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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: polizia_giudiziaria/dia_div/dia_div.txt


udienza 8.2.1997

*TESTE Grasso: Maresciallo Grasso, nato a Pietra dei
Fusi il 20/09/61.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Grasso: Roma.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Grasso: Allora...
PRESIDENTE: Me lo dovrebbe ripetere, scusi, perché non si sente.
Alzi un po' la voce, oppure si avvicini al microfono.
Nome, cognome...
TESTE Grasso: Allora, maresciallo Grasso...
PRESIDENTE: Più forte!
TESTE Grasso: Maresciallo Grasso Bruno.
PRESIDENTE: Oh, vede che ci arriva?
TESTE Grasso: Nato a Pietra dei Fusi provincia di Avellino, 20/09/1961, residente a Roma.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula?
TESTE Grasso: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Grasso, buongiorno.
TESTE Grasso: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oggi l'abbiamo chiamata per riferire un segmento, diciamo così, dell'attività di indagine che lei ha svolto.
Senta, in particolare le chiedevo di riferire...
PRESIDENTE: Grasso Bruno?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedevo di riferire gli accertamenti e le indagini da lei svolte che poi portarono al sequestro di una certa autovettura, in particolare di una carcassa.
Ecco, vuol riferire alla Corte quali sono state le tappe che vi hanno portato all'individuazione di questa macchina?
TESTE Grasso: Allora, le tappe che ci hanno portato alla individuazione dell'autovettura, la FIAT Uno, sono state una serie di accertamenti, indagini di Polizia...
PRESIDENTE: Scusi, per chiarezza.
TESTE Grasso: Sì.
PRESIDENTE: Lei si ricorda il numero di targa di questa... Sennò, scusi...
TESTE Grasso: 55204V finale, Roma.
PRESIDENTE: Benissimo. Prosegua.
TESTE Grasso: E veniva fuori da una serie di indagini di Polizia Giudiziaria ai fini di individuare questa, l'autovettura che materialmente risultava caricata su una bisarca che era andata giù.
PRESIDENTE: Giù, dove?
TESTE Grasso: Era andata a Palermo.
PRESIDENTE: Ecco.
TESTE Grasso: Questa autovettura che era andata giù, a Palermo.
L'autovettura che risultava andata giù a Palermo era intestata a Fiori Patrizia, proprietaria la Fiori Patrizia.
Sentita a verbale, la Fiori Patrizia, affermava che l'autovettura, la sua autovettura, l'aveva prestata al suo datore di lavoro Bizzoni Alfredo, prestata a Bizzoni Alfredo.
La signora riferisce che lo stesso Bizzoni Alfredo ritorna a casa e gli dice che, con la sua, l'autovettura della signora, aveva subìto un incidente e quindi era incidentata.
E gli chiede che questa autovettura venga riparata, la signora Fiori. La signora Fiori, a Bizzoni, gli chiede che venga riparata.
Bizzoni gli promette la riparazione. Poi, accordi loro - che questo non so - non riesce nella riparazione e Bizzoni gli dice che l'ha portata da un carrozziere che si trova in zona Centocelle.
In un primo tempo ricordo che la signora ci disse che il carrozziere si trovava in via dei Sesami, un ricordo errato, perché da un controllo, un sopralluogo fatto dalla signora Fiori...
PRESIDENTE: Non lo trovaste.
TESTE Grasso: ... non è via dei Sesami, bensì via dei Pioppi, sempre zona Centocelle.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi scusi brigadiere, nel contesto di questo esame, quindi dell'indagine che lei svolgeva, la signora Fiori vi consegnò qualche cosa che fu utile poi al prosieguo di queste indagini?
TESTE Grasso: Sì. In questo frangente del sopralluogo, la signora Fiori Patrizia che è venuta insieme a noi, ci portava davanti alla carrozzeria e ci indicava il luogo dove materialmente era ubicata la carrozzeria.
E nel contempo ci ha consegnato delle fotografie di una autovettura, una carcassa, una carcassa di autovettura. Una carcassa, una macchina incidentata che era parcheggiata davanti ad una carrozzeria. Dallo sfondo delle fotografie si evidenzia che è una carrozzeria.
PUBBLICO MINISTERO: La carcassa era... Ecco, vi consegnò dell'altro oltre queste fotografie?
TESTE Grasso: Sì, oltre a questo ci ha consegnato una utenza telefonica, un numero di cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Grasso: Ci ha consegnato un'utenza numero cellulare che la signora aveva memorizzato quando materialmente era andata a ritirare la macchina promessa dal Bizzoni in sostituzione della FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato delle dichiarazioni, ha riferito in sintesi di quanto vi aveva detto la signora anche in relazione all'incidente che aveva avuto questa macchina.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi ha consegnato anche qualche documento relativo a questo incidente?
TESTE Grasso: In sede di sommarie informazioni testimoniali in ufficio, la signora ci consegnava una relazione dei Vigili Urbani...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grasso: ... con la planimetria dell'incidente. I danni riportati dall'autovettura.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era un verbale.
TESTE Grasso: Sì, un verbale, un verbale.
PUBBLICO MINISTERO: E poi vi consegnò altro?
TESTE Grasso: Sì, oltre a questo... Posso...
PRESIDENTE: Faccia, faccia.
TESTE Grasso: Mi permette di...
PUBBLICO MINISTERO: Deve chiedere il permesso alla Corte.
PRESIDENTE: Faccia.
TESTE Grasso: Ecco. Allora, ci consegnò materialmente il foglio dell'ACI, il foglio complementare, una copia, in copia acquisita. Poi il rapporto dell'incidente stradale redatto dai Vigili Urbani, poi la dichiarazione di vendita, perché la signora aveva ottenuto con una firma di Giacalone Luigi che aveva ceduta l'autovettura. Quindi la procura a vendere dell'autovettura.
PRESIDENTE: Lì c'è proprio scritto, per quel che abbiamo letto noi, una cessioni privata.
PUBBLICO MINISTERO: Che è il documento, Presidente, che abbiamo mostrato...
PRESIDENTE: Che abbiamo visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che abbiamo mostrato poco fa.
PRESIDENTE: Non è un impegno a vendere, o qualcosa del genere. E' una dichiarazione di vendita.
TESTE Grasso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, il documento è intestato "Dichiarazione di vendita". Poi, il contenuto...
PRESIDENTE: No, ma anche il contenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Ci sono espressioni che dicono: "Dichiara di vendere..."
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grasso: Dichiarazione di vendita.
PUBBLICO MINISTERO: Una dichiarazione di vendita.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi magari le faccio un attimino vedere i documenti che abbiamo noi per avere conferma da lei che siano quelli acquisiti dalla signora.
TESTE Grasso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato del fatto che, attraverso le dichiarazioni della signora Fiori e anche attraverso una sorta di sopralluogo, individuaste il carrozziere.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Identificaste che era il carrozziere davanti al quale la carcassa era stata portata?
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E fotografata a suo tempo?
TESTE Grasso: Sì. La signora ci disse che quelle fotografie che ci consegnava, le aveva scattate materialmente al momento in cui aveva visto la macchina davanti, aveva avvistato l'autovettura davanti alla carrozzeria.
Subito dopo aver lasciato la signora andammo lì, dentro all'officina, e identificammo il titolare dell'officina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lo identificaste per il signor?
TESTE Grasso: Il signor Panci Mario.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Panci.
TESTE Grasso: Titolare della...
PUBBLICO MINISTERO: Della carrozzeria.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi come proseguì questa attività?
Lei ha parlato all'inizio del sequestro, diciamo, di questa carcassa. Com'è che arrivaste a prendere materialmente la carcassa?
TESTE Grasso: Venne fatta una accurata indagine in zona ai fini di individuare chi materialmente aveva caricato sul carro, perché il signor Panci diceva: 'sono venuti con un carro attrezzi per trasporto autovetture'.
E fatta questa ricerca, già emergeva un demolitore, un riparatore di marmitte, il signor Moroni.
PUBBLICO MINISTERO: Moroni?
TESTE Grasso: Moroni Bruno. E quindi venne sentito il Moroni. Venne accompagnato presso i nostri uffici e sentito a verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un attimino, le facciamo vedere una foto.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo lei ci dà le indicazioni.
Si può avvicinare su quella postazione?
Si vuole accomodare brigadiere? Ecco.
Abbia cura di parlare vicino al microfono, così... Ecco, vede questa immagine.
TESTE Grasso: Questa è la riproduzione della carcassa dell'autovettura FIAT Uno che ho sequestrato materialmente in via Palmiro Togliatti presso l'officina del signor Moroni Bruno.
L'autovettura era priva di targhe. Questa carcassa era priva di targhe, ma dal numero di telaio, dal numero di telaio che in un'altra foto si vede...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo vogliamo... Appunto, le volevo far vedere anche l'ingresso.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che c'è una foto che ritrae la precedente.
Ecco, la vuole illustrare alla Corte?
TESTE Grasso: Questa è la panoramica della carrozzeria sita in via Palmiro Togliatti 836.
PUBBLICO MINISTERO: Del signor Moroni Bruno.
TESTE Grasso: Del signor Moroni Bruno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo: il particolare della carcassa è nell'area di ingresso.
TESTE Grasso: Sì, è proprio all'ingresso. Come si entra, sulla destra.
PUBBLICO MINISTERO: Al punto dove avete trovato la carcassa.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, benissimo.
TESTE Grasso: E' subito, come si entra, sulla destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla destra, sì.
TESTE Grasso: Questa è la panoramica anteriore della carcassa.
Questa è la panoramica posteriore della FIAT Uno. E questo è il particolare del numero di telaio impresso sul parafango anteriore destro della FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, attraverso questo numero di telaio...
TESTE Grasso: Attraverso questo numero di telaio, consultando il PRA, emerge che il numero di telaio corrisponde all'autovettura targata Roma 55204V finale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta brigadiere, quando... Ricorda quando eseguiste questo sequestro?
TESTE Grasso: Questo sequestro è stato eseguito, previa notifica del decreto di sequestro emessa dal GIP di Firenze, la data è del 15/06/95.
PUBBLICO MINISTERO: il 15 giugno '95.
TESTE Grasso: '95, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Le volevo mostrare ora un attimo i documenti, quelli che lei ha affermato avere acquisito dalla signora Fiori per avere conferma che si tratta proprio di quelli che le vennero consegnati dalla Fiori Patrizia.
TESTE Grasso: Sì. Questa è la dichiarazione di vendita consegnataci materialmente dalla signora Fiori Patrizia che vi è apposta la firma di Giacalone Luigi, il quale prende in carico l'autovettura.
E sotto, c'è la data: 27 marzo 1995, le nostre firme...
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno dell'acquisizione.
TESTE Grasso: Il giorno dell'acquisizione.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno dell'acquisizione.
TESTE Grasso: Il giorno materiale dell'acquisizione.
Questo è il rapporto dell'incidente stradale redatto dai Vigili quando sono intervenuti nel momento in cui Bizzoni ha fatto l'incidente stradale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dare magari, perché rimanga nella registrazione, alcuni estremi di questo verbale?
La data in cui venne fatto e l'autovettura a cui è riferito.
TESTE Grasso: Allora, l'intestazione è: "Comune di Roma, Ripartizione VII. Corpo dei Vigili Urbani. Numero di protocollo è 553 SIS".
La data del timbro del Comando dei Vigili Urbani...
PUBBLICO MINISTERO: No, brigadiere, va bene. Io dicevo solo quei dati salienti, ecco.
TESTE Grasso: Ah, benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: A quale autovettura si riferiva e alla data.
TESTE Grasso: Il rapporto è avvenuto il giorno 25 marzo 1994 invia C. Durante, via P.R. Pirotta. Vigili operanti sono...
PRESIDENTE: Legga solo le targhe dell'auto, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: La targa dell'auto.
TESTE Grasso: Allora, i veicoli sono...
PRESIDENTE: E i nomi delle persone.
PUBBLICO MINISTERO: E i nomi dei conducenti.
TESTE Grasso: I veicoli sono una FIAT Uno targata Roma 55204V finale e una moto Honda 500 targata Roma 536903.
PUBBLICO MINISTERO: I conducenti di questi...
TESTE Grasso: I conducenti dell'autovettura. Per quanto riguarda il veicolo A, è il signor Bizzoni Alfredo. Il veicolo A è condotto dal signor Bizzoni Alfredo nato a Roma il 24/11/51.
Il conducente del veicolo B, condotto dal signor Moricci Mauro...
PUBBLICO MINISTERO: Sarebbe la moto, il veicolo B.
TESTE Grasso: La moto, sì. La moto Honda 500.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, brigadiere, le volevo porre un'altra domanda in relazione al sequestro della macchina.
TESTE Grasso: Mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, poco fa, lo ha già riferito, ha detto: 'non c'erano le targhe'.
Ecco, trovaste altri... Ci ha fatto vedere il numero del telaio. Trovaste altri elementi identificativi della macchina? Documenti, documenti di circolazione...
TESTE Grasso: No.
PUBBLICO MINISTERO: O targhette identificative ulteriori?
TESTE Grasso: No, questo no. L'unico numero identificativo della carcassa nel posto dove... è il numero di telaio. Anche perché la carcassa dell'autovettura era all'aperto. Quindi il materiale cartaceo che poteva essere presente lì, sarebbe andato deteriorato con le intemperie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Grasso: E un particolare, è la fotografia che si può vedere tra le fotografie acquisite e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, intatti era proprio quello che le stavo...
TESTE Grasso: ... consegnateci dalla signora, la quale riproduce che la FIAT Uno ha un incidente, è incidentata nella parte anteriore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le volevo chiedere conferma anche delle foto di cui lei stava dicendo.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mostrandogliele, le foto consegnate.
TESTE Grasso: I danni riprodotti dal...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Grasso: Queste sono le foto consegnateci dalla signora Fiori Patrizia il giorno che abbiamo fatto il sopralluogo e l'individuazione della carrozzeria in via dei Pioppi.
E queste sono le foto che materialmente ho eseguito io il giorno del sequestro dell'autovettura nell'officina di Moroni Bruno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo che voleva far rilevare un particolare su queste foto.
TESTE Grasso: Il particolare è questo: che i danni riprodotti anteriormente nel lato anteriore destro sono uguali, sia alla foto consegnataci dalla signora Fiori, sia quelle che abbiamo riscontrato sulla carcassa sequestrata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi pare che manchi, nell'autovettura sequestrata, effettivamente il cofano anteriore che vedo nella foto a sinistra.
TESTE Grasso: Sì, infatti. Nel verbale di sequestro è scritto materialmente cosa mancava e i danni riprodotti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Brigadiere, noi abbiamo concluso.
Presidente, le foto che abbiamo mostrato, quelle relative al sequestro, gli estremi li abbiamo già dati alla Corte; come pure per quanto riguarda le foto consegnate dalla signora Fiori Patrizia.
Si tratta sempre degli album prima citati.
PRESIDENTE: Potrebbe... Scusi, per cortesia, potrebbe ripeterci la data del sequestro?
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco brigadiere. Può riferire la data del sequestro?
TESTE Grasso: Posso consultare gli atti?
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma siccome sta negli atti del dibattimento, ovviamente, glielo posso dire io, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Il sequestro è stato effettuato il data 15 giugno '95.
PRESIDENTE: Ecco, io ricordavo...
PUBBLICO MINISTERO: Lo trovano a carte 2440 dei loro atti.
PRESIDENTE: Ma il collega nei suoi appunti non aveva recepito...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, chiedo scusa, allora, mi sono intromesso io. Per carità!
PRESIDENTE: Va benissimo così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, il teste chiediamo che venga... Noi lo abbiamo indotto oggi limitatamente a questo fatto. Il brigadiere ha svolto altre indagini.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ci riserviamo di richiamarlo.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili? I difensori hanno domande?
Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Grasso: Grazie.

udienza 21.11.1997


*TESTE Grasso: Sì.
PRESIDENTE: Lei è Grasso Bruno, vero?
TESTE Grasso: Sì, maresciallo Grasso Bruno.
PRESIDENTE: E' già stato sentito come teste...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi, faccio presente che il maresciallo Grasso è già venuto...
PRESIDENTE: Stavamo facendo questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Grazie.
PRESIDENTE: Quindi lei è sempre vincolato da quella promessa che ha...
TESTE Grasso: Sì.
PRESIDENTE: Può rispondere... Ripeta il suo nome soltanto, così...
TESTE Grasso: Maresciallo Grasso Bruno.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, maresciallo, ho semplicemente due domande semplicissime da porle.
Allora, la prima è questa. Nell'ambito di attività delegate dal Pubblico Ministero di Firenze, lei ha avuto modo di effettuare un accertamento presso gli uffici della Corte di Cassazione a Roma?
TESTE Grasso: Sì, l'ho effettuato materialmente io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qual era l'oggetto della sua ricerca e come è avvenuta?
TESTE Grasso: A seguito della delega della Procura di Firenze, il caposettore mi dispone di andare presso gli uffici della Corte di Cassazione di Roma, a piazza Cavour, e accertare se materialmente nel periodo di aprile-maggio '93, tale Ferro Vincenzo fosse entrato all'interno della struttura.
Notificato la delega al... prendo... dal Presidente aggiunto della suddetta Corte, mi rivolgo al personale lì di controllo all'ingresso e mi dicono che, materialmente, dei registri non esistono, perché non avevano dei registri. Avevano soltanto a disposizione una fotocopiatrice, che tutte le persone che accedevano, civili, che non erano avvocati, o che non facevano parte della struttura, soltanto persone estranee, mostravano un documento, questo documento veniva posto sulla fotocopiatrice e fotocopiato. Tutte le fotocopie giornaliere venivano inserite all'interno di una cartella, a mo' di cartella, e datati con la data.
Io, effettivamente, nel controllare tutte queste cartelle giornaliere, trovo nel giorno 13/05/93, la fotocopia riproducente Ferro Vincenzo. Ne estrapolo fotocopia, chiedo al personale se può farmi la fotocopia, sia del documento e sia del frontespizio della cartella dove era apposta la data 13/05/93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, noi abbiamo mostrato a un suo collega, all'ispettore Puggioni, questo documento, o meglio, la fotocopia di questo documento che lei ci ha fatto pervenire. Le chiedevo, in questo documento... ora, salvo... per migliore comprensione mostrarlo nuovamente al visore, anzi, forse è opportuno senz'altro farlo. Ecco, se si può, per favore, spostare nell'altra postazione.
TESTE Grasso: Sì.
Allora, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, un attimo, che appare sullo schermo.
TESTE Grasso: Allora, questo è il documento fotocopiato è copiato per trasmetterlo poi alla Procura di Firenze. E questa è la data apposta sulla cartella che indicava le persone che materialmente il giorno erano entrate in Procura.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, quel 13 maggio... quel 13/05/93 che risulta fotocopiato è...
TESTE Grasso: E' una da...
PUBBLICO MINISTERO: ... quanto lei ha fotocopiato dalla cartella?
TESTE Grasso: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, non è che l'ha messa lei.
TESTE Grasso: No, assolutamente. E' una data apposta da personale predisposto al controllo lì della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, c'era questo fascio di fotocopie...
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... con questa fascetta?
TESTE Grasso: Con questa fascetta, sì. Così pure degli altri giorni. La stessa procedura veniva effettuata anche per gli altri giorni. Non avendo un registro, loro facevano questo sistema di fotocopiare i documenti e apporre una fascetta sopra per distinguere i giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome a noi ci è pervenuto un unico foglio con la data, come si vede, e sotto, in basso, la fotocopia del documento.
TESTE Grasso: Sì. Questa è stata fatta in questo modo per ragioni di opportunità, per ricordare meglio che la fotocopia del documento è stata estrapolata dalla cartella del giorno 13/05, per racchiudere insieme, sia il documento fotocopiato, perché non è stato sequestrato nulla è stato soltanto fotocopiato, e sia la fascetta che apponeva sulla cartella.
PUBBLICO MINISTERO: L'addetto.
TESTE Grasso: Spiego anche il fatto del timbro. E' perché apponiamo come documenti trattati da noi, trasmettiamo alla DIA, poniamo il timbro Direzione Antimafia. Ma è un timbro che non era né sulla cartella né sulla fotocopia.
PUBBLICO MINISTERO: Evidentemente. Quindi, questo timbro che vediamo sulla sinistra lo ha apposto nel momento in cui ha trasmesso...
TESTE Grasso: Sì, il documento.
PUBBLICO MINISTERO: ... questa fotocopia...
TESTE Grasso: Nel momento in cui trasmetto il documento.
PUBBLICO MINISTERO: ... il documento. Al Pubblico Ministero. Bene. Su questo punto non ho altre domande.
Io ho bisogno, invece, di avere da lei dei dettagli in relazione a un atto che risulta anche da lei compiuto ed esattamente l'atto di sequestro che risulta... che lo ha riferito in quest'aula il colonnello Pancrazi, che era anch'egli presente, presso il Centro Commerciale Le Torri, nel maggio del '96.
Ecco, ci vuol dire la ragione per cui si è pervenuti al sequestro in quel giorno?
TESTE Grasso: Ricordo il particolare che, la Procura di Firenze dispone per delega che la Scientifica di Roma esegua un accertamento per eventuali tracce di polvere da sparo all'interno dello stabile...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo esplosivo.
TESTE Grasso: Di esplosivo. E noi diamo ausilio di Polizia Giudiziaria al dottor Massari, che esegue materialmente questa operazione tecnica.
Nell'effettuare l'operazione tecnica di ricerca di esplosivo, all'interno del parcheggio dello stabile, veniamo colpiti dalla presenza...
PRESIDENTE: Scusi, ma era un parcheggio o era un garage?
TESTE Grasso: E' un garage adibito a parcheggio, di grosse dimensioni.
PUBBLICO MINISTERO: Al coperto.
TESTE Grasso: Sì è coperto, è coperto. E' chiuso da un cancello in ferro col lucchetto e le chiavi del lucchetto sono nelle disponibilità del responsabile, l'ingegner... che non ricordo il nome, adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere Paolillo?
TESTE Grasso: Sì, l'ingegner Paolillo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dice allora... Quindi, la vostra presenza era motivata da questo supporto offerto al consulente, al dotto Massari. Ci dice quello che ha fatto e quello che ha visto lei personalmente?
TESTE Grasso: Veniamo attirati l'attenzione dalla presenza, dietro all'ultimo pilastro di questo garage, che è in fondo al locale, della presenza a terra di giornali del... pezzi di giornale della Sicilia, Giornale di Sicilia, datati lunedì 26 aprile 1993, e poi di tutto l'altro materiale elencato nel verbale di sequestro, datato 03/05/96.
L'attenzione rivolta a questo Giornale di Sicilia, al fatto che ci sono dei frammenti di nastro isolante di colore nero, alla presenza a terra di un led di colore rosso...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, maresciallo Grasso se le tolgo la parola, è semplicemente per far presente alla Corte, ma come al solito non è una lamentela; nella trascrizione dell'esame del colonnello Pancrazi, su questo punto, il "led rosso" è diventato un "pled rosso"...
PRESIDENTE: Eh, infatti.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, mi perdoni, io non ci posso far niente con la trascrizione. Io credo che su certi punti...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: E' diventato un "pled", invece è un "led".
PRESIDENTE: Ah, un "led", ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Un "led" è una cosa, un "pled", anche per dimensioni, e per materiale è tutta un'altra cosa.
PRESIDENTE: Benissimo, richia...
PUBBLICO MINISTERO: Non so come si... Io, personalmente, non posso dare atto di nulla, però so che il colonnello Pancrazi ha parlato di un "led" e che nella trascrizione c'è scritto "pled", quindi è un errore in sede di trascrizione.
PRESIDENTE: Benissimo, lo faremo...
PUBBLICO MINISTERO: Era un "led" o un "pled", maresciallo Grasso?
TESTE Grasso: E' un led, è fotografato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei la conosce al differenza tra un "led" e un "pled"?
TESTE Grasso: Sì, sì. E' sostanziale.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. No, per star tranquilli.
PRESIDENTE: Però, bisogna che spieghiate cosa è il "led".
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ne abbiamo parlato in aula. Il led, Presidente - lo abbiamo anche mostrato alla signora Corbani, quando fu sentita un anno fa circa, se non un anno, 10 mesi fa - è quella microlampadina piccina piccina, rossa, con quei due credo si chiamino reofori; anche quelli... Ecco, quello si chiama led; ha un impiego soprattutto nell'elettronica, nel computer anche del dottor Settembre, del dottor Affronte.
In tutti quei macchinari che lei ha lì davanti, tutte le lampadine rosse si chiamano led.
Ecco, il plaid, invece...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutta un'altra storia, insomma.
PRESIDENTE: Certo.
TESTE Grasso: Il led è un componente elettronico, il plaid è materiale tessile.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Una coperta, via.
PRESIDENTE: Ha capito?
PUBBLICO MINISTERO: Possono essere entrambi anche di colore rosso.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Sia il plaid che il...
PRESIDENTE: L'importante è che si ripeta la trascrizione.
TESTE Grasso: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, Presidente, lo facciamo vedere il led, così si...
PRESIDENTE: Certo. No, no, ma questo serve per chi si occupa della trascrizione.
PUBBLICO MINISTERO: ... elimina ogni dubbio.
PRESIDENTE: Avevo letto anche io plaid; non mi ricordavo di questo plaid, ma pensavo che appartenesse...
PUBBLICO MINISTERO: Se si dicesse - giustamente suggerisce l'avvocato Cianferoni - se si scrivesse invece che led "spia", ecco, forse, o lampadina, meglio ancora.
Il termine è americano.
Allora maresciallo, io ho bisogno di capire, siccome lei parla, usa il plurale majestatis o modestias, a seconda dei casi, dice "noi", "veniamo"; siccome eravate in quattro, io ho bisogno che lei personalizzi questo plurale.
TESTE Grasso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire lei, maresciallo Grasso, personalmente se è stato attratto dalla visione di qualcosa che è... Perché sennò, siccome il locale è molto grande, non riusciamo bene - ed era, sappiamo, abbiamo visto le foto, era piuttosto disordinato - perché lei, se l'ha fatto, va a guardare in questo posto dove trova poi il led, eccetera.
TESTE Grasso: Gli elementi che mi colpiscono con particolare attenzione è il fatto che nel raggio di qualche metro per terra, a terra c'è un crick, che è un componente di un'autovettura, presumibilmente una FIAT Uno di colore nero.
Questo led, componente elettronico, la presenza di pezzi di Giornale di Sicilia che a Roma non sono presenti così facilmente come giornale; poi mi colpisce un altro particolare: di rinvenire per terra due frammenti di una marca di nastro isolante che è simile, che io ricordo che era simile a un altro frammento di marca nastro isolante avvenuto nel sequestro del materiale esplodente nell'abitazione di Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: La fermo un attimo.
TESTE Grasso: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei sta parlando di una marca di un nastro isolante - ora mi interessa questo, in particolare - ecco, ci può descrivere: primo, dove aveva visto prima di andare in via, lì, presso il complesso Le Torri, dove aveva visto qualcosa di simile e in quale circostanza.
TESTE Grasso: Qualcosa di simile io l'avevo acquisita visivamente nella redazione dell'album fotografico del materiale sequestrato a casa di Frabetti e che è avvenuta, la redazione dell'album fotografica, è avvenuta il 20/02/96. Il sequestro è avvenuto il 1 febbraio 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Al sequestro, il 1 febbraio '96, lei era presente?
TESTE Grasso: No, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Grasso: Io non ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha personalmente, quindi, composto l'album fotografico...
TESTE Grasso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... del 20 febbraio.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io, per comodità sua, glielo consegno. Si tratta dell'album che è contenuto nel volume 4 del fascicolo del dibattimento a foglio 1644 e lei ci dice quali sono o qual era la foto dalla quale aveva tratto questo...
TESTE Grasso: Particolare.
PUBBLICO MINISTERO: ... questo particolare di questo bollino della marca, lei ha detto, del nastro isolante.
Ecco, innanzitutto, maresciallo, è questo l'album a cui lei fa riferimento?
TESTE Grasso: Sì, sì, è questo l'album.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Grasso: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se vuole indicare qual è questo bollino.
TESTE Grasso: Questa è l'etichetta adesiva apposta sul...
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, possiamo zoomare su questo particolare?
TESTE Grasso: Questa etichetta adesiva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari un po'... non so se è possibile ancora centrarlo, ecco. Ecco, ancora, ancora, ancora. Ecco.
TESTE Grasso: Con le due etichette adesive di colore giallo e rosso.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se si riesce a leggere la marca da qui. No, vedo una scritta, ma...
TESTE Grasso: Eh...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è questo bollino.
TESTE Grasso: Sì, è questo bollino che attira l'attenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Lì ne vedo due: uno...
TESTE Grasso: Sì, ce ne sono due.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
TESTE Grasso: Sì, è su un rullino.
PRESIDENTE: ... il numero della fotografia, per favore?
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, vuol dire che numero è questa fotografia che ha?
TESTE Grasso: Sì, è la fotografia numero 34 dell'album fotografico datato 20 febbraio 1996; fascicolo fotografico contenente 77 fotografie relative al rinvenimento di esplosivo, armi ed altro il giorno 1 febbraio 1996 presso l'abitazione di Frabetti Aldo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, maresciallo Scelso, le do...
Ecco, ora chiederei al maresciallo di farci vedere l'album che ha realizzato poi in occasione del sequestro a cui faceva riferimento presso il centro Commerciale Le Torri.
Ecco, maresciallo, quindi era questo il particolare che l'aveva colpita...
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quando poi rivede qualcosa di analogo nel garage presso il complesso Le Torri.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci vuol mostrare, allora, quest'altro particolare?
Ci dice, per favore, così per la registrazione, cosa sta esaminando.
TESTE Grasso: Sì. Questo è il fascicolo fotografico contenente 19 fotografie relative al materiale rinvenuto in data 3 maggio 1996 nei locali del Centro Commerciale Le Torri, sito in Roma, via Parasacchi, in fondo al garage e precisamente dietro un plinto posto in fondo al locale, sulla sinistra, per chi guarda, entrando.
E' datato 6 maggio 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo chiedo: ha contribuito anche lei a formare poi questo fascicolo fotografico?
TESTE Grasso: Questo l'ho formato personalmente io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era stato presente il 3 maggio e poi ha fatto queste foto.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci mostri ora, faccia vedere qual è questo particolare che lei poi... attira la sua attenzione.
Ecco, magari se passando ci... Ecco.
TESTE Grasso: Questo è il particolare dell'etichetta adesiva del nastro isolante di colore giallo e rosso che mi ricordavo che era simile a quello precedente che ho mostrato.
PUBBLICO MINISTERO: Se magari riusciamo a fare un accostamento, maresciallo.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fra la foto...
TESTE Grasso: (voce fuori microfono)
Come si può accostare...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se magari zoomiamo ora, di nuovo sull'altro.
Magari, maresciallo, le faccia vedere in successione, via.
TESTE Grasso: Allora, il colore è giallo, presente anche nell'altro; il colore rosso, presente anche nell'altro. Le scritte sulle marche son simili.
PUBBLICO MINISTERO: Allora possiamo togliere il tutto.
Voglio dire, quando lei il 3 maggio '96 si trova nel complesso Le Torri, siccome lei ci ha descritto il martinetto...
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e...
PRESIDENTE: Per cortesia.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Segnaliamo il numero della fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, del secondo album.
PRESIDENTE: ... al sequestro presso Frabetti.
TESTE Grasso: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Sequestro Frabetti si è già detto, Presidente. Forse...
PRESIDENTE: No, no, no. Solo per indicare qual era il numero che...
TESTE Grasso: Allora, del sequestro presso l'abitazione di Frabetti si parla della fotografia 34.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Grasso: Del sequestro presso il garage di via Parasacchi...
PRESIDENTE: Non l'ha detto? Presso il garage, allora...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, presso il garage. C'è bisogno che dica la foto presso il garage: è la numero?
TESTE Grasso: Allora, la foto relativa al sequestro del materiale presso l'abitazione di Frabetti è la numero 34.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Grasso: Dell'album datato 20 febbraio '97 (?).
PRESIDENTE: Bene, sì.
TESTE Grasso: La foto relativa al materiale sequestrato nel garage in Roma, via Parasacchi, l'album è datato 6 maggio '96 e la foto è la numero 19.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, le chiedevo, maresciallo, siccome per l'appunto lei ha elencato una serie di oggetti che poi sono stati effettivamente trovati, le chiedo - se sì bene, se no lei ci darà un'altra risposta - se era questo l'oggetto che aveva attirato la sua attenzione, tanto poi da andare a rovistare.
TESTE Grasso: Sì, era questo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Grasso: E poi...
PRESIDENTE: Il led.
TESTE Grasso: Il led, lo faccio vedere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vediamo il led, mostriamo il led, maresciallo.
TESTE Grasso: Ecco il componente elettronico indicato nella fotografia numero 7. Led di colore rosso.
PRESIDENTE: Benissimo, benissimo. Molto bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi di tutto questo...
TESTE Grasso: Poi tutto il materiale che possiamo vedere in questo album elencato.
La cartina per chi viaggia, carta stradale d'Italia, indicata nella fotografia numero 1.
Un manoscritto, manoscritto indicato nella fotografia numero 2, su carta intestata ISAF Linda Corbani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le diceva qualcosa questo...
TESTE Grasso: Sì, ricordava il possesso dell'autovettura FIAT Uno esplosa in via Fauro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Grasso: Con i vari appunti manoscritti.
Un biglietto manoscritto, indicato nella fotografia numero 3.
Il particolare dettagliato evidenziato con evidenziatore di colore celeste, fotografia 4 e 5, della cartina stradale di Cagliari.
Una cartina stradale del Lazio, indicata nella fotografia 6.
Il led indicato nella fotografia 7.
Il martinetto o crick in dotazione alle autovetture; in questo caso, io personalmente ritenevo che poteva essere di una FIAT Uno.
Il supporto di colore nero del martinetto, che è un corredo sempre di auto FIAT, indicato nella fotografia 9 e 10.
E un altro particolare che ha attratto la mia attenzione, che poteva addivenire materialmente a chi compilava... una Settimana Enigmistica, indicata nella fotografia numero 11.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi vedo che ci sono le foto dei giornali.
TESTE Grasso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare...
TESTE Grasso: Poi ci sono le foto riproducenti i pezzi di giornale del Giornale di Sicilia, datati 27...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
La data.
TESTE Grasso: Dica?
PRESIDENTE: Vuol farci vedere la data del giornale?
TESTE Grasso: E'...
PRESIDENTE: Perché lei l'ha detta...
TESTE Grasso: Allora, eccolo qui.
PRESIDENTE: 26 aprile, sì, '96.
TESTE Grasso: Sì.
PRESIDENTE: '93.
TESTE Grasso: Sì. Si può rilevare: lunedì 26 aprile 1993.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Grasso: Il particolare del nastro adesivo di colore nero e di colore marrone, che era attaccato ai frammenti di giornale. Questo è tutto indicato nella fotografia 12 e 13.
Poi la presenza di batterie Duracell, marca Duracell, con relativo contenitore.
PUBBLICO MINISTERO: Ci indichi le foto, maresciallo.
TESTE Grasso: Indicate nelle fotografie 14 e 15.
Poi la presenza di un contenitore per accendini marca Zippo, riprodotto nella fotografia numero 16.
Zoomare questo... No, il... Allora, possiamo fare così. No, questo, questo. Tutto in nero.
Questo è l'elastico avente alle due estremità due pezzi di plastica rigidi, che servono ad ancorare il crick o martinetto al supporto di plastica, visto nella fotografia...
E' indicato nella fotografia 17.
Questo è un supporto di plastica nero che, al momento, non sono stato in grado di individuare a cosa potesse appartenere.
E' indicato nella fotografia 18.
E il particolare della marca del nastro isolante, indicata nella fotografia 19.
PRESIDENTE: L'abbiamo già vista.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altre domande al maresciallo Grasso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sono sempre l'avvocato Cianferoni per la Corte e per il teste.
Buongiorno, maresciallo.
TESTE Grasso: Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Sull'accesso alla Cassazione non ho capito se quella fotocopia che abbiamo visto fa capo a una cartellina nella quale era contenuto il documento, o a una fascetta che legava il documento.
TESTE Grasso: Un attimo che le rispondo.
Allora, questa è la fotocopia riproducente una fotocopia di una patente intestata a Ferro Vincenzo.
PRESIDENTE: Maresciallo, mi scusi.
TESTE Grasso: Dica.
PRESIDENTE: L'avvocato non voleva sapere nulla di questo, almeno credo.
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Voleva sapere la fascetta dove è indicato la data del giorno...
TESTE Grasso: Sì.
PRESIDENTE: ... se faceva parte di una fascetta, quel pezzo di carta che è fotografato, o se era un foglietto, un pezzetto di carta in cui quella data era stata ripetuta.
TESTE Grasso: No. Si tratta, questa data è apposta sulla cartellina che conteneva tutte le fotocopie - fatte in questo sistema che si può vedere, fatte in questo sistema - apposta la data 13 e contenente tutte le fotocopie dei documenti delle persone che avevano avuto accesso alla Corte di Cassazione.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: E' stata fotografata soltanto il pezzo della cartellina che teneva...
TESTE Grasso: Sì, perché era un foglio di carta bianca.
AVV. Cianferoni: Aspetti. Primo: com'è che si è parlato di fascette?
Poco fa col Pubblico Ministero lei ha detto: una fascetta teneva i documenti.
Ora le fascette mi richiamano per l'appunto le fascette di quando a scuola portavano i compiti, ma lì era un blocco di fogli alto così, tenuto con una fascetta.
Non credo che alla Cassazione entrino centinaia di civili ogni giorno. Ecco perché la cartellina è più logica. Ma queste sono mie considerazioni.
Conclusivamente: perché prima ha parlato di una fascetta?
TESTE Grasso: Ho parlato di fascetta o di cartellina. Forse per errore mio personale, per dire la stessa cosa: che è un qualcosa che racchiude una serie di fotocopie con la scritta sopra.
AVV. Cianferoni: Questo per lei è, e questo noi registriamo.
Ma premesso quanto sopra, mi chiedo: come è stato possibile fare quel tipo di fotocopia come abbiamo visto?
La vogliamo vedere? noi vedremo che, se sottoponiamo al monitor lo stesso documento, noi vedremo che la data è posta, rispetto al documento, in una certa maniera; e soprattutto è in una certa maniera; intendo il documento è in basso, la data è più alta, e soprattutto è sul margine.
PRESIDENTE: Per fare una fotocopia sola, io penso, avvocato. Comunque...
AVV. Cianferoni: Sì, ma non si vede... Sì, ma chiedo al teste: i margini dell'ipotetica cartellina o fascetta, dove sono nella fotocopia?
TESTE Grasso: Senta, questo...
AVV. Cianferoni: Come mai non si vedono i margini?
TESTE Grasso: Questa data è scritta su un foglio di carta bianca. Quando viene riprodotta a fotocopia non vengono fuori i margini, perché è bianca; non li rileva la macchina fotocopiatrice.
AVV. Cianferoni: Mah, ora su questo ci sarà modo di chiedere perizia, perché questo difensore li ha sempre visti rilevati i margini. Ecco.
Ma comunque, al di là della scienza personale e dell'empiria, tornando a dire: vuole spiegare, visto che materialmente l'attività l'ha fatta lei, come ha fatto la fotocopia della cartellina e del documento?
TESTE Grasso: Senta, ho fatto apporre sulla fotocopiatrice a personale presente lì quel giorno sia la patente di guida fotocopiata e sia la cartellina sulla fotocopiatrice in questo modo: mi fa per piacere questa fotocopia?
AVV. Cianferoni: Quindi uno sull'altro. Quindi si dovrebbero vedere anche i margini tra documento e cartellina.
TESTE Grasso: Tutti questi termini tecnici non...
AVV. Cianferoni: Non sono termini tecnici, se mi consente.
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei non può fare queste domande. Deve semplicemente... come sono andate, è andata così. Non le sta bene? Lo denuncia per falso. Avvocato, il discorso è semplice.
AVV. Cianferoni: Io domattina sono a Roma, in Cassazione ci sono questi documenti a tutt'oggi.
PRESIDENTE: Avvocato, lei può fare quello che vuole, ma quello che farà lei a noi non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Per ora.
PRESIDENTE: Ci interessa sapere processualmente che cosa vorrà fare.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: Quando riterrà, farà.
AVV. Cianferoni: Ecco, l'ultima domanda su questo punto. Questi documenti, per la sua scienza che si limita alla data dell'acce...
TESTE Grasso: Per la mia attività, non scienza.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVV. Cianferoni: ... si impara sempre qualche cosa.
Ciò detto, sono ancora in Cassazione?
TESTE Grasso: Questo non lo so, io materialmente non lo so. Perché mi è stato ordinato dal capoufficio di accertare se materialmente in quel periodo il signor Ferro Vincenzo era entrato all'interno della struttura; il personale predisposto alla vigilanza mi dice: 'materialmente noi non abbiamo nessun registro, utilizziamo questo metodo, di fare le fotocopie dei documenti che accedono. All'epoca, in quegli anni, non avevamo una sbarra, non c'era una transenna che potesse limitare l'accesso alla Cassazione. Chiediamo il documento alla persona che vuole accedere all'interno della struttura'.
Perché all'interno della struttura, oltre a esserci gli uffici della Corte di Cassazione, c'è un ufficio postale, c'è un bar, se non ricordo male c'è anche un pronto soccorso, o qualcosa di simile, all'interno della struttura.
Mi dicono: 'noi utilizziamo questo metodo, di fare le fotocopie di documenti, di racchiuderle all'interno di queste cartelline giornaliere, fascette giornaliere che racchiudiamo. Indichiamo il giorno relativo delle fotocopie e basta, finisce qui'.
Chiedo al personale lì preposto, alla vigilanza, di fare una fotocopia in questo modo, per ricordare meglio dove era stata estrapolata la fotocopia, ecco qui che viene fuori la data 13/05/93 e la fotocopia del documento.
AVV. Cianferoni: Bene, la ringrazio della sua risposta, non metto in dubbio l'impegno che ha messo nel lavoro.
Venendo invece al ritrovamento in via Parasacchi: come può affermare - mi pare di avere fatto attenzione a questo particolare - che il martinetto era di una FIAT Uno? Dice, siccome personalmente, ha detto.
TESTE Grasso: Io presumo che sia di una FIAT Uno, anche perché io materialmente ho avuto una FIAT Uno quindi presumo che sia di una FIAT Uno, per conoscenza personale, non perché sia un tecnico specializzato di stabilire. Io presumo che quel martinetto rinvenuto all'interno del garage di via Parasacchi sia di una FIAT Uno, basta.
AVV. Cianferoni: Oh. Lei ha detto che questo garage era adibito per l'appunto a parcheggio di vetture, quindi era in condizione di pulizia, le vetture potevano entrare. Ce lo vuol descrivere?
TESTE Grasso: Questo io non lo so, se materialmente sia stato un garage adibito a parcheggio di autovetture, o parcheggio di altro materiale. Comunque, all'interno del garage vi era altro materiale.
AVV. Cianferoni: Ci vuole...
TESTE Grasso: A cosa era adibito materialmente, questo lo può stabilire l'ingegner Paulillo (?), che era il responsabile del garage.
AVV. Cianferoni: Beh, questo premesso.
Però vuole dare, secondo la sua memoria, una descrizione di questo vano? C'erano altri oggetti, lei dice; di che natura?
TESTE Grasso: Di varia natura.
Per me materiale di risulta, materiale di carnevale, altro materiale, ma vario materiale all'interno di questo garage, che ha una vasta superficie.
AVV. Cianferoni: Sì. Quando intende materiale di carnevale, a cosa fa riferimento?
TESTE Grasso: Faccio riferimento, il particolare che mi ricorda è i pupazzi raffigurati al carnevale di Viareggio, delle figure, un qualcosa simile.
AVV. Cianferoni: In cartapesta.
TESTE Grasso: Sì.
AVV. Cianferoni: In quanto spazio era contenuto diciamo, il materiale che abbiamo potuto vedere stamattina?
TESTE Grasso: Il materiale sequestrato nel raggio di un paio di metri, un metro. Materialmente non è stato misurato.
AVV. Cianferoni: Scusi. Quanto ai giornali che abbiamo visto, erano tutti vicini anche agli oggetti (voce fuori microfono)...
TESTE Grasso: Sì, confermo.
AVV. Cianferoni: ... o di plastica. M'è parso di vedere - questa però è un'impressione mia - che fossero in alcune parti più gialli, in altre parti più chiari.
Lei ha ricevuto la stessa impressione operando il sequestro e può dare una descrizione e ricollegare questo particolare a un uso di questi giornali?
TESTE Grasso: Questo io non lo so, a cosa possono essere stati utilizzati questi giornali. Se mi permette, prendo di nuovo le fotografie del...
AVV. Cianferoni: O un uso o a un'allocazione, ecco, perché possono anche essere stati fermi...
TESTE Grasso: Per quello che materialmente ho visto al momento e cosa rivedo di nuovo, il Giornale di Sicilia con frammenti di nastro isolante, che nell'album, come dicevo prima, nella fotografia 13... riproducendo parti di fogli del Giornale di Sicilia, datati 26 aprile '93, avvolti con del nastro adesivo di colore nero e marrone.
Ecco perché lei forse vede, non so, il giallo e il marrone, poi...
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, un'ultima domanda, se ne ha memoria: da quanto distante potè vedere questi oggetti. Cioè, entrando nel vano di via Parasacchi, li vide subito, ci dovette inciampare? Si dice a Firenze.
TESTE Grasso: No, non si possono vedere subito e non si possono inciampare, perché bisogna camminare all'interno di questa struttura perché è parecchio consistente, come si può vedere dalla piantina. Non so se qui...
AVV. Cianferoni: E quindi lei li rinvenne, come?
*TESTE Grasso: Facendo una rice... La Polizia Scientifica esaminava a campionatura vari pezzi, vari spazi di questo garage e nel seguire la Polizia Giudiziaria a terra veniva rinvenuto questo materiale.
AVV. Cianferoni: La ringrazio. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per il teste? Può andare.


udienza 8.2.1997

PRESIDENTE: Vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Panagrosso: Panagrosso Giuseppe, nato a L'Aquila 26/10/62, residente a Roma viale Aldo Ballarin 144.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Panagrosso: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, lei ricorda di essersi occupato di una certa macchina che era stata nella proprietà della signora Fiori Patrizia?
TESTE Panagrosso: Sì, mi ricordo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha proceduto, insieme al suo collega Grasso?
TESTE Panagrosso: Sì, il maresciallo Grasso.
PUBBLICO MINISTERO: Il maresciallo Grasso. Siete marescialli tutti e due?
TESTE Panagrosso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora non ho sbagliato.
Dunque, un particolare solo, perché tanto la vicenda è già stata dettagliata dal suo collega. Un particolare solo: voi, una volta individuata presso Moroni la carcassa della macchina della signora Fiori...
TESTE Panagrosso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, così, apprezzaste se si trattava di un mezzo in condizioni di esser messo su strada, di marciare, o danneggiata in maniera tale che non avrebbe più potuto...
TESTE Panagrosso: No, non poteva più... Cioè, a mio dire, tutte le macchine si possono aggiustare. Però quella era in condi... Cioè, la spesa non valeva l'impresa, penso.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome per l'appunto nel verbale di sequestro si dice: "Autovettura non marciante"...
TESTE Panagrosso: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Panagrosso: Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Lei apprezzò che le condizioni fossero tali per cui...
TESTE Panagrosso: Sì, sì, erano rotte. Era...
PUBBLICO MINISTERO: Seconda domanda, seconda domanda: noi sappiamo che su quella macchina voi rilevaste punzonato il numero di telaio e poi avete fatto gli accertamenti conseguenti.
Ma su tutte le macchine ci sono targhette, in genere, dislocate un po' dappertutto per identificare ulteriormente e il motore, e il telaio e quello e quell'altro.
Trovaste qualcosa di questo genere?
TESTE Panagrosso: Eh, io di questo, della... di questo qua non me ne sono occupato personalmente io. C'era il maresciallo Grasso.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Panagrosso: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Siccome però la macchina l'ha vista lei, ricorda che ci fossero queste targhette, o che altro sull'autovettura, oppure no?
TESTE Panagrosso: Sì, c'erano...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda, o non se lo ricorda?
TESTE Panagrosso: No, non me lo ricordo, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Bene, se non se lo ricorda, è meglio chiudere qui.
TESTE Panagrosso: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: Domande delle parti civili? Prego.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Una domanda soltanto: senta, voi siete riusciti, nel corso appunto delle indagini, a risalire a questo Moroni Bruno.
TESTE Panagrosso: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco, com'è che vi siete riusciti?
Nel senso, vi indicò la Fiori questo Moroni, oppure in altro modo?
TESTE Panagrosso: No. Noi, io e il maresciallo Grasso, abbiamo fatto il sopralluogo solo... Cioè, siamo andati, ci ha portati la Fiori al carrozziere in cui, dov'era ferma la sua macchina, dove era stata ferma per alcuni giorni. Ed era la carrozzeria di Panci.
Dopodiché è stato sentito il Panci e questo ci ha detto che in pratica era venuta una persona bassina, tarchiata e aveva ritirato la macchina e l'aveva portata presso il suo... Perché lui c'ha una sostituzione di marmitte. E era presso la sua officina.
AVVOCATO Florio: Dove ha questa sostituzione di marmitte?
TESTE Panagrosso: Sulla strada, sulla Palmiro Togliatti, a Roma.
AVVOCATO Florio: Ho capito. E da lì siete risaliti.
TESTE Panagrosso: Eh, certo. Su quella indagine siamo risaliti che era lui.
AVVOCATO Florio: Non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda per questo teste?
Può andare, grazie.
*TESTE Panagrosso: Grazie.

udienza 7.6.1997

*TESTE Valeriani: Sono il maresciallo Valeriani Stephan, nato a Sidney in Australia il 27/09/67.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Valeriani: A Milano.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Valeriani: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, vuol dire alla Corte dove presta servizio?
TESTE Valeriani: Alla Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Centro di?
TESTE Valeriani: Centro Operativo di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei nell'ambito diciamo delle indagini di questo procedimento si è occupato degli accertamenti relativi ad una autovettura Opel Kadett?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è in grado di riferire alla Corte a seguito di cosa se n'è occupato e i risultati diciamo di questa sua indagine?
TESTE Valeriani: Per quello che riguarda, il motivo per cui me ne sono occupato, non posso darle delucidazioni, perché non ero a conoscenza del motivo per cui mi era stato richiesto di svolgere gli accertamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi agiva su delega dell'Autorità Giudiziaria?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questo che mi interessava sapere.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Valeriani: Sì, appunto, agendo su delega dell'Autorità Giudiziaria, ero stato incaricato di svolgere degli accertamenti su una Opel targata Milano.
Ho iniziato questi accertamenti recandomi al PRA, dove risultava intestata a tale Cannavò Roberto.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, io non so se lei è in grado di riferire tutto ciò che ha fatto a memoria. Però, siccome ho bisogno di scendere nei dettagli, in relazione a questi accertamenti, non so se lei è in possesso di documenti, di atti che a suo tempo ha compilato.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi eventualmente può chiedere l'autorizzazione al Presidente di consultarli.
TESTE Valeriani: Sì. Allora chiedo di poter consultare gli atti.
PRESIDENTE: E' autorizzato.
TESTE Valeriani: Grazie.
Allora, per altro, come ho evidenziato nella relazione di cui stiamo parlando, il primo passo è stato proprio l'accertamento compiuto all'ufficio del Pubblico Registro Automobilistico di Milano; dove risultava, la macchina, essere intestata a Cannavò Roberto, nato a Torino il 13/03/67 e residente a Catania in via De Caro numero 11.
Il precedente proprietario...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi maresciallo...
TESTE Valeriani: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dire la macchina; l'Opel Kadett, ce ne sono moltissime.
TESTE Valeriani: Sì, mi scusi. Allora, l'Opel Kadett è una Opel Kadett 1600 Diesel, targata Milano 3A - come Ancona - 6478.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Valeriani: Sì. Stavo dicendo che il precedente proprietario era tale Longo Giorgio, nato a Portogruaro il 27/12/24, residente a Segrate, un paese della provincia di Milano, in via San Felice numero 7.
Dunque, da lì sono partito chiedendo al proprietario che fine avesse fatto la macchina e in che circostanze era stata da lui venduta.
Lo stesso mi riferiva che la autovettura era stata...
PRESIDENTE: Il proprietario sarebbe sempre Cannavò?
TESTE Valeriani: No, mi scusi: il Longo, il primo proprietario.
PRESIDENTE: Ah, il primo proprietario.
TESTE Valeriani: Il primo proprietario. Siamo partiti per gradi, siamo andati all'origine.
Il primo proprietario mi diceva che l'autovettura era stata da lui data, con procura a vendere, a una concessionaria dell'hinterland milanese, precisamente di Germusco sul Naviglio, denominata Auto Cazzaniga S.r.l.
Sono andato all'Auto Cazzaniga S.r.l.; ho accertato... Anzi, prima, che la procura a vendere era stata firmata da un notaio di Milano, esattamente notaio Valerio Chianese, avente studio a Milano e quindi che il Longo aveva dato questa autovettura per vendere alla concessionaria Auto Cazzaniga S.r.l.
A sua volta, l'Auto Cazzaniga S.r.l. ha dato questa autovettura, con delega di venderla, ad un'altra concessionaria vicina - ubicata in un paese non molto distante, esattamente a Vimodrone, sempre in provincia di Milano - e quindi è stata data ad un'altra concessionaria denominata Automobili Vicenti.
Mi sono recato quindi, infine, a quest'ultima concessionaria, dove finalmente sono riuscito ad avere maggiori delucidazioni circa l'acquisto da parte di Cannavò dell'autovettura in questione, trovandone i relativi documenti.
Quindi abbiamo, che ho acquisito anche in fotocopia, la dichiarazione di assunta responsabilità per acquisto di veicolo da parte del Cannavò; una fotocopia della polizza assicurativa presentata dall'acquirente; una copia di commissione per cessione di autoveicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, quando risultava venduta questa macchina al signor Cannavò Roberto?
TESTE Valeriani: Allora, Cannavò Roberto assumeva la responsabilità per l'acquisto dell'autoveicolo in questione alle 11.30 del 05/10/92; e sottoscriveva questa dichiarazione. Tanto più che l'assicurazione decorreva dalle ore 11 del 05/10/92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, 5 ottobre '92. Si ricorda questa assicurazione se era fatta per un periodo breve, per un periodo lungo?
PRESIDENTE: Vuole ripetere l'ultima data, perché non l'abbiamo capita bene.
TESTE Valeriani: La data praticamente è la stessa, sia dell'acquisto che della stipulazione dell'assicurazione.
PRESIDENTE: Cioè?
TESTE Valeriani: Quindi è il 05/10/1992.
PRESIDENTE: 05/10/1992.
TESTE Valeriani: Alle ore 11.00 di mattina.
PRESIDENTE: Scusi, prego Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le stavo chiedendo dell'assicurazione.
TESTE Valeriani: Sì, l'assicurazione aveva scadenza il 05/12/92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi due mesi.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poteste ricostruire anche l'importo d'acquisto di questa autovettura? E se furono fatte, poi, le volture, se vennero fatte le volture di questa macchina.
TESTE Valeriani: No, per quanto concerne le volture possiamo fare affidamento a quanto annotato sul foglio complementare, che riporta l'avvenuta trascrizione... sì, c'è una trascrizione del 07/10/92 a favore di Cannavò Roberto per un importo di 3 milioni e 650mila lire. Questo il prezzo dell'acquisto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la trascrizione è stata fatta in brevissimo tempo, a distanza di due giorni.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo a ottobre '92.
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, lei ha anche citato alcuni atti che, per l'appunto, erano allegati a suo tempo alla sua relazione, cioè questi documenti relativi all'atto di acquisto di questa autovettura.
Conferma questo dato?
TESTE Valeriani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo dico per la Corte, Presidente, non credo che sia necessario farle vedere.
I documenti che ha citato il maresciallo - la copia dell'assicurazione, la dichiarazione di vendita e quant'altro - costituiscono il punto 14 delle produzioni del Pubblico Ministero.
Io penso di aver concluso con il maresciallo.
PRESIDENTE: Parti civili, hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna, Presidente.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: Si può accomodare, grazie.
*TESTE Valeriani: Grazie. Buongiorno.

udienza 19.11.1997

*TESTE Frangioni: Ispettore superiore Ferruccio Frangioni. Nato a Schio, Vicenza, 6 gennaio 1945.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Frangioni: Residente a Firenze, via Emilia numero 7.
PRESIDENTE: Vuole leggere, per cortesia?
TESTE Frangioni: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ispettore, vuole riferire alla Corte, innanzitutto da quanto tempo presta servizio presso la DIA di Firenze?
TESTE Frangioni: Dal gennaio 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione alle indagini relative a questo procedimento, ha svolto specificamente indagini intese, delegate dal Pubblico Ministero, intese a riscontrare dichiarazioni assunte dal Pubblico Ministero da Romeo Pietro?
E, se sì, ci dice un po' gli esiti di questi accertamenti?
TESTE Frangioni: Sì. Abbiamo espletato una attività d'indagine su delega del P.M. determinata a stabilire gli spostamenti via mare di alcuni personaggi.
Dunque, possiamo partire, direi, dal primo viaggio.
Gli accertamenti si sono svolti presso la compagnia di navigazione Tirrenia.
E, attraverso un esame della lista di imbarco dei passeggeri, siamo riusciti a stabilire, abbiamo accertato che, in data 30 marzo 1994, sulla tratta Napoli-Palermo, risultava aver viaggiato un passeggero a nome Giacalone, al quale era stato abbinata una autovettura targata Roma 0427Z.
Il 31 successivo, ancora un passeggero Giacalone, risultava aver viaggiato per il tragitto inverso: da Napoli a Palermo, con autovettura targata Roma 04247Z.
La differenza è...
PRESIDENTE: Vuole ripetere la targa dell'ultima macchina?
TESTE Frangioni: Il 31 ha viaggiato con una autovettura targata Roma...
PRESIDENTE: 42...
TESTE Frangioni: ... 04247Z.
PRESIDENTE: E la seconda?
TESTE Frangioni: No, questa è la seconda.
PRESIDENTE: Ah.
TESTE Frangioni: La prima, praticamente, manca il 4, prima del 7.
PRESIDENTE: Ah.
TESTE Frangioni: Quindi, nel primo caso, la targa risultava essere inesistente, da un accertamento fatto attraverso gli archivi dell'ACI.
Nel secondo caso, invece, la macchina risultava essere stata acquistata in data 30, quindi in data 30 marzo del '94, da Giacalone presso l'Autocentro Magliana di Pergamo Francesco.
Successivamente, continuando negli accertamenti, è risultato che il giorno 8...
PRESIDENTE: Sempre sulla Tirrenia, eh?
TESTE Frangioni: Sempre sulla Tirrenia, sempre attraverso una lettura delle liste d'imbarco dei passeggeri, è risultato che, il giorno 8 aprile, aveva viaggiato una autovettura targata Roma, mi pare, 3G0803.
E, a questa autovettura, era stato abbinato il nominativo di Luciano.
Il giorno 10, che è domenica, quindi l'8 era venerdì, mentre il 10 è domenica, nel tragitto inverso, cioè da Napoli a Palermo, risultava aver viaggiato un passeggero a nome Romeo a cui era stata abbinata una autovettura targata Roma, della quale, però, non è specificato il numero di targa nella lista d'imbarco.
Ora, l'autovettura in questione, quella targata 3G0803, è risultata essere autovettura acquistata da Grigoli Francesco in data 14 dicembre 1993 presso l'Autosalone G.&G. di Giacalone a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, se lei ha i documenti relativi per illustrare meglio questi spostamenti, la pregherei di portarsi in quella postazione. Così per rendere, per così dire, visibili, questi suoi accertamenti.
(voce fuori microfono)
TESTE Frangioni: Possiamo... Partendo, allora, dalla lista dei passeggeri del 30...
PRESIDENTE: Si può avvicinare per renderli visibili? Ecco, grazie.
TESTE Frangioni: Ecco, possiamo notare il nominativo di Giacalone... Per chiarezza bisogna fare vedere il primo foglio; il primo foglio che, appunto, sta a indicare la lista passeggeri da Napoli a Palermo del 30 marzo 1994 sulla nave Manzoni.
A seguire, il nominativo di Giacalone a cui è abbinata - non so se si vede - a cui è abbinata l'autovettura targata Roma 0427Z.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Frangioni: Questo è il viaggio del 30.
La lista dei passeggeri del 31, Palermo-Napoli del 31, nave Manzoni ancora; nominativo Giacalone abbinato all'autovettura - qui si legge... da vicino si legge sufficientemente, io l'ho trascritto per maggiore chiarezza - Roma 04247Z.
Andando avanti abbiamo la lista passeggeri Palermo-Napoli del giorno 8 aprile '94, nave Manzoni; nominativo Luciano che è abbinato all'autovettura Roma 3G0803.
Ed infine abbiamo il 10 aprile, quindi la domenica, di ritorno, tratto Napoli-Palermo, nave Poeta; nominativo Romeo abbinato ad autovettura targata Roma e non è specificato il numero di targa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco ispettore, le chiederei una precisazione: se vuole esplicitare alla Corte il motivo per cui questi accertamenti sono stati estesi al nominativo Luciano. Ecco, quale l'incarico, la delega che era stata conferita a riguardo dal Pubblico Ministero e sulla base...
TESTE Frangioni: Tutta l'attività si è espletata su specifica delega del P.M. che, appunto, mirava a stabilire gli spostamenti delle persone e le eventuali coperture che queste poterono avere usato nel corso di questi spostamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione al nominativo Luciano, ha svolto ulteriori accertamenti?
TESTE Frangioni: Sì. Sì, è stato fatto un accertamento ulteriore per vedere, appunto, se, in periodo antecedente all'8 di aprile, si fossero registrati dei movimenti, non più via mare ma allargando la ricerca anche a eventuali viaggi aerei.
Ed infatti abbiamo riscontrato che, in data 7 aprile...
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
TESTE Frangioni: ... 1994, sul volo BM 1092 in partenza da Fiumicino, alle 13.30 risulta aver viaggiato un passeggero a nome Luciano diretto a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dare qualche indicazione su questo volo? Era un volo in relazione al quale il passeggero aveva prenotato?
TESTE Frangioni: No. Come si può notare qui, a fianco del nominativo, ove c'è la sigla BK, sta a significare che era stato prenotato, mentre dove non vi è nessuna segnalazione in proposito, sta a indicare che il passeggero ha preso l'aereo al volo, per così dire, insomma, senza...
PRESIDENTE: Per cortesia, ci può precisare - mi pare che non l'abbia detto, o forse non l'ho sentito - il volo di cui si parla è Roma?
TESTE Frangioni: Roma-Palermo, BM 1092.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione all'autovettura, quella targata Roma 3G0803, ispettore, lei aveva fatto un accenno?
TESTE Frangioni: 3G0803 è un'autovettura che è risultata acquistata da Grigoli Francesco in data 14 dicembre 1993.
E' stato trovato questo dato dal registro di carico e scarico della ditta, dell'autosalone G&G di Giacalone Luigi.
Nel registro risulta l'auto scaricata, per così dire, in quella data al Grigoli Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo Grigoli Francesco ha un qualche rapporto...
TESTE Frangioni: Grigoli Francesco...
PUBBLICO MINISTERO: ... con Grigoli Salvatore?
TESTE Frangioni: ... che è il fratello di Grigoli Salvatore.
PRESIDENTE: Ci può dire anche, per cortesia, che tipo di auto è?
TESTE Frangioni: E' una FIAT Uno bianca. Una FIAT Uno 1100 credo bianca, non sono sicuro sul colore.
PUBBLICO MINISTERO: I dati che lei ha illustrato riguardano per l'appunto i tabulati delle liste passeggeri della compagnia Tirrenia.
TESTE Frangioni: Tirrenia.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per l'appunto, nelle produzioni del Pubblico Ministero i tabulati relativi costituiscono... i tabulati sono completi, Presidente, per gli anni '92, '93, '94. Li abbiamo prodotti nella fase preliminare e costituiscono il punto 49 C.
Ora, i tabulati sono corposi. Volevo controllare se, per così dire, per rendere più agevole la consultazione, abbiamo a suo tempo prodotto la pagina singola, ecco, per così dire, la stessa di quella che ha esaminato...
PRESIDENTE: Il teste.
PUBBLICO MINISTERO: ... il teste.
Ma vedo che invece, in realtà, queste specifiche produzioni ... per facilitare la consultazione non l'abbiamo fatta.
Non abbiamo invece prodotto - e ne faccio quindi specifica richiesta - della copia della lista d'imbarco relativa al volo 7 aprile '94; quella che, per l'appunto, ha mostrato l'ispettore Puggioni.
TESTE Frangioni: Frangioni.
PUBBLICO MINISTERO: Frangioni, mi scusi.
Per comodità io chiederei, Presidente, anche di produrre gli altri tabulati nella parte che si riferiscono ai viaggi che ha appena illustrato l'ispettore Frangioni. Con il quale, per altro, ho concluso l'esame.
PRESIDENTE: Se non ci sono opposizioni dai difensori...
AVVOCATO: No, no, nessuna opposizione.
PRESIDENTE: Allora si acquisiscono i documenti indicati dal Pubblico Ministero.
Ha terminato, ha detto?
PUBBLICO MINISTERO: Con l'ispettore avrei concluso.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Una sola. Avvocato Cianferoni.
Ispettore, riguardo al viaggio che il 10 aprile '94 una persona denominata "Romeo", eh?
Dunque, anzi tutto, mi sbaglio o, sia pure da lontano, ho visto che c'era solo questo nome, cognome, Romeo, senza un'aggiunta di lettera per il nome?
TESTE Frangioni: Romeo e basta.
AVV. Cianferoni: Romeo e basta.
TESTE Frangioni: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Era così?
TESTE Frangioni: Sì. La vede, si vede?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Frangioni: Romeo...
AVV. Cianferoni: Eh, io avevo visto...
TESTE Frangioni: ... abbinato a una targa Roma.
AVV. Cianferoni: Ecco, abbinato una sigla, più che una targa.
TESTE Frangioni: Sì, una sigla, sì.
AVV. Cianferoni: Avete fatto accertamenti se c'è un motivo e come mai... Il discorso del nome d'accordo, se lo sa anche su questo tanto meglio; ma, soprattutto, come mai della targa c'è solo una sigla di provincia e mancano i numeri?
TESTE Frangioni: Perché è frequente che le compagnie non sempre specificano. Può succedere, insomma. Non è... è frequente.
Cioè, la risposta che viene data è questa, insomma. Può succedere che non viene registrata e quindi non...
AVV. Cianferoni: Può succedere, lei dice.
*TESTE Frangioni: Sì.
AVV. Cianferoni: Ha fatto accertamenti in tal senso. Va bene, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Allora lei è in libertà, grazie.
Chi sentiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, per i documenti farò il solito elenchino.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo produrrò domattina.
PRESIDENTE: Facciamo entrare qualche altro?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, non abbiamo altri.
PRESIDENTE: Abbiamo finito.
L'udienza riprende domattina alle ore 9.00; traduzione degli imputati detenuti.
Buonasera.

