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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: requisitoria/980323.txt


PRESIDENTE: Scusate, buongiorno.
C'è un problema di una concomitanza di un'altra udienza, sembrerebbe per uno dei nostri imputati e precisamente Giuliano, che non avrebbe rinunciato a partecipare a un altro procedimento. Quindi la Corte si ritira ancora prima di iniziare l'udienza per verificare se ricorrono le condizioni per potere iniziare.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il problema pare che sia stato, almeno temporaneamente, risolto. Scusate per il ritardo, dipendente da numerosi fattori facilmente immaginabili.
Possiamo iniziare chiamando gli imputati, che potrebbero essere presenti nell'aula.
E perciò Carra... Chiedo scusa. Brusca Giovanni. Brusca Giovanni?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: E' rinunciante?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Li Gotti, avvocato Alessandra De Paola, avvocato Falciani, che è presente.
AVVOCATO Cosmai: Presidente. Chiedo scusa. L'avvocato Falciani si è dovuto assentare, lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Quindi avvocato...
AVVOCATO Cosmai: Cosmai.
PRESIDENTE: Cosmai.
Carra Pietro. Avvocato Sandro Cosmai di Firenze e avvocato Batacchi di Firenze. E' presente l'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, sì.
PRESIDENTE: Quindi, ho chiamato Carra Pietro, che non è presente. E' rinunciante, o no?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, è libero, quindi assente. Avvocato Cosmai, abbiamo detto che è presente. Avvocato Batacchi di Firenze, che è pure presente.
Di Natale Emanuele: libero. Avvocati Civita Di Russo e avvocato Maria Gentili. Non sono presenti. Sostituiti dall'avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sissignore. Credo che si sia anche associato l'avvocato Falciani.
PRESIDENTE: Avvocato Falciani, che non è presente.
AVVOCATO Cosmai: Sostituito da me.
PRESIDENTE: Sostituito da lei.
Ferro Giuseppe: detenuto, rinunciante. Presente l'avvocato Pietro Miniati Paoli.
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo: libero, assente. Il difensore di Ferro Vincenzo dovrebbe essere l'avvocato Traversi di Firenze, che però...
AVV. Miniati Paoli: Presidente, lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Sostituito...?
AVV. Miniati Paoli: Avvocato Miniati Paoli.
PRESIDENTE: Dall'avvocato Miniati Paoli.
Frabetti Aldo: detenuto, è presente. Avvocati Michele Monaco, Monica Usai e avvocato Roggero. Sostituiti? Chi è presente? Chiedo scusa.
AVVOCATO Usai: Presidente, chiedo scusa, avvocato Monica Usai.
Ma io non difendo di fiducia il signor Frabetti.
PRESIDENTE: E allora, può sostituire l'avvocato Monaco?
AVVOCATO Usai: Credo ci sia incompatibilità.
PRESIDENTE: Chi lo può sostituire?
AVVOCATO Pepi: Lo posso sostituire io, Presidente.
PRESIDENTE: L'avvocato Pepi. Grazie.
Grigoli Salvatore: detenuto, rinunciante. Avvocati Avellone e Massimo Batacchi di Firenze. Sostituito dall'avvocato Cosmai?
AVVOCATO Batacchi: No, sono presente.
PRESIDENTE: Ah, è presente. Mi scusi, non l'avevo visto.
Messana Antonino: libero, contumace. Avvocati Nicolò Amato e Federico Bagattini. L'avvocato Bagattini è presente? E allora sostituiti dall'avvocato Pepi. L'avvocato Pepi non ha problemi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natali e Celestino Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina e Passagnoli, come sostituto processuale, non è presente nemmeno l'avvocato Passagnoli. Sostituito quindi dall'avvocato Rocchi.
Santamaria Giuseppe: libero, contumace. Avvocati Battisti e Monica Usai. L'avvoca...
AVVOCATO Usai: Entrambi presenti.
PRESIDENTE: Entrambi presenti.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocati Fortini e Massimo Batacchi di Firenze, che è presente.
Scarano Massimo: libero, contumace. Avvocati Rocco Condoleo e Luca Cianferoni di Firenze, che è presente.
Ho chiamato solo alcuni degli imputati, perché gli altri sono stati... agli altri è stato già comunicato che è stato disposto nei loro confronti il dibattimento a distanza. E del provvedimento emesso da questa Corte, do lettura per coloro che non ne abbiano ancora avuto comunicazione.
"La Corte di Assise di I Grado di Firenze;
Considerato che per gli imputati Bagarella Leoluca Biagio, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Calabrò Gioacchino, Cannella Cristofaro, Giacalone Luigi, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino, Pizzo Giorgio, Spatuzza Gaspare e Tutino Vittorio, è stata disposta l'applicazione delle misure di cui all'articolo 41-bis della Legge 26 luglio 1975 numero 354;
Ritenuto pertanto che, per i suddetti imputati, deve essere disposta, in applicazione della legge 7 gennaio 1998 numero 11 articolo 2, la partecipazione al dibattimento a distanza, con le modalità previste dall'articolo 2 comma 3 della suddetta legge;
Dispone che, a decorrere dalla prossima udienza, già fissata però per il 23 marzo 1998 ore 09.00" - cioè per oggi - "le suddette persone partecipino al dibattimento con le modalità previste dalla legge citata."
Ora vediamo se questi imputati effettivamente sono nelle condizioni di partecipare al dibattimento a distanza e li chiamiamo. Aanzi, li chiamerò.
Bagarella Leoluca Biagio, dovrebbe essere a Parma. Siamo in comunicazione con la Casa Circondariale di Parma?
VICEIS.Imperatrice: Buongiorno, signor Presidente, qui è Parma, dalla saletta numero 2. Sono il viceispettore Imperatrice Raffaele, che conferma la presenza dell'imputato Bagarella.
PRESIDENTE: Mi scusi. Io vorrei sentire meglio il suo nome, che non ho ascoltato bene. Il suo nome è?
VICEIS.Imperatrice: Sono il...
PRESIDENTE: Ispettore...
VICEIS.Imperatrice: Sono il viceispettore Imperatrice Raffaele.
PRESIDENTE: Grazie.
VICEIS.Imperatrice: E vi confermo la presenza dell'imputato Bagarella.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: La ringrazio. Desideravo sapere dal segretario di udienza se l'ufficiale di Polizia Giudiziaria, presente a Parma, è tra quelli designati dalla Corte preventivamente. Sì, bene.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, sono l'avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ceolan: Io non lo vedo Bagarella.
PRESIDENTE: Bagarella è visibile? Mi scusi...
VICEIS.Imperatrice: Sì, signor Presidente, è sempre Parma.
Se io parlo per alcuni secondi dovrebbe apparire la nostra immagine qua della saletta.
PRESIDENTE: Io vedo la sua immagine, però mi si fa rilevare che non è visibile l'imputato Bagarella. Forse...
VICEIS.Imperatrice: Un attimo, glielo faccio vedere.
PRESIDENTE: Eccolo, allora se... Può accomo...
VICEIS.Imperatrice: In questo momento lo vede, signor Presidente?
PRESIDENTE: Sì, sì. Avvocato Ceolan, lei adesso vede il suo assistito?
AVVOCATO Ceolan: Lo vedo, Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Prego.
Io poi volevo chiedere all'ispettore alcune conferme. Se vi sono impedimenti o limitazioni...
AVV. Cianferoni: No, Presidente, chiedo scusa. Avvocato Cianferoni. L'imputato si è riallontanato, ma dal testo della norma deve essere assicurata la contestuale e costante visione dell'imputato medesimo. Io non lo sto vedendo.
PRESIDENTE: Ha perfettamente ragione, avvocato.
Mi scusi ispettore, è possibile una costante visibilità dell'imputato? Perché se si accomoda in quella sedia, la sua figura è nascosta dal riquadro che rappresenta la Corte. Quindi se può farlo accomodare nella sedia accanto a quella che attualmente occupa, o avanti a quella che occupa, verrebbe meglio garantito quanto la legge richiede.
Può rimanere in quella...
VICEIS.Imperatrice: D'accordo, signor Presidente. L'ho fatto accomodare qua.
PRESIDENTE: Sì.
VICEIS.Imperatrice: Non so se adesso si vede.
PRESIDENTE: Si vede, grazie.
Ecco.
VICEIS.Imperatrice: Va bene.
PRESIDENTE: Desideravo anche chiederle se sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato.
Non le risultano impedimenti di questo genere?
VICEIS.Imperatrice: No, signor Presidente. L'imputato qua...
PRESIDENTE: Poi le devo anche chiedere se è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Per quanto riguarda questo ultimo aspetto, posso dire che noi vi vediamo. Voi vedete e ascoltate la Corte?
VICEIS.Imperatrice: Noi... Sì. Vi vediamo e vi ascoltiamo perfettamente, signor Presidente.
PRESIDENTE: Inoltre... Poi vi devo chiedere se è garantita anche la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con il proprio difensore - che è qui presente, l'avvocato Ceolan - per mezzo di collegamento telefonico.
VICEIS.Imperatrice: Sì. Il collegamento telefonico noi ce l'abbiamo nei tavolini, non dove adesso, attualmente è seduto l'imputato.
PRESIDENTE: Sì, comunque...
VICEIS.Imperatrice: E' comunque garantito il...
PRESIDENTE: Se volesse...
VICEIS.Imperatrice: E' comunque garantito il collegamento... Sì, se volesse telefonare al suo avvocato, io sono pronto a metterlo in collegamento.
PRESIDENTE: Benissimo. E allora...
VICEIS.Imperatrice: E, nel contempo, signor Presidente, chiede l'imputato Bagarella di fare delle dichiarazioni. Poi...
PRESIDENTE: Facciamo che prima terminiamo l'appello di tutti gli imputati; e poi l'imputato Bagarella potrà fare le dichiarazioni che ha chiesto di fare. Mi faccia terminare prima l'appello degli imputati.
VICEIS.Imperatrice: Perfetto.
PRESIDENTE: Possiamo passare allora a Viterbo, dove è detenuto Barranca Giuseppe.
ISPETTORE Carloni: Buongiorno, signor Presidente, qui è a dalla sala 1 di Viterbo. Confermo la presenza dell'imputato Barranca Giuseppe.
PRESIDENTE: Conferma anche la presenza dell'imputato Calabrò Gioacchino?
ISPETTORE Carloni: Sì, confermo la presenza dell'imputato Calabrò Gioacchino, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino e Tutino Vittorio.
PRESIDENTE: Mi deve dire anche il suo nome e la sua funzione. Lei è?
ISPETTORE Carloni: Sono l'ispettore Carloni Sergio.
PRESIDENTE: Chiedo adesso alla segretaria di udienza se...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Se l'ispettore che ha detto il suo nome, che non ricordo nemmeno io, se me lo potesse ripetere.
ISPETTORE Carloni: Ispettore Carloni Sergio.
PRESIDENTE: Carloni Sergio, è tra quelli designati dalla Corte.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: E allora, l'imputato Barranca Giuseppe è presente? Vorrei che mi rispondesse dando atto della sua presenza e della sua visibilità.
IMPUTATO Barranca: Presidente, io sono presente: Barranca Giuseppe.
PRESIDENTE: Grazie. Anche Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: Buongiorno. Sono presente.
PRESIDENTE: Buongiorno. Anche, allora, Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: Signor Presidente, buongiorno. Lo Nigro Cosimo, sono presente.
PRESIDENTE: Buongiorno. Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Buongiorno, sono presente.
PRESIDENTE: Bene. E Tutino Vittorio.
IMPUTATO Tutino: Buongiorno, Presidente. Presente sono.
PRESIDENTE: Bene. Si accomodi.
L'ispettore, di cui mi continua a sfuggire il nome, mi dovrebbe dare atto che non vi sono impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti agli imputati.
ISPETTORE Carloni: Sì, ne do atto, signor Presidente.
PRESIDENTE: E' attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trovano gli imputati, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto?
Posso premettere che, per quanto riguarda la Corte, vi ha visti e vi ha ascoltati e mi sembra di capire, da quello che è accaduto, che lo stesso vale anche per chi si trova in quella saletta.
Me lo può confermare?
ISPETTORE Carloni: Sì, vi vediamo e vi ascoltiamo perfettamente.
PRESIDENTE: E' garantita la possibilità per gli imputati di consultarsi riservatamente con i difensori per mezzo di collegamento telefonico?
ISPETTORE Carloni: Sì, ho la possibilità di mettere in contatto gli imputati con i difensori per via telefono.
PRESIDENTE: Grazie.
Possiamo passare allora...
AVVOCATO Florio: Presidente, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Mi scusi, sono l'avvocato Florio.
Volevo avere certezza che il signor Lo Nigro Cosimo, nel caso che qui interessa - poi parlerò anche del signor Giacalone - potesse avere la visibilità anche degli altri carceri dove sono custodite le persone che hanno il provvedimento in esame.
PRESIDENTE: Lo chiederemo... Lo possiamo chiedere all'ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Dalla saletta in cui si trovano gli imputati, sono visibili, via via che saranno chiamati, anche gli altri imputati?
ISPETTORE Carloni: Sì, signor Presidente. Man mano che gli imputati chiamano o parlano dalle varie salette, sul nostro schermo appare la saletta in questione.
PRESIDENTE: Capisco, grazie.
E allora possiamo passare a Spoleto, dove si dovrebbe trovare Benigno Salvatore.
VICEIS. Paretovich: Buongiorno, signor Presidente, da Spoleto.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICEIS. Paretovich: Confermo la presenza degli imputati Giuliano Francesco e Pizzo Giorgio; mentre comunico la rinuncia degli imputati Benigno Salvatore e Graviano Filippo.
PRESIDENTE: Sì. Lei si chiama? Lei è?
VICEIS. Paretovich: Io sono il viceispettore Paretovich Emanuele.
PRESIDENTE: Mi sembra di...
VICEIS. Paretovich: E le do atto...
PRESIDENTE: Ah, prego. Dica, dica.
VICEIS. Paretovich: Do atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti agli imputati. Che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trovano gli imputati, con modalità che assicurano una contestuale, effettiva e reciproca visualità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto viene detto.
Do inoltre atto che è garantita la possibilità per gli imputati di consultarsi riservatamente con il difensore per mezzo di collegamento telefonico.
PRESIDENTE: La ringrazio. Mi pare di ricordare che lei è tra gli ufficiali di Polizia Giudiziaria designati dalla Corte per svolgere questa attività.
Possiamo sentire allora gli imputati presenti? Possiamo sentire gli imputati presenti, che vengano al microfono?
VICEIS. Paretovich: Sì, un attimo.
PRESIDENTE: Grazie.
VICEIS. Paretovich: L'imputato Giuliano...
PRESIDENTE: Bene, è presente. Sentiamo anche gli altri, via via.
IMPUTATO Giuliano: Buongiorno, signor Presidente, sono Giuliano, sono presente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, in me... Signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi dica.
IMPUTATO Giuliano: In merito alla riservatezza tra me e l'avvocato, non credo che ci sia molta riservatezza.
PRESIDENTE: Capisco. Poi, dopo...
IMPUTATO Giuliano: Perché sono vicino a Pizzo, l'ispettore e un agente, questo. Buongiorno.
PRESIDENTE: Questo sarà un problema che sarà verificato dalla Corte successivamente. Si accomodi.
Il successivo imputato?
VICEIS. Paretovich: Ecco. Sì, arriva l'imputato Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: Buongiorno signor...
AVVOCATO Pepi: Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno. E' presente l'imputato Pizzo. Si accomodi.
Avvocato Pepi, lei mi stava dicendo?
AVVOCATO Pepi: Sì, che io avevo... volevo parlare sia con Pizzo e con Giuliano e il collegamento non esiste, perché l'ho già chiesto e non arriva.
VICEIS. Paretovich: No, signor Presidente, mi permetto. Sono il viceispettore da Spoleto.
Mi è stato chiesto però stavo parlando con voi e quindi non ho potuto materialmente eseguire il collegamento. Lo farò subito.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Pepi: E quindi già fin da ora eccepisco il discorso della mancata immediatezza del colloquio fra difensore e imputato.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Non credo che l'ispettore possa contemporaneamente rispondere alle mie domande e dare, in un tempo contestuale, svolgere un'altra attività. Se però questa... Comunque, questo sarà un problema che sarà esaminato.
Quindi abbiamo sentito anche Pizzo. C'è ancora un altro imputato presente, o ricordo male?
VICEIS. Paretovich: No, non ci sono altri imputati presenti, signor Presidente.
PRESIDENTE: Non ci sono altri imputati presenti.
Bene, ora ci dovremmo collegare con Ascoli Piceno.
VICESOVRI. Zirpoli: Ascoli Piceno, buongiorno.
Sono il vicesovrintendente Zirpoli Mario. Confermo la presenza, in questa saletta numero 4, dell'imputato Cannella Cristofaro.
PRESIDENTE: Posso avere la conferma, dal segretario di udienza, che l'ispettore è tra coloro i quali sono stati designati dalla Corte? Bene.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Zirpoli? Ho sentito bene?
PRESIDENTE: Zirpoli, vero?
Cannella Cristofaro...
VICESOVRI. Zirpoli: Esatto.
PRESIDENTE: ...io lo vedo. Se si può accostare al microfono per confermare la sua presenza.
IMPUTATO Cannella: Buongiorno, signor Presidente, sono Cannella Cristoforo.
PRESIDENTE: Buongiorno, si accomodi.
Ecco, io volevo chiedere all'ispettore di dare atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato, ovvero, al contrario, se vi sono.
VICESOVRI. Zirpoli: Nessun impedimento, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi può dire se è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto? Naturalmente questo, una volta che io vi vedo, che noi vi vediamo, vale per voi.
Cioè, vedete e ascoltate quello che accade qui in udienza?
VICESOVRI. Zirpoli: Esatto, signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, chiedo scusa.
VICESOVRI. Zirpoli: Pronto?
PRESIDENTE: Pronto, pronto.
Poi l'ultimo...
VICESOVRI. Zirpoli: E' Ascoli Piceno.
PRESIDENTE: Sì, sempre Ascoli Piceno.
Poi l'ultima cosa che desideravo chiedere, prima di dare la parola all'avvocato Rocchi, è se è garantita la possibilità per l'imputato Cannella di consultarsi riservatamente con il suo difensore per mezzo di collegamento telefonico.
VICESOVRI. Zirpoli: Sì, confermo quanto lei ha detto.
PRESIDENTE: Prego, avvocato Rocchi.
AVVOCATO Rocchi: La ringrazio Presidente.
Io desidererei avere dalla Corte questa rassicurazione. Ella ha appena fatto dare atto a verbale che è possibile - perlomeno io l'ho inteso in questo senso, ecco perché ne chiedo conferma - per ogni singolo imputato che è detenuto nella Casa Circondariale, laddove è installato il collegamento, è prevista per questo imputato la possibilità di vedere quest'aula.
