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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: requisitoria_generale/premessa_di_metodo.txt


.Premessa:

- Un momento atteso da tempo.
- Non solo dal PM

- come iniziare ? da quale argomento ? con quale criterio .
- dalla illustrazione delle regole di prova, oppure dalla ricostruzione degli avvenimenti secondo le fonti di prova ? dalla ricostruzione dell'ambiente criminale di riferimento degli imputati, ovvero dalla ricostruzione della causale intesa come itinerario complesso di avvenimenti ? dall'approfondimento delle questioni preliminari e generali, di ordine giuridico, in qualche modo imposte dalla imputazione ? dalla cd. generica ?

- Lisia, nella "... contro Eratostene"

- "giudicate". Per ogni pagina del processo. Niente di superfluo. Ad onta dei numeri, che sono noti: 160 udienze, oltre 550 persone, etc., produzioni. Ma anche circa 200 testimoni ai quali il pm ha rinunciato.
Le dimensioni del processo non possono essere indipendenti dalle dimensioni dei fatti.
Quale è il dato di sintesi ?
Non si tratta di ricostruire la storia di una vicenda criminale che ha avuto come teatro il territorio di questo paese, bensì di ricostruire un segmento criminale della storia di questo paese.
La storia di questa vicenda criminale e la storia di questo paese, in determinato lasso di tempo (11 mesi) si sono sovrapposte e si sono confuse.


I giudici finiscono per perdere la loro individualità, la loro specificità come giudici solo di una corte fiorentina.
Si sono avventurati nelle strade e nei quartieri di palermo come nelle contrade trapanesi, come il pm aveva già dovuto fare.
Hanno sentito parlare palermitano, alcamese; hanno sentito parlare romano e milanese e fiorentino. Hanno familiarizzato con la toponomastica e la geografia dei parioli, come del quartiere di porta venezia.


Non è solo un problema di linguaggio, nel senso ristretto del termine: è un problema di linguagio concettuale.
Se non si cambia le regole di giudizio ordinarie e tradizionali, se non ci si munisce di un linguaggio concettuale aggiuntivo, e in alcuni casi sostitutivo, di questi avvenimenti si capisce ben poco.


Il nostro è un campo nel quale è facile orecchiare: di diritto e di giustizia.
Nella patria dello spettacolo nazional-popolare anche il processo (e le sue tecniche) sono spesso un genere di commercio, anche sul modello grande distribuzione. Dalla classica tipologia di innocentisti e colpevolisti a temi più d'attualità.
Lo strapotere del PM e i suoi correttivi odinamentali? Se ne parla trascurando -più che altro per ignoranza, ma non è detto che si tratti solo di ignoranza- un elemento decisivo del problema: il codice attuale e la strutturazione della fase delle ii.pp., fino alla sentenza di 1° grado.
La divulgazione specialistica è una rarità.
"Il pentito che ferma lo shopping"


Questo non è un processo orecchiabile
I giudici devono respingere ogni tentazione di approsimazione, di semplificazione.
"stranezza e ovvietà che si respingono non meno di quanto si attraggono"
Affronteranno tematiche anche delicate, quali quelle sulla legislazione premiale in tema di mafia -e saranno anche chiamati ad applicarla-; e non lo potranno fare da posizione che non sia scientificamente impostata e circostanziata nelle conoscenze.
E pensare che, invece, oggi il problema delle collaborazioni processuali sa di guerra di religione. Siamo spesso alle prese con steccati concettuali, con barriere, che poggiano su niente.
Fino al punto che l'esorcizzazione dei pentiti si fa con argomenti che ricordano quelli con i quali si pretendeva di esorcizzare le scoperte di Galileo.

Alla luce delle premesse della razionalità e dell'impegno (inteso come disponibilità ad assimilare i contributi conoscitivi che hanno fato ingresso nel dibattimento) i giudici si affrancheranno da ogni limite di ordine concettuale e si daranno carico fino in fondo della reale dimensione dei fatti del processo.


