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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: Preliminarmente devo dare atto che il dottor Armando Sechi, Presidente di questa Corte, ha raggiunto i limiti di età e quindi, a norma dell'articolo 10 del decreto legislativo numero 273 del 1989, chi vi parla, dottor Gaetano Tomaselli, aggiunto, prende il posto nella composizione nella Corte assumendo le funzioni di Presidente.
Dopodiché facciamo l'appello per vedere chi è presente.
Bagarella Leoluca, avvocati... è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Sì, presente.
PRESIDENTE: Avvocati Marzio Ceolan, che è presente e avvocato Cianferoni, che è pure presente.
Barranca Giuseppe: rinunciante. Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Farina e Graziano Maffei di Lucca. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocati Li Gotti di Roma e Alessandra De Paola, Falciani di Firenze, che è presente.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Gandolfi, Stefania Fiorentini e Luca Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocati Di Peri e Marco Rocchi. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: libero, è assente. Sandro Cosmai, che...
AVVOCATO Cosmai: Sono presente.
PRESIDENTE: ...è presente. E Batacchi, che è pure presente.
Di Natale Emanuele. Avvocato Civita... Che è assente. Avvocati Civita Di Russo, Maria Gentili e Alessandro Falciani di Firenze, che è presente.
Ferro Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Pietro Miniati Paoli.
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Ferro Vincenzo: assente. Avvocati Traversi e Gennai.
AVVOCATO Gennai: Sì, sono presente io.
PRESIDENTE: La dottoressa Gennai è presente.
Frabetti Aldo: rinunciante. Avvocato Monaco, Usai e Roggero. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi. Avvocato Priola, avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: Presente. E avvocato Bennati. Presente l'avvocato Florio.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Farina e avvocato Pepi di Firenze, che è presente.
Graviano Filippo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Oddo e Lapo Gramigni, che non è presente e viene sostituito dall'avvocato Pepi.
Grigoli Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocati Avellone e Massimo Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocati Florio e Fragalà. L'avvocato Florio è presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Avvocati Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino. Avvocati Nicolò Amato e Bagattini di Firenze. Non sono presenti. Sostituiti dall'avvocato Batacchi, va bene?
(voce fuori microfono) No.
PRESIDENTE: No? Ah, Messana Antonino ho sbagliato. Sì, sì, dall'avvocato Florio.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocati Natale e Celestino Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Avvocati Salvo di Palermo e Pepi di Firenze, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocati Traina, Marco Passagnoli di Firenze, che non è presente. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Santamaria Giuseppe. Avvocato Battisti e Monica Usai. Santamaria è assente. Viene sostituito, gli avvocati, dall'avvocato Pepi.
Scarano Antonio: assente. Avvocati Fortini e Massimo Batacchi di Firenze, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocati Bruno Rocco Condoleo e Luca Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: E' rinunciante. Avvocati Farina e Pepi di Firenze, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Gallina di Palermo e Lapo Gramigni di Firenze. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Mi sembra che non ci siano altri.
Credo che dovremmo sentire...
PUBBLICO MINISTERO: Giuliano.
PRESIDENTE: Giuliano.
AVVOCATO Florio: Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio, chiedo scusa. Volevo, prima che iniziasse l'esame del Giuliano e quindi si entrasse un attimo nel vivo della udienza; il signor Lo Nigro Cosimo, che era assente nelle ultime udienze, perché impegnato presso la Corte di Assise o del Tribunale, non so, di Palermo, è stato di fatto considerato decaduto dalla possibilità di essere esaminato.
Però, questo difensore si permette di insistere nella richiesta di esame che aveva fatto all'inizio dell'odierno dibattimento, posto che il signor Lo Nigro desidera essere esaminato, non lo è stato, e quindi è stato considerato decaduto, perché in effetti ha inteso rinunziare, diciamo, tutto sommato, per fare un piacere alla Corte e a tutti noi. Però chiederebbe, in buona sostanza, di essere rimesso in termini.
Ecco, non so se questa richiesta può essere accolta, anche se si rende conto questo difensore che è tardiva, però la formula nei termini ora esposti.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero, in relazione a questa richiesta?
PUBBLICO MINISTERO: Ma Presidente, siamo remissivi alla richiesta di esame.
PRESIDENTE: Va bene. La Corte si riserva ora di provvedere dopo l'esame di Giuliano.
AVVOCATO Florio: Grazie Presidente.
PRESIDENTE: Mentre accompagnano Giuliano qui per essere esaminato, vorrei ricordare che alla scorsa, ultima udienza il Presidente ha fatto presente, ha chiesto ai difensori degli imputati di indicare analiticamente le richieste, le istanze che avevano di natura istruttoria già formulate, sulle quali la Corte si era riservata comunque di provvedere, in funzione di un esame analitico di queste richieste se ed in quanto ritenute dai difensori ancora attuali dopo l'istruzione dibattimentale che è stata svolta. Che è stata tanto ampia che sicuramente richieste formulate sei-sette mesi fa, o anche cinque mesi fa, potrebbero essere considerate, da chi le ha proposte, ormai superate nei fatti.
Quindi, dopo l'esame di Giuliano, e quando la Corte provvederà, o dopo che la Corte avrà provveduto all'esame di Lo Nigro, vorrei invitare ancora una volta... cioè, vorrei invitare nuovamente i difensori a segnalare le loro richieste riguardo alle istanze istruttorie già formulate. Grazie.
Giuliano arriva?
Buongiorno, si accomodi.
Dica il suo nome e cognome.
*IMPUTATO Giuliano: Giuliano Francesco.
PRESIDENTE: Va bene. Risponda alle domande che le porrà il suo difensore.
AVVOCATO Pepi: Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Lei sa di essere accusato di fatti gravissimi di stragi. Per questi fatti lei come si dichiara: innocente, o colpevole?
IMPUTATO Giuliano: Innocente.
AVVOCATO Pepi: Per tutti?
IMPUTATO Giuliano: Per tutti, per tutti.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, prima dell'attuale situazione processuale, che la vede oggi come imputato, come era: incensurato, o aveva riportato condanne?
IMPUTATO Giuliano: Incensurato.
AVVOCATO Pepi: Lei è mai stato uomo d'onore?
IMPUTATO Giuliano: Se si intende nel modo criminale, no.
AVVOCATO Pepi: Cioè, vuol spiegare in che senso lei è uomo d'onore?
IMPUTATO Giuliano: Per me uomo d'onore significa una persona che lavora, tutto per la famiglia. Se è inteso in quel senso, io sono uomo d'onore. Come penso lei e tutti.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non ha nulla a che fare con l'organizzazione Cosa Nostra?
IMPUTATO Giuliano: No, no, solamente dai giornali sento queste cose.
AVVOCATO Pepi: Senta, nel 1993 quanti anni aveva lei?
IMPUTATO Giuliano: 23 anni e mezzo.
AVVOCATO Pepi: Senta, prima di essere arrestato, che lavoro svolgeva a Palermo?
IMPUTATO Giuliano: Avevo un distributore di benzina a piazza Sant'Erasmo e facevo anche l'idraulico.
AVVOCATO Pepi: Faceva anche l'idraulico.
Senta Giuliano, lei ha fatto il servizio militare?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Ho fatto il servizio militare nella Marina Militare per 14 mesi, dove ho fatto l'autista CNA e grazie alla Marina ho avuto tutte le patenti possibili, in più che quando sono uscito ho preso anche il K e quindi sono in grado di guidare qualsiasi mezzo e sempre per la Marina ho fatto trasporti di munizioni, armi, con i camion, sempre per la Marina. Ho fatto sempre l'autista per la Marina.
AVVOCATO Pepi: Senta, appunto per questa attività che ha svolto nei confronti della Marina, lei ha mai, per la Marina, trasportato con dei camion armi e munizioni?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, per la Marina, sì.
AVVOCATO Pepi: Con che mezzi li ha trasportati?
IMPUTATO Giuliano: Col camion.
AVVOCATO Pepi: Con camion, quelli militari?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei che tipo di patente ha?
IMPUTATO Giuliano: Io c'ho dalla A al K.
AVVOCATO Pepi: Che l'ha conseguita, mi diceva, durante il servizio...
IMPUTATO Giuliano: Militare ho conseguito tutti meno la K. E il K, siccome il K è solamente per gli autobus, me la sono presa quando sono...
AVVOCATO Pepi: Da civile.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei è anche in grado, sarebbe stato in grado di poter guidare anche dei TIR?
IMPUTATO Giuliano: Sì, certamente.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, volevo sapere... far... siccome vari collaboratori di Giustizia hanno parlato di varie auto che lei avrebbe posseduto, o comunque utilizzato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Io volevo un po' di chiarezza su questo. Lei ha mai avuto una Clio rossa?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
AVVOCATO Pepi: Una Tipo bianca?
IMPUTATO Giuliano: Neanche.
AVVOCATO Pepi: Un'Opel Corsa bianca?
IMPUTATO Giuliano: No.
PRESIDENTE: Credo che... Scusi, avvocato. Credo che abbia fatto una dichiarazione spontanea sulle auto di cui disponeva. Comunque, se vuole continuare, prego.
AVVOCATO Pepi: Lei allora che tipi di macchine ha utilizzato?
IMPUTATO Giuliano: Allora, tutte le macchine che ho avuto io, ho avuto sempre macchine intestate alla mia persona, o al limite a una mia sorella, che è capitato solamente per una macchina. Io ho avuto una Panda bianca, una Twingo, una FIAT Uno bianca... celeste, un'Opel Corsa grigia e...
AVVOCATO Pepi: Ecco, a proposito di...
IMPUTATO Giuliano: ...una Y10 celestina che era a nome di mia sorella, Giuliano Gaetana. Queste sono state le macchine che ho avuto io. Non ho mai avuto macchine intestate ad altre persone perché io ero pulito, ero una persona normale. Cioè, non è che avevo...
AVVOCATO Pepi: A proposito dell'Opel grigia, si ricorda per caso quando l'ha venduta?
IMPUTATO Giuliano: Io l'Opel grigia l'ho venduta nel 1991, tardi '91.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei era, o è tuttora, affetto da qualche malattia?
IMPUTATO Giuliano: Io fin... diciamo, dopo la morte di mia mamma ho scoperto di essere diabetico - mia mamma è morta nel 1990 - di avere anche la psoriasi.
AVVOCATO Pepi: Senta, per quello che riguarda il diabete, che disturbi le dà? Talvolta ha anche disturbi di perdita di memoria, oppure no?
IMPUTATO Giuliano: Sì, la perdita di memoria è dovuta anche alle pillole che ingerisco. Siccome prima di pranzare e di cenare devo prendere 10 minuti prima una pillola, fuori prendevo le Globemet e ora qua mi danno il Suguam, che è lo stesso diciamo.
AVVOCATO Pepi: Quindi, prima di mangiare, in qualsiasi posto lei si trova, deve prendere delle pillole...
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Poi per la psoriasi usavo dei guanti di tela, quando ero fuori, e spesso mettevo le applicazioni.
AVVOCATO Pepi: Ecco, per quanto riguarda la psoriasi, questa forma di malattia è visibile ad occhio nudo?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Lei in che parti del corpo ce l'ha queste macchie?
IMPUTATO Giuliano: Ce l'ho nelle mani, nei gomiti e nelle caviglie.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei è mai stato a Firenze?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
AVVOCATO Pepi: A Milano?
IMPUTATO Giuliano: Neanche.
AVVOCATO Pepi: A Roma?
IMPUTATO Giuliano: Sì. A Roma ci sono stato quando mi sono sposato, nel viaggio di nozze, dove ho albergato anche in un albergo, San Pietro, e in occasione sono andato anche a messa, durante il Papa, quando c'era il Papa al Vaticano.
AVVOCATO Pepi: Poi c'è più tornato a Roma?
IMPUTATO Giuliano: Poi sono ritornato a Roma nel 1994. Esattamente nell'occasione in cui sono andato a Lanciano a fare visita a mio papà. Se non sbaglio il 2 aprile dovrebbe essere. L'1 o il 2 aprile, non mi ricordo.
AVVOCATO Pepi: Bene. Senta, lei mi sembra l'abbia già accennato prima: a Palermo gestiva un distributore di benzina, vero?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Dov'era questo distributore?
IMPUTATO Giuliano: Piazza Sant'Erasmo.
AVVOCATO Pepi: Era rivolto verso il porto, o verso il carcere?
IMPUTATO Giuliano: Uscendo dal porto, è lato Ficarazzi diciamo.
AVVOCATO Pepi: A questo distributore si servivano anche la famiglia Carra, oppure no?
IMPUTATO Giuliano: Dei Carra, io conosco Carra Michele e Carra Tonino, Antonio, non mi ricordo. Comunque sono papà e figlio, che facevano... si rifornivano da me e spesso avevo problemi anche di soldi.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei quanto è alto?
IMPUTATO Giuliano: Credo 1,68-69.
AVVOCATO Pepi: E' più alto o più basso del signor Barranca?
IMPUTATO Giuliano: Forse sono... proprio impercettibile, più alto.
AVVOCATO Pepi: Più o meno uguali insomma.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando accennava prima a suo padre arrestato, dove è stato in carcere suo padre?
IMPUTATO Giuliano: Lanciano.
AVVOCATO Pepi: A Lanciano.
IMPUTATO Giuliano: Sarebbe a 20 chilometri di Pescara.
AVVOCATO Pepi: Lei lo andava a trovare spesso?
IMPUTATO Giuliano: Sì, è mio padre.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì, no, certo.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ma che strada faceva per andare a Lanciano?
IMPUTATO Giuliano: Io, per esempio, quando andavo da mio padre, che avevo la possibilità di qualche macchina, facevo sempre la strada che va da Isernia, che a questo minuto non mi ricordo, comunque quella, la strada per Isernia, che si esce, mi sembra, Vasto-sud e poi arriva a Lanciano.
AVVOCATO Pepi: Chi l'accompagnava quando andava a trovare suo padre? Andava da solo o l'accompagnava...
IMPUTATO Giuliano: Sempre solo...
AVVOCATO Pepi: Sempre da solo.
IMPUTATO Giuliano: Cioè, con i miei familiari.
AVVOCATO Pepi: In che giorni si poteva andare al colloquio?
IMPUTATO Giuliano: Sabato e lunedì.
AVVOCATO Pepi: Pietro Romeo l'ha mai accompagnato di sabato?
IMPUTATO Giuliano: Pietro Romeo non mi ha mai voluto accompagnare, in quanto aveva preoccupazione se ci fermavano la Polizia, perché lui era sempre sorvegliato, aveva problemi.
AVVOCATO Pepi: In questi viaggi che ha fatto a Lanciano, è mai stato fermato dalla Polizia della strada per avere qualche contravvenzione, qualche fatto di circolazione stradale?
IMPUTATO Giuliano: Sì, una volta mi fermarono. Mi sequestrarono mi sembra il libretto. Ero con una macchina prestata.
AVVOCATO Pepi: Giuliano, ora entriamo proprio nel vivo dell'esame. Io ora le farò, di seguito, una serie di nomi.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Di cosiddetti collaboratori di Giustizia, o pentiti, come li vuol chiamare.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Per ciascuno di questi lei mi dovrebbe dire se li conosce e, in caso affermativo, che tipo di rapporto ha avuto con questa persona, che tipo di frequentazione e che cosa ha fatto insieme a queste persone.
Iniziamo da Pietro Carra.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Questo signore ora ho scoperto che sarebbe figlio di Michele Carra, io non c'ho mai preso il caffè assieme, non lo conosco.
Lui, avvocato, ha detto qua un sacco di...
PRESIDENTE: Va bene. Queste valutazioni... Lei non lo conosce.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi non lo conosce, non ha avuto mai nessun rapporto.
IMPUTATO Giuliano: No, mai, mai.
AVVOCATO Pepi: Antonio Scarano?
IMPUTATO Giuliano: Scarano l'ho conosciuto, però solamente oggi ho saputo che è Scarano quella persona ha accompagnato Giacalone quando io sono andato a Roma.
In parole, io sono andato a Roma col treno, Giacalone mi è venuto a prendere con un signore di circa 50 anni, con i baffi, che ora ho scoperto che è il signor Scarano.
Questo signore, che le devo dire, mi ha cucinato anche del gamberone per mio padre, da una sua amica, non so; Giacalone mi ha comprato un paio di scarpe per mio padre. E poi mi ha accompagnato al colloquio, sempre Giacalone, con una FIAT Uno bianca. Abbiamo avuto anche il discorso dello scontrino al casello. E poi dai tabulati si può vedere pure benissimo che Giacalone ha telefonato in quel giorno anche dal ponte radio Pescara, perché aspettando fuori ha fatto qualche telefonata e l'ho visto pure nei tabulati.