Io vorrei sapere qualcosa di più, signor Presidente, perché la norma è chiara. Parla di una reciproca e effettiva contestualità, anche perché l'articolo 2 al comma 5 della Legge di attuazione, dice che: "Il luogo dove l'imputato si collega in audiovisione è equiparato all'aula di udienza."
Io quindi vorrei avere certezza che ogni imputato, non alternativamente, cioè nel momento in cui richiede la parola, è sicuramente nella possibilità di vedere sempre reciprocamente quello che succede in quest'aula e tra di loro.
PRESIDENTE: Io posso porre...
AVVOCATO Rocchi: E questo, Presidente, è un problema che io intendo rivolgere anche alla sua attenzione sotto questo ulteriore profilo. Proprio perché l'articolo 2 comma 5 equipara il luogo, dove è in essere il collegamento, all'aula di udienza. Se ciò non fosse possibile, credo che questo è un profilo di nullità che intingerebbe anche in ordine ai poteri della signoria vostra.
Ella sa che l'articolo 470 del Codice di rito consente a lei i poteri di disciplina dell'udienza.
Ora non so come ella possa appieno avere questo potere di disciplina dell'udienza, se anche lei e la Corte non riesce contemporaneamente a vedere quello che accade ad Ascoli Piceno, quello che accade a Parma, quello che accade a Viterbo e quello che accade a Spoleto.
Se questo è, signor Presidente, credo che ci sia un profilo insuperabile dal punto di vista, forse più che giuridico, anche tecnologico, per poter proseguire oltre con la videoconferenza.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato. Io...
AVVOCATO Pepi: Presidente, sono sempre l'avvocato Pepi.
Devo, a questo punto, contestare che io, da 12 minuti, ho chiesto di parlare con i miei assistiti e ancora non ho avuto la risposta.
Quindi, se questa è l'immediatezza che questa deprecata legge vuole fare, mi sembra che siamo già partiti col piede assolutamente sbagliato.
PRESIDENTE: Se attende un attimo chiederò alla segretaria, non appena sarà libera dall'impegno che la occupa in questo momento, di un chiarimento a proposito di questo collegamento.
Mi sembra che la risposta sia arrivata alla sua... E allora io posso continuare.
Posso continuare chiedendo, anche se conosco già la risposta, all'ufficiale, all'ispettore che si trova ad Ascoli Piceno, se da Ascoli Piceno è possibile vedere contemporaneamente anche gli altri luoghi in cui si trovano gli imputati detenuti; e precisando se questa possibilità è costante, o limitata al periodo in cui gli altri imputati intervengono a parlare.
VICESOVRI. Zirpoli: Da Ascoli Piceno, sono il vicesovrintendente Zirpoli Mario.
Dunque, noi vediamo solo quando si intromettono per parlare, insomma, non contemporaneamente.
PRESIDENTE: Ecco. Quindi, quando vengono collegati via audio, vengono visti. Va bene, grazie.
VICESOVRI. Zirpoli: Sì, solo in quel momento.
PRESIDENTE: Solo in quel momento.
Possiamo passare adesso a L'Aquila, dove dovrebbero esserci Giacalone Luigi e Spatuzza, mi pare... Spatuzza Gaspare.
C'è L'Aquila?
ISPETTORE Rosati: Signor Presidente, buongiorno. Sì, signor Presidente, buongiorno. Qui da L'Aquila, aula numero 2.
PRESIDENTE: Sì, buongiorno.
ISPETTORE Rosati: Sono l'ufficiale di Polizia Giudiziaria, ispettore Rosati Ariano.
PRESIDENTE: Devo chiedere...
ISPETTORE Rosati: Sono presenti...
PRESIDENTE: Scusi un attimo...
ISPETTORE Rosati: Sono presenti...
PRESIDENTE: Scusi un attimo. Devo chiedere al segretario...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: E contemporaneamente.
E allora, io vorrei sentire...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì. Allora, chiedo scusa. Devo rivolgere una richiesta ai difensori, alla loro cortesia e anche al buonsenso di tutti.
Durante queste attività preliminari, mi sembra, mi è stato chiesto dal segretario di udienza - e mi sembra che sia una richiesta pienamente giustificata - una volta che deve provvedere anche alla redazione del verbale, soltanto durante questa fase preliminare di apertura dell'udienza, di evitare, se non per ragioni assolutamente urgenti e imprescindibili, i colloqui con i rispettivi assistiti.
Lo chiedo come una cortesia, così come chiedo a coloro i quali si trovano nei luoghi di detenzione, di attendere che siano ultimate le formalità di apertura dell'udienza, non del dibattimento, di apertura dell'udienza, prima di intrattenere colloqui con i rispettivi difensori.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, abbia pazienza. Avvocato Cianferoni.
Mi sembrava estremamente scortese continuare a parlare a telefono mentre ella aveva la parola. Però le faccio presente la telefonata è giunta da fuori, precisamente dal carcere di Viterbo; era il mio assistito Giuseppe Barranca che chiedeva di conferire con me.
Ora ella vede come vi sia una, chiamiamola pure violenza, al modus del processo. Perché io non potevo rimettere giù il telefono, o forse lo avrei potuto fare. Ma lei capisce che sarei stato ugualmente insufficiente al mio dovere...
PRESIDENTE: Lo capisco...
AVV. Cianferoni: ...nei confronti dell'assistito.
Quindi, siamo in condizione di non seguire in concreto e con la dovuta precisione, lo svolgimento dell'udienza in quest'aula. E, al tempo stesso, di conferire con l'assistito come nostro sacrosanto diritto. Più che nostro, il diritto dell'imputato.
Quanto alla riservatezza, signor Presidente, la linea era disturbata dal fatto che, nella stessa aula, vi era, ovviamente il ritorno delle sue parole, altre persone presenti. Come accade in ogni normale conversazione telefonica.
Quindi mi chiedo se questo sia un modo, prima di tutto serio, di fare un processo.
Sotto questo profilo mi rendo conto che non è certo questa Corte la responsabile di questa innovazione - se così la vogliamo chiamare - ma si pone un serio problema, prima di tutto di rispetto della dignità delle parti, tutte, intervenute al processo.
Ecco, quindi, questo era per dare subito una riprova di come sia difficile, poi, oggi questo tipo di lavoro.
PRESIDENTE: Capisco le ragioni che lei ha esposto. E saranno valutate dalla Corte. Ma questo non mi impedisce di chiedere un po' di collaborazione per ottenere, se possibile, un certo ordine nella trattazione delle questioni che, successivamente, saranno sollevate.
E allora, mi viene fatto presente che l'ispettore che siede nella Casa Circondariale de L'Aquila, anzi... Sì, che si chiama?
ISPETTORE Rosati: Rosati Ariano.
PRESIDENTE: Rosati...?
ISPETTORE Rosati: Ariano.
PRESIDENTE: Rosati Ariano?
ISPETTORE Rosati: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Rosati Ariano. É l'ispettore che si trovava?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi ha detto che questo problema si è verificato...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: É sicura? Perché mi ricordo un nome simile.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Guardi Spoleto. Io ricordavo un nome simile.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
VICESOVRI. Zirpoli: Da Ascoli Piceno al Centro Servizi. Non vediamo più l'aula di Giustizia di Firenze.
PRESIDENTE: Io cosa vedo per ora? Vedo Ascoli Piceno, immagino di sì.
VICESOVRI. Zirpoli: Sì, adesso è ritornata l'immagine, qui da Ascoli Piceno.
PRESIDENTE: Benissimo. Lei si chiama? Maritovich?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No, è Spoleto.
PRESIDENTE: Ah, è Spoleto. No, chiedo scusa.
Vorrei collegarmi ancora con Spoleto.
VICEIS. Paretovich: Qui è Spoleto, signor Presidente. Sono il viceispettore Paretovich.
ISPETTORE Carloni: Signor Presidente, buongiorno. Da Viterbo.
PRESIDENTE: Vorrei collegarmi con Spoleto, con la Casa Circondariale di Spoleto.
VICEIS. Paretovich: Sì, signor Presidente. É collegato con Spoleto. Mi sente?
PRESIDENTE: Sì. Lei si chiama, ci ha detto, Maritovich...
VICEIS. Paretovich: Paretovich. Paretovich.
PRESIDENTE: Paretovich. E di nome?
VICEIS. Paretovich: Emanuele.
PRESIDENTE: Lei ha svolto attività di indagine nei confronti degli imputati di questo processo, o attività di protezione?
VICEIS. Paretovich: No, no, assolutamente.
PRESIDENTE: No.
Desidero parlare, allora, nuovamente con la Casa Circondariale de L'Aquila, per porre la stessa domanda.
ISPETTORE Rosati: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Sì.
ISPETTORE Rosati: Anch'io non ho mai svolto servizi di indagini, né di protezione, qui dall'aula numero 2 de L'Aquila.
PRESIDENTE: Va bene. Allora siamo d'accordo, siamo tutti d'accordo.
Allora la Corte provvede a designare per questo...
AVVOCATO Rocchi: Chiedo scusa, Presidente. Mi sono un attimo...
PRESIDENTE: No, questo è un provvedimento della Corte. Mi scusi, non...
AVVOCATO Rocchi: Ho sentito, mi perdoni. Non voglio essere inutilmente insistente.
Lei ha richiesto se avevano svolto attività di indagine. Ho capito bene?
PRESIDENTE: O di protezione.
AVVOCATO Rocchi: O di prote... Ecco, in relazione all'attività d'indagine, crede questo difensore che la domanda non possa essere così lapidaria, perché ella sa che la norma fa riferimento ad indagini specifiche che riguardano gli imputati per fatti di questo processo.
Quindi io gradirei, per la regolarità della nomina che questa Corte dovrà fare da qui a momenti, che fosse specificato che costoro, in realtà, non hanno mai svolto indagini su fatti di mafia, più che sugli imputati.
Visto che l'imputazione è così ampia, ne abbiamo avuto motivo di dialogo molte volte con questa Corte in occasione di ammissioni di domande molto generali su fatti altrettanto generali, ma che riguardavano l'associazione mafiosa.
Quindi credo che la domanda, a parere di questo difensore, sia se hanno mai fatto indagini su fatti di mafia. La ringrazio.
PRESIDENTE: Prego.
"La Corte designa, per l'esercizio dell'attività prevista dalla Legge numero 11 del 7 gennaio 1998, i predetti ufficiali di Polizia Giudiziaria che seggono attualmente, se non ricordo male, a Spoleto e a L'Aquila e che hanno indicato il loro nome e hanno dichiarato di non avere svolto attività di indagini, o attività di protezione, in relazione al procedimento in corso dinanzi a questa Corte."
Possiamo, a questo punto, mi pare non ci siano altri imputati. Perché abbiamo sentito: Parma, Viterbo, Spoleto, Ascoli Piceno e L'Aquila.
Bene. E allora devo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Scusi... Ah, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Mi pare che i detenuti de L'Aquila, non siano stati interpellati direttamente. Ho visto lo ha fatto con tutti gli altri...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ha ragione. Non solo, ma non ho chiesto all'ufficiale di Polizia Giudiziaria l'esistenza delle garanzie richieste.
E allora, dovremmo ritornare a L'Aquila.
ISPETTORE Rosati: Bene. Signor Presidente, siamo in collegamento qui, a L'Aquila.
PRESIDENTE: E allora devo chiederle che gli imputati vengano portati dinanzi al microfono per confermare la loro presenza. Cioè, Giuliano e Spatuzza.
ISPETTORE Rosati: Dunque, qui...
PRESIDENTE: Se li vuole fare avvicinare al microfono.
ISPETTORE Rosati: Signor Presidente, qui abbiamo a L'Aquila presenti gli imputati Spatuzza Gaspare...
PRESIDENTE: E Giuliano.
ISPETTORE Rosati: ...e Giacalone Luigi.
PRESIDENTE: Ah, Giacalone, non Giuliano. Ho sbagliato. Allora ho sbagliato.
ISPETTORE Rosati: Sì. Giacalone Luigi.
PRESIDENTE: É Giacalone. Li faccia accomodare vicino al microfono...
ISPETTORE Rosati: Li faccio accomodare.
PRESIDENTE: Vicino al microfono.
ISPETTORE Rosati: Sì.
PRESIDENTE: Uno alla volta.
IMPUTATO Spatuzza: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno. Lei è?
IMPUTATO Spatuzza: Spatuzza Gaspare.
PRESIDENTE: Lei è?
IMPUTATO Spatuzza: Spatuzza Gaspare.
PRESIDENTE: Spatuzza gaspare, che...
IMPUTATO Spatuzza: Spatuzza Gaspare.
PRESIDENTE: Si accomodi.
IMPUTATO Spatuzza: Volevo fare notare alla... Signor Presidente?
PRESIDENTE: Sì, mi dica.
IMPUTATO Spatuzza: Volevo fare notare alla Corte che ben due volte si è interrotto il video e non sentivamo più niente.
PRESIDENTE: Sì, va bene. Lo faccia presente all'ufficiale di Polizia Giudiziaria che ne terrà conto.
Si può accomodare al suo posto.
IMPUTATO Spatuzza: Va bene. Grazie, buongiorno.
PRESIDENTE: Prego. E sentiamo allora...
IMPUTATO Giacalone: Buongiorno, signor Presidente. Sono Giacalone Luigi.
PRESIDENTE: Giacalone. Bene. Si accomodi al suo posto.
Poi devo chiedere all'ufficiale di Polizia Giudiziaria che si trova a L'Aquila se mi può dire che... se mi può dare atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato. Anzi, agli imputati.
ISPETTORE Rosati: Signor Presidente, non ci sono nessun... alcuni impedimenti di quanto lei ha detto.
PRESIDENTE: É attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto?
Lei ha ascoltato anche il rilievo mosso da Spatuzza.
C'era possibilità di...
ISPETTORE Rosati: Sì, signor Presidente...
PRESIDENTE: ...di collegamento?
ISPETTORE Rosati: Sì, c'è la possibilità di collegamento e funziona tutto bene.
É vero che ci sono state quelle due interruzioni fatte presente dal detenuto. Però, in una occasione, nella prima occasione, quando l'altro collega dall'altro carcere ha fatto presente.
PRESIDENTE: Ho capito.
ISPETTORE Rosati: E l'altro è stato proprio pochi minuti fa. Ed è successo...
PRESIDENTE: E la durata di questa interruzione?
ISPETTORE Rosati: ...questa piccola interruzione.
Non ho capito, signor Presidente.
PRESIDENTE: Qual è stata la durata di quest'ultima interruzione? Di seco...
ISPETTORE Rosati: Possiamo dire...
PRESIDENTE: Di secondi, di minuti...
ISPETTORE Rosati: Possiamo dire qualche... sì, secondi.
PRESIDENTE: Qualche secondo.
ISPETTORE Rosati: Si tratta di secondi.
PRESIDENTE: C'è la possibilità di colloquiare a mezzo del telefono tra gli imputati presenti dove lei si trova e i loro difensori che si trovano qui, nell'aula di udienza?
ISPETTORE Rosati: Sì, c'è questa possibilità.
PRESIDENTE: Possibilità. Grazie.
ISPETTORE Rosati: Funziona bene.
PRESIDENTE: Grazie.
Io, allora...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono sempre l'avvocato Pepi.
Però devo un'altra volta...
PRESIDENTE: Io proporrei una cosa, avvocato, mi scusi.
Siccome vi sarà dato tutto il tempo necessario, e credo che occuperemo tutta la giornata di oggi per esaminare queste questioni, fatemi dare atto di alcune lettere, comunicazioni...
AVVOCATO Pepi: Va bene.
PRESIDENTE: ...che sono arrivate; dopodiché apriremo la discussione su questo punto. Perché altrimenti rischiamo di andare avanti a singhiozzo.
E allora, devo dare anzitutto lettura della lettera di Giuliano. Di una lettera che è pervenuta da Giuliano, Giuliano Francesco, dove si dice:
"Eccellentissimo Presidente, sono Giuliano Francesco. Le ho scritto perché ho avuto il dovere di informarla sulla situazione che si è verificata nei miei confronti in relazione al certificato medico.
Io, Giuliano Francesco, le giuro su Dio che la notte tra il 26 e 27 maggio sono stato ricoverato all'ospedale di Palermo.
Non mi so rendere conto di come si sia verificata la situazione che conosciamo.
Io, con le stragi, non c'entro nulla. E la prego di volermi credere su quanto gli ho scritto.
Confermo la piena fiducia nel mio avvocato, Giangualberto Pepi e nella sua benevolenza. E la prego di prendere atto che nomino nuovamente, avvocato di fiducia, Giangualberto Pepi."
Data lettura di questa lettera, devo chiedere all'avvocato Pepi se accetta nuovamente questo incarico fiduciario, o se conserva l'incarico di ufficio che gli era stato già conferito.
AVVOCATO Pepi: Presidente, a questo punto, accetto.
PRESIDENTE: Quindi accetta l'incarico come difensore di fiducia...
AVVOCATO Pepi: Di fiducia, sì.
PRESIDENTE: ...nuovamente...
AVVOCATO Pepi: Sì, anche perché mi sembra, a questo punto, essendo il processo praticamente finito, mi sembra, o che lo difenda di ufficio, o di fiducia, la sostanza è la stessa; il processo l'ho seguito fin dall'inizio. Quindi accetto la nomina di fiducia.
PRESIDENTE: Bene. E allora diamo atto che l'avvocato Pepi ha accettato l'incarico fiduciario. Devo...
E allora diamo atto della presenza, o meno, dei difensori degli imputati collegati in videoconforenza.
Bagarella Leoluca: è difeso dagli avvocati Ceolan e Cianferoni che sono presenti.
Barranca Giu...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Al termine di questa attività.
Barranca Giuseppe: è difeso dagli avvocati Barone e dall'avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore: è difeso dall'avvocato Maffei di Lucca, che vedo presente.
Calabrò Gioacchino: è difeso dagli avvocati Gandolfi, Fiorentini e Luca Cianferoni di Firenze, sostituto processuale, che è presente.
Cannella Cristofaro: è difeso dagli avvocati Di Peri e Marco Rocchi di Firenze, che è presente. Se è ancora presente. Sì.
AVVOCATO Rocchi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusi.
Poi, Giacalone Luigi: è difeso dagli avvocati Priola e Florio e, come sostituto processuale, dall'avvocato Bennati di Firenze, che non vedo.
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio.
Credo che la nomina dell'avvocatessa Bennati, non ci sia più, perché era collegata a quella dei precedente difensore...
PRESIDENTE: E allora, diamo atto della presenza...
AVVOCATO Florio: ...di Giacalone, avvocato Dieci.
