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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Ora vediamo chi è presente.
Bagarella Leoluca: è presente? Per cortesia, non lo vedo. Bagarella è presente? Grazie. L'avvocato difensore?
AVVOCATO: Tutti e due presenti, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. E anche Cianferoni, eh?
Barranca Giuseppe: presente, sì. Difeso dall'avvocato Barone. E' presente l'avvocato Barone?
AVV. Cianferoni: No, Presidente. Lo sostituisco io, avvocato Cianferoni, d'accordo col collega, già depositato la...
PRESIDENTE: Grazie. Benissimo.
Benigno Salvatore: è presente Benigno?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Non c'è nessuno dei due? Li può sostituire sempre lei, avvocato Cianferoni?
AVV. Cianferoni: Non ci sono problemi di incompatibilità, va bene, a mio avviso.
PRESIDENTE: Grazie.
Brusca Giovanni: è rinunciante a comparire. Difeso dall'avvocato Falciani.
AVVOCATO: Sì, sostituto processuale di Gentile...
PRESIDENTE: E' l'avvocato di?
AVVOCATO: Ah, no, ho sbagliato. Ligotti.
PRESIDENTE: Ligotti.
Calabrò Giovacchino: è presente. Difeso dall'avvocato Gandolfi di Modena e avvocato Fiorentini di Firenze, presenti...
AVV. Cianferoni: E' di Monza, Presidente.
PRESIDENTE: Di Monza. Scusi, ho letto anche male.
E' presente almeno l'avvocato Fiorentini?
AVV. Cianferoni: No, Presidente. Sempre Cianferoni, come da nomina a sostituto a verbale nella prima udienza.
PRESIDENTE: Ce l'avete uno strumento, che aggiungiamo questo sostituto... Sostituto Cianferoni. Grazie.
Cannella Cristoforo: è rinunciante. Difeso dall'avvocato Di Peri e Rocchi. Nessuno dei due?
C'è l'avvocato Falciani, li può sostituire?
AVVOCATO Falciani: Presidente, io non credo che, avendo la posizione Brusca e Di Natale, non ritengo di poter essere compatibile.
PRESIDENTE: Ho capito. Ha ragione. Chi può sostituirli? C'è qualche altro avvocato fiorentino, qui? C'è l'avvocato...
AVV. Maffezzoli: Presidente, è avvocato Maffezzoli.
PRESIDENTE: Sì, può sostituirli lei?
AVV. Maffezzoli: Se crede.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, penso proprio di no, eh. Casomai forse l'avvocato Stefani.
PRESIDENTE: No, ma io mi riferivo, come si chiama... L'avvocato ora legge e non mi ascolta. Va be', ad ogni modo abbiamo già provveduto.
Carra Pietro: rinunciante anche lui. Difeso dall'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Difeso dall'avvocato Civita di Russo e Carla Maria Gentili. C'è, mi pare, l'avvocato Falciani, come sostituto?
AVVOCATO Falciani: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Ferro Giuseppe: è sempre laggiù? C'è laggiù?
AVVOCATO: Sì, Presidente. C'è.
PRESIDENTE: Bene. Allora, è difeso dall'avvocato Anania. E' presente l'avvocato Anania? Lo può sostituire l'avvocato Cosmai?
AVVOCATO Cosmai: Presidente, anch'io mi trovo in una posizione di incompatibilità.
PRESIDENTE: Di incompatibilità. Avvocato Stefani, lo può difendere lei? Momentaneamente, perché penso che, come al solito, poi si fanno vedere i difensori.
Allora, Ferro Vincenzo: contumace. Difeso dall'avvocato Traversi di Firenze e dall'avvocato Gennai di Firenze.
AVVOCATO Gennai: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Gennai? Grazie.
Frabetti: è presente. E' difeso dall'avvocato Monaco di Roma e dall'avvocato Roggiano ed Usai come sostituti processuali. C'è qualcuno?
AVVOCATO Usai: Sono presente io. Dottoressa Usai.
PRESIDENTE: Grazie.
Giacalone Luigi: presente. Difeso dall'avvocato Dieci di Arezzo e Florio di Firenze.
AVVOCATO Bennati: Ci sono io, dottoressa Bennati, in sostituzione dell'avvocato Dieci. Deposito la nomina a sostituto.
PRESIDENTE: Grazie. Sostituto processuale, dottoressa Bennati.
Giuliano Francesco: rinunciante a comparire. Difeso dall'avvocato Farina. C'è qualcuno che lo sostituisce? L'avvocato Stefani, per favore? Grazie.
Graviano Filippo: presente. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni. C'è nessuno dei due? Cianferoni, li sostituisce per favore? Grazie.
Graviano Giuseppe: presente. Avvocato Salvo e avvocato Pepi, con sostituto l'avvocato Ciuffi. Nessuno dei tre è presente? L'avvocato... Lei, mi scusi. Maffezzoli, può sostituirli?
AVV. Maffezzoli: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
Grigoli: latitante. Difeso dall'avvocato Stefani che è presente.
Lo Nigro: rinunciante a comparire. Difeso dall'avvocato Fragalà e Florio. Presente qualcuno dei due? Stavolta a chi lo diamo? All'avvocato Stefani di nuovo. Coraggio. Era anche stato nominato per Lo Nigro, l'avvocato Alì, come sostituto processuale. Non c'è neppure questo signore. Va be'.
Mangano Antonino: presente. Difeso dall'avvocato Farina e dall'avvocato Maffei. Non c'è nessuno dei due? Avvocato Cianferoni, per cortesia. Sempre come sostituzione momentanea.
Messana Antonino: difeso dall'avvocato Amato e dall'avvocato Bagattini di Firenze. C'è nessuno che li sostituisce? Avvocato Falciani, per favore.
AVVOCATO Falciani: Credo che valga la regola precedente, Presidente. Avendo posizione Brusca e Di Natale, io credo di essere incompatibile praticamente con tutti.
PRESIDENTE: Mah, non lo so. Può darsi. Io non posso giurare. Allora, avvocato Stefani.
Messina Denaro: irreperibile e contumace. Difeso dall'avvocato Natali di Firenze e Cardinale di Marsala. Non c'è presente nessuno dei due? Avvocato Maffezzoli, per favore.
AVV. Maffezzoli: Bene.
PRESIDENTE: Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Difeso dall'avvocato Salvo di Palermo e Pepi di Firenze. Facciamo ancora Maffezzoli.
Provenzano Bernardo: latitante. Difeso dall'avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Non c'è nessuno? C'era l'avvocato Gennai, se non mi sbaglio.
AVVOCATO Gennai: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sento. Accende?
AVVOCATO Gennai: Sono incompatibile.
PRESIDENTE: E' incompatibile. Avvocato Stefani, allora, per cortesia.
Riina Salvatore: è presente. Difeso dall'avvocato Fileccia e avvocato Grillo. L'avvocato Maffezzoli stavolta, è presente come sostituto.
AVV. Maffezzoli: Certo.
PRESIDENTE: Santamaria Giuseppe: libero, contumace. Difeso dall'avvocato Battisti e dall'avvocato Usai di Roma. Il sostituto processuale è l'avvocato Roggiano. E' presente?
AVVOCATO Usai: Ci sono io, dottoressa Usai.
PRESIDENTE: Usai per tutti e tre, eh?
AVVOCATO Usai: Sì, sì, per tutti e tre.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Difeso dall'avvocato Fortini, che non c'è. Lo affidiamo all'avvocato Maffezzoli.
AVV. Maffezzoli: No...
AVVOCATO: Presidente, chiedo scusa. Io posso sostituire, ecco, l'avvocato Fortini. Grazie.
PRESIDENTE: Ah, benissimo, può sostituire. Sostituisce l'avvocato Fortini momentaneamente.
Scarano Massimo: libero contumace. Difeso dall'avvocato Condoleo e dall'avvocato Cianferoni che è presente.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina, sostituito anche questo dall'avvocato Cianferoni, va bene?
Ultimo: Tutino Vittorio, rinunciante a comparire. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto e avvocato Passagnoli di ufficio. Cioè, io penso che sia stato nominato il primo giorno, perché non c'era nessuno di questi due. Chi lo può sostituire? L'avvocato Gennai, perché non può sostituire? Non ho capito.
AVVOCATO Gennai: Perché sono incompatibile col...
PRESIDENTE: Se lo dice lei. Io non so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Ferro è un collaboratore, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ho capito. Va bene. Allora, l'avvocato Gramigni, mi pare di aver visto.
AVVOCATO Gramigni: Volentieri, Presidente.
PRESIDENTE: Può sostituire i difensori per Tutino Vittorio?
AVVOCATO Gramigni: Naturalmente sono sopraggiunto e quindi assumo con piacere...
PRESIDENTE: Diamo atto che sono presenti anche i difensori di parte civile. La Corte torna a ritirarsi.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise, sulla richiesta del Pubblico Ministero di separazione degli atti relativi alle posizioni degli imputati per i quali sono contemporaneamente pendenti numerosi altri procedimenti in corso di celebrazione; sentiti i difensori di parti civile e degli imputati; ritenuto che allo stato tutti gli imputati sono presenti, o hanno rinunciato a comparire, specie tra quelli che sono in stato di custodia cautelare, sicché la richiesta del Pubblico Ministero è prematura, non essendosi per ora verificata la non presenza di alcuni imputati tra quelli per i quali è stata chiesta la separazione; riservata ogni decisione al momento in cui qualche imputato non dovesse presentarsi per legittimo impedimento, respinge allo stato la richiesta del P.M. e dispone il procedersi oltre".
Allora, a questo punto mi pare che si dovrebbe affrontare il problema della composizione del fascicolo dibattimentale. Chi comincia?
PUBBLICO MINISTERO: Il collega, dottor Nicolosi, è andato a prendere gli appunti per esporre questa...
PRESIDENTE: Aspettiamo qualche minuto, allora.
PUBBLICO MINISTERO: No, qualche secondo. L'ufficio non è distante.
Solo qualche secondo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signori della Corte, il processo è, come già si vede da queste prime battute, estremamente complesso. Che la sua complessità trae origine innanzitutto da quello che è accaduto in occasione di ogni singolo fatto di strage. E cioè: quello che è stato possibile verificare sul luogo e nella immediatezza dei fatti.
Quindi, quando sono accaduti questi singoli episodi drammatici, il primo problema che si è dovuto porre il Pubblico Ministero è stato ovviamente tutte le città, in tutte le città dove questo è accaduto, di verificare: primo, quale fosse stata la causa del fatto che si trovava sotto gli occhi di quegli osservatori. Chi ha vissuto la vicenda di via dei Georgofili - cito questo fatto esclusivamente a titolo esemplificativo - ricorderà che, nella immediatezza del fatto, non si riusciva a capire quale fosse stata la causa di quel disastro.
Ricorderete che si era parlato di una fuga di gas, della possibilità che ci fosse stato qualche altro accadimento che aveva causato quel fatto drammatico.
Ecco che allora il Pubblico Ministero si è trovato allora a pochi minuti, a poche ore dal fatto, nella necessità di accertare innanzitutto che cosa aveva causato quei fatti. Per far ciò si trovava in questa condizione: aveva il fatto; non si sapeva se il fatto era di natura accidentale, colposo, o come poi si è accertato, doloso. Soprattutto non aveva persone nei cui confronti svolgere delle indagini cui attribuire quel fatto. In termini molto semplici si trattava di accertare un fatto e chi lo avesse commesso, a quel momento. Solo molto più avanti, questo fatto, poteva essere ed è stato attribuito a certe persone. Si trattava in definitiva di compiere un accertamento che richiedeva particolari cognizioni tecniche per verificare quello che era accaduto.
Ora, nel nostro Codice, esistono due norme: l'articolo 359 del Codice di procedura penale e l'articolo 360. La norma base, la norma cardine, è per l'appunto l'articolo 359 che prevede che in tutti i casi in cui il Pubblico Ministero deve svolgere delle attività che richiedono particolari cognizioni tecniche si può avvalere di esperti. Quelli che comunemente si chiamano i consulenti, o contermine non adatto alla fase delle indagini preliminari, periti. Cioè di persone particolarmente esperte. E' previsto poi che se questi accertamenti riguardano fatti, situazioni, persone, che sono soggette a modificazione, o che comunque per la natura dell'incarico che deve essere conferito, o per la natura dell'accertamento che deve essere compiuto sui reperti che si trovano ad essere, a passare diciamo, all'esame dell'esperto, del consulente, per far ciò il Pubblico Ministero, se vuole disporre questi accertamenti tecnici, nel caso in cui ci sia una persona a cui in quel momento il fatto può, anche se in via assolutamente teorica, essere attribuito, per garantire il contraddittorio e il diritto di difesa, per consentire quindi che la persona sottoposta alle indagini possa nominare un difensore, assistere alle operazioni tecniche e quindi in definitiva a partecipare a questi accertamenti, abbia diritto ad essere avvisato e quindi a partecipare in contraddittorio con il Pubblico Ministero all'attività che si va a svolgere.
Dice sempre il 360 che: nel caso in cui l'indagato chiede che il Pubblico Ministero non proceda in queste forme, cioè non sia lui stesso a affidare l'incarico, a nominare il perito e a svolgere le operazioni conseguenti, se la persona sottoposta alle indagini per l'appunto chiede che, invece di procedere il Pubblico Ministero, proceda un Giudice terzo, un Giudice quindi, un Giudice in quel caso specifico delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero si deve fermare e non può disporre questo accertamento, ma dovrà essere fatto, chiesto, l'incidente probatorio che è sostanzialmente - lo dico per i Giudici popolari - la stessa attività di carattere tecnico, ma affidata dal Giudice terzo e neutrale.
Nel caso in cui questi accertamenti siano invece irripetibili per loro natura, o perché il trascorrere del tempo non consentirebbe più di ottenere quei risultati tecnici che invece l'accertamento immediato richiede, in questo caso, anche se la persona sottoposta ad indagini chiede di non, di soprassedere, se il Pubblico Ministero, per la natura dell'incarico, per ciò che il perito deve esaminare, ritiene che la prova si disperda, in questo caso allora il Pubblico Ministero potrà egualmente procedere. Certo, se il Pubblico Ministero procede con queste forme, ma non ci troviamo di fronte ad una attività di carattere irripetibile, o per la natura in sé dell'accertamento, o perché l'accertamento tecnico che si va a richiedere non è indifferibile nel tempo, si dice che il Pubblico Ministero agisce a suo rischio e pericolo. Cioè, può compiere un atto, sostanzialmente, che non è utilizzabile.
Il problema allora che è quello che ci occupa in questa sede, è di vedere se l'attività tecnica fatta dai consulenti nominati dal Pubblico Ministero abbia il carattere della irripetibilità.
Riportiamoci al 27 maggio ore 01.04, quando una frazione totale del Centro Storico di Firenze è devastata in maniera tremenda.
Il Pubblico Ministero, innanzitutto, va sul luogo, deve capire cosa è accaduto. Per far questo, siccome c'è stata una deflagrazione e si è udita non solo in città, si è portato con sé, ha nominato delle persone particolarmente esperte. Cioè, i consulenti tecnici cui ha affidato un quesito: ditemi a che cosa è da attribuire questa catastrofe.
Sono consulenti esplosivistici, esperti in... chimici, sono persone quindi particolarmente qualificate. In quel caso si è trattato - e come anche negli altri, perché sostanzialmente i consulenti, come poi vedremo sono gli stessi tecnici che hanno eseguito in tutti i fatti di strage, gli accertamenti sul luogo nell'immediatezza del fatto in relazione a quello che era accaduto - avevano il compito di analizzare la scena, il teatro del fatto; di prelevare dei campioni, di osservare gli effetti immediati delle esplosioni a quel momento. Cioè per come la situazione dei luoghi si presentava in qui minuti, in quelle ore, immediatamente successive.
Voi pensate, per esempio, agli effetti - come nel caso poi è stato accertato - dell'esplosivo, da cui i consulenti riescono a trarre conclusioni sulla base degli effetti dell'annerimento di certe pareti; dalla osservazione del cratere; dalla analisi che di alcuni reperti con tecniche distruttive possano fare.
Perché ho fatto questa lunga premessa? Per dire che gli accertamenti per individuare la causa dell'esplosione e i mezzi che la hanno provocata, quindi in questo caso individuazione della causa del fatto nell'utilizzo di esplosivo, era un accertamento che poteva essere utilmente fatto allora e solo allora.
