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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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[?] - (09/11) ADR - Tra i fatti di maggiore gravità la cui esecuzione era stata fermata da RIINA per la pendenza della trattativa del 1992, rientrava il progetto di uccidere l'On.le PURPURA, non rientrava invece il progetto di uccidere il Ministro MARTELLI. Sostanzialmente andavano sospesi i progetti nei confronti di rappresentanti dello Stato, come PURPURA, VIZZINI e MANNINO oltrechè Magistrati. Poichè mi si fa notare che nell'estate del 1992 venne eseguito il tentato omicidio del dott. GERMANA', anch'egli rappresentante dello Stato, faccio presente che in questo caso non si trattava di realizzare solo un attacco allo Stato, ma anche di eliminare un nostro nemico. E posso ancora aggiungere che se, per pura ipotesi, quella trattativa con rappresentanti delle Istituzioni fosse stata avviata prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, le stragi stesse sarebbero state eseguite comunque ed indipendentemente dall'esito della trattativa.

ADR - Chiestomi a questo punto di precisare se la trattativa sia stata avviata prima o dopo l'omicidio di Ignazio SALVO, rispondo che la trattativa venne avviata prima dell'omicidio di SALVO perchè RIINA me ne parlò prima di questo fatto e come ho già detto l'omicidio di SALVO non rientrava tra i fatti eclatanti da sospendere.


[?] - (09/11) ADR - Mi si chiede se Cosa Nostra si stesse procurando nuovi alleati esterni successivamente all'omicidio LIMA ed alle stragi del 1992. Gli unici contatti che mi risultano sono quelli inerenti alle richieste avanzate da RIINA e trasfuse nel c.d. papello.


[?] - (09/10) D.R.: Io avevo chiesto al BAGARELLA se egli fosse a conoscenza dell'identità del "contatto" di RIINA ma BAGARELLA mi ha dato una risposta negativa. BAGARELLA era effettivamente ed autonomamente a conoscenza della vicenda relativa al "papello" di cui, probabilmente, sapeva più di me. Ciò deduco non per qualche dato specifico, ma perché BAGARELLA aveva con RIINA una frequentazione più asidua.

Ricordo che del fatto del "papello" io e BAGARELLA parlammo subito dopo l'arresto del RIINA.


[?] - (09/10) D.R.: RIINA, dopo le stragi del 1993, non aveva fatto pervenire sue opinioni negative circa tali delitti; ciò almeno per quanto mi risulta.


[?] - (09/10) D.: Lei ha dichiarato di essere uno degli ideatori della strategia stragista del 1993. Ciò posto vuole spiegare perchè si progettò sin dall'inizio e si scelse poi di colpire beni monumentali fuori dalla Sicilia, tenuto conto che in Sicilia si trovavano numerosi beni monumentali di pari importanza (es. templi di Agrigento, duomo di Monreale, etc) in zone controllate da Cosa Nostra dove sarebbe stato molto più agevole eseguire le azioni criminose riducendo i rischi.

R.: Si è partito con Firenze ed altri posti turistici come Rimini e comunque posti del Nord e si seguì sempre tale indicazione.


[?] - (09/10) D.: Il 14 maggio 1993 venne compiuto l'attentato a Maurizio COSTANZO in via Fauro a Roma.

Tenuto conto che Costanzo si muoveva a Roma senza alcuna misura di sicurezza, che era estremamente semplice ucciderlo utilizzando armi da fuoco, ad esempio nei pressi della sua abitazione, e che, come lei stesso ha riferito, COSTANZO doveva essere ucciso per avere detto nel corso di una trasmissione televisiva del 1991 una frase ritenuta offensiva nei confronti di Francesco MADONIA, vuole spiegare perchè si decise di ucciderlo con le stesse modalità utilizzate per le stragi di Capaci e di via D'Amelio, utilizzando nel centro abitato una carica esplosiva di 80-100 chili di esplosivo, ben superiore alle necessità operative e suscettibile di uccidere decine di persone che casualmente si fossero trovate a passare nei luoghi ?

