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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha avuto modo di conoscere Bernardo Provenzano?
EX 210 Cannella T.: No, non lo conosco, però di Bernardo Provenzano mi sono occupato di una questione giudiziaria che riguardava la moglie di Bernardo Provenzano; per la esattezza la signora Saveria Palazzolo, che non conosco nemmeno. Ma mi sono occupato di intervenire presso magistrati della Procura della Repubblica di Palermo al fine di sistemare... La signora aveva pendente un processo alla Sezione Misure di Prevenzione e mi sono interessato per questo.
E fu proprio in quella occasione che Bagarella mi parlò dei suoi rapporti, che appresi che Bagarella era l'unica persona che chiaramente incontrava e vedeva Bernardo Provenzano, con il quale intratteneva ottimi rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi Cannella, di questi rapporti tra Bagarella e Provenzano, lei ne venne messo al corrente direttamente da Bagarella?
EX 210 Cannella T.: Certamente, per diversi motivi. Sia quando costituii il movimento Sicilia Libera, e sia per quel fatto che ho poc'anzi precisato.


Osservazione:
Il fatto che i rapporti tra BAGARELLA Leoluca e PROVENZANO Bernardo fossero così buoni, nel corso del 1993, dimostra che tra i due non c'era diversità di vedute, in particolar modo se si pensa che su una questione così delicata quale quella di dar vita a un moviento politico -il che era comunque una decisione strategica- si muovevano di concerto.


EX 210 Calvaruso: ..... io lasciai il Bagarella nello svincolo di Bagheria, dove lui lì si incontrava con Provenzano.
Venne una macchina a prendersi il Bagarella, che veniva... a volte veniva Musso - che poi fu arrestato, il Musso - poi subentrò un altro ersonaggio, che poi fu arrestato successivamente anche questo. Quindi, diciamo, venivano dlle persone a prendere il Bagarella a questo bivio di Bagheria.
Io avevo il compito di lasciare il Bagarella e poi, quando il Bagarella mi chiamava nel cellulare, di andarlo a riprendere.
Mentre me ne stavo andando vidi a Matteo Messina Denaro in mezzo alla strada che mi fece segnale di fermarmi e mi disse: 'Toni, mi hanno detto che c'era l'appuntamento in qua con Bagarella, ma io non vedo nessuno. Mi hanno lasciato in mezzo alla strada'. Praticamente era lì solo che passeggiava a Bagheria, perché Bagarella già se n'era andato.
Allora io lo feci salire in macchina da me e lo portai dove che avevo lasciato Bagarella, effettivamente.
In effetti lì c'era un'altra macchina che aspettava il Matteo Messina Denaro, che lo prese e se lo portò.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo in che periodo?
EX 210 Calvaruso: Nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo nel '94.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I Graviano erano stati arrestati o no?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Già i Graviano erano stati arrestati.


PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione per l'appunto alle relazioni che aveva Bagarella, lei stamani o alla ripresa ha fatto cenno a Provenzano. Ecco, ci vuol dire se ha conosciuto mai questa persona? Se comunque sa che rapporti c'avesse con Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Io Provenzano personalmente non l'ho mai conosciuto. Più volte accompagnavo Bagarella da Provenzano, perché lui mi diceva che si incontrava con Provenzano, perché magari ne parlava con Giovanni Brusca e poi magari dopo l'appuntamento o prima dell'appuntamento concordavano con Giovanni Brusca quello che gli dovevano dire, e in effetti dicevano: 'che dice u' picchiarieddu?' 'Sta male'. Oppure: 'va be', digli così'. Cioè nel senso che si impostavano i discorsi. Perché si vedeva che il Bagarella con il Provenzano diciamo che gli diceva quello che gli voleva dire lui ma non lega... Ogni tanto si portava una borsetta con tre-quattro mazzette di carte da 100 mila belle consistenti e glieli lasciava là e ritornava col portafoglio vuoto.
Quindi era una sorta di personaggio che il Bagarella andava a riferire tutto ciò che avveniva nell'arco di un mese, un mese e mezzo, di 20 giorni, di quello che facevano con Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, lei aveva queste notizie, di rimbalzo diciamo, da Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè Bagarella glielo diceva espressamente che si andava a incontrare con Provenzano?
EX 210 Calvaruso: No, a volte ne parlava con Giovanni, diceva che si doveva andare a incontrare con il...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni sarebbe?
EX 210 Calvaruso: Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca.
EX 210 Calvaruso: Sì, a volte Giovanni... il Bagarella diceva a Giovanni: 'domani mi incontro col paesano mio, con ...' che era Provenzano. E quindi praticamente io l'indomani lo andavo a lasciare a Bagheria, che l'appunto era sempre lì, Bagheria, quando lui si incontrava con Provenzano.

Osservazione: I rapporti tra BAGARELLA Leoluca e PROVENZANO Bernardo evidentemente proseguivano anche nel 1994.
Significtivo che BAGARELLA Leoluca andasse a mettersi a rapporto da PROVENZANO Bernardo, il che vuol dire che PROVENZANO Bernardo non aveva evidentemente perso un ruolo in qualche modo sovraordinato anche rispetto a BAGARELLA Leoluca.
A questa sovraordinazone -evidentemente riconosciuta o rivendicata ab utroque- non poteva certo corrispondere una qualche iniziativa forte sulla quale, anche in corso di 1994 e comunque nella sue immediate antecedenze storiche, vi fossero state delle divergenze. Non si vuol dire che, alternativamente, deve esserci stata una perfetta intesa; ma solo, al di là di eventuali disallineamenti, delle divergenze tali per cui l'uno (BAGARELLA Leoluca) si venne a trovare su un piano di azione che in alcun modo aveva il consenso dell'altro.