udienza 20.11.1997

*TESTE Leggeri: Roberto Leggeri, maresciallo capo dei Carabinieri, nato a Roma il 06/07 del '62, domiciliato presso il Centro Operativo DIA di Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Leggeri: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene, risponda alle domande del Pubblico Ministero.
TESTE Leggeri: Presidente, posso consultare eventualmente?
PRESIDENTE: Tutti i documenti che vuole.
TESTE Leggeri: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Maresciallo, innanzitutto buongiorno.
TESTE Leggeri: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ci ha detto che è in servizio presso la DIA di Firenze. Ci dice da quanto tempo presta servizio presso il Centro?
TESTE Leggeri: Dal novembre del 1994.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, specificamente, si è occupato di compiere attività di indagine in relazione al presente procedimento?
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, più specificamente di cosa si è occupato?
TESTE Leggeri: In maniera specifica, ho riferito circa, a mezzo dell'informativa trasmessa al Pubblico Ministero in data 12 febbraio 1996, conseguente all'arresto di Tosonotti Enrico, avvenuto in data 31 gennaio '96. E a mezzo del quale veniva indicato Imperatore Agostino come tramite per l'allocazione di una villa in Forte dei Marmi.
A seguito di questo, venne riesaminato il cellulare 0337/892454, intestato alla moglie dell'Imperatore: Rubino Patrizia, nata a Palermo il 21/09 del '54. E, dal traffico telefonico, vennero attenzionate tutte le utenze in uscita dal predetto cellulare, dirette a utenze miratamente toscane.
Vennero esaminati dei soggetti che non, dopo le sommarie informazioni, non potevano, non diedero nessun esito investigativo. Se non in data 8 febbraio 1996, dal cellulare, ripeto, venne attenzionata l'utenza 0584/963921, intestata a Cinquini Laura, moglie di Fondi Massimo, nato a Pistoia il 28/03/54: utenza cellulare contattata più volte dal cellulare Rubino.
E procedetti ad assumere la sommaria informazione, su delega del Pubblico Ministero. Proseguo?
PUBBLICO MINISTERO: Non so se aveva concluso l'esposizione su questo fronte. Avevo bisogno di un chiarimento, magari, prima che lei prosegua nell'esposizione.
Lei si è occupato, quindi, specificamente delle investigazioni conseguenti all'arresto di Tosonotti Enrico?
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quel momento, al momento dell'arresto di Tosonotti Enrico, la situazione a livello, diciamo, di indagini sul fronte di queste case, ville, eccetera, qual era? Ecco, la spieghi un po' alla Corte, per capire poi il...
TESTE Leggeri: L'aspetto investigativo era attenzionato esclusivamente... un immobile che era quello di via Salvatore Allende, sempre in Forte dei Marmi. E, successivamente, si è venuti a conoscenza che era stata interessata anche un'altra agenzia immobiliare, che aveva, in poche parole, era stata contattata dal Tosonotti e da altre persone. Agenzia immobiliare che era presente in Forte dei Marmi. Da lì, lo sviluppo e il riesame del cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, al momento dell'arresto del Tosonotti, Tosonotti era stato arrestato in relazione, diciamo, alla gestione della villa di via Salvatore Allende.
TESTE Leggeri: Allende.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, ecco, questa sua investigazione a partire dal cellulare della signora, o meglio dal cellulare intestato alla signora Rubino Patrizia, scaturisce da cosa?
TESTE Leggeri: Scaturisce dalle dichiarazioni rese al P.M. che, in poche parole, davano la possibilità al nostro Centro Operativo di constatare che effettivamente c'era stata una prima, una precedente ricerca di alloggio per la vacanza estiva, presso la quale si presumeva che dovessero, di questa villa, che dovesse ospitare i fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi queste dichiarazioni provenivano dal signor?
TESTE Leggeri: Tosonotti Enrico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, Tosonotti aveva fatto riferimento a questa, a una ulteriore, precedente ricerca di una villa.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene? C'era, perno di queste situazioni di ville e quant'altro, era questo signor Imperatore Agostino.
TESTE Leggeri: Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Il quale è sposato alla signora?
TESTE Leggeri: Rubino Patrizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da qui lei ... il cellulare Rubino Patrizia.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla ricerca di questa famosa casa.
TESTE Leggeri: Di questa famosa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Lei, allora, qui ha detto: ho in particolare puntato la mia attenzione sulle chiamate toscane.
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ne ha fatto, ha detto: alcune erano irrilevanti, altre invece le abbiamo più da vicino considerate. Una è quella del signor?
TESTE Leggeri: Del signor Fondi Massimo. L'utenza, ripeto, è intestata alla moglie, Cinquini Laura.
E ho proceduto, in data 8 febbraio, ad assumere sommarie informazioni, su delega del P.M., sul signor Fondi Massimo; che effettivamente mi dichiarò che per conto di Biagini Roberto, un suo amico, si era prodigato nella ricerca di quest'alloggio.
Biagini Roberto è nato a Montecatini il 31/7 del '61, Montecatini Terme. E' legato al Fondi in quanto guidatore di cavalli; il Fondi, a sua volta, aveva avuto negli anni '80 la proprietà, in società con un'altra persona della quale adesso non ricordo il nome, di una scuderia di cavalli. Quindi, li accomunava la passione per i cavalli.
Quindi, essendo il Fondi residente a Viareggio e il Biagini residente nell'entroterra, diciamo, era sicuramente più idoneo per reperire un alloggio sul litorale della Versilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dal signor Fondi lei è risalito quindi al signor Biagini Roberto?
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha escusso anche il signor Biagini Roberto?
TESTE Leggeri: Certo. In data 9 febbraio, il giorno successivo, mi portai presso l'abitazione del Biagini Roberto. Il quale mi dichiarò che, effettivamente, aveva, se così si può dire, delegato il Fondi Massimo a reperire quest'alloggio per conto di un loro amico comune. Che il Fondi indicava come Agostino, perché non conosceva il cognome del predetto. Ma che il Biagini conosceva, sempre per la stessa passione che avevano per i cavalli, per Imperatore Agostino. Del quale mi fornì il numero telefonico che faceva capo al cellulare Rubino che, ripeto, è lo 0337/892454.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, il Biagini Roberto, a sua volta, sentito da lei, per così dire...
TESTE Leggeri: Confermò quanto dettomi dal Fondi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, come avete fatto a risalire, per così dire, a questa?
TESTE Leggeri: Ritorno un attimo indietro. Quindi, nelle dichiarazioni rese al nostro Centro, e più miratamente alla mia persona, in data 8 febbraio, il Fondi mi indicò l'agenzia presso la quale lui si era rivolto per reperire quest'alloggio. E mi fece il nome dell'agenzia Polacci di Forte dei Marmi.
Di conseguenza, mi portai in data 12 febbraio presso l'agenzia di Forte dei Marmi, e identificai il titolare, Polacci Angelo, nato a Forte dei Marmi il 12 settembre del 1947.
Il quale mi riferiva che, effettivamente, era stato contattato dal Fondi Massimo, telefonicamente. E che, successivamente, lo stesso si era portato presso l'agenzia immobiliare al fine di verificare l'aspetto esteriore e, eventualmente, se potesse o meno essere idonea a quanto richiesto dall'amico del Biagini.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
TESTE Leggeri: Successivamente...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il signor Imperatore? L'amico del Biagini.
TESTE Leggeri: No no, il Fondi. Il Fondi andò.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, sì sì.
TESTE Leggeri: Però, lui non prese iniziative, in quanto, ripeto, era mediatore nella trattativa.
Successivamente il Fondi, in compagnia di una persona, che si presentò come Tosonotti Enrico, ritornarono all'agenzia Polacci. Ritornarono per la prima volta insieme all'agenzia Polacci, e, tutti e tre questa volta - Fondi, Tosonotti e Polacci - si portarono in una casa che era ubicata in via Duca degli Abruzzi al civico 41 di Forte dei Marmi.
Il Tosonotti ne rimase favorevolmente impressionato e concordò con il Polacci di prendere la villa in affitto miratamente nel mese d'agosto.
Il Polacci non prese iniziative, in quanto, essendo lui il mediatore per conto della proprietaria che si chiama Cugliolo Mati, doveva riferire se la stessa era concorde ad affittare esclusivamente nel mese di agosto la villa in questione.
Gli fece una proposta, il Tosonotti, che era questa: l'importo per il trimestre era di 35 milioni; il Tosonotti gliene propose, esclusivamente per il mese di agosto, 30.
Il Polacci, una volta contattata la proprietaria dell'appartamento e ricevuto da questa, naturalmente, l'assenso, chiamò il Fondi. Che probabilmente ha provveduto a richiamare il Tosonotti; ed insieme ritornarono all'agenzia immobiliare del Polacci. E, in quel contesto, in data 13 maggio,... sì, consegnarono... 12 maggio. Chiedo scusa, 13 maggio; il 12 maggio è la data di emissione degli assegni, da parte del Banco di Sicilia.
In data 13 maggio consegnarono, consegnò il Tosonotti, estraendoli dal proprio portafoglio, due assegni circolari - come dicevo prima, emessi dal Banco di Sicilia, agenzia 27 di Palermo - per l'importo di 5 milioni cadauno, intestati a Biagini Roberto e girati da Imperatore Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il contratto a nome di chi venne fatto?
TESTE Leggeri: Il Tosonotti fece espressa richiesta di intestare la fattura all'agenzia Ghirlanda alla quale lui faceva capo. Dicendo che, per problemi di natura fiscale e amministrativa, era una cosa che gli conveniva che venisse fatta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e in occasione dell'esame, dell'assunzione di informazioni da parte del signor Polacci, lei ebbe modo di acquisire documentazione dallo stesso?
TESTE Leggeri: Sì, acquisii copia degli assegni, copia degli assegni versati dal Tosonotti per caparra nell'acquisto della villa. Assegni che poi, su...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi maresciallo.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre alla copia degli assegni, il signor Polacci le consegnò qualche altra cosa?
TESTE Leggeri: Sì, mi diede, praticamente adesso non ricordo come si chiami, ma una specie di precontratto che accertava l'avvenuto, l'avvenuto... Adesso precisamente non ricordo come si chiami, ma è un contratto a termine che viene fatto dalle agenzie immobiliari, che determinano la locazione estiva. Contratto di locazione estiva, si chiama!
PUBBLICO MINISTERO: Ed era questo il contratto dove era indicata questa agenzia Ghirlanda, come lo sta...?
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, le dette per caso anche della documentazione relativa ai recapiti telefonici che gli erano stati lasciati?
TESTE Leggeri: In quella circostanza, gli lasciò un bigliettino da visita, al fine di attestare la sua identità, aggiungendo il numero telefonico dell'agenzia Ghirlanda, che era lo 0585/633424.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era per caso anche da qualche parte scritto il numero di telefono del signor Imperatore?
TESTE Leggeri: Il numero di telefono di Imperatore Agostino? Imperatore Agostino glielo lasciò in quanto, per sopravvenute situazioni che proibivano al Tosonotti e a chi era intestata la villa di prenderne possesso, l'Imperatore contattò telefonicamente il Polacci Angelo. Al quale gli disse che la villa, per questioni loro, personali, non poteva più essere utilizzata e richiedeva di, chiedeva se era possibile poter rientrare in possesso della caparra versata. Cosa che il Polacci naturalmente non fece, in quanto, a causa di questo, l'affitto estivo dell'immobile andò a perdere per la proprietaria e per l'immobiliare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda se identificò anche - perché abbiamo parlato di questa villa in via Duca degli Abruzzi - la proprietaria della villa?
TESTE Leggeri: La proprietaria della villa, non credo di averla identificata.
PUBBLICO MINISTERO: Neanche attraverso le dichiarazioni di Polacci o di...
TESTE Leggeri: No no, non l'ho identificata.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il nome non se lo ricorda...?
TESTE Leggeri: Ma il nome sì, l'ho citato: Cuglioli Mati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, alla signora Cuglioli Mati. Ecco, dal famoso cellulare del signor Imperatore, intestato alla signora Rubino Patrizia, sua moglie, c'erano per caso delle telefonate indirizzate a utenze vicine a questa villa di via Duca degli Abruzzi?
TESTE Leggeri: Sì, effettivamente, dal riscontro dei nominativi, e quindi, dalle utenze toscane emerse dal cellulare Rubino, uscì un'utenza telefonica intestata a tale Federigi Carlo, il quale altro non è che il dirimpettaio, cioè quindi è la villa ubicata di fronte alla via Duca degli Abruzzi 41.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi di fronte alla villa della signora...
TESTE Leggeri: Cugliolo Mati.
PUBBLICO MINISTERO: Cugliolo Mati.
TESTE Leggeri: Uscì questo riscontro di tipo telefonico dal tabulato, in quanto, il Polacci, il giorno 12 maggio, nel mentre si portava in compagnia del Tosonotti e del Fondi a vedere questa casa, se fosse o meno idonea per il fine che loro ritenevano destinare, in poche parole dal cellulare Rubino chiamò casa Federigi. In quanto, la moglie di Federigi Carlo detiene materialmente le chiavi per entrare in via Duca degli Abruzzi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, era la signora che aveva le chiavi della villa. Le chiavi della villa che doveva essere presa in affitto.
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Non so se su questo fronte poi lei ha svolto ulteriore attività di indagine. Ma ha fatto riferimento agli assegni che erano stati consegnati per l'affitto: i due assegni da 5 milioni del Banco di Sicilia.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questi assegni, ha svolto ulteriore attività su delega del Pubblico Ministero?
TESTE Leggeri: Il Pubblico Ministero venne notiziato, ripeto, l'informativa del 12 febbraio 1996, all'interno della quale veniva fatta espressa richiesta di acquisire documentazione bancaria in originale. Cosa che il Pubblico Ministero delegò al Centro Operativo di Firenze. Che a sua volta, per questioni logistiche, venne delegata al Centro Operativo di Palermo; che acquisì la documentazione bancaria di cui ho parlato, quindi: i due assegni circolari pagati dal Tosonotti al Polacci, per la caparra della villa.
Due assegni circolari del Banco di Sicilia, ripeto, del 12 maggio 1993.
E, di questa documentazione, il Centro Operativo di Palermo ha provveduto anche a prelevare la distinta di versamento e di successiva, come si può dire?..., di successiva...
PUBBLICO MINISTERO: Emissione.
TESTE Leggeri: Emissione di titoli.
PUBBLICO MINISTERO: Di questi titoli. Ecco, dall'acquisizione della richiesta di assegni circolari o effetti cambiali, più esattamente, del Banco di Sicilia, che cosa era emerso, maresciallo?
TESTE Leggeri: E' emerso che Imperatore Agostino si era portato presso l'agenzia 27 del Banco di Sicilia di Palermo e aveva effettuato un versamento di 25 milioni in contanti. E aveva espressamente fatto richiesta di ricevere, intestati a Biagini Roberto e a Biagini Massimo, fratello di Roberto, 5 assegni dall'importo singolo di 5 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E, in relazione a questa richiesta, poi, avete anche sequestrato questi assegni in originale?
TESTE Leggeri: Sì. Sempre su delega, naturalmente, del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e tutta questa documentazione, distinta, richiesta quindi degli assegni, e assegni stessi, sono stati trasmessi quando?
TESTE Leggeri: Sono stati trasmessi, sempre per questioni di tipo logistico da Palermo a Firenze, in data 22 marzo, la nostra informativa venne trasmessa, una prima parte della documentazione e cioè miratamente i due assegni posti al pagamento della caparra della villa. E, successivamente, in data 27 maggio, una volta acquisiti i dati al Banco di Sicilia, agenzia 27 di Palermo, e, constatato che erano cinque, vennero trasmessi tutti e cinque in data 27 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Novanta...?
TESTE Leggeri: '96.
PUBBLICO MINISTERO: '96, ecco. Detto di questa operazione bancaria, ho bisogno di sapere se lei, a seguito poi di queste indagini svolte, ha avuto occasione di eseguire atti nei confronti del signor Imperatore Agostino. E, se sì, da parte...
TESTE Leggeri: Sì. Io personalmente mi sono portato, con il dottor Bernabei del Centro Operativo e il dottor Messina del Centro Operativo di Milano, presso il Centro Operativo di Palermo per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Imperatore Agostino.
E, come prassi, conseguentemente all'arresto, è stata eseguita una perquisizione personale locale, un verbale di sequestro di documentazione rinvenuta all'interno della casa.
E, nel verbale di sequestro, è specificato che furono recuperati effetti cambiali per un totale di 9 effetti, dell'importo di 25 milioni. Questo a dimostrazione del legame tra il Tosonotti ed Imperatore.
Più, biglietti da visita del Tosonotti. Dunque, anche il discorso di Tosonotti e Imperatore è sempre riconducibile alla loro grande passione per l'ippica, per il mondo dei cavalli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, questi atti quando sono stati eseguiti?
TESTE Leggeri: Allora, il verbale di sequestro è stato eseguito in data 22 del mese di febbraio, nel 1996.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è contestuale all'arresto del...?
TESTE Leggeri: Contestuale all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Imperatore Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta maresciallo, lei ha fatto riferimento a questi assegni, a queste...
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla distinta bancaria. Io, ora lo dico, per completezza di dati, alla Corte: i documenti che ha citato il maresciallo sono contenuti nelle produzioni del Pubblico Ministero ai punti 45, la distinta, e 46, gli assegni emessi dall'agenzia 27 del Banco di Sicilia.
Ecco, detto di questo contesto, diciamo, di indagine che ha avuto come perno la persona di Imperatore Agostino, le chiedo se, nel corso dell'attività di indagini che lei ha espletato, ha avuto modo di eseguire atti - e quali - nei confronti del signor Messana Antonino.
TESTE Leggeri: Su delega del Pubblico Ministero, in data 29 marzo 1996, il Centro Operativo di Firenze ha eseguito un sequestro di un televisore di 14 pollici rinvenuto all'interno della camera dei figli del Messana, Giampiero e Pasquale. Televisore di 14 pollici, di colore nero, marca Seleco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la data l'ha già riferita.
TESTE Leggeri: Il 29 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Il 29 marzo. Ecco, poi lei non ha svolto indagini in relazione all'acquisto di questo TV color?
TESTE Leggeri: No. Lo sviluppo sull'esercizio presso il quale erano stati, era stato acquistato e tutto il resto, non l'ho sviluppato io.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. A me interessava per l'appunto introdurre il dato che era stato lei a sequestrare questo TV color.
Senta, sempre, diciamo, saltando da contesti... in contesti diversi, ecco, lei ha svolto attività di indagine nei confronti di un certo signor Moroni?
TESTE Leggeri: Moroni Bruno?
PUBBLICO MINISTERO: Moroni Bruno, sì.
TESTE Leggeri: Sì. Nel febbraio del 1995, su delega del Pubblico Ministero, ci siamo portati a Roma. Ed io personalmente, in collaborazione col Centro Operativo di Roma, ho eseguito nei confronti del Moroni un verbale... un verbale, un decreto di perquisizione...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in che data, mi scusi, maresciallo.
TESTE Leggeri: Nel febbraio del '95. La data precisa non... giorno, mi sembra che sia il 3, il 3 di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Del '95.
TESTE Leggeri: Del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa dire quali erano i presupposti, diciamo, di questa attività delegata dal Pubblico Ministero a quell'epoca?
TESTE Leggeri: I presupposti erano reperire documentazione che potesse ricondurre il Moroni Bruno allo Scarano Antonio, in quanto egli aveva, nella sua disponibilità, dei mezzi idonei ai trasporti.
E, secondariamente, perché lui è un carrozziere sfasciacarrozze, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, risultavano già rapporti fra questo signor Moroni e il signor Scarano?
TESTE Leggeri: Da quello che mi risulta, sì. Era stato fatto uno sviluppo, però era tutto quanto collegato al traffico telefonico che non è mia materia di ufficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, va bene. Comunque, dico, l'esame di questa documentazione, lo sviluppo di questa analisi che scaturisce dal traffico telefonico, è stato svolto da altro personale del suo ufficio?
TESTE Leggeri: Sì, credo che l'abbia svolto il dottor Giuttari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora chiederemo al dottor Giuttari.
Senta, successivamente all'esecuzione di questo decreto di perquisizione, lei ha avuto modo di, per così dire, compiere atti o comunque di avere, per ragione di indagine, avuto rapporti con il signor Moroni?
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire quando e le ragioni di questo contatto.
TESTE Leggeri: In data 7 marzo 1996, il Pubblico Ministero indagò (N.d.t. - indicò?) me e il dottor Bernabei ad accompagnare Moroni Bruno presso la Casa Circondariale di Prato, in quanto doveva effettuare un colloquio e un confronto con Scarano Antonio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il Pubblico Ministero, mi scusi, aveva disposto un confronto.
TESTE Leggeri: Un confronto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, siccome lei ha detto un colloquio...
TESTE Leggeri: Un colloquio... Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero non colloquia. O interroga, o esamina.
Quindi, prego.
TESTE Leggeri: E, una volta analizzate le tematiche che vertevano su questo confronto, ed usciti... Premetto, non so se posso riferire l'argomento che è stato trattato nel confronto...
PUBBLICO MINISTERO: No, non credo che sia tema su cui lei possa...
TESTE Leggeri: Comunque, faccio una premessa.
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa sapere quello che lei ha fatto.
Ha preso questo signor Moroni e lo ha accompagnato da chi?
TESTE Leggeri: L'ho accompagnato da Firenze a Prato e da Prato l'ho riportato a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei, la sua era una attività di tipo esecutivo.
TESTE Leggeri: Di tipo esecutivo.
PUBBLICO MINISTERO: Non doveva compiere investigazioni.
Si trattava di pigliare il signor Moroni, portarlo nel carcere di Prato, perché lì, il Pubblico Ministero aveva disposto un confronto tra Scarano e Moroni.
TESTE Leggeri: E Moroni Bruno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo lei lo può attestare, perché era questo quanto le veniva richiesto.
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può dire alla Corte che cosa è accaduto, una volta che lei ha accompagnato il signor Moroni dal carcere di nuovo a Firenze? Dal carcere di Prato a Firenze?
TESTE Leggeri: Una volta usciti dal carcere di Prato, il Moroni Bruno...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, innanzitutto diciamo dove eravate. In macchina, chi c'era...
TESTE Leggeri: Eravamo in macchina. E, mentre ci incamminavamo per raggiungere la nostra autovettura, l'autovettura di servizio dell'ufficio, il Moroni Bruno dichiarò che, effettivamente, aveva compiuto quanto lo Scarano gli addebitava. E che lui, materialmente, aveva prelevato una macchina, l'aveva materialmente presa e portata a La Rustica.
PUBBLICO MINISTERO: Che macchina era, lo disse il Moroni?
TESTE Leggeri: Sì. Disse che era una Lancia Thema, la macchina la presero allo Stadio Olimpico, la portò a La Rustica.
Il Moroni, in poche parole, dimostrava molta apprensione, in quanto era stato informato a mezzo degli organi di stampa e televisivi, di quanto avrebbe provocato l'eventuale scoppio dell'autovettura. E, di conseguenza, era molto impaurito perché si parlava, le sue frasi erano quelle, dice: 'si parlava di bombe e di morti.'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, voglio dire allora, l'epoca in cui avviene questo fatto. Quindi lei ha riferito 7 marzo '96...
TESTE Leggeri: 7 marzo. Già a noi era stata data la notizia dagli organi di stampa e televisivi.
PUBBLICO MINISTERO: Relativamente a questo attentato che doveva essere compiuto con questa Thema.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, il Moroni, uscendo dal carcere - lei ha detto - sembrava impaurito. O meglio, così appariva a lei. Fece queste, diciamo, come poterlo definire, questo sfogo, questo...
TESTE Leggeri: Sì, probabilmente, probabilmente in quanto, ripeto, io, nel febbraio del '95, personalmente l'ho perquisito. E il Moroni, il Moroni Bruno è un tipo che, da romano, definirei proprio un romano coriaceo, nel modo di parlare e di conversare.
E, quindi, non lo so, forse perché si ricordava, ha ritenuto opportuno confidarsi, o quantomeno attestare e dichiarare che, effettivamente, aveva fatto questo trasporto a mezzo del suo carroattrezzi.
Nella circostanza specificò anche che lo Scarano aveva detto che... Cioè, lo Scarano diceva di essere andato da lui la mattina presto. E invece lui disse: 'Non è vero. Vennero verso le 10 e mezzo, le 11.'
E aggiunse anche che gli furono regalati dallo Scarano delle bevande, delle bevande, dell'aranciata, cose di questo tipo, per la prestazione svolta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, riassuntivamente, questo, secondo quanto il Moroni ebbe, così, a riferire a lei all'uscita dal carcere di Prato, i termini della questione sarebbero stati in questo senso: Moroni era stato incaricato da Scarano di prelevare questa Thema, dove?
TESTE Leggeri: Sì. Presso lo Stadio Olimpico.
PUBBLICO MINISTERO: Lo spostamento con che mezzo era avvenuto?
TESTE Leggeri: Con il...
PUBBLICO MINISTERO: Secondo Moroni, secondo Moroni.
TESTE Leggeri: Secondo il Moroni era venuto a mezzo del suo carroattrezzi.
Perché, come ho detto in precedenza, il Moroni ha una specie di officina che fa diverse cose. Fa sfascio, eccetera, eccetera. Rimozione autoveicoli, eccetera, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, punto terzo: da questo luogo nei pressi dello Stadio Olimpico, dov'era stata portata...
TESTE Leggeri: A La Rustica. Lui disse a La Rustica.
PUBBLICO MINISTERO: A La Rustica.
TESTE Leggeri: Lui disse a La Rustica. Non diede un punto specifico di dove depositò l'autovettura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E che poi, come ricompensa, aveva avuto...
TESTE Leggeri: Come ricompensa...
PUBBLICO MINISTERO: ... queste bibite.
TESTE Leggeri: ... ebbe queste bevande, queste aranciate dallo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Dallo Scarano.
Ecco, senta, e le disse anche l'epoca in cui aveva fatto questo spostamento?
TESTE Leggeri: L'epoca?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, questo fatto che lei sta riferendo accade il 7 marzo '96. Il Moroni le disse quando è che aveva fatto questo spostamento...
TESTE Leggeri: Ah, materialmente proprio? La data? No, la data no.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, un'epoca...
TESTE Leggeri: Non ne parlò.
PUBBLICO MINISTERO: Non dette alcuna indicazione.
TESTE Leggeri: Non ne parlò.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, lei, di questa esternazione del Moroni, riferì al Pubblico Ministero che...
TESTE Leggeri: Certo. In data 13 marzo, il dottor Bernabei e io sottoscrivemmo una annotazione di P.G....
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, il dottor Bernabei, mi scusi, era presente anch'egli a questa...
TESTE Leggeri: Certo. Tutto questo si è svolto in presenza mia e in presenza del dottor Bernabei.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, eravate tutti e tre a...
TESTE Leggeri: Tutti e tre in macchina. Io guidavo, il dottor Bernabei era al mio fianco e il Moroni era alle spalle del dottor Bernabei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spiegò il Moroni perché... Lei ha detto era impaurito. Lei ha detto testualmente qui in aula che si parlava di bombe, di morti, eccetera...
TESTE Leggeri: Il Moroni, come ho detto, è un soggetto pregiudicato. Però i suoi pregiudizi penali sono di tipo, potremo definirli, di non grosso spessore.
E, sicuramente, dover affrontare questo tipo di situazioni, lo metteva decisamente a disagio.
Si era reso forse conto, credo io, di aver fatto una cosa molto, ma molto più grande delle sue capacità...
AVVOCATO Pepi: Scusi, Presidente, avvocato Pepi.
Mi sembra che il teste stia dando opinioni sue personali.
PUBBLICO MINISTERO: Effettivamente, ha ragione l'avvocato.
PRESIDENTE: Ha ragione, avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non le chiediamo...
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... le sue valutazioni.
Ma, ecco, secondo i termini che le riferì Moroni, voglio dire, forse - non lo so, non voglio fare una interpretazione autentica del suo pensiero - ma riferiva di aver fatto, riferiva a lei in questo sfogo, in questa chiacchierata, riferiva a lei quanto lui aveva fatto senza sapere quello che, effettivamente, la macchina conteneva?
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questo che lei intendeva dire?
TESTE Leggeri: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ed era questa la ragione per cui aveva ritenuto di... Perché capisco dal suo racconto che, nel confronto, aveva negato questa circostanza.
TESTE Leggeri: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era questa la ragione per cui aveva ritenuto di non riferire come erano andate effettivamente le cose?
TESTE Leggeri: E' una mia considerazione. Ritengo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, se è una considerazione... No, io le facevo, le ho chiesto se espressamente glielo aveva detto il Moroni.
TESTE Leggeri: No, espressamente, non me l'aveva detto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, lei ha parlato di una relazione che era stata fatta da chi?
TESTE Leggeri: A firma del dottor Bernabei, trasmessa in data 13/03/96 al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, in relazione a questo specifico episodio, lei è stato anche sentito dal Pubblico Ministero?
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda in che data?
TESTE Leggeri: No, la data precisa non la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, va be', ha poca importanza, c'ho il verbale davanti in cui lei rese queste dichiarazioni al collega, al dottor Chelazzi, il 24 aprile del '96.
Quindi, diciamo, immediatamente dopo questa relazione.
Ecco, io col maresciallo Leggeri, penso, con queste domande, di avere terminato, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Nessuna.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Maresciallo, buongiorno.
TESTE Leggeri: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, chiederei solo di capire un po' meglio, se possibile, questo episodio che attiene al, che ci ha ora narrato, del signor Moroni.
Le chiedevo: innanzitutto, il signor Moroni, allorché venne da voi accompagnato presso il carcere di Prato, in che veste si presentò a voi?
Cioè, era un libero cittadino, era sottoposto a qualche obbligo, a qualche misura cautelare...
PRESIDENTE: Avvocato, le dispiace...
TESTE Leggeri: Sì, non sento. Non ho sentito bene.
AVVOCATO Gramigni: Allora, le chiedo di sintetizzare la ragione per la quale fu, il personale della DIA, nella specie lei e il capitano Bernabei, ad accompagnare questo signore presso il carcere di Prato.
Le chiedo: era detenuto, era sottoposto a misure coercitive o di Polizia?
TESTE Leggeri: No, nella stessa mattina, se non ricordo male, il dottor Chelazzi lo ascoltò a sommarie informazioni.
PRESIDENTE: Ma era...
TESTE Leggeri: Quindi, era presso i nostri uffici del Centro Operativo.
PRESIDENTE: Mi ascolta? L'avvocato voleva sapere se era libero, questo Moroni o se era...
TESTE Leggeri: Era libero, libero.
PRESIDENTE: Era libero.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, quindi, chiedo: sarà stato convocato presso il carcere di Prato ad un certa ora per un certo incombente che era un confronto.
E mi chiedevo perché il tragitto verso il carcere di Prato, quantomeno il tratto Firenze-Prato, se non ho capito male, viene fatto insieme a lei e insieme al capitano Bernabei.
Cioè, gli avete dato un passaggio, siete stati incaricati o delegati ad accompagnarlo coattivamente, non...
TESTE Leggeri: Per praticità, fu fatto.
AVVOCATO Gramigni: Ah, quindi, ecco, diciamo, era una ragione estranea alle esigenze processuali in senso stretto. Non è che c'era un provvedimento che...
TESTE Leggeri: No, nessun tipo di provvedimento.
AVVOCATO Gramigni: ... imponeva l'accompagnamento coatto.
Quindi, questo per ciò che riguarda l'andata.
Fu accompagnato da voi al carcere di Prato per ragioni pratiche.
Perché il Moroni dice si trovava a Firenze...
TESTE Leggeri: Sì, venne col treno.
AVVOCATO Gramigni: Da Roma a Firenze.
TESTE Leggeri: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Dopodiché venne interrogato presso...
TESTE Leggeri: Presso il Centro Operativo, dal dottor Chelazzi.
AVVOCATO Gramigni: ... gli uffici della DIA. E, dopodiché, fu accompagnato, diciamo, in macchina, al carcere di Prato.
TESTE Leggeri: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e dopo che questo atto di confronto ebbe luogo, cioè, voi lo aspettaste per riaccompagnarlo a Firenze? Non capisco.
Cioè, lei aveva una ragione di ufficio o qualche altra ragione, per trattenersi presso il carcere di Prato, in attesa che il Moroni finisse quello che doveva fare, o fu una ragione di altro tipo che la...
TESTE Leggeri: Io e il dottor Bernabei abbiamo preso parte al confronto tra lo Scarano e...
PRESIDENTE: Cioè, eravate presenti.
TESTE Leggeri: ... e il Moroni Bruno. Eravamo presenti.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, eravate presenti, non come persone da sottoporre a confronto, naturalmente. Eravate presenti come, per ragioni di indagine, come si dice.
TESTE Leggeri: Sì, per ragioni... Naturalmente per ragioni di indagine.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, al momento in cui poi l'atto finì, voi vi offriste di riaccompagnare il Moroni a Firenze, o fu una richiesta del Moroni, quella di venire con voi in macchina?
TESTE Leggeri: No, era un accordo precedentemente preso. Era normale che, se noi lo portavamo a Prato, lo avremmo riportato da Prato a Firenze.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, fu iniziativa del Moroni quella di tornare, diciamo, sull'atto appena compiuto per commentarlo con voi o fu in un qualche modo stimolato il Moroni a, così, parlare di quello che era appena successo presso il carcere di Prato?
TESTE Leggeri: Fu lui che disse: 'Qui si parla di bombe e di morti.'
AVVOCATO Gramigni: Cioè, fu una iniziativa del Moroni, quella...
TESTE Leggeri: Sì. Una volta usciti dalla sala magistrati all'interno della Casa Circondariale, esclamò questa frase in romano. 'Qui se parla di bombe e de morti.'
AVVOCATO Gramigni: Lui si...
TESTE Leggeri: Prego?
AVVOCATO Gramigni: Appunto, poi ebbe questa esclamazione.
TESTE Leggeri: E lì è normale che uno dice: 'scusa, che cosa hai detto, che cosa ha detto?'
AVVOCATO Gramigni: E' quello che volevo capire. Perché "Qui si parla di bombe e di morti", dico, è un dato, purtroppo, oggettivo. Anche se...
TESTE Leggeri: E poi iniziò a raccontare quanto aveva materialmente fatto.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, tutto questo di sua iniziativa.
TESTE Leggeri: Sì, certo.
AVVOCATO Gramigni: Oppure fu, in qualche modo, sollecitato da lei, o dall'ufficiale che era con lei?
TESTE Leggeri: Naturalmente, la frase detta a mezza bocca, se così si può dire, poi, dopo, viene, diciamo, riempita. Viene riempita nel senso, nel contesto della cosa.
Cioè: 'esprimiti meglio, che cosa vuoi dire.'
AVVOCATO Gramigni: Uhm.
TESTE Leggeri: E lui fece queste dichiarazioni che ho citato prima.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, a richiesta vostra 'cosa vuoi dire', lui disse: 'sì, allora è vero, vi devo dire che è quello che...'
TESTE Leggeri: 'Sì, è vero, ho preso la ma...', adesso, proprio alla singola parola non posso ricordare. Però disse che aveva prelevato l'autovettura, che l'aveva presa e portata a La Rustica. Non sapeva che cosa c'era all'interno della Lancia Thema...
AVVOCATO Gramigni: Ecco, gli specificò proprio, dice...
TESTE Leggeri: 'Ah' - dice - 'dice il falso. Perché dice che è venuto la mattina alle otto e invece non è vero. E' venuto la mattina alle dieci.'
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ma, da quello che lei può ricordare, il Moroni si riferì a quell'episodio specifico?
Cioè, parlò di una Lancia Thema, oppure ebbe a, così, raccontarvi che, a differenza, forse, di una negazione troppo netta, in realtà, qualche rapporto con lo Scarano l'aveva avuto?
Cioè, io volevo capire se, di fronte a un confronto con lo Scarano, lui, appunto, perché si parlava di bombe e di morti, avesse negato qualsiasi rapporto con lo Scarano medesimo. E poi, invece, ecco, avesse voluto ammettere di conoscere, in qualche modo, lo Scarano. Senza però, scendere, diciamo, troppo sul terreno dei fatti specifici.
Questo, volevo capire. Cioè, la confidenza che voi...
PRESIDENTE: Ha capito che cosa le chiede l'avvocato?
TESTE Leggeri: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Perché, una cosa è dire...
PRESIDENTE: Mi scusi, mi scusi...
AVVOCATO Gramigni: ... 'si parla di bombe e di morti. Io, Scarano, lo conosco...', ecco.
PRESIDENTE: Lui fu esplicito, nel senso che disse: 'sì, quella Thema l'ho presa...', o disse...
TESTE Leggeri: Disse queste cose, disse così.
Disse: 'ho preso la Lancia, l'ho portata a La Rustica, l'ho portata a La Rustica...'
Però il problema di fondo, per lui, era quello, appunto, di rendersi conto di aver fatto...
Io, prima, mi sono espresso forse male, dando una considerazione personale. Però la sua era solamente una paura...
PRESIDENTE: Una paura...
TESTE Leggeri: ... di avere a che fare con qualcosa più grande di lui.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Gramigni: E si riferì specificamente a una Lancia?
TESTE Leggeri: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Senta, che lei sappia, poi, il Moroni è stato di nuovo sentito dal Pubblico Ministero?
TESTE Leggeri: Che io sappia, non ho più seguito...
AVVOCATO Gramigni: A seguito della vostra...
TESTE Leggeri: ... questa vicenda.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, non sa se poi è stato di nuovo chiamato a rendere dichiarazioni o di nuovo chiamato a sostenere un confronto...
*TESTE Leggeri: Se non ricordo male, mi sembra che fu sentito dal colonnello Pancrazi, su delega del Pubblico Ministero. Ma non lo so.
Cioè, sto dicendo una cosa che, forse, non è certa.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo. Non ho altro da chiederle, la ringrazio.
PRESIDENTE: Non ci sono alte domande per questo teste?
Può andare, grazie.

udienza 20.11.1997

*TESTE Tarlao: Michele Tarlao, nato a Trieste il 03/12/62.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Tarlao: Milano, via Mauro Macchi 87.
PRESIDENTE: Le sue funzioni?
TESTE Tarlao: Ispettore della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Tarlao: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, buongiorno.
Ci dica, lei ha detto è della Polizia di Stato. Ci dica dove presta servizio.
TESTE Tarlao: Sì. Sono in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Nel Centro di?
TESTE Tarlao: Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei ha svolto, su delega del Pubblico Ministero di Firenze, attività di indagine finalizzata alla individuazione di un certo scritto, dattiloscritto anonimo?
TESTE Tarlao: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci spiega i termini della delega e i termini, poi, delle sue indagini.
TESTE Tarlao: Sì, il Pubblico Ministero, in base a un telescritto che si chiama circolare, che era pervenuto a tutte le questure d'Italia, che citava il testo di una lettera che preannunciava attentati, ci ha delegato di acquisire, in originale, questa missiva che era depositata presso l'archivio della DIGOS della Questura di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prego, se riferisce proprio in dettaglio che tipo di attività ha svolto, ecco.
TESTE Tarlao: Sì, abbiamo fatto una ricerca di archivio dove, effettivamente, abbiamo rinvenuto l'originale di questa lettera all'interno del fascicolo relativo, appunto, alle indagini sulle stragi di Milano, Roma e Firenze.
E abbiamo provveduto, poi, a fare un esame tecnico, o comunque a cercare di capire la data di annullo del timbro postale, perché non era molto visibile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima di arrivare a questo punto, ispettore, abbia pazienza.
Il rintraccio di questo documento è avvenuto quando, dove, in quale ufficio. E, se si trattava, per l'appunto, di originale.
TESTE Tarlao: Quando l'ho trovata io o quando è stata materialmente consegnata alla Questura?
PUBBLICO MINISTERO: Intanto, quando l'ha trovata; e poi, magari, vediamo di riferire quello che lei ha potuto accertare.
TESTE Tarlao: Sì, posso consultare un attimo la data...
PRESIDENTE: Sì, sì.
TESTE Tarlao: Grazie.
PRESIDENTE: Faccia.
TESTE Tarlao: Il 24 settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Del?
TESTE Tarlao: '97.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, la sua attività è consistita nel recarsi presso gli uffici della DIGOS?
TESTE Tarlao: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lì ha rinvenuto questo manoscritto?
TESTE Tarlao: Che era non proprio...
PUBBLICO MINISTERO: Questo dattiloscritto, mi scusi. Questo dattiloscritto.
TESTE Tarlao: Era depositato presso l'archivio, all'interno del fascicolo delle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo dattiloscritto, voglio dire, non risultava trasmesso all'Autorità Giudiziaria?
Quindi, dato che ha trovato, per l'appunto, l'originale.
TESTE Tarlao: No, anche se, sul fonogramma circolare che il P.M. aveva trasmesso come punto di riferimento, veniva citato il fatto che era stata informata l'Autorità Giudiziaria, anche noi presumevamo che, avendo informato l'Autorità Giudiziaria, fosse stato anche trasmesso il, chiamiamolo reperto.
Invece, probabilmente, o per un errore tecnico, o perché soltanto è stata informata magari anche solo telefonicamente, il reperto è rimasto lì, agli atti della Questura.
Per cui siamo stati in grado di rintracciare l'originale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa sua ricerca, diciamo, proprio di tipo...
TESTE Tarlao: Manuale.
PUBBLICO MINISTERO: ... manuale è avvenuta presso gli uffici DIGOS di Milano...
TESTE Tarlao: Presso l'archivio della Questura di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Della Questura di Milano. Ha detto il 24 settembre del '97.
TESTE Tarlao: '97.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, ecco, lei mi pare che lei lo abbia già spiegato, ma voglio esser sicuro di aver capito bene, che, in pratica, si trattava di ricercare un documento identico a un altro di cui lei aveva ricevuto copia dal Pubblico Ministero di Firenze.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tarlao: In pratica cercavamo un qualcosa che fosse simile, o uguale, a quello che era citato su questo testo di questo fonogramma circolare che il P.M. ci aveva fatto pervenire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lo ha rintracciato, quindi, questo documento.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dice com'è che questo documento, questa busta contenente questo dattiloscritto, era pervenuta alla DIGOS di Milano?
TESTE Tarlao: Sì. In pratica è stata recapitata, o meglio, è stata ritirata da personale della DIGOS di Milano presso la Segreteria di Direzione del Corriere della Sera, sempre di Milano, ove la busta era indirizzata.
Quindi, la segretaria di Direzione che quel giorno - se non ricordo male era il 3 agosto del '93 - aveva materialmente ricevuto la lettera dagli addetti alla consegna delle corrispondenza, aveva immediatamente avvisato la Questura che aveva provveduto ad inviare sul posto un equipaggio della DIGOS che aveva acquisito in originale la lettera, appunto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è quello che lei ha potuto verificare consultando gli atti...
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ... della DIGOS. I nominativi della segretaria e dell'agente della Polizia che si erano recati, se li ricorda?
TESTE Tarlao: Sì. Uno, allora, l'agente era Pano Vittorio...
PUBBLICO MINISTERO: Pano?
TESTE Tarlao: Pano. Pano Vittorio e la segretaria di Direzione dovrebbe essere la signora Sforzi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Senta, in occasione di questa attività che lei ha svolto, ecco, una volta ricevuta da personale DIGOS di Milano questa lettera il 24 settembre '97, che tipo di attività di indagine lei ha svolto?
TESTE Tarlao: Abbiamo cercato di stabilire se la lettera - anche perché, come ho detto prima, il timbro di annullo non era molto visibile - potesse essere stata imbucata o lo stesso giorno o nel giorno immediatamente successivo all'attentato di Milano di via Palestro.
Per cui, una volta ingrandita con l'ausilio di materiale in nostra dotazione il particolare riguardante il francobollo e avuta una quasi certezza sulla data che doveva essere il 28 luglio del '97...
(voce fuori microfono)
TESTE Tarlao: Scusatemi, del '93... abbiamo cercato di ricostruire il tragitto che poteva aver fatto la lettera dal momento in cui è stata imbucata al momento in cui è stata consegnata al Corriere della Sera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, ispettore, siccome lei ha introdotto questo dato, prima di andare avanti nell'esposizione... Lei ha detto: il timbro di annullo non era ben leggibile.
Ecco, si è avvalso di personale della Scientifica per...
TESTE Tarlao: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: ... ottenere un qualche risultato?
TESTE Tarlao: All'inizio, come dicevo, giusto per avere un'idea almeno su che tipo di attività svolgere, avevamo soltanto ingrandito noi il particolare. Essendo un'operazione ripetibile non avevamo modificato nulla, quindi era solo per agevolarci nell'attività.
Dopodiché, per avere una certezza sull'esattezza di quello che noi presumevamo di aver rilevato dalla data, avevamo fatto recapitare la busta alla Polizia Scientifica di Milano che, con l'ausilio di strumentazione idonea, aveva evidenziato la data, che era...
PUBBLICO MINISTERO: Individuandola in quella?
TESTE Tarlao: In quella del 28... Scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Stiamo parlando della data di annullo del timbro postale.
TESTE Tarlao: Sì, che era il 28/07/93.
PUBBLICO MINISTERO: Questa operazione presso la Scientifica chi l'ha svolta?
TESTE Tarlao: L'ha svolta l'ispettore Redaelli. E per permettere, oltre tutto, di avere la certezza che la data fosse la stessa, presso l'Ufficio CMP di Roserio, che è l'ufficio postale meccanizzato che aveva annullato la lettera, avevamo individuato proprio la macchina...
PRESIDENTE: Ufficio postale di?
TESTE Tarlao: CMP di Milano Roserio.
PUBBLICO MINISTERO: CMP significa, ispettore?
TESTE Tarlao: Centro Meccanizzato delle Poste. Che sono i due centri che smistano tutta la corrispondenza in arrivo a Milano, proveniente da città o comunque da fuori città.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il Centro Meccanizzato Postale di Roserio si occupa della corrispondenza?
TESTE Tarlao: Di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Milano città.
TESTE Tarlao: Milano... Son divisi in due zone: Milano Centro-Nord, Milano Roserio e Milano Centro-Sud, Milano Peschiera Borromeo, che però non era quello che aveva annullato la lettera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il timbro nostro era Milano Roserio.
TESTE Tarlao: Roserio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, una volta individuata questa data, 28 luglio '93, ho capito che si è portato al centro di Roserio.
TESTE Tarlao: Di Roserio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cosa ha potuto accertare?
TESTE Tarlao: Io ho contattato il direttore, dottor Calabrese, e abbiamo cercato di farci spiegare che tragitto poteva aver compiuto la lettera e soprattutto se era possibile individuare la zona esatta di Milano dove poteva essere stata impostata.
Essendo una zona molto vasta e se non ricordo male mi sembra che siano duecento Caselle Postali dalle quali viene prelevata la corrispondenza due volte al giorno, non è stato possibile individuare con esattezza la zona, se non quella Centro-Nord di Milano.
Dopodiché abbiamo chiesto di... Anche perché loro fanno una distinzione sulla corrispondenza. Essendo le lettere ordinarie, anzi, avendo le lettere ordinarie priorità su tutta quanta la corrispondenza, è giunto alla conclusione che essendo stata annullata il 28 luglio, poteva essere stata imbucata - e quindi prelevata e consegnata all'ufficio di Roserio - o nella serata del 27 luglio, per cui dopo l'ultimo ritiro che di solito avviene attorno alle 17, oppure in giornata il 28.
Comunque la data di imbucamento, proprio materiale, della lettera è stato o il 27 dopo l'ultimo ritiro, o il 28 prima dell'ultimo ritiro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci spiega sulla base di quello che lei ha potuto accertare presso il centro di Milano - un po' per grandi linee, poi tanto sentiremo anche il personale delle Poste - come si svolge questo servizio di levata della corrispondenza?
TESTE Tarlao: Sì, sono dei furgoni che seguono un tragitto prefissato, che all'epoca - perché poi dopo sono anche cambiati gli orari - all'epoca facevano due levate: una la mattina e una al pomeriggio.
Però poi dopo vengono consegnate al CMP e quindi non si sa da dove, come le ho detto prima, può essere stata impostata. Sicuramente la zona è comunque una delle zone servite dal CMP di Roserio, che è la zona Centro-Nord.
Dovrei descrivere un attimo Milano per fare intendere cos'è la zona Centro-Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, magari se ce lo spiega.
TESTE Tarlao: Considerando la circonvallazione interna come un cerchio, diciamo che via Senato, via Fatebenefratelli può servire da asse, pertanto tutta la zona a nord di questo asse, che tra l'altro è anche quasi coincidente con via Palestro, è servita da Roserio; mentre la parte sud è servita da Peschiera Borromeo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha citato via Fatebenefratelli, mi pare siamo proprio nel centro storico di...
TESTE Tarlao: Sì, di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Milano.
I turni di levata della corrispondenza ha potuto accertarli, a quell'epoca, come venivano svolti?
TESTE Tarlao: Mah, dovevano essere... Perché anche lì variavano a seconda... mi avevano dato un criterio di importanza prioritaria a certe zone e meno ad altre.
Certe zone facevano addirittura due levate alla mattina e due levate al pomeriggio. Ovviamente non erano degli orari fissi, perché non so, condizioni di traffico o qualche altro impedimento poteva modificarle sicuramente.
Diciamo che sicuramente c'era questa levata che si concludeva, l'ultima, mi sembra attorno a mezzogiorno o le 11 e mezza, e l'altra che si concludeva alle 17 del pomeriggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, oltre quell'orario non...
TESTE Tarlao: Oltre quell'orario non veniva più...
PUBBLICO MINISTERO: ... prelevata...
TESTE Tarlao: ... prelevata.
PUBBLICO MINISTERO: ... la corrispondenza.
Ecco, per quanto riguarda invece i turni di lavorazione lì al centro di Roserio, come avveniva la...
TESTE Tarlao: Purtroppo il direttore, quello attuale, non era presente all'epoca dei fatti. Ha detto comunque, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Il direttore sarebbe il dottor Calabrese.
TESTE Tarlao: Il dottor Calabrese. Aveva interpellato anche personale che all'epoca era in servizio lì. Ha provveduto lui a contattarlo e ha detto: considerato anche il periodo feriale, diciamo che, una volta ritirata la corrispondenza, quasi nello stesso giorno, con un margine di errore quasi nullo, veniva annullata e poi messa alla distribuzione per i centri di smistamento, che nel nostro caso è il centro... il settore Milano-Centro delle Poste, che è un altro ufficio postale dove viene consegnata tutta la corrispondenza che serve quel settore, che poi dopo viene mandata ai relativi destinatari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, vediamo nel seguire il corso di questa lettera quale è stato, secondo quello che lei ha...
TESTE Tarlao: Allora, annullata il 28 luglio. Abbiamo detto che quasi sicuramente o il 28 stesso o massimo il 29, era stata inviata al settore Milano-Centro.
Il settore Milano-Centro riceve la corrispondenza e non provvede più ad annullarla, ma provvede soltanto a incasellarla per i vari destini.
Il Corriere della Sera, a differenza degli altri utenti ordinari, ha una Casella Postale presso un altro ufficio postale ancora, per cui questa lettera ha seguito tre uffici postali prima di essere materialmente ritirata da personale del Corriere della Sera.
Perché la lettera non è stata consegnata da personale delle Poste, ma è stata ritirata da personale del Corriere della Sera che va ogni giorno, ogni due giorni a ritirare tutta la corrispondenza presso questa Casella Postale, che è Milano-Isola.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, allora, la lettera ha fatto un passaggio dal Milano-Centro, dal settore Centro...
TESTE Tarlao: Centro, al Milano-Isola.
PUBBLICO MINISTERO: Milano-Isola. E lì è stata ritirata?
TESTE Tarlao: Da personale del Corriere della Sera, che fa il giro della corrispondenza.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno se lo ricorda?
TESTE Tarlao: No, non si può sapere. Perché potrebbe essere stata ritirata o il 3 agosto stesso, che è il giorno in cui è stata consegnata poi al personale della DIGOS, o magari ritirata il 2, ora che è stata smistata è stata poi ritirata il 3 mattina dalla segreteria...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il 3 mattina, il 3 agosto è la data, per così dire, che non si desume da un aspetto esteriore della busta.
TESTE Tarlao: No, no. Abbiamo proprio l'atto ufficiale che è stata ritirata da personale...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diciamo che è il giorno in cui la lettera è stata consegnata...
TESTE Tarlao: Consegnata.
PUBBLICO MINISTERO: ... dalla signora...
TESTE Tarlao: Sforzi.
PUBBLICO MINISTERO: ... Sforzi all'agente della DIGOS.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lì presso il centro di... presso il settore Centro delle Poste, dove la lettera è giunta, lei ha detto: probabilmente il 29...
TESTE Tarlao: Sì, o il giorno stesso o il 29.
PUBBLICO MINISTERO: ... lei ha assunto informazioni da qualcuno?
TESTE Tarlao: Sì, ho chiesto di parlare con il caposettore, il signor Casano, e ho cercato anche da lui di farmi spiegare un attimino il tragitto che può aver seguito ulteriormente la lettera una volta giunta lì da loro. Il quale mi ha detto, avendo fatto delle sue ricerche, che effettivamente la lettera, a differenza di altra corrispondenza, non è stata direttamente consegnata dai loro portalettere all'utente, ma bensì è stata mandata, come ho detto prima, quest'altro ufficio postale di Milano-Isola dove il Corriere della Sera e tutta la corrispondenza indirizzata al Corriere della Sera, perviene.
PUBBLICO MINISTERO: Confluisce.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ora tanto il signor Casano mi risulta che è già arrivato, lo sentiremo e acquisiremo da lui le informazioni opportune.
Nell'ambito di questa attività di indagine finalizzata alla ricerca di queste lettere, diciamo, segnalate dal Pubblico Ministero di Firenze, avete potuto accertare in genere se presso le redazioni dei quotidiani avviene una qualche catalogazione di queste missive anonime, o se questo non viene fatto?
TESTE Tarlao: Mah, di norma no, perché tutte le missive anonime che pervengono, almeno così... è un'attività, tra l'altro che non ho svolto io, ma però ne avevamo discusso in ufficio, come ricevono le lettere anonime, vengono immediatamente consegnate alle Forze di Polizia.
Tra l'altro, presso la DIGOS di Milano avevo anche provveduto ad acquisire un elenco di tutte le segnalazioni o lettere anonime che erano pervenute, loro avevano considerato un lasso di tempo, se non ricordo male, inizio '93-giugno '94; e avevano monitorato quel periodo...
PUBBLICO MINISTERO: "Loro" si intende la DIGOS.
TESTE Tarlao: La DIGOS.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Tarlao: Dalla lettura che ho fatto io, l'unica missiva corrispondente a quella che era stata indicata dal Pubblico Ministero, era quella che poi effettivamente abbiamo ritrovato all'interno del fascicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Della DIGOS.
Quindi questa sua attività poi si è conclusa con, immagino, una informativa al Pubblico Ministero di Firenze.
TESTE Tarlao: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può darci gli estremi dell'atto che lei ha redatto in relazione...
TESTE Tarlao: No, io ho fatto le relazioni di servizio sugli accertamenti che ho compiuto personalmente; poi l'informativa materialmente è stata redatta dal mio caposettore.
PUBBLICO MINISTERO: Che è?
TESTE Tarlao: Il dottor Messina.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Che poi tanto sentiremo anche per altre ragioni.
Mi pare...
TESTE Tarlao: Diciamo che la fase conclusiva...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Tarlao: ... è stata... Mi ero dimenticato, sempre presso il CMP di Roserio, proprio per agevolare la comparazione o comunque l'individuazione della data esatta da parte del personale della Polizia Scientifica, individuata la macchina che aveva annullato la lettera, quella che avevamo rinvenuto, avevamo chiesto ai tecnici se era possibile riprogrammarla, rimettendo o la data che noi presumevamo essere quella apposta, o comunque con dei numeri... Se posso... Avevamo fatto programmarla con 8 7 93, 18 7 93 e 28 7 93. Proprio...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, 8 perché il numero leggibile bene era solo l'8.
TESTE Tarlao: Sì. 8 e 93 si...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, 8, il mese e l'anno.
TESTE Tarlao: Esatto. Poi, una volta ingrandita da noi, si riusciva a vedere il 7, però non avendo strumentazione idonea, avevamo ritenuto di fare questo per poi permettere alla Scientifica di comparare anche le date, sia quelle visibili sul cartoncino che avevamo fatto annullare dalle Poste con quella, poi, realmente apposta sul francobollo...
PUBBLICO MINISTERO: Avete offerto all'ispettore Redaelli questo materiale?
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo di...
TESTE Tarlao: Comparazione.
PUBBLICO MINISTERO: ... comparazione.
Ci stava dando gli estremi delle sue relazioni.
TESTE Tarlao: Sì, che non ho.
Il 29 settembre... Niente, purtroppo queste qui sono delle copie, anche perché son state protocollate, quindi le date le dovrebbe avere lei in originale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Tarlao: Sono comunque a firma mia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ne ho una del 24 settembre, che dà atto dell'attività svolta presso la DIGOS.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E una, poi, del 1 ottobre in cui...
TESTE Tarlao: Del 1 ottobre.
PUBBLICO MINISTERO: ... 1 ottobre sempre del '97, in cui si ridà atto di quello che lei ci ha testè rappresentato.
Io penso, Presidente, che con l'ispettore Tarlao abbiamo concluso.
Ah, un'ultimissima domanda, ecco. Quando abbiamo parlato dell'annullo postale, noi abbiamo sentito un suo collega della DIA di Firenze che ha svolto accertamenti sulla omologa lettera pervenuta a Roma, al Messaggero.
Ci ha riferito di un numero posto dopo la data dell'annullo che starebbe a indicare i turni di lavorazione.
Ecco, sulla lettera...
TESTE Tarlao: Non è stato possibile individuarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
TESTE Tarlao: Abbiamo cercato proprio di ingrandire il particolare, ma non è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Non è stato possibile individuare...
TESTE Tarlao: Anche se comunque significa, al di là della data, l'unica differenza che può essere stata quel numero - però sarà sicuramente più preciso il personale delle Poste - indica soltanto che è stata lavorata o nel turno meridiano o in quello pomeridiano; però la data...
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente. La data è quella.
TESTE Tarlao: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ci serviva anche, eventualmente, per poter capire il turno di lavorazione della giornata del 28.
Bene, Presidente, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
Si può accomodare, grazie.
*TESTE Tarlao: Grazie, buongiorno.

