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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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INDICE:

TRATTATIVA"Papello":
1 La trattativa venne avviata prima dell'omicidio di I. Salvo.
3 Bagarella sapeva certamente dlla trattativa; disse a Brusca, quando l'arresto di Riina c'era già stato, che non conosceva l'identità dell'interlocutore. Comunque della trattativa Bagarella sapeva almento quanto Brusca.
7 Il papello fu sicuramente consegnato a qualcuno, ma Busca non sa a chi.
8 I contatti che aveva Riina avevano come obbiettivo quello di far cessare le stragi.
11 Dopo aver fatto il papello, Riina attendeva di avere risposte. Alla fien del 1992 Biondino gli disse che ci sarebbe voluto qualche altro colpo. Le richieste del papello riguardavano la legge Gozzini, la Rognoni - La Torre, la riapertura del maxi ed altro. Forse anche legge sui pentiti.
Gli incontri in cui si parlò, con Riina, di questa vicenda si svolsero in casa di Guddo (non u.o.): 14 Riina gli disse che qualcuno lo aveva avvicinato e sostanzialmente gli aveva chiesto cosa vuoi per finire con queste cose ? Dopo di che Riina -verso le feste di Natale- gli disse che la risposta era stata negativa, perché le sue richieste erano state eccessive.
60 (Riina dette ordine di fermarsi, con la spiegazione si sono fatti sotto; si tratta della situazione sfociata nella vicenda del papello, e non ha niente a che fare con la vicenda-Boboli; per dare una accelerata alla trattativa, Riina aveva pensato di dare un altro colpo, e cioè di eliminare Grasso. In questo interrogatorio Brusca inserisce nel contesto anche gli attentati alle sedi della DC, sbagliando epoca),
68 (le uccisioni di Falcone, Borsellino e di altri esponenti del mondo politico-istituzionale quali Mannino, Vizzini ed altri, vennero sospese quando si avviò la trattativa tra Riina e le entità esterne a "cosa nostra"),


TRATTATIVA"Papello"\BLOCCO:
1 La pendenza della trattativa comporta che Riina ferma una serie di azioni delittuose: eliminazione di Purpura, Vizzini, Mannino e magistrati. Sul fato che in quell'estate venne comunque fatto l'attntato a Germanà, dice che si trattava di eliminare un nemico. Anche se la tattativa fosse stata avviata prima di Capaci, l'eliminazione di Falcone e di Borsellino sarbbe stata eseguita comunque.
14, (specifica l'epoca in cui Riina ebbe la risposta negativa alla richieste del papello. Richiama l'uccisione -del ferragosto del 1992- di "Zichittella padre"- nella guerra di Marsala. Alla data di questo fatto Brusca non sapeva che Riina avesse in corso una trattativa. Mentre invece, prima che si verifichi l'eliminazione di I. Salvo, Brusca sapeva della trattativa e della risposta negativa avuta da Riina. Dopo di che Riina non è più tornato sull'argomento e, in particolare, mai gli ha detto che la trattativa si era definitivamente chiusa),
71 (sulla data in cui venne a sapere da Riina che c'era stata una risposta negativa alle richieste del papello -avendo in precedenza riferito che la confidenza gli era stata fatta sotto Natale del 1992- ricostruisce i tempi: eliminazione Zicchitella-padre del ferragosto del 1992 e dice che da prima che si verificasse questo fatto sapeva che Riina stava gestendo la trattativa. All'epoca dell'eliminazione di SALVO sapeva che a Riina erano state opposte delle difficoltà. Riina però disse che "non aveva chiuso la porta". Riina sull'argomento non è più tornato con lui e quindi non ha mai saputo che la porta si fosse definitivamente chiusa.
75 (Riina aveva dei contatti, quelli del papello, per far cessare le stragi (si riferisce alla campagna del 1992. Risponde a domande su come si consiliasse la trattativa che portava avanti in proprio nell'interesse della posizione del padre e quella che conduceva, con il papello, Riina),
80 (la trattativa di Riina non aveva nulla a che fare con la vicenda-Bellini),
86 (non sa chi fosse stato l'interlocutore di Riina. La richiesta del papello verteva sui processi, sul sequestro dei beni, sul trattamento carcerario e sulla "Gozzini",
87 (Riina ha parlato in presenza di Brusca due sole volte della trattativa: la prima per dirgli che si erano fatti sotto; la seconda per dirgli che gli avevano detto di no ... ma non è stata chiusa ... ci vorrebbe un altro colpetto, alludendo ad un altro attentato. Questo discorso è più o meno coevo all'omicidio di Ignazio Salvo)
104 (Tra la vicenda della trattativa del papello e la vicenda-Bellini non vi è stato alcun punto di contatto)
105 (Non sa chi abbia messo in buona forma scritta le richieste del papello. Riina, per forzare la trattativa, pensava ad un altro colpetto: si pensò ad eliminare il giudice Grasso, ma il progetto fu abbandonato per ragioni di tipo tecnico.)

TRATTATIVA"Papello"\Incontri:
11,

TRATTATIVA"Papello"\Attentati alle sedi della D.C.:
33 (voluti da Riina e da Biondino, in epoca prossima alle stragi del 1992, con la motivazione "ci vuole un'altra botta"),
34 (sempre su indicazione di Biondino: servivano per forzare la mano dopo le stragi del 1992, per indurre lo Stato alla trattativa. Sbaglia l'epoca: gli attentati sono della fine del marzo-primi di aprile del 1992)
67 (sul fatto che gli attentati sono stati invece compiuti tra gli ultimi del marzo e i primi di aprile del 1992, ripete come e da chi sono stati eseguiti)

__________________


STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA":
28 (rapporti privilegiati tra i trapanesi e i corleonesi)

STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\FERRO Giuseppe e RIINA:
29 (anche per precedente rapporto tra FERRO Giuseppe e GAMBINO Giacomo Giuseppe, e per insediamento di FERRO Giuseppe alla guida del mandamento di Alcamo)

STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\GRAVIANO Giuseppe:
30 (anche per considerazione da parte di RIINA Salvatore e per rapporto di parentela con GUTTADAURO Filippo. "uomo d'onore" di "Roccella, e quindi di GRAVIANO)

STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\PROVENZA-NO:
40 (in cui parla di incontro, dopo arresto di Riina, in cui fu deciso che il capo-mandamnto di Corleone diventava Provenzano che però si sarebbe consultato con Bagarella)
124 Prima che Riina fosse arrestato, Bagarella aveva buoni rapporti sia con lo stesso Riina sia con Provenzano. Provenzano era sottoposto a Riina e non partecipava mai alle riunioni. Comunque Riina e Provenzano tra loro parlavano di tutto.
Sui rapporti tra Bagarella e Provenzano, dice che, dopo l'arresto di Riina, vi fu una riunione a casa di Sangiorgi e Bagarella disse che fino a che ci fosse stato vivo l'ultimo dei corleonesi, si doveva andare avanti. Brusca ne trasse l'opinione che Bagarella andasse avanti per i fatti suoi, ma non poteva andare a dire alcunché a Provenzano. Occorreva che gli eventi aprissero gli occhi a tutti.
Dopo l'arresto di Bagarella, Brusca e Nicola Di Trapani ebbero incontri con Provenzano il quale chiedeva spiegazioni su quello che aveva fatto Provenzano. Provenzano avrebbe potuto chiedere a Messina Denaro spiegazioni su quello che stava eseguendo Bagarella, ma gli sarebbe stato risposto di andarlo a chiedere al suo paesano.
125 Bagarella potè dare a Provenzano una risposta praticamente offensiva (quella del cartello al collo con la scritta "non ne so niente"), perché Bagarella faceva quello che voleva.


STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\BAGARELLA:
123 In effetti Bagarella, avendo violato più volte le regole, doveva essere eliminato. Ma l'arresto di Riina e i nuovi equilibri che doveva assumere la famiglia di Corleone (vd. riunione con Bagarella, Provenzano, Grizzaffi) impedì che l'eliminazione fosse eseguita.


STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\MAZZEI:
77 (Brusca, Bagarella e Gioè nel 1992 si recarono assieme a Catania per incontrarsi tra l'ltro con Santapaola e proporgli, su incarico di Riina, l'aaffiliazione di Mazzei. Santapaola mandò i saluti per Riina, che non vedeva da dieci anni.



STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\Rapporti tra Riina e Brusca nella seconda metà del 1992:
55 (sulla parola "picciutteddu", è vero che era stato lui a pensare di rimettere nella famiglia di Castellammare Nino Valenti. Peraltro Riina non poteva che essere soddisfatto di lui per quanto aveva fatto, e stata facendo nell'ultima parte dell'anno, nel 1992 -azioni omicidiarie, investimento di denaro in operazioni in campo di stupefacenti),
78 (Per l'attentato di Capaci, Brusca fu messo al corrente di come lo si stava progettando tra febbraio e marzo del 1992, nella riunione a casa di Guddo Girolamo, presenti Riina, Biondino, Ganci, Cancemi: fu convocato per sapere se aveva modo di procurarsi esplosivo e trovare chi era in grado di far funzionare il telecomando; Brusca si avvale di Rampulla che fa intervenire ad una seconda riunione, sempre in casa di Guddo. In sostanza Brusca fu messo di fronte ad una decisone, operativa, che era già fatto acquisito per altri uomini di mafia.)
147 Ripete che prima della riunione a casa di Guddo non aveva saputo che era stata decisa l'eliminazione di Falcone. Si mise a disposizione di Riina.
91 (E' vero che una volta Riina voleva uccidere Brusca in relazione ad un traffico di stupefacenti che Brusca voleva gestire con Salvo Madonia, a Salemi, e di cui non aveva parlato a Riina. Quando Biondino gli accennò (solo) al lavoro -che poi Brusca capì essere l'attentato a Borsellino- che stavano eseguendo, Brusca considerò che venivano prese decisioni delle quali non veniva messo al corrente).
109 Non conosce le ragioni per le quali Riina, nella seconda metà del 1992, poteva esser insoddisfatto di lui, visto che aveva ben eseguito Capaci e l'eliminazione di Salvo.


STRUTTURE ORGANIZZATIVE DI "COSA NOSTRA"\Rapporti tra Brusca, Bagarella, Graviano e Messina Denaro:
126 La decisione di sequestrare il figlio di Di Matteo fu presa tra le persone in questione.
____________________


STRATEGIA\GENERALE\LINEA STRATEGICA DI RIINA:
13,
32 (per disegno strategico di Riina, dopo la chiusura del maxi: progetto di eliminare altri uomini politici, tra i quali Martelli, oltre a Lima),
38 (anche per incontri che si facevano a casa di Sangiorgi, presenti Brusca, Bagarella, Gioè, La Barbera, Scardina),
39 (anche per azione contro GRASSO);
49 (in cui dice che all'epoca degli incontri nella casa di Santa Flavia -quella di Sangiorgi- si parlava di azioni (siringhe, carica di esplosivo che non doveva però esplodere, alla Torre di Pisa) di tipo intimidatorio e di azioni contro obbiettivi istituzionali -come voleva Riina-),