Le forme in cui è stato fatto questo accertamento, quindi posto che l'accertamento tecnico era per sua natura irripetibile per i motivi che vi ho appena illustrato, non poteva essere adottata la procedura dell'articolo 360. E cioè quella da espletarsi in contraddittorio con l'eventuale persona sottoposta alle indagini. Per un motivo semplicissimo: che nessun indagato, in quel momento, vi era nell'ambito del procedimento che in quel momento stava nascendo.
Se i Giudici avranno modo, come sicuramente faranno, di affrontare la questione sotto l'aspetto strettamente giuridico com'è quella che io vi sto portando all'esame, e vedendo anche i lavori preparatori del Codice, quando il legislatore immaginò quest'articolo 360, l'articolo 360 è stato introdotto nell'ordinamento come una sorta di "pendent", come un, direi come un istituto assolutamente analogo, speculare rispetto all'incidente probatorio. E cioè il legislatore pensò, nei casi in cui la persona sottoposta alle indagini si fida - usiamo questa espressione un po' forte- del Pubblico Ministero, per cui accetta che quel particolare accertamento tecnico venga svolto in quelle forme dallo stesso Pubblico Ministero e si acquieta alla decisione del Pubblico Ministero, si avrà modo di sveltire le procedure, si avrà modo di semplificare le forme del processo. Questo, nella sua formula, diciamo così, consueta.
Nel caso in cui invece questo accertamento, non solo sia fatto in queste forme, ma per sua natura - come io ritengo era quello che andava fatto in quel momento - l'indagato, cioè sia una, l'accertamento cada su situazione di fatto, su reperti, su tecniche che non possono essere differite nel tempo, posto che il differimento nel tempo comporterebbe la perdita della prova che il Pubblico Ministero va a cercare, in questo caso, nonostante, diciamo, la opposizione della persona sottoposta alle indagini, il Pubblico Ministero potrà procedere a questo accertamento.
E allora il problema si sposta. Il problema è di vedere se in questo caso poteva esser fatto il 360. Il 360 non poteva esser fatto, non poteva essere praticato dal Pubblico Ministero per il semplice motivo, come vi ho detto, che persone sottoposte ad indagini non ve n'erano. Quindi non è questione terminologica dell'eventuale nome che viene attribuito dal Pubblico Ministero alla consulenza se rubricata sotto l'articolo 359 o sotto l'articolo 360. Vi è a questo riguardo, una sentenza recentissima della Corte Suprema di Cassazione. Esattamente è una sentenza del 7 agosto '96, la numero 7729 per l'appunto, che ha ribadito, ove ce ne fosse stato bisogno, che, nel caso di procedimento contro ignoti, bene agisce il Pubblico Ministero senza osservare le formule del 360, quindi avviso al difensore e avviso alle eventuali parti offese, posto che questa procedura è applicabile esclusivamente nel caso in cui ci sia una persona sottoposta alle indagini.
Né può dirsi che poteva casomai, essere applicato comunque il 360, perché in questo caso vi erano delle persone offese. Perché se si nota, se si fa una analisi dettagliata della norma dell'articolo 360, il potere per così dire di veto al Pubblico Ministero spetta solo ed esclusivamente alla persona sottoposta alle indagini. Comunque, vi ripeto, questa sentenza del 7 agosto '96 per l'appunto è stato ribadito un concetto che era abbastanza chiaro, ma che in realtà a volte non viene osservato fino in fondo e cioè basta che il Pubblico Ministero chiami, l'atto che va a compiere, consulenza tecnica e allora per il fatto che non l'ha definito accertamento tecnico irripetibile o non ha dato quegli avvisi - in questo caso alle parti offese - la formula non sarebbe sufficiente a qualificare la natura dell'atto. L'atto si qualifica in questo caso, per l'appunto, per la situazione concreta di fatto su cui l'accertamento peritale va a inserirsi.
Perché ho fatto questa lunga premessa e perché riteniamo che il fascicolo per il dibattimento vada integrato? Perché i Giudici per le indagini preliminari che lo hanno composto, non hanno inserito le - per l'appunto - le consulenze tecniche che sono state disposte dai Pubblici Ministeri. All'epoca, ovviamente, i processi erano pendenti presso tre uffici giudiziari diversi: Roma, Firenze e Milano; talché ci troviamo nella situazione paradossale che procediamo per fatti di stragi commessi con utilizzo di autobomba e questo è l'elaborazione scientifica di questo e assolutamente mancante nel fascicolo del dibattimento e che è l'unico e il solo che i Giudici della Corte possono esaminare e quindi, possono utilizzare per le loro valutazioni.
Ecco perché allora riteniamo che il fascicolo del dibattimento vada integrato con la acquisizione delle consulenze - sono cinque - fatte in occasione dell'attentato di via Fauro a Roma il 14 maggio '93, in via dei Georgofili 27 maggio '93, ancora in Roma e Milano il 27 e 28 luglio '93 e ancora il 14 aprile '94 a Formello. Questi sono gli atti, quindi, di cui il Pubblico Ministero, con gli allegati e con gli elaborati che sono per l'appunto specificati, chiediamo che vengano acquisiti.
Vi è una parte della consulenza che, per l'appunto, è oggettivamente irripetibile e cioè è quella relativa alle tecniche che sono state usate dai consulenti per la elaborazione, per la rappresentazione dello stato dei luoghi. Questa è una consulenza che in particolare abbiamo per l'attentato di via dei Georgofili, per la particolare natura dell'attentato che ricadeva nel cuore, nel pieno Centro Storico di una città d'arte in cui quindi, ai danni per così dire indiscriminati al tessuto urbanistico che questo fatto comportava, vi era anche la necessità all'epoca di dare una contezza specifica anche dei danni procurati al patrimonio artistico e architettonico, storico della città. Non v'è dubbio per esempio che questo accertamento tecnico sia irripetibile per la natura stessa dei fatti che questa consulenza andava a verificare.
Quindi si tratta per l'appunto, io ho predisposto, il nostro ufficio ha predisposto un elenco degli atti di cui chiediamo l'acquisizione al fascicolo del dibattimento, sono quelle che ho elencate, ma ve ne sono però delle altre per motivi direi assolutamente identici. E qui i signori Giudici mi passeranno la licenza di non spendere troppe parole: non sono state inserite agli atti del fascicolo del dibattimento nemmeno gli accertamenti medico-legali fatti sulle povere vittime, mi riferisco alle vittime di via dei Georgofili, alla famiglia Nencioni al completo e alle persone decedute a Milano. Anche in questo caso il Pubblico Ministero aveva motivo di dover necessariamente ricercare la causa della morte; nelle disposizioni di attuazione peraltro, è espressamente previsto che l'accertamento della causa della morte va fatta dal Pubblico Ministero nelle forme del 360. Ho già chiarito che nessun 360, anche per l'ultima sentenza recentissima della Cassazione, può essere applicato nel caso di procedimenti contro ignoti. Quindi chiediamo, per ragioni assolutamente di evidenza intuitiva anche da parte di persone non particolarmente esperte, come la causa della morte della povera Caterina Nencioni, di Dario Capolicchio, delle persone cadute in maniera tragica immotivata, così a Firenze come a Milano, dovesse essere immediatamente accertata e verificata con carattere di assoluta irripetibilità come nel caso di specie.
E quindi chiediamo che vengano inseriti agli atti del fascicolo del dibattimento le due consulenze. In realtà per quanto riguarda Milano, abbiamo dei verbali di necroscopia che sono stati fatti da due professori dell'Istituto di Medicina Legale di Milano. Abbiamo in realtà indicato anche, come atti da inserire, alcuni verbali di atti irripetibili della Polizia Giudiziaria che non sono stati inseriti dal GIP, non è che siano atti di stravolgente importanza probatoria, ma comunque per correttezza riteniamo che vadano inseriti. Si tratta di alcuni verbali di sequestro proprio eseguiti a Milano in occasione della morte del cittadino extracomunitario, del Dris, dei poveri Vigili del Fuoco: si tratta di reperti relativi agli indumenti e ad altri effetti personali. Un verbale che è definito dalla Polizia Giudiziaria di acquisizione, ma che in realtà è un vero e proprio verbale di sequestro: si tratta della acquisizione della videocassetta della caserma Simoni ubicata in via della Scala, che poi vedremo nel corso del dibattimento che rilievo, a l'acquisizione di questa cassetta. Altri due atti ripetibili della Polizia Giudiziaria: si tratta di due sopralluoghi fatti nel cortile di via Ostiense a Roma presso l'abitazione di Di Natale Emanuele e un servizio di pedinamento di Antonio Scarano del 2 giugno '94; il pedinamento che porterà poi, sostanzialmente, all'arresto. La natura irripetibile di un atto come il pedinamento è stata più volte affermata, la Corte si renderà conto che l'attività che la P.G. ha svolto in quel caso non può certo essere - con le osservazioni conseguenti - non può certo essere riprodotta e quindi è un atto che, direi, per sua natura è irripetibile. Poi abbiamo chiesto anche l'acquisizione di due foto che in realtà integrano un verbale di sequestro che la Corte ha già agli atti del fascicolo del dibattimento: si tratta delle foto di due spezzoni del cordino che concorrevano a confenzionare l'esplosivo che è stato sequestrato in località Capena, nei pressi di Roma, il 16 novembre del 1995. E poi ancora l'attività tecnica svolta da alcuni repertatori in relazione a un'autovettura che era in disponibilità del signor Di Natale Emanuele e cioè si è trattato di rilevare delle impronte da una auto. Non è stata elaborata l'impronta, si tratta solo dell'attività relativa alla - come si dice in termine tecnico - alla esaltazione delle impronte papillari.
Quindi sono atti questi, ripeto, li ho indicati in ordine sparso, comunque sono indicati in maniera dettagliata nell'elenco che consegno alla Corte.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Posso integrare qualche considerazione?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Su quanto, puntualissimamente, faceva presente il dottor Nicolosi.
Semplicemente per una, come dire, una puntualizzazione che però risulta chiara dall'elenco di questi atti, come il signor Presidente e tutte le parti, ovviamente, avranno modo di notare. Per quanto concerne queste consulenze, che sono state disposte, e quindi eseguite, nell'immediatezza dei fatti, loro noteranno proprio dalla indicazione analitica delle parti di cui si fa questione ai fini della formazione del fascicolo per il dibattimento, noteranno appunto che il Pubblico Ministero è stato bene attento a separare quella parte dell'attività del consulente che è stata nei fatti, oggettivamente, attività di accertamento irripetibile, da quella parte dell'attività del consulente che è stata sicuramente, obiettivamente, attività questa non irripetibile. Mi spiego: se il consulente interviene, come è intervenuto, sul luogo dove si è verificato il fatto e ha provveduto a una certa attività di repertazione, è intervenuto spostando, rimuovendo quello che c'era da rimuovere, nella specie, oltre alle vittime c'erano da rimuovere manofatti, c'erano da rimuovere macerie, c'erano da rimuovere automezzi più o meno distrutti, c'era da perlustrare le vicinanze del luogo di commissione del reato, c'erano da individuare, dopo averli rimossi, determinati reperti, c'era poi da compiere anche un'attività successiva, di cui tra un attimo dirò; sicuramente questa è stata un'attività rigorosamente, da punto di vista tecnico ed obiettivamente, irripetibile. E' la stessa cosa che succede quando la Polizia Giudiziaria interviene sul luogo di commissione dell'omicidio, trova per terra una pistola, la reperta e se la porta via: atto irripetibile del Pubblico Ministero, della Polizia Giudiziaria in questo caso. Quello di cui io sto parlando è atto irripetibile del Pubblico Ministero delegato al consulente nelle forme della consulenza.
Vi è una seconda fase di questa attività, ripeto, di quella che è stata compiuta sul luogo e nell'immediatezza dei fatti, anch'essa ha carattere obiettivamente irripetibile, che è il trattamento dei reperti. Nessuno può mettere in dubbio che il Pubblico Ministero fosse costituito nell'obbligo - il Pubblico Ministero di Roma, di Firenze e di Milano - di capire come mai erano morte delle persone, altre erano state ferite, palazzi che erano saltati per aria, intere strade erano state devastate, edifici avevano preso fuoco e quant'altro. Per far questo ha dovuto far compiere ai consulenti un'attività di elaborazione ulteriore, tecnico-specialistica, del reperto dalla quale proviene, o per meglio dire in relazione alla quale vi era nuovamente in gioco il concetto della irripetibilità dell'atto. Come loro sanno un atto può essere irripetibile da un punto di vista ontologico, o irripetibile dal punto di vista funzionale; categorie queste, conosciute dall'elaborazione di tutta la materia del fascicolo del dibattimento, quindi dell'articolo 431.
Per farmi capire, anche se l'esempio è probabilmente superfluo, atto ontologicamente irripetibile: la necroscopia. E' ovvio che una volta che si è fatta una necroscopia sul cadavere di una persona, non la si può più fare, non si può all'infinito fare la necroscopia di una persona, di un cadavere perché una volta che una salma è stata aperta con tutte le conseguenti operazioni, non si può virtualmente ripartire daccapo con una nuova necroscopia. Atto ontologicamente irripetibile.
Ma ci sono degli atti che sono funzionalmente irripetibili e la Corte sicuramente conosce la devoziosissima giurisprudenza che ha parificato a tutti gli effetti la irripetibilità funzionale dalla ripetibilità... ha parificato la ripetibilità funzionale alla ripetibilità ontologica. Che cos'è l'irripetibilità funzionale? Può essere che, attraverso il tipo di strumento che si impiega ai fini dell'accertamento, strumento unico e insostituibile per ottenere l'accertamento stesso, l'accertamento non sia più ulteriormente ripetibile. E cioè a dire, quando? Quando l'accertamento incide sul reperto in via irreversibile. Se si incide sul reperto in via irreversibile perché lo strumento da impiegarsi perché l'accertamento non sia un modo come un altro per passare il tempo, ma sia invece funzionale allo scopo di giustizia al quale è deputato, può essere appunto che questo accertamento sia tale da comportare modifiche non reversibile a carico del reperto. Di talché, per ragioni questa volta di carattere funzionale, fatto una volta l'accertamento non lo si può più fare. Il che è quanto è successo nei nostri casi.
La Corte, prima di decidere, sicuramente prenderà visione almeno dell'elenco che il Pubblico Ministero ha consegnato. Ma secondo me correttamente e del resto avviene nella pratica abituale dei processi. Quante volte la Corte espunge, ai sensi dell'articolo 491, un foglio che si trova nel fascicolo del dibattimento? Prima lo guarda, poi dice: 'no, questo non c'entra niente con il fascicolo del dibattimento, lo restituisco al Pubblico Ministero', l'annotazione che so, un verbale di informazioni, un verbale di interrogatorio per sbaglio finito dentro il fascicolo del dibattimento. Secondo me la Corte deve documentarsi direttamente sul contenuto di questi atti per pervenire a quel tipo di giudizio, che noi comunque sollecitiamo e cioè l'esistenza di atti che hanno contenuto di irripetibilità e che debbono stare nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell'articolo 431.
Ecco, stavo per dire quindi che vi sono, nel nostro caso, per tutte le attività di accertamento svolte in relazione a ciascuno dei fatti - ovviamente con eccezione della mancata strage dell'Olimpico - vi sono attività quindi non solo di repertazione, abbiamo visto che sono irripetibili, ma anche attività di elaborazione del reperto ulteriormente irripetibili. Perché le metodiche di accertamento, come risulta, sono state metodiche che hanno comportato modificazioni irreversibili dei reperti, cioè modifiche sotto il punto di vista chimico del reperto: tecniche tradizionali di individuazione dell'esplosivo, si preleva dai reperti quanto si deve prelevare, lo si sottopone a lavaggi particolarissimi con dei solventi e quant'altro, si ottengono delle miscele, bene, il reperto trattato una volta così è un reperto che ha patito una...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Prego? Che ha patito una modifica irreversibile. Bene, fino a questo punto l'attività che è stata espletata dai consulenti è un'attività di tipo non ripetibile, che come tale deve avere ingresso nel fascicolo del dibattimento. Secondo me il Giudice, lo dico francamente, è caduto anche in contraddizione. Non capisco perché la repertazione fatta dalla Polizia Giudiziaria sta dentro il fascicolo del dibattimento in quanto atto irripetibile della Polizia Giudiziaria, mentre invece le repertazioni ordinate dal Pubblico Ministero non ci stanno nel fascicolo del dibattimento. Credo che sia un errore, un errore proprio evidentissimo nell'applicazione della norma, perché gli atti irripetibili del Pubblico Ministero stanno dentro il fascicolo del dibattimento allo stesso titolo con il quale ci stanno gli atti irripetibili compiuti dalla Polizia Giudiziaria.
