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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Buongiorno. Vediamo un po' i presenti.
Bagarella è presente?
AVVOCATO: Signor Presidente, il microfono.
PRESIDENTE: Per favore, Bagarella è presente?
(voce fuori microfono) Sì, è presente.
PRESIDENTE: Allora, difeso dall'avvocato Ceolan e dall'avvocato Cianferoni di Firenze. Ci sono entrambi? Entrambi? Grazie.
Barranca è presente? Dov'è Barranca? Grazie. Difeso dagli avvocati Barone di Palermo e Neri Pinucci. Chi c'è presente? Nessuno dei due? L'avvocato Cianferoni li può sostituire per cortesia, momentaneamente perché penso che arriveranno.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina di Palermo, avvocato Maffei di Lucca.
AVVOCATO Maffei: Sì.
PRESIDENTE: Anche per l'avvocato Farina, o c'è anche l'avvocato Farina? Grazie, avvocato, mi scusi non l'avevo visto.
Brusca Giovanni: rinunciante a comparire. Avvocato Ligotti e avvocato Falciani sostituto processuale. Mi pare che ci siano.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Non lo vedo? Grazie.
Calabrò Giovacchino è presente? Avvocato Gandolfi e avvocato Fiorentini di Monza entrambi. Chi è dei due presente?
AVV. Cianferoni: Sono presente io, avvocato Cianferoni come sostituto nominato dall'avvocatessa Fiorentini.
PRESIDENTE: E' già stato nominato?
AVV. Cianferoni: Sì, ieri a verbale.
PRESIDENTE: Allora lo segnaliamo, benissimo.
Cannella Cristoforo: rinunciante a comparire. Difeso dall'avvocato Di Peri di Palermo, avvocato Rocchi di fiducia.
AVVOCATO Rocchi: Sono presente, Presidente, avvocato Rocchi anche per l'avvocato Di Peri.
PRESIDENTE: Grazie.
Carra Pietro: rinunciante. Avvocato Cosmai, è presente?
AVVOCATO Fortini: Presidente, sono l'avvocato Fortini, mi ha chiesto di sostituirlo stamani.
PRESIDENTE: Ah, benissimo grazie. Allora, sostituito per ora dall'avvocato Fortini.
Di Natale Emanuele: contumace. Difeso dagli avvocati Civita Di Russo e dall'avvocato Carlo Maria Gentili di Roma, sostituto processuale avvocato Falciani.
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: C'è, vero?
Ferro Giuseppe. E' presente se non mi sbaglio in barella.
PUBBLICO MINISTERO: E' presente, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato Anania c'è? Non c'è nessuno per l'avvocato Anania? Lo può sostituire lei avvocato Falciani?
AVV. Cianferoni: Presidente, già ieri facevo presente - sono Cianferoni - l'avvocato Anania è a Firenze, dovrebbe arrivare a momenti.
PRESIDENTE: Allora lei, provvisoriamente, lo sostituisce.
AVV. Cianferoni: Sì, c'è anche quella cosa della perizia di cui già ieri si parlava.
PRESIDENTE: Benissimo.
Ferro Vincenzo: libero, contumace. Avvocato Traversi - ieri c'era - avvocato Gennai. Chi c'è dei due? Nessuno.
AVVOCATO Falciani: Presidente, posso sostituire io l'avvocato Traversi.
PRESIDENTE: Avvocato Falciani, benissimo.
Frabetti Aldo è presente? Benissimo. Avvocato Monaco di Roma e sostituto processuale Roggiano e Usai.
AVVOCATO Roggero: Roggero Andrea. Sono io, Presidente.
PRESIDENTE: Roggero. Scusi, abbia pazienza, qui il nome non era chiaro. Ruggero. Grazie.
Giacalone Luigi è presente? Grazie. Giacalone difeso dall'avvocato Dieci di Arezzo e avvocato Florio sostituto processuale.
AVVOCATO Florio: Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, sì.
PRESIDENTE: Benissimo.
Giuliano Francesco: rinunciante. Avvocato Farina di Palermo. E' presente, grazie.
Graviano Filippo è presente?
IMP. Graviano F.: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Oddo. C'è l'avvocato Oddo.
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni anche in sostituzione di Oddo.
PRESIDENTE: Avvocato Gramigni anche per Oddo.
AVVOCATO Gramigni: Che comunque è in arrivo signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Graviano Giuseppe. Non la vedo, la intravedo. Mi fa un segno? Grazie. Avvocato Salvo di Palermo, avvocato Pepi di Firenze e sostituto processuale avvocato Ciuffi. Chi c'è? Nessuno dei tre. Avvocato Falciani lo sostituisce lei?
AVVOCATO Falciani: Presidente, non credo, penso ci siano delle incompatibilità.
AVVOCATO Gramigni: Posso sostituire io, Presidente.
PRESIDENTE: Come?
AVVOCATO Gramigni: Sostituisco io in attesa che arrivi l'avvocato Salvo.
PRESIDENTE: Lei è?
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Prego.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma io di qua non la riconosco.
Grigoli Salvatore: latitante, contumace. Avvocato Stefani che è presente.
Lo Nigro Cosimo: rinunciante. Avvocato Fragalà di Palermo, avvocato Florio di Firenze.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente anche in sostituzione dell'avvocato Fragalà e volevo nominare, quale sostituto processuale l'avvocatessa Elisabetta Alì del Foro di Firenze.
PRESIDENTE: Alì, Firenze. Questo è per Lo Nigro, vero?
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina e avvocato Maffei. Ho visto che c'è l'avvocato Maffei comunque, benissimo.
Messana Antonino: libero contumace. Avvocato Bagattini. C'è? No. Avvocato Amato di Roma. Non c'è nessuno dei due? Chi può sostituirli?
AVV. Passagnoli: Posso sostituire io, signor Presidente, Marco Passagnoli.
PRESIDENTE: Ma lei è sostituto processuale, no?
AVV. Passagnoli: No.
PRESIDENTE: Lo sostituisce provvisoriamente, la ringrazio. Siamo arrivati a Messana, se non mi sbaglio.
Messina Denaro Matteo per il quale dovevo colmare una lacuna, che ieri non avevamo dichiarato contumace nonostante fosse stata fatta la richiesta dal Pubblico Ministero. Dichiariamo contumace oggi. Difeso dagli avvocati Natali di Firenze e Cardinale di Marsala.
AVVOCATO Natali: E' presente l'avvocato Natali anche in sostituzione dell'avvocato Cardinale.
PRESIDENTE: Grazie.
Pizzo Giorgio: detenuto per altra causa. E' presente? Difeso dall'avvocato Salvo di Palermo e Pepi di Firenze. Chi c'è dei due? Nessuno. Chi li può sostituire? Chi è che... L'avvocato Bagattini potrebbe sostituirlo? Ah, no perché Bagattini non c'è. Ditemi per favore chi ritiene di poter fare un sostituto momentaneo perché penso che si faranno vedere.
AVV. Maffezzoli: Presidente, se crede posso farlo io, avvocato Maffezzoli.
PRESIDENTE: Va bene, grazie.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina di Palermo e Passagnoli di ufficio. E' presente mi pare.
AVV. Passagnoli: Sì, signor Presidente. Le preannuncio che arriverà in giornata una nomina a sostituto processuale da parte dell'avvocato Traina.
PRESIDENTE: Va bene, grazie.
AVV. Passagnoli: Grazie.
PRESIDENTE: Riina Salvatore, presente?
IMPUTATO Riina: Sì.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato Fileccia di Palermo, avvocato Grillo di Palermo.
AVV. Maffezzoli: Sì, Presidente, ci sono io come sostituto.
PRESIDENTE: Io chi?
AVV. Maffezzoli: Avvocato Maffezzoli.
PRESIDENTE: Maffezzoli. E' come sostituto, già nominato?
AVV. Maffezzoli: Sì, in atti.
PRESIDENTE: Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Batisti e avvocato Usai di Roma, c'è nessuno dei due.
AVVOCATO Roggero: Li sostituisco io, sono il dottor procurator Andrea Roggero.
PRESIDENTE: Roggero. E' sostituto?
AVVOCATO Roggero: Sì.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, che è presente.
AVVOCATO Fortini: Sono presente, Presidente.
PRESIDENTE: Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina di Palermo. C'è qualcuno per l'avvocato Farina? Mi scusi, avvocato, ma se lei non parla io ci vedo molto poco, abbia pazienza.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina di Palermo, avvocato Di Benedetto di Palermo, avvocato Passagnoli, se non mi sbaglio, era stato nominato ieri di ufficio in sostituzione.
AVV. Passagnoli: Sì, Presidente, sono qua.
PRESIDENTE: Ma l'avvocato Gallina e l'avvocato Di Benedetto non ci sono oggi?
AVV. Passagnoli: Non credo. Io ho cercato di contattarli ma non ho avuto risposta.
PRESIDENTE: Va bene, comunque c'è lei di ufficio.
Allora, vediamo di chiamare i due periti ai quali dobbiamo affidare l'incarico relativo, se non mi sbaglio, a Ferro...
AVVOCATO Ammannato: Presidente, se può dare atto anche della presenza delle parti civili.
PRESIDENTE: Ah, sì scusate, abbiate pazienza, gravissima mancanza. Sono presenti i difensori di parte civile ma io non sto a chiamarli perché anche se non ci fossero, sarebbero presenti comunque.
Allora, mi vuole chiamare i due medici? Prego. Vi volete accomodare qui? La formula per il giuramento c'è da quelle parti? Ce l'ha lei? Benissimo. Accomodatevi, prego.
Lei è?
PERITO Pazzagli: Pazzagli. Professor Pazzagli.
PRESIDENTE: Veda un pochettino se il microfono funziona per cortesia.
Allora vuol dire per favore il suo nome, cognome, luogo, data di nascita.
PERITO Pazzagli: Adolfo Pazzagli, nato a Chiusi, Siena, il 24 novembre 1934, residente in via San Bartolo 6 le Caldine di Fiesole.
PRESIDENTE: Allora, per cortesia, ci vuol dire anche qual è la sua qualifica?
PERITO Pazzagli: Io sono attualmente professore ordinario di psicologia clinica alla Facoltà di Medicina di Firenze.
PRESIDENTE: Allora, dovrebbe essere anche così gentile di leggere quella formula che ora le passa l'Ufficiale Giudiziario.
PERITO Pazzagli: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto sulle operazioni peritali".
PRESIDENTE: Vuole dichiararci lei le sue generalità, per favore?
PERITO Marchi: Massimo Marchi, nato a Pisa 25/06/1946, residente a Firenze Lungarno Colombo 26, psichiatra, direttore dell'ospedale militare di Bologna.
PRESIDENTE: Vuole anche lei leggere la formula?
PERITO Marchi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto sulle operazioni peritali".
PRESIDENTE: Allora, il Presidente affida ai...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Desidero che si dia atto che all'incarico è presente il nostro consulente, il professor Cabras.
PRESIDENTE: Lo diciamo subito dopo, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
PRESIDENTE: Dunque, il Presidente affida ai due periti l'incarico di accertare la capacità di intendere e di volere, nonché la capacità di assistere validamente al processo di Ferro Giuseppe, attualmente detenuto non per questo processo, ma per un'altra causa e comunque qui presente, poi stabilirete in che luogo è detenuto, credo a Sollicciano.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, è detenuto anche per questo Presidente.
PRESIDENTE: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: E' detenuto anche per questo.
PRESIDENTE: Non lo sento. Qui c'è scritto per altra causa.
PUBBLICO MINISTERO: E' detenuto anche per questo.
PRESIDENTE: Anche per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Allora, detenuto anche per questo. Va bene? Mi pare che l'incarico è sintetico e chiaramente espresso in questi termini molto limitati. Vorremmo sapere da voi, intanto l'accettazione dell'incarico. Accettate l'incarico.
PERITO Pazzagli: Sì.
PERITO Marchi: Sì.
PRESIDENTE: Volevo sapere il termine che volete per poter rispondere, possibilmente abbastanza sollecitamente, compatibilmente con il fatto che l'incarico deve essere espletato in maniera seria, ovviamente.
PERITO Pazzagli: 30 giorni va bene?
PRESIDENTE: 30 giorni, benissimo. Allora, si dà atto che i periti chiedono il termine di giorni 30, che il Presidente autorizza, per presentare relazione scritta. Dovrete ancora indicarci la data di inizio delle operazioni e il luogo.
PERITO Pazzagli: E' detenuto a Sollicciano?
PRESIDENTE: E' detenuto a Sollicciano, mi pare, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Chi lo accompagna ce lo può dire. Allora ci dite la data?
PERITO Pazzagli: Sì, domenica 17 alle ore 10.00 presso il carcere di Sollicciano.
PRESIDENTE: Allora, inizieranno le operazioni i due periti domenica 17 novembre alle ore 10.00 a Sollicciano. Questo vale anche per comunicazione dei consulenti tecnici che sono già stati indicati sia dal Pubblico Ministero...
AVVOCATO Anania: Sì, Presidente, avvocato Anania. Io avevo indicato come consulente di parte il professor Saverio Stassi, oggi desidero cambiarlo perché è impossibilitato a venire, con due professionisti locali. E allora indico il professor Mario Graev dell'Università di Firenze, medico legale e il professo Ferrara dell'Università di Firenze.
PRESIDENTE: Va benissimo, d'accordo.
AVVOCATO Anania: Grazie.
PRESIDENTE: Se non abbiamo nient'altro da chiedere ai periti, li possiamo mettere in libertà.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare, Presidente, che ci sia semplicemente da stabilire, visto che un'istanza era stata più o meno esplicitamente formulata in questo senso anche dal difensore di Ferro, se i periti sono abilitati a consultare o meno materiale documentale proveniente da precedenti e anche recenti indagini peritali.
PRESIDENTE: E' stata una mia lacuna. Quindi, sono a vostra disposizione i volumi che sono stati presentati dalla difesa e che voi potete ritirare, nonché quanto il Pubblico Ministero ora ci consegna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi che sono atti che la difesa ben conosce perché sono atti che provengono dal fascicolo del Pubblico Ministero, sono esattamente elaborati peritali - se c'è necessità li elenco uno a uno - elaborati peritali...
PRESIDENTE: Se lei crede, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Mi dica lei, Presidente.
PRESIDENTE: ... intera cartella, se va bene.
PUBBLICO MINISTERO: L'avvocato Anania ha niente da osservare?
AVVOCATO Anania: Sono quelle perizie che io conosco?
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. No, se vuole che le indichi formalmente per cognizione della Corte.
