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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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*EX 210 Geraci: Geraci Francesco.

PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che lei proseguisse un attimino - perché poi a Riina ci arriviamo - proseguisse sui rapporti che c'erano, che lei poté constatare tra Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro.
EX 210 Geraci: I rapporti erano abbastanza ottimi, di quello che vedevo io; perché Giuseppe Graviano, da latitante, veniva a Triscina, che sarebbe un posto balneare che fa comune di Castelvetrano, e Matteo si occupava delle case di questo Giuseppe Graviano; e veniva pure il fratello, Fifetto.
PUBBLICO MINISTERO: Fifetto Graviano?
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa qual è il nome, senza diminutivo, di questo Fifetto Graviano?
EX 210 Geraci: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'ha conosciuto sempre come Fifetto Graviano?
EX 210 Geraci: Sì, che io ricordi sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto qualche altro fratello di Giuseppe e Fifetto Graviano?
EX 210 Geraci: Sì, il fratello maggiore, mi sembra. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama lo sa?
EX 210 Geraci: Non ricordo adesso il nome del fratello maggiore.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che si tratti di Benedetto?
EX 210 Geraci: Sì, Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, sapeva già questo nome lei? Lo conosceva già?
EX 210 Geraci: Sì, sì; me l'avevano presentato. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato di case messe a disposizione a Triscina da Matteo in favore di Giuseppe Graviano e Fifetto Graviano. Chi le metteva a disposizione queste case?
EX 210 Geraci: Matteo.


PUBBLICO MINISTERO: No, mi pare che lei... le chiedo di mettere a fuoco un pochino meglio questi suoi ricordi. Ecco, ricorda di avere incontrato in carcere - le chiedo - Fifetto Graviano?
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era persona che quindi lei conosceva?
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quello che ci ha detto.
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda in che carcere eravate detenuti?
EX 210 Geraci: All'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda a che periodo risale questa detenzione all'Asinara?
EX 210 Geraci: E' stato nel... di preciso non ricordo, se è stato marzo del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se durante questa comune detenzione aveva ricevuto delle confidenze da Filippo Graviano?
EX 210 Geraci: Sì, Fifetto mi disse che erano stati a Milano con Matteo, con le rispettive ragazze, nei pressi di Milano. E mi raccontava che andavano a mangiare spesso in un ristorante, infatti avevano fatto amicizia con la proprietaria del ristorante, le ragazze mi dicevano erano gelose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ricorda se le fece qualche ulteriore confidenza?
EX 210 Geraci: Che andavano a Milano, al negozio Versace a fare delle compere, Fifetto mi aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: C'era anche l'altro fratello?
EX 210 Geraci: Sì sì, lui mi ha detto sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse se, oltre a Milano, erano stati in qualche altra località?
EX 210 Geraci: No, che io ricordi, no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ricorda che lei venne interrogato dal Pubblico Ministero di Palermo, il dottor Russo?
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fra l'altro, il 18 settembre del '96.
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei rispose come ha detto adesso, e poi disse che, secondo le dichiarazioni, diciamo le confidenze che le aveva fatto Filippo Graviano, le era stato detto che con Matteo - leggo testualmente -:
"Che era stato pure assieme con il Matteo ad Abano Terme, non so di preciso, o a Rimini; comunque mi hanno detto che erano stati là sopra. Infatti andavano a mangiare spesso in un ristorante, e avevano", per l'appunto "instaurato un'amicizia con la proprietaria del locale, e le donne si erano lamentate".
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa circostanza?
EX 210 Geraci: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se in queste permanenze al Nord, Giuseppe Graviano, Filippo Graviano e Matteo, erano - Matteo Messina Denaro - erano accompagnati dalle rispettive ragazze?
EX 210 Geraci: Sì, me l'ha detto Fifetto che c'erano le loro ragazze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo periodo, si ricorda anche se le dissero per l'appunto qual era il periodo?
EX 210 Geraci: No, il periodo, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda. Per l'appunto in quell'interrogatorio - leggo a pagina 38 - lei disse:
"Il periodo, dobbiamo essere nel '93 circa".
Conferma questa indicazione?
EX 210 Geraci: '93 circa? Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi continuò sui luoghi in cui erano stati, a pagina 39:
"Dice che erano stati ad Abano Terme, a Rimini, comunque in qualche posto estivo, un posto, una località balneare".
EX 210 Geraci: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questo dato?
EX 210 Geraci: Sì.


PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma sul conto di Benedetto Graviano, lei ci sa dire qualche cosa in più? Intendo dire, ha avuto qualche notizia, qualche confidenza, se vogliamo, da parte del suo principale referente che è Matteo, o da altre persone?
EX 210 Geraci: Sì, Matteo una volta mi disse che il fratello maggiore era diciamo quello che, doveva essere quello che dirigeva la famiglia Graviano, ma in effetti non era così, mi diceva Matteo. Era il Giuseppe che dirigeva tutta la famiglia Graviano.

EX 210 Cannella T.: No, guardi, i fratelli Graviano tutti e tre, ma anche per tradizione familiare, culturale, sono stati sempre unitissimi, un'anima e un corpo.
I tre fratelli Graviano continuamente - e questo glielo dico per episodi che io posso anche chiarire per fatti... dico una miriade di fatti, non posso dirli tutti, ne citerò due, ne citerò tre...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, citi quelli che gli sembrano più significativi.
EX 210 Cannella T.: E' inutile che nel corso di...
PUBBLICO MINISTERO: Non scusi, Cannella, non so se ha sentito la mia domanda. Sennò ci sovrapponiamo le voci.
EX 210 Cannella T.: No, no, l'ho sentita la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto una miriade di fatti.
Se lei è in grado di citarne ovviamente qualcuno...
EX 210 Cannella T.: Sì, difatti.
PUBBLICO MINISTERO: ... che le sembra più significativo.
EX 210 Cannella T.: Sì, certo. Quindi, ripeto, agiscono sempre di comune accordo.
E vado brevemente a dire i fatti a mia conoscenza. E spero di relazionare sui fatti stessi che ho dichiarato quando ho fatto, ho reso l'interrogatorio per i Pubblici Ministeri. Quindi spero di non dire altri fatti, comunque ugualmente comprovanti...
PUBBLICO MINISTERO: Li può dire comunque... se lei ritiene...
EX 210 Cannella T.: E allora, quelli che credo di avere messo a verbale, se il mio ricordo non mi inganna.
Io avevo un credito nei confronti di un tale Giuseppe Sichiera, persona che poi fu eliminata dai fratelli Graviano.
Questo signor Giuseppe Sichiera mi doveva dare 200 milioni di lire. Ed erano a fronte sempre di un debito pregresso che lo stesso aveva contratto con la società Cosmopolitan Touring Company, effetti che non aveva pagato che io mi trovai costretto, nel momento che entrai nella società, a ritirare presso la Banca Cooperativa Impiegati Banco di Sicilia, oggi agenzia 22 del Banco di Sicilia.
E ritirai questi effetti, però non potevo permettermi chiaramente di fare alcuna azione giudiziaria, in quanto il Sichera notoriamente bazzicava ambienti di carattere... ambienti, insomma con i quali aveva rapporti con uomini d'onore, con gente della organizzazione.
Cosicché io consegnai questi effetti in ultima analisi, perché prima li avevo dati a Filippo... comunque, in ultima analisi, li consegnai a Giuseppe Graviano, il quale doveva provvedere a sistemarmi la questione, cercare di fare recuperare questi effetti, anche perché era pure loro interesse che io recuperassi somme.
E tramite il fratello Benedetto mi feci accompagnare e ci trovammo assieme da tale Giovanni Lo Cascio. tale Giovanni lo Cascio, in una campagna di costui di fronte all'abitazione dello stesso sita in fondo Chiavelli, in via Chiavelli. Via dell'Orsa Maggiore. Quindi questa è la zona per descrivere la zona.
E in quella fase c'era anche il Sichera, cosicché si stabilì che qualche cosa il Sichera piano piano insomma avrebbe cominciato a pagare.
Poi, in effetti, pagò 60 milioni solamente da quelli che diede a me e tra quelli che consegnò direttamente ai fratelli Graviano.
E io niente, dopo questo incontro con Benedetto Graviano in quel sito me ne andai, me ne tornai verso la città.
Dopo un paio d'ore, perché persi un po' di tempo strada facendo. Non ricordo, andai in banca, quello che feci, incontrai casualmente Giuseppe Graviano al quale giustamente gli dissi: 'guarda, ora ci dico com'è finita. Sai, Giuseppe, mi sono visto...'
Dice: 'no, già so tutto', ecco. Quindi già era informato.
Così come quando ad esempio io andavo a comprare macchine presso l'autosalone gestito ufficialmente da uno zio dei fratelli Graviano, il signor Quartararo, presso il quale più in pianta stabile c'era Benedetto Graviano nel negozio, più spesso, più soventemente, io non potevo effettuare l'acquisto in quel momento, perché chiaramente avevo determinate dilazioni, o pagavo poi direttamente ai fratelli Graviano. Prendevo la macchina e quindi pagavo, che so, dopo tre mesi, dopo quattro mesi, dopo sei mesi, a seconda quelli che erano gli accordi.
Non mi veniva data subito, perché Benedetto mi diceva in maniera espressa: 'sì, lo sai che non ci saranno problemi, però io parlerò con i miei fratelli'.
Quindi, voglio dire: anche per le cose minute, per le cose che apparentemente sembrano insomma di facile gestione personale del singolo, non vengono gestite personalmente dal singolo se prima non c'è questa, come dire, collegialità nella decisione anche la più stupida, anche la più apparentemente banale.



