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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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per FORMELLO


FASI PRELIMINARI DELL'ATTENTATO A CONTORNO - EPOCA

Attenzione: SCARANO nella vicenda di Formello colloca in un determinato punto dei fatti (e nel primo int.rio del 31.1.1996 afferma che l'episodio si è verificato nel 1993) SPATUZZA, per poi dire anche che si trattò dell'ultima volta in cui SPATUZZA "venne" a Roma.
Se le cose stanno effettivamente così bisogna ricontrollare in che rapporto stanno le varie fasi della vicenda-Contorno con l'attentato all'Olimpico (al quale, secondo SCARANO, SPATUZZA ha partecipato), dal momento che SCARANO ha detto che l'attentato all'Olimpico è un episodio degli inizi del 1994.
Nell'interrogatorio del 12.2.1996 c'è sostanzialmente (ma va ripresa e fatta dire meglio) la spiegazione della incongruenza, in quanto SCARANO dirà che è con la vicenda "dello stadio" che appare Cosimo, al seguito di Spatuzza, dopo di che la vicenda di Contorno viene seguita da Cosimo (e dagli altri) e Spatuzza non torna più a Roma.


(da interogatorio 31.1.1996)
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ho capito Scarano, e l'anno dopo che è successo, quando c'è stato la questione di Formello? Raccontiamola per bene, non malamente come l'abbiamo raccontata fino ad ora.
SCARANO ANTONIO - Ormai a questo punto è normale.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Bravo, è naturale.
SCARANO ANTONIO - All'inizio del '93, no alla fine del '93, l'ultima volta che è venuto Gaspare qui, la mattina verso le 11.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Mi pare Gaspare, mi pare, dovrei ricontrollare, ma che siamo ? di ottobre di '93 ?
SCARANO ANTONIO - Sì, poi non è più venuto perché si è saputo del (non si capisce) dopo. Però mi ricordo che era un periodo fresco, faceva fresco, non era estate.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Quindi era passata l'estate. Eravamo sempre nel '93.
SCARANO ANTONIO - Sì, nel '93. Ottobre, novembre del '93, quel periodo là. Si presenta a casa mia Gaspare, no, neanche a casa mia, mi telefona. Mi telefona e dice: "Sto qua da Rinaldi", un ristorante che io ci vado spesso a mangiare, ci ho portato pure loro a mangiare là, si mangia bene, sull'Appia antica. E mi ricordo che era di martedì e il ristorante Rinaldi era chiuso. E siamo andati a mangiare a un altro ristorante a Centocelle. Mentre mangiavamo così dice: "Alle 3 mi fai un favore, mi accompagni a Via Veneto". "Va bene, ti accompagno a Via Veneto". A Via Veneto, scendendo di sopra, c'è una traversa, c'è una traversa...
P.M. DOTT. VIGNA - Via Sardegna, via Sicilia?
SCARANO ANTONIO - Non lo so dottore, qual'era. Io se vado lì, io... C'è una traversa e mi sembra c'è un'ambasciata lì. E più su ci sta sulla Via Veneto non so se è un bar o se è un albergo, non lo so perché non l'ho visto. Ho visto la vetrata perché ho aspet... e insomma si incontra con una persona. Si incontra con una persona lì...
P.M. DOTT. VIGNA - Un albergo sulla sinistra o sulla destra?
SCARANO ANTONIO - Sulla destra.
P.M. DOTT. VIGNA - Per chi scende.
SCARANO ANTONIO - No, sulla destra a salire.
P.M. DOTT. VIGNA - Quindi sulla sinistra per chi scende. Prima dell'ambasciata o dopo l'ambasciata?
SCARANO ANTONIO - Lì c'è una traversa a senso unico praticamente, dove mi hanno fatto a parcheggiare a me, a 30 metri della Via Veneto mi hanno fatto parcheggiare: "Fermati qui e non ti muovere di qui". Lui è sceso e se n'è andato per conto suo. Io ho visto che ha girato l'angolo. Sono passati 20 minuti e ancora non lo vedevo e stavo scendendo, sono sceso dalla macchina per vedere. Ero appena arrivato all'angolo tra la Via Veneto e la traversa... all'angolo proprio e ho visto una persona con un cappotto mi sembra scuro, di spalle, e lui che veniva, che guardava me, praticamente dove stavo io. Mi ha fatto così dice: "Vattene in macchina". E me ne vado in macchina.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Lui parlava con questa persona?
SCARANO ANTONIO - Sì. Io me ne vado in macchina e dopo neanche un paio di minuti è venuto. E' venuto, a me non mi ha detto niente, discorsi normali così. Lungo la strada mentre camminavo mi ha detto: "Se hai bisogno di qualche cosa dice..." questo me l'aveva detto pure Cosimo che c'aveva un amico qui che lavorava all'ospedale e c'aveva qualcheduno, poi lui mi ha detto che c'era un finanziere o un carabiniere, roba di finanza. Dico: "A me non mi serve niente perché io non faccio niente di losco".
P.M. DOTT. CHELAZZI - Persone con le quali loro avevano rapporti?
SCARANO ANTONIO - Penso io. Si sono offerti loro se io avevo bisogno di qualche cosa. "Io non ho bisogno di niente".
..................
P.M. DOTT. VIGNA - Ha detto che aveva un amico all'ospedale, se aveva bisogno di qualcosa.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Se aveva bisogno di qualcosa...
SCARANO ANTONIO - Ho detto: "Io non ho bisogno di niente".
P.M. DOTT. CHELAZZI - Come?
SCARANO ANTONIO - Le ho detto che non ho bisogno di niente, sono regolare. Strada facendo mi ha detto, dice: "Sai dov'è Formello?" Già si era fatto tardi, verso le 5 così. Mi ha detto: "Tu sai dov'è Formello?" "Io onestamente non ci sono mai andato al paese. Però so dov'è l'uscita". "Domani mattina, quando vuoi, mi accompagni a Formello". E la mattina l'ho accompagnato a Formello. Arrivato vicino a Formello mi ha detto: "Mi devi portare al cimitero". Dico: "No, io non lo so dov'è il cimitero." Comunque abbiamo sorpassato il paese e abbiamo visto il cimitero. Mi ha fatto fermare al cimitero, lui scende, entra al cimitero, è stato più di un'ora lì dentro...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Dentro il cimitero?
SCARANO ANTONIO - Dentro il cimitero. Insomma, a me non ha detto niente di che si trattava, che dovevano fare al cimitero. A un certo punto scendo pure io dalla macchina, stavo già lì fuori, però vicino alla macchina. Il cimitero è composto da una parte bassa e da una parte più alta e lui stava... l'ho visto sopra, dietro una tomba che... Mi ha detto: "Sto venendo".
P.M. DOTT. CHELAZZI - Nella parte più alta?
SCARANO ANTONIO - Nella parte più alta.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Si vede la strada dalla parte più alta?
SCARANO ANTONIO - Non ci ho fatto caso.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Non lo sa. Va bene.
SCARANO ANTONIO - Non ci ho fatto caso. Sono entrato al cancello... sono arrivato vicino al cancello e fino a lì. Allora, finisce che scendiamo dalla macchina e montano in macchina per prendersi la roba. Mo' lì c'è una curva. Mentre io stavo per prendere la strada dal cimitero sulla strada, passa una Golf, una Golf nera. E comincia a fare "Den, den, den, den." Dice: "Vai piano, vai piano, vai piano". Io credevo che si trattava di donne, perché c'era una donna, una ragazzina, o due donne dentro la Golf, ma neanche l'ho viste bene, perché guardavo la strada le macchine, per uscire, per andare via. Però questa macchina non l'abbiamo vista. Mi ha fatto rallentare a fare che non l'ho vista proprio questa macchina io dove ha girato e nemmeno lui l'ha vista. Comunque, lui era sicuro di quello che aveva visto. La mattina dopo, un'altra volta...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma le disse che cos'era che aveva visto?
SCARANO ANTONIO - No, ancora no. La mattina dopo dice: "Torniamo a casa." Torniamo a casa nel pomeriggio, la mattina dopo, la sera dice: "Domani mattina ci andiamo un'altra volta". Ho detto: Oh, ma io c'ho da fare", ho detto, proprio alla romana. "Io c'ho da fare. Io non posso venire a perdere tempo". E mi sembra che era di sabato mattina, comunque... Andiamo un'altra volta lì. Andiamo un'altra volta lì, guarda lui, guardava a destra e a sinistra. Mi ha fatto prendere una traversa, mi ha fatto arrivare fino giù in fondo a questa traversa e lì ha visto parcheggiata una macchina targata Siracusa o Ragusa, una 100... un'Alfa comunque era, un'Alfa 33 mi sa che era. Piglia la penna e scrive, senza che a me mi dice niente. Ha preso il numero di targa di questa macchina. Al ritorno facciamo un pezzo di strada, sempre sulla stessa strada, sulla traversa, usciamo dalla traversa e facciamo un pezzetto più avanti, no verso il paese, bensì fuori il paese. Arrivati a una discesa dice: "Gira. Torniamo indietro". Era di mattina, verso le 9 e mezzo, le 10, 10 e mezza. Ci ho detto: "Pigliamoci un cappuccino, un caffè". E lì su questa strada ci sta un bar, tipo in campagna. Entriamo dentro, io stavo vicino al banco e c'era tutte persone prima di me che prendevano un caffè. Io mi stavo avvicinando a prendere un caffè, per ordinare i caffè e tutto di un colpo mi fa...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Le dà col
gomito ?
SCARANO ANTONIO - Sì.
P.M. DOTT. CHELAZZI - E un cenno con la testa ?
SCARANO ANTONIO - Ho visto che era cambiato proprio di faccia, ho visto che aveva cambiato faccia. Di corsa in macchina. Strada facendo: "Possiamo andare via". E andiamo verso Roma. E verso Roma: "Scusa, mi stai portando da 2 giorni a destra e a sinistra. Mi vuoi far capire che cosa si tratta?" Dice: "Niente, niente, non ti preoccupare. Ho visto il nipote", m'ha detto, "ho visto il nipote." Che poi ho saputo che solo lui conosceva questa persona, questo signor Contorno qua. E lì ho saputo di questo Contorno.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Gliel'ha detto lui?
SCARANO ANTONIO - Sì, però del nipote, no di lui.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Non ha fatto il nome?
SCARANO ANTONIO - "Ho visto il nipote".
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ha visto il nipote.
SCARANO ANTONIO - Non aveva fatto il nome ancora. Finisce qua tutta la storia, finisce qua. Lui se ne va, vengono due giorni con Cosimo, dopo 7 o 8 giorni, prima di Natale insomma e praticamente a me... sono stato escluso io. Ci ho dato la macc... mi ha chiesto...
P.M. DOTT. VIGNA - Chi viene 7 o 8 giorni dopo?
SCARANO ANTONIO - E' venuto lui e Cosimo. Praticamente io ci ho dato la macchina. "Ce la dai questa macchina?" "Basta che non mi mettete in mezzo agli impicci", ho detto. "Prendetela". Il 112... Se ne vanno. Stanno 2 giorni, o 3 giorni, non ricordo bene quanto stanno e non lo so se l'hanno visto, se non l'hanno visto...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Dove dormivano? A Cinecittà?
SCARANO ANTONIO - Mica lo so. A Cinecittà?
P.M. DOTT. CHELAZZI - A quell'appartamento in Largo Capitolino?
SCARANO ANTONIO - Lì hanno dormito poco. Lì hanno dormito 4 o 5... una diecina di giorni, 5 giorni, 4 giorni, non lo so di preciso quanto hanno dormito lì. Non ricordo se erano lì. Quindi gli ho dato questa macchina e me l'hanno riportata e sono partiti. Sono stati 3 giorni e poi ha continuato dopo Natale, dopo le feste, quando poi ho trovato la villetta lì a Capena ed è venuto Cosimo e ha continuato le sue storie. Poi da Roma è arrivato quell'altro. Comunque lì ci hanno perso 3 o 4 mesi di tempo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - E quando l'ha saputo lei che il nipote era Contorno?
SCARANO ANTONIO - L'ho saputo... quando è venuto Cosimo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - E che discorso ha sentito fare?
SCARANO ANTONIO - Niente... che lì ci sta Contorno. Perché Gaspare aveva visto in quella macchina che io...
P.M. DOTT. CHELAZZI - La Golf?
SCARANO ANTONIO - La Golf, aveva visto forse che era o la moglie o la sorella di questo Contorno. E poi lui ha visto il nipote dentro il bar, perché io non la conosco questa gente. Io mi stavo a prendere il caffè per me e per lui, quindi... mi ha fatto segno di andare via di corsa. Non so nemmeno chi sia quel ragazzo.



