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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: sommario/sommario.txt


1^ - UDIENZA 12.11.1996

1) - Costituzione delle parti civili.
- Ordinanza della Corte sulle relative eccezioni.

2) - Ordinanza della Corte di perizia sulla capacità processuale di FERRO Giuseppe.

3) - Eccezioni di competenza e deduzioni delle parti in merito.
2^ - UDIENZA DEL 13.11.1996

Sommario delle questioni più importanti:
1) - Affidamento incarico perizia su FERRO Giuseppe.
2) - Ordinanza della Corte sulle eccezioni d'incompetenza.
3) - Eccezioni di nullità del rinvio a giudizio.
- Deduzioni delle parti.
- Ordinanza della Corte.
4) - Richiesta di separazione del PM delle posizioni di: RIINA,
BAGARELLA, GRAVIANO Giuseppe, GRAVIANO Filippo.
- Deduzioni delle altre parti.
3^ - UDIENZA 14.11.1996

1) - Ordinanza della Corte sulla richiesta di separazione proposta dal PM
(vedi verbale 13.11.96).
2) - Questioni sulla formazione del fascicolo del dibattimento proposte dal
PM e dalle difese.
3) - Ordinanza interlocutoria della Corte di presa in visione degli atti di cui
il PM ha dedotto il mancato inserimento nel fascicolo del dibattimento.
4^ - UDIENZA 25.11.1996

1) Esposizione introduttiva del PM (premessa, via Fauro, via dei Georgofili, via Palestro, attentati alle chiese, stadio Olimpico).
5^ - UDIENZA 26.11.1996

1) Segue l'esposizione introduttiva del PM (Formello, elementi di connessione e causale);
2) Richiesta di prove del Pubblico Ministero, depositata per iscritto (vedi nota 26.11.96 all.ta).
3) Richiesta di prove dei difensori delle Parti Civili. Richieste di prove dei difensori degli imputati (eccezion fatta per difese CARRA e FERRO Vincenzo - vd. ud. 28.11.1996)
6^ - UDIENZA 28.11.1996
1) Richieste di prova difese CARRA e FERRO Vincenzo.
2) Osservazioni del PM su richieste di prova delle altre parti.
3) Ordinanza della Corte sulle richieste di prova (vd. copia allegata).
INIZIO ISTRUTTORIA DIBATTIMENTALE
4) Esame testi del Pubblico Ministero:
- 1) MORALES Giorgio
- 2) SCARAMUZZI Franco
- 3) MARACCHI Gian Piero
- 4) PANERAI Marcello
- 5) VALENTINO Domenico
- 6) MAZZONI Paolo
- 7) PACCIANI Bruno
- 8) GODOLI Antonio
- 9) BRANDIGI Lorenzo A.
10) MINETTI Francesco
11) PERINI Michele
12) BALASSO Giuseppe
13) VITALI Marco
14) BRIATORE Luciano
15) BUGLIONI Nazzareno
16) RONDINELLI Mario
7^ - UDIENZA 29.11.1996

Segue esame dei testi del Pubblico Ministero:

17) - CAGGIANO Vittorugo;

18) - SEPEMONTI Arcangelo;

19) - BERTELLI Olga;

20) - SICILIANO Umberto;

21) - CILINDRI Anna;

22) - INNOCENTI Fabio;

23) - MOSCA Danìele;

24) - TRAVAGLI Alessandro;

25) - CASANOVA Danilo;

26) - CECCUCCI Daniela;

27) - LOMBARDI Paolo;

28) - RICOVERI Walter;

29) - CORVI Ida;

30) - GABELLINI Riccardo;

31) - MARAVALLE Marina;

32) - PETRIOLI TOFANI Anna Maria;
8^ - UDIENZA 2.12.1996

- segue esame testi del Pubblico Ministero:

33) - ARPIOLI Giulio;
34) - CARAPEZZA GUTTUSO F.;
35) - DE GIOSA Pietro;
36) - DEL FRATE Lorenzo;
37) - FARAONE MENNELLA Jasmine;
38) - GABRIELLI Daniele;
39) - LEO Nicoletta;
40) - LIPPI Daniela;
41) - MAMELI Laura;
42) - PAGLIAI Eleonora;
43) - PICCINI Enrico;
44) - ROCCO Vincenzo;
45) - TORTI Giorgia;

------------------------------
Non reperibili: BERTOCCHI Anna e DONATI Dino.
-------------------------------
SAMOGGIA Giovanna è deceduta.


9^ - UDIENZA 3.12.1996

- segue esame testi del Pubblico Ministero:

46) - NATALI Ernesto;
47) - TOGNETTI Alessandro;
48) - MONTEFALCHI Bruno;
49) - SETTESOLDI Paolo;
50) - STEFANINI Andrea;
51) - STEFANINI Nicola;
52) - VALERIANI Alberto;
53) - VELTRI Antonio;
54) - CAPRARO Amalia;
55) - BUCCHERI Rossella;
56) - MINIATI Giovanni;
57) - SCHILLACI Pietro;
58) - LEO Maria Rosaria;
59) - BERTOCCHI Anna;
60) - DONATI Dino;
61) - SANI Silvia; controesame avv. Ammannato (parte civile) - avv. Gandolfi e avv. Passagnoli;
62) - PUCCIONI Roberto;
10^ - UDIENZA 4.12.1996

Preliminarmente gli imputati BENIGNO e PIZZO chiedono di rinunciare alle udienze fino al 7 di gennaio 1997 e di essere ritradotti al carcere di provenienza.

- segue esame testi del Pubblico Ministero:
63) - BINI Bruno; controesame avv. Traversi;
64) - PIANI Pietro; controesame avv. Rocchi;
65) - VITALIANO Roberto;
66) - DE VITO Giuseppe;
67) - FARINA Giovanni; controesame avv. Traversi;
68) - OSSANI Augusto;
69) - VARASI Massimo;
70) - MAROTTA Carlo;
71) - PUTGIONI Gesuino;
-------------------------
72) - SILIANI Paolo (già citato per l'udienza del 3.12.1996);
73) - PULITI Maurizio; controesame avv. Cianferoni;
74) - BIANCHI Rosanna; controesame avv. Cianferoni;
11^ - UDIENZA 5.12.1996

- segue esame testi del Pubblico Ministero:

75) INDOLFI Vincenzo;
76) GABRIELLI Franco;
77) WARD Louis;
78) CELLINO Francesco;
79) PELAGI Piernicola;
80) BALOCCHINI Enrico Emilio; controesame avv. Ammannato (parte civile);
81) ROSSI Alvaro; controesame avv. Cianferoni; avv. Traversi; avv. Florio;
-----------------------------------
82) LO CONTE Giuseppe; controesame avv. Cianferoni;
83) SUGLIO Michelina; controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni;
84) BORGIOLI Andrea; controesame avv. Ammannato (parte civile); avv. Traversi; avv. Florio; avv. Cianferoni; avv. Passagnoli.

L'udienza riprende domani 6.12.1996 alle ore 9,00.
12^ - UDIENZA 6.12.1996
- Rinuncia a comparire da parte di GIACALONE Luigi.

- segue esame testi del Pubblico Ministero:

85) CAFARO Antonio;
86) ANGIONI Mariano; controesame avv. Gramigni;
87) MAGLIOCCA Giorgio;
88) MENICHETTI Marco; opposizione dell'avv. Gramigni alla lettura della consulenza; avv. Cianferoni per una migliore esposizione del Fiorino durante il filmato della caserma Simoni;

L'udienza riprende il 16.12.1996 alle ore 9,00.
13^ - UDIENZA 16.12.1996

Esame degli Ufficiali di P.G. repertatori in via Georgofili e dei Consulenti del Pubblico Ministero:

- 89) BELLOMO Diana Rosa; controesame avv. Cianferoni e avv. Maffezzuoli
- 90) DE SANTIS Maurizio;
- 91) DONATO Francesco; controesame avv. Cianferoni
- 92) VADALA' Gianni; controesame avv. Gramigni, avv. Florio, avv. Cianferoni, avv. Passagnoli
- 93) CABRINO Renzo; controesame avv. Gramigni, avv. Cianferoni
- 94) VASSALE Roberto; controesame avv. Cianferoni, avv. Florio
14^ - UDIENZA 17.12.1996

Segue esame dei Consulenti del Pubblico Ministero:

95) PAMPALONI Mauro; controesame avv. Cianferoni;

96) MARCHINI Mauro;
15^ - UDIENZA 18.12.1996

- richiesta di rinunzia all'esame di alcuni testimoni di cui alla memoria del PM depositata in data odierna;

Inizio esame dei testimoni di via Fauro in Roma:

97) - BORELLI Giuseppe;
98) - BUCCIOLI Stefania;
99) - CIERVO Renzo;
100) - CORBANI Linda; utilizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993 ed il 6.5.1996

101) - CORPETTI Giustino;
102) - FALCONE Nazareno;
103) - GIOFFREDA Tommaso;
104) - JURIC Luigi;
105) - MASTROPAOLO Ferruccio;
106) - MERLI Alberto;
107) - PALUMBO Luigi;
108) - TARAGONI Sergio;
16^ - UDIENZA DEL 19.12.1996

segue esame testi del Pubblico Ministero:

109) - COSTANZO Maurizio; controesame: avv. Maffei; avv. Cianferoni; avv. Traversi; avv. Stefani; avv. Florio; avv.ssa Cuccureddu; avv. Maffezzoli;

110) - VALENTE Marina; controesame: avv. Gramigni;

111) - PESCHI Luciano; controesame: avv. Gramigni;

112) - DEGNI Stefano;

113) - DE PALO Domenico; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993
avv. Cianferoni; avv. Gramigni; avv. Rocchi;

114) - RE Aldo; controesame avv. Gramigni;

115) - SCHEMBRI Franco;

116) - OLIVOTTI Adriano; utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il 14.5.93 alle ore 23,30.

117) - PORTIERI Lorenzo.
17^ - UDIENZA DEL 20.12.1996


Segue esame testi del Pubblico Ministero:

118) - D'AGOSTINO Francesco; controesame: avv. Gramigni; avv. Rocchi;
119) - LO CONTE Michele; utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 21.5.1993
controesame avv. Rocchi;
120) - GAMBETTA Claudia; utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 20.5.1993

121) - CERQUA Andrea; utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale ii. rese alla PG in data 15.5.1993 (con data apparente sul verbale 15.4.1993)
controesame avv. Rocchi; avv. Florio;
122) - ORTOLANI Fabrizio;
123) - STOVALI Mario; utlizzato dal PM, per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993
controesame avv. Cianferoni;
124) - POLGAR Gabriele; utilizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 16.5.1993 h. 17,45

125) - FEDE Benedetto; utilizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993
controesame avv. Gramigni;
126) - DE LUCA Paolo Emilio; controesame avv. Cianferoni;
127) - CASSARA Serge Francois; controesame avv. Rocchi; avv. Cianferoni;
128) - DI CECCO Pasquale; controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni;
129) - RAVENNA Nicola;
130) - ROSSI Roberto;
131) - CARBONI Andrea; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993
controesame avv. Cianferoni;
18^ - UDIENZA DEL 21.12.1996


Segue esame testi del Pubblico Ministero:

132) - NIARI Gaetano; controesame avv. Cianferoni;
133) - DEL VERO Elio; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 26.5.1993
controesame avv. Cianferoni;
134) - BOERO Veneranda; utlizzati dal PM, per contestazioni, verbali ii. rese alla PG il 18.5.1993 ed il 26.5.1993;

135) - DI MATTEO Lucio; controesame avv. Rocchi; avv. Gramigni;
136) - CATANESE Flavia;
137) - OTTONIERI Patrizia;
138) - DI PILLA Elvira; controesame avv. Gramigni; avv. Florio;
139) - CRISTOFARO Domenico; controesame avv. Cianferoni; avv. Florio;
140) - SAULO Ornella; utilizzati dal PM; per contestazioni, verbali resi alla PG ed al PM nelle date 16.5.1993, 17.5.1993, 20.5.1993, 1.9.1993, 12.4.1994, 26.5.1994
opposizione avv. Gramigni su utilizzazione verbale di individuazione di persona, per la parte relativa alla indicazione dei nomi delle persone delle foto mostrate;
controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni; avv. Rocchi;
141) - NARRACCI Lorenzo; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese al PM il 26.5.1993
controesame avv. Cianferoni;
19^ - UDIENZA DEL 23.12.1996


Segue esame testi del Pubblico Ministero:

142) - FULVI Marcello; controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni; avv. Rocchi; avv. Florio;
143) - CASTELLANO Elvira; controesame avv. Cianferoni; avv. Rocchi;
----------------------------------------
144) - DELOGU Giovanni; controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni; avv. Rocchi; avv. Florio;

145) - MASSARI Alessandro; controesame avv. Cianferoni;

La Corte dispone per la presentazione in aula, per l'udienza del 30.12, del reperto costituito dal libretto della UNO della ISAF-Corbani.
L'udienza riprende il 30 dicembre 1996 alle ore 9,00.
20^ - UDIENZA DEL 30.12.1996


Segue esame testi del Pubblico Ministero, dopo che il Pubblico Ministero ha informato la Corte di aver impartito direttive, nei giorni successivi all'udienza del 23.12, per il rintraccio del libretto della auto UNO della ISAF -CORBANI;

146) - MASARACCHIO Giovanni; in sede di esame consegna alla Corte il reperto (un sacchetto di plastica con all'interno la carta di circolazione e un foglietto redatto in sede di sopralluogo) costituito dal libretto della UNO della ISAF-Corbani; riferisce che gli è stato consegnato nel pomeriggio del 28.12 dal dr. RONCONI della Sq. Mobile di Roma.
Controesame avv. Rocchi (dopo una breve sospensione per visionare il reperto costituito dal libretto di circolazione della Fiat Uno); controesame avv. Cianferoni;

147) - ZAMPARELLI Vittorio. Controesame avv. Rocchi, avv. Cianferoni, avv. Florio.
21^ - UDIENZA DEL 3.1.1997

- in assenza di RIINA Salvatore viene formulata la richiesta da parte del Pubblico Ministero di separazione della posizione;

- la separazione della posizione di RIINA Salvatore (art. 18 c.p.p.) viene disposta dalla Corte;

- sollecito da parte avv. Cianferoni circa la perizia su FERRO Giuseppe ed al suo ricovero ospedaliero con successiva richiesta di produzione di memoria difensiva;

- la perizia sarà depositata il 15 gennaio 1997, così come comunicato dalla Corte;
_______________________________

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

148) - GARGIULO Luciano; controesame avv. Gramigni; avv. Cianferoni; avv. Rocchi;
149) - VIRCIGLIO Maurizio;
150) - RONCONI Rodolfo; controesame avv. Cianferoni; avv. Gramigni;
151) - ROCCELLA Eugenia Maria; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.5.1993 h. 17,45

152) - AISLER Anna Maria Rosaria; utlizzato dal PM; per contestazioni, verbale ii. rese alla PG il 15.6.1993 h. 17,45

_____________________

Inizio esame testi via Palestro:

153) - RAIMONDO Gian Carlo; controesame avv. Cianferoni;
154) - PIZZI Renato; controesame avv. Cianferoni;
155) - IANDIORIO Gerardo; controesame avv. Cianferoni;
156) - AMATO Antonio; controesame avv. Cianferoni;
22^ - UDIENZA DEL 4.1.1997

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi e consulenti citati e non comparsi limitatamente a via Fauro, con produzione scritta;
- i difensori degli imputati, dopo aver esaminato la produzione del Pubblico Ministero non si oppongono alla rinuncia formalizzata dal Pubblico Ministero e chiedono ai sensi dell'art. 195 c.p.p. l'audizione di altri testi, di cui produrranno elenco scritto alla prossima udienza, che indicano:
- Coll. VITALIANO (vedi esame D'AGOSTINO); - marito della SAULO Ornella (vedi esame SAULO); - i due repertatori che hanno fotografato il libretto (vedi esame MASARACCHIO); - precedente proprietario (SPOSINI) della "500" della sig.ra ROCCELLA (vedi esame ROCCELLA); - dr. INCALZA (vedi esame dr. FULVI).
- Il Pubblico Ministero esprime parere contrario.
- la Corte si riserva di decidere;
- Sulla segnalazione odierna del Pubblico Ministero circa i testimoni e consulenti citati e non comparsi limitatamente all'episodio di via Fauro, la Corte dispone per la loro citazione (a cura del Pubblico Ministero) per l'udienza del 3.2.1997.


Segue esami testi del Pubblico Ministero:

157) - BACCHINI Pietro;
158) - ANTONIANI Alessandro;
159) - PARPINELLI Mario;
160) - CATERINO Leonardo;
161) - GRATICOLI Pietro;

L'udienza riprende Martedì 7 gennaio 1997 alle ore 9,00.
23^ - UDIENZA DEL 7.1.1997

- preliminarmente l'avv. Rocchi informa la Corte che l'imputato CANNELLA ha presentato la rinuncia alle udienze a partire da quella di oggi fino al 20 gennaio 1997;

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

162) - BERRILLI Fabio; controesame avv. Cianferoni;

163) - D'AMATO Gaetano; controesame avv. Cianferoni; avv. Rocchi;

- La Corte informa che il 13 gennaio i periti depositeranno la consulenza medica relativa a FERRO Giuseppe;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi e consulenti citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

- Il Pubblico Ministero esprime il proprio parere circa la richiesta presentata dall'avv. E. STEFANI, difensore di GRIGOLI, mirante ad ottenere l'ammissione al gratuito patrocinio;

- La Corte si riserva di decidere;

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.

24^ - UDIENZA DEL GIORNO 8.1.1997

- Preliminarmente il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi e consulenti citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

Segue esami testi del Pubblico Ministero:

164) - CONSALVI Giovanni; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese il 29.7.1993 alla DIGOS di Milano;
- controesame avv. Ammannato;

165) - CAVALIERE Oreste; - utilizzata dal Pubblico Ministero, per contestazioni, la denuncia di furto del 24.7.1993 al Comm.to PS "Cenisio";
- utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese il 29.7.1993 alla DIGOS di Milano;
- controesame avv. Cianferoni;

166) - ESPOSITO Letizia;

167) - CUCCHI Catia; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese il 28.7.1993 alla DIGOS di Milano;
- utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale di esperimento giudiziale espletato dal Pubblico Ministero di Milano del giorno 8.10.1993;
- opposizione dell'avv. Gramigni circa l'esposizione dell'esperimento giudiziale da parte del Pubblico Ministero;
- la Corte respinge l'opposizione;
- richiesta del Pubblico Ministero di trascrizione della cassetta audioregistrata relativa all'esperimento giudiziale;
- avv. Cianferoni e avv. Gramigni si oppongono;
- la Corte si riserva di decidere;
- avv. Stefani sulla qualificazione processuale dell'esperimento giudiziale;
- avv. Ammannato si esprime a favore dell'utilizzo dell'atto e ne chiede l'acquisizione;
- Il Pubblico Ministero chiede poter utilizzare il verbale;
- avv. Stefani rinuncia alla precedente opposizione così come l'avv. Ammannato;
- avv. Gramigni chiede di leggere un'altra parte del verbale;
- la Corte si oppone;

- controesame:
- avv: Gramigni: sulle modalità di intervento; sulla quantità di fumo all'interno dell'abitacolo e quello che fuoriusciva dai vetri; sull'apertura dei vetri dell'auto; sull'esperimento giudiziale;
- avv. Cianferoni: sulle dimensioni degli involucri che erano nel bagagliaio; sulla posizione dei fili;
- avv. Rocchi: sulla coppia dei giovani; sulla disposizione delle auto dopo che avevano visto l'involucro;

A conclusione dell'esame, il Pubblico Ministero: mostra la piantina nr.1 e la foto dell'auto della Polizia Municipale contrassegnata dal nr.16;

168) - AZZOLA Antonio;

169) - D'ARRIGO Roberto; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il 28.7.1993 h. 6,00;

- Il perito TINNIRELLO Filippo deposita le trascrizioni delle conversazioni telefoniche;


L'udienza riprende domani alle ore 9,00.

25^ - UDIENZA DEL GIORNO 9.1.1997
- Lettura dell'ordinanza che sospende la istanza di incostituzionalità presentata dall'avv. Stefani relativa il gratuito patrocinio del suo GRIGOLI Salvatore;

Segue esami testi del Pubblico Ministero:

170) - PORTA Giuliano; utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il 2.8.1993 h. 8,50;
- controesame: avv. Ammannato; avv. Rocchi; avv. Cianferoni;

171) - AVELLA Franco; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese al PM il giorno 8.3.1995;
- controesame: avv. Rocchi; avv. Florio;

172) - AMBROSONI Maurizio; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il 2.8.1993 h. 10,50;

173) - MANDELLI Paolo Giovan Battista;
controesame avv. Ammannato; avv. Cianferoni; avv. Florio;

174) - SALSANO Massimo; - utilizzati dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbali informazioni rese alla PG il 29.7.1993 ed al Pubblico Ministero in data 8.3.1995; (utilizzato anche il verbale di trascrizione della audio-videocassetta redatto dalla Questura di Milano - Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica - in data 11.10.1993, registrazione audio-video realizzata nel corso dell'esecuzione dell'esperimento giudiziale in data 8.10.1993);
- controesame: avv. Gramigni; avv. Rocchi; avv. Cianferoni;

175) - FERRARI Andrea;

176) - MAIMONE Antonino; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il 30.7.1993 h.11,30 e al Pubblico Ministero in data 8.3.1995;
- controesame avv. Cianferoni;

177) - ABBAMONTE Antonio; - utilizzati dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbali informazioni rese alla PG il 31.7.1993 h. 10,00 ed al Pubblico Ministero in data 8.3.1995 e 6.12.1995 (quest'ultimo in relazione alle foto dell'esplosivo del " fallito attentato a Contorno" e di "Capena - loc. Le Piane"); nonché il verbale di trascrizione della audio-videocassetta redatto dalla Questura di Milano - Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica - in data 11.10.1993, registrazione audio-video realizzata nel corso dell'esecuzione dell'esperimento giudiziale in data 8.10.1993;

- Richiesta da parte dell'avv. Ammannato di acquisizione del registro dei Vigili del Fuoco;
- La Corte dispone in tal senso.

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
26^ - UDIENZA DEL 10.1.1997
- Preliminarmente il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

Segue esami testi del Pubblico Ministero:

178) - TORNAGHI Virginio; - controesame: avv. Cianferoni;

179) - SOMMARUGA Simona Anna; - controesame: avv. Cianferoni; avv. Florio;

180) - MARGNINI Luca; - utilizzati dal Pubblico Ministero, per contestazioni, il verbale informazioni rese al Nuc. Op. CC il 28.7.1993 e relazione di servizio redatta dallo stesso Margnini in data 28.7.1993; nonché verbale di informazioni rese al Pubblico Ministero di Firenze in data 8.3.1995;
- controesame: avv. Cianferoni; avv. Pepi; avv. Florio;

181) - OGGIONI Giancarlo; - utilizzati dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbali informazioni rese al Pubblico Ministero di Milano il 28.7.1993 ed Pubblico Ministero di Firenze in data 8.3.1995;
- controesame avv. Rocchi;

182) - PIAZZA Luigi; - utilizzati dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbali informazioni rese alla PG il 28.7.1993 h.20,00 ed al Pubblico Ministero di Firenze in data 9.3.1995;
- controesame avv. Florio; avv. Pepi;

183) - SCARONI Marco; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni al Pubblico Ministero di Firenze in data 8.3.1995;
controesame: avv. Rocchi;

184) - DUBAZ Arrigo; - utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale informazioni rese alla PG il giorno 1.8.1993 h.15,00;
- controesame: avv. Rocchi;

185) - SPAIRANI Roberto;
- controesame: avv. Rocchi;

L'udienza riprende lunedì 13.1.1997 alle ore 9,00.

27^ - UDIENZA DEL 13.1.1997

- i periti depositano la perizia medica relativa a FERRO Giuseppe e ritorneranno il giorno 27.1.1997 alle ore 9,00 per essere esaminati unitamente ai periti di parte;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi e consulenti citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

- la Corte indica le date del 23 e 24.1.1997 per l'esame dei testi di cui all'elenco del Pubblico Ministero;

Segue esami testi del Pubblico Ministero:

186) - CARDONA Marcello; controesame: avv. Cianferoni;

breve sospensione, su segnalazione del caposcorta dei Carabinieri, per permettere al medico della Guardia Medica di visitare il FERRO Giuseppe;

187) - MENNA Giuseppina; controesame: avv. Cianferoni;

188) - BUEMI Nunzio; controesame: avv. Cianferoni; avv. Ammannato;

189) - REBOLI Elio;
breve sospensione

190) - DE SANTIS Maurizio;

191) - MASSARI Alessandro; - sospensione fino alle ore 15,00 - controesame: avv: Cianferoni; avv. Florio;

192) - EGIDI Paolo; controesame: avv. Cianferoni;

193) - RIPANI Luigi; controesame: avv. Cianferoni;


L'udienza riprende il 23.1.1997 alle ore 9,00.
28^ - UDIENZA DEL 23.1.1997

Seguono esami testimoni del Pubblico Ministero - via Palestro:

194) - QUARTUCCI Luigi (volanti Questura intervenuti in via Palestro);
Controesame: Avv. GRAMIGNI;

195) - MERLIN Alessio (volanti Questura intervenuti in via Palestro);

196) - CURSIO Michele (volanti Questura intervenuti in via Palestro);
controesame avv. Cianferoni;

197) - CECCARELLI Angela (volanti Questura intervenuti in via Palestro);

198) - VARRONI Stefano (volanti Questura intervenuti in via Palestro);

199) - BREGANT Alessandra (volanti Questura intervenuti in via Palestro);

200) - FINOLLI Fortunato (dirigente DIGOS di Milano);
controesame: avv. Cianferoni; Avv. Rocchi; Avv. Gramigni;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

- CALABRO' chiede di essere trasferito al carcere di provenienza e di rinunciare a presenziare alle udienze di questo mese e del prossimo.


L'udienza riprende il 24.1.1997 alle ore 9,00.
29^ - UDIENZA DEL 24.1.1997

- Preliminarmente la Corte dispone sulle liquidazioni a favore dei periti che hanno effettuato la perizia psichiatrica su FERRO Giuseppe e al perito TINNIRELLO che ha effettuato le trascrizioni dei nastri relativi alle intercettazioni, come indicate dal Pubblico Ministero nella "richiesta di prove".

Seguono esami testimoni del Pubblico Ministero - via Palestro:

201) - FORMENTINI Marco;

- controesame -

- avv. Ammannato richiede la acquisizione di una pubblicazione e delle spese sostenute dal Comune di Milano in possesso del teste, relativo al P.A.C.; nessuna opposizione delle parti. la Corte consente la consegna del documento.

- avv. Gramigni;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi limitatamente a via Palestro, con produzione scritta;

- il Pubblico Ministero rinuncia all'esame dei testi PEZ (citato per l'udienza odierna) e dei testi DE FRANCHIS e CASCELLA (citati per l'udienza del 23.1). Le altre parti nulla oppongono.

- La corte indica la data del 3.2.1997 per l'esame dei testi FIORIO e INVERNIZZI.

L'udienza riprende il 25.1.1997 alle ore 9,00
30^ - UDIENZA DEL 25.1.1997

Preliminarmente:

Il Pubblico Ministero,
- premesso che in data 24.1.1997 a mezzo fax gli è pervenuta, dal Pubblico Ministero Distrettuale di Palermo, la seguente documentazione:
1) stralcio della trascrizione della registrazione dell'udienza del 7.11.1996 avanti al Tribunale di Trapani, nel processo a carico di ACCARDI Gaetano + 67, per la parte relativa a dichiarazioni rese da BONO Pietro sul conto di FERRO Giuseppe;
2) relazione concernente FERRO Giuseppe, redatta in data 18.8.1996 dall'Agente di Polizia Penitenziaria BROZZOLO Marco in servizio presso la Casa circ.le di Parma;
3) relazioni concernente FERRO Giuseppe, redatte in data 7.10.1996 dall'Ass.te di Polizia Penitenziaria PATTI Vincenzo e dall'Isp.re ALIBERTI Salvatore, entrambi in servizio presso la Casa circ.le di Trapani;
- premesso che ricorre l'ipotesi di cui all'art. 493/3 c.p.p.;
c h i e d e
a) sia acquisito, ai sensi dell'art. 238/1 c.p.p., il "verbale di prova di altro procedimento" costituito dallo stralcio di cui al punto 1). Il Pubblico Ministero fa riserva di depositare il predetto "verbale di prova" in forma integrale;
b) sia ammesso l'esame, in qualità di testimoni, di
- BROZZOLO Marco, Agente di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circ.le di Parma, sulla seguente circostanza:
"Quanto personalmente constatato sul conto del comportamento del detenuto FERRO Giuseppe, all'interno della Casa circ.le di Parma, essendo stato quest'ultimo ripetutamente visto mentre seguiva le trasmissioni televisive e tra l'altro, alle ore 18,00 del 18.9.1996, osservato mentre, all'interno della cella ove era custodito, lo stesso consumava autonomamente del cibo e, essendosi reso conto di essere osservato dall'agente BROZZOLO, immediatamente si sdraiava sul letto, lasciando cadere a terra il cibo e chiudendo gli occhi";
- PATTI Vincenzo, Assistente di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circ.le di Trapani, sulla seguente circostanza:
"Quanto personalmente constatato sul conto del comportamento del detenuto FERRO Giuseppe all'interno della Casa circ.le di Trapani ed in particolare sul fatto di avere personalmente, intorno alle ore 00,30 del 6.10.1996, osservato il FERRO che, all'interno della cella ove era custodito, era in piedi vicino al letto e che, essendosi reso conto di essere osservato dall'Ass.te PATTI, immediatamente si buttava sul letto.";
-ALIBERTI Salvatore, Ispettore di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circ.le di Trapani, sulla seguente circostanza:
"Quanto personalmente constatato sul conto del comportamento del detenuto FERRO Giuseppe all'interno della Casa circ.le di Trapani, intorno alle ore 00,30 del 6.10.1996, subito dopo essere stato avvisato dall'Ass.te PATTI in merito all'episodio descritto in relazione all'esame dello stesso teste PATTI.".

- L'avv. Cianferoni si oppone;

- La Corte si ritira per decidere;

- La Corte indica l'audizione dei testi elencati dal Pubblico Ministero nell'udienza del 27 gennaio 1997;

Inizio esami testimoni del Pubblico Ministero - Roma - - San Giovanni in Laterano San Giorgio al Velabro; nonché dei medici legali che hanno eseguito gli esami sui cadaveri di via Palestro in Milano;

San Giovanni in Laterano

202) - CACCIOTTI Marco;

203) - MEUCCI Arturo;

San Giorgio al Velabro

204) - MELE Sabato;

205) - MEZZASOMA Giovanni;

206) - DI FRAIA Silvano;

207) - RECINELLI Fabrizio;

Medici legali che hanno eseguito gli esami sui cadaveri di via Palestro in Milano:

208) - GRANDI Marco;

209) - BASILE Leopoldo;


- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;

- La Corte decide la data per l'audizione dei testi;

- Il Pubblico Ministero produce l'elenco dei verbali (allegati in originale), utilizzati per le contestazioni nelle precedenti udienze;

- La Corte si riserva di decidere, anche dopo aver sentito il parere dei difensori;


L'udienza riprende il 27.1.1997
31^ - UDIENZA DEL 27.1.1997

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

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- personale di Polizia Penitenziaria in relazione a FERRO Giuseppe -

210) - BROZZOLO Marco; (agente di Polizia Penitenziaria - Casa C.le Parma);
- controesame: avv. Cianferoni;

211) - PATTI Vincenzo; (assistente di Polizia Penitenziaria - Casa C.le Trapani);
- controesame: avv. Cianferoni;

212) - ALIBERTI Salvatore; (Ispettore di Polizia Penitenziaria - Casa C.le Trapani);
- controesame: avv. Cianferoni;

[pic]

Esame dei periti medici nominati dalla Corte (sulla base della relazione medica depositata dagli stessi nell'udienza del 13 gennaio 1997):

213) - PAZZAGLI Adolfo;
214) - MARCHI Massimo;

- controesame: avv. Cianferoni;

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Esame del consulente medico del Pubblico Ministero:

215) - CABRAS Pierluigi;

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Esame dei consulenti medici di parte (avv. Cianferoni):

216) - GRAEV Mario;
217) - NICCHERI GINEPRARI Carla;

- che depositano relazione di consulenza medica;

- l'avv. Cianferoni deposita memoria difensiva;

- La Corte deciderà nell'udienza di domani e sospende fino alle ore 15,00 odierne;

[pic]

Alla ripresa dell'udienza la Corte informa che la discussione su FERRO Giuseppe sarà discussa nell'udienza del 29.1.1997

Esame testi del Pubblico Ministero - Roma - San Giovanni in Laterano:

218) - RUGGERI Gianfranco; - utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 28.7.1993 h. 1,30 alla Staz. CC. "Celio";
- controesame: avv. Florio;

219) - BASTIANELLI Ezio; - utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 28.7.1993 h. 2,30 alla Squadra Mobile;
- controesame: avv. Florio;

220) - CIRAVOLO Grazia; - utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 28.7.1993 h. 2,00 alla Squadra Mobile;

221) - VERNILE Mario;

222) - RUFINI Patrizia;

223) - IMONDI Giuseppe; utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 30.7.1993 h. 00,00 ai CC - Nuc. Op. 3^ Sez.;

224) - ULISSE Roberto; utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 29.7.1993 h. 23,45 ai CC - Nuc. Op. 3^ Sez.;


- Il Pubblico Ministero rinuncia all'audizione di VERNILE Claudia Assunta e presenta produzione scritta dell'elenco dei testi citati e non comparsi per l'udienza odierna.

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
32^ - UDIENZA DEL 28.1.1997
[pic]
- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

225) - MAZZER Barbara; proprietaria dell'auto FIAT Uno di colore grigio, targata RM 8A6003, rubata in via Appia Nuova - Roma (utilizzata come auto bomba a San Giovanni in Laterano);
- controesame: avv. Gramigni;

226) - BRUGNETTI Maurizio; proprietario dell'auto FIAT Uno di colore bianco, targata RM 91909Y, rubata in via Arimondi - Roma (utilizzata come auto bomba a San Giorgio al Velabro);
- utilizzati dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 28.7.1993 h. 5,00 alla DIGOS della Questura di Roma; verbale di informazioni rese alla DIA di Roma in data 19.5.1994 h. 23,05; fotografie della sedia a sdraio allegate all nota DIA di Roma nr. 6047 del 23.7.1994; verbale di informazioni rese al PM di Roma in data 22.9.1994;

227) - COCCHIA Carlo; proprietario dell'auto FIAT Uno di colore grigio, targata RM 27265M, rubata in via Eredia - Roma (utilizzata come auto di supporto a San Giovanni in Laterano);

228) - COCCHIA Stefano; fratello di COCCHIA Carlo, usufruttuario dell'auto FIAT Uno di colore grigio, targata RM 27265M, rubata in via Eredia - Roma (utilizzata come auto di supporto a San Giovanni in Laterano);
- controesame: avv. Cianferoni;

229) - RUZZA Palmira;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese il 30.7.1993 h. 11,10 alla DIGOS della Questura di Roma; nonché fotografie dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, di cui al fascicolo dei rilievi effettuati a seguito del ritrovamento dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, trasmesso con nota DIGOS Roma del 20.9.1993;


230) - CIPOLLA Gian Mario; Appuntato della G. d. F. in servizio presso la Dogana di San Lorenzo in Roma;
- utilizzate dal PM, per contestazioni, fotografie dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, di cui al fascicolo dei rilievi effettuati a seguito del ritrovamento dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, trasmesso con nota DIGOS Roma del 20.9.1993;
[pic]
Il Pubblico Ministero chiede la acquisizione al fascicolo del dibattimento del fascicolo dei rilievi fotografici effettuati dal Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Roma, in data 28.7.1993 a seguito del ritrovamento dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, trasmesso con nota DIGOS Roma del 20.9.1993;

I difensori non si oppongono e la Corte dispone in tal senso;
[pic]
231) - GAGLIONE Federico; Agente di Polizia di Stato all'epoca in servizio presso la Polizia Ferroviaria della Stazione di San Lorenzo in Roma;

232) - MARTORELLI Francesco; V. Isp.re di Polizia di Stato, all'epoca Assistente in servizio presso la Polizia Ferroviaria della Stazione di San Lorenzo in Roma;

233) - UMENA Fabio; V. Isp.re di Polizia di Stato, all'epoca Assistente in servizio presso il reparto Volanti della Questura di Roma;
- utilizzata dal PM, per contestazioni, relazione di servizio Questura Roma - Rep. Volanti del 28.7.1993; nonché fotografie dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, di cui al fascicolo dei rilievi effettuati a seguito del ritrovamento dell'auto FIAT Uno targata RM 27265M, trasmesso con nota DIGOS Roma del 20.9.1993;

234) - DE ANGELIS Tiziana; Agente di Polizia di Stato, all'epoca in servizio presso il reparto Volanti della Questura di Roma;
- utilizzata dal PM, per contestazioni, relazione di servizio Questura Roma - Rep. Volanti del 28.7.1993;

235) - BARCAROLI Alessandro; Agente di Polizia di Stato, all'epoca in servizio presso il 1° Comm.to di Roma;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese alla DIGOS della Questura di Roma in data 31.7.1993 h.10,20;


L'udienza riprende domani alle ore 9,00.
33^ - UDIENZA DEL 29.1.1997

[pic]


- Preliminarmente il Presidente dà lettura della richiesta della Corte alla Direzione della Casa di Reclusione di Parma, nonché della nota datata 28.1.1997, relativa a FERRO Giuseppe, (in allegato, unitamente alla richiesta della Corte);


- Il Pubblico Ministero conclude in merito alla capacità processuale di FERRO Giuseppe, richiamando sia le varie perizie mediche -con incisi specie a quanto esposto anche durante l'audizione dei periti- sia il materiale acquisito nella fase delle indagini preliminari -dagli istituti di pena in cui il FERRO è stato ristretto e dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia-;

- L'avv. PINNA (parte civile) si associa al Pubblico Ministero;

- L'avv. AMMANNATO (parte civile), cita varie tesi medico-psichiatriche;

- L'avv. CIANFERONI, difensore di FERRO Giuseppe, espone la proprie considerazioni sia sulle perizie mediche che sull'esposizione del Pubblico Ministero e della parti civili; e conclude chiedendo la separazione della posizione;

- La Corte si riserva di decidere e sospende l'udienza fino alle ore 15,00 per iniziare l'esame dei testi;
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- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

236) - CASSANELLI Cinzia;

237) - MAZZITELLI Maria Domenica;

238) - AVENA Nazzareno;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese alla DIGOS della Questura di Roma in data 28.7.1993 h.5,00;

239) - VERGORI Fabio;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese alla DIGOS della Questura di Roma in data 29.7.1993 h.19,20;
controesame avv. Cianferoni;

240) - TAGLIAFERRI Angelo;

241) - LOMBARDO Marcello;

242) - CUCINOTTA Fabrizio;

243) - BORTOLUZZI Paola;

244) - PISTOLESI Franco;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese alla DIGOS della Questura di Roma in data 20.8.1993 h.9,30;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;

- Il Pubblico Ministero aggiorna la Corte anche per la situazione dei testi per la giornata di domani;

- Il Pubblico Ministero rinuncia all'esame di CARRARO Franco;

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
34^ - UDIENZA DEL 30.1.1997
[pic]

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;

[pic]

- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

245) - GESMUNDO Stefania;
- utilizzati dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese al Comm.to Pol. Stato "Ponte Milvio" in data 28.7.1993 h.11,25; nonché verbale di informazioni rese al Pubblico Ministero di Roma in data 29.7.1993 h.22,15;
- controesame: avv. Ammannato (parte civile); avv. Roggero;

246) - CARFAGNA Massimo;
- utilizzato dal PM, per contestazioni, verbale di informazioni rese alla DIGOS della Questura di Roma in data 30.7.1993 h.12,00;
- controesame: avv. Ammannato (parte civile);

[pic]
- L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00, anche per la decisione sulla capacità processuale di FERRO Giuseppe.
35^ - UDIENZA DEL 31.1.1997
[pic]
- La Corte legge l'ordinanza che conferma la capacità processuale di FERRO Giuseppe;
[pic]
- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

247) - FULVI Marcello;
- controesame: avv. Gramigni; avv. Cianferoni; avv. Rocchi; avv. Roggero; avv. Ammannato (parte civile);

248) - DE CRISTOFARO Nicola;
- controesame: avv. Gramigni;

249) - ROTONDI Leonardo;
- controesame: avv. Cianferoni; avv. Gramigni; avv. Roggero;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi relativi alla udienza odierna, con produzione scritta; formula oralmente rinunzia all'esame dei testi RONCONI Rodolfo e CAVALIERE Nicola;

- L'udienza riprende lunedì 3.2.1997
36^ - UDIENZA DEL 3.2.1997

[pic]

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

250) - Col. LOMBARDI Giovanni (consulente per l'attentato in Roma: Via Fauro), il consulente consegna alla Corte una memoria ex artt. 233 e 121 c.p.p.;
- controesame avv. ROCCHI;

251) - PONTECORVO Alberto; il teste riferisce sull'intervento prestato negli attentati di Roma: Via Fauro e di Via San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano;
- controesame avv. Florio per Via Fauro;

252) - DI BARTOLOMEO Stefano; il teste riferisce sugli attentati in Roma San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano;
- controesame avv. Gramigni;

253) - FIORIO Maria Teresa; la teste riferisce sui danni del Padiglione di Arte Contemporanea di Milano a seguito dell'attentato di Via Palestro, riferisce anche sul rilievo che ha la struttura PAC - Galleria d'Arte Moderna nella vita culturale-artistica milanese;

254) - GONZALES Carmen Maria; la teste riferisce sull'attentato in Roma Via Fauro; viene utilizzato il fascicolo fotografico allegato alla nota della Squadra Mobile-Digos del 9.8.1993.
Utilizzati dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbali informazioni 16.5.93 alla Squadra Mobile e 18.5.93 rese al PM
- controesame avv. Cianferoni;

255) - VILLARUZ Eddie; il teste riferisce sull'attentato in Roma Via Fauro;
Utilizzati dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbali informazioni 20.5.93 al Nucleo Operativo - III^ Sez. CC Comando Prov.le Roma e 1.9.93 e 12.4.94 al PM
- controesame avv. Gramigni;

[pic]

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;

- L'udienza riprende domani 4.2.1997.
37^ - UDIENZA DEL 4.2.1997

[pic]
- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -


Segue: Esame consulenti del Pubblico Ministero, relativamente ai fatti di strage del 28.7.1993 in Roma:

256) - Consulente dr. A. MASSARI;
- il consulente consegna alla Corte una memoria ex artt. 233 e 121 c.p.p.;

257) - Consulente dr. G. VADALA';

258) - Consulente Per.chimico EGIDI Paolo;

259) - Consulente Cap. CC RIPANI Luigi;

260) - Consulente Cap. CC DELOGU Giovanni;
- il consulente consegna alla Corte una memoria ex artt. 233 e 121 c.p.p.;
- controesame avv. Cianferoni e avv. Rocchi.


[pic]

- L'udienza riprende domani 5.2.1997.
38^ - UDIENZA DEL 5.2.1997
[pic]
- Roma -
San Giorgio al Velabro - San Giovanni in Laterano -

Segue: Esame testi del Pubblico Ministero -Ufficiali di P.G. che hanno eseguito la repertazione, relativamente ai fatti di strage del 28.7.1993 in Roma-:

261) - TORNAR Arturo, Generale CC;

262) - DE FULVIO Gianfranco, Capitano CC;

263) - CAVALLO Francesco, Maresciallo CC;

264) - SOLIMENE Ciro, Ispettore Pol. Scientifica;

265) - MASARACCHIO Giovanni, Ispettore Pol. Scientifica;

266) - DE SANTIS Maurizio, Ispettore Pol. Scientifica;
[pic]
La Corte acquisisce in originale i reperti consegnati dall'Isp.re Masaracchio, di cui all'allegato elenco;

- Il Pubblico Ministero informa la Corte che il M.llo MASSARINO ha fatto pervenire un fax per far risultare il proprio impedimento e che il Pubblico Ministero dichiara di rinunciare all'esame di questo teste;

- Il Pubblico Ministero chiede che vengano acquisiti i fascicoli fotografici relativamente ai rilievi di via Fauro C - D - E - F; la Corte dispone in tal senso.

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.

39^ - UDIENZA DEL 6.2.1997
[pic]
- FORMELLO -

Inizio esame testi del Pubblico Ministero:

267) - ROSSETTI Fernando;
Controesame avv.to Gramigni;
[pic]
- Il Pubblico Ministero legge e consegna alla Corte la missiva che si riporta integralmente:

"
Nr. 3309/93 R.G.N.R. Firenze, 6.2.1997

Oggetto: Giudizio di primo grado a carico di BAGARELLA Leoluca Biagio ed altri (proc. pen. nr. 12/96 r.g.), avanti alla Corte di Assise di Firenze, per le stragi commesse in Firenze, Roma e Milano dal maggio 1993 all'aprile 1994.

ELENCO DELLE PERSONE, CITATE DAL PUBBLICO MINISTERO E NON COMPARSE, MENZIONATE NELLA LISTA DEI TESTIMONI E CONSULENTI, CON RIFERIMENTO ALLA STRAGE COMMESSA IN VIA FAURO IL 14.5.1993.

Persone al cui esame il Pubblico Ministero dichiara di rinunciare:

ATTANASIO TOMMASO
santoro rocco
CARRARO FRANCO

ELENCO DELLE PERSONE, CITATE DAL PUBBLICO MINISTERO E NON COMPARSE, MENZIONATE NELLA LISTA DEI TESTIMONI E CONSULENTI, CON RIFERIMENTO ALLA STRAGE COMMESSA IN MILANO - VIA PALESTRO IL 27.7.1993.

1) - Persone che il Pubblico Ministero intende esaminare:

INVERNIZZI LUCA
PORTULANO DANILO
TIZIANI DOMENICO

2) - Persone al cui esame il Pubblico Ministero dichiara di rinunciare:

CASCELLA MICHELE
DE FRANCHIS FABIO
PEZ Diego
URBANI MARIO DIEGO
BETTA LINDA
PARTEL REGINA
PRATA FRANCA
CARDARELLI GIANLUIGI
FACCHINETTI MAURO
LACCHINI MAGDA
LEGORI ANDREA
MANTOVANI EGENA
PELLICCIA AMEDEO
SANZOGNI DOMENICO

ELENCO DELLE PERSONE, CITATE DAL PUBBLICO MINISTERO E NON COMPARSE, MENZIONATE NELLA LISTA DEI TESTIMONI E CONSULENTI, CON RIFERIMENTO ALLA STRAGE COMMESSA IN ROMA S.GIORGIO AL VELABRO E S. GIOVANNI IN LATERANO

1) - Persone che il Pubblico Ministero intende esaminare:

HENCHENS IAN
PORTA ALFONSO
BASTIANELLI DANIELE
LANCIANESI Elisabetta
simeone nino
GINESTRA Antonio
SMITHS MARTINUS FRANCISCUS MARIA (FRA MARCELLO)

2) - persone al cui esame il Pubblico Ministero dichiara di rinunciare:

VERNILE Claudia
COLOMBO CECILIA
D'ANGELO Maria Laura
mellini corrado
GIULIANI ALESSANDRO
SEMPRINI ROBERTO
RONCONI rodolfo
cavaliere nicola
CASTELLANO ELVIRA
RAMPONI ALFREDO
d'Uffizi mario
MATERNI Franco
MASSARINO ANGELO
CARRARO FRANCO

3 - persone per le quali l'esame è divenuto impossibile con conseguente richiesta di acquisizione dei verbali delle informazioni rese alla P.G. :

CARDUCCI DANIELA (DECEDUTA)
- Verbale ii. 22.5.1993 Nucleo Op.vo CC. Roma 3^ sezione;
- Verbale ii. (delegate dal PM) 17.6.1994 Sezione PG della Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma;

torroni Domenica (deceduta)
- Verbale ii. 28.7.1993 Nucleo Op.vo CC. Roma 3^ sezione


IL PUBBLICO MINISTERO
G. CHELAZZI - G. NICOLOSI"
[pic]

268) - COSTA Raffaele.
Controesame avv.ti Gramigni; Roggero;

269) - DE DONA Giovanni.
Controesame avv.ti Gramigni, Cianferoni, Roggero, Florio;

270) - AZZOLINI Andrea.
Controesame avv.ti Gramigni, Cianferoni, Roggero;

271) - MARUOTTI Franco;
Controesame avv.ti Gramigni, Cianferoni, Roggero, Florio;

272) - ROMANO Franco;
Controesame avv.ti Cianferoni, Florio;

Il Pubblico Ministero informa oralmente la Corte dei testi citati e non comparsi nella odierna udienza: PIACENTINI Fulvio (che ha mandato giustificazione); nonché coloro che non hanno mandato nessuna giustificazione alla loro assenza: SPERELLI Francesco; PANARA Mario; LOMBARDOZZI Antonietta; QUILLA Antonio; e chiede al Presidente di fissare una nuova udienza per l'esame di questi testi;

273) - MICHELETTI Renato;

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.

40^ - UDIENZA DEL 7.2.1997
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-Vicenda " Mercedes frabetti" -

Segue esame testi del Pubblico Ministero:

274) - TATTARA Francesco;

275) - ANGELUCCI Dante;

276) - CENNERILLI Marco;

277) - CONTE Antonio;

278) - BIAGIOLI Giorgio;

279) - SPANEDDA Paolo;

280) - QUARANTA Alessandro;

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- Il Pubblico Ministero chiede la acquisizione nel fascicolo del dibattimento del fascicolo dei rilievi tecnici -e della relativa annotazione della Squadra Mobile della Questura di Roma 26.7.1995- eseguiti in data 6 aprile 1995 in occasione del rinvenimento di autovettura Mercedes targata PD 936134, avvenuta in località Acilia Sud (Roma), via Calanna all'altezza del civico n° 119.
La Corte, dopo aver sentito il parere dei difensori, dispone in tal senso.

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- Il Pubblico Ministero legge e consegna alla Corte le missive che si riportano integralmente:

Nr. 3309/93 R.G.N.R. Firenze, 7.2.1997

Oggetto: Giudizio di primo grado a carico di BAGARELLA Leoluca Biagio ed altri (proc. pen. nr. 12/96 r.g.), avanti alla Corte di Assise di Firenze, per le stragi commesse in Firenze, Roma e Milano dal maggio 1993 all'aprile 1994.

Elenco delle persone per le quali è stata richiesta dal Pubblico Ministero la citazione per l'udienza del 6.2.1997 e per le quali è pervenuta attestazione di impedimento (come da documentazione che si allega) o nessuna attestazione, pur essendo pervenuta informazione di avvenuta notificazione.

Persone di cui è giunta attestazione di impedimento:
PIACENTINI Fulvio - (documentazione allegata - servizio in Australia fino al 10 febbraio 1997);
QUILLA Antonio - (documentazione allegata);

Persone per le quali non è giunta alcuna attestazione di impedimento, pur essendo pervenuta informazione di avvenuta notificazione:
SPERELLI Francesco;
PANARA Mario;
LOMBARDOZZI Antonietta;
IL PUBBLICO MINISTERO
G. CHELAZZI - G. NICOLOSI
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Nr. 3309/93 R.G.N.R. Firenze, 7.2.1997

Oggetto: Giudizio di primo grado a carico di BAGARELLA Leoluca Biagio ed altri (proc. pen. nr. 12/96 r.g.), avanti alla Corte di Assise di Firenze, per le stragi commesse in Firenze, Roma e Milano dal maggio 1993 all'aprile 1994.

Elenco delle persone per le quali è stata richiesta dal Pubblico Ministero la citazione per l'udienza del 7.2.1997 e per le quali è pervenuta attestazione di impedimento (come da documentazione che si allega) o nessuna attestazione, pur essendo stata effettuata la notifica.

Persone di cui è giunta attestazione di impedimento:

PAONE Antonio (documentazione allegata - trovasi all'estero in congedo ordinario)

IL PUBBLICO MINISTERO
G. CHELAZZI - G. NICOLOSI
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- FORMELLO -

Esame consulenti del Pubblico Ministero:

281) - DELOGU Giovanni;
Controesame avv.ti: Ammannato (parte civile); Gramigni; Cianferoni; Florio;

282) - VADALA' Gianni Giulio; (consulente per l'attentato in Formello), il consulente consegna alla Corte una memoria ex artt. 233 e 121 c.p.p.;
Controesame avv.to Cianferoni;
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Il Pubblico Ministero fa richiesta di procedere alla anticipazione dell'esame degli imputati: CARRA Pietro, FERRO Vincenzo e SCARANO Antonio.

Il Presidente rimanda a domani la decisione.
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L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
41^ - UDIENZA DEL 8.2.1997
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- Vicenda " FIAT UNO: BENEDETTI - FIORI - ZODA" -

Esame testi del Pubblico Ministero:

283) - FIORI Patrizia;
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbale informazioni 7.3.1996 (su delega del PM) alla DIA di Roma - CONTESTAZIONE RIENTRATA -.
Controesame avv.to Florio;

284) - GRASSO Bruno;

285) - PANAGROSSO Giuseppe;
Controesame avv.to Florio;

286) - PANCI Mario;

287) - FIONDA Arturo - già persona sottoposta alle indagini - (con l'assistenza dell'avv. Bongiovanni del Foro di Cassino);
Controesame avv.ti Florio; Cianferoni; Roggero;

288) - ZODA Giuseppe;
Controesame avv.to Florio;

289) - BENEDETTI Giuseppe;
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbale informazioni 20.8.1995 (su delega del PM) alla DIA di Roma;
Controesame avv.to Cianferoni;
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I difensori, sia di parte civile che degli imputati, formulano le proprie considerazioni sulla richiesta formulata ieri dal Pubblico Ministero per l'anticipazione dell'esame di CARRA Pietro, FERRO Vincenzo e SCARANO Antonio.

La Corte si ritira per decidere.

La Corte legge l'ordinanza che accoglie la richiesta del Pubblico Ministero per l'anticipazione dell'esame di CARRA Pietro, FERRO Vincenzo e SCARANO Antonio.

La Corte dispone che i testi citati e non ancora comparsi per le udienze del 20 e 21 febbraio; nonché i testi richiesti dai difensori;

- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi (RATTI Andrea, Isp.re DIA C.O. Firenze) relativi alla udienza odierna, con produzione scritta; nonché rinuncia scritta all'esame di LOMBARDOZZI Antonietta, citata e non comparsa, all'udienza del 6.2.1997;

L'udienza riprenderà il 20 febbraio alle ore 9,00.
42^ - UDIENZA DEL 20.2.1997
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- Il Presidente informa che il detenuto FRABETTI Aldo rinuncia a presenziare all'udienza odierna;

- Il Presidente legge il fax della Corte di Assise di Palermo relativa al nulla osta in merito all'udienza del 24.2.1997 circa la presenza di alcuni imputati; l'udienza in Palermo è stata fissata nel luglio 1997;
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Esame testi - citati e non comparsi nelle udienze precedenti - del Pubblico Ministero:

290) - PAONE Antonio - vicenda Mercedes FRABETTI -;

291) - RATTI Andrea Ercole - vicenda Fiat Uno ZODA -;

292) - PORTULANO Danilo - Milano - via Palestro -;

293) - TIZIANI Giuseppe - Milano - via Palestro -;

294) - INVERNIZZI Luca - Milano - via Palestro -;
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbali informazioni 28.7.1993 ai CC Milano; 6.8.1993 alla Digos Milano; 24.3.1995 al PM Firenze;
Controesame avv.ti: Cianferoni; Gramigni;

295) - QUILLA Antonio - Roma - Formello -;

296) - SPERELLI Francesco - Roma - Formello -;
Controesame avv.to Cianferoni;

297) - PIACENTINI Fulvio - Roma - Formello -;
Controesame avv.ti Cianferoni; Florio; Gramigni;

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- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi (PANARA Antonio, M.C. Carabinieri Roma) relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;


L'udienza riprende domani alle ore 9,00.
43^ - UDIENZA DEL 21.2.1997
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Esame testi - citati e non comparsi nelle udienze precedenti - del Pubblico Ministero:

298) - PORTA Alfonso - Roma - S. Giovanni in Laterano;
Controesame avv.to Cianferoni;

299) - BASTIANELLI Daniele - Roma - S. Giovanni in Laterano;
Il teste viene interrogato dal Presidente in quanto minorenne;
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbali informazioni 28.071993 redatto dalla DIGOS Roma; verbale del 28.07.1993 redatto dai CC Roma;

300) - SIMEONE Nino - Roma - S. Giovanni in Laterano
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbale spontanee dichiarazioni del 30.07.1993 redatto CC Roma;

301) - LANCIANESI Elisabetta - Roma S. Giovanni in Laterano;
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per le contestazioni, verbale spontanee dichiarazioni del 30.07.1993 redatto CC Roma;

302) - HENCHES IAN - Roma - S. Giorgio al Velabro
Controesame avv.to Gramigni;

303)- SMITHS Martinus Franciscus Maria - Roma S. Giovanni in Laterano - con ausilio di interprete -

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- il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione ad oggi dei testi citati e non comparsi (PANARA Antonio, CAVALIERE Nicola, RONCONI Rodolfo e GINESTRA Antonio) relativi alla udienza odierna, con produzione scritta;

L'avv. GRAMIGNI chiede i nominativi dei collaboratori da sentire per l'udienza del 24.02.1997.

L'avv. CIANFERONI per conto dell'imputato CALABRO' esprime rinuncia a presenziare alle udienze dove verra' sentito il CARRA.

L'udienza riprende il 24.2.1997 alle ore 9,00.
44^ - UDIENZA DEL 24.2.1997
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Inizio esame di:

304) - CARRA Pietro, nato a Palermo 22.10.1963.

a domande del PM:

CARRA racconta, per sommi capi, la propria vita, a cominciare dalla scuola per continuare con il proprio lavoro di autista di camion; parla della ditta di autotrasporti del padre, "CARRA Antonino" e dei problemi tra lui, il padre ed il fratello; della sua ditta di autotrasporti a suo nome "CARRA Pietro"; della ditta CO.PRO.RA. srl gestita dal padre e delle difficoltà sia lavorative che economiche, anche in considerazione del vizio del gioco che aveva il padre; della sua partecipazione alla CO.PRO.RA.; dal suo litigio, nel 1990, con il padre e che poi resta solo a gestire la CO.PRO.RA.; della divisione della ditta e dei problemi economici ad essa collegati; della sua conoscenza con Nino SPADARO, che gli prestò 50 milioni e che gli doveva rendere con rate mensili di 1.500.000.

Parla del viaggio, verso la fine del 1991, a Milano con il carico di argento per conto dello SPADARO, argento provento di un furto da un camion targato Firenze; la consegna a Milano venne fatta ad un certo Antonio, di cui lo SPADARO gli aveva fornito un numero di telefono; dell'incontro con questo Antonio e della successiva sopraggiunta di CORRAO Piero e SAVOCA Francolino, che lui conosceva, e di altre due persone di cui seppe che uno si chiamava ADDOLORATO Bartolomeo.

Parla della ditta di autotrasporti "SABATO Gioacchina", aperta verso la fine del 1992, con inizio dell'attività nei primi mesi del 1993.

Parla del suo arresto avvenuto il 7 luglio 1995 a Genova, al porto, su provvedimento dell'A.G. di Firenze, per il trasporto di hashish per conto di SCARANO, della sua presenza a Firenze il giorno prima della strage del 1993.

Il PM gli rammenta che il provvedimento si riferiva a tutti i fatti di strage del "continente".

Carra dice che il viaggio dell'hashish era avvenuto ad aprile 1993.
Ai primi interrogatori cercò di negare tutto, ma poi, dopo circa due mesi di riflessione, a Sollicciano, a fine agosto chiese di parlare con il dr. Nicolosi perché aveva deciso di collaborare, cosa che fece il 30 agosto.

Nell'interrogatorio raccontò tutti i viaggi che aveva fatto, praticamente i suoi due anni di viaggi, dove aveva trasportato hashish, esplosivo, armi, droga; praticamente anche reati ulteriori a quelli contestatigli (come ad esempio l'attentato a Contorno).

Carra, durante la sua detenzione, è stato interrogato varie volte (sia dal GIP che dal PM) ed ha effettuato un colloquio con i familiari; nonché i regolari colloqui con il difensore e che non ha avuto nessun altro tipo di colloqui con altre persone.
Che dal 30 di agosto è rimasto in carcere ancora altri 6 mesi, a Prato nel reparto dei collaboratori. Che adesso è sottoposto ad un programma di protezione assieme alla moglie ed ai bambini, mentre gli altri familiari hanno preso le distanze da lui subito dopo la sua decisione di collaborare.
Che ha reso dichiarazioni anche a Magistrati di Palermo.

Carra indica i fatti: i viaggi in via Ostiense per l'hashish e per l'esplosivo, il secondo viaggio a Firenze, altro viaggio a Roma, viaggio ad Arluno, il trasporto nel 1994 dell'esplosivo per l'attentato a Contorno.

Un viaggio di droga a Roma, su richiesta di suo padre, lo ha fatto nel 1983, dove portò due sacchi di "roba". All'inizio non sapeva a chi fosse destinato, ma poi seppe che questa "roba" era per Pippo Calò.

Dopo l'arresto di Nino SPADARO, a cui lui si rivolgeva per qualsiasi problema, andò in ufficio da lui Carra, "Ciareddu" che gli disse se poteva scaricare lì da lui 50 casse di T.L.E.. Era insieme a Isidoro di Ficarazzi, che era anche lui un autotrasportatore. Carra gli disse che poteva scaricare le sigarette nel cortile. Durante lo scarico Carra vede arrivare BARRANCA Giuseppe, che lui conosceva bene, cosa che lo stupì in quanto non era mai andato a trovarlo in ufficio. Carra capì che il BARRANCA era al corrente di quanto stava accadendo in cortile e gli disse che da quel momento in poi doveva rivolgersi a lui per qualsiasi cosa e che gli avrebbe fatto fare lui dei viaggi e che la regalia che gli faceva "Ciareddu" la doveva dare a lui. La regalia fu di 2 milioni e due stecche di sigarette che lui Carra portò al BARRANCA. Carra dice che non poteva rifiutare a quanto gli diceva il BARRANCA, in quanto questi era "uomo d'onore".
Carra dice che lui non è "uomo d'onore".
Dopo circa un mese BARRANCA gli chiede di fare un trasporto di hashish a Roma e gli chiede di trovare una "copertura". Dopo un giorno il BARRANCA gli presentò Cosimo LO NIGRO, un amico, che lui Carra non conosceva, che lo doveva aiutare alla copertura e che gli dette anche 2 milioni per le spese. La copertura doveva essere fatta con del rottame di ferro, così come era stato fatto per il viaggio dell'argento a Milano, anche perché questi trasporti di rottami erano abbastanza frequenti. L'hashish fu caricato all'interno della CO.PRO.RA. srl e potavano essere circa 35 sacchi, ovvero rammentavano come grandezza le "ruote dei mezzi pesanti" con relative camere d'aria che custodivano l'hashish. Questi sacchi arrivarono alla CO.PRO.RA., nel giro di un paio di ora, portati dal LO NIGRO con la sua Moto Ape che fece vari viaggi. Durante questi viaggi c'era anche in BARRANCA. Presenti sul posto, oltre a lui, c'erano LO NIGRO, BARRANCA, SCARANO, un ragazzo sui 35 anni che lui non conosceva, arrivato con una Y 10, che chiedeva del BARRANCA, forse c'era anche SPATUZZA.
All'ultimo viaggio il BARRANCA gli presenta lo SCARANO Antonio che doveva fare la strada assieme a lui Carra.
Il semirimorchio usato per il trasporto è quello sequestratogli a Genova (PA 15551), mentre il trattore era il Volvo targato TO, mezzi della CO.PRO.RA srl. Il carico si concluse verso le ore 6 del pomeriggio.
Fissarono di trovarsi all'autostrada, all'entrata di Villabate e SCARANO gli aveva detto che lui aveva una Audi. Si scambiarono i numeri di cellulare. Il cellulare del Carra era intestato a SABATO Gioacchina, ma ora no ricorda il numero.
Sul camion il Carra era solo, così come era solo lo SCARANO nella sua Audi. Fecero una sosta in un'area di servizio in Calabria, verso le ore 4,30 dei notte. Durante al sosta all'area di servizio Carra non vide SCARANO parlare con alcuno, in quanto lui Carra era uscito prima di SCARANO dal bar.
Il viaggio si concluse a Roma, dove lui Carra sbagliò strada e che, dopo aver telefonato allo SCARANO, questi venne a prenderlo e lo portò sotto un ponte dove c'era un deposito di auto vecchie, o riparatore di marmitte. Qui lo SCARANO andò a cercare un "ragno" per scaricare. Non trovando il ragno, usarono una pala meccanica che rovinò il pianale e le sponde del semirimorchio.
Questo rottamaio era vicino ad una caserma dei Carabinieri o della Finanza.
Subito dopo aver scaricato, Carra dice di essere rientrato a Palermo, ma non ricorda se ha lasciato a Napoli il semirimorchio.
Per il viaggio Carra ebbe circa 3 milioni.
Questo rottamaio è stato poi successivamente individuato da Carra.
Il semirimorchio danneggiato venne poi venduto a MAIORANA Michele che poi abbandonò e per cui venne nuovamente ripreso da lui Carra.
La persona descrive la persona che trovò nel rottamaio, grosso, con i capelli bianchi, sulla cinquantina; nel rottamaio c'era anche un operaio non italiano.
Non venne fatto il nome di questa persona in sua presenza; Carra non sa se il carico era atteso.
A Roma Carra giunse verso le ore 8,30/9,00 del mattino e che lui si è trattenuto fino all'ora di pranzo, ora in cui è partito.
A Palermo, dopo il viaggio, Carra incontrò LO NIGRO che gli chiese se era andato tutto bene e poi anche il BARRANCA.
breve sospensione
Carra prosegue dicendo che il trasporto di hashish a Roma fu effettuato nel mese di aprile 1993.
Che il cellulare intestato a SABATO Gioacchina lo adoperava solamente lui Carra.
Dopo questo viaggio, quindi non in aprile, ha usato nuovamente il cellulare con numero 0337/967269 (come precisa il PM), ma Carra non lo ricorda.
Le telefonate con SCARANO sono state una per fermarsi all'area di servizio mentre l'altra in occasione dell'errore di strada da parte di Carra. Non ci sono state altre telefonate. Altre telefonate sono intercorse con LO NIGRO, in occasione della "copertura".
Il PM illustra alcune telefonate nelle notte tra il 19 e 20 aprile 1993 e poi nel mattino del 20 aprile. Carra dice che non sa dare ulteriori spiegazioni in merito.
All'epoca di questi fatti Carra aveva dei debiti, con il gommista, con l'assicurazione, con il meccanico, ecc. e questa situazione era al corrente il BARRANCA che sapeva del debito con la Pirelli, circa 100 milioni. BARRANCA, dopo il viaggio di hashish, doveva dare a lui Carra 20 milioni, ma che in realtà gli dette circa 7 milioni; BARRANCA inoltre gli aveva detto che gli avrebbe chiuso lui il debito. In questo fatto c'era di mezzo anche GIULIANO "Olivetti".

Dopo il viaggio, a Palermo, circa dopo un mese, Carra venne contattato da BARRANCA e LO NIGRO che gli chiesero di fare un trasporto di due/tre pacchi. Carra dice che aveva fatto fare sotto il pianale, un vano in lamiera dove di solito teneva i teloni, di circa 1 metro per 90 cm per 70 cm. Dopo qualche giorno gli dissero di preparare il mezzo e nel garage di Carra vennero caricati i pacchi nel vano sotto il rimorchio ribaltabile laterale.
Carra dice che si trattava di pacchi che poi ha saputo essere esplosivo. Il LO NIGRO gli domandò se in quel vano i pacchi potevano essere soggetti a calore.
A Carra non gli fu detto, inizialmente, dove doveva portare i pacchi.
BARRANCA e LO NIGRO gli dissero le sera di preparare il mezzo nel garage della CO.PRO.RA. La sera, il BARRANCA, LO NIGRO e GIULIANO, si presentarono e poi LO NIGRO si allontanò con una Renault 5 di colore verde per andare a prendere i pacchi. Dopo una mezz'ora LO NIGRO tornò con l'Ape con sopra i pacchi coperti da una rete da pescatore; questi furono messi nel vano sotto il pianale.
Il materiale erano due balle, ovali, fasciate con nastro isolante marrone, di lato avevano una cordicina tipo manico. Carra dice che in tre persone si faceva fatica ad alzarle. Erano tipo una ruota, ma ovali, non sferiche, schiacciate lateralmente. Ce ne era anche una terza più piccolina tipo ruota di macchina. Questa terza si alzava facilmente, poteva pesare circa 30 chili, confezionata come le altre.
Non gli fu detto che cosa c'era nei pacchi.
Dopo aver caricato il BARRANCA, assieme al LO NIGRO, gli dissero di presentarsi a Roma all'inizio del G.R.A., venendo da sud, (ora sa che davanti all'area di servizio, c'è l'abitazione di SCARANO).
Carra partì l'indomani sera con la nave PA-NA ed il biglietto fu fatto o a nome CO.PRO.RA. o a SABATO Gioacchina.
Sul semirimorchio, Carra posizionò un altro semirimorchio, come di solito viene fatto per economizzare. Il semirimorchio superiore viene fissato all'inferiore con dei cavi di acciaio cosicché si possono effettuare tutte le operazioni senza problemi. Il semirimorchio era PA 15424, prima targato Brescia e sopra c'era quello targato CT 7676.
Il semirimorchio del viaggio dell'hashish non era ribaltabile.
L'area di servizio era una "Esso" con dentro il parcheggio le telecamere.
Le compagnie di navigazione che fanno i viaggi via mare sono la Tirrenia, Grandi Traghetti, Viamare, che lui Carra utilizzava indistintamente.
Il viaggio a Napoli lo fece con la Tirrenia.
Giunto all'area di servizio, gli avevano detto che ad una certa ora avrebbe trovato LO NIGRO e SCARANO che lo avrebbero accompagnato. Se avesse avuto dei problemi (che non ha avuto) poteva telefonare al cellulare che gli aveva dato LO NIGRO.
All'area di servizio vide arrivare lo SCARANO, LO NIGRO e forse SPATUZZA, sull'Audi di SCARANO e gli fecero cenno di seguirli. Lo portarono in via Ostiense in un piccolo deposito, SCARANO e LO NIGRO scesero dalla macchina e LO NIGRO gli fece cenno a lui Carra di entrare in questo piccolo cortile. Nel fare la manovra per entrare, urtò il cancello, quasi lo buttava giù e con lo specchietto retrovisore strisciò il muro. All'interno del cortile c'era un vecchietto sui 60/65 anni, con i capelli bianchi, "Olivetti", cioè GIULIANO Giuseppe detto anche "Peppuccio". C'erano anche LO NIGRO e (forse) SPATUZZA.
Il viaggio lo aveva fatto con il trattore Volvo TO 52079D.
Tutto il materiale che aveva sotto il pianale (i due pacchi grandi e quello più piccolo) venne scaricato e lasciato fuori davanti alle piccole casette che erano nel cortile.
Carra descrive il cortile, dicendo che c'era la statale da cui si accedeva al cancello, con un'altra strada a scorrimento veloce che correva in parallelo.
La persona anziana era un amico dello SCARANO. L'arrivo del camion era atteso, in quanto la persona anziana era già ad aspettare dentro ed il cancello venne aperto subito.
Dopo aver scaricato, Carra dice che forse (al momento non ricorda bene) andò a caricare della sabbia a Lucca, a Massarosa, dove era già stato altre volte, presso la ditta SABITAL.
Carra spiega le modalità di carico alla SABITAL e dice che lì trovo anche un suo autista, LA ROCCA Luigi, da dove poi proseguirono per Genova. Carra ribadisce che non è sicuro che questo carico alla SABITAL sia successivo al trasporto del materiale a Roma.
Carra spiega come sia a conoscenza di via Ostiense a Roma, cioè in occasione del sopralluogo unitamente al PM, come ha riconosciuto altri luoghi in occasione di analoghi sopralluoghi.
Vengono mostrate a Carra le foto (sia quelle scattate dopo il sequestro, che quelle in occasione dell'atto) del semirimorchio (e del trattore Volvo) di colore rosso sequestratogli e Carra dice che prima era di colore azzurro e con le sponde in alluminio. Visionando le varie foto Carra illustra i vari danneggiamenti provocati dalla pala meccanica nelle varie parti del semirimorchio. Illustra anche come era stato posizionato l'hashish all'interno del pianale, cioè piazzato al centro del carico di rottami.

Circa l'Ape di LO NIGRO, Carra dice che lo teneva in un garage in via Salvatore Cappello in Palermo, nella zona vicino a casa di Carra. Carra sapeva di questo garage perché una volta aveva accompagnato LO NIGRO a prendere una motocicletta, una Honda Transalpe. Nel cortile dove c'è il garage c'è una Madonnina, tipo una cappella all'aperto. Il cancello era di lamiera ad apertura a due ante. Dentro il garage, oltre alla moto ed all'ape, c'erano delle reti da pesca, un autoparlante di autoradio attaccato con la calamita alla porta di ferro a due ante, c'era anche un motore marino di colore nero che, come dice Carra, portò lui stesso sulla barca del padre di LO NIGRO.

L'Ape era o azzurra o verde.

Vengono mostrate a Carra le foto relative all'Ape ed al resto di quanto rinvenuto nel box di via Salvatore Cappello di proprietà di LO NIGRO, nonché delle panoramiche della stessa via.

Carra illustra le varie foto e spiega anche che il motore marino, unitamente ad un gommone sgonfiato, lo aveva portato lui Carra con un furgone bianco che era di Ciaramitaro Giovanni e Vella Vincenzo, cioè della loro ditta di pompe funebri che aveva la scritta a "calamita", e portati sulla barca del padre di LO NIGRO.
l'udienza viene sospesa fino alle ore 15,00
Vengono sottoposte a Carra le foto relative alla caserma "Divisione Carabinieri Palidoro" e Carra indica il suo senso di direzione.
Ad altra foto che ritrae il ponte si trova il rottamaio dove ha scaricato con la pala meccanica, Carra riconosce il rottamaio.
La pala meccanica usata nell'occasione era di colore giallo e "scoperta" e cingolata. Viene mostrata una foto di una pala meccanica, ma Carra dice che non è quella. Viene mostrata altra foto di pala meccanica "scoperta" e Carra dice che è quella usata nell'occasione.
Vengono mostrate a Carra le foto del cancello di via Ostiense e Carra lo riconosce dicendo che è quello che "picchio" sulla destra entrando a marcia avanti.
Viene mostrata a Carra altra foto che lo ritrae con il dr. Nicolosi e dr. Chelazzi e Carra dice che è la foto del cancello di via Ostiense in occasione del sopralluogo.
Viene mostrata altra foto e Carra dice che è l'area di servizio dell'appuntamento, usato più volte per vari appuntamenti.
Viene mostrata altra foto e Carra dice che si vede l'abitazione di SCARANO.

Carra dice che vi sono stati altri trasporti, per Firenze, per Milano, per Contorno.

Dopo un periodo che non riesce a focalizzare, è stato fatto un altro carico al garage della CO.PRO.RA. a Palermo con lo stesso esplosivo e nell'occasione BARRANCA gli aveva dato un bigliettino di un telefono di un paesino vicino Prato, e l'appuntamento era nei pressi di una chiesa dei Testimoni di Geova. LO NIGRO e BARRANCA erano andati in ufficio da lui Carra per dirgli che doveva portare dei pacchi "su", senza dirgli di preciso dove andare.
Dal "preavviso" alle operazioni di carico passò circa un mese e mezzo.
L'appuntamento per il carico era all'appuntamento al garage della CO.PRO.RA. dove c'erano BARRANCA, LO NIGRO, GIULIANO, la sera dopo cena, arrivò il LO NIGRO con i pacchi con la rete sopra. I pacchi erano forse 4, due grossi e due piccoli.
I pacchi furono sistemati nello stesso modo in cui era stato fatto il primo carico.
Alla fine del carico il BARRANCA disse, davanti a LO NIGRO, spiegò a lui Carra l'appuntamento cioè essere lì per le ore 8,00 di sera, gli dette un biglietto con il nome del paese ed un numero di telefono dove cercare "Peppuccio". A voce gli spiegarono della chiesa dei Testimoni di Geova. Il BARRANCA gli spiegò che uscendo a Prato Ovest, avrebbe trovato il nome di questo paese, venendo da Livorno ( autostrada Firenze mare).
Carra dice che partì all'indomani con il mezzo attrezzato come sempre: il trattore Volvo TO 529709 D ed il semirimorchio PA con sopra il semirimorchio targato CT che era stato ritargato PA.
Carra dice che non viene controllato il numero di targa e non sempre viene indicato il mezzo sovrapposto; che fece la polizza a nome della ditta Sabato, che aveva il cellulare e che si imbarcò da Palermo sulla Freccia blu o rossa:
Sulla nave c'erano altri camionisti che conosce.
L'appuntamento era stato fissato davanti alla chiesa dei testimoni di Geova; che non era mai stato a Prato.
Le uscite di Prato , dice Carra, sono due e non si ricorda a che uscita, non ricorda se Ovest o Est. Provenendo da Livorno, Carra si era fermato ad un'area di servizio per modo che l'arrivo a Prato era coincidente con l'appuntamento. Durante il tragitto aveva ricevuto una telefonata da LO NIGRO o dal BARRANCA (ora non ricorda bene) che gli diceva di posticipare l'appuntamento alle ore 23,00. Carra, a contestazione del PM, dice che ha forse confuso le telefonate, una in cui gli spostano l'appuntamento ed una in cui gli dicono di tornare a prendere il BARRANCA per tornare in Sicilia.
Carra ribadisce che la prima telefonata gliela fece BARRANCA. A seguito di questa telefonata, lui Carra si era fermato in un parcheggio per riposarsi per aspettare le ore 22,40 per giungere in orario all'appuntamento. La strada per l'appuntamento era stretta ed entrò verso il paese . Dopo la strettoia si trovò in uno slargo vicino ad un cimitero. Non vedendo nessuno telefonò con il suo cellulare al numero di telefono che aveva e chiese di Peppuccio. Gli rispose una persona anziana che gli disse che Peppuccio stava arrivando. La voce che gli rispose era a lui Carra sconosciuta. La persona che rispose era a conoscenza del fatto. La telefonata, che fu breve, fu fatta da lui Carra davanti al cimitero. Lui si era spostato dalla chiesa dei Testimoni di Geova, perché in quel punto non c'era spazio per il camion. Al trattore era agganciato il semirimorchio; questo fu sganciato dopo.
Carra dice che dopo la telefonata, loro, SPATUZZA, LO NIGRO e GIULIANO, arrivarono.
Non sapeva lui Carra a chi era intestato quel numero di telefono, né sapeva chi era MESSANA né tantomemo MESSANA Antonino.
Il prefisso che fece, al momento non lo ricorda, comunque era un'abitazione, non un cellulare. La telefonata fu fatta verso le ore 11,00 di sera.
Carra dice che non aveva nessuna conoscenza, a parte CORRERÀ Saverio in Versilia, in Toscana.
Dopo lo sbarco, Carra dice di aver usato il cellulare in suo possesso per delle telefonate di lavoro a Palermo e non si ricorda se ha fatto delle telefonate in Toscana per lavoro.
La ragione della telefonata a Prato è quella relativa al contatto con Peppuccio.
Carra dice che nei primi interrogatori aveva detto che quella telefonata non era sua.
Sul luogo dell'appuntamento arrivarono LO NIGRO, SPATUZZA e GIULIANO a bordo di una Fiat Uno di colore bianco. Dopo vari giri, gli fecero scaricare in un viottolo che costeggiava il cimitero. I pacchi vennero scaricati e LO NIGRO gli disse di non andare via e di andare a trovarsi un parcheggio perché doveva portarsi via BARRANCA.
Carra sapeva che doveva solo portare quei pacchi lì e poi tornare via.
Carra tornò, per la statale verso Livorno, e, prima di prendere l'autostrada c'è un distributore ed una trattoria dove lui sganciò il semirimorchio e dove ricevette la telefonata del LO NIGRO per tornare davanti alla chiesa.
Le operazioni di scarico si conclusero in circa un'ora.
Carra tornò alla chiesa pensando di trovare il BARRANCA, ma invece trovò una persona che gli disse di tornare lì l'indomani.
Carra tornò all'area di servizio.
La telefonata ci fu verso l'una e mezza-due di notte. Dopo questa telefonata lui Carra tornò alla chiesa dove seppe che doveva tornare la sera dopo. La persona lui non la conosceva e non ricorda che auto aveva.
Questa persona lui Carra l'ha vista la sera dopo quando gli spostò nuovamente l'appuntamento di tre ore dopo.
Il PM rammenta gli interrogatori resi il 31 agosto dove il Carra dice di aver visto questo giovane con una Fiat Uno di colore bianco e la volta dopo con un'auto di colore scuro, con targa Firenze.
Carra dice che le ore passate ad aspettare le ha passate sul camion, facendo anche delle telefonate alla ditta di SABATO Gioacchina, a suo fratello, all'assicurazione MOSCATO, ad un suo amico Giovanni TRIGILI che lavorava in ospedale per problemi a suo figlio. Durante questo lasso di tempo ricorda di aver ricevuto delle telefonate, ma non delle persone che "erano a Prato".
Carra descrive il ragazzo di Prato, che gli aveva spostato gli appuntamenti.
Carra non ricorda di preciso quante volte l'appuntamento fu spostato. Alle ore 23,00, arrivò il BARRANCA che dopo aver salutato il ragazzo (lo baciò sulle guance, sia a destra che sinistra) che lo aveva accompagnato con la Uno bianca (forse), salì sul camion con una borsa. BARRANCA disse a lui Carra di andare subito via, andò ad agganciare i semirimorchi e si indirizzò verso Livorno.
Carra dice che l'area di servizio era o Shell o Esso. Oltre all'area di servizio Carra ricorda una pizzeria-discoteca.
Carra dice che il paese dei Testimoni di Geova ed il cimitero e Galciana o nome simile.
breve sospensione
Carra dice che questi riferimenti li ha dati già dall'inizio della sua collaborazione, con riferimento alla chiesa, all'area di servizio, al cimitero, alla stradina, all'auto usata per l'appuntamento. Il nome del paese gli è tornato in mente in occasione del sopralluogo, con particolare riferimento alla casina cantoniera da cui ha riconosciuto il contesto del paese anche dai cartelli di indicazione.
La casa cantoniera gli è rimasta in mente perché all'appuntamento alla chiesa sbagliò traversa e la prese come punto di riferimento.
Oltre la casa cantoniera prese a riferimento anche un fruttivendolo, riconosciuto anche in sede di individuazione.
In occasione dell'aggancio dei semirimorchi, c'era un operaio; si trovava vicino a Pistoia e in un area di servizio BARRANCA gli chiese di fermarsi per comprare una radiolina, in quanto il camion ne era sprovvisto.
BARRANCA, non appena salito, si accomodò in cuccetta, era tutto sporco, e stette lì fino a Palermo.
Carra dice che comprò la radio-mangianastri e due cassette di canzoni napoletane alla prima o alla seconda area di servizio entrando da Pistoia in autostrada in direzione Livorno.
Carra dice di essere partito con BARRANCA verso mezzanotte; da Pistoia a Livorno ha impiegato circa un'ora. L'acquisto della radio fu fatto prima dello svincolo per Genova-Livorno.
Carra descrive la radio-mangianastri, di colore nero, di marca Irradio. La radio in questione la portò a casa lui Carra.
Durante il viaggio BARRANCA girava in continuazione i giornaliradio dove, quasi a mattina, dettero la notizia dell'attentato a Firenze e Carra dice che in quel momento capì che c'entrava anche lui ed anche perché le cassette erano rimaste sigillate.
A Palermo BARRANCA gli disse a lui Carra di dimenticare tutto e di non parlare con nessuno, che non era successo niente.
Da Livorno, sganciati i semirimorchi, Carra dice di essere stato fermato dalla Polizia Stradale nei pressi di Roma e che gli agenti hanno visto solo lui, in quanto BARRANCA è rimasto sempre in cuccetta.
Il viaggio da Livorno a Roma fu fatto con il solo trattore. Il controllo della Polizia Stradale fu effettuato subito dopo il raccordo di Roma, direzione Napoli.

Vengono sottoposte a Carra delle foto riproducenti la casa cantoniera ed il fruttivendolo di Prato e questi, dopo averle riconosciute, dà le opportune indicazioni. Vengono mostrate altresì le foto del cimitero, dopo la chiesa dei Testimoni di Geova e la chiesa stessa e Carra ribadisce che in sede di sopralluogo aveva, all'inizio, sbagliato strada.

L'esame viene sospeso fino a domani alle ore 9,00.
N. 3309/93-21 PM DDA

Firenze, 24.2.1997

Al personale addetto alla "tutela" del collaboratore di giustizia CARRA Pietro.

a mano

Come da richiesta, si comunica che l'esame dibattimentale di CARRA Pietro, iniziato nella mattinata odierna avanti alla Corte di Assise di primo grado di Firenze (nel proc.to c. BAGARELLA ed altri, per i fatti di strage degli anni 1993-1994), proseguirà nella udienza di domani 25.2.1997 ed in quelle successive. Non è allo stato prevedibile per quante udienze l'incombente si protrarrà né se si tratterà di udienze consecutive, competendo al Presidente della Corte i provvedimenti in merito.


IL PUBBLICO MINISTERO
G. CHELAZZI - G. NICOLOSI
45^ - UDIENZA DEL 25.2.1997
[pic]

Segue esame di: CARRA Pietro

alle domande del PM, Carra dice:

- che nel periodo del viaggio a Prato, ha fatto anche un altro viaggio via aereo unitamente ad un suo autista forse GALLUZZO, sono atterrati a Pisa in quanto vicino a Lucca aveva dei problemi con un camion che faceva un trasporto per una ditta di Palermo, la Sud Ferro del DI LIBERTO Angelo e Pietro, ha poi lasciato il semirimorchio a Livorno, mentre l'autista è andato a Genova. Il viaggio durò un giorno. Questo viaggio lo colloca nell'anno 1993, ma non ricorda di preciso.
- Che ha avuto un autista a nome DI PAOLA, ed è questo DI PAOLA Luciano che lo ha accompagnato a Pisa, non il GALLUZZO.
- Che alla SABITAL è andato lui. Viene mostrata a Carra la copia di due fatture, una con intestazione della SABITAL diretta alla Garden Center, ed una'altra analoga, tutte e due sottoscritte dal Carra (allegate all.ann.ne DIA Firenze nr. 2847).
- Che oltre alla radio-mangianastri e le musicassette, non comprò altro, solamente le batterie per la radio. Pagò il tutto sulle 100 mila lire.
- Che durante gli interrogatori ha visto un depliant relativo a delle radioline.
- Che il mangianastri, finito il viaggio, lo ha portato a casa lui Carra, unitamente alle cassette. La radio è stata poi rotta dai bambini. Le cassette sono rimaste a casa sua. Al momento del suo arresto, le radio era già stata buttata via.
- Viene mostrato un depliant relativo a delle radio, Carra riconosce il depliant che è quello che gli è stato mostrato durante gli interrogatori e riconosce il modello CR 432 che è come quello che acquistò, in quanto ha le stesse caratteristiche, non è che sia proprio quello.
- Vengono mostrate a Carra delle foto che riguardano dei luoghi e Carra riconosce il ristorante dove lui si fermò per circa due ore, vicino a Prato, riconosciuto durante il sopralluogo con il PM; si era fermato lì a seguito dello spostamento dell'appuntamento in occasione del viaggio a Prato; riconosce l'area di servizio dove lui si fermò in quei giorni, posto che ha individuato anche in sede di sopralluogo con il PM; riconosce il ristorante all'interno dell'area di servizio, legge la scritta API, cosa che non si ricordava.
- Che ha effettuato un altro trasporto ad Arluno, ed un altro che ha chiamato (ieri) "veloce". Quello che è venuto prima è quello "veloce", prese il traghetto da Palermo per Napoli, la sera stessa si è nuovamente imbarcato per Palermo, con il semirimorchio vuoto, così come era arrivato. Che all'imbarco gli avevano chiesto il perché e lui aveva fornito delle giustificazioni. Questo viaggio "veloce" lo ha fatto circa una decina di giorni prima di Arluno e sicuramente dopo Firenze.
- Che questo viaggio "veloce" lo fece per trasportare due balle di esplosivo piccole ed una borsa da ginnastica che ha consegnato a SPATUZZA e SCARANO a Roma che caricarono il tutto su un furgone di colore arancione, ma non riesce a focalizzare il posto dove avvenne il carico.
- Che all'inizio della sua collaborazione ha riferito di un viaggio, senza riuscire a dare indicazioni precise. Alle sollecitazioni del PM, (durante gli interrogatori e per le contestazioni, anche in considerazione di altre dichiarazioni rese da altre persone), gli è venuto in mente il fatto delle "acque minerali".
- Che del furgone arancione, non ricorda se lo ha subito indicato. Lo ricorda solamente in occasione di questo viaggio "veloce".
- Che ha cercato di ricostruire tutti i viaggi e questo furgone, negli altri viaggi non c'è.
- Che queste due balle e la borsa furono portate a Roma e le consegnò a SPATUZZA e SCARANO, sicuramente.
Il PM gli rammenta che il furgone arancione fu menzionato da Carra già in occasione del verbale del 31 agosto 1995 pomeriggio.
- Che le balle erano confezionate come le altre, solamente che erano piccole come due ruote di auto.
- Che non sa specificare il peso delle balle grandi e che in sede di interrogatorio ha detto sui 100-110 chili, basandosi sulla sua capacità di alzare qualcosa.
- Che ha avuto modo di maneggiare due balle, nella villetta vicino a Fiano Romano.
- Che anche durante le indagini ha avuto modo di maneggiare balle simili, a Roma alla Scientifica, quando ha provato ad alzarne una; in quanto nella villetta aveva aiutato a sotterrarle ed una, in quell'occasione, la aveva alzata lui personalmente.
- Che in occasione delle balle alla Scientifica che alzò, rispetto a quelle piccole che trasportò, ricorda che una la dette a SPATUZZA e che come peso e confezionamento erano simili a quelle viste alla Scientifica.
- Che non sa quanto pesavano le balle alla Scientifica e nessuno glielo ha mai detto.
- Che oggi Carra stima il peso delle balle della Scientifica in 25/35 chili.
L'avv. Cianferoni si oppone alla domanda del PM circa la valutazione del peso dell'esplosivo.
Il PM non replica, ma chiarisce la sua linea processuale.
Il Presidente respinge l'opposizione dell'avv. Cianferoni.
- Che le balle piccole erano uguali a quelle viste alla Scientifica, come confezionamento.
- Che in lacune occasioni ha trasportato balle più grosse che lui da solo non riusciva a sollevare.
- Che la borsa che consegnò, non era piena, non era pesante, si sentiva il rumore di "ferro con ferro", ma lui non la aprì.
- Che il secondo viaggio, dopo quello "veloce" è quello di Arluno.
- Che mentre lui Carra andava a Villabate, con una Ford, era seguito da una Ford dove c'erano LO NIGRO ed Olivetti, che gli lampeggiarono e, dopo essersi fermati, gli chiesero se conosceva Arluno. Carra gli rispose che sapeva dove era l'uscita e loro gli dissero di preparare il mezzo per andare ad Arluno. La sera stessa (l'incontro era avvenuto verso le ore 3,00 del pomeriggio) preparò il camion all'interno della CO.PRO.RA., vennero caricate le balle, sempre portate dal LO NIGRO con il suo Ape, erano presenti anche BARRANCA, GIULIANO. Caricarono due balle ed un involucro a "salsicciotto" che lui stesso Carra aveva portato da Castelvetrano. Caricato il tutto, si divisero: Cosimo gli dette appuntamento all'entrata di Villabate perché doveva andare con lui Carra. Cosa che avvenne e al momento di partire LO NIGRO aveva con se una borsa. Strada facendo LO NIGRO fece delle telefonate, in quanto aveva appuntamento, verso le ore 11,00 di mattina, in una piazzetta di Arluno dove c'era una panchina. Giunti nei pressi LO NIGRO cercava di rintracciare la persona. Giunti ad Arluno ed entrati in paese, superarono il paese, sganciarono i semirimorchi e tornarono nella piazzetta solo con la motrice. Carra precisa che era a conoscenza di cosa trasportava nell'occasione. In paese si sono seduti sulla panchina ad aspettare questa persona, LO NIGRO telefonò da una cabina lì vicino e, a domanda di Carra, LO NIGRO gli disse che questa persona la aveva vista una sola volta a Palermo. In questa piazza c'è anche un'edicola e, mentre parlavano, arrivò questa persona e Carra cercò nell'occasione di non farsi vedere in volto. LO NIGRO e questa persona si sono salutati e poi LO NIGRO disse a Carra di seguire con la motrice la persona. Sono usciti dalla piazzetta ed hanno seguito questa persona. Carra ha nuovamente riagganciato i semirimorchi e sono usciti di nuovo dal paese.
Mentre cercavano un posto, ad un certo punto LO NIGRO è sceso, ha parlato per dieci minuti con questa persona, è risalito dicendo a Carra che avevano trovato il posto. Arrivati, Carra ha alzato il ribaltabile. Carra sapeva che cosa stavano facendo. Scaricati i due pacchi ed il "salsicciotto". LO NIGRO si avvicinò a Carra e gli disse di andare, mentre lui restò lì. Carra si accorse della borsa e chiese a LO NIGRO cosa ci doveva fare. LO NIGRO gli disse di andare via e di non preoccuparsi.
Da lì Carra è andato a Genova, dove ha lasciato il rimorchio al porto ed è ritornato a Palermo in aereo e spedendo il trattore via mare con la Viamare per Termini Imerese.
Dopo alcuni giorni ha visto in televisione le stragi in contemporanea a Roma e Milano.
- Che solo in quell'occasione ha usato la Viamare.
- Che le due balle di Arluno erano di quelle grandi.
- Che lui aveva visto 15/16 "salsicciotti" che caricò per ordine di LO NIGRO in una campagna di Castelvetrano che portò a Palermo e che successivamente lasciò a LO NIGRO.
- Che a Castelvetrano arrivarono LO NIGRO con una Golf, con un'altra persona. Sul posto c'era anche una persona anziana.
- Che non sapeva di cosa doveva prendere a Castelvetrano.
- Che lui aveva appuntamento all'uscita di Castelvetrano, direzione Mazara del Vallo, vicino ad un'area di servizio che forse era "Esso".
- Che in questa campagna, entrando sulla sinistra, c'era una casetta mentre a destra c'erano le stalle, di fronte c'erano piante di olivo. C'era una persona anziana che lui Carra non aveva mai visto né che poi a rivisto.
- Che con la persona anziana ci parlò la persona che guidava l'auto dove c'era il LO NIGRO.
- Che per caricare questi "salsicciotti", lui Carra, li ha toccati, erano lunghi circa un metro e sembravano "pieni di acqua". Erano tutti uguali come misura. Esternamente erano rivestiti tipo i "sacchi retati di patate" di colore azzurro, stretti, di plastica, chiusi alle estremità, non ricorda di aver visto alcuna scritta. Questi "salsicciotti" li ha poi portati a Palermo da solo. Gli accordi erano che si sarebbe fatto vivo LO NIGRO, cosa che successe nel tardo pomeriggio quando LO NIGRO arrivò con la Renault per dirgli che quando si faceva buio sarebbe venuto a caricare il materiale.
- Che ad Arluno portò uno di questi "salsicciotti".
- Che non sa che cosa avesse LO NIGRO nella borsa. Oltre ai pacchi ed al "salsicciotto", LO NIGRO aveva anche una pinza e del filo, tipo miccia, ricoperto da scotch, arrotolato a matassa, forse di due metri, di diametro come il filo del microfono di colore blu, all'interno tra il filo ed il nastro isolante c'era del filo di ferro attorcigliato a spirale largo, il nastro isolante era quello in pezza, del modello telato di colore nero con dei puntolini bianchi ricoperto.
- Che Carra preso questo filo in mano e lo mise sotto il sedile. Lo ha ripreso in mano quando lo spostò da sotto il sedile al portaoggetti. Le pinze erano di tipo tenaglia, con i manici di colore rosso, tipo materiale isolante.
- Che il viaggio ad Arluno si è svolto via terra e lui Carra e LO NIGRO hanno parlato un po' di tutto, ma non dell'oggetto del viaggio.
Carra spiega che in quell'ambiente non si fanno domande, certe richieste possono portare alla morte.
- Che quando arrivò la persona di Arluno, lui Carra cercò di non farsi vedere in volto, in quanto era consapevole di quanto aveva trasportato.
- Che come punti di riferimento ad Arluno, ha conservato in mente la panchina con di fronte la cabina telefonica nella piazzetta.
- Che sulla statale per Arluno lui Carra aveva visto una ditta e voleva entrare, ma aveva notato che c'erano delle telecamere.
- Che c'erano dei binari che entravano in questa ditta.
- Che hanno passato due ponti prima di arrivare alla strada di campagna e sotto uno di questi c'era una prostituta di colore.
- Che il punto esatto dello scarico si trova in una stradina e che per trovarlo ci furono dei problemi in quanto non riuscivano a stabilire un luogo adatto. Il punto dello scarico fu indicato a lui Carra da LO NIGRO. La persona arrivò all'appuntamento a piedi, poi per trovare il posto usò una macchina, forse una 127 bianca che gli fece strada fino a poco prima del posto indicato per lo scarico. Il posto fu individuato da LO NIGRO e questa persona. LO NIGRO, una volta risalito sul camion aveva indicato la strada, mentre l'altra persona si era allontanata. In questa strada c'erano delle canne alte.
- Che in sede di sopralluogo la vegetazione era "a zero", cioè non c'erano più le canne alte. Nella stessa occasione però Carra riconobbe il luogo.
Vengono mostrate delle foto relative ad un viottolo con un albero e sulla destra un campo di granturco alto e Carra dice che è la strada che fece marcia indietro con la differenza che all'epoca c'erano delle canne, era più coperto.
breve sospensione
- Che in sede di sopralluogo, all'inizio c'erano state delle difficoltà, poi superate. I punti di riferimento erano i due ponti (che all'inizio non riusciva ad individuare), la piazzetta (che identificò con sicurezza) in quanto c'era la panchina nell'angolo della piazza e la cabina telefonica di fronte alla panchina. Che da quella cabina il LO NIGRO aveva fatto una telefonata. Anche durante il tragitto LO NIGRO aveva cercato di contattare (senza esito) qualcuno.
- Che LO NIGRO telefonava ad un cellulare; telefonò dall'area di servizio di Casalecchio, appena usciti ad Arluno e dalla cabina; in quest'ultima occasione LO NIGRO gli disse che il cellulare era spento.
- Che in un primo tempo Carra aveva indicato questo viaggio ad Arluno come via mare e non via terra, e spiega dicendo che il viaggio via mare si riferisce ad altro viaggio a Milano con il LO NIGRO per una questione di armi, viaggio effettuato all'inizio del 1995.
- Che nel 1993, verso la fine dell'anno trasportò dei pacchi da Palermo a Napoli con Vito Federico che restò lì; poi Carra andò alla villa di FRABETTI a Roma, poi con SPATUZZA tornò a Palermo.
- Che il periodo era fine estate, è stato l'ultimo viaggio in quell'anno.
- Che con Vito Federico andò a Napoli, arrivò all'ultima area di servizio AGIP, direzione nord, allo svincolo c'era una macchina che abbiamo seguito fino dentro Napoli in una strada larga dove c'era un deposito di autobus. Carra è sicuro di ritrovare la cava dove scaricò il materiale. Il carico era stato portato con il Volvo ed il ribaltabile me non sapeva il contenuto dei due/tre pacchi piccoli che lui vide scaricare. Il carico fu fatto da LO NIGRO, Olivetti, SPATUZZA, GIACALONE, Vito Federico, GRIGOLI Salvatore. Una volta caricato lui Carra era partito con Federico e vidi in questa occasione i pacchi guardando dallo specchietto retrovisore.
Da qui Carra proseguì per incontrare SCARANO e SPATUZZA ed arrivarono all'abitazione di FRABETTI, dove andarono in una cantina piena di armi. SPATUZZA le guardò prima di metterle dentro dei sacchi tipo di patate. I sacchi furono messe in una borsa tipo tennis ed è quindi ritornato in Palermo.
- Che in questa villetta Carra c'è stato solo in questa occasione.
- Che l'appuntamento era alla solita area di servizio e che assieme a SPATUZZA c'era SCARANO con la sua Audi blu e che andarono direttamente alla villetta.
- Che alla villetta era presente Aldo FRABETTI che lui Carra vedeva per la prima volta. In quell'occasione non gli venne nemmeno presentato. Carra capì che era il proprietario in quanto era stato SCARANO a dire che andavano a casa di Aldo.
- Che Aldo era dentro al villetta e che li stava aspettando. All'interno della villetta c'erano le armi. Alla villetta si giunge per una stradina di campagna che si diparte dalla statale, dopo aver passato una palazzina e un po' di campagna alla fine c'era la casa di FRABETTI, oltrepassato un cancelletto e scendendo delle scale sono andati tipo nello scantinato, una stanza rustica dove a terra c'erano queste armi (lunghe e corte), bombe a mano, munizioni, che SPATUZZA guardava e sceglieva.
- Che queste armi furono divise tra SCARANO e SPATUZZA. Le armi scelte da SPATUZZA furono messe in dei sacchi 4 o 5 e poi in una borsa. Ogni sacco conteneva più armi. Tutta questa roba fu messa nel vano del semirimorchio ribaltabile sempre con i rimorchi sovrapposti. Carra e SPATUZZA insieme tornarono a Palermo e la sera, nella zona industriale le consegnò a SPATUZZA che era accompagnato da LO NIGRO e Olivetti con la Renault 5 di LO NIGRO. Non sa dove sia stato portato questo materiale.
- Che nella villetta delle armi Carra dice di non esserci più andato. Solo in sede di sopralluogo Carra specifica di aver riconosciuto la stradina che portava alla villetta.
- Che l'ingresso della stradina dalla statale lo ha riconosciuto con sicurezza.
Vengono mostrate al Carra delle foto: incrocio via Braccianese con via Edoardo Perino che non gli rammenta niente; altra foto di strada sterrata che però non garantisce essere quella giusta; Carra ricorda che all'inizio della stradina c'era un cancello di ferro; gli viene sottoposta una foto dove si vede un albero di traverso ed un ingresso con un cancello e Carra dice che la foto è stata fatta dalla parte opposta alla direzione di marcia che fece lui. Viene altresì mostrata una foto di una casa di colore bianco e Carra dice che è la villetta delle armi, quella di Aldo, ma anche questa, è stata ripresa dalla parte opposta. Viene mostrata altra foto analoga ma in panoramica e Carra riconosce la villetta di FRABETTI.
- Che in territorio romano Carra è tornato ancora negli anni successivi: la prima volta con un carico di tegole per la villetta dello SCARANO, viaggio fatto con GIACALONE e poi per la vicenda di CONTORNO.
- Che si presentò a Carra GIACALONE Luigi che gli chiese di caricare delle tegole da portare a Roma, da regalare allo SCARANO. Le tegole dovevano essere caricate vicino al magazzino di lui Carra. Le tegole furono pagate da GIACALONE, mentre Carra faceva manovra. GIACALONE gli dette anche i soldi per le spese e gli dette appuntamento alla solita area di servizio a Roma. Carra si imbarcò per Napoli e, all'appuntamento trovò GIACALONE e SCARANO che lo guidarono fino alla villetta. Lasciò il camion e andarono a casa dello SCARANO a prendere un caffè, nell'occasione conobbe la moglie di questi. In macchina, l'Audi, andarono alla banca dove SCARANO entro, mentre lui Carra e GIACALONE aspettarono. Ripartirono poi per Milano dove la sera a GIACALONE dettero una Peugeot 106 di colore rosso con targa straniera. La macchina fino a Roma fu guidata da lui Carra e all'indomani, con il mezzo vuoto, Carra caricò la macchina ed una barca che poi lasciò a Palermo all'autosalone di GIACALONE.
- Che conosceva la fornace delle tegole, ma non aveva mai avuto prima di allora rapporti di lavoro.
- Che per il trasporto venne fatta regolare bolla di accompagnamento e non ricorda se l'intestazione era stata fatta a SABATO Gioacchina o CO.PRO.RA.
- La fornace si trova in via Messina Marine, lato mare, direzione di Villabate.
Viene mostrata a Carra la copia di una fattura di accompagnamento datata 23.03.1994 e questi la riconosce come quella a lui rilasciatagli. Carra ricorda anche la cifra di 3 milioni. L'indirizzo di Capena lo dette GIACALONE.
- Che la partenza, probabilmente, è stata nella stessa giornata, con la nave.
- Che sul camion, oltre le tegole, dettero a lui Carra una busta con dentro dei documenti in bianco "tessere" (carte di identità) che doveva consegnare allo SCARANO che aveva delle amicizie per fare dei documenti falsi.
- Che l'appuntamento era alla solita area di servizio.
- Che il mezzo fu lasciato alla villetta in costruzione di SCARANO.
- Che il viaggio a Milano fu fatto lo stesso giorno del viaggio delle tegole.
- Che all'epoca Carra disponeva di un cellulare intestato a SABATO Gioacchina o forse in quel periodo era intestato alla moglie LA BUA Liliana.
- Che questo cellulare della moglie lo usava in esclusiva solo lui Carra.
- Che in occasione di questo viaggio aveva il cellulare.
- Che il rientro a Palermo è avvenuto l'indomani.
- Che la Peugeot con targa straniera, era provento di furto, rubata a Milano e Carra non ricorda cosa gettò dal finestrino.
- Carra ricorda che mancava la chiave del tappo della benzina.
- Che la macchina venne ritirata a Milano, in un paese in direzione laghi. GIACALONE era a conoscenza di tutto.
- Che GIACALONE si allontanò con una persona che era venuto a prenderlo, lasciando Carra e SCARANO da solo; dopo poco GIACALONE tornò con l'auto.
- Che il cellulare di cui disponeva Carra non era mai stato dato da questi a nessuno.
- Che la notte successiva al viaggio delle tegole, ha dormito nella villetta (non quella in costruzione), nell'occasione sbagliò anche strada, era tardi, erano le 4 del mattino.
Viene mostrata una foto che ritrae una villetta in costruzione e Carra dice che è quella dello SCARANO e le tegole sono quelle portate da lui dalla fornace di via Messina Marine di Palermo.
- Che in quella villetta (non quella in costruzione) dormirono lui e GIACALONE e l'indomani SCARANO portò due donne per fare le pulizie.
- Che non conosce il luogo dove era ubicata questa villa. Ma nel corso di sopralluogo con il PM è riuscito ed individuarla.
- Che la villetta si trova uscendo da Fiano Romano, sulla stessa via che porta alla villa in costruzione, si saliva fino ad residence di villette e davanti c'era la villetta di GIACALONE. Sulla sinistra c'era una tettoia, la villetta era di fronte, Carra -descrive i vani che componevano l'immobile ed il giardino-.
Carra l'ha indicata come la villetta di GIACALONE in quanto seppe poi che era di quest'ultimo.
- Che alla villa in costruzione di SCARANO, dove ha scaricato le tegole, Carra dice di non esserci più tornato; al contrario è tornato in quella di GIACALONE.
- Che nelle adiacenze della villetta SCARANO e GIACALONE lo portarono verso un fiume piccolo dove ci sono delle canne e, vicino ad un albero c'era nascosta sotterrata una cassetta con 8/9 pistole di cui una la regalò a GIACALONE ed una più piccola a lui Carra. Queste armi furono portate a Palermo da Carra.
- Che questi posti sono stati poi rivisitati in sede di sopralluogo con il PM cercando di ritrovare anche il posto preciso della cassetta sotterrata.
- Che la cassetta fosse quadrata con dentro dei chiodi che servivano a fermare le pistole che fosse abbastanza curata, si apriva da un lato soltanto.
- Che questa cassetta fosse più grande di una valigetta tipo 24 ore, sopra era tutta ricoperta di plastica nera, che si trovasse in una buca fatta nel terreno messa circa 2 cm sotto.
- Che le pistole, il Carra non conosce la provenienza ma sembra che appartenessero ad una collezione privata dello SCARANO.
- Che il PM mi mostrò la cassetta in sede di interrogatorio fatto a Roma fosse la stessa che vidi in nella circostanza nella adiacenza della villetta dello SCARANO.
- Che la pistola grande fosse un'automatica e che lo fosse anche la piccola, che arrivato a Palermo le nascosi sul trattore e che poi le consegnai al GIACALONE, e che poi non ho più rivisto.
sospensione fino alle ore 14,30
- Che l'episodio delle cassetta delle armi si è svolto alla presenza di lui Carra, SCARANO e GIACALONE.
- Che la permanenza nella villetta è stata di qualche giorno, dato che sono andati in giro con lo SCARANO a fare compere in centro, e Carra nell'occasione comprò un paio di scarpe acquistate da un amico di SCARANO.
- Che non è in grado di quantificare i giorni (3-4-5).
- Che lo SCARANO portò lui Carra a trovare il figlio grande, quello maggiore, che era agli arresti in una clinica che era fuori Roma.
- Che GIACALONE si trattenne per tutto il tempo.
- Che durante questa permanenza lui Carra ha conosciuto Aldo FRABETTI, la moglie e la moglie di SCARANO.
- Che FRABETTI lo ha visto per la prima volta nella villetta del viaggio delle armi e che durante la permanenza a Roma lo ha rivisto alla villetta in costruzione di SCARANO, seguiva il lavoro degli operai.
- Per quanto riguarda la villetta di GIACALONE, Carra non sa dire cose ulteriori, dice solo che poi ha saputo che era stata affittata da GIACALONE.
- Che lui Carra non sapeva come era stata affittata e da chi.
- Che le chiavi erano in possesso di GIACALONE.
- Che lui Carra non chiese spiegazioni a GIACALONE circa la disponibilità di questi di una casa a Roma, quando lui era di Palermo.
- Che durante la sua permanenza Carra non ha sentito parlare di azioni criminose da fare.
- Che lui Carra si trattenne per alcuni giorni in quanto doveva "scendere giù" delle auto per GIACALONE ed anzi andò con questi a visionare delle auto incidentate che poi non prese.
- Che a Palermo Carra tornò da solo, con la barca e la Peugeot con targa straniera e che GIACALONE restò a Roma.
- Che durante questa permanenza sia Carra che GIACALONE dormivano nella villetta.
- Che dopo il suo arrivo a Palermo, Carra dice che dopo aver scaricato all'autosalone di GIACALONE, fu contattato da SPATUZZA e Pietro ROMEO, da poco uscito dalla prigione, dicendogli che lui Carra doveva fare un altro viaggio di pacchi a Roma. caricarono un "sacco tipo cemento" ed un altro tipo "candela". Presenti al carico nella zona industriale, all'aperto, erano Pietro ROMEO, TUTINO Vittorio e SPATUZZA, carico che venne effettuato con lo stesso mezzo (trattore e semirimorchio).
- Che il carico avvenne in un piazzale di una ditta (forse lì ci lavorava lo SPATUZZA) ed in questa occasione gli fu detto a lui Carra che SPATUZZA doveva salire su a Roma con lui. Carra fece un biglietto a nome di LA ROCCA Luigi, un suo autista, ma poi SPATUZZA non lo usò.
- Che il carico era costituito da due pacchi grandi, scocciati con nastro da imballaggio, con le cordicelle e questo mezzo pacco di cemento con dentro questa "candela". Carra vide all'interno del pacco della polvere. SPATUZZA disse a lui Carra di dire a LO NIGRO di mettere la "candela" il più dentro possibile nel pacco. La candela era del tipo di quelle di cera. Il sacchetto con la polvere ed era del tipo da cemento da 25 Kg.
- Che la polvere che vide gli dette l'impressione di tipo cemento.
- Che il sacchetto era aperto ed arrotolato fino alla polvere.
- Che ROMEO gli dette dei soldi e gli disse che SPATUZZA non sarebbe andato e che gli dette anche una busta da dare a LO NIGRO.
- Che i familiari di lui Carra si trovavano a Milano in quanto il bambino doveva passare una visita per l'assicurazione a seguito di un incidente.
- Che questo fatto del "cemento" avvenne praticamente nello stesso giorno in cui i suoi familiari partono per Milano ed infatti, anche lui Carra dopo si portò a Milano.
- Che anche questo viaggio Carra lo fece con al seguito il cellulare.
- Che il viaggio lo fece da solo.
- Che lui sapeva che cosa caricava nella zona industriale.
- Che non sapeva a che cosa sarebbe servito questo materiale.
- Che il viaggio lo fece via mare con la Tirrenia, da Palermo a Napoli e che aveva il solito appuntamento all'area di servizio. Lì doveva andare a prenderlo LO NIGRO.
- Che arrivato all'area di servizio, non vedendo nessuno, lui Carra fece una telefonata al LO NIGRO e che dopo poco arrivarono LO NIGRO e GIULIANO con un fuoristrada di colore bianco.
- Che dall'area di servizio si sono mossi assieme per arrivare all'area di servizio prima della villetta di GIACALONE. Carra lasciò il camion proseguì fino alla villetta con la Jeep, portandosi solo la sua borsa personale.
- Che la strada non consentiva il transito a mezzi pesanti.
- Che arrivato alla villetta, con Olivetti e LO NIGRO, prima di pranzo, trovò GIACALONE, Cacciatore - Totò - GRIGOLI, un altro ragazzo che loro chiamavano Picciriddu e che al momento non ricorda il nome di battesimo.
- Che anche durante gli interrogatori non ricordava il nome.
- Che lo aveva visto una volta di sfuggita a Palermo all'autosalone di GIACALONE, mentre lui Carra era in macchina con GIULIANO e nell'occasione salutò GIULIANO di sfuggita.
- Che ha visto nella villetta, nell'autosalone ed a casa sua in occasione di un accompagnamento di GIULIANO che si ritirò con Picciriddu a parlare per dieci minuti.
- Che ha rivisto il volto del Picciriddu sul giornale Panorama, durante la detenzione a Sollicciano, quando il Picciriddu fu arrestato.
- Che tutti alla villetta lo chiamavano Picciriddu.
- Che poi quando ha visto la foto sul giornale è sicuro che era quella persona della villetta.
- Che il materiale che era sul camion fu scaricato alla fine della permanenza e che in quell'occasione lui Carra vide altri due pacchi sotterrati in giardino.
- Che il suo carico fu scaricato mezz'ora prima che lui partisse per andare a trovare sua moglie a Milano per via della visita del bambino.
- Che sua moglie alloggiava dalla sorella.
- Che Carra ha raggiunto Milano con il camion al completo ed ebbe anche degli impegni di lavoro a Brescia dove andò con suo figlio maggiore e dove caricò del ferro, un fascio, non legato, ben consapevole dei rischi che poteva correre. Ad una rotonda il ferro è caduto ed è arrivata la Stradale che lo contravvenzionò.
- Che questo fatto avvenne il giorno dopo del suo arrivo a Milano.
Viene mostrata a Carra la copia della contravvenzione della Pol. Strada di Brescia del 7.4.1994 e questi conferma il fatto.
- Che quella è l'unica contravvenzione che gli è stata elevata dalla Polizia Stradale di Brescia.
- Che rispetto alla data della contravvenzione, la sua partenza per Roma è precedente di circa 3-4 giorni al massimo.
- Che l'ultima volta che ha visto la villetta di GIACALONE è stata quando ha fatto il sopralluogo con il PM e che era cambiata internamente a come l'aveva vista lui all'epoca dei fatti; mentre nulla era cambiato nel giardino.
- Che i cambiamenti erano su tutti e due i piani, nonché all'entrata.
- Carra descrive i cambiamenti che ha potuto constatare rispetto a come se la ricordava lui.
- Che in sede di sopralluogo lui Carra ha dato delle indicazioni specifiche ad un certo luogo: un "portalegna", un camino, un albero dove furono sepolte le balle.
- Che le balle furono sepolte nel pomeriggio dopo pranzo nella giornata del suo arrivo. Lui Carra riuscì ad alzare una di queste balle che fu sotterrata insieme all'altra. Queste balle erano di quelle piccole.
- Che lui Carra ha parlato di questo fatto subito, prima di fare il sopralluogo e di sua iniziativa, anche perché era a conoscenza di quel materiale.
- Che quando ne parlò pensava già che fosse stato spostato, in quanto dopo l'arresto di GIACALONE lui Carra aveva visto GIULIANO Olivetti che gli aveva detto che lui e Pietro ROMEO erano dovuti andare a spostare quei pacchi della villetta. Non gli disse dove li avevano portati.
- Che lui Carra non seppe di quanto erano stati spostati.
- Che i pacchi visti alla Scientifica e quelli sotterrati nella villa, secondo lui Carra sono gli stessi, anche perché fece la prova del "sollevamento" di uno di questi pacchi come aveva fatto in precedenza per il sotterramento.
- Che arrivato con il suo carico a Roma lui Carra trova altre due balle di esplosivo e lui non sa perché gli hanno fatto portare altro materiale.
- Che lui non fece domande, e non capì il perché di questo suo viaggio.
- Che al momento di partire da Palermo, lui Carra non sapeva la destinazione di questo carico, cosa che seppe alla villetta, in quanto loro parlavano del rifugio di CONTORNO ed anche lui stesso, unitamente a GIACALONE, andarono a vedere la villetta di CONTORNO. GIACALONE lo portò anche in un'altra strada dove forse CONTORNO aveva un'altra casa e nell'occasione lui Carra, a richiesta, prestò il suo cellulare a GIACALONE che fece alcune telefonate.
- Che GIACALONE gli disse che avevano scoperto che CONTORNO aveva un giro di droga e che era stato SCARANO a scoprire il rifugio e che c'era di mezzo un industriale con una Ferrari a cui CONTORNO vendeva la droga.
- Che nella villetta sentì fare questi discorsi su CONTORNO, nome che lui Carra conosceva per sentito dire e per televisione.
- Che le ragioni per cui si doveva fare un'azione contro CONTORNO erano che questi era un collaboratore. L'azione lo doveva fare fuori anche perché GIACALONE aveva detto a lui Carra che dovevano fare fuori CONTORNO ed era già un mese che era fuori da Palermo.
- Che era stato proposto a lui Carra di usare un mezzo rubato per andare contro l'auto di CONTORNO. Ma lui Carra si rifiutò.
- Che la cosa li fece ridere. Loro avevano pensato di fare due squadre e che quando lui Carra fosse riuscito a bloccare CONTORNO con un mezzo pesante, loro lo avrebbero crivellato di colpi. quella sera stessa, lui Carra partì per Milano.
- Che fu Picciriddu e LO NIGRO ad arrivare con una batteria di auto per usarla per attivare l'esplosivo per fare saltare in aria CONTORNO. Avevano fatto dei sopralluoghi ed avevano identificato un edificio in costruzione come punto di osservazione. Avevano anche una batteria più piccola tipo quella delle moto. Il PM chiede anche se avevano dei fili.
L'avv. Maffei si oppone alla domanda sui fili del PM.
Il PM riformula la domanda.
- Che oltre alle due batterie, quella di auto e quella più piccola tipo moto, il BENIGNO e LO NIGRO avevano per le mani dei fili e delle pinze. Questo dopo il "sopralluogo" che avevano fatto alla casa di CONTORNO.
- Che il telecomando che vide Carra era simile a quello delle auto giocattolo; telecomando in mano al BENIGNO. Le dimensioni erano più grandi di quello delle macchine telecomandate. Era con due pulsanti, uno a destra ed uno a sinistra, di circa 30x30 cm, con un'antenna al centro; tutto di plastica nera e forse con la scritta adesiva sopra di un altro colore. Carra dice di aver visto questi telecomandi usati per i modelli di macchine a benzina radiocomandate.
- Che ha sentito solo parlare delle cose che dovevano fare e non eventualmente di cose già fatte e fallite.
- Che non sa che materiale avrebbero usato.
- Che non sa che fine abbia fatto il suo materiale; ha letto sui giornali che l'esplosivo è stato rinvenuto e pensa che sia quello portato su da lui.
- Che questo ritrovamento avvenne tre o quattro giorni dopo il suo viaggio.
- Che non ricorda se i giornali avessero riportato la notizia dello scoppio di questo esplosivo.
- Che da quanto riportavano i giornali lui Carra si fece l'idea che la zona dove lui e GIACALONE erano andati a vedere la casa di CONTORNO, a Formello.
breve sospensione
- Che quando si verificò questo fatto dei giornali, lui Carra si trovava a Genova.
- Che seppe, a Palermo, dopo un paio di giorni, GIULIANO gli disse che il telecomando non aveva funzionato e che quando c'erano i Carabinieri lui GIULIANO aveva cercato di far saltare loro.
- Che non spiegò il malfunzionamento del telecomando. Gli disse che era stato uno della pompa di benzina che aveva visto i pacchi nel dosso.
- Che secondo il racconto del GIULIANO, tutta la scena era avvenuta sotto i loro occhi, sua e del LO NIGRO e che provarono poi a far saltare le forze dell'ordine.
- Che secondo i discorsi sentiti da Carra alla villetta dove SCARANO parlava con GIACALONE e gli diceva che CONTORNO dava la droga a questo suo amico che era un industriale, o un costruttore, comunque un personaggio di un certo livello a Roma, con un Ferrari rosso e che si incontravano di mattina.
- Che SCARANO aveva saputo queste notizie, a quello che ha capito lui Carra , direttamente da questo amico del CONTORNO.
- Che questo fatto fu compreso a pezzi da Carra, in quanto il discorso era fra SCARANO e GIACALONE.
- Che lui Carra venne messo a conoscenza del luogo dell'abitazione di CONTORNO, e dopo seppe del discorso del Ferrari, quando andò con GIACALONE a vedere l'altro appartamento di CONTORNO.
- Che lui Carra fece un certo sopralluogo, prima fecero la spesa, poi GIACALONE gli disse di andare a vedere se riuscivano a trovare CONTORNO, erano con la Jeep. Sono andati direttamente al paese di Formello, nel vicolo dove c'è la villetta di CONTORNO, sono andati in un bar, poi sono andati in un'altra strada dove GIACALONE indicò a lui Carra un altro probabile appartamento di CONTORNO.
- Che la villetta di CONTORNO era ubicata, arrivando dal G.R.A., arrivati fuori dal paese, subito dopo sulla destra, salendo, c'era una strada che saliva e sulla sinistra si doveva trovare la villetta di CONTORNO. Loro hanno fatto inversione di marcia proprio alla fine della strada. Poi hanno fatto la strada inversa fino ad arrivare all'altro probabile appartamento di CONTORNO.
- Che la villetta di CONTORNO è sulla sinistra della stradina di campagna, o la prima o la seconda. La casa aveva di caratteristico un cancello grande con le sbarre larghe, un po' inclinate, forse di colore bianco (in sede di sopralluogo con il PM il cancello era di un altro colore, ma comunque la villetta è stata individuata).
- Che non c'era nessuna altra abitazione in quella zona di interesse per il GIACALONE.
- Che in sede di individuazione con il PM ha riconosciuto con sicurezza la villetta, a parte il colore diverso del cancello.
- Che per quanto riguarda l'altro probabile appartamento di CONTORNO, Carra dice che veniva ad angolo e che c'era l'ingresso con una cancellata, ma che in sede di individuazione non è stato in grado di ritrovare con sicurezza. In quella sede indicò un certo indirizzo con particolare riferimento alle vetrate grandi, così come si ricordava la palazzina indicatagli da GIACALONE. In sede di individuazione c'erano più piante ornamentali.
- Che GIACALONE gli disse che forse aveva in quella palazzina un appartamento, perché avevano visto uscire CONTORNO.
- Che lì in quella zona c'è stato solamente con GIACALONE e con il PM e che non vi era mai stato né prima né dopo.
- Che le uniche volte che è stato a Roma sono state in occasione di questi viaggi.
- Che non ha saputo di altre persone di interesse nell'area di Formello, a parte del suocero di CONTORNO che era stato visto.
- Che nel paese lui Carra c'è stato con GIACALONE per prendere il caffè.
- Che con SCARANO non ha fatto mai giri in paese.
- Che nella zona, Carra sapeva che c'era la villa di Renato Zero; cosa che seppe quando accompagnò SCARANO (che gli disse di questo fatto) in banca, in occasione del viaggio delle tegole.
- Che lo scarico avvenne vicino alla villetta, tra la villetta di GIACALONE e la villetta di SCARANO; avvenne di buio. Spiega come fece le manovre e Cosimo LO NIGRO e GIULIANO Olivetti arrivarono con la Jeep dove fu trasbordato il materiale e poi loro andarono verso la villetta di GIACALONE.
- Che fino a quel momento il camion era stato parcheggiato nell'area di servizio, con un bar piccolino, dove era stato anche in occasione del viaggio delle tegole.
- Che dopo lo scarico, la Jeep andò verso la villetta, passando un sottopassaggio del ponte delle ferrovia.
- Che tornò (da Milano) unitamente alla moglie a Palermo, in aero, dopo aver lasciato il mezzo a Genova.
- Che nei giorni successivi è partito nuovamente per portare le armi alla villetta di GIACALONE, quelle armi prese con SPATUZZA.
- Che non sapeva niente di questo nuovo viaggio. In pratica Carra non è tornato alla villetta; in quanto dette la borsa a LO NIGRO in campagna, cosa che fece previa telefonata ed il successivo incontro all'area di servizio piccola di Roma. Non ricorda poi Carra cosa fece dopo.
- Che questa borsa gli venne consegnata a Palermo, zona industriale, da SPATUZZA. Non vide che cosa conteneva la borsa, ma era la stessa che lui aveva "sceso" piena di armi.
- Che non ricorda se SPATUZZA era da solo o in compagnia di Pietro ROMEO.
- Che anche questo viaggio lo fece da solo; via mare.
- Che in quell'occasione LO NIGRO gli venne incontro con la Jeep di colore bianco.
L'avv. Florio fa opposizione e chiede che il Carra sia sentito solo per i capi di imputazione.
Il Presidente chiede spiegazione al PM delle ultime domande.
Il PM illustra le sue considerazioni e riformula la domanda.
- Che ricorda che le auto che vide nella villetta sono una Fiat uno bianca, una Jeep, e l'Audi di SCARANO. Carra seppe di un inseguimento fatto da una pattuglia di Carabinieri alla Fiat Uno e che però erano riusciti a scappare. GIULIANO diceva che era successo nella statale per il paese di CONTORNO. Nell'occasione (forse) GIULIANO era in compagnia di LO NIGRO. Sicuramente erano in due. Non sa che cosa stavano facendo quando poi furono inseguiti e si vantava di essere riuscito a scappare.
- Che Pietro ROMEO Carra lo conosce prima dell'uscita dalla prigione. Infatti lui Carra accompagnò GIULIANO ad un processo dove c'erano imputati CIARAMITARO, FAIA e Pietro ROMEO. Poi lo ha rivisto in occasione del caricamento dei pacchi con SPATUZZA.
breve sospensione per cercare di riparare il lettore video
Vengono mostrate a Carra delle foto e questi riconosce il canneto nelle vicinanze della villetta e la cassetta delle armi con i chiodi all'interno.
Vengono mostrate altre foto e Carra riconosce l'appartamento indicatogli da GIACALONE come in uso a CONTORNO; nonché altre foto in cui riconosce la villetta di CONTORNO, sempre in base alle indicazioni fornitegli da GIACALONE. Vengono ancora mostrate altre foto e Carra riconosce l'ingresso del bar dove prese il caffè con GIACALONE ed il relativo piazzale; l'ingresso della villetta e la villetta di GIACALONE, dove si vedono delle auto, diverse da quelle indicate da Carra; gli interni della villetta, in particolare le scale per scendere giù dove c'è il camino.
A domanda del PM Carra dice che il camino è come lo ricordava lui, non è stato modificato.
Vengono mostrate altre foto dove si vede l'esterno della villetta di GIACALONE e dove si vede la casetta dove tenevano la legna per il camino e sotto l'albero che si vede sono stati sotterrati i due pacchi, con anche un successivo particolare del posto indicato dal collaboratore; poi Carra riconosce il punto dove ha scaricato le balle prima di ripartire, quasi all'incrocio della strada per la villetta di SCARANO; riconosce il punto dove Carra ha fatto le manovre con il camion e dove ha scaricato le balle. Carra spiega guardando la foto, come si arriva alla villetta di SCARANO e come alla villetta di GIACALONE.
Il PM chiede di terminare l'esame nella giornata di dopodomani.
Le parti sono favorevoli.
Il Presidente dispone per le trascrizioni.
L'udienza riprende giovedì mattina alle ore 9,00.
46^ - UDIENZA DEL 27.2.1997
[pic]
L'avv. Pepi chiede di far visionare a PIZZO Giorgio le copie dei verbali di interrogatorio di FERRO Vincenzo. Il Presidente autorizza.