AVVOCATO Anania: Non c'è necessità se sono quelle che io conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Non ci sono problemi.
PRESIDENTE: Va bene così.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tanto per dargli un riferimento storico, questi sono atti del volume numero 7, faldone 48 del fascicolo del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo, in questa maniera sono già verbalizzati. Allora voi potete ritirarli, usarli e poi avrete la cortesia di riportarceli.
PERITO Pazzagli: Sì, ma il permesso per andare a Sollicciano lo trasmettete voi?
PRESIDENTE: Il permesso per andare a Sollicciano, se la signorina me lo prepara io glielo firmo subito in modo che voi potete...
AVVOCATO Anania: Presidente, si dovrebbe integrare la documentazione clinica con la successiva cartella clinica del carcere, della Casa Circondariale di Trapani e di Parma, perché io ho depositato solo quella al tempo in cui mi è stata rilasciata...
PRESIDENTE: Quindi noi dobbiamo...
AVVOCATO Anania: Ma ce n'è successiva.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma dovremmo fare la richiesta, lei bisogna che lo ripeta perché ora non lo ricordo.
AVVOCATO Anania: Autorizzare i periti a esaminare...
PRESIDENTE: La cartella clinica di Trapani...
AVVOCATO Anania: ... e eventualmente estrarre copia, la cartella clinica...
PRESIDENTE: Della Casa Circondariale.
AVVOCATO Anania: ... della Casa Circondariale di Trapani e documentazione clinica, diario clinico della Casa di Reclusione di Parma.
PRESIDENTE: Ha preso appunto signorina, per cortesia?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No...
PRESIDENTE: Allora, l'avvocato Anania sollecita la richiesta di cartella clinica, relativa sempre a Ferro Giuseppe, della Casa Circondariale di Trapani, nonché...
AVVOCATO Anania: Della Casa di Reclusione di Parma.
PRESIDENTE: ... della Casa di Reclusione di Parma. Noi facciamo una richiesta via fax, per cortesia, e appena ci sarà pervenuta ve la facciamo consegnare, va bene?
PERITO Pazzagli: Scusi, signor Presidente, visto che c'è una complessità notevole di documentazione, mi sembra che il caso sia anche difficile, forse sarebbe opportuno avere due mesi allora?
PRESIDENTE: Facciamo una cosa, voi prendete 30 giorni, se facendo al meglio vedete che non ce la fate, chiedete una proroga e vediamo di contrattare la proroga. Va bene? Allora, voi potete intanto ritirate questi volumi, appena arrivano questi documenti ve li facciamo avere.
Allora, a questo punto la Corte si ritira per decidere sulle eccezioni di incompetenza.
AVVOCATO Oddo: Presidente, dà atto della presenza - avvocato Giuseppe Oddo - anche degli altri colleghi che siamo arrivati un momento in ritardo.
PRESIDENTE: Mentre noi ci ritiriamo, voi fatevi segnalare a verbale attraverso il microfono perché così resta verbalizzata.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza, mi perdoni.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre il Pubblico Ministero che parla.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pareva che ieri sera, in chiusura di udienza e in vista della decisione sulla questione di competenza, la Corte avesse sollecitato le parti, almeno le parti eccepenti, a mettere a disposizione della Corte il verbale dell'udienza preliminare, o mi sbaglio?
PRESIDENTE: Se c'è qualcheduno che ce lo può consegnare.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava che ieri sera lei, prima di chiudere l'udienza, avesse detto: 'la Corte resta in attesa di conoscere il verbale di udienza'.
PRESIDENTE: No, io non lo avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO: No, allora...
PRESIDENTE: Perché la Corte non ha poteri per poter chiedere atti di questo genere. Però se le parti d'accordo lo vogliono fare esaminare, io non ho niente in contrario.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome c'è un controllo comunque sulla tempestività dell'eccezione.
PRESIDENTE: Certo, ma il controllo c'è sull'atto che la Corte può conoscere, sempre che le parti siano d'accordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ai fini della verifica della tempestività delle eccezioni, punto e basta.
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se la Corte pazienta 15 secondi io lo posso mettere a disposizione.
PRESIDENTE: Ce lo passi in Camera di Consiglio. L'avvocato che faceva l'eccezione che poi diceva: 'io comunque brevemente sono intervenuto', non mi ricordo chi era.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi un momento.
PRESIDENTE: Scusate, se parliamo in tanti non ci capiamo più. Dica.
AVVOCATO Gramigni: Mi intromettevo solo per un motivo di ordine pratico. Leggo...
PRESIDENTE: Avvocato, deve dire il suo nome.
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni in difesa di Filippo Graviano.
Leggo a pagina 109 dell'indice del fascicolo per il dibattimento che nel fascicolo stesso è contenuta copia del verbale dell'udienza preliminare del 12/06/96.
PRESIDENTE: Si vede che lei l'ha letto più attentamente.
AVVOCATO Gramigni: No, no, facevo per semplificare le cose.
PRESIDENTE: Ce lo vuole dire per favore?
AVVOCATO Gramigni: Dunque, affogliato a fogli 1357-1370 ed è indicato a pagina 109 dell'indice del fascicolo per il dibattimento.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Niente, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora: "La Corte di Assise di Firenze sulle eccezioni di incompetenza territoriale sollevata nell'interesse di numerosi imputati, sentito il P.M. e i difensori di parte civile, rilevato preliminarmente che dall'esame del verbale delle udienze del 13, 14 giugno '96 davanti al GUP del Tribunale di Firenze, emerge come il difensore dell'imputato Frabetti Aldo in quella sede non ha formalmente proposto né aderito all'eccezione di incompetenza territoriale dell'Autorità Giudiziaria fiorentina sicché non è legittimato a riproporre in questa sede e per la prima volta la summenzionata eccezione di competenza.
Ritenuto che dagli esami degli atti di cui la Corte per ora dispone emerge come, almeno allo stato, sia seriamente argomentata la competenza territoriale di questa Corte alla luce della considerazioni che si possono trarre da un sereno esame dei capi di accusa e sulla base dei principi dettati dalla Suprema Corte in tema di competenza per connessione per reati continuati.
Per questi motivi dichiara improponibile l'eccezione di incompetenza territoriale del Giudice adito proposto nell'interesse di Frabetti Aldo. Respinge perché infondata l'eccezione di incompetenza per territorio di questa Corte proposta nell'interesse di Graviano Filippo e di altri imputati".
Allora, che facciamo ora?
PUBBLICO MINISTERO: Se non ricordo male, Presidente, mi pare che ieri un difensore abbia presenziato una questione di nullità del decreto di rinvio a giudizio.
AVVOCATO Gramigni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Se non ci sono richieste preliminari ulteriori passiamo a quelle.
AVVOCATO Gramigni: Sì, Lapo Gramigni in difesa di Filippo Graviano.
Sì, avevo preannunciato, signor Presidente, una questione che è intenzione di questa difesa sollevare ed è - come appunto anticipato dal Pubblico Ministero - una eccezione di nullità che attinge la richiesta di rinvio a giudizio per l'omissione di un certo adempimento che ad essa è connesso e, come atto consecutivo quindi attinge il decreto che dispone il giudizio, sotto il profilo di una violazione dell'articolo 178 lettera C per una lesione del contraddittorio inteso genericamente il disposto di questa norma.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Gramigni: Sì, in maniera estremamente breve, per non tediare più del dovuto la Corte, parto da una premessa di fatto. In data 22 ottobre - per quello che riguarda questo difensore - il Pubblico Ministero ha correttamente depositato l'avviso relativo a attività di indagine integrativa svolta ex articolo 430 del Codice di procedura penale. Succede però che nell'elenco relativo agli atti di indagine integrativa, o comunque tale qualificata dal Pubblico Ministero, compaiono una serie di atti il cui compimento è antecedente alla celebrazione dell'udienza preliminare e comunque anche, in certi casi, antecedente alle richieste di rinvio a giudizio dal Pubblico Ministero formulate. Di tal che correttamente non è possibile affermare, rispetto a questi atti che vi ho indicato e dei quali posso dare contezza analiticamente esibendovi l'avviso che ho ricevuto, non è corretto parlare di attività integrativa di indagine bensì di attività di indagine futura. La quale noi sappiamo, secondo il disposto dell'articolo 416 del Codice di procedura penale, così come interpretato anche dalla sentenza nota della Corte Costituzionale emessa nell'anno '91, vi era, rispetto a questi atti, obbligo del deposito in vista dell'udienza preliminare, meglio con la richiesta di rinvio a giudizio e comunque, secondo la giurisprudenza che si è affermata, anche in un momento successivo che fosse comunque anteriore all'udienza preliminare.
Di tal che da questo avviso di deposito io vedo per tacere ed altro, essere depositati in data successiva, cioè nell'ottobre '96 due verbali, ad esempio, di interrogatori resi dall'imputato in questo processo Carra Pietro e dunque ritiene questo difensore che per l'omesso adempimento dell'integrale deposito degli atti di indagine, unitamente alla richiesta di rinvio a giudizio ex articolo 416, integri questa omissione di cui, ripeto, si è avuta conoscenza e si è avuta contezza allorché il Pubblico Ministero ha provveduto successivamente a notiziare dell'avvenuto compimento allora di questi atti ai difensori con l'avviso di cui vi parlavo, sia integrata, ripeto, una nullità ex articolo 178 lettera C del Codice di procedura penale. Perché, ripeto, la richiesta di rinvio a giudizio vede come adempimento ad essa connessa e necessario a pena di nullità, rispetto a questa previsione di carattere generale che vi ho prima ricordato, di tutti gli atti di indagine. Qualsiasi selezione sappiamo, del fascicolo del Pubblico Ministero da parte di costui in relazione alla celebrazione dell'udienza preliminare, e quindi al filtro sulla fondatezza dell'esercizio dell'azione penale, è precluso allo stesso. E' precluso da una chiara giurisprudenza, ripeto, costituzionale. La quale ha avuto modo di affrontare la questione nella sentenza 145 del 5 aprile '91, nella quale appunto rigettando, con una sentenza interpretativa di rigetto, una questione sollevata dal Giudice ed emittente, il quale si era sentito rispondere da un Pubblico Ministero che l'omesso deposito di certi atti rientrava in un suo potere di disposizione e di selezione degli atti medesimi, rigetta la questione indicando come corretta l'interpretazione ossequiosa della legge e dei principi costituzionali, e quindi proponendo una interpretazione, ripeto, di disposizione medesima che esclude detto potere selettivo.
E lo esclude, e facendo proprie, questo difensore, certe argomentazioni che furono offerte al Giudice costituzionale dall'avvocatura dello Stato, si ritiene da parte di questa difesa che, appunto, interpretare diversamente la norma di cui all'articolo 416, cioè nel senso di permettere una selezione degli atti al Pubblico Ministero in vista del... allorché egli deposita il fascicolo delle indagini, in vista dell'udienza preliminare, è cosa che è contraria ai principi. Tanto contraria ai principi che integrerebbe una tipica ipotesi di nullità, ex articolo 178 lettera C.
Quindi, in conclusione, io non faccio che ricalcare le argomentazioni che già in quella sede furono svolte, ripeto, dall'avvocatura dello Stato e intervenuta per la presidenza del Consiglio dei Ministri nel giudizio costituzionale. E dunque sollevo una eccezione di nullità della richiesta di rinvio a giudizio, e conseguentemente dell'atto che da essa discende, cioè del decreto che dispone il giudizio, perché mancò in vista dell'udienza preliminare l'integrale deposito degli atti di indagine. Mancò l'integrale deposito degli atti di indagine, senza che si ricadesse in quel potere che è previsto da parte dell'articolo 130 delle norme di attuazione al Pubblico Ministero, che permette di trattenere gli atti relativi ad imputati per i quali l'azione penale non è esercitata, o ad imputazioni rispetto alle quali l'azione penale non è esercitata nei confronti di certi imputati.
In questo senso io concludo; se la Corte crede, per sua comodità, posso esibire la sentenza a cui io facevo riferimento. E dunque la mia eccezione credo per la verbalizzazione, sia già chiaro, comunque è una eccezione di nullità della richiesta di rinvio a giudizio per omesso integrale deposito degli atti e, conseguentemente, del decreto che dispone il giudizio a seguito della udienza preliminare, all'esito dell'udienza preliminare emesso dal Giudice per l'udienza preliminare stessa, appunto.
In questo senso io concludo, sottolineando appunto come non ricorra in questa ipotesi quel potere di trattenere gli atti, indicato e previsto dall'articolo 130 delle disposizioni di attuazione; perché, ripeto, a tacer d'altro, scopro che nell'ottobre '96, che vi sono altri due interrogatori di Carra Pietro, indi imputato in questo procedimento, resi al P.M. di Firenze rispettivamente in data 20 settembre e 7 ottobre '95. Quindi, rispetto almeno a questi, è la mia doglianza documentata dallo stesso avviso del Pubblico Ministero. Salvo, ripeto, altri atti che esibirò, esibendo l'avviso ex 430 da questo difensore ricevuto, la Corte potrà apprezzare. La ringrazio.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuole rispondere subito, o ci sono altre eccezioni, e poi risponde complessivamente?
PUBBLICO MINISTERO: Preferisco rispondere conclusivamente, magari gradirei conoscere quali sono gli atti ai quali specificamente fa riferimento il difensore.
PRESIDENTE: Prego, avvocato, vuole far conoscere al Pubblico Ministero quali sono questi atti?
PUBBLICO MINISTERO: Se ne ha l'elenco, basta che me lo favorisca.
PRESIDENTE: Ha un elenco? Glielo può far vedere?
AVVOCATO Gramigni: Signor Presidente, è l'elenco che è costituito dall'avviso ex 430 che questo difensore...
PRESIDENTE: Va bene. Ma lei segnalerà quali sono gli atti di cui lei fa cenno, no? Ci sono altre eccezioni?
AVVOCATO Gramigni: Guardi, che se vuole glieli enuncio analiticamente. Facevo per comodità di tutti. Siccome...
PRESIDENTE: Avvocato, lei porta quel foglietto lì, ci mette sopra le croci su...
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
PRESIDENTE: ... a cui si riferiscono. Il Pubblico Ministero prende l'appunto. Non perdiamo tempo, passiamo a un'altra eccezione.
AVVOCATO Gramigni: Benissimo. Quello volevo evitare, Presidente.
PRESIDENTE: Ci sono altre eccezioni?