R.: Roma non è Palermo. La nostra possibilità era quella di agire solo con l'autobomba, mentre, per esempio, i catanesi avevano fatto sapere che loro potevano eseguire il delitto sparando al noto presentatore televisivo.

D.R.: L'idea di sopprimere il COSTANZO proveniva sia da noi che dai catanesi i quali la avevano maturata autonomamente.

Alla domanda se la decisione assunta dai catanesi abbia condizionato o influenzato in qualsiasi modo, anche rafforzandola la nostra analoga decisione, posso rispondere positivamente.

D.R.: Era il RIINA personalmente a disporre dell'informazione secondo cui a Roma l'attentato in danno del COSTANZO era eseguibile con l'autobomba. Il RIINA mi disse che già c'erano persone che stavano "lavorando" su COSTANZO. Ciò lo ebbi poi confermato dal BAGARELLA.

D.: Come mai solo tra la fine del 1992 e l'inizio del 1993, contemporaneamente ed autonomamente i catanesi e i palermitani decidono di uccidere COSTANZO per un fatto che si è verificato nel 1991?

R.: Credo che si tratti di un fatto casuale. Inoltre si voleva dare un segnale che arrestato RIINA Cosa Nostra era ancora vitale. Quanto alla domanda che mi viene posta in ordine alla possibilità che fosse sorta una nuova ed ulteriore ragione per eliminare il COSTANZO rispondo negativamente.


[?] - (09/10) Non so dire a chi sia stato consegnato il papello, ma sono sicuro, per avermelo detto lo stesso RIINA, che il papello fu effettivamente consegnato a qualcuno, anche se la risposta alle richieste ivi avanzate era stata negativa.


[?] - (09/10) Ribadisco che io ero a conoscenza del fatto che il RIINA aveva dei contatti per far cessare le stragi, ma non so dire con chi.

L'Ufficio mi fa presente che poiché io volevo perseguire autonomamente la strada della trattativa con lo Stato circa la situazione carceraria di mio padre, sembra strano che io non abbia chiesto a RIINA chi fossero i suoi contatti, anche per evitare di entrare in collisione con i suoi contatti e quindi con gli interessi di Cosa Nostra. Preciso che quando presi atto che non si poteva fare nulla nell'interesse generale di Cosa Nostra, chiesi ed ottenni dal RIINA l'autorizzazione a muovermi autonomamente sempre sulla "pista BELLINI". In ogni caso preciso che, di fronte ad un ordine del RIINA, mi sarei fermato anche se fossi arrivato a portare mio padre alla scarcerazione. In ogni caso, sapendo RIINA come mi muovevo io, egli non aveva alcuna difficoltà a scongiurare il rischi di una collisione tra le mie e le sue iniziative.

D.R.: I contatti del RIINA erano quelli del "papello" di cui ho parlato prima, ma non posso escludere che ne avesse altri, probabilmente su Palermo.


[?] - (09/10) RIINA se aveva un obiettivo lo perseguiva sapendo dove appoggiarsi e dove voleva arrivare, mentre BAGARELLA si mette il paraocchi e va avanti senza pensare alle conseguenze. RIINA aveva come obiettivi i nemici di Cosa Nostra e i magistrati in particolare.

D.R.: Nulla posso dire circa la mentalità di GRAVIANO Giuseppe, che conosco superficialmente. Di lui parlerò in relazione alla vicenda del figlio del DI MATTEO.

D.R.: Il gruppo che ha eseguito le stragi del 1993 era costituito, oltre che dal BAGARELLA, anche da MESSINA DENARO Matteo e GRAVIANO Giuseppe.


[?] - (09/10) Circa le stragi del 1993 non posso affermare nulla circa l'esistenza di "suggeritori" esterni.