La irripetibilità di quelle consulenze arriva fino al momento in cui i consulenti hanno iniziato la elaborazione tecnica, l'elaborazione a tavolino di quei certi risultati. E cioè a dire, hanno cominciato a fare stime su come poteva essere stato realizzato il singolo ordigno, hanno cominciato a stabilire quanto, in base ai dati, poteva essere indicativo di una carica di un certo peso piuttosto che di un altro, quanta analogia ci poteva essere tra le modalità di esecuzione di quel certo attentato e quello che si era verificato precedentemente. Questa è tutta attività sicuramente non caratterizzata dal requisito della irripetibilità. Questo è un discorso tecnico, specialistico quanto lo si voglia, ma è un discorso di capolino, quando il reperto non è più in gioco. Ecco perché la elencazione è un po' puntigliosa, ma per ragioni diverse, da quella di delimitare, circoscrivere - essendo il tema delicato - circoscrivere esattamente quanto di questa attività di consulenza. Il Pubblico Ministero ritiene che non si debba privare il fascicolo per il dibattimento per farsi una applicazione, non solo corretta, ma anche esauriente, per ora è mancata, delle regole previste dal Codice.
E, voglio dire, che qualche cosa sia sfuggita al Giudice capisco perché il fascicolo del Pubblico Ministero, tanto per dare un'idea, supera i 300 volumi, lo dimostra il fatto che non sono state inserite le consulenze sulle necroscopie. Qui si corre il rischio, o meglio, si correrebbe il rischio di confondere tre concetti che invece vanno tenuti distinti: il concetto di atto rinviabile, il concetto di atto irripetibile e il concetto di atto riferibile. La pratica giudiziaria qualche volta appiattisce questi tre concetti perché si pensa che alle volte, per il solo fatto che qualcosa è riferibile, allora non si sia più vincolati al concetto di ripetibilità o di irripetibilità, rinviabilità o non rinviabilità. Allora anche un verbale di sequestro è riferibile perché l'ufficiale di Polizia Giudiziaria sarà sempre in grado di dire: 'sono stato quel certo giorno, in base a un certo provvedimento, ho fatto una certa cosa'. Il concetto di riferibilità dell'atto non ha nulla a che fare con il concetto di ripetibilità dell'atto. Come il concetto di ripetibilità o non ripetibilità di un atto non a nulla a che fare col concetto di rinviabilità o non rinviabilità dell'atto. Anche una necroscopia si può rinviare sine die, questo non toglie che una volta fatta la necroscopia, la necroscopia è un atto non più ripetibile. Il nostro sistema è agganciato al sistema della ripetibilità o della irripetibilità per ragioni di carattere ontologico o per ragioni di carattere funzionale come dicevo prima. Diversamente, non si capisce perché sia un atto non ripetibile, sicuramente una perquisizione: anche la perquisizione si può rinviare e la perquisizione la si può raccontare a voce, ma è altra la ragione per la quale, come atto di Polizia Giudiziaria, la perquisizione è - mi perdonino - classicamente considerata un atto non ripetibile. Un'ispezione è un atto non ripetibile, un'individuazione di luoghi fatta nell'immediatezza del fatto da un teste o per meglio dire un sopralluogo, ai sensi dell'articolo 348, operato dalla Polizia Giudiziaria è un atto non ripetibile. E ciò non pertanto l'ufficiale o agente di Polizia Giudiziaria che sia, potrebbe venire a distanza, non di due giorni, ma di due secoli a dire: 'quel certo giorno, sono stato lì e ho fatto una certa qual cosa'. Quindi, ritagliato come doveroso fare, il concetto di ripetibilità dell'atto, delimitato nel concreto come noi abbiamo cercato di delimitarlo con quella certa lista, evitando di cadere nell'equivoco secondo cui tra 359 e 360 passi un rapporto di questo tipo e sarebbe un equivoco grave. L'articolo 360 è tale per cui, se il Pubblico Ministero si scrive in cima: accertamento fatto ai sensi dell'articolo 360, che ci sia un indagato con relativo approntamento delle garanzie, avvisi e quant'altro, o che non ci sia un indagato, sempre 360 è. Non è vero assolutamente nulla, questo sarebbe un equivoco grave perché è dal punto di vista sostanziale che si verifica l'accertamento.
Io, in un processo a carico di ignoti, ho voglia finché mi pare di scrivere 'accertamento a carattere irripetibile sulla autenticità di una banconota' e scriverci sopra 360 non una ma tre volte, non sarà mai un accertamento irripetibile per il semplice fatto che l'accertamento sulla falsità di una banconota si può fare all'infinito. Quindi in barba a come io denomini l'atto, quello non sarà mai un accertamento irripetibile. Ma seppur l'avessi fatto nella forma garantita, perché ho una persona sottoposta alle indagini ed avessi dato avviso, costui avesse rinunziato al diritto di proporre riserva di incidente probatorio, mai dovrebbe stare un accertamento di quel genere al dibattimento, perché irripetibile quell'atto non è. Non è nella libera disponibilità delle parti, battezzare gli istituti del Codice e battezzarne gli effetti. La nozione di atto irripetibile è una nozione che si lega alla natura dell'atto. La scelta della forma processuale conseguente, dipende dalle variabili del processo: c'è un imputato identificato, c'è una persona sottoposta a indagini identificata o non identificata, si applicherà o non si applicherà l'una o l'altra normativa.
Nel caso nostro - e siamo confortati da questa sentenza che ha citato puntualmente il dottor Nicolosi, è esattamente in termini - nel nostro caso sarebbe stato del tutto di fantasia inventarsi una procedura ai sensi dell'articolo 360 per poi guardarsi in faccia e non avere una persona sottoposta ad indagini alla quale dare un avviso, una persona sottoposta ad indagini che poteva nominare un consulente, una persona sottoposta ad indagini che poteva designare un difensore, una persona sottoposta ad indagini che poteva fare riserva di incidente probatorio.
Con queste aggiuntive ragioni, che mi sembrava fosse opportuno segnalare alla Corte, quindi si insiste in questa richiesta di integrazione, come da quella documentazione del fascicolo del dibattimento ed esattamente in quei termini. Segnalando alla Corte che in questo processo consulenze il Pubblico Ministero ne ha fatte altre 30, ma di queste non si deve parlare a questo punto e non se ne parlerà, loro lo controllano dalla lista testi che è depositata, quante sono le consulenze che ha fatto il Pubblico Ministero. Ma per ragioni diverse perché sono ragioni, perché erano consulenze nelle quali non veniva in discussione la ripetibilità dell'accertamento, mai il Pubblico Ministero vi chiederebbe di acquisirle al fascicolo del dibattimento, ma quelli sì.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, c'è da fare una ultima precisazione. Tra gli atti di cui il GIP ha disposto l'inserimento nel fascicolo del dibattimento, vi è un sopralluogo che voi troverete nel vostro volume 2 a carte 1259 fino a 1312. Noterete che il Giudice ha segnato "non reperita la busta contenente la videocassetta" e cioè: la P.G. ha eseguito un sopralluogo del quale il Giudice ha disposto l'inserimento nel fascicolo del dibattimento, sopralluogo che era documentato anche attraverso una videocassetta. C'è scritto "materialmente non reperita", in realtà la cassetta, il Giudice l'ha materialmente lasciata nel fascicolo del P.M. dove si trovava. Quindi questo, è un atto di cui chiediamo l'inserimento al fascicolo del dibattimento, ma è in realtà un documento, il filmato che già doveva stare nel fascicolo. Quindi non lo troverete nell'elenco, vi consegnerò direttamente la cassetta. L'indicazione è contenuta nel volume 2 foglio 1259 del fascicolo del dibattimento.
PRESIDENTE: Bene, chi vuole intervenire? Parti civili, difensori? Fate voi.
AVVOCATO Filastò: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato il suo nome sennò scappa tutto.
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, difensore della parte civile. Si associa alle considerazioni delle richieste del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Altri difensori di parte civile?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, parte civile. Si associa sia per gli accertamenti medico-legali, sia per le necroscopie. Sono tutti accertamenti irripetibili e quindi si associa alle richieste del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Stefani: Avvocato Stefani per Grigoli, Presidente. Siccome sono arrivato con qualche minuto di ritardo, perché la Corte è uscita e non sapevo che stava uscendo, quindi non ho capito bene.
I documenti cui ha fatto riferimento ora il dottor Chelazzi, sono già lì?
PRESIDENTE: No, c'è l'indice qui.
AVVOCATO Stefani: Ecco, c'è l'indice...
PRESIDENTE: Volete consultarlo?
AVVOCATO Stefani: Due minuti.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Stefani: Grazie.
PRESIDENTE: Per tutti i difensori. Un quarto d'ora di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi vuole intervenire?
AVVOCATO Stefani: Avvocato Eraldo Stefani, difensore di ufficio di Grigoli Salvatore.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Non era preferibile che cominciassero le parti civili e poi tutti i difensori?
AVVOCATO Stefani: Ha detto che non...
PRESIDENTE: Oppure tutti i difensori, e poi...
AVVOCATO Stefani: Ho sentito dire che si associavano e quindi...
PRESIDENTE: Ah, si associa solo lei, o tutti?
AVVOCATO Stefani: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Gli altri si associano. Benissimo, avvocato, può parlare.
AVVOCATO Stefani: Avvocato Eraldo Stefani.
E' necessario, se pure in maniera telegrafica, spiegare ai Giudici Popolari, in particolare, che il procedimento penale odierno, il processo penale, ha due fascicoli: il fascicolo del Pubblico Ministero, nel quale fascicolo che è disciplinato dall'articolo 433 del Codice di procedura penale, sono raccolti atti, documenti, atti di investigazione di indagine di accertamento del Pubblico Ministero. E il fascicolo del dibattimento che è quello del quale si discute in questo momento viene disciplinato dall'articolo 431 del Codice di procedura penale.
Chi lo forma questo fascicolo del dibattimento? Nel caso di specie lo ha formato il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Firenze.
E' stato il Giudice, come ha ricordato anche il Pubblico Ministero, che ha indicato quali atti dovevano essere inseriti in questo fascicolo e portati alla conoscenza della Corte di Assise di Firenze.
Ed allora il Giudice, per fare questa elencazione, ha indiscutibilmente esaminato tutti gli atti processuali contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero, che erano conosciuti dal Pubblico Ministero, dai difensori e dal Giudice delle indagini preliminari, e ha formato il fascicolo.
Vedete, questo fascicolo, anche se si compone di un certo numero di faldoni, è ben poca cosa rispetto a quello che sarà al termine del dibattimento. Perché man mano che la prova si formerà davanti a voi, che passeranno i testimoni, i consulenti a riferirvi dei fatti, tutto questo materiale di registrazione, poi trascritto, finisce nel fascicolo del dibattimento. E sarà quello l'unico fascicolo sulla base del quale voi potrete poi emettere, al termine di questo dibattimento, la vostra sentenza.
Il legislatore ha indicato tassativamente, nell'articolo 431, quali sono gli atti che devono essere portati a conoscenza del Giudice. E quali sono gli atti che il Giudice non può conoscere. Perché, vedete, il Pubblico Ministero e il difensore sono parti nel processo penale. Voi siete i Giudici, noi siamo parti, stiamo qua. Quando andate in Camera di Consiglio non veniamo, non viene né il Pubblico Ministero, né i difensori. E come il Pubblico Ministero può compiere attività di accertamento, di indagini, e poi vi ha indicato nella lista i testimoni che dovranno venire da voi a riferire; anche i difensori possono fare altrettanto: svolgere accertamenti, indagini e portare a voi i testimoni. Per cui il fascicolo del dibattimento vi è stato, diciamo così, consegnato dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Firenze.
Il Pubblico Ministero chiede l'inserimento di alcuni documenti come da quell'elenco che voi avevate, che abbiamo letto in questa brevissima pausa. In sostanza, che cosa chiede? Chiede che voi acquisiate alcuni atti dal Pubblico Ministero disposti, ma ritenuti atti irripetibili e quindi, come tali, atti che non potevano che essere fatti in quel determinato momento perché non si potevano fare più dopo.
Un esempio semplicissimo: la indagine chimica sull'hashish, o si fa subito, o se si fa dopo un anno non si vede più l'effetto stupefacente della sostanza. Quindi, non ha più senso farlo, diventa un corpo di reato che non serve. Un esempio. Le necroscopie, come giustamente dice il Pubblico Ministero, sono un atto che deve entrare nel fascicolo del dibattimento. E allora vi domando: perché il Giudice delle indagini preliminari non li ha inseriti? Quello che è il più chiaro atto che deve entrare, e che è la fotografia che viene fatta dal medico legale di quella certa situazione, purtroppo, che si trova davanti in quel determinato momento, sul cadavere.
'Eh', dice il Pubblico Ministero 'probabilmente si è trattato di un errore'. Attenzione, perché il Giudice ha sicuramente esaminato gli atti. Probabilmente le necroscopie non sono un atto fine a se stesso: al consulente si è chiesto anche qualcosa di più, si sono posti quesiti. Voi avete visto che nella perizia che avete disposto voi, Giudici, per accertare le condizioni di quell'imputato, avete posto dei quesiti, a quei periti che riferiranno in 60 giorni. Gli avete detto: accertate se quella persona è capace di intendere e di volere, se ha capacità processuale, eccetera.
Allora, probabilmente, il Pubblico Ministero ha fatto altrettanto; anzi, sicuramente. Quindi, il Giudice ha valutato che quell'accertamento non potesse in un qualche modo entrare nel fascicolo del dibattimento.
Si badi bene che, poi, non si perde niente. Perché se voi pensate: 'ma forse la difesa cercherà di non fare entrare nel fascicolo del dibattimento cose che possono in qualche modo pregiudicare la posizione dell'assistito'. Quanto di più sbagliato: in questo caso, sosteniamo quello che ha fatto il Giudice. E' il Giudice, e non l'avvocato, che ha fatto quell'elenco nel fascicolo, degli atti del fascicolo del dibattimento.
Ma noi dobbiamo fare molta attenzione, perché il processo sta entrando nel vivo - se Dio vuole - e quindi tra poche battute, non so se questa udienza o la prossima, si inizierà realmente a parlare dei fatti gravissimi per i quali, appunto, questa Corte è stata insediata. Ed allora dobbiamo fare molta attenzione a fare entrare atti che, sotto un profilo giuridico, non possono entrare.
Peraltro, vi volevo dire che le consulenze di cui parla il Pubblico Ministero, se non entrano oggi, entreranno quando quei consulenti voi li vedrete in viso, perché verranno qui davanti a voi e risponderanno alle domande del Pubblico Ministero, alle domande della difesa e alle domande della Corte, quindi anche di voi giudici, del Presidente, di tutti voi; in quel momento, voi vedrete quei consulenti e avrete modo di apprendere da loro che cosa hanno fatto. Ci diranno: necroscopie fatte il tal giorno nel tal posto; abbiamo risposto ai seguenti quesiti; secondo noi questo, questo e questo. Esporranno al Giudice i loro pareri. In quella sede potranno aiutarsi con gli elaborati che hanno in precedenza redatto, e che ora si vorrebbe far entrare nel fascicolo del dibattimento. Loro possono venire - perché non si può pretendere che un atto, una consulenza fatta due anni fa possa essere riassunta da un consulente, qui, in quattro battute - viene con il suo dossier, arriverà con il suo fascicolo, il consulente. E lo leggerà, mentre parla davanti ai Giudici, perché è la norma; anche qui c'è una disposizione del Codice che consente al consulente e al perito di leggere gli appunti suoi, la relazione fatta, insomma di documentarsi.