(da interrogatorio 12.2.1996)
SCARANO ANTONIO - Perché, a quanto ho capito, a Fiano ne è falliti due di attentati lì, a quanto ho capito io, due volte. Infatti la prima volta, la mattina, io vado a prendere 2 rotoli di corrugato, il tubo lì per passare i fili e ho visto che parlavano fra di loro. E ho sentito che Peppuccio doveva partire. Giacalone si volta verso di me, tipo dispiaciuto, e mi fa così. Dico: "Che ti è successo? Che ti è morto (non si capisce)" gli ho detto io, proprio così: "Che ti è morto (non si capisce)?". Dice: "E' sfuggito". "Chi è sfuggito?" Dice: "Lascia perdere fai finta di niente." "Stai buono, calmo. Non lo voglio sapere neanche io." Esco. Perché non era partito il boss là, come si chiama...
P.M. DOTT. VIGNA - Il telecomando, l'esplosivo...
SCARANO ANTONIO - Dovevano andare a pigliare il coso...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Il booster forse diceva?
SCARANO ANTONIO - No, quello che scoppia dentro la cosa?
P.M. DOTT. CHELAZZI - Il detonatore?
SCARANO ANTONIO - Detonatore. Sì. Ed è partito Peppuccio con l'aereo. Che poi non l'ho visto (non si capisce) ed è venuto con il treno. Però di quello che hanno parlato non l'ho sentito.
P.M. DOTT. NICOLOSI - Scarano, dal suo racconto si capisce che Giacalone...
SCARANO ANTONIO - Sì...
P.M. DOTT. NICOLOSI - Se Giacalone le ha fatto questa confidenza...
SCARANO ANTONIO - Mi ha fatto così per farmi capire... come dire...
P.M. DOTT. NICOLOSI - Va bene. Ma lei vuol dire che sapeva qualche cosa di più.
SCARANO ANTONIO - Io sapevo che andavano lì...
(voci confuse)
SCARANO ANTONIO - ... con me è iniziata lì, col cimitero, poi l'hanno seguita loro, perché io mica ho seguito niente. Io ho portato lì e non sapevo manco di che si trattava. Però certo mica so... potevano dire che io ho preso tutto (non si capisce), l'ho messo bene e ho sentito un po' di discussioni che facevano, perché stavano lì, non è che stavano tanto lontano.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Però oltre a questo fatto, che non va bene, voglio dire, questo primo episodio...,
P.M. DOTT. VIGNA - Che non ha funzionato.
P.M. DOTT. CHELAZZI - ... e questo secondo, non è che sia passato poco tempo?
SCARANO ANTONIO - No, perché è partito e poi è rivenuto un'altra volta. Non lo so io...
P.M. DOTT. NICOLOSI - Ha preso l'aereo per tornare. E' andato giù in aereo ed è tornato...
SCARANO ANTONIO - Sì, con l'aereo mi sembra che è andato, ho sentito aereo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Dico, ma è stata questione di giorni, o è stata questione di settimane, o questione di mesi tra un fatto e l'altro?
SCARANO ANTONIO - Non me lo ricordo bene se è stato un paio di settimane, una settimana, 2 settimane, questo non me lo ricordo bene. Comunque sono stati parecchio dentro (non si capisce), parecchio tempo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma può darsi che la prima volta in cui si trovarono a fare questo attentato, questa azione, lei non ce l'avesse nemmeno ancora lì la casa a Capena? Oppure sono tutti e due fatti di quando lei c'aveva Capena?
SCARANO ANTONIO - No, lì le cose sono cominciate dopo della casa a Capena.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma anche la prima...
SCARANO ANTONIO - Prima l'hanno seguito...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma quando la prima volta le dissero: "Portaci a Formello"?
SCARANO ANTONIO - E' stato molto prima, molto prima. E' stato nel '93.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Alle 20.19 bisogna...
SCARANO ANTONIO - Poi Gaspare non è più venuto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Alle 20.19 bisogna sospendere per forza di cose, perché la cassetta sta finendo.
* * * * * * *
P.M. DOTT. CHELAZZI - Allora alle 22.22, sostituite le cassette, riprende la registrazione. Mi sembra che non ci siano cose particolari ancora da chiedere qui. Il punto era questo qui che le prime indicazioni su Formello risalgono...
SCARANO ANTONIO - Sono venute molto prima.
P.M. DOTT. CHELAZZI - ... ancora al '93 ?
SCARANO ANTONIO - Sì.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ancora al '93 ?
SCARANO ANTONIO - Poi è venuto Cosimo, mi sembra nell'occasione dello stadio, nell'occasione dello stadio e lì Gaspare ha portato Cosimo. Che poi Gaspare non è più venuto, l'ha seguito Cosimo poi lì quella volta. Che poi quando sono venuti, dopo che Gaspare non è venuto più, è venuto Peppuccio. E praticamente si sono presi la macchina mia. E una mattina vengono a casa mia verso le 9 e mezzo così, spaventati, si guardavano con due occhi come a dire: "Vado a fare la denuncia, perché poi se siamo stati visti dai carabinieri (non si capisce)" Lì mi sono incazzato, (non si capisce) mi sono arrabbiato come una bestia. Gli ho levato la macchina, gli ho levato la macchina e non gliela dò più la macchina.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Lei si ricorda che questi qui adoprarono anche una motocicletta per fare i loro scorrazzamenti a destra e a sinistra?
SCARANO ANTONIO - Che gli prestò la motocicletta Bizzoni, sì.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ecco.
SCARANO ANTONIO - Bizzoni gliel'ha data prima di andare via, Gaspare, che stava... però stavano giù al mare.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ancora al mare?
SCARANO ANTONIO - Mo' le dico il perché. Allora, ma gliela dava spesso la motocicletta. Un giorno Gaspare gli diede la motocicletta, viene questo da me, e Gaspare mi ha detto: "Vado a Bologna". "Va' a Bologna". Poi se è andato a Bologna io non lo so. Siamo al '94, non lo so. Viene Bizzoni a casa mia: "Ma la motocicletta?" Dico: "Guarda, ce l'ha Gaspare che forse è andato a Bologna, mi ha detto che andava a Bologna". Non ha detto niente. (non si capisce) Poi gliel'ha prestata ancora. Poi gliel'ha prestata quando stavano al mare. Perché dico questo? (non si capisce) lascia la motocicletta lì a casa mia, sotto casa mia. Bizzoni una mattina viene e si prende la motocicletta. E non c'aveva... non ha trovato il libretto della motocicletta. Ci ho detto: "Guarda, non lo so io." "Mo' io a chi telefono? Telefono a Giacalone perché io c'avevo solo il numero dell'autosalone di Giacalone. "Te lo faccio spedire, te lo faccio... non lo so (non si capisce) oppure te lo faccio spedire o te lo riporto". Passano 2 o 3 giorni e viene Bizzoni a casa mia. Viene Bizzoni a casa mia e mi dice: "No, no, è tutto a posto. Ho trovato il libretto della moto al mare su un tavolino", un comodino, un tavolino, l'ha trovato lì. L'aveva lasciato lì... (non si capisce) a casa mia e il libretto l'aveva lasciato lì. E l'ha trovato.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ancora ci doveva essere il tentativo di fare l'attentato? Se stavano al mare, siamo in un periodo precedente, no?
SCARANO ANTONIO - Sì. Sì, mi pare di sì. No, no, no... no perché loro partivano la mattina alle 4, alle 5 partivano e seguivano... andavano pure di là, andavano. Ci andarono per un po' di tempo, poi era troppo lontano. Sono 100 chilometri e passa.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Là intende dire verso Formello?
SCARANO ANTONIO - Sì, sì. (non si capisce) non so 4 giorni o quanto e poi se ne sono andati così, tutto di un colpo sono andati via. L'hanno inseguiti mi pare pure (non si capisce).