PRESIDENTE: ...dell'avvocato Florio.
Chiedo scusa se non l'avevo rilevato prima.
AVVOCATO Florio: Grazie.
PRESIDENTE: Invece, Giuliano Francesco: era difeso di ufficio dall'avvocato Pepi, che ora lo difende di fiducia.
Mentre, Graviano Filippo: difeso dagli avvocati Oddo e Gramigni, che è presente.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Lo Nigro Cosimo: è difeso dall'avvocato Florio di Firenze che è presente, nonché dall'avvocato Fragalà, attualmente non presente.
Mangano Antonino: è difeso dall'avvocato Maffei, che è presente; non ricordo, ma mi pare che abbia rinunciato anche l'avvocato Farina.
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Pare anche a me.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì. Ha rinunciato...?
GIUDICE A LATERE: Per tutti.
PRESIDENTE: Ha rinunciato per tutti. Perciò, mi ricordavo.
E Pizzo Giorgio: è difeso dagli avvocati Salvo di Palermo e Pepi di Firenze, che è presente.
Mentre, Spatuzza: è difeso dall'avvocato Pepi, non più dall'avvocato Farina, per quel che mi si dice e per quello che è giunto a questa Corte.
Tutino Vittorio. Per Tutino Vittorio devo dare atto di due comunicazioni: la prima, dove si diceva che si provvedeva, veniva revocata la nomina dell'avvocato Gallina Filippo e veniva nominato suo difensore di fiducia l'avvocato Memi Salvo.
Però l'avvocato Memi Salvo non è stato identificato. É con successiva comunicazione, estratto del registro modello 1 IP-1, ha provveduto a revocare la nomina dell'avvocato Memi Salvo e ancora di Gallina Filippo. E ha nominato difensore di fiducia l'avvocato Domenico Salvo del Foro di Palermo. Che, vorrei sapere, se è presente.
Se non fosse presente, nominerei suo difensore, suo sostituto, l'avvocato Ceolan.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi. Credo che sia comunque rimasta valida la nomina fatta a mio favore dal Tutino.
Quindi credo che non vi sia necessità della nomina di un difensore di ufficio.
PRESIDENTE: Perché lei già era stato nominato.
AVVOCATO Gramigni: Io sono già difensore di Tutino.
PRESIDENTE: Ah, grazie.
Allora, lei rappresenta oggi...
AVVOCATO Gramigni: Sostituisco io l'avvocato Salvo.
PRESIDENTE: Ho capito. Mi ero attenuto soltanto all'estratto del registro, non avevo tenuto conto della precedente nomina.
Devo dare atto forse ancora di qualche cosa.
E precisamente di una comunicazione dell'avvocato Ceolan, relativa alla data in cui intende svolgere la difesa di Provenzano Bernardo e... Di, chiedo scusa, di... Una comunicazione dell'avvocato Ceolan che, d'accordo con la difesa di Bernardo Provenzano, ha provveduto a un certo mutamento delle date che erano state indicate.
Ma di questo temo che dovremo riparlare ancora successivamente, via via che andremo avanti nella discussione. Se sarà possibile andare avanti nella discussione.
Devo dare atto, infine, che l'avvocato Pepi, come difensore di Pizzo Giorgio, Giuliano Francesco, Spatuzza Gaspare, ha presentato una memoria. Con questa memoria, in sintesi - e mi permetto di sintetizzarla, perché sarà data poi la parola all'avvocato Pepi per illustrare oralmente, come ha chiesto, le sue richieste - ha sollecitato la Corte a revocare il provvedimento che disponeva la partecipazione al dibattimento di alcuni imputati a distanza. E ha sollevato alcune questioni di legittimità costituzionale. E, infine, ha chiesto la nomina di periti per verificare la effettiva riservatezza delle comunicazioni tra gli imputati e i rispettivi difensori.
A questo punto credo di non avere altre comunicazioni da fare. E vorrei, prima di cedere la parola ai difensori...
Ah, devo dare atto ancora di una cosa, è vero.
L'avvocato Oddo e l'avvocato Gramigni, mi pare, avevano chiesto di acquisire tutta la documentazione relativa alla detenzione in carcere di Graviano Filippo e...
AVVOCATO Gramigni: Di Graviano Filippo.
PRESIDENTE: ...forse di Benedetto e di Giuseppe Graviano.
Le richieste a suo tempo disposte, la richiesta a suo tempo disposta, ha avuto esito ed è pervenuto un voluminoso dossier con le risposte che sono a disposizione di tutte le parti. Non ritengo che vi siano ostacoli, né eccezioni da parte di nessuno.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego. E allora...
AVVOCATO Gramigni: Le ricordavo... Scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Che il mio assistito Tutino Vittorio intendeva rilasciare una breve dichiarazione.
PRESIDENTE: Ecco. Volevo chiedere, come modo di procedere, se non sarebbe opportuno, prima di dare la parola ai difensori, di sentire le dichiarazioni spontanee degli imputati che hanno chiesto di parlare.
AVVOCATO Ceolan: Anche dell'imputato Bagarella, signor Presidente.
PRESIDENTE: E allora, gli imputati Bagarella e Tutino intendono fare delle dichiarazioni spontanee nell'ordine, mi sembra, che prima sia stato Bagarella e poi Tutino.
Vogliamo ascoltare, allora, Bagarella? Le dichiarazioni.
VICEIS.Imperatrice: Signor Presidente, qui è Parma. L'imputato Bagarella è pronto per lasciare dichiarazioni.
PRESIDENTE: Però non vi vedo. Ora vi vedo.
Prego. Dica.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
Presidente?
PRESIDENTE: La ascolto, sì, sì. La ascolto.
IMPUTATO Bagarella: Eh. Volevo dire che, siccome qua, per quanto riguarda la videoconferenza, io, in questo momento, sto inquadrando lei. Però, altri dell'aula non vedo... Ora sto vedendo gli avvocati e il Pubblico Ministero.
Quando parlano gli avvocati, vedo gli avvocati.
Per quanto riguarda il telefono: sì, c'è il telefono, però se io debbo dire solo buongiorno, all'avvocato. Ma, per il resto, non ho nessuna riservatezza.
Io ho finito, signor Presidente.
Controlli lei, lo chieda qua. Buongiorno.
PRESIDENTE: Va bene. Grazie.
La Corte provvederà su questa sua segnalazione.
Ascoltiamo, allora, Tutino. Vittorio Tutino.
Prego.
IMPUTATO Tutino: Posso? Signor Presidente, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMPUTATO Tutino: Sono Tutino Vittorio, le parlo dalla postazione di Viterbo, saletta numero 1.
Volevo informarla che il collegamento con i propri legali per conferire, avviene. Ma questo non in maniera riservata, perché mi ritrovo in una saletta di circa 10 metri quadrati, in compagnia di altri quattro miei coimputati, in presenza di due sottufficiali e un agente di Polizia Penitenziaria.
Quindi, nel momento in cui io conferisco col mio legale, tutti sono costretti ad ascoltare i miei discorsi.
Io la informo di questo. Per il momento non ho altro da aggiungere.
PRESIDENTE: La ringrazio.
IMPUTATO Tutino: Grazie a lei. Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
E allora, i difensori che vogliono intervenire sulle questioni che sono state annunciate.
AVVOCATO Rocchi: Grazie, Presidente. Avvocato Rocchi.
Prima della questione di legittimità costituzionale, che lei anticipava essere già stata proposta alla Corte, credo che sia necessario che venga dipanato, senza alcun dubbio, quel problema di natura - prima che giuridica - tecnologica che il difensore vi prospettava.
Credo che il signor Bagarella, per quanto riguarda la Casa Circondariale di Parma, abbia sostanzialmente confermato la situazione. Vale a dire: ogni persona che è presente in queste salette, non riesce avere contestualità della visione. Vale a dire, al momento in cui c'è l'input tecnologico, attraverso la voce che forse fa partire via etere o via cavo chissà come questo tipo d'impulso, si ha la videata. E quindi, chi parla, ha possibilità di vedere il contraddittore. In questo caso, forse l'avvocato, o magari lei, Presidente.
Ella conosce questa legge che, sicuramente, ha qualche problema, sia perché ci costringe tutti noi a funzioni non proprio proprie, quale quella di badare a telefoni che squillano, a passare comunicazioni ad altri colleghi. E forse anche lei a dirimere problemi in ordine alla regia televisiva che, le ripeto, non credo proprio che siano circostanze che possano appartenere alla nostra formazione.
PRESIDENTE: Problemi di regia mi sono stati risparmiati, sinora.
AVVOCATO Rocchi: Meno male, Presidente.
PRESIDENTE: Sarei del tutto impari.
AVVOCATO Rocchi: Però questa legge pone un principio fondamentale, che è quello di certamente assicurare la garanzia principale di questo processo accusatorio, anche se oramai di accusatorio c'è rimasto ben poco, visto anche questa ultima novità.
Cioè, la oralità della... la immediata oralità; e soprattutto rispetto del contraddittorio.
Si dice che questa saletta deve essere, ed è, equiparata all'aula d'udienza. Quindi, vale a dire, non c'è solamente questo concetto puramente telematico.
É chiaro che quello che accade, ma è un concetto anche fisico, perché quello che accade in quelle salette, è immediatamente apprezzato, deve essere immediatamente apprezzato e ha comunque conseguenze all'interno del processo. Perché l'imputato rende dichiarazioni, ha comunque delle condotte processuali.
Come si possa dire, attraverso i mezzi che abbiamo oggi in atto, che ci sia questa contestualità reciproca ed effettiva, non è dato conoscere. Perché ci ha riferito, per quanto riguarda la posizione del Cannella, l'ispettore che è lì a controllare che ci sia il rispetto della garanzia, che il Cannella ha modo di vedere solamente quando c'è questo input tecnologico che lo immette nel circuito.
Quindi Cannella non ha possibilità di vedere contestualmente ciò che avviene nell'aula di udienza. Perché questo è il principio cardine: quella saletta è equiparata all'aula d'udienza.
Se quindi il Cannella fosse qui, non avrebbe certo bisogno di tutte queste diavolerie, perché potrebbe immediatamente apprezzare tutto ciò che accade.
La norma è chiarissima, perché il comma III fa una elencazione analitica e specifica, perché si parla di contestuale, effettiva, reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi.
É chiaro che i luoghi non possono essere meramente il luogo del collegamento nell'aula d'udienza; ma deve essere il luogo del collegamento, l'aula d'udienza e luoghi laddove si esplica altro collegamento.
"Se si tratta" - come prosegue il comma - "di provvedimento che è adottato nei confronti di più imputati che si trovano a qualsiasi titolo", eccetera, eccetera, "ciascuno è posto in grado con medesimo mezzo di vedere e udire gli altri."
É chiaro che siamo sempre sotto il concetto, certo non inelusibile, della contestualità.
Ma poi, come si fa, Presidente... Questo io lo anticipavo, è un problema che riguarda anche lei, riguarda anche la Corte. Se quel luogo è equiparato a tutti gli effetti all'aula di udienza, non so nemmeno come lei potrà esercitare, se ce ne fosse bisogno, quei poteri che il Codice le riconosce in via esclusiva. E sottolineo "esclusiva".
Perché non credo si possa delegare, su questo altare della emergenza, sempre pronta, i diritti degli imputati che, oramai, abbiamo visto sono ridotti a questioni di tecnicismo telematico. Ma anche, a questo punto, le prerogative del Presidente. Perché allora mi si vorrebbe dire che ella deve anche delegare le funzioni di udienza, di controllo dell'udienza, alla persona che è lì invece a controllare che tutto si svolga nel rispetto dei termini.
Credo che questo non possa assolutamente essere, non si possa accettare questo tipo di delega che, per altro, non è nemmeno prevista dalla norma.
É lei, signor Presidente, che deve avere il controllo della situazione. Mi scusi il termine, ma è quello certamente più pregnante, trattandosi di conferenza telematica.
É lei che deve avere la possibilità di vedere in contestualità tutti. Tutti devono vedere quello che sta succedendo. Tutti debbono avere la possibilità di poter apprezzare nell'immediatezza ciò che sta accadendo.
Ecco perché, al di là della questione di costituzionalità, debba senz'altro affrontarsi...
PRESIDENTE: Forse, avvocato, se si potesse avvicinare di più al telefono. Perché c'è un sottofondo di mormorii che capisco, posso anche comprendere. Però disturbano il suo intervento.
AVVOCATO Rocchi: La ringrazio.
Credo, Presidente, che quindi, prima dell'aspetto di costituzionalità della norma, debba essere risolto il problema squisitamente tecnologico. Perché oggi questa contestualità non è possibile attuare nei confronti del Cannella e credo nei confronti degli altri imputati. Anche e soprattutto - e poi mi cheto - con riferimento a quell'articolo 470 del Codice di rito.
Le rappresento, non ho il provvedimento, perché questi collegamenti si stanno arrivando a divenire nella contestuale attualità, che già altra Corte, credo la Corte di Assise di Caltanissetta, ha ritenuto risolvere il problema chiedendo delucidazioni, e quindi sospendendo l'udienza, al Ministero di Grazia e Giustizia per conoscere con quale tipo di marchingegno sia possibile attuare le garanzie di questa legge, vale a dire della contestuale, effettiva possibilità per tutti di apprezzare ciò che succede nei confronti di tutti.
E pertanto invito la Corte in questo senso, cioè di risolvere il problema ancor prima della questione di costituzionalità che il collega Pepi e altri difensori hanno già anticipato alla loro attenzione.
PRESIDENTE: Grazie avvocato.
Ci sono altri difensori che chiedono di intervenire?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per la posizione di Lo Nigro e Giacalone.
Anche questo difensore ha già fatto presente al Pubblico Ministero e si appresta a depositare per iscritto una memoria in ordine ai vari problemi di costituzionalità che la Legge 11 del '98 presenta. Perché varie sono state le finalità che questo legislatore si è voluto porre, Signor Presidente, Signori Giudici, soprattutto, se mi è consentito dire, Signori Giudici Popolari. Varie sono state le finalità che questo legislatore si sia voluto porre.
In primo luogo, evitare il turismo giudiziario o processuale; in secondo luogo, evitare gli alti costi delle traduzioni in varie parti d'Italia; in terzo luogo, evitare possibili intimidazioni, possibili preoccupazioni, se non altro, che si possono verificare nell'ambito dell'aula di udienza.
Ora però, siccome il presupposto fondamentale, mi si perdonerà se mi rivolgo soprattutto ai Giudici Popolari, ma è bene che si capisca la portata enorme, sotto il profilo della incostituzionalità, di questa legge. Siccome il presupposto cardine per potersi applicare questa serie di marchingegni è proprio il famoso articolo 51 comma III-bis del Codice di rito, cioè il presupposto che si sia in presenza di alcuni tipi di reati, tra cui anche quelli per cui stiamo discutendo oggi. Bene.
E presenta, questo principio, il famoso principio del doppio binario che esi... cioè, trattamento differenziato, che esiste nell'ambito del nostro ordinamento e che la Corte Costituzionale... perché questo difensore non si nasconde dietro a un dito, sa benissimo che la Corte Costituzionale, più volte ha detto, scritto, riferito: beh, in presenza di trattamenti... cioè, in presenza di situazioni differenti si impone un trattamento differenziato. E su questo non va dubbio.
Però... però bisogna valutare un momento queste situazioni differenti, bisogna capire in cosa consistono queste situazioni differenti per capire, a parere di questa difesa, se tali situazioni differenti possano legittimare, in qualche modo, una situazione così abnorme, così peculiare, per esigenze di ordine pubblico differente.
Cioè, in altri termini, bisogna, innanzitutto, valutare la rilevanza della differenza; ed in secondo luogo, valutare secondo quei principî che la Corte Costituzionale ha, in qualche modo, già evidenziato, quei parametri della ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità del rimedio individuato in forza della differenza.
Perché è inutile - scrivevo, leggerete - che questo difensore ricordi che due casi possono essere certamente differenti, però i rimedi individuati dal legislatore non devono superare od ignorare la differenza, o soprattutto non devono essere eccessivi rispetto a quel rapporto costi-benefici che deve essere sempre presente, è un concetto che si mutua dall'economia ma che deve essere sempre presente nell'ambito del processo.
Ora, credo che la disciplina della Legge 11 del '98, violi entrambi questi momenti valutativi. Cioè, la valutazione della differenza in ordine alla sua rilevanza; la valutazione della differenza in ordine alla sua ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità.
Credo che, a differenza delle altre, degli altri casi, dei vari altri casi in cui sussiste la famosa disciplina del doppio binario, del trattamento differenziato, credo sia la prima volta che si guarda alla figura dell'imputato in sé. Cioè, non all'imputato in relazione ad altri imputati, non all'imputato in relazione alla formazione della prova, in ordine, ad esempio, a problemi di inquinamento di indagini, no. Si guarda all'imputato in sé, per il solo fatto della imputazione, della sua imputazione.
Anzi, direi di peggio, per il solo fatto - parlo qui nell'interesse dei signori Lo Nigro e Giacalone che hanno quel provvedimento amministrativo che dà luogo al 41-bis - non solo quindi per l'imputazione, ma addirittura per essere loro soggetti all'articolo 41-bis che si fonda su un provvedimento amministrativo.
Per cui con una palese, enorme, credo enorme veramente, Signori Giudici e Signori Giudici Popolari, discrasia rispetto all'articolo 3 della Costituzione, cioè, quel sacrosanto principio di diritto che prevede l'uguaglianza tra i cittadini e - dice questo difensore - l'uguaglianza tra le persone.
Perché non si può distinguere tra imputati non colpevoli per alcuni reati ed imputati non colpevoli per altri reati.
Voi sapete che esiste quel principio centrale, che è il principio di non colpevolezza dell'imputato. Non esiste in uno stato di diritto, in nessuno stato di diritto, la possibilità di discriminare imputati non colpevoli per un reato e imputati non colpevoli per altri reati, per il solo fatto - ripeto e su questo concludo - dell'imputazione.
E credo anche che sia a conoscenza di questa Corte l'insegnamento della stessa Corte Costituzionale. Io ho citato - e qualche cosa ho allegato anche - la sentenza della Corte Costituzionale 48 del '94, dove si dice che la qualifica di indagato e la qualifica di imputato, tra l'altro. Lì si parlava di reati del tutto diversi, reati di mero sospetto, ma in sostanza ben si attagliano, quelle considerazioni, al fatto di oggi, che la qualifica di indagato e la qualifica di imputato sono di per sé condizioni instabili. Come ogni status processuale è instabile. Per cui non vi è spazio per legittimare alcun apprezzamento di disvalore.
Ma vi è di più. Se voi andate a vedere la Legge 11 del '98 e andate a vedere l'articolo 146 delle disposizioni attuative, voi vedrete delle enormità, a parere di questa difesa, sia nella lettera A...