E, si badi bene, queste relazioni scritte possono poi entrare nel fascicolo del dibattimento. Ma c'entrano in un momento particolare, nel quale la vostra attenzione di Giudici è lì, perché il consulente lo avete davanti e vi fotografa, vi racconta la situazione che ha vissuto e vi espone i pareri che sono utili per l'accertamento della verità.
Ed allora, in quella sede, entreranno queste relazioni: ma non ora, perché sarebbe come anticipare a voi quello che è il pensiero di un consulente, che ancora dobbiamo sapere qual è. Perché verrà a dirlo quando è il suo momento e, appunto, non ora.
PRESIDENTE: C'è altro?
AVVOCATO Stefani: Noto nel fascicolo del dibattimento che ci sono molti atti che sono preceduti dalla cosiddetta nota relazionale, "annotazione" come viene chiamata. L'annotazione è, nel gergo più semplice, il rapporto della Polizia Giudiziaria. Ecco, il rapporto della Polizia Giudiziaria, siccome ha un contenuto di carattere anche storico, perché riferisce quello che è stato l'operato della P.G., e a volte è indiscutibile che la Polizia Giudiziaria che svolge, in questo paese, un encomiabile lavoro per tutti noi, esprima dei suoi giudizi. Perché sono utili, per il Pubblico Ministero che conduce le indagini.
Queste note relazionali, questa annotazione - io sbaglio sempre con note relazionali: annotazioni, che non sono altro che il vecchio rapporto, dal 1989 si chiamano "annotazioni"; è cambiato il nome, ma è rimasto quello che era - queste annotazioni non possono entrare nel fascicolo del dibattimento. Ed allora bisogna stare molto attenti, perché altrimenti diventa difficile, perché in un processo complesso come questo dove i Magistrati hanno dovuto affrontare compiti che ci immaginiamo tutti di che entità, perché è un lavoro impressionante, togliendo l'annotazione si rende estremamente difficile il poter portare anche solo in cronologia gli atti di investigazione all'attenzione del Giudice.
E sul punto, sinceramente - riflessione a voce alta, perché, dico, bisogna anche riflettere ed essere molto pacati quando si fa un intervento, se si ha in noi ferma la convinzione di voler portare un minimo contributo, perché siamo tutti piccoli piccoli, per fare giustizia vera. - E allora, dico, non me la sento sinceramente di insistere, perché la nota relazionale, che lo stesso Giudice delle indagini preliminari ha inserito nel fascicolo del dibattimento, non mi sento di dire di togliere quell'atto; perché si potrebbe in effetti rendere estremamente difficile, se non impossibile, la allegazione degli atti di investigazione, degli atti di accertamento, dei primi atti di accertamento. Ma sull'altro punto, sì.
E non è perché si vuole evitare che i Giudici popolari, la Corte non venga a conoscenza di certi fatti. Stiamo per entrare nel processo e quindi tutti abbiamo interesse a far domande, e voi vedrete che domande ne verranno fatte, per capire come si sono svolti i fatti, per capire se ci sono responsabilità, e per trarre le conclusioni. Perché pensate che un difensore debba sempre chiedere l'assoluzione? Eh, no. Bisogna convincersi. E, quindi, dobbiamo tener conto di questo aspetto fondamentale.
Ma quello che mi premeva sottolineare è che voi dovete vedere negli avvocati, di parte civile o l'accusa privata, della difesa degli imputati, parti nel processo come il signor Pubblico Ministero che ha svolto le indagini preliminari. Loro svolgono indagini preliminari, il difensore può svolgere le indagini difensive, e voi avete il compito di esaminare questo materiale investigativo per dare la parola ultima, con una sentenza che può essere di condanna o di assoluzione.
Insisto, pertanto, perché si tenga fermo e rigido il cauto, ragionato esame che ha fatto il Giudice, il signor Giudice delle indagini preliminari del Tribunale, e che ha fatto sicuramente con estrema attenzione. Vedete, quando il Pubblico Ministero vi dice che voi potreste esaminare questi atti e, al limite, se riterrete che taluni di questi non sono soltanto fotografia della situazione, non sono soltanto atto irripetibile, ma sono qualcosa di più, dice, lo potete espellere questo atto.
Il Giudice non deve vederle, queste cose. Nel momento in cui voi vedete se l'atto è - come si dice - accettabile o no, avete letto anche l'altra parte. Allora, occorrerebbe fare un'operazione di chirurgia processuale. E cioè il Pubblico Ministero avrebbe dovuto fare fotocopie di questi atti, con tutta una serie di omissis, lasciando delle parti nere, delle parti che voi non potevate leggere, di modo che avrebbe circoscritto l'atto alla parte che era sicuramente parte da essere qualificata atto irripetibile, nelle forme in cui ha spiegato il signor Pubblico Ministero.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Stefani: Sì, sì. Ma è un lavoro immane, me ne rendo conto.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Stefani: Certo.
PRESIDENTE: Per cortesia.
AVVOCATO Stefani: No, no, mi fa piacere invece, Giudice.
PRESIDENTE: No, ma a me non fa piacere, avvocato. Deve parlare a noi, e non un altro.
AVVOCATO Stefani: Questo difensore...
PRESIDENTE: Ora, ha già parlato abbastanza però, eh. Chi vuole intervenire?
AVVOCATO Anania: Avvocato Anania.
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Anania: Ferro Giuseppe. Il giudizio della Corte di dover stabilire quali siano gli atti ripetibili e gli atti irripetibili che possano, per principio legislativo, entrare a far parte del fascicolo del dibattimento e, quindi, entrare così come già sono stati formati alla vostra conoscenza e in nostra assenza; perché indubbiamente, dice il Pubblico Ministero, e correttamente nella fase delle indagini il Pubblico Ministero che ha l'esercizio, l'obbligo dell'esercizio dell'azione penale e di condurre le indagini, ha bisogno di elementi tecnici per potere attraverso, per esempio un esplosivo, attraverso un'indagine dattiloscopica, poter risalire ai colpevoli del delitto.
E' pur vero, però, che questo avviene nella fase delle indagini preliminari ai fini esclusivi della ricerca dei colpevoli da, poi, presentare al Giudice per le indagini preliminari, al Gup, e poi alle Corti giudicanti. E' pur vero che il Codice sancisce, e sanziona di grave nullità, il diritto della difesa dell'imputato ad assistere a tutti gli atti che vengono compiuti, e che poi formeranno i motivi di una sentenza di condanna o di assoluzione.
A quel momento, non c'erano né indiziati, non c'erano imputati, e meno che mai Ferro perché è entrato dopo il rinvio a giudizio, chiamiamolo così. E allora correttamente il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che quegli atti non erano irripetibili, e quindi non dovevano venire alla vostra conoscenza. Perché, fra l'altro, solo per ricordarlo ai Giudici Popolari, il nuovo Codice impone che la formazione della prova sia orale e avvenga davanti a voi. Perché voi dovete essere terzi superiori, al di sopra delle parti; quindi il convincimento vostro deve essere di prima mano, per dirla con un termine forse poco gradevole. E quindi a voi, e in nostra presenza, si dovranno compiere gli atti che poi saranno quelli che formeranno, giustamente, il giudizio finale.
Quindi, correttamente il Giudice per le indagini preliminari non l'ha introdotto. E perché 'correttamente'? Perché quelle perizie, quelle consulenze, scusate, che il Pubblico Ministero ha compiuto erano solo al fine di individuare eventuali responsabili, ma non erano opponibili.
E il Codice gli offriva una possibilità. Al termine della indagine preliminare, quando il Pubblico Ministero avesse accertato la natura, la provenienza, la causa dell'esplosivo - se esplosivo era, perché questo a oggi ancora non lo possiamo dire - allora la legge gli offriva uno strumento, quando già c'erano degli indiziati: il cosiddetto incidente probatorio, che avviene nel contraddittorio delle parti, accusa e difesa, e nelle quali ognuno cerca di far valere o di dimostrare le proprie ragioni.
Che si voglia poi introdurre, o mascherare, come atto irripetibile una consulenza tecnica di ufficio su degli elementi o su delle cose raccolte nel luogo del disastro, io non credo che gli elementi possano essere distrutti, perché sono corpi di reato ed è delitto la distruzione o dispersione del corpo del reato. Perché il Giudice che verrà in seguito, e in particolar modo voi in ogni momento possiate disporre una perizia, e quindi i corpi del reato devono essere integri. Non può assolutamente esserci indagine tecnica che distrugga, che disperda il corpo del reato: deve rimanere anche oltre il processo e fino alla sentenza passata in giudicato, perché è sempre possibile una riapertura del procedimento penale. E' sempre possibile.
Quindi correttamente, perché il Pubblico Ministero aveva lo strumento indicato dalla legge per compiere questa volta una... chiedere questa volta al Giudice per le indagini una perizia alla presenza delle parti. E non portarci, oggi, le consulenze svolte da tecnici di sua fiducia in nostra assenza. Io non voglio dubitare, perché ho letto i nomi, sono tutti degli ufficiali dei Carabinieri che io incontro frequentemente nel corso delle perizie balistiche, esplosivistiche.
Ma è possibile - e qui il mio dubbio - è possibile che a un consulente sia sfuggito di raccogliere un elemento. E allora la presenza di un mio consulente tecnico di parte avrebbe potuto sollecitare di raccogliere degli elementi, per esempio, che potessero poi far valutare se effettivamente erano degli elementi utili per l'indagine che si andava a compiere, o degli elementi che erano inutili; nel senso che potevano essere affumicamenti da altre cause, e non da incendio successivo all'esplosione.
Si è parlato giustamente, nel primo momento della Strage di via dei Georgofili, che quelle macchie di abbruciamento erano dovute a esplosione del gas. E' stato chiesto, per esempio, ai consulenti del Pubblico Ministero se quelle macchie di affumicamento erano conseguenza dell'esplosione perché qualche tubo, qualche condotto del gas si era sfasciato, si era rotto? O è proprio conseguenza diretta della fiammata dell'esplosione? Questo, le consulenze tecniche, non lo dicono. Questo noi oggi non lo potremmo chiedere, se accettassimo queste consulenze così per come sono, senza verificarle. Quindi, noi accetteremmo un giudizio preconcetto. E noi, di giudizi preconcetti, nel nostro sistema processuale, non ne possiamo consentire.
Ben sono accertabili invece, ben sono accettabili invece le indagini e i rapporti e gli album fotografici operati dalla Polizia Giudiziaria. Ecco perché non è un atto irripetibile: perché noi, attraverso quei verbali, attraverso quelle fotografie, attraverso quegli elementi che avrebbero dovuto essere raccolti, sigillati nella Cancelleria come corpo di reato, in qualunque momento possiamo ripetere l'esperimento con la garanzia e con la pace di tutti.
Ecco perché io ritengo che non siano elementi irripetibili, perché sono ripetibilissimi. Le tracce di affumicamento, se conservate, non vanno via. Le tracce di residui di polvere, non vanno via. Per quanto riguarda, poi, l'ispezione cadaverica che è stata compiuta nei confronti delle vittime di via dei Georgofili, trattandosi di persone che erano all'interno di abitazioni, e quindi non sono state investite direttamente dall'esplosione, da schegge o da tracce di polvere, non è assolutamente il caso di potere chiedere, di chiedere una esumazione dei corpi.
Ma per quanto riguarda i Vigili Urbani e l'extracomunitario, per esempio, della strage di Milano di via Palestro, che sono stati investiti direttamente dall'esplosione, possibilmente sulle loro spoglie mortali saranno rimaste delle impronte che sono valutabili, anche attraverso l'esame del rilevamento del DNA. Oggi, tutto è possibile; quindi si può compiere benissimo un'esumazione, anche in questo caso, e procedere con un esame tecnico per l'accertamento della ricerca delle polveri per esempio, o per poi poter risalire alla natura dell'esplosivo.
Quindi, così stando le cose, oggi noi non siamo in condizioni di dire che la Strage dei Georgofili sia avvenuta sicuramente a causa di una carica di esplosivo posta così come si sostiene da parte della stampa. Mentre potremmo, per esempio, dire che le stragi di via Fauro, di San Giorgio al Velabro, di San Giovanni in Laterano, poiché non seguite da fiamme e da affumicamento e da abbruciamento, potrebbero benissimo essere costituite da cariche esplosive che erano state lì collocate.
E quindi ecco il dubbio che mi mette nella condizione di oppormi alla richiesta del Pubblico Ministero, perché queste consulenze, che dovevano servire solo per le indagini, possano entrare a far parte del procedimento del dibattimento.
Non mi oppongo, invece, a che entrino nel fascicolo del dibattimento gli atti di Polizia Giudiziaria, come il pedinamento. E quello sì che è un atto, Pubblico Ministero, irripetibile; perché non è detto che quel tal Scarano all'indomani si sarebbe recato. Non è detto che nella perquisizione, in quel cortile del Di Natale, all'indomani si sarebbero trovate. Quello sì che è un atto urgente e irripetibile: quello sì. Ma, per il resto, non sono d'accordo che si tratti di atti irripetibili. E, pertanto, mi oppongo alla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Vi pregherei di fare interventi brevi, perché mi pare che i difensori che sono già intervenuti hanno sufficientemente spiegato anche ai Giudici Popolari la natura delle ragioni dell'opposizione. Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, Presidente. Le prometto che ometterò ogni parte didascalica e, quantomeno, mi sforzerò di farlo. Brevi osservazioni. Innanzitutto, il tema di atti irripetibili inseriti o da inserire nel fascicolo per il dibattimento. Laddove il carattere della irripetibilità vi è stato spiegato qual è, lo dice la legge: vedrete se sono atti irripetibili. Vedete se sono atti irripetibili.
A questo punto, si porrà il problema di stabilire se sono state rispettate le forme che la legge processuale prevede, perché questi atti siano utilizzabili nel processo, laddove compiuti dal Pubblico Ministero. Cioè accertamenti tecnici che hanno il carattere della irripetibilità, e che il Pubblico Ministero o le altre parti intendono utilizzare nel procedimento. Vedete se questi requisiti sono stati soddisfatti.
In particolare, vi è il problema di avvisare indagati e persone offese del compimento dell'atto medesimo, affinché questo sia utilizzabile. Vedete, in proposito, l'articolo 360 del Codice di procedura penale, che è chiaro al riguardo.
Ora, chiaramente, il problema è diverso nel momento in cui il procedimento è aperto contro ignoti e il procedimento è aperto, invece, contro imputati noti. Quindi nel primo caso, questo difensore, pur riportandosi a quello che i colleghi che l'hanno preceduto hanno rammostrato alle Signorie Vostre, si rimette alla decisione della Corte. Cioè il problema è, quando c'è un procedimento contro ignoti, valuti la Corte se l'accertamento compiuto con le forme del 360 è utilizzabile anche, quindi pertanto inseribile nel fascicolo per il dibattimento, anche laddove sia mancato per le ragioni fin troppo comprensibili l'avviso a indagati, persone offese.
Naturalmente ferma opposizione, al contrario, laddove l'accertamento irripetibile compiuto dal Pubblico Ministero senza le forme dell'articolo 360 del Codice di procedura penale sia stato compiuto in epoca in cui il procedimento vedeva già indagati noti. Cioè persone che, a giudizio di chi deve esercitare l'azione penale, in quel momento erano da sottoporre ad indagini. E a titolo esemplificativo, per esempio, ho reperito un accertamento tecnico, rilievo tecnico nel volume 10 a fogli 3567 fatto sulla automobile dell'imputato attuale Frabetti, se non sbaglio, comunque è una Mercedes targata Padova. Mi consta che quest'accertamento, fatto con le forme del 360, senza che gli allora indagati e le allora persone offese fossero informate del compimento dell'atto medesimo, è stato compiuto giustappunto, in epoca in cui il procedimento vedeva già indagati noti. Quindi, era passato dal registro ignoti al registro noti, per dirla in termine gergale. E questo è un primo ordine di considerazioni.
Secondo ordine di considerazioni: cosa siano atti irripetibili e cosa no. Mi permetto di dissentire sul punto da chi mi ha preceduto, cioè dall'avvocato Anania. Per esempio, a giudizio di chi vi parla, non devono entrare sotto questa veste i cosiddetti atti di pedinamento. Perché? Perché tra il verbale di ispezione o perquisizione, e il verbale di pedinamento, c'è una differenza ontologica fondamentale. Nel senso che il verbale di perquisizione e di ispezione dà atto di, al di là dell'essersi verificato un certo evento, dà atto di un certo stato dei luoghi o del reperimento di certe cose.