SCARANO ANTONIO - Io vorrei fare un passo indietro.
...........
SCARANO ANTONIO - Allora voglio tornare al punto di Via Veneto, il giorno di Via Veneto. Quel giorno a Via Veneto non è stato alle 3 che siamo andati lì, siamo andati 2 volte, però nella confusione non ci ho... siamo andati prima alle una, con Spatuzza, adesso lo chiamo Spatuzza, perché io non sapevo chi era Spatuzza e alle 10 mi ha mandato a prendere questo signore. Quando sono andati via di quella casa a Tuscolano, io lo chiamo Tuscolano, voi siete (non si capisce)
P.M. DOTT. NICOLOSI - Cinecittà.
SCARANO ANTONIO - Cinecittà, io dico Tuscolano, se ne erano andati in un'altra casa sempre di Bizzoni, al mare. Lì è successo che siamo andati prima all'una e io sono rimasto circa 50-60 metri però dietro una curva e non vedevo la persona, l'ho vista dopo la persona che sono sceso, già l'ho detto questo. Alle 3 insomma andiamo via di quell'appuntamento. Alle 3 mi fa: "Dobbiamo prendere un'altra macchina, e dobbiamo andare un'altra volta a Via Veneto". Arrivati a Via Veneto, io mi fermo sempre al solito posto. Lui monta in una delle mie macchine, la A112, e mi fa cenno di andare verso il mare. Al mare già ci stavano Giuseppe, ci stava Giacalone, ci stava Cosimo e... 5 insomma, tutti. Sì, 5, 5. E lì ho conosciuto Graviano, come Giuseppe. Quella persona era Graviano Giuseppe. L'ho conosciuto come Giuseppe. Si sono seduti a un tavolo a destra quando si entra, io ero rimasto fuori per mia delicatezza, mi hanno chiamato di andare dentro, però mi sono messo a un divano che stava in fondo vicino a una porta che si esce fuori a un giardinetto. E loro si sono messi tutti intorno a questo tavolo. A quello che ho capito si parlava di affari economici, e come dovevano pigliare i soldi. Gli spiegava lui che i soldi, invece di pigliarli ogni mese, i soldi del pizzo, tangente, come se lo pigliavano non lo so... invece di pigliarlo ogni mese dovevano passare a prenderlo ogni 3 mesi. E incassare più soldi, a quello che io ho potuto capire. E' finita questa discussione, è durata circa una quarantina di minuti. Lui si mette nuovamente nella macchina con Spatuzza e ce ne andiamo verso Roma, io, Spatuzza e Graviano. Ma io solo dentro la macchina, io ero da solo. Arrivato all'Eur mi fa cenno di andarmene a casa. E lui lo portano non so dove. Se l'hanno portato allo stesso posto o se l'hanno portato a un'altra parte, questo non lo so io. Poi ho sentito quando l'hanno arrestato in televisione, non l'ho più visto. E ricordo pure che, quando sono andato in quella villa lì a Mussumeli, che mi hanno fatto andare lì, l'ho intravisto, l'ho intravisto allora. Mi sono ricordato proprio adesso.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Che la persona era quella.
SCARANO ANTONIO - Che la persona era quella, sì. E poi praticamente... quando Gaspare ha lasciato lui, verso le 9 e mezzo, noi siamo andati a casa mia. E' venuto a casa mia. E ci ho detto: "Ma, scusa, chi è quello? Non per sapere i fatti vostri, perché non me li fanno sape', ma è giusto che... cioè... tu cammini (non si capisce), se è latitante, se è qualcuno che... che ne so io?" Rispose così: "E' un madre natura." "Madre natura? Boh". Dopo 5 minuti mi ha detto: "E' Graviano". Perché lì mi è stato presentato come Giuseppe alla villa. "E' Graviano Giuseppe, madre natura". Insomma io non l'ho più visto questo, soltanto quando l'hanno arrestato. Lì sono rimasti una diecina di giorni in quella casa.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Quella del mare.
SCARANO ANTONIO - Quella del mare, sì.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Che è quella di Torvaianica?
SCARANO ANTONIO - Mi sembra che si chiami Villaggio Tognazzi.