STRATEGIA\GENERALE\BELLINI:
37 (cita incontro a casa di GUDDO tra febbraio e marzo del 1992, presenti Biondino, Riina, Ganci Raffaele, Cancemi, Brusca: si tratta della prima volta in cui sente parlare della possibilità di colpire Falcone in Sicilia. Non parlò con RIINA Salvatore dei contatti tra BELLINI e GIOE'),
57 (Bellini non ha mai detto fate questo o fate quello; Bellini prospettava cosa sarebbe successo facendo certe cose (es.: furto di un quadro agli Uffizi, disperdere siringhe sulle spiagge, uso di un elicottero per fare una evasione). Bellini appariva affidabile, dal momento che per la vicenda dei quadri aveva portato una controproposta. Brusca teneva Riina informato di tutta la vicenda di Bellini-Gioé),
60 (Brusca voleva portare avanti il progetto-Bellini, nell'interesse del padre Bernardo. A tale scopo Brusca voleva proseguire con azioni tipo quella di Boboli. Riina, che aveva detto no alla controposta limitata a due soli uomini d'onore, ne era stato informato ed aveva dato il suo benestare),
65 (all'epoca dell'omicidio di Lima erano già in corso i contatti tra Bellini e Gioé, ma vertevano ancora su discorsi di carattere personale. I discorsi sui quadri e sulla trattativa sono di una seconda fase: all'epoca dells strage di Capaci erano già in corso questi discorsi, tanto che fece la richiesta a Rampulla, mentre erano in atto le fasi preparatorie dell'attentato a Falcone. La individuazione dei quadri da offrire come merce di scambio fu effettuata in epoca vicina a quella della strage di Capaci),
72 (ignora la ragione per cui Gioé, nella lettera, menzionva il nome di Bellini. Avevano il sospetto che Bellini fosse un infiltrato, visto che la trattativa dei quadri non aveva portato risultati),
73 (Bagarella partecipava ai discorsi tra Brusca e Gioé relativamente a Bellini. Brusca e Bagarella, se lo avessero voluto, avrebbero potuto compiere azioni del tipo di quelle di cui avevano parlato Gioé e Bellini, anche senza bisogno di avvisare Riina; fermo restando che Brusca, se avesse intrapreso la strategia della intimidazione, avrebbe informato di ciò Riina. Mazzei riferì che, telefonando all'ANSA, si era espressamente riferito alla situazione dei carcerati. Riina era tenuto inormato, in via generale, da Bagarella.),
75 (Riina lo autorizzò a proseguire nella trattativa dei quadri, a titolo personale e a beneficio del proprio padre; se Riina gli avesse detto di fermarsi lo avrebbe fatto),
79 (sapeva che Bellini era pilota di aereo; non ha mai saputo che, in seguito, qualcuno sparò a Bellini. A Bellini veniva data corda per vedere dove potevano arrivare),
80 (Non ha mai saputo dove stava Bellini; da Messina Denaro ebbe la foto di un'anfora e di un animale senza testa. Riconosce, in linea di massima, le foto che Gioè dette a Bellini),
84 (Bellini, che aveva espressamente parlato dei suoi rapporti con un maresciallo che si occupava di recupero di opere d'arte, era sospettato per la sua vicinanza alle forze dell'ordine e si era anche pensato di ucciderlo, senonché si profilò la possibilità di intavolare la trattativa e quindi la decisione di ucciderlo fu sospesa),
85 (Bellini venne ad incontrare Gioè, con il quale si era conosciuto durante una comune detenzione; Gioè chiese a Bellini di fargli da padrino per la cresima del figlio; Bellini, quindi, cominciò a fare alluioni a suoi rapporti con politici e da qui il sospetto che facesse parte dei servizi segreti. Bellini voleva comprare stupefacenti, che poi gli firono forniti; poi disse che se si volevano guadagnare soldi si potevano recuperare opere d'arte e consegnarle a pagamento allo Stato; propose di fare il furto di un piccolo quadro molto famoso, degli Uffizi. Dopo "Capaci", Brusca e Bagarella parlavano spesso di ricattare lo Stato, seminando panico, essendo stato introdotto il carcere duro. Bellini parlando con Gioè accennò alla possibilità di scambiare opere d'arte con miglioramenti per i detenuti. Bellini una volta portò foto di opere d'arte proponendone il recupero. "cosa nostra" non disponeva di quello opere e allora Riina fece avere le foto di altre opere d'arte, possedute da "cosa nostra"; venne quindi detto a Bellini che le persone per le quali si chiedeva il miglioramento erano Luciano Leggio, Giovan Battista Pullarà, Giuseppe Giacomo Gambino e Pippo Calò (dal che Brusca deduce che le opere d'arte potevano essere nella disponibilità di Cancemi), Bernardo Brusca. Bellini fece sapere che c'erano possibilità solo per gli arresti ospedalieri in una struttura militare, solo per Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino. Riina rifiutò la controproposta, pur autorizzando Brusca a muoversi autonomamente per la posizione del padre. A seguito di ciò Brusca ottenne delle fotografie, di un'anfora e di altro, da Messina Denaro. Sia per l'inizio della collaborazione di Pino Marchese, sia per il successivo arresto di Gioé e di La Barbera il contatto con Bellini si interruppe),
89 (le foto con le opere d'arte che lo Stato voleva recuperare furono date a Brusca all'interno della gioielleria di Geraci Francesco),
90 (Bellini, nel parlare con Gioè, menzionava suoi rapporti con Andreotti, tramite un avvocato -conferma che si tratta dell'avv. Ascari- vicino a Andreotti e al direttore del carcere di Torino),
92 (L'avv. Ascari, stando a Gioè che riferiva i discorsi di Bellini, poteva fare ottenere trattamenti carcerari attenuati. Gioé disse anche a Brusca che Bellini faceva parte di un'organizzazione terroristica, che poteva avere la disponibilità di guidare un elicottero per organizzare l'evasione di qualche "uomo d'onore". Bellini aveva anche appoggi in Sud America -Argentina o Venezuela- utili anche per la latitanza di uomini di mafia. L' "uomo d'onore" individuto per la fuga in elicottero fu Antonino Marchese; Brusca ascoltò una sola volta una conversazione tra Bellini e Gioé, relativa alla situazione carceraria proprio del padre e di altri. Brusca si era nascosto in un soppalco. Ai discorsi di Gioè, Bellini fruiva di un rapporto diretto con Andreotti),
94 (i primi contatti tra Bellini e Gioé precedono la strage di Capaci. Brusca non sa la ragione per cui Gioé menzionò Bellini nella lettera: ipotizza che Gioé volesse mandare un messagio, avendo capito che erano stati giocati da Bellini),
95 (Bellini, all'epoca dei primi contatti con Gioè, disponeva, sulla sua auto Fiat Tipo bianca, di un telefono veicolare),
96 (ripete di non aver mai conosciuto di persona Bellini. Una volta vide una tessera con la dicitura non valida per l'espatrio. Bellini nella stessa occasione consegnò a Gioè un passaporto intestato a uno di Bari, chiedendo che vi fosse applicata la sua foto. L'arresto di Gioè bloccò anche l'operazione di falsificazione dei documenti. Brusca spedì Mario Gioé e Salvatore Bentivegna a casa di Bellini per restituirgli i due documenti, ma Bellini non fu rintracciato. Tra Bellini e Gioé gli incontri furono numerosi. Ripete di aver sentito una sola volta la voce di Bellini, un po' prima della strage di Capaci. Ne è sicuro perché l'incontro fu a Altofonte e dopo "Capaci" Brusca non ha più rimesso piede a Altofonte. Gioé alzava il tono della voce, tanto da insospettire Bellini. Parlarono di opere d'arte e dello scambio con miglioramenti per i detenuti. Dice che dopo questo incontro vi fu la consegna a Bellini delle loro foto e poi la consegna delle altre foto da parte di Bellini. Il materiale consegnato da Bellini era custodito in una busta gialla grande che recava l'annotazione di un nome di un maresciallo. Dice di aver ricevuto queste foto tra luglio e agosto del 1992, quando si trovava a Castellammare -epoca in cui avvenne l'omicidio di Milazzo-; affidò queste foto a Gino Calabrò. Quando il discorso con Bellini si chiuse definitivamente dette disposizioni per la dustruzione del materiale portato da Bellini. Gioé e lo stesso Brusca utilizzavano ad Altofonte un'altra abitazione oltre a quella della madre di Gioé e a quella che Gioé si stava facendo costruire: era di proprietà di Mario Santo Di Matteo. Brusca ha udito, senza essere visto, una sola conversazione tra Gioé e Bellini. "In effetti fu da Bellini che ci venne il suggerimento circa la possibilità non solo di trattare con lo Stato ma anche di mettere in ginocchio lo Stato con azioni some quella alla Torre di Pisa o le siringhe sulla spiaggia, fatti questi che avrebbero nuociuto agli interessi pubblici nel settore del turismo. Alla domanda di riassumere il senso generale dei discorsi con Bellini, dice che i rapporti tra Gioé e Bellini iniziano sulla base del recupero crediti e di questioni personali; poi si allargano al discorso delle opere d'artee dell'interesse dello Stato in relazione ad esse, anche per i riflessi sul turismo. Da qui dubbi sulla persona e sul ruolo di Bellini. Si delinea anche la possibilità di far qualcosa per gli uomini di mafia detenuti. Dice, a questo punto, di aver sempre tenuto al corrente Riina e Bagarella di come evolveva il discorso e di aver pensato di portare avanti il discorso con lo stesso Bellini per vedere se si otteneva qualcosa. Quando gli si fa notare che è strana una trattativa mediata da un soggetto che al contempo indicava quale fosse un punto debole dello Stato, dice che qundo Bellini segnalò che c'era una qualche possibilità per un paio di uomini di mafia, la situazione apparve affidabile. Se non fosse stato per il no di Riina, qualcosa ne sarebbe venuto fuori. Dice che l'idea di impostare una trattativa opere d'arte c. miglioramenti per i detenuti, fu un po' di Bellini e un po' di loro. Ribadisce che nessun rapporto vi è tra l'attentato di Capaci e la vicenda di Bellini. Aggiunge poi che, fermo restando che Bellini non ha mai detto "fate questo o fate quest'altro", se non fosse stato per Bellini "quando mai a "cosa nostra" poteva venire l'idea di fare azioni come alla Torre di Pisa o azioni analoghe. Alla domanda come si spieghi che, con tutto quella che aveva oggettivamente rappresentato Bellini nella vicenda degli attentati, Gioé lasciò scritto il nome di Bellini, con tutte le conseguenze del caso, dice di non saper dare spiegazioni. Dice poi che non è vero quanto ha detto Bellini e cioé che da Gioé aveva solo raccolto un discorso di minaccia relativo alla Torre di Pisa. Dice ancora che la conversazione tra Gioé e Bellini alla quale assistè toccò sia l'argomento della trattativa sia la questione della Torre di Pisa. Faceva molto caldo. Non gli risulta che Bellini e Gioè, nelle loro conversazioni, abbiano mai toccato l'argomento degli attentati palermitani del maggio e del luglio 1992. Ripete che non vede alcun punto di contatto tra gli attentati del 1992 e quella certa prospettiva di mettere in ginocchio lo Stato che cominciò a delinearsi nell'ambito dei discorsi tra Gioé e Bellini. Ripete ancora che le foto di un'anfora e di un animale senza testa gli furono date nel negozio di Geraci, senza però che quest'ultimo fosse presente. Messina Denaro gli disse che le due anfora erano in Svizzera ma che era possibile riportarle in Sicilia. Le foto però non arrivarono a destinazione, e cioé Bellini).
97 (Sicuramente fu Bellini a proporre il furto del quadro agli Uffizi, e poi di trattarne la restituzione con lo Stato. Questo fu un discrso successivo a quando fecero sapere a Bellini che non avevano la possibilità di recuperare le opere d'arte indicate da Bellini. Bellini indicava, tra gli altri, Spadolinicome persona che aveva molto a cuore gli interessi dello Stato per il patrimonio artistico. Bellini ebbe della cocaina che puzzava di kerosene).
98 (Gioé disse per la prima volta a Brusca che intratteneva un rapporto con
Bellini all'incirca a metà tra l'omicidio di Lima e la strage di Capaci. Era stato Bellini che lo era andato a trovare ed avevano parlato fino a quel momento di questioni personali. Poi subentrarono discorsi di taglio diverso. L'aspetto delle opere d'arte divenne oggetto di ragionamenti prima della strage di Capaci, tanto che Brusca ne parlò anche a Rampulla, il quale disse che avrebbe visto se c'erano opere d'arte da recuperare nella zona di Caltagirone. Galea aveva dimestichezza con il giro di opere d'arte rubate).
99 (Riina fu informato da Brusca, dopo l'omicidio di Lima, della possibilità di avere dei vantaggi a fornte della messa a disposizione di opere d'arte. Brusca però non fce a Riina il nome di Bellini. Riina disse di vedere come la situazione evolveva. E' possbile che Gioé abbia riferito a Brusca l'antefatto della rsapina alla pinacoteca di Modena. Tra Bellini e Gioé la conoscenza era originata a Sciacca. Gioé aveva anche parlato a Busca dei trascorsi di Bellini in formazioni di estrema destra. Da qui il sospetto che Bellini fosse pilotato. Il passato politico di Bellini non li condizionò nelle loro valutazioni)
100 (Gioè non diceva che Bellini aveva fatto parte di gruppi terroristici; si posero il problema. L'incontro al quale Brusca assisté, non visto, avvenne una volta in cui erano in corso le operazioni di caricamente del condotto di Capaci: poteva essere il 16, o il 9, o il 7di maggio. A Riina non fece il nome di Bellini).
101 (Quando Riina parlò per la prima volta della vicenda-Bellini a Riina ebbe la sensazione che Riina ne fosse già informato: poteva averlo fatto Bagarella, che era al corrente della situazione)
102 (Uno solo fu l'incontro tra Bellini e Gioé al quale assistè. La Barbera conosceva i temi generali del discorso, ma non era al corrente del fatto che Brusca aveva asistito ad un incontro. Fu l'incontro in cui Gioé parlava ad alta voce e Bellini si insospettì. Quando vi fu questo incontro il discorso riguardava già le opere d'arte e Riina era già al corrente della situazione. Gioé lo informò la prima volta di questo contatto con Bellini quando la strage di Capaci ancora non c'era stata. Brusca mise al corrente Riina della cosa quando già i discorsi vertevano sulle opere d'arte. I nominativi dei mafiosi da proporre come scambio nella trattativa furono individuati per raginoi di salute, a parte Calò, che fu designato da Riina. Ne originò la deduzione che le opere d'arte potessero essere nella disponibilità di Cancemi. Della vicenda Bagarella fu informato da Brusca)
104 (Quando, tra febbraio e marzo del 1992, vi fu l'incontro a casa di Guddo Girolamo -presenti Riina, Biondino, Ganci, Cancemi, Riina e Brusca- non parlò con Riina della vicenda-Bellini. Ricorda che sopraggiunse qualcuno, ma non ricorda se si trattasse di Sinacori. Dice che l'idea di procurarsi opere d'arte nasce dai discorsi di Gioé che riferive come, secondo Bellini, lo Stato, per recuperare opere d'arte fosse disponibile a fare trattative sottobanco. E' della stessa epoca anche il discorso dell'elicottero. Quindi la trattativa mosse i primi passi fra marzo e aprile del 1992. A seguito di che parlò con Riina e fu deciso di mettere insieme le fotografie ed indicare i nomi di cinque persone di mafia. Quindi Bellini fece sapere che per due nominativi v'era qualche possibilità, ma Riina disse di lasciar perdere. Questo diniego di Riina è da datare alla fine luglio-inizi agosto del 1992: in concomitanza (ma un po' prima) dell'omicidio di Zicchitella-padre. Quindi si verificò -e faceva sempre caldo- l'episodio delle foto dategli da Messina Denaro nel negozio di Geraci.
"Puntualizzo che Bellini non ha detto "andate a fare ... ". Bellini diceva che facendo certe azioni lo Stato si sarebbe di conseguenza comportato in un certo modo. .... Bellini è stato "Lo spunto"
Non sa se, nel discorso che udì, fu prima Bellini ovvero Gioé a parlare della Torre di Pisa.
Non ricorda che, dopo la strage di via d'Amelio vi siano stati incontri tra Bellini e Goé. Non gli risulta che ci fosse un appuntamento tra i due il 30.12.1992. Gioé era l'unica persona autorizzata ad incontrarsi con Bellini. Gioé, praticamentefino a quando non fu arrestato, aveva continuato a cercare -senza successo- Bellini per riavere i soldi.
Circa la lettera di Gioé (che si suicidò il 29.7.1993), interpreta il riferimento a Bellini in funzione dell'intenzione di salvare Mario Gioé e il Buttitta
Quanto all'incontro alla "cava Buttitta", Bellini vi andò accompagnato da La Barbera (presuntivamente) e fu quella la volta in cui i due parlarono della cocaina.
Gioé aveva avuto in regalo da Bellini un binocolo a raggi infrarossi, che poi finì a fondo Giambascio.)
108 Tra la vicenda di Bellini e le stragi del 1992 non c'è stata alcuna correlazione. Quanto a quelle del 1993 si è strattato di una coincidenza, nel senso che furono i discorsi iniziati tra Bellini e Gioé a far venire in mente, a Brusca e allo stesso Gioé, la consapevolezza di quale fosse un punto debole dello Stato.
Ripete che l'atteggiamento di Bellini destò perplessità fino dall'inizio: la storia dei quadri non li persuadeva. Venne in mente che Bellini volesse infiltrarsi, magari per favorire l'arresto di Riina. Pensarono anche di riscontrare le vere intenzioni di Bellini anche andando a controllare presso le ditte di Catania e di Enna dalle quali doveva recuperare crediti. Ma, anche se c'era di che essere prudenti, Brusca non voleva perdere l'occasione di avere provvedimenti migliorativi per i carcerati.
"Loro" ragionarono da mafiosi e quindi ritenevano scontato che Bellini fosse stato mandato da qualcuno: restava da capire per quale scopo.
Il fatto che Bellini avesse dato loro due documenti da fasificare appariva strano in quanto, se Bellini aveva appoggi in ambienti istituzionali, non si capiva come non risolvesse altrimenti il problema di documenti falsi.
113 Ripete che Bellini non ha mai detto "fate questa cosa"; diceva invece "se fatte queste cose, queste sono le conseguenze". Vale per le siringhe, per il furto agli Uffizi. Riina era al corrente di tutto; diceva di tener presente la possibilità dell'elicottero. Secondo la valutazione di Brusca, Bellini era attendibile, in quanto per la trattativa dei quadri era tornato dicendo che per due dei cinque uomini di mafia una qualche possibilità c'era.
115 Bagarella (quando la situazione entrò in una fase di stallo) era dell'idea di eliminare senz'altro Bellini.



