecorella Antonino, assistente Casa circondariale di Trapani, per riferire fatti a loro conoscenza riguardanti il detenuto Ferro nei periodi di detenzione in quella Casa. E in particolare su una relazione di servizio da essi redatta sui colloqui, corrispondenza, alimentazione, cure mediche ed altro.
40 e 41: Gallal Abdel, detenuto nella Casa di reclusione di Parma; Mari Salvatore, detenuto nella Casa di reclusione di Parma, per riferire sul loro incarico all'interno dell'istituto penitenziario, sulla condotta tenuta dal Ferro, sulla corrispondenza epistolare, alimentazione. Ed il solo Gallal per riferire fatti e dichiarazioni rese in occasione di due perizie medico-legali espletate in sua presenza.
Questi due, sono due detenuti, piantoni, addetti alla cura nel tempo di Ferro Giuseppe in carcere.
A quanto pare, nel carcere di Parma, c'era un altro detenuto che si chiamava pure Ferro Giuseppe, il quale non era ammalato e riceveva i colloqui, riceveva la posta ed era in condizione di leggere e di scrivere. Per cui, questa relazione, è equivoca.
Dottor Augusto Barbera, dottor Luongo, dottor Pellizzotto della DIA.
Il dottor Luongo Vincenzo e il dottor Augusto Barbera sono dell'ufficio legale delle Ferrovie di Palermo. Sono anche nella lista del Pubblico Ministero e hanno riferimento, Antonio Polizzotto della DIA di Palermo e Giovanni Calì vice ispettore della DIA di Palermo, viale Del Fante, per riferire, il primo, sull'attraversamento dello stretto di Messina di una autovettura Audi 80 o del o dei suoi passeggeri.
E tutto in merito alla acquisizione del relativo biglietto in riferimento al verbale di acquisizione del 06/06/96.
Si assume, da parte dell'accusa, sostenuta a quanto pare da una dichiarazione di Ferro Vincenzo, che in uno dei suoi viaggi a Roma, o a Pisa, o a Firenze, avrebbe usato la propria automobile e avrebbe attraversato lo stretto di Messina.
Questi sarebbero i biglietti corrispondenti a questo viaggio.
46: Mauro Pino, dottor Antonino Manganelli, Domenico Di Petrillo, del dottor Andrea Grassi, Luigi Arnaldo Cieri, dottor Roccimessina DIA di Milano, dottor Michele Giuntari, dottor M. L. Bellizzari, F. Platameno, per riferire sulla informativa di reato del 25 giugno '94 riguardante le stragi di Roma, Firenze e Milano e le indagini dagli stessi esperite.
Questo è nel senso che diceva poco fa l'avvocato Cianferoni, che in un primo momento, successivamente alle stragi, le singole Procure dove erano successe queste stragi, avevano già fatto delle indagini e a queste indagini se ne erano occupati questi funzionari di Polizia che avevano deciso, avevano comunicato tutt'altre strade che quella degli odierni imputati.
Esame delle persone offese: Costanzo Maurizio, titolare di Maurizio Costanzo Show. E in particolare sulle trasmissioni del 15 gennaio '93, 29 marzo '93, delle quali fin da ora se ne chiede la acquisizione e l'esame da parte della Corte.
De Filippi Maria, che sarebbe la moglie, che è la moglie; Valente Marina, che è la segretaria; Luccioli Stefani che è l'autista, per riferire le circostanze a loro note precedenti e successive all'attentato.
Rossi Alvaro e Conte Giuseppe che sono anche testi del Pubblico Ministero per riferire sulle modalità di sosta, sulla presunta ora della sottrazione del furgoncino Fiorino; sulle condizioni di stato precedenti e successive - se ce ne fossero - alla commissione del delitto.
Esame dei collaboratori di giustizia: Ganci Calogero, Brusca Giovanni, Chiodo Vincenzo, Malvagna Filippo, Pulvirenti Giuseppe, Pennino Gioacchino, Ferrante Giovambattista, Anselmo Francesco Paolo, Contorno Salvatore.
Si chiede l'esame e il controesame dei testi indicati dal Pubblico Ministero.
Per quanto riguarda i pentiti, ossia i collaboratori di giustizia, non ho riportato il contenuto dell'esame che chiedo, ma ovviamente è una sentenza della Corte di Cassazione - me ne esime - perché evidentemente saranno interrogati sui fatti che riguardano questo processo.
Sono anche nella lista del Pubblico Ministero.
Esame del coimputato Ferro Vincenzo, anche in relazione alle sommarie informazioni da lui spesso rese al Procuratore della Repubblica di Firenze il 14 di settembre del '95 quando ancora non era né indiziato, né imputato.
Messana Antonino, per riferire sui viaggi in Alcamo nell'estate del 1993.
Si chiede l'acquisizione alla cartella clinica integrale di Ferro Giuseppe; si chiede la perizia medico-legale; si indicano periti e consulenti di parte: Graiev e Niccheri. Questo è un fatto già scontato.
Si chiede l'acquisizione del certificato di detenzione della Casa circondariale di Messina per gli anni '92 e '93, perché allorquando è successa la strage, fino alla fine di aprile del '93, e fors'anche - se non ricordo male - i primi di maggio del '93, Ferro Giuseppe era ancora detenuto nel Centro Diagnostico Terapeutico di Messina.