PRESIDENTE: 146-bis, mi pare.
AVVOCATO Florio: 146-bis, chiedo scusa. ...Sia nella lettera A, che nella lettera B, che nella lettera C, di questo articolo 146-bis, effettivamente, delle disposizioni attuative.
Cioè, di quelle esigenze che devono essere a fondamento della ordinanza o del decreto che la Corte di Assise deve emettere per avere questo. Cioè, in primo luogo appare, a questo difensore, assolutamente irragionevole la lettera dell'articolo A, laddove dice: "Qualora sussistano gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico."
Ecco, qualora sussistano gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico si deve avere questo, dice il legislatore. Ma...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, però...
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: ...la Corte si è pronunciata in relazione alla lettera C soltanto, quindi di quello può parlare, credo, può essere utile parlare.
AVVOCATO Florio: Sì. É in estrema sintesi che però, per...
PRESIDENTE: Comparare.
AVVOCATO Florio: ...compiutezza, diciamo. E, ripeto, mi rivolgo soprattutto ai Giudici popolari, non per sfiducia, ovviamente, nel loro operato, ma credo che sia bene far capire il portato a 360° della legge, ma ruberò un minuto, un minuto di orologio, per le lettere A e B, perché poi l'articolo C ha ad essere quello un po' più articolato.
Beh, però per, dicevo, quella irragionevolezza del disposto: "Qualora sussistano gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico", ci si chiede, si chiede questo difensore, cosa voglia dire questo disposto.
Cioè, a tutela di quei primari valori, che sono la sicurezza e l'ordine pubblico, deve esprimersi la magistratura? Perché questo vi si chiede.
Cioè, è vero perché non nasconde questo difensore che sussistano altri casi nell'ambito del Codice di procedura penale, del Codice di rito, in cui si deve tener presente, il Giudice deve tenere presente questo concetto un po' astratto: la sicurezza, l'ordine pubblico. Però lo deve tenere presente, nel caso per esempio, appunto, della rimessione del processo, a tutela proprio della libertà morale e di valutazione dell'organo giudicante.
Cioè, lì è il Giudice che cambia, se non si sente moralmente libero, se non si sente libero nella valutazione, in buona sostanza, è il Giudice che cambia. Non si limita il diritto dell'imputato, il diritto dell'imputato, a causa, tra l'altro, di indefinite e diffuse, nel senso tecnico, diffuse perché indefinite, non individualizzate esigenze.
E analogamente del tutto non consona, credo, a un paese civile, sia la lettera B - e concludo su questi due punti, appunto, per evitare ritardi nello svolgimento del dibattimento - anche in relazione al fatto che, nei confronti dello stesso imputato, siano contemporaneamente in corso distinti processi presso diversi sedi giudiziarie. Perché quello che il legislatore ha fatto - lo dico in senso critico, ovviamente - da un lato è aberrante. Perché si considera l'imputato un impaccio per il suo stesso processo, perché questo fa la Legge 11 del '98: l'imputato diventa un impaccio per il proprio processo, perché è lui a subirne le conseguenze, in questo caso sono conseguenze enormi, pesantissime per la vita di un uomo.
E, appunto, più complessa ed articolata è, effettivamente, la contestazione sub-C, diciamo, più complessa ed articolata ma credo non meno fondata. La dico in sintesi perché poi, tutto sommato, mi riporto a quella memoria che sto per depositare, ma...
Cioè, l'ipotesi sub-C prevede che l'imputato sia soggetto... cioè, questa videoconferenza, diciamo così, si abbia per quelli imputati soggetti a regime detentivo dell'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario.
E già fortissimo è il dubbio di costituzionalità del famoso articolo 41-bis, in ordine proprio a quell'articolo 27, capoverso della Costituzione, cioè proprio al principio di non colpevolezza. Però anche qui non ci si vuole nascondere dietro a un dito. Sa bene questo difensore che la Suprema Corte, più volte, vorrei dire, uniformemente ha stabilito che il termine "detenuto" non è in grado di discriminare tra "condannato" e "persona sottoposta alle indagini", si parla di "detenuto soggetto a regime di 41-bis".
Però è altrettanto vero che - ripeto, qualcosa ho allegato ma... - la stessa Corte Costituzionale, nel '96, sentenza recentissima, del 18 ottobre '96, numero 351, ha affermato, sia pure incidentalmente, che l'articolo 41-bis che questi signori, che il signor Lo Nigro, il signor Giacalone sta - se mi si passa il termine - scontando, in qualche modo, trova dei limiti, limiti che sono nella Costituzione. Limite di ragionevolezza, innanzitutto, e dei fini imposti dalla Costituzione.
Ora, sembra a questo difensore che l'articolo 27 capoverso della Costituzione, laddove si parla di natura provvisoria e meramente eventuale dell'addebito abbia ispirato altre norme. Altre norme che, proprio in tema di misure cautelari -, non dimentichiamo che il signor Lo Nigro e il signor Giacalone sono soltanto detenuti in via cautelare - per tutti i vari processi loro sono soltanto detenuti in via cautelare... e quindi questo, dicevo, articolo 27 capoverso, che ispira altre norme in misura di... in tema di misure cautelari, quali ad esempio i limiti di pena previsti in astratto dall'articolo 280 comma I, e soprattutto in concreto dall'articolo 274, e soprattutto, ancora più in concreto, dai limiti di durata massima della custodia cautelare, di cui all'articolo 303, sono tutti casi in cui la presunta pericolosità dell'imputato cede alla presunzione di non colpevolezza.
La presunta pericolosità dell'imputato cede alla presunzione di non colpevolezza. Oggi, con questo, non è così.
Vi è di più. Credo che con oggi, e voi Signori Giudici e Signori Giudici popolari, avete credo una grandissima occasione di civiltà per non ritenere manifestamente infondata l'eccezione. Ma non ritenere manifestamente infondata l'eccezione, dicevo, si impedisce, anzi, si appesantisce ulteriormente l'articolo 41-bis, impedendo di fatto, Signori Giudici, all'imputato di partecipare totalmente e fisicamente al proprio processo.
Ora, vi è un altro rilievo che questo difensore vuole porre, ed è un rilievo in ordine all'articolo 10 della Costituzione. In questo senso: voi sapete che vi è un principio centrale che è il principio del giusto processo, un principio che è soltanto presente in nuce... cioè, diciamo soltanto, se mi si passa il termine, diciamo così, abbozzato nell'ambito della nostra Costituzione ma che è norma internazionale, il principio del giusto processo, generalmente riconosciuta, laddove "generalmente" vuol dire è "norma consuetudinaria", cioè è norma ammessa dai paesi civili, che l'imputato, come tale, deve avere un processo giusto, un processo che certamente è molto diverso da questo.
Comunque, questo principio del giusto processo - questa è la tesi di questa difesa ma non soltanto di questa difesa - viene costituzionalizzato tramite l'articolo 10 che, se noi andiamo a leggerlo, dice che l'Italia si conforma alle norme internazionali generalmente riconosciute.
Ma quando anche si volesse disattendere a questa tesi, quando anche si dicesse non può transitare il principio del giusto processo nell'articolo 10 e come tale, costituzionalizzandosi, e come tale rendendo incostituzionale questo; eh, non v'è dubbio che questo principio del giusto processo è stato recepito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, del '50, di Roma... scusate la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, del '50 e il Patto Internazionale per i Diritti Civili e Politici, del '66, diventando norma - se si disattendesse la tesi della costituzionalizzazione di questa norma - quantomeno norma non solo ordinaria, ma norma ordinaria particolarmente resistente perché fonte atipica.
E lo dice la Corte Costituzionale nella sentenza 10 del '93 e conformemente vi sono svariate pronuncie della Cassazione, ma proprio molte, che ci dicono che, quando anche si ritenesse che queste normative sono recepite nell'ordinamento con legge ordinaria, sono quantomeno fonti atipiche, cioè dotate di particolare resistenza, insuscettibili di essere derogate da leggi posteriori.
Eh, quindi, vi è veramente una distonia della Legge 11 del '98, rispetto a tutto quello che è articolo 10 della Costituzione, articolo 6 della Convenzione di Roma del '50, rispetto insomma a queste fonti fattizie ma atipiche, quindi particolarmente resistenti.
Ed infine anche perché non ci dimentichiamo che la legge - vado a memoria ma mi sembra sia giusto - la Legge 81 dell'87, cioè quella legge delega del Codice di procedura penale, imponeva di creare un Codice di procedura penale in armonia con le norme delle Convenzioni Internazionali ratificate dall'Italia in tema di diritti dell'imputato e di svolgimento del procedimento.
Quindi, ritiene questo difensore - è una questione interpretativa sotto questo punto ma è una questione credo interpretativa importante che voi oggi dovete sciogliere - che anche gli interventi successivi legislativi... successivi a cosa? Al Codice di procedura penale, debbano essere in armonia con quei principî della legge delega. Sennò vi è un'ulteriore incostituzionalità, o profilo di incostituzionalità per eccesso di legge delega. Dice questo difensore.
Ma vi è di più. Mi scuso con la Corte se oggi sono un pochino meno breve del solito ma è troppo importante credo questo punto...
PRESIDENTE: Ha scelto il giorno sbagliato, però.
AVVOCATO Florio: Me ne rendo conto ma è troppo importante per questa difesa, questo punto.
PRESIDENTE: No, lo capisco.
AVVOCATO Florio: Quindi, in queste fonti ora citate si è sempre parlato, Signori Giudici e soprattutto Signori Giudici popolari, del diritto dell'imputato di essere portato davanti ed alla presenza del Giudice che lo deve giudicare.
Per cui queste espressioni, fino ad oggi, sono state interpretate nell'unico modo possibile, e cioè di presenza fisica in aula. Qualunque limitazione a questa presenza fisica in aula non può venir meno solo per la moderna tecnologia che fa partecipare - partecipare, non presenziare - fa partecipare l'imputato come se fosse in aula. Non è in aula, come se fosse in aula.
Per cui ci rimane, credo, forse un ultimo punto. Cioè, stabilire se il contraddittorio e il diritto di intervenire, non dico sia uguale, perché ovviamente, concettualmente non è uguale, ma sia quantomeno equivalente all'essere presente davanti al proprio Giudice naturale. E credo che non sia assolutamente possibile, a meno che non si voglia ricorrere...
ISPETTORE Rosati: Signor Presidente, mi scusi...
PRESIDENTE: Chi è che interviene?
ISPETTORE Rosati: Dall'aula numero 2 di L'Aquila.
PRESIDENTE: Mi dica.
ISPETTORE Rosati: Mi consenta, abbiamo avuto una interruzione che è durata, diciamo, un minuto. Un'interruzione video e audio.
PRESIDENTE: Ho capito.
ISPETTORE Rosati: E pertanto i detenuti vorrebbero che il difensore che sta parlando possa ripetere, diciamo, le ultime cose che ha detto.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì, io...
PRESIDENTE: Tenga conto del minuto di sospensione. Cosa ha det... cosa aveva finito di dire?
AVVOCATO Florio: Non mi ricordo cosa ho detto l'ultimo minuto, ma... Stavo dicendo semplicemente che resta da stabilire se garantire il diritto al contraddittorio e il diritto ad intervenire sia, non dico uguale, ma equivalente ad essere presente davanti al propio Giudice, al proprio Giudice naturale.
E manifestavo i legittimi dubbi che questa difesa deve avere, può avere in questo ordine. Perché a meno che, salvi tutti i dubbi che questa difesa ha, e lo stiamo vedendo, circa una effettiva capacità tecnica di operare una contestuale visibilità di tutte le persone collegate, ma a parte questo, non è un discorso in cui voglio addentrarmi in modo particolare, forse lo faranno altri difensori. Ma questa partecipazione non è altro che una, io l'ho chiamata "fictio iuris", una finzione, diciamo, che lo Stato utilizza per garantirsi alcuni vantaggi. Che non sono vantaggi del processo, che sono vantaggi extraprocessuali, metaprocessuali; che sono vantaggi di risparmio economico, che sono vantaggi, forse, di deflazione del carico della Giustizia, ma che certamente non sono vantaggi che sono vantaggi di questo processo.
Però la contropartita è fortissima, si tratta di ledere il diritto della persona umana. Io credo che il difensore, in generale, non debba difendere il singolo uomo. Certo, per carità, si difende il singolo, Lo Nigro Cosimo, il singolo, Giacalone Luigi, ma che debba difendere l'uomo, soprattutto. Credo che la lesione della persona umana nei suoi diritti, e soprattutto in processi come questi, sia enorme perché l'effetto di questo, è la spersonalizzazione, la virtualizzazione dell'imputato.
E soprattutto, io scherzando con qualcuno, ora non ricordo chi, forse il Presidente Ognibene, stamattina dicevo cosa potrebbe accadere se un domani un singolo parlamentare proponesse di far partecipare a distanza il Pubblico Ministero per consentirgli di partecipare a più procedimenti. O addirittura al difensore per evitare molti, legittimi impedimenti che potrebbe intervenire, ecco, a distanza.
Credo che vi sarebbe una sollevazione popolare, soprattutto se volessimo far partecipare i vari Pubblici Ministeri per consentirgli in rapida successione - lo dico senza polemica, per carità - a più procedimenti.
Però, a patire le sorti del processo in caso di malaugurata condanna, non è il singolo difensore, non è il Pubblico Ministero, è l'imputato. É lui che subisce gli effetti del processo.
Quindi, diciamo, questo scollamento tra video e realtà è certamente uno scollamento che soprattutto nel Giudice non togato, soprattutto nel Giudice popolare, rischia di diventare determinante.
E qui sono i profili di incostituzionalità perché in realtà, ecco, voi Signori Giudici popolari, immaginatevi la differenza che c'è...
PRESIDENTE: Scusi avvocato...
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: ...però si rivolga alla Corte.
AVVOCATO Florio: Sì, ha ragione Presidente.
Però immaginatevi la differenza che vi è tra il vedere gli avvenimenti e il parteciparvi. Io mi rivolgo alla Corte, giustamente, ma immaginatevi la differenza che c'è tra il vedere alla televisione, non lo so, un massacro etnico e vedere... e partecipare, anzi, dal vivo ad uno scippo. Guardate è una differenza enorme.
Un conto è partecipare dal vivo, un conto è vedere. Se io assisto ad un episodio di microcriminalità dal vivo sono enormemente più scosso dal vedere alla televisione un massacro enorme.
Quindi credo che non basti dunque vedere e essere visti, udire ed essere uditi per partecipare.
Si dirà, sì, perché si è detto nelle cronache di questi giorni, tra l'altro, che la tecnologia va avanti, quindi esistono sempre più spesso queste videoconferenze in altri settori, ma questo non può valere per un processo, questo non può valere, dice questo difensore, per un imputato che rischia appunto di essere smaterializzato. Specialmente davanti ad una Corte di Assise che come tale, proprio per come è stata studiata, per il suo schema, è una Corte a composizione mista, proprio perché, tra le altre esigenze, vi era l'esigenza di restare proprio vicini al fatto, alla realtà.
E questa è la realtà: la videoconferenza.
Bene. Quindi credo che tra l'altro poi...
TELECOM: Scusate, Centro Servizi Telecom che interrompe il dibattimento. Di nuovo mi scuso, per informarvi che a L'Aquila è caduto di nuovo... E' caduto di nuovo il collegamento...
PRESIDENTE: Allora...
TELECOM: Vorrei, vorrei chiedere al Presidente, se me lo permette, di ripristinare il collegamento con L'Aquila, in modo tale da connetterlo sull'apparato di riserva, perché è già la terza volta che cade il collegamento...
PRESIDENTE: D'accordo.
TELECOM: ...probabilmente ci sono dei problemi tecnici con l'apparato in uso, adesso.
PRESIDENTE: D'accordo. Mi dispiace per l'avvocato Florio che sta parlando, ma credo che fosse quasi al termine. Sospendiamo per dieci minuti. Dovrebbero essere sufficienti?
TELECOM: Anche...anche meno, anche cinque minuti.
PRESIDENTE: Va be'. Sospendiamo per dieci minuti, prima di riprendere.
TELECOM: Grazie mille.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Presidente scusi, sono l'avvocato Cianferoni.
In questa pausa sarà possibile telefonare, proprio per non dare fastidio nella...
PRESIDENTE: Effettivamente, il problema non me lo ero posto.
AVV. Cianferoni: No, era per...
PRESIDENTE: Ma, il collegamento è assic... Il collegamento è assicurato dalla Legge durante l'udienza.
AVV. Cianferoni: Eh.
PRESIDENTE: Durante il periodo di sospensione...
AVV. Cianferoni: Va be', insomma.
PRESIDENTE: ...non, non ritengo. Credo che si possa... Credo che si possa, però... Scusi, lei ha dei problemi al collegamento durante questo periodo? No. Allora prego.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, l'avvocato Florio se vuole concludere.
I collegamenti sono esistenti tutti, vero?
AVVOCATO Florio: Sì, ora non ricordo esattamente qual era l'ultimo punto trattato, ma mi sembra che fosse...
PRESIDENTE: Parlava del Pubblico Ministero collegato in videoconferenza con l'aula di udienza, come ipotesi allucinante.
AVVOCATO Florio: Sì. Parlavo, in buona sostanza, della differenza che vi è tra il vedere gli avvenimenti e partecipare agli avvenimenti, che è una differenza enorme.
Credo che poi, fra l'altro, il diritto di essere presenti in aula, anzi ad essere presenti in aula, sia completamente differente, distinto rispetto al diritto al contraddittorio. Si tratta di due concetti profondamente differenti; tanto è vero che se si va a guardare quelle fonti sovranazionali, prima citate, là si spersonalizza il contraddittorio.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: Però, se cita delle fonti sovranazionali, noi conosciamo la Convenzione Europea, quella di New York, del... Se lei potesse indicare la norma specifica.
AVVOCATO Florio: Mi sembra, vado a memoria...
PRESIDENTE: Così, come qualche suo collega ha già fatto.
AVVOCATO Florio: Mi sembra, vado a memoria, ma in particolare mi riferisco all'articolo 6 della Convenzione del '50, la Convenzione di Roma, in buona sostanza, che prima citavo. Laddove si, appunto, si... in qualche modo, spersonalizza il contraddittorio ci si limita, o meglio, si limita il Diritto a interrogare o fare interrogare i testimoni.
E questo, a parere di questa difesa, rafforza ancor di più l'idea che il diritto alla presenza debba essere considerato nel senso... nel senso più pieno, più garantito, più, appunto, umano.