udienza 21.11.1997

*TESTE Silvestrini: Allora, maresciallo aiutante sostituto P.S. Silvestrini Sandro.
PRESIDENTE: Nato a ?
TESTE Silvestrini: Nato a Cori, provincia di Latina, il 27/09/61.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Silvestrini: Presso la DIA, piazza Cola di Rienzo 27, Roma.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Silvestrini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno, innanzitutto, maresciallo.
TESTE Silvestrini: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo Silvestrini, interessa innanzitutto che lei ci riferisca se nel contesto delle indagini del presente procedimento ha svolto attività delegata da parte del Pubblico Ministero di Firenze, in particolare.
TESTE Silvestrini: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo un chiarimento, perché sul punto abbiamo già sentito il colonnello Pancrazi, che era all'epoca il suo caposettore.
Vorrei che lei spiegasse alla Corte innanzitutto quando, per quali ragioni, lei ha avuto modo di effettuare degli accessi - poi specifichiamo in che termini - presso una villetta in località Capena, di proprietà, all'epoca dei fatti, di tale Alei Giuseppe.
TESTE Silvestrini: Sì. Posso...
PRESIDENTE: Prego, prego, consulti pure.
TESTE Silvestrini: Allora, diciamo che la prima volta che ebbi modo di incontrarmi, di vedermi con Alei Giuseppe fu...
PUBBLICO MINISTERO: Io non so se... Io sento poco maresciallo.
PRESIDENTE: Anche noi, anche noi.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se è una questione di microfono.
PRESIDENTE: Per cortesia signorina, gli fa cenno che qui si sente poco? Provi?
TESTE Silvestrini: Sì.
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Silvestrini: Allora, la prima volta che ebbi modo, appunto, di vedere Alei Giuseppe fu a seguito del rinvenimento del contratto di locazione in questa villa, dopo l'arresto dello Scarano.
Identificammo l'Alei, fu sentito a sommarie informazioni al momento e lui stesso ci accompagnò presso questa... si offrì di accompagnarci presso questa villetta di Capena, località Passinacci (?)... sì, nel comune di Capena. Era il mese di gennaio, gennaio '95, la prima volta.
Al momento ci fece notare... aprì con delle chiavi che aveva con lui, aprì. Ci fece notare anche sia l'esterno della villetta e ci accompagnò anche all'interno della villetta. Però in quella occasione non venne eseguita nessuna perquisizione e non venne toccato alcun oggetto all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi maresciallo. Ha detto l'anno, diciamo anche... ha detto il mese. Diciamo anche il giorno in cui...
TESTE Silvestrini: Sì, era il 23 di gennaio, gennaio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Del '95. Quindi questo suo atto venne determinato dal rinvenimento del contratto.
TESTE Silvestrini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si recò lei personalmente presso la villetta?
TESTE Silvestrini: Sì. Mi recai io insieme a un altro collega e all'Alei, al momento diciamo dell'accesso all'esterno, dopo aver fatto questa, chiamiamola ispezione sommaria, gli fu detto di tenersi a disposizione perché sicuramente in successione avremmo avuto bisogno di... successivamente avremmo avuto bisogno di nuovo di lui, come in effetti poi è stato. Quindi gli dissi di tenersi a nostra disposizione, appunto per questo... per il compimento di ulteriori atti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiavi della villetta?
TESTE Silvestrini: Le chiavi della villetta le prese Alei. Chiuse tutto... Ah, nell'occasione mi fece notare la rottura di un vetro in basso che, se non vado errato, lo tappò con del nastro isolante. E mi disse che gli era stato rotto un vetro dalla parte del giardino, sotto. In effetti ci dovrebbe essere un'annotazione anche agli atti di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, la villetta era disabitata? Voglio dire, l'Alei abitava in altro luogo?
TESTE Silvestrini: Sì, dottore. L'Alei abitava nel centro di Capena e quella villetta all'epoca disse che, dopo diciamo che lo Scarano andò via, l'aveva messa in vendita. Lui l'aveva messa in vendita per vendere questa villetta. Quindi era disabitata, e all'interno però vi erano tutti gli oggetti che poi vennero rinvenuti a seguito di perquisizione, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, diciamo che sostanzialmente questo, chiamiamolo contatto tra lei e il signor Alei, era determinato dal fatto innanzitutto di identificare la persona e poi la villetta?
TESTE Silvestrini: Esatto, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Capisco bene?
TESTE Silvestrini: Sì, sì, sì, così.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In quella occasione quindi lei, per così dire, ispezionò, nel senso che l'Alei la portò in questa villetta, guardò quello, la situazione che era a quel momento diciamo rappresentabile.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché, ecco, è tornato lei in questa villetta?
TESTE Silvestrini: Tornai successivamente, sì. Era il febbraio, il mese di febbraio, i primi di febbraio. Perché successivamente venne emesso appunto il decreto di perquisizione, per la perquisizione a carico di questa villetta, a carico di Alei.
Tornammo sul posto e eseguimmo la perquisizione, insieme anche col personale della DIA di Firenze, vennero sequestrati alcuni oggetti e in quella occasione notai sempre questa rottura di questo vetro che era ancora lì, insomma, tappato regolarmente.
PUBBLICO MINISTERO: C'era lo scotch che aveva messo...
TESTE Silvestrini: C'era lo scotch che aveva messo Alei all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: ... Alei in quella prima occasione.
Ecco. Questa attività venne poi consacrata diciamo, lei ha detto che eseguiste perquisizione e sequestraste...
TESTE Silvestrini: E sequestro di alcuni oggetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e gli atti che lei compilò nell'occasione riportano fedelmente la situazione che lei ha rinvenuto in quel momento.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha parlato... lei sicuramente c'era. Chi c'era insieme a lei in occasione di questa prima perquisizione?
TESTE Silvestrini: Di questa prima perquisizione c'era l'ispettore Puggioni della DIA di Firenze, c'era il dottor Giuttari della DIA di Firenze, c'ero io e non ricordo adesso se c'era... c'era un altro collega, forse il colonnello credo, ma non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Comunque, ecco, non ricorda la data di questo verbale?
TESTE Silvestrini: Sì, era il mese di febbraio. Il mese di febbraio...
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno.
TESTE Silvestrini: Il giorno non ricordo, comunque nel mese di febbraio. Un attimo, posso vedere.
No, non l'ho con me. Comunque era il mese di febbraio, i primi del mese di febbraio, i primi giorni. Se non vado errato proprio la prima settimana del mese, durante la prima settimana del mese di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, successivamente ha avuto modo di compiere ulteriori atti in questa villetta?
TESTE Silvestrini: Sì. Allora, successivamente fummo delegati, appunto dall'A.G. di Firenze, di compiere rilievi tecnici per il rilevamento di tracce di esplosivo all'interno di questa villetta e accompagnammo, sul posto accompagnai - era il mese di maggio del '95, il 5 maggio credo che fu, del '95 - accompagnammo personale della Polizia Scientifica di Roma in questa villetta, sempre con Alei. E anche in quella occasione Alei si mise a disposizione, apriva villetta lui stesso, con le chiavi.
Procedemmo appunto ai rilievi tecnici all'interno di questa villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Chi c'era nell'occasione?
TESTE Silvestrini: Nell'occasione c'ero sempre io, il colonnello Pancrazi, personale della Polizia Scientifica, il dottor Massari e se non vado errato la dottoressa Lombardozzi.
PUBBLICO MINISTERO: Della...
TESTE Silvestrini: Della Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Del Servizio Polizia Scientifica.
TESTE Silvestrini: Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: 'siamo andati su delega del Pubblico Ministero per compiere questi accertamenti'. In realtà gli accertamenti li compiva il consulente tecnico.
TESTE Silvestrini: Esatto. Noi in qualità di Polizia Giudiziaria siamo andati...
PUBBLICO MINISTERO: Lo assistevate in questa...
TESTE Silvestrini: Lo assistevamo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: In queste operazioni.
Ecco, ci spiega che cosa è avvenuto, o meglio, cosa ha fatto lei personalmente in questa occasione?
TESTE Silvestrini: Sì. Allora, in questa occasione, mentre eravamo, così, intenti a fare questi rilievi, al piano sottostante la villetta - che è divisa in due piani - notai un cesto di vimini sopra un tavolo. Era lo stesso cesto che anche in precedenza, nel corso della precedente perquisizione, notato anche nel corso della precedente perquisizione, però con all'interno dei piatti e una ciotola di cotto diciamo, che conteneva delle nocciolo all'interno.
Chiesi all'Alei se potevo prendere una nocciola e, nel prendere questa ciotola, alzandola, sotto, tra il bordo del piatto e la ciotola, notai degli spadini e delle chiavi di autovettura non limate diciamo, delle chiavi vergini. Delle chiavi vergini non limate.
E al che dissi, che cosa sono questi? Prelevammo questi spadini e vedemmo che erano comunemente detti, erano due pezzi di lamierini con dei soldi legati tra loro con del nastro isolante e sagomati. Presumibilmente noi ritenemmo che fossero stati usati, perché erano anche un po' storti, quindi. Tutto lì.
Trovai questi spadini e fu chiesto appunto il decreto di sequestro immediato all'Autorità Giudiziaria e procedemmo al sequestro di questi oggetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, bisogna che lei ci faccia capire se... Allora, capisco dal suo racconto che questo rinvenimento fu, direi, casuale.
TESTE Silvestrini: Molto casuale. Anche perché vennero... ripeto, il cesto venne notato anche la prima volta però non avendo diciamo, non avendo chiesto all'Alei di prendere la prima volta... mi venne voglia delle nocciole, diciamo così. Non andai a prendere la nocciola la prima volta, la seconda volta notai le nocciole, chiesi all'Alei se potevo prendere una nocciola, Alei disse sì. Presi la ciotolina, anche per offrirle, come l'alzai e vidi questi spadini sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, questo cesto con all'interno quest'altro contenitore in coccio, con le nocciole, c'era già in occasione dei suoi precedenti accessi?
TESTE Silvestrini: C'era anche nell'occasione quantomeno della perquisi... nel corso della perquisizione c'era. Quindi c'era anche nella prima visita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Silvestrini: Però non gli venne data alcuna importanza diciamo, la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei non riteneva che fosse un luogo dove...
TESTE Silvestrini: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... andare a cercare.
TESTE Silvestrini: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per eseguire la perquisizione fatta la prima volta.
TESTE Silvestrini: Esatto. Quindi fu del tutto casuale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda la data in cui avvenne questa...
TESTE Silvestrini: Era il 5 di maggio. Il 5 maggio del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi segnalaste la presenza di questi oggetti al Pubblico Ministero e poi ne eseguiste il sequestro?
TESTE Silvestrini: Sì, sì, immediato sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dato che siamo a parlare della villetta di Alei. Ecco, in occasione - non so se gliel'ho chiesto, casomai glielo richiedo - in occasione di questi accessi per entrare in casa, facevate sempre riferimento all'Alei?
TESTE Silvestrini: Certo? Le chiavi erano sempre di Alei. Alei non ha mai lasciato chiavi a noi della DIA, o a me personalmente. Ogni volta che facevamo, dovevamo compiere un atto chiamavamo Alei, anche tramite i Carabinieri di Capena, che magari non rintracciandolo direttamente, lo facevamo rintracciare tramite i colleghi di Capena.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, però, come dire, sollecitavate questo signore a tenere la casa, per così dire a disposizione?
TESTE Silvestrini: Sempre a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che quantomeno fosse reperibile per accedervi?
TESTE Silvestrini: Sì, sì, sì, esatto. Infatti avemmo ancora bisogno di Alei un'ulteriore volta nel mese di settembre, quando andammo a trovare, a fare sempre rilievi, a seguito delle dichiarazioni, andammo a scavare nel giardino antistante questa villetta, dove venne rinvenuto dello scotch, un pezzo di spago... cioè, altro materiale attinente le indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire, si ricorda quando avvenne questo ulteriore accesso alla villetta?
TESTE Silvestrini: Nel mese di settembre. Comunque in quel periodo Alei, se non vado errato, ci disse che la villetta in effetti era stata ceduta. Era stata ceduta e quindi noi ci recammo nella villetta, però c'erano già i nuovi proprietari sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, perché sennò non capivo.
TESTE Silvestrini: Sì. No, no, c'erano già i nuovi proprietari sul posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi questa attività, ricorda anche la data?
TESTE Silvestrini: Era il mese di settembre. Il giorno non me lo ricordo, il mese di settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e in questa occasione la ricerca era finalizzata all'interno, o all'esterno...
TESTE Silvestrini: Era finalizzata all'esterno. All'esterno perché ci furono - adesso non me lo ricordo bene - delle dichiarazioni che indicavano che in quel luogo era stato occultato dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il luogo sarebbe?
TESTE Silvestrini: L'esterno della villetta. Nel giardino antistante la villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome ormai è noto che c'era una parte anteriore e una parte posteriore.
TESTE Silvestrini: Sì, una parte posteriore. Sì, nella parte posteriore diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Posteriore.
Ecco, e in quella occasione lei era ancora... a compiere insieme a chi?
TESTE Silvestrini: Al colonnello Pancrazio ero.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
C'era anche il consulente in questa occasione?
TESTE Silvestrini: Sì. Se non sbaglio sì. Sì, sì, me lo ricordo, c'era anche il consulente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Silvestrini: Perché venne repertato il materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei ha fatto riferimento al presupposto di questa attività, che erano per l'appunto dichiarazioni raccolte dal Pubblico Ministero, le dico io da Carra Pietro. Ecco, lei ha avuto occasione, in quella zona - quindi Capena, la villetta, eccetera - diciamo di accompagnare il Pubblico Ministero nel corso di atti di individuazione?
TESTE Silvestrini: Sì. Facemmo un sopralluogo, unitamente a Carra, partendo appunto da questi posti e andando sulla via Formellese. Infatti il Carra ci indicò un bar, di fronte... un bar poco distante, sulla via Formellese, oltre altri posti. Diciamo ci indicò alcuni posti e in particolare appunto questo bar, di fronte via Monti di Malvagliata, che è l'abitazione, che sta sulla Formellese, del noto Contorno Salvatore diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ora, siccome Carra su questo punto ha illustrato foto, ci ha riferito ampiamente, io ho bisogno che lei rappresenti alla Corte, posto che lei, voglio dire, era presente a questi atti di individuazione, poi - e le chiedo - ha avuto modo di, per così dire, monitorare la zona, realizzando misurazioni delle distanze tra un luogo e l'altro?
TESTE Silvestrini: Sì, ho avuto qualche, ho preso qualche appunto. Mi sono munito di una piantina anche, della zona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, per rendere più agevole questa sua esposizione, se magari si può spostare...
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... con questa piantina in quella...
Ecco, si accomodi pure lì.
Ecco, guardi maresciallo, deve aver cura di parlare al microfono.
TESTE Silvestrini: Sì. Allora, quella evidenziata in verde è la via Formellese, che parte dalla, diciamo parte... l'incrocio della Cassia-bis, che è l'arteria diciamo principale, quel puntino rosso, questo puntino rosso qui è il luogo del rinvenimento - a occhio e croce saranno 3-400 metri dall'ingresso della Cassia-bis sulla via Formellese - è il luogo del rinvenimento dell'esplosivo per l'attentato al Contorno.
Poi si percorre tutta la via Formellese...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo. Siccome ho visto una stradina, una strada in rosso, quella sarebbe?
TESTE Silvestrini: E' la Cassia-bis. Diciamo l'arteria principale che dal raccordo anulare giunge sulla via Formellese.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quella in verde è la via Formellese.
TESTE Silvestrini: Quella in verde è la via Formellese.
PUBBLICO MINISTERO: E il puntino che si vede alla sinistra è il punto...
TESTE Silvestrini: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' il punto dove viene trovato...
TESTE Silvestrini: L'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'esplosivo.
Senta, in zona, ci può indicare dove si trova la via Cornelia?
TESTE Silvestrini: Via Santa Cornelia...
PUBBLICO MINISTERO: Via Santa Cornelia, mi scusi.
TESTE Silvestrini: Eccola qui. Questa qui, che purtroppo non si legge. Comunque è via di Santa Cornelia. Quindi andando poco poco più su, diciamo qui c'è il distributore, c'è un distributore, in questo punto qui c'è un distributore. Poco poco più avanti, sulla sinistra, percorrendo via Formellese, direzione esterna. Questo puntino contrassegnato in rosso è il luogo dove...
PUBBLICO MINISTERO: Dove venne trovato l'esplosivo.
TESTE Silvestrini: ... dove venne trovato l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi lei ha detto, dall'incrocio a quel punto ci sono circa...
TESTE Silvestrini: 300-400 metri.
PUBBLICO MINISTERO: ... 400 metri. Ecco, ci interessa ora la distanza che intercorre tra il punto dove venne trovato l'esplosivo e la via Monti di Malvagliata.
TESTE Silvestrini: Allora, via Monti di Malvagliata con... vediamo. Da via Formellese diciamo, dall'ingresso di via Formellese, quindi da qui, da questo ponte, fino a via Monti di Malvagliata - che è questo evidenziata in giallo - sono circa 16 chilometri.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Poi, mi interessa un altro punto di riferimento. Lei ha parlato di un bar.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire come si chiama questo bar?
TESTE Silvestrini: Bar di Giacomino...
PUBBLICO MINISTERO: Forse Righetto?
TESTE Silvestrini: Righetto sì. C'ha un nomignolo così, Righetto. Bar di Righetto, che è esattamente diciamo, 100 metri più avanti, a sinistra di via Monti di Malvagliata, direzione nord diciamo, Formellese-nord.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi direzione...
PRESIDENTE: Per cortesia, mi scusi, per chiarezza, perché voi conoscete le zone e noi no. Ci vuole indicare, sempre con quello strumento che ha in mano, dove è esattamente la via Monti di Malvagliata?
TESTE Silvestrini: E' questa qua, signor Presidente...
PRESIDENTE: E inizia dove?
TESTE Silvestrini: Inizia questo incrocio qui su, in via Formellese, all'incrocio.
PRESIDENTE: Quindi il bar è praticamente di fronte...
TESTE Silvestrini: Di fronte, a circa 100 metri dal...
PRESIDENTE: Dall'inizio della via.
TESTE Silvestrini: Dall'inizio di via Monti di Malvagliata, sulla Formellese però, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, per tornare verso la Cassia?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono: interviene dottor il Chelazzi)
No.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre.
TESTE Silvestrini: Oltre.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
TESTE Silvestrini: Percorrendo via Formellese, direzione nord.
PUBBLICO MINISTERO: Direzione nord. Senta, un'altra precisazione: ci vuol dire l'abitato di Formello quanto dista da via Monti di Malvagliata?
TESTE Silvestrini: Allora...
PRESIDENTE: Se ce la può far vedere, anche sommariamente, sulla...
TESTE Silvestrini: L'abitato di Formello, indicato come la piazza diciamo?
PRESIDENTE: La faccia...
PUBBLICO MINISTERO: Il centro.
TESTE Silvestrini: Sì. Diciamo che il centro di Formello è qui, in questa piazzetta. Qui.
PRESIDENTE: Ci vuol indicare sommariamente il perimetro di questa cittadina, di questo paesino?
TESTE Silvestrini: Il perimetro si estende su tutta via Formellese. Il perimetro signor Presidente...
PRESIDENTE: No, no, no, ma non il perimetro del territorio, dell'abitato chiuso, del centro.
TESTE Silvestrini: L'abitato, diciamo il centro...
PUBBLICO MINISTERO: Lo può pure cercare, maresciallo, così rimane...
TESTE Silvestrini: Sì. Allora, questa è la zona industriale... la strada passa sotto... parte da...
PRESIDENTE: Faccia un cerchio. Ecco, bravo.
TESTE Silvestrini: Diciamo tutto il perimetro del centro, fino a qui. Questo diciamo è il centro, compreso anche diciamo il centro storico, qui c'è un piccolo borgo.
PRESIDENTE: Ce lo metta nel centro di immagine perché sennò noi non riuscimmo a rendercene conto.
TESTE Silvestrini: Ah sì, scusi. Diciamo che questo è il centro, il perimetro centrale del paese.
PRESIDENTE: Abbiamo perso però la via di Monti di Malvagliata.
TESTE Silvestrini: Sì, che è più sopra. Eccola qui. Adesso cerchiamo di...
PRESIDENTE: Ah, ora l'abbiamo trovata.
PUBBLICO MINISTERO: E' quella evidenziata in giallo.
TESTE Silvestrini: Sì.
PRESIDENTE: Sì, benissimo, ora ci siamo.
PUBBLICO MINISTERO: Stavamo dicendo, maresciallo, che distanza intercorre dalla via Monte di Malvagliata al centro di Formello?
TESTE Silvestrini: Sì, allora, dal centro di Formello sono... Sono due chilometri dal centro di Formello a via Monti di Malvagliata, sono due chilometri circa. Perché dal cimitero a via Monti di Malvagliata è un chilometro, che sarebbe questo qui.
PRESIDENTE: Il cimitero...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Silvestrini: Dal cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo segni per favore.
TESTE Silvestrini: Questo è il cimitero. E' una strada tutta tortuosa, che percorre dall'abitato che va sopra, a via Monti di Malvagliata sono un chilometro circa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta maresciallo, lei questi rilevamenti come li ha eseguiti?
TESTE Silvestrini: Allora, questi rilevamenti, partendo dal fatto diciamo che nella zona, prima di prestare servizio alla DIA avevo come giurisdizione parzialmente anche Formello, perché facevo parte diciamo di quella compagnia, quindi la zona la conosco.
PUBBLICO MINISTERO: La compagnia sarebbe?
TESTE Silvestrini: La Roma Cassia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha prestato servizio...
TESTE Silvestrini: Ho prestato servizio nell'ambito della compagnia Roma Cassia, quindi comprendeva come giurisdizione anche l'abitato di Formello, quindi la conosco la zona.
I rilevamenti li ho fatti con la macchina, mi sono messo col contachilometri della macchina, ho percorso la strada e ho visto le varie distanze.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, io ora chiederei che... Queste cartine lei le ha portate con sé per illustrare queste distanze, maresciallo?
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io Presidente farei richiesta di produzio...
PRESIDENTE: Certamente, però io avrei bisogno di un altro chiarimento, se è possibile, ma lo può fare solo il Pubblico Ministero perché io non so dare i dati. Potrebbe essere individuato il posto dove sarebbe avvenuto il primo tentativo di esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, il cimitero era...
TESTE Silvestrini: Il puntino rosso.
PUBBLICO MINISTERO: ... il punto di riferimento di questi dati.
PUBBLICO MINISTERO: (interviene il dottor Chelazzi)
Noi su questo, Presidente - chiedo scusa se tolgo la parola al dottor Nicolosi - più che farsi indicare dal maresciallo Silvestrini dove si trova il cimitero, di più non possiamo andare avanti con le domande, al maresciallo.
PRESIDENTE: No, forse chiedendogli se dal cimitero, senza entrare in Formello, c'è un'altra via per raggiungere Roma, o allontanarsi senza andare...
PUBBLICO MINISTERO: Questo magari è un altro tipo di domande. Io potevo fare una domanda - o il dottor Nicolosi - una domanda implicita al maresciallo Silvestrini. Siccome dall'inserzione della provinciale sulla Cassia, arrivare a via Monti di Malvagliata ci sono, maresciallo Silvestrini?
TESTE Silvestrini: Circa 16 chilometri.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo davanti a una piantina che è in scala? Evidentemente...
TESTE Silvestrini: Non lo so perché, le ho detto, me l'ha data il collega...
PUBBLICO MINISTERO: Se abbiamo 16 chilometri di strada riportata in una ventina di centimetri di supporto cartaceo, è impossibile andare nel particolare più che tanto. Piuttosto, visto che il maresciallo Silvestrini è anche un personale conoscitore, per ragioni...
TESTE Silvestrini: Sì, prestavo servizio.
PUBBLICO MINISTERO: ... di ufficio, di questa strada, ecco. Ci può spiegare se si tratta di una strada che è a andamento tortuoso, se è una strada larga, stretta, qual è la zona circostante, se è tutta in pianura. Ecco, questi dati glieli possiamo chiedere, oltre non mi sento di poterle chiedere.
TESTE Silvestrini: Niente, via Formellese è una strada provinciale. La larghezza, una normale strada provinciale molto tortuosa, perché dopo l'inizio dalla Cassia, che parte dalla Cassia, dopo arrivata all'abitato di Formello, il centro di Formello, come si può vedere dalla cartina, diventa tortuosa e va su, fino a giungere all'incrocio - che qui non è riportato - con la via Campagnanese. Quindi tutte strade provinciali interne che non consentono...
PUBBLICO MINISTERO: A quello che capisco è una strada che è in pendenza.
TESTE Silvestrini: Che sale sì, sale dalla, diciamo Formellese-sud, fino alla Formellese-nord e quindi è in salita. E' in salita... se si percorre dalla Cassia in direzione nord... salita.
PUBBLICO MINISTERO: C'è...
TESTE Silvestrini: Ci sono altre stradine di campagna...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Aspetti, maresciallo Silvestrini.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' tortuosa anche nella zona del cimitero?
TESTE Silvestrini: Dal cimitero, andando su, diventa ancora più tortuosa. Quindi viene accentuata questa tortuosità da molte curve, molte...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a parte che Formello, essendo un paese ovviamente è fatto di case. Ecco, fuori dall'abitato, andando verso via Monti di Malvagliata, ci sono abitazioni in prossimità della strada?
TESTE Silvestrini: Allora dottore, per... diciamo sì, c'è anche una località chiamata Casselli, che sta qui sopra, che è una zona residenziale, ci sono villette sparse comunque, villette, zone diciamo... piccole villette, piccoli appezzamenti di terreno con delle villette sopra, quindi. E' una zona di campagna. Campagna che rimane però, sempre salendo, molto tortuosa ecco, la strada è molto tortuosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Facendo conto di trovarsi a quel bar, da Righetto.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo capito che è a nord, rispetto all'inserzione di via Monti di Malvagliata rispetto alla Formellese, quindi dalla parte opposta rispetto al cimitero.
TESTE Silvestrini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Silvestrini: E' sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dovendo tornare a Roma, ecco, questa strada abbiamo capito che ci porta a Roma, ne possiamo fare altre?
TESTE Silvestrini: Sì, c'è la possibilità di fare altre. Cioè, proseguendo sulla Formellese-nord...
PRESIDENTE: Le può indicare sulla carta?
TESTE Silvestrini: Su questa cartina non è riportata, questa è la piantino di Formello proprio. Non è riportata. Comunque c'è la Flaminia. Proseguendo questa Formellese-nord, alla fine, viene...
PUBBLICO MINISTERO: Ora vediamo se le possiamo dare...
TESTE Silvestrini: Forse...
PUBBLICO MINISTERO: ... un altro elaborato, una piantina molto grande del territorio che è proprio realizzata dal Centro Operativo. Ce l'ha anche lei con sé?
TESTE Silvestrini: Forse ce l'ho anche io.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, perché io ho mandato l'ispettore Benelli a recuperarla.
Allora qui, in questa piantina io leggo Monterotondo, Mentana, nella parte bassa, a destra.
TESTE Silvestrini: Sono i tre cerchietti, dottore: Formello è il primo, questo qui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Silvestrini: Poi c'è Capena.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Silvestrini: Eh va be', Fiano Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo. Questa per caso è una fotocopia che ha con sé di quella grossa pianta che in originale, con tutti i cerchiettini, è stata mandata al Pubblico Ministero?
TESTE Silvestrini: Sì, questa...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', allora la Corte ha proprio l'originale, quindi non c'è bisogno di far grandi segni qui sopra.
Dunque, ci aiuti a capire questa situazione di viabilità lì della zona.
TESTE Silvestrini: Allora, diciamo che da Formello...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Silvestrini: ... questo primo cerchietto, c'è questa stradina che sale. Sale. Bivio Formello e questa incrocia con la Campagnanese. Percorrendo questa strada invece in basso, Sacrofano (?), si raggiunge la Flaminia, che sarebbe quest'altra, e riporta a Roma. Questa arteria, questa grossa qui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Silvestrini: Quindi da lì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora...
TESTE Silvestrini: ... ci sono altre possibilità diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Comunque anche la via per Campagnano suppongo che sia una provinciale.
TESTE Silvestrini: Sì, anche questa qui, diciamo da Formello, bivio Formello, proseguendo qui Campagnano si raggiunge sopra, eccola, andando su, stazione di Magliano. Questa, porta anche questa alla Flaminia, anche questa. E raggiungendo... percorrendo... percorrendo un chilometro e mezzo della Flaminia, si raggiunge il bivio di Morlupo. Percorrendo dal bivio di Morlupo si raggiunge Capena, si raggiunge la villetta di Fiano Romano, si scende giù e si va giù. Quindi, ci sono altre possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per quanto lei ricorda, dubito che questa piantina le possa fornire rappresentazione, vi sono delle strade comunali o anche secon... minori che collegano tra loro queste varie provinciali? Cioè a dire, la Formellese con la Campagnanese...
TESTE Silvestrini: Sono sempre strade provinciali. Queste stradine laterali secondarie, tutte non le conosco, però c'è la possibilità che qualche strada di campagna possa congiungere la Formellese con la Campagnanese, passando in mezzo... per i campi, per...
PUBBLICO MINISTERO: Però non ne ha un ricordo diretto.
TESTE Silvestrini: No, tutte non le conosco, purtroppo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Non mi pare che ci siano altre domande per il Pubblico Ministero su questo punto.
PRESIDENTE: Se ce la può dire, anche approssimativamente, la distanza fra Formello e Capena, e poi Capena e Fiano.
TESTE Silvestrini: Allora... Un attimo che forse qualche... Diciamo che da Formello... perché ho fatto il percorso a ritroso, quindi, ho calcolato che dalla Flaminia, dal bivio di Morlupo, che sarebbe... adesso... qui... dal bivio di Morlupo alla Campagnanese, che sarebbe qui sopra, all'incrocio, è un chilometro. Dalla Campagnanese a prendere la strada che arriva qui giù, che è la Formellese, sono sette chilometri. Quindi, sette e uno, otto.
Poi, qui sotto, da... percorrendo questa strada che è la Formellese, al bivio di Formello, sono altri tre chilometri, e quindi siamo a undici...
PRESIDENTE: Quindi, sarebbero in tutto quattordici.
TESTE Silvestrini: Non ho capito tanto bene.
PRESIDENTE: Per arrivare a Formello paese, quanto ci manca ancora?
TESTE Silvestrini: Undici..cinque
PRESIDENTE: Sedici chilometri.
TESTE Silvestrini: Quindi, undici... sedici... Sono sedici chilometri fino all'incrocio con via Monti di Malvagliata. Dal bivio di Morlupo fino a via Monti di Malvagliata, sono sedici chilometri di strada in terra, diciamo, tra Campagnanese e Formellese.
sedici chilometri, poi c'è un chilometro fino al cimitero, sono diciassette. E fino... Cioè, all'abitato di Formello... dall'abitato di Formello al cimitero... dal centro, diciamo, c'è un altro chilometro e mezzo, quindi sono diciotto chilometri fino all'abitato di Formello.
PRESIDENTE: Bene. Domande delle parti civili?
(voce fuori microfono) Nessuna.
PRESIDENTE: I difensori?
AVV. Cianferoni: Dunque... Avvocato Cianferoni. Senta, maresciallo, per quanto riguarda l'accesso alla villetta di Capena. Vuole descrivere questa rottura di vetro che constatò e, mi pare, già nel primo accesso lei la constatò o nel secondo?
TESTE Silvestrini: Eh, avvocato, me la fece notare l'Alei. Cioè, nel momento in cui entrammo nella villetta, Alei aprì e mi disse: 'guardi hanno anche rotto il vetro, lì sotto'. E nell'occasione, se non vado errato, la tappò con dello scotch. Tappò quest'apertura. Era in basso... era una piccola rottura di un vetro in basso... in basso.
AVV. Cianferoni: In basso... di una finestra?
TESTE Silvestrini: Era una finestra, in basso, su un angolo, su un angolo del...
PRESIDENTE: Quanto era circa di spazio, in centimetri quadrati, la rottura?
TESTE Silvestrini: Mah, guardi, non... Adesso, cioè, proprio... non era molto...
PRESIDENTE: Era un vetro di un metro, la...
TESTE Silvestrini: Era una fines... un'anta di una finestra. Un'anta di una finestra, quindi, saranno quaranta centimetri, sessanta centimetri... dieci centimetri di rottura. Mise dello scotch e tappò.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Silvestrini: E poi era chiusa... faccio notare, che era chiusa anche l'anta esteriore. Cioè, il vetro era rotto da dentro. Fuori, al momento in cui entrammo, c'era il battente della finestra che era chiuso, quindi...
AVV. Cianferoni: "Battente" lei intende quello che noi in Toscana chiamiamo "persiana"?
TESTE Silvestrini: La persiana. La persiana era chiusa, però, siccome è tutta di legno compatta, era chiusa quella.
AVV. Cianferoni: Sì, ma, intanto, questi 10 centimetri, erano vicini al...
TESTE Silvestrini: No, erano distanti dal...
AVV. Cianferoni: Vicini a cosa, ancora non gliel'ho detto.
TESTE Silvestrini: Sì, ho capito, ho capito...
AVV. Cianferoni: E lei ha capito. E allora risponda.
TESTE Silvestrini: Erano distanti dalla maniglia. Erano in basso, quindi, la maniglia rimane al centro della finestra, col battente chiuso, quindi, non... dall'esterno non credo che...
AVV. Cianferoni: Comunque...
TESTE Silvestrini: C'è un'annotazione agli atti, comunque, avvocato.
AVV. Cianferoni: ... dandole atto di una notevole perspicacia, perché mi legge nel pensiero, cambiamo, cioè rimaniamo nella... no, era una battuta.
Andiamo avanti. Senta, questo vaso di coccio, lo sa descrivere?
TESTE Silvestrini: Era una ciotolina, una normale ciotolina di trenta- venti centimetri, una ciotoletta. Era contenuta all'interno del... cioè, c'era un cesto di vimini e quattro o cinque piatti fondi, poggiava all'interno di un piatto fondo, quindi, una ciotolina. Non era tanto grossa, non era un vaso, una ciotolina.
AVV. Cianferoni: Ne avete fatto rilievi fotografici?
TESTE Silvestrini: No. Non mi ricordo ma non credo che vennero fatti rilievi fotografici. Vennero fatti forse degli spadini e delle chiavi, se non sbaglio, vennero fatti qualche rilievi fotografici. Ma del posto dove venne rinvenuto...
AVV. Cianferoni: No.
Ma per quello che è il suo ricordo, questi spadini come stavano messi rispetto alla ciotola? Sporgevano...
TESTE Silvestrini: Erano sotto. Erano praticamente tra il fondo del piatto e la ciotola. Era un piatto fondo, quindi, la ciotola non andava a incastr... cioè, rimaneva sul giro del piatto. Rimaneva sul giro del piatto, quindi, c'era la ciotola che poggiava sopra il giro del piatto. Sotto al piatto... sotto al fondo della ciotola c'erano questi spadini con queste chiavi.
AVV. Cianferoni: E come poté accorgersene?
TESTE Silvestrini: La sollevai un pochino la ciotola. Quindi, sollevando la ciotola vidi che sotto c'erano queste cose.
AVV. Cianferoni: E come mai non fece questo movimento la prima volta?
TESTE Silvestrini: Perché la prima volta, diciamo, non mi venne voglia di nocciole. Tutto lì. Alzai... cioè, perché presi la nocciola, alzai la ciotola per offrirgliela... per offrire le nocciole a quelli che erano lì presenti, e lì...
AVV. Cianferoni: Oh, a parte che, se ho prestato bene attenzione alle sue parole, questo particolare di avere offerto nocciole ai presenti, nel corso dell'esame non ce lo ha detto.
(voce fuori microfono) Come no.
TESTE Silvestrini: Ho tentato...
AVV. Cianferoni: No, proprio il gesto di prendere... ma comunque, ripeto...
TESTE Silvestrini: No, feci il gesto...
AVV. Cianferoni: ... ho premesso: 'se ho fatto bene attenzione'; quindi, può darsi mi sia sfuggito. Ma, a parte questo, lei la prima volta, se ho capito bene, ci va per operare una perquisizione.
TESTE Silvestrini: No. La prima volta non sono andato per operare una perquisizione. La prima volta sono andato in compagnia dell'Alei per fare un'ispezione sul posto. E l'Alei mi fece notare tutto... diciamo, il perimetro, la descrizione della villa, più che altro.
AVV. Cianferoni: Quindi, la prima volta un'ispezione, la seconda volta...
TESTE Silvestrini: Con decreto per perquisizione e sequestro degli oggetti.
E la terza volta, lo stesso. Per rilievi tecnici d'ausilio...
(voce fuori microfono)
TESTE Silvestrini: No, la terza volta, diciamo, rilievi tecnici...
AVV. Cianferoni: Interni...
TESTE Silvestrini: Interni e esterni anche per...
AVV. Cianferoni: La quarta volta... Allora c'è una quarta volta?
TESTE Silvestrini: Nel mese di settembre.
AVV. Cianferoni: Nel mese di settembre.
TESTE Silvestrini: L'ultima volta nel mese di settembre per, appunto, la ricerca della buca, l'esplosivo nella buca.
AVV. Cianferoni: Senta, dicevo, tra la prima e la seconda volta quanto tempo passa?
TESTE Silvestrini: Era il 23 di gennaio e è la prim... non è passata la prima settimana del mese di febbraio. Adesso non ho gli atti davanti, comunque, non siamo arrivati alla prima settimana del mese di febbraio. Erano i primi giorni del mese di febbraio.
AVV. Cianferoni: Ho capito. E questa vicenda delle nocciole, come fu? Cioè, erano impolverate? Com'è che...
TESTE Silvestrini: Avvocato, adesso non...
AVV. Cianferoni: ... le viene voglia la seconda volta? Scusi, è una casa abbandonata, rifletto su questo, si tratta di frutta secca, evidentemente dimenticata da...
TESTE Silvestrini: Ma le nocciole di solito si mantengono, anche per anni, quindi, non...
PUBBLICO MINISTERO: Anche perché si mangia il dentro mica il fuori.
TESTE Silvestrini: Esatto. Quindi, non succede niente. Stanno lì. E poi tutte le volte, ripeto avvocato, tutte le volte che siamo andati lì, la prima cosa era rintracciare Alei che apriva le porte, quindi...
AVV. Cianferoni: Ma, abbia pazienza, perché, ripeto, è un particolare di vita quotidiana però l'ha introdotto nel processo, bisogna discuterne. E per aprirle, queste nocciole, come fece?
TESTE Silvestrini: Con i denti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Con i denti?
TESTE Silvestrini: Sì. Noccioline, con i denti l'ho rotta.
AVV. Cianferoni: No, scusi, son noccioline, o son nocciole, ora?
TESTE Silvestrini: Non lo so lei cosa intende per noccioline... Dalle parti nostre si chiamano nocchie, cosiddette nocchie.
AVV. Cianferoni: Mah, comunque, sta di fatto che queste sono le sue risposte.
E, a parte questo rinvenimento, che la incuriosì, a quel punto, cioè, di questi oggetti... Allora, che tipo di perquisizione svolse?
TESTE Silvestrini: Niente, continuammo a fare i rilievi, chiamammo subito il dottore e chiedemmo... il quale autorizzò con decreto il sequestro degli oggetti che furono rinvenuti all'interno della villa. In qualità di Polizia Giudiziaria, avevo l'obbligo di riferire, quindi, col colonnello, poi con noi c'era il colonnello Pancrazi, quindi...
AVV. Cianferoni: Si ricorda allora quali altri oggetti destarono la sua attenzione a quel punto?
TESTE Silvestrini: Ma a quel punto, a me, solo gli spadini, perché poi furono fatte...furono fatti rilievi tecnici e proseguì al repertamento il dottor Massari, in quanto rinvenne tracce di esplosivo su alcuni oggetti e furono sequestrati. Fu chiesto il decreto per quelli oggetti, tra i quali vennero trovate tracce di esplosivo. Risultate positive alle tracce di esplosivo, quindi, fu chiesto il decreto per quelli oggetti lì.
AVV. Cianferoni: Ancora le chiedo, sa dare una dislocazione, nel giardino della villetta, del nascondiglio dell'esplosivo?
TESTE Silvestrini: Era una buca sotto a una pianta, facemmo una buca sotto a una pianta tra... c'era un tavolino, se non sbaglio. Ma il nascondiglio dell'esplosivo, ripeto, l'esplosivo non venne trovato, vennero trovati soltanto quelli oggetti che furono repertati e poi analizzati dal consulente del P.M., quindi...
AVV. Cianferoni: I pezzetti di corda...
TESTE Silvestrini: Scotch, corda, esatto, quella roba lì. La distanza, adesso, non...
AVV. Cianferoni: Poi non ci ritorna più, lei.
TESTE Silvestrini: Quella fu l'ultima volta...
AVV. Cianferoni: Quella fu l'ultima volta.
TESTE Silvestrini: ... che andammo per...
AVV. Cianferoni: A proposito della zona di Formello, Fiano e Capena, lei c'ha prestato servizio. Allora, è corretto dire che la zona è servita da vie provinciali, vie comunali, anche vie, strade vicinali di campagna, tali che, prendendo qualunque strada, si ritorna a Roma.
TESTE Silvestrini: No, qualunque strada, no.
AVV. Cianferoni: Ma, ora è una forzatura, nel senso...
TESTE Silvestrini: Perché ci sono strade che non sbucano.
AVV. Cianferoni: Non sbucano. Però...
TESTE Silvestrini: Tipo via Monti di Malvagliata, non sbuca.
AVV. Cianferoni: Non sbuca, ecco. Ma la zona è assistita nel senso che le dico io.
TESTE Silvestrini: Sì, c'è qualche strada che...
AVV. Cianferoni: Campagnano...
TESTE Silvestrini: Sì, sì, c'è qualche strada laterale che... cioè, non è che... cioè, io non posso conoscerle tutte.
AVV. Cianferoni: Certo.
TESTE Silvestrini: Però quelle poche che conosco so che qualcuna sbuca su una provinciale o su una strada secondaria, diciamo, che può condurre su una strada statale. Certo.
AVV. Cianferoni: Oh, è corretto, altresì dire che si tratta di una zona con frequenti, se lei poi mi dice che va bene, io dico molto frequenti passaggi di veicoli militari, perché ci sono molti poligoni, c'è Monte Romano, c'è la Scuola di Artiglieria a Bracciano...
TESTE Silvestrini: Che io sappia su quella Formellese...
AVV. Cianferoni: No, ma per zona.
TESTE Silvestrini: Avvocato, la zona non lo so, per andare a Monte Romano possono passare sulla Cassia, possono passare sulla... i veicoli militari, parlo io.
AVV. Cianferoni: Certo.
TESTE Silvestrini: Ma molto frequentemente passano sulla Cassia perché a Cesano c'è la Scuola di Fanteria, quindi...
AVV. Cianferoni: A Cesano c'è la Scuola di Fanteria.
TESTE Silvestrini: Quindi... però Cesano è più avanti del bivio di Formello, quindi...
AVV. Cianferoni: A Bracciano.
TESTE Silvestrini: A Bracciano stanno più... Cioè, su quella zona, sulla via Formellese, non... ,per quanto mi risulta, non ci sono poligoni militari, quindi...
AVV. Cianferoni: Aspetti, Manziana...
TESTE Silvestrini: Ma non sta da quella zona, avvocato, Manziana. Manziana sta in tutt'altra zona.
AVV. Cianferoni: Proviamo a dislocarli questi posti che abbiamo citato.
TESTE Silvestrini: Guardi, qui c'è Formello. Manziana, purtroppo, non è riportata. Comunque, Manziana sta dall'altra parte.
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Silvestrini: Monte Romano sta oltre, sta vicino Viterbo, quindi, bisogna camminare moltissimo, bisogna andare sulla Cassia. Su questa... Io dico, su questa zona, Formello, questa zona qui Formellese, da Campagnano a Formello, poligoni militari io...
AVV. Cianferoni: No, non ho detto questo.
TESTE Silvestrini: ... di mia conoscenza non ci sono.
AVV. Cianferoni: Non ho detto questo. Ho detto che è una zona nella quale passano molti veicoli militari, anche trasportanti esplosivo, per l'appunto, perché c'è...
TESTE Silvestrini: Ma sulla Formellese non...
AVV. Cianferoni: Non sulla Formellese.
TESTE Silvestrini: Cioè, non posso... ma non ci son passati sicuramente.
AVV. Cianferoni: Monte Romano dov'è?
TESTE Silvestrini: Monte Romano... non era zona mia... premetto che non era mia zona quella.
AVV. Cianferoni: Non era zona sua.
TESTE Silvestrini: No, perché la Compagnia Cassia non arriva lì a Monte Romano. Lì è Viterbo...
AVV. Cianferoni: La Compagnia Cassia parte da...
TESTE Silvestrini: E' Roma la zona...
AVV. Cianferoni: ... Roma e poi si ferma a un certo punto.
TESTE Silvestrini: Esatto. E' Roma, quindi non è... Monte Romano è Viterbo, quindi...
AVV. Cianferoni: E la Compagnia di Bracciano? Perché mi pare che il posto dove abitava saltuariamente il Contorno fosse sotto la giurisdizione di Bracciano, o comunque operarono anche i militi di Bracciano.
TESTE Silvestrini: Perché il Nucleo Operativo del gruppo dipendeva da Bracciano.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Silvestrini: Il Nucleo Operativo del Gruppo dipende da Bracciano. E il Nucleo Operativo del Gruppo di Bracciano ha diverse compagnie sotto, quindi non è solo la Compagnia Cassia. Ha altre compagnie. Però non ha né Monte Romano, né Viterbo. Lì andiamo proprio fuori zona.
AVV. Cianferoni: Comunque, va bene. Per quanto mi riguarda non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci può dire solo ancora una cosa, per cortesia? Nella zona del cimitero, si tratta di un territorio collinare?
TESTE Silvestrini: E' sempre... è tortuoso, signor Presidente.
PRESIDENTE: Tutto collinare.
TESTE Silvestrini: E' tortuoso che sale, quindi è...
PRESIDENTE: Ci sono delle vie vicinali lì intorno al cimitero?
TESTE Silvestrini: Ci sono altre viette, viette... eccola qui, c'è una strada, ma una non sbuca e finisce qui. Quest'altra prosegue per le strade di campagna, arriva sulla strada comunale, cioè, è un giro... porta sempre nell'abitato di Formello e prende la via Formellese, un'altra.
Per la strada... cioè, la strada migliore dal cimitero: scendere e andare a sbucare sempre in una strada vicinale che riporta sempre nell'abitato di Formello, cioè, sulla via Formellese per scendere verso Roma.
Queste sono strade di campagna, strade secondarie, diciamo.
PRESIDENTE: Va bene. Ci sono altre domande per questo teste?
AVVOCATO Gramigni: Solo una, signor Presidente, mi scusi, avvocato Gramigni.
Senta, maresciallo, buongiorno.
TESTE Silvestrini: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Le chiedevo solo una precisazione. Lei ci ha riferito come, allorché vi recate per la prima volta insieme all'Alei in questa villetta di Capena, constatate e apprendete anche dall'Alei che questa casa all'epoca era disabitata. Ha mica potuto accertare o apprendere in qualche modo, penso dall'Alei, soprattutto, da quanto tempo questa casa era disabitata?
TESTE Silvestrini: A me mi disse che da quando erano andati via gli ultimi, diciamo...
AVVOCATO Gramigni: Quindi da quando, a seguito dell'arresto dello Scarano, vi è quella...
TESTE Silvestrini: Sì, mi sembra che c'è un verbale, il primo verbale che rese Alei, disse che andò una signora, quindi la moglie dello Scarano, a pre... Quindi da quel periodo, da quando... non l'ha più affittata.
AVVOCATO Gramigni: Né ha avuto occasione di abitarci il proprietario, da quello che capisco. Quindi, possiamo collocare dall'estate del '94...
TESTE Silvestrini: Sì, dopo l'arresto dello Scarano.
AVVOCATO Gramigni: Dello Scarano, il...
TESTE Silvestrini: Non so se qualche altra volta ci sia andato Alei con la moglie, che poi è defunta pure, è deceduta anche la moglie di Alei per motivi...
AVVOCATO Gramigni: Però, comunque, al di là di visite che ha potuto farvi il proprietario per ragioni sue, la casa rimane...
TESTE Silvestrini: La maggior parte del tempo disabitata.
AVVOCATO Gramigni: Disabitata, ed è disabitata nel momento in cui voi fate il primo accesso.
TESTE Silvestrini: Tranne per l'ultima volta, che l'aveva venduta. L'ultima... il mese di settembre era stata...
AVVOCATO Gramigni: Quindi nel settembre '95...
TESTE Silvestrini: Nel settembre era stata venduta, sì.
AVVOCATO Gramigni: ... ci sono i nuovi proprietari.
TESTE Silvestrini: Sì.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo. La ringrazio, buongiorno.
TESTE Silvestrini: Prego.
PRESIDENTE: Altre domande? Può andare, grazie.
*TESTE Silvestrini: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, possiamo far entra... lo abbiamo chiesto, Presidente, di acquisire...
PRESIDENTE: Ah, sì, sì, acquisiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo già chiesto.
PRESIDENTE: Per non far le eccezioni?
PUBBLICO MINISTERO: Quella no. La prima sì, quella che ha portato stamani il maresciallo. Quella con le colorazioni verde, giallo... La vuol dare all'Ufficiale Giudiziario?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Perché non ci mette una firma, maresciallo? Poi, se la Corte la vuole acquisire, l'acquisisce...

UDIENZA 26.11.1997

TESTE Vitale: Giuseppe Vitale, nato a Catania il 10/08/61. Sono un assistente della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Vitale: Residente a Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula prima di...
TESTE Vitale: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Vitale, lei presta servizio alla DIA, Centro Operativo di Firenze?
TESTE Vitale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, in relazione alle indagini di questo procedimento, ha svolto accertamenti in Versilia, in Forte dei Marmi, in relazione a presenze alberghiere, per come le era stato delegato dal Pubblico Ministero?
TESTE Vitale: Sì, in Versilia, all'Hotel Ritz, Forte dei Marmi.
PUBBLICO MINISTERO: All'hotel, prego?
TESTE Vitale: Ritz.
PUBBLICO MINISTERO: O Rex?
TESTE Vitale: Rex è Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire, in particolare, l'esito di questi accertamenti che ha svolto?
TESTE Vitale: Sì, all'Hotel Rex di Livorno ho accertato che... la presenza del Tosonotti Enrico, alloggiato nella camera numero 102.
Ora, il giorno di preciso, non me lo ricordo.
Se posso consultare...
PRESIDENTE: Prego, consulti, consulti.
TESTE Vitale: Sì. Ci sono diverse presenze, molteplici presenze, all'Hotel Rex di Livorno.
Ce n'è una in particolare che interessa...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Vitale: ... è quella relativa al 7 giugno del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci dica in dettaglio questo accertamento.
TESTE Vitale: Sì. Io sono andato sul posto, ho consultato i registri della P.S. e ho constatato che Tosonotti Enrico, unitamente al figlio Vittorio e a Vasile Giuseppe, hanno pernottato presso quell'albergo, occupando la stessa camera, la numero 102.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma, voglio dire, ci può dire anche quanto è durata questa permanenza?
TESTE Vitale: Sì. Sono ripartiti il giorno 8 giugno del '93, l'indomani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa presenza, lei l'ha accertata dai registri...
TESTE Vitale: Sì, dai registri di P.S. che ho anche fotocopiato. E ho allegato alla annotazione di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora noi, Presidente, per quanto riguarda il documento a cui ha fatto riferimento l'ispettore Vitale, lo abbiamo prodotto.
E' uno dei documenti prodotti all'inizio del dibattimento.
Senta, lei ha fatto riferimento all'occupazione di una stessa camera.
TESTE Vitale: Sì, risulta dal registro...
PUBBLICO MINISTERO: Dal registro. Ma, poi, ha potuto accertare se, effettivamente, era la stessa camera, o c'era stato un errore o meno?
TESTE Vitale: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
TESTE Vitale: No, dal registro, quello che compare, che hanno occupato la stessa camera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, 7 giugno '93. Partenza?
TESTE Vitale: L'8 giugno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori?
Si accomodi pure, buongiorno.
*TESTE Vitale: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, possiamo far passare il maresciallo Recchia.
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica, per favore?
*TESTE Recchia: Maresciallo Archimede Recchia, nato a Roma il 18/01/66, domiciliato a Firenze, presso il Centro Operativo della DIA; Lungarno Vespucci.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere la formula?
TESTE Recchia: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buongiorno.
TESTE Recchia: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei appartiene alla DIA di Firenze. In particolare, che provenienza ha? Ecco.
TESTE Recchia: Guardia di Finanza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è maresciallo della Guardia di Finanza.
Senta, due domande. La prima: lei, nell'ambito delle attività che le sono state delegate, ha avuto modo di eseguire perquisizioni presso l'abitazione del signor Messana Antonino?
TESTE Recchia: Sì, abbiamo fatto una perquisizione nell'aprile del '96, mi sembra, dell'anno scorso.
Posso consultare?
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Recchia: Sì, nel marzo del '96, a casa del signor Messana.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno se lo ricorda?
TESTE Recchia: 29 marzo '96.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa si trattava di andare a cercare?
TESTE Recchia: Sì, la perquisizione era su delega della G.I., era finalizzata al rinvenimento di un televisore, di un televisore Seleco di... No, di un televisore 14 pollici.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'esito di questa perquisizione?
TESTE Recchia: L'esito di questa perquisizione è stato, presso l'abitazione del signor Messana, è stato trovato, per l'appunto, un televisore 14 pollici marca Seleco, che è stato sequestrato e poi trasmesso, consegnato alla G.I.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa se sono state fatti poi ulteriori accertamenti su questo TV Color?
TESTE Recchia: Sì, successivamente io personalmente sono andato, ho fatto un accertamento finalizzato, diciamo, ad accertare la provenienza di questa televisione. Ed abbiamo verificato che era stata acquistata dal signor Messana in un negozio di Prato: i fratelli Cosci, che sta a Prato in via Roma.
E' stato acquistato il 24 maggio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare qualche ulteriore dettaglio su questo...
TESTE Recchia: Sull'accertamento?
PUBBLICO MINISTERO: Sull'accertamento...
TESTE Recchia: Sì, praticamente l'accertamento... Innanzitutto abbiamo... Cioè, io personalmente ho fatto un giro di telefonate per vedere quali erano i rivenditori Seleco autorizzati nella zona di Prato. Dato che si trattava del signor Messana che abitava a Prato.
E ho contattato il responsabile del settore vendite della Seleco, il signor Milli, mi sembra. E mi ha dato quattro indirizzi di Prato, tra cui, appunto, c'era pure questo negozio, questa rivendita dei fratelli Cosci.
E quindi siamo... con un altro collega, ci siamo recati lì, abbiamo consultato le fatture relative. Abbiamo consultato le fatture e abbiamo rinvenuto una fattura d'acquisto intestata al signor Messana, relativa, appunto, all'acquisto di un televisore Seleco 14 pollici, in data 24 maggio '93, con anche lo scontrino fiscale allegato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sono documenti, fattura e scontrino fiscale, che lei poi ha...
TESTE Recchia: Sì, documenti che poi abbiamo acquisito e...
PUBBLICO MINISTERO: E trasmesso.
TESTE Recchia: ... trasmesso regolarmente,.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, per la Corte, si tratta di documenti cui ha fatto riferimento il maresciallo Recchia, sono agli atti della Corte. Costituiscono le produzioni del Pubblico Ministero, fatte nella fase preliminare.
Le abbiamo mostrate anche all'ispettore Puggioni.
Bene. Su questo punto, non ho altre domande.
Senta, maresciallo, lei poi, sempre in ragione, per così dire, della sua qualifica, ecco, ha avuto modo di esaminare documenti contabili e altro, relativi al signor Carra?
TESTE Recchia: Sì. Sul Carra ho analizzato i documenti di viaggio. cioè, ovvero, delle bolle di accompagnamento di due ditte di Palermo collegate al Carra. Che sono: la ditta Sabato Gioacchina e la ditta Carra Antonino.
Presa questa documentazione che era costituita dalle fatture con allegate le bolle di accompagnamento, ho fatto una analisi praticamente dei viaggi effettuati da queste due ditte, in particolari periodi che mi erano stati indicati.
Che erano: 19... tutti i periodi relativi all'aprile e maggio del '93, che erano: 19, 20 e 21 aprile e 10, 11, 12, 24, 25, 26 e 27 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire i risultati di questa sua analisi?
TESTE Recchia: Praticamente questa analisi, l'unico... Cioè, questa analisi, ovviamente, era finalizzata a vedere gli spostamenti di questi, i viaggi effettuati in territorio per noi di interesse, ovvero in territorio toscano.
L'unico viaggio, diciamo, che ha destato una certa attenzione, è stato... Poi, tra l'altro, l'unico viaggio che era emerso a nome Carra, è stato un viaggio dell'11 maggio del '93 a Massarosa, in provincia di Lucca, presso la ditta Sabital, a bordo di un automezzo targato Torino 52079D e per un trasporto di sabbia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Recchia: Per conto di un'altra ditta di Palermo che è la General Trade.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questi, voglio dire, l'analisi sua si è limitata ai documenti contabili. Lei non ha esaminato...
TESTE Recchia: Io ho esaminato...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lei non ha esaminato imbarchi...
TESTE Recchia: Io ho esaminato esclusivamente...
PUBBLICO MINISTERO: La documentazione fiscale.
TESTE Recchia: ... le bolle di accompagnamento di queste due ditte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In relazione... Lei ha detto: 'in ufficio mi è stato dato l'incarico, poi, di verificare il viaggio del 19, 20, 21 aprile...'
TESTE Recchia: Sì 21 aprile.
PUBBLICO MINISTERO: '... e del 24, 25 maggio.'
TESTE Recchia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa, dalla documentazione contabile, che cosa è emerso?
TESTE Recchia: Per quanto ci riguarda, non è emerso nulla, nessuna, diciamo, nessun tipo di documentazione è stata prodotta in relazione a spostamenti in Toscana, in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
TESTE Recchia: Cioè, non esiste pratica, non esiste documentazione di viaggio relativa a spostamenti in territorio toscano nei giorni: 24, 25, 26 e 27 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda il 19, 20, 21 aprile?
TESTE Recchia: Nemmeno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, voglio dire, lei non ha trovato né bolle di accompagnamento, né fatture, né annotazione nei registi contabili.
Ecco, ha svolto questa analisi, quindi, sulla base di quali tipo di documenti ha analizzato, ecco, maresciallo?
TESTE Recchia: Le bolle di accompagnamento. Praticamente c'era la fattura con allegata la bolla di accompagnamento. Cioè, per facilitarmi, diciamo, ho eseguito l'ordine in cui erano catalogati questi documenti, che erano, in base all'ordine di emissione delle fatture.
Però, io, ovviamente, ho fatto riferimento al documento di viaggio vero e proprio che è una bolla di accompagnamento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E questo lo ha fatto in riferimento a quali ditte? Lei ha detto: la ditta Sabato...
TESTE Recchia: La ditta Sabato Gioacchina e la ditta Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, al maresciallo Recchia, Presidente, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Avvocato Cianferoni.
Vorrei sapere dal maresciallo, con riferimento al televisore, ricorda dove fu rinvenuto all'interno dell'abitazione del signor Messana?
TESTE Recchia: Sì, lo ricordo perfettamente. E' stato rinvenuto in una delle camere da letto dell'abitazione... Precisamente nella camera da letto dei ragazzi.
AVV. Cianferoni: Era l'unico televisore nell'abitazione, o ce n'era più di uno?
TESTE Recchia: Nell'abitazione ce n'era più... Mi sembra ce n'era un altro, ma non era un 14 pollici, era una televisione più grossa e stava in sala, nel soggiorno, mi sembra.
AVV. Cianferoni: Quando lei intende 14 pollici, a che cosa fa riferimento? Cioè, a una grandezza, diciamo.
TESTE Recchia: Alla grandezza del televisore. Un televisore piccolo, diciamo.
AVV. Cianferoni: Televisore piccolo.
Senta, con riferimento piuttosto all'accertamento sulle bolle del Carra Pietro, le chiedo: avete mica cercato i dischi tachigrafo del Carra Pietro?
TESTE Recchia: Io ho analizzato esclusivamente quello che mi è stato detto di fare.
AVV. Cianferoni: Lei, prima di tutto...
TESTE Recchia: I documenti di viaggio delle bolle di accompagnamento delle due ditte che ho citato prima.
AVV. Cianferoni: Anche per la cognizione della Corte, lei sa che cosa sia un disco tachigrafo, ovviamente.
TESTE Recchia: Sinceramente no.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
TESTE Recchia: No.
AVV. Cianferoni: Eh, allora... Allora niente.
Il disco tachigrafo, comunque, è un dischetto cartaceo che si trova sopra ogni autotreno e denota il percorso fatto dal...
TESTE Recchia: Sì, sì.
PRESIDENTE: Comunque lei non lo ha cercato, non gi è stato dato...
TESTE Recchia: No, io proprio... Cioè, per l'accertamento che ho fatto io, non aveva nessun interesse per me, questo disco tachigrafo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Per cortesia, ci può dare un chiarimento?
Lei ha parlato di queste ricerche di documenti di viaggio.
TESTE Recchia: Sì.
PRESIDENTE: In particolare, di quei tre viaggi di cui ha fatto cenno.
TESTE Recchia: Non erano tre viaggi, erano tre periodi.
PRESIDENTE: Tre periodi.
TESTE Recchia: Che ho preso in esame.
PRESIDENTE: Ha trovato dei documenti che attestassero movimenti di questi autocarri?
TESTE Recchia: Sì, sì.
PRESIDENTE: Per tutti e tre questi periodi?
TESTE Recchia: Sì, sì. Ma non comunque...
PRESIDENTE: Non bolle, né fatture.
TESTE Recchia: No, no. Ho trovato diversi movimenti, in questi periodi. Però movimenti che per noi non avevano nessun interesse investigativo.
PRESIDENTE: In che senso?
TESTE Recchia: Cioè, movimenti sempre in Sicilia. A parte quello che ho citato prima dell'11 maggio del novanta...
PRESIDENTE: Quando lei ha parlato 19, 20, 21 aprile.
TESTE Recchia: Sì.
PRESIDENTE: Poi ha parlato 10, 11, 12 maggio. Poi ha detto: 24, 25, 26 maggio del '93.
TESTE Recchia: Sì.
PRESIDENTE: Sono movimenti in Sicilia, o fuori?
TESTE Recchia: Allora, la maggior parte dei movimenti che ho rilevato io, sono in Sicilia.
Gli unici movimenti che ho rilevato... No, no, mi scusi, mi sto sbagliando.
Gli unici movimenti in Toscana...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi, credo, io la domanda l'ho posta. Credo che ci sia un equivoco.
Ho chiesto espressamente al maresciallo se si era occupato di verificare viaggi da imbarchi o altro.
Il maresciallo ha detto: 'no, io non ho visto nulla; ho visto solo i documenti contabili.'
Quindi...
PRESIDENTE: Siccome ha fatto riferimento anche a questa ditta Sabital di Massarosa, evidentemente...
PUBBLICO MINISTERO: Per l'appunto perché ha trovato la bolla.
TESTE Recchia: No, perché l'ho rilevato dalla bolla di accompagnamento.
PRESIDENTE: L'unica bolla in relazione a questi periodi, diciamo.
TESTE Recchia: In relazione a... L'unico viaggio in Toscana è in relazione a questi periodi.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Recchia: E' dell'11 maggio '93.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, specifichiamo. Viaggio, quando lei parla di viaggio, lo intende bolle di accompagnamento.
TESTE Recchia: Certo. Viaggio, io intendo sempre per gli elementi che ho rilevato dalla bolla di accompagnamento. Poi...
PRESIDENTE: Documenti che attestano il viaggio.
*TESTE Recchia: Che attestano il viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Può andare.