AVVOCATO Pepi: Quindi Scarano lei l'avrebbe soltanto visto una volta, quando è andato a trovare suo padre a Lanciano?
IMPUTATO Giuliano: Esattamente. Poi sa meglio di me, nella macchina si scambiano delle parole, 'come sta', e lui ha sentito che ero diabetico. Tutto qua, non è che... purtroppo io non credevo che... di trovarmi oggi qua.
AVVOCATO Pepi: Vincenzo Ferro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Io a questo signore non lo conosco. Questo signore si dice essere un medico, ma se era un medico e mangiava nei ristoranti con me, si doveva accorgere del mio diabete.
PRESIDENTE: Mi scusi. Lei deve rispondere alle domande.
IMPUTATO Giuliano: Sì, va bene.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei nega di essere stato a pranzo con Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Giuliano: Nego di conoscerlo.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco. Quindi a maggior ragione nega di esserci stato insieme.
IMPUTATO Giuliano: Sì, certo. Certamente.
AVVOCATO Pepi: Giuseppe Ferro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Giuseppe Ferro non lo conosco neanche. Però, siccome l'ho visto una volta nella barella, che passava... quando era, diciamo, in questo processo. Questo signore è stato alla II Sezione, di fronte alla mia cella, ma era una persona... a me mi sembrava che stava per morire.
AVVOCATO Pepi: Il signor Ciaramitaro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Sì, Ciaramitaro lo conosco. Ciaramitaro lo conosco e me l'ha presentato Romeo Pietro. Sono stati sempre amici, sempre assieme.
AVVOCATO Pepi: Insieme a Ciaramitaro.
IMPUTATO Giuliano: Ciaramitaro è stato sempre assieme a Romeo. E io, tramite Romeo, ho avuto questa conoscenza.
AVVOCATO Pepi: Ecco, quindi è soltanto una conoscenza così, di amicizia.
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, poi abbiamo avuto dei problemi, che io ho già spiegato, il discorso di mio padre.
AVVOCATO Pepi: Certo.
IMPUTATO Giuliano: Sua sorella.
AVVOCATO Pepi: Fatti personali di cui abbiamo già parlato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Il signor Trombetta?
IMPUTATO Giuliano: Trombetta l'ho conosciuto anche. Trombetta aveva un lavaggio circa 100 metri da casa mia. Me l'ha presentato anche Romeo, io ci portavo la macchina a lavare.
Che gli devo dire. Per esempio, il lavaggio era 12 mila, 10 mila faceva pagare, questo. Tutto qua.
AVVOCATO Pepi: Il signor D'Agostino lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: D'Agostino lo conosco da circa 20 anni. Si figuri che è venuto anche nella Comunione mia, nella mia prima Comunione. Lui mi sa crescere, lui sa tutto di me, perché era un... 20 anni che lo conosco. Conosco sua mamma, suo papà, tutti.
AVVOCATO Pepi: Il signor Spataro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: E Spataro a sua volta è cognato di questo D'Agostino. Lo conosco tramite... perché è il cognato di lui.
AVVOCATO Pepi: Il signor Di Filippo?
IMPUTATO Giuliano: Di Filippo Pasquale, come già avevo detto, lo conosco perché abbiamo avuto sempre litigi per questo maledetto distributore. Perché io non è che avevo un distributore grosso.
Lui aveva il distributore grosso e io mi arrangiavo aprendo fuori turno di domenica e lui mi mandava sempre i Carabinieri, veniva lui, mi faceva chiudere. Tutto qui.
AVVOCATO Pepi: Il signor Totuccio Contorno l'ha mai sentito nominare, o lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Sentito nominare... chiunque sa chi è questo Contorno. Però io non l'ho mai conosciuto.
AVVOCATO Pepi: Di Pietro Romeo se ne parlerà dopo. Ora passiamo ad altre domande.
Senta, nel periodo di tempo compreso tra il 7 e il 20 aprile del '94 lei dove si trovava?
IMPUTATO Giuliano: Io, il periodo di aprile, anzi il periodo è aprile-ma... marzo, aprile e maggio, io ho avuto dei seri problemi per mio nipote. Mia sorella ha un bambino che purtroppo ha l'idrocefali. E io in continuazione andavo a prendere consigli da mio padre, perché questo bambino... infatti tuttora si dovrebbe operare perché ha dei seri problemi. E tutto il mese di aprile mi è passato a fare ricoverare mia sorella in vari ospedali e cercare sempre medici perché dovevano operare questo bambino appena nato.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, nello stesso periodo di tempo le è contestato dall'Autorità Giudiziaria di Palermo determinati fatti?
IMPUTATO Giuliano: Io il periodo di aprile '94, per esempio, gli stessi collaboranti che mi accusano di queste cose qua, mi accusano di altri delitti a Palermo.
AVVOCATO Pepi: Più precisa...
IMPUTATO Giuliano: Estorsioni.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Giuliano: Cioè, come se io ero qua e là, qua e là.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, veniamo a parlare un attimo del suo arresto, quando lei fu arrestato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Si ricorda quando?
IMPUTATO Giuliano: Il 15 novembre 1995.
AVVOCATO Pepi: Chi provvide all'arresto?
IMPUTATO Giuliano: Mi arrestò il signor Savina, con tutta gente incappucciata, mi sembrava che erano dei rapinatori, però poi ho scoperto che mi avevano arrestato. Mi hanno arrestato nudo, non mi hanno dato la possibilità... Mi hanno preso in giro, dice: 'ora ti facciamo vestire'. Appena ho tolto il pigiama mi hanno strappato, comunque. A questo non voglio più...
Comunque, mi hanno arrestato.
AVVOCATO Pepi: E quindi l'hanno portata in queste condizioni in Questura?
IMPUTATO Giuliano: Sì, nudo, nudo. Il signor Savina lo sa, perché poi ha provveduto a farmi arrivare una tuta da casa mia verso le undici, dieci e mezza.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando lei fu arrestato e si trovava nei locali della Questura di Palermo, le fu proposto di collaborare?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Purtroppo io, i nomi delle persone con chi parlavo, non li so. Però siccome, come tutti, vedo il telegiornale, li vado... per esempio, ora mi sono ricordato che c'era anche il signor Sanfilippo. Questo è stato il primo che mi ha fatto l'offerta. Prima mi ha detto che c'era pronto l'elicottero per portarmi a Pianosa, dove dovevo morire a Pianosa per le mani, lui diceva di agenti (?), beh, però, poi sono andato a Palermo.
E poi mi ha offerto 500 milioni per collaborare. Che poi, da prima dovevo solamente dire tutto quello che mi contestano e poi dice: 'il da farsi si vedrà'.
AVVOCATO Pepi: Senta, successivamente, una volta arrestato e condotto in carcere, lei ha avuti colloqui investigativi con qualche autorità?
IMPUTATO Giuliano: Sì. Ne ho avuti circa quattro. Addirittura in una settimana sono venuti due volte. Sono venuti anche quando ho fatto il colloquio, a fine colloquio e mi hanno detto che è venuto al colloquio, parlavano sempre, parlavano sempre dei miei figli. Mi dicevano sempre l'età dei miei figli.
AVVOCATO Pepi: Ma chi erano...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: La rilevanza di queste domande se me la volesse illustrare.
AVVOCATO Pepi: No, non è che... tutto è rilevante secondo me, Presidente, anche il modo in cui... perché si deve anche cercare di capire perché tante persone si sono poi pentite e diventati collaboratori quindi anche sentire se gli imputati che non hanno collaborato hanno avuto le stesse attività da parte della DIA, dei ROS, o di chi so io.
Comunque ho finito su questo.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Pepi: E ora veniamo alla sua conoscenza con Pietro Romeo.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Da quanto conosce Pietro Romeo?
IMPUTATO Giuliano: Più di 10 anni.
AVVOCATO Pepi: Ma che rapporto aveva? Di amicizia, di lavoro...
IMPUTATO Giuliano: Eravamo due amiconi. Si figuri che gli volevo fare prendere anche la licenza elementare. Gli volevo far fare anche la prima Comunione. Perché è un ragazzo che purtroppo non ha né studiato e né... neanche la prima Comunione, si figuri.
AVVOCATO Pepi: Quindi non ha titoli di studio, a quello che comprendo.
IMPUTATO Giuliano: No, no, neanche... Forse la farò ridere, comunque gli insegnavo pure a scrivere qualche cosa.
AVVOCATO Pepi: Romeo che lavoro svolgeva?
IMPUTATO Giuliano: Romeo riparava delle casse di frutta, di fronte al distributore che c'ha Di Filippo.
AVVOCATO Pepi: Quali erano le condizioni economiche del Romeo prima che fosse arrestato e cominciasse a collaborare?
IMPUTATO Giuliano: Sono una famiglia di... cioè, sono numerosi in questa famiglia. Lavorava lui, suo fratello. Poi ha avuto un fratello che è morto, però diciamo, troppo disagiato. Certe volte l'aiutavo pure io.
AVVOCATO Pepi: Sa se avesse dei parenti a Napoli?
IMPUTATO Giuliano: Sì, lui ha dei parenti di sua mamma vicino Napoli e li andava a trovare. Ci andava però spesso con i suoi cugini, anche con... certe volte si portava Ciaramitaro. A secondo, perché è anche un patito... gli piace di vedere le partite di calcio e così, con la scusa di andare da suo zio.
AVVOCATO Pepi: Sa i motivi per i quali Romeo si è deciso a collaborare immediatamente, appena dopo l'arresto?
PRESIDENTE: Avvocato, questi motivi non credo che si possano chiedere a Giuliano, doveva chiederlo a Romeo.
AVVOCATO Pepi: Sono stati chiesti anche a Romeo.
PRESIDENTE: Ecco. E allora.
AVVOCATO Pepi: Ma se lo sa.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, siccome lui ha parlato con me. Cioè, prima di essere arrestato lui piangeva dalla mattina alla sera perché eravamo assieme. Lui non sopportava il discorso che Di Filippo lo accusasse di cose che lui diceva che lui non avere fatto.
E mi ha detto, dice: 'io non ci moro in carcere per delle cose che non ho fatto'.
Però lui ha avuto... diciamo, quando l'hanno arrestato, lui ha subito pensato a me, perché lui non se la sentiva di lasciarmi in carcere a me. Infatti lui nella Squadra Mobile ha tentato di parlarmi, di convincermi. Mi ha detto che non ci andavamo più in carcere.
E signor Presidente, se io avrei la possibilità di parlare con lui, signor Presidente, glielo farei dire. Perché lui se parla con me non è in grado più di accusarmi.
PRESIDENTE: Ha già risposto alla domanda del suo difensore.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, dopo che Romeo si è pentito, ha cominciato a collaborare, le ha scritto per caso?
IMPUTATO Giuliano: Romeo mi ha scritto una lettera, però la lettera me l'ha fatto leggere nell'ultima visita che ho avuto io in carcere, è venuto un funzionario.
'Io sto bene, ti prego di raggiungermi, sono a Palma, sono con mia moglie', mi avrebbe detto, la sua donna.
AVVOCATO Pepi: Le ha detto cioè di stare a Palma?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, lui era a Palma. E mi ha detto pure di vedere di convincere i suoi, comunque. Voleva convincere a me e ai suoi parenti.
AVVOCATO Pepi: Si ricorda più o meno il periodo in cui le fece avere questa lettera?
IMPUTATO Giuliano: Il periodo io non lo so, però nel carcere è tutto registrato. Solo che le visite che ho avuto io si devono cercare alla voce Matricola perché a me mi dicevano: 'devi andare in Matricola'. Io scendevo e c'erano questi signori, erano sempre accompagnati, due persone alla volta.
AVVOCATO Pepi: Senta, veniamo un attimo a quanto Romeo è stato sentito di fronte alla Corte di Assise di Firenze.
E' vero che lei lo minacciò?
IMPUTATO Giuliano: Quando Romeo venne qui dentro, io prima l'ho salutato e poi gli ho detto una parola, in dialetto che significa guardami, 'prima di accusarmi guardami'. Poi lui, all'uscita del Bunker, avvocato, mi ha salutato, lui mi ha cercato per salutarmi e c'erano i Carabinieri presenti e mi sono dispiaciuto che non l'hanno detto questo discorso.
Siccome, signor Presidente, a proposito, quando Romeo è stato qua...
PRESIDENTE: Sì, sì, lo so, c'ero anch'io.
IMPUTATO Giuliano: No, c'è un particolare che purtroppo è sfuggito. Nel senso, se lei si ricorda, quando Romeo si è avvalso della facoltà di non rispondere, io lo esortai a parlare. E gli ho detto - che si può vedere dalla registrazione -: 'io vorrei che Romeo parlasse di quello che è successo alla Squadra Mobile'.
Allora lui che cosa ha combinato? Lui ha capito il discorso che stavo affrontando io.
E' andato dal giudice Sabatini, no? e gli è andato a raccontare come se io gli avessi detto di inventare questa storia. Ma, in realtà, lui si è cautelato, perché lui sa il discorso da affrontare con lui.
PRESIDENTE: Va bene. Questo, alla Corte non riguarda molto. Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta, che lei sappia, nel '93, Pietro Romeo ha subito a Palermo dei processi per rapina?
IMPUTATO Giuliano: Sì. Come ho detto era carcerato per rapina. E io provvedevo... andavo a parlare con l'avvocato per lui. E andavo, ogni udienza, al Tribunale.
Si figuri che, dentro il Tribunale, io ho preso un fermo di Polizia mentre seguivo il suo processo. Che era lui assieme a un dieci persone, che poi fu assolto.
AVVOCATO Pepi: Lei andava quindi spesso a trovarlo...
IMPUTATO Giuliano: In ogni udienza. Lo potrebbero dire l'avvocato Vincenzo Denise e l'avvocato Tommaso Farina, che erano i legali che aveva Romeo Pietro.
AVVOCATO Pepi: Senta, Giuliano, siamo quasi alla fine dell'esame.
Io le faccio una domanda ben precisa e vorrei una risposta molto esauriente, perché è molto importante e molto specificata.
Lei, la notte tra il 26 e il 27 maggio del '93, che cosa ha fatto, dov'era e che faceva?
IMPUTATO Giuliano: A questa risposta, diciamo che già in parte avevo risposto quando mi hanno fatto l'ordinanza di custodia. Che io gli avevo detto che, siccome... Signor Presidente, io sono... cioè, seguo le partite di calcio e sono un tifoso del Milan, diciamo. E mi sono ricordato che, in quella data, il Milan ha giocato una finale di Coppa dei Campioni.
Infatti, al dottor Grillo, quando mi hanno interrogato, gliel'ho detto che mi sono visto questa partita con alcuni amici e miei parenti a casa di mia suocera.
Durante, che abbiamo visto questa partita, diciamo, poi abbiamo giocato a carte, abbiamo preso qualche caffè in più. E io, in quella notte, mi sono sentito male. E mi hanno accompagnato al pronto soccorso, all'ospedale, dove mi hanno fatto una puntura, mi sembra, per attacco di appendice. Tutto qua.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Pepi: Sì. Quindi, lei nega chiaramente, documentalmente, che la notte fra il 26 e il 27 maggio di essere a Firenze. Perché era ricoverato all'ospedale.
IMPUTATO Giuliano: Sì, perché, ringraziando Dio, ho avuto... Perché ora devo dire che mi sono trovato bene perché sono stato male in quel giorno.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Ecco, allora io le domando - e questa è veramente l'ultima domanda - come mai allora altri collaboratori di Giustizia, la collocano in quella data a Firenze?
IMPUTATO Giuliano: Ma poi, questi collaboratori, purtroppo sono tutte persone che abitano il più lontano a un chilometro da casa mia. Sono tutti vicino casa mia. E' dura col 41-bis, avvocato.
Io sto 24 ore murato vivo. Cioè, io, quando vengo al bunker, abbiamo, ci svaghiamo.
E purtroppo non è da tutti sopportare. E vedere i propri figli attraverso un vetro, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Certo.
IMPUTATO Giuliano: C'è da impazzire. Tutto qua.
AVVOCATO Pepi: Io non ho altre domande.
Solo, all'esito dell'esame del signor Giuliano, io avevo già preparato, anticipando la richiesta del Presidente, una memoria in cui faccio riferimento alle prove richieste da questo difensore durante la fase dibattimentale. E chiedendo di allegare una serie di documenti, ivi compreso il certificato dell'ospedale Fatebenefratelli di Palermo, datato appunto 26 maggio, 27 maggio '93. Da cui risulta che, in quella data, il signor Giuliano era ricoverato per una intossicazione.