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio per Lo Nigro Cosimo, e questa mattina anche per Giacalone. In primo luogo ci si associa alla eccezione formulata, negli stessi termini ci si associa, dal collega Gramigni. Proprio alla luce, anche, di una inutilizzabilità degli atti a cui ci si riferiva precedentemente, appunto, da parte del collega Gramigni. E contestualmente, ex articolo 178 lettera C, per ciò che concerne con la stessa argomentazione la nullità dell'udienza preliminare.
Inoltre, però, oltre a associarsi a questa eccezione ora formulata, si ritiene da parte di questo difensore che il decreto che dispone il giudizio abbia - ex articolo 181 e 429 comma II - una qual certa genericità in taluni punti, quantomeno. Ed in ispecie a carte 13, laddove si legge per ciò che concerne i Georgofili - siamo alla fine, diciamo così, di carte 13 - laddove si legge: "delitti ai quali taluni fornivano ulteriore contributo intervenendo operativamente sui luoghi e nel momento di commissione delle stragi; per quella di via dei Georgofili, tra gli altri Lo Nigro". Laddove, ad avviso di questa difesa, non è ben specificato certamente quale sia questo ulteriore contributo, e cosa voglia esattamente dire questo inciso "tra gli altri, Lo Nigro".
Quindi, sotto questo profilo, c'è sicuramente ad avviso di questa difesa una qual certa genericità che è dato ritrovarsi a carte 37 laddove, sempre in fondo - qui stiamo parlando della fallita strage dell'Olimpico -: "delitti ai quali taluni fornivano ulteriore contributo intervenendo operativamente sui luoghi, e nel momento di commissione delle stragi; per quella di Roma, Stadio Olimpico, tra gli altri Benigno, Spatuzza, Lo Nigro e Giuliano". Cioè si tratta - e questa è l'eccezione - di innanzitutto reati assolutamente gravi, quali quelli che si pretendono essere stati commessi; ed inoltre un contributo che, come tale, cade sulla condotta. Per cui sembra assolutamente necessario quantomeno specificare, in quanto non è stato fino ad oggi, al momento, specificato; si solleva formale eccezione in ordine e limitatamente ai capi di cui a carte 13 e 37 del decreto che dispone il giudizio.
PRESIDENTE: Altre eccezioni ci sono?
AVV. Cianferoni: Presidente, signori della Corte, per Bagarella e Scarano Massimo, avvocato Cianferoni. Io mi associo all'eccezione proposta dall'avvocato Gramigni, che ritengo molto seriamente fondata, e risultante "per tabulas" dalla allegazione compiuta dal collega.
Ne sottopongo una successiva, meno impegnativa, e inerente il materiale cartaceo, la documentazione presente agli atti del fascicolo per il dibattimento. Questa eccezione è tesa principalmente a ottenere l'espunzione dal fascicolo per il dibattimento di una serie di atti...
PRESIDENTE: Avvocato, di questo ne parliamo in un momento successivo. Per ora io volevo...
AVV. Cianferoni: Ah, sol...
PRESIDENTE: ... limitarmi alle eccezioni di nullità di atti come il decreto, eccetera.
AVV. Cianferoni: Ah, solo...
PRESIDENTE: La composizione del fascicolo, ne facciamo argomento separato in un momento successivo.
AVV. Cianferoni: Allora, se la cosa... se la questione che volevo sottoporre è rinviata, io semplicemente volevo allora associarmi all'eccezione contestata dall'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Va bene. Grazie. Altre eccezioni?
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, per la difesa di Provenzano ci si associa. Avvocato Passagnoli.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Roggero: Presidente, per Frabetti, sono l'avvocato Roggero. Mi associo ovviamente alle eccezioni formulate dai colleghi. Torno sulla nullità del decreto di citazione a giudizio, in relazione a un'eccessiva genericità che può essere rilevata - per quello che riguarda il Frabetti, che è imputato non di tutti i fatti, ma solo per alcuni - genericità che può essere rilevata dal decreto che dispone il giudizio, e che è legata al fatto, alla violazione dell'articolo 429 comma I lettera C, sanzionata a pena di nullità dal II comma dello stesso articolo.
Ora, se noi leggiamo i fatti che vengono attribuiti al Frabetti, che sono riportati alle pagine 24... 25 e 31 dell'ordinanza di rinvio a giudizio, appunto, possiamo rilevare come questi fatti siano la fotocopia l'uno dell'altro. Vengono usate esattamente le stesse parole, vengono usate le stesse locuzioni. Evidentemente, utilizzando un computer, hanno duplicato lo stesso capo di imputazione.
Ora, trattandosi di fatti di gravità estrema, quelli che vengono attribuiti a Frabetti in questo caso, io non credo che venga rispettato quell'obbligo imposto, appunto, dalla lettera C... dal comma I dell'articolo 429, che impone, a pena di nullità, l'enunciazione del fatto, delle circostanze aggravanti di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, e l'indicazione dei relativi articoli di legge.
Ora, fatti così gravi che vengono riprodotti a fotocopia, come se il ruolo potesse essere identico, mi sembra che sia veramente un eccesso di genericità nel decreto di citazione; genericità che necessariamente ne comporta la nullità, in quanto dovevano sicuramente, maggiormente, esser specificati. Torno a dire, sono le fotocopie l'uno dell'altro. Grazie.
PRESIDENTE: Bene. Altri?
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, ad integrazione di quello che ho già formulato, le segnalo che gli atti in data precedente sono stati evidenziati con un segno di croce blu rispetto all'elenco che vi esibisco, che è l'avviso ex 430...
PRESIDENTE: L'ha passato al Pubblico Ministero?
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
PRESIDENTE: Bene. Risponderà, se crede. Ci sono altre eccezioni? Nessun'altra eccezione. Pubblico Ministero, può rispondere.
AVVOCATO Gramigni: Scusi, Presidente, altre eccezioni?
PRESIDENTE: Altre eccezioni di questa natura, cioè nullità di atti, decreto, richiesta o atti simili.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Per quelli che riguarda la composizione del fascicolo, ne parliamo in un momento successivo. Prego.
AVV. Maffezzoli: Signor Presidente, mi scusi. Avvocato Maffezzoli nell'interesse di Riina Salvatore.
PRESIDENTE: Sì?
AVV. Maffezzoli: Credo che l'eccezione formulata dal collega Gramigni sia condivisibile in toto, perché mi sembra ben documentata e argomentata. E, di conseguenza, mi associo. Grazie.
PRESIDENTE: Grazie a lei. Prego. C'è altri? Nessun altro vuole interloquire o aggiungere altre eccezioni? Prego, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Che chiede cinque minuti alla Corte, ovviamente, per...
PRESIDENTE: Benissimo. Sospendiamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... organizzare un ragionamento che cerchi di essere puntuale.
PRESIDENTE: Benissimo. Facciamo dieci minuti di orologio. Non cinque, ma dieci.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, la parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che la questione prospettata dall'avvocato Gramigni - non ho capito, o meglio non ricordo più, nell'interesse di quali posizioni - sia prospettata male. Prospettata male sotto un profilo di fatto, e prospettata male nella sua configurazione giuridica. Che cosa voglio dire?
Avrebbe dovuto farlo il difensore, che non l'ha fatto e lo faccio io. In questo, a chiusura delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero ha proposto tre richieste di rinvio a giudizio. Richieste delle quali si dà atto nelle pronunzie relative del Giudice dell'udienza preliminare. Tanto che nel decreto di rinvio a giudizio del 15 giugno '96 si menzionano sia la richiesta presentata in data 28 di marzo, sia la richiesta presentata in data 21 maggio '96. E, nel successivo decreto di rinvio a giudizio, o per meglio dire decreto che dispone al giudizio, pronunziato in data 3 ottobre del '96, si dà della richiesta presentata dal Pubblico Ministero il 23 di agosto.
Perché avrebbe dovuto farlo il difensore? E perché invece lo faccio io, non avendolo egli fatto? Per una ragione molto semplice: perché ciascuna delle tre richieste di rinvio a giudizio, reca in epigrafe la menzione - e credo che tutti i difensori degli imputati o delle parti civili ne possano dare atto - tutte le richieste di rinvio a giudizio, ripeto, recano inter essa una precisa indicazione.
Premesso, ai sensi dell'articolo 130 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale, che l'azione penale viene esercitata nei confronti e per le persone così indicate.
Cioè a dire il Pubblico Ministero, che ha in corso un'indagine, che muove ovviamente i primi passi dal giorno di commissione della Strage di via Georgofili, al momento in cui ha proposto le sue richieste terminative delle indagini preliminari, le ha proposte scrupolosamente osservando una disposizione della procedura: quella secondo la quale - articolo 130, appunto - che disciplina il contenuto del fascicolo trasmesso dal Pubblico Ministero con la richiesta di rinvio a giudizio; disciplina appunto il caso in cui il Pubblico Ministero non si spoglia dell'intera indagine, rimettendo quindi al Giudice dell'udienza preliminare un'azione penale esercitata per tutti i fatti e per tutte le imputazioni, ma si spoglia solo parzialmente dell'indagine e del relativo fascicolo, chiedendo al Giudice di pronunziarsi per alcuni degli imputati o, per meglio dire, delle persone sottoposte ad indagini divenute imputate per effetto dell'esercizio dell'azione penale, o solamente per alcuni dei fatti che costituiscono oggetto dell'indagine ed eventualmente di un esercizio di azione penale.
La disciplina dettata dall'articolo 130 è testuale. Se gli atti di indagine preliminare riguardano più persone o più imputazioni, il Pubblico Ministero forma il fascicolo previsto dall'articolo 416 inserendovi gli atti ivi indicati, per la parte che si riferisce alle persone o alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale.
In ogni caso, il Pubblico Ministero può, a fine di indagine - ecco, come dire?, la riprova del nove a quanto io sto dicendo - ai fini dell'indagine che sta continuando a coltivare, trattenere copia della documentazione e degli atti trasmessi al Giudice. Questo è il punto di partenza, in fatto, dal quale non ci si può discostare.
Quindi, che cosa è successo? E lo dimostra, ad esempio, il fatto che nella richiesta di rinvio a giudizio del 28 marzo 1996, per quanto la si possa sfogliare in lungo e in largo, loro non troveranno:
a) Menzione del nominativo di Calabrò. Che è invece imputato rinviato a giudizio col decreto del 15 di giugno. E per quale ragione? Perché alla data del 28 marzo le indagini nei confronti di Calabrò non erano tali da giustificare, secondo la valutazione del Pubblico Ministero, un esercizio dell'azione penale.
b) Nella richiesta, sempre del 28 di marzo del 1996, loro non troveranno menzione, perché non formava oggetto a quella data di esercizio di azione penale nei confronti di alcuno, della strage fallita dello Stadio Olimpico.
Quindi, il Pubblico Ministero non ha gestito in maniera strumentale l'articolo 416 e norme di riferimento, per quanto riguarda l'attività investigativa successiva, in maniera strumentale. Ha gestito nel modo doveroso che gli competeva, e che gli è descritto dall'articolo 130, la facoltà di esercitare partitamente per fatti e per imputazioni, e/o per fatti e/o imputazioni, il materiale di indagine.
Intanto, mettiamo appunto i termini in punto di fatto, di fatto processuale, il discorso impostato dai difensori, dal difensore. Il difensore, nel segnalare quella certa pronunzia della Corte Costituzionale - per avermene dato copia della quale lo ringrazio - avrà letto infatti, e sennò lo rileggo io, che proprio la Corte con questa decisione, respingendo una certa questione di legittimità, spiega in maniera perspicua: "Va sottolineato che la disciplina espressa dalla norma impugnata", cioè a dire l'articolo 416 "trova il suo completamento nell'articolo 130 comma I delle disposizioni di attuazione. Secondo cui, quando gli atti dell'indagine preliminare riguardino più persone o più imputazioni, il Pubblico Ministero forma il fascicolo previsto inserendovi gli atti per la parte che si riferisce alle persone e alle imputazioni per cui viene esercitata azione penale".
Questa previsione non conferisce al Pubblico Ministero un potere discrezionale in ordine alla formazione del fascicolo da trasmettere al Giudice, dal momento che la separazione dei fascicoli viene dalla norma collegata non ad un potere di scelta del Pubblico Ministero - che non ha sulla carta, e che questo Pubblico Ministero non ha inteso avere nei fatti -. Ma all'esigenza oggettiva di procedere alla separazione dei processi, in relazione all'esistenza di diversi imputati o di diverse imputazioni.
Secondo argomento, anche questo di fatto, che mi sembra doveroso sottolineare. I signori difensori, il signor avvocato Gramigni, quando mi elenca - in questa nota, che ritengo proponga come documento non solo a me, ma proprio alla Corte - elenca determinati atti contenuti nel faldone 4 del volume 3-b, ad iniziare dalle dichiarazioni raccolte dalla Polizia Giudiziaria per delega del Pubblico Ministero, da un certo signor Casadei e da un certo signor Malenchini e da numerose altre persone, atti questi che hanno le date dal 7 maggio '96 fino al giugno inoltrato del '96, il signor difensore avrebbe dovuto controllare che questa è la data a partire dalla quale questi verbali sono stati raccolti: il 7 di maggio del '96, da parte della DIA di Milano.
Ma che il Pubblico Ministero ha ricevuto questi atti, con regolare annotazione - il cui originale il difensore trovava nel volume 1 degli atti integrativi di indagine - il Pubblico Ministero, ripeto, ha ricevuto questi atti a partire dal 20 di giugno del 1996. Quindi atti che non potevano fare parte di nessun fascicolo, né iniziale, né formato in corso d'opera in attesa dell'udienza preliminare, per la semplicissima ragione che il Pubblico Ministero non ne disponeva. Nel senso che, avendo il Pubblico Ministero delegato atti di indagine, non poteva chiedere al Gip di ritardare l'udienza finché non fossero arrivati chissà quali verbali, perché l'indagine ha i suoi tempi; come il Gip, che ha fissato l'udienza preliminare, ha le sue scadenze.
Bastava che il difensore andasse a controllare non le copie, ma gli originali; e avesse visto quando al Pubblico Ministero erano giunti. E si sarebbe accorto che questi atti, il Pubblico Ministero, non li aveva nella sua disponibilità se non a partire dal 20 di giugno del 1996. Quindi, a valle dell'udienza preliminare, la cui nullità - urbi et orbi - si lamenta.
