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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: requisitoria/980324.txt


(voci di prova)
PRESIDENTE: Vorrei sapere chi è che sta parlando da quella saletta.
AGENTE DI CUSTODIA: Siamo da Ascoli, stiamo provando perché conosciamo il personale, là, abbiamo lavorato insieme.
PRESIDENTE: Ecco, ora qui inizia l'udienza...
AGENTE DI CUSTODIA: Va bene, mi sposto subito. La ringrazio....
PRESIDENTE: ...e vorrei che ci fosse il comportamento conseguente.
AGENTE DI CUSTODIA: Va bene.
PRESIDENTE: Buongiorno.
AGENTE DI CUSTODIA: Buongiorno.
PRESIDENTE: E allora vediamo i presenti. E così, come abbiamo fatto la scorsa udienza, cominciamo a chiamare gli imputati che potrebbero essere presenti nell'aula di udienza.
Cominciando da Brusca Giovanni.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Li Gotti, avvocato De Paola, avvocato Falciani, che è...
AVVOCATO Falciani: Falciani presente, Presidente.
PRESIDENTE: ...presente.
Carra Pietro.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Libero assente. Avvocati Cosmai che non vedo...
AVVOCATO Batacchi: Che non c'è. Avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: ...sostituito dall'avvocato Falciani, o Batacchi?
AVVOCATO Batacchi: Sì.
PRESIDENTE: Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Di Natale Emanuele: libero. Avvocato Civita Di Russo, avvocato Gentili e avvocato Falciani, sostituto processuale...
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: ...che è presente.
Ferro Giuseppe: detenuto rinunciante. Avvocato Miniati Paoli, che mi pare di non vedere in questo momento. Anche se mi era stato detto che era presente in aula.
Chi può sostituire l'avvocato Miniati Paoli?
AVVOCATO Falciani: Avvocato Falciani, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Falciani. Grazie.
Ferro Vincenzo: libero, è assente. Avvocato Traversi...
AVVOCATO Traversi: Sì, presente.
PRESIDENTE: ...che è presente.
Frabetti Aldo: detenuto. É presente. Avvocato Monaco, avvocato Usai e avvocato Roggero.
Chi può sostituire?
AVVOCATO: Scusi, mi scusi Presidente. L'avvocato Usai non è difensore di...
PRESIDENTE: Allora lo cancello, che questo appunto non era allora...
AVVOCATO: Grazie.
PRESIDENTE: Prego. É già successo alla scorsa udienza, vero? Era stato chiamato pure.
Quindi, avvocato Monaco e avvocato Roggero, sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
PRESIDENTE: ...Pepi.
Grigoli Salvatore: detenuto...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: ...rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Messana Antonino: libero contumace. Avvocati Amato e Bagattini.
AVVOCATO Bagattini: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: L'avvocato Bagattini è presente.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natali e Cardinale, sostituiti dall'avvocato Gramigni?
Sostituiti, allora, dall'avvocato Gramigni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina e Passagnoli. Che... É presente l'avvocato Passagnoli? No.
E allora sostituiti dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: libero. Avvocato Battisti e avvocato Usai.
AVVOCATO Usai: Presenti.
PRESIDENTE: Che è presente. Presente l'avvocato Battisti, vero?
AVVOCATO Usai: Tutti e due, anche l'avvocato... sì.
PRESIDENTE: Ah, entrambi.
Scarano Antonio: libero assente. Avvocati Ferruccio Fortini e Massimo Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: libero. Avvocato Bruno Rocco Condoleo e Luca Cianferoni di Firenze, sostituito dall'avvocato Pepi.
Chiamiamo gli imputati che si trovano nelle salette deputate per le videoconferenze. Che sono...
Chiamiamo prima Bagarella Leoluca Biagio nella Casa Circondariale di Parma, mi pare.
ISPETT. Di Gennaro: (voce fuori microfono)
Sì, Parma è in ascolto.
PRESIDENTE: Siamo collegati con Parma?
ISPETT. Di Gennaro: Sì, Parma è in ascolto. Pronto?
PRESIDENTE: Parma ha risposto?
ISPETT. Di Gennaro: Pronto? Parma è in ascolto.
PRESIDENTE: Parma in ascolto. Chi è che parla?
ISPETT. Di Gennaro: Di Gennaro. L'ispettore Di Gennaro, sono.
PRESIDENTE: Ispettore Di Gennaro.
É lo stesso presente ieri?
ISPETT. Di Gennaro: No.
PRESIDENTE: É tra le persone designate dalla Corte? Vediamo, Parma.
ISPETT. Di Gennaro: Sì, sì.
PRESIDENTE: Di Gennaro Francesco. Ecco, lei dovrebbe darmi atto... Ora le dico di cosa.
Darmi atto che non vi sono impedimenti, o limitazioni, all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato di cui mi dovrebbe certificare la presenza.
ISPETT. Di Gennaro: Allora, l'imputato Bagarella Leoluca è qui presente. Ed è tutto normale.
PRESIDENTE: Quindi non vi sono impedimenti o limitazioni all'esercizio dei suoi diritti.
ISPETT. Di Gennaro: No, no.
PRESIDENTE: Poi mi deve dire se riesce, da quella postazione, da quella saletta, ecco, esiste il collegamento anche visivo con l'aula di udienza.
ISPETT. Di Gennaro: Sì, sì.
PRESIDENTE: Così come noi vediamo voi e ascoltiamo voi.
Mi deve dare atto che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con il suo difensore per mezzo di un collegamento telefonico.
ISPETT. Di Gennaro: Sì.
PRESIDENTE: Sì. Mi sa dire a che distanza si trova il collegamento telefonico dal luogo in cui lei è seduto, o sono seduti altri agenti?
Me lo può indicare?
ISPETT. Di Gennaro: Il collegamento telefonico con... del detenuto?
PRESIDENTE: Sì.
ISPETT. Di Gennaro: Sarà un... paio di metri.
PRESIDENTE: A un paio di metri. La ringrazio.
Cioè, a un paio di metri da lei che sta seduto... Cioè, mi scusi, forse non mi sono spiegato.
ISPETT. Di Gennaro: Dica.
PRESIDENTE: L'apparecchio telefonico si trova a un paio di metri, da chi? Da lei?
ISPETT. Di Gennaro: No, da me ce l'ho qui davanti.
Il detenuto ce l'ha ad un paio di metri con un apparecchio telefonico...
PRESIDENTE: Ah, ho capito. Quindi, l'apparecchio telefonico del detenuto, si trova ad un paio di metri da lei.
ISPETT. Di Gennaro: Sì.
PRESIDENTE: É sicuro che sono soltanto due metri? Perché a vista mi sembrerebbero un po' di più. Quanti passi sono? Vuol vedere?
ISPETT. Di Gennaro: Saranno due metri.
PRESIDENTE: Saranno un paio di metri.
ISPETT. Di Gennaro: Sono due metri.
PRESIDENTE: Va bene.
E allora possiamo passare... Ah, il difensore di Bagarella, avvocato Ceolan, è presente; mentre non è presente ancora l'avvocato Cianferoni.
Passiamo allora alla Casa Circondariale di Viterbo. Dove si trova Barranca Giuseppe e altri imputati.
ISPETTORE Carloni: Buongiorno. Dalla Casa Circondariale di Viterbo, la saletta numero 1.
Sono l'ispettore Carloni e sono lo stesso di ieri mattina.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Mi sa dire, mi può dire, può attestare l'identità degli imputati che sono presenti in quella saletta?
ISPETTORE Carloni: Sì. Dunque, sono presenti nella saletta:
Barranca Giuseppe, nato a Palermo il 02/03/56.
Calabrò Gioacchino, nato a Castellammare del Golfo, Trapani, 02/06/46.
Lo Nigro Cosimo, nato a Palermo l'08/09/68.
Mangano Antonino, nato a Palermo il 19/01/57.
E Tutino Vittorio, nato a Palermo il 13/04/66.
PRESIDENTE: Grazie.
Volevo chiedere ai difensori... Ah, i loro difensori sono: per Barranca, avvocati Barone e Cianferoni, sostituito dall'avvocato Pepi.
Per Calabrò: avvocati Gandolfi, Fiorentini. Come sostituto processuale sarebbe l'avvocato Cianferoni che non è presente. Sostituto l'avvocato Florio.
E ancora a Viterbo, è presente Lo Nigro Cosimo: avvocati Florio, che è presente, e Fragalà di Palermo che non è presente.
Mangano Antonino: è difeso dall'avvocato Graziano Maffei, che non vedo. Quindi, sostituito dall'avvocato Gramigni.
E ancora, Tutino Vittorio: difeso dall'avvocato Gramigni e da un avvocato di cui mi sfugge il nome...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Memi Domenico Salvo.
AVVOCATO Salvo: Domenico Salvo di Palermo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Domenico Salvo.
Desideravo chiedere ai difensori se, come è accaduto alla scorsa udienza, è necessario fare avvicinare gli imputati, dei quali è stata attestata la presenza e l'identità, al microfono, per farsi riconoscere, o è una superfluità inutile?
AVVOCATO Gramigni: Mah, personalmente la trovo superflua, a questo... nel momento in cui si fa la verifica della presenza delle parti.
PRESIDENTE: Sì. Perché li vediamo; c'è un ufficiale di Polizia Giudiziaria che ne certifica l'identità. Quindi...
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Evitiamo anche per evitare uno spiacevole inconveniente che si è verificato alla scorsa udienza circa l'immagine degli imputati.
Per cui rimane ancora adesso il divieto di riprendere l'immagine degli imputati che non vogliono essere ripresi. E credo che siano tutti.
Vedo arrivare l'avvocato Cosmai.
Dunque, dopo Viterbo vorrei entrare in collegamento con Spoleto.
Ah, devo dare atto...
ISP. Scarabocchini: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ah, prego.
ISP. Scarabocchini: Buongiorno. Da Spoleto, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
ISP. Scarabocchini: Qui abbiamo gli imputati: Benigno Salvatore, nato a Palermo il 03/11/67.
L'imputato Giuliano Francesco: nato a Palermo il 06/10/69.
L'imputato Graviano Filippo: nato a Palermo il 27/06/1961.
E l'imputato Pizzo Giorgio: nato a Palermo il 28/03/1962.
Chi parla è l'ispettore Scarabocchini Roberto.
PRESIDENTE: Chiedo al segretario di udienza se è tra... Scarabocchini Roberto.
ISP. Scarabocchini: Sì.
PRESIDENTE: Se è tra gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che sono stati designati dalla Corte per Spoleto.
SEGR. D'UDIENZA: No.
PRESIDENTE: No. E io le devo chiedere se ha svolto indagini relative al procedimento penale in corso dinanzi a questa Corte, o ha svolto attività di protezione.
ISP. Scarabocchini: Negativo, signor Presidente.
PRESIDENTE: No.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ecco, lei ha dato atto della presenza degli imputati di cui ha fatto i nomi; mi deve dare anche atto, se può, che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trovano questi imputati, con modalità che assicuri...
ISP. Scarabocchini: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sì. E...
ISP. Scarabocchini: Si dà atto che non sono posti... Posso?
PRESIDENTE: Sì, prego. Diceva?
ISP. Scarabocchini: Si dà atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti agli imputati; che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula dell'udienza e il luogo in cui si trovano gli imputati, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto viene detto.
Si dà inoltre atto che è garantita la possibilità per gli imputati di consultarsi riservatamente con i difensori per mezzo del collegamento telefonico.
PRESIDENTE: E mi può dire a che distanza da lei si trova l'apparecchio telefonico utilizzato dagli imputati per eventuali comunicazioni con i loro difensori?
ISP. Scarabocchini: Due metri circa, signor Presidente.
PRESIDENTE: Due metri circa. Grazie.
E i difensori di questi imputati, sono: per Benigno, Benigno... chiedo scusa, avvocato Mazzei, che non è presente. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, è l'avvocato Maffei Graziano, credo, il difensore di Benigno.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Aveva detto Mazzei. Era...
PRESIDENTE: Ho detto Mazzei? Ho sbagliato. Capita.
Per Giuliano, il difensore era, è ancora l'avvocato Pepi di fiducia, che è presente.
Per Pizzo, difensore ancora l'avvocato Pepi.
Non mi sembra che ci siano altri imputati a Viterbo.
Graviano Filippo, mi è sfuggito, allora.
Sì, Graviano Filippo: avvocati Oddo e Gramigni, che è presente.
Passiamo allora alla Casa Circondariale di Ascoli Piceno.
VICESOVRI. Villani: Buongiorno, signor Presidente. Sono il vicesovrintendente Villani Giovanni.