E' su questo piano -anche per la loro coerenza con questo tipo di rilievi- che si dispongono, senza difformità, le dichiarazioni di SINACORI Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, Bernardo Provenzano, lo ha mai conosciuto?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì, nell'82.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire in che qualità lo ha conosciuto?
EX 210 Di Maggio: L'ho conosciuto che ogni giorno è venuto accompagnato da Giovanni Brusca all'officina. E poi lo doveva accompagnare in contrada Gammusi, che si doveva incontrare con Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano aveva un ruolo nella realtà di Cosa Nostra, di cui lei stava dicendo?
EX 210 Di Maggio: Da quello che risulta a me è uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi della famiglia?
EX 210 Di Maggio: Di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Di Corleone. Senta, lei ha parlato di questo appuntamento tra Provenzano e Riina.
EX 210 Di Maggio: E Riina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al di là di questo fatto storico diciamo che lei ha vissuto personalmente, sa che rapporti esistevano tra Riina e Provenzano?
EX 210 Di Maggio: Mah, come rapporti diciamo... erano buoni, però lui qualche volta, Riina mormorava di questo Provenzano che diciamo se lo trovava sempre davanti i piedi, con appalti e... appalti diciamo di lavoro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era uno con il quale doveva fare continuamente i conti?
EX 210 Di Maggio: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per vicende che riguardavano diciamo, queste gestioni economiche.
Lei ha fatto riferimento ad appalti.
EX 210 Di Maggio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, e poi ha avuto più modo di avere rapporti con Provenzano?
EX 210 Di Maggio: No, non l'ho più visto.


Osservazione: Evidentemente, se PROVENZANO Bernardo era una presenza dalla quale lo stesso RIINA Salvatore non poteva prescindere, a maggior ragione avrà dovuto fare i conti con questa persona BAGARELLA Leoluca.
Ciò rende particolarmente credibile la circostanza, riferita da più d'uno dei dichiaranti, che BAGARELLA Leoluca si consultò con PROVENZANO Bernardo in vista dell'avvio della campagna stragista.
Del resto, se PROVENZANO Bernardo non avesse avuto un qualche ruolo di sovraordinazione -non solo nei confronti di BAGARELLA Leoluca ma, a maggior ragione nei confronti dell'intera organizzazione- nemmeno si sarebbe posto il problema di partecipare a PROVENZANO Bernardo il programma criminoso, e le sue coordinate operative (obbiettivi, luoghi di effettuazione), che venivano a costituire il problema di programma, peri "cosa nostra", alla vigilia (in senso lato) della campagna stragista.



EX 210 Ganci C.: Guardi, io conosco Bernardo Provenzano, anche da ragazzo io... da circa 20 anni che io conosco Bernardo Provenzano.
Conosco i nipoti di Luciano Liggio, i Marino; i nipoti di Riina: i Lizzafi; il Pino Leggio che non c'è più, è morto. Poi c'è Iacopo Riina, uno zio di Riina, anche lui uomo d'onore della famiglia di Corleone.
Comunque, Corleone diciamo li conosco persone di Corleone.

EX 210 Ganci C.: Guardi, io conosco Bernardo Provenzano, anche da ragazzo io... da circa 20 anni che io conosco Bernardo Provenzano.
Conosco i nipoti di Luciano Liggio, i Marino; i nipoti di Riina: i Lizzafi; il Pino Leggio che non c'è più, è morto. Poi c'è Iacopo Riina, uno zio di Riina, anche lui uomo d'onore della famiglia di Corleone.
Comunque, Corleone diciamo li conosco persone di Corleone.


PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, e per quanto riguarda i rapporti con Provenzano, ecco, vuol specificare un pochino meglio alla Corte, vuol dettagliare meglio che rapporti ha avuto per l'appunto lei e la sua famiglia, dico la famiglia Ganci con Provenzano?
EX 210 Ganci C.: Guardi, rapporti cordiali, diciamo. Rapporti buoni, ecco, rapporti... Mai avuto, ma avuto diverbi, ecco.


EX 210 Ganci C.: Guardi, dopo l'arresto di Riina, diciamo, ci fu un po' di maretta, nel senso che tutti non sapevano a chi ci si dovevano riferire come persona più altolocato, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ganci C.: Il Brusca veniva da mio padre per vedere mio padre cosa gli diceva, perché magari il Brusca pensava che mio padre pretendeva di prendere il posto di Riina, come persona più influente.
Ma cioè, Bernardo Provenzano prima di mio padre che se mai poteva avere questo privilegio, diciamo.


PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me interessa in particolare che lei dica alla Corte qual era per l'appunto la posizione di suo padre, di Salvatore Cancemi e di Michelangelo La Barbera. Posto che lei, per l'appunto, ha menzionato quest'ultima persona.
Mi pare che ha detto era il capomandamento di Uditore e Passo di Rigano.
EX 210 Ganci C.: Il reggente di Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Di Bocca di Falco, mi scusi.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, di Cancemi Salvatore mi pare che lei lo ha detto.
EX 210 Ganci C.: Era il reggente della famiglia del mandamento di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Era reggente del mandamento di Porta Nuova.
EX 210 Ganci C.: Di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era la posizione, per così dire, di questi tre uomini d'onore?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, erano persone di una certa influenza in Cosa Nostra. C'erano continui rapporti con i Provenzano, con i Graviano, con i Brusca. Cioè, continui, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ganci C.: Cioè, per dire, perché erano influenti in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per così dire, le chiedo, erano tutti, li ha nominati un po' tutti, erano tutti capomandamento.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha nominato anche Giovanni Brusca.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.



PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me interessa in particolare che lei dica alla Corte qual era per l'appunto la posizione di suo padre, di Salvatore Cancemi e di Michelangelo La Barbera. Posto che lei, per l'appunto, ha menzionato quest'ultima persona.
Mi pare che ha detto era il capomandamento di Uditore e Passo di Rigano.
EX 210 Ganci C.: Il reggente di Bocca di Falco.
PUBBLICO MINISTERO: Di Bocca di Falco, mi scusi.
EX 210 Ganci C.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, di Cancemi Salvatore mi pare che lei lo ha detto.
EX 210 Ganci C.: Era il reggente della famiglia del mandamento di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Era reggente del mandamento di Porta Nuova.
EX 210 Ganci C.: Di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era la posizione, per così dire, di questi tre uomini d'onore?
EX 210 Ganci C.: Ma guardi, erano persone di una certa influenza in Cosa Nostra. C'erano continui rapporti con i Provenzano, con i Graviano, con i Brusca. Cioè, continui, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Ganci C.: Cioè, per dire, perché erano influenti in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per così dire, le chiedo, erano tutti, li ha nominati un po' tutti, erano tutti capomandamento.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha nominato anche Giovanni Brusca.
EX 210 Ganci C.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di... C'era per così dire, identità di vedute su come gestire - usiamo questa parola - Cosa Nostra?
EX 210 Ganci C.: Guardi, dopo l'arresto di Riina, e quindi veniva anche dopo le famose bombe di Falcone, Borsellino, questa reazione dello Stato, il Brusca, anche per Provenzano. Perché mi ricordo che Provenzano, dopo l'arresto di Riina, dopo qualche mese, voleva mettere una bomba per uccidere il dottor Grasso, un magistrato.
Avevano pure individuato chi era la persona che aveva condotto l'operazione per l'arresto di Riina. E dicevano di fare altri atti, diciamo, atti stragisti.
Mio padre, anche La Barbera, il Cancemi stessi.
Certo, no non lo dicevano, però erano di quelli meno... Non erano, diciamo... Ecco, d'accordo a fare queste cose, diciamo, cercare di calmarci un pochettino per tempi migliori, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, invece, capisco, ce n'erano degli altri che erano più, per così dire, oltranzisti.
EX 210 Ganci C.: Sì, tipo i Provenzano, il Bagarella, il Brusca, i Graviano. Perché poi ci fu questo gruppo: i Graviano con il Bagarella, Misilmeri, Belmonte Melzagno, si sono un pochettino... Anche se c'erano, diciamo, dei rapporti intimi. Però, sa, poi c'era, ci guardavamo l'un l'altro.
Anche perché guardi, che Riina stesso non aveva fiducia a nessuno.
Riina stesso è stato quello, la persona che è riuscita a mettere tutti contro e tutti assieme.
Cioè, nel senso che lui se incontrava a mio padre ci diceva: 'Raffae', stiamo attenti a mio cugnato', cioè a Bagarella, oppure al Brusca.
Poi incontrava a Bagarella, oppure a Brusca e ci diceva: 'stiamo attenti - per dire - il Raffaele', oppure 'di Cancemi', oppure... Non so se mi spiego.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito.
EX 210 Ganci C.: Quindi lui era con tutti e noi eravamo con tutti e con nessuno. Mi spiego?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, quindi lei ha fatto - io ora mi pare di aver capito bene, ma voglio essere sicuro - lei ha detto c'era una serie di persone, mi pare che ha nominato Provenzano, Bagarella, Brusca e i Graviano che erano, per così dire, più oltranzisti.
EX 210 Ganci C.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Non so come dire, come sintetizzare quello che lei...
EX 210 Ganci C.: Estremisti.
PUBBLICO MINISTERO: Estremisti, chiamiamoli così. Usi lei l'espressione che...
EX 210 Ganci C.: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre quest'ala chiamiamola moderata, da chi era rappresentata?
EX 210 Ganci C.: Mio padre, Michelangelo La Barbera, il Cancemi... Questi, eravamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era questa specie di divergenza di vedute.
EX 210 Ganci C.: Sì. Di vedute.


EX 210 Malvagna: Io volevo precisare una cosa, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Malvagna: Per quanto riguarda gli amici di Palermo, noi, come riferimento alle persone del gruppo direttivo, naturalmente il capo in assoluto è Totò Riina.
Facevamo riferimento a Bagarella e a Brusca, più che altro.
Una volta si è parlato anche di Bernardo Provenzano.
E poi, per quanto riguarda Gioè e La Barbera, erano sempre persone diciamo dell'organizzazione. Però non, a come mi venivano descritte, non ai livelli direzionali di Brusca, Bagarella e dello stesso Totò Riina.
Però erano diciamo gli uomini che facevano da spola, perché settimanalmente so che vi erano degli incontri tra Palermo e Catania.
Venivano spesso loro a Catania.


Osservazione: Quindi anche in ambiente catanese s PROVENZANO Bernardo, veniva considerato come punto di riferimento "lontano" o "dietro le quinte" rappresentato dalle persone che materialmente intrattenevano i rapporti con i "catanesi".


da BRUSCA Giovanni:

PUBBLICO MINISTERO: Chi è stato al corrente della trattativa (quella del papello) come è stato lei? Per quanto ne sa, eh, non per deduzioni. Qui ho bisogno di una risposta che proprio si affidi a elementi specifici.
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io purtroppo le debbo dire che questi particolari sono stati a quattr'occhi tra me e Salvatore Riina.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina ne ho parlato con Bagarella e ne abbiamo accennato anche a Provenzano. Però dopo l'arresto di Riina, che mi sono aperto con Bagarella. Ma prima di quel momento io con Bagarella non ho mai parlato di questo particolare. Ne parlavo solo con il Riina.
Quindi, se gli altri capimandamento che hanno partecipato nelle varie stragi erano a conoscenza o meno questo non glielo so dire.

