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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 8.1.1998

*TESTE Di Maio: Sì. Dunque, io mi chiamo Di Maio Luigi, sono nato a Caltanissetta il 15/05/1960, ho la qualifica di commissario capo della Polizia di Stato, e presto servizio presso la Criminalpol, il Centro Criminalpol di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Di Maio: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Di Maio, buongiorno.
TESTE Di Maio: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei ha fatto riferimento il dottor Savina, in relazione in particolare alle attività conseguenti all'arresto di Romeo Pietro. Ecco, le chiederei, innanzitutto, di specificare le circostanze dell'arresto di Romeo; e, in particolare, se e che esito hanno avuto le perquisizioni relative alla cattura di Romeo Pietro.
TESTE Di Maio: Sì. Romeo Pietro venne arrestato a Bagheria mentre era in compagnia della propria donna, con cui conviveva, a bordo di un'autovettura Lancia Thema, di colore blu, mi pare.
La perquisizione effettuata nella... all'interno della macchina non diede alcun risultato apprezzabile.
Successivamente, venne effettuata una perquisizione in una villetta che lui utilizzava come covo, ubicata in territorio di Piana degli Albanesi. Lì, se non ricordo male, vennero rinvenute e sequestrate due pistole e un telefono cellulare intestato alla madre del Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo, in questo sequestro, dottor Di Maio? E' del giorno?
TESTE Di Maio: Il pomeriggio dell'arresto del Romeo, quindi il 14 novembre 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta dottor Di Maio, proprio per quanto riguarda quest'aspetto della collaborazione di cui ci ha parlato già stamani il dottor Savina, sulle fasi palermitane non le pongo domande.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chiederei invece a lei di voler riferire alla Corte con la maggior precisione di dettaglio, l'attività che lei personalmente ha compiuto, diciamo, insieme a Romeo, in territorio, diciamo così, continentale.
TESTE Di Maio: Sì. A seguito di un provvedimento della Procura della Repubblica di Palermo, del dottor Sabella in particolare, un provvedimento di individuazione con cui delegava, il P.M. delegava l'individuazione di luoghi al fine di rinvenire cadaveri, armi o esplosivi, il 15 sera, nella notte tra il 15 e il 16 in particolare, il 15 sera...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, il 15-16? Mese e anno?
PRESIDENTE: Novembre.
TESTE Di Maio: Ah, sì. Scusi.
PRESIDENTE: Novembre, novembre '95. Lo aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo avevo sentito.
TESTE Di Maio: Tra il 15 e il 16 novembre del '95. Mi sono recato con Romeo a Roma, ove, su indicazione del Romeo stesso, nella nottata abbiamo rinvenuto un quantitativo di tritolo.
In particolare, giunti a Roma, a seguito di indicazioni fatte dal Romeo, ci siamo portati in un comune, nel territorio di un comune: Capena. Ove, intorno alle ore, alle 4 - posso essere più preciso, se consulto gli atti a mia firma - alle 4 abbiamo iniziato a scavare in un tratto di terreno agricolo, adiacente alla ferrovia. Eravamo all'altezza del chilometro 32,121 della linea ferrovia Roma-Firenze.
Dopo circa due ore, abbiamo rinvenuto, sotterrati a una profondità di 10-20 centimetri, abbiamo rinvenuto dei sacchi, degli involucri che, a dire del Romeo, contenevano l'esplosivo. Quindi, abbiamo momentaneamente sospeso le operazioni di scavo, abbiamo fatto intervenire sul posto personale della Polizia Scientifica di Roma, proprio per conservare lo stato dei luoghi.
E poi, con l'ausilio anche dei Vigili del Fuoco e con la Scientifica e con la Squadra Antisabotatori esperti in esplosivi della Questura di Roma, abbiamo rinvenuto... abbiamo completamente portato alla luce questi due involucri di... contenenti, come poi abbiamo verificato, dell'esplosivo - tritolo - del peso di 123 chili.
Gli involucri erano avvolti, ricordo che erano avvolti con del nastro adesivo marrone, del tipo quello utilizzato comunemente per imballaggio. C'erano anche delle corde, dei pezzi di corda sempre facenti parte dell'involucro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Di Maio, bisogna che le chieda qualcosa di più specifico.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè lei ha riferito: 'Siamo andati a Capena, in questo luogo'.
TESTE Di Maio: Sì, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'indicazione che proveniva da Romeo era, per così dire, precisa quanto al comune, oppure c'è stata un'attività di...
TESTE Di Maio: No, c'è stata un'attività di ricerca, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Di ricerca, diciamo, sul territorio. Ecco.
TESTE Di Maio: Perché Romeo non ricordava la denominazione del comune. Non ricordo ora lui che indicazioni materialmente fornì, anche perché io non sono appunto di Roma.
C'erano, c'era anche personale del Servizio Centrale Operativo con sede a Roma, e anche della Criminalpol di Roma, che, a seguito delle indicazioni date da Romeo sulle strade, sulle tangenziali, sulla linea ferrata, ripeto, dopo alcuni tentativi durati sicuramente almeno un'ora, un'ora e mezzo dal nostro arrivo a Roma, ripeto, dopo aver girato nella periferia di Roma il Romeo riconobbe con certezza il posto dove aveva appunto nascosto, dove era nascosto questo esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, può dirci il nome? Lei ha detto c'erano dei funzionari del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
TESTE Di Maio: Sì. C'era...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche...
TESTE Di Maio: C'era il dottor Calderozzi, vice questore aggiunto, del Servizio Centrale Operativo. Il dottor Andrea Grassi, sempre del Servizio Centrale Operativo. Il dottor Improta, della Criminalpol di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Di Maio: E altri ispettori.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, diciamo, sono stati funzionari, il dottor Grassi, il dottor Calderozzi, che hanno recepito queste indicazioni di Romeo.
TESTE Di Maio: Beh, le abbiamo recepite tutti. Chiaramente loro, essendo di Roma, sulla scorta delle indicazioni che il Romeo stesso gli dava, riuscivano meglio, sicuramente meglio di me a capire in quale zona del circondario di Roma potesse essere il luogo indicato dal Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco, dottor Di Maio, quando il Romeo vi ha condotti in questo comune.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In territorio di questo comune di Capena.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi portò direttamente su questo luogo dove poi sono stati trovati i due involucri, o vi aveva dato anche altre indicazioni?
TESTE Di Maio: No. Ci portò inizialmente in una villetta, ci indicò una villetta dove poi effettuammo una perquisizione ai sensi dell'articolo 41, del testo unico della legge di Pubblica Sicurezza. Ci portò in una villetta ove lui aveva precedentemente, o meglio, dove ci disse che era nascosto l'esplosivo in precedenza.
Abbiamo effettuato appunto una perquisizione in questa villetta, che però abbiamo subito capito essere ormai nella disponibilità di soggetti che non avevano nulla a che fare con la vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottore.
TESTE Di Maio: Tale signor Napoli, mi pare si chiamasse il...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare dei particolari su questo luogo dove, su questa prima indicazione dove venne eseguita questa perquisizione ai sensi dell'articolo 41?
TESTE Di Maio: Sì. Era una villetta, mi pare composta da un seminterrato e da un primo piano. C'era un giardino. E la villetta era recintata. Ecco, però quando abbiamo capito che i soggetti che l'abitavano non avevano nulla a che fare con la vicenda per la quale noi stavamo procedendo, abbiamo desistito.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire i nomi delle persone che occupavano la villetta?
TESTE Di Maio: Sì. Sì, dunque, all'interno della villetta c'era il signor Napoli Massimo, nato a Roma il 24/11/63, e la coniuge Franco Claudia, nata a Roma il 04/03/64.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, capisco che questa villetta era stata indicata da Romeo come luogo dove in precedenza era stato...
TESTE Di Maio: Dove, in precedenza, c'era l'esplosivo; e che lui aveva personalmente provveduto a scavare, a togliere dal giardino e a nasconderlo in un luogo ubicato nelle vicinanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Di Maio: Mi pare che disse unitamente a Giuliano Francesco, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il luogo dove poi scavaste, compiste queste operazioni in quella notte, era vicino, prossimo a questa villetta?
TESTE Di Maio: Alcune centinaia di metri, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
TESTE Di Maio: Non era immediatamente adiacente, ma era distante alcune centinaia di metri. Ora non sono in grado, a distanza di due anni, di quantificare con esattezza la...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, il punto è quello che lei ha detto.
TESTE Di Maio: Sì, era vicino alla linea ferroviaria, all'altezza del chilometro 32,121.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che attività vennero compiute in luogo? Chiedevo che attività di Polizia vennero compiute in luogo: rilievi e quant'altro.
TESTE Di Maio: Sì. Dunque, vennero compiuti, inizialmente appunto si procedette allo scavo. Quando abbiamo visto apparire un frammento dell'involucro di scotch, di nastro adesivo, abbiamo bloccato, abbiamo sospeso i lavori di scavo.
E successivamente, intorno alle ore 6 e 30, 7 del giorno 16 novembre '95, abbiamo fatto intervenire la Scientifica per documentare l'attività di scavo, la successiva attività di scavo e di apprensione degli involucri contenenti appunto 123 chili di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io le chiedo semplicemente di volere confermare, in quanto è un fascicolo che è a conoscenza sia della Corte che delle parti, se per l'appunto quest'attività poi è stata per così dire consacrata in un verbale di sequestro.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in verbale di rilievi fotografici.
TESTE Di Maio: Sì. E' stato effettuato sia un verbale di sequestro, che è anche a mia firma; e il personale della Polizia Scientifica, il Gabinetto della Polizia Scientifica di Roma fece anche un verbale di sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, quindi siamo al giorno 16 novembre.
TESTE Di Maio: 16 novembre, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, in relazione a quest'attività, diciamo compiuta in queste fasi, che capisco essere state anche concitate, il suo ufficio, quindi la Criminalpol di Palermo, ovvero la Squadra Mobile di Palermo, aveva avuto modo di ricevere deleghe in relazione a dichiarazioni che erano state rese da certo Carra Pietro?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè sapevate della esistenza di questa persona come persona che stava collaborando ed aveva fornito indicazioni alla Procura di Firenze e alla DIA?
TESTE Di Maio: No no, in quel momento no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco ovviamente alla data del 15-16 novembre...
TESTE Di Maio: Dell'arresto del Romeo, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... 1995.
TESTE Di Maio: '95. No no, non sapevamo, non eravamo a conoscenza di attività delegate, né di collaborazioni di Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi eravate completamente all'oscuro?
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avete svolto successivamente attività delegate dal Pubblico Ministero di Firenze, ovvero da altra autorità giudiziaria, in relazione a dichiarazioni raccolte da Carra Pietro?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il suo ufficio non ha mai svolto attività di indagine delegata?
TESTE Di Maio: Delegata dalla Procura di Firenze...
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco...
TESTE Di Maio: In merito alle dichiarazioni di Carra Pietro, no. Non ne ho contezza. Sicuramente...
PUBBLICO MINISTERO: Né la Criminalpol, né la Squadra Mobile di Palermo?
TESTE Di Maio: Beh, ecco, sulla... Io sono funzionario della Criminalpol. Ritengo neanche dalla Squadra Mobile, perché in quel periodo, nello specifico, abbiamo operato in stretto raccordo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Congiuntamente.
TESTE Di Maio: Congiuntamente, sì. Quindi non...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, altre...
TESTE Di Maio: Il nostro referente era la Procura di Palermo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Un paio di domande, le porrà il dottor Chelazzi.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Di Maio. Lei ha detto poco fa che si aiutava per la memoria...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...prendendo determinati atti, consultando determinati atti.
TESTE Di Maio: Sì. Il verbale di sequestro dell'esplosivo e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, immaginavo fosse il verbale di sequestro dell'esplosivo.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A parte che l'atto è noto al processo, ma affidandosi semplicemente al suo ricordo diretto, quindi, a quest'operazione che ha il suo momento di arrivo in territorio di Capena con questo sequestro. Chi è il personale di Polizia che sta procedendo?
TESTE Di Maio: Il personale di Polizia è...