STRATEGIA\GENERALE\BOBOLI:
12,
25 (luogo della conversazione tra Mazzei e Bagarella, ad azione eseguita, e persone presenti: casa di Sangiorgi a Santa Flavia),
54 (si doveva vedere che gestione veniva fatta della notiza da parte dei mezzi di informazione; Mazzei doveva a quel periodo occuparsi anche "di Martelli", l'operazione era stata decisa in una riunione, presenti Brusca, Gioé, La Barbera, Mazzei, Bagarella e forse anche Sangiorgi; non fu possibile fornire sul momento a Mazzei una bomba a mano e quindi Mazzei decise di porganizzarsi da solo.),
55 (a Riina non fu chiesto il permesso di far compiere a Mazzei l'operazione-Boboli), 58 (l'operazione di Boboli non fu gestita, per la difficoltà di rapporto insorta tra Bellini e Gioé. Il primo aveva lasciato documenti da falsificare. Brusca sapeva della telefonata fatta da Mazzei e si era convinto che dall'altra parte avessero capito e che, proprio a causa di ciò, tenevano il discorso chiuso),
59 (La situazione era in una fase di stallo; Brusca non ne aveva parlato con Riina; Bagarella voleva senz'altro eliminare Bellini,
61 (A Mazzei, nell'incontro a Santa Flavia, fu dato incarico di compiere un'azione contro qualcosa che avesse rilievo artistico o storico a Firenze, senza ulteriori specifiche. La scelta di Firenze risale ai discorsi di Bellini, che aveva messo al centro delle sue considerazioni proprio la Toscana),
62 (dato che non fu rintracciata la bomba a mano che Mazzei avrebbe dovuto lasciare a Firenze, a Mazzei non fu nemmeno impartito un ordine propriamente operativo: da ciò l'affermazione che in un certo qual senso Mazzei prese tutti sul tempo),
74 (Mazzei riferì che aveva lasciato la bomba a Firenze mentre, nella casa di Sangiorgi a Santa Flavia, si trovavano: Mazzei, Brusca, Bagarella, Gioé e La Barbera. In questa sede Brusca dice che la notizia li colse di sorpresa e quindi la sua conclusione è che Mazzei aveva agito di sua sola iniziativa. Ipotizza che Riina possa essere stato informato del fatto da Bagarella)
82 (L'incontro in cui Mazzei riferì il fatto di Boboli avvenne nella casa di Santa Flavia di Sangiorgi e non tra Altofonte e Piana degli Albanesi -come ha detto La Barbera G.-. Riina non è stato informato da Brusca dell'episodio-Mazzei; dovrebbe averlo informato Bagarella, se ha agito secodo le regole),
84 (Mazzei, precedentemente, aveva assistito ai discorsi fatti tra Brusca, Gioè -salvo se altri- originati in qualche modo dai discorsi tra Gioè e Bellini).
106 (L'incontro in cui Mazzei disse che aveva lasciato una bomba a Firenze si svolse nella casa di Santa Flavia di Sangiorgi. Mazzei si attendeva che della cosa parlassero giornali e TV.
A quella data c'erano stati, tra gli stessi Brusca e Bagarella, discorsi su iniziative intimidatorie, ma erano ancora discorsi preliminari e generici. Riina può essere stato messo al corrente dell'episodio di Boboli da Bagarella. Brusca di persona non lo fece.)
107 Dall'episodio di Boboli Brusca si riprometteva di vedere la reazione dello Stato, attraverso la gestione della notizia del fatto a livello di mezzi di informazione. Rammenta a questo punto che la decisione di far fare questa operazione a Mazzei era stata presa in una precedente riunione presenti lo stesso Brusca, Bagarella, Gioé, La Barbera, Mazzei e -forse- Sangiorgi. L'incontro si era svolto sempre nella casa di Sangiorgi a Santa Flavia. Mazzei doveva munirsi di una bomba a mano -seduta stante- ma la cosa non fu possibile e allora Mazzei disse che si sarebbe organizzato da solo.
108 Brusca si riprometteva di adoprare Bellini come "portavoce" per gestire l'episodio di Boboli: Bellini avrebbe dovuto, dopo essere stato nuovamente contattato, fare da interlocutore con chi lo aveva mandato per far capire che c'era chi era in grado di compiere azioni che colpivano lo Stato in un suo punto debole. Anche se le cose sono andate diversamente, questo era il programma originario. Che andava di pari passo con quello delle siringhe infette.
A Riina on fu chiesto il permesso per eseguire l'operazione di Boboli.
110 Dopo la riunione a SAnta Flavia a casa di Sangiorgi, Gioé e La Barbera ebbero l'incarico, seduta stante, di andare a prendere a Altofonte una delle bombe a mano che a Brusca erano arrivate da Gaspare Mione. Mazzei era presente a quella riunione non perché fosse stato deciso fin dall'inizio di impiegarlo nell'operazione-Boboli. Il discorso scivolò verso l'argomento del punto debole e da qui la decisione di dare un segnale mediante l'incarico che fu dato a Mazzei.
111 L'episodio di Boboli doveva essere gestito con una telefonata, che non citasse però organizzazioni criminose. Mazzei fece sicuramente la telefonata che serviva a mettere in collegamento l'episodio, il luogo dove era stato lasciato l'ordigno e le carceri di Pianosa e dell'Asinara. E' certo che Mazzei la telefonata l'aveva fatta (tanto che poi aspettavano che i mezzi di informazione dessero la notizia del fatto).
112 Posto che Bellini non era venuto casualmente a parlare del punto debole, la previsione era che qualcuno avrebbe mandato a chiamare Bellini, dato che l'ordigno di Mazzei "parlava siciliano". Questo doveva essere il punto di partenza per una trattativa con chi stava dietro a Bellini.
E' da escludere che l'episodio di boboli sia stato suggerito da Bellini.
114 Se poi l'episodio di Boboli non fu gestito, diversamente dal programma, Brusca dice che ciò dipese dal fatto che i contatti con Bellini rano divenuti difficili. Comunque, sul presupposto che Mazzei la telefonata l'aveva fatta e che sul fatto non venivano diffuse notizie, Brusca si fece la convizione che dall'altra parte avessero capito, e tenessero il discorso chiuso per non generare allarmismo. Brusca e gli altri non riuscivano a capire che cosa era successo dall'altra parte. Pensavano comunque di riagganciare Bellini, anche per la storia dei documenti da falsificare che aveva lasciato.
115 Riina non era stato informato della situazione di stallo che si era determinata.
116 Poiché la loro iniziativa su Boboli si poneva in relazione di conseguenza dell'iniziativa di Bellini, non aveva senso alcuno fare una rivendicazione con una sigla fasulla.
117 Dopo l'incontro di Santa Flavia, Mazzei non partì con l'intenzione dichiarata di effettuare l'operazione di Boboli. L'intesa era che qundo fosse ritornato in Sicilia si sarebbe ripreso il discorso organizzativo ed esecutivo.
120 Poiché gli è stato detto che La Barbera ha parlato di un attentato incendiario -anziché di una bomba a mano- dice di ricordare che Bellini aveva detto che lasciare una lattina di liquido infiammabile in un posto ben individuato avrebbe avuto un chiaro significato intimidatorio.
Mazzei doveva lasciare l'ordigno in un edificio, in un posto tale per cui chi vi fosse entrato lo trovasse subito, e da ciò la necessitò di defilarsi rapidamente: cosa che Mazzei diceva di aver fatto.