L'imputato GIULIANO chiede l'autorizzazione per effettuare le telefonate dal carcere ed l'ampliamento dei colloqui con altri familiari. Il Presidente chiede che venga fatta una richiesta scritta.

Segue esame di: CARRA Pietro

alle domande del PM, Carra dice:

-Che oltre ai luoghi a Roma che ha indicato, ricorda anche un piazzale di un deposito di acque minerali. In questo piazzale lui Carra ha portato una borsa, da Palermo, l'appuntamento a Roma era alla solita area di servizio, dove lo attendevano SCARANO e SPATUZZA che lo accompagnarono in questo deposito. In quell'occasione SPATUZZA lo invitò in una casa, ma lui Carra non ci andò.
- Che lui ha scaricato all'aperto; sulla destra entrando nel piazzale c'è un capannone e forse anche un supermercato. Questo viaggio lo colloca all'inizio del 1994. La borsa era la stessa con cui lui Carra aveva portato le armi giù nel 1993. Non sapeva che cosa contenesse la borsa. Il viaggio lo fece via mare, con i semirimorchi sovrapposti.
- Che in questo piazzale lui arrivò in serata, verso le ore 8,00, in quanto SCARANO gli disse di aspettare la chiusura del supermercato.
- Che ricorda che nel piazzale c'era un'autovettura vecchia, ferro, pannelli.
- Che in quell'occasione pioveva. Il piazzale era illuminato all'ingresso, mentre alla fine, dove lui si è parcheggiato, era buio. Il piazzale era vicino al raccordo anulare.
- Che dal piazzale lui Carra vedeva, attraverso una rete di recinzione, il raccordo anulare che era quasi allo stesso livello del piazzale.
- Che in questo piazzale lui Carra non ricorda di esserci più tornato, anche se SCARANO in sede di interrogatorio, ha detto che lui Carra è andato un'altra volta lì, ma Carra non lo ricorda.
- Che questo piazzale lui Carra lo ha rivisto in sede di sopralluogo con il PM.
- Che è sicuro dell'individuazione, in quanto ricorda certi particolari.
- Che non sa il nome del posto né ricorda il nome del supermercato.
- Che non ricordava questi dati nemmeno prima dell'individuazione.
Vengono mostrate a Carra delle foto e tra queste riconosce: l'entrata del parcheggio e forse anche la palazzina del supermercato, il capannone.
- Che la borsa che portò in quel piazzale era la stessa che lui aveva preso in precedenza a casa di FRABETTI e che aveva portato a Palermo, piene di armi, quelle scelte da SPATUZZA.
- Che le armi forse sono state riportate sù a Roma in due volte e lui Carra ripete che ancora non capisce il perché di questi viaggi.
- Che nell'occasione della consegna della borsa a GIACALONE, lui Carra non sapeva che cosa conteneva. Gli viene contestato il verbale di interrogatorio del 7 settembre 1995 da dove risulta che abbia visto il contenuto.
- Che lui Carra, forse ha fatto qualche errore di collocazione dei viaggi, visto che erano frequenti e "veloci".
- Che dice di aver conosciuto un Giorgio, presentatogli di SPATUZZA, che poi venne a sapere che era Giorgio PIZZO.
breve sospensione (a richiesta di Carra)
- Che all'inizio non conosceva il nome di Aldo FRABETTI, lo conosceva solo come Aldo ed anzi lo aveva indicato come quella persona con i capelli bianchi. Sapeva che questo Aldo era stato arrestato a seguito di un ritrovamento di hashish vicino a Roma. Questo lo aveva saputo lui Carra (forse) da GIULIANO Olivetti a Palermo.
- Che prima del suo arresto (di Carra), lui ricorda un foglio della DIA in cui c'erano i nomi, che gli dette Angela CORRERA. Carra racconta che mentre si trovava da suo fratello Antonino presso la ditta, arrivò Angela CORRERA per via di alcune fatture. Angela poi disse che aveva una cosa in macchina che andò a prendere: era un foglio intestato DIA e c'erano tanti nomi, quello suo (di Carra), quello di suo fratello, ed altri, tra cui alcuni conosciuti.
- Che il foglio della DIA era relativo ad accertamenti sul padre di Angela CORRERA, Saverio, per sapere di collegamenti con le stragi del 1993.
- Che questo foglio Angela lo aveva trovato, in occasione dell'arresto di suo marito MONREALE, quando gli restituirono dei documenti che avevano sequestrato. Carra fece una copia di questo foglio. Carra dice che cercò il ROMEO, ma non era a casa. Tornando a casa Carra passò dalla pompa di benzina di DI FILIPPO Pasquale, dove incontrò anche Totò - Cacciatore - GRIGOLI a cui fece vedere questo foglio. Pasquale e Totò, vedendo il foglio lo commentarono e fecero capire che erano al corrente di qualcosa. Carra gli spiegò come sia lui che la CORRERA avevano avuto in mano questo foglio. DI FILIPPO conosceva la CORRERA.
- Che la copia Carra la lasciò a loro. Questo episodio Carra lo colloca nel tempo, un paio di mesi prima del suo arresti.
- Che su questo foglio c'erano nomi che lui Carra conosceva ed altri di cui non sapeva niente.
- Che successivamente, Carra, dice di aver visto un foglio simile nel corso delle indagini preliminari, mostratogli dal PM.
- Che il fatto di questo foglio lo riferì di sua iniziativa.
Viene mostrata al Carra una copia di una missiva intestata DIA C.O. di Firenze ed indirizzata alla DIA C.O. di Palermo. Carra legge alcune righe.
- Che lui Carra cercò di rintracciare qualcuno, tra cui Pietro ROMEO.
- Che, a parte di GRIGOLI di cui ha ampiamente parlato, Carra solo oggi dice della sua conoscenza con i fratelli DI FILIPPO (Emanuele e Pasquale), sin da bambino.
- Che a questa storia del foglio, almeno con lui Carra, non vi è stato seguito.
- Che lui Carra dopo aver visto il foglio, parlò con suo fratello a cui disse dei trasporti di pacchi di esplosivo. Il fratello gli disse di dimenticare tutto.
- Che di questo foglio, l'indomani, lui Carra ne parlò con Pietro ROMEO a cui spiegò il contenuto del foglio e della consegna a DI FILIPPO. Carra dice che già comunque ROMEO ne era a conoscenza.
- Che il semirimorchio targato PA 15424 non sa che fine abbia fatto.
- Che il trattore Volvo targato TO, a luglio 1994, Carra lo portò a riverniciare, da azzurro a rosso, da ALOI, vicino alla Sud Ferro, a seguito di richiesta fattagli "da loro". Lo lasciò fino a settembre 1994 quando lo riprese e lo portò all'elettrauto. Pochi giorni dopo gli fu sequestrato dalla G.d.F.
- Che aveva fatto, per un mezzo, quello targato CL, una fattura "fasulla" a nome di RUBINO (Francesco o Michele). Questa fattura la fece per cercare di non creare problemi alla SABATO Gioacchina.
- Che è stato a casa di SCARANO una volta in occasione del viaggio delle tegole; c'era anche GIACALONE.
Carra descrive la casa di SCARANO e la moglie di questi.
- Che una volta Carra è stato con SCARANO a trovare il figlio maggiore di questi, agli arresti in una clinica che costava a SCARANO, come lui diceva, 100 milioni al mese. In quell'occasione c'era anche GIACALONE. Forse c'erano anche LO NIGRO e GIULIANO.
- Che ha conosciuto anche un altro figlio di SCARANO, in occasione del carico della barca.
- Che DI FILIPPO era sempre in contatto con GRIGOLI e quindi "faceva parte di questa squadra" "faceva parte di loro". Per questo il foglio lui Carra lo dette a lui. Nella casa del padre di DI FILIPPO andava anche TUTINO Vittorio durante la latitanza, con un'altra persona di cui non sa il nome ma che saprebbe riconoscere.
- Che Carra, faceva unitamente a GIULIANO, delle estorsioni, ed anche una rapina, cose che ha già dichiarato all'AG competente.
- Che i rapporti tra lui Carra e questo gruppo, si sono protratti anche nel 1995, anno in cui ha effettuato altri viaggi, di droga e di armi.
L'avv. Florio si oppone alla domanda del PM relativa al viaggio di Carra con LO NIGRO.
Il PM illustra per sommi capi l'attività svolta, responsiva all'opposizione del difensore, con DEPOSITO dei seguenti atti:
1) - Verbale d'interrogatorio e relativa trascrizione, (con omissis), reso da CARRA Pietro in data 12.9.95;
2) - Verbale d'interrogatorio e relativa trascrizione, (con omissis), reso da CARRA Pietro in data 28.9.95;
3) - Annotazione DIA C.O. Milano (con omissis) del 12.7.95 nr. 125/MI/U.I.G.-2^/g.2/132/3671, con allegati;
4) - Annotazione DIA C.O. Milano (con omissis) del 25.9.95 nr. 125/MI/U.I.G.-2^/g.2/132/3671, con allegati;
5) - Annotazione DIA C.O. Milano (con omissis) del 27.11.95 nr. 125/MI/U.I.G.-2^/g.2/132/3671, con allegati;
6) - Copia provvedimento di separazione nr. 3309/93-21 PM Firenze del 12.7.1996, (con omissis).
7) - Missiva PM Firenze al PM Palermo del 26 febbraio 1997 con in calce nulla osta in pari data del Pubblico Ministero di Palermo.

Il Presidente fa le relative osservazioni con conseguente respingimento dell'opposizione formulata dall'avv. Florio.
L'avv. Gramigni avanza la richiesta di nullità in merito ai verbali depositati. Si associano gli altri difensori: Florio, Pepi, Cianferoni.
Il PM espone le proprie ragioni in merito agli atti depositati.
L'avv. Ammannato sostiene le ragioni del PM. Si associano anche gli avv. Pinna e Filastò.
La Corte, dopo la camera di consiglio, legge l'ordinanza in merito alle opposizioni dei difensori circa il deposito degli atti relativi a Carra, che respinge le opposizioni dei difensori a cui dà tempo fino alle ore 15,00 odierne per la visione dei predetti atti, ora a cui viene rinviata la prosecuzione dell'udienza.
[pic]
L'avv. Cianferoni, anche a nome dell'avv. Barone, fa richiesta di produzione della missiva del PM relativa al deposito degli atti depositati oggi, con nuova richiesta di nullità, anche in considerazione delle date degli atti e del loro relativo stralcio in relazione all'udienza preliminare del giugno 1996.
Gli avv.ti Pepi, Florio e Gramigni si associano a quanto richiesto dall'avv. Cianferoni.
Il PM espone le proprie considerazioni in risposta a quanto sollevato dai difensori in merito alle nullità dei verbali oggi depositati.
L'avv. Ammannato si associa a quanto prospettato dal PM.
La Corte si ritira in camera di consiglio per decidere sulle ulteriori istanze.
Il Presidente legge l'ordinanza con cui rigetta la richiesta di nullità proposta dai difensori nonché la inutizzabilità di parti del verbale di individuazione.

Carra dice che non è più tornato ad Arluno, mentre è tornato a Milano almeno in tre occasioni.
- Che a Milano è andato da solo con una motrice piccola, trovatagli a Palermo da LO NIGRO ed un'altra persona a nome Beppe.
- Che su questo camion vi era un carico di hashish coperto da arance. Il viaggio lo ha fatto via terra.
- Che a Milano fu accompagnato da certo Totò, calabrese, in una ditta, in un capannone. Questo Totò, Carra, lo aveva visto in precedenza a Palermo con LO NIGRO.
- Che questo viaggio iniziò nella tarda serata verso le ore 2,00 ed arrivò a Milano l'indomani sera verso le 19,00 circa. Carra contattò telefonicamente questo Totò e fissarono un appuntamento al campo di volo di Cormano. Da qui andarono in questa ditta. Carra lasciò il camioncino ed andò in macchina di questo Totò (che era rossa, metallizzata); questo Totò era con una persona che gli presentò come il fratello piccolo. Dopo aver cenato ad un ristorante che ha anche individuato, Carra si fece accompagnare all'aeroporto da cui partì per Palermo. Quello fu l'unico viaggio in aereo nel 1995.
Carra parla di alcune sue vicissitudini finanziarie legate alla sua attività.
- Che il secondo viaggio a Milano, lo fece via mare da Palermo a Genova, da solo, l'appuntamento era fissato con il LO NIGRO sempre al campo di volo di Cormano, dove trovò anche Totò. Erano vestiti bene, in quanto ci doveva essere un battesimo. L'appuntamento avvenne prima di pranzo e Carra arrivò con il camion CL con il semirimorchio uno sull'altro. Carra si trattenne per circa due ore, il tempo che Totò tornasse con due borse tipo da ginnastica che lui Carra mise dentro la cabina. Poi ripartì per Genova. LO NIGRO gli aveva detto che a Palermo Carra sarebbe stato contattato da Pietro ROMEO.
- Che a Genova imbarcò solo il trattore. A Palermo ci fu l'incontro con ROMEO ed andarono al magazzino di via Messina Montagne dove c'erano anche SPATUZZA, Cacciatore e GIULIANO. Lì lasciò le borse.
- Che nelle borse Carra ha visto dei pacchi di cellophane, forse era droga.
- Che tra il primo ed il secondo viaggio è passato qualche mese e tra il secondo ed il terzo forse un mese, un mese e mezzo.
- Che il terzo viaggio lo ha fatto assieme a Cosimo LO NIGRO, via mare, con il solo trattore, il LO NIGRO aveva il biglietto intestato a LA ROCCA Luigi, un vecchio autista di Carra. Sono sbarcati a Genova dove ha riattaccato il semirimorchio e poi sono andati al solito campo volo. LO NIGRO non riuscì a trovare per telefono Totò. Lasciarono il semirimorchio e solo con il trattore andarono a casa di Totò, ma non fu rintracciato. Carra aveva dei problemi con il trattore. Mangiarono nella stessa trattoria del viaggio precedente. Cercarono un albergo ed anche se nelle vicinanze di questo fosse possibile trovare un elettrauto. All'albergo lasciarono i loro documenti, hanno pernottato. La mattina Carra ha è andato dall'elettrauto per le batterie.
Nel tratto di strada tra il ristorante ed il campo di volo incontrarono Beppe che gli disse che Totò era stato arrestato il giorno prima.
- Che da Milano ha portato giù delle armi, da solo, via mare. Caricò il semirimorchio a Brescia. Nel semirimorchio aveva nascosto le armi.
- Che il biglietto di viaggio per il ritorno era intestato a SABATO Gioacchina.
- Che la sigla COPEITRA non gli dice nulla, mentre il nominativo di RUBINO Francesco gli ricorda uno che fa il trasportatore assieme ad altri due fratelli.
Il PM dice a Carra che nel verbale del 28.9.1995 aveva detto che il biglietto non era intestato a lui. Carra dice che forse era stato intestato a CARRA Antonino o RUBINO Francesco o Michele o SABATO Gioacchina.
- Che il viaggio di ritorno lo fece con la Grandi Traghetti e rientrò a Palermo il venerdì.
- Che il sabato andò a scaricare a Carini, poi andò al magazzino di via Messina Montagne dove scaricò le armi che erano nella borsa. C'erano Pietro ROMEO, GIULIANO, Totò-Cacciatore e forse DI FILIPPO.
- Che lui Carra ha individuato i posti a Milano.
Il PM legge un pezzo della trascrizione del verbale del 12.9.1995 nella parte relativa al tempo trascorso tra il secondo ed il terzo viaggio a Milano.
- Che è sicuro di aver individuato con certezza i posti in sede di sopralluogo il 28.9.1995.
- Che il campo di volo a Cormano aveva una trattoria rustica a capanna dove si mangiava la roba alla brace, era tipo prefabbricato. Forse aveva una scritta "tutto alla brace" o cosa similare.
Il PM gli rammenta che durante il sopralluogo aveva indicato al casetta Coca Cola.
Vengono mostrate a Carra delle foto e riconosce: il campo di volo, con la baracchetta, la strada, l'ingresso della ditta del primo viaggio di hashish, il ristorante dove ha mangiato, l'hotel, la casa Totò, l'elettrauto.
- Che per tutti questi viaggi lo hanno pagato da 2 ai 3 milioni a viaggio, per le spese. Per il primo viaggio ha avuto 7 milioni.
- Che Giuseppe GRAVIANO è un nome che gli ha detto SPATUZZA.
- Che lui non conosce nessuno dei GRAVIANO e dalle foto in televisione uno dei due ricorda di averlo visto un paio di volte in via Messina Marine.
- Che non ricorda se è sicuro di aver portato la sabbia alla SABITAL il giorno stesso di aver scaricato nel cortile della persona anziana.
Il PM gli contesta gli interrogatori resi il 31.8.95, 7.9.95 e 11.3.96 sul punto sopra descritto.
Il PM gli legge un brano della pag. 23 della trascrizione del verbale 31.8.1995.
- Che il dubbio del viaggio a Roma e del viaggio a Firenze nasce dai molti viaggi effettuati.
Il PM, sempre dalla trascrizione del primo verbale 31.8.1995, gli legge i passaggi sul viaggio delle tegole (pagg. 50 e 53).
- Che ha cercato, piano piano, di ricostruire per bene nel tempo i vari viaggi.
- Che a GIACALONE lui lo vede per la prima volta quando GIULIANO glielo presenta negli uffici della Sud Ferro di DI LIBERTO, quando GIACALONE disse al DI LIBERTO che Carra "serviva a loro".
- Che GIACALONE gli disse di trattare bene una persona, che poi seppe essere MANGANO, che gli chiese se potava lui Carra fare un viaggio all'estero. Gli prospettarono un viaggio a Lorenteggio a Milano dove si doveva incontrare con GIACALONE. Però a Lorenteggio ricevette una telefonata da GIACALONE che gli diceva che non se ne faceva più niente. Rientrato a Palermo, Carra seppe che GIACALONE aveva avuto un incidente con una Clio 16V.
- Che questo episodio di Lorenteggio si verificò poco tempo prima dell'arresto di GIACALONE.
Il PM chiede a Carra delle persone nominate nel corso dell'esame.

- BENIGNO, che chiama "Benigni"; è stato a casa di questi, a Misilmeri, accompagnando "Peppuccio" GIULIANO. E' successo un paio di volte. GIULIANO aveva problemi per una casa del padre in zona BOLOGNETTA;

- BARRANCA: sui 30.35 anni, magro, alto con capelli scuri; sta in zona piazza Guadagna. Lo conosce da tantissimi anni; è soprannominato "ghiaccio". Aveva una "Polo" che poi ha cambiato con una "Micra" grigia.
- LO NIGRO: basso, un po' grasso, scuro di capelli; abita in via Amedeo D'Aosta, o viale dei Picciotti -che incrociano tra loro-; l'abitazione è sopra una scuola; è fidanzato con figlia di GIACALONE; aveva una pescheria in via Bergamo; ha una Renault verde ed una Clio; vendita la Renault ha preso una "106";
- GIULIANO: statura normale; è grosso; abita in via Orsa Minore, zona "Falsomiele", all'altezza del ristorante Sombrero; è sposato con la figlia di .... che abita nello stabile dove teneva l'Ape Lo Nigro. Il padre era detto "il postino", lavorava alle poste allo "Sperone". Indica le auto.
- PIZZO: descrizione fisica. Lavorava all'AMIA, azienda municipalizzata per l'acqua e le fognature. Stava in via Conte Federico. Ci abitava la madre. Lo ha visto in occasione del viaggio di hashish da Carini a Palermo, l'hashish che poi finisce a Milano.
Conosciuto come "Giorgio" quando effettuò il primo carico di esplosivo. Lo comincia a frequentare dall'estate del 1994, perché dopo quel carico di esplosivo, iniziale, non lo aveva rivisto.
- SPATUZZA: descrizione fisica; abitazione in via Conte Federico; motociclista. Negli ultimi tempi, quando era divenuto latitante, si appoggiava a "Trombetta" e a "Maurizio".

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
47^ - UDIENZA DEL 28.2.1997
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Segue esame di: CARRA Pietro

alle domande del PM, Carra dice:

- Che il TROMBETTA, di cui non ricorda il nome di battesimo, aveva un autolavaggio alle case popolari dello Sperone, una zona di Palermo, assieme e Maurizio.
- Che SPATUZZA ha una moglie, un bambino nonché un fratello che anche lui Carra conosce.
- Che Totò - Cacciatore, cioè il GRIGOLI Salvatore, ha una moglie ed un bambino, con abitazione in corso dei Mille, in una traversa dove c'è un deposito tipo "Siciliana Bibite", all'inizio della strada. Ha nel corso dei Mille un negozio Tuttosport, cioè di articoli sportivi. Aveva una Polo blu che poi cambiò con una Golf. Descrizione fisica: è basso di statura, capelli ricci neri, carnagione un po' scura.
- Che prima di questi fatti che sta raccontando, non conosceva il GRIGOLI e che non ha mai avuto i numeri di telefono.
- Che lui Carra non ha mai telefonato a questa persona.
Il PM illustra che il cellulare intestato alla moglie di lui Carra e stato usato per fare una telefonata a questo Totò, Carra dice che lui non lo ha mai chiamato, però ricorda che una volta diede il telefono a GIACALONE a Roma.
- Che il cognome FIORDISPINA non gli dice nulla.
- Che Luigi LA ROCCA è sposato, ma non conosce il nome della moglie, pur conoscendola così come i figli. Abitano a Belmonte Mezzagno.
- Che lui Carra ha chiamato con il cellulare diverse volte il LA ROCCA.
- Che Carra ha visto per l'ultima volta il GRIGOLI in occasione del foglio della DIA.
- Che GIACALONE lo chiamavano "Barbanera", quelli del gruppo lo chiamavano abitualmente con questo nome.
- Che GIACALONE aveva un'autosalone, a suo nome, di macchine in via Pecoraino. Che GIACALONE è sposato e forse ha due figli. Una delle figlie era la fidanzata di LO NIGRO. GIACALONE abita in corso dei Mille.
- Che il padre di GIULIANO è stato detenuto o fine 1993 o inizio 1994. I GIULIANO avevano un distributore IP.
- Che i cognomi VELLA e CIARAMITARO li conosce: Vincenzo VELLA e CIARAMITARO Giovanni, avevano una ditta di onoranze funebri a Torre Lunga, una zona di Palermo. Giovanni CIARAMITARO aveva come soprannome "u' Pacchiuni".
- Che tutti e due avevano rapporti con "loro". GIULIANO infatti una volta chiese la carta di identità di VELLA che serviva allo "zio", che poi seppe essere SPATUZZA.
- Che in un altro appuntamento, Maurizio, l'amico di TROMBETTA, disse a lui Carra che lo "zio" lo voleva vedere in quell'occasione si incontrò con questi.
- Che ricorda di aver visto nel corso delle indagini delle fotografie, tra cui quella di SPATUZZA e di GRIGOLI, ovvero Totò e che lui le ha riconosciute tutte, tranne quella di Nino MANGANO in quanto la foto era con i baffi, mentre lui Carra lo ha conosciuto con i baffi.
Viene mostrata a Carra la foto nr. 1 dell'album DIGOS Firenze 7.9.1994 e Carra riconosce SPATUZZA Gaspare.
Viene mostrata a Carra la foto nr. 20 dell'album DIA Firenze 7.8.1995 e riconosce Totò Cacciatore, ovvero GRIGOLI.
- Che di TUTINO Vittorio lui Carra ne parlò, forse, all'inizio, ma si ricordava solo il nome Vittorio. Forse, dice Carra, che il PM si confonde con Cristofaro CANNELLA, di cui lui Carra ha parlato fin dall'inizio, fin dal primo viaggio a Roma con SCARANO, quando arrivò con una Y10 e cercò di BARRANCA e gli disse che quando arrivava BARRANCA doveva andare da GIACALONE all'autosalone. Carra ricorda che questa persona aveva un soprannome che ora non ricorda.
Il PM legge la parte della trascrizione del verbale 11.10.1995 relativa a TUTINO Vittorio.
L'avv. Gramigni si oppone a questa lettura. Il Presidente respinge l'opposizione.
- Che vedendo una certa foto, ricordò una circostanza. Lui Carra, lo conosceva come Vittorio e non come TUTINO.
- Che con TUTINO lui Carra ha caricato il materiale per Contorno con ROMEO e SPATUZZA.
- Che lo conosceva di vista nell'autosalone dei F.lli CALDERONE in via Oreto, dove incontrò questo Vittorio che nell'occasione comprò una 106 per la moglie. Ha una moglie ed un bambino.
- Che la persona proprietaria della villa a Roma dove caricò le armi per SPATUZZA, l'ha vista altre volte: Carra dice che Aldo FRABETTI lo ha visto anche per il viaggio delle tegole, nella villetta di GIACALONE, in un'occasione hanno anche mangiato assieme, lui Carra, GIACALONE, SCARANO e FRABETTI; esclude che Aldo, almeno in sua presenza, abbia maneggiato gli esplosivi.
- Che Aldo FRABETTI era "vicino" allo SCARANO, era "di casa", ma lui Carra non sa dire di preciso quali fossero i rapporti. SCARANO faceva capire che Aldo era alle sue dipendenze.
Il PM legge due brani delle trascrizioni dei due verbali del 31.8.1995, relativi a PIZZO Giorgio.
- Che all'inizio lui Carra non aveva ben presente la cronologia dei viaggi. Lui a Giorgio PIZZO lo ha visto in quell'occasione degli esplosivi.
Il PM gli contesta la difformità delle dichiarazioni tra quanto dichiarato nel corso delle indagini e quanto esposto in dibattimento, in relazione al numero dei "pacchi".
- Carra dice che forse si è confuso tra i vari viaggi, ha confuso tra Roma e Firenze. Come quantità comunque sono sempre gli stessi.
L'avv. Cianferoni si oppone alla domanda del PM in relazione alla quantità dei pacchi. Il Presidente respinge l'opposizione.
- Che i pacchi sono quelli che ha detto, ma che può sbagliare in merito al viaggio; è sicuro del numero.
Vengono mostrate a Carra delle foto che riproducono dei pacchi e Carra li riconosce come quelli che ha trasportato e quelli che ha visto alla Polizia Scientifica di Roma e ribadisce che i pacchi erano di diverse dimensioni.
- Che gli unici reati che lui si accolla sono quelli in materia di Pol. Stradale, mentre per quanto riguarda questo processo, "non è il suo mondo".
- Che non ha mai avuto a che fare con altri fatti di sangue.
- Che lui Carra ha detto le cose come stanno, con sicurezza, è ed consapevole della veridicità delle sue dichiarazioni, in quanto vissute direttamente. Per lui l'arresto è stata "una liberazione".
CARRA si sfoga.
breve sospensione

INIZIO DEL CONTROESAME

PARTI CIVILI

Alle domande dell' Avv. Filastò, Carra dice:
- Che Carra non era all'altezza in quanto BARRANCA faceva di tutto per non fargli sapere la natura del materiale da trasportare (come ebbe a dirgli in seguito LO NIGRO) e che lui Carra non conosceva nessuno all'inizio. BARRANCA conosceva il padre ed il fratello di Carra, in quanto erano "rispettati" anche perché in passato il padre di Carra era stato contrabbandiere di sigarette. Carra dice anche che BARRANCA gli disse che "se aveva capito" (nell'occasione dell'esplosione di Firenze), doveva "dimenticare tutto".

Alle domande dell' Avv. Onano, (Avvocatura dello Stato), Carra dice:
- Che passò due giorni nella zona di Prato.
- Che nel viaggio "veloce", ricorda il furgone arancione e dei due pacchi e della borsa, ma non sa ricollegare nel tempo questo viaggio "veloce".
- Che negli altri viaggi il furgone arancione non era presente.
- Che lui Carra ricorda che in quel piazzale delle acque minerali c'è andato una volta.
- Che SCARANO e SPATUZZA quando andarono a prendere lui Carra all'area di servizio a Roma erano con l'auto, l'Audi di SCARANO e che loro lo volevano portare in una casa dove c'era GRAVIANO. Era in occasione delle armi prese alla casa di Aldo FRABETTI.
Carra aggiunge ancora che tutti i suoi spostamenti li ha sempre fatti a suo nome: CARRA Pietro.
- Che non sa di un precedente attentato a CONTORNO.

Alle domande dell'Avv. Ammannato, Carra dice:
- Che per la vicenda dei pacchi, non è ancora sicuro delle sequenza dei quantitativi.

DIFENSORI DI PARTE

Alle domande dell'Avv. Bennati (GIACALONE), Carra dice:
- Che GIACALONE lo ha conosciuto su presentazione di GIULIANO, in occasione di alcune fatture non pagate con la Sud Ferro.
- Che GIACALONE lo ha visto anche nel viaggio delle tegole, spesso nell'autosalone.
- Che ha assistito a conversazioni tra GIACALONE ed alcuni degli imputati, LO NIGRO, GIULIANO, Totò - Cacciatore, Benigni (BENIGNO), SCARANO, FRABETTI. In altre occasione ha visto nell'autosalone anche SPATUZZA.
- Che le conversazioni alla villetta erano "delicate". In altre occasioni si appartavano.
- Che l'Audi di SCARANO è blu, turbo, un 2000, con l'alettone dietro, nuova, con gli interni scuri.

Alle domande dell'avv. Pepi (GIULIANO e PIZZO), Carra dice:
- Che non è uomo d'onore ne lo è mai stato, non è mai stato vicino ad ambienti mafiosi.
A domanda del Presidente Carra dice che un uomo d'onore è una persona rispettata ed appartiene a "cosa nostra".
- Che a Nino SPADARO lui Carra ha fatto quel trasporto di argento da Palermo a Milano.
- Che "loro", cioè BARRANCA, hanno sfruttato la professione di lui Carra nell'ambito dei trasporti e che non sono andati da suo fratello, in quanto nell'ufficio di suo fratello c'è Pino CALOMIA che è uomo d'onore e "loro" lo sapevano.
- Che dopo i fatti di Firenze, cioè dalla notizia appresa alla radio, ha capito dove era andato a finire. Si sentì "gelare il sangue" quando sentì la notizia alla radio.
- Che pur avendo rimorso, non poteva denunciare il fatto all'Autorità.
- Che non denunciando, ha sbagliato; aveva paura, anche per la sua famiglia.
- Che il trasporto di droga con suo padre, Carra lo colloca nel 1983. Che il trasporto venne effettuato via strada fino a Roma.
L'avv. Pepi gli contesta delle dichiarazioni circa il possesso della patente e Carra risponde dicendo che lui la patente "l'ha comprata".
- Che aveva dei debiti per via della società, con il Banco di Sicilia 130 milioni; con la Grandi Traghetti, e con altri debitori.
- Che non aveva debiti con uno sfasciacarrozze di S. Erasmo. Aveva un debito di 50 milioni con Nino SPADARO.
- Che conosce Salvatore RACCUGLIA e che non ha debiti con questi. Questo RACCUGLIA era amico di BARRANCA e Pietro SALERNO. Aveva dei camion ed uno lo faceva guidare da certo DI FILIPPO detto "L'Americano". Poi RACCUGLIA aprì un panificio.
- Che la casa era già stata come fido alla banca.
- Che la Golf la riprese Rosario CASTELLI, uomo che gestisce i soldi della famiglia SPADARO e che non ricorda bene del come pagò lui Carra questa auto.
- Che CALDERONE non prese questa Golf, prese la Clio che lui Carra aveva comprato da ALOI.
- Che può darsi che suo cognato PRESTI Francesco sia stato coinvolto in questa vicenda dei debiti con la banca, forse anche con gli altri suoi cognati, in quanto erano legati alla CO.PRO.RA.
- Che gli è stato sequestrato tutto.
- Che attualmente percepisce un mensile di lire 2.400.000(anche se il PM si era opposto).
- Che GIULIANO lo ha conosciuto in occasione del viaggio a Roma in via Ostiense, in compagnia di LO NIGRO a bordo dell'Opel Corsa.
L'avv. Pepi gli contesta delle dichiarazioni rese.
- Che il ricordo è quello di via Ostiense.
- Che ricorda che dopo l'attentato a Costanzo, lui Carra fu ricontattato dopo un mese circa.
L'avv. Pepi gli contesta i giorni tra l'attentato a Costanzo ed il fatto di Firenze.
- Carra ripete ancora una volta che, come già detto, non ricorda bene i tempi.
A contestazione dell'avv. Pepi, Carra ripete il viaggio ad Arluno.
- Che nel viaggio di Arluno i pacchi erano due ed un salsicciotto.
- Che il viaggio l'ho fatto da solo e il ritorno l'ho fatto in aereo.
- Carra parla della vicenda di via Ostiense su domanda dell'avv. Pepi
conferma che nella vicenda era presente il vecchietto e il GIULIANO.
- Il P.M. CHELAZZI contesta la domanda dell'avv. Pepi, chiede che le contestazione vengono fatte su tutta la vicenda.
- Interviene il Presidente dicendo all'avv. che deve fare riferimento a tutta la vicenda e non al singolo fatto, in quanto la Corte non è in possesso della documentazione.
- Replica l'avv. Pepi
- L'avv. Pepi chiede, in merito alla vicenda del cimitero, come era la luminosità
- Che la parte dove ho scaricato i pacchi era buia.
- Che il GIULIANO a Palermo avesse un distributore e che io me ne servivo, nelle forme di un normale cliente.
- Che con il GIULIANO avessi un rapporto di famiglia.
- Che il GIULIANO avesse una patente di guida non so

Controesame dell'avv. Cianferoni.
- Che al programma di protezione è stato ammesso nel mese di gennaio 1996 e che i beni sono stati sequestrati.
- Che alcuni viaggi li ha effettuati rompendo i sigilli degli automezzi, che il trattore targato TO si trovasse fuori dal capannone e che nel momento del fallimento non ricorda dove si trovasse.
- Che il luogo dove abita, è in zona Romagnola in Palermo, che ci fossero persone di una certa rilevanza all'epoca dei fatti non lo sa, e che il fatto dello SPADARO avvenne prima dei trasporti.
- Che non è vero che è un contrabbandiere.
- Che una volta ha portato una persona latitante da Palermo a Bologna.
- Che nelle circostanze delle estorsioni ha soltanto portato la benzina, e che in seguito venne allontanato perché aveva paura.
- Che le estorsioni avvennero in tempi diversi dal viaggio di Formello.
- Che il BARRANCA gli ordinò di andare a montare le gomme da un gommista di sua conoscenza.
- Che i tre mesi di vacanze a Casteldaccia, furono i mesi estivi del 1993, li ha potuti fare perché affittò un villino con assegni scoperti.
- Interviene il Presidente chiede quanti giorni faceva di vacanza in una settimana e Carra risponde che in una settimana faceva due o tre giorni di vacanza.

Alle ore 13,07 l'udienza viene sospesa per riprendere alle ore 15,00

Riprende il controesame l'avv. Cianferoni

- Che si potevano occultare cinquanta casse di sigarette nella motrice, perché queste vengono messe a stecche alle spalle dei lettini posti all'interno della motrice.
- Che dette due milioni di lire a Giacomino TERESI è perché questi li desse personalmente al BARRANCA, che il nome di Giacomino TERESI non lo menzionò nel verbale del 31 agosto è perché non lo ricordava.
- Che la lamiera della motrice è spessa due millimetri, è che questa modifica era stata fatta fare per salvaguardare il materiale trasportato.
- Che per le operazioni di agganciamento e sganciamento impiegava circa dieci minuti.
- Che conosceva il BARRANCA fin da bambino, ma che si stupì quando questi andò a trovarlo in ufficio perché non c'era mai stato prima.
- Che il BARRANCA fosse un uomo d'onore glielo confermò anche il padre prima che iniziasse ad effettuare i trasporti in argomento.
- Che il Carra ha effettuato cinque trasporti con esplosivo e precisamente in via Ostiense a Formello a La Rustica a Firenze e a Arluno.
- Che il Carra prima di partire per il viaggio a Firenze ha ricevuto un bigliettino, con su scritto un numero di telefono riferito ad un utenza fissa, glielo diete il BARRANCA
- Che il Carra nell'interrogatorio del 31 agosto ha fatto riferimento da prima di una utenza cellulare e poi di una fissa, perché dovuto alla concitazione del momento.
- Interviene il P.M. contestando all'avv. Cianferoni
- Che il Carra fosse uscito, venendo dal mare, alla prima uscita del casello di Prato.
L'avv. Cianferoni contesta il Carra in merito a questo episodio.
- Che il Carra sapeva dove uscire, perché glielo indicò il BARRANCA sul biglietto.
- Che le dimensioni dell'esplosivo erano come quella di una ruota di autovettura.
- Che il Carra durante il tragitto si fosse fermato a tutte le aree di servizio è perché aspettava l'ok per entrare, che durante la permanenza a Prato ha ricevuto due telefonate, una per entrare ed una per uscire.
- Che il Carra fosse entrato nella stradina che porta al cimitero, entrando a marcia indietro
L'avv. Cianferoni chiede in visione la foto della stradina
- Che il Carra indica la freccia come il punto in cui ha scaricato i pacchi, che durante l'operazione non successe nulla di particolare, che a scaricare i pacchi diede una mano, che lo spazio fosse sufficiente a fare entrare due articolati, che lo spazio c'era ma che le operazioni di scarico furono abbastanza difficoltose.
- Che il Carra effettuò molte telefonate caricando il telefonino all'interno del suo camion effettuando una modifica all'accendino della motrice.
- Che il Carra avesse prestato la sua radio ad un altro camionista e quindi al momento ne fosse sprovvisto, che la radio acquistata la portò prima a casa e poi al villino di Casteldaccia dove ci giocavano i bambini.
- Che il Carra fosse partito tra le 23 e l'una di notte e che il fermo con la contestazione del verbale della P.S. avvenne prima di pranzo.
L'avv. Cianferoni contesta le dichiarazioni rese nel verbale del 31. agosto in merito all'orario del verbale elevato dalla PS
- Che lui Carra fu portato alla villetta perché venisse sempre più coinvolto nelle loro vicende.
- Che lui Carra era incensurato e quindi si poteva fare uso del suo cellulare.
- Che nella vicenda di Milano vide un filo rivestito di scotch.
- Che ha effettuato tre viaggi a Milano e che ciò avvenne a partire dal mese di febbraio e nei mesi a seguire.
- Che lui Carra nell'occasione del rinvenimento e della visione del foglio della D.I.A. ebbe paura a vedere il suo nominativo scritto sul foglio.
- Che lui Carra prima del suo arresto non ha mai avuto rapporti con la D.I.A.
L'avv. Cianferoni espone una serie di contestazioni in merito alle conoscenza da parte di Carra di Vittorio Mangano e in merito al numero dei pacchi trasportati.
- Che le foto mostrata in visione il Carra non la mai vista prima.
breve sospensione
Riprende il controesame l'avv. Cianferoni
- Che apprese dell'esplosione di Firenze dalla radio dalle ore che vanno dalle 5 alle 7.

L'udienza alle ore 9,00 del 03.03.1997.

48^ - UDIENZA DEL 3.3.1997
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Segue CONTROESAME di CARRA Pietro.

Alle domande dell'avv.to Paolo FLORIO (per le posizioni di LO NIGRO Cosimo e GIACALONE Luigi) CARRA risponde:

- Che ha sempre vissuto a Palermo, ma che si è sempre spostato per motivi di viaggio.
- Che non è uomo d'onore.
- Che uomo d'onore e mafioso sono la stessa cosa.
- Che ha litigato con il padre per via del vizio del gioco.
- Che aveva allora 40 semirimorchi e circa 15 trattori.
- Che questi mezzi se li era procurati con ipoteche di circa 500 milioni.
- Che non ha corso rischi nel contrabbando delle sigarette per conto di Sciareddu e che la "regalia" fu di 2 milioni.
- Che lui non aveva più "appoggio", visto che Nino SPADARO era stato arrestato, a cui aveva chiesto un prestito.
- Che lui fece questo favore a Sciareddu solo perché le sigarette dovevano restare lì poco tempo e che prevedeva che poi avrebbe avuto un regalo, nonostante il rischio che correva.
- Che per il primo viaggio di hashish, lui non sapeva se c'erano dei compratori.
- Che l'hashish era contenuto in circa 30/35 sacchi.
L'avv. Florio gli contesta quanto dichiarato nel verbale del 31.8.1995.
- Che Carra ribadisce che sui numeri non è mai stato preciso.
- Che al momento del carico erano presenti LO NIGRO, BARRANCA e poi lo SCARANO alla fine.
- Che SPATUZZA era presente, anche se lui non sapeva chiamarsi SPATUZZA.
- Che non ricorda che fosse presente altra persona di cui non conosceva il nome.
- Che in quell'occasione si avvicinò una persona con una Y10 che cercava il BARRANCA e che gli disse che questi doveva andare all'autosalone del GIACALONE.
- Che GIACALONE lui Carra lo conobbe in occasione del fatto del DI LIBERTO.
- Che SCARANO lo ha conosciuto in occasione del primo viaggio.
- Che l'appuntamento con lo SCARANO avvenne sull'autostrada.-
- Che il viaggio lo SCARANO lo fece davanti a lui con l'Audi.
- Che Cosimo LO NIGRO lo conobbe nell'occasione del primo viaggio, presentatogli dal BARRANCA, per la "copertura" del mezzo.
- Che lui Carra era disponibile, e quindi non era strano che "loro" gli facessero fare questo tipo di viaggi.
- Che i numeri di cellulare con SCARANO se li sono scambiati all'interno del garage di Carra.
- Che per le spese del primo viaggio lui Carra ebbe 3 milioni o da LO NIGRO o BARRANCA.
- Che 2 milioni servivano per affrontare le spese ed alla fine 3 milioni per le spese di viaggio.
- Che lui aveva paura di BARRANCA. Gli disse a Lui Carra che non poteva fare di testa sua e che questo derivava anche dal fatto che Nino SPADARO era arrestato.
- Che il BARRANCA andò da lui dopo qualche mese (forse) per fare il viaggio in via Ostiense.
L'avv. Florio, gli contesta vari interrogatori al PM ed in fase di dibattimento resi sul punto.
- Che Carra non sa ancora precisare il lasso di tempo.
- Che il viaggio a Prato lo fece in nave con il nome di CO.PRO.RA. o SABATO Gioacchina.
- Che il primo viaggio di hashish lo fece via terra con SCARANO davanti e il secondo con la nave Palermo - Napoli.
- Che non vi erano problemi per lui Carra a lasciare il nominativo, in quanto era routine per via del suo lavoro.
- Che i controlli via mare, sono pochissimi.
- Che il viaggio a Prato avvenne con arrivo a Livorno nel primo pomeriggio con arrivo a Prato verso le ore 19,30 e ricevette una telefonata per spostargli l'appuntamento.
- Che durante il viaggio di ritorno sentì per radio la strage di Firenze e ricollegò anche il fatto precedente di COSTANZO.
- Che quando sentì, a Palermo, il discorso di COSTANZO, all'epoca non pensò a quanto aveva trasportato.
- Che collegò COSTANZO solo nell'occasione del viaggio di ritorno da Prato.
- Che con BARRANCA ebbe modo di riparlarci, ma senza accennare a quanto accaduto.
- Che Carra non poteva dire di no ad ulteriori richieste, visto la zona in cui abitava.
- Che gli fu lampeggiato da una Opel Corsa con a bordo LO NIGRO e GIULIANO.
L'avv. Florio contesta che dal P.R.A. di Roma risulta che GIULIANO all'epoca non possedeva più l'auto.
- Che Carra spiega di controllare in via Messina Marine. Carra è sicuro. Inoltre GIULIANO ebbe a dirgli una volta che era scappato in una "situazione" a Ficarazzi.
- Che il viaggio ad Arluno iniziò via strada con LO NIGRO; nel primo interrogatorio si era confuso.
- Che cerca di dimenticare al più presto questi fatti e che comunque i viaggi e le persone sono sempre quelli.
- Che non ricorda con precisione se LO NIGRO in quel viaggio aveva il cellulare.
- Che le telefonate fatte da (a Casalecchio, prima di Arluno e dalla piazzetta di Arluno) LO NIGRO le faceva ad un cellulare.
- Che il cellulare di Carra era quello intestato a SABATO Gioacchina.
- Che LO NIGRO non gli chiese a lui Carra di prestargli il cellulare.
- Che a Formello paese, c'è stato solo per pochi minuti. Fece un giro con GIACALONE che gli disse diverse cose.
- Che non si spiega lui Carra perché GIACALONE lo metteva al corrente di fatti notevoli.
- Che Carra chiese solamente "come lo avevano trovato" (Contorno).
- Che lui Carra doveva fare presto ad andare via "altrimenti coinvolgevano anche me".
- Che lui si è limitato a fare il trasporto.
- Che il tipo di telecomando era simile a quello usato per i modelli di macchine a motore: era di colore nero, con un'antenna in mezzo e due rotelline ai lati. Era più grande di una mano. Il telecomando era dentro la villetta di GIACALONE e fu portato da LO NIGRO E Picciriddu.
- Che lui Carra non era ancora stato a casa di BENIGNO a Misilmeri. C'è andato dopo Contorno. Carra descrive per sommi capi la casa di BENIGNO, dove andò con GIULIANO. In quella casa lui Carra c'è stato pochissimo.
- Che i viaggi del 1995 furono tre, il primo ed il secondo lo fece da solo, mentre il terzo era in compagnia di Cosimo LO NIGRO con cui andò a Milano.
- Che il soggiorno all'hotel di Milano, lui Carra lo colloca nell'aprile-maggio 1995. Loro lasciarono i loro documenti.
- Che in caso di problemi dovevano dire che erano a Milano per comprare del ghiaccio. Questo era stato suggerito da Totò.
- Che il semirimorchio era di tipo "bunker", cioè per caricare i rottami. All'inizio era un cassonato fisso.
- Che a Galciana aveva il rimorchio ribaltabile e forse sopra aveva l'altro semirimorchio.
- Che il cassone portateloni era stato fatto con le lamiere.
- Che il trattore Volvo era del tipo F12.
- Che al box di LO NIGRO lui Carra vie è stato solo una volta, mentre nel piazzale del palazzo una ventina di volte.
- Che il bar Rosanero è vicino al quartiere della Kalsa.
- Che l'Ape di LO NIGRO aveva la targa ma non la ricorda.
- Che il motore marino fu portato da lui Carra con un furgone di Giovanni CIARAMITARO e che non è sicuro che sia lo stesso che è ritratto nella foto del box di LO NIGRO.
- Che nell'occasione del viaggio a Roma e poi per Milano quando il figlio doveva fare delle visite, lui Carra aveva il cellulare, in quanto lui ci lavorava.
- Che il viaggio forse di droga del 1995 fu scaricato in via Messina Montagne.
- Che SPATUZZA, a quanto gli risulta, lavorava in zona Brancaccio, ma non sa indicare il periodo.
- Che lui Carra ha avuto contatti con SPATUZZA anche da latitante e che si muove con tranquillità. Lo ha rivisto anche nella villetta vicino al bar Rosanero.
breve sospensione

L'imputato GIULIANO chiede di fa una dichiarazione spontanea alla fine dell'esame di CARRA.

Alle domande dell'Avv. Eraldo STEFANI, (per la posizione di GRIGOLI), CARRA risponde:
- Che il cognome GRIGOLI oggi gli ricorda GRIGOLI Salvatore, mentre all'epoca lo conosceva come Cacciatore. Non conosce altri GRIGOLI.
- Che ha conosciuto Cacciatore - Totò, nel contesto del fatto di CONTORNO.
- Che secondo lui ha circa sui 30 anni di età.
- Che in precedenza al fatto di CONTORNO, non aveva mai visto GRIGOLI. L'unica persona che conosce da tanto è BARRANCA.
- Che da quanto ha potuto constatare lui, GRIGOLI era uomo d'onore, in quanto alle estorsioni ed una rapina, oltre che alla presenza alla villetta di SCARANO.
- Che era l'unica persona che aveva una pistola.
- Che nella villetta, oltre a Cacciatore ci erano altri uomini d'onore.
- Che lui Carra non è uomo d'onore, era l'unico a non essere uomo d'onore.
- Che lui Carra non sa se suo padre sia uomo d'onore, lo può intuire, ma sa solo che è "rispettato".
- Che essere "rispettato" a volte coincide con l'essere uomo d'onore.
- Che anche suo fratello è rispettato come il padre.
- Che suo fratello e suo padre si rispettavano con BARRANCA, anche se lui Carra disconosce i motivi.
- Che la famiglia di lui Carra e quella di BARRANCA si conoscevano, anzi si frequentavano anni ed anni fa, lui Carra era bambino.
- Che una sorella di lui Carra, abitava di fronte alla casa di BARRANCA.
- Che le sorelle di BARRANCA sono 3 o 4, una è deceduta.
- Che lui Carra ha parlato anche di altri fatti, oltre quelli per cui è imputato, fatti relativi ad estorsioni, estorsioni a cui erano presenti Totò FAIA, Giovanni GAROFALO, GIULIANO, in altre occasioni GRIGOLI, DI FILIPPO. Questo si è verificato nell'estate 1994.
- Che l'episodio di Formello c'era già stato.
- Che queste estorsioni lui Carra le faceva su richiesta di GIULIANO. Totò FAIA e Giovanni GAROFALO diventarono uomini d'onore dopo questi fatti.
- Che Totò FAIA era uscito di carcere con ROMEO.
- Che lui Carra era rispettato.
- Che GRIGOLI ha commesso omicidi, come padre PUGLISI, come detto da DI FILIPPO ed a quanto riportato dai giornali; nonché altri omicidi di Villabate e Belmonte Mezzagno, cose queste che lui Carra ha intuito.
- Che lui Carra non si poteva rifiutare di fare i trasporti. Che lui Carra in cose più grandi non ci voleva entrare, come lui Carra ebbe a dire a SPATUZZA nel 1994.
- Che chi si rifiuta di fare cose chieste da uomini d'onore, rischia.
- Che lui Carra all'inizio non sapeva con precisione cosa trasportava. Pensava che era hashish. Quando ha capito che cosa trasportava, sapeva bene dove sarebbe andato a finire.
- Che dopo durante il viaggio di ritorno da Firenze, apprese del fatto di Firenze è ricollegò il suo trasporto.
- Che per le estorsioni del 1994, lui non aveva più via di uscita dopo quello che aveva fatto (i trasporti del 1993).
- Che lui Carra era stato ben chiaro dall'inizio con SPATUZZA che lui Carra non avrebbe mai fatto omicidi.
- Che GRIGOLI lui Carra non ricorda se dopo il fatto di CONTORNO lo ha rivisto. Può solo dire che nei viaggi di esplosivo, nelle fasi di carico a Palermo, presso il garage di Carra, GRIGOLI era presente ma non ricorda in quale occasione. Non era presente nei vari fatti di strage.
- Che è sicuro che è stato presente in un'occasione di un carico di esplosivo, ma non è sicuro quale.
- Che GRIGOLI forse era presente in occasione del carico di Firenze o quello di Arluno.
- Che a quell'epoca, non lo avrebbe riconosciuto, in quanto non lo conosceva. Lui lo conosceva come Totò - Cacciatore non come GRIGOLI.
breve sospensione a richiesta dell'avv. Stefani
- Che ha iniziato a viaggiare sul camion fino da 12 anni di età.
- Che un trattore costa 150 milioni, nuovo, mentre in occasione si possono trovare anche a 30/50 milioni.
- Che percepiva uno stipendio all'interno della società.
- Che quando si è messo in proprio i mezzi erano meno.
- Che la sua azienda, lui Carra, l'ha intestata a SABATO Gioacchina e che possedeva un cellulare intestato a quest'ultima.
- Che parte dell'azienda la aveva intestata alla segretaria, SABATO Gioacchina, prima dei fatti.
- Che all'inizio non sapeva che cosa trasportava. Il discorso della SABATO Gioacchina è di prima dei viaggi.
- Che tutti i viaggi lui Carra li ha fatti a suo nome Carra Pietro.
- Che il cellulare intestato a SABATO Gioacchina è lo stesso che poi ha intestato alla moglie.
L'avv. Stefani chiede che venga proiettata una copia di una foto e Carra dice: GRIGOLI Salvatore, ovvero Totò - Cacciatore. Ricorda di aver visto spesso questa foto.
- Che GRIGOLI portava gli occhiali da sole.
Viene mostrata altresì la copia della foto nr. 6: Carra dice che non riesce ad individuare la persona.
Viene mostrata la foto nr. 7 e Carra dice di non ricordarsela.
- Che ha conosciuto GRIGOLI come nella prima foto vista. Lo ha visto con gli occhiali da sole.
- Che la sera del carico era come nella prima foto e che gli unici occhiali che ha visto sono quelli da sole.
- Che quella sera arrivò insieme agli altri, con BARRANCA, ma non ricorda come arrivò.
- Che in occasione delle estorsioni, lo vide passare con un'auto e lo ricorda senza occhiali. Non ricorda se guidava. Aveva una Golf di colore blu.
- Che a Formello hanno trascorso insieme due giorni. Non sono andati in giro per la città. Hanno guardato la televisione e GRIGOLI non portava gli occhiali.
- Che GRIGOLI è uscito in macchina, a Formello, con LO NIGRO e una volta con Picciriddu.
- Le uscite erano durante il giorno.
- Che ricorda solo gli occhiali da sole, non da vista.
- Che GRIGOLI era l'unico a Formello che teneva la pistola sotto il cuscino.
- Che non ha mai visto nessuno, negli anni, armato.
- Che lui Carra non ha mai portato addosso pistole.
- Che solo in un'occasione lui Carra ebbe la pistola di Giovanni GAROFALO che gli data da Totò FAIA. Dopo poco Carra la restituì.
- Che non ha mai sparato a nessuno; l'arma era carica.
Il Pubblico Ministero contesta la foto dell'uomo con gli occhiali, in quanto si tratta di un omonimo a nome GRIGOLI Salvatore.
Ad ulteriore chiarificazione del PM, il discorso delle foto viene superato.
- Che in occasione del trasporto delle armi da Milano a Palermo, erano armati.
- Che il caricamento dell'esplosivo per Firenze avvenne nel garage, dopo le ore 9,00 di sera, oltre a lui Carra c'era nel garage il BARRANCA, poi arrivò LO NIGRO con l'Ape portando i pacchi. Forse c'era anche SPATUZZA che lui Carra sapeva chiamarsi Gaspare. Al momento dell'arrivo di LO NIGRO erano tutti presenti. La fase di caricamento fu abbastanza breve, circa una ventina di minuti. Dopo aver caricato, l'indomani, lui Carra si imbarca.
- Che per Arluno, c'erano nel garage BARRANCA, LO NIGRO, GIULIANO, SPATUZZA e LO NIGRO con l'Ape, oltre a lui Carra. Il caricamento durò circa una ventina di minuti. La sera stessa, con LO NIGRO, lui Carra partì, dopo essere passato a casa a prendere qualche effetto personale.
- Che lui Carra non si è dato alla latitanza, anche se era al corrente delle attività investigative a suo carico.
- Che Pietro ROMEO, dopo il discorso di DI FILIPPO, chiese a Carra se lui aveva raccontato qualcosa a DI FILIPPO.
- Che ROMEO era uomo d'onore, così come DI FILIPPO. Lo SCARANO pensa di sì. Totò - Cacciatore, secondo lui Carra, era uomo d'onore.
- Che lui Carra non aveva nessun soprannome. Aveva solo uno "scherzo" con Giovanni GAROFALO che chiamava lui Carra "Carroattrezzi".
- Che lui Carra non sa dove possa essere GRIGOLI.
- Che non sa che fine abbia fatto, non ha sentito dire da nessuna parte se sia stato ucciso.
- Che lui Carra ha letto sui giornali delle dichiarazioni del DI FILIPPO circa l'implicazione di GRIGOLI nell'uccisione di padre PUGLISI.
- Che un uomo d'onore parla molto poco.

Alle domande dell'Avv. Sandro COSMAI, Carra dice:
- Che GIULIANO aveva un debole per le canzoni napoletane, che canticchiava.
- Che nel garage nell'occasione del carico per Arluno erano presenti GIULIANO, SPATUZZA, LO NIGRO, BARRANCA.
- Che non è mai stato uomo d'onore e che solo per sentito dire ha saputo come lo si diventa.

L'imputato GIULIANO chiede di fare una dichiarazione spontanea e chiede che CARRA venga allontanato. CARRA rifiuta di allontanarsi e GIULIANO farà la propria dichiarazione in altra occasione.

L'udienza riprende il 5.3.1997 alle ore 9,00.
49^ - UDIENZA DEL 5.3.1997
[pic]
Preliminarmente il PM consegna:
"ELENCO DEGLI ATTI DI INDAGINE DEPOSITATI AI DIFENSORI COME DA COMUNICAZIONE VERBALE ALL'UDIENZA DEL 5 MARZO 1997
Nota della DIA - Centro Operativo di Firenze datata 4 marzo 1997, nr. prot. 895, relativa alla trasmissione dell'allegata cassetta contenente il filmato realizzato in data 15 maggio 1995 in occasione del sopralluogo effettuato unitamente al Pubblico Ministero; nonché del fascicolo fotografico estratto dal filmato stesso."
[pic]
L'imputato GIULIANO Francesco fa una dichiarazione: "Volevo dichiarare a questa Corte che non ho mai avuto né soprannome Olivetti, né Giuseppe, né Salvatore e né Peppuccio. Il mio nome è solamente Francesco.
Poi, signor Presidente, volevo dire che non ho mai abitato in zona Falsomiele e ho abitato sempre in via Messina Marina 531.
Non ho mai avuto né Opel Corsa bianca, né Clio, né Tipo e mio padre non ha mai avuto una Renault 9.
Non ho mai usato nomi di altre persone per intestare le mie macchine. Le macchine che ho avuto io sono state: una Panda bianca 1000 S, intestata a mio nome; una FIAT Uno, intestata a mio nome; una Twingo, intestata a mio nome; una Y10 e una Opel Corsa grigia che ho venduto nel '91-'92.
Non ho mai avuto villino a Ficarazzi insieme al signor Carra, né di proprietà e né di affitto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che sono stato autista della Marina Militare CNA. Grazie alla Marina ho avuto le patenti A, B, C, D, E e il K. So guidare autotreni, pullman. Per conto della Marina ho guidato anche camion carichi di munizioni, viveri e gasolio.
Non ho mai conosciuto questo signor Carra, non ho preso mai un caffè insieme a codesto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che non sono stato mai inseguito né a Formello e non sono mai stato, andato a Formello. Sono pronto a fare il confronto con tutti i Carabinieri che dicono che mi hanno inseguito.
Poi, signor Presidente, per chiudere, volevo precisare che io sono del '69, nel '93 ne avevo 23, il signor Contorno manca da Palermo dall'80 e io andavo in prima media e sono indignato delle dichiarazioni di questa persona che ha infangato il mio nome.
Con questo, signor Presidente, concludo lasciando ogni valutazione alla Corte, alla quale esprimo la massima fiducia. La ringrazio, buongiorno".
[pic]
Inizio esame di:

305) - FERRO Vincenzo, nato ad Alcamo (TP) il 28.9.1965.

a domande del PM, risponde:

- Che ha trascorso la sua esistenza sempre in Sicilia.
- Che ha dei parenti in Canada ed a Prato, MESSANA Antonino, suo zio, abitante in una frazione che si chiama Capezzana.
- Che da suo zio a Prato c'è stato nel 1987 in occasione di un ricovero della madre in ospedale.
- Che lui Ferro è stato arrestato il 20.2.1996, in seguito alle dichiarazioni di CALVARUSO che lo aveva indicato come partecipante a riunioni di mafia.
- Che non era nemmeno indagato per le stragi.
- Che conosce la sua imputazione nell'attuale dibattimento.
- Che lui è stato usato, inconsapevolmente, solo per il fatto di Firenze.
- Che nell'aprile del 1993 CALABRO' Gioacchino, che lui conosceva in quanto coimputato di suo padre, un giorno lo mandò a chiamare.
- CALABRO' abitava a Castellammare.
- Che gli disse, a lui Ferro, se suo zio a Firenze aveva la disponibilità di un garage. CALABRO' insistette. Dopo poco lui Ferro venne nuovamente convocato da CALABRO' che ripetette l'invito.
- Che Ferro andò, in aere, storpiando il proprio cognome, a Firenze. Andò a casa dello zio e gli chiese se aveva la disponibilità di un garage. Avendo avuto risposta negativa, tornò indietro. Di questo riferì al CALABRO' che gli disse a lui Ferro di ripassare. Dopo qualche giorno CALABRO' ripetette l'invito, con minacce rivolte nei confronti dello zio. CALABRO' gli disse poi che sarebbero andati, lui e Ferro, a Firenze, con l'Audi 90 di Ferro. Dopo aver traghettato, venne aggiustato il faro dell'auto che si era rotto.
Arrivati a Roma, guidava CALABRO', questi si indirizzò verso la stazione Termini. La mattina gli presento una persone, certo Giorgio, e tutti e tre partirono in treno per Firenze. Non ricorda lui Ferro se chiamo lo zio da Roma o da Firenze. A Firenze si incontrarono con lo zio ed insieme a lui, con la Fiat Uno, andarono a Prato. Giorgio gli chiese di fare la strada più breve per arrivare a casa. Nel tragitto Giorgio segnava i semafori. Lo zio gli disse che di fronte a casa sua c'erano dei garage chiusi con dei lucchetti che si potevano usare. Lo zio disse che non ne voleva sapere niente.
- Che il primo viaggio dallo zio lo fece nella seconda metà del mese di aprile, con un volo Palermo-Roma e poi in treno per Firenze, ma non ricorda bene.
- Che CALABRO' gli aveva chiesto la disponibilità di un garage.
- Che lo zio MESSANA sapeva da chi veniva la richiesta del garage.
- Che lui Ferro, non "spese" il nome del padre FERRO Giuseppe per convincere lo zio MESSANA Antonino.
- Che nel primo viaggio non ci fu la ricerca di un garage in affitto.
- Che nemmeno lui Ferro sapeva a che cosa doveva servire questo garage.
- Che i rapporti tra CALABRO' e la famiglia di Ferro erano l'amicizia tra CALABRO' e FERRO Giuseppe.
- Che Ferro non era "obbligato" nei confronti di CALABRO', ma certe richieste, in quell'ambiente, non si declinano.
- Che CALABRO' e FERRO Giuseppe, avevano il processo per la famosa raffineria di droga di Alcamo nonché per la strage di Pizzolungo.
- Che le vicende giudiziarie iniziarono nel 1985 e finirono nel 1989 per quanto riguarda Pizzolungo, mentre per la raffineria, ci sono ancora vicende giudiziarie.
- Che non vuole parlare delle vicende di suo padre FERRO Giuseppe.
- Che CALABRO' aiutava la famiglia Ferro, gli dava dei soldi, sin dal 1989, Soldi che venivano lasciati in una macelleria dove Ferro andava a ritirarli.
- Che CORACI Vito, la persona tramite CALABRO' lo mandò a chiamare, era un amico di CALABRO' e del padre FERRO Giuseppe.
- Che il viaggio fatto insieme a CALABRO', che avvenne a circa dopo una settimana dopo il primo, e che partirono di pomeriggio.
- Che non ricorda la compagnia del traghetto.
- Che non ricorda il numero di targa della sua autovettura.
Vengono mostrate a Ferro alcune copie di un biglietto di imbarco e Ferro leggendo i dati riportati, riconosce la compagnia e la targa della sua auto .
- Che fino a Roma guidò CALABRO che andò verso la stazione Termini dove arrivarono verso le 4 del mattino. Rimasero in attesa di una persona. Quando si fece mattina CALABRO' prese una borsa, tornò poi cambiato e con un'altra persona.
- Che questa persona gli venne presentata come Giorgio. Lui Ferro lo ha poi rivisto ad Alcamo, in occasione del duplice omicidio dei fratelli Pirrone e seppe che si trattava di Giorgio PIZZO, come appreso dai giornali. A Roma aveva gli occhiali, ad Alcamo non li aveva più, in quanto si era fatto un intervento.
- Che questo Giorgio è di Palermo.
- Che CALABRO' e Giorgio, lui Ferro dice che si conoscevano già in considerazione a come si comportavano.
- Che non ricorda se lui Ferro telefonò allo zio da Roma o da Firenze. Quando lo zio vide queste persone, lui Ferro lo mise al corrente di cosa volevano e delle minacce a cui andava incontro.
- Che lo zio era con la Fiat Uno di colore bianco e che Giorgio aveva chiesto la strada più facile per andare a casa a Prato-Capezzana. Uscirono alla prima uscita, era una strada con dei semafori, con degli alberi, rettilinea, da cui si vede il carcere di Prato. A casa chiesero allo zio la disponibilità del garage e dopo aver visto il "garagino" dello zio, comunicante con la casa, ci poteva entrare una Fiat Uno e basta. Chiesero ancora dei garage e lo zio gli indicò i garage davanti a casa e che andavano bene quelli.
- Che lo zio poi li riaccompagnò a Firenze, facendo la stessa strada, sempre ricontrollando i semafori.
- Non ricorda. lui Ferro di come avvenne lo scambio del numero di telefono della casa dello zio, comunque il telefono venne dato.
- Che ripresero il treno fino a Roma ed andarono a mangiare. Dopo mangiato il PIZZO se ne andò e CALABRO' chiese a Ferro se lo accompagnava a Pisa per un controllo medico, anche per avere una giustificazione della sua presenza in Toscana. Ferro rifiutò e, ripresa l'Audi, tornò a casa.
- Che la visita a Prato durò circa una decina di minuti.
- Che CALABRO' aveva avuto un incidente a Partinico, un'estate, ma non ricorda quando.
- Che Ferro pensava di fare tutta una "tirata", ma si fermò perché aveva sonno. Arrivò ad Alcamo la domenica verso le ore 12.
- Che le spese furono divise un po' per uno.
- Che nei giorni successivi Ferro andò a Roma in Cassazione per ritirare il dispositivo di una sentenza relativa a suo padre. In quell'occasione andò a trovare suo zio a Prato per cercare un posto per "quelle persone", ma non trovarono niente. Il viaggio lo fece da Roma a Firenze in treno. Il viaggio di ritorno non ricorda se lo fece da Firenze o da Pisa, sempre in aereo come aveva fatto da Palermo a Roma.
- Che aveva un cellulare intestato a lui. Non ricorda se telefonò a suo zio. Non ricorda se ha telefonato a qualcun altro.
- Che conosce un certo MARRONE a cui aveva portato un cane da addestrare a cui ha telefonato spesso.
- Che BLUNDA è il cognome della sua fidanzata.
- Che MILAZZO è suo zio.
- Che lo zio MESSANA Antonino non gradiva molto il fatto del garage, ma non si preoccupava più di tanto, visto che i garages non erano suoi.
- Che per entrare in cassazione a lui Ferro gli venne fotocopiato il documento.
- Che alcuni giorni dopo, ad Alcamo, CALABRO' lo rimandò a chiamare dicendogli che lo zio aveva cacciato delle persone che erano andate lì. Ferro partì per Firenze per andare a vedere, visto che CALABRO' gli disse che questa figura con Matteo non la poteva fare. Ferro non sapeva chi era Matteo. Con Ferro partì anche sua madre che doveva andare da un guaritore. Lo zio gli disse che queste persone non le aveva volute in casa sua, visto che non erano questi gli accordi presi. Ripartirono poi da Pisa.
- Che questo avvenne dopo 3/4 giorni dopo il fatto della Cassazione. Che presero il volo Palermo-Firenze.
- Che i nomi erano quelli loro.
- Che lo zio era arrabbiato, perché era gente che non conosceva e che li aveva cacciati.
- Che lui Ferro cercò di calmarlo e gli disse che avrebbe riferito a CALABRO', cosa che fece.
- Che lui Ferro ha saputo di questo Matteo, nel 1995 quando il MELODIA Antonino gli riferì che era Matteo MESSINA DENARO, capo della provincia di Trapani, anche se era di Castelvetrano.
- Che CALABRO', una volta sentite le spiegazioni, disse che "questo lo deve fare" e che "quando ritornano non li deve cacciare".
- Che Ferro telefonò allo zio a Prato e questi gli chiese che doveva andare anche lui Ferro con queste persone.
- Che il 23 maggio, lo zio lo chiamò dicendogli "devi venire". CALABRO' disse a Ferro di andare e che però doveva tornare subito. In casa dello zio, sopra, trovò 4 persone, solo uno si presentò con il nome di Mimmo, poi lui Ferro seppe che era BARRANCA. Ferro si presentò come "fratello di Matteo". Loro gli chiesero le macchina dello zio e che poi se ne poteva andare. Lo zio si arrabbiò e diede la macchina a Ferro e che ne era responsabile lui. Mimmo, saputo questo, disse a lui Ferro che doveva restare.
- Che ricorda il 23 maggio, perché è l'anniversario del suo fidanzamento.
- Che il viaggio lo fece in aereo, forse solo fino a Roma.
- Che utilizzò un nome simile al suo, tipo "FERRAU" o "FERRAUTO".
- Che le 4 persone le vide per la prima volta lì, poi ha rivisto SPATUZZA; successivamente poi anche LO NIGRO e GIULIANO Francesco da alcune foto segnaletiche.
- Che arrivò a casa dello zio dopo mezzogiorno, all'ora di pranzo. Ferro descrive la casa (attualmente abbattuta).
- Che si è trattenuto fino al 27 maggio 1993, nel primo pomeriggio, prese l'aereo per Pisa, quando l'esplosione a Firenze era già avvenuta.
breve sospensione
- Che dopo la richiesta del BARRANCA dell'utilizzo della macchina dello zio, BARRANCA disse a Ferro che doveva accompagnare due di loro. Verso le 5 del pomeriggio scesero LO NIGRO e GIULIANO quest'ultimo si diresse, guidando, verso Firenze. Arrivati ad un semaforo vicino alla stazione fecero scendere Ferro a cui dissero di aspettare due ore. Alla stazione poi Ferro vide LO NIGRO che lo chiamò e tornarono a Prato. L'indomani successe la stessa cosa, e dopo averlo lasciato allo stesso punto, dopo un'oretta, andarono alla stazione e dissero a Ferro di accompagnarli verso il centro storico di Firenze; c'erano delle statue e, camminando veloci, arrivarono all'Arno dove mangiarono in un ristorante.
- Che lui Ferro non era mai stato nel centro storico di Firenze. Conosceva solo la stazione ferroviaria.
- Che da Prato a Firenze il percorso era diverso da quello fatto con Giorgio.
- Che la strada la conosceva GIULIANO che guidava. Non hanno mai chiesto informazioni. Forse seguivano i cartelli segnaletici che indicavano la stazione.
- Che il punto dove loro lo facevano scendere era in prossimità di un semaforo e dopo c'era una discesa ed un sottopassaggio. Posto che ha individuato in sede di sopralluogo.
- Che sulla destra, c'era una strada che portava alla stazione, a senso unico, strada che lui Ferro faceva per arrivare alla stazione che si trovava sulla sua sinistra.
- Che non sa che strada hanno fatto loro il 23 dopo che hanno lasciato lui Ferro. Lui attese alla stazione per circa un'ora e mezza. Fu LO NIGRO che lo vide alla stazione. Lui Ferro ingannava il tempo a passeggiare dentro la stazione.
- Che il 23 dopo essere tornati a casa, non si sono più mossi.
- Che la sera successiva, sono partiti dopo le 5 del pomeriggio; fanno le stessa strada del giorno prima, alla guida della Uno bianca c'era sempre GIULIANO; lo fanno scendere sempre all'altezza dello stesso semaforo. Dopo un'ora si incontrano e gli dicono di fare questo giro nel centro storico.
- Che le statue ed il luogo che vide, è piazza della Signoria da dove poi c'era la strada degli Uffizi che arriva all'Arno; qui loro gli dissero di camminare veloce, fino alla fine.
- Che questo percorso fu fatto per andare e per tornare dal ristorante.
- Che questo luogo lui Ferro lo ha rivisto in occasione del matrimonio di suo cugino Melchiorre nel dicembre 1994 e poi lo ha rivisto in occasione del sopralluogo del maggio fatto con il PM.
- Che la "camminata" la fece verso l'imbrunire.
- Che andarono in un ristorante lì vicino, che lui Ferro non ha saputo indicare.
- Che alla fine della cena rifecero la strada inversa. Forse erano le 9,30 - 10 di sera.
- Che la Fiat Uno era stata parcheggiata vicino al semaforo dove di solito facevano scendere Ferro.
- Che rientrarono a Prato e ricorda solo GIULIANO che cantava.
Vengono mostrate a Ferro le foto relative al sopralluogo effettuato in data 15 maggio 1996 e Ferro riconosce alcuni luoghi, come già indicati in sede di sopralluogo.
- Che il 24 il BARRANCA chiese a Ferro di portargli un televisore, ma lo zio non volle dargli il suo. Ferro, che aveva avuto da CALABRO' 2 milioni per le spese, dette dei soldi allo zio per comprare un televisore, cosa che fu fatta.
- Che non mangiavano insieme alla famiglia dello zio.
- Che il televisore fu Ferro a portarlo al primo piano. Gli portò il televisore sempre dentro la scatola.
- Che non sa perché volevano il televisore.
- Che tranne il 23 e 24, non sono mai usciti.
- Che la stanza dove dormivano era arredata normalmente, c'era un letto matrimoniale e due lettini.
- Che lui Ferro dormiva nel letto di suo cugino Giampiero e che questi era costretto a dormire sul divano.
- Che allo zio lui Ferro dette 500 mila lire per il televisore, soldi che spese per intero.
- Che il 25, la sera, sul tardi, BARRANCA gli chiese a lui Ferro se sapeva arrivare alla chiesa dei Testimoni di Geova e gli chiese di accompagnarlo lì. Arrivati , non trovando nessuno, fecero un giro per poi ritornare. C'era una motrice di un camion e BARRANCA scese ed andò a parlare per pochi minuti con quello del camion. Poi tornarono a casa.
- Che dopo circa un'ora, tutti e 4, scesero e chiesero a Ferro la macchina e che nel garage non doveva entrare nessuno. Fecero due viaggi con la macchina.
- Che nel pomeriggio del 26, il BARRANCA richiese la macchina e disse a lui Ferro di dargli le chiavi. Partirono SPATUZZA e GIULIANO. Tornarono con un Fiorino, con un portapacchi. Non riusciva quindi ad entrare nel garage. BARRANCA chiese a lui Ferro di trovargli delle chiavi per smontare il portapacchi.
- Che la sera, verso la mezzanotte, GIULIANO sulla Fiat Uno dello zio e LO NIGRO sul Fiorino andarono via. Poi BARRANCA chiese a Ferro la chiavi della macchina del cugino, una Golf, con cui partì insieme a SPATUZZA, quest'ultimo tornò poco dopo da solo.
- Che dopo un'ora dalla partenza, rientrarono LO NIGRO e GIULIANO, che gli dissero (a lui Ferro) che l'indomani mattina dovevano partire presto e che lui li doveva accompagnare.
- Che la mattina del 27, verso le ore 8,00, LO NIGRO gli disse che doveva accompagnare prima lui a Bologna, poi Ferro doveva tornare a prendere gli altri due che doveva portare a Bologna.
- Che la casa dello zio dista dalla chiesa dei Testimoni di Geova circa 2 chilometri, ci vogliono 1/2 minuti per arrivare.
- Che era in tarda serata del 25.
- Che dopo l'incontro, BARRANCA gli disse di tornare a casa. Dopo un'ora lo stesso gli disse che voleva la macchina, sempre la FIAT Uno e che nel garage non doveva entrare nessuno.
- Che BARRANCA, ritornando a casa, aveva chiesto se lui Ferro conosceva un posto dove un autotreno poteva ribaltare qualcosa, facendo rumore.
- Che quando scesero tutti e 4 ci furono due viaggi. Fatto questo chiusero la porta a chiave che comunicava con la casa. Ogni uscita durava 15 minuti circa.
- Che non ricorda la persona che guidava il camion, visto che non è scesa dalla cabina.
- Che non sa se questa persona era da sola.
- Che la chiave del garage la tennero loro.
- Che il 26 gli chiedono la macchina e gli dicono che lui Ferro non deve andare. Questo accade verso le 6/7 di sera. Partirono Gaspare SPATUZZA e Francesco GIULIANO.
- Che BARRANCA e l'altra persona rimasero a casa da soli.
- Che dopo circa un'ora ritornarono, con la Uno ed un Fiorino.
- Che il Fiorino era bianco, con il portabagagli.
- Che la Uno fu lasciata fuori e che cercarono di far entrare a retromarcia il Fiorino, ma non entrava visto che aveva il portapacchi. A richiesta, Ferro gli dette le chiavi che erano nel garage.
- Che uscendo dal garage lui Ferro vide due involucri "scocciati": di forma rotonda, con circa 40 cm di diametro.
- Che le chiavi le dette a BARRANCA per togliere il portapacchi. Sentì dire lui Ferro che avrebbero poi messo il portapacchi nel Fiorino.
- Che all'arrivo, SPATUZZA guidava il Fiorino e GIULIANO la Fiat Uno.
- Che rimasero chiusi per più di un'ora nel garage con il Fiorino.
- Che verso la mezzanotte, scesero, entrarono nel garage, il GIULIANO prese la Uno, LO NIGRO uscì con il Fiorino. Dopo BARRANCA gli chiese la macchina del cugino, una Golf, e con SPATUZZA andò via. Tornò SPATUZZA dopo pochi minuti.
- Che poco dopo tornarono anche LO NIGRO e GIULIANO.
- Che gli dissero che l'indomani lui Ferro li doveva accompagnare a Bologna, in due viaggi, uno con LO NIGRO ed uno con SPATUZZA e GIULIANO.
- Che lui Ferro non sa il motivo di questi viaggi a Bologna.
- Che LO NIGRO prima di partire per Bologna disse agli altri due "poi ci vediamo alla base".
- Che la sera del 26 LO NIGRO chiese un sigaro, che ebbe.
- Che lui Ferro li accompagnò alla stazione di Bologna.
- Che Ferro impiegò tutta la mattinata per questi accompagnamenti.
- Che Ferro poi si fece riaccompagnare da suo cugino a Pisa per prendere l'aereo per Palermo. Usò forse il suo nome.
- Che del fatto di Firenze nessuno glielo ha mai detto. Lo seppe per televisione, quando iniziarono a parlare di un Fiorino e lui Ferro iniziò ad avere paura.
- Che degli altri fatti di strage in continente, lui non sa nulla. Non sapeva nemmeno di cosa faceva a Firenze.
- Che a Roma lui Ferro ci andava solo per andare il Cassazione, o per andare dagli avvocati, così come faceva a Milano.
- Che a Roma conosceva anche un falsario, visto negli anni '70, durante la latitanza del padre a Roma e che poi ha rivisto a Castellammare in occasione di un incontro con CALABRO'. Poi lui Ferro andò a Roma a prendere una busta che portò al CALABRO'.
- Che queste persone a Prato disponevano almeno di due telefoni cellulari.
- Che Matteo MESSINA DENARO, era alto circa 1,75 m, magrissimo, capelli lunghi, ha uno strabismo agli occhi.
- Che SPATUZZA è alto 1,75 m, capelli chiari e pochi, di costituzione normale, non robusta.
- Che GRIGOLI è più basso, 1,70 m, circa, di carnagione scura e con i capelli ricci.
- Che lui Ferro ha fatto dei riconoscimenti fotografici, con sicurezza.
- Che non conosceva le attività lavorative, forse il GRIGOLI aveva un negozio di articoli sportivi a Palermo, nella zona di Brancaccio, vicino all'assicurazione di MANGANO Antonino. Lui Ferro era stato all'assicurazione quando portò un "bigliettino" che veniva da suo padre, che dette a MANGANO.
- Che GIULIANO sarà alto 1,70 m, circa, un po' grossetto, di carnagione chiara ed era un patito delle canzoni napoletane che spesso cantava.
- Che LO NIGRO sarà alto 1,75 m, circa, non grosso, e non di robusta costituzione.
- Che BARRANCA sarà alto 1,70/1,74 m, circa, di carnagione scura.
Vengono mostrate a Ferro alcune foto e questi riconosce: Matteo MESSINA DENARO, anche se la foto è vecchia; Gaspare SPATUZZA, ne è sicuro; Salvatore GRIGOLI, ne è sicuro.
sospensione fino alle ore 15,00
- Che c'era il telefono a casa dello zio. Che c'erano due apparecchi telefonici.
- Che lui Ferro non ha mai risposto al telefono e non ricorda di telefonate pervenute a casa dello zio.
- Che uno dei due apparecchi era vicino alla camera di quelle persone.
- Che CALABRO' e MESSANA Antonino si sono conosciuti alla casa di Ferro a Castellammare, in estate. In quell'occasione scambiarono qualche parola, forse i normali convenevoli.
- Che questo incontro avvenne nell'estate 1992. E non sa si ci sono stati altri incontri in seguito tra CALABRO' e MESSANA Antonino.
- Che in Toscana, da piccolo, nel 1968, per qualche mese, Ferro con suo padre è stato in Toscana.
- Che lo zio chiese a lui Ferro a che cosa potesse servire il garage, ma lui Ferro gli rispose che non sapeva nulla e che non lo aveva chiesto, né lo avrebbe mai chiesto.
- Che quando lo zio MESSANA vide il CALABRO' e PIZZO, li salutò, senza fare nessun riferimento ad incontri.
- Che ci fu la presentazione di Giorgio allo zio MESSANA.
- Che lui Ferro ha conosciuto "zio Vito", ovvero BAGARELLA Leoluca, alla fine del 1993, quando accompagnò suo padre ad un incontro. Vi erano BAGARELLA, uno di nome Fifetto che poi seppe chiamarsi CANNELLA Cristofaro e Giuseppe GRAVIANO. Fuori c'era un ragazzo che poi seppe essere BENIGNO Salvatore. Ferro era con la sua Audi.
- Che Fifetto lo aveva visto anche in occasione dell'omicidio dei fratelli Pirrone.
- Che le foto di queste persone le ha riconosciute in sede di individuazione fotografica.
- Che ha visto una sola volta Giovanni BRUSCA, nel 1990, quando andò a Castellammare a salutare il padre FERRO Giuseppe.
- Che MELODIA Antonino gli disse che lui si incontrava spesso con BRUSCA e MESSINA DENARO Matteo.
- Che questi contatti lui Ferro li conosce perché riferitigli dal MELODIA. Avvenivano tramite bigliettini tramite Francesco DI PIAZZA.
- Che Matteo MESSINA DENARO e BAGARELLA erano amici e non sa con precisione come avvenivano i contatti.
- Che non sa che MANGANO fosse interessato in questi contatti.
- Che lui Ferro aveva con MELODIA un rapporto di vecchia amicizia, nonché dopo l'arresto del padre FERRO Giuseppe, il MELODIA aveva chiesto a Ferro di accompagnarlo in posti conosciuti solo dal padre FERRO Giuseppe e da lui MELODIA.
- Che lui Ferro ha portato da MANGANO dei bigliettini, ma non sa a chi erano diretti.
- Che li lasciava o in agenzia o da Lorenzo FEDE o DI FEDE, questo nel 1994.
- Che le persone presenti nel garage (GRIGOLI Salvatore, Giuseppe BARRANCA, Cristofaro CANNELLA, Gaspare SPATUZZA, Antonino MELODIA e Vito CORACI e forse qualcun altro) erano lì per uccidere i PIRRONE, e che la presenza di lui Ferro era dovuta al fatto di doverli accompagnare; sa che il duplice omicidio fu portato a termine, e che la persona ferita fu il GRIGOLI Salvatore che venne curato da lui Ferro e da MELODIA Ignazio.
Opposizione dell'avv. Cianferoni
Il Presidente respinge l'opposizione
- Che nella località Marausa si nascondevano SPATUZZA, GRIGOLI, Michele MERCADANTE, Mariano ASARO.
- Che a Marausa il PIZZO Giorgio non c'era, che le persone latitanti ebbero contatti con il MESSINA Denaro Matteo.
- Che l'eliminazione di GRIGOLI Salvatore gli fu riferita da MELODIA e che grazie a quest'ultimo non venne eseguita.
- Che questa eliminazione era stata decisa ad una riunione tenutasi nella zona di Salemi a cui perteciparono MESSINA DENARO, MELODIA, BRUSCA e SINACORI Vincenzo.
- Che SINACORI lo vide quando accompagnò MELODIA da BRUSCA.
- Che SINACORI era in capomandamento di Mazara, a quanto detto da MELODIA.
- Che con SINACORI, non ho mai avuto nessun tipo di rapporto, in quanto lui Ferro accompagnava solo il MELODIA che si appartava poi con SINACORI.
- Che lui Ferro ha visto una volta, nell'officina del CALABRO', nel 90-91, Gioacchino LA BARBERA insieme e GIOE' Antonino.
- Che all'epoca non li conosceva per nome e cognome.
- Che Mariano AGATE era nel carcere di Trapani insieme al padre FERRO Giuseppe negli anni '80 e che lui fu in quell'occasione che lo conobbe.
- Che lo ha rivisto anche successivamente, quando vide anche SINACORI.
- Che il MELODIA gli riferì che doveva portare un bigliettino a Salemi, indirizzato a SINACORI Vincenzo, bigliettino da portare a Enzo PALERMO, cosa che Ferro non fece e che fece personalmente il MELODIA. L'urgenza stava nel fatto che lui MELODIA doveva andare da SINACORI che gli doveva far conoscere delle persone che dovevano andare a Bologna ad eliminare DI MAGGIO. Questo per ordine di BRUSCA. Non sa poi se ci fu un invio di uomini a Bologna, ovvero non gli fu detto. Il MELODIA gli aveva detto che lo avevano visto (DI MAGGIO), andare a piedi all'aula bunker.
- Che il MELODIA gli aveva detto che avendo parlato con Matteo MESSINA DENARO che si era visto con BRUSCA che gli aveva chiesto l'eliminazione di alcuni Agenti della Polizia Penitenziaria che il tutto fosse dovuto al fatto che gli stessi avevano si comportassero male con i detenuti con il 41bis.
Opposizione Avv. Gandolfi. Il Presidente accetta l'opposizione.
- Che ci fosse un motivo per gli attentati agli Uffizi che per l'attentato agli Agenti della Polizia Penitenziaria non mi fu riferito niente.
- Che il motivo fosse il 41 bis, il Melodia ne parlava male, e che lui stesso fosse stato oggetto del 41 bis.
- Che i motivi della possibile eliminazione del GRIGOLI, da quanto mi disse il Melodia che lui stesso gli fu riferito dal GRIGOLI era dovuto ad un possibile collaborazione di questi ma anche al fatto che lui avesse parlato con il DI FILIPPO P.
- Che le cure prestate al GRIGOLI furono prestate da me e da Melodia Ignazio(cugino del Melodia Antonino).
- Che dopo aver conseguito la laurea ho fatto del volontariato.
- Che nel incontro di Partinico ci fosse mio padre e credo ci fossero almeno altre tre persone, il Melodia mi chiese di accompagnarlo in quanto io avevo accompagnato in passato mio padre che lo stesso si servisse, quando io ero a Palermo per motivi di studio si servisse del Vito CORACI o del Calabrò
- Che il medico di Partanna tale Enzo, che era ginecologo, che il cognome fosse Pandolfi aveva circa 35 anni, che conoscesse Messina Denaro il Sinacori e il Melodia ma che quando si appartavano lui veniva escluso.
- Che al momento dell'arresto il 20.02.1996, io fossi accusato di mafia e di aver partecipato ai fatti di strage del 1993, mi sentii male e per dimostrare che io non lo fossi, decisi di parlarne con il dr. Vigna e di diventare così collaboratore.
- Che l'avviso di garanzia fosse stato emesso dopo aver parlato con il dr. Zito dirigente della D.I.A. e quindi questo dimostra il fatto che la mia collaborazione fosse avvenuta prima che diventassi imputato.
- Che la mia presenza a Roma e Firenze fosse dovuto ad alcune telefonate fatte sul mio telefonino.
- Che fossi stato chiamato dalla Polizia, ne riferii con il Melodia e con il Messina Denaro, che si trattasse, in merito alla convocazione fosse per chiarire il furto di un autocarro.
- Che avessi avuto colloqui investigativi in carcere, questi sono avvenuti al Ucciardone.
- Che la mia detenzione fosse durata sei mesi.
- Che le conseguenze della mia collaborazione ha comportato diversi sacrifici come non vedere più madre padre sorelle.
L'avv. Gandolfi chiede di poter effettuare il controesame
breve sospensione

Controesame dell'avv. GANDOLFI
- Che è stato arrestato il 20.2.1996 a seguito delle dichiarazioni di CALVARUSO.
- Che non conosce Tullio CANNELLA.
- Che fin dall'inizio ha detto che non voleva parlare di suo padre.
- Che Vito CORACI, quello che gli disse che CALABRO' lo voleva vedere, è un alcamese che abita a Balestrate.
- Che lui Ferro conosceva il CALABRO' sin dal '86/'87 quando era in carcere con il padre FERRO Giuseppe, a Caltanissetta.
- Racconta nuovamente dei contatti con CALABRO' e del fatto dello zio a Prato.
- Riparla della sua conoscenza con GIOE' e LA BARBERA.

L'udienza riprende domani mattina alle ore 9,00.
50^ - UDIENZA DEL 6.3.1997
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Segue CONTROESAME di FERRO Vincenzo.

Alle domande dell'avv.to Pinna (Avvocatura dello Stato), FERRO risponde:
- Che il 25 maggio non ricorda gli orari dei viaggi, in tarda serata.

Alle domande dell'avv.to Onano (Avvocatura dello Stato), FERRO risponde:
- Che l'incontro con gli altri alla stazione, il 24 avvenne dopo un'ora verso le 18,30, il 25 dopo circa due ore. In questa occasione venivano dalla stessa direzione da cui facevano scendere lui Ferro.
- Che dei garage di fronte a casa dello zio non ne venne fatto uso. Fu usato il garagino dello zio. Fu adoperato a partire dal 25.
- Che i viaggi furono due. Sentì il rumore della macchina che usciva ed entrava.
- Che la porta del garage esterna non aveva serratura, mentre quella comunicante con l'abitazione venne chiusa a chiave.

Alle domande dell'avv.to Ammannato (parte civile), FERRO risponde:
- Che non ha mai conosciuto né CARRA Pietro né SCARANO Antonio.
- Che non ricorda chi fu a dirgli di fare la camminata nel centro storico. Non sa dire se gli altri due erano a conoscenza di dove andavano.
- Che non hanno chiesto nessuna informazione, né avevano una cartina in mano.
- Che non ricorda l'ubicazione del ristorante.
- Che non sa dove sia via dei Georgofili.

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Alle domande dell'avv.to Stefani, FERRO risponde:
- Che GRIGOLI non era presente a Firenze;
- Che ha conosciuto GRIGOLI per la prima volta nel gennaio 1995.
- Che il nome di battesimo era Salvatore e non sa di soprannomi.
- Che lui non sa se GRIGOLI è uomo d'onore.
- Che non sa se GRIGOLI abbia partecipato agli altri episodi in continente, visto che nemmeno lui li sa.
- Che non ha mai conosciuto CARRA Pietro

Alle domande dell'avv.to Pepi, FERRO risponde:
- Che lui Ferro non è uomo d'onore e nemmeno suo zio.
- Che gli incarichi non erano "di fiducia".
- Che la famiglia di Ferro usufruiva di due milioni al mese.
- Che CALABRO' gli aveva detto di andare dallo zio, non gli aveva detto di telefonare.
- Che il secondo viaggio lo fece con CALABRO', un venerdì.
- Che a Roma, lasciarono l'auto e proseguirono in treno. A lui Ferro gli venne detto di fare così.
- Che a Roma arrivarono di mattina molto presto.
- Che vide il Giorgio PIZZO verso le ore 8 del mattino.
- Che non ricorda quanto aspettarono il treno per Firenze.
- Che non ricorda a che ora arrivarono da suo zio a Prato.
- Che lui Ferro non conosceva la strada per andare da suo zio.
- Che PIZZO Giorgio si segnava i semafori.
- Che il perché di questo lo sa solo PIZZO.
- Che a Roma, in Cassazione, è andato da solo. Però altre volte è andato in compagnia di un avvocato.
- Che le persone si sono trattenute a Prato dal 23 al 27 maggio 1993.
- Che in occasione dell'arrivo della motrice del camion lui Ferro era presente e non ha mai saputo il nome dell'autista.
- Che da casa dello zio alla chiesa, ci vogliono circa due o tre minuti.
- Che la strada è abbastanza scorrevole.
- Che lui non ha visto scaricare; ha sentito solo la macchina.
- Che gli involucri li vide in occasione delle chiavi per smontare il portapacchi.
- Che dopo aver sentito il fatto di Firenze, lui Ferro non pensò di raccontare alle istituzioni quanto sapeva. Cercò solo di dimenticare.
- Che dopo la collaborazione di DI FILIPPO, GRIGOLI si rifugiò ad Alcamo per tutto il 1995 e poi andò a Marausa.
- Che GIULIANO Francesco, lui Ferro lo ha riconosciuto in sede di individuazione fotografica.
- Che ricordava solo che questo cantava le canzoni napoletane.
- Che ha visto GIULIANO dal 23 al 27 maggio 1993.
- Che PIZZO non è mai stato a Marausa.
- Che non ricorda di eventuali deformazioni del GIULIANO.
- Che GIULIANO vestiva normalmente.
- Che lui Ferro non presenziò allo smontaggio del portapacchi, lui dette solo le chiavi.
- Che "loro" non discutevano in sua presenza.