PUBBLICO MINISTERO: Che sta procedendo.
TESTE Di Maio: Che sta procedendo. Il Centro Criminalpol di Palermo, la Squadra Mobile di Palermo, il Servizio Centrale Operativo. E poi ovviamente, per ragioni logistiche di appoggio territoriale, in questa circostanza c'era anche personale della Criminalpol di Roma, del Centro Criminalpol Lazio e Abruzzo.
Più personale della Polizia Scientifica di Roma e della Squadra Antisabotaggio, Antisabotatori, sempre della Questura di Roma; con funzione ovviamente di supporto.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'attività veniva svolta, lei ha detto, in base ad un provvedimento formale?
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A una delega del Pubblico Ministero di Palermo.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per compiere quest'attività, appunto, in territorio romano, per quanto è nelle sue conoscenze, sono state prese delle intese, sono state ricevute delle direttive o delle segnalazioni provenienti da uffici giudiziari diversi dalla Procura della Repubblica di Palermo?
TESTE Di Maio: No, assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Vi sono stati degli accordi successivamente...
TESTE Di Maio: Anche perché il sequestro mi pare che venne, non ricordo se venne convalidato dalla Procura di Roma, che chiaramente era competente territorialmente.
PUBBLICO MINISTERO: No, appunto, io ho bisogno di sapere se nel corso di quest'attività, prima che si ottenga questo certo risultato con relativo verbale di sequestro, ecco, se gli organi di Polizia che hanno operato - a quello che capisco, tutti della Polizia di Stato - avevano direttive, eseguivano deleghe, avevano comunque delle intese con uffici giudiziari diversi dalla Procura della Repubblica di Palermo.
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Di Maio: Assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Avevate per caso, per qualche ragione di carattere operativo, voi, personale che stava agendo in territorio romano, preso contatti con altri organi di Polizia diversi da quelli che hanno partecipato?
TESTE Di Maio: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Mi riferisco specificamente alla Direzione Investigativa Antimafia.
TESTE Di Maio: No, assolutamente no.
PUBBLICO MINISTERO: Lo può escludere, questo?
TESTE Di Maio: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Arma dei Carabinieri?
TESTE Di Maio: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Alla data del 15 novembre 1996 - in via assolutamente generale, le pongo la domanda - lei, il suo ufficio, aveva ricevuto deleghe dalla Procura della Repubblica di Firenze, in relazione alle indagini che si facevano sui fatti di strage del '93 e del '94?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire ancora due o tre cose. Lo spostamento fatto da Palermo a Roma, avvenne in?
TESTE Di Maio: In aereo.
PUBBLICO MINISTERO: In aereo, oh! Un altro punto. Quindi, se siete arrivati in aereo, a Fiumicino ci saranno state le automobili.
TESTE Di Maio: A Ciampino.
PUBBLICO MINISTERO: A Ciampino.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci saranno state le automobili.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Della Polizia di Stato romana, che vi ha poi pilotato a destra e a sinistra.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual è la ragione per la quale siete andati a fare la perquisizione ai sensi del 41 in quell'abitazione di quei signori che...
TESTE Di Maio: Sì, dal signor Napoli. Mah, perché Romeo la indicò come luogo ove lui si recava quelle volte che in precedenza era venuto a Roma. In particolare, se non ricordo male, disse che questa villetta era nella titolarità, era stata acquistata o locata, da tale Giacalone Luigi. Che era il suocero di un latitante, che abbiamo arrestato appunto a seguito della collaborazione di Romeo; in particolare, di Lo Nigro Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico, ma se io ho capito bene, prima, rispondendo al dottor Nicolosi, lei ha detto che la villetta era stata indicata come luogo di temporanea, di temporaneo nascondimento, di temporanea custodia...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di questo esplosivo?
TESTE Di Maio: Sì, nel giardino.
PUBBLICO MINISTERO: Esplosivo che, però, era andato a finire da un'altra parte.
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la perquisizione alla villetta non poteva - mi sembra di capire, io glielo metto sotto forma di domanda -...
TESTE Di Maio: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... esser funzionale al rinvenimento dell'esplosivo.
TESTE Di Maio: No, non di quell'esplosivo ecco, sicuramente. Perché il Romeo appunto ci disse che lui aveva provveduto personalmente ad asportarlo e a nasconderlo dove poi è stato rinvenuto.
Ma abbiamo ritenuto di effettuare una perquisizione, appunto, perché lui aveva indicato questa villetta come il punto di riferimento suo e di altri correi in Roma. E quindi, non sapendo ancora di chi fosse, di quali persone, da quali persone fosse abitata, e che cosa eventualmente si nascondesse, abbiamo ritenuto di effettuare una perquisizione, appunto per rinvenire eventuale altro esplosivo nascosto nella villetta, o altre armi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Di Maio, lei era al corrente, a questa data del 15 novembre '96, del '95, chiedo scusa, che presso quella villetta fossero già state fatte delle attività di Polizia Giudiziaria?
TESTE Di Maio: No. No no, non ne avevo notizia assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Per essere al corrente di questo fatto, io intendo o per una conoscenza acquisita direttamente, o per una conoscenza che le era stata trasferita da qualcuno nei preliminari anche di quest'attività.
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. In sostanza, lei sapeva che c'eran già stati fatti degli atti di individuazione da parte della Procura della Repubblica di Firenze?
TESTE Di Maio: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poco fa diceva, rispondendo al dottor Nicolosi, diceva che non aveva avuto ragione o occasione di compiere attività in relazione alle - ha affermato il dottor Nicolosi - a un rapporto di collaborazione che era già stato instaurato da un certo signor Carra con la Procura della Repubblica di Firenze.
Ma a lei era, per lei era un fatto conosciuto, l'arresto di qualche mese prima di questo signor Carra Pietro, nell'ambito delle indagini sulle stragi?
TESTE Di Maio: Guardi, non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. La ringrazio, tutto qua.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
Senta, lei, iniziando a parlare di questo sopralluogo che avete fatto insieme a Romeo, a Capena, ha riferito che Romeo non sapeva andare a colpo sicuro su questa villetta.
Ecco, io vorrei sapere: com'è che ci siete arrivati?
TESTE Di Maio: No, non ho detto che non sapeva arrivare a colpo sicuro. Lui non ricordava la denominazione del comune. Perché chiaramente, essendo Roma, il circondario di Roma, estremamente vasto, lui inizialmente non riuscì ad andare a colpo sicuro nella zona.
Ma, una volta portato nella zona, effettivamente riuscì a indicare la villetta con precisione.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo, scusi eh, visto che il Romeo non sapeva indicare il comune in cui si trovava questa villetta,...
TESTE Di Maio: Sì?
AVVOCATO Pepi: ... vorrà dire che qualcheduno gliel'ha detto.
TESTE Di Maio: No.
AVVOCATO Pepi: E allora come ci siete arrivati? Perché, intorno a Roma, c'è centinaia di comuni.
TESTE Di Maio: Io non ho detto che Romeo non sapeva indicare il comune. Ho detto che non ha indicato, per quello che io ricordo, non ha indicato con certezza Capena.
Ma ha fornito una serie di indicazioni, che potevano essere anche la vicinanza alla strada ferrata, che poteva essere un comune, un comune vicino, che, in questo momento, ripeto, non ricordo. Perché questa fase venne non gestita, c'ero anch'io, ovviamente, ma le indicazioni del Romeo venivano recepite dai colleghi romani che, sulla scorta appunto di un particolare, di... hanno poi, successivamente, circoscritto questa zona. Che è stata poi, appunto, individuata nel territorio di Capena.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ho capito. Ma...
TESTE Di Maio: Forse lui ha indicato altri comuni: Fiano Romano... Ora, non ricordo io.
AVVOCATO Pepi: Perché... A che ora è stata fatta questa perquisizione? Forse, mi è sfuggito, lei l'ha detto?
TESTE Di Maio: Sì. Nella notte tra il 15 e il 16 novembre, in particolare le operazioni di scavo... La perquisizione effettuata nella villetta del signor Napoli, è stata effettuata alle ore... alle ore 04.00 del 16.
PRESIDENTE: Del mattino.
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
TESTE Di Maio: Alle ore 04.00 del mattino del 16 novembre.
AVVOCATO Pepi: Ma io vorrei capire questo. Visto che Romeo vi aveva detto che l'esplosivo da ricercare non si trovava più nella villetta...
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... come mai avete provveduto a una perquisizione in via d'urgenza, senza assistenza di un difensore per i perquisiti improvvisamente in questa maniera? Soprattutto alle 04.00 di mattina che, normalmente, si fanno perquisizioni quando si ha la certezza, o comunque il fondato sospetto che...
TESTE Di Maio: Eh, noi avevamo il fondato sospetto. Perché...
AVVOCATO Pepi: Di che cosa?
TESTE Di Maio: Che all'interno della villetta si potessero anche nascondere delle armi o dell'altro esplosivo.
AVVOCATO Pepi: Ma, scusi, il Romeo vi aveva detto, vi aveva portato sul luogo...
TESTE Di Maio: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... per reperire dell'esplosivo, indicando precisamente che questo si trovava al di fuori, lontano alcune centinaia di metri dalla villetta. Dico, che urgenza c'era di fare questa perquisizione in piena notte?
TESTE Di Maio: Perché Romeo, come ho già risposto al dottor Chelazzi, Romeo aveva indicato questa villetta come il punto di riferimento, suo e di altri suoi correi, in Roma. Per i viaggi che avevano compiuto in precedenza.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito, ma...
TESTE Di Maio: E quindi poteva essere abitata, al limite, anche da un altro latitante, ecco. Del gruppo sempre di Romeo.
AVVOCATO Pepi: Ma queste eran supposizioni, non c'era nessuna certezza. Mi permetta.
TESTE Di Maio: No no, certezza non...
AVVOCATO Pepi: Tant'è che credo...
TESTE Di Maio: Certezza non ce n'è, nel senso...
AVVOCATO Pepi: ... che in questa villetta ci stessero persone tranquillamente incensurate, persone che non hanno nulla a che fare con ambienti malavitosi.
Bene. Senta, lei ha provveduto o comunque faceva parte del gruppo che ha arrestato Francesco Giuliano e Gaspare Spatuzza?
TESTE Di Maio: No. Io ho fatto parte del gruppo che arrestato Faia Salvatore.
AVVOCATO Pepi: E basta. Quindi, degli arresti di Giuliano e di Spatuzza, non ne sa niente?
TESTE Di Maio: No. Di Spatuzza sicuramente no, perché è un arresto che è stato compiuto dalla Squadra Mobile. E l'arresto di Giuliano è avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 novembre del '95, e contestualmente, sempre nella stessa notte, sono stati arrestati Faia e Lo Nigro: io in particolare mi sono occupato, assieme ad altro personale evidentemente, della cattura di Faia Salvatore.
AVVOCATO Pepi: Ma Giuliano, lei l'ha visto nei locali della Squadra Mobile, dopo l'arresto, oppure no?
TESTE Di Maio: Sì, l'ho visto.
AVVOCATO Pepi: In che condizioni era, Giuliano? Come era? Era vestito, era nudo?
TESTE Di Maio: Travestito, ha detto? Scusi?
AVVOCATO Pepi: No.
TESTE Di Maio: Ah.
AVVOCATO Pepi: Vestito, o nudo?
TESTE Di Maio: Ah, vestito. No, era vestito, aveva una, se non ricordo male, una tuta da ginnastica.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro, di questo?
TESTE Di Maio: Sì sì.
AVVOCATO Pepi: Lei sa mica se, in quegli stessi momenti, nei locali della Squadra Mobile vi fosse anche Pietro Romeo?
TESTE Di Maio: Beh, è possibile che vi fosse Pietro Romeo, sì certo.
AVVOCATO Pepi: Può escludere, o sa, se Romeo ha parlato con Giuliano?
TESTE Di Maio: No, per quello che mi consta, posso escluderlo.
AVVOCATO Pepi: Lo esclude con certezza, oppure per...
TESTE Di Maio: A me non risulta.
AVVOCATO Pepi: A lei non risulta?