E poi, più in generale, io ho cominciato dicendo che c'è stata una separazione di atti, con trasmissione mirata, e legittimamente mirata, degli atti stessi dal fascicolo del Pubblico Ministero, appellandomi a una norma del Codice di procedura penale, che è l'articolo 130, norma che ha una sua ulteriore ragion d'essere nel fatto che, se il Pubblico Ministero con la sua iniziativa produce - mi si passi il termine - imputati, è anche costituito nell'obbligo di proseguire le indagini. E nei confronti di chi? Evidentemente non nei confronti delle persone che imputate son diventate. Bensì nei confronti di persone che sono iscritte nel registro delle persone sottoposte ad indagini, e la cui posizione, come prescrive la regola della riservatezza sulle indagini, non può essere per così dire pubblicizzata accessoriamente a margine di una azione penale che si vada ad esercitare.
Ed in effetti, gli atti segnati con il pennarello blu, sono atti che hanno a che fare con posizioni di persone sottoposte alle indagini, persone i cui nomi io non faccio, a meno che la Corte non me li chieda. Perché ho il dovere di non fare i nomi delle persone sottoposte alle indagini. Persone i cui nominativi sono stati iscritti nel registro degli indagati, rispettivamente il 15 marzo del '95, il 28 e ancora il 28 marzo del 1996. Sono persone i cui nomi non faccio perché non li debbo fare; sono persone la cui posizione comportava una tutela del segreto investigativo a quel momento; sono persone le cui posizioni si sono evolute nel corso delle settimane successive al rinvio a giudizio consentendo al Pubblico Ministero di depositare, come attività integrativa di indagine, atti anche formati prima delle date con cui sono state depositate le richieste di rinvio a giudizio, o in cui si è tenuta l'udienza preliminare e che solo successivamente hanno perso il loro carattere di riservatezza e di segretezza.
Io infatti, vedano, signori della Corte, nel sentire prospettare una questione di nullità di questo genere, per violazione del diritto di difesa, intendendosi quello certo inciso dell'articolo 178 come norma che in quanto garantisce i diritti di difesa è sanzionata da quelle particolari nullità, avrei, mi aspettavo, avrei quasi preteso, dico la verità, che mi si spiegasse in che termine c'era stata conculcazione del diritto di difesa dei signori difesi dall'avvocato Gramigni. Perché si sarebbe, mi si doveva, vi si doveva dire: vi è stata lesione del diritto di difesa perché il contraddittorio non si è allargato a determinati atti che noi possiamo vedere solamente oggi da quando il Pubblico Ministero ha depositato gli atti integrativi di indagine. E ecco qua la prova provata di un contraddittorio monco per un esercizio scorretto del potere di formazione del fascicolo, da trasmettersi al Giudice. Ecco la lesione grave del diritto di difesa, ecco la nullità di quanto si voglia.
"Ne verbun quidem", su questo punto. Come se alla difesa, - ma io ne son convinto, perché il controllo sulla correttezza nel nostro modo di procedere, mi perdonino la presunzione, siamo abituati a farcelo da soli. E sapevamo bene che quei certi atti che comunque riguardavano posizioni di persone sottoposte alle indagini non avevano interferenza, non avevano interferenza, con quel contraddittorio che era necessario instaurare in maniera ampia perché l'udienza preliminare fosse rispettosa delle aspettative del Pubblico Ministero, ma anche dei diritti e delle aspettative dei difensori e dei loro imputati.
E poi vorrei, su questo punto a chiusura, far notare una cosa alla Corte: la questione, come prospettata dal difensore, arieggiava - lo ripeto, lo sottolineo - arieggiava una sorta di astuzia del Pubblico Ministero, che è quella che ha portato un certo Giudice a dubitar di una legittimità costituzionale dell'articolo 416 e ha provocato poi il sindacato della Suprema Corte. Astuzia in che senso? Avendo io un fascicolo che riguarda compiutamente una indagine per un fatto e quel certo o quei certi imputati per i quali io mi rivolgo ad un Giudice chiedendo una pronunzia, la prima pronunzia sulla azione penale, io abbia coperto delle carte trattenendomele nel mio ufficio. Non facendo vedere quindi al Giudice delle carte, dei fogli, dei documenti, dei verbali, dei sequestri, delle perquisizioni, intercettazioni e chi più ne ha più ne metta, che se presi opportunamente e tempestivamente nella debita considerazione avrebbero potuto portare ad una sorte diversa dell'azione penale.
Questo non è stato, non è stato.
E allora chiudo su questo punto con un argomento di diritto. Il primo di cui mi sono potuto dotare. Il tempo è ristretto ma capisco, la Corte ha le sue esigenze. Quale sarebbe la sanzione eventualmente per quegli atti che non sono stati, non sarebbero stati depositati nonostante che un preciso dovere gravasse sul Pubblico Ministero in questo senso depositati nella Cancelleria del Giudice per l'udienza preliminare? Non certo una sanzione di nullità, né della richiesta di rinvio a giudizio, né dell'udienza preliminare, né della decisione terminativa della udienza preliminare.
E questo io lo dico ad apertura di libro di questa sentenza della Corte di Cassazione del 4 giugno del '93, imputato tale Carnazza, dove si dice che: "La sanzione della violazione dell'obbligo in forza del quale il Pubblico Ministero è tenuto a trasmettere al Giudice l'intera documentazione raccolta nel corso delle indagini, la sanzione di tale violazione appunto si avvisa esclusivamente nella inutilizzabilità degli atti non trasmessi, non essendo prevista una autonoma sanzione di nullità per il mancato deposito degli atti indipendentemente dalla loro utilizzazione o meno".
Allora, qui è stato anche, al di là di tutto, ma il ragionamento mi pare del tutto, il richiamo giurisprudenziale mi pare del tutto superfluo. E' stata anche a sproposito invocata una sanzione di nullità che deriverebbe addirittura dall'articolo 178 del Codice di procedura penale.
Quali altre questioni sono state prospettate? E qui francamente non vedo come la Corte potrebbe accoglierle. Allora, il punto sarebbe, secondo il difensore di Lo Nigra e Giacalone, il capo di imputazione per quanto riguarda le condotte specifiche che si contestano a questi signori è un capo di imputazione generico. E sarebbe generico - questo direi è la prospettazione limite del vizio di genericità del capo di imputazione - in realtà l'accusa di genericità del capo di imputazione, la contestazione di genericità del capo di imputazione, oggi è presentata due volte, sotto due profili, se loro ci pensano bene, diametralmente opposti.
Per quale ragione? Perché, per quanto riguarda Lo Nigro, in particolare, per la sua partecipazione al fatto di via dei Georgofili e alla fallita strage dell'Olimpico, in definitiva si contesta al capo di imputazione di aver messo un particolare in più, cioè di avere specificato ancor più e ancor meglio quale sarebbe stata, quale è stata la condotta operativa di Lo Nigro. In che termini? Guardino. Prendiamo giusto appunto il capo di imputazione che riguarda via dei Georgofili.
Noi scriviamo, ratifica con la sua pronunzia di rinvio a giudizio il Giudice dell'udienza preliminare, noi scriviamo che: "Una serie di persone: Messina, Denaro, Calabrò, Cannella, Giacalone, Lo Nigro, Barranca ed altri, hanno concorso nella realizzazione di questa, come di altre stragi, tutti attivandosi fattivamente prima dell'inizio e anche nel corso della fase esecutiva per la realizzazione dell'intero programma stragista. E cioè facevano, tra l'altro, assumendo le varie dispensabili iniziative per il trasporto degli esplosivi nei luoghi di esecuzione delle stragi, per gli spostamenti in tali luoghi od in località ad essi prossime delle persone incaricate della materiale esecuzione dei reati; nonché ancora per l'approntamento negli stessi luoghi degli opportuni riferimenti e supporti logistici, alloggi di cui disporre clandestinamente, eccetera, eccetera, successivamente utilizzati per la commissione del delitto. Delitti ai quali taluni fornivano ulteriore contributo". E' una quota aggiuntiva di precisione che il Pubblico Ministero ha introdotto nella imputazione per l'appunto nei confronti di Lo Nigro per questi capi di imputazione, e non solamente di lui per la verità, spiegando e andando a dettagliare fino al punto che a costui si addebita di essere stato operatore nel momento e nel luogo in cui la strage si andava a realizzare.
E questo sarebbe un capo di imputazione viziato da genericità imprecisione perché di una persona si è detto che ha partecipato alla realizzazione di un reato, non solamente perché si è attivato nelle varie fasi preparatorie e esecutive, ma anche perché lo ha eseguito. Allora il fatto di contestargli di averlo anche direttamente eseguito come autore del reato, questo comporterebbe - e qui siamo veramente al paradosso - comporterebbe nullità del decreto di rinvio a giudizio per genericità dell'imputazione.
Allora cosa dovremmo fare nel caso in cui noi dovessimo rinviare a giudizio, esercitare l'azione penale nei confronti di cinque persone che si sa essere andati a commettere una rapina, lo sappiamo per una serie di elementi, ma non sappiamo chi è entrato in banca e chi ha aspettato fuori; chi si è occupato di far da palo a 500 metri, chi ha portato le armi. Ma abbiamo elementi a sufficienza per stabilire che queste persone comunque hanno concertato e realizzato una rapina. Non dovremmo esercitare l'azione penale. Questo è la conseguenza, questa più che paradossale francamente assurda, alla quale porta la prospettazione della difesa di Lo Nigro e di Giacalone.
E' con lo stesso tipo di argomento, anche se il profilo è addirittura ribaltato, mi sembra di dover rispondere all'eccezione a sostegno degli interessi di difesa del Frabetti.
E' generico perché è ripetitivo? E non è colpa mia se questi reati sono stati commessi con iniziative di massima e di minima di tipo modulare. Non so che farci. Se questi reati sono stati realizzati pianificandoli, oltre che deliberandoli, in una maniera ripeto modulare. E soprattutto se sono stati realizzati applicando degli standard operativi. Questo problema degli imputati non è certo un problema del capo di imputazione. E per questa ragione la eccezione va respinta anche così prospettata.
PRESIDENTE: Bene. La Corte si può ritirare.
La parte civile?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
La parte civile nulla osserva.
PRESIDENTE: Che c'è?
AVVOCATO Ammannato: Per la parte civile...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
La parte civile nulla osserva.
PRESIDENTE: Ah, scusi... No, avete ragione di ricusarmi, se credete, perché... Però non è volontario.
AVVOCATO Ammannato: Si ruba meno tempo possibile alla Corte.
PRESIDENTE: No, no, scusatemi, scusatemi.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parti civili...
PRESIDENTE: Scusi. Una parola sola: il Pubblico Ministero, per cortesia, ci può allegare e consegnare il documento con le indicazioni?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il documento che mi ha passato l'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, materialmente lo consegno all'avvocato Gramigni, perché è suo.
PRESIDENTE: Grazie.
Prego, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Sulla eccezione dell'avvocato Gramigni e di quella cioè di nullità del decreto che dispone il giudizio ex articolo 429 per violazione dell'articolo 178 lettera C.
Questo difensore di parte civile chiede che venga rigettata l'eccezione perché infondata e in diritto.
Tre osservazioni brevissime. Prima osservazione: l'articolo 429 al suo II comma prescrive tassativamente quali sono i casi di nullità del decreto che dispone il giudizio. Si legge nel II comma: "Il decreto è nullo se l'imputato non è stato identificato in modo certo", e non è il caso. "Oppure se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti di cui alla lettera C ed F".
C, è l'enunciazione del fatto, non è il caso; F, l'indicazione del luogo in cui il decreto deve essere effettuato, non è il caso.
Quindi non è contemplato dall'articolo 429 II comma, quanto prospettato dalla difesa.
Cosa ha prospettato la difesa? Che ci sono degli atti che non sarebbero stati depositati o prima della udienza preliminare avvenuta il 2 giugno '96, oppure che sono stati depositati successivamente alla prima udienza dibattimentale 12 novembre '96.
Seconda osservazione: attività integrativa di indagine. E' previsto - questo chiaramente per i Giudici popolari - dall'articolo 430 che, dopo il decreto che dispone il giudizio, quindi dopo il 15 giugno '96 e fino all'inizio del dibattimento 12 novembre '96, cioè ieri, è previsto che il Pubblico Ministero svolga attività integrativa di indagine.
Questo a quale fine? Al fine essenzialmente di poter fare, come farà, la esposizione introduttiva con la richiesta di prove da assumere in dibattimento. E' l'articolo 493 numero 1. Quindi l'attività integrativa serve espressamente per la richiesta di prove da effettuarsi in dibattimento.
Vedete bene, il 430 non prescrive alcuna nullità.
Allora è stata prospettata l'ipotesi - e questo è il terzo livello - che siano state fatte delle indagini prima della udienza preliminare. Quindi, per capirsi: delle indagini prima del 12 giugno '96 e che il Pubblico Ministero non le abbia depositate, cioè fatto la discovery. Siamo nel campo quindi dell'articolo 419 numero 3. E' la cosiddetta indagine suppletiva del Pubblico Ministero che concretamente avrebbe svolto dalla richiesta di udienza preliminare, richiesta che è stata fatta esattamente il 28 marzo '96 e quindi indagine suppletiva che avrebbe svolto dal marzo '96 al 12 giugno '96 inizio della udienza preliminare.
Ebbene, se si osserva l'articolo 419 numero 3 che è quello che prevede questa indagine suppletiva, lo stesso articolo 419 nel comma 7 prescrive la nullità solo e soltanto per la violazione delle disposizioni del comma 1 e 4.
Leggo testualmente il 419: "Le disposizioni dei commi 1 e 4 sono previste a pena di nullità".
Ora, poiché l'indagine suppletiva del Pubblico Ministero tra marzo e giugno '96 rientra nel comma II, cioè l'avviso comunicato al Pubblico Ministero contiene inoltre l'invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta - quindi dopo il 28 marzo del '96 - queste indagini suppletive svolte dal Pubblico Ministero, a parte il fatto che ha specificato, il Pubblico Ministero ha specificato che sono arrivate materialmente a lui, al 20 giugno, quindi dopo l'inizio dell'udienza preliminare. In ogni caso, in ipotesi e in diritto, anche se fossero arrivate cinque o sei giorni prima, assolutamente non sono causa di nullità assoluta ai sensi dell'articolo 178 lettera C come richiesto dalla difesa.
Pertanto, tutta l'attività svolta che è ai fini delle richieste probatorie dibattimentali, sia come indagine integrativa, sia come indagine suppletiva, non dà luogo ad alcuna nullità e chiedo il rigetto dell'istanza della difesa.