É presente l'imputato Cannella Cristoforo: nato a Palermo il 15/04/61.
PRESIDENTE: Buongiorno. Lei mi deve dire se vi sono... Il suo nome, prima di tutto, se non lo ha già detto.
VICESOVRI. Villani: Sì, l'ho già detto. Comunque lo posso ripetere.
PRESIDENTE: Sì.
VICESOVRI. Villani: Vicesovrintendente Villani Giovanni.
PRESIDENTE: Villani Giovanni.
VICESOVRI. Villani: Do atto che...
PRESIDENTE: Sì, grazie. É tra le persone, tra gli ufficiali di Polizia Giudiziaria designati dalla Corte per esercitare questa funzione.
Mi può dare atto che non vi sono impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti o delle facoltà spettanti all'imputato?
VICESOVRI. Villani: Do atto che non ci sono impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e della facoltà spettante all'imputato; che è attivo il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e i luoghi in cui si trova l'imputato.
Do atto, inoltre, che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente coi difensori per mezzo collegamento telefonico.
PRESIDENTE: Però mi dovrebbe dire se le modalità del collegamento audiovisivo assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità - le posso dire da parte nostra che vi vediamo - delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Esiste questa possibilità?
VICESOVRI. Villani: Positivo, signor Presidente. Abbiamo fatto le prove e riceviamo tutte le sale.
PRESIDENTE: Sì, grazie.
L'apparecchio telefonico da cui potrebbe parlare l'imputato, qualora volesse conferire con il suo difensore, a che distanza si trova, approssimativamente, da lei?
VICESOVRI. Villani: All'incirca un metro e mezzo, due.
PRESIDENTE: Un metro e mezzo-due. Grazie.
Il difensore di Cannella è l'avvocato Di Peri... Sono, anzi, l'avvocato Di Peri e l'avvocato Rocchi che, mi pare, fosse presente. Anche se in questo momento non lo vedo.
E allora, come sostitu... Allora avevo visto male, sostituto processuale, allora, l'avvocato Florio.
Mi pare dovremmo avere l'ultima, L'Aquila, dove si dovrebbero trovare Giacalone Luigi e Spatuzza Gaspare.
ISPETT. Parabello: Ispettore di Polizia Giudiziaria, ufficiale di Polizia Giudiziaria Parabello Gino.
PRESIDENTE: Carabello.
ISPETT. Parabello: Qui sono presenti gli...
PRESIDENTE: Prego?
ISPETT. Parabello: Sono presenti gli imputati Spatuzza Gaspare e Giacalone Luigi. Entrambi sono stati identificati tramite modelli IP-3 della Matricola.
PRESIDENTE: Benissimo.
ISPETT. Parabello: Qui, sia l'audio, che la visibilità è buona.
I detenuti, il telefono degli imputati distanzia da me da circa 4-5 metri.
Non c'è nessun impedimento o limitazione per i diritti e le facoltà spettanti all'imputato.
PRESIDENTE: E possono conferire, gli imputati, con i rispettivi difensori telefonicamente?
ISPETT. Parabello: Certamente.
PRESIDENTE: Benissimo.
ISPETT. Parabello: Sì, esattamente.
PRESIDENTE: I difen...
ISPETT. Parabello: Possono conferire, ripeto.
PRESIDENTE: Grazie.
ISPETT. Parabello: La distanza è... prego.
PRESIDENTE: I difensori di Giacalone sono: avvocato Priola e l'avvocato Florio, che è presente.
Difensori... Giusto?
Spatuzza è difeso dall'avvocato Pepi, che è pure presente.
AVVOCATO Pepi: Senta, Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Appunto, faccio riferimento a quello che ci ha detto l'agente di custodia.
Io, dal monitor, vedo che fra l'altro Spatuzza non è distante da un agente penitenziario che, viceversa, è accanto, seduto accanto.
Quindi, anche in questo caso, la riservatezza mi sembra che assolutamente non ci sia.
AVVOCATO Florio: É l'avvocato Florio...
ISPETT. Parabello: Presidente...
PRESIDENTE: Sì.
ISPETT. Parabello: Signor Presidente, parlo... l'ufficiale giudiziario da L'Aquila.
Faccio notare, faccio presente che, ogni qualvolta c'è una ricezione telefonica, gli agenti posti vicini agli imputati si alzano e si allontanano fino a me, vengono qui, vicino a me.
Quindi, la riservatezza, è assicurata.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Florio: Sono l'avvocato Florio.
Preannuncio che, sia che per il signor Giacalone, che per il signor Lo Nigro, chiederò, quando squillerà il telefono, o quando chiamerò io, preannuncio una richiesta di allontanamento delle persone che sono accanto ai signori... al signor Giacalone e al signor Lo Nigro, perché la riservatezza deve essere a 360°. Così non è certamente.
PRESIDENTE: Ma mi sembra che proprio adesso l'ufficiale di Polizia Giudiziaria che ha attestato la presenza...
AVVOCATO Florio: No, ha detto che verrebbe accanto a lui.
No, io chiedo che si allontanino dall'aula, questo è.
PRESIDENTE: Ah, lei chiede che si allontanino dall'aula. Ho capito.
Dunque, il nome dell'ufficiale di Polizia Giudiziaria con cui ho parlato adesso da L'Aquila?
ISPETT. Parabello: Ispettore Parabello Gino.
PRESIDENTE: Carabello?
ISPETT. Parabello: Parabello. "P" come Pescara.
PRESIDENTE: Parabello Gino. Non è tra le persone, tra gli ufficiali di Polizia Giudiziaria designati.
Ah, le devo chiedere...
ISPETT. Parabello: Signor Presidente, credo sia stato mandato...
PRESIDENTE: Scusi, le devo chiedere...
ISPETT. Parabello: Prego.
PRESIDENTE: ...se ha svolto attività di indagine nei confronti degli imputati di questo processo, o attività di protezione.
ISPETT. Parabello: No, signor Presidente.
PRESIDENTE: No. E allora la Corte designa suddetto ispettore per l'esercizio delle funzioni previste dall'articolo 2 dalla Legge numero 11 del 1998 che ha introdotto l'articolo 146-bis che conosciamo.
A questo punto, credo di potere, se non vi sono altre richieste... Ah, volevo dire ancora una cosa, prima di dare la parola al Pubblico Ministero.
La Corte si è preoccupata preventivamente di comunicare ai difensori i cui imputati sarebbero stati... avrebbero partecipato al dibattimento a distanza, il luogo in cui si sarebbero trovati i detenuti. Perché, per consentire la nomina eventualmente di un sostituto.
Anche se questa possibilità mi pare non sia stata esercitata da nessuno, qualora desiderassero esercitarla per conoscere il luogo della detenzione, nel caso in cui ci fossero delle variazioni, ritengo opportuno segnalare la possibilità di rivolgersi al segretario di udienza, in genere alla Cancelleria, che farà opportuni accertamenti per consentire un migliore esercizio del diritto di difesa.
Pubblico Ministero.
Chiedo scusa un minuto. Mi si ricorda... Chiedo scusa, mi si ricorda che, per Bagarella, forse non ho dato atto della presenza dell'avvocato Ceolan che è il suo difensore.
Avevo provveduto alla sua sostituzione; ora do atto che è presente. Grazie.
Ancora la parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: É sempre faticoso cominciare la giornata con questioni di diritto, almeno per me lo è. Le questioni di diritto, secondo me, andrebbero affrontate dalle cinque del pomeriggio in poi. Ma così si deve fare e così facciamo.
Alla questione di costituzionalità proposta nei termini conosciuti puntualmente dalla Corte, i difensori che hanno ritenuto di prospettare il problema l'hanno fatto in maniera articolata. Come al solito, in maniera puntuale, con qualche sottolineatura forse non condivisibile, soprattutto per aspetti che stanno un po' al di là della interpretazione pura e semplice dei profili di costituzionalità delle disposizioni che si stanno applicando da ieri.
Non condivisibili queste sottolineature e queste enfatizzazioni - parlo ovviamente a titolo personale - non tanto nella forma, quanto nel contenuto. Convinto come sono - e qui riprendo in qualche modo l'argomento, però per calarlo nel problema di ordine interpretativo per il quale mi è stato dato la parola - ecco, convinto come sono che questa sia una normativa che è in linea con la Costituzione, che sia una normativa che, con lo stato di Polizia ha ben poco a che fare.
É inutile evocare i fantasmi, gli stati di Polizia, in questo Paese non ci sono; c'è una Legislazione severa, com'è doveroso che sia, a fronte di fenomeni criminali di carattere assolutamente irripetibile.
Con tutto ciò, la nostra Legislazione, che si dà cura di mantenere ferme le garanzie fondamentali del cittadino nei suoi rapporti con le norme che prevedono, quando è il caso che lo prevedano, come per tutti gli altri cittadini, forme di responsabilità penale. Così come nei rapporti tra il cittadino e chi lo deve giudicare.
Allora quali sarebbero i profili della illegittimità costituzionale, loro lo sanno.
Per completezza avranno anche ben presente, i Signori della Corte che, accanto a una questione di carattere costituzionale, sono poi state prospettate tre diverse questioni con le quali si mira ad ottenere dalla Corte o un provvedimento che dovrebbe disporre accertamenti peritali o no che siano sul tipo di impianti che abbiamo in funzione, per stabilire se questi impianti siano o meno in linea col diritto del singolo imputato e del suo difensore di poter avere comunicazioni riservate.
Detto in altri termini, per stabilire che queste linee non siano sottocontrollo da parte di terzi, più o meno occhiuti o interessati ascoltatori.
Una questione ancora posta così, come questione a carattere preliminare, una richiesta senz'altro di revocare quella certa ordinanza che è stata emessa il 23 marzo del 1998 dal Presidente e dalla Corte nel suo insieme; una terza questione posta ieri dal difensore di Provenzano, per meglio dire, una terza istanza volta ad ottenere un provvedimento declaratorio della nullità della intera udienza della giornata di ieri.
Mi pare che questi siano i problemi, Presidente, se non me ne sono dimenticati.
Allora, anche se la questione di costituzionalità parrebbe quasi proposta in via subordinata, almeno in quella memoria scritta che è stata depositata dall'avvocato Pepi, in realtà è la questione principale. É la questione principale, nel senso che, le questioni di ordine, diciamo, più spicciolo, anche se forse questo termine non è del tutto adeguato, vanno risolte alla luce della stessa chiave di lettura e di interpretazione che occorre per venire a capo della questione di costituzionalità.
Io ieri ero disponibile e pronto ad affrontare l'argomento a venti alle due, più o meno. Perché dieci minuti-un quarto d'ora sono sufficienti per venire a capo dei problemi posti dai difensori.
Dieci minuti-un quarto d'ora, bastano anche oggi. Non è che, essendo passate 24 ore, il problema sia diventato più difficile a risolvere.
Facendo anche, a quelle osservazioni che tra un po' rassegnerò al Presidente e ai Giudici, facendo precedere da una considerazione; questa volta forse ininfluente, ma vorrei che i Giudici avessero presente anche questo aspetto del problema.
Anche a me personalmente non piace questa legge. E non piace a me come non piace al dottor Nicolosi. Non ci piace fondamentalmente, perché ci cambia il modo di fare il processo. Siamo abituati, non da qualche mese, ma da anni, siamo abituati a fare i nostri processi con gli imputati in aula. Sotto questo profilo, quindi, avere una situazione d'assieme diversa, avere i nostri interlocutori - anche se non sono interlocutori diretti nel dibattimento - non fisicamente in aula ma averli partecipi a distanza, come capita spesso per le novità con le quali ci dobbiamo commisurare, ecco, è qualche cosa che non piace. Non piace perché bisogna anche noi modularsi, bisogna rapportarsi a qualche cosa che impone un costume, una mentalità e degli atteggiamenti probabilmente diversi.
Io in questa aula credo di averci messo piede - cioè son ben sicuro di quello che dico - prima di tutti i presenti, nell'ottobre del 1982. Praticamente quest'aula fu rinnovata per un processo che durò otto mesi. Era un processo con il quale si giudicavano 97 persone, imputate di far parte di un'organizzazione terroristica che si chiamava Prima Linea.
Sono entrato in quest'aula il 4 ottobre del 1982 ininterrottamente fino al 25 di aprile del 1983. Non mi ricordo quante udienze, mi ricordo otto giorni di requisitoria, fatta da quel posto là. Anche questa era una delle... Anche questa è stata una delle diversità con le quali chi appena c'ha, non poi tanti in fin dei conti, 23 anni di esperienza di Pubblico Ministero, si è dovuto commisurare.