TESTE Di Maio: A me non risulta, quindi non...
AVVOCATO Pepi: Lei sa mica se il Romeo chiese a voi funzionari di poter parlare con Giuliano, per convincerlo a pentirsi?
TESTE Di Maio: No, a me non lo chiese, né ne ho contezza.
AVVOCATO Pepi: Ha fatto mai colloqui investigativi con Giuliano e Spatuzza?
TESTE Di Maio: Con Spatuzza, no. Con Giuliano, sì. Mi pare, sì, ho fatto un colloquio investigativo, ovviamente regolarmente autorizzato dall'autorità giudiziaria, a Palermo.
AVVOCATO Pepi: E cosa ha offerto a Giuliano, in questo colloquio investigativo? Se lo può riferire.
TESTE Di Maio: No, non ho offerto nulla.
AVVOCATO Pepi: Cioè, qualcosa gli avrà detto però, penso.
TESTE Di Maio: Beh, quello che avviene normalmente durante i colloqui investigativi; cioè si rappresenta quelle che sono le opportunità previste dalla legge, dalla normativa vigente in materia di collaboranti.
AVVOCATO Pepi: Sa mica se a Giuliano, sicuramente non da parte sua, ma da parte di altri enti, siano stati offerti mezzo miliardo per pentirsi?
TESTE Di Maio: No.
AVVOCATO Pepi: Cioè "no", che vorrebbe dire? Non lo sa?
TESTE Di Maio: No no. Non lo so, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Non lo sa. Ha mica avuto colloqui con la signora Mazzola, moglie di Spatuzza?
TESTE Di Maio: Colloqui successivamente al...
AVVOCATO Pepi: All'arresto. Successivamente all'arresto.
TESTE Di Maio: No, no, assolutamente.
AVVOCATO Pepi: Sa se la signora Spatuzza sia stata più volte sentita nei locali della Squadra Mobile e invitata a invitare il marito a collaborare?
TESTE Di Maio: No, guardi, anche perché ho già detto che della cattura di Spatuzza è stata artefice la Squadra Mobile di Palermo. Quindi, il...
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non...
TESTE Di Maio: Il mio ufficio no, no, non ne è assolutamente a conoscenza.
AVVOCATO Pepi: Bene, io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ha domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Grazie. Dunque, dottore, io vorrei capire innanzitutto a quale ente lei appartiene di preciso: alla Criminalpol?
TESTE Di Maio: Centro Criminalpol, Palermo.
AVV. Cianferoni: Questo Centro ha competenza sulla città di Palermo.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Non è della DIA?
TESTE Di Maio: No no, non c'entra niente con la DIA. E' un ufficio della Polizia di Stato, che ora è inquadrato nell'ambito del Servizio Centrale Operativo.
AVV. Cianferoni: Da quando questo?
TESTE Di Maio: Da alcuni mesi.
AVV. Cianferoni: Da alcuni mesi.
TESTE Di Maio: E che ha competenza sulle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
AVV. Cianferoni: Da alcuni mesi.
TESTE Di Maio: No, questo da sempre, la competenza del Centro Criminalpol di Palermo è sulla Sicilia Occidentale.
AVV. Cianferoni: Mmh. Tanto le chiedo, per cognizione della Corte, perché mi chiedo se la Criminalpol sia tra i soggetti legittimati a svolgere colloqui a fini investigativi. Vi è normativa, la Corte lo valuterà: il 18-bis della legge 354/75, che richiama l'articolo 12 del decreto - legge 152/91.
TESTE Di Maio: Mi pare che quella norma parli di servizi centrali e interprovinciali.
AVV. Cianferoni: Infatti. Io le chiedevo se si può, a norma di un qualche decreto ministeriale, ritenere la Criminalpol tra questi servizi. Se c'è difetto, per carità, non è una cosa che allo stato rileva più che tanto. Può rilevare per discussione che faremo poi nella dovuta sede.
Comunque, messo questo punto, io le chiedo, venendo allo specifico, cioè il Romeo viene arrestato il 14, se ricordo bene.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Eh. Di novembre. Nella nottata stessa e per tutto il giorno vengono cercate persone indicate dal Romeo. Lei ha fatto i nomi di Faia, di Lo Nigro e di Giuliano.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Già il giorno 16 vi è questa trasferta a Roma.
TESTE Di Maio: Il 15 sera.
AVV. Cianferoni: Il 15 sera stesso.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh, innanzitutto le chiedo, quando lei ci dice: 'Roma sarebbe stata punto di riferimento del Romeo e di altri correi', per quale attività? Gliel'avrete chiesto a Romeo, dico.
TESTE Di Maio: No, lui parlò della vicenda degli esplosivi. Non ha...
AVV. Cianferoni: Della vicenda degli esplosivi, che vuol dire?
TESTE Di Maio: Del fatto che aveva nascosto questo quantitativo di esplosivo nelle vicinanze di questa villetta.
AVV. Cianferoni: Cioè si dichiarò autore di questo nascondimento?
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: L'esplosivo sarebbe stato suo? Cioè io mi chiedo come sia avvenuto e i funzionari della P.S., per essere brevi, si spostano da una città e fanno tutta questa trasferta in poche ore, sulla base di un'indicazione così generica.
TESTE Di Maio: Sì. Beh, innanzitutto le indicazioni di Romeo si erano rivelate estremamente utili, in quanto nella notte precedente erano stati arrestati tre latitanti di rilievo.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
TESTE Di Maio: Quindi, non è che erano indicazioni...
AVV. Cianferoni: Nel contesto palermitano. Bene, quindi nel contesto palermitano.
TESTE Di Maio: Nel...
AVV. Cianferoni: Io le chiedo: avrete perciò fatto delle sommarie domande, dicendo: 'Tu ci vuoi portare a Roma, ma perché? Che cosa andiamo a cercare a Roma?'.
TESTE Di Maio: Romeo fu interrogato, sia dal P.M. che dal Gip; a seguito degli interrogatori resi, il P.M., il Pubblico Ministero dottor Sabella alla Procura di Palermo, ci delegò all'individuazione.
Ho qui anche il provvedimento. Ci delegò a compiere sopralluoghi con Romeo: "a Palermo e provincia, e Roma e provincia, al fine di individuare luoghi ove sarebbero sepolti cadaveri, esplosivi e quant'altro ha interesse investigativo".
AVV. Cianferoni: Siccome abbiamo sentito questa mattina un suo collega che ci aveva parlato, per l'appunto, di interesse per il ritrovamento di cadaveri; voi però ritenete premiante l'interesse vero l'esplosivo. Io...
TESTE Di Maio: No, tutto...
AVV. Cianferoni: Oh, allora intanto mi dica come...
TESTE Di Maio: Tanto è vero che, ripeto, nella notte precedente abbiamo dato precedenza alla cattura dei latitanti.
AVV. Cianferoni: Va bene. Però, faccio riferimento al notorio, è notorio che se vi è una collaborazione in atto, possono essere spostate le cose che il collaboratore può indicare.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora perché, le chiedo il motivo della trasferta su Roma. Evidentemente, lasciando per un momento da parte le cose palermitane, in particolare i cadaveri.
TESTE Di Maio: Per il motivo che ha detto lei proprio, avvocato. Cioè per evitare che il corpo del reato, in particolare l'esplosivo, potesse essere spostato.
AVV. Cianferoni: Ma siccome l'indagine è palermitana, gli omicidi saranno successi a Palermo mi immagino, no?
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora sarà più probabile, dico io, che si spostino dei cadaveri, piuttosto che dell'esplosivo che sta a centinaia di chilometri di distanza?
PRESIDENTE: Io direi che è più pericoloso l'esplosivo, avvocato, al senso comune.
AVV. Cianferoni: Bah.
PRESIDENTE: Il cadavere tutt'al più può essere spostato, ma resta morto.
AVV. Cianferoni: Però è la prova gigliata...
PRESIDENTE: Però, resta morto.
AVV. Cianferoni: ... di un omicidio.
PRESIDENTE: L'esplosivo non è mai una cosa morta.
AVV. Cianferoni: L'esplosivo, non si riesce a capire a che servisse.
PRESIDENTE: Bene, avvocato, abbia pazienza. La prego, per cortesia, continui. Ma faccia delle domande pertinenti, non cose...
AVV. Cianferoni: Queste sono molto pertinenti, Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVV. Cianferoni: Se la Corte non le ritiene, ne prendo atto.
PRESIDENTE: La pertinenza la stabilisco io.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Se a lei non dispiace.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: Da quando la legge me lo consente...
AVV. Cianferoni: No no.
PRESIDENTE: ... la pertinenza... Allora, non facciamo discorsi sciocchi, va bene? Ecco.
AVV. Cianferoni: Questo non lo accetto con tanta diciamo serenità, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi dispiace, se non lo accetta, ma lei...
AVV. Cianferoni: Perché la domanda rimane per quella che è, sarà oggetto di discussione.
PRESIDENTE: Se rimane quello che è, passiamo ad altra domanda, perché ora non gliel'ammetto più. Mi dispiace, lei comincia a fare dei discorsi che non hanno senso. Un ufficiale di Polizia riceve un ordine dal Pubblico Ministero di cercare queste cose, stabilisce una certa priorità: è suo dovere adempiere! E mi pare che abbia adempiuto nella maniera dovuta.
Anche perché a Palermo, se non sbaglio, sono rimasti altri organi di Polizia, che hanno già lavorato insieme col qui presente teste, nella ricerca di altri latitanti.
I cadaveri potevano essere cercati anche in assenza del Romeo, per esempio. Intanto per cominciare.
Vogliamo passare ad altre domande?
AVV. Cianferoni: Anche l'esplosivo, Presidente. Ma non è una polemica. Si passa ad altre domande.
PRESIDENTE: Avvocato, non facciamo discorsi inutili.
AVV. Cianferoni: Si passa ad altra domanda.
PRESIDENTE: Perché, le ho detto, passiamo ad altre domande. I discorsi relativi alla priorità di una cosa o di un'altra, tra l'altro, non attengono assolutamente ai diritti della difesa per sapere come e perché sono state fatte...
Le ha dato una risposta? Può essere giusta, può essere sbagliata: non è compito suo, né tantomeno della Corte, di indagare e di accertare se è stato operato bene o male questa scelta.
Noi non stiamo giudicando il teste. Stiamo giudicando la regolarità delle operazioni.
AVV. Cianferoni: Senz'altro.
PRESIDENTE: Vogliamo procedere?
AVV. Cianferoni: Il punto resta sempre quello. Perché vi trasferite a Roma? Cioè, e concludiamo su questo, il dichiarante vi dava delle indicazioni sull'impiego di questo esplosivo? Su che cosa avreste trovato di preciso? Anche da tipo a tipo di esplosivo, si devono assumere delle cautele, per esempio. Ecco, questo tipo di questioni fu affrontato, oppure no?
TESTE Di Maio: Ma infatti le cautele vennero adottate, tanto è vero che partecipò alle operazioni di scavo, di rinvenimento, partecipò anche la Squadra Antisabotatori della Questura di Roma.
AVV. Cianferoni: Ma, diciamo, il coordinamento con le forze di Roma come poté avvenire? Cioè che cosa si andava a ricercare? Genericamente dell'esplosivo?
TESTE Di Maio: Dell'esplosivo, sì, che il Romeo disse che era contenuto in due grossi involucri.
AVV. Cianferoni: E la zona della città di Roma o del comprensorio romano, fu quantomeno detta ai colleghi di Roma?
TESTE Di Maio: Sì, certo. Sicuramente. Nelle vicinanze di Roma; ma il Romeo diede tutta una serie di indicazioni che, ripeto, in questo momento non ricordo. Fra l'altro, io non sono di Roma, né presto servizio, né ho mai prestato servizio a Roma.
Diede tutta una serie di indicazioni sulla scorta delle quali si riuscì, dopo un po' di tempo, a individuare la zona a cui faceva riferimento il Romeo stesso.
AVV. Cianferoni: Quindi non fu lei a tenere i contatti con Roma?
TESTE Di Maio: No, io ero pure presente, sicuramente. Però, ripeto, il Romeo...