Alle domande dell'avv.to Florio, FERRO risponde:
- Che ha sempre abitato in Sicilia, tranne che nel 1968 quando ci fu il terremoto, che stette a Prato.
- Che uomo d'onore e mafioso sono la stessa cosa.
- Che lui non è uomo d'onore.
- Che lui Ferro non chiese spiegazioni a Vito CORACI quando lo andò a chiamare per conto di CALABRO'.
- Che del sussidio alla famiglia di Ferro, CALABRO' ne era sicuramente a conoscenza.
- Che a lui Ferro fu detto di andare e di non usare il suo nome.
- Che lui Ferro ha telefonato a suo zio prima dell'ultimo viaggio.
- Che le spese per i viaggi li pagò lui di tasca sua.
- Che le persone erano LO NIGRO, SPATUZZA, BARRANCA e GIULIANO. Gli unici contatti erano con lo zio e non con gli altri familiari, almeno così crede lui Ferro.
- Che i due viaggi a Firenze furono fatti con GIULIANO Francesco e Cosimo LO NIGRO. Il 23 partirono verso le ore 17,00 e l'indomani un po' più tardi.
- Che lui Ferro non gli ha visto fare nessuna telefonata e non gli vide cellulari. Gli unici cellulari lui Ferro li ha visti in casa.
- Che il 24, quando fecero la camminata in centro, ha saputo poi che la piazza con le statue era piazza della Signoria.
- Che non sa il perché gli dissero di camminare velocemente sul piazzale degli Uffizi e nemmeno glielo chiese successivamente.
- Che non ricorda il ristorante. Come non ricorda quello di Roma dove mangiò con PIZZO e CALABRO'.
- Che non ha visto chi c'era all'interno della motrice del camion in occasione dell'incontro davanti alla chiesa. Non ha visto nelle vicinanze nessun semirimorchio.
- Che i cugini sono tre, Melchiorre, Pasquale e Giampiero.
- Che non ricorda che nessuno di questi abbia avuto contatti con quelle persone.
- Che lui Ferro sapeva solo all'ultimo momento delle uscite per Firenze.
breve sospensione
Alle domande dell'avv.to Cianferoni, FERRO risponde:
- Che ha fatto il militare a Taranto. E' stato congedato dopo 12 giorni per sovrannumero. Non è stato nemmeno assegnato ad alcun reparto.
- Che è stato ammesso al programma di protezione qualche settimana fa.
- Che è uscito dal carcere nel mese di agosto.
- Che usufruisce di un sussidio di 1 milione e 300 mila lire.
- Che il 13 e 14 maggio 1993, lui non ricorda dove era. Non ricorda se gli sia stata contestata la strage di via Fauro.
- Che lui non sa nulla di Maurizio COSTANZO.
- Che i colloqui investigativi avvennero prima dei verbali resi al PM.
- Che alla DIA aveva detto solo di Firenze e che per conferire con il dr.Vigna, lui Ferro doveva fare la domanda dal carcere.
- Che al carcere di Prato lui arrivò da Palermo in aereo.
- Che Vito CORACI è un suo amico, abita a Balestrate dove ha un negozio di abbigliamento.
- Che CALABRO' non era al corrente di dove abitasse lo zio di Ferro a Prato.
- Che è sicuro della richiesta di un garage.
- Che lui Ferro cercò anche un garage in affitto, a nome suo di Ferro, per evitare problemi allo zio.
- Che in Cassazione gli hanno dato il dispositivo della sentenza relativa a suo padre.
- Che per cercare il garage in affitto con lui Ferro c'era suo zio.
- Che sa solo che il secondo viaggio, quello con l'auto, lo fece sicuramente di venerdì.
- Che i viaggi a Prato sono in totale 5.
- Che lui seppe che la persona che si incontrò con CALABRO' era Giorgio PIZZO lui Ferro lo seppe con certezza al momento dell'arresto di questi nel 1995.
- Che la stazione di Roma era la Termini.
- Che arrivati a Firenze, alla stazione S.M.N., andarono con la macchina dello zio a casa a Prato.
- Che il 4° viaggio lo colloca all'incirca nella seconda metà di maggio, pensa dopo il 14.
- Che non sa il perché dell'uso del garage dello zio invece di quelli individuati in precedenza.
- Ferro ripete di come ha sentito i due viaggi e di come ha visto i due pacchi all'interno del garage.
- Che il Fiorino partì forse verso mezzanotte. Lui Ferro stava guardando una partita in televisione in soggiorno.
- Ferro fornisce le dimensioni del garagino, vi entrava a malapena una Uno.
- Che una persona ci si poteva muovere.
- Che MESSANA fuma sigarette. Aveva dei sigari che aveva portato uno dei cugini.
- Non sa il tempo che impiegarono a smontare il portapacchi. Ripete che lui non era presente alle operazioni legate al portapacchi.
- Che il padre FERRO Giuseppe, prende una pensione di invalidità.
- Che Ferro si rifiuta di rispondere a domande che riguardano suoi pensieri o supposizioni o valutazioni.
- Che non sa dire il perché della permanenza di più giorni a Prato.
- Che lui non ha capito subito che cosa era successo a Firenze e che non ha collegato questo fatto con le altre bombe scoppiate successivamente.
- Che lui Ferro ribadisce che gli hanno fatto fare l'autista.
- Che "loro" sono CALABRO', MELODIA Antonino e il padre FERRO Giuseppe, e proprio per questo si fidavano.
- Che è al corrente della perizia svolta su suo padre FERRO Giuseppe.
- Che prima del 1993 aveva già fatto dei viaggi a Roma sempre per via di suo padre.
- Che ha già spiegato di come ha pagato i viaggi.
- Che non conosce SCARANO Antonio; conosce invece BRUSCA Giovanni, in quanto lo ha visto una volta.
- Che il nome di alcuni collaboratori lo ha appreso da atti relativi al processo.
- Che ha fatto una individuazione a Firenze, mai a Prato.
- Che i rapporti con lo zio sono rimasti invariati.
- Che da dopo il matrimonio di Melchiorre non ha più visto nessuno.
- Che tra lui e suo zio non c'è stato nessun contatto. Il matrimonio avvenne nel dicembre 1994.
- Che non sapeva che cosa doveva scaricare il camion.
- Che nella individuazione a Firenze, lui non sa se è andato in via dei Georgofili.
- Che il tratto a passo veloce venne fatto non sotto il loggiato degli Uffizi.
- Che non conosce Vincenzo LICAUSI né sa cosa sia il centro Scorpione.
- Che non sa descrivere la struttura organizzativa di cosa nostra.
- Che quanto sa gli è stato riferito da MELODIA Antonino.
- Che quando ha capito per cosa era stato utilizzato ha cercato di dimenticare.
- Che sa che Marausa è in provincia di Trapani. Che fu Agostino LENTINI che gli riferì dell'irruzione della polizia in contrada Marausa.
- Non sa che cosa dice l'ordinanza relativa a questi arresti.
- Che sa di alcune intercettazioni ambientali.
- Che non ha mai partecipato ad omicidi.
- Che lui si è sempre presentato come Vincenzo FERRO, mai come il "dottore".
- Che dai fatti del 1993 fino al 1995, ha sempre fatto il medico. Gli accompagnamenti del padre erano una cosa normale.
- Che non sa il perché di queste bombe fuori dalla Sicilia.
- Che non sa il perché sia coinvolto in tutti i fatti di strage.
- Che non sa chi sia Paolo BELLINI ne mai ne ha sentito parlare.
- Che ha accompagnato BARRANCA all'appuntamento alla chiesa e che non conosce CARRA.
- Che CARRA a causa del buio non può avere visto lui Ferro.
- Che lui Ferro non può rispondere di quanto detto da CARRA.
- Che l'Audi che aveva era una 90 e che è stato suo nonno a regalargli la macchina, a Natale nel 1990.
- Che ha avuto intestata anche una Uno.
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L'imputato GIULIANO Francesco legge una dichiarazione: "Signor Presidente. Volevo dire a questa Corte che non ho mai conosciuto il signor Ferro e neanche lui mi conosce. Sostiene che mi ha riconosciuto dai giornali, però quando è stato interrogato non ha saputo dire il mio nome.
Faccio presente a questa Corte che sono diabetico fin da ragazzo e ho una forma di psoriasi nelle mani, nelle caviglie e nei gomiti. E mi meraviglio come questo bugiardo di dottore non se ne sia accorto quando ha mangiato con me.
Ogni giorno signor Presidente io ho di bisogno del vitto bianco. Non posso andare in nessun ristorante e mi hanno proibito di mangiare alcune cose. Perciò mi meraviglio come sostiene che sono andato al ristorante con lui.
Poi tengo a precisare che non sono stato mai né a Firenze e neanche a Bologna e chiedo di essere sottoposto a confronto con chiunque lavori nei ristoranti di Firenze.
E infine signor Presidente, concludo dicendoci a questo bugiardo preparato di dire la verità, di dire solamente la verità e di pentirsi con Dio di tutto il male che mi sta procurando. La ringrazio".
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Alle domande dell'avv.to Traversi, FERRO risponde:
- Che ad Alcamo, prima del viaggio a Prato, faceva una vita normale.
- Che adesso studia e va in chiesa la sera.
- Che tante domande, in quell'ambiente, non si possono fare.
- Che ha sempre sognato di fare il medico
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Ad ulteriori domande del Pubblico Ministero, FERRO risponde:
- Che a Roma, il CALABRO' aveva con se un cellulare. Non fu utilizzato in sua presenza.
- Che Matteo MESSINA DENARO è di Castelvetrano.
- Che ha conosciuto alcune persone vicine a Matteo, come Nino NASTASI che ha visto insieme a Matteo. Erano amici, ma non sa che tipo di rapporto avevano. Lo ha visto nel 1995.
- Che ha visto Matteo MESSINA DENARO, PIZZO, MANGANO e MELODIA, tutti assieme a Palermo, in un appartamento in via Ingegneros, vicino all'ospedale di San Lorenzo.
- Che seppe dai giornali di una presunta collaborazione di MANGANO. Tutti gli altri erano preoccupati. Il MELODIA Antonino gli riferì di questo fatto e volle essere accompagnato da Matteo MESSINA DENARO e nel ritorno gli disse a lui Ferro che Matteo si era prodigato di mandare qualcuno dal fratello di MANGANO per verificare la veridicità della notizia.
- Che forse loro avevano in mente di farlo entrare nell'organizzazione.

Ad ulteriori domande dell'avv.to Cianferoni, FERRO risponde:
- Che il cellulare era collegato all'auto, è sempre stato sotto carica.
- Che lui Ferro ribadisce di non essere mafioso.

L'udienza riprende martedì 11 marzo 1997 alle ore 9,00.
51^ - UDIENZA DEL GIORNO 11.3.1997
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Preliminarmente l'avv. Florio deposita un'istanza dell'avv. Stefani relativa alla rinuncia della difesa di GRIGOLI Salvatore.

Inizio esame di:

306) - SCARANO Antonio, nato a Dinami il 7.1.1945.

Alle domande del Pubblico Ministero, SCARANO risponde:

- Che è un calabrese, che vive a Roma da 25 anni; che è stato arrestato il 3 giugno 1994; che prima di Roma ha vissuto per 13 anni in Germania; che ha famiglia, una moglie e due figli. Che la moglie è di Partanna mentre i figli sono nati in Germania. In Germania lui SCARANO lavorava in una ditta edile. Che la moglie l'ha conosciuta in Germania.
- Che a Roma prima abitava in zona Centocelle, poi a Torre Angela e da 20 anni in via delle Alzavole 20.
- Che dopo la Germania, ha sempre vissuto a Roma. Che andava a Partanna ogni anno dai suoceri.
- Che ha avuto dei problemi con la giustizia per un furto (che non ha commesso), con processo a Parma. E' stato detenuto un anno a Parma e dopo a Rebibbia; questo nel 1986/1987 come detenzione a Rebibbia.
- Che a Rebibbia era detenuto nel G 9 dove ha avuto come compagni di cella uno straniero, uno di Palermo, certo Salvatore, uno che si chiama Stefano ACCARDO ed un catanese che si faceva chiamare "Cavadduzzo". Lo straniero lavorava in infermeria, forse si chiamava "DULE"; forse era di un paese dell'est Europa.
- Che Stefano ACCARDO era siciliano e che, prima delle feste di Natale, gli arrivò un mandato di cattura per degli omicidi e lui SCARANO vide che questo ACCARDO era di Partanna. Da qui nacque una certa amicizia, che è proseguita anche successivamente.
- Che lui SCARANO è uscito con un condono di pena, ACCARDO è uscito dopo di lui e che SCARANO gli aveva dato il suo numero di telefono. Questo ACCARDO aveva il "soggiorno obbligato". SCARANO lo accompagnò fino in Questura dove gli notificarono il soggiorno. Dopo di questo SCARANO lo ha fatto dormire a casa sua e la mattina successiva lo ha accompagnato sulla Casilina, dove lo ha lasciato.
- Che da casa di SCARANO alla Casilina, c'è circa un chilometro. Che fu ACCARDO a chiedergli di lasciarlo lì. Che SCARANO non sa come poi proseguì, anche se SCARANO sapeva che doveva prendere l'aereo.
- Che con ACCARDO lui SCARANO si è incontrato forse o l'anno dopo o dopo due anni. Questo a Partanna, quando SCARANO stava dalla suocera.
- Che sa che questo ACCARDO è stato ucciso a Partanna. Gli hanno sparato per strada vicino ad un bar, nell'estate del 90/91.
- Che a casa dei suoceri ci fu l'incontro ed in quell'occasione ACCARDO gli chiese una pistola e SCARANO gli dette una 357 Magnum. Questa pistola lui SCARANO l'aveva comprata a Roma da uno zingaro.
- Che questo Stefano ACCARDO sapeva dove stavano i suoceri di SCARANO. Che ha parlato anche con i suoceri, forse di votazioni ed hanno parlato di votare per COLICCHIA, per l'elezione a Sindaco.
- Che questo nome del Sindaco, lui SCARANO lo ha sentito dopo in televisione. Gli sembra che lo avevano arrestato.
- Che ACCARDO gli chiese della pistola, in considerazione di discorsi fatti all'epoca delle comune detenzione circa il fatto di procurarsi armi a Roma.
- Che lui SCARANO ha un debole per le armi, una passione sin da giovane.
- Che ACCARDO gli disse che era tutta la mattina che cercava un "pezzo di ferro". Nel pomeriggio poi si sono incontrati al bar Piazza di Partanna, dove hanno preso un caffè e lui SCARANO ha capito che c'era qualcosa nell'aria, visto che ACCARDO gli disse di andare via.
- Che non sa la ragione della ricerca della pistola da parte di ACCARDO.
- Che a Partanna lui SCARANO si trattenne per 15 giorni; in quei 15 giorni da lui SCARANO è andato a trovarlo ACCARDO che gli ha chiesto altre armi che lui SCARANO gli ha procurato; poi lo stesso ACCARDO è andato a ritrovarlo con MESSINA DENARO Matteo.
- Che SCARANO era con la famiglia. Che il primo incontro con ACCARDO avvenne in una agenzia, dove, all'uscita, ACCARDO gli dette un mazzo di chiavi di una casa. Che non sa lui SCARANO chi era il padrone della casa a Triscina, datagli da ACCARDO.
- Che lui SCARANO cercò di pagare l'affitto, ma il proprietario gli disse "che non poteva prendere soldi".
- Che ACCARDO gli ha presentato solo Matteo, non gli ha presentato altre persone.
- Che questo Matteo era un giovanissimo, snello, alto, portava gli occhiali, a lui SCARANO sembrava uno studente. Che Stefano glielo presentò come un amico a cui chiedere aiuto in caso di bisogno.
- Che lui SCARANO non ha avuto nessun regalo. Forse ebbe un po' di vino che gli portò personalmente ACCARDO.
- Che con Matteo non fece nessuna chiacchierata da soli. Non lo mise al corrente delle armi date a Stefano.
- Che il secondo anno era lì quando hanno ucciso ACCARDO.
- Che ACCARDO una volta, successivamente ai 15 giorni di vacanza, gli aveva presentato il nipote Vincenzo PANDOLFO, che gli disse che era medico.
- Che questo medico era giovane sui 27/28 anni, forse da poco era diventato medico; che abitava a Partanna, ma sa lui SCARANO che questo medico è stato anche per un certo periodo a Palermo.
- Che anche dopo l'uccisione di Stefano, lui SCARANO ha frequentato Enzo, a casa della nonna, donna Rosa.
- Che Matteo non lo vide per un certo periodo. Una volta ricevette una telefonata a Roma, proveniente da Partanna. Che il numero di Roma Enzo lo aveva preso dalla suocera di SCARANO.
- Che questa persona che telefonò chiese a SCARANO se poteva andare con urgenza al paese, a Partanna. Che questa telefonata avvenne all'inizio del 1992.
- Che per le date non può garantire la sicurezza.
- Che gli telefonò qualcuno, non Enzo, e gli chiedono di andare al paese. Che questa persona gli disse che chiamava da parte di Enzo che era diventato latitante. Lo seppe perché quando poi si incontrò con Enzo fu lui a dirglielo. Era latitante da qualche mese. Era per una storia di omicidi a Partanna.
- Che SCARANO sapeva che c'erano questi guai con la giustizia.
- Che l'appuntamento fu fissato all'uscita di Castelvetrano, ad un bar, dove incontrò certo Giuseppe GARAMELLA. Questi lo accompagnò poi in un negozio di gioielli.
- Che il viaggio lui SCARANO non ricorda se ha fatto il viaggio via terra o via mare. Lui aveva l'Audi.
- Che lui conosceva il bar all'area di servizio di Castelvetrano e lì per la prima volta vide GARAMELLA. Con la macchina di questo GARAMELLA, una 164, andarono poi a Castelvetrano.
- Che il cognome vero e proprio di GARAMELLA lo seppe successivamente in occasione dell'acquisto da parte di SCARANO di una casa di proprietà di GARAMELLA.
- Che il negozio di gioielleria era dei fratelli "IERACI" (GERACI); che nel negozio c'era Matteo e poi arrivò anche PANDOLFO nonché Peppe GARAMELLA. Che i fratelli gioiellieri lì presenti erano in due.
- Che dopo i convenevoli, Enzo gli chiese che lui SCARANO si doveva "mettere a disposizione" a Roma per MESSINA DENARO Matteo e gli chiesero di cercare un appartamento a Roma. Al momento di andare via Matteo gli da 20 milioni (anzi chiese ai gioiellieri di dargli 20 milioni) ed un indirizzo di una agenzia ai Parioli a Roma.
- Che lui SCARANO a Roma andò a fare un contratto.
- Che questa gioielleria, il retrobottega, oltre ad essere controllata da telecamere, aveva una parete girevole, per eventuali fughe.
- Che in occasione di questo incontro lui SCARANO seppe della latitanza di Enzo, glielo disse lui stesso.
- Che l'indirizzo dell'agenzia glielo avevano dato scritto su un biglietto. Che lui SCARANO doveva necessariamente trovare l'appartamento ai Parioli.
- Che fece il contratto per incaricare l'agenzia, ma l'appartamento non fu trovato.
- Che c'era, dopo due mesi circa, un appartamento in zona via Teulada, in fase di ristrutturazione. Per finire ci sarebbero voluti altri musei. Lui SCARANO avvisò Matteo che gli disse di lasciar perdere.
- Che Matteo lo contattò andando giù (in zona Triscina) di persona.
- Che Castelvetrano, Triscina, Partanna sono paesi tra loro non molto distanti.
- Che i 20 milioni che lui aveva avuto, lui SCARANO li ha tenuti, così come gli fu detto da Matteo.
- Che dopo un po' di tempo Matteo andò a Roma e gli chiese se lui SCARANO poteva trovargli un appartamento, questo nel 1992. Era la prima volta che lui SCARANO vedeva Matteo a Roma. Che da SCARANO andò Peppe GARAMELLA e MASSIMINO Alfio, che lo portarono in un centro commerciale dove questo Alfio lavorava e dove si è incontrato con Matteo.
- Che Matteo gli chiese nuovamente di trovargli un appartamento e gli disse che dopo 4/5 giorni sarebbe ripassato.
- Che lui SCARANO chiese un po' in giro ed un suo amico, Giacomino, gli disse che aveva un appartamento sfitto.
- Che andò poi con Matteo a vedere l'appartamento e disse che andava bene.
- Che il discorso dell'appartamento fu fatto solo da lui SCARANO e Matteo.
- Che questo Alfio MASSIMINO già lui SCARANO lo conosceva tramite Peppe GARAMELLA.
- Che non ricorda il cognome di Giacomino, o Croce o Santacroce.
- Che non ricorda il nome della strada dove era l'appartamento.
- Che nella zona c'è un bar che chiamano di Torremaura. Lui SCARANO abita lì vicino, a 300 metri.
- Che questo Giacomino fa l'imbianchino.
- Che Matteo non gli disse niente circa la destinazione ed il tempo dell'appartamento.
- Che come tempo poteva starci 15 giorni circa.
- Che dopo 5/6 giorni la visita all'appartamento, arriva Matteo ed un certo Enzo SINACORI con un camion dalla Sicilia. Questo SINACORI, lui SCARANO non lo aveva mai visto. Parlava siciliano, come Matteo.
- Che questo SINACORI poteva avere circa 37/38 anni, capelli ricci, statura normale.
- Che sa chiamarsi SINACORI, perché lo ha saputo dalla televisione.
- Che a Roma arrivarono, il camion, Enzo, Matteo. Enzo aveva una Y 10. L'autista del camion aveva anche il figlio.
- Che dopo aver scaricato il camion, un sacco di color militare contenente armi, due o tre sacchetti di esplosivo, che lui SCARANO ha sistemato nella cantina comune del condominio dove abita. Dopo lì ha accompagnati alla casa di Giacomino.
- Che lui SCARANO non sapeva del materiale da scaricare.
- Che il camion era normale, cassonato, che forse dietro la cabina c'era un doppio-fondo. Non ricorda da dove vi si accedeva. Comunque i sacchetti li prelevavano "dall'alto". Il sacco era pieno di armi e poi c'erano due o tre sacchetti da 30/40 chili l'uno, di esplosivo.
- Che non sa di che tipo erano le armi contenute nel sacco.
- Che ha saputo essere esplosivo perché glielo disse Matteo.
- Che la mattina dopo, quando lui SCARANO è andato a casa di Giacomino, ha visto che oltre a quelle persone, ce ne erano altre due persone che parlavano napoletano. Matteo gli disse che lui SCARANO lì non doveva andare.
- Che questo materiale lui SCARANO lo mise in questo locale comune del condominio, un vecchio lavatoio. Lo occultò in mezzo alle vasche; lo nascose bene. Tutti i condomini avevano le chiavi.
- Che della partenza di queste persone lo seppe da Giacomino.
- Che non sa che cosa ci facevano queste persone che parlavano napoletano. Lui SCARANO sentì dire da Matteo ad uno di questi napoletani di "non andare da nessuna parte perché era giovedì e che non c'era la trasmissione". Matteo lo chiamò NUVOLETTA.
- Che lui SCARANO non capì il perché di quella frase.
- Che Matteo gli disse di non andare più a trovarle che se avevano bisogno, sarebbero andati loro a trovarlo.
- Che dopo parecchio tempo, lui SCARANO, dopo circa 8 mesi, sceso in Sicilia chiese a Peppe di trovargli Matteo, per via del materiale che lui SCARANO aveva nello scantinato. Dopo ebbe l'appuntamento con Matteo a Palermo in un bar vicino a piazza Politeama. Questo viaggio lui SCARANO lo fece con la moglie. Che la mattina trovò l'autostrada chiusa e da un ponte vide nell'autostrada un sacco di gente e seppe che c'era stato l'attentato al dr. Falcone.
- Che non ricorda dove ha alloggiato con la moglie nell'occasione.
- Che Peppe gli disse che l'incontro con MESSINA DENARO Matteo era a Palermo. A Palermo, con Peppe, con la Clio, lui SCARANO si è incontrato con Matteo in un bar in piazza Politeama, verso le ore 9,30/10,00 del mattino. SCARANO ha chiesto a Matteo che cosa doveva fare con quel materiale e Matteo gli presenta Fifetto, ovvero CANNELLA Cristofaro. Fifetto dice a lui SCARANO di una partita di hashish e che dell'altro materiale non si doveva preoccupare.
- Che per rintracciare Matteo lui SCARANO si rivolse a Peppe GARAMELLA, in quanto si conoscevano bene.
Il PM contesta a SCARANO (verbale 4.4.96) il fatto dell'appartamento tra GARAMELLA e Matteo sia avvenuto in un calzettificio e non in piazza Politeama.
In quell'occasione Matteo gli disse anche di un appartamento a Roma nel viale Alessandrino.
Con riferimento alla contestazione fatta dal PM a SCARANO: è vero che avvenne in occasione dell'incontro al bar Politeama.
- Che in occasione dell'incontro al bar Politeama tra lui e Matto, presenti Peppe GARAMELLA ed altre persone che avevano accompagnato Matteo, tra cui Fifetto.
- Che con Fifetto nell'occasione lui SCARANO parlò di quanto aveva a Roma nello scantinato.
- Che fu Fifetto (CANNELLA Cristofaro) a parlare a lui SCARANO di un fatto di hashish, dopo che avevano discusso delle armi e dell'esplosivo. Fifetto gli chiese di "piazzare" su Roma un quantitativo di hashish.
- Che nel deposito di calze gli fu detto a lui SCARANO, da Matteo di un appartamento in via Alessandrino, gli dette il numero civico e nella cassetta della posta lui SCARANO avrebbe trovato un mazzo di chiavi. SCARANO doveva andare nell'appartamento e cambiare la serratura. Cosa che fece successivamente: era un miniappartamento, e vi erano molte buste tipo quelle da freezer. Le chiavi le tenne lui SCARANO a casa sua.
- Che un giorno gli dissero di riportare le chiavi nella cassetta della posta.
- Che in quel periodo lui SCARANO subì una perquisizione, nel 1992. Che la Polizia trovò nell'occasione i, mazzo di chiavi e che andarono anche lì in via Alessandrino, ma non c'era nulla.
- Che il 29.5.1996 in sede di interrogatorio lui SCARANO disse che queste buste che aveva visto gli ricordavano anche quelle usate per confezionare gli stupefacenti, erano di diverse dimensioni. Che quando andò la Polizia le buste non c'erano. Che la serratura la fece cambiare da suo fratello. Che le chiavi nuove erano 2 e che le ha tenute sempre lui SCARANO.
- Che in quel periodo ha subito altre perquisizioni da parte della Polizia. Che nel corso di queste varie perquisizioni a lui SCARANO gli avevano sequestrato del denaro e degli assegni.
- Che suo figlio si è sposato nel luglio del 1992. Questa perquisizione è stata una delle ultime. Che in viale Alessandrino la Polizia ci poteva essere stata circa un mese prima.
- Che nessuno gli ha mai chiesto le chiavi.
- Che un giorno poi Matteo gli dice di rimettere le chiavi nella cassetta delle lettere. Lui SCARANO non gli disse della perquisizione.
- Che tra la vicenda della casa di Giacomino e quella dell'Alessandrino, potranno essere passati un paio di mesi o più. Comunque sempre verso la fine del 1992. Quando si sposò suo figlio le chiavi le aveva sempre lui.
- Che nel 1992, è stato a Triscina e Matteo lo andò a trovare, nel mese di agosto, e fu in quell'occasione che gli disse di rimettere le chiavi nella cassetta delle lettere in via Alessandrino.
- Che lui SCARANO ha fatto tanti viaggi in Sicilia.
- Che sempre nel 1992 lui si è visto con Matteo a Palermo, in casa di GRIGOLI Salvatore "Cacciatore".
- Che un'altra volta si sono incontrati (lui SCARANO e Matteo) fuori Castelvetrano, vicino ad un supermercato-deposito.
- Che ha conosciuto il cognato di Matteo, a nome Filippo, che ha sposato una sorella di Matteo.
- Che questo Filippo lo ha visto a Castelvetrano più volte ed a Roma.
- Che a Castelvetrano forse Filippo lavorava in quel supermercato. Non ricorda se era presente all'appuntamento con Matteo.
- Che ha approfondito l'amicizia con Peppe GARAMELLA, in quanto lui SCARANO ha acquistato una villa da questi in Sicilia.
- Che con Peppe c'era sempre il suo compare, Alfio. Che a lui SCARANO questo Alfio gli è stato presentato in via delle Alzavole, era originario di Campobello di Mazara e che a Roma questo Alfio MASSIMINO era direttore di un centro commerciale a Tor Bella Monaca. Lui SCARANO c'è stato diverse volte ed anzi gli avevano prospettato di aprire un'attività.
- Che nell'ufficio di Alfio si svolse quell'incontro con Matteo, lì al centro commerciale.
- Che Fifetto lui SCARANO lo ha rivisto anche dopo l'incontro al bar Politeama; gli disse anche che aveva un quantitativo di hashish. Poi lui SCARANO, a Roma, si accorse che era hashish cattivo.
- Che lui SCARANO venne poi richiamato in Sicilia. Che arrivato giù fu portato in un magazzino che oggi lui SCARANO sa di essere di CARRA.
- Che fu Fifetto a chiamarlo per telefono a Roma.
- Che andò con l'Audi (quella nuova, non quella a nafta) di color blu notte e trovò al porto Fifetto che lo portò in un deposito dove trovò un camion già caricato. C'erano LO NIGRO, Giuseppe BARRANCA, CARRA. L'hashish veniva portato con un furgoncino che conduceva LO NIGRO.
- Che dopo aver caricato, lui SCARANO e CARRA, sono partiti e sono arrivati a Roma.
- Che nella stessa giornata lui SCARANO, in compagnia di Fifetto, è stato nell'autosalone del GIACALONE, che vedeva per la prima volta. Gli fu presentato come Luigi.
- Che all'autosalone andò in macchina di CANNELLA.
- Che la roba che fu messa sul camion erano camere d'aria chiuse, messe al centro del camion, coperte da rottami di ferro (macchine pressate).
- Che queste camere d'aria non erano dentro dei sacchi.
- Che sono partiti, lui SCARANO con l'Audi e CARRA con l'autoarticolato e, via terra, sono arrivati a Roma.
- Che lui SCARANO possedeva un telefono cellulare, uno intestato a lui ed uno alla moglie, ma non ricorda quale aveva durante questo viaggio.
- Che durante il tragitto si sono fermati per prendere il caffè ed in una occasione lui SCARANO ha incontrato uno che aveva conosciuto in carcere a Rebibbia, certo DE MASI Francesco.
- Che giunti a Roma il materiale è stato scaricato in uno sfasciacarrozze abbandonato. CARRA aveva sbagliato strada e quindi contattò lui SCARANO sul telefonino e lui andò a prenderlo.
- Che arrivati allo sfasciacarrozze, di cui è titolare BRUGONI Nazareno che lui SCARANO chiamava "Fantino".
- Che iniziarono a scaricare a mano. Poi lui SCARANO, vedendo che c'era un ragazzo che lavorava lì, un marocchino, gli chiese di chiamare il proprietario. Arrivato, si arrabbiò e poi gli dette una ruspa per cercare di scaricare. La ruspa gli dette la spinta, il vero scarico venne fatto a mano.
- Che durante le operazioni il camion venne danneggiato.
- Che lui SCARANO aveva cercato anche di trovare un "ragno".
- Che terminato lo scarico lui SCARANO ha portato l'hashish in una grotta vicino alla casa di FRABETTI. Trasporto che ha fatto con un furgone suo. CARRA è andato via dopo mangiato.
- Che questo furgone che ha adoperato per lo spostamento dell'hashish, (circa 20 quintali, parecchie camere d'aria, molto più di 10), lo aveva comparto usato dalla Romana Diesel, uno di quelli della ACEA la società dell'acquedotto comunale. Il furgone era di colore arancione, era finestrato. Era intestato a lui, così almeno gli sembra.
- Che questo furgone poi lo ha dato a FRABETTI per portare il fieno al cavallo.
- Che anche in occasione del viaggio di hashish il furgone lo aveva FRABETTI, che gli dette anche meno per lo scarico.
- Che l'hashish è sempre stato da FRABETTI.
- Che un paio di quintali li ha venduti.
- Che un giorno CANNELLA è andato a casa sua di SCARANO per dirgli se aveva venduto l'hashish.
- Che 3 o 4 quintali li ha dati a DI NATALE che aveva una persona che lo doveva maneggiare. Poi questa persona non andò perché questa persona seppe che il DI NATALE aveva il nipote agli arresti domiciliari.
- Che lui SCARANO aveva conosciuto DI NATALE in occasione dei colloqui quando il figlio di SCARANO era in carcere.
- Che c'è un processo in corso a Roma per via di questo traffico di hashish dove pure c'è questa persona che doveva trattare l'hashish, certo Amleto.
- Che a Roma SCARANO si è dovuto occupare anche di un altro appartamento.
- Che questa storia nasce dopo che lui, avendo conosciuto GIACALONE, questi frequentava casa sua a Roma. Con questi parlavano di appartamenti. Un giorno, BIZZONI che era a casa di SCARANO, disse che aveva un appartamento e SCARANO andò a vederlo, dopo aver avuto il via libera da GIACALONE.
- Che l'appartamento di via Dire Daua è venuto dopo l'attentato di COSTANZO. In quell'occasione li ospitò lui SCARANO a casa sua.
- Che quando Fifetto andò a Roma a prendere i soldi della droga, gli disse dell'appartamento. Una mattina arrivano a Roma Fifetto, GRIGOLI Salvatore "Salvo" e LO NIGRO; poi BARRANCA, SPATUZZA e GIULIANO arrivarono con il treno.
- Che CANNELLA l'indomani del suo arrivo chiese a lui SCARANO di andare da COSTANZO e lui SCARANO non sapeva chi era. Fifetto gli chiese come mai non era andato l'anno prima con Matteo da COSTANZO.
- Che Fifetto sapeva già la strada, via dei Parioli. Fece fermare SCARANO e se ne andarono LO NIGRO, BENIGNO e Fifetto. Sono scesi e dopo alcune ore sono tornati. Cosa che hanno fatto anche nei giorni successivi. Il quarto giorno gli chiedono la 112 di SCARANO. La macchina invece la portarono "da Costanzo" per occupare il posto per poi parcheggiare la macchina con l'esplosivo. La macchina viene "preparata" a Tor Bella Monaca, da MASSIMINO. Con la macchina rubata vanno a casa di SCARANO, caricano l'esplosivo e vanno a Tor Bella Monaca. Il giorno dopo vanno a parcheggiare la macchina. SCARANO vede la macchina "sua" il 112, uscire da una strada, portata da GIULIANO che gli dice a lui SCARANO di seguirlo.
- Che la prima sera non è esplosa per motivi tecnici e si litigarono BENIGNO, SPATUZZA, Fifetto e GRIGOLI.
- Che il giorno dopo tornano sul posto e sistemano i fili, BENIGNO e GRIGOLI, e la seconda sera esplode.
- Che lui SCARANO lo facevano aspettare vicino ad una ferrovia.
- Che dopo l'esplosione BARRANCA si perse per Roma ed è rientrato verso le 4 di mattina, mentre il giorno dopo SPATUZZA, GIULIANO e LO NIGRO, sono andati a Palermo. CANNELLA si fece accompagnare da SCARANO al nord Italia dove aveva dei parenti.
- Che in occasione del fallito attentato litigarono.
- Che il giorno dopo, nel pomeriggio andarono a riguardare il congegno.
- Che ad esplosione avvenuta tutti andarono a casa sua di SCARANO e si lamentavano che si aspettavano una 164 ed invece COSTANZO aveva il Mercedes e BENIGNO schiacciò il bottone in ritardo. Questo discorso fu fatto tra BENIGNO e LO NIGRO che si occupavano per fare tutti i congegni.
- Che tutti rientrarono a casa sua con il 112 "suo" . Solo BARRANCA Giuseppe si perse nella confusione. Tutti gli altri tornarono in macchina.
- Che la prima volta avevano una Fiat Uno a nafta targata Roma.
- Che lui SCARANO l'ha vista per pochi secondi. Loro avevano sempre la macchina di SCARANO a disposizione.
- Che quando sono andati via LO NIGRO e BENIGNO sono andati con la Uno a nafta, gli altri in treno ed a Roma è rimasto CANNELLA che lui SCARANO ha accompagnato al nord.
Il PM gli contesta il verbale del 13 gennaio dove dice che lo ha accompagnato a Padova.
SCARANO conferma questa circostanza.
- Che al momento del boato lui SCARANO stava fermo con la sua Audi in un posto che all'inizio credeva essere una casa cantoniera e che poi seppe essere una stazione ferroviaria come ha riconosciuto in sede di sopralluogo.
- Che il nome di questa stazione non lo ricorda.
- Che prima di quel posto aveva parcheggiato "sopra" vicino al ristorante. Che lui poi si posizionò per andare via e nell'occasione vide Giuseppe GIULIANO con la 112.
- Che lui GIULIANO lo conosce come Peppuccio che BARRANCA come Giuseppe e che BENIGNO Salvatore come Salvo. GIULIANO è molto più basso di BARRANCA Giuseppe.
- Che quello a bordo del 112 era quello basso.
- Che quello che si perse nella notte era quello alto.
- Che la sera dell'esplosione lui SCARANO arrivò in zona circa un'ora prima. Arrivarono un po' con la macchina di SCARANO ed altri con un'altra macchina.
- Che le persone in totale erano 6. Con due macchine, l'Audi ed il 112.
- Che le persone erano: LO NIGRO Cosimo, SPATUZZA Gaspare, BENIGNO Salvatore, BARRANCA Giuseppe, CANNELLA Cristofaro e GIULIANO Giuseppe.
- Che per GRIGOLI Salvatore, ha sbagliato nelle prime dichiarazioni. Che lo ha conosciuto come Matteo e lui SCARANO sa che ha una boutique di abbigliamento.
A contestazione del PM (verbale 31.1.1996) SCARANO dice che il negozio era di sport.
- Che questo Matteo gli è stato presentato da SPATUZZA in un bar a Palermo.
- Che poi ha rivisto il Matteo a Roma per l'attentato a CONTORNO e solo per questo fatto.
breve sospensione
- Che il sacco delle armi lo ha portato insieme all'hashish e poi successivamente in uno dei viaggi, forse per l'attentato all'Olimpico, le armi vennero portate via.
- Che le armi le portò personalmente nella grotta insieme all'hashish.
- Che poi le armi vennero portate via da CARRA: erano lui SCARANO, SPATUZZA, FRABETTI. Le armi CARRA le prese dalla casa di FRABETTI dove lui SCARANO le aveva fatte portare poco prima.
- Che CARRA portò via queste armi così come erano arrivate, cioè dentro il sacco militare. Oltre a queste armi c'era un fucile che lui SCARANO aveva acquistato da BIZZONI che fu portato via così come era.
- Che le persone per "Costanzo" erano arrivate a Roma: prima CANNELLA, LO NIGRO, BENIGNO in macchina, la Fiat Uno a nafta, mentre gli altri in treno.
- Che BENIGNO dopo l'attentato a riportato via la Fiat Uno a nafta insieme a LO NIGRO.
- Che Fifetto chiese a lui SCARANO di andare da Costanzo, quando già era arrivato con BENIGNO.
- Che Fifetto era pratico di Roma, sapeva già dove doveva andare per Costanzo.
- Che Fifetto chiese a lui SCARANO "se lo accompagnava da Costanzo" e SCARANO gli aveva risposto che non sapeva chi era. Fifetto poi gli aveva detto se era andato con Matteo ed Enzo da Costanzo e lui SCARANO aveva detto di no.
- Che lui SCARANO capì bene solo dopo la bomba, perché venne a sapere che Costanzo aveva bruciato una maglietta della "mafia".
- Che da "Costanzo" andarono con l'Audi di SCARANO, lui, Fifetto e LO NIGRO.
- Che dopo essere andati per tre volte "da Costanzo", gli chiesero a lui SCARANO di trovargli un magazzino od un garage. Lui disse che aveva un locale simile. SCARANO pensò subito ad un locale che aveva visto con Alfio. SCARANO andò con LO NIGRO a vedere il posto.
- Che non appena hanno avuto al disponibilità delle chiavi, prese da una signora bionda di una lavanderia nello stesso centro commerciale, andarono a rubare una macchina.
- Che ha individuato con sicurezza questo posto in sede di sopralluogo.
- Che nell'angolo della lavanderia c'è un angolo con un bar ed una caserma dei Carabinieri. Prima della lavanderia c'è un meccanico-gommista.
- Che SCARANO andò in ufficio da Alfio che lo accompagnò in lavanderia a prendere le chiavi.
- Che da Alfio lui SCARANO andò con LO NIGRO ma che non glielo presentò.
- Che lui SCARANO aveva il telefono dell'ufficio di Alfio, ma che raramente gli ha telefonato. Alfio aveva il compito in quel centro commerciale di affittare i locali sfitti.
- Che la macchina rubata comparve dopo la presa delle chiavi.
- Che la macchina fu caricata il giorno dopo con l'esplosivo di "casa sua" forse nel pomeriggio e poi sono andati al centro commerciale.
- Che la macchina era una Fiat Uno di colore chiaro.
- Che a caricare c'erano, LO NIGRO che portò la macchina, BENIGNO e lui SCARANO.
- Che dopo averla caricata fu subito portata all'interno dello stanzone del centro commerciale e lui SCARANO non è stato presente per tutto il tempo. Ha visto solo dei fili e LO NIGRO che stava "incordando" questi sacchetti con della corda di colore bianco.
- Che la "preparazione" durò circa due ore.
- Che lui SCARANO ha visto i fili, la corda e BENIGNO che "montava" un'antenna che doveva servire per dare l'impulso al detonatore, così come ebbe a dirgli lo stesso BENIGNO. Che l'antenna era di quelle normali da automobili e fu montata come tale, sullo sgocciolatoio dell'acqua.
- Che avevano delle pinze, dello scotch di colore nero.
- Che nella macchina ci misero un qualcosa di più di quanto aveva lui SCARANO a casa: era un involucro leggermente più grosso di un pallone da calcio.
- Che non sa come sia arrivato lì.
- Che c'era una borsa di stoffa plasticata, con i manici.
- Che ha visto uno zaino che portava GIULIANO e che lui vide quando lo andò a prendere alla stazione.
- Che tutto il materiale venne collocato nel bagagliaio, levando il portaoggetti posteriore che forse dava fastidio per il carico. Che questa operazione di preparazione fu fatta subito.
- Che la macchina fu portata via la stessa sera verso le 6/6,30 per essere portata ai Parioli. Con lui SCARANO è montato BENIGNO Salvatore.
- Che a metà strada BENIGNO è montato sulla Uno guidata da Cosimo LO NIGRO.
- Che la 112 di SCARANO lui l'aveva data a Cosimo, forse il giorno prima. Che questa 112 SCARANO l'ha rivista poco dopo che avevano lasciato la Uno da Costanzo, uscire da una traversa.
- Che lui SCARANO sa che la sua 112 è stata usata per "tenere il posto" per la Uno, così come poi ha saputo da LO NIGRO e BENIGNO.
- Che questa conferma lui SCARANO l'ha avuta la sera del primo (fallito) attentato.
- Che le operazioni le dirigeva Fifetto, sapevano che Costanzo viaggiava con una 164, erano sicuri di quello che dovevano fare.
- Che BARRANCA Giuseppe era venuto "in più", perché all'inizio pensavano di uccidere Costanzo con le armi.
- Che questo cambiamento era dovuto al fatto che avevano detto che Costanzo aveva l'auto blindata. Di questo fatto ne hanno parlato liberamente in casa sua.
- Che queste persone si comportavano in casa sua come se fossero a casa loro.
- Che Costanzo doveva essere eliminato perché aveva offeso la mafia, perché aveva bruciato una maglietta. Questo discorso lo ha saputo dopo l'attentato.
- Che lui SCARANO ha avuto modo di ascoltare i loro discorsi. Lui non poteva chiedere niente.
- Che lui SCARANO capì fin dall'inizio che si trattava di Costanzo, anche se ancora lui non sapeva chi era, comunque sapeva dei preparativi. Lui SCARANO non guardava mai la televisione.
- Che la prima volta ci fu un inconveniente tecnico e il giorno dopo andarono LO NIGRO e BENIGNO, accompagnati da lui SCARANO che però restò sempre nella zona, a riparare il guasto.
- Che in macchina parlarono del fatto che non aveva funzionato il telecomando. La macchina restò lì tutta la notte ed il giorno. Solo nel pomeriggio del giorno dopo BENIGNO e LO NIGRO furono accompagnati quasi fino al punto. Lui li lasciò alla piazza con il fioraio.
- Che lui SCARANO si è parcheggiato e poi è passato GIULIANO con la 112 e gli ha detto di seguirlo, fino alla casa cantoniera.
- Che non hanno parlato esplicitamente con lui della riparazione effettuata.
- Che l'attentato è stato fatto elettronicamente, con un telecomando di cui si occupava BENIGNO.
- Che lui SCARANO ha visto questi telecomandi in occasione proprio dell'attentato (fallito) a Costanzo.
- Che in totale queste persone sono state a Roma circa 5 giorni. Dormivano a casa sua, tutti.
- Che l'appartamento in via Dire Daua è successivo all'attentato, subito dopo, nemmeno 10 giorni.
- Che dopo Costanzo gli chiesero un appartamento a Roma. Una mattina che GIACALONE era a casa di SCARANO arriva BIZZONI a cui SCARANO "gira" la richiesta di GIACALONE di un appartamento, visto che ne aveva uno disponibile. SCARANO andò a vedere l'appartamento e comprò due divani. BIZZONI gli dette le chiavi che poi lui SCARANO dette a GIACALONE.
- Che in questa casa poi ci sono stati LO NIGRO, BENIGNO Salvatore, SPATUZZA Gaspare e GIULIANO. BARRANCA e CANNELLA non sono più venuti a Roma. Che questi altri attentati alle chiese a Roma li hanno fatti questi 4. Che lui SCARANO ricordava viale Libia ed il quartiere Africano e non con precisione il nome Dire Daua.
- Che questo appartamento resta in disponibilità di queste persone per circa tre mesi. A fine stagione queste persone andarono da lui SCARANO perché trovarono la serratura cambiata.
- Che interpellato BIZZONI, questi gli mise a disposizione un'altra casa a Cinecittà, una mansardina, che a dire di BIZZONI era di un suo amico, che tennero per pochi giorni. In questo appartamento sulla Tuscolana c'è stato anche GIACALONE.
- Che hanno avuto in disponibilità per circa un mese una casa a Torvajanica, sempre di BIZZONI. Era al villaggio Tognazzi.
- Che in via Dire Daua lui SCARANO c'è stato 3/4 volte.
- Che al Tuscolano ed a Torvajanica ci ha messo piede qualche volta.
- Che in via Dire Daua ha fatto fare delle pulizie da una donna, moglie di LIBERATI Giuseppe, abitante in via dei Romanisti.
- Che questo LIBERATI lui lo conosceva perché lui SCARANO gli aveva dato dell'hashish e che poi era sto arrestato. Che la donna andò con la cognata. Per quanto riguarda il Tuscolano andò con la figlia.
- Che la signora LIBERATI si chiama Simonetta.
- Che lui SCARANO ha avuto per le mani le chiavi dell'appartamento al Tuscolano che era vicino ad una sala corse.
- Che quando lui SCARANO si accorda con BIZZONI per l'appartamento di via Dire Daua, BIZZONI non sapeva nulla di come poi lo avrebbero usato. SCARANO, aveva detto a BIZZONI che nell'appartamento ci sarebbero venuti dei suoi "nipoti".
- Che lui SCARANO non sapeva dei movimenti di queste persone.
Il PM richiama il verbale del 31 gennaio.
SCARANO ripete che l'appartamento di via Dire Daua è successivo al fatto di Costanzo.
- Che quando ci sono stati gli attentati alle chiese, loro stavano lì.
breve sospensione

- riprende l'esame

- Che una sera venne Lo NIGRO a casa dello SCARANO per farsi accompagnare alla festa di Trastevere, alla festa andarono lo SCARANO, LO NIGRO E il GIULIANO, nel tragitto LO NIGRO fece un cenno indicando una porticina di una villla vecchia e lo SCARANO sentì dire che lì andava bene, per raggiungere il luogo attraversarono dall'altro lato del Tevere, che come zona è la parte più vecchia di Roma, il LO NIGRO e il GIULIANO si fecero lasciare per ritornare dopo due ore circa, in seguito allo SCARANO gli fecero rifare, per il ritorno la stessa strada dell'andata, passando davanti il Comune, nel tragitto del ritorno il LO NIGRO si accorse della presenza di due telecamere allorché il GIULIANO scese per controllare dove le stesse guardassero. Che una volta giunti a casa dello SCARANO lo fecero ritornare nuovamente nel luogo iniziale, nel tragitto parlavano di micce circa la loro lunghezza da usare. Che nel tragitto la chiesa del Velabro fu presa in considerazione quasi per caso, perché l'obbiettivo era la villa vecchia indicata precedentemente.
- Che nell'AUDI erano in tre, che durante i sopralluoghi lo SPATUZZA non c'era, che utilizzavano l'appartamento di via Dire Daua come base.
- Che la piazzetta di Trastevere si trova attaccata alla via Lungotevere, che l'edificio ha una porticina e una torretta.
- Che dopo i sopralluoghi, dopo cinque giorni fu fatto l'attentato, che l'esplosivo l'aveva il DI NATALE, che gli fu portato dal CARRA.
- Che nel partire da casa dello SCARANO andò con il GIULIANO.
- Che in via Ostiense vide il Carra, che lo riconobbe come la stessa persona che aveva portato l'hashish in precedenza.
- Che il materiale che stavano sistemando erano degli involucri con dello scotch, che le balle erano quattro di circa cinquanta Kg. l'una.
- Che il camion del Carra non era lo stesso del viaggio dell'hashish, in quanto solo la motrice era rimasta la stessa.
- Che il camion del Carra lo SCARANO l'ha rivisto in Roma in altre occasioni.
- Che nell'attentato del Foro Italico lo SCARANO rivide il camion del Carra
- Che lo rivide anche nell'attentato a Contorno.
- Che in tutte le circostanze, il Carra, viaggiava con il rimorchio con uno sopra e una sotto.
- Che il camion usato, dal Carra, per il viaggio delle tegole era un altro.
- Che il materiale scaricato dal DI NATALE rimase per quindici giorni.
- Che durante lo scarico erano presente il GIULIANO LO SPATUZZA e il BENIGNO.
- Che quando sono andati per la seconda volta dal DI NATALE, il LO NIGRO veniva da Milano come lo stesso Peppuccio, quindi i furti delle auto sono stati fatti un' ora prima degli attentati.
- Che le auto erano tre, due di queste erano cariche, ciascuna con cento Kg di esplosivo, che le operazioni di carico vennero fatte dal LO NIGRO e dal BENIGNO Salvatore, che l'esplosivo venne sistemato nel bagagliaio delle auto.
- Che le auto con l'esplosivo erano due Fiat Uno mentre la terza, usata per la fuga, era una Tipo.
- Che la presenza del DI NATALE non ebbe nessuna importanza, in quanto fecero tutto il BENIGNO e il LO NIGRO.
- Che lo SCARANO era andato sul posto con la sua Audi, che le auto presenti al momento erano esclusivamente quelle indicate in precedenza, che sul posto non era presente il FRABETTI.
- Che il trasporto dell'hashish era stato fatto dallo SCARANO, con il suo furgone, prima che venisse portato l'esplosivo.
- Che il nipote del DI NATALE aiutò lo SCARANO nel portare via l'hashish.
L'avv. ROGGERO dà atto che deposita la documentazione della cartella clinica di FRABETTI, acquisita presso il carcere di Sollicciano.

L'udienza riprende il 12.03.1997 alle ore 09,00
52^ - UDIENZA DEL 12.3.1997
[pic]

Segue esame di: SCARANO Antonio, nato a Dinami il 7.1.1945.

Alle ulteriori domande del Pubblico Ministero, SCARANO risponde:

- Che lui SCARANO ha accompagnato LO NIGRO in zona San Giovanni. Che sono partiti da casa di SCARANO. Sono partiti da casa per andare da DI NATALE, ma poi sono andati a rubare le macchine. LO NIGRO era con lui SCARANO.
- Che prima della piazza LO NIGRO lo ha fatto svoltare per poi farlo fermare in una strada alberata. Lui SCARANO si è allontanato di circa 100/220 metri fino ad un bar. Dopo circa 5/10 minuti arrivò LO NIGRO con "questa macchina". SCARANO non ricorda il nome della strada e se non ricorda male c'erano dei lavori nella strada. Lui SCARANO aspettò che passasse LO NIGRO, come da accordi presi in precedenza. SCARANO sapeva che doveva essere rubata una macchina.
- Che dopo sono andati in via Ostiense (dopo il furto dell'auto).
- Che dopo 10 minuti in via Ostiense è arrivato anche Peppuccio, verso le 11 di sera.
- Che la macchina "presa" da LO NIGRO era una Fiata Uno che è stata caricata con l'esplosivo.
- Che questa macchina è stata lasciata in uno dei due posti o al Velabro o a San Giovanni, non sa di preciso.
- Che è sicuro che la macchina "presa" da LO NIGRO fu caricata con l'esplosivo.
- Che lui SCARANO ha accompagnato solamente LO NIGRO.
- Che la zona del furto è alle spalle di piazza San Giovanni, uscendo da Roma. A circa 150 metri in linea d'aria dalla piazza.
- Che quando LO NIGRO venne da Milano, venne il giorno prima e che in occasione degli attentati di Milano GIULIANO arrivò e LO NIGRO gli chiese se a Milano era tutto a posto. Che la sera lui non ha visto ne BENIGNO né SPATUZZA, li ha visti solo da DI NATALE. GIULIANO con SPATUZZA e BENIGNO, le macchine "le avevano fatte" nella zona di via Ostiense. Nei giorni degli attentati lui ha visto solo GIULIANO e LO NIGRO.
- Che l'orario del furto della macchina vicino a San Giovanni, avvenne la sera del 26, e l'orario coincide con quello rappresentato dal PM.
- Che lui SCARANO si può confondere sul fatto dei giorni relativi al furto delle auto.
- Che LO NIGRO era arrivato il giorno prima e che veniva da Milano, come ebbe a dire a lui SCARANO.
- Che non sa come fosse arrivato da Milano. Lui SCARANO lo vide a casa.
- Che in un primo tempo LO NIGRO disse che veniva da Brescia ma poi gli disse Milano e che doveva arrivare anche Peppuccio.
- Che per lui SCARANO il fatto che questi due venissero da Milano non aveva nessun significato.
- Che LO NIGRO disse a lui SCARANO che "quella sera sarebbero successe cose eclatanti in tutta Italia".
- Che BENIGNO e SPATUZZA li ha visti nel cortile di DI NATALE.
- Che a Milano GIULIANO aveva detto che avevano dormito in un "pulciaio" e che avevano mangiato pane e salame. GIULIANO era arrabbiato di questo fatto.
- Che LO NIGRO disse poi a lui SCARANO che lo scoppio di Milano era successo prima, mentre doveva scoppiare dopo e circa 150 metri più avanti del posto dove effettivamente era successo. Questo discorso fu fatto da LO NIGRO a GIULIANO. Dovevano verificarsi, tutti i fatti, alla stessa ora e cioè a mezzanotte.
- Che non sa se loro sapevano il perché di questi disguidi. LO NIGRO comunque sapeva quello che doveva succedere, visti i discorsi fatti con GIULIANO.
- Che nell'occasione della preparazione delle macchine, SCARANO ha visto fare un buco con un cacciavite lungo all'interno di queste balle per poi metterci della miccia di colore nero. Che non ha visto se facevano più buchi. Per macchina c'erano due balle di esplosivo.
- Che la macchina a San Giovanni l'ha portata SPATUZZA.
- Che finita la preparazione delle macchine, sono andati via.
- Che lui SCARANO stava nel cortile quando sono arrivate le macchine. Ha visto quello che facevano. Dopo che hanno sistemato le macchine lui SCARANO si è messo avanti. La prima macchina l'ha messa LO NIGRO e dietro c'era BENIGNO con la macchina di appoggio. Dopo via dei Cerchi si è fermato SPATUZZA per aspettare la macchina di appoggio. A San Giovanni hanno messo meno miccia. A San Giovanni c'era GIULIANO con SPATUZZA e con LO NIGRO. SPATUZZA disse che quando era arrivato c'erano dei furgoni e che non era riuscito a mettere bene la macchina. La doveva mettere con il dietro al muro, per fare danni maggiori, mente l'ha dovuta mettere al contrario.
- Che lui SCARANO li ha aspettati dalla parte opposta della piazza. Dopo che lui SCARANO ha fatto circa 300 metri, ha sentito lo scoppio. Sono andati verso San Lorenzo e lì hanno lasciato la macchina con le portiere aperte e le luci accese e con lui SCARANO sono andati a casa sua. Poi se ne sono andati.
- Che partendo da via Ostiense, lui SCARANO, che era il battistrada, sapeva che doveva andare dove erano stati "prima". Aveva capito che dovevano mettere le macchine con l'esplosivo.
- Che non sa in quale esatto punto fu lasciata la prima auto. Lui SCARANO era fermo dopo via dei Cerchi e dietro di lui c'era SPATUZZA. Che LO NIGRO disse poi che dove è stata messa la macchina c'era una discesa e che aveva acceso la miccia mentre camminava. Le bombe dovevano scoppiare tutte assieme, sia delle chiese a Roma, che a Milano.
- Che a San Giovanni non ha visto il posto preciso dove è stata posizionata la macchina. Lui SCARANO aveva avuto già in precedenza delle istruzioni precise e cioè che: a San Giovanni aspettò alla parte opposta della piazza, vicino ad una cabina telefonica, dopo l'incrocio, così come concordato.
- Che è sicuro delle indicazioni fornite al PM in sede di sopralluogo.
- Che non ha visto posizionare con precisione nessuna delle due auto.
- Che la macchina a San Giovanni era stata posizionata in modo diverso, lui SCARANO l'ha sentito dire da "loro", dopo.
- Che questo era successo perché c'erano dei furgoni parcheggiati, come ebbe a sentire dai discorsi fatti tra LO NIGRO e SPATUZZA.
- Che inoltre non c'era lo spazio per fare manovra.
Il PM richiama il contenuto del verbale del 29.4.1996 e SCARANO dice: si ricorda quello che ha detto, cioè che la miccia era stata accesa troppo presto e che quindi non c'era stato il tempo di fare la manovra.
- Che la miccia veniva accesa prima di lasciare la macchina, ma lui SCARANO non sa il perché.
- Che hanno proseguito verso San Lorenzo. Dalla piazza a San Lorenzo ci vogliono pochi minuti.
- Che lui sentì l'esplosione dopo poco, forse dopo 200 metri in direzione di San Lorenzo.
- Che la macchina che fu lasciata da loro, con le luci accese e le portiere aperte, fu lasciata nei pressi della Dogana.
- Che questo luogo lui lo ha indicato con sicurezza al PM in sede di sopralluogo.
- Che l'attentato di Firenze lui lo ha saputo tramite la televisione.
- Che una sera del mese di giugno, tornando a casa, trova LO NIGRO e DI NATALE che lo aspettavano in un giardino vicino a casa sua. Prima di salire saluta DI NATALE e LO NIGRO, che già si erano conosciuti. DI NATALE e LO NIGRO avevano parlato del cortile. Hanno parlato tutti e tre. LO NIGRO, dopo che DI NATALE era andato via, disse a lui SCARANO del magazzino che DI NATALE aveva. LO NIGRO chiese a lui SCARANO della sua conoscenza con DI NATALE. LO NIGRO con SCARANO andarono a vedere il magazzino di DI NATALE. Dopodiché LO NIGRO andò via.
- Che successivamente ritornarono lui (LO NIGRO), SPATUZZA e forse Peppuccio e fecero arrivare il camion di CARRA con l'esplosivo. Lo andarono a prendere sul G.R.A. SCARANO arrivò a casa e trovò Peppuccio che gli disse di andare dal vecchio (DI NATALE), perché stavano scaricando. Sul posto SCARANO vide 4 balle.
- Che fu scelto il cortile di DI NATALE per gli accordi presi con LO NIGRO. Il magazzino di Tor Bella Monaca non fu usato perché già era stato utilizzato per Costanzo.
- Che lui SCARANO non si è interessato per la "soluzione DI NATALE".
- Che DI NATALE, non conoscendo nessuno, nomina sempre lui SCARANO che è l'unico che conosce bene.
- Che per il fatto dell'hashish, lui SCARANO non è andato da DI NATALE, sono andati Antonio e Amleto.
- Che lui SCARANO è stato arrestato a Palermo il 3.6.1994 con GIACALONE a Palermo. Che l'accusa non era quella delle stragi. Questo delle stragi è una cosa successiva, era l'AG di Roma che lo indicava come autore degli attentati a Roma. Che nei primi interrogatori al PM di Roma non fece nessuna dichiarazione, disse che non c'entrava nulla. Il mandato di cattura fu annullato dal Tribunale del Riesame di Roma.
- Che a dicembre 1995 viene inquisito dalla Procura della Repubblica di Firenze.
- Che ha maturato la sua collaborazione piano piano. Che voleva stare "a posto con se stesso". Che lui non voleva essere un mafioso. Che ha perso la famiglia per via di questa sua scelta.
- Che lui ha raccontato due omicidi a Partanna che mai aveva riferito, in cui è stato coinvolto. Uno a Roma ed un altro in un paese vicino a Milano. Questi omicidi risalgono al 90/91, dopo la morte di ACCARDO e che li ha riferiti al dr. Russo. SCARANO ha partecipato a questi omicidi commissionati da PANDOLFO e Francesco RALLO.
- Che non ricorda il paese nella zona di Milano. Lì c'erano delle persone che hanno fornito il supporto.
- Che l'omicidio successo dopo è quello nella zona di Milano.
- Che quando Matteo gli chiese della casa ai Parioli, forse uno degli omicidi era già stato effettuato.
- Che nella vicenda degli attentati lui SCARANO ha riferito anche di altre cose, ha detto tutto quello che sapeva.
- Che l'esplosivo per Costanzo era quello di casa sua è una cosa che ha detto lui SCARANO.
- Che dopo aver lasciato la macchina a San Lorenzo sono saliti tutti sull'auto di SCARANO e sono andati a casa sua. La notte queste persone l'hanno trascorsa in via Dire Daua. Due le ha accompagnate lui stesso, mentre altri due sono andati da loro.
- Che non ricorda se sono stati qualche giorno in più a Roma. Che poi sono stati accompagnati a Napoli, da lui stesso SCARANO e da un amico dei figli di SCARANO, che lui ha sempre chiamato "Melanzone" o "Pino".
- Che due erano in macchina con lui SCARANO e due in macchina con Pino.
- Che questo Pino non sapeva niente di queste persone.
- Che Pino è partito molto prima di lui SCARANO. Il viaggio fu fatto nel primo pomeriggio.
- Che in macchina con lui SCARANO c'erano (forse) SPATUZZA e BENIGNO.
- Che dovevano rientrare in Sicilia, ma dovevano rientrare scaglionati. SCARANO sapeva che dovevano fare i viaggi spezzettati (Roma - Napoli; Napoli - Reggio Calabria; Regio Calabria - Messina).
- Che LO NIGRO e BENIGNO avevano il cellulare.
- Che questo "Melanzone" - "Pino" a quanto risulta a lui SCARANO è implicato in questo processo. Al nominativo di SANTAMARIA Giuseppe, SCARANO dice che è lui il Pino.
- Che un giorno GIULIANO chiese a lui SCARANO di cercare delle radio trasmittenti. Di questo lui SCARANO chiese a Pino che incaricò di comprarne due. Una volte acquistate vennero date a GIULIANO e Pino spiegò a che distanza potevano ricevere. Lui SCARANO non le ha più viste. A Roma, a quanto risulti a lui, non sono state usate, non li ha mai visti con queste radiotrasmittenti in mano.
- Che l'acquisto di queste radio avvenne forse nel periodo di Costanzo, qualche giorno prima.
- Che "Braciola" è un amico dei suoi figli e di Pino.
- Che "Braciola" si chiama di nome Riccardo che adesso dovrebbe stare in America.
- Che forse Riccardo è andato assieme a Pino per comprare le radioline.
breve sospensione
- Che per Costanzo in peso dell'esplosivo era sui 110 kg a quanto dicevano loro.
- Che i sacchetti che aveva lui nello scantinato furono usati tutti, tre.
- Che la mattina dopo l'attentato a Costanzo, nella notte, verso le 4, sono andati via tranne Fifetto che fu accompagnato da lui SCARANO al nord il giorno dopo.
- Che la partenza degli altri si verificò nel corso della stessa notte dell'attentato. Sono andati via con una Uno portata da BENIGNO, e qualcuno in treno.
- Che hanno alloggiato nello stesso palazzo dell'abitazione di lui SCARANO, nella casa di suo figlio, quello sposato. Di questo il figlio non sa niente perché era in carcere, mentre la nuora era dalla madre.
- Che in occasione del primo (fallito) attentato a Costanzo, lui SCARANO non ricorda di comunicazioni telefoniche intercorse tra lui e gli altri.
- Che lui SCARANO ha avuto in possesso due cellulari, uno intestato a lui ed un altro intestato alla moglie. Con il secondo è sicuro che ha effettuato le telefonate a CARRA per l'hashish, era quello intestato alla moglie TUSA Silvia.
- Che in occasione dei fatti di Costanzo, lui SCARANO aveva sempre il cellulare, non lo lasciava mai a casa.
- Che in più occasioni comunque il cellulare di SCARANO lo hanno utilizzato GIACALONE e LO NIGRO.
Il PM illustra delle telefonate (tre) relative al cellulare in uso a SCARANO. Le telefonate sono state fatte all'utenza del cellulare in uso a BENIGNO Salvatore.
SCARANO dice che sicuramente non ha effettuato queste telefonate, dato che non sa nemmeno il numero di BENIGNO. Non sa chi possa aver usato il suo cellulare.
- Che lui SCARANO non ha mai avuti indirizzi precisi di nessuno di loro.
- Che la richiesta delle radioline gli fu fatta da Peppuccio.
Il PM gli contesta il verbale del 29 di aprile dove aveva indicato LO NIGRO.
SCARANO ribadisce che la richiesta gli venne fatta da GIULIANO, comunque erano tutti presenti.
- Che con l'arrivo di CARRA a Roma a sua insaputa, LO NIGRO e lui SCARANO andarono a prenderlo sul G.R.A. e lo portarono alla Rustica. In questo recinto dove c'è un capannone ed un negozio di abbigliamento ed un deposito di acque minerali. Questo è un posto dove entrano tutti. SCARANO però conoscendo il padrone di vista gli chiese se era possibile far entrare il camion per fare manovra. CARRA è entrato, ha alzato il cassone. Il furgone di SCARANO era lì vicino ed hanno caricato (forse) il furgone o la Thema che forse era già lì. CARRA va via. SCARANO parlò con un certo Roberto che gli disse a lui SCARANO di portare via la Thema e la macchina venne parcheggiata dietro il furgone, tra il furgone ed un vecchio 1100 che stava avanti. La Thema venne coperta con un telone. Sia LO NIGRO che gli altri sono andati via, era prima delle feste di Natale, perché avevano da fare. La Thema è rimasta lì per parecchio tempo. Quando arriva GIACALONE e lui SCARANO gli dice di questa macchina, GIACALONE gli risponde che hanno avuto da fare, che erano stati impegnati per uccidere padre PUGLISI, lui GIACALONE, MANGANO Antonino e SPATUZZA Gaspare. Che i sopralluoghi allo stadio sono stati fatto con SPATUZZA, mentre l'attentato (fallito) è dei primi mesi del 1994, mentre il materiale è stato portato nel 1993. L'impegno della "squadra" durante le festività era dovuto anche (a quanto ha saputo poi SCARANO) a portare la famiglie dei latitanti. La preparazione dello stadio venne fatta nel piazzale, il telecomando lo costruì BENIGNO. Questi attaccò anche una lampadina dentro al cofano della Thema, come "prova" dell'impulso. La preparazione avvenne di pomeriggio e verso le 5,30 del pomeriggio era già sul posto (circa un'ora prima della fine della partita). La macchina era carica di 100 kg di esplosivo. sapevano cosa dovevano fare. SPATUZZA sapeva che doveva aspettare i due pullman dei carabinieri. La macchina doveva esplodere al momento del passaggio intermedio dei pullman. Ma al momento del passaggio, questa macchina non è scoppiata. Si sono arrabbiati e sono ripartiti in treno.
Verso le 10,30 di sera, LO NIGRO va a casa di SCARANO e gli chiede di trovargli un carro attrezzi per levare la macchina, ma non l'ACI, ci vuole un amico.
L'indomani mattina, SCARANO andò da un suo amico MORONI Bruno, che ha un carro attrezzi e gli disse di andare a prendere la macchina. La macchina fu prelevata e portata alla Rustica. Le chiavi, una volta che la avevano posizionata, erano state gettate via in un campo da tennis. La macchina, carica, è rimasta lì alla Rustica, nel posto stesso dove era stata parcheggiata all'inizio. SCARANO affitta su richiesta di GIACALONE e Nino MANGANO la villetta a Capena. Quasi contemporaneamente arriva CARRA che portò l'esplosivo per Contorno, in quanto pensavano di aver consumato l'esplosivo per lo stadio. SCARANO sa che due balle sono state rinvenute a Formello ed altre due ritrovate dalla Polizia. MORONI fu pagato. SCARANO non sa poi le vicissitudini della Thema, non sa se è stata presa da LO NIGRO. Questa macchina poi SCARANO l'ha rivista a Capena, sempre coperta. Era GIACALONE che girava con questa macchina, cioè la parcheggiava sempre in posti in zona, ma diversi. A richiesta di GIACALONE, SCARANO guidò GIACALONE da uno sfasciacarrozze, certo Renato a cui fu detto di "farla sparire".
- Che non sapeva dell'arrivo di CARRA. Che fu avvisato un paio d'ore prima LO NIGRO che stava lì da SCARANO.
- Che andarono (SCARANO e LO NIGRO) a riscontrare CARRA sul G.R.A., all'area di servizio; forse GIULIANO era sul camion.
- Che LO NIGRO disse a lui SCARANO di spostarsi perché in quell'area di servizio c'erano le telecamere.
- Che l'area di servizio è vicina a casa di SCARANO.
- Non sa il nome dell'area di servizio né quello del distributore di benzina.
- Che forse all'area di servizio c'era qualcun altro, sul camion. LO NIGRO era con lui SCARANO, Peppuccio sul camion e forse BENIGNO e SPATUZZA.
- Che il piazzale della Rustica venne trovato al momento. Lui SCARANO conosceva il posto perché si doveva fare socio della PAT Service, che si occupa di alimentari, in quanto era stato questo Roberto a proporgli l'affare.
- Che nel piazzale era parcheggiato il furgone arancione della ACEA, era una coincidenza che fosse parcheggiato lì.
- Che presso la PAT Service aveva lavorato il figlio SCARANO Massimo, per poco tempo.
- Che il furgone stava lì perché doveva essere usato dal figlio SCARANO Massimo per portare l'acqua minerale.
- Che lì alla Rustica, SCARANO chiese al proprietario il permesso per fare entrare il camion di CARRA.
- Che quel giorno pioveva; era quasi buio; che gli attentati alle chiese erano già stati fatti e che l'estate era finita, era prima delle feste di Natale
- Che il materiale erano due rotoli ed una borsa. I rotoli erano due grossi ed anche 5 o 6 di quelli più piccoli tipo quello che è rimasto a lui SCARANO.
- Che sono state scaricati questi due rotoli come quelli che aveva visto da DI NATALE. Furono messi (forse) nel furgone in un primo tempo, dopo vennero messi dentro la Thema che arrivò il giorno dopo.
- Che oltre gli involucri e la borsa c'era anche un sacco di colore nero forse con altri 5 kg di esplosivo.
- Che lui era presente al momento del carico della Thema. Fu il materiale fu messo nel bagagliaio di questa Thema, la macchina era nuovissima, non ricorda la targa, sa che veniva da Palermo. GIACALONE gli aveva detto a lui SCARANO che la macchina era rubata, i numeri di telaio "torti" ed aveva un'assicurazione di un'altra Thema, regolare. GIACALONE aveva anche detto che questa macchina era stata "rinforzata" per sopportare il peso dietro.
- Che non ricorda chi ha portato questa macchina, comunque è venuta via terra e che è stata rubata a Palermo.
- Che una volta caricata, questa macchina è stata lì per parecchio tempo nel piazzale.
- Che il furgone era "vetrato" e quindi si poteva vedere dentro.
- Che la Thema venne coperta con un telone.
- Che la Thema venne parcheggiata tra il furgone arancione ed un vecchio 1100, di colore celestino.
- Che la Thema lui SCARANO la ricorda verde chiaro metallizzato.
- Che questa 1100 lui SCARANO l'ha rivista in sede di sopralluogo effettuato con il PM.
- Che per quanto riguarda lo stadio Olimpico: una domenica mattina, arrivò SPATUZZA da Palermo e chiese a lui SCARANO di accompagnarlo allo stadio. Una volta arrivati, SPATUZZA scese ed andò per conto suo.
- Che era l'ultima partita della stagione.
- Che un'altra volta sono andati allo stadio, nella nuova stagione calcistica, ricorda che pioveva, alla porta principale SCARANO trovò un suo amico Nicola, che adesso fa il bagarino allo stadio. SPATUZZA andò via da solo e tornò dopo circa tre ore. Quando torna Gaspare, dice a lui SCARANO di avere fatto un giro e gli dice di aspettare ancora un po'.
- Che alla fine della partita, SPATUZZA gli dice di aspettare altri dieci minuti. SPATUZZA fa spostare SCARANO ad un incrocio dove poi venne messa la macchina con l'esplosivo, vicino ad un fabbricato di marmo, forse una caserma dei Carabinieri.
- Che videro passare i mezzi della Polizia di Stato ed all'ultimo i pullman dei carabinieri. SPATUZZA gli dice a lui SCARANO di seguire i pullman e di non sorpassarli. Quando i pullman escono dalla tangenziale, SPATUZZA chiede dove potrebbero andare i pullman, ma lui SCARANO non lo sa.
- Che all'inizio lui SCARANO non sapeva il perché di questi sopralluoghi allo stadio. All'inizio SPATUZZA parlava di mettere dell'esplosivo nei tombini contro i poliziotti a cavallo, ma diceva che erano pochi, erano 15/16 persone.
- Che una domenica, alla Rustica, viene preparata la Thema che poi porteranno allo stadio.
- Che lui aveva capito dall'inizio che quella macchina sarebbe finita allo stadio, dai discorsi che aveva sentito fare: dovevano fare una cosa eclatante, ammazzare almeno 100 Carabinieri.
- Che alla Rustica lui SCARANO era presente e c'erano anche LO NIGRO e BENIGNO che prepararono la macchina. Lui SCARANO era presente per giustificare la presenza ad eventuali curiosi. Lui SCARANO stava vicino al cancello mentre loro preparavano la macchina. Ci misero poco.
- Che l'accensione della lampadina, lui SCARANO pensa che era dovuta all'utilizzo del telecomando.
- Che lui SCARANO domandò il perché di questa lampadina e loro dissero che vedevano se arrivava la corrente.
- Che al momento la verifica era positiva, l'apparecchio funzionava.
- Che alla Rustica erano arrivati con l'Audi di SCARANO.
- La preparazione della Thema, consisteva nel mettere le balle, preparare l'antenna, mettere una batteria da 12W, ecc.).
- Che quel giorno avevano mangiato ad un ristorante, ma al momento non ricorda bene il nome del ristorante.
- Che era la prima volta che vedeva l'utilizzo di una lampadina; per Costanzo non c'era, non l'aveva vista durante la preparazione dell'auto.
Il PM contesta il verbale del 29 aprile dove SCARANO ha dichiarato di essere andato a mangiare a casa e che si sono ritrovati dopo pranzo.
SCARANO dice che forse è andata così.
- Che dalla Rustica per andare allo stadio si sono mossi lui SCARANO con l'Audi e loro (BENIGNO e LO NIGRO) con l'auto carica (forse uno di loro aveva la 112 di SCARANO).
- Che giunti allo stadio, (lui SCARANO faceva da battistrada), la macchina venne parcheggiata tra le altre macchine, di fronte alla caserma dei Carabinieri.
- Che quando tornarono per riprenderla con il carro attrezzi la macchina era nel posto dove era stata lasciata nonché lo stesso che lui SCARANO ha indicato in sede di sopralluogo.
- Che all'arrivo allo stadio c'erano anche Peppuccio e SPATUZZA e che forse avevano la 112 di SCARANO e che forse avevano "tenuto il posto" per la Thema.
- Che durante i giri con SPATUZZA, lui SCARANO non era mai stato nel posto dove poi verrà messa la Thema.
- Che lui SCARANO con SPATUZZA era passato nelle immediate vicinanze, in un parcheggio vicino.
- Che il posto era sto individuato perché ci passavano i Carabinieri ed anche perché i pullman facevano piano, questo lo seppe in un secondo momento, da quello che dicevano.
- Che dopo aver lasciato la macchina sul posto, lui SCARANO è tornato a casa e fino a quando, la sera, LO NIGRO non lo ricontatta, nessuno lo cercò. LO NIGRO gli disse che lo avevano lasciato solo.
- Che l'auto non era esplosa perché c'era stato un problema con il telecomando fatto da BENIGNO. A quanto sa lui SCARANO, BENIGNO era "coperto", c'era un ostacolo tra il telecomando e l'antenna ricevente.
- Che SCARANO non sa come sia arrivato LO NIGRO. Lui SCARANO li aveva lasciati vicino al Commissariato.
- Che LO NIGRO gli chiese di trovare un carroattrezzi e gli disse anche che le chiavi le avevano buttate. SCARANO con LO NIGRO tornarono sul posto ed andarono a piedi verso la macchina. C'era un Carabiniere che gli disse di togliere quella macchina perché lì non poteva stare. LO NIGRO gli rispose che l'avrebbero tolta; cercò anche di aprirla, ma senza successo.
- Che il lunedì mattina poi sono andati da MORONI per il carro attrezzi.
sospensione
- Che il telecomando veniva costruito da BENIGNO, nel senso che portava lo "scheletro" di questo telecomando, mentre i "ponti" li saldava solamente da una parte. Lo fermava con dello scotch di colore nero, mentre c'era coma un pulsante rosso di plastica, fisso, ed uno di colore grigio chiaro, quasi di ferro che si schiacciava, ed un'antenna. Il telecomando veniva assemblato all'ultimo momento. Era un telecomando del tipo che usano per la auto giocattolo. BENIGNO faceva delle modifiche per aumentare la potenza.
- Che questo telecomando era come un telefonino.
- Che l'antenna la costruiva BENIGNO.
Viene mostrato a SCARANO uno schizzo e SCARANO dice che questo schizzo lo ha fatto lui in occasione di un interrogatorio e che rappresenta approssimativamente il telecomando che ha visto fare a BENIGNO.
Il PM chiede l'acquisizione del documento. Il Presidente acquisisce il documento.
- Che alla Rustica non ha visto fare il buco nelle balle, come vide fare da DI NATALE.
- Che sull'antenna sulla Thema c'era già, ma il filo all'interno era penzoloni. Non ha visto montare l'antenna.
Il PM rappresenta quanto dichiarato il 22 di maggio dove dice di aver visto fare i buchi con il cacciavite, che montare l'antenna.
- Che l'antenna la ha vista montare solo a Tor Bella Monaca.
- Che ha visto i detonatori che hanno un filo di rame, sono detonatori elettrici.
- Che alla Rustica non ha visto personalmente mettere i detonatori all'interno dell'esplosivo.
- Che la persona che incontrò allo stadio, a nome Nicola, lui SCARANO lo conosceva già da prima, era un ambulante, vendeva frutta e verdura.
Viene mostrata una foto che però a causa della luce, SCARANO non riconosce. SCARANO invece riconosce la pompa di benzina che sta dietro casa sua, dove andarono a riscontrare CARRA. Tornando alla foto precedente riconosce i palazzi di casa sua. In altra foto riconosce il piazzale della Rustica nonché il 1100 lì parcheggiato. In altre foto SCARANO non riconosce via Dei Gladiatori. In altra analoga riconosce il posto dove è stata messa l'auto allo stadio. Tornando alle foto precedenti indica il palazzo bianco che lui riteneva una caserma dei Carabinieri. In altra foto riconosce il posto esatto di dove fu parcheggiata la Thema. La macchina venne messa in obliquo. Questo è il posto che indicò al PM in sede di sopralluogo.
- Che alla Rustica vennero scaricate anche una borsa di tela plasticata con i manici "regolari" ed un sacco con dentro degli involucri piccoli di esplosivo. Dentro la borsa c'erano dei pacchi di nastro adesivo (2 o 3) delle pinze, dei detonatori. Non vide nessuna miccia.
- Che queste confezioni piccole di esplosivo, lui SCARANO le ha fatte ritrovare.
- Che una volta scaricate alla Rustica, quelle grosse furono messe sulla Thema, mentre le altre le portò lui SCARANO nel terreno di FRABETTI, in una buca sotto una baracca dove FRABETTI tiene il fieno. La buca la fece lui SCARANO.
- Che la buca forse la aveva già fatta precedentemente perché ci voleva mettere un fucile che gli aveva regalato BIZZONI.
- Che nella buca oltre all'esplosivo, ci mise delle armi che aveva procurato BIZZONI e che dovevano essere date a quelli che sono venuti a Roma.
- Che questi involucri di esplosivo e le armi le ha fatte ritrovare lui SCARANO al PM di Firenze. Le indicazioni precise le dette al Col. Pancrazi.
Vengono mostrate delle foto a SCARANO e questi riconosce la casa di FRABETTI; la stalla del cavallo di FRABETTI; la buca che egli stesso ha fatto; delle confezioni di hashish che però lui non ha messo nella buca. Che FRABETTI sapeva della buca. Non sa chi possa aver messo le confezioni di hashish nella buca. In altre foto riconosce la borsa, non ricorda però che borsa sia, quella del camion era simile a quella della foto. Dalla foto si vedono anche gli involucri piccoli di esplosivo che ha portato CARRA. La borsa l'ha messa lui SCARANO, gli involucri erano dentro i sacchi della spazzatura. In altre foto che rappresentano armi corte e lunghe nonché munizioni, SCARANO dice che GIACALONE e SPATUZZA e dagli altri che quando lui SCARANO riusciva a trovare delle armi le doveva compare e mettere da parte per loro. SCARANO una volta parlando con BIZZONI questi gli disse che aveva un armiere dove si poteva prendere tutto quello che si voleva. Un giorno che GIACALONE era a Roma, arrivò BIZZONI a casa di BIZZONI che aveva trovato un documento di tale MONTI Gino che poteva essere usato per l'acquisto delle armi. GIACALONE disse che aveva la foto di una persona morta che si poteva mettere sul documento. Dopo qualche giorno BIZZONI disse a SCARANO che aveva trovato le armi per 6 milioni.
- Che una pistola viene da un certo CASTAURO Francesco che a suo dire gli era stata data da un finanziere. SCARANO non sa in che modo CASTAURO ne fosse venuto in possesso. Era un'automatica che riconosce nella foto 45.
- Che il revolver 38 l'ha portato BIZZONI come le altre pistole ed i fucili.
- Che BIZZONI gli ha dato a lui SCARANO anche un fucile a pompa.
- Che SCARANO dice che manca una 357 che venne data da lui SCARANO a GIACALONE che poi la doveva dare a Nino MANGANO. Questa pistola fu rinvenuta al momento dell'arresto di lui SCARANO e GIACALONE a Palermo.
- Che sapendo che BIZZONI poteva procurare le armi, BENIGNO chiese una fondina per una pistola, così come un pacco di munizioni un po' particolari.
- Che quando fu arrestato a Palermo, lui SCARANO non ricorda se queste pistole le aveva già messe via lui.
Il PM gli contesta quanto emerge dagli atti.
- Che dopo il suo arresto a Palermo, quando poi era stato trasferito a Roma a Rebibbia, parlando con la moglie, lui SCARANO gli aveva detto delle armi e che forse era stato FRABETTI a fare la movimentazione.
- Che il 357 lui SCARANO la aveva data a GIACALONE al momento di partire. GIACALONE gli disse che veniva da Milano quando si fermò a casa di SCARANO.
Vengono mostrate a SCARANO delle foto che ritraggono degli spezzoni di miccia e SCARANO dice che quando LO NIGRO gli disse delle bombe piccole, gli disse anche che c'era anche una decina di metri di miccia che però lui SCARANO non vide.
- Che questi involucri di esplosivo li teneva così, non gli servivano, non aveva da farci nulla di specifico.
Viene mostrata altra foto e SCARANO riconosce una cassetta, è la cassetta che ha fatto lui SCARANO dove mise le armi che gli aveva dato il figlio di Bruno MORONI, Vincenzo, armi che erano provento di furto. Questo furto era stato fatto da uno zingaro. SCARANO le comprò senza caricatore. Queste armi le portò alla villetta in costruzione e le nascose vicino ad un canneto, dentro la cassetta. Che quando vennero a fare i sopralluoghi per Contorno, CARRA, BENIGNO, LO NIGRO, GIULIANO, GIACALONE e poi ROMEO e GRIGOLI Salvatore. Loro presero quelle armi, una per uno. I caricatori furono poi acquistati successivamente da BIZZONI.
- Che queste armi erano provento di furto ad un collezionista di armi.

L'udienza riprende lunedì 17 marzo 1997 alle ore 9,00.
53^ - UDIENZA DEL 17.3.1997
[pic]

Segue esame di: SCARANO Antonio, nato a Dinami il 7.1.1945.

Alle ulteriori domande del Pubblico Ministero, SCARANO risponde:

- Che una volta SPATUZZA gli portò dei documenti di identità e forse egli SCARANO li ha messi nella cassetta delle armi.
- Che questi documenti SPATUZZA li aveva portati perchè dovevano essere falsificati. Di questo si doveva occupare lui SCARANO, tramite sue conoscenze. Questa cosa non venne però mai fatta.
- Che per gli spostamenti delle armi, SCARANO dice che utilizzò la SEAT, non il furgone come detto in precedenza, così come detto nel verbale del 29 aprile 1996 che il Pubblico Ministero gli contesta.
- Che la SEAT era di un certo Franco. Siccome questo Franco doveva dei soldi a lui SCARANO, gli dette la SEAT che a sua volta SCARANO dette a FRABETTI. Con la SEAT ci furono trasportati anche i fagotti di esplosivo, quelli piccoli. Era una SEAT berlina, di colore bianco. Tutta la gestione dei documenti relativi all'auto, in particolare all'assicurazione, li gestì il FRABETTI. Non ricorda il modello con precisione crede che fosse targata Roma.
- Che lui non era presente all'acquisto delle armi, presso l'armeria, da parte di BIZZONI.
- Che non ha conoscenza diretta dell'acquisto. Comunque una volta BIZZONI portò lui SCARANO in un'armeria vicino al Palazzaccio, dove, a dire di BIZZONI, si poteva prendere qualsiasi cosa. Lui SCARANO acquistò un coltellino nell'occasione.
- Che in sede di sopralluogo SCARANO ha indicato l'armeria in questione.
- Che le armi relative al furto fatto dal collezionista, come tempo, le colloca nei primi mesi del 1994 (febbraio-marzo-aprile).
- Che per quanto riguarda i giubbotti antiproiettile lui SCARANO li ha visti in più occasioni. Furono portati da BIZZONI in varie volte. I giubbetti portati in un primo tempo da BIZZONI sono andati a Palermo, portati da SPATUZZA e CARRA.
- Che per l'acquisto di queste armi, BIZZONI aveva un porto d'armi intestato a MONTI Gino, persona che lui SCARANO conosce dal 1975, faceva il tranviere. Che dopo il divorzio con la moglie da parte del MONTI, SCARANO lo aveva perso di vista. Poi fu BIZZONI a dirgli di questo MONTI. Serviva una foto da mettere sul documento. GIACALONE disse che ci doveva andare una foto di una persona morta. La foto fu trovata, era di una persona anziana.
- Che lui SCARANO, quanto vide il nome di MONTI, disse che lo conosceva ed allora BIZZONI una volta lo portò a casa.
- Che SCARANO lo conosce come MONTI Gino. Una volta è stato anche in carcere, cose che apparve strana a SCARANO, in quanto questo MONTI era una persona a posto.
- Che non ricorda di aver visto fare danni al cancello a casa di DI NATALE, allorché vi fu lo scarico di esplosivo da parte di CARRA. Questa cosa la seppe successivamente, gli fu detto da DI NATALE in persona.
- Che una volta scaricato il camion nel cortile di via Ostiense, questi 4 rotoli vennero messi in magazzino. Con lui SCARANO c'era LO NIGRO e GIULIANO ed anche SPATUZZA.
- Che lui SCARANO ha visto personalmente mettere i rotoli nel magazzino. Poi seppe successivamente da DI NATALE che questi rotoli li aveva nascosti sotto un carico di brecciolino.
- Che questo discorso del brecciolino DI NATALE lo disse a lui SCARANO dopo circa 5/6 giorni, sotto casa di lui SCARANO, ed in quell'occasione gli disse anche del danneggiamento del cancello.
- Che quasi tutti i giorni DI NATALE andava a casa di SCARANO per sapere che cosa doveva fare con quel materiale, visto che il tempo passava e non si vedeva nessuno.
- Che dopo lo scarico nel cortile di DI NATALE lui SCARANO non era più andato lì nel cortile. C'è tornato solo nell'occasione della FIAT Uno portata da LO NIGRO.
- Che non sa nulla delle disposizioni date per la movimentazione dei rotoli. Lui sa solamente che DI NATALE li occultò sotto il brecciolino, perchè nel magazzino erano scoperti.
- Che nell'occasione del caricamento delle macchine, i rotoli lui SCARANO li vide fuori, nel cortile; c'erano già LO NIGRO e SPATUZZA. Lui SCARANO notò una specie di buca laterale al brecciolino e pensa che i rotoli stavano lì.
- Che quando DI NATALE andava da lui SCARANO a lamentarsi, SCARANO gli diceva di aspettare perchè prima o poi sarebbero venuti.
- Che non disse a DI NATALE che queste persone si dovevano organizzare per compiere degli attentati in tutta Italia, in luoghi diversi.
- Che questa circostanza gli è stata, a lui SCARANO, contestata in sede di interrogatorio. Anche oggi smentisce.
- Che durante il mese in cui l'esplosivo era a Roma è venuto a Roma SPATUZZA, perchè da DI NATALE c'era una busta che conteneva 4 lettere che dovevano essere spedite. SPATUZZA fu accompagnato in via Ostiense da SCARANO e lungo strada imbucò le buste che erano indirizzate, per come SPATUZZA gli accennò, a dei quotidiani e SCARANO ricorda che SPATUZZA accennò al "Corriere". Le buste furono in effetti spedite da una cassetta delle lettere sulla Ostiense.
- Che a lui SCARANO lo hanno visto in faccia, oltre il DI NATALE, anche il figlio di questi. Non ha visto nessuna donna nel cortile.
- Che non sa se la sera della preparazione delle auto è stato visto in faccia.
- Che in occasione dell'appuntamento per l'hashish, che era andato a ritirare, è stato visto da tutti, perchè era l'ora di pranzo e stavano a mangiare. C'era anche un muratore con un altro che facevano dei lavori in cortile.
- Che allo scalo di San Lorenzo tutte le 4 persone salirono sull'auto di SCARANO.
- Che dopo il boato al Laterano, sono andati via, in macchine diverse, verso San Lorenzo. All'altezza della Dogana, si sono fermati e sono saliti sull'auto di SCARANO: GIULIANO, LO NIGRO, SPATUZZA, BENIGNO.
- Che arrivati a casa di SCARANO hanno preso un'altra auto e sono andati in via Dire Daua.
- Che da San Lorenzo a casa di SCARANO ci vogliono circa 10 minuti.
- Che, arrivati a casa di SCARANO, si sono soffermati a parlare di come era stata posizionata l'auto a San Giovanni e LO NIGRO disse che era stata posizionata male.
- Che i discorsi di Milano sono stati fatti da LO NIGRO che veniva da Milano, il giorno prima. Nel pomeriggio poi arrivò Peppuccio.
- Che gli attentati dovevano succedere tutti insieme sia a Milano che a Roma; nello stesso orario.
- Che a Milano c'era stato un problema lui SCARANO lo sentì dire nella mattinata dopo l'attentato. Loro poi sono partiti nel pomeriggio.
- Che il commento degli attentati a Roma è stato fatto"a caldo"; mentre per quanto riguarda Milano venne fatto successivamente.
- Che FRABETTI non è mai stato con lui SCARANO in via Ostiense.
Il PM legge un passo della trascrizione del verbale del 29 aprile 1996 reso da SCARANO.
SCARANO esclude che FRABETTI sia stato nel cortile in occasione della preparazione degli attentati e comunque mentre lì c'erano gli esplosivi.
- Che il furgone in via Ostiense c'è stato in una sola occasione, quando SCARANO andò a riprendere l'hashish.
SCARANO spontaneamente dice che MESSINA DENARO con Enzo SINACORI (quella volta in cui si trattennero da Giacomino) sono andati a casa di SCARANO e nel pomeriggio sono andati sul G.R.A. a riscontrare un camion; sono andati con l'auto di SCARANO e con una Y10. Poi tutto il materiale del camion è stato caricato nella Y10 e dopo è stato scaricato dalla Y10 nella cantina di SCARANO. Il camion non è mai stato a casa di SCARANO.
- Che nell'appartamento di Giacomino, lui SCARANO portò una branda pieghevole ed un materasso in più.
- Che in casa di Giacomino lui SCARANO ha visto SINACORI, MESSINA DENARO Matteo e due napoletani. Non ha visto altri.
- Che non ricorda se lui SCARANO disse a Giacomino che gli serviva la casa per suoi parenti. Si rvolse a Giacomino in quanto sapeva che questi aveva a che fare con appartamenti, dato che faceva l'imbianchino.
- Che i figli di SCARANO erano all'oscuro di tutto. Può darsi che nell'occasione dell'incontro iniziale con Giacomino forse c'era uno dei figli di SCARANO.
- Che durante la permanenza di MESSINA DENARO e SINACORI, lui SCARANO è sicuro di non avergli mai prestato la sua Audi.
- Che Giacomino gli ha detto che queste persone uscivano la sera ed il pomeriggio.
- Che SCARANO regalò a Giacomino, per sdebitarsi, un po' di cocaina.
- Che questo Giacomino è stato carcerato, non sa se prima o dopo questi fatti; più probabilmente dopo.
- Che dall'appartamento di via Dire Daua sono stati portati via tutti e due i divani letti che sono stati portati a Capena.
- Che l'idea fu sua.
- Che il responsabile della casa era BIZZONI.
- Che questa operazione di trasloco la fece BIZZONI che voleva portarseli a casa sua.
- Che lui SCARANO non ricorda come poi sono finiti alla casa di Capena.
- Che SCARANO ha conosciuto GIACALONE a Palermo in occasione del viaggio dell'hashish. A lui SCARANO lo accompagnò CANNELLA.
- Che GIACALONE è stato uno di quelli che ha praticato Roma più di tutti.
- Che lui SCARANO non era al corrente, preliminarmente, che ci sarebbe stata questa frequentazione romana del GIACALONE.
- Che in occasione della presentazione del GIACALONE a BIZZONI per via dell'appartamento, GIACALONE era a Roma per motivi di macchine.
- Che GIACALONE disse a lui SCARANO di occuparsi dell'appartamento proposto da BIZZONI.
- Che GIACALONE non disse il perchè della necessità di questo appartamento.
- Che l'appartamento doveva restare a disposizione per un paio di mesi
- Che le chiavi lui SCARANO le ha avute da BIZZONI. Poi sono state date (forse) a SPATUZZA, e comunque "a loro".
- Che LIBERATI ha avuto da lui SCARANO 10 Kg di hashish; proprio per via di questo hashish LIBERATI venne arrestato.
- Che l'hashish lo portò, quando fu fatta questa consegna a Liberati, FRABETTI.
- Che LIBERATI andò quasi subito agli arresti domiciliari.
- Che l'hashish, dal quale proveniva quello dato a Liberati, era quello di Palermo, quello "di CANNELLA".
- Che lui SCARANO ha frequentato la casa dei LIBERATI, che stavano in via dei Romanisti.
- Che quando LIBERATI ha avuto gli arresti domiciliari, SCARANO, con SPATUZZA e GIULIANO, è andato a trovarlo. Ci sono poi andati successivamente LO NIGRO, GIACALONE e GIULIANO per una cena.
- Che queste persone si presentavano con i loro nomi di battesimo.
- Che la moglie di LIBERATI è quella che ha pulito i vari appartamenti, anche a Capena.
- Che a Capena hanno fatto anche un pranzo al ristorante "da Romano", lui SCARANO, GIACALONE e LO NIGRO. Può darsi che si fossero anche altri ma non lo ricorda. Lui era con la "Simonetta"
- Che non si è posto il problema di eventuali rischi originati dalla conoscenza di queste persone con la famiglia LIBERATI. D'altra parte "loro" non cercavano di occultare la loro presenza.
- Che dopo il fatto di Costanzo, lui SCARANO non si poteva più tirare indietro. La sua 112 era stata utilizzata per tenere il parcheggio per l'attentato a Costanzo.
- Dopo 10/15 giorni, lui SCARANO viene chiamato e va a Palermo. Insieme a CANNELLA va in una località vicino a Palermo, "tra le montagne", che si chiama "tipo" Mussumeli o Misilmeri, in una villa dove c'erano una trentina di persone, tra cui GRAVIANO e BENIGNO. Viene portato in un locale della villa e da dietro una parete gli vengono fatti dei complimenti per il suo operato su Roma e gli rammentò che lui SCARANO era il solo a conoscenza dei fatti, fino a quel momento Costanzo.
- Che venne convocato a Palermo per telefono. Non ricorda da chi fu chiamato. Andò a Palermo in macchina con la nave. Che fu SPATUZZA a riscontrarlo che poi lo accompagnò da CANNELLA.
- Che poi andarono in questa villa con una Ford Fiesta di CANNELLA.
- Che per arrivare a questo posto, usciti da Palermo, si prendeva verso Catania.
- Che hanno fatto un bel pezzo di autostrada e poi la statale.
- Che la villa è in montagna.
- Che le persone erano un po' sotto gli alberi, un po' al cancello.
- Che BENIGNO stava all'ingresso, al portone.
- Che CANNELLA stette sempre con lui SCARANO.
- Che riconobbe BENIGNO con sicurezza.
- Che successivamente una persona che ha visto in quella villa lo ha rivisto a Roma ed ha saputo che era GRAVIANO Giuseppe, indicatogli con il termine "Madre Natura".
- Che a Roma queste persone si muovevano tranquillamente.
- Che lui, quindi, SCARANO ha conosciuto GRAVIANO Giuseppe dopo la stagione estiva, alla fine del 1993, tra settembre/ottobre, nella casa di Torvajanica, quella di BIZZONI. C'erano GIULIANO, SPATUZZA, LO NIGRO, GIACALONE, che seguivano gli spostamenti di CONTORNO. Una mattina SPATUZZA dice a lui SCARANO che devono andare in via Veneto. Entrano in una traversa vicino all'ambasciata Americana e SPATUZZA scende e si incammina verso via Veneto. Dopo un po' SCARANO scende e vede SPATUZZA che parla con una persona con un cappotto, che dà le spalle a SCARANO. Ritornato in macchina, SPATUZZA gli dice che il pomeriggio devono ritornare lì, ma con due macchine. Nel pomeriggio, dopo essere andati al ristorante da "Zi' Rocco" a Centocelle, ed essere passati a prendere la Y10 -e passati per via Veneto- sono andati alla villa di Torvajanica. Entrato in casa, SCARANO ha visto salutare questo GRAVIANO. Parlavano di "pizzo" e "Giuseppe" dava disposizioni sulla riscossione del "pizzo". In quell'occasione è stato presentato a lui SCARANO con il nome di Giuseppe. Poi si sono diretti verso Roma, lui SCARANO sempre avanti mentre sull'altra macchina ci sono SPATUZZA e "Giuseppe"; nei presso dell'EUR vien fatto cenno a SCARANO di andare a casa.
La sera, a sua richiesta, SPATUZZA dice a lui SCARANO che quella persona era Giuseppe GRAVIANO, chiamato anche "Madre Natura".
- Che questa persona lui SCARANO è sicuro che è la stessa che aveva già vista nella villa a Mussumeli.
- Che la discussione nella casa di Torvajanica non verteva esclusivamente sul "pizzo".

breve sospensione

- Che alcune di queste persone hanno conosciuto sia il LIBERATI che la moglie.
- Che le pulizie negli appartamenti la moglie del LIBERATI le fece insieme ad un'amica.
- Che GIACALONE ha fatto conoscenza con l'amica di Simonetta (la moglie di LIBERATI).
- Che GIACALONE la conoscenza con l'amica di SIMONETTA la fece in casa di Simonetta. Sono anche usciti assieme, questo nel 1994.
- Che lui SCARANO possiede un'abitazione in Sicilia, a Triscina. Che non ricorda in quale occasione andarono a trovarlo LO NIGRO e GIULIANO. Dopo andarono poi in un ristorante a Castelvetrano dove lui SCARANO presentò Peppe GARAMELLA agli altri due. La presentazione avvenne per nome.
- Che LO NIGRO e GIULIANO erano andati lì a casa per vedere il posto.
- Che lui SCARANO non ha mai parlato a GARAMELLA degli altri due.
- Che l'area di servizio di Castelvetrano era gestita da Paolo FORTE. Questi ha due fratelli. Paolo fece anche conoscenza con i figli di SCARANO.
Sono anche andati in discoteca insieme. Hanno ospitato a Roma il fratello di Paolo in occasione di una partita di calcio, si chiama Maurizio.
- Che una volta a Roma questo Maurizio è stato accompagnato vicino alla stazione Termini. Maurizio ha conosciuto anche la ragazza amica di Simonetta e lui SCARANO sa anche che la donna è stata anche in Sicilia da Maurizio.
- Che Peppe GARAMELLA sapeva dove abitava lui SCARANO a Roma. C'è stato un sacco di volte. La prima volta arrivò da solo, la seconda con MASSIMINO Alfio.
- Che questo Peppe GARAMELLA veniva chiamato "Raimondo".
- Che a Roma, MASSIMINO è andato a casa di SCARANO con una persona a nome Salvatore, un partannese.
- Che una volta Peppe GARAMELLA portò MESSINA DENARO Matteo.
- Che GARAMELLA aveva una Clio.
- Che a Roma GARAMELLA c'è stato anche con Filippo, il cognato di Matteo; arrivò per prendere i detonatori, una mattina.
- Che in quell'occasione Filippo gli dette indicazioni per la costruzione della villetta, in particolare per proteggere le fondamenta dall'umidità. SCARANO li portò alla sua villa, che era in costruzione e dove stavno "gettando" il primo solaio.
- Che in quell'occasione GARAMELLA e "Filippo" gli dissero che alloggiavano in un albergo di Roma, lo Sheraton.
- Che questo Filippo, lui SCARANO lo aveva già visto dal benzinaio, anche al mare a Triscina, nel periodo estivo.
- Che non ricorda di averlo visto in qualche occasione con Matteo.
- Che a lui SCARANO era stato presentato come cognato di Matteo, a nome Filippo. Questo forse è successo quando parlò con Paolo FORTE, all'area di servizio, quando lui SCARANO cercava casa a Triscina. Forse Filippo era con Peppe in occasione della compravendita della casa a Triscina.
- Che Filippo è il marito della sorella di Matteo.
- Che non sa se questo Filippo ha dei fratelli. Che quando lo ha conosciuto poteva avere circa 40 anni, più grande di Matteo. Più alto di lui SCARANO, più robusto, stempiato di capelli e porta gli occhiali scuri da vista.
- Che questo Filippo non era presente all'incontro al deposito di generi alimentari in Sicilia, contestatogli da Pubblico Ministero quanto riferito nel corso delle indagini preliminari.
- Che vide questo Filippo a Roma solo quella volta con GARAMELLA. Arrivarono con un Mercedes scuro.
- Che quando arrivarono SCARANO aveva i lavori in corso della villetta, aveva fatto il primo solaio.
- Che GARAMELLA e Filippo erano venuto di proposito a prendere un detonatore che aveva portatoa a suo tempo Matteo.
- Che a lui SCARANO gli dissero che questo detonatore stava dentro una scatola dove c'erano anche le pallottole.
- Che lui SCARANO scese da solo nello scantinato, aprì "lo scatolo", prese il detonatore elettrico che era sigillato dentro una busta di plastica trasparente, aveva i fili elettrici, uno giallino ed uno bianco. Non sa a qualescopo servisse questo "detonatore"
- Che le scatole di pallottole che erano dentro a questo "scatolo" le ha portate via poi SPATUZZA.
- Che le pallottole trovate da FRABETTI gli sono state date da BIZZONI quando portò le armi.
- Che non ha mai saputo dell'uso di quel detonatore.
- Che non ha mai conosciuto Vincenzo FERRO.
- Che ha conosciuto diversi Enzo: SINACORI, PANDOLFO, il figlio di MORONI Bruno.
- Che quando queste persone disponevano dell'appartamento di via Dire Daua, hanno sempre dormito lì.
- Che SPATUZZA però ha dormito in due occasioni a casa di SCARANO, una per i sopralluoghi allo stadio ed un'altra per le "buste" ritirate da DI NATALE.
- Che lui SCARANO diceva che quelle persone erano i "nipoti", oppure diceva che erano "amici". Come nipoti li conosceva solo BIZZONI.
- Che Giacomino era un frequentatore del bar di Torre Maura, così come "Braciola" ed i figli di lui SCARANO.
- Che allo stadio andava di frequente il figlio Massimo.
- Che gli amici di Massimo andavano allo stadio.
- Che lui SCARANO, circa una settimana prima dell'attentato allo stadio, disse a suo figlio di non andare allo stadio la domenica successiva e gli inventò una scusa.
- Che suo figlio andava a vedere la Roma.
- Che suo figlio Massimo aveva capito di che cosa si trattava, forse lo ha sentito.
- Che dopo i sopralluoghi fatti allo stadio con SPATUZZA, lui SCARANO aveva capito bene di che cosa volevano fare.
L'avv. Gramigni si oppone alla domanda del PM, volta a eventuali notizie date al figlio in ordine al fatto dello stadio.
Opposizione accolta dal Presidente.
Il PM legge alcuni passi della trascrizione del verbale di interrogatorio reso da SCARANO il 29 aprile 1996, dove risulta che al bar di Torre Maura era corsa la voce che allo stadio era meglio non andarci e che dalle discussioni avute in famiglia sia la moglie che il figlio avevano capito che allo stadio ci doveva essere qualcosa di pericoloso.
- Che forse è stato il figlio a dire al bar che era meglio non andare allo stadio.
- Che alla moglie fece capire che era meglio che il figlio non andasse allo stadio.
- Che "Braciola" ed il figlio Massimo si conoscevano, erano amici.
- Che la Thema abbandonata, e poi portata via da MORONI, non fu aperta. Il lunedì mattina andarono lì e LO NIGRO disse che se non era esplosa non c'era pericolo a portarla via. La portarono alla Rustica, al piazzale.
- Che dalle discussioni che facevano, incolpavano BENIGNO che si era messo in un posto sbagliato per dare l'impulso.
- Che LO NIGRO diceva che non si sapeva spiegare il perchè dei vari fallimenti.
- Che lui non sa dove si sia posizionato BENIGNO allo stadio.
Il PM rappresenta quanto dichiarato nell'interrogatorio del 22 maggio 1996 sul punto dell'assemblaggio ripetuto del telecomando, leggendo un brano della trascrizione relativa;
- Che il difetto forse era dovuto al fatto che il telecomando era artigianale e che veniva assemblato all'ultimo momento.

sospensione

- Che alla villetta di Torvajanica lui SCARANO c'è stato in totale tre volte.
- Che la villetta è di colore bianco, con un cancello di ferro ed un piccolo giardino. Al piano terreno c'è un salone ad una cucina. Al piano superiore le camere da letto. Che anche sul retro, orientato verso il mare, c'è una specie di giardinetto.
- Che la riunione si svolse giù nel salone, ad un tavolo a destra per chi entra dalla porta.
- Che in merito all'attentato a CONTORNO sa che: quando avvenne l'incontro in via Veneto con GRAVIANO -dopo di che andarono a Torvajanica- SPATUZZA chiese subito dopo a lui SCARANO se sapeva dove era Formello. Arrivati sul posto chiese di andare al cimitero. SCARANO si parcheggia nel piazzale del cimitero e SPATUZZA scende ed entra nel cimitero. Una volta sceso, SCARANO, entrando nel cimitero vide che SPATUZZA guardava dalla parte alta del cimitero.
SCARANO ha saputo che SPATUZZA era andato nel cimitero alla ricerca di una tomba dove poteva essere stato seppellito un ragazzo, un parente di CONTORNO, morto in un incidente stradale. E questo per avere la conferma che CONTORNO stava in quelle zone.
Poi sono ripartiti ed incrociano una Golf nera con due donne e SPATUZZA gli disse di seguire quella macchina. Ad un certo punto tra il cimitero ed una zona di campagna, questa Golf viene persa. SCARANO e SPATUZZA fanno una strada di campagna e vedono un'auto targata Ragusa o simile. Non riescono a capire dove è finita la Golf. SPATUZZA si segnò la targa ed andarono via. La mattina successiva tornarono. SCARANO seppe poi che, secondo le informazioni che aveva SPATUZZA, i parenti di CONTORNO si occupavano di frutta e verdura, tanto che SPATUZZA aveva fatto attenzione a ceste, cassette ed automezzi, compatibili con questa indicazione, visibili nelle vicinanze o all'esterno di una di queste villette che c'erano sulla strada dove avevano visto entrare la Golf.
Il terzo giorno, dopo essere tornati nella zona, SCARANO disse a SPATUZZA di andare a prendere un caffè in un bar nella zona di CONTORNO. Nel bar c'erano due giovani e SPATUZZA gli dà una "botta" con il gomito, a lui SCARANO, e gli dice di andare subito via. SPATUZZA dirà poi a SCARANO che aveva riconosciuto il nipote di CONTORNO.
Successivamente sono andati con LO NIGRO e GIULIANO. Loro dicevano che lo avevano visto (CONTORNO), poi SPATUZZA è scomparso. Si presero la villa di Capena e da lì si mossero per tutte le azioni successive.
Che una volta dissero che lo avevano visto (CONTORNO) con un'auto Fiat nuova.
Che durante la preparazione si aggiunsero al gruppo GRIGOLI, GIACALONE, BENIGNO, CARRA e ROMEO.
Che lui SCARANO seppe che in un primo tentativo di attentare a CONTORNO era "partito solamente il detonatore" e LO NIGRO diceva a GIULIANO di andare a Palermo a prendere un altro detonatore.
Che nell'occasione del secondo attentato, e cioè del ritrovamento dell'esplosivo da parte dei Carabinieri, lui SCARANO lo seppe dalla televisione.
- Che hanno usato anche la Jeep per la preparazione dell'attentato.
- Che tutta la vicenda comincia dopo la riunione a Torvajanica, dove SCARANO vede GRAVIANO e che fino ad allora lui non aveva mai sentito fare il nome di CONTORNO e nemmeno della località di Formello, località che peraltro lui SCARANO sapeva dove si trova.
- Che da Capena a Formello saranno 25/30 km facendo strade interne. Facendo la Cassia bis è più lunga.
- Che con SPATUZZA lui SCARANO andò con la sua Audi. SPATUZZA gli disse di andare al cimitero. In quel cimitero ci doveva essere un parente deceduto di CONTORNO.
- Che hanno seguito questa Golf nera con due donne che veniva dal paese di Formello.
- Che la macchina, una volta che svoltò in una stradina, scomparì, e non videro con precisione dove.
- Che la strada era di campagna. Ci sono: una casa bianca sulla destra, una marrone chiaro sulla sinistra (dove poi hanno saputo che ci abitava CONTORNO), poi un'altra dove c'era la macchina un'Alfa 33 targata Siracusa o Ragusa.
- Che al momento non significava per lui nulla; tutto il resto lui SCARANO lo ha saputo in seguito.
- Che SPATUZZA era l'unico che conosceva personalmente CONTORNO e la sua famiglia.
- Che SPATUZZA gli disse che questi parenti di CONTORNO lavoravano con frutta e verdura anche a Palermo.
- Che queste cassette erano sulla prima villetta di colore bianco, ma non ricorda se queste casse vennero viste il primo o il secondo giorno.
- Che per accompagnare SPATUZZA lui SCARANO ha usato una volta la Jeep Pajero targata Rieti e due volte l'Audi.
- Che a quanto sa lui SCARANO, loro videro un giorno un macchina Fiat nuova e riconobbero CONTORNO. In un secondo tempo hanno parlato di una Thema Ferrari, il cui proprietario, a dire di LO NIGRO, era un amico di CONTORNO. Anzi un giorno LO NIGRO diceva che aveva preso un caffè in un bar fuori Formello con questo che usava la Ferrari.
- Che una volta individuato CONTORNO, che videro anche in paese, un giorno SCARANO vide LO NIGRO, BENIGNO e Peppuccio che stavano facendo un contenitore con della lamiera. Poi decisero di usare un fusto da 200 kg. Poi, non essendo scoppiato, la prima volta, vicino al cimitero, vicino a casa sua, questo fusto, venne spostato usando la Jeep di SCARANO.
- Che nel frattempo Peppuccio andò a Palermo a prendere un altro detonatore, tornò con CARRA e ROMEO,.
- Che la villetta di CONTORNO fu individuata quando già SPATUZZA era andato via. Che i primi sopralluoghi sono stati fatti già quando stavano a Torvajanica.
- Che fu SPATUZZA a far vedere a LO NIGRO dove abitava con precisione CONTORNO.
- Che il fatto dell'Olimpico c'era già stato.
- Che il contratto della villetta di Capena venne fatto per 6 mesi, da marzo aprile. Il PM contesta che il contratto è dal 1 febbraio 1994.
- Che non ricorda da chi fu firmato il contratto.
Il PM contesta che il contratto è stato firmato dalla moglie TUSA Silvia il 17 gennaio 1994 e la decorrenza è dal 1° febbraio 1994.
- Che al momento della stipula del contratto le ricerche di CONTORNO erano ancora in corso, nel senso che ancora non c'era stata una localizzazione precisa.
- Che il contratto lui SCARANO lo fece su richiesta di GIACALONE e pensa che questi a sua volta aveva ricevuto incarico da Nino MANGANO.
- Che quando stavano a Torvajanica, si lamentavano che erano lontani. Quindi GIACALONE chiese a lui SCARANO di trovare un appartamento, anche a Roma. Lui SCARANO la trovò a Capena e disse a GIACALONE di dirlo a MANGANO. La cosa andò bene.
- Che GIACALONE gli disse specificamente che serviva un appartamento proprio per CONTORNO.
- Che a Torvajanica erano presenti: GIACALONE, BENIGNO, LO NIGRO Cosimo, GIULIANO Giuseppe e SPATUZZA Gaspare.
- Che per gli spostamenti usavano la Jeep di SCARANO ed un'auto che aveva portato GIACALONE.
- Che lui SCARANO conosce BIZZONI da tanto tempo, abitano vicini, lo incontrava spesso al bar, commerciava in mobili antichi, una volta gli aveva chiesto a lui SCARANO di entrare in affari con lui circa la costruzione di alcune villette.
- Che la conoscenza di queste persone con BIZZONI è nata in occasione della casa di via Dire Daua. Si vedevano anche a casa di SCARANO. Una volta Gaspare chiese anche la motocicletta a BIZZONI.
- Che infatti un giorno BIZZONI, in moto, andò a casa di SCARANO e SPATUZZA gli chiese se poteva farci un giro.
- Che Gaspare tenne la moto per tutto il giorno. Disse a lui SCARANO che era stato a Bologna perchè aveva avuto notizia dell'individuazione di un altro collaboratore che doveva lavorare in una falegnameria o casa del genere. La moto, SPATUZZA, la portò alla casa di Torvajanica.
- Che una volta che queste persone andarono via, BIZZONI chiese a lui SCARANO i documenti della moto, dicendo che non li trovava più. Successivamente BIZZONI gli disse che aveva ritrovato il libretto della moto nella casa a Torvajanica.
- Che l'interesse per CONTORNO nacque dal cimitero e dall'incontro al bar del nipote di CONTORNO.
- Che fu in quel momento che lui SCARANO seppe del fatto di CONTORNO.
- Che quando passò la Golf nera, Gaspare disse "eccola, eccola, la moglie di CONTORNO".
Il PM contesta quanto dichiarato il 31 gennaio 1996, sul punto che il cognome "CONTORNO" la prima volta lo sentì fare da Cosimo.
- Che, in occasione dell'individuazione della moglie di CONTORNO da parte di SPATUZZA, alla villa erano tutti contenti dell'individuazione.
- Che in sede di interrogatorio, sicuramente, ha fatto confusione sul punto di quale fu il contesto in cui sentì per la prima volta il cognome "Contorno".
- Che non ricorda il perchè dell'affitto della casa da parte della moglie. Un giorno, al supermercato di Capena, incontra PETRUCCI che aveva un'agenzia immobiliare, insieme al proprietario della villa. Lì stesso si presentano e concordano l'affare. Non ricorda il perchè della stipula del contratto da parte della moglie TUSA Silvia.
- Che non sa il nome del proprietario della villa.
- Che il contratto a lui SCARANO gli è stato portato da PETRUCCI, così ricorda.
- Che una copia del contratto forse era dentro l'auto sua.
- Che, dopo una settimana, questa casa venne messa a disposizione di queste persone.
- Che le chiavi erano due copie. Lui SCARANO si tenne una copia. Alla fine lui SCARANO usava quella casa per metterci delle cose che gli servivano per la costruzione della villetta di Fiano.
- Che non ricorda a chi dette l'altra chiave, che comunque dette a "loro"
- Che la sparachiodi, che avevano comprato, la usava LO NIGRO, ci faceva un cassone di metallo, tipo scatolone.
- Che questo scatolone non è stato utilizzato.
- Che LO NIGRO gli disse a lui SCARANO che questo scatolone doveva servire per mettere l'esplosivo per CONTORNO.
- Che però successivamente optarono per un fusto.
- Che oltre la sparachiodi e la lamiera, SCARANO ha visto una scatola piena di attrezzature, con un saldatore piccolo che usava GIULIANO; la corda che usavano per cordare l'esplosivo.
- Che a lui SCARANO chiesero di procurare una batteria da 12 Volts, glielo chiese BENIGNO. Non sa poi se sono riusciti a procurala, visto che lui SCARANO non lo fece.
- Che a Capena lui SCARANO ha visto l'esplosivo quando la mattina è arrivato il camion di CARRA, quando GIACALONE e CARRA sono andati a prendere la Jeep, visto che il camion non poteva arrivare fino alla villetta.
- Che la sera ha visto LO NIGRO fare una buca nel giardino.
- Che lui SCARANO ha visto l'esplosivo nel giardino. Sotto la pianta LO NIGRO stava facendo una buca, ma lui SCARANO non sa se poi è stato occultato lì. Ha visto che scavavano sul retro della villa, vicino al pozzo, sotto l'albero.
- Che questo è accaduto il giorno stesso che vide il camion di CARRA.
- Che vide due balle di esplosivo, di quelle più grandi, forse di 50 kg l'uno.
- Queste balle all'esterno erano tutte "scocciate" come le altre.
- Che non è a conoscenza della ragione per cui volevano eliminare CONTORNO. SCARANO sapeva che a Gaspare Contorno gli aveva ucciso un fratello e che poi era un collaboratore.
- Che non sa nulla di un legame tra CONTORNO e GRAVIANO.
- Che in occasione dei preparativi dell'attentato a CONTORNO, LO NIGRO disse, parlando dell'arresto di GRAVIANO, che gli avrebbero fatto un bel regalo a "Madre Natura".
- Che ci fu un primo fallito attentato, quando scoppiò solo il detonatore e non l'esplosivo. Dicevano che GIULIANO doveva andare a Palermo, in aereo, a prendere un altro detonatore. Avevano paura che CONTORNO si fosse accorto del fatto, potendo aver sentito lo scoppio dl detonatore.
- Che lui SCARANO seppe di questo a casa a Capena, dopo che era successo.
- Che l'attentato era stato preparato vicino al cimitero, vicino ad una curva pericolosa, dove CONTORNO doveva rallentare. L'esplosivo era stato messo dentro un fusto, nascosto in una cunetta.
- Che lo avevano fatto di mattina e temevano che CONTORNO avesse sentito la botta del detonatore. Questo racconto lui SCARANO lo ha saputo un po' da tutti i presenti.
- Che lui SCARANO queste cose le seppe la sera dello stesso giorno.

breve sospensione

- Che LO NIGRO gli disse che CONTORNO aveva una Fiat nuova. Lo videro LO NIGRO e GIULIANO.
- Che CONTORNO veniva tenuto sotto osservazione in base ai passaggi che faceva. Che lo hanno visto due o tre mattine di seguito con la Fiat nuova.
- Che una volta sicuri che stava a casa e che faceva quella strada, decisero di preparare l'esplosivo.
- Che lui SCARANO ha prestato la 112 per quasi tutto il tempo che sono stati "lì". Poi SCARANO gliela levò quando LO NIGRO e GIULIANO una mattina gli dissero che stando vicino ad una villa videro passare i Carabinieri e pensarono che di essere stati notati, al che gli dissero di fare una denuncia di furto, cosa che lui SCARANO non fece. La villa era sempre nell'ambito dei preparativi per CONTORNO.
- Che la Jeep la dette a queste persone, a LO NIGRO in particolare, ma non sapeva a cosa doveva servire. La sera del ritrovamento dell'esplosivo, LO NIGRO gli disse a lui SCARANO che era stato rinvenuto l'esplosivo e che era meglio che lui SCARANO facesse la denuncia di furto della jeep, ipotizzando che qualcuno la potesse aver vista, cosa che egli non fece.
- Che la Jeep la avevano usata per portare via l'esplosivo dal cimitero e che la sera lo dovevano riposizionare per un altro tentativo.
- Che la Jeep doveva servire, a quanto dettogli da LO NIGRO, a spostare l'esplosivo ritrovato poi dai Carabinieri.
- Che non sa dove doveva essere portato l'esplosivo.
- Che GIULIANO, al suo ritorno da Palermo con il detonatore, era in compagnia di ROMEO.
- Che per quanto riguarda la Thema Ferrari, pensavano che potesse essere usata da CONTORNO, in quanto una mattina l'hanno vista vicino a casa di questi..
- Che questo che usava la Thema Ferrari abitava nella stessa zona di CONTORNO e che una mattina LO NIGRO prese un caffè in un bar vicino al proprietario della Ferrari.
- Che lui SCARANO non ha mai visto la Thema Ferrari.
- Che non sa chi è il proprietario della Thema Ferrari.
- Che lui SCARANO sa che un muratore di Formello che lavorava per PETRUCCI, ebbe a dire, a pranzo, che lui lavorava per una persona a Formello, un costruttore edile, che adesso si era messo "in affari" con CONTORNO, e che aveva una Ferrari.
- Che il discorso non fu sollecitato da nessuno.
- Che questo muratore diceva che al paese sapevano tutti di CONTORNO che andava a giro per il paese tranquillamente.
- Che questo della Ferrari e CONTORNO abitavano nella stessa strada.
- Che lui SCARANO non ha dato nessuna informazione su CONTORNO.
- Che quando questo muratore disse queste cose forse c'era GIACALONE o LO NIGRO. LO NIGRO di sicuro.
- Che una volta ritrovato l'esplosivo da parte dei Carabinieri, due persone, LO NIGRO e GIULIANO, andarono a casa di SCARANO.
- Che queste persone sono rimaste a Capena dopo il ritrovamento dell'esplosivo, e solo GIULIANO è andato via.
- Che a Capena ha visto un 127 ed un volta una 164 di color nocciola.
- Che lui SCARANO non ha mai fatto furti di auto.
- Che una Fiat Uno c'era alla villa di Capena, la portava il GIACALONE.
- Che lui SCARANO ha partecipato solo al furto di un'auto per gli attentati alle chiese.
- Che esclude di aver partecipato al furto dell'auto Fiat Uno vista a Capena.
Il PM lo informa che GIACALONE ha chiamato in correità lui SCARANO del furto di quest'auto.
SCARANO risponde che non è vero nulla e che GIACALONE è un bigiardo. Questa auto l'hanno trattata GIACALONE e BIZZONI, anche per il fatto successivo delle targhe.
- Che a Capena la macchina era coperta da un telo. Era una Uno.
- Che non sa come sia stata portata via da Capena nè da chi.
- Che è al corrente del fatto dell'auto incidentata in uso a BIZZONI. Lui SCARANO sentì BIZZONI che offriva quest'auto a GIACALONE; questo è accaduto nell'officina di MORONI.
- Che lui SCARANO ricorda che quest'auto era di una donna che lavorava per BIZZONI. Ricorda che era incidentata.
- Che non ricorda chi andò a recuperare l'auto.
- Che non sa se c'è entrato il MORONI in questa vicenda.
- Che lui non sa come hanno fatto GIACALONE e BIZZONI per le targhe e per il libretto.
- Che lui SCARANO ha sentito la discussione dell'auto.
Il PM legge dei brani dalla trascrizione del verbale del 21 gennaio 1996 reso da SCARANO.
- Che adesso ricorda che fu detto a Bruno (MORONI) di andare a prendere quest'auto.
- Che non ricorda il perchè si sono ritrovati tutti lì, quella mattina di quel certo discorso: forse l'appuntamento era tra GIACALONE e BIZZONI.