FIRINU : UDIENZE DEL 26 E 27.11.1997

TESTE Firinu: Firinu Gianfranco. Nato a Narbolia, provincia di Oristano, il 25/10/1953, residente presso... domiciliato presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Firinu: Non ho capito.
PRESIDENTE: Se vuole leggere la formula.
TESTE Firinu: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Il P.M. può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, buongiorno.
TESTE Firinu: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ispettore, lei presta servizio al Centro Operativo DIA di Palermo.
TESTE Firinu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E inizierei senz'altro a chiederle se ha ricevuto deleghe dal Pubblico Ministero di Firenze in relazione alla identificazione di una certa villa in località Santa Flavia.
Ecco, se ci dice i termini di questo accertamento e le attività che ha svolto.
TESTE Firinu: Sì, il Pubblico Ministero di questo procedimento ci ha chiesto, con delega del 21 agosto '97, di localizzare una villa in uso a Vasile Leonardo, a Vasile Giuseppe di Leonardo classe '60, in località Santa Flavia, che dista pochi chilometri da Palermo.
In effetti, questa villa, l'abbiamo localizzata dal civico 30 della via Nazionale di quel centro, che corrisponde alla Strada Statale 113, all'altezza del chilometro 243.
La villa, che si sviluppa in due elevazioni, il piano terra più il primo piano, dista pochi metri dall'Hotel Zagarella, sul lato opposto della strada.
Il contratto di fornitura di energia elettrica, per quell'immobile, a far data dal 30 aprile '65, fino al 6 settembre '96, era intestato a Vasile Vincenzo, fratello del Giuseppe che ci interessava. Residente a Palermo in via Michele Titone 41.
Dal 6 settembre scorso, cioè del '96, era stata fatta voltura dello stesso contratto a favore del fratello Vasile Vito, sempre con recapito fattura a Palermo in via Michele Titone 41.
In occasione del sopralluogo che noi abbiamo effettuato alle ore 18.00 del 2 settembre di quest'anno, nel parcheggio attiguo a questo immobile, erano presenti una FIAT Panda targata Palermo 814223, intestata appunto a Vasile Leonardo.
E una FIAT Punto Turbo Deasel targata Palermo D01796, intestata a Vasile Vito di cui ho detto prima.
Comunque abbiamo prodotto noi un album fotografico relativo a questo sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, se, per la comprensione di tutti, ci illustra queste foto. E, se ci dice se lei ha partecipato personalmente a queste attività di sopralluogo, di repertazione fotografica e quant'altro.
TESTE Firinu: Sì, sì, l'ho fatta io direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è stato realizzato da lei.
Prego, si vuole accomodare lì un attimo, ispettore, per la illustrazione?
TESTE Firinu: Sì.
Allora, la foto numero 1 consente di vedere l'abitazione che ci interessa dal alto opposto della strada, dov'era l'ingresso principale dell'Hotel Zagarella, per dare dimostrazione della vicinanza di...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, i termini del suo accertamento, oltre all'identificazione della villa riferibile alla famiglia Vasile, era anche in termini di vicinanza, questo Hotel Zagarella?
TESTE Firinu: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prego.
TESTE Firinu: Era nostro compito, appunto, documentare la vicinanza della villa, appunto, all'Hotel Zagarella, che si trova sul lato opposto della strada a circa 50, massimo 100 metri dalla...
PUBBLICO MINISTERO: Dalla villa.
TESTE Firinu: Appunto, dalla villa.
Nella foto numero 2 è possibile vedere un particolare più diretto della villa che ci interessa. E si nota molto bene una veranda coperta che dà proprio sullo spiazzo antistante l'Hotel Zagarella che si propaga fino a questo punto.
La foto numero 3 riguarda sempre la villa che ci interessa. Però, da una esposizione diversa, ovvero dalla,..., nel tratto di strada che da Palermo conduce verso Catania.
Mentre, le altre, erano state riprodotte dal lato opposto. Quindi, da Catania verso Palermo.
La foto numero 4, invece, ci mostra il cancello di accesso all'aia che è coltivata a limoneto, all'interno della quale ci sono anche altre ville, distanti comunque da questa in uso ai Vasile.
La foto numero 5 documenta il particolare dell'ingresso appiedato, appunto, dell'immobile dei Vasile; a fianco del quale esiste il posteggio dove erano posizionate le autovetture, sia il giorno 2 che il giorno successivo, quando abbiamo fatto il sopralluogo fotografico.
La foto numero 6 documenta un portone antico, vecchio, che si trova immediatamente dopo aver superato il cancello d'ingresso all'area coltivata a limoneto.
La foto numero 7, sempre relativa al portoncino d'ingresso e all'ala laterale dello stesso immobile.
La foto numero 8 dà un particolare più preciso, sempre del cancello d'ingresso alla villa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, passerei senz'altro, ispettore, mi pare che ci siano delle foto con delle autovetture.
TESTE Firinu: Sì. Nella foto numero 12.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sono quelle le autovetture...
TESTE Firinu: Le autovetture che avevamo già rilevato il giorno prima del sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e, sono risultate, mi pare lei ha già riferito: una, intestata a Vasile Leonardo, e una...
TESTE Firinu: E l'altra a Vasile Vito.
PUBBLICO MINISTERO: ... a Vasile Vito.
Senta, e, in relazione a queste persone, lei ha menzionato Vasile Leonardo, Vasile Vito, Vasile Giuseppe. Perché non rimanga dubbi, ecco, se mi fornisce le generalità complete di queste tre persone?
TESTE Firinu: Sì, posso ritornare al mio posto?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con l'album abbiamo terminato. Non so se c'è...
Ecco, se può tornare all'altra postazione.
TESTE Firinu: Allora, Vasile Leonardo è nato a Palermo il 20 aprile 1924, ivi risiede in via Michele Titone 41; Vasile Vito invece risulta nato a Palermo il 22 settembre del '62 ed è residente in corso Tukory numero 8.
Di Vasile Vincenzo credo di non aver...
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe, mi scusi. Giuseppe.
TESTE Firinu: Di Giuseppe non ho le generalità complete. Solo l'anno di nascita che è relativo al 1960.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Firinu: Che è già identificato in diversi altri atti.
PUBBLICO MINISTERO: In diversi altri atti. Benissimo.
Senta, ispettore Firinu, ecco, in relazione, per l'appunto, a attività che lei ha svolto, ci può riferire gli esiti di ulteriori accertamenti da lei svolti con riferimento a deleghe conferite dal Pubblico Ministero di Firenze?
TESTE Firinu: Allora, un'altra delega riguarda quella del 7 ottobre scorso. In particolare ci eravamo attivati per conoscere le ragioni dell'incendio dell'autovettura Toyota VX 70 targata Palermo A33454 di proprietà della ditta Ventura Costruzioni S.r.l., il cui amministratore è Ventura Gaspare.
Il signor Ventura, interpellato da noi, ha riferito che la sua auto era andata in fiamme accidentalmente nel momento in cui si apprestava, appunto, a partire. E, quindi, in una fase di riscaldamento la macchina sarebbe andata in fiamme.
Non hanno assistito testimoni al fatto.
L'assicurazione ha risarcito il danno come incendio accidentale per lire 21 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza ispettore Firinu, cioè, perché ha la sua importanza.
La delega e l'accertamento che lei ha svolto, è stato direttamente puntata su questa Toyota, ovvero la delega era in altri termini?
Se si trattava di individuare...
TESTE Firinu: Se c'è la copia della delega..
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Firinu: La delega chiedeva, appunto:
"Occorre identificare gli estremi dell'incendio - è riferito anche su ... Salvatore - di un veicolo Jeep di proprietà, nella disponibilità di un costruttore di Palermo, tale Ventura Giovanni."
Se non risulta che nell'episodio sia stato denunziato, sarà identificato il costruttore. E quindi esaminato sulla circostanza.
L'episodio comunque dovrebbe risalire alla seconda metà dell'anno '93".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, ora ci spieghi.
Ecco, posto questo di partenza, ci spieghi gli accertamenti che ha svolto.
TESTE Firinu: Ecco, il sinistro, diciamo, l'incendio è avvenuto, si è verificato, il 22 maggio del 1993 alle ore 17.30 nella via Filippo Pecoraino numero 154 di Palermo.
Appunto, come ho detto prima, sarebbe, a dire del Ventura, l'incidente, avvenuto accidentalmente.
Noi, attraverso il Ventura, siamo risaliti alla compagnia assicurativa, dove abbiamo rilevato i documenti che attestavano, appunto, questo incendio e il risarcimento del danno in favore del Ventura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, voglio dire, agli atti di Polizia non esisteva...
TESTE Firinu: Non è stata presentata alcuna denunzia.
PUBBLICO MINISTERO: Non è stata...
TESTE Firinu: Il Ventura sostenne, in quella circostanza, che si era rivolto al Commissariato di zona chiedendo di sporgere denunzia. Ma, visto appunto l'accidentalità del caso, la Polizia lo indusse a non presentare denunzia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto quindi, voglio dire, al di là delle assunzioni che avete... Scusi, delle informazioni che avete assunto dal signor Ventura, il dato oggettivo e la data di questo incendio, lo avete ricavato dalla documentazione acquisita alla...
TESTE Firinu: Presso l'assicurazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Firinu: La società di assicurazione.
PUBBLICO MINISTERO: ... si tratta, per l'appunto, dei documenti che lei ha allegato...
TESTE Firinu: Abbiamo allegato con questa nota...
PUBBLICO MINISTERO: ... con quale annotazione, ispettore?
TESTE Firinu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare gli estremi della annotazione con cui ha riferito?
TESTE Firinu: La nota del 22 novembre '97, avente numero 125 Palermo IV Settore, G2-15, con protocollo 11447.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, risulta anche, in verità, anche un precedente con allegati documenti del 5 novembre '97, può darsi? Diretto al Centro...
TESTE Firinu: Sì, sì, sì. Chiedo scusa. Ho sbagliato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, 5 novembre '97. Avete...
TESTE Firinu: Sì, con protocollo 10830.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, io, in relazione ai documenti che ha menzionato l'ispettore Firinu e che ha acquisito presso l'assicurazione che sarebbe la...
TESTE Firinu: La SAI, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: La SAI, ecco. Chiederei - e avanzo formalmente richiesta - di produzione.
Si tratta di 4 fogli, per l'appunto, acquisiti dall'ispettore Firinu, presso la SAI.
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Gramigni: Nessuna osservazione, signor Presidente.
PRESIDENTE: Allora, la Corte ammette la produzione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ispettore. Su questo ulteriore punto ci ha riferito.
Ecco, ora le chiedevo di riferire gli accertamenti che, svolti sempre su delega del Pubblico Ministero di Firenze, in relazione a diverse dichiarazioni raccolte anche in aula da alcune persone.
Ecco, se ci vuol, per ciascuno accertamento, premettere a quale persona, quale dichiarante facevano riferimento gli accertamenti che, via via, ha svolto.
TESTE Firinu: Okay. Ecco, il 18 luglio del '97 abbiamo ricevuto una ulteriore delega del Pubblico Ministero che ci chiedeva, appunto, dei riscontri alle dichiarazioni rese in questo dibattimento da diversi testimoni, che parte di questa attività di riscontro è stata effettuata dal Centro Operativo DIA di Palermo da me personalmente e da altri miei colleghi; mentre altre, le ha riferite il Centro di Firenze, che è per il II Reparto di Roma.
Se posso elencare tutti quelli che abbiamo condotto noi a Palermo.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo.
TESTE Firinu: Allora, in relazione alle dichiarazioni di La Barbera Gioacchino, abbiamo accertato che Brusca Giovanni... Devo riferire anche il punto delega, oppure...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, magari sinteticamente, ispettore. Così...
TESTE Firinu: Ecco. Al punto 9 ci chiedeva, il Pubblico Ministero, di conoscere la data d'inizio della latitanza di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella e data del loro arresto.
Allora, Brusca Giovanni era latitante dal 1 febbraio 1992, perché sottrattosi all'ordine di esecuzione pena numero 23 (19) '92, emessa dalla Procura Generale della repubblica presso la Corte di Appello di Palermo, dovendo espiare la pena residua di anni 5 e mesi 6 e giorni 22 di reclusione per reato di cui all'articolo 416-bis C.p.p.
La latitanza del Brusca ha avuto termine il 21 maggio '96, allorché è stato tratto in arresto da personale della Squadra Mobile di Palermo in contrada Cannatello di Agrigento.
Bagarella Leoluca Biagio era latitante, invece, dal 6 febbraio '92. Anch'egli sottrattosi all'ordine, a un ordine di esecuzione pena numero 23 (18) '92, emesso sempre dalla stessa Autorità Giudiziaria di Palermo, dovendo espiare la pena residua di anni 3 e mesi 10 di reclusione per lo stesso reato.
La latitanza di Bagarella, invece, ha avuto termine il 24 giugno '95, quando è stato tratto in arresto dal personale del Centro Operativo DIA di Palermo e Roma.
Al punto 14, ci veniva chiesto quali erano i rapporti di parentela tra Gaetano Sangiorgi e Ignazio Salvo.
Sangiorgi Gaetano, medico chirurgo, nato a Palermo il 26/01/1950, in atto detenuto. E ha sposato Salvo Antonino..., ha sposato... scusi, Salvo Angela nata a Palermo il 25/04/56, figlia di Antonino, cugino di Ignazio, che è la persona di cui ci chiedevano di accertare il rapporto di parentela.
Al punto 19, ci è stato chiesto invece di conoscere le circostanze relative alla morte di Gioè, e relative anche al sequestro di una lettera manoscritta dallo stesso, prima di morire.
In effetti, alle 00.30 del 29 luglio '93, Gioè Antonino, nato ad Altofonte il 4 febbraio del '48, detenuto presso il nuovo complesso carcerario di Roma Rebibbia, è stato rinvenuto suicida all'interno della propria cella.
I primi accertamenti consentirono di stabilire che la morte era da attribuire ad impiccagione mediante l'uso dei lacci delle scarpe da ginnastica, legate alla grata della finestra della cella
In effetti, all'interno della cella, al momento dell'intervento, è stata rinvenuta una lettera manoscritta che fu sottoposta al sequestro. E gli accertamenti documentarono che era stato proprio Gioè a scrivere questa lettera.
Al punto 26 della stessa delega, ci chiedevano l'identificazione di un certo Traina, che disporrebbe di un'autofficina in Palermo.
Il Traina è stato identificato in Traina Michele di Giuseppe, nato a Marianopoli in provincia di Caltanissetta il 22/12/62 e residente a Palermo in via delle Antilopi numero 8. In atto detenuto.
Coniugato con Costa Maria, nata a Palermo il 25/12/65, che è titolare di una ditta per la... di una officina per la produzione di alluminio, di infissi in alluminio anodizzato.
Il Traina è un noto pregiudicato palermitano, pregiudicato per traffico di stupefacenti e rapine, ricettazione ed altro.
E sarebbe inserito organicamente nella famiglia mafiosa palermitana di Santa Maria del Gesù.
Unitamente al fratello, tra l'altro anche lui detenuto, indicato dal collaboratore Giuseppe Monticciolo come elemento molto vicino al noto Brusca Giovanni.
Relativamente, invece, alle dichiarazioni rese da Calvaruso Antonino abbiamo accertato quant'altro segue.
Ci chiedeva, il P.M., di riferire le circostanze relative all'arresto del Calvaruso al contestuale arresto di Bagarella, con specifico riferimento al contatto presso il negozio di abbigliamento di Calvaruso in corso Tukory a Palermo.
Il effetti, alle 19.15 del 24 giugno del '95, allorquando personale del Centro Operativo DIA di Palermo seguiva... comunque effettuava un servizio di appiattamento presso il negozio di abbigliamento gestito dalla moglie del Calvaruso, in corso Tukory 105, ha constatato l'arrivo sul posto dell'autovettura Lancia Y10 di colore viola, targata AE 760 PX, dalla quale appunto scendeva il Calvaruso che si introduceva nel negozio mentre l'altro, con il suo conducente, si allontanava per le vie limitrofe fino a raggiungere la circonvallazione di Palermo.
Quando era sulla bretella in direzione Trapani, veniva bloccato.
Il conducente veniva identificato, nella circostanza, per Bagarella Leoluca Biagio che veniva, appunto, tratto in arresto, in quanto latitante.
Ed inoltre, al punto 32, la disponibilità, da parte di Salvatore Grigoli, di un negozio di articoli sportivi e di una autovettura Golf Polo di colore blu.
In effetti, Grigoli Salvatore di Domenico, nato a Palermo 05/07/63, gestiva un negozio di articoli sportivi in Corso dei Mille a Palermo al numero 1319/A-B-C-D.
Tra gli autoveicoli nella sua disponibilità, risultava una Volkswagen Polo targata Palermo 83294 intestata alla di lui moglie Fiordispina Giuseppa, nata a Palermo l'08/10/66.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ispettore, ha potuto accertare se...
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
Vorrei chiedere, innanzitutto, un chiarimento al signor Pubblico Ministero.
Cioè, mi pare di comprendere, data una scorsa nella pausa alle note depositate questa mattina, che l'oggetto dell'esame sia proprio quelle note lì, rappresentato da quelle note.
Se è così, noi non siamo tanto in grado, poi, di fare un controesame; anzi, non lo siamo affatto, perché queste note...
PRESIDENTE: Ma lo sposteremo il controesame. quindi...
AVV. Cianferoni: Va bene. Bastava che questo risultasse.
PUBBLICO MINISTERO: Le stavo chiedendo se, per caso, in relazione all'indirizzo che lei ha riferito, del Corso dei Mille, 1319, se risultava che erano state svolte altre attività in precedenza da Grigoli.
TESTE Firinu: Io non ne sono a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Firinu: Al punto 34, è citata invece la data del riferimento ..., dell'omicidio di Spadaro e un certo Buscemi.
Dunque, Spataro Giovanni, non Spadaro. Nato a Villabate il 09/09/65 e lì residente, è stato assassinato alle ore 23.25 del 28 aprile '95 in località Portella di Mare, che è una piccola frazione di Villabate, in via L 22.
Nella circostanza, egli viaggiava a bordo del proprio ciclomotore e veniva attinto da, alle spalle e alla testa, da due colpi di arma da fuoco esplosi da un killer rimasto ignoto.
Alle ore 06.50 del giorno successivo, quindi del 29 aprile, in una strada interpoderale in Contrada Catalano Fonduta, sempre nel comune di Villabate, si rinveniva invece il cadavere di Buscemi Gaetano, nato a Villabate l'08/10/65, ivi residente, che è conosciuto come appartenente allo stesso schieramento delinquenziale dello Spataro anzidetto.
Il Buscemi, nella circostanza, aveva, era stato trovato strangolato e legato, secondo le modalità molto note in Sicilia, come metodo "incaprettamento".
Al punto 35, ci è stata richiesta la data, riferimento essenziale dell'omicidio dei fratelli D'Ambrogio.
Si tratta dei fratelli Ambrogio e non D'Ambrogio.
Ambrogio Giuseppe, nato a Palermo il 06/01/71 e Ambrogio Giovanni, nato a Palermo il 20/08/64.
Il primo, Giuseppe, aveva riparato al pronto soccorso dell'ospedale Bucchieri La Ferla di Palermo, alle ore 17.50 del 25/03/1994, per ferite di arma da fuoco e lì decedeva dopo poco.
Nello stesso nosocomio, è pervenuto anche Filippone Massimiliano, nato a Palermo il 07/06/72, ivi residente, che era rimasto ferito nel corso della stessa sparatoria avvenuta poco prima all'interno di una stalla rifugio dei cavalli, esistente nella piazza Scaffa di Palermo.
Il giorno successivo, invece, la moglie di Ambrogio Giovanni, di cui ho detto prima, Arneta Rosalia, aveva denunciato la scomparsa del marito, che si era allontanato appunto il giorno 25 da casa e la sua motoape, mi sembra... sì, una motoape 50, era stata ritrovata nei pressi della stalla di piazza Scaffa, dove il giorno prima c'era stata la sparatoria in cui era perito il fratello Giuseppe.
Al punto 36, ci veniva chiesto di individuare la cosiddetta "camera della morte", esistente nella via Messina Montagne, nella disponibilità del medesimo e esito di eventuali atti di perquisizione e sequestro.
Questa "camera della morte", in effetti, è stata rinvenuta dal personale della DIA in occasione, subito dopo... in data 25 giugno '95, quindi il giorno appena successivo all'arresto del Bagarella, nella via Messina Montagne, senza numero civico. All'interno di un capannone-deposito che recava l'insegna 'La Commerciale'.
In questo caso abbiamo allegato gli atti di perquisizione, sopralluogo e sequestro redatti nella circostanza.
Ecco, al punto 37, invece, ci viene chiesto di accertare l'attività di indoratore esercitata da Spatuzza.
In effetti, Spatuzza Gaspare, nato a Palermo l'08/04/64, detenuto, risulta avere, anagraficamente, la qualifica di manovale. Però, dagli atti nostri non si rileva, appunto, questa presunta attività di indoratore.
Al punto 38, ci viene chiesto, invece, di accertare la data dell'attentato al negozio di abbigliamento 'Barone' di via Lincoln a Palermo.
In effetti, si tratta di un grosso negozio di abbigliamento, gestito da Barone Carmelo, nato a Palermo il 14/06/51, che negli anni ha subito diversi attentati dinamitardi, sicuramente con fini estorsivi. L'ultimo dei quali si è verificato l'1 luglio 1994, con una forte esplosione che, appunto, provocava ingenti danni sia al negozio che alle stru... ad alcuni negozi vicini.
Tengo a precisare, tra l'altro, che, da quella data in poi, il negozio è stato sottoposto a vigilanza continua da parte delle Forze dell'Ordine, quindi... Credo che sia stato l'ultimo in assoluto questo.
Al punto 40, ci viene chiesto di identificare Benedetto Capisi e il genero Rodolfo Virga.
Capisi Benedetto si identifica nell'omonimo di Gioacchino e Spiazzale Sebastiana, nato a Palermo il 28/06/44, in atto detenuto, pregiudicato, indiziato mafioso; coniugato con Tafuri Maria.
La figlia di questi, Maria Rita, nata a Palermo il 22/01/1971 e residente a Altofonte, ha sposato, il 3 ottobre 1992, Virga Rodolfo, nato a Palermo il 26 gennaio 1961.
Al punto 41, ci viene chiesto di identificare Mimmo Raccuglia, verosimilmente identificarsi in Mimmo Raccuglia. In effetti, si tratta di Domenico Raccuglia, di Nunzio e di Damiani Rosaria, nato ad Altofonte il 27 ottobre 1964, e ivi residente in via Piano di Renda 87. Geometra, attualmente latitante, appartenente alla famiglia mafiosa di Altofonte di cui sarebbe l'attuale reggente.
Al punto 42, ci viene chiesto, invece, l'identificazione di certo Murso, arrestato. Dovrebbe trattarsi di Murso Giovanni, fu Giovan Battista, nato a Mezzojuso, provincia di Palermo, il 14/11/40, e già residente a Casteldaccia in via Giovanni Verga, numero 9. Attualmente è detenuto. In ultimo, è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, numero 3745/95, emesso dal GIP, presso il Tribunale di Palermo, il 26 febbraio '96, imputato di associazione per delinquere di tipo mafioso ed altro.
Al punto 44, ci viene chiesta l'identificazione di Cesare Lupo e Russo Franco.
Cesare Lupo dovrebbe identificarsi in Lupo Cesare Carmelo, di Carmelo, nato a Palermo il 21/05/1961, coniugato, e ivi residente in via dei Fiori, numero 6. Dovrebbe svolgere l'attività di costruttore edile, ed è noto come prestanome dei noti fratelli Graviano.
Non c'è stato possibile, sulla base degli elementi fornitici, identificare Russo Franco, viste le numerose omonimie.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, prima che l'esame continui, chiederei alla signoria vostra e alla Corte, come per altro avevo già fatto in altre occasioni, di invitare il teste, per quanto possibile, od anzi, completamente, ad evitare di decorare, diciamo, i fatti che riferisce con notizie di Polizia, relative a...
PRESIDENTE: Va bene, di queste notizie non teniamo conto, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Questo, Presidente, ne sono sicuro, ma c'è una certa...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Va bene, lei non riferisca notizie, perché questa di essere prestanome...
AVVOCATO Gramigni: ... estetica della testimonianza... Grazie.
PRESIDENTE: ... è una notizia che non è provata, quindi non possiamo tenerne contro. Lei, per cortesia, non ci faccia comunicazioni di questo genere, ci dica tutto il resto.
TESTE Firinu: Okay.
PRESIDENTE: Dati di fatto e non valutazioni.
TESTE Firinu: Allora, al punto 47, ci viene chiesta l'identificazione di Vito Coraci di Balestrate. Che si identifica... abbiamo identificato in Coraci Vito, fu Filippo, nato ad Alcamo in provincia di Trapani il 6 gennaio 1944, e residente a Balestrate in via Alessandro Volta, 48. Attualmente detenuto, indiziato mafioso.
Al punto 49, ci viene chiesta l'identificazione di Nico Farinella. Nico Farinella si identifica in Farinella Domenico, di Giuseppe, nato a Palermo il 22 agosto '60, e residente a San Mario Castelverde in provincia di Palermo. Lo stesso è detenuto ed è conosciuto come esponente di spicco della cosiddetta "mafia delle Madonie".
Al punto 50, ci viene chiesta, invece, l'identificazione di certo Cilluffo, politico del quartiere Brancaccio di Palermo. Questo è stato identificato in Cilluffo Giuseppe, di Vincenzo e di Ferdico Teresa, nato a Palermo il 31 marzo del '45, ed ivi residente in via Conte Federico, numero 1.
Lo stesso, che si era candidato nelle liste della Democrazia Cristiana, il 06/05 del 1990, è stato eletto quale consigliere nel quartiere Brancaccio Ciaculli, appunto. Ed il 15/06/90 ha assunto la carica di presidente del suddetto Consiglio di Quartiere.
Al punto 52, ci è stata richiesta l'identificazione di Nicola Piazzese, che è stato identificato in Piazzese Nicolò, fu Giuseppe, nato a Palermo il 29 luglio 1964 e ivi residente, in via Benedetto Marcello, 35. Conosciuto per i rapporti con il collaboratore di Giustizia Cannella Tullio.
In relazione, invece, alle dichiarazioni rese in questo dibattimento da Di Filippo Emanuele, abbiamo riscontrato quanto appresso dirò.
Al punto 53, innanzitutto, ci viene chiesta la data dell'arresto e l'inizio della collaborazione di Emanuele Di Filippo.
E' stato tratto in arresto dalla DIA di Palermo il 2 febbraio del '94, nel corso dell'operazione cosiddetta "Golden Market".
Il primo interrogatorio nel corso del quale il Di Filippo ha iniziato la sua collaborazione con l'A.G. di Palermo, risale al 26 maggio del 1995.
Al punto 57, ci viene chiesto il rapporto di parentela tra Spadaro Tommaso e Lucchese Giuseppe.
Lucchese Giuseppe, fu Giovanni e di Spadaro Anna, conosciuto col soprannome 'lucchiseddu', è nato a Palermo il 02/09 del 1958, attualmente detenuto, conosciuto come indiziato mafioso.
E' nipote dello Spadaro Tommaso, nato a Palermo il 20/08/37, in quanto, quest'ultimo, è fratello della madre del Lucchese Giuseppe, ovvero di Spadaro Anna.
Al punto 68, ci viene chiesto di identificare Maurizio Lavardera, Lavardera Maurizio, di Pietro e di Maniscalco Alfonsa, nato a Palermo il 25/03/64, celibe, residente in via Padre Puglisi, 50, a Palermo. Ormeggiatore presso il porto della stessa città.
Il padre, Pietro, classe '33, e lo zio Antonino, sono stati indicati dal collaboratore Marino Mannoia Francesco, come uomini d'onore della famiglia palermitana di Porta Nuova.
Al punto 71, invece, ci viene chiesta l'identificazione di Giovanni Di Gaetano, che è stato identificato in Di Gaetano Giovanni, di Vincenzo e di Lecausi Maria, nato a Palermo il 07/12/1938 e già ivi residente in via Gaspare Mignosi numero 61. Svolge l'attività di macellaio, è pregiudicato e in atto detenuto.
Al numero 72, ci viene chiesta l'identificazione di Filippo La Rosa e Salvatore Bruno, con la specifica della rivendita di carne da parte di questi.
Filippo La Rosa si identifica nell'omonimo di Antonino e Fici Angela, nato a Palermo il 12/02/64 e ivi residente in via Gibilrossa, numero 13. E' celibe, risulta avere precedenti penali ed è indicato come uomo d'onore della famiglia mafiosa di Ciaculli Croce...
AVVOCATO Gramigni: Allora, mi scusi, forse il teste non ha ben compreso l'invito che gli ha rivolto la Corte non più tardi di cinque minuti fa. O non lo vuol comprendere. Io chiederei alla Corte di rinnovarglielo, perché mi sembra che il tenore della sua testimonianza sia mutato di poco, se non di niente rispetto a...
PRESIDENTE: Noi stiamo parlando di soggetti che sono anche estranei al nostro...
AVVOCATO Gramigni: Mah, sarebbe una ragione di più, Presidente...
PRESIDENTE: A ragione di più non direi. A ragione di più non direi perché noi non dobbiamo pronunciare una parola su questi soggetti, quindi sono notizie che entrano e escono con la stessa facilità.
AVVOCATO Gramigni: Mi sorge spontanea una domanda in ordine alla rilevanza, Presidente, allora.
PRESIDENTE: Comunque, lei, per cortesia, ometta le notizie di Polizia, quando indica: uomo d'onore, appartenente a questo, appartenente a quell'altro. Queste non sono notizie che noi possiamo ricevere...
TESTE Firinu: Non posso riferire, quindi, se si tratta di persona pregiudicata o meno.
PRESIDENTE: Pregiudicato, sì. Fino al pregiudicato è un dato che si può verificare quando si vuole.
TESTE Firinu: Okay.
Bruno Salvatore, invece, potrebbe identificarsi nell'omonimo fu Filippo e fu Catalano Vincenza, nato a Palermo il 07/04/1927, ivi residente in via Generale Albricci, numero 1. Risulta pregiudicato ed è gestore di un deposito di carni in Palermo, in Corso dei Mille, numero 281.
Al punto 74, ci viene chiesta l'identificazione di Federico Vito e dello zio Pietro Mimmo Federico, che sarebbe un costruttore.
Federico Vito si identifica nell'omonimo di Giuseppe e Cona Filomena, nato a Palermo il 19/04/60 e ivi residente in via Nabucchi della Ferla, numero 6. Pregiudicato, in atto detenuto.
Lo zio del suddetto, in quanto fratello del padre, si identifica in Federico Domenico, di Girolamo e Maniscalco Concetta, nato a Palermo il 25/02/1940, ivi residente.
Al punto 75, ci viene chiesta l'identificazione di Sacco Antonino, con la specifica dell'attività imprenditoriale svolta alla data dell'arresto.
Egli si identifica in Sacco Antonino, fu Francesco, nato a Palermo il 04 settembre 1955, ivi residente in via Sperone, numero 2/g. Pregiudicato.
Egli, prima dell'arresto, svolgeva l'attività di fabbro presso la ditta O.M.A.P. s.n.c., residente nella via Messina Marine, 2630 di Palermo. E avente come oggetto sociale la lavorazione del ferro in genere. Lavorava unitamente ai fratelli Giovanni e Carmelo, il primo dei quali amministratore della stessa società.
Il Sacco è stato tratto in arresto il 2 febbraio del '94, dalla Squadra Mobile di Palermo, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare, numero 6102/93 del registro GIP, emessa il giorno prima dal GIP presso il Tribunale di Palermo, siccome indagato dei delitti previsti e puniti dall'articolo 416-bis, 416 e 575 C.p. ed altro.
Al punto numero 77, c'è stata chiesta l'identificazione di Marcello Tutino, fratello di Vittorio, con la specifica del lavoro espletato.
Tutino Marcello si identifica in Tutino Filippo Marcello, fu Giuseppe, nato a Caltanissetta il 16/01/1961 e residente a Palermo in Via Giuseppe Pianel, numero 37. Anch'egli pregiudicato, in atto detenuto. Lo stesso, prima dell'arresto, risultava svolgere l'attività di indoratore per conto proprio, e, ancora prima, sarebbe stato impiegato, in modo non definitivo, quindi... presso le Poste di Milano, credo.
E' fratello di Tutino Vittorio, nato a Palermo il 13 aprile del 1966, e residente a Palermo in piazzale Ignazio Calona, numero 17.
Al punto 79, ci viene chiesta la data di inizio della collaborazione di Marchese Giuseppe.
In effetti, il primo verbale di interrogatorio nel corso del quale il Marchese inizia la sua collaborazione con l'A.G. di Palermo, risale al 1 settembre del 1992.
Al punto 80...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi, ispettore, ci può dare i dati anagrafici completi di Marchese?
TESTE Firinu: Marchese Giuseppe, di Vincenzo e di Drago Giuseppa, nato a Palermo il 12/12/1963.
Al punto 80, ci viene richiesta la data e gli elementi essenziali dell'omicidio di Giovanni Sucato, detto "il mago di Villabate", e dell'omicidio di Quartararo Filippo.
Giovanni Sucato, noto come "il mago dei soldi" o anche "il mago di Villabate", era nato a Palermo il 13 giugno 1964. Lo stesso è stato rinvenuto cadavere all'interno dell'autovettura Volkswagen Polo, targata Enna 138309, di proprietà di certo Costa Vincenzo, lungo la strada Statale 121, all'altezza dello svincolo di Misilmeri, alle ore 10.15 del 30 novembre del 1966.
PUBBLICO MINISTERO: Prego? Scusi, la data... ispettore?
TESTE Firinu: Alle ore 10.15 del 30 novembre 1996.
PUBBLICO MINISTERO: 6?
TESTE Firinu: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non...
TESTE Firinu: Forse c'è stato un errore di base... questo non sono più certo, a questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Che credo, non so se la data possa essere esattissima, di questo accertamento. Comunque, controlleremo. Va bene.
TESTE Firinu: A questo punto mi è venuto il dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare troppo recente, ecco. Va be', verificheremo.
TESTE Firinu: Comunque, il suo corpo, nella circostanza, si presentava carbonizzato, gli era stato dato fuoco mentre... si dice mentre, addirittura, la macchina era in movimento.
Il cadavere, invece, di Quartararo Filippo, di Gaetano, nato a Palermo il 14 novembre del '56, pregiudicato, già autista e collaboratore del Sucato anzidetto, è stato rinvenuto alle 13.15 del 26 giugno '91, nella via Emiro Giafar di Palermo, all'altezza del fondo Mortillaro, all'interno di un'autovettura Citroën CX Turbo, targata Palermo 986622. Lo stesso presentava due colpi di fucile sparati eventualmente da qualcuno che verosimilmente viaggiava a bordo della stessa auto, seduto posteriormente, e da cinque colpi di pistola verosimilmente calibro 38.
Al punto 81, ci viene chiesta l'identificazione di Torregrossa Giovanni, Garofalo Paolo e Bisconti Piero .
Dunque, Torregrossa Giovanni si identifica nell'omonimo di Francesco Paolo e di Giardina Giuseppa, nato a Palermo il 09/02 del '55 ed ivi residente in Corso dei Mille, 1313. E' commerciante... è pregiudicato, in atto detenuto.
Garofalo Paolo si identifica per Garofalo Pietro Paolo di Paolo e Sciortino Giuseppa, nato a Palermo il 20 marzo del '69, celibe, residente nella via Domenico Bazzano, 23, di Palermo, anch'egli pregiudicato.
Bisconti Piero si identifica in Bisconti Pietro di Ludovico e di Ciancimino Nunzia, nato a Belmonte Mezzagno l'11/04 del '54 e residente a Palermo in via Albiri 5. Commerciante. Anch'egli è pregiudicato.
Al punto numero 83, ci viene chiesta l'identificazione del dottore Guttadauro, con specifica della disponibilità di una casa vicino ad Aspra e dell'attività svolta presso l'Ospedale Civico di Palermo.
Il dottor Guttadauro è stato identificato in Guttadauro Giuseppe, di Francesco e di Castronovo Maria, nato a Bagheria il 18 agosto del '48 ed ivi residente anagraficamente al civico 381 di Corso Butero, anche se di fatto risulta domiciliato a Palermo in via dei Cosmi, numero 15. E' laureato in medicina e chirurgia presso l'Università di Palermo. E' regolarmente iscritto all'albo dei medici chirurghi della provincia di Palermo ed era in servizio presso l'Ospedale Civico, III Divisione di Chirurgia.
E' indiziato mafioso e, in effetti, prima dell'attuale residenza, quindi nel '92, se non vado errato, risultava risiedere in una villa, in una casa vicino ad Aspra, unitamente alla moglie, Greco Giuseppa. La casa di Aspra si trova in via Fiume d'Italia, numero 5.
E' stato tratto in arresto il 2 febbraio del '94 dalla DIA di Palermo, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare numero 6006/93, ed è notizia criminis DDA, emessa l'1/02/94 dal GIP presso il Tribunale di Palermo.
In relazione, invece, alle dichiarazioni rese in questo dibattimento da D'Agostino Giuseppe, ci è stato chiesto, tra l'altro, al punto numero 90, di identificare Impallara Nicola e la sua disponibilità di un bar.
Impallara Nicola è stato identificato nell'omonimo di Gaetano e di Di Miceli Concetta, nato a Palermo il 6 luglio del '56, ed ivi residente in via Ippolito Nievo, numero 18.
E' banconista e risulta essere titolare del bar 'Donei', sedente nella via Emiro Giafar, numero 25 di Palermo.
Al numero 94, ci è stata invece richiesta l'identificazione di certo Militello Tommaso, con la specifica che lavorava asseritamente presso il San Paolo Hotel.
Quest'ultimo è stato identificato nell'omonimo di Benito e di Romano Antonia, nato a Palermo il 14 settembre del '63 ed ivi residente in via Galletti, numero 136. Pregiudicato, coniugato.
Lo stesso, a far data dal 1987, prima part-time e poi, addirittura, negli anni '93 e '95, full-time, ha prestato la propria opera presso, appunto, la società Sea Beach, Immobiliare gestione San Paolo Hotel, con sede nella via Messina Marine, 91. Ciò si è verificato fino all'anno '95.
Relativamente, invece, alle dichiarazioni rese da Spataro Salvatore, c'è stato richiesto, al punto 96, dell'identificazione del dottor Mandalà, che dovrebbe lavorare presso l'ospedale cosiddetto Ospizio Marino di Palermo.
Suddetto medico è stato identificato in Mandalà Rosario, nato a Villabate il 16 aprile del '39, residente a Casteldaccia, in provincia di Palermo, in via Liguria, numero 1. Già sindaco di Villabate negli anni '82, '84 e '85.
E' primario ortopedico presso l'Ospedale Enrico Albanese, meglio conosciuto a Palermo come Ospizio Marino.
Al punto 98, ci viene chiesta l'identificazione di Antibo Piero, con la specifica che sua madre dispone di una cantina e che abita nello stesso stabile della madre di Spataro Salvatore.
Allora, Antibo Piero è stato identificato in Antibo Pietro, di Salvatore e di Ciaccio Elvira, nato a Palermo il 18 agosto del '63, e ivi residente in via Emiro Giafar, numero 61. Pluripregiudicato, autotrasportatore, è coniugato con Romagnolo Marianna.
Allo stesso indirizzo, nello stesso stabile, risulta abitare, in effetti, i genitori dello Spataro Salvatore, ovvero Spataro Giuseppe e Lima Adele, nonché la madre dell'Antibo stesso, che convive nello stesso appartamento.
Al piano terra di quest'immobile, conosciuto in zona come "palazzo delle Ferrovie", perché è attiguo allo scambio binari appena usciti dalla stazione ferroviaria di Palermo, la madre dell'Antibo, ovvero Ciaccio Elvira, dispone di una cantinola-garage, in quanto assegnatale come a altri condomini dello stabile.
Al punto 101, ci viene richiesta, invece, l'identificazione di Tony Vinciguerra.
In effetti, a causa delle omonimie presenti presso l'Ufficio Anagrafe di Palermo, non è dato sapere chi delle persone che abbiamo identificato risponda al soggetto che ci chiedeva il Pubblico Ministero, quindi, non sono certo della sua identificazione.
Al punto 102, ci è stata richiesta l'identificazione di Paolino Dalfone con la specifica della disponibilità di un capannone nella zona industriale di Brancaccio.
Costui è stato identificato in Dalfone Paolino, nato a Palermo il 4 febbraio del 1949 e residente in via Lodovico Bianchini, numero 8, in atto detenuto a Palermo, credo. Credo che sia posto in dato di fermo quale favoreggiatore di Spatuzza Gaspare.
Al punto numero 103, c'è stata richiesta l'identificazione di Drago Giuseppe e Battaglia Pino.
Drago Giuseppe si identifica nell'omonimo, fu Paolo e Maniscalco Santa, nato a Palermo il 04/01/61, e ivi residente in via S.T. 16, numero 57.
Battaglia Giuseppe... Battaglia Pino, invece, si identifica in Battaglia Giuseppe, fu Fedele, nato a Palermo il 18/11/38, pregiudicato, di professione muratore.
Ho omesso di dire che il Drago Giuseppe di cui innanzi è il fratello del collaboratore Drago Giovanni.
Al punto numero 105, ci viene richiesto di accertare della rapina avvenuta in quegli anni, senza specificare quale, ai danni di un furgone postale di Belmonte Mezzagno, nel corso della quale sarebbero stati uccisi due postini. E a seguito della quale Salvatore Spataro era stato condannato in I Grado e assolto in Appello.
In effetti, il 2 novembre del 1981, nei pressi di Misilmeri, che è un comune limitrofo a quello di Belmonte Mezzagno, tre banditi armati di pistola avevano bloccato un furgone postale rapinandolo del suo contenuto ed esplodendo in aria, a solo scopo intimidatorio. un colpo di pistola.
Non ci furono feriti, né, tantomeno, morti.
I Carabinieri di Misilmeri coadiuvati dal Nucleo Operativo di Palermo il 23 novembre successivo denunziavano a piede libero, appunto per trascorsa flagranza, quale responsabile del fatto criminoso: Spadaro Salvatore, il di lui fratello Francesco nato a Palermo l'11/08/62 e Tinnirello Giuseppe nato a Palermo il 22/04 del 1964.
Erano all'epoca tutti minorenni.
L'A.G. competente emise provvedimento restrittivo nei confronti dei soli Spataro Salvatore e Tinnirello Giuseppe.
Il 27 novembre del 1984 il Tribunale dei Minori di Palermo li assolveva per insufficienza di prove, invece li scarcerava.
L'11 luglio dell'anno successivo la Corte di Appello di Palermo, a seguito del proposto appello del P.M., assolveva i due anzi detti per non avere commesso il fatto.
Al punto 109 si chiede di verificare che la nonna di Spataro Salvatore abitava in via Conte Federico di fronte all'abitazione dei Graviano.
In effetti, la nonna materna dello Spataro, Lima Giovanna, nata a Palermo il 2/04 del 1917, vedova di Lima Salvatore, dal 13 settembre del 1989 risulta risiedere in via Conte Federico numero 175, piano primo. Che risulta molto distante dall'abitazione dei Graviano.
La stessa donna comunque, fino a quella data e a far data dal 1971, abitava in effetti nella via Conte Federico numero 27, che, in effetti, è quasi di fronte all'abitazione dei noti Graviano.
Al punto 110 ci viene richiesta l'identificazione di Ruotolo Salvatore e Senapa Pietro.
Ruotolo Salvatore si identifica per Ruotolo Salvatore nato a Palermo l'8/10 del 1956, pregiudicato; mentre Senapa Pietro si identifica nell'omonimo ... nato a Palermo il 17/10 del 1949, anch'egli pregiudicato.
Al punto numero 113 ci viene richiesta l'identificazione di Aurelio Cassano cognato di Cristoforo Cannella. Si tratta di Cassano Aurelio di Domenico e Alaimo Rosa, Rosalia; nato a Palermo il 22 dicembre del 1950, impiegato, residente sempre a Palermo in via Emiro Giafar numero 185.
E' coniugato con Cannella Francesca Paola nata a Palermo il 17 settembre del '55, sorella, appunto, del Cannella Cristoforo classe '61.
Al punto 114 ci viene richiesta di individuare l'abitazione della madre di Cristoforo Cannella in una traversina di via Conte Federico. In effetti, Contorno Giovanna - di Antonino, nata a Palermo il 7 settembre del 1932, madre del Cannella Cristoforo - risulta risiedere in cortile Grigoli numero 3, che trova sede nella via Conte Federico tra i civici 180/A e 182.
Al punto 123 ci viene richiesto di identificare Santino Russo, parente di Cristoforo Cannella, che dispone di cavalli. In effetti si tratta di Russo Santo di Salvatore e di Lacara Rosaria, nato a Palermo il 25/08/59, ivi residente in via Ciaculli 246. Commerciante di prodotti ortofrutticoli, pregiudicato per emissione di assegni a vuoto.
E' cugino di secondo grado di Cannella Cristoforo, in quanto le rispettive nonne, Alfano Giacoma e Alfano Francesca, erano sorelle.
Al punto 127 viene richiesto invece l'identificazione di Faia Salvatore. Si tratta di Faia Salvatore di Giuseppe e di Gatto Maria, nato a Palermo il 20 febbraio del 1952 e ivi residente in via Vetreria numero 18. Pregiudicato.
Al punto 132 ci viene richiesta la data di inizio della latitanza di Cristoforo Cannella. Cristoforo Cannella si è reso latitante a seguito dell'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 6006/93 N.C. DDA e numero 6102/93 GIP emessa il 1 febbraio del 1994. In quanto indagato per associazione di tipo mafioso, omicida ed altro.
Al punto numero 133 ci chiedono di verificare la disponibilità da parte di Barranca Giuseppe di un'autovettura Polo di colore blu. Bene, il Barranca Giuseppe non risulta avere avuto mai intestato autovetture, né dai fascicoli si rileva appunto l'uso di questa macchina.
In relazione invece alle dichiarazioni di Cannella Tullio c'è stato chiesto, in particolare al punto 134, di conoscere la data dell'arresto del Cannella stesso nel luglio '95 a titolo dei reati del provvedimento cautelare.
Allora, Cannella Tullio, nato a Palermo il 18 agosto del '53, è stato tratto in arresto il 5 luglio del 1995 in esecuzione del decreto di fermo, credo... sì, numero 3197/95 Registro generale N.R., emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. In quanto indiziato del delitto di cui all'articolo 416-bis comma I con l'aggravante di cui ai commi IV e VI.
Il 7 luglio successivo il GIP, esaminando il problema di cui sopra, emette l'ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 3745/95.
Al punto 136 ci viene richiesto di conoscere l'ultimo periodo di latitanza di Bagarella trascorso nell'appartamento della società Eurofin della quale Tullio Cannella era amministratore.
In effetti, il Bagarella, allorquando il 24 giugno del '95 era stato tratto in arresto, risultava abitare in un appartamento sito nella via M.P.1 numero 9, scala A, piano terzo, interno 6 a Palermo. E disponeva di due box ubicati nello stesso immobile.
L'appartamento, dal 18 aprile del '94, era stato acquistato dalla società, appunto, Eurofin srl da certo Giaconia Luigi nato a Palermo il 3 aprile '91, che è stato arrestato in quanto ritenuto favoreggiatore del Bagarella.
In precedenza lo stesso Bagarella disponeva di un appartamento bivani sito nella via Benedetto Marcello numero 35, scala B, piano terra, interno 1; sempre di proprietà della società Eurofin srl.
Tengo a precisare che la via M.P.1 e la via Benedetto Marcello si incrociano e, praticamente, si tratta dello stesso immobile con diversa entrata.
Al punto 137 ci viene richiesta l'identificazione di Domenico Sanseverino. Si tratta di un noto costruttore palermitano che si identifica nell'omonimo di Gaspare e di Tartaglia Francesca, nato a Palermo il 22 maggio 1942, ed emigrato per Campofelice di Roccella in contrada Solfarello e senza numero civico anche se, di fatto, risulta abitare a Palermo in via Agneta numero 133. E' indiziato di appartenere alla mafia ed è pregiudicato.
Al punto 141 ci viene richiesto di conoscere l'intestazione di due villette nel villaggio Euromare a Cristoforo Cannella, ovvero al fratello Giuseppe Cannella o alla moglie Corsale Anna Maria.
In effetti, presso il villaggio Euromare, che trova sede in territorio di Campofelice di Roccella in località Pista Vecchia, Cannella Antonino nato a Palermo il 24/08/57, fratello di Cristoforo e Corsale Concetta, moglie del Cannella Antonino nato a Palermo l'1/01/63, in regime appunto di comunione legale dei beni, hanno acquistato dalla società villaggio Euromare Spa due unità immobiliari, entrambe facente parte della schiera progettualmente denominata E2. La prima sita al piano terra, interno 147, composta da tre vani ed accessori e veranda, con la pertinenza di un piccolo tratto di terreno ad esso circostante, destinata a villetta; più il posto auto contrassegnato dal numero 112.
Poi, un altro appartamento, sito al primo piano, interno 148, sempre composto da tre vani ed accessori e terrazzo, più posto auto numerato 113. E il prezzo stabilito è stato di 68 milioni per ogni unità abitativa, più due milioni per ogni box.
Tenga presente che, entrambe le suddette unità immobiliari, con decreto 25/95 del Registro Misura di Prevenzione del 22/11/95 del Tribunale di Palermo, vennero sottoposte a sequestro al fine di confisca.
Al punto 144 ci è stata richiesta di conoscere la data di riferimento essenziale dell'omicidio di Giuseppe Sichera. Tengo a precisare a questo proposito che la Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Palermo ha informatizzato e catalogato tutti gli omicidi documentati a Palermo e provincia a partire dal 12 gennaio del 1970 e fino all'inizio di quest'anno credo. E non figura, non risulta nessun omicidio o tentato, in danno di persona che si chiama Giuseppe Sichera.
Tuttavia, sempre dagli archivi della stessa Sezione Omicidi, risulta che il 15 marzo del 1990, con nota di categoria Q1/90, era stato segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale la scomparsa di certo Sichera Giuseppe di Giovanni e di Loiacono Angela, nato a Corleone il 19 settembre del '43 e residente a Palermo in via della Regione siciliana numero 6371, di fatto domiciliato in via Timoleonte numero 9 in Mondello; pregiudicato per furto ed altro.
In effetti, lo stesso è tuttora latitante, in quanto colpito da ordine di esecuzione pena numero 77/95, emesso il 3 aprile del '95 dall'Autorità Giudiziaria di Palermo in relazione al fallimento dell'esercizio Jones Mode Sas, che è un negozio per la vendita di abbigliamento. E in passato tra l'altro, aveva gestito anche una discoteca questo signore.
In sede di denunzia, i familiari di Sichera avevano riferito che il congiunto si era allontanato da casa alle ore 8.00 dell'11 ottobre del '89 per accompagnare il figlio Giovanni di sette anni verosimilmente a scuola e senza farvi ritorno. E' da attribuire appunto l'allontanamento ad una fuga di carattere sentimentale.
L'autovettura sulla quale viaggiava quella mattina, ovvero una Volvo 760 targata Palermo 934078, era stata trovata regolarmente chiusa il 13 ottobre successivo nella via Sebastiano Lafranca, angolo via Bergamo.
Nel corso, in relazione alla scomparsa del Sichera, era stato interrogato anche il Sanseverino Domenico di cui ho detto prima, indiziato mafioso, in rapporti, appunto, col Sichera.
Dagli atti sempre della Squadra Mobile emergeva che, il collaboratore Giovanni Drago riferiva che presente al giuramento di affiliazione a Cosa Nostra il Cannella Cristoforo, inteso "fifetto", avrebbe attirato in un tranello un tizio a nome Fighera o Sichera, detto, in dialetto soprannominato "occhi di lucertone", convocandolo nel negozio della di lui sorella Rosa, un negozio per la vendita di abbigliamento ubicato nel via Oreto 108 di Palermo.
Questo sito si trova nei pressi del posto in cui è stato rinvenuta l'autovettura 760 Volvo del Sichera allorquando è scomparso.
All'interno di questo locale, sempre stando alle rivelazioni di Giovanni Drago, il Sichera sarebbe stato soppresso da Tagliavia Francesco e Graviano Giuseppe.
Al punto 145 ci viene richiesta invece l'identificazione di Natale Gambino. Natale Gambino è stato identificato appunto nell'omonimo di Giuseppe, Natale... o meglio, Gambino Natale Giuseppe di Giuseppe e di Salerno Angela, nato a Palermo il 26 ottobre del 1958; ed ivi residente in via Villagrazia 75, piano quarto, di professione macellaio. E' pregiudicato, è indiziato mafioso, in atto detenuto perché è stato tratto in arresto nella stessa circostanza in cui personale della Mobile di Palermo ha arrestato Pietro Aglieri e La Mattina Giuseppe in territorio di Bagheria a Palermo.
Al punto 147 ci è stata richiesta la data di riferimenti essenziali relativi all'aggressione ai danni della madre di Tullio Cannella con la specifica di una rivendicazione al Giornale di Sicilia, quotidiano palermitano.
In effetti, alle ore 9.50 del 17 aprile del 1996, presso il quotidiano Il Giornale di Sicilia di Palermo, un interlocutore anonimo aveva comunicato telefonicamente le testuali parole:
"E' stata uccisa la madre di un pentito in via Conte Federico numero 104. E abbiamo sottratto un documento che ci interessa."
Alla richiesta di conoscere il latore del messaggio, il telefonista avrebbe risposto: "Cosa Nostra" e chiudeva la conversazione.
Il centralinista del Giornale dà la notizia dell'accaduto al pronto intervento dei Carabinieri di Palermo che inviarono sul posto una pattuglia.
E, in effetti, constatavano che al civico 104, piano primo del civico 104 della via Conte Federico, residenza della signor La Rosa Giovanna, fu Giovanni, nata a Palermo il 26 giugno del 1908, madre di Cannella Tullio, ignoti si erano introdotti all'interno arbitrariamente percuotendo violentemente la donna che versava in stato di incoscienza.
Venne trasportata al pronto soccorso dell'ospedale Bucheri La Ferla che si trova nelle immediate vicinanze. E, dopo le prime cure, trasferita al nosocomio Villa Sofia di Palermo, anche per ragioni di sicurezza, come disposto dal sostituto procuratore dottor Teresi.
Nella circostanza, la camera da letto, in effetti, era invasa da materiale cartaceo, come se qualcuno avesse cercato qualche documento in particolare. Ma non si stabilì se, in effetti, fosse stato asportato qualcosa.
La donna, invece, si presentava ricoperta di escrementi in tutto il corpo, sugli abiti e perfino nei capelli.
Presidente, chiedo scusa, se potrei avere un po' d'acqua, perché...
In relazione, invece, alla dichiarazione di Drago Giovanni, al punto 149, ci è stato richiesto di conoscere la relazione di parentela insistente tra Giovanni Drago e la famiglia Marchese.
Drago Giovanni, fu tale Maniscalco Santo, nato a Palermo il 2 settembre del '64, risulta nipote acquisito del noto iniziato mafioso Marchese Vincenzo, nato a Palermo l'11 gennaio del 1935. Giacché quest'ultimo ha sposato Drago Giuseppa, sorella del padre di Drago Giovanni.
Il Drago è tra l'altro cognato di Marchese Angela, nata a Palermo il 10/09 del 1961, figlia del suddetto Vincenzo, perché quest'ultima ha sposato Drago Giuseppe, fratello di Drago Giovanni.
Al punto 152, ci è richiesta l'identificazione di Puccio Vincenzo, data del suo arresto, è riferimento essenziale al suo omicidio in carcere.
Grazie, chiedo scusa.
Puccio Vincenzo si identifica nell'omonimo di Salvatore e di Perrone Maria, nato a Palermo il 27/11/1945, pregiudicato, indiziato mafioso.
Colpito da più mandati di cattura, in ordine appunto ai reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, era stato arrestato in ultimo il 12 ottobre del 1986 dalla Compagnia Carabinieri di Bagheria.
Il 23 giugno del 1988, la Corte di Assise di Palermo lo aveva condannato all'ergastolo. Poiché ritenuto responsabile dell'omicidio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.
L'11 maggio del 1989, all'interno del carcere dell'Ucciardone, nella sua cella, sita alla VII Sezione, il Puccio è stato assassinato dai suoi compagni di cella, ovvero Marchese Giuseppe, Marchese Antonino e Di Gaetano Giovanni, di cui ho detto prima. Che lo avevano ripetutamente colpito alla testa con una grossa bistecchiera in ghisa.
Al punto numero 155 ci viene richiesta la identificazione di Abate Giuseppe, capo della famiglia di Roscella, inteso Uzzi Pinuzzo e del nipote Abate Giovanni.
Abate Giuseppe è stato identificato nell'omonimo fu Antonino e fu Palma Felice, nato a Palermo il 02/04 del 1925, ivi residente in via Messina Marine numero 533.
Lo stesso era indicato, apparteneva alla famiglia mafiosa di Corso dei Mille; era pluripregiudicato.
E aveva riportato, tra l'altro, anche condanne.
Era considerato un uomo di grande rispetto e capo della famiglia di Roscella che, con quella di Corso dei Mille, all'epoca, era ritenuta di grande influenza all'interno di Cosa Nostra.
Tuttavia, l'Abate Giuseppe non risulta avere nipoti a nome Abate Giovanni, perché l'unico di lui fratello, a nome Giovanni, nato a Palermo il 9 marzo del 1927, è celibe, non risulta avere prole.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, ispettore, che fine ha fatto questo Abate?
TESTE Firinu: E' stato assassinato.
Infatti, il punto successivo credo che, al punto 156, ci era stata richiesta la data e il riferimento essenziale dell'omicidio di Abate Giuseppe.
E' stato assassinato a Palermo il 15 settembre del 1989, alle ore 20.40, nella via Messina Marine, all'altezza del civico 155, allorquando si trovava a bordo dell'autovettura FIAT Uno SX targata Palermo 918864, condotta da Meschis Francesco, nato a Palermo il 31/10/60 e ivi residente in via Messina Marine 493/B.
Nella circostanza i killers entrarono in azione nel momento in cui il Meschis si allontanava dall'auto asseritamente per recarsi in un vicino panificio per acquistare del pane.
E riferì addirittura di avere notato un giovane fuggire a piedi, dopo che aveva esploso, dopo avere sentito l'esplosione di colpi di arma da fuoco.
Al punto 159 ci è stata richiesta la data della scomparsa di Agostino Marino Mannoia.
Allora, Agostino Marino Mannoia di Rosario, nato a Palermo il 28/08/1966 e fratello del noto collaboratore Francesco, è scomparso in data 21/04/1989. In quella data, la sua autovettura, una Renault 5 targata Palermo 795447, è stata ritrovata nei pressi dello svincolo autostradale Casteldaccia Bagheria con all'interno tracce di sangue e fori di colpi di arma da fuoco.
La segnalazione ufficiale della scomparsa venne fatta dal Commissariato di Polizia di Bagheria il 28 luglio successivo.
Al punto numero 161 ci viene richiesta la data e il riferimento essenziale dell'omicidio di Mario Prestifilippo.
Prestifilippo Mario Giovanni di Giovanni e di Buffa Rosa, nato a Palermo il 3 agosto 1958.
Il 29/09/1987 alle ore 19.30, incontrava a Serra di Falco di Bagheria, veniva ucciso con diversi colpi di fucile caricato a pallettoni, mentre si trovava alla guida della propria motovespa.
Nella circostanza indossava il casco da motociclista ed era latitante, era molto ricercato, direi.
Al punto numero 163, ci viene richiesta notizia sull'attentato dinamitardo al cantiere in zona San Ciro nella gabina elettrica della Ferrocementi, dell'attentato dinamitardo ad una fabbrica di blocchetti Termobloc dei fratelli Calzetta. E dell'attentato dinamitardo all'abitazione nei pressi di Bagheria di un infermiere, amico di Vincenzo Busci.
In effetti, alle ore 18.00 del 20 dicembre del 1986 e alle ore 06.00 del giorno successivo, in zona San Ciro a Maredolce e, più precisamente, sul monte Grifone, limitrofo appunto alla borgata Ciaculli di Palermo, lui, diversi... attentato dinamitardo a scopo sicuramente estorsivo, avevano causato degli ingenti danni al cantiere della ditta Ferrocemento Costruzione Lavori Pubblici, con sede in Roma. Che, all'epoca, stava costruendo dei serbatoi idrici, appunto, sul monte Grifone.
I fatti di cui ho detto sono stati oggetto di segnalazione alla G.I. da parte della Squadra Mobile di Palermo a carico di ignoti con note di categoria N/86 ed N/87, rispettivamente del 24 gennaio '87 e dell'11 febbraio dello stesso anno.
Relativamente al secondo attentato si tratta di quello documentato alle ore 19.25 del 6 maggio del 1983 nella via salvatore Cappello numero 11 di Palermo, presso la ditta di manufatti in cemento della ditta Calzetta.
Nella circostanza, ignoti avevano fatto esplodere un ordigno rudimentale piazzato precedentemente sotto il carrello elettronico, sotto un carrello elettronico, distruggendo il motore, causando altri ingenti danni per un ammontare di circa 200 milioni.
I titolari della ditta erano Calzetta Vincenzo, nato a Palermo il 26/05/1930, e Calzetta Giovanni, nato il 19/02 del '35.
Entrambi erano fratelli del noto collaboratore di Giustizia ormai defunto Calzetta Stefano, nato a Palermo l'1 giugno 1939.
Le indagini relative a questo attentato dinamitardo sono state riferite dall'Arma di Palermo con nota numero 2514/1-C III Sezione del 15/06/1983.
Per la carenza dei dati in nostro possesso non è stato possibile, invece, individuare l'altro attentato in danno dell'amico infermiere di Puccio Vincenzo nei pressi di Bagheria.
Al punto 167, ci viene richiesta la data... il riferimento essenziale dell'omicidio di Conigliaro Giacomo e Casella Giuseppe, dell'ingegnere Boscia della Ferrocementi e del barone Donufrio.
Allora, Conigliaro Giacomo Salvatore, fu Antonino, nato a Palermo il 20 maggio del 1937. Già residente in Corso dei Mille 1399. Pregiudicato, indiziato mafioso. E' stato assassinato a Palermo alle ore 13.10 del 09/01/1988, nella via XXVII maggio, sempre di Palermo.
Era stato assassinato da ignoti killer intorno alle 12.00... intorno alle una cioè, dopo che aveva pranzato a casa.
Nella sua autovettura, una FIAT Uno targata Palermo 881629, era stata occasionalmente trovata da una volante che transitava nella via XXVII maggio casualmente, perché nessuno aveva segnalato, appunto, né l'esplosione di colpi d'arma da fuoco, o altro.
E appunto, gli agenti intervenuti accertarono che il Conigliaro presentava dei fori di arma da fuoco nella calotta cranica.
Casella Antonino invece - e non Giuseppe come richiestoci - di Girolamo, nato a Palermo il 20 marzo del 1944 e già ivi residente in via S/35 numero 26/C. Pregiudicato, indiziato mafioso. E' stato assassinato alle ore 17.45 del 9 gennaio 1988, nella via Oreto Nuova di Palermo.
Lo stesso invece era uscito da casa intorno alle 16 in compagnia del futuro genero, Ficara Giuseppe, fidanzato della figlia Rosalia, a bordo dell'autovettura Renault 25 targata Palermo 804711, nella via Oreto.
Era stato affiancato e inseguito da due killers, viaggianti a bordo di una moto di grossa cilindrata, e lo freddavano nei pressi del civico 470, a colpi di arma da fuoco corta.
Il genero, nella circostanza, si è reso irreperibile, non è stato ritrovato per diversi giorni successivi.
Boscia Donato Diego Maria, di Vito Leonardo, nato a Corato, in provincia di Bari, il 06/11 del 1957. Già residente in Gioia del Colle, in provincia di Bari, in via Principe Amedeo 47. Domiciliato, invece, a Palermo in via Ciaculli 1.
E' stato assassinato alle ore 19.30 del 2 marzo del 1988, in questa via della Regione siciliana, a Palermo, all'altezza della rotonda di via Oreto.
L'ingegnere Boscia, che viaggiava a bordo di una FIAT Uno targata Milano 8F1313, della società Europe Car, era impiegato, ed era responsabile del cantiere della Ferrocementi Costruzioni e Lavori Pubblici che precedentemente aveva subìto diversi attentati dinamitardi e di cui ho detto precedentemente.
Donufrio Antonio, barone, nato a Palermo il 26/10/1950. Già ivi residente in Corso Vittorio Emanuele 452. E' stato assassinato a Palermo alle ore 11.30 del 16 marzo del 1989.
Nella circostanza, il medesimo era a bordo della sua autovettura Peugeot 405 targata Palermo 946070 e percorreva la via Ciaculli, ove, in prossimità di una strada interpoderale che conduce alle sue proprietà, è stato freddato da alcuni killer che l'attendevano in un garage abbandonato.
L'auto utilizzata dai killer fu ritrovata, una SEAT Ibiza targata Palermo 943922, è stata ritrovata subito dopo, in fiamme, nella vicina via Conte Federico.
Nell'immediatezza di questo evento delittuoso veniva posto in stato di fermo, con l'accusa di concorso in omicidio, Galati Giovanni, nato a Palermo il 3 gennaio del '52, coltivatore, alle sue dipendenze, alle dipendenze del Donufrio.
Al punto numero 170, c'è stata richiesta la verifica del legame di affinità tra Giuliano Salvatore, detto "il postino" e Pietro Senapa.
Allora, Giuliano Salvatore - di Giuseppe e di Di Maggio Giovanna - nato a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, il 29 marzo del '45, impiegato postale. Residente a Palermo in via Messina Marine numero 53. Ha una figlia di nome Gaetana, nata a Palermo il 09/12 del 1970, che ha sposato Senapa Carmelo, nato a Palermo il 24/04/69, figlio del Pietro Senapa. Quindi diciamo è consuocero del Giuliano, il Senapa.
Al punto numero 172, c'è stato richiesto di conoscere l'intestazione del contratto ENEL a Tutino Vittorio, nell'appartamento dove Drago Giovanni conduceva la latitanza e dove lo stesso veniva tratto in arresto.
In effetti, le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Palermo, che aveva proceduto all'arresto di Drago Giovanni l'8 marzo del 1990, hanno permesso di evidenziare che il contratto per la fornitura di energia elettrica dell'appartamento abitato da Drago, in via Tomaso Marcellini numero 10/A, era stato stipulato a nome di Tutino Vittorio, fu Giuseppe e di Gelfo Maria, nato a Palermo il 13/04 del 1966 e ivi residente in via, in piazzale sarebbe, Ignazio Calona numero 17, piano quinto, che si è reso irreperibile dopo l'arresto del Drago.
Al punto numero 173, c'è richiesto di conoscere, di riferire sui danneggiamenti del mobilificio Saccone, della fabbrica di scarpe Cima a Palermo.
In effetti il 20 ottobre del 1988, all'interno del piazzale insistente davanti alla fabbrica di salotti, di proprietà di Sacone Francesco, sita nella via Pecori Giraldi numero 14, ignoti avevano dato alle fiamme due automezzi di proprietà della ditta.
L'incendio, che era di palese origine dolosa, si era verificato dopo che il titolare aveva ricevuto asseritamente numerose richieste estorsive, a cui però non aveva dato eccessiva importanza.
Il 26 febbraio del 1990, invece, presso il calzaturificio Cima, di proprietà di Caruso Francesco, sito in Palermo via Buonriposo, Cortile Carraffa numero 12, si era sviluppato un incendio di vaste proporzioni.
Anche in questo caso, dalla scheda di intervento dei Vigili del Fuoco di Palermo, si è rilevato che l'incendio era di presumibile origine dolosa. Il Caruso non ha presentato comunque nessuna denunzia alle Forze dell'Ordine, né alla Magistratura.
Al punto 175, c'è stato richiesto di conoscere la data e gli elementi essenziali dell'omicidio di certo Pietro Ocello.
Ocello Pietro, di Pietro e di Landolina Rosaria, nato a Misilmeri il 18/11/1928. Già ivi residente in via Pellingra numero 18. Pregiudicato, bracciante agricolo. E' stato assassinato in contrada Don Colo di Misilmeri intorno alle ore 10.30 del 7 settembre del 1991, in quanto, nella circostanza, era stato attinto da numerosi fendenti da armi da taglio.
Nella circostanza, l'Arma del posto che era intervenuta, vicino al suo cadavere, rinveniva altro cadavere, di Giordano Antonino, fu Antonino, nato a Misilmeri il 19/01/1916 e già ivi residente in via Raffaello, anch'egli pregiudicato.
Le prime indagini condotte dall'Arma nella circostanza, portarono subito al fermo di Ocello Giuseppe, nato a Misilmeri il 17 marzo del '31, fratello di Pietro. Che avrebbe soppresso il Giordano, appunto, per vendicare la morte appena precedente del fratello. Cioè, il Giordano avrebbe ammazzato Ocello Pietro e il fratello di Pietro avrebbe a sua volta ammazzato il Giordano.
In relazione invece alla dichiarazione di Cancemi Salvatore, al punto 177, c'è stato richiesto di conoscere la data della costituzione di Salvatore Cancemi, appunto, con specifica dei provvedimenti cautelari a suo carico e dell'organismo al quale si era presentato.
Allora, Salvatore Cancemi è stato arrestato a Palermo il 22 luglio del 1993 alle ore 05.00 del mattino, dai militari dell'Arma dei Carabinieri del gruppo Palermo.
Al momento dell'arresto era colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 5099/92, emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo il 20/10/92; da ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 828/93, emessa dal GIP presso il Tribunale di Palermo il 5 marzo del '93; nonché per la notifica di un provvedimento di sottoposizione a misura di prevenzione, emessa dal Tribunale di Palermo il 18 novembre del 1992 e recante il numero 261/92.
Al punto 178, c'è richiesta la data dell'arresto di Giuseppe, o meglio Pippo Calò. Calò Giuseppe, detto Pippo, è stato tratto in arresto a Roma dalla Squadra Mobile il 3 marzo del 1985, in esecuzione di diversi mandati di cattura, che elenco.
Allora, si tratta del mandato di cattura numero 323/84, emesso dal Giudice Istruttore del Tribunale di Palermo il 29/09/84.
Dei mandati di cattura numero 362/84, 363/84, 364/84 Registro mandati di cattura, emessi dal Giudice Istruttore del Tribunale di Palermo in data 24/10/84.
Del mandato di cattura numero 2549/82 Registro del Giudice Istruttore, emesso dal Tribunale di Roma il 25/10/84.
Dal mandato di cattura numero 418/84 Registro mandati di cattura, emesso in data 04/12/84 dal Tribunale di Palermo.
Dai mandati di cattura numero 55/85, 56/85, 57/85, emessi dal Tribunale di Palermo in data 15 febbraio del 1985.
Dal mandato di cattura numero 58/85 RNC, emesso il 16/02/85 dal Tribunale di Palermo.
Dal mandato di cattura numero 97/85, emesso dal Tribunale di Palermo il 29/03/1985.
Al punto 179, ci è stata richiesta l'identificazione dei componenti della famiglia mafiosa di Palermo Centro: Vincenzo Sorci, Corallo Giovanni, Pulizzi Giuseppe e Mulè Franco.
Sorci Vincenzo si identifica nell'omonimo, fu Biagio e Manno Francesca, nato a Palermo il 19/10/28.
Corallo Giovanni nell'omonimo, fu Giovan Battista e Boniello Teresa, nato a Palermo il 18/08/1930.
Pulizzi Giuseppe nell'omonimo, di Simone e Gullo Leonarda, nato a Marsala, Trapani, il 5 luglio 1938.
Mulè Franco nell'omonimo, fu Giovanni e fu Piano Giuseppina, nato a Palermo il 24 febbraio del 1946. Al punto 180 invece c'è stata richiesta l'identificazione dei componenti della famiglia mafiosa di Barbavecchio dov'era Cucuzza Salvatore e Cancelliere Domenico.
Cucuzza Salvatore si identifica nell'omonimo, di Pietro e di Morgavi Concetta, nato a Palermo il 15 luglio del '47.
Cancelliere Domenico nell'omonimo fu Nicola e Passalacqua Antonina, nato a Palermo il 16 dicembre del 1959.
Al punto 181, c'è stata richiesta l'identificazione dei componenti della famiglia di Porta Nuova: Scrima Francesco, Lipari Giovanni, Spataro Tommaso e Mangano Vittorio.
Scrima Francesco si identifica nell'omonimo di Vincenzo e Bucheria Angela, nato a Palermo il 27 agosto del 1942.
Lipari Giovanni nell'omonimo, fu Giuseppe e di Ganci Anna, nato a Palermo il 23/11 del 1928.
Spataro Tommaso nell'omonimo, fu Antonino e di Messina Giuseppa, nato a Palermo il 20 agosto del 1937.
Mangano Vittorio nell'omonimo, di Salvatore e di Mazza Rosalia, nato a Palermo il 18 agosto del 1940.
Al punto 182, c'è stata richiesta l'identificazione degli uomini d'onore Gambino Giuseppe Giacomo, Biondino Salvatore, Buscemi Salvatore, Giuffrè Antonino, Madonia Francesco, Troia Mariano e Buffa Giuseppe.
AVV. Cianferoni: Presidente, scusi, sono l'avvocato Cianferoni.
Per - come diceva del resto anche il collega poc'anzi - il nitore dell'udienza e della raccolta della prova. Mi pare che questo punto di delega sia forse non ben qualificabile nemmeno sotto categorie processuali.
E' stato chiesto - ho capito bene - la identificazione dei seguenti uomini d'onore: tizio, caio, sempronio e, diciamo, di scolastica memoria, medio e filano.
Ora io mi chiedo se possa avere ingresso nel processo una circostanza, così indeterminata dal punto di vista della rilevanza probatoria, perché questi signori non si sa a che cosa possano condurre un punto di prova nel processo. E di poi, così di parte, cioè suggestiva. Perché, chi ci dice a noi la qualità soggettiva uomo d'onore? Posto che questa qualità abbia una veste giuridica rilevante, senza volersi nascondere dietro un dito.
La qualifica di uomo d'onore pertiene a un processo di 416-bis Codice penale...
PRESIDENTE: Avvocato, faccia la sua opposizione.
AVV. Cianferoni: ... all'esito del quale...
PRESIDENTE: Avvocato, non faccia un'arringa, mi faccia l'opposizione, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Sì, solo per concludere. Dicevo, all'esito del quale taluno sarà partecipe, tal'altro sarà promotore, tal'altro organizzatore e quant'altro. Siamo a fare un processo che ha tutt'altro tema decidendum.
L'opposizione pertanto è a questo tipo di domanda, questa in particolare, che mi sembra - senza voler essere eccessivo - clamorosamente inammissibile.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Presidente, in relazione alle opposizioni formulate, mi sembra che il presupposto dell'accertamento sia un dato storico noto a tutti quelli che sono in quest'aula. E cioè al fatto che gli uomini d'onore... la qualifica di uomini d'onore di queste persone non l'ha data certo l'ispettore Firinu, ma l'ha data Salvatore Cancemi quando ha reso dichiarazioni su queste persone, in quest'aula.
Ella indica il presupposto di tutti gli accertamenti riferiti dall'ispettore Firinu. E' dato esclusivamente da quanto è avvenuto in quest'aula. Se c'è il riferimento, come ora ha riferito l'ispettore Firinu, alla qualifica di uomini d'onore, non l'ha data né l'ispettore, né il Pubblico Ministero che ha conferito delega, ma l'ha data Cancemi in quest'aula.
Quindi, siccome noi vogliamo sapere se queste persone esistono, o se sono prodotto del patto di Cancemi. E poi le valutazioni le faremo, ciascuno ne trarrà le proprie conclusioni.
Non capisco perché dovrebbe essere...
PRESIDENTE: Bene. L'opposizione è respinta.
PUBBLICO MINISTERO: ... clamorosamente...
PRESIDENTE: Vorrei piuttosto, ispettore, sapere se ne ha ancora per molto, perché, tra l'altro, siamo piuttosto compiaciuti della sua capacità di resistenza. Abbiamo l'impressione che non ne abbia ancora per molto.
TESTE Firinu: No, ma comunque è pochissimo. Sono altri 15 punti, 10 punti.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, penso che in capo a una mezzoretta potremo concludere.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
TESTE Firinu: Quindi, posso continuare?
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Firinu: Allora, eravamo arrivati al punto, credo 181. No. Al 182.
PRESIDENTE: Stava parlando di questi uomini d'onore che appartenevano a diverse famiglie...
TESTE Firinu: Sì.
Allora, stavo dicendo di Gambino Giuseppe Giacomo, di Vincenzo e di Caruso Maria, nato a Palermo il 21 maggio 1941.
Biondino Salvatore, di Giuseppe e di D'Alessandro Rosaria, nato a Palermo il 10 gennaio 1953.
Buscemi Salvatore, di Giovanni e di La Barbera Savina, nato a Palermo il 28 maggio del 1938.
Giuffrè Antonino, di Salvatore, nato a Caccamo, provincia di Palermo, il 21 luglio del 1945.
Madonia Francesco, fu Antonino e fu Trapani Rosa, nato a Palermo il 31 marzo del 1924.
Troia Mariano Tullio, fu Mariano e di Nicoletti Francesca, nato a Palermo il 9 marzo del 1933.
Buffa Giuseppe, di Vincenzo e di Ferrante Rosa, nato a Palermo il 6 febbraio del 1936.
Al punto 183, c'è stata richiesta, invece, l'identificazione dei figli di Raffaele Ganci: Domenico e Stefano.
Questi si identificano in Ganci Domenico, di Raffaele e Spina Giuseppa, nato a Palermo il 20 giugno 1958. E Ganci Stefano, di Raffaele e di Spina Giuseppa, nato a Palermo il 12/02 del 1962.
Al punto 185, ci richiede l'identificazione di Matteo Motisi, capo della famiglia di Pagliarelli.
Si tratta di Motisi Matteo, di Francesco e di Costa Marianna, nato a Palermo il 16 aprile del 1918. Pluripregiudicato.
Al punto numero 188, c'è stata richiesta la identificazione di Nino Galliano, nipote di Raffaele Ganci.
Si tratta di Galliano Antonio, di Giuseppe e di Ganci Rosa, nato a Palermo il 27/06 del 1958. Oggi collaboratore di Giustizia.
In relazione alle dichiarazioni di Ferrante Giovan Battista, invece, al punto 193, c'è stata richiesta la identificazione di Salvatore Buffa, soprannominato "Nerone".
Si tratta di Buffa Salvatore, fu Vincenzo e fu Ferrante Rosa, nato a Palermo il 12 giugno del 1918. Conosciuto col soprannome di "Nerone". Pregiudicato. Residente nella via Casino Grande numero 1/B di Palermo.
Al punto 194, c'è stata richiesta la identificazione di Anselmo Paolo, partecipe della strage di via D'Amelio.
Di tratta di Anzelmo, con la "Z" e non con la "S". Anzelmo Francesco Paolo, di Giuseppe e di D'Angelo Giuseppina, nato a Palermo il 26 maggio del 1956 ed ivi residente in via Mozambico numero 1. Pluripregiudicato, in atto collaboratore di Giustizia. L'Anzelmo comunque non figura quale imputato nella strage cosiddetta di "via D'Amelio", bensì quella che riguarda la strage di via Pipitone Federico, a Palermo, in cui perì il consigliere istruttore Rocco Chinnici.
Al punto 195, c'è stata richiesta la identificazione di Onorato Francesco, Scalici Simone, D'Angelo Giovanni, partecipe della strage di via Pipitone Federico.
Si tratta di Onorato Francesco, di Luigi e di Lattuga Teresa, nato a Palermo il 16/11 del 1960 e ivi residente, in via Cimbali 47/B. Indiziato mafioso. Pluripregiudicato. In atto anch'egli collaboratore di Giustizia.
Scalici Simone, di Stefano e di Giammanco Rosalia, nato a Palermo il 24/10/1947 ed ivi residente in via Sferra Cavallo numero 154/C. Pregiudicato e indiziato mafioso.
D'Angelo Giovanni, di Rosolino e Ganci Maria, nato a Palermo il 6 aprile del 1962 e già ivi residente in via Spinasanta numero 21, piano terra. Anch'egli indiziato mafioso, pluripregiudicato. Risulta scomparso misteriosamente negli ultimi mesi dell'anno 1992. Secondo informazioni fornite da diversi collaboratori di Giustizia, sarebbe stato soppresso il 19 ottobre del 1992.
Non mi risulta, quantomeno dagli atti del nostro archivio, della Questura di Palermo, che i predetti siano coinvolti nella strage di via Pipitone Federico.
Al punto 196, c'è stata richiesta l'identificazione di Virga Vincenzo, uomo d'onore della famiglia di Trapani.
Si tratta di Virga Vincenzo, di Francesco e La Comare Vincenza, nato ad Erice, in provincia di Trapani, l'11 settembre del 1936. Coniugato. Pregiudicato.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, mi scusi. Il Virga è detenuto, arrestato, libero?
TESTE Firinu: Attualmente è latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
TESTE Firinu: Scusi, avevo omesso di riferirlo.
Al punto 197, c'è stata richiesta l'identificazione di Andrea Mangiarracina, Andrea Gancitano, Vito Gondola, tutti uomini d'onore di Mazara del Vallo.
Si tratta di Mangiarracina Andrea, di Vito e di Bulone Teresa, nato a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, il 7 aprile del 1962 ed ivi residente in via Giotto numero 25. Pregiudicato.
Di Gancitano Andrea, di Vito e di Mangiarracina Vincenza, nato a Mazara del Vallo il 23/11 del 1955 ed ivi residente in via Alessandria numero 10.
Di Gondola Vito, nato a Mazara del Vallo il 16/04 del 1938, ivi residente. Attualmente detenuto.
In ultimo, in relazione alle dichiarazioni di Ciaramitaro Giovanni, al punto 204, c'è stato richiesto di conoscere la data e gli elementi essenziali dell'omicidio di Damiano Rizzuto.
Rizzuto Damiano, di Salvatore e di Messina Rosalia, nato a Palermo il 18 marzo del 1953 e già ivi residente in Largo Medaglia D'Oro numero 4. Pregiudicato. Venditore ambulante di pesce. E' stato assassinato alle ore 22.45 del 2 giugno del 1992 in Aspra, che è una frazione di Bagheria, in via...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi. Scusi, ispettore. 2 giugno?
TESTE Firinu: Del '92. Io erroneamente nella nota avevo messo '96.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è un errore materiale?
TESTE Firinu: Sì, è un errore materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Firinu: Era stato ammazzato in effetti all'interno di un villino di proprietà di certa Iraci Rosanna, sorella di Concetta, nata a Palermo il 13/10/54, che intratteneva una relazione sentimentale con il Rizzuto.
Nella circostanza il Rizzuto, che aveva accompagnato da poco la donna in questo villino, nell'accomiatarsi, era uscito fuori dal giardino, per rilevare la sua autovettura, ed era rientrato precipitosamente all'interno, gridando aiuto ed era inseguito da due killer che esplodevano numerosi colpi di arma da fuoco all'indirizzo del Rizzuto, anche all'interno dell'abitazione, uccidendolo e ferendo, in maniera non grave, tre giovani che nella circostanza erano all'interno della villa.
Ovvero Iraci Barbara, nata a Palermo il 20 gennaio dell'82. Iraci Barbara, nata a Bruxelles il 23 luglio del '75. E Sanfilippo Davide, nato a Palermo il 13/08 del '78. Tutti vennero giudicati appunto guaribili in giorni 10.
Al punto 205, c'è stato richiesto di conoscere il rapporto di parentela - sarebbero cugini - tra Rizzuto e Francesco Tagliavia.
Infatti Rizzuto Damiano e Tagliavia Francesco sono cugini di secondo grado, in quanto il nonno materno del Rizzuto, ovvero Messina Pietro, nato a Palermo il 14/04 del 1897, è fratello della nonna del Tagliavia, ovvero Messina Francesca, nata a Palermo il 12/12 del 1890.
Al punto 208, c'è stata richiesta l'identificazione di certo Marchese, titolare di rivendita di autovetture Renault "La Brancaccio", con la specifica di una aggressione subita nel '93 e conseguente ricovero ospedaliero.
Si tratta di Marchese Giovanni, di Salvatore e di Randazzo Maria Concetta, nato a Palermo il 27 gennaio del 1941 ed ivi residente in via Padre Puglisi, numero 26/a.
Il Marchese, alle ore 19.45 del 20 dicembre del 1993, allorquando si apprestava a ricoverare la sua autovettura all'interno del box esistente sotto casa, dice asseritamente di essere stato aggredito da due giovani sconosciuti con l'intento di asportargli il portafoglio, comunque, a scopo di rapina. Riferisce che, cadendo, ha urtato violentemente la testa contro una autovettura già parcata all'interno del garage e le ferite riportate le attribuiva appunto a questa caduta. Non faceva riferimento, assolutamente, a delle bastonate che avrebbe ricevuto dagli ignoti assalitori, bastone che, tra l'altro, la Polizia intervenuta sul posto aveva reperito e sequestrato.
Non denunzia il fatto, non fa riferimento alcuno a tentativi di estorsione, anche se, prima, a quanto pare, aveva informalmente riferito ad un occasionale testimone, che la ragione dell'aggressione era dovuta a presunte richieste estorsive pervenute giorni prima.
C'è da riferire, tra l'altro, che il Marchese, tuttora, è titolare della "Renault Car", sedente nella via Brancaccio, numero 2/g, e che nel mese di giugno precedente all'aggressione, ignoti avevano dato alle fiamme la sua autovettura Renault 19, targata Palermo B541144.
Al punto 210, ci viene richiesto di conoscere i dati relativi alla verifica dell'obbligo di firma cui era sottoposto il Ciaramitaro, e i periodi in cui tale obbligo è stato violato.
In effetti, il 2 giugno del '93, il GIP presso il Tribunale di Palermo, nell'ambito del procedimento penale 4490/91, notizia di reato, il numero 4129/92, registro GIP, con decreto motivato, ha sostituito la custodia cautelare in carcere del Ciaramitaro Giovanni con l'obbligo di firma, il martedì, il giovedì e il sabato alle ore 16.30, presso la stazione C.C. competente per territorio, che poi viene individuata in quella di Brancaccio.
Detta misura è stata revocata il 22 luglio del '94 con ordinanza 372/93 del Tribunale, II Sezione Penale di Palermo.
Il 21 ottobre del 1984, all'Ufficio di Sorveglianza dello stesso Tribunale, con ordinanza numero 142/92, Registro Generale Misure di Sicurezza, lo sottoponeva a minimo anni 2 di libertà vigilata, e gli veniva imposto l'atto di presenza ogni domenica, dalle 9.00 alle 12.00, all'Autorità di P.S. Obbligo che assolveva, prima, presso il Commissariato di P.S. di Brancaccio, e poi, presso lo stesso Ufficio di Oreto Stazione di Palermo, in quanto che aveva trasferito la sua residenza da quella attuale al Foro Umberto I, di Palermo, che sarebbe il Foro Italico, dove aveva asseritamente attivato una postazione di vendita ambulante.
Il 19 agosto del '95, il Commissariato Oreto Stazione di Palermo, dove doveva presentarsi per assolvere agli obblighi, segnalava all'ufficio di sorveglianza del Tribunale di Palermo l'irreperibilità del Ciaramitaro, che, dal 26 giugno precedente, non aveva assolto più gli obblighi imposti.
Analoga informazione all'Ufficio di Sorveglianza del Tribunale la forniva il 7 di novembre successivo anche il Commissariato Oreto Stazione, che era stato incaricato di verificare se il Ciaramitaro avesse fatto ritorno alla residenza originaria.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, ispettore, ha detto il 7 di...?
TESTE Firinu: Novembre... Settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
TESTE Firinu: Scusi, 7 settembre '95.
Il Ciaramitaro riprendeva, così, senza pressione alcuna, si presentava spontaneamente al Commissariato Oreto di Palermo, il 21/10 del '95, per riprendere l'assolvimento degli obblighi imposti.
Il 17 gennaio del 1996, lo stesso Ufficio di Sorveglianza del Tribunale, riunito per decidere l'aggravamento della misura di sicurezza, con ordinanza numero 112/96 e numero 80/94, Registro di Esecuzione delle Misure di Sicurezza, ha disposto il versamento di cauzione da parte di Ciaramitaro, che si rende ancora irreperibile, poi, dal 25 febbraio '96 al 16/04/96. Quest'ultima data credo che coincida con l'ultimo arresto e con l'inizio della sua collaborazione.
Al punto 212, ci viene richiesta la data e il riferimento essenziale della scomparsa di Salvatore Caruso, persona che sarebbe stata condannata con sentenza definitiva per omicidio, e che avrebbe beneficiato di permessi.
Caruso Salvatore, di Carmelo e di Lo Manto Salvatrice, nato a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, il 5 agosto del 1956 e residente a Palermo, in via Nicolò Giannotta, numero 3. Pregiudicato, tra l'altro paraplegico, è scomparso misteriosamente il 3 di ottobre del 1994.
La di lui consorte, Forte Isabella, nata a Palermo il 21/06/59, ne aveva denunziato la scomparsa il 5 ottobre successivo, presso il Commissariato Brancaccio, riferendo che il proprio coniuge era uscito da casa regolarmente, alla guida dell'autovettura Peugeot targata Palermo 732457.
Il Caruso, ancora prima, veniva tratto in arresto il 31 agosto del 1987, perché ritenuto responsabile dell'omicidio di certa Romano Jolanda, nata a Palermo il 7 giugno del '61.
Il successivo 27 ottobre veniva denunziato, ulteriormente, quale responsabile dell'omicidio in pregiudizio di Russo Francesca, nata a Palermo il 3 maggio del 1964.
In I Grado, il Caruso, ha subìto la condanna per i due omicidi, rispettivamente a 26 e a 28 anni di reclusione.
Il 3 di ottobre del 1991, viene scarcerato con ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Messina per differimento della pena per motivi di salute.
Il 16 settembre del 1992, la Corte di Assise di Appello di Palermo ordina il ripristino della pena e, nella circostanza, il Caruso si rende irreperibile.
Il 14 di dicembre del '92, è stato tratto in arresto dal Commissariato di P.S. Brancaccio, per porto abusivo di fucile a canne mozze di provenienza illecita.
Il 14 dicembre del '93, con ordine di esecuzione pena numero 118/91 Registro di Esecuzione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica, presso la Corte di Appello di Palermo, viene condannato alla pena definitiva di anni 19 e mesi 10 e giorni 11 di reclusione per il delitto di omicidio aggravato e viene arrestato il 21 dicembre del 1993.
Solo altri quattro punti, eh!
Al punto...
PRESIDENTE: Probabilmente... scusi, probabilmente, prima di essere stato ammazzato è stato scarcerato, questo...
TESTE Firinu: Sì, perché soffriva...
PRESIDENTE: ... scomparso...
TESTE Firinu: Sì. Al punto numero 213, c'è stata richiesta di conoscere la disponibilità di un villino a Bolognetta, da parte di Giuliano Francesco.
Infatti, Giuliano Francesco, nato a Palermo il 6 ottobre del 1969, ivi residente, aveva la disponibilità di un villino ubicato in Contrada Masseria D'Amari in Agro di Misilmeri, comune limitrofo, come ho già detto prima, a quello di Bolognetta.
L'immobile in argomento, comunque, è di proprietà del padre Salvatore, nato a San Vito dei Normanni, il 29/03/1945 e residente a Palermo in via Messina Marine, numero 531.
Al punto 214, ci è stata richiesta l'identificazione di Gargano Tommaso, lattoniere, arrestato nel 1995, per detenzione di esplosivi.
Si tratta di Gargano Tommaso, di Giuseppe e di Di Liberto Rosa, nato a Palermo il 24 maggio del 1964 ed ivi residente in via Messina Marine, 723/a. Pregiudicato.
Lo stesso, in effetti, svolgeva l'attività di lattoniere presso un'autofficina sita nella via Monte Pellegrino, numero 189, di Palermo, alle dipendenze di certo Gargano Salvatore, che tuttavia non è suo parente.
Il Gargano Tommaso è stato posto in stato di fermo di P.G. il 25 luglio del 1995, come disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo, nell'ambito del procedimento penale numero 154/95 R.G. N.R., che afferisce ad un attentato dinamitardo con l'uso di esplosivo, avvenuto in danno del distaccamento della Polizia Stradale di Lercara Friddi, che è un comune in provincia di Palermo.
Nella circostanza, il Gargano venne sottoposto a perquisizione. Nel corso di una di queste operazioni, in un sito di pertinenza del di lui genitore, è stato rinvenuto un bidone in plastica, se non vado errato, contenente 71 chili di esplosivo.
Al punto 216, ci è richiesto di conoscere dell'omicidio, avvenuto a Brancaccio, di Francesco Bronte, persona che disponeva di cavalli.
Si tratta di Bronte, e non Blonte, Francesco, nato a Palermo l'8/11/41 e già residente in via Sarmiento, numero 5.
E' stato assassinato alle 9.15 del 3 giugno del '94, nella via Ciprì di Palermo.
Lo stesso, che era uscito di casa da poco, dalle 8.00, alla guida del proprio ciclomotore, nella via Brancaccio, all'altezza del civico 118, veniva attinto da diversi colpi di arma da fuoco, da due killer travisati e armati di pistola calibro 7,65 e 38.
Riusciva a fuggire nella vicina via Ciprì, dove, in effetti, poi è stato raggiunto dal colpo di grazia.
Il Bronte disponeva di una stalla ove custodiva alcuni maiali, galline, e, a quanto pare, anche dei cavalli.
Al punto 220, invece, ci è stato richiesto di verificare il ritiro del libretto di circolazione dell'autovettura Lancia Delta nella disponibilità di Ciaramitaro, da parte della Polstrada, mentre alla guida si trovava Giuliano Francesco.
Poiché, appunto, nel corso dell'udienza dibattimentale, il Ciaramitaro ha riferito che aveva prestato la macchina al Giuliano perché doveva andare a colloquio con il padre detenuto a Lanciano, non è stato possibile accertare, appunto, questo fatto. Tuttavia, non risulta, comunque, essere stato sequestrato dalla Sezione Polstrada di Palermo e Buonfornello. Viste le numerose sezione o distaccamenti della Polizia Stradale che ci sono nel tratto che va da Palermo a Lanciano, non è stato possibile documentare sinora questo fatto. E, comunque, se proprio è necessario, c'è la possibilità di scrivere al Servizio Centrale di Polizia Stradale presso il Ministero degli Interni e, credo che, se informatizzato il sistema, è possibile giungere all'accertamento richiesto.
PRESIDENTE: Lei ha terminato?
TESTE Firinu: Io, per ora, ho finito.
PRESIDENTE: il P.M. ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Nessun'altra domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Dunque, domani chi possiamo sentire?
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, il programma per domani prevede: il maresciallo Sciarratta del Centro Operativo della DIA di Trapani; poi prevede il dottor Bernabei del Centro Operativo DIA di Firenze; e, mi pare una terza persona, ecco, l'ispettore Ratti, sempre del Centro Operativo DIA di Firenze. Però, dico subito che, forse l'ispettore Ratti, per ragioni di salute, non è in grado di presentarsi. M'è stato comunicato una mezz'oretta fa.
Comunque, abbiamo il maresciallo Sciarratta e il dottor Bernabei.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati.
AVV. Cianferoni: No, Presidente, chiedo scusa, sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Mi dica, avvocato.... Ah, mi aveva chiesto di tenere udienza il pomeriggio, ha ragione. Mi pare che il Pubblico Ministero non ha nulla in contrario.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Presidente, niente in contrario.
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo domani pomeriggio alle 14.30.
AVV. Cianferoni: Se per... Per la verbalizzazione, Presidente, ecco... per il controesame...
PRESIDENTE: E per il controesame vediamo se l'ispettore può stare qui domani, in modo che, nel primissimo pomeriggio, alle due e mezza, facciamo subito il controesame.
AVV. Cianferoni: Per me va bene, Presidente, se si può far dare atto, per il II comma del 136 Codice di rito, della consultazione di atti a sua firma o appunti che l'ispettore ha costantemente operato. Perché mi è sfuggito se questo sia stato precisato o meno.
PRESIDENTE: Non ho capito che cosa m'ha chiesto, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se si può far dare atto della consultazione continua, pacifica...
PRESIDENTE: ... ha chiesto all'inizio di poter consultare... d'altra parte non potevamo pretendere che avesse una memoria...
AVV. Cianferoni: Ah, ecco, se è questo. No, no, va bene. Quindi, per me domani va bene il controesame.
PRESIDENTE: Domani alle ore 14.30. Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.