PRESIDENTE: Avvocato, è un quarto d'ora che siamo su quest'argomento.
TESTE Di Maio: Sicuramente...
PRESIDENTE: Hanno fatto delle operazioni. Sono arrivati al punto da individuare i posti dove questi famosi pacchi, raccontati dal Romeo, sono stati trovati; e riconosciuti.
Non vedo che cosa serva il sapere tutte queste cose. Se una persona interviene a un atto, ma non conosce la zona, mi pare che sia ovvio che si debba rivolgere a colleghi che la zona, la provincia, la campagna di Roma, la conoscono.
AVV. Cianferoni: Sì, ma infatti, io chiedevo al teste di sapere che tipo di indicazioni furono date ai colleghi di Roma. Roma è tanto grande, soltanto la città, dico; figuriamoci la provincia.
TESTE Di Maio: No no, sicuramente non soltanto la città, non è che Romeo si è limitato a dire 'è a Roma'.
AVV. Cianferoni: Appunto.
TESTE Di Maio: Ripeto, ha fornito una serie di indicazioni che potevano essere la vicinanza a una linea ferroviaria, che poteva essere anche il nome di qualche comune. Ora, non ricordo se lui avesse detto Capena; mi pare di no, però. Non ricordo se abbia nominato altri comuni vicino ai quali poi c'era Capena.
Comunque, fornì tutta una serie di indicazioni di particolari, a seguito dei quali venne individuato il luogo dove poi realmente è stato rinvenuto l'esplosivo.
AVV. Cianferoni: Vi parlò di Formello?
TESTE Di Maio: No, non mi ricordo se menzionò questo comune, ecco.
AVV. Cianferoni: E quindi - e poi non ci sono altre domande su questo punto - quando lei dice "punto di riferimento suo e di altri correi", a quale tipo di attività fa riferimento? Gliel'ho già posta questa domanda, cinque minuti fa; gliela ripongo. Lei dà la sua risposta, e io non gliela ripongo più, chiaramente.
PRESIDENTE: Avvocato, ma è un reato, detenere e portare in luogo pubblico un esplosivo, non crede?
AVV. Cianferoni: Ma senz'altro, Presidente.
PRESIDENTE: Credo che sia anche un reato di estrema pericolosità. L'esplosivo è sempre una cosa che non si adopera per fare i fuochi di artificio, o per fare feste, o cose di gioia o di piacere. Mi pare che ce ne sia a sufficienza per poter giustificare l'operato che è stato eseguito.
AVV. Cianferoni: Bah.
PRESIDENTE: Mi pare che ne abbiamo parlato abbastanza.
AVV. Cianferoni: La domanda è ammessa, o...
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda lei gliel'ha già chiesta più di una volta.
AVV. Cianferoni: Sì, lo so, sì.
PRESIDENTE: Il teste ha dato le risposte: basta. Credo che basti.
AVV. Cianferoni: A questo difensore, umilmente, non basta. Se si può fargli dare l'ultima risposta.
PRESIDENTE: E' la stessa domanda che gli ha fatto dieci minuti fa.
AVV. Cianferoni: Dieci minuti fa: ma l'ho detto, io.
PRESIDENTE: Se aveva fatto delle domande al Romeo per sapere che cosa ci facevano in quella cosa, con l'esplosivo. Il teste ha risposto: 'No, non mi pare, non...
TESTE Di Maio: No no, non ricordo di aver fatto la domanda: a cosa servisse. Cioè, ci siamo recati lì, in quel luogo, per rinvenire l'esplosivo che Romeo aveva dichiarato aver nascosto sotto terra. Poi, a cosa servisse, nell'immediatezza non ne abbiamo avuto contezza.
AVV. Cianferoni: Va bene. Solo a coronamento della conoscenza che si è potuta acquisire. Lei ha detto che verso le 6 e 30, le 7 del mattino, fu chiamata la Scientifica.
TESTE Di Maio: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi questa richiesta di intervento fu quando voi eravate già in loco?
TESTE Di Maio: No, guardi, ricordo che la Scientifica fu chiamata anche prima; però era impegnata in un'altra attività. Se non ricordo male, c'era stato un suicidio a Ostia, qualcosa del genere, c'era.
E quindi noi abbiamo iniziato a scavare. Anche perché immediatamente non abbiamo trovato gli involucri; cioè abbiamo fatto alcuni tentativi, in un'area però molto circoscritta, sempre su indicazione di Romeo. In un'area di pochi metri quadrati.
Appena abbiamo rinvenuto la... abbiamo visto, ecco, il nastro adesivo che appariva dal terreno che avevamo smosso, ci siamo fermati e abbiamo atteso al freddo, per due ore, nell'attesa che intervenisse la Scientifica.
AVV. Cianferoni: E..., sì, ricorda se venne in questione un forno, un forno a legna? Cioè come luogo da ricercare...
TESTE Di Maio: Un forno a legna?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Di Maio: No no, era in aperta campagna, questo...
AVV. Cianferoni: Perché ne aveva parlato il Romeo, nel suo esame. Ma comunque, poi...
TESTE Di Maio: No, non ricordo di forni a legna.
AVV. Cianferoni: Bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Si può accomodare, grazie. Buongiorno.
*TESTE Di Maio: Grazie a lei, buongiorno.

udienza 9.1.1997

PRESIDENTE: Per cortesia... Mi scusi, la segretaria.
(voce fuori microfono) Come si fa a spegnere?
PRESIDENTE: No, a spegnere non mi interessa...
(voce fuori microfono) Ah, ho capito.
PRESIDENTE: Ci siamo? Buongiorno.
Bagarella Leoluca è presente?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No, è rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni; sostituito dall'avvocato Pepi.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni: rinunciante.
Avvocato Li Gotti, avvocato Falciani...
AVVOCATO Batacchi: Sostituito dall'avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: Ah, avvocato Batacchi.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e Rocchi, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e Batacchi, che è presente.
Di Natale Emanuele: contumace.
Avvocato Gentile, Di Russo, Falciani, sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante.
Avvocato Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato Batacchi.
Ferro Vincenzo: libero, assente.
Avvocato Traversi e avvocato Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, sostituito dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante.
Avvocato Oddo, Gramigni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Grigoli Salvatore: rinunciante.
Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace.
Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante.
Avvocato Natali e avvocato Cardinale, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocato Traina, avvocato Passagnoli, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace.
Avvocato Battisti e Usai, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Scarano Antonio: libero, assente.
Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Spatuzza Gaspare?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Allora chi facciamo entrare?
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo entrare il dottor Grassi.
PRESIDENTE: Si accomodi.
*TESTE Grassi: (voce fuori microfono)
Grazie.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza, qualifica?
TESTE Grassi: Sì. Io sono il commissario Andrea Grassi. Nato a Foggia il 3 settembre del '66.
PRESIDENTE: E residente?
TESTE Grassi: Residente a Roma.
PRESIDENTE: Funzione, qualifica?
TESTE Grassi: Sì, sono commissario.
PRESIDENTE: In quale ufficio?
TESTE Grassi: La qualifica è il commissario. Comunque sono un funzionario della I Divisione del Servizio centrale Operativo della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere quella formula?
TESTE Grassi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda al Pubblico Ministero, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Grassi, buongiorno innanzitutto.
TESTE Grassi: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Grassi, lei per l'appunto, nel riferire la sua qualifica, ha anche fatto presente di essere in servizio presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella giornata di ieri abbiamo sentito alcuni suoi colleghi e abbiamo appreso che lei è uno dei funzionari che su Roma si è occupato della individuazione dei luoghi insieme a Romeo Pietro.
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questo innanzitutto il punto essenziale che interessava a noi chiarire.
Se vuol raccontare alla Corte, con il maggior numero di dettagli possibile nell'ambito dei suoi ricordi, per l'appunto, quello che è avvenuto nel momento in cui lei è entrato, per così dire, in contatto con Romeo Pietro.
TESTE Grassi: Allora, piccola premessa. Io, come funzionario del Servizio centrale Operativo, all'epoca dell'arresto di Romeo mi trovavo a Roma e non a Palermo, cioè non sono stato uno dei funzionari che ha partecipato all'arresto del Romeo. Ma proprio per questo sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Grassi, abbia pazienza, io da qui la sento meno. Se si vuole avvicinare di più...
PRESIDENTE: Si vuole avvicinare al microfono, per favore?
TESTE Grassi: Sì, sì.
Proprio per questo il mio compito si è espletato essenzialmente, con riferimento a Pietro Romeo, a quelle attività che con lui abbiamo fatto a Roma.
Il giorno 15 novembre del '95, per cui i funzionari impegnati per l'arresto del Romeo mi hanno comunicato che era in previsione un viaggio a Roma con lo stesso Romeo, che ci avrebbe dovuto indicare dei luoghi dove lui stesso avrebbe, in passato, nascosto dell'esplosivo.
Per cui a Roma mi sono preoccupato di pianificare tutti questi servizi, anche di tutela - atteso che il Romeo aveva già dichiarato la sua intenzione di collaborare - mi sono preoccupato di pianificare i servizi finalizzati proprio a questa attività di ricerca insieme a Romeo.
E quindi, con altro personale, alle mie dipendenze, del Servizio Centrale Operativo, ma anche con personale della Criminalpol di Roma, quindi l'ufficio competente per territorio, abbiamo accolto il Romeo, accompagnato quindi dai funzionari e dal personale sia della Questura di Palermo che della Criminalpol di Palermo e dello stesso Servizio Centrale Operativo, abbiamo accolto il Romeo e i colleghi che sopraggiungevano da Palermo.
Arrivò in tarda serata. Mi ricordo attorno a mezzanotte del, mi sembra del 15... fra il 15 novembre e il 16 novembre. E da subito abbiamo iniziato, quindi, l'attività di ricerca di un luogo ove lui aveva ammesso di avere nascosto dell'esplosivo.
I ricordi del Romeo erano abbastanza confusi a riguardo. Lo dico, questo, perché abbiamo perso non poco tempo per individuare il luogo. Non credo di sbagliare nel dire che saranno passate circa 3-4 ore in giro per Roma con Romeo.
Romeo, essenzialmente, aveva due ricordi abbastanza nitidi, solo due ricordi, e cioè quello che il luogo dove lui aveva nascosto l'esplosivo era vicino a un casello autostradale, a un grosso casello autostradale; altro ricordo era che il campo ove lui aveva nascosto questi due sacchi di esplosivo era un campo che insisteva... vicino a una strada sterrata.
PRESIDENTE: Sterrata.
TESTE Grassi: Sì. Sì, sì, sì.
Una strada ferrata, scusi, una strada ferrata; dove passa la ferrovia.
PRESIDENTE: Ferrovia.
TESTE Grassi: Sì.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Grassi: Quindi, dall'inizio noi abbiamo iniziato a percorrere con Romeo... siamo partiti, anzi, da Roma-sud, dal grande casello che ci aveva indicato, che poteva essere, quindi, o Roma-sud o Roma-nord per noi.
Abbiamo iniziato da Roma-sud e abbiamo chiaramente girato a lungo, perché - non so... forse è bene spiegarlo per chi non è pratico di Roma - da Roma-sud ci si immette subito sul grande raccordo anulare, che sono una sessantina di chilometri. Per cui noi abbiamo girato in tutti i sensi possibili e immaginabili questo grande raccordo anulare senza suscitare in Romeo, però, un ricordo specifico che ci potesse quindi aiutare a individuare questo luogo.
Altra opzione, altra possibilità, essendo ormai trascorse già un paio d'ore sul grande raccordo anulare, era quella di partire invece dal casello di Roma-nord.
E lì da subito si accesero forse i ricordi del Romeo, tant'è che lui riconobbe un ponte che passava proprio sopra l'autostrada.
Mi riferisco quindi al casello di Roma-nord ed esattamente all'uscita per Fiano Romano, che poi ha effettivamente un ponticello che viaggia sopra l'autostrada.