Poiché il Pubblico Ministero ha introdotto l'argomento di Cosa Nostra, vale a dire che questa azione, queste stragi vanno inquadrate nell'ambito delle attività commesse da Cosa Nostra, mi riservo di produrre sentenza - perché non sapevo questo - sentenza di assoluzione di Ferro Giuseppe dalle imputazioni di associazione per delinquere semplice e di stampo mafioso, sia nel processo cosiddetto della Strage di Pizzolungo, della sentenza emessa dalla Corte di Assise di Caltanissetta; sia una sentenza ordinanza passata in giudicato emessa dal Giudice allora istruttore del 15 luglio del '95, dal Giudice istruttore presso il Tribunale di Marsala.
In ambedue i casi cui Ferro è stato imputato di associazione mafiosa, è stato assolto.
Quindi, a mio avviso, non rientrerebbe tra gli imputati, come indica il Pubblico Ministero: dobbiamo calarci nel contenuto di Cosa Nostra, perché Ferro Giuseppe fino ad oggi non c'è mai entrato. Anzi, ha delle sentenze di assoluzione.
A parte poi il fatto, una battuta: noi non stiamo processando Cosa Nostra, perché non è stato dimostrato che Cosa Nostra qui esiste, perché non è stato dimostrato che c'è l'unicità, che c'è una riunione della Commissione Provinciale di Cosa Nostra, che c'è una volontà della Commissione Regionale di Cosa Nostra.
Qui stanno per essere processati da voi alcuni presunti mafiosi, secondo una pseudoletteratura che circola sulla stampa, nelle televisioni e anche nei processi, ma che è un fatto tutto da dimostrare. E comunque sarebbero dei singoli individui e non la collettività, come si assume, di Cosa Nostra.
Quindi, questo non c'entra assolutamente.
Io non ero preparato perché non sapevo che il Pubblico Ministero avrebbe parlato, avrebbe introdotto questo argomento di associazione mafiosa. E quindi, al mio prossimo viaggio a Firenze, porterò le relative sentenze. Grazie.
PRESIDENTE: Prego. Chi parla?
AVVOCATO Falciani: Presidente, chiedo scusa. Avvocato Falciani, sostituto processuale degli avvocati Gentili e Di Russo.
Per la posizione Di Natale: esame dell'imputato.
E sostituto processuale dell'avvocato Ligotti. Per quanto riguarda la posizione Brusca; esame dell'imputato. Grazie.
AVVOCATO Rocchi: Grazie Presidente. Avvocato Rocchi per Cannella Cristoforo, anche in sostituzione dell'avvocato Di Peri del Foro di Palermo.
E' fin troppo evidente che questo difensore intende provare l'assoluta estraneità delle accuse che interessano il Cannella. E per far ciò non ha richieste istruttorie al di là della memoria che è già stata depositata alla loro attenzione in data 14 novembre 1996. Memoria con la quale si chiedeva la citazione a controprova del signor Rosario Spatola e del signor Andrea Tornielli che sono: l'uno, un collaboratore di giustizia; e l'altro, il giornalista del quotidiano Il Giornale di Milano.
La fotocopia di quell'articolo è stata anche allegata alla memoria che ho proposto alla loro attenzione.
Per non diffondermi e non enfatizzare il senso del discorso al difensore, loro vedranno in Camera di Consiglio che questo articolo fa un riferimento molto specifico all'esistenza di una indagine preliminare presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Caltanissetta che sarebbe stata originata dalle dichiarazioni, o comunque da un esposto di questo signor Rosario Spatola, collaboratore di giustizia, che avrebbe indicato. Perlomeno questo è il senso dell'articolo - ecco perché chiedo la citazione di questo signore affinché ripeta queste affermazioni che per ora sembrano provenire dalle fonti dell'organo di stampa - questo signor Rosario Spatola avrebbe indicato in questo suo esposto che certe dichiarazioni di collaboranti sarebbero non proprio genuine, perché decise - questo è il senso dell'articolo - in altri luoghi prima di essere dette.
Naturalmente voglio essere chiarissimo fin dall'inizio. Il senso dell'articolo è chiarissimo. Sono dichiarazioni che sarebbero intervenute tra gli stessi collaboranti al di fuori di qualsiasi interessamento dell'attività giudiziaria che procedono. Questo voglio dirlo chiaro e forte.
Signor Presidente, si chiede la citazione di questo Rosario Spatola. Non si può evidentemente introdurlo direttamente al dibattimento, in quanto è un soggetto, collaboratore di giustizia, e nella disponibilità - scusi il termine, ma è quello che maggiormente si attaglia alle difficoltà logistiche del Servizio Centrale di Protezione - e quindi non è sicuramente possibile per il difensore condurre all'udienza.
Ecco perché si chiede, laddove la Corte eccellentissima ritenesse di accogliere questa richiesta del difensore, di disporne, la Corte stessa, l'audizione.
Audizione, ripeto, di questo signor Rosario Spatola e di questo Andrea Tornielli che è l'articolista del quotidiano Il Giornale di Milano.
Il giornale era uscito con questa notizia in data 12 novembre 1994; la memoria che è stata a voi depositata ha la data del 14 novembre. Mi scusino il gioco di parole, credo che sia stata tempestiva nella intempestività. Del 1996.