PUBBLICO MINISTERO: Presidente, c'era da completare il controesame dell'ispettore Firinu.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Avevam chiesto...
PRESIDENTE: Lo facciamo venire? Si accomodi. Vuol dire il suo nome e cognome?
TESTE Firinu: Firinu Gianfranco.
PRESIDENTE: Chi lo... Il controesame?
AVVOCATO Pepi: Presidente, la situazione è questa: io credo che l'ispettore dovesse essere controesaminato dall'avvocato Cianferoni, che io penso abbia il problema del traffico in relazione a quello che è successo oggi a Firenze. Era stamattina a Prato, credo che sia bloccato. Se vogliamo magari aspettare dieci minuti.
PRESIDENTE: Lei può avere la pazienza di aspettare un quarto d'ora, mezz'ora?
AVVOCATO Pepi: Magari...
TESTE Firinu: Se posso, vorrei approfittare per chiarire alcuni punti relativamente alla deposizione di ieri, in cui il signor Pubblico Ministero mi ha chiesto...
PRESIDENTE: Se i difensori non hanno niente in contrario.
AVVOCATO Pepi: Io, veramente, mi sembra che l'esame sia stato concluso. Quindi, siamo in sede di controesame, mi sembra che questo sia in più.
PRESIDENTE: Avvocato, le ho chiesto se lei ha...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
PRESIDENTE: ... niente in contrario.
AVVOCATO Pepi: No, però io non sono assolutamente d'accordo.
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Firinu: Si trattava solo di precisare due date sulle quali c'era del dubbio, e circa l'identificazione della quale non eravamo certi. E basta, eh, non... Comunque...
PRESIDENTE: Come?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ce lo dia. Ce lo dirà quando riprendiamo.
TESTE Firinu: Okay.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, e speriamo che l'avvocato arrivi. Allora, chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, facciamo venire il maresciallo Sciarratta.
PRESIDENTE: Si accomodi. Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
*TESTE Sciarratta: Sciarratta Renato, nato a Trapani il 3 gennaio 1950, domiciliato presso la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, maresciallo dei Carabinieri.
PRESIDENTE: In servizio presso?
TESTE Sciarratta: Direzione Investigativa Antimafia di Trapani.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula, per favore?
TESTE Sciarratta: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Possiamo cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buonasera.
TESTE Sciarratta: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, lei ha, ci ha detto che presta servizio presso la DIA di Trapani. Vuol dire alla Corte che esperienza, per così dire, del territorio del trapanese ha? Cioè quali erano le sue precedenti esperienze professionali?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente, dal 1981 al 1997 ho prestato servizio presso la Compagnia Carabinieri di Castelvetrano. E dal 23 giugno 1997 a oggi presto servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a Castelvetrano, che incarico ricopriva?
TESTE Sciarratta: Sono stato, in parte addetto, e in parte comandante del Nucleo Operativo, presso la Compagnia.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, fatta questa premessa sulla sua, per così dire, attività professionale, le chiederei di riferire alla Corte che tipo di accertamenti ha svolto e sulla base di quali presupposti, nell'ambito delle indagini relative al presente procedimento.
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, tramite il Centro Operativo di Firenze, abbiamo ricevuto, il mio ufficio ha ricevuto la delega di indagini, emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, datata 4 luglio 1997. D'accordo con il Centro Operativo di Palermo, abbiamo concordato di espletare, noi di Trapani, alcuni punti della delega; che magari, via via, andrò enucleando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiederei, maresciallo, per l'appunto di indicare quali erano i punti delega, e poi l'esito delle sue indagini.
TESTE Sciarratta: Bene. Allora, iniziando dal punto 6 della delega, si richiedeva la data dell'omicidio di tale Lombardo di Campobello di Mazara. Il Lombardo si identifica in Lombardo Gaspare, fu Francesco, e di Indelicato (?) Antonina. Nato a Castelvetrano il 18/08/1954; residente a Campobello di Mazara, via Rocca del Gallo numero 7; coniugato; autotrasportatore.
Il 29 luglio 1991 Franchini Annamaria, nata a Menfi - Agrigento - il 19/04/1963, moglie del predetto Lombardo, presentava denuncia presso i Carabinieri di Campobello di Mazara per la scomparsa del marito, allontanatosi dalla propria abitazione alle ore 08.30 del 29 luglio 1991, senza fare più ritorno a casa.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente, avvocato Pepi. Mi sembra che il teste stia semplicemente leggendo. Dovrebbe riferire...
TESTE Sciarratta: Sì, chiedo scusa, Presidente.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo. Ma, mi scusi, le abbiamo già fatto ieri questa osservazione. Si tratta di dare notizie dettagliate di una serie di richieste: non si può fare a meno di consentire al teste - a meno che non vogliamo dargli 48 ore per imparare a memoria queste cose, e non so se saranno sufficienti - .
TESTE Sciarratta: Eh, forse non sono sufficienti. Comunque, signor Presidente, se lei mi autorizza, sono atti a mia firma, quindi...
PRESIDENTE: Sì, ho capito. Ma l'esame orale dovrebbe consistere in quello.
TESTE Sciarratta: Eh, lo so.
PRESIDENTE: Però, io mi rendo conto che non si può pretendere da un essere umano di avere una memoria di questo tipo. Quindi, legga...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi se la interrompo, maresciallo. Lei sta riferendo per l'appunto l'esito di queste sue indagini. Bisogna un attimino che faccia una premessa: se può riferire quali erano in particolare le dichiarazioni, che poi peraltro sono state raccolte in quest'aula, su cui lei andava a effettuare questi accertamenti.
TESTE Sciarratta: Le dichiarazioni sono quelle rese dal collaboratore di giustizia Geraci Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ha detto, punto 1°, che poi...
TESTE Sciarratta: E' il punto 6° della delega datata 4 luglio 1997 della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Sciarratta: Quindi, come ho già detto, il 6° punto, debbo ripeterlo, signor Presidente?
PUBBLICO MINISTERO: No no, va bene, va bene così.
TESTE Sciarratta: Ecco. E quindi stavo concludendo, dicendo che, da una redatta dal Comando Arma di Campobello di Mazara, il Lombardo sarebbe da ritenersi vittima della cosiddetta "lupara bianca".
Poi, passiamo al punto 9° della delega, con il quale si richiede la composizione della famiglia - anagrafica - di Forte Paolo. Il Forte Paolo si identifica nell'omonimo, fu Francesco, nato a Castelvetrano il 07 ottobre 1959. E residente a Mazara del Vallo; coniugato con Picciotta Filippa, dalla cui unione sono nati i figli Veronica Giovanna Maria Rita, Francesco, che...
No, mi scusi, ha solo una figlia: Veronica Giovanna Maria Rita.
I genitori si identificano in Forte Francesco, fu Antonino, nato a Menfi il 25/11/1932, già residente a Castelvetrano; e deceduto il 02/03/1992. Era un commerciante d'auto.
Questi, il 21 aprile 1956, contraeva matrimonio con Mannone Giovanna, fu Paolo e fu Di Maio Francesca, nata a Castelvetrano il 6 giugno 1935; ivi residente, via Campobello numero 83, casalinga.
I fratelli si identificano in Forte Antonino, dei suddetti; nato a Castelvetrano il 22/10/1956; ivi residente, Contrada Garaffo.
Questi, nel 1981, il 13 giugno 1981 in Castelvetrano contraeva matrimonio con Vaiana Caterina, fu Giovanni e di Fiordaliso Antonina.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi maresciallo, mi scusi se l'interrompo. Della composizione del nucleo familiare Forte...
TESTE Sciarratta: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: A me interessava in particolare che lei riferisse il nucleo, diciamo, originario.
TESTE Sciarratta: Originario.
PUBBLICO MINISTERO: Del Forte Paolo, come era la richiesta.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, un fratello, abbiamo detto si chiama Antonino; poi le chiederei di riferire gli altri fratelli.
TESTE Sciarratta: Sì, poi c'ha una sorella a nome Bartolomea Lina, nata a Castelvetrano il 25 settembre 1957; e un fratello a nome Maurizio, nato a Castelvetrano il 2 maggio 1967, e ivi residente: Contrada Garaffo, senza numero. Celibe, commerciante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, sempre del nucleo familiare Forte, mi interessa che lei riferisca i cognati.
TESTE Sciarratta: I cognati si identificano in Pisciotta Vincenzo, nato a Mazara del Vallo il 3 settembre 1956, ivi residente, Corso Umberto 51, commerciante titolare di bar.
Poi, c'è Pisciotta Antonino, nato a Mazara del Vallo il 20 marzo 1958; e ivi residente, via Antominiello, 21; pasticcere.
E, infine, Pisciotta Giacoma, nata a Mazara del Vallo il 6 luglio 1963; ivi residente, via Antominiello, 21; nubile, studentessa.
Posso andare avanti?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Sciarratta: E, quindi, passiamo al punto 10 della delega; con il quale si richiede, si richiedono gli estremi storici della cosiddetta "guerra di mafia" di Partanna, fra gli Accardo e gli Ingoglia.
Quindi nel comprensorio del territorio di Partanna...
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni, sempre per il verbale. Ora, io mi chiedo come possa continuare - dice l'avvocato Pepi - e comunque ritenersi prima di tutto determinata, una domanda che sia: gli estremi storici della cosiddetta "guerra di mafia" tra una famiglia e un'altra.
(voce fuori microfono) Che cosa c'entra...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve fare un'opposizione.
(voce fuori microfono) ... c'è opposizione.
PRESIDENTE: Non deve fare un'osservazione sulla domanda.
AVV. Cianferoni: No, questo era il presupposto all'opposizione. Perché si tratta, a modesto avviso di chi parla, di domanda prima di tutto indeterminata...
AVVOCATO Pepi: E incongruente.
AVV. Cianferoni: ... ininfluente. E, come tale, della quale...
PRESIDENTE: Si serve anche di un suggeritore, avvocato?
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia le sue parti. Lei, è fuori...
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: ... e il suo collega, non si può fare un duetto di questo genere.
AVV. Cianferoni: Ha perfettamente ragione. Del resto, né chi le parla ha bisogno di un suggeritore, né l'avvocato Pepi vorrebbe, vero?, assumere questa veste non dignitosa per un avvocato.
PRESIDENTE: Comunque, mi dispiace. Noi ricordiamo tutti perfettamente la relazione del commissario, mi pare fosse il commissario di Pubblica Sicurezza di... come si chiama?
(voce fuori microfono) Bonanno.
PRESIDENTE: Bonanno.
(voce fuori microfono) Di Castelvetrano.
PRESIDENTE: Che ci riferì su questa guerra di Partanna. Il Pubblico Ministero ha chiesto dettagli più precisi. Mi pare che sia più che logico che la domanda sia esposta e che il teste possa rispondere. Prosegua.
TESTE Sciarratta: Quindi nel comprensorio territoriale di Partanna, in provincia di Trapani, centro della valle del Belice, tra il 1987 e il 1991, si è assistito a una "guerra di mafia" che ha visto coinvolte le famiglie degli Accardo, intesi "cannata", il cui capostipite era Accardo Stefano, ucciso; e Ingoglia Filippo, anche lui ucciso. Presumibilmente vittima della cosiddetta "lupara bianca".
Tale guerra pareva come...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, avvocato Pepi. Sennò si comincia, si continua sulla falsariga di ieri. "Presumibilmente", è un giudizio, una valutazione: il teste non lo può fare.
PRESIDENTE: Non ho capito, avvocato. Mi scusi, non ho realmente capito.
AVVOCATO Pepi: Il teste ha parlato di "presumibilmente ucciso" eccetera. Non può dire "presumibilmente": o è ucciso, o non è ucciso. Il teste riferisca fatti, e non giudizi.
PRESIDENTE: Il "presumibilmente", avvocato, è una notizia del tutto innocua per chiunque.
AVVOCATO Pepi: Mah...
PRESIDENTE: Quindi, mi dispiace, la sua opposizione è respinta. Andiamo avanti.
TESTE Sciarratta: Quindi una "guerra di mafia" che, come poi è stato processualmente avvarato, ha avuto come movente principale il controllo del territorio e dei traffici illeciti che potevano dipartirsi da Partanna per raggiungere anche territori continentali.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, mi scusi se la interrompo un attimo. Lei ha detto che dall'81 al '97...
PRESIDENTE: '91.
PUBBLICO MINISTERO: Al '91? No, '97.
TESTE Sciarratta: Dall'81.
PUBBLICO MINISTERO: Al '97.
PRESIDENTE: Allora io ho capito male, scusate.
PUBBLICO MINISTERO: Sono sedici anni, quindi. Ha prestato servizio e ha diretto il Nucleo Operativo dei Carabinieri di Castelvetrano. Voglio dire, lei personalmente si è occupato dell'attività di indagine in relazione a quella che, per sintesi, definiamo "guerra di Partanna"?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente ho svolto attività investigativa per quasi, per tutti gli omicidi che si sono svolti in Partanna. E addirittura ho collaborato con colleghi di fuori, per omicidi avvenuti fuori dal comprensorio del partannese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, per l'appunto, dato che lei quindi è una fonte per così dire qualificata, a noi interessa che lei ci spieghi, ovviamente sinteticamente, in che arco temporale sono avvenuti questi omicidi.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ce ne indica qualcuno di quelli più significativi o più...
TESTE Sciarratta: Guardi, partiamo dai tentati omicidi, che hanno inizio del 1988 con... in danno di Accardo Francesco; e si conclude, la "guerra di mafia", con l'omicidio di Lombardo Francesco avvenuto nel '91, nel varesotto, precisamente a Cosulnovo (?).
In questo arco temporale, ci sono stati moltissimi omicidi. Più o meno legati alla cosiddetta "guerra di mafia".
A lume di memoria, adesso ricordo in particolare l'omicidio di Russo Antonino, il conduttore di un autobus urbano in servizio di linea urbana.
Poi, il triplice, la triplice scomparsa di Ingoglia Filippo, Petravia Vincenzo e Ingoglia Pietro. Giusto: Petravia Vincenzo e Ingoglia Pietro.
Poi, c'è stato il duplice omicidio in... Piazza, di Sciacca, Rosario e Piazza... Giuseppe. La cui vittima designata era quest'ultimo, appunto.
E l'omicidio dell'architetto Ingoglia Antonino, figlio di Filippo, lo scomparso.
Poi, ancora, insomma tanti altri omicidi. Qui si parla di una trentina di omicidi in tutto.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono sempre l'avvocato Pepi. Siccome lei mi conosce da tanti anni, i processi secondo me devono essere fatti nelle regole. E qui, le regole, mi sembra che si sia del tutto di fuori. Il capo di imputazione, per cui queste persone che sono dietro le sbarre, è tutta un'altra cosa.
Nella "guerra di Partanna", gli eventuali omicidi che si siano verificati a Varese addirittura, io vedo che cosa, che cosa può comportare e che cosa può interessare alla Corte questi fatti?
Mi sembra che siano veramente domande ininfluenti e assolutamente inammissibili.
PRESIDENTE: Il P.M., per cortesia, il suo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi pare, questa opposizione è stata fatta a suo tempo.
PRESIDENTE: E' già stata fatta anche ieri mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, però, forse sarà opportuno ricordarlo. Se può avere rilevanza, se la Corte lo ritiene irrilevante, voltiamo pagina.
Noi abbiamo, come imputato in questo processo, il signor Scarano Antonio, che è un calabrese che sta a Roma. Noi sosteniamo che questi fatti, i fatti di cui si occupa lo Corte di Assise di Firenze, sono riferibili a persone appartenenti a quell'organizzazione che si chiama Cosa Nostra.
Vogliamo cercare di dimostrare che il signor Scarano Antonio, per come peraltro poi lui stesso ha riferito in quest'aula, come e perché il signor Scarano Antonio inizia ad avere rapporti con Cosa Nostra.
Siccome Scarano ci ha spiegato che l'origine di questi rapporti, che poi è abbastanza, perlomeno nel racconto che ce ne ha fatto, qualificato; nel senso che ha riferito dell'originario rapporto col signor Stefano Accardo, che sappiamo essere stato ucciso. Che questo rapporto è poi passato, per così dire, in mano al signor o dottor Enzo Pandolfo, ed è confluito nel signor Matteo Messina Denaro che è, per l'appunto, uno indicato, accusato di essere uno dei partecipi, degli organizzatori di questi fatti.
Ergo, io voglio capire se, quando il signor Scarano ci parla di aver fornito armi al signor Stefano Accardo, perché lì c'era la "guerra di mafia", ho bisogno di capire: se Scarano queste cose se l'è inventate; se l'ha letto sui giornali; se questa "guerra di mafia" di cui ha parlato il signor Scarano sia o meno qualcosa di oggettivamente esistente. O sennò, come si potrà dire, che è un qualcosa che è rimasto un "flatus voci" di Scarano, con tutte le conseguenze che se ne possono trarre.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi sembra che il riferire, certo il maresciallo, non gli farò, non sarò così sciocco da fargli riferire i dettagli di questa "guerra di mafia": credo che il maresciallo abbia testimoniato per sei giorni in un processo a Trapani su questi fatti. Quindi mi sembrerebbe del tutto superfluo, delucidarlo.
Però, ecco, tanto è vero che avevo chiesto al maresciallo Sciarratta di dirci i termini essenziali.
Ci ha riferito già sette o otto persone uccise nell'ambito di questa guerra, e quindi con un altro paio di domande mi pare che il discorso poteva esaurirsi.
PRESIDENTE: L'opposizione è respinta perché la domanda non è né ininfluente, né indeterminata. Ed è invece pertinente al tipo di notizie che la Corte deve avere. La domanda era stata, aveva avuto risposta soddisfacente e sufficiente?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, non mi ricordo le ultime frasi del maresciallo, ecco.
PRESIDENTE: Erano degli omicidi...
PUBBLICO MINISTERO: Che erano stati tantissimi, mi pare che ha detto che erano stati una trentina.
TESTE Sciarratta: Una trentina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Sciarratta: Fra i quali anche quello di Accardo Francesco, fratello di Stefano, un altro capo storico della famiglia Accardo.
E sul conto del quale vorrei richiamare un controllo effettuato dai Carabinieri di Salaparuta, che dipendono dalla Compagnia di Castelvetrano. Effettuato nell'86 in compagnia di: Messina Denaro Matteo; Clemente Giuseppe, classe 1962 o '63, non ricordo esattamente; Accardo Giuseppe, inteso "mantellina", che non è parente degli Accardo deceduti; e appunto l'Accardo Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta maresciallo Sciarratta, dato che siamo... Lei, di questi trenta omicidi di cui ci ha fatto cenno, dicevo, voglio dire, ha investigato lei personalmente su questi omicidi?
TESTE Sciarratta: Sì. Anche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi anche sugli autori, ovviamente, avrà identificato delle persone che, bene o male, erano per così dire parte o avevano avuto una parte in questa guerra.
TESTE Sciarratta: Sì. Io ebbi a testimoniare sull'omicidio di Russo Antonino, il conduttore di corriere, di autobus di linea urbana, presso la Corte, davanti la Corte di Assise di Trapani, contro Rallo Francesco, Favara Carlo Salvatore, Pandolfo Vincenzo. Appunto imputati di questo omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, siccome lei ha fatto il nome di questo signor Rallo Francesco, a quanto capisco era una delle persone accusate di uno o di più...
TESTE Sciarratta: Di uno dei tanti omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Di uno dei tanti omicidi, di questo signor Russo Antonino.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire, maresciallo, quando e da chi fu arrestato questo signor Rallo Francesco?
TESTE Sciarratta: Allora, Rallo Francesco fu arrestato il 27 maggio del '93 da me personalmente, con il mio personale del Nucleo Operativo; e da personale della Sezione Anticrimine di Roma, in quanto lui aveva trovato rifugio in Roma. Prima, presso l'abitazione di un soggetto romano che si chiama Massimino Alfio; e poi, successivamente, il proprio arresto avvenne presso l'abitazione di Malandrugolo Marisa. Un alloggio popolare sito in Tor Bellamonaca di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Ora, siccome per l'appunto di quest'arresto di questo signor Rallo Francesco, altri ufficiali di Polizia Giudiziaria che l'avevano preceduto in quest'aula, avevano riferito.
Però, in termini un po' generici. Per cui non eravamo riusciti a stabilire in che giorno, e chi l'aveva arrestato. Ora abbiamo presente lei e così, voglio dire, il dato per me è più chiaro, più intellegibile.
Lei ha detto che lo ha arrestato personalmente in collaborazione con personale dell'Anticrimine di Roma.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo: per venire all'arresto del signor Francesco Rallo, avevate predisposto strumenti di indagine? C'era qualche intercettazione telefonica?
TESTE Sciarratta: Sì. Praticamente i colleghi di Roma hanno esperito attività investigativa, anche tramite le intercettazioni telefoniche.
Mentre io e il rimanente personale ci occupammo del pedinamento del Rallo Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Che venne quindi arrestato a Roma il 27 maggio del 1993 a casa della signora Malandru...
TESTE Sciarratta: Malandrucolo Marisa. Assieme alla quale arrestammo anche Malandrucolo Gabriella, sorella. La quale era coniugata, separata, con Vaccarluzzo (?) Salvatore, anche questo arrestato perché latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, dato che lei ha riferito, oltre che dell'arresto, la circostanza della imputazione di quel certo omicidio, Russo Antonino, di questo signor Rallo Francesco e del Pandolfo Vincenzo. Ecco, vuol dire alla Corte chi è questo signor Vincenzo Pandolfo?
TESTE Sciarratta: Sì. Tra l'altro è anche punto delega, numero 11 esattamente.
Pandolfo Vincenzo... Allora, Pandolfo Vincenzo, nato a Trapani il 29/11/59, in atto latitante, in quanto si sottrasse alla cattura in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ottobre dell'81 dal GIP presso il Tribunale di Marsala. E praticamente è il nipote...
PRESIDENTE: Scusi, maresciallo, ha detto '81?
TESTE Sciarratta: '91, mi scusi. '91.
Nipote degli uccisi Accardo Stefano e Francesco, nonché di Accardo Rosario, condannato per mafia dal Tribunale di Marsala, in quanto figlio di una sorella degli stessi, Accardo Brigida, nata a Partanna l'01/12/1934.
PUBBLICO MINISTERO: Senta maresciallo, dato che siamo a parlare quindi del Vincenzo Pandolfo e dei signori Accardo, ci vuol dare gli estremi completi dell'identificazione di Accardo Stefano e Accardo Francesco?
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, Accardo Stefano, fu Nicolò e di Marrone Rosa, nato a Partanna il 10 marzo 1929. Già ivi residente e ucciso l'11/07/1989 in Partanna.
Poi... Vuole sapere di tutti i fratelli?
PUBBLICO MINISTERO: Accardo Francesco.
TESTE Sciarratta: Francesco. Allora, Francesco... lo vado a trovare. Accardo Francesco, nato a Partanna il 15/10/1939. Già ivi residente e ucciso il 29/06/1988 in Partanna. Piccolo clono.
PUBBLICO MINISTERO: Poi l'ultimo fratello, lei ha detto, Accardo...
TESTE Sciarratta: Rosario.
PUBBLICO MINISTERO: ... Rosario, ecco.
TESTE Sciarratta: Rosario. Condannato per mafia.
Accardo Rosario, nato a Partanna il 9 maggio 1937. Ivi residente, via Luigi Sturzo 33. Invalido civile.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
E quindi, ci ha spiegato che il signor Vincenzo Pandolfo è nipote in quanto figlio di una sorella...
TESTE Sciarratta: Figlio di una sorella degli Accardo.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama questa sorella?
TESTE Sciarratta: Brigida.
PUBBLICO MINISTERO: Accardo Brigida.
TESTE Sciarratta: Accardo Brigida.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Ecco. Senta, i due uccisi, tutte e due i fratelli, Stefano e Francesco, uno è stato ucciso l'11 luglio dell'89, l'altro ha detto il 29 giugno dell'88.
TESTE Sciarratta: '88.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questi fatti di sangue se n'è occupato lei a livello di indagine, personalmente?
TESTE Sciarratta: Guardi, tranne per Accardo Stefano, per Accardo Francesco ho addirittura partecipato al sopralluogo, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per Accardo...
TESTE Sciarratta: ... partendo da lì, si dirama tutta l'indagine.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono questa trentina di omicidi che terminano, per così dire, nel '91.
TESTE Sciarratta: Sì, che praticamente hanno visto la famiglia Ingoglia completamente sterminata, infatti ne è rimasto solo uno: che sarebbe Ingoglia Roberto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Proseguiamo, maresciallo, con gli accertamenti che abbiamo richiesto al suo ufficio.
TESTE Sciarratta: Sì. Quindi, abbiamo il punto 12 della delega, con cui si chiede l'identificazione di Michel Giacalone.
Si identifica in Giacalone Michele, di Salvatore e di Pisciotta Angela, nato a Tunisi il 22 settembre 1948. Coniugato con Di Tommaso Grazia, di Salvatore e di Quinto Maria, nata a Grenoble il 28/08/1953. E' titolare di esercizio turistico alberghiero denominato Triscina Mare, sito nella contrada Triscina Agro di Castelvetrano, Strada numero 1. Ed è penalmente censurato per fatti di mafia.
Poi abbiamo... Le interessa avere un ritaglio biografico, no?
PUBBLICO MINISTERO: Del signor?
TESTE Sciarratta: Michel Giacalone. Michele Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ci dà qualche ulteriore dato di dettaglio.
TESTE Sciarratta: Sì. Ritengo che valga far presente che questi era anche consigliere comunale presso il comune di Castelvetrano per la lista civica... per una lista civica locale.
Quindi abbiamo il punto 13 della delega, con il quale si richiedeva l'accertamento circa la partenza della ragazza austriaca, legata a Messina Denaro Matteo, dall'aeroporto di Catania nell'estate del '93.
Premesso che la ragazza si identifica in Haslener Andrea, nata il 15/01/1968 in Austria, si è potuto rilevare, dagli atti del Commissariato di Polizia di Castelvetrano, che è la stessa, così come riferito con telefax dal Servizio Interpol, era arrivata a Palermo, all'aeroporto di Palermo, il 6 luglio 1993 alle 14.20 e ripartita dall'aeroporto di Catania in data 31 agosto 1993 alle ore 14.00.
E passiamo quindi al punto 17 della delega. Attentato alla villa dell'ex onorevole Culicchia, ex sindaco di Partanna.
Il Culicchia si identifica in: Culicchia Vincenzino, nata a Partanna il 09/10/1932. Già parlamentare nazionale. Il quale denunciò, presso la Compagnia Carabinieri di Castelvetrano, il patito incendio che ignoti avevano appiccato nel corso della notte... scusi che le do la data esatta. Nella notte sul 31 maggio 1990.
Venne appiccato il fuoco alla abitazione estiva dell'onorevole Culicchia, ubicata nella frazione Marinella di Selinunte Agro di Castelvetrano.
Vale far presente che in precedenza lo stesso parlamentare aveva subìto analoghi danneggiamenti, o quantomeno danneggiamenti, anche alla segreteria politica di Trapani, sita in piazza Malta numero 31; al tempo dei fatti, naturalmente.
E quindi, punto 19 della delega: vicinanza di una sala denominata Le Caprice rispetto alla campagna di Battista Consiglio. Luogo indicato per custodia e controllo delle armi, portate a Roma nel febbraio del '92 da Messina Denaro Matteo, Geraci Francesco, Graviano Giuseppe, eccetera.
La casa di campagna del Giovan Battista Consiglio, nato a Mazara del Vallo il 05/04/1933, è sita in Mazara del Vallo, contrada Giangreco, ad una distanza di circa 2 chilometri e 600 dalla sala denominata Le Caprice.
Sottolineo che la sala in questione è ubicata lungo la SS-115 in territorio del comune di Mazara del Vallo, la quale statale conduce da Mazara del Vallo verso Marsala, e quindi Trapani.
La distanza chilometrica è stata rilevata con l'ausilio del contametri dell'autovettura di servizio.
E punto delega... punto numero 20 della delega: dati identificativi di Consiglio Battista e figlio. Età, attività, disponibilità di camion, eccetera.
Quindi, il nominato si identifica in Consiglio Giovan Battista, di Salvatore e di Marino Antonia, nato a Mazara del Vallo il 05/04/1933. Ivi residente, in via Urbino numero 8. Autista, pensionato INPS. Coniugato con Messina Maria, di Gaspare e di Gancitano Vincenza, nata a Mazara del Vallo il 23/10/41.
I due hanno avuto dei figli a nome Salvatore, nato a Mazara del Vallo il 16 aprile 1961. Coniugato; Consiglio Antonia, nata a Mazara del Vallo il 2 febbraio 1964. Deceduta poco dopo il parto; Consiglio Gaspare, nato ad Alzate Brianza il 18 aprile '65. Coniugato;
Consiglio Vincenzo, nato a Mazara del Vallo il 29/07/1968. Ivi residente, via Urbino numero 8. Autista. Coniugato;
Consiglio Giuseppe, nato a Mazara del Vallo il 18/10/1974;
E Consiglio Antonietta Enza Maria, nata a Mazara del Vallo il 03/12/77. Nubile, casalinga.
Quindi da accertamenti eseguiti presso... a mezzo della banca dati Forze di Polizia, tra i tanti mezzi, il Consiglio Giovan Battista risulta essere intestatario di un autocarro FIAT 682 targato Trapani 342365. Già targato Parma 245941. Ritirato dalla circolazione il 2 giugno 1992.
E di autocarro FIAT 160 targato Trapani 393511. Già targato Brescia 685090. Ritirato dalla circolazione il 18 ottobre 1995.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo. In relazione all'accertamento su questo nucleo familiare del signor...
TESTE Sciarratta: Consiglio.
PUBBLICO MINISTERO: ... Consiglio Battista.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accertato che tipo di attività lavorativa espletavano i figlioli?
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, abbiamo il figlio Salvatore che risulta essere autista, quindi un conducente di autocarri. E il figlio Vincenzo anch'egli autista. Il figlio Giuseppe, muratore.
Se è riferito ai soli figli maschi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, mi interessavano i figli maschi. E poi, Gaspare? Ci può dire Consiglio Gaspare che attività svolge?
TESTE Sciarratta: Fabbro. Consiglio Gaspare, quello nato ad Alzate Brianza.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Sciarratta: E' fabbro. C'è altro?
PUBBLICO MINISTERO: No, su questo punto...
TESTE Sciarratta: Allora proseguo?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Sciarratta: Punto 29 della delega: qualità di latitante ricercato di Messina Francesco, inteso "mastro Ciccio", recentemente morto suicida.
Il nominato si identifica per Messina Francesco, di Salvatore e di Romano Rosa, nato a Mazara del Vallo l'01/01/1941, inteso "mastro Ciccio".
La qualità di latitante deriva dal fatto di essersi sottratto alla cattura, allorquando fu emessa l'ordinanza di custodia cautelare in carcere numero 267/93 del GIP e numero 171/93 N.C. DDA, emessa il 2 giugno '93 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo, in quanto indagato preliminarmente per associazione mafiosa, omicidio, traffico di stupefacenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo...
TESTE Sciarratta: E venne rinvenuto cadavere in Mazara del Vallo il 30 maggio 1997.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi recentissimamente.
TESTE Sciarratta: Sissignore.
Poi, infine, abbiamo il punto 33 della delega, che è stata trasmessa al suo ufficio con nota del 14/10/93... '97, mi scusi. Riguarda... Con il quale punto si richiede la disponibilità da parte di Geraci Francesco di una 164 targata Trapani, bianca, con nascondiglio ricavato nel bagagliaio posteriore.
Effettivamente il Geraci Francesco risulta avere avuto nella disponibilità un'Alfa Romeo 164 di colore bianca, targata Trapani 327524, intestata alla GAF, di Geraci Francesco e compagni, con sede nella via XX Settembre numero 20 di Castelvetrano.
Su delega del Pubblico Ministero, mi recai sul posto per eseguire una perquisizione locale, allo scopo di rinvenire il nascondiglio e a questa attività investigativa abbiamo allegato un fascicolo fotografico dell'autovettura ripresa all'esterno e all'interno, sia dell'abitacolo, che del vano bagaglio.
L'accertamento di per sé ha dato esito negativo. Però quello che colpì la nostra attenzione fu il fatto che il tappetino, diciamo posto alla base del bagagliaio, era più corto rispetto alla profondità dello stesso bagagliaio. E fu lo stesso Geraci Antonino - in sede di esecuzione del provvedimento - che ci disse che in effetti esisteva un nascondiglio segreto nell'autovettura Alfa Romeo 164.
Se vuole, signor Presidente, le faccio prendere visione della foto che riguarda il bagagliaio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo se, per l'appunto, questo accertamento ce lo può illustrare magari spostandosi in quella postazione.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco maresciallo, prima che lei ci illustri queste foto, bisogna che lei spieghi alla Corte quand'è che è andato a compiere...
TESTE Sciarratta: Ho eseguito...
PUBBLICO MINISTERO: ... questa attività. E per favore se può parlare al microfono, sennò non la sentiamo.
TESTE Sciarratta: Sì. Allora, l'attività è stata eseguita il 23 settembre 1997 alle ore 11.00, in Castelvetrano, nella via XX Settembre al civico numero 18; quindi presso l'abitazione dei Geraci, del Geraci padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per l'appunto lei ha fatto il nome di Geraci Antonino, che sarebbe stato presente alla perquisizione. Chi è questo signore?
TESTE Sciarratta: Certo. Geraci Antonino è padre dei fratelli Geraci Tommaso, Andrea e Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa macchina, questa 164 lei l'ha trovata a casa del signor Antonino?
TESTE Sciarratta: Sì, era parcheggiata nei pressi dell'abitazione del padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E l'esistenza di questo nascondiglio gli venne confermata dal signor Antonino?
TESTE Sciarratta: Sì, in sede di esecuzione dell'atto di perquisizione locale, lo stesso Geraci Antonino ci confermò che in effetti era esistito un nascondiglio segreto nel bagagliaio. Per cui non sapeva però fornirci ulteriori chiarimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ce lo vuol, per favore, illustrare?
TESTE Sciarratta: Ecco, come si può notare, sullo sfondo della fotografia si nota uno spazio di colore diverso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa foto ora ci...
TESTE Sciarratta: Ecco, questo è il fondo a nudo del bagagliaio.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se si può zoomare questo particolare.
Ecco, questa è la bauliera dell'auto.
TESTE Sciarratta: Esatto. Questa striscia di colore diverso che si nota, questa è la parte che appunto era rimasta nuda.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè la moquette ritagliata?
TESTE Sciarratta: Esatto. Viene fuori dalla moquette ritagliata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non so se c'è qualche altra foto più chiara, maresciallo, non lo so.
TESTE Sciarratta: Penso che siamo lì. Sì, esattamente questa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Venne per caso acquisito qualche ulteriore elemento sul...
TESTE Sciarratta: Sì. Dal momento in cui il Geraci Antonino non seppe fornirci chiarimenti validi, ai fini delle indagini che si stavano conducendo, fu egli stesso che propose a me di far venire in caserma - perché mi ero appoggiato presso la Compagnia Carabinieri - di far venire in caserma il figlio Andrea, che era in grado di fornire ulteriori delucidazioni.
Infatti così fu e lo stesso Geraci Andrea ci confermò che praticamente il nascondiglio segreto esisteva, in quanto era stato applicato un pannello che dalla base del bagagliaio raggiungeva la parte superiore dello stesso bagagliaio.
Pannello che si apriva elettricamente da un bottone che trovava allocazione dietro la leva del cambio, nell'interspazio che c'è fra i due sedili anteriori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Sciarratta: Quindi lateralmente...
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente, avvocato Cianferoni.
Vorrei formalizzare l'inutilizzabilità, allo stato, di questa risposta del maresciallo. Perché ha riferito un contributo orale che direttamente il signor Geraci Andrea - se del caso - sarebbe stato dovuto citare per darci; e non può riferire il teste, ufficiale di P.G., dichiarazioni di una persona.
PUBBLICO MINISTERO: Dove è scritto, avvocato Cianferoni? Che l'ufficiale di P.G. non può riferire quanto assume dai testi, anche nel Codice non c'è scritto.
PRESIDENTE: Nel Codice risulterebbe esattamente l'opposto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi casomai, se si riterrà necessario, chiameremo il signor Geraci Andrea.
PRESIDENTE: Si può esaminare il teste di riferimento.
AVV. Cianferoni: Non ho...
PRESIDENTE: Sono le uniche dichiarazioni che l'ufficiale di P.G. è in grado di riferire, perché ricevute nel corso di una perquisizione e di un sequestro.
AVV. Cianferoni: Ma veramente, ora...
PRESIDENTE: Proseguiamo avvocato, mi scusi, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: C'è un IV comma del 195.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... quello che lei vuole. Ha ragione, però a questo punto la cosa è decisa. Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, vogliamo vedere questi pulsanti, maresciallo?
TESTE Sciarratta: Sì. Ecco, osservando la leva del cambio, nella parte posteriore della stessa c'è una serie di bottoni, esiste una serie di bottoni che purtroppo...
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo zoomarli, per favore?
TESTE Sciarratta: ... che purtroppo non sono stati fotografati. Perché nel momento in cui eseguivamo le fotografie, non eravamo ancora a conoscenza di questi particolari. E quindi, come si può notare, c'è il secondo bottone, andando a ritroso, vicino al sedile del conducente, ed è quello che azionava il pannello elettrico per l'apertura del nascondiglio segreto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Comunque quello che di oggettivo avete constatato, al di là di quanto vi ha riferito il signor Andrea, era quella parte della bauliera ritagliata.
TESTE Sciarratta: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Sciarratta: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questi pulsanti che poi lei stesso potè...
TESTE Sciarratta: Ho materialmente visto.
PUBBLICO MINISTERO: Di cui ha constatato...
TESTE Sciarratta: Sissignore. L'esistenza.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'esistenza. Ecco.
Bene, su questo punto io non avrei altre domande.
E per la Corte l'album in questione, che ha illustrato il maresciallo Sciarratta, costituisce il punto 28 dei documenti che abbiamo prodotto, di cui abbiamo richiesta la produzione all'udienza dell'8 novembre e che poi la Corte, con ordinanza successiva, ha acquisito.
Io, mi pare che con il maresciallo Sciarratta, salvo un controllo rapido, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta maresciallo, l'omicidio Accardo Stefano a chi è attribuito?
TESTE Sciarratta: Mah, secondo...
PRESIDENTE: Lei può rispondere soltanto in base a notizie di carattere giudiziario.
TESTE Sciarratta: Sì.
Secondo quanto riferito da una teste - della quale non ricordo il nome, per ora - sembra che l'omicidio sia da attribuire al fratello di Ingoglia, tale Ingoglia Pietro. A sua volta ammazzato a Trapani, se non ricordo male, Natale del...
PRESIDENTE: Questa seconda parte non ci interessa, comunque. Mi scusi, questa teste ha deposto in udienza?
TESTE Sciarratta: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Nel corso di quale procedimento?
TESTE Sciarratta: Nel processo contro la mafia di Partanna, celebratosi a Marsala nel '95. Tra il '94 e il '95. Iniziato nel febbraio del '95, se non ricordo male.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma a lei sono state conferite deleghe di indagine in un procedimento penale a carico di qualche indagato preciso per questo omicidio?
TESTE Sciarratta: No, no, no.
AVV. Cianferoni: Senta, sa se la famiglia Accardo, ovvero la famiglia Ingoglia, avessero pertinenze con associazioni criminali e in particolare provvedimenti restrittivi, o dati oggettivi per articolo 416-bis Codice penale?
TESTE Sciarratta: Ma guardi, le posso dire addirittura che Accardo Stefano, indiziato mafioso, era stato pure al soggiorno obbligato.
PRESIDENTE: Come ha detto, era stato?
TESTE Sciarratta: Indiziato mafioso.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Sciarratta: Era stato pure al soggiorno obbligato. E tra l'altro, così, a lume di memoria adesso, avvocato, le posso dire che sia l'Accardo Stefano che l'Ingoglia Filippo sono stati coimputati, se non ricordo male, negli anni '60, forse. Negli anni '60 sono stati coimputati in una rapina.
AVV. Cianferoni: Va bene. La mia domanda era di carattere giudiziario, non di...
TESTE Sciarratta: Va bene.
AVV. Cianferoni: ... prevenzione. Non di prevenzione. Indiziato è un discorso. A me interessava...
TESTE Sciarratta: Va be', ci riferimento a periodi in cui il 416-bis non esisteva.
AVV. Cianferoni: Non esisteva.
TESTE Sciarratta: Esisteva il 416 normale.
AVV. Cianferoni: Ma dal 1982 in avanti, il 416-bis esiste.
TESTE Sciarratta: Sì, esatto.
AVV. Cianferoni: Allora, da...
TESTE Sciarratta: Sì, fu indiziato, fu arrestato per il 416-bis Accardo Stefano, per questo delitto, per traffico internazionale di stupefacenti, insieme a Spezia Nunzio, all'avvocato Messina Antonio, di Campobello di Mazara tutti e due. Ad altri soggetti residenti in Roma.
Insomma, erano una trentina di persone, se non ricordo male. Quindi c'entrava pure il 416-bis a pieno titolo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande per il maresciallo. Chiedo, ritornando a quella questione fatta poco fa, l'esame del signor Geraci Andrea.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, valuteremo più avanti se...
PRESIDENTE: La Corte si riserva.
AVV. Cianferoni: Per la precisione, sulle circostanze della vettura e...
PRESIDENTE: Certo, certo, abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Ecco, bene.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
Ci sono altre domande per questo teste? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Sciarratta: Grazie, buonasera.
PRESIDENTE: Buonasera.
Vogliamo far ritornare allora l'ispettore...
Abbia pazienza, ispettore, ripeta ancora il suo nome.
*TESTE Firinu: Firinu Gianfranco.
PRESIDENTE: Vuole chiarirlo? Perché pare che ci sia difficoltà nel trascrivere il suo nome.
TESTE Firinu: Firenze, Imola, Roma, Imola, Narni, Udine.
PRESIDENTE: Prego. Il difensore che aveva chiesto il controesame.
AVV. Cianferoni: Grazie, signor Presidente.
Dunque, ispettore, sugli accertamenti a proposito del suicidio di Gioè, vorrei chiederle, punto 19 della delega ricevuta da lei.
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, vorrei chiederle se conduceste accertamenti sui turni di guardia della Polizia penitenziaria, quella notte a Rebibbia.
TESTE Firinu: Io personalmente, no. Non sono a conoscenza.
AVV. Cianferoni: Non è a conoscenza di alcun particolare accertato in sede di indagine, o di processo, a proposito di questa circostanza?
TESTE Firinu: No, nessuna. Perché a me hanno chiesto solo circostanze relative alla morte, relative al sopralluogo per... al fatto in se stesso, non alle indagini successive.
AVV. Cianferoni: Senta, quali accertamenti consentirono di stabilire la paternità del Gioè della lettera trovata nella sua cella?
TESTE Firinu: Mah, ritengo per la perizia grafica.
AVV. Cianferoni: Non ha cognizione diretta sul punto?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: Quando lei, nel suo esame, risponde facendo differenze tra mafioso e indiziato mafioso, a che cosa intende riferirsi?
TESTE Firinu: Diciamo che si hanno, di norma, notizie estrapolate dagli atti dei vari uffici investigativi.
Sostanzialmente non cambia niente, ecco.
Prima, in passato, si usava compilare una scheda dove il soggetto veniva catalogato proprio con, come mafioso. Infatti, i fascicoli della Divisione Anticrimine della polizia delle Questure, di norma era contrassegnato da una "M" maiuscola, per indicare appunto la qualità di mafioso del soggetto.
Oggi, diciamo che è più una nuova locuzione che si indica come "indiziato mafioso".
AVV. Cianferoni: Quindi, questo tipo di accertamento, è stato condotto sugli schedari della Polizia unicamente.
TESTE Firinu: Sì, certo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, quando lei parla di legame di affinità fra Giuliano Salvatore "il postino" e Pietro Senapa, a che tipo di legame fa riferimento?
TESTE Firinu: Se mi ricorda il punto...
AVV. Cianferoni: Punto 170.
Chiedo scusa, però le chiederei di rispondermi proprio su che cosa intende lei per legame di affinità.
Mi perdoni la brutalità del termine, se lei sa che cosa significa "essere affini".
Quindi, è inutile che mi legga il punto 170, perché glielo do per scontato.
Io le ho chiesto se lei mi sa dire che cosa significa "legame di affinità".
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi oppongo a questa domanda, perché il legame di affinità, che cosa significa, lo sappiamo tutti.
L'ispettore ha fatto degli accertamenti, riferisca l'accertamento.
AVV. Cianferoni: Il motivo, la rilevanza, signor Presidente...
PRESIDENTE: Io ritengo che sia giusto che l'avvocato abbia coscienza che il teste, nel rispondere affine del tale, significa un qualche cosa giuridicamente.
TESTE Firinu: Che ci sia un legame, appunto, diretto di parentela, parentelare.
PRESIDENTE: Va be', per esempio? Chi è affine di un soggetto? Lei, suo...
TESTE Firinu: Io con mio fratello, penso io con mio padre...
PRESIDENTE: No, allora vede, la questione è...
TESTE Firinu: Non so...
PRESIDENTE: ... affine è colui che è in rapporto mediato. E' affine un suocero, è affine un cognato.
TESTE Firinu: Ho capito.
PRESIDENTE: Allora, quando lei ha riferito quelle notizie, evidentemente ha riferito delle notizie che non corrispondono esattamente allo stretto termine giuridico.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
TESTE Firinu: Ma, in effetti, è consuocero. Quindi...
PRESIDENTE: Ah va bene. se è consuocero, è un altro discorso. Io non lo ricordo. Eh, abbiate pazienza, non ho memoria di tutto quello che si dice qui.
AVV. Cianferoni: No, no, io davo per scontato il dato oggettivo.
La domanda verteva su un altro aspetto dell'esame del teste che sarà poi magari oggetto di discussione.
Gambino Giuseppe Giacomo, del quale lei ieri ha fornito le generalità, vorrei da lei notizie.
E' per caso defunto, ad oggi?
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Sa dirci in che modalità?
TESTE Firinu: Mah, se non vado errato, è deceduto all'interno del carcere.
AVV. Cianferoni: Posso chiederle per quale motivo, nella sua nota, questo non è stato scritto?
TESTE Firinu: A me è stata chiesta solo l'identificazione, non è stato chiesto il curriculum di Gambino.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito del verbale di sequestro di P.G. datato 4 agosto '95, si fa riferimento al capannone con insegna non luminosa denominazione "La Commerciale".
Può dirmi in base a quali elementi oggettivi si può ricondurre come - ricordo come lei ha affermato e come si legge nel verbale - al signor Bagarella la disponibilità di due vani garage?
TESTE Firinu: Credo che siano due cose diverse. Perché il capannone credo che sia riferito alla cosiddetta "camera della morte". Mentre, i due box garage, sono, riguardano un altro punto, se non vado errato.
AVV. Cianferoni: No, no, chiedo scusa. allora non voglio farla confondere.
Lei ha capito a che cosa mi riferisco. Le ripongo la domanda in maniera più semplice: lei ieri ha parlato di due vani garage riconducibili al signor Bagarella.
Può dirmi in base a quali elementi oggettivi?
TESTE Firinu: Mah, sono accertamenti e indagini che ha fatto il mio ufficio a Palermo, quando, tra l'altro, ancora io non ne facevo parte. Quindi, sono dati che ho rilevato dall'archivio del Centro Operativo DIA di Palermo.
AVV. Cianferoni: Bene. Poi, ecco, la stessa circostanza per completezza, fa capo al punto 136 della delega. Che si parla testualmente di due box ubicati nello stesso immobile.
Quindi, questo era soltanto per...
Dunque, ecco, al punto 216, quando lei riferisce: "circostanze relative all'omicidio Francesco Blonte", a quali informazioni fa riferimento laddove dice che questo signore custodiva nella sua stalla anche dei cavalli?
TESTE Firinu: A informazioni acquisite alla Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Palermo.
AVV. Cianferoni: Può essere più preciso su questo punto?
TESTE Firinu: Ho consultato il fascicolo relativo all'omicidio del Bronte presso la Stazione Omicidi della Squadra Mobile di Palermo, dove ho attinto queste notizie.
AVV. Cianferoni: Ma le informazioni sono di fonte confidenziale, o riconducibili ad una persona?
TESTE Firinu: No, assolutamente. Ho letto, se non vado errato, il rapporto inviato all'Autorità Giudiziaria relativo appunto al fatto criminoso.
AVV. Cianferoni: Va bene. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, guardi, una... proprio chiudevo qui.
Donufrio Antonio, è un altro omicidio del quale ieri ha parlato. Ci ha detto che veniva fermato nella immediatezza certo Galati Giovanni, con l'accusa di concorso in omicidio.
Sa riferire che esito abbia avuto questo processo?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: E, domanda analoga: omicidio Ocello Pietro.
Data del fatto 7 settembre '91.
Sa riferire se, anche di questo processo, si conosca un esito in riferimento al fermo di P.G. di Ocello Giuseppe?
TESTE Firinu: No.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ha domande, avvocato?
Può andare, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, il teste stava facendo delle precisazioni...
PRESIDENTE: Ha ragione, ha ragione.
PUBBLICO MINISTERO: Gliele chiedo io.
Prego, ispettore, lei ha detto che c'erano delle due precisazioni su punti su cui aveva riferito ieri.
TESTE Firinu: Sì, sul punto 80 che è relativo all'omicidio di Giovanni Sucato.
Siccome ieri avevo riferito che era stato rinvenuto dall'Arma dei Carabinieri in data 30/11/96, non vi è la certezza sulla data. Quindi ho accertato chiamando il mio ufficio, che la data è questa, la confermo.
Mentre invece per quanto riguardava l'identificazione del Vinciguerra Tony, richiesto appunto al punto 101, si tratta di Vinciguerra Sebastiano, detto Tony, nato a Palermo il 7 settembre del 1960 e ivi residente in via del Pellicano numero 9. Che è stato tratto in arresto dalla Mobile di Palermo nell'aprile del '96 nell'ambito delle indagini volte alla cattura dell'allora latitante Spatuzza Gaspare.
In ultimo, ho appreso tra l'altro che il Vinciguerra, il 20/11/97, quindi alcuni giorni fa, con rito abbreviato, è stato condannato alla pena di anni 4 e mesi 6 di reclusione per associazione mafiosa.
PRESIDENTE: Ha altre richieste, il P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Nessun'altra.
AVV. Cianferoni: Su questo punto, signor Presidente: Tony Vinciguerra. Se vedo bene, è il 101 della sua delega.
TESTE Firinu: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora, è inutile che si stia a rendere noto alla Corte il contenuto della sua delega.
Siccome però vedo che quello che ha riferito or ora non c'è nella sua delega e si parla di tutt'altra persona, mi par di capire. Perché leggo, a proposito di Vinciguerra Tony:
"Vinciguerra Antonio di Stefano e Campanella Onofrio, è un altro Vinciguerra Antonio di Giuseppe e Ganci Caterina.
Nessuno dei predetti annovera precedenti penali di Polizia."
Ora lei stasera ci parla di un Vinciguerra Sebastiano che ha fatto un giudizio abbreviato pochi giorni fa.
Dunque, questo tipo di accertamento, da ieri ad oggi come ha potuto farlo?
TESTE Firinu: Allora, consultando appunto il mio ufficio, ho appreso che era stato arrestato dalla Sezione Catturandi della Squadra Mobile.
Ho chiamato il dirigente della Sezione Catturandi della Squadra Mobile, il dottor Claudio Sanfilippo, che mi ha fornito l'identificazione di Tony Vinciguerra.
AVV. Cianferoni: Mah - e poi concludo - premesso che Tony è un diminutivo, nella nota si trovano citati due Vinciguerra Antonio.
Ora lei stasera riconduce il diminutivo ad un Sebastiano.
Vuol dirci attraverso quale passaggio logico?
TESTE Firinu: Perché è conosciuto con, appunto, col nome Tony, Vinciguerra Sebastiano.
AVV. Cianferoni: Ma il suo nome sarebbe Sebastiano.
TESTE Firinu: Sì. Il nome di battesimo è Sebastiano.
Tra l'altro, quando ieri ho affrontato appunto l'identificazione del Vinciguerra, ho premesso che non, che avevo rilevato dall'anagrafe di Palermo, tutti i Vinciguerra Antonio e censiti. Ma che non ero in grado di dire chi dei, degli identificati, avesse rapporti con lo Spatuzza.
Non ho detto che qualcuno di loro aveva dei rapporti con lo Spatuzza, appunto.
AVV. Cianferoni: Ecco, mi perdoni, eh. Però, allora, questa cosa va conclusa. Nella sua nota, i rapporti da chiarire, erano con Spataro Salvatore. Tant'è che lei...
TESTE Firinu: Con Spataro. Non ricordo, ora ho detto Spatuzza...
AVV. Cianferoni: Eh, beh, allora, mi perdoni. Spatuzza è una persona; Spataro è un'altra persona.
TESTE Firinu: Sto andando a memoria. Ma non so, leggendo non... non ricordo il punto...
AVV. Cianferoni: Dunque, se questa è la sua risposta, non le faccio altre domande. Però le leggo:
"Sulla scorta dei dati forniti non è stato possibile stabilire chi dei suddetti intratteneva rapporti con Spataro Salvatore."
Ora lei ci parla dei rapporti con Spatuzza.
Quindi, questo, sarebbe...
TESTE Firinu: No, io ho detto che è stato arrestato nell'ambito delle indagini tese alla cattura di Spatuzza. Non ho detto che ho accertato dei rapporti diretti con Spatuzza.
AVV. Cianferoni: Eh, insomma, questa è la risposta. Poi la valuterà la Corte.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Può accomodarsi.
TESTE Firinu: Grazie.
PRESIDENTE: Buongiorno e grazie.
*TESTE Firinu: Buongiorno.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Facciamo passare il dottor Bernabei.
PRESIDENTE: Buongiorno.
*TESTE Bernabei: Buongiorno a tutti.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
TESTE Bernabei: Bernabei Gianfranco, Pescara 26/12/57, residente a Firenze Lungarno Vespucci 26. Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato, in servizio presso il Centro Operativo DIA di Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Bernabei: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Bene. Il P.M. può procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Bernabei, buonasera.
Senta, vuol dire alla Corte se lei, nell'ambito delle sue attività di istituto, ha, e per quali ragioni, avuto un qualche contatto col signor Bruno Moroni?
TESTE Bernabei: Sì. Il Moroni Bruno fu sottoposto ad un confronto presso il carcere di Prato con Scarano Antonio, il 7 marzo del '96.
E, in quella circostanza, per esigenze connesse alle indagini, ero presente anch'io assieme al maresciallo Leggeri dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo del suo ufficio?
TESTE Bernabei: Sì, del mio ufficio, sì. Che presta servizio presso il mio ufficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dovrebbe spiegare che cosa, a prescindere ovviamente dal contenuto del confronto fra Scarano e Moroni, che cosa accadde in quella giornata.
TESTE Bernabei: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Se ci dice, se ricorda...
TESTE Bernabei: Dunque, accadde questo: lui, all'esito di questo confronto che, come dicevo, fu effettuato all'interno del carcere di Prato, era piuttosto sconvolto e turbato. E si abbandonò ad alcune, diciamo, alcuni sfoghi, alcune dichiarazioni.
In sostanza, praticamente, ammise la circostanza che gli era stata contestata. Ovvero sia di aver prelevato questa Lancia Thema e di averla portata a La Rustica.
Disse però che, quando sentì dai telegiornali che i fatti riguardavano storie di bombe e di stragi, lui rimase sconvolto perché non immaginava assolutamente cose di questo genere.
E fece anche alcune precisazioni piuttosto significative, perché, ad esempio, ricordo con precisione che lui disse che Scarano era stato inesatto nel fornire il racconto dicendo di essersi presentato, alla sua officina, alle otto del mattino.
Lo Scarano, invece, lui precisò era arrivato intorno alle dieci di quel giorno. E non alla apertura, così come aveva riferito in sede di confronto.
Disse anche, disse anche che aveva ricevuto come ricompensa una cassetta di bibite.
E allora io lo invitai naturalmente a, diciamo, rettificare queste sue dichiarazioni e a rendere queste sue dichiarazioni al Pubblico Ministero, e debbo dire che sembrava abbastanza convinto di questa esigenza. Però mi disse, dice: 'guardi, ne voglio solo parlare con il mio avvocato, mi voglio consigliare con il mio avvocato. E, dopodiché, farò chiarezza su questi fatti', ecco. In sostanza andò in questi termini.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io ora ho bisogno di capire due, che lei ci spieghi due elementi, due dati di fatto.
Il primo è questo: come mai il Moroni si trovava con lei e col maresciallo Leggeri, lo abbiamo capito, al carcere.
Ma io ho bisogno di capire se vi eravate, per così dire, se c'era stato una qualche ragione di contatto prima. E quindi dopo il confronto.
TESTE Bernabei: Sì. Dunque, quel giorno, il Moroni era stato invitato nei nostri uffici per essere ascoltato dal Pubblico Ministero.
Lui giunse a Firenze in treno e si presentò all'orario convenuto nei nostri uffici.
E il Pubblico Ministero lo ascoltò, all'esito del verbale dispose immediatamente un confronto per le ore 12.00 di quello stesso giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre al giorno?
TESTE Bernabei: Il giorno 7 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
TESTE Bernabei: '96.
PUBBLICO MINISTERO: '96.
TESTE Bernabei: Il 7 marzo '96. E, pertanto, fece questo provvedimento che disponeva, peraltro, l'accesso al carcere, che avrebbe dovuto consentire l'accesso al carcere del Moroni, incaricando la DIA per l'esecuzione di questo provvedimento.
Ovvero sia, noi ci occupammo di notificare alla Direzione del carcere, questo provvedimento e di introdurre, all'interno dell'istituto, il Moroni.
E poi, all'esito del confronto, tornammo assieme a Firenze. E, quindi, in questa circostanza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, due particolari. Quindi, a confronto disposto, quindi ci troviamo negli uffici, lei ha detto "nei nostri uffici"...
TESTE Bernabei: Della DIA. Sì.:
PUBBLICO MINISTERO: Agli uffici DIA di Firenze.
Come fece Moroni ad andare dagli uffici DIA di Firenze al carcere di Prato?
TESTE Bernabei: Sì. Lo accompagnammo noi, perché lui era arrivato a Firenze in treno. E poi perché c'era l'esigenza tecnica di introdurre il Moroni all'interno dell'istituto mediante esibizione del provvedimento che il Pubblico Ministero aveva fatto nella immediatezza. E che, quindi, doveva essere notificato alla Direzione dell'istituto per consentire al teste...
PUBBLICO MINISTERO: L'accesso.
TESTE Bernabei: ... l'accesso, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi venne con voi in macchina?
TESTE Bernabei: Sì, venne con noi in macchina, sia all'andata, che al ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il colloquio di cui lei ha riferito il contenuto, avvenne subito dopo all'uscita del carcere...
TESTE Bernabei: Sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... in macchina...
TESTE Bernabei: Avvenne subito dopo. Guardi, eravamo ancora nell'anticamera della stanza dove aveva avuto luogo il confronto.
Eravamo proprio fuori dell'uscio, diciamo, della... E, fin da lì, iniziò questo sfogo. Perché lui era, come ho già detto, diciamo, visibilmente turbato.
E allora cominciò, fin da quel momento, proprio eravamo ancora nell'anticamera della stanza dove aveva avuto il colloquio, cominciò, si abbandonò a queste riflessioni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, in relazione a quello che lei ci ha riferito, non il Moroni, voglio dire. Lei ha parlato, ha usato più volte il termine "sfogo".
Venne sollecitato da sue domande, o del maresciallo Leggeri o fu lui che spontaneamente disse quello che lei ha ora riferito?
TESTE Bernabei: No, no... No, appunto, lui queste dichiarazioni le fece spontaneamente. Proprio perché, evidentemente, a conclusione di questo confronto, sentiva l'esigenza probabilmente di commentare, di sfogarsi un po', no?
E, quindi, furono dichiarazioni assolutamente spontanee.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Bernabei, in relazione a questo fatto, lei ebbe a redigere un qualche atto...
TESTE Bernabei: Sì, io feci questa annotazione di servizio che trasmisi alla procura, E, in relazione a queste stesse circostanze, venni poi, dopo, interrogato dal Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa relazione di servizio, lei la fece in che giornata, nello stesso giorno, il giorno dopo...
TESTE Bernabei: Mah, il giorno dopo. Il giorno dopo, la feci e la trasmisi alla Procura. E poi venni...
PUBBLICO MINISTERO: Non so se lei ricorda bene su questo punto, dottor Bernabei. Perché io ho la sua relazione davanti.
TESTE Bernabei: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E mi risulta che, alla data del...
TESTE Bernabei: La data di trasmissione , sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... del 7 marzo. Quindi, non so se stiamo consultando lo stesso documento.
TESTE Bernabei: Dunque, la... Sì, il 7 marzo è la data dell'annotazione. E, il 13 marzo, invece è la data della trasmissione dell'annotazione stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi voglio dire, la relazione la fece lo stesso giorno.
TESTE Bernabei: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Bernabei: Però fu trasmessa con data 13 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi lei ha detto, in relazione al contenuto di questo scambio, lei venne anche sentito...
TESTE Bernabei: Dal Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: ... dal Pubblico Ministero. Si ricorda anche in che data?
TESTE Bernabei: Pochi giorni dopo. Mi sembra intorno al 4 di aprile, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, in effetti venne sentito il 2 di aprile.
TESTE Bernabei: Il 2.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che, come dire, a sostegno dello sfogo del Moroni, che il Moroni si era anche lasciato andare ad una precisazione?
TESTE Bernabei: Direi a due precisazioni piuttosto significative: quella dell'orario. Perché, appunto, volle precisar che Scarano non si era presentato all'apertura dell'officina, ma era, si era presentato intorno alle dieci... a metà mattinata.
E l'altra precisazione piuttosto significativa fu quella della cassetta di bibite che ricevette, diciamo, in regalo da Scarano, quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della macchina, le venne detto qualcosa da Moroni? Che macchina era, dove l'aveva presa questa macchina?
TESTE Bernabei: Sì. Parlò della Thema che era stata prelevata dallo Stadio Olimpico e portata a questa Rustica, che era uno spiazzo, diciamo, nel quale c'era poi un deposito, per altro, di acque minerali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e su questo tragitto, su questo spostamento, oltre al fatto che Scarano si era presentato lì da lui la mattina alle 10 e non...
TESTE Bernabei: Alle 8.
PUBBLICO MINISTERO: ... e non alle 8 come sembra che avesse detto lo Scarano, ecco, le disse, le fece qualche altro...
TESTE Bernabei: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... qualche altra esternazione? Disse qualcos'altro?
Se, non so, la macchina di che colore era.
Il tipo...
TESTE Bernabei: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'ho capito: era una Lancia Thema.
TESTE Bernabei: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Bernabei: No, no, niente altro. Non mi sembra di ricordare altri dettagli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, parlò genericamente di Stadio Olimpico, o di qualche altro luogo...
TESTE Bernabei: No, parlò dello Stadio Olimpico.
AVVOCATO Pepi: Presidente, opposizione.
Mi sembra che il Pubblico Ministero stia suggerendo la risposta.
TESTE Bernabei: No, ma mi sembra che l'ho, di averlo già precisato nella mia precedente dichiarazione. Che lui...
PRESIDENTE: Non mi sembra che ci sia nessun suggerimento.
Si vuole sapere soltanto se il teste...
AVVOCATO Pepi: No, Presidente, un conto è dire se Scarano gli disse dove ha trovato questa macchina; e un conto è dire la trovò all'Olimpico.
Mi scusi, eh, ma mi sembra...
TESTE Bernabei: No, no...
PRESIDENTE: L'aveva...
AVVOCATO Pepi: ... il suggerimento sia pieno.
PRESIDENTE: Avvocato, aveva già detto il teste: dallo Stadio Olimpico alla...
PUBBLICO MINISTERO: Rustica.
PRESIDENTE: ... Rustica. Quindi, l'indicazione l'aveva già data.
Il P.M. vuol sapere se, oltre che Stadio Olimpico, ha precisato ulteriormente la località.
TESTE Bernabei: No, no...
PRESIDENTE: E il teste ha risposto nella maniera che riteneva di dover rispondere.
Non mi pare che ci sia nessuna materia di opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', chiedevo una precisazione.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva parlato di Stadio Olimpico, chiedevo se si era soffermato su qualche altro dettaglio...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... il signor Moroni.
TESTE Bernabei: No, io non ricordo altri dettagli.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, senta, e, diciamo, nel corso di questo suo sfogo, c'era presente anche il maresciallo Leggeri?
TESTE Bernabei: Sì, il maresciallo Leggeri che guidava la macchina. E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, iniziò subito dopo e proseguì poi in macchina?
TESTE Bernabei: Sì, sì. Iniziò subito dopo, appena usciti, diciamo, dalla stanza dov'era avvenuto il confronto e proseguì naturalmente lungo il tragitto fino a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei evidentemente - ho capito - invitò il Moroni a riferire il fatto?
TESTE Bernabei: Al Pubblico Ministero. E lui si dichiarò sinceramente disponibile. sembrava effettivamente molto disponibile a, diciamo, formalizzare queste dichiarazioni.
Mi disse solo che ne avrebbe voluto parlare con il suo avvocato. Per cui si riservava poi di farci sapere le sue decisioni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una volta usciti dal carcere, per così dire, e preso posto nell'autovettura, il Moroni che cosa, che avete fatto? Lo avete accompagnato, lo avete lasciato...
TESTE Bernabei: Sì, siamo tornati a Firenze. Il nostro ufficio, per altro, è vicino alla Stazione Ferroviaria. Per cui lui era arrivato a Firenze in treno e rientrava, appunto, in treno a Roma e lo abbiamo riaccompagnato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione al signor Moroni, voglio dire, l'attività del suo ufficio, aveva accertato che tipo di attività svolgesse il Moroni?
TESTE Bernabei: Sì. Lui ha un'officina diciamo un po'... multifunzionale, ecco. Fa un po' sia di riparazioni, soprattutto marmitte, diciamo, specializzato nel settore... un'officina meccanica, con carroattrezzi.
PUBBLICO MINISTERO: Con carroattrezzi. Attività che svolge a Roma?
TESTE Bernabei: Sì, che svolge a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, avvocato Pepi.
Senta, io ho una serie di domande da farle su quello che lei oggi ci ha dichiarato.
Lei è un funzionario della DIA, mi sembra, no?
TESTE Bernabei: Certo.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io le chiedo inizialmente: ma è una funzione abituale della DIA di accompagnare le persone che devono andare a fare i confronti?
TESTE Bernabei: Ho spiegato un po'... credo di avere spiegato la dinamica dei fatti.
Quella mattina, lui era stato invitato in ufficio per essere ascoltato dal Pubblico Ministero. E l'appuntamento era stato fissato alle 09.00.
All'esito di questo appuntamento, il Pubblico Ministero dispose - quindi non era stato previsto in anticipo - dispose all'esito questo confronto immediato per le ore 12.00 successive.
E fece questo provvedimento che autorizzava, che doveva autorizzare l'accesso del teste all'interno della struttura carceraria.
AVVOCATO Pepi: Sì. Ma scusi, eh. Ma non mi ha risposto. perché il discorso che lei ha fatto, è tutta un'altra cosa.
Normalmente, la DIA, accompagna le persone a fare i confronti in carcere?
Lei mi ha fatto tutto un altro tipo di discorso, per cui...
TESTE Bernabei: No, no. In molte occasioni è capitato di accompagnare testi.
E, in questa occasione, c'è stata una ragione in più per farlo. Indipendentemente dal fatto che il teste fosse sprovvisto di mezzi propri, c'era questa esigenza tecnica di introdurlo all'interno dell'istituto.
AVVOCATO Pepi: Va bene. Una volta che voi avete comunicato, tramite il Pubblico Ministero, il Moroni poteva tranquillamente, con propri mezzi, dice, andare al carcere...
TESTE Bernabei: Certo. Avrebbe potuto... è stato un gesto di cortesia che noi abbiamo usato nei suoi confronti.
AVVOCATO Pepi: Lei la chiama cortesia, io lo chiamo in un alto modo. Ma questo è un altro discorso.
Senta, lei ha parlato che a un certo momento questa persona avrebbe fatto degli sfoghi, e ce l'ha riferiti. Sfoghi però che non sono sfoghi: 'che brutto tempo c'è oggi. Piove...', sono sfoghi che riguardano fatti in cui il Moroni, poteva essere, come poi è successo, imputato, indagato per determinati reati. Voi non avete avuto nemmeno l'accortezza di dire di non rispondere e di farsi assistere da un difensore?
TESTE Bernabei: Non stava rispondendo a delle domande.
AVVOCATO Pepi: No, ha fatto praticamente delle dichiarazioni che lo coinvolgevano in determinati fatti delittuosi. Poi...
TESTE Bernabei: Ma io non ero...
AVVOCATO Pepi: ... avete assunto comunque questo fatto senza un difensore.
(voci sovrapposte)
TESTE Bernabei: Io... io...
AVVOCATO Pepi: Io vorrei una risposta precisa.
TESTE Bernabei: Sì, la risposta è molto precisa. Io non ho fatto domande alle quali lui doveva dare risposte. Semplicemente...
AVVOCATO Pepi: Ma ha fatto una relazione, però.
PRESIDENTE: Avvocato, però lo deve lasciare rispondere.
AVVOCATO Pepi: Eh, ho capito, ma non mi risponde...
PRESIDENTE: Lo deve lasciare rispondere. Avvocato...
AVVOCATO Pepi: ... come sempre.
PRESIDENTE: ... deve lasciare rispondere il teste. Poi farà tutte le altre osservazioni che crede.
AVVOCATO Pepi: E ne faremo tante di osservazioni.
TESTE Bernabei: Allora, stavo dicendo che, come ho precisato all'inizio, lui era in uno stato di agitazione e spontaneamente, fece queste dichiarazione a commento, diciamo, del contenuto del confronto. Tant'è che, appunto, come ho già detto, diede delle indicazioni che assolutamente, per quanto mi riguarda, non erano in qualche modo prevedibili, ecco. Tipo la circostanza della cassetta di bibite, è una circostanza assolutamente... che non era, diciamo, in qualche modo... prevedibile.
AVVOCATO Pepi: Comunque, lei mi da atto che voi avete fatto una relazione di servizio per dichiarazioni rese da una persona che poi risponderà di determinati reati, e è oggi in questo processo ex 210, senza nemmeno avergli detto: 'non dica nulla, perché quello che lei dice potrebbe essere a suo carico'. Questo non lo avete fatto. Mi risponda o sì o no.
TESTE Bernabei: No, non l'abbiamo fatto perché lui, all'epoca dei fatti era un teste, e quindi...
AVVOCATO Pepi: Ho capito, ma un teste può diventare imputato.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma non si possono fare discussioni col teste. Lei ha tutte le ragioni, ma potrà far valere questi argomenti al momento opportuno. E, soprattutto, li potrà far valere il difensore del Moroni, se le cose non si sono già concluse.
Ha altre domande?
AVVOCATO Pepi: Sì. Ancora sì.
Io leggo qui nel provvedimento che stabilisce il confronto:
"Dispone: procedersi alle ore 12.00 odierne all'atto di confronto e a tale scopo dispone che Moroni acceda, assieme al Pubblico Ministero, al predetto istituto."
Come mai l'avete accompagnato voi?
TESTE Bernabei: Mi sembra di averlo già...
AVVOCATO Pepi: Senza il Pubblico Ministero?
TESTE Bernabei: Mi sembra di averlo già spiegato.
AVVOCATO Pepi: No, non me l'ha spiegato.
TESTE Bernabei: Allora lo ripeto. Il Moroni era arrivato a Firenze a piedi.
AVVOCATO Pepi: Questo me l'ha bell'e detto.
TESTE Bernabei: Allora, io...
AVVOCATO Pepi: Mi vuol rispondere alle domande? Mi scusi, eh. Qui c'è un provvedimento a firma Sostituto Procuratore Gabriele Chelazzi, che dice che il Moroni deve accedere al carcere in compagnia del Pubblico Ministero.
TESTE Bernabei: Ma io non ricordo che...
AVVOCATO Pepi: L'avete invece accompagnato, voi senza il Pubblico Ministero. Mi vuol spiegare perché?
TESTE Bernabei: Il Pubblico Ministero... il Pubblico Ministero raggiunse l'istituto con i propri mezzi, e noi dal nostro ufficio ci spostammo con la nostra autovettura e accompagnammo il teste.
PRESIDENTE: Avvocato, vediamo se le posso venire in aiuto. Questa decisione di accompagnare il teste fu una richiesta del Pubblico Ministero o fu una decisione vostra?
TESTE Bernabei: No, il Pubblico Ministero fece questo provvedimento...
PRESIDENTE: Questo l'abbiamo capito, è inutile che lo ripeta.
TESTE Bernabei: Il... Si accertò peraltro...
PRESIDENTE: Mi scusi, io le ho fatto una domanda precisa, mi risponda subito.
TESTE Bernabei: Certo.
PRESIDENTE: La decisione di accompagnare materialmente il teste al carcere di Prato fu una disposizione del Pubblico Ministero o fu una decisione vostra?
TESTE Bernabei: Il Pubblico Ministero si accertò, peraltro, che il teste non avesse nulla in contrario a venire con noi al carcere. Perché fece proprio l'esplicita domanda al teste, diciamo, mentre eravamo nell'atrio: 'le dispiace venire... Ha nulla in contrario a venire col personale della DIA al carcere di Prato?'. E il teste accettò volentieri, anche perché, appunto, era completamente privo di mezzi, non era in grado, in condizione. E il lasso di tempo era, peraltro, molto breve, dalla conclusione del primo verbale all'orario di fissazione del confronto, quindi...
PRESIDENTE: Bene. Avvocato, prosegua.
AVVOCATO Pepi: Sì. E' sicuro che il teste parlò di una Lancia Thema?
TESTE Bernabei: Sì, il teste parlò di una Lancia Thema... di una Lancia Thema e precisò le cose che ho già riferito.
AVVOCATO Pepi: E' sicuro che abbia parlato di una Lancia Thema...
TESTE Bernabei: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... o che abbia parlato... mi lasci finire la domanda, per cortesia, o abbia parlato di una macchina di grossa cilindrata, senza indicare né il tipo della macchina né la fabbrica di...
TESTE Bernabei: No, no, no...
AVVOCATO Pepi: ... della macchina.
TESTE Bernabei: ... parlò di una Lancia Thema.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro?
TESTE Bernabei: Ne sono sicuro.
AVVOCATO Pepi: Bene, non ho altre domande.
AVV. Cianferoni: Ne ho una io a questo punto, però, dottor Bernabei. Perché lei è sicuro, ma quando risponde al Pubblico Ministero, lei, eh, ad aprile... ecco, il 2 di aprile, io le dico che della Lancia Thema lei non parla.
Ora, se la Corte vuole si legge anche tutto il verbale, dovendo dare atto di una circostanza negativa, il Pubblico Ministero l'ha davanti come ce l'ho io, 02/04/96.
PRESIDENTE: Possiamo credere sulla parola quello che lei dice.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente. L'ho letto e riletto ma la Lancia Thema, in questo verbale non la trovo. Allora com'è che oggi è così sicuro?
TESTE Bernabei: Perché questi sono i ricordi che al momento io ho della circostanza, sono quete le cose che riferisco alla domanda.
AVV. Cianferoni: Mi scusi, ma il 02/04/96 aveva ricordi... che tipo di ricordi aveva allora. Eravamo vicini...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi, mi devo opporre a questa domanda, perché la circostanza negativa che si vuol far risultare dal verbale potrebbe essere, per esempio, risolta dal fatto che il Pubblico Ministero non abbia chiesto quale macchina le disse Moroni che trasportò dall'Olimpico allo Stadio. Anche perché, come sanno bene i difensori, nella relazione del 7 marzo, che è quella fatta lo stesso giorno, il dottor Bernabei dice chiaramente nella relazione: 'Lancia Thema'.
Quindi, il fatto che questo temine non sia usato nel verbale, credo che forse, allora, farebbe bene l'avvocato Cianferoni, per l'appunto, a leggere tutto il verbale, così si capisce se ha detto: 'una macchina di grossa cilindrata', o altro. Sennò non... Il fatto che, nel verbale non sia utilizzata la parola...
PRESIDENTE: Noi non conosciamo la relazione...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, appunto.
PRESIDENTE: ... né le dichiarazioni, però, come io ho dato fede a quello che lei m'ha detto: 'nelle dichiarazioni non parla di Lancia Thema', se ne parla nella relazione. Avvocato, il suo discorso, mi pare, che non abbia lo stesso valore. Comunque, faccia lei.
AVV. Cianferoni: A parte che le relazioni di servizio, mi pare, non possano essere oggetto di contestazione, ma non è certo dietro questa, diciamo, attenzione processuale che questo difensore in questo momento vuole insistere. Vorrei leggere il verbale.
Mi riporto a quanto è illustrato nella relazione.
PRESIDENTE: Avvocato, ci legga soltanto il punto, perché tutto il resto...
AVV. Cianferoni: No, perché veda, signor Presidente, il punto mi pare che sia... non voglio essere noioso...
PRESIDENTE: Avvocato, ci legga il punto della contestazione. E' quello che ci...
AVV. Cianferoni: No, è una contestazione negativa, quindi già dico che non c'è. Ma dirò di più, mi pare che non ci sia nemmeno un riferimento a un'automobile di grossa cilindrata.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
AVV. Cianferoni: Espletato il confronto, fu da lei disposto che Moroni poteva essere riaccompagnato a Firenze con le stesse modalità...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi...
AVV. Cianferoni: ... per poter da qui ripartire verso Roma...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Si vuole far silenzio?
PRESIDENTE: Avvocato, c'è opposizione...
PUBBLICO MINISTERO: No, io voglio che si legga, Presidente.
AVV. Cianferoni: Se c'è la...
PUBBLICO MINISTERO: Io son molto pacato, credo di non fare gesti clamorosi, ma se si vuole leggere il verbale, bisogna leggerlo, come al solito, dal primo rigo, rigo che dice...
PRESIDENTE: Sono io che ho invitato l'avvocato a limitarsi alla contestazione relativa...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ma...
PRESIDENTE: Allora facciamo leggere da...
PUBBLICO MINISTERO: Poss...
PRESIDENTE: Facciamolo leggere dall'avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome c'è scritto:
"In data"...
PRESIDENTE: Ho capito, avvoca... Pubblico Ministero, però facciamolo leggere...
PUBBLICO MINISTERO: Se l'avvocato legge le prime righe si renderanno conto.
PRESIDENTE: Avvocato, legga dall'inizio.
AVV. Cianferoni: Il giorno 02/04/96. No, io, sulla Lancia Thema, avevo letto...
PRESIDENTE: Avvocato, legga...
(voci sovrapposte)
AVV. Cianferoni: Sulla grossa cilindrata, ecco...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no...
AVV. Cianferoni: Se c'è, tanto meglio, perché...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, ma io la invito a leggere dall'inizio il verbale.
AVV. Cianferoni: Si vuol credere in questa Giustizia, quindi, se c'è tanto meglio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
AVV. Cianferoni: "Il giorno 02/04/96, alle ore 16.35, in Firenze, Procura della Repubblica, davanti il P.M. dottor Chelazzi sost., a seguito di citazione verbale effettuata direttamente dal P.M. e presenti: dottor Gianfranco Bernabei, nato a Pescara..." - e seguono le generalità - "domiciliato in Firenze, vicequestore della Polizia di Stato, in servizio presso il Centro DIA di Firenze.
Informato dell'oggetto del presente atto ed ammonito sull'obbligo di dire la verità in ordine ai fatti per cui viene sentito, dichiara:
'In data 7 marzo ho redatto un'annotazione relativa a Moroni Bruno e l'ho sottoscritta unitamente al maresciallo capo Leggeri Roberto, anch'egli del Centro Operativo DIA di Firenze. Mi riporto a quanto è illustrato nell'annotazione"...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora perché io...
AVV. Cianferoni: No, attenzione...
PUBBLICO MINISTERO: ... vorrei far riferimento...
AVV. Cianferoni: ... Ora lo leggiamo, ora lo leggiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, legga tutto, legga tutto.
AVV. Cianferoni: "... e chiarisco che, dopo che Moroni fu da"... Perché io avevo capito che il Pubblico Ministero faceva questo ragionamento...
PUBBLICO MINISTERO: E allora.
AVV. Cianferoni: Questi sono ragionamenti, non sono documenti.
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei legga, per favore.
AVV. Cianferoni: Leggiamo il documento. Ecco.
PRESIDENTE: Io l'ho invitato a leggere.
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, a lei non ho dato la parola. Sennò qui cominciamo a fare un bel dialogo collettivo non finiamo più.
AVV. Cianferoni: Quindi:
"Mi riporto a quanto è illustrato nell'annotazione e chiarisco che, dopo che Moroni fu da lei sentito presso gli uffici della DIA e dopo che lei ebbe a disporre il confronto tra Moroni e Scarano, per la qual cosa siamo stati incaricati di accompagnare Moroni alla Casa Circondariale di Prato, Moroni, preso posto su un'auto di servizio della DIA, unitamente a me e al maresciallo Leggeri che guidava l'auto." - qui c'è un anacoluto ma così è.
"Durante il tragitto d'andata verso il carcere di Prato, Moroni se ne stette tranquillo in macchina, senza avviare con me o con Leggeri alcun tipo di conversazione.
Espletato il confronto, fu da lei disposto che Moroni poteva essere riaccompagnato a Firenze con le stesse modalità, per poter da qui ripartire per Roma. Prima ancora che l'auto di servizio partisse dal carcere di Prato ed, anzi, mentre, a piedi, Leggeri, io e Moroni, ci stavamo recando, percorrendo i cortili interni dell'istituto, verso l'auto di servizio, lo stesso Moroni, di suo, disse che lui si era limitato a trasportare l'automobile. Riferendosi con ciò al fatto che aveva formato oggetto anche dell'atto di confronto che si era concluso pochissimo prima. Aggiunse, sempre di suo, che quando aveva appreso dai telegiornali - non dai giornali, perché disse che non li legge - che quell'episodio poteva ricollegarsi a un fallito attentato allo Stadio Olimpico, si era spaventato, perché lui con i morti e con le bombe non c'entrava niente.
Salendo a questo punto in auto il Moroni continuò nelle sue spontanee dichiarazioni dicendo che prima di dire queste cose al magistrato aveva necessità però di conferire con il suo avvocato. E disse ancora, tornando all'episodio, che non era vero che Scarano si era presentato quel giorno all'orario dell'apertura dell'officina e che invece era arrivato dopo, verso le 10.00 o le 10.30.
A questo punto, circa l'epoca in cui si era svolto il fatto, disse che aveva bisogno di pensarci, ma che comunque se si era fatto dare da Scarano delle bibite ciò voleva dire che si trattava di una stagione calda.
Siccome, udite queste sue dichiarazioni, io gli rappresentai che dovevano essere ripetute davanti al magistrato, Moroni si mostrò non disponibile a ripetere senza ritardo al magistrato lo stesso racconto che aveva fatto appena spontaneamente. Assicurando però che, una volta conferito con il legale avrebbe preso l'iniziativa di contattare o lei o il colonnello Pancrazi del Centro Operativo DIA di Roma.
Io discesi dall'auto di servizio una volta giunti a Firenze, alla sede del Centro Operativo, mentre il maresciallo Leggeri accompagnò Moroni fino alla stazione ferroviaria.
Ritenni quindi necessario, visto il tipo di dichiarazioni che Moroni aveva fatto spontaneamente, alla mia presenza e di Leggeri, redigere lo stesso giorno un'annotazione che lei mi ha rammentato all'inizio del presente verbale.
a.d.r.: Quanto la citazione da lei disposta oralmente, anche per il maresciallo Leggeri, segnalo che lo stesso non si è potuto presentare per malattia.
Chiuso alle ore 17.00."
Dunque, un riferimento ad una vettura di grossa cilindrata in questo atto non c'è.
PRESIDENTE: Avvocato, a lei non spetta di fare commenti. Di fare domande, quante vuole.
AVV. Cianferoni: Va bene, Presidente.
Posso, però, manifestare alla Corte una riflessione?
PRESIDENTE: No, non mi può manifestare... non è il momento. Quando è il momento lei vedrà che ha agio di manifestare quel che crede.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
Dunque, dottor Bernabei, le rinnovo la domanda. Alla luce della vettura appena svolta, non abbiamo rinvenuto né un riferimento a una vettura di grossa cilindrata né, tanto meno, a un modello Lancia Thema. Com'è che oggi pomeriggio ha svolto...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi devo opporre a questa domanda. Mi devo opporre a questa domanda. Abbiate pazienza, solo gli avvocati possono fare le opposizioni?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Se all'inizio del verbale che ha testé letto è riferito testualmente: "In data 7 marzo ho redatto un'annotazione"; mi riporta a quanto illustrato nell'annotazione. Legga quello che c'è scritto nell'annotazione del 3 marzo.
AVV. Cianferoni: Va be'.
PRESIDENTE: Bene. Per cortesia, avvocato, passi a un'altra domanda...
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: ... perché tanto il teste ha già risposto più che sufficientemente.
AVV. Cianferoni: Bene. Dunque, l'altra domanda è: mi ricordo che lei ha detto che il Moroni "ammise" determinate circostanze, ha usato questo verbo. Dunque, vi furono delle domande da parte sua al Moroni.
TESTE Bernabei: No. Mah, l'uso del verbo non so se è stato improprio. Ho detto "ammise" perché lui, diciamo, era appena uscito da questo confronto piuttosto serrato che c'era stato con Scarano, al quale avevamo presenziato anche noi per esigenze investigative. Per cui riteneva, diciamo, come ho già detto, di fare queste dichiarazioni, questo commento a seguito di quanto era accaduto prima. Per cui, c'era un filo logico nello svolgimento dei fatti, diciamo.
AVV. Cianferoni: Ecco, e l'ultima domanda è: come poteva, glielo chiedo, il Moroni rivolgersi al colonnello Pancrazi del Centro Operativo DIA di Roma, lo conosceva?
TESTE Bernabei: Sì, sì, sì. Il colonnello Pancrazi l'aveva già conosciuto in precedenti circostanze perché era stato perquisito e comunque aveva avuto contatti con il Centro Operativo DIA di Roma. Al ché era stato incaricato, tra l'altro, di fare da tramite per la notifica dell'interrogatorio... la fissazione di quell'interrogatorio di quel giorno.
AVV. Cianferoni: Quindi, conclusivamente lei ci dice che la perquisizione al signor Moroni era stata svolta personalmente dal colonnello Pancrazi.
TESTE Bernabei: No. Personalmente, non sono in grado di dirlo, anzi, intenderei di escluderlo. Ma, siccome è il responsabile dell'ufficio che si occupava di questa vicenda, aveva avuto modo di conoscerlo.
AVV. Cianferoni: E allora vuol dire che il signor Moroni era stato convocato negli uffici della DIA.
TESTE Bernabei: Gli era stato notificato questo avviso dell'interrogatorio che era stato fissato quel giorno tramite l'ufficio di Roma, il cui responsabile è il colonnello Pancrazi, e per cui c'era questa ragione, tra le altre, che, diciamo, determinava il fatto che loro si conoscessero già, ecco.
AVV. Cianferoni: Va bene, non ho altre domande, francamente.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Bernabei: Grazie.
PRESIDENTE: Abbiamo altri testi?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, avevamo in programma l'esame dell'ispettore Ratti che però ci risulta è stato ricoverato in ospedale. Ci è pervenuta proprio poco fa un'attestazione, quindi, per oggi, non abbiamo altri, Presidente.
PRESIDENTE: Bene. L'udienza riprende domani mattina che ne abbiamo 28.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, per completezza della Corte...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... consegno questo documento, perché anche ieri aspettavamo l'ispettore Cusumano Matteo, dalla Scientifica di Palermo, ma non abbiamo avuto notizie. Quindi, ci riserviamo poi di ricitarlo.
PRESIDENTE: Bene, l'udienza riprende do...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: ... son sempre l'avvocato Pepi, le ricordavo...
PRESIDENTE: Chiamo immediatamente.
AVVOCATO Pepi: Bene. Grazie.
PRESIDENTE: Immediatamente. L'udienza riprende domani mattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.