A quel punto, avendo lui riconosciuto quel casello - quello di Roma-nord - e non quello di Roma-sud, l'altro nostro obiettivo era quello di individuare questa strada ferrata che era l'altro ricordo del Romeo. Ed effettivamente nella zona esiste una strada ferrata, e credo che sia proprio un tratto della ferrovia... forse della linea direttissima Firenze-Roma.
Ci siamo posti, quindi, quasi in parallelo su questa strada ferrata, facendo delle strade sterrate, questa volta, fino a quando ci siamo fermati su sua indicazione nei pressi di un grande piazzale, anche questo non asfaltato, di solito luogo dove vengono parcheggiati dei rimorchi di grandi camion, oppure delle motrici.
Lui si è fermato lì, ci fatto fermare in questo spiazzale dove noi, a vista, effettivamente potevamo scorgere la ferrovia e ci ha indicato subito una villetta. Una villetta dove lui aveva avuto... ricordava di essere stato e dove ricordava esattamente di avere portato l'esplosivo.
Noi abbiamo subito, quindi, effettuato una perquisizione...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, dottor Grassi.
TESTE Grassi: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza se la interrompo un attimino.
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Due particolari. nel riferire di questa sua attività fatta insieme a Romeo; dal punto di vista logistico come eravate sistemati?
TESTE Grassi: Sì. Io ero in macchina con Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Mi basta...
TESTE Grassi: E siam...
PUBBLICO MINISTERO: Mi basta questa risposta.
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era altro personale, poi?
TESTE Grassi: C'era altro personale ed era personale che aveva eseguito l'arresto di Romeo, che quindi aveva già avuto possibilità di conoscerlo in fase di arresto e durante il viaggio di trasporto da Palermo a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Benissimo, quindi tutta questa attività di ricerca del luogo - raccordo anulare, casello Roma-sud, casello Roma-nord - lei l'ha, per così dire, vissuta con Romeo accanto in macchina.
TESTE Grassi: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Punto secondo. Lei ora ha detto: una volta che vi ha indicato questa villetta...
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha detto: Romeo ci disse che lì aveva portato, o da lì aveva portato via?
TESTE Grassi: Guardi, lui ci disse che in quella villa lui era stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grassi: E l'esplosivo da quella villa era stato poi nascosto in prossimità della villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, volevo questo chiarimento.
TESTE Grassi: Sì, sì, sì. Sì, sì. Ed esattamente a pochi metri dalla villa, a non più di cento metri dalla villetta.
Noi lì eseguimmo subito una perquisizione, ai sensi del 41, quindi finalizzata alla ricerca di esplosivo e armi. Non perché Romeo, però, ci disse in quella circostanza che l'esplosivo era nella villa, ma perché noi non sapevamo chi fosse in quel momento residente in quella villa. E quindi, dovendo noi iniziare da lì a breve un'operazione di scavo nelle immediate vicinanze della villetta, eseguimmo una perquisizione anche per, diciamo, non creare allarmi, perché prima di iniziare gli scavi avremmo dovuto chiamare i Vigili del Fuoco, gli Artificieri.
Quindi abbiamo perquisito la villa e ci siamo assicurati che lì non vi fossero anche persone collegate a Romeo, o addirittura latitanti.
Abbiamo, quindi, immediatamente dopo effettuata la perquisizione, iniziato le operazioni di scavo perché dalla villetta il Romeo aveva benissimo il ricordo, chiaro ricordo, del luogo esatto dove aveva sepolto, nascosto sotto terra questi due sacchi di esplosivo.
Chiamammo quindi gli Artificieri e i Vigili del Fuoco e, mentre stava per albeggiare, effettivamente a circa 10-15 centimetri sotto terra rispetto al punto esatto che ci venne indicato dal Romeo, furono rinvenuti, e quindi sequestrati, due grossi involucri contenenti esplosivo, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Grassi, vedo che lei ha buona, anzi, ottima memoria, quindi le chiederei di riferire chi erano le persone che avevano la disponibilità della villetta che perquisiste?
TESTE Grassi: Ricordo il nome... mi sembra Napoli Massimiliano, era il titolare di questa casa; sposato, una coppia di sposi che vivevano da poco là. Non ricordo il nome della moglie di...
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi la signora Franco?
TESTE Grassi: Franco, sì, sì, sì. Franco, Franco, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grassi: Claudia, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Franco Claudia, esattamente.
TESTE Grassi: Uhm.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottore, e questo luogo, questa villetta...
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... siamo nel comune di, se lo vogliamo specificare?
TESTE Grassi: Siamo a Capena, località Capena.
PUBBLICO MINISTERO: Località Capena.
TESTE Grassi: Provincia di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Località Capena.
Questo luogo, questa villetta, era noto a lei quale funzionario dello SCO, o comunque nell'ambito di conoscenze che poteva avere all'interno del suo Ufficio?
TESTE Grassi: L'esistenza della villa?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Grassi: No, no. Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Altro particolare.
Nel momento in cui il Romeo vi ha indicato questa villetta come luogo da dove aveva prelevato questo esplosivo, per nasconderlo dove poi è stato trovato...
TESTE Grassi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... vi dette qualche altra indicazione su questa villa? Voglio dire, lui disse che c'era stato?
TESTE Grassi: Che c'era stato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Disse di chi era stata, chi l'aveva avuta questa villa?
TESTE Grassi: No. In quella situazione, in quella... non ci disse con chi era stato di preciso, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi l'aveva presa in affitto?
TESTE Grassi: No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Nulla. Non dette alcuna indicazione.
TESTE Grassi: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Disse semplicemente che c'era stato.
TESTE Grassi: C'era stato in compagnia di altri; non disse, in quelle circostanze, con chi e disse che lì avevano in un primo momento portato l'esplosivo, per poi nasconderlo appunto a 100-150 metri dalla villa stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Ed effettivamente nel punto dove venne trovato.
TESTE Grassi: Sì, sì, esattamente. Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto riguarda gli atti di Polizia, risultano sottoscritti anche da lei...
TESTE Grassi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... sono al fascicolo del dibattimento.
Quindi, in quella situazione... ieri è venuto qui in aula il dottor Di Maio...
TESTE Grassi: Sì, era presente anche lui.
PUBBLICO MINISTERO: ... che era insieme a lei, per l'appunto.
Sono stati redatti quegli atti e fanno parte del fascicolo del dibattimento, quindi non sto a farle illustrare nuovamente quanto è già consacrato in quegli atti.
Le chiedevo questo: in epoca, per così dire, anteriore... successiva, lei, quale funzionario del Servizio Centrale Operativo, aveva ricevuto deleghe dalla Procura di Firenze? Deleghe di indagine, intendo.
TESTE Grassi: Sicuramente, come Servizio Centrale Operativo abbiamo ricevuto deleghe dell'Autorità Giudiziaria di Firenze per i fatti specifici delle stragi del '93, e non solo dall'Autorità Giudiziaria di Firenze, certo, anche quella di Palermo, di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: E credo anche da Milano.
TESTE Grassi: Sì, sì, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grassi: Sì, Milano, chiaramente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Grassi, ma nell'ambito di questa attività delegata - ecco, lei mi ha già risposto, comunque le pongo la domanda in questa nuova ottica - vi erano deleghe che portavano lo SCO nel luogo, nella zona dove vi ha portato Romeo?
TESTE Grassi: No, questo no. Anzi, a riguardo posso dire una circostanza accaduta in sede di perquisizione.
PUBBLICO MINISTERO: Perquisizione...
TESTE Grassi: Della villetta, sì, del signor Napoli, il titolare, il proprietario della villetta, che ci disse che quella casa era già stata oggetto di perquisizione da un'altra Forza di Polizia.
E raccogliemmo questa informazione, questa notizia, con grande stupore, perché in quelle circostanze non avevamo assolutamente cognizione di quale Ufficio fosse andato lì a perquisire la villetta e per quale ragione.
Poi ho capito perché un altro Ufficio era arrivato in quella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
TESTE Grassi: Quella villetta mi sembra sia stata perquisita - non so di preciso quando, ma sicuramente in epoca anteriore alla nostra perquisizione - mi sembra forse dalla DIA di Roma nell'ambito sempre di attività delegate per le indagini sulle stragi del '93. Perché era una villa che era stata nella disponibilità, mi sembra di Scarano o di Carra, o di tutti e due. Comunque personaggi che erano oggetto delle investigazioni da parte delle Autorità Giudiziarie.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, queste che lei sta riferendo in questo momento sono notizie che poi lei apprende successivamente...
TESTE Grassi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dato che i signori Napoli-Franco le avevano, per l'appunto, riferito di una precedente perquisizione.
TESTE Grassi: Esatto. Fu in sede di perquisizioni. Furono, loro, stupiti di ricevere un'ulteriore perquisizione. Ma fummo anche noi sufficientemente stupiti del fatto che un altro Ufficio era andato là, perché non riuscivamo a capirne la ragione, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'ambito di questa attività, che per l'appunto si concluse nel mattino, nella mattinata...
TESTE Grassi: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... del 16 novembre.
TESTE Grassi: Sì, sì. Albeggiava, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Il 16 novembre del 1995.
Lei personalmente, poi, ha svolto ulteriori attività, una volta, voglio dire, compiuti gli atti al riguardo?
TESTE Grassi: Con specifico riferimento a...
PUBBLICO MINISTERO: Alla persona di Romeo Pietro.
TESTE Grassi: No, no. Io personalmente non ho svolto altre attività di indagini su Romeo, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, in territorio continentale questo accertamento, questa individuazione di questo luogo è stato l'unico atto che lei ha compiuto.
TESTE Grassi: Sì. Si è esaurita lì, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io per quanto riguarda il suo esame non avrei da porle altre domande e quindi concludo qui l'esame.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
Senta, dottor Grassi, io ho bisogno di farle una serie di domande, soprattutto per capire un po' la situazione.
TESTE Grassi: Prego, avvocato.
AVVOCATO Pepi: La prima domanda è questa... Lei ha detto che era in macchina con Romeo, vero?
TESTE Grassi: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io volevo sapere: Romeo, mentre giravate intorno a Roma, dal casello sud al casello nord, le ha mai detto, o le ha mai parlato di Capena o Formello?
TESTE Grassi: No.
AVVOCATO Pepi: Non l'ha mai indicato.
TESTE Grassi: No.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma come mai fu deciso di partire da Roma-sud anziché da Roma-nord?
TESTE Grassi: Guardi, credo che sia stata assolutamente casuale la scelta di partire dal casello di Roma-sud piuttosto che da quello Roma-nord.
Vero è, forse abbiamo scelto di iniziare da Roma-sud piuttosto che da Roma-nord che, essendo Romeo palermitano, abbiamo, forse, quella sera, ipotizzato che lui fosse venuto a Roma in nave, cioè da Napoli, e quindi siamo partiti da Roma-sud, cioè dal casello che, venendo da Napoli, si imbocca per primo, si trova per primo.
AVVOCATO Pepi: Senta, siccome noi abbiamo già sentito qui al dibattimento il Pietro Romeo e abbiamo avuto grossi problemi anche spesso di interpretazione, quando era con voi vi era qualche, magari, siciliano che poteva capire meglio le indicazioni, oppure vi siete arrangiati un po'?
TESTE Grassi: Guardi, sicuramente c'erano dei siciliani con me in macchina. Un po' perché, come forse avrà detto ieri il dottor Di Maio, l'arresto di Romeo si è consumato a Palermo, e da Palermo sono saliti funzionari della Criminalpol di Palermo ed anche della Squadra Mobile di Palermo. Quindi, che ci fossero dei siciliani, di madrelingua, sicuramente è certo. Poi li avevo anch'io del mio Ufficio dei palermitani.
Anche se le difficoltà interpretative non erano nel dialetto che usa Romeo, ma proprio nel modo di esprimersi, che forse non era molto forbito.
AVVOCATO Pepi: No, direi proprio di no.
TESTE Grassi: Sì. Non fu facile.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Veniamo un attimo alla perquisizione. Lei ha detto che avete fatto questa perquisizione perché avevate il sospetto che vi potessero essere, fra l'altro, persone collegate anche a Romeo, eccetera. Ecco, però, una volta che voi siete entrati dentro e avete visto che si trattava di una coppia regolare...