EX 210 Cannella T.: E allora, quelli che credo di avere messo a verbale, se il mio ricordo non mi inganna.
Io avevo un credito nei confronti di un tale Giuseppe Sichiera, persona che poi fu eliminata dai fratelli Graviano.
Questo signor Giuseppe Sichiera mi doveva dare 200 milioni di lire. Ed erano a fronte sempre di un debito pregresso che lo stesso aveva contratto con la società Cosmopolitan Touring Company, effetti che non aveva pagato che io mi trovai costretto, nel momento che entrai nella società, a ritirare presso la Banca Cooperativa Impiegati Banco di Sicilia, oggi agenzia 22 del Banco di Sicilia.
E ritirai questi effetti, però non potevo permettermi chiaramente di fare alcuna azione giudiziaria, in quanto il Sichera notoriamente bazzicava ambienti di carattere... ambienti, insomma con i quali aveva rapporti con uomini d'onore, con gente della organizzazione.
Cosicché io consegnai questi effetti in ultima analisi, perché prima li avevo dati a Filippo... comunque, in ultima analisi, li consegnai a Giuseppe Graviano, il quale doveva provvedere a sistemarmi la questione, cercare di fare recuperare questi effetti, anche perché era pure loro interesse che io recuperassi somme.
E tramite il fratello Benedetto mi feci accompagnare e ci trovammo assieme da tale Giovanni Lo Cascio. tale Giovanni lo Cascio, in una campagna di costui di fronte all'abitazione dello stesso sita in fondo Chiavelli, in via Chiavelli. Via dell'Orsa Maggiore. Quindi questa è la zona per descrivere la zona.
E in quella fase c'era anche il Sichera, cosicché si stabilì che qualche cosa il Sichera piano piano insomma avrebbe cominciato a pagare.
Poi, in effetti, pagò 60 milioni solamente da quelli che diede a me e tra quelli che consegnò direttamente ai fratelli Graviano.
E io niente, dopo questo incontro con Benedetto Graviano in quel sito me ne andai, me ne tornai verso la città.
Dopo un paio d'ore, perché persi un po' di tempo strada facendo. Non ricordo, andai in banca, quello che feci, incontrai casualmente Giuseppe Graviano al quale giustamente gli dissi: 'guarda, ora ci dico com'è finita. Sai, Giuseppe, mi sono visto...'
Dice: 'no, già so tutto', ecco. Quindi già era informato.
Così come quando ad esempio io andavo a comprare macchine presso l'autosalone gestito ufficialmente da uno zio dei fratelli Graviano, il signor Quartararo, presso il quale più in pianta stabile c'era Benedetto Graviano nel negozio, più spesso, più soventemente, io non potevo effettuare l'acquisto in quel momento, perché chiaramente avevo determinate dilazioni, o pagavo poi direttamente ai fratelli Graviano. Prendevo la macchina e quindi pagavo, che so, dopo tre mesi, dopo quattro mesi, dopo sei mesi, a seconda quelli che erano gli accordi.
Non mi veniva data subito, perché Benedetto mi diceva in maniera espressa: 'sì, lo sai che non ci saranno problemi, però io parlerò con i miei fratelli'.
Quindi, voglio dire: anche per le cose minute, per le cose che apparentemente sembrano insomma di facile gestione personale del singolo, non vengono gestite personalmente dal singolo se prima non c'è questa, come dire, collegialità nella decisione anche la più stupida, anche la più apparentemente banale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Cannella, lei questi episodi effettivamente li aveva anche riferiti nelle indagini.
Non so, se lei ritiene di riferirne qualche altro che ritiene significativo.
EX 210 Cannella T.: Ma guardi, adesso io le posso riferire ad esempio che in occasione di una lite che un mio congiunto ebbe con un uomo d'onore di piazza Guadagna. E' stato arrestato recentemente, trattasi di Natale Gambino. E in quella fase nacquero problemi grossi, perché mio cognato non era niente, e aveva avuto questo problema, insomma, gravissimo.
E io mi rivolsi in quel momento ai fratelli Graviano perché, per sanare quella questione.
Nella prima fase andai a trovare, tramite Tutino, il signor Filippo Graviano, il quale mi disse che avrebbe visto un pochettino, abbia pensato alla cosa, perché ne doveva parlare sia con il fratello Giuseppe e sia con Benedetto.
Tant'è vero che, a questa pacificazione successivamente, dopo credo un 15 giorni circa mi accompagnò proprio Benedetto Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.


EX 210 Cannella T.: In quel periodo, nel '93, i fratelli Graviano non si sono completamente visti. Lei deve tenere conto di una cosa: che i fratelli Graviano avevano tra l'altro avuto da me, intestati a persone fittizie, tre villette in quel villaggio, per cui quasi tutte le estati io vedevo i fratelli Graviano perché soventemente si recavano presso il villaggio a fare un po' di giorni di vacanza o a farsi il week-end, sabato e domenica e via di seguito.
Vi fu un periodo - e adesso lo precisiamo perché questo lo precisiamo in maniera chiara - che va dal '91 a tutto il '93 e il '94, poi naturalmente, era ovvio fino a che io ero fuori non lo potevo più incontrare perché erano stati arrestati nel gennaio. Comunque, in quel periodo che va dal '91 al '93, i fratelli Graviano non hanno più frequentato il villaggio. E per diversi motivi e per diversi aspetti spesso mi si diceva anche da parte dei loro collaboratori - e quindi sto parlando di Cesare Lupo, sto parlando di Marcello Tutino, sto parlando di Vittorio Tutino, e così via di seguito - mi veniva detto da parte di questi personaggi, quando io avevo la necessità di incontrarli per diversi motivi e per diverse situazioni, che i fratelli Graviano si trovavano fuori. Si trovavano fuori al Norditalia.
Successivamente con il signor Bagarella, sì, io appresi pure che i fratelli Graviano non erano in Sicilia ma che erano fuori, perché quando cominciai a parlare dei miei problemi, lo stesso mi disse: 'no, per ora non ci sono. Sono fuori'. Adesso stiamo parlando del periodo proprio del 1993. E quindi...


EX 210 Cannella T.: .....
Io so benissimo chi erano i fratelli Graviano, perché li conosco da bambino. Conoscevo il papà dei fratelli Graviano e quindi sapevo anche la qualità di persona di Cosa Nostra, del papà dei fratelli Graviano.
Perché devo ricordare che io sono nato e cresciuto in un quartiere ad alta densità mafiosa, che è il quartiere Brancaccio-Ciaculli.
........




PUBBLICO MINISTERO: Voglia dare, scusi, dei nomi oltre al cognome? Con chi in particolare ebbe rapporti?
EX 210 Cannella T.: Con tutti e tre. Con Benedetto, Giuseppe e Filippo Graviano.