Però... - vado oltre nell'autobiografia, perché sarebbe assolutamente di cattivo gusto - però il fatto che questa legge non mi piaccia possa produrre una reazione, sulle prime, di poca soddisfazione, non deve confondersi con un giudizio che va speso a prescindere dai gusti personali, a prescindere dalle citazioni sul conto della propria vita professionale o sul conto delle esperienze anche altrui che comunque si conoscono.
Credo che sia un po' qui la chiave di volta del problema. In che senso? Questa... Ogni tanto capitano delle improprietà di linguaggio, ieri ne ho sentite due, reiterate. Voi Signori Giudici popolari, vi ho sentito chiamare Giurati. Voi non siete Giurati, siete Giudici popolari della Repubblica Italiana, i Giurati fanno parte di altre esperienze giudiziarie; fanno parte dei Paesi Anglosassoni, sì, signora Giudice popolare. Voi siete Giudici popolari, il termine Giurati non ve lo ha assegnato nessuno. Non siete una Giuria, siete una Corte insieme al Presidente e al Giudice togato con il quale, al momento opportuno, in Camera di Consiglio deciderete tutto quello che vi è da decidere.
E un'altra improprietà di linguaggio: questa non è una legge sulle teleconferenze o videoconferenze o videoteleconferenze, questa è una legge sulla partecipazione a distanza. I termini servono, se uno li sa rispettare, come indicatori di quello che nella legge c'è scritto, e soprattutto come indicatori di ciò che la legge vuol disciplinare. É una partecipazione a distanza. É una cosa diversa da quel che di misterioso e anche, come dire, incongruo, è definire semplicemente videoconferenza, televideoconferenza. É una partecipazione a distanza, diciamo pure, tecnologicamente supportata, tecnologicamente assistita.
Io vi invito a fare però una considerazione, prima poi di guardare certi aspetti tecnici del problema. Guardino che noi è dall'inizio di questo processo... me ne rendo conto, Presidente, è una delle cose per le quali questa legge non mi piace... io mi rendo conto che il difensore ha il diritto di conferire, siamo vicini...
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: ma per carità ma l'avvocato Pepi fa bene a fare... ci mancherebbe altro, ma le chiedo scusa, eh, per carità!
É una variante del processo...
PRESIDENTE: Non ancora impazzita.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma non lo sarà. Se lo dovesse diventare... Dico, non più di un mese e mezzo fa, forse due mesi fa, il Presidente Sechi chiese a qualcuno, mi pare a qualche giornalista, di usare la cortesia di spegnere, di disattivare i cellulari perché si sentiva squillare. Ecco, anche gli squilli dei cellulari sono una novità antipatica in un'aula di giustizia. Quello è un fatto. Questa è una situazione invece normativamente disciplinata, è diverso. Ecco perché questa è una di quelle novità che rende meno piacevole, ammesso che questo sia un lavoro piacevole, fare, per ciascuno di noi... svolgere, per ciascuno di noi il proprio compito.
Ecco, dicevo, è una partecipazione a distanza tecnologicamente assistita, ma guardino che non è una novità, non c'è nulla di nuovo sotto questo profilo. Voi siete protagonisti di questa esperienza come lo sono io.
In quest'aula gli imputati, quelli che occupavano le gabbie più lontane, quando abbiamo iniziato questo processo con l'aula per intero a disposizione, mancavano le quattro gabbie intermedie e qualcuno degli imputati se ne stava nell'ultima gabbia laggiù in fondo, la decima, la undicesima, la dodicesima. É vero che era sempre qui, è vero che l'avvocato difensore, non sto a far nomi, poteva andare a parlarci con assoluta semplicità; ma voi pensate che l'imputato avrebbe potuto capire qualcosa di quello che succedeva qui se non ci fossero stati: microfoni, altoparlanti, monitors?
Quante volte è stato necessario utilizzare questi strumenti di riproduzione visiva per fa vedere a tutti, quando una piantina, quando una fotografia? Abbiamo tutti sufficiente esperienza per ricordarsi di quando nei processi c'era da esaminare - anche nel processo per un incidente stradale - la piantina attraverso la quale la Stradale dei Carabinieri aveva ricostruito la scena del delitto. E non solo il Presidente ma anche i Giudici a Latere ben ricordano che cosa succedeva sul banco del Giudice: tutti gli imputati, tutti i difensori, il Pubblico Ministero andavano tutti - mi si perdoni l'espressione del termine - a far mucchio sul banco del Tribunale perché la piantina era solamente quella lì, c'era solamente quella nella disponibilità del Giudice perché stava nel fascicolo sul quale si andava a giudicare. Gli imputati, poveretti, o l'imputato, poveretto, se ne stava da una parte, isolato e reietto, ma non poteva certo andare a mettere gli occhi anche lui su quella piantina sotto lo sguardo del Giudice del Tribunale - credo che in Pretura più o meno avvenga la stessa cosa.
Ecco, dico, noi siamo già necessitati ad impiegare una tecnologia, non ne dobbiamo fare abuso, ma senza questa tecnologia questo processo si sarebbe fatto con una partecipazione effettiva da parte degli imputati delle prime due o tre gabbie; da parte degli imputati delle ultime gabbie, senza alcuna forma di partecipazione, perché non avrebbero sentito una parola di quello che si diceva, non avrebbero visto nulla di quello che occorreva vedere.
Questo vorrei... Dice: ma questi sono quasi sfumature di ordine psicologico. No, no, no, non sono sfumature nella maniera più assoluta. Perché la partecipazione - e qui così credo di poter dare fin da ora una indicazione su quello che è il pensiero del Pubblico Ministero su questa questione - perché una partecipazione significativa nel processo dell'imputato, che è partecipazione garantita, alla luce anche di tutta quella normativa su basi anche internazionali, che è stata citata, è una partecipazione che ha un senso in quanto è finalizzata in maniera concludente a compiere determinate attività.
A cosa serviva al signor Bagare... al signor Lo Nigro, al signor Giuliano o al signor Calabrò starsene nella decima gabbia dell'aula per riuscire ogni tanto a farsi raccontare di quello che succedeva o quello che succedeva - per adoperare un italiano più corretto - dal suo difensore, se non avesse potuto visualizzare, controllare, verificare direttamente da solo?
Questo mi pare che debba un po' aiutare - forse anche soggettivamente - a capire qual è allora il nocciolo vero della questione. Dei vari profili di costituzionalità che sono stati messi in discussione, due sono, mi pare, quelli più significativi, ma del resto vi è anche da capire se non siano anche interdipendenti.
E quali sono quelli a mio parere meno significativi? Mi pare poco significativo il richiamo all'articolo 101 della Costituzione, al II comma in particolare, disposizione che prevede che il Giudice sia soggetto solamente alla Legge e che quindi il Giudice, nell'esercizio delle sue prerogative, non venga in qualche modo orientato, limitato o addirittura indirizzato da altro rispetto alla Legge.
A me non sembra che sia questo il problema, perché questa normativa non comporta nessuna alterazione per le prerogative che ha questo Giudice nel disciplinare questo dibattimento. Nemmeno per la parte in cui questa normativa introduce - come condizione per l'adozione di determinati provvedimenti - e richiama come condizione, l'adozione di un provvedimento amministrativo, quello istitutivo del regime di cui all'articolo 41-bis nei confronti degli imputati.
Non è che il provvedimento amministrativo condiziona la determinazione del Giudice. Le prerogative della Corte per quanto riguarda le normative che regolano la funzione giurisdizionale sono e restano le stesse. Non c'è nessuna conculcazione dell'autonomia o dell'indipendenza del Giudice proiettata nell'esercizio della giurisdizione piuttosto che nel suo status ordinamentale o quant'altro.
Mi sembra che abbia un riferimento relativo, una rilevanza relativa, il richiamo all'articolo 10, per quanto riguarda l'obbligo per la Repubblica di conformarsi, nella sua legislazione ordinaria, alla legislazione o comunque ai principî di ordine - giuridici, ovviamente - affermati, riconosciuti, prevalenti sul piano internazionale. Perché mi sembra che sia una prospettazione che è assorbita dalla prospettazione prevalente, cioè a dire, quella che guarda alla regola dell'uguaglianza tra i cittadini e quella che guarda al diritto di difesa.
Veniamo allora a questi due aspetti del problema. Se si analizza con una minima attenzione a me pare che siano interdipendenti. Interdipendenti in che senso? Intanto si ha ragione di dubitare di una eventuale diseguaglianza in quanto si possa assumere che la diseguaglianza, nel nostro caso, sia un diseguaglianza che danneggia sulla possibilità di esercitare pienamente il diritto di difesa. Quindi è una diseguaglianza che ha senso in quanto vi è una normativa che si vorrebbe in qualche modo ritenere sacrificata, normativa che è efficace per tutti fuorché per gli imputati soggetti... assoggettati a questa diseguaglianza, normativa di ordine generale che protegge in un modo - e in questo caso non lo proteggerebbe più con la stessa intensità - il diritto di difesa.
Quindi, l'articolo 3 e l'articolo 24 invocati, mi pare che finiscano per essere due aspetti dello stesso problema.
D'altra parte, se questa asserita diseguaglianza non si convertisse in una compromissione, in un pregiudizio per il diritto di difesa, sarebbe - così non può essere nemmeno nella prospettazione, non lo è stato - una diseguaglianza nominalistica, sarebbe una diseguaglianza, praticamente, fine a se stessa, sarebbe una diseguaglianza priva di qualsivoglia rilevanza.
I difensori medesimi, invece, hanno segnalato la portata di questa diseguaglianza perché hanno potuto, almeno nella loro prospettazione, coniugare la diseguaglianza al diritto di difesa.
Allora, come dire, rettificato, purificato, depurato, il ragionamento ci porta né più né meno che a confrontare la attendibilità costituzionale di questa norma alla luce della regola di ordine generale dell'esercizio libero, pieno, garantito in ogni stato e grado del processo, del diritto di difesa.
É vero che un difensore ieri ha fatto un po' dell'ironia su un libro. Allora, il libro l'ha trovato dal Pubblico Ministero, che evidentemente ha cercato di documentarsi, magari avrà trovato anche un "instant book" in materia giuridica, però se l'è cercato. Seconda di poi, prima di ironizzare sui libri magari è meglio leggerli. E siccome il libro era qui, non è stato nelle mani del difensore, dubito che lo possa aver letto. Se poi è un libro che convince o non convince nel merito, questo è un altro discorso.
Allora, siccome a me invece pare che sia un libro che assembla anche argomenti diversi, è una pubblicazione che non ho da difendere, il mio nome non c'è - l'ultima volta che ho avuto il tempo per scrivere un libro è stato quindici anni fa, dopo non ne ho scritti più perché mi è mancato il tempo - però ho trovato delle considerazioni utili su questo testo.
Ho trovato quella che io ho cercato qui di riportare come definizione, perché mi sembra una definizione convincente, cioè a dire: che cosa ha da intendersi il diritto di difesa, visto in rapporto alla presenza dell'imputato davanti al Giudice. Da cosa nasce il diritto alla presenza? Nasce dal cosiddetto "diritto all'udienza". Questo è ciò che forma oggetto della previsione sia dell'articolo 6 della Convenzione Europea, sia soprattutto della lettera D del paragrafo 3 dell'articolo 14.
Queste disposizioni prevedono il diritto dell'accusato di essere presente al processo come espressione del diritto di autodifesa; e quindi, riassuntivamente, siamo al cospetto di quello che si chiama il "diritto all'udienza".
Il diritto all'udienza è stato riconosciuto perché c'era il bisogno di riconoscerlo. Perché quando questa normativa, sul piano internazionale, è stata ratificata - è stata, prima che ratificata, elaborata e poi è stata concertata e decisa, e poi ancora è stata rettificata dagli Stati - il diritto all'udienza non era un dato acquisito nei sistemi giuridici, nemmeno del mondo occidentale. Andava affermato, a questo serviva quella normativa: affermare il diritto all'udienza, il diritto dell'imputato a esserci nel momento e nel luogo in cui un Giudice si sarebbe accinto a giudicarlo.
Guardino che noi abbiamo, ma mica nei secoli passati, agli inizi degli anni '80, una giurisprudenza della Corte Costituzionale che ha sviato il rapporto che esiste tra diritto all'udienza e garanzie anche per l'imputato contumace. Questo però è una dato al quale non si può chiedere una risposta più di quanto questo dato normativo non volesse dare al momento in cui questa normativa - scusatemi la ripetizione - è stata attuata.
Il diritto all'udienza, quando questa normativa, anche di carattere internazionale, è stata varata, non poteva trovare, evidentemente, altra espressione se non nel diritto alla presenza all'udienza. L'etimologia riesce anche a me.