TESTE Grassi: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... che non aveva nulla a che vedere con questi fatti qui, avete cessato la perquisizione, oppure avete eseguito ulteriormente la perquisizione cercando quello che volevate cercare, quindi mettendo un po' a soqquadro la casa, oppure vi siete semplicemente limitati a identificare queste persone?
TESTE Grassi: No. Noi abbiamo fatto una perquisizione ai sensi del 41.
AVVOCATO Pepi: Che ha dato esito?
TESTE Grassi: Negativo.
AVVOCATO Pepi: Negativo.
TESTE Grassi: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, l'ultima domanda è questa: ma questa operazione è stata fatta su delega di quale Procura?
TESTE Grassi: Palermo.
AVVOCATO Pepi: Di Palermo.
TESTE Grassi: Sì. Il dottor Sabella, il Pubblico Ministero, il sostituto: dottor Sabella di Palermo.
AVVOCATO Pepi: Ma la delega riguardava i fatti che dovevano attenere alle stragi, oppure era una delega generica a ricerca di colli di reato...
TESTE Grassi: Sì. Era credo una delega... Sicuramente c'era una delega formale del dottor Sabella, con la quale delega ci autorizzava a compiere delle attività di ricerca di armi, esplosivi e cadaveri con il signor Romeo.
AVVOCATO Pepi: Bene, io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Grassi: Grazie a voi, buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora possiamo far passare senz'altro il dottor Di Bernardini.
PRESIDENTE: Si accomodi, si accomodi.
*T. Di Bernardini: Buongiorno.
PRESIDENTE: Ci vuol dire al microfono , per favore, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
Massimiliano Di Bernardini, nato a Roma il 31/01/1966. Sono un commissario di Polizia di Stato, presto servizio attualmente presso la Questura di Roma, alla Squadra Mobile.
PRESIDENTE: Vuole leggere, per cortesia?
T. Di Bernardini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottore, buongiorno.
T. Di Bernardini: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che presta servizio alla Squadra Mobile di Roma, alla Questura di Roma.
Ci vuol dire in precedenza che attività ha svolto?
T. Di Bernardini: Sì. In precedenza sono stato, dal 1992 al settembre del '97, presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, nell'ambito dell'attività da lei svolta presso lo SCO...
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha eseguito deleghe da parte del Pubblico Ministero di Firenze?
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Anche da parte del Pubblico Ministero di Roma?
T. Di Bernardini: Sì, del dottor Saviotti.
PUBBLICO MINISTERO: Queste, nell'ambito del procedimento relativo alle stragi.
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiederei senz'altro di riferire alla Corte l'esito degli accertamenti che le sono stati delegati in relazione alle dichiarazioni che il Pubblico Ministero di Firenze aveva raccolto da Gioacchino La Barbera.
T. Di Bernardini: Sì. Chiedo al Presidente se posso consultare gli atti come prodotti.
PRESIDENTE: Prego. Può consultare tutto quello che crede.
T. Di Bernardini: Grazie. Dunque, abbiamo svolto, per conto della Procura della Repubblica di Firenze appunto, degli accertamenti in merito alle dichiarazioni del collaborante Gioacchino La Barbera.
In particolare, nella delega, nella informativa con cui abbiamo riferito in data 14 febbraio '94, facciamo cenno a dei contatti telefonici intrattenuti fra un personaggio catanese - Santo Mazzei - e, appunto, il Gioacchino La Barbera.
Questi contatti telefonici si sono intrattenuti tramite le utenze cellulari in uso al Santo Mazzei e al Gioacchino La Barbera.
In particolar modo, l'utenza cellulare in uso al Santo Mazzei era un'utenza cellulare a lui non intestata, però trovatagli in possesso al momento del suo arresto, in quanto lui era latitante e fu arrestato dalla Squadra Mobile di Catania.
Al momento dell'arresto aveva appunto un cellulare intestato a tale Ebola Maria Rita, sua lontana parente tramite il fratello Sebastiano.
In particolare, noi effettuammo degli accertamenti, già precedentemente a quelli richiestici, diciamo, dalla Procura di Firenze, a cui riferimmo le Procure di Palermo e Caltanissetta e Catania. Perché sia a seguito dell'arresto del Mazzei, a seguito di alcuni rinvenimenti di armi che furono fatti dai Carabinieri e anche dalla Polizia di Stato in Emilia Romagna e in Sicilia, e a seguito poi dell'arresto da parte della DIA del La Barbera, ipotizzammo, appunto, un quadro di unione fra esponenti della Cosa Nostra catanese ed esponenti della Cosa Nostra palermitana, anche in relazione a un presunto traffico di armi.
In particolare, furono riscontrati dei contatti telefonici in entrata sul cellulare del Mazzei, in uso al Mazzei e intestato alla Ebola Maria Rita, in data 16 ottobre 1992, alle ore 20.53, per una durata di 79 secondi.
L'utenza intestata a Ebola Maria Rita. Appunto, era questo 0336/880872, aveva ricevuto questa telefonata in partenza dal cellulare intestato a La Barbera Gioacchino, il giorno 16 ottobre 1992 alle ore 20.53, per una durata di 79 secondi.
Il cellulare era lo 0337/4637777.
La telefonata era in partenza dal distretto della Sicilia quando fu fatta.
Quindi, il telefonino intestato a La Barbera era presente sul territorio, diciamo, sull'area telefonica coperta nel distretto della Sicilia.
Successivamente, in data 18, quindi due giorni dopo, 18 ottobre e'92, abbiamo riscontrato la presenza del telefonino intestato a La Barbera Gioacchino in territorio lombardo, perché, in occasione che questo telefonino: lo 0337/463777, effettuò una telefonata ad una utenza telefonica fissa: lo 0376/522088.
Questa telefonata fu effettuata impegnando il distretto telefonico della Lombardia.
A significare, quindi, che il telefonino in uso, intestato e in uso a La Barbera Gioacchino, si era spostato fra il giorno 16 e il giorno 18 dalla Sicilia al distretto telefonico della Lombardia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Di Bernardini, per quanto riguarda invece il cellulare, lei ha detto in uso a Mazzei...
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... posto che questo cellulare intestato a Ebola Maria Rita era stato trovato in possesso del Mazzei al momento del suo arresto.
T. Di Bernardini: Suo arresto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dal... poteste individuare il punto di operatività del cellulare intestato alla signora Ebola in uso a Mazzei nel periodo 16-18 ottobre '92?
T. Di Bernardini: Guardi, in questi casi, siccome le telefonate sono in entrata, abbiamo detto, sul telefonino del Mazzei, non abbiamo il riscontro di dove fosse il telefonino. Però, consultando diciamo il tabulato, si può vedere se altre telefonate effettuate con quel telefonino in quei giorni, sono state effettuate dai distretti... da quali distretti sono state effettuate, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque al momento non è in grado di riferire...
T. Di Bernardini: Al momento, non avendo qui il tabulato, non sono in grado di riferire...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'analisi, lei ha detto, di questo tabulato, di questi tabulati: Mazzei-La Barbera...
T. Di Bernardini: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... quindi siamo, lei ha detto, in presenza di un cellulare intestato alla persona di Gioacchino La Barbera...
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... venne svolto da lei e dal suo ufficio sin dal 1992. Capisco bene?
T. Di Bernardini: Sin dal 1992, sì. In relazione, appunto, a questa informativa che, come ho detto prima, producemmo per la Procura per Palermo, Catania e Caltanissetta, in merito a questa ipotesi di reato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, posto che quindi era uno studio fatto a pro di quelle Procure, le chiederei se, dall'analisi di questo tabulato - in particolare mi riferisco al cellulare intestato alla signora Ebola - risultino dei contatti con ambienti, con persone residenti e domiciliate in territorio di Mazara del Vallo.
T. Di Bernardini: Sì, risultano dei contatti, in particolare nel periodo che parte da agosto del '92, quindi è un periodo di latitanza del Santo Mazzei.
Lui viene chiamato, appunto, nell'agosto del '92. E, successivamente, verrà poi richiamato nel settembre, da un cellulare numero 0337/965116, che è intestato a tale Giuseppe Di Natale di Mazara del Vallo.
Altresì sono stati trovati, riscontrati dei contatti, questa volta in uscita, dal cellulare in uso al Santo Mazzei, verso l'utenza 0337/966654, intestata ad Antonio Bastone.
Antonio Bastone è figlio di Antonio Giovanni di Mazara del Vallo, stiamo parlando. Persona che noi, come servizio in tale operativa, conoscevamo in quanto ci risultava essere legato ad ambienti mafiosi di Mazara de Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, vogliamo ridire questo dato?
I contatti erano verso questo telefono intestato a...
T. Di Bernardini: Verso questo telefono. Esattamente il 20 ottobre '92...
PUBBLICO MINISTERO: Intestato a Bastone Antonino, figlio di...
T. Di Bernardini: Figlio di Bastone Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Figlio di Bastone Giovanni, i cui dati noi... se lei me li conferma, sono stati riferiti alla Corte da altri suoi colleghi che l'hanno preceduta.
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per intendersi, si tratta della persona che ha pregiudizi per fatti...
T. Di Bernardini: Per fatti inerenti a Cosa Nostra. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questo, nell'ambito delle attività delegate in relazione a dichiarazioni che erano state raccolte dal Pubblico Ministero da Gioacchino La Barbera.
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo ora di riferire l'esito degli accertamenti svolti a seguito invece delle dichiarazioni che erano state raccolte dal Pubblico Ministero da Malvagna Filippo.
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
Dunque, anche in questo caso, in merito alle dichiarazioni rese dal collaborante Malvagna Filippo, per il Procuratore della Repubblica di Firenze, abbiamo svolto, appunto, degli accertamenti. Dunque, abbiamo riferito con diverse informative.
In particolare l'informativa è del 23 maggio '94 e del 24 giugno del '94.
Fra i vari punti delega...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, dottore, avevate riferito anche in precedenza al Pubblico Ministero di Roma, al dottor Saviotti su analoghe...
T. Di Bernardini: Sì, in precedenza avevamo già riferito al dottor Saviotti in merito alla dichiarazione del Malvagna, in merito a fatti che interessavano la Procura...
PUBBLICO MINISTERO: Svolte dal Pubblico Ministero di Roma.
T. Di Bernardini: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: In merito a dichiarazioni raccolte...
T. Di Bernardini: Dal Pubblico Ministero di Roma, dottor Saviotti, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre da Filippo Malvagna.
T. Di Bernardini: Da Filippo Malvagna, in merito a fatti che interessavano la Procura di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
T. Di Bernardini: Dunque, in particolar modo ci veniva chiesto di accertare alcuni periodi di codetenzione fra il Malvagna ed alcuni personaggi.
Uno di questi, appunto, se vi era stata codetenzione fra il Malvagna ed il Santo Mazzei presso il carcere di San Vittore.
Questo è stato accertato direttamente al carcere, alla casa circondariale che ha a noi riferito in merito. E praticamente sono stati accertati dei periodi di codetenzione fra il Malvagna e il Mazzei che vanno dal 12/02/1987 al 13/03/87.
E, successivamente, altro periodo di codetenzione, dal 21/03/87 al 07/05/87.
Altra codetenzione che ci veniva, sulla quali ci venivano richiesti accertamenti, in merito sempre alle dichiarazioni fornite dal Malvagna, era quella avvenuta nel carcere di Nuoro fra il Leggio (?) Luciano e i fratelli, uno dei fratelli Mazzei.
In questo caso, anche in questo caso, appunto, sono stati accertati questi periodi di codetenzione.
In particolare, atteso che Leggio Luciano (?) è stato presente nel carcere di Nuoro nel periodo che va dal 07/10/84 al 15/11/93. La data, tra l'altro, in cui lui è deceduto presso questo carcere. E che sia Mazzei Santo, che Mazzei matteo, sono stati lì ristretti nel periodo, rispettivamente: dall'08/12/85 al 09/05/86 e dal 24/07/85 al 24/02/90.
Quindi, essendo questi due periodi compresi nell'arco temporale in cui il Leggio (?) era presente presso il carcere di Nuoro, le codentenzioni, anche in questo caso, sono state accertate.