[?] - (0910) Il RIINA mi disse che aveva fatto un "papello" di richieste dirette ad una persona che non so indicare e che si attendevano risposte. Si tratta della vicenda dei "contatti con lo Stato" di cui ho già parlato.in precedenti interrogatori.

Ricordo che BIONDINO, verso la fine del 1992, rappresentò che ci sarebbe voluto qualche altro "colpo" per indurre lo Stato a scendere a patti. Il RIINA, invece, aveva detto che bisognava fermarsi in quanto le trattative erano in corso.

D.R.: Le richieste contenunte nel "papello" consistevano nella modifica della legge Rognoni - La Torre, della legge Gozzini, nella riapertura del maxi e di qualche altro processo.

D.R.: Credo che ci fosse qualche richiesta inerente la legge sui pentiti, nonché altre richieste volte a fare uscire dal carcere alcuni vecchi mafiosi in cagionevoli condizioni di salute.

D.R.: Gli incontri con RIINA in cui si parlò di tali fatti si svolsero nella casa del GUDDO non uomo d'onore sita alle spalle di Villa Serena e nel baglio Biondo. Alle stesse partecipavamo sempre in pochi e solitamente eravamo solo io, RIINA, BIONDINO, GANCI e CANCEMI.

GRAVIANO, AGLIERI, SPERA, CANCEMI, FARINELLA, LA BARBERA, MOTISI Matteo e forse altri hanno preso parte ad altre riunioni ma in questo caso non si ebbero ad affrontare gli argomenti predetti.

In queste riunioni io ebbi da RIINA l'autorizzazione ad occuparmi "di DI MAGGIO", per il dopo le feste, e pensavo di far ciò in Toscana o a Novara.
[?] - (08/20) Poste a questo punto domande circa la Torre di Pisa, BRUSCA dice:

Ho già riferito la conversazione, alla quale assistevo senza farmene accorgere, tra BELLINI e GIOE' nel corso della quale vi fu l'uscita di GIOE' sulla Torre di Pisa.

Mi si da' lettura testuale di quanto ha dichiarato al P.M. di Firenze l'1.7.1996 Gioacchino LA BARBERA che ha precisato che fu pensato che un modo possibile per fare un'azione alla Torre di Pisa era adoprare uno zainetto riempito di esplosivo da portare sulla Torre con l'utilizzo di un telecomando dal basso. Escludo di aver mai elaborato o partecipato ad elaborare un discorso operativo sulla Torre di Pisa. A livello "accademico" un discorso come quello riferito da LA BARBERA può esserci stato ed anzi ora mi rammento che ciò avvenne in occasione di quell'incontro a Santa Flavia in cui, alla presenza mia, di BAGARELLA, di LA BARBERA e di GIOE', MAZZEI raccontò di aver lasciato una bomba a mano a Firenze. MAZZEI raccontò che per fare l'operazione aveva superato la presenza o di guardie giurate o di personale di custodia. Chiacchierando sull'argomento venne allora di chiedergli come uno avrebbe potuto fare se avesse voluto far qualcosa di simile alla Torre di Pisa e MAZZEI disse che nascondendo in uno zainetto quello che uno avesse voluto portare (da turista, come dico ora durante la verbalizzazione) l'operazione poteva riuscire. Ripeto che si è trattato, mi riferisco a quanto è avvenuto con la mia presenza, di un discorso assolutamente accademico;
[?] - (08/14) A domanda: non mi risulta che "cosa nostra" abbia mai attenzionato o praticato, in altre occasioni, obiettivi come quelli delle stragi del 1993.


[?] - (08/14) Dopo le stragi di Palermo, e l'incarico dato a me di un attentato al giudice GRASSO, da me non attuato per le ragioni già dette, RIINA aveva "messo il fermo su tutto".

RIINA mi disse personalmente che aveva avuto dei contatti con "qualcuno" e questo "qualcuno" gli aveva chiesto, più o meno, "cosa vuoi per finire queste cose ?"