Mentre l'atto di osservazione, controllo e pedinamento, di OCP come vedrete in termine gergale di portarlo negli atti, cos'è? E' il narrare, da parte di un soggetto qualificato che è l'ufficiale di Polizia Giudiziaria, di avere assistito a un certo evento storico. Cioè di avere visto un signore che è andato a parlare da una certa parte, è andato a parlare da una certa altra, si è recato in un certo luogo e poi in un altro. Ora, chi percepisce l'essere accaduto un evento storico nel processo cosa deve fare? Deve venire a testimoniare. Quindi l'atto di osservazione, controllo e pedinamento quando è che è ripetibile? Quando, Dio ne guardi, il testimone è impossibilitato per morte o per altro a comparire al dibattimento e rendere testimonianza su quanto ha percepito. Però siccome, a Dio piacendo, questi ufficiali di Polizia Giudiziaria risultano tutti vivi, vegeti e reperibili, verranno a testimoniare di ciò che hanno percepito in quel dato luogo, in quella data ora, rispetto a una determinata persona.
E, dunque, il verbale di osservazione, controllo e pedinamento altro non è che una annotazione che va nel fascicolo del Pubblico Ministero, ma che, ripeto, non è un atto irripetibile. Perché l'atto irripetibile è l'atto processualmente rilevante, che in questo caso è la testimonianza o dichiarazione resa all'autorità giudiziaria o al Pubblico Ministero. Che, ripeto, se non intervengono impedimenti del teste, è comodamente ripetibile.
Di talché, in questo dibattimento, sentiremo chi ha pedinato chi, e quando e come. E ce lo verrà a riferire, nel contraddittorio delle parti, come testimone, anche se testimone qualificato, ovvero ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Poi, altro problema: le annotazioni di Polizia Giudiziaria, di cui vi ha parlato l'avvocato Stefani. Qui c'è un problema pratico, naturalmente, cioè laddove le annotazioni di Polizia Giudiziaria siano meramente descrittive della trasmissione o della... insomma, del pervenimento all'autorità giudiziaria di atti di ispezione, di perquisizione, verbali di sequestro e quant'altro, laddove ripeto siano meramente descrittive di questa attività di trasmissione e esplicative dell'atto medesimo, nulla quaestio.
C'è un problema, però, di annotazione di Polizia Giudiziaria che, almeno da quello che ha potuto constatare questo difensore, hanno anche un contenuto valutativo. Il quale, naturalmente, esula a questo da un attività meramente materiale di trasmissione di cui si dà conto e della quale, per ragioni pratiche forse, è possibile ed è opportuno avere conoscenza nel fascicolo per il dibattimento.
Ma, ripeto, laddove vi siano contenuti valutativi all'annotazione di Polizia Giudiziaria, nel senso che si dice 'si è eseguito la perquisizione nei confronti di Tizio; attenzione che da indagini svolte ci risulta che quel bigliettino che si è trovato a Tizio in realtà è relativo a un'utenza di Caio con il quale, da pregresse indagini, ci risulta che Tizio abbia rapporti': questo è, ripeto, un contenuto, una valutazione fatta dalla Polizia Giudiziaria. Che esula dal dire: 'signori, vi trasmettiamo il bigliettino sequestrato a Tizio, che è descritto in una certa maniera'; e, ripeto, esulando da questo diventa atto che non può stare nel fascicolo per il dibattimento, perché rientra fra le letture vietate, di cui voi troverete menzione all'articolo 514 del Codice di procedura penale.
Ultima notazione, più folcloristica che altro, troverete dei documenti anonimi dal contenuto spesso anche curioso e purtroppo, se la vicenda non fosse tragica, vi direi quasi così, da far provocare anche un sorriso in chi li legge; perché, naturalmente, evocano scenari, dietrologie e quant'altro di, così, a volte rasenta la follia. Quindi, ripeto, questo è un problema, direi, proprio di pulizia formale del fascicolo. Ci sono rimasti, probabilmente forse per dimenticanza o comprensibilissima omissione di chi il fascicolo ha formato; però, ecco, segnalo che vi sono dei documenti anonimi che voi vedete all'articolo 240 del Codice di procedura penale non possono essere suscettibili di alcun uso processuale. E, dunque, questi documenti andranno espunti dal fascicolo per le ragioni che vi ho detto.
Credo che le osservazioni sul fascicolo del dibattimento, da parte di chi vi parla, si possano fermare qui. E quindi, in questo senso concludo. Grazie, Presidente.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Non sono riuscito a capire se le difese hanno chiesto espressamente, e rettificamente, che questo o quell'atto sia tolto dal fascicolo del dibattimento. Perché, se c'è una richiesta di questo genere, volevo saperlo preventivamente, perché...
PRESIDENTE: Certo. Per ora, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Sono richieste incrociate.
PRESIDENTE: No no, per ora queste richieste non ci sono. Si tratta soltanto di discutere le richieste del P.M. per acquisire ulteriori documenti.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome mi sembrava di aver capito...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Ah, non era... No, ma l'avvocato Gramigni mi pareva avesse detto che c'erano degli atti che, secondo lui, non dovevano...
AVVOCATO Gramigni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
PRESIDENTE: Sì. Allora, bisogna che ne faccia una menzione dettagliata e un discorso separato, avvocato, sennò lei ci porta fuori strada, non riusciamo a capire se si parla di atti richiesti dal P.M. di inserirli oggi, o se sono già atti inseriti.
AVVOCATO Gramigni: Certo. No, io credevo che la mia discussione dovesse essere comprensiva di entrambi i profili che presento...
PRESIDENTE: Io la pregherei - scusate, mi rivolgo a lei, ma a tutti i difensori.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Per cortesia, facciamo ora una discussione su quello che è la richiesta del P.M.
AVVOCATO Gramigni: Ah, solo su quello che ha chiesto il P.M.
PRESIDENTE: Poi, successivamente, perché sennò qui ci confondiamo le idee e non si fanno passi seri avanti.
AVVOCATO Gramigni: Va bene, per ciò che riguarda l'acquisizione di questi atti, credo di essermi espresso. Cioè, quindi, in...
PRESIDENTE: Ma mi pare che ha parlato anche di questo.
AVVOCATO Gramigni: Sì, certo. Intanto, in quanto siano accertamenti ripe...
PRESIDENTE: Va be'.
AVVOCATO Gramigni: Spero di avere espresso al meglio,...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: ... non troppo cripticamente, il mio pensiero.
PRESIDENTE: Chi vuole intervenire? Sempre sulla richiesta del P.M., perché sulle richieste delle difese, di aggiungere o togliere documenti dal fascicolo dibattimentale, ne parliamo subito dopo.
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, avvocato Pepi per Giuseppe Graviano e Pizzo Giorgio.
Molto brevemente, sulle richieste del Pubblico Ministero, ritiene questo difensore di fare semplicemente questa considerazione. L'articolo 431, che stabilisce le modalità in cui si deve formale il fascicolo processuale, ha carattere di tassatività. Si parla di documenti e atti che possono essere inseriti nel fascicolo solo se hanno determinate caratteristiche. E siccome questo processo - il processo voluto dalla legge dell'89 - è un processo di parti, però è il Giudice che decide la conformità dell'atto di parte al Codice di rito, mi sembra che si debba far riferimento al 431 come norma tassativa e vedere singolarmente se gli atti e i documenti richiesti dal Pubblico Ministero abbiano il carattere o meno dell'irripetibilità. E quindi se debbano, o non debbano, essere ammessi.
Per quanto attiene, viceversa, i documenti a cui faceva riferimento il Pubblico Ministero in relazione all'articolo 234, in cui si dice che è consentita l'acquisizione del documento, mi sembra che oggi sia intempestiva questa richiesta di acquisizione al fascicolo dibattimentale di documenti che la stessa Corte di Assise, in questo momento, non può essere in grado di valutare se effettivamente siano rilevanti o non rilevanti al dibattimento.
E' evidente che il documento, particolarmente ogni volta che vi sia o una deposizione testimoniale, che possa confermare o meno questo documento, sarà la Corte eccellentissima a decidere sull'acquisizione o meno.
Pertanto, questo difensore insiste, riportandosi al dettato combinato del 431 e 230 del Codice di procedura penale, insistendo perché vengano ammessi soltanto quegli atti che hanno il carattere dell'irripetibilità.
PRESIDENTE: Altri?
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio per Lo Nigro Cosimo. Analoga richiesta si pone per Lo Nigro Cosimo, ed in relazione a quanto, appunto, richiesto adesso dal Pubblico Ministero. Perché ci si riserva - se vuole, posso fare un discorso unico, o dopo - punto per punto di fare, appunto, fare richiesta di espungere, pagina per pagina, degli atti che, ad avviso di questo difensore, in questo momento non possono stare nel fascicolo del dibattimento.
Però, per quello che riguarda adesso quanto esposto dal Pubblico Ministero, l'articolo 431 ha carattere certamente tassativo. Ci si associa, quindi, per ciò che concerne questo, al collega Pepi che mi ha preceduto. E quindi voglia, l'eccellentissima Corte, valutare l'aspetto di irripetibilità.
Certamente le consulenze necroscopiche possono stare nel fascicolo dibattimentale; probabilmente, non tutto quello che è stato previsto e messo in quell'elenco.
PRESIDENTE: Grazie. Altri?
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni difesa Bagarella, anche per l'avvocato Ceolan, qui accanto a me.
Noi avevamo formato un elenco, in verità piuttosto sintetico, di atti a nostro giudizio meritevoli di un attento esame da parte della Corte di Assise.
PRESIDENTE: Avvocato, ne parliamo dopo. Forse lei non era presente.
AVV. Cianferoni: No. Sì, mi è stato detto, però, che si fa questione...
PRESIDENTE: Sulla richiesta del P.M. di acquisire al fascicolo determinati atti, il cui elenco è stato passato a voi. Abbiamo sospeso l'udienza per quasi mezzora perché lo poteste vedere.
AVV. Cianferoni: Grazie. Allora, mi siedo.
PRESIDENTE: Prego. Altri interventi?
AVVOCATO Usai: Dottoressa Usai per Frabetti e Santamaria. Mi associo alle considerazioni già svolte dai precedenti colleghi, e mi oppongo a qualsiasi inserimento degli atti indicati dal Pubblico Ministero nel fascicolo dibattimentale.
PRESIDENTE: Altri interventi? Nessuno. Allora, ci possiamo ritirare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente - questo ne dò atto anche per i difensori - mi pare che siano atti sui quali, comunque, non ci sia stata discussione. Spiego. Il Giudice ha disposto, i difensori nei loro interventi sostanzialmente lo hanno confermato, che ovviamente non vi sono questioni in relazione ai sopralluoghi fatti dalla Polizia Giudiziaria e ai verbali...
PRESIDENTE: Rientrano fra questi elencati?
PUBBLICO MINISTERO: No. Per un motivo semplice, Presidente. Noi, fisicamente, al fascicolo del Pubblico Ministero, pur in diversi facendosi a questi riferimento, non avevamo reperito, né noi Pubblico Ministero, né il Giudice, quindi nemmeno i difensori, il verbale del 28 luglio '93, con il quale la Scientifica, il Centro Interregionale della Polizia Scientifica di Roma, della Questura di Roma, verbale nel quale veniva illustrato il sopralluogo fatto in San Giorgio al Velabro.
Mentre, per San Giovanni a Laterano, è agli atti del dibattimento, già inserito dal Gip.
Quindi, questa richiesta non l'ho nemmeno fatta nell'elenco per la semplice ragione che non avevo gli atti.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sono procurato di fare delle ricerche, e finalmente, mentre discutevamo, è arrivato via fax la copia del verbale fatto allora.
Vi è un problema, Presidente, in questo processo: la mole degli atti che sono confluiti da tre uffici giudiziari, probabilmente ha fatto smarrire un atto.
PRESIDENTE: Eh, be', l'importante è che l'abbiamo ritrovato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questo - ovviamente, sarebbe stato uno di quegli atti che il Giudice avrebbe comunque disposto l'acquisizione al fascicolo del dibattimento, come ha disposto per gli altri - di questo, quindi, chiedo l'inserimento. E' il verbale fatto, per l'appunto, dalla Polizia Scientifica della descrizione del luogo, del Velabro, il 28 luglio.
PRESIDENTE: Bene. Parti civili, hanno qualche osservazione su questa ulteriore richiesta?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Si associa.
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, anche per conto dell'avvocato Ammannato, si associa alla richiesta del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, poi consegno anche la cassetta. Questa doveva essere già... Questo verbale, Presidente, magari lo consegnerei nel caso in cui il Tribunale decida l'acquisizione degli atti dell'elenco. O, questo, vuole già...
PRESIDENTE: Noi sappiamo che è richiesta anche l'acquisizione di questo verbale di descrizione.
PUBBLICO MINISTERO: Del sopralluogo.
PRESIDENTE: Di sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Del 28 luglio.
PRESIDENTE: Del 28 luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Un atto della Polizia Giudiziaria, Presidente.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Stefani: L'avvocato Eraldo Stefani, difensore di Grigoli Salvatore, concorda con la richiesta del Pubblico Ministero di acquisizione dei documenti ora...
PRESIDENTE: Benissimo. Ci sono altre?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi per Graviano e Pizzo.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quest'ultimo verbale che il Pubblico Ministero chiede l'acquisizione, volevamo perlomeno vederlo.
PRESIDENTE: Prego. E' qui? Per cortesia, lo faccia vedere ai difensori.
(voce fuori microfono) Non è un verbale fatto a distanza di due anni.
PRESIDENTE: Dobbiamo fare una sospensione?
AVVOCATO Anania: Presidente, avvocato Anania. Ho l'esigenza, non c'entra affatto con questo, ho l'esigenza di cambiare un consulente tecnico che non ha voluto accettare l'incarico.
PRESIDENTE: A proposito della perizia...
AVVOCATO Anania: Sì, di Ferro.
PRESIDENTE: ... disposta? Signorina, vuole segnarlo a verbale?
AVVOCATO Anania: Sì. Quindi, chiedo di sostituire il professor Ferrara con la professoressa Paola Beneventi, nata a L'Aquila il 3 giugno '44 e domiciliata presso la Clinica Psichiatrica di Firenze. Chiedo perché la stessa venga, così come il precedente consulente professor Mario Graev, e il sottoscritto siano deliberatamente autorizzati dalla Signoria Vostra a poter entrare all'interno del carcere.
PRESIDENTE: L'autorizzazione la possiamo dare, avvocato, però lei deve avvertire - lei, deve avvertire - i consulenti, cioè i periti d'ufficio che non è più quello il consulente.
AVVOCATO Anania: Certamente, lo farò. Però il carcere chiederà un'autorizzazione specifica, perché noi...
PRESIDENTE: Benissimo, le faremo un'autorizzazione.
AVVOCATO Anania: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Bene, sentite, vi lasciamo la possibilità di esaminarlo quanto volete. L'udienza riprende alle ore 15.00.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
I difensori degli imputati, al termine della mattinata, dovevano esaminare l'ultima produzione del Pubblico Ministero, la richiesta dell'acquisizione al fascicolo dibattimentale...
PUBBLICO MINISTERO: Se apre il microfono, cortesemente.
PRESIDENTE: Non ho capito. Vediamo...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Alla chiusura della parte mattinale dell'udienza, i difensori degli imputati stavano esaminando l'ultima produzione del Pubblico Ministero. Quindi siamo in attesa di sapere quali sono le risposte degli avvocati difensori e se possiamo vedere questo famoso documento.
AVVOCATO Gramigni: Scusi, Presidente, se mi intrometto.
Preliminarmente le volevo far presente che...
PRESIDENTE: Chi parla, scusi?
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni, difesa di Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Gramigni: Le volevo fare presente che il suddetto intenderebbe rinunziare alla...
PRESIDENTE: Già fatto, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Già fatto tutto?
PRESIDENTE: Già tutto sistemato.
AVVOCATO Gramigni: Bene. Grazie e mi scusi .... era per Giuseppe Graviano.
PRESIDENTE: Già fatto anche per lui.
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni, per Barranca.
Anche Barranca chiede di rinunciare all'udienza pomeridiana e anche all'udienza di domani mattina. Non alle successive.