"Conosco Militello Tommaso, portiere presso il San Paolo, Palace Hotel che mi è stato indicato da Spatuzza come soggetto vicino ai fratelli Graviano". Ecco, e poi c'è tutto un seguito di discorso.


PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare? Quindi ha conosciuto questi signori Graviano?
EX 210 Calvaruso: Sì, perché poi ho conosciuto i signori Graviano, perché poi diciamo ho partecipato a delle riunioni dove Giuseppe Graviano e Filippo Graviano faceva nell'ufficio di Cannella e gli chiedeva i soldi. Vedevo le varie persone che venivano a prendere soldi da Cannella Tullio, sempre con aria minacciosa, sempre con le battute minacciose. Vedevo i danneggiamenti che subìva il Cannella quando ritardava a dare i soldi, che gli bruciarono una macchina, una gliela fecero saltare in aria, gli bruciarono l'ufficio, gli rubarono due macchine.
Questo succedeva ogni qualvolta lui ritardava nel dare i soldi al Graviano.



PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la fermo, perché su questo punto poi voglio tornare più specificamente.
A me serviva semplicemente, come lei ha già fatto, che lei spiegasse quali erano stati questi rapporti tra Cannella e i Graviano e poi le chiedo se, dato che lei ha parlato del villaggio Euromare come centro di questi interessi e della presentazione che Tullio Cannella le fa di Bagarella, vorrei sapere se le risultavano, se aveva avuto modo di constatare i rapporti, se ce n'erano, tra Bagarella e Giuseppe e Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: Tra Bagarella e Giuseppe e Filippo Graviano i rapporti diciamo c'erano e lo posso attestare perché una volta dovevo portate io Bagarella in un appuntamento con Giuseppe Graviano. E poi c'erano dei rapporti, anche dopo l'arresto dei Graviano il Bagarella continuava a tenere diciamo il rapporto con i Graviano tramite i futuri reggenti che vennero dopo i Graviano.
Quindi c'erano sempre dei discorsi che il Bagarella faceva arrivare ai Graviano, o viceversa, i Graviano al Bagarella.



EX 210 Calvaruso: Nino Mangano è il successore dei fratelli Graviano nel mandamento dei Brancaccio.
Dopo l'arresto dei Graviano, che fu... Ripeto, io per le date non sono forte, però riesco, cerco di ricordare il più possibile.



PUBBLICO MINISTERO: Giacalone le disse anche qualcosa sui precedenti attentati?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi parlava di questo fatto che loro non erano convinti di quello stavano facendo, perché capivano... lui, se non ricordo male, mi disse pure il fatto quando saltò in aria la bomba dove c'era la bambina che morì, loro praticamente ci sono rimasti male perché non capivano perché dovevano andare a prendere tutti questi ergastoli per i monumenti, che c'era tutta questa gente... Cioè, a quanto pare fra di loro c'era questo malumore.
Mi raccontò delle cose che, ripeto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo attentato in cui sono morti, ha parlato di una bambina.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse qualcosa di più specifico?
EX 210 Calvaruso: Se non ricordo male mi parlò di un Fiorino che fu portato dal genero stesso sul posto, non so assieme a chi, a Gaspare Spatuzza o a Giuliano, comunque a quanto pare c'era proprio il genero che portò il Fiorino sul posto dove poi esplose.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, cioè secondo quanto le aveva detto Giacalone, il suo genero, in questo fatto dove era morta la bambina, o più persone, o che altro, era stato per così dire quello che aveva guidato la macchina, aveva portato la macchina?
EX 210 Calvaruso: Sì, quello che aveva portato la macchina diciamo sul posto, a quanto pare.
PUBBLICO MINISTERO: Era questo un fatto che lasciava particolarmente allarmato Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Mah, veramente Giacalone era allarmato non solo per questo. Era allarmato per tante cose. Perché si era visto abbandonato in galera da tutti, perché non capiva come mai i suoi capi, dopo avergli fatto fare di tutto e di più lo avevano lasciato in carcere senza dargli neanche 100 mila lire. Si preoccupava perché vedeva che lui si stava facendo il carcere, ma fuori nessuno faceva niente per fare stare zitti i pentiti. Vedeva la successione in quel periodo, che poi ci fu una successione tremenda di collaboratori che andavano spuntando in televisione e che praticamente, una volta lui scherzando mi disse: 'forse sarebbe meglio che collaboriamo tutti, almeno ce ne andiamo tutti a casa'.
Quando poi si seppe sul giornale, che uscì quell'articolo 'si pente Mangano' col punto interrogativo, lì Giacalone diciamo che stiede male per quasi una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Perché?
EX 210 Calvaruso: Perché mi confidò che, dice che a quanto pare lui con Nino Mangano ha più di 100 omicidi, dall'epoca della guerra dell'80, dove lui dice che fu "punto" nell'80 insieme al Mangano. E quindi dice: 'se parla Nino io a questo punto sono veramente morto'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le chiedo una precisazione: lei ha fatto riferimento a questa epoca, dice dall'80 è stato punto. Che cosa vuol dire, vuol spiegare questa sua affermazione?
EX 210 Calvaruso: Cioè che è stato fatto ritualmente uomo d'onore nel 1980, sia lui che Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lui sarebbe Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Giacalone Luigi, che è un bravo ragazzo effettivamente, solo che purtroppo è uno di quei ragazzi che crede che i capi di Cosa Nostra sono degli esseri divini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma diciamolo allora, secondo quello che le risulta o secondo quello che le disse Giacalone, chi erano questi capi da cui lui pigliava...
EX 210 Calvaruso: I suoi capi purtroppo erano i fratelli Graviano e quindi diciamo i capi del gruppo di fuoco più squilibrato di Palermo.



PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, a proposito di questi soggiorni diciamo fuori dalla Sicilia, lei da Bagarella ha saputo qualcosa in relazione all'arresto di Giuseppe e Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: Sì, da Bagarella quando hanno arrestato Giuseppe e Filippo Graviano, quello che ho saputo è stato... Lui ha fatto una espressione di gratitudine, dicendo: 'gli sta bene, così la smettono di fare i dongiovanni nelle città fuori da Palermo'.
Perché lui sosteneva che i Graviano, invece di starsi a Palermo a dirigersi il loro territorio, andavano in discoteche a Milano, divertimenti, cosa che lui gli rimproverava tantissime volte.
E quindi, quando lo hanno arrestato, ha espresso un consenso dicendo: 'gli sta bene, così si imparano andare girando con le donnine nei locali'.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a queste chiamiamole abitudini dei Graviano, Giacalone in carcere le disse qualcosa?



EX 210 Calvaruso: No, ma io Filippo Graviano, proprio in compagnia del Bagarella, non lo vidi mai.
Io vidi Giuseppe Graviano. Che portai il Bagarella in un appuntamento e vidi il Giuseppe Graviano. Il...



AVVOCATO Oddo: Ora lei vuole essere cortesemente più preciso - perché lo è stato, più preciso, davanti al signor Pubblico Ministero - ed evito di fare la contestazione, perché se lei ora, ricordando meglio... Questo famoso biglietto, questa lettera, chi l'avrebbe inviata dal carcere? Chi dei fratelli Graviano?
EX 210 Calvaruso: Che io ricordi, mi disse Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Perché lei ha dichiarato più volte, non solo al Pubblico Ministero ma anche in sede dibattimentale, che questo biglietto sarebbe stato di Giuseppe Graviano.
Ora io le faccio una domanda, lei sa in quali case di pena o in case circondariali sarebbero stati ristretti i fratelli Graviano? E mi interessa in particolare: primo, le risulta che Filippo e Giuseppe Graviano fossero ristretti nelle stesse carceri? E in particolare, lei sa dove era ristretto Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: No, avvocato, non mi interessava, quindi non... No.
AVVOCATO Oddo: Quindi non le risulta che Giuseppe e Filippo Graviano avessero scritto insieme biglietti dal carcere diretti a qualunque persona fuori, per scopi che fossero della organizzazione Cosa Nostra, ma soltanto uno dei due, cioè Giuseppe.
EX 210 Calvaruso: Cioè, per noi i Graviano sono tutti e tre. Però poi, certo, chi ha scritto il biglietto, Mangano mi disse Giuseppe.