(da interrogatorio 11.4.1996)

P.M. DOTT. VIGNA - Allora, vediamo qui. Ora siamo all'interrogatorio del 12 febbraio 1996. Lei ricorda che, a un bel punto, dice qui, andò, dopo che c'era stato l'incontro mi pare in Via Veneto, andaste al villaggio Tognazzi dove Bizzoni aveva una casa.
SCARANO ANTONIO - Sì.
P.M. DOTT. VIGNA - E lei dice: "Giunti in questa villa, c'erano il Cosimo Lo Nigro e gli altri e la persona di via Veneto che era stata presentata come Giuseppe. Nella villa, lei dice, io sentì parlare Giuseppe di affari e in particolare del pizzo che dicevano doveva essere riscosso ogni tre mesi anziché mensilmente." Oltre al pizzo, lo sentì parlare di altri affari? Oltre al pizzo.
SCARANO ANTONIO - Quando parlava del pizzo praticamente l'ho sentito perché io stavo a circa 3 metri, 4 metri. Però più volte si avvicinavano molto così, tutti insieme però non capivo di che parlavano.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Facevano capannello fra di loro?
SCARANO ANTONIO - Sì, si avvicinavano un po' così.
P.M. DOTT. CHELAZZI - L'uno all'altro.
SCARANO ANTONIO - L'uno all'altro.
P.M. DOTT. VIGNA - Quindi non sentì altri discorsi?
SCARANO ANTONIO - No, di pizzo sicuro.

(da interrogatorio 7.5.1996)

SCARANO ANTONIO - No, non lo so, dell'arresto non lo so. dell'arresto l'ho sentito in televisione quando hanno arrestato Graviano.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Bravo.
SCARANO ANTONIO - Però questo qui sì l'ho sentito ne hanno parlato loro, quando hanno portato poi il materiale, il secondo materiale per Costanzo... per...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Contorno ?
SCARANO ANTONIO - ...per Contorno, Cosimo e Peppuccio e... Gaspare non c'era, e Matteo, mi sembra uno che si chiama Matteo quello della boutique, son venuti dopo, son venuti dopo... momento, perché hanno detto una frase che mi ricordo benissimo, dopo l'arresto di Graviano hanno detto "speriamo" arrivato il materiale "speriamo che ci facciamo questo bellissimo ritardo a madre natura".


"LOCALIZZAZIONE DI CONTORNO"

(da interrogatorio 12.2.1996 - riassuntivo)

su D'Aguanno

il P.M. interpella specificamente (SCARANO) sul punto di talune notizie utilizzate per organizzare l'attentato a CONTORNO, notizie che stando ad altri dichiaranti sarebbero state in qualche modo veicolate da SCARANO medesimo.

SCARANO dice che alla base delle dichiarazioni vi è un equivoco. Chiarisce infatti che nella stessa strada dove abitava CONTORNO, più avanti sulla destra, abitava un tale con un Thema Ferrari, persona che "loro" pensavano fosse in rapporti con CONTORNO per modo che, a quanto ha capito egli SCARANO, questi avevano pensato che seguendo questo con il Thema Ferrari si potevano acquisire indicazioni precise sugli spostamenti di CONTORNO. Aggiunge poi che quando aveva i lavori in corso alla villetta a Fiano, tra gli operai procurati dall'agenzia PETRUCCI, ve n'era uno che abitava nello stesso paese di CONTORNO e che, una volta in cui mangiavano assieme lì alla villetta, fece dei discorsi che riguardavano la frequentazione del paese da parte di CONTORNO ed anche, nuovamente, questa persona che aveva il Thema Ferrari. L'operaio diceva, essendo lui stesso stato dipendente di questo con il Thema Ferrari quando questi era titolare di un'impresa di costruzioni, che CONTORNO e l'altro si conoscevano e si frequentavano; l'operaio commentava anche che avendo il suo ex datore di lavoro smesso di lavorare era forse possibile che si fosse messo in traffici con CONTORNO.
SCARANO dice che non ricorda se in occasione di questo pranzo e di questi discorsi magari era presente qualcuno di "loro", riferendosi alle persone che stavano preparando l'attentato a CONTORNO.

Sull'ubicazione dell'abitazione di CONTORNO
SCARANO ricorda anche: che "loro" inizialmente pensavano che la villetta dove stava CONTORNO fosse la prima sulla destra entrandoci dalla strada principale; poi avevano individuato la villa in una posta più avanti sulla sinistra; poi Gaspare aveva anche visto che più avanti ancora sulla stessa stradina c'era una macchina targata Siracusa, forse un'Alfa 33 e ne aveva rilevato la targa.