PRESIDENTE: Va benissimo. Però bisognerebbe che ci facesse pervenire poi la richiesta per la ritraduzione. O possiamo farla d'ufficio, Silvia?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: La dichiarazione bisognerebbe che rimanesse agli atti, perché sennò è una dichiarazione del difensore.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dica.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non ho capito. Che cosa dice?
Vuole mettere in comunicazione la numero... Può parlare.
IMPUTATO Graviano: Signor Presidente...
(voce fuori microfono)
Va be', è lo stesso, lo dico all'avvocato. Però andiamo via se ci portano al carcere. Se ci mettono qua nelle stanzette no, glielo dica al Presidente.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
IMPUTATO Graviano: Ma il capitano ci dice che ci mette nelle stanzette. Non è che possiamo aspettare, restiamo noi nelle stanzette...
PRESIDENTE: Non vi capisco, se non mi fate, non mi mettete in condizioni di capire, io non so che risposta dare. Avvocato, cosa dice?
AVVOCATO: Presidente, diceva Graviano che, siccome intenderebbero abbandonare l'aula per oggi e per domani anche, perché devono andare a Palermo per il processo di sabato...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: ... però dicevano che, a questo punto, l'abbandono dall'aula dovrebbe essere accompagnato dall'accompagnamento a Sollicciano e non...
PRESIDENTE: Certamente.
AVVOCATO: Ecco.
PRESIDENTE: Chi è il capo servizio delle traduzioni?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma non c'è qui?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi volete dire chi è il responsabile delle traduzioni?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Si accomodi, si avvicini. C'è la possibilità di accompagnare questi due, o tre che siano, non ho capito bene.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non avete... Scusi, si avvicini, perché sennò non sento neanche lei. Non avete la possibilità...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Eh, allora, la risposta avvocato le è arrivata?
AVVOCATO: (voce fuori microfono) No.
PRESIDENTE: Non hanno disposizioni, né autorizzazione a fare traduzioni separate. Bisognava che venissero chieste il giorno prima. Mi dispiace, io...
AVVOCATO: Presidente, scusi se mi permetto. Ma forse è lei che dovrebbe autorizzare la...
PRESIDENTE: Ma io ho autorizzato tutto, avvocato. Ma la traduzione non è una cosa... Io posso chiedere che siano ritradotti. L'esecuzione dipende dalle disposizioni che gli danno ovviamente gli organi direttivi. Non mi posso mettere anche a fare il comandante dei Carabinieri.
AVVOCATO: Naturalmente. Però mi sembrava di aver capito che c'era un ordine in tal senso...
PRESIDENTE: C'è un ordine, però loro non lo possono eseguire perché arrivano con tutta una serie di scorte che evidentemente non sono... Dovevano essere chieste il giorno prima.
Avvocato, questo è quello che mi dice il responsabile.
AVVOCATO: D'accordo, ne prendiamo atto, Presidente. Che si deve fare?
PRESIDENTE: Allora, possiamo sapere che cosa dicono i difensori sulla produzione dell'ultimo documento del P.M., per favore?
AVVOCATO Stefani: Avvocato Stefani per Grigoli ha già parlato stamani...
PRESIDENTE: Benissimo. Chiede che venga inserito nel fascicolo. Benissimo.
Ci sono osservazioni contrarie all'accoglimento di questa ultima richiesta del P.M.? Nessuna?
AVVOCATO: Sì...
PRESIDENTE: Il documento lo abbiamo?
AVVOCATO Gramigni: Presidente, difesa di Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Gramigni: Nulla, niente da eccepire sull'atto datato 28 luglio '93, che è un tipico atto di sequestro repertazione di cose pertinenti al reato.
Il problema che avevo anticipato in quello che...
PRESIDENTE: No, quello che aveva anticipato lo abbiamo recepito, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Sì, perfetto. Quindi sussiste il problema che avevo anticipato, rispetto agli altri atti...
PRESIDENTE: Ora gli atti li esamineremo e poi valuteremo quelli...
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Sì, sì, va bene. Sono due atti di cui il Pubblico Ministero ha chiesto la acquisizione al fascicolo per il dibattimento quando c'è stata la sospensione di udienza: ed era una informativa del 28 luglio '93 e un'altra, e due videocassette allegate ad una accertamento eseguito invece nell'ottobre '95. Per queste, sussiste quel problema che le avevo anticipato. Cioè, è una... in quanto sia ritenuto accertamento tecnico irripetibile, o comunque accertamento tecnico, è fatto in epoca in cui il procedimento era già contro imputati noti e non contro indagati ignoti, di tal che necessitava dell'avviso rituale agli stessi e alle persone offese e quant'altro. Quindi non mi consta che sia stato fatto, quindi quelle videocassette, come l'accertamento a cui accedono, non dovrebbero entrare nel fascicolo per queste ragioni.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Presidente, forse il difensore non ha...
PRESIDENTE: Scusi, il Pubblico Ministero dovrebbe fare una cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Farci avere la certificazione, se crede. O la documentazione, nella quale risulta la data di avviso di garanzia pervenuta, o fatta nei confronti di tutti gli imputati. Dopodiché noi controlleremo.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, forse c'è un equivoco.
Le cassette...
PRESIDENTE: L'iscrizione nel registro degli indagati...
PUBBLICO MINISTERO: No, scusi...
PRESIDENTE: ... comunque dobbiamo averlo, per poter valutare se si doveva fare in una maniera, o nell'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente, qui non si sta discutendo di atti di cui il Pubblico Ministero ha chiesto l'inserimento. Le due videocassette e...
PRESIDENTE: Facevano già parte del...
PUBBLICO MINISTERO: Il GIP ha disposto che venissero inserite...
PRESIDENTE: Che venissero acquisite. E però ha detto le videocassette non si trovano.
PUBBLICO MINISTERO: Non le ho trovate. Sono...
PRESIDENTE: Quindi, queste...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovrebbe essere questione...
PRESIDENTE: E' una cosa a sé.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Ma per gli altri atti abbiamo bisogno di questo...
PUBBLICO MINISTERO: Per gli atti del verbale del 28 luglio, è questo il verbale.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti gli altri atti...
PRESIDENTE: Tutti gli altri atti?
PUBBLICO MINISTERO: Sono le consulenze tecniche.
PRESIDENTE: Benissimo, che dovremo esaminare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi posso produrre queste consulenze.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: No, non le può produrre, ce le può dare in visione.
PUBBLICO MINISTERO: In visione, certo.
PRESIDENTE: Momentaneamente... Noi stabiliremo se è giusto farle acquisire al fascicolo o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo.
PRESIDENTE: Però abbiamo bisogno della indicazione della data di iscrizione dei singoli imputati nel registro degli indagati.
PUBBLICO MINISTERO: Degli attuali indagati?
PRESIDENTE: Degli attuali nostri imputati. Non sono più indagati, sono imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo bisogno allora di un attimo di individuare il registro delle notizie di reato, le date.
PRESIDENTE: Avete tutto il pomeriggio a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Gli atti possono essere consegnati alla Corte in visione?
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Certamente. A questo punto, poiché non potremmo probabilmente sciogliere il problema nella giornata, tanto vale che i difensori degli imputati facciano le loro richieste in relazione agli atti acquisiti al fascicolo. Se ci sono altri atti che loro vogliono fare acquisire, o se ci sono atti che vanno espunti dal fascicolo.
Mi sono spiegato? O se non mi sono spiegato, mi ripeto.
I difensori degli imputati hanno richieste da fare per atti che vanno acquisiti e finora non lo sono nel fascicolo dibattimentale? O per atti che già acquisiti vanno invece tirati via - così ci siamo capiti meglio - dallo stesso fascicolo.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, difesa di Filippo Graviano, sempre avvocato Gramigni.
Io avevo stamattina fatto certe osservazioni in merito. Non so a questo punto...
PRESIDENTE: Sarà bene che le ripeta, avvocato, perché le avevo detto: avvocato, su questo non parli, perché sennò confonde l'oggetto dell'accordo.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Ma me lo aveva detto...
PRESIDENTE: Qui abbiamo bisogno di tener conto che ci sono 12 persone che non hanno nessuna pratica del nostro linguaggio, né del nostro modo di lavorare.
AVVOCATO Gramigni: Naturalmente, naturalmente.
PRESIDENTE: Quindi, ogni argomento va trattato separatamente.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Ora può fare le sue richieste.
AVVOCATO Gramigni: Sì. Il problema riguardava appunto accertamenti irripetibili, ex articolo 660 fatti senza il rispetto delle garanzie previste dal suddetto articolo in epoca in cui il procedimento era già contro indagati noti. Ed avevo evidenziato, per esempio, una serie di analisi e accertamenti fatti su una autovettura targata Padova sequestrata nell'aprile '95 in epoca in cui - a conoscenza di questo difensore - vi erano già imputati noti.
E per facilitare la ricerca: volume 10, foglio 3567 e seguenti...
PRESIDENTE: Se va pianino... Volume 10?
AVVOCATO Gramigni: Fogli 3567 e seguenti.
PRESIDENTE: 3500.
AVVOCATO Gramigni: 3567.
PRESIDENTE: 3567.
AVVOCATO Gramigni: Ed è accertamenti e rilievi relativi a, irripetibili, già qualificati come tali nell'atto acquisito.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Su una autovettura sequestrata ad un indagato, allora. Poi, appunto, questo era il primo dei problemi che avevo sollevato.
Ripeto: cerco di essere analitico. ma insomma, è una sollecitazione anche ai vostri poteri di ufficio. Quindi, insomma, una volta espresso il concetto confido nella vostra diligenza...
PRESIDENTE: Certamente.
AVVOCATO Gramigni: Ecco.
PRESIDENTE: Vuole, ha altri atti?
AVVOCATO Gramigni: Sì. Poi c'era il problema della natura degli atti di osservazione di controllo e pedinamento dei quali avevo parlato stamattina, che è...
PRESIDENTE: Scusi, ma questo fa parte della opposizione alla produzione.
AVVOCATO Gramigni: No, opposizione, cioè, richiesta di espunzione di atti già esistenti.
PRESIDENTE: Sono già inseriti nel fascicolo?
AVVOCATO Gramigni: Sì, a...
PRESIDENTE: Dica quali atti sono, per favore.
AVVOCATO Gramigni: Dunque, li trovo... Ecco, per esempio nel faldone 2 a fogli 472 e seguenti...
PRESIDENTE: Pianino, per cortesia, perché dobbiamo prenderne nota...
AVVOCATO Gramigni: Sì.
PRESIDENTE: ... a meno che lei non abbia un indice che ce li riassume.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ce l'ho, me lo hanno scritto...
PRESIDENTE: Allora, faldone 2. Dica.
AVVOCATO Gramigni: Fogli 472 e seguenti.
PRESIDENTE: 472.
AVVOCATO Gramigni: E seguenti.
PRESIDENTE: E seguenti.
AVVOCATO Gramigni: Relativi a un pedinamento nei confronti di Giacalone.
PRESIDENTE: Prosegua.
AVVOCATO Gramigni: Poi, adesso altri verbali di osservazione, controllo e pedinamento, non ne trovo.
E quindi, ecco, questo era il secondo ordine di problemi.
Poi c'era un altro ordine di problemi relativo ad annotazione di Polizia Giudiziaria a corredo della trasmissione di atti irripetibili, quali i verbali di perquisizione e verbali di sequestro, i quali non di meno avessero però un contributo valutativo tale da...
PRESIDENTE: Ci dia gli estremi, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Io le do gli estremi di quelli che mi sono segnati. Ecco, per esempio: nel faldone 2, a fogli 621 e seguenti, trovo una nota dei Carabinieri datata 18 agosto '94, in ordine a analisi della documentazione sequestrata a Giacalone e Scarano.
PRESIDENTE: 18 agosto '94, eh?
AVVOCATO Gramigni: Sì. Analisi della documentazione sequestrata a Giacalone e Scarano. E lì sembra a questo difensore che si vada oltre la mera descrizione di quanto sequestrato, ma si traggano conclusioni da parte degli indaganti.
E questo vale anche per altre annotazioni di Polizia Giudiziaria. Che, a questo punto per esempio, hanno annotato sopralluogo via Ostiense. Sempre a faldone 2 fogli 485 e seguenti...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, un po' più chiaro.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Faldone 2...
PRESIDENTE: Faldone 2, 485 e seguenti.
AVVOCATO Gramigni: 485 e seguenti, perfetto.
Ecco, poi, ultimo ordine di problemi: documenti anonimi. Io credo che sia un problema che...
PRESIDENTE: Ci dica sempre la collocazione, per cortesia.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. I documenti anonimi io ho reperito a faldone 1, fogli 400 e seguenti. Trattasi di un documento anonimo. Così come nel volume 12 - se non vado errato - ho reperito anonimi pervenuti a Maurizio Costanzo.
PRESIDENTE: Volume 12, pagine...
AVVOCATO Gramigni: Aspetti, glielo dico subito.
Volume 12, fogli 4574 e seguenti.
PRESIDENTE: 4574.
AVVOCATO Gramigni: Trattasi di missive anonime consegnate dallo stesso Costanzo alla DIA.
Queste sono le questioni che io ho creduto di sollevare.
PRESIDENTE: Bene. Poi sentiremo il Pubblico Ministero.
Ci sono altre richieste del genere dei difensori, di altri difensori?
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni anche per l'avvocato Ceolan, posizione Bagarella, nonché anche quale sostituto dell'avvocato Gandolfi posizione Calabrò; posizione Scarano Massimo e Barranca in sostituzione dell'avvocato Barone.
Per brevità contengo l'esposizione della richiesta di espunzione atti nella illustrazione di una nota che ho preparato. Non è analiticamente esaustiva, nel senso che si fa riferimento per sintesi a quello che appare essere l'atto. Si tratta di quasi tutte note di Polizia Giudiziaria, nota DIA. Il più delle volte si troveranno...
PRESIDENTE: Comunque ci sono le indicazioni per rintracciarlo?...
AVV. Cianferoni: Ci sono... Sì, Presidente. Due ordini di indicazione. Cioè, vi è una pagina indicata, che è la pagina dell'indice generale e vi è una affogliazione che è quella invece dell'incarto processuale.
Quindi, a mo' di esempio: "Nota DIA 14/06/94, pagina 9, fogli 465-469", intende il difensore segnalare per l'appunto lo stesso atto che diceva anche il collega che si trova enunciato a pagina 9 dell'indice generale a fogli 465-469 dell'indice degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Segnalo alla loro attenzione, in particolare, oltre agli atti già rilevati dal collega che riscontravo presenti anche nella mia lista in parte qua, la presenza nel fascicolo per il dibattimento di una serie di atti la cui natura confesso mi sfugge, ma che credo... Perché sono una via di mezzo fra la notazione di Polizia Giudiziaria e una relazione di consulente tecnico di parte. E segnalo particolarmente la nota di Polizia Scientifica 4 agosto '93 che si trova a pagina 62 dell'indice a fogli 5696-bis e 5696-ter, dove si parla espressamente di un esame condotto dal Collegio peritale del Pubblico Ministero.
Ecco, questo mi sembra un atto che veramente non abbia cittadinanza nel fascicolo per il dibattimento.
Così è a dirsi per una relazione preliminare del Collegio peritale: 18 giugno '93 a pagina 63, fogli 5716-5717.
Ecco, vi sono poi un anonimo, di cui alla nota Carabinieri Milano 16/06/94...
PRESIDENTE: Lei eventualmente alla fine, ha nulla in contrario a produrre...
AVV. Cianferoni: Consegno questa nota. Consegno questa nota, sì.
PRESIDENTE: ... questo appunto.
AVV. Cianferoni: Volevo soltanto illustrare perché vi si troveranno poi degli atti che più che irrituale e inammissibili nel fascicolo, ritiene il difensore essere sostanzialmente irrilevanti al fine del decidere. E sono tutta una serie, per esempio, di istanze di dissequestro, o di raccomandate, le più varie, che si capisce benissimo essere poi transitate nel fascicolo per il dibattimento, giusta la mole degli atti che poi sono stati scrutinati, ma che ritengo per ragioni di chiarezza e della cognizione della Corte sarebbe bene espungere, non tanto in quanto inammissibili, ma in quanto irrilevanti.