Non ho altre richieste in ordine alla prova, perché per legge spetta comunque il controesame di tutte le persone introdotte dalle altre parti. Grazie.
AVVOCATO Batacchi: Presidente, il dottor Massimo Batacchi, in sostituzione dell'avvocato Ferruccio Fortini per Scarano Antonio, chiede l'esame dell'imputato.
PRESIDENTE: Nient'altro?
AVVOCATO Batacchi: Nient'altro.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni per Graviano Filippo, anche in sostituzione dell'avvocato Oddo, signor Presidente.
Le richieste di prova che questa difesa intende proporre alla vostra attenzione, premesso che è calda speranza di chi vi parla che il taglio culturale che vorrete dare alla istruttoria di questo processo sia quello che già vi è stato fortemente richiesto da chi mi ha preceduto, premesso questo, associandomi a questa richiesta, naturalmente come difensore mi viene da fare i conti anche con l'imputazione oggi mossa a Filippo Graviano.
Quindi il reperimento di causali, obiettivi, alternative di genesi diverse da quelle prospettate da chi oggi rappresenta l'ufficio del Pubblico Ministero, è naturalmente il primo scopo di tutti.
Naturalmente credo che nessuno si debba arrestare di fronte a una tesi precostituita in un processo del genere.
Al di là di questo, dicevo, c'è da fare i conti con un capo di imputazione che è formulato in un certo modo e del quale il Graviano Filippo risponde ad una sorta di responsabilità di posizione, diciamo, come se fosse trasportata in ambito di associazioni lecite, è il Presidente del consiglio di amministrazione che risponde perché in quella posizione non poteva non sapere e tutta quella serie di argomenti logici che quotidianamente trovate ormai riportate anche da organi di stampa e argomenti diciamo consulenti nel sostenere certe tesi di accusa.
Quindi, ripeto, una responsabilità di posizione che lo vede imputato di questi fatti perché responsabile, in ragione della sua collocazione al vertice del mandamento di Brancaccio della organizzazione di tutti i fatti. Quindi lui risponde di quello, come asseritamente capomandamento di Brancaccio.
Ha questa posizione soggettiva, ha una posizione, ripeto, che non è rapportabile ad altro se non a tutta una serie di presunte regole che disciplinano e governano la vita di una organizzazione criminale quale quella di cui oggi si afferma l'esistenza e la responsabilità.
Quindi, l'oggetto di prova è, rispetto alla lista che si è depositata, quello di innanzitutto, ripeto, in questo quadro che non è l'unico nel quale si muoverà e si difenderà il Graviano, cioè il quadro per il quale naturalmente per dovere professionale è necessario fare i conti. Vi troverete le indicazioni di una serie di collaboratori di giustizia, alcuni già citati dal Pubblico Ministero, altri non citati dal Pubblico Ministero, del quale saranno indotti sulla circostanza per riferire quanto è a loro conoscenza in ordine alla struttura della organizzazione criminosa Cosa Nostra; nonché alla famiglia mafiosa di Brancaccio sul mandamento di Ciaculli e, in specie, sulla circostanza che dei vertici delle stesse non ha fatto parte l'imputato.
Questo è un primo tema di prova.
Vi è poi un insieme di testimoni che riguardano un certo fatto di strage, che è il fatto di via Fauro, nel quale qui è necessario forse spiegare che ai primordi di questa vicenda il Graviano Filippo fu indicato come presente sui luoghi degli attentati.
E quindi troverete una serie di testimoni già sentiti e indotti dal Pubblico Ministero su queste circostanze.
Vi è poi una serie di testimoni, cioè, vi sono due testimoni in ordine alle supposte causali di certi fatti, che sono Sua Eminenza il Cardinale Camillo Ruini e Sua Eminenza il Cardinale Salvatore Pappalardo. Quindi, ecco, mi riporto per quanto riguarda prove testimoniali alla lista depositata.
Vi è anche richiesta di acquisire, ai sensi del comma IV-bis, l'articolo 468, i verbali di prove di altri processi, sempre indicati nella lista depositata.
Naturalmente, in questo momento, non vi è la possibilità materiale da parte di chi vi parla di produrli, perché sono in possesso del codifensore che non è, oggi, a Firenze. Comunque, ecco, la richiesta viene oggi fatta; salvo, naturalmente, provvedere al materiale deposito in un momento successivo.
Vi è, poi, una richiesta, vi sono due richieste che sono richieste cautelative, naturalmente, in questa fase del processo e null'altro. Vi è la richiesta di esame dell'imputato Filippo Graviano e di tutti gli altri imputati che saranno presenti, e che consentiranno all'incombente, naturalmente.
Vi è poi la richiesta di sentire, dell'esame di tutti i dichiaranti ex articolo 210, indotti dal Pubblico Ministero; la richiesta di esame a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico, ai sensi dell'articolo 495 comma II del Codice di procedura penale.