STRATEGIA\GENERALE\DI MAGGIO:
11,
14
128 Brusca intendeva effettuare l'eliminazione di Di Maggio, visto che questi si era preso un posto che nessuno gli aveva dato.
129 Brusca voleva individuare Di Maggio in Toscana tramite i parenti di questi. Tramite Calabrò fece interpellare Peppe Ferro per avere un appoggio. Il giorno dell'arresto di Riina seppe che l'appoggio era disponibile.
150 Da Bagarella e da Calabrò venne a sapere che avevano individuato dove stava Di Maggio e che stavano cercando di localizzare con esattezza l'abitazione. A seguito di ciò -avendo saputo che era stato mandato a Torino Antonino Valenti- decise di incontrarsi con il Valenti ....
151 Idem. Del luogo dove stava Di Maggio erano a conoscenza, per quanto gli disse Calabrò, Bagarella, Messina Denaro e Graviano (propende per Giuseppe)

STRATEGIA\GENERALE\DI PIETRO:
63 (da sviluppare con la scheda preparata a suo tempo proprio su tutte le dichiarazioni fatte da Brusca sul conto della idea di attentare a DI PIETRO)
64 (cita l'incontro con Galea e lo colloca tra la strage di Capaci e l'attentato al dr. Germanà),
66 (in relazione alle dichiarazioni di Avola in corte di Assise a Firenze, circa un input giunto alla famiglia di Catania da ambienti esterni a c.n., dice di avere avuto un incontro con Marcello D'Agata, dopo le stragi del 1993, discorso in cui D'Agata fece allusioni a servizi segreti, al che dette il nulla osta ai catanesi per future azioni. Dice anche che nell'incontro con Galea, in cui si parlò di Di Pietro, fu Galea a fare per primo il nome di Di Pietro


STRATEGIA\GENERALE\GRASSO:
14,



STRATEGIA\GENERALE\Conoscenza di essa da parte di Brusca:
69 (dopo l'eliminazione di Ignazio Salvo, Brusca ed il suo gruppo si dedicano solo alle iniziative per rintracciare Di Maggio -e alla fase preparatoria dell'attentato a Grasso, da farsi a Monreale),
19,


STRATEGIA\GENERALE\Conoscenze"Brusca"\Valutazioni-Brusca\(in-contro, dopo arresto di Bagarella, con MESSINA DENARO Matteo e SINACORI Vincenzo):
19,



STRATEGIA\GENERALE\"Opzione-BRUSCA":
16,
25 (discorsi a carattere generale, originati da conversazioni tra Bellini e Gioé)
27 (partecipazione alla fase ideativa; citazione rapporto Gioè-Bellini; trattativa dei quadri),
76 (E' dai discorsi che ci sono tra Gioé e Bellini che a Brusca viene in mente l'idea della strategia della intimidazione),
83 (L'unico episodio -della strategia della intimidazione- conosciuto da Brusca è quello realizzato da Mazzei. Quando Mazzei lo raccontò, anche Bagarella appariva sorpreso. Di questa strategia dell'intimidazione erano al corrente Messina Denaro, Bagarella, i Graviano (propende per Giuseppe), Antonino Mangano. Li ha sentiti parlare di qualche collegamento "su Roma").
93 (fu Bellini a metterci in testa l'idea che attentati al Nord potevano mettere in crisi lo Stato. A mo' di esempio cita il furto che si sarebbe potuto compiere agli Uffizi, con la prevedibile reazione di Sgarbi che avrebbe accusato lo Stato di non sapere tutelare i propri interessi. Bellini, in sostanza, indicava due strategie: la trattativa; gli attentati, per mettere in crisi lo Stato, come eventuale sviluppo della trattativa. Riflettendo bene sul passato ho maturato la convizione che Bellini era il portatore di un progetto che intendeva strumentalizzare "cosa nostra" per scopi ulteriori rispetto a quelli dell'organizzazione. Non era solo una "cosa di Bellini". Afferma che questa sua affermazione è suscitata dal fatto che gli sono state fatte vedere, negli interrogatori, le fotocopie delle foto dei quadri consegnate a Bellini, fatto che smentiva l'intesa con Bellini secondo la quale se la trattativa non fosse andata in porto le fotografie dovevano essere distrutte. Ne deduce che Bellini non è stato alle intese e che si comportava come uno che aveva più facce. Avevano già pensato a suo tempo, del resto, che Bellini potesse far parte dei Servizi Segreti).


STRATEGIA\GENERALE\"Opzione-BRUSCA"\Persone che ne erano al corrente: 16,
83 (ne erano al corrente Messina Denaro, i Graviano (con propensione per Giuseppe), Mangano Antonino e Bagarella),
93 (dopo l'arresto di Riina, Brusca e Gioé si incontrarono con Ganci e Cancemi nella casa di Giovanni Guglielmini e gli parlarono del progetto di azioni intimidatorie e dimostrative (diffusione siringhe etc.). Ganci e Cancemi dissero che se ne sarebbe riparlato.
168 Dopo l'incontro con Cancemi, Ganci e M. La Barbera (con quel che ne seguì), ebbe un incontro ulteriore, assieme a Gioé, con Ganci e Cancemi ai quali prospettò la sua idea di fare azioni intimidatorie al nord. Ganci e Cancemi si riservarono di riprendere il discorso in seguito.