Sulle altre due anch'io mi associo al Pubblico Ministero, nel senso che, per quanto riguarda la genericità mi pare di aver capito che invece di genericità sarebbe una nullità per eccessiva specificazione della condotta criminosa e che chiaramente non riveste la nullità assoluta prevista dal decreto di rinvio a giudizio. E per l'altro è stato risposto giustamente dal Pubblico Ministero: se le modalità delle stragi sono effettuate, o gli esplosivi, sono effettuati con la macchina, sono effettuati da quelle persone che l'accusa contesta, ovviamente c'è una certa ripetitività. Ma è data dai fatti e non certo dalla fotocopia.
Ringrazio.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
AVVOCATO: Nessuna, grazie.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise di Firenze, sulla eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio nei confronti di Graviano Filippo, cui si sono associati altri difensori; sentito il P.M. e le parti civili; ritenuto che l'eccezione di cui sopra è radicalmente infondata in quanto l'articolo 429 C.p.p. non prevede tra le nullità del decreto che dispone il giudizio una ipotesi qual è quella prospettata come causa di nullità.
La doglianza dell'istante potrebbe al più comportare l'inutilizzabilità degli atti depositati dopo richiesta di udienza preliminare.
Considerato a tal riguardo che il P.M. ha spiegato il ritardo con tre distinte motivazioni: non possesso degli atti se pure delegati alla data della prima e della seconda richiesta di udienza preliminare. Atti relativi ad imputati e per capi di imputazione per i quali all'epoca delle prime due richieste non riteneva sussistessero elementi sufficienti per promuovere l'azione penale. Atti inerenti a persone ancora sottoposte ad indagine.
Per la nota impossibilità della Corte di valutare l'esattezza di quanto asserito dal P.M., appare opportuno riservare ogni decisione in ordine alla utilizzabilità di tali atti al momento in cui saranno sentiti come testi gli autori degli atti medesimi.
Ritenuto quanto alle eccezioni di genericità del capo di imputazione relativo alle posizioni di Frabetti, Lo Nigro, Giacalone, Salvo e altri, che l'imputazione invece è correttamente formulata con sufficiente indicazione delle modalità di partecipazione di ogni imputato ai diversi ipotesi criminosi, per questi motivi respinge le eccezioni come sopra proposte e dispone il procedersi oltre".
L'udienza riprende alle ore 15.00 di oggi pomeriggio. PRESIDENTE: Allora, il P.M. ha qualche richiesta?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Io avrei necessità di poter fisicamente disporre di quella documentazione - chiedo scusa, ma sono un po' giù di voce - di quella documentazione relativa alla situazione delle copendenze o compendenze degli imputati.
PRESIDENTE: Dovrebbero essere presso la...
PUBBLICO MINISTERO: Perché ho bisogno di affrontare, in forma propositiva e niente più che questo, un argomento che ha una certa delicatezza e anche una certa importanza. E ovviamente, per poterlo affrontare, voglio ragionarne non in via approssimativa, ma come suol dirsi carte alla mano.
PRESIDENTE: Allora, Elisabetta, le può dare questo fascicolo?
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, sono l'avvocato Giuseppe Oddo.
Nelle more della ricerca di questi documenti che la Signoria Vostra molto cortesemente ci ha indicato ieri all'inizio di processo, essere stati acquisiti al fascicolo del dibattimento, vorremmo conoscere i motivi per cui questa certificazione è stata acquisita. E, dato che questione sul fascicolo del dibattimento ancora non è stato possibile sollevare, le ragioni per cui appunto si è, cioè, che tipo di patto e che rilievo processuale hanno questi documenti cui il Pubblico Ministero, a questo punto, fa riferimento.
PRESIDENTE: Io non so se lei, avocato, ieri mattina in apertura di udienza...
AVVOCATO Oddo: Ero presente, sì.
PRESIDENTE: Era presente?
AVVOCATO Oddo: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Io ho letto il mio provvedimento. Complessivamente ve lo posso anche ripetere, perché non era una cosa così tanto impegnativa.
Sono arrivate una serie di comunicazioni...
AVVOCATO Oddo: Ecco, volevo sapere se erano pervenute su richiesta del Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Erano pervenute... No, erano pervenute...
AVVOCATO Oddo: ... o su richiesta di parti...
PRESIDENTE: Mi scusi. Dopo l'udienza preliminare il GUP mi aveva informato che una parte di questi imputati del processo avevano pendenti procedimenti presso, come si chiama, l'Autorità Giudiziaria di Palermo, di Caltanissetta, di Trapani e qualche altra città. Forse anche non solo siciliane.
Dopodiché mi è arrivato spontaneamente, già dalla fine di luglio, una serie di comunicazioni dalla Amministrazione penitenziaria, o qualcosa del genere, di queste copendenze che non riguardavano solo copendenze con Firenze, ma erano una circolare mandata a tutte le Autorità Giudiziarie con i quali questi signori avevano dei procedimenti pendenti.
AVVOCATO Oddo: Sì, io...
PRESIDENTE: In seguito a questi erano arrivati dalla Direzione Nazionale Antimafia anche comunicazioni dello stesso contenuto, dalla Corte di Appello di Palermo. Mi si faceva il punto dei procedimenti pendenti davanti a diversi Giudici di quella Corte. Mi si invitò alla fine di... al 25 di settembre a partecipare ad una riunione in cui avveniva la distribuzione di udienze fra coloro che avevano a giudicare Riina, eccetera, eccetera, eccetera.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
PRESIDENTE: Dopodiché mi è stato mandato il verbale - se così si può chiamare - di questa riunione in cui è stato stabilito di seguire un certo tipo di procedura.
AVVOCATO Oddo: Quindi riguardava la migliore, come dire, distribuzione delle udienze...
PRESIDENTE: Distribuzione di lavoro fra i diversi Giudici.
AVVOCATO Oddo: ... in funzione... E questo è una cosa assolutamente apprezzabile e apprezzata da questi difensori.
PRESIDENTE: Io...
AVVOCATO Oddo: Il tema era, riguardava quella inserzione del fascicolo per il dibattimento, perché è a nostra conoscenza...
PRESIDENTE: Avevo detto: per la migliore...
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... organizzazione del lavoro dibattimentale.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, è a nostra conoscenza, perché purtroppo questi processi, come a Ella risulta...
PRESIDENTE: Sono un tormento per tutti.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Quindi, il fatto della organizzazione e della... Ora si dice sinergia, no? Fra i vari Uffici Giudiziari, per poter realizzare il massimo di produttività con i minimi inconvenienti, per quanto riguarda spostamenti di imputati, di avvocati, eccetera, assolutamente apprezzabili e ci trova assolutamente concordi. Solo che ci risultava nuovo, almeno risultava nuovo a questo difensore, una inserzione nel fascicolo del dibattimento di questi atti, di queste certificazioni.
PRESIDENTE: A me è sembrato...
AVVOCATO Oddo: No, in questo senso...
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVVOCATO Oddo: ... mi permettevo di rivolgere alla Ssignoria Vostra un chiarimento, una richiesta di chiarimento.
PRESIDENTE: Mi è sembrato indispensabile inserirli nel fascicolo dibattimentale, intanto perché venissero conosciuti da tutte le parti e non soltanto da me o dai miei colleghi; secondariamente perché, sulla base di quelli, si potesse dire: oggi si fa udienza, poi si farà domani, un altro giorno, eccetera.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, era un chiarimento che le ho richiesto e io le sono molto grato. Grazie.
PRESIDENTE: Comunque, se per caso siete contrari al fatto che si...
AVVOCATO Oddo: No, Presidente, io ho chiesto un chiarimento alla Signoria Vostra approfittando di un momento di stasi del processo. Sono costretto a farlo a questa distanza per ovvie ragioni, ma l'avrei fatto per le vie brevi, forse meglio. Grazie.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dall'esame di questa documentazione, esame che probabilmente condotto analiticamente, anche perché vedo che si tratta di comunicazioni che si sono succedute nel corso delle settimane, esame appunto che fatto analiticamente porterebbe forse a risultati ancora più specifici di quello che io non possa fare sul momento, io rilevo un quadro. Mi si perdoni l'espressione che non vuol essere iperbolica, ma è una espressione che cerca di tradurre in maniera comprensibile un certo dovuto realismo.
L'espressione qual è? Preoccupante. Cioè a dire: io traggo una sorta di preoccupazione per la possibilità di portare questo processo al suo epilogo fisiologico. E non fisiologico perché noi siamo qui a fare il nostro mestiere, ma fisiologico perché sono Leggi dello Stato che impongono ai processi di avere un certo fisiologico esito. Le Leggi dello Stato non chiamano i Magistrati di carriera o non di carriera a occuparsi di processi. Chiamano i Magistrati di carriera e non di carriera a occuparsi di processi, a fare questi processi, a decidere questi processi. E io di questo sono preoccupato perché... E non scopriamo certo con la nostra esperienza di quest'aula niente di particolare, niente di inedito rispetto a quanto avviene in tanti Uffici Giudiziari, perché dicevo: la possibilità di arrivare a una, a quella che è la conclusione fisiologica, la sorte fisiologica del processo è appesa ad una variabile, a una variabile che si chiama tempo, estremamente sfuggente. Nel senso cioè che mettere a regime, sottoporre a controllo. Parlo di regime e di controllo razionali, i tempi di questo processo, mi pare sia un'impresa a dir poco di problematica riuscita.
Io ricordo di aver sentito in anni nemmeno più tanto recenti qualche difensore - ne do atto alla categoria degli avvocati che è sempre stata più sensibile della nostra a certi problemi - mi ricordo di aver sentito rammentare che l'ordinamento della Repubblica, quindi il nostro ordinamento normativo, si è premurato con una Legge del 4 agosto '55 numero 848 di ratificare una convenzione che si chiama "Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali", firmata a Roma il 4 novembre del 1950 e del protocollo addizionale alla convenzione, firmato questo a Parigi il 20 marzo del 1952.
L'articolo 4 e soprattutto l'articolo 5 di questa normativa e ancora l'articolo 6 - quindi, nemmeno una disposizione sola, in più disposizioni - canonizza, ma io direi che più che canonizzare riconosce questa normativa, una esigenza fondamentale a tutti i processi. Segnatamente a quei processi nei quali le persone sono in situazione di restrizione grave o meno grave che sia della propria libertà.
Sono normative delle quali evidentemente i punti di vista, direi l'etica del diritto, non appartengono più a orizzonti delimitati quali possono essere quelli del singolo stato che è alle prese col suo singolo problema, con la sua singola emergenza giudiziaria, criminale, criminalgiudiziaria o giudiziaria criminale che sia. Sono punti di osservazione, sono etiche, scelte di etica della giustizia di carattere internazionale. E quindi, anche se non stanno scritte nei 700 e più articoli del Codice di procedura penale, sono esse stesse Leggi dello Stato, nascono in contesti internazionali, ma il nostro ordinamento le ha recepite. Le ha recepite come non una semplice opzione, non con una semplice aspettativa perché nel futuro le cose vadano in un certo modo, ma come un impegno, un impegno attuale. Un impegno che deve tradursi in scelte operative anche quelle dei Giudici che applicano le altre leggi ordinarie conseguenti e non devianti.
Dice l'articolo 5 al comma 3: "Ogni persona arrestata o detenuta alle condizioni previste dal paragrafo 1-C del presente articolo, deve essere al più presto condotta davanti ad un Giudice o ad un altro Magistrato ed ha il diritto di essere giudicata in tempo congruo o liberata durante il corso del procedimento".
Dice l'articolo 6: "Ogni persona ha il diritto che la sua causa sia esaminata imparzialmente, pubblicamente ed in un tempo ragionevole da parte di un Tribunale indipendente ed imparziale costituito secondo la Legge".
Non è certo per fare sfoggio di cultura giuridica che possiedo in misura estremamente modesta, ma semplicemente perché questi sono principi ai quali, in situazioni come quella di oggi, bisogna sicuramente dedicare una attenzione e non una attenzione secondaria.
Noi ci lamentiamo continuamente dei tempi non lunghi, ma lunghissimi della nostra giustizia, o della nostra giustizia nel suo insieme. Noi ci troviamo oggi a giudicare, o meglio, a proporre alla Corte di Assise di I Grado di Firenze, di giudicare in stato di privazione di libertà personale, per reati oltretutto di particolare gravità, un numero di persone appartenenti a questa stessa nostra Repubblica che si trovano in stato di detenzione.
A fronte di questa che è una tavola di principio, una tavola di regole, una tavola di constatazioni sulle quali tutti siamo consenzienti, nessuno degli imputati, nessuno dei difensori, non il Pubblico Ministero, nessuno di voi Giudici, vorrebbe che questo processo lo si finisse chissà quando; che la parola della verità, della verità giurisdizionale, venisse affermata chissà quando, prima o poi succederà, ma non è detto quale sia il momento, tutti noi vorremmo tradurre nella realtà del nostro processo questa tavola di indicazioni e di principi normativi e anche di, direi pure, intime aspettative.
Però da questa preoccupazione, la preoccupazione cioè che tutto questo non possa avvenire, non riesce al Pubblico Ministero affiancarsi se constata - e la constatazione è incontestabile - che la celebrazione di questo processo davanti alla Corte di Assise di Firenze si profila con tempi che dire lunghissimi è un eufemismo, in ragione dei concomitanti seri, altrettanto seri, forse anche più seri, incombenti giudiziari che impegnano alcuni, in particolare alcuni degli imputati di questo processo.
Quando io leggo che Leoluca Bagarella in questo stesso periodo, in queste stesse settimane, ha da gestire il proprio diritto di difesa come cittadino di questa Repubblica che ha diritto di difendersi come tutti gli altri cittadini di questa Repubblica, davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta per il processo di Capaci, davanti alla Corte di Assise di Palermo in un processo che sicuramente riguarderà omicidi, sennò Corte di Assise non sarebbe; a carico di Agrigento più 62; davanti alla Corte di Assise di Trapani, per l'omicidio Zichittella; davanti alla Corte di Assise d'Appello di Palermo per gli omicidi Russo e Costa.
Se leggo che l'imputato Graviano Giuseppe in queste stesse settimane, con processi che sono iniziati o sono ripresi il 21 di settembre di questo anno, deve difendersi davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta per la Strage di Capaci; davanti alla Corte di Assise di Palermo per l'omicidio di padre Puglisi; davanti alla Corte di Assise, la II, di Palermo, nel processo Bartoloni più 23; davanti alla II Corte di Assise nel processo dell'omicidio Lima; davanti alla I Corte di Assise nel processo Adelfio più 92; ancora davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta per il processo per la Strage di via D'Amelio; davanti alla III Corte di Assise per il processo Agate più 59; e ancora: davanti alla Corte di Assise di Reggio Calabria con un processo che vedo è fissato a partire dal 14 novembre, cioè domani, nel processo Scopelliti-bis. Termine brutale, ma vuol dire l'omicidio del dottor Scopelliti.