RATTI: UDIENZE DEL 20.2 E DEL 10.12.1997

TESTE Ratti: Dunque, sono Andrea Ratti, ispettore del Centro Operativo DIA di Firenze. Sono nato a Carrara l'08/11/60 e se posso lascio come domicilio il Centro Operativo di Firenze.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Ratti: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Risponda al P.M..
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore buongiorno.
TESTE Ratti: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, devo fare come al solito un inciso. L'ispettore Ratti ha svolto...
PRESIDENTE: Diverse...
PUBBLICO MINISTERO: ... diversi accertamenti, oggi lo sentiamo limitatamente, per così dire, al segmento di indagine che ha svolto personalmente relativo al sequestro dell'autovettura provento da furto, ai danni di Benedetti Giuseppe. Quindi si tratta della FIAT Uno targata Roma eccetera.
Ecco, senta ispettore Ratti, vuole riferire alla Corte qual era il contesto di indagine che ha portato lei ad eseguire a Palermo il sequestro di un'autovettura presso certo Zoda Giuseppe?
TESTE Ratti: Sì, io praticamente ero già a Palermo per tutta una serie di accertamenti ed è arrivato un decreto di sequestro e perquisizione dall'ufficio del Pubblico Ministero qui da Firenze, relativo all'autovettura FIAT Uno Sting targata, se non erro, Roma 55204V.
PRESIDENTE: 52 forse... Vuol vedere nei suoi atti?
TESTE Ratti: Se posso?
PRESIDENTE: Sì. Se non è scritto male.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, 55.
PRESIDENTE: 55?
PUBBLICO MINISTERO: 55...
PRESIDENTE: Allora c'era un'indicazione errata.
PUBBLICO MINISTERO: ... 204V.
TESTE Ratti: Dovrebbe essere 55 comunque.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, vuole autorizzare il teste...
PRESIDENTE: Prego, prego, può esaminare quello che vuole. 55204V.
TESTE Ratti: Sì. Che poi è la stessa targa che si trova leggendo il registro di carico e scarico di autovetture che è stato sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci volevo arrivare...
TESTE Ratti: Sì, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha eseguito questo sequestro e presso chi?
TESTE Ratti: Dunque, il sequestro l'ho eseguito il 23 giugno del 1995 nei pressi dell'abitazione di Zoda Giuseppe che se non sbaglio abita in via S.T. 13 a Palermo che è una traversa di via Cassina Marina.
Sono andato a casa sua, c'era solo la moglie, la macchina era già parcheggiata sotto, poi Zoda se non ricordo male è venuto più tardi e ho proceduto al sequestro dell'autovettura e alla perquisizione sia dell'auto che dell'abitazione e del box di pertinenza di Zoda Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda le caratteristiche di questa macchina?
TESTE Ratti: La macchina era in condizioni, diciamo, accettabili. Era una Punto Sting, di colore...
PUBBLICO MINISTERO: Una Uno.
TESTE Ratti: Chiedo scusa, una Uno Sting di colore grigio e apparentemente non aveva nulla di particolare, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, la macchina quindi aveva anche delle caratteristiche, non so, aveva un tettuccio apribile, si ricorda?
TESTE Ratti: No, questo non lo ricordo.
PRESIDENTE: Nei suoi atti non si ricava?
TESTE Ratti: No, signor Presidente. Perché io, siccome conoscendo Grossellini, perché stavo facendo, mi occupavo di un'altra tranche dell'indagine, sapevo che però che poteva, cioè doveva servire poi per accertamenti abbastanza delicati e di carattere peritale, mi sono limitato, cioè ho cercato di non modificare con il mio intervento eventuali situazioni già presenti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, ora vediamo di recuperare la foto tanto per avere, Presidente, una certezza sull'oggetto sequestrato e poi le chiedevo questo: ecco, ha svolto lei ulteriore attività in relazione alla provenienza, a che passaggi, a che vicende aveva avuto questa autovettura che lei ha sequestrato a Palermo?
TESTE Ratti: Dottore, io personalmente no. Io conoscevo la situazione perché mi sono informato prima di eseguire il sequestro però sapevo che era una macchina praticamente dove la targa non corrispondeva all'autovettura. La targa proveniva da un'altra FIAT Uno che se non erro era stata poi trovata demolita a Roma, qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo: lei ha fatto riferimento alla annotazione di questa autovettura su un registro di carico.
TESTE Ratti: Sì, questo lo avevo visto anche personalmente poi in ufficio quando abbiamo analizzato il registro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol riferire in particolare cosa aveva controllato?
PRESIDENTE: Registro di carico di chi...
TESTE Ratti: Registro di carico e scarico che è stato sequestrato all'autosalone di Giacalone...
PRESIDENTE: Luigi.
TESTE Ratti: ... Luigi a Palermo. E qui, nelle fotocopie della pagina - che poi è di interesse per quanto riguarda la Uno - si vede che in data 19/04... ora l'anno non è specificato però alla pagina dietro dovrebbe essere... '94, quindi il 19/04/94 è stata presa in carica dall'autosalone da Fionda Mario, via Tebatta numero 28, la FIAT Punto targata Roma...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi ispettore, lei dice sempre Punto, ma è Uno.
TESTE Ratti: Sempre la Uno. Sì, mi sbaglio perché sono legato alla Punto.
Dunque, targata Roma 55204V, per una cifra di due milioni. Poi risulta, nello scarico, venduta a Zoda Giuseppe, residente in via S.T. 13 numero 15 alle ore 19.00, in data 12 maggio '94, al numero 22, numero progressivo per quanto riguarda il registro di carico e scarico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore. Questi dati che lei ha riferito, lei ha fatto riferimento anche a Fionda Mario come trasportatore della macchina. Ecco, nel registro figuravano altre annotazioni contestuali a quella dell'autovettura in questione?
TESTE Ratti: Allora, per quanto riguarda l'autovettura in questione, nel registro a parte il numero di patente di Zoda non c'è nulla. Invece per quanto riguarda Fionda Mario, qua si può leggere che dal 17 al 22 c'è tutta una serie... dal 16, chiedo scusa, quindi - uno, due, tre, quattro, cinque, sei - sette prese in carico da parte dell'autosalone di altrettante autovetture targate Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo, erano contestuali queste...
TESTE Ratti: Sì, la data è la solita e...
PUBBLICO MINISTERO: Sarebbe?
TESTE Ratti: Dunque, abbiamo una Uno diesel...
PRESIDENTE: La data, la data.
PUBBLICO MINISTERO: La data in cui vennero prese in carico?
TESTE Ratti: La data è il 19/04.
PUBBLICO MINISTERO: 19/04...
TESTE Ratti: 19 aprile '94.
PUBBLICO MINISTERO: '94. Ecco, vuole riferire alla Corte quali altre autovetture erano state prese in carico?
TESTE Ratti: Sì, dunque, alla numero 16 abbiamo una Ford Sierra Station Wagon targata Roma 97036T. Per la cifra di nove milioni, non so se può interessare.
Poi il 17 progressivo c'è sempre una FIAT Uno diesel targata Roma 10878H.
Poi una 126 FIAT targata Roma 23Z31761 se non leggo male.
Poi abbiamo l'altra Uno 1000 targata Roma 491060.
Poi c'è l'altra FIAT 126 Bis targata Roma 931042.
E poi la macchina che abbiamo detto prima, cioè la 55204V.
E un'altra 126 targata Roma V42075.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, per avere visualizzata la situazione in questione, il documento che ha letto, i cui dati ha riferito l'ispettore Ratti, si trova tra gli altri negli atti in possesso della Corte indicati al punto 22-H delle produzioni del Pubblico Ministero. Si tratta della copia della documentazione sequestrata per l'appunto a Palermo a carico di Giacalone Luigi. Quella che proietteremo è, per così dire, il foglio, la pagine del registro...
PRESIDENTE: Del registro di carico.
PUBBLICO MINISTERO: ... di carico e scarico da cui risultano per l'appunto i dati che abbiamo...
PRESIDENTE: Ecco, vuole vedere per piacere sullo schermo?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, magari se si vuole avvicinare lì?
PRESIDENTE: Può anche avvicinarsi.
TESTE Ratti: Sì. L'auto che è stata poi...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ispettore, abbia pazienza.
TESTE Ratti: Mi avvicino?
PUBBLICO MINISTERO: Si metta lì. Giri guardi, giri intorno al tavolo, prenda posizione e parli al microfono.
TESTE Ratti: L'autovettura che è stata poi venduta a Fionda... chiedo scusa, a Zoda Giuseppe, è quella che è contraddistinta dal progressivo 21, che parla di una FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: O 22 mi scusi, mi pare che...
TESTE Ratti: No, no, deve essere 21. Chiedo scusa, 22. E' al numero 22.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la parte...
TESTE Ratti: FIAT Uno Sting...
PRESIDENTE: Se allarga un pochino per cortesia...
PUBBLICO MINISTERO: Se vogliamo allargare un attimo.
PRESIDENTE: ... possiamo anche vedere lo scritto nella sua completezza.
FIAT... Ora schiarisca per favore.
PUBBLICO MINISTERO: Se la posiziona meglio sul visore Paolo, per favore. Ecco. Ispettore, può guardare direttamente il foglio che c'è sul visore.
TESTE Ratti: Sì, confermo. Corrisponde alla copia che ho io, quindi la numero 22 è relativo alla FIAT Uno Sting.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa parte che stiamo vedendo è la parte di carico, del registro di carico.
TESTE Ratti: Sì, a foglio 1058.
PUBBLICO MINISTERO: I numeri precedenti, ci sono, vedo indicate altre sei autovetture sotto il nome di Fionda Mario, mi sembra che sono esattamente le vetture che lei ha indicato.
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol mostrare ora alla Corte la parte di questa pagina dove c'è lo scarico di questa autovettura?
Ecco, per l'appunto, guardi ispettore, ce l'ha anche lei la parte, me la metta sotto il visore.
TESTE Ratti: Allora, sempre corrispondente al numero 22, in data 12 di maggio '94, c'è appunto la vendita a Zoda Giuseppe, residente in via S.T. 13 numero 15, ore 19.00, è specificata anche l'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo fare una zoomata sulla numero 22 che risulta anche qui? Ecco.
TESTE Ratti: E poi è stato scritto anche il numero di patente di Zoda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, bene. Dato che siamo lì sotto il visore, vogliamo mostrare Presidente la foto dell'autovettura che è stata sequestrata.
PRESIDENTE: Lei la vede?
TESTE Ratti: Sì, sì.
PRESIDENTE: E' quella?
TESTE Ratti: Confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, per la documentazione: le foto relative a questa autovettura sono contenute nel fascicolo del Pubblico Ministero, affoliate al volume IV relativo alle consulenze tecniche, queste e in particolare quella svolta dal dottor Massari, esattamente a foglio 426 e seguenti, di questi atti del Pubblico Ministero.
Bene, io per quanto riguarda l'esame dell'ispettore Ratti, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori? Può accomodarsi, grazie.
*TESTE Ratti: Grazie. Buongiorno.

UDIENZA 10.12.1997

*TESTE Ratti: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno, si accomodi.
Ci dica il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica.
TESTE Ratti: Sì, sono l'ispettore Ratti del Centro Operativo DIA di Firenze, nato a Carrara l'8 novembre del 1960. Come residenza do l'indirizzo del Centro Operativo.
PRESIDENTE: Ci vuol dire la sua qualifica?
TESTE Ratti: Sono ispettore.
PRESIDENTE: Il nome lo ripete?
TESTE Ratti: Sì, Andrea Ratti.
PRESIDENTE: Andrea, bene.
TESTE Ratti: Ispettore della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi. L'ispettore Ratti è già venuto l'anno scorso.
PRESIDENTE: Bene, non me lo ricordavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha riferito su alcuni punti delle indagini.
PRESIDENTE: Non me lo ricordavo. Quindi lei ha già letto l'impegno.
TESTE Ratti: Sì.
PRESIDENTE: Questo impegno vale anche tutt'ora, nella deposizione che sta per rendere, va bene?
TESTE Ratti: D'accordo.
PRESIDENTE: Il P.M. può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore buongiorno, innanzitutto.
TESTE Ratti: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte qual è la sua qualifica professionale?
TESTE Ratti: Sì, a parte la qualifica di ufficiale di Polizia Giudiziaria, sono anche operatore di Polizia Scientifica, in quanto ho frequentato il 56° corso per operatore di Polizia Scientifica a Roma, ed ho esercitato specificatamente questa qualifica per 10 anni, prima dell'incarico nelle strutture Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei ha questo incarico per così dire, questa qualificazione tecnica specifica.
Ecco, vorrei che lei illustrasse alla Corte che tipo di attività di tipo tecnico è stato svolto da lei in relazione al semirimorchio che è stato sequestrato a Carra Pietro.
TESTE Ratti: Sì, in quella occasione ho praticamente fatto quello che, nel gergo della Polizia Scientifica, viene chiamato un sopralluogo, per riportare proprio nello stato delle cose la situazione attuale di quel momento, del camion, del bilico e del trattore dell'automezzo appunto che fu sequestrato a Carra Pietro.
Quel giorno vennero fatte delle fotografie, che sono state poi prodotte in un album con allegato il verbale delle operazioni tecniche, dove vengono evidenziate delle anomalie, sia nella parte metallica del cassone del bilico, sia nella parte legnosa del pianale del cassone, proprio sotto, quindi sotto al pianale, diciamo nella parte che dà sul selciato, sulla strada.
Queste fotografie sono state fatte nei particolari e chiaramente possono dimostrare i lavori che poi sono sopraggiunti per chiaramente aggiungere o togliere qualche cosa da quello che era poi il cassone originale dei bilico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, se questa sua rappresentazione ce la potesse rendere più evidente.
TESTE Ratti: Sì. Posso...
PUBBLICO MINISTERO: Magari illustrando le foto. Non so se lei ce n'ha una copia, sennò gliela fornisco io.
TESTE Ratti: Sì, grazie. Le foto in copia non ne ho, ho solamente il verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora le do quelle che sono in possesso, in questo momento mio, ma in realtà sono contenute nel fascicolo del dibattimento. E se si vuole accomodare in quella postazione.
Ecco, ispettore, abbia pazienza. Se si vuole accomodare e abbia cura di parlare al microfono.
TESTE Ratti: A pagina 3 del verbale...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scusi, per dare rappresentazione. Vuol dire quali sono gli atti che lei ora sta illustrando?
TESTE Ratti: Allora, si tratta del sopralluogo, del verbale di operazioni tecniche relative al sopralluogo fatto in data 18 ottobre del '95 sull'autocarro, il bilico, sequestrato a Carra Pietro.
Il sopralluogo è stato fatto nel deposito qua dei Vigili del Fuoco di Firenze, dove è stato custodito il mezzo.
In quella occasione ecco, ho provveduto, a parte una piccola descrizione così, generale e il verbale della situazione del mezzo, poi ho provveduto a fare delle fotografie che vanno a testimoniare delle anomalie, come dicevo prima, sia sulla parte metallica che sulla parte legnosa del cassone del bilico.
Però, per meglio spiegare la situazione, poi ho fatto uno schizzo col computer - e quindi un disegno del camion - dove vengono riportate completamente le misure, le distanze tra le varie anomalie delle due fiancate laterali del bilico.
Quindi, partendo dall'angolo, che è l'angolo posteriore sinistro, che viene indicato come punto "X", si può vedere, si hanno anzi dei punti che sono il "B", il "C" e il "D", che corrispondono a tre anomalie metalliche, cioè per ossidazione intervenuta per lavori successivi sul cassone.
Possono essere delle saldature, perché non sono ossidazioni naturali, ma, probabilmente, al 99% sono ossidature. Quindi delle saldature.
Le faccio vedere in specifico. Questa è la parte posteriore del camion, da dove si vede benissimo la targa. Ecco, allora. Si vedono abbastanza bene. Allora, qui si tratta della fiancata laterale sinistra del bilico e ci sono tre frecce fatte a penna, che vanno a indicare le tre anomalie sulla parte metallica in fondo. Che poi vengono riprese nei particolari, successivamente, che sono i punti che ho detto prima "B", "C" e "D". Eccoli qua.
Quindi si può vedere benissimo che qui c'è un'anomalia, una sovrapposizione di materiali, probabilmente data da un'ossidazione meccanica, intervenuta per forza, appunto, di lavori meccanici, presumo io delle saldature. E sta a testimoniare un lavoro fatto ad hoc in quel punto.
La stessa cosa la troviamo sul punto "C", sempre sulla solita fiancata. E la stessa cosa la ritroviamo, sempre andando verso la cabina della motrice, sul punto "D".
Le stesse saldature... pardon, le stesse anomalie le ritroviamo corrispondenti nella fiancata parallela, nella fiancata destra. Eccole qua. Qui in generale, le frecce si vedono un pochettino meno, comunque ci sono... i tre puntini bianchi corrispondono alle tre lettere che stanno a contraddistinguere le anomalie. E sono la "E", questa. Si vede, tra parentesi poi, l'ossidazione ha portato anche una corrosione della carrozzeria; la "F" e la "G".
Questo per quanto riguarda la parte esterna del cassone, per quanto riguarda la carrozzeria.
Poi, sempre nel corso del sopralluogo, sono state riscontrate delle effrazioni della fibra legnosa del cassone, della parte inferiore del cassone.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ispettore.
TESTE Ratti: Prego, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Se, via via, ci dà il riferimento della foto.
TESTE Ratti: La foto è la numero 11. Adesso siamo alla foto numero 11 del fascicolo. Però ho bisogno, per spiegarmi meglio, di ritornare un attimino al disegno.
Nel disegno di pagina 3 ci sono dei cerchietti. Ecco, questi cerchietti riportano quelli che poi sono i rilievi fotografici relativi alle effrazioni, chiamiamole così, della fibra legnosa del pianale del bilico, partendo dal basso da destra: qui ne abbiamo uno, due, tre, quattro, cinque e sei.
Abbiamo il primo particolare: si vedono chiaramente delle rotture appunto delle tavole, delle assi che formano il pianale del camion.
Abbiamo la numero 2, anche qui netta: si vede questa spaccatura del legno.
La numero 3: ecco, qui c'è proprio...
La 4. La numero 5. E poi, sempre andando verso la cabina di guida, troviamo anche la numero 6: questa è nettissima, si vede proprio c'è quasi un distacco in parte della fibra legnosa.
Quindi ho provveduto poi a esaminare anche la parte interna del cassone del bilico e in questa foto di insieme vorrei fare notare... se fosse possibile schiarire un attimino. Perché in fondo proprio, diciamo così, a testa delle sponde del cassone, ecco, ci sono dei segni bianchi. Questi non sono segni bianchi, ma, in origine, cioè originalmente sono dei segni color metallo, cioè è proprio il colore del metallo, del metallo vivo, non pitturato, del cassone. E ce ne sono tre-quattro.
I primi due a destra sono abbastanza, sono netti. A sinistra...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ispettore, abbia pazienza.
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ce li può indicare, magari con una penna, con una matita.
TESTE Ratti: Allora, anzi per la precisione sono cinque. Abbiamo il primo. Poi c'è un secondo che si vede molto meno bene, ora non rende merito l'ingrandimento. Comunque c'è il terzo che è netto. Poi ce ne sono altri due: in questa posizione e in quest'altra posizione.
Queste sono delle abrasioni che sono state prodotte probabilmente per sfregamento di altra parte metallica contro al cassone. La posizione è equidistante tra i graffi; possiamo chiamarli così perché ricordano un attimino i graffi di una mano a cinque dita proprio. Potrebbe essere stata una benna, cioè un attrezzo meccanico...
PUBBLICO MINISTERO: Una benna meccanica?
TESTE Ratti: Sì, un qualcosa del genere. Comunque, per rendere meglio l'idea, penso sia stata una benna perché le distanze sono sempre le stesse e c'è una certa simmetria tra le graffiate. Questo.
Poi, sempre nell'interno del cassone, a parte i vari graffi chiaramente dovuti...
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la foto, mi scusi, questa...
TESTE Ratti: Questo è il rilievo numero 17.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa, diciamo, delle unghiate, delle graffiature.
TESTE Ratti: Delle unghiate, sì, di queste abrasioni regolari. Sono regolari, cioè vanno... Chiaramente sono state provocate da attrito, o dal basso verso l'alto o dall'alto verso il basso, comunque regolarmente, con una forza abbastanza importante, non così... E poi sono equidistanti, cioè i cinque segni tra di loro sono equidistanti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Ratti: Proseguendo, per quanto riguarda i rilievi fotografici, vado - perché si vede meglio - al rilievo 19. E qui siamo sempre all'interno del cassone e si vede - viene palesato qui, viene indicato da questa freccia - una riga, una striatura che parte praticamente dallo spigolo dell'ingresso del cassone, fino in fondo. La stessa cosa si ha anche nell'altro lato, nell'altra parte, però molto meno netta. E la distanza dal pianale, a questa linea, a questa strisciata, è la solita: corrisponde sia a sinistra che a destra.
Sicuramente non sono delle graffiate, non sono delle striature accidentali perché è troppo netta, è troppo lineare e perfetta. Quindi probabilmente è stata fatta da un qualcosa di altrettanto lineare e perfetto. Poteva essere un altro pianale, che sopra sia stato messo, infilato a forza a contrasto, un qualcosa per ricavare un sottofondo, o forse gli serviva qualcosa per rialzare un carico. Insomma, è abbastanza chiaro ciò che possa essere stato fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è quella linea retta che percorre...
TESTE Ratti: E' una linea retta perpendicolare sempre al pianale, cioè non cambia, rimane sempre nella solita posizione ed è proprio perpendicolare. Dall'attacco che poi corrisponde praticamente all'angolo del cassone, fino alla testa del bilico. E questa è l'ultima fotografia, l'ultimo rilievo fotografico fatto in quella occasione.
Quindi, riepilogando - e qui mi avvalgo un attimino dell'aiuto dello schizzo - ci sono sei, io le chiamo ossidazioni, sono chiaramente, comunque, delle saldature. Comunque sei ossidazioni che sono e corrispondono tra di loro nelle due fiancate. E queste sono le misure. Quindi, anche dal punto di vista matematico, non ci sono assolutamente dubbi. E questo fa presupporre che siano state fatte sicuramente da manuale.
Quindi delle lavorazioni che sono intervenute successivamente, o per mettere o per togliere qualcosa.
Poi, dopo queste saldature, troviamo delle effrazioni della fibra legnosa del pianale del bilico e le posizioni sono riportate da questi cerchietti. Quindi possono stare a indicare o delle forzature da sovrappeso, da stress in ogni caso del materiale. E anche qui potrebbero stare a significare dei lavori poi intervenuti. E poi abbiamo la graffiata della testa del cassone, con quei segni che faccio rivedere e tengo a precisare equidistanti, che potrebbero stare a significare l'utilizzo di una benna. Il primo, il secondo, il terzo, il quarto e il quinto.
PUBBLICO MINISTERO: La foto è la numero, mi scusi?
TESTE Ratti: Ed è la numero 17.
PUBBLICO MINISTERO: 17.
PRESIDENTE: Potremmo sapere, per cortesia, la targa di questo autoveicolo?
TESTE Ratti: Certamente. Allora, l'autoveicolo, la targa è stata fotografata chiaramente, è targato, qui si parla del rimorchio, è targato Caltanissetta 108208.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E questi rilievi, ispettore, lei li ha eseguiti in data?
TESTE Ratti: I rilievi sono stati eseguiti nell'ottobre del '95. Ora dico la data con precisione: il 18 ottobre dell'85, alle ore 15.00 è stato redatto il verbale.
PUBBLICO MINISTERO: '95, sì.
TESTE Ratti: '95.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ispettore, in questa attività è stato coadiuvato da qualcuno?
TESTE Ratti: Sì, io, praticamente, ho avuto un supporto tecnico di due colleghi della Scientifica, del Centro Regionale di Polizia Scientifica di Firenze, gli agenti Pinto e Castagna, che hanno fatto loro le fotografie su mia indicazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Ratti: Io gli dicevo dove fotografare e loro...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si sono limitati a fotografare quanto lei segnalava.
TESTE Ratti: Sì, hanno svolto solamente un'opera di supporto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, su questo punto io non ho da chiederle altro.
E le chiedo invece di rappresentare alla Corte un altro servizio, chiamiamolo così: i rilievi videofotografici che risultano da lei fatti l'anno successivo, nel maggio del '96, ecco, al piazzale degli Uffizi.
TESTE Ratti: Sì. Se non erro è il servizio che è stato fatto a seguito dell'individuazione di luoghi fatta col collaboratore.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente. Ecco, ci vuol...
Ecco, maresciallo Scelso, se per favore mi riporta...
TESTE Ratti: Allora, questo fascicolo è stato composto, dal punto di vista tecnico, in maniera diversa riguardo al fascicolo che abbiamo visto adesso. Vale a dire, le fotografie che fanno parte del fascicolo sono immagini estrapolate da una videocassetta, perché, per completezza della cosa, affinché non sfuggisse nulla nel corso del sopralluogo fatto appunto per l'individuazione dei luoghi, è stata fatta una videocassetta - che poi è stata allegata al fascicolo - che corrisponde praticamente a tutta la durata dell'individuazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ispettore, diamo innanzitutto i riferimenti temporali di questa attività. Ecco, quando è stata svolta e in che occasione?
TESTE Ratti: Allora, l'attività è stata svolta, come si vede anche dalla data e dall'orario impresso dalla stampante Panasonic sulla fotografia, è stata svolta in data 15 maggio '96, ed era iniziata l'attività intorno alle ore 07.00. E poi chiaramente... siamo partiti alle ore 07.00 e quindi. La prima fotografia corrisponde alle ore 07.22.
L'orario e la data vengono impressi automaticamente dalla telecamera Panasonic, una volta programmata all'inizio del servizio. Quindi corrisponde realmente a quella che era la data e l'orario.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'occasione di questo servizio?
TESTE Ratti: L'occasione, se non erro, era l'attività di individuazione di luoghi fatta col collaboratore di Giustizia Ferro, giusto?
PUBBLICO MINISTERO: Ferro Vincenzo.
TESTE Ratti: Ferro Vincenzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi questi rilievi li ha eseguiti contestualmente all'attività...
TESTE Ratti: Li ho fatti... Sì, la ripresa è stata fatta contestualmente, l'ho fatta io di persona, seguendo l'autovettura dov'era il collaboratore e dove era il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, qui noi ora stiamo vedendo alcuni fotogrammi. Lei ci ha spiegato sono...
TESTE Ratti: Sì, sono fotogrammi che sono stati estrapolati dalla ripresa globale, su, appunto, indicazioni per quanto riguarda i vari punti chiamiamoli cruciali, del nostro percorso, dove chiaramente ci sono dei riferimenti, poi chiaramente riportati a verbale, da parte del collaboratore, dove ha indicato determinate cose: dove magari è stata parcheggiata la macchina, dove si sono visti, dove hanno avuto dei contatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Senta ispettore, io ho bisogno di capire: questa cassetta, queste foto ci sono pervenute il 4 marzo del '97.
TESTE Ratti: Sì, ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Sono state oggetto di una nostra produzione. La richiesta è stata avanzata da noi l'8 novembre del '97 e la Corte poi ha adottato un provvedimento acquisitivo.
Ci spiega come mai è trascorso questo lasso di tempo?
TESTE Ratti: Sì, probabilmente è successo questo: io dopo aver fatto il sopralluogo, quindi dopo avere stampato dalla videocassetta le fotografie che sono contenute nel fascicolo, ho consegnato... Io in quel periodo non ero ancora effettivo al Settore Indagini Giudiziarie, ero in altro settore e venivo prestato per attività tecniche al Settore Indagini Giudiziarie. Ho dato il fascicolo al Settore Indagini Giudiziarie, cioè l'ho consegnato per l'inoltro poi, chiaramente, all'Autorità Giudiziaria. E da lì, probabilmente, è successo qualcosa, c'è stato un disguido o qualcos'altro. Io non ho potuto poi seguirlo di persona perché sono partito in missione lunga, sempre nelle more delle indagini, e non ho avuto tempo di preoccuparmi che fine avesse fatto il fascicolo. Cioè, io ero tranquillo.
Probabilmente, non lo so, sarà rimasto lì. Comunque è stato compilato il fascicolo, è stato fatto in data corrispondente al giorno del sopralluogo fatto col collaboratore di Giustizia. Ripeto, le immagini che si vedono sono state estrapolate da me, da una videocassetta che io stesso ho fatto nella stessa mattinata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il 15 maggio '96.
TESTE Ratti: Il 15 maggio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, su questo io non ho da porle altre domande.
Sempre in relazione a questa sua attività, ecco, bisogna che lei ci spieghi la sua attività di tipo tecnico fatta in una successiva occasione: a Palermo, presso la via Salvatore Cappello. Il fascicolo fotografico che le chiedo di, non di illustrare in dettaglio, perché già abbiamo sentito il dottor Dalle Mura su questo, ma il fascicolo fotografico relativo, per l'appunto, è contenuto nel fascicolo del dibattimento a pagina 3110 e seguenti.
Ho da porle qualche domanda.
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, innanzitutto se ci vuol dire, questa attività di tipo tecnico, che è riportata in questo fascicolo, quando è stata svolta, se è stata svolta da lei personalmente.
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Ratti: Allora, l'attività è stata fatta in data 15 dicembre. Il verbale è datato 20, però l'attività è stata fatta il 15 dicembre, via Salvatore Cappello 26.
PUBBLICO MINISTERO: 15 dicembre di che anno?
TESTE Ratti: Chiedo scusa, del 1995. 15 dicembre '95. In via Salvatore Cappello 26, in occasione dell'individuazione del box, poi contraddistinto dal numero 10, dove era custodita l'Ape, la famosa Ape in uso a Lo Nigro Cosimo.
E quel giorno noi... eravamo io e il dottor Dalle Mura più il personale del Centro Operativo di Palermo in ausilio. Si individuò il posto, che so vi ha già specificato il dottor Dalle Mura. Si trovò appunto il box e il box, con l'ausilio dei Vigili del Fuoco, venne aperto. E una volta aperto io ho provveduto a fare rilievi, cioè a fotografare lo stato delle cose, prima ancora che qualcuno vi entrasse. E' stato seguito alla lettera quelli che sono i dettami - tra virgolette - della pratica di Polizia Scientifica. Cioè, prima che qualcuno entri nel luogo, vengono fotografati i luoghi così come sono, affinché possa essere data testimonianza...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Magari se ci spiega un attimo con qualche foto più rappresentativa.
TESTE Ratti: Certamente.
Anche in questo caso ho provveduto, in ogni caso ho fatto una specie di rilievo fotografico dove viene così, a grosse linee, illustrata la situazione del condominio di via Salvatore Cappello. Ora, che poi fa angolo con viale dei Picciotti.
E ha due ingressi: sull'ingresso carraio, che è questo, che porta direttamente alla parte dove ci sono i box, che sono in un seminterrato rispetto al piano dove esiste il palazzo.
E c'è un altro ingresso, sempre chiaramente carraio, però che porta sullo stesso piano del piazzale sul quale si affacciano, si affaccia il palazzo fatto a L e dal quale, sempre tramite lo scivolo, si può accedere alla zona dove si trovano i box.
Il box è quello che si vede qua nell'ingrandimento più scuro, questo qui nero. Quindi praticamente, rispetto al piazzale, ai palazzi, il box si trovava e si trova sicuramente in questa posizione .
Questi che sono indicati come ingresso, sono delle passerelle che portano dal piazzale all'ingresso del condominio.
Qui c'è lo scivolo interno, qui l'altro scivolo e si accede alla zona box.
La stessa cosa che io faccio vedere qui con il rilievo planimetrico, la riporto poi nei rilievi fotografici.
Quindi, questo è l'ingresso di via Salvatore Cappello corrispondente al civico 26; questo qua.
Si vede l'angolo. Questa è via Salvatore Cappello, questa ad angolo è viale dei Picciotti.
Qui ancora con la panoramica possiamo vedere l'ingresso e l'altro ingresso carraio che porta al piazzale. Siamo sempre lato via Salvatore Cappello.
Qui c'è il particolare sia dell'ingresso chiamiamolo pedonale, l'ingresso condominiale al lato via Salvatore Cappello con il primo ingresso carraio, che è costituito dallo scivolo che porta direttamente alla zona dei box. Che è quello che poi, longitudinalmente, porta al box numero 10 dove poi è stata esperita attività di sopralluogo.
E quindi lo specifico del particolare viene appunto fatto vedere lo scivolo, ingresso carraio, lo scivolo; e qua in fondo, pressappoco a questa altezza, sulla sinistra c'è il box numero 10.
Particolare dell'ingresso sempre di via Salvatore Cappello che porta all'interno del piazzale, dove al centro c'è una madonnina, tra parentesi. Eccola qua, c'è una madonnina... c'è un'aiuola circolare se non ricordo male, e al centro c'è una madonnina.
Questo è il particolare dello scivolo che dal piazzale porta nella zona box.
Rilievo numero 8. A seguire, questo è il particolare, sempre particolare fotografico della parte dei box, però alla quale si accede direttamente dallo scivolo che parte dal piazzale; e non nella parte che a noi interessa perché rispetto a questo corridoio, chiamiamolo così, il box si trova nel corridoio ad angolo che si affaccia su questo lato.
Quindi si prosegue... così e poi così.
Ed eccolo qua, sempre guardando l'arco c'è un particolare fotografico del box numero 10, al momento aperto.
Questo è l'ingresso del box prima dell'apertura. Si vede il lucchetto che custodisce e che chiude il cancello, il portone di metallo. Rilievo numero 11.
E qui al 12 abbiamo il particolare, la panoramica anzi del contenuto così com'era al momento dell'apertura del box di via Salvatore Cappello, del box numero 10.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti le stavo per chiedere, questa è la situazione che lei ha...
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... fotografato...
TESTE Ratti: Nel vero senso della parola, fotografato...
PUBBLICO MINISTERO: Nel vero senso...
TESTE Ratti: ... fotografia storica e di immagine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora a me interessa un po' più in particolare che lei illustri - sul resto abbiamo già, con altri testi, ci siamo già a lungo intrattenuti - le caratteristiche cromatiche e quant'altro della Motoape.
TESTE Ratti: Sì. Già così a occhio si vede una differenza abbastanza palese tra il colore più intenso del cassone della Motoape con il colore della cabina.
Io tengo a precisare che il nostro atteggiamento, cioè mio e dei colleghi intervenuti, sapendo poi quali prove peritali sarebbero state fatte sull'automezzo, abbiamo mantenuto un atteggiamento molto prudente; quindi abbiamo cercato di manomettere, anzi penso che ci siamo riusciti, il meno possibile per quanto riguarda il mezzo.
Cioè, dovevamo consegnare il mezzo in determinato modo al perito del P.M. perché poi facesse delle prove, e la cosa è stata fatta.
Quindi abbiamo cercato di aprire il meno possibile la cabina della Motoape, abbiamo tolto solamente l'indispensabile per riuscire a identificare con precisione e in modo inconfutabile, il proprietario o chi aveva in uso il mezzo.
Per questo la cabina è stata aperta pochissimo, anzi solamente una volta e le fotografie si riferiscono esclusivamente alla parte esterna. Sicuro poi che la cosa sarebbe stata ripresa poi dal perito in fase di perizia del Pubblico Ministero.
Comunque a me è rimasta impressa una cosa che ho potuto notare, esternamente qua si vede poco purtroppo perché la fotografia è una panoramica e manca il particolare. Però, nel momento in cui ho aperto la portiera destra dell'ape, sinistra per chi guarda la fotografia, è questa, una... cioè praticamente il colore celeste che noi vediamo della cabina dell'ape non è quello originale. Per lo meno ancora prima di questo colore, ce n'era un altro sotto che, se non ricordo male, era verde. Perché si vede proprio dalle scrostature della vernice, a parte il colore rosso ruggine tipo questo qua del portone del box che è il colore normale dell'antirombo, dell'antiruggine che viene dato alla carrozzeria, c'era un altro strato di vernice verde. E sopra questo strato di vernice probabilmente, penso sia stata poi ripitturata, riverniciata l'ape con questo colore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Ratti: Che la cosa, chiedo scusa dottore, è plausibile forse anche dal fatto che il colore è venuto meno intenso rispetto a quello del cassone.
Poi è stato usato un colore diverso, quello che avevano a disposizione o forse proprio per combinazione cromatica, il colore, perché chiaramente non penso che sia stata verniciata al forno, il colore ha avuto, ha preso un'altra tonalità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le dicevo, non so se c'è qualche altra foto di questa ape in modo che lei possa...
TESTE Ratti: Sì, abbiamo la foto poi del box una volta svuotato del materiale che è stato sequestrato e messo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi ispettore. Tanto le foto, queste le abbiamo già...
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... viste, son quelle che ha realizzato lei.
TESTE Ratti: No, dell'ape, dottore, penso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nell'album che ha realizzato lei non...
TESTE Ratti: Non c'è altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto allora le fornisco io un altro album fotografico relativo sempre alla Motoape. Le foto sono state allegate, queste che invece le chiedo di illustrare, alla relazione di consulenza tecnica che è stata poi acquisita dopo l'esame del dottor Vadalà.
Quindi si tratta del fascicolo fotografico che è stato acquisito all'udienza del 2 giugno '97.
TESTE Ratti: Se c'è una foto dell'interno sicuramente ci dovrebbe essere...
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, ci faccia capire un po' com'è la...
TESTE Ratti: Sì, ci sono due foto: la foto numero 1 e la foto numero 4. Ora, per quanto riguarda la foto numero 1, se fosse possibile, farò una zoomatina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, per la comprensione di tutti, queste foto che ora sta illustrando l'ispettore sono allegate alla consulenza tecnica, alla memoria che ha prodotto il dottor Vadalà all'udienza del 2 giugno '97.
Prego.
TESTE Ratti: Allora per quanto riguarda la fotografia numero 1, sotto alla freccia anteriore sinistra della Motoape ci sono delle scalfiture.
Purtroppo per motivi tecnici, perché è motivo ricorrente, vale a dire: le macchine fotografiche, le telecamere hanno problemi proprio insormontabili quando si tratta di fotografare qualcosa che ha un colore celeste o azzurro. Cioè, non vengono, non c'è possibilità di mettere a fuoco in automatico; quindi si è obbligati a usare il manuale e si perde profondità di campo. E, perdendo profondità di campo, si perde anche precisione sia cromatica che descrittiva.
Però, ecco, per quanto io ricordo per avere visto di persona con i miei occhi il mezzo, sotto questa freccia, sotto la freccia anteriore sinistra, ci sono due striature che, di fatto, riportano il colore... cioè sono verdi.
Praticamente vanno a palesare, scoprono un altro strato di vernice che è di colore verde.
Però di qua la fotografia non rende giustizia.
La cosa si vede un pochettino di più, però non tanto, anche nella fotografia numero 4.
Qui, nel pianale della cabina dell'ape, nella parte interna, lato destro, si vedono sia delle ossidazioni quindi colore... è possibile schiarirlo... Ecco, basta.
Qui dove c'è la saldatura c'è un'ossidazione chiara e non è... però queste striature, queste asportazioni dell'ultima verniciatura, vanno, scoprono uno strato sempre di quello verde. Si vede purtroppo si vede poco, proprio per questione di luce e per questione proprio cromatica, per la impossibilità della macchina fotografica di poter lavorare bene su questo tipo di colore.
Però ecco, io ricordo perché questo, il particolare che mi colpì quando io aprii la cabina della Motoape. Perché poi, tra parentesi, c'erano anche, se non erro, c'era l'assicurazione RAS, se non ricordo male, intestata a Lo Nigro Cosimo. Che fu poi sequestrato a parte. E c'era, se non erro, anche uno stradario... Comunque sicuramente l'assicurazione e i documenti relativi al mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Al mezzo.
TESTE Ratti: Forse dall'altra parte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, io su questi rilievi di tipo cromatico su questa Motoape non ho altro da chiederle.
Vorrei però che lei precisasse un'affermazione che ha fatto poc'anzi, cioè sulle modalità con cui questa Motoape è stata poi assicurata dopo il sequestro.
TESTE Ratti: Sì, mi sono preoccupato personalmente, proprio per il fatto di aver seguito, in quanto ispettore di Polizia Scientifica, un attimino la cosa. Mi sono occupato personalmente di far recuperare però gli atti sono tutti fatti dal Centro Operativo di Palermo e di Roma; poi successivamente di far recuperare l'ape e portarla e custodirla, farla custodire all'interno di un locale chiuso nella struttura del Centro Operativo di Palermo.
Per fare questo è stata chiamata una ditta che ha recuperato l'ape; e l'ape e il materiale sequestrato e messo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria, è stato custodito da me, è stato protetto da un cellophane appositamente acquistato in zona, un po' fuori ma comunque sempre vicino. Quindi un cellophane nuovo, non contaminato e non rinvenuto all'interno del box.
Questo per evitare continue inalazioni sia dall'esterno oppure per evitare che un qualcosa che potesse poi, che avesse poi potuto rivelarsi importante, uscisse dalle cose sequestrate.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Ratti: L'ape è stata poi chiusa in un box del Centro Operativo di Palermo e la chiave consegnata a funzionari del Centro Operativo di Palermo che hanno poi curato il trasporto da Palermo a Roma dove poi è stato fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Dove è stata presa in consegna dai consulenti.
Senta, su questo fronte io non ho interesse a porle altre domande e passerei senz'altro a un'altra attività che risulta svolta da lei.
In particolare per quanto riguarda attività, questa volta anche di indagine, non solamente tecnica, che lei ha espletato in relazione ad attività che ha avuto come punto di riferimento il Giardino di Boboli.
Ecco, vuol spiegare in che cosa è consistita questa sua attività.
TESTE Ratti: Sì, dunque la prima attività si è concretizzata nella individuazione di luoghi fatta direttamente con, se non erro, il giardiniere che rinvenne l'ordigno al Giardino di Boboli.
Quindi partii con lui da...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se magari ci può dire il nome di questa persona.
TESTE Ratti: Samuelli Tiziano. Con lui partii dai vari ingressi percorrendo il Giardino all'interno, facendo diversi percorsi e finendo sempre appunto il nostro itinerario alla statua dove lui rinvenì l'ordigno.
E, in quel caso, in quell'occasione venne fatta sia una ripresa con l'handycam, con la telecamera compact VHS; e poi da questa ripresa ho estrapolato delle fotografie che fanno parte dell'album e del verbale di operazioni tecniche consegnato all'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io, per comodità di tutti, mostrerei un attimino quest'album che lei ha realizzato e che risulta oggi allegato a una informativa della DIA di Firenze che porta la data del 16 agosto 1996 ed è agli atti del Pubblico Ministero.
Ecco, ispettore, se lei... se andiamo magari direttamente alla foto della statua...
TESTE Ratti: Sì, questa è la panoramica... la freccia indica la posizione rispetto all'anfiteatro di Boboli, la posizione della statua dove è stato poi... dove il Samuelli ha trovato l'ordigno.
Questa è la statua.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta della foto numero?
TESTE Ratti: Della foto numero 2, rilievo numero 2. Questa è la prima fotografia del personaggio, direi, togato, così mi è stato descritto dalla responsabile della Giardino.
Foto numero 2.
E della prima foto, questa è sempre una panoramica dell'anfiteatro. La freccia numero 3 indica la posizione e la statua che a noi interessa.
Nuovamente particolare della statua.
Eccoci, questa è la statua. Il Samuelli mi ha indicato, nella zona immediatamente dietro il basamento della statua, il posto dove lui ha rinvenuto l'ordigno.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Il Samuelli...
TESTE Ratti: Credo ci sia anche una foto... esatto, eccolo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'è una foto particolare.
TESTE Ratti: La freccia indica la posizione originale dell'ordigno, cioè, praticamente, dove veniva rinvenuto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo ordigno che era stato a suo tempo abbandonato lì, ha svolto lei anche ulteriore attività di indagine anche per documentare quale fosse l'ordigno?
TESTE Ratti: Sì, sulla base delle dichiarazioni fatte dal Samuelli, abbiamo individuato, con l'ausilio della Divisione Artiglieria qua di Sesto Fiorentino, un proietto da mortaio che è stato fotografato e poi successivamente fatto vedere, quindi riconosciuto dal Samuelli, come copia esatta, quindi come simulato di ordigno che lui...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, ora lei sta...
TESTE Ratti: Se non sbaglio, se non ricordo male, è cambiato solamente il colore. Comunque la forma, le peculiarità, sono queste, cioè la misura, il peso... è cambiato...
PUBBLICO MINISTERO: Queste foto - mi scusi ispettore - queste foto, ora sotto il visore sta passando per l'appunto un proiettile di artiglieria, sono le foto che ha realizzato lei...
TESTE Ratti: Io ho realizzato queste foto all'artiglieria di Sesto Fiorentino su un simulato dell'ordigno.
PUBBLICO MINISTERO: Su un simulato dell'ordigno, anche perché sappiamo che l'ordigno originario venne distrutto.
TESTE Ratti: Fu distrutto.
PUBBLICO MINISTERO: Così per lo meno ci ha detto l'artigliere che abbiamo sentito in aula.
Ecco, anche questo fascicolo fotografico risulta allegato all'informativa del 16 agosto.
Ecco, in relazione a questi... ecco, me li può restituire...
In relazione, Presidente, a questi due album fotografici che per l'appunto abbiamo sentito sono stati realizzati dall'ispettore Ratti e che risultano allegati a quest'informativa, io avanzerei una richiesta di produzione. E quindi li metto a disposizione dei difensori che, per altro, ben li conoscono, le abbiamo mostrate queste foto anche ai testi che hanno riferito su questo contesto.
PRESIDENTE: Ci sono osservazioni dei difensori?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, una nota...
PRESIDENTE: Nessuno. Allora si acquisisca.
PUBBLICO MINISTERO: ... sottoscritta da me con i due album. Li consegno alla cancelliera all'udienza.
Ecco ispettore, in relazione all'attività di indagine che si è incentrata su Boboli, io avrei bisogno esclusivamente di un chiarimento.
Avete accertato all'epoca quali fossero gli ingressi al Giardino e l'orario di apertura e chiusura del Giardino al pubblico? Mi riferisco, in particolare, al periodo che ricada fra l'ottobre e il novembre del 1992.
TESTE Ratti: Sì. Dunque, gli ingressi quando non c'era, ancora non funzionava la biglietteria, quindi c'era l'ingresso libero al Giardino di Boboli, erano quattro. Quindi c'era un ingresso principale da piazza Pitti, poi c'erano due ingressi laterali a Porta Romana e Forte Belvedere e un altro ingresso... il nome non ricordo.
Da giugno '92, se non erro, a seguito di circolare del Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Si può avvicinare al microfono per favore?
TESTE Ratti: Sì. Da giugno del '92 su circolare ministeriale, a seguito di circolare ministeriale, fu istituita la biglietteria e gli ingressi furono, da tre o quattro, furon portati esclusivamente a uno, cioè quello principale di piazza Pitti. Gli altri venivano usati solamente per fare uscire il pubblico.
Quindi era obbligatorio passare dall'ingresso principale, dalla biglietteria. Poi, una volta dentro, il pubblico poteva uscire sia da Porta Romana che da gli altri cancelli.
Eccezion fatta comunque per Forte Belvedere che venne completamente chiuso sia uscita che entrata.
E questo è scritto nell'annotazione che feci proprio in occasione del sopralluogo.
Per quanto riguarda invece l'orario del periodo novembre-dicembre del '92, io chiesi, così, verbalmente, alla responsabile che mi diede una risposta a beneficio di inventario perché, chiaramente, aveva bisogno anche lei di appurarlo e si riservò di chiedere per iscritto al Ministero la conferma. Che se non sbaglio, poi la conferma è giunta più tardi, quella scritta; però le indicazioni poi corrispondevano tra di loro.
Quindi se non ricordo male, l'ingresso in quel periodo era fino alle 16.30. Però da intendersi 16.30, 15.30 perché la biglietteria funzionava fino alle ore 15.30; quindi dalle 9.00 di mattina fino alle ore 15.30.
E il pubblico aveva un'ora di tempo, quindi fino alle ore 16.30, per uscire dal Giardino di Boboli.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi ispettore.
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io non so se lei sta consultando degli atti.
TESTE Ratti: No, non sto consultando, sto andando a memoria. Se è possibile...
PUBBLICO MINISTERO: Io non so se...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, grazie.
TESTE Ratti: Confermo per quanto riguarda gli ingressi, questo per quanto ho scritto in un'annotazione datata 12 luglio del '96, quanto ho detto, vale a dire: la tassa di accesso, il biglietto fu istituito a partire dal mese di giugno '92 su decreto del sovrintendente delle Belle Arti di allora.
L'ingresso dei visitatori venne consentito solamente dall'entrata principale di piazza de' Pitti, quella con il portone in legno, dove venne installata la biglietteria che è quella che funziona tutt'oggi.
Le altre entrate, che sarebbero poi quelle di via Romana, di Porta Romana e la Carraia di piazza de' Pitti, venivano destinate solo all'uscita dei visitatori.
L'accesso di Forte Belvedere invece, venne completamente chiuso.
Questo per quanto riguarda gli ingressi.
Per quanto riguarda gli orari, qui ho una lettera del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali dove...
PUBBLICO MINISTERO: Magari se ci può riferire lei...
TESTE Ratti: Sì. In ogni caso viene detto che l'orario per il bimestre novembre-dicembre è 9.00-16.30; sopra c'è una nota che dice la biglietteria chiude un'ora prima, quindi rifacendomi a quanto detto dalla dottoressa, della responsabile di Boboli, desumo che la biglietteria chiudesse alle ore 15.30...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi...
TESTE Ratti: ... e alle 16.30 si riferivano...
PUBBLICO MINISTERO: Non so se stiamo leggendo la stessa cosa, ma mi risulta che dal Ministero vi è arrivata, in relazione a questo orario di apertura e chiusura, questa risposta: "Apertura ore 9.00, chiusura ore 18.00", riferita proprio all'ottobre del '92.
TESTE Ratti: Mentre del mese di novembre l'orario è il seguente: 9.00-17.00.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho solo chiesto ottobre anche.
TESTE Ratti: Ottobre, sì. Ottobre abbiamo 9.00-17.30, altro foglio e 9.00-18.00 in quello che ha lei, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'accesso al pubblico è permesso sino alle ore?
TESTE Ratti: Lei si riferisce al foglio che ho io in mano?
PUBBLICO MINISTERO: Al mese di ottobre, sì.
TESTE Ratti: Qui dice fino alle ore 18.00. Apertura ore 9.00, chiusura ore 18.00. L'accesso al pubblico è permesso sino alle ore 16.30.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci. Quindi, siccome lei ha detto più volte 15.30...
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ecco, io volevo...
TESTE Ratti: Però io mi stavo riferendo a novembre... ho sbagliato...
PUBBLICO MINISTERO: Forse stava sbagliando mese.
TESTE Ratti: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Riferito a novembre.
TESTE Ratti: Sì. Per novembre confermo: 16.30, un'ora prima, 15.30...
PUBBLICO MINISTERO: Invece ad ottobre?
TESTE Ratti: Ottobre, rifacendoci a questo detto del Ministero, orario 9.00-18.00 e l'accesso al pubblico è consentito fino alle ore 16.30.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e poi l'uscita del pubblico avviene?
TESTE Ratti: Dice a partire dalle 17.30.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. In modo che alle 18.00 non ci sia più nessuno dentro, questo è...
TESTE Ratti: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... il senso.
TESTE Ratti: Perché ci sono gli addetti, passano, avvisano...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa era la situazione accertata all'ottobre-novembre del '92.
TESTE Ratti: Sì. Questa qui si riferisce al periodo ottobre-novembre del 1992.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione all'attività svolta sempre nel contesto del Giardino di Boboli, lei ha svolto anche dei rilievi fotografici, attività di sopralluogo all'esterno di piazza Pitti?
TESTE Ratti: No dottore, ho fatto solamente per quanto riguarda i rilievi fotografici, solo la parte interna. Quindi l'individuazione dei luoghi fatti con l'ausilio del Samuelli Tiziano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo sopralluogo all'esterno invece venne fatto dal?
TESTE Ratti: Il sopralluogo venne fatto da un collega del maresciallo Martini.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Martini. Va bene. L'abbiamo convocato, poi, casomai, se c'è tempo lo possiamo sentire.
Bene, io Presidente, con l'ispettore Ratti non ho altre domande.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente sono l'avvocato Cianferoni.
Dunque ispettore, su questo accertamento relativo all'autoarticolato. Lei innanzitutto lo ha chiamato bilico, che cosa intende chiamandolo bilico?
TESTE Ratti: Bilico, ho chiesto conforto ai colleghi della Polizia Stradale e quindi ho usato il termine che viene dato, nel quale viene indicato quel tipo di rimorchio. Quindi, per bilico intendo quel tipo di rimorchio. Non so se ha avuto, l'ha visto dalla fotografia di insieme, che tipo di rimorchio sia.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei sa dirci se ha un significato nella sua indagine, la differenza tra rimorchio e semirimorchio che, per la Corte dico, è tipizzata nel codice della strada, quindi fa capo a delle norme; e io sto conducendo, come la Corte sa, per questa difesa un accertamento specifico, vi sono norme espresse che disciplinano la differenza tra rimorchio e semirimorchio.
Lei questa differenza ce l'ha presente?
TESTE Ratti: Questa differenza non ce l'ho presente, però le posso dire una cosa avvocato, che io ho fatto un accertamento di Polizia Scientifica. Lei mi insegna, io ho fatto un accertamento diretto di Polizia Giudiziaria.
Quindi il mio compito era quello di riportare esclusivamente lo stato delle cose.
AVV. Cianferoni: Ascolti.
TESTE Ratti: Che per me, poi, se si chiamava bilico o semirimorchio, aveva poca importanza. Dovevo riportare eventuali anomalie o altre cose riscontrate nel mezzo.
AVV. Cianferoni: Ascolti, lei però a un certo punto ha detto delle sue impressioni. Io non mi sono opposto. Quando ha parlato, per esempio, delle graffiature di una benna.
TESTE Ratti: Sì.
AVV. Cianferoni: Ha detto, dice: 'penso che potrebbero essere graffiature di una benna'.
Allora io le chiedo: che tipi di benna conosce.
TESTE Ratti: Dunque, siccome io, purtroppo o per fortuna, faccio il poliziotto da sempre, fin da quando ho finito la scuola, non ho fatto l'operaio edile. Le benne, conosco quelle che ho visto. Quindi, per benna, io intendo la pala e i denti della pala di una ruspa o di altri mezzi movimento terra.
Quindi, ci sono - per fare meglio capire quelle che erano le mie impressioni, quelle che sono le mie impressioni alla Corte, al P.M. e alla difesa, ho fatto questo appostamento. Anche perché le striature, le graffiature sono equidistanti tra di loro.
AVV. Cianferoni: Ma lei le...
TESTE Ratti: Questo è un dato oggettivo. Poi, se erano provocate dalla benna o le ha provocate qualcos'altro, non lo so; perché io, ripeto, devo solamente portare a conoscenza anche sua quelli che erano gli sta... lo stato del, quello che era lo stato delle cose in quel momento.
AVV. Cianferoni: Lo stato delle cose lo vediamo nelle fotografie. Io però, intanto, le chiedo se ha presente, per esempio, quei martinetti idraulici, intesi muletti, che servono a caricare e scaricare i rimorchi e i semirimorchi, che hanno delle pale di fronte.
TESTE Ratti: Sì.
AVV. Cianferoni: E ne hanno due sole.
TESTE Ratti: Ne hanno due.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Ratti: Però...
AVV. Cianferoni: E lì quante striature ha visto?
TESTE Ratti: Cinque.
AVV. Cianferoni: Le vogliamo vedere?
TESTE Ratti: Certamente. Se è possibile riavere le fotografie.
AVV. Cianferoni: In particolare la foto...
TESTE Ratti: Poi, se posso, avvocato...
AVV. Cianferoni: Aspetti. Rilievo 17.
TESTE Ratti: Al rilievo 17.
AVV. Cianferoni: "Striature in testa al cassone", lei si è espresso così "graffiata della testa del cassone".
TESTE Ratti: Sì. Ecco, allora, se... dovrebbe, ecco, schiarire un attimo. Si fa così? Non vorrei che poi ho bloccato tutto quanto.
(voce fuori microfono)
TESTE Ratti: No, schiarire perché poi, magari, andiamo a zoomare sulla parte del... No, proprio schiarire l'immagine, prima l'abbiamo fatto. Va be', comunque, avvocato mi dica, che io...
AVV. Cianferoni: No, io le chiedo di indicarmi...
TESTE Ratti: Allora, per quanto riguarda...
AVV. Cianferoni: ... le cinque graffiature che mi diceva prima.
TESTE Ratti: Certamente. Allora, partiamo qua dalla... Aspetta, si vede malissimo. Comunque la prima qui, è abbastanza vicina all'angolo.
AVV. Cianferoni: E' sul cassone lungo o sulla testata?
TESTE Ratti: No, parliamo della testata, avvocato. Quindi, è sulla testata. Ci sono, e sono chiarissime, di queste ce ne sono quattro chiare, chiarissime.
Poi, se si intravedono nella foto, purtroppo... Un'altra si vede.
Quindi, la prima; la seconda, che si vede pochissimo qui, nell'ingrandimento, comunque è percettibile qua, de visu. La terza, la quarta e la quinta.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
TESTE Ratti: E sono equidistanti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Io non riesco a vedere la quarta e la quinta, ma l'impressione soggettiva porta poco lontano. Questo rimorchio è in sequestro e la Corte, se riterrà, lo potrà visionare direttamente.
Tra l'altro, una precisazione, ispettore.
TESTE Ratti: Prego.
AVV. Cianferoni: Questo rimorchio non è il rimorchio che il Carra ha dichiarato gli è servito per portare l'esplosivo. E' giusto?
TESTE Ratti: Da quanto ne so io, sì. Cioè non è questo.
AVV. Cianferoni: Non è questo. Ecco, questo credo fosse scontato, ma è bene precisarlo.
Quindi, la benna. Ma lei poi si è preso cura di misurare qualcuna di queste pale, per vedere i denti quanto sono lunghi? Ha misurato quelle graffiature?
TESTE Ratti: Dunque...
AVV. Cianferoni: La larghezza di quelle graffiature, l'ha misurata?
TESTE Ratti: Ripeto quello che ho detto prima, avvocato. Io non ero a pieno titolo al seguito dell'indagine giudiziaria. Quindi, quando venivo chiamato per fare dei rilievi, mi limitato a fare quello che...
AVV. Cianferoni: Eh, ma qui le sto chiedendo un rilievo, cioè la larghezza della graffiatura.
TESTE Ratti: Le sto dicendo, posso rispondere? Riportavo esclusivamente lo stato delle cose. Nè successivamente, nella lettura degli atti, una volta trasferito al seguito dell'indagine giudiziaria, nella rilettura, nella lettura e rilettura degli atti, ho acquisito chiaramente elementi in più rispetto a quello che conoscevo prima.
E, riguardandomi il sopralluogo, riguardando quello che ho fatto io quel giorno, ho potuto esaminare con occhio diverso la fotografia.
Cioè io prima di eventuali attriti...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Che c'è?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, lei non ha il permesso di entrare a riprendere gli imputati in gabbia. No, questa è una regola che vale dal primo giorno dell'udienza, Quindi, se lei non le conosce, le regole, se ne va.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego. Vogliamo proseguire?
AVV. Cianferoni: Sì. Eravamo fermi sulle graffiature e sulla misurazione di questa larghezza. Se l'ha fatta: sì? no? Ecco, molto semplicemente.
TESTE Ratti: Al momento, non è stata ...
AVV. Cianferoni: Non è stata.
TESTE Ratti: No.
AVV. Cianferoni: Va bene. E immagino, però, altre misurazioni ho visto che sono state fatte. E le chiedo...
TESTE Ratti: Sì.
AVV. Cianferoni: ... la distanza dei punti B, C, D rispetto ad X, e G, F, E rispetto ad Y - si sta parlando di quello schizzo -...
TESTE Ratti: Sì.
AVV. Cianferoni: ... lei l'ha misurata?
TESTE Ratti: Sì, avvocato.
AVV. Cianferoni: Oh. Ora io le chiedo: queste saldature di cui lei ci ha parlato, ha fatto accertamenti specifici, specialistici sul motivo per il quale erano presenti sul pianale?
Per esempio, le risulta prassi abbastanza consuetudinaria negli autotrasportatori, di rinforzare il pianale per un sovrappeso? E che quelle allora sono delle placcature di rinforzo per il sovrappeso? Anche perché sono simmetriche ed equidistanti dal fondo del pianale.
PRESIDENTE: Avvocato, non vorrei che questa fosse una domanda...
AVV. Cianferoni: Questa è la domanda tecnica.
PRESIDENTE: No, è suggestiva, però.
AVV. Cianferoni: Però sono in controesame e credo di poterle fare anche suggestive.
PRESIDENTE: No, ma le domande suggestive non si ammettono, né in...
AVV. Cianferoni: Nemmeno in controesame. Basta saperlo e dirlo. Però, comunque, non credo, Presidente, che sia suggestiva. Io le chiedo se ha fatto accertamenti sul sovrappeso...
PRESIDENTE: Avvocato, io ho l'impressione che la domanda sia suggestiva. Se lei insiste, io le rifiuto...
AVV. Cianferoni: La domanda.
PRESIDENTE: Cioè le vieto la domanda.
AVV. Cianferoni: Prendo atto, seziono la domanda. Prima domanda: ha fatto accertamenti sulle tecniche per gestire il sovrappeso da parte dei camionisti?
TESTE Ratti: Per gestire il sovrappeso dei carichi?
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Ratti: No.
AVV. Cianferoni: Non ha fatto accertamenti. Ha fatto accertamenti sulla saldatura specifica? Cioè, per esempio, ha fatto dei prelievi per vedere che tipo di saldatura era? Se c'è un rinforzo metallico giustapposto sulla saldatura? Cioè se si tratta di un blocchetto metallico saldato sul pianale?
TESTE Ratti: Allora, questo accertamento è implicito nella descrizione del rilievo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vogliamo vedere allora? Lei mi descrive il blocchetto metallico saldato sul pianale, a questo punto.
TESTE Ratti: Io le descrivo...
AVV. Cianferoni: E le dico qual è.
TESTE Ratti: Io le descrivo quello che ho visto e quello che c'era. Quindi, se non c'è nessuna placca metallica, la placca metallica non viene menzionata.
AVV. Cianferoni: Io sto seguendo le sue risposte.
TESTE Ratti: Sì, io sto rispondendo alle sue domande.
AVV. Cianferoni: Prendiamo le foto.
TESTE Ratti: Che foto vuole?
AVV. Cianferoni: E, precisamente, le foto che lei dice rappresentano anomalie sulle fiancate, denominate con le lettere F e G.
TESTE Ratti: F?
AVV. Cianferoni: F e G.
TESTE Ratti: F e G. Qui siamo sulla fiancata destra, se non sbaglio.
AVV. Cianferoni: Sì. Se possiamo vedere... ecco.
TESTE Ratti: Allora, queste anomalie; e non a caso vengono indicate come anomalie, perché non c'è un accertamento specifico, giusto? Lei mi insegna che, per l'accertamento specifico, si sarebbe dovuto cambiare lo stato delle cose, quindi ci voleva un apposito...
AVV. Cianferoni: Un apposito, benissimo.
TESTE Ratti: Oh. E si dette ... in campo del sopralluogo di Polizia Scientifica, per accertamenti peritali. E su questo penso non ci sia...
AVV. Cianferoni: Ha rilevato il cerchietto che si vede all'interno della lettera F? Mi pare che si veda sopra o sotto un...
TESTE Ratti: No, questo è un fenomeno ottico, avvocato.
AVV. Cianferoni: No no no.
TESTE Ratti: Questo qui, lei dice?
AVV. Cianferoni: No.
TESTE Ratti: Quale?
AVV. Cianferoni: All'interno del rettangolo c'è un cerchiettino - mi ricordo, mi sono avvicinato prima - sia nella F, sia nella foto poi che rappresenta la G. Se la...
TESTE Ratti: Non la seguo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Aspetti, che mi avvicino e cerco di indicarglielo.
TESTE Ratti: Sì. No, questo è un riflesso.
AVV. Cianferoni: Questa è un'ammaccatura. Prendiamo un attimo la G. Queste sono saldature.
TESTE Ratti: Queste sono bolle dovute a una saldatura frettolosa.
AVV. Cianferoni: Viste più da vicino, per la Corte, in effetti risultano anomalie di saldature; ma si tratta sempre di impressioni. Comunque...
TESTE Ratti: Sì, è chiaro.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Ratti: Bisogna veder da vicino anche quella della... graffiate.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora, ha misurato poi la lunghezza interna dei longheroni del rimorchio?
TESTE Ratti: Avvocato, siccome questo, come lei mi ha detto e come io ricordo, non era il camion usato dal Carra per il trasporto dell'esplosivo, è stato fatto un sopralluogo. Il sopralluogo che ho fatto io è stato fatto su indicazione dell'ufficio, su determinati punti. Giusto?
AVV. Cianferoni: Mmh.
TESTE Ratti: In quanto serviva in quel momento...
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Ratti: Quindi, ripeto, è stata praticamente una ispezione esterna, dove non si è scesi nel particolare, perché, per scendere nel particolare si doveva per forza di cose cambiare la... lo stato delle cose.
Per quanto riguarda invece queste domande di carattere tecnico, anche se io sono operatore di Polizia Scientifica, chiaramente avrebbe potuto fare un accertamento più completo...
PRESIDENTE: ... il discorso, mi scusi, ma non compete al teste suggerire al difensore che cosa avrebbe dovuto fare.
TESTE Ratti: Chiedo scusa, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: No, anche perché il difensore è tempo che lo chiede, quindi.... Un'ultima domanda, le ultime domande.
Avete notato - si parla di ispezione, eh - che il paraurti posteriore reca la scritta "intercooler"? Non so se avete notato questo.
TESTE Ratti: In basso a sinistra.
AVV. Cianferoni: Sì. Avete poi svolto accertamenti sul significato di questa scritta?
TESTE Ratti: No.
AVV. Cianferoni: No. Avete notato che i parafanghi di questo semirimorchio sono in alluminio nuovissimo e di modello - questo glielo dico io, non deve credermi; comunque si nota - di alluminio nuovissimo e di modello particolare? Modificato?
La mia domanda tende, si può mettere in luce il particolare dei parafanghi posteriori in alluminio, con risvolto in gomma.
TESTE Ratti: Che sono molto, sono recenti rispetto...
AVV. Cianferoni: Sono molto nuovi.
TESTE Ratti: Certo.
AVV. Cianferoni: Allora io le chiedo, da ultimo: vi siete posti un problema finale per la comprensione di questa cosa, che è un rimorchio - semirimorchio, meglio ecco - se questo semirimorchio risulti dall'assemblaggio di pezzi di altri autoarticolati?
TESTE Ratti: Io personalmente non mi dovevo porre questo problema.
AVV. Cianferoni: Ecco. Va bene. Senta, ha condotto poi in questo ambito indagini su il vano portateloni dei semirimorchi?
TESTE Ratti: Le indagini venivano svolte da altro personale, avvocato. Io ho fatto l'accertamento di carattere diretto. Ripeto, quando faccio l'accertamento di carattere diretto, cerco di non essere coinvolto negli accertamenti, invece, indiretti.
AVV. Cianferoni: Bene. Oh, però nel corso del suo esame, lei ha riferito di avere collaborato anche col dottor Dalle Mura. Allora io le chiedo, premesso che è già stato sentito il dottor Dalle Mura, le sintetizzo la circostanza.
Il dottor Dalle Mura ha riferito di essersi recato presso gli uffici della Motorizzazione a fare un accertamento sulla legittimità della costruzione di nascondigli o, meglio di nascondigli, di vani interni ai longheroni di un semirimorchio. Questo, appunto, in astratto.
Lei, questo tipo di accertamento, lo ha seguito?
TESTE Ratti: No, avvocato. Io, per quanto riguarda questo mezzo, quello che ho fatto l'ha visto lei, ce l'ha davanti.
AVV. Cianferoni: Ancora...
TESTE Ratti: Quindi, ho fatto quest'accertamento di Polizia Scientifica.
AVV. Cianferoni: Sì. Ecco, quando però prima lei si è espresso - mi sfuggiva questa cosa - sulle sponde, lei ha detto: si nota un'evidente rigatura sulle sponde.
TESTE Ratti: Sì. Perché c'è, di fatto.
AVV. Cianferoni: Oh, avete accertato se queste sono le sponde originali del semirimorchio Zorzi, o se sono montate da un altro semirimorchio? Sono nuove, sono vecchie? Sono saldate?
TESTE Ratti: Avvocato, mi devo ripetere: questi accertamenti sono stati fatti da personale diverso da me. Io ho fatto il sopralluogo, in quest'occasione.
Comunque, in ogni caso, c'è una corrispondenza del cassone, parte interna, per quanto riguarda la fiancata destra e la fiancata sinistra. Quello che si vede nettamente nella fiancata destra, parte interna, cioè quella rigatura che corre per tutta la lunghezza del cassone, si ha parallelamente alla stessa altezza, molto meno marcata comunque, in ogni caso - tanto che non è stata fotografata perché non sarebbe venuta e non avrebbe reso quanto doveva rendere - là c'è la stessa rigatura. Quindi, parallela ed equivalente.
AVV. Cianferoni: Sì.
TESTE Ratti: Cioè, questa, siamo comunque sempre e in ogni caso sul campo delle impressioni.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Avete misurato questa rigatura, la distanza...?
TESTE Ratti: La rigatura non è stata misurata, perché corrisponde in toto alla lunghezza del cassone e quindi c'è la lunghezza esterna.
AVV. Cianferoni: Ma la distanza dal pianale?
TESTE Ratti: La distanza dal pianale non è stata misurata.
AVV. Cianferoni: Non è stata misurata. Un'ultima domanda. Quando lei si esprime con "graffiature sulla testa del cassone", che cosa intende? Verso la gabina o verso il fondo?
TESTE Ratti: No, qui c'è scritto "fondo del cassone". E normalmente, "fondo", si intende la parte finale...
AVV. Cianferoni: La parte finale.
TESTE Ratti: ... alla visuale. Quindi, in questo caso, verso la gabina.
AVV. Cianferoni: Quindi lei quando mi dice "graffiature sulla testa del cassone", si intende la parte aderente alla gabina.
TESTE Ratti: La parte verso la gabina.
AVV. Cianferoni: Verso la gabina. Va bene, grazie. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Nessuno ha altre domande?
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente. Avvocato Pepi. Due sole domande.
Senta ispettore, lei ha fatto indagini, se nel periodo dell'ottobre '92, intorno al Giardino di Boboli, nelle strade vicine vi fosse una zona a traffico limitato? O, comunque, vi fossero divieti di sosta e addirittura di fermata?
TESTE Ratti: Per quanto riguarda l'accertamento da me fatto nel... Giardino di Boboli, avvocato, io ho fatto solo per il quale... cioè le cose che ho riferito io questa mattina.
Quindi, l'individuazione interna e quell'accertamento successivo per quanto riguarda l'orario d'ingresso. E basta.
AVVOCATO Pepi: Quindi queste indagini non le ha fatte.
TESTE Ratti: Non le ho fatte io.
AVVOCATO Pepi: Senta, quindi penso che, anche la seconda domanda, mi risponderà nello stesso modo.
Sa mica, ha fatto mica accertamento per determinare che giorno era il 17 ottobre del '92?
TESTE Ratti: No, avvocato, penso sia già stato fatto da altro personale di ufficio.
AVVOCATO Pepi: Bene.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Ratti: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, possiamo far entrare in aula il maresciallo Martini.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome e cognome?
*TESTE Martini: Sì. Sono Martini Riccardo, nato a Milano, 27 aprile 1964. Sottufficiale della DIA, in servizio al Centro Operativo di Firenze.
PRESIDENTE: Lei è già stato sentito qui, come teste?
TESTE Martini: No, in questo procedimento mai.
PRESIDENTE: Allora vuole leggere la formula?
TESTE Martini: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buongiorno.
TESTE Martini: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io ho da porle solo una domanda. Abbiamo saputo dall'ispettore Ratti che lei ha eseguito un sopralluogo e dei rilievi in piazza Pitti.
Ecco, ci vuol dire in che occasione, in che data e quant'altro?
TESTE Martini: Sì. In data 20 giugno 1996, se non sbaglio, al seguito del dottor Chelazzi, il Pubblico Ministero. Nel corso di attività di individuazione di luoghi, ho fatto personalmente delle riprese filmate di due luoghi indicati dal signor Gullotta Antonino. Entrambi in piazza dei Pitti, sul ciglio della carreggiata, sul... Praticamente aveva indicato dove era stata, se non sbaglio, posteggiata un'autovettura, o dove doveva essere posteggiata un'autovettura.
Da queste riprese filmate, fatte con una cinepresa palmare Panasonic, in ufficio, poi, ho stampato alcune immagini che sono state trasmesse al suo ufficio, in un album, a cura della Direzione Investigativa Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, si vuol portare in quella postazione un attimo?
Ecco, se vogliamo un attimino, maresciallo, se ci spiega esclusivamente quello che lei ha fatto.
TESTE Martini: Sì. Riconosco l'album fotografico, è quello relativo alle riprese da noi effettuate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quest'album reca la data?
TESTE Martini: Sì, è il 20 giugno 1996, le riprese sono delle 11.20 di mattina, 11.19. Sono quelle che ho effettuato. Praticamente, nella fotografia numero 1, nella numero...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ma non si vede nulla.
TESTE Martini: Ah! Forse così riesce a vedere?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se si può togliere il riflesso.
PRESIDENTE: Se si può togliere un po' di luce.
TESTE Martini: Ecco, questa ripresa evidenzia, qui nell'angolo, dove ci sono questi passanti, il luogo sul marciapiede indicato dal Gullotta, dove... che venne prescelto per la sosta dell'autovettura.
Proprio qui, dove si vede questa persona che sta camminando.
Nella successiva immagine, foto numero 2, dove ci sono questi tre anziani che si intrattengono a parlare, riprende lo stesso luogo: è l'angolo di piazza dei Pitti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. E via via, queste, non so quante foto ci sono in quest'album.
TESTE Martini: Sì, ce n'è un'altra che riprende un altro luogo, che è la foto numero 4. Questa.
Sotto all'indicazione di piazza dei Pitti, su questo marciapiede dove è appoggiata la bicicletta sul muro, questo è l'altro luogo indicato dal...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire maresciallo, quest'album venne realizzato, queste riprese vedo che recano la data e l'ora sul fotogramma.
TESTE Martini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
TESTE Martini: Questo è...
PUBBLICO MINISTERO: ... vennero fatte da lei personalmente...
TESTE Martini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nel contesto di quell'atto che espletava il Pubblico Ministero?
TESTE Martini: Esatto. Io ebbi incarico di effettuare le riprese filmate. Sono state effettuate con una cinepresa palmare Panasonic. E poi, in ufficio, successivamente, queste immagini estratte con una stampante sempre Panasonic, che permette di stampare su carta fotografica le immagini dalle riprese.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altro da chiederle. E la ringrazio.
PRESIDENTE: Le domande, parti civili? I difensori hanno domande? Si accomodi.
*TESTE Martini: Grazie. Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, le foto, i fotogrammi e l'album relativo costituiscono oggetto di produzione alla scorsa udienza: il punto 10.
Ecco ora, a questo punto, potremmo far passare in aula l'agente Pinto.
PRESIDENTE: Vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita?
*TESTE Pinto: Fernando Pinto, 25/09/71, Nettuno.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Pinto: Firenze.
PRESIDENTE: La sua qualifica?
TESTE Pinto: Agente scelto.
PRESIDENTE: Lei è già stato sentito come teste in questo processo?
TESTE Pinto: No.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Pinto: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza".
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, agente Pinto, vuole spiegare alla Corte quali sono le sue mansioni specifiche?
TESTE Pinto: Praticamente, io sono videofotosegnalatore del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Firenze. E il giorno 01/09/95...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Ecco, lei, mi scusi un attimo, stava accennando a una data.
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo se, per l'appunto, ha svolto attività tecnica in relazione alla sua qualifica, e in quale contesto. Prego.
TESTE Pinto: Sì. L'ho svolta, praticamente ho fatto dei rilievi fotografici dei luoghi indicati dal signor Carra, nel giorno 01/09/95 e 06/09/95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare un attimo in che cosa è consistita quest'attività sua?
TESTE Pinto: Praticamente, unitamente al Pubblico Ministero, personale della DIA e al signor Carra, mi sono portato nei luoghi, diciamo, dell'interland pratese e pistoiese, indicati dallo stesso Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e la sua attività in che cosa è consistita?
TESTE Pinto: Fotografare i luoghi indicati dal signor Carra, e prendere alcune misure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora se, per favore, si sposta. Ecco lei - prego, prego - lei ha indicato due date.
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 1 settembre e poi 6 settembre. Ecco, a noi risultano, per l'appunto, un inserto fotografico, che ora le chiedo di visionare. E poi ci spiega un po' come è stato fatto questo inserto.
TESTE Pinto: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Il 6 settembre, Pinto, il 6 settembre lei ha svolto quest'attività insieme a chi?
TESTE Pinto: Allora, solo insieme a personale della DIA, in quanto il giorno 1...
PUBBLICO MINISTERO: Per favore, se può parlare al microfono: non la sento.
TESTE Pinto: Sì. Praticamente il giorno 01/09/95, unitamente a personale DIA e al Pubblico Ministero, c'era anche il signor Carra. Solo che, per motivi tecnici, purtroppo, le riprese sono state ripetute il giorno 06/09/95.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè c'era stato qualche inconveniente?
TESTE Pinto: Sì. Guasti alla macchina fotografica. E la stessa macchina è stata inviata a Roma, unitamente alla pellicola impressionata nell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora quindi è stato poi fatto un ulteriore sopralluogo. Insieme, c'era personale della DIA? Può dire chi era, chi c'era con lei?
TESTE Pinto: Ci doveva essere il maresciallo Coppola, una cosa del genere, non ricordo perfettamente il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Forse Cappottella?
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, ho bisogno che lei faccia notare, ecco, quali di queste foto siano state per così dire realizzate il 1 di settembre. E, in particolare, se lei può...
TESTE Pinto: No, diciamo che ce n'è una sola che, purtroppo, si è salvata, diciamo così, nella pellicola impressionata il giorno 01/09/95. E' quella che indica il signor Carra, che ho portato con me la foto...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ecco, aspetti un attimo.
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E intanto andiamo all'album. Ho bisogno di sapere da lei se, nel corso di quest'attività di rilievi, rilievi fotografici, è stato fatto da lei una misurazione.
TESTE Pinto: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare...
TESTE Pinto: Allora... sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... del vicolo che si vede in quella foto, ecco.
TESTE Pinto: Sì, praticamente questo viottolo è quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire in quale rilievo è rappresentato?
TESTE Pinto: Sì, è il rilievo numero 23, che praticamente indica il cimitero di Capezzana. E' il viottolo che si trova, praticamente, alla sinistra del muro di cinta del cimitero. E, alla fine di questo viottolo, c'è un muro in cemento armato grezzo.
E praticamente le misure sono state prese da questo muro, anzi, dalla parte anteriore dove c'è un cantiere, e all'angolo posteriore destro di via di Nesi che, praticamente, fa incrocio con il detto cimitero.
E dal canneto, che si trova sul lato sinistro del viottolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può indicare le dimensioni di questo viottolo?
TESTE Pinto: Sì. Il viottolo, praticamente, è lungo 43 metri e largo circa 6 metri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, queste misure furono...
TESTE Pinto: Certamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... fatte da lei?
TESTE Pinto: Si può notare, praticamente è la fotografia numero 25, che c'è una rotella metrica sulla testa della foto. E con quello strumento abbiamo misurato praticamente il viottolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi la larghezza, ha detto 6 metri, lungo 43 metri.
Senta, lei, capisco che dal servizio, per così dire, fotografico, si è salvata una foto?
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Del 1 settembre?
TESTE Pinto: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora questa foto io non so quale sia.
TESTE Pinto: Lo posso...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto 'ce l'ho con me'?
TESTE Pinto: Sì, ce l'ho qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, prima di mostrarla. Un attimo.
Questa foto come mai è rimasta in suo possesso e non è stata trasmessa?
TESTE Pinto: Praticamente per motivi, diciamo, tecnici e burocratici, ci è stata inviata a Roma in periodi lontani da quando è stato compilato il fascicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è rimasta...
TESTE Pinto: Sì, è rimasta agli archivi.
PUBBLICO MINISTERO: ... ce l'ha con sé...
Ecco, non so che cosa raffigura questa foto, questa che lei ha con sé.
TESTE Pinto: Sì, praticamente raffigura il rilievo 25. Solo che il giorno 01/09/95 era presente anche il signor Carra che mostra il posto che, praticamente, è stato scaricato del materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, c'è una foto con...
TESTE Pinto: Una sola foto.
PUBBLICO MINISTERO: C'è raffigurato anche Carra?
TESTE Pinto: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: In questo stesso viottolo?
TESTE Pinto: Stesso viottolo.
PUBBLICO MINISTERO: Non so, se possiamo, magari, occultando il volto di Carra, maresciallo Scelso, mostrare questa foto.
Ecco, questa è la foto per... lì, l'auto, è l'auto di servizio, credo sia la mia macchina.
Questo è sempre il solito...
TESTE Pinto: Il solito muro di cinta che si trova anteriormente alla parete sinistra del cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quella persona in tuta?
TESTE Pinto: Dovrebbe essere il signor Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Pinto: E' sicuramente il signor Carra.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuramente il signor Carra.
Ecco, lei, Pinto, nel corso di questa attività del sopralluogo e di questi rilievi fatti il 1 settembre, si ricorda dove era posizionato, per così dire? Lei, Pinto.
Cioè, questi rilievi da dove l'aveva fatto, dall'auto di servizio, dall'auto dov'era Carra...
TESTE Pinto: No, praticamente questo rilievo...
PUBBLICO MINISTERO: No questo, in genere, sto dicendo. Tutta l'attività fatta il 1 settembre.
TESTE Pinto: Nell'autovettura di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Pinto: E anche alcuni luoghi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, questa...
TESTE Pinto: Sì. Qui si vede lampante che ero giù dalla macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora vediamo se riusciamo, maresciallo, per favore, se può...
Possiamo mostrarla meglio, questa foto?
Ecco, ora si vede. Magari se possiamo allargare un po' il campo.
Ecco, quindi siamo sempre nel solito viottolo, qui.
TESTE Pinto: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Io, Presidente, questa foto la sto vedendo insieme alla Corte. Farei richiesta di acquisizione agli atti dell'udienza.
PRESIDENTE: I difensori hanno eccezioni?
AVVOCATO: Nessuna.
PRESIDENTE: Si acquisisce.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Con l'agente Pinto, io non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio.
Buongiorno, maresciallo.
Da queste due foto che abbiamo visto, è meglio, diciamo, chi le parla, una richiesta di chiarimento. E cioè: lei ha parlato di 43 metri in lunghezza di...
TESTE Pinto: Sì.
AVVOCATO Florio: Mi dica se capisco bene.
TESTE Pinto: Dall'angolo di via di Nesi con il cancelletto del cantiere.
AVVOCATO Florio: E 6 metri...
TESTE Pinto: Di larghezza.
AVVOCATO Florio: ... in larghezza. Quindi, presi dal...
TESTE Pinto: Muro di cinta in cemento armato, questo qui, grezzo, all'angolo, al canneto.
AVVOCATO Florio: Al canneto. Ora io le chiedo: tra il muro e il canneto, c'è un fosso o un fossettino? Perché qui non risulta.
TESTE Pinto: Negativo.
AVVOCATO Florio: Negativo, sicuro? Perché ne prendo atto della sua domanda. Le dico soltanto che, per sollecitarle la memoria, io e il collega Cianferoni siamo andati l'altro giorno proprio a vedere e invece...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza...
AVVOCATO Florio: No...
PRESIDENTE: ... certe considerazioni non ci interessano.
AVVOCATO Florio: ... ha ragione. Chiedo soltanto se si ricorda meglio.
TESTE Pinto: Ma lei ci è andato l'altro giorno; io sono stato il 06/09/95. Mi sembra che sono passati due anni.
Dato che lì è uno sterrato, credo che, anche per cause naturali, oppure per... può vedere c'è un cantiere, quindi lo avranno potuto provocare anche in data recente questo fosso che dice lei.
AVVOCATO Florio: Ecco. Quindi, esiste una foto del canneto?
TESTE Pinto: No, perché non mi sembrava...
AVVOCATO Florio: Non ho altre domande, grazie.
*TESTE Pinto: No.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Si accomodi.
PUBBLICO MINISTERO: La foto abbia cura di allegarla al verbale.
Ecco, credo che ci sia l'agente Castagna. E poi, Presidente, non abbiamo altri.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza?
*TESTE Castagna: Dunque, Castagna Camillo, nato a San Valentino Tori, Salerno, il 04/06/66.
PRESIDENTE: Residente?
TESTE Castagna: Residente a Firenze in via Fausto Dionisi 2.
PRESIDENTE: La sua qualifica?
TESTE Castagna: Agente scelto della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Castagna: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Castagna, buongiorno.
TESTE Castagna: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Che mansioni svolge in concreto nella Polizia?
TESTE Castagna: Dunque, sono addetto alla Sezione Sopralluoghi presso il Gabinetto regionale di Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Di Firenze?
TESTE Castagna: Sì, di Firenze, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedevo di riferire che tipo di attività ha svolto nel settembre del '95 in località Vigini a Prato.
TESTE Castagna: Dunque, io mi sono occupato della parte visiva. Ho svolto una documentazione video.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in che contesto e insieme a chi?
TESTE Castagna: Dunque, insieme all'agente Pinto, con personale della DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei in particolare cosa ha fatto?
TESTE Castagna: Dunque, io ho ripreso il percorso... cioè, dell'interland di Prato e Pistoia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha realizzato quindi una...
TESTE Castagna: Sì, una documentazione visiva.
PUBBLICO MINISTERO: Visiva, si può realizzare in tante maniere.
ha realizzato un filmato?
TESTE Castagna: Sì, sì, un filmato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Questo filmato, poi è stato...?
TESTE Castagna: E' stato, l'ho consegnato al personale della DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda in che data è stata fatta questa attività?
TESTE Castagna: Il 6 settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Del mille...?
TESTE Castagna: '995.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io non ho altro.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande?
I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Vorrei chiedere all'agente Castagna se ricorda lo stato dei luoghi al cimitero di Capezzana.
Se lei lo ha visionato, l'ha avuto da filmare.
TESTE Castagna: Sì. In particolare, cosa vuole sapere?
AVV. Cianferoni: Vorrei che lei ci desse una descrizione del viottolo che si trova, per chi guarda di fronte il cimitero, sulla sinistra.
TESTE Castagna: Sì. Dunque, allora si trattava di un viottolo sterrato. Giustamente a sinistra del cimitero, per chi lo osserva.
Questo viottolo misurava 6 metri di larghezza per 43 di lunghezza.
A destra, era delimitato da un muro di cemento armato; mentre a sinistra da un canneto. E, anteriormente, da un cancelletto rudimentale, dove c'era un'area sterrata adibita a dei lavori.
AVV. Cianferoni: Ricorda se il margine sinistro di questo viottolo, cioè quello su cui nasce il canneto, termina in un fossato?
Cioè, se a sinistra c'è una specie di scannafosso.
TESTE Castagna: Ma quello... cioè, quello prossimale al viottolo sterrato, no. Magari, più indietro, sì.
AVV. Cianferoni: Cioè...
PRESIDENTE: Indietro vuol dire...
TESTE Castagna: Cioè, noi, dall'esterno, non si riusciva a vedere, perché il canneto era abbastanza folto, però...
AVV. Cianferoni: Però... ecco, mi dica.
TESTE Castagna: No, quindi ci siamo limitati a... come a misurare dalla parte dello sterra... Cioè, dalla parte più prossimale allo sterrato.
PRESIDENTE: Dove iniziava il canneto.
TESTE Castagna: Sì, dove iniziava il canneto.
AVV. Cianferoni: Ecco. Va bene.
Per quanto riguarda la parte finale di questo viottolo, cioè andando nella profondità.
TESTE Castagna: Sì.
AVV. Cianferoni: Vi erano dei lavori?
TESTE Castagna: Ma c'era un cancelletto in legno. Al di là di questo cancelletto evidentemente c'era un'area in costruzione.
Adesso non lo so cosa stessero...
PRESIDENTE: C'era un cantiere?
TESTE Castagna: Come?
PRESIDENTE: C'era un cantiere?
TESTE Castagna: Eh, mi sembra di sì.
PRESIDENTE: Con dei lavori in corso?
TESTE Castagna: Sì, con dei lavori in corso.
AVV. Cianferoni: Sì. Ricorda quale strada avete percorso per arrivare a questo cimitero partendo da Prato, per esempio. Se siete partiti da Prato.
TESTE Castagna: Sì. Siamo partiti da Prato-Est. Adesso, tutto l'itinerario non è che io lo ricordo, perché siamo stati in vari punti.
AVV. Cianferoni: In particolare, ricorda, le dice qualcosa, ricorda, la via Della Chiesa di Capezzana?
TESTE Castagna: Ci siamo passati, però non ricordo.
AVV. Cianferoni: Va bene. L'ultima domanda che le pongo è: se siete arrivati al cimitero venendo da sotto. Cioè avendolo a sinistra; o da sopra, cioè avendolo a destra?
TESTE Castagna: Non le so dire.
AVV. Cianferoni: Non mi sa dire.
Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
Si può accomodare.
*TESTE Castagna: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00, se non mi sbaglio, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, sperando che ci possa essere il maresciallo Cappottella.
PRESIDENTE: Bene. Speriamo.
A domani. Traduzione degli imputati detenuti.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, Presidente. Sono sempre l'avvocato Florio.
Vorrei sapere dal Pubblico Ministero, in alternativa, qualora non ci fosse il maresciallo Cappottella, se aveva già qualche nome da dirci.
PUBBLICO MINISTERO: Sinceramente non abbiamo, non siamo in grado di comunicarle alcun che.
Speriamo ci possa essere il maresciallo Cappottella.
PRESIDENTE: Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.