Chiedo altresì di poter depositare certificazione del PRA di Palermo attestante le auto a disposizione di Giuliano Francesco; la certificazione della Motorizzazione Civile di Palermo.
Un certificato medico da cui risulta che Giuliano Francesco è affetto da diabete e psoriasi; la fotocopia della pompa di benzina, ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo a contestazione delle dichiarazioni del collaboratore Giovanni Drago. Certificazione medica relativa al nipote dell'imputato signor Giuseppe Di Fazio; ordinanza del Gip di Palermo 23/07/97 da cui si evince che Giuliano Francesco, nel periodo 7-20 aprile '94 era a Palermo e gli viene contestata una serie di estorsioni.
Copia patente di guida di Giuliano Francesco.
Chiedo altresì ammettersi confronto tra Giuliano Francesco e Romeo Pietro, stante l'evidente diversità di dichiarazioni rese dall'uno e dall'altro.
Chiedo, come avevo già chiesto, ammettersi perizia fonica per accertare la voce attribuita a rivendicazioni di attentati alla Falange Armata, o se sia compatibile o meno con quella di Giuliano Francesco.
Chiedo ammettersi perizia medica per accertare se Giuliano Francesco avesse un neo in volto e se vi siano prove di eventuale intervento chirurgico per rimuoverle, al fine di accertare le dichiarazioni di Bizzoni.
Infine, insisto per l'audizione del ministro degli Interni dell'epoca, onorevole Mancino, nonché l'onorevole Napolitano, attuale ministro degli Interni; e il dottor Sinisi per le motivazioni già fatte in dibattimento.
PRESIDENTE: Passa al segretario di udienza che, in questo momento, sta per arrivare. E perché la esamini il Pubblico Ministero.
Scusi, se li può passare direttamente al Pubblico Ministero che desidera esaminarli.
Se il Pubblico Ministero intanto vuole iniziare il controesame, o preferisce prima prendere visione di questa memoria?
Forse non sono stato sentito. Il Pubblico Ministero desidera iniziare subito l'esame, o prima preferisce prendere visione della memoria e delle...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, faccio senz'altro l'esame.
Non so se tocchi senz'altro a me farlo, non ho idea. Comunque, come parte...
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Eh, credo che...
PRESIDENTE: Anche gli altri difensori. Ah, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Io dovrei esser l'ultimo, eventualmente...
PRESIDENTE: Sì, ha ragione.
PUBBLICO MINISTERO: ...su questo giro di...
PRESIDENTE: Allora, gli altri difensori?
Parti civili?
E allora, non mi sembra che ci sia altri che voglia porre domande. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi pare, Giuliano, di aver capito poco fa che lei ha avuto occasione una volta di andare a trovare suo padre a Lanciano...
IMPUTATO Giuliano: Più di una volta.
PUBBLICO MINISTERO: ...con una macchina prestata da qualcuno. Ho capito bene?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E chi era questo qualcuno?
IMPUTATO Giuliano: Dunque, la macchina me la prestò Romeo. Però, in realtà, la macchina era di Ciaramitaro, Ciaramitaro Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Questo quando avvenne?
IMPUTATO Giuliano: Non glielo so dire. Però c'è un verbale, mi hanno fatto un verbale per questa macchina.
Cioè, purtroppo le date io... Però, comunque, c'è un verbale.
Cioè, dal verbale si può vedere... Perché mancava il bollo, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma anche se la data non me la sa dire, l'epoca quale è?
Siccome sento che era in grado di caratterizzare abbastanza bene quello che ha fatto tra marzo e aprile del '94, i problemi di salute e qui... sua sorella...
IMPUTATO Giuliano: Sì siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Qua siamo dopo, siamo prima, siamo in questo periodo?
IMPUTATO Giuliano: Potrebbe anche essere in questo periodo. Perché è stato un periodo dove io andavo spesso da mio padre per avere consigli.
Perché, in poche parole, questo bambino, quando doveva nascere, appena nato, si doveva fare subito un intervento, una TAC, con subito una valvolina per scaricare il liquido della scatola cranica.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mi spie... Non riesco a capire bene che tipo di consigli potesse dare suo padre.
Mi pare suo padre, che attività fa? Me lo ridica lei.
IMPUTATO Giuliano: Mio papà...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: ...per dieci anni è stato sempre ospedale-ospedale per mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: E, siccome mia mamma è stata spesso a Varese per operazioni, io andavo da mio padre per consigli medici. Perché passavo da medico a medico. Nel senso, prima eravamo... mia sorella al Civico, poi si è ricoverata a Lime. Ho conosciuto diversi medici. Per questa malattia, diciamo, per avere consigli... Perché lei sa, nascendo un bambino, subito operarlo... Mio cognato non sapeva decidere, mia sorella era più impaurita che... Io non me la sono sentita, parlavo con mio padre. Questo.
A parte poi questo, andavo da mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no. Cerchiamo di essere...
IMPUTATO Giuliano: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: ...un po' più realisti. Perché sennò io capisco...
IMPUTATO Giuliano: No, però diciamo che in quel periodo della gravidanza di mia sorella, ci andavo spesso per...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora abbiamo capito che la macchina gliel'aveva data Romeo, però non era di Romeo, ma era di?
IMPUTATO Giuliano: Ciaramitaro.
PUBBLICO MINISTERO: Che macchina era, ha detto?
IMPUTATO Giuliano: Una Lancia, Lancia... Una Lancia. Sì, una Lancia.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto il viaggio, come? Via Terra, o...
IMPUTATO Giuliano: Via terra, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha viaggiato da solo?
IMPUTATO Giuliano: No, no, ero in compagnia.
PUBBLICO MINISTERO: Di chi?
IMPUTATO Giuliano: In compagnia... Mi sembra che ero con Marino Stefano. Sì, sì, credo che ero con lui: Marino Stefano.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questo signore?
IMPUTATO Giuliano: Questo è un mio amico.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: E' un mio amico.
PUBBLICO MINISTERO: Dove sta, dove abita?
IMPUTATO Giuliano: Questo signore... piazza Sant'Erasmo. Siamo nati. diciamo, assieme, quasi.
PUBBLICO MINISTERO: Attualmente dove si trova?
IMPUTATO Giuliano: Attualmente, in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Per che cosa?
IMPUTATO Giuliano: Eh, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Sa sulla base di che cosa è stato arrestato?
IMPUTATO Giuliano: Pubblico Ministero, io non so completamente niente di questo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere un'altra cosa: che rapporti ha con Giacalone, lei?
IMPUTATO Giuliano: Eh, Giacalone mi conosce da moltissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che...
PUBBLICO MINISTERO: E questo è già qualcosa.
IMPUTATO Giuliano: ...da bambino mi comprava pure, che so, le caramelle, per dire.
PUBBLICO MINISTERO: Be'...
IMPUTATO Giuliano: Mi conosce da moltissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo, da questo capisco che i rapporti sono buoni.
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, oltre al fatto di conoscervi e avere dei buoni rapporti, avete avuto degli interessi in comune?
IMPUTATO Giuliano: Interessi, come?
PUBBLICO MINISTERO: Interessi in comune, di qualsiasi genere. Da andare a vedere le partite assieme, dall'andare a fare insieme...
IMPUTATO Giuliano: No, no, ma Giacalone era...
PUBBLICO MINISTERO: ...le vacanze, alle attività di lavoro eventualmente assieme.
IMPUTATO Giuliano: No, no. Io avevo il mio distributore. Certe volte veniva, faceva benzina, mi portava qualche macchina sua per fare benzina... Cioè, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi rispiega questo episodio di quando lei è andato a trovare suo padre a Lanciano accompagnato da Giacalone?
IMPUTATO Giuliano: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega com'è andata?
IMPUTATO Giuliano: Siccome purtroppo io non ho fatto mai, cioè, non ho avuto mai grosse possibilità in merito a macchine. E sono andato da Giacalone per... mi sembra che volevo prestata una macchina.
E lui mi disse: 'ma quando ci devi andare da tuo padre?'
Gli dissi: 'devo andare, ci devo andare'.
Dice: 'siccome io sono per ora a Roma per motivi di lavoro...', per via delle macchine, per un autosalone. Che è un tipo che cerca sempre di comprare macchine... E ci siamo messi d'accordo che io andavo a Roma e lui mi accompagnava da mio papà.
E così è stata la storia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei come ha fatto a raggiungere Roma?
IMPUTATO Giuliano: Col treno.
PUBBLICO MINISTERO: E avevate un appuntamento?
IMPUTATO Giuliano: Io, se non ricordo male, lui sapeva che dovevo venire con il treno a tale orario ed è venuto. Tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è venuto a prenderlo alla stazione. Vuol dire questo?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. E' venuto alla stazione lui assieme a quel signore, Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Con che macchina è venuto?
IMPUTATO Giuliano: La macchina non me la ricordo. Non so se era una macchina grossa, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto si è trattenuto a Roma lei?
IMPUTATO Giuliano: A Roma io, quando loro mi sono venuti a prendere, prima mi sono messo con Giacalone con la macchina, no?, perché allora a questo signore noi... io l'ho visto solo qualche ora, al bar, il caffè. E poi mi sono messo con la macchina con Giacalone. E Giacalone andava... negli autosalone. A prendere macchine, assieme a me.
Dopo di ciò, l'indomani mattina, all'occasione, mi ha comprato un paio di scarpe per mio papà, perché io avevo solamente degli indumenti di mio padre. Le scarpe, mi hanno comprato del gamberone...
PUBBLICO MINISTERO: Dove ha dormito lei?
IMPUTATO Giuliano: Io ho dormito con Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
IMPUTATO Giuliano: Giacalone mi accompagnò in un... penso che era un villino. Però, sinceramente, io non so dire niente di questo villino, perché, a parte che ci siamo andati di sera, lui guidava e io ero con lui. Non è che... Questa è la...
Poi, l'indomani mattina, ci siamo svegliati e mi ha accompagnato a Lanciano.
PUBBLICO MINISTERO: Villino vuol dire che era fuori di Roma? O dentro Roma?
IMPUTATO Giuliano: Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre, vicino a Roma, o a qualche cinquantina di chilometri di distanza?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, io purtroppo Roma non è che la so. Comunque era a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere se era nell'abitato romano, o se era in una zona fuori Roma, in campagna.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, se io gli dico fuori Roma, o a Roma... Gli potrei... potrei pure sbagliarmi, lui guidava e io... io non credevo oggi di parlare di questo villino, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Non credeva...?
IMPUTATO Giuliano: Che oggi dovevo parlare di questa situazione, villino, dovevo...
PUBBLICO MINISTERO: Lo doveva mettere in conto.
IMPUTATO Giuliano: Come, mi scu...
PUBBLICO MINISTERO: Lo poteva prevedere che le sarebbe stata fatta qualche domanda su questo viaggio che ha fatto con Giacalone, no? Eh.
IMPUTATO Giuliano: Ma oggi io scopro che lei mi deve fare queste domande, attenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Oh!
IMPUTATO Giuliano: Però, prima non... Io maledico pure quel giorno che sono andato a Roma per farmi accompagnare da Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei quindi è andato a Lanciano e si è trattenuto al colloquio.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi che ha fatto?
IMPUTATO Giuliano: Poi, al ritorno, mi sembra che è stato nel tardi pomeriggio, mi ha accompagnato alla stazione e sono andato via.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era...
IMPUTATO Giuliano: Si... Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che siamo andati anche in un ristorante a mangiare, dove c'era poi questo signore con i baffi. No, no, mi correggo. Non eravamo in un ristorante, eravamo in una casa di questo signore con i baffi che aveva pure qualche amico.
E io non ho mangiato niente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Giuliano: Dico, non ho mangiato niente perché avevo dimenticato le pillole e... gli ho detto se potevano vedere se avevano qualche amico diabetico per qualche pillola. E mi sono limitato a mangiare quasi niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se capisco bene, lei ha mangiato nell'abitazione di quel signore con i baffi?
IMPUTATO Giuliano: Non lo so se era la sua abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Giuliano: So solo che eravamo io, lui, questo signore con i baffi e...
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
IMPUTATO Giuliano: Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca...
IMPUTATO Giuliano: Ora ho scoperto...
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca come le fu presentato?
IMPUTATO Giuliano: Gli direi una bugia, senta. Nn mi interessava. Cioè, a me mi interessava che Giacalone mi accompagnava da mio padre e finiva là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non le fu fatto il nome all'epoca di questa persona.
IMPUTATO Giuliano: Sicuramente mi è stato presentato. Ma io non è che mi ricordo come mi fu presentato.
PUBBLICO MINISTERO: E che si tratta di Scarano, quando se n'è accorto?
IMPUTATO Giuliano: L'ho scoperto qua. Anche perché, mentre ero nel carcere di Sollicciano, stando in cella anche con Giacalone, Giacalone mi disse, dice: 'ti ricordi quando ti siamo venuti a prendere?', dice, 'quel famoso personaggio è quello che ci accusa'.
E così... le lascio immaginare come sono rimasto.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è tornato poi con il treno via.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ha più messo piede a Roma?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Lei in aereo ci ha fatto qualche volo?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Giuliano: Anche perché ho paura.
PUBBLICO MINISTERO: E quella partita di calcio che lei dice di aver visto la sera in cui sarebbe successa la strage di via dei Georgofili, alla quale dicono che lei abbia partecipato, che partita era?
IMPUTATO Giuliano: Se non mi ricordo male, era Milan-Olimpic di Marsiglia. Ma difficile che mi ricordo male, perché sono un milanista.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che, nell'interrogatorio, ho detto pure chi segnò in quella partita, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E quella partita lì che cos'era? Un torneo internazionale?
IMPUTATO Giuliano: Era la finale di Coppa dei Campioni.
PUBBLICO MINISTERO: Finale di Coppa dei Campioni.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda anche la semifinale?
IMPUTATO Giuliano: Eh, la semifinale...
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere con che squadra è stata giocata e in che giorno.
IMPUTATO Giuliano: Ah. Cioè, quando è giocata la finale dice?
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio sapere la semifinale con che squadra è stata giocata e in che giorno.
IMPUTATO Giuliano: Sì, signor Pubblico Ministero, le finali sono date, per esempio... C'è la finale del Mondiale, per esempio...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
IMPUTATO Giuliano: E' una cosa diversa dalle semifinali, dei quarti di finale... Cioè, io capisco benissimo che lei si trova ora abbastanza in imbarazzo con me. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Io?! Lei si trova in imbarazzo, caro Giuliano. Non se lo permetta nemmeno...
IMPUTATO Giuliano: No...
PUBBLICO MINISTERO: ...di dire che è in imbarazzo.
IMPUTATO Giuliano: No, lei non mi può domandare una semifinale, Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: No, il Pubblico Ministero può porre tutte le domande che vuole.
IMPUTATO Giuliano: Mi scuso io.
PUBBLICO MINISTERO: Perché io ho bisogno di capire com'è che lei, leggendo su una ordinanza di custodia cautelare di essere accusato di aver fatto una strage nella notte tra il 26 e il 27 di maggio, è stato in grado di dire: 'no, assolutamente, io ero a vedere la partita'.
Che vuol dire che lei ha associato una data precisa a un incontro di calcio.
IMPUTATO Giuliano: Glielo spiego subito.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le chiedo io se è in grado di associare una data a un incontro diverso. Invece che la finale, la semifinale.
IMPUTATO Giuliano: Glielo spiego subito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, siccome io sono stato sempre... Per esempio, io faccio, ogni cosa che mi arriva, guardo sempre le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Una volta mi hanno contestato un omicidio e io ero, stavo facendo il servizio militare.
Eh, signor Pubblico Ministero, mi accusavano due pentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi interessa nulla.
IMPUTATO Giuliano: No, no, io guardo ora le date per questo discorso. Perché, signor Pubblico Ministero, è come il discorso di aprile '94, io guardo le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì...
IMPUTATO Giuliano: Le cose che mi contestano a Palermo e le cose che mi contestano qua.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Io guardo, per esempio, le cose che mi contestano a Milano e le cose che mi contestano per le due chiese. Tutti e due atti, nello stesso tempo, mi accusano a me esecutore.
Romeo a Milano, e Scarano nelle chiese a Roma.
Io guardo le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è vero. Io ho bisogno di capire come lei facesse...
IMPUTATO Giuliano: Eh, gliel'ho spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: Come fa ad associare...
IMPUTATO Giuliano: Siccome già io ero scottato del discorso che il Drago mi accusava in una data dove io ero militare...