Se vedo che la posizione del fratello di Graviano Giuseppe, cioè di Graviano Filippo, è analoga, nel senso che è anch'egli imputato nel processo per l'omicidio Scopelliti, nel processo per la Strage di Capaci, nel processo per l'omicidio di padre Puglisi, nel processo Bartolone più 23. Ancora: nel processo Adelfio più 92.
Se leggo ancora qual è la posizione dell'imputato Salvatore Riina che è imputato nel processo per la Strage di Capaci, che è imputato nel processo Agrigento più 62; nel processo per l'omicidio di Zichittella; nel processo per l'omicidio Lima, nel processo per gli omicidi Russo e Costa,; nel processo Adelfio più 92; via D'Ameglio-bis; l'omicidio Saetta; processo Agate più 59; processo Adelfio più 22, la mia preoccupazione diventa smarrimento. Nel senso che, tutto è possibile. Noi possiamo procedere con i ritmi che la concomitanza di queste altre vicende giudiziarie imporrano a questo processo.
Possiamo fare udienza due volte il mese, possiamo fare udienza tre volte il mese, possiamo farne quattro, o non farne nemmeno una. Ci saranno comunque le ferie giudiziarie, ci saranno comunque i momenti di interruzione. Potremmo aspettare i tempi morti durante i quali dovrebbe essere provveduta la traduzione degli imputati che hanno diritto di essere fisicamente presenti nelle aule.
Potremmo quindi aspettare di arrivare chissà quando alla soluzione naturale, fisiologica di ogni vicenda giudiziaria: la sentenza.
Con tutto ciò, che cosa otterremmo? Sarà una considerazione non per tutti importante nello stesso modo, ma per me, per il Pubblico Ministero, è importante. E' importantissima. Otterremmo che le persone offese intanto avranno una pronunzia sul loro diritto. E non è un diritto semplicemente alla condanna, è un diritto anche al risarcimento del danno. E' anche un diritto morale, prevalentemente morale. E sono tante le persone offese, sono centinaia. Bene, avranno una pronunzia, sul conto delle loro aspettative, dallo Stato, dall'ordine giudiziario, in un tempo lontanissimo per adoprare nuovamente l'eufemismo di prima.
Ma - e questo mi pare un argomento altrettanto importante - noi vincoleremmo, se non adottassimo una qualche soluzione, noi rincorreremmo a questi tempi lunghissimi di processo anche gli altri imputati, quelli che non si chiamano Leoluca Bagarella, che non si chiamano Giuseppe Graviano, che non si chiamano Salvatore Riina, che non si chiamano Filippo Graviano. Persone che sono detenute per rispondere di questi fatti di strage che al più possono avere, o avranno probabilmente altre pendenze giudiziarie per le quali dovranno comparire davanti ad altre Corti o ad altri Tribunali, ma sicuramente non con una situazione di carico processuale così imponente, così impressionante qual è questa degli imputati che io ho indicato.
Allora io credo che sia mio dovere, è dovere dell'ufficio del Pubblico Ministero, proporre una soluzione, una soluzione che non sia stravagante. Proporre una soluzione che sia coerente con lo scopo. Così come tutti gli imputati hanno diritto ad essere giudicati in tempi ragionevoli, così noi abbiamo il dovere di trovare la soluzione perché ciò possa avvenire. Se noi dovessimo, voi doveste giudicare oggi solamente Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, non avreste soluzione. Per la ragione per la quale loro e solamente loro, anche con gli altri procedimenti nei quali sono imputati, segnerebbero inesorabilmente il tempo di questa vicenda giudiziaria.
Ma non sono solamente loro i protagonisti di questo processo in qualità di imputati, ci sono gli altri. E io ne ho menzionati solamente alcuni. E allora la soluzione c'è, la soluzione è praticabile. Ed è quella che io mi accingo a proporre.
Si tratta di adottare, da parte della Corte - e questa è la richiesta che il Pubblico Ministero formula espressamente - si tratta di adottare un provvedimento di separazione. Separazione delle posizioni degli imputati: Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Filippo Graviano.
C'è un'altra posizione che può essere interessata da un provvedimento di separazione. Perché è legata agli stessi presupposti. Ed è la posizione di Ferro Giuseppe.
Ma nei confronti di Ferro Giuseppe io non formulo nessuna richiesta per la ragione che la posizione di Ferro Giuseppe, in quanto la perizia che è stata disposta oggi dalla Corte abbia una certa qual soluzione, quella mi pare di capire, auspicata dalla difesa che l'ha richiesta la perizia, nei suoi confronti la eventuale separazione sarebbe la resultante di un provvedimento di sospensione del processo nei suoi confronti. Caso tipicamente previsto proprio dalla lettera B dell'articolo 18. E' un caso di separazione obbligatoria previsto appunto allorché, nei confronti di uno o più imputati, o per una o più imputazione sia stata ordinata la sospensione del procedimento.
Se, detta in altri termini, i periti concludessero affermando che Ferro Giuseppe non gode della capacità processuale, l'articolo 71 impone un provvedimento di sospensione. Automaticamente dovrebbe essere disposta nei suoi confronti una separazione. Ecco perché non formulo richieste nei confronti della posizione di Ferro Giuseppe.
Ecco, separazione di questi imputati in ragione di che cosa? Ho detto che il provvedimento non deve essere, quello che io propongo alla Corte, non deve essere un provvedimento stravagante. Perché il nostro non è stravagante, perché l'ordinamento prevede espressamente la possibilità per il Giudice di intervenire a favore di cosa? A favore esattamente della speditezza della vicenda processuale e allorché non vi sia sacrificio per l'interesse di accertamento della verità, proprio con lo strumento della separazione. In taluni casi con quello della riunione.
Qui è in gioco, proprio, l'interesse alla speditezza della vicenda processuale. Le disposizioni di legge che ci interessano sono gli articoli 18 e 19. E io, proprio documentandomi, perché è dovere comunque e di chiunque di documentarsi prima di prendere parola su un qualsiasi argomento del processo, ho avuto modo di controllare un precedente giurisprudenziale, per altro recentissimo, che tutti loro possono rileggere. E' una decisione, una sentenza, per l'esattezza, della I Sezione della Corte di Cassazione del 12 giugno di quest'anno. L'imputato con un cognome incredibile: Turcuresin. Sentenza questa che afferma: "Come la separazione dei processi prevista dall'articolo 19 del Codice di procedura penale attiene all'esercizio del potere discrezionale del Giudice che, nell'interesse superiore della giustizia, previa audizione delle parti, può adottare tale provvedimento onde consentire la rapida definizione delle posizioni di alcuni imputati, per esempio detenuti".
E' esattamente il nostro caso.
Loro sanno, ma qui farei veramente sfoggio di una cultura giuridica che non ho, come il Codice nasca, o perlomeno sia stato pensato all'insegna del principio che con il latinetto si dice: "favor separazionis". Loro sanno anche che la struttura dell'istituto della separazione è congegnata in un certo qual modo. Un articolo 18 che prevede dei casi nei quali la separazione è la regola, a meno che non si configuri una particolare eccezione, quella prevista dalla necessità assoluta del mantenere unite le... giudicande per l'accertamento della verità, e un articolo 19 che opera come norma per così dire a contenuto più ampio e meno determinato.
E' proprio l'articolo 19 quello al quale fa riferimento la sentenza che io ho letto un attimo fa. Ponendomi io stesso il problema se non ci sia il rischio, attraverso questa separazione, di pregiudicare l'attività e soprattutto pregiudicare i risultati dell'attività che mira ad accertare la verità. Su questo, una parola sola: mi pare che questi quattro imputati, per quanto imputati importanti, e io sarei del tutto fuor di tema se negassi importanza agli imputati. Poi, anche questo è un modo di dire che va censurato nel momento stesso in quale lo si adopera. Gli imputati sono tutti importanti. La posizione degli imputati rispetto alle imputazioni è sempre e comunque importante, oggettivamente e soggettivamente. Diciamo che sono imputati importanti nel senso che la contestazione attribuisce a due di loro addirittura la collocazione del momento ideativo della campagna delle stragi; mentre ad altri due attribuisce un ruolo centrale alla latitudine della organizzazione della campagna delle stragi.
Se si dovesse, attraverso questa separazione che io ho proposto loro, decapitare il processo, rendere monco il processo delle indagini sul momento ideativo e sul momento organizzativo generale delle stragi, io stesso probabilmente non avrei fatto loro la proposta di separare. Ma siccome queste due latitudini del processo: la latitudine ideativa e la latitudine organizzativa, annovera nella imputazione altre persone nei confronti delle quali, per una ragione o per un'altra, magari perché sono latitanti, non vi è alcuno ostacolo al debito approfondimento attraverso istruttoria dibattimentale, a me sembra che il rischio che qualcosa si perda nell'accertamento della verità e nella ricostruzione dei fatti, questo rischio appunto non vi sia.
Ecco la ragione per la quale io chiedo alla Corte di provvedere nel senso prospettato. E restituisco questa documentazione.
PRESIDENTE: Grazie. Le parti civili vogliono intervenire?
AVVOCATO Capardi: Signor Presidente, Capardi, quale difensore della parte civile costituita Lucia Adami.
Penso di dover chiedere, anche a nome degli altri colleghi, una breve sospensione del processo per consultarmi con gli altri difensori ed assumere una decisione possibilmente unanime.
PRESIDENTE: Benissimo. Che servirà anche per i difensori degli imputati. Un quarto d'ora di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, la parola è alle parti civili.
AVVOCATO Capardi: Signor Presidente, ancora avvocato Capardi, in rappresentanza della parte civile Lucia Adami.
Questa parte civile ritiene di non aderire, di non poter aderire alla richiesta del Pubblico Ministero.
Apprezziamo molto i passi della richiesta del Pubblico Ministero che hanno evidenziato la necessità e la volontà di tutelare gli interessi sostanziali ed oggettivi delle parti civili. Però riteniamo sostanzialmente che eliminare da questo procedimento coloro che a prima vista appaiono essere il vertice di questa presunta organizzazione criminosa, si concretizzi in ipotesi un passo indietro verso quell'obiettivo che la parte civile vuol raggiungere. E cioè fare emergere tutte le responsabilità penali, anche quelle che fino ad oggi non sono emerse.
Riteniamo per altro, anche sotto il profilo sostanziale di un procedimento di separazione, risulti in qualche modo discriminatorio, non solo fra gli imputati - il che sarebbe gravissimo perché come è stato ricordato non esistono imputati importanti e imputati meno importanti. Gli imputati sono tutti importanti - ma risulterebbe discriminatorio anche per le parti offese, perché oggettivamente non tutti, non tutte le parti offese sono costituite in relazione a quei capi della rubrica accusatoria che valgono per tutti gli imputati. Quindi, discriminare fra gli imputati significherebbe discriminare anche fra le parti offese. Quindi, sostanzialmente, vi esprimo il parere contrario.
Mi sembra, sotto il profilo normativo, che si versi in una delle ipotesi previste dall'articolo 18 II comma e che quindi il dissenso della parte sia in qualche modo ostativo alla separazione del giudizio stesso.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parti civile?
AVVOCATO Rosso: Sì, Presidente, avvocato Rosso parte civile costituita per la Regione Lombardia.
Il signor Pubblico Ministero, nel proporre questo provvedimento di separazione, ha introdotto il suo dire dicendo che appunto si trattava di un momento propositivo e nulla di più, nel senso di individuare una modalità per giungere ad una celere definizione di questo processo nel rispetto ovviamente dei diritti di tutte le parti.
Ecco, con la stessa indole propositiva, io mi sento di ritenere di dire che questa proposta mi pare inopportuna. Mi pare inopportuna proprio dal punto di vista della parte civile che io rappresento, perché, proprio a scorrere il capo di imputazione in relazione per esempio al capo I della imputazione del decreto che dispone il giudizio, nella individuazione della ipotesi accusatoria dei singoli ruoli attribuiti ai vari soggetti chiamati a rispondere della ipotesi del delitto di strage, per esempio, trovo che, nella parte analitico-descrittiva di quella imputazione, i signori Graviano Giuseppe e Graviano Filippo sono chiamati, soli, a rispondere proprio in ragione del loro supposto ruolo di responsabili e di soggetti al vertice del mandamento di Brancaccio dell'organizzazione del fatto di strage e della selezione dei soggetti che poi avrebbero posto in essere determinate condotte materiali.
E allora mi chiedo come si possa affrontare serenamente un accertamento della verità per fatti così gravi, la verifica dibattimentale della ipotesi accusatoria per la quale io sono a sostenere l'accusa privata, in assenza di un anello, anche sotto il profilo probatorio, così importante che lega i tre momenti. Cioè, da una parte il momento decisionale, infine il momento attuativo e, appunto nel mezzo, questo momento di organizzazione che appunto viene contestato ai soli Graviano, imputati per i quali per entrambi si propone la ipotesi di stralcio.
E quindi, sotto questo profilo, mi pare che la proposta del Pubblico Ministero, ripeto, sia una proposta inopportuna.
Ora io non so se si versi in una delle ipotesi tassative previste dall'articolo 18, perché in realtà poi l'articolo 19 nel prevedere un potere di ufficio del Giudice mi pare superi l'accordo delle parti. Cioè, evidentemente c'è un problema di raccordo delle due norme. Però, ecco, sotto un profilo di accordo processuale, se questo è anche quello che la proposta del Pubblico Ministero voleva chiedere alle altre parti del processo, io segnalo la mia contrarietà.
PRESIDENTE: Altri?
AVVOCATO: Dunque, mi rimetto discrezionalmente alla valutazione di questa Corte di Assise. Però voglio far presente che accanto agli interessi degli imputati, alla celebrazione di un processo rapido, ci sono anche altri interessi di cui tenere conto. In primo luogo, appunto, quelli delle parti civili, sia private che pubbliche. E qui voglio segnalare la peculiarità della parte civile pubblica. E in particolar modo appunto delle Amministrazioni per le quali sono costituite.
Si tratta appunto della Presidenza del Consiglio, come rappresentante dello Stato e delle Amministrazioni, Ministeri e Regione Lazio. Sono portatori di interessi di carattere non prettamente economico, i quali devono ugualmente essere presi in considerazione ai fini appunto della valutazione che deve qui essere presa. E credo che appunto sia un interesse fondamentale anche quello, alla celebrazione comunque di un processo per ricostruire una verità che sarà appunto una verità processuale, ma che corrisponde sia ad un interesse dello Stato e sia ad un interesse anche della stessa opinione pubblica.