STRATEGIA\GENERALE\POL-PENIT:
17,

STRATEGIA\GENERALE\PROVENZANO:
20,



STRATEGIA\GENERALE\PROVENZANO, Conoscenza e domande:
20,
31 (anche per aspetto del comportamento di Bagarella nei confronti di Provenzano, che veniva messo di fronte al fatto compiuto),
42 (in cui parla dell'incontro tra lui, Provenzano e Bagarella, ad attentati del '93 eseguiti, in cui Provenzano -che non sapeva cosa dire a quelli che gli chiedevano notizie delle stragi- ebbe da Bagarella la risposta del cartello al collo con la scritta "non ne so niente"),
49 (in cui B. dice che, dopo arresto di Riina, Bagarella e Provenzano avevano parlato e Provenzano era contro l'idea di praticare obbiettivi istituzionali, diversamente da quella che era stata la linea strategica di Riina).
158 Brusca cita l'incontro svoltosi tra lui, Provenzano e Bagarella, nel 1993, quando gli attentati c'erano già stati, nel corso del quale Bagarella disse a provenzano di mettersi il cartello al collo con la scritta "non ne so niente"

STRATEGIA\GENERALE\"SICILIA LIBERA":
134 Ne è al corrente. Gli fu riferito che si trattava di una iniziativa senza prospettive. Sapeva che Bagarella ne era stato promotore. Non disse a Bagarella quanto gli era stato riferito sulla inconcludenza della iniziativa. Quando, dopo le elezioni comunali di Palermo del 1993, ne accennò a Bagarella, questi gli disse "mi hanno abbandonato", riferendosi ai Graviano.

_____________________________



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\ARRESTO"Riina":
20 (gli schieramenti),
49 (in cui dice che con l'arresto di Riina gli schieramenti furono due: da una parte ganci, M. La Barbera, Cancemi, M. Motisi, Provenza, Greco-Aglieri, Spera e A. Giuffré, tutti contrari alla linea strategica che era stata di Riina. Dall'altra: Bagarella, Graviano, Messina Denaro e Brusca: questi ultimi convennero di fare azioni al nord, in quanto nessuno avrebbe potuto dire niente),
126 Dopo arresto di Riina vi erano sostanzialmente tre gruppi: uno in cui c'erano Bagarella e Brusca; un secondo con Provenzano, Spera, Aglieri e Giuffré; un terzo con Ganci, Cancemi e La Barbera.



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\ARRESTO"Riina"\"Pausa":
14,



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\ARRESTO"Riina"\CONTATTI TRA RIINA E BAGARELLA:
48 (Riina dal carcere intratteneva rapporti con Bagarella al quale mandò anche a dire che doveva essere eliminato il Pres.te La Mantia o La Mattina)
4 Da arrestato Riina non ha mai fatto sapere che non condivideva la strategia che si stava praticando con gli attentati.



STRATEGIA\ GENERALE\ STRAGI\ ARRESTO"Riina"\INCONTRI:
46 (parla di incontri, dopo arresto di Riina, tra lui, Gioé, Giuseppe Graviano, Bagarella e G. La Barbera (forse) che si svolsero nella casa di Vasile, per decidere il da farsi. Gioé era per azioni dimostrative, da farsi in zone turistiche (siringhe, Torre di Pisa), in vista di riattivare il "contatto-Bellini").
171 Riconosce in foto Vasile Giuseppe, dicendo che si tratta di quello che aveva la casa vicina all'hotel Zagarella, ove vi fu quella riunione con Bagarella e Graviano Giuseppe, presente anche Gioé e, forse, La Barbera G.. Doveva trattarsi del proprietario: durante l'incontro teneva sotto controllo il balcone e il telefono. Fu l'unico incontro, al quale Brusca partecipò, che si svolse in quel luogo.
172 Quell'incontro serviva per decidere il da farsi. Brusca e Gioé riprese i temi dei vecchi discorsi con Bellini, legati alla vulnerabilità dello Stato nei suoi interessi per il settore dell'arte e del turismo. Si parlò delle siringhe e della Torre di Pisa; si parlò anche dell'attentato a Costanzo. (Non si parlò del furto agli Uffizi). Bagarella e Graviano non espressero un loro autonomo punto di vista su questa strategia da praticare al nord.
173 Può darsi che all'incontro a Santa Flavia fosse presente anche Messina Denaro.
Terminato l'incontro, Bagarella e Graviano si misero a parlare da soli.
I vari incontri ebbero questa sequenza: dapprima l'incontro a casa di Guddo, presenti lui, Cancemi, Ganci e M. La Barbera; poi l'incontro, nella stalla della casa di Guglielmini, con Ganci e Cancemi; poi l'incontro alla casa di Santa Flavia. Quando si verificò ques'ultimo incontro, giò sapeva da Bagarella del punto di vista di Provenzano sulle azioni da compiere in Sicilia (delitti eccellenti contro persone del mondo delle istituzioni e della politica)
184 Nella riunione di Santa Flavia, e quindi nella linea strategica complessiva, convivevano la linea di far danno (L'eliminazione di Costanzo) ed una di intimidazione (gli atti di minaccia tipo l'esplosivo sulla Torre di Pisa).
Aggiunge che Gioé può essersi sentito in colpa per quanto andava accadendo, e da ciò la menzione del nome di Bellini nella lettera per indirizzare l'autorità sul Bellini.
186 A Santa Flavia aveva proposto una linea operativa che gli altri stravolsero.
Era stato anche deciso di eliminare Costanzo, da parte dei palermitani, con esplosivo, dato che Graviano e Messina Denaro già l'anno prima avevano verificato che l'attentato si poteva fare con questa tecnica.
Anche Messina Denaro nel 1996, a Erice, gli disse che loro erano pronti, da prima di Capaci, a eseguire a Roma l'attenato a Costanzo, ma che erano stati richiamati in Sicilia per l'attentato a Falcone.
168 Riferisce specificamente di incontro avuto con Ganci, La Barbera M. e Cancemi in cui manifesta l'intenzione di fermarsi rispetto all'indirizzo strategico già di Riina: fa ciò solo per la presenza di M. La Barbera, alla presenza del quale non aveva mai affrontato questo tipo di discorsi. Separatamente chiarì a Cancemi perché aveva avuto quel certo atteggiamento. Cancemi però andò a riferire non correttamente la cosa a Graviano che ne parlò con Bagarella. Da qui l'accusa di essersi tirato indietro da parte di Bagarella.
Poi ebbe un incontro ulteriore, assieme a Gioé, con Ganci e Cancemi al quale prospettò la sua idea di fare azioni intimidatorie al nord. Ganci e Cancemi si riservarono di riprendere il discorso in seguito.
179 Data il suo riavvicinamento a Bagarella al periodo estivo del 1993, quando Bagarella era latitante nella zona di San Mauro Castelverde. In quell'incontro di parlarono della scomparsa di V. Mutari. Aveva saputo che Bagarella aveva dato disposizioni a persone di Peppe Ferro perché a Brusca non fosse detto nulla circa la eliminazione di Mutari. Per ripagare Bagarella con la stessa moneta, aveva deciso di eliminare certo Salvia, di Partinico.
Prima di giungere a questo chiarimento lui e Bagarella erano sul punto di giungere ad uno scontro armato. Disse a Bagarella, a proposito delle stragi, che a quel punto doveva andare avanti. Bagarella gli disse che aveva in mente di fare altri attentati.
Bagarella, dopo l'arresto di Riina, voleva farla da padrone anche in zone che erano state controllate da Brusca: il trapanese, l'alcamese, Castellammare.
180 Bagarella voleva portare lo Stato a farsi sotto, attraverso la commissione di attentati.
184 L'incontro con Bagarlla a San Mauro Castelverde avvenne circa 15/30 giorni dopo l'eliminazione di Mutari.
187 Nella riunione di Santa Flavia fu Brusca a portare l'attenzione sul punto debole dello Stato. Bagarella e G. Graviano non manifestarono propri programmi.
L'incontro con Ganci, Cancemi e La Barbera M. si era svolto precedentemente e, considerato che gli attentati del 1992 non avevano portato a niente, gli altri dicevano che secondo loro bisognava stare fermi. Poiché era presente La Barbera M., Brusca non rilanciò il progetto di Riina, che era quello di continuare a compiere in Sicilia azioni contro persone dell'apparato istituzionale.
Al termine dell'incontro prese in disparte Ganci ed apprese che egli non voleva portare avanti il progetto di Riina. Poi fu Ganci, non correttamente, che riferì a Graviano la poszione di Brusca. A seguito di ciò, riportata la cosa a Bagarella, questi usò il termine di miserabile.