Osservazione: questo vuol dire che dopo l'arresto di RIINA Salvatore PROVENZANO Bernardo è considerato un punto di riferimento imprescindibile. Significativo che se BRUSCA Giovanni in epoca precedente aveva delle conoscenze per discorsi che aveva fatto con lui, separatamente, RIINA Salvatore, dopo l'arresto di quest'ultimo PROVENZANO Bernardo viene consderato persona che bisogna mettere al corrente anche di questi antefatti, a prescindere dalla circostanza se ne era al corrente, per diversa via, da epoc precedente.
Quanto dire che PROVENZANO Bernardo gode di un riconoscimento, o di una considerazione (e non certo per ragioni di tipo personale, bensì per ragoni d tipo istituzionale), che nessuno contesta. In particolare ne gode da parte dei leaders di "cosa nostra" che si accingono a varare l'offensiva stragista.


.
PUBBLICO MINISTERO: Quale fu la ragione per la quale lei affrontò questo argomento (vale a dire i discorsi relativi alla trattative del "papello") con Bagarella dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Fu perché...
PUBBLICO MINISTERO: Fu ad iniziativa sua o ad iniziativa di Bagarella che affrontaste questo argomento?
IMPUTATO Brusca G.: No, l'iniziativa fu, per come ho detto poco fa, che cioè avevamo parlato di potere portare quella strategia che Salvatore Riina aveva per le mani. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè colpire uomini delle istituzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Delle istituzioni. Con la speranza che queste persone, magari, potessero ritornare a trattare.
Dopodiché, siccome il Bagarella credo ne abbia parlato con il suo paesano, Bernardo Provenzano, il Provenzano credo che non era d'accordo a questo tipo di attività...
PUBBLICO MINISTERO: La linea strategica di Riina, lei sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. La linea strategica di Riina non gli stava a mano, non gli stava bene per il momento, non che non gli stava bene, che non era d'accordo alle stragi; che sia ben chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Solo che era stato arrestato Riina, quindi il momento di riflessione: vediamo, aspettiamo, e quello che c'è da fare. Tant'è vero che sulla stessa onda, sulla stessa lunghezza d'onda c'è Provenzano, c'è Cancemi, c'è Ganci; ci sono tutta un'altra serie di persone che non vogliono fare più niente.
Solo che si era verificato che il Provenzano, parlando con me prima e poi con Bagarella dopo - che lui c'erano altri capimandamento che gli andavano a chiedere come si devono comportare, come non si devono comportare e quello che c'era da fare e quello che non c'era da fare - in mia presenza, con Bagarella, Provenzano dice: 'ma guarda, Salvatore Riina aveva una trattativa in corso. Non so con chi era e chi non era'.
Il Bagarella mi conferma questa trattativa davanti a Bernardo Provenzano, il significato era che noi, quel gruppo - io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro, Di Trapani - eravamo disposti a andare avanti con la linea stragista di Riina. Perché il Provenzano in qualche modo si voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina come capo provincia.
In quell'occasione sono stato io, assieme al Bagarella, a impormi, a dire: 'va be', per ora non si fa né capomandamento non si fa niente e ognuno nel suo territorio si prende le sue responsabilità'.
Perché il Provenzano diceva: 'ma se vengono delle persone da me, cosa io gli devo dire, cosa non gli devo dire?'. E credo che il Bagarella gli abbia risposto, dice: 'tu non sai niente, quindi tu che responsabilità, quale problema hai?'.
Quindi siamo al febbraio '93. Febbraio-marzo '93.


Osservazione: Tutto ciò comprova la perdurante internità di PROVENZANO Bernardo alle dinamiche e alle decisioni che si definivano e si assumevano dentro "cosa nostra" dopo l'arresto di RIINA Salvatore.
Quello che conta, principalmente, è che PROVENZANO Bernardo è stato al corrente delle scelte strategiche che una certa "ala" (quella stragista) stava portando avanti.
L'alternativa è allora semplice:
-o questo essere a conoscenza è rimasto fine a se stesso (si allude alla figura giuridca del "connivente");
- o questo essere a conoscenza si è posto in relazione causale con un qualche iniziativadi PROVENZANO Bernardo.




PUBBLICO MINISTERO: Allora, nel febbraio-marzo del '93, in occasione di questi incontri, dopo l'arresto di Riina lei - se ho capito bene - apprese che sia Provenzano sia Bagarella erano stati al corrente della trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: No, Bagarella era al corrente della trattativa. Il Provenzano, o se perché realmente non sapeva niente, o faceva finta di cascare dalle nuvole come sua abitudine, diceva che non sapeva niente.
Però, quello che mi confermò questa trattativa fu Leoluca Bagarella.


PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo ridica lei e si semplifica il discorso.
Lei vuol dire: le azioni da compiere fuori dalla Sicilia, si poteva discutere liberamente...
IMPUTATO Brusca G.: Non ci interessava di nessun capomandamento quello che dicevano, o sì, o no. O erano d'accordo o non erano d'accordo.
Cioè, basta uno, una persona, o capomandamento, o la qualsiasi persona siciliana, non per forza uomo d'onore che passando lo stretto di Messina vuole fare un attentato, un omicidio, una rapina, un traffico di droga, qualsiasi cosa fuori dalla Sicilia, è libero di farlo senza chiedere permesso a nessuno.
Certo, se poi va a toccare personaggi o interessi di persone di Cosa Nostra, cerca una certa... di intervenire e difendersi.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che uno si metta in regola, sennò può trovare delle difficoltà.
IMPUTATO Brusca G.: Che so, se un personaggio e un uomo d'onore, va a toccare un altro uomo d'onore, anche se è fuori dalla Sicilia, deve cercarsi di mettere, in qualche modo, in regola.
O sennò deve fare il discorso muto-muto, chiuso-chiuso e non parlar con nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però questa riunione, quella che lei ebbe con Ganci, La Barbera e Cancemi, riguardava, se io capisco bene, riguardava invece una attività da espletare in Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: In Sicilia,, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è questa la ragione per la quale quindi fra capimandamento bisognava confrontarsi, vedere quali erano le opinioni...
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'uno, o dell'altro, o dell'altro ancora?
IMPUTATO Brusca G.: ... perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Allora, questo incontro nasce ad iniziativa di chi? E come mai lei partecipa, ma partecipano anche tre capimandamento e basta. Cioè a dire: La Barbera, Ganci e Cancemi.
Cioè dire, i problemi con gli altri capimandamento, contavano, non contavano, venivano affrontati in riunioni diverse da altre persone e non da lei, che so, da Messina Denaro, o...
Ecco, mi aiuti a capir questo.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. E allora, io mi ero fermato su questi capomandamento, il gruppo, io, Giuseppe Graviano e Bagarella, Bagarella, per quello che lui mi diceva, dopo l'arresto di Salvatore Riina, come capomandamento, non come capoprovincia, come capomandamento di Corleone, quelle poche persone che sono rimaste, avevano deciso che figurava Bernardo Provenzano. Però, prima che dovevano prendere decisioni, o dovevano dare le risposte, o fare qualche cosa, tutti e due si dovevano sentire per poi andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovevano, in qualche modo, confrontarsi fra di loro...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... intanto.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano e Bagarella.



EX 210 Cancemi: Sì. Io ho avuto a che fare con Riina, con Bernardo Provenzano, con Ganci Raffaele, con Pippo Gambino, con Biondino Salvatore, con Pietro Aglieri e via via.



EX 210 Cancemi: San Giuseppe Iato, Bernardo Brusca; Corleone, Totò Riina e Bernardo Provenzano; Bocca di Falco, Salvatore Buscemi; Caccamo, Giuffrè Antonino; Palermo centro, Pippo Calò; Resuttana, Francesco Madonia; Noce, Raffaele Ganci...



PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, mi tolga subito una curiosità, per piacere.
Come mai lei, parlando del mandamento di Corleone, fa il nome, non di una, ma di due persone?
EX 210 Cancemi: Ma questo guardi, non è solo nel mandamento di Corleone; questo c'è anche nel mandamento di Brancaccio, c'è anche nel mandamento de La Guadagna. Che, nel mandamento de La Guadagna è Pietro Aglieri e Carlo Greco. E Brancaccio i fratelli Graviano. E Corleone Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Quindi non è un singolo caso, quello di Corleone.
Io le posso dire che l'ho saputo direttamente da Riina, anche da Ganci Raffaele, che a Corleone erano loro due quelli che diciamo hanno portato avanti, se così posso dire la parola "hanno portato avanti", questo comando diciamo di Cosa Nostra, sia Bernardo Provenzano e sia Totò Riina.
Non c'è nessuna differenza, attenzione. Sono due persone uguali in tutti i sensi, diciamo.
Sempre mi riferisco, "uguali in tutti i sensi", nel fatto di Cosa Nostra.


EX 210 Cancemi: Che per me non è stata una guerra di mafia, è stato che sono morti tutti quelli che si sono opposti a Riina e Provenzano.



EX 210 Cancemi: Guardi, io le posso dire quello che ho saputo direttamente anche da Riina, da Ganci Raffaele, da Biondino. Che i Corleonesi a Trapani - i Corleonesi intendo sia Provenzano che Riina - avevano una roccia, una cosa come se erano a casa sua, diciamo. Erano persone molto fidate, appunto, questi Mariano Agate, questo "mastro Ciccio", questi nomi. Erano molto legati a Riina. Riina era come se era a Corleone nel trapanese.



PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta qualcosa, eventualmente, circa anche una frequentazione fisica, personale da parte di Riina e di Provenzano del trapanese?
EX 210 Cancemi: Guardi, io c'erano periodi che parlavo con Ganci Raffaele, si diceva: 'ma "zu' Totuccio" è un po' di tempo che non si vede' - "zu' Totuccio" significa Totò Riina, Salvatore Riina - e lui mi diceva che si era allontanato per un po', per dire, anche con la famiglia, nel trapanese, a Mazara se ne andava. Sì, questo l'ho saputo. C'erano periodi che lui li passava là.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'ha saputo positivamente, lei ha detto, da Ganci?
EX 210 Cancemi: Da Ganci Raffaele, sì.


PUBBLICO MINISTERO: Da Ganci Raffaele.
Ecco, sul conto di Provenzano le risulta qualcosa di analogo? Perché io la domanda gliel'ho fatta senza distinguere tra Riina e Provenzano.
EX 210 Cancemi: Ma guardi loro erano, sono - che sono ancora vivi tutti e due - loro sono i padroni della Sicilia, quindi, non c'era, diciamo, una differenza. Quello che aveva uno, aveva un altro. Le possibilità che aveva uno, l'aveva un altro, se le scambiavano, erano lo stesso. Quindi, non c'era una differenza che quello aveva una cosa e quello no. Sono due persone ma dobbiamo pensare che è una persona.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando di Riina e Provenzano.
EX 210 Cancemi: Sto parlando di Riina Salvatore e di Bernardo Provenzano.


PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di sapere i termini della sua conoscenza personale, diretta, con Bernardo Provenzano.
EX 210 Cancemi: Io, Bernardo Provenzano... perché loro... Guardi, prima dell'arresto di Riina, loro non andavano agli appuntamenti, in riunione tutti e due assieme, perché il Riina spiegava che era molto pericoloso, diciamo, andare tutte e due assieme. Quindi, ci andava il Riina, quello si teneva un pochettino più riservato, però quando si doveva fare gli incontri se li faceva lo stesso. Ma, la presenza di tutt'e due, Riina diceva che era un po' pericolosa, nel senso, qualche arresto, così, arrestavano a tutte e due. Quindi si guardavano anche su questo punto.
Io l'ho visto due-tre volte a Provenzano e... Gentilmente mi ripete la domanda? Le conoscenze dirette...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, sì, la sua conoscenza... Siccome, lei più volte ormai ha pronunziato il nome di Provenzano, avrei bisogno di sapere se lei parlava, se lei sta parlando di una persona che conosce personalmente...
EX 210 Cancemi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che ha frequentato...
EX 210 Cancemi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che ha visto poche volte o tante, o che non ha visto mai.
EX 210 Cancemi: Sì. Io una volta quando l'ho visto che si parlava di interessi, di rapporti di lavoro, di qualche ditta che ci interessava a lui, a Provenzano e c'era anche Giovanni Brusca presente, che l'abbiamo incontrato. C'era anche Ganci Raffaele, c'era Mimmo Ganci, il figlio di Ganci Raffaele.
PUBBLICO MINISTERO: Mimmo sta per?
EX 210 Cancemi: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Mimmo sta per? Mimmo Ganci, quale dei figli?
EX 210 Cancemi: Mimmo, Mimmo, Domenico.
PUBBLICO MINISTERO: Domenico. Perfetto.
EX 210 Cancemi: Sì, sì, Domenico. E qua c'era anche Giovanni Brusca, c'era Ganci Raffaele, c'era Matteo Motisi - attenzione non facciamo confusione. Matteo Motisi il capo della famiglia di Pagliarelli, questo Matteo Motisi che dico io, perché ce n'è un altro che si chiama pure Matteo Motisi e a volte si è fatto confusione - e quindi... E s'è parlato di cose di lavoro, di una ditta che ci interessava a lui, a questo Provenzano. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda dove avvenne quest'incontro?
EX 210 Cancemi: Sì, questo è avvenuto a Borgo Molara, sotto Monreale. A Palermo, sotto Monreale c'è questo paesetto che si chiama Borgo Molaro.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca siamo, Cancemi?
EX 210 Cancemi: Siamo nel '93. Sì, siamo nel '93 perché è stato dopo l'arresto di Riina.
E quindi poi l'ho visto un'altra volta, che questo Provenzano - c'era Ganci Raffaele, c'ero io, c'era Michelangelo La Barbera, in quest'altra volta che l'ho visto - è venuto con una trovata, che eravamo seduti, si è rivolto a Ganci Raffaele e con parole dialettali ci disse, dice: '"zu' Faluzzo"... - che Ganci Raffaele in dialetto lo chiamavamo "zu' Faluzzo"...
PUBBLICO MINISTERO: "zu' Faluzzo" vuol dire "zio Raffaele".
EX 210 Cancemi: Significa Raffaele.
PUBBLICO MINISTERO: "Raffaelluzzo".
EX 210 Cancemi: "Faluzzo" significa Raffaele. Dice: '"zu' Faluzzo", c'è la possibilità di pigliare il capitano Ultimo vivo, dei Carabinieri. Se non dovessimo riuscire a pigliarlo vivo si ci spara'.
Io, con tutta onestà, devo dire quello che ci ha detto Ganci Raffaele. Ci disse: '"zu' Bino", ma ... fare veramente a' guerra u' Stato?' - 'dobbiamo fare veramente la guerra allo Stato?' - ci disse in questa occasione Ganci Raffaele.
Io, ho incrociato le mani, come dire, ho fatto così, quel piccolo gesto che io potevo fare, diciamo. Incrociando le mani... Quindi poi là è caduto un silenzio, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, io non la vedo, Cancemi, non ho capito quale gesto lei ha fatto. Intendo sapere che cosa voleva esprimere...
PRESIDENTE: Così.
PUBBLICO MINISTERO: E va be', nessuno lo vede, Presidente, e nella registrazione non ci rimane di certo.
PRESIDENTE: Possiamo dare...
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa voleva esprimere con questo gesto?
EX 210 Cancemi: Era un...
PRESIDENTE: Possiamo dare atto che ha congiunto le mani come a volte fanno coloro che pregano, oppure che esprimono una perplessità.
EX 210 Cancemi: Esattamente. Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, grazie.
EX 210 Cancemi: Questo è quello che io volevo dire, questo. Quindi poi si è parlato di sempre... perché questo Provenzano, diciamo, era più, più... diciamo in tutte le cose, però si dedicava di più alle ditte che venivano a fare lavori in Sicilia, cose, appalti, insomma era... e quindi aveva sempre di dire che ci interessava quella ditta a lui, ci interessava questo qua, questo lavoro lo deve fare questa ditta, insomma, poi si è parlato pure di queste cose. E poi diciamo ce ne siamo andati.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro in particolare di cui si sta parlando, quando si è svolto?
EX 210 Cancemi: Sì. Io ricordo questo la fine di maggio, o nei primissimi, che so, il giorno 1, 2 giugno. Ma credo nel mese di maggio di più.
PRESIDENTE: Del '93?
EX 210 Cancemi: Del '93, sempre, sì.
PUBBLICO MINISTERO: '93. Ecco, allora i presenti a questo incontro, io ho capito che tre sicuramente c'erano: Provenzano, Raffaele Ganci e lei.
EX 210 Cancemi: E Michelangelo La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Eravate quattro. Il luogo dell'incontro?
EX 210 Cancemi: Sì, qua, nella zona di Altarello. Di Altarello di Baida a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa riunione, questo incontro, quello comunque lo vogliamo definire, era stato provocato da una convocazione da parte di Provenzano, o fu un incontro occasionale?
La domanda le apparirà banale, ma non è.
EX 210 Cancemi: No, guardi, il giro era sempre quello là. Diciamo che il Ganci riceveva l'incarico di lui, di Provenzano, di qualche figlio, credo Mimmo. E poi Ganci mi chiamava a me. Perché io, proprio in quel periodo, ero latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, prima di andare a questo incontro, sapeva con chi si sarebbe incontrato?