In altro modo, se non attraverso la presenza fisica, l'imputato non poteva esercitare il suo diritto all'udienza, che voleva dire diritto a esserci e diritto a difendersi, diritto a difendersi, attraverso la difesa tecnica o attraverso le iniziative che la Legge riconosce - la nostra, che non è illiberale - all'imputato.
Almeno un merito questo Codice ce lo avrà, almeno uno: diritto per l'imputato di fare dichiarazioni spontanee. Non mi pare che il Codice che abbiamo lasciato alle spalle - e che se non ricordo male doveva appartenere, come sua genesi, a un momento molto qualificato della storia anche politica di questo Paese - avesse, prevedesse, il diritto per l'imputato in ogni momento di interloquire con il Giudice che lo stava... che si accingeva a giudicarlo.
Ecco, dicevo, il diritto all'udienza non poteva essere altro che il diritto alla partecipazione all'udienza. Non poteva atteggiarsi a altro che come diritto alla partecipazione all'udienza. Questa è la svolta di questa normativa.
La nostra Costituzione non si occupa da nessuna parte di definire il diritto all'udienza o il diritto alla partecipazione, si limita a parlare - si limita, ma non è un limite è una conquista grossa e anche questo mi pare che lo si debba al nostro Stato che forse non è del tutto illiberale - si limita a riconoscere la pienezza e la intangibilità del diritto alla difesa.
La partecipazione, quindi, dell'imputato è una partecipazione funzionale, è garantita in quanto funzionale a esercitare il suo diritto a difendersi.
Se il problema è impostato correttamente, e mi pare che la legge che voi avete in applicazione, come noi per altro, da ieri, se la legge va affrontata in questa area, in questo ambito concettuale, in questo perimetro di problematica, a me sembra che questa difesa... che questa legge non eserciti nessun pregiudizio, non conculchi in alcun modo il diritto dell'imputato a partecipare attivamente, funzionalmente alla sua udienza. Almeno sotto un aspetto - e poi mi soffermerò brevemente anche sugli altri -, sotto l'aspetto, cioè, di avere una cognizione diretta e immediata di ciò che avviene nell'aula, di come si forma la prova che lo riguarda, sotto tutte le possibili angolazioni di quello che io riassumo con la formazione della prova. La formazione della prova vuol dire cinquanta cose diverse. Ecco, all'imputato non è interdetto alcunché, sotto questo profilo, dalla normativa, ha una cognizione costante, personale, non mediata e diretta di ciò che avviene.
Guardi, siamo davanti a un paradosso. Io son convinto che se oggi avessimo dovuto elaborare un qualche passaggio dell'istruttoria dibattimentale - invece a noi questa normativa ci riguarda dalla discussione in avanti - non è escluso che qualcuno degli imputati che si trovano in una qualche di queste salette, magari attraverso questa partecipazione a distanza, ha una cognizione più puntuale di quello che succede di quanto non abbia avuto stando dentro quest'aula.
Quando i testimoni si dislocavano a sedere in quel certo posto, ripeto, il signor Calabrò o Barranca o Cannella o Tutino o Pizzo, sì hanno capito piuttosto bene di che cosa si parlava, hanno avuto a disposizione altoparlanti per udire, qualche monitor più o meno vicino per vedere, ma è la stessa cosa che gli succede oggi, e che gli succederebbe oggi, e forse in condizioni più comode e anche in condizione forse di percepire meglio, con la vista e con gli occhi, ciò che succede.
Io dico, sotto questo profilo vorrei trovare dov'è che la norma depriva l'imputato di qualche cosa. Non lo trovo assolutamente. C'è qualche cosa nel comma 7 dell'articolo 2 che non mi convince. Io credo che quando se ne porrà il problema - ma non è il nostro - quando si porrà il problema di applicarla il Giudice o farà un'interpretazione estensiva di questa disposizione oppure dovrà dubitare di una certa qual legittimità ovvero di un qualche profilo di illegittimità. Perché la presenza fisica, questa volta dell'imputato, è prevista, sia pur come rimedio eccezionale, a situazioni in cui occorre che l'imputato sia osservato nella sua persona. Beh, ma ci possono essere delle situazioni in cui, viceversa, è interesse specifico, concreto dell'imputato osservare... io penso al corpo del reato. Oppure a osservare se non il corpo del reato comunque un qualche cosa che sia stato sequestrato. Che sia nell'interesse dell'imputato poter osservare direttamente una res o un'altra persona, ma poterla osservare, eventualmente toccarla, averne quindi una percezione anche di tipo sensoriale nel tatto piuttosto che solo nella vista o piuttosto solo che nell'udito.
Ecco, quello magari è l'unico aspetto della normativa che mi lascia qualche dubbio. Penso che, siccome le leggi vadano interpretate in maniera da assicurare loro il significato della portata più conforme al precetto costituzionale, siccome un divieto di interpretazione non c'è, il VII comma sarà comunque interpretabile in una sua portata perfettamente in linea con il diritto di difesa garantito, appunto, dall'articolo 24 della Costituzione.
Ecco, ma è l'unico punto interrogativo. Se oggi dovessimo risolvere un problema di questo genere direi: Signori Giudici, applicate la norma dopo averla interpretata in maniera coerente con le indicazioni costituzionali, piuttosto che sospendere l'applicazione in attesa di un giudizio di costituzionalità.
E quale altra conculcazione c'è del diritto per l'imputato di difendersi, inteso nel senso di cui poco fa provavo a dare una definizione sintetica? Ho citato quella norma, il VII comma dell'articolo 2, perché sicuramente voi dovrete fare un giudizio che non guarda... Sì, c'ho messo più tempo, Presidente, ma tutto sommato è meglio.
PRESIDENTE: No, no. Ho piacere di ascoltarla.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio della pazienza. Dunque, perché sono convinto che non sia improprio segnalare alla Corte anche un aspetto del problema, cioè, la portata di questa legge. Il giudizio, quindi, di conformità o non conformità, sia pur sintomatico, con la Costituzione non è che il Giudice è chiamato a pronunziarlo in una volta sola per ogni possibile occasione di applicazione di questa disposizione. Cosa voglio dire? Proprio perché ai fini, per esempio, dell'esame, ai fini dell'istruttoria dibattimentale c'è una normativa che deroga alla regola di ordine generale, e questo abilita a ritenere che questa disposizione vada rapportata, questo insieme di disposizioni, vadano rapportate alla fase particolare del processo, al momento particolare del dibattimento nel quale si tratta di fare applicazione di questa disposizione. É anche molto logico, voglio dire, può succedere non solamente qui, può succedere anche in altre sedi. Si pensi a un imputato che viene tratto in arresto, è in corso di dibattimento, e che in corso di dibattimento viene a subire l'applicazione dell'articolo 41-bis. É da qual momento in cui si pone il problema. Noi avevamo un 41-bis già applicato a carico degli imputati e ci siamo trovati col processo che è entrato, non in rotta di collisione, no, non mi pare il momento, che è entrato in contatto con una nuova normativa.
Beh, ma il dubbio o comunque il problema di costituzionalità di questa legge va rapportata al momento in cui ci troviamo. Sicuramente a questo momento e non a un momento diverso, cioè a dire, alla fase della discussione finale.
Ecco, una volta di più non vedo quale possa essere il pregiudizio per gli imputati nel fatto di partecipare a distanza al dibattimento, proprio perché in questa fase, fino a prova contraria - ma in questo senso è la normativa, è inutile che io la stia a raccontare, l'articolo 523 - in questa fase a me tocca il compito, sicuramente molto faticoso ma per alcuni anche fastidioso, di parlare, e ci sarà chi deve ascoltare il Pubblico Ministero che illustra e espone le sue conclusioni, dopodiché altri concluderanno e illustreranno. E gli imputati, detenuti o no che siano, in questa fase hanno solamente la facoltà di ascoltare. Non possono interrompere, che è un divieto legale di interruzione della discussione, indifferenziato, quale che sia la parte che stia illustrando le sue conclusioni, che parli da un'ora, o che parli da 20 giorni.
Possono avere la parola per fare dichiarazioni spontanee, io ritengo solamente al termine, al termine della discussione finale di tutte le parti. Quando il Presidente dirà: e allora il Pubblico Ministero comincia ad illustrare le sue conclusioni. Da quel momento le dichiarazioni spontanee che gli imputati vogliono fare, le faranno al termine della discussione.
Mi pare sia questa la lettura più seria dell'articolo 494, in rapporto all'articolo 523. Se si leggono entrambe le disposizioni si capisce che: se l'articolo 494 prevede la facoltà per l'imputato, in ogni stato del dibattimento, in ogni momento del dibattimento, di intervenire per fare dichiarazioni spontanee; è anche vero che l'articolo 523 esige che la parte, che illustra le sue conclusioni, non venga interrotta in alcun modo. Così come prevede che, al termine delle conclusioni delle parti, le conclusioni orali, l'imputato e il suo difensore abbiano comunque diritto, se ne fanno richiesta, a avere l'ultima parola.
Ecco perché dico, in questa fase quale sarebbe la conculcazione del diritto di difesa degli imputati? Francamente non riesco assolutamente a vederla. Qual è la diversità tra Frabetti, che si trova lì, che sta lì e ascolta, come può fare Spatuzza che si trova a L'Aquila, come fa Giacalone che si trova nello stesso istituto, come fa Bagarella che si trova a Parma, se mi ricordo più o meno come sono dislocati: devono ascoltare.
Ecco perché io non trovo nessun sacrificio del diritto di difesa, non trovo nessuna diseguaglianza nella stessa misura in cui non trovo nessun sacrificio. E viceversa. Ecco perché dicevo i problemi, sostanzialmente, si scambiano la norma di riferimento, ma poi il problema rimane lo stesso.
Di questo diritto dell'imputato detenuto, l'altro aspetto è legato alla facoltà legittima riconosciuta, non coercibile, di consultarsi con il difensore. Ma la norma, per caso, la normativa, Presidente e Signori Giudici, dov'è che stabilisce che non... che viene in qualche modo conculcato il diritto, il potere, la facoltà. Scelgano loro la categoria giuridica più adatta, non lo chiamerei diritto, la chiamerei facoltà; fa parte del diritto ma non è un diritto in senso stretto.
Dov'è che questa normativa sacrifica questa possibilità? É previsto espressamente - la norma dice esattamente il contrario - è previsto espressamente che il difensore e detenuto possono consultarsi, senza limiti di tempo, senza limiti quindi di alcun genere, in maniera riservata.
Se la norma vien fatta funzionare male - e ora mi permetterò, ci abbiamo un po' pensato col dottor Nicolosi, mi permetterò di dare un suggerimento alla Corte - se la norma è applicata male, si potrà eventualmente individuare un profilo di illegittimità del dibattimento. Ma la norma tutto prevede, fuorché una conculcazione, una limitazione del diritto di consultazione reciproca tra imputato e difensore. E perché dovrebbe essere illegittima costituzionalmente questa norma? Non ne vedo la ragione, questo è proprio, direi impropria ecco, impropria come indicazione di un profilo di legittimità costituzionale.
Avevo pensato di fare due considerazioni sull'articolo 41-bis, però ho detto che il problema dell'articolo 101 della Costituzione, al quale questa legge ordinaria recherebbe un "vulnus" per certi ragioni, mi sembra che sia un problema di poca portata, direi sostanzialmente irrilevante.
E quindi mi limito semplicemente, se la Corte volesse addentrarsi nella problematica dell'articolo 41-bis, che è applicato attraverso uno strumento di carattere amministrativo, quindi è un provvedimento amministrativo che determina il presupposto perché si faccia luogo all'applicazione di questa normativa sulla partecipazione a distanza. Mi limito a dire che si tratta sì di un provvedimento amministrativo che individualizza la previsione generale, ma è sottoposto a un controllo giurisdizionale. Perché la Corte Costituzionale, per due volte, ha affermato che si tratta di un provvedimento reclamabile.
Quindi, in ogni caso, il Giudice - voi, nella nostra situazione - non derivate una modalità di effettuazione del processo, una modalità di svolgimento del dibattimento, non la derivate da un provvedimento amministrativo che in qualche modo vi limita, vi priva della vostra sovranità. Perché si tratta di un provvedimento che nasce in sede amministrativa, ma è un procedimento che ha un regime di controllo giurisdizionale in senso proprio e in senso pieno.
Allora, qual è la conclusione del Pubblico Ministero sulla questione di ordine principale? E chiuso tra parentesi l'inciso che non piace nemmeno a me.