AVVOCATO Oddo: Quindi non le risulta che Giuseppe e Filippo Graviano avessero scritto insieme biglietti dal carcere diretti a qualunque persona fuori, per scopi che fossero della organizzazione Cosa Nostra, ma soltanto uno dei due, cioè Giuseppe.
EX 210 Calvaruso: Cioè, per noi i Graviano sono tutti e tre. Però poi, certo, chi ha scritto il biglietto, Mangano mi disse Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Beh, non è che le risultano biglietti di Filippo del pari, perché ci sono tutte le sue dichiarazioni, qui.
EX 210 Calvaruso: No, no. Io non sto parlando di biglietti di Filippo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ecco, va bene. Quindi, quando lei dice "i Graviano" lo fa solo per comodità, ma in realtà intende riferirsi a Giuseppe?
EX 210 Calvaruso: Non è per comodità, in genere i Graviano erano i Graviano: erano tutti e tre. Non erano i Graviano: Giuseppe comandava e Filippo faceva i piatti. I Graviano erano tutti e tre tre persone uguali.
AVVOCATO Oddo: Lei...
EX 210 Calvaruso: C'era quando c'era Giuseppe, c'era quando c'era Filippo. Nel periodo specifico di cui parla lei, del carcere, il biglietto arrivò da Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Sì, però, dico, qua a noi interessano i fatti. A meno che un biglietto non viene scritto da due persone insieme, se due persone stanno in due carceri di massima sicurezza in due posti diversi dell'Italia, e uno solo scrive, mi pare che il dato sia questo. A meno che lei non conosca altri fatti che ci può rappresentare, ma che finora il Pubblico Ministero, mi contraddica il rappresentante della Procura...
EX 210 Calvaruso: No, avvocato...
AVVOCATO Oddo: ... non ha mai detto. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Sì avvocato, non conosco altri fatti.


AVVOCATO Oddo: Quel fatto che a Bagarella stava bene l'arresto dei Graviano, che io le ho ricordato rileggendo quella parte di dichiarazione, lei la conferma pure. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Certamente. Ma lo disse più di una volta.


AVVOCATO Oddo: Va bene. Mi dica una cosa e sto avviandomi rapidamente alla conclusione.
Lei ha parlato di alcune persone; vorrei sapere se è a sua conoscenza che si tratta di componenti dell'organizzazione criminosa Cosa Nostra: Romeo Pietro.
EX 210 Calvaruso: Fa parte del gruppo di fuoco di Brancaccio.
AVVOCATO Oddo: Io non le ho chiesto se facesse parte del gruppo di fuoco di Brancaccio. Volevo sapere se era...
PRESIDENTE: Fa parte di Cosa Nostra.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Da che epoca, per quello che è a sua conoscenza?
EX 210 Calvaruso: No, queste cose io non le so, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Quando le fu presentato?
EX 210 Calvaruso: Io so che mi fu raccontato, se lei mi...
AVVOCATO Oddo: Quando le fu presentato?
EX 210 Calvaruso: A me ritualmente non mi fu presentato, o se me lo presentarono mi fu presentato nella massa assieme agli altri e quindi non lo riesco a ricordare.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Calvaruso: So che me lo raccontò il Giacalone Luigi, se lei mi fa ricordare, che questo Pietro Romeo, addirittura, stessa cosa si interessò Giuliano Olivetti a farlo entrare nel gruppo di fuoco, perché non lo volevano. Perché lui, a quanto pare...
AVVOCATO Oddo: Perché avrebbe dovuto raccontarle questo, il signor Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Cosa?
AVVOCATO Oddo: Perché avrebbe dovuto raccontarle questo, il signor Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Che ne so, avvocato; lo chieda a lui.
AVVOCATO Oddo: Ah, non lo sa.
EX 210 Calvaruso: Racconto queste cose...
AVVOCATO: Va be', io lo devo chiedere perché ci sono dei canoni interpretativi cui dobbiamo soggiacere.
EX 210 Calvaruso: No, mi...
AVVOCATO Oddo: Ciaramitaro? E' un'altra persona che lei ha nominato.
EX 210 Calvaruso: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come dice?
EX 210 Calvaruso: Niente, niente, Presidente. Stavo raccontando il fatto di Romeo. Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
EX 210 Calvaruso: No, no. Va bene.
PRESIDENTE: Finisca di raccontare.
AVVOCATO Oddo: No, no, per carità, non volevo interromperla. Signor Presidente, io non lo vedo, quindi non so quando finisce di...
PRESIDENTE: Finisca di raccontare.
EX 210 Calvaruso: No, il Giacalone mi diceva che Romeo si trovava in carcere, che doveva uscire e che il Giuliano Olivetti aveva la cosa di farlo entrare assieme a loro nel gruppo di fuoco. Gli altri, Spatuzza, non volevano. Allora il Giuliano interpellò il Giuseppe Graviano o il Filippo Graviano, qualcuno dei Graviano.
AVVOCATO Oddo: Scusi, perché lei dice in modo alternativo?
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma prima mi deve lasciar finire il racconto...
AVVOCATO Oddo: Ero convinto che avesse finito.
PRESIDENTE: No, no. Questo sta continuando: la storia è lunga, pare.
EX 210 Calvaruso: No...
PRESIDENTE: Speriamo che sia presto.
EX 210 Calvaruso: E' brevissima, Presidente.
PRESIDENTE: Dica.
EX 210 Calvaruso: Al che i Graviano dettero l'assenso, e il Romeo, poi, fece parte del gruppo di fuoco del Brancaccio.
PRESIDENTE: Quindi, lei...
AVVOCATO Oddo: E lei...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere perché lei dice "i Graviano" e non dice esattamente quale dei fratelli Graviano.
EX 210 Calvaruso: Perché i Graviano prendevano le decisioni alternati: o uno o l'altro.
AVVOCATO Oddo: Ma a lei da cosa risulta questo?
EX 210 Calvaruso: Ma da tantissime cose, avvocato. Quando...
AVVOCATO Oddo: Cioè è una cosa...
PRESIDENTE: Avvicini di più la voce al microfono, avvocato.
AVVOCATO Oddo: E' una cosa che lei, sostanzialmente, ricava da un ragionamento logico.
EX 210 Calvaruso: No, no, quale ricavo.
AVVOCATO Oddo: Allora a lei risulta per scienza diretta...
EX 210 Calvaruso: Risulta che...
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci parlare, perché lei fa una domanda, ma gli deve lasciare il tempo di rispondere.
EX 210 Calvaruso: Risulta che, a volte, vi erano dei problemi nel villaggio Euromare e il Giuseppe Graviano diceva a Tullio: 'va be', parlane con mio fratello'. O viceversa, Filippo gli diceva: 'parlane con Giuseppe', o ci mandavano Benedetto.
Cioè, era un tutt'uno, avvocato: Benedetto, Giuseppe...
AVVOCATO Oddo: Ad Euromare sono perfettamente d'accordo. Io vorrei sapere, invece, per quanto riguarda Romeo. Perché Romeo, se non ricordo male...
EX 210 Calvaruso: Romeo... Giacalone mi disse che intervennero i Graviano. Purtroppo anche loro parlano così. Cioè, non parlo solo io.
AVVOCATO Oddo: Quindi non le risulta altro che questa cosa generica.


PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, torniamo all'argomento che abbiamo lasciato prima della sospensione.
Lei ha saputo qualcosa da Giuliano - a quanto capisco era quello che le raccontava queste cose - di ulteriore, sempre in riferimento alle stragi?
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Dopo che lui cominciava, si è cominciato a sbilanciarsi, che parlava spesso di questo attentato, quando è venuto il Lo Nigro che si lamentava che non si fece più nulla. Dopo, quando se ne sono andati tutti, Giuliano commentava con me che quando c'erano i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano fuori, che loro sovvenzionavano i soldi per fare le trasferte, allora si facevano questi lavori di attentati. Di quando i fratelli non ci sono più, Nino Mangano se ne frega, che non vuole sovvenzionare i soldi per fare affrontare i soldi delle... Cioè, praticamente lui diceva che Nino Mangano se ne fregava di questi attentati e lui commentava questi discorsi con me.