Basterà ? Lisia aggiunge un verbo "avete sofferto".
Anche di questa sofferenza, in senso positivo ben s'intende, vi siete fatti carico e vi dovrete far carico.
Il processo nasce dalla sofferenza.
Perfettamente superfluo censire la sofferenza: si tocca con mano. Anche dopo che avrete letto la vostra sentenza continuerete a portarvi dietro la consapevolezza che le vostre esperienze di vita si sono commisurate, senza intermediari, con una delle pagine di maggior sofferenza della nostra vita quali membri di una comunità nazionale.
Un mio collega che disse "non si vedono facce molto allegre in tribunale".
E così il processo è stato fin dall'inizio sofferenza: impegno e sforzo: li ha alimentati la passione, e anche questa si deduce dall'interiorità, pretende che venga allo scoperto ciò che si ha dentro: è passione in senso costruttivo, propositivo.
Il mestiere del giudice attinge continuamente dall'interiorità, di là dalle formule, dalle massime di comportamento, dai luoghi comuni.

Tutto ciò vi fa giudici al punto che, più che in ogni altra occasione, nel momento in cui la sentenza sarà letta, davvero vi pronuncerete in nome del popolo italiano"


Quando iniziammo a fare la esposizione introduttiva parlammo di sovranazionalità del processo e di un processo per offesa all'umanità.
Questa dimensione foretmente non localistica del processo è stata confermata.


Nessuno di coloro che sono entrati in quest'aula all'inizio del processo sarà la stessa persona al momento in cui sarà letta la sentenza, se avrà interiorizzato la consapevolezza che comunque ha contribuito a gettare le basi sulle quali sarà pronunciata una sentenza che si pronuncnerà non semplicemente su una vicenda criminale complessa bensì su un segmento della nostra storia.
I veri giudici della Repubblica italiana.


Nessuno di coloro: vuol dire i giudici, ma non solo.
Insieme a loro le parti offese, qui tenacemente rappresentate dalls signora Chelli. Anche la signora Chelli è qui in nome e per conto di tutte le persone offese. Non è una metafora. E' un simbolo.


Le amministrazioni locali, che rappresentano le comunità territoriali: a quando una solennizzazione, una commemorazione, congiunta delle vittime di queste stragi ? La localizzazione (solo un iudice può occuparsi di un processo) e la frammentazione relativa (le regole della connessione) sono una componenente necessaria del processo.
La risposta morale, prima di tutto morale e poi sociale (la dimensione politica non è argomento di cui debba o possa parlare in questa aula), non soffre le costrizioni delle norme della procedura.
L'uniarietà della reazione morale e sociale è una condizione della lotta alla cultura della mafia, alla mafia stessa.
Cosa Nostra ha socializato, ha nazionalizzato, la sua capacità criminale. La compattezza, la unitarietà della reazione morale e civile debbono essere la più convinta delle risposte.



Quando un'organizzazione criminale provoca una reazione istituzionale con una offensiva criminale di portata tale per cui gli omicidi fanno da sfondo, come le storie di estorsione, di rapina, questa è l'occasione per sperimentare fino all'estrema risorsa la tensione morale civile che la nobilisima istituzione giudiziaria sa interpretare.



- Il pm arriva stanco a questo appuntamento. I giudici lo sanno, lo hanno capito. La fatica nella "preparazione delle udienze", la fatica nel continuare a elaborare le indagini suggerite anche dall'attività svolta in udienza. Dalle attività effettuate per verificare le dichiarazioni di Grigoli, a quelle per le dichiarazioni di Brusca, di Carra, di Scarano: dagli anonimi, al rinvenimento delle contaminazioni da esplosivo in vicolo Guarnaschelli, al controllo delle dichiarazioni e delle produzioni -false- di Giuliano, a molte altre.

Il processo che vi è stato presentato oltretutto se è lo stesso dal punto di vista della qualità e della impostazione a quello che andate a giudicare, non lo è dal punto di vista dei suoi contenuti. Si è arricchito: vi sono stati dei passaggi che nemmeno il PM poteva preventivare. Sono stati controllati sotto i vostri occhi: una volta di più si è dimostrato che l'impostazione iniziale era corretta:
- GERACI: all'udienza preliminare era un soggetto sconosciuto. Non ne parla il provvedimento che ha disposto il giudizio, laddove enuncia le fonti di prova.
- SINACORI: era sconosciuto, come dichiarante, anche per il PM fino al febbraio del 1997;
- GRIGOLI era latitante: è stato arrestato in corso di dibattimento.
- FERRO Giuseppe, era ufficialmente un "vegetale" (sia detto senza offesa) in sembianza di imputato
- Scarano solo al dibattimento, e addirittura dopo che era stato già esaminato avanti alloa Corte, ha introdotto la circostanza dei lavori in viale dei Gladiatori.
- Come al dibattimento CRRA ha parlato della sorte del suo autoarticolato.