Altro non devo chiedere, dal punto di vista istruttorio. Per ciò che riguarda le produzioni richieste dal Pubblico Ministero e di cui alla nota scritta, all'elenco scritto depositato, sostanzialmente nulla quaestio, se non una perplessità che vi rassegno: a pagina 7 della lista medesima voi, da atti volume 7 Georgofili, faldone 31, troverete anche la copia di numero tre lettere rinvenute a Mangano Antonino, le quali sono intestate in un certo modo e che, a giudizio di chi vi parla, sono sostanzialmente documenti anonimi perché non identificati da una sottoscrizione che permetta di risalire all'autore dello scritto.
Sono oggetti in sequestro, quindi hanno una sorta di doppio regime; a giudizio di chi vi parla, forse la natura di documento anonimo dovrebbe comunque impedire un loro uso processuale. Rassegno, quindi, questa mia opposizione. Però, ecco, non nascondo in termini problematici perché, ripeto, essendo anche stata oggetto di un provvedimento di sequestro, mi chiedo e vi chiedo quale sia il regime dell'atto che debba prevalere: cioè quello di res sequestrata, ovvero quello di documento anonimo.
Ho concluso, e vi ringrazio.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per Lo Nigro Cosimo e Giacalone Luigi, anche in sostituzione, rispettivamente, dei colleghi Fragalà e Dieci.
Allora, per ciò che concerne la richiesta prove, si chiede il controesame dei testi indotti dal Pubblico Ministero e dalle parti private, l'esame degli imputati; nonché ci si riserva di effettuare confronti, di richiedere confronti rispetto a collaboratori di giustizia. Analogamente, ci si riservano produzioni documentali.
Una brevissima notazione concerne carte 6 della indicazione delle prove, delle quali il Pubblico Ministero chiede l'ammissione ai sensi dell'articolo 493. Ed, in particolare, al punto 3/3 si legge, appunto, di una intercettazione - o meglio, di varie intercettazioni - sull'utenza in disponibilità di Scarano Antonio e intestata alla moglie, Tusa Silvia.
Ora, queste intercettazioni furono disposte sulla base di procedimento diverso da quello che è quello odierno. Per cui, sulla base dell'articolo 270 comma I - almeno questa è l'interpretazione che ne dà questo difensore - devono essere assoggettate ad un giudizio di indispensabilità da parte della Corte, giudizio di indispensabilità che, in questo momento, ad avviso di questo difensore, la Corte non può assolutamente dare. E, in tal senso, si interpone opposizione formale all'ammissione.
PRESIDENTE: Prego. Chi interviene ancora?
AVVOCATO Ruggero: Presidente, sono Ruggero per la posizione di Frabetti. La difesa di Frabetti mirerà, nel corso dell'istruttoria dibattimentale, a dimostrare l'estraneità, l'innocenza di Frabetti dai reati che gli vengono ascritti. La sua, non è una posizione primaria, è una posizione secondaria, non risponde di tutti i reati di strage, ma soltanto di alcuni.
Dico l'innocenza del Frabetti perché sarà compito dell'istruttoria dibattimentale, dell'accusa da un lato, della difesa dall'altro, dimostrare se Frabetti, con coscienza e volontà, ha partecipato agli episodi di strage che gli vengono contestati.
La difesa ovviamente, dico "ovviamente" perché voi non conoscete gli atti del procedimento, mentre invece la difesa ha avuto modo di verificare, di seguire nel corso delle indagini preliminari, nelle udienze preliminari, quelli che sono i fondamenti dell'accusa.
Il mezzo di prova fondamentale, che siamo determinati ad usare, è quello del semplice controesame. Non abbiamo depositato una lista testi perché la nostra posizione, o meglio, la posizione del Frabetti, trova carico e scarico esclusivamente nelle dichiarazioni dello Scarano. E sarà attraverso le dichiarazioni dello Scarano stesso, che verrà in quest'aula a rendercele, che noi fidiamo nel dimostrarvi l'innocenza del Frabetti.
Frabetti, avrete sentito, non so se siete riusciti ad appuntarvi i riferimenti che il Pubblico Ministero ha fatto relativamente alla posizione del Frabetti, al quale sarebbero state trovate tracce dell'esplosivo, che è un elemento oggettivo. E' un elemento oggettivo, che però non è insuperabile.
Io vi propongo, come ha fatto un precedente difensore, una prospettazione diversa dei fatti. Nel senso che, effettivamente sono state trovate delle tracce di esplosivo su delle cose, su delle macchine, su degli oggetti nella disponibilità del Frabetti. La spiegazione però c'è, c'è stata dal primo momento: è presente nelle carte processuali del Pubblico Ministero.
Nel senso che l'esplosivo è stato seppellito unitamente a dei copertoni che contenevano dell'hashish. Copertoni che, poi, sono entrati in contatto con il Frabetti; copertoni inquinati, dei copertoni che, a loro volta, hanno inquinato, hanno contaminato, hanno contagiato il Frabetti, le sue mani, le sue cose, la sua macchina.
E quindi non una conoscenza diretta, non una conoscenza e volontà di partecipare a una strage, o a due stragi, come gli vengono contestate; ma accidentalmente il contagio con questa sostanza. E, quindi, il disseminamento di queste tracce di esplosivo.
Dicevo la posizione dello Scarano, perché, e io vi prego soltanto di ricordare che, rispetto alla posizione del Frabetti, tenete presente quello che il teste dell'accusa Scarano dirà nei suoi confronti; perché, il processo, è tutto lì.