Altra codetenzione, periodo di codetenzione su cui ci venivano chiesti accertamenti, erano relativi appunto a Bastone Giovanni, se fosse stato codetenuto con il Santo Mazzei a Torino.
Anche in questo caso abbiamo accertato che i due, praticamente, sono stati contestualmente presso la casa circondariale di Torino nel periodo che va dall'11/10/1988 al 17/12/88.
Successivamente, anche nel periodo 28/02/90 al 12/05/90. E, in ultimo, dal periodo che va dal 26/02/93 al 15/04/93.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Di Bernardini, il Giovanni Bastone di cui stiamo parlando è sempre la stessa persona...
T. Di Bernardini: Giovanni Bastone, certamente, è la stessa persona, Bastone Giovanni...
PUBBLICO MINISTERO: Padre del...
T. Di Bernardini: ... padre di Bastone Antonino, entrambi di Mazara del Vallo, di cui avevo fatto cenno al contatto telefonico...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dare, per favore, le generalità complete di Giovanni Bastone?
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
Nato a Mazara del Vallo, Trapani, il 15/03/43, pregiudicato, come abbiamo già detto prima, per reati inerenti alla associazione mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dato che siamo a riferire di periodi di codetenzione, ha espletato ulteriori accertamenti in relazione, riferiti in particolare...
T. Di Bernardini: Sì. Allora, abbiamo accertato poi, come ci veniva richiesto, periodo di codetenzione fra il Malvagna Filippo e il Mazzei Matteo.
Mazzei Matteo è fratello di Mazzei Santo.
In particolar modo, questa è persona residente, come poi era anche un altro, questo, un altro punto delega accertato, residente a Rimini, in via del Moro. Con il quale il Mazzei Santo telefonicamente - glielo anticipo - ha avuto diversi contatti telefonici accertati tramite la lettura, lo studio del tabulato.
In particolare, dicevamo, il periodo di codetenzione del Malvagna e del Mazzei Matteo presso la casa circondariale di Catania, Bicocca, si è avuto nel periodo che va dal 14/12/93 all'11/03/94.
Altro periodo di detenzione, di codetenzione che ci era stato richiesto di accertare, era quello fra il Malvagna Filippo e Marcello D'Agata presso il carcere di Catania.
Ci era stato chiesto altresì di accertare se, durante le eventuali detenzioni, i due avessero avuto divieto di incontro.
Dunque, in effetti i due sono stati codetenuti presso la casa circondariale di Catania Bicocca, dal 14/12/93 all'11/03/94.
Essi, per altro, erano sottoposti, come richiesto, al divieto di incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non so se... Mi pare che abbiamo concluso su questi accertamenti...
T. Di Bernardini: Su questi accertamenti, penso di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a, per l'appunto, alle persone che lei - qualcuna l'ha già citata - chiederei di riferire se le era stato richiesto dal Pubblico Ministero anche di identificare alcune delle persone che erano state menzionate da Filippo Malvagna.
Per l'appunto, siccome lei ci ha dato già indicazioni su Marcello D'Agata, se per favore può dare, per così dire, dei cenni su questa persona.
T. Di Bernardini: Sì, dunque, Marcello D'Agata a noi, come servizio in tale operativo, abbiamo svolto una attività investigativa, appunto, sul territorio catanese riguardo alla Cosa Nostra catanese, quindi facente capo a Benedetto Santapaola, era personaggio già conosciuto. In quanto ritenuto elemento di spicco di detta consorteria criminale.
In particolare, Marcello D'Agata si identifica per lo stesso, nato il 13/11/1948 a Catania e residente a Tremestieri Etneo, via del Convento al Carmine numero 5.
Lo stesso annovera svariati precedenti penali. E' stato arrestato anche nell'ambito delle varie operazioni che si sono svolte. E, in particolare, l'operazione Orsa Maggiore. Quindi quella che è scatturita dalle dichiarazioni dei vari collaboranti catanesi.
Dagli accertamenti, elemento di spicco, insomma, ritenuto elemento di spicco della...
PUBBLICO MINISTERO: Della Cosa Nostra catanese.
T. Di Bernardini: ... Cosa Nostra catanese.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, avete identificato una persona che risponde al nome di Eugenio Galea?
T. Di Bernardini: Sì. Anche Eugenio Galea certamente lo abbiamo identificato. In particolare, su Eugenio Galea, abbiamo svolto anche delle indagini in quanto lo stesso era latitante a seguito dell'emissione di due ordinanze di custodia cautelare del '92 e successivamente anche una del '93.
Era latitante. Quindi noi svolgevamo delle indagini su Eugenio Galea, sia svolte alla cattura, sia in ordine proprio al personaggio. In quanto, anche lui, ritenuto elemento particolarmente importante nell'ambito di detta consorteria criminale. Quindi in grado di avere contatti, sia con, logicamente con l'associazione catanese, sia con la criminale catanese, che anche ritenevamo avesse contatti con la Cosa Nostra di altre provincie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuole dare i dati del signor Eugenio Galea?
T. Di Bernardini: Sì. Un attimo, che...
Dunque, Eugenio Galea si identifica per lo stesso, nato a Catania l'8 giugno 1994. Residente a Catania. Anagraficamente in via...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, mi pare ha fatto un lapsus: 1994 è un po' difficile.
T. Di Bernardini: 1944.
PRESIDENTE: '44.
T. Di Bernardini: Ah, mi scusi, ha ragione.
Come dicevo, all'epoca delle nostre investigazioni, latitante... il Galea Eugenio inizialmente era latitante. Fu poi arrestato dal personale in servizio in tale operativo e dalla Criminalpol di Catania, dalla Squadra Mobile di Catania, successivamente grazie a queste investigazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, avete identificato una persona che risponde al nome di Vincenzo Aiello?
T. Di Bernardini: Sì. Anche Vincenzo Aiello faceva parte delle investigazioni che abbiamo condotto su Catania.
Lo stesso si identifica per Aiello Vincenzo Maria, nato a Gravina di Catania il 05/12/53. Ivi residente in via Etnea.
Anche lui, insomma, era ritenuto elemento molto importante all'interno della famiglia mafiosa catanese, molto legato a Eugenio Galea, in particolare. Persona di cui le ho accennato prima.
E, anche lui, come del resto il Galea, ritenevamo fosse persona che potesse avere contatti con esponenti di altre provincie per quanto riguarda, diciamo, la Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, nell'ambito di queste attività delegate originariamente, diciamo, dal Pubblico Ministero di Roma, dal dottor Saviotti e poi dal nostro ufficio, avete svolto accertamenti in relazione alle persone di Asero Gaetano e Tomasello Alfio?
T. Di Bernardini: Sì. In particolar modo nella sua persona dell'Asero Gaetano, ce ne veniva chiesta l'identificazione, nonché l'individuazione in una clinica da lui, appunto, di sua pertinenza, da lui gestita, in località Belpasso. Quindi siamo nella provincia di Catania.
Asero Gaetano è stato identificato per Asero Gaetano di Angelo, nato a Belpasso il 18/09/51.
Nella circostanza furono individuate anche la clinica, denominata Clinica Orchidea. E fu fatta anche una individuazione fotografica di questa villa che fu trasmessa successivamente al dottor Saviotti.
La identificazione fotografica fu effettuata dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo dico per la cognizione della Corte.
Questi atti che ha menzionato il dottor Di Bernardini, fanno parte del fascicolo dibattimentale.
Avete anche individuato, oltre questa villa e la identificazione, per l'appunto, di questo signor Gaetano Asero, anche un qualche casolare nei pressi...
T. Di Bernardini: Sì. Nel... Certo. Nell'occasione, il servizio praticamente che ci fu richiesto, fu la identificazione anche di un casolare obbligato presso la ditta Etnagel.
Furono individuati, contestualmente diciamo alla individuazione delle altre cose richieste. E questa si trova in contrada Poggiolupo di Belpasso.
Ci fu chiesto poi anche la individuazione del Motel Agip in Catania. E certamente fu individuato e successivamente, come ho detto, anche oggetto di individuazione fotografica. Questo si trova in via Messina numero 626 di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Tutti questi dati relativi, costituiscono, per l'appunto, una parte del fascicolo del dibattimento.
PRESIDENTE: Per cortesia, potrebbe essere più chiaro sul cognome di questo Asero, o Asaro?
T. Di Bernardini: Asero. Asero, con la E. Asero Gaetano.
PRESIDENTE: Grazie.
T. Di Bernardini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto riguarda l'altra persona di cui le avevo chiesto dettagli: Alfio Tomasello, ci vuol dire chi è questa persona?
T. Di Bernardini: Certamente. Alfio Tomasello è persona che noi abbiamo investigato in relazione all'arresto di Pulvirenti Giuseppe, inteso "il Malpassoto", all'epoca latitante.
In particolare, l'Alfio Tomasello, che di professione era una guardia particolare giurata, per nostre acquisizioni investigative, era persona che poteva dare aiuto nella latitanza al Pulvirenti stesso.
Ciò poi effettivamente è stato riscontrato, perché, al momento dell'arresto del Pulvirenti, che è stato effettuato dall'Arma dei Carabinieri, questi fu trovato in un terreno, appunto, di pertinenza del Tomasello.
E, nella circostanza, il Tomasello fu arrestato, diciamo, unitamente al Pulvirenti.
Ora le do le indicazioni esatte.
Dunque, Tomasello Alfio si identifica per lo stesso, di Salvatore, nato a Belpasso il 02/10/52.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
T. Di Bernardini: Residente a Belpasso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il terreno in questione, dove venne arrestato...
T. Di Bernardini: Il terreno, come le dicevo, dove fu arrestato il Pulvirenti, dove fra l'altro si era ricavata anche una botola sotterranea, insomma, un particolare nascondiglio, era di proprietà del Tomasello.
PUBBLICO MINISTERO: E siamo in comune di? Belpasso?
T. Di Bernardini: Siamo... Il comune è di Belpasso, sì. Nella...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'arresto a quando risale? L'arresto di Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, il 02/06/93, il 2 giugno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il Pulvirenti noi lo abbiamo, per l'appunto, sentito in aula. Quindi non le chiedo elementi di dettaglio sulla sua identificazione.
Invece a me interessa che lei fornisca dei dati sulla persona che ci è stata indicata come Cautullo Orazio.
T. Di Bernardini: Cautullo Orazio, certamente.
Anche Cautullo Orazio, Cautullo Orazio, in particolare, fu arrestato dal Servizio Centrale Operativo, unitamente alla Squadra Mobile di Catania, in una operazione, nel corso della quale vennero arrestati anche il figlio del Pulvirenti Giuseppe, "il Malpassoto", Pulvirenti Salvatore, inteso Salvuccio, e lo stesso Malvagna Filippo.
E l'arresto avvenne all'interno di una villetta, in territorio... ecco qua. Dunque, un attimo che trovo la carta.
Sempre nelle campagne, comunque vicino a Belpasso.
Nell'occasione furono arrestati, rinvenute e sequestrate anche delle armi e dei giubbotti antiproiettile; più altro materiale che loro utilizzavano nella latitanza. Dei binocoli e cose.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo in data 25 marzo '93?
T. Di Bernardini: 25 marzo '93, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'arresto fu contestuale, di Pulvirenti Salvatore...
T. Di Bernardini: Pulvirenti Salvatore, Malvagna Filippo e Cautullo Orazio.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'occasione, per l'appunto, lei è in grado, ha detto, genericamente erano state sequestrate armi e giubbotti...
T. Di Bernardini: Sì. Furono sequestrate tre pistole, di cui i tre erano in possesso al momento dell'arresto, e dei giubbotti antiproiettile.
Anche poi delle radio ricetrasmittenti, binocoli e altro materiale, insomma, che gli occorreva nella latitanza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta agli atti di Polizia è risultato una qualche identificazione comune tra Cautullo - evidentemente precedenti all'arresto - tra Cautullo, Malvagna e qualche personaggio di area palermitana?