Il codice -tra le sue manchevolezze, che sono tante, e qualcuna verrà d'obbligo segnalarla- penalizza il pm, e in definitiva il giudice, laddove rende più difficile -al primo- illustrare e -al secondo- capire la successione delle fasi investigative: come l'una si deduca all'altra, sulla base di quale presupposto, per quale itinerario, con quale tempistica.
Laddove in un processo come questo è di essenziale importanza, a verifica della trasparenza dell'agire investivativo, del controllo sulla genuinità della genesi e del contenuto della singola font di prova, constatare i rapporti di antecedenza temporale tra una acquisizione e l'altra.
Il PM si è provato, e questa è stata una fatica aggiuntiva, quando agli uff.li di PG ha fatto specificare -e le domande potevano apparire inutili- la data della singola delega, la data della singola annotazione, per dare alla corte la possibilità di rapportare queste indicazioni temporali con quelle resultanti da altra fonte e su altre basi (gli interrogatori richiamati nell'esame o dei testi o dei "210" o degli imputati).


Oggi vorremmo poterci limitare a dirvi: la nostre conclusioni hanno come motivo, come illustrazione, ogni pagina del vostro fascicolo.


Ogni parola spesa nel corso di uno qualsiasi dei 550 esami è un passaggio della nostra illustrazione: dalle domande poste ai consulenti, a quelle poste all'uff.le di PG che meno si è trattenuto seduto davanti a voi.


Purtroppo non possiamo farlo.
Dovremmo sintetizare.
Il punto di equilibrio: un nulla inaccettabile e un tutto irraggiungibile sul piano della analisi.

Questo è allora il momenro della sintesi. Per 16 mesi abbiamo praticato distesa il metodo analitico. Ora si tratta di praticare il modello sintetico, con una riconversione generale del modo di ragionare e dell'oggetto del nostro ragionamento.


Viene in mente un'immagine:
- come se avessimo trascorso questi sedici mesi a selezionare, una ad una, le tessere di un mosaico, per necessità collocando ciascuna di esse in un determinato punto dello spazio racchiuso dalla cornice. Mano mano che andavamo a collocare ciascuna di questa tessere, solo quel punto lì della superficie veniva illuminato. Quando si andsava a collocare un'altra tessera, in un altro punto, il punto dove avevamo collocato la tessare precedente tornava nel buio. Aumentando il numero delle tessere la luce che accompagnva la singola collocazione rischuarava anche le tessere, vicine, che avevamo già collocato. Ma tutto ciò durava pochi attimi: un'altra tessera doveva essere collocata, magari in un altro punto.
- Oggi si tratta di accendere nuovamente, una ad una, tutte le tessere: far vedere che sono state collocate al punto giusto; che nessuna di loro è contraffatta o aggiustata o adattata; che il bordo dell'una combacia con il bordo dell'altra ... che tutto il mosaico è ben ricostruito.
Ma questa operazione non può essere fatta su ogni singola tessa, da vicino. Bisogna farlo accendendo una luce abbastanza forte da poter guardare da una certa distanza le singole parti del mosaico, ottenendo sia di illuminare in una volta sola il mggior numero possibile di tessere senza compromettere, allontanandosi troppo, la giusta illuminazione.
Sentirsi in grado di posizionarsi, da subito e senza difficoltà, nel punto giusto, alla distanza giusta, sarebbe veramente sciocco e presuntuoso.

ABBIAMO DATO LA SCALATA AL CIELO.
Abbiamo accettato il rischio implicito nella metafora della superficie esterna e del volume interno della sfera: proporzione diretta tra conoscenza e ignoranza.
La ricerca della prova in funzione non della quota strettamente necessaria per pervenire a una decisione, bensì alla quota di conoscenza massima ottenibile per pervenire alla decisione migliore possibile
Non sono undici mesi:- la ricostruzione inizia dal carcere di Rebibbia, nel 1986, finisce nella primavera del 1995, negli spostamenti di LO NIGRO e di CARRA a Milano.
Abbiamo sempre avuto di mira l'obbiettivo finale: la sentenza irrevocabile.
Questo scopo ha avuto il primato su tutto.
Ecco perché si è cercato di fornire alla corte una rappresentazione esauriente, che non eludesse alcun aspetto, alcun passaggio della vicenda, dai più remoti ai più recenti.