La conclusione è che la questione di illegittimità costituzionale è manifestamente infondata e, per quanto riguarda specificamente la fase di questo giudizio, è irrilevante. E come tale è inammissibile.
Quali sono i problemi subordinati? Io ho invertito l'ordine di illustrazione dei difensori. I problemi subordinati sono questi.
Il primo, abbiamo visto, la revoca dell'ordinanza. No, l'ordinanza non si può revocare, per la semplicissima ragione che il Giudice è costituito nell'obbligo di applicarla la legge, e basta. Non vi è un margine di discrezionalità. Quindi sarebbe francamente antidoveroso un provvedimento di revoca di questa ordinanza. Quindi proprio è una sollecitazione, o è stata una istanza che proprio non mi può trovare in alcun modo d'accordo.
A parte che esiste una disposizione, l'articolo 124, che fa obbligo, come si sa, di applicare tutte le norme. Ma proprio perché il mestiere del Giudice è quello di applicare la norma, quando la norma richiede, con carattere di doverosità, un provvedimento: è come la scarcerazione, o la revoca della misura cautelare, la revoca della contumacia e chissà quant'altro. E non certo di stabilire di volta in volta, capricciosamente quasi, se quella norma vada applicata, o se quella norma non debba essere applicata. Il Giudice può solo dubitare della costituzionalità di una norma, e in qual caso non la applica. Si riserva a un momento successivo se applicarla, o non applicarla.
Quindi questa istanza non può trovare accoglimento di alcun genere.
L'altra istanza era quella, vi dicevo, di assoggettare a controllo gli apparati, per verificare se qualcuno proceda... No, assolutamente. No, assolutamente per la semplicissima ragione. C'è una disposizione di legge che stabilisce - e è l'articolo 103 V comma del Codice - che sono garantite, sempre e comunque, nei confronti di tutti, le comunicazioni che si svolgono tra imputato e difensore. A prescindere dal fatto se l'imputato sia detenuto o meno, sia libero.
Cioè a dire, nessuno può prendere cognizione di ciò che si dicono consultandosi, il difensore e l'imputato. Allora, siccome esiste un divieto di questo genere, e siccome, in quanto c'è un divieto, io ne deduco che nessuno stia abusivamente ascoltando ciò che si possono dire, sulle linee telefoniche loro riservate, imputati e difensori. Delle due l'una: o questa istanza è provocatoria. E allora si esca dalla provocazione e si dica: vi è ragione di dubitare che...
Allora, si prende, si fa una denunzia a qualcuno per un qualche illecito.
Per la stessa ragion per la quale, allora, si potrebbe dubitare che fossero attivi degli impianti di intercettazione qui, dentro quest'aula, dislocati apposta per captare quelle conversazioni, che sicuramente gli imputati detenuti hanno avuto con i loro difensori, come era giusto che fosse. Non lo si è chiesto fino ad oggi alla Corte, di fare un accertamento di bonifica dell'aula. Lo si dovrebbe chiedere, lo si chiede oggi per modificare la linea? Le linee?
Sappiamo per certo che non si possono intercettare le conversazioni che avvengono tra imputati e difensori, detenuto o no che sia.
Allora questa richiesta, nella quale c'è anche un indice di provocazione, poco simpatica, credo proprio che...
Presidente, abbia tanta pazienza, lei mi invita alla moderazione e io ho detto, mi pare in termini moderati, che questa richiesta ha un che di provocatorio, poco simpatico. Perché non sono molte le alternative.
Un controllo abusivo sulle linee telefoniche potrebbe essere stato disposto, o essere in atto, con il, come dire, con il consenso di non chissà quante persone.
PRESIDENTE: Diciamo che la provocazione, se c'è, era involontaria.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Può essere, Presidente. Ma io l'ho presa oggettivamente e quindi. Non mi commisuro con il profilo soggettivo del discorso, mi commisuro con un profilo oggettivo della richiesta. Che oltretutto è fatta per iscritto, quindi non è nemmeno che io l'abbia dedotta, più o meno indirettamente, in qualche cosa che è stato detto, è stato anche scritto, quindi.
Non è... Eccoci. Non è nulla l'udienza di ieri - diversamente da quello che pensa l'avvocato Passagnoli - e non è nulla nemmeno l'udienza di oggi, che avviene con le stesse modalità, per la semplicissima ragione che l'ultimo inciso del comma 3 dell'articolo 2, non vuol dire assolutamente che gli imputati si debbano poter vedere da un carcere all'altro, tutti reciprocamente, nello stesso momento in cui ciascuno degli imputati può vedere il suo Giudice, può vedere il Pubblico Ministero e chissà quante altre cose può e vuol vedere. A parte che secondo me si stuferanno anche, come è giusto che sia, voglio dire... Parlo di sentire il Pubblico Ministero, eh, solamente di questo sto parlando.
Ecco, dico, non è questo. Noi abbiamo fatto, a seguito di questa legge, una specie di mito della partecipazione all'udienza. Abbiamo, per meglio dire, costruito un concetto mitologico della partecipazione all'udienza.
PRESIDENTE: Per piacere.
PUBBLICO MINISTERO: Ciò che questa legge vuole attuare è che vi sia la possibilità di una percezione, visiva ed auditiva, di ciò che avviene. Intesa, la percezione, come diritto di difesa esercitato recettivamente; intesi gli avvenimenti, inteso ciò che avviene, come il diritto di difesa o le prerogative dell'accusa esercitate positivamente.
Cosa vuol dire questo discorso? Se l'imputato Giuliano rende e renderà - ne son convinto - dichiarazioni spontanee al termine della discussione, Spatuzza avrà diritto, dalla sua saletta, di ascoltare e di vedere Giuliano. Sennò pretenderemmo da questa legge qualche cosa che, in termini di risultato, va al di là di ciò che assicurava il sistema tradizionale di partecipazione. Il sistema di partecipazione quindi non a distanza, bensì in loco.
Perché tra Giacalone, che si trova in un certo punto, o si trovava in un certo punto, e Bagarella, che si trovava in un altro punto dell'aula, c'era sicuramente una possibilità di contatto visivo ridotto a zero - d'altra parte non è previsto in alcun modo che dovesse essere garantita al 5, al 50, o al 75% - e oggi si vorrebbe che invece...
Signori, finiremmo per chiedere a questa legge, per poterla poi affossare, chiedere a questa legge una previsione a dir poco bizzarra. Questa legge invece ha affrontato, forse tardivamente, ecco, ha affrontato il problema della partecipazione degli imputati ai dibattimenti, ha affrontato il problema della sicurezza dei dibattimenti, ha affrontato il problema complessivo della sicurezza delle istituzioni, a fronte di situazioni - ne parleremo poi nella requisitoria - particolarmente gravi, per non dire addirittura devastanti per, queste sì, per la libertà e forse per qualche cosa ancor di più caro della libertà.
Ma non è sicuramente una legge che ha sacrificato le prerogative, i diritti, le aspettative, i bisogni degli imputati.
Ecco perché chiedo, quindi, che: la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata manifestamente infondata, o irrilevante. Per me, veramente, si possono invocare entrambe le categorie.
Che siano respinte le varie richieste, quelle illustrate sulla irregolarità dell'udienza di ieri, sulla revoca dell'ordinanza e sugli accertamenti tecnici sulle linee telefoniche.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ha terminato?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Mi sembrava...
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
Presidente...
PRESIDENTE: Chiedo scusa. Mi sembrava che accennasse a qualche rimedio pratico per ovviare a qualche inconveniente lamentato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è vero. Mi sembrava di poterlo dire, siccome, dopo questo... quando le Corte tirerà le fila, poi farà un'ordinanza che risolve le questioni di costituzionalità. Forse c'entra poco il suggerimento di ordine pratico. Ma è questo, Presidente, è abbastanza semplice.
In corso di discussione potrebbe essere deciso da lei, istituzionalizzandola anche, se si vuole, una moratoria di 10 minuti, o un quarto d'ora, ogni ora e un quarto, ora e mezzo, ogni ora. Perché, così, in quel quarto d'ora di tempo, noi ci allontaniamo tutti dall'aula, sgomberiamo, gli imputati e i loro difensori possono conferire, hanno diciamo una pausa istituzionalizzata, senza che il difensore debba perdere cognizione di ciò che sta dicendo il Pubblico Ministero, oppure un altro difensore.
Ecco, questo potrebbe essere un suggerimento. Ripeto, queste norme poi si sa, si mettono alla prova applicandole. Ecco, e credo che forse qualche cosa di simile si potrebbe disporre, mi pare coerentemente - perché è aula di udienza anche la saletta nella quale si trovano gli imputati - che venga adottato un qualche accorgimento, di tipo pratico, perché gli imputati, in quei 10 minuti, in quel quarto d'ora, possano conferire al telefono con i loro difensori in condizioni di riservatezza.
Io sono più realista di quanto non lo siano i difensori. Perché i difensori hanno parlato con i loro assistiti quando erano in aula, avendo accanto personale di custodia. Avevano a un metro e mezzo invece che a un metro e 70. Abbiamo bisogno di prendere il centimetro per stabilire se è più lontano Bagarella dal telefono di quanto non lo fosse Bagarella dalla transenna, al di là della quale c'era l'avvocato Ceolan?
Insomma. Però, però, però, se la ragionevolezza è uno strumento attraverso il quale poi i problemi si risolvono, forse qualche cosa di questo, di simile potrebbe la Corte adottarlo.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Pepi: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Ci sono...
AVVOCATO Pepi: Sì, mi scusi. Soltanto...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato. Forse bisognerebbe prima dare la parola alle parti civili.
AVVOCATO Pepi: Non è una replica, eh. É un fatto nuovo che si è verificato e ho notato durante questa udienza.
Da stamattina, quando è iniziata l'udienza, noi abbiamo nel monitor il carcere de L'Aquila. Di tutti gli altri carceri noi non sappiamo che cosa succeda, non sappiamo se ci sono ancora gli imputati, non sappiamo se lì ci sono più o meno agenti. Quindi anche questa è un'altra di quelle situazioni gravi, che secondo me vanno valutate.
Come sempre, si è verificato in questa udienza - e io ne faccio presente - mentre io parlavo direttamente con uno dei miei assistiti poco prima, davanti a me vi è l'avvocato Traversi, difensore di Vincenzo Ferro, che è uno di coloro che accusa i miei assistiti, e ha sentito integralmente tutta la mia telefonata.
Se questa è la riservatezza che questa legge vuol predisporre, teniamola pure, tanto, una di più o una di meno.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Io ho notato l'avvocato Cianferoni che parlava a un telefono posto nell'ultima fila di banchi.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Probabilmente l'avvocato Cianferoni aveva maggiore interesse a che non venisse ascoltato quello che diceva al suo difeso.
AVV. Cianferoni: Non era la scelta per una riservatezza che non c'è, Presidente. Era piuttosto una scelta della maggiore educazione possibile, perché non volevo creare disturbo alla Corte e al Pubblico Ministero che stava parlando. Perché così noi - io, e credo possa dire noi - si ragiona. In termine di educazione non di provocazione.
Se ci mettono questo aggeggio sul tavolo, io cerco di non dare noia, prima di tutto. E poi voglio però, prima ancora, che i miei diritti siano rispettivi.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato.
AVV. Cianferoni: Questo per rispondere alle provocazioni, sia...
PRESIDENTE: La Corte è grata di quello che lei ha fatto e ha rimarcato la sua attenzione.
AVV. Cianferoni: Si ha il dovere...
PRESIDENTE: Io vorrei che il discorso terminasse qui.
AVV. Cianferoni: Termina qui. Perché si ha il dovere, signor Pubblico Ministero, di dubitare di tutto...
PRESIDENTE: No, avvocato.
AVV. Cianferoni: ...facendo l'avvocato penalista. Sennò...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Lei ha sentito? Ha detto d'accordo. La prego, non continuiamo questa che non vorrei che diventasse una polemica.
AVV. Cianferoni: Bene.
Tre questioni, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ma, scusi avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Le questioni, se sono nuove, prima sentiamo le parti civili, se voglio intervenire. Dopodiché le potrà sollevare.
AVV. Cianferoni: Io, ecco, allora, forse anche per dare modo alle parti civili, di tre ne vorrei esporre una sola. Non è una questione, è un deposito di memoria.
PRESIDENTE: Sì.
AVV. Cianferoni: Redatta dall'avvocato Graziano Maffei, con incarico in calce al sottoscritto per il deposito. Scusandomi di essere intervenuto con un ritardo iniziale, ne faccio deposito. Non aggiungo nessuna documentazione.
La norma a supporto è il 121 del Codice di rito, che consente in ogni momento il deposito.
