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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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1. La vicenda della villa di Forte dei Marmi dovrà essera ripresa:
1. - da sviluppare per dimostrare continuità di rapporti tra i GRAVIANO e MESSINA DENARO Matteo proprio nel periodo in cui vanno in esecuzone le stragi;
1. - per dimostrare la continuità di rapporti tra i due GRAVIANO, proprio nel periodo critico;

1. Rammentare l'episodio riferito da GANCI Calogero e da FERRANTE Giovan Battista dei detonatori presi a Case Ferreri che servivano a MESSINA DENARO Matteo: fatto del 1992. Da integrare con il particolare della 164 di GERACI Francesco, con il doppiofondo.


1. Per la posizione di Scarano, e di MESSINA DENARO Matteo, ricordare l'attentato all'abitazione estiva di Culicchia (ex-sindaco di Partanna), a Marinella di Selinunte, di cui ha parlato GERACI Francesco. L'episodio è stato dal M.llo Sciarratta (ud. 27.11.1997) e si è verificato il 31.5.1990: precedentmente fatti altri attentati alla segreteria di Culicchia a Trapani. L'attentato è stato eseguito da GERACI Francesco, da MESSINA DENARO Matteo, da CICCIO Leonardo, Peppe CLEMENTE e da FURNARI Vincenzo.


1. - occorre fare un approfondimento sul 192/3 c.p.p. al fine di stabilire che le confessioni "circolari" su fatti diversi da quelli oggetto del processo hanno la stessa efficacia rappresentativa probatoia che avrebbero nel processo "diverso", con la conseguenza che il giudice, qui, può ritenere, anche se incidentalmente, provati quei certi fatti e, per conseuguenza, l'appartenenza del dichiarante a "cosa nostra" etc.

parlando dell'antefatto della trasferta romana del 1992, allorché si parlerà del camion che porta le armi a Roma, ricordarsi di inserire le dichiarazioni di SINACORI Vincenzo sul fatto che Consiglio era coinvolto anche nel sequestro-Fiorentino

Far notare che molte dichiarazioni di CARRA Pietro e di SCARANO Antonio -oltre che di altri- sono dichiarazioni spontanee, cioé non suggerite da alcuna domanda o sollecitazione, quasi che l'uno ignori il contenuto di quanto l'algtro ha già riferito. I fatti sono proprio andati così. I difensori altrimenti l'avrebbero fatto rilevare, con appropriate contestazioni
Esempio: la vicenda delle armi recuperate da CARRA Pietro presso l'abitazione di FRABETTI Aldo, rifwerita sia da CARRA Pietro sia da SCARANO Antonio.

Da rilevare che i collaboratori talvolta si sono presentati detenuti (Scarano, Ferro giuseppe, Geraci), altre volte con misure di protezione in esecuzione fuori dal carcere; talvolta sono reduci da lunghe detenzioni, talaltra non ne hanno subita o l'hanno subita per breve o brevissimo periodo. Come dire che non esiste un rapporto di "necessità" tra detenzione, e sua eventuale durata, e collaborazione: sono variabili indipendenti.


Calabrò e CANNELLA Cristofaro "Fifetto" fanno la loro apparizione agli inizi della vicenda stragista: CALABRO' Gioacchino è quello che attrezza il camion con cui si porterà a Roma l'arsenale che finirà nello scantinato di SCARANO Antonio; CANNELLA Cristofaro "Fifetto" è senz'altro la spalla, preferenziale, di GRAVIANO Giuseppe.


Da notare che la tempistica della campagna stragista denuncia una sovrapposizione di tempi, nel senso che i tempi delle fasi preliminari di una strage sono al contempo quelli della fase esecutiva o immediatamente presecutiva di un'altra strage: l'intrecciarsi operativo delle varie articolazioni della campagna depone per la internità di ciascuno all'intero progetto, quale che sia stato, nel concreto momento, l'"impiego" di questo o di quell'esecutore.
Sviluppare con tutti i dati che Beppe ricorderà benissimo.


Bisogna inserire un discorso sulla causale delle stragi, sia sulla base delle motivazioni enunciate dai collaboratori, sia sulla base della normativa in effetti varata tra gli anni 1991 e 1992.

Nella scheda personale di SINACORI Vincenzo inserire un riferimento alla motivazione con la quale -a chiusura dell'esame- SINACORI Vincenzo ha spiegato il perché della sua collaborazione.

Ricordarsi di inserire che le dichiarazioni di SINACORI Vincenzo, di GERACI Francesco e di BRUSCA Giovanni convalidano la causale "sub-spcifica" dell'attentato a Maurizio COSTANZO, come enunciata dal Pubblico Ministero nell'imputazione.

Occorre fare una "scheda per BIONDINO Salvatore", anche per rafforzare l'argomento su GRAVIANO Filippo in relazione alla riunione in casa del fratello di BIONDINO.

Occorre fare una scheda su BIONDINO Salvatore

Quando si parlerà della strategia "generale" bisogna fare una scheda su AVOLA Maurizio.


Predisporre un aggiornamento sulla aggravante della finalità di terrorismo e di eversione.