RIINA mi disse di avere fatto un "papiello" di richieste ma che poi la risposta era stata negativa, perché erano troppe. Questo discorso me lo fece sotto le feste di Natale del 1992.

In quel periodo l'unico progetto al quale io mi dedicavo, e che pensavo di attuare subito dopo le festività, era quello di eliminare DI MAGGIO Baldassare. Cercavo appunto di sapere dove egli si trovasse, anche facendo ricerche presso i suoi parenti in Toscana.

Dopo l'arresto di RIINA, si verificò un "fermo momentaneo" ed io non pensai più nemmeno a DI MAGGIO. Nelle riunioni si esponevano tante idee; io pensai di riprendere i contatti con BELLINI, essendo ancora libero GIOE' Antonino. Ma la cosa non ebbe seguito, anche per le tergiversazioni di BELLINI che era debitore di una grossa somma.

Comnciarono ad affiorare dei contrasti tra il mio gruppo e BAGARELLA, il quale "sfogava", e cioé si risolveva a fare tutto quello che gli passava per la testa.

Tra le tante idee di quel periodo c'era anche quella di andarcene all'estero. Ricordo che in una riunione a Santa Flavia, SANGIORGI ci fece vedere delle cassette filmate su proprietà che si potevano comprare a buon prezzo, all'estero, credo a Santo Domingo.

BAGARELLA era di contrario avviso e mi disse le parole "finché c'è l'ultimo corleonese vivo si va avanti."

Sempre nello stesso periodo vi furono i contatti con i catanesi (non con SANTAPAOLA che secondo me non ne sapeva nulla) bensì con PULVIRENTI. I catanesi dissero che avevano la possibilità di mettere le mani su Costanzo. Io dissi: "fatelo."

A D.R.: E' ben possibile che contemporaneamente BAGARELLA stesse già lavorando sullo stesso obbiettivo di COSTANZO, però non so con chi e come.

Nell'ambito dei contatti con i catanesi GIOE' Antonino ebbe anche un incontro con PULVIRENTI.


[?] - (08/14) Sicuramente a conoscenza dell'originaria decisione di un attentato contro COSTANZO era RIINA. Fu lui che mi disse personalmente "gli dobbiamo rompere le corna - tu che puoi fare ?" Mi disse anche che comunque c'erano anche altri che stavano lavorando a quel progetto.

RIINA non disse chi erano gli altri ma, secondo la mia esperienza e conoscenza di persone e situazioni, doveva probabilmente trattarsi dei GRAVIANO (mi riferisco a Giuseppe, come dico in sede di verbale) e di MESSINA DENARO Matteo, uomini di assoluta fiducia di RIINA.

A D.R.: Non so perché il progetto contro COSTANZO sia stato congelato per lungo tempo, dal momento della iniziale decisione. Convengo con Loro che è ben possibile che il congelamento sia stato determinato dalle stragi commesse a Palermo nel 1992. Era meglio iniziare in Sicilia e poi passare fuori dalla Sicilia, anche per precauzione.


[?] - (08/14) Di questa strategia di "intimidazione" erano al corrente MESSINA DENARO Matteo, i fratelli GRAVIANO (propendo per Giuseppe, come preciso ora nella verbalizzazione), MANGANO Antonino, BAGARELLA Leoluca.

Parlavano di un loro qualche collegamento a Roma.

Per quanto mi risulta, di ciò invece non era a conoscenza CANCEMI Salvatore. Ciò deduco dal fatto che, dopo l'arresto di RIINA e dopo che già c'erano stati uno o due attentati nel continente, nel corso di una riunione cui partecipammo io stesso, CANCEMI, GANCI Raffaele e LA BARBERA Michelangelo, CANCEMI, facendo riferimento appunto agli attentati, chiese "Ma queste cose ?" Io gli dissi che non ne sapevo nulla e non aggiunsi altro.Nessuno degli altri presenti intervenne.

Questa era una delle tante riunioni che si facevano in quel periodo, per vedere cosa si poteva fare.