La Legge 11 del '98, lungi dal garantire una presenza sostanziale, garantisce - come dire - una mera presenza formale. Cioè garantisce, sì certamente, lo state vedendo, il diritto a dichiarare, il diritto a vedere, ma, chiaramente, non garantisce quella presenza sostanziale. Perché l'essere presenti non è certamente soltanto dichiarare, non è certamente soltanto il vedere, è tutta una serie di condotte - mi viene questo termine - che sono qualcosa di più e sono anche sicuramente più pregnanti, più pregnanti per l'imputato.
Io, mi sono permesso di allegarvi...
PRESIDENTE: Una memoria.
AVVOCATO Florio: Una sentenza alla memoria.
PRESIDENTE: Ah. Va be'.
AVVOCATO Florio: Che è la sentenza 9 del 14 gennaio '82, dove si parla espressamente del diritto alla presenza in aula - e siamo alla sentenza della Corte Costituzionale - diritto alla presenza in aula, come diritto garantito dalla Costituzione in uno con il diritto di difesa; tanto è vero, appunto, che la Corte Costituzionale lo ha garantito.
Qualunque limitazione a questo diritto di difesa, non mi dilungo, effettivamente, molto di più, ma deve essere seriamente e concretamente, specificamente ben esplicato, comunque molto meglio di quanto lo faccia negli articoli 1 e seguenti della Legge 11, citata.
Sul diritto di difesa, che comunque è costituzionalizzato dall'articolo 24 - probabilmente parleranno più diffusamente di me gli altri difensori -; comunque sia, a parere di chi vi parla, una lesione del diritto di difesa è enorme sol che si consideri sia l'onere economico di chi deve, sotto un certo profilo, ed anche i rischi di chi sia costretto ad avere un doppio difensore, sia sol che si pensi ai legittimi dubbi, ai legittimi dubbi di un'effettiva capacità di attuare i collegamenti riservati, con quella riservatezza e soprattutto con quella serenità nei colloqui che è d'obbligo.
Cioè, anche oggi nei collegamenti con i propri assistiti, non vi è, ovviamente, più la serenità quella serenità e soprattutto quella riservatezza che dovrebbe far chiedere a chi vi parla e agli altri difensori di far allontanare dall'aula che è equiparata all'aula di udienza, tutte le persone che vi sono; la riservatezza se così non è, non vi è più, ovviamente.
Quindi, mi avvio proprio alla conclusione sull'articolo 24, proprio perché altri difensori parleranno meglio sicuramente di me; ma vi è - ed è l'ultima parola che dico - vi è un necessario sguardo, Signori Giudici, al sistema della videoconferenza in altri paesi.
Proprio un minuto per dire che se soprattutto, mi riferisco ai paesi del common law dove il sistema della videoconferenza è molto usato, ma è usato per minori, è usato per collaboratori, è usato per quei testimoni che rischiano di essere intimiditi, in qualche modo.
Mi si creda, Signori Giudici, non credo che sia un limite di questo difensore, non sono riuscito a trovare un solo paese, un solo paese dove, distante dall'aula, debba essere l'imputato.
Per questo motivo, eccepisco la illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3, in sostanza, e di tutta la Legge 11 del '98, dell'articolo 146 disposizioni attuative...
PRESIDENTE: Ecco. Vorrei chiedere un po' di silenzio nel rispetto del collega che sta intervenendo. Dunque.
AVVOCATO Florio: Dell'articolo 146 delle disposizioni, 146-bis, delle disposizioni attuative del Codice di rito, rispetto... e quindi per violazione agli articoli 2, 3, 10, 24 e 27 della Carta Costituzionale.
PRESIDENTE: Presenta una memoria?
AVVOCATO Florio: Sì, la presento immediatamente...
PRESIDENTE: La può depositare.
Volevo fare presente questo, per l'ordine dell'udienza: il Pubblico Ministero, che oggi avrebbe dovuto iniziare la sua requisitoria, mi aveva chiesto di limitare il tempo dell'udienza per evidenti ragioni non solo di orga... anche di fiato e di necessità personali rispetto all'attività delicata da compiere, di limitare il tempo dell'udienza a non oltre le 14.30.
Così è stato fatto, quindi alle 14.00, direi alle 14.00 bisognerebbe chiudere l'udienza.
Se volete, in relazione a quanto ho detto, regolare gli interventi, vi sarei grato.
Chi intende parlare, adesso?
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, Signori della Corte io sarò estremamente breve. Sarò estremamente breve, perché già dal 9 di marzo ho depositato una memoria contenente una eccezione di costituzionalità di questa legge, di questa pseudo-legge, di questa Legge numero 11, 1998 che io non ho remore a definire barbara, degna soltanto di uno stato di Polizia come quello in cui noi viviamo.
Una legge che fa il pari con la retroattività della legge penale applicata al Processo di Norimberga e che fa il pari con i processi stalinisti; qui si vuole togliere ogni possibilità di difesa.
Io avevo pensato ed ancora sto valutando se non sia il caso che il difensore rinunci a proseguire nel dibattimento, a fare cioè, un processo con i fantasmi, a gabbie vuote dove si impedisce a chi rischia l'ergastolo di non essere presente nemmeno alla sacralità della sentenza quando sarà pronunziata.
E questo sarebbe una legislazione civile, una legislazione democratica che discrimina fra imputati dello stesso processo, che discrimina fra chi è sottoposto a quell'altra forma di barbarie precisa, che è il 41-bis, a chi questo 41-bis, fortunatamente, non ha.
Loro lo vedono, fra gli imputati vi sono una serie di soggetti che, in quanto non assoggettati al 41-bis, possono presenziare a tutte le fasi del dibattimento e chi, invece, è sottoposto a questa coazione, a questa misura nata apposta per far nascere i pentiti, parliamoci chiaro. Per far sì che chi non sopporta la vita del carcere parli e magari il più delle volte infami persone che non c'entrano nulla. Che è questa la funzione del 41-bis, di impedire al difensore di parlare dietro a un vetro come anche il difensore fosse un delinquente, che favorisse il suo assistito.
E vogliamo proseguire? In questa sede, con questa legge, io vi faccio un esempio personale: in questo processo io assisto tre imputati, due dei quali si trovano al carcere di Spoleto; l'altro, Spatuzza, al carcere de L'Aquila.
(voce fuori microfono) A Viterbo non hanno più l'audio.
PRESIDENTE: Alt. Scusi, avvocato. A Viterbo non c'è più l'audio, devo sospendere ancora. Sospendiamo per cinque minuti. Riprendiamo fra cinque minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Mi dispiace che proprio nel momento emozionante della sua difesa... Prego.
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, è proprio questi inconvenienti che fanno maggiormente insistere questo difensore, perché da Firenze...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Il collegamento esiste, però. Ci vedono?
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah.
(voce fuori microfono) Può chiedere conferma?
PRESIDENTE: Sì, sì. Conferma che ci vedono e ci ascoltano. Noi sappiamo che vediamo quelli che parlano.
Sono collegati. Prego, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Bah, dico... Proprio stavo dicendo: l'abbiamo visto, oggi, in questa udienza che cosa è questa legge.
Se noi non ci opponiamo e mi rivolgo alla vostra sensibilità giuridica, al vostro modo di essere uomini, alla... Facciamo partire da Firenze, che è sempre stata una culla di civiltà - si è detto o si è saputo, è un fatto notorio - diciamo forte il nostro no a questa legge che ci impedisce anche di vedere, visualmente, i nostri assistiti mentre si parla. Questa è la realtà.
PRESIDENTE: Avvocato, se lei lo chiede, posso chiedere che sia visibile a lei e a tutti noi la saletta in cui si trovano i suoi assistiti. Vuole che si faccia così?
AVVOCATO Pepi: Direi di sì.
PRESIDENTE: Mi sembra giusto. Mi sembra che sia giusto.
Precisamente, quale?
AVVOCATO Pepi: Quindi, L'Aquila e Spoleto.
(voci fuori microfono)
AVVOCATO Pepi: Purtroppo...
PRESIDENTE: Le vedremo a turno, allora.
Se è possibile, cominciamo da Spoleto, che è quella che ha creato più problemi, per avere la certezza...
VICEIS. Paretovich: Signor Presidente, sono l'UPG da Spoleto.
PRESIDENTE: Ecco Spoleto, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Fermo restando, Presidente...
VICEIS. Paretovich: E' visibile la sala con gli imputati.
PRESIDENTE: Sì, grazie.
AVVOCATO Pepi: Però, devo rilevare un'altra anomalia di questa legge che parla di contestualità della visione.
Non è colpa mia se Pizzo e Giuliano sono a Spoleto e Spatuzza a L'Aquila; anche questo è un fatto che sta a dimostrare che non è possibile andare avanti in questa situazione, perché con questo si viola ogni principio di difesa, di diritti di difesa.
Quando si dice: 'il difensore può parlare in qualsiasi momento, con il suo assistito'. Fermo restando il fatto che io, personalmente, alle 10.10 ho chiesto di parlare a Pizzo e mi è stato passato a dieci alle undici; se fossi stato in sede di controesame, avrei potuto anche perdere il diritto al controesame, perché Pizzo avrebbe potuto darmi delle indicazioni.
E questa non è una violazione del diritto di difesa, come non è violazione assoluta, precisa del diritto di difesa telefonare e vedere il proprio assistito accanto all'agente penitenziario? Di che cosa si deve parlare con l'imputato? Del tempo, della famiglia, se stanno tutti bene? E questa è la difesa che l'articolo 24, di questa Costituzione, che sarebbe tanto liberale in cui io non mi riconosco, ma però c'è ed applichiamola, allora.
Quando sono stato interrotto la prima volta facevo proprio l'esempio dei miei difesi e rapportavo alle Signorie Vostre; se invece che essere, ora, nella fase della discussione, si fosse stati nella fase dibattimentale, come avrei potuto... Mettiamo il caso che fosse venuto un collaboratore di giustizia che nell'indagini preliminari non avesse mai parlato né di Pizzo, né di Giuliano, né di Spatuzza e che al dibattimento, invece, venisse a dirci cose che accusassero i miei assistiti; che difesa avevo? Che difesa potevo fare? Due telefoni alle orecchie e seguire l'udienza?
Mentre ha parlato il collega Rocchi non ho sentito una parola, perché ero al telefono; e questo significa seguire l'udienza e difendere chi si è affidato a te?
Se non verrà fatta l'eccezione, sarà accolta l'eccezione di costituzionalità o quanto meno la Corte non dichiari che la questione non è manifestamente infondata, avremo veramente dei grossi problemi a proseguire in questo dibattimento. Questo dibattimento in cui non possiamo dare nessuna garanzia: gli stessi imputati che hanno diritto, per legge, in qualsiasi momento a fare dichiarazioni spontanee che, seppur vero che potrebbero farlo, ma con tutti gli inconvenienti - che abbiamo visto - tecnici, difficilmente possono essere fatte. Un conto è avere di fronte alle Signorie Vostre la possibilità di dire a viso aperto, davanti a voi, con la propria espressione, quello che uno vuol vedere oppure vedere quei monitor nascosti, lontani in cui non si distingue bene tra imputati e agenti di Polizia.
E poi, principio della pubblicità dell'udienza penale. E' pacifico che il dibattimento penale è pubblico, a meno che non vi sia un provvedimento che per motivi di ordine pubblico, si proceda a porte chiuse; e non è il nostro caso.
E allora, io dico: nei vari carceri, apriamo i vari carceri al pubblico che ha diritto ad assistere, come ha diritto ad assistere qui, in aula. Se quei gabbiotti sono considerati aule di giustizia in un carcere. Aule di giustizia. Apriamole al pubblico che ha diritto di sentire, di vedere cosa dice Pizzo, cosa dice Giuliano, cosa dice Spatuzza, cosa dicono tutti gli altri.
E poi, che garanzia abbiamo di quello che avviene in quelle stanzette, senza che noi vediamo nulla?
E vi è, poi, una profonda discriminazione fra imputati di questo processo, imputati cosiddetti "collaboratori di giustizia", i quali per ragioni loro, proprie possono chiedere la videoconferenza, ma possono chiedere di venire in udienza. E l'imputato che ha diritto di essere considerato innocente finché la sentenza non è creduta definitiva, non ha diritto ad essere presente al suo processo, non a quello degli altri, al suo processo.
Vi è, quindi, una situazione di palese violazione di ogni norma.
Nella prima parte, prima di essere interrotto, ho detto che purtroppo la conseguenza di questa nefasta legge è: l'approvazione, a suo tempo, del 41-bis che è il padre, è la madre, è la matrigna di questa legge.
Articolo 41-bis, che soltanto uno Stato come il nostro attuale, il quale ha demandato, il più delle volte, la decisione dei processi ai pentiti, è uno Stato che è già sconfitto in partenza.
I processi un tempo si facevano con le indagini della Polizia Giudiziaria, con le indagini coordinate dal Pubblico Ministero, con gli interrogatori dei testi, ma non si aveva bisogno di avere i pentiti. Oggi, con il 192, III comma con la chiamata in correità che il più delle volte è interessata, non spontanea, ecco le conseguenze.
Pertanto, credo di avere evidenziato la palese violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nonché lo stesso articolo 27, per cui oggi chi ha ancora una sentenza, e non lo sarà nemmeno domani, in caso di vostra condanna finché non sarà definitiva, i soggetti che devono subire questo processo devono essere ad ogni significato considerati innocenti. E a persone che, comunque sia, vengono ancora considerati innocenti, si impedisce, di fatto, una reale difesa e si impedisce di essere presenti in aula.
Questa è barbaria, non è civiltà ed io mi oppongo a tutto questo. Se è necessario percorreremo anche le vie della Giustizia Europea, ho già fatto, ho già predisposto in questi giorni, manderò all'Alta Corte di Strasburgo una censura del 41-bis, di questa forma di arretramento barbarico del peggior più basso Medioevo; laddove la pena anziché essere rieducativa è oltremodo afflittiva.
E se è necessario andremo a Strasburgo anche per questo: per far vedere all'Europa, in cui noi vogliamo entrare con tanta prosopopea, che tipi di legge emana questo Governo, questo Stato, questo Stato di Polizia.
Signor Presidente, Signori della Corte, mi scuso se mi sono, in certi momenti, accalorato, ma è una battaglia di libertà, è una battaglia di giustizia, è una battaglia di civiltà.
Io insisto, perché in accoglimento della mia eccezione di costituzionalità, la Corte voglia sospendere il presente procedimento e trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale. Grazie.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
Ci sono altri difensori degli imputati che desiderano parlare su questo argomento?
AVVOCATO Ruggero: Presidente, io sono difensore della parte civile costituita Maurizio Costanzo, avvocato Ruggero.
PRESIDENTE: Ah, chiedo scusa.
AVVOCATO Ruggero: Posso intervenire o aspetto che parlano...
PRESIDENTE: Ecco, vorrei che...
AVVOCATO Ruggero: Sì.
PRESIDENTE: ...intervenissero prima i difensori degli imputati, poi darò la parola al Pubblico Ministero e ai difensori delle parti civili.
AVVOCATO Ruggero: Perfetto, grazie.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Non abbiamo nessun problema, Signor Presidente, se l'avvocato Ruggero vuole...
PRESIDENTE: Che, forse, il Pubblico Ministero ha nessuna obiezione?
PUBBLICO MINISTERO: Obiezione nel senso formale, no. Mi pare che fosse ordinato e coerente il programma di far parlare i difensori degli imputati, però non è un problema che riguarda il Pubblico Ministero, in definitiva.
PRESIDENTE: E allora se i difensori degli imputati non ritengono di dover esercitare il diritto di parlare adesso, sentiamo anche l'avvocato...? Ruggero?
AVVOCATO Ruggero: Ruggero, Presidente.
Ringrazio i colleghi e ringrazio lei.
Ed io devo dire subito che non deve sembrare strano un'intervento della parte civile in relazione a problematiche di costituzionalità, poiché questa parte civile ritiene che una legislazione per quanto si voglia della emergenza e che questa norma - grazie alla quale lei ha fatto l'ordinanza della quale oggi discutiamo la costituzionalità - sia una norma di emergenza, lo si ricava dal fatto che è prevista una durata fino al 31 dicembre del 2001. Altro significato non so dare.
In ogni caso, riprendo il concetto, una legislazione che sia dell'emergenza, non può non rispettare quei principî fondamentali della Costituzione che sono posti alla base della tutela di tutti: imputati e persone offese.
Quindi, poiché riteniamo che laddove si travalicano certi limiti costituzionali, non solo gli imputati in prima battuta, ma anche le persone offese in seconda battuta, vengono a trovarsi in situazione di inferiorità rispetto ad una certezza del Diritto che li dovrebbe tutelare sempre, comunque e dovunque.
Dico questo: la mia questione e la mia eccezione di costituzionalità fa riferimento - e recito per i Giurati popolari - all'articolo 3 della Costituzione I comma, laddove si dice che: "Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di condizioni personali."
E dico subito - e parlo, Presidente lei mi scuserà, ai Giurati popolari - e dico subito che questo "senza condizioni personali", in questa precisazione rientrano anche i collaboranti. Ovverosia, la qualifica di collaborante è una condizione personale che non presuppone il mancato rispetto di un principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge.
Poi eccepisco la costituzionalità sempre dell'articolo 24 II comma, laddove si dice che: "La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento."
E ricordo a me stesso che la scelta di far presenziare un cliente al dibattimento, come la scelta di farlo avvalere della facoltà di rispondere o meno, è un qualche cosa che attiene geneticamente a un diritto inviolabile quale quello della difesa.
Allora noi dobbiamo vedere se questa norma, della quale oggi ci occupiamo, abbia rispettato questo principio della inviolabilità e questo principio dell'uguaglianza. Allora probabilmente, forse per la persona che difendo, io reputo di essere - e loro, la Corte mi consentirà un excursus di pochi attimi, perché ho assicurato un intervento telegrafico - che difendendo un uomo impegnato in televisione, io possa fare, possa essere quasi legittimato geneticamente ad intervenire circa la legittimità o meno dell'uso televisivo in un'aula di giustizia.
E noi vediamo - e ricordo a me stesso, a lei Presidente che non ne ha bisogno, ma ai Giurati popolari - che l'intervento della televisione nelle aule di giustizia, è stato previsto nell'89, ovverosia in relazione a quell'articolo delle norme di attuazione del Codice di procedura penale, il 147, laddove si ammetteva l'ingresso del mezzo audiotelevisivo nelle aule di giustizia, ma se si ammetteva che lo stesso potesse essere consentito solo per il diritto di cronaca.
Però naturalmente questo intervento, solo per il diritto di cronaca, non poteva prescindere - così come recitava e recita l'articolo -, se le parti consentono, il Giudice autorizza in parte o tutto le riprese. Ovverosia, se non vi era il consenso delle parti, qualunque essa fosse stata all'interno di un dibattimento, il Giudice non poteva consentire alle riprese.