Rucordarsi di inserire un ragionamento sul punto della inadeguatezza del sistma processuale vigente in relazione ad una puntuale applicazione della norma penale (vd. rilevanza delle dichiarazioni di un collaboraore nel corso delle indagini, a fronte del divieto di testimonianza da parte di chiunque circa le dichiarazioni comunque rese dall'imputato nel corso del procedimento; e a fronte del divieto di testimonianza per il Pubblico Ministero). Trionfo fdel pensiero debole.

Bisogna scrivere una "osservazione" per spiegare alla corte che si deve ragionare non con i criteri di ragionamenti "ordinari" ma secodo le regole di giudizio e di comportamento di "cosa nostra"

Bisognerà inserire una "osservazione" con cui si afferma che "cosa nostra" non è né un modo di pensare (anche se ha la sua sub-cultura), nè un'area sociale: "cosa nostra" è un'organizzazione. Citare a questo proposito la sentenza del "maxi" (e rincarare la dose dicendo che per una sentenza di questo genere, per una impostazione giudiziaria-repressiva di qusto tipo, hanno perso la vita FALCONE, BORSELLINO, SCOPELLITI.

Vedere se si riesce a recuperare l'articolo di Falcone, pubblicato nel 1982 o 1986 (?) sulle sub-culture criminali e le relative massime di esperienza specifiche. Se non mi sbaglio c'è anch una sentenza della Corte di Assise di Reggio Calabria, confermata dalla Cassazione.

Inserire un inciso, polemico, sulla famosa locandina e "il pentito che blocca lo shopping", allorché si farà una considerazione di ordine generale sulla legislazion premiale e la sua "impopolarità".

Il Pubblico Ministero si trova a dover ricorrere a testimonianze esterne anche per dimostrare la tempistica delle sue indagini, compresa quella degli atti propri.

Il Pubblico Ministero si trova a dover ricorrere a testimonianze esterne anche per dimostrare la tempistica delle sue indagini, compresa quella degli atti propri (il "pensiero debole")

La "lettera-testamento" di Gioè va richiamata per questi punti:
- Gioè si definisce un "mostro", da 17 anni, "mostro" fino al momento del suicidio; dice di aver coinvolto persone alcune persone nella custodia di sue armi;
- ha avuto crediti per suoi "sporchi affari"; anche il BELLINI era al centro di una storia di "debito-credito", in relazione alla quale si è anche mosso suo fratello Mario che però non è riuscito a contattare il "debitore", cioé BELLINI, e ha saputo dal figlio di questi che il padre era ricercato; rtiene che BELLINI fosse un "infiltrato": nel presupposto che BELLINI fosse uninfiltrato, sarà lo stesso BELLINI a confermare che le cose stanno così.
- vi sono persone che per i rapporti che hanno avuto con lui -come "plagiati" e come "vittime"- che avranno guai giudiziari.
- dice di aver utilizzato documenti falsi;
- dice di essere stato in via Ughetti dove ha parlato di "tante cose" (tra le quali vi sono molte fandonie, chiacchiere e infamie). Ma non ricorda che vi siano altre persone -oltre a quelle poche che nomina nella lettera- vittime delle fandonie o delle infamità che dice di aver pronunciato in via Ughetti
- i pentiti esistono e possono tornare alle loro case con onore, mentre lui onore non ne ha. "Il futuro del mondo è degli esseri normali e dei pentiti veri, e questi non possono che confermare le affermazioni "a discarico o a carico" sul conto delle prsone che ha menzionato;
- sua sorella e suo cognato sono intestatari di una pompa di benzina che gli appartiene.


Ha affermato LA BARBERA Gioacchino (6.6.1997):
Perché mi muovevo sempre, facevo parte di un gruppo che era composto da me, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e Gioè Antonino.

Quando c'è stata la sentenza del Maxiprocesso - non mi ricordo se adesso era dicembre del 9, dicembre '91, mi ricordo - e lui, quando è uscita la sentenza, si è messo latitante proprio nel nostro paese, ad Altofonte. Per cui l'ho cominciato a frequentare così, le prime volte l'ho visto ad Altofonte.

Gioè faceva da reggente della famiglia di Altofonte. Che comunque aveva sempre i contatti diretti con Giovanni Brusca che era a mandamento, il capomandamento.

Nell'estate del 1992, siccome c'erano dei problemi a Trapani, non so a chi si doveva colpire, c'era un personaggio da colpire con una macchina piena di esplosivo, in quell'occasione c'è stata la riunione dove eravamo io, Gioè, Brusca, Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella e in quella occasione è venuto pure il Riina Salvatore .... c'era Andrea Mangiaracina, Andrea Gancitano - sono personaggi di Mazara del Vallo - e qualche altro. Vincenzo Sinacori sicuro. Nella stessa villa ci sono stati diversi incontri. Mi ricordo che ho incontrato il catanese Santo Mazzei, assieme a Salvatore Facella e altri personaggi che erano residenti a Torino.



Memento: quando di parlerà della strategia, anche per raccordarsi al profilo strategico del 41 bis, bisognerà parlare del progetto di azinoi criminali contro gli agenti di custodia (vd. La Barbera, Ferro, SINACORI, salvo se altri)