L'udienza riprende domani mattina 18 marzo 1997 alle ore 9,00.
54^ - UDIENZA DEL 18.3.1997
[pic]

Segue esame di: SCARANO Antonio, nato a Dinami il 7.1.1945.

Alle ulteriori domande del Pubblico Ministero, SCARANO risponde:

- Che è a conoscenza di un carico di auto partite per la Sicilia su una bisarca, fatto avvenuto molto tempo dopo il fatto del ritrovamento dell'esplosivo in via Formellese.
- Che del carico lui sa che erano delle macchine che gli aveva offerto BIZZONI (che gli doveva dei soldi) e che dovevano andare a Palermo da GIACALONE. Lui SCARANO non ha visto personalmente queste auto. Gli accordi sono stati presi tra BIZZONI e GIACALONE.
- Che non sa dove stavano queste auto. Forse qualche auto stava a Fiumicino. Si ricorda che c'era di mezzo un autosalone.
- Che non ha sentito parlare di rivenditori e che alcune auto stavano in un autosalone.
- Che non sa dove sia la SIV Auto e non ha mai avuto rapporti con questa concessionaria.
- Che BIZZONI, che doveva dei soldi a lui SCARANO, gli offrì delle auto in cambio, ma GIACALONE che era presente, disse che le auto le prendeva lui e che poi avrebbe dato i soldi a lui SCARANO.
- Che sa che per il trasporto è stata usata una bisarca.
- Che quando vi fu questo discorso tra BIZZONI, GIACALONE e SCARANO c'era "Melanzone" Giuseppe, il quale sentì il discorso delle auto e si offrì per recuperare una bisarca.
- Che il figlio Massimo, come richiesto da lui SCARANO, dette una mano a Pino per caricare le macchine.
- Che non sa se la Fiat Uno vista a Capena sia poi andata a Palermo. Non sa nulla nemmeno di una moto.
- Che non sa che fine abbia fatto la Fiat Uno che era a Capena.
- Che lui non ha incaricato nessuno di spostare questa auto.
- Che lui SCARANO ha anticipato parte dei soldi a GIACALONE per acquistare un'auto in zona Magliana. Questa auto la ritirò "Melanzone". Questa auto la portò via terra GIACALONE. Era una Fiat Uno di colore bianco.
- Che non ricorda il nome del concessionario dove fu acquistata questa auto. Il biglietto da visita lo aveva GIACALONE.
- Che GIACALONE la portò via terra personalmente. C'era solo (forse) la procura a vendere.
- Che come epoca, rispetto alla bisarca, non sa se era prima o dopo.
- Che tornando indietro dalla data dell'arresto 3 giugno 1994, lui SCARANO colloca il fatto della bisarca circa un mese prima.
- Che a Capena il figlio di SCARANO non ha mai nesso piede, tranne una volta che accompagnò lui SCARANO a prendere del materiale.
- Che il figlio non c'era mai stato durante il periodo di permanenza di quelle persone, così come Pino. Solo una volta è andato FRABETTI a Capena, assieme a SCARANO, una sera dopo aver terminato di seguire i lavori a Fiano R.no
- Che di storie di bisarche c'è ne è stata solo una.
- Che di ritrovamenti di esplosivo, in una cunetta della strada, da parte dei CC:, nella zona di Formello, c'è stato solo, per quanto ne sa, quello di CONTORNO.
Il PM rappresenta che tra il ritrovamento dell'esplosivo e la partenza della bisarca passano solo 4 giorni e quindi chiede a SCARANO come si spieghi la sua affermazione -resa nel presente esame- che tra l'uno e l'altro fatto era passato molto tempo.
SCARANO dice che non avendo preso impegni di persona, non ricorda bene. Lui ricorda così come ha detto. Gli sembra che, quando si verificò l'episodio della bisarca, già era tutto (cioè la vicenda dell'attentato a Contorno) finito, che loro erano già andati via. Era rimasto solo GIACALONE che lasciò l'impegno delle auto a BIZZONI e "Melanzone". Lui ricorda così.
- Che ricorda bene che GIACALONE partì prima della partenza della bisarca. Anzi lasciò il numero di telefono dell'autosalone di GIACALONE a Palermo.
- Che "Melanzone" poi andò da lui SCARANO a dirgli che a Palermo "il suo amico Luigi" non si era fatto vedere, quando era arrivata la bisarca.
- Che la sera del viaggio delle auto, SCARANO chiese al figlio che cosa avevano fatto e questi gli disse che avevano caricato le auto e che erano partite.
- Che si parlava di macchine e non di moto. "Melanzone" gli disse poi che avevano caricato anche una bella motocicletta.
- Che Pino "Melanzone" non disse a lui SCARANO chi gli aveva detto di caricare anche la moto sulla bisarca.
- Che qualche volta GIACALONE aveva una Uno, quella di Capena.
L'avv. Florio si oppone alla domanda del PM volta a sapere se LO NIGRO aveva una macchina sua.
- Che LO NIGRO aveva una Peugeot 106 e poi sono andati anche a Milano a ritirare un'altra Peugeot.
- Che a Milano andarono lui SCARANO, CARRA e GIACALONE a prendere la Peugeot. Partirono con l'Audi di SCARANO ed andarono fuori Milano e tornarono la notte stessa. Il Peugeot era di colore rosso. Non ricorda se la targa era italiana o straniera. A quello che ha capito era una machina non pulita. GIACALONE diceva che veniva dal Belgio. Usavano le macchine incidentate in Belgio per riciclarle con auto rubate in Italia.
- Che la macchina per tornare da Milano la portò CARRA. Forse era nell'occasione del viaggio delle tegole. CARRA caricò anche una barca che aveva lui SCARANO. Fu prelevata con il carro attrezzi di MORONI che la portò sotto casa di SCARANO dove poi venne messa sul camion.
- Che non ricorda se CARRA sia mai stato a casa sua.
- Che ha visto SPATUZZA viaggiare con una Lancia Delta di colore rosso targata Viterbo. Ha visto una volta, su quella macchina, una persona con i capelli lunghi raccolti in un codino. Questa macchina poi è stata ripresa una volta all'aeroporto di Bologna, dove SPATUZZA fu accompagnato da SCARANO.
- Che non riesce a ricordare il modello della Fiat ultimo tipo utilizzata da CONTORNO.
Il PM fa presente che in data 11 aprile 1996, in sede di verbale, SCARANO aveva detto che era una Punto.
SCARANO conferma.
- Che non sa niente di Firenze. Lo ha sentito solo in televisione. Però fece una battuta a GIACALONE e questi fece un sorriso di intesa. GIACALONE gli disse anche, quando stavano assieme (lui SCARANO e GIACALONE) in un blindato adibito alle traduzioni dei detenuti, che LO NIGRO stava per fare un attentato al dr. Caselli, ma che era stato arrestato.
- Che SCARANO disse a GIACALONE "hai visto a Firenze che è successo, un sacco di morti...." e GIACALONE fece un sorriso, senza rispondere.
- Che una volta Matteo MESSINA DENARO chiese a lui SCARANO se aveva conoscenze a Firenze. Non ricorda in quale contesto gli venne fatta questa richiesta. E' sicuro che gli fu chiesto da Matteo. Forse glielo chiese in casa di GRIGOLI Salvatore, dove erano in 5/6 persone ed una di queste disse anche di lasciare stare perchè non c'era bisogno.
Il PM contesta, circa il luogo in cui in volse la conversazione nel cui ambito MATTEO gli chiese se aveva conoscenze a Firenze, quanto dichiarato nel verbale di interrogatorio del 5 aprile 1996.
SCARANO dice che forse si è confuso e che gli fu detto, di Firenze, al calzettificio.
Vengono mostrate a SCARANO varie foto e questi riconosce:
- il magazzino di DI NATALE, e sulla sinistra c'è l'abitazione. Si vede anche il monte di brecciolino. L'esplosivo è stato messo nel primo magazzino in fondo sulla destra della foto. Poi DI NATALE gli disse che aveva ordinato un camion di brecciolino e che lo aveva nascosto lì sotto; la casa di DI NATALE resta lateralmente rispetto al cortile; sulla sinistra, nello sfondo del cortile, si trovavano dei locali adibiti ad abitazione dal figlio di DI NATALE.
- il centro commerciale di Tor Bella Monaca. Lo stanzone di cui ha parlato lui SCARANO si trova dove inizia il muro bianco;
- il cancello che immette dentro lo stanzone. E' il luogo che indicò in sede di sopralluogo.
GIACALONE interviene e dice che "SCARANO è un bugiardo e non sa cosa deve dire."
SCARANO non riconosce il ristorante Il Caminetto e confonde la seconda foto con via Veneto;
Non riconosce le due foto successive;
- riconosce via dei Parioli, il punto dove lui si è parcheggiato in occasione del primo attentato fallito.
L'avv. GRAMIGNI chiede che venga detto il numero delle foto non riconosciute.
Il Presidente acconsente.
- riconosce il posto dove si è parcheggiato la seconda volta.
- riconosce l'ingresso al cimitero di Formello;
- riconosce la villa di CONTORNO, nella prima delle due foto mostrategli, ma non nella seconda. Lui SCARANO non c'è mai stato con nessuno, durante le indagini. C'era stato solo con SPATUZZA, due volte.
A richiesta dell'avv. Gramigni il PM elenca le foto non riconosciute da SCARANO.
breve sospensione

- Che sul telefono di casa sua hanno chiamato GIACALONE e LO NIGRO. Dicevano che erano "i nipoti". Chiedevano dello zio.
- Che il cognome di Matteo (MESSINA DENARO) gli fu detto a lui SCARANO, da GIACALONE.
- Che sa che Stefano ACCARDO, prima di essere ucciso, aveva scampato già due attentati.
- Che non sa se ci siano contatti diretti tra MESSINA DENARO e GIACALONE, ma si conoscevano per cognome.
- Che GIACALONE lo ha conosciuto all'inizio come Luigi. Sapeva già, al momento del suo arresto, che il cognome è GIACALONE.
- Che LO NIGRO lo ha conosciuto come Cosimo, presentatogli da Fifetto CANNELLA.
- Che Cosimo, a quanto detto dallo stesso, faceva il pescatore con il padre e che quest'ultimo era invalido ad una gamba.
- Che Cosimo era fidanzato con la figlia di GIACALONE.
- Che il cognome LO NIGRO, lui SCARANO lo ha saputo dai vari provvedimenti del Giudice.
- Che è stato nell'autosalone di GIACALONE che è nel quartiere di Brancaccio a Palermo. E' un salone grande, all'aperto.
- Che Fifetto lo ha conosciuto con questo nome. Gli venne presentato da Matteo, e SCARANO stette con Fifetto quasi tutto il giorno. Poi andarono da GIACALONE assieme. Fifetto lo portò anche in un posto ove custodiva dei cavalli e c'era un giovane che badava questi animali.
- Che Fifetto, all'epoca, poteva avere sui 30 anni circa. E' un giocatore di carte; lo dicevano tutti.
- Che fa di cognome CANNELLA lo ha appreso dai provvedimenti di questo processo.
- Che Giuseppe BARRANCA lo ha conosciuto con il nome di Giuseppe e poi ha saputo il cognome sempre dagli atti del processo. Durante le indagini ha visto anche delle foto dove lo ha riconosciuto.
- Che Peppuccio gli venne presentato con questo nome. All'epoca aveva il padre in carcere; ha una pompa di benzina a Palermo ed ha un fratello malato. Il padre era in carcere a Pescara. Non sa per cosa era in carcere come non sa che cosa faceva come lavoro prima di finire in carcere. Peppuccio andava a trovare il padre in carcere. Peppuccio, una volta, aveva una 164 e gliela aveva data GIACALONE per fare il viaggio a Pescara. In quell'occasione PEPPUCCIO, che doveva andare a trovcare il padre al carcere, si fece accompagnare da lui SCARANO in un esercizio di biancheria ("Il Caballero") dove fece acquisti di biancheria da portare al padre.
- Che il distributore di benzina era a piazza S. Erasmo ed una volta c'è stato di passaggio anche SCARANO quando si recava a Triscina. Il distributore è in un angolo della piazza.
- Che il fratello di Peppuccio aveva dei problemi di salute. Peppuccio, uana volta che stava a Roma (come ricorda SCARANO) beveva tantissima acqua. SCARANO gli consigliò di farsi visitare e quando PEPPUCCIO tornò da Palermo, dove si era fatto fare delle analisi, disse che aveva il diabete.
- Che Salvo o Salvatore, che di cognome fa BENIGNO, lui SCARANO lo ha conosciuto come Salvo e gli fu presentato da CANNELLA a Roma.
- Che questo Salvo viveva a Misilmeri. SCARANO sapeva che questo Salvo aveva il padre in carcere per delle armi che gli erano state trovate nell'officina.
- Che il cognome BENIGNO lo ha appreso dagli atti.
- Che ha visto delle foto durante le indagini preliminari dove lo ha riconosciuto con sicurezza.
- Che il tale conosciuto come Matteo, che aveva un negozio a Palermo, è venuto per ultimo alla villa di Capena, e solo in occasione di CONTORNO. Gli venne presentato come Matteo: moro, statura normale. Gli disse che a Palermo aveva una boutique e a Roma cercava dei negozio per fare acquisti all'ingrosso.
- Che una volta SCARANO è stato nel negozio di questo Matteo a Palermo. SCARANO e SPATUZZA nell'occasione non sono entrati, sono stati in un bar, poi sono passati davanti al negozio.
- Che SCARANO sa che questi era sposato e non sa se aveva dei figli.
- Che ROMEO lo ha visto a Capena il giorno che Peppuccio tornò da Palermo con il detonatore. Era molto robusto, giovane sui 30 anni, stava seduto in poltrona lì alla casa di Capena. Non lo aveva mai visto prima nei fatti precedenti.
- Che non sa niente delle famiglia. Ha saputo che si chiamava ROMEO dopo che questi ha iniziato a collaborare.
- Che "Nino" lo ha visto a Palermo quando accompagnò GIACALONE a casa di questo Nino, solo quella volta. Era una persona sui 30 anni circa ed in casa, nel salone, c'era una pittura (?) particolare, molto vistosa. Aveva i faretti alle pareti, non i lampadari, ed era un bel salone.
- Che la zona era in periferia di Palermo, quasi in campagna.
- Che questo Nino è l'unico che non ha mai visto a Roma.
- Che questo Nino gli venne presentato come amico. Una volta a Capena, però, trovò LO NIGRO e GIACALONE che discutevano dell'arresto dei GRAVIANO e del fatto che il posto doveva essere preso da questo Nino. GIACALONE diceva che a prendere il posto di gRAVIANO doveva essere lui, mentre LO NIGRO diceva che era giusto che il posto di GRAVIANO lo prendesse "Nino".
Vengono mostrate allo SCARANO alcune foto e riconosce:
- SPATUZZA Gaspare, è sicuro;
- GRIGOLI Salvatore che lui SCARANO ha indicato come il "Matteo";

Poi dice che non sa il movente degli attentati alle chiese a Roma. Una volta LO NIGRO gli disse solamente che dovevano fare cose eclatanti in tutta Italia. Lui SCARANO capì man mano.
- Che specificamente nessuno gli ha detto niente, sapeva solamente che doveva succedere qualcosa a Roma e Milano.
- Che lui si è trovato in mezzo per fare un favore a Matteo MESSINA DENARO e poi a CANNELLA ed anche per il fatto di droga.
- Che lui li ha accompagnati e basta.
- Che è dovuto stare al gioco dopo quanto dettogli a MUSSOMELI in quella villa.
- Che ha deciso di dire tutto, che ha maturato bene la sua collaborazione. E' stata una cosa difficile, ha perso la famiglia. Lo ha fatto per levarsi un peso.

Termina l'esame del Pubblico Ministero.

L'udienza riprende venerdì 21 marzo 1997 alle ore 9,00.
55^ - UDIENZA DEL 21.3.1997
[pic]
Inizio del controesame di SCARANO Antonio.

Avv. Onano (Avvocatura dello Stato)
- Che la "riparazione" dell'ordigno venne effettuata nel pomeriggio.
- Che in occasione degli attentati alle chiese un'auto la guidava LO NIGRO, un'altra SPATUZZA e che con LO NIGRO c'era anche Giuseppe GIULIANO.
- Che l'auto al Velabro era quella di LO NIGRO.
- Che l'auto per San Giovanni in Laterano era quella di SPATUZZA.
- Che dopo il primo fallito attentato a CONTORNO, Giuseppe GIULIANO andò a Palermo a prendere un altro detonatore.
- Che il giorno in cui i Carabinieri trovarono l'esplosivo, "loro" andarono via.
- Che in occasione dello scarico delle due balle a Capena, lui non ha visto scaricare dal camion di CARRA altre cose.

Avv. Ammannato (parte civile)
- Che non ha conosciuto FERRO Vincenzo, nemmeno dopo i fatti.
- Che ha conosciuto CARRA Pietro e che lo ha visto per l'ultima volta a Capena nell'aprile 1994.
- Che da allora non lo ha più rivisto, nemmeno in carcere.
- Che ha visto ROMEO Pietro a Capena e da allora non lo ha più rivisto.

Avv. CIANFERONI per SCARANO Massimo in sostituzione dell'avv. CONDOLEO e per Giuseppe BARRANCA in sostituzione dell'avv. Barone.
- Che non sa dove sia la SIV-AUTO; che era suo figlio a sapere l'ubicazione di questa concessionaria e che fu lui SCARANO a mandare il figlio, anche se tutti e due erano all'oscuro di questo viaggio di autovetture.
- Che è falso quanto dichiarato da FIONDA che dice che Massimo aveva un rotolo di soldi.
- Che era GIACALONE che doveva dare i soldi a SCARANO.
- Che non era al corrente della provenienza delle auto caricate alla SIV-AUTO.
- Che il camion di CARRA era un Volvo. La motrice era un Volvo e che lui non è mai salito in cabina.
- Che il rimorchio si alzava da un lato.
- Che il vano si apriva in concomitanza dell'alzamento del rimorchio.
- Che le balle di esplosivo erano belle grosse, alte circa 20/25 cm. e che pesavano sui 50/60 kg.
- Che l'appartamento di via Dire Daua fu affittato dopo il fatto di COSTANZO.
- Che Giuseppe BARRANCA lo ha visto a Palermo nel magazzino in occasione del carico di hashish e poi a Roma.
- Che i viaggi di CARRA sono stati in totale 5.
- Che le camere d'aria erano circa una ventina.

Avv. PEPI per GIULIANO Francesco.
- Che ha svolto varie attività lavorative ed anche operazioni di prestiti di denaro.
- Che durante il ricovero del figlio in una clinica, pagava 500 mila lire al giorno.
- Che un paio di volte a trovare il figlio è stato accompagnato da SPATUZZA.
- Che ha subito tre perquisizioni a casa a Roma.
- Che nello scantinato dove aveva nascosto l'esplosivo e el armi non ci andava nessuno del condominio.
- Che Fifetto CANNELLA conosceva Roma.
- Che per COSTANZO l'esplosivo era 110 kg.
- Che il "posto di COSTANZO" lo conoscevano "tutti loro".
- Che l'esplosivo per COSTANZO era quello di SINACORI e che lui SCARANO era presente allo scarico.
- Che a casa di LIBERATI ha portato un po' tutti "loro".
- Che per lo stadio il primo che arrivò a fare i sopralluoghi fu SPATUZZA. Iniziarono nel 1993.
- Che BIZZONI prestò la moto a SPATUZZA e che questi disse di essre andato a Bologna perchè lì c'era un collaboratore di giustizia.
- Che l'attentato a San Giovanni fu casuale in quanto l'obiettivo prescelto era un palazzo antico in Trastevere. Per quanto riguarda il velbro non sa niente.
- Che nel palazzo di Trastevere c'era un festa che durava 10/15 giorni.
- Che ha accompagnato LO NIGRO a rubare una delle tre auto. Che queste auto le ha viste tutte insieme in via Ostiense.
- Che era SPATUZZA quello che conosceva personalmente CONTORNO.
- Che non gli risulta che sotto le tegole che portò CARRA vi fosse dell'esplosivo.

L'imputato Giuliano rende delle dichiarazioni spontanee:
"Comunque. Signor Presidente, per prima cosa tengo a precisare che io sono cattolico e sono andato per la prima volta a Roma durante il mio viaggio di nozze con mia moglie. Ed ero alloggiato all'albergo San Pietro. Sono andato in Vaticano, ho assistito anche alla Santa Messa. E l'ultima volta che sono andato a Roma, se non sbaglio, è stato sotto le feste di Pasqua per andare a trovare mio padre che era nel carcere di Lanciano.
Arrivato a Roma con il treno...
PRESIDENTE: Scusi, già che c'è, le dispiace ci dice anche di che anno. Perché la Pasqua se Dio vuole viene tutti...
IMPUTATO Giuliano: '94, se non sbaglio è Presidente.
PRESIDENTE: '94.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Arrivato a Roma con il treno, mi venne a prendere il signor Giacalone che conoscevo da bambino. Che si trovava a Roma per lavoro di macchine, non so per che cosa, e ha anche un autosalone vicino casa mia, lo conosco da bambino.
Assieme a Giacalone, che io conosco, c'era un signore di circa 50 anni con i baffi che oggi scopro che è il signor Scarano. Ecco perché mi conosce.
Appena sono arrivato col treno, pregai Giacalone di comprarmi due bottiglie di acqua e spiegai che ero diabetico. In quel periodo avevo il diabete un pochettino alto. E quindi avevo sempre sete e poi ero preoccupato perché avevo dimenticato le mie pillole, perché fin da ragazzo sono stato sempre schiavo del "Suguan", sono pillole che devo prendere prima di mangiare.
Ricordo che quel giorno ho portato solo biancheria per mio padre, biancheria in un zaino e Giacalone, quando mi vide con la biancheria solamente, insistette per comprare del gamberone, in una pescheria a Roma dove ci accompagnò questo Scarano. E, non vorrei sbagliare, ha l'Audi 80, se non sbaglio.
Quando comprai il gamberone, durante che viaggiavamo nella macchina, Giacalone mi domandò della mia famiglia, come andava il mio distributore di benzina.
Mi fece alcune domande e io gli spiegai che quel periodo mio fratello aveva la febbre. Ma non è che mio fratello è sofferente, quello che ha il diabete sono solo io e mio padre.
L'indomani, Giacalone mi accompagnò con la FIAT Uno a Lanciano e mi ricordo che, mentre viaggiavamo, abbiamo smarrito lo scontrino dell'autostrada perché è volato via, perché avevamo i finestrini abbassati.
Allora per paura che le macchine correvano, siamo continuati per Lanciano, dove il casellario dell'autostrada, ci fece un verbale e c'ha fatto pagare tutte le stazioni.
Perciò, con questo voglio dire: non sono venuto con una 164. C'è un verbale che parla chiaro che poi la Corte saprà come fare.
Io voglio esortare questa persona a dire la verità, perché io non ho mai avuto la 164 come lui dice. Se io andavo da mio padre a Lanciano con la macchina, prendevo o l'Adriatica o la strada per Isernia, dove si risparmia tempo.
Per il discorso del diabete e del mio distributore: lui l'ha sentito in macchina mentre parlavo con Giacalone e gli volevo dire che mio fratello è sano, sanissimo, non ha neanche il diabete, solo io e mio padre siamo diabetici.
Il mio distributore poi, gli volevo dire a questo signore, che non si trova uscendo dal porto verso il carcere, ma bensì nel lato opposto. E non solo, non fa angolo, in quanto è al centro di una piazza.
Poi, per quanto riguarda sempre mio padre, che certe volte viene tirato in ballo, voglio ricordare che mio padre fu assolto dal Maxiprocesso e da allora e sempre stato perseguitato, perché è dura per alcune Procure accettare di avere sbagliato.
Poi, se il Presidente mi permette - quando il signor Scarano finirà e uscirà da quest'aula - un confronto tra io e Barranca per fare chiarezza una volta e per sempre sulla mia statura fisica: io non sono più basso di Barranca, non sono chiaro di carnagione, non sono enorme e tanto più non ho i riccioli come ho sentito.
Scarano mi ha visto solamente per quelle poche ore e basta e se si unirebbero le deposizioni di Scarano, Carra e i testimoni, sarebbe un teatro.
Per finire, volevo dire che io non sono un uomo che fa stragi. Se io fossi stato l'autore di queste stragi non avrei più avuto pace, con la mia coscienza e non avrei potuto più avere il coraggio di guardare i miei figli e non mi stancherò mai di gridare la mia innocenza.
E tu, pentito bugiardo, sappi che io non ce l'ho con te, non provo odio per te...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma guardi che non è consentito rivolgere ingiurie a nessuno, né agli imputati, né ai testimoni, né agli imputati pentiti. Va bene?
IMPUTATO Giuliano: Va be'. Volevo dire solo che non provo odio per nessuno, perché capisco che il carcere è duro e non è per tutti che sanno resistere il carcere, specialmente per uno che faceva uso di droga.
Io la ringrazio signor Presidente, buona giornata."

Il controesame viene ripreso dall'avv. ROGGERO per conto dell'imputato Frabetti Aldo
- Che Frabetti non ha mai effettuato attentati di nessun tipo, lo stesso non ha mai avuto nessun ruolo nella preparazione degli stessi, e non era neanche consapevole degli attentati, lavorava semplicemente per mio conto come muratore.

- Che per l'attività di muratore ha ricevuto dei compensi, mentre non ha mai ricevuto compensi di nessun tipo per le armi o per l'esplosivo.

Avv. Dieci per Giacalone
- Che in Sicilia ci sono stato dopo la scarcerazione del 1986 mentre Giacalone l'ho conosciuto sul finire del 1992 in occasione del viaggio in cui ho conosciuto il MESSINA DENARO Matteo.
- Che il Giacalone dal momento in cui l'ho conoscuto l'ho rivisto diverso volte e conoscendolo, inizialmente, come Luigi, il quale mi venne presentatto nel occasione del carico dell'hascisch, oppure nel precedente incontro avvenuto nei pressi del Politeama.
- Che in Sicilia mi sono recato con la mia Audi 80 ultimo tipo.
- Che l'incontro nella villa è avvenuto circa 20 giorni dopo l'attentato a Costanzo.
- Che l'esplosivo alla Rustica è stato portato sul finire del 1993.
- Che l'esplosivo è rimasto inutilizzato per circa due mesi, ed era ancora il 1993, ovvero prima delle feste.
- Che le persone con cui ho parlato sono LO NIGRO il GIULIANO il GIACALONE, il quale, quest'ultimo, mi disse che il ritardo era dovuto a causa dell'impegno per l'omicidio di padre Puglisi.

- Interviene il Presidente riprendendo l'avv. Dieci in merito all'esposizione delle domande formulate.
- Riprende in controesame l'avv. Dieci
- Che il mio cellulare è stato usato dal Giacalone nel occasione dei viaggi effettuati a Roma.
- Che Giacalone conoscesse Contorno fisicamente non sono in grado di riferire.
- Che l'ultima volta che ho visto Giacalone, è stato a Roma, in occasione di un processo e precisamente sul furgone dei CC, durante il trasporto in aula.
- Che i miei rapporti con il Giacalone sono stati di semplice amicizia.
- Che in occasione in cui ci incontrammo a casa mia nell'occasione in cui c'era anche il BIZZONI, il Giacalone era già stato a casa mia.
- Che la casa di Dire Daua non mi fu chiesta da nessuno in quanto le chiavi erano in possesso di SPATUZZA.
- Che l'appartamento che mi fu dato dal BIZZONI, mi fu chiesto da tutti loro, gli stessi ebbero la disponibilità per una settimana.
- Che la casa del villaggio Tognazzi fu utilizzata da tutti.
- Che la donna delle pulizie, si avvalse, dell'aiuto di un altra ragazza con la quale uscì il GIACALONE.
- Che per il periodo complessivo della permanenza a Roma dei Siciliani non sono in grado di riferire.

- Avv. Florio per posizione di GIACALONE, Lo NIGRO e GARAMELLA
- Che il nome di MESSINA Denaro mi fu detto da Giacalone il quale mi fu presentatto da ACCARDO.
- Che dopo l'attentato di Costanzo io ritornai in Sicilia circa dopo 15 giorni, e nell'occasione incontrai il CANNELLA e nell'occasione fu detto che io ero una brava persona.
- Che Giacalone l'ho visto all'inizio del 1993 in occasione del carico dell'hascisch.
- Che Giacalone, nell'occasione dell'attentato allo stadio, mi disse che le targhe erano pulite mentre la macchina era rubata.
- Che Giacalone non è mai stato nell'appartamento di Dire Daua, mentre è stato in quello del Tuscolano, il periodo relativo alla sua presenza a Roma risale al 1993.
- Che il mio cellulare è stato sempre adoperato da Giacalone e compani nelle occasioni in cui questi vennero a Roma.
- Che la Thema usata per attentato allo stadio fu portata da me e Giacalone allo sfascio di Renato.
- Che il viaggio delle tegole il Carra lo fece insieme al Giacalone. Queste mi vennero regalate da Nino MANGANO.
- Che per conto del Giacalone ho acquistato una sola autovettura.
- Che le spese per il viaggio, a Carra, vennero corrisposte da me.
- Che Lo Nigro l'ho conosciuto in occasione del carico dell'hascisch.
- Che dopo l'episodio di Costanzo, il Lo Nigro, l'ho rivisto nell'occasione del viaggio dell'esplosivo di via Ostiense.
- Che al Garamella ho prestato 16 milioni, i quali devono essermi ancora restituiti.
- Che durante il viaggio dell'hascisch ho incontrato il De Masi Francesco nell'occasione della sosta all'aerea di servizio.
- Che l'hascisch venne scaricato a mano in quanto la ruspa era rotta.
- Che Carra andò via subito dopo pranzo.
- Che il materiale usato per l'attentato a Costanzo aveva la forma di una mattonella.
- Che nell'occasione dell'Olimpico la Thema venne coperta con un telo e che le macchine presenti a Capena erano diverse.
- Che in occasione della mia presenza durante le ferie in Sicilia incontrai diverse volte il LO Nigro.
- Che l'affitto dell'appartamento di via Dire Daua avvenne subito dopo l'attentato a Costanzo.
- Che il Garamella lo conobbi in occasione dell'incontro dell'area di servizio, all'uscita dell'autostrada di Castelvetrano, dove in seguito ci recammo all'orificeria dei F.lli Ierace, dove all'interno c'era ad aspettare MESSINA Denaro Matteo, in seguito ci raggiunse Enzo Pandolfi, nell'occasione mi venne detto di mettermi a disposizione del Messina Denaro Matteo, per ricercare un appartamente a Roma.

L'udienza viene sospesa per riprendere alle ore 15,00

riprende il controesame

- Che il Carra l'ho conosciuto durante il carico di hascisch.
- Che Alfio Massimino l'ho conosciuto a Roma, e che lo stesso mi venne presentato da Garamella.
- Che il carico dell'hascisch venne fatto dalle ore che vanno dalle 16,00 alle 18,00.
- Che nell'occasione dell'attentatto di S. Giovanni, il Lo Nigro venne a Roma il giorno prima, mentre l'autovettura venne rubata o il giorno prima o nello stesso giorno.
- Che io sappia, il LO NIGRO era esperto nell'effettuare i furti di auto, in quanto nell'occasione in cui lo accompagnai, per rubare l'auto, effettuò facilmente il furto.

Avv. Gramigni per posizione di GRAVIANO
- Che prima della conoscenza con ACCARDO, in Triscina non conoscevo nessuno a parte i vicini di casa.
- Che la pistola ad ACCARDO gli fu data da me dopo che questi scontò il soggiorno obbligato.
- Che il motivo per cui ACCARDO volesse la pistola non mi fu mai detto.
- Che la conoscenza con il MESSINA DENARO Matteo avvenne circa dopo 20 giorno dalla consegna della pistola.
- Che la morte di ACCARDO avvenne l'anno dopo in cui gli consegnai la pistola.
- Che dei motivi dell'omicidio di ACCARDO non mi vennero detti mai da nessuno, ma per sentito dire si parlava di una rivalità tra gli ACCARDO e gli INGOGLIA.
- Che la mia convocazione in Sicilia avvenne all'inizio del 1992.
- Che al riguardo delle bollette della luce e quelle del telefono risultano intestate a SCARANO Massimo già a partire dal 1990, posso dire che si tratta sicuramente di un errore.
- Che riguardo al periodo trascorso dallo scarico delle armi e dell'esplosivo, a Roma, al fatto di quando mi recai in Sicilia per dire cosa farne degli stessi, mi sembra che trascorsero circa sei sette mesi.
- Che l'incontro con il Garamella avvenne prima quello del calzettificio e poi quello del Politeama.
- Che durante le perquisizioni accompagnai gli agenti anche all'appartamento dell'Alessandrino in quanto un agente notò delle chiavi appese dietro la porta di casa e quindi mi chiesero di quale appartamento appartenessero.
- Che il MESSINA DENARO conoscesse già l'appartamento non sono in grado di riferire.
- Che i pagamenti al GARAMELLA per l'appartamento di Triscina sono stati effettuati in diverse rate, lo stesso è venuto qualche volte a Roma a riscuotere, e in una occasione venne accompagnato da ALFIO, che lo stesso era già conosciuto da me.
- Che nell'occasione in cui venne accompagnato da ALFIO non sono in grado di riferire se fosse venuto per riscuotere.
- Che nell'incontro con il DE MASI questi era da solo.
- Che in merito al DE MASI, in seguito ho saputo che fosse un collaboratore
- Che il colloquio con il DE MASI, nell'aerea di servizio, durò il tempo di un caffè.
- Che la confidenza fatta al DE MASI circa il trasporto dell'hascisch avvenne in un'altra occasione, successiva all'incontro dell'area di servizio sul autostrada, e precisamente in quella avvenuta sul raccordo a Roma.
- Che al DE MASI avessi telefonato, non mi risulta.
- Che l'incontro con il DE MASI, nell'aerea di servizio in Calabria, avvenne di notte, non supì nessun sospetto da parte mia.
- Che l'indirizzo del Contorno mi fosse stato riferito da un mio operaio, non è giusto, in quanto questo mi accennò soltanto di una certa situazione relativa ad un architetto ma il Contorno venne visto da SPATUZZA.
- Che nell'incontro di Mussomeli c'erano circa 20 persone, fuori dalla villa, ad aspettarmi, c'era il Benigno Salvatore. La mia presenza durò pochi minuti.

Avv. Rocchi per posizione di CANNELLA
- Che il MESSINA DENARO Matteo, mi diete l'indirizzo dei Parioli dove potermi recare per l'agenzia per trovare la casa. Che allo stesso comunicai del fatto che l'appartamento non si trovava, recandomi personalmente in Sicilia e riferendo il tutto al Garamella.
Che il nome Nuvoletta sentito a Roma, durante i preparativi per l'attentato a Costanzo, fosse un cognome o un soprannome non sono in grado di riferire.
- Che l'hascisch venne annusato da me è perchè CANNELLA mi disse di sentire il profumo.
- Che l'hascisch riuscii a venderlo in quanto trovai degli acquirenti incompetenti riuscendo a vendere circa due quintali a vari acquirenti incontrati a Centocelle, a Torremaura, all'Alessandrina; in seguito non riuscii più a venderne, in quanto lo stesso non era di qualità buona, il fatto mi venne confermato anche dal nipote di Catapano, persona competente. In seguito circa 10 kg. li diedi al Liberati, mentre quattro Quintali, che avevo ceduto al DI NATALE, mi vennero restituiti dallo stesso.
- Che dalla vendita dell'hascisch ho incassato 200 milioni, meno 5milalire, che successivamente consegnai a Fifetto CANNELLA; nell'occasione non chiesi alcuna somma.
- Che il luogo dove scaricare l'hascisch non lo conoscevo, mi fu riferito di cavarmela da solo, quindi approfittando che Carra aveva sbagliato strada, pensai di scaricarlo presso lo sfascio.
- Che nell'occasione in cui Fifetto Cannella venne a Roma, mi disse andiamo da Costanzo al riguardo io risposi chi era questo Costanzo, e Cannella mi disse se Matteo mi aveva messo al corrento, io risposi di no.
Le indicazioni per recarmi da Costanzo me le dava il Cannella.
- che la sistemazione, presso l'abitazione di mio figlio, venne offerta da me.
Che gli stessi andavano a mangiare al ristorante da Renato.
- Che durante l'attentatto di Costanzo non ricordo se mi venne chiesto di trovare un magazzino.
- Che il tempo in cui sono stato con CANNELLA posso affermare trattarsi di diversi giorni, suddivisi, tra Roma, Palermo e Padova.
- Che il nome di Cannella l'ho saputo all'inizio del 1996 in occasione di un interrogatorio.
- L'avv. Rocchi contesta che nell' interrogatori del 13.03.1996 sono state mostrate diverse fotografie, non riconoscendo la foto nr. 22 riguardante CANNELLA, fornendo anche una descrizione dello stesso, abbastanza approsimata, dichiarando, a seguito di una foto mostratagli dal P.M., che si trattava del CANNELLA, ma senzai baffi.

Avv. Maffei per posizione di Benigno Salvatore
- Che gli omicidi, a cui ho partecipato, sono di due di persone di Partanna commessi uno a Roma e uno a Milano.
- Che delle persone da me ammazzate, conosco solo il nome di uno, e cioè Salvatore, il motivo per cui mi furono commissionati gli omicidi non li conosco.
- Che il Pino Santamaria durante gli arresti domiciliari di mio figlio Cosimo veniva spesso a trovarlo, durante gli incontri non ho mai sentito di cosa parlassero.
- Che il Massimo CARMINATI l'ho conosciuto in Galera a Rebibbia.
- Che avessi chiesto, al Pino Santamaria, circa un trasporto da fare in Sicilia è perchè portasse delle macchine al Giacalone, il trasporto avvenne con una bisarca del cugino. Che il carico delle macchine venne fatto da mio figlio Massimo, dal Bizzoni e dal Pino Santamaria.
- l'avv. Maffei contesta allo SCARANO il verbale del 13.03.1996 nel quale gli fu mostrata la foto del BARRANCA non riconoscendolo, e il verbale del 14.03.1996, nel quale gli venne mostrata la foto dei Barranca ritratti in una unica foto.
- Che le foto mostratatemi si trattavano di foto molto sfogate.
- Che in merito alle trasmissioni di Raffaella Carrà fossero truccate non mi risulta.
- L'avv. Maffei fa presente che queste dichiarazione le fece il Pino Santamaria nel corso di una puntata del Maurizio Costanzo Show.
- Che in merito alla mia partecipazione presso la villa di Mussomeli, chiesi di effettuare un sopralluogo il quale non venne mai fatto.
-L'avv. Maffei contesta l'interrogatorio del 14.03.1996 a pg.10 in merito alla targa del camion usato per il trasporto dell'esplosivo a Roma, facendo presente, che nella circostanza SCARANO ricordasse fosse targato TP.
- Che nella circostanza dei fatti di Formello, io non conoscevo Contorno, la prima volta che ho sentito parlarne fu da SPATUZZA.
- Che il DI NATALE lo conobbi circa 10 anni fa e sul fatto che venisse a casa mia è perchè aveva bisogna di aiuto.
- L'avv. Maffei chiede come si concluse l'interrogatorio del 13.03.1996.
- Che in merito, alla richiesta di dire la verità, da parte del P.M., a questo io risposi che avevo dichiarato tutto quanto sapessi sui fatti di Roma.
- L'avv. Maffei contesta il verbale del 14.03.1996 nel quale SCARANO dichiara delle cose totalmente diverse dai quanto dichiarato nei verbali precedenti.

- Il P.M. fornisce una precisazione in merito all'interrogatorio del 13.03.1996, nel quale SCARANO dichiarò che una foto era sbiadita e difficile da riconoscere.

L'avv. Maffei deposita un'istanza, per conto della moglie e figlia del Frabetti, atta ad ottenere il permesso per poter effettuare visite in carcere.

Il P.M. elenca alla corte le persone citate per il giorno 24 e 25 03.1997.

L'udienza viene sospesa per essere ripresa giorno 24.03.1997.
56^ - UDIENZA DEL 24.3.1997
[pic]
Esame dei testi del Pubblico Ministero:

307) - COLONE Pino, Capitano G.d.F.;
alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- sul sequestro effettuato il 1.11.1994 di una tonnellata di hashish, in località La Storta; materiale sequestarto sia in una stalla che in una grotta di proprietà di FRABETTI Aldo;
- sulle modalità operative di intervento;
- sul rinvenimento nella stalla di 7 camere d'aria, contenenti panetti di hashish;
- sul rinvenimento in una parete argillosa, in una cavità occultata da vegetazione, in disponibilità di FRABETTI, di 31 o 32 camere d'aria analoghe a quelle rinvenute nella stalla; nonchè due sacchi di juta contenenti panetti di hashish;
- che era all'incirca una tonnellata di hashish, in totale;
- che ogni camera d'aria poteva pesare sui 30 kg all'incirca;
- che l'operazione era nata come operazione antidroga. Nei giorni successivi invece prese dei contorni più ampi, come la ricerca di armi ed esplosivo. Detti accertamenti vennero effettuati con l'intervento della Polizia Scientifica. Il contesto delle indagini venne poi ampliato dalla DIA di Roma.

Alle domande dell'avv. Gramigni, risponde:
- che non conosce l'identità della fonte confidenziale.
[pic]
308) - BARBERA Alessandro, Capitano G.d.F.;
alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- sulle attività compiute in occasione del sequestro di hashish;
- sulle modalità operative della perquisizione e del successivo sequestro;
- sulle camere d'aria, 7 per la precisione, rinvenute all'interno della stalla, che contenevano panetti di hashish;
- sull'anfratto coperto da vegetazione che conteneva altre 31 camere d'aria e dei sacchi di juta conteneti panetti di hashish;
- che il peso complessivo era siperiore ad una tonnellata, ma non sa con precisone il peso di ogni camera d'aria;
- che i panetti erano quelli classici da hashish;
- che la sostanza stupefacente non era "fresca";
- che personalmente è stata l'unica volta che ha visto questo sistena di occultamento e che in genere l'hashish viene trasportato con della "balle" con delle maniglie;
- che i sacchi di juta erano di colore marrone, quelli classici, quelli da patate. Dentri i sacchi c'erano altri panetti;
- che ha redatto gli atti relativi alla perquisizione, sequestro ed arresto;
- che il M.llo Picca era presente nel nucleo di intervento;
- che altri organismi di Polizia hanno effettuato ulteriori indagini;
- che è al corrente degli ulteriori sviluppi investigativi;
Viene mostrata una foto che rappresenta una baracca e dice che riconosce la stalla dove sono state rinvenute le 7 camere d'aria;
- che ricorda che c'erano delle balle di fieno accumulate vicino alla stalla;
- che sono stati fatti dei controlli all'interno della stalla, anche successivamente al rinvenimento delle camere d'aria;
- che le attività di ricerca sono proseguite per oltre un mese dal giorno delle prima operazione di sequestro.
Viene mostrata un'altra foto che rappresenta dei panetti di hashish ed il capitano li riconosce come analoghi a quelli da lui sequestrati.

Alle domande dell'avv. Cianferoni, risponde:
- che i sacchi di yuta erano lunghi circa m 1,5, erano i classici sacchi di yuta;
- che non ricorda se avevano delle rotture da qualche parte;
- che la camere d'aria si presentavano come "gonfie" e si capiva alzandole che all'interno non c'era solo aria. Erano intatte. Erano state aperte e richiuse perfettamente.
- che le camere d'aria erano quella di autocarro;
- che è successo di trovare hashish su un camion;
- che i sistemi di trasporto sono molteplici;
- che è stata la prima e l'ultima volta che ha visto i panetti contenuti in camere d'aria;
- che i trasbordi di hashish sono analoghi a quelli per il contrabbando di sigarette;
- che le maniglie che di solito si usano per le balle di hashish sono di norma di corda;
- che è possibile usare una vano in lamiera per l'occultamento di droga o esplosivo, anche se non gli è mai successo personalmente;
- che il sequestro di hashish avvenne a seguito di attività informativa;
- che non sa il nome della fonte confidenziale.
[pic]
309) - PICCA Renato, Maresciallo G.d.F.;
alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- sulle modalità operative in occasione della perquisizione e sequestro a carico di FRABETTI;
- sul rinvenimento nella cavità di una parete delle camere d'aria (31) e dei sacchi di juta;
- che le camere d'aria erano molto pesanti (30/35 kg) e che ci volevano due persone per muoverle;
- che erano camere d'aria di camion;
- che anche i sacchi di juta contenevano panetti di hashish;
- che erano i classici panetti di hashish;
- che non era di buona qualità: era molto compatto e non emanava odore;
- che i panetti erano raccolti in cellophane di colore chiaro;
- che il primo rinvenimento fu quello delle camere d'aria nella stalla;
- che lui personalmente si accupò della "grotta".
Vengono mostrate delle foto e Picca riconosce il "classico" panetto di hashish, analoghi a quelli da lui rinvenuti; riconosce poi la stalla di FRABETTI.
- che anche lui ha visto le camere d'aria all'interno della stalla;
- che il peso totale dell'hashish era di 1484 kg circa.
[pic]
310) - BRUGONI Nazareno (esaminato ai sensi dell'art. 210 c.p.p.), difeso
dall'avv. Milani Giampietro del Foro di Roma, difensore di fiducia.

Vengono mostrate al BRUGONI delle foto e riconosce il posto dove lui ha la sua officina di riparazione di marmitte. Cosa che fa da circa 20 anni, sempre lì in via Flaminia.
BRUGONI racconta della sua vicenda giudiziaria circa un traffico di stupefacenti, cosa per cui è stato assolto a Palermo.
Il Pubblico Ministero gli ricorda che ha reso dichiarazioni all'AG di Roma il giorno 8 febbraio 1996.
Racconta dello scaricamento del ferro, a richiesta di SCARANO, utilizzando una pala meccanica. Che insieme al ferro c'erano delle travi di legno e delle camere d'aria.
Che lui conosceva bene il fratello di SCARANO Antonio, Pino.
Che Antonio lo contattò per telefono. Gli telefonò a casa dall'officina.
Che era la prima volta che vedeva SCARANO Antonio.
Che il camion era già lì. Era un camion, motrice e rimorchio. Non ha visto chi è che lo guidava. Era la prima volta che vedeva questo camion. Con il camionista non ha scambiato nessuna parola.
Che dopo due-tre anni è sttao arrestato.
BRUGONI, tramite il suo difensore, produce la fattura 319/r del 20.4.1993 dei "Ricambi Rettifiche Laziali" relativa all'acquisto dell'olio idraulico per la pala meccanica.
La fattura viene acquisita dalla Corte.
Sul camion c'erano delle balle di ferro pressano, erano lamiere pressate.
Ha visto anche delle camere d'aria, lui è andato via e alle ore 15,00, quando è tornato non ha trovato nè le camere d'aria nè lo SCARANO.
Poi è stato arrestato. E' stato in carcere per poco tempo.
Che la pala meccanica era una ruspa che "spinge".
Che il camion ha avuto dei danneggiamenti alle sponde. Le sponde sono rimaste a terra. Erano di alluminio.
Che non sa che fine abbiano fatto le camere d'aria. Lui ha tenuto il ferro e le travi di legno.
Che lui parlò solo con lo SCARANO che gli disse che nelle camere d'aria c'era "merda di vacca".
A lui SCARANO gli disse che il camion aveva le balestre rotte ed il motore che non andava tanto bene e che non poteva arrivare a Brescia.
Che lui venne chiamato a casa, per telefono, dal ragazzo che lavorava con lui nell'officina.
Che non ha avuto più rapporti con SCARANO Antonio.
Che lo ha sentito successivamente per telefono per via di una casa.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso al dr. Piro il 10.2.1996.
BRUGONI dice che le camere d'aria erano quelle grosse da camion.

Alle domande dell'avv. Cianferoni, BRUGONI rispone:
- che vide le camere d'aria;
- che la pala meccanica era senza torretta;
- che la benna della pala sarà 3/4 metri di larghezza;
- che è dentata;
- che è cingolata;
- che lui ha spinto facendo due manovre;
- che lo scarico venne effettuato tutto con la pala meccanica;
- che non ha visto sacchi di juta;
- che c'era la motrice ed il rimorchio, ma non ricorda nemmeno il colore.

breve sospensione

Il Pubblico Ministero aggiorna la Corte circa la situazione dei testi e citati e non comparsi (FISCHIONE Carlo, PALMISANO Laureano, LEONE Costanzo, DE MASI Francesco) all'udienza odierna, con produzione scritta.

L'udienza riprende domani 25.3.1997 alle ore 9,00.
57^ - UDIENZA DEL 25.3.1997
[pic]
Esame dei testi del Pubblico Ministero:

311) - PANARA Mario, M.llo CC;
Alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- che il 14.4.1994 intervenne in via Formellese, come artificiere. Sul posto notò questi pacchi e si rese conto che si trattava di un ordigno. Fece evacuare la zona;
- che cercò di aprirlo. L'ordigno era composto ad due pacchi solidi ed un altro più piccolo al centro. Era dentro un fossato a lato della strada;
- che non potè operare con il "robottino", in quanto non arrivava il "braccio";
- che operò manualmente per circa 25 minuti ed optò di usare due cannoncini ad acqua, che funzionano come disattivaori. Li mise in posizione, puntò un cannoncino sulle batterie e l'altro sulla batteria di auto;
- che al momento del comando di lancio, l'ordigno esplose;
- che i cannoncini ad acqua erano due un Neutrex ed un Judo;
- che furono posizionati a circa 20 cm dall'ordigno;
- che uno dei cannoncini puntava sulla batteria d'auto ed l'altro sulle batterie esterne;
- che il getto di acqua riesce a disintegrare una batteria di auto;
- che non utilizzò nessun appoggio per i cannoncini;
- che dentro in cannoncino va circa 1/4 di litro di acqua;
- che la carica di lancio viene azionata da un percussore che viene fatto partire da una scarica elettrica; il telecomando fa partire il percussore; si usa un filo elettrico;
- che il comando lo dette per un solo cannoncino, sul Neutrex;
- che il Judo doveva servire come cannoncino "ausiliario";
- che quando dette il comando al Neutrex, la carica esplose;
- che i cannoncini li ha usati in varie volte in interventi operativi;
- che queste apparecchiature sono garantite al 90% del risultato;
- che il "robottino" viene usato sia come disattivatore che come ricognitore; è dotato di due cannoncini ad acqua sul braccio allungabile; ha un sistema visivo di ripresa per usarlo come ricognitore a distanza;
- che operò da solo; guidava anche il furgone in sua disponibilità;
- che le foto vennero fatte da un operatore del Comendo CC Gruppo Cassia;
- che non sa se precedentemente al suo intervento erano state scattate altre foto;
Vengono mostrate delle foto e PANARA dice che:
- nella prima (nr. 4) si vede il cannoncino ad acqua Judo ed una bottiglia di acqua; un cavo elettrico;
- nella seconda (nr. 14) si vede il robottino in fase di ricognizione del cratere dopo l'esplosione;
- nella terza (nr. 1) si vedono le due "linee": la scatola arancione che è la linea elettrica del Neutrex; il rotolo di filo serve per il Judo;
- che non ricorda con precisione l'ora della richiesta di intervento; arrivò sul posto verso le ore 18,00; lavorò sull'ordigno per circa 25 minuti; posizionò in circa 10 minuti i disattivatori;
- che quando la carica esplose non ricorda come erano le condizioni di luce.
Viene mostrata altra foto (nr. 5) allegata alla nota dei rilievi effettuati dai CC di Bracciano datata 15.4.1994 e PANARA dice che il fotografo era riuscito a fotografare l'esplosione;
- che il manufatto esplosivo era composto da due corpi solidi in linea, di medie dimensioni; poi vi era un corpo piccolo al centro; il tutto era avvolto da nastro e carta spessa; vi era una corda che teneva tutti r tre questi corpi uniti tra loro; nei due corpi solidi vi erano dei fili che uscivano; in particolare c'era un filo di colore arancione che avvolgeva i due corpi solidi; vi era in corpo piccolo che era al centro dei due pacchi grandi, il cuore dell'ordigno;
- che riuscì ad aprire in parte questo coprpo piccolo e nella parte alta vide 4 battrerie unite tra di loro, sovrapposte; accanto vi era uno stabilizzatore di corrente, senza scala; alzando la parte alta dell'ordigno vide tanti fili e dal lato destro del corpo piccolo alla batteria di auto, sul lato destro, partivano vari fili che arrivavano alla base dei due pacchi grandi;
- che notò sul margine dstro dell'ordigno uno "spillo" formato da un pezzo di ferro, lungo circa 4/5 cm e di spessore come un chiodo che poteva fungere da antenna;
- che l'ago del voltometro era posizionato "a fondo scala", anche se la scala non era indicata;
Il Pubblico Ministero contesta quando dichiarato al dr. Salvi a Roma il 18.5.1994;
- che non ricorda altre cose oltre quelle che ha indicato;
- che dalla batteria di auto che faceva da base del "cuore", partiva una sopvrapposizione con angolo di 45 gradi;
- che sulla batteria c'era un foglio di carta con delle scritte, a mano, indecifrabili;
- che la scrittura non era da lui conosciuta; era un piccolo foglio di quaderno con scritta con penna blu;
- che gli elementi erano tre; uniti tra di loro; a contatto diretto;
Il Pubblico Ministero legge un brano del verbale reso al dr. Salvi il 18.5.1994;
- che erano pacchi più grandi di una valigetta 24 ore;
- che conferma quanto dichiarato al dr. Salvi e cioè che i pacchi potevano essere grandi come una tanica da 25 litri;
Viene mostrata la foro 4 del Nuc. Op. CC Bracciano e PANARA illustra i due involucri grandi lato strada ed il cuore dell'ordigno;
- che lui si collocò a ridosso del lato destro, dentro la cunetta, per operare;
- che fece delle basi di appoggio sul terreno per posizionare i cannoncini;

Alle domande dell' avv. Ammannato (parte civile), risponde:
- che non ricorda il tempo che impiegò dalla chiamata all'arrivo; comunque la distanza e di 40 km; forse più di mezz'ora di tempo;
- che vicino all'ordigno c'erano tre o quattro Carabinieri; c'erano anche dei curiosi;
- che non poteva tagliare i fili a caso;
- che il cannoncino, invece di disattivare, ha attivato l'ordigno;

Alle domande dell'avv. Cianferoni, risponde:
- che ha scritto nella sua relazione esplosivo sintetico, in quanto all'inizio, vedendo il filo arancione, pensò che si trattava di miccia;
- che anche dalla fumata dell'esplosione dedusse che era esplosivo con buona ossigenazione;
- che lo stabilizzatore di corrente non aveva una scala numerica, forse aveva delle piccole intersezioni;
- che il disegno allegato al verbale reso al dr. Salvi è fedele a quello che ricorda;
- che le foto vennero fatte a distanza;
- che lui era, come militare, alle dipendenze degli ufficiali presenti;
- che fece allontanare i militari vicini all'ordigno;
- che le batterie erano esterne;
- che i cannoncini ad acqua furono posizionati nella cunetta, spostando della terra per fare le basi di appoggio; se ci fosse stato lo spazio avrebbe usato un treppiede;
- che il cannoncino ha una lunghezza di circa 60 cm;
- che, rivedendo la foto dell'ordigno, spiega come posizionò i cannoncini e che impiegò circa 10 minuti;
- che l'alta potenzialità era data dalle dimensioni degli involucri;
- che conferma quanto scritto nella relazione del 15.4.1994 circa le ore 19,00 come ora di arrivo e che l'esplosione si è verificata dopo circa 25 minuti;
- che stimò la quantità di esplosivo dal volume dei pacchi in circa 30/60 kg.
breve sospensione
312) - CONTINENZA Irma;
Alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- che è residente a Roma in zona Torremaura in via Martorelli 41; di fatto abita in Abruzzo;
Viene mostrata una foto e la CONTINENZA riconosce casa sua a Roma; all'ultimo piano; la palazzina è di sua proprietà ed composta da 6 appartamenti;
- che non ha mai ospitato nessuno nel suo appartamento;
- che suo figlio si chiama GESU' Giacomo e cui lasciava le chiavi quando lei andava in Abruzzo;
- che una volta che aveva lasciato le chiavi al figlio, l'anno in cui venne arrestato, prima di questo arresto lei tornò dall'Abruzzo e il figlio gli disse di non salire a casa. Lei si accorse che nel suo appartamento c'era stato qualcuno ed la nuora le disse che c'erano stati dei parenti di un amico di Giacomo. C'era il letto disfatto. C'era il letto matrimoniale ed un divano letto matrimoniale;
- che non c'erano altri letti;
- che il periodo era il marzo 1992 (come le ricorda il Pubblico Ministero);
- che la nuora si chiama RUGGERO Addolorata;
- che la nuora non le diede altre indicazioni sulle persone che erano state nel suo appartamento;
- che le chiavi le aveva lasciate al figlio perchè c'erano da fare dei lavori di idraulica. Quando tornò i lavori erano stati fatti;
- che lei arrivò quella mattina verso le ore 7,00; si trattenne nell'appartamento di suo figlio per circa 30 minuti;
- che gli dissero che nel suo appartamento ci avevano dormito delle persone; era un favore che suo figlio aveva fatto ad un amico;
- che stette per tutta la giornta a casa; non andò nessuno a casa nè trovò oggetti personali non suoi;
- che la chiave, anche successivamente è stata lasciata al figlio;
- che lei non aveva avvertito il figlio del suo ritorno;

313) - RUGGERO Addolorata;
Alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- che abita in via Martorelli 41, nel quartiere di Torremaura a Roma;
- che un amico di suo marito, certo SCARANO di cui al momento non ricorda il nome, chiese se poteva ospitare in casa di sua suocera dei parenti e suo marito acconsentì; questo accadde nel 1992;
- che in quell'anno suo marito venne carcerato il 13 marzo;
- che il fatto della richiesta di SCARANO avvenne prima dell'arresto di suo marito;
- che l'appartamento di sua suocera venne effettivamente messo a disposizione di queste persone;
- che queste persone stettero per circa una settimana; queste persone forse erano in 4 o 5;
- che lei stessa preparò i letti; vennero aggiunti dei posti letto;
- che lei stessa andava tutte le mattine a rifare i letti, verso le ore 10,00;
- che gli abiti di queste persone erano buoni;
- che sua suocera si arrabbiò di questo fatto;
- che quando arrivò la suocera queste persone, forse, erano già andate via;
- che durante la permanenza di queste persone vennero fatti dei lavori in bagno; l'idraulico che fece i lavori si chiama Piero, un amico di suo marito;
- che lo SCARANO si chiama di nome Antonio; era un'amicizia di quartiere di suo marito;
- che queste persone non erano anziane, sui 40/45 anni, una fascia media di età;
- che non sa se ci fu una ricompensa da parte di SCARANO a suo marito;
- che queste persone mangivano fuori, perchè la cucina era sempre pulita;

314) - GESU' Giacomo;
Alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- che abita in via Martorelli 41 a Roma;
- che lui poteva disporre dell'appartamento della madre quando questa non c'era e lui ci andava per fare uso di cocaina; per questo fatto è stato arrestato il 13.3.1992;
- che prima del suo arresto aveva un'amicizia con SCARANO Franco, anche lui cocainomane, un giovane sui 30 anni; il padre di questo si chiama Antonio SCARANO che lui conosceva perchè del quartiere;
- che, sempre prima del suo arresto, SCARANO Franco gli chiese se poteva ospitare tre suoi cugini. Questa richiesta gliela face al bar. Poi la sera lui si accorse che erano in 5. Lui ne vide solo uno al bar.
- che aveva le chiavi dell'appartamento perchè c'erano da fare anche dei lavori di idraulica nell'appartamento della madre;
- che conobbe uno di questi cugini, che gli presentò Franco. Quando poi lui andò nell'appartamento, si accorse che erano in 5. I posti letto erano insufficienti e per gli altri posti, ci pensò SCARANO Antonio. La sera stessa vennero portate una o due brandine pieghevoli. Una vene messa in camera da letto ed un'altra in sala da pranzo;
- che lui non li ha nè sentiti nè visti durante questa permanenza;
- che i lavori idraulici vennero fatti da MORESI Piero, un suo amico;
- che queste persone si trattennero per 3-4-5 giorni;
- che quando tornò sua madre, senza preavviso, lui seppe che la madre li aveva buttai fuori;
- che conosceva Franco SCARANO dal 1988;
- che l'arrivo di queste persone lo colloca verso i primi giorni di marzo del 1992;
- che conosceva SCARANO Antonio, perchè era lui che gli dava la cocaina;
- che per l'ospitalità di queste persone ebbe 15 grammi di cocaina;
- che lui vide nell'appartamento tante valigie e disordine;
- che Franco gli aveva detto che queste persone dovevano dopo 4/5 giorni andare in una casa a Rieti o a Viterbo, dove ci doveva essere una casa che il padre Antonio stava cercando;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla DIA il 3.4.1996.
- che l'incontro con queste persone e Franco SCARANO avvenne al bar Free Style, che è vicino a casa sua;
- che è uscito di carcere il 26 giugno 1993. Una volta, tornando dal mare, incontra Nicola NANNOLA che gli disse che gli era stato detto che non doveva passare in un certo punto perchè c'era pericolo;
- che seppe dopo che era stato Pino SANTAMARIA a fare queste confidenze a NANNOLA;
- che a lui SANATMARIA gli disse che non era vero di queste cose dette a NANNOLA;
- che queste cose pericolose erano conosciute da tutti nalle zona di Torremaura.
- che lui collegò questi discorsi a dopo l'esplosione delle bombe. Ricorda che andò anche a parlare con Franco SCARANO che stava agli arresti domiciliari, nell'agosto-settembre 1993;
- che il fatto dei discorsi del NANNOLA lui lo ha detto sin dall'inizi;
- che NANNOLA non gli disse nè da chi aveva saputo queste notizie nè il luogo;
- che dopo questo discorso iniziale fattogli da NANNOLA, lui GESU' gli chiede altre delucidazioni e NANNOLA gli dice che era stato Pino "Melanzone" a dirgli queste cose;
- che di queste cose lui GESU' dice di non aver parlato con nessuno;
Il Pubblico Ministero contesta le dichiarazioni resegli il 16.4.1996.
GASU' dice che può essere che abbia parlato con Franco SCARANO del fatto che gli aveva NANNOLA; ad ulteriori contesazioni di quanto dichiarato il 16.4.1996, dice che il racconto che fece in quel verbale è quello giusto.

Alle domande dell'avv. Rocchi, risponde:
- che Franco SCARANO era al corrente di queste cose;
- che lui GESU' è andato da Franco ma che non parlò alla presenza del padre, che non era in casa;

315) - MORESI Piero;
Alle domande del Pubblico Ministero, risponde:
- che lavora come idraulico da 11 anni;
- che conosce per lavoro GESU' Giacomo;
- che ha eseguito vari lavori per GESU';
- che ricorda di riparazioni fatte nell'appartamento occupato dalla madre di GESU'; come epoca poteva essere tra il febbraio e l'aprile 1992;
- che nell'appartamento non notò nulla di particolare;

L'udienza riprende il 5 maggio 1997 alle ore 9,00.
58^ - UDIENZA DEL 5.5.1997
[pic]

L'udienza viene rinviata al 12 maggio 1997, in quanto gli avvocati hanno aderito allo sciopero.
59^ - UDIENZA DEL 12.5.1997
[pic]

Segue same testi del Pubblico Ministero:

316) - SEZZI Umberto, V.Ispettore Pol. Stato - Sq. Mob. Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero riferisce:
- che nel 1992 ha eseguito una perquisizione a carico di SCARANO Antonio in quanto fonte confidenziale aveva riferito che questi deteneva armi e munizioni;
- che la perquisizione venne effettuata in via Dell'Usignolo, con esito negativo per le armi;
- che durante l'atto trovarono delle chiavi che lo stesso SCARANO disse che erano di un appartamento di via Alessandrino;
Il Pubblico Ministero dà gli estremi dell'atto relativo alla perquisizione;
- che andarono a vedere l'appartamento in via Alessandrino, ma non effettuarono la perquisizione in quanto non vi era nulla;
- che l'appartamento era vuoto e che pertanto non diedero atto nemmeno sul verbale.

317) - CONTE Antonio, Ispettore Pol. Stato - Sq. Mob. Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero riferisce:
- che nel 1992 ha effettuato una perquisizione a casa di SCARANO Antonio per la ricerca di armi e che trovarono un mazzo di chiavi che lo SCARANO disse di essere di un appartamento in via Alessandrino dove andarono, ma che non perquisirono, in quanto l'appartamento era vuoto;
- che non ricorda dove erano custodite le chiavi;
Il Pubblico Ministero dà gli estremi dell'atto della perquisizione;

Controesame
Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che l'appartamento era vuoto e pulito.

318) - DI FELICE Tazio, Ispettore Pol. Stato - Sq. Mob. Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1992 ricorda di aver effettuato una perquisizione a casa di SCARANO Antonio per la ricerca di armi e munizioni, che dette esito negativo;
- che venne effettuata in Roma, via Dell'Usignolo;
- che durante la perquisizione vennero trovate delle chiavi e lo stesso SCARANO li accompagnò in quest'altro appartamento che non venne perquisito in quanto era vuoto e che di questo secondo appartamento non venne dato atto sul verbale;
- che questo appartamento era nella zona dell'Alessandrino;
- che l'appartamento era vuoto;
Il Pubblico Ministero dice che il verbale è del 7 aprile 1992;
- che le chiavi (forse) vennero trovate in cucina.

319) - PANUNZI Yuri.
Alle domande del Pubblico Ministero riferisce:
- che aveva affittato un appartamento in viale Alessandrino;
- che se ne è occupato a partire dal 1992 o anche un po' prima;
- che l'appartamento è in viale Alessandrino nr. 173 int. 6;
- che nel 1992 venne dato in affitto a Roberta AQUILINI e che l'affitto lo pagava un amico di questa, un certo NATI Walter;
- che questo NATI era presente anche in occasione della stipula dell'affitto;
Il Pubblico Ministero gli contesta quanto dichiarato in sede di verbale reso alla DIA il 29/30 aprile 1996, dove risulta che l'appartamneto venne affittato dal 1 marzo 1991 al 29 febbraio 1992;
- che l'AQUILINI gli disse che non voleva più l'appartamento e che il NATI o un amico di questi, era interessato all'appartamento;
- che questo amico del NATI si chiamava LA MANTIA Giuseppe, un dentista;
- che questo avvenne il 1 settembre 1991 (a come risulta dal verbale);
Il Pubblico Ministero legge la data del contratto di affitto;
- che le date riportate sono sicuramente sbagliate;
- che il LA MANTIA rileva l'appartamento forse nel settembre 1991;
- che il LA MANTIA non era regolare nei pagamenti ma che in queste occasioni provvedeva NATI Walter.
Il Pubblico Ministero mostra i documenti (fascicolo del Pubblico Ministero 24865 e ss.)
- che riconosce il contratto di locazione fatto con il LA MANTIA;
- che il LA MANTIA era di Mazara del Vallo;
- che riconosce quanto da lui manoscritto, cioè tutta la cronistoria relativa all'appartamento;
- che seppe di una irruzione delle Polizia, e che lui contattò l'avv. Servello;
- che seppe di questa irruzione dal portiere;
- che il giorno dopo andando nell'appartamento trovò delle persone che non conosceva e gli dissero che erano parenti del sig. COZZUPOLI;
- che cercò il LA MANTIA, non trovandolo; contattò il NATI che gli disse che non sapeva niente;
- il LA MANTIA, dopo l'irruzione delala Polizia, sparì completamente;
- che il NATI era il garante dell'affitto;
- che i mobili non suoi, li dette al padre del NATI Walter;
- che quando affittò l'appartamento alla AQUILINI, c'era un mobilio rustico e che dopo, quando ci fu la riconsegna al padre del NATI, lui PANUNZI si tenne dei mobili come risarcimento dei danni subiti alla porta;
- che non sa di una precedente perquisizione;
- che il LA MANTIA subentrò poco dopo la AQUILINI;
Il Pubblico Ministero chiede la produzione dei documenti che viene concessa dal Presidente, previo accordo dei difensori.

Controesame
Alle domande dell' avv. Cianferoni, riferisce:
- che non sa con precisione chi fosse presente nell'aprile 1992 nell'appartamento, ritiene il LA MANTIA;
- che lui andava nell'appartamento solo quando era affittato alla AQUILINI
- che non ricorda con precisione la perquisizione;
- che crede di aver dato una copia di chiavi all'AQUILINI;
- che la porta, in occasione dell'irruzione venne scardinata;

Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che il LA MANTIA occupò l'appartamento nel settembre 1991;
- che la pigione dal marzo al settembre, la riscuoteva da NATI Walter e che anche con il LA MANTIA, quando questi non pagava, veniva interessato il NATI Walter;
- che il LA MANTIA ha abbandonato l'appartamento nel giugno 1992;
- che di questo prolungamento di affitto non c'è nessuna traccia scritta.

320) - AQUILINI Roberta.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che ha usufruito di un appartamento in viale Alessandrino 173;
- che venne affittato da lei e il suo ragazzo, ma che lei non vi ha mai abitato;
- che questo accadde nel 1990/1991;
- che il proprietario era PANUNZI Yuri;
- che sul contratto figurava lei, in quanto il NATI era spostao;
- che lei, quando si lasciò con il NATI, lasciò anche l'appartamento;
- che questo successe nel 1991;
- che non sa cosa è successo dopo;
- che lei telefonò a PANUNZI per dirgli che lei non era più responsabile dell'appartamento;
- che lei seppe dopo che doveva andarci un amico di NATI Walter, un certo Giuseppe LA MANTIA;
- che non sa di perquisizioni.

Controesame
Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- che non c'era mobilio e che NATI Walter comprò una camera da letto.

321) - DI SANTO Saverio.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 aveva un bar in via Parasacchi a Roma, nel quartiere di Tor Bella Monaca;
- che il bar fa parte del centro commerciale "Le Torri";
- che il direttore del centro era il signor MASSIMINO Alfio;
- che il bar aveva un condizionatore d'aria che dava in un locale accanto, sempre in via Parasacchi;
- che lui DI SANTO aveva le chiavi di questo locale vicino;
- che anche altri usavano questo locale per riporvi delle cose;
- che lui dava le chiavi a chi voleva metterci delle cose, anche se un'altra chiave era in possesso del centro commerciale;
- che non ricorda che MASSIMINO gli abbia mai mandatao delle persone a prendere le chiavi.
Il Pubblico Ministero gli contesta il verbale reso alla DIA in data 15 marzo 1996;
- che è vero che la segretaria di MASSIMINO accompagnava delle persone e vedere il locale;
- che lui DI SANTO pensava di farci una sala da ballo, ma poi non ne fece più di nulla;
Vengono mostrate al DI SANTO delle foto di cui alla consulanza agli atti del Pubblico Ministero af. 978 e foto di cui all'album DIA Roma 15.3.1996 foto 6; e questi riconosce:
- l'ingresso del bar e del garage accanto;
- l'ingresso del garage e l'interno di questi;

- che la chiave di questo garage lui non ricorda se la dava alla signora FABRONI della lavanderia

Controesame
Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- di non aver visto nessuno l'anno scorso, in quanto ha cessato l'attività nel 1994.

322) - GIARRIZZO Andrea.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993/1994 ha prestato servizio presso l'Arma dei Carabinieri di Roma;
- che ha prestato servizio in vari posti tra cui anche l'aula bunker di Roma;
- che questo è successo di frequente negli ultimi masi del 1993 ed i primi mesi del 1994;
- che questa auka bunker si trova vicino allo stadio di Roma, in via Dei Gladiatori;
- che il servizio era svolto normalmente con un solo Carabiniere all'interno;
L'avv. Cianferoni si oppone alla domanda del Pubblico Ministero che chiedeva se il Carabiniere poteva uscire dall'interno del bunker.
Il Pubblico Ministero contesta al GIARRIZZO il verbale reso alla DIA il 22 marzo 1996, GIARRIZZO precisa:
- che ogni tanto si affacciavano fuori;
- che in occasione della partita veniva transennata una zona, dove potevano parcheggiare gli autorizzati, in particolare automezzi dei CC.
Vengono mostrate al GIARRIZZO delle foto di cui all'album DIA Roma del 15.3.1996, custodita nel facsicolo del dibattimento e questi illustra: l'ingresso dell'aula bunker, la situazione viaria e di parcheggio;
- che ricorda di una macchina di cui il proprietario aveva dimenticato le chiavi;
A contestazione del Pubblico Ministero, GIARRIZZO conferma le dichiarazioni rese in sede di verbale alla DIA in data 22 marzo 1996;
- che non ricorda con precisone l'epoca di questo fatto;
- che parlò di questa macchina con il colleghi, scherzandoci sopra;
- che lui non era presente in occasione del parcheggio del'auto.
breve sospensione
323) - CANNONE Nicola.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che vende biglietti in "bagarinaggio" in tutti gli stadi e in particolare a Roma, da circa 24 anni;
- che prima ha svolto altri lavori;
- che aveva, fino a 3 anni fa, un banco di frutta;
- che ha un banco di cocomeri nel quartiere di Centocelle, in piazza dei Gerani;
- che conosce SCARANO Antonio, di cui ha visto anche una foto mostratagli dal Col. Pancrazi;
- che nell'occasione riconobbe la foto e poi seppe il nome, in quanto lui conosceva SCARANO perchè di estate compra i cocomeri al banco a Centocelle;
- che ricorda che l'ultima partita di campionato del 1993, di aver visto SCARANO vicino allo stadio Olimpico;
- che questo gli è rimasto impresso in quanto andarono anche insieme a prendere un caffè;
- che prima di quella partita non aveva mai visto SCARANO allo stadio e neppure lo ha rivisto dopo;
- che era di mattina presto, prima dell'apertura dei botteghini;
- che andarono a prendere il caffè al bar del Tennis in via dei Gladiatori, dopo l'aula bunker;
- che non ha rivisto più SCARANO, nemmeno al banco dei cocomeri;

Controesame
Alle domande dell'avv. Ammannato, riferisce:
- che poteva essere maggio/giugno 1993

Alle domande dell'avv. Florio, riferiesce:
- che SCARANO è stato con lui al massimo 8 minuti;
- che dopo il caffè si sono salutati e non più rivisti;
- che non conosce il figlio di SCARANO;

Alle domande dell'avv. Pepi, riferisce:
- che con SCARANO parlarono del lavoro del CANNONE.

324) - BARONI Alessandro.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che svolge il lavoro di tassista a Roma da 8 anni;
- che prima abitava a Torre Maura, negli anni 93/94, in via Giglioli;
- che il bar che si trova lì si chiamava Free Style;
- che era un bar che solitamente frequentava;
- che conosceva un po' tutti i frequentatori del bar;
- che conosceva Massimo e Franco SCARANO, Pino SANTAMARIA "Melanzone", NANNOLA Nicola che frequentavano tutti il bar;
- che non ricorda specificamente di un qualcosa che aveva a che fare con lo stadio Olimpico;
- che, a sollecitazione del Pubblico Ministero, rammenta che una di queste persone gli disse di non andare allo stadio una certa domenica;
- che parlando al bar, decisero di andare a trovare Franco, invece di andare allo stadio;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla DIA Roma 16 aprile 1996 e BARONE conferma quanto dichiarato all'epoca.
- Che fu Pino SANTAMARIA a dire di andare da Franco e non allo stadio;
- che lui BARONE conosceva benissimo Franco SCARANO che era ricoverato in clinica sulla Nomentana, Clinica S. Alessandro;
- che era lì agli arresti ospedalieri;
- che non ricorda che partita c'era allo stadio;
- che da Franco andarono lui, Massimo, un paio di ragazze ed altri che al momento non ricorda;
- che non ricorda il periodo dell'anno;
- che collegò questo fatto a quanto apprese poi dalla stampa.

Controesame
Alle domande dell'avv. Pepi, riferisce:
- che SANTAMARIA gli disse di andare a trovare Franco e di non andare allo stadio;
- che al momento non sapeva di quello che poi ha appreso dagli organi di stampa.

325) - PILUSO Arnaldo.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che ha una attività di autodemolizione in Roma, via P. Togliatti da circa 30 anni, nel quartiere di Cinecittà;
- che lui viene chiamato, in genere, Renato;
- che lui conosce SCARANO Antonio, di vista, non per nome, perchè qualche volta è andato a prendere dei pezzi;
- che l'ultima volta ha visto SCARANO circa 5 anni fa;
- che ha mai visto SCARANO durante le indagini, in un atto di confronto, dove ha saputo chiamarsi SCARANO Antonio il 17 aprile 1996;
- che nonostante quello che dica SCARANO, PILUSO esclude di aver preso una Thema, perchè prende auto solo con i documenti;
- che SCARANO non gli ha dato nessuna macchina, di questo è sicuro;
- che una volta SCARANO gli chiese di fare un lavoro di alcune targhe, cosa che non fece;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale di confronto del 17 aprile 1996. PILUSO dice di non ricordare.
- che ricorda di aver fatto il confronto l'individuazione di SCARANO;
- che il suo sfascio è stato chiuso vari mesi, nel 1992 o 1993;
- che la richiesta di targhe e libretti è una cosa che non gli accade;

Il Pubblico Ministero elenca i testi citati e non comparsi per l'udienza odierna: NATI Walter (senza addurre nessuna giustificazione); NANNOLA Nicola (senza addurre nessuna giustificazione); PAOLILLO Giovanni Battista (come comunicato verbalmente al PM); FABRONI Pinella (vedi certificazione allegata); nonchè l'elenco degli atti prodotti in udienza:
- Contratto di locazione di appartamento ammobiliato sito in Roma via Festo Porzio 20, stipulato da Panunzi Juri e Lamantia Giuseppe Maria, suddiviso in dodici articoli e composto da quattro pagine;
- Manoscritto elaborato da PANUNZI Juri, composto da quattro pagine, che inizia per "Elenco mobilio cucina" e termina per "stereo" sottoscritto dallo stesso;
- Dichiarazione di Panunzi Juri datata Roma 27.7.92 inviata al Commissariato della Polizia di Stato Caserma Tor Tre Teste - Roma;
- Manoscritto elaborato da PANUNZI Juri, composto da due pagine, che inizia per "Elenco mobilio cucina" e termina per "sei cuscini da letto" sottoscritto dallo stesso;
- Dichiarazione di Panunzi Juri, di consegna di mobilio nelle mani di Nati Adriano, sottoscritta da entrambi, datata Roma 5.8.92;
- Dichiarazione del padre di Cuzzupoli Massimiliano di ricezione di oggetti da parte di Panunzi Juri, datata Roma 10.7.92;
- Richiesta di Panunzi Juri , datata Roma 14.7.92 al Commissariato della Polizia di Stato Caserma Tor Tre Teste di Roma , composta da tre pagine ;
- Esposto di Panunzi Juri datato Roma 14.7.1992, inviato al Commissariato della Polizia di Stato Caserma Tor Tre Teste di Roma, avente ad oggetto suoi rapporti con Cuzzupoli Massimiliano e Nati Walter, composto di tre pagine.

La Predetta documentazione trovasi nel Volume nr. 1 alle pagg. 24865 - 24880 degli atti del Pubblico Ministero.

L'imputato GIULIANO fa una richiesta.

L'udienza riprende domani 13.5.1997 alle ore 9,00.
60^ - UDIENZA DEL 13.5.1997
[pic]

Segue same testi del Pubblico Ministero:

326) - PAOLILLO Giovanni Battista.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che attualmente gestisce un'impresa di costruzioni;
- che era anmministratore dell'impresa che ha costruito il complesso "Le Torri" e che ci sono ancora immobili invenduti, tra cui due garages;
- che uno è in via Parasacchi, un'autorimessa;
- che non veniva utilizzato, a quanto gli risulta;
- che è stato costruito 10 anni fa e le chiavi, un doppione, erano ad un bar lì vicino, a quanto gli hanno detto, mentre altre chiavi le aveva l'impresa costruttrice;
- che dentro questo locale ci sono impianti di aereazione;
- che i servizi erano gestiti dal Consorzio Le Torri;
- che il direttore del consorzio era un certo MASSIMINO;

Controesame
Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che era l'amministratore dell'impresa e non sa in quanti avevano le chiavi; sicuramente le chiavi le aveva l'impresa costruttrice;

327) - FISCHIONE Carlo, Capitano CC.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 era al ROS - Sez. Antidroga di Roma, che comandava;
- che la sezione ha svolto attività investigativa a carico di SCARANO Antonio;
- che l'attività a carico di SCARANO è iniziata formalmente 17 luglio 1993 con una nota al Pubblico Ministero; poi nell'aprile 1993 ci fu una "confidenza" ricevuta durante un serizio di istituto;
- che l'attività nasce da uno spunto informativo, viene per un po' sospesa, per essere ripresa in un secondo momento;
- che lo spunto era relativo ad un traffico di hashish;
- che SCARANO venne segnalato come un grosso trafficante;
- che SCARANO, per la sezione, era un personaggio nuovo, non era conosciuto nemmeno nell'ambiente;
- che SCARANO aveva avuto dei problemi con la giustizia, ma non significativi nel settore degli stupefacenti;
- che lo spunto informativo venne sviluppato un lavoro preliminare per conoscere il tenore di vita nonchè eventuali contatti con altre persone nello stesso settore degli stupefacenti;
- che contattava persone, all'inizio sconosciute all'Arma;
- che questa attività preliminare iniziò nel maggio 1993, con i primi pedinamenti;
- che il personale preposto al servizio era esiguo;
- che il personale preposto era composto da PALMISANO, LEONE, POLIDORI, BULLEGAS, CORVI, tutti attualmente Marescialli, ed altri Carabinieri;
- che all'inizio c'era anche la Compagnia CC di piazza Dante a cui interessava una persona vicina a SCARANO e che la Compagnia aveva già attivato l'attività investigativa;
- che la Compagnia si occupava di SPINELLI Angelo;
- che hanno operato congiuntamente, ma il ROS ha riferito alla Procura;
- che era molto difficile operare i servizi a carico di SCARANO;
- che il controllo non era H24, in quanto non vi era il personale sufficiente;
- che i controlli venivano effettuati in determinate ore della giornata;
- che i servizi erano svolti con periodicità diversa e i servizi non erano "incisivi";
- che l'attività svolta veniva raccolta in relazioni di servizio e, per persone non immediatamente identificabili, venivano scattate delle foto;
- che l'attività investigativa durò circa due mesi prima di informare la Procura;
- che il 17 luglio 1993 viene informata la Procura a seguito di una proroga di intercettazione che spettava alla Compagnia di piazza Dante;
- che il 17 luglio 1993 venne chiesto di non prorogare il telefono dello SPINELLI, e venne fatto un quadro completo delle conoscenze dello SCARANO e venne richiesta la proroga dell'intercettazione dell'abitazione di via delle Alzavole, utenza intestata alla moglie di SCARANO, TUSA Silvia; facendo anche accertamenti sui tabulati del traffico telefonico del cellulare intestato alla moglie di SCARANO, TUSA Silvia;
- che le persone citate nell'informativa sono: BRUGONI Nazareno, che aveva uno sfascio; BALDUCCI Enrico "Franchino il criminale"; LIBERATI Giuseppe;
- che il BRUGONI ed il LIBERATI avevano precedenti per stupefacenti;
Il Capitano FISCHIONE consulta l'informativa;
- che BRUGONI era libero, mentre LIBERATI e BALDUCCI erano detenuti;
- che i contatti risultavano dai tabulati ed in particolare emergeva un'utenza siciliana, 0923/941290 intestata a LOMBARDO Michele di Mazara del Vallo; questo poteva essere un personaggio da attenzione;
- che non ricorda la collocazione temporale delle telefonate;
- che, dall'intercettazione telefonica, venne appreso che SCARANO doveva fare un viaggio a Castelvetrano per arredare un'abitazione che questi aveva lì;
- che a Castelvetrano andò poi il maresciallo PALMISANO a verificare l'esattezza di quanto appreso della intercettazione, questo avvenne dal 10 al 12 luglio;
- che sviluppate le informazioni apprese a Castelvetrano, venne appreso che SCARANO aveva contatti di interesse; che SCARANO venne individuato tramite una telefonata della moglie che contattò una certa sig.ra LIBECCIO; nella stessa conversazione veniva ventilata un qualche controllo da parte di un organo di Polizia;
- che la LIBECCIO è la consorte di GARAMELLA Giuseppe, cassiere presso il Banco Siculo di Menfi, attenzionato per una sottrazione di denaro;
- che venne arrestato RALLO Francesco nell'ambito delle indagini su questo GARAMELLA;
- che GARAMELLA aveva con FURNARI Saverio e MESSINA DENARO Francesco una ditta enologica denominata "Castelseggio";
- che tutte queste informazioni vennero segnalate nell'informativa alla Procura;
- che non sa se ci sono rapporti tra MESSINA DENARO Francesco e MESSINA DENARO Matteo;
- che la proroga dell'intercettazione venne concessa; le operazioni erano iniziate circa un mese prima da parte della Compagnia di piazza Dante;
- che i servizi di osservazione continuavano, e sono proseguiti anche dopo un'altra successiva proroga della intercettazione telefonica;
- che, dopo la telefonata della TUSA Silvia relativa al probabile controllo da parte di organi di Polizia, i servizi vennero rallentati;
- che non è riuscito a spiegare il perchè di quella telefonata;
- che non c'erano elementi specifici per denunziare SCARANO all'A.G.;
- che emersero un paio di elementi e cioè che SCARANO forse faceva usura ed un'altro relativo ad un contatto con dei presunti "nipoti" siciliani che, da come si proponevano, dando del "lei", non sembravano nipoti veri; i contatti, sicuramente, sono stati tre e tutti intercettati sull'utenza in uso a SCARANO;
- che questo elemento dei "nipoti" doveva essere chiarito e vennero fattti dei servizi, senza esito;
- che il 28 luglio 1993 fu fatto un servizio, in quanto c'era stata una telefonata con cui SCARANO invitava certo Aldo FRABETTI ad andare a casa sua;
- che il servizio non ebbe esito, in quanto vennero persi i contatti;
- che Aldo FRABETTI era in possesso di un furgone;
- che dal controllo telefonico risultò, da un apaio di telefonate, che SCARANO ed altre due persone, Aldo e un certo Pino, avevano fatto un viaggio verosimilmente a Napoli; SCARANO era preoccupato perchè Aldo non era ancora tornato; SCARANO diceva che Pino era dietro;
- che dopo questi fatti, SCARANO dimostrava solamente un interesse per uno dei suoi figli, che aveva dei problemi;
- che a seguito del (presunto) staffettamento di droga, sia Aldo che Pino diventarono persone da attenzionare, ma non essendo prorogata l'intercettazione, queste attività vennero meno;
- che vennero richiesti dei tabulati relativi ad utenze in uso a persone gravitanti nell'area di SCARANO, ma non ricorda di preciso;
- che l'indagine si chiude formalmente il 2 settembre con la chiusura dell'intercettazione;
Il Pubblico Ministero contesta che la richiesta di tabulati del 19 agosto 1993 è firmata da lui: Capitano FISCHIONE Carlo.
Mostratagli la nota, dice che quella non è la sua firma, è quella del vice-comandante.
Il Pubblico Ministero legge tre utenze di cui viene chiesta la acquisizione dei tabulati: ditta autotrasporti "SABATO Gioacchina", BENIGNO Salvatore e BIZZONI Alfredo;
- che BIZZONI era uno che frequentava SCARANO;
- che la ditta di SABATO ed il nominativo di BENIGNO, risultavano dallo studio dei tabulati del cellulare in uso a SCARANO;
- che non si è occupato personalmente dello studio dei tabulati;
- che l'input investigativo su SCARANO era partito da un incontro avvenuto sull'autostrada Palermo- Reggio Calabria dove i CC stavano facendo un'operazione con l'impiego di una fonte e di un carabiniere "sotto copertura";
- che questo successe nella notte tra il 19 ed il 20 aprile;
- che l'operazione terminò con l'arresto di AQUILA Carmine e con il recupero di 40 kg di droga;
- che l'input gli fu dato da una persona che era con il maresciallo LEONE; questa persona gli disse che SCARANO trasportava dell'hashish verso Roma;
- che questa persona aveva incontrato SCARANO, che era una sua vecchia conoscenza;
- che la persona era DE MASI Francesco;
- che indicò al maresciallo lo SCARANO;
- che da questa indicazione nacque l'interesse verso SCARANO;

Controesame

Alle domande dell'avv. Pepi, riferisce:
- che SCARANO possedeva una Audi 80, una A 112 e la moglie usava una Clio;
- che per quanto riguarda l'usura non ci sono stati elementi significativi di riscontro;
- che il viaggio a Napoli, i CC credevano che era finalizzato ad un traffico di stupefacenti;
- che le auto di cui disponeva SCARANO venivano attenzionate solo in occasione in cui le usava.

Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che non ricorda il nominativo di LO NIGRO Cosimo, nemmeno come contatti dai tabulati del traffico telefonico;
- che SCARANO non andò in Sicilia per il periodo estivo, in quanto era preccupato per la salute del figlio; anche perchè i servizi di osservazione continuavano, anche se saltuariamente;

Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- sulla struttura del ROS e sui problemi legati alle operazioni di intercettazione etelefonica;

Alle domande dell'avv. Gramigni, riferisce:
- che per quanto riguarda i contatti tra SCARANO e personale dell'Arma il primo è quello riferito dal DE MASI;
- che in occasione dell'incontro all'area di servizio il maresciallo LEONE cercò di individuare il camion;
- che dopo aver appreso la notizia, l'attività sulla persona di SCARANO venne iniziata successivamente, circa dopo due settimane l'incontro all'area di servizio;

Alle domande dell'avv. Rocchi, riferisce:
- sulle difficoltà dei servizi di osservazione a carico di SCARANO;
- sulla acquisizione della notizia in occasione dell'incontro all'area di servizio;
breve sospensione
328) - PALMISANO Laureano, Maresciallo CC.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 era effettivo alla sezione comandata dal Capitano FISCHIONE;
- che si è occupato delle indagini nei confronti di SCARANO Antonio, fin dall'inizio;
- che ha partecipato a buona parte dei servizi di osservazione;
- che sapere i nominativi del personale, è bene rifarsi alle relazioni di servizio stilate alla fine di ogni turno;
- che i servizi venivano anche saffragati da foto e riprese;
- che usavano o i loro nominativi ovvero degli pseudonimi;
- che sicuramente lui compare nella relazione datata 22-23 giugno 1993;
- che la vera attività investigativa è iniziata più tardi; queste relazioni fanno parte dei primi accertamenti sul territorio;
- spiega il perchè della sua missione in Sicilia, a seguito dell'analisi dei tabulati telefonici; da questo viaggio è scaturita la relazione di servizio;
- che l'utenza siciliana era intestata a LOMBARDO Michele di Mazara del Vallo, inserito nella "marineria" mazarese;
- che il cellulare in uso a SCARANO era intestato alla moglie TUSA Silvia e che i contatti con il LOMBARDO erano a cavallo del 15/22 aprile 1993;
- che avevano avuto notizie che SCARANO aveva staffettato un carico di hashish dalla Sicilia a Roma;
- che agli inizi del mese di luglio, con l'intercettazione in corso (era iniziata il 2 o il 3 luglio) in accordo con la Compagnia CC di piazza Dante, SCARANO si dirige, in auto la Audi 80 turbo, verso il sud;
- che emerge che si era imbarcato a Napoli per Palermo; da qui nasce l'esigenza di seguirne gli spostamenti in Sicilia;
- che scoprirono la zona dello SCARANO in quanto da Roma telefonarono ad una utenza installata in una casa di Triscina di Castelvetrano dove verificarono la presenza di SCARANO;
- che lo SCARANO ricevette la visita di una persona, individuata poi per MARRONE Fifì, a seguito dell'interrogazione della targa dell'auto di questi, una Renault Clio; il periodo è stato dal 10 al 12 luglio 1993;
- che a casa stavano scaricando i mobili e che il MARRONE è andato lì il 12 luglio;
- che l'utenza telefonica era intestata alla moglie di GARAMELLA Giuseppe; GARAMELLA e MARRONE, sono cognati;
- che dagli accertamenti gli risultò un legame tra GARAMELLA e MESSINA DENARO Francesco, latitante, padre di MESSINA DENARO Matteo;
- che l'utenza telefonica venne variata nel tempo a nome del figlio di SCARANO, con l'intestazione della fattura ad un distributore IP legato a MESSINA DENARO Francesco;
- che fu accertato che il gestore del distributore era FORTE Paolo che aveva un fratello a nome Maurizio;
- che SCARANO rientrò a Roma e venne seguito fino al porto di Palermo dove si imbarcò per Napoli;
- che il viaggio SCARANO lo fece da solo;
- che lui ha contribuito all'informativa 17 luglio 1993 a firma del capitano;
- che i nominativi più significativi erano quelli di LIBERATI Giuseppe, BRUGONI Nazareno, tutti e due conosciuti dall'Arma; BALDUCCI Enrico, conosciuto anch'egli dall'Arma; sicuramente LIBERATI era detenuto;
- che ha partecipato a servizi successivi al rientro di SCARANO a Roma;
- che il 14 luglio 1993 in un servizio da lui espletato unitamente ad altro personale, lo SCARANO si incontrava con una persona appoggiata ad un Mercedes scuro, nei pressi del bar Roxy e nell'ocasione vennero effettuate delle foto.
Il Pubblico Ministero esibisce le foto allegate alla realzione di servizio del 14 luglio 1993 (Vol. 7 faldone 26 degli atti del Pubblico Ministero).
Le foto vengono confermate come quelle scattate nell'occasione.
- Che la persona che parla con SCARANO non venne generalizzata immediatamente, in quanto l'auto era intestata ad una ditta; successivamente venne identificato per BIZZONI Alfredo;
- che non era la prima volta che compariva il BIZZONI e che era già stato fotografato.
Il Pubblico Ministero mostra queste ultime foto (che sono consecutive a quelle precedenti) scattatte dall'App. FILIPPETTI, come precisa PALMISANO.
- Che si è occupato personalmente anche di altri accertamenti sul territorio, come quello del 28 luglio 1993, unitamente ad altri: POLIDORI, CORVI, FILIPPETTI.
- Che questo servizio scaturì da una telefonata fatta da SCARANO ad Aldo (identificato poi per FRABETTI) a cui chiedeva la disponibilità di quest'ultimo a fare un trasporto;
- che il personale si allontanò e che poi, tornando, non vide più le autovetture, nè quella di SCARANO nè la Twingo di Aldo FRABETTI;
- che ha elaborato il materiale che poi ha formato le annotazioni del 17 e del 19 agosto realtive alla richiesta di acquisizione di tabulati del traffico telefonico;
- che le prime notizie su SCARANO erano state apprese nell'aprile 1993 quando SCARANO staffettava un carico di hashish;
- che dai vari dati raccolti, scaturiva la necessità di allargare le conoscenze in Sicilia e pertanto vennero chieste le acquisizioni dei dati dei cellulari di una utenza intestata alla ditta di autotrasporti SABATO Gioacchina, BENIGNO Salvatore ed un'altra di cui non ricorda;
Il Pubblico Ministero fa visionare l'informativa 19 agosto 1993 e PALMISANO non riconosce la propria firma, ma è quella del vice-comandante PILASTU Gavino.
- Che poi non vennero proprogate le operazioni di intercettazione e quindi proseguirono solo i servzi di osservazione;
- che il ROS, operando sul territotio, si appoggiava alla Compagnia di piazza Dante;
- che la prima informativa venne stilata appunto da quella Compagnia eda aveva ad oggetto SPINELLI Angelo;
- che l'input investigativo su SCARANO, scaturì occasionalmente in un'area di servizio in Calabria, quando al maresciallo LEONE che era lì in quell'area unitamente ad un'altra persona, questa persona che concosceva SCARANO, disse subito al maresciallo di che cosa si trattava e cioè che SCARANO stava staffettando un carico di hashish;
- che su SCARANO, l'Arma non aveva elementi significativi di valenza criminale nell'ambito romano;
- che SCARANO era praticamente sconosciuto;

Controesame

Alle domande dell'avv. Gramigni, riferisce:
- che aveva in dotazione un telefono cellulare;
- che con questo cellulare ha contattato SCARANO, sul cellulare, solo per vedere se SCARANO era in zona, cioè solo a fini di individuazione;
- che nell'occasione dell'incontro all'area di servzio, era in corso un'altra operazione, terminata con l'arresto di AQUILA Carmine e con il sequestro di stupefacente;
- che il DE MASI era con il maresciallo LEONE che agiva sotto copertura;

Alle domande dell'avv. Pepi, riferisce:
- che non sono mai risultati rapporti tra SCARANO e Francesco GIULIANO;
- che all'inizio sono stati raccolti tutti i dati possibili, sia con lo studio dei tabulati che con servizi sul territorio;

Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- che le indagini sono state condotte unitamente tra il ROS e la Compagnia di piazza Dante;
- i nominativi del personale dell'operazione a carico di AQUILA Carmine;
- dei problemi relativi all'allaccio degli apparati di intercettazione;
- che non sa chi sia PAGANO Alfonso.

L'udienza viene sospesa fino alle ore 15,00

329) - FILIPPETTI Franco, V. Brigadiere - ROS - Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 era in servizio alla IV Sez. e che si è ocupato delle indagini su SCARANO Antonio;
- che all'epoca era Appuntato e che fungeva, in particolare, da autista;
- che ha partecipato ai servizi di osservazione e carico di SCARANO;
- Filippo era il suo n.d.b.;
- che sono più di uno i servizi a cui ha partecipato;
- che i servizi erano stabiliti da altri;
- che le auto in disponibilità di SCARANO sono state individuate: prima la A 112, poi l'Audi 80 e successivamente la Clio;
- che l'Audi fu identificata in un servizio fino a notte fonda dove fu anche identificato il garage a pagamento;
- che non ricorda dove era il garage; ricorda che era vicino ad un distributore;
Il Pubblico Ministero contesta la relazione di servizio, a firma di BULLEGAS, COSENTINI e COLLIA, e dice che la strada poteva essere viale Alessandrino.
FILIPPETTI non ricorda, comunque potrebbe essere.
- Che SCARANO durante i servizi usava il cellulare;
- che in una occasione lo hanno visto anche passare il cellulare ad un'altra persona che era con lui; questo successe davanti al bar dello SPINELLI;
- che SCARANO frequentava molti bar, tra cui "Orazio", un altro bar dopo l'Orazio di cui ora non ricorda il nome, bar "Roxy";
- che lui FILIPPETTI scattava anche le foto nell'ambito del servizio;
- che in uno dei primi servizi, al bar Orazio, aveva scattato delle foto;
- che una di queste persone fotografate l'ha rivista in altra foto scattata al bar Roxy;
- che al bar "Orazio" aveva uan Y10 mentre al "Roxy" era con un Mercedes 200;
- che SCARANO e questa persona si conoscevano, hanno parlato per circa 20 minuti;
- che non ricorda le date del primo e secondo servizio;
- che in questa attività, se ricorda bene, c'era un certo Aldo che doveva vedere SCARANO al bar "Roxy";

330) - BULLEGAS Pierluigi, Maresciallo ROS - Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 venne impiegato in servizi di pedinamento;
- che ricorda il servizio del 14 luglio al bar Roxy;
- che non ricorda quello fatto con FILIPPETTI quando individuarono l'Audi di SCARANO, che prima non avevano mai visto perchè utilizzava una A 112;
- che lo SCARANO aveva un garage dove posteggiava l'autovettura;
- che viale Alessandrino 123 non gli ricorda nulla;
- che il 14 luglio SCARANO si incontrò con un'altra persona al bar Roxy con il quale parlo per un po' di tempo;
- che questa persona non l'aveva mai vista;
- che questa persona venne in seguito identificata in BIZZONI Alfredo.
Il Pubblico Ministero gli contesta il verbale reso il 4 aprile 1995 al Pubblico Ministero.
- Che anche succesivamente ha partecipato ad altri servizi;
- che non ricorda di aver partecipato al servzio del 28 luglio.

Controesame
Alle domande dell'avv. Gramigni, riferisce:
- che non ricorda di un servizio in Calabria;
- che ricorda dell'operazione a carico di AQUILA e che lui ha preso parte all'arresto ad Avezzano;
- che non ricorda di essre stato in un'area di servizio autostradale;

331) - CORVI Giovanni, Maresciallo Capo - ROS - Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che ricorda ancora abbastanza bene le fasi dell'attività a carico di SCARANO Antonio alle quali ha partecipato, anche se non a tutte;
- che il primo servizio lo effettuò per trovare l'esatta ubicazione della casa di SCARANO;
- che in quell'occasione vennero scattate delle foto al palazzo forse scatttate dal carabiniere CITERA;
Vengono mostrate le foto scattate nell'occasione (foto allegate alla relazione di servizio 22 maggio 1993, vol. 7 faldone 26 Pubblico Ministero ).
- Che tra i servizi successivi ha partecipato in particolare a quello del 22 luglio 1993, premettendo che altri colleghi erano usciti il 19 precedente e che avevano fatto delle foto ad un soggetto non ancora identificato con una Mercedes intestata ad una ditta;
Il Pubblico Ministero contesta che nella relazione del 22 luglio CORVI ha citato la relazione del 14 luglio e non quella del 19.
Dopo aver intercettato lo SCARANO, il 22 luglio, ed averlo seguito fino al bar Roxy, dopo aver parcheggiato l'Audi davanti al Roxy, si incontrò con un uomo vestito con una tuta da meccanico che poi si allontanò con una Alfa 75; si incontrò anche con un'altra persona con una Mercedes nera; che dopo lo SCARANO contattò un giovane a bordo di una Uno a cui diede dopo un pacchetto preso dall'Audi; intorno all'ora di pranzo SCARANO si incontrò con quest'altra persona con la Mercedes intestata alla ditta;
- che ha riconosciuto in foto scattate in precedenza e da latro personale del ROS il secondo uomo con la Mercedes, identificato in BIZZONI Alfredo;
- che ricorda di un certo Aldo, emerso nel corso dell'attività: FRABETTI Aldo, nominativo emerso dalle telefonate;
- che Aldo venne visto il 28 luglio, nel pomeriggio, dopo una telefonata in cui SCARANO diceva ad Aldo di andare a casa sua; l'Aldo arrivò con una Twingo;
- che FRABETTI non lo aveva mai visto nei servizi di osservazione;
- che il 28 luglio il servizio venne predisposto a largo raggio, dopo l'arrivo del FRABETTI, cioè cercando di controllare le varie strade di uscita dallo stabile nella speranza di intercettarli;
- che dopo una mezz'ora, ad un passaggio veloce, venne notata l'assenza delle due auto, senza che nessuno del personale avese visto SCARANO o FRABETTI e che nemmeno nei luoghi di abituale ritrovo venne riagganciato SCARANO;
- che l'indagine SCARANO non sa di prima persona come nasce, lo sa per sentito dire che l'input investigativo venne dato nell'occasione della sosta nell'area di servizio sull'autostrada, nel corso di un'operazione;
- che anche lui era in servizio quella notte, ma che faceva parte del gruppo che ha proceduto all'arresto ed al sequestro dell'operazione primaria;
- che parlando con i colleghi ha saputo il fatto dell'area di servizio, dove una fonte aveva indicato SCARANO Antonio come trafficante di hashish.