PUBBLICO MINISTERO: Non parlo del militare, parlo delle partite di calcio.
IMPUTATO Giuliano: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: E' una cosa diversa.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, però ci dobbiamo... Io forse mi spiego un pochettino male.
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
IMPUTATO Giuliano: Ora gli spiego subito: io già vengo scottato del discorso che ero militare e mi si contesta un omicidio.
Io, quando mi arriva questa ordinanza di custodia, prima di tutti sono stato cinque giorni malissimo. Mi hanno interrogato che neanche c'era il mio legale.
Io non mi sono mai avvalso della facoltà di non rispondere, ho sempre risposto. E, nell'interrogatorio che mi ha fatto il dottor Grillo alle dieci di sera, ero senza avvocato. E ho risposto.
Mi ha detto il dottor Grillo, dice: 'se vuole lei non risponda'. Invece io ho risposto.
Ho detto che mi ricordo di quella partita.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene, ho capito.
Io gli ho chiesto se lei era in grado di associare un'altra partita del Milan a una data precisa e lei mi ha detto che la finale è un conto, le semifinali sono un altro. Basta, non ho bisogno di altro da lei.
IMPUTATO Giuliano: Ah, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ha visto com'è semplice.
Senta un po', ma allora questo Di Filippo Pasquale, lo conosce, o non lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Certo che lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Perché quando è stato interrogato dal Gip ha detto che non lo conosceva?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, tutti quelli che mi accusano, signor Pubblico Ministero, veda che essere interrogato ed interrogare, sono due cose distinte e separate. Nel senso che, quando a me mi arrivavano queste ordinanze di custodia cautelare, io mi sentivo morire.
Cioè, io, quando loro mi interrogavano e che... Perché, per esempio, Di Filippo Pasquale, io lo scopro ora che si chiama Di Filippo Pasquale, io lo chiamavo in un altro nome. E non... non lo voglio dire come lo chiamavo, sennò...
PUBBLICO MINISTERO: E perché non lo vuol dire?
IMPUTATO Giuliano: "Lo spione".
PUBBLICO MINISTERO: "Lo spione".
IMPUTATO Giuliano: Sì, perché non avevo conoscenza. E, per quello che faceva, io lo chiamavo così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire...
IMPUTATO Giuliano: E Romeo io lo chiamavo "U' Luango", che significa "Il Lungo".
Ora sento che lo chiamano in un'altra maniera.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei conosceva Di Filippo Pasquale, solo come "Lo Spione".
E quindi, quando ha letto il nome e Di Filippo Pasquale sull'ordinanza di custodia cautelare, non ha capito di che si trattava.
IMPUTATO Giuliano: Non lo conosco. Certo, non ho capito di chi si tratta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito.
IMPUTATO Giuliano: Siccome lei sa meglio di me, nei giornali, aveva un distributore, aveva questo, aveva quello, poi nelle foto... Ho detto: 'questo, è quello che ha avuto la lite con me'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma voglio dire, non facciamo una questione terminologica di nomi.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa persona la conosceva come lei?
IMPUTATO Giuliano: Come?
PUBBLICO MINISTERO: La conosceva così, di sfuggita, o ci aveva un minimo di conoscenza con questa persona?
IMPUTATO Giuliano: Questo signore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: ...siccome è un... Ha forse il più grande distributore della zona, lui era convinto che la benzina la doveva vendere solo lui.
Siccome io a piazza Sant'Erasmo devo lottare con altri quattro distributori, siamo cinque distributori, nel senso lottare nel senso buono, ora che succede? Siccome il mio che si può vedere anche dai litri di benzina che io uscivo, era molto indietro. Allora aprivo fuori orario. Appena chiudeva chi è che era di turno, aprivo io.
E a lui, questa situazione non ci andava bene: 'devi rispettare i turni...', ma io dicevo: 'non faccio del male a nessuno'. Perché chiudendo chi è che è di turno, aprivo io qualche ora e...
Perché di domenica si fa il lavoro di una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo distributore, questa persona lo gestiva da solo?
IMPUTATO Giuliano: Eh, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: Non lo so io, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere se ci aveva rapporti, o no.
IMPUTATO Giuliano: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: Solamente questo discorso. Ci siamo... abbiamo avuto una lite, tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: E non ha mai saputo chi era il proprietario di quel distributore?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, non mi interessa a me sapere che cosa era, che faceva. Io sapevo solo che lui mi voleva togliere il pane dei miei figli e siamo andati in rotta per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il signor Grigoli Salvatore, lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Io, questo signore, neanche so com'è fatto.
E a proposito di questo signore, signor Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi interessa.
"A proposito" non mi interessa nulla.
IMPUTATO Giuliano: Sì, lo so che non ci interessa.
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi interessa.
Voglio sapere se conosce Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Giuliano: Lo Nigro Cosimo io l'ho conosciuto quando ci siamo, quando ci hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Quando...?
IMPUTATO Giuliano: Ci hanno arrestato, dentro la Squadra Mobile.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, sì, la seguo.
IMPUTATO Giuliano: Sì, l'ho conosciuto lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le risulta se questo signor Lo Nigro Cosimo aveva rapporti con qualcuno del suo ambito familiare?
Parlo di lei, di Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, la mia vita è stata sempre dalla mattina alla sera a piazza Sant'Erasmo.
Ora a me non mi interessava se quello aveva rapporti, di parenti di mio suocero chi sono, chi non sono... Io, io non so queste cose.
E questo, glielo deve domandare se... a mio suocero, se ha rapporti con Cosimo...
PUBBLICO MINISTERO: Intanto lo chiedo a lei, se non le spiace.
IMPUTATO Giuliano: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, non lo sa.
Senta, com'è fatta la famiglia di sua moglie? Intendo dire, come si chiama il padre, la madre, come si chiamano i fratelli di sua moglie.
IMPUTATO Giuliano: Mio suocero si chiama Di Fazio Damiano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Ma già lei le aveva elencate l'altra volta, no?
PUBBLICO MINISTERO: Non si preoccupi, ho bisogno...
IMPUTATO Giuliano: Di Fazio Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Fazio Giuseppe, chi è?
IMPUTATO Giuliano: Mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Suo cognato. Poi, sua moglie si chiama di nome?
IMPUTATO Giuliano: Marianna.
PUBBLICO MINISTERO: Marianna. Allora, suo suocero si chiama...
IMPUTATO Giuliano: Di Fazio Damiano.
PUBBLICO MINISTERO: Damiano. Sua moglie si chiama Di Fazio Marianna, suo cognato si chiama Di Fazio Giuseppe.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi?
IMPUTATO Giuliano: Poi c'è Di Fazio Salvatore e Di Fazio Stefano.
E poi c'è...
PUBBLICO MINISTERO: Che sono tutti i suoi cognati.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Di Fazio Giovanna, che sarebbe mia cognata.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: E Lo Nigro Giovanna che sarebbe mia suocera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e Di Fazio Giovanna, che è sua cognata, con chi è sposata?
IMPUTATO Giuliano: Sparagio Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Sparagio...?
IMPUTATO Giuliano: Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Benedetto. Tutto qua, grazie.
PRESIDENTE: Lo possono riaccompagnare.
*IMPUTATO Giuliano: Arrivederci, buongiorno.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si ritira per deliberare...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, su questa richiesta di produzione di prove e quant'altro, avremmo bisogno un attimo di poter confrontare con un minimo di, come dire, di compenetrazione nell'argomento.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi la Corte, non so, ci vorrà dare...
PRESIDENTE: Certamente. Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ...un po' di tempo.
PRESIDENTE: La Corte deve deliberare sulla istanza relativa all'esame di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, la Corte.
Mi scusi avvocato se... prego.
La Corte, provvedendo sulla istanza del difensore di Lo Nigro Cosimo, che aveva chiesto l'esame dell'imputato, non presente nel giorno fissato per tale adempimento;
Rilevato che l'assenza dell'imputato era dovuta ad altra attività processuale nel quale era coinvolto;
sentito il Pubblico Ministero che non si è opposto all'esame dell'imputato e in mancanza di altre richieste delle parti, ammette l'esame anche in data odierna.
AVVOCATO Pepi: Scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Ho appreso in questo mome... nel frattempo che la Corte era richiu... era in Camera di Consiglio, che il padre di Pizzo Giorgio è deceduto sabato pomeriggio e ci sarebbe il funerale domani a Palermo alle ore 10.00.
Io l'ho già comunicato anche al Pubblico Ministero, il signor Pizzo chiederebbe di essere autorizzato a potere assistere al funerale del padre e quindi chiederebbe di essere riaccompagnato al carcere e portato a Palermo.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ha espresso il proprio parere?
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è opp... nessuna ragione per non venire incontro a questa richiesta di Pizzo. Naturalmente occorrerà un accertamento...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...di carattere preliminare. Non c'è da dubitare di quello che dice né Pizzo né tanto meno il proprio difensore, però per un completamento di tipo burocratico della procedura...
PRESIDENTE: Ma il Pizzo è oggi presente e rinuncia alla prosecuzione dell'udienza? Glielo fa...
AVVOCATO Pepi: Sì, sì, rinuncia.
PRESIDENTE: Glielo facciamo dichiarare?
Senta, Pizzo, lei rinuncia, nel caso in cui venga accolta la sua istanza, alla presenza a questa udienza?
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Mi pare di avere sentito "sì".
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Sì, sì.
PRESIDENTE: E all'udienza successiva, quella, se ci fosse, di domani pure?
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Sì.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
Non ha il microfono purtroppo...
PRESIDENTE: Lo dica a voce alta, per piacere.
IMPUTATO Pizzo: Sì, sì.
PRESIDENTE: Sì, va bene.
E allora, provvederemo non appena avremo questo accer... sarà compiuto questo accertamento, provvederemo su...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero aveva parlato di un accertamento in corso.
PUBBLICO MINISTERO: No, io non ho disposto nessun accertamento anche perché l'ho saputo dall'avvocato Pepi non più di un minuto e mezzo fa. Non avevo nemmeno cognizione che esistesse una qualche certificazione. Ho semplicemente saputo, mentre la Corte era in Camera di Consiglio, dall'avvocato Pepi, che il padre di Pizzo era... è morto e quindi che Pizzo proponeva questa richiesta di avere la possibilità di partecipare al funerale del padre.
PRESIDENTE: Per parte... avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ah, vedo che c'è qui una certificazione dal quale risulta che... si legge molto male ma insomma, c'è scritto che il signor Pizzo Alfonso è deceduto il giorno 7 febbraio 1998. Va bene, e quindi mi sembra che sia assolta anche questa necessità di ordine formale, quindi confermo il parere favorevole all'accoglimento di questa richiesta.
PRESIDENTE: Desideravo sapere dall'avvocato Pepi quando... a che ora sono i funerali domani e quando potrebbe rientrare.
AVVOCATO Pepi: Alle ore 10.00 domani sono a Palermo.
PRESIDENTE: Senta, per maggiore sicurezza avrei piacere di sapere se anche per l'eventuale udienza di mercoledì il Pizzo rinuncerebbe alla sua pre... alla presenza in udienza.
AVVOCATO Pepi: Credo di sì, facciamoglielo dire...
PRESIDENTE: Glielo facciamo dire. Rinuncia anche all'udienza di mercoledì?
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ...Nel caso in cui ci fosse udienza?
Ha detto di sì. Va bene.
Allora, se mi porta... A che ora dovrebbe partire?
AVVOCATO Pepi: Io credo che ci sia un aereo all'una o alle due per Palermo, da Firenze.
(voce fuori microfono)
E poi la sera.
AVVOCATO Pepi: O la sera all'otto anche.
PRESIDENTE: Probabilmente nel pomeriggio potrebbe essere accompagnato. Va bene.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Quindi, ora procediamo all'esame e poi successivamente il Tri... la Corte provvederà su questa richiesta.
Dobbiamo sentire il Cosimo Lo Nigro, l'imputato, quindi portatelo qui.
*IMPUTATO Lo Nigro: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Avvicini il microfono, rispon... Lei si chiama...?
IMPUTATO Lo Nigro: Lo Nigro Cosimo, nato a Palermo 08/09 del 1968.
PRESIDENTE: Bas... basta così, risponda alle domande del suo difensore.
AVVOCATO Florio: Sì. Lo Nigro, sono qua. Buongiorno.
IMPUTATO Lo Nigro: Buongiorno, avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, lei ha mai conosciuto Scarano Antonio?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Io al signor Scarano Antonio l'ho conosciuto nella fine del '93, nell'estate del '93, che eramo assieme con mio suocero, che siccome mio suocero c'ha una casetta di villeggiatura a Tre Fontane e il signor Scarano ha pure una casetta di villeggiatura a Triscina e l'abbiamo conosciuto nella piazza del paese, perché il signor Scarano aveva un'Audi. Siccome mio suocero fa il suo lavoro che c'ha un autosalone di macchine e noi l'abbiamo conosciuto là.
In quella circostanza che l'abbiamo conosciuto si è fatto un'amicizia con il signor Scarano, da parte di mio suocero. Perché il signor Scarano a mio suocero ci diceva che a Roma, o nei paraggi, aveva amicizie in autosalone. Siccome mio suocero, Giacalone Luigi... mio suocero Giacalone Luigi nel suo lavoro, come ognuno nel suo campo, era molto ammatica... ammaticato, lo faceva con passione...
PRESIDENTE: Scusi, non ho capito la...
IMPUTATO Lo Nigro: Era molto ammaticato... diciamo, gli interessava acquistare macchine, cose, per il suo lavoro.
PRESIDENTE: Capisco.
IMPUTATO Lo Nigro: E lo abbiamo conosciuto. E così è nata la conoscenza con il signor Scarano. Così. Ed eramo pure amici di famiglia, che la sua famiglia, la signora Silvia, il figlio Massimo, venivano pure a pranzare nella casetta di villeggiatura da mio suocero. Una cosa normale.
AVVOCATO Florio: Quindi, lei me lo colloca nel tempo, m'ha parlato del '93...
IMPUTATO Lo Nigro: Settembre, fine agosto, settembre, in questi periodi, nel '93.
AVVOCATO Florio: Carra l'ha conosciuto?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Il signor Carra io l'ho conosciuto nell'anno del 1994. La nostra conoscenza è nata dal barbiere, sotto da mia mamma, perché il Carra Piero me lo presentò il signor Carra Antonio, il fratello. Perché siccome io ho comprato un fabbricatore di ghiaccio, alla Freemont, alla ... di Pomigliano , frazione di Milano, e l'ho conosciuto il signor Carra per un trasporto che dovevamo fare di questo fabbricatore di ghiaccio. Come, infatti, il signor Carra Pietro è stato pure nell'inaugurazione del mio negozio - che io c'ho affittato un negozio di pesce che è sito in Palermo in via Bergamo, una pescheria - ed è nata una amicizia che lui era cliente si veniva a comprare i pesci da me.
Non solo; poi l'ho segui... l'ho seguito in merito che lui mi doveva fare questo trasporto, di questo fabbricatore di ghiaccio, e in primo tempo siamo saliti, che qua già siamo nel periodo '94-95, siamo saliti, come infatti, siamo saliti a Milano per questo fabbricatore di ghiaccio, io con il signor Carra, però io sono salito con il treno, il signor Carra mi veniva a prendere a me alla stazione, al Duomo di Milano, che io ero in contatto con l'ingegnere della fabbrica di questo... della Freemont, dove vendono questi fabbricatori di ghiaccio.
Siccome, questi fabbricatori di ghiaccio... e come infatti, con gli investigatori risulta questo pernottamento in albergo con il signor Carra Piero, e si tratta di questo. Perché io con il signor Carra Piero ho albergato a Milano che dovevo prendere questo fabbricatore di ghiaccio alla Freemont.
Mi ricordo che questo fabbricatore di ghiaccio costò qualche venti... venti e rotti milioni.
E già con il signor Carra avevamo concordato la cifra che... tre milioni voleva per scendermi questo fabbricatore da Milano a Palermo. E allora io ho albergato con il signor Carra a Milano e... e in quel periodo l'ingegnere che mi avvisò... siccome in questo... in questa fabbrica, la Freemont, dovevano arrivare due blocchi. Il primo blocco è arrivato da Boston, e il secondo blocco doveva arrivare insieme al primo blocco. Nel primo blocco, il mio fabbricatore di ghiaccio non c'era, e poi dopo quindici giorni è arrivato il secondo blocco dove c'era il mio fabbricatore. Perché venivano da Boston questi fabbricatori di ghiaccio per... per la mia attività.
Allora che è successo? Che io con il signor Carra sono albergato a Milano, nel '95, e risulta questo fermo per questo motivo.