EX 210 Cancemi: Sì, a me Ganci mi disse quando è venuto là dov'ero io, dice: 'ci dobbiamo vedere con zu' Bino'.
Sì. Sì, me lo ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: La presenza di La Barbera, lei la conosceva da prima, oppure la constatò solo sul momento?
Cioè, sapeva che ci sarebbe stato anche La Barbera a questo incontro?
EX 210 Cancemi: No, onestamente no. Però ho capito che già era stato avvisato dal figlio, da Mimmo, perché Mimmo era quello che pure si muoveva per portare appuntamenti con le persone per farli incontrare anche con Riina prima... Dal Mimmo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma questa frase che lei ci riferisce essere stata pronunziata da Provenzano e cioè a dire Provenzano manifestava, manifestò la possibilità di prendere vivo un ufficiale, ecco, ma fu l'argomento col quale iniziò la conversazione, il discorso, la discussione, oppure cadde così occasionalmente nel corso dei tanti discorsi che avete fatto tra di voi?
EX 210 Cancemi: Ma guardi, io con tutta onestà...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiara la domanda che le ho fatto, Cancemi?
EX 210 Cancemi: Sì, sì, molto chiaro. Diciamo, non...
PRESIDENTE: E' stata una trovata occasionale?
EX 210 Cancemi: No, ma è un discorso che lui ha fatto, non una trovata, diciamo. Per dire: 'ah, mi sto ricordando...'.
No, è stato un discorso che ha fatto, diciamo. Si è parlato pure di altre cose, appunto come ho detto prima, ma ha fatto questo discorso.
Le parole che lui ha detto là sono state queste. Dice: zu' Faluzzo, c'è la possibilità di pigliare sto' capitano dei Carabinieri, Ultimo' - dice - 'e se non c'è, si ammazza, se non ci riusciamo si ammazza'.
E poi c'è stato quelle parole di Ganci e quel gesto che ho fatto io.
Michelangelo La Barbera era seduto pure là, era muto. Non ha aperto bocca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma chiarisca qual era la ragion per cui questo ufficiale in qualche modo interessava, più che altri, in quel momento a Cosa Nostra, a Provenzano, a chissà chi.
EX 210 Cancemi: Ma guardi, io posso chiarire quello che ho sentito, quello che so: che questo capitano dei Carabinieri è stato la persona che ha arrestato Riina, la persona che ci ha messo le mani addosso a Riina. E quindi per me il motivo era questo qua che lo volevano fare fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quando si verificò questo incontro con questa uscita di Provenzano, sentendo lei nominare il capitano Ultimo, sapeva già che era la persona che per così dire aveva avuto la colpa o il merito, a seconda da dove si guardano le cose, di arrestare Riina?
EX 210 Cancemi: Guardi, io a questo capitano non lo conoscevo. Però questo nome diciamo lo avevo sentito da qualche giornale, televisione, insomma. Questo è uscito fuori questo Ultimo, capitano Ultimo.
Però io personalmente non sapevo chi era.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma questo appunto non è che mi interessasse sapere se lei personalmente conosceva l'ufficiale.
Mi interessava semplicemente sapere se per lei il discorso fatto da Provenzano aveva un senso o meno a quel momento, a quella data.
Ho capito che lei ha risposto: questo nome, i giornali lo avevano già associato a chi aveva
EX 210 Cancemi: Sì. Sì, sì, io lo...
PUBBLICO MINISTERO: E' così?
EX 210 Cancemi: Sì, io l'ho capito che era quel capitano che aveva arrestato a Riina, sì. Quando lui ha fatto questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha capito la ragione per la quale Provenzano mise al corrente tutti i presenti, Ganci ma anche lei, eravate tutti assieme, di questa sua idea o di questa sua possibilità di prendere vivo o comunque di eliminare questo ufficiale?
Per quale ragione aveva Provenzano, se lei lo sa, per mettervi al corrente di questa possibilità che aveva?
EX 210 Cancemi: Ma guardi, io le posso dire che - se posso usare questa espressione - la musica dei Corleonesi era sempre uguale, non è che era cambiata quando diciamo, dopo l'arresto di Riina. Le cose continuavano, diciamo. Perché loro hanno detto sempre: 'finché c'è un corleonese in giro, vivo, le cose non devono cambiare mai'. Hanno avuto sempre questa espressione. E quindi io le posso dire questo, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, con questo ha risposto ad una parte della mia domanda. Perché io volevo anche sapere se c'era una ragione per la quale Provenzano, per l'appunto, doveva mettere al corrente Faluzzo Ganci, Totuccio Cancemi che era lei e Angelo La Barbera che era il terzo di questa sua idea.
Perché uno può avere o non avere una ragione per parlare ad un altro di quello che fa o che pensa di fare o che si ripromette di fare. Bisogna capire questo.
EX 210 Cancemi: Sì, ma lui diciamo, essendo io che reggeva il mandamento di Portanuova, Ganci quello di della Noce, La Barbera quello di Bocca di Falco, lui ha comunicato questa cosa.
Perché, quante cose hanno comunicato diciamo di così eclatante in Sicilia, diciamo, prima di farli?
E la ragione è questa qua. Insomma, non so se riesco a spiegarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma ora si è spiegato.
Lei ha adoprato... Mi spiego meglio: lei ha riferito quelle che furono più o meno le parole di Ganci. E poi abbiamo capito quale fu la sua reazione più a gesti che a parole. Eh?
EX 210 Cancemi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che seguito ha avuto questo discorso? Cioè dire: è morto lì, la conversazione su questo punto si è arrestata perché Ganci domandò se Provenzano voleva fare la guerra allo Stato, se pensava addirittura di far guerra allo Stato, oppure la conversazione proseguì, è stata ripresa un secondo momento?
EX 210 Cancemi: No, c'è stato un silenzio... Diciamo, non si è scambiato più una parola. Poi il discorso mi ricordo che è stato proprio lui, Provenzano, che si è parlato di questa ditta, di questi appalti, di questa cosa.
Non c'è stato altre parole per dire, altri discorsi sul punto non ci sono stati.