Dico di più, Presidente e Signori della Corte...
PRESIDENTE: Forse... Scusi, avvocato, se la interrompo. Ma forse questo è un altro problema. Perché...
AVVOCATO Ruggero: No, no, ci arrivo Presidente.
PRESIDENTE: Ah, allora...
AVVOCATO Ruggero: Faccio un excursus...
PRESIDENTE: Non avevo capito.
AVVOCATO Ruggero: Presidente, io, sapendo con chi parlo, posso fare la richiesta, ma ci sono dei Giurati popolari che, nella misura in cui lei richiama l'attenzione degli avvocati a parlare anche con i Giurati popolari, è giusto che i Giurati popolari sappiamo di che cosa stiamo parlando, ma sto volando.
Ovverosia, intanto entra la televisione nelle aule di Giustizia, ed è consentito l'esercizio della stessa, in relazione al diritto di cronaca e solo con il consenso delle parti. Però la norma di attuazione diceva anche che, in caso di preminenza di interessi sociali, il Giudice poteva disporre senza consenso delle parti.
E quindi, già in questa fase, noi ci avviciniamo all'articolo 1 della legge che lei ha applicato, grazie alla quale la partecipazione a distanza è disposta dal Giudice con ordinanza.
Ma adesso, ora vediamo se, quello che lamentano i difensori, o quello che lamento io in questa sede, sia sostenibile, quantomeno accettabile, o quantomeno possa provocare motivo di discussione e di riflessione.
Allora, noi dobbiamo vedere che il vecchio - sempre nelle norme di attuazione - 147-bis, che cosa diceva, quando parlava dell'esame delle persone che collaborano con la Giustizia? Diceva che: "Le modalità di cui al comma I" - ovverosia tutte le modalità inerenti l'espletazione tecnica del mezzo - "potevano essere adottate a richiesta di parte." Quindi i Giudici popolari devono porsi questa prima annotazione: quando si trattava, vuoi di persone normali, vuoi di collaboranti, era necessario la richiesta di parte. Solo nel caso di interesse preminente socialmente, si poteva prescindere da questo consenso.
Eh, allora a questo punto, è evidente Presidente, che la lesione costituzionale, il Legislatore... l'emergenza perché si chiama emergenza? Perché devi tirare da una parte, devi allargare e devi stringere. Il Legislatore si è reso conto che se fossimo rimasti in questa situazione, la violazione del diritto costituzionale era per tabulas. Ovverosia nella misura in cui tu mi ammetti che, da una parte - con la nuova legge, se fosse rimasto il vecchio 147-bis, Presidente - nella misura in cui io difensore di "Fringuellini" subisco una iniziativa di un Tribunale o di una Corte di Assise che può disporre il mezzo televisivo senza il mio consenso; ecco che, a fronte invece della esigenza del consenso del collaborante, ecco che c'è una disparità di trattamento proprio stratificata documentalmente.
Ma allora vediamo se il Legislatore, che si è sicuramente posto questo problema, perché ha modificato, Presidente, come lei sa, all'articolo 3, l'articolo 147-bis del Codice di attuazione delle norme di procedura. E sto volando, Presidente, me ne deve dare atto.
Allora, l'articolo, così modificato, crea, a mio avviso... sfuma l'evidenza della disparità di trattamento, sfuma l'evidenza della incostituzionalità della norma. Ha cercato di risolverlo, ma non lo ha potuto risolvere perché non si poteva risolvere, come quasi mai si possono risolvere tematiche tecniche che vogliono prescindere da fissati precisi, inseriti nella Costituzione, con buona pace della bicamerale.
Allora, l'articolo 147-bis, così come modificato dall'articolo 3 della legge della quale ci stiamo occupando, che cosa dice? Che: "L'esame in dibattimento" - eccetera, eccetera, eccetera - "si svolge con le cautele necessarie alla tutela della persona sottoposta all'esame, determinato d'ufficio, ovvero" - Presidente - "su richiesta di parte, o della autorità che ha disposto il programma."
Io in questo momento potrei speculare dicendo che la divisione tra parti e autorità, nel momento in cui uno fa la scelta di collaborante, è un di più, è una licenza poetica. Ma rimango alla definizione di parte, Presidente e Signori della Corte, e vi invito a considerare che, anche e malgrado quell'"ovvero", si lascia sempre una scelta di momento difensivo ad un imputato; scelta di momento difensivo che non viene invece consentito ad altri imputati.
Quindi si creano due categorie di protagonisti e di fruitori dei servizi della Giustizia.
E richiamo l'attenzione della Corte di Assise e l'attenzione dei Giurati e l'attenzione dei Giudici togati: e se voi, in relazione a un collaborante, riteniate che sia necessario espletare questo meccanismo, che stiamo verificando sulla nostra pelle, laddove vi dovesse mancare l'"ovvero", il consenso della parte, lo potreste fare voi?
Ed ecco che io vi lascio con questo interrogativo.
Presidente, tutto quello che accade in un'aula di giustizia, in relazione ai principî di costituzionalità, attiene alla libertà dell'individuo, che è sacra per tutti, da qualunque parte possa provenire l'eccezione.
Però attenzione: verificate, con la serietà e la serenità di cui avete dato atto, questa problematica che c'è, perché si crea effettivamente quell'"ovvero", anche se ha attenuato una vera lesione del diritto costituzionale dell'inviolabilità e dell'uguaglianza, però l'ha lasciato inalterato.
Ovverosia, noi non vogliamo che le aule di giustizia e le decisioni di un Giudice possano dipendere dall'umore di un collaborante se decide di avvalersi di quell'"ovvero" o meno. Noi vogliamo che ci sia una regola procedurale certa per tutti, definitiva per tutti e che garantisca tutti. Grazie.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Ho capito bene che lei solleva la questione di legittimità costituzionale in relazione al 147-bis, relativo all'esame...
AVVOCATO Ruggero: In relazione all'articolo 1 e all'articolo 3.
PRESIDENTE: ...esame dei collaboratori.
AVVOCATO Ruggero: Sì. Relativo alla mancata previsione del consenso della parte di accettare o meno. Ovverosia, la parte lo subisce, mentre il collaborante, in ultima analisi, non prestando, grazie a quell'"ovvero", il suo consenso...
PRESIDENTE: Sì, sì, questo l'ho capito.
AVVOCATO Ruggero: ...potrebbe creare difficoltà.
PRESIDENTE: Credevo che oggi si parlasse, si dovesse parlare, in particolare, del 146-bis, relativo alla partecipazione degli imputati. Comunque lei ha ritenuto di sollevare anche questa questione. Grazie.
AVVOCATO Ruggero: Lo stanno facendo gli altri, io ho aperto - per quanto di mio - ho aperto il...
PRESIDENTE: Sì, ma anche l'avvocato Pepi ha sollevato pure questa questione.
Altri interventi dei difensori degli imputati.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni, signor Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Gramigni, vero?
AVVOCATO Gramigni: Sì, grazie Presidente.
Una premessa, signor Presidente. Ritirando un po' le fila delle vicende processuali che ci hanno portato adesso a sollevare questioni in ordine alla costituzionalità delle norme di cui alla Legge 11 del 1998, c'è da dire che io assistito un imputato, il signor Graviano Filippo, che oggi è - pur oggetto dell'ordinanza in data 3 marzo di questa Corte - rinunciante a comparire. E, viceversa, il signor Vittorio Tutino che, essendo anch'egli oggetto dell'ordinanza di cui al 3 marzo '98 di questa Corte, in realtà non ha fatto pervenire alcuna dichiarazione in questo senso.
Quindi sinceramente credo che oggi, discutere della... o comunque chiedersi se sia conforme ai canoni costituzionali la norma di cui all'articolo 416-bis, o comunque la norma di cui all'articolo 2 della Legge 11/98, sia rilevante forse solo per il Tutino Vittorio. Nel senso che credo che la dichiarazione di rinuncia, limitata peraltro all'udienza odierna, del signor Graviano Filippo, potrebbe confinare, in relazione alla sua posizione oggi, quest'ordine di questioni.
Le faccio presente però che ho predisposta una memoria, nell'interesse del signor Graviano, che è stata redatta dal collega codifensore avvocato Oddo e che io ho fatto propria. Quindi, insomma, gliela produrrei oggi anche se, ripeto, per ciò che riguarda l'udienza odierna forse la questione non è rilevante sotto questo profilo, perché sin da domani il problema si porrà - se si porrà - nei confronti degli altri, anche nei confronti del signor Graviano.
Detto questo, mi sono permesso anche poi di predisporre una breve memoria per ciò che riguarda la posizione di Tutino Vittorio, che oggi comunque è pienamente oggetto di una valutazione che diviene rilevante, in quanto il predetto Tutino Vittorio non ha fatto pervenire alcuna rinunzia a presenziare all'odierna udienza. Nondimeno in virtù ed in forza della entrata in vigore della nota Legge 11/98 e della ordinanza della Corte eccellentissima che è ad essa seguita, non ne è stata procurata la traduzione nell'aula di udienza, bensì ne è stata disposta la partecipazione a distanza.
Dunque, chi prima di me ha parlato, ha già evidenziato, direi da tutti i possibili punti di vista, come questa norma che dispone la partecipazione al dibattimento a distanza sia da ritenersi in contrasto con norme di rango costituzionale e con norme cosiddette sovranazionali, ovvero norme fattizie che l'Italia ha sottoscritto, dopodiché ha ratificato ed eseguito.
In particolare, per ciò che riguarda la questione di costituzionalità dell'articolo 2 della legge predetta - e in particolare dell'articolo 2 comma II nella parte in cui prevede sub lettera C, che la partecipazione a distanza sia comunque risposta nei confronti di imputati detenuti sottoposti a regime di cui all'articolo 41-bis - involge profili di contrasto, a modesto parere di questo difensore, e di non manifesta infondatezza per ciò che in questa sede rileva, in relazione all'articolo 3 della Costituzione comma 1, all'articolo 10 comma 1, all'articolo 24 comma 2, all'articolo 27 comma 2, all'articolo 101 comma 1 e all'articolo 111 comma 1.
Ripeto, ho predisposto una breve memoria e credo che quindi potrò contenere veramente nel minimo l'intervento.
Chiaramente il dato, da cui partire in modo tale da organizzare un ragionamento che abbia una certa coerenza e persuasività, è senz'altro, come chi prima di me ha parlato ha fatto, il contenuto di quelle norme sovranazionali, cioè le norme fattizie che debbono individuarsi in particolare nell'articolo 6 della Convenzione Europea, sottoscritta a Roma nel 1950, e anche, e soprattutto, nell'articolo 14 paragrafo 3 lettera D - se non ricordo male - del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che l'Italia, fra gli altri paesi, ha sottoscritto a New York nel 1966 ed è stato poi ratificato ed eseguito con legge, se non sbaglio, nel '66.
E, ripeto, che il contrasto, rispetto al contenuto di quest'ultima norma fattizia che ho creduto di richiamare, direi che è palmare. Nel senso che, fra le cosiddette regole minime, solo in presenza delle quali si può affermare che l'imputato sia sottoposto ad un giusto processo, c'è per l'appunto il diritto di presenziare al processo, al dibattimento.
Diritto di presenziare al dibattimento che, nel suo significato direi immediato e letterale, non c'è bisogno di ricordare come, derivando dal verbo latino "praesum" significhi proprio trovarsi davanti, quindi avere un rapporto di diretta contiguità fisica fra le persone. E che dunque venga sicuramente e, direi, irrimediabilmente violato allorché non si assicuri dell'imputato la presenza, ma viceversa se ne assicuri, per l'appunto, la partecipazione a distanza, se ne assicuri la partecipazione con la cosiddetta videoconferenza.
Ora, è vero che noi siamo in una fase particolare del processo, cioè siamo in una fase in cui la Corte eccellentissima ha dichiarato l'istruttoria dibattimentale chiusa. Dunque c'è da chiedersi se in questa fase divenga comunque espressione di un giusto processo assicurare la presenza, e non solo la partecipazione a distanza, dell'imputato al processo medesimo.
La risposta peraltro, che questo difensore si sente di dare, è sicuramente positiva. Nel senso che vi sono norme del nostro Codice di procedura penale - e faccio specifico riferimento all'articolo 494 - che prevedono che in ogni stato del processo, dunque anche a istruttoria dibattimentale chiusa e dunque anche durante la discussione, naturalmente subordinatamente a quei principî di disciplina dell'udienza che ella, signor Presidente, ha e che, come giustamente osservava l'avvocato Rocchi, ben difficilmente potrà esercitare in questa caotica situazione.
Comunque dicevo, in ogni stato ha l'imputato il diritto di rendere le dichiarazioni spontanee che ritiene più opportune, purché attinenti l'oggetto del processo.
Ora, ripeto, quindi c'è un problema forse già risolvibile a monte e che, secondo questo difensore, può essere risolto a monte. Nel senso che, il violare il disposto di una norma, come l'articolo 14 del Patto Internazionale firmato, sottoscritto dall'Italia a New York, è di per sé un evento che comporta un'immediata rilevanza sotto il profilo di un contrasto con norme costituzionali, perché? Perché le norme predette, ripeto, sono ormai universamente considerate quelle regole minime della giurisdizione, solo in presenza delle quali il processo è giusto, tra virgolette.
Ed il processo giusto, se ne converrà, è...
Il processo giusto, se ne converrà, è la premessa logica affinché si possa parlare di esercizio del diritto di difesa nel processo, meglio. E dunque, l'articolo 24 comma 2 della nostra Costituzione ha un senso, laddove definisce, tutela e presidia il diritto di difesa, allorché questo diritto di difesa possa calarsi in un giusto processo.
Nel senso che, se io mi devo difendere in un processo che è già da ritenersi non giusto, credo che possa cogliersi da parte di chiunque la inutilità poi di un diritto di difesa che in quel contesto venga esercitato.
Quindi, dicevo, sicuramente vi è una immediata ridondanza della violazione dell'articolo 14, sotto il profilo della violazione dell'articolo 10 della nostra Costituzione. Perché, ella sa, signor Presidente, che l'articolo 10 della nostra Costituzione subordina le scelte legislative italiane ai principî delle norme internazionali generalmente riconosciute. E, ripeto, è vero che questa è una norma fattizia, è vero che quindi non è uno di quelli che si chiamano i principî consuetudinari del diritto internazionale, ma è anche vero che, insomma, non è che sia il trattato Italia-Svizzera per sottoporre a IVA del 5% invece che del 10% i formaggini o il groviera.
E' un trattato internazionale che è stato lo sforzo che i paesi - tra virgolette - civili hanno compiuto di recepire certi principî di civiltà e dare ad essi una veste più solenne che fosse possibile.
Quindi, posto questo, ripeto, credo che sia più che opportuno, credo che sia doveroso parlare del caso delle norme sovranazionali che prima richiamavo, di norme che ormai sono diventate un patrimonio comune dei paesi civili e dunque credo che possano essere ritenute un principio internazionalmente riconosciuto.
Ma, al di là di questo, per il discorso che ho creduto prima di rappresentare alla Corte, laddove il nostro ordinamento costituzionale tutela il diritto di difesa e così, in maniera nuda, esprime il concetto con queste parole, si debba ritenere, per dare un contenuto normativo effettivo e non farne una vuota formula di stile, che, ripeto, questo diritto di difesa si debba calare in un giusto processo.
Di talché, e ritorno a quello che un minuto fa vi ho detto, comunque concorre a integrare, come il contenuto normativo dell'articolo 24, anche il contenuto di queste norme sovranazionali che prima richiamavo. Ovvero - e concludo sul punto - è chiaro, ed è possibile, che si possa ipotizzare, o ricavare una violazione dell'articolo 24, che non sia anche violazione delle cosiddette regole minime. L'esempio forse che, già stamattina è uscito fuori dalla pratica, è una norma che non preveda, che non tuteli la riservatezza dei rapporti difensori-imputati. Questa è una norma che, letta... comunque è una situazione che letta sotto un certo profilo, sicuramente andrebbe ritenuta in violazione, come situazione che viola il disposto dell'articolo 24.
Ma forse non sarebbe possibile riscontrare, fra le regole minime, il principio della necessaria riservatezza dei colloqui fra imputato e difensore.
Quindi, ripeto, è ben possibile che vi siano violazioni dell'articolo 24, identificabili senza che si debba ricorrere alla necessaria violazione delle regole minime. Ma, secondo chi parla a questa Corte eccellentissima, non può essere vero il contrario.
Nel senso che, io dovrò essere sicuro, e sarò sicuro, che se vedo violata una delle cosiddette regole minime contenute nelle norme cui prima facevo riferimento, sicuramente dovrò ritenere violato anche l'articolo 24.
E questo, ripeto, forse condurrebbe, o dovrebbe condurre, a ritenere assorbente la considerazione appena fatta e quindi ritenere che, una volta che io riscontri - come devo riscontrare nella fattispecie - che l'articolo 2 della legge nazionale è sicuramente in contrasto...
PRESIDENTE: Scusi.
AVVOCATO Gramigni: Prego.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato.
Mangano Antonino, imputato, chiede di rinunciare al prosieguo dell'udienza e dovrei raccogliere la sua dichiarazione. Mi scusi, in un'altra occasione avrei differito, ma siccome siamo stati interrotti, penso di poterlo inserire subito.
Allora, Viterbo?
ISPETTORE Carloni: Sì, qui è la sala numero 1 di Viterbo. Signor Presidente, le passo... do la parola all'imputato Mangano.
PRESIDENTE: Che intende rinunciare alla prosecuzione dell'udienza, di essere presente?
ISPETTORE Carloni: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Bene. Lo può fare allontanare, non c'è problema.
Scusi, avvocato.
ISPETTORE Carloni: D'accordo, grazie.
PRESIDENTE: Può riprendere.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, signor Presidente.
Quindi le dicevo insomma, se può essere vero il contrario, non è assolutamente ipotizzabile che una violazione aperta, qual è quella che oggi ci occupa, del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dicevo è impossibile che non si riverberi anche in una violazione dell'articolo 24 comma 2, secondo quel modesto ragionamento che ho creduto prima di rassegnare alla Corte.
Comunque c'è da prendere atto che la dottrina costituzionale ha, in più occasioni... si è in più occasioni divisa sotto questo profilo. Ovvero c'è chi ritiene di condividere l'opinione che, molto più modestamente, ho appena espresso. C'è invece chi dice: ma insomma, le norme fattizie si rendono esecutive in Italia con una legge ordinaria. E quindi il Trattato Internazionale, la norma fattizia diviene, nella gerarchia delle fonti del nostro ordinamento, una legge ordinaria. Nel senso che, una legge ordinaria successiva ben potrà modificarla, o abrogarla, o rendersi incompatibile con essa, senza che il Legislatore, senza che il Giudice Costituzionale debba essere interessato di ciò.