Non mi dilungo eccessivamente, anche perché sono stanco io, siete sicuramente stanchi voi e forse più stanchi perché non abituati a questo ritmo di udienze. Però, vi dico, la difesa nella prospettazione dei fatti introduttiva insisterà, insiste per l'innocenza del Frabetti.
Non è una scelta processuale avventata, è una scelta processuale assai ben ponderata, che trova sicuramente riscontro nei fatti che saranno appurati proprio tramite la deposizione dello Scarano, dei consulenti tecnici; e poi, ovviamente, il controesame come per legge, il controesame dell'imputato che è già stato chiesto dal Pubblico Ministero.
Per quello che riguarda la posizione del Santamaria, sono sostituto processuale anche del difensore; purtroppo, confesso la mia ignoranza, non so se il collega ha depositato una lista testi. Nell'ipotesi lo abbia fatto, ovviamente insisto per l'ammissione dei testi di cui alla lista, e il controesame come per legge, comunque. Grazie.
AVV. Passagnoli: Sì, signor Presidente, avvocato Marco Passagnoli per...
PRESIDENTE: Decidetevi. O l'uno...
AVV. Passagnoli: Avevamo fatto un ordine, comunque...
AVVOCATO Stefani: Posso? Grazie. Avvocato Stefani, per Grigoli Salvatore. Sono difensore di ufficio di Grigoli Salvatore, ormai la Corte lo sa, anche i Giudici Popolari, per i precedenti interventi.
Una brevissima puntualizzazione. Il signor Pubblico Ministero, i signori Pubblici Ministeri hanno spiegato, nella loro relazione introduttiva, e proprio nelle primissime battute della relazione introduttiva, qual era il ruolo del Pubblico Ministero. 'Perché siamo presenti in aula?': queste le parole del Pubblico Ministero.
E voi avete appreso qual è il ruolo del Pubblico Ministero; quale è stato il ruolo durante la fase delle indagini preliminari; qual è il ruolo in dibattimento, dopo che le indagini condotte dai Pubblici Ministeri, con l'ausilio delle Forze dell'Ordine, hanno portato alla raccolta di un materiale investigativo consistente, che ha avuto l'avallo del Giudice delle indagini preliminari. E quindi, con il rinvio a giudizio, si è giunti al dibattimento, in questa fase importantissima del processo.
E vi ha spiegato che rappresenta l'accusa. E allora mi domando, e voi vi dovrete domandare, Giudici, ma la difesa che cosa fa? Qual è il ruolo dell'avvocato? Molto brevemente, telegraficamente: chi è l'avvocato, questa figura nel processo, nel dibattimento?
Allora, in precedenza, ho sentito qualche difensore che ha fatto riferimento al processo di parti. E io penso che a voi, signori Giudici Popolari, "processo di parti", mmh, vi abbia detto ben poco. Dovete sapere che dal 24 ottobre '89 in Italia, nel nostro paese, c'è appunto un processo di parti; un processo nuovo, un processo americaneggiante, se vogliamo usare questo termine, che consente al difensore di vivere un ruolo paritario con il Pubblico Ministero, in punto di individuazione delle fonti di prova, di raccolta di materiale di indagine.
Guardate la stessa topografia dell'udienza: siamo in una posizione proprio analoga, seppure su banchi distinti, ma nella stessa posizione.
Prima dell'89, il processo non era un processo di parti, ma era un processo nel quale, il Pubblico Ministero prima nell'istruzione sommaria, il giudice istruttore dopo nella formale, raccoglievano materiale investigativo, sempre con l'ausilio delle Forze dell'Ordine, che andava a formare i fascicoli che poi venivano visionati dal Giudice del dibattimento.
Oggi, questo non è più possibile. C'è un materiale di investigazione che è a conoscenza del Pubblico Ministero e dei difensori, di parte civile e degli imputati. Mentre il Giudice del dibattimento deve attendersi tutto dall'istruttoria che, di qui a poco, si snoderà davanti a voi.
E se è vero che nella fase delle indagini preliminari il Pubblico Ministero ha un ruolo sicuramente attivo, e lo hanno avuto i signori Pubblici Ministeri, che hanno dimostrato grande professionalità nella raccolta di materiale investigativo; è anche vero che la difesa poteva avere - se non lo ha avuto, è dipeso dalla difesa - poteva avere lo stesso un ruolo di raccolta di materiale investigativo, al pari della Pubblica Accusa.
Quando si giunge al dibattimento, è chiaro che il difensore ha un ruolo ben preciso, o almeno chi vi parla ritiene che il difensore abbia il ruolo nei termini che, di qui a poco, vi indicherò. Ha il ruolo di affrontare il dibattimento per verificare la ipotesi accusatoria, verificare se vi sono prove, se si raccoglie la prova di colpevolezza o meno dell'assistito che rappresentiamo.
Nel caso di Grigoli, Grigoli è un latitante. Vi ho già detto nei precedenti interventi che, latitante, significa che non è stato reperito dallo Stato, che lo ha cercato. Non sappiamo se è in vita, non sappiamo se è morto, non sappiamo se è a conoscenza di questo processo. Sta di fatto che ha questa denominazione di latitante.