EX 210 Cancemi: L'incontro è avvenuto, credo, a maggio, verso la fine di maggio.
PRESIDENTE: Fine di maggio vuol dire 30 maggio.



EX 210 Cancemi: Sì, sì, per carità!
Io sempre ho detto quello che è la verità: io mi ero sconcertato di fare parte di questo male. La cosa più terribile che io ho provato, quando ci ho sentito dire a Riina che è stato nel '92 queste parole, credo che sono state nel '92, che voleva ammazzare fino al ventesimo grado di parentela tutti i parenti dei pentiti, cominciando dai bambini di sei anni.
Che io, quando ci ho sentito dire questa parola "i banbini di sei anni", mi si sono drizzati i capelli.
Dico, tutto questo qua, tutto messo insieme, mi ero stancato. Mi ero... ho capito che era una vita, diciamo, di non continuare. I motivi sono questi qua. Mi ero sconcertato di fare parte di questo male. E c'è stato un grandissimo travaglio nella mia persona.
E quando sono andato con i miei piedi dai Carabinieri non è stata una cosa facile. Questo quello che io... è successo in me.



PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le ho chiesto se ha avuto una qualche efficacia anche questa specifica, questo specifico incontro tra lei, Provenzano, Ganci e La Barbera, nel corso del quale Provenzano aveva espresso questa sua idea, o manifestato questa sua possibilità di colpire in qualche modo questo ufficiale dei Carabinieri.
La risposta è sì, o no. Non...
EX 210 Cancemi: No, onestamente no.


PUBBLICO MINISTERO: Allora rifacciamo la domanda che ho fatto prima. Lei ha saputo se questa intenzione di Riina di togliere di mezzo 41-bis e legge sui pentiti è poi divenuta, una volta arrestato Riina, l'intenzione di quelli che hanno preso il posto di Riina?
EX 210 Cancemi: Ma questo io lo posso dire con assoluta certezza, sì. Perché io l'ho sentito da Provenzano. Attenzione, Provenzano è lo stesso di Riina, lo stesso livello. Quindi, quando io c'è stato che c'ho chiesto: 'che si dice per i carcerati, speranze...', queste cose, lui mi disse: 'Totuccio, le cose stanno andando bene, stiamo tutti tranquilli che le cose stanno andando bene'.
Quindi mi ha voluto dire che le cose funzionavano anche con l'assenza di Riina, su quelle strategie di Riina. Non è che era venuta meno, diciamo, quella di... dopo l'arresto di Riina.
Questo. Quindi, per me, ecco perché vi dico, sì, sono certo, perché Provenzano mi ha detto queste parole.



PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è in grado di stabilire - non di stabilire, mi perdoni - è in grado di affermare con sicurezza quali fossero i rapporti, successivamente all'arresto di Riina, tra il signor Provenzano e il signor Bagarella?
Perché lei ha detto il signor Provenzano di averlo incontrato, Bagarella invece no.
EX 210 Cancemi: No.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
EX 210 Cancemi: Bagarella, no.
PUBBLICO MINISTERO: E allora io le chiedo, è in grado di affermare, con sicurezza però, quali siano stati tra Provenzano e Bagarella i rapporti, nel periodo successivo all'arresto di Riina?
EX 210 Cancemi: Guardi, io le posso dire quello che so io.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo.
EX 210 Cancemi: Poi no... perché, voglio dire, ci possono essere conoscenze diverse di una persona e un'altra persona. Io, quello che so io, che i rapporti erano buoni, diciamo. Non ho sentito una lamentela, non ho sentito una cosa, diciamo, quindi dove posso pensare che c'era qualche cosa che non andava. Io non l'ho sentito, se poi qualche altro ha sentito che le cose erano diversamente non lo so. Però io...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io non mettevo in conto che qualcuno l'abbia raccontata...
EX 210 Cancemi: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... in un altro modo. Io mi limitavo semplicemente a chiedere a lei - visto che Bagarella non l'ha mai visto, Provenzano invece sì - cosa le risulta circa i rapporti tra l'uno e l'altro dopo l'arresto di Riina.
EX 210 Cancemi: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: Molto semplicemente.
EX 210 Cancemi: ... da parte da Provenzano o anche da Ganci non ho saputo niente, nessuna lamentela, nessuna cosa, diciamo.



PUBBLICO MINISTERO: Senta, e dei rapporti tra Provenzano e Brusca? Sempre riferiti a quel periodo lì. Lei sa qualcosa? E' in grado di definirli?
EX 210 Cancemi: Ma io li posso definire buoni. Perché, fino nel mese di maggio, Brusca è venuto là, diciamo, a Borgo Molara dove ci siamo incontrati. Perciò, per me, vedendo la presenza di Brusca pure là, quindi buoni. Non ci sento nessuna avvertimento di nessuno, per me devo dire buoni.