EX 210 Ciaramitaro: Sì. Sempre il Giuliano mi aveva riferito che ogni volta che si spostavano per andare fuori Sicilia, sempre nel continente, il Giuseppe gli dava 10 milioni a testa, dei componenti, per affrontare le spese. E il problema, cioè, è che non avevano per spostarsi, perché avevano tutti questi soldi a disposizione.
Che invece Nino Mangano non ne metteva soldi a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, ma perché lei, dopo Graviano, mette Nino Mangano? Perché, mi faccia capire un pochino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì. Perché dopo l'arresto dei fratelli Graviano, il posto dei fratelli Graviano l'ha preso Nino Mangano. Cioè, gestiva lui la famiglia, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quando lei parla di "fratelli Graviano" a chi si riferisce?
EX 210 Ciaramitaro: Giuseppe e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, ecco, bisogna che lei un pochino dia un po' di concretezza a questa affermazione. Come fa lei a dirlo che erano proprio loro due quelli che finanziavano questi fatti?
EX 210 Ciaramitaro: Perché...
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
C'è un'opposizione.
EX 210 Ciaramitaro: ... ne parlava spesso Francesco Giuliano.
AVVOCATO Gramigni: C'è opposizione. Non ho sentito dire...
PRESIDENTE: Avvocato, la prego, per...
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: No, no, seduto.
AVVOCATO Gramigni: Ah, seduto.
PRESIDENTE: Perché non arriva la voce.
AVVOCATO Gramigni: Formulo un'opposizione in questo senso: il Pubblico Ministero ha affermato or ora, ha riportato una frase che il dichiarante avrebbe detto e che in realtà non ha detto; poiché mi è sembrato di capire - e sono sicuro di aver capito - che è stata indicata nella persona di Giuseppe, colui che il Giuliano avrebbe detto avrebbe elargito denaro al predetto Giuliano.
Quindi, credo che vi sia...
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato di fratelli. Infatti io chiedevo...
AVVOCATO Gramigni: Ha parlato di arresto...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, per favore, faccia finire.
AVVOCATO Gramigni: Però sono sicuro di non aver sentito altro che dire che Giuseppe avrebbe, in certe occasioni, dato dei soldi a Giuliano.
Questa frase, riportata dal...
PRESIDENTE: Aveva detto poco prima che questi attentati erano...
PUBBLICO MINISTERO: I fratelli...
PRESIDENTE: ... stati finanziati dai fratelli Graviano. Mi pare logico che il Pubblico Ministero...
AVVOCATO Gramigni: Vedremo.
PRESIDENTE: ... chieda di sapere come faceva a saperlo e soprattutto se c'era una differenza fra l'uno e l'altro.
AVVOCATO Gramigni: Mi era sembrato di aver sentito parole molto precise.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Gramigni: Tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Fortunatamente non fa prova l'affermazione del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Gramigni: No, ma fa suggestione...
PRESIDENTE: Per favore, non c'è nessuna suggestione, avvocato. Abbia pazienza.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Ciaramitaro...
PRESIDENTE: L'accertamento della verità è uno dei doveri fondamentali che noi dobbiamo perseguire in questa attività. Non è che si suggerisce all'esaminato una domanda, gli si chiede: 'lei sa?' e 'perché sa?' e 'chi dei due avrebbe fatto questo?'.
O se invece dei due sono tre, o se sono un altro che non è nominato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Ciaramitaro, le riformulo la domanda.
Lei ha detto: c'era qualcuno di questi Graviano che finanziava queste trasferte e questi attentati, ha parlato di 10 milioni.
Le chiedo: siccome lei più volte... una volta ha usato effettivamente l'espressione "Giuseppe Graviano", una volta ha parlato dei "fratelli Graviano", io le chiedo - se è in grado di rispondere - di dire alla Corte di personalizzare questo cognome. Cioè, chi erano? Era Giuseppe, era da solo, era Giuseppe e Filippo o che altro?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, erano tutti e due i fratelli, però quello più ... era Giuseppe. Perché Giuliano mi diceva che era Giuseppe, parlava sempre di Giuseppe e di Filippo. Perché erano entrambi a decidere una cosa. Cioè, decideva Giuseppe, però il fratello acconsentiva quello che diceva Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era quello che le aveva detto Giuliano?
EX 210 Ciaramitaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sua affermazione, o meglio, questa affermazione di Giuliano valeva per questi finanziamenti degli attentati o valeva in generale? Ci spiega un pochino.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, in generale. Gli dava 10 milioni a ogni persona; partivano cinque, sei, sette persone, 10 milioni a testa per finanziarsi la trasferta, per stare fuori tutto questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Le chiedo ancora di specificare, perché lei mi ha risposto, ma in realtà intendevo farle un'altra domanda. Dico: questi rapporti fra Giuseppe e Filippo Graviano, per come glieli raccontava Giuliano, erano stati in questi termini che lei ha detto, per gli attentati, o in genere per tutti gli affari che riguardavano Cosa Nostra?
EX 210 Ciaramitaro: Cioè, in genere che riguardavano Cosa Nostra, Graviano, Giuseppe Graviano, finanziava i soldi. Cioè, pure perché il Giuliano mi diceva che quando c'era Giuseppe, batteva sempre così, eramo meglio perché ognuno di noi che aveva problemi bisogna che gli diceva a Giuseppe di che aveva bisogno e Giuseppe gli dava dei soldi.
PRESIDENTE: Lo aiutava.
EX 210 Ciaramitaro: Sì, gli dava i 5, i 4 milioni; cioè, problemi non ne avevano nessuno dei componenti.
Infatti, un giorno pure Spatuzza s'è lamentato di questo. Siccome Spatuzza già era latitante da prima del '94, lui ha commentato - lo Spatuzza - che aveva problemi per un appartamento per andarsene a dormire, e il commento di Spatuzza dice: 'quando c'era Giuseppe questi problemi non c'erano, Giuseppe subito affittava oppure comprava appartamenti e metteva a disposizione'.
Invece Nino non faceva niente per tutto questo, se ne fregava; a Nino ci interessava che si incassava i soldi e di che fine facevano non si sapeva, perché a me e a nessuno gli davano soldi, perché si lamentavano tutti.
Per questo entrava sempre il discorso di 'i fratelli Graviano era meglio'.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
EX 210 Ciaramitaro: Perché i fratelli sovvenzionavano a tutti.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.



PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha detto a proposito di Filippo Graviano che a casa sua, a Palermo, durante quegli incontri, Giuseppe Graviano le aveva detto che sostanzialmente era suo fratello che si occupava di questi affari, diciamo.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si interessava.
EX 210 D'Agostino: Si interessava per quanto riguardava, non lo so, la cassa, ecco, oppure degli interessi di natura economica.



EX210 Di Filippo E: Devo precisare che io ho fatto parte di Cosa Nostra per un periodo limitato. Intendo dire questo che: io ho fatto parte di Cosa Nostra dal periodo che va dall'83 all'85. Specifico che dopo aver fatto queste crudeltà, cose che in effetti non mi appartenevano, io ho cercato di tagliare questo cordone ombelicale che mi tratteneva a questa vita, una vita che non mi apparteneva, né per coscienza, né per diritto, né per niente. Ripeto, io mi sono ritrovato a fare determinate cose e allora io parlai con mio fratello, mio fratello Pasquale, che allora era il genero di Tommaso Spadaro e gli dissi: 'Pasquale, io mi trovo in questa situazione, non riesco più ad andare avanti', con me stesso, la mia coscienza non mi permetteva di andare avanti. 'Io me ne voglio uscire'.
Faccio presente che non è facile uscirsene da una situazione del genere, dopo avere visto e avere fatto quello che ho fatto io.
Allora lui parlò con il suocero Tommaso, il quale fece sapere al nipote - Giuseppe Lucchese, cioè la persona da cui io prendevo ordini - di mettermi un pochettino da parte per quanto riguarda omicidi e le estorsioni. E la cosa venne fatta.
Tanto è vero che io un giorno fui chiamato da Giuseppe Lucchese e mi disse che da quel momento in poi avrei dovuto portare il cugino, cioè Giuliano Giuseppe detto "Folonari", alla zona industriale e presentarlo a tutti i componenti delle fabbriche, perché da quel momento in poi sarebbe stato lui colui che andava a ritirare tutti i soldi.
Allora, io nell'85 esco dal gruppo di fuoco, non faccio più le estorsioni. Ora, faccio presente che ero sempre a disposizione, per una questione di parentele e per una questione di quello che avevo fatto, ero sempre a disposizione. Tanto è vero che faccio traffico di hashish, traffico di stupefacenti e contrabbando di sigarette insieme agli Spadaro, insieme ai Tagliavia, precisamente Francesco Tagliavia. E nel '91, dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino, mantengo i contatti tra il carcere, cioè Marchese Antonino, e il mondo esterno, con Filippo Graviano.
E questo è quello che volevo premettere.