A questo punto della verbalizzazione SCARANO interviene per dire che Gaspare venne a Roma un giorno di Domenica e fu in tale giorno che loro due andarono vicino a dove stava CONTORNO e si fermarono a fare colazione in un bar, e mentre loro erano dentro il bar, Gaspare si accorse della presenza di un'altra persona a seguito di che lasciarono immediatamente il bar. Gaspare poi gli disse che aveva riconosciuto il nipote di CONTORNO.
Dice ancora che Gaspare, stando alle informazioni che aveva, era convinto che i fratelli di CONTORNO avessero un'attività nel settore della frutta e disponessero di furgoni per questo lavoro tanto che, andando a controllare quella che inizialmente sembrava fosse l'abitazione di CONTORNO e trattandosi di un giorno non lavorativo, Gaspare era appunto convinto di localizzare questi furgoni nel giardino della villa. Comunque la cosa fu risolta dall'incontro nel bar con il nipote di CONTORNO il che dette a Gaspare la sicurezza che CONTORNO, o suoi familiari, stavano in quella zona.


"VILLETTA DI CAPENA"

occorre che spieghi bene come (quando, da parte di chi) è stata presa la decisione di affittare questa villetta, ricordandogli che il contratto fu fatto sottoscrivere alla moglie.
Partire dalla data del contratto: ALEI dice che l'affitto fu stipulato con decorrenza dal 1°.2.1994, fino al 31.8.1994. Come mai per tanti mesi ?


"PREPARATIVI TECNICI"

(da interrogatorio 30.3.1996)

- a Capena vede una borsa con dell'attrezzatura. Cercavano una batteria da 12 volts. La chiedono a lui e poi decidono di procurarsela da soli e lui la vede.
Vede anche che si ingegnano a realizzare, con una "sparachiodi" una sorta di "vascone" con dei fogli di lamiera, che sarà non essere stata però usata.


"PRIMO TENTATIVO FALLITO"

(da interrogatorio 12.2.1996)
SCARANO ANTONIO - Perché, a quanto ho capito, a Fiano ne è falliti due di attentati lì, a quanto ho capito io, due volte. Infatti la prima volta, la mattina, io vado a prendere 2 rotoli di corrugato, il tubo lì per passare i fili e ho visto che parlavano fra di loro. E ho sentito che Peppuccio doveva partire. Giacalone si volta verso di me, tipo dispiaciuto, e mi fa così. Dico: "Che ti è successo? Che ti è morto (non si capisce)" gli ho detto io, proprio così: "Che ti è morto (non si capisce)?". Dice: "E' sfuggito". "Chi è sfuggito?" Dice: "Lascia perdere fai finta di niente." "Stai buono, calmo. Non lo voglio sapere neanche io." Esco. Perché non era partito il boss là, come si chiama...
P.M. DOTT. VIGNA - Il telecomando, l'esplosivo...
SCARANO ANTONIO - Dovevano andare a pigliare il coso...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Il booster forse diceva?
SCARANO ANTONIO - No, quello che scoppia dentro la cosa?
P.M. DOTT. CHELAZZI - Il detonatore?
SCARANO ANTONIO - Detonatore. Sì. Ed è partito Peppuccio con l'aereo. Che poi non l'ho visto (non si capisce) ed è venuto con il treno. Però di quello che hanno parlato non l'ho sentito.
..........
SCARANO ANTONIO - ... con me è iniziata lì, col cimitero, poi l'hanno seguita loro, perché io mica ho seguito niente. Io ho portato lì e non sapevo manco di che si trattava. Però certo mica so... potevano dire che io ho preso tutto (non si capisce), l'ho messo bene e ho sentito un po' di discussioni che facevano, perché stavano lì, non è che stavano tanto lontano.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Però oltre a questo fatto, che non va bene, voglio dire, questo primo episodio...,
P.M. DOTT. VIGNA - Che non ha funzionato.
P.M. DOTT. CHELAZZI - ... e questo secondo, non è che sia passato poco tempo?
SCARANO ANTONIO - No, perché è partito e poi è rivenuto un'altra volta. Non lo so io...
P.M. DOTT. NICOLOSI - Ha preso l'aereo per tornare. E' andato giù in aereo ed è tornato...
SCARANO ANTONIO - Sì, con l'aereo mi sembra che è andato, ho sentito aereo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Dico, ma è stata questione di giorni, o è stata questione di settimane, o questione di mesi tra un fatto e l'altro?
SCARANO ANTONIO - Non me lo ricordo bene se è stato un paio di settimane, una settimana, 2 settimane, questo non me lo ricordo bene. Comunque sono stati parecchio dentro (non si capisce), parecchio tempo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma può darsi che la prima volta in cui si trovarono a fare questo attentato, questa azione, lei non ce l'avesse nemmeno ancora lì la casa a Capena? Oppure sono tutti e due fatti di quando lei c'aveva Capena?
SCARANO ANTONIO - No, lì le cose sono cominciate dopo della casa a Capena.

(da interrogatorio 12.2.1996)
E sentivo Pippo che doveva partire a prendere questo detonatore che era fallito, e c'avevano la preoccupazione che Contorno l'avrebbe sentita la botta, perché, come si chiama... il detonatore è esploso, ha fatto una botta come una pistola, e praticamente erano preoccupati che Contorno... l'avevano visto con una... l'avevano visto passare il giorno prima, o due giorni prima, con una macchina rossa, con una Uno, l'ultimo tipo della Fiat, come si chiama...
AGENTE PULCINELLI - La nuova cinquecento?
SCARANO ANTONIO - No, non lo so che macchina era, rossa comunque, mi hanno detto rossa. Una Fiat comunque rossa, e praticamente quella mattina c'era pure questa macchina qui, che è fallito l'attentato e l'avevano messo dietro una curva, vicino al cimitero. E poi da lì non lo so che hanno fatto.



ARRIVO ESPLOSIVO - ULTERIORE ESPLOSIVO SOTTERRATO -"ESECUZIONE"

FARGLI PRECISARE PER BENE QUALI PERSONE HANNO AGITO: NELLE INDAGINI HA INDICATO: LO NIGRO, BENIGNO, GIULIANO, GIACALONE. HA DETTO POI: CHE SPATUZZA HA "PASSATO LA MANO" A COSIMO; CHE CARRA E' VENUTO LI' ED HA LASCIATO IL MATERIALE, CHE PERO' EGLI NON HA VISTO, E SI E' TRATTENUTO QUATTRO GIORNI; CHE HA VISTO UNA SOLA VOLTA, PER POCHI ATTIMI, ANCHE UNO GROSSO (CHE E' ROMEO).