332) - POLIDORI Alfredo, Maresciallo ROS - Roma.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nell'indagine a carico di SCARANO del 1993, quando lui era Brigadiere, si è occupato prevalentemente delle intercettazioni telefoniche;
- che ha relazionato in particolare le telefonate dei "nipoti", cioè di quelle persona con accennto palermitano che si davano del "lei" con la moglie di SCARANO, TUSA Silvia;
- indica e detteglia il tenore delle telefonate relative ai "nipoti":l 19 luglio 1993 h. 9,16; 24 luglio 1993 h. 7,58; 26 luglio 1993 h. 9,45;
- indica e detteglia il tenore delle telefonate relative al viaggio a Napoli del 28 luglio 1993 h. 22,06

Controesame
Alle domande dell'avv. Ammannato, riferisce:
- che l'intercettazione era iniziata il 7 luglio ed era terminata o a fine agosto o i primi di settembre;

333) - LEONE Costanzo, Maresciallo CC.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che nel 1993 era nella sezione comandata dal Capitano FISCHIONE;
- che ricorda dell'episodio avvenuto sull'autostrada Reggio Calabria - Salerno; questo avvenne nella notte tra il 19 ed il 20 aprile 1993;
- che in questo servizio erano impiegati lui, il comandante, PALMISANO ed altri;
- che lui ricorda di essersi fermato in un'area di servizio forse a metà strada, dopo la mezzanotte di sicuro, forse le 2/3 di notte;
- che si era fermato per prendere un caffè e per poi proseguire per Roma;
- che in quell'occasione era in compagnia di un certo DE MASI che occasionalmente incontrò un suo amico con cui parlò; DE MASI gli disse che si trattava di un certo SCARANO Antonio (forse) che gli aveva detto che scortava un camion che trasportava dell'hashish;
- che queste notizie SCARANO le aveva dette al DE MASI giusto il tempo di prendere il caffè;
- che DE MASI disse a SCARANO che era con un suo amico, che non presentò a SCARANO, anche perchè lui LEONE cercò di stare in disparte;
- che a dire dello SCARANO il camion portava dei rottami di autovetture sotto di cui c'era occultato l'hashish;
- che DE MASI non precisò nessuna circostanza in particolare;
- che lui LEONE informò del fatto il personale dell'Arma in relazione al camion dei rottami.

Controesame
Alle domande dell'avv. Gramigni, riferisce:
- che l'operazione di quella notte era riferita ad AQUILA Carmine;
- che l'operazione AQUILA terminò ad Avezzano;
- che fu un caso sia la sosta all'area di servizio che l'incontro tra il DE MASI e lo SCARANO;

Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che lui era in disparte durante l'incontro tra il DE MASI e lo SCARANO, anzi, era in auto;
- che non ha notato il camion e nemmeno è stato visto da altri colleghi.

Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- che conferma che lui restò in macchina.
L'avv. gli contesta il verbale reso al Pubblico Ministero il 18 gennaio 1995.
LEONE conferma quanto dichiarato all'epoca e dice comunque di essersi messo in disparte;
- che lo SCARANO era alto m. 1,65, capelli neri non lunghi, con baffi, non grosso, ma robusto; che lo ha riconosciuto in foto senza ombra di dubbio;
- che non ha mai partecipato ai servizi a carico dello SCARANO;
- che il DE MASI ha sempre viaggiato con lui in auto;

LO NIGRO Cosimo cerca di fare una domanda al teste; il Presidente non accoglie e la domanda viene ripresa dall'avv. Florio che chiede se il DE MASI è un agente del ROS.
LEONE smentisce categoricamente.

Il Pubblico Ministero elenca i testi citati e non comparsi per l'udienza odierna: DE MASI Francesco (irreperibile, vedi nota CC "Lazio" Compagnia "Trastevere"); CIERI Luigi (vedi nota ROS datata 7.5.1997); MAINOLFI Angelo (vedi nota C.O. DIA Napoli datata 13.5.1997).

L'udienza riprende domani 14 maggio 1997 alle ore 9,00.
61^ - UDIENZA DEL 14.5.1997
[pic]

Segue same testi del Pubblico Ministero:


334) - RUIZ Maria Giovanna.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che è nella sua disponibilità di un appartamento in Roma via Dire Daua nr. 2 scala B int. 8; lo acquistò nel 1989 e che lo ha affittato in maniera saltuaria;
- che via Dire Daua si trova nel quartiere Trieste, conosciuto come il quartiere Africano;
- che questo appartamento lo affittò al prof. DI PIETRANTONIO, poi successivamente mise un annuncio per un nuovo affitto;
- che il prof. PIETRANTONIO ha lasciato l'appartamento il 19.2.1993;
- che mise l'annuncio sul giornale "Porta Portese" per un nuovo affitto e che venne contattata da Alfredo BIZZONI a cui affittò l'appartamento;
- che BIZZONI vide l'appartamento quando ancora era occupato dal prof. PIETRANTONIO e che a marzo ci fu un nuovo contatto con il BIZZONI che voleva l'appartamento vuoto;
- che seppe che BIZZONI aveva delle amicizie femminili;
- che BIZZONI le dette dei recapiti telefonici;
- che queste utenze erano: a Lanuvio, una era di un avvocato e una era di una casa a Torvajanica;
Il Pubblico Ministero, contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 26.2.1995 e legge i numeri di telefono riportati.
La RUIZ conferma i dati riportati sul verbale.
- Che l'affitto era di 1.400.000 al mese, senza fare nessun contratto scritto;
- che la locazione iniziò nel mese di aprile 1993 e che nell'occasione il BIZZONI le dette due assegni di 2.500.000 più un altro di 300.000; di fatto quindi iniziava la locazione da maggio;
- che la locazione è durata fino a dicembre e che lei pensava che BIZZONI usasse l'appartamento saltuariamente;
- che nei primi giorni di giugno, a come lei ricorda, forse è entrata nell'appartamento;
- che le rate di affitto venivano sempre corrisposte in ritardo e che lei non riusciva mai a trovarlo alle varie utenze telefoniche;
- che una volta una persona gli portò un assegno dentro una busta della Intersystem;
- che BIZZONI non le ha restituito le chiavi;
- che a novembre venne contattata dalla segretaria di BIZZONI che le disse che BIZZONI alla fine dell'anno avrebbe lasciato l'appartamento;
- che lei pensò che dal 1 gennaio l'appartamento sarebbe stato sfitto e che ci furono dei priblemi con i mobili;
- che lei entrò a gennaio 1994 e vide due biciclette appoggiate nell'ingresso; e che nell'appartamento c'erano la cucina (che era sua) e non ricorda se c'erano altri mobili anche perchè non ricorda di aver visto tutto l'appartamento;
- che sostituì la serratura;
- che successivamente ha trovato la serratura rotta e fece la denuncia al Commissariato e mise poi la porta blindata, questo a fine febbraio;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 8.2.1995.
- che da quel momento l'appartamento resta nella sua disponibilità;
- che siccome BIZZONI non le aveva restituito le chiavi, lei andò all'appartamento è trovò la serratura nuova, non cambiata da lei e qui decise di mettere la porta blindata;
- che nella camera da letto c'era il letto, un armadio, ed un cassettone in noce chiara dei divani nel soggiorno, un divano e due poltrone, un tavolo tondo, quattro sedie e dei mobiletti;
- che di questi mobili lei trovò l'armadio, la cucina, un cassettone in legno laccato nero;
- che dopo che BIZZONI ha lasciato l'appartamento, lei ha sempre avuto la disponibilità dell'appartamento fino al sequestro operato il maggio 1995.
Vengono mostrate alla RUIZ le foto relative all'appartamento di via Dire Daua, (album DIA Roma 13.3.1995 fasc. dibattimento) che illustra una per una.
- Che c'erano anche dei materassi di lana che lei mise in cantina in occasione dell'affitto al prof. DI PIETRANTONIO;

335) - CASINI Fabio.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che è il figlio della RUIZ Maria Giovanna;
- che non ha mai visto il BIZZONI che forse ha sentito telefonicamente un paio di volte;
- che l'appartamento è stato occupato da BIZZONI dall'aprile al dicembre 1993;
- che durante questo periodo, lui è andato nell'appartamento, a richiesta del BIZZONI, per togliere alcuni mobili che ripose nella cantina, cosa che fece a fine maggio o inizio giugno 1993;
- che ricorda che in cantina c'erano già due materassi messi lì quando c'era l'affittuario precedente;
- che è andato anche in altre occasioni nell'appartamento, due o tre, verso novembre/dicembre, per via di problemi per l'affitto;
- che notò un rotolo di moquette nel salone e dei mobili portati dal BIZZONI;
- che vide due mountain bike una da uomo ed una da donna; delle riviste settimanali; una camicia da notte rosa e delle scarpe da tennis; lui presumeva che fossero di una ragazza;
- che poi sua madre decise di cambiare la serratura;
- che tornò poi in occasione della rottura della serratura;
- che tra sostituzione della serratura e la forzatura passarono cirac15 giorni.
Vengono mostrate al CASINI le foto relative all'appartamento di via Dire Daua, (album DIA Roma 13.3.1995 fasc. dibattimento f. 1073 e ss) che illustra.

336) - DI PIETRANTONIO Mauro.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che ha abitato dalla metà del 1991 fino a febbraio 1993 in un appartamento in Roma, via Dire Daua di proprietà della sig.ra RUIZ;
- che non aveva la disponibilità della cantina;

breve sospensione

337) - GRECO Rosalba.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che lavora in una ditta di pulizie;
- che è stata nel quartiere Africano a Roma a fare delle pulizie in un appartamento;
- che questo fatto si è verificato circa 4 anni fa, nel 1993;
- che andò con sua cognata CANTALE Simona;
- che fu un amico della CANTALE, Antonio SCARANO a dirle di fare queste pulizie; lo SCARANO lo aveva conosciuto a casa della CANTALE poco prima;
- che il nome della strada è un po' strano; l'appartamento era circa 65 mq; c'era un ingresso, a destra la cucina, di fronte la sala, la camera da letto ed il bagno;
- che andarono lei e la CANTALE in macchina;
- che non sa se prima la CANTALE era già stata nell'appartamento;
- che ricorda un solo letto in camera a quello che ricorda; forse c'era anche un altro letto in camera da pranzo.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995.
GRECO conferma quanto dichiarato all'epoca.
- Che c'è stata solamente quella volta.
Vengono mostrate al GRECO le foto relative all'appartamento di via Dire Daua, (album DIA Roma 13.3.1995 fasc. dibattimento f. 1073 e ss) che illustra.
- che ricorda il "pronto letto" di un colore acceso.
Il Pubblico Ministero, contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 16.3.1995 e la GRECO, conferma il colore fucxia, ancora prima della contestazione del Pubblico Ministero.
- Che per le pulizie SCARANO le dette 100.000 lire da dividere in due;
- che non sa che rapporti c'erano tra lo SCARANO e la CANTALE.

338) - BENDIA Roberta.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che fino al 5 aprile di quest'anno ha lavorato come commessa in Roma a piazza Vittorio e che abita in zona di Torre Spaccata;
- che ha lavorato assieme alla Simona CANTALE di cui è anche amica da quando è venuta ad abitare nella stessa zona;
- che forse la CANTALE è andata ad abitare lì nel 1992;
- che una volta è andata assieme alla CANTALE un una villetta a Fiano Romano a pulire una villetta;
- che al casello c'era Antonio che le aspettava che quel giorno era con una jeep di colore bianco;
- che ricorda che questo Antonio aveva i baffi e che poteva aver 45 anni portati bene;
- che Antonio era un conoscente della CANTALE;
- che fu la prima volta che lo vide e fu Antonio a farle strada fino a Capena;
- che alla villa c'era un cancelletto in ferro e che la villa era piccolina, c'era una scala in legno che scendeva giù nel sottoscala dove c'era un tavolo grande di legno, casse di bottiglie ed altro;
- che la villetta aveva anche un giardino;
- che non era pulita;
- che ricorda che c'era un "pronto letto" di un colore che non ricorda;
- che non ricorda l'epoca.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 7.2.1995 e le legge le parti di interesse.
La BENDIA conferma quanto dichiarato all'epoca.
- Che ha rivisto Antonio quando le dette i soldi ed una volta o due lo ha rivisto a casa della CANTALE;
- che la villetta era sporca e non sa se c'era stato qualcuno prima.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 7.2.1995 e le legge le parti di interesse.
La BENDIA conferma quanto dichiarato all'epoca.
Vengono mostrate alla BENDIA le foto relative alla villetta di Capena, (album DIA Roma 7.0.1995 e album DIA Roma 20.9.1995 fasc. dibattimento) e dice che potrebbe essere quella la villetta e forse anche la scala.

339) - PAGNOZZI Anna.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che abita adesso a Roma in viale Irpinia;
- che nel 1993/1994 stava ospite a casa di CANTALE Simona, sua amica che conosceva da anni;
- che all'epoca era disoccupata ed ha avuto modo di fare delle pulizie a casa di SCARANO Antonio, un amico del marito della CANTALE;
- che era una persona che frequentava casa della CANTALE, e del marito LIBERATI Giuseppe;
- che lei lo ha visto un paio di volte a casa della CANTALE;
- che è stata in una villa a Fiano Romano a fare le pulizie nel periodo estivo;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- Che non sa di chi era la villetta, sa solo che fu accompagnata da SCARANO, unitamente alla CANTALE;
- che SCARANO aveva le chiavi;
- che la prima volta Antonio SCARANO le portò, lei e la CANTALE, con la sua Audi;
- che poi andarono in un ristoranet a mangiare lì vicino;
- che non c'era molto da pulire, c'erano i letti da rifare e che erano tre posti letto;
- che non ricorda se c'erano segni evidenti che qualcuno ci avesse mangiato;
- che ci potevano dormire tre persone;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- che anche la volta successiva i letti erano disfatti;
- che non sa chi erano quelli che abitavano nella villetta;
- che una volta SCARANO andò a casa della CANTALE con un'altra persona a nome Luigi che aveva a Palermo un'autosalone di macchine;
- che non sa se questo Luigi dormiva nella villetta.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- Che ha visto anche un'altra persona insieme a Luigi, alta, abbastanza grossa, giovane, che mangiava molto, sui 28/30 anni ed anche un altro amico di Luigi di cui non ricorda nulla al momento.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- Che Luigi lo ha visto due volte; mentre quello alto una volta mentre di quell'altro non ricorda.
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 4.2.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- Che Luigi e gli amici li vide a casa di Simona e non sa che rapporti c'erano tra Luigi e queste altre persone e nemmeno sa che cosa facevano a Roma;
- che lei non ha avuto occasione di frequentare Luigi;
- che Luigi l'aveva anche invitata a cena, cosa che lei non fece;
- che Luigi la corteggiava;
- che il periodo era lo stesso, marzo/aprile 1994;
- che ci fu un incontro fissato e che poi venne disdetto, ma lei non sa perchè saltò l'appuntamento, sa solo che c'era stato un contrattempo;
- che Luigi e gli amici venivano sempre con Antonio SCARANO;
- che al ristorante andarono Antonio, lei, Simone e Luigi;
- che non ricorda di altre occasioni;
- che ha conosciuto anche un'altra persona siciliana di Trapani, un certo Maurizio, sempre amico di Antonio che poteva trovarle un lavoro a Trapani;
- che lei andò a Trapani, in un albergo, e dopo due giorni tornò a Roma;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso alla su delega alla DIA il 1.3.1995 che la PAGNOZZI conferma.
- Che questo Maurizio le disse che era andata in un momento in cui aveva lavoro e le disse di ritornare di estate;
- che lei sapeva che questo Maurizio aveva delle pompe di benzina, a come le aveva detto Antonio, ed anche una pasticceria;
- che Maurizio lei lo conobbe a Roma, su presentazione di Antonio;
- che questo Maurizio era giovane, alto, moro; non sa se avesse altri fratelli;
- che SCARANO, forse, le disse che aveva dei fratelli;
- che non sa il cognome di questa persona e nulla le dice il cognome FORTE;
- che ha riconosciuto questa persona in fotografia come dal verbale su delega reso alla su delega alla DIA il 8.3.1995 che la PAGNOZZI conferma.
Vengono mostrate alla BENDIA le foto relative alla villetta di Capena, (album DIA Roma 7.0.1995 e album DIA Roma 20.9.1995 fasc. dibattimento) e dice che potrebbe essere quella la villetta e forse anche la scala.

Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che non ha mai conosciuto nessuno a nome LO NIGRO Cosimo;

340) - CANTALE Daniela.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che è la sorella di Simona e che abita in via Dei Larici che è anche vicino a casa della sorella, che frequenta;
- che ha conosciuto SCARANO Antonio presso il negozio di mobili dove lavorava la sorella Simona, il negozio di PESCO Claudio;
- che lo ha rivisto a casa della sorella circa 4/5 volte e non ricorda in periodo, forse nel 1992/1993;
- che ricorda che una sera ha visto un amico di SCARANO, ma non sa chi fosse;
- che era una persona alta, stempiata, non ricorda il nome nè con precisone il periodo;
- che sa che la soerlla Simona andava, con la PAGNOZZI Anna, a fare dei lavori di pulizia richiesti da SCARANO; anzi erano stai offerti anche a lei Daniele, ma aveva sempre rifiutato;

L'udienza viene sospesa fino alle ore 14,00.

341) - CANTALE Simonetta.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che abitava prima in viale dei Romanisti 14 nel quartiere di Torre Spaccata, vicino al quartiere di Torre Maura;
- che in via Dei Romanisti è andata ad abitare a febbario 1993 con il marito LIBERATI Giuseppe ed i due figli;
- che conosceva SCARANO Antonio fino dal 1990;
- che lo aveva conosciuto nel mobilificio di PESCO Claudio dove lei aveva iniziato a lavoare nel 1990 e lì ogni tanto capitava SCARANO Antonio;
- che successivamente ha conosciuto, nel 1991, il marito LIBERATI Giuseppe;
- che SCARANO Antonio si è fatto vedere a casa sua nel viale Dei Romanisti;
- che c'è stato anche un rapporto personale tra lei e SCARANO iniziato nel 1992, quando incominciarono i primi approccio;
- che questo rapporto si è chiuso, subito per lei, mentre per lui sicuramente quando è stato arrestato;
- che dopo l'arresto le ha mandato, a SCARANO, un telegramma a firma anche del marito LIBERATI Giuseppe;
- che conosceva la'bitazione di SCARANO a Torre Maura;
- che c'è stata insieme al marito a portare dei mobili a casa di SCARANO, mobili ordinati del figlio di SCARANO;
- che alla chiusura del mobilificio, lei chiese ad Antonio se le trovava un lavoro e Antonio le disse se poteva andare a pulire un appartamento al quartiere Africano, cosa che lei fece;
- che suo marito all'epoca stava agli arresti domiciliari;
- che in quell'appartamento c'è stata un apio di volte;
- che la prima volta andò con la cognata GRECO Rosalba;
- che SCARANO le aveva spiegato al strada per arrivare all'appartamento; le chiavi gliele aveva già date SCARANO;
- che SCARANO andò a fine lavoro a pagarle ed a riprendere le chiavi;
- che la seconda volta fu accompagnata da SCARANO;
- che l'appartamento, sia la prima che la seconda volta, non era molto sporco, c'era polvere, non piatti e bicchieri sporchi; non ricorda di aver rifatto i letti;
- che a lei le dava l'impressione di un appartamento non abitato o di chi ci andava saltuariamente;
- che ricorda solo un "pronto letto";
- che tra la prima e la seconda volta poteva essere passato un mesetto;
- che tra i ricordi di oggi e quelli di quando venne sentita sia dalla DIA che dal Pubblico Ministero, sono più attendibili sicuramente le dichiarazioni rese all'epoca.
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso su delega alla DIA il 3.2.1995.
La CANTALE coferma quanto dichiarato nel verbale di allora.
- che suo marito è stato detenuto in carcere dal 12/13 maggio fino alla fine di luglio 1993 (20/21/22);
- che suo marito aveva il permesso di uscire per andare a lavorare;
- che il negozio dove lavorava il marito ad agosto, era chiuso e quindi stava a casa;
Il Pubblico Ministero contesta il verbale reso su delega alla DIA il 3.2.1995.
- Che oltre il divano letto, nell'appartamento, c'era anche una poltrona letto o forse due;
- che la poltrona era di colore fucxia;
- che sia il divano che la poltrona, li ha rivisti alla villa di Fiano Romano, sicuramente il divano, è in forse la poltrona; questo è successo l'anno dopo;
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso su delega alla DIA il 16.3.1995 e la CANTALE conferma.
- Che nel palazzo del quartiere Africano c'erano parecchi portoni; non ricorda il nome della via;
- che lei ha indicato questi posti, al quartiere Africano, a Cinecittà e a Fiano Romano, a personale della DIA;
- che lei, vedendo che SCARANO aveva tutte queste case, lei gli chiese in affito un appartamento, ma SCARANO le rispose che nonerano suoi e che li teneva, eventualmente per parenti che fossero venuti a trovarlo;
- che per quanto riguarda l'appartamento di Cinecittà, SCARANO le chiese se aveva del tempo per andarlo a pulire e lei ci andò con la figlia, accompagnate da SCARANO;
- che successe sempre nel 1993;
- che l'appartamento a Cinecittà era ad un piano alto, c'era l'ascensore ed anzi l'ascensore non arrivava al piano dell'appartamento;
- che non ricorda nulla di specifico in relazione a questo appartamento;
- che non è più tornata in quell'appartamento;
- che Cinecittà è il quartiere Tuscolano;
- che nel 1994 è andata in una villetta in Fiano Romano;
- che i rapporti con SCARANO, per un certo periodo, furono allentati, per circa un mese, e dopo, quando tornò disse che era mancato per un fatto di omonimia;
- che il villino ha saputo essere a Capena, quando vi è andata con la DIA;
- che con SCARANO c'è stata una prima volta con Anna PAGNOZZI, come pure una seconda, una terza con Roberta BENDIA, metre l'ultima da sola;
- che c'era un cancello, un giardino, e la villetta;
- che la via era stretta ed in salita;
- che ha frequentato la villetta sempre per le pulizie;
- che tutte le volte in cui vi è stata sono tutti raggruppati in un paio di mesi;
- che la prima volta non ricorda in che condizioni era; la seconda hanno rifatto i letti e notò dei rasoi;
- che i letti erano sempre il "pronto letto" a due piazze, la poltrona letto ed un altro mobile letto;
- che c'era una scala che portava sotto; c'erano delle casse di vino e delle cose da mangiare;
- che a Capena c'è stata accompagnata da SCARANO, lei e la PAGNOZZI, mentre con la Roberta BENDIA è andata con la macchina di quest'ultima;
- che l'ultima volta in cui è andata da sola, pensa che sia stato ad aprile, è stata accompagnata da SCARANO, di mattina;
- che questo successe il giorno dopo in cui era andata insieme alla PAGNOZZI;
- che quando sono arrivati c'erano delle macchine dentro il cancello; SCARANO è sceso, ha parlato con qualcuno, che lei non ha visto;
- che lei e SCARANO hanno fatto un giretto e dopo poco, tornati, non c'era più nessuno;
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso al PM il 14.2.1995.
- Che SCARANO le disse, al ristorante, che avrebbe detto al marito Pino, che lei sarebbe rientrata più tardi;
- che al ristorante c'erano altre persone, 5 o 6 che arrivarono quando loro due avevano già mangiato;
Vengono mostrate alla CANTALE le foto: (album DIA Roma 16.3.1995 - 22.3.1995 - 7.9.1995 fasc. dibattimento) e riconosce l'appartamento del quartiere Africano, i mobili dell'appartamento di Cinecittà e il villino.
- che le persone che erano a tavola al ristorante, lei ha pensato che potevano essere gli occupanti delle villetta, così dedusse;
- che la Fiat Uno che aveva visto la mattina l'aveva poi rivista al ristorante;
- che le persone erano 5;
Il Pubblico Ministero le contesta i verbali 3.2. e 14.2.1995 relativi al punto.
- Che ricorda un certo Luigi, Peppe e Cosimo che aveva già conosciuto;
- che delle persone non viste prima non ricorda i nomi; due di questi uomini erano bassini, mori, scuri di carnagione, occhi scuri, giovani;
- che tutte le persone si sono messe al loro tavolo, perchè dovevano mangiare e lei si è trattenuta con loro per circa 5/10 minuti; tra di loro parlavano in dialetto;
- che questo ristorante è nella zona di Fiano, nella zona industriale;
- che ha dato indicazioni alla DIA e loro, tramite altre informazioni, lo hanno individuato;
- che Luigi lo aveva visto, verso il Natale 1993; Peppe lo aveva visto nel periodo di Pasqua insieme a Luigi; Cosimo nel 1993;
- che Luigi lo ha portato a casa sua SCARANO e Antonio glielo presentò come un amico; seppe che stava a Palermo e che aveva un autosalone di macchine;
- che Luigi è basso, robusto, capelli castani, viso Cicciottello, 45 anni circa;
- che lo ha visto in varie occasioni: poco prima di Natale, poi forse l'anno dopo quando fecero una cena a casa con Anna PAGNOZZI e poi al ristorante;
- che non ricorda se aveva i baffi o meno;
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso su delega alla DIA il 3.2.1995.
- Che in occasione della cena a casa, oltre a lei e la PAGNOZZI, c'erano SCARANO, LIBERATI e Luigi;
- che una seconda volta c'era un'altra persona, un ragazzo biondino forse Davide o Dino.
- Che questo Dino lo ha visto solo la prima volta che Luigi le è stato portato a casa;
- che SCARANO le disse che Luigi era un amico e basta, senza dare spiegazioni di sorta;
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso al PM il 14.2.1995.
- Che Luigi sapeva il suo numero di telefono e che una volta telefonò per lasciare un messaggio per Antonio;
- che Luigi a casa sua c'è stato sicuramente tre volte;
- che Antonio e Luigi hanno portato a casa sua Peppe, una persona alta, piuttosto robusta, capelli cortissimi, forse non aveva 30 anni;
- che da come ha capito Peppe era siciliano, amico di Antonio;
- che non sa il perchè di queste conoscenze;
- che era poco prima di Pasqua e nell'occasione SCARANO regalò due uova di Pasqua a lei ed alla PAGNOZZI;
- che il pranzo al ristorante di Fiano fu successivo, forse dopo una settimana;
- che questo Peppe a quanto ha capito, non frequentava spesso Roma;
- che Cosimo lo ha visto due volte: al pranzo al ristorante ed una volta precedente, se non ricorda male nel 1993 a casa sua in compagnia di SCARANO;
- che a lei lo presentò SCARANO con il nome di Cosimo; era un ragazzo sui 25/26 anni, statura media, moro di capelli, occhi scuri;
- che oltre a queste persone, SCARANO le ha fatto conoscere anche un certo Gaspare;
- che questo avvenne nel 1993 a casa sua, nell'autunno, una volta;
Il Pubblico Ministero le contesta il verbale reso su delega alla DIA il 3.2.1995 e del 14.2.1995 al Pubblico Ministero.
- Che Gaspare era di statura medio-alta, fisico normale, chiaro di capelli, stempiato, sempre ben vestito;
- che nelle foto che ha visto nelle foto, ha riconosciuto di sicuro Luigi e Cosimo, mentre non ha riconosciuto le altre con sicurezza,anche se ha notato varie somiglianze;
- che alla Rustica SCARANO aveva un ingrosso di alimentari e bibite;
- che lei c'è stata con Antonio e la PAGNOZZI al ritorno dalle pulizie;
- che suo marito LIBERATI venne arrestato per detenzione di hashish e cocaina;
- che lei non sa come suo marito ne fosse venuto in possesso;
- che in occasione dell'arresto venne sequestrato un bigliettino con il nome Aldo ed il numero di telefono;
- che non sa se Aldo abbia avuto a che fare con l'arresto;
- che ha conosciuto Alfredo BIZZONI e le sembra che l'appartamento di Cinecittà era di Alfredo.

Controesame
Alle domande dell'avv. Cianferoni, riferisce:
- che Peppe era piuttosto alta, grosso, capelli castani, era il più alto di tutti quelli che ha conosciuto;
- che nell'appartamento del quartiere Africano, ricorda (forse) un profumo; non ricorda giornali nè una camicia da donna;

Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che non ha mai saputo nulla al riguardo di Cosimo;

342) - LIBERATI Giuseppe.
Alle domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- che attualmente è elettricista e negli anni 1992/1993 faceva lavori saltuari;
- che è sposato con CANTALE Simonetta;
- che nel 1993 abitava nel viale Dei Romanisti;
- che il 13 maggio 1993 è stato arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti, 10 Kg di hasish ed un etto di cocaina; ebbe il prcesso per direttissima il 27 maggio 1993; fece l'appello ed uscì dal carcere a luglio 1993 per gli arresti domiciliari con la possibilità di uscire per andare a lavorare;
Il Pubblico Ministero gli contesta il verbale reso su delega alla DIA il 3.2.1995.
- Che conosceva da prima Antonio SCARANO; lo aveva conosciuto al mobilificio di PESCO Claudio dove vi lavorava la moglie CANTALE;
- che con SCARANO si vedevano spesso, erano amici;
- che dopo la concessione degli arresti domiciliari, dopo una quindicina di giorni, SCARANO era andato a trovarlo;
- che una volta prima di essere arrestato SCARANO era andato con un certo Gaspare;
- che dopo gli arresti domiciliari con Luigi ed ancora poi dopo con un certo Dino e Peppe;
- che Luigi gli venne presentato come un commerciante di auto di Palermo, mentre Gaspare e gli altri gli vennero presentati come amici;
- che Gaspare lo ha conosciuto a febbraio/marzo 1993, mentre non sa essere più preciso per gli altri;
- che al massimo Gaspare potrebbe essere andato anche un'altra volta;
- che Gaspare era una persona distinta, capelli corti e pochi, occhi chiari, carnagione chiara, fisico asciutto, alto forse 180 cm, con meno di 40 anni di età;
- che gli sembra che non fumasse;
- che una volta venne insieme a SCARANO;
- che Gaspare era siciliano;
- che la prima volta lo ha visto prima dell'arresto e la seconda quando era agli arresti domiciliari;
- che Peppe era un ragazzo sui 30 anni, grosso, capelli mori corti, alto sui 174 cm;
- che lo vide a casa durante gli arresti domiciliari;
- che agli arresti domiciliari vi è rimasto per 8 mesi e mezzo;
- che anche Peppe era siciliano;
- che anche questo Peppe era un amico di SCARANO, così come Gaspare;
- che Luigi è di corporatura un po' grossa, barba corta, sui 45 anni circa, pochi capelli, che aveva un'autosalone a Palermo così come gli fu presentato da SCARANO;
- che l'ha conosciuto un mese/mese e mezzo che stava agli arresti domiciliari, quindi dopo Gaspare, ai primi (forse) di settembre;
- che Gaspare la prima volta lo ha visto la prima volta da solo prima di essere arrestato, poi lo ha rivisto agli arresti domiciliari, poi ha visto Luigi e Peppe;
- che la prima volta aveva visto Gaspare verso febbraio/marzo 1993;
- che Peppe e Luigi li conosce dopo;
- che ha visto queste persone solo nel 1993;
- che conosce Aldo FRABETTI che gli venne presentato da SCARANO e che riconobbe la foto di questo Aldo quando venne arrestato (Aldo);
- che con Aldo non ha mai avuto a che fare;
- che aveva il recapito telefonico di Aldo;
- che non ricorda quando Aldo gli dette il numero di telefono;
- che in occasione del suo arresto, venne rinvenuto il numero di telefono di Aldo;
- che SCARANO glielo aveva presentato come amico suo;
- che lui LIBERATI chiese ad Antonio del "fumo" e poi la sera Antonio e Aldo assieme gli portarono i panetti di hashish;
- che non sa essere preciso sulle date;
- che la prima volta che venne Gaspare, sua moglie era in casa; mentre non ricorda bene se c'era anche la seconda volta;
Il Pubblico Ministero mostra copia del foglio a quadretti su cui è riportato il numero di telefono di Aldo e LIBERATI riconosce la sua grafia ed il numero di telefono di Aldo.
- Che il permesso per andare a lavorare gli arrivò dopo 3/4 giorni e che andò a lavoare dopo agosto;
- che la ditta dove doveva andare a lavorare era una videoteca ROCCADANO Marco di suo cognato, che chiuse verso la metà di agosto fino verso il 5 settembre;
Il Pubblico Ministero gli contesta il verbale reso al PM il 14.2.1995.
- Che Luigi lo conobbe nel periodo di ferie; mentre le altre persone verso la fine di agosto.

Il Pubblico Ministero chiede la acquisizione della fotocopia del biglietto, recante la dicitura "Aldo 3047113- 2290543" costituente allegato 2 del verbale di assunzione di informazioni rese al PM da LIBERATI Giuseppe in data 14.02.1995.
La Predetta documentazione trovasi nel Volume nr. 3/a a pagina 647 degli atti del Pubblico Ministero.

Controesame
Alle domande dell'avv. Florio, riferisce:
- che non ha mai conosciuto un certo Cosimo; ne ha sentito parlare dallo SCARANO e da Luigi;
- che non sa che tipo di rapporti c'erano tra SCARANO e Luigi.

Ad ulteriori domande del Pubblico Ministero, riferisce:
- Che è al corrente delle pulizie che faceva sua moglie alle case di SCARANO;
- che sa di una villa a Fiano Romano ed un appartamento al Tuscolano ed un altro al quartiere Africano dove in quest'ultimo vi è anche stato personalmente;
- che ci andò, in quanto lui LIBERATI cercava casa in affitto, in compagnia di BIZZONI Alfredo che aveva conosciuto a Centocelle;
- che BIZZONI e SCARANO si conoscevano;
- che non ricorda bene la circostanza in cui ha conosciuto BIZZONI, erano a Centocelle, vicino ad un bar;
- che questo incontro avvenne prima dell'arresto.

Il Pubblico Ministero elenca i testi citati e non comparsi per l'udienza odierna: DE FOLCHI Antonia (come da allegato referto medico); MILAN Matilde (senza addurre nessuna giustificazione).

L'udienza riprende domani 15 maggio 1997 alle ore 10,00.
62^ - UDIENZA DEL 15.5.1997
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Il Pubblico Ministero deposita nota in data odierna con la quale indica i verbali delle dichiarazioni utilizzate "per le contestazioni" nel corso degli esami testimoniali espletati dalle udienza 25.1.1997 all'udienza 14.5.1997.

E chiede ai difensori delle parti il consenso a che vengano acquisiti al fascicolo del dibattimento, trattandosi di atti irripetibili della PG, i verbali di O.C.P. espletati dal Ros di Roma dal 22.5.1993 al 6.8.1993 (nella cd. "operazione SPINA").

Il dif.re avv.to Cianferoni deposita richiesta scritta di esperimento giudiziale volto a verificare se su un camion come quello di Carra si potevano compiere le operazioni di carico e di scarico di esplosivo uguali a quelle riferite da Carra. Insiste per la perizia sulle armi sequestrate da DI NATALE: Chiede che la Corte accerti la data dello sciopero dei tabaccai (vd. dich.ni Carra). Chiede che la Corte accerti la altezza "reciproca" di Barranca e di Giuliano.

L'avv. Gramigni si oppone alla acquisizione dei cd. atti irripetibili del ROS oggi indicati dal Pubblico Ministero. Cianferoni si associa.

Il Pubblico Ministero interloquisce sulle richieste dell'avv. Cianferoni.
63^ - UDIENZA DEL 16.5.1997
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Segue esame dei testi del Pubblico Ministero:

343) GAUDINI Rodolfo - alle domande del P.M. risponde:
lavoro nel campo dellapubblicità.
Nel marzo 1993 ho subito un furto di armi facenti parte della mia collezione.
Il P.M. contesta la data del furto e precisa che si tratta del 11. marzo 1994 come da denuncia sporta ai cc.
Le armi oggetto del furto erano 12 pistole e un fucile semiautomatico. L'armadietto dove erano custodite le armi venne aperto come se qualcuno avesse usato una chiave falsa in quanto non vi erano segni di effrazione.
Elenca il nome delle armi rubate.
Il P.M. fa presente le dichiarazioni fatte alla DIA di Roma, circa la marca delle armi e il loro numero di matricola, e tra queste risulta una pistola 7.65 marca Wolker.
Le armi erano sprovviste di caricatore per motivi di sicurrezza.
Il P.M. contesta la parte relativa alla muratura della vetrina delle armi e precisamente quanto dichiarato alla DIA nel verbale del 15.04.1996 di Roma dove il teste si avvalse di un certo CIUCCI il quale aveva come manovale un lavoratore Polacco.

344) NATI Valter - alle domande del P.M. risponde:
Riguardo l'apppartamento di via Alesandrino ho avuto la disponibilità, insieme alla Aquilini, nell'anno 1990-1991, il proprietario della abitazione ricordo che si chiamava Yuri.
Dopo che lasciai l'appartamento subentrò un certo LA MANTIA Giuseppe.
Sono venuto a conoscenza che l'abitazione fu oggetto di perquisizione in epoca successiva a quella in cui ci abitavo. Faccio presente che il sig. LA MANTIA non l'ho più rivisto.

345) QUARANTA Franco - alle domande del P.M. risponde:
Sono proprietario dell'appartamento di via L.go G. Capitolino a Roma, sono proprietario dello stesso dall'anno 1987, la zona è quella del Tuscolano - Cinecità angolo con via Appio Claudio.
L'appartamento l'ho affittato nell'anno 87 alle studentesse (DE LUCA e PROIETTI), le stesse vi hanno abitato fino al periodo in cui sono stato convocato dalla DIA.
Ebbi una comunicazione dalla DE LUCA la quale mi comunicava che l'appartamento veniva abitato dal solo BIZZONI (convivente della DE LUCA) i pagamenti avvenivano tramite degli assegni, successivamente avvennero delle controverse tra me e le studentesse, in quanto le stesse non volevano più pagare per l'affitto della mobilia sita all'interno della abitazione.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA di Roma in data 08.02.1995, in merito ai pagamenti dell'affitto.
Il teste legge la lettera inviatagli dalla DE LUCA.
I pagamenti avvenivano tramite assegni o vaglia, successivammente questi non avvennero più in modo regolare. Quindi decisi di rivolgermi al mio legale.
Il BIZZONI rimase nella disponibilità dell'appartamento finchè non avvenne la perquisizione da parte della DIA di Roma.
Ricordo di aver consegnato dei documenti alla DIA relativi all'appartamento.
Il P.M. chiede l'acquisizione da parte della Corte della documentazione relativa al contratto d'affitto.

346) DE LUCA Cinzia - alle domande del P.M. risponde:
Ho abitato per circa quattro anni e precisamente dall'anno 1989 al 1993, l'appartamento di L.go Capitolino. Il contratto venne fatto a nome mio e della mia amica.
Riguardo l'affitto dell'appartamento ebbi delle controverse con il proprietario, quindi andai in cerca di un altro appartamento. Ci fu un periodo in cui mi trovai ad averne in affitto due, quindi cercai di lasciare l'appartamento di L.go Capitolino e fu così che feci la conoscenza del BIZZONI, il quale mi venne presentato dall'avvocato Lauro. Il periodo in cui subentrò il Bizzoni risale al settembre dell'anno 1993.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA in data 09.02.1995 di Roma.
Nelle dichiarazioni rese alla DIA, feci presente che la portiera mi rappresentò che c'era un certo via vai di persone che si recavano nell'appartamento. A questo punto mi rivolsi all'avvocato per fare una lettere di protesta al BIZZONI.

347) MARIANELLI Maria Pia - alle domande del P.M. risponde:
Sono la custode, da circa 9 anni, del palazzo sito in L.go Capitolini nr. 9
Ricordo che una delle mansarda era occupata dalle sig.re DE LUCA e PROIETTI, la DE LUCA mi fece presente che lei avrebbe lasciato l'appartamento e sarebbe subentrata un' altra persona. Il nome della persona, che subentrò, lo venni a sapere successivamente.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA di Roma nel quale seppe che la persona si chiamava BIZZONI Alfredo.
Riguardo al via vai di persone, destò la mia attenzione, in quanto conoscendo tutti gli inquilini dello stabile, questi quando si presentavano mi chiedevano la chiave dell'ascensore in quanto la mansarda si tova al 7 piano. Ricordo che in una occasione in cui si guastò l'ascensore mi recai in mansarda e notai per l'appunto queste persone nell'appartamento, ricordo che ebbi anche modo di fargli una domanda non ricevendo risposta. Con una di queste persone, un giorno mentre mi trovavo in cortile, ebbi uno scambio verbale.
Il P.M. contesta le dichiarazioni rese alla DIA del 09.02.1995 nel quale gli vennero mostrate delle foto.
Non sono in grado di descrivere le persone che vidi nell'appartamento nell' occasione.
Il P.M. contesta il verbale del 09.02.1995 reso alla DIA.
Il periodo era sicuramente dopo la partenza della DE LUCA.
Controesame dell'avv. Pepi.
Chiede se la signora riconosce l'imputato della cella nr. 2.
Il Presidente non ammette la domanda

348) ALEI Giuseppe - alle domande del P.M. risponde:
Sono residente a Capena, sono stato proprietario di un villlino fino al 1995. nello stesso ho abitato fino al 1994.
Decisi di lasciare il villlino in quanto troppo isolato, mi rivolsi ad una agenzia immobiliare per affittarlo. dpo circa 10 giorni, faccio presente che siamo sempre nel gennaio del 1994, dal mandato si presentò una signora insieme ad un signore di nome Antonio SCARANO. Con lo stesso facemmo un accordo per 6 mesi, lo stesso mi disse che gli serviva, perchè doveva fare alloggiare degli operai che dovevano costruire una casa per suo conto nelle vicinanze.
Non venne fatto nessun contratto ufficiale in quanto mi spiegarono che essendo presa in uso foresteria non necessitava di contratto. Io però ho insistito per avere un contratto scritto. Vennero stipulate due copie, una venne consegnata allo SCARANO e l'altra rimase nel villino.
Il P.M. contesta il verbale reso alla alla A.G. di Firenze il 03.02.1995
Sollecitato dal P.M., ricorda che il contratto lo strappò perchè venuto a sapere del coivolgimento dello SCARANO nei fatti di strage del 93 in Roma.
Lo SCARANO lasciò il villino anticipatamente rispetto al contratto stipulato. Non ricordo il periodo preciso.
Il P.M. contesta il verbale reso all'A.G. di Firenze il 03.02.1995
La somma che percepii per l'affitto fu di 9.500.000.
In alcune occasioni in cui mi recai nel villino per curare il giardino notai alcune autovetture tra cui un AUDI ed un FUORISTRADA bianco il quale aveva la targa con tre numeri uguali conseguenziali.
Quando seppi dell'arresto dello SCARANO dal telegiornale, mi recai immediatamente alla villetta. Nella stessa trovai dei divani letto, oggetti per la pulizia personale, generi alimentari mentre nella cantina trovai degli attrezzi da carpentiere notai anche delle batterie piccole tipo duracel. Dall'arresto di SCARANO a quando ci fu la perquisizione, il villino non venne più frequentato da nessuno. Tra il materiale rinvenuto da me, dopo l'arresto dello SCARANO, nel villino e che presumo portato dallo stesso, ricordo che c'erano due divani e una poltrona.
Controesame dell'avv. Pepi relativo alle date delle perquisizioni da parte della DIA.
Controesame dell'avv. Florio relativo alla presenza di altre persone nel villino oltre allo SCARANO.
Il P.M. mostra delle foto di zainetti.
Non riconosco come miei gli zainetti.

349) PETRUCCI Roberto - alle domande del P.M. risponde:
Abito a Capena vicino al villino di Alei.
Sono al corrente che il villino del sig. Alei fu affittato allo SCARANO, in quanto avevo un agenzia immobiliare a Capena, alla quale per l'appunto si rivolse lo SCARANO per affittare il villino.
Nelle vicinanze del villino in argomento, lo SCARANO stava costruendo una casa, a lavori di costruzione partecipò una squadra di muratori di Capena con a capo il sig FAGIANI Renato.
Le macchine che notai nella disponibilità dello SCARANO, erano un AUDI 80 un FUORISTADA targato RI ed una 112.
Ho conosciuto il FRABETTI in occasione dei lavori al cantiere, venne insieme allo SCARANO, lo stesso possedeva una SEAT Malaga.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA il 14.05.1996.
Ricorda, sollecitato dal P.M., una Mercedes grigia. Ricordo che una volta vidi una Thema sulla strada vicino al cantiere vicino alla quale c'era lo SCARANO.
Non ricordo di aver visto portare dei mobili.
Il P.M. contesta il verbale reso alla A.G. di Firenze il 03.02.1995
Controesame avv. Florio

350) PALMENTIERI Sabato - alle domande del P.M. risponde:
Venni interessato dal sig. Petrucci di fare dei lavori alla villetta dello SCARANO nel periodo dopo l'estate, gli stessi termiarono nel periodo giugno luglio del 1994. Ricordo che lo SCARANO piacevano le tegole antichizzate.
Durante i lavori di costruzione delle fondamente, le persone furono sempre le stesse.
Il P.M. contesta il verbale reso alla A.G. di Firenze l'08.08.1995.

351) PALMENTIERI Donato - alle domande del P.M. risponde:
Ho fatto dei lavori edili a Capena per conto del sig. SCARANO, nell'anno 1993/94. faccio presente che ai lavori di costruzione non ho partecipato in modo costante.

352) PINZARI Alessandro - alle domande del P.M. risponde:
Sono proprietario di un ristorante a Capena.
Non conosco SCARANO Antonio. La sua foto mi venne mostrata dalla DIA di Roma. Lo SCARANO venne al ristorante diverse volte sempre in compagnia di una donna.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA di Roma del 20.02.1995

353) GUIDI Francesco - alle domande del P.M. risponde:
Lavoro al ristorante di proprietà del sig. Pinzari.
Non conosco personalmente lo SCARANO, ma ricordo che lo stesso veniva al ristorante, il periodo poteva essere febbraio - aprile del 1994.
In alcune occasione venne accompagnato da 5 - 6 persone.
Non conosco il sig. GIACALONE Luigi.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA di Roma del 20.02.1995
Posso affermare che non si trattava di persone del luogo.
Il P.M. contesta il verbale reso alla DIA di Roma il 20.02.1995
Controesame avv. Florio.

Il Pubblico Ministero elenca i testi citati e non comparsi per l'udienza odierna: SCIABOLACCI Frabrizio (come da allegato referto medico); D'AGUANNO claudio (come da allegato referto medico).

L'udienza riprende domani 17 maggio 1997 alle ore 09,00.
64^ - UDIENZA DEL 17.5.1997
[pic]

Esame consulenti del Pubblico Ministero MASSARI, BELLOMO, VADALA'. Non esaurito esame del consulente VADALA'.
Rinviata all'udienza del 26.5.1997.
65^ - UDIENZA DEL 26.5.1997
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I difensori adducono legittimo impedimento, dichiarando di aderire all'astensione deliberata dagli organismi rappresentativi professionali.-
66^ - UDIENZA DEL 02.06.1997
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354) BERNABE' Claudio, alle domande del P.M. Risponde:
Nel '90 comprai la macchina. Nel '92 circa la dovetti dare indietro, perché avevo perso il lavoro e non potevo più pagarla. Che avevo dei bollettini in finanziamento. La riconsegnai alla Citifin, dove qui ho varie documentazioni. Poi, a loro volta, la rivendettero.
Era una Seat Malaga Top quattro sportelli Bianca.
Era targata: Roma 93971Y.
Che, era maggio '92, giugno '92, quando la riconsegnai alla Citifin
Vengono acquisiti agli atti della Corte dei documenti prodotti dal teste.

355) MARANO Franco, alle domande del P.M. risponde:.
Che ho comprato una macchina, quando l'ho comprata non ricordo. Comunque l'ho comprata tramite una agenzia, la Citifin che lo tenuta circa sei-otto mesi, un anno.
Che in seguto l'ho rivenduta al signor Scarano.
Che il passaggio di proprietà non l'ho fatto, perchè il motivo era che gli ho venduto questa macchina e avevamo detto che fra due o tre giorni di fare questo passaggio di proprietà. Poi non c'ho più avuto occasione di vederlo ed è andata avanti così.
Io l'ho cercato un po' di tempo, però non l'ho più visto. E' rimasta così, insomma.
Ecco, siccome per l'appunto questo passaggio non è stato mai formalizzato, quindi la macchina ancora oggi risulta intestata a me
Che l'anno in cui ho venduto la macchina penso che fosse il '92-'93
Che ho venduto la macchina perché siccome io giocavo a carte, mi servivano i soldi.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale il 20 gennaio '95.
e il verbale del 6 marzo '95.
Che il tipo di macchina ricordo che era una Malaga.bianca.
Che non ricordavo di preciso quando giorni o mesi, ce l'avrò avuta questa macchina. Poi me la sono dovuta vendere.

356) FRABETTI Armando. alle domande del P.M. risponde:
Che ho avuto un incidente con la mia macchina, una mia auto. E mio zio me l'ha prestata per due mesi.
Utilizzato da Pubblico Ministero il verbale reso alla DIA il 20.01.1995
Che la macchina l'ho avuta due mesi, all'incirca.
Che ricordo che era il 15 agosto.
Che l'ho avuta all'incirca tre mesi, tre mesi e mezzo, non di più fino a quando è stata sequestrata.

357) FRABONI Pinella, alle domande del P.M. risponde:
Che ho una tintoria in Roma in via Mico Aspertini numero civico è 424.
e precisamente zona Tor Bella Monaca, questa attività ce l'ho sotto al centro commerciale Le Torri, che sono cinque anni e mezzo che svolgo questa attività, a partire dal 1991/92.Questa mia attività insiste nel complesso Le Torri.
Che è un centro dove ci sono cento negozi.
Che i servizi di questo complesso erano gestiti da un amministratore Poi c'era anche un direttore.
Che il nome del direttore credo fosse Massimino. Che è stato assunto nel periodo prima di Natale, poi è andato via.
Utilizzato da Pubblico Mionistero il verbale reso alla DIA il 14 marzo '96.
Che sollecitata dal P.M. conferma che si trattava di Alfio, che aveva ricoperto la carica di direttore del centro per circa due anni, dall'inizio del '92 alla fine del '93".
Che via Aspertini fa angolo con via Parasacchi.
che ci sono, nel complesso, dei garage sfitti.
Che quello c'è un magazzino a garage. C'è un altro magazzino, quello a via Mico Aspertini dove, un negoziante, appoggiavamo le cose diciamo che non ci servivano nel negozio. Perché essendo negozi piccoli, lo usavamo come ripostiglio.
Tant'è vero che anch'io avevo qualche macchina vecchia. Ma quello di via parasacchi l'ho sempre visto chiuso.
Che avevo le chiavi appoggiate vicino alla porta. E se qualcuno me le chiedeva, io le davo. Perché il magazzino non era mio. Ossia, tutti noi negozianti, si sa, che in una attività uno c'ha sempre qualcosa da rimettere.
Ad esempio, c'è il negozio a fianco di abbigliamento, metteva gli scaffali vecchi. Allora mi chiedevano la chiave, se ne servivano e poi me la ridavano. Per non andare su.
Che quello di via Parasacchi, lei non ha mai avuto la chiave
Che il signor Massimino veniva qualche volta perché, ripeto, io avendo questa attività di tintoria, loro si servivano da noi come clienti. Però, se lui mi ha chiesto la chiave, non credo proprio. Anche perché non c'era ragione. Lui, essendo un direttore del centro, credo che abbia avuto un doppione di chiave. Credo, eh. Non credo che c'era una chiave sola. Lui veniva, o lui o la moglie, si servivano da noi come clienti.
Che il sig. Alfio portava di tanto in tanto anche dei suoi amici e, come clienti.

358) D'AGUANNO Claudio, alle domande del P.M. risponde:
Che abito a Formello, in via Monti di Malvagliata, dal '91, dicembre '91.
Che sono geometra e c'ho una impresetta di costruzioni edili.
Che possiedo una Mercedes. Una 230 CE.Prima avevo una Thema Ferrari, un 8.32.
di colore Blu. Che era ottobre '93, o '92, ci avevo una Mercedes 250 diesel e che mi hanno rubato il mese di agosto.
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazioni il verbale del 6 giugno del 1996 reso alla A.G. di FI.
Che Formello è un paese con diecimila abitanti, Quindi, al momento, io già lavoravo a Formello prima di abitarci, no? Già bazzicavo Formello, perché lavoravo in quella zona.
Poi, quando sono andato ad abitare in quella casa che ho costruito io, sono venuto a sapere - questo sempre perché è un piccolo centro - che abitava questo pentito Salvatore Contorno. Che l'ho incrociato, diciamo, perché lui, io per arrivare a casa mia, dovevo passare davanti la sua casa. Quindi una volta mi fermò proprio per chiedermi di questa Thema, della Thema Ferrari, no?
Dicendomi che doveva comperarla lui, perché io l'ho comprata ad un autosalone in via Cassia, dove si vede che anche lui faceva i suoi acquisti, Che mi aveva raccontato che doveva comprarla lui, poi invece ci ha ripensato. Poi un'altra volta l'ho anche incontrato in un bar sulla piazza principale di Formello che di nome faceva da Sabatino, non so se lui giocava una schedina
Che l'indicazione che si trattasse di Contorno me l'ha abbia data un mio operaio
Che una una volta lo avevo visto anche con una Golf. Che facendo la strada per andare via, per raggiungere la via provinciale, passo davanti al suo cancello che è un cancello scorrevole. Quindi è capitato diverse volte che mentre io arrivavo, lui usciva dal cancello. E quindi io mi dovevo, o fermare, oppure lui mi si accodava perchè la strada era stetta
Che tutti lì a Formellosapevano che girava tranquillamente senza problema, non è che ci avesse paura.

Controesame dell'avv. Pepi.
Si avvale della facoltà di non rispondere.

359) MILAN Matilde, alle domande del P.M. risponde:
Che svolgo l'attività di parrucchiera a Roma, nella zona di Centocelle. in via dei Glicini.
Che ho conosciuto delle persone di origine parlermitana, di nome Luigi nel mese di maggio aprile del 1994.
Che mi venne presentato da un commerciante di Centocelle, di nome BIZZONI Alfredo.
Che non l'ho frequentata perché pensavo che volesse fare qualche approccio con me. Quindi, il tipo non mi piaceva. E quindi ho tagliato corto. Ho preso un caffè, m'ha fatto una cortesia così, se mi ha accompagnato, però io ho detto: 'non mi telefonare, non mi cercare perché non'...
Utilizzato dal Pubblico Ministero per le contestazioni il verbale del il 21 febbraio '95, reso alla DIA di Roma.
Che il sig. Luigi, sollecitata dal P.M., l'ho incontrato anche altre volte sempre da solo, ma in una occasione mi rappresentò che fuori aveva degli amici che lo aspettavano".
Che, mi diede il numero di un cellulare che io non ho più.
Che una volta ho incontrato Luigi a Palermo e in quella occasione mi accompagnò all'aeroporto. Che mi accompagnò. sono andata a Termini Merese e poi mi fece la cortesia di riportarmi all'aeroporto. Tutto qui.
Che mi aveva dato il numero del cellulare.

360) VADALA' Gianni Giulio, consulente del P.M.

L'udienza riprende giorno 03.06.1997 alle ore 09,00.

67^ - UDIENZA DEL 03.06.1997
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Segue esame dei testi del Pubblico Ministero:
Il Presidente legge

361) MANISCALCO Umberto, ai sensi dell'art. ex 210 c.p.p.
Che ho sempre abitato presso i nonni, sia nel quartiere Magliana che ad Ostiense.
Che il mio periodo di arresto risale al 05.05.1993.
Che gli arresti domiciliari, concessi in data 07.07.1993, li ho trascorsi in via Ostiense.
Che la casa in cui ho trascorso la detenzione era costituita da due villette in cui una era abiita da me insieme ai nonni, mentre nell'altra abitava mio zio SICLARI Pietro co la moglie SUGAMELI.
Che le due villette erano separate.
Che le persone che frequentava mio nonno era lo SCARANO Antonio.
Che il nominativo di SCARANO l'ho saputo in seguito in quanto in precedenza l'ho chiamavamo "baffo", lo stesso veniva sempre insieme al Frabetti.
Che le macchine con cui veniva erano diverse dall' AUDI alla Renault Clio 16 valvole, una Panda, Fuoristrada ed una A 112.
Che mio nonno mi confidò che dalla parte del brecciolino ci fosse dell'ashishis.
Che in precedenza all'attentato di Roma, ovvero qualche giorno prima, ho saputo che ci fosse dell'esplosivo, questo l'ho saputo sempre da mio nonno.
Che l'eplosivo non ho mai saputo chi lo avesse portato.
Che la sera in cui scoppiò la bomba a Roma, mio nonno disse di togliere quattro balle dal brecciolino e metterle nel magazzino.
Che l'operazione avviene nel pomeriggio tardi.
Che durante il periodo in cui mio nonno ebbe in consegna l'esplosivo notai un certo nervosismo.
Che l'esplosivo erano per l'appunto grande come una ruota di una macchina grande ed avvolte in scotch che le fasciava integralmente, con la parte di sopra e quella che poggiava a terra erano schiacciate.
Che nel spostarle da solo non c'è la feci, infatti mi aiutò mio zio.
Che in seguito ho rivisto in un ufficio di polizia dell'esplosivo con delle forme simili sia per dimensioni sia come era imballato. Che durante l'interrogatorio feci la prova di sollevarlo ma non c'è la feci e provai anche ad abbraciale, come feci in via Ostiense, ma non riuscendo a congiungere le mani.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 25.11.1995.
Che sollecitato dal P.M. ricorda di aver visto in televisione, dell'esplosivo sequestrato uguale a quello che spostai in via Ostiense.
Che la sera in cui spostai l'esplosivo, venne lo SCARANO con il Frabetti, e ricordo che c'erano altre macchine un poco più dietro, che lo SCARANO venne con l'Audi 80, ricordo che c'era anche una FIAT regata bianca con dei cerchi in lega. Che le macchine vennero parcheggiate dentro il cortile di mio nonno, mentre le altre andarono da mio zio.
Che tra la macchine che entrarono nel cortile di mio nonno c'era una FIAT uno bianca.
Che tra le persone presenti notai un certo nervosisvo.
Che le macchine che uscirono dal cortile di mio zio era un po' prima dell'esplosione.
Che nello spostare le balle ricordo che maneggiai anche due tre pezzi incartati con del giornale, e precisamente una busta con altro materiale che non so descrivere, comunque ricordo che era uno oggetto lungo e che si fletteva.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 21.05.1994.
Che, sollecitato dal P.M., tra l'uscita delle macchine all'esplosione passò circa un'oretta.
Che il Frabetti era una persona che ho conosciuto bene in quanto veniva molto spesso nel cortile del nonno.
Che tra le macchine persenti c'era anche un furgone arancione, non sono in grado di riferire chi lo guidasse.
Che l'ashshs erano dei pacchetti di circa due etti e mezzo.
Che il nonno per la faccenda dell'esplosivo ebbe rapporti con lo SCARANO, lo stesso lo tranquillizzò in merito al fatto che l'esplosivo dicendo che doveva pazientare ancora un po'.
Che durante la mia detenzione domiciliare ci furono delle perquisizioni, queste avvennero solo nella villetta del nonno.
Che durante il giorno in cui spostai le balle avvenne un controllo di polizia, ma comunque io riuscivo a farmi trovare passando attraverso la finestra.
Che per la faccenda dell'esplosivo mio nonno non prese dei soldi.
Che nel cortile di mio nonno sapevo che ci fossero delle armi, tra cui delle mitragliette, pistole 7.65, fucili a canne mozza e delle magnum.
Che la deposizione fatta oggi, è sicuramente diversa da quella fatta i primi tempi, in quanto ancora non ero sicuro di collaborare, ricordo che in un interrogatorio di aver riferito che vidi scaricare l'eslposivo invece non era vero.
Che il motivo del mio arresto è perchè fui incolpato di ver bruciato il cadavere (D'Andrea Carmine), in seguito venni assolto.
Che nel 1993 il motivo del mio arresto era di aver fatto una rapina ad un'autogril.
Che per la detenzione dell'esplosivo ho ricevuto una condanna a tre anni e mezzo.
Che per la faccenda dell'ashshs sono imputato, sono stato interrogato anche da altri magistrati e sono stato sentito anche da altre Corti.
Che i nomi di SCARANO E FRABETTI li ho saputi quando sono uscito dal carcere e sono andato agli arresti domiciliari, infatti prima li chiamavo con i nomi propri o con i soprannomi.
Che la condanna di mio nonno fu di 26 anni ed inseguito decise di collaborare.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 21.05.
Che ricordo di aver fatto una ricognizione per il riconoscimento sia dello SCARANO che del FRABETTI.
Che quando tolsi le balle di eplosivo ricordo che mio nonno il numero di quattro lo disse prima che inizziassi l'operazione. Ricordo che c'è ne fossero delle altre.
Che il cancello del cortile di mio zio subì un danneggiamento e per questo chiamammo un fabbro di nome peppe, ricordo che questo avenne nel periodo dei mie arresti domiciliari, il danno fu causato da un camion che trasporta macchine, che il danneggiamento lo vidi personalmente.Che nel cortile c'era mio nonno, ricordo che avvenne nell'ora di pranzo.
Che la FIAT regata l'ho vista diverse volte con abbordo lo SCARANO e il FRABETTI anche se in qualche occasione c'erano altre persone le quali non le conoscevo.
Controesame dell'avv. Gramigni
L'avv. contesta il verbale reso il 21.09.1994 al P.M. di Firenze in merito al trasferimento avvenuto dalla Magliana a via Ostiense nonchè in merito al periodo in cui a conosciuto per il suo nome lo SCARANO e la data in cui vide il camion che sarebbe arrivato un mese prima del suo arresto.
Che il camio era di colore bianco e bleu che viene usato per trasportare autovetture.
Controesame dell'avv. Cianferoni.
Che il camion l'ho visto una solo volta e precisamente nell'occasione in cui venne danneggiato il cancello.
L'avv. contesta il verbale del 21.09.1994.
Che le armi presenti nel cortile io personalmente non le ho mai adoperate, confermo che tra le armi vi fossero delle di mitragliette, queste erano avvolte in un involucro di plastica.
Che le balle erano sprovviste di maniglie.
Il difensore richiede eperimento giudiziale
Controesame dell'avv. Florio.
Che lo SCARANO era al corrente che io mi trovavo agli arresti domiciliari.
Che durante il periodo di detenzione sia mio che di mio nonno eravamo in celle separate, in seguito in carcere mi venne detto di collaborare.
Che le macchine presenti nei due cortili complessivamente potevano essere 8.
Che nell'operazione in cui spostammo l'esplosivo c'erano anche altri involucri.

362) DI NATALE Elena, ai sensi ex art. 210 c.p.p., alle domande del P.M. risponde:
Si avvale della facoltà di non rispondere.

363) SICLARI Maria Maddalena, ai sensi ex art. 210 c.p.p. alle domande del P.M. risponde:
Si avvale della facoltà di non rispondere.

364) SICLARI Pietro, ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Che nell'anno 1993 andammo ad abitare in via Ostiense al nr. 875 e precisamente nel mese di febraio dopo che mio padre uscì dal carcere.
Vengono mostrate delle foto del luogo in cui abitava il SICLARI Pietro.
Che ci fossero due cancelli separati da un muro.
Che nella porta più piccola ci abitavo io, mentre mio padre abitava in un cortile adiacente.
Che nella casa che poi sarebbe diventata la mia, sempre ad Ostiense, ci andai nel mese di marzo, in quanto si dovevano terminare prima dei lavori.
Che quando vidi per la prima volta Antonio il Calabrese non sapevo che conoscesse mio padre, solo in seguito sono venuto a sapere che si conoscevano da tempo. Che lo SCARANO a me si è presentato come Antonio e solo in seguito ho saputo che faceva di cognome SCARANO. Il cognome SCARANO l'ho appreso dagli interrogatori.
Che SCARANO quando è venuto la prima volta si è presentato con una AUDI 80 nuova, in seguito lo rivisto con una Renault tipo furgoncino. Che lo SCARANO sia venuto con un fuoristrada non sono in grado di dirlo, in quanto io personalmente non lo mai visto.
Che nell'occasione in cui Antonio venne per scaricare il fumo venne accompagnato da altre persone, una delle quali ricordo avesse i bassi, il nome di questa persona l'ho saputo quando ho fatto il confronto nel quale lo riconobbi e quindi, ho saputo che si chiamava FRABATTI Aldo.
Che con le persone con cui ho scaricato l'hshshs non ho mai saputo chi fossero e tanto meno non li ho più rivisti.
Che l'hashash era tanto e per questo sto è anche in corso un processo a Roma.
Che il furgone con cui arrivò l'hashsh era di colore bianco.
Che il fumo lo scaricammo io mio padre il Frabetti lo Scarano e la persona che portava il camion.
Che il fumo prenderlo vennero lo Scarano e il Fabretti con un furgone arancione nel periodo di agosto settembre.
Che durante la detenzione dell'hashsh ci fu una perquisizione alla casa di mio nonno.
Che nel cortile ci fosse anche dell'esplosivo ne ero al corrente e per questo sono stato condannato a tre anni di reclusione.
Che nell'anno 1993 a Roma ci furono dell'esplosioni a Costanzo e quelle del 27.07.1993, la notizia l'appresi dal telegiornale. Che l'esplosioni avvennero verso mezzanotte.
Che durante quel periodo lavoravo con mio fratello. Quando terminai di lavorare , tornato a casa mio padre mi disse che dovevamo spostare le balle e metterle nel magazzino, questa operazione la feci con mio nipote Umberto, io personalmente ne ho spostate quattro.Che per fare questo lavoro mi sono servito di mio nipote è perchè erano molto pesanti.
Che le dimensioni erano come quella di una ruota e alte circa una quarantina di cn, le stesse erano avvolte in scotch

breve sospensione riprende alle 15,00

Che in epoca successiva allo spostamento dell'esplosivo ho rivisto a Roma degli involucri simili durante un interrogatorio dove era presente il dr Nicolosi, nella circostanza mi venne mostrato una balla con dello scotch marrone e questa era simile per forma peso e scotch, che non rilevai nessuna differenza.
Vengono mostrate delle foto dell'esplosivo
Che nella foto riconosco lo stesso involucro. Che il peso nell'occasine dell'interrogatorio potei dire che il peso era uguale in quanto facemmo la prova di sollevarlo.
Che le balle vennero messe nel magazzino, in quanto mio padre disse che sarebbero venute a prenderle la sera stessa. Che l'operazione dello spostamento avvenne dopo cena. Che dopo fatto lo spostamento tornai dalla parte di mio padre, in seguito arrivarono delle persone le stesse non le vidi personalmente ma sentii soltanto il rumore delle macchine, il fatto che fossero venute delle persone mi venne riferito da mio padre.
Che il primo ad arrivare fu il Fabretti che arrivò dalla parte mia, lo stesso venne a cercare di Antonio, la macchina mi sembrare essere un 124 del quale non ricordo il colore.
Che in seguito arrivò lo Scarano, lo stesso parchegiò la macchina davanti il cancello. Che il Fabretti lo feci passare dalla finestre che da sul cortile.
Che una delle macchine era una FIAT Uno, che la macchina era parcheggiata vicino all'ingresso del magazzino rivolta con la parte di dietro con lo sportellone aperto, poi c'era un'altra FIAT Uno e mi sembra una FORD.
Che le persone presenti, che vidi guando aiutai a far saltare il Fabretti, potevano essere quattro o cinque, che non ebbi modo di vederle in faccia.
Che in seguito non ho più guardato.
Che le automobili si sono trattenute un paio di ore.
Che la FIAT Uno era bianca con una persona a bordo, quindi quella sera potevano esserci sei macchine.
Che le FIAT uno nel partire fecero slittare le ruote e partirono tutte insieme con le altre macchine presenti in direzione di Roma.
Che in seguito nel mio cortile ci sono ritornato, perchè mio padre mi disse di ripulire tutto quello che avevano lasciato le macchine, infatte buttai una sedia a sdraia ed un ombrellone, poi trovai anche dei cacciaviti delle pinze dei giornali, giocattoli per bambino delle palettine con un secchiello ed anche le ruote di scorta delle FIAT Uno, il tutto li buttai in un fiume vicino casa, mentre le gomme delle FIAT Uno le buttai dal gommista vicino casa.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 01.06.1994 relativamente alla parte delle buste di plastica con del materiale morbido e non rigido.
Che la roba era leggera.
Che la roba si trovava sotto il brecciolino.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 01.06.1994 relativamente alla forma delle balle di esplosivo.
Che il fatto era dovuto ad uno stato confusionale dovuto alla lontanaza dai miei familiari. Che in seguito quando li vidi in televisione li riconobbi.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbali resi il 18 e 19.06.1994.
Che in precedenza avevo subito dei processi sia a Palermo che a Firenze rispettivamente per associazione e spaccio di denaro falso.
Che nel cortile ci fosse anche della retina che si scioglieva al contatto con le mani.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 20.09.1994 al P.M. di Firenze relativamente ai dei guanti trasparenti usa e getta trovati nel cortile.
Che l'esplosivo che vidi nell'occasione era la prima volta. Che quando furono portate io ero al lavoro, e quindi lo venni sapere in seguito da Umberto in modo molto generico. Che quando me lo disse era già tornato a casa agli arresti domiciliari.
Che andai da mio padre a dirgli di dire allo Scarano di venirselo a riprendere.
Che come mio padre si è trovato coinvolto in questo non sono in grado di riferirlo. Che mio padre mi confidò dei particolare solo guando ci furono gli attentati di Roma.
Che mio padre per precauzione ogni tanto annaffiava il luogo dove erano le balle perchè faceva molto caldo.
Che le quattro balle ora ricordo le vidi anche nel magazzino quando tornai dal lavoro, queste erano messe una sopra l'altra, ed erano le stesse che poi vennero messe sotto il brecciolino. Che nell'occasione c'era anche il cancello a terra, perchè un camion, mi fu detto, c'haveva sbattuto contro.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 01.06.1994 relativamente alla parte della collazione del tempo in cui arrivarono le balle.
Che l'esplosivo è stato portato dopo l'hashsh, quindi poteva essere maggio o giugno, in qunto l'hashsh era arrivato ad aprile.
Che mio padre, all'epoca dei fatti, possedeva una VOLVO, la quale in una circostanza venne usata anche da tre persone insieme a mio padre e lo Scarano, in seguito ho saputo che si era rotta la macchina a Torpignattara.
Che dalla finestra del cortile ora ricordo ho visto anche in altre circostanze.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 10.10.1994 al P.M. di Roma, relativamente alla parte dei disegni inerente l'esatta posizione delle macchine.
Vengono mostrati i due disegni sulla posizione delle macchine all'interno del cortile.
Opposizione dell'avv. Gramigni, in merito alla produzione dei disegni
La corte si riserva di decidere.
Che in merito agli altri attentati fatti a Firenze e Milano non sono in grado di riferire
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 09.11.1994 al P.M. di Firenze relativamente all'affermazione di quando ha aiutato il padre a spostare le balle dal brecciolino al magazzino, durante la detenzione di Umberto.
Che le balle usate per l'attentato di Roma erano solo quattro, quelle dichiarazioni oggi posso dire che non sono vere in quanto come ho già detto in precedenza ero in uno stato confusionale.
Che nel cortile di Ostiense il Frabetti è venuto quattro diverse volte.
Controesame dell'avv. Gramigni

breve sospensione

L'avv. contesta il verbale del 20.09.1994 in merito all'esatto arrivo dell'hashsh nel quale il periodo riferito era esatto e quindi ciò non coincide con quanto detto sullomstato confusionale di allora.
L'avv. contesta il periodo dell'arrivo dell'esplosivo, in quanto nel verbale di interrogatorio disse che il nipote Umberto era a casa.
L'avv. contesta il verbale del 09.11.1994 relativamente alla parte a quante volte ha maneggiato l'esplosivo.
L'avv. contesta il verbale del 20.09.1994 del P.M. di Firenze, relativamente al fatto di non aver visto un camion nel cortile, ma di averlo venuto a sapere dal nipote Umberto.
Controesame dell'avv. Cianferoni
Che la forma dell'esplosivo confermo che fosse come quella che ho visto prima in aula.
L'avv. contesta il verbale del 09.11.1994 reso al P.M. di Firenze in merito alla forma dell'esplosivo.
Che l'esplosivo è rimasto nel cortile di via Ostiense vi è rimasto fino al momento deglia attentati a Roma e cioè quelli di luglio.
L'avv. Contesta il verbale del 10.10.1994 in merito all'esatto periodo in cui l'esplosivo è rimasto nel cortile.
Che le telecamere esterne, all'abitazione di mio padre, non funzionavano.
Che mio padre nascondesse anche delle armi ero al corrente.
L'avv. contesta il verbale del 20.09.1994 reso al P.M. di Firenze relativamnete al fatto che la sera degli attentati il Siclari trovò atterra nel cortile degli arnesi da lavoro, dei quali nel dibattimento di oggi ha dichiarato di averli buttati via tutti, mentre nel verbale dichiarò che alcuni attrezzi li conservò per se.
Che non ho mai fatto sopralluoghi ad eccezione di quello del rivenimento della sedia a sdraio.
Controesame dell'avv. Florio
Controesame dell'avv. Ruggiero
Che sul fatto di quante volte ho visto lo Scarano posso dire di averlo visto tutte le settimane.
Che negli incontri tra lo Scarano e mio padre posso dire che si è parlato anche del fatto che lo Scarano voleva comprare il magazzino di mio padre.

365) SICLARI Maria Antonina, alle domande del P.M. risponde:
Si avvale della facoltà di non rispondere

366) MANISCALCO Simona, alle domande del P.M. risponde:
Si avvale della facoltà di non rispondere.

367) BERTO Giuseppe, alle domande del P.M. risponde:
Che in passato ho avuto un laboratorio di fabbro fino all'anno 1988.
Che ancora tutt'ora faccio dei lavoretti.
Che nel quartiere della Magliana ci abito dal 1973, conoscevo il sig. DI NATALE Emanuele in quanto abitavamo nella stessa palazzina.
Che ho fatto dei lavori a richiesta del DI NATALE è capitato in via Ostiense, più precisamente ho fatto una saldatura ad un cancello.
Che anche in altre occasioni sono stato nella casa di Ostiense.
Che il cancello mi disse che era stato urtato e haveva piegato il pilastro di ferro del cancello e quindi di conseguenza si era inclinato il cancello.
Che impiegai circa tre ore per ripararlo, di come era stato danneggiato non sono in grado di dirlo, il pilastro danneggiato era quello di destra guardando dal di fuori.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso l' 11.08.1994 alla DIA di Roma, in merito a come fosse stato danneggiamento il cancello.
Che il danno provocato secondo una mia idia poteva essere stato danneggiato da un camion
Sollecitato dal P.M. ricorda che il DI NATALE gli disse che era stato un camion.
Che quando riparai il cancello poteva essere nel tardo pomeriggio.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso alla DIA di Roma il 24.05.1994 in meriot all'anno in cui avvenne il danno al cancello.
Che faceva molto caldo.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso alla DIA l'11.08.1994 in merito al periodo dell'anno.
L'avv. Ruggiero presenta un'istanza per conto del Frabetti per l'attenuazione della carcerazione preventiva.
L'avv. Florio chiede un autorizzazione per autorizzare telefonate al Giacalone. Fa presente che non sono fatti inerente il processo.

L'udienza riprende domani 04 giugno 1997 alle ore 09,00.

68^ - UDIENZA DEL 04.06.1997
[pic]
Segue esame dei testi del Pubblico Ministero:

Il P.M. elenca i testimoni presenti, fa presente che per il collaboratore FERRANTE Giovanbattista ci sono stati problemi di traduzone, e pertanto non è presente.

368) CORRERA Angela, sentita ai sensi dell'ex art. 210 c.p.p.
Si avvale della facoltà di non rispondere.

369) SABATO Gioacchina, alle domande del P.M. risponde:
Che ho svolto il lavoro di segrataria in diverse ditte di autotrasporto.
Che con la ditta COPRORA, il sig. CARRA Pietro era l'amministratore, il mio rapporto di lavoro era iniziato nell'aprile del 1990. Che i contatti con la ditta li ho avuto, per ciò che concerne l'assunzione, con il padre di CARRA Pietro.
Che gli autisti all'interno della ditta era tutti saltuari.
Che i mezzi venivano caricati con i rottammi a Palermo e scricavano nel Bresciano.
Che i Camion era di proprietà della ditta.
Che l'autista saliva a Genova via nave con la società marittima la Freccia, e precisamente la tratta era Palermo Genova.
Che gli affari della ditta all'inizio andavano bene in seguito no, in quanto dovuto all'arresto di Carra Pietro.
Che in seguto nell'agosto settembre 1992 la ditta cambiò denominazione e proprietario, infatti venne dato il mio nome.
Che la piena operatività della ditta venne dato nell'anno 1993.
Che la ditta aveva 3 autisti ma posso dire che il più delle volte cambiavano, ricordo che c'era un certo Fabrizio , LA ROCCA Luigi, BENFANTE, Orazio CORRADO, DI PAOLA
Utilizzato dal Pubblico Ministero il verbale reso il 13.07.1995 al P.M. di Firenze.
Che i contatti con le ditte per avere gli appalti per il trasporto avvenivano tramite agenzia.
Che la ditta NUOVA SUD FERRO Di Palermo, CARDER SENTER di Palermo ci contattavano direttamente.
Che l'amministratore della N.S.F. era un certo DI LIBERTO.
Che Pietro CARRA e il DI LIBERTO si conoscevano.
Che l'utenze telefoniche della ditta vennero intestate a me compreso il telefonino cellulare, il quale lo portava con se sempre il CARRA Pietro.
Che il Trattore Volvo tg. TO era intestato alla COPRORA.
Che il Carra faceva raramente dei trasporti.
Che il CARRA avesse interessi in Toscana non sono al corrente.
Che camion della ditta intestata a me, siano venuti in Toscana non sono al corrente.
Che quando Carra era fuori chiamava molto spesso con il telefonino in ditta.
Che con la ditta CORRERA sono al corrente che ha come dipendente un'autotrasportatore.
Che CARRA Antonino haveva un' attività autonoma come trasportatore.
Che il cambio delle targhe dei rimorchi è avvenuto nell'anno 1992.
Che il declino economico della ditta è iniziato circa dopo 7 mesi che la rilevai. Che nel novembre del 1993 decisi di lasciare la società.
Che gli uffici erano in via F.ORSI FERRARI zona via Messina Marina.
Che nel periodo successivo in cui sono andata via non ricordo di averlo contattato
Utilizzato dal publico Ministero del 13.07.1995 reso al P.M. di Firenze, relativamente al punto precedente ed ai viaggi fatti da CARRA in Toscana.
Che il Carra utilizzasse i semirimorchi soprapposti non era solito, li utlizzava solo quando andava alla SAPITAL.
Che i semirimorchi venivano scesi alla SAPITAL in quanto fornita di grù.
Opposizione dell'avv. Cianferoni, in merito al fatto se il CARRA fosse solito guidare di persona i Camion.
Il Presidente rigetta l'opposizione
Che il CARRA guidasse di persona avveniva raramente.
Che i documenti fiscale della ditta SABATO Gioacchina passavano tutti nelle mie mani.
Controesame dell'avv. Pepi
Che ci servivamo per iviaggi via mare della società marittima FRECCIA
Controesame dell'avv. Cianferoni.
Che le direttive agli autisti dove recarsi le davo io personalmente.
Che un rimorchio potesse cscendere vuoto poteva succedere.
Che le marche dei rimorchi erano Calabrese, Adige e Zorzi tutti funzionanti regolarmente.
Che in precedenza mi sono occupata anche della ditta COPRORA.
Che sui trattori della COPRORA non mi risulta che abbiano trasportato 50 casse di sigarette.
Il P.M. si oppone alla domanda dell'avv.
Il Presidente rigetta la domanda dell'avv.
Il Presidente formula delle domande alla testimone
Che il nome mio alla ditta fu solo una cosa formale per fare in modo che la ditta si riprendesse economicamente.

370) BLUNDAVita, alle domande del P.M. risponde:
Che con il FERRO Vincenzo l'ho conosciuto nell'anno 1991, anno in cui in seguito ci siamo fidanzati.
Che con Ferro Vincenzo ci vedevamo quasi tuti i giorni, in quanto abitavamo entranbi ad Alcamo, ricordo solo in un breve periodo è stato a Palermo per motivi di studio.
Che con la famiglia del Ferro io non avevo dei rapporti ad eccezione delle sorelle.
Utilizzato dal P.M. il verbale del 28.07.1995 reso alla DIA, relativamente al fatto se il Ferro possedesse o meno un telefonino cellulare.
Che i parenti del FERRO Vincenzo mi abbiano telefonato a casa potrebbe essere accaduto
Che sono al corrente che il Ferro Vincenzo avesse un cane ma non ricordo il nome. sollecitata dal P.M. ricorda che il nome poteva essere Rocco.
Che in una circostanza sono stata con Vincenzo in Toscana in quanto si sposava il figlio di uno zio di Vincenzo, di nome Melchiorre, che lo zio faceva di cognome Messana, che il matrimonio è avvenuto nel dicembre del 1994.
Che nella circostanza facemmo un giro della città di Firenze.
Che non sono al corrente se Vincenzo abbia fatto dei viaggi in Toscana da solo.
Che Vincenzo mi chiamava giornalmente al telefono, e non posso escludere se qualche suo familiare abbia telefonato a casa mia, in quanto conosco le sorelle.
Controesane dell'avv. Cinferoni
Che non ho mai conosciuto il padre di Vincenzo
Controesame dell'avv. Ammannai
Che con Vincenzo conducevamo una vita tranquilla, che Vincenzo nel periodo in cui siamo stati fidanzati studiava.
Controesame dell'avv. Florio
Che la conoscenza della città di Firenze, da parte di Vincenzo, era quella di un normale turista, ricordo che a pranzo andammo andammo dallo zio.

371) MARRONE Andrea, alle domande del P.M. risponde:
Che svolgo l'attività di impiegato presso il comune di Erice e in più coltivo diversi hobby, tra i quali l'addestramento cinofili.
Che il centro dove svolgevo l'addestramento dei cani non c'erano telefoni, quindi se dovevano contattarmi lo facevano a casa mia dalle ore 14,00 alle ore 16,00.
Che conosco il Ferro Vincenzo perchè addestravo il suo cane, preciso che il nome di Ferro Vincenzo l'ho saputo dopo essere stato interrogato a Palermo, in quanto in precedenza associavo il nome del cane al padrone.
Che il cane si chiamasse Rocco, di razza Pastore Tedesco.
Che non sono in grado di dire se persone diverse dal proprietario abbiano chiamato a casa mia per il cane.
Controesame dell'avv. Cianferoni
Il Presidente non ammette la domanda
Che i proprietari dei cani mi chiamano al telefono di casa, sia per anticipare la venuta sia per vedere come prosegue l'addestramento

372) DI MARIA Giuseppe, alle domande del P.M. risponde:
Che ho lavorato in passato per conto del giornale di Sicilia, in seguito mi sono occupato della distribuzione delo stesso nella quale sono subentrati i miei figli.
Che in via S. Cappello 26 sono proprietario di quattro box, dei quali mi servivo anche per la distribuzione dei giornali, in quanto ci mettevo i furgoni, in seguito li ho affittati e precisamente nel gennaio del 1995.
Che i box avevano dei numeri e precisamente 7,8,9 e 10. Che il box nr. 10 l'ho affittato in data 10.10.1995 al sig. LO NIGRO francesco, con regolare contratto.
Che il sig. LO NIGRO Francesco mi contattò in quanto avevo appeso al box un cartello con scritto affittasi.
Che a partire dalla data dell'affitto dei box non ci sono più stato.
Che i box tra di loro erano separati da una porta di alluminio.
Che le persone che si recavano presso i box non sono i grado di dire se fosse sempre il LO NIGRO Francesco.
Vengono acquisiti agli atti della corte il contratto di affitto dei box e la fotocopia del della carta d'identità di LO NIGRO Francesco.

373) RUSSO Francesco, alle domande del P.M. risponde:
Che è. titolare di un impianto Agip sulla Firenze Mare, in direzione Pisa è l'ultimo distributore.
Che oltre il distributore di benzina sono titolare anche di un negozio che vende vari prodotti (elettrodomestici) situato sempre nell'area di servizio.
Che il negozio è sempre aperto al pubblico 24 ore su 24.
Che alla fine della giornata riesco a risalire alla vendita dei prodotti venduti durante la giornata attraverso un documento chiamato " la giornaliera"
Che il giorno 26.05.1993 ho venduto quattro cassette ad alto prezzo più due a basso prezzo per un totale di 24.000 mila lire che ho venduto anche cinque batterie tra cui tre torcie e due mezze torcie ed una radio.
Che il costo della radio era di lire 71.000 al pubblico.

Controesame dell'avv. Cianferoni
Che ho alle dipendenze 8 dipendenti che lavorano nel area di servizio.
Che attraverso una direttiva che ho impartito ai dipendenti riesco a risalire in che ora è stato venduto un prodotto.
Controesame dell'avv. Florio
Che la copia dello scontrino che si da al cliente rimane una copia anche al negozio.
L'avv. Cianferoni chiede la parola relativamnete all'esperimento giudiziario richiesto il giorno 15.04.1997 a tal proposito produce nr. 3 fotografie e nr. 2 lettere.
IL P.M. chiede di esaminare le produzioni fatte dall'avv. e si riserva di informare la Corte.

L'udienza riprende domani 05.06.1997 alle ore 09.00

69^ - UDIENZA DEL 05.06.1997
[pic]
Segue esame dei testi del Pubblico Ministero:

374) BARSAGLINI Anna Maria, alle domande del P.M. risponde:
Che la zona dove abito è la Versilia, che durante il periodo estivo la stessa viene affittata. Che si tratta di una villa monofamiliare, con un piano terra con cucina e uno studio mentre al piano di sopra ci sono quattro camere da letto più un accessori.
Che la villa sono solita affittarla durante il periodo estivo, questo avviene tramite agenzia immobiliare.
Che nell'anno 1993 ho affittato la villa tramite l'agenzia immobiliare AIN.
Che l'agenzia mi chiamò per dirmi che c'era un cliente interessato alla villa, l'affitto era stato concordato per il periodo luglio agosto.
Che la persona interessatta all'affitto era di corporatura robusta, con un'età di 60 anni circa, aveva una Lancia scura tg MI
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso alla DIA il 3 agosto 1995.
Che la persona veniva da Milano e da quanto ho saputo andarono via prima della scadenza del contratto, che non mi vennero consegnate le chiavi, infatti mi rivolsi all'agenzia. Che in seguito ci recammo alla villa nella quale trovammo due biciclette e dei numeri di telefono. Che ad un nemero di questi telefonai e mi rispose la moglie, questa non era al corrente del fatto che il marito avesse affittato la villa di Forte dei marmi.
Che quando feci il contratto mi sembra che questa persoma fosse sola, in seguito lìho rivisto incompagnia di una persona giovane il quale mi venne presentato come il nipote. Che questa mi sembrava essere dell'Italia meridionale.
Che al 15 di luglio la persona a cui avevo affittato la casa non era ancora venuto.
Che in seguito con la persona, a cui affittai la casa, ricordo di averlo visto in compagnia di altre tre persone.
Ce per il pagamento della villa venne concordato per 25 milioni. Che il pagamento avvenne per contanti e mi vennero corrisposti 7 milioni in contanti e la differenza quando entrarono in possesso della villa, sempre in contanti. Che i soldi mi vennero dati dalla persona anziana.
Che per quando riguardo l'utilizzo della villa, questa veniva usata molto poco infatti rimase chiusa per lunghi periodi.
Che quando andarono via, come ho già riferito, lasciarono due biciclette le quali vennero in seguito spedite con un corriere. Che per fare questo mi servii di un mio dipendente di nome Bianchini Elio.
Che il contratto lo feci con TOSONOTTI Enrico.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 24.08.1995 resa al P.M. di Firenze, relativamente al riconoscimento delle persone viste in occasione dell'affitto della villa, ed in particolare il riconoscimento di Vasile.
Che la ricevuta della spedizione delle biciclette non sono al corrente se era stata fatta a nome mio.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 24.08.1995 reso al P.M. di Firenze relativamnte al fatto della spedizione delle biciclette nel quale la spedizione venne fatta a nome mio indirizzata al sig. Vasile.

375) POLI Elio, alle domande del P.M. risponde:
Che i contatti che ebbi personalmente con le persone che affittarono la mia villa, nell'anno 1993, sono relativi a quando mi recavo alla villa per tagliare l'erba in giardino.
Che la persona con la Lancia Thema la vidi anche in occasione di quando questi venne nella mia officina accompagnato da un ragazzo il quale mi venne presentato come il nipote.
Che in seguito, ho saputo, che le vere persone interessate all'affitto della villa, erano quelli che vennero insieme al sig. con la Lancia Thema.
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione verbale del 24.08.1995 reso al P.M. di Firenze, relativamente alle persone viste alla villa
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 03.08.1995 resao alla DIA di Fi, relativamente alla parte in cui dichiarò che nella villa vide anche due ragazze.
Che quando terminò il periodo d'affitto, le chiavi della villa, non mi vennero consegnate subito, ma dovetti rivolgermi all'agenzia. Che in seguito nella villa trovai due biciclette e dei numeri telefonici. Che ad un numero di questi
mi rispose la persona della Lancia e mi chiese la cortesia di spedirmele.
Che il documento di spedizione io non lo mai visto.
Che il nome della persona della Lancia, sollecitato dal P.M. ricorda che si trattava di Tosonotti.

376) BIANCHINI Elio, alle domande del P.M. risponde:
Che ho lavorato presso la ditta del sig. Poli. Che ricordo di aver spedito due biciclette, nell'estate del 1993. Che questi, a quanto mi è dato sapere, mi venne detto di spedirle in Lombardia, mentre l'indirizzo risultava essere Palermo. Che le biciclete furono lasciate nella villa d proprietà del sig. Poli
dai sig.ri che affittarono la villa.
Viene mostrato il documento, di spesizione il teste lo riconosce, lo stesso viene acquisito agli atti della corte.

377) ABATERUSSO Pasquale, alle domande del P.M risponde:
Che ho svolto l'attività di agente immobiliare. Che il nome dell'agenzia è AIN.
Che per la villa dei sig.ri Poli, si presentarono in agenzia il Tosonotti Enrico con altre persone, che una di queste ricordo fosse il figlio, che l'altra persona non l'havevo mai vista prima.
Che la trattiva venne conclusa nel mese di Maggio Giugno 1993. Che venne fatto presso la mia agenzia un preliminare di affitto, che nella mattina stessa il Tosonotti mi lasciò un anticipo di lire 5 milioni, mentre il saldo venne versato alla fine del periodo di affitto.
Che fui io a fare visionare la casa al Tosonotti, che ricordo che mi fu chiesto, come caratteristiche della casa, che fosse una villetta singola.
Che in merito al fatto se la casa fosse stata usata da altre persone, diverse dal Tosonotti e il figlio, non sono al corrente.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 03.08.1995 reso alla DIA di Fi.
Che la persona, che accompagnava il Tosonotti, non sono in grado di fornire una descrizione
Vengono mostrate al teste dei documenti riguardo l'affitto della villa, gli stessi vengono acquisiti agli atti della Corte.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 03.08.1995reso alla DIA FI.

378) BIAGINI Roberto alle domande del P.M. risponde:
Che svolgo l'allevatore di cavalli da corsa.
Che il sig. Imperatore Agostino, anch'egli nel campo di cavalli, mi chiamava spesso per sappere dei pronostici delle corse dei cavalli.
Che un giorno, nell'1992/93, mi chiese di trovare una casa in Versilia. Che in merito mi rivolsi ad un mio amico FONDI Massimo. Che dpo qualche giorno mi disse che non aveva trovato niente.
Che del sig. Imperatore avevo dei numeri telefonici. Che con lui ho avuto anche rapporti economici, in quanto curavo alcuni dei sui cavalli. Che per questo mi vennero dati degli assegni.
Vengono mostrati al teste degli assegni gli stessi vengono acquisiti agli atti della Corte.

379) Biagini Roberto, alle domande del P.M. risponde:
Che non conosce Imperatore Agostino.
Vengono mostrati degli assegni del Banco di Sicilia, il teste non riconosce come sua la firma apposta, gli stessi vengono acquisti agli della Corte.

380) Biagini Massimiliano, alle domande del P.M. risponde:
Che non conosce Imperatore Agostino.
Vengono mostrati degli assegni del Banco di Sicilia, il teste non riconosce come sua la firma apposta, gli stessi vengono acquisti agli della Corte.

381) FONDI Massimo, alle domande del P.M. risponde:
Che possiedo un negozio di pesce essicato.
Che in passato possedevo una scuderia di cavalli.
Che ho avuto, in passato, la richiesta, da parte di Roberto Biagini, di trovare una casa in Versilia, per conto di un suo amico di nome di Agostino.
Che Agostino sapevo che fosse Siciliano, del quale però, non conoscevo il cognome. Che recapiti telefonici di Agostino non ne ho mai avuti. Infatti era lui che mi contattava telefonicamente.
Che quando riuscii a trovare una casa, a vederla, vennero Tosonotti Enrico con il figlio e Agostino.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 08.02.1996 reso alla DIA di FI relativamente alla all'anno di riferimento.
Che in seguito gli dissi di rivolgersi alla agenzia Polacci.
Che in seguito non ho più rivisto Tosonotti.
Che il cognome di Imperatore l'ho saputo quando sono stato interrogato dalla DIA, durante il quale mi vennero mostrate delle foto.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 11.03.1996 reso alla DIA di FI nel quale il teste riconobbe Imperatore dalla foto di un giornale.
Che con il sig. Imperatore non ho più avuto rapporti.

382) TOSONOTTI Enrico Carlo, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Si avvale della facoltà di non rispondere.

383) TOSONOTTI Vittorio, alle domade del P.M. risponde:
Il P.M. rappresenta, alla Corte, un eccezione in merito al fatto che il teste è figlio del TOSONOTTI Enrico Carlo e cita in merito una sentenza della Corte di Cassazione, sul fatto che il teste non possa astenersi dal deporre.
L'avv. Benucci chiede alla Corte di dare facoltà al teste di non dover deporre, in quanto la sua deposizione potrebbe essere usata in altro procedimento in separata sede.
La Corte si ritira per decidere in merito.
La Corte dispone che il teste venga sentito

breve sopensione riprende alle ore 14,30

Che di solito vengo chiamato "TOI", che seguo il lavoro di mio padre.
Che per quanto riguarda l'affitto della villa di Forte dei Marmi, ricordo che la richiesta venne fatta a mio padre dal Agostino Imperatore per conto del padre di Vasile Giuseppe, anch'egli nel campo dell'ippica.
Che il periodo era quello di aprile maggio 1993.
Che ricordo che Imperatore venne in Toscana con l'aereo che atterrò a Pisa.
Che ricordo che venne data una caparra per l'affitto della villa, però non sono in grado di dire se venne pagato con soldi in contanti oppure con assegni.
Che quando venne Vasile per vedere la villa non gli era piaciuta, in quanto non era una villa adatta a suo padre.
Che così andammo a cercare un'altra casa e più precisamente in una agenzia di nome AIN di forte di Marmi, dove mio padre era persona conosciuta il periodo poteva essere i primi di giugno.
Che per trovare la nuova villa venne il Vasile, il quale visionò diverse case.
Che durante i giri che si fecero per trovare la nuova villa, ricordo che si andava con la macchina di mio padre, la quale era una Lancia Thema, ricordo che si ruppe anche il condizionatore, e mio padre provvedè afarlo riparare, che non ricordo da chi.
Che quando venivamo in Toscana alloggiavamo presso l'hotel REX di Livorno io e mio padre.
Che in seguito ho saputo che la villa era frequentata da persone giovani. e non dal padre del Vasile.
Che la villa era per i mesi di luglio e agosto del 1993.
Che io ci sono stato due volte, ma in entrambe le volte non c'era nessuno.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 05.12.02.1996 reso alla DIA di FI, relativamente al fatto che le persone che affittarono la villa ci dissero che io e mio padre potevamo usufruire della villa in quanto a loro non serviva più.
Che la presenza delle persone giovani, nella villa, mi venne detto, che erano sporadiche.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale del 12.02.1996 reso alla DIA di FI.
Che mio padre venne coinvolto perchè aveva delle conoscenze a Forte dei Marmi, che il contratto venne fatto a nome di mio Padre, in quanto mio padre era persona conosciuta e quindi era più facile affittarla.
Che il pagamento venne fatto in contante.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale del 12.02.1996 reso alla DIA FI relativamente alla parte in cui dchiarò che i soldi li portammo da Milano per concludere l'accordo, questi li portò il Imperatore a Milano.
Che i soldi che Imperatore portò a Milano oggi posso dire che non sono serviti a pagare l'affitto.
Che la fattura che venne fatta a nome di mio padre, mi sembrava una cosa normale.
Che in seguito ho saputo che il Vasile venne arrestato.
utilizzato dal Pubblico Ministero contestazione verbale del 05.02.1996 reso alla DIA FI.

384) IMPERATORE Agostino, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Si avvale della facoltà di non rispondere.

385) VASILE Giuseppe, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Si avvale della facoltà di non rispondere.

386) PUMA Fedora, alle domande del P.M. risponde:
Che sono la moglie di Vasile Giuseppe.
Che nell'estate del 1993 ricordo di essere stata in una villa di Forte dei Marmi a casa di gente che io non conoscevo, in quanto erano amici di mio marito.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale del 03.10.1993 reso alla Squadra Mobile di Palermo in merito alla data in cui è stata a Forte dei Marmi.
Che le presentazioni avvenute nella circostanza in cui sono stata a Forte dei Marmi, ricordo che un ragazzo si presentò come Filippo Militello.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale del 03.10.1993 reso alla Squadra Mobile di Palermo, relativamente alla parte delle persone conosciute all'interno della villa di Forte dei Marmi.
Che in seguito venne anche un altro fratello "MILITELLO" di nome Benedetto con altre tre ragazze.
Che le persone che dormivano nella villa ricordo che c'erano Tommaso e Giuseppe, non ricordo se Benedetto dormiva o meno nella Villa.
Che il mio soggiorno nella villa durò circa tre quattro giorni.
Che al ritorno in Sicilia ebbi notizia dalla stampa di alcune persone che conobbi a Forte dei Marmi.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale del 03.10.1993 reso alla Squadra Mobile di PA, relativamente alla parte in cui riconobbe nell'album la persona di Benedetto "Militello".
Che oggi posso dire che le persone conosciute a Forte dei Marmi si tratta dei fratelli Graviano.
Che ricordo di aver conosciuto anche una ragazza di nome Giusi.
Che la ragazza di Paolo poteva essere austriaca, che poteva avere sui vent'anni, bionda.
Che Paolo era un ragazzo sulla trentina, che poteva essere della zona del trapanese in quanto stando al suo accento.

Controesame dell'avv. Florio
Che il ragazzo di nome Paolo, come ho detto prima, non sono in grado di rifeire dei particolare precisi.
utilizzato dall'avv. contestazione verbale del 11.10.1995 reso alla DIA di MI.
Che la ragazza straniera, tra le foto che vidi, non c'erano che potevano assomigli

Utilizzato dall'avv. contestazione verbale del 20.10.1995 reso alla DIA MI

L'udienza riprende domani 06.06.1997 alle ore 09.00
70^ - UDIENZA DEL 06.06.1997
[pic]

387) GULLOTTA| Antonino, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Non è presente l'avv. di fiducia dell'imputato.
Il Presidente nomina d'Ufficio l'avv. Cosmai
L'avv. Ceolan propone opposizione.
L'avv. Gramigni chiede i motivi per cui il teste viene sentito ai sensi dell'art. 210 c.p.p.
Il P.M. chiarisce la posizione dell'indagato, in quanto lo stesso si è reso responsaile della collocazione di una bomba a Firenze nell'ottobre del 1992.
L'opposizione dell'avv. Ceolan viene respinte.
Che io facevo parte del gruppo dei Cursoti, di Giuseppe DE ROSA, nell'anno in cui questi venne arrestato e subentrò MAZZEI.
Che nell'ambito del gruppo fui molto vicino a Santo MAZZEI.
Che venne arrestato nel maggio del 93 e durò fino a novembre 94.
Che i delitti da me commessi sono quelli dell'assassinio di due trapanesi a Torino.
Che Santo Mazzei aveva rapporti con i mafiosi di Palermo e presisamnte con Salvatore Facella e Giovanni BASTONE.
Che vicino a MAZZEI c'era un certo CANNAVO'.
Che i rapporti con la cosca di Mazara del Vallo in seguito all'arresto di Mazzei li ho curati io personalmente.
Che Cannavò mi disse in una circostanza mi riferì che c'era stata una riunione di Capi, all'uscita di quella riuonene il Bagarella gli diete una pacca sulla spalla e disse che lui era un bravo picciotto.
Che per il viaggio a Torino, ci recammo prima a Mlano per comprare una macchina tg MI.
Che arrivati a Torino incontrammo Santo Mazzei, mentre il Bastone incaricò il Facella di trovare dei candelotti di dinamite. Che questi riferì al Mazzei che non era riuscito a trovare i candelotti ma bensì una bomba. Che Mazzei disse che andava bene lo stesso per dare una dimostrazione alle forze delle ordine.
Che la macchina Opel venne intesta a Cannavò.
Che per andare a Firenze ci spostammo io e il Cannavò con la Opela con abbordo la bomba,mentre il Facella scese con la sua FIAT Tempra.
Che la bomba aveva la forma di razzo di color bronzo.
Che sulla strada io feci cenno che ci saremmo visti l'indomani a Firenze.
Che però sbagliammo strada e così telefonai al Mazzei e lui mi diete l'istruzioni di dove uscire.
Che a Firenze arrivammo verso le 17,00, dal casello al punto prestabilito impiegammo circa 10 minuti.
Che la bomba nel museo la portò il Cannavò, nascondendola sotto il giubino.
Che la posizionò dietro una statua dove c'era un po' d'erba.
Che il luogo dove mettemmo la bomba, era un luogo molto grade con delle grandi scale, ricordo che c'erano delle grate di ferro,in quanto stavano facendo dei lavori.
Che io parcheggiai dove c'erano dei negozi e vidi il Cannavò entrare per un grande portone.
Che in seguito ho fatto dei spralluoghi sia con la P.G. che con il P.M. di Fi il 20.06.1996.
Che Mazzei e Facella parcheggiarono 6-7 merti più avnti rispetto a dove parcheggiai io.
Che il Cannavò ritornò circa dopo venti minuti.
Che una volta ritornato il Cannavò partimmo nuovamente per Torino. Che in una autogril il Mazzei telefonò all'ANSA, per rivendicare il fatto che c'era una bomba a Palazzo Pitti.
Che quando il Mazzei telefonò, se abbia detto della paternità dell'ordigno non sono in grado di dirlo, perchè parlava molto piano.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 20.06.1996 al Pubblico Ministero, relativamente alla rivendicazione della bomba.
Che il Mazzei nutriva molta fiducia in me.
Vengono mostrat delle foto inerenti l bomba. Il teste lo riconosce come quello dell'attentato a Firenze.
Che il Giovanni Bastone e di Mazara del Vallo mentre il Facella mi venne presentato come Palermitano.
Che il Mazzei non mi diesse in modo esplicito che fossero di cosa nostra ma disse soltanto che erano degli amici.
Che la Opel la comprò per otto milioni in contanti dal Mazzei. Che il passaggio di prorpietà al Cannavò avvenne nella stessa circostanza.
Che il Mazzei sia venuto altre volte a Firenze per compiere altre iniziative analoghe, non sono in grado di dirlo.
Opposizione dell'avv. Cianferoni, in merito alla rivendicazione dell'attentato di Palazzo Pitti.
Il Presidente respinge l'opposizione.
Avv. Ammanato
Che per fare allentare la repressione delle forze dell'ordine e destare paura nella popolazione.
Che la mattina seguente comprammo dei giornali per leggere la notizia senza trovare riscontro.
Controesame avv. Ceolan.
Che il Mazzei sia venuto altre volte Firenze non in grado di dirlo.
Utilizzato dal difensore per contestazioni, verbale reso il 20.06.1996 al P.M. relativamente al fatto che il Mazzei sia venuto altre volte a Firenze.
Controesame avv. Cianferoni.
Che quando uscii dall'autostrada erano le 16,30 /17,00 e per arrivarea Palazzo Pitti impiegammo circa un quarto d'ora.
Che questi fatti li ho riferiti anche all'A.G. di Torino.
Controesame avv. Pepi
Che quando arrivammo a Palazzo Pitti non havemmo problemi di parcheggio.
Controesame avv. Florio.
Che la cabina telefonica che utilizzai per chiamare il Mazzei per avvertirlo che avevamo sbagliato strada, era dopo Genova.
Che chiamammo una seconda volta al Mazzei verso Genova e lo stesso ci disse dove dovevamo uscire e di aspettarlo. In seguito ci fece strada lui.
Controesame avv. Gramigni
Che la data della riunione rispetto all'attentato, mi sembra fosse un mese prima.
Utilizzato dal difensore, per contestazioni, verbale reso 20.06.1996 al P.M. FI, relativamnte alla data.
opposizione avv. Ammanai
Il Presidente respinge l'opposizione.
breve sospensione
388) LA BARBERA Gioacchino, sentito ai sensi dell'art. ex 210 c.p.p.
Che in passato ho fatto parte di "COSA NOSTRA" nella famiglia di altofonte a partire dal 1981.
Che ogni famiglia è composta da più uomini d'onore con all'interno il capo famiglia e poi c'è il Capo Mandamento, che comprende più famiglie.
Che il mio mandamento era quello di S. Giuseppe Jato.
Che quando entrai a far parte della famiglia avevo 22 anni.
Che sono stato arrestato a Milano nel 1993 per associazione mafiosa.
Che ho iniziato la mia collaborazione nel novembre del 1993.
Che ho rivestito nella famiglia di Altofonte, la carica di reggente in sostituzione del rappresentante.
Che il Mandamento lo reggeva Balduccio DI MAGGIO in sostituzione di Bernardo BRUSCA che era stato arrestato.
Che quando Giovanni Brusca è tornato dal soggiorno il DI Maggio venne messo da parte e di conseguenza anche io.
Che nel 1990 sono stato a lavorare al Nord, in quanto evevo un impresa, questo è durato fino al 1992.
Che durante i funerali di mia madre venne Bagarella il quale mi disse di tornare in quanto mancava il lavoro.
Che mi disse anche che non c'erano problemi, infatti entrai a far parte di un gruppo ristretto di persone comprendneti Giovanni Brusca Bagarella e Gioè .
Che quando entrai a far parte di COSE NOSTRA venne fatto il solito rito di affiliazione.
Che nel marzo aprile del 1992 tornai definitivamente in Sicilia.
Che quando Bagarella venne a portarmi le condoglianze, era la prima volta volta che lo vedeva.
Che fino al 23.03.1993 ho mantenuto buoni rapporti con il Bagarella.
Che Gioè Antonino era uomo d'onore della famiglia di Altofonte.
Che è stato anche reggente della famiglia di Altofonte.
Che gli appartenenti della famiglia di Altofonte a partire dal 1992, erano:
Gioè e DI MATTEO Mario Santo.
Che fino al gennaio del 1993 ero incensurato. Successivamente, a seguito della collaborazione del DI MAGGIO io e Gioè ci allontanammo dal paese per andare a Palermo.
Che quando sono tornato in Sicilia era il periodo della strage di Capaci.
Che ho avuto un compito nella strage di Capaci. Che per questo sono stato esaminato a altro dibbattimento.
Che io e Gioè abbiamo partecipato dall'inizio alla fine, così come Giovanni Brusca, mentre DI MATTEO venne solo all'inizio, poi c'era anche il Bagarella che veniva sporadicamente.
Che conosco Ferrante Giovanbattista come uomo d'onore, in quanto la presentazione avviene alla presenza di almeno tre persone delle quali una conosce entrambi è ci presenta come uomini d'onore.
Che Cancemi Salvatore l'ho conosciuto alla preparazione della strage di Capaci. In seguito non l'ho più visto.
Che Ferrante apparteneva alla famiglia di Carini.
Che in merito al tentato omicidio del dr. Germano, ho saputo che era stato Bagarella a sparare.
Che Gioacchino Calabrò l'ho conosciuto quando sono tornato in Sicilia, era uomo d'onore della famiglia di Castellamare del Golfo. Che lo stesso ricopriva la carica di reggente del mandamento di Alcamo.
Che questa carica la ricoprì dopo l'eliminazione di Vincenzo Milazzo che era il capo mandamento.
Opposizione dell'avv. Cianferoni in merito alla domanda del P.M. su chi poteva aver ordinato l'eleiminazione del Milazzo.
Breve sospensione
L'avv. Gramigni si associa all'avv. Cianferoni e formula opposizione in merito alla domanda del P.M.
Il Presidente respinge l'opposizione.
Che la decisione della soppressione di un Capo Mandamento viene viene presa da persona sopra il Mandamento
Che nella circostanza, la decisione della soppressione del Milazzo venne decisa da Salvatore Riina. Che il periodo era luglio del 1992.
Che le persone che parteciparono materialmente all'omicidio Milazzo fummo io, Giovanni Brusca, Gioè, Bagarella e Calabrò. E che le con le stesse persone, abbiammo ammazzato anche la fidanzata. Che per questo fatto ho riferito alla.A.G. competente.
Che a seguito dell'eliminazione del Milazzo la reggenza del Mandamneto fu data a Giuseppe Ferro e Gioacchino Calabrò, Che l'investitura fu data da Brusca Giovanni e Bagarella su ordine di Salvatore Riina.
Che Ferro Giuseppe si vantava di avere ottenuto gli arresti domiciliari fingendosi malato.
Che Matteo Messina Denaro con Sinacori erano i reggenti della famiglia di Trapani.
Che Messina Denaro Matteo faceva parte alla famiglia di Castelvetrano mentre Vncenzo Sinacori della famiglia di Mazara del Vallo.
Che la fidanzata del Milazzo venne ammazzata perchè si diceva che aveva un parente nei servizi segreti e in quanto al fatto che sapeva troppo.
Che i cadaveri vennero fatti sparire da me stesso, infatti scavai con una ruspa la buca dove sotterrare i cadeveri.
Che dopo l'omicidio del Milazzo venne fatta una riunione con gli uomini d'onore del suo Mandamento per dire che non dovevano rivolgersi più a lui.
Che Giovanni Brusca era latitante in una villa di Castellamare del Golfo, messa a disposizione dal Calabrò, mentre Bagarella era a Mazara del Vallo.
Che Riina salvatore lo vidi una volta ad un incontro, durante la decisione di sopprimere una persona con dell'eplosivo nel trapanese. Che in seguito la persona non venne più eliminata. Che si pensò di usare l'eplosivo, perchè la persona viaggiava in una auto blindata ein più abitava nel centro di Trapani.
Che si trattava di una persona che contrastava la famiglia del Trapanese.
Che la decisione di usare dell'esplosivo non fu unanime.
Che ho conosciuto Santo Mazzei, insieme al Facella nell'occasione di questa eliminazione. Che all'epoca non erano ancora uomini d'onore.
Che in seguito il gioè mi disse che era stato combinato nella famiglia di Catania.
Che l'affiliazione avvenne su decisione di Bagarella e Giovanni Brusca. Che all'inizio il Santapaola era contrario, che in seguito venne obbligato. Che alla affiliazione vennero tre personedal catanese.
Che il Salvatore Facelle aveva degli appoggi nella zona del torinese. Che insieme al Facelle conobbe anche un certo Giovanni Bastone.
Che all'omicidio di Ignazio Salvo, ho partecipato direttamente.
Che gli incontri con il Brusca e il Bagarella avvenivano nella villa che si trova a pochi Km di dove avvenuto l'omicidio SALVO in località S. Flavia.
Che durante gli spostamenti dei latitanti io fungevo da battistrada.
Che prima del mio arresto sono stato diverse volte al Nord. Che non sono mai stato al Nord. Con Facella il Bastone. Che ricordo che nell'estate del 1992 avevo un appuntamento a Milano con Mazzei, che però per telefono mi avvisò che non poteva avvenire perchè era ancora in Sicilia. Che questo mi venne poi spiegato meglio, in un incontro avvenuto in Sicilia.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 03.03.1994 reso al P.M. di F I , relativamente alla data del mancato incontro con il Mazzei. Che per recarmi al Nord. prendevo la nave fino a Napoli.
Che facevo uso anche di un telefono clonato. che nella circostanza della telefonata al Mazzei, fui costretto a farla dal mio, in quanto il telefono della nave era rotto.
Che durante un incontro avvenuto in Sicilia, tra Altofonte e Piana degli Albanesi, con il Mazzei, questi riferì di un'attentato fatto incendiario, fatto a Firenze, di cui i gionali non dietero notizia. Che l'incontro fu voluto da Bagarella e Giovanni Brusca.
Che dai discorsi che fecero, riuscii a capire che il Mazzei poteva intervenire nel momento in cui c'era bisogno di fare degli attentati al Nord. in quanto lui aveva molte amicizie a Milano e in tutto il Nord.
Che con Mazzei si iniziò a parlare di fare degli attentati contro beni dello Stato, questa strategia gli venne ordinata da Bagarella e Giovanni Brusca.
Che nel caso dell'attentato incendiario a Firenze del museo, il Mazzei diceva che la cosa fosse riuscita bene.
breve sopensione
Che versò il liquido infiamabile e una volta appicato il fuoco scappò via.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 11.02.1994 dalle A.G. PA e F I, relativamnte alla faccenda dell'incendio
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 03.03.1996 reso alla A.G. Firenze.
Che lui era sicuro del fatto che il fuoco si fosse acceso ma, disconosceva il danno procato.
Che si appartarono il Bagarella con il Brusca e il Mazzei, mentre io e Gioè rimanemmo fuori.
Opposizione dell'avv. Cianferoni.
Il presidente respinge l'opposizione.
Che quasi nello stesso periodo, non ho mai sentito parlare di un attentato con una bomba da mettere in un museo di Firenze.
Che il Bagarella aveva potere di prendere piccole decioni nel suo mandamento.
Che era uomo d'onore della famiglia di Corleone.
Che il Brusca decideva, all'interno del suo mandamento mentre per le decioni fuori del suo mandamento doveva rivolgersi a Riina, mentre il Bagarella poteva prendere decisione insieme con Riina per le cose fuori del loro Mandamento.
Che Bagarella durante la sua latitanza ha cambiato più volte nome.
Che Giuseppe Graviano mi venne presentato da Salvatore Biondino.
Che Salvatore Biondino e capo mandamento della zona S. Lorenzo.
Che della famiglia dei Graviano, ho conosciuto anche i suo fratello Filippo, in seguito Brusca mi fece conoscere una persona che aveva un'agenzia in zona Brancaccio C.so dei Mille, alla quale dovevo rivolgermi per arrivare ai Graviano.
Che la conoscenza della persona dell'agenzia avenne prima dell'arresto di Riina.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 02.02.1994 reso al P.M. di PA.
Che della persona dell'agenzia non conoscevo il cognome. Che ho saputo in seguito come si chiamasse durante un interrogatorio, nel quale mi vennero mostrate delle foto.
Che Graviano è capo mandamento della famiglia di Brancaccio, così come suo fratello Filippo.
Che ricordo che si voleva prendere un'iniziativa contro Balduccio DI MAGGIO, infatti il giovane Brusca ci disse di tenerci pronti, in quanto aveva individuato nella zona di Novara il Balduccio. Che il periodo era dicembre 92.
Che le iniziative che si volevano prendere contro lo Stato erano tante, dall'attentato alle Guardie Carcerarie all'attentato al Giudice Grasso a quello dell'attentato al giudice Caponnetto, alla torre di Pisa.
Che in seguito quando venne arrestato Riina non se ne fece più nulla, in quanto ci fu un momento di confusione in COSA NOSTRA.
Che si voleva fare un attentato alla Polizia Penitenziaria di Pianosa, infatti si era già indiviuate delle guardie che abitavano a Trapani. Che questa confidenza mi venne fatta da Gioè, il quale aveva partecipato alla riunione nella quale si era discusso di questo
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso il 17.11.1993 alla A.G. PA, relativamnete alla persone presenti alla riunione in cui venne deciso di fare l'attentato alla guardie carceriere.
Che vennero messe delle microspie nell'appartamento di via Ughetti dagli agenti della DIA.
Che i progetti criminali dovevano essere eseguiti dagli uomini d'onore dei mandamenti in cui si trovava la Guardia Carceriera.
Che l'attentato alla torre di Pisa si collega al fatto che lo Stato poteva scendere a compromesso con COSA NOSTRA, in quanto la cosa avrebbe destato molto scalpore.
Che l'idea di mettere le siringhe infette sulle spiagge di Rimini, era per recare danno all'economia del posto, in quanto molti alberghi del posto erano di proprietà di politici.
Che con Antonino Gioè sono molto amico in quanto quando lui uscì dal carcere iniziò una frequentazione assidua.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 03.12.1993 alla A.G. PA, relativamnete al fatto che il Bagarella avrebbe detto: "fino a quando ci sarà un corneolese fuori tutto come prima"
Che questa espressione la colloco dopo 15 giorni dall'arresto di Riina.
Che i rapporti con i GRAVIANO dopo l'arresto del Riina erano buoni.
Che Bagarella parlava esplicitamente solo con Giuseppe, mentre quando ne parlava con gli altri diceva i Graviano.
Che con la famiglia dei Greco c'è una guerra continua.
Che bisognava compiere un'attentato contro due affiliati della famiglia Greco.
Che Vito Coraci e uomo d'onore della famiglia Ballestrati.
Che durante l'attentato di via Fauro mi trovavo a Rebibbia e mi ricordo che Gioè disse che "qualche cosa si va facendo".
Che subito dopo l'arresto di Riina, Maurizio Costanzo aveva espresso felità per questo. Che dopo pochi giorni il Bagarella e il Brusca mandarono il Gioè a parlare con i catanesi, in particlare con il clan Santapaola i quali dissero che per fare l'attentato a Costanzo non c'erano problemi. Che il Gioè a Catania contattò anche Pulvirenti Giuseppe.
Che i rapporti con Catania erano continuii. Che una volta il Brusca chiede a che punto era la preparazione dell'attentato e catanesi risposero che era a buon punto.
Che COSA NOSTRA avesse referenti a Roma o a Firenze non mi risulta, mentre a Milano si rivolgeva a un certo Robertino Enea.
Che prima che mettessero in atto l'attentato a Costanzo c'erano state solo delle lamentele.
Che conosco a Monticciolo Giuseppe, sapevo che era persona vicino a Giovanni Brusca.
Che conosco Raffaele Ganci, appartenente alla famiglia di DELLA NOCE e un suo figlio, non so dire se di domenico o l'altro figlio.
Che LO CICERO è un collaboratore della zona di Capaci.
Che il Pullarà aveva un confidente nella Polizia o nei Carabinieri che portava notizie in merito alle retate, e ricordo che una volta diete l'informazione di che il LO CICERO si trovava a Reggio Emilia.
Che Gioè è morto suicida, che ho letto lo scritto che ha lasciato.
Che in questo scritta c'era il nome di un certo BELLINI Paolo, che aveva fatto un periodo di detenzione insieme.
Che il Bellini dopo la strage di Capaci contattò il Gioè, per vedere se si poteva fare recuperare delle opere d'arte rubate in Sicilia. Il Gioè, contattato il BRUSCA, fece sapere al Bellini che in cambio delle opere d'arte dovevano fare liberare dei detenuti mafiosi, ed in particolare il Bernardo BRUSCA. Che il Bellini aveva contatti con un gen.le dei Carabinieri il quale fece sapere che poteva fargli concedere gli arresti ospedalieri. Che in seguito non se ne fece più nulla.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 01.07.1996 reso alla A.G. F.I. relativamnete al fatto che il Bellini avvesse regalato al Gioè un binocolo a raggi infrarossi. Che questo binocolo in seguito venne dato a Giovanni Brusca.
Che riguardo agli attentati del 1993, ne ho solo sentito parlare in televisione.
Che in merito all'attentato a Totuccio Contorno era da sempre che si voleva eliminare, ma che non si era mai riuscito ad individuarlo.
Che in occasione ho visto un cassone di un camion con un doppio fondo, nell'occasione del trasporto di armi, in quanto nel catanesi c'era stato un sequestro di un arsenale di armi mafiose.
Che sotto il cassone era stata creata una cassetta sotto il ribaltabile con delle lamiere in modo da formare un doppio fondo.
Utilizzato dal Pubblico Ministero, per contestazioni, verbale reso 23.11.1994 alla A.G. FI, in merito alla grandezza della doppio fondo.
breve sospensione
avv. Ammanato per la parte civile.
Che il Bagarella durante la sua detenzione era in cella con terroristi rossi, ma di fatti specifici di cui hanno parlato non sono al corrente.
Che i contatti tra il Bellini e il Gioè, non sono in grado di riferire se dopo l'arresto del Riina si siano frequentati.
Che riguardo a episodi in cui ho visto dell'esplosivo, posso dire di averlo rivisto in occasione della costruzione di un Bunker in agro di Altofonte, successivamente posso dire che l'esplosivo trovato nel bunker di S.Giuseppe Jato, sarebbe servito per l'attentato al giudice Grasso.