AVVOCATO Florio: Presidente, prima di dare la parola alle parti civili. Chiederei effettivamente, ricollegandomi a quello detto ora dall'avvocato Pepi, di poter vedere il signor Lo Nigro. Io non ho interrotto il Pubblico Ministero per, anche lì, motivi di educazione, perché so quello che vuol dire essere interrotto mentre si illustra una propria questione, perché mi è successo ieri. Ma questa non vuole essere assolutamente polemica.
É vero anche che il carcere di Viterbo è scomparso dai miei occhi. Prima io immaginavo il signor Lo Nigro, ora non lo vedo proprio più.
PRESIDENTE: Bene. Io credo che questo sia agevolmente riparabile. Perché, quando ve ne sono delle ragioni, possiamo in qualunque momento chiedere di avere una visione completa e adeguata della sala in cui si trovano i vari imputati. Abbiamo constatato, abbiamo rilevato che non è possibile la contemporanea visione, ma è possibile la visione, di volta in volta, di ciò che appare necessario.
Ritengo anche che, nel caso in cui ci fosse una caduta del collegamento, c'è un presidio tecnico, la cui presenza garantisce, nella persona qui presente, di segnalare eventuali cadute.
Quindi, in mancanza di segnalazioni di questo genere, io devo supporre, ragionevolmente, che la visibilità reciproca sia, almeno come possibilità dall'aula di udienza alle salette dove si trovano i detenuti, sia permanente. Poi...
AVVOCATO Florio: Però è un problema di disciplina di udienza.
PRESIDENTE: Mi lasci... Ecco, tra l'altro è un problema di disciplina dell'udienza.
Io posso suggerire, ma non so che vantaggio se ne possa trarre, che a periodi vari sia data visione di... Se c'è qualche avvocato che chiede, come ha fatto l'avvocato Pepi, di vedere il proprio assistito, non ho nulla in contrario a chiedere anch'io di poter vedere quel che accade nella saletta dove si trova l'imputato Lo Nigro. Cioè?
AVVOCATO Florio: Viterbo.
PRESIDENTE: A Viterbo.
Dopodiché, posso dare la parola alle parti civili che abbiano interesse ad intervenire.
AVVOCATO Maccari: Buongiorno, sono l'avvocato Maccari, sostituto processuale dell'avvocato Saldarelli, patrono di parte civile per la Regione Lombardia.
Mi dichiaro remissiva alla eccezione di legittimità costituzionale, così come formulata dai difensori degli imputati. Grazie.
PRESIDENTE: Prego. Altre parte civili?
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna, parte civile per lo Stato, Accademia dei Georgofili e Regione Lazio.
Dunque, io credo che biso... Innanzitutto mi associo a quanto affermato dal Pubblico Ministero. E credo poi che, in particolare, si debba evitare di confondere il profilo della legittimità costituzionale, con quello eventualmente delle migliori modalità per attuare quanto previsto dalla norma. E mi pare che quanto affermato ieri dai difensori abbia confuso i due piani ripetutamente.
Per quanto riguarda appunto le modalità, vengono stabilite dalla Corte, anche con l'apporto dei vari difensori, secondo appunto ragionevolezza e quello che sembra più utile.
Per quanto riguarda il profilo della legittimità costituzionale, mi pare che il dubbio principale dei difensori si incentri essenzialmente sul fatto che si tratta di una disciplina che viene applicata sulla base di un presupposto che la Corte deve soltanto accertare, senza nessuna possibilità di giudizio. Cioè, in pratica l'applicazione del 41-bis.
Ora, in questo caso non mi sembra che ci sia nulla di discriminatorio, in quanto la differenza che contraddistingue l'ipotesi C, rispetto alle prime due, è che semplicemente il Legislatore ha stabilito direttamente che, in determinate situazioni, quali quelle dell'applicazione del 41-bis, esiste o la necessità di evitare un eccessivo ritardo nello svolgimento del processo, oppure appunto motivi di ordine pubblico e di sicurezza. Il che appunto è una valutazione fatta prima dal Legislatore e sottoposta poi al controllo giurisdizionale, nei limiti appunto di un semplice accertamento della Corte.
Quindi, per quanto riguarda questa situazione, si può benissimo riportare a quanto affermato dalla Corte Costituzionale in varie occasioni, per cui appunto, a situazioni particolari si possono applicare discipline particolari. Il che non significa che la disciplina sia derogatoria, o comunque abbia carattere eccezionale.
E voglio anche sottolineare che condivido quanto detto dal Pubblico Ministero e cioè che la normativa precedente non poteva prevedere la possibilità di una non compresenza fisica dei difensori e degli imputati e che, in ogni caso, quando si verifica un fatto nuovo, la legge deve essere interpretata anche evolutivamente. Cioè, sempre avendo presente lo scopo delle norme. In questo caso anche quelle della Costituzione, che sono comunque quelle di assicurare l'effettività della difesa degli imputati.
Ora, per quel che riguarda quindi il caso di specie, credo che bisogna, per esempio, quindi, prendere in considerazione quei fatti che possono in qualche modo influire sull'effettività delle garanzie della difesa. Mi sembra appunto che vedere in ogni momento i propri imputati, la visibilità degli imputati fra loro in qualsiasi momento, eccetera, non sia comunque rilevante, rispetto a quegli elementi fondamentali del diritto alla difesa che sono: il diritto dell'imputato di rendere dichiarazioni, il diritto del difensore di consultare l'imputato riservatamente. E su questo punto, appunto, il problema più che altro è quello della scelta delle modalità e non quindi un problema di legittimità costituzionale.
Per questo concludo perché sia dichiarato manifestamente infondata e non rilevante l'eccezione.
PRESIDENTE: Prima di chiedere se altri difensori delle parti civili intendono intervenire, vorrei sapere se è possibile vedere la saletta del carcere di Viterbo.
ISPETTORE Carloni: Presidente, questa è la saletta numero 1 del carcere di Viterbo. Non so se è ancora apparsa l'immagine in aula.
PRESIDENTE: Ecco, ora è apparsa. Ora è apparsa. Grazie.
ISPETTORE Carloni: Prego.
PRESIDENTE: Credo che l'avvocato Pepi ora sia convinto che il suo rappresentato è presente e...
AVVOCATO Pepi: Presidente, a Viterbo non ne ho nessuno veramente io. Perché io ne ho due a Spoleto e uno a L'Aquila. Quello de L'Aquila l'ho visto tutta la mattina, gli altri due non li ho visti proprio.
PRESIDENTE: Va be', ma c'ha delle ragioni particolari per chiederlo? Visto che volendo si possono... Quindi, non...
Abbiamo constatato che c'è la possibilità, volendo, di vedere alternativamente le varie aule.
Allora, altri difensori di parte civile. Avvocato Ammannato?
AVVOCATO Ammannato: Sì. Avvocato Ammannato, difensore di parte civile Comune di Firenze e vittime delle stragi.
In base a questa legge, la Corte di Assise di Firenze ha emanato l'ordinanza in base all'articolo 2 lettera C della Legge numero 11 del 1998.
Ieri mattina, la difesa ha sollevato l'eccezione di non manifesta illegittimità costituzionale dell'articolo 2, lettera C della Legge numero 11 1998. E questo, credo, ai sensi dell'articolo 23 della Legge 11 marzo del '53, la numero 87. Quello che prevede proprio la eccezione di illegittimità costituzionale.
Il successivo articolo, sempre di questa legge, che è l'articolo 24, prevede che il Tribunale, appunto, o accoglie le eccezioni, oppure la respinge in base a due diversi profili, quindi due ipotesi.
La prima ipotesi è la irrilevanza, la seconda ipotesi è la infondatezza. E poi ne deve dare adeguata motivazione.
Per quanto riguarda quindi, l'irrilevanza, ovviamente riguarda il rito, la procedura; l'infondatezza, riguarda il merito.
Ora, questo difensore che è uno, e quindi la propria personalità non si sdoppia certamente quando difende o quando fa la parte civile, è profondamente convinto, in base a tutti gli studi fatti, in base alla propria coscienza, che quest'articolo 2 della Legge numero 11 '98 è, a livello di merito, incostituzionale. Perché sicuramente viola l'articolo 24 della Costituzione.
Cioè, su questo, ne sono profondamente convinto; e la mia profonda convinzione, come sempre, in base alla onestà intellettuale che spero e desidero manifestare sempre, lo devo manifestare alla Corte d'Assise con cui sono sempre stato leale fino in fondo.
E, indubbiamente, è incostituzionale, o almeno appare incostituzionale sotto il profilo proprio della violazione dell'articolo 24, quello che rileva di più. Perché sicuramente i difensori hanno sollevato anche per la lettera C il problema dell'articolo 41-bis che viene dato non ad un condannato con sentenza definitiva, ma viene dato a un indagato da parte di un organo esecutivo, qual è il Ministero di Grazia e Giustizia.
Però, com'è stato già rilevato dalla stessa difesa, quando ha detto: è il Ministro, in parole povere, che decide chi si debba difendere adeguatamente con la presenza in aula e chi non si debba difendere adeguatamente senza la presenza in aula.
Quindi, diciamo, il problema del 41-bis poi si sposta, ovviamente, al problema dell'articolo 24. Cioè quello che è il diritto alla difesa.
Ora è indubbio, cioè, quando ho letto la legge e anche a un approfondimento della legge, è indubbio che appare incostituzionale quest'articolo, illogico, francamente direi anche schizofrenico; schizofrenico quando mette il termine al 31 dicembre 2000.
Cosa vuol dire? Che se Riina ci ha un processo in corso al novembre del 2000, col 1 gennaio 2001, torna in dibattimento? Cioè, prima non c'è più e poi ci ritorna.
Francamente si presta a parecchi aspetti nel merito di incostituzionalità.
Anche la stessa dizione, io leggo l'articolo 2: "La partecipazione al dibattimento avviene a distanza."
Francamente è quel modo di legiferare che non condivido. Cioè la partecipazione a distanza.
É il classico ossimoro, ghiaccio bollente, deserto verde, notte solare. Già il Legislatore ne ha fatto uso quando ha parlato di partecipazione ad una associazione, quindi ad un crimine associativo, esterna.
É come dire: io ti invito alla mia festa e stai fuori.
Partecipazione al dibattimento a distanza, è come dire, non lo so, il prete che dice: oggi vi unisco marito e moglie e vi unisco a distanza.
Cioè, è una contraddizione in termini. O partecipi, o non partecipi. E questo è il primo aspetto.
Il secondo aspetto, già detto, non condivido parlare di teleconferen... cioè, le conferenze riguardano non il processo penale, le conferenze, riguardano, per l'appunto, le conferenze, i dibattimenti; riguardano i dibattiti culturali. Nel processo penale, credo che l'imputato abbia diritto a presenziare, ovviamente - e lo dico subito - al momento della formazione della prova.
É ovvio che il diritto di difesa si estrinseca proprio nel momento di assunzione della prova. Nella prova e al diritto alla controprova. Questo è fondamentale, il punto.
Quindi, sinteticamente, non voglio trattenermi oltre, sicuramente questo articolo 2, con la mancata presenza fisica al momento dell'assunzione della prova, viola l'articolo 24. Lo viola anche con la legge a te..., quindi già, diciamo, nasce una legge morta. Lo viola anche per il fatto che ci sono ormai le pattuizioni, si dice, internazionali.
Io direi sono anche legge interna dello Stato, perché è già stato detto, l'articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, è legge - questo lo dico chiaramente ai Giudici popolari - è legge dello Stato italiano dal 4 agosto 1955, numero 848.
E quando si cita la Convenzione Internazionale, quella di New York, Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, New York, 16 dicembre 1966. E guardate, l'articolo 14 - già questo è ormai pacifico - nel comma III, parla espressamente: "Ogni individuo accusato ha diritto ad essere presente al processo"...
PRESIDENTE: Paragrafo 3, veramente.
AVVOCATO Ammannato: Articolo 14 paragrafo 3, sì, lettera D. Ecco, così l'abbiamo fatta completa.
PRESIDENTE: Lo sappiamo tutti.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Oltre ad essere una pattuizione internazionale - questo premeva a questo difensore sottolineare - è legge dello Stato italiano, la Legge 25 ottobre 1977, numero 881 in vigore dal 15 dicembre 1978.
Quindi, questo difensore, dire che nel merito è manifestamente infondato il dare di infondatezza alla eccezione, assolutamente no.
Quindi, nel merito, l'eccezione è fondata.
Salva la coscienza di questo difensore il fatto che, per fortuna, non di questo difensore... Anzi, per fortuna di questo difensore, non chiaramente per merito o altro, è stata dichiarata chiusa l'istruttoria dibattimentale.