(da interrogatorio 31.1.1996
SCARANO ANTONIO - Io so che lì hanno lasciato del materiale. L'hanno lasciato lì, però non so nemmeno dove l'hanno messo, perché io a Giacalone, sapendo che c'era lì qualche cosa, che mi avevano accennato, prima di andare via... ah, perché qui è una cosa infinita...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Siamo qui apposta.
SCARANO ANTONIO - Dove eravamo rimasti qui adesso?
P.M. DOTT. CHELAZZI - Eravamo rimasti che lei ha detto: "Poi sono tornati quelli, ci hanno perso 3 o 4 mesi...
SCARANO ANTONIO - Sono stati...
P.M. DOTT. CHELAZZI - 3 o 4 mesi, ha detto, un affare simile.
SCARANO ANTONIO - Insomma, da marzo, marzo, aprile, quando è (non si capisce) la villa.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Metà aprile. La storia finisce a metà aprile.
SCARANO ANTONIO - Tutta la storia.
P.M. DOTT. CHELAZZI - La storia finisce a metà aprile, perché l'esplosivo viene trovato dai carabinieri.
SCARANO ANTONIO - Ah, quando hanno trovato questa roba dai... due giorni prima gli avevo dato la macchina io a loro. E la sera verso le 9 sono venuti a casa mia.
P.M. DOTT. CHELAZZI - La macchina intende dire il fuoristrada? O la macchina sua?
SCARANO ANTONIO - No, il fuoristrada dopo. Il fuoristrada viene dopo.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Allora andiamo con ordine.
SCARANO ANTONIO - Gli do la macchina un paio di giorni prima.
P.M. DOTT. CHELAZZI - L'Audi?
SCARANO ANTONIO - No, l'A112.
P.M. DOTT. CHELAZZI - L'A112.
P.M. DOTT. VIGNA - Prima di che?
P.M. DOTT. CHELAZZI - Rispetto al ritrovamento dell'esplosivo.
SCARANO ANTONIO - Sì, rispetto al ritrovamento. La mattina verso le 9 e mezza viene Pippo e Cosimo a casa mia, tutti spaventati. Ci ho detto: "Che...", cioè si guardavano negli occhi come a dire... cioè, loro stavano a fare un discorso fra di loro: "Lo dobbiamo dire a Antonio o non lo dobbiamo dire e andare a fare la denuncia?". Che forse forse, a quanto ho potuto capire io, erano stati visti dei carabinieri, perché loro si erano alzati presto la mattina e si erano messi vicino a qualche villa, qualcuno li ha visti e ha chiamato i carabinieri presto di mattina. Loro hanno visto i carabinieri passare e dice: "Li hanno chiamati per noi", e se ne sono venuti a casa, sono venuti a casa mia, per fare questa denuncia di questa macchina. Ho detto: "Ragazzi..." mi sono incazzato, mi sono arrabbiato, mi son fatto... "Mi state mettendo in mezzo a un mare di guai", gli ho detto. Insomma: "No, non ti preoccupare, non c'è niente". "Ma io non voglio sapere nemmeno quello che fate, io non voglio sapere niente di quello che voi volete fare. Non voglio sapere niente". Comunque è finita lì. E' finita lì, dopo... qui ancora non lo so se l'esplosivo l'aveva portato Carra o non l'aveva portato. Non ricordo bene. Andiamo al ritrovamento di questo coso. Il giorno che hanno trovato questo coso, Giacalone è venuto lì al cantiere e mi ha detto: "Mi dai la jeep?"
P.M. DOTT. CHELAZZI - Al cantiere? Cioè dove c'aveva la casa Giacalone. "Mi dai la jeep".
SCARANO ANTONIO - Anzi, vado su al cantiere e trovo Carra e Giacalone e il camion in mezzo alla strada. Io non sapevo niente di questo camion che doveva venire. Vedo questo camion in mezzo alla strada e ho detto: "Guarda che lì sta male il camion". Io arrivo su al cantiere e dico: "Guarda, leva il camion perché lì sta male, se deve stare parecchio qua". Giacalone mi fa: "Dammi la jeep. Prestami la jeep oggi che ci si muove un po' così". Loro hanno preso la jeep. Secondo me hanno scaricato, hanno portato tutto su alla villa, hanno portato tutto, hanno fatto i loro comodi e poi hanno riportato la jeep la sera. Dico: "Per l'una me la porti?" Per l'una me l'ha portata. E lì ho saputo questa cosa, che avevano un'altra balla che non so che avevano fatto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - L'hanno sotterrato.
SCARANO ANTONIO - L'hanno sotterrato. Quando poi è successo la cosa, si è preso... si è ripreso la jeep in giornata, però non mi hanno detto che dovevano fare. Si sono presi la jeep, di pomeriggio, Cosimo dice: "Mi dai la jeep? Faccio un giro". "Piglia la jeep". Io stavo a (non si capisce) la sera che è successo questa storia del... di questo coso che hanno trovato quel coso in mezzo alla strada e praticamente ho visto alla televisione la cosa straordinaria, è uscita proprio straordinaria, del ritrovamento di qua e di là. Dopo un'oretta e mezza arriva Cosimo con la jeep.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Dov'era lei scusi?
SCARANO ANTONIO - A casa. Io ero a casa mia. Arriva Cosimo e non mi ricordo bene chi c'era di loro, non ricordo bene, c'era un altro con lui. Non ricordo bene, perché talmente mi sono incavolato che non ricordo quell'altro chi era, però Cosimo la jeep l'ha portato lui a casa mia. Dice: "Però non ti preoccupare. Forse, forse ha visto il benzinaio, però non ci ha fatto caso", che lì c'era un benzinaio pure... dice: "Dovevo prendere questa cosa, ma purtroppo è andata così". Dico: "Ma come? Così mi mettete in mezzo ai guai. Qui... abbiamo cominciato con un dito e vi siete presi tutto il braccio. A me mi state mettendo in mezzo a un mare di guai, mi state rovinando. Prima la jeep, prima la macchina, prima l'A112 per il parcheggio, poi questo e poi quest'altro. Ma, oh ragazzi, per me è finita la pace". Se ne sono andati, è successo quello che è successo. So che lì è rimasto del materiale, io so che lì è rimasto del materiale.


- L'esplosivo (che non ha mai visto) dovrebbe essere stato portato alla villetta di Capena con la jeep, che aveva prestato a Giacalone (31.1.1996).

- Quando gli riportano la jeep viene a sapere che c'è altro esplosivo sotterrato (31.1.1996)

Si tratta dell'ultimo attentato: viene dopo "l'Olimpico".
SCARANO lo afferma in forma esplicita il 29.4.1996; ha sempre detto (ma occorre che lo ripeta con chiarezza) che "dopo il fallimento dell'attentato" scappano tutti.


(da interrogatorio 11.4.1996).
In questo interrogatorio SCARANO riferisce che il giorno del "fallito attentato" del 14 aprile ha avuto una duplice richiesta della jeep e che, quando gli viene riportata a casa la sera, un po' prima delle 22 (prima che la TV desse notizia del fatto con una edizione straordinaria), Cosimo e "Peppuccio"erano già informati dell'accaduto, temevano di essere stati visti dal "benzinaio" e pensavano all'opportunità di far fare a Scarano una denuncia di furto del mezzo.
Sembrerebbe che sia stata la seconda volta in cui si è verificato un fatto di tal genere, perchè anche precedentemente, in un'occasione in cui "loro" disponevano della A112, avevano avuto il timore che l'intervento di una certa pattuglia del CC. potesse essere collegata all'"avvistamento" di qualcuno di una villa nelle vicinanze della quale stavno appostati.