Questo difensore ha delle perplessità rispetto appunto alla separazione dei procedimenti proprio da questo punto di vista, perché si arriverebbe comunque ad una ricostruzione parziale e per molto tempo, in quanto c'è da tener conto che è diritto degli imputati a voler assistere ai vari procedimenti, comunque si estenderebbe poi anche ai giudizi di appello. Quindi è una valutazione che comunque temporalmente non ha caratteri e limiti certi.
E quindi chiedo che la Corte valuti questo, soprattutto appunto anche l'interesse dello Stato alla celebrazione di un processo che ricostruisca la verità, ripeto, processuale nella maniera più completa possibile, tenendo poi conto che credo ci siano anche altri imputati per i quali pendono altri procedimenti penali.
PRESIDENTE: Altri?
AVVOCATO Capanni: Avvocato Capanni, parte civile Nutini.
Unicamente perché sia verbalizzato. Si oppone allo stralcio. Grazie.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato.
Questa parte civile ritiene di aver avuto il mandato sia dai propri Enti territoriali, sia dalla Unione dell'Associazione Vittime per Stragi, sia anche dalla famiglia Nencioni e dalla famiglia Fiume, di fare il processo e che il processo venga celebrato il prima possibile.
E' chiaro che chi mi conosce personalmente sa che preferirei che il processo venga celebrato con tutti gli imputati. Però diceva Freud, oltre il principio del piacere, c'è il principio di realtà. E quindi se oggettivamente quattro imputati hanno venti procedimenti da fare e quindi per quattro imputati non si fa il processo agli altri ventiquattro, credo che debba prevalere il senso di realtà. Quel realismo a cui anche la stessa Pubblica Accusa ha accennato all'inizio del suo intervento.
Quindi preferisco fare il processo a ventiquattro imputati e eventualmente in un secondo momento gli altri quattro, anche perché devo dire che a livello di opportunità sono posizioni tranquillamente separabili perché non incide a livello probatorio. Basti penare - adesso la Corte non ne è a conoscenza chiaramente degli atti processuali - ma diciamo, i concorrenti nel reato che sono dichiaranti e sono confessi, chiaramente sono tutti interni a questo processo e interni alle ventiquattro posizioni. Quindi non si crea assolutamente alcun problema probatorio. Altrimenti se si fosse creato mi porrei anch'io il problema.
Viceversa c'è in piedi un altro processo bis, come dato notorio, e poi si può sempre chiaramente processare in tempi più rapidi le altre quattro persone.
A livello giuridico faccio presente - leggevo qui la giurisprudenza del massimario annotato - esiste l'obbligo di sentire le parti. Dopodiché è un provvedimento discrezionale del Giudice che non è sottoposto né a nullità e neanche a impugnazione. Proprio perché è provvedimento discrezionale in quanto, sentite le parti, quindi valutata l'opportunità o meno in base al senso di realtà, si possa procedere o meno.
Quindi, in base a queste considerazioni, ripeto, anche se inteso, sarei favorevole all'unitarietà, in questo caso, davanti ad una esigenza oggettiva e di realtà, preferisco processare ventiquattro persone e separare le altre quattro.
Quindi conclude, questa parte civile, associandosi alla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile?
Difensori degli imputati?
AVVOCATO Salvo: Sì, se mi dà la parola, signor Presidente. Sono l'avvocato Salvo, difensore di Graviano Giuseppe.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Salvo: Innanzitutto volevo precisare che, per quanto riguarda la richiesta del Pubblico Ministero in relazione all'articolo 18, questa parte non fornisce il consenso previsto come condizione necessaria per l'effettuazione della separazione dal numero 2 dello stesso articolo 18.
Mi fa specie vedere che il Pubblico Ministero fa ricorso alla convenzione che garantisce i diritti dei detenuti solo quando, in casi come questo, occorre per il raggiungimento di una rapida sentenza, quando è un interesse che vuole coltivare. Perché vero è che c'è questo interesse a una rapida celebrazione del processo, ma allora a questo punto si potrebbero fare 24 processi ad ognuno degli imputati e ogni processo sarebbe sicuramente più celere. Non siamo stati noi difensori, dopo l'entrata in vigore del nuovo codice, a chiedere che si continuassero a fare i Maxiprocessi accorpando decine e centinaia di imputati solo in relazione alla unica fonte di accusa. Si fanno processi con 80 detenuti, 100 detenuti, accusati da due pentiti per episodi che nulla hanno a che vedere con loro.
E i processi non si possono celebrare, ma non è colpa della difesa. E' stata una politica giudiziaria che ha portato a queste conseguenze. Per cui adesso pendono a carico delle persone che sono processate in tutti i processi con un criterio esclusivo di accorpamento in relazione alle fonti di accusa, ci sono processi che durano anni. I nodi vengono al pettine, ma non possiamo pagare il prezzo di questa errata politica giudiziaria delle Procure adesso, smembrando un processo e creando dei gravissimi pregiudizi probatori.
Innanzitutto non mi è sembrato elegante, da parte del gentilissimo Pubblico Ministero, l'enumerazione dei casi e la precisazione delle imputazioni in relazione al mio assistito Giuseppe Graviano, perché non mi risulta che, in sede di relazione introduttiva o nelle fasi del processo, si possa fare menzione dettagliata dei... O si usi fare menzione dettagliata dei carichi pendenti di un imputato.
E poi voglio precisare che questa separazione, perché ho detto è impossibile, è ostativa alla celebrazione di un giusto processo? E' ostativa perché in assenza di questo imputato si assumerebbero, si formerebbero dei verbali di prova senza contraddittorio che poi verrebbero depositati, perché la legge lo consentirebbe, nel processo che poi si farebbe a carico dei nostri clienti, che poi troverebbero un processo già precostituito senza potere contribuire in alcun modo alla formazione della prova.
E questo è sicuramente, sarebbe una delle conseguenze inevitabili di questo processo.
Per quanto riguarda poi il dettato normativo io ritengo che non vi sia alcuna norma che consenta questa separazione a parte, dico, il numero 2 dell'articolo 18, per il quale noi non prestiamo il consenso. Il volere dire che l'articolo 19 rende superfluo questo consenso, secondo me è una forzatura che non trova, proprio dalla letterale a conoscenza della norma, non vi è alcun presupposto per poter affermare questo. L'articolo 19 si limita a dire che i provvedimenti di riunione e di separazione previsti dai due precedenti articoli possono essere anche presi ad impulso del Giudice, possono essere presi anche di ufficio, sempre sentite le parti. E sentite le parti non esclude quel consenso richiesto dall'articolo 18.
Mentre l'articolo 17 prevede le ipotesi di riunione, il 18 di separazione, al numero 2 prevede che per la separazione per quello specifico motivo ci vuole il consenso delle parti e non per gli altri precedenti, l'articolo 19 dice: in ogni caso anche di ufficio il Giudice può ricorrere ai casi precedenti sentite le parti. Ma aderendo quindi al contraddittorio dettagliatamente indicato nei due precedenti articoli. Quindi è logico che, nel caso in specie, l'iniziativa, anziché dal Pubblico Ministero, sarebbe potuta essere stata presa dalla Corte che avrebbe dovuto sottoporre alle parti la questione. Ma ai sensi del numero 2 dell'articolo 18 sarebbe stato lo stesso necessario chiedere il consenso anche se l'iniziativa fosse venuta dalla Corte e non dal Pubblico Ministero.
Per questo motivo, quindi, mi oppongo a che venga la separazione. Separazione che costituirebbe in ogni caso un pregiudizio a questo processo, a mio avviso, e al processo che seguirebbe.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Barone: L'avvocato Barone, signor Presidente.
Io mi occupo della posizione di Barranca. E credo che mi rimanga molto poco da dire sull'argomento, se non richiamare, chi non lo avesse ancora fatto, ad una puntuale applicazione della norma di cui qui si discute.
In poche parole, signori della Corte, la separazione dei procedimenti che è disciplinata unicamente dall'articolo 18 del Codice di procedura penale, è stato interpretato dal legislatore secondo due prospettive: una prospettiva di obbligatorietà ed una prospettiva di facoltà del Giudice di procedere alla separazione.
Ci dice l'articolo 18 che vi sono in I comma delle situazioni in cui il Giudice - leggo testualmente - "La separazione è disposta nei seguenti casi". E ci indica quali sono i cinque casi previsti.
Mentre il II comma adotta una formulazione completamente diversa dove dice: "Fuori dai casi previsti, la separazione può essere altresì disposta".
Non mi pare che ci sia da studiare granché per capire che ci troviamo davanti a ipotesi obbligatorie e ad ipotesi facoltative.
Nella lunga argomentazione del Procuratore della Repubblica mi pare di intravedere, come avvicinabile ad una delle situazioni elencate dall'articolo 18, soltanto quella del II comma. Perché solo di speditezza del processo il Procuratore della Repubblica ha parlato, solo di esigenze di avvenire ad un quanto più possibile e ravvicinato esito del processo, il Procuratore della Repubblica ha insistito. Per la verità, devo dire, vi sarebbe da discutere anche sulla fondatezza storico-fattuale delle circostanze che sono state addotte dal Procuratore della Repubblica, perché se gli occhi non mi ingannano, proprio quelle persone che dovrebbero costituire l'impedimento alla celebre trattazione di questo processo, sono qui e credo di aver sentito hanno addirittura rinunciato al partecipare ad altri processi che si svolgerebbero, se non ricordo male, domani mattina all'udienza di Reggio Calabria.
Quindi la potenziale, il potenziale pericolo di ritardo, finché almeno esisterà l'istituto della rinuncia a presenziare al dibattimento, rimane soltanto potenziale e nulla più.
E allora l'unico caso valutabile in questa situazione è, come diceva giustamente il collega Salvo, il caso di cui al II comma. E il II comma prevede soltanto una possibilità non un obbligo, perché la separazione può altresì essere disposta, qualora le parti vi consentano. Basta il mancato consenso di una sola delle parti, perché la norma diventi materialmente inapplicabile.
Devo dire, signor Presidente, e ho già concluso, che non posso neppure prendere in considerazione la interpretazione che è stata data all'articolo 19, perché né nel testo, né tra le righe del testo, trovo scritto all'articolo 19 che il Giudice possa istituire degli ulteriori casi di separazione a parte quelli che sono stati scritti nell'articolo 18. Se questo è scritto in lingua italiana, questo è l'unica interpretazione che si può dare. E quindi a me pare che spendere argomenti su questa interpretazione all'articolo 18, sia francamente fuori da ogni logica.
Per queste ragioni io ritengo di non dover aderire alla richiesta del Procuratore della Repubblica.
PRESIDENTE: Altri interventi? Prego.
Avvocato il suo nome...
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Eh, ne prenda un altro, abbia pazienza. Si può spostare. Io non so le funzioni di un microfonista.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo funziona.
Presidente e signori della Corte di Assise...
PRESIDENTE: Per cortesia, avvocato... Mi scusi, avrà notato che i suoi colleghi, anche della difesa, sono stati molto sintetici. Perché mi pare i termini della questione sono abbastanza chiari. Quindi sia, per cortesia...
AVV. Cianferoni: Presidente, la ringrazio dell'indirizzo e dell'avviso. Io stesso mi ripromettevo di esordire, guardando l'orologio e dicendo che in cinque minuti avrei esaurito le argomentazioni che desidero spendere di fronte a codesta eccellentissima Corte in difesa del mio rappresentato, in questo momento...
PRESIDENTE: Chi è?
AVV. Cianferoni: Leoluca Bagarella.
PRESIDENTE: Leoluca Bagarella.
AVV. Cianferoni: In questo momento processuale, prodromico, ovviamente all'accertamento dei fatti, ma estremamente importante. Perché costituisce il precipitato di un avvio di processo che ha già avuto dei momenti significativi. Mi sovviene in questo momento l'ammissione come parte civile di un Ente esponenziale. Mi sovviene l'ordinanza odierna sulla competenza territoriale. Giungiamo in questo momento ad una richiesta di decisione a codesta Corte sulla materia dell'ordinamento del processo: separazione di posizioni processuali, articoli 18 e 19 del Codice di rito. E quindi bisogna che questo difensore sottolinei che è una questione di metodo, prima che di merito, e tenga di conto come delle occasioni finora ricordate, la Corte di Assise ha evidenziato una scelta sostanzialista non in linea - secondo questo difensore - con il dettato preciso delle norme che via via sovvenivano, ma tant'è vi sarà poi un atto di impugnazione nel quale far valere le eventuali dissonanze o illegittimità. La questione è molto semplice perché in realtà a norma di legge, già i colleghi che mi hanno preceduto lo hanno evidenziato: non vi è nel Codice vigente una norma che legittimi uno stralcio della posizione di Leoluca Bagarella dalla cognizione di questa Corte di Assise. Vi sono ragioni di politica giudiziaria evidenziate dal Pubblico Ministero con argomentazioni bifronte anche generose nei confronti delle ragioni della difesa, si è ricordata la convenzione dei diritti dell'uomo, ma io dico "dimeo danaus et dona ferentes" perché giusto stamani mattina un collega mi ha esibito un decreto di citazione a giudizio di fronte a una Pretura della Repubblica per un reato cosiddetto "bagatellare" che si prescrive tra pochi mesi: io penso a quella persona offesa, penso a quell'imputato, a quel processo e mi chiedo se la macchina della giustizia abbia dei guasti e dei costi che prescindano dalla posizione del mio difeso e di questo processo. Ma ciò nondimeno mi si dice che la convenzione dei diritti dell'uomo sollecita una separazione delle posizioni.
In questo quadro io non mi muovo bene perché, facendo l'avvocato difensore e avendo come unica arma che mi sono portato in questo banco, anche fisicamente, Presidente, lo sforzo di muovermi di tre banchi non è uno sforzo, è con piacere che io mi avvicino a codesta giustizia, ma denota così per accidente la difficoltà nella quale si è mossa la difesa fino ad oggi, ingenerosamente sanzionata dalle parole del Pubblico Ministero fino a stamani mattina sulla questione faticosamente argomentata in punto di nullità del decreto che dispone il giudizio dall'avvocato Gramigni. Si è parlato appunto, di radicale insussistenza della questione. E' difficile, signori della Corte di Assise, per questi difensori porgersi a loro. Ma non perché non si trovi ascolto, tutt'altro, perché si conosce l'esperienza e l'attenzione di questo Giudice, ma perché è il processo difficile. E allora se questo processo ci viene spezzettato, il processo si esalta nella sua difficoltà e praticamente sparisce con l'essere un processo e diventa un qualcosa di diverso.