Bisognerebbe lavorare di fantasia.
Proporrei una forma dialogica della requisitoria: i giudici potrebbero controllare meglio come si articola il ragionamento, come si svolge, quali passaggi verifica e/o scarta: com procede.
Non lo possiamo fare, ma farempo qualcosa di simile. Ci interromperemo reciprocamente.

Non ce ne vorrà la corte se il PM non sarà lineare, se apparirà che torni sui suoi passi, con poca logica.

Una scelta d'altra parte si imponeva. E allora è stata quella di rifarsi dal perché della campagna stragista, da ciò che il gergo giudiziario definisce la cusale.

Intanto non si può non prendere atto della atipicità della rilevanza della causale, in questo processo, rispetto alla rilevanza che essa riveste nella maggior parte dei processi.
Di regola un'indagine sulla causale (se viene menzionata nell'imputazione) serve per verificare un qualche elemento costitutivo del reato (accade nei reati c. la personalità dello S.) o per verificare la sussistenza di una qualche circostanza, aggravante o attenuante.
- Spesso la causale del reato si struttura su basi essenzialmente soggettive o personalizzate, con la conseguenza che la causale spesso reasta sullo sfondo del processo, come se fosse un corpo processuale separato, al di là dell'importanza che può rivestire ai fini di alcuni punti della decisione (la pena). Vi è come una frattura tra causale e delitto: questa separatezza è sanata -se lo è davvero- dalla persona dell'imputato, con la sua soggettività, che è il depositario della causale. Indagare l causale vuol dire indagare nel foro interno dell'imputato: l'indagine sulla causale finisce per confondersi con l'indagine sulla motivazione soggettiva al delitto: il cd. movente. E' vero che talvolta la prova di riferibilità del fatto all'imputato passa anche attravreso il controllo della adeguatezza dell'eventuale movente al delitto di cui l'imputato sia portatore (classico per i delitti di sangue), ma si tratta di operazione non consueta soprattutto di esito sempre poco affidabile.

Qui tutto appare diverso, in quanto la cusale è strutturata su basi di tipo prevalentemente oggettivo e, soprattutto, si definisce -si determina- non fuori degli avvenimenti, bensì in funzione degli avvenimenti: ricostruire determinati accadimenti e ricostruire il processo di formazione della causale non solo è la stessa operazione dal punto di visto delle attività processuali occorrenti, ma è semplicemente la ricostruzione di un tutto unico. Ricostruire parzialmente vuol dire l'esatto contrario di ricostruire.

- Scomponendo questa affermazione riassuntiva, con la quale si è solo fatto una ricognizione ab externo della causale e si è accennato un po' grezzamente alla portata dell'investigazione su questo specifico punto, ne viene che la ricostruzione della causale è qui una indagine necessaria non solo per completezza, e nemmeno solo perché ve ne è esplicita menzione nel capo di imputazione, bensì perché consente di ricostruire qualcosa di più determinante per le finalità pratiche del processo:
necessaria ..... : siamo in presenza di delitti che si assumono commessi non per motivazioni di tipo personale, bensì per motivazioni impersonali il cui centro di riferimento non è una persona fisica bensì una organizzazione.
Detto in altri termini: l'assunto d'accusa è che siano questi imputati ad aver commesso questi delitti; non li possono aver commessi per motivazioni di ordine personali; parallelamente, questi imputati fanno parte di un'associazione, o almeno il processo ha treso a dare, incidentalmente, anche la prova che essi fanno parte di una specifica organizzazione criminale. Da qui l'obbligo di verificare se a quella certa organizzazione è riferibile, in termini generici o specifici, la causale. E' una verifica alla quale si è tenuti per dire di aver controllato, anche attravreso questo strumento indiretto, gli elementi della prova di colpevolezza, anche se strutturati su basi e su presupposti diversi.

Segue appunti sul quaderno.