EX210 Di Filippo E: In quei periodi Giuseppe Marchese, in cui feci parte appunto del gruppo di fuoco, era arrestato, per cui non ne era a conoscenza. Colui che poteva sapere qualcosa, anche se non direttamente ma indirettamente, era Giovanni Drago. Tant'è vero che disse all'Autorità che facevo parte appunto del gruppo di fuoco e mi interessavo appunto dell'organizzazione.
Mentre Giuseppe Marchese disse che ero uomo d'onore e che tenevo i contatti tra lui e il mondo esterno, riferendomi a Filippo Graviano.



EX210 Di Filippo E: E allora, dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino che avvenne a Trapani, nel carcere di Trapani, mio cognato fu trasferito nel carcere credo di Palermo e dopo a Voghera.
E da quel momento in poi mio cognato mi disse che sarei dovuto essere io la persona che dovevo mandare i messaggi fuori. E più precisamente a Filippo Graviano.
Ricordo che questi messaggi, sono, erano dei bigliettini sigillati che Filippo Graviano mi dava ed io consegnavo al colloquio a mio cognato a Voghera.
Ricordo che poche volte lui apriva i bigliettini e mi faceva vedere quello che c'era scritto. Solo una volta.
E ricordo che in quei periodi c'era un po' l'incalzare dello Stato nei confronti dei mafiosi. Aprì il bigliettino e lui stesso lesse il bigliettino e c'era scritto che lo zio - sarebbe Totò Riina - gli mandava a dire che bisognava fare lo sciopero della fame.
A questo punto lui innervosì dicendomi, sia a me che a mia sorella, dice: 'adesso a quello chi glielo va a dire?', riferendosi al fratello Giuseppe che si trovava con lui sempre a Voghera.



Faccio presente che, insieme ai bigliettini, il Filippo Graviano mi dava anche dei soldi. Questi soldi erano divisi in questa maniera: puntualmente, mensilmente mi dava dai tre ai quattro milioni che sarebbe lo stipendio di mio cognato Marchese Antonino. Oltre, nei vari anni, cioè, durante l'anno, mi dava delle somme di soldi che si aggiravano dai 30 ai 40 milioni.
E per quanto riguarda questi soldi di questa cifra, mi diceva: 'digli a Nino che questi soldi glieli manda lo zio'.
"Lo zio", mi disse dopo mio cognato, si trattava di Totò Riina.
Questa è la specificazione dei bigliettini e quando avvenne e quando durò.


PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi bigliettini a lei materialmente chi li consegnava?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per incontrarmi con Filippo Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Cioè, o meglio: Filippo, per incontrarsi con me, utilizzava la persona di Tudino Vittorio. E me lo mandava al distributore e mi faceva accompagnare presso un negozio di rivendita di gomme. Allora erano le gomme Gianrusso in via Messina Marina.
In questo posto io mi vedevo con Filippo Graviano. E lui mi consegnava questi bigliettini. E quando c'era l'occasione, mi dava anche i soldi.
Erano sigillati e io li consegnavo al colloquio al mio cognato a Voghera.


PUBBLICO MINISTERO: Lei, oltre che bigliettini sigillati, ha avuto anche l'incarico di portare qualche comunicazione verbale? Qualche messaggio verbale, anziché scritto in bigliettini sigillati?
EX210 Di Filippo E: A livello di messaggio importante, no. Solo che certe volte mio cognato mi diceva che aveva intenzione... Ad esempio, lui aveva un grosso terreno a Ciaculli e mi diceva: 'digli a Filippo che si interessa per vendermelo'.
Questi erano i vari messaggi verbali che io mandavo fuori.
Magari dopo lui si voleva prendere qualche appartamento, o affittarlo, questi erano i messaggi verbali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, solo...
EX210 Di Filippo E: Tutto ciò che di importante, lui doveva scrivere, alla risposta dei bigliettini; al colloquio successivo lui me li dava e io li rimandavo a Filippo Graviano, li davo a Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei riceveva anche da suo cognato dei biglietti, a quello che capisco.
EX210 Di Filippo E: La risposta a quello che Filippo Graviano mandava.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre biglietti sigillati.
EX210 Di Filippo E: Sempre biglietti sigillati, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei glieli consegnava sempre personalmente a Graviano?
EX210 Di Filippo E: Solo a lui li consegnavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, la disposizione era nel senso che solo a lui doveva riferirlo.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, solo a lui.
PUBBLICO MINISTERO: E per contattarlo come faceva?
EX210 Di Filippo E: Tramite Tudino Vittorio.


EX210 Di Filippo E: Io Filippo Graviano l'ho conosciuto personalmente, ma non solo in questo contesto. Quando, all'epoca in cui ho parlato dei miei, diciamo, delitti di sangue, si trovò coinvolto insieme a me in una scomparsa: dei fratelli Fragala. Lui e Giovanni Di Gaetano.
Non ricordo bene se c'era anche il fratello Benedetto, sinceramente non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa che Filippo Graviano ha anche un fratello che si chiama Giuseppe?
EX210 Di Filippo E: Sì. Giuseppe, sì. Stavo vendendo al dunque, se lei...
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto questa persona. lei?
EX210 Di Filippo E: Io l'ho conosciuto due volte, dopo che venni a sapere, appunto da mio fratello e da Giuliano... Antonino, però, il fratello; perché dopo l'arresto del fratello, dopo l'arresto di Giuseppe, prese il posto Antonino, ed era molto vicino ai fratelli Graviano.
Ho saputo che tutta la zona di Brancaccio era in mano ai fratelli Graviano e la persona più in carica a livello di comando era Giuseppe.
Per quanto riguarda Filippo, io ho già detto in precedenza, è successa questa scomparsa dei fratelli Fragala. Dopodiché ho saputo che dopo l'arresto, o ospedaliero, di Pino Savoca - perché i Graviano erano legati a Pino Savoca, erano molto vicini a Pino Savoca - dopo l'arresto di Pino Savoca tutto il comando di Brancaccio lo presero nelle mani i fratelli Graviano.
Io, Giuseppe lo vidi personalmente insieme a Giovanni Drago, quando li utilizzai per una cortesia. Siccome un cugino mio, un certo Paolo Catalano, ha una sala di nozze a Moncerdino e c'era un certo Bronte che non aveva pagato, non aveva saldato il conto.
Allora io li mandai a chiamare per dire se si potevano interessare per farmi dare questi soldi. E così avvenne.
Si interessarono e mi diedero... e ci fecero dare i soldi a mio cugino. Ecco come ho visto personalmente Giuseppe Graviano.
Però di lui me ne ha sempre parlato Giuliano Antonino, fratello di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe è quello chiamato Folonari?
EX210 Di Filippo E: Folonari. Questo è il fratello: Antonino, che era molto vicino ai Graviano. Che tutta la zona di Brancaccio veniva comandata dai fratelli Graviano. Questo è quello che ho saputo.