Ed allora che cosa può fare, e deve fare, il difensore di un assistito latitante? Il difensore che non ha avuto la possibilità di avere un colloquio con il proprio assistito, di poterlo intervistare, di potere capire da lui qual era la versione che dava in ordine alla contestazione che muove il Pubblico Ministero.
Eh, il ruolo del difensore è quello di partecipare a questo dibattimento con la massima serenità per verificare, insieme a voi, Giudici, se vi sono prove per le quali questa persona dovrà essere condannata o se vi sono, viceversa, prove insufficienti perché questa persona debba essere condannata.
Se vi dicessi così, di primo colpo: 'sosterrò in questo dibattimento che Grigoli Salvatore è innocente'. Ma si può dire tutto, ma sarebbe un voler dire un qualcosa per forza, perché non sono in condizioni di potervi dire se Grigoli Salvatore è innocente. Lo diremo al termine dell'istruttoria dibattimentale, tant'è che anche il difensore si riserva, al termine dell'istruttoria dibattimentale, tra mesi e mesi, di far conoscere le conclusioni che intenderà adottare nell'interesse dell'assistito.
Il dibattimento deve essere affrontato in questi termini. I testimoni si presenteranno davanti a voi, verranno esaminati dal Pubblico Ministero, verranno esaminati dai difensori, verranno esaminati da voi, se lo riterrete opportuno, verranno controesaminati - si possono anche fare delle domande, ovviamente più pressanti, all'indirizzo del testimone - da parte di tutte le parti. E poi voi trarrete, insieme a noi, tireremo le somme si quella che è l'istruttoria dibattimentale, e quindi la formazione di questa prova.
Grigoli Salvatore - è un dato in atti, negli atti che voi avete, Giudici della Corte di Assise - è un incensurato. Ha 33 anni, all'epoca dei fatti ne aveva 30; ed è un incensurato. Significa che questo Grigoli, latitante, non è stato mai condannato dalla Giustizia del nostro paese. Quindi è come l'avvocato che vi parla, è come voi Giudici, un cittadino incensurato.
Vedremo, all'esito dell'istruttoria dibattimentale, se le prove che propongono i signori Pubblici Ministeri sono tali da farci rivedere questo punto fermo, fisso, documentale in questo momento, che è l'incensuratezza di Grigoli.
Il Pubblico Ministero ha, secondo me, fatto una introduzione estremamente attenta, estremamente professionale. E, usando un termine che mutuo dal Pubblico Ministero stesso, estremamente laica, anche. Ha prospettato tutta una serie di mezzi di prova, illustrandoli in un qualche modo, perché voi poteste rendervi conto e capire di che cosa si trattava. Perché pressoché impossibile prospettarvi un mezzo di prova, se non si aggiunge un qualcosa del perché si prospetta quel mezzo di prova.
Che si dica 'Tizio verrà da voi a dire se l'autovettura si trovava nel tal posto o nel tal'altro posto', o 'parlerà in ordine alla presenza o meno dell'autovettura', poco cambia. Bisogna spiegare, per forza di cose, che quel determinato testimone verrà a riferire di una determinata circostanza.
Quindi direi che i Pubblici Ministeri, almeno è il parere di questo difensore, hanno con grande professionalità fatto la loro relazione introduttiva.
Ora, inizierà il dibattimento, dopo le nostre relazioni introduttive, e quindi inizierà proprio il vivo del processo, perché inizieremo a verificare da vicino le prospettazioni probatorie del Pubblico Ministero. Ed allora chi vi parla lo farà esclusivamente con l'intento - usiamo questo termine, che oggi non è piaciuto - con una dichiarazione di intenti, che è quella di vivere il dibattimento per accertare i fatti. Per verificare, attraverso il dibattimento, l'esame e controesame, se l'assistito che io rappresento è raggiunto da prove di responsabilità, o meno.
E come intenderà farlo? Nella lista testi presentata per quanto riguarda Grigoli Salvatore, voi troverete forse una singolarità. Si chiede, in sostanza, l'audizione, l'esame di tutti i testimoni indicati dal Pubblico Ministero. Come mai questo, questa richiesta uguale a quella del Pubblico Ministero?
Perché si indica una circostanza ben precisa, sulla quale devono essere sentiti questi testimoni. Poi, certamente ci sono dei testimoni ai quali porre una domanda, penso al Sindaco di Firenze, l'ex sindaco Morales 'lei conosceva Grigoli?', penso che sia ultroneo; e quindi, se la vogliamo formulare, la possiamo formulare, perché non si può in astratto escludere nulla, ma mi sembrerebbe solo di far perdere del tempo.
Certo è che si è voluto indicare l'intera lista del Pubblico Ministero perché si è voluto dire alla Corte, e si vuole ribadire in questa breve relazione che sto per concludere, che è intento di questo difensore fare un accertamento completo, approfondito, a tutto campo, in questa istruttoria dibattimentale. Per verificare qual è la posizione di Grigoli, latitante, incensurato, trentatreenne, trentenne all'epoca dei fatti, in questo processo penale.
Ed è in quest'ottica, di un accertamento a tutto campo, che la difesa chiede l'esame dei testimoni indicati dal Pubblico Ministero, dei consulenti indicati dal Pubblico Ministero. E, tra essi, anche tutti coloro che hanno inteso collaborare e, quindi, operare questa scelta dissociativa dalle posizioni di altri.