Essendo stata dichiarata chiusa l'istruttoria dibattimentale, vuol dire che la fase dell'assunzione della prova penale e quindi il diritto alla controprova penale, per fortuna si è conclusa.
Questo difensore ricorda a se stesso che ci sono sentenze della Corte di Cassazione, numerosissime - ormai Giurisprudenza costante - che, sia la partecipazione al dibattimento, sia la partecipazione tecnica del difensore, non è più necessaria nella fase della discussione. Tanto è vero che numerose eccezioni di nullità assoluta, lettera C, per mancata partecipazione della difesa o dell'imputato al dibattimento, sono state ripetutamente respinte dalla Corte di Cassazione, proprio perché è fondamentale che l'imputato - ed è fondamentale che il suo difensore che gli dà la difesa tecnica - siano presenti nel momento dell'assunzione della prova penale a carico dell'imputato con il diritto alla controprova. Soprattutto nei maxiprocessi.
Tant'è vero, anche quando c'è stato a volte, addirittura dalla parte quindi della difesa, una denuncia per mancata assistenza del difensore al proprio assistito, poiché in quella udienza non c'erano testimoni, o collaboratori, o pentiti che parlavano su quell'assistito, è stato scritto e detto che, chiaramente, non era avvenuta alcuna lesione del diritto di difesa.
Allora, in questo caso, per fortuna mia personale, Bagarella e tutti quanti gli imputati, hanno assistito fisicamente e personalmente a tutta la fase della istruttoria dibattimentale.
Ex articolo 523, finita la fase dell'istruttoria dibattimentale, inizia la discussione che non può essere interrotta.
Ricordo a me stesso che, già delle eccezioni sollevate nell'altro processo della strage al Rapido 904 furono sollevate, perché al momento della chiusura dell'istruttoria dibattimentale, ci fu una revoca di tutti gli avvocati di fiducia, avevano nominato di ufficio, furono fatte eccezioni in Corte di Appello e ripetute presso la Corte di Cassazione in Roma, I Sezione, allora Carnevale, furono tutte respinte con questa argomentazione. Cioè, non c'è stata nessuna lesione del diritto di difesa, in quanto la fase dell'istruttoria dibattimentale era chiusa e pertanto non possono lamentare alcunché.
Allora, da questo punto di vista, siccome sappiamo articolo 23-24 che, ogni volta che la parte solleva una eccezione, deve avere interesse a sollevarla, interesse concreto e diretto - è Giurisprudenza della nostra Corte Costituzionale - in questo caso mi sento con la massima tranquillità, Codice alla mano, a dire: Corte di Assise di Firenze, in questo caso potrete respingere la eccezione dell'articolo 2, Legge numero 11 1998, perché gli imputati, in questo caso specifico, non hanno un interesse concreto e diretto a sollevare questa eccezione, perché? Perché, per fortuna, gli imputati in questo dibattimento sono stati presenti nella fase della assunzione che tutte le prove. Quindi, diritto alla prova, diritto alla controprova, diritto di difesa personale e tecnica, in tutta la fase della, ripeto, della fase della acquisizione e della formazione della prova dibattimentale.
Ora devono semplicemente ascoltare il Pubblico Ministero, parti civili, difensori, nella fase, appunto, della discussione. Che, VI comma del 523, ricordato dal Pubblico Ministero, non può essere più interrotta. Quindi neanche da parte... Ecco perché non c'è assolutamente possibilità di vedere una concreta e diretta lesione del diritto di difesa in questa fase.
E quindi credo che, in questa fase, agli imputati, manchi quella rilevanza e quella pertinenza per sollevare la eccezione di manifesta incostituzionalità.
Fermo restando il mio giudizio che, in qualunque altro processo che inizierò o è in corso, mi dovessero applicare l'articolo 2, ripeto, nella fase della istruttoria dibattimentale, dell'assunzione probatoria della prova, solleverò - perché ne sono profondamente convinto - questa eccezione che ritengo nel merito totalmente fondata.
Non possiamo fare i processi senza vedere in faccia gli imputati. Guardate, questo lo porto anche a nome... Sono stato autorizzato da Walter Ricoveri, la signora Chelli, anche loro, quindi, come vittime della strage, chiaramente nella fase della assunzione dibattimentale della prova, vedere in faccia chiaramente chi l'accusa, collaborante e chiamante in correità e vedere anche la risposta loro, sono fasi fondamentali. Cioè, appartengono alla nostra civiltà processuale. E credo quindi che questa civiltà processuale vada ristabilita.
Concludo quindi sul punto che, in questo caso, essendo già chiusa la istruttoria dibattimentale, non è assolutamente, manca concretamente negli imputati quell'interesse che la Suprema Corte Costituzionale, sempre richiede. Cioè quell'interesse concreto, diretto, rilevante e pertinente, a sollevare la questione.
E quindi chiedo che la Corte di Assise di Firenze voglia dichiarare, dal punto di vista mio, quindi, non infondata, ma irrilevante la questione prospettata dagli imputati perché attualmente gli manca quell'interesse diretto e concreto. In quanto, nel dibattimento passato e conclusosi, non si è chiaramente verificata alcuna lesione al diritto di difesa. E, in questa fase, devono semplicemente ascoltare quella che è la fase di discussione finale: Pubblico Ministero, parti civili e loro difensori.
Ringrazio dell'ascolto.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Altri difensori di parte civile che desiderino intervenire?
Io avrei bisogno... Nessuno, vero?
Avrei bisogno di sentire quel signore del presidio tecnico. Devo fare, porgli una questione tecnica.
Se si vuole accomodare un momento.
TECNICO TELECOM: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, no, qui. Solo una domanda di natura tecnica che riguarda questi apparecchi telefonici. Sono movibili, possono essere spostati da una parte all'altra dell'aula?
TECNICO TELECOM: (voce fuori microfono)
Questi sono fissi.
PRESIDENTE: Alcuni...
TECNICO TELECOM: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì. Ma mi diceva però l'avvocato Cianferoni, che aveva potuto portare il suo apparecchio in fondo all'aula?
TECNICO TELECOM: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
AVV. Cianferoni: Ci sono su tutti i banchi.
PRESIDENTE: Su tutti i banchi, sino all'ultimo... Quindi è possibile passare la linea all'uno apparecchio, o a un altro, secondo le esigenze.
Mentre gli apparecchi, però, sono fissi al banco.
TECNICO TELECOM: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie.
E allora, a questo punto, io credo che la Corte...
ISP. Scarabocchini: Presidente, è Spoleto che interviene.
PRESIDENTE: Sì, prego.
ISP. Scarabocchini: Per comunicarle che gli imputati: Pizzo Giorgio, Graviano Filippo, Giuliano Francesco e Benigno Salvatore, chiedono di rinunciare al prosieguo dell'udienza odierna.
PRESIDENTE: Sono autorizzati a rinunciare. Possono allon... Sono autorizzati ad allontanarsi in seguito alla rinuncia che hanno formulata.
ISP. Scarabocchini: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Bene. Allora io credo che la Corte, tenuto conto dell'impegno assunto di non fare durare l'udienza oltre le 14.30 e comunicato al centro che organizza le multivideo comunicazioni, non possa definire le molte delicate questioni che sono state sollevate entro oggi.
Quindi, l'udienza viene rinviata a domani 25 marzo 1998, alle ore 09.00. E si dispone la traduzione degli imputati detenuti sottoposti al regime del 41...
Cosa succede?
AVV. Cianferoni: Presidente, no, se lei mi ridà la parola, volevo...
PRESIDENTE: Ah mi scusi.
AVV. Cianferoni: No, una sola questione. Credo giusto sottoporla adesso. É sopravvenuta, nel senso che chiedo, nell'interesse del signor Gioacchino Calabrò, che venga accertato se, all'esito della scorsa udienza, è stato sottoscritto dal signor Calabrò il verbale redatto dal pubblico ufficiale, ispettore della Penitenziaria, a norma del VI comma dell'articolo 2.
Questo fatto, ove così non fosse, eccepisco la nullità del verbale e per esso dell'intera udienza.
Difatti, mi diceva il signor Calabrò come, nel corso del dibattimento svolto in quel di Trapani, nel quale certo il signor Pubblico Ministero saprà che invece la Corte è giunta a revocare l'ordinanza su concorde richiesta delle parti per mancato funzionamento corretto del macchinario.
Per mancato funzionamento corretto, credo si debba intendere - e su questo formulo questione che la Corte vorrà accertare - certo non il fatto che questi telefoni comincino a fumare o chissà che cosa, perché sarebbe troppo. Si intendono i continui black-out.
Il signor Calabrò mi indica... E su questo chiedo si faccia accertamento, sono in questo momento semplice tramite fisico vivaddio, di una informazione, non ne conosco il fondamento. Può darsi che sia assolutamente infondata, per carità! Comunque io indico, sotto questo diverso profilo, che alle ore 12.15 e fino alle ore 12.18, vi è stato un black-out della comunicazione visiva al carcere di Viterbo, dove si trova il signor Calabrò.
Segnalo altresì che un oscuramento video ebbe a verificarsi anche alle ore 11.20 di ieri mattina.
D'altra parte segnalo che, in punto non tanto e solo di riservatezza, quanto di efficacia, di concretezza, della norma che consente il collegamento tra assistito e difensore, che Calabrò ha chiesto di parlare con il sottoscritto difensore alle ore 10.05 e reiterato la richiesta alle ore 10.17, e soltanto alle ore 10.35 è stato attivato il collegamento.
Quindi sono tre questioni diverse che fanno capo, a mio avviso, nella loro complessività e complessività, meglio, al cattivo funzionamento, errato funzionamento, non funzionamento di questo macchinario.
La differenza tra dibattimento e svolgimento della discussione tra istruttoria e svolgimento della discussione nel corso del processo sussiste, ma non vi è dubbio che, per esempio, la verbalizzazione debba essere quella per tutto il processo.
E, laddove il verbale della scorsa udienza, non sia stato sottoposto per la firma ai sensi degli articoli 136, 137 e 483 nella misura di rilievo, al signor Calabrò, il verbale è nullo e con esso, torno a ripetere, l'intera udienza.
D'altra parte, si riserva questo difensore di approfondire un nuovo profilo che sovviene, che sottopongo alla Corte che è sovrana ed è in grado di sollevare questione di costituzionalità anche motus propri.
La legge prevede che l'assistenza alla udienza sia svolta, di norma - perché questo si capisce, salvo in caso di esame dell'imputato - da un ufficiale di Polizia Giudiziaria, scelto tra coloro che non svolgono e né hanno svolto attività di investigazione o di protezione con riferimento all'imputato e ai fatti a lui riferiti.
Ora, a parte che è una garanzia che mi pare insussistente quella fondata sulla mera affermazione. Perché trincerarsi dietro l'affermazione che il verbale fa fede fino a querela di falso; e che perciò, se tizio, ispettore della Penitenziaria, afferma di non aver fatto indagini, debba essere ritenuto vero, da una parte è affermare una ovvietà giuridica dall'altra è rendersi conto, per l'appunto, che... ecco, dall'altra parte è rendersi conto di non avere una effettiva cognizione di come poi il soggetto compaia, né a svolgere quella funzione.
Sempre per la cronaca, in quel di Trapani, era delegato un civile nominato dal Presidente di Viterbo, con attività rogatoria che è comunissima al processo civile e altrettanto oggi nel processo penale per lo svolgimento di incombenti istruttorie.
Il Presidente del Tribunale di Viterbo... Io perciò ho voluto produrre quella copia di verbali, per ciò che di buono esso contiene e per ciò che invece è di criticabile, come la parte finale sulla quale discutevo ieri e non ritorno.
Il Presidente del Tribunale di Viterbo delegava un cancelliere del Tribunale di Viterbo. Quindi credo... Un soggetto assolutamente estraneo.
Discutevo ieri con l'avvocato Maffei su un particolare: questo ufficiale di Polizia Giudiziaria ha comunque un obbligo di denuncia per qualunque circostanza gli risulti rilevante che venga a captare, in qualche maniera, legittima o non legittima, ma presumiamo pure legittima, per effetto di questa procedura.
Ecco, quindi, sotto questo profilo mi pare che si possa approfondire se sussiste una legittimità o meno nell'ambito della norma che ho appena finito di rammentare.
Quindi, nullità del verbale, l'ho detto. Per quanto riguarda la prassi, il Pubblico Ministero diceva: si potrebbe individuare un periodo di 10 minuti.