Lasciamo perdere discorsi astratti. In concreto abbiamo una norma fattizia che viene ratificata con una legge. La legge, come tutte le leggi, se interviene una legge successiva che esplicitamente o implicitamente la abroga, verrà abrogata e c'è poco da fare, affinché di ciò si interessi il Giudice Costituzionale.
Nemmeno potrà richiamarsi il cosiddetto principio della specialità dei trattati, perché in realtà, se anche si afferma che la norma fattizia è riconducile ad una cosiddetta competenza tipica e quindi è in posizione rinforzata, comunque quello sarà un problema dell'interprete che deve valutare il contrasto fra più leggi di carattere appunto diverso, sotto il profilo che dicevo, ma non deve riguardare il Legislatore Costituzionale.
Beh, queste forse sono visioni un po'... anzi, molto miopi dei fenomeni giuridici e di questi fenomeni in particolare. Però, prendendone atto e ragionando sull'ipotesi, sulla premessa ipotetica e non condivisa, naturalmente, che siano soluzioni corrette, c'è da notare che, ripeto, la presenza al dibattimento, al di là della possibile ridondanza costituzionale che può avere, è comunque l'esplicitazione, ripeto, di quella facoltà che l'imputato ha di rilasciare dichiarazioni spontanee.
A questo punto, è chiaro, c'è da chiedersi - e la risposta è scontata e positiva - se la presenza in luogo della partecipazione a distanza renda più pieno e renda effettivo, nella sua interezza, l'esercizio di questa facoltà processuale da parte dell'imputato stesso.
Ripeto, la risposta non può che essere positiva. E questo per un'osservazione tanto banale, quanto forse necessaria. Chi giudica un imputato è un uomo come l'imputato, ed è quindi innegabile che il Giudice, come tutti gli uomini, non sia solo una mera macchina di elaborazione di dati.
E quindi è innegabile che la decisione, a un certo punto, abbia dei passaggi che possiamo chiamare irrazionali, possiamo chiamare prelogici, alogici, chiamiamoli come ci pare. Però, sicuramente, non sono e non si esauriscono comunque nella critica sul piano logico di due tesi contrapposte.
La decisione - se Dio vuole, naturalmente - è una operazione molto più complessa e molto più ricca. Che, ripeto, non si esaurisce nella nuda valutazione sul piano logico di due tesi contrapposte. O comunque non può esaurirsi... può non esaurirsi in questo aspetto.
Quindi è chiaro che il contatto diretto con il proprio Giudice da parte dell'imputato che, non solo voglia sottoporsi all'esame e quindi voglia dare un contributo anche sul piano della ricostruzione del fatto al proprio Giudice, ma voglia anche, attraverso ripeto queste dichiarazioni spontanee, fornire un contributo argomentativo, come si dice, al Giudice stesso. E fornire un contributo che possa essere in grado di persuadere il Giudice sulla, della giustezza della propria tesi, a discapito della giustezza della parte avversa.
Ripeto, su questo premesse, è chiaro quindi che, anche se si vuole obliterare il piano della diretta rilevanza costituzionale della violazione del diritto alla presenza, sancita dall'articolo 14, siamo comunque di fronte ad un concreto pregiudizio per l'imputato che non possa, a differenza di colui che possa, avere una diretta interlocuzione con i propri Giudici.
Se questo è vero, è chiaro che limitare questa "deminutio", sul piano delle facoltà difensive, a una certa categoria di imputati che viene individuata sulla base della ricorrenza di condizioni che sicuramente non attengono alla sfera di signoria e di volontà dell'imputato medesimo, diventa assolutamente discriminatorio.
Perché è chiaro, una cosa è la rinunzia a comparire ex articolo 488 che il detenuto manifesta - e a questo punto il fatto di non poter rendere dichiarazioni al suo Giudice sarà frutto di una sua scelta consapevole e volontaria - il fatto è essere preso in mano militari e messo in una di quelle obbrobriose salette che vediamo sul video e essere, in tal modo, impedito a presenziare alla udienza.
Quindi, ripeto, è sicuramente un pregiudizio. É sicuramente un pregiudizio che colpisce solo alcune tipologie di imputati, ripeto, allorché ricorrano a situazioni, nel nostro caso, la sottoposizione a regime di quell'articolo 41-bis. E che dunque si rivela, di per sé, discriminatoria rispetto ad altre categorie di imputati che, pur presunti non colpevoli né più né meno come il nostro imputato che si è visto invece notificare un provvedimento ex 41-bis, hanno sicuramente una più ampia, vasta ed efficace gamma di facoltà difensive, rispetto a quest'ultimo.
Quindi, al di là della concreta ed immediata rilevanza, sotto il profilo della violazione dell'articolo 10 e dell'articolo 24 si pone comunque un problema di violazione, di contrasto della norma predetta, con l'articolo 3. Perché, ripeto, discrimina fra imputati, laddove tutti gli imputati, come fino alla nausea vi è stato detto da chi mi ha brillantemente preceduto, sono non colpevoli. E, in quanto non colpevoli, fare, ripeto, come diceva giustamente il collega Florio, differenze fra diverse categorie di non colpevoli, è un paradosso ed un paralogismo in sé.
Quindi, anche sotto questo profilo della violazione dell'articolo 3 e dell'articolo 27 della Costituzione, merita denuncia la norma che ci occupa.
Senza poi tener presente che è norma temporanea. Il che è già forse una follia legislativa in sé, quando si parla di norme processuali. Perché le cosiddette norme eccezionali, a cui siamo fin troppo abituati in questo Paese, in realtà hanno un senso laddove si tratta di bilanciare in maniera difforme o differenziata, rispetto a ciò che si ritiene il corretto assetto di interessi. Interessi, appunto, sul piano sostanziale. Ovvero la tanto stracitata normativa antiterrorismo, in realtà riguardava sempre, ripeto, il bilanciamento di interessi sul piano sostanziale che subiva un dirottamento, subiva una modifica per un periodo di tempo limitato, preso atto di una situazione che era eccezionale.
Ma, ripeto, fare una legge temporanea e dunque voler legare una esigenza eccezionale al regime che il processo deve avere per accertare se un imputato è colpevole o non colpevole, è già, ripeto, di per sé folle - sul piano della politica legislativa - e comunque discriminatorio, e dunque in contrasto con l'articolo 3, sotto il profilo della rilevanza costituzionale della questione.
Detto questo, noto comunque che forse c'è un ultimo profilo che ha anch'esso la facoltà e l'idoneità a divenire assorbente. Ovvero, ho potuto apprezzare - e non poteva essere altrimenti - che la Corte eccellentissima ha emesso l'ordinanza che ha emesso, sulla sola base della presa d'atto dell'esistenza di un provvedimento che si chiama "Decreto applicativo del regime di sospensione delle regole ordinarie di trattamento nei confronti del detenuto" che è un provvedimento amministrativo che è adottato, come lorsignori ben sanno, dal Ministro di Grazia e Giustizia.
Quindi, volendo valutare sotto il profilo del contrasto, con l'articolo 101 e con l'articolo 111 della Costituzione, la situazione che è di fronte ai nostri occhi, vediamo che, di fatto, secondo il perverso meccanismo della norma denunciata, cosa succede? Che, per il solo fatto che il Ministro della Giustizia eserciti il potere discrezionale, chiamiamolo così, di applicare o non applicare ad un imputato, un imputato, non un condannato ad espiazione di pena. Ad un imputato un certo regime rigoristico dal punto di vista penitenziario, il che giustamente è già stato sottolineato come sia di per sé poco condivisibile.
Ma, al di là di questo, dicevo, di fronte all'esercizio di un potere discrezionale da parte della Pubblica Amministrazione, ella, signor Giudice, si è trovato vincolato a emettere un'ordinanza che, di fatto ed in concreto, ha limitato la possibilità di esercitare certe facoltà all'imputato.
Di talché siamo di fronte, senza alcun dubbio, ad un provvedimento che, ella, signor Giudice, non ha preso in base alla legge, ma ha preso in base all'avvenuto esercizio di un potere discrezionale da parte di una autorità amministrativa.
E che non ha potuto motivare, naturalmente. Se non dando atto della mera circostanza che, un giorno il signor Ministro della Giustizia, ha ritenuto che Tutino fosse, ahi lui, immeritevole di attenzione sotto il profilo della applicazione del regime ex 41-bis. E, dunque, perciò solo, si debba vedere negato il diritto di presenziare all'udienza; e perciò solo debba subire una disciplina differenziata, in peggio, rispetto ad un suo coimputato qual è, ad esempio, il signor Frabetti che è qui, perché, ripeto, una autorità amministrativa a cui ella è vincolato - e non può non essere vincolato secondo l'assurdo meccanismo di questa legge - ha stabilito che, se il Ministro di Grazia e Giustizia ha una certa opinione di un imputato, questa opinione si riverberi anche sul piano di una diminuzione di facoltà da parte di costui.
Questo, credo che sia l'inizio e la fine della follia di questa legge che oggi, purtroppo, ci occupa.
E credo dunque che la Corte, appunto, sia nelle condizioni di non ritenere manifestamente infondate le questioni, la questione di costituzionalità della norma sotto i profili, anche sotto i profili che modestamente ho cercato di esporre.
E quindi chiedo che, sospendendo il processo, la Corte eccellentissima voglia ritenere rilevante e non manifestamente infondata la questione come sopra proposta, per trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale affinché il relativo giudizio di legittimità possa essere instaurato.
La ringrazio.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Prima di cedere la parola, di dare la parola ad un altro difensore degli imputati, desideravo un chiarimento dall'avvocato Rocchi che ha parlato per l'imputato?
AVVOCATO Rocchi: Cannella Cristofaro.
PRESIDENTE: Cannella Cristofaro.
E l'avvocato Florio per gli avvocati... per gli imputati? Chiedo scusa.
AVVOCATO Florio: Lo Nigro Cosimo e Giacalone Luigi.
PRESIDENTE: Lo Nigro e Giacalone.
Ecco, vorrei fare presente che chi vorrà parlare adesso, dovrebbe contenersi, perché? Perché dicevo, a richiesta del Pubblico Ministero, per evidenti ragioni è stata limitata la durata dell'intervento nelle conclusioni e correlativamente è stata data assicurazione al Centro che provvede a disciplinare le udienze in multivideo comunicazione, che l'udienza non sarebbe proseguita oltre le ore 14.30, per consentire ad altri Giudici, ad altri processi, di occupare questa mezza giornata e non renderla inutile.
A questo punto vi prego di contenere, nei limiti già indicati, quest'ultimo intervento.
Prego.
AVV. Passagnoli: Sì, signor Presidente. Avvocato Passagnoli.
Io sarò brevissimo.
PRESIDENTE: Allora potrebbe dare spazio anche a qualcun altro.
AVV. Passagnoli: Sì, sì. Io, guardi, veramente è una questione telegrafica.
Ho notato questo, è un problema che vorrei sottoporre all'attenzione della Corte, al di là delle...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, lei parla...
AVV. Passagnoli: Per la difesa Provenzano.
PRESIDENTE: Sì. Prego.
AVV. Passagnoli: Un problema da sottoporre alla Corte, al di là degli aspetti di rilevanza costituzionale o meno delle eccezioni svolte dai difensori degli altri imputati.
Rileggendo la legge, l'articolo 3 in particolare, quando io leggo: "Contestuale, effettiva, reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi..."
PRESIDENTE: L'articolo 3 è quello che regola l'esame dei collaboratori, mi pare.
AVV. Passagnoli: III comma dell'articolo 2, comunque sia.
PRESIDENTE: Ah, ah.
AVV. Passagnoli: Comunque sia.
PRESIDENTE: Allora, III comma dell'articolo 2.
AVV. Passagnoli: III comma dell'articolo 2. Sì. Mi scusi.
Quando si fa riferimento ad un qualcosa di questo genere, si parla di effettiva partecipazione, sia pure virtuale, dell'imputato al processo.
E dico, al di là dei rilievi costituzionali, una cosa è certa: che oggi questo, qui, non è successo. Perché non c'è stata possibilità: per i difensori di vedere contemporaneamente tutti gli imputati nei vari luoghi; non è stato possibile per gli imputati vedere contemporaneamente gli altri imputati. Cosa che sembrerebbe, specialmente dalla seconda parte della norma, dove dice:
"Se il processo è riferito a più soggetti, a soggetti diversi posti in luoghi diversi, ciascuno è posto altresì in grado, con mezzo video" - eccetera, eccetera - "di udire contemporaneamente gli altri."
Quindi questo vuol dire che questo rilievo che io faccio si trasforma, a parere del difensore, in una nullità. Una nullità di quelle previste dal 178 lettera C, una nullità assoluta. In quanto la partecipazione degli imputati non è stata assolutamente garantita.
Quindi, questo, è un problema che io metto a fianco delle questioni di costituzionalità. Però credo che sia tale da rendere nullo l'odierno dibattimento.
Grazie.
PRESIDENTE: Altri interventi, allora?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, grazie. Sono l'avvocato Cianferoni. Intervengo per le posizioni dei signori Bagarella, Barranca e Calabrò Gioacchino.
Dunque, i colleghi che mi hanno preceduto, hanno trattato, con dovizia di particolari il massimo impegno, forse un po' tutte le questioni di costituzionalità.
Premetto che, anche questo difensore, vuole sottoporre incidente di costituzionalità con ogni e qualsiasi incombente derivante ai sensi della Legge del 1953 sul punto.
Ne tratterò una sola. E tratterò però anche una subordinata, diciamo di rilevanza endoprocessuale, vertente poi su quello che è l'impiego di questa normativa così eccentrica, e dico subito pericolosa, per le sorti della civiltà giuridica di questo Paese, nel processo.
Sotto il profilo costituzionale credo che la incostituzionalità della videoconferenza, o partecipazione al dibattimento a distanza, risulti in maniera chiara dalla questione sottesa al collegamento automatico e presunto con l'applicazione di un provvedimento amministrativo, cioè l'articolo, il regime di rigore di cui all'articolo 41-bis II comma dell'ordinamento penitenziario.
Sotto questo profilo, diceva bene l'avvocato Gramigni, credo che si possa parlare direttamente di sottoposizione del Giudice, quindi di uno dei tre poteri classici nei quali si articola il magistero statuale, ad un altro potere che è quello esecutivo.
Il filtro costituito da una norma di legge, è nulla più e nulla di diverso che un simulacro. É un simulacro e cercherò di dimostrarlo. Preannuncio proprio per impegno di brevità che ho anche svolto queste considerazioni in una memoria che poi rassegnerò alla Corte. Perché? Innanzitutto perché, nel processo penale, non può darsi luogo a nessuna forma di presunzione.
In che senso? La norma di cui si sta discutendo, cioè la lettera C del comma, mi pare che sia il I dell'articolo 2 di questa Legge 11 del 1998, collega in maniera automatica l'esistenza di un provvedimento ministeriale alla entrata in vigore di una certa disciplina processuale, senz'altro perniciosa per i diritti della difesa.
Su questo farò dei rapidi accenni. Ve ne è a dismisura nella memoria che umilmente rassegno e anche in quelle dei colleghi che ci siamo scambiati. E quindi non mi dilungo.
Il punto è che vi è giurisprudenza costituzionale, per esempio una norma che sembrerebbe inconferente rispetto al tema discusso e che invece rivela proprio come, se se ne coglie la ratio, si sia nella stessa fattispecie.
Allorquando la Corte Costituzionale si è pronunciata in tema di illegittimità costituzionale delle norme di cui agli articoli 200 e seguenti del Codice penale, in punto di pericolosità presunta e di applicazione automatica delle misure di sicurezza ha specificato - e cito proprio questa giurisprudenza, anche per iscritto - come non si possa dare luogo a una valutazione preventiva e di per se stesso congelata e non riportata al momento nel quale poi la questione viene in essere, su nessun elemento che debba far prova e costituire oggetto di statuizione da parte del Giudice penale.
Anche se, nel capo di imputazione, si fosse specificato che il soggetto è pericoloso e perciò tale meritevole di applicazione di misura di sicurezza, il giudizio va poi riportato al momento della pronuncia della sentenza.
Specialmente, poi, dove si tenga conto che l'accertamento di pericolosità viene fatto al momento della commissione del fatto e deve essere poi riportato al momento del processo.
La questione si riporta, dal punto di vista metodologico, s'intende - i contenuti sono tutti affatto diversi - nel nostro caso.
Difatti, la valutazione di pericolosità. E su questo richiamo alla memoria dei Giudici togati e anche dei Giudici popolari che, dopo questo lungo dibattimento, avranno cognizione più ampia dell'ordinamento, quante forme di pericolosità il nostro ordinamento conosca. Da quello delle misure di prevenzione, alle misure di sicurezza, a quella rivista nel 133 Codice penale ai fini della pena, quella processuale per le misure cautelari, e via così.
Quella del 41-bis è una pericolosità - mi si consenta il termine volutamente sarcastico - ministeriale. Nel senso che, per argomentazioni non provate, provenienti da un'unica, parte il più possibile segrete e cartolari, quindi tutto fuorché giuste e legittime nell'ambito di un dibattimento penale che deve essere presidiato da regole tutt'affatto diverse. Per il Giudice il 101 della Costituzione; per le parti, in particolare la difesa, il 24; per il Pubblico Ministero, il 112. Dovrebbe entrare un materiale cartaceo di Polizia che non si sa quanta parte di verità e quanta parte di falsità il più delle volte possa contenere.
Non basta. Per il riparto di giurisdizione, è consentito a codesto Giudice conoscere della legittimità del decreto applicativo del 41-bis, o non è consentito? Cioè, il famoso allegato E della Legge 1865 numero 2248, che tipo di attivazione conosce nel nostro processo?
E come il decreto applicativo del 41-bis entra nel processo, a distanza di chi? Su che cosa deve far prova? Ai sensi del 187, quindi sull'applicazione di una norma processuale, deve far prova il 41-bis.
Ma allora io devo essere rimesso in termini per dimostrare, di fronte a questo Giudice, e attivare una sorta di contraddittorio in tutto simile a quello di cui al 14-ter dell'ordinamento penitenziario, dovremmo fare qui forse una Camera di Consiglio per vedere se il decreto applicativo sia, o meno, legittimo.
Siccome questa evoluzione, che ora ho cercato di riassumere e di rappresentare alla Corte, la norma non la prevede, noi abbiamo una presunzione di pericolosità di guida a un organo politico più ancora che amministrativo, al Ministro di Grazia e Giustizia, che non ha vaglio di legittimità alcuna, non ha possibilità - e qui il verme del ragionamento - non ha vaglio di possibilità alcuno da parte dell'Autorità Giudiziaria ordinaria, nella specie della Corte di Assise di Firenze.