Il Grigoli Salvatore ha 33 anni, ha tre figli, risulta dai documenti in atti; perché chi è il Grigoli Salvatore? Secondo il signor Pubblico Ministero è, insieme a Mangano, Cannella, Pizzo, Tutino, Lo Nigro, un soggetto vicino alla famiglia di Brancaccio. Ed è un'ipotesi che verificheremo nella istruttoria dibattimentale. I Pubblici Ministeri avranno avuto, e hanno sicuramente, la loro buona ragione di portare questa prova, o comunque di verificare se si può provare questa certa appartenenza alla famiglia di Brancaccio, di Grigoli.
Il difensore di Grigoli dice che parteciperà a questa verifica del Pubblico Ministero, parteciperà attraverso gli strumenti che il Codice di procedura penale mette a disposizione, e quindi l'esame e il controesame, che sono i modi di intervistare, di interrogare il testimone che, naturalmente, sono propri delle parti. Il Pubblico Ministero fa domande dirette: 'lei si chiama Rossi, che attività svolge?'. 'Operaio'. Il difensore, che fa il controesame, può fare delle domande direi incisive sotto il profilo del saggiare anche la veridicità, l'attendibilità di un soggetto.
La lista è stata presentata. Mi premeva sottolineare questo aspetto, perché altrimenti vi vedete chiedere tutti questi testimoni, dice 'ma l'avvocato di Grigoli ha voglia di far perdere del tempo alla Corte di Assise'. Assolutamente no. C'è soltanto una ferma volontà di voler sentire tutti i soggetti che sono da sentire, e sono indicati dal Pubblico Ministero, su questa particolare circostanza: 'lei conosce Grigoli? E se sì, che rapporti ha avuto? E quando li ha avuti?'. E quindi aspetti temporali; il che, naturalmente, dovranno essere puntualizzati attraverso l'esame e il controesame.
Ma, ripeto, l'accertamento è un accertamento, come ho detto, a tutto campo che lascia il difensore del tutto sereno; che solo all'esito dell'istruttoria dibattimentale sarà possibile fare il punto della situazione, tirare le somme e verificare che prova si è formata davanti a voi, Giudici.
Pertanto, insisto perché venga ammessa la prova richiesta come da lista depositata nei termini in Cancelleria, sulla circostanza di eventuale conoscenza e rapporti con Grigoli Salvatore - questo è quello che si chiederà ai testimoni -. E poi vedremo i particolari, se sono necessari, di questa conoscenza e di questi rapporti.
Per quanto concerne prove documentali, non abbiamo proprio nulla. Ci sono delle fotografie di Grigoli, che avrete anche voi; io è per curiosità che ho voluto cercare anche di visualizzare la persona che lo Stato mi chiedeva di assistere, come difensore di ufficio. E, quindi, ho cercato nella marea di atti - ho finito, Presidente - nella marea di atti dove fosse il Grigoli Salvatore, anche per visualizzarlo, proprio così, per vederlo.
E ho trovato delle fotografie di Grigoli. Alle fotografie poi sono allegati, c'è un profilo anagrafico, c'è la sua situazione, ve l'ho riepilogata in quei termini: trentenne all'epoca dei fatti, trentatreenne oggi, con moglie e tre figli, incensurato.
Voi dovete tener conto che questo incensurato, difeso da questo difensore, al termine del dibattimento, dovrà essere oggetto di un vaglio da parte vostra, di questa situazione probatoria per verificare la fondatezza o meno delle ipotesi prospettate dal signor Pubblico Ministero.
Ho finito, grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, se il mio intervento coincide con l'elenco in mano all'avvocato Stefani, non lo so. Comunque, avvocato Passagnoli per Bernardo Provenzano, anche in sostituzione dell'avvocato Traina.
Questo difensore è stato officiato da pochissimo, in questa difesa. E quindi, necessariamente, conosce in maniera assolutamente marginale e sommaria gli atti. Da quel poco che ha potuto vedere, però, si chiede - e non è ha chiaro - qual è il motivo per il quale Provenzano è, in questo processo, imputato di stragi.
E, ad ogni buon conto, si limita alla richiesta del controesame, e nient'altro.
Per quanto riguarda, invece, la posizione di Tutino Vittorio chiede l'esame dell'imputato e si riserva il controesame. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori che devono intervenire? Finito? L'udienza riprende...
AVVOCATO: Presidente, mi chiedeva l'avvocatessa Gennai e l'avvocato Cosmai, e l'avvocato Traversi, di rappresentare alla Corte la loro disponibilità a fare un brevissimo intervento giovedì mattina. Mi pare abbia detto giovedì mattina, Presidente?
PRESIDENTE: Avvocato, per pura cortesia, perché sono le sei e venti, se erano presenti noi... Dovrebbero aver avuto il buon gusto o il garbo di dirci 'non possiamo oggi, ci consenta giovedì'.
AVVOCATO: Io, Presidente, sono stato pregato di riferire.
PRESIDENTE: Ci vediamo giovedì mattina, alle ore 09.00.
AVV. Maffezzoli: Signor Presidente, mi scusi, io sarei presente però.
PRESIDENTE: Eh, avvocato, ma io ho chiesto 'deve intervenire qualcuno?'. Se non si alza, io non riesco...