P.M. DOTT. VIGNA - Sempre in questo interrogatorio del 31 gennaio '96, questa volta a pagina 7, lei riferisce e dice, glielo leggo: "Il giorno in cui i carabinieri hanno trovato l'esplosivo, io a Capena trovai Carra e Giacalone con il camion in mezzo alla strada. Giacalone mi chiese la jeep e mi fu riportata la sera. Poi hanno ripreso la jeep di pomeriggio e mi era stata chiesta da Cosimo per fare un giro. Io vidi alla tv l'esplosivo. A casa mia arrivò Cosimo con la jeep con un altro che non ricordo chi fosse, perché ero incazzato". Se lo ricorda ora chi era?
SCARANO ANTONIO - Peppuccio, Peppuccio...
P.M. DOTT. VIGNA - Eccoci.
SCARANO ANTONIO - Peppuccio, l'ho detto pure prima.
P.M. DOTT. VIGNA - Può darsi in altri interrogatori. Ora io lo seguo... ho seguito tutta la rilettura.
SCARANO ANTONIO - Sì, mi hanno fatto... io stavo solo dentro casa e era verso le 10 circa, 10 meno 10. Hanno suonato, mi sono affacciato al balcone perché al citofono, si erano accorti che era difettoso il citofono. Gli ho detto: "Che c'è?", dice: "Vieni giù". "Venite su voi", non sapevo che... che poi è uscita la cosa straordinaria quando è stato il fatto che hanno trovato l'esplosivo.
P.M. DOTT. VIGNA - Sì.
SCARANO ANTONIO - E io l'ho visto in televisione.
P.M. DOTT. VIGNA - Lei infatti l'ha già detto.
SCARANO ANTONIO - "Vieni giù". Vado giù e si sono guardati dentro gli occhi. Dico: "Che è successo?", loro già sapevano cosa era successo che erano già visti, che non avevano potuto caricare l'esplosivo, di dove l'hanno messo, e a portarlo via, oppure portarlo più su. Praticamente io ho capito. "Ma è successo qualcosa?". Dice: "No, niente. Forse, forse ci ha visto un benzinaio, forse ci ha visto un benzinaio". Dico: "Ragazzi, voi a me mi mettete in mezzo a un mare di guai".
P.M. DOTT. VIGNA - E questo l'abbiamo detto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma a questa cosa...
SCARANO ANTONIO - Erano venuti a dirmi di andare a fare la denuncia della jeep, per sicurezza, però io onestamente non l'ho fatta, non l'ho voluta fare, proprio per questo motivo, perché se a me era una cosa del genere io ci dicevo: "Guardi, io l'ho prestata a tizio, a caio e a sempronio". Chiuso. E mi (non si capisce)
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma questo attentato lo dovevano fare facendo saltare una macchina?
SCARANO ANTONIO - Era per Contorno.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Sì...
SCARANO ANTONIO - Perché già era fallito uno.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Certo. Ma qui loro dovevano mettere... questo esplosivo che fu trovato dai carabinieri loro lo dovevano mettere dentro una macchina e far saltare la macchina come era stato ? (non si capisce) faccio per dire.
SCARANO ANTONIO - Io non lo so la jeep per che cosa l'hanno adoperata, se l'hanno portata oppure se la dovevano spostare.
Perché il primo attentato che hanno fatto a Contorno, che poi io sentito la discussione che Peppuccio è partito, è andato a prendere un altro detonatore, che io stavo vicino alla porta della villa, ho visto che parlavano di cose un po' particolari e sono uscito verso fuori e loro stessi mi hanno detto... "Guarda, io non voglio sapere niente", ci ho detto. E sentivo Pippo che doveva partire a prendere questo detonatore che era fallito, e c'avevano la preoccupazione che Contorno l'avrebbe sentita la botta, perché, come si chiama... il detonatore è esploso, ha fatto una botta come una pistola, e praticamente erano preoccupati che Contorno... l'avevano visto con una... l'avevano visto passare il giorno prima, o due giorni prima, con una macchina rossa, con una Uno, l'ultimo tipo della Fiat, come si chiama...
AGENTE PULCINELLI - La nuova cinquecento?
SCARANO ANTONIO - No, non lo so che macchina era, rossa comunque, mi hanno detto rossa. Una Fiat comunque rossa, e praticamente quella mattina c'era pure questa macchina qui, che è fallito l'attentato e l'avevano messo dietro una curva, vicino al cimitero. E poi da lì non lo so che hanno fatto. Si sono presi la jeep, si prendevano la jeep e se ne andavano in giro.


AUTO BENEDETTI - AUTO FIORI - CARICAMENTO AUTO A SIV AUTO

SCARANO non ha partecipato al furto della Fiat UNO del Benedetti (31.1)
La Uno Sting è stata a Capena un paio di giorni (31.1)

Per la Uno della "Fiori" si misero d'accordo, tra loro, Giacalone e Bizzoni. Fu Scarano che diede incarico a Bruno Moroni di andare a ritirare l'auto incidentata (31.1).
Bizzoni e Giacalone si conoscevano (31.1)

carico della Uno sulla bisarca: non è vero che l'hanno portata suo figlio e"Pino" (Santamaria). Giacalone è un bugiardo. (31.1)
"Pino" (Santamaria) si offrì di trovare una bisarca. Suo figlio disse che sarebbe andato anche lui "per compagnia".

Quando partì la bisarca, Giacalone era già partito in aereo per Palermo (31.1)



"MUSSOMELI"

(da interrogatorio 31.1.1996)