Controesame avv. CEOLAN
Che riguardo al fatto che solo nel 1996 ho parlato dell'attentato alla Torre di Pisa, è perchè mi venne chiesto solo allora.
Che Bagarella fosse capomandamento non l'ho mai detto.
Utilizzato dal difensore, per contestazioni, verbale reso il 02.02.1994 in merito alla posizione di Bagarella all'interno della famiglia di Corleone.
Utilizzato dal difensore per contestazioni, verbali resi 03.e 04.12.1993, in merito all'attentato fatto a Costanzo, nel quale dichiarava di non sapere nulla. Mentre nei verbale successivi dichiarava che si pensava di punire Costanzo per le manifestazioni di gioa espresse in occasione dell'arresto di Riina.
utilizzato dal difensore, per contestazioni, verbale reso 03.03.1994, relativamnete al fatto che il Mazzei gli riferì di essere stato a Firenze ed aveva dato fuoco, con liquido infiammabile, ad un museo, ma che dell'esito dell'attentato, non si era spiegato bene.
utilizzato per contestazione il fatto che dei responsabili alle opere pubbliche hanno riferito che non c'è mai stato attentato incendiario a Firenze.
Opposizione del P.M.
Il Presidente rigetta la domanda del difensore
Che il Gioè forniva cocaina al Bellini.

Controesame dell'avv. Pepi.
Che gli uomini che parteciparono all'attentato di Capaci erano tutti uomini d'onore, in quanto così mi vennero presentati.

Controesame dell'avv. Cianferoni
Che la mia investitura venne fatta dal DI MAGGIO e non dal BRUSCA, perchè con Brusca non ho mai avuto rapporti stretti e anche in virtù del fatto che BRUSCA era al soggiorno obbligato.
Che la famiglia sia coinvolta nelle strage del 1993, non mi risulta.
Che ho due procedimenti con Caltanisetta e Palermo.
Che nel comune di Milano ho un procedimento per traffico di droga.
utilizzato dal difensore, per contestazioni, verbale reso 25.01.1995, relativamente ai capo mandamenti della zona del Trapanese, dove nella fattispecie non indicai il Gioacchino Calabrò come il capo mandamento di Castellamare del Golfo.
Che quando sono andato a casa del Ferro Giuseppe era l'estata del 1992, preciso che ci sono stato diverse volte.
utilizzato dal difensore, per contestazioni, verbale reso il 02.02.1994.
Che durante il periodo in cui fummo intercettati nell'appartamento di via Ughetti non ricordo che si parlò di fatti di strage.
Che per quando riguarda la cura dell'esplosivo all'interno di una famiglia, ci sono delle persone eperte in materia, che nella strage di Capaci nella fattispecie era un certo Pietro RACUIA.
Che quando il Gioè, nelle volte che si è recato a Catania l'ho accompagnato diverse volte.
Che il Bellini contattò telefonicamente il Gioè.

Controesame della avv. Florio
Che durante la mia detenzione ho avuto un incontro con Giovanni Brusca durante un trasferimento, ma nell'occasione non ci scambiammo nessuna confidenza.

Il Cannella informa la Corte a presenziare all'udienza di domani.

L'udienza riprende domani 07.06.1997 alle ore 09.00
71^ - UDIENZA DEL 07.06.1997
[pic]
389) ZICCHI Danilo, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.:
Che è perito d'arte e restauratore, che svolge l'attività in Roma
Che è pendente a suo carico un procedimento penale per ricettazione.
Che gli oggetti sono sia di natura storico-artistica, che di natura archeologica.
Alcuni di questi oggetti, una buona parte, specie di quelli di carattere artistico, sono stati a me donati, o sono pervenuti; di natura archeologica, in buona parte appartengono alla eredità della mia famiglia, beni di famiglia, e poi acquisizioni, a donazioni, che praticamente sono pervenute nei vari anni dall'87-'88 a me, provenienti dal mercato antiquario romano o da importantissimi collezionisti.
Utilizzato dal Pubblico Ministero il verbale di sequestro del 15 febbraio '96 Che dal foglietto si evice che sono delle tele.
Sì, ci sta praticamente un prezzario delle trattative, dell'acquisto, del cambio di queste tele.
Presumibilmente sono legati ad alcuni quadri, quadri che mia nonna aveva accettato in casa sua e che erano stati praticamente dati a lei dal signor Camera Pasquale oggi deceduto.
Questo foglietto, ecco, lo devo precisare, giustamente è stato messo agli atti qui, ed è in fotocopia.
Che nel, nel novembre '94, siccome mia nonna non stava molto bene, il Camera che era un mio amico, naturalmente venne da me e disse: 'ma, senti Danilo, io potrei far ricoverare tua nonna nell'ospedale di Anagni, c'ho un mio amico che è il primario di Anagni, però vediamo un po' se lei poi ha la disponibilità ad accettare alcuni quadri che ha in custodia il primario e vorrebbe praticamente mandar via'.
Insomma, mia nonna disse: 'io non ho nessun problema'.
Infatti, alla fine dello stesso mese di novembre mia nonna fu ricoverata lì. E la prima domenica di dicembre io andai nella villa, nell'abitazione del primario di Anagni e prelevai cinque, penso cinque balle così di polistirolo, quella plastica, che avvolgevano questi quadri.
Che si tratta del professor Giulio Bellino di Anagni. Naturalmente lui, fin dall'inizio io gli chiesi, come mia nonna, 'ma Pasquale, questi quadri sono di provenienza lecita che vuoi che mia nonna li custodisca, che li accetti a casa sua, sì o no?'
Dice: 'non c'è problema, provengono da una collezione aristocratica napoletana'.
Ho detto: 'sì, va bene'.
Insomma, io sono andato, ho preso questi quadri e li ho portati a casa di mia nonna. Ed era la prima domenica del dicembre '95.
Questi quadri...
Che C.P. sta per Camera Pasquale, il quale ha effettuato il furto a casa mia.
Che mi disse che li dovevo assolutamente consegnare, perché questi quadri non sono del Camera, sono frutto diciamo di una rapina a Palermo avvenuta vari anni fa. Oggi appartengono alla mafia. E il Camera ha avuto praticamente il coraggio di andare a mia insaputa a Palermo intorno al settembre-ottobre. Perché come tu sai io il Camera, la mia compagna', una donna nera di Parigi, 'siamo andati ad agosto dell'anno precedente, quindi agosto '94 a soggiornare a Palermo. E lui si è messo in contatto con delle persone naturalmente che io conosco e ha voluto assolutamente questa merce. Ha voluto assolutamente questi quadri'.
'Questi quadri - ha detto lui dice - è una trattativa tra il Camera e queste persone, per prenderli a 100 milioni. Il Camera ha dato degli assegni praticamente fasulli, balordi, non coperti, rubati o falsi, qualcosa del genere. per cui addirittura non ha pagato questi quadri. E io ho già speso la somma di lire 13 milioni per mantenere in albergo questi esponenti, questi amici miei'.
Probabilmente della mafia, lui mi aveva fatto capire per sommi capi, che rivogliono questa merce.
'Quindi, a questo punto, Danilo tu devi dare assolutamente, mi devi ridare indietro questi quadri, perché io li devo assolutamente riconsegnare a queste persone, perché loro sanno del professor Bellino, ma non sanno assolutamente niente di te. Ma andranno dal professor Bellino di Anagni che poi dovrà effettivamente dire chi è che, a chi ha consegnato questi quadri, per cui per te saranno guai...'
Insomma, io mi sono sentito male, mia madre a momenti è svenuta...
Che ricordo era proprio frutto di una rapina mi disse.
E poi mi diede... mi disse un altro particolare, disse che vi era stato, in un certo senso, uno scambio, una trattativa, un qualche cosa del genere fra lo Stato e la mafia. Anni addietro. Per questi quadri. Ma erano provenienti da una rapina fatta a Palermo in un palazzo aristocratico o comunque nobiliare.
Feci fare fotografie, 24x24 Che consegnai mi pare i negativi e le foto 24x30 alla Guardia di Finanza presso la quale collaboravo prima della perquisizione dei Carabinieri e a loro raccontai tutti, fornii anche una cassetta di minacce del Camera. Che poi adesso andiamo avanti nell'evoluzione dei fatti.
Controesame dell'avv. Rocchi:
Controesame dell'avv. Cianferoni:

390) TEMPESTA Roberto, alle domande del P.M. risponde:
Che le foto che mi mostrate si riferiscono a delle opere d'arte. Premetto che queste opere, da una ricerca fatta da noi, sono risultate rubate, anzi, rapinate a Palermo in danno della vedova Lanza Berlinghieri.
E queste opere sono state proposte da un personaggio...
Che questi sono provini di fotografie acquisiti a seguito di una perquisizione e di un successivo interrogatorio fatto a Zicchi Danilo.
Che di queste opere io acquisii, tramite una fonte confidenziale.
Che il Bellini l'ho conosciuto pochi mesi prima nel corso di indagini per altra causa, cioè per una rapina di dipinti fatta, repertata in Modena Galleria Estense, se non sbaglio.
E praticamente nel sondare il mercato antiquariale, certi personaggi del mercato antiquariale, ho avuto modo di conoscere anche il Paolo Bellini che avevo interessato per cercare di acquisire notizie, il maggior numero di notizie, sulla rapina di cui sopra, insomma.
Che il Bellini la proposta, me l'ha riferita come una proposta mediante la quale lui si sarebbe accreditato nei confronti di questa organizzazione, insomma.
Che il Bellini disse che aveva i contatti accesi. Tant'è che lui, avendo millantato quella possibilità di fare avere questi benefici ad uno di quei cinque personaggi, cioè di avere delle conoscenze a Roma per ottenere benefici in genere, dice: 'vogliono la prova da me. Per cui la prova che io devo dare è questa: che ho proposto di fare una operazione di recupero con l'arresto dei responsabili...', chiaramente di queste cose, di questi dipinti provenienti da questa rapina che lui indicò come valenti 25 miliardi, che invece erano denunciati per un miliardo solo - poi questo l'ho coperto dopo - e praticamente voleva fare questo tipo di operazione per cercare di accreditarsi con queste persone, insomma. O con questa persona.
Che non sa quante fossero.
Che le persone erano in Sicilia.
Che il Bellini mi disse che gli era stato dato dal suo interlocutore, dicendo: 'ti vogliamo mettere alla prova, vediamo se tu, facendo recuperare queste cose, riesci ad ottenere questo beneficio per uno di questi, per uno di questi cinque nomi'.
Che il materiale, cioè le fotografie del materiale, dicendo che il materiale sarebbe stato recuperato con una operazione di servizio in danno dei detentori, se fosse stata praticamente accettata la proposta.
Tanto per vedere poi le capacità del... Cioè, il Bellini le propose così: per vedere se le sue capacità erano reali a quello che diceva, insomma.
Che il Bellini, ad un certo punto, mi disse negli ultimi minuti della conversazione: 'perché se tu dicessi che vogliono fare degli attentati a dei monumenti, non saresti tu competente a trattare questo tipo di discorso, visto che fai parte del reparto Tutela Patrimonio Artistico?'
Risposi che sarebbe stato una esperienza di bassa lega e non era il caso che io scendessi a bassi livelli per poter trattare una cosa che non mi competeva e che non ero in grado di portare avanti.
Che si parlò di monumenti e poi mi fece un esempio: 'supponi che tu dicessi che voglio colpire la Torre di Pisa, pensa che effetto destabilizzante potrebbe avere il fatto di colpire in un momento di pieno turismo la Torre di Pisa, che però la Torre di Pisa con centinaia di morti sarebbe finito completamente il turismo italiano, perché gli stranieri non verrebbero più a visitare i nostri monumenti e le nostre cose.
Per cui sarebbe un effetto effettivamente destabilizzante'.
Io ribadii che era una ipotesi da usare come espediente per essere io a trattare questa cosa. Il Bellini non approfondì e capì che non me la sentivo di trattare la mediazione di questa sua richiesta. Per cui gli dissi se era disposto a parlare con terze persone.
E lui, alla fine del discorso, accettò.
Utilizzato dal Pubblico Ministero il verbale del 7 aprile del '94.
Che con il Bellini, l'incontro si concluse che lui in definitiva accettò di parlare con persone che io gli indicai come, di mia assoluta fiducia, per cui poteva stare tranquillo e poteva parlare con loro di questa proposta come se fossi stato io. E accettò il discorso.
Quindi rimanemmo che lo avrei richiamato, ci saremmo risentiti, o sarebbe stato contattato da persone che lo avrebbero chiamato a mio nome.
Per cui lasciammo il discorso aperto all'accertamento della provenienza dei dipinti. Che poi, a distanza di qualche giorno - una decina, forse - risultarono provenienti da quella rapina.
E a reperire una persona che ritenevo valida per poter seguire questo tipo di ragionamento a livello confidenziale, com'era stato proposto.
E quindi, come tale, lo proposi poi in seguito, insomma.
Lui accettò comunque di vedere altre persone.
Che gli accennai forse a comandante del Raggruppamento Operativo Speciale, o a qualcuno del SISMI, ma non specificai nessun nome.
Che ad iniziativa di entrambi. Chi prima faceva, insomma, avrebbe chiamato.
Comunque nel momento stesso in cui sapevo qualcosa, gli avrei fissato l'appuntamento, insomma.
Che questo bigliettino che mi consegnò Bellini, recava cinque nomi scritti.
Era manoscritto in stampatello. Il primo era Luciano Leggio e non Liggio come solitamente è chiamato; c'era Pippo Calò; credo che c'era un Brusca, e forse un Marchese.
Che per quanto riguarda le fotografie, ho fatto un accertamento presso la Sezione Elaborazione Dati del Comando e ho riscontrato che erano, riproducevano i beni rubati, o parte dei beni rubati alla vedova Berlinghieri nel palazzo...
Che ho ho fatto un appunto di servizio dove dicevo: si prega di praticamente accertare dei dipinti che risultano provente di azione delittuosa.
E poi ho avuto la risposta in quel senso.
Che del bigliettino, io ho avuto la possibilità di andare a parlare col comandante del Raggruppamento Operativo Speciale, colonnello Mori, dove gli spiegai i fatti, così come gliel'ho spiegati più o meno ora, dando una importanza relativa alla possibilità dei monumenti, perché ritenevo ancora che fosse un espediente per poter essere io a seguire questa cosa.
Cioè, io lì ho valutato che il Bellini avesse voluto dire questa questione dei monumenti solo perché fossi io a valutare e a mediare la sua richiesta con le istituzioni.
Ed era una cosa a cui non ero in grado di aderire.
E quindi raccontai i fatti al colonnello Mori dandogli i cinque nomi, cercando di capire chi, quali fossero gli scopi e invitando a valutare bene il personaggio. Perché probabilmente qualcosa di vero, in quello che mi aveva detto, c'era.
E quindi era una valutazione che però non sapevo fare, gli chiedevo di farla lui, o chi per lui, o chi decidesse lui, insomma.
Gli spiegai anche quali erano le richieste del Bellini. Ovvero due o 300 milioni e tre anni di...
Che puntava all'abbuono, però si accontentava del ritardo.
Vorrei anche precisare che l'operazione serviva a dare copertura a lui, l'operazione recupero dipinti. Perciò non era una operazione che a quel punto poteva interessare come recupero di per sé.
Cioè, serviva per coprire questa eventuale operazione di infiltramento, per infiltrarsi, e non per l'operazione.
Cioè, quella era di scarsa importanza, visti i fatti per cui si parlava e di cui si parlava.
Che prima di andare dal colonnello Mori aspettai la risposta positiva dei quadri.
Anzi, l'andai a sollecitare a voce, addirittura, quella risposta. Perché volevo andare a riferire questo fatto a persona qualificata che potesse capire che cosa c'era di possibile utile per le loro indagini, insomma, per eventuali loro indagini che decidevano di fare.
Che ho, consegnato il bigliettino al colonnello Mori e illustratagli la situazione,
Che il Col. mi chiese del tempo per valutare la storia. E, dopodiché, mi accennò che effettivamente forse era il caso di andare a parlare col personaggio. Ma voleva prendere qualche giorno di riflessione.
E mi disse che avrebbe mandato un suo ufficiale che corrispondeva al soprannome di "Ultimo" - quindi non so chi fosse - per valutare questo tipo di cosa.
Probabilmente però voleva valutarla prima. Tant'è che io ebbi un ulteriore contatto telefonico col colonnello Mori a distanza di 10-15 giorni. Gli detti i numeri telefonici del Bellini e il fatto della, cioè, di presentarsi a mio nome in maniera che Bellini capiva subito di che cosa volevano parlargli persone che lui non conosceva.
E poi non ne seppi, di fatto, più nulla. Cioè seppi che il Bellini di fatto non era stato mai contattato, perché le sue proposte erano state dichiarate inaccettabili.
Poi, del resto...
Che al Col. gli spiegai quello che era il Bellini. Cioè la personalità del Bellini.
E gli esposi pure che non sapevo praticamente come valutare questa richiesta. Cioè, non ero in grado di valutare la richiesta.
Però gli esposi anche dei precedenti giudiziari del Bellini, insomma, anche se assolto da parecchie inchieste a suo carico.
che dissi inizialmente al Bellini che probabilmente sarebbe stato contattato da persone a mio nome, perché così mi era stato detto dal colonnello Mori.
Non avvenne il fatto nel giro di 15 giorni, tant'è che mi risentii col Bellini per questa cosa. Richiamai il colonnello Mori a cui ridetti il nome, il cognome, e i due numeri di telefono del Bellini.
E mi disse: 'sì, adesso cercheremo di chiamare e di vedere'.
Passati alcuni giorni ancora, non ci fu nessun contatto. Ebbi modo di rincontrare il Bellini in Santa Maria degli Angeli, perché io ero in missione per altri motivi in quelle zone, lui tornava dal Sud e poteva passare da quelle parti, per cui lo incontrai da quelle parti dove non mi disse, cioè, dove mi disse di non essere stato contattato da chicchessia.
Quella fu l'ultima occasione in cui ebbi modo di incontrarlo di persona, insomma.
Che ho saputo dopo, cioè col senno del poi. La trattativa ho saputo che era, la richiesta era impraticabile e inaccettabile, insomma.
Che comunque, dopo aver parlato con il colonnello Mori, io mi sentii per telefono con Bellini, al quale dissi che ero disponibile a mantenere contatti con lui, ma solo per il recupero delle opere di villa Lanza". Villa Lanza, cioè a dire quello di cui sappiamo.
"Gli dissi anzi che quelle opere non valevano la cifra di 25 miliardi di cui lui mi aveva in effetti parlato, perché il valore denunziato era sul miliardo. Addirittura gli proposi di dirmi senz'altro dove si trovavano queste opere perché da come lui me ne aveva parlato mi aveva fatto intendere di averle viste. E poi gli dissi anche che quei famosi cinque nomi del biglietto erano nomi impraticabili data la loro notorietà".
Cioè, da questo passaggio di questo verbale di informazione io traggo che lei ebbe modo di dire: 'guarda' - o guardi, non so se vi davate del lei o del tu - 'per quei cinque nomi, nei termini in cui la questione è stata prospettata, non si può praticare nessuna ipotesi data la loro notorietà'. E ovviamente una notorietà relativa insomma.
Che lì dico pure, ci sono anche delle mie valutazioni in quello che io ho detto al Bellini. Io dico pure che non volevo sapere se poi questi contatti c'erano o meno perché era bene non conoscerli nella loro interezza. Quindi non potevo dire in quella sede se c'erano stati o meno.
Confermo senz'altro il discorso che il colonnello Mori mi ha detto che era impraticabile. Cioè, questo rappresenta il Gotha della mafia, mi sembra una richiesta un po' eccessiva.
Rimaneva il fatto che avevo invitato il colonnello Mori a sentire comunque il personaggio per valutare che cosa volessero, cioè quali erano i fini di quelle richieste. I reali fini di quelle richieste che io non sapevo valutare.
Quindi questo era un discorso in quei termini, non credo ci siano differenze sostanziali tra quello che ho detto ora e allora.
Che il Bellini mi disse in una delle telefonate che aveva ricevuto delle telefonate minatorie, praticamente aveva paura della sua incolumità, sia tramite telefonate, sia per un tipo di attentato che avrebbe subìto un suo amico, da falsi Carabinieri tra l'altro.
Mi raccontò una cosa di questo tipo, però non sapevo come fare ad aiutarlo, a dargli la dovuta assistenza perché io di conseguenza dovevo arrestarlo nel momento stesso in cui io avrei dovuto vederlo. E quindi lo consigliai a tal punto, proprio in virtù di queste cose che mi diceva: 'consegnati e fai prima'.
Controesame Avv. Cianferoni:
"La Corte di Assise, provvedendo sull'istanza di revoca o di attenuazione della misura cautelare in atto nei confronti dell'imputato Frabetti Aldo depositata dal difensore dello stesso all'udienza del 03/06/97;
Sentito il parere del P.M., evidenziato ed in ordine ai reati contestati al medesimo Frabetti nel procedimento in corso, ricorre la disciplina cautelare di cui all'articolo 275 II comma, Codice di procedura penale, ivi prevedendosi in costanza di gravi indizi di colpevolezza e la sola misura della custodia in carcere salvo che risultino acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari;
Ritenuto che allo stato del dibattimento non appaiono introdotti elementi, fatti o circostanze nuove od idonee a modificare in modo sostanziale né il quadro indiziario legittimante il rinvio a giudizio del pervenuto, né i gravi profili cautelari che furono indicati a sostegno della ... misura coercitiva della libertà personale in danno del medesimo Frabetti, con particolare riferimento al concreto pericolo di fuga dell'imputato, ove ripristinato lo stato di libertà dello stesso, desumibili dalla natura e entità della pena eroganda, ove ritenuto colpevole dei delitti ascritti e da cui sottrarsi, avvalendosi anche del tessuto criminale quanto mai articolato e efficace, proprio dell'organizzazione criminale a cui i reati sono riconducibili. Tenuto altresì conto, in proposito, dello stato di latitanza consolidata nel tempo di taluno dei coimputati.
Ritenuto che il forte vincolo familiare che legherebbe il detenuto ai congiunti, o la non disponibilità di mezzi economici, dedotti sia pure genericamente con l'istanza del quale, non possono, anche ove sussistenti o veridici, certamente neutralizzare e contrastare il pericolo ora descritto; posta l'assoluta preminenza del bene libertà personale in gioco; che inalterato permane il pericolo di reiterazione dei delitti della stessa indole con pena prevista nel massimo e non inferiore ad anni quattro di reclusione, posta la pluralità dei gravissimi crimini oggetto di contestazione attuati in fatto con armi, esplosivo e da criminalità organizzata con progressione temporale circoscritta, e secondo l'assunto accusatorio nel contesto di ampie strategie eversive di contrapposizione all'ordine statuale e costituzionale consolidato.
Ritenuto, conclusivamente, che persistono o, stando al tenore letterario della norma menzionato in premessa, non siano venute meno le descritte esigenze cautelari di cui alle lettere B e C dell'articolo 274 C.p.p., neppure sottacendosi quella di cui alla lettera A, stesso articolo;
posto che l'istruttoria dibattimentale in pieno svolgimento alla data odierna, con espletanda escussione di numerosissimi testimoni, la cui libertà morale potrebbe risultare coartata da pressioni o vessazioni da parte del soggetto interessato se riacquistata la libertà di agire, con conseguente contaminazione della genuinità della prova raccoglienda;
per questi motivi respinge l'istanza proposta nell'interesse di Frabetti Aldo e di cui alla parte motiva."

391) BELLINI Paolo
Che Antonino Gioè l'ho conosciuto nell'istituto penitenziario di prevenzione e pensa di Sciacca nel 1981 o '82, non ricordo bene.
Lì ero stato trasferito dal carcere Le Murate di Firenze...
che lì ero stato trasferito dal carcere Le Murate di Firenze. E conobbi Antonino Gioè.
Che quindi è a Sciacca dove ha conosciuto Gioè.
Che ero detenuto con generalità di comodo, cioè mi chiamavo Roberto Da Silva, all'epoca; perché ero stato arresto con queste generalità, in quanto ero latitante.
Che sì. Ci siamo conosciuti lì; abbiamo fatto un periodo a Sciacca, poi io fui trasferito a Palermo, all'Ucciardone, per effettuare una visita cardiologica e ritrovai Antonino Gioè dopo pochi giorni lì all'Ucciardone.
Che poi io rientrai a Sciacca e non lo vidi più fino al 1991.
Che ci siamo mantenuti in contatto epistolare.
Che l'ho rivisto solamente nel 1991.
Certamente. Nel 1990 o '91 io avevo una ditta di gestione crediti aziendali, gestione e recuperi crediti.
Avevo avuto incarico da due ditte del nord Italia di recuperare e di gestire dei crediti in Sicilia. Uno, particolarmente, a Catania di circa 1 miliardo e 600 milioni, se non vado errato; ed un altro in Palermo di oltre 2 miliardi, 2 miliardi e mezzo.
Dovendomi recare in Sicilia, e sapendo che la Sicilia non era una terra dove si potevano effettuare gestioni o recuperi crediti così, come può accadere a Milano, a Genova, a Torino, mi venne in mente a Firenze.
Anche. Mi venne in mente che avevo conosciuto l'Antonino Gioè e che molto probabilmente avrebbe potuto adoperarsi per cercare di aiutarmi in questa cosa.
Difatti, nell'ottobre, se non vado errato, o comunque nell'autunno inoltrato del '91 - sì, non vorrei... sulla data non so se potrò essere preciso sul '91... '91, sì - andai in Sicilia.
Presi alloggio a Enna nell'albergo in centro al paese e da lì telefonai ad Antonino Gioè, il quale mi diede appuntamento per il giorno dopo ad Altofonte, e precisamente in un distributore di benzina che venni poi a sapere fosse di sua proprietà.
Che Antonino Gioè, innanzitutto, nel periodo in cui l'avevo frequentato, all'interno degli istituti di prevenzione e pena, era risaputo che fosse una persona di massimo rispetto, ovvero un uomo d'onore.
Che non lo so quale fosse la natura dei suoi reati, perché di reati non si parlò mai, suoi. Era, invece, dalla... Diciamo, quando lei vive in un istituto, in un carcere, nella stanza in cui vive, quando si vive in promiscuità, si parla di tizio, di caio e di sempronio, e in quell'epoca, siccome Antonino Gioè camminava volentieri con me nel cortile nelle ore d'aria, qualcheduno della stanza in cui coabitavo mi disse la stesura dell'uomo. E poi ebbi a constatarlo nel modo di vivere all'interno dell'istituto.
E non solo. Quando io fui trasferito a Palermo, all'Ucciardone, dopo pochi giorni arrivò Antonino Gioè nella stessa sezione dove ero io. Per dare conoscimento alla sezione dove ero, mi chiamò all'aria e all'aria, per una mezz'oretta, stemmo solo io e lui a camminare in quell'aria.
Ciò voleva determinare che lui mi presentava a quella sezione dell'istituto dell'Ucciardone come una persona da rispettare.
E questo poteva farlo solo una persona che fosse di massima elevatura nel sistema.
Che la ditta cui dovevo recuperare a Catania si chiamava Sicildent, mentre quella di Palermo non me la ricordo.
Che Gioè mi invitò a pranzo. Si andò a mangiare in un ristorante... salii in macchina con lui, mi accompagnò lui, io non so neanche dove fosse quel locale.
A pranzo si parlò del più e del meno, di tante cose, ma soprattutto anche del fatto che quella sera specifica in cui io dormii a Enna, vi era stata la trasmissione con Giuliano Ferrara dove vi era stato, diciamo, trattava l'argomento dell'impichement del presidente Cossiga.
E si parlò anche un po' di politica, di queste cose; poi, verso la fine del pranzo, mi chiese realmente come mai mi trovavo da quelle parti e qual era il problema. Io glielo misi sul tavolo e lui mi ricordo che gli detti una copia, anche, delle due posizioni: sia quella del recupero di Palermo, che quella di Catania.
Mi disse, particolarmente, che era difficile riuscire a fare queste cose perché in Sicilia non si facevano certe cose, che però si potevano vedere di arrangiarle in altro modo. L'altro modo doveva essere quello, eventualmente, di acquistare il credito e di muoversi con altre cose. Per quanto riguarda Catania si sarebbe interessato tramite terze persone.
Che in successione cronologica non so se riuscirò, dato il tempo passato e dato il fatto che allo stato attuale sono affetto da una malattia che mi fa assumere dei medicinali e mi danno un certo fastidio.
Con Nino ci siamo visti altre volte e precisamente... precisamente non posso essere preciso. Ci siamo visti altre volte e in queste volte io ero andato, sempre per la gestione dei crediti.
Che poi un giorno, siccome avevo avuto notizia... Devo fare una premessa. A Modena era stata rapinata la pinacoteca, mi sembra nel... l'anno non me lo ricordo. Ma avevo parlato con un ispettore di Polizia di Reggio Emilia, un certo ispettore Procaccia, il quale mi aveva chiesto di interessarmi, data la mia conoscenza dell'ambiente dei trafficanti di opere d'arte - perché io ero stato già condannato per commercio, furto e traffico di opere d'arte - di interessarmi se potevo recuperare i quadri rapinati alla pinacoteca di Modena.
In quel periodo venni a sapere che molto probabilmente i quadri erano in possesso della cosiddetta "mafia del Brenta". Allora io, non conoscendo nessuno nel Veneto, Brenta o cosa, associando però mafia del Brenta con quelle conoscenze che si possono avere all'interno dei carceri, di agganci fra persone di una certa regione con altre, pensai che Nino potesse aiutarmi a recuperare queste opere d'arte che erano ricercate tantissimo.
Andando giù a Palermo con Nino, un giorno, instaurai questo rapporto anche perché lui mi mostrò, in una mia andata a Palermo precedente, mi mostrò la villa che stava costruendo e mi chiese se riuscivo a recuperargli - cioè facendogli acquistare - eventualmente mobili, quadri per arredare in stile questa villa.
Lì, parlando di questo fatto dei quadri della pinacoteca di Modena, lui mi chiese quali vantaggi io avrei potuto avere nel recuperare queste cose prestandomi ad aiutare Organi di Polizia, cosa che non era del tutto regolare per quanto riguarda gli ambienti malavitosi, diciamo.
Però, quando io gli dissi: 'guarda Nino, che io carne umana non ne ho mai venduta e non ne venderò mai, mi interessa perché allo stato attuale io mi trovo in una condizione di dover rientrare eventualmente in carcere, perché ho un residuo pena da scontare; se recupero queste cose è facile che riesca ad ottenere l'affidamento sociale in virtù del mio lavoro, perché io altri lavori non riesco a trovarne. A me nessuno mi dà da lavorare per i precedenti penali'.
Così, parlando, a un certo punto si cercò... Lui mi disse che avrebbe sentito, visto e il discorso cadde lì.
Che certo, si parlò in questo senso: che, quando qualcheduno ti viene a proporre di recuperare qualche cosa, in cambio ti devono dare anche qualche cosa.
Non si trattava di corrompere nessuno, ma eventualmente di avvicinare chi di competenza e stabilire che, nell'affidamento sociale o semilibertà, eventualmente - ma più era per l'affidamento sociale - quando non sussistono ragioni di lavoro perché non riesco a trovarlo in quanto il mondo esterno non te ne dà, ma tu hai una attività che è sana, che stai vivendo e che stai costruendo, può essere concesso anche l'affidamento sociale in funzione di questo fatto.
Limitatamente, però, ogni volta uno deve poi specificare dove va, orari, tragitti, queste cose.
Per me sarebbe stato sufficiente, all'epoca.
Prego.
Che ad Antonino Gioè, per quella cosa lì, per quella cosa lì, no. Perché fu diciamo pour parler, però io dissi, mi ricordo lui, che... Perché lui voleva sapere se vi erano possibilità anche di applicazione di queste cose, anche in altro campo.
Cioè, in altro campo, voleva dire alla fine poi quando si arrivò al ragionamento - successivamente questo - praticamente lui mi stava sondando per sapere se potevano, lui o chi per esso, anche loro trattare a questo livello.
Che in seguito accadde che, nell'estate, incontrai il maresciallo Tempesta Roberto del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, il quale, parlando delle opere d'arte sempre, quelle rapinate alla Pinacoteca di Modena, entrammo sul discorso, andammo a pranzo insieme. E, a quel punto, io capii che si poteva fare qualcosa di più.
Anche perché con Nino c'era stato questo approccio.
Che con il tempesta si incontrò in San Benedetto del Tronto.
Che non lo conosdevo prima, lo conobbi quella volta lì, era la prima volta per me.
Che siccome io già sapevo che i quadri presumibilmente dovevano essere in possesso di Felice Maniero, e non certamente lo avrei detto subito al maresciallo Tempesta, anche perché lui non mi aveva offerto niente in cambio, se fossi riuscito a recuperare.
E allora gli dissi: 'guarda, che io potrei, secondo me, infiltrarmi in una, nella mafia'.
Posso dirle tutte le condizioni per fare questo per arrivare al recupero dei quadri.
Che io tacqui. perché a quel punto io avevo due possibilità. Se avessi detto all'uno, dell'altro, non me ne sarebbe forse rimasta neanche una.
Che ho sempre detto che mi incontravo con delle persone in Sicilia. E chiaramente poi, quando ci fu il riscontro di quello che voleva Antonino Gioè, non so se solo lui o per interposta persona anche altri, inizialmente, non lo dissi mai col maresciallo Tempesta. Nomi non ne feci mai, io.
Che ritornai da Antonino Gioè, mi vidi però, mi vidi ancora con Tempesta, un giorno. Esattamente, non mi ricordo il periodo, comunque mentre andavo giù in Sicilia. E ci incontrammo, mi ricordo, sull'anulare romana, o... Penso che si chiami anulare, quella, in un distributore di benzina.
Venendo praticamente da Firenze, quando lei paga il biglietto all'uscita dell'autostrada Roma, prosegue però per Sette Bagni e poi un po' più avanti, sulla destra, ci sono dei distributori di benzina.
Ci incontrammo in uno di quei distributori, dove il maresciallo Tempesta mi tempestò lui di domande, quel giorno.
E da lì gli dissi: 'guardi, che sto andando giù perché sembra che ci sia invece un'altra cosa'.
E mi ricordo che il maresciallo Tempesta, quel giorno, mi disse che aveva preso i contatti con chi di competenza per il fatto che si doveva svolgere. E, in quella occasione, mi chiese se io facevo parte dei Servizi Segreti. E li nominò uno ad uno.
Finché stanco di questo suo interrogatorio, diciamo, a livello Servizi Segreti. E arrivato ai Mossad, gli dissi... di tutti gli altri gli dissi: no, no, no... Quando mi parlò dei Mossad, gli dissi, non mi ricordo se glielo dissi, comunque gli feci capire né sì, né no. Perché mi ero stancato di queto comportamento.
Che In fin dei conti stava facendo una operazione di un certo tipo e lui non poteva dubitare di me su certe cose.
Che andai a Palermo a Altofonte, per la precisione, mi incontrai con Nino. Già lui si stava, secondo l'accordo che si era preso, si stava dando da fare per vedere se riusciva a mettersi in contatto per cercare di recuperare i quadri sempre della Pinacoteca di Modena, e io gli portai le fotografie a lui, cioè per questo scopo.
Arrivato lì invece lui mi fece un discorso di un altro tipo, se non vado errato.
Chiedo scusa, può darsi che sia stata una volta dopo.
Comunque io portai... No, dopo. Io portai le foto, sì. Portai le foto, poi loro si presero un po' di tempo e poi sono ritornato ancora.
Mi sembra che per quelle lì mi disse che non c'era strada, non si poteva fare. Che loro potevano integrare invece con altre opere molto importanti e ci fu un altro tipo di trattativa.
Che i fatti furono questi: che, dopo la strage di Falcone e Borsellino, lo Stato aveva attuato l'applicazione dell'articolo, se non vado errato, 41-bis. E avevano riportato nelle carceri tutte quelle persone che erano fuori in varia misura, se non vado errato.
Ed era una cosa che dava un certo fastidio, a quello che mi disse Antonino Gioè, al loro sistema. Che per la prima volta le donne, le madri, le mogli, si lamentavano del trattamento riservato ai loro parenti e che gli altri non facevano niente per quelli che erano dentro. E che la situazione era critica.
E poi mi ricordo una frase di Nino che disse: 'ma cosa vogliono fare? Vogliono creare dei pentiti? Vogliono...'
E ritornando quel giorno che si doveva trattare l'argomento dei quadri, lui mi disse: 'ma ascolta, non si potrebbe fare qualche cosa, secondo te, in un certo modo? Cioè, vale a dire: noi ti diamo delle opere molto più importanti di quelle che sono state rubate, rapinate, pardon, a Modena. E non si potrebbe chiedere eventualmente l'ammissione in ospedali per qualcheduno, qualche persona di nostro interesse? Oppure gli arresti domiciliari causa malattia... In queste formule'.
E io dissi: 'ascolta, Nino, io non so se si potrà arrivare a questo.. Però, dico, tentare non nuoce'.
A questo punto lui aveva aperto un libro ancora più ampio e io ero già in gioco, non potevo ritirarmi.
E gli dissi: 'proviamo'.
Lui si procurò foto, gli dissi di procurarmi foto come avevo fatto con lui nel dargli quelle della Pinacoteca di Modena, presumibilmente. E lui, a suo tempo, mi procurò delle fotografie di opere, a suo dire importantissime, che poi io portai al maresciallo Tempesta, sì, al signor Roberto. Al maresciallo Tempesta corredato di un biglietto con inseriti quattro o cinque nomi di persone che Nino, o chi per lui, chiedeva la libertà, in pratica. Cioè l'ammissione a quelle formule che le dicevo prima.
Che con la busta intestata Min. Beni Culturali si enfatizzò su questo fatto. Adesso... si enfatizzò nel fatto che lui aveva pensato legittimamente che i miei agganci fossero leggermente superiori a quelli che poteva pensare lui.
Questo, però, bisogna paragonarlo a eventi accaduti anni prima.
Cioè, bisognerebbe rinvangare un po' la mia storia non reale, ma quella scritta dai giornali negli anni che vanno dall'83, in pratica, all'84-'85-'86.
Dove in quell'epoca, sui giornali, venivo inserito come l'uomo dai mille misteri, come l'uomo dai mille agganci politici nazionali, internazionali. L'uomo da Servizi Segreti, non si sapeva quali; l'uomo che aveva avuto un passato politico particolare - e che non era vero -; l'uomo che praticamente poteva fare mille cose e mille ne avrebbe potute ancora fare.
Ora lui, enfatizzando questo fatto - e da lì furono i suoi, la sua prima lettera scaturì, come le ho detto prima, da un fatto di questo tipo, dalla lettura degli articoli.
Lui aveva avuto di me una visione particolare. E, a quel punto, fu, quando gli detti la busta che lui lesse Ministero dei beni Culturali, dice: 'ma allora hai degli agganci anche lì'.
Certamente non potevo dirgli di no.
Dirgli di sì avrei voluto bluffare, e bluffare, ma non era neanche una bugia, perché il maresciallo Tempesta era, lavorava per il Ministero dei Beni Culturali. Perché lui è distaccato presso il Ministero dei Beni Culturali.
Per cui, anche lì, non dissi una bugia, ma evitai solo di dirgli che era un maresciallo dei Carabinieri.
Che agivo per conto di un gruppo di onorevoli della zona che erano interessati perché all'epoca ci erano vicine le elezioni. Dovevo pure inventarmi una cosa un po' plausibile. E stando al fatto che lui era influenzato da quello che la stampa aveva scritto gli anni precedenti, nulla poteva portare che lui credesse pienamente al fatto, come d'altra parte fece.
Che io portai il biglietto al maresciallo Tempesta. Il maresciallo Tempesta, se non vado errato, doveva consegnarlo ad altre persone, perché lui, premetto, che quella volta dell'incontro al distributore, mi disse che mi aveva passato ad altre persone e che gli altri si sarebbero messi in contatto con me. Io invece dissi: 'no, Roberto, io gradisco vedere solo te, non voglio vedere altri'.
Dice: 'no, non è possibile questo'.
'Va be', comunque adesso per intanto, finché non si fanno vivi altri, io porterò a te quello che devo portar e contatterò sempre te'.
E così rimase l'accordo.
Che difatti il biglietto e le fotografie di quelle opere che mi sottoponeva Antonino Gioè, io le portai al maresciallo Tempesta, dicendogli che, per quei cinque nomi - cinque mi sembra che fossero -...
Che uno era Brusca... Il nome non me lo ricordo, ma era il papà, mi sembra, di Giovanni Brusca; e un altro era Pippo Calò. E altri uno, o due, che non ricordo. E...
Che sono stato informato dal maresciallo Tempesta. Che non era possibile, tanto più che proprio in quel periodo, In quei giorni, vi fu la conferma della condanna di Pippo Calò per il reato della strage del 904.
E, dunque, poi io vidi Antonino Gioè, ma non me la sentivo di dirglielo subito così.
Che mi ricordo bene cosa mi disse, ma praticamente il senso era quello: che era difficile, che era molto difficile per la stesura dei nomi, per la situazione del momento.Che c'era margine, mi sembra, è vero. E' vero, mi sembra che ci fosse margine per Brusca o non so chi.
Per eventualmente detenzione ospedaliera.
Perché uno era ammalato, mi fu detto. Una persona di questi era molto ammalata.
Io, quando poi parlai con Nino, dovevo parlare con Nino, ma fu lui a troncare il discorso ancora prima che io gli dicessi che... Però si poteva vedere.
Che tornai in Sicilia, ma non fu Altofonte, perché Antonino Gioè non dormiva a casa, in quel periodo.
E fui accompagnato da una persona in... C'è chi dice fosse una cava. Io ritengo che fosse un frantoio, una cosa di questo tipo. O cava o frantoio, sempre quella era comunque.
E lui arrivò con una motocicletta, quindi col casco. E, in quella occasione, vi fu un attacco frontale, si può dire, fra me e lui. Ma non tanto per me, ma per fare capire agli altri che non vi era possibilità.
E mi ricordo che disse: 'guarda, quelle non sono persone serie, non è gente seria, non si può fare...'
E mi sembra che fosse proprio in quella occasione che si parlò della possibilità.
E lui disse: 'non è gente seria, non sono persone serie. Non è gente seria. Che ne direste se una mattina vi svegliaste e non trovereste più la Torre di Pisa?'
E lì nacque un timore anche per me, però io di questo, visto che lui me l'aveva detto, voleva dire che se era in atto un qualche cosa di quel tipo, per i discorsi che si erano fatti, praticamente è come se mi avesse autorizzato a dirle a terze persone, sennò non me l'avrebbe fatto sapere. E comunque sarebbe servito per fare capire che non scherzavano.
E io lo ridissi pari pari al maresciallo Tempesta.
Che era il momento particolare, di fatti si parlò di questo. Era il momento particolare, il momento in cui i soldati - adesso non so il termine - i Vespri siciliani erano giù in Sicilia, erano state arrestate tutte queste persone, a Pianosa lui mi disse che trattavano molto male i detenuti che erano là, le persone ospiti in quell'istituto penitenziario, che venivano maltrattate, che c'erano dei problemi anche a livello dei familiari e che temevano che si volesse creare dei pentiti con queste applicazioni del 41-bis e le altre cose. Il fatto dei discorsi che si erano fatti che politicamente non avevano più agganci di quelli sicuri come erano un tempo. Che ritenevano di essere stati tagliati fuori dalla DC nazionale, non tanto siciliana. Che non riuscivano ad avere i riscontri ad esempio di quello che avevano fatto per il Partito Socialista in quelle elezioni, senza specificarmi quali. Che si trovavano praticamente in una condizione oggettiva di passare a delle dimostrazioni in pratica di forza per abbattere o trattare quantomeno sul 41-bis e sulle altre cose.
E quando mi parlò della Torre di Pisa io sapevo che era vero, anche se la Torre di Pisa è ancora in piedi. Però le sue parole, il suo modo di fare era diverso dal solito e implicava anche praticamente la mia persona, nel senso in cui non parlava più per terzi ma aveva ammesso la mia persona in mezzo ai terzi. Cioè, 'che ne direste', non è più 'cosa pensi che direbbero gli altri'. Aveva messo anche la mia persona in mezzo agli altri, per cui voleva dire che in un caso o nell'altro avrebbe chiuso anche il canale con la mia persona molto probabilmente.
Io poi devo pensare che in quel momento, in quel periodo ero, mi sentivo abbandonato da quelli che dovevano invece supportarmi nel cercare di darmi quell'appoggio che serviva per quella trattativa. Il fatto che si facevano vedere chi doveva venire, secondo il maresciallo Tempesta, e tutte queste cose. Il fatto che ad esempio Nino mi disse un giorno che un certo Mutolo stava parlando, ma questo prima della strage di Falcone e di Borsellino. Per cui lei deve capire anche la mia posizione in quel momento, quando uno mi dice... se questo signore, Antonino Gioè, è in grado di sapere se uno sta collaborando o parlando, o meno, è in grado di sapere cose che altri non sanno, io quel giorno ho detto: può darsi anche che lui sappia che io a un certo punto dietro di me posso avere i Carabinieri e non... il Ministero dei Beni Culturali o dei politici.
Che si parlò espressamente di questo 41-bis che era già in esecuzione si parlò espressamente del fatto che gli uomini di Cosa Nostra, gli uomini di mafia erano già stati trasferiti nei carceri speciali?
Che Nino, una volta o due prima, adesso non ricordo bene le date, in un incontro precedente a quello, mi ricordo che mi chiese, ad esempio: 'cosa ne pensi se con un elicottero o due si arrivasse là? Secondo te si potrebbe...'
Perché le spiego, di me era stato scritto che ero stato pilota di aerei, e questo era vero, ma di elicotteri c'era la chiacchiera. Come c'era anche la chiacchiera che fossi un paracadutista.
A quel punto mi ricordo che Nino mi disse che si poteva studiare la possibilità di andare a fare un'azione dimostrativa sulla Pianosa ad esempio, per dimostrare che quelli là non erano abbandonati, quelli che erano stati messi in 41-bis, arrestati, bistrattati secondo il suo dire.
E poi mi ricordo che mi chiese anche, in quell'occasione, eventualmente se ero in grado di pilotare un DC9. Al che mi ricordo gli dissi: 'beh, se vado a fare un corso particolare non ci sono problemi'.
Ma sono sicuro che era riferito al 41-bis perché la conversazione era quella, era imperneata su quello.
Utilizzato dal Pubblico Ministero il verbale del 31 marzo del '94
Che più che un commento fu il fatto che... non so se il commento partì da me o meno, o fu una sua sollecitazione. Una sollecitazione forse di Nino in quanto diceva che un fatto del genere... No, no, forse io stesso gli dissi, non ricordo bene, comunque fu questa: che colpire delle opere d'arte, queste cose, avrebbe avuto una risonanza fortissima sull'opinione pubblica, sul mondo intero. D'altra parte la Torre di Pisa era la settima... è la settimana bellezza mondiale.
Che da parte mia, fu sollecitata. Mi ricordo nel discorso fu lui che partì con questo fatto, cioè di dire che era di risonanza grandissima o meno, io confermai praticamente quello che lui diceva. Però se avessi una sollecitazione forse magari qualche cosa che mi sfugge, ma non...
Che c'è stato, il giorno in cui mi ha dato le fotografie se non vado errato, le fotografie che lui aveva dato a me. Mi disse in pratica: 'ma tu non starai mica lavorando per i Servizi Segreti?' Questa fu una battuta che mi congelò, mi ricordo. E se non vado errato fu in quell'occasione che io, gelato com'ero da questa inaspettata battuta sua, estrassi mi sembra una carta d'identità e gliela diedi, dicendo per rassicurarlo, mi sembra che sia stato in quell'occasione e dissi: 'ascolta, guarda, siccome devo andare all'estero e qui c'è il timbro vietato l'espatrio, me lo puoi fare aggiustare tu che io non so dove andare?' Invece io sapevo se volevo farlo dove andare, non era un problema per me trovare dei documenti falsi, o fare pulire un timbro dietro una carta d'identità.
E fu proprio dettato invece da questo timore che lui mi aveva messo in corpo con quella battuta, con quella uscita.
Che ci fu - e ancora non riesco a collocarlo dottore, se in quella occasione o precedentemente - il fatto ad esempio che lui mi disse: 'non parteciperai anche con la Massoneria'. Io dico: 'no'. Dice: 'no, no, perché per quello sappiamo noi come fare a Trapani'.
Adesso non ricordo bene se ha detto 'non sappiamo come fare nel trapanese' - oppure - 'abbiamo noi gli agganci nel trapanese'. Ma il riferimento chiaro era questo, della conoscenza quantomeno sua per Massoneria del trapanese.
Che potevo avere delle conoscenze di politici che mi avevano chiesto di recuperare le opere d'arte rubate, rapinate alla pinacoteca di Modena e basta. E poi quello che lui pensava di me era un problema suo, di quello che lui aveva letto negli anni addietro sui giornali e che lui forse effettivamente pensava, era un problema suo e nient'altro. Che però in quella occasione precisò: 'non lavorerai mica per i Servizi Segreti?' E io gli risposi di no.
Che Ci siamo visti ancora e poi si doveva trovare un altro sbocco, un giorno mi disse bisogna trovare la possibilità se si può fare qualchecos'altro, sempre inerente alla trattativa che lui aveva deciso di chiudere con... la prima, quella che io facevo con il maresciallo Tempesta, per essere preciso e a quel punto, io non sapevo più come muovermi, dove andare, come fare e mi ricordo che chiesi all'ispettore Procaccia se conosceva la possibilità di portare avanti una trattativa di questo tipo e un giorno mi diede appuntamento l'ispettore Procaccia a, se non vado errato, a Piacenza, dove ebbi un incontro con due o tre persone della DIA di Milano. Spiegando loro che poteva esserci questa possibilità.
Che ho dormito Al Motel Agip di Palermo, Quella del 30 di dicembre.
Che era il punto di riferimento, l'hotel Agip, per me. Quando ho dormito a Palermo.
Che ho dormito anche a Enna, Palermo. Catania. Catania, quando ero andato giù prima di... ero andato per un'altra, come si dice?, per una gestione di un credito di un'altra ditta.
Che aver dormito in un posto che si trova, prima di arrivare a Palermo, facendo la costiera che viene da Messina e precisamente Cefalù,
AVVOCATO Ammannato.
Controesame dell'avv. ROCCHI
Controesame dell'avv. Cianferoni
il suo nome, cognome, luogo di nascita, data di nascita, residenza.

392) MORI Mario, alle domande del P.M. risponde:
Che il Tempesta lo conoscevo da tempo perché era stato alle mie dipendente come brigadiere quando comandavo la Sezione Anticrimine di Roma. Poi lui aveva avuto le sue vicende professionali e io le mie.
Venne a trovarmi e - porto l'agenda per documentarmi se ce ne fosse bisogno - venne a trovarmi il 25 di agosto del 1992 e mi parlò, un quella circostanza, del fatto che lui, operando allora al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, per ragioni del suo ufficio era entrato in contatto con un certo Bellini Paolo.
Peraltro a me noto, non fisicamente, ma per le carte perché essendo io interessato delle indagini per le indagini di Bologna, in qualche modo il Bellini c'era entrato. Sul momento me lo ricordai così, senza focalizzare, dopo controllai i miei atti.
Tempesta mi parlò di questi contatti che aveva con Bellini, che era una sua fonte informativa, nel settore specifico del Tempesta cioè il Patrimonio Artistico. E mi disse che era lì perché il Bellini in qualche modo poteva inserirsi per il fatto che aveva avuto un contatto in carcere con un mafioso, poteva inserirsi nella struttura mafiosa. Però si doveva presentare in maniera adeguata, dimostrando la sua validità come personaggio e gli aveva chiesto la possibilità di fare ottenere gli arresti domiciliari o il ricovero ospedaliero se non vado errato di cinque personaggi di spicco.
Mi diede un bigliettino di colore azzurro con questi cinque nomi, che erano tutti nomi di grossissimo livello mafioso. Mi ricordo Luciano Leggio, uno dei Marchese, non mi ricordo quale, e forse anche Pippo Calò. Ma gli altri due erano di questo livello qua.
Dissi al maresciallo Tempesta che la cosa era improponibile per una serie di motivi: primo, perché non era proponibile fare uscire dalle carceri personaggi di questo livello se non per fondato motivo. E quand'anche vi fossimo riusciti, ma non sapevo come, c'era un altro problema: il problema era che il Bellini, per il personaggio che era, non aveva nessun vissuto professionale, personale per essere accreditato a questo livello con le strutture mafiose, che non avrebbero mai creduto alle possibilità da un Bellini di ottenere questo.
E quindi dissi che non se ne poteva fare nulla.
Lo pregai di continuare a contattarlo se emergevano fatti di una certa rilevanza. Ma mi sembrava che lo stesso Tempesta fosse perplesso su questo settore, io non me lo valuto come fonte, come Tutela del Patrimonio Artistico, però come questo aspetto anche lui mi sembrava molto perplesso.
Ecco, questo è il contenuto...
Che la interpretai proprio come diciamo una carte di credito che doveva essere offerta alla fonte per entrare nella struttura e quindi dimostrare la propria validità e la propria capacità e quindi potere essere sfruttato e ritenuto valido dalla controparte. Solo in questo senso qua.
Che mi parlò delle buone potenzialità nel campo del Patrimonio Artistico da parte del Bellini. Per cui ritenni che questo rapporto Tempesta-Bellini fosse non instaurato da poco tempo ma che durasse... però uno specifico riferimento non lo ricordo assolutamente.
Che, sono portato veramente ad escludere perché l'approccio che ebbe Tempesta, come fu proprio il tema iniziale di questa possibilità di accredito del Bellini presso diciamo gli esponenti di Cosa Nostra. E lì io fui abbastanza drastico nell'escludere qualsiasi possibilità perché ritenevo allora e ritengo adesso che con quel sistema non si può arrivare a stabilire un dialogo con quella parte là.
Che Capita spesso, specialmente quando nei reparti investigativi della stessa struttura - Polizia di Stato, Arma e Finanza - che un ufficiale di P.G. contatti una fonte e poi questa fonte gli prospetti attività che esulano dalla sua specifica competenza e è chiaro che si rivolge a colei, o persone che conosce, che abbiano invece la conoscenza per quell'aspetto che la fonte ha citato.
Per cui io l'ho presa in questa maniera qua, cioè dice: 'guardate, questo ha parlato di queste cose, lei che ne pensa?'

Che non ha conservato il bigliettino.
Che viene acquisita agli atti della Corte fotocopia della agenda, relativamente alla giornata indicata dal testimone, in possesso del col. Mori.
Controesame AVV. Ammannato

L'udienza riprende giorno 09.06.1997 alle ore 09,00.

72^ - UDIENZA DEL 09.06.1997
[pic]

393) GERACI Francesco, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Che con Messina Denaro Matteo ci conosciamo dall'infanzia perché giocavamo assieme da piccolini. Abita vicino casa mia, in linea d'aria saranno un 200 metri. Giocavamo assieme da piccoli, poi all'età di 14-15 anni lui ha preso la sua strada e io la mia.
All'età di 24 anni circa ci vedevamo sempre nel paese 'ciao, ciao' e basta. Poi ci siamo incontrato in un sodalizio, in un circolo a Castelvetrano e abbiamo reinstaurato diciamo di nuovo i rapporti.
Che io facevo il grossista di oreficeria e fornivo la Sicilia occidentale.
Che avevo 24-25 anni, per cui siamo circa otto anni fa all'incirca.
Che le persone che parteciparono all'omicidio del direttore furono Matteo Messina Denaro, Sinacori, Gioacchino Calabrò, Peppe Ferro, Bagarella, Giovanni Brusca, Nino Gioè, La Barbera Gioacchino.
Che ho conosciuto un certo Nino Nastasi di Castelvetrano, paesano mio.
Che Lui aveva un ovile a Castelvetrano.
Che noi abbiamo fatto un omicidio assieme con Nino Nastasi, di un certo Lombardo di Campobello di Mazara.
Che avevamo a disposizione delle armi messe là da Vincenzo Furnari. Poi la seconda volta, quando sono arrivate queste armi, sono state tolte da Vincenzo Furnari e sono state portate da Nino Nastasi.
Che conoscevo una persona di nome Fontana.
Che questa persona era Giuseppe Fontana, quello che portava le armi.
Che l'epoca dell'inizio della latitanza del Messina Denaro Matteo risale alla fine '93. Che lui mi aveva detto che si era fatto dei documenti di copertura di Paolo Forte. Che il vero Paolo Forte gestiva un distributore di Benzia della IP a Castelvetrano
Che quando lui, i primi giorni che non si è visto più in giro, andava a dormire nella casa di Peppe Fontana, che ci sono andato pure io a trovarlo.
Poi, successivamente, se ne è andato a Palermo in zona di Brancaccio.
di Brancaccio.
Che il Matteo Messina Denaro l'ho incontrato nella casa di Vito Cappadonna, che gli aveva fatto riprendere in affitto, fra le altre cose, lui; che quando veniva di Palermo se ne andava da questo ragazzo, da questo Vito Cappadonna; che poi lo andavamo a prender noi nell'autostrada.
Che c'era un'altra casa che avevano presa in affitto e, se non ricordo male, l'aveva intestata a questo Vito Cappadonna o Vito Cappadonna l'aveva fatta intestare a qualche parente, questo non ricordo di preciso. Che c'è stato Sinacori.
Che Sinacori Vincenzo, quindi, era persona che aveva relazioni sia con Gioacchino La Barbera che con Matteo Messina Denaro e con le altre persone che lei ha indicato.
Che gli appuntamenti per lo più si svolgevano tutti nel mio ufficio e in questa casa. Poi qualche appuntamento da Leo Ciaccio; questo ragazzo ha un distributore di benzina.
Che Vito Cappadonna disponeva, oltre questa casa aveva una società con il cognato di Matteo, una fabbrichetta di calze.
Che il cognato di Matteo si chiamava Saro Allegro
Che questo ambiente, questo calzettificio, a quanto le risulta, vicino al Commissariato di Castelvetrano, quindi sarà in centro lì, del paese?
Che era utilizzato da Matteo durante questa sua clandestinità.
Che siamo andati a trovarlo là a Selinunte, perché questo signore ha una villa a Selinunte, che sarebbe un posto balneare, e siamo andati a trovare il padre di Matteo e il dottore Vincenzo Pandolfo.
Che questo Pandolfo è stato latitante... Ah, poi è venuto nel mio ufficio. E' venuto nel mio ufficio e c'ero io, infatti si doveva fare questo appuntamento. Questo appuntamento io gli ho detto a Matteo, siccome quando si facevano gli appuntamenti nel mio ufficio, facevo andare sempre via i miei fratelli. Al che Matteo mi fa, dice: 'no, è una persona che è di fuori. Non ha importanza, possono stare'. E viene una persona.
Che ho conosciuto Mariano Agate, Andrea Gancitano, Andrea Mangiarracina, Diego Burzotta, Davide Riservato, il padre di questo ragazzo, una volta pure me l'hanno presentato; mastro Ciccio tutti di Mazara del Vallo
Che l'appartamento di Palermo, Matteo mi disse che se n'era occupato Giuseppe Graviano di farglielo trovare.
Poi, quando sono andato io lì, la prima volta, con Matteo, che mi ha fatto vedere questa casa, siamo andati là vicino in un palazzo. Ha suonato ed è sceso un ragazzo che aveva le chiavi di questo appartamento.
Poi, successivamente, mi aveva portato in un altro palazzo che era in costruzione e c'era là un ragazzo che gli disse: 'vedi, ti stiamo preparando qua un appartamentino per te'.
Che la prima volta che io vidi Giuseppe Graviano è stato a Palermo, nella casa di Salvatore Biondino.
Che ero io, Matteo Messina Denaro, Enzo Sinacori, Salvatore Biondino, Giuseppe Graviano Renzo Tinnirello e Fifetto.
Che i tra i Graviano e Matteo Messina denaro i rapporti erano abbastanza ottimi, di quello che vedevo io; perché Giuseppe Graviano, da latitante, veniva a Triscina, che sarebbe un posto balneare che fa comune di Castelvetrano, e Matteo si occupava delle case di questo Giuseppe Graviano; e veniva pure il fratello, Fifetto.
Che quando abbiamo fatto il tentato omicidio del dottore Germanà, c'era Giuseppe Graviano, Bagarella; Matteo portava la macchina e io facevo da staffetta.
Che matteo coommise l'omicidio del vicedirettore, Gonzales, che i motivi erano perchè l'ho aveva offeso
Che Matteo aveva una ragazza austriaca
Che durante questa comune detenzione avevo ricevuto delle confidenze da Filippo Graviano, infatti mi disse che erano stati a Milano con Matteo, con le rispettive ragazze, nei pressi di Milano. E mi raccontava che andavano a mangiare spesso in un ristorante, infatti avevano fatto amicizia con la proprietaria del ristorante, le ragazze mi dicevano erano gelose.
Che mi disse anche che era stato pure assieme con il Matteo ad Abano Terme, non so di preciso, o a Rimini; comunque mi hanno detto che erano stati là sopra. Infatti andavano a mangiare spesso in un ristorante, e avevano", per l'appunto "instaurato un'amicizia con la proprietaria del locale, e le donne si erano lamentate".
Che quando è stato il tentato omicidio del dottor Germanà, io accompagno Giuseppe Graviano, viaggia con me in macchina. Infatti avevamo ritardato, e Matteo aspettava nell'autostrada a noi; e io aspettavo a lui. E perdevamo tempo in autostrada.
E ricordo perfettamente che Giuseppe Graviano l'ho accompagnato io a casa, a Triscina.
E Matteo se n'è andato dalla sua ragazza, a Triscina. Questo è nel '93.
Poi, il discorso che io piglio la ragazza...
Che mi sono incontrato con Giuseppe Graviano, con Fifetto, con Gioacchino Calabrò siamo stati pure nel carcere di Palermo e all'Asinara.
Che nel mio ufficio c'è stato Riina Salvatore, la prima volta che io lo vidi, è stato nel mio ufficio, l'anno non ricordo di preciso, se è stato il '92 circa, non sono sicuro. Per la prima volta. Che lo aveva portato Pietro Giambalbo.
Che è venuto Peppe Capizzi di Ribera, una provincia di Agrigento; Totò Di Ganci, di Sciacca; e Peppe La Rocca, di Montefalco, mi sembra che sia.
l Che 'incontro sicuramente l'ha organizzato Matteo, a me mi ha detto: 'tale giorno', dice 'devono venire persone nel tuo ufficio'.
Che poi l'ho rivisto per la seconda volta, lo ha accompagnato sempre Pietro il Giambalbo, e Matteo, prima Matteo me ne ha parlato, mi ha detto: 'senti, potresti imprestare un terreno, un'azienda agricola?'. E gli ho detto: 'sì'.
Lui non è che mi diceva mai quando doveva venire Riina; mi diceva, per dire: 'domani, alle due' per dire ' fatti trovare, o alle tre, all'ufficio'.
E io vedevo che veniva là Riina.
E' venuto Riina, e gli ha detto: 'Francesco è disponibile', dice 'a intestarsi l'azienda'.
Questa è stata la seconda volta che io...
Che loro hanno aperto la valigia, mi hanno fatto vedere un po' di orologi, un po' di cose; ma non li abbiamo visti nemmeno tutti.
Che un giorno Matteo mi disse che doveva regalare due Rolex, acciaio e oro, ai figli del Riina. E allora, al che gli dissi io, che uno glielo regalavo io. E ne ho comprati due, e uno l'ha regalato Matteo. Matteo l'ha regalato a Gianni.
Che Giovanni Brusca io l'ho conosciuto sempre in quella casa dove è stata strangolata Antonella Bonomo. E quando si è strangolato Antonella Bonomo, Giovanni Brusca era pure là.
Che in quella casa, ripeto, non so quante volte, due, tre volte, penso che ci sono stato.
E una volta l'ho visto a Mazara del Vallo, che io ero con un ragazzo, e ho incontrato Matteo, Giovanni Brusca, Gancitano, e non mi ricordo se c'era pure Sinacori, non ricordo di preciso se c'era qualche altra persona di Mazara.
Che poi, un'altra volta l'ho visto in un altro posto, a Bagarella, a Giovanni Brusca; poi c'era pure Nino Gioè.
Che il Ferro l'ho incontrata sempre in quella casa dove è stato lo strangolamento di Antonella Bonomo. Due, tre volte.
Poi l'ho incontrato nell'altro strangolamento a Campobello, dove abbiamo sequestrato questa persona di Alcamo, è stata sequestra questa persona di Alcamo a Campobello di Mazara. E poi è stato portato a Triscina ed è stato strangolato a Triscina.
Che ho conosciuto Vincenzo Milazzo.
Che conosco Filippo Guttadauro che sarebbe il cognato di Matteo.
Poi conosco il dottore Guttadauro che abita a Palermo. E una volta ho visto l'altro fratello che nemmeno ricordo come si chiama.
Che una volta l'ho visto in una casa che siamo andati io e Matteo a trovare Giuseppe Graviano e c'era pure il dottore.
Quindi il dottore, voglio dire, era una persona che aveva, questo dottore Guttadauro, era persona che aveva relazione, rapporti anche con Giuseppe Graviano
Che la prima volta che ho visto Ferrante, lui era con la sua famiglia al Paradise Beach Hotel.
Sono arrivato io, Matteo me lo ha presentato. Ero io, se non ricordo male c'era pure Leo Ciaccio e Peppe Clementesi.
E lui stava trascorrendo, non so se era il week-end, se era una settimana, là in questo hotel, con la famiglia.
Mentre Matteo me lo ha presentato e poi io mi sono allontanato. E lui, Matteo, è rimasto a parlare con questo signore.
Poi, successivamente, lo rincontro a Palermo. Che io ho accompagnato Matteo da Salvatore Biondino, poi lui è tornato ed è venuto con un'altra persona che sarebbe Salvatore Biondo.
Salvatore Biondo si è messo in macchina e io, con la mia macchina, siamo andati in un posto là a Palermo, dove questo Salvatore Biondo indicava la strada e c'era Giovanbattista Ferrante e un'altra persona e ci ha dato un fagotto che io ho messo nell'intercapedine che ci avevo nella mia 164.
Cheabbiamo preso questo fagotto, l'ho messo in macchina. Allora Matteo mi disse che in autostrada di camminare piano.
Dice: 'cammina piano, poi saltiamo in aria'.
Però non sapevo dentro questo fagotto cosa c'era, cosa non c'era, non me lo disse.
Che di preciso, il fagotto è pasato dalla mie mani sicuro, perché io l'ho messo nell'intercapedine della macchina, l'ho messo io. Però non ricordo se lui lo ha consegnato personalmente a me, o prima lo ha consegnato al Messina e poi il Messina lo ha dato a me. Questo non lo ricordo di preciso.
Che ho partecipato ad attentati incendiari come quello della villa dell'onorevole Culicchia.
Che c'ero io, Matteo Messina Denaro, Peppe Clemente, Leo Ciaccio, Vincenzo Furnari.
Che un giorno viene Matteo e mi disse che dovevamo fare questo attentato a Maurizio Costanzo, a Roma.
E io mi sono messo al solito a disposizione.
Poi siamo stati a Mazara del Vallo a preparare delle armi. Ero io, Matteo Messina Denaro, Sinacori e una persona sui 60 anni circa che era in uno stato molto confidenziale con il Sinacori.
Non mi ricordo di preciso se lo chiamava Giovanni, o Battista, una cosa del genere. Che parlavano fra di loro; che era la persona, quello, che doveva portare le armi a Roma. Che questo signore aveva un camion.
Poi siamo stati a Palermo, io, Matteo Messina Denaro e Sinacori. E ì siamo stati nella casa di Salvatore Biondino dove ho conosciuto Giuseppe Graviano, a Fifetto Cannella e a Renzo Tinnirello.
Adesso io non ricordo se prima abbiamo preparato le armi, o prima siamo stati a Palermo. Questo non lo ricordo.
Poi siamo stati a Mazara del Vallo, io, Matteo e Sinacori da Mariano Agate. Loro si sono appartati dentro una stanza. Quando ce ne siamo andati, ho salutato pure io Mariano Agate e Mariano Agate ci ha detto, dice: 'ragazzi, state attenti'.
Io ho accompagnato Matteo Messina Denaro dopo il motel dell'AGIP a Palermo; lui è partito la sera prima con Renzo Tinnirello: una Uno diesel di colore azzurro, mi sembra.
E io sono partito successivamente con Sinacori.
I biglietti di aereo non ricordo se li ho fatti io, il mio, o se li ho fatti tutti e due, o se n'è occupato Sinacori. Questo di preciso non lo ricordo.
Comunque, sono partito io e Sinacori. Sono andato io a Mazara del Vallo a prendere il Sinacori.
Siamo andati a Roma, l'appuntamento era a Roma a Fontana di Trevi.
Verso le 15, circa. 15-16, non ricordo di preciso, comunque, nel primo pomeriggio ci siamo incontrati tutti là.
Io, quando sono arrivato da Roma con Sinacori siamo stati alla Stazione Centrale di Roma; lì ho affittato, ho preso in noleggio una macchina, una Y10 bianca. Ho presentato la carta di credito, perché non ce la volevano dare senza la carta di credito. Comunque ho dato la carta di credito che avevo io: l'American Express. Che poi, quando abbiamo riportato questa macchina, ho pagato in contanti. Tipo per non lasciare traccia, una traccia rimane sempre, penso.
Poi di lì con Sinacori, dalla stazione siamo andati in una casa. Questa casa non abbiamo trovato niente, non c'era niente.
Da lì poi siamo andati all'appuntamento a Fontana di Trevi, dove lui ha parlato con Matteo e poi siamo andati in un'altra casa.
In questa casa successiva ero io, Matteo, Sinacori e Renzo Tinnirello, perché Giuseppe Graviano e Fifetto dormivano in un altro posto che io non so.
E noi, tutti e quattro, alloggiavamo in questa casa.
Da lì, poi l'indomani, iniziano i pedinamenti che si dovevano fare a Maurizio Costanzo.
A pedinarlo ero io e Sinacori.
La macchina la portava sempre Sinacori, perché Sinacori conosceva forse, era stato altre volte a Roma, conosceva discretamente Roma.
Siamo stati ai Parioli, a teatro. Abbiamo seguito, non ricordo se siamo stati quattro giorni, tre giorni, perché lo seguivamo per un pezzo di strada e poi ce ne andavamo. E l'indomani iniziavamo da dove lo avevamo lasciato. E poi ricominciavamo il percorso per non farci vedere dalla scorta. Perché lui aveva la scorta. Per non farci notare.
E siamo stati vicino... Abbiamo visto che lui andava vicino alla zona di Palazzaccio.
Poi siamo stati... Perché noi eravamo, per Costanzo, per pedinare a Costanzo, nello stesso tempo per Martelli. Prevedere se si riusciva a vedere questo Martelli al Ministero.
Siamo andati là al Ministero che non ricordo io... No, non ricordo, non so come si chiama questa zona.
Abbiamo fatto un appostamento là, ma là passano tantissime macchine in borghese. Noi pensavamo che era una cosa molto più facile, ma là passavano un sacco di macchine.
Poi abbiamo frequentato dei ristoranti a Roma, al Matriciano; ristoranti... in via dei Gracchi si trova, perché c'è il ristorante Gracchi, pure. Questi due ristoranti.
Frequentavamo locali molto in per vedere se si incontrava anche il Falcone, o il Martelli. Però non abbiamo incontrato nessuno di queste persone.
Abbiamo incontrato al Matriciano il giornalista, questo che è ora fa... Non ricordo il nome. Per ora fa, è in Francia che fa questo, per ora, però non ricordo come si chiama questo giornalista. Lo abbiamo incontrato là, al Matriciano.
Una volta abbiamo incontrato Renzo Arbore in via Veneto al Bar Doney, vicino all'Excelsior.
Poi siamo stati parecchie volte al Pantheon, c'è un bar che frequentavamo pure là.
Poi siamo stati a Trastevere, ristorante Sabatini, ristorante Sora Lella... Ci dividevamo in gruppi per vedere se si incontrava qualche persona di questo... questi che cercavamo noi.
Poi, dopo non ricordo, dopo 8-10 giorni non si è fatto più nulla. Matteo mi disse che ce ne dovevamo andare.
E ricordo che poi sono andato via io, Matteo e Fifetto. Abbiamo preso il traghetto a Napoli, siamo andati a Palermo.
Giuseppe Graviano non lo ricordo, e Tinnirello come sono andati via e anche il Sinacori, non lo ricordo.
Poi, quando siamo arrivati a Palermo...
Che ho noleggiata, non ricordo male è stata la Hertz.
Che ho comprato delle magliette al negozio di Eddy Monetti con la carta di credito intestata a me.
Che questa Y10 che avete noleggiato, che era una macchina bianca targata
Roma.
Che in tutto questo periodo sono stato insieme al Sinacori che si era attrezzato.
Che come ho detto prima, lui voleva fare questo coso per Costanzo, perché Costanzo parlava sempre dei mafiosi, parlava male dei mafiosi.
Poi, una volta che si era a Roma, di controllare se si trovasse il Falcone o il Martelli. Addirittura mi aveva detto pure Pippo Baudo.
Che tra i nomi fatti dal Matteo cìera anche il Santoro.
Che questo loro lo facevano, di quello che ne ho parlato io con lui, per destabilizzare lo Stato.
Che era perché, per punire questa gente. Loro lo facevano per fare, per allontanare anche, diciamo anche le Forze dell'Ordine che si opprimevano sulla Sicilia, per fare capire che anche al nord c'erano, non so, tipo le Brigate Rosse, era una cosa del genere, allargare questa cosa in questo senso.
Sì, sì. Sì, perché di quello che mi diceva lui dice: 'tu non sei convinto che poi vanno, si scende a un compromesso che qualcuno non andrà da Riina a vedere un poco questa situazione?'
Loro pensavano che qualcuno dello Stato poi andava da Riina e gli andava a dire: 'signor Riina, mettiamoci d'accordo', una cosa del genere.
Che è avvenuto prima l'incontro di Palermo e poi quello di Mazara.
Che Matteo poi a Castelvetrano mi disse che si doveva andare a Roma a fare questi pedinamenti a Costanzo e via dicendo. Se si vedeva se si trovasse il Martelli o il Falcone.
Ci dovevamo recare a Roma e mi disse che ci voleva un abbigliamento molto chic, perché io sono andato a comprarmi delle cose a Palermo.
Che le persone che andarono a Roma furono: Messina Denaro Matteo.
Sinacori; Renzo Tinnirello; Giuseppe Graviano e Fifetto Cannella.
Che lui in quella casa, ho conosciuti tutti per la prima volta che li vedo, erano sia che il Tinnirello, che il Graviano e anche il Fifetto, anche il Salvatore Biondino.
Che da Salvatore Biondino, c'ero stato ad accompagnare il Matteo, però io rimanevo sempre a distanza in un'altra strada e non sapevo di preciso. Poi, quando sono andato là che abbiamo lasciato la macchina e con Matteo a piedi siamo andati là dentro... Anzi, no, siamo entrati, mi sembra, con tutta la macchina, sì. C'è un portone di ferro, siamo entrati là dentro.
Ho capito che Matteo si recava sempre da Salvatore Biondino. Io, per la prima volta, le ho viste queste persone.
O forse ho visto di sfuggita qualche volta il Salvatore Biondino fuori, quando usciva con Matteo, però non ricordo di preciso.
Che Matteo e Tinnirello dormivano in un'altra stanza, e io e Sinacori Che dormivamo in un'altra stanza.
Che è stato in questa circostanza che lei ha saputo che questa persona si chiamava Tinnirello Renzino.
Che le persone che prepararono le armi furono Messina Denaro, Sinacori, lo stesso Mariano Agate.
Che c'erano un sacco di armi là, diversi tipi.
C'erano un sacco di pistole. Poi c'erano i mitra, questi Kalashnikov. Però il numero, anche i tipi, non è che posso ricordare. Fucili, mi sembra che c'erano pure.
Però c'era una partita che dovevano andare a Roma. Non erano, mi sembra, tutte queste armi, almeno quello che parlavano davanti a me.
Che abbiamo portato due pistole, due 357, da Castelvetrano con Matteo. Due 357 cromate nuove, che sono state messe là dentro, pure.
Che parlava con questa persona anziana e diceva che poi se la vedeva lui. Dice: 'nel camion...', forse lui aveva un nascondiglio, non so di preciso.
Che le armi a Roma le custodiva SCARANO.
Che lui e Sinacori fecero il viaggio in aereo, Matteo e Tinnirello con la macchina, Graviano e Fifetto non ricordo se sono venuti, mi sembra, col treno. Non ricordo di preciso.
Che nell' appartamento ha avuto occasione di vedere persone diverse da loro.
Che prima volta che vide a Roma, lo Scarano, è stato prima di entrare diciamo in questa casa, dove poi abbiamo alloggiato noi, ho visto Scarano. Poi c'era il figlio con un altro ragazzo, che si trovavano là, hanno salutato questi ragazzi: 'questo è mio figlio', hanno salutato a tutti e poi questi ragazzi sono andati via. Poi è rimasto Matteo, mi sembra che è salito là sopra pure lui. Hanno parlato del più e del meno, non so di che cosa hanno parlato e poi è andato via.
Poi l'ho visto un'altra volta, sempre in questa casa. Non ricordo se l'ho visto due, due-tre volte.
Che Sinacori ando' a Napoli che doveva parlare con persone a Napoli e poi è tornato. E poi sono venute queste due persone di Napoli, in questa casa.
Che ricorda che uno si chiamasse Ciro Nuvoletta, almeno così mi è stato detto. E l'altro non ce l'ho completamente... non so se è alto, se è basso, proprio mi è sfuggito dalla mente l'altro.
Che Costanzo per i suoi spostamenti aveva una 164 che faceva di scorta. E lui la Mercedes e una volta non ricordo se è stato pure su una Lancia Thema, non ricordo di preciso.
Che quando siamo andati nel teatro ai Parioli, là ci sono delle stradine molto strette e allora si pensava di mettere l'esplosivo dentro qualche bidone, questi grandi della spazzatura no?
Che per quanto riguarda la disposizione dei posti letto, sul lato destro entrando, dormiva Messina Denaro Matteo, e Tinnirello; e mi sembra che erano due letti singoli.
Che per quanto riguarda i due appartamenti, ci si rivolse a un dr. di nome LA MANTIA, che stava a Roma ma era nato a Mazara.
Quindi di giorno in giorno trovavate...
Che lo Scarano l'ho conosciuto nel mio ufficio è arrivato il dottore Pandolfo, che l'ha accompagnato.
Che con Peppe Caramella. Si sono messi dentro la stanzetta di quest'ufficio, hanno parlato, non so, del più e del meno. Poi, quando sono usciti, Matteo mi disse di pigliare dei soldi; non ricordo la cifra, se erano 10 o se erano 20 milioni, questo non posso ricordarmelo io, perché ogni giorno nel mio ingrosso c'era sempre Matteo che veniva. Io, diciamo, avevo tipo la cassa della famiglia Messina, per cui non posso ricordare le entrate e le uscite.
Per cui, io ho detto a mio fratello... oh, adesso non ricordo se io, sono stato io personalmente a pigliare i soldi e a darli a Scarano, o se ho detto a mio fratello Andrea di pigliare i soldi e prepararli. Questo, non lo ricordo.
Che i soldi che gli dava, da quello che ho capito io, che Matteo glieli dava a Scarano per prendere qualche casa in affitto, e via dicendo. Non so però di che cosa. Però, sicuramente le case.
Che prima siamo venuti a Roma e dopo c'è stata la strage di Capaci.
Che lui Matteo e Fifo siamo andati a Napoli. Da Napoli...
Che la Uno diesel era, c'era alla guida quando io ho lasciato Matteo, Renzino Tinnirello. Per cui, credo che è andata indietro. Perché mi sembra, se non vado errato, era targata Palermo, fra le altre cose.
Per cui penso che sia sua questa macchina, o gliel'avevano prestata. Però, che io ricordi, mi sembra che era targata pure Palermo. Non penso che sia rimasta là...
Che con Fifo, Fifetto, siamo arrivati là al porto di Palermo.
Non ricordo se lui, come ho dichiarato prima, avesse la macchina, o siamo andati a piedi fino nella via Orto, che lui ci aveva là una casa, che mi ha portato là, che mi diceva che ci aveva il cavallo, dove teneva il cavallo.
Poi, in questa via Oreto...
Che in questa via Oreto c'ha pure un negozietto di abbigliamento, che una volta ci siamo andati io e Matteo per cercarlo.
Ero io e Fifetto, sì.
E poi siamo andati in campagna e abbiamo trovato: Giuseppe Graviano, Matteo e Benedetto Graviano, il fratello maggiore.
E l'ho conosciuto in questa circostanza, il fratello maggiore mi pare, sì.
E c'era un altro signore anziano che gli diceva a Giuseppe... praticamente quello anziano era il figlioccio di Giuseppe, una persona di 60-65 anni e il figlioccio di Giuseppe che ce n'ha 30 e passa.
Che, Matteo una volta mi disse che il fratello maggiore era diciamo quello che, doveva essere quello che dirigeva la famiglia Graviano, ma in effetti non era così, mi diceva Matteo. Era il Giuseppe che dirigeva tutta la famiglia Graviano.
Che dopo che siamo ritornati da Roma, adesso io non ricordo dopo quanto tempo è stato, Matteo mi disse che ha regalato dell'hashish a Scarano. E che Scarano era venuto giù in Sicilia con un furgone con la scritta "Comune di Roma" era venuto a prendersi l'hashish
Che mi ha detto che dovevamo fare degli attentati qua al nord e che cosa ne pensassi io dice: 'tu come la vedi?', mi ha detto a me.
Siccome quando loro dicono una cosa, uno non è che può dire il contrario, deve dire quello che dicono loro. Gli ho detto: 'va be'...'
Che lui mi parlò di attentati, ma mi parlò di edifici, mi sembra, se non ricordo male edifici di una certa importanza. Colpire edifici di una certa importanza. Che però mi ha detto che volevano fare questa serie di attentati, sempre per il discorso di...
Ah, mi disse, dice: 'tu non credi che, facendo questi attentati, qualcuno non si interessi che vada a trovare Riina per scendere a un compromesso?' Ecco, questo.
Che comunque come edifici, naturalmente, sono di una certa elevatura. Cose dello Stato, tipo le chiese.
Che lui credo si riferisse nei beni culturali, qualcosa del genere.
Che una sera Matteo mi disse che l'indomani ci aveva l'appuntamento con Paolo Forte che dovevamo venire a Roma per affittare una casa, per prendere in affitto una casa. E io l'indomani sono venuto con Paolo Forte a Roma e abbiamo preso in affitto una casa.Ma di quello che ho saputo successivamente, Matteo mi disse che doveva venire in questa casa Ciccio Rallo, Francesco Rallo. E questo fra le altre cose, è stato latitante a casa mia, a Triscina. Lui e il dottore Pandolfo.E poi Matteo mi disse che questa casa poteva servire.
E forse poi, successivamente, c'è stato Giuseppe Garamella.
Che però non sono sicuro. Siccome lui aveva fatto un buco alla banca e per un certo periodo si è dato latitante, Matteo mi disse che si trovava a Roma, però non so se era in questa casa o meno, di preciso. Comunque penso di sì.
Parti civili
AVVOCATO Ammannato.
utilizzato dal difensore il verbale del 23.09.1996.
(avv. di Geraci)
AVVOCATO Zarzana
Controesame
AVVOCATO Gramigni.
AVV. Passagnoli
AVVOCATO Rocchi
Utilizzato dal difensore il verbale del 05.10.1996
AVV. Cianferoni

Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 18.09.1996
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 17.09.1996
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 14.09.1996
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 23.09.1996
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 05.10.1996
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 04.10.1996

L'udienza riprende domani 10 giugno 1997 alle ore 9,00.
73^ - UDIENZA DEL 10.06.1997

[pic]
Segue esami collaboratori di giustizia.

394) CALVARUSO Antonio sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Che si occupava anche di edilizia, di costruzioni, tutto diciamo però assieme a Cannella Tullio. Perché fungevo da suo prestanome quindi io mi ero poi messo anche nelle società con mio nome e cognome, però diciamo solo il nome e cognome, poi tutto operava il Cannella Tullio.
Che avevano un villaggio turistico sito a Buonfornello
Il Cannella Tullio preciso che era una persona che veniva... diciamo aveva contatti con i fratelli Graviano di Brancaccio, che questi fratelli Graviano un giorno gli dissero al Cannella di recarsi a Finale di Pollina, che doveva incontrare un certo signore che qualmente si doveva mettere a disposizione per la costruzione di un edificio nel suo terreno.
Questo signore poi, più in là, si seppe che era Leoluca Bagarella inizialmente presentatosi come signor Franco.
Il Cannella fece questi appuntamenti e lo portò poi ospite al villaggio Euromare. E qui diciamo siamo nell'estate del 1993.
Dove io effettivamente, mi viene presentato il Bagarella da Cannella Tullio, sotto il nome del signor Franco Amato.
Io inizialmente col Bagarella avevo il ruolo da vivandiere, cioè facevo la spesa, mi limitavo a fare, accudire la sua latitanza in forme leggere.
Che inizialmente si sapeva che era un latitante, ma non sapevo che era Leoluca Bagarella. Poi dopo un 20 giorni, così, seppi anche guardando la televisione che in quel periodo martellava con le sue foto, nel periodo che si era sposato con sua moglie, e capii che era Leoluca Bagarella.
Poi io acquisii subito la fiducia di Leoluca Bagarella anche perché ero, se non un unico ma quasi, a sapere la sua abitazione, dov'è che lui effettivamente abitava.
E quindi il Bagarella piano piano mi incominciò a far svolgere diverse mansioni: tipo il classico ruolo del postino, cioè tutti i vari biglietti che venivano recapitati dagli altri uomini d'onore per farli avere al Bagarella venivano portati a me e viceversa. Se il Bagarella doveva dare qualche biglietto agli altri uomini d'onore me li dava a me per farglieli avere.
Iniziai ad accompagnarlo nei vari posti dove lui si doveva incontrare con gli altri mafiosi, tipo i Graviano, tipo Vito Coraci, tipo il Peppe Ferro, tipo Nico Farinella, Matteo Messina Denaro, Giovanni Brusca. Tutti i personaggi che lui si incontrava, l'accompagnavo io.
Che nell'estate del '93 fino al settembre del '93 svolgo dei ruoli minimi, cioè ripeto, da vivandiere semplice. Dal settembre-ottobre del '93 cominciamo i miei accompagnamenti nei vari posti con gli altri uomini d'onore di Cosa Nostra.
Che in effetti comincio ad accompagnarlo nei vari paesi, nei vari incontri che lui aveva con gli altri mafiosi. Piano piano comunque poi inizio pure a fare una certa attività di spostamento di armi, sempre ordinatomi dal Bagarella, spostamento di portare droga ad alcune persone e poi a finire, diciamo a seguire alcuni agguati, a partecipare ad alcuni agguati dove c'ero io e il Bagarella e il gruppo di fuoco che commetteva l'omicidio.
Che i Graviano, quelli di cui parlo io, sono: Graviano Giuseppe, Graviano Filippo e Graviano Benedetto...
Che i rapporti con Tullio Cannella erano che il Cannella costruiva diciamo in un terreno che era dei Graviano e che inizialmente aveva preso degli accordi con i Graviano all'epoca, quando c'era "Scarpa".
Gli accordi che prese il Cannella con i Graviano e con lo "Scarpa" era che lui costruiva e doveva dare due miliardi ai Graviano.
Che Greco è Pino Greco "Scarpa".
Che attualmente sto parlando di quello che inizialmente mi racconta il Cannella nei riguardi dei Graviano, come li conosce e i rapporti che c'ha con i Graviano. Io ancora diciamo non entro a vedere i Graviano nel loro operato nei confronti del Cannella. Quindi attualmente sto dicendo quello che sapevo dei Graviano dettomi dal Cannella Tullio.
Che il Cannella aveva preso questi accordi con i Graviano di due miliardi e più 800 milioni da dare a Pino Greco "Scarpa". E inizia a lavorare in questo villaggio Euromare.
Poi il Greco "Scarpa" scompare, esce di scena, il Cannella capisce che è stato ucciso ma non fa domande. Dà i due miliardi come di stabilito ai Graviano e gli vengono chiesti anche gli 800 milioni di Greco. Il Cannella a quanto pare glieli dà pure, ma i Graviano continuano a chiedere soldi. Qui subentro io perché già in questo periodo entro a fare parte, a lavorare con Cannella Tullio e quindi vedevo le varie pressioni che i Graviano facevano al Cannello Tullio, i vari danneggiamenti che gli facevano, che gli chiedevano i soldi imponendogli: 'se non mi dai 50 milioni entro il mese ti ammazziamo'. Tutte queste cose le comincio a vedere io personalmente.
Che Tullio Cannella inizialmente era ragioniere, ed era ragioniere di Domenico San Severino, all'epoca della costruzione del palazzo di via Malaspina.
Poi venne tirato dai Graviano a fare il costruttore assieme a San Severino al villaggio Euromare. Solo che poi il San Severino poi si comportò male con Pino Greco e lasciarono solo il Cannella Tullio a costruire il villaggio Euromare.
Quindi il Cannella da lì comincia un debito senza scadenza con i Graviano perché effettivamente i Graviano, anche se poi incamerarono i due miliardi come da stabilito, continuarono a chiedere soldi sempre con minacce.
Che ho conosciuto i signori Graviano, perché poi diciamo ho partecipato a delle riunioni dove Giuseppe Graviano e Filippo Graviano faceva nell'ufficio di Cannella e gli chiedeva i soldi. Vedevo le varie persone che venivano a prendere soldi da Cannella Tullio, sempre con aria minacciosa, sempre con le battute minacciose. Vedevo i danneggiamenti che subìva il Cannella quando ritardava a dare i soldi, che gli bruciarono una macchina, una gliela fecero saltare in aria, gli bruciarono l'ufficio, gli rubarono due macchine.
Questo succedeva ogni qualvolta lui ritardava nel dare i soldi al Graviano.
Che i rapporti con i Graviano e Tullio Cannella si vanno sempre inasprendo. Perché il Cannella fino a che poteva diciamo soddisfare le loro richieste allora tutto andava bene, ma poi piano piano il Cannella non riusciva più a far fronte alla richiesta di denaro che i Graviano facevano. E quindi faceva salti mortali andando da usurai, vendendo appartamenti due volte. Però lui stesso capiva e mi diceva: 'se io non pago più scade la mia polizza e questi mi ammazzano'.
Quindi cercava di fare il tutto possibile per accontentarli. Però i Graviano anche avevano capito che il Cannella a quanto pare, come si dice, spremere la pietra, non c'era più niente da fare e quindi cominciarono con un comportamento nei suoi confronti un pochettino più brutto. Al punto che fu levato totalmente dal villaggio Euromare e al posto suo inserirono Michel Giacalon che era un uomo di Matteo Messina Denaro e quindi veniva da Castelvetrano.
Che tra Bagarella e Giuseppe e Filippo Graviano i rapporti diciamo c'erano e lo posso attestare perché una volta dovevo portate io Bagarella in un appuntamento con Giuseppe Graviano. E poi c'erano dei rapporti, anche dopo l'arresto dei Graviano il Bagarella continuava a tenere diciamo il rapporto con i Graviano tramite i futuri reggenti che vennero dopo i Graviano.
Quindi c'erano sempre dei discorsi che il Bagarella faceva arrivare ai Graviano, o viceversa, i Graviano al Bagarella.
Che al villaggio Euromare lo portò lui. Lui diciamo l'ha conosciuto in un villino a Finale di Pollina. Gli era stato detto da Filippo Graviano, o da Giuseppe, questo ora non lo ricordo, però diciamo questa persona era stato presentato a Tullio Cannella dai Graviano.
Il Cannella lo incontrò a Finale di Pollina dove lì c'era pure Nico Farinella, assieme a Bagarella, e lì praticamente il Bagarella doveva andare solo a mettere la sua presenza per costruire nel terreno di questo signor Franco Amato. Che i Graviano, parlando con il signor Franco Amato gli dicevano che Cannella Tullio aveva delle doti, gli dicevano proprio in parole sue, glielo dico: 'era una macchina che faceva soldi', parlando del Cannella Tullio, senza che loro gli davano da investire sul terreno.
Quindi il Bagarella incontra il Cannella Tullio, gli mostra il suo appezzamento di terreno e di lì comincia la conoscenza col Cannella e il Bagarella.
Poi il Cannella che continua a incontrarsi con il Bagarella, sempre a Finale di Pollina, capisce chi è il personaggio, capisce che effettivamente avendo un personaggio di questo calibro vicino a lui i suoi problemi con i Graviano erano, non dico finiti, ma si alleviavano e in effetti così fu. E quindi fece il tutto e per tutto per tirarsi il Bagarella assieme a lui. E incominciò a invitarlo al villaggio Euromare. In effetti il Bagarella accettò.
Poi dopo il villaggio Euromare, Cannella non mollava evidentemente il Bagarella perché aveva una sorta di garanzia nei confronti dei Graviano, e in effetti da quel periodo i Graviano non pressarono più per chiedere soldi a Cannella.
Dal villaggio Euromare lo portò in via Benedetto Marcello dove lui, Cannella, aveva altri appartamenti e lo sistemò in un appartamento suo, che poi lui aveva venduto ad un avvocato e questo avvocato non sapeva niente che in quella casa c'era il Bagarella perché l'avvocato diciamo era all'oscuro di tutto, era il Cannella che manovrava tutti questi suoi appartamenti.
Da lì poi, da via Benedetto Marcello lo passò in via Passaggio MP-1 dove gli diede un altro appartamento, che questo era direttamente del Cannella Tullio, che poi gli si fece l'atto a Luigi Giaconia.
Che il Cannella aveva un ottimo rapporto con il Bagarella, proprio a livello confidenziale, perché in quel periodo che il Cannella stava... diciamo il Bagarella stava sotto proprio l'abitazione del Cannella - perché lui stava al pianterreno e il Cannella al nono piano - ogni sera stavano assieme, mangiavano assieme, il Bagarella aveva una sorta di fiducia nel Cannella, fecero progetti su movimenti politici. Diciamo che c'era una sorta di fiducia abbastanza intrinseca tra il Bagarella e il Cannella.
Che l'ho appresso dalla... lo vedevo perché anch'io stavo con loro, quindi vedevo i tipi di rapporti che si intrattenevano tra il Cannella e il Bagarella.
In effetti pensi che il Cannella era l'unico che gli dava del tu al signor Franco, chiamandolo Franco, proprio del tu.
Che in relazione a questi fatti il Bagarella mi accennò qualcosa. Nel senso che lui questa idea dice che l'ha avuta nel periodo della sua detenzione, quando il Bagarella era detenuto. L'ha appresa in un colloquio che ha avuto con un altro detenuto che era un terrorista. Questo terrorista dice che gli disse che per dare una risposta forte allo Stato, più che fare un attentato a in Giudice o a un politico, bisognava colpire i centri storici di alcune città dell'Italia.
Al Bagarella questa idea gli piacque e in effetti, quando gli fu possibile, la mise in opera. Si vantava di questo fatto che era lui l'ideatore di queste stragi e quindi diciamo mi parlò di questa sua... di queste stragi in questa occasione.
Che questo terrorista parlando col Bagarella...
Che gli disse che per dare una risposta forte allo Stato, bisognava colpire i centri storici di alcune città dell'Italia.
Che lui ogni tanto, ripeto, nei vari viaggi, nei vari accompagnamenti si lasciava qualche, non confessione, magari era nervoso per i fatti suoi e mi parlava o magari pensava a voce alta, mi confidava qualche cosa.
Ad esempio, nel '94 quando ci fu il fallito attentato a Totuccio Contorno, lui praticamente mi parlò di queste stragi però allacciandosi a questo fatto del fallito attentato a Contorno. Perché dava la colpa, un po' di colpa la dava a Nino Mangano, perché lui diceva che più volte lui aveva detto a Nino Mangano: 'fammi presenziare a me personalmente all'uccisione di Contorno'. E Nino Mangano lo tranquillizzava dicendo che: 'signor Franco, lei lo sa che i ragazzi, il lavoro che hanno fatto a Firenze, a Roma e a Milano, quindi già le cose le sanno fare, stia tranquillo, non c'è bisogno che presenzia pure lei'.
E quindi il Mangano più volte riuscì a convincere il Bagarella a non andare a Roma a presenziare per l'attentato di Contorno.
Che, per questo discorso Bagarella mi diceva che il Mangano era sicuro dei ragazzi, perché già avevano fatto i lavori a Roma, Firenze e Milano, ed erano riusciti bene.
Quindi, per quel discorso, si collegava alle stragi di Roma, Firenze e Milano.
Che Nino Mangano è il successore dei fratelli Graviano nel mandamento dei Brancaccio.
Dopo l'arresto dei Graviano, che fu... Ripeto, io per le date non sono forte, però riesco, cerco di ricordare il più possibile.
Dopo l'arresto dei Graviano che mi sembra che fu nel gennaio del '94, c'era diciamo la corsa, io la chiamavo la corsa al trono, perché c'era Nino Mangano, Fifetto Cannella, Cristoforo Cannella detto "Scarpina lucida", e Giorgio Pizzo.
C'erano questi tre contendenti al trono che doveva essere Bagarella, poi, a decidere chi dei tre doveva prendere il posto dei Graviano.
In effetti ci fu un periodo che nei vari appuntamenti che si svolgevano nei vari casolari, nei vari appartamenti dove c'erano gli incontri, a venire, quando si dovevano discutere le cose di Brancaccio, erano tutti e tre.
Poi, il Bagarella, dopo...
Che Mangano aveva una agenzia di assicurazioni in corso dei Mille.
Che Cristoforo Cannella"Scarpina lucida" so che aveva diciamo un negozio di abbigliamento in via Oreto. Però poi l'attività sua, propria, onestamente non lo so, se faceva altro, diciamo.
A parte, diciamo, il negozio di abbigliamento.
Dico, parlo di altro, non di cose di Cosa Nostra, perché quello lo so, perché veniva negli appuntamenti. Parlo di altre attività lavorative.
Che il negozio di Mangano, delle assicurazioni, era vicino a quello di Grigoli il cacciatore, che aveva un negozio di cose, di articoli sportivi. quindi diciamo erano attaccati.
Giorgio Pizzo lavorava all'acquedotto vicino in via Volturno. Perché noi avevamo anche l'ufficio là vicino.
E Cristoforo... Cannella, aveva il negozio in via Oreto, che una volta ci sono andato mandatomi dal Bagarella. C'era una ragazza, una commessa, che quando io gli dissi: 'ho bisogno di parlare con Cristoforo', mi disse: 'qua non c'è nessun Cristoforo, non c'è, non conosco Cannella'.
Poi, incontratomi con il Cannella, a Borgo Molara, mi spiegò che era stato lui a dirgli di dire che non conosceva a lui, diciamo.
Che nel periodo della sua detenzione a Rebibbia. Che stavo nella cella assieme a lui e Giacalone mi parlò che lui personalmente prese parte al pedinamento di Totuccio Contorno, che c'era suo genero, Cosimo Lo Nigro, che era bravo nel confezionamento dell'esplosivo. E proprio per il mestiere che lui faceva, che faceva pesca di frodo, che aveva la barca e quindi diciamo era bravo nel maneggiare l'esplosivo. Che si lamentavano effettivamente i ragazzi perché tra di loro c'era qualcuno che non condivideva 'sto fatto di queste stragi, perché dicevano: 'ma noi perché stiamo andando a prendere questi ergastoli per fare cadere le statue...', e quindi fra di loro c'era pure questo malumore.
Ma però, a quanto pare, diceva Giacalone l'ordine, cioè, viene dall'alto e quindi non si poteva dire di no.