E così concludo chiedendo l'accoglimento dell'eccezione nei termini esposti e secondo i contenuti della nota che prima di depositare sottopongo al Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi in proposito?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per Lo Nigro Cosimo.
Faldone 4- cerco di andare il più lento possibile - da carte 1538 a 1542. Trattasi di documentazione inerente oneri condominiali di via di Redaua che si direbbe dunque a far vedere la frequentazione di quella abitazione. Poi...
PRESIDENTE: Ma gli oneri condominiali penso che proprio non interessino a nessuno.
AVVOCATO Florio: Eh, sono nel fascicolo.
PRESIDENTE: Ho capito, ma ha ragione. Non credo che interessino nessuno. A meno che il Pubblico Ministero non ci dica qualche cosa di diverso.
AVVOCATO Florio: Poi, per quello che riguarda... Chiedo scusa, ma... allora, faldone...
PRESIDENTE: Facciamo sempre riferimento all'indice del fascicolo dibattimentale, eh?
AVVOCATO Florio: Certamente, certamente.
Allora, faldone 8. verbale del Ministero delle Finanze a carte 2796, in relazione alla posizione di Di Natale Emanuele.
Volume 10, a carte 3286: dichiarazione privata di Calderone Michelangelo. Chiedo scusa, perché è abbastanza...
Dunque, faldone 18: videocassetta del 15/01/93. perché non... Va be', ora non sto a fare il problema della irripetibilità dell'articolo 254, ma mi limito a questo.
PRESIDENTE: Beh, dopo lo vedremo.
AVVOCATO Florio: Faldone 23. Non so se erano gli anonimi di cui parlava il collega Gramigni. Comunque da carte 8278 a 8283-bis. Perché concernono missive anonime.
Poi ancora, sempre nel faldone 23: da carte 8334 a 8336. Dovrebbero essere brogliacci relativi ad interventi dei Vigili del Fuoco con acquisizione di audiocassetta e integrale comunicazione radio. Ecco, fino - chiedo scusa, faccio una correzione - da carte 8334, dicevo, a carte 8367.
Basta. Grazie.
PRESIDENTE: Altre richieste?
Il Pubblico Ministero vuole fare osservazioni su queste richieste dei difensori?
PUBBLICO MINISTERO: L'unica osservazione, Presidente, è che, ecco, io sono grato all'avvocato Cianferoni che ha prodotto questa noticina, perché almeno si sa di che cosa si parla. Sono altrettanto grato agli altri difensori che sanno sicuramente ciò di cui parlano, ma il Pubblico Ministero non riesce a fotografare la situazione.
Ecco, allora bisogna uscirne da questo... Cioè, quando si ragiona di come è composto il fascicolo del dibattimento, bisogna vedere nei termini in cui vada purgata, o nei termini in cui vada arricchito, bisogna parlare di qualcosa di concreto. Perché sennò si fanno dei discorsi un po' così, un po' generici. Magari compiuti per chi li fa, ma non del tutto comprensivi per chi li raccoglie.
Ecco perché noi abbiamo insistito che la Corte prenda cognizione diretta degli atti per i quali il Pubblico Ministero, per esempio, chiede che si provveda a questa integrazione.
Dalla noticina, dalla nota, mi perdoni avvocato Cianferoni, magari poi lo passo io alla signora che provvede anche a datarla. Tutto bene. Io, su alcuni di questi punti, potrei argomentare fin da ora, perché con il dottor Nicolosi ci siamo più o meno resi conto di che cosa si tratta; di altri non sappiamo assolutamente di cosa si tratta.
E quindi bisognerebbe forse fare un lavoro combinato. Noi prenderci cinque minuti, o dieci che siano, per controllare con i difensori - ne sarò grato di questa loro cortesia - esattamente quali sono i fogli. Ma non nell'indice, nel fascicolo del dibattimento, sui quali hanno obiezione da fare.
Il difensore magari - l'avvocato Cianferoni lo ha già fatto - per redigere poi una nota che sia puntuale: tale atto, tale atto, e tale atto.
Credo che, in questo modo, visto che il passaggio è un po' indaginoso, se si vuole, anche un po' cervellotico. Ma il Codice ha una sua ragion d'essere, su questo punto. Che iscrivo una rapidissima parentesi: gli atti che vanno a formare il fascicolo per il dibattimento, in quanto ci siano entrati legittimamente, sono atti della cui utilizzazione, ai fini della decisione finale, non si può discutere senza bisogno di alcun altro adempimento ai sensi dell'articolo 511 del Codice di procedura penale. Che si tratti di un consulente, che si tratti di un sequestro fatto da un ufficiale di Polizia Giudiziaria, o di quant'altro sia.
Ecco perché il momento è un po' complicato, ripeto, cerebrale. Però bisogna, con un minimo di pazienza noi - lo dico con un minimo di presunzione ce l'abbiamo messa - con un minimo di pazienza dettagliare, ecco, dal punto di vista del contenuto, le richieste o le eccezioni, o quant'altro sia.
Quindi io chiederei alla Corte, convinto come sono che i difensori una mano se la danno, un po'... cinque, dieci minuti, soprattutto...
PRESIDENTE: Possiamo afre anche...
PUBBLICO MINISTERO: Soprattutto la possibilità di...
PRESIDENTE: ... dalle tre e mezzo alle quattro e mezza.
PUBBLICO MINISTERO: Soprattutto la possibilità, Presidente, di...
PRESIDENTE: Di poter vedere i fascicoli.
PUBBLICO MINISTERO: Di poter mettere gli occhi direttamente sul fascicolo del dibattimento.
PRESIDENTE: Va bene. E' sufficiente alle ore quattro?
PUBBLICO MINISTERO: Ore quattro sono 17 minuti e 30 secondi.
PRESIDENTE: Le? Le tre e trentacinque. Mezzora, ho detto. Sennò facciamo un'ora.
AVVOCATO: Presidente, prima di sospendere...
PUBBLICO MINISTERO: Quattro e un quarto, Presidente.
PRESIDENTE: Quattro e mezza.
PUBBLICO MINISTERO: Quattro e un quarto.
PRESIDENTE: Quattro e un quarto.
AVVOCATO: Prima di sospendere io chiederei un attimino di fare attenzione ad una cosa, signori Giudici.
Ci è stato mostrato dal Pubblico Ministero l'elenco sulla base del quale abbiamo fatto le osservazioni e ci siamo opposti a che, al fascicolo redatto dal Giudice delle indagini preliminari venisse aggiunto quel materiale.
Ora il Pubblico Ministero, mi pare che la Corte, lei Presidente, abbia manifestato consenso, sotto questo profilo, prenderebbe conoscenza di quell'intero carrello di atti.
Eh, no. E' proprio quello che non si vuole. Cioè, la Corte non può esaminare quel carrello, ma deve sciogliere il nodo se accogliere l'opposizione della difesa che, sulla base di quell'elenco che voi avete, che analizzerete in Camera di Consiglio, vi impedisce di conoscere.
Questo è il punto. Perché non ha senso. Voi lo esaminate e poi dite: no, non si prende. Non si deve esaminare.
Questo, se vogliamo osservare le regole... Voi dovevate fare gli omissis, è questo il discorso. Dovevate fare fotocopie per essere viste dalla Corte. Queste sono le regole. Altrimenti non ha senso. Allora introduciamole. Eh, che significa?
Cioè, mi chiedeva il Pubblico Ministero: 'cosa dovevamo fare?'
Dovevano fare una serie di fotocopie con gli omissis per le parti che la Corte non può conoscere.
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVVOCATO: Quegli atti possono entrare tutti, ma non ora. Successivamente.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma una breve osservazione: io credo che i difensori avessero il diritto di avere tutte le copie degli atti, sia del fascicolo dibattimentale, come degli atti del fascicolo del P.M. Quindi questa indicazione poteva essere sufficiente perché potessero riscontrare che cosa conteneva.
Ora la Corte si ritira, deciderà se li può vedere, o se non li può vedere...
AVVOCATO: Ecco, certamente. Questo...
PRESIDENTE: Poi ritorniamo. Nel frattempo voi potete cominciare il vostro esame.
AVVOCATO: Ora vogliamo...
PRESIDENTE: A meno che il Pubblico Ministero, su questo punto, non voglia intervenire anche...
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, intanto la Corte si ritira.
Scusatemi, il Pubblico Ministero, nel frattempo, può cominciare a fare quel lavoro.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise sull'opposizione dell'avvocato Stefani, difensore di Grigoli Salvatore, della visione da parte della Corte degli atti di cui il P.M., chiede l'acquisizione al fascicolo del dibattimento, ritenuto che la valutazione da parte della Corte di quali atti debbano acquisirsi al fascicolo del dibattimento presuppone come antecedente logico necessario la visione degli atti stessi. Non si comprenderebbe infatti su quali presupposti possa fondarsi la valutazione che la Corte è chiamata ad operare e che è imposta dall'articolo 491 C.p.p.
Per questi motivi dispone acquisirsi in visione gli atti indicati in narrativa".
Allora, a questo punto il Pubblico Ministero dovrebbe dirci le sue osservazioni sulle richieste dei difensori attinenti di atti da espungere dal fascicolo dibattimentale.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il Pubblico Ministero fa presente che pochissimi fogli non è stato possibile al momento, ma prima che io termini la mia esposizione, il dottor Nicolosi in qualche modo provvede a controllarli. Ecco, dicevo che per lo più è stato possibile fare un controllo analitico dei vari atti sui quali la difesa propone delle obiezioni, o per meglio dire chiede che si provveda a espungerli dal fascicolo del dibattimento e, in alcuni casi, queste osservazioni dei difensori trovano il Pubblico Ministero concorde. Io quindi provvedo ora a fare, verbalmente, un'elencazione degli atti sui quali posso esprimere di volta un volta un parere di consenso con la richiesta della difesa e quali invece ricevono una valutazione diversa. Dopodiché provvederò senz'altro a redigere un elenco scritto questa volta, perché il tempo materialmente non c'è stato, che, col consenso della Corte, io posso affidare nel prosieguo dell'udienza alla Cancelleria. Comunque, cercando di essere preciso anche nell'esposizione credo che la trascrizione in ogni caso del verbale, vi consegnerà un discorso non sconclusionato ma puntuale.
Convengo sulla necessità di escludere l'anonimo di cui a fogli da 399 a 403. Questa indicazione numerica, cioè a dire delle pagine o affogliazioni che dir si voglia, fanno ovviamente capo all'indice del Giudice delle indagini preliminari. Quindi, ripeto, convengo sulla necessità di escludere il documento anonimo di cui a fogli 399-403.
Convengo sulla necessità di escludere l'annotazione... qui il dottor Nicolosi non ha messo il riferimento alla pagina, in questo appunto che abbiamo redatto rapidamente che sarebbe comunque l'annotazione realizzata dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Palermo e sono esattamente i fogli di cui all'allegato 1 dei fogli numerati da 621 a 1062. Questa è una numerazione un po' complessa nell'indice del Giudice perché dopo il foglio 620 nell'indice, loro leggono, sottoelencati allegati da 1 a 4, fogli da 621 a 1062. L'allegato 1 è per l'appunto questa annotazione dei Carabinieri di Palermo che concerne un materiale rinvenuto e sequestrato nei confronti di Giacalone Luigi. Convengo sulla necessità di escludere la annotazione.
Vi è poi, a carte 3277 fino 3293, un documento, un foglio di scarico di responsabilità, così si chiama, sul quale parimenti convengo sulla necessità di escluderlo dal fascicolo del dibattimento. Così come la videocassetta relativa a una trasmissione condotta da Maurizio Costanzo di cui ai fogli... ora la cassetta non è un foglio, ma insomma la collocazione topografica sta fra i fogli 5992 e 5994, credo che sia specificata da un numero di allegato. Comunque, convengo sulla necessità che questo documento, perché sempre di documento si tratta, debba essere espunto. Lo stesso per gli anonimi di cui ai fogli 8274, 8279, 8280 e 8281.
Analogamente per i brogliacci, così sono definiti nell'indice, brogliacci relativi agli spostamenti del personale dei Vigili del Fuoco in servizio a Milano di cui a foglio 8333. Così come la trascrizione delle comunicazioni radio intervenute tra le centrali e le pattuglie, sempre del corpo dei Vigili del Fuoco sto parlando, di cui ai fogli da 8360 in poi.
Invece sono convinto che non debba essere espunto il documento - torno indietro, ma è anche l'unico sul quale non convengo con la richiesta di esclusione e quindi lo voglio un attimino trattare separatamente - non convengo sulla legittimità di una esclusione a carico dei documenti dal foglio 472 in poi che sono relativi al cosiddetto pedinamento di Giacalone Luigi. Che cosa è in sostanza? Si tratta semplicemente di una verbalizzazione di un'attività di Polizia Giudiziaria che stava mirando la propria attenzione investigativa specificamente sulla persona di Giacalone Luigi.
Perché sono contrario a che questo foglio sia espunto dal fascicolo del dibattimento? Perché si tratta né più né meno che di un verbale di un atto irripetibile compiuto dalla Polizia Giudiziaria. L'articolo 357 del Codice di procedura penale definisce, tra gli altri atti che la Polizia Giudiziaria è tenuta a documentare mediante verbalizzazione, gli atti che descrivono fatti e situazioni eventualmente compiuti sino a che il Pubblico Ministero non abbia impartito le direttive per lo svolgimento delle indagini. Sono quindi, ripeto, atti descrittivi di fatti o situazioni che ricadono sotto la sfera cognitiva della Polizia Giudiziaria.
Allora, a questo proposito io mi permetto, molto succintamente, di segnalare una considerazione che facevo stamani. Non creda la Corte che io voglia tirarla per le lunghe su questione di poco conto perché, con questo che io vado a dire, forse introduco un elemento di riflessione che alla Corte serve anche per decidere complessivamente tutto il problema della formazione del fascicolo del dibattimento. Stamattina mi permettevo di segnalare la necessità di non confondere il concetto di ripetibilità di un atto con la riferibilità dell'atto stesso. Cosa vuol dire questo discorso? Che tutto, teoricamente, è riferibile in un secondo momento, non tutto però è ripetibile. Per ripetibilità di un atto si intende la sua ripetibilità al dibattimento. Per riferibilità di un atto si intende una riferibilità in un qualsiasi momento della vicenda giudiziaria. La linea di demarcazione che passa tra atto ripetibile e atto irripetibile sta proprio in questo: ciò che si può ripetere davanti al Giudice e ciò che davanti al Giudice non si può ripetere. Ecco perché l'atto tipico, che si può ripetere - e per questa ragione non sarà mai in un fascicolo del dibattimento - è la dichiarazione di una persona, salvo caso eccezionali, in particolare quello in cui la dichiarazione sia raccolta nell'incidente probatorio. Ma è il tipico atto che è ripetibile davanti al Giudice. Vi sono atti invece, che davanti al Giudice ripetibili non sono. Loro, se pongono mente alla disciplina, si accorgeranno che per quanto riguarda la Polizia Giudiziaria in particolare, non c'è una disposizione che sia che descrive in maniera, o meglio, definisce in maniera diretta e specifica questo o quell'atto come atto irripetibile: non ce n'è una. Cioè, la categoria di ripetibilità o di irripetibilità applicata intanto agli atti di Polizia Giudiziaria è una categoria estrinseca rispetto all'atto per come la normativa definisce una volta il sopralluogo, una volta l'arresto, una volta il sequestro, una volta la perquisizione. Non parlerà mai di ripetibilità o di irripetibilità del singolo atto, ma è una definizione estrinseca funzionale che trovano solamente nell'articolo 431. Allorché, appunto, si dice che i verbali degli atti irripetibilità compiuti dalla Polizia Giudiziaria devono stare nel fascicolo del dibattimento.
Allora io faccio loro notare alcune indicazioni che vengono dalla Corte di Legittimità. Qualcuno rimarrà stupito, non lo so, ma pensino che la Corte ha ritenuto che - e secondo me ha correttamente ritenuto - che la restituzione al proprietario di un bene sottratto, potrebbe essere la refurtiva, il verbale attraverso il quale si è fatto restituzione di questo oggetto al proprietario è un atto irripetibile. Non con una sentenza sola questo principio è stato affermato, ma con due: una del 7 luglio del '94 della II Sezione numero 7663, una del 25 giugno '96 numero 6371 ancora della II Sezione. Cosa dicono con le stesse terminologie, sostanzialmente?