udienza 23.1.1998

PUBBLICO MINISTERO: Si può far passare, per cortesia, il teste dottor Francesco Gratteri.
PRESIDENTE: Vuol dirci, per cortesia, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e la sua qualifica.
*TESTE Gratteri: Gratteri Francesco, nato il 25 febbraio '54, primo dirigente della Polizia di Stato in servizio presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Gratteri: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, io ho bisogno di ricostruire con lei certi avvenimenti relativi specificamente ai primi mesi del 1993.
E quindi ho bisogno innanzitutto che lei precisi qual era l'incarico che rivestiva all'epoca.
TESTE Gratteri: Io, all'epoca, ero... dirigevo, diciamo, la Sezione che si occupava di criminalità mafiosa del Centro Operativo della DIA di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, all'epoca era in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia.
TESTE Gratteri: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ho bisogno in particolare di ricostruire con lei alcuni appunti che riguardano specificamente le attività di investigazione - se lei ne è al corrente personalmente - nei confronti di Gioè Antonino.
Lei mi conferma che si è occupato...
TESTE Gratteri: Sì, sì, me ne sono occupato personalmente e direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sulla base di quali, si chiamano input investigativi, e a partire da che epoca vi è, da parte del suo ufficio e anche da parte sua personalmente, questa iniziativa investigativa verso la persona di Antonino Gioè?
TESTE Gratteri: Allora, l'attività investigativa su Gioè Antonino nasce sin dal mese di settembre del 1992. Settembre-ottobre... Ritengo settembre del '92.
Prende spunto da alcune indicazioni che personalmente ricevetti insieme ad un ufficiale di P.G. che si trovava con me, di cui non ricordo il nome.
Che personalmente ricevetti da Giuseppe Marchese, al momento in cui venne prelevato dal carcere di Pianosa e portato in altra località a disposizione, ovviamente, dell'Autorità Giudiziaria di Palermo.
Già lungo il tragitto da Pianosa a Roma Giuseppe Marchese, anche sollecitato da me, mi fece alcune confidenze che potevano essere utili per la cattura di alcuni importanti latitanti all'epoca appartenenti a Cosa Nostra.
In particolare, diciamo, Salvatore Riina, Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella. Indicandomi come certi favoreggiatori di questi latitanti, Antonino Gioè e Santino Mezzanasca. Santino Mezzanasca che successivamente venne identificato in di Matteo Mario Santo.
Il mio ufficio, in collaborazione con il Centro Operativo DIA di Palermo, avviò pertanto una attività investigativa su Palermo che mirava direttamente alla persona di Gioè Antonino e ovviamente al circuito ambientale, diciamo, entro il quale il Gioè si muoveva.
Col passare del tempo, pertanto, avemmo modo di registrare, quindi documentare diciamo i contatti che manteneva Gioè. In particolare registrammo quasi subito che manteneva un rapporto di frequentazione quasi quotidiana con La Barbera Gioacchino, all'epoca sconosciuto, penso, agli organismi investigativi che si occupavano di criminalità mafiosa. O quantomeno sconosciuto sicuramente a noi.
Non vi era traccia agli atti di Gioacchino La Barbera, quale indiziato appartenente all'associazione mafiosa.
E quindi a una attività che si sviluppò nel tempo sino a quasi tutto il '93.
PUBBLICO MINISTERO: '93?
TESTE Gratteri: Voglio dire, iniziò nel '92, poi portò agli inizi del '93 al fermo di Nino Gioè e di Gioacchino La Barbera; poi proseguì con le indagini sulle stragi, insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei acquisì questa indicazione sul conto di Antonino Gioè, questa persona già aveva un significato dal punto di vista investigativo, nell'ambiente della Direzione Investigativa Antimafia?
TESTE Gratteri: Sicuramente. Cioè, diciamo, io mi ero già, prima di entrare a far parte della Direzione Investigativa Antimafia, facevo parte della Criminalpol, per cui mi ero già interessato di indagini su Cosa Nostra palermitana, diciamo, in particolare.
Per cui già conoscevo, ecco, la figura di Nino Gioè, insomma. I precedenti, ecco, giudiziari di Nino Gioè erano noti agli atti, sia dell'ufficio nostro, che della struttura palermitana, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, invece a quanto ho capito, Gioacchino La Barbera è personaggio...
TESTE Gratteri: Assolutamente sconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: E mi pare di aver capito che la persona indicata con il nome...
TESTE Gratteri: Santino Mezzanasca: era anch'egli sconosciuto. Tant'è che avemmo inizialmente difficoltà ad identificare compiutamente, per così dire, il Santino Mezzanasca in Santino Di Matteo. Ci riuscimmo intorno al mese di novembre, insomma, ecco. Quindi a distanza di qualche mese riuscimmo ad identificarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, posto che invece non aveste difficoltà a capire quale fosse la persona indicata da Pino Marchese col nominativo Antonino Gioè, che tipo di investigazione - mi è sufficiente che la illustri in termini generali - che tipo di investigazione poté essere attivata nei confronti di questa persona?
TESTE Gratteri: Diciamo, si tentò ovviamente di... e si fece, ovviamente, una attività di sorveglianza fisica di pedinamento per quanto possibile limitata all'essenziale, per così dire. E in considerazione proprio della qualità, diciamo, criminale, ecco, del personaggio che era una persona molto, a nostro avviso, molto esperta, molto avveduta. Con una grande esperienza alle spalle, insomma.
Per cui si cercava, anche attraverso dei servizi di sorveglianza elettronica - così li chiamiamo, insomma - paralleli che erano in corso, di fare delle attività mirate sulla persona di Gioè.
Mi ricordo, in particolare, che, in quel periodo, sia Gioè che La Barbera, non... Svolgevano quasi una vita, per così dire, clandestina. Anche perché forse si era già, se non vado errato, saputo della collaborazione con la Giustizia di Giuseppe Marchese.
Forse si era anche, era stata anche fatta da parte loro, quindi di La Barbera e di Gioè, qualche considerazione sulla collaborazione, sulla scelta diciamo, di Giuseppe Marchese. Per cui conducevano entrambi una vita assolutamente riservata.
Non dormivano, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo proprio chiederle questo.
TESTE Gratteri: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Se vivevano nelle loro residenze ufficiali.
TESTE Gratteri: Non vivevano già nelle loro dimore abituali, diciamo, nei loro rispettivi luoghi di residenza.
Ovviamente a noi, entrambi i personaggi, in particolar modo il Gioè, così per come ci era stato suggerito, per come ci era stato indicato, ci servivano un po' come strumento, come veicolo, ecco, di acquisizione di informazioni per ulteriori attività finalizzate alla cattura dei latitanti più importanti, insomma.
In considerazione proprio della particolare vicinanza che legava il Gioè, ecco, a livello di vertice di Cosa Nostra, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ricorda se comunque fu possibile localizzare questi recapiti non ufficiali...
TESTE Gratteri: Sì, noi localizzammo, con qualche difficoltà, diciamo in maniera non compiuta, una... mi pare fosse una villetta alla periferia di Palermo, direzione aeroporto, per Punta Raisi.
E avemmo, ci facemmo un'idea, ecco, di una villetta. Mi apre fosse ubicata proprio in via Gioè, si chiamava la via.
Lì, tuttavia, i servizi di osservazione furono molto difficoltosi, perché non... c'era stata per noi possibilità, ecco, di trovare una sistemazione che ci consentisse, ecco, di svolgere una attività riservata. Per cui rinunciammo anche perché forse pensammo di essere, in qualche modo, forse stati notati, insomma.
Per cui rinunciammo. Congelammo per un brevissimo tempo, tipo una settimana, dieci giorni le attività. E riprendemmo, invece, le attività sempre di sorveglianza sia fisica che elettronica, a carico di Gioè e La Barbera. Fino a che non notammo entrambi entrare in uno stabile che era sito proprio in via Ughetti a Palermo.
Questo, intorno al mese di febbraio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, anche per essere sicuri che il nome non sia trascritto male poi da chi deve sbobinare la registrazione, la via si chiama Ughetti?
TESTE Gratteri: Via Ughetti. Mi pare che sia Giovan Battista Ughetti, o qual... Comunque via Ughetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Individuato quindi questo luogo...
TESTE Gratteri: Individuato questo immobile dove, diciamo, il personale che svolgeva direttamente questa attività di sorveglianza vide entrare i due, ovviamente ripetemmo, ecco, queste attività per alcune sere, in maniera tale da avere certezza che fosse quella la casa, ecco, ove trovavano sostanzialmente rifugio.
Dopodiché, attraverso una serie, come dire, di attività, riuscimmo a sistemare all'interno di questo piccolo appartamento una strumentazione che ci consentì di svolgere ovviamente, essendo stati preventivamente autorizzati dall'Autorità Giudiziaria di Palermo per tutte queste operazioni, di svolgere una intercettazione ambientale. Quindi di registrare le conversazioni che si svolgevano all'interno di quell'ambiente fra Gioè e La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, lei si ricorda se non proprio il giorno preciso, il giorno abbastanza preciso in cui furono iniziate queste attività di intercettazione ambientale?
TESTE Gratteri: Le intercettazioni, le operazioni iniziarono sicuramente i primi giorni di marzo, intorno al 2-3 marzo. E durarono circa una ventina di giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei dice durarono circa una ventina di giorni.
Allora andiamo immediatamente a cogliere il momento finale di questa intercettazione ambientale.
In altri termini, cessarono in quanto? Qual è la ragione per la quale...
TESTE Gratteri: Sì, le operazioni furono interrotte, perché nel corso di queste conversazioni che si registravano, si registrarono appunto discorsi, per meglio dire, progetti omicidiari molto concreti.
Nel senso che si registrò, si registrarono conversazioni relative a progetti di attentati nei confronti di alcuni agenti di custodia.
Se non vado errato, originari della provincia di Trapani, alcuni dei quali forse prestavano servizio, avevano prestato servizio a Pianosa. Alcuni dei quali erano stati proprio, le abitazioni, diciamo, di alcuni dei quali erano state già localizzate, individuate.
E, in quei giorni, negli ultimi giorni, si parlava tra il Gioè e il La Barbera di un attentato che stavano, e si stava progettando, nei confronti di alcune, di un obiettivo, ovviamente in persone fisiche, che non riuscimmo ad identificare, di un obiettivo che aveva una relazione che era, in qualche modo, legato ad un Tribunale.
Tant'è che si parlava ripetutamente, ecco, tra di loro, di eseguire questa attività che per noi era praticamente ormai quasi nella fase di preparazione compiuta.
Un determinato pomeriggio, il giorno, voglio dire, non era stato individuato, al momento in cui queste persone probabilmente passavano, uscivano da questo Tribunale...
...e si capiva che l'attentato doveva svolgersi secondo delle caratteristiche eclatanti ed anche cruente, perché ricordo bene, o il Gioè, o il La Barbera, parlando dell'attentato all'interlocutore, disse, fece riferimento alla "mascuiata".
Nel senso che l'attentato doveva rivestire...
PUBBLICO MINISTERO: "Mascuiata" è un termine siciliano.
TESTE Gratteri: Ecco, "mascuiata", io non lo conoscevo. Ci documentammo: sarebbe praticamente il botto finale dei fuochi artificiali, secondo il gergo palermitano, sarebbe il botto finale di fuochi artificiali.
Per cui, ecco, doveva rivestire caratteristica del genere.
Questo fatto, questa circostanza, venne immediatamente rappresentata ai magistrati di Palermo, al Procuratore di Palermo, e, voglio dire, ovviamente si procedette nei giorni successivi al fermo sia di Gioè, che avvenne a Palermo, che di La Barbera, che invece fu fermato a Milano in compagnia di Bentivegna Salvatore, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo, come data, dottore?
TESTE Gratteri: Fine marzo, intorno al 23, 22, 20 marzo, insomma, ecco. Dal 20 marzo, intorno al 20 marzo, 20-25 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Gratteri: Quindi le operazioni durarono una ventina di giorni. Nel corso di queste operazioni, ovviamente, non si registrarono soltanto conversazioni che riguardavano, ripeto, progetti omicidiari - tra cui questo e quello degli agenti di custodia - ma vi erano riferimenti proprio espliciti a personaggi appartenenti a Cosa Nostra, anche alla costituzione delle famiglie; cioè, si parlava sostanzialmente di mafia, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Se prima che termini l'esame lei ha la possibilità di indicare proprio la data esatta in cui fu eseguito il provvedimento di fermo nei confronti di Gioè è meglio.
TESTE Gratteri: Mi pare il 20 marzo, comunque ho... se posso...
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Gratteri: Il 20 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Si è trattato di un fermo di iniziativa o un fermo su...
TESTE Gratteri: Fermo del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: E il provvedimento, visto che l'avrà eseguito sicuramente il personale suo, il provvedimento articolava la sua motivazione anche...
TESTE Gratteri: Faceva anche riferimento a queste circostanze che erano state registrate.
Se vuole posso leggerlo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi alla probabilità che venissero compiute azioni criminose particolarmente gravi.
TESTE Gratteri: Esatto. Se posso...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Gratteri: Il provvedimento recita, testuale:
"Indicazioni su gravissimi delitti di omicidio in corso di preparazione da parte di un gruppo di associati mafiosi, nel quale il Gioè risulta perfettamente inserito".
Ecco, questa è la parte specificamente relativa a ciò che era stato registrato nel corso della intercettazione ambientale. Con riferimento, ecco, all'attentato che doveva essere svolto in prossimità di un Tribunale.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito, allora, che c'erano, emergevano da a queste intercettazioni: discorsi, i più diversi, a carattere generalmente mafioso - non genericamente, generalmente mafioso - discorsi a carattere specifico che guardavano verso obiettivi diversi, da un lato personale della Polizia Penitenziaria, dall'altro persone fisiche non individuate né individuabili, ma ri...
TESTE Gratteri: Non individuate da noi.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, ma ricollegabili, geograficamente almeno, a una struttura giudiziaria, qualcosa di simile.
TESTE Gratteri: Sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Gratteri: Si parlava testualmente di "un Tribunale".
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi, avvocato Gramigni.
Mi inserisco e credo di dovere formulare opposizione a che si continui un esame testimoniale di questo tenore.
Nel senso che sta riferendo, il teste, sollecitato dal Pubblico Ministero, sulle risultanze di intercettazioni ambientali disposte da altra Autorità Giudiziaria rispetto a quella che ha svolto le indagini nel processo che ci occupa, versate in altro procedimento e, per quanto mi consta, non versate nel procedimento che ci occupa e comunque sicuramente non trascritte nel procedimento che ci occupa.
L'articolo 270 del Codice di procedura penale credo che sia molto chiaro sul punto. Dunque formulo opposizione nel senso che il contenuto di intercettazioni ambientali, o telefoniche poco importa, disposte e svolte in altro procedimento non può poi essere riferito in procedimento diverso, se non dopo che si sono seguite ed osservate le cautele e le forme di cui all'articolo 270 del Codice di procedura penale.
Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che il teste ha letto il brano di un provvedimento di fermo...
AVVOCATO Gramigni: Presidente...
PRESIDENTE: ...che non dice niente altro di più che una formale indicazione...
AVVOCATO Gramigni: Nessuna opposizione alla lettura del brano, come è stata...
PRESIDENTE: Ma mi pare che il discorso è stato semplicemente un fermo...
AVVOCATO Gramigni: Si è parlato di attentati a un Tribunale, attentati a guardie carcerarie...
PRESIDENTE: No, non si parla di attentati. Si parla di indizi di attività diretta a compiere.
Poi, se sono reati o delitti più o meno compiuti o in qualche maniera portati a esecuzione, sono cose che non ci riguardano e che nessuno ci ha detto.
Perciò non mi pare che si pregiudica nulla, in nessuna maniera, soprattutto nei confronti degli imputati di questo procedimento.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, avvocato Gramigni, non formulo altre domande che abbiano in qualche modo a che fare con il contenuto di quelle intercettazioni.
Ecco, ho bisogno, invece, che lei mi aiuti a capire, dottor Gratteri: ad esecuzione avvenuta del fermo disposto nei confronti di Antonino Gioè, che abbiamo appreso fu eseguito appunto a Palermo, ecco, lei rammenta come si sono svolte le fasi immediatamente successive al fermo?
Lei, intanto, si trovava a Palermo?
TESTE Gratteri: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'aveva diretta continuativamente tutta l'attività investigativa di cui ci ha parlato?
TESTE Gratteri: Sì, facendo, diciamo, la spola tra Palermo e Roma; comunque era un'attività che era stata svolta dalla Sezione che dirigevo, per cui l'avevo seguita sin dall'inizio direttamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allorché è stata data esecuzione al provvedimento di fermo, lei invece si trovava a Palermo.
TESTE Gratteri: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nei confronti di Gioè, sottoposto al fermo, quali attività sono state concretamente compiute?
TESTE Gratteri: Eseguito il fermo, che avvenne appunto a Palermo, il Gioè venne poi trasferito - accompagnato, diciamo - al carcere di Rebibbia a Roma; non fu associato alla Casa Circondariale di Palermo, perché così era stato disposto dai magistrati.
Nella immediatezza, diciamo, del fermo, subito dopo aver eseguito il fermo, io con qualche collega mi intrattenni con il Gioè allo scopo di cercare di capire, tentando di impostare, diciamo, ecco, di avviare un dialogo, di capire quale potesse essere l'obiettivo di questo attentato e quali potessero essere i tempi entro i quali o nei quali si doveva svolgere questo attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Per finalità di prevenzione, capisco, il discorso.
TESTE Gratteri: Ovviamente, ovviamente.
Anche perché, ripeto, siccome si parla tra i due in maniera insistente, quasi continua diciamo, di questo fatto e il fermo era stato eseguito soprattutto per via di questa circostanza, quindi al fine di impedire che un reato di questa gravità si potesse realizzare, ovviamente la preoccupazione nostra fu quella di acquisire ulteriori indicazioni per cercare, così, capire qualcosa in più ed impedire che si verificasse.
Purtroppo, diciamo, il Gioè non intese aderire ad alcun dialogo; non... vi fu quasi un rifiuto totale, insomma, da parte sua, anche se poi, ovviamente... per cui non riuscimmo a venire a conoscenza di altre indicazioni che potessero illuminarci su questa vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere, visto che lei e l'altro personale di Polizia Giudiziaria che operava con lei stavate seguendo - ce lo ha detto un attimo fa- questo a scopo di prevenzione di possibili gravi reati, lei pensò di rappresentare in qualche modo a Gioè che c'era di mezzo anche - al di là di quello che stava scritto sul foglio e che gliel'avevate notificato - che c'era di mezzo anche un'attività di intercettazione che era stata compiuta nei suoi confronti?
TESTE Gratteri: Dico più esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Gratteri: Io, per cercare di convincere il Gioè che in quel momento ci interessava non tanto una sua collaborazione come poteva essere accaduto in precedenza per altri appartenenti a Cosa Nostra, ma ci interessava evitare che si verificasse qualcosa di grave, gli dissi proprio, se non ricordo male, esplicitamente, che il mio discorso non aveva la finalità di convincerlo a collaborare; anche perché mi pare che... cioè, mi ero reso conto che non era assolutamente la persona che poteva avviare un rapporto di collaborazione o che si potesse avviare a una scelta di questo tipo. Gli dissi che mi interessava soltanto evitare che si potesse ripetere ciò che si era verificato nei mesi precedenti, insomma.
E per fare questo, per fargli capire che non stavo bluffando, gli fece sentire per qualche secondo un brevissimo brano delle registrazioni che erano state acquisite, proprio per fargli riconoscere la voce e per fargli capire che - evidentemente, senza aprirmi più di tanto - che quelle registrazioni erano state acquisite in quei giorni, evidentemente nell'ambiente che lui stava frequentando, che lui aveva appena finito di frequentare.
Nemmeno questo, ripeto, servì a convincerlo.
Tant'è che, ricordo, mi rispose: 'ma bisogna dimostrare che la voce sia la mia'. Dico: 'va be', se siamo a questo vuol dire che io sto con la coscienza a posto, perché ho fatto quello che ritenevo di dover fare. Rispetto la sua decisione, però, insomma...'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quello che ho capito, lei gli fece sentire qualche secondo di intercettazione.
TESTE Gratteri: Esatto, qualche brano dove era incisa la sua voce e quella di Gino La Barbera in occasione dei loro dialoghi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei rammenta di avergli dato le coordinate temporali di questa vostra attività di intercettazione, del tipo: 'è tre mesi che la tengo sotto controllo telefonico, sotto intercettazione', oppure si è limitato a fargli sentire...
TESTE Gratteri: No. In questo fui molto generico. Mi limitai, mi pare di ricordare, soltanto a fargli ascoltare questo. Nient'altro, insomma, anche perché poi, visto il suo atteggiamento, ritenni di non dovere sbilanciarmi più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Quindi, questo tentativo, le cui...
TESTE Gratteri: Ovviamente gli feci capire che era - ciò che era stato registrato, ovviamente - era recentissimo nei tempi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo tentativo, che a quanto sento non produsse alcun esito, poi è stato seguito... lei ha detto che Gioè doveva essere associato alla Casa Circondariale di Roma.
TESTE Gratteri: Venne associato a Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno stesso, nelle ore immediatamente successive a questo?
TESTE Gratteri: Nel corso della notte partimmo, insomma. Finiti questi tentativi, non oltre il giorno dopo lui venne associato al carcere di Rebibbia a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto più contatti successivamente con Antonino Gioè?
TESTE Gratteri: Assolutamente no. Mi pare di no, lo escludo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, devo chiedere un altro paio di dettagli su questa vicenda.
Quando lei ci spiegava all'inizio che l'attività di osservazione sul territorio doveva essere fatta con determinate cautele, considerata la qualità desunta...
TESTE Gratteri: Del personaggio.
PUBBLICO MINISTERO: ...dal punto di vista criminale del personaggio, questo vuol dire che, quindi, venivano fatti dei controlli non a carattere continuativo e non nello stesso luogo?
TESTE Gratteri: Diciamo, venivano svolte delle attività, per così dire, mirate.
Cioè, era ovviamente ovvio, da parte nostra, pensare che un personaggio come Gioè - voglio dire, si conosceva ovviamente Gioè anche in relazione a ciò che ci era stato detto di lui, insomma; e ci era stato detto da Giuseppe Marchese, quindi, voglio dire, da una persona che evidentemente aveva una esperienza specifica in materia - proprio, come abbiamo detto prima, per la qualità del personaggio si ritenne pericoloso sorvegliarlo in maniera continuativa, ecco, per l'arco della giornata, ma per singoli episodi, per circostanze definite, insomma.
Se, ad esempio, si veniva a conoscenza da altra via, non lo so, da un controllo telefonico o dai controlli telefonici che erano in corso in quel periodo nei confronti anche di altri personaggi - non era Gioè l'unica persona oggetto di indagine - ecco che vi poteva essere un appuntamento in un luogo determinato, definito, allora si andava direttamente al posto, senza rischiare di...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Ecco, l'altra cosa di cui le debbo parlare è questa. Lei ha illustrato come si è formato l'input investigativo.
In relazione a questa vicenda - parlo quindi dell'attività investigativa condotta personalmente da lei - e comunque fino all'epoca dei fatti di cui ci ha parlato, lei ha avuto in qualche modo notizie, ha avuto elementi che facessero capo comunque alla persona di certo Bellini Paolo?
Ha idea di chi sia la persona di cui le ho fatto il nome: Bellini Paolo?
TESTE Gratteri: Io, se non ricordo male, lessi per la prima volta il nome di Bellini nella lettera che Gioè aveva... che era stata trovata nella cella di Gioè in occasione del suo suicidio, diciamo.
Quella fu la prima volta che lessi il nome di Bellini.
Poi, voglio dire, in precedenza mai ho avuto occasione di sapere, ecco, di venire a conoscenza.
Ma non avevo mai sentito questo nome, ecco, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
L'esame del dottor Gratteri finisce qui.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: L'avvocato... Li Gotti ha domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Dottor Gratteri, qualche chiarimento sulle modalità, due profili: profilo informativo e profilo investigativo inerente il duo Gioè e Bellini.
Dunque, l'attività informativa che il suo Ufficio e lei personalmente ha svolto in questa vicenda prende le mosse da quale input?
TESTE Gratteri: Mi scusi, l'attività informativa su chi? Sul Gioè?
AVV. Cianferoni: Su Gioè e su La Barbera.
TESTE Gratteri: Ho detto prima, l'attività investigativa su Gioè inizia avendo acquisito delle indicazioni...
PRESIDENTE: Mi pare che dalle risposte che ha dato, avvocato...
TESTE Gratteri: ...da Giuseppe Marchese.
PRESIDENTE: ...erano molto precise.
AVV. Cianferoni: Ma io gli avevo chiesto attività informativa.
TESTE Gratteri: Su Gioè non è stata fatta alcuna attività informativa, se non, ripeto, su Gioè ha avuto, è iniziata un'attività investigativa al momento in cui si viene a conoscenza da Giuseppe Marchese che Nino Gioè è un diretto favoreggiatore di alcuni latitanti appartenenti a Cosa Nostra.
Quindi, non viene fatta alcuna attività, poi io non...
AVV. Cianferoni: Informativa.
TESTE Gratteri: No. Viene svolta... si dà inizio ad una attività investigativa.
AVV. Cianferoni: Direttamente investigativa.
TESTE Gratteri: Direttamente investigativa.
AVV. Cianferoni: Oh. Allora, l'attività investigativa, per tranquillità anche mia, perché poi l'esperto del mestiere è lei...
TESTE Gratteri: Sì.
AVV. Cianferoni: ...è quella incentrata su un fatto specifico. E' giusto? Cioè, un'indagine di Polizia Giudiziaria: attività investigativa.
TESTE Gratteri: Su un fatto specifico, anche su una persona specifica.
AVV. Cianferoni: Anche, certo, su una persona.
Ma comunque è un'attività di Polizia Giudiziaria.
TESTE Gratteri: Sì. In questo caso era su una persona specifica.
AVV. Cianferoni: Se ho capito bene, l'attività verteva sulla cattura latitanti.
TESTE Gratteri: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Allora, rispetto a questo obiettivo quale fruttuosità, diciamo, può esporre del controllo per singoli segmenti - può essere per mezzora, per un'ora, per più tempo - della persona che doveva portare ai latitanti?
TESTE Gratteri: Ma guardi, qua possiamo parlare forse per una giornata intera, insomma.
Voglio dire, ogni attività, ovviamente investigativa, può avere una storia diversa. E' correlata ai personaggi che si presumono, o si ritengono, appartenere ad una determinata organizzazione.
Un'attività investigativa che si va ad avviare su una organizzazione come Cosa Nostra, richiede innanzitutto un bagaglio di esperienza da parte degli investigatori non indifferente e qualcuno di noi, evidentemente, aveva già maturato esperienza specifica...
PRESIDENTE: Dottore, mi scusi.
TESTE Gratteri: Prego.
PRESIDENTE: Io capisco che lei sta dandoci delle notizie, che però direi che sono scontate. Perché non si può operare per investigare su un'attività di questo genere specifico senza sapere che cos'è che...
TESTE Gratteri: Senza conoscere l'ambiente e i personaggi.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ...hanno, l'ambiente che si crea, le regole, i comportamenti, eccetera.
L'avvocato penso che volesse sapere esattamente a che cosa era diretta questa investigazione su...
TESTE Gratteri: A questo stavo...
PRESIDENTE: Ma mi pare che la risposta sia data semplicemente dal fine che lei ha detto: la cattura di latitanti.
Se era stato indicato da qualcuno, che si presumeva fondatamente di appartenere a una certa organizzazione, e che aveva indicato questi soggetti come specifici favoreggiatori di latitanti, mi pare che tutto il resto...
AVV. Cianferoni: Certo, Presidente.
No, volevo solo un chiarimento sulla diversità di racconto che abbiamo appreso altre volte.
Per esempio, altre persone sono state seguite con osservazione, controllo e pedinamento per giungere al latitante.
Nel caso di Gioè mi pare di aver capito che questa osservazione, controllo e pedinamento forse non ci fu.
TESTE Gratteri: Mi stavo...
AVV. Cianferoni: Ma ci fu mirata su singole cose riferite...
TESTE Gratteri: Mi stavo...
AVV. Cianferoni: ...a Gioè stesso.
TESTE Gratteri: Ecco, forse stavo facendo una lunga premessa proprio per arrivare a questo, cioè per cercare di spiegare com'è che... cioè, tutte le indagini non hanno una stessa ragione, diciamo, non sono sorrette da uno stesso metodo o da una stessa strategia investigativa.
Ovviamente, se io so - o perché lo so direttamente, o perché mi viene detto da fonte qualificata - che Gioè Antonino è un favoreggiatore diretto, cioè che è una persona che incontra e che frequenta direttamente e personalmente personaggi che sono ricercati dalla giustizia e personaggi che vengono ritenuti e collocati al vertice di Cosa Nostra...
AVV. Cianferoni: Mi pare che questa è la premessa da cui siamo partiti.
TESTE Gratteri: Esatto. Io ritengo, voglio dire, con un minimo di esperienza, che l'attività che io vado a svolgere su quella persona, che è un tramite, debba essere svolta con la massima cautela.
Per cui, vi può essere la circostanza o le condizioni per cui io impianto un'attività che si svolge per tutto l'arco della giornata, perché mi sento assolutamente sicuro di quello che faccio.
Vi può essere invece, in questo caso vi è stata, la circostanza per cui ritengo di non dovere svolgere un'attività per tutto l'arco della giornata, ma vado ad obiettivi mirati. Perché, evidentemente, l'attività che svolgo per tutto l'arco della giornata per me è pericolosa. Perché quel tramite io lo devo tenere cautelato.
AVV. Cianferoni: Sul Di Matteo che tipo di attività fu svolta?
TESTE Gratteri: All'epoca nessuna.
Su Di Matteo si svolse l'attività successivamente, dopo che venne fermato Nino Gioè, perché da quella stessa ambientale poi si acquisirono indicazioni sulla responsabilità di alcuni appartenenti a Cosa Nostra per la strage di Capaci.
AVV. Cianferoni: La identificazione del Mezzanasca quando c'è stata?
TESTE Gratteri: Intorno al mese di novembre, mi pare, del '92.
AVV. Cianferoni: E com'è che da novembre '92 si deve aspettare il marzo '93 per attivarsi sul...
TESTE Gratteri: Perché ritenemmo all'epoca che un'attività su Di Matteo Mario Santo era molto più pericolosa rispetto a quella che stavamo svolgendo su Nino Gioè. Sia perché Di Matteo Mario Santo difficilmente si spostava da Altofonte; sia perché in Altofonte frequentava un podere che era in campagna, in aperta campagna - dove ci andava quasi quotidianamente.
Sia perché su Nino Gioè e Gino La Barbera si erano già acquisite delle indicazioni che ci facevano ritenere sufficientemente sicuri per proseguire.
Cioè, erano già personaggi sul conto dei quali si era acquisito un sufficiente bagaglio di conoscenza che ci poteva in qualche modo anche consentire qualche volta di prevedere le mosse, di prevedere i movimenti.
Cioè, non sempre era necessario, che so, seguirli per tutto il giorno, ma poteva essere sufficiente aspettarli in via Ughetti, ad esempio, e vedere con chi arrivassero.
AVV. Cianferoni: Senta, ricorda di avere svolto attività sul Gioè in località Cave Buttitta, cioè presso una cava che si chiama Cave Buttitta?
TESTE Gratteri: Io personalmente no.
AVV. Cianferoni: Questa località...
TESTE Gratteri: La località non mi è nota, perché, cioè voglio dire...
AVV. Cianferoni: Non le è nota.
TESTE Gratteri: Cioè, no, scusi: la località mi è nota, perché è un posto che, voglio dire, è stato oggetto... è ricorso numerose volte, penso, in indagini su Cosa Nostra. Però all'epoca non ricordo. Io personalmente no.
AVV. Cianferoni: Sa se il Gioè, oltre a condurre vita clandestina, comunque fosse anagraficamente reperibile? Per esempio, aveva un'utenza allacciata, telefonica, a suo nome? Aveva un'attività...
TESTE Gratteri: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, può dire...
TESTE Gratteri: Il Gioè aveva una stazione di servizio, una pompa di benzina, per così dire, ad Altofonte; se non vado errato intestata alla sorella.
Aveva un'utenza fissa, se non vado errato, intestata alla sorella o alla moglie, non mi ricordo.
Non ricordo se avesse delle utenze a sé intestate, insomma, però aveva delle utenze nella sua disponibilità: sia fisse che cellulari, mi pare.
AVV. Cianferoni: L'indirizzo anagrafico di Gioè qual è? Se se lo ricorda dagli atti del suo Ufficio.
TESTE Gratteri: Posso vederlo tra le carte, ma non mi ricordo.
Posso cercarlo tra le carte, a memoria non lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE Gratteri: E' in Altofonte, ma la via non me la ricordo.
AVV. Cianferoni: Dopo...
TESTE Gratteri: E ha una pompa di benzina nel centro di Altofonte.
AVV. Cianferoni: Dopo che comunque fu trovata questa lettera e questo nome e cognome, Bellini Paolo, o cognome solamente, insomma Bellini, emerge, il suo Ufficio ha sviluppato indagini sul punto?
TESTE Gratteri: Direi sicuramente di sì. Sicuramente di sì.
AVV. Cianferoni: Tuttavia, lei personalmente non le ha condotte.
TESTE Gratteri: No, non ricordo. Cioè, non ricordo. Sicuramente furono fatti degli accertamenti per identificare il Bellini, insomma; e sicuramente il Bellini fu identificato. Però non li feci io personalmente, per cui non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Avete fatto... Negli appostamenti che le risultano, ecco, ci può indicare brevemente qualcuno di quegli episodi che lei diceva? Dice: 'quando avevamo un input', oggi si dice così...
TESTE Gratteri: Sì.
AVV. Cianferoni: '...una dritta', più folkloristicamente parlando, 'credibile la seguivamo'.
Ecco, allora, nel dicembre... diciamo in quel periodo lì, a cavallo tra i primi dell'anno del '93 e gli ultimi del '92, seguiste il Gioè in che occasioni?
TESTE Gratteri: Guardi, noi, ad esempio, evitavamo di andare in Altofonte.
Cioè, io avevo, per così dire, dato disposizioni al personale che non svolgesse servizi di sorveglianza in Altofonte, perché il Gioè generalmente, tante volte, diciamo, cioè pensavamo e avevamo anche il motivo, modo di provarlo, che nel corso della giornata tante volte si faceva vedere in Altofonte.
Si faceva vedere alla pompa di benzina, eccetera, eccetera.
Diciamo, di giorno conduceva una vita sostanzialmente pubblica, per cui, avendo ormai capito che la sera... la sera, il pomeriggio, nel tardo pomeriggio, veniva verso Palermo, generalmente il personale lo incominciava a seguire una volta che lo notava giungere in Palermo.
Siccome, mi pare, c'è una strada a scorrimento veloce, mi chiami che si chiami, che da Altofonte conduce direttamente a Palermo, ecco, si agganciava generalmente alla fine di questa strada, quando già era arrivato nella città, insomma. E da lì, anche perché era più facile anche per il personale che operava l'attività, ecco, di controllo, l'attività di pedinamento, diciamo così, si pedinava già da quel momento, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per il teste?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Gratteri: Prego.
PRESIDENTE: Chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Micheli.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e qualifica?
*TESTE Micheli: Maresciallo Micheli Sandro, nato a Roma 22/06/62.
PRESIDENTE: Residente a Roma?
TESTE Micheli: Residente a Firenze, Lungarno Vespucci...
PRESIDENTE: A Firenze, in...?
TESTE Micheli: Lungarno Vespucci, 26.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Micheli: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buonasera.
TESTE Micheli: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che col dottor Gratteri si è parlato di Gioè e di quegli ambienti, vuol riferire alla Corte se ha svolto accertamenti in relazione ai colloqui che sono stati intrattenuti tra Gioè Antonino e il fratello Mario?
TESTE Micheli: Sì. In relazione ai colloqui avvenuti tra Gioè Antonino e Gioè Mario nella Casa circondariale...
PRESIDENTE: Possiamo sapere, prima di tutto, in veste di quale attività, a che ufficio apparteneva?
PUBBLICO MINISTERO: Ah, non lo so se lo aveva detto.
TESTE Micheli: Al Centro Operativo DIA di Firenze.
PRESIDENTE: Ah.
TESTE Micheli: Ecco...
PRESIDENTE: Quindi lei lavorava già nel '93, qui alla DIA...
TESTE Micheli: Sì.
PRESIDENTE: Prosegua.
TESTE Micheli: In relazione ai colloqui, appunto, avuti, intrattenuti tra Gioè Antonino e Gioè Mario nella Casa circondariale Rebibbia, praticamente noi abbiamo riferito con nota alla Procura. Nota datata 21 gennaio '98.
E praticamente, attraverso una nota inviata dalla stessa segreteria del carcere di Rebibbia, in cui si trasmette uno stralcio contenente praticamente tutti i colloqui sostenuti dal Gioacchino Gioè, si è potuto rilevare che, praticamente, il...
PRESIDENTE: Gioacchino Gioè...
TESTE Micheli: Scusi. Gioè Antonino...
Lo stralcio relativo ai colloqui del Gioè Antonino.
E da lì, praticamente, si è potuto rilevare le date in cui ha sostenuto i colloqui con il fratello Mario.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Micheli: E più esattamente, questi colloqui sono avvenuti il 10 aprile del 1993, l'8 maggio del 1993, il 29 maggio 1993, il 26 giugno 1993 e l'8 luglio 1993.
PRESIDENTE: Ce li vuole ripetere, per essere tranquilli? Che abbiamo preso queste date.
TESTE Micheli: Sì, Allora, il 10 aprile 1993, 8 maggio 1993, 29 maggio 1993, 26 giugno 1993, 8 giugno 1993.
PRESIDENTE: 8 luglio.
TESTE Micheli: 8 luglio, scusi. 8 luglio 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, ora da questo dato bisogna che lei rappresenti alla Corte... Sì, dico, c'erano altri familiari, in occasione di questi colloqui?
TESTE Micheli: Sì. Il Gioè Mario, in alcune occasioni, si è presentato solo; in altre, per esempio, in occasione del 10 aprile '93, ha sostenuto il colloquio in compagnia di Russo Luisa che era la moglie del Gioè Anto...
PUBBLICO MINISTERO: Russo...?
TESTE Micheli: Luisa. Russo Luisa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi nei successivi?
TESTE Micheli: Nei successivi, in compagnia di Gioè Giulia, sorella del Gioè Antonino. E sempre la moglie Russo Luisa, in occasione dell'8 maggio '93.
PRESIDENTE: Oltre la moglie, c'era anche la sorella.
TESTE Micheli: La sorella, esattamente.
PRESIDENTE: E, ovviamente, il fratello.
TESTE Micheli: Il fratello. Sempre, sì, la presenza... Mi riferisco sempre alla presenza di Gioè Mario.
In occasione del 29 maggio del 1993, invece era solo.
Per quanto riguarda, invece, il 26 giugno 1993, era in compagnia della sorella, sempre Gioè Giulia, di Russo Luisa, moglie del Gioè Antonino, di Terrasi Graziana e Terrasi Giovanni, classificati come nipoti del Gioè Antonino.
Per quanto riguarda l'8 luglio 1993, era in compagnia della Gioè Anna, della Russo Luisa, più Acquaviva, classificato come cognato del Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo Micheli, per quanto riguarda ulteriori attività d'indagine delegate dal Pubblico Ministero, avete potuto identificare una persona che gravita, o gravitava in Toscana e che aveva il soprannome di "Pastorieddu"?
TESTE Micheli: Sì, per quanto riguarda il soggetto di cui... è stato svolto praticamente gli accertamenti, per l'identificazione di questo soggetto denominato "u' Pastorieddu".
Noi abbiamo riferito con nostra nota del 19/11/98. E abbiamo identificato "il Pastorieddu"...
PRESIDENTE: 19/11/98...
TESTE Micheli: 19/01/98.
PRESIDENTE: Ah, bene. Grazie.
TESTE Micheli: 19/01/98. Identificando "pastorieddu", nel soggetto Lombardo Francesco, di Gioacchino e Mortilaro Domenica, nato a Palermo il 22 ottobre del 1949, risultante residente a Firenze in via del Romito 55, ma domiciliato a Prato in via Ferrara numero 30.
Almeno fino, al momento in cui... Perché, attualmente, è stato condannato con sentenza del...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi maresciallo, andiamo con calma.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, nome e cognome ce li ha dati, data di nascita, residenza. Capisco anagrafica via del Romito Firenze e poi, quella di fatto, a Prato. Ecco.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era soggetto, ci vuol dare un profilo, per così dire, criminale di questo soggetto?
TESTE Micheli: Il soggetto in atto è detenuto, in questo momento.
E' stato già diffidato, è soggiornato obbligato e ci aveva precedenti per associazione per delinquere, anche di stampo mafioso. Finalità, sia al gioco d'azzardo, che al traffico di sostanze stupefacenti; nonché reati per detenzione di armi, tentato omicidio e altro.
Questo come profilo, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era qualche altro dato che, in occasione di indagine di contesti relativi a criminalità organizzata, in particolare di mafia, riportavano a questa persona di Lombardo Francesco inteso "Pastorieddu"?
TESTE Micheli: C'è una circostanza particolare che risale proprio al giorno in cui venne catturato Salvatore Riina, cioè 15 gennaio del '93.
In quella occasione fu rinvenuto, praticamente, addosso al Salvatore Riina, una annotazione manoscritta nel quale era riportato la dicitura: "Lombardo Francesco, u' Pastorieddu, Corso dei Mille, PA, figlio Amm."
L'identifi...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol ripetere, per favore? Perché poi non, nella registrazione...
TESTE Micheli: Sì. "Lombardo Francesco, u' Pastorieddu, Corso dei Mille", poi la sigla della provincia "PA" - Palermo, come papa e alfa - "figlio Amm.", cioè, la parola tronca, praticamente: A-M-M.
Questo, diciamo, è...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era qualcosa che questo "Figlio Amm.", questa parola tronca, avete potuto dare un qualche significato a questo inciso?
TESTE Micheli: Diciamo che...
PUBBLICO MINISTERO: ...o è rimasto così?
TESTE Micheli: ...ulteriore elemento che ci ha permesso di ricondurre anche questo messaggio manoscritto, proprio a Lombardo Francesco. In quanto si riferisce alla circostanza dell'uccisione del figlio di Lombardo Francesco, avvenuta praticamente a Prato nel corso di un conflitto a fuoco con le Forze dell'ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Si chiama, questo figlio di Lombardo Francesco?
TESTE Micheli: Lombardo Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è stato ucciso. Ci può dire anche la data di questo fatto di sangue?
TESTE Micheli: No, non è stata rilevata.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ci conferma il fatto storico...
TESTE Micheli: Sì, certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...della uccisione a Prato.
TESTE Micheli: A Prato. Sì, avvenuta in Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora vado necessariamente in ordine sparso, perché il maresciallo si è occupato, per così dire, di argomenti eterogenei.
Ecco, avete potuto verificare se e in quali date vi siano stati degli attentati a sedi della Democrazia Cristiana in territorio siciliano, negli anni intorno al '92?
TESTE Micheli: Sì. Per quanto riguarda la commissione di attentati dinamitardi nei confronti di sedi della Democrazia Cristiana, relativamente all'anno 1992 in Sicilia, in ordine ad una delega della signoria vostra, noi abbiamo risposto con nostra nota informativa del 14/10/97.
In particolare si richiedeva...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, sono l'avvocato Cianferoni.
Io, insomma, prima non ho interrotto perché... Insomma, sono circostanze che sono quelle che sono; però sono atti non a firma del maresciallo. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quali, mi scusi?
AVV. Cianferoni: La nota 14/10/97 prodotta oggi dal Pubblico Ministero, su queste cose è firmata dal Capo Centro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi scusi, sono tutti... Se lei, avvocato Cianferoni, tutte le note...
AVV. Cianferoni: Eh, appunto.
PUBBLICO MINISTERO: ...sono firmate dal Capo Centro.
AVV. Cianferoni: Eh, ma allora, dico...
PUBBLICO MINISTERO: Gli accertamenti, chiediamo se gli accertamenti li ha svolti.
PRESIDENTE: Li ha fatti lei questi accertamenti?
TESTE Micheli: Sì, sì, li ho fatti io gli accertamenti.
Chiaramente tutte le note sono firmate dal Capo Centro. Per una questione di gerarchia, insomma. Noi...
PRESIDENTE: Non possiamo pretendere che il Capo Centro, faccia tutta l'attività del Centro.
AVV. Cianferoni: No. Però, perlomeno per indicare...
PUBBLICO MINISTERO: Ve be', si richiama il dottor Zito, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, no...
PRESIDENTE: Mi scusi, se il teste dichiara di avere svolto questi accertamenti, o lo denunciamo per falso, o lo sentiamo.
AVV. Cianferoni: No, perché? Bastava... volevo esser sicuro di aver visto bene, insomma.
PRESIDENTE: Vuole proseguire, per cortesia?
TESTE Micheli: Sì. Dunque, la richiesta che era stata effettuata, praticamente riguardava gli attentati commessi nel periodo ricompreso tra l'agosto e il dicembre del '92.
Da documentazione acquisita presso, sia i reparti territoriali dell'Arma, sia attraverso le Questure dislocate nel territorio siciliano, per quel periodo non venivano rilevati praticamente attentati dinamitardi nei confronti delle sezioni.
Però veniva accertato che, sempre nel '92, in altro periodo, effettivamente c'erano stati episodi di questo tipo.
Ed in particolare uno, a Monreale. Quando, alle 22.15 del 31 marzo '92, praticamente, la sezione della Democrazia Cristiana di quella località che era sita in via San Paolino numero 1, veniva danneggiata attraverso l'introduzione di un ordigno esplosivo al suo interno. E questa denuncia veniva effettuata poi dal responsabile della sede, un certo Madonia ... nato a Monreale il 02/10/43.
Persona, tra l'altro, priva di precedenti. Quindi senza... non destinatario evidentemente di questo.
L'altro attentato avveniva a distanza di poco dal primo. E avveniva in località Misilmeri.
Alle ore 00.40 del 31 marzo, sempre.
PRESIDENTE: "Poco" vuol dire ore o giorni?
TESTE Micheli: No, 31 marzo... dunque, praticamente un giorno circa di differenza. Perché le 22.15 del 31 e le 00.40 sempre de 31.
In questo caso era la sede ivi ubicata in via Garibaldi numero 6 che veniva danneggiata. Anch'essa da un ordigno esplodente.
In questo caso, la perizia stabilì che era un congegno abbastanza rudimentale applicato mediante miccia a lenta combustione.
E questi fatti sono stati poi riferiti alla Procura della Repubblica di Palermo con una nota del 31/03/92. Chiaramente dagli organi in quel momento investiti dell'indagine.
Poi venne registrato un attentato in località Isola delle femmine. E, in particolare in località Torrepuccio di Capaci, nei confronti di una casa rurale di proprietà di Giambona Salvatore.
Giambona Salvatore che praticamente era il segretario della locale sezione della Democrazia Cristina. E quindi praticamente subì questo attentato nei confronti della propria, del proprio immobile ubicato in questa località.
Per quanto riguarda invece Messina, fu rilevato che, il 3 aprile del '92, alle ore 00.30, dopo l'attentato praticamente all'Isola delle femmine, anche lì fu fatto deflagrare un ordigno esplosivo davanti al portone della locale sede ubicata in via Lazio 11, che provò il danneggiamento della sede.
Queste sono...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, maresciallo, per riassumere: ci furono due attentati lo stesso giorno, il 31 marzo '92.
TESTE Micheli: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Misilmeri e Monreale.
Poi, Isola delle femmine. Non so se la data l'ha riferita esattamente...
TESTE Micheli: Tra il 2 e il 3 aprile del '92.
PUBBLICO MINISTERO: 2-3 aprile del '92.
TESTE Micheli: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello di Messina, invece...
PRESIDENTE: Il 03/04.
TESTE Micheli: Il 3 aprile '92.
PUBBLICO MINISTERO: Il 3 aprile '92. Bene.
Senta, in relazione poi sempre all'attività che ha svolto, ha potuto, per così dire, individuare una persona a nome Lombardo Sebastiano?
TESTE Micheli: Sì. In merito a Lombardo Sebastiano, noi abbiamo effettuato delle ricerche documentali, acquisendo da Palermo praticamente i dati relativi alla sua identificazione e al suo profilo.
E abbiamo risposto, praticamente, alle vostre richieste, con nostra nota del 03/12/1996. In relazione al quale veniva identificato Lombardo Sebastiano, nel medesimo; fu Salvatore e Disarcone Giovanna. Nato a Palermo il 12 febbraio del '37, ivi residente in Corso dei Mille numero 1060, deceduto 17 maggio 1994.
Lo stesso era coniugato con Lombardo Angela di Francesco e di Chiara Maria Concetta, nata a Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, magari tralasciamo gli altri riferimenti nel contesto familiare.
Se ci può dare, invece, delle indicazioni più specifiche sul tipo di attività lavorativa svolta sulla disponibilità di imprese commerciali, o che altro.
TESTE Micheli: Sì, da quello che abbiamo accertato, praticamente, il Lombardo Sebastiano era titolare di un bar, un bar ristoro, praticamente, in via Porta di Castro nel rione Pallarò.
Almeno questo sino ai primi degli anni '80.
Dopodiché, lo stesso aveva attivato, sempre in Palermo in via Cavallotti ai civici 20, 22, 24, 26 e 28, quindi c'era una certa ampiezza, diciamo, una lussuosa sala per intrattenimenti denominata "Great Old Happy Days".
E questa, diciamo, era l'attività riscontrata attraverso...
PUBBLICO MINISTERO: Queste vostre ricerche.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva poi anche dei precedenti giudiziari, o di Polizia, questo signor Lombardo?
TESTE Micheli: Sì, aveva dei precedenti giudiziari. Nell'83 era stato già diffidato dal questore di Palermo, nonché tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni in danno di commercianti di attività economiche presenti in particolare nella sua zona di influenza, cioè che è Brancaccio, Corso dei Mille, per traffico di stupefacenti e, in particolare, per l'eroina, per il traffico di eroina.
Tra l'altro era stato già sospettato di far parte dell'organizzazione di Cosa Nostra in ragione dei suoi stretti legami con il noto Marchese Filippo, Vernengo Pietro e Spadaro Tommaso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, un ulteriore dato: avete potuto verificare dalla consultazione di atti di polizia, eccetera, se Gaspare Spatuzza, in epoca trascorsa, aveva avuto, per così, dire, delle vicissitudini in relazione ad un certo furto che sarebbe avvenuto nel 1988?
TESTE Micheli: Dunque, per quanto riguarda questo trascorso particolare dello Spatuzza. Lo Spatuzza... noi abbiamo già riferito con nota, con nostra nota del 23 aprile del '97.
In effetti, attraverso l'acquisizione documentale inviata dai reparti territoriali dell'Arma, in particolare, si rileva, sì, la presenza di un episodio, un episodio legato ad una rapina effettuata nei confronti di una ditta di trasporti, praticamente, di un corriere. Una ditta intestata al signor Ferrara di Catania. Che però aveva un deposito in via Regione Siciliana di Palermo.
Questa rapina avvenne il 24 novembre del 1988.
E, in particolare, in quel momento lo Spatuzza, in compagnia di Romeo Gaetano, l'avevano...
AVVOCATO Pepi: Scusi, Presidente, sono l'avvocato Pepi.
Vorrei sapere che rilevanza ha per l'attuale processo questo fatto di rapina, addirittura dell'88, risalente all'88.
Non riesco a capire il motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso...
PRESIDENTE: Descrive, in qualche maniera, i precedenti di un imputato.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, scusi...
AVVOCATO Pepi: C'è... se mai c'è il certificato penale per i...
PRESIDENTE: Questo è anche vero, avvocato. Però abbiamo anche acquisito dati relativi ad un teste. Mi pare che sia ancora più logico acquisirne di un imputato.
Dica...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, volevo, per la tranquillità del difensore, il materiale purtroppo è tanto. Noi ci sforziamo di ricordarcelo tutto.
Si trattava, in questo caso, di dare un certo riscontro ad una affermazione che è stata fatta in quest'aula da Trombetta Agostino.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione, per l'appunto, a un certo racconto che aveva fatto e che forse potrebbe attagliarsi a quello che il maresciallo ha da dire, ecco.
PRESIDENTE: Vogliamo sentire?
TESTE Micheli: Allora, lo Spatuzza Gaspare, praticamente, lavorava già per la ditta Ferrara da circa otto mesi, prima di questo evento, cioè prima di questa rapina avvenuta il 24 ottobre dell'88.
PRESIDENTE: 24...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo, vuol essere più preciso...
TESTE Micheli: 24 novembre, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Micheli: Chiedo scusa. 24 novembre dell'88.
E aveva le mansioni di autista.
Mentre il Romeo, il Romeo Gaetano, in realtà, era da pochi giorni che lavorava per la ditta Ferrara.
Praticamente loro, in quella mattinata, dovevano effettuare delle consegne di vario collettame. Ed, in particolare, dovevano consegnare una partita di armi proveniente dalla fabbrica Franchi e diretta all'armeria Marchese di Palermo.
Praticamente, nel momento in cui loro si trovano nella zona di viale dei Picciotti, tre persone non travisate e palesemente armate, così come risulta anche dai verbali di assunzione di informazioni, sequestrano lo Spatuzza e il Romeo e si impossessano del camion.
Mentre loro, poi, vengono fatti salire su un Fiorino bianco e condotti poi fuori città fino al bivio di Villabate, dove poi vengono fatti scendere e praticamente abbandonati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi. Questi dati che lei sta riferendo, sono tratti da cosa? Dalla denunzia...
TESTE Micheli: Sono tratti sia dalla denuncia fatta dallo stesso Ferrara che praticamente è stato il primo poi ad avvertire le Forze dell'Ordine...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma dico, ma chi, il fatto chi lo raccontava in questi termini?
TESTE Micheli: Dunque, in questi termini veniva raccontato, praticamente, sia dallo Spatuzza...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, volevo...
TESTE Micheli: Dallo stesso Spatuzza, sì, nel... diciamo nel primo colloquio avuto con le Forze dell'Ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, esattamente.
TESTE Micheli: E questo lo si può tranquillamente dedurre da un verbale fatto, redatto alla Stazione di Palermo Oreto dei Carabinieri. Comando Stazione Palermo-Oreto, lo stesso 24 del mese di novembre alle 12.40. Cioè, momento in cui lo stesso Spatuzza veniva sentito dalle Forze dell'Ordine in merito a questa rapina subita.
Perché, come ho precisato prima, non furono né Spatuzza e tantomeno il Romeo ad avvertire le Forze dell'Ordine; ma fu avvertito in primis lo stesso titolare, il quale li andò poi a prendere con la propria macchina all'incrocio di Villabate e li riportò...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, il signor Ferrara, o Ferrera, non mi rico... Ferrara.
TESTE Micheli: Ferrara.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Ferrara aveva ricevuto, a sua volta, il racconto da Spatuzza.
TESTE Micheli: Certamente. Sì, era stato lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, sennò...
TESTE Micheli: Praticamente, come dice lo stesso Spatuzza, recatosi a Villabate, telefona e avverte il Ferrara della rapina subita, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Micheli: Chiaramente ci sono delle circostanze che poi vengono rilevate anche dal rapporto, dall'allora rapporto giudiziario praticamente fatto dai carabinieri del 17 febbraio dell'89, nel quale...
PRESIDENTE: Mi scusi, maresciallo. A questo punto ci deve dire: è stato fatto un processo a questo, per questa rapina?
TESTE Micheli: No, che risulti a me, no.
PRESIDENTE: No. Lo Spatuzza non è mai stato accusato di nulla.
TESTE Micheli: No, no.
PRESIDENTE: Formalmente.
TESTE Micheli: No, non credo.
PRESIDENTE: Allora chiudiamo qui.
TESTE Micheli: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, volevo un attimino, solo se il maresciallo poteva concludere sull'affermazione che stava facendo.
Cioè, queste indagini è vero che non hanno, non so se hanno portato ad un processo, ecco, ma stava riferendo se, nei rapporti i Carabinieri davano atto di un qualcosa, ecco.
TESTE Micheli: Sì...
PRESIDENTE: E qui, mi pare, entriamo in un campo che non è consentito. Mi pare che non sia consentito.
Diversamente qui si allargherebbe le regole...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Presidente, chiedo... tolgo un attimo la parola al collega Nicolosi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: C'è un punto che è una circostanza di fatto che prescinde da qualsiasi altro rilievo della...
PRESIDENTE: Se è una circostanza di fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, una circostanza di fatto che è stata introdotta in aula per le dichiarazioni del signor Trombetta Agostino; circostanza secondo la quale, in relazione a questa vicenda, il signor Spatuzza aveva ricevuto una serie di inviti a presentarsi dai Carabinieri, ai quali inviti si era sottratto. Punto e basta.
A prescindere dal fatto se...
PRESIDENTE: Le risulta...
TESTE Micheli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...la rapina era vera, era falsa, non mi interessa niente tutto questo discorso; mi interessa semplicemente la circostanza riferita da un teste, qui in aula, un teste sui generis, secondo il quale Spatuzza aveva eluso una serie di inviti a presentarsi ai Carabinieri per esigenze di Giustizia.
TESTE Micheli: Sì...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa. Avvocato Cianferoni.
Ma il teste come fa a riferire questa circostanza?
PRESIDENTE: Risulterà...
AVV. Cianferoni: Se non leggendo atti di P.G.?
Ecco il 514 che viene in campo.
PRESIDENTE: Avvocato, è un dato che ha quel valore che abbiamo detto.
AVV. Cianferoni: Comunque, la questione verte sul 514.
PRESIDENTE: Io ritengo che sia acquisibile, avvocato. Perché le regole sono regole e non comporta nessun documento a favore o a danno di nessuno.
Vuole rispondere, per favore?
TESTE Micheli: Io, dagli atti letti, praticamente...
PRESIDENTE: Lei ci può dire soltanto se il dato che le ha chiesto il Pubblico Ministero risulta da questo rapporto, o meno.
TESTE Micheli: Eh, dal rapporto è rilevabile che lo Spatuzza non aveva fornito, in un primo momento dà solamente indicazioni precise sia su coloro che avevano commesso la rapina e sia sul mezzo sul quale poi erano stati...
PRESIDENTE: No, il Pubblico Ministero le ha chiesto soltanto se è vero o meno, perché risulta dal rapporto, che lo Spatuzza era stato invitato più volte a presentarsi per rendere dichiarazioni su questo episodio e che non aveva risposto.
Lei ci dice: 'sì, c'è', oppure 'no, non c'è'.
TESTE Micheli: Io, questo qui, questa circostanza in particolare, non la ricordo.
PRESIDENTE: Né dal rapporto, né da altro.
TESTE Micheli: No, non...
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente. Mi sembra che il teste abbia risposto, a questo punto, dicendo: Spatuzza ha dato una sua versione ai Carabinieri.
Quindi, vuol dire che ci è andato.
PRESIDENTE: Questo lo aveva detto. Poi io gli ho chiesto quella precisazione che il Pubblico Ministero aveva sollecitato. E, come ha sentito, il teste ha detto molto onestamente: 'a me non risulta'.
TESTE Micheli: Io, perlomeno... ora non vorrei...
PRESIDENTE: Ma se non le risulta, maresciallo...
TESTE Micheli: No, dico, non... Infatti, questa circostanza, in particolare, non mi ricordo.
PRESIDENTE: Vogliamo andare avanti? Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo, Presidente, perché volevamo controllare. Perché ricordavamo...
TESTE Micheli: Questo io non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Tutt'al più possiamo, se avete terminato, possiamo consentire...
PUBBLICO MINISTERO: Col maresciallo... col maresciallo credo che questa era l'ultima domanda.
PRESIDENTE: Allora facciamo una riserva, se siete d'accordo.
Sentiamo l'altro teste, perché mi pare che ce ne dovrebbe essere un terzo.
Nel frattempo il maresciallo si riguarda gli atti...
TESTE Micheli: Posso?
PRESIDENTE: Va, può allontanarsi dove vuole Se li guarda con calma. E, quando abbiamo finito, lo richiamiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbiamo risolto il punto, l'ultimo punto che ci interessava conoscere dal maresciallo Micheli, fermo rimanendo, abbandoniamo quello...
Se, dall'esame degli atti del fatto in questione, risultava che il Ferrara, dopo questa vicenda relativa a questo furto, aveva subìto dei danneggiamenti, aveva subìto, ecco, degli incendi o che altro.
TESTE Micheli: Sì, questo risulta dagli atti. Questo ne sono certo, perché nei confronti del Ferrara Vincenzo furono fatti a più riprese dei verbali a sommaria informazione; nel quale lui fa chiaramente riferimento a dei danni subiti in periodo successivo a questa rapina.
E, in particolare, all'incendio dei camion che lui aveva lì nel deposito in via Regione Siciliana.
E questo risulta - ne sono più che certo - dagli atti.
Anzi, adesso...
AVVOCATO Pepi: Presidente, a questo punto, formale opposizione.
Qui si sta dando lettura addirittura di sommarie informazioni...
PRESIDENTE: Avvocato, ma io ho già detto che mi pareva che l'argomento doveva essere chiuso.
AVVOCATO Pepi: Infatti.
PRESIDENTE: Vogliamo far ritirare il teste perché ritorni...
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, non c'è bisogno.
PRESIDENTE: Allora si accomodi.
AVV. Cianferoni: Solo un chiarimento, avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Ah, scusate. I difensori di parte civile hanno domande?
Avvocato Ammannato, lei rappresenta le parti civili, ha domande?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Nessuna, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato... non ha domande? Li Gotti, scusi.
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
No, Presidente.
PRESIDENTE: Hanno domande i difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Un chiarimento per quanto riguarda Messina.
Si sta parlando delle esplosioni che avevate da rintracciare nella primavera del '92 in Sicilia.
Per Messina la nota non mi convince. Nel senso che c'è scritto:
"Per quanto riguarda Messina, il Centro Operativo DIA di Catania ha riscontrato... che non sono state rinvenute segnalazioni di attentati."
TESTE Micheli: Sì.
AVV. Cianferoni: Le risulta questo?
TESTE Micheli: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Poi scrive:

"Per contro è stato rilevato che anche a Messina, il 03/04/92 alle ore 00.30" - quindi un giorno dopo l'attentato a Isola delle femmine - "Ignoti hanno fatto deflagrare un ordigno."
Ecco, questa contraddizione così evidente, come si spiega?
TESTE Micheli: No...
AVV. Cianferoni: Cioè, prima si trova scritto...
TESTE Micheli: No, perché qui praticamente ci sono... Il Centro, la Sezione Operativa di Catania inviò una nota specifica in cui - fu chiesta anche conferma in questo senso - in cui avevano acquisito praticamente, non attraverso i comandi dell'Arma o alle Questure, ma avevano acquisito elementi informativi circa proprio questa particolare circostanza di questo attentato avvenuto il 03/04/92. Che, evidentemente, per loro è certa; però che non è riscontrabile da dati ufficiali.
Non so, perché forse nessuna... avevano fatto denuncia.
In questo caso noi abbiamo fatto una acquisizione documentale inviataci da un altro centro operativo DIA che era quello di Catania. Quindi, chiaramente, io mi sono tenuto a riferire ciò che mi hanno...
AVV. Cianferoni: Su questa vicenda messinese, su questo fatto di Messina, non c'è un riscontro documentale, come mi pare aver capito.
Non c'è una informativa al tribunale, alla procura...
TESTE Micheli: Non c'è un riscontro... Esatto. Non c'è un riscontro ufficiale, però il Centro Operativo ce l'ha comunicato che effettivamente, in quella data, c'era stato questo attentato.
Quindi noi chiaramente lo abbiamo riportato. Io ho riportato quello che era scritto.
AVV. Cianferoni: Non c'è esplicitata la fonte di queste informazioni.
TESTE Micheli: No, non è specificata.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
PRESIDENTE: C'è nient'altro da chiedere?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Micheli: Grazie, buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Coglitore.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
TESTE Coglitore: Coglitore Innocenzo, nato a Cosenza il 24 marzo del 1961, maresciallo capo della Guardia di Finanza in servizio presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Coglitore: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, maresciallo, buonasera, vuole dire alla Corte dove presta servizio?
TESTE Coglitore: Presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Ha sempre lo stesso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta maresciallo, se vuol riferire alla Corte l'esito delle indagini delegate dal Pubblico Ministero di Firenze, partirei da... in particolare da quanto ha potuto verificare in relazione a accertamenti che avevano, come dire, per... come punto di rifermento la persona di Gioè Antonino.
TESTE Coglitore: Sì. Posso consultare gli atti a mia firma?
PRESIDENTE: Certo.
TESTE Coglitore: Riguardo a qualcosa in particolare?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ecco, se da... in particolare le chiedevo questo, maresciallo, se dalla... avete potuto verificare se il signor Gioè disponesse di utenze telefoniche che, per così dire, avevano come numeri iniziali il 4378.
TESTE Coglitore: Sì. Dunque, io ricordo di Gioè Antonino, all'epoca avevamo sotto intercettazione il telefono istallato presso l'abitazione di Altofonte, in via Monachelle 11. Se non sbaglio, il numero era... era appunto questo, però qui non ho con me nulla... non ho con me...
PRESIDENTE: Lei a memoria lo ricorda.
TESTE Coglitore: Sì. Verosimilmente era questo. Ricordo anche che G...
PRESIDENTE: Vuole ripeterlo, per cortesia?
TESTE Coglitore: Sì. 378 finale, ma non... è chiaro, dovrei vedere un atto a mia firma per questo. Ricordo, comunque, che il Gioè usufruiva anche di un'altra utenza telefonica, ovverosia quella del distributore IP, ubicato sempre in territorio di Altofonte, in viale Belfante, la cui utenza è esattamente la 6640354...
PRESIDENTE: Vuole ripeterla più lentamente?
TESTE Coglitore: Sì. 091/6640354, intestata alla di lui sorella, Gioè Anna. Queste intercettazioni furono fatte nel '92, tra... a cavallo tra il '92 e il '93. Praticamente si capiva che il distributore era di fatto gestito dal Gioè Antonino più che dalla sorella.
Chiedo scusa per la voce.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo numero telefonico, questo che lei ci ha riferito, 66403...
TESTE Coglitore: 0354.
PUBBLICO MINISTERO: ...54 finale, era il numero, per l'appunto, del distributore.
TESTE Coglitore: Sì. L'utenza intestata a Gioè Anna, distributore IP sito in Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricordo che l'accertamento - lo ricordo per la Corte - agli atti del fascicolo del dibattimento, risulta il sequestro del numero manoscritto, quello che... le ultime due cifre finali non erano leggibili, ma per l'appunto le prime cifre erano 091/66403.
Quindi, completando questo numero col 54...
TESTE Coglitore: 54. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ...è l'utenza del distributore della... intestato alla sorella, Gioè Anna.
TESTE Coglitore: Sì. Dove all'epoca appunto delle indagini tecniche che facemmo, spesso si sentivano il Gioè con il La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, detto quindi di questo numero di telefono, io capisco dall'epoca lei aveva svolto anche delle operazioni di intercettazione su questa...
TESTE Coglitore: Erano operazioni ... operazioni svolte presso il Centro Operativo di Roma, noi eravamo sul territorio, ricevevamo le informazioni tempestivamente, chiaramente, in tempo reale, dai colleghi e ci attivavamo per i servizi dinamici sul territorio.
Chiaramente poi è rimasta copia di tutti gli atti al Centro Operativo di Palermo e ho avuto modo di poterli visionare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, maresciallo, in relazione a attività, per l'appunto che è stata delegata dal Pubblico Ministero di Firenze, ha potuto verificare, se e quando si è verificato, l'omicidio dell'ispettore di Polizia di cognome Lizio?
TESTE Coglitore: Sì. Sì. L'ispettore Lizio si identifica compiutamente per Giovanni Lizio, nato a Catania il 24 giugno del '47. E dirigeva, all'epoca, su appunto... quando lo uccisero dirigeva l'Ufficio Anti-estrorsioni presso la Squadra Mobile di Catania.
PRESIDENTE: Ufficio Anti...? Estorsioni?
TESTE Coglitore: L'Ufficio Anti-estrorsioni, sì. Era un personaggio molto attivo e molto... un collega molto attivo all'epoca, molto conosciuto per il suo impegno. Fu ucciso, appunto, a Catania il 27 luglio del '92, intorno alle ore 21.00.
Lui era in via Leocadia ed era a bordo della sua Alfa 75, fu... per l'esattezza, targata Catania 728833. Gli assassini erano due... due persone che viaggiavano a bordo di una motocicletta. Approfittarono di un rallentamento del traffico, lo affiancarono e esplosero diversi colpi di rivoltella uccide... ferendolo mortalmente.
Fu subito soccorso ma giunse cadavere in ospedale.
Proprio in quel periodo, qualche giorno prima, in data 18 luglio '92, l'ispettore Lizio aveva concluso brillantemente delle indagini che avevano portato all'esecuzione di un'ordinanza per diciotto soggetti. Soggetti tutti gravitanti nel clan mafioso Pillera-Cappello.
Pare che stesse mantenendo, l'ispettore, dei contatti con un detenuto gravitante nell'ambito di questo clan che aveva manifestato all'Autorità Giudiziaria il proposito di voler collaborare.
Questo è quello che risulta agli atti.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Avete potuto verificare se e quando è stato ucciso in Partinico certo Vito Salvia?
TESTE Coglitore: Sì. Vito Salvia si identifica per appunto Vito Salvia di Leonardo e Caleca Francesca, nato a Partinico il 12 ottobre del '25, indiziato mafioso. Fu ucciso a Borgetto da ignoti - Borgetto comunque è un comune vicino al suo luogo di nascita - intorno alle 7.30 dell'8 settembre '94, mentre era all'interno del distributore di carburante che era appunto a lui intestato.
Questo è quello...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi senz'altro, maresciallo, se vuol riferire gli esiti degli ulteriori accertamenti che lei ha compendiato nella stessa annotazione, o se preferisce le svolgo io punto per punto...
TESTE Coglitore: No, no, no, non c'è problema.
PUBBLICO MINISTERO: ...le domande. Prego.
TESTE Coglitore: Se... non c'è proble... C'è stato richiesto, appunto, di... la data e i riferimenti essenziali dell'omicidio del dottor Antonino Di Caro, Antonio Di Caro. Antonio Di Caro, appunto si identifica per l'omonimo fu Giuseppe e di Volpe Eleonora, nato a Canicattì, in provincia di Agrigento, il 21 maggio del '53 e residente a Delia, provincia di Caltanissetta, in Contrada Deliella. Laureato in Agraria.
Più che di omicidio si tra... almeno, agli atti, risulta scomparso in data 22 giugno '95. Questo in quanto la... sua sorella, Giuseppa Di Caro, proprio in quella data denunziò la scomparsa del... ovverosia il 26 giugno '95, denunziò la scomparsa del fratello ai Carabinieri di Canicattì, dicendo che, appunto, il 22 giugno '95, alle ore 14.00, suo fratello Antonio si era allontanato dall'abitazione dei familiari - lui era divorziato - dall'abitazione di Canicattì per fare rientro presso la sua azienda agricola, verosimilmente salendo a bordo della sua Peugeot 306.
Questo... perché dico verosimilmente? Perché la sorella non la trovò più sotto casa questa macchina che normalmente portava lui.
Doveva portarsi, appunto, nella sua azienda di Contrada Deliella, in Agro di Delia, ma da allora non fu assolutamente più visto e furono vani i tentativi di rintracciarlo da parte della sorella sul cellulare che aveva con sé.
Di Caro Antonio risulta in atti avere pregiudizi penali per emissione di assegni a vuoto, ed è indicato da collaboratori come uomo d'onore, riservato, della famiglia di Canicattì. E' anche indicato come appartenente a Cosa Nostra, capomandamento di Canicattì e vicecapo provinciale di Agrigento.
Il padre di questo Di Caro, se può essere utile, Di Caro Giuseppe, nato a Canicattì il 10 agosto del '26, fu ivi ucciso da ignoti il 20 febbraio '91. Anche lui pluripregiudicato, segnalato mafioso ed era ritenuto proprio elemento di spicco della mafia agrigentina. E' indicato dal Calderone, dal collaboratore Antonino Calderone come esponente della mafia di Canicattì all'interno di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, passiamo senz'altro al punto successivo, maresciallo.
TESTE Coglitore: Sì. Che è appunto la data e i riferimenti essenziali dell'attentato alla villa del conduttore televisivo Pippo Baudo.
L'attentato, appunto, riguarda la villa adibita a residenza estiva del presentatore e fu... dunque, che è sita in Acireale, provincia di Catania, località Santa Tecla, via Provinciale per Riposto, numero 90.
Avvenne alle ore 23.00 circa del 2 novembre '91, quando, appunto, si verificò una violenta esplosione che causava, praticamente, rilevanti danni alle strutture portanti e alla completa devastazione degli arredi della villa.
Intervenivano i vigili del fuoco di Catania ed Acireale che domavano con alcune difficoltà due focolai di incendio sviluppatisi al piano superiore della villa.
Punto successivo: la data e i riferimenti essenziali dell'omicidio di tale Zichittella, padre di un collaborante.
Questo Zichittella, si identifica per Zichittella Giovanni, nato a Marsala, provincia di Trapani, il 6 marzo del '23, indiziato mafioso.
Venne ucciso, appunto, in Marsala, intorno alle 10.30 del 15 giugno del '92, in Corso Gramsci, da una persona che a viso scoperto è scesa da una moto di grossa cilindrata di tipo enduro, guidata da altro complice, esplodeva dei colpi di pistola verso, appunto, Zichittella, verosimilmente si trattava di una calibro 38, ferendolo mortalmente.
Il punto successivo: identificazione di Vito Mutari di Balestrate, scomparso nell'estate del '93.
Effettivamente, Vito Mutari si identifica per l'omonimo di Santo e Virgadamo Domenica, nato a Balestrate, Palermo, il 06/11/47 ed ivi residente in via Luca D'Aosta, 60; pluripregiudicato ed indiziato mafioso.
La scomparsa del Mutari non venne mai denunziata, per cui l'accertamento che abbiamo fatto non può risalire a un giorno preciso ma il Mutari è scomparso da Balestrate nel luglio del '93.
Ecco, non avendo i familiari mai denunziato la scomparsa non siamo in grado di stabilire un giorno preciso. Da allora non è mai più riapparso.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo al punto successivo, maresciallo.
TESTE Coglitore: Sì. La data e i riferimenti essenziali della rapina alle Poste di Palermo avvenuta intorno al Natale del '95.
Questa è una rapina che all'epoca se ne parlò parecchio, avvenne in data 21 ottobre '95, intorno alle 13.10, alla Sede Centrale delle Poste di Palermo, tra via Epicarmo e via Roma, ai danni della Cassa Provinciale delle Poste.
Entrarono cinque persone armate di pistole con silenziatore, indossavano i camici uguali a quelli in dotazione ai dipendenti postali e, dalle stime che furono fatte, diciamo, ne riuscirono dopo circa un'ora a bordo di un furgone bianco Alfa Romeo targato Trapani.
Dalle stime che furono fatte sul momento sembra che portarono via circa 10 miliardi di lire, nonché un quantitativo di titoli ed assegni per un importo non precisato.
Le indagini che immediatamente la locale Squadra Mobile condusse, portarono proprio di lì a poco alla cattura di due degli autori della rapina, dopo un breve inseguimento e un breve conflitto a fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, lei, comunque il suo ufficio, e comunque lei se ne è occupato personalmente poi, ha svolto ulteriori attività delegate dal Pubblico Ministero di Firenze. Ecco, vuol riferire gli esiti di questi ulteriori accertamenti?
TESTE Coglitore: Sì. Allora... Ci è stato chiesto di identificare Giovanni Bonomo, il quale dovrebbe disporre di una cantina vinicola.
Appunto, il Giovanni Bonomo si identifica per Giovanni Bonomo fu Giuseppe e fu Inghilleri Marianna, nato a Partinico, Palermo, il 10 luglio del '35, coniugato, commerciante, appunto, di vini. Pluripregiudicato, indiziato mafioso e latitante dal 29 maggio del '96.
Poi, ci è stata chiesta l'identificazione di Salvatore Tamburello, che si identifica, appunto, per l'omonimo, detto Turiddu, nato a Mazara del Vallo, Trapani, il 26/01/32, pluripregiudicato mafioso. Indicato da diversi collaboratori quale uomo d'onore della famiglia di Mazara del Vallo, molto legato al noto Agate Mariano. Addirittura capomandamento e reggente della famiglia di Mazara durante i periodi di detenzione dell'Agate.
Poi, circa il ricovero in ospedale di Ferro, immediatamente successivo alla sua scarcerazione del 23 aprile '93, abbiamo, appunto, appurato che Ferro Giuseppe, nato ad Alcamo il 5 gennaio del '42, risulta essere stato ricoverato presso il reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo dal 10 al 15 maggio del 1993.
Per il '93 non risultano altri ricoveri presso quella struttura sanitaria.
Poi, abbiamo l'individuazione dell'immobile acquistato da Ferro in territorio di Segesta, nell'anno '94, dove sarebbe stata costruita una vasca per la custodia di latitanti e nella quale era stato realizzato un particolare sistema di aerazione con la calamita.
Questo immobile è stato individuato in Contrada Scanza di Castellammare del Golfo: è praticamente vicino Segesta. E' di proprietà di Diliberti Liborio, fu Salvatore, nato a San Vito lo Capo, Trapani, il 5 aprile del '24, residente a Castellammare del Golfo in via Turati, 26. Costituito da un terreno agricolo di circa 3 ettari, comprensivo di una abitazione rurale.
E' stato individuato dal collabora... dallo stesso collaboratore di Giustizia Ferro Vincenzo nel corso di un sopralluogo disposto dall'Autorità Giudiziaria.
E' stato posto sotto sequestro in esecuzione de... appunto, di un decreto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nell'ambito del procedimento 3519/97.
Per quanto riguarda la vasca, che è stata indicata pure dal Ferro, non è stata... non c'è stata alcuna disposizione fino a questo mome... in attesa di disposizioni per procedere agli scavi e per rintracciarla.
Ma dovrebbe, appunto, secondo le indicazioni date, è una vasca adibita a custodia di latitanti, è confermato questo particolare sistema di aerazione e dovrebbe essere costruito a circa tre metri di profondità dal suolo.
Identificazione di una persona a nome Casciola, indicata come appartenente alla famiglia mafiosa di Salemi.
Il Casciola si identifica in realtà per Casciolo Gaspare di Giuseppe e di Montalto Rosaria, nato a Salemi, Trapani, il 12/02/35, residente a Vita, Trapani, in via Tomasi di Lampedusa, 10; coltivatore diretto.
E' stato indicato da alcuni collaboranti come reggente della famiglia di Salemi.
In casa sua, sempre per quanto riferito dai collaboranti, venne consumato l'omicidio in pregiudizio di Milazzo Vincenzo, già capomandamento di Alcamo.
E' stato destinatario di custodia cautelare in carcere. E, nell'ambito della cosiddetta "operazione Petrov", si rendeva latitante fino al 28 gennaio del '95, data nella quale si costituiva presso il Comando Stazione dei Carabinieri di Salemi.
Poi abbiamo, altro punto, data e riferimenti essenziali del tentato omicidio ai danni di Stefano Accardo.
Appunto, c'è stato in data 15 luglio '88, Accardo Stefano, nato a Partanna, provincia di Trapani, il 18 dicembre del '30, ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa di Partanna, veniva fatto segno a numerosi colpi di arma da fuoco mentre usciva dal portone di ingresso della sua abitazione, sita in via... appunto, nel centro belicino, in via Dalmazia.
L'episodio, secondo appunto, gli investigatori, si inquadra nel contesto della guerra di mafia esplosa tra la famiglia Accardo e la famiglia Ingoglia.
L'Accardo rimase illeso in questo attentato, veniva comunque successivamente ucciso, sempre in Partanna, l'11 luglio del 1989.
Identificazione di Perricone Pasquale che ha un'impresa di costruzioni e sarebbe stato vicesindaco di Alcamo nell'89, eletto nelle liste del PSI, nipote della cognata di Ferro, Perricone Tommasa.
Si identifica in Perricone Pasquale di Vincenzo e di Anselmo Vincenza, nato ad Alcamo il 22 gennaio del '55, ivi residente, coniugato, imprenditore edile.
Il predetto risulta essere presidente del consiglio di amministrazione della società cooperativa CEA, con sede in Alcamo, Corso dei Mille.
Presso la Compagnia dei Carabinieri di Alcamo, sono state, appunto, effettuati accertamenti ed è emerso che il Perricone nell'89 risultava essere consigliere comunale.
A seguito delle consultazioni amministrative del 6-7 maggio '90, il predetto, eletto consigliere comunale nelle liste del Partito Socialista Italiano, e poi il 25 novembre del '91, gli veniva conferita la carica di assessore alla Polizia Urbana, Viabilità e Contratti nonché quella di vicesindaco del Comune di Alcamo.
Punto successivo: individuazione della presenza di Calabrò Gioacchino presso il Tribunale di Trapani, in relazione alla sua partecipazione ad una udienza nell'estate del '93, ovvero nel settembre-ottobre dello stesso anno, tenendo conto che potrebbe trattarsi del procedimento nel quale era imputato Antonino Melodia.
Calabrò Gioacchino, appunto, nato a Castellammare del Golfo il 02/06/46, risulta, dagli accertamenti fatti, che ha partecipato presso il Tribunale di Trapani, in qualità di imputato a piede libero, all'udienza del 21 ottobre '93, nonché, in qualità di detenuto per altra causa, all'udienza del 16 dicembre '93, nell'ambito del procedimento penale 737/91 R.G. N.R. e 137/93 R.G.
Nello stesso procedimento risulta, infatti, imputato, tra gli altri, Melodia Antonino.
E abbiamo appunto la nota della Corte di Appello di Palermo datata 13 gennaio '98 con le... appunto, comprensiva di copia dei verbali di udienza a confermare questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, ha prevenuto una mia domanda, se la presenza di Calabrò come imputato a piede libero all'udienza del 21 ottobre '93 l'avete ricavata dai verbali di udienza.
TESTE Coglitore: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, vi si dà atto che il Calabrò era, per l'appunto, presente.
TESTE Coglitore: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare, maresciallo, che con lei abbiamo concluso a questo punto, e quindi l'esame finisce qui, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
Nessuno risponde. Avvocato, domande lei?
(voce fuori microfono) No, Presidente.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, grazie, avvocato Cianferoni.
Dunque, maresciallo, partiamo proprio da questo ultimo dato. Cioè a dire, la presenza del signor Calabrò quale imputato nel processo all'udienza del 21/10/93, se ricordo bene, Corte di Appello di Palermo, Tribunale di Palermo, cosa era?
TESTE Coglitore: Tribunale di Trapani.
PRESIDENTE: Trapani.
AVV. Cianferoni: Tribunale di Trapani. Ora io ho esaminato prima questo documento - che poi è un documento, forse è un verbale di udienza - può riferire alla Corte se l'udienza del 21/10/93 porta la dicitura, per Gioacchino Calabrò: "non comparso"; che poi è sbarrata e sopra c'è scritto: "anzi presente"?
TESTE Coglitore: Esatto. E' il primo nella lista degli imputati, c'è scritto, appunto: "Calabrò Gioacchino: libero, non comparso." E poi sopra c'è invece scritto: "Anzi, presente".
AVV. Cianferoni: Ecco, c'è questo punto che mi premeva di evidenziare.
E poi, riferito a questo accertamento presso gli Uffici Giudiziari, ho fatto... ho visto una nota nella quale si dà atto che il Presidente del Tribunale di Trapani e il Procuratore della Repubblica d'intesa emettevano un decreto con il quale si disponeva la distruzione di tutti i documenti identificativi che erano stati richiesti, evidentemente, al pubblico che doveva entrare nella sala, nel Palazzo di Giustizia.
Ecco, ha fatto accertamenti su questo punto? Anzitutto, può confermarmi l'esistenza di questa nota per la distruzione dei documenti?
TESTE Coglitore: No, non gliela posso confermare. Io mi sono limitato a chiedere al Tri... appunto la copia dei verbali di udienza, per accertare o meno la...
AVV. Cianferoni: Ma gli atti... Io sono sicuro, perché l'ho vista poco fa, il Pubblico Ministero me ne darà atto, che questa nota c'è. Siccome sono svo... atti svolti da lei, ecco, se può dirci come è giunta questa notizia.
TESTE Coglitore: Io non l'ho con me. Probabilmente l'ho trasmessa e non ho tenuto... non ho tenuto copia di questo. Quindi...
AVV. Cianferoni: Quindi, si può...
(voci sovrapposte)
TESTE Coglitore: Dovrei vederlo per ricordarmi, ecco.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Allora, ora ha avuto la copia e può rispondere.
TESTE Coglitore: Sì, sì, sì, ricordo, ricordo. Sì.
"Il Presidente del Tribunale e il Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Tribunale di Trapani, ritenuto che la conservazione delle fotocopie dei documenti dei visitatori del Palazzo di Giustizia non è prescritta da particolari disposizioni di legge, che non si ravvisano esigenze di sicurezza che impongono tale conservazione, dispongono che le fotocopie suddette, eseguite prima del 30 giugno '97, non siano più conservate e siano avviate al macero."
PRESIDENTE: In che data è?
TESTE Coglitore: 21 ottobre '97.
AVV. Cianferoni: Questo era un dato che avrà la sua rilevanza.
PRESIDENTE: Vorrei capire a che cosa serve, avvocato, questo... per carità.
AVV. Cianferoni: Dunque, scomparsa Mutari Vito. Risulta dagli accertamenti svolti qualche cosa sul comportamento dei familiari del Mutari?
TESTE Coglitore: Sì. Premetto che sono accertamenti svolti in via del tutto confidenziale, non essendoci una denunzia di scomparsa. In paese, i familiari del Mutari tennero, diciamo, un atteggiamento come se nulla fosse accaduto, ma, almeno per la piccola esperienza che ho io, questo, in certi ambienti, diciamo, è del tutto normale, insomma.
AVV. Cianferoni: Sì, posso comprendere il suo ragionamento, è un suo ragionamento, ma lei non ha... non si è espresso così nella nota, perché lei ha detto: "hanno sempre tenuto" - non tennero - "hanno sempre tenuto" - quindi anche nel tempo...
TESTE Coglitore: Sì, sì, nel tempo.
AVV. Cianferoni: ..."un atteggiamento di massima tranquillità."
TESTE Coglitore: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: "Quasi come se l'allontanamento" - ecco, qui ora lei lo ha definito 'allontanamento' - "del Mutari fosse stato preventivamente concordato."
TESTE Coglitore: Parlo di 'allontanamento' perché voglio dire, ripeto, non c'è una denuncia di scomparsa. Io gli accertamenti che ho fatto gli ho fatti in modo, così, molto riservato... all'in... su Balestrate, e mi è stato detto che venivano visti passeggiare con i familiari del Mutari - non le saprei dire neanche chi - appunto, con atteggiamento normale, come se, diciamo, nulla fosse successo.
Ecco, ripeto, però devo anche dire che... quello che ho appena detto, appunto che non... certi atteggiamenti, in certi ambienti, sono del tutto normali, insomma.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, quando lei ha riscontrato le notizie sull'omicidio Lizio, ha riferito del clan mafioso Pillera-Cappello, lo può inserire nel contesto investigativo che lei conosce? In particolare le chiedo, le risulta che questo denominato clan Pillera-Cappello fosse in contrasto con il clan Santapaola?
TESTE Coglitore: Dunque, signor Presidente, io svolgo la mia attività, diciamo, nella DIA di Palermo, e, diciamo, non sono addentro alle situazioni di mafia del catanese. La mia... Il mio è stato un mero accertamento fatto agli atti di ufficio...
PRESIDENTE: Quindi non è in grado di...
TESTE.Coglitore: ...per cui non sono assolutamente in grado di rispondere a questa domanda.
AVV. Cianferoni: Va bene. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Può andare, grazie.
Allora, mi pare che abbiamo finito?
AVVOCATO Pepi: Sì. Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Pepi: Se si potesse fare brevemente il piano per la prossima settimana?
PRESIDENTE: Ma mi pare che lo abbiamo già fatto, avvocato, fino al 30 dicembre compreso.
AVVOCATO Pepi: Tutti i giorni?
PRESIDENTE: Abbiamo detto che domani sentiremo questi testi che sono stati ammessi oggi; lunedì sentiremo l'ultimo...
PUBBLICO MINISTERO: Martedì, Presidente...
PRESIDENTE: Ah, martedì.
PUBBLICO MINISTERO: Se la corte può accogliere questa mia richiesta.
PRESIDENTE: Se non è possibile diversamente.
PUBBLICO MINISTERO: La esplicito in maniera molto chiara, è la prima volta che lo faccio. Preparare l'esame di questo consulente è una cosa estremamente impegnativa, domani faremo udienza, il sottoscritto, il collega è disposto a rimetterci un'altra volta una domenica, però se questa volta potessimo riprendere fiato, un giorno domenicale su cinquanta... E' un'istanza proprio...
PRESIDENTE: Va bene, allora... Benissimo, lunedì allora non c'è udienza, c'è udienza martedì, sentiremo questo che dovrebbe essere l'ultimo teste...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: ...del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il mercoledì dovremmo cominciare con l'esame degli imputati che vorranno rispondere; io terrei fermo il 29 e il 30 per i testi che eventualmente i difensori vorranno citare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, posso rivolgere un'altra richiesta alla Corte?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Considerando che tra gli imputati da esaminare... uno almeno ve ne è, Di Natale, perché essendo sottoposto a programma... o beneficiando, a seconda dei punti di vista, di programma di protezione deve essere...
PRESIDENTE: Sentito.
PUBBLICO MINISTERO: ...portato in aula...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...previo tutto un certo adempimento burocratico, anche un briciolo complesso, possiamo stabilirla... può la Corte stabilire fin da oggi il giorno... per il Pubblico Ministero è indifferente.
PRESIDENTE: Benissimo, possiamo fare il giorno 28.
PUBBLICO MINISTERO: Benone.
PRESIDENTE: Bene, il 26 non si fa udienza...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...il 27 sentiamo il consulente, il 28 sentiamo questo, poi se c'è il tempo si passa ad altri imputati, sennò si sentiranno il giorno...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Presidente, ancora. Mi pare che tra gli imputati dei quali abbiamo chiesto l'esame, vi sia Scarano...
PRESIDENTE: Massimo.
PUBBLICO MINISTERO: ...Massimo, che è contumace.
PRESIDENTE: Contumace.
PUBBLICO MINISTERO: Io penso, non lo so, vedo che i difensori degli imputati si sostituiscono gli uni con gli altri... se fosse possibile... questo signore non è mai venuto in aula, fisicamente...
PRESIDENTE: Il suo difensore è presente, avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sì, io ho cercato di mettermi in contatto, Presidente, anche con l'avvocato Condoleo, però non so il Pubblico Ministero che tipo di richiesta voglia rivolgere alla Corte, ma io per primo vorrei chiedere alla Corte che formalmente venisse dato avviso al signor Scarano Massimo...
PRESIDENTE: Non è previsto, avvocato, eh. Questo non è previsto, è contumace, quindi è libero di venire o non venire, come crede. Ma lei, nelle sue... è nelle condizioni di poterlo informare. Non è previsto che il contumace venga citato a comparire.
AVV. Cianferoni: Ha perfettamente ragione Presidente. Ora vedrò di... boh.
PUBBLICO MINISTERO: Potessimo per esempio stabilire, che ne so, il giorno 27 l'esame di Di Natale e eventualmente...
PRESIDENTE: No, il 28 avvoc...
PUBBLICO MINISTERO: Il 28, chiedo scusa Presidente.
PRESIDENTE: Perché sennò si mette...
PUBBLICO MINISTERO: No, sennò si ritorna al punto di partenza.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo dimostra che ci si stanca mentalmente e si fa confusione. Allora il giorno 28 l'esame di Di Natale e eventualmente...
PRESIDENTE: Gli altri testi. Però io ritengo che nello stesso giorno in cui si esamina il Di Natale...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...quel pochissimo di tempo che può portare via l'esame dell'eventuale comparsa di questo imputato contumace, non possa essere al di là di trenta minuti, perché le imputazioni sono limitatissime, non sono certamente gravi come altri imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo prendere atto che la Corte prevederebbe che l'esame di Scarano Massimo si svolga il giorno 28.
PRESIDENTE: Di poterlo esaminare... però, se invece del giorno 28 vuole...
AVV. Cianferoni: Io, ecco...
PRESIDENTE: Se invece del giorno 28...
AVV. Cianferoni: Si ricorda il P.M. che per me il 28 è un giorno un po' particolare? C'ho un processo con turno obbligato di fronte alla I Sezione col Presidente Donnini il 28.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, facciamo così...
PRESIDENTE: Guardi... Allora facciamolo il giorno 29.
AVV. Cianferoni: 29, va bene.
PRESIDENTE: Non ho nessuna preclusione.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
PRESIDENTE: Va bene?
PUBBLICO MINISTERO: Senz'altro.
PRESIDENTE: Allora riprende l'udienza domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.


udienza del 16.2.1998

*TESTE Candela: Maresciallo della Guardia di Finanza Nicolò Candela, in servizio presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Lei è già stato esaminato.
TESTE Candela: Sì.
PRESIDENTE: Ha assunto l'obbligo previsto dalla legge e quindi, sempre sotto questo vincolo precedentemente assunto, risponda alle domande che credo debba porle io inizialmente.
Io desidero sapere se lei, nell'esercizio delle sue funzioni, ha svolto accertamenti sul... aspetti un momento, vediamo quali sono gli estremi. Su un trattore Volvo targato Torino 529709D, o su altri autoveicoli che erano un tempo, nel 1993, nella disponibilità di Carra Pietro.
TESTE Candela: Sì. Ho proceduto ad alcuni accertamenti in merito appunto a una motrice, o trattore, tipo Volvo targato Torino 52079D, in quanto appunto ci veniva richiesto su delega della DDA di Firenze.
Abbiamo proceduto all'acquisizione di alcuni atti in quanto questo trattore, nel novembre del '94, era stato sottoposto a sequestro in esecuzione appunto di un decreto di sequestro preventivo del Gip presso la Pretura Circondariale di Palermo, in quanto ne era stata fatto richiesta da una società finanziaria di Torino, esattamente la Findata, ex Carispo.
Questo mezzo è stato sequestrato e affidato in giudiziale custodia a una autorimessa di Palermo, di tale Anello Alberto, sita sempre a Palermo in via ...
Quindi ci siamo portati presso questa rimessa, abbiamo acquisito i vari atti, cioè il decreto di sequestro, il verbale redatto nei confronti della moglie del Carra Pietro, tale Liliana La Bua, perché appunto il sequestro era stato fatto nei confronti della società Coprora, di cui era amministratore unico il Carra Pietro.
Quindi abbiamo acquisito questa documentazione e abbiamo visto che questo stesso mezzo, che era stato dicevo sequestrato nel novembre del '94, era stato dissequestrato nel maggio del '95, ed era stato sempre tenuto in giudiziale custodia presso questa ditta.
Nel maggio del '95 la Findata - o meglio intorno ad aprile, poi nel maggio è stato dissequestrato - la Findata aveva richiesto il dissequestro e aveva delegato un suo rappresentante praticamente a ritirare questo mezzo, tale Verdino Mario da Piana degli Albanesi in provincia di Palermo.
Nel maggio appunto...
PRESIDENTE: Scusi. Ripeta il nome perché, una volta che viene registrato, poi a volte i nomi e cognomi... Verdino?
TESTE Candela: Verdino Mario.
PRESIDENTE: Mario.
TESTE Candela: Da Piana degli Albanesi.
PRESIDENTE: Di Piana degli Albanesi.
TESTE Candela: Quindi veniva appunto delegata questa persona al ritiro ed ufficialmente abbiamo trovato agli atti che era stato redatto un verbale di dissequestro con consegna a questo signor Verdino Mario.
Però, informalmente, dal gestore appunto di questa autorimessa, venivamo a conoscenza che questo trattore era stato trasportato, con dei mezzi appunto di questa autorimessa, presso l'officina autorizzata Volvo del padre del Carra Pietro, Michele Carra, che era sita in via Filippo Pecoraino a Palermo.
Questo automezzo... Poi abbiamo trovato traccia presso la società Nord-Diesel di Mondovì, che ci diceva che gli era stato riconsegnato nel dicembre del '95 da Carra Michele appunto, dal padre di... oggi deceduto fra l'altro.
PRESIDENTE: Di Carra Pietro.
TESTE Candela: Quindi abbiamo chiesto quali fossero le ulteriori vicende di questo trattore e ci diceva che era stato consegnato nel dicembre del '95 in quanto questa società, la Nord-Diesel, ne era divenuta proprietaria.
PRESIDENTE: Per effetto di trasferimento di proprietà, oppure di trasformazione della società?
TESTE Candela: Allora, all'origine il proprietario del mezzo era la società Nord-Diesel di Mondovì. Poi era stato dato un finanziamento, da parte della società finanziaria Carispo, oggi Findata - è la stessa società - al Carra Pietro che gli veniva concesso in leasing questo finanziamento.
Per cui, nel momento in cui il Carra Pietro non era riuscito a pagare regolarmente i canoni di locazione la Findata ha chiesto il sequestro e quindi veniva riconsegnato alla società originariamente proprietaria, quindi la Nord-Diesel. Quindi questa società ne acquisiva di nuovo la proprietà nel dicembre del '95.
PRESIDENTE: La proprietà veramente, forse non l'aveva mai perduta.
TESTE Candela: No, no, però... eh, appunto, la proprietà no, però in un certo qual senso ne aveva perso la titolarità in quanto era passata alla Nord-Diesel che gestiva la parte finanziaria di questo fatto.
PRESIDENTE: Capisco.
TESTE Candela: Quindi successivamente la responsabile appunto di questa società, della Nord-Diesel, ci metteva al corrente che questo camion, recentemente, alla fine di dicembre del '97, era stato venduto e quindi era stata istruita una pratica di cessazione dal Pubblico Registro Automobilistico Italiano per esportazione, era stato ceduto a un cittadino yemenita, tale Nawfal Abdul Ahmed.
Pertanto abbiamo richiesto quantomeno, tramite il Centro Operativo di Firenze, degli atti relativi a questa cessione e ci veniva inviata appunto una fattura e diciamo il foglio... con la quale veniva cessata la circolazione al PRA.
PRESIDENTE: Risultava avvenuto il sequestro preventivo? Risultava annotato nel Pubblico Registro Automobilistico, o no?
TESTE Candela: Nel foglio di cui siamo venuti a conoscenza noi, che tra l'altro...
PRESIDENTE: Io l'autorizzo a consultare... vedo che ha dei documenti, in aiuto della sua memoria.
TESTE Candela: Sì. Cioè, leggo appunto tra le varie annotazioni, che vi era soltanto annotata la cessazione della circolazione per esportazione, 12 gennaio '98, l'annotazione. La vendita si risale al 31 dicembre, dagli atti in nostro possesso. Non viene annotato il sequestro del mezzo, almeno su quest'atto che è il certificato sostitutivo di proprietà di questo mezzo.
PRESIDENTE: Capisco. Se vuole ripetere, magari sillabandolo, il nome dell'acquirente ultimo.
TESTE Candela: Sì. Allora, prendo di nuovo l'atto preciso. Allora, lo scandisco...
PRESIDENTE: Sì, sì.
TESTE Candela: Allora, Napoli, Ancona, W, Windsor, Firenze, Ancona, Luino. Staccato, Ancona, Hotel, Milano, Empoli, Domodossola. Poi, Abdul, quindi Ancona, Bologna, Domodossola, Uniform quindi U, Luino, Milano, Omegna, Ancona, Milano, Empoli, Napoli. La città yemenita.
PRESIDENTE: No, va be', penso che non abbia molta importanza.
In tutta questa vicenda non entra nessuno dei rimorchi che erano collegati un tempo, o che erano stati utilizzati per questo trattore, ovvero lei lo ha chiamato meglio rimor... no.
TESTE Candela: L'ho chiamato motrice.
PRESIDENTE: O trattore, o motrice.
TESTE Candela: Motrice.
PRESIDENTE: Giusto. Di rimorchi lei non si è interessato...
TESTE Candela: Per quanto riguarda i rimorchi, mi sono interessato di un semirimorchio nel 1995. Per quanto riguarda il semirimorchio targato Palermo 15424.
Quel periodo, generalmente intendo ottobre-novembre '95, io non prestavo servizio come effettivo al Centro Operativo di Palermo. Prestavo servizio come effettivo al Centro Operativo di Caltanissetta. Ero stato aggregato a Palermo per rinforzo di personale per delle indagini in corso.
E in quelle occasioni fui delegato dai miei superiori a svolgere delle ricerche in merito a questo semirimorchio. In particolare, il collaboratore Carra Pietro indicava tre indirizzi dove ricordava che possibilmente aveva parcheggiato questo semirimorchio.
E precisamente: un indirizzo, cioè era quello della sua abitazione, quindi nei pressi della sua abitazione in via Domenico Bazzano di Palermo.
Altro indirizzo era la via Filippo Pecoraino, dove il padre gestiva un'autorimessa, un'officina autorizzata Volvo; e poi indicava un parcheggio in via Ammiraglio Rizzo, di fronte, dove una volta vi era una delegazione dell'ACI.
Per cui, io in particolare in due occasioni, in due date diverse, una nell'ottobre e una nel novembre, ho fatto dei giri per fare appunto queste ricerche, per vedere materialmente se questo semirimorchio fosse parcheggiato in questi indirizzi.
Abbiamo fatto ricerche particolarmente accurate ma non lo abbiamo mai rinvenuto, né in una data, né in un'altra.
Poi in un'altra data lo ha effettuato un altro collega, ma sempre in questi tre luoghi che erano quelli dove ricordava che il Carra aveva parcheggiato...
PRESIDENTE: E non ha avuto modo di rintracciarlo.
TESTE Candela: No, assolutamente.
PRESIDENTE: Io non avrei altre domande e quindi possiamo passare all'esame diretto, che ritengo sia giusto sia iniziato dal Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Una cosa molto semplice, maresciallo. Lei, a proposito di questo semirimorchio, ha indicato la targa Palermo 15...?
TESTE Candela: 424 se ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non ero sicuro di aver sentito bene. 15424. allora ho capito bene.
Dicevo questo, al di là di andare a controllare se questo mezzo esisteva per strada, oltretutto non è piccolo un semirimorchio, insomma non è come un ciclomotore, ma si ricorda di aver fatto dei controlli anche a livello di Pubblico Registro Automobilistico?
TESTE Candela: No. In quella occasione io personalmente no. In quanto, come ho riferito prima, non ero effettivo a Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho sentito.
TESTE Candela: ...quindi non ero titola... non ero stato delegato proprio alle indagini vere e proprie. Effettuai dei controlli in quella occasione perché mi furono appunto chiesto dal caposettore al quale ero in carico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, altre due precisazioni. A proposito di questo, invece del trattore, tutta questa storia lei l'ha ricostruita attraverso l'acquisizione di che tipo di documentazione?
TESTE Candela: Praticamente, le verbalizzazioni effettuate al momento del sequestro del camion da parte della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Pretura di Palermo, quindi decreto di sequestro, verbale di sequestro, verbale di affidamento in giudiziale custodia, verbale di dissequestro. E poi documentazione che è stata inviata dalla società proprietaria, la Nord-Diesel, al Centro Operativo di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: E' documentazione che lei ha con sé?
TESTE Candela: Sì, ho delle copie.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha delle copie con sé. Giusto per sapere appunto da lei se la ricostruzione di questi passaggi era avvenuta per telefono, oppure sulla base di documentazione formalmente acquisita.
TESTE Candela: E' avvenuta per telefono, ma poi hanno trasmesso anche...
PUBBLICO MINISTERO: Questa è documentazione che lei ha rimesso al Pubblico Ministero?
TESTE Candela: A cura del Centro Operativo di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Candela: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è documentazione proveniente dal Centro Operativo di Palermo e veicolata sul Centro Operativo di Firenze per il Pubblico Ministero di Firenze.
TESTE Candela: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la trafila?
TESTE Candela: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
TESTE Candela: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qua.
PRESIDENTE: Le parti civili?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Nessuna domanda.
PRESIDENTE: I difensori degli imputati.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente, avvocato Cianferoni.
Vorrei dal maresciallo un chiarimento su come è stato possibile rintracciare il procedimento penale nell'ambito del quale era stato applicato decreto di sequestro preventivo a carico del Carra Pietro?
TESTE Candela: Allora, il procedimento penale ci veniva segnalato, come Centro Operativo di Palermo, appunto dal Centro Operativo di Firenze. Almeno, il collaboratore appunto, ci dicevano i colleghi, aveva indicato che la Guardia di Finanza di Palermo gli aveva sequestrato un camion, cioè questo trattore, per il fatto che lui non pagava regolarmente i canoni.
Abbiamo fatto gli accertamenti... mi rivolgo all'avvocato o a lei?
PRESIDENTE: Alla Corte.
TESTE Candela: Mi scusi.
Quindi abbiamo fatto appunto gli accertamenti e abbiamo verificato che nessun reparto della Guardia di Finanza di Palermo aveva proceduto a questo tipo di sequestro. Perché noi abbiamo fatto richieste alla Legione alla Guardia di Finanza, al Nucleo di Polizia Tributaria e al GICO, reparti territorialmente competenti sul territorio di Palermo e provincia.
Pertanto eravamo, diciamo, un pochettino stranizzati. Infatti successivamente ci veniva detto che probabilmente, dice era la Guardia di Finanza Giudiziaria, per cui...
AVV. Cianferoni: Scusi, da chi lo apprendeva?
PRESIDENTE: Cioè la Polizia Giudiziaria?
TESTE Candela: Sì, a quanto pare erano delle...
AVV. Cianferoni: Da chi lo apprendevate?
TESTE Candela: Prego?
AVV. Cianferoni: Da chi lo apprendeva questo...
TESTE Candela: A noi ci venivano comunicate queste notizie a cura del Centro Operativo di Firenze, nostro, quindi sono notizie di seconda mano. Per cui pensavamo appunto fosse stata la Sezione di Polizia Giudiziaria che materialmente non aveva nessun obbligo di comunicare al reparto superiore le risultanze investigative da loro messe in atto. Un po' come gli appe...
AVV. Cianferoni: Sì, sì.
PRESIDENTE: Chiaro.
AVV. Cianferoni: Chiaro.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVV. Cianferoni: Volevo essere sicuro, quindi, che non c'era stato, almeno da parte sua, uno sviluppo per esempio dei carichi pendenti di Pietro Carra.
TESTE Candela: No, da parte mia no.
AVV. Cianferoni: Dove ci sarebbe dovuto comparire.
Ecco, ora un inciso brevissimo. La trascrizione a norma delle norme di attuazione è senz'altro prevista e disciplinata per il sequestro conservativo. Per quello preventivo si fa richiamo al sequestro probatorio, articoli 81 e seguenti delle nome di attuazione.
Nondimeno le dico, avete... Ecco, questa era una premessa, maresciallo.
Venendo alla domanda che voglio farle, è questa: è dettagliatamente disciplinato nella legge il modus per acquisire un bene con il nome...
PRESIDENTE: La domanda.
AVV. Cianferoni: ...dell'indagato. Avete acquisito questa documentazione?
TESTE Candela: Non ho capito bene la domanda avvocato, scusi.
AVV. Cianferoni: La domanda è: nella legge c'è tutta una procedura quando si fa un sequestro, chi è il custode, dove deve stare la cosa, i sigilli, quanti sono e quali sono. Questa procedura è stata acquisita? I verbali di questa procedura.
TESTE Candela: Allora, noi abbiamo acquisito i verbali di sequestro del mezzo, il verbali di consegna in giudiziale custodia del mezzo, il verbale di dissequestro, notifica del decreto di sequestro preventivo e sono stati trasmessi all'ufficio del Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Quindi avete svolto accertamenti sul posto, presso l'officina autorizzata Volvo di cui parlava prima, per ricostruire meglio i passaggi di questa macchina?
TESTE Candela: Allora, ci siamo recati presso la rimessa dove era stato tenuto in giudiziale custodia, ma nel momento in cui - stiamo parlando quindi di tempi recenti, stiamo parlando del novembre-dicembre di quest'anno - l'officina di via Filippo Pecoraino, un tempo del pa... che veniva gestita dal padre del Pietro Carra, oggi non c'è più, non esiste più.
Il padre del Carra è morto, è deceduto, per cui non...
PRESIDENTE: Comunque, non esiste più l'officina.
TESTE Candela: No. Adesso c'è...
PRESIDENTE: Altre domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Va bene. Soltanto se ci può ridire - perché forse l'ha già detto - la data del provvedimento di sequestro preventivo che voi avete accertato.
TESTE Candela: Allora, è stato emesso il 20 ottobre del '94 ed eseguito il 10 novembre del '94.
AVV. Cianferoni: Ed è stato eseguito presso?
TESTE Candela: Allora, è stato notificato alla moglie del Carra il provvedimento.
AVV. Cianferoni: Ma c'è stata una materiale apprensione del camion, dov'era il trattore? Dove si trovava?
TESTE Candela: Allora, leggo dagli atti in mio possesso: verbale di sequestro preventivo...
PRESIDENTE: E' sufficiente che risponda alla domanda che le è stata...
TESTE Candela: Siccome per l'appunto il sequestro materialmente non l'ho eseguito io...
PRESIDENTE: Bene, ecco... per quello che ricorda. Perché lei a suo tempo l'avrà letto, quindi ricorderà poco bene probabilmente, rinfreschi la sua memoria.
TESTE Candela: Allora, da quello che appunto rileggo dagli atti, i colleghi della Sezione di Polizia Giudiziaria hanno rinvenuto il trattore nei pressi dell'abitazione del Pietro Carra, in via Domenico Bazzano 33.
PRESIDENTE: E li lo hanno appreso.
TESTE Candela: Lo hanno preso e poi consegnato in giudiziale custodia alla ditta Anello.
AVV. Cianferoni: Un'ultima domanda, per completezza e scrupolo difensivo, per conoscere fino in fondo la vicenda. Su questo cittadino yemenita e sull'esito ultimo del trattore sono stati svolti accertamenti, oppure no?
TESTE Candela: Per quanto mi riguarda no.
AVV. Cianferoni: Va bene. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Altri difensori? Nessun altro. Allora si può accomodare. Grazie.
*TESTE Candela: Grazie.
PRESIDENTE: Sentiamo l'altro teste.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi, sono il Pubblico Ministero. Nell'attesa che venga introdotto in aula il nuovo testimone, visto che siamo, diciamo, nell'orbita dei provvedimenti adottati dalla Corte ai sensi dell'articolo 501, visto che anche attraverso il testimone che è stato sentito, si è fatto riferimento ad una documentazione acquisita direttamente dagli ufficiali di Polizia Giudiziaria con i quali oggi abbiamo aperto il dibattito. Veda la Corte se non ritiene anche di disporre per almeno prendere in visione questa documentazione, che ovviamente è nella materiale disponibilità del Pubblico Ministero, per eventuali provvedimenti di acquisizione al fascicolo del dibattimento.
PRESIDENTE: La Corte vedrà.
Si accomodi. Al termine dell'esame dei testimoni.
Ripeta per piacere il suo nome e cognome.
*TESTE Santulli: Sono l'ispettore capo Michele Santulli, in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo.
PRESIDENTE: Lei ha già letto l'impegno di dire la verità.
TESTE Santulli: Sissignore.
PRESIDENTE: Mantiene... Sotto il vincolo di questo impegno mi dovrebbe dare alcune notizie relativamente alle indagini che lei ha svolto, se le ha svolte, su un trattore Volvo targato Torino 529709D ed eventualmente sulla collaborazione che lei ha prestato al testimone che abbiamo in precedenza sentito.
TESTE Santulli: Sissignore.
PRESIDENTE: Ha fatto accertamenti su questo veicolo?
TESTE Santulli: Sì, sì. Alla ricerca di questo trattore, sono stati fatti degli accertamenti e si è potuto accertare che questo trattore Volvo targato Torino... poc'anzi...
PRESIDENTE: Ecco, se vuole consultare i suoi appunti, le sue carte.
TESTE Santulli: Sì, sì. Targato Torino 522079D...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Santulli: ...si è potuto accertare che era stato sequestrato nel novembre '94...
PRESIDENTE: Chiedo scusa. Ha detto 529709D?
TESTE Santulli: Volvo targato Torino 522079D
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
C'è un 2 di troppo.
PRESIDENTE: Uhm, va bene. Sì.
TESTE Santulli: Era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nel novembre '94 e messo in custodia presso la ditta Anello di Palermo e quindi era stato messo...
Nel maggio del '95 veniva dissequestrato e consegnato ad un dipendente di una ditta di Torino, che veniva dissequestrato per spedirlo a Torino. All'infuori di questo non ho fatto altro di accertamenti in merito a questo Volvo trattore.
PRESIDENTE: Il nome di questo dipendente della ditta di Torino lo ricorda?
TESTE Santulli: Era uno di Piana degli Albanesi, non ricordo il nome comunque. Vicino Palermo.
PRESIDENTE: Lei ha svolto accertamenti anche su semirimorchi, targati Palermo, e in qualche modo collegati a questo trattore?
TESTE Santulli: Nossignore.
PRESIDENTE: No. Pubblico Ministero per l'esame diretto.
PUBBLICO MINISTERO: Non vi sono domande.
PRESIDENTE: Le parti civili?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Nessuna domanda.
PRESIDENTE: Difensori degli imputati?
AVV. Cianferoni: Se ci può chiarire... Avvocato Cianferoni, una sola domanda. Se ci può chiarire, se è a sua conoscenza, come questo trattore finì all'officina Volvo di un certo signor Carra. Ecco, se è a sua conoscenza...
PRESIDENTE: Carra Michele?
AVV. Cianferoni: Carra Michele. Ecco, volevo...
TESTE Santulli: Nossignore. Questo ci è stato riferito dalla ditta Anello, che era stato prelevato e portato presso l'officina Carra Michele.
PRESIDENTE: Questo dopo il dissequestro?
TESTE Santulli: Sissignore.
AVV. Cianferoni: Prima, e a prescindere che lo prendesse quell'incaricato della ditta di Torino che stava però a Piana degli Albanesi?
TESTE Santulli: No, no, non ne sono a conoscenza di questo. Il mio collega ha fatto accertamenti in merito a questo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Grazie.
PRESIDENTE: Nessun'altra domanda? Si può accomodare.
*TESTE Santulli: Grazie.