Anche questo credo sia un portato. Ed è normale sia così, perché l'ho anche scritto in memoria. Manca Giurisprudenza, si crea in questo momento la Giurisprudenza. Speriamo non se ne crei a lungo, Presidente e Signori della Corte, che questa norma venga presto spazzata via.
A Trapani hanno fatto così. Cioè, il Presidente destina 10 minuti all'inizio, alla fine dell'esame, del controesame, nel corso del controesame, per consentire al difensore e agli imputati...
Già, però osserva questo difensore che non c'era bisogno di questo riferimento comparato con l'A.G. di Trapani. Io stesso ieri ho chiesto alla Corte se era possibile, nella pausa di udienza, contattare il proprio assistito. Proprio perché si vuole sempre costruire e non soltanto demolire ciò che per altro è da demolire, va detto chiaro.
Comunque, in ogni caso, si assume un atteggiamento sempre costruttivo.
Non mi pare sia stato possibile. La signora Iannaco me ne potrà dare atto, anche se ora, come loro vedono, è impegnata in una conversazione telefonica e quindi non ci può ascoltare. E questa è la riprova concreta.
Concludo con un'ultima annotazione che ieri mi è sfuggita, però l'avevo pensata. Presidente, gliela risottopongo: la Corte fu così precisa nel fare una ordinanza integrativa alla propria ordinanza del 3 marzo, per comunicare a ciascuno dei difensori dove si trovassero gli assistiti, onde potere eventualmente raggiungerli negli istituti.
Riflettiamo sul dato che, due di questi, non li rappresento io, ma siccome l'ordinanza è stata a me notificata e siamo in una fattispecie concorsuale, voglio sottoporre il dato.
Giacalone e, se ricordo bene, Spatuzza, dovevano essere, a norma di ordinanza, nel carcere di Parma.
Oggi e ieri lo stesso abbiamo appreso che erano nel carcere de L'Aquila.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Quindi... Sì, ma noi non l'abbiamo avuta.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato...
AVVOCATO: Che ci sia stato il cambio?
AVV. Cianferoni: Allora, su questa parte...
PRESIDENTE: ...è stata notificata e comunicata alle parti, ai difensori che avevano interesse...
AVV. Cianferoni: Ai difensori. Va bene. perché questo difensore pensava, appunto, ad un cambiamento ministeriale una volta di più.
Non importa, mi pare che la questione rimanga comunque...
PRESIDENTE: No, la Corte...
AVV. Cianferoni: ...sulla suggestione. Non voglio essere...
PRESIDENTE: La Corte si è preoccupata di comunicarlo alle parti che avevano interesse.
AVV. Cianferoni: Non voglio essere ulteriormente tediante e quindi ho terminato.
Mi pare che la questione principale sia quella del verbale.
PRESIDENTE: Quindi, mi scusi avvocato. Per riassumere, per chiarezza, desideravo chiederle, prima di tutto, lei chiede che siano accertate effettivamente queste interruzioni, più o meno lunghe.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Poi, che venga accertata la firma del verbale da parte del...
AVV. Cianferoni: Io ho avuto notizia del mio assistito...
PRESIDENTE: ...suo assistito.
AVV. Cianferoni: ...Calabrò Gioacchino.
PRESIDENTE: Mi potrebbe indicare - confesso la mia ignoranza - la norma in relazione alla quale il verbale deve essere...
AVV. Cianferoni: Sottoscritto.
PRESIDENTE: ...sottoscritto?
AVV. Cianferoni: L'articolo 137. Che fa una... che contiene una clausola di riserva in riferimento, per altro, all'articolo 483 che fa capo alla disciplina del verbale, per l'appunto, di udienza.
L'articolo 483 però, sempre del Codice di rito, che poco fa riguardavo, dispone come il verbale sia sottoscritto alla fine, dal pubblico ufficiale, redatto e presentato al Presidente per l'apposizione del visto. Subito dopo, alla conclusione dell'udienza, o la chiusura del dibattimento.
Ecco, a me pare che, comunque, fatto salvo per altro una disciplina particolare riferita alla stenotipia. Mi pare comunque, diceva ieri l'avvocato Rocchi, può, ha il Presidente il potere di ricevere quell'originale di verbale alla chiusura del dibattimento onde sottoscriverlo. Questo difensore non può, credo mi se ne possa dare atto, veramente saperlo, a fronte della distanza di centinaia di chilometri, che per esempio copre tra Viterbo e Firenze. E credo che, perlomeno un originale, abbia da sussistere.
Ecco, quindi il combinato disposto agli articoli 136, 137 e 483 del Codice di rito, credo che comunque impongano che la firma di tutti coloro che hanno assistito, nella specie gli imputati in quelle aule, debba essere apposta.
E, sotto questo profilo, comparo il verbale dell'Assise di Trapani con quello svolto in questa udienza. Colgo che se avesse ragione il signor Calabrò, c'è questa difformità e io la faccio presente alla Corte perché la risolva.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVV. Cianferoni: In un senso, o in un altro.
PRESIDENTE: Non ci sono altre... Vorrei sentire il Pubblico Ministero su questa nuova questione.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, sul problema del verbale, io ho una opinione un po' diversa, rispetto a quella sostenuta dal difensore, avvocato Cianferoni.
Per la ragione che, mi pare, proprio dalla lettura dell'articolato, e traggo forte indicatore proprio dal comma 6 dell'articolo 2, che si tratti né più e né meno che di un verbale di udienza redatto, per così dire, in maniera frazionata. Nel senso che, il verbale di udienza principale è quello che si redige nell'aula; i verbali che si redigono nelle salette, sono dei verbali aggiuntivi di udienza, ma non hanno natura del verbale di udienza.
Perché dico questo? Perché l'articolo 2 comma 6, per l'appunto, inizia con la dicitura: "Un ausiliario abilitato ad assistere il Giudice in udienza, designato dal Giudice o, in caso di urgenza, dal Presidente."
Cioè a dire, il punto di riferimento è un ausiliare che abbia le funzioni, la qualifica necessaria e sufficiente per assistere il Giudice non in un qualsiasi atto dell'ufficio, ma specificamente nell'attività di udienza.
Qual è la conclusione alla quale arrivo? Molto semplice. L'articolo 136 detta la regola di ordine generale per la quale il verbale è redatto in un certo qual modo, ha determinati contenuti. Ed è proprio l'articolo 136 che è richiamato dal comma 6 della disposizione in questione.
Si noti che, l'articolo 2 comma 6, richiama l'articolo 136, ma non il 137.
Richiama l'articolo 136. Non dice "E norme successive e seguenti", no. Proprio perché è una disciplina specifica relativa all'articolo... disciplina specifica quella che regola il verbale del dibattimento. Tanto che mi si insegna che, l'articolo 137 che stabilisce la regola di sottoscrizione da parte di tutte le persone intervenute, contiene una riserva a favore dell'articolo 483 per il quale il verbale, appunto, è sottoscritto, non da tutte le persone che intervengono all'atto, ma solamente dall'ausiliare del Giudice e dal Presidente. Altrimenti tutti i presenti dovrebbero firmare il verbale di udienza se non ci fosse l'articolo 483.
In riferimento, quindi, in quanto trattasi ontologicamente di un verbale di udienza e limitato dalla norma dell'articolo 136, non anche alle disposizioni ulteriori.
A parte che vorrei sapere come si può passare da una eventuale ipotetica irregolarità del verbale, alla nullità dell'udienza. Stabilito che, la regola generale sulle nullità del verbale, articolo 142, prevede che si abbia nullità nel caso che vi sia incertezza assoluta sulle persone intervenute - non è dedotto questo aspetto - e manchi la sottoscrizione del pubblico ufficiale che lo ha redatto. Cioè dire la nullità del verbale, in ogni caso, dipenderebbe dalla mancata sottoscrizione del pubblico ufficiale che lo redige - ed è da dimostrare che sia avvenuta una cosa di questo genere -; l'eventuale omessa sottoscrizione, per altro irrilevante per quello che ho detto fino ad un secondo fa, degli imputati, non si tradurrebbe mai in una causa di nullità del verbale, a maggior ragione in una causa di nullità dell'udienza.
Questo è, mi sembra, il nocciolo di uno dei problemi prospettati dal difensore.
Per quanto riguarda, ancora, le modalità di acquisizione di questo verbale, la Corte metterà sicuramente un provvedimento con il quale chiede che questi verbali...
Ecco, mi sta facendo cenno, la signora segretaria, che pervengono...
PRESIDENTE: Via via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, via via, per fax. Poi, arriveranno gli originali per posta, insomma, dico.
La possibilità di avere l'atto documentativo di ciò che è avvenuto nelle altre salette di udienza, è una modalità che non crea problemi particolari di disciplina.
Ma queste, come dire, interruzioni audio o semiaudio, o semivideo, che si sono verificate nella giornata di ieri, vediamo se e come sono documentate. Sarà sicuramente vero quello che ha detto l'avvocato Cianferoni, al quale tutto ciò è stato raccontato dal signor Calabrò.
Ed io non sono nemmeno in grado di capire se quell'interruzione che c'è stata, è quella che poi ha dato luogo al provvedimento di sospensione. Ieri ce ne sono stati due o tre, se non ricordo male; può darsi che il signor Calabrò, proprio perché era interrotto audiovisivamente rispetto a noi, non si sia accorto che la Corte ha anche fermato il dibattimento. Questo lo possiamo controllare.
Ma, dico subito - ecco, perché il realismo è qualche cosa che serve - proprio in ragione di ciò che è successo ieri. Qui ieri, si è sostanzialmente e solamente parlato. In quanto non si sia aperto il collegamento audio, non vedo per quale ragione si dovrebbe considerare che l'udienza di ieri è stata affetta da un qualche vizio che ne abbia compromesso proprio la validità, al limite da comportare una nullità dell'udienza.
Altro sarebbe se si fosse proceduto ad un atto di individuazione, durante l'istruttoria dibattimentale. Beh, allora il "vulnus", per la regolarità del contraddittorio, sarebbe cospicuo.
Ma, in una situazione come quella di ieri, in cui fondamentalmente si è parlato e non è che si sia fatto nulla di più e nulla di meno che questo, una momentanea interruzione del collegamento video, non vedo quali interessi possa aver pregiudicato.
PRESIDENTE: Ma, mi sembra di avere capito, se ho capito bene, che l'interruzione sarebbe avvenuta oggi, non ieri.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
No, ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Ieri, ieri.
PRESIDENTE: Ah, ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, si parlava di mezzogiorno e un quarto, oggi ancora non ci siamo a mezzogiorno e un quarto, quindi.
PRESIDENTE: Non ci siamo ancora arrivati.
PUBBLICO MINISTERO: No.
PRESIDENTE: Per quanto riguarda quest'ultimo punto...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...riservando, naturalmente, alla Corte di provvedere sulla prima questione...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...quella relativa alla sottoscrizione del verbale da parte dell'imputato Calabrò, devo fare presente che nel... Cioè che spetta all'ufficiale di Polizia Giudiziaria...
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
PRESIDENTE: ...indicare, interpellare, alla fine dell'udienza, gli imputati e chiedere eventuali osservazioni.
Quindi, se osservazioni sono state fatte, proposte, noi le potremo rilevare dalle dichiarazioni dello stesso imputato che, opportunamente interpellato, abbia, eventualmente, prospettato all'ufficiale di Polizia Giudiziaria che ha curato la redazione e la sottoscrizione del verbale.
Quindi, mi sembra superfluo, in questo momento, chiedere se ci sia stata o meno quella interruzione che, tra l'altro, sarebbe durata un tempo ben determinato.
Allora, potrei riprendere il discorso che avevo iniziato per quanto riguarda il rinvio dell'udienza a domani. Cioè, al 25 marzo 1998 alle ore 9.00; disponendo la traduzione degli imputati, non soggetti al regime dell'articolo 41-bis nell'aula di udienza, e la traduzione dei medesimi nelle sale destinate alla comunicazione a distanza.
Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Scusi Presidente, c'è una questione pratica, abbia pazienza.
Siccome il signor Calabrò c'ha udienza domani a Trapani e, avendo la Corte di Trapani revocato l'ordinanza ammissiva della disciplina informatica tanto biasimata di questi tempi, c'è la traduzione fisica del signor Calabrò a Trapani, in corso.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No, il Ministero...
AVV. Cianferoni: Ecco, il Ministero, vengo informato ora - così il signor Calabrò mi sente anche - mi dice la cancelliera che il Ministero ha disposto, perché mi ha...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
... Che resti lì e che partecipi al nostro procedimento...
AVV. Cianferoni: Che resti lì e partecipi al nostro processo. Quindi, la Corte di Trapani verrà informata della decisione del Ministero. Va bene.