PUBBLICO MINISTERO: Perché scappava il Salerno?
EX210 Di Filippo E: Era latitante. Ho saputo dopo, da mio fratello, che aveva assunto un ruolo importante in Cosa Nostra ed era molto vicino ai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ai Graviano in generale o a qualcuno in particolare?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per i Graviano mi riferisco a tutti e tre, perché tutti e tre, in seno all'organizzazione, avevano un ruolo importante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E questo le risultava, Filippo, già in quel periodo che si chiude con l'85? Oppure è qualcosa che ha appreso successivamente?
EX210 Di Filippo E: No, dell'importanza di Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, di questo sto parlando.
EX210 Di Filippo E: Sì, l'ho appreso successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo ha appreso da discorsi fatti da suo fratello, come mi pare abbia accennato? Da discorsi fatti anche da altre persone, o da situazioni che ha verificato lei direttamente?
EX210 Di Filippo E: L'ho appreso da mio fratello, da altri, l'ho appreso anche in carcere. Era un discorso che ho verificato personalmente io, perché mio cognato faceva riferimento a loro per avere sistemate le cose fuori e avere un punto d'appoggio fuori.


PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
C'era, mi scusi, in questi affari dell'hashish, c'era, per così dire, interessato anche suo fratello?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente. Lui faceva parte, assieme a me, di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualche altra persona interessata agli affari?
EX210 Di Filippo P: Sì, praticamente, prima di fare il tutto, si doveva avvisare i fratelli Graviano, perché loro erano quelli che comandavano tutta la zona.
E poi, di conseguenza, i fratelli Graviano, se volevano, mandavano qualche persona; se non volevano, non la mandavano.
E' ovvio che anche loro volevano una piccola parte per il tutto.



PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi affari: contrabbando di tabacchi, hashish, in quali epoche, in quali periodi temporali li può collocare?
EX210 Di Filippo P: Negli anni '90.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo agli inizi degli anni '90?
EX210 Di Filippo P: Sì, sto parlando '92, '91.


PRESIDENTE: Possiamo, Pubblico Ministero, fare la domanda solita: precisare chi sono i fratelli Graviano.
Per sapere quelli che si occupavano di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo P: I fratelli Graviano che si occupavano di questa cosa sono: Giuseppe e Filippo.
PRESIDENTE: E' una cosa che le consta di persona?
EX210 Di Filippo P: Sì, personalmente.
PRESIDENTE: Lei ha avuto rapporti con entrambi.
EX210 Di Filippo P: Io ho avuto rapporti... Cioè, io Giuseppe non lo conosco. Conosco Filippo.
Se vuole, glielo spiego come lo conosco.



EX210 Di Filippo P: Perché Tutino Vittorio era quello che, per conto dei fratelli Graviano, portava i soldi a noi. Cioè, o meglio, a mio cognato Marchese Antonino.
Ma siccome mio cognato era in carcere, ce li dava a noi.
Questi soldi erano il mensile che Cosa Nostra dà ai carcerati, alle varie famiglie detenute.


EX210 Di Filippo P: Io, Giorgio Pizzo, l'ho conosciuto ovviamente molto prima di questo appuntamento. Perché Giorgio Pizzo faceva parte di una famiglia mafiosa.
Prima prendeva direttamente ordini dai fratelli Graviano: Giuseppe e Filippo; poi, successivamente, prendeva ordini direttamente da Antonino Mangano.



EX210 Di Filippo P: Tutino Vittorio, quando c'erano i Graviano fuori, e quindi mi riferisco a Filippo e Giuseppe, era una delle persone più strette a loro due.


Per conto di loro svolgeva attività illecite: faceva estorsioni. Anzi, quasi tutto il compito delle estorsioni lo aveva lui in mano. Era lui che riscuoteva il pizzo in quasi tutta la zona, era lui che si faceva i conteggi con Filippo Graviano.


Per quanto riguarda successivamente, dopo l'arresto dei Graviano, è passato con Nino Mangano.
Ma siccome lui ha avuto qualche problema con i fratelli Graviano, quindi inizialmente non era più ben visto dai fratelli Graviano; poi, successivamente, quando si è chiarito questi problemi, è ritornato di nuovo a essere più stretto sia con noi che con i fratelli Graviano; anche se si trovavano in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questi problemi quando erano sorti? Dopo l'arresto dei Graviano?
EX210 Di Filippo P: Sì, i problemi sono sorti dopo l'arresto dei Graviano.
Filippo Graviano ha chiesto a lui, quando era arrestato Filippo Graviano, di fare tutti i conteggi e di dargli una specie di bilancio di tutte le estorsioni che lui aveva fatto, con le entrate e le uscite; cosa che lui ha fatto, in un primo momento, sommariamente.
Ma i conti ai Graviano non ci tornavano, quindi i Graviano hanno pensato che lui in un certo senso avesse approfittato di questa situazione, si era rubato dei soldi.
Ma fortunatamente Vittorio Tutino aveva tutto scritto, tutte le entrate e tutte le uscite, una specie di libro mastro che lo aveva conservato in un appartamento dove lui trascorreva la latitanza; che io conosco, questo appartamento, perché quando lui era latitante io mi incontravo con lui.


PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dare qualche dettaglio su questa conoscenza con Filippo Graviano?
EX210 Di Filippo P: Filippo Graviano io lo conoscevo perché portava lui molto spesso i soldi a mio fratello Emanuele, soldi che poi erano per mio cognato Marchese Antonino.
Oltre a Vittorio Tutino, molto spesso veniva lui a portare i soldi. Diciamo che lui veniva quando portavano soldi di consistenza più grossa.
Cioè, voglio fare un esempio. Una volta è venuto Filippo Graviano, ha portato 50 milioni a mia sorella che però questi 50 milioni li mandava Salvatore Riina a mia sorella.
Non so se mi sono saputo spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ho capito.
Quindi era denaro che, secondo quello che diceva, veniva da Salvatore Riina.
EX210 Di Filippo P: Da Salvatore Riina, esattamente.
Quando c'erano queste cifre così grosse o era direttamente Salvatore Riina a mandarle, veniva lui.



EX210 Di Filippo P: Sì, lui mi ha detto che loro si trovavano a Milano perché avevano individuato i collaboratori Giovanni Drago e Giuseppe Marchese. Quindi loro si trovavano a Milano perché li dovevano uccidere.
Perché il chiodo fisso che avevano i Graviano in testa e anche Leoluca Bagarella era quello di assassinare Giovanni Drago e Giuseppe Marchese.



EX210 Di Filippo P: E poi, tutto assieme, Nino Mangano, in presenza mia e di Grigoli e di altri, ha detto, dice: 'i fratelli Graviano hanno fatto sapere dal carcere che adesso vogliono cinque milioni al mese, l'uno'.


EX210 Di Filippo P: Mio suocero questo me l'ha detto, però mio suocero, quando ci andavo a colloquio, mi diceva pure: 'guarda, appena esci mettiti in contatto con Giuseppe Lucchese e gli dici che devi ammazzare al giudice Mazzi'. Quindi a sua volta il giudice Mazzi è un giudice fiorentino...
AVVOCATO Gramigni: Lo sappiamo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Quindi, questo significava che io dovevo andare a parlare con Giuseppe Lucchese, che allora era il capomandamento di Ciaculli, quindi lo sapevo che era lui il capomandamento di Ciaculli.
Quindi, mio suocero queste cose me le diceva, però poi non è che si rispettavano, ecco. Me le diceva per gli altri, però lui, quando me li voleva fare fare, me li faceva fare; cose che io ho fatto.
Quando sono andato a colloquio da Marchese Antonino e Marchese Antonino mi ha detto a me e a mio fratello di andare a parlare con i Graviano perché lui voleva scappare, e se il caso uccidere tutti i Carabinieri, queste cose me le dicevano.
Quindi, io lo sapevo che in quel periodo, dopo l'arresto di Giuseppe Lucchese, erano i Graviano che comandavano.