Io chiedo di controllare alla Freemont che questa... la fabbrica è Freemont di ... di Pomigliano (?) a Milano.
Noi abbiamo avuto solo questo contatto con il signor Carra. E' il contatto che lui era cliente nel mio negozio... cliente nel mio negozio e si veniva a comprare il pesce.
Non solo, al signor Carra pure, ricordo che io gli ho prestato la mia motoape per dei giorni, perché il signor Carra Piero, in quel periodo, ha avuto un pignoramento in casa che si stavano prendendo i mobili, come era combinato, questioni di Ufficiale Giudiziario, e io al signor Carra gli ho prestato la mia motoape per due giorni.
E questa è stata la mia conoscenza con il signor Carra.
AVVOCATO Florio: Quindi, la sua presenza a Milano in quell'occasione era legata alla Freemont, per intendersi.
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì. Solo per questo, non per altro.
AVVOCATO Florio: Senta, lei si ricorda di essere stato fermato a Napoli, in una occasione?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. E io sono stato... sono stato fermato a Napoli, però in merito al dibattimento che ho seguito, ho notato che mi seguivano da Milano, nel '95.
Sì, io sono stato a Milano, io, la mia fidanzata, mia moglie, mio padre e mia mamma.
Io sono amico, grande amico mio, con un ragazzo che si chiama Antonio Palumbo.
Siccome questo ragazzo ha fatto il battesimo alla nipotina, e ci ha invitato a noi e noi ci siamo andati.
Siccome questo ragazzo risu... controllato risulta pure che quando io ho fatto l'impegnativa nella fabbrica, alla Freemont di Bertolino di Pomigliano (?), lui stesso gli ha presentato il documento all' ingegnere per impegnarmele pure per il fabbricatore e in quel periodo mi ricordo che gli ho dato un milione e mezzo di acconto per dare l'impegnativa alla fabbrica.
E allora, siccome, con questi ragazzi era... che siamo grandi amici, noi abbia... siamo stati lì per questo battesimo; non solo, la macchina, che non era macchina di mia proprietà ma era la macchina di mio cugino, che noi siamo albergati allo Sheraton Hotel a Milano. La macchina quella che mi hanno fermata a Napoli e mi hanno controllata, perché ora vengo a sapere per traffici di droga, traffici... tutti queste situazioni, la macchina non è che a Milano non c'era, la macchina era sotto il garage dello Sheraton Hotel.
Perché io mi ricordo benissimo che siamo arrivati lì, a Sheraton Hotel, ho posteggiato la macchina sotto il garage dell'albergo, no che la macchina, gli investigatori, non l'hanno vista, perché la macchina risulta, risulta e risulterà nei registri che è stata registrata nel garage.
Come infatti sono più sicuro perché mi ricordo che gli ho fatto cambiare l'olio... siccome era un 164 diesel, gli ho fatto cambiare l'olio e le cartucce. E questa è la mia presenza con i miei familiari a Milano.
AVVOCATO Florio: Benissimo. Senta, quindi, seguendo il dibattimento lei avrà appreso di una pretesa sua presenza nel Lazio, nell'aprile '94.
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
AVVOCATO Florio: Lei...
IMPUTATO Lo Nigro: Io ci so...
AVVOCATO Florio: Eh, lei c'era, non c'era...?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, io ci sono stato nell'aprile del '94, per essere corretto, il 10 aprile del '94 io mi trovo in questa famosa villa che ne pa... che se ne parla e che abbiamo qui in dibattimento, io mi trovo dal 10 aprile 1994 fino al 14 aprile del 1994. Perché poi dopo pranzo me ne scendo con una FIAT Uno di mio suocero - che erano cinque porte, una FIAT Uno bianca di mio suocero - che dovevo andare a Palermo a avvisare, come ho fatto, ho avvisato al signor Matteo, che era il responsabile di mio suocero, dell'autosalone. Sono andato ad avvisare a questo signore che doveva arrivare l'autotreno carico di macchine e di motori.
La mia presenza che ho avuto lì a Capena, in quei giorni, è stata così. Siccome io mi piacciono i motori e mio suocero telefonò a mia suocera e ci disse: 'ci fai salire a Cosimo che c'ho una motocicletta in un autosalone che è bellissima. Siccome c'ha un prezzo che... buono, digli a Cosimo se sale'.
Io il 10 sono arrivato... mattina, sì, perché sono part... il 9 la sera... pomeriggio parte Palermo-Milano, il 10 mattina sono arrivato alla Stazione Termini e mi è andato a prendere mio suocero con il signor Scarano, con Antonio.
Siamo... eh... siamo stati in questo villino a Capena, che questo villino era del signor Scarano, perché siccome il signor Scarano si stava costruendo una villa vicino gli veniva difficoltoso a andare a Roma, allora si è affittato questa villa.
In questo villino che si aveva affittato il signor Scarano non solo c'eramo noi, ma c'erano pure dei ragazzi slavi che erano muratori che lavoravano pure nella... nella costruzione del signor Scarano. In quell'arco di tempo di quattro giorni, che io sono arrivato per questa motocicletta - che era una Yamaha 1000 e che poi non l'ho comprata più perché c'era il fattore del leasing, perché con il leasing, mi spiegava mio suocero, cioè, contratto non te ne puoi fare, non te la puoi vendere la motocicletta con il leasing - io l'ho vista che era una bellissima motocicletta, mi sono salito quattro giorni là e poi gli dissi: 'papà, non me la prendo perché c'è il leasing, amo a cummattere, amo a fare, mi siddia ('papà, non la prendo perché c'è il leasing, dobbiamo combattere, abbiamo da fare, mi dà fastidio'). Dice: 'va bene'.
In quei quattro giorni là c'erano questi slavi in questa villa. Poi non solo, mi è capitato pure di andare a pranzo che eramo io, mio suocero... io, mio suocero, il signor Antonio Scarano, una signora che faceva le pu... e due signore che facevano le pulizie. E mi è capitato due volte in quei giorni di andare a pranzo con queste persone.
E questa è la mia presenza che ho avuto nell'aprile del '94 a Capena.
AVVOCATO Florio: Senta signor lo Nigro, lei conosce il collaboratore Romeo?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Al signor Romeo Pietro io lo conosco. Lo conosco io nell'anno del '94 perché siccome con me lavorava il mio ragazzo in negozio, il signor Faia Salvatore, e Romeo Pietro era un grande amico con Faia Salvatore.
Siccome questo ragazzo Faia Salvatore ha avuto un passato, e poi si stava mettendo nella strada giusta che si stava... s'è messo a lavorare con me e per me è una brava persona, un ragazzo molto responsabile, questo ragazzo, e mi dava ottimi risultati nel lavoro.
Il signor Romeo io l'ho conosciuto tramite lui. Non solo; ho conosciuto il signor Romeo, ho conosciuto pure il signor Ciaramitaro, però in merito al signor Romeo c'è stato pure che il signor Romeo ha avuto la mamma ricoverata per un mese all'ospedale, non so se al Policlinico o al Civico. Siccome il mio negozio è sito vicino gli ospedali, i suoi fra... i suoi familiari venivano ogni giorno nel mio negozio a prenderci... e si compravano il merluzzo al mio negozio.
Non solo, poi questo ragazzo, Romeo Pietro, ha avuto pure la disgrazia che gli è morto un fratello ed ha avuto problemi economici. Il mio ragazzo, il signor Faia Salvatore, dice: 'Cosimo, ci dobbiamo dare aiuto a questo ragazzo. Lei c'ha possibilità economica'.
'Totò, tu travagli cu' mia, problemi non ce n'è. Che c'è?'.
Dice: 'Cosimo, mi servono dieci milioni che ce li devo prestare', perché non aveva la possibilità economica per pagarci il posto alla... il posto funerario per suo.. per il fratello del signor Pietro Romeo.
Gli dissi: 'Totò, non ti preoccupa'. Ci ho prestato dieci milioni a questo signor Romeo, in cui lui dice che sono cinque, ma sono dieci. E poi me li darà piano piano.
Questa è s... è nata la mia conoscenza con il signor Romeo. Nient'altro.
AVVOCATO Florio: Grigoli l'ha conosciuto?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Grigoli Salvatore?
AVVOCATO Florio: Sì.
IMPUTATO Lo Nigro: Mi' se lo conosco, lo conosco benissimo. Conosco lui, conosco i suoi familiari, sua moglie, i bambini, era il socio di mio... era il socio di mio suocero e avevamo buoni rapporti di amicizia, a livello pure familiare.
Questa è stata la mia conoscenza con il signor Grigoli e nient'altro.
AVVOCATO Florio: Ha...
IMPUTATO Lo Nigro: Mi scusi avv...
AVVOCATO Florio: Sì.
IMPUTATO Lo Nigro: Mi ricordo pure che una volta... che una volta di sera il peschereccio di mio cugino ha avuto un problema come... come... che ha avuto una cima nell'elica, nel peschereccio, io con il signor Grigoli, anzi, mi fece la cortesia che aprì il negozio, che prese una muta, delle pinne, delle cose, che io ci sono andato a levare questa cima nell'elica nel peschereccio. E me lo ricordo... e come infatti quella sera abbiamo cenato pure nel peschereccio. E lo conosco benissimo a Grigoli.
AVVOCATO Florio: Di Natale Emanuele lei lo ha conosciuto?
IMPUTATO Lo Nigro: No, io il signor Di Natale Emanuele non l'ho conosciuto e non lo conosco. Come infatti il signor Di Natale Emanuele in un altro procedimento, eseguito il giorno 8 gennaio del 1996, a Rebibbia, in questa... in questo dibattimento - era il Presidente Nobile di Palermo - siccome i coimputati indagati erano in questo procedimento io e altre due persone. A domanda del Presidente, il Presidente gli ha chiesto pure al signor Di Natale Emanuele se conosceva specificamente Lo Nigro Cosimo, il signor Di Natale Emanuele, in quella udienza del gennaio del '96, lui stesso ha dichiarato che a me non mi conosce e io neanche lo conosco.
AVVOCATO Florio: Cioè, mi faccia capire, era un procedimento che si svolgeva a Roma ma dipendeva da Palermo, per intendersi.
IMPUTATO Lo Nigro: Da Palermo, sì. Un procedimento per hashish.
AVVOCATO Florio: Di Natale Emanuele è... quindi lei lo ha visto solo in quella occasione.
Senta ma lei ha avuto mai problemi con la Giustizia prima di questo procedimento?
IMPUTATO Lo Nigro: No, no. Io fino al giorno del mio arresto non ho avuto mai nessun problema.
AVVOCATO Florio: Senta conosce i signori Caruso Giuseppe e Zangara Angela?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. I signori Caruso Giuseppe... Caruso Giuseppe è mio cognato, che fa il rappresentate di argenteria, e Zangara Angela è la suocera... la mamma di mio cognato.
AVVOCATO Florio: Lei ha altri cognati oltre a loro?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Poi c'ho un altro cognato che è Calogero Sicilia, che fa il gioielliere, e poi c'ho un altro cognato, Musso Paolo, che fa il tappezziere. Questi sono i miei cognati del mio nucleo familiare.
AVVOCATO Florio: Senta signor Lo Nigro, quindi, lei il mestiere che ha fatto fino all'anno 1995 è sempre stato quello di avere un negozio, oppure ha fatto...
IMPUTATO Lo Nigro: No.
AVVOCATO Florio: ...altri mestieri, come si è strutturata la sua vita prima del '95?
IMPUTATO Lo Nigro: Io da piccolo, siccome mio cugino c'ha un peschereccio, mio padre fa pure il capitano di peschereccio, la mia vita è sempre stata al mare, a lavorare al mare, e ho fatto il pescatore fino... pescatore, proprietario di peschereccio, fino nel '93. Dal '93 in poi mi... sono a terra, nel fine '93 che mi sto organizzando per aprirmi questo negozietto di pesce, come infatti lo avevo aperto e lavoravo.
AVVOCATO Florio: Quindi, dalla fine del '93.
Lei ha fatto il militare?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
AVVOCATO Florio: Che...
IMPUTATO Lo Nigro: Ho...
AVVOCATO Florio: Sì, mi dica, mi dica.
IMPUTATO Lo Nigro: Ho fatto il militare... e il servizio che facevo militare era di fante, e facevo il magazziniere casermaggio.
AVVOCATO Florio: Ha avuto mai a che fare con esplosivi durante il periodo militare?
IMPUTATO Lo Nigro: No, no, mai, completamente. Il mio compito era sgabelli, materasse, brande... cartacce, queste era il lavoro che ho fatto io militare, quando ho svolto la naja.
AVVOCATO Florio: Senta, le sono mai state fatte proposte di collaborazione?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Io le proposte di collaborazione, come ho fatto qui... ho fatto presente qui alla Corte, le ho ricevute a Livorno dal dottor Zito. E il dottore Zito è venuto a me, da me tre volte, dove mi faceva promessa di soldi, dove mi faceva situazione che io mi dovevo auto accusare di tutti questi fatti che mi vengono contestati, e da accusare delle persone che io non conoscevo.
Ci dissi: 'dottore, ma guardi che queste persone li conosco, e io al dibattimento lo dimostrerò come li conosco'. La prima volta.
La seconda volta e la terza volta, il dottore Zito è venuto da me a Livorno tre volte.
Ora abbiamo scoperto che è venuto una volta sola. Mah, va bene.
AVVOCATO Florio: Io non avrei altre domande. L'esame è concluso.
PRESIDENTE: Io vorrei chiedere al Pubblico Ministero se è certo che non spetti proprio a lui di iniziare il controesame, a norma dell'articolo 503.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho da chiedere... da chiederle due cose, Lo Nigro...
IMPUTATO Lo Nigro: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno a lei. Senta, ma lei poi l'ha avuto questo cellulare di cui tanto si è parlato in alcune udienze oppure no?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Lo Nigro: Ci è stato pure un periodo che l'ho smarrito il cellulare, poi l'ho ritrovato. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta, mi sa spiegare la ragion per la quale il suo tabula... il suo cellulare il 28 luglio del '93 si trovava nella zona di Napoli?
IMPUTATO Lo Nigro: Eh... guardi, si tratta di questo, che lei sicuramente l'avrà questi esiti, io penso. Il Caruso Giuseppe, che è mio cognato, fa il rappresentante di preziosi e di argenteria. Con mio cognato - io penso che a lei gli deve risultare, o dai suoi investigatori - ho fatto... diverse volte andavo a Napoli con mio cognato. Può essere che il telefonino io l'ho prestato pure a mio cognato che capitava. E mi risulta questa chiamata, questa mia presenza di cellulare che... a Napoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il signor Spatuzza lo conosce lei?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Da quando lo conosce?
IMPUTATO Lo Nigro: Dal '93. Il signor Spatuzza, non solo lo conosco ma è un grande amico mio. Perché il signor Spatuzza io l'ho conosciuto alla fine del '93, nell'estate del '93, verso agosto perché io ero apparolato con la mia fidanzata...
PUBBLICO MINISTERO: Può essere un poch... può essere un po' più preciso sull'epoca?
IMPUTATO Lo Nigro: Io al signor Spatuzza... se non sbaglio perché io prima ero apparolato con... con mia moglie... nell'agosto del '93 l'ho conosciuto e l'ho conosciuto perché mi ha fatto lavori a casa da mia mamma, che lui fa l'indoratore, il signor Spatuzza Gaspare. E poi non solo, nel '94 mi ha fatto pure il negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, l'ha conosciuto nell'agosto del '93?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di non averlo conosciuto prima?
IMPUTATO Lo Nigro: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora, lei ha detto che questo cellulare qualche volta lo può avere prestato a questo suo cognato, questo... come ha detto...?
IMPUTATO Lo Nigro: Caruso Giuseppe, sì.
PUBBLICO MINISTERO: A Caruso Giuseppe. Ma si conoscono tra Caruso Giuseppe e Spatuzza?
IMPUTATO Lo Nigro: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Lo Nigro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi vuole spiegare la ragione per la quale il 28 luglio del '93, appunto, quando il suo cellulare si trova a Napoli, chiama Spatu... il cellulare di Spatuzza?
IMPUTATO Lo Nigro: Dottore, il fatto che lei mi sta... mi sta contestando a me, io gli potevo dire pure a lei che lo conoscevo a maggio o a marzo o aprile del'93, al signor Spatuzza. Io l'ho conosciuto nel'93, agosto '93.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Lo Nigro: Non me lo so spiegare, come non mi so spiegare altre te... altre telefonate, altri tabulati che risultino, in merito al mio cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Quando si è conosciuto con il signor Giuliano Francesco?