AVV. Maffezzoli: Mi ero alzato, non mi ha visto, scusi, perché c'era il collega.
PRESIDENTE: Mi scusi lei. Prego.
AVV. Maffezzoli: No, no, ci mancherebbe altro. Avvocato Maffezzoli, quale sostituto processuale dei colleghi Fileccia e Grillo, per Salvatore Riina.
L'imputato che assisto, diciamo, appare a prima vista come forse quello più importante, ma non che questo per me sia un vanto; è perché è conosciuto per essere stato, o essere ancora, così si dice nella letteratura giudiziaria, il capo di Cosa Nostra per un certo periodo. Comunque, il capo della Cupola, capofamiglia o capomandamento, come è stato definito stamani dalla Pubblica Accusa.
Bene, ecco, questo diciamo è il motivo per cui viene tratto a giudizio in questo processo, sulla cui rilevanza, importanza, gravità dei fatti non mi soffermerò più di tanto chiaramente, perché è stata molto bene illustrata prima di tutto dall'Accusa, nella sua puntuale relazione, e poi dai colleghi.
E del resto, dico, tutti lo sappiamo, sono purtroppo fatti di dominio pubblico.
Il problema qual è? Che, pure essendo l'imputato dal nome più altisonante, io credo che proprio per un paradosso forse, ammesso che vi siano prove nei confronti degli altri imputati, nei confronti di Riina Salvatore la prova non sia stata raggiunta. Come, del resto, lo è per tutti perché deve formarsi, come sappiamo, in dibattimento. Ma questo praticamente che gli viene addebitato è una sorta di sillogismo, come dicevo prima. Il solo fatto di essere accusato di essere stato a capo di Cosa Nostra comporta per lui che tutto ciò che viene in qualche modo attribuito o considerato riferibile a questa organizzazione mafiosa, di conseguenza fa capo a lui.
Ed è qui che evidentemente risulta forse più difficile il compito dell'accusa, modesto parere di questo difensore, perché è vero, noi sappiamo che ci sono sentenze passate in giudicato e in questo momento sta scontando più di una condanna all'ergastolo, anche per fatti di mafia. Però sappiamo anche che ogni processo fa storia a sé e, non per ripetermi, ma dico, è già stata sottoposta all'attenzione di questa Corte l'osservazione che deriva da un dato storico, o perlomeno di cronaca, che l'imputato Riina fu arrestato dopo anni di latitanza nel gennaio del '93, ben quattro mesi prima dell'inizio di questa cosiddetta stagione delle stragi o delle bombe.
E' anche vero, lo sappiamo, che la Procura ritiene che questa strategia, come definita nel capo di imputazione, dati ad epoca anteriore. Però, dico, anche questo è tutto da dimostrare e per assurdo si potrebbe anche fare questa ulteriore osservazione: ammesso che il Riina fosse all'epoca il capo di Cosa Nostra e avesse partecipato all'ideazione, o avesse deciso in prima persona di attuare questa famosa strategia, cosa impedisce di pensare che una volta arrestato lui abbia voluto portare a compimento questa strategia con l'esecuzione di queste stragi, o magari non abbia potuto cambiare idea? Questa è una sorta di "probatio diabolica" me ne rendo conto, però dico, non si può fare il processo alle intenzioni.
Riguardo appunto alla sua responsabilità evidentemente questa andrà provata nel corso del dibattimento e di lui parlano, diciamo, i soliti collaboratori di giustizia sulla cui attendibilità andrà fatta l'opportuna verifica in questa sede e peraltro ce n'è uno molto importante, invece, a modesto avviso di questa difesa che è uno dei più recenti, è entrato a far parte di questa schiera di cosiddetti pentiti, che è Calogero Ganci il quale, è già stato ricordato da un collega che mi ha preceduto, invece sembra scagionare assolutamente non solo l'organizzazione, ma in particolare il signor Riina. E quindi sarà particolarmente importante per questa difesa la sua audizione.
Che altro dire? Il capo d'imputazione è stato definito anche originale. Indubbiamente, il P.M. addirittura ha parlato di bollettino di guerra e i fatti chiaramente si commentano da sé con i morti, i feriti e i danni alle cose che si sono verificati. Però, ecco, quello che lascia perplessi è che in effetti, data anche la relazione introduttiva così ben illustrata dai Pubblici Ministeri, non si capisce il motivo per cui praticamente avendo chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di queste decine di persone più o meno, secondo sempre l'ipotesi accusatoria, gravitanti nell'ambito di questa associazione mafiosa, non sia stato contestato loro, appunto, il reato specifico di cui al 416-bis.
Per quanto riguarda, diciamo, le prove o l'articolazione che questa difesa intende portare avanti come propria linea, non è stata depositata lista testimoniale perché, anche in questo caso, direi la prova diabolica di dimostrare che il Riina non era capo di Cosa Nostra, dico, evidentemente sarebbe stato difficile, cioè, dare la prova di un fatto negativo sostanzialmente. E quindi in pratica questa difesa si avvarrà della facoltà concessale per legge di controesaminare i testi indotti dall'accusa e dalle altre parti, di esaminare gli altri imputati e di chiedere il confronto tra l'imputato medesimo e i collaboratori che lo accusano. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi di difensori?
L'udienza riprende giovedì 28 alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Buonasera.