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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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PUBBLICO MINISTERO: In questo periodo, nella seconda metà del '92, lei ha mai sentito parlare, ha mai sentito discorsi anche a carattere generico - se a carattere specifico, ovviamente, la sua risposta mi interessa ancora di più - che avessero a che fare con iniziative di carattere criminoso su beni del patrimonio storico, del patrimonio monumentale, del patrimonio artistico, del patrimonio archeologico in Toscana?
EX 210 Sinacori: Io...
PUBBLICO MINISTERO: A Firenze, o anche altrove?
EX 210 Sinacori: Io ricordo solo, sempre nell'estate del '92, sempre in quell'estate, una volta venne Nino Gioè a Mazara e c'era presente anche Santo Mazzei, Leoluca Bagarella, e si parlò - siccome in quel periodo già si vedeva che lo Stato ci stava massacrando, in tutti i sensi, sia lo Stato con il pentitismo, che con il 41-bis, con Pianosa specialmente, dove picchiavano maledettamente, almeno le notizie che arrivavano erano queste - si parlò, è stata un'uscita di Nino Gioè, dicendo: 'sarebbe l'ora di mettere una bomba a Pisa, di modo che solo così possono finirla di picchiare a Pianosa'.
In merito a questo discorso, solo questo posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a Pisa...
EX 210 Sinacori: Pisa, la Torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Torre.
Ma, mi scusi, che relazione c'è, c'era, se Gioè l'ha spiegata, tra Pianosa e la Torre di Pisa?
EX 210 Sinacori: C'era perché Pisa, a Livorno, da Livorno si parte per Pianosa. Siamo in Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Sinacori: Siccome sappiamo, noi, che Pisa, togliendoci la Torre non c'è più niente, Pisa vive della Torre, per la Torre, o l'Italia vive per i monumenti artistici, questo è risaputo. Togliendo i monumenti artistici finisce il turismo, finisce tutto.
Solo così si poteva andare a patto con lo Stato, se lo Stato era interessato a questo.
A patto per togliere il 41 e chiudere Pianosa, o quanto meno finire le angherie che facevano a Pianosa e tutto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando venne Gioè a fare questo discorso, il 41-bis era già in esecuzione. Gli uomini d'onore eran già stati tradotti...
EX 210 Sinacori: Sì, è stato subito dopo.
PUBBLICO MINISTERO: ... nei carceri speciali.
EX 210 Sinacori: Sì, è stato subito dopo la strage di Borsellino, quindi siamo i primi di agosto, che già arrivavano le notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Le notizie circa che cosa?
EX 210 Sinacori: Circa i soprusi che avvenivano a Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Gioè è persona che lei già conosceva?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva anche di quale famiglia mafiosa era, conosceva tutto?
EX 210 Sinacori: Sì, ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Di Altofonte.
Ma questa uscita di Gioè, ecco, si inserì in un discorso di cui lei ricorda ancora i termini contenuti, oppure fu una uscita così, che non c'entrava nulla con gli argomenti di cui si stava parlando tra le persone presenti all'incontro?
EX 210 Sinacori: No, c'entrava, perché si parlava di soprusi su Pianosa; e il discorso, anzi, è stato preso da tutti quelli presenti come se era una cosa buona. Però non è che noi potevamo fare, se prima non si parlava con Riina.
Però il discorso è morto là, è finito là. Io non so, poi, se loro sono andati avanti con i discorsi. Io non so più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo episodio in cui Gioè fa questa considerazione viene prima o viene dopo la presentazione di Mazzei a Riina?
EX 210 Sinacori: No, viene... a Rimini?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: A Rimini, viene dopo.
PRESIDENTE: No, a Riina mi pare che ha chiesto, vero?
PUBBLICO MINISTERO: La presentazione di Mazzei a Riina...
EX 210 Sinacori: Ah, a Riina?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: A Riina viene... dopo a Riina; prima Nino Gioè, poi Riina. Però siamo sempre nell'arco di una settimana più, una settimana... sempre là siamo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi vuole, per cortesia, ridire chi erano le persone presenti quando Mazzei fece questa uscita sulla Torre di Pisa? Gioè, fece questa uscita sulla Torre di Pisa?
Lei era presente.
EX 210 Sinacori: Per quello che ricordo io c'era Santo Mazzei, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, forse Gioacchino La Barbera; questi eravamo.

......................

PUBBLICO MINISTERO: Allora, la domanda che io le ho fatto poco fa sul fatto se in quest'epoca lei aveva sentito discorsi o considerazioni in ambienti di Cosa Nostra sulla possibilità o il progetto di colpire lo Stato nei suoi interessi artistici e archeologici, ha risposto in un certo modo: 'a quell'epoca, l'unico discorso che sentii fare è quello che fu fatto dal Gioè ed è un discorso che, per così dire, coniuga la situazione di Pianosa alla Torre di Pisa.'
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in un momento successivo, questo discorso lei lo ha mai più sentito riprendere?
EX 210 Sinacori: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: E se sì, in che termini?
EX 210 Sinacori: Sì. Noi adesso dobbiamo andare al 1 aprile '93. E' la data del mio primo mandato di cattura, dove mi rendo latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Avvicini il microfono, per piacere, Sinacori, sennò...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La Corte la sente bene, ma io no.
EX 210 Sinacori: Sì. Quel giorno Matteo aveva un appuntamento a Bagheria con Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, e doveva venire anche Bernardo Provenzano. E mi chiese di andarci pure io, di fargli compagnia.