Nel corso di quella specifica riunione, ricordo che CANCEMI accennò alla possibilità di contattare l'On.le MATTARELLA, quello vivo, per dargli un aiuto e per ricevere in cambio un altro aiuto che, a dire del CANCEMI, poteva consistere nella estensione ai detenuti mafiosi dei benefici della legge "Gozzini".

CANCEMI non fu più preciso al riguardo, e null'altro io quindi so sull'argomento.

La riunione si svolse nella casa di GUDDO Girolamo inteso "zu' Mommo", cioè nella casa alle spalle di villa Serena che spesso veniva adoperata da CANCEMI per riunioni.

Il GUDDO di cui parlo è solo omonimo di GUDDO Girolamo, uomo d'onore.


[?] - (08/13)Per quanto concerne i progetti di attentato agli agenti di polizia penitenziaria, posso dire che dagli uomini d'onore di Mazara (forse AGATE Mariano) e comunque del trapanese, era arrivato un elenco di nomi, che non ricordo, di agenti che operavano a Pianosa e che si diceva maltrattassero i detenuti.

L'incarico di procedere alla loro soppressione venne smistato, tramite me, alla famiglia di Sciacca ed a qualcuna del trapanese, forse Santa Ninfa, anche se poi non se ne fece più nulla.

Si tratta di quel progetto di cui è traccia nelle intercettazioni ambientali di via Ughetti.

Più recentemente, avevo dato incarico a MESSINA DENARO Matteo di far rintracciare un sardo, che non ho mai visto, già amico di MILAZZO Vincenzo con il quale era stato condetenuto; questo sardo aveva mantenuto dei rapporti con gli alcamesi, ed in particolare con FERRO Giuseppe e con LENTINI Agostino, anche perché in passato era stato ospitato da MILAZZO e da FERRO a seguito, forse, di un conflitto a fuoco o qualcosa del genere.


[?] - (08/11m) Il Pubblico Ministero di Firenze, a questo punto, fa notare che un collaboratore ha recentemente riferito di un discorso avuto con una persona che agli attentati aveva partecipato direttamente e che, appreso che gli attentati erano stati fatti per far togliere la normativa antimafia ed in particolare quella sul "carcere duro", lo stesso collaboratore aveva replicato che a suo parere era scontato che gli attentati mai e poi mai avrebbero potuto far migliorare la situazione da quel punto di vista.

Dice allora - il Pubblico Ministero a BRUSCA - che se questo tipo di considerazioni sono state fatte a livello anche di "manovalanza" di Cosa Nostra, è da pensare che a maggior ragione siano state fatte in discorsi svoltisi tra BRUSCA ed interlocutori di pari livello.

BRUSCA dichiara:

Come ho detto fin dall'inizio il progetto iniziale, e fino a quando io ne sono stato interno, era quello di dare segnali senza commettere fatti eclatanti. Non so dire come mai si sia passato ad un certo punto alla realizzazione effettiva di quelle cose che io intendevo soltanto minacciare. A mio avviso era assolutamente inutile che io contestassi agli esecutori dei fatti l'errore compiuto. Sarebbe stato come "battere contro un muro".
[?] - (08/11m) D.R.: Ho appreso le notizie sulle stragi del 1993 solo dai giornali. Il movente delle stesse per me era pacifico in quanto si era discusso in precedenza di azioni criminose da fare fuori dalla Sicilia, anche se si trattava di azioni che non dovevano essere gravi come quelle poi effettivamente compiute: quando io partecipavo a questi discorsi, le azioni dovevano essere compiute con la precauzione di fare arrivare per tempo all'autorità degli avvisi per telefono per scongiurare conseguenze gravi.

Io ho sempre pensato, ad attentati commessi, che il loro esito era esattamente l'opposto di quello sperato.