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\ARRESTO"Riina"\Contrasti con BAGARELLA:
14,
145 Messina Denaro, come gli disse successivamente, era convinto che Bagarella rappresentasse anche la posizione di Brusca.



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\:


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\COSTANZO:
6,
15,
22 (un primo incarico dato a Graviano e a MESSINA DENARO Matteo),
23 (causale),
45 (sul punto che c'era stato un gruppo operativo su Roma tra la fine del 1991 e gli inizi del 1992, che si doveva occupare di Costanzo e di Martelli, e non di Falcone. Facevano parte del gruppo anche Sinacori e Tinnirello. Questa vicenda si chiuse alla vigilia del'attentato a Falcone. Gliene parlò Riina che gli disse che si trattava di un'iniziativa dispendiosa e che Matteo si stava muovendo bene. Questa vicenda si colloca alla vigilia dell'attentato a Falcone).
104 (Quando, tra febbraio e marzo del 1992, vi fu l'incontro a casa di Guddo Girolamo -presenti Riina, Biondino, Ganci, Cancemi, Riina e Brusca- non parlò con Riina della vicenda-Bellini. Ricorda che sopraggiunse qualcuno, ma non ricorda se si trattasse di Sinacori.)
161 A casa di Guddo vi furono più incontri, presenti le persone di cui al punto che precede. Circa un incontro tra Riina e Sinacori a casa di Guglielmini, in quel periodo, dice che può essere vero, ma che non sa che cosa si possono essere detti Riina e Sinacori.
162 Sulla ragione per cui il gruppo operativo su Roma fu bloccato, dice che lo ignaro ma può darsi che la causa siano stati i preparativi di Capaci.
186 A Santa Flavia aveva proposto una linea operativa che gli altri stravolsero.
Era stato anche deciso di eliminare Costanzo, da parte dei palermitani, con esplosivo, dato che Graviano e Messina Denaro già l'anno prima avevano verificato che l'attentato si poteva fare con questa tecnica.
Anche Messina Denaro nel 1996, a Erice, gli disse che loro erano pronti, da prima di Capaci, a eseguire a Roma l'attenato a Costanzo, ma che erano stati richiamati in Sicilia per l'attentato a Falcone.
163 Circa l'operazione su Roma, Riina avrebbe informato gli altri capi-mandamento solo a cose fatte, se si fosse trattato di qualcosa di eclatante.



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\COSTANZO\Richie-sta di "soprassedere" da parte di Brusca a Bagarella:
15,
21,
31 (in cui ripete che a seguito dell'arresto di Gioé disse a BAGARELLA di soprassedere. Ma Bagarella andò per la sua strada),
85 (A seguito dell'arresto di Gioè, dopo che il Mario Gioè aveva avuto un colloquio in carcere con il fratello, gli fu riferito da Mario Gioé che c'erano state le intercettazioni in via Ughetti e che dalle stesse risultava che era in programma l'esecuzione dell'attentato a Costanzo. Chiese a Bagarella di soprassedere ma poi viene a sapere dalla TV che c'era stato l'attentato ed allora ne resta contrariato)
133 L'arresto di Gioé, con il successivo episodio della conversazione in carcere tra Gioé e il fratello, mise in luce che c'erano state le intercettazioni in via Ughetti e che così erano stati smascherati i progetti di eliminare Costanzo, di fare attentati alle guardie carcerarie etc.. Disse a Bagarella "fermiamoci" e Bagarella gli disse "va bene". Brusca non sapeva che a quell'epoca erano già in corso a Roma le fasi preparatorie dell'attentato a Costanzo.
139 Fino all'arresto di Gioé Brusca intendeva compiere l'attentato a Costanzo. Ignora chi abbia materialmente eseguito l'attenato.
141 Ad attentato eseguito non poteva chiedere spiegazioni a Bagarella.
142 A Gioé avevano fatto ascoltare le bobine della intercettazione di via Ughetti e ne aveva quindi informato il fratello, al colloquio.


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\COSTANZO\"Cata-nesi":
14,
46,
70 (la disponibilità dei catanesi a fare l'attentato a Costanzo era stata espressa già prima che venisse arrestato Riina. A quell'epoca tra corleonesi e catanesi i rapporti erano tornati buoni dopo un periodo di raffreddamento. Brusca, dopo arresto di Riina, spedisce Gioè a Catania per sentire se la loro disponibilità, per attentare a Costanzo, era sempre attuale),
85 (ribadisce che l'intesa con i catanesi risale all'epoca del pentimento di Giuseppe Marchese)
127 Gioé doveva partire per eseguire l'attentato con i catanesi.
141 Il "Malpassotu" aveva mandato a dire a Gioé di avere la possibilità di eseguire l'attentato a Costanzo. Brusca non sa se della cosa fosse informato Santapaola. Brusca mandò a dire che chi fosse arrivato prima poteva fare l'attentato.
174 I catanesi avevano dato la loro disponibilità per attentate a Costanzo ancor prima dell'arresto di Riina



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\GRUPPO DIRIGEN-TE:
9 (indica nominativi di BAGARELLA, Giuseppe GRAVIANO, Matteo MESSINA DENARO)
96 (sa che Messina Denaro aveva una ragazza straniera ma non la ha mai conosciuta)


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\GRUPPO DIRIGEN-TE\rapporti tra Graviano e Bagarella:
31 (anche per il punto che questi rapporti si sfilacciarono),
131 Messina Denaro spiegò a Brusca che tra Graviano e Bagarella vi era stato un allontanamento, anche per certe questioni di interesse economico relative a Cannella Tullio, ragioni che Bagarella aveva sostenuto.
146 Nell'estate del 1992 Brusca, che stette per qualche giorno a Mazara del V., si trovò a pranzo in un ristorante in cui vide arrivare i due Graviano con le loro donne. Erano presenti Sinacori, La Barbera, Riserbato, Mangiaracina.
164 Non è al al corrente dell'episodio del villaggio Euromare di Cefalù. Sa che Inzerillo era stato sempre a disposizione di quelli del mandamento di Ciaculli, prima, e poi di quelli del mandamento di Brancaccio, ed in particolare dei Graviano.
166 Agli inizi del 1996 a Dattilo si incontrò con Messina Denaro (e con Sinacori) che lo mise al corrente delle questioni di tipo patrimoniale, legate a Tullio Cannella, che avevano generato un contrasto tra Graviano e Bagarella.
193 Quando si svolsero le riunioni a Fondo Patellaro a Borgo Molara, presenziavano iorgio Pizzo e Fifetto Cannella: ciò vuol dire che i Graviano erano stati già arrestati.
194 A queste riunioni partecipavano Bagarella, Messina Denaro, Peppe Ferro, Giorgio Pizzo, Antonino Mangano, Fifetto Cannella.


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\Torre di Pisa:
25 (discorsi tra Bellini e Gioè),
81 (della Torre di Pisa si parlò nell'incontro a casa di Sangiorgi -presenti Brusca, Bagarella, Mazzei, La Barbera G. e Gioè- in cui Mazzei raccontò di aver lasciato la bomba a mano a Firenze. Mazzei disse che aveva dovuto superare del personale di custodia (guardie giurate o simili). A questo punto viene il discorso, a titolo generico, relativamente alla possibilità di far qualcosa di simile alla Torre di Pisa e Mazzei parla dello zainetto. Non è vero che questo discorso sia entrato (nemmeno) in una fase preparatoria),
85 (Gioè, parlando con Bellini della possibilità di dare un colpo allo Stato colpendo il turismo, chiese a Bellini cosa sarebbe successo se fosse stata abbattuta la Torre di Pisa e Bellini disse che Pisa sarebbe stata messa in ginocchio. Questa idea andava di pari passo con altre -infettare le spiaggie, le brioches, etc.- tutte finalizzate l progetto di diffondere terrore, ma con l'intendimento di avvisare per tempo l'autorità)