Che poi rividi il Giacalone quando si doveva fare l'attentato ai D'Ambrogio, che ci fu un macello con questi D'Ambrogio e rividi di nuovo il Giacalone. Il Giacalone, vidi Olivetti, vidi Cosimo Lo Nigro...
Lì, in quella occasione, diciamo, che ho conosciuto quasi tutto il gruppo di fuoco dei Brancaccio.
Spatuzza, c'erano tutti. Giorgio Pizzo...
Che poi diciamo questo attentato io non l'ho fatto più, ma poi ho saputo che loro lo hanno fatto dopo.
Che Cosimo Lo Nigro. Detto "Il cavallo".
Che abbiamo fatto pure degli omicidi assieme.
Che Giuliano. Inizialmente l'ho conosciuta in questo fallito attentato che si doveva fare allo Scarpa e ai D'Ambrogio. Che lì, diciamo, bene o male io li ho conosciuti tutti. Me li presentò Nino Mangano, in quella occasione.
E poi l'ho rivisto altre volte nell'appuntamento al campetto di calcio diciamo della camera della morte in via Messina Montagna.
L'ho rivisto assieme a Grigoli... Cioè, poi periodicamente lo rivedevo assieme agli altri.
Che Grigoli è un ragazzo... L'altezza, diciamo, un ragazzo non alto, ma neanche basso. Ricciolino, corporatura normale, aveva il negozio di articoli sportivi vicino, all'assicurazione di Nino Mangano.
Che Spatuzza l'ho al villaggio Euromare, perché veniva a volte con i Graviano. Poi lo rividi nel... mi fu presentato ritualmente in questo capannone di questo deposito di camion in corso dei Mille assieme a tutti gli altri, da Nino Mangano.
E' un ragazzo alto, un po' stondato, fa l'indoratore di mestiere. Faceva l'indoratore di mestiere, quando non aveva diciamo da fare.
Che c'è stato diverse volte per portare Bagarella in appuntamenti col Nino Mangano. Però ci fu una volta in particolare quando strangolarono lo Spadaro che accompagnai il Bagarella in via Messina Montagna.
Che di quelli che ricordo erano: Nino Mangano, Cristoforo Cannella, Giorgio Pizzo, Salvatore Grigoli, Giuliano Cosimo Lo Nigro, non so se l'ho detto, Gaspare Spatuzza, Vittorio Tudino, e qualche altro che onestamente è possibile che mi dimentico.
Che Vittorio Tudino l'ha conosciuto al villaggio Euromare. Era un ragazzo che lavorava per i Graviano. Faceva da autista a Giuseppe. Inizialmente era Marcello, il fratello, che faceva da autista a Giuseppe. Poi Marcello si comportò male con Gaspare Spatuzza, e allora doveva morire per quello che aveva fatto. Ma siccome Giuseppe ci era affezionato, lo esentò da Cosa Nostra, forse lo salvò.
Lo esentò da Cosa Nostra, lo fece uscire e si prese il Vittorio Tudino che già faceva lavori per loro da fare da autista per Giuseppe.
E in più, siccome il Tudino, diciamo, aveva un tipo di comportamento un pochino irruente e quindi bello per gli uomini di Cosa Nostra, lo mettevano davanti a chiedere il pizzo, perché lui diciamo dava schiaffi, pugni a chi non pagava. Aveva questa cosa di bastonatore. E come lo chiamavano, al Vittorio Tudino.
Poi appresi dal Giacalone che quando era in carcere sempre dice che Vittorio Tudino era implicato in un omicidio assieme a loro. E... Che mi sembra che c'era Pietro Romeo.
Comunque, quando si seppe che Pietro Romeo collaborava mentre eravamo nel carcere, Giacalone rideva, dicendo: 'ah, Vittorio Tudino è rovinato perché c'era pure lui con noi quando abbiamo fatto quell'omicidio'. Quindi...
Che Pietro Romeo faceva parte del gruppo di fuoco del Brancaccio: però io onestamente non lo ricordo, diciamo. Forse lo avrò visto in qualche appuntamento nei vari posti Brancaccio, però non... più di questo non so dire, su Pietro Romeo.
Che Il Giacalone mi disse che lui personalmente prese parte a questo pedinamento. Che riuscirono a... era lui, c'era pure Grigoli "Il cacciatore", che addirittura dice che si incontrò dentro il bar con Contorno perché non se lo aspettava di trovarlo là dentro. Dice che si sono messi sulle tracce di questo Contorno perché seguivano uno con un Ferrari rosso che era uno spacciatore di droga. E l'informazione, a quanto pare, gliel'aveva dato un certo Scarano, che era uno di Roma che io non conosco, che ho sentito dire da Giacalone. Che poi lo hanno arrestato assieme a Scarano.
E che Giacalone aveva paura prue perché, a quanto pare, in uno dei pedinamenti che fece a Contorno, si incrociò con la macchina con Contorno. E lui aveva paura che il Contorno lo potesse riconoscere.
Che Mi disse che facevano base in un villino. Ora non voglio dire bugie, se era quello di Scarano, se era... In un villino.
Mi disse che lì si divertivano, mangiavano panini. C'era Giuliano, dice che si mangiava 12 panini la sera.
Cioè, mi parlò che erano obbligati in questo villino, però...
Poi mi parlò che gli portavano delle tegole a Scarano e che furono caricate nel suo villino.
Cioè, tanti spezzoni di racconti che, ripeto, all'epoca io onestamente non...
Che lui mi disse che Romeo, diciamo, quando si seppe del pentimento di Romeo, il Giacalone diciamo, stiede tre giorni male, perché appunto sapeva di tutti questi fatti che Romeo era alla conoscenza. Di questa dinamite, di questo fatto di Contorno, di questo omicidio che c'era pure Romeo, che c'era pure lui, il Giacalone, Vittorio Tudino.
Quindi aveva queste preoccupazioni in merito quando seppe che Romeo stava collaborando.
Che mi ricordo, mi ricordo che il Giacalone ebbe delle paure nel momento in cui vide... Ah, forse sì, perché a quanto pare dice che lo scaricò lui, Pietro Romeo. Per quello aveva paura che... Sapeva dov'era la dinamite, perché a quanto pare l'aveva scaricata Pietro Romeo.
Non ricordo, sono ricordi confusi che ho. Non...
Che Il Giacalone mi disse che si era arrivati al Contorno perché, siccome il Contorno a quanto pare continuare ad essere implicato in fatti di droga, e quindi aveva delle amicizie degli spacciatori, tra i quali questo con 'sto Ferrari rosso che era un ragazzo alto, biondo. E che a quanto pare questo era amico di Scarano.
E quindi l'informazione la diede Scarano che c'era questo spacciatore amico di Contorno.
E che quindi bastava seguire questa Ferrari rossa per arrivare a Contorno.
E loro dicono che così hanno fatto e così, in effetti, hanno trovato Contorno.
Che misero... Loro posizionarono questa dinamite sul, vicino la casa di Contorno. E che a quanto pare poi non scoppiò, perché dice che un signore la trovò. Però, ripeto, Pubblico Ministero, è assurdo che invento, perché...
Che mi parlava di questo fatto che loro non erano convinti di quello stavano facendo, perché capivano... lui, se non ricordo male, mi disse pure il fatto quando saltò in aria la bomba dove c'era la bambina che morì, loro praticamente ci sono rimasti male perché non capivano perché dovevano andare a prendere tutti questi ergastoli per i monumenti, che c'era tutta questa gente... Cioè, a quanto pare fra di loro c'era questo malumore.
Mi raccontò delle cose che, ripeto...
Che se non ricordo male mi parlò di un Fiorino che fu portato dal genero stesso sul posto, non so assieme a chi, a Gaspare Spatuzza o a Giuliano, comunque a quanto pare c'era proprio il genero che portò il Fiorino sul posto dove poi esplose.
Che Giacalone era allarmato non solo per questo. Era allarmato per tante cose. Perché si era visto abbandonato in galera da tutti, perché non capiva come mai i suoi capi, dopo avergli fatto fare di tutto e di più lo avevano lasciato in carcere senza dargli neanche 100 mila lire. Si preoccupava perché vedeva che lui si stava facendo il carcere, ma fuori nessuno faceva niente per fare stare zitti i pentiti. Vedeva la successione in quel periodo, che poi ci fu una successione tremenda di collaboratori che andavano spuntando in televisione e che praticamente, una volta lui scherzando mi disse: 'forse sarebbe meglio che collaboriamo tutti, almeno ce ne andiamo tutti a casa'.
Quando poi si seppe sul giornale, che uscì quell'articolo 'si pente Mangano' col punto interrogativo, lì Giacalone diciamo che stiede male per quasi una settimana.
Che quindi tutto il gruppo di fuoco era a disposizione degli ordini di Nino Mangano.
Che più che avvicinamento, proprio tradimento totale nei confronti dei Graviano. Perché il Mangano che, nonostante che i Graviano erano in carcere, doveva continuare a tenere i rapporti per i Graviano e di fatto così non era, perché si occupava di tutte le cose di Bagarella scavalcando pure gli ordini che arrivavano dai Graviano.
Che personalmente un giorno vide arrivare Nino Mangano al mio negozio dicendomi che urgentemente doveva parlare con Bagarella. Io, siccome avevo ordini tassativi di non fare incontrare nessuno con lui urgentemente, quindi farlo filtrare attraverso una certa sorta di routine, che era normale, gli dissi che non era possibile.
E allora lui in quel momento fu costretto a dirmi il motivo di questa premura. Mi disse che gli era arrivato un biglietto dei fratelli Graviano dove c'era scritto: 'devi fare saltare in aria il negozio di Barone', o una cosa del genere. Ora non lo ricordo più precisamente.
Perché mi diede questo biglietto a me in mano e mi disse: 'faglielo avere subito al signor Franco perché io, se prima non me lo dice lui, in aria il negozio non glielo faccio saltare'. Quindi praticamente questo significa che i Graviano gli dissero 'esegui questo lavoro', ma il Mangano che già era tutto più Bagarella che Graviano, ha voluto lo 'sta bene' di Bagarella. E in effetti così fu. Bagarella, manco a dirlo, disse subito sì e Nino Mangano poi lo fece. Però sempre dietro ordine di Bagarella e non più dei Graviano.
Che la fase del suo arresto ve la racconto quasi tutta. Mi disse che doveva scendere con Scarano, stava scendendo con Scarano e che prima di scendere si comprò lui, Giacalone personalmente, 250 grammi di cocaina o 300 grammi, non ricordo con precisione. Siccome lo Scarano aveva promesso a Nino Mangano una pistola e allora all'occasione gli disse: 'gliela scendo pure ora'.
In effetti poi furono ritrovati con la cocaina e la pistola.
E quindi fecero questo viaggio, lui in effetti si malediceva questa pistola e questa cocaina perché effettivamente né la cocaina doveva essere nella macchina con loro, perché lui la comprò per poi venderla per i fatti suoi e né la pistola doveva essere in quella macchina se Scarano aveva la premura di regalargli questa pistola a Nino Mangano.
Che ha conosciuto Lo Bianco che però aveva un soprannome, in questo momento non lo ricordo. Lo Bianco. Si incontrava spesse volte con Bagarella, lo andavo a prendere io a volte in alcuni punti dove Bagarella mi diceva di andarlo a prendere. E' una persona, se vuole lo posso pure descrivere.
Che, aveva delle varie persone che lo accompagnavano, vari ragazzi che lo accompagnavano. Mi ricordo in Corso Calatafimi un giorno Lo Bianco venne accompagnato da un ragazzo che si affiancò alla nostra macchina e Bagarella disse 'u' picciriddu' o una cosa del genere e comunque si salutarono. Noi ci siamo messi dietro questa macchina e poi lui ci portò da questo Lo Bianco. Piero Lo Bianco, Piero si chiamava.
Che quando, diciamo '93-'94, quando lui mi cominciò a dire che dal canto suo lui, siccome mi spiegava che ogni qualvolta bisognava pungere un uomo d'onore e farlo tale, non poteva essere fatto tra me e il Bagarella perché sennò non aveva senso. Doveva essere con la partecipazione di tutti gli altri uomini d'onore. Quindi questo era soggetto al pericolo pentitismo, che bastava che uno di questi si pentiva e già conosceva tutti gli uomini d'onore.
Al che Bagarella emise la legge nuova, cioè basta più ago, basta più santina, da questo momento gli uomini d'onore, siccome lui era il capo diciamo di Cosa Nostra, li faceva lui con la presentazione. Cioè, se lui presentava una persona come amico nostro e allora quello era un uomo d'onore. Se lui lo presentava come una persona vicino a noi e allora era un semplice fiancheggiatore, che faceva parte di Cosa Nostra, ma non era uomo d'onore.
Stessa cosa fece con me personalmente. Inizialmente mi presentava come 'un amico nostro' e in effetti ci fu un passaggio all'inizio proprio, alla fine del '93, che io in viale delle Scienze, vicino alla Ricas, presi Matteo Messina Denaro, avevo a bordo il Bagarella e il Matteo stava iniziando a parlare, che in quella occasione avevano un appuntamento con i Graviano, che fu alla fine del '93.
Al che il Bagarella subito gli dice: 'Matteo, guarda che Tony è un ragazzo vicino a noi' e Matteo si ferma nel parlare perché capisce che sono un fiancheggiatore e non un uomo d'onore. Invece poi, col passare dei mesi, il Bagarella mi andava presentando come amico nostro, quindi io capii che lui mi aveva fatto uomo d'onore.
In quel periodo ricordo che Giovanni Brusca, due giorni, tre giorni prima che succedeva questa, mi diceva 'zu' Tony' scherzosamente. Quando mi vedeva agli appuntamenti di diceva 'eh, zu' Tony'. Perché Bagarella nella sua mente mi aveva promosso.
Che conobbe Giovanni Brusca... Fu, anzi, il primo personaggio di spicco di Cosa Nostra che conobbi fu Giovanni Brusca e fu in un appuntamento, nell'estate del '93 o alla fine proprio dell'estate del '93, dove io accompagnai il Bagarella in un villino. Questo villino era di Benedetto Capizzi. Siamo sul territorio vicino Cerda. Non Cerda ma lì, Campofelice di Roccella, quelle parti lì, dopo l'agglomerato industriale. Lì c'era un villino, salendo per colline, collinette che, ripeto non so indicare la strada e ci venne a prendere una Panda 4x4 guidata da Rodolfo Virga che era il genero di Benedetto Capizzi. Lui ci accompagnò fino a questo villino e lì incontrammo Giovanni Brusca e c'era pure Benedetto Capizzi.
Bagarella si adirò quando vide Benedetto Capizzi, non capii il perché, poi lo capii dopo successivamente, quando vidi il comportamento di Bagarella con gli altri uomini d'onore. Ma siccome quelli erano i primi miei accompagnamenti, vidi subito che il Bagarella si agitò perché dice: 'gli avevo detto a Giovanni di non me lo fare trovare a Benedetto'. Poi più in là capii che il Bagarella usava la strategia di sparlare a uno male con l'altro, l'altro sparlava con l'altro, faceva una sua sorta di confusione tra i vari uomini d'onore per tenerli sempre tutti contro e tutti amici suoi...
che ricorda, questi discorsi lui li ebbi con Bagarella. Mi ricordo che lo ebbe pure con Brusca e fu in questa villa di Monreale, che ripeto, una volta... ci siamo andati più di una volta in questa villa.
Una volta fu accompagnato da Gaspare, questo rappresentante di formaggio; una volta lo portò un certo Mimmo, che poi ho saputo dalle fotografie si chiamava Racuia, una cosa del genere; poi magari lo veniva a prendere Michele Traina.
Quindi, signor Pubblico Ministero, purtroppo il giro di persone che c'era era un pochettino vasto. Però mi ricordo e confermo pienamente quello che lei ha letto.
Che Matteo Messina Denaro l'ho conosciuto, ripeto, quella fu la prima volta quando lui salì in macchina nella fine dell'estate del '93, che il Bagarella mi presentò il Matteo Messina Denaro e gli disse che io ero un ragazzo vicino a loro. Quindi la prima volta che lo vidi fu quella.
Poi, ripetutamente comincia a incontrarlo più spesso nei vari posti di Partinico, Bagheria.
Una volta se lo dimenticarono in mezzo alla strada a Bagheria e lo presi io e lo portai fino a un certo punto dove lì, poi, arrivò un'altra persona che se lo pigliò e se lo portò dove c'era Bagarella.
l'episodio, che stava appena dicendo, sull'incontro, lei dice: lo lasciarono a piedi e lo presi io...
Che lasciò il Bagarella nello svincolo di Bagheria, dove lui lì si incontrava con Provenzano.
Venne una macchina a prendersi il Bagarella, che veniva... a volte veniva Musso - che poi fu arrestato, il Musso - poi subentrò un altro personaggio, che poi fu arrestato successivamente anche questo. Quindi, diciamo, venivano delle persone a prendere il Bagarella a questo bivio di Bagheria.
Io avevo il compito di lasciare il Bagarella e poi, quando il Bagarella mi chiamava nel cellulare, di andarlo a riprendere.
Mentre me ne stavo andando vidi a Matteo Messina Denaro in mezzo alla strada che mi fece segnale di fermarmi e mi disse: 'Toni, mi hanno detto che c'era l'appuntamento in qua con Bagarella, ma io non vedo nessuno. Mi hanno lasciato in mezzo alla strada'. Praticamente era lì solo che passeggiava a Bagheria, perché Bagarella già se n'era andato.
Allora io lo feci salire in macchina da me e lo portai dove che avevo lasciato Bagarella, effettivamente.
In effetti lì c'era un'altra macchina che aspettava il Matteo Messina Denaro, che lo prese e se lo portò.
Che da quello che gli risulta personalmente c'erano degli ottimi rapporti, perché addirittura, poi, il Matteo Messina Denaro - prima negato poi approvato - prese parte al villaggio Euromare.
Il villaggio Euromare era prettamente dei fratelli Graviano e quindi, siccome poi dopo l'arresto dei Graviano, i Graviano fecero subentrare il Giorgio Pizzo nella gestione del villaggio; villaggio e chiuso: non altre cose, solo per il villaggio c'era Giorgio Pizzo che si interessava.
Il Giorgio Pizzo andava da Cannella e quindi voleva fatti i conti, voleva chiarimenti, voleva tutto ciò che gli interessava a loro per fare il passaggio a Michel Giacalone, che era un ragazzo che veniva da Castelvetrano e che era persona di fiducia di Matteo Messina Denaro. Quindi messo da Matteo Messina Denaro.
Quindi, già qua c'era qualcosa che non andava: come mai viene messo un uomo di Matteo Messina Denaro al villaggio e che il Cannella giustamente cominciava a dire al Bagarella: 'ma perché ci stanno mettendo un uomo di Matteo Messina Denaro, mi vogliono buttare fuori?
Quindi il Bagarella faceva una sorta di mediatore, cioè chiamava Nino Mangano e gli diceva: 'Nino Mangano, vedi com'è 'sta storia, digli a Michel Giacalone di fare le cose assieme con Cannella'. Perché loro gli avevano detto testualmente un giorno al Barone Vittorio Tudino e Giorgio Pizzo, io...
Barone di via Libertà. Vittorio Tudino, Giorgio Pizzo, io e Cannella Tullio seduti in un tavolino il Pizzo gli dice: 'Tullio, tu da questo momento esci di scena, non sei più nessuno. Ora, il proprietario è Michel Giacalone'.
Quindi così, di punto in bianco diventa proprietario Michele Giacalone e Cannella Tullio un turista.
Si, è colui che ha dei residences a Triscina, mi sembra; ha un complesso turistico a Triscina.
Si vantava con me di essere grande amico di Matteo Messina Denaro, di averlo ospitato nei suoi alberghi, pesa sui 180 chili, abbastanza robusto. E'...
Mah, è un frutto misto, perché è nativo, se non erro, a Tunisi, però residente francese; onestamente non ricordo, perché lui aveva l'accento francese, però era, a quanto pare, tunisino e residente a Castelvetrano, quindi onestamente non so di preciso di dove era.
Che era pure una specie di assessore, una cosa del genere. Perché, essendo il braccio... cioè, vicinissimo a Matteo Messina Denaro, i voti era normale che non mancavano.
Che era persona di fiducia di Matteo Messina Denaro e addirittura lui una volta sbagliò nei miei confronti dicendomi che... parlò di carro attrezzi, di cose di Polizia, praticamente, che all'epoca noi queste cose non esistevano.
Io lo andai a dire al Bagarella e il Bagarella subito dice: 'è una decisione di morte' solo che Matteo Messina Denaro gli disse: 'signor Franco, mi faccia la cortesia, me lo porto via dal villaggio, ma siccome ha un sacco di soldi miei distribuiti tra Castelvetrano e company, se lei l'ammazza mi rovina'.
Allora il Bagarella si convinse, gli disse: 'va be', però digli che si sta a Castelvetrano e non...'.
Poi la cosa si aggiustò, perché il Matteo Messina Denaro riuscì a convivere il Bagarella di... Però...
Che ci fu una storia di una macchina messa male, che era di un parente mio. Allora lui stava chiamando il carro attrezzi, i Vigli Urbani. Quindi, a quell'epoca, per noi cosa bruttissima chiamare i Vigili Urbani, i carro attrezzi.
Quindi io dissi al Bagarella...
Che si vantava di questo. Che diceva che... ci fu una discussione mostruosa per questo discorso. Perché il Giacalone... Non il Giacalone Luigi, Michel Giacalone, mi disse che nel suo villaggio aveva ospitato latitanti come Giuseppe Graviano.
Io lo riferii al Bagarella, perché, ripeto: io cercavo di mettere i bastoni fra le ruote a Michel perché si era impossessato del nostro territorio. E quindi il Bagarella chiamò subito Matteo Messina Denaro e gli disse: 'ma questo chi lo autorizza a raccontare che lui, nel suo albergo, ospita latitanti?'
E fu nuovamente rimproverato. Fino al punto che il Giacalone, siccome ormai si era intestato le società del villaggio romane e non si poteva fare subito di nuovo un passaggio da lui a noi, rimase lui quello diciamo che era solo scritto nelle parte. E operavamo come volevamo del resto, sia io che Cannella.
Anche perché c'erano le lamentele dei Graviano dal carcere. Poi Nino Mangano attutiva perché gli diceva: 'me la sbrigo io'.
In effetti i Graviano non furono convinti del Giorgio Pizzo, perché vedevano che Giorgio Pizzo non faceva niente. E fecero subentrare a Cesare Lupo. Che Cesare Lupo venne a dire parole grossissime nei confronti di Cannella, dicendogli: 'ti sembra, perché se sei amico di Russo Franco, i Graviano la testa te la levano lo stesso'.
Allora altro discorso, altri giorni di routine, riunioni, 'perché questo come si è permesso', e via discorrendo.
Che Tullio Cannella, l'ho conosciuto quasi dieci anni fa.
E quando l'ho conosciuto, ripeto, lui era il ragioniere di Sanseverino in via Malaspina.
E all'epoca mio padre faceva i lavori di coloritura in questo edificio che inizialmente il costruttore era Laparola, buonanima.
E il Cannella era il ragioniere, all'epoca, di Laparola. Poi Laparola, al Laparola subentrò il Sanseverino. E normalmente Laparola diventò un normale condomino e il Sanseverino il costruttore e Cannella passò da ragioniere di Laparola, a ragioniere di Sanseverino.
Poi il Cannella e il Sanseverino si spostarono al villaggio Euromare. E noi diciamo, cioè, fummo chiamati noi sempre come impresa di coloritura al villaggio Euromare. Quindi c'era una sorta di...
Che rapporti di lavoro con Cannella. Che poi, man mano si andavano solidificando amichevolmente. Poi addirittura lui mi fece le fedi quando io mi sposai. Quindi poi ci fu una sorta di...
Che la camera della morte, era in via Messina Montagna di fronte il deposito di materiale edile di Nino Mangano.
Nino Mangano aveva, qua in via Messina Montagna, di fronte a questo capannone che poi questo capannone era chiamato camera della morte perché è stato strangolato una persona là dentro.
Che questo ragazzo che se non ricordo male, Spadaro.
Spataro, o Spadaro, una cosa del genere. Che fu gli omicidi avvenuti a Villabate Buscemi e Spataro, quello che... al ragazzo gli spararono nel motorino e a Spataro poi lo uccisero incaprettato in questo capannone.
Volevo precisare che camera della morte poteva essere qualunque luogo. Cioè, perché in ogni posto il Bagarella si appoggiava, si doveva fare l'omicidio, quello veniva essere chiamato camera della morte. Cioè, quindi non c'era una camera della morte specifica. Cioè che tutti i vari omicidi si dovevano commettere in quel capannone.
Cioè, dove c'era l'appoggio, si faceva.
Che dunque, c'era questo capannone chiamato la camera della morte, e di fronte c'era questo deposito di materiale edile di Nino Mangano. E ancora, sempre adiacente al capannone, c'era la Caterbolle, un impianto di calcestruzzo di Conigliaro, là, il geometra Conigliaro che era sempre un tutt'uno con i Graviano e Nino Mangano.
Poi c'erano dei campetti di calcio e lì noi ci andavamo periodicamente a...
Che i posti erano tantissimi. Tipo questo, tipo Borgo Molara, tipo San Lorenzo, tipo Partinico, tipo... Tantissimi. Campofelice di Roccella, Lascari...
Giornalmente ci spostavamo e dov'è, diciamo... arrivavano i biglietti, si sapevano gli appuntamenti e noi... Il Bagarella usciva giornalmente, quotidianamente. Quindi ogni giorno c'era l'appuntamento con uno.
Che I miei rapporti con Giacalone in libertà erano questi: cioè, incontrarmi con il Giacalone quando magari accompagnavo il Bagarella nell'autosalone, che lì magari lo aspettava Nino Mangano.
Oppure in quella occasione dell'incontro al deposito di camion dove c'era pure il Giacalone; quando c'era di far qualche cambio di targa, di assicurazioni, andavo a trovare il Giacalone le suo autosalone.
Che con Giacalone erano tutti ragazzi diciamo, tutti amici nostri, va bene. A parte che Giacalone poi mi confidò per i fatti suoi che lui era stato punto nell'80. Quindi lui era, risaliva al vecchio rito, quello della santina e l'ago.
Però, diciamo, con i ragazzi del gruppo di fuoco di Brancaccio, non c'era proprio il fatto del "vicino a noi", o "amico nostro"".
Quello, i ragazzi amici nostri in pieno.
C'era il Grigoli, come di fatti... il "cacciatore" che si lamentava con il Giacalone e con Nino Mangano perché voleva essere punto a tutti i costi.
E il Mangano gli diceva: 'non ti preoccupare, è lo stesso. Lo sappiamo noi, non c'è bisogno che ti pungiamo...'
E quindi... Perché il Grigoli diciamo non era stato punto ancora ufficialmente. Era stato fatto uomo d'onore con il nuovo rito.
Che delle collaborazioni ci fu quella di Pietro Romeo, ci fu quella del... Sì, ci fu un altro pentimento, ma non mi ricordo se era Carra il camionista, qualcosa...
Sì, ci furono dei pentimenti a catena in quel periodo, mi ricordo. E che Giacalone, ogni pentimento che sentiva, aveva perplessità, perché giustamente era impelagato in quasi, un po' di tutti i fatti.
Che C'era quella di Romeo, quella di Carra... Di Pasquale Di Filippo, quello diciamo che fece arrestare Bagarella, non tanto, perché lui era sicuro che non lo avrebbe riconosciuto. perché dice che lo aveva visto una volta sola, quindi era sicuro che Pasquale non lo avrebbe riconosciuto.
Che DI FILIPPO Pasquale mi fu presentato da Bagarella e l'ho conosciuto in un appuntamento verso le parti di Cruillas in un immobile messoci a disposizione di un parente di Nino Mangano, che era un signore che aveva un bar in quelle parti.
E lì... io lì ho conosciuto questo Pasquale Di Filippo. E poi l'ho rivisto nelle altre volte successive.
No, per meglio dire era il pupillo di Bagarella. E in effetti lui credeva tantissimo in Pasquale Di Filippo fino al punto di infiltrarlo nelle cosche di Brancaccio.
Molti non lo avevano preso bene questo fatto, perché... ad esempio, il Giacalone, Cosimo Lo Nigro, Spatuzza, dicevano al Mangano: 'ma che bisogno c'è di infilarci nel nostro gruppo una ulteriore persona?'
Ma siccome il Bagarella aveva sentito diciamo il fatto di... Cioè, sentiva qualcosa per Pasquale Di Filippo, credeva ciecamente.
E quindi lo infiltrò nelle linee di Nino Mangano.
E in effetti poi ebbe degli ottimi risultati, perché Pasquale si pentì e lo fece arrestare.
Quindi avete intuito bene.
Che Giacalone aveva diciamo il vizio di parlare a più non posso. All'epoca, addirittura io, essendo ancora dall'altra parte, certe volte dicevo a Giacalone: 'queste cose non me le raccontare, perché non mi interessano'.
Lo rimproverava pure Antonio Maranto. Anche lui diceva: 'Luigi, queste cose non le raccontare'.
Ma lui purtroppo per... gli piaceva raccontare le cose e le raccontava.
Che, c'era zio Peppe Ferro, c'era Vito Corace, qualche persona di Alcamo l'ho conosciuta. C'era sto' zu' Peppe Ferro che era una persona anziana, finto malato che veniva agli appuntamenti con Bagarella.
Che Bagarella lo rimproverava nel senso di dire, dice: 'qualche volta tu, a forza di far il finto malato, muori davvero'.
Perché a quanto pare questo otteneva gli arresti domiciliari o la libertà, perché faceva finta di essere malato. O era malato e magari non si curava.
Comunque il Bagarella lo rimproverava di questo.
Che Ferro veniva spesse volte, o anzi, per meglio dire, quasi prettamente sul territorio di Partinico. In effetti il Peppe Ferro veniva quasi sempre in compagnia di Vito Corace, o accompagnato da Lo Bianco, però non Lo Bianco di Misilmeri, Lo Bianco di Partinico.
Giuseppe Lo Bianco, questo si chiamava.
O veniva accompagnato da Giuseppe Monticciolo. E veniva quasi sempre nel villino di Lo Bianco Giuseppe di Partinico. Oppure, qualche volta, nell'industria vinicola di Francesco Bonomo, un altro uomo d'onore di Partinico.
Che queste riunioni erano, diciamo: quando erano così, di grosso calibro, che c'era che so, Peppe Ferro, Nico Farinella, e c'era proprio il Gotha... Matteo Messina Denaro, Nino Mangano, Giovanni Brusca, allora noi in genere rimanevamo sempre nell'altra stanza.
Poi però nelle ore, nella pausa tè, cioè dove c'erano i cornetti e il caffè, allora ci mettevamo tutti assieme e si parlava del più e del meno.
Che di queste che sto menzionando, quasi tutte. Poi ci sono i vari accompagnatori, quelli... gli autisti, che neanche onestamente ricordo come si chiamano, perché ognuno di loro veniva con autisti diversi. E onestamente non ricordo se proprio venivano presentati come "amico nostro", o come "il ragazzo vicino a noi".
Che sì, in una occasione ci fu, in un incontro in un casolare vinicolo, questo di Francesco Bonomo, dove c'era pure il figlio di Vincenzo Ferro.
Che sì, perché non ricordo chi è che era stato che si era preso la laurea da poco. Comunque ci fu un evento che il Bagarella fece gli auguri. Erano due c'erano due dottori.
E c'era il figlio di Vincenzo Ferro e, a quanto pare, l'altro dottore, figlio, o parente o figlio di Francesco Bonomo.
Comunque, anche lui con una laurea di dottore o qualcosa del genere. Non ricordo.
Comunque gli fecero gli auguri e... Il Bagarella gli fece gli auguri al figlio di Peppe Ferro. E in quella occasione si seppe, io seppi che era il figlio di Peppe Ferro.
Che da quello che diceva Bagarella, da quello che gli sentivo dire io, era quello che comandava attualmente ad Alcamo.
E quindi, quando c'era qualche discussione su Alcamo, lui interpellava Peppe Ferro.
CheBagarella cercava in tutti i modi, forse ancora cerca in tutti i modi di abolire il 41-bis.
Questo era un chiodo che lui cercava in tutti i modi di fare togliere ai detenuti.
Aveva paura, una paura tremenda di questo fenomeno collaboratori, e quindi cercava di mettersi a patto con lo Stato per farlo regredire proprio nei confronti, sui confronti dei collaboratori.
Ma la cosa più che gli martellava era il 41-bis.
Che sì, lui voleva questo, voleva il fatto dei pentiti e il fatto del 41-bis che giustamente lui diceva che per adesso i carcerati soffrivano per questo 41, e che quindi dovevamo fare in tutti i modi per poterlo levare.
Che Sì, lui in genere questi discorsi con lui li faceva, con Giovanni.
Quando c'era la pausa tè e del cornetto, si parlava di questo fatto: il 41, di questi pentiti...
Quindi questi erano discorsi che venivano fatti anche assieme a Giovanni Brusca.
Che qualcosa in relazione ad una battuta. Il Bagarella, dopo che gli era stata messa la bomba a Costanzo, che mi disse: 'vedi, ora non parla più di mafia, perché praticamente si è spaventato', una cosa del genere.
E con tutto ciò però il Bagarella aveva sempre intenzione di ucciderlo. Perché mi disse: 'va be', ma comunque la prossima volta non si salva'.
Che, per ucciderlo, perché a quanto pare il Bagarella si infastidiva del fatto che lui faceva questi spot contro la mafia, parlava male della mafia. Al che Bagarella decise semplicemente di ammazzarlo.
Che gli disse, mi disse che effettivamente dopo l'attentato il Costanzo non parlava più di mafia, perché aveva capito che forse era meglio che la smetteva.
Ma nonostante ciò non si era tolto la condanna di morte addosso, perché lui mi disse che lo avrebbe fatto uccider ugualmente.
Che nel periodo che... A volte lui mancava 15 giorni, dieci giorni, due settimane. E lo veniva a pigliare Michele Traina, o Cesare Lupo... Cioè, però ripeto: non so poi dove lo portavano.
Io lo riagganciavo quando lui ritornava a Palermo.
Che in genere a Nino Mangano.
Che diceva che era la persona che aveva più contatti, che aveva delle persone che partivano con le navi, che andavano a...
Per dire, capitava che lui in quel periodo fece delle buste da inviare alle varie Procure, dove vi era scritto in una che lui si sentiva perseguitato dal presidente che lo stava condannando, dicendo alcune cose sue di giustificazione.
In alcune, per dire, citava l'avvocato che lo doveva difendere.
Queste buste, se erano in Sicilia, le spedivamo o io o Tullio Cannella da Enna, da qualche altra città della Sicilia; se invece lui voleva fare partire da Roma, da Napoli, da Milano, allora le consegnava a Mangano, perché diceva che lui aveva le persone che partivano spesso e che quindi... Quindi diciamo che si appoggiava a lui per queste cose.
Che una sembra che la portai io a Enna ed era alla Procura di Firenze, se non vado errato. Perché, ripeto, non... Però la portai io proprio a Enna, la imbucai ad Enna.
Che si ma non so se fu questa o un'altra lettera che Tullio Cannella... Perché Tullio Cannella spedì pure delle lettere per conto di Bagarella.
Che diceva che aveva delle persone che partivano spesso, il Mangano, e quindi le dava a loro e loro gliela spedivano.
Che sì, da Bagarella quando hanno arrestato Giuseppe e Filippo Graviano, quello che ho saputo è stato... Lui ha fatto una espressione di gratitudine, dicendo: 'gli sta bene, così la smettono di fare i dongiovanni nelle città fuori da Palermo'.
Perché lui sosteneva che i Graviano, invece di starsi a Palermo a dirigersi il loro territorio, andavano in discoteche a Milano, divertimenti, cosa che lui gli rimproverava tantissime volte.
E quindi, quando lo hanno arrestato, ha espresso un consenso dicendo: 'gli sta bene, così si imparano andare girando con le donnine nei locali'.
Che quindi, queste persone, siccome erano quelli che gli hanno portato, o gli portavano le notizie ai fratelli Graviano. E in quella occasione sono stati arrestati i fratelli Graviano, il Bagarella dubitò che questi erano gli autori dell'arresto dei Graviano.
Perché successe un particolare: che, in quel periodo, non mi ricordo chi, andò a casa di questo polliere, che in questo momento... Più cerco di ricordarmi...
Che andò dalla mamma di questi, o da una parente quella che era. E questi, che era qualcuno dei Brancaccio che veniva da parte dei Graviano, forse per sapere notizie, com'era andata la cosa, e questa lo mandò via dal balcone in malomodo, dicendo: 'vattene via, i miei figli li avete rovinati', una cosa del genere.
Quindi, da questo, il Bagarella pensò che c'era qualcosa di losco nei figli diciamo di questa signora. Che li avesse fatti arrestare loro...
Che avevano rapporti con i Graviano, perché erano interlocutori di Cannella Tullio quando doveva incontrarsi con Cesare Lupo, con qualcuno dei Graviano, il Cannella portava dei biglietti a questi dei polli e o viceversa, quando si dovevano incontrare con Cristoforo Cannella, Cannella Tullio andava pure da loro.
Cioè, loro erano un punto di appoggio per quanto riguarda i Graviano.
Che lui mi raccontò un giorno che, mentre eravamo in barca, stavamo pescando, mi raccontò, mi parlava di suo cognato, mi parlava del fatto che... Cioè, il discorso cominciò molto largo, però il discorso intrinseco era quello di suo cognato che lui dice che a lui, proprio a lui personalmente veniva trattato da Riina come un cane da guardia. Cioè praticamente lui dice: 'io stavo chiuso in una gabbia, quando c'era da ammazzare qualcuno mio cognato mi faceva uscire e poi ritornavo nella gabbia. Questo è quello che facevo io quando c'era mia cognato fuori. Mille lire non le vedevo eppure non mi lamentavo'. E quindi lui si lamentava diciamo per i ragazzi giovani che crescevano in Cosa Nostra che avevano un po' più di pretese. Quindi il discorso era per quello poi.
Che con Provenzano personalmente non l'ha mai conosciuto. Più volte accompagnavo Bagarella da Provenzano, perché lui mi diceva che si incontrava con Provenzano, perché magari ne parlava con Giovanni Brusca e poi magari dopo l'appuntamento o prima dell'appuntamento concordavano con Giovanni Brusca quello che gli dovevano dire, e in effetti dicevano: 'che dice u' picchiarieddu?' 'Sta male'. Oppure: 'va be', digli così'. Cioè nel senso che si impostavano i discorsi. Perché si vedeva che il Bagarella con il Provenzano diciamo che gli diceva quello che gli voleva dire lui ma non lega... Ogni tanto si portava una borsetta con tre-quattro mazzette di carte da 100 mila belle consistenti e glieli lasciava là e ritornava col portafoglio vuoto.
Quindi era una sorta di personaggio che il Bagarella andava a riferire tutto ciò che avveniva nell'arco di un mese, un mese e mezzo, di 20 giorni, di quello che facevano con Giovanni Brusca.
Che sì, a volte Giovanni... il Bagarella diceva a Giovanni: 'domani mi incontro col paesano mio, con ...' che era Provenzano. E quindi praticamente io l'indomani lo andavo a lasciare a Bagheria, che l'appunto era sempre lì, Bagheria, quando lui si incontrava con Provenzano.
Che di Giuliano. Il soprannome era Olivetti.

Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 08.02.1996

DICHIARAZIONE

IMPUTATO Giuliano: Allora, prima di tutto io non conosco questo signor Calvaruso.
Io, ringraziando Dio, non ho avuto mai di bisogno di iniezioni di insulina e porterò prove con certificati medici che proveranno che sono meglio delle chiacchiere.
Poi, sono diabetico e non posso mangiare 12 panini come ho sentito, ma è da 19 mesi che il carcere mi manda puntualmente il vitto bianco. Io non posso mangiare alcuni cibi. E mi viene da ridere a sentire certi discorsi.
Per quanto riguarda il mio amico Pietro Romeo, il mio amico Pietro Romeo, è uscito il 2 febbraio 1994.
I signori Graviano erano arrestati nel gennaio del '94. Quindi io dove ce l'ho portato questa raccomandazione, come ho sentito dire, ai signori Graviano che erano in carcere?
Io, neanche li conosco i signori Graviano. Non conosco il signor Calvaruso.
E l'unico collaboratore che conosco è il signor Romeo Pietro, che sto scalpitando, perché appena viene facciamo un po' di luce in questo processo.
La ringrazio, signor Presidente.

Parti civili
AVVOCATO Onano:
Controesame
AVVOCATO Ceolan
AVVOCATO Oddo
AVVOCATO Pepi.
AVVOCATO Florio
Utilizzato dai difensori per contestazione il verbale del 08.02.1996.

L'udienza riprende il 12 giugno 1997 alle ore 9,00.


74^ - UDIENZA DEL 12.06.1997

[pic]
Segue esami collaboratori di giustizia.

395) Di Filippo Emanuele, sentito ai sensi ex art. 210 c.p.p.
Che lui è entrato in Cosa Nostra nel 1983, quando conobbi mio cognato Marchese Antonino, insieme... iniziai a camminare con lui. Fu questo mio iniziare a camminare con lui che mi fece entrare appunto in Cosa Nostra. Ero amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno, ragazzi anche loro che facevano parte di Cosa Nostra e più precisamente...
Che dice che era amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno. Anche loro facevano parte della famiglia di Ciaculli, di cui facevo parte io, e specificatamente noi facevamo parte di un gruppo di fuoco, quello di Ciaculli, che in un primo momento, per quanto riguarda la mia posizione, Pietro Salerno e Salvatore Marino, eravamo comandati da mio cognato Marchese Antonino.
Che dopo il suo arresto, io personalmente fui preso in consegna da Giuseppe Lucchese...
Che mio cognato perché ha sposato mia sorella nel '91, precisamente nel carcere di Trapani. Ed è mio cognato per questo motivo.
Che il padre si chiama Gaspare, era funzionario bancario presso la Banca Commerciale Italiana. Io sono il primogenito, Emanuele, dopo c'è Pasquale, Agata e mia madre si chiama Bruno Marianna.
Che vivevano a Palermo con una vita tranquilla, posso dire all'oscuro di ambienti mafiosi e lontani dal poter pensare di potere commettere appunto tali...
Che la zona via Messina Marina; Romagnolo, questo era il nostro quartiere.
Che come ha detto in precedenza ero amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno. Tutto a un tratto questi ragazzi cambiarono vita, sia economicamente che personalmente e un giorno li trovai insieme con un ragazzo che io allora non conoscevo, che appunto era questo Marchese Antonino.
Subito nacque una specie di simpatia da entrambe le parti e un giorno mi accompagnò a casa.
Che ci sono i figli di Filippo, ci sono altri parenti. Comunque le persone più importanti sono Marchese Antonino, Marchese Giuseppe, Drago Giovanni, anch'esso imparentato con Marchese Antonino.
Che lui pensa che da parte sua è stato un po' un atteggiamento anche soggettivo nel fatto che voleva fare amicizia, conoscenza con mia sorella. E da quel momento in poi io me lo sono ritrovato sempre attorno.
Come ho già detto in precedenza io ho una maturità scientifica ed ero fresco appunto dalla maturità. Iniziando a camminare con lui, e appunto ci tengo a precisarlo, non ero a conoscenza di cosa fosse questo ragazzo, un giorno mi si avvicinò così, chiacchierando e mi disse: 'tu sai sparare?'
E io gli dissi: 'sparare in che senso?'
Gli dissi: 'non ci sono problemi'. Ripeto, ero nella più totale sconoscenza cosa si poteva alludere questo.
Un giorno mi ritrovai in un capannone, sarebbe un posto di deposito di camion e via di seguito, erano pale meccaniche e camion di trasporto terra. Tutti mezzi che erano di mia proprietà di mio cognato, Marchese Antonino, di Giuseppe Lucchese e di Greco detto "scarpuzzedda".
Mi ritrovai là dentro ed eravamo io, Salvatore Marino, Pietro Salerno e mio cognato e tutto a un tratto arriva un ragazzo, che io dopo seppi chiamarsi Fiorentino. Fu strangolato da tutti noi.
Ricordo che appunto dopo io e mio cognato uscimmo fuori nel piazzale e lui mi abbracciò contento come se avessi superato appunto quell'esame che mi permetteva di entrare in Cosa Nostra. E questo fu il primo omicidio che feci insieme a mio cognato.
Che, diciamo che è stato il culmine mio per entrare in Cosa Nostra. Faccio presente che io non sono stato diciamo né battezzato, né sono stato costretto a bruciare santine, o pungitine nelle dita completamente. Mi è bastato appunto questo per entrare a far parte di questo gruppo di fuoco e conoscere altri elementi, cioè altre persone che facevano parte di questo gruppo di fuoco.
Che le persone che facevano parte e facevano omicidi in quel periodo insieme a me erano: io, Giuseppe Lucchese, Salvatore Marino, Pietro Salerno, Agostino Marino Mannoia, Giuliano Giuseppe detto "Folonari". Eravamo le persone che facevamo parte di questo gruppo di fuoco.
Dopodiché mio cognato, prima di essere tratto in arresto, mi accompagnò alla zona industriale a Palermo e mi disse che da quel momento in poi io dovevo raccogliere il cosiddetto pizzo in tutte le fabbriche. Cosa che io continuai a fare anche dopo il suo arresto, dicendo che avevo preso io quel posto là e dovevo riscuotere tutti i soldi.
Ora, se lei vuole, posso anche spiegare come andavano le cose là dentro. Basta solo questo per dire quali erano le mie...
Che per come si sono intrecciate le cose, penso di essere effettivamente un uomo d'onore, perché se non lo fossi stato... anche se non è stato... cioè, non c'è stata una combinazione di fatto, di pungitine o di battesimo, io ho fatto cose che soltanto un uomo d'onore può fare.
Indubbiamente, faccio presente e lo ribadisco, è stato il fatto che ho camminato con mio cognato che già era una persona importante in Cosa Nostra e questa è stata appunto la presentazione.
Che per quanto riguarda le mie conoscenze su questo campo, io devo precisare che durante il mio periodo in cui feci parte di Cosa Nostra, mai nessuno mi presentò a un altro uomo d'onore dicendo: 'questo è un uomo d'onore'. Penso che questo non esista.
Che ha praticato posti dove ci incontravamo con latitanti. Latitanti in quei periodi erano, che le posso dire, Graviano Benedetto, Pino Savoca, Gaetano Tinnirello. Ho fatto omicidi con quelle persone che ho già specificato poco fa. Per cui, cioè, non portavo un cartellino con su scritto 'questo è uomo d'onore', è bastato questo - frequentare questi posti, andare alla zona industriale - per essere un uomo d'onore.
Che preca ha fatto parte di Cosa Nostra per un periodo limitato. Intendo dire questo che: io ho fatto parte di Cosa Nostra dal periodo che va dall'83 all'85. Specifico che dopo aver fatto queste crudeltà, cose che in effetti non mi appartenevano, io ho cercato di tagliare questo cordone ombelicale che mi tratteneva a questa vita, una vita che non mi apparteneva, né per coscienza, né per diritto, né per niente. Ripeto, io mi sono ritrovato a fare determinate cose e allora io parlai con mio fratello, mio fratello Pasquale, che allora era il genero di Tommaso Spadaro e gli dissi: 'Pasquale, io mi trovo in questa situazione, non riesco più ad andare avanti', con me stesso, la mia coscienza non mi permetteva di andare avanti. 'Io me ne voglio uscire'.
Faccio presente che non è facile uscirsene da una situazione del genere, dopo avere visto e avere fatto quello che ho fatto io.
Allora lui parlò con il suocero Tommaso, il quale fece sapere al nipote - Giuseppe Lucchese, cioè la persona da cui io prendevo ordini - di mettermi un pochettino da parte per quanto riguarda omicidi e le estorsioni. E la cosa venne fatta.
Tanto è vero che io un giorno fui chiamato da Giuseppe Lucchese e mi disse che da quel momento in poi avrei dovuto portare il cugino, cioè Giuliano Giuseppe detto "Folonari", alla zona industriale e presentarlo a tutti i componenti delle fabbriche, perché da quel momento in poi sarebbe stato lui colui che andava a ritirare tutti i soldi.
Allora, io nell'85 esco dal gruppo di fuoco, non faccio più le estorsioni. Ora, faccio presente che ero sempre a disposizione, per una questione di parentele e per una questione di quello che avevo fatto, ero sempre a disposizione. Tanto è vero che faccio traffico di hashish, traffico di stupefacenti e contrabbando di sigarette insieme agli Spadaro, insieme ai Tagliavia, precisamente Francesco Tagliavia. E nel '91, dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino, mantengo i contatti tra il carcere, cioè Marchese Antonino, e il mondo esterno, con Filippo Graviano.
Che era sconosciuto all'Autorità Giudiziaria, ero pulito dal punto di vista giuridico. Venni tratto in arresto il 2 febbraio del '94 per il procedimento Golden Market. E quel giorno è iniziato...
Che in quei periodi Giuseppe Marchese, in cui feci parte appunto del gruppo di fuoco, era arrestato, per cui non ne era a conoscenza. Colui che poteva sapere qualcosa, anche se non direttamente ma indirettamente, era Giovanni Drago. Tant'è vero che disse all'Autorità che facevo parte appunto del gruppo di fuoco e mi interessavo appunto dell'organizzazione.
Mentre Giuseppe Marchese disse che ero uomo d'onore e che tenevo i contatti tra lui e il mondo esterno, riferendomi a Filippo Graviano.
Che dopo che fu chiamato da Giuseppe Lucchese, Giuseppe Lucchese mi disse questo: 'visto che già ci sono stati i primi collaboratori' - sto parlando di Calzetta, Sinagra - 'noi dobbiamo cambiare un pochettino le cose. Non tutti dovete sapere quello che succede o quello che noi decidiamo. Di conseguenza tu tieniti sempre pronto per fare gli omicidi e a fare le estorsioni, per il resto ci pensiamo noi'.
Intendo precisare che di tutte queste cose, sedi famiglia, di mandamenti, queste cose, le conoscenze mie che ho, sono conoscenze perché altri mi hanno raccontato. Cioè, non sono conoscenze mie personali, che ho vissuto.
Per quanto riguarda il mio gruppo di fuoco, per una mia conoscenza personale, non era solo del mio territorio il gruppo di fuoco, cioè Ciaculli, Roccella, Brancaccio, tant'è vero che noi abbiamo commesso un omicidio, l'omicidio del Parisi, presidente del Palermo e l'abbiamo fatto in un'altra zona, se non mi sbaglio è la zona di... per andare all'autostrada, per andare a Punta Raisi, all'aeroporto, cioè un'altra zona. Non mi ricordo adesso la via, per cui abbiamo operato anche in un'altra zona.
Che era la zona dove lui non solo abitavo ma la zona mia di appartenenza: Ciaculli, Brancaccio, Roccella. Io a Brancaccio andavo a prendere i soldi alla zona industriale. Ci vedevamo a Brancaccio in un posto dove c'erano latitanti, Fondo Bagnasco. Era quella la mia zona, ecco.
Che suo padre ha perduto il posto di lavoro.
E allora dopo che è uscito, credo si sia fatto due-tre anni di galera, Tommaso Spadaro ha voluto un po' fare un regalo per premiare mio padre. Ed ha preso appunto questo distributore.
Ricordo che Tommaso Spadaro si è messo in contatto con il primo gestore di questo distributore, che sarebbe un certo Mangano, al quale credo siano stati 200 milioni, come buonuscita del distributore.
E lo abbiamo preso noi in gestione dopo questo passaggio, appunto, dal Mangano a noi.
Che lui ha saputo che era membro della famiglia di Corso dei Mille. In riferimento anche alla sostituzione dello zio Filippo Marchese.
Posso dire di lui che era un sanguinario, una persona molto fredda, molto schietta nel fare le cose.
Lui, non c'erano momenti di persuasione, momenti di incertezza. Dovevi fare le cose e basta.
Questo era mio cognato Marchese Antonino.
Che lui non doveva interessarmi di queste cose.
Però ho specificato che è un ambiente, quello mafioso, in cui si crede che non si parli. Mentre è un ambiente in cui i pettegolezzi sono all'ordine del giorno.
Io posso fare un elenco delle persone che mi hanno detto che mio cognato addirittura comandava Corso dei Mille e non si muoveva una foglia se non lo so sapeva lui.
Dopo che in sostanza lo zio, Filippo Marchese, era caduto in latitanza. Mentre noi sapevamo che era stato ucciso per motivi, non so quali fossero questi motivi.
Io posso elencare mio fratello, posso elencare Salvatore Marino, Giuliano Giuseppe, Agostino Marino Mannoia. Sono queste le persone con cui si parlava quotidianamente, perché non avendo niente da fare, si parlava di queste cose.
Magari si arrivava a dire: quello ne ammazzò dieci, tuo cognato ha... scusi lo dico in dialetto siciliano, magari dopo traduco in italiano: 'tuo cognato aveva un camposanto nella panza'.
Cioè, nel senso: 'tuo cognato ha un cimitero nella pancia', per dire che aveva fatto tantissimi omicidi.
Cioè, ognuno di noi, per quanto riguarda le mie conoscenze, non camminiamo con un talloncino sul petto e dire: quello è uomo d'onore, quello è super killer, quello comanda qua.
Sono cose che si sanno in seno all'organizzazione.
Che la decisione è nata anche soggettivamente da questo mio volermi allontanare, perché non riuscivo a vivere con quella mentalità con determinate persone che vedevano le cose sempre in una determinata maniera: contraddizioni e modi di fare, modi di costume, di usi.
Cose che a me non andavano per niente.
Devo dire che è successo un altro fatto. Ma non che sia stato questo la goccia a far traboccare il vaso completamente. La morte dell'amico mio, Salvatore Marino che è morto in Questura.
Ricordo che, prima di essere tratto in arresto - lui era latitante per l'omicidio, credo, Montana -...
Che gli disse che aveva un problema, voleva sapere da loro, cioè Giuseppe Lucchese, per Giuseppe Greco, cosa doveva fare, perché lui non voleva andarsi a consegnare, non voleva andare dalla Polizia a consegnarsi. E loro gli risposero, dice: 'queste, sono cose personali'.
Io ho visto lui appunto, un rossore sulla faccia, una persona che veniva messa da parte senza nessun aiuto. Anche se qualcosa gli sarebbe potuto servire.
E ricordo che dopo, se non mi sbaglio, lui si è andato a consegnare.
Che in sostanza, le Forze dell'Ordine sono andati a fare la perquisizione a casa sua. E già le Forze dell'Ordine avevano arrestato due dei suoi fratelli. Credo che si chiamassero Filippo e Gino.
Allora lui diceva: 'io mi trovo a disagio nei confronti della mia famiglia. Cioè, non capisco perché la mia famiglia debba passare queste cose'.
Allora lui aveva chiesto un consiglio. Mi disse lui a me, per vedere cosa doveva fare.
E la risposta di questo consiglio, che venne data da Giuseppe Lucchese, da Giuseppe Sca... fu: 'sono cose personali'.
E ricordo che in quei periodi lui ha una sorella diciamo che ha una malattia ad una gamba, si doveva operare in Altitalia. E si trovava un pochettino in imbarazzo, non sapeva cosa doveva fare.
E allora dopo questa risposta, decise di andarsi a consegnare alle Forze dell'Ordine.
Diciamo, era una situazione un pochettino particolare. Cioè, io non riuscivo a concepire tutto questo, mi dava fastidio tutto questo. Anche se c'era la decisione di allontanarmi, l'avevo già presa ed era soggettiva e personale.
Che dopo ce ne sono stati diversi, altre scomparse.
Però tengo a precisare che non sempre noi siamo a conoscenza della persona che viene uccisa nello strangolamento.
Ci sono stati altri tre casi in cui veniva portata la persona, veniva strangolata ed io non sapevo chi era la persona.
Come a livello di omicidi eclatanti, io ho partecipato all'omicidio del senatore Mineo a Bagheria, del dottore Parisi, presidente del Palermo. E gli altri sono stati tutti strangolamenti.
Ricordo dei fratelli, credo, Messina. Non mi ricordo adesso il cognome. Due fratelli che furono uccisi perché, in sostanza, gli abbiamo dato in consegna 500 grammi di cocaina. E questa cocaina era scomparsa. E furono strangolati per questo motivo.
E tanti altri. In tutto credo una decina. Però sinceramente io i nomi non me li ricordo, anche perché non ero a conoscenza delle persone che venivano uccise.
Che insieme a lui, Giuseppe Lucchese, Francesco Tagliavia, Renzino Tinnirello ed Agostino Marino Mannoia.
E' stato tratto in un tranello un ragazzo di Corso dei Mille che aveva diciamo una fabbrica di siderurgia piccola, nel senso dove facevano serrande e queste cose. E' stato preso da Giuseppe Lucchese con una scusa che doveva prendere delle misure per fare una serranda. E fu portato in una casa vicino Bagheria. E lì fu strangolato.
Ricordo che in quella casa io trovai un'altra persona, un signore sulla... 45-50 anni, alto, calvo. Che io sinceramente non conosco, non ho mai visto.
Lo abbiamo strangolato e dopo noi ce ne andammo.
Chi rimase nella casa erano Renzo Tinnirello e Ciccio Tagliavia e questo signore.
E credo che si siano interessati per il dileguamento del cadavere.
Che nel senso che venivano tratti in un tranello, venivano incrapettati, e dopo del cadavere, o si sotterrava, o si metteva nell'acido non si trovava più, ecco. Lupara bianca, o scomparsa.
Allora, riferisco appunto di questi Fragale e di quei due fratelli. Non mi ricordo sinceramente se si chiamano Messina, o in un'altra maniera. Sinceramente, in questo momento, non mi ricordo. E scomparvero anche loro.
E ci fu l'ausilio anche del Giuliano Giuseppe.
Che l'avallo che ho ottenuto, non è stato un avallo che io stesso andai a chiedere.
Faccio presente che tra il detenuto e il mondo esterno esistono i colloqui. E allora quando io informai mio fratello, mio fratello fece il colloquio con il suocero, Tommaso Spadaro. Il suocero fu informato e lui stesso mandò l'ambasciata a...
Che facemmo sapere questo a Tommaso Spadaro. Il quale informò il nipote, Giuseppe Lucchese. Mio cognato fu informato durante la sua detenzione, perché spesse volte venne a Palermo per processi e via di seguito.
Ecco, sono stati i colloqui quelli che, diciamo fecero entrare il messaggio dentro il carcere.
Che se, ne occupò utilizzando diciamo, anche la parentela di Spadaro Antonino che sarebbe un altro nipote di Tommaso Spadaro. Con i quali facemmo due traffici di hashish a Palermo utilizzando dei pescherecci.
Mentre io personalmente, mi occupavo di traffico di cocaina a livello di 500-600 grammi, mensilmente uscivo questo tipo di cocaina, devo fare presente che per fare questo, dopo che io ebbi appunto quel favoritismo da parte di Tommaso Spadaro, io non potevo più permettermi di fare questo senza avere un permesso. Diciamo che avevo perduto quel potere che avevo acquistato in quei due anni.
Perché facevo presente che chi fa parte di un gruppo di fuoco per come ne ho fatto io, diciamo assume un certo potere, un certo rispetto. E io questo lo venni a perdere.
Però, come ho già detto in precedenza, ero sempre a disposizione dell'organizzazione.
Rimasi sempre amico di Salvatore Marino, cioè di Agostino Marino Mannoia, di Pietro Salerno e via di seguito. Gente che mi veniva a trovare e mi raccontava anche le vicissitudini passate. Sempre insieme a Cosa Nostra.
E così utilizzai Spadaro Antonino e mio fratello Pasquale per chiedergli il permesso per fare questi traffici.
Ho detto che il traffico di cocaina lo facevo da solo. Mentre insieme a mio fratello e a Tomma... e a Spadaro Antonino, abbiamo fatto questo traffico di hashish.
Che lui non l'ha organizzato. Il traffico l'ha organizzato Spadaro Antonino con l'ausilio e l'avallamento di Renzo Tinnirello e di Francesco Tagliavia.
Ricordo che lo stesso Renzo Tinnirello venne a scaricare l'hashish nella nostra zona a Romagnolo. E in quel periodo vi fu usato il peschereccio di Cosimo Lo Nigro. Per due volte fece questo traffico di hashish.
Che Intorno agli anni '90. '91-92.
Per quanto riguarda la mia posizione in questo traffico, quella mia e di mio fratello, era di coloro che avevano diciamo, investito i soldi per acquistare l'hashish.
E dopo, mentre loro lo scaricavano nella costa, noi eravamo fuori di pattuglia per cercare di non farci individuare dalle Forze dell'Ordine.
Che i due e episodi diversi però che nello stesso tempo, si possono diciamo, unire.
In quanto il primo traffico è stato fatto. Siccome è andato male, se ne fece un secondo per cercare di recuperare i soldi. Ma qualche questo andò male. Tant'è vero che 3 mila chili di questo hashish è stato recuperato dalle Forze dell'Ordine.
Che lo stupefacente non era della qualità che ci avevano detto. Ecco perché andò male.
Che ero un finanziatore. Lo stupefacente veniva preso da Cosimo Lo Nigro con il suo peschereccio. Sinceramente non mi ricordo dove e in quale località. Veniva portato nelle coste e già c'era del personale addetto per lo scaricame... per scaricare questo hashish.
Ricordo che in tutti e due i casi, lo Spadaro Antonino ebbe il permesso di fare questo lavoro, che fu dato dal Renzo Tinnirello e da Francesco Tagliavia.
Che vide la nave che entrava nella nostra costa e dopo, l'hashish fu messo in dei camion e portato fuori della nostra costa.
E l'hashish fu consegnato a Renzo Tinnirello e a Barranca Giuseppe. E se lo portarono loro.
No, per quanto riguarda Lo Nigro Cosimo...
Che il LO NIGCRO lui già avevamo fatto un traffico di contrabbando di sigarette. Per cui sapevo che era dedito a fare questi spostamenti sia di sigarette che, in questo caso, di hashish.
Dopo, stavamo dicendo di Barranca?
Che il Barranca era un ragazzo del nostro quartiere. Si era sempre occupato di traffico di stupefacenti, a livello di eroina e cocaina.
Successivamente, ho saputo che ebbe un ruolo importante insieme a Cosa Nostra e divenne vicinissimo a Renzino Tinnirello. Tanto è vero che certe volte, certi appuntamenti lui li mandava a fare con questo Barranca Giuseppe.
Che eravamo fuori a fare la spola a questo camion: io, mio fratello Pasquale, Renzo Boccafusca.
Ricordo che eravamo armati, perché avevamo avuto l'ordine da Spadaro Antonino che se c'era ad esempio una pattuglia, addirittura dovevamo fare fuoco.
In sostanza l'hashish non doveva essere scoperto.
Quando il camion uscì fuori dalla costa, proprio ricordo che era quasi vicino di fronte al mio distributore a Messina Marina, fu portato nella zona di Roccella vicino alla chiesa. A questo punto, vennero Renzo Tinnirello e Barranca Giuseppe e presero in consegna il camion.
Da quel momento, non so altro. Tranne che dopo fu trovato 3 mila chili di hashish all'Aspra e quell'hashish era, appunto, parte di questo che era stato nostro... era stato fatto sbarcare nella nostra costa.
Che erano 3 mila chili credo, sì.
che mio fratello Pasquale mi disse che chi era anche intenzionato ed era coinvolto in questo traffico, erano anche i fratelli Graviano.
Non mi specificò chi, però so che erano anche intenzionati a questo tipo di stupefacente.
Però non so chi lo portò in quella zona là e come fu, come si trovò lo stupefacente.
Che sì, fu fatta l'iniziativa. Addirittura se non mi sbaglio, per cercare di renderlo più vendibile e adeguato allo stupefacente che in effetti a Palermo si cercava, erano state comprate anche delle boccette d'olio per cercare di dare un colore diverso.
Sinceramente io non sono un chimico e non ne capisco niente. Però questo mi è stato raccontato da mio fratello.
E, se non mi sbaglio, dentro il capannone dove è stato trovato l'hashish furono pure rinvenute queste bottiglie d'olio che si cercava appunto, erano state comprate per dare un colore diverso e fare capire all'acquirente che in effetti l'hashish era di prodotto buono.
Che Corrao Pietro faceva parte del gruppo di Spadaro Antonino.
Che anche loro avevano dato dei soldi per fare questo tipo di traffico e se non mi sbaglio, fu lui e lo zio, se non mi sbaglio, detto "u' cuniglio", non mi ricordo bene. Che, in sostanza, organizzarono l'avviso di questo hashish.
Che dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino che avvenne a Trapani, nel carcere di Trapani, mio cognato fu trasferito nel carcere credo di Palermo e dopo a Voghera.
E da quel momento in poi mio cognato mi disse che sarei dovuto essere io la persona che dovevo mandare i messaggi fuori. E più precisamente a Filippo Graviano.
Ricordo che questi messaggi, sono, erano dei bigliettini sigillati che Filippo Graviano mi dava ed io consegnavo al colloquio a mio cognato a Voghera.
Ricordo che poche volte lui apriva i bigliettini e mi faceva vedere quello che c'era scritto. Solo una volta.
E ricordo che in quei periodi c'era un po' l'incalzare dello Stato nei confronti dei mafiosi. Aprì il bigliettino e lui stesso lesse il bigliettino e c'era scritto che lo zio - sarebbe Totò Riina - gli mandava a dire che bisognava fare lo sciopero della fame.
A questo punto lui innervosì dicendomi, sia a me che a mia sorella, dice: 'adesso a quello chi glielo va a dire?', riferendosi al fratello Giuseppe che si trovava con lui sempre a Voghera.
Questo fatto dei bigliettini credo che durò un anno, perché dopo lui, insieme al fratello, furono trasferiti e furono portati nelle isole. Lui, all'Asinara, con il 41-bis; e lo stesso il fratello, credo a Pianosa.
Allora io non potei più entrare i bigliettini.
Faccio presente che, insieme ai bigliettini, il Filippo Graviano mi dava anche dei soldi. Questi soldi erano divisi in questa maniera: puntualmente, mensilmente mi dava dai tre ai quattro milioni che sarebbe lo stipendio di mio cognato Marchese Antonino. Oltre, nei vari anni, cioè, durante l'anno, mi dava delle somme di soldi che si aggiravano dai 30 ai 40 milioni.
E per quanto riguarda questi soldi di questa cifra, mi diceva: 'digli a Nino che questi soldi glieli manda lo zio'.
"Lo zio", mi disse dopo mio cognato, si trattava di Totò Riina.
Che Filippo, per incontrarsi con me, utilizzava la persona di Tudino Vittorio. E me lo mandava al distributore e mi faceva accompagnare presso un negozio di rivendita di gomme. Allora erano le gomme Gianrusso in via Messina Marina.
In questo posto io mi vedevo con Filippo Graviano. E lui mi consegnava questi bigliettini. E quando c'era l'occasione, mi dava anche i soldi.
Erano sigillati e io li consegnavo al colloquio al mio cognato a Voghera.
Che a livello di messaggio importante, no. Solo che certe volte mio cognato mi diceva che aveva intenzione... Ad esempio, lui aveva un grosso terreno a Ciaculli e mi diceva: 'digli a Filippo che si interessa per vendermelo'.
Questi erano i vari messaggi verbali che io mandavo fuori.
Magari dopo lui si voleva prendere qualche appartamento, o affittarlo, questi erano i messaggi verbali.
Che tutto ciò che di importante, lui doveva scrivere, alla risposta dei bigliettini; al colloquio successivo lui me li dava e io li rimandavo a Filippo Graviano, li davo a Filippo Graviano.
Che la risposta a quello che Filippo Graviano mandava.
Che sempre biglietti sigillati.
Che Filippo Graviano l'ha conosciuto personalmente, ma non solo in questo contesto. Quando, all'epoca in cui ho parlato dei miei, diciamo, delitti di sangue, si trovò coinvolto insieme a me in una scomparsa: dei fratelli Fragala. Lui e Giovanni Di Gaetano.
Non ricordo bene se c'era anche il fratello Benedetto, sinceramente non ne sono sicuro.
Che l'ha conosciuto due volte, dopo che venni a sapere, appunto da mio fratello e da Giuliano... Antonino, però, il fratello; perché dopo l'arresto del fratello, dopo l'arresto di Giuseppe, prese il posto Antonino, ed era molto vicino ai fratelli Graviano.
Ho saputo che tutta la zona di Brancaccio era in mano ai fratelli Graviano e la persona più in carica a livello di comando era Giuseppe.
Per quanto riguarda Filippo, io ho già detto in precedenza, è successa questa scomparsa dei fratelli Fragala. Dopodiché ho saputo che dopo l'arresto, o ospedaliero, di Pino Savoca - perché i Graviano erano legati a Pino Savoca, erano molto vicini a Pino Savoca - dopo l'arresto di Pino Savoca tutto il comando di Brancaccio lo presero nelle mani i fratelli Graviano.
Io, Giuseppe lo vidi personalmente insieme a Giovanni Drago, quando li utilizzai per una cortesia. Siccome un cugino mio, un certo Paolo Catalano, ha una sala di nozze a Moncerdino e c'era un certo Bronte che non aveva pagato, non aveva saldato il conto.
Allora io li mandai a chiamare per dire se si potevano interessare per farmi dare questi soldi. E così avvenne.
Si interessarono e mi diedero... e ci fecero dare i soldi a mio cugino. Ecco come ho visto personalmente Giuseppe Graviano.
Però di lui me ne ha sempre parlato Giuliano Antonino, fratello di Giuseppe.
Che Folonari. Questo è il fratello: Antonino, che era molto vicino ai Graviano. Che tutta la zona di Brancaccio veniva comandata dai fratelli Graviano. Questo è quello che ho saputo.
Che lo sapevo di nuovo e non l'avevo mai visto, sinceramente. In quell'occasione lui venne in quel posto, Fondo Bagnasco, con Giovanni Di Gaetano. Lo sapevo di nome, però non c'era molta rivelanza di queste persone, in quei periodi. Come ho già detto in precedenza, il gruppo di fuoco era composto da quelle persone che ho menzionato: io e Giuseppe Lucchese, Salvatore Marino, Pietro Salerno, Agostino Marino Mannoia, Giuliano Giuseppe.
Però, in quell'occasione lui si trovò là e ha dovuto anche lui far parte di quel gruppo, in quell'istante, per uccidere quelle persone.
Che Filippo La Rosa, L'ha conosciuto in riferimento a quando mio cognato volle vendersi il terreno che si trovava a Ciaculli, Filippo Graviano mi fece fare un appuntamento con Filippo La Rosa, il quale si doveva interessare per la vendita di questo terreno.
Di questo Filippo La Rosa io ho saputo, dopo, da mio fratello, che era una persona molto importante in seno a Cosa Nostra.
Che Giuliano Antonino mi disse che era vicino a loro, ai fratelli Graviano e dopo l'arresto del fratello Giuseppe lui prese il suo posto. E manteneva i contatti con il fratello Giuseppe e i Graviano.
Contestazione avv. Gramigni.
Che Tutino Vittorio ha due fratelli: Marcello e Vittorio; tutti e due molto vicini ai fratelli Graviano.
Conosco personalmente... li conosco personalmente tutti e due. Con Vittorio, come ho già detto in precedenza, era colui che mi manteneva i contatti con Filippo Graviano.
Ho saputo di lui da Sacco Antonino - Sacco Antonino sarebbe un uomo di fiducia di Leoluca Bagarella, che era in stato di detenzione con me a Benevento - che, oltre , diciamo nel mio caso, a tenermi i contatti, veniva utilizzato anche per conto dei Graviano nel dare bastonate a gente che non si comportava bene nella nostra zona. E' una persona molto vicina ai Graviano.
Per quanto riguarda Marcello, è stato lui che venne al mio distributore dicendomi che - quando mia sorella si doveva sposare con Marchese Antonino - che dovevo andarmene a casa, perché da lì a poco sarebbe venuto Filippo Graviano, in quanto mi avrebbe portato il regalo di nozze per mia sorella e per mio cognato Marchese Antonino.
Posso anche dire che Filippo... con Vittorio Tutino mi sono anche recato anche in un costruttore, un certo Gioè, perché questo costruttore stava costruendo nella nostra zona. Un appartamento del palazzo che lui ha costruito era stato dato a mio cognato Marchese Antonino e io lo andai a trovare -sotto suggerimento di Filippo Graviano - presso uno dei suoi uffici che si trovava in via Archirafi.
Lui mi accompagnò e abbiamo stabilito quale doveva essere l'appartamento e così fu fatto. Insieme a lui andai a visionare l'appartamento e fu preso un appartamento per mia sorella e per mio cognato.
Che Cannella Cristofaro, lo conosce. Noi lo chiamavamo Fifetto Cannella.
So, di lui anche, essere molto vicino ai Graviano e ho sentito parlare di lui perché dava degli ordini a un certo Spadaro, che sarebbe un ragazzo della nostra zona, che questo ragazzo faceva rapine di camion.
Questo Spadaro prendeva gli ordini da Cristofaro Cannella, però so essere molto vicino ai Graviano.
Che, Sacco Antonino è, come ho già detto, un uomo di fiducia di Leoluca Bagarella. Lui lavorava, era un fabbro, gestiva una grande fabbrica di siderurgia, nel senso che faceva verande, queste cose qua. E tutti i palazzi che venivano fatti nella nostra zona era lui che doveva avere tutti questi lavori, era stato detto così, solo lui doveva fare i lavori.
Il Sacco Antonino è stato arrestato insieme a me per l'operazione Golden Market.
Che siono stati detenuti nel carcere di Benevento. Lui mi disse che era legato a Leoluca Bagarella e che Bagarella, prima del pentimento di Giuseppe Marchese, utilizzava il cognato Marchese Gregorio per farsi fare gli appuntamenti con il Sacco Antonino.
Successivamente il pentimento di Marchese Giuseppe...
Che dopo il pentimento di quest'ultimo, cioè di Giuseppe, il Bagarella cambiò tattica, cioè non utilizzò più queste persone, cioè questa persona. Ma bensì utilizzò il Mangano Antonino, il Giacalone Luigi e il Traina Michele, che so essere uomini d'onore e che il Bagarella teneva molto in considerazione.
In sostanza, mandava queste persone per farsi fare gli appuntamenti con il Sacco.
Che per quanto riguarda Traina Michele, non lo conosco personalmente, di lui ho semplicemente sentito parlare da Sacco Antonino, che era persona che il Bagarella utilizzava per mandare a fare gli appuntamenti con il Sacco. Di lui mi disse che camminava sempre armato e che era ben visto dallo stesso Bagarella. Questo per quanto riguarda Traina Michele.
Che per quanto riguarda il Mangano e il Giacalone, io li ho conosciuti personalmente durante il periodo Sucato.
Che Sucato è un avvocato, era un avvocato - perché so che è stato ucciso - che mise su tipo una catena di Sant'Antonio. Nel senso che prendeva dei soldi, esempio un milione, a distanza di una settimana lo raddoppiava e ti dava due milioni. Tutto si svolse... e iniziò a Villabate. Però con questo incremento di questi soldi così facili si sviluppò anche a Palermo e in tutta la zona di Palermo.
Questo fatto venne preso subito e venne visto bene sia dal Mangano che dal Quartararo Filippo, che dallo stesso Giacalone e da Giovanni Torregrossa. Sto parlando di uomini d'onore, i primi tre della famiglia Roccella, mentre il Giovanni Torregrossa di Palermo centro.
E il discorso si allargò tantissimo, a tal punto che io stesso diventai diciamo un book-maker, cioè prendevo le giocate.
Ma eravamo molto presi da questo gioco anche perché sapevamo che ormai il gioco l'avevano preso nelle mani sia il Quartararo, sia il Mangano che il Giacalone e siccome erano uomini di rispetto, noi i soldi li davamo a loro pensando che nessuno ci poteva truffare. Ecco perché il gioco diventò così importante.
La prima scommessa che facemmo fu di 200 milioni. Erano soldi di Spadaro Giuseppe, Buccafusca e soldi miei, di mio padre e di mio fratello.
Ho portato i 200 milioni al Quartararo Filippo, insieme a Giovanni Torregrossa, e a distanza di 11 giorni andai a prendere 400 milioni.
Ora, visto che era un raddoppio così facile e così... insomma, i soldi venivano dal cielo, abbiamo portato 500 milioni. 500 milioni divisi sempre fra queste persone, oltre si aggregarono Paolo Garofalo, una persona con cui ho fatto traffico di sigarette ed altre persone.
Menziono che, oltre a questi uomini d'onore, che presero in mano le redini di questo gioco, io lavoravo insieme a Bisconti Piero, che è un personaggio importante della famiglia di Belmonte Mezzagno.
A un certo punto abbiamo visto che il gioco incominciava a perdere qualità, nel senso che i soldi non si vedevano più e la gente incominciava a innervosirsi perché vedeva che questi qua, sia il Quartararo che il Mangano, si stavano approfittando di questi soldi. Noi eravamo molto nervosi perché avevamo puntato 500 milioni.
Un giorno arrivò Spadaro Antonino, figlio di Giuseppe, e mi disse: va be', ci stanno dando i soldi più la vincita'. E così ci recammo presso una villa in via Messina Marina.
In questo posto io trovai molta gente con delle valigette piene di soldi. A un certo punto spuntò il fratello di Sucato, credo un dottore, non mi ricordo chi, e con Mangano Antonino. E Mangano Antonino aveva nelle mani un sacco nero contenente un miliardo.
A questo punto io vidi tutti questi soldi e gli dissi a Spadaro Antonino: 'Nino scusa, ma perché non ci facciamo una rapina, ci portiamo tutte cose'. E Nino mi disse, indicandomi il Mangano Antonino: 'ma non lo vedi chi c'è là, quanto possiamo campare?' Cioè, mi fece capire che se noi avessimo fatto la rapina, in base alla persona che c'era là, noi avremmo avuto dei guai sicuramente.
Così si allontanò il pensiero della rapina, ci prendemmo il miliardo e me lo portai al distributore.
Comunque, faccio presente che la situazione non venne vista bene dai Graviano, perché si lamentavano sempre. E in base a quello che successe il Quartararo Filippo fu ucciso, Giovanni Torregrossa ci fu il tentato omicidio e allo stesso modo morì anche uno zio del Quartararo, un certo Filippo Quartararo, di chiamava pure Filippo Quartararo.
Ecco, come ho conosciuto io il Mangano, il Giacalone e il Torregrossa.
Che ha saputo da Spadaro Antonino che questi uomini, il Mangano e il Grigoli, erano uomini d'onore della famiglia di Roccella e sottostavano a Quartararo Filippo. Dopo l'omicidio del Quartararo - che io ho saputo dal Giuliano Antonino, sono cose che ho saputo - il posto del Quartararo venne dato a Mangano Antonino, era lui che comandava Roccella.
Che l'attività ufficiale che io conosco è dove appunto si ampliò il gioco di Sucato, era una rivendita di macchine con annessa un'assicurazione, che so essere del Mangano e del Giacalone assieme al Quartararo.
Che specificatamente noi abbiamo avuto una specie di colloquio con il Sacco, e questo è successo quando mi trovavo a Palermo, non mi ricordo se per l'udienza preliminare o per l'inizio del processo Golden Market, insieme a noi, nella II Sezione, c'era Giacalone Luigi.
Ricordo che il Sacco... perché eravamo divisi, cioè non scendevamo assieme a passeggio. Il Sacco scendeva con Giacalone, mentre io con altri detenuti. Quando dopo, un giorno ci siamo incontrati, se non mi sbaglio a Benevento, il Sacco mi disse che il Giacalone era molto preoccupato perché aveva saputo che erano stati mandati dei mandati di cattura per quanto riguarda le stragi di Bologna, Firenze... di Milano, Firenze. E lui era molto preoccupato.
Però aveva saputo - gli ha detto sempre Giacalone al Sacco - che Giuseppe Graviano gli aveva fatto sapere di non preoccuparsi perché molto probabilmente la cosa sarebbe sorvolata.
Ma il Sacco mi disse che lui era molto preoccupato, in quanto...
Che Giovanni Antonino mi disse che dopo l'omicidio Quartararo, furono i Graviano a dare loro man forte per quanto riguarda il dominio di Roccella, sia al Mangano che al Giacalone. E ripeto che il Giuliano mi disse, dopo che me lo presentò, secondo lui non lo conoscevo, che il Giacalone si stava facendo buono, nel senso che era una persona importante.
Che il dottore Guttadauro sì. Ha dimenticato di menzionarlo tra le persone che facevano parte della vicenda Sucato. Che anche lui era un uomo d'onore della famiglia Roccella. Mi fu presentato da mio cognato Marchese Antonino nel 1982. Siccome io allora ero militare, ed ebbi una contusione al ginocchio, fu lui che mi fece un certificato medico per farmi ottenere una convalescenza all'ospedale militare.
Ricordo che quando uscimmo da casa, che lo andammo a trovare a Aspra - perché lui aveva una casa là vicino Aspra - mi disse che per qualsiasi cosa il dottore Guttadauro mi avesse fermato in mezzo alla strada io dovevo mettermi a sua completa disposizione.
Lo andai a trovare per ben due volte all'ospedale perché avevo problemi allo stomaco, all'ospedale Civico a Palermo e per ben due volte io dalla sua stanza, dal suo studio vidi uscire - sempre nel periodo Sucato - il Mangano, il Torregrossa Giovanni e il Quartararo Filippo.
Che, li conosce. Anche loro sono ragazzi del mio stesso quartiere. Come attività lecita loro hanno dei camion, fanno dei trasporti. Il figlio, Pietro Carra, è molto vicino agli Spadaro e so che per conto di loro ha fatto dei viaggi illeciti, non so se di hashish, di sigarette e se non mi sbaglio, siccome è stata fatta una rapina d'argento a Palermo, diciamo è stata organizzata da Spadaro Antonino, è probabile che l'argento che è finito a Milano sia stato trasportato dal Carra.
Di fatti, in tutta questa situazione, era coinvolto anche l'Addolorato. Dopo il pentimento dell'Addolorato, il Carra venne al distributore piangendo, delirando, dicendo: 'speriamo che non mi chiami, speriamo che non mi chiami perché io sono rovinato, come faccio a mantenere la mia famiglia?'
Che, faceva dei trasporti con i camion, sempre primi anni '90 è probabile o di sigarette o di stupefacenti, perché era molto vicino agli Spadaro in quei periodi.
Che conosce Garofalo Paolo, il papà, Paolo, era un grosso trafficante di sigarette e insieme a lui ho lavorato per diverso tempo. Il figlio Giovanni era fidanzato, non so se si è sposato, con la sorella di mia moglie. Ed anche con loro abbiamo fatto il traffico di sigarette, insieme allo Spadaro. Oltre, anche il Giovanni Garofalo, ha partecipato a quel traffico di hashish di cui ho parlato poco fa, quei due traffici il cui hashish è stato trovato ad Aspra.
E sia Giovanni, che Piero. Mentre Piero mi ricordo che mi parlò di un suo coinvolgimento in un traffico di cocaina o di eroina, non mi ricordo, con della gente catanese.
Che, abitavamo tutti nello stesso palazzo. Sia i Garofalo, sia io, che il Carra.
E come ho già detto, il Garofalo era stato sempre insieme a noi e agli Spadaro per il traffico. Per cui se il Carra ha fatto dei favoritismi per quanto riguarda gli Spadaro nel far viaggiare dello stupefacente o le sigarette, anche il Garofalo doveva essere a conoscenza.
Che conosce Corrao Pietro, l'ha conosciuto. Anche lui faceva parte di Spadaro Antonino. Si è interessato, non solo a dare i soldi per avallare il traffico di hashish, ma personalmente, insieme a Spadaro Antonino, è andato sulla costa a sbarcare l'hashish.
Che conosce Ciaramitaro Giovanni, l'ha conosciuto. E' un ragazzo dello Sperone.
Diciamo era dedito, per quanto riguarda le mie conoscenze, alla rapina dei tir, delle macchine nella nostra zona, ecco.
Che suo fratello aveva rapporti con il Bagarella.
Che conosce una persona detta il "postino"
Che lo conosce come Giuliano Salvatore, credo. Il padre, che per sua conoscenza personale, sa che era molto, od è molto vicino a Francesco Tagliavia.
Difatti più di una volta è stato mandato a fare delle estorsioni nella zona.
Che Giuliano Francesco, lo conosce, è un ragazzo con gli occhi azzurri, capelli scuri. All'epoca era un po' grossetto. E spesse volte veniva al distributore insieme a Giuliano Antonino.
Che non sono parenti. Che in una circostanza li ha visti insieme a Tudino.
Che in riferimento a quando... Giuliano Antonino era il genero di Francesco Tagliavia. Ed era lui che lo andava a trovare durante il periodo della latitanza.
E gli accompagnava la moglie e l'allora fidanzata. E lui utilizzava una macchina di mio fratello, una Polo blu per andare a trovare il suocero latitante.
Sempre anni '90. Primi anni '90, sì.
Prima di essere stato arrestato il Francesco Tagliavia.
Che dopo il suo arresto, non mi ricordo. Però so che stavano sempre assieme, ecco. Per come stava assieme a me, quando io ero fuori veniva spesso al distributore.
Per cui ho appreso tutte quelle cose che ho menzionato sino ad adesso.
Che il fratello gestiva un negozio di articoli sportivi: La Sicilia Sport, sita in via Lincoln.
Che Giuliano Antonino andava anche a trovare suo fratello al Sicilia Sport
Che Ricorda dei fatti specifici che sono questi qua: quando facemmo il traffico di hashish, e la persona che ho già detto Lo Nigro Cosimo andò a prendere lo stupefacente, non subito fu pagato, perché appunto lo stupefacente non si poté vendere e i soldi non furono pagati per poter pagare anche il Cosimo Lo Nigro.
In modo che il Cosimo Lo Nigro era molto nervoso per questo.
E ricordo che rivolse anche a Giuliano Antonino facendolo andare sia da mio fratello che da Spadaro Antonino per cercare di farsi dare i soldi di quello che lui aveva fatto.
Questo è uno.
L'altro fatto specifico è quando fu ucciso Casella Stefano, il figlio di Casella Antonino, credo. Lui venne al distributore da me, Giuliano Antonino. E mi disse: 'andatevene subito, perché hanno ammazzato a Stefano. E sicuramente qui si butterà una tempesta di qualche... di guardie'.
Allora c'era mio fratello e c'ero io.
Subito ci siamo fatti i conti della benzina, per come facevamo ogni pomeriggio, e ce ne siamo andati a casa.
Però devo precisare che quella sera non successe niente. L'omicidio del Casella avvenne più in là di qualche mese più avanti.
Che lui era fuori quando furono arrestati i fratelli Graviano.
Che un giorno accompagnaò suo cognato a Napoli e ci recammo in una villa a Marano.
In quella villa c'erano i Nuvoletta.
Ricordo che entrammo in questa villa e si avvicinò uno dei fratelli - io adesso non mi ricordo come si chiama - mentre il Lorenzo era latitante.
Dopo qualche ora venne un signore e ci fece salire in macchina e ci recammo in un'altra villa.
Entrando in questa villa c'erano tanti ragazzi, ragazzi con pistole nelle mani, chi le apriva, chi le chiudeva.
Ci recammo in un'altra stanza e mio cognato si baciò con questo Lorenzo Nuvoletta.
Io rimasi un po' più appartato e loro si misero a parlare.
Ricordo che dopo uscimmo, ci recammo di nuovo nella prima villa.
E da quello che i dice mio cognato quando dopo ce ne tornammo, il motivo della vista era per cercare di fare dare la pazzia a Giuseppe Marchese che allora si trovava detenuto nel manicomio di Aversa.
Che un altro fatto per conto di mio cognato Marchese Antonino, ho ospitato a casa mia alcuni esponenti della banda della Magliana.
Vennero due ragazzi e una ragazza, un certo Maurizio, ora non mi ricordo, non ho saputo i cognomi.
Anzi, prima venne Gregorio Marchese e mi disse, dice: 'devi far dormire queste persone a casa tua, me lo ha detto tuo cognato Nino'.
E così io accompagnai mia moglie e la bambina da mia suocera, e alla stessa maniera feci io.
Vennero queste persone e li feci stare a casa quasi una settimana.
Il motivo per cui vennero fu perché dovevano venire a prendere una macchina. Non so qual era... se era una macchina rubata, sinceramente questo non lo so.
Comunque li trattenni a casa mia per quasi una settimana.
Utilizzato dal Pubblico Ministero per contestazione i verbali del 29.05.1995 e 06.07.1995.

DICHIARAZIONE

IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, niente, volevo dire che mio nonno non ha mai fatto l'attività di impiegato postale. Il nome postino non è che sia il soprannome di mio padre, ma è l'attività di mio padre per 20 anni è stato impiegato all'ufficio postale.
Poi, per quanto riguarda questo signore, io lo conosco solamente di vista. Perché ha un distributore 150 metri prima da casa mia.
Sempre a questo signore, in un processo denominato "Tempesta", nell'aula Bunker di Rebibbia sulla domanda se conosceva la mia persona, ha detto di non sapere nulla. Nulla, completamente nulla.
Il P.M. ha insistito; e ha detto nuovamente nulla. Poi è nato questo verbale che è un mistero.
La ringrazio, signor Presidente.

Controesame
AVVOCATO Maffei
AVVOCATO Ceolan: Utilizzato dal difensore per contestazione il verbale del 26.05.1995 e 14.06.1995.
AVV. Cianferoni:
AVVOCATO Gramigni: Utilizzato dal difensore per contestazione il verbale del 11.01.1996.
AVVOCATO Florio:
Chiede di acquisire documentazione al Ministero di Grazia e Giustizia, che dimostri proprio come il Sacco e il Giacalone, nel periodo che va tra il 1 febbraio '95 e il 15 febbraio '95, erano collocati, all'interno dell'Ucciardone, in piani tali, laddove non era prevista, almeno all'epoca, la possibilità di andar a passeggio insieme.
Questa è la prima richiesta istruttoria.
La seconda richiesta istruttoria, visti gli articoli 468 comma IV e 507, la faccio adesso perché non è stato possibile farlo precedentemente, è quella di convocare in qualità di testimone il signor Nino, Antonio Maranto che è detenuto a Rebibbia, cui ha fatto riferimento l'altro giorno il signor Calvaruso.
Ed esattamente, su queste circostanze: cioè, se sia stato detenuto nella stessa cella con Calvaruso e Giacalone, sui rapporti tra quest'ultimi e soprattutto se vi sia stato una lite molto violenta tra il Calvaruso e il Giacalone una settimana prima dell'inizio della collaborazione del Calvaruso medesimo.

L'udienza viene sospesa per riprendere il 13.06.1997 alle ore 09,00
75^ UDIENZA - 13 GIUGNO 1997


396)D'Agostino Giuseppe sentito ex art. 210 c.p.p alle domande del PM risponde:
Sono nato ad Avellino il 26/07/1957.
Sono stato arrestato il 27 gennaio 1994 a Milano perché ho fornito una latitanza di Giuseppe e di Filippo Graviano. Per favoreggiamento.
Che in carcere sono stato tre mesi, dopodiché sono uscito al Tribunale della Libertà. E poi sono stato condannato al Tribunale di Milano a 22 mesi di reclusione, con lo sconto della condizionale.
Quindi siamo esattamente nell'aprile del '94. Poi non sono stato più in carcere. Fino all'anno scorso, nel mese di febbraio se non vado errato, sono stato arrestato per associazione mafiosa, dalla Procura di Palermo, nel mese di marzo se non vado errato.
Che sono stato in una struttura extracarceraria e per quest'ultima vicenda giudiziaria qualche giorno prima del mio arresto c'era stato un collaboratore di giustizia, se non ricordo male Pasquale Di Filippo, che in una videoconferenza praticamente mi informava del fatto che mi era stata praticamente data una condanna di morte perché reo di aver causato l'arresto dei fratelli Graviano a Milano.
Quando sono stato arrestato, i militari che mi hanno preso mi hanno detto, mi hanno fatto vedere il giornale e mi hanno fatto vedere praticamente che nel giornale c'era scritto che il collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo diceva che lui era a conoscenza del fatto che ero stato praticamente condannato a morte perché avevo causato l'arresto dei fratelli Graviano a Milano.
Che ho incominciato a fare dichiarazioni al dottor Patronaggio e prima ancora al dottor Montalto.
Vorrei precisare intanto che io non sono un uomo d'onore e non ho mai fatto parte di nessuna famiglia mafiosa.
Dovrei un attimino, se mi è possibile, raccontare come sono arrivato a dare, diciamo così, ospitalità a Giuseppe Graviano dentro casa mia.
Vantavo un credito nei confronti di un ragazzo che aveva un negozio di abbigliamento a Palermo, io mi interessavo di abbigliamento. Questo ragazzo si chiama Grigoli Salvatore e, allorché non voleva elargirmi la somma, io ne parlai con mio cognato Spataro Salvatore che sapevo di avere delle amicizie influenti, affinché io potessi avere di nuovo questi soldi.
La somma era di 10 milioni.
Io c'avevo... facevo l'ambulante e allo stesso tempo compravo della merce e la distribuivo in qualche negozio. Uno dei miei clienti era il signor Grigoli Salvatore che io davo questa merce.
Siccome lui riteneva che io, il mio guadagno era stato abbastanza esoso, non voleva darmi i soldi.
Feci interessare mio cognato Salvatore Spataro. Mio cognato non faceva completamente non lo teneva nascosto il fatto che lui avesse delle amicizie nella zona, di persone che si interessavano anche a delle sue attività. Lei mi chiederà le sue attività quali erano: lui mi raccontava che comunque faceva qualche estorsione, che si muoveva praticamente in un determinato mondo, che io non conoscevo. Fino a 37 anni questo mondo non l'ho conosciuto.
E allora io interessai di questa cosa e lui mi presentò, dopo alcuni giorni, un signore che si chiamava Cristaforo Cannella. Questo signore volle sentire un attimino qual era il problema e di là a poco cercò di farmi incontrare con il signor Grigoli Salvatore dentro il suo negozio per poter io spiegare finalmente qual era il problema e che io avevo ragione.
Eravamo presenti a questo, diciamo chiarimento, mio cognato Salvatore Spataro, Cristaforo Cannella, Grigoli Salvatore e un signore che aveva il negozio di assicurazione vicino, Nino Mangano, che io conoscevo per Nino Mangano.
Noi siamo nell'estate del 1993, siamo fine estate 1993, questo tipo di situazione. Cannella non l'avevo mai visto, non lo conoscevo mi venne presentato come Cristaforo Cannella che poi in effetti io chiamavo Fifetto, mio cognato Salvatore lo chiamava Fifetto però io davo del lei al signor Cannella, non davo del tu.
C'era anche una persona che aveva trovato dentro questo negozio dove si era svolto questo incontro, cioè il signor Nino Mangano. Io conoscevo il signor Nino Mangano di vista, soltanto in qualche occasione, ma in periodi precedenti, non in quegli anni, ma in periodi... mi ricordo addirittura avevo a livello dei 26, 27, 28 anni, che qualche volta veniva nei negozi al tempo delle votazioni e ci dava indicazioni in maniera, come facevano tanti altri ecco, non era il solo. Da noi è una specie di consuetudine che portano questi bigliettini per le votazioni. Lo conoscevo solo da questo punto di vista e poi non avevo mai avuto a che fare con questo signore, non lo conoscevo ecco, tutto lì.
E questi aveva un'agenzia di assicurazioni era proprio vicino al negozio del signor Grigoli, perché qualche volta lo vedevo dentro ecco, lo vedevo... quando io andavo a trovare il signor Grigoli lo vedevo proprio dentro l'agenzia e sapevo che era di sua proprietà.
Il signor Grigoli Salvatore lo conoscevo fin dai tempi che lui praticamente faceva l'ambulante, perché praticamente orbitava nella zona dove orbitavo io, dove c'avevo questo negozio. Lui vendeva del pesce.
Poi dopo un po' di tempo ho visto che aveva un'altra attività di vetture, di macchine e poi ho saputo che c'aveva questo negozio di abbagliamento dove io mi presentai per poter vendere le mie mercanzie.
Nell'autosalone in verità io lo vedevo orbitare, dentro l'autosalone, però in verità non ho mai saputo se era il padrone o se lui era un procacciatore d'affari. Io lo vedevo orbitare comunque nell'autosalone e comunque era interessato all'interno di quell'autosalone nella zona industriale Brancaccio.
Penso che l'autosalone era il suo perché c'era il suo... cioè, c'erano due tipi di diciture. Cioè, c'era il suo cognome G e l'altro onestamente in questo momento non ce l'ho presente C'era anche un altro suo socio, più robusto di lui, bassino. Per ritornare alla riunione eravamo in cinque e si svolse dentro il locale del signor Grigoli.
Io dopo un periodo di tempo, chiedendo sempre a mio cognato, in gergo siciliano noi diciamo 'como ia a finire', ma comunque come andò a finire con questi soldi, mio cognato mi disse che lo stesso Cannella gli aveva detto che sostanzialmente io avevo ragione di quanto dovuto e che si stavano adoperando per potermi fare recuperare questa cifra. Cosa che avvenne, mi furono portati questi soldi sempre da Cristaforo Cannella, mi disse di non - lo disse anche a mio cognato - di non praticamente parlarne in giro perché non era il caso di parlarne in giro, di avere avuto questa somma da Cristaforo Cannella. Comunque io recuperai i soldi.
Se non vado errato in un bar la via in questo momento mi sfugge. Comunque siamo sempre, dopo la zona industriale Brancaccio praticamente c'è un cavalcavia; prima di questo cavalcavia c'era un bar di una persona che io conoscevo, Nicola Impallara. O lì, o dentro la polleria di mio cognato e siamo quasi praticamente alla fine dell'estate, perché tra la mia richiesta e l'esaurimento della richiesta, passò soltanto un mesetto ecco.
La macchina del signor Cannella in molti periodi può essere stata una Y10, in altri periodi aveva anche un Peugeottino un motoscooter. Allora, intanto durante il chiarimento, fui io a parlare per tutto il periodo del chiarimento. Perché praticamente ero io che mi sentivo in un certo qual modo, avere avuto un torto. Non c'è stato sostanzialmente all'interno del magazzino un dire: 'va bene, dopo ti facciamo avere i soldi', c'è stato praticamente una specie di assenso da parte di Cristaforo Cannella. Come dire: 'hai fatto bene la tua parte, hai chiarito, dopo vedremo'.
Il signor Nino Mangano comunque all'interno del negozio, non l'ho sentito mai parlare. Cioè, vedevo che non pigliasse le parti né per me e neanche per chi mi doveva dare i soldi, cioè Grigoli Salvatore.
Allora, intanto quando era all'interno del negozio e io parlavo, ho già detto che il signor Mangano non parlava.
Praticamente il Cannella, nel periodo successivo, cominciò a frequentare più o meno assiduamente il mio negozio. Cercando, molte volte mi chiedeva se i miei affari andavano tutto bene, se avevo bisogno di qualcosa, se eventualmente avevo bisogno di... se avevo qualche problema.
Comunque era una persona che, diciamo così, aveva la tendenza a volermi aiutare. Questo è. E veniva spesso regalandomi qualche soldo, ecco. Proprio in quel periodo, che questa persona avesse preso a cuore il fatto che avevo una famiglia, che ci avevo problemi e veniva nel mio deposito in via Sacco e Vanzetti, 80.
In seguito mi disse: 'lasciamo stare questo signor Fifetto, diamoci del tu, perché tra l'alto tu c'hai un'età che non è molto lontana dalla mia'.
In quel periodo gli prestati il deposito e lì praticamente lo vennero a trovare qualche persona che lui dava appuntamento magari per poter parlare di cose loro che io non sono riuscito mai a sentire, perché io per educazione uscivo dal locale. E lui parlava con delle persone. Tra cui Tony Calvaruso.
Praticamente lui ci aveva una specie di faccendiere, un ragazzo che praticamente era amico suo che faceva il gioco clandestino: Tommaso Militello. Ma così, saltuariamente. Non veniva agli appuntamenti, veniva di tanto in tanto con lui, ecco.
Cannella una sera mi chiede se io potevo invitarlo a casa, a casa mia. E al tempo stesso se poteva portar un suo amico con un'altra ragazza. Lui praticamente si accompagnava alla sua ragazza e l'altro amico lo stesso.
Vennero a trovarmi a casa mia e dopo aver cenato, gli feci trovare una buona cena, sempre per una questione di obbligo nei confronti di queste persone, e mi presentò praticamente gli altri due invitati che erano nelle persone di Giuseppe Graviano e una ragazza che si chiamava Martina che poi io seppi, nell'arresto che ebbimo a Milano, che si chiamava Rosalia Galdi. Attenzione, mio cognato Salvatore dice che praticamente lo conosceva fin dai tempi che andavano a scuola. Cioè che erano compagni di scuola, compagni di giochi, amici.
Questo, io conoscevo questo ragazzo tramite mio cognato. Perché lui ne parlava. I rapporti praticamente si sviluppano che io, durante la cena, mi viene richiesto poi, quasi alla fine, mentre stavano, non ricordo, forse prendendo il caffè, mi viene chiesto sempre da Fifetto Cannella, se io potevo dare ospitalità a questo ragazzo insieme alla sua fidanzata, perché latitante.
E io, senza batter ciglio, senza ombra di dubbio, dissi che per me la cosa poteva, si poteva fare. Cioè questo ragazzo poteva venire a casa mia.
E poi lo stesso Cannella mi venne a dire che sarebbe venuto la sera dell'8 dicembre, la sera della Madonna.
Preparai praticamente una specie di festicciola per questo ragazzo che veniva, perché tra l'altro era la festa della Madonna. E si presentò con delle regalie, con dei regali per, anche per i bambini, delle cose da mangiare.
E abbiamo passato praticamente quasi tre giorni a casa mia, perché poi se ne andò. Venne accompagnato da Cesare Lupo persona che io non conoscevo e non me lo aveva neanche presentato lo stesso Graviano, perché il ragazzo praticamente lo accompagnò e non mi disse Graviano: 'questo signore si chiama Cesare Lupo'. Cioè, poi l'ho riconosciuto anche a lui nelle fotografie che mi hanno fatto vedere ai Carabinieri.
Praticamente, abbiamo convissuto diciamo quei tre giorni di sua latitanza insieme. E mi adoperavo affinché la sua permanenza era abbastanza agevole. Poi lo rivedo per brevissimo tempo. Cioè, venne un giorno e mezzo, praticamente. Eravamo nelle vicinanze del Natale. Un po' prima del Natale. Dopo circa otto o nove giorni che era venuto la prima volta per stare a casa mia rivenne una seconda volta, stiede un giorno e mezzo e se andò. Accompagnato dalla stessa donna.
E mi disse proprio in quella occasione che naturalmente lui doveva allontanarsi, perché andava a passare le vacanze a Milano, dove avrebbe portato pure la sua mamma e sua sorella.
Quella sera praticamente lui mi disse che andava a Milano a farsi, a trascorrere il Natale con la sua famiglia.
E io a lui gli avevo parlato che ero stato altre volte a Milano, sempre per problemi miei di famiglia. Cioè, io accompagnavo il mio ragazzo che andava a fare praticamente dei provini nella squadra del Milan. E praticamente, l'ultima volta che lui venne, che era una sera, subito dopo le feste, passarono le feste, venne una sera accompagnato sempre dalla moglie e da un altro ragazzo, Giorgio Pizzo con la sua signora e con la bambina.
Che io non conoscevo o per lo meno, ne parlava qualche volta mio cognato, ma mai sotto termini che lui lo conosceva molto bene. Si parlava là, forse al bar dove abitava, orbitava mio cognato. Mi ricordo, perché una volta ci fecero uno scherzo a mio cognato di un pacchetto di chewingum e a questo scherzo, praticamente, c'era pure Giorgio Pizzo, che era stato, diciamo, soggiogato da questo scherzo. Siamo nei primi giorni del '94.
Quella sera lui venne per stappare una bottiglia e perché gli faceva piacere vedermi. Queste sono state, così, le sue parole e le sue cose. Fra l'altro io avevo notato che si era creata, diciamo così, una reciproca fiducia, perché lui mi diceva sempre che gli sembravo una brava persona, una persona che lui voleva aiutare, una persona che lui avrebbe comunque dato possibilità di potersi inserire nel lavoro; perché vedeva che mi arrangiavo. Non avevo un lavoro stabile, avevo l'ambulante, e mi voleva, in un certo qual modo, aiutare. Quella sera venne, si parlò del più e del meno e io ripresentai un'altra volta se lui aveva avuto durante questa permanenza a Milano la possibilità di potersi interessare per questo mio lavoro.
Lui mi disse che ne aveva già parlato con suo fratello - anche con suo fratello, perché suo fratello dice che si interessava per quanto riguardava lavoro, riguardava fattori economici e così via - e mi invitò quella sera stessa ad andare, per essere io il 27 gennaio a Milano, e mi dovevo presentare in un albergo della città: hotel Quark, che lui verso le undici e mezza, mezzogiorno si sarebbe fatto trovare lì e mi avrebbe accompagnato e così via. Giuseppe soleva farmi dei regali. Mi regalava qualche... sempre di soldi; mi diceva: 'tutto a posto? Come stai? Hai problemi in famiglia? Io ti auto, non ti preoccupare', poi mi ha regalato un orologio, mi ha regalato un paio di orecchini, un "Canta Tu" ai bambini. Comunque, per quanto riguarda la nostra famiglia, diciamo così, in quel periodo si comportava, diciamo così, da benefattore. Ecco, io vorrei dire questo, perché siamo in un'aula di giustizia e non voglio, per non avere altre impressioni, parlo di come si è comportato.
Per i regali siamo sull'ordine del milione. Una volta mi diede pure un regalo per darglielo a mio cognato.
Io praticamente di mio cognato gliene parlavo sempre, perché mio cognato mi spingeva affinché si rivedessero un'altra volta, perché lui non lo vedeva da un po' tempo. E mio cognato, siccome io glielo dissi, tra l'altro non c'era bisogno manco che io lo dicevo, perché l'aveva capito - quando gli ho portato i soldi, gli ho detto: questo è un regalo di Giuseppe - e l'aveva capito tramite la bambina che aveva detto: 'un amico di papà, Giuseppe, mi ha regalato il "Canta Tu"'. Diciamo, siccome con mio cognato ci vedevamo ogni giorno, capì, mio cognato, che praticamente era ospite a casa mia.
Per quel che riguarda il futuro del mio ragazzo al Milan lo spiego così: questi provini erano andati bene, però c'era un problema che io non potevo chiaramente risolvere. Perché il problema era supportato, che se i ragazzi non hanno il quattordicesimo anno di età, non possono uscire da fuori regione, ci vuole una residenza, o comunque qualcuno che li tenga in casa.
Siccome io non avevo nessun impiego né di natura regionale, statale o municipale, se qualcuno mi avrebbe trovato un lavoro, in quel di Milano, io sarei andato a Milano e avrai dato la possibilità al ragazzino quello che doveva fare. Ecco, questo è il concetto.
Quella sera che lui mi venne a trovare mi disse: ' tu, eventualmente, il 27 gennaio di fai trovare all'hotel Quark; ci vediamo lì e c'è la possibilità di trovarti o un lavoro in un centro commerciale eventualmente ti apro un negozio e lo gestisci con la mia fidanzata'.
Succede che io, in quel lasso di tempo, prima della partenza, sempre avevo... siccome in quel periodo uscivo sempre con mio cognato, mi accompagnava mio cognato, perché tra l'altro lui aveva anche interesse ad accompagnarmi perché aveva sempre nella sua testa il fatto che voleva vedersi o voleva rivedere il suo amico d'infanzia.
C'avevo i bambini appresso e siccome, magari, io pensavo di poter fare le ore, qualche sera, in quale locale, non sapevo come le serate venivano... i ragazzi soli non li potevo lasciare. A tal proposito ho avuto anche io, diciamo così, l'idea di eventualmente far gestire a mia sorella e a mio cognato anche i mie bambini perchè mia moglie sarebbe uscita con me perché, tra l'altro, Giuseppe Graviano si accompagnava anche a un'altra ragazza. Eravamo due coppie, eventualmente. Io, quando noi maturammo il proposito di poter andare a Milano con mio cognato, siccome l'invitato ero stato io e davanti quella sera c'era appunto Giorgio Pizzo, sapevo, lui, dove poterlo trovare al suo lavoro, alla zona industriale dove lavora in un ente municipale o acqua o gas; o all'acquedotto o al gas, non ricordo con precisione. Lo andai a trovare sul luogo di lavoro e allo stesso, spiegai un po' com'era la questione.
Lo stesso mi disse che lui non poteva assumersi determinate responsabilità. Cioè, io gli spiegai che volevo portare mio cognato, ecco.
Però, al tempo stesso, mi informai se lui vedeva qualcosa di male in tutto questo, cioè se riteneva che ci fosse qualche cosa di molto grave nel fatto di portarmi mio cognato.
E lui, sempre mettendo le mani avanti, dicendo: 'io, responsabilità non me ne posso prendere', mi disse che non vedeva, comunque, qualche cosa di male per quanto riguarda la partenza di mio cognato. E io partii.
Giorgio Pizzo mi diede delle cose da portare a Giuseppe Graviano nella fattispecie di un bigliettino e un bracciale e dei soldi. il bigliettino era con della carta con bostik, cioè con la carta che noi abitualmente chiudiamo i pacchi. Era chiuso, comunque; non si poteva aprire, ecco. I soldi erano circa i 30 milioni. Tra l'altro c'erano pure dei soldi che naturalmente dovevo usare io per il viaggio e per il soggiorno.
Andammo con mio cognato a fare i biglietti, dopo pochi giorni. Qualche giorno dopo essermi incontrato con Giorgio Pizzo, andai a fare i biglietti. Non trovammo posto sul treno che a noi faceva più comodo perché c'erano i wagon-lits che noi volevamo per i bambini, abbiamo cambiato treno e abbiamo preso quello successivo e poi siamo arrivati a Milano.
A Milano io mi incontrai con Giuseppe Graviano. Mio cognato intanto andò con i bambini, con un mio conoscente, un ragazzo di Milano che aveva pur il bambino che giocava nei ragazzi del Milan.
Andai all'appuntamento con Giuseppe Graviano, che si presentò a mezzogiorno all'hotel Quark. Io, nel contempo, avevo preso una stanza all'hotel Quark per sostare lì, perché non sapevo se dovevo sostare o se dovevo andare da un'altra parte.
Comunque presi una stanza, feci una doccia e a mezzogiorno si presentò Giuseppe Graviano con la ragazza e mi portò a pranzo.
Quando mi portò a pranzo, Giuseppe ebbe l'impressione che c'era qualche cosa; non so com'è, ebbe quest'impressione. Ma comunque lui l'ebbe l'impressione, tant'è che me la palesò: 'ma sei venuto solo?'. Ci ho detto: 'guarda, a dir la verità sono venuto in compagnia con mio cognato Salvatore che sta, diciamo così, ha tanta voglia di vederti'.
Lui mi disse: 'guarda, qua problemi non ce ne sono a Milano. Lo chiamiamo in albergo e ci incontriamo'. E questo avvenne.
Dopo aver pranzato al ristorante da Giannino a Milano, andammo al Duomo verso le tre e mezza e lì incontrammo mio cognato con mia figlia, i suoi figli e mia sorella. Ci fu l'incontro.
Cominciammo a passeggiare per le vie di Milano, nei vari bar; i due che non si vedevano da tanto tempo cominciarono a parlare, a farsi dei convenevoli.
Io, tra l'altro - siccome lui doveva parlare di cose loro che non penso che erano molto importanti, ma comunque - cominciai a guardare le vetrine. La sera ci staccammo, perché giustamente Giuseppe Graviano disse: 'io c'ho il tuo documento, non possiamo camminare due con lo stesso documento'. Mio cognato favoriva il Graviano nella fattispecie di un documento di identità che gli aveva dato a Palermo. Poi andammo a cena, al ristorante Il Cacciatore e da qui cominciò il mio calvario: fummo arrestati. Al ristorante il Cacciatore rimanemmo tutti e quattro, cioè io, mia moglie, Giuseppe Graviano. Dopo qualche minuto vennero a trovarci anche Filippo Graviano e la sua fidanzata. Solo mia moglie è stata praticamente non arrestata, ma comunque indagata a piede libero.Anche mio cognato fu arrestato.
Richiestomi dico che Giuseppe Graviano a me personalmente non mi fece mai nessuna confidenza in tal proposito, neanche se lui abitava a Milano o se era, lui, una persona che stava un giorno, una settimana, dieci giorni e poi se ne andava. Lui, se aveva degli appartamenti, lui mi disse di aspettarlo all'hotel Quark e onestamente io non mi sarei mai sentito di domandargli dove abitava, se lui non mi avrebbe portato.
Tra l'altro, se lui aveva una casa lì, penso che mi dava pure la possibilità di ospitarmi lì, penso.
Mio cugino Nicola Lipari dette dei soldi alla mia famiglia.
La sera dopo il mio arrivo a Palermo, mi venne a trovare Giorgio Pizzo. Entrò a casa mia e mi fece delle domande un po' in generale, ma poi mi chiese di ampliare il discorso per quanto riguardava la cattura dei fratelli Graviano a Milano, perché lui desiderava sapere un attimino come si erano svolte le cose.
Io gli spiegai un po' come si erano svolte le cose e, tra l'altro, gli dissi pure quelle che erano le mie impressioni, perché diciamo che si poteva, in quel momento, soltanto valutare le cose sulle impressioni, perché personalmente io non ero al corrente di come si era mosso un determinato meccanismo per arrivare al nostro arresto.
Lo stesso mi disse che era... Intanto vidi che aveva un po' di preoccupazione e lui stesso mi disse che era un attimino preoccupato perché in siciliano mi disse: 'sa vonno pigghiare con mia': 'se la vogliono prendere con me'.
Tra l'altro io avevo detto pure a mio cugino che non desideravo più nessun aiuto, che potevano pensare a delle altre persone che avevano più bisogno di me. Non ho avuto più nessun aiuto, io.
Io avevo chiesto al Pizzo se gentilmente poteva adoperarsi affinché c'era la possibilità di poter aprire una lavanderia. E lo stesso mi disse: 'ora chiedo, vediamo, e ti faccio sapere qualche cosa'. E mi portò risposta positiva.
Subito alla restituzione dei soldi, quelli che mi furono sequestrati dai CC al momento dell'arresto poi restituiti, siccome mi venne a trovare dove io lavoravo, gli chiesi se si poteva adoperare affinché mi trovasse la possibilità di aprire questo locale.
Io ritenevo Pizzo, come ritenni mio cognato a suo tempo, persona che conosceva gente che poteva, influente nella zona, e ho fatto la stessa richiesta che a suo tempo feci a mio cognato.
Perché tra l'altro a me... Cioè, io levando Giuseppe Graviano che ho avuto quel tipo di approccio e Fifetto Cannella, quando uscii dal carcere non ebbi più contatti con nessuno, perché praticamente... Cioè, non avevo altre strade, altre vie, non avevo altre persone che conoscevo. Tutto qui.
E intanto io dovrei andare un attimino più indietro, perché soltanto per un attimino. Il problema chiave, dopo l'arresto e quando uscii e Pizzo mi disse che praticamente aveva paura, è chiaro che la paura che lui aveva me la trasmise.
Cioè, non è che il Pizzo aveva paura e che io che avevo, praticamente ero stato a Milano, non ero preoccupato.
Siccome lui mi diede questo tipo di impressione e me lo palesò, della preoccupazione, io in effetti questa lavanderia non la dovevo aprire. Sondavo, volevo capire se il Pizzo aveva ancora possibilità di agganci per potermi dare la possibilità di aprire questo negozio.
Lei mi dirà: ma per quale motivo lei chiede il permesso al Pizzo, o...
Perché da noi l'usanza è sempre quella di andare a chiedere il permesso, ecco.
Che con Pasquale Di Filippo i rapporti erano di natura sportiva. Non ricordo in questo momento onestamente. Pasquale Di Filippo intanto so che lui era sposato con la figlia del Masino Spataro, questo come collocazione diciamo, così, matrimoniale.
Per quanto riguarda le sue conoscenze, l'ho visto qualche volta con Grigoli.
Conosco Salvatore FAIA Salvatore che aveva rapporti con Romeo, Faia, Pasquale Di Filippo, Giuliano, Franco Francesco, Francesco "il postino", perché so che lavora alla posta, ecco. E c'ha una pompa di benzina a Palermo se non vado errato a Sant'Erasmo.
Spatuzza direttamente non l'ho conosciuto.
Una volta con mio cognato siamo andati sempre nella zona dove abitava mio cognato, per parlare con un signore che mi portava il caffè al negozio, i suoi rappresentanti.
E lui mi disse, dice: 'questo è un amico mio, si chiama Gaspare Spatuzza'.
Personalmente non conosco Vittorio Tutino. Sempre mio cognato una volta era fermo in piazza Torrelunga e mi disse proprio: 'questo è amico mio, si chiama Vittorio Tutino'.
Michele Greco è quello del Maxiprocesso, diciamo. Il dottore Gioacchino Pennino è una persona che orbitava al tiro a volo, sempre come... anche nel gioco. Cioè, vedevo che là giocava nel book-maker del tiro a volo, ed era una persona che si faceva rispettare, una persona per bene.
Almeno questa era... non la mia impressione, ma quello che vedevo.
Era analista chimico, analista ed aveva uno studio in via Roma.
Utilizzati dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 3.3.96;
Utilizzati dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 25.3.96;
Utilizzati dal Pubblico Ministero per contestazione il verbale del 12.2.97;
Segue controesame:
Avv. Maffei utilizzato dal difensore per contestazione verbale del 25.3.96;
avv. Gramigni;
avv. Rocchi;
avv. Florio.