IMPUTATO Lo Nigro: Il 15 novembre del 1995, quando mi hanno arrestato. E non solo, 'stu signore... ci siamo conosciuti là sotto, nelle celle. Ero messo io alla prima, poi c'era il signor Giuliano e il signor Faia. Che non solo, 'stu signore chiedeva... il signor Giuliano, il signor Francesco, ci chiedeva al maresciallo, perché se l'erano portato con le mutande quando l'hanno arrestato e sentiva freddo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ora questo può avere la sua importanza, magari ha più importanza per il signor Giuliano che per lei.
Volevo sapere anche questo, prima di conoscere il signor Giuliano Francesco lei ne conosceva il padre?
IMPUTATO Lo Nigro: Il padre lo conosco così, perché ci andavo a fare la benzina nella pompa di benzina. E magari una volta me l'ha presentato lo zio Damiano, il suocero di Giuliano, il signor Di Fazio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma rappor... lei lo sapeva che il signor Giuliano, per meglio dire, se lo ricorda che il signor Giuliano padre è stato arrestato?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ricorda l'epoca, più o meno, in cui è stato arrestato?
IMPUTATO Lo Nigro: No, non mi ri... Io mi ricordo una volta, mi ricordo una volta che me lo presentò lo zio Damiano, il suocero di Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Lo Nigro: E poi so il fatto arrestato perché, quando a me mi hanno arrestato, mi hanno portato alla II e c'era pure il signor Giuliano Salvatore che andavano a passeggio assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo ormai con questo siamo a novembre del '95.
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io voglio dire nel '94, lei si ricorda se il signor Giuliano Salvatore era detenuto?
IMPUTATO Lo Nigro: No, questo non mi ricordo io. Però mi ricordo io che me lo presentò il signor Damiano Di Fazio, a Sant'Erasmo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo me l'ha già detto tre volte. Io volevo semplicemente sapere se si ricorda che nel '94 il signor Giuliano Salvatore, detto "Il Postino"... lo conosceva lei un soprannome "Il Postino"?
IMPUTATO Lo Nigro: No, io lo conosco per Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Per Salvatore.
Se si ricordava che era detenuto.
IMPUTATO Lo Nigro: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Lei ha mai avuto rapporti con la famiglia, non di Giuliano Francesco, di Giuliano Salvatore intendo dire. Direttamente con questo signore che le fu presentato da suo suocero, per intendersi.
IMPUTATO Lo Nigro: No, io rapporti no, no, no. Ho conosciuto la famiglia Giuliano, ho conosciuto il fratello minore Salvo, Salvatore. Che era sempre questo ragazzo alla pompa di benzina, 'buongiorno, buongiorno', e nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qui?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, vi siete limitati a frequentarvi...
IMPUTATO Lo Nigro: No, no, non a frequentarci. Siccome a Sant'Erasmo io c'ho parenti che c'hanno la pescheria, perché il Damiano Di Fazio, la moglie, Lo Nigro Giovanna è cugina di mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm, uhm.
IMPUTATO Lo Nigro: E io spesse volte ci andavo lì a Sant'Erasmo a fare la benzina, perché sapevo pure che questa benzina, questa pompa di benzina, che era l'IP, lavorava sempre, la più poca di tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Allora, voglio dire, se ho capito bene, lei con il fratello di Francesco...
IMPUTATO Lo Nigro: Il signor Salvatore. Salvatore, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con Salvatore. Perché ha lo stesso nome del padre?
IMPUTATO Lo Nigro: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Ha lo stesso nome del padre?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, Salvatore si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma vi capitava di incontrarvi, di frequentarvi, o è solamente una conoscenza a distanza perché quello c'ha la pompa di benzina e lei fa un'altra cosa? Non ho capito.
IMPUTATO Lo Nigro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Mi manca questo passaggio. Se c'era un rapporto tra di voi...
IMPUTATO Lo Nigro: No, ma il rapporto che avevo io con il signor Salvo, con il signor Totò, era 'buongiorno, buonasera', ci andavo a fare la benzina, ci andavo pure a prendere il caffè se capitava. Perché il mio rapporto era con lo zio Damiano, il Di Fazio.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ci andava mai a trovarlo a casa?
IMPUTATO Lo Nigro: Da Giuliano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Lo Nigro: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Gli capitava di telefonargli qualche volta?
IMPUTATO Lo Nigro: No, io no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Lo Nigro: Io no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ho capito. E allora non ho altro da chiederle. Però sono rimasto senza risposta a quelle... alla domanda mia di capire come mai, non solamente il 28 luglio del '93, ma anche nei giorni precedenti, ci sono tutta una serie di contatti telefonici, come lei ben sa, tra il cellulare intestato al signor Spatuzza e il cellulare intestato a lei.
Io quindi, se lei ha un chiarimento su questo punto da dare, io la invito a darlo. Mi sembra l'occasione giusta questa qui.
IMPUTATO Lo Nigro: Dottore, il mio chiarimento è che io a Gaspare l'ho conosciuto all'agosto del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Lo Nigro: Questo è il mio chiarimento.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qua.
IMPUTATO Lo Nigro: Perché lo conoscevo a agosto, o conoscevo a luglio, o a maggio, o a aprile, o a marzo, glielo avrei detto. Io in quel periodo ho conosciuto il signor Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, io volevo che fosse ben chiaro, ecco, sul punto che la mia domanda era completa e così lei aveva un quadro preciso di questa situazione, che è una situazione di accusa nei suoi confronti.
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ascolti, lei l'ha conosciuto nell'agosto del'93, così dice.
IMPUTATO Lo Nigro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accertato...
IMPUTATO Lo Nigro: Così dico. Dottore mi scusi. No, così dico, mi ha fatto pure i lavori in casa da mia mamma, perché faceva l'indoratore questo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Voglio sapere, lei, conoscendolo, ha avuto modo di accertare se Spatuzza si conosceva con Luigi Giacalone, o se hanno fatto la conoscenza successivamente?
IMPUTATO Lo Nigro: Mah, questo non glielo so dire. Gli so dire una volta che... una volta sono andato da mio suocero, c'era il signor Spatuzza Gaspare e siamo andati al bar. Dopo il bar, poi siamo andati a comprare della verdura, che c'è una persona che vendeva verdura nei paraggi e io l'ho incontrato lì, nell'autosalone da mio suocero. Però io già premetto che lo conoscevo a Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma lei sta parlando dell'episodio in cui poi vi fu quel controllo di Polizia? Che vi controllò tutti e tre sulla stessa automobile?
IMPUTATO Lo Nigro: Eh, forse.
PUBBLICO MINISTERO: Il 24...
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, perché abbiamo avuto pure il fermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il 24 settembre del '93?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì. Può essere.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, lei ha ricordo di questo fermo da parte di una pattuglia della Questura di Palermo?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì. Ed è stato quando siamo andati nell'autosalone. Nell'autosalone, che sono andati lì. Sono andato al bar e poi mio suocero dice: 'ci andiamo a pigliare un po' di verdura ... '
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Lo Nigro: Questa volta è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le è capitato anche successivamente, poi, di avere degli incontri assieme, lei, suo suocero e Spatuzza?
IMPUTATO Lo Nigro: No, io con mio suocero e Spatuzza no. Io con lo Spatuzza sì. Perché nel '93, dall'agosto, quando mi ha fatto i lavori di mia mamma, è nata l'amicizia con Gaspare e ci praticavamo pure, andavamo a giocare pure a pallone, una cosa normale.
PUBBLICO MINISTERO: Fino a quando è durata questa frequentazione?
IMPUTATO Lo Nigro: Mah, fino... poi nel '94... nel '94 poi non l'ho visto più. Fino al '94.
Però nell'anno '94, periodo estivo poi io l'ho rintracciato e mi ha fatto pure i lavori nel negozio, che mi ha indorato le pareti del negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora c'è stato un periodo in cui non vi siete frequentati nel '94, vuol dir questo?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E più o meno a partire da quando smetteste di frequentarvi?
IMPUTATO Lo Nigro: No, il periodo non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era l'inizio dell'anno, era più avanti nel corso dell'anno?
IMPUTATO Lo Nigro: Dottore, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda. Senta, e la ragione per la quale avevate smesso di frequentarvi lo sa, me la sa dire?
IMPUTATO Lo Nigro: No. Lui mi diceva che per impegni di lavoro, cose. Perché io l'ho conosciuto per lavoro da mia mamma, che ci ha fatto la casa.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Lo Nigro: Poi ci fu l'occasione per il negozietto e lui me lo fece. E lui mi diceva per impegni di lavoro che aveva lui. Poi io avevo i miei impegni io, per organizzarmi per il negozio, per... in quel periodo poi che mi sono venduto pure il peschereccio. Tante mie situazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda nell'aprile del '93... nel '94, intorno al 22-23 di aprile, di aver fatto un viaggio nel trapanese, nella zona di Campobello, assieme a Giacalone?
IMPUTATO Lo Nigro: Io? Il 22-23 aprile del '94?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Lo Nigro: No.
PUBBLICO MINISTERO: Uno spostamento insieme a Giacalone nella zona di Trapani.
IMPUTATO Lo Nigro: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ho capito che lei ha detto di aver prestato l'ape a questo signor...
IMPUTATO Lo Nigro: Carra. Il signor Carra sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...Carra. In che periodo gliel'ha prestato?
IMPUTATO Lo Nigro: Ma nel '94. Come infatti, nel '94... no, nel '95. Nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ha prestato l'ape al signor Carra nel '95.
IMPUTATO Lo Nigro: Perché gli stavano pignorando, si dovevano prendere i mobili, l'Ufficio Giudiziario, dice: 'mi leva tutte cose', perché aveva i suoi problemi economici, problemi di lavoro. Dice: 'mi può prestare la motoape?'
'Sì, Piero, tanto... pigliatela'.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Lei ricorda che Carra fu arrestato a luglio, se non se lo ricorda glielo ricordo io. Quanto tempo prima dell'arresto di Carra lei gli prestò l'ape?
IMPUTATO Lo Nigro: Dottore, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
IMPUTATO Lo Nigro: Perché il signor Carra era pure cliente nel mio negozio. O fu nel '95, o fu nel '94, ma non mi rico... perché lui... avevamo un rapporto di clientela. Si veniva a comprare il pesce da me, veniva lui, la sua signora, i bambini.
PUBBLICO MINISTERO: E lei gliela prestò questa ape?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, sì, gliel'ho prestata per giorni al signor Carra. Che lui doveva fare questo trasloco.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'ape è mai stata riverniciata?
IMPUTATO Lo Nigro: No, no. Questa ape... riverniciata no, no. No. Riverniciata mai.
PUBBLICO MINISTERO: A parte la volta in cui...
IMPUTATO Lo Nigro: Un attimo. Preciso che quest'ape io l'ho comprata di seconda mano, non l'ho comprata alla casa Piaggio.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, siccome ha detto di averla prestata al signor Carra, le è capitato di prestarla ad altre persone l'ape?
IMPUTATO Lo Nigro: No, ma noi quest'ape, mio padre la sfruttava per il peschereccio, ci metteva reti, cordame, attrezzatura di pesca. Per questo ci serviva la motoape.
Io per il negozio, mi è servita pure che ho avuto i furgoni rotti e ne usufruivo io per andare a prendere il pesce al mercato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma questo è un uso appunto da parte sua e da parte di suo padre. Io ho bisogno di sapere...
IMPUTATO Lo Nigro: No, da parte mia, da parte di mio padre e da parte dei ragazzi del peschereccio.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere se l'aveva prestato a qualcuno, oltre a Carra, estraneo a queste esigenze vostre di lavoro.
IMPUTATO Lo Nigro: No, se... no, no.
PUBBLICO MINISTERO: A un altro Carra, faccio per dire.
IMPUTATO Lo Nigro: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. E quindi, di questa ape, da quanto tempo disponeva lei?
IMPUTATO Lo Nigro: Mah, non mi ricordo quando... perché fu un'occasione. Siccome ne avevo bisogno e l'abbiamo preso per il peschereccio, per le attrezzature. Perché noi nel peschereccio abbiamo mio padre che è il comandante e otto persone che sono imbarcate.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Lo Nigro: E nel magazzino c'era un viavai di prendere cordame, di prendere le reti, prendere la pittura.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere se quel prestito dell'ape, che lei ha fatto a Carra - tanto per dargli un punto di riferimento - si è verificato prima o dopo quel viaggio che lei fece con Carra a Milano, quando poi andaste a dormire in quell'albergo?
IMPUTATO Lo Nigro: Ma forse prima è stato. Forse prima è stato. Non mi ricordo, dottore. Ma forse prima del '95. Forse prima.
PUBBLICO MINISTERO: Però mi pare che non sia per nulla sicuro.
IMPUTATO Lo Nigro: Dottore, con il signor Carra, in merito che c'era la trattativa del trasporto di questo fabbricatore e lui era cliente nel mio negozio, problemi non ne avevo. Come io da parte sua, come lui da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ora... problemi o non problemi, mi riguarda poco. Io cercavo di dare una data a un episodio.
IMPUTATO Lo Nigro: Non mi ricordo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda.
IMPUTATO Lo Nigro: Non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Tutto qua.
PRESIDENTE: E allora, le parti civili? I coimputati?
AVVOCATO Florio: Sì, sì, sono l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Se mi è consentito di chiudere l'esame con una domanda.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Mi scusi signor Lo Nigro, ma quando siete andati a Milano con il signor Carra, avete alloggiato appunto in questo albergo. Ma avete dato il vostro documento?
IMPUTATO Lo Nigro: Sì, abbiamo dato i nostri documenti in albergo, poi non so... Al signor Carra, vicino a questo albergo, mi ricordo che il signor Carra aveva la batteria guasta del camion e gliel'ho pagata io, 475 mila lire. 475 mila lire. Che c'è un elettrauto vicino a questo albergo e gli ho pagato io. Come infatti, il proprietario del... che ci ha dato la batteria, dice: 'volete la fattura?'
Lui ci disse: 'no, scontrino fiscale'.
Dice: 'a lei ci interessa?'
'No' - ci dissi - 'a me non mi interessa niente'.
Ci abbiamo dato i nostri documenti, in merito all'albergo.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Lo potete riaccompagnare.
Se il...
*IMPUTATO Lo Nigro: Buongiorno.
PRESIDENTE: Se il Pubblico Ministero ha esaminato i documenti, ovvero se ha bisogno ancora del tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Avrei bisogno di qualche altro minuto.
PRESIDENTE: Allora sospendiamo per 10 minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Se il Pubblico Ministero ha qualcosa da dire.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, su questa richiesta di produzione del difensore di Giuliano Francesco, c'è da fare qualche osservazione relativamente al documento sotto il numero 10 e al documento sotto il numero 12.
Nessuna osservazione sugli altri documenti. Non sto ad elencarli nuovamente, perché ha provveduto il difensore.
I documenti che mi sembra non possano avere ingresso nel processo, sono queste due ordinanze del Tribunale del riesame di Palermo. Per la semplicissima ragione che si tratta di qualcosa di ben diverso dagli atti giudiziari che sono quelli e solamente quelli previsti dal Codice che possono entrare nel processo sottoforma e sotto il titolo di documenti.
E quindi credo proprio che l'ordinanza del tribunale del riesame che ha annullato una certa ordinanza di custodia cautelare già emessa in data 11 gennaio '96 nei confronti di Giuliano Francesco ricorrente, appunto, non possa essere acquisita come produzione; così come non può essere acquisita quest'altro provvedimento giudiziario che è un decreto di fissazione dell'udienza preliminare di contestuale rinvio a giudizio nei confronti dello stesso imputato.
E mi limito ad osservare che è un po' singolare che si voglia dimostrare che il signor, attraverso questo documento giudiziario, che il signor Giuliano Francesco, nel periodo dal 7 al 20 aprile '94 era a Palermo e non poteva quindi essere a Formello - così leggo nella richiesta della difesa - visto che, questa dimostrazione, proverrebbe dal fatto che questo atto giudiziario attribuisce al signor Giuliano Francesco la commissione di determinati reati in quel di Palermo, più o meno in questo periodo.
Allora sia lui a venir qui a dire che ha commesso questi reati in quel di Palermo. E vedremo poi se le sue dichiarazioni sono vere, sono attendibili, quanto sono dimostrativi. Che, al posto di una ipotetica confessione, si debba acquisire come certificazione della presenza di Giuliano a Palermo, un decreto di rinvio a giudizio, francamente mi sembra fuori dagli schemi processuali e comunque, ecco, anche molto discutibile dal punto di vista della concludenza probatoria.