AVVOCATO Gramigni: Senta, lei più volte nella sua deposizione ha fatto riferimento alle persone del signor Giuseppe Graviano e del signor Filippo Graviano.
Li ha, a volte, accomunati parlandone promiscuamente, cioè parlando di Giuseppe e di Filippo.
Le chiedo: lei, personalmente, che rapporti ha avuto con il Giuseppe e con il Filippo?
EX210 Di Filippo P: Io ho detto che Giuseppe non lo conosco.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
EX210 Di Filippo P: Ho detto che Filippo l'ho visto qualche volta al distributore di mio fratello, quando portava i soldi a mio fratello per mio cognato Marchese Antonino.
Mi ricordo che una o due volte direttamente Filippo Graviano è venuto da mio fratello, e forse una volta anche a casa mia perché li ha portati direttamente lui a mia sorella, ha portato 50 milioni.
Questo ho detto sempre e questo confermo.
AVVOCATO Gramigni: Quindi il suo rapporto diretto con Filippo Graviano è legato al ruolo di costui di portare dei soldi per la necessità...
EX210 Di Filippo P: Sì, e poi perché, li conoscevo perché, come ho detto poco fa, quando andavamo al collo... no li conoscevo, cioè sapevo chi erano. Quando andavamo al colloquio da mio cognato, mio cognato quando ci faceva determinati discorsi di rivolgersi a loro. Come ho portato il particolare che lui voleva scappare, dice: 'parlatene con loro'. Ecco, questo.
AVVOCATO Gramigni: Senta, oltre a Graviano Filippo è venuto anche qualcun altro mi è sembrato di capire da quello che ha detto ieri lei, a portare dei soldi per suo cognato.
EX210 Di Filippo P: Sì, veniva Tutino Vittorio.
AVVOCATO Gramigni: Senta, Giuseppe Graviano a portarle soldi è mai venuto?
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho mai visto.



EX210 Di Filippo P: Guardi che io su Vittorio Tutino, guardi che ne so cose, non è che so una cosa sola. Però le cose le so con i racconti e anche con i riscontri. Non so se mi sono saputo spiegare, cioè non è che parlo così e magari uno lascia...
AVVOCATO Gramigni: Lei quando vuole si spiega benissimo.
EX210 Di Filippo P: Buona parte di cose che faceva a Palermo Vittorio Tutino, le svolgeva tutte con Filippo Graviano.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Questo lo apprendiamo oggi...
EX210 Di Filippo P: L'appartamento a Vittorio Tutino gliel'ha regalato Filippo Graviano e questo appartamento io lo conosco. Filippo Graviano e Giuseppe Graviano ci hanno regalato tre appartamenti: uno a Vittorio Tutino, uno a mia sorella e uno a Giuseppe Lucchese. So pure tutti i discorsi che ci sono prima e dopo l'acquisto di questo appartamento. Quindi è...



EX 210 Ferrante: Sì, conosco un certo Peppuccio Lucchese, non so... Sì, il nome Lucchese mi dice qualcosa, ma è un nome anche piuttosto comune a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, vediamo la persona di Peppuccio Lucchese, quella alla quale sta facendo riferimento, in quale contesto lei la situa.
EX 210 Ferrante: Cioè, visto che parliamo di Cosa Nostra...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo.
EX 210 Ferrante: ... di Lucchese io mi riferisco a Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Peppuccio Lucchese era capomandamento di una zona, praticamente della zona di Ciaculli, Ciaculli Brancaccio. E' una zona che il, francamente, non conosco bene, non è ben definita nella mia conoscenza; comunque è di quella zona. Era capomandamento di quella zona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei...
EX 210 Ferrante: E' stato arrestato, credo, nel '90. Di questo ne sono a conoscenza perché lui era latitante a Pallavicino. Come ho detto poco fa, Pallavicino ricade nel nostro territorio, quindi nel nostro mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Questo signore era il capomandamento e faceva parte della famiglia di Ciaculli.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo mandamento, della storia di questo mandamento, prima che il capo ne fosse questo signor Lucchese, lei sa qualcosa?
EX 210 Ferrante: Guardi, io ho conosciuto anche il Puccio, però, all'epoca...
PUBBLICO MINISTERO: Puccio quale?, mi scusi.
EX 210 Ferrante: Puccio, Vincenzo Puccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Però allora non, diciamo che, dopo l'86 cominciarono realmente i rapporti ad avere... e già allora c'era Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E di questo signor Puccio Vincenzo, lei mi sa dare qualche altro elemento?
EX 210 Ferrante: No. Io ci ho avuto pochissimo a che fare; anzi, direi quasi niente.
Ripeto... Anzi, credo che già nell'85... perché credo che durante il sequestro del gioielliere Fiorentino - che ho anch'io partecipato per il sequestro del gioielliere Fiorentino - allora già Peppuccio Lucchese era la persona che si muoveva, perché anche lui ha partecipato a quel sequestro. Quindi già dall'85 sicuramente, perché credo che il sequestro sia stato attorno all'85, fine '84-85.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, da quest'ultima affermazione io apprendo che questo signor Lucchese ha partecipato al sequestro di questo gioielliere.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al quale, per altro, ha partecipato anche lei.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per caso lei ha partecipato ad altre azioni criminose assieme a questo signor Lucchese, o questa è l'unica?
EX 210 Ferrante: No. Ad esempio per l'omicidio, appunto... ricollegandoci al Puccio, proprio all'omicidio del fratello del Puccio, l'omicidio che è stato commesso nel cimitero dell'Acquasanta, lì ai Rotoli, c'era anche il Peppuccio Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è, quindi, un omicidio di un fratello di Puccio Vincenzo.
EX 210 Ferrante: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda le circostanze in cui fu ucciso Puccio Vincenzo? Le circostanze di luogo, dove avvenne questo omicidio?
EX 210 Ferrante: Sì, nel carcere.
PUBBLICO MINISTERO: E invece, quest'altro, il fratello fu ucciso...
EX 210 Ferrante: Il fratello è stato appunto nel cimitero, perché lui, il fratello, stava lavorando all'interno del cimitero dei Rotoli, all'Acquasanta a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Tra i due omicidi, quello in carcere e quello al cimitero, trascorse molto tempo?
EX 210 Ferrante: Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda qualche cosa?
EX 210 Ferrante: Sì, praticamente non ricordo, effettivamente, chi dei due, o Peppuccio Lucchese o Peppuccio Giuliano, andò a prendere il messaggio dell'avvenuta uccisione del Puccio.
Quindi, appena arrivò....
PUBBLICO MINISTERO: Avvenuta uccisione nel carcere.
EX 210 Ferrante: In carcere del Puccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Perché doveva dare un segnale dalla finestra. E quindi con la motocicletta è arrivato lì Enzo Galatolo e praticamente siamo partiti da lì per andare a fare quest'altro omicidio, appunto, del fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qui...
EX 210 Ferrante: E' stata praticamente una cosa simultanea, una cosa immediata.
PUBBLICO MINISTERO: Contemporanea.
EX 210 Ferrante: Contemporanea, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, questo signor Lucchese, lei ha detto è stato arrestato nel '90.
EX 210 Ferrante: Credo nel '90-91.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è al corrente di come sia stata poi la situazione del mandamento, successivamente all'arresto di questo signore?
EX 210 Ferrante: Sì. Praticamente, poi, è successo che per un breve periodo di tempo cominciò a venire il cugino di Peppuccio Lucchese, appunto Peppuccio Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Cominciò a venire, nel senso che era lui la persona che rappresentava quel mandamento.
In tutti gli appuntamenti che si svolgevano con Totò Riina o con Salvatore Biondino vedevo Peppuccio Giuliano.
Dopo, subito dopo, cominciò a venire Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci fu una staffetta, a quello che capisco, da questo Lucchese Giuseppe al cugino, e poi da quest'altro cugino, che lei indica con il nome di Peppuccio Giuliano, a Giuseppe Graviano.
EX 210 Ferrante: Sì, a Giuseppe Graviano.


PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei Giuseppe Graviano ha avuto modo, quindi, di incontrarlo solo a partire da quando cominciò a venire alle riunioni e poi nella preparazione della strage di Capaci, o ha continuato a vederlo anche successivamente?
EX 210 Ferrante: Anche successivamente, ma anche precedentemente. Perché quando ci è stato il sequestro del gioielliere Fiorentino...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Ferrante: ... io ricordo la presenza dei fratelli Graviano. Però, dopo quel sequestro non li ho più visti per parecchio tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Ferrante: Poi, praticamente è successo che ci siamo incontrati con Filippo Graviano nel carcere dell'Asinara, perché eravamo nella stessa cella, e abbiamo cominciato a parlare.



Praticamente i fratelli Graviano, quindi Giuseppe e Filippo, e il signor Bagarella, ci avevano detto che si doveva uccidere un certo, un pittore che si chiamava Bronzini o Bronzino, qualcosa del genere.