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAMPAGNA\CONTORNO:
189 E' vero che Bagarella, tutte le volte in cui parlava, a cose fatte, di come era andato a finire l'attentato a Contorno, se ne lamentava. Attaccava il disco.
191 Bagarella gli aveva chiesto di procurargli esplosivo ed egli gli disse che ne poteva procurare tipo gelatinato. A Bagarella andava bene.
Non ricorda di aver incaricato Monticciolo di prelevare e consegnare esplosivo con le modalità riferite da Monticciolo.
192 Bagarella gli aveva fatto richiesta di procurare esplosivo di tipo diverso da quello delle stragi del 1993. Bagarella però non gli dette una precisa spiegazione di questa necessità. Però capiva che era per ragioni di sviamento delle eventuali indagini.
197 Dice che quando Bagarella gli chiese l'esplosivo non sapeva che doveva servire per eliminare Contorno.
194 Dette a Bagarella esplosivo fornitogli da Di Caro. Incaricò Traina di prelevare questo esplosivo e di consegnarlo a Giorgio Pizzo. Il che avvenne. Non sa dove Pizzo abbia portato il materiale.
Brusca è stato al corrente del programma di eliminazione di Contorno fino al primo fallito attentato: gliene fu parlato da Bagarella, da Mangano e da Fifetto Cannella che parlavano di un bar e di un tombino.
Dell'esplosivo ritrovato a Formello dai CC. seppe solo dai giornali.
197 Gli fu detto che quando ci fu il primo fallito attentato, Contorno se ne era accorto, notando dietro di sé una fumata.
195 Contorno era ritenuto responsabile sia dell'eliminazione del padre dei Graviano si di quello dei Milazzo.




STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\SUGGERITORI:
10 (non gli risulta ce ne siano stati per la campagna del '93)




STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\DETONATORI:
144 O dopo l'attentato a Costanzo o dopo quello di Firenze, Bagarella gli chiese dei detonatori e gliene consegnòp tre o quattro. Sono come quelli poi sequestrati a Giambascio.



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\AMPIEZZA DEL PROGRAMMA:
50 (Messina Denaro ebbe a dirgli ci siamo fermati, dal che intese che erano stati programmati altri attentati),
51 (nello stesso senso si espresse Bagarella, quando vi fu l'incontro tra Brusca e Bagarella, anche in relazione alla vicenda di Vito Mutari. Era estate, e le stragi erano in corso; Bagarella era latitante nella zona delle Madonie, verso Pollina; Mutari era scomparso da una ventina di giorni; Bagarella gli disse che si riprometteva di fare altre azioni, e Brusca gli disse di proseguire)
175 Messina Denaro, nel 1996, gli disse "ci siamo fermati" e Brusca ne dedusse che dovevano essere compiuti altri attentati.
176 Non sa la ragione per cui Bagarella nel 1994 cercava un appoggio su Bologna o su Firenze. Sa solo che si era pensato di eliminare Di Maggio in concomitanza con una sua comparizione avanti alla Corte che faceva udienza a Bologna.


STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\OLIMPICO:
208 Non sa nulla dell'attentato allo stadio Olimpico; non ne ha parlato nemmeno con Messina Denaro, avendo sospso con lui gli incontri, dopo l'arresto di Ferro Vincenzo, fatto dopo il quale erano state date notizie dai giornali sull'attentato allo stadio.
183 Gliene fu parlato da Spatuzza, prima che ne parlassero i mezzi di informazione. Si incontrarono una ventina di giorni dopo la rapina alle PPTT di Palermo, e quindi un po' prima di Natale del 1995. Spatuzza era stato fatto "uomo d'onore" in quel periodo.
C'era stata notizia di una recente collaborazione (ma Brusca non ricorda di chi si trattava, forse Romeo) e Spatuzza diceva che il nuovo collaboatore sarebbe stato in grado di parlare di questo fatto -che era fallito solo per un problema di telcomando- e i Carabinieri lo avrebbero cercato non per arrestarlo ma per ucciderlo. Spatuzza aveva organizzato lui l'attentato, avendone parlato prima con Graviano Giuseppe, che gli dette l'approvazione.
Brusca non sa per quale motivo l'attentato non è sato replicato.
205 Spatuzza, quando seppe della collaborazione di Scarano, gli confidò (e Brusca non ne aveva mai sentito parlare prima, tantomeno la stampa) che Scarano avrebbe potuto riferire di un attentato a un pullman dei carabinieri da eseguirsi all'uscita da uno stadio con un'autobomba. L'attentato era fallito per un problema di telecomando e Spatuzza diceva che aveva avuto io coraggio di disinnescare l'autobomba.
Precedentemente, parlando con Messina Denaro, aveva appreso che evidentemente stava collaborando qualcuno di importante, ma Messina Denaro non capiva chi fosse. Prima ancora Messina Dnao gli aveva parlato di Scarano dicendo che era suo amico e che non avrebbe parlato.
206 Spatuzza gli disse che era stato lui, e Calabrò, a disinnescare l'autobomba dell'Olimpico. Messina Denaro gli disse questo dopo aver saputo che c'era un nuovo collaboratore che poteva parlare di un fallito attentato con autobomba all'Olimpico.

STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CONFIDENZE DI MESSINA DE-NARO:
122 Avendo, in epoca successiva ai fatti, contetsto a Messina Denaro le stragi fatte al nord, ebbe la risposta che ormai quello che era stato fatto, era stato fatto. In quell'occasione Messina Denaro gli disse che gli obbiettivi erano tati scelti dai depliants.
132 Da Messina Denaro apprese, a stragi eseguite, che gli attentati erano stati eseguiti individuando gli obbiettivi con dei depliants e pubblicazioni analoghe. Questo discorso fu fatto quando ciroclavano notizie relative alla individuazione (nelle indagini sulle stragi) di case. Non era stata ancora\data notizia della collaborazione di Scarano. In quella stessa conversazione Messina Denaro parlava del "romano", e cioé di Scarano, e diceva che c'erano persone che avrebbero fatto l'ergastolo solo per aver aderito alle sue richieste.
170 Questi discorsi Messina Denaro li fece nell'incontro a Dattilo, a gennaio del 1996. Commentarono varie cose tra le quali la vicenda del figlio di Di Matteo, il duplice omicidio dei Pirrone etc.
175 Messina Denaro, nel 1996, gli disse che i Graviano erano disgustati di Bagarella. Secondo Brusca questo distacco, delineatosi nella seconda metà del 1993 dopo le stragi, non è smentito nè dalle lettere scritte dal carcere da Graviano, nè da come fu organizzato l'attentato a Contorno.
186 Anche Messina Denaro nel 1996, a Erice, gli disse che loro erano pronti, da prima di Capaci, a eseguire a Roma l'attenato a Costanzo, ma che erano stati richiamati in Sicilia per l'attentato a Falcone.
203 In un incontro a Dattilo, correlato all'arresto di Vincenzo Ferro, Brusca si lamentò per la gestione dell'omicidio dei Pirrone, della gestione del sequestro del figlio di Di Matteo, delle bombe. Era molto che non si vedeva con Messina Denaro il quale gli disse che (fu la stessa volta in cui parlò dei depliants) inontrandosi con Bagarella aveva sempre creduto che fosse come incontrarsi con Brusca.



STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\CAUSALE:
53 (Secondo la visione che era stata fatta propria da Bagarella, lo scopo era quello di "indurre lo Stato a farsi sotto e cioè alla trattativa: non solo per il 41 bis, ma anche per discorsi più generali: scarcerazioni, restituzione beni sequestrati)
180 Bagarella voleva portare lo Stato a farsi sotto, attraverso la commissione di attentati, non solo per il 41 bis, ma anche per gli scopi indicati al punto che precede.
182 Poiché in quell'incontro Bagarella disse a Brusca che ancora non aveva ottenuto nulla, Brusca disse a Bagarella di andare avanti. Bagarella intendeva compiere ancora attentati analoghi. Non disse che intendeva colpire carabinieri e forze dell'ordine in genere.

STRATEGIA\GENERALE\STRAGI\MACCHINA DA SCRIVERE E SCRITTI ANONIMI:
148 Non ha mai scritto anonimi. Si ricorda di aver avuto una macchina da scrivere datagli da Giuseppe Graviano al quale l'aveva chiesta per falsificare documenti. La macchina gli fu consegnata da Graviano Filippo alla fine del 1991. Era una Olivetti di color grigio, ma non andava bene per via della diversità dei caratteri rispetto a quelli delle patenti di guida.
Non sa se i Graviano possano aver scritto anonimi.





MILITANZA:
MILITANZA\DISSOCIAZIONE:
26 ("mandante" delle stragi del '93),