SCARANO ANTONIO - Sì. Siccome quando successe il fatto di Costanzo mi sono arrabbiato io forte, con la macchina, che avevano messo la macchina lì per parcheggio per trovare loro il parcheggio pronto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Certo.
SCARANO ANTONIO - Siccome lì è una strada troppo... c'era troppe macchine... dopo un po' di tempo, 15, 20 giorni questo Fifetto mi ha fatto andare a Palermo. Dice: "Vieni giù, ti devo parlare". Dico: "Scusa, che mi devi parlare. Per parlare vengo giù?" Dice: "No, devi venire, devi venire". Insomma ha insistito e sono andato giù. Sono andato giù e viene Gaspare a prendermi. Mi ha portato lì alla sua attività, di Gaspare, la sua attività e mi hanno portato dentro la montagna. Dentro la montagna, dentro una villa. Gaspare mi ha portato fino a un certo punto, poi lì mi prende Fifetto e mi porta a questa villa. Ho detto: "Ma dove stiamo andando?" Abbiamo preso l'autostrada per Catania. Dice: "Non ti preoccupare, non ti preoccupare". "Va bene. Non mi preoccupo". Lasciamo la macchina, era una Ford Escort, di quelle piccoline, mi ha portato lì. Arrivati a questa villa, al paese che adesso non mi ricordo come si chiama... Musumeli... Musemeri...
P.M. DOTT. CHELAZZI - O Misilmeri?
SCARANO ANTONIO - Forse... una cosa così.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Io la conosco poco la Sicilia. Comunque sempre vicino a Palermo?
SCARANO ANTONIO - Abbiamo fatto un bel pezzetto di strada.
P.M. DOTT. VIGNA - Non occorre il nome del paese.
SCARANO ANTONIO - Mi hanno portato lì e praticamente lui è sceso e io sono rimasto dentro la macchina. E' sceso, è stato un paio di minuti, è venuto da me e mi ha detto: "Scendi". Scendo e lì ci stavano una ventina di persone.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Però.
P.M. DOTT. VIGNA - Come?
P.M. DOTT. CHELAZZI - Scende con lui e dentro c'è una ventina di persone.
SCARANO ANTONIO - No, non erano tutte dentro.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Va bene, insomma.
SCARANO ANTONIO - Erano tutte intorno alla villa e un po'... e lì io ho visto quello che era venuto a Roma, il piccolino, che mi ha salutato così, tipo un mezzo... mi ha fatto così.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Salvatore.
SCARANO ANTONIO - Salvatore. Entro dentro e lì ho visto un sacco di gente. Praticamente (non si capisce). Dice: "No, no..." questo di dietro che mi guidava e mi fa appoggiare vicino a un muro. Ora lì dentro alla villa, dentro, ci sta il salone e la cucina, tutta unica, con una cappa, una cappa di rame, grossa. Dietro questa parete qua, diciamo, che divide il centro dalla cucina, io mi fermo qui al salone e qui dietro mi sento dire... sento una voce che mi dice: "Lei è Antonio?" Dico: "Sì". "So che è amico di Giacalone, è amico di Gaspare". Dico: "Sì". Dice: "E' una brava persona. Gli voglio dire una cosa: lo sa soltanto lei che questi ragazzi... che quei ragazzi che sono venuti a Roma lo sa solo lei", mi ha detto. Basta.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ma l'ha vista in faccia questa persona lei?
SCARANO ANTONIO - No, non l'ho visto in faccia. No, di dietro a un muro.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ho capito. E questi 20 che erano distribuiti intorno?
SCARANO ANTONIO - Ma questi stavano così, vede, stavano proprio (non si capisce) Stavano tutti quanti con la faccia verso al muro, tutti così, giravano così, giravano. Io poi sono entrato e sono uscito con questo Fifetto e ho conosciuto soltanto quello di fuori.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Quello piccoletto.
SCARANO ANTONIO - Quello piccoletto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - E dopo? Dopo questo fatto?
SCARANO ANTONIO - Dopo questo fatto niente.
P.M. DOTT. CHELAZZI - No, dico, siete venuti via dalla villa suppongo?
SCARANO ANTONIO - Sì, poi sono partiti.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Lei è tornato indietro?
SCARANO ANTONIO - Sì, siamo...
P.M. DOTT. CHELAZZI - Insieme a...
SCARANO ANTONIO - A Fifetto.
P.M. DOTT. CHELAZZI - A Fifetto. E poi che ha fatto?
SCARANO ANTONIO - Me ne sono venuto a Roma, io sono partito.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Ah, è tornato a Roma direttamente?
SCARANO ANTONIO - Sì.
P.M. DOTT. CHELAZZI - E allora?
SCARANO ANTONIO - Sì. Solo questo motivo...
P.M. DOTT. CHELAZZI - E' stato portato giù...
SCARANO ANTONIO - Per questa cosa.
P.M. DOTT. CHELAZZI - Per questa cosa qui.
P.M. DOTT. VIGNA - Come andò giù? Con che mezzo andò giù?
SCARANO ANTONIO - Io? Con l'Audi.
P.M. DOTT. VIGNA - In macchina.
SCARANO ANTONIO - La macchina me l'hanno fatta parcheggiare dentro un magazzino di Gaspare, che dice che era suo il magazzino, un magazzino di trasporti a collettame, distribuzione collettame. Mi ha fatto lasciare la macchina.


(da interrogatorio 12.2.1996)
Al mare già ci stavano Giuseppe, ci stava Giacalone, ci stava Cosimo e... 5 insomma, tutti. Sì, 5, 5. E lì ho conosciuto Graviano, come Giuseppe. Quella persona era Graviano Giuseppe. L'ho conosciuto come Giuseppe. Si sono seduti a un tavolo a destra quando si entra, io ero rimasto fuori per mia delicatezza, mi hanno chiamato di andare dentro, però mi sono messo a un divano che stava in fondo vicino a una porta che si esce fuori a un giardinetto. E loro si sono messi tutti intorno a questo tavolo. A quello che ho capito si parlava di affari economici, e come dovevano pigliare i soldi. Gli spiegava lui che i soldi, invece di pigliarli ogni mese, i soldi del pizzo, tangente, come se lo pigliavano non lo so... invece di pigliarlo ogni mese dovevano passare a prenderlo ogni 3 mesi. E incassare più soldi, a quello che io ho potuto capire. E' finita questa discussione, è durata circa una quarantina di minuti. Lui si mette nuovamente nella macchina con Spatuzza e ce ne andiamo verso Roma, io, Spatuzza e Graviano. Ma io solo dentro la macchina, io ero da solo. Arrivato all'Eur mi fa cenno di andarmene a casa. E lui lo portano non so dove. Se l'hanno portato allo stesso posto o se l'hanno portato a un'altra parte, questo non lo so io. Poi ho sentito quando l'hanno arrestato in televisione, non l'ho più visto. E ricordo pure che, quando sono andato in quella villa lì a Mussumeli, che mi hanno fatto andare lì, l'ho intravisto, l'ho intravisto allora. Mi sono ricordato proprio adesso.


(da interrogatorio 11.4.1996)
P.M. DOTT. VIGNA - Ora ascolti me, sempre in questo stesso interrogatorio del 31 gennaio '96 che è stato il primo, quindi lei raccontava le cose senza che noi le facessimo domande, lei ha parlato a pagina 7, 8 della famosa andata alla villa di Mussomeli, di questo paese. Lei ha detto che lì fu accompagnato, l'ha già detto da chi, c'era Fifetto, poi vide che c'erano una ventina di persone...
SCARANO ANTONIO - Una quindicina sicuri.
P.M. DOTT. VIGNA - Una quindicina sicuri, riconobbe Salvo...
SCARANO ANTONIO - Salvo sì, stava vicino ai gradini.
P.M. DOTT. VIGNA - Poi in un successivo interrogatorio ha detto che vide anche Graviano Giuseppe.
SCARANO ANTONIO - Sì, però l'ho visto... l'ho riconosciuto qui a Roma.
P.M. DOTT. VIGNA - Sì.
SCARANO ANTONIO - Mi è stato presentato...
P.M. DOTT. VIGNA - Si è ricordato di altre persone di conoscenza che erano lì? Per esempio di quella che parlava senza che lei...
SCARANO ANTONIO - L'ho vista?
P.M. DOTT. VIGNA - Sì.
SCARANO ANTONIO - No.
P.M. DOTT. VIGNA - Non l'ha vista quella lì. Benissimo.
SCARANO ANTONIO - Ma lì c'era parecchia gente un po' più anziani. Solo Salvo, che Salvo non è che mi ha salutato, Salvo era stato qui per San Giovanni, no?
P.M. DOTT. VIGNA - Certo.
SCARANO ANTONIO - Non è che mi ha salutato e mi ha dato la mano, mi ha fatto... così, un segno così. E di fuori al cancello c'erano altre persone anziane. Poi quando io sono entrato dentro nel salone, perché c'è il salone e la cucina tutta unica, c'era uno che faceva finta che puliva la cappa, la cappa... di rame, perché la cappa... l'ho guardata bene la cucina, perché siccome io stavo costruendo... no stavo costruendo, mi piaceva diciamo come... il colore della cappa, tutta in rame. Non era di acciaio inossidabile, era rame.