Per il resto, nessuna obiezione.
Dico per altro che la produzione, in particolare quella di questo certificato medico, dà luogo alla situazione prevista dall'articolo 493 comma 3 del Codice.
Cioè dire, una parte, nella specie il Pubblico Ministero, si trova davanti alla rappresentazione di un fatto nuovo, perché questa situazione è stata delineata in questi termini oggi. Fatto nuovo che abilita la parte, e quindi, ripeto, il Pubblico Ministero a formulare delle richieste in proposito.
Richieste in proposito che sono, come rappresentante del Pubblico Ministero, abilitato a inoltrare alla Corte fino a che la Corte non si accinga a chiudere l'istruttoria dibattimentale.
Quindi è una riserva su questo punto, riserva che sarà sciolta, in un senso o nell'altro, appunto, prima che la Corte pronunzi l'ordinanza, quando la pronunzierà, di chiusura dell'istruttoria dibattimentale.
Quindi, solamente questo ritengo di dover dire sull'istanza proposta dall'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: I difensori degli altri imputati erano stati indetti, richiesti di specificare le prove nel tempo prospettate e richieste.
Se per piacere volessero provvedere a questa incombenza.
AVVOCATO Ceolan: Io, per la difesa del signor Bagarella - avvocato Ceolan - chiedo che si senta come teste indicato di riferimento, il signor Mario Gioè, su quella famosa storia che...
E poi insisto sulla richiesta di confronto con il Brusca.
PRESIDENTE: Altri?
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio, difesa Lo Nigro e Giacalone.
Vi è una richiesta già anticipata al Pubblico Ministero, per la verità. Anzi, una duplice richiesta.
Da un lato è quella di provvedere a perizia sulla motoape del signor Lo Nigro Cosimo a lui sequestrata nel box in sua disponibilità in via Salvatore Cappello, con dei quesiti che ora non vi sto a rileggere, perché li ho messi per iscritto, anche per brevità e perché sono un po' complessi.
Dicendo fin da ora che, qualora questa perizia fosse disposta da parte della Corte di Assise, questo difensore nomina, quale consulente tecnico, il professor Giacomo Dugo dell'Università di Messina.
La seconda richiesta è relativa alla produzione - anche su questo il Pubblico Ministero è stato già preventivamente avvertito - alla produzione di un libretto nautico - credo che si chiami così - in copia, in fotocopia, del signor Lo Nigro Cosimo. Attestante, non solo la sua attività, ma anche i suoi determinati spostamenti in un certo periodo di tempo fino, ovviamente, al suo arresto.
Libretto che questo difensore esibisce in originale, ma di cui, appunto, produce copia.
PRESIDENTE: Bene. Le altre istanze che aveva presentato nel corso del dibattimento, si devono ritenere superate dai fatti, allora.
AVVOCATO Florio: Non mi sembra che ve ne fossero rimaste di pendenti, diciamo.
PRESIDENTE: Ah, bene.
Avvocato Cianferoni, allora.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Grazie.
Dunque, allora, io ho predisposto una memoria riepilogativa delle principali questioni istruttorie che intendo sottoporre alla Corte.
Innanzitutto prendendo posizione sulla dichiarazione di rinuncia che il Pubblico Ministero rivolse all'udienza del 28 gennaio alla Corte, rispetto ad una lunga serie di testimoni già ammessi dalla Corte.
Non c'è questione da parte della difesa, salvo su quattro nominativi, quattro testimoni: il signor De Masi Francesco, il signor Manganelli dirigente dello SCO, il maresciallo Moretta Agostino e il colonnello Regoli Sergio.
Illustro quella che è, ad avviso di questo difensore, la rilevanza per quanto riguarda la posizione De Masi, penso trattata anche dal collega Gramigni.
Rimetto, appunto, al collega la posizione.
E invece Manganelli. Manganelli, ricorderà la Corte, è stato citato come conoscente diretto e promotore, anzi, delle fasi iniziali delle indagini dal dottor D'Amato della Squadra Mobile di Milano all'udienza del 7 gennaio del '97, fascicolo 45 pagina 20 e seguenti.
E credo sia meritevole di approfondimento questo particolare punto, per tacere del fatto che, lo stesso Manganelli all'epoca, se ben ricordo, dirigeva il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
Questo difensore è memore di aver rivolto alla Corte una richiesta disattesa con ordinanza dalla Corte medesima, ma che oggi, diciamo, confluisce nella richiesta che sto rappresentando, di escutere almeno nel caso di specie, il dirigente di uno dei tre vertici investigativi delle Forze di Polizia.
Anche sulle implicanze investigative che le dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia rese in questo processo all'inizio del processo medesimo, hanno portato.
Dico questo perché il testimoniale che la Corte ha sul Manganelli, a pagina 158, lo vedrebbe chiamato a deporre, per l'appunto, sulla figura di Malvagna. E quindi su quel portato narrativo dei collaboranti catanesi, nella specie il Malvagna, che costituisce poi quello che nel processo sappiamo costituire. Per brevità mi fermo.
Quindi, questi quattro nominativi non vedono la acquiescenza alla rinuncia che il Pubblico Ministero ha sottoposto.
Sul punto vi è giurisprudenza di merito oscillante. Una sola pronuncia questo difensore ha rinvenuto di legittimità che vorrebbe soccombere le ragioni di questa difesa, laddove appunto una delle due parti rinunci alla prova che aveva indotto; l'altra non sarebbe legittimata a farla propria. Però io credo che, non solo è non tanto attraverso il profilo dell'articolo 507 - che non mi pare neppure oggi perfettamente...
PRESIDENTE: In questo momento di sicuro no.
AVV. Cianferoni: Ecco, centrato. Ma, sotto un profilo diverso. Cioè, sotto il profilo della mutazione - se così si potesse dire - della titolarità della prova che, da prova di parte, fintanto che è appunto l'impulso della parte a portarla avanti, una volta che sia stata ammessa con ordinanza dal Giudice, diventa prova delle parti del processo del Giudice.
Quindi, non è più nella disponibilità dell'una o dell'altra parte rinunciarvi, perché quella prova fa parte del patrimonio conoscitivo del Giudice.
E quindi, anche sotto questo profilo, credo che i quattro nominativi che prima dicevo meritino di essere comunque sentiti.
Ciascuno di questi quattro sono su punti che questa difesa ritiene molto importanti nel processo. Direi quasi, come dicevo, è la questione per brevità, De Masi, che si fa prima a chiamarla così...
PRESIDENTE: Sì, per la quale parlerà qualcun altro.
AVV. Cianferoni: Esatto, l'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Manganelli...
AVV. Cianferoni: Manganelli, Moretta Agostino è sui sopralluoghi a Prato. E mi pare sia rimasto da comprendere come qualmente l'immobile nella disponibilità del signor Messana sia stato abbattuto per, diciamo, intervento amministrativo in un certo momento di un certo anno.
Il colonnello Regoli fa capo alla indagine invece romana sulle ipotesi del ROS, indagine Spina. Indagine Spina.
PRESIDENTE: Perfetto.
AVV. Cianferoni: Ecco, poi si chiede... Ecco, andando avanti, l'ammissione della testimonianza anche a controprova dei signori Vito Ciancimino e Massimo Ciancimino, sulle stesse circostanze sulle quali ebbero a riferire all'udienza del 24 gennaio del '98 il generale Mori e il capitano De Donno.
PRESIDENTE: Ma come, perché chiede che siano sentiti? Come testimoni di riferimento, o altrimenti?
AVV. Cianferoni: Ecco, avevo specificato anche a controprova.
Su questo punto ricordo di avere sviluppato già delle argomentazioni in una memoria abbastanza recente.
Le richiamo integralmente in questa sede.
Credo che il profilo sia tanto quello dell'articolo 195, perché non vi è dubbio, secondo chi parla, che sia il De Donno che il Mori fecero riferimento a circostanze, la conoscenza delle quali proveniva loro dai Ciancimino.
Ma, ove anche questo profilo risultasse non perfettamente centrato, non vi è dubbio che, ai sensi per l'appunto di quel III comma dell'articolo 493, debba poter spettare alla difesa l'esame - e dopo questo termine generico, perché poi si tratterà di qualificarlo come esame testimoniale ai sensi del 194 o esame di persona indagata, imputata ai sensi del 210 - dei signori Vito Ciancimino e Massimo Ciancimino. Su quelle circostanze della cosiddetta trattativa.
Ancora, si chiede l'ammissione della testimonianza dell'ispettore Procacci, o Procaccia, della Polizia di Stato.
Questo testimone fa capo alla cosiddetta vicenda Bellini.
Il Bellini, deponendo all'udienza del 7 giugno '97, fece riferimento a questo signore al quale ha fatto riferimento, se ben ricordo, anche il dottor Messina della DIA di Milano come tramite tra il Bellini e l'Ente investigativo appena rammentato, cioè la DIA milanese per dei contatti preliminari prodromici e quant'altro.
Poi si chiede l'esame dei signori, professor Gismondi e Camera Pasquale.
Sono due figure rammentate da Zicchi Danilo, sentito ai sensi dell'articolo 210. Sempre, se ben ricordo, all'udienza del 7 giugno. Si citano come testi di riferimento, quindi secondo il 195. Non v'è dubbio che lo Zicchi, su quella vicenda particolare della disponibilità della sua detenzione, diciamo meglio, di certe tele, abbia riferito circostanze apprese non per scienza diretta, ma dal Gismondi e dal Camera Pasquale sotto il profilo della provenienza, in particolare, di queste tele.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Per venire incontro, o per semplicità della Corte, potrebbe indicare l'udienza in cui è stato fatto riferimento a questo soggetto?
AVV. Cianferoni: Dicevo 7 giugno.
PRESIDENTE: 7 giugno.
AVV. Cianferoni: Se bene ricordo essere il 7 giugno.
PRESIDENTE: Grazie.
AVV. Cianferoni: Mentre invece Mori e De Donno era il 24 gennaio.
PRESIDENTE: Sì, sì, quello li ricordiamo.
AVV. Cianferoni: Per quanto riguarda... Poi si chiede l'esame del signor Mazzei Santo. Su questa persona le circostanze di fatto su cui dovrebbe essere sentito è principalmente la vicenda diciamo denominabile "Giardino di Boboli".
A questa persona hanno fatto riferimento sia l'imputato Brusca, che il signor Gullotta, che, se ricordo bene, Avola Maurizio, salvo se altri,... qui se ne chiede l'esame del signor Mazzei.
Si insiste, una volta di più, per l'ammissione dell'esperimento giudizia...
PRESIDENTE: Scusi, mi chiede il collega.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Come teste di riferimento, o persona che dovrebbe confermare...
AVV. Cianferoni: Anche in questo caso, io credo che la veste possa benissimo essere quella di teste di riferimento, perché ricorderanno le circostanze riferite dal Brusca sull'avere il Mazzei presa una iniziativa che nemmeno era stata concordata e quant'altro.
PRESIDENTE: Certo.
AVV. Cianferoni: Quindi, teste di riferimento.
Dicevo, ammissione dell'esperimento giudiziale più volte richiesto, tendente alla ricostruzione delle modalità di scarico al cimitero di Capezzana di Prato, riferite dall'imputato Carra.
PRESIDENTE: Ha depositato una memoria, a questo riguardo.
AVV. Cianferoni: Esatto. A questo punto nulla aggiungo, salvo che, rispetto al deposito della memoria, è stato sentito il dottor Dalle Mura.
Il dottor Dalle Mura fu sentito su una circostanza assolutamente estranea al tema sottoposto da questa difesa. Perché fu sentito sulla compatibilità delle dichiarazioni rese da certo La Barbera sulla possibilità di costruire vani clandestini in un camion.
E ricorderanno l'accesso presso il PRA, la Motorizzazione, su questa circostanza.
Invece, il difensore chiede, questo difensore chiede che sia sentito, sia svolto esperimento giudiziale sulle modalità riferite solo dal Carra Pietro, su quel fatto specifico di Capezzana.
Ancora, non si rinuncia, si rimette per altro la valutazione, ma per completezza si è memori di aver chiesto anche la perizia, sulle armi occultate e sequestrate...
PRESIDENTE: Sì, Di Natale.
AVV. Cianferoni: ...del Di Natale.
Ecco, quindi, per l'accertamento della loro provenienza, il funzionamento e sull'eventuale impiego in fatti di penale rilevanza.
Si chiede ancora, ci si associa sotto questo profilo, alla richiesta di perizia svolta dall'avvocato Florio, perché direi il punto dirimente è conoscere della ripetibilità o irripetibilità, che non è una nozione squisitamente giuridica devolubile con semplicità alla cognizione del Giudice. E' un dato giuridico che radica in un dato tecnico, specialistico.
Quindi, se l'accertamento EGIS sia ripetibile o irripetibile, credo che debba essere uno specialista della materia a sottoporcelo. E quindi si insiste, anche da parte di questa difesa, per la perizia.
Poi c'è da chiedere una cortesia alla Corte, sotto questo profilo: più volte, nel corso dell'istruttoria, si è dovuti ricorrere alla riserva di produzione per i verbali fatti oggetto di contestazione ai vari testimoni o imputati ex articolo 210 escussi.
Sotto questo profilo, io chiederei una ulteriore dilazione, sia pur breve, per poter stilare un elenco e sottoporre alla Corte.
Non vi è, da questo punto di vista, nessun rinnovo o aggiunta. Perché, appunto, l'istruttoria è conchiusa. Quindi io, in questo momento, insisto per la produzione. Non posso essere analitico nella esposizione di tutti i verbali. Ed è inutile che faccia gli esempi di quelli usati per Brusca, piuttosto che, per esempio, per il maresciallo Leone nella vicenda cosiddetta dell'indagine Spina.
Ecco, non è questo il punto.
Quindi, mi riservo di produrre un elenco sotto questo profilo.
PRESIDENTE: Ecco, se potesse indicare il tempo che le occorre.
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Non dico ad horas, ma a giorni.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo sì, Presidente.
Appunto, mi chiedevo se... Sì, no, entro domattina io sono in grado, ecco. Non è...
AVVOCATO Ceolan: (voce fuori microfono)
Entro domattina te, ma non io.
AVV. Cianferoni: Ah, ecco, appunto. Allora, in questo momento mi faccio portavoce, diciamo, di una istanza...
AVVOCATO Ceolan: 48 ore.
AVV. Cianferoni: ...comune a tutti di difensori, diciamo, appunto, tre giorni? Se potessimo andare a giovedì.
PRESIDENTE: A giovedì, va bene.
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
Vi sarebbe un'ultima richiesta, ma appunto, siccome si può sempre svolgere, sotto il profilo dell'articolo 507, ulteriori richieste.
Termino qui le richieste finora articolate.
Si intendono rinunciate le ulteriori e diverse richieste che, nel corso dell'istruttoria, fossero state formulate e al momento non venissero articolate.
PRESIDENTE: Grazie. Bene.
Le prove testimoniali, abbiamo... il Presidente Sechi ha rilevato di avere già fissato una data, passata la quale, evidentemente, non sono stati portati i testimoni.
Quindi si devono ritenere rinunciati.
AVV. Cianferoni: Anche perché, sotto questo profilo - sempre avvocato Cianferoni - il corso dell'istruttoria ha fatto sì che, per esempio, certe posizioni, mi viene in mente per la difesa del signor Calabrò, Coraci Vito che si era dedotto come testimonianza.
PRESIDENTE: Sì.
AVV. Cianferoni: Mi pare assolutamente superfluo e fuori luogo citare oggi il Coraci Vito per...
PRESIDENTE: No, poi non poteva essere citato.
AVV. Cianferoni: Appunto. E quindi ecco perché era da intendersi implicitamente rinunciata la posizione.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, lo dicevo, mi permettevo di dirlo, perché altri difensori come l'avvocato Pepi e il difensore di Ferro hanno espressamente rinunciato.
Ma, in mancanza di qualsiasi diversa o eccezione, o richiesta, devo ritenere rinunciate anche le altre prove testimoniali che erano state a suo tempo ammesse.
AVV. Cianferoni: Concludo dicendo che deposito, appunto, un elenco delle richieste istruttorie che sono venuto illustrando alla Corte; nonché, per incarico dell'avvocato Maffei, una richiesta nell'interesse di Mangano Antonino. Oggi ricordo di non essere stato ufficiato ex articolo 97 IV Comma di questa difesa. Prego comunque la Corte volerne prendere gentilmente visione di autorizzazione per il notaio Nicolanza di Prato, a compiere certi incombenti nell'interesse del signor Mangano che la Corte troverà meglio dettagliati nella richiesta scritta che ha predisposto il collega. Grazie.