T. Di Bernardini: Sì, c'è una acquisizione che fu fatta dalla Polizia di frontiera di Napoli, circa un fermo... Un fermo, un controllo del Cautullo, del Malvagna e di Garofalo Pietro Paolo, in data... Un attimo...
In data 02/06/92, presso l'aeroporto di Napoli.
In quella occasione il Malvagna Filippo e il Garofalo Pietro Paolo, erano in possesso di carte d'imbarco con nomi, diciamo, non regolari, contraffatti. Nomi falsi. Quindi viaggiavano con nome falso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, senta, il Garofalo Pietro Paolo, è in grado di darci delle generalità complete?
T. Di Bernardini: In questo momento, no. Perché è un personaggio che non ho personalmente curato.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque risulta questa identificazione con una persona a nome Garofalo Pietro Paolo.
T. Di Bernardini: Sì, una persona a nome Garofalo Pietro Paolo risulta, a me risulta, insomma, come persona conosciuta nell'ambito delle indagini sulla Cosa Nostra palermitana.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, e sempre nell'ambito di queste attività delegate, lei ci ha riferito di una serie di identificazioni, i dati più specifici di questa persona, Garofalo Pietro Paolo, lei ha detto, dice: mi risulta per conoscenze di ufficio.
Sa se una persona a nome Garofalo Pietro Paolo è stato arrestato?
T. Di Bernardini: Mi risulta di una persona a nome Garofalo Pietro paolo arrestata.
Mi risulta che il Pietro Paolo... Ora, del Pietro Paolo non ricordo la data di nascita, in questo caso. Però mi risulta che la stessa persona è persona che successivamente è stata poi arrestata per fatti inerenti alla Cosa Nostra palermitana.
PUBBLICO MINISTERO: Non è in grado di fornirci ulteriori dettagli, al momento.
T. Di Bernardini: Al momento, no, sul conto di Garofalo...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. senta, e per l'appunto, per terminare su queste identificazioni, per così dire: avete identificato la persona che risponde al nome, ai nomi, per meglio dire, così glieli dico tutti in una volta, Pietro Puglisi e Angelo Romano?
T. Di Bernardini: Sì. Sì, certamente.
In particolare, Pietro Puglisi, anche lui è elemento molto importante nella geografia criminale, figura molto importante nella geografia criminale, risulta molto importante nella geografia criminale catanese.
Pietro Puglisi, che si identifica per lo stesso, di Salvatore, nato a Catania il 31/07/1958, residente a Mascalucia.
Abbiamo lavorato in particolare su di lui e sulla sua cattura, perché all'epoca, diciamo, delle nostre investigazioni, il Puglisi era stato anche latitante, perché ritenuto molto vicino a Nitto Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non so, mi scusi un attimo, stavo controllando. Non so se ha dato tutte le generalità di questa persona.
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
T. Di Bernardini: Nato a Catania il 31/07/58, residente a Mascalucia in via Tremestieri 48/B.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per quanto riguarda Angelo Romano?
T. Di Bernardini: Angelo Romano è personaggio di area palermitana.
Lo stesso si identifica per Romano Angelo, di Giovanni, nato a Palermo il 10/01/57, residente in via Chiavelli.
Successivamente, Angelo Romano, successivamente a quanto riferito nella nota del 22 aprile al dottor Saviotti, Angelo Romano fu anche tratto in arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso.
In particolare, le investigazioni fatte su di lui e anche da precedenti, diciamo, che lo stesso aveva, precedenti investigazioni fatte, lo stesso era, risultava molto vicino alla famiglia mafiosa dei Pullarà di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona a nome Giovanni Rapisarda.
T. Di Bernardini: Giovanni Rapisarda è un'altra delle identificazioni richieste, cioè, richiesteci dal dottor Saviotti. E fu identificata in Rapisarda Giovanni, di Giuseppe. Nato a Catania l'08/04/58, residente in via Duca D'Aosta numero 24, come residenza anagrafica.
All'atto della nostra identificazione era praticamente detenuto, in quanto ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa, logicamente, di Benedetto Santapaola di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nell'ambito delle attività, mi riferisce in particolare a quelle che erano state a suo tempo delegate dal dottor Saviotti, identificaste un fatto, diciamo, di minacce rivolto nei confronti del sindaco di Misterbianco?
T. Di Bernardini: Sì, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dare i dati, sia della persona...
T. Di Bernardini: Della persona.
PUBBLICO MINISTERO: ... che del fatto?
T. Di Bernardini: Sì. Allora, la persona si identifica in Di Guardo Antonino, nato a Misterbianco, Catania, il 09/02/1943.
In particolar modo denunciò di aver ricevuto alcune - tre - telefonate minatorie, intimidatorie, in data 20 e 21 marzo '92.
Lo stesso, all'epoca dei fatti, appunto queste telefonate minatorie, rivestiva la carica del segretario del Partito, del PDS, a Misterbianco.
Misterbianco nel comune nel quale lui era stato per alto sindaco sino al 21/12 del 1991, data in cui poi era stato sciolto il Consiglio Comunale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era stato poi identificato, una - identificato, mi riferisco anche alle deleghe del dottor Saviotti - una persona a nome Antonino Enzabella?
T. Di Bernardini: Sì. Ci fu richiesta appunto la identificazione dell'Enzabella. E rispondemmo, sempre nella stessa nota, che lo stesso si identifica per Enzabella Antonino, nato ad Agira, Agira in provincia di Enna, il 30/03/1958.
Ci veniva anche chiesto, nel corso della stessa indagine, circa il rapporto lavorativo di dipendenza che lo stesso Enzabella Antonino aveva con la ditta Condorelli di Belpasso.
Anche questo fu, diciamo, accertato. in quanto risultò dipendente della ditta IDB, che è, diciamo, l'abbreviativo di Industria Dolciaria Belpasso, dal 30/10/92.
Successivamente, l'Enzabella... Precedentemente, scusate, era stato, nel 1980, dipendente della pasticceria Condorelli di Belpasso.
E, successivamente, dal 10/07/1985, veniva assunto per passaggio diretto presso la IDC, Industria Dolciaria Condorelli.
Come ho detto precedentemente, dal 03/10/92, sempre con passaggio diretto, transitava alle dipendenze della IDB.
Questi passaggi diretti sono dovuti al fatto che le tre società commerciali fanno parte del gruppo dolciario, del medesimo gruppo dolciario del cavalier Condorelli.
Questo rapporto di lavoro si interruppe, su iniziativa della società, il 31/12/1993. In quel momento, l'Enzabella rivestiva praticamente la qualifica di operaio di terzo livello, addetto al controllo di impianti di produzione.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo solo, dottore, controllo i miei appunti. Ma mi pare che i punti d'esame... Ecco, ce n'è un ultimo, un ultimo punto.
T. Di Bernardini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O comunque, salvo aiutare... farmi aiutare da lei, ecco. Le veniva richiesta la identificazione di una persona che sarebbe stata collaboratore di giustizia e che avrebbe domiciliato a Roma, in un certo periodo? In particolare una persona a nome Giovanni Di Mauro?
T. Di Bernardini: Sì. Ci venne richiesta questa identificazione. E a tale delega appunto fu risposto che la persona si identificava in Di Mauro Giovanni, nato a Catania il 12 gennaio 1957. Effettivamente, da quanto ci ha segnalato il Servizio Centrale di Protezione, nella nota del 15/04/94, nei primi mesi del '93 il Di Mauro abitava in località protetta in territorio romano.
PUBBLICO MINISTERO: Nei primi mesi del 19...? Mi scusi?
T. Di Bernardini: '93.
PUBBLICO MINISTERO: '93. Questo è quanto vi comunicò il Servizio.
T. Di Bernardini: Centrale di Protezione.
PUBBLICO MINISTERO: Centrale di Protezione. Ecco, mi pare che era l'ultimo punto che avevo da chiederle.
E non so se lei ha qualcos'altro da riferire, dottore, ma mi pare che possiamo chiudere qui l'esame.
PRESIDENTE: Parti civili, hanno domande? Difensori? Nessuna. Si può accomodare, grazie.
*T. Di Bernardini: Grazie. Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: E allora possiamo far passare l'ispettore Ortolan.
PRESIDENTE: Si accomodi.
*TESTE Ortolan: Grazie.
PRESIDENTE: Dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
TESTE Ortolan: Sì. Sono l'ispettore superiore Ortolan Maurizio, sono nato a Roma l'11 gennaio del 1954. Lavoro presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, a Roma.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Ortolan: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, buongiorno. Con lei saremo rapidissimi. Vuol riferire l'esito degli accertamenti svolti in relazione a una delega conferita dal Pubblico Ministero di Firenze, con particolare riferimento alla identificazione di un collaborazione che gravitava nell'area bolognese, e che avrebbe fatto il falegname?
TESTE Ortolan: Sì. Si tratta di una delega che è pervenuta nel mio ufficio, alla fine del mese di maggio del 1996. Proveniva dalla Procura della Repubblica di Firenze, direttamente dal Procuratore. Ed era indirizzata al Direttore Centrale della Polizia Criminale.
Questo, perché riguardava, era un... Si richiedeva una duplice risposta: una, di competenza del Servizio Centrale di Protezione e una di competenza del Servizio Centrale Operativo.
Per quanto... In pratica si chiedeva, riferendosi a una recente dichiarazione di un collaboratore di giustizia, si chiedeva se fosse veritiera la circostanza della presenza di un collaboratore, di un altro collaboratore di giustizia nel bolognese, o comunque in Emilia Romagna, tra la fine del '93 e i primi mesi del 1994.
La duplice risposta era richiesta per tutelare, da una parte, le esigenze di sicurezza ovviamente del collaboratore, visto che c'era un progetto di attentato nei suoi confronti, un riferito progetto di attentato nei suoi confronti; sia per verificare la credibilità del nuovo collaboratore, che ne aveva appunto parlato.
Noi girammo la cosa direttamente al Servizio Centrale di Protezione, che ci rispose dopo pochi giorni dicendo che, effettivamente, nel periodo indicato, in Emilia Romagna erano residenti circa 30 collaboratori di giustizia. E di questi, 8 appartenevano all'area mafiosa.
In particolare, ne citavano due: uno, un certo Salvatore Lazzara, un catanese; e un altro, Alberto Lo Cicero, palermitano.
Di questi, il Lazzara risultava, al Servizio Centrale di Protezione, di professione ebanista. Mentre l'Alberto Lo Cicero, constava già dai verbali, dalle dichiarazioni rese dallo stesso Lo Cicero a varie autorità giudiziarie, a Palermo in particolare, che espletasse in passato l'attività di falegname.
L'abbiamo risposto, tutte queste cose, ai primi del mese di giugno del 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta ispettore Ortolan, se, e per favore con particolare riguardo alla persona di Alberto Lo Cicero, è in grado di darci più in dettaglio il periodo in cui si sarebbe trovato in Emilia Romagna.
TESTE Ortolan: Sì, il Servizio Centrale di Protezione ci ha detto che era stato presente lì fino al novembre del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: ... che lavorava in falegnameria, sì. Mi scusi, stava dicendo?
TESTE Ortolan: Fino al novembre del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che l'avesse detto, comunque glielo richiedo: il dato da accertare era - oltre quello della presenza, che lei ci ha detto per l'appunto a Reggio Emilia -...
TESTE Ortolan: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi veniva richiesto anche di accertare questa pregressa attività lavorativa?
TESTE Ortolan: Sì. Si chiedeva se fosse appunto uno che fosse o falegname o che lavorasse nel campo, nel settore. E quindi si occupasse di mobili o di altro.
Tanto che, nella richiesta che noi abbiamo fatto all'epoca al Servizio Centrale di Protezione, abbiamo riportato tra virgolette proprio quello che ci era stato detto dalla Procura della Repubblica di Firenze. Cioè, se ci fossero collaboratori in quella regione che avessero le due caratteristico.
PUBBLICO MINISTERO: E, per l'appunto, il Lo Cicero risultava, dai vostri atti, svolgere attività di falegname.
TESTE Ortolan: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, non ho altre domande all'ispettore.
PRESIDENTE: Parti civili, hanno domande? Difensori? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Ortolan: Grazie.