D.R.: Dopo l'esecuzione delle stragi del 1993 io ebbi modo di parlare con MESSINA DENARO Matteo, SINACORI Vincenzo (mi pare fosse presente anche SINACORI quando SPATUZZA venne "combinato") e, forse, con lo stesso SPATUZZA, ai quali feci presente il pessimo risultato ottenuto, ma non mossi accuse specifiche ad alcuno di loro.
[?] - (08/11m) Preciso che nemmeno PROVENZANO era a conoscenza di tali fatti, tanto che, dopo l'arresto del BAGARELLA, egli mi chiese come mai fossero stati realizzati gli attentati nel continente. Io mi stupii di tale domanda ma non potei fornire alcuna spiegazione al PROVENZANO.

A specifica richiesta di precisazione del P.M. di Firenze che non capisce come mai PROVENZANO fosse nella necessità di essere ragguagliato, da BRUSCA ed addirittura dopo due anni da quando i fatti erano successi, dei termini della vicenda degli attentati, preciso: potrà apparire strano il fatto che il PROVENZANO abbia aspettato l'arresto del BAGARELLA per chiedere spiegazioni a me su tali delitti, ma non posso che ribadire che i fatti siano andati proprio così.

Aggiungo che, trattandosi di fatti che si andavano a commettere fuori dalla SICILIA, chi li voleva eseguire lo poteva fare senza chiedere autorizzazioni e senza informare alcuno. E' una regola generale di cosa nostra. Anche io, se avessi voluto mettere una bomba da qualche parte fuori della Sicilia, lo avrei potuto fare senza bisogno di farmi autorizzare da qualcuno.

Devo al riguardo anche riferire che dopo l'arresto del RIINA in Cosa Nostra si crearono due schieramenti dei quali uno faceva capo al PROVENZANO e l'altro al BAGARELLA.

Mi viene ora in mente che il PROVENZANO in realtà a suo tempo aveva già chiesto al BAGARELLA spiegazioni sugli attentati, ma quest'ultimo non gli aveva detto nulla. Ciò appresi perché il BAGARELLA mi disse che il suo "paesano" (riferendosi quindi a PROVENZANO) si lamentava per gli attentati del 1993 e che egli aveva risposto al PROVENZANO che se lui si riteneva estraneo poteva anche mettersi un cartello davanti con scritto che egli non c'entrava nulla con le stragi di Firenze e Milano.

D.R.: PROVENZANO era fautore di una c.d. linea morbida (calati juncu ca passa la china), mentre BAGARELLA era, secondo il suo modo abituale di fare, molto più determinato e disposto a compiere azioni eclatanti in relazione ad un certo scopo, quando si fosse prefisso un certo qual scopo.

Io prendevo atto di tali contrasti e me ne stavo in un angolo; mi occupavo di gestire il mio territorio.

A domanda del P.M. di Palermo circa le composizioni dei due schieramenti il BRUSCA dichiara:

Erano dalla parte di PROVENZANO, AGLIERI, GIUFFRè e SPERA, mentre al BAGARELLA erano, almeno all'inizio, legati MESSINA DENARO Matteo, i MADONIA, i GRAVIANO, CUCUZZA e MANGANO Vittorio. Io ero tra quelli vicini al BAGARELLA.
[?] - (08/10p) D.R.: Il motivo per cui si è sospeso l'attentato a COSTANZO va ricercato nel fatto che vi era stato un contatto tra il RIINA ed esponenti dello Stato, mediante cui questi ultimi volevano sapere quale fosse lo scopo di Cosa Nostra in relazione agli attentati del 1992. Tale contatto, risalente al Natale del 1992, non era andato a buon fine e poi erano stati arrestati successivamente il RIINA e il GIOè.


[?] - (08/10P) D.R.: La decisione di uccidere il COSTANZO era sorta, appunto, nel 1990 - 1991. Il RIINA mi disse che aveva già affidato l'incarico di uccidere il COSTANZO e credo che di tale fatto si dovessero occupare MESSINA DENARO Matteo e i fratelli GRAVIANO, ma questa è solo una mia deduzione.