PRESIDENTE: Se la può passare al Pubblico Ministero.
Avvocato Gramigni.
AVVOCATO Gramigni: Grazie. Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Le richieste che fa questo difensore sono in gran parte comuni alle richieste di chi mi ha preceduto.
In primo luogo, dunque, c'è l'associazione di questo difensore alle richieste che i colleghi che prima di me hanno formulato alla Corte eccellentissima, questo difensore, quindi, anche dal suo canto, manifesta il suo dissenso rispetto alla richiesta revoca dell'ordinanza ammissiva del teste De Masi Francesco.
Il punto, il momento di rilevanza processuale di questo teste è evidentemente alla Corte ad oggi immediatamente percepibile.
Il teste De Masi è stato indotto su circostanze estremamente delicate. Cioè, le circostanze che afferiscono ad un incontro che si pretende avvenuto, che si pretende casuale, a cui si pretende avrebbero partecipato più o meno da vicino anche appartenenti ai ROS dei Carabinieri.
E, dunque, si pone a questo punto come necessario capire, anche per compiere, soprattutto per bocca del teste De Masi, se questo incontro vi fu; tra chi avvenne, se avvenne; e chi vi partecipò e in che veste; se vi partecipò.
Se questo incontro fu davvero casuale, ovvero se aveva come base sottostante una serie di rapporti che, in quel momento, esso - De Masi - tratteneva con l'imputato Scarano Antonio, o con altri.
E questo...
PRESIDENTE: La Corte è bene informata di queste...
AVVOCATO Gramigni: Non la sto ad annoiare ulteriormente, ricordando quello...
PRESIDENTE: Ma lei non mi annoia, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: No, sicuramente lo annoierò, Presidente. Ci mancherebbe.
Però credo che sia una base imprescindibile sulla quale, anche sulla quale, a formulare un giudizio di inattendibilità o attendibilità di certe chiamate in correità che avete sentito meglio di me pronunciare nel corso di questo dibattimento da parte, appunto, di imputati di reati per cui oggi si procede.
A corredo di questa rappresentazione della residua rilevanza, estrema rilevanza che questo difensore attribuisce alla testimonianza De Masi, intende produrre, essere ammessa questa difesa, a produrre un atto irripetibile, ovvero il verbale di arresto del noto...
PRESIDENTE: Scusi, un atto...?
AVVOCATO Gramigni: Irripetibile.
PRESIDENTE: Ah, irripetibile.
AVVOCATO Gramigni: Ovvero, il verbale di arresto del noto Aquila Carmine - noto per le vicende del nostro processo - in data 20 aprile del '93, sotto il profilo della oggettiva valenza di questo documento a revocare il dubbio, ciò che per bocca di alcuni testimoni qualificati ci è stato riferito, in ordine a quella che sarebbe stata la finalizzazione di una certa attività provocatoria che si usa come, o che si indica come la causale della presenza di un certo luogo da parte di appartenenti ai ROS dei Carabinieri, e consistente detta finalizzazione nell'avvenuto arresto del predetto Aquila Carmine.
Vedrà la Corte, se riterrà di ammettere la produzione, che il verbale di arresto risulta intestato da personale di altro ufficio, rispetto ai ROS dei Carabinieri.
Per essere più precisi, l'arresto di Aquila Carmine, almeno secondo il tenore letterale di questo atto che si vorrebbe produrre, risulta operato da personale dei Carabinieri, sì, ma in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria esistente presso la Procura della Repubblica di Avezzano.
Naturalmente, anche questo documento, al fine di avere una più chiara e compiuta ricostruzione dell'episodio abbastanza complesso di cui si è sino ad ora discusso.
Anche questo difensore formula la richiesta poi di audizione, sia come teste di riferimento, sia come possibili veicoli di controprova su fatti aventi rilevanza accusatoria del professor Gismondi, dell'ispettore Procaccia e del figlio del noto Vito Ciancimino, cioè Ciancimino Massimo, cui rispettivamente hanno fatto riferimento Zicchi Danilo, sentito ex 210 all'udienza del 7 giugno; Bellini Paolo, sempre nella medesima udienza del 7 giugno esaminato come teste e il capitano De Donno all'udienza, teste capitano De Donno all'udienza del 24 gennaio.
Poco altro, se non l'insistere da parte di questo difensore affinché la Corte dia seguito a quella ordinanza già pronunciata, se non ricordo male, durante l'esame dell'imputato Brusca Giovanni, con la quale si dispose l'acquisizione delle notizie in possesso dell'amministrazione penitenziaria afferenti periodi di detenzione del mio assistito, signor Filippo Graviano.
Ciò al fine di poter sottoporre a critica certe datazioni e certe dinamiche, diciamo, che avrebbero visto protagonisti certi dichiaranti e il predetto imputato.
Quindi, sotto questo profilo, è una rilevanza che credo sia immediatamente percepibile.
Per altro la Corte, ripeto, ha già ammesso codesto mezzo di prova; si permetteva solo questo difensore di insistere, affinché...
PRESIDENTE: Possiamo chiedere al Segretario di Udienza se è pervenuta la risposta.
Allora sarebbe il caso di sollecitarla, facendo presente che i tempi sono maturi.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE: Quindi, nessun'altra richiesta...
AVVOCATO Gramigni: Un'altra sola richiesta, naturalmente che afferisce ad un argomento che questo difensore spera di non usare, o comunque ha in animo di usare in via solo di mera ipotesi.
Purtroppo però le difese si fanno anche in via di ipotesi, ed è giusto che si facciano anche in via di ipotesi. Sotto questo profilo, la Corte sa che hanno formato oggetto delle produzioni documentali operate dal signor Pubblico Ministero, anche certe lettere, o certi documenti manoscritti.
Uno, che inizia con la frase "Per Ilaria e Marta", un altro che inizia con la frase "Per Ilaria e Marta, buona fra parentesi", e altro ancora che inizia con la frase "Caro amico, noi stiamo bene".
PRESIDENTE: La Corte si è pronunciata su questi documenti, se non ricordo male.
AVVOCATO Gramigni: Sotto il profilo di ammetterne la acquisizione.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Esatto. E quindi a questo punto, signor Presidente, visto che, nel corso dell'istruttoria che questo difensore si permise di qualificare come anonimi e dunque si permise di invocare rispetto ad essi l'esclusione, l'espulsione dal fascicolo del dibattimento.
Ma, prendendo atto di quella che fu la decisione della Corte, cioè che erano documenti sì anonimi, o comunque non attribuibili mediante sottoscrizione a quel momento, ma che avrebbero trovato una attribuibilità più o meno certa, più o meno opinabile attraverso l'evolversi dell'istruttoria dibattimentale, all'esito, siccome nel corso dell'istruttoria dibattimentale è stato fatto richiamo da parte, sia di testi qualificati che hanno svolto indagini sul punto, sia da parte di certi dichiaranti ex articolo 210, a queste lettere. Le quali avrebbero, a questo punto, una rilevanza, seppure indiretta, nel processo, perché sarebbero scambi di notizie e comunicazioni afferenti la vita di una associazione criminale che si ritiene a vario titolo coinvolta nei fatti per cui è il processo.
Siccome si indica come una, diciamo, uno dei soggetti da cui queste lettere provengono, erano dirette, i soliti fratelli Graviano, è interesse di questa difesa, affinché si possa porre in essere un prova tecnica, cioè una perizia sui predetti manoscritti, la quale sia in grado di escutere che la grafia di uno o più di questi manoscritti appartiene all'imputato Filippo Graviano.
Quindi, in questo senso, si formula una richiesta.
PRESIDENTE: Capisco. Non ci sono altre richieste?
Le altre...
AVVOCATO Gramigni: Non ci sono altre richieste...
PRESIDENTE: ...eventualmente formulate. Dico le altre eventualmente formulate...
AVVOCATO Gramigni: ...le altre eventualmente formulate...
PRESIDENTE: ...non sono riproposte, e lei intende rinunciare.
AVVOCATO Gramigni: Salvo, è vero, Presidente. Perché con il messe di riserve che ci sono state, io spero di avere, con la mia limitata diligenza, fatto un po'...
PRESIDENTE: No. Lei ha puntualizzato quelle che ritiene ancora attuali.
AVVOCATO Gramigni: Mi permetta una clausola di riserva, perché, spero di: primo, di avere esaurito tutta la...
PRESIDENTE: Si pone così, nella necessità di esaminare tutte le sue precedenti richieste. Cosa che abbiamo creduto di fare, ma non siamo certi al cento per cento.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
PRESIDENTE: Quindi, se lei ci potesse sciogliere da questo obbligo, le saremmo grati.
AVVOCATO Gramigni: Sì, la sciolgo. Gli sciolgo la Corte, nel senso che credo anch'io di avere un pochino...
PRESIDENTE: Esaurito.
AVVOCATO Gramigni: ...avuto presente il quadro di tutte le mie richieste.
Naturalmente, anch'io mi accodo alla preghiera di una breve remissione...
PRESIDENTE: Abbiamo detto che sino a giovedì, i difensori, così come ha già fatto il Pubblico Mistero, possono depositare, indicare gli atti, che sono stati utilizzati per le contestazioni e che chiedono vengano acquisiti.
AVVOCATO Gramigni: Scusi, Presidente. L'ultima cosa, vede, il mio codifensore ebbe a indicare alcuni verbali di prove raccolte in altri procedimenti, di cui chiedeva l'acquisizione.
Credo che non sia più attuale l'interesse della difesa di Filippo Graviano a introdurli all'esito dell'istruttoria, Presidente.
La prego, siccome ho avuto difficoltà a mettermi in contatto in questi giorni con il mio codifensore, ecco, le chiederei di spostare, magari fino a giovedì, anche il termine...
PRESIDENTE: Sì, fino a giovedì. Abbiamo detto fino a giovedì.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Prego. Ci sono altri, l'avvocato Rocchi.
AVVOCATO Rocchi: Grazie, Presidente. Era solamente per insistere, non rammentando, se quella riserva fu poi sciolta.
Su l'unica richiesta istruttoria, questo difensore, formulò come controprova.
Loro ricorderanno che ci fu già un'ordinanza, all'inizio di questo dibattimento, con il quale si rigettava la richiesta di ammissione a controprova di quel Rosaro Spatola, in ordine alle circostanze che costui lamenterebbe su un presunto concerto e di persone, sottoposte a programma di protezione, o comunque collaboranti, nel rendere certe dichiarazioni, ci sarebbe stata la non generità.
Quella istanza fu riproposta, loro ricorderanno...
PRESIDENTE: Fu presentato anche un documento giornalistico?
AVVOCATO Rocchi: Sì, esatto. Da cui si dava notizia di queste dichiarazioni.
Loro ricorderanno come quella richiesta fu poi riproposta in quella udienza, in cui ci fu quella parentesi sull'individuazione di qualche difensore che aveva "osato" proporre certe richieste su cariche dello Stato.
PRESIDENTE: No, avvocato. Le virgolette le tolga.
AVVOCATO Rocchi: Io, in quella sede, siccome si parlava anche di ulteriori notizie su altri collaboranti, il signor Di Maggio. Quindi, per quanto riguarda questo difensore ulteriore necessità, di assumere questo incombente istruttorio, ho insistito, perché la Corte, revocando la primitiva ordinanza, ammettesse questa prova.
Proprio per non rischiare di decadere, la ripropongo ancora, in questo momento, insistendo appunto per la sua rilevanza. Perché, ove fosse, non dico dimostrabile, ma insomma credo sia necessario sentire questo signore per le indicazioni che potrebbe fornire. Ammesso e non concesso, che possono avere una qualche ipotesi di verità.
AVVOCATO Florio: Presidente, chiedo scusa. Sono l'avvocato Florio.
Prima ho detto una cosa sicuramente inesatta, in questo senso: che erano rimaste due istanze, richieste pendenti da parte di questo difensore, su cui in realtà, questo difensore insiste.
Si trattava della richiesta di sentire come teste, o controprova, o comunque ex 507, i signori: Maranto Antonio e Sacco Antonino.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Maranto Antonio...
PRESIDENTE: Sì, sì. Ho presente la situazione, che quelle persone che sono state richiamate da un certo...
AVVOCATO Florio: Collaboratore Calvaruso, di quello...
PRESIDENTE: Calvaruso, come persone che gli avevano fatto certe confidenze su una certa persona.
AVVOCATO Florio: Esatto.
PRESIDENTE: Che è imputato in questo processo.
AVVOCATO Florio: Sacco Antonino sarebbe stato chiamato in causa, in realtà, da Emanuele Di Filippo; mentre Maranto Antonio da Calvaruso.
Sotto questo profilo si insiste, perché erano rimasti, appunto, pendenti.
Cioè, le circostanze sarebbero queste, in realtà. Maranto Antonio, mi interesserebbe sentirlo soltanto su quest'unica circostanza. E cioè, sulla sussistenza di un violento litigio tra il signor Giacalone e il signor Calvaruso.
Violento litigio che sarebbe avvenuto all'interno del carcere di Rebbibbia, e cui avrebbe partecipato come, tra virgolette, "spettatore", appunto il signor Maranto Antonio.
PRESIDENTE: Invece, il Sacco?
AVVOCATO Florio: Invece il Sacco, sul fatto che il Giacalone si sarebbe confidato con lui, con il Sacco medesimo, di una propria preoccupazione in ordine ai mandati di cattura per le stragi, siamo nel '94.
PRESIDENTE: Sì. Non c'è altro, allora?
Credo che, a questo punto, la Corte abbia bisogno di un po' di tempo per provvedere su queste richieste. A meno che, il Pubblico Ministero, non ritenga domani di...
Ah! Volevo dire una cosa, dimenticavo una cosa.
Queste richieste, alcune sono sicuramente riproposizione di precedenti istanze; altre no.
Su queste, il Pubblico Ministero, ritiene di poter esprimere il proprio parere oggi, o chiede di farlo domani?
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo di farlo domani, Presidente.
Dobbiamo un'attimino riordinare le idee anche noi, insomma.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza...
PUBBLICO MINISTERO: Per la verità, Presidente, per la verità. Qui, però, bisogna forse fare, se lei lo ritiene, una verifica. Per poter esprimere un punto di vista appena appena circostanziato, bisognerebbe poterlo fare avendo proprio la trascrizione dell'udienza odierna.
PRESIDENTE: Capisco.
PUBBLICO MINISTERO: Lei mi capisce. Io seguivo, il dottor Negroni prendeva appunti, però...
PRESIDENTE: La situazione si è riprodotta qui, agli stessi termini.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, siccome mi pare, che l'udienza di oggi, non sia poi stata estremamente intensa, può essere che, per la primissima mattinata di domani, si possa disporne della trascrizione.
Nel qual caso, se la Corte decidesse di iniziare l'udienza alle 11.00, faccio per dire, avremmo quell'ora, quell'ora e mezzo che è necessaria. Sempre che tutto questo discorso sia praticabile, poi, nella concretezza, eh?
PRESIDENTE: Chiederei, chiederei al signor Tinnirello, se è possibile. Mi pare che il segno sia interpretabile come sì, ma...
SIGNOR TINNIRELLO: Va benissimo. Alle 9.00 di domani mattina.
PRESIDENTE: Va bene alle 9.00?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente, senz'altro.
PRESIDENTE: Cioè. L'udienza, inizierà domani alle 11.00...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io penso in un'oretta, possiamo...un'oretta, oretta e mezza, quindi per tranquillità, alle 11.00 potremmo cominciare l'udienza. A quel punto, esprimeremmo il nostro punto di vista sulle varie richieste, almeno su quelle che sono nuove.
Anche sulle richieste dell'avvocato Pepi, io mi sono espresso limitatamente alle produzioni. Per le richieste diverse dalle produzioni, ancora non ho...
PRESIDENTE: Certo. Ha tempo fino alla conclusione.
PUBBLICO MINISTERO: ...espresso parere. No volevo, un'attimino aver cognizione complessiva delle altre richieste, in termini di atti di istruzione orale, quant'altro.
PRESIDENTE: Anche per poter fare un programma di lavoro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza comincerà...
AVVOCATO Pepi: Scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Sono l'avvocato Pepi. Sollecitavo la Corte, quell'informativa a Palermo, per poter consentire a Pizzo, di poter andare dal padre.
PRESIDENTE: La Corte rimarrà in attesa che.
Bisognerebbe sollecitarla. L'udienza, salvo questo provvedimento che è in itinere, riprenderà domani alle ore 11.00.
Traduzione degli imputati detenuti.
Buonase...buongiorno, ancora.