Siamo arrivati in questa casa che è vicino l'Hotel Zagarella. Siamo entrati lì...
PUBBLICO MINISTERO: Zagarella, eh? Ho capito bene?
EX 210 Sinacori: Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: No, lo sa perché l'ho ridetto, Sinacori? Per la trascrizione poi della registrazione. Sennò i nomi, corre il rischio che vengano sbagliati.
EX 210 Sinacori: Vicino l'Hotel Zagarella. Lì incontrammo Giuseppe Graviano, Fifetto Cannella - che forse lo accompagnava, non lo so - e Leoluca Bagarella venne accompagnato dal genero di Farinella, di Giuseppe Farinella.
E il propr... credo che era il proprietario, un'altra persona che poi non ho più visto. E quindi non lo conosco.
Siamo arrivati, ci siamo salutati; loro sono rimasti giù. "Loro", intendo Bagarella e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro. E noi, io Fifetto Cannella, questo che accompagnava Bagarella e il genero di Farinella, siamo saliti sopra che c'era un altro piano, ci siamo visti la televisione.
Dalla Televisione apprendo questi mandati di Cattura nel marsalese. Non facevano il mio nome, però poi, prima di andare a Mazara, chiamo casa per sapere se mi cercavano. E difatti mi cercavano e sono rimasto latitante a Castelvetrano.
Comunque, strada facendo, Matteo mi parla di questi incontri che si dovevano fare.
Inizialmente, già all'andata, già mi faceva dei discorsi. Nel senso che Giovanni Brusca si era... era diventato un miserabile, nel senso che non voleva continuare su questa strategia e che si era allineato con Raffaele Ganci. Perché Raffaele Ganci non voleva che si facevano, che si continuavano, che si facevano stragi, che si facevano stragi.
Siccome il Bagarella era sempre per questa linea, perché diceva che dovevamo portare alto l'onore, la dignità dei corleonesi, quindi dovevamo andare sulla stessa strada di suo cognato, c'è stato un momento in cui a Palermo, soprattutto a Palermo, perché le provincie sono sempre, erano sempre subordinate a Palermo. Quello che decideva Palermo, era quello che valeva.
Quindi a Palermo c'è stato un po' di... Perché c'era chi voleva continuare sulla linea di continuare a mettere... a fare le stragi, a mettere le bombe. E chi invece voleva stare un po' calmo.
E questa riunione era per vedere che cosa si doveva continuare a fare. Per questo ci doveva essere Bernardo Provenzano. Però non venne.
Loro parlavano, poi Matteo mi raccontò il discorso che ebbero loro quando io sono stato sopra.
Mi diceva che, questo discorso di Giovanni Brusca che il Raffaele Ganci lo aveva chiamato, gli aveva detto lui cosa ne pensava, cosa non ne pensava. E lui gli aveva detto a Raffaele Ganci che lui non voleva andare avanti con le stragi.
A questo punto il Bagarella dice che si era arrabbiato, tutti veramente si erano arrabbiati, nel senso di dire che era un miserabile, che non era un corleonese, che era un mascalzone.
E Bagarella si era assunto...
PRESIDENTE: A chi si riferisce?
EX 210 Sinacori: A Giovanni Brusca.
E Bagarella si era assunto l'impegno di mandarlo a chiamare e di parlargli. Siccome loro erano molto in confidenza, di parlargli e vedere cosa dovevamo fare.
E questo è il discorso che c'è stato quella mattina.
Poi, successivamente, siccome io poi sono latitante, mi fermo a Castelvetrano per un certo periodo di tempo, poi me ne vado a Mazara sempre latitante, poi a Trapani. E io incontro saltuariamente, in questo periodo, dopo che... Cioè, mentre sono a Mazara... cioè, prima sono fermo a Castelvetrano per una decina di giorni, vado a Mazara sempre latitante.
Mi ricordo che in questo periodo che stetti a Mazara... Posso collegarlo perché io vado via da Mazara a fine maggio, quindi verso metà maggio, mi viene a trovare, ero latitante, io latitante e lui libero, il Matteo Messina Denaro dov'ero latitante.
E lì mi dice che, l'intenzione che avevano preso. Cioè i discorsi che avevano fatto successivamente e che avevano deciso di non fare stragi in Sicilia. In quanto, esistendo Cosa Nostra, ci poteva essere quello che diceva sì, o quello che si poteva lamentare se mettevano una bomba, per modo di dire, a Capaci, il mandamento di Capaci si poteva lamentare e dire: 'perché non la metti nel tuo mandamento?'
Allora si era deciso di continuare con le stragi, però al Nord, dove non esiste Cosa Nostra e dove solo lo Stato si può ribellare e i cittadini normali.
Mi ricordo che quando venne, venne a dire che erano pronti, che dovevano mettere... è venuto con un atlante un libro di storia dell'arte, dove mi fece vedere gli uffizi, dicendo che dovevano saltare in aria.
Io, poi, successivamente sento dal telegiornale che è successo questo, Costanzo... Collego poi tutto in questa strategia.
Anche perché io, durante la mia latitanza, non sono con il Matteo Messina Denaro. Lo incontro qualche volta, solo per appuntamento, vado a Palermo perché lui sta a Palermo. Perché poi lui, anche lui è latitante dal giugno del '93, quindi ci viene difficile incontrarci.
Solo che poi, dal '95 fino al giorno del mio arresto, siamo stati assieme per circa sei mesi, assieme nella stessa casa. E abbiamo avuto modo di parlare di alcune cose.