"I verbali di riconoscimento e di restituzione dei beni sottratti al proprietario, in quanto finalizzati alla descrizione di beni, suscettibili di essere alienati e trasformati, rientrano nel novero degli atti che possono essere inseriti nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell' articolo 431 lettera B. Sono da considerarsi infatti, atti irripetibili quelli mediante i quali la Polizia Giudiziaria prende diretta cognizione di fatti, situazioni e comportamenti" - ecco il 357 - "dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per loro natura, di subire modificazioni o addirittura di scomparire in tempi più o meno brevi". Si pensi se si restituisce la bicicletta, o la borsetta al derubato: verosimile è questo o che la butti via o che la perda o che gli venga rirubata o che la venda. Allora:
"Sono, per loro natura, suscettibili di subire modificazioni o addirittura di scomparire in tempi più o meno brevi sì da risultare suscettibili di essere in seguito soltanto riferiti". Ecco dove pone l'accento la Corte di Cassazione in entrambe queste decisioni: la distinzione del concetto di riferibilità - cioè il poter raccontare a voce quello che è successo - dal concetto di irripetibilità. E è quello che vi sono altre sentenze che io cito loro: la sentenza numero 6371 questa del 25 giugno '96, ancora della II Sezione e ancora la sentenza della I Sezione numero 2555 del 26 febbraio 1994. E è sulla base di questa che forse è la più vecchia, quella che io ho rintracciato, di pronunzie che si risolve la ragion per cui il verbale di sopralluogo della Polizia Giudiziaria, attività che la Polizia Giudiziaria compie ai sensi degli articoli 348 e 354, ma che nessuna norma descrive specificamente, definisce atto irripetibile, è sulla base di questa decisione, ma che applica principi giuridici, non è che applica fantasie di questo o di quel Magistrato.
"Il verbale di sopralluogo è un tipico atto per il dibattimento, a norma dell'articolo 431, lettera B, il concetto di irripetibilità si riferisce infatti all'impossibilità di attuare in sede dibattimentale" - cioè davanti al Giudice - "quello stesso atto che la Polizia Giudiziaria ha a suo tempo compiuto, nella specie l'ispezione di luogo. Atto previsto dagli articoli 244 ed altri Codice di procedura penale tra mezzi di ricerca della prova, che consiste nella verifica e descrizione dello stato e dei luoghi attuata sul posto ed è strutturalmente diverso dal mezzo di prova costituito dalla testimonianza". Tutto è passibile di testimonianza, ma il fatto che tutto sia passibile di testimonianza non toglie ad un atto che abbia certe sue intrinseche caratteristiche, il requisito della irripetibilità, ovvero glielo neghi.
Senza un'elaborazione di questo genere saremmo stati a interrogarci all'infinito per sapere se il verbale di sopralluogo era un atto irripetibile o meno della Polizia Giudiziaria per la semplicissima ragione che, almeno che chiunque avesse redatto il relativo verbale fosse morto, certo poteva venire, con ricordi più o meno freschi, davanti a un Giudice a raccontare quello che aveva fatto e quello che aveva visto, sul luogo del fatto, sul luogo dove aveva comunque compiuto la sua attività.
Ma vi è proprio una sentenza, direi proprio che fa al caso nostro. Questa è una sentenza del 24 luglio '93 - ci stiamo occupando di un verbale di un pedinamento - sentenza del 24 luglio '93 della I Sezione numero 7263, la quale dice:
"Ai fini della qualificazione di un atto come irripetibile, occorre aver riguardo alla natura e alla caratteristica peculiare dell'atto stesso e non alla sua documentazione che ne costituisce un momento logicamente e cronologicamente distinto. Ne deriva che rientrano nel novero degli atti irripetibili, mediante i quali la P.G. prende diretta cognizione, poco importa se seguita o meno da provvedimento coercitivi personali o reali" - questo non ci interessa assolutamente - "di fatti situazioni o comportamenti umani dotati di una qualsivoglia rilevanza penale e suscettibili, per la loro natura, di subire modificazioni o addirittura di scomparire in tempi più o meno brevi, sì da risultare suscettibili di essere in seguito soltanto riferiti e raccontati". Salto un passaggio della massima che secondo me ha poco rilievo e concludo segnalando che, nella specie, la Corte ha ritenuto corretta la decisione del Giudice di merito, il quale aveva ritenuto utilizzabile ai fini della decisione, un'informativa in cui si riferiva che nella tarda serata del giorno precedente un soggetto, sottoposto a sorveglianza speciale, era stato notato fuori della propria abitazione. Era stato un controllo - con un pedinamento o senza pedinamento - un controllo, una constatazione di una situazione sul momento, un soggetto che doveva stare chiuso in casa era invece a passeggio per i fatti suoi: da qui il procedimento per violazione delle norme sulla sorveglianza speciale di Polizia.
Ecco perché, a meno di non voler veramente snaturare la portata, la ragion d'essere, la filosofia del concetto di atto irripetibile sia pur affidando questa complessa, ma io spero anche chiara, illustrazione a una occasione, se si vuole, relativamente significativa come il pedinamento fatto nei confronti di Giacalone Luigi. Ecco perché io su questo punto dico: no, questo atto non va tolto dal fascicolo del dibattimento.
Venendo poi alla nota proposta dall'avvocato Cianferoni... Allora, intanto vi sono alcuni di questi atti, di cui il difensore sollecita l'espunzione dal fascicolo del dibattimento, che erano compresi anche tra quelli di cui mi sono occupato fino ad ora, a cominciare dal primo. La nota DIA 14/06/94: ecco, appunto, si tratta della nota DIA che riferisce del pedinamento di Giacalone Luigi. Poi vi è qualche altro foglio: la nota DIA 13/11/95, fogli 1462-1500. Qui mi è più semplice perché faccio riferimento a un elenco che è già negli atti perché il difensore l'ha prodotto. Anche su questo si tratta di un sopralluogo, sopralluogo all'abitazione di Contorno: io ritengo di dovere esprimere un parere contrario sulla richiesta proposta dal difensore. Mentre invece il difensore ha ragione, vado più avanti, quando chiede di espungere una certa raccomandata 16/03/95 del Monte dei Paschi di Siena che sta a foglio 2183 e quant'altro. Ha ragione il difensore, mi si consenta, è un errore del Giudice. Questo è un documento che, se ritiene, il Pubblico Ministero produrrà, ovvero se ritengono le parti produrrano perché sta nel fascicolo del Pubblico Ministero. Questo è un puro e semplice documento: come se fosse una lettera di un imputato, una corrispondenza qualsivoglia, un quadro o che altro sia. E' un documento, non fa parte della categoria degli atti di cui all'articolo 431. Il Pubblico Ministero, o le altre parti se vogliono, chiedono di poter produrre questo documento, ma non fa parte di quella categoria di atti. Posso dire che chiederemo noi - forse, non lo so, ci siamo soffermati ora su questo documento - di poterlo produrre come documento, non ha certo nulla a che fare con delle categorie previste dall'articolo 431.
Così come la documentazione di cui alla successiva nota DIA 8 settembre '95, sono documenti che vengono da attività, peraltro di perquisizione e sequestro disposta dal Pubblico Ministero, presso un certo autosalone. E loro mi insegnano che un conto è il verbale di sequestro, atti irripetibile, un conto è il documento che si sia eventualmente sequestrato, non è un atto irripetibile. Il documento è un documento che ha una gestione totalmente diversa. Sono le parti che se vogliono lo utilizzano o non lo utilizzano come mezzo di prova. E quindi anche su questo punto ha ragione il difensore a chiederne l'esclusione.
Per quanto riguarda la nota dei Carabinieri del 20 maggio '93, questo è curioso perché su questo punto il Giudice ha disposto perché facesse parte del fascicolo del dibattimento, mi pare che in situazioni analoghe si è comportato in maniera diversa. Appunto, questa nota dei Carabinieri, in quanto e per la parte in cui questi atti contengono rilievi sul luogo del fatto - ci stiamo occupando, ovviamente, essendo il 20 maggio '93, di quanto è successo in via Fauro - per quanto riguarda i rilievi sono contrario alla richiesta di espunzione avanzata dal difensore. Se c'è un'annotazione che accompagna questi rilievi, dell'annotazione non so che farmene e nel fascicolo non ci deve stare.
Viceversa sono contrario su questi altri successivi documenti: il dissequestro Pozzi - così si chiama - perché un tipico caso in cui attraverso il verbale di restituzione di un bene si è consolidata conoscitivamente la situazione di quel certo bene. Per modo che è un caso - come mi sembra rendesse chiaro anche l'orientamento giurisprudenziale sul quale prima mi sono soffermato - è un caso di atto irripetibile perché un caso di atto che fotografa una situazione di stato, una situazione di cose in un determinato momento, per modo che in un momento successiva la situazione non la potremo più riprodurre. Ecco perché si tratta di un atto, per sua natura, ontologicamente ripetibile contrario alla sua esclusione dal fascicolo del dibattimento. Così come è contrario all'esclusione di quanto qui l'elenco del difensore indica come nota DIGOS Roma 15/05/93. No, si tratta nuovamente di attività a carattere urgente e irripetibile compiuta sul teatro della strage di via Fauro.
Ha ragione invece il difensore a chiedere l'esclusione dell'informativa. E' un'informativa, non ha nulla a che vedere con accertamenti irripetibili di qualsivoglia genere: 09/06/1993.
Per quanto riguarda la nota DIA del 27 maggio '93, relativa ad anonimi, sono gli stessi che si era occupato, se non sbaglio l'altro difensore, ma anche se mi sbaglio è la stessa, trattandosi di anonimi vanno espunti dal fascicolo del dibattimento.
Vi è poi una nota dello SCO, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato dell'11 maggio del '94. E' materiale che attiene alla mancata strage di Formello. Per quanto riguarda i fascicoli dei rilievi fotografici, sono contrario alla sua esclusione dal fascicolo del dibattimento. Per quant'altro e più vi sia sono favorevole all'esclusione dal fascicolo del dibattimento.
Lo stesso vale negli stessi termini per la nota SCO del 24 maggio del '94. Vi sono rilievi fotografici allegati a questa annotazione. Per quanto riguarda i rilievi si tratta di un'attività che ha quei certi tal caratteri per i quali fa legittimamente e doverosamente parte del fascicolo del dibattimento.
Per quanto riguarda, ancora, la nota dei Carabinieri di Roma del 14 giugno 1993, limitatamente agli allegati a questa nota, allegati che a quello che ho potuto accertare sono costituiti anche da verbali di perquisizione e sequestro. Bene, per i verbali di perquisizione e sequestro contrario all'esclusione dal dibattimento. Favorevole all'esclusione per quanto riguarda il resto.
Per quanto riguarda ancora la nota della Polizia Scientifica del 4 agosto 1993, sono rilievi. Rilievi relativi agli attentati commessi in Roma nella notte fra il 27 e il 28 luglio del '93. Sono assolutamente contrario a che siano esclusi dal fascicolo del dibattimento. Il difensore, non so se è un lapsus, dopo aver elencato questi atti poi apre una parentesi, "(... esaminati dal Collegio peritale?)". Che sia stato esaminato o meno dal Collegio peritale non c'entra niente, sono tematiche totalmente diverse. Quindi il dubbio del difensore non è, per carità, per insegnare a nessuno come vanno amministrate queste curiose normative, ma il fatto che sia stato o no questo documento preso in considerazione dal Collegio peritale non ci interessa, le tematiche sono diverse.
Contrario alla eliminazione della relazione preliminare del Collegio peritale datata 18/06/1993. Si entra in quel complesso discorso che facevo stamattina - mi rendo conto che abbiamo parlato più di formazione del fascicolo del dibattimento che di nullità e di competenze, ma tant'è - perché il tema è delicato e perché il regime di quegli atti che vanno a comporre il fascicolo del dibattimento è un regime privilegiato. E lo so benissimo che è un regime privilegiato, ma è un regime privilegiato "secundum legem", non "secundum capriccium" - mi si perdoni questo latinetto inventato - del Pubblico Ministero, assolutamente no. E' un regime privilegiato di atti rigorosamente secondo il Codice. Perché sono contrario? Per tutte le ragioni che ho detto prima. Perché si tratta di accertamenti irripetibili, perché se c'è una volta sola in cui la legge si scomoda per qualificare del requisito della irripetibilità un certo atto, è l'accertamento del Pubblico Ministero, quello di cui all'articolo 360, che ha una quale struttura: il Pubblico Ministero procede agli accertamenti, si avvale, può avvalersi di consulenti o di esperti. E' un atto del Pubblico Ministero, perché il consulente agisce come tecnico del Pubblico Ministero, bisognerebbe per dire che quell'atto non sta nella previsione dell'articolo 431, magari perché si chiama consulenza invece che verbale. Lo si potrebbe affermare solamente a patto di dire che l'unica volta in cui il legislatore ha parlato di un accertamento irripetibile di un atto irripetibile di uno dei soggetti del processo, il Pubblico Ministero ne ha parlato a posta per buttarlo fuori dalla catalogazione degli atti irripetibili. Mi sembrerebbe, francamente, una cosa paradossale.
Sono contrario alla esclusione, ancora, della richiesta di dissequestro di cui a carte da 6042 a 6062. Mentre, invece, ha ragione il difensore a chiedere l'esclusione di quanto è allegato alla nota DIA 16/11/93, nota DIA compresa.
Sono contrario all'esclusione di quanto il difensore indica con gli estremi "nota DIA 23/09/94", nel senso che ritengo che debba essere esclusa dal fascicolo del dibattimento dei verbali di arresto che vi sono, che non c'entrano niente con la previsione dell'articolo 431. E addirittura un dispositivo di sentenza, ecco qui, proprio nel fascicolo del dibattimento non ci sta a nessun titolo. Casomai è un documento, che qualcuno potrà produrre se ricorrono i casi per produrre sentenze ai sensi dell'articolo 238.
Sono contrario alla nota del Ministero degli Interni - contrario all'esclusione - in data 18/10/94, trattasi di sopralluogo.
Sono contrario a escludere l'annotazione Carabinieri di Roma, di cui al foglio 8103, in quanto sono rilievi fotografici.
Convengo sulla necessità di escludere l'anonimo, di cui alla nota dei Carabinieri di Milano 16/06/94.
Sono d'accordo sul fatto che debba essere esclusa la nota dello SCO, 18 aprile '94; non anche per quanto riguarda il verbale di sequestro che ne è allegato.
Rimettiamo, non possiamo far diversamente, alla Corte la valutazione di questi altri documenti che dalla sola lettura dell'indice non riusciamo a comprendere bene di che cosa si tratti. Perché - si tratterebbe dei fogli dal 1538 al 1548 del volume IV - sono documenti allegati ad una istanza di dissequestro: non si capisco bene di che cosa si tratti.
Ancora, a foglio 1635 del volume IV, di una lettera di accompagnamento: ha l'aria di essere un documento, non un atto irripetibile, e come tale dovrebbe essere escluso, ma mi mancano i riferimenti più precisi sulla consistenza di questi atti.
Lo stesso per il documento di cui al foglio 1649 del volume IV.
Nel volume V a carte 2167, c'è una istanza di dissequestro. Se, in quanto sia una semplice istanza di dissequestro, va sicuramente espunta dal fascicolo, un unico dubbio su questo punto: se sia mai stato provveduto sull'istanza di dissequestro.
Poi, dovrebbe essere sicuramente, ma adopero il condizionale, escluso il foglio a pagina 2796 del volume VIII, perché si tratta di una documentazione proveniente dal Ministero delle Finanze, e quindi ha un regime di ingresso nel processo totalmente diverso.
E lo stesso per il foglio 3536 del volume IX: anche questo è una annotazione, può essere che vi sia allegata, dice, allegato un qualche atto relativo ad un sequestro. Nel qual caso, vedrà la Corte se è un verbale o se altro sia.
E con questo mi pare, più o meno, di avere esaurientemente detto tutto quello che potevo dire sulle istanze dei difensori.
PRESIDENTE: Allora, non ci resta che disporre la trasmissione degli atti che il Pubblico Ministero ha accantonato per la visione da parte della Corte; e rinviare l'udienza a domani pomeriggio alle ore 15.00, perché la mattinata ci servirà per poter esaminare in concreto tutti gli atti. Buonasera.