397)SPATARO Salvatore, sentito ai sensi ex art.210 c.p.p. alle domande del PM risponde:
Che mi hanno arrestato con i fratelli Graviano per quanto io sono andato a trovarli con mio cognato per portargli dei soldi. E avevano il documento mio in tasca.
Che c'era Buttitta, la Galdi, io e mio cognato. E i fratelli Graviano.
Che quando mi hanno arrestato la stessa sera, io ero nella stanza insieme a Giuseppe Graviano e a Filippo Graviano. Loro stessi mi hanno fatto capire di prendere un avvocato buono e non avere problemi, ché ci pensavano loro.
Che poi che sono arrivati i soldi, l'ho saputo da mia moglie al colloquio.
Che Giorgio Pizzo era una persona vicino ai fratelli Graviano.
Siccome conosceva pure mia moglie, di vista, è stato forse la persona più vicina che poteva portare i soldi a mia moglie.
Che Erano Tommaso Militello, Peppuccio Giuliano, Pietro Romeo, Luigi Giacalone, Salvatore Grigoli, Spatuzza...
Che dopo l'arresto dei Graviano io feci delle considerazioni le quali vennero riferite, e dal quel momento incominciai a temere per la mia vita. Cercavo di sapere qualcosa di più informandomi con qualcuno, se mi potevo incontrare con Spatuzza. Fin quando un giorno, dopo l'arresto di Nino Mangano, ho avuto 'sto incontro con Spatuzza. Dicendomi di stare tranquillo...
Che con Nino Mangano non lo potevo fare perché prima dell'arresto dei Graviano, abbiamo avuto dei problemi con lui e Grigoli riguardanti una somma di denaro che dovevano dare a mio cognato D'Agostino. Siccome di questa situazione, ne siamo usciti che noi avevamo ragione, da quel giorno non ci davano tanta... diciamo non ci potevano vedere.
Però, essendo che c'erano fuori i fratelli Graviano, e io ero vicino a loro, allora questi problemi non c'erano. Dopo l'arresto dei fratelli Graviano, il Grigoli e del Nino Mangano...
Che cercavano pure loro, oltre che i fratelli Graviano di farmi uccidere, loro mettevano anche delle zizzanie.
Dicendo che noi andavamo dicendo che quando stavamo andando a trovare i fratelli a Milano, cercavamo un Mercedes perché dovevamo andare a trovare i fratelli Graviano.
Che ci siamo dati un appuntamento nella cantina di Piero Antibo dove stava sua madre, in uno scantinato. Ho incontrato, mi ha fatto incontrare Spatuzza. E mi ha fatto un interrogatorio per quanto riguarda la vicenda che è successo a Milano.
Gli spiegai tutti i fatti come sono andati. E lui diceva: 'lo so io chi è stato' diceva 'la colpa di chi è, lo so io'. Però, non ho potuto... ho capito, però non ha fatto il nome della persona. Di chi poteva essere la colpa.
E niente, mentre parlavamo, io poi siccome un giorno prima era uscito nel giornale una piccola parte di questa situazione. Dicendo che i fratelli Graviano hanno scritto a Nino Mangano, di parlare con Salvatore - sarei io - di questa situazione e di parlare anche con una persona che aveva un hobby video. Questo delle cassette.
Per quanto riguarda l'arresto dei fratelli Graviano.
E la risposta era, dice: 'per quanto riguarda quello delle video cassette, la pratica ora la chiudiamo'. 'Poi, per quanto riguarda Salvo' dice 'ne parleremo e poi la chiudiamo anche con lui'.
Che in un paio di occasioni. Una volta mi sono incontrato con Tony Vinciguerra, mi ci portò a Ciaculli in un territorio, se non sbaglio, dei fratelli Buffa.
Ci siamo incontrati qua in mezzo ai giardini, ai mandarini a Ciaculli. E poi altre volte gli ho portato la macchina, l'ho fatto dormire in...
Che ci siamo incontrati là, lui m'ha detto che aveva una Renault 5. Allora ci siamo incontrati là e lui mi ha detto di seguirlo. Io ero in macchina con mia moglie.
Allora, ho seguito lui, mi ha portato in un altro bar della zona, vicino Bonaggia, il Lucky Bar.
Ci siamo fermati là e lui s'è preso l'Ibiza e mi ha consegnato la Renault 5. E m'ha detto di girarci un poco, e mi sono portato la Renault 5.
Che poi questa Renault 5, io l'ho portata un paio di giorni, l'ho presa e l'ho consegnata a Trombetta. All'autolavaggio. Perché era la sua la macchina.
Che sì, dopo questo chiarimento, mi mandò a chiamare un giorno, sempre là a Ciaculli. E l'ho trovato che dormiva in mezzo ai giardini.
Gli ho spiegato per quale motivo lui non aveva un appartamento e mi ha raccontato che siccome dormiva da un certo Paolino Dalfone a Isola delle Femmine, in un campeggio estivo. E Paolino Dalfone andava dicendo in giro: 'se avete di bisogno di Gaspare, ce l'ho io'.
Lui è venuto a sapere, e è andato via di urgenza. E si è ritrovato a dormire sotto la montagna a Ciaculli.
Allora, io gli ho detto: 'senta, se tu vuoi io ti posso trovare un amico che ti faccio dare un appoggio di una casa'. E mi ha detto: 'sì'.
Allora, io ho parlato con un amico mio che non posso fare il nome perché c'è, ci sono indagini in corso; sono andato a casa dell'amico mio, la moglie non voleva però ho cercato di convincerla; s'è convinta. Gli ho detto soltanto per due giorni, non più di due giorni.
Allora, s'è convinta, la stessa sera insieme ad Antibo, io e questa persona amico mio, siamo andati a prendere a Spatuzza.
Che la mia storia è iniziata negli anni '80, che praticavo il bar di piazza Torrelunga di Filippo Marchese. Là ho conosciuto un'altra persona, che non posso...
Che a 16 anni, 15 anni.
Ho conosciuto questa persona e incominciai con lui - che è un parente di Marchese - cominciai con lui a fare delle rapine, fin quando un giorno mi propose di fare una rapina a un furgone postale di Belmonte Mezzagno e ci sono andato. Eravamo io, lui e un'altra persona
Quindi abbiamo fatto questa rapina, c'è stata una sparatoria.
Che poi ricominciai verso gli anni '90. Che incontrai Fifetto Cannella. Per ero sempre a disposizione. Se mi mandavano a chiamare i fratelli Graviano, avevano bisogno di qualcosa, io ero sempre a disposizione.
Come una volta è successo con Piero Antibo, che un giorno è venuto Marcello Tutino in lavanderia di mia moglie, dove lavorava mia moglie in via Sperone, dicendomi che c'era Giuseppe Graviano che...
Che da sempre li conosco i fratelli Graviano.
Che da scapolo, sempre nella stessa zona. Anche da sposato. Perché da scapolo abitavo in via Emiro Jafar, nella zona industriale di Brancaccio; da sposato, in via Messina Marina, allo Sperone.
Quindi eravamo sempre là.
Che andavamo nella stessa scuola, però non nella stessa classe.
Però quando eravamo ragazzi uscivamo assieme, andavamo al mare, andavamo al villino da lui che si trovava ad Altavilla Milicia; andavamo a trovare queste ragazze che parlavo poco fa nel campeggio con lui, Filippo, Benedetto, pure.
Che, una volta è venuto in lavanderia mia Giovanni Drago e Giuseppe Graviano. E un'altra volta lo incontrai all'Indomar, mentre era latitante.
Che ho conosciuto Gaspare Spatuzza, Fifetto Cannella, Peppuccio Giuliano, Pino Battaglia tutte avevano conoscenza con i Graviano
Che conosco signori Tutino, sìa Marcello che Vittorio.
Che Marcello, in quel periodo, aveva... guardava una pompa di benzina dei fratelli Graviano.
Che Vittorio, ultimamente aveva una pescheria in via Armando Diaz, insieme al cognato.
Marcello mi portò più di una volta da Giuseppe Graviano a trovarlo. E mi ricordo pure che è stato posato per un periodo di tempo, per quanto riguarda il ricavato della pompa di benzina che mancavano i soldi. E poi si è saputo invece che erano delle persone, un certo Diliberto che andava a tirare la notte alla benzina dai recipienti.
E quindi, facendo i calcoli della benzina, risultava che mancavano dei soldi.
Che per contattare i Graviano o parlavo con Marcello.
o volte parlavo anche con Giuseppe Drago.
Che per quanto riguarda la cortesia che ho fatto io a loro, un giorno è venuto Marcello Tutino a trovarmi al negozio da me dicendo che c'era Graviano Giuseppe che mi voleva parlare.
Ci siamo dati un appuntamento dopo un paio di giorni al Bar dello Sport a Bagheria. E lì incontrai Marcello Tutino.
Mi misi sulla macchina con lui e mi portò in un bar, dietro il Bar dello Sport, e lì trovai Giuseppe Graviano. Ci siamo seduti a parlare un poco e mi disse se gli potevo rintracciare Piero Antibo, perché pensava che un amico suo dell'Arenella, che aveva una gioielleria della ... di queste zone qua di San Lorenzo, aveva una gioielleria. Vedeva passare spesso questa persona per Antibo e pensava che gli voleva fare una rapina.
Che ho detto: 'sì, va bene', ci dissi. 'Dammi un appuntamento che te lo faccio trovare.
Dopo un paio di giorni, ci siamo dati appuntamento dopo un paio di giorni, rintracciai Piero Antibo, me lo misi in macchina e lo portai allo stesso posto dove incontrai Giuseppe Graviano.
Si sono messi in disparte e hanno parlato di questa situazione, che poi Piero Antibo mi raccontò che riguardava questa rapina, però che lui non ci entrava niente, non la voleva fare perché lui in quel periodo lavorava in una, faceva, fa l'autotrenista. Lavorava in una cosa di calcestruzzi là e faceva l'autista.
Quindi doveva passare per forza di là, la mattina, per andare a lavorare.
Forse guardava così e pensavano magari che...
Che Piero Antibo era pure amico di Giuseppe Graviano, io ero la persona pure molto vicina a Piero Antibo perché abitava nello stesso stabile di mia madre, la madre di Antibo. Quindi ci conoscevamo da piccoli. Ci sono andato io a prenderlo.
Che poi era successo quella rapina al furgone postale e io mi ero comportato bene, non avevo fatto il nome di nessuno. Quindi un po' di fiducia in me, l'avevano i Graviano.
Che quando per dire vedevo ogni tanto Marcello, così, lo incontravo al bar, gli dicevo sempre di salutarmelo, oppure se lui mi vedeva, mi diceva: 'lo sai, ti saluta Giuseppe'.
Per un po' di tempo poi sono stato fermo, fino a quando nel periodo del '91-'91, incontrai Fifetto Cannella che anche io conosco da bambino.
E mi disse di andarlo a trovare al negozio che aveva lui in via Oreto Vecchia, un negozio di abbigliamento.
Sono andato da Fifetto Cannella, sono entrato nel negozio e ci siamo messi in disparte in un ufficietto che aveva nel sopraelevatoio del negozio. Abbiamo parlato un poco e poi mi ha detto, dice: 'ma tu saresti disposto a fare una cortesia ai fratelli per, ai fratelli Graviano, per quanto riguarda, affittare un appartamento, queste cose di qua'.
E io ho detto subito, mi sono messo a disposizione. Gli ho detto: 'sì, se hai bisogno me lo fai sapere che...'
Dopo un paio di giorni mi mandò a chiamare di nuovo e mi disse se gli potevo procurare un documento per quanto riguarda Filippo.
E gli dissi: 'dato che Filippo Graviano su per giù ha la stesa età di mio fratello grande, Franco, gli possiamo dare i documenti di mio fratello'
Ho parlato col mio fratello Franco, mio fratello Franco mi ha detto di sì.
Mi ha fatto avere i documenti e ci siamo incontrati a casa di Fifetto Cannella dove abita la madre.
Siamo andati là e io ho consegnato il documento di mio fratello e mi ha dato lui un milione a me e un milione a mio fratello.
Dopo di questo ci siamo incontrati più spesso con Fifetto Cannella. E io gli ho fatto, gli ho detto se poteva trovare un lavoro a mio fratello Franco che era, non lavorava. Aveva bisogno di soldi, cose.
E mi disse: 'guarda, io ho un negozio a Brancaccio, a piazza dei Signori, che non lavoro più come prima. Lo potete prendere voi. Vedi che cosa puoi aprire qua, in questo locale'.
Allora mi mise accanto, Fifetto Cannella mi mise accanto suo cognato Aurelio Cassano dicendo di mettersi a disposizione, di vedere che cosa potevo aprire in questo locale. E ci siamo messi d'accordo ad aprire una polleria.
Che abbiamo aperto questa polleria. Incominciarono i lavori che li fece Paolino Dalfone. Essendo che Paolino Dalfone aveva un capannone alla zona industriale dei fratelli Graviano. Faceva lavori edili ed era pure vicino a loro.
La persona che poté risparmiare era lui, anche perché li faceva per niente, essendo che...
E cominciarono i lavori. E misero a lavorare in questa polleria, l'abbiamo aperta. Dopo...
Che, praticamente questo negozio l'avevano intestato alla sorella.
Che lo gestiva la fidanzata. Lui ci andava di tanto in tanto, però.
Che quindi fu proprio consegnato il documento originale a Fifetto Cannella quello mio fratello Franco.
Che dopo un po' di tempo Fifetto Cannella mi domandò anche il documento a me, per quanto riguarda Giuseppe Graviano. E io mi misi a disposizione.
Preso questo documento, dopo un paio di giorni mi ha dato l'appuntamento Giorgio Pizzo nel bar di proprietà di Fifetto Cannella, che era intestato a un certo Impallara.
Lì gli consegnai il documento a Giorgio Pizzo e niente, lo portò a uno dei fratelli Graviano.
Che le persone che venivano nel locale erano Toni Calvaruso, Tullio Cannella, Vittorio Tutino, Giuseppe Barranca, un certo Lo Cascio, Nino Mangano, Salvatore Grigoli, Gaspare Spatuzza... Non ricordo altri.
Che se mi trovavo io, mi dicevano a me se si era visto Fifetto e se glielo potevo rintracciare, cioè gli fissavo un appuntamento. O a volte glielo dicevano a Tommaso Militello.
Che nell'orario - l'esercizio era aperto la sera, dopo le sei - cioè nell'orario delle pulizie, la mattina o verso le due del pomeriggio, le quattro, le tre e mezzo; questi orari qua.
Che se veniva la persona interessava che voleva parlare con lui; mi diceva che lo voleva incontrare. Io parlavo poi con Fifetto e lui gli dava l'appuntamento.
Che Fifetto lui veniva quasi ogni giorno in polleria, per vedere se c'erano novità o qualcosa, qualcuno che lo cercava. O se non veniva, se due-tre giorni non lo vedevo, parlavo con Tommaso Militello e lo rintracciava lui.
Che sapevo che Tullio Cannella faceva delle costruzioni edili per conto dei fratelli Graviano.
Che Tullio Cannella, quando ero ragazzo, mi faceva come maestro di doposcuola. E Toni Calvaruso me lo presentò una volta Tullio Cannella in una discoteca del viale Strasburgo, che era di proprietà di Tullio Cannella.
Che una volta soltanto mi ha domandato una cortesia per quanto riguarda una pompa di benzina del viale Regione Siciliana.
Siccome lo voleva acquistare lui questa pompa di benzina - questa pompa di benzina è dove c'è il Goccinella - mi ha detto di andare da questa persona che l'aveva acquistato senza dire niente a nessuno, di minacciarla e farla andare via.
Io sono sceso dalla macchina insieme a lui, lui è rimasto un po' distante, e sono andato da questa persona minacciandolo di morte se non lasciava questa attività; e allo stesso istante questa persona andò al telefono e poi l'indomani non l'abbiamo visto più là.
Ritornò la pompa di benzina al primo padrone, che era quello del Goccinella, che poi se la prese Spatuzza.
Che un giorno mi chiamò dicendomi di fare... dovevo bruciare dei magazzini. Mi portò un amico mio, un certo Gaetano la Rosa, dicendo di stare assieme soltanto nel periodo per bruciare le cose e poi, finendo i lavori, ci dovevamo dividere e nemmeno ci dovevamo salutare.
Allora mi è venuto a prendere in polleria e mi indicava i magazzini dove io dovevo andare a bruciarli. Non bruciarli totalmente, fare dei segnali di fuoco.
Allora mi ha indicato dei negozi in Lincoln e in via Michele Cipolla. E poi la sera, insieme a questo Gaetano La Rosa, gli giravamo e gli davamo fuoco.
Che, finendo questi lavori, ci siamo incontrati con Giorgio Pizzo nel capannone di Paolino Dalfone e ci portò due milioni e mezzo a me e due milioni e mezzo al Gaetano La Rosa, dicendoci che da questo momento ci dovevamo dividere perché Gaetano doveva fare una strada e ne io dovevo fare un'altra, che poi lui mi faceva sapere; perché anche voleva che mi dovevo incontrare con Giuseppe Graviano.
Che Cannela era amico con Vasile.
Che mangano Io lo vedevo spesso con Grigoli Salvatore, Luigi Giacalone. Con queste persone.
Che due volte ho consegnato un'Ibiza che ho ritirato a Bagheria, posteggiata in una località, non lo so come si chiama. Sono andato insieme a Tommaso Militello per riprenderla, non c'era nessuno.
Ha detto Fifetto: 'andate a prendere questa macchina in questo posto, ci sono le chiavi sul cruscotto'. Abbiamo preso questa macchina, l'abbiamo consegnata a Grigoli. E un'altra macchina che ho consegnato era una Ford Fiesta bianca che era di Fifetto Cannella, che l'ha cambiata..
Che forse nemmeno abbiamo fatto il passaggio di questa macchina, perché è successo questo: quando ho ritirato questa macchina non mi avevano detto, né Grigoli, né Giacalone che questa macchina era stata distrutta di davanti. Allora che è successo: io un giorno ho avuto un investimento e sono andato in un carrozziere per farla aggiustare e quello riconobbe la macchina dicendo che questa macchina era distrutta, era stata aggiustata, era storia e questo e quest'altro.
Che non mi ricordo. Io ho venduto la mia macchina pure a lui, una FIAT Uno gli ho dato e ho ritirato questa Audi 80 e forse ci sono ancora tratte da pagare di questa macchina, perché non li posso più pagare, come sono combinato.
Che più di una volta io sono entrato nell'autosalone e ho trovato Pietro Romeo, poi ho trovato Nino Mangano, poi Lo Nigro, Peppuccio Giuliano, Faia Totò. Queste persone qua le vedevo spesso lì dentro.
Che queste persone di qua, che ho fatto i nomi, quando io, c'erano i fratelli Graviano fuori io non li vedevo così assidui come quando è successo l'arresto. Quando io sono uscito poi ho trovato tutte queste persone che non sapevo che erano diventate così, avevano fatto questo gruppo diciamo. Prima non esistevano, completamente. Sì, sapevo che andavano a fare rapine ai Tir, queste cose di qua.
Poi quando vennero arrestati i fratelli Graviano, poi uscendo ho visto tutta questa combriccola.
Che a lo Nigro Cosimo io l'ho visto una volta che sono andato da Luigi Giacalone e ho trovato questa persona e me l'ha presentata.
Che lì conoscevo qualcuno, perché erano pure di là, della zona. Mio cognato aveva un negozio di abbigliamento lì in via Sacco e Vanzetti.
Che con Peppuccio Giuliano, Faia lo conosceva, Trombetta lo conosceva...
Che diciamo una specie di società. Partivano assieme a andare a prendere dell'abbigliamento, queste cose di qua.
Poi, un giorno, è successo che si sono diciamo litigati, diciamo, per il fattore di questi dieci milioni che il Grigoli diceva che mio cognato lo aveva truffato nel commercio. E non voleva dire, restituire i dieci milioni a mio cognato che era... Mio cognato aveva fatto un assegno a lui di cortesia, che poi lui, appena scadeva, lo doveva coprire.
Al momento di coprire l'assegno non gli ha voluto dare i dieci milioni.
Me lo disse a me mio cognato, io ne parlai con Fifetto. Ho fatto incontrare Fifetto con mio cognato e poi ci siamo incontrati nel negozio di articoli sportivi di Grigoli. Ed eravamo io, Grigoli, Fifetto Cannella, mio cognato e Nino Mangano.
Abbiamo parlato di questa situazione, e poi gli hanno dato ragione a mio cognato e dopo una settimana gli hanno dato i dieci milioni. Glieli portò Fifetto Cannella.
Che noi ce ne siamo andati, io e mio cognato, sono rimasti loro. Dopo un paio di giorni mi manda a chiamare Fifetto, mio cognato e restituisce i dieci milioni.
Per questo, dico gli hanno dato ragione. Perché essendo che gli hanno restituito i soldi, penso che aveva ragione in questa situazione.
Che poi con Grigoli e Mangano, no. Poi mio cognato si, con Fifetto Cannella si vedevano al negozio di mio cognato. E a volte Fifetto Cannella dava degli appuntamenti anche al negozio di mio cognato con delle persone.
Che a Cannella, mio cognato gliel'ho fatto conoscere io.
Che poi, quando si vedevano, mio cognato me lo diceva: 'lo sai, oggi è venuto Fifetto...', oppure a volte quando Fifetto dava degli appuntamenti pure al negozio di mio cognato, mi ci facevo trovare pure io, là.
Che poi, un giorno di questi, mio cognato mi chiamò dicendomi che la sera dovevano arrivare, doveva arrivare a casa sua una persona che gli doveva presentare una persona Fifetto Cannella. Non gli aveva detto il nome e nemmeno il cognome. Si capì però, si capiva chi era.
Mio cognato non mi ha detto di questa situazione, nome e cognome non lo sapeva.
Mi diceva: 'stasera deve venire Fifetto con delle persone'.
Ci sono andati per i fatti suoi e poi l'indomani mi sono incontrato con mio cognato e mi ha detto che questa persona era Giuseppe Graviano. E che gli aveva domandato se lo poteva ospitare.
Così mio cognato lo ospitò, non so per quanti giorni, ma lo ospitò per un paio di giorni. A lui e la fidanzata la Galdi.
Che mio cognato doveva andare a Milano dai fratelli Graviano. E allora mi chiamò e mi disse se io ci volevo andare.
Che dopo... Mi diceva che lui doveva partire, questo nel mese di gennaio, che doveva andare a trovare i fratelli Graviano perché, per quanto riguarda il bambino, a come ho capito, per un lavoro là a Milano.
E mi disse se io volevo venire. Io gli risposi: 'sì, io verrei, però mica posso fare di testa mia, partire e andare a fare queste cose'.
Dice: 'guarda che facciamo, parliamo con Giorgio Pizzo e vediamo cosa ci dice'.
Io e mio cognato siamo andati all'acquedotto, alla zona industriale, dove lavorava Giorgio Pizzo ed è salito solo mi cognato.
Dopo un bel po' è sceso e mi ha detto, dice: 'a posto, puoi venire'.
Però io gli ho detto: 'Geppino, ma è sicuro che posso venire?
Dice: 'no, non ti preoccupare, puoi venire...', così. Così ha fatto il biglietto.
Però, quando ce ne siamo andati doveva passare una decina di giorni per partire con mio cognato. Io incontrai mio cugino Nicola alla zona industriale e gli dissi di questa situazione.
Mio cugino Nicola mi disse: 'ma come ci stai andando tu? Io so che Giuseppe Graviano mi ha detto: se succede qualcosa prendi a Salvo e venite qua a Milano'.
Io sono rimasto un poco... e ho detto: 'ma com'è questo discorso? Quello mi dice di andarci, questo mi dice...', insomma, ho preso la strada sbagliata e sono andato con mio cognato a Milano.
Arrivati a Milano...
Che arrivati a Milano, scendendo dalla stazione, prima siamo arrivati... Siccome il treno diretto per Milano non c'era, abbiamo preso un treno che fermava a Bologna, nella mattinata verso le cinque, e poi abbiamo preso il treno per Milano.
Arrivati a Milano c'era un amico di mio cognato che mi aspettava, un certo Tafuri, che mio nipote doveva andare a fare un provino, una cosa di queste là a Milano.
Questo Tafuri... Mio cognato mi disse: 'guarda, tu te ne vai con lui, ti vai a cercare un albergo, che io mi vedo con Giuseppe e gli dico che tu sei qua a Milano'.
Allora io mi sono, sono andato in un altro albergo e mio cognato con sua moglie andò a trovare Giuseppe.
Nel pomeriggio, verso le tre, le quattro, non ricordo, mi telefonò mio cognato in questo albergo. Che lui aveva il telefonino, io li chiamai, ho detto: 'io sono in questo numero, fissa e mi chiami'.
Mi telefonò e mi disse, dice: 'ci vediamo alle tre e mezzo', quattro, cinque, non ricordo, a Piazza Duomo, dove c'è l'ingresso della chiesa.
Va bene, arrivai là a Piazza Duomo, mi sono incontrato con Giuseppe Graviano e la moglie, la Galdi e poi abbiamo fatto un giro... La sera ci siamo divisi di nuovo e Giuseppe mi ha detto, dice: 'guarda che fai, vai a prendere la roba che hai là, vai a mangiare, vai a prendere la roba che hai là e ci incontriamo all'Hotel Quark, che poi stasera dobbiamo andare a trovare degli amici, dice, e ci incontriamo poi là'.
'Va bene'. Io sono andato al ristorante, poi sono andato in albergo a farmi una doccia. Appena sono sceso, ho trovato i Carabinieri.
Poi, nell'arresto, arrivato in caserma, ho visto pure Filippo Graviano che non sapevo che era a Milano.
Che abbiamo parlato di tante cose, abbiamo parlato se io gli volevo, volevo prender una villetta, un appartamento per stare insieme a lui, se volevo lavorare, cosa volevo fare. Mi disse pure: 'appena scendi a Palermo, fatti un giro nelle zone di Bagheria, questi posti di qua, vedi qualche villa, qualche cosa, e la acquistiamo'.
E mi parlò di tante altre cose.
Che mi indicò di andarci a Bagheria.
Questo discorso già lo aveva fatto anticipatamente a mio cognato mentre erano a casa a Palermo. E con mio cognato siamo andati a vedere una villa tra Altavilla e Casteldaccia di o due o tre piani, non mi ricordo. Insomma, era un valore di 300 milioni.
E mi ha fatto pure una proposta a me. E io gli avevo detto: 'va bene, appena scendo mi faccio un giro e vediamo se mi posso...'.
Che perché io, essendo che Giuseppe Graviano non sapeva che io ero arrivato pure a Milano. Allora ci è voluto andare soltanto mio cognato per avvisarlo, per vedere se mi voleva vedere o no, dice per evitare.
'Io gli domandavo. Se lui dice che tu puoi venire, ti telefono e ci incontriamo. Sennò poi ci vediamo un altro giorno e ce ne scendiamo'.
Poi la sera sono andato a mangiare in un altro ristorante perché non c'era il tempo, dovevo andare a prendere tutto l'abbigliamento in albergo, questo e quell'altro.
Abbiamo deciso: 'guarda, prima mangiamo a ristoranti diversi e poi ci vediamo all'Hotel Quark', se non mi sbaglio, 'e poi andiamo in questi amici', non so dove dovevo andare.
Che io avevo il mio, però la patente, non il documento.
Che anche lui mi ha detto di questa situazione che lui andavo con lui quella sera, pure per il discorso del documento.
Perché mi ha detto, dice: 'dato che io ho questo documento in tasca, facciamo una cosa: io vado a casa, lo cambio, e così ci incontriamo meglio. Se c'è un fermo, qualcosa, non ci chiamiamo tutti e due allo stesso modo'.
Che sì, in quel minuto lui aveva il documento mio.
Che e appunto per questo non voleva... dice: 'vado a casa, cambio il documento, ne prendo un altro, quello lo poso, così, un fermo, una cosa, non ci chiamiamo uguale, Spataro Salvatore...'
Che quello di... Eh, appunto sto dicendo io: il Graviano, non siamo andati assieme al ristorante, perché lui doveva andare, doveva cambiare la tessera, dove lui si trovava... io non so dove si trovava a Milano, si vede che aveva qualche altro documento sotto un altro nome. Così se ci incontravamo, uscivamo assieme, se...
Che io, quando l'ho conosciuto, aveva una profumeria in via, in corso dei Mille, accanto alla Maison du Cafè, ed era amico intimo di Luigi Giacalone e salvatore Grigoli.
Poi è successo che si sono messi... Loro dicevano che era pure nella società delle automobili Filippo Quartararo. E poi è successo il discorso di Sucato, là, ed è successo quello che è successo.
Che sulla base che, qualsiasi cosa che si faceva là a Brancaccio, se pure io volevo andare a fare una rapina, ne dovevo parlare sempre con loro.
Doveva passare sempre un permesso a qualcuno.
Che una volta abbiamo fatto, dovevamo prendere un tir di salumi in via Messina Marina che passava di là.
E prima di poterlo fare ne parlai con Fifetto e mi disse: 'fammene parlare con Giuseppe, e ti faccio sapere qualcosa'.
Poi me lo ha fatto sapere, e mi ha detto di poterlo fare. E abbiamo fatto questa rapina, che poi non si è conclusa.
Che l'abbiamo fermato, a questa persona, però lui ha preso le chiavi dell'autotreno e le ha buttate la sera in mezzo al giardino. Quindi la notte non le potevamo trovare queste chiavi.
Automaticamente questa persona si è spaventata, perché lo abbiamo picchiato, gli abbiamo, gli hanno sparato pure.
E questa persona andò a trovare Emanuele Di Filippo.
Che alla pompa di benzina, dicendo di aver subìto questa situazione.
Non so come ha fatto, Emanuele arrivò a me e a un amico mio, un certo Lorenzo Darqua, e ci mandò a chiamare dicendo di questa situazione di qua.
E io gli ho detto: 'senti, tu ti devi fare i fatti tuoi, perché noi abbiamo ordine dai fratelli Graviano di poterlo fare'.
Allora, anzi, ci ho detto: 'da che sei, dato che tu sei amico di questa persona, fallo venire che gli dobbiamo parlare'.
Lui manda a chiamare questa persona, ci siamo incontrati nella pompa di benzina di Lorenzo Darqua, sempre in via Messina Marina. E abbiamo parlato con questa persona dicendoci: 'dato che sei amico, quando tu vai a caricare l'autotreno, prima di andare a posteggiarlo e a svuotarlo, ci ho detto, passa dalla pompa di benzina che ce lo prendiamo noi'.
Ed eramo rimasti così.
Questa persona, una volta o due volte la settimana andava a prendere questi salumi, non ricordo se era a Siracusa, Catania. Passava e ci faceva vedere il mezzo. Che poi lo portava lui sempre non mai pieno totale, era sempre a metà.
E noi non... come eravamo un poco, non ci abbastava, non ci bastava. Fino a quando poi, un giorno di questi, si associò con una persona che era amico intimo di Cucuzza dell'Arenella e ci mandarono a chiamare dicendo che, da quel momento in poi, noi lo dovevamo lasciare stare, perché ormai si era messo in società con un amico loro, di lasciarlo in pace. E così la rapina non è stata più.
Che io, quando è successo dopo l'arresto e sono uscito - l'ho detto pure poco fa - nessuno più mi dava confidenza come quando, prima di succedere l'arresto. Quindi non avevo spiegazioni da nessuno.
Una persona, appena mi avvicinavo, mi dicevano: 'allontanati, perché ci può essere qualcuno che ti segue'. Quindi non ho avuto spiegazione.
L'ho saputo poi tramite il giornale chi poteva essere.
Poi, per quanto riguarda Gaspare Spatuzza che ora è lui il capo della situazione, l'ho saputo perché poi mi sono avvicinato. E tramite lui e le cose che succedevano, ho capito tutta la situazione.
Ma perché poi mi rimise a dare un po' di fiducia, non lo so che cosa, mi sono di nuovo avvicinato a loro. Quindi mi sono inserito e ho capito meglio la situazione.Che Giuliano era soprannominato "Olivetti".
Utilizzato dal Pubblico Ministero constestazione il verbale reso il 27.3.96
Utilizzato dal Pubblico Ministero constestazione il verbale reso il 22.3.96
Controesame:
AVVOCATO Gramigni
AVVOCATO Rocchi
AVVOCATO Florio
AVV. Cianferoni

76^ UDIENZA - 25 GIUGNO 1997


398) - CANNELLA Tullio

Il CANNELLA Tullio viene sentito ai sensi dell'art. 210 cpp, con l'assistenza del difensore avv. Mario Geraci del Foro di Roma.

Alle domande del Pubblico Ministero riferisce:
Che è stato arrestato nel luglio del 1995, con l'accusa di associazione mafiosa, 416-bis.
Che Le contestazioni che mi erano mosse nella ordinanza di custodia cautelare erano di avere favorito, in maniera continuativa e per molti anni, ospitalità, avere dato ospitalità a boss mafiosi latitanti, tra i quali venivano citati in maniera espressa i fratelli Graviano, perché il pentito Giovanni Drago mi aveva accusato di avere avuto questo ruolo di fiancheggiatore di fiducia, un ruolo di fiducia e quindi per la tutela anche della latitanza dei fratelli Graviano, nel senso che io conoscevo le abitazioni e i luoghi che tra l'altro se appartenevano o a me personalmente o a società che io amministravo.
Che quindi questa era la prima accusa, fino ad arrivare alla tutela della latitanza e il fatto di avere fornito luoghi per la latitanza del signor Leoluca Bagarella. E queste accuse erano mosse anche perché il collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino aveva dichiarato alla Magistratura che io avevo ospitato anche, presso un residence che avevo costruito ed era anche in fase di ultimazione la costruzione dello stesso, sito a Cefalù, nei pressi di Cefalù, per la precisione a Campofelice di Roccella. E avevo dato ospitalità, così come riferì il Pennino, a latitanti di altre regioni, nella fattispecie a latitanti calabresi. Per la precisione credo di Cosenza.
Che c'erano, delle accuse di tipo oggettivo rispetto degli elementi oggettivi, che erano costituiti da alcune telefonate presso il mio cellulare, con il cellulare che trovarono in possesso del signor Bagarella. Naturalmente l'appartamento dove il signor Bagarella trascorse l'ultimo periodo della sua latitanza era un appartamento riconducibile alla mia disponibilità e proprietà, perché era della società Eurofim, una società che io gestivo e della quale sono ancora amministratore.
Per cui devo dire che io iniziai a interessarmi della edificazione di un costruendo villaggio che era sito nel comune di Campofelice di Roccella, in prossimità di Palermo, quindi provincia di Palermo, e quando...
Questo villaggio allora si chiamava la società Cosmopolitan Touring Company Spa, poi nel 1985 io effettuai il cambio di denominazione sociale e si chiamò Euromare Village Spa.
Questa società, quando io vi subentrai, era in potere, cioè era gestita ufficialmente da tale Domenico Sanseverino che ne deteneva le azioni. Mentre la effettiva proprietà di quel terreno era di Pino Greco Scarpa "scarpuzzedda" e del signor Michele Graviano e dello stesso Domenico Sanseverino.
Orbene, quando io subentrai in questa società, nel 24 ottobre 1984, la società era già carica di una esposizione debitoria presso banche veramente elevata. Per cui la società trovavasi in stato di quasi decozione. Per cui vi erano già stati decreti ingiuntivi, pignoramenti su questa società per un ammontare di quattro miliardi netti, all'epoca, di lire. Mentre teniamo conto che il terreno fu acquistato all'epoca dai tre signori che ho poc'anzi citato per 99 milioni di lire.
Orbene, quando subentrai io cominciai ad avere un rapporto, per questo fatto, con il signor Pino Greco, detto "scarpuzzedda".
Il signor Pino Greco mi coadiuvò in tutto quello che poteva aiutarmi, quindi per la fornitura di materiali, per la eliminazione di alcune istanze di fallimento che nel frattempo pendevano nei confronti della società. E quindi il mio rapporto era con Pino Greco.
In quella situazione venni a conoscenza di quanto poc'anzi relazionato e cioè che i fratelli Graviano avevano un interesse economico nei confronti di questa società subito dopo la morte del loro padre e...
Che dunque, in poche parole è successo che a quell'epoca c'era Benedetto Graviano in un appuntamento che io ebbi con Pino Greco Scarpa - allora naturalmente latitante - e in quell'appuntamento Pino Greco Scarpa mi disse che vi era da tenere conto di un esborso in permuta o in equipollente di denaro nei confronti dei fratelli Graviano perché erano stati, come dire, in un certo qual modo, dopo la morte del loro padre, erano stati un pochettino, non oserei dire truffati ma comunque non erano stati mantenuti determinati impegni dal predetto costruttore Sanseverino. Il quale senza avere nulla edificato in quel terreno, quindi il terreno erano rimasto nello stato in cui si trovava al momento dell'acquisto, aveva utilizzato la società per operare con la stessa che vennero rilasciati dal Banco di Sicilia, dalla Cassa di Risparmio di Palermo e dalla Cassa Rurale Artigiana di Monreale, e questi soldi furono utilizzati da Sanseverino per altre attività di altre società e per impegni che lo stesso aveva con lo stesso Pino Greco Scarpa, che non era riuscito a mantenere, per una precedente costruzione che riguardava un edificio che si chiamava Immobiliare Malaspina, che era stato costruito nella città di Palermo.
Così il Sanseverino sanò la situazione debitoria che aveva nei confronti di Pino Greco Scarpa, ma costituì su quel terreno, che non era di sua proprietà, solo di sua proprietà, un'ipoteca e una esposizione debitoria tale che il terreno chiaramente non garantiva.
Tant'è che io, successivamente, nel corso della costruzione, pagai per questi debiti, ivi compresi gli interessi che maturavano sugli stessi, malgrado... io allora feci un concordato con le tre banche, sia con il Banco di Sicilia, con la Cassa Rurale e con la Cassa di Risparmio, quindi con un abbattimento del tasso di interesse al "prime rate". Così potei pagare la somma di sei miliardi circa nel momento in cui ebbi la prima erogazione di mutuo che mi effettuò la Cassa di Risparmio, mi ricordo, per l'ammontare esatto di 5 miliardi 850 milioni, che furono erogati nel novembre 1987, per la precisione.
Quindi in questo senso, ripeto, io, dopo la morte di Pino Greco Scarpa e la scomparsa, per così dire... perché io dal luglio del 1995, malgrado cercavo di potere avere un incontro con lui, da quella data io non ebbi più la possibilità né di incontrarlo, né di vederlo.
Ma proprio a quel periodo risale una visita che mi venne fatta da Giovanni Drago, il collaboratore di giustizia, il quale venne a nome dei fratelli Graviano per dirmi che... pressarmi su pagamenti, accettazione anche di appalti e di lavori che dovevo dare. Nella fattispecie venne per una ditta che si chiamava Ditta Fratelli Giordano, che operavano in movimento terra, e così da quel momento io mi trovai ad avere il piacere di essere, come dire, in rapporto con i fratelli Graviano.
Che ebbe rapporti con tutti e tre. Con Benedetto, Giuseppe e Filippo Graviano.
Che i rapporti evolsero male perché all'epoca io avevo avuto l'impegno che eventualmente si doveva procedere a permuta, che in ogni caso dovevo fare la cortesia di pagare ai fratelli Graviano l'intera somma di 1 miliardo e 200 milioni. Ella, signor Pubblico Ministero, senz'altro avrà compreso quella che era la situazione debitoria della società e il costo di costruzione effettivo che poi ho dovuto sostenere, perché quello era un debito che non era affatto stato costituito per edificare, quindi era come se il terreno fosse stato acquistato all'epoca a 700 mila lire il metro quadrato. Quindi lei pensi un po'.
E mi trovavo nella situazione di dovere fronteggiare. ebbene, purtroppo dovevo pagare, in un modo o in un altro. Aspettavo di pagare il miliardo e due, io mi scrivevo le somme ma forse i fratelli Graviano non le scrivevano. Ma arrivando al miliardo e due che pagai, fino al giorno del mio arresto, sono riuscito e ho dovuto pagare 2 miliardi 330 milioni per la esattezza e ancora in gli stessi, in quel periodo, pretendevano ancora ulteriori somme di denaro. Fino a farmi una richiesta pari a 5 miliardi di lire. Quindi lei pensi un po' com'è il fatto.
Che naturalmente io posto in questa situazione non viaggiavo nell'oro, per cui avevo delle grosse difficoltà nel momento in cui mi veniva fatta la richiesta, ad esempio che so, di versare la rata di 100 milioni, o di 50, o di 30, o di 100, non avevo questa grande liquidità perché dovevo badare alla costruzione e ai debiti della società. E allora cercavo di tenere con i fratelli Graviano un rapporto di disponibilità nei confronti degli stessi affinché questa mia disponibilità e questa mia collaborazione con i fratelli Graviano potesse un tantino attenuare le pressioni delle richieste che dagli stessi mi venivano fatte e in ogni caso poter dilazione, più a lungo possibile nel tempo, quelle richieste, anche perché non avevo la possibilità di come poterle mantenere subito.
Per cui il rapporto con i fratelli Graviano diventò un rapporto di collaborazione con gli stessi nel momento in cui mi potevo interessare, tramite qualche mia amicizia, anche per qualche questione di carattere tributario, o di carattere di ricorsi all'ufficio IVA, di ricorsi tributari e via di seguito. E anche naturalmente, in modo più specifico, a fornire agli stessi ospitalità nel villaggio Euromare; ospitalità presso appartamenti da me gestiti, riconducibili a me, in potere delle mie società. E quindi fornire ospitalità anche in un appartamento di via Benedetto Marcello numero 25 al piano secondo, alla mamma dei signori Graviano, i quali abitarono per circa due anni in quell'appartamento.
E il contratto dell'appartamento era intestato ad una zia dei Graviano, credo si chiami Quartararo ma non ricordo il nome, e peraltro io stesso feci regolare comunicazione alla Questura, all'ufficio locazione, di questo appartamento e naturalmente a nome della Eurofim, che era la mia società e fatto nei confronti della signora Quartararo.
Che, loro sono stati liberi a rate e problemi a rate, eccezione fatta per Giuseppe Graviano che è stato latitante più a lungo di tutti i fratelli, mentre Benedetto poi uscì dal carcere, vi fu un breve periodo credo di arresti domiciliari, così come Filippo Graviano, credo nell'anno 1990 fino - non mi ricordo adesso con precisione fino a quale mese - ma credo quasi fino alla fine del '90, era stato posto agli arresti domiciliari. Dopo diventò, dopo un certo periodo, intorno alla fine del 1992-1993, nel '93 credo che diventò latitante e così, diciamo, nei periodi in cui li ho ospitati erano latitanti.
Che Giovanni Drago lo conoscevo personalmente, lo conoscevo da bambino. Perché io sono nato, ho vissuto fino all'età di 30 anni nel quartiere Brancaccio-Ciaculli, Giovanni Drago era pure di quel quartiere, tra l'altro il suo papà abitava nella stessa strada, poche decine di metri dall'abitazione di una delle mie zie, sorella di mia madre, Di Giuseppe. Per cui conoscevo Giovanni Drago e il fratello lo conosco pure, da molto, molto tempo.
Che ho conosciuto il signor Leoluca Bagarella nel 1993, intorno alla fine di maggio del 1993, inizio giugno, ma comunque fine maggio, quello è il periodo.
L'ho conosciuto tramite i fratelli Graviano. Nel senso che i fratelli Graviano incaricarono in un primo momento il signor Tutino Vittorio che è un loro uomo di fiducia. Lo incaricarono di portarmi una progettazione per un lavoro che c'era da effettuare in Contrada Chianta Pasquale, a Finale di Pollina. Questo terreno era di proprietà dei fratelli Giambelluca. E dopo la consegna di questa progettazione fu incaricato il signor Fifetto Cannella - Cristoforo Cannella per la precisione - a accompagnarmi a un incontro, sempre a Finale di Pollina, ove io conobbi il signor Bagarella.
Quindi questa è la conoscenza per tramite insomma delle persone, dell'entourage dei fratelli Graviano. E così ho conosciuto il signor Bagarella.
Che Fifetto Cannella tra l'altro abita pure, è nato in quel quartiere dove sono nato, cresciuto e vissuto io, quindi. E' più piccolo di me e le posso dire che lo conosco proprio da bambino. Così come conosco anche i due fratelli, due fratelli che non c'entrano niente, due ragazzi... però dico, li conosco pure.
Che Tutino Vittorio non è una mia vecchia conoscenza. Tutino Vittorio è una nuova conoscenza che appare intorno all'anno 1988-'89.
Che Bagarella, avviene questa conoscenza che vengo portato in questo luogo di Finale di Pollina e in quel momento non mi viene detto dal signor Cristoforo Cannella di chi trattavasi, nel senso che non mi ha fatto il nome e cognome, ma si presentò con un nome fittizio, Franco. Però il signor Bagarella, chiaramente, mi fu detto durante il tragitto e prima che io mi recassi a questo appuntamento, che trattavasi di una persona meritevole di grande rispetto e che era una persona alla quale Fifetto Cannella, per farmi comprendere l'importanza, mi disse: 'tu pensa, conosce me, tu sai che io sono a determinati livelli... Ti dirò di più, sai a che livello sono i fratelli Graviano, ma pensa, la persona che conoscerai è ancor di più, molto di più; quindi comportati a un certo modo'.
Quindi io capivo senz'altro che mi incontravo con una persona, appartenente chiaramente alla organizzazione, e mi comportavo e mi comportai di conseguenza: con la riservatezza necessaria e con il comportamento proprio necessario a non dare adito a nessuna, come dire, situazione di mancanza di fiducia e via di seguito.
E così nacque questo rapporto con il signor Bagarella.
Mi fu preannunciato che lo stesso molto probabilmente aveva bisogno di spostarsi presso il mio villaggio, io mi misi a disposizione, e tra l'altro preparai due appartamenti contigui, attigui, e questi due appartamenti li sistemai al fine di potere decorosamente e degnamente ospitare il signor Bagarella. Il quale, credo, tra la fine di giugno e l'inizio del luglio del 1993 - ma sono più certo intorno alla fine di giugno - si trasferì presso il mio villaggio, dove stiede tutto il periodo estivo, per poi trasferirsi in un appartamento di mia proprietà che io stesso misi a disposizione dello stesso, una volta finito il periodo estivo.
Così, poi, si trasferì in via Benedetto Marcello 25, al piano terra.
Successivamente, dopo brevi spostamenti, gli misi a disposizione un appartamento, insomma, più consono, più confortevole, che era sito in Passaggio MP 1 numero 9, scala A, terzo piano, ed era proprio l'appartamento ove il signor Bagarella concluse la sua latitanza.
Che in quel momento il cognome io non lo sapevo, il cognome; lo appresi poi, successivamente, dalla stampa, quando fu arrestato, che si chiamava Franco Amato nei documenti. Ma io, in quel momento, sapevo solo il "signor Franco".
Che subito dopo la venuta del signor Bagarella in pianta stabile, quindi non più quelle frequentazioni che io avevo sporadiche, nel senso che ci vedevamo settimanalmente, dopo la conoscenza, o ogni quattro giorni, ogni tre giorni, dopo questa conoscenza, questa frequentazione, anche se abbastanza frequente, poi diventò giornaliera perché anch'io ero la villaggio, chiaramente, e il signor Bagarella nei miei riguardi ebbe un senso, come dire, che tra l'altro in quel momento mi fece piacere, di dovere di dirmi: 'sai, io sono ospitato qui da te, è giusto che tu sai effettivamente chi sono io, anche se hai capito che trattasi di un latitante' - non è che ci voleva assai a capirlo, insomma, io ero un addetto ai lavori, quindi bene o male lo capivo subito - ' e mi disse: io sono Bagarella, io sono Leoluca Bagarella'.
Ecco, quindi fu lui stesso a darmi questa fiducia e questo messaggio.
Da qui, poi, insomma, i rapporti si intensificano per diversi aspetti e per diversi motivi... Se lei vuole tutta la storia, io ce la racconto...
Che nel villaggio Euromare ho avuto come collaboratore più, come dire, più intimo, più fidato, più di fiducia, il signor Tony Calvaruso. Tra l'altro, figura come amministratore della società Villaggio Euromare perché poi, insomma, mi levai da amministratore e lui, poi, divenne anche il liquidatore. E, tra l'altro, mi aiutava nella gestione dello stesso villaggio.
Che il signor Calvaruso ebbe modo di conoscerlo, naturalmente nel momento in cui il signor Bagarella cominciò ad essere al villaggio. Così nacque anche un rapporto di collaborazione da parte del signor Calvaruso nei confronti del signor Bagarella, ma inizialmente devo dire per onestà che il rapporto che il signor Bagarella aveva con il signor Tony Calvaruso, per quello che mi constava a me, tolto poi le cose che mi diceva il signor Calvaruso, era un rapporto...
Perché le spiego: il signor Bagarella aveva necessità, chiaramente, di essere anche, sotto certi aspetti, essere accudito, nel senso che vi era a volte la necessità anche di andare a fare la spesa e, special modo, in maniera più precisa, quando io stesso lo ospitai nell'appartamento di via Benedetto Marcello 25, Tony Calvaruso non era in quel momento né stipendiato, né alle dipendenze del signor Bagarella, ma era stipendiato da me, ed era pagato da me, solo che io, per quella grande amicizia che mi legava al signor Leoluca Bagarella, volli alleviare alcune sue esigenze di movimento giornaliero, vuoi la spesa, vuoi buttare anche la spazzatura, così che gli affidai Toni Calvaruso per questi piccolo servigi, cioè andare anche a ritirare, che so, abbigliamento, andare a ritirare cose alla lavanderia... Insomma, per questo fu il motivo per il quale io presentai il signor Tony Calvaruso al signor Bagarella che, ripeto, io retribuivo. E l'ho retribuito io, il signor Calvaruso, fino alla data dell'arresto mio, cioè dell'arresto del signor Calvaruso, che avvenne una settimana prima del mio arresto.
Non ero a conoscenza, affatto, di eventuali somme di denaro che il signor Bagarella avrebbe dato al signor Calvaruso, eccezion fatta per la somma di lire 15 milioni, che detenevo io ma erano soldi del signor Leoluca Bagarella, il quale mi disse: 'prendi 15 milioni dei miei soldi e dalli al signor Tony Calvaruso per aiutarlo per l'acquisto di una nuova autovettura'.
E questo io feci e dico il rapporto per il quale io presentai Calvaruso a Bagarella, e che quindi Calvaruso sapeva che trattavasi del signor Bagarella, era questo. Poi, quello che mi ha raccontato il signor Calvaruso a me, io non so se poi sono fatti miei... non è compito mio, non rientra nelle mie attribuzioni, verificare i racconti fatti...
Che il signor Tony Calvaruso conosceva Fifetto Cannella. Lo conosceva pure da prima perché io mi incontravo con Fifetto Cannella per diverse ragioni, anche per questioni relative alla edificazione del villaggio Euromare.
Le spiego il perché. Perché il fratello di Fifetto Cannella era rimasto intestatario fittizio di due ville, le ville che in effetti erano nella disponibilità e nella proprietà dei Graviano, e che io diedi ai fratelli Graviano a, come dire, decurtazione di quella sorta di credito che non scaturiva da niente, ma insomma, si doveva pagare perché questa era la storia.
Allora avevo anche rapporti per questo motivo, perché poi questi appartamenti successero un sacco di discorsi relativi a sequestri e via di seguito, per cui mi incontravo con Fifetto Cannella. Quindi, Tony Calvaruso conosceva da prima Fifetto Cannella.
Che questi incontri li effettuavo sia al villaggio sia presso il mio ufficio; e quindi quando prima avevo l'ufficio in via Trapani, e mi incontravo in via Trapani, ma ancora il signor Tony Calvaruso, quando io mi incontravo in via Trapani non era con me. Poi lo incontravo in via Nicola Gallo dove avevo l'ufficio e una volta l'abbiamo incontrato in un negozio di abbigliamento, credo che gestiva lo stesso Fifetto Cannella, che era nella zona di Sperone Romagnolo; e altri incontri li ho avuti in un bar, sito in via Emiro Jafar, di fronte alla pompa di benzina che era gestita, era di proprietà, insomma, di Fifetto Cannella, anche se forse ufficialmente figuravano altri prestanome, altre persone; e presso una polleria gestita dai fratelli Spataro, ma anch'essa di proprietà di Fifetto Cannella, che si trovava in via Conte Federico, quasi angolo con via Emiro Jafar, accanto ad un carnezzeria.
Che tutti e due li conosco, i fratelli Spataro. Sono due fratelli e li conosco tutti e due. Li conosco da prima; addirittura conoscevo il papà, che era un impiegato delle Ferrovie dello Stato. Li conosco da bambini.
Che dei fratelli Spataro, le posso dire questo: intanto, mi incontrai là quando fui accompagnato a Finale di Pollina a quell'incontro col signor Bagarella, i fratelli Spataro mi fecero accomodare all'interno dove trovai, mi incontrai con Fifetto Cannella e con un'altra persona che veniva da Pollina, e credo essere il cognato di tale Nico Farinella.
Quindi, incontrai fratelli là...
Che mi pare che si chiama Salvatore, non mi ricordo bene il nome. Comunque, li conosco tutti e due: uno è più alto...
Che successivamente incontrai uno dei fratelli Spataro, credo il più grande - non so se è il più grande di età o il più piccolo, comunque quello più bassino, un pochettino più robusto - che mi disse che era stato arrestato nel corso della operazione che portò alla cattura dei fratelli Graviano a Milano e fu arrestato per il reato di favoreggiamento; stiede in carcere a Milano, mi disse che uscì dopo quattro mesi circa di carcerazione dal carcere, e si espresse in maniera favorevole nei confronti dei giudici milanesi, perché mi disse: 'meno male che ero a Milano, perché se ero a Palermo chissà quando sarei uscito dal carcere per una cosa del genere'.
Che io D'Agostino, come nome, non l'ho mai conosciuto.
Mi ricordo che nel corso di un mio interrogatorio reso alla Procura di Firenze - credo, non ricordo se il Pubblico Ministero era lei, dottore Nicolosi o se era il dottore Chelazzi in compagnia del dottore Pier Luigi Vigna - io feci un riconoscimento fotografico, riconoscendo e dicendo che quella persona ritratta in quella foto, l'avevo spesse volte vista e incontrata in compagnia anche del Fifetto Cannella, sia là in qual bar di cui poc'anzi parlai in via Emiro Jafar, e qualche l'avevo visto anche davanti alla polleria, ma non conoscevo né il nome né il cognome di questa persona.
Che, io, persone di fiducia dei fratelli Graviano ne ho conosciute tante, e tra l'altro sono molte persone sulle quali potevano contare i fratelli Graviano. Ma ne posso citare qualcuno, posso citare Lupo Cesare, posso citare Giovanni Asciutto, posso citare il fratello di Vittorio Tutino, Marcello Tutino, posso citare un'altra serie di personaggi che avevo, gestivano pompe di benzina, insomma... Quindi, un certo Pino Battaglia, che aveva una torrefazione di caffè... Dico, una miriade di persone. Ci vorrebbe un elenco, quindi...
Che dunque dicevo questo: il signor Giorgio Pizzo lo conosco, perché tra l'altro nell'87 io sono stato arrestato. E in quel periodo, cioè io sono stato arrestato nel gennaio dell'87, in quel periodo il signor Giorgio Pizzo era detenuto presso il carcere dell'Ucciardone dove io feci ingresso.
E tra l'altro Giorgio Pizzo rivestiva... Perché già ormai aveva la condanna definitiva, quindi... Rivestiva il ruolo di cosiddetto scrivano all'interno del carcere dell'Ucciardone.
Tant'è vero che quando io dall'isolamento della seconda sezione, per la precisone, passai, dovevo passare in comunità, in compagnia, quindi in una Sezione assieme agli altri detenuti, mi venne a prendere all'uscita della seconda, mentre stavo per uscire, assegnarmi ad un'altra sezione, il signor Giorgio Pizzo, in compagnia di coso, comunque del cognato di Stefano Bonta... In questo momento mi sfugge il nome, ma non ha importanza.
E così mi portarono. Loro mi dissero: 'ti aspettano alla quinta', e infatti io andai alla quinta.
Cioè, la quinta mi fu assegnata dagli stessi detenuti, non mi fu assegnata dalla direzione del carcere.
Per cui mi trovai alla quinta Sezione.
Tra l'altro, dopo questo episodio e il signor Giorgio Pizzo naturalmente scontò anche lui la sua pena e uscì dal carcere. E così me lo ritrovai per accompagnamenti ed appuntamenti che io avevo con Filippo Graviano, a volte, o con Giuseppe Graviano altre volte. E lo stesso mi accompagnava dai fratelli Graviano perché io non sapevo il posto dove recarmi, perché gli stessi erano come dico latitanti, o per loro motivi.
Successivamente e quindi successivamente al periodo in cui io noto la figura del signor Giorgo Pizzo come figura chiaramente nella disponibilità dei fratelli Graviano e vicino ai fratelli Graviano, quindi riscuote questa fiducia che mi accompagnava e via di seguito, successivamente nel 1993 lo vidi altre volte per queste motivazioni.
E più specificatamente devo dirle un episodio che è questo: alla fine del 1992 i fratelli Graviano mi fissarono un appuntamento tramite Vittorio Tutino e Giorgio Pizzo con tale Michele Giacalone di Trapani, il quale poi appresi che lo stesso era sotto la protezione di tale Messina Matteo Denaro.
Ebbi questo appuntamento presso il bar Roney presso piazza della Libertà a Palermo.
In questo appuntamento mi venne detto da Giorgi Pizzo e da Vittorio Tutino che il signor Michele Giacalone, a far data dal prossimo 1993, doveva gestire quella che era la questione dal punto di vista turistico alberghiera del mio villaggio.
Cioè, la parte attiva, l'unica parte attiva che aveva quel villaggio che era la gestione turistico-alberghiera, doveva passare nelle mani di questo signor Michele Giacalone, perché così avevano decretato i fratelli Graviano.
Cosicché a me rimaneva la parte delle rogne per la vecchia e tremenda esposizione debitoria della società che per altro è fallita nel 1997. Perché io, dopo la collaborazione non è che posso più guidare la società e quindi non potevo pi fare niente.
In quel momento il signor Giorgio Pizzo e Vittorio Tutino quindi si occupano della sistemazione. Ed in quella data io dissi: 'ma vorrei parlare con Fifetto, vorrei parlare con qualcuno', riferendomi al signor Graviano.
Ma mi disse: 'non ti preoccupare, perché non è, in quanto gestirà questo Michele Giacalone, si terrà anche conto delle tue necessità', insomma "verba volant".
E io dissi, ma io insistevo per parlare coi fratelli Graviano e loro mi dissero: 'no', mi disse: 'Filippo non c'è perché è al nord, non si trova qui a Palermo'.
E così io non potei parlare con i fratelli Graviano in quella sede.
Successivamente, a parte gli episodi che ho raccontato, nel corso del 1994, inizio del 1994, ricevetti una raccomandazione da fare nei confronti di questo signor Giorgio Pizzo attraverso le mie amicizie di carattere politico, in quanto lo stesso lavorava presso una ditta che aveva rapporto di contratto di appalto con l'Amac di Palermo che sarebbe l'azienda municipalizzata acquedotti.
Il problema specifico che era nato nei confronti del signor Giorgio Pizzo era che lo stesso, avendo naturalmente, non avendo ancora la riabilitazione per quella questione della rapina a mano armata per la quale era stato condannato a 7 anni di carcere che tra l'altro aveva regolarmente scontato, mancavano pochi mesi affinché lo stesso potesse avere, trascorsi i 5 anni, trascorse altre situazioni, avere quindi la riabilitazione.
E quindi rischiava di essere estromesso per una questione di regolamento interno e della ditta nei confronti della stessa Amac del Comune, è stato estromesso dal posto di lavoro.
Al che io mi interessai affinché ci non accadesse - e ci sono riuscito - e mi interessai, tramite un ex assessore del Comune di Palermo, ma comunque funzionario dell'Amac, oggi onorevole presso la Regione Siciliana di... onorevole al Parlamento Regionale Siciliano del Partito Socialista Democratico Italiano. Io non faccio il nome per ovvie ragioni, in quanto vi sono in corso degli accertamenti su questa persona da parte della Procura della Repubblica di Palermo.
Comunque riuscii a sistemare la questione del signor Giorgio Pizzo.
Per questo fui sollecitato tramite il signor Lupo Cesare che mi venne a dare questo incarico nei confronti del signor Giorgio Pizzo da parte dei fratelli Graviano.
Quindi interessava per la fattispecie a Filippo Graviano, interessava questa cortesia che io feci.
Che nel corso del '94, quindi già in carcere, i fratelli Graviano fecero pervenire determinate richieste nei miei confronti di pagamento di somme.
E tra l'altro fu effettuato per questi motivi della mia questione vecchia con i fratelli Graviano degli incontri e delle riunioni. Alle quali partecipò anche il signor Matteo Messina Denaro. E erano state fate riunioni per chiarificare quale era la realtà e la vera posizione nei confronti dei fratelli Graviano da parte mia.
E fu sancito, insomma, in un certo qualmodo, che i fratelli Graviano molto probabilmente avevano avuto, ma non solo nei miei riguardi, ma anche nei confronti di altri imprenditori per altri motivi, non avevano effettivamente detto la verità sulle somme che realmente incassavano, ma facevano capire come se da questi vari personaggi che operavano nel mondo dell'economia e nel mondo dell'imprenditoria, quasi quasi non avessero avuto tutto, non avessero avuto il denaro. In modo che da dire ad altri referenti e quindi nella fattispecie mi posso riferire allo stesso signor Bagarella, che la gente non pagava e quindi loro non potevano foraggiare determinate situazioni da soli.,
Quindi, se c'era chi truffava forse i rapporti con altri personaggi di Cosa Nostra erano proprio i fratelli Graviano, non certo io a truffare i fratelli Graviano. Non sarei qui.
Che questo Michele Giacalone era nato a Tunisi. Infatti si faceva chiamare Michel, perché lingua madre è il francese, per cui lui insomma aveva anche questa, come dire, volontà di farsi chiamare Michel.
Michel dirigeva tra l'altro un sempre complesso a carattere turistico-alberghiero in località Triscina.Quindi stiamo parlando sempre di Alcamo, tra quella zona là.
Che a parte che queste riunioni chiaramente vi erano anche altri argomenti di cui naturalmente parlavano, ma che io naturalmente non potevo sapere in quanto non ero presente.
Ma mi fu riferito ciò che chiaramente era di mia pertinenza. Nel senso che vi fu quella riunione nella quale appunto si parlava ancora di questa richiesta dei fratelli Graviano nei miei confronti. E devo dire, perché siccome era la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, quella che io avevo esternato al signor Bagarella. Il quale naturalmente senza prevaricazioni e senza, come dire, avere un ruolo di prevaricazione proprio nei confronti dei fratelli Graviano, ma di assoluto rispetto e di linearità, discusse la questione in maniera serena e con dati, con riscontri alle mie dichiarazioni alla mano.
E quindi poté stabilire che in effetti avevo dato, e avevo dato molto di più di quello che era necessario dare, .per cui fu detto: 'guarda, appianiamo la questione. Comunque faccio sapere ai fratelli Graviano che quando qualcuno di loro uscirà dal carcere, poi eventualmente se ne riparlerà'.
Le dirò di più: malgrado il tutto, io pro bona pacis, in quella fase, mi misi d'accordo e diedi la mia disponibilità al signor Bagarella affinché, alla fine della eliminazione di quelli che erano i debiti nei confronti dei terzi estranei chiaramente della società Villaggio Euromare da me, come proprietario, gestita nella realtà e amministrata nella realtà. Anche se fittiziamente Calvaruso amministratore e poi liquidatore, avevo dato la mia disponibilità affinché ciò che fosse rimasto alla fine come attivo addirittura io avrei anche esaminato l'ipotesi di rinunciarvi. E quindi dare il tutto nella disponibilità del signor Bagarella che avrebbe deciso come meglio gestire la cosa. E probabilmente anche assegnarlo ai fratelli Graviano.
Da parte mia non ci sarebbe stata alcuna, come dire, titubanza in tal senso.
Che quindi Matteo Messina Denaro. Credo che vi era presente Nino Mangano, pure Giorgio Pizzo e...
Perché poi in poche parole la questione fu presa da Fifetto Cannella, Nino Mangano e Giorgio Pizzo a curare la questione dei fratelli Graviano dopo il loro arresto.
Che Nino Mangano lo conosco pure da molto tempo.
Lo conoscevo prima di aver avuto rapporti con i fratelli Graviano, e lo conosco, lo conoscevo come un ragazzo per bene, un ragazzo a posto. E non perché ha questa imputazione, per me non lo sia. Affatto, anzi.
E il signor Nino Mangano, prima si interessava come me di politica. E nelle prime elezioni, nella prima consultazione elettorale per l'elezione dei Consigli di Quartiere di Palermo, delle circoscrizioni zonali della città di Palermo, lo stesso fu candidato al Consiglio Sette Cannoli - così si chiama - e tra l'altro assunse anche la carica di presidente di quel Consiglio di Quartiere.
Io, in quel periodo, ero capogruppo del gruppo democristiano del Consiglio di Quartiere limitrofo, quello di Brancaccio-Ciaculli. E quindi avevamo anche una collaborazione con il quartiere limitrofo che è quello che era l'impegno comune insomma in quelle zone.
Quindi lo conoscevo da prima. Poi, successivamente, con lo stesso mi recai presso il Banco di Sicilia, dove mi fu presentato un codirettore di sede. E a questo appuntamento mi recai io e Nino Mangano. E molto probabilmente, credo come ho già dichiarato a verbale, Matteo Messina Denaro, comunque perché mi fu presentato come tale Denaro. Quindi credo proprio che si tratta di lui, questa persona abbastanza alto, abbastanza giovane.
Insomma, non giovane di 20 anni, ma dico: giovane sui 35-36, una cosa del genere. 34, non... Ecco.
E quindi ho avuto anche questo rapporto di questa presentazione quando siamo andati al Banco di Sicilia.
Successivamente lo stesso fu invitato, ed era presente anche Nino Mangano, in un ricevimento che io feci di una inaugurazione di un movimento politico che avevamo costituito che si chiamava Sicilia Libera presso l'Hotel San Paolo di Palermo gestito dal costruttore Giovanni Ienna.
E poi successivamente ho avuto la continuità di rapporti con il signor Mangano perché da questi inviato io da parte di Bagarella per vari motivi.
Una volta il signor Nino Mangano mi consegnò una scatola di scarpe piena di soldi che io ho fatto avere al signor Bagarella. E lo stesso Nino Mangano veniva da me.
Altre volte ci siamo incontrati io, Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Michele Giacalone, sempre per quella discussione del villaggio. Perché dopo cercai io piano piano di limitare quelle che erano state le ingerenze da parte di questo Giacalone all'interno del villaggio per quanto concerneva la gestione.
Adesso parlo nel 1994, cioè dopo il 1993, dopo che io conosco il signor Bagarella, dopo che ci fu quella riunione di cui poc'anzi ho menzionato, in cui furono chiarite le varie posizioni.
Per cui si può dire che rientrai di nuovo nella possibilità si attingere a delle somme per eliminare i debiti della società.
Cosa che nel '93 non mi fu affatto concessa e i soldi se li prendeva il signor Giacalone, il signor denaro, se li prese. E forse qualche altro amico del signor Matteo Denaro, oggi pentito.
Che in quel periodo, le somme di denaro che dovevano andare ai fratelli Graviano. Non so quante ce ne arrivarono, se ci arrivarono, ma comunque chi li prendeva materialmente era il signor Denaro Matteo e anche un amico del signor Matteo denaro che spesse volte faceva da spola, aveva contatto con questo signor Giacalone e con un altro impiegato che aveva Giacalone. Non mi ricordo adesso il cognome.
Comunque questa persona comunque è un pentito, un collaboratore di giustizia.
Che Giovanni Brusca personalmente non l'ho mai conosciuta e non l'ho mai visto. Però parlavamo spesso di Giovanni Brusca. Ne parlavo con lo stesso signor Bagarella, ne parlavo con Tony Calvaruso.
Lo stesso mi mandò dei personaggi, delle persone che mi hanno contattato proprio quando io iniziai a organizzare quel movimento politico indipendentista che si chiamava Sicilia Libera. Lo stesso mi mandava i saluti e così facevo io nei suoi riguardi.
Quindi, come dire, avevamo una conoscenza a distanza.
Che la situazione che si era venuta a determinare era che per molti versi, come ho detto poc'anzi, il signor Nino Mangano, il signor Giorgio Pizzo e il signor Fifetto Cannella, assunsero per molti aspetti la gestione di tutti quelli che erano gli affari dei fratelli Graviano. Gli affari soprattutto come famiglia mafiosa quindi nei confronti di tutti coloro che avevano rapporti con gli stessi.
Vuoi da quei rapporti che avevo io, vuoi ai rapporti di estorsione, vuoi ai rapporti di presenza nella zona. Ma non erano da soli, perché collaborava sempre il signor Vittorio Tutino. E in maniera preponderante, per quelli che erano gli affari della famiglia Graviano, non come famiglia mafiosa, ma come ciò che riguardava proprio i fratelli Graviano quasi personalmente, per il reinvestimento di capitali puramente attribuibili certo sempre tramite quella che era l'attività illecita chiaramente. Ma quei soldi che diventavano dei fratelli Graviano e solo dei fratelli Graviano, se li gestiva il signor Lupo Cesare Carmelo. E con i quali avevo poi anche rapporti.
Quindi la situazione era che queste persone curavano gli affari dei fratelli Graviano in tutti i sensi.
Che in effetti una evoluzione ci fu. E fu una evoluzione favorevole al signor Nino Mangano, persona presso la quale e verso la quale il signor Bagarella nutriva più stima e aveva molta più fiducia. E del resto il modo di presentarsi del signor Nino Mangano è, come dire, il modo di riflettere, la serietà del signor Nino Mangano, da questo punto di vista erano indiscutibili.
Quindi diciamo che il carisma che lo stesso emanava in ogni sua manifestazione di vita quotidiana e di rapporto con gli altri, senz'altro lo dava vincente in questo senso.
E il signor Bagarella naturalmente ebbe un rapporto più di fiducia col signor Nino Mangano. Così che il signor Nino Mangano diventò la persona chiaramente che più degli altri aveva, come dire, possibilità di decisione, di capacità gestionale e direzionale di quelli che erano gli affari della famiglia.
Quindi, in questo senso si modificò la cosa, anche per ciò che non solo io stesso potevo constatare e apprendere per quello che era e per ciò che lo stesso signor Bagarella mi diceva nel senso dei rapporti quando ad esempio dovevo ultimare qualche piccolo pagamento, quando vi era qualche altra cosa da fare. Per il rapporto di carattere politico.
Lo stesso signor Bagarella mi faceva incontrare e si affidava in questo tipo di rapporto al signor Nino Mangano e non ad altri.
Per quello che mi disse anche il Tony Calvaruso, per altri aspetti - e qua parliamo di aspetti di carattere criminoso e quindi... Perché Calvaruso mi raccontava di cadaveri e di cose del genere quindi anche in questo senso maggiore fiducia e maggiore affidabilità in questo senso.
Quindi, come dire, la famiglia Graviano in un certo qual modo c'è un sovvento di maggiore capacità e potere da parte del signor Nino Mangano in quella zona, in quel mandamento.
Che le posso dire che ciò l'ho sperimentato personalmente, perché per ciò che riguardava e concerneva la mia esperienza.
Poc'anzi le ho citato l'episodio di quella raccomandazione del signor Giorgio Pizzo e le dissi che va collocata dall'inizio del gennaio '94 e forse ho detto anche subito dopo poco tempo. quindi anche febbraio può essere, del 1994.
E quindi mi perviene questa richiesta.
Sempre nel corso del 1994, da parte dei fratelli Graviano nei miei riguardi arriva la richiesta di fare degli atti di alcuni appartamenti in città, perché volevano intestati altri immobili.
Dato che io non avevo come pagare in denaro, volevano altri immobili, cosa che non avvenne.
Gli stessi fratelli Graviano, in quel periodo, si lamentano e fanno sapere all'esterno, e in questo caso fanno sapere al signor Bagarella, che loro da me erano stati in un certo qual modo presi in giro, o truffati, avanzavo cinque miliardi. Collocando questa cifra così aleatoria e ipotetica su basi che non avevano alcun fondamento.
Per cui queste notizie arrivano, tant'è che si rese necessaria quella riunione, perché il signor Matteo Messina denaro mi fu detto chiaramente rappresentava in quel contesto gli interessi dei fratelli Graviano.
Quindi era presente là perché rappresentava gli interessi dei fratelli Graviano.
Quindi non più Nino Mangano in quella sede di quel discorso rappresenta gli interessi dei fratelli Graviano, ma un'altra persona, forse al di sopra delle parti, ma comunque verso i quali forse i fratelli Graviano nutrivano più fiducia.
Che Nino Mangano svolgeva l'attività ufficiale di assicuratore, aveva una agenzia di assicuratore in via Roccella, mi pare, insomma, in quella zona.
Che mi incontrai presso l'agenzia di assicurazioni del signor Nino Mangano. le parlo di fine 1993, molto probabilmente nel novembre de 1993, mi incontrai, sempre per motivo di collaborare con me quanto concerneva quella realizzazione di quel progetto politico indipendentista, mi incontrai e l'appuntamento mi fu prima annunciato dal signor Bagarella. E quindi io mi recai presso l'agenzia di assicurazioni dove incontrai il signor Nino Mangano. E un signore dall'aria alcamese, di alcamo, credo, per la precisione che mi venne presentato come tale signor Ferro, che era in compagnia di un ragazzo giovane, credo probabilmente il figliolo.
E queste persone, da Nino Mangano, fu detto loro di collaborarmi e aiutarmi per quanto riguardava l'espansione del momento con amici e persone dell'area alcamese.
E quindi questa conoscenza la feci io tramite Nino Mangano.
Che questo incontro era stato, per così dire, procurato, sollecitato da Bagarella e poi avvenne nell'agenzia di Nino Mangano.
Che il nome fosse, Ferro.
Che era una persona abbastanza longilinea, aveva i capelli un tantino bianchi, brizzolati, una cosa del genere. Il figliolo era pure un ragazzo abbastanza alto.
Cioè, io dico il figliolo, credo essere il figliolo all'atteggiamento. Pure mi pare che mi fu detto il figliolo. Adesso non ricordo bene. Comunque credo di poter dire con certezza che trattavasi in ogni caso del figliolo di costui, anche se non parlava molto, in quanto parlava di più il papà, chiaramente.
Che dimostrava un'età tra i 60-65 anni, una cosa del genere.
Che io l'ho visto molto longilineo, magro. Quindi non so se poi stava bene o stava male. Comunque, ripeto, era una persona abbastanza asciutta nel fisico.
Che i fratelli Graviano tutti e tre, ma anche per tradizione familiare, culturale, sono stati sempre unitissimi, un'anima e un corpo.
I tre fratelli Graviano continuamente - e questo glielo dico per episodi che io posso anche chiarire per fatti... dico una miriade di fatti, non posso dirli tutti, ne citerò due, ne citerò tre...
Che, quelli che credo di avere messo a verbale, se il mio ricordo non mi inganna.
Io avevo un credito nei confronti di un tale Giuseppe Sichiera, persona che poi fu eliminata dai fratelli Graviano.
Questo signor Giuseppe Sichiera mi doveva dare 200 milioni di lire. Ed erano a fronte sempre di un debito pregresso che lo stesso aveva contratto con la società Cosmopolitan Touring Company, effetti che non aveva pagato che io mi trovai costretto, nel momento che entrai nella società, a ritirare presso la Banca Cooperativa Impiegati Banco di Sicilia, oggi agenzia 22 del Banco di Sicilia.
E ritirai questi effetti, però non potevo permettermi chiaramente di fare alcuna azione giudiziaria, in quanto il Sichera notoriamente bazzicava ambienti di carattere... ambienti, insomma con i quali aveva rapporti con uomini d'onore, con gente della organizzazione.
Cosicché io consegnai questi effetti in ultima analisi, perché prima li avevo dati a Filippo... comunque, in ultima analisi, li consegnai a Giuseppe Graviano, il quale doveva provvedere a sistemarmi la questione, cercare di fare recuperare questi effetti, anche perché era pure loro interesse che io recuperassi somme.
E tramite il fratello Benedetto mi feci accompagnare e ci trovammo assieme da tale Giovanni Lo Cascio. tale Giovanni lo Cascio, in una campagna di costui di fronte all'abitazione dello stesso sita in fondo Chiavelli, in via Chiavelli. Via dell'Orsa Maggiore. Quindi questa è la zona per descrivere la zona.
E in quella fase c'era anche il Sichera, cosicché si stabilì che qualche cosa il Sichera piano piano insomma avrebbe cominciato a pagare.
Poi, in effetti, pagò 60 milioni solamente da quelli che diede a me e tra quelli che consegnò direttamente ai fratelli Graviano.
E io niente, dopo questo incontro con Benedetto Graviano in quel sito me ne andai, me ne tornai verso la città.
Dopo un paio d'ore, perché persi un po' di tempo strada facendo. Non ricordo, andai in banca, quello che feci, incontrai casualmente Giuseppe Graviano al quale giustamente gli dissi: 'guarda, ora ci dico com'è finita. Sai, Giuseppe, mi sono visto...'
Dice: 'no, già so tutto', ecco. Quindi già era informato.
Così come quando ad esempio io andavo a comprare macchine presso l'autosalone gestito ufficialmente da uno zio dei fratelli graviano, il signor Quartararo, presso il quale più in pianta stabile c'era Benedetto Graviano nel negozio, più spesso, più soventemente, io non potevo effettuare l'acquisto in quel momento, perché chiaramente avevo determinate dilazioni, o pagavo poi direttamente ai fratelli Graviano. Prendevo la macchina e quindi pagavo, che so, dopo tre mesi, dopo quattro mesi, dopo sei mesi, a seconda quelli che erano gli accordi.
Non mi veniva data subito, perché Benedetto mi diceva in maniera espressa: 'sì, lo sai che non ci saranno problemi, però io parlerò con i miei fratelli'.
Quindi, voglio dire: anche per le cose minute, per le cose che apparentemente sembrano insomma di facile gestione personale del singolo, non vengono gestite personalmente dal singolo se prima non c'è questa, come dire, collegialità nella decisione anche la più stupida, anche la più apparentemente banale.
Che adesso io le posso riferire ad esempio che in occasione di una lite che un mio congiunto ebbe con un uomo d'onore di piazza Guadagna. E' stato arrestato recentemente, trattasi di Natale Gambino. E in quella fase nacquero problemi grossi, perché mio cognato non era niente, e aveva avuto questo problema, insomma, gravissimo.
E io mi rivolsi in quel momento ai fratelli Graviano perché, per sanare quella questione.
Nella prima fase andai a trovare, tramite Tutino, il signor Filippo Graviano, il quale mi disse che avrebbe visto un pochettino, abbia pensato alla cosa, perché ne doveva parlare sia con il fratello Giuseppe e sia con Benedetto.
Tant'è vero che, a questa pacificazione successivamente, dopo credo un 15 giorni circa mi accompagnò proprio Benedetto Graviano.
Che in quel periodo, nel '93, i fratelli Graviano non si sono completamente visti. Lei deve tenere conto di una cosa: che i fratelli Graviano avevano tra l'altro avuto da me, intestati a persone fittizie, tre villette in quel villaggio, per cui quasi tutte le estati io vedevo i fratelli Graviano perché soventemente si recavano presso il villaggio a fare un po' di giorni di vacanza o a farsi il week-end, sabato e domenica e via di seguito.
Vi fu un periodo - e adesso lo precisiamo perché questo lo precisiamo in maniera chiara - che va dal '91 a tutto il '93 e il '94, poi naturalmente, era ovvio fino a che io ero fuori non lo potevo più incontrare perché erano stati arrestati nel gennaio. Comunque, in quel periodo che va dal '91 al '93, i fratelli Graviano non hanno più frequentato il villaggio. E per diversi motivi e per diversi aspetti spesso mi si diceva anche da parte dei loro collaboratori - e quindi sto parlando di Cesare Lupo, sto parlando di Marcello Tutino, sto parlando di Vittorio Tutino, e così via di seguito - mi veniva detto da parte di questi personaggi, quando io avevo la necessità di incontrarli per diversi motivi e per diverse situazioni, che i fratelli Graviano si trovavano fuori. Si trovavano fuori al Norditalia.
Successivamente con il signor Bagarella, sì, io appresi pure che i fratelli Graviano non erano in Sicilia ma che erano fuori, perché quando cominciai a parlare dei miei problemi, lo stesso mi disse: 'no, per ora non ci sono. Sono fuori'. Adesso stiamo parlando del periodo proprio del 1993.
Che quindi io non sono mai stato uomo d'onore. Però forse... Prima faccio una premessa, o perlomeno dico alcuni fatti.
Però da sempre, quindi sin dalla mia giovane età, dall'eta di 18 anni, per diversi motivi e diversi aspetti, ho frequentato personaggi legati a Cosa Nostra.
Stamattina parlavamo, ho fatto cenno a Pino Greco detto "scarpuzzedda", poi posso fare riferimento senz'altro a conoscenze con tale Pino Di Maggio, conoscenza con lo stesso Stefano Bontate, con Giacomino Volpitale, con Salvatore Greco fratello di Michele detto "il papa", e così via di seguito. Fino ad arrivare poi nel periodo più recente.
E quindi ho frequentato, per i motivi che abbiamo detto stamattina, i fratelli Graviano; successivamente, in ultimo, Leoluca Bagarella.
Per tutti questi personaggi che ho menzionato e con questi personaggi ho intrattenuto rapporti di assoluta fiducia.
Perché in ultimo, per portare un esempio più pratico, avere la fiducia da parte del signor Leoluca Bagarella nel gestire sotto certi aspetti chiaramente la sua latitanza, e quindi essere io persona a conoscenza del luogo ove lui dimorava, dove dormiva, dov'era chiaramente costantemente presente, questo è un segno di grande fiducia.
E allora dico che negli ultimi tempi Cosa Nostra - e questo io chiaramente l'ho appreso anche dal mio rapporto di grande collaborazione su temi abbastanza delicati con il signor Leoluca Bagarella - Cosa Nostra aveva deciso di abbandonare un pochettino i vecchi schemi intrasnsigenti su cui l'organizzazione si fondava e si era fondata nel suo nascere.
Perché il problema del pentitismo e quindi delle collaborazioni più o meno facili, più o meno opportuniste, non ha importanza. Ma quello che era importante è che questa facilità con cui si accedeva negli ultimi tempi alla collaborazione con lo Stato da parte degli ex associati, rendeva chiaramente permeabile quella che era non solo la organizzazione e la partecipazione di alcuni elementi alla stessa organizzazione, ma, cosa ben più grave, quelli che erano gli aspetti strategico-militare e politici nello stesso tempo che l'organizzazione, dopo le stragi, si prefissava di intraprendere.
Quindi, utilizzare e fidarsi di persone note a pochi. Quindi, note al capo o a pochi capi, o a un determinato numero ristretto di persone che gravavano attorno a quella famiglia mafiosa, o al capo stesso, era più importante. Perché il personaggio veniva così reso noto e conosciuto a ben pochi. Cosicché la sua vera attività che svolgeva nei confronti, a favore della organizzazione poteva naturalmente essere un domani, in caso di pentimento, resa ancora non nota e celata agli inquirenti, chiaramente.
Che non lo conosco, però di Bernardo Provenzano mi sono occupato di una questione giudiziaria che riguardava la moglie di Bernardo Provenzano; per la esattezza la signora Saveria Palazzolo, che non conosco nemmeno. Ma mi sono occupato di intervenire presso magistrati della Procura della Repubblica di Palermo al fine di sistemare... La signora aveva pendente un processo alla Sezione Misure di Prevenzione e mi sono interessato per questo.
E fu proprio in quella occasione che Bagarella mi parlò dei suoi rapporti, che appresi che Bagarella era l'unica persona che chiaramente incontrava e vedeva Bernardo Provenzano, con il quale intratteneva ottimi rapporti.
Che questi rapporti tra Bagarella e Provenzano, ne venne messo al corrente direttamente da Bagarella per diversi motivi. Sia quando costituii il movimento Sicilia Libera, e sia per quel fatto che ho poc'anzi precisato.
Che ho avuti parecchi incarichi fiduciari. Io ho avuto incarichi relativi anche alla moglie del signor Salvatore Riina, che era pure in questa situazione di carattere penale; mi occupai anche di questa cosa.
Mi sono interessato anche di alcune procedure, sempre alla Sezione Misure di Prevenzione, che riguardavano un parente del signor Leoluca Bagarella, nella fattispecie il cognato. E quindi mi adoperai anche per questa situazione.
E altri incarichi di fiducia poi che concernevano quella attività, come dire, politica che avevamo intrapreso; oltre, insomma, un'altra miriade di situazioni che giornalmente capitavano, chiaramente.
Che mi sono interessato per quanto riguardava il signor Bagarella.
Mi pare che il signor Bagarella, quando seppe che era stato indagato, addirittura era stato fatto credo l'ordine di custodia per quanto riguardava le stragi dalla Procura della Repubblica di Firenze, mi incaricò di inviare una missiva a un avvocato di Firenze, tale avvocato Marco Ceolan, al quale dovevo in poche parole motivare nella missiva e dire che lo stesso doveva interessarsi e fare presente che lui era un capro espiatorio, Bagarella, e che così come era accaduto nel corso del processo di Milano del processo dell'Autoparco di Milano nel quale lui era stato imputato e che poi credo che fu assolto da questa imputazione, Bagarella diceva all'avvocato, mi disse che questo avvocato tra l'altro era stato suo difensore in quel processo. Io non lo so, mi fu detto così,
E quindi dire che in effetti era sempre la stessa situazione, quindi da essere considerato un capro espiatorio.
Questa missiva all'avvocato Ceolan la feci partire io da Caltanissetta. Scrissi io il testo della lettera, ma fu controfirmato con firma autografa da parte del signor Bagarella e io la inviai. Quindi mi interessai di questo.
Poi mi interessai, ma senza successo, di un processo che il signor Bagarella aveva in Corte di Assise a Palermo, cioè riguardava l'omicidio Boris Giuliano. Mi interessai ma senza alcun successo.
Ma non posso spiegare altre cose in merito a questo interessamento, perché vi sono indagini in corso.
Che al signor Bagarella, sì, signor Presidente. Chiedo scusa se non ho precisato...
Eravamo assieme al signor Bagarella e quindi abbiamo... lui mi commentò queste notizie del telegiornale. Nel senso che lei deve tenere conto che ancora, sì, è vero, abbiamo un buon rapporto perché si instaurò subito un rapporto molto cordiale e molto stretto e di fiducia col signor Bagarella, immediatamente, oserei dire.
E in quella fase il signor Bagarella, sorridendo, quindi sorridendo di gioia, di contentezza e nello stesso tempo con soddisfazione, con molta soddisfazione, mi disse: 'hai visto? Adesso si cercheranno le Brigate Rosse o le Brigate Nere, o la Falange Armata...', adesso non mi ricordo, 'o la Falange Armata. Quindi cercheranno loro. Vediamo a chi trovano, vediamo a chi trovano'. Dice: 'va be', continuiamo, staremo a vedere'.
Cioè, questa è nella prima fase quello che io apprendo da Bagarella in questo momento nel luglio del '93.
Quindi questo senso di soddisfazione, questo modo di dirmi che naturalmente io ho capito senz'altro che Bagarella, il messaggio che mi era stato rivolto. Quindi senza dirmi: 'ho mandato tizio, o sono andato io', però si è assunto la paternità, o perlomeno la conoscenza dei fatti di ciò che era avvenuto.
Ho fatto questa discriminazione, dire la paternità e la conoscenza, per una ragione. Perché nel prosieguo della mia collaborazione con il signor Bagarella - e questo io intendo dirlo, non mi ricordo se questo io già nei miei verbali l'ho dichiarato, o se l'ho dichiarato in altre parti, in altre Procure della Repubblica, quindi in altri verbali, ma intendo precisarlo in questo momento -nel prosieguo quindi della mia conoscenza con Bagarella, del mio rapporto anche di carattere politico, perché noi assieme studiavamo le possibilità di aggancio con personaggi delle istituzioni e con rappresentanti del popolo al Parlamento Nazionale, al Senato e al Parlamento Europeo... e in questa fase quindi di attuazione di un piano strategico politico che partiva da lontano, che non era certo un piano che scaturiva e partiva dal 1993...
Che in quel periodo di luglio, in effetti, il commento riguardò tutta la serie di ciò che già era anche precedentemente accaduto. E quindi noi parliamo degli attentati di Roma, parliamo di via dei Georgofili, l'attentato poi quello ultimo credo che era di Milano, adesso non ricordo bene. Comunque stiamo parlando di luglio, adesso. Perché in luglio ce ne sono, credo, due o tre attentati.
Che il commento sulla serie, fa anche parte a Costanzo.
Infatti ci fu una battuta sarcastica, per ridere, Bagarella si espresse... Lo devo dire in siciliano, poi la traduco. Bagarella mi disse: 'u' vedi, ora u' Custanzo con 'sta bumbiciedda s'assistemò'.
Nel senso mi ha detto: 'vedi, Costanzo, con questa piccola bomba' - "a bumbiciedda" è la piccola bomba - 'si è sistemato, si è tranquillizzato'.
A questo proposito intendo aggiungere una cosa: che Bagarella si riferisce a "bumbiciedda", quindi a piccola bomba, non perché va a calibrare il quantitativo di esplosivo che era stato adoperato, ma perché mi ha voluto sottolineare - e successivamente chiaramente me lo disse - che in effetti non c'era l'intenzione di uccidere il signor Costanzo. Perché successivamente Bagarella ebbe a confermarmi dicendomi: 'no, l'importante era farlo impaurire. Sai, non è il caso, perché essendo amico di amici di Canale 5, non era il caso di farlo morire'.
Cioè, quindi questo intendevo precisarlo, anche se nei verbali credo non c'è, ma già questo particolare l'ho dichiarato alla Procura della Repubblica di Palermo.
Che mi ricordo senz'altro che nel corso del 1994 - e siamo nel febbraio del 1994 - il signor Fifetto Cannella fece sapere al signor Bagarella che era stato notato il collaboratore di giustizia Salvatore Contorno presso il bar Recupero sito in via Malaspina.
Come fonte della notizia, il signor Fifetto Cannella citò un venditore di videocassette che si trovava nella zona Malaspina, ma in una strada che si chiama, è una piazzetta attigua, via Giacomo Cusmano a Palermo, sempre a Palermo.
E in quella fase il Calvaruso, che accompagnava il signor Bagarella nella sua qualità di autista, almeno quella era la qualità ufficiale che io conoscevo fino a quel momento, mi disse: 'sai, sono preoccupato perché si è sparsa la voce...', e mi disse chi aveva fatto sapere questo episodio.
Quindi cito Fifetto Cannella, cito il fatto che poc'anzi ho menzionato.
E cosicché c'era questa preoccupazione di questo Totuccio Contorno.
Successivamente, nel giro di una-due settimane, mi incontrai, o perlomeno, venne a trovarmi presso il mio ufficio sito in via Niccolò Gallo 14 a Palermo, il signor Lupo Cesare Carmelo, il quale mi disse: 'ma dimmi una cosa, il signor Franco' - alias Bagarella - 'si trova in via Malaspina da te?'
Io dissi: 'no, completamente. Ma chi ce lo deve portare da me in via Malaspina?'
Cioè, il riferimento è all'abitazione che io avevo messo a disposizione del signor Bagarella. Quindi col signor Lupo Cesare negai questo fatto.
Successivamente, credo l'indomani o lo stesso giorno, io mi incontrai con il signor Bagarella al quale dissi: 'ma vedi chi è venuto? Il signor Lupo Cesare e mi ha chiesto se tu eri in via Malaspina. Io l'ho negato'.
E in quella fase disse, no, ci dissi: 'ma vedi questo fatto di Contorno', e lui mi disse: 'sto vedendo, sto esaminando se è la verità o meno'.
E quindi c'era questa situazione che si era venuta a creare.
Poi, dai racconti del signor Toni Calvaruso apprendevo e comprendevo che si stava cercando di individuare il signor Salvatore Contorno in maniera concreta ed esatta.
E una cosa importante: che Bagarella non credette al fatto, all'episodio, alla circostanza, che il Contorno era stato visto in via Malaspina.
E infatti su questa circostanza stava indagando bene, perché a questo punto c'era qualche cosa che forse non più gli collimava, il mosaico non si completava. Quindi cercava di capire bene il Fifetto Cannella del perché di questa situazione e la fonte di questa notizia.
Ma in ogni caso faceva la sua strada.
Poi devo aggiungere che sin dal 1984 era noto nell'ambiente di Cosa Nostra, ed io stesso lo appresi in occasione di quel fatto che ho raccontato stamattina quando il signor Pino Greco "scarpuzziedda" mi disse che i Graviano avevano quell'interesse in quel villaggio, in quel terreno. In quella circostanza io appresi proprio da Pino Greco "scarpa" che mi disse: 'perché poverini, sai è stato ucciso il loro papà e questo certamente è una cosa che reca dolore'.
I ragazzi erano giovani, molto giovani. Quindi bene o male si sono trovati spaesati da questo punto di vista. E il signor Pino Greco "scarpa" mi disse che ad uccidere il signor Michele Graviano era stato Totuccio Contorno. Per cui questa vendetta che si doveva operare nei confronti di Totuccio Contorno per tutti i motivi, chiaramente, soprattutto per essere pentito. Perché mi sembra che sia giusto e normale che si pensi così e che gli uomini di Cosa Nostra hanno ragione a pensare così.
E chiaramente, oltre a questo, c'era anche il fatto dell'uccisione del papà dei Graviano.
Dico, in questa fase del primo commento della prima manifesta soddisfazione e contentezza che tutto era andato bene, il signor Bagarella per il rapporto che poi io ho avuto dal punto di vista della collaborazione che poc'anzi ho detto di carattere strategico-politico e tutto, in maniera molto chiara mi disse che in effetti la ideazione delle stragi non è sua, nel senso che nel 1993, come noi sappiamo, già era stato catturato il signor Salvatore Riina.
Quindi si potrebbe pensare che il signor Bagarella, nel '93, decide di operare, di attuare questa stagione stragista. Ma il commento del signor Bagarella era e fu, ripercorrendo a ritroso pagine della storia italiana e quindi più specificatamente partendo dalla strage di Capaci a quella di via D'Amelio, a quelle che si erano verificate nell'estate del 1993, Bagarella mi dice che questo era frutto di un determinato piano che era stato preventivamente stabilito o concordato. E che comunque mi disse: 'è molto facile, caro Tullio, secondo i pentiti, che tutto viene scaricata la responsabilità su Salvatore Riina o su di me. Mentre altri hanno questa responsabilità'.
Che quindi con questa dichiarazione non sto affatto escludendo che sul piano operativo militare il signor Bagarella era a conoscenza e che altri fattivamente hanno partecipato praticamente alla attuazione delle stragi. Ma intendo precisare che il signor Bagarella mi disse in maniera molto chiara ed evidente che era da ricercare in ambienti economico, politico, massonici, i veri mandanti ed ideatori della strage.
Altro non posso dire.

Controesame
AVVOCATO Ammannato:
AVVOCATO Traversi
AVVOCATO Ceolan
AVVOCATO Pepi
AVV. Cianferoni
AVVOCATO Florio
AVVOCATO Oddo:

Nel corso del controesame, il Pubblico Ministero formula contestazione all'utilizzo da prte del dif.re avv. Oddo di verbali di prova formati in altro giudizio, nonché di verbali di dichiarazioni rese davanti ad altra AG nel corso di diverse ii.pp., rilevando che di tali atti il Pubblico Ministero e le altre parti non hannopreso fino ad ora cognizione alcuna e che, quanto ai verbali di prova formati in altro giudizio, la parte deve dimostrare che non poteva inserirli nella lista di cui all'art. 468/4 bis c.p.p.

Sulla opposizione del Pubblico Ministero la Corte provvede con la seguente ordinanza

"La Corte sull'opposizione proposta dal Pubblico Ministero alle contestazione all'esaminato di dichiarazione contenute in un verbale dibattimentale di altro procedimento penale, sentiti i difensori di parte civile, dell'esaminato e gli altri difensori, osserva:

Il primo comma art. 338 (238) c.p.p. afferma in modo chiaro e perentorio come sia ammissibile l'ammissione di mezzi di prova di altro procedimento penale assunti nell'incidente probatorio e/o in altro dibattimento, il chè viene confermato dal comma 4 bis dell'art. 368 (468) c.p.p. che sostanzialmente detta le modalità di adempimento di tali prescrizioni con la specificazione che tali mezzi di prova devono essere richiesti unitamente al deposito delle liste. E cioè nei termini previsti, mi pare, 468. Tuttavia è ammissbile che tale richiesta possa essere proposta anche nel corso del dibattimento, quando la parte richiedente alleghi di non averne avuto conoscenza prima. Ma tale remissione in termini non può prescindere comunque dal doveroso deposito unito alla richiesta dell'atto di cui si tratti, per cui il Pubblico Ministero ne possa avere tempestiva notizia. Con il che, richiesta e deposito non possono avvenire oltre l'inizio dell'udienza il cui documento di cui si tatta dovrà essere utilizzato per le contestazioni.
Per questi motivi accoglie l'opposizione del Pubblico Ministero."

IL Pubblico Ministero chiede l'esame dell'imputato GRIGOLI Salvatore e sollecita il provvedimento della Corte in merito alla richiesta del 7 giugno 1997 di ammisione dell'esame ex art. 210 c.p.p. di TROMBETTA Agostino.

L'udienza riprende domani 26 giugno 1997 alle ore 9,00

77^ - UDIENZA DEL 26.06.1997

[pic]
Preliminarmente il Presidente legge:

"Possiamo leggere, prima di dare inizio al... anzi, di dare la parola al Pubblico Ministero, l'ordinanza della Corte in materia delle richieste del P.M. fatte ieri.
"La Corte di Assise, provvedendo sulla richiesta del P.M. di autorizzare lo stesso a procedere all'esame dell'imputato ex articolo 210 C.p.p. Trombetta Agostino e dell'imputato Grigoli Salvatore, sentiti i difensori e le parti private;
Ritenuto che in ordine a Trombetta non è dubbio che il predetto abbia iniziato a collaborare solo dopo l'inizio del presente dibattimento, sì che è certamente fondata la richiesta del P.M. di esaminare il Trombetta nel corso della presente istruttoria dibattimentale;
Ritenuto d'altra parte che è notizia recentissima l'arresto dell'imputato di questo procedimento, Grigoli Salvatore, rimasto latitante fino a circa 10 giorni fa, sì che la richiesta del P.M. di procedere all'esame dello stesso nelle prossime udienze appare del tutto legittima, posto che sarebbe stata inconferente analoga richiesta fatta in sede di formulazione delle richieste di prova in costanza della latitanza del Grigoli.
Per questi motivi autorizza il P.M. a procedere all'esame dell'imputato ex articolo 210 C.p.p. Trombetta Agostino, nonché dell'imputato di questo procedimento Grigoli Salvatore".

DRAGO Giovanni, viene sentito ai sensi dell'art. 210 cpp, con l'assistenza del difensore avv. Massimo Mauro in sostituzione dell'avv. Catanzaro.
Alle domande del Pubblico Ministero riferisce:
Che ho fatto parte di Cosa Nostra.
Che sono entrato in Cosa Nostra nell'86, esattamente dopo l'arresto di Graviano Filippo e di Di Gaetano Giovanni, detto "padrineddu", entrambi uomini d'onore della famiglia Brancaccio.
Che sono entrato nella famiglia mafiosa di Brancaccio quale componente di uomo d'onore. Facevo parte...
Che nell'86, dopo l'arresto di Graviano Filippo e di Di Gaetano Giovanni, detto "padrineddu", entrambi uomini d'onore della famiglia Brancaccio.
La famiglia Brancaccio faceva parte del mandamento Ciaculli. Il mandamento Ciaculli comprendeva, oltre all'omonima famiglia, cioè la famiglia di Ciaculli, famiglia di Brancaccio, famiglia di Corso dei Mille e la famiglia Roccella. Queste quattro famiglie davano vita al mandamento di Ciaculli.
Io sono stato combinato, come poc'anzi detto, nella famiglia mafiosa di Brancaccio. Sono stato combinato con la presenza di Graviano Giuseppe, Vincenzo Savoca, Boccafusca Vincenzo e Salvatore Manuli, tutti uomini d'onore della famiglia Brancaccio.
Il rito è stato quello descritto da altri collaboratori, ossia, mi hanno punto l'indice della mano destra, mi hanno fatto uscire del sangue. Con questo sangue si è macchiata l'immagine sacra... un'immagine sacra e gli si è dato fuoco. Mentre prendeva fuoco questa immagine sacra io la passavo da una mano all'altra, mi hanno fatto pronunciare delle parole che stavano a dire che se tradivo questo giuramento dovevo fare la stessa fine dell'immagine.
Quindi, da quel momento in poi sono stato a tutti gli effetti uomo d'onore della famiglia di Brancaccio.
Che io sono sempre stato vicino ai Graviano, poi in particolar modo sono stato avvicinato nel periodo diciamo dai 16-17 anni in poi, appunto...
Che vicino ai Graviano. Ero io prima un raga... Non avevo mai avuto vicende giudiziarie, quindi ho vissuto parte anche pulita di gioventù con un gruppo di ragazzi puliti ed ero sempre un ragazzo vivace. Tipo, ero a capo di un gruppo, sempre pulito, di ragazzi. Quindi hanno visto la vivacità che avevo io, poi ero un ragazzo abbastanza serio... Insomma, la serietà che hanno visto, quindi mi hanno avvicinato.
Più che altro loro erano anche sicuri della mia serietà e della mia famiglia, della mia situazione familiare che era abbastanza netta, limpida e pulita e anche la vicinanza, o meglio la parentela con i Marchese: Marchese Antonino e Marchese Giuseppe che sono miei cugini, cugini di sangue.
Quindi i Marchese già sono una famiglia mafiosa nell'ambiente di Cosa Nostra in quanto entrambi uomini d'onore. Uomini d'onore, uno uomo d'onore di Corso dei Mille, mentre l'altro è uomo d'onore di Ciaculli. Nello stesso tempo imparentato anche con Leoluca Bagarella, in quanto cugino, che quest'ultimo si è sposato con una sorella dei Marchese. Nonché, mio fratello ha sposato una sorella dei Marchese, quindi una sua cugina, ed è diventato cognato con Leoluca Bagarella.
In sostanza questa parentela, questa parentela con i Marchese, ha dato più forza di questo mio avvicinamento in Cosa Nostra. E ripeto a dire, pian piano avvicinato dai Graviano, sono stati loro a portarmi in Cosa Nostra e poi, come ripeto, come ho detto poc'anzi, quando sono stato combinato era presente il Graviano Giuseppe in quanto gli altri due erano detenuti.
Che Graviano parlo di Graviano Giuseppe, Graviano Filippo e Graviano Benedetto, che sono fratelli, tutti e tre uomini d'onore della famiglia Brancaccio. Appunto, loro mi hanno, diciamo in gergo, avvicinato, nel gergo introdotto nella linea di Cosa Nostra, quindi con loro ho iniziato a fare le prime cose illecite, ai danni delle persone e dello Stato.
Che la conoscenza è dovuta in quanto io abitante a Brancaccio, diciamo della stessa zona, e loro in via Conte Federico, la stessa zona. E poi abbiamo frequentato diciamo le scuole, era un doposcuola che si frequentava insieme. Diciamo della stessa borgata.
Che la presentazione è stata... la mia portata, la mia entrata in Cosa Nostra è stata fatta da Graviano Giuseppe.
che mi baso dopo l'arresto di Graviano Filippo e di Di Gaetano Giovanni detto "padrineddu", come data precisa. Dopo il loro arresto, poco dopo sono stato combinato.
Che sono stato arrestato l'8 marzo del '90.
Che sono stato arrestato con l'accusa di associazione mafiosa, in base alle dichiarazioni di Marino Mannoia Francesco.
Che sono stato sempre detenuto. Quando mi hanno arrestato sono stato alle carceri di Palermo, poi sono stato tradotto alle carceri di Trapani. Dalle carceri di Trapani ho fatto una breve detenzione nel Centro Clinico di Messina. Dopo la destinazione definitiva mi hanno dato il carcere di Boncammino a Cagliari. Sono stato ininterrottamente detenuto fino alla data della mia collaborazione avvenuta fine '92, inizio '93.
Che ho maturato questo sentimento di collaborare con la giustizia dopo le stragi di Falcone e Borsellino, in quanto non ho più condiviso l'opera stragistica di Cosa Nostra. In queste stragi hanno perso la vita tante persone innocenti e anzi si poteva ancora più... diventare più catastrofica la strage.
Mi volevo rifare una vita, una vita con una ragazza con cui stavo, una vita che in Cosa Nostra non la potevo fare. Quindi l'unica cosa per uscire di Cosa Nostra è o essere ammazzato, uscire da ammazzato, da morto, oppure non so, collaborare con la giustizia. Questo è l'unico scopo.
Quindi io mi vorrei fare una vita appunto, una vita pulita, una vita... non dimenticando il passato perché il passato non si può dimenticare. Una vita diciamo pulita con questa ragazza.
Più che altro mi ha dato anche la forza di collaborare diciamo dopo il pentimento di mio cugino Marchese Giuseppe. Perché onestamente uscire da Cosa Nostra, cioè prendere il passo della collaborazione, almeno per quanto mi risulta, ci vuole una certa forza. Anche perché le nostre famiglie, la mia famiglia, la famiglia di Marchese, sono delle famiglie tradizionali, all'antica. Sono delle famiglie che ti abbandonano, cioè se tu collabori stai tranquillo che ti isolano, ti lasciano da solo perché appunto radicate in un sistema... radicati in una Sicilia e in una città come Palermo appunto con radice mafiosa che è insomma inestirpabile.
Quindi ripeto a dire, è stata una scelta difficile. Lui mi ha dato questa forza, perché prima ha collaborato lui e dopo la sua collaborazione ho avuto anche la forza io di reagire e di collaborare, come di fatti sono stato abbandonato da tutti i familiari, completamente.
Che ho iniziato a collaborare fine dicembre '92 come ho detto poc'anzi e la notizia l'hanno avuta subito. Anche perché io ho avuto un colloquio con mio fratello dicendo le mie intenzioni di collaborare con la giustizia e mio fratello mi ha preso per pazzo, mio fratello è vicinissimo ai Graviano, compare di Vianello... di Graviano Filippo, subito è andato a raccontato il tutto. Infatti io non ho più avuto colloqui né con lui, né con mia madre. Non mi ha fatto più vedere mia madre.
Da quando abbiamo avuto quel colloquio con mio fratello, loro hanno saputo il tutto.
Che quando ho deciso di collaborare io ho fatto... io ho dovuto parlare, ho fatto il colloquio con mio fratello per dirgli appunto che stavo iniziando a collaborare. Quindi possiamo dire, non so, lo stesso giorno, un giorno in più, un giorno meno.
Che era Ciaculli in quanto a capo del mandamento era, quando sono entrato a far parte io diciamo dell'organizzazione, era Puccio Vincenzo. E Puccio Vincenzo era uomo d'onore di Ciaculli, quindi il mandamento andava a Ciaculli. Se Puccio Vincenzo fosse stato uomo d'onore, non so, di Roccella, di Corso dei Mille, seguiva diciamo la persona che è a capo del mandamento.
Quindi se Puccio fosse stato uomo d'onore di Roccella, il mandamento veniva chiamato Roccella; se fosse stato a Brancaccio veniva chiamato mandamento di Brancaccio, e così via.
Che una volta diventato uomo d'onore. Una volta diventato uomo d'onore mi sono stati presentati alcuni uomini d'onore appunto della mia famiglia e del mandamento e mi sono stati specificati chi erano le persone... chi lo comandava e come erano composte le famiglie del mio mandamento, compresa la mia.
Che questa non era proprio una presentazione formale. Cioè, per presentare, una presentazione fra uomini di onore, bisogna essere in tre. E bisogna che una persona conosca ambedue le persone come uomini d'onore; così può avvenire la presentazione dell'uomo d'onore.
Che appunto, a me è successo quasi con tutti, perché già io diciamo ero stato avvicinato dai Graviano, ero vicino ad ambienti malavitosi di Cosa Nostra, quindi conoscevo già esponenti di Cosa Nostra non come uomini d'onore, ma come persone in senso fisico.
Che affiliato" è come: persona vicina a Cosa Nostra, ad ambiente malavitoso. Quindi, un affiliato è una persona che si mette a disposizione per Cosa Nostra, non uomo d'onore.
Che affiliato, si intende una persona che viene avvicinata, si mette a disposizione per tutto quello che gli si chiede; quindi è una persona vicina, una persona affiliata. Gli si dice quello che deve fare e quello che non deve fare, e lui non fa niente di testa sua.
Che un uomo d'onore è una persona che ha un certo carisma e sa indirizzarlo nelle cose, cioè nel senso loro, giuste, che deve fare. Quindi, è un uomo d'onore, è un uomo rispettato, un uomo che poi appunto ha queste persone vicine.
Che quando sono entrato io a far parte di questa famiglia, cioè quando sono stato combinato, la struttura era così composta: con a capo Pino Savoca, Giuseppe Savoca, il rappresentante della famiglia. Sottocapo, Manuli Salvatore; consigliere, Savoca Vincenzo, detto "'u siddiatu".
Che come capidecina vi erano: Di Gaetano Giovanni, detto "'u padrineddu"; e Graviano Filippo, soprannominato "'u barone".
Che i capidecina erano quelli che coordinavano gli uomini d'onore; questi sono vecchi... il vero uomo d'onore, le vecchie regole di Cosa Nostra, diciamo. Riguardanti, appunto per questo, diciamo, che ne so, classifica con un capo, sottocapo, consigliere e capidecina.
Che poi, diciamo, per quello che è successo a me; questo, quando sono entrato a far parte io. Diciamo che erano questi, diciamo che il rappresentante era Pino Savoca.
Ma poi, alla fin fine, Pino Savoca è stato messo da parte e la famiglia è stata comandata, è stata mandata avanti da Giuseppe Graviano, e me medesimo. Noi eravamo integri ad un gruppo, un gruppo di uomini d'onore facente capo sempre al mandamento Ciaculli; era un gruppo, diciamo un gruppo di fuoco. Era un gruppo di persone dedite a fare omicidi, estorsioni, traffici di stupefacenti, contrabbando di sigarette: insomma, tutto ciò che di illecito avveniva nel nostro mandamento.
Che questo, dopo la mia affiliazione, poco tempo dopo, pian piano, Pino Savoca è stato completamente messo da parte; come lui, come il suo cugino, Enzo Savoca, il Manuli. E a dirigere tutta la famiglia, tutto ciò che succedeva nella famiglia era il Graviano Giuseppe, coadiuvato da me.
Che espressamente: sia detto, che poi capito. Espressamente detto, sia da Graviano Giuseppe, da Lucchese; dice 'poi, sai, Pino Savoca non ci interessa, mettiamolo da parte, si fa la sua galera, se hai di bisogno ci vieni a chiedere a noi, e noi risolviamo i problemi'.
E poi, da pratica. Perché in pratica non si faceva sapere più nulla, si faceva tutto da noi.
Che a dirigere la famiglia era sempre Graviano Giuseppe.
Che come ho detto poc'anzi, il capo del mandamento, quando sono entrato a far parte io, era Puccio Vincenzo. Puccio Vincenzo è stato arrestato. E a dirigere il mandamento è stato Lucchese Giuseppe.
Lucchese Giuseppe era anche colui che dirigeva il gruppo di fuoco. Gruppo di fuoco composto da vari uomini d'onore, dalle diverse famiglie. Ed era così composto: della famiglia di Ciaculli vi era Lucchese Giuseppe, Marino Mannoia Agostino, Salerno Pietro, La Rosa Filippo; della famiglia di Brancaccio vi era Graviano Giuseppe, io medesimo, Graviano Benedetto.
L'altro, Filippo, era arrestato, però era anche un, diciamo uno dei principali anche e importanti uomini d'onore, sia della famigli