[?] - (08/10P) D.R.: Circa l'idea di eliminare il COSTANZO Maurizio, posso affermare che nel nostro interno si attribuiva alla moglie di Aldo MADONIA la colpa di quello che era successo, mentre il COSTANZO era responsabile ai nostri occhi per una trasmissione televisiva nel corso della quale lo stesso aveva affermato, parlando di un presunto cancro che aveva colpito MADONIA Francesco, "se non ce l'ha che gli venga". Questa affermazione del COSTANZO risaliva al 1990 -1991.


[?] - (08/10p) D.R.: Circa l'idea di eliminare il COSTANZO Maurizio, posso affermare che nel nostro interno si attribuiva alla moglie di Aldo MADONIA la colpa di quello che era successo, mentre il COSTANZO era responsabile ai nostri occhi per una trasmissione televisiva nel corso della quale lo stesso aveva affermato, parlando di un presunto cancro che aveva colpito MADONIA Francesco, "se non ce l'ha che gli venga". Questa affermazione del COSTANZO risaliva al 1990 -1991.


[?] - (08/10p) A domanda del P.M. di Firenze circa eventuali riferimenti alla Torre di Pisa, il BRUSCA dichiara:

Il GIOE' parlando con il BELLINI del fatto di dare un colpo allo Stato e in particolare al turismo, chiese allo stesso cosa sarebbe successo se un giorno la Torre di Pisa non fosse più esistita e il BELLINI gli rispose che la città sarebbe stata messa in ginocchio.

Preciso che tale idea, come tante altre analoghe (avvelenare brioches, mettere siringhe infette nelle spiagge, etc.), era solo finalizzata a creare terrore in quanto consideravamo sempre l'idea di avvisare le Autorità del pericolo da noi innescato e, quindi, in quel momento non c'era il progetto di compiere azioni eclatanti come quelle poi in effetti realizzate.

D.R.: Il BAGARELLA e il MAZZEI trattarono della bomba messa a Firenze quando ci trovavamo nella casa di proprietà di Gaetano SANGIORGI a Santa Flavia, presenti anche il GIOè e il LA BARBERA Gioacchino. Preciso che tale notizia ci prese tutti, BAGARELLA compreso, di sorpresa.


[?] - (08/10m) Ho deciso di mettere fine alla mia attività criminale e di dare un taglio al mio passato. Sono disponibile a rendere dichiarazioni su tutto quanto a mia conoscenza e, per esempio, sono uno dei mandanti delle stragi del 1993, sono in condizione di narrare tutto sulla strage di Capaci, posso dire qualcosa sulla strage di via D'Amelio e su tanti altri fatti di sangue che mi hanno visto diretto protagonista.[?] - (07/27) Stragi del 1993 di cui si occupa la Procura di Firenze. Preciso che io non ho contribuito alla fase esecutiva ma ho partecipato all'ideazione. Al riguardo posso subito dire che vi era un tizio che aveva rapporti con qualcuno dell'Arma dei Carabinieri che si incontrava con GIOE' Antonino. Allo stesso abbiamo fatto avere stupefacenti perché volevamo vedere fin dove questo si spingesse. Un giorno il tizio ci portò delle fotografie di quadri e ci chiese un aiuto per recuperarli. Io ne parlai con il RIINA con cui stabilimmo di chiedere in cambio al tizio gli arresti domiciliari per PULLARÀ Giovan Battista, per mio padre, per CALO' Giuseppe e per GAMBINO Giacomo Giuseppe. Il RIINA mi fece avere delle fotografie di quadri che compresi che dovevano essere in possesso di CANCEMI Salvatore. Mostrai le foto al maresciallo il quale mi disse che al massimo si poteva impegnare per mio padre e per il GAMBINO. Il RIINA mi disse che allora non se ne faceva niente. Io però mi mossi autonomamente e tramite il MESSINA DENARO Matteo riuscii ad ottenere qualche pezzo pregiato.