Ecco, sotto questo profilo, mi sembra che si abbia una violazione, sia del 101 della Costituzione, sia dell'articolo 3, sotto il profilo della irrazionalità.
E mi spiego sotto questo profilo, facendo richiamo a quella, a ciò che ho scritto nella memoria, la ratio sottesa all'articolo 41-bis II comma - se mai ve n'è una - è una ratio di controllo della, diciamo, politica penitenziaria interna ed esterna al carcere. Non ha nessuna attinenza allo svolgimento di un processo.
Attraverso quale ragionamento si può perciò giustamente, intendo dire razionalmente, collegare l'applicazione di un decreto, quale quello che finora ho richiamato, allo svolgimento di un processo.
Quale cioè crisma di negatività può attribuire in termini spendibili processualmente, quel decreto, rispetto allo svolgimento della nostra causa.
Questa è una questione - e qui passo al secondo profilo - che rileva anche nel nostro processo. Perché il caso vuole che questo processo, in particolare, si presenti all'ingresso della normativa che si spera venga quanto prima spazzata via dal nostro ordinamento, perché vero sintomo di irrazionalità, eccentricità e chissà di quale altra nefandezza da parte del nostro Legislatore, quando l'istruttoria dibattimentale è conclusa.
Quindi sembrerebbe non rilevante nessuna delle questioni che oggi si vengono a sottoporre, perché non vada a compiere attività istruttoria alcuna.
Beh, così non è. E questo posso dire, perché, proprio ascoltando gli interventi di tutti i difensori, che i colleghi della difesa che mi hanno preceduto, mi sono accorto, mi sono fatto convinto che tutto l'ordinamento viene a soffrire dell'entrata in vigore di questa normativa.
Vuoi il principio della pubblicità dell'udienza per due profili, quello che diceva l'avvocato Rocchi. Perché il Presidente non ha la possibilità effettiva di controllo sullo svolgimento dell'udienza nella sua estensione che è quella che è. Quattro penitenziari, più quest'aula, non sono mai stati nel corso di tutta l'udienza controllati effettivamente... potuti controllare effettivamente e contestualmente dalla Corte.
Sotto l'altro profilo: viene meno il principio di pubblicità. Se mai questa normativa venisse confermata, si potrà riscontrare come, laddove domattina si presentino al carcere di Viterbo, o piuttosto a quello di Spoleto, o piuttosto ancora a quello de L'Aquila, o di Parma, dei cittadini suonando al portone per entrare nell'aula, che in tutto si legge a norma del V comma che è l'articolo 2 parificato all'aula d'udienza, e sentiremo che cosa verrà loro risposto.
Quindi, siccome anche questo è un ragionamento svolto, ma già risolto nel testo di legge, verrà loro risposto che: nella vigenza di differenti norme, in particolare quelle dell'ordinamento penitenziario non è consentito l'accesso ai civili all'interno del carcere, senza una ragione specifica. Si perderà quel valore primario; primario intendo, non solo per convinzione di chi vi parla, ma per esplicito riconoscimento in tal senso da parte della Corte Costituzionale, che è la pubblicità del dibattimento penale.
E sono già due profili.
Ve n'è poi un terzo, quello che si diceva prima delle dichiarazioni spontanee. E comunque quello riconducibile a tutta l'attività che la parte sostanziale può svolgere di fronte al proprio Giudice. Questo è un profilo così abissale che preferisco riportarmi alle riflessioni svolte per iscritto per non apparire vieppiù suggestivo, data anche l'ora e dato anche l'impegno che hanno sollecitato alla Corte i colleghi che mi hanno preceduto.
Ma non c'è dubbio che qui si è cercato, ripeto, non si sa da chi. Ed è veramente una fortuna che, in questo processo, sia arrivata a questo punto questa normativa. Perché costituisce la riprova, secondo chi vi parla, di come in questi processi, che hanno un tenore di politicità assai superiore all'ordinario, l'autorità politica possa incidere in maniera assolutamente deviante, in senso neutro e etimologico del termine.
Forse, né il giudicante, né il requirente, né l'accusa privata, né questa difesa, sanno dare una spiegazione del perché, a un certo punto della temperie processuale di questo e di altri processi, il Legislatore, "ex abrupto", come si diceva, ha ritenuto di creare questa normativa.
Cioè, in base a quali esigenze, per rispondere a quali necessità.
Crede questo difensore che non ve ne siano di cristalline e di immediatamente percepibili da parte dell'opinione pubblica. Cioè, quel popolo italiano che non può entrare nell'aula di udienza per andare ad assistere a quell'udienza che, a norma di legge, dovrebbe in questo momento svolgersi in certi istituti, a cavallo della dorsale appenninica; non può nemmeno avere il bello di sapere perché si è fatta una legge eccezionale, quale quella che ci occupa. Perché di legge eccezionale è dato parlare, visto che è tra l'altro vincolata cronologicamente a una scadenza molto ravvicinata: il 31/12 del 2000.
Non si dà nel preambolo... Non so quanto nei lavori preparatori, ma su questo rimetto alla loro convinzione le entusiastiche e devo dire inaccettabili parole che certi elaboranti hanno già stilato. Perché, è vero, Presidente, io ho avuto la sorpresa di trovare già edito dalla Casa Editrice Cedamo un testo commentato su questa legge, cosa da fare rabbrividire.
Nel testo commentato si trova anche l'abuso d'ufficio, già che ci eravamo, e non so quale altra normativa.
Quindi, questo per dirle...
PRESIDENTE: Non ho avuto il piacere di leggerlo.
AVV. Cianferoni: Nemmeno io l'avevo, fino a stamani mattina. Ma ormai bisogna andare all'edicola e prendere, oltre al giornale, La Gazzetta, e se c'è l'ultima pubblicazione di dottrina. Cose inaccettabili.
Dicevo comunque vi è chi dice entusiasticamente: largo alla tecnologia, perché il risparmio di tempo, uomini, eccetera, eccetera, è apprezzabilissimo.
Io non credo, perché credo che uno solo di questi ordigni costi assai più di pubblici dipendenti che sono istituzionalmente pagati per fare il loro lavoro.
Nella nostra banale quotidianità saremmo in grado di indicare mille altre soluzioni assai più economiche e decorose di quella che ci occupa attualmente per concentrare e svolgere nella maniera più spedita possibile, i processi. Perché quello dovrà essere l'unico valore, semmai, da salvaguardare. Non riesco a vedere di altri e di diversi.
Perché dicevo si chiede anche perizia su tutto il macchinario che si è visto stamani farraginosamente all'opera? Perché non c'è garanzia alcuna sulla sua legittimità.
Lo dico senza timore alcuno e avendo presente, per esempio, un verbale che il collega Gervasi del Foro di Trapani che colà difende il signor Calabrò in altra causa, mi ha gentilmente sottoposto per via telefax.
Ebbene, per esempio, in punto di riservatezza: io preferisco non entrare in profondità nel problema della riservatezza. Mi sembra che noi difensori veniamo sostanzialmente presi in giro da questa normativa.
E allora, di fronte a una presa in giro, le soluzioni possono essere di duplice ed entrambe condivisibile natura. Quella che diceva prima l'avvocato Pepi, cioè di andarcene, perché di essere presi in giro credo che nessuno abbia tanta voglia; e l'altra, invece, è di rimanere. Di rimanere - e mi consenta, Presidente, di essere, come dire, enfatico volutamente in questo momento - come rimasero i senatori nell'antica Roma a vedere arrivare i Galli. Ecco, l'amico Pepi, in effetti, faceva riferimento alla barbarie.
Finché si porterà questa toga, rimarremo volentieri fino a farcela strappar di dosso, ad essere testimoni di un qualche cosa che non convince e che prelude - speriamo che non tolgano la verbalizzazione, anche un domani chissà che diventi tutto virtuale - che prelude ad esiti assai più preoccupanti per la libertà di ognuno.
Loro pensino, come ha pensato questo difensore e tutti noi, se chiunque di nostro caro, noi stessi fossimo imputati di qualunque - siamo in un Paese, diceva Flaiano, in perenne libertà provvisoria - di qualunque illecito. E non vorremmo noi andare di fronte al proprio Giudice?
Sono mille anni che l'uomo aveva guadagnato quel principio che si riassume nel brocardo dell'Abeas corpus, questa ineffabile legge così eccentrica, direi, dono di un tale veramente scriteriato, viene ad incidere su un principio millenario di civiltà giuridica. E però vi sono dei dottori, come certo livello, non so chi sia, che dice: 'chi si...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: É un magistrato. Che dice: 'chi si oppone, sostanzialmente è un retrogrado, perché la tecnologia deve andare avanti'.
Io mi sono permesso, siccome mi ritengo inadeguato a criticare questo tipo di posizioni, di allegare soltanto tre versi di un'opera che è rimasta e rimarrà speriamo nei secoli assai di più di questi prodotti normativi.
Si tratta de La Ginestra di Leopardi, laddove si parla delle "magnifiche sorti e progressive di un secolo superbo e sciocco che chiama progresso il tornare indietro."
Questo è l'essenza poi per cui noi oggi siamo testimoni e rimarremo, ripeto, per questa come per altre sopraffazioni che ci vedranno comunque testimoni di civiltà giuridica del diritto di libertà che ogni cittadino, che ogni consociato per ciò che ci interessa ai nostri difesi, hanno di fronte a loro Giudice.
Quindi dicevo, siccome dal verbale si legge una dicitura oscura e quanto mai allarmante che è la seguente. Io ne faccio produzione:
"Il presente verbale viene chiuso alle ore 19.30 e viene allegata la nota tecnica fornita dal gestore del servizio relativa ai colloqui riservati."
Ora io non credo che ci sia bisogno di allegare tante parole per esternare il disagio, direi pure lo sdegno, di fronte a tanta ambiguità, a tanta mancanza di trasparenza, di controllo, di certezza processuale.
Chi è questo gestore del servizio? Chi è questo meccanico che si permette di entrare nella gestione di un processo senza aver fatto giuramento, senza avere un incarico con giuramento di fronte ad un dibattimento pubblico, senza avere nel Codice noi il riscontro di una normativa che ci consenta di sapere in che mani siamo.
Perché, signor Presidente, noi stamani abbiamo visto anche la pubblicità della ditta Telecom, più e più volte. Ma siamo stati quattro volte... Sì, quel tondo giallo con scritto Telecom è comparso a dismisura. E questo è un altro aspetto di dispiacere. Voglio contenermi nel dire, che ha questo difensore. É un'altra chiave di lettura.
Ecco, ma noi siamo stati interrotti quattro volte...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato...
AVV. Cianferoni: ...nel corso del dibattimento.
PRESIDENTE: No, mi scusi avvocato, la cosa mi interessa perché io so che sono due società private, la Telecom e la Philips, che gestiscono questo servizio. Ma l'udienza non può essere utilizzata per pubblicità, quindi...
AVV. Cianferoni: Le posso dare atto, per quattro volte è comparso la scritta "Telecom" sul video.
PRESIDENTE: Non me ne... Beh, se è un marchio, non è pubblicità. Comunque forse è opportuno...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Forse è opportuno segnalare. Posso chiedere al Segretario di Udienza di segnalare al Ministero quello che... io, personalmente, non l'ho visto, ma mi viene attestato da un difensore, di segnalare l'opportunità o meno di consentire che vengano resi pubblici dei marchi che sono di società che agiscono sul mercato. Grazie.
AVVOCATO: Anche dagli altri difensori, eh, signor Presidente.
(voce fuori microfono) Signor Presidente, scusi l'interruzione...
AVV. Cianferoni: Quindi concludo dicendo, appunto, che è necessario, ove mai questa Corte non ritenga, visto vi è una soluzione che noi, pratici del diritto... troverete scritto: ma chi ce l'ha mandata questa legge? Ripeto, ben venga in questo processo, è la riprova, dicevo, che in questi processi ad alto contenuto politico, l'autorità politica incide per sue mire che sfuggono a tutti: ai Giudici, ai Pubblici Ministeri, alle parti private tutte quante.
Quindi dicevo, visto... ci sarebbe una strada diversa, non funziona questa normativa. Quattro volte siamo stati interrotti e siamo in fase di discussione. Immaginiamoci, come diceva prima Pepi, se ci fosse stato da escutere un teste o da assumere le dichiarazioni di qualche collaboratore. Sarebbe stato la impossibilità di procedere.
Vi è una dignità nella Giustizia, una sua sacralità che... a me ha fatto dispiacere vedere la Corte assidersi e rialzarsi e fare il pretorio più e più volte sulle indicazioni di un privato, diceva bene Presidente, che non si sa chi sia e che in questo momento guadagna, certo, immagino legittimamente, devo pensare così perché ce lo ha messo il Ministero, bisogna ragionare come si ragionava cent'anni fa, sembra di essere tanto avanti ma qui siamo sempre nelle mani del Ministero. Ecco, quindi se il Ministero ce lo ha messo vorrà dire che questo privato ci deve stare.
Ma il mio Giudice - diceva il P.M. tante volte nel processo - il mio Giudice deve avere una sua dignità, una sua credibilità che viene offesa da questo modus procedendi così estraneo alla nostra sensibilità giuridica. Siamo ancora in tempo, revochiamola.
Io, in questo momento, formulo fin d'ora richiesta al Pubblico Ministero, perché è stato già fatto di fronte all'Assise trapanese, perché congiuntamente le parti facciano istanza al Giudice di revoca dell'ordinanza, sulla base, sarà terrena ma vivaddio funzionale, del difetto di funzionamento di questa normativa. E quindi della necessità di sua immediata disapplicazione in un bilanciamento di valori.
Perché in questo processo vi sono degli imputati detenuti che hanno diritto a raggiungere quanto prima l'esito della loro causa. E quindi non si può, a fronte di questo bilanciamento, sacrificare le esigenze di concentrazione e di economia processuale per delle esigenze di sperimentazione tecnologica che mai avevano avuto ingresso prima di oggi nelle aule.
Quindi, questa è una soluzione, sempre che non si voglia ritenere rilevante, perché sulla non manifesta infondatezza, credo, sia veramente superfluo ogni e qualsiasi attributo ulteriore, si voglia comunque ritenere rilevante, a istruttoria dibattimentale esaurita, ogni profilo di costituzionalità finora sollecitato.
Nella denegata ipotesi, perizia. Perché, di fronte a una verbalizzazione quale quella che prima ho letto, credo si possa benissimo invocare ogni e qualsiasi fattispecie di nullità sotto il profilo della violazione dell'articolo 24. Perché la concretezza e l'effettività del diritto di difesa presuppone il controllo e la trasparenza di ogni attività dibattimentale che venga svolta a vantaggio, sì come a pregiudizio, delle ragioni di ognuna delle parti.
Io non sono in grado di sapere chi sia il gestore del servizio che fornisce a un certo punto una nota tecnica relativa ai colloqui riservati. Sono frasi di estremo allarme e io non aderisco e mi adagio su queste frasi.
Quindi, chiedo perizia in denegata ipotesi.
PRESIDENTE: Bene. Ci sono, a titolo informativo, altri difensori degli imputati che intendono parlare, credo non più oggi, ma nel giorno che sarà destinato?
Allora, alla prossima udienza, che è fissata per domani, io credo che il Pubblico Ministero possa intervenire e poi via via i difensori delle parti civili.
Ascoltiamo il Pubblico Ministero...
VICEIS. Paretovich: Signor Presidente, signor Presidente, scusi...
PRESIDENTE: Chi parla?
VICEIS. Paretovich: ...intervengo da Spoleto, colgo l'occasione per l'interruzione.
PRESIDENTE: Ah, prego.
VICEIS. Paretovich: Mi ascolta?
PRESIDENTE: Sì, sì, ascolto.
VICEIS. Paretovich: Gli imputati qui presenti a Spoleto: Pizzo Giorgio e Giuliano Francesco chiedono alla Signoria Vostra il permesso per lasciare la sala.
PRESIDENTE: Quindi, rinunciano alla presenza per la prosecuzione di questa udienza?
VICEIS. Paretovich: Sì, chiedono se...
PRESIDENTE: Bene, possono allontanarsi.
VICEIS. Paretovich: D'accordo, grazie.
PRESIDENTE: Prego. Allora, il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero, Presidente...
AVVOCATO Maffei: Signor Presidente, dottor Chelazzi, mi perdoni, vorrei solo aggiungere che la difesa Mangano e la difesa Benigno si associa ai contenuti e alle conclusioni degli interventi precedenti. Grazie.
PRESIDENTE: Bene. Allora, nessun altro, vero?
Sentiamo allora il Pubblico Ministero di nuovo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, le questioni sono state prospettate in maniera articolata e con... da varie angolazioni. Convinto come sono che, affrontarle in dettaglio comporterebbe un discorso abbastanza complesso, che se non viene al meglio oggi nemmeno verrebbe bene domani, allora io, quasi quasi, proporrei alla Corte di perdere un altro quarto d'ora di tempo, ascoltare le osservazioni del Pubblico Ministero su queste questioni sollevate nella mattinata. Credo proprio in un quarto d'ora poterlo fare, non bene, dignitosamente, dopodiché la fase ulteriore della discussione su questo punto la disciplinerà il Presidente...
PRESIDENTE: No, questo mi è gradito. Anzi, ecco, tenendo conto dell'assicurazione che si è data a quel Centro e al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, che l'udienza non si sarebbe protratta oltre le 14.30.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Una cosa che faccio presente, che lei ben sa, che sia io che l'avvocato Passagnoli avevamo a suo tempo fatto un'istanza di rinvio alla I Sezione. Ci verrà chiamato il processo poco prima delle tre.
Se fosse possibile sospendere ora, darci modo di andare a mangiare un boccone e poi andare all'udienza... É un processo, fra l'altro, là anche piuttosto...
PRESIDENTE: Sì, lo so.
AVVOCATO Pepi: ...complesso, da attenzione, per cui se fosse possibile...
AVV. Passagnoli: (voce fuori microfono)
...ragionevole motivo...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero credo che sia sensibile a questo, non grido di dolore ma...
PUBBLICO MINISTERO: Sono sensibile, certo, certo.
AVV. Passagnoli: Ci è stato notificato qui, signor Pubblico Ministero, ci è stato notificato stamani mattina con fax.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Passagnoli, non ci sono problemi. Quindi, vuol dire che ci aggiorniamo senz'altro...
PRESIDENTE: Ci aggiorniamo allora all'udienza di domani 24 marzo 1998, alle ore 09.00, disponendo la traduzione degli imputati per i quali non è stato disposto il dibattimento a distanza, in quest'aula; e la traduzione degli imputati nei luoghi in cui sono detenuti per partecipare al dibattimento a distanza, salva ogni decisione che sarà presa dalla Corte in esito a questa discussione.
Nient'altro?