Qual è il grosso rischio, Giudici Popolari, che l'imputato Leoluca Bagarella corre da uno stralcio? Corre il rischio di ritrovarsi di fronte alla Corte di Assise di Firenze, non si sa fra quanto tempo ma in questo momento non rileva, con il processo già istruito e già fatto per effetto di una norma non menzionata dal quel Pubblico Ministero così attento alla convenzione dei diritti, ma così attento altresì a sorvolare la norma che sto per menzionare perché è una norma micidiale per la ragione del diritto di difesa, ed è l'articolo 238 del Codice di rito che consente l'allegazione di altri processuali formatisi in altro dibattimento, laddove si giunga per l'appunto a un dibattimento riguardante un imputato. Ragioni di economia processuale consigliarono evidentemente il legislatore nel 1992 di giugno, con il famoso decreto legge già ricordato in quest'aula per altre ragioni, di modificare questa norma e di consentire l'allegazione di atti processuali di un processo in un altro processo. Se in quest'aula da domani mattina si celebrerà il processo ad altri imputati che non siano più il Leoluca Bagarella l'esito sarà quello che il Leoluca Bagarella, non si sa quando, ripeto, si troverà a doversi difendere da prove, a quel punto, formatesi e incartatesi in un processo che non lo vedeva presente e che non ha perciò avuto il beneficio del contraddittorio del Leoluca Bagarella medesimo. Ecco, questo è il rischio perché se il Pubblico Ministero dall'inizio, e per forza era consapevole che dall'inizio si doveva giungere qui perché è lo stesso signor Presidente ad aver ricordato come una di quelle informative gli provenisse dalla Direzione Distrettuale Antimafia...
PRESIDENTE: Nazionale.
AVV. Cianferoni: Nazionale Antimafia. Presidente, ma poi per accidente, me lo consenta, ad oggi poi la figura di vertice nazionale e distrettuale finiscono e questo è un plauso che questo difensore si sente di spendere col coincidere. Comunque sia, c'era una informativa nella quale si segnalava la contemporanea pendenza di processi. Allora, perché dico io il Pubblico Ministero ha fatto una lista testimoniale di 700 persone? Cosa verrà mai a dire un collaboratore di giustizia, faccio il primo nome che mi viene, non è su questa circostanza ovviamente che la questione si spende e si esaurisce: Cangemi Salvatore. Cosa verrà mai a dire Cangemi Salvatore sull'ultimo di questi imputati, il Massimo Scarano che per l'appunto difendo. Non verrà a dire assolutamente niente. E allora perché questo testimoniale così ansimante ed enfatico. E' allora verosimile che anche in quel testimoniale vi siano quelle ragioni di politica giudiziaria da cui sono partito.
Concludo su un punto, e i Giudici Popolari devono conoscere: la difesa, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, non ha un mezzo per impugnare la decisione che loro si accingono a ritirarsi per assumere. Cioè la Corte di Cassazione, fino ad oggi, ha interpretato gli articolo 18 e 19 come articoli che portano a un esito ordinatorio per il processo di nessun pregiudizio per nessuna delle parti, perché? Perché, adesso lo dico. E dunque non prevedono la impugnabilità di quel provvedimento. La giurisprudenza ha escluso perfino che si possa impugnare per Cassazione, siccome abnorme, cioè fuori dall'ordinamento, quel provvedimento che il Tribunale giudicante assumerebbe ai sensi appunto di queste norme. Questa giurisprudenza, però, in punto specialmente di abnormità, si è formata prima, secondo le poche informazioni che sono riuscito a raccogliere, prima del decreto legge dell'8 giugno '92 che introduceva quella norma articolo 238 che consente l'allegazione di atti probatori perché credo sia evidente oggi il pregiudizio che le ragioni della difesa derivano, dallo stralcio di una posizione in assenza dei presupposti previsti o dalla prima parte, o dal II comma dell'articolo 18 e dalla contemporanea presenza invece dell'articolo 238 che consente l'allegazione degli atti nel frattempo formatisi.
Ecco, questa è la situazione che questa difesa si trova a contrastare in questo momento. L'articolo 19 invocato dal Pubblico Ministero per la decisione in realtà appare un fuor d'opera perché esso è indubitabilmente la modalità attuativa dei contenuti dell'articolo 18, non è esso pure aggiuntivo di un'ipotesi che il Giudice di ufficio può attivare per arrivare a una separazione delle posizioni processuali. E' semplicemente la modalità attraverso la quale quelle ipotesi dell'articolo 18 possono trovare attuazione. E siccome - e su questo mi fermo - già i colleghi hanno evidenziato, ma i colleghi anche delle parti civili signori, perché tutte le parti, le parti private quantomeno, impegnate in questo processo sentono quello che è uno dei valori del processo stesso, forse l'unico vero e intoccabile valore del processo, cioè il valore del giudicato in parte qua ricordato anche dal Pubblico Ministero. Il Pubblico Ministero parlava di esito naturale del processo, uguale sentenza.
Esce fuori una dimensione dimezzata e claudicante da un provvedimento di separazione di posizioni, quali quelle rammentate dal Pubblico Ministero: negativo per chi resta, negativo per chi va, questo è il grave della situazione processuale o che comunque ci si trova a discutere. Tutti siamo stati contrari, parti civili e difensori degli imputati.
PRESIDENTE: Avvocato, lei parla per sé per piacere.
AVV. Cianferoni: No, registro un dato.
PRESIDENTE: Per ora sono contrari, può darsi che venga fuori qualcheduno che dice diversamente.
AVV. Cianferoni: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Si deve soltanto limitare a tenere la sua posizione.
AVVOCATO Ammannato: La parte civile è contraria, e lo ha espresso.
PRESIDENTE: Avvocato, per favore, anche lei buono. Concluda.
AVV. Cianferoni: Volevo concludere non sulla statistica del contrario o favorevole, ma sul fatto del giudicato che forse la parte civile, che in questo momento mi dà sulla voce, dimentica. Perché faccio capo qui a nozioni e lo faccio solo perché ho visto presente in aula un unico rappresentante del Pubblico Ministero che già mi ascoltò in questo senso in un altro processo dove mi dettero ragione. Cioè intendo dire che qui si introducono delle variabili estranee alla teoria generale del processo perché un valore è quello della pienezza del contraddittorio e della cognizione del fatto. Mi viene in mente, Presidente... Sì, Presidente, ho finito e mi rendo conto che la questione è semplicemente processuale, ci mancherebbe. Ma la questione che il Pubblico Ministero ricorderà, io spesi argomenti di processuale civile, per quel poco ancora ricordo, per sostenere una certa incompetenza che il Tribunale in effetti poi ritenne e dico: se non vado errato, lasciando stare quella convenzione ahimé sempre negletta dal nostro legislatore, basti pensare alla problematica della difesa di ufficio, del gratuito patrocinio, ci se ne ricorda in casi veramente eccentrici rispetto a quelli che ora ci interessano. Lasciando perdere quella questione, basta riandare alla memoria del valore del giudicato come delineato, per esempio, da Chiovenda che si rifaceva, mi ricordo, a Menestrina - Chiovenda l'ho letto, Menestrina no - ma insomma sono dei capisaldi che in questo momento noi ci dimentichiamo. Se deve prevalere una direttiva della Direzione Nazionale Antimafia sui valori del giudicato così sia, questo difensore si oppone.
PRESIDENTE: Altri intervengono?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, Presidente, per Cannella Cristoforo. Non presta consenso alla richiesta di separazione formata dal signor Pubblico Ministero facendo proprie le argomentazioni degli altri colleghi. Grazie.
AVVOCATO Anania: Avvocato Anania.
Il Pubblico Ministero ha messo in luce, per quanto riguarda Ferro, la esigenza di espletare la disposta perizia e quindi in un certo senso la separazione e la sospensione, quantomeno allo stato degli atti, è quasi d'obbligo che si faccia. Per quanto riguarda le questioni sollevate dagli altri difensori, anch'io sono contrario a una separazione, per dei principi elementarissimi oltre che dei principi di giustizia. Dei principi di economia processuale, che sono i principi generali, i principi di unitarietà del processo dal primo vertice, dal mandante, dall'esponente più importante qualificato nel processo al fattorino del processo. Sono importanti i denari dei contribuenti che verrebbero spesi due volte in questi processi e non è un esempio abusato, Presidente, ma è un esempio sempre più toccante. Quindi, la posizione degli imputati dei quali si chiede lo stralcio non credo che sarà definita a giorni, domani o dopodomani, perché purtroppo per loro sono coinvolti in una serie sempre crescente di procedimenti quindi non c'è sicurezza che l'anno venturo si possano processare da soli. Quindi smembrare questo processo nei cardini e dai cardini anche per quel principio di unitarietà delle stragi, di volontà stragista, di continuazione, mi sembra che sia altamente contraddittorio con tutte le istanze e richieste del Pubblico Ministero.
E pertanto io mi oppongo alla separazione processuale.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per le posizioni Lo Nigro e Giacalone. Sarò assolutamente telegrafico. Innanzitutto per associarsi sulla base di un argomento processuale e cioè che l'articolo 19 invocato dal Pubblico Ministero è effettivamente una disposizione che attua quanto previsto dall'articolo 18 e pertanto faccio proprie le dichiarazioni degli altri colleghi. Ma aggiungo che, come già sollevato da una parte civile, mi sembra dalla collega dell'Avvocatura dello Stato, non si sa quelli che saranno eventualmente - né è dato di sapere né a noi, tantomeno dal Codice - quelli che saranno gli eventuali procedimenti futuri. Per esempio, colui che io rappresento quest'oggi e cioè Lo Nigro Cosimo si trova a Palermo perché sia il giorno 20, sia il giorno 21 ha due udienze preliminari, due processi diversi che presumibilmente avranno la loro definizione dibattimentale. Pertanto oggi si pretende di stralciare talune posizioni sia pure con argomentazioni giuridiche poco convincenti, ma comunque sia, al di là di questo, c'è un problema di fatto e pertanto quali e quanti saranno ulteriori procedimenti di altri imputati, eccetera, non si può certamente pretendere lo stralcio di ulteriori posizioni. Pertanto si lega il consenso, diciamo così, alla luce dell'articolo 18 comma II e si ritiene che questo consenso debba essere appunto ostativo alla richiesta.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Stefani: Io sono l'avvocato Eraldo Stefani, difensore di ufficio di Salvatore Grigoli, latitante. Difensore di ufficio quindi nominato dal Tribunale di Firenze. Non so neanche se sarò ammesso al patrocinio gratuito che ho richiesto alla Corte, perché sul punto la Corte deve ancora decidere, ma penso che anche sul punto dobbiate meditare se è giusto chiedere che un difensore assista, in un processo di questa gravità che impegnerà per mesi e mesi un cittadino imputato per gravi fatti e che si pretenda di non corrispondere l'onorario a questo difensore. Riflettete perché mi pare che sia un'ingiustizia alla quale la Corte principalmente...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non è di questo che ci dobbiamo occupare.
AVVOCATO Stefani: I Giudici Popolari devono riflettere. Lo so che non interessa, certamente, interessa...
PRESIDENTE: Non ho detto...
AVVOCATO Stefani: Perché nessuno...
PRESIDENTE: Avvocato, non ho detto che non interessa, le ho spiegato quali sono le ragioni, credo che lei le condivida, abbiamo bisogno dei documenti fiscali che ci hanno promesso di mandare entro 8 giorni.
AVVOCATO Stefani: Lo stavo dicendo, signor Presidente, e mi ha preceduto in questa precisazione. Ritengo che sia un diritto insopprimibile di qualsiasi cittadino chiamato a rispondere di qualsiasi fatto di essere giudicato nel rispetto delle norme dell'ordinamento giuridico e del Codice di procedura penale. Voi, al termine del dibattimento, tra qualche mese, emetterete una sentenza che sarà sentenza di condanna, o sentenza di assoluzione: nel caso della condanna le pene sono quelle che il Codice prevede. Ed allora, assisto un latitante, non sappiamo se è a conoscenza del processo, non sappiamo se è in vita, non sappiamo se si è sottratto volontariamente, è conoscenza invece dell'esistenza del processo. Ma ciò non mi esime, come difensore delle libertà quale mi ritengo di essere, di fare il mio dovere. Ed allora è incredibile, è semplicemente incredibile la richiesta di separazione di alcune posizioni.
Voi Giudici Popolari e Giudici togati non sapete nulla di quello che è il processo, noi abbiamo letto migliaia di pagine, perché abbiamo avuto modo di leggere il fascicolo del Pubblico Ministero, ma voi non sapete assolutamente nulla e vi si chiede un'operazione di chirurgia processuale separando delle posizioni che non sapete che ruolo hanno nel processo, per processare esclusivamente alcuni tra i protagonisti, o presunti protagonisti di queste vicende.
Ed allora voi vi rendere conto che non si tratta soltanto di un qualcosa di incredibile che balza agli occhi, ma è un qualcosa che non può nella maniera più assoluta passare inosservato alla valutazione di buon senso che l'uomo della strada... non occorre essere giuristi per comprendere. Se il Pubblico Ministero porta a giudizio e non solo li porta a giudizio, ma taluni sono privati della libertà personale, di questo bene insopprimibile che è la libertà personale, importante. Sono portati a giudizio per fatti di questa gravità. Non si vede perché se i Pubblici Ministeri hanno - e vedremo se giustamente - proposto un teorema accusatorio, non si vede perché da questo teorema accusatorio si debbano togliere taluni dei soggetti chiamati a giudizio e processarli in un secondo momento.
Non lo so se nelle vostre menti... Viene da pormi la domanda: saranno gli avvocati che probabilmente vogliono un processo a tutti per prendere tempo? Ma se vi sfiorasse una simile domanda voi dovreste rispondere che i soli che possono veramente disciplinare il calendario di queste udienze, siete voi. Abbiamo sentito un difensore che ha fatto presente che il proprio assistito ha rinunciato a un processo di domani mattina a Reggio Calabria, ciò è evidente che non ha voluto in un qualche modo frapporre ostacoli alla prosecuzione domani mattina di questo processo. Ed allora, lo vedete strada facendo se c'è una linea che tende a prendere tempo e a perdere tempo, i processi si possono fare anche di sabato, nessuno lo vieta, certo è una cosa singolare. Ma se ci fosse una linea da parte di taluni imputati a prendere tempo voi potreste sempre sopperire perché siete voi che formate il calendario delle udienze. Ecco che allora, se si risponde a questa domanda che è l'unica che vi potete porre in senso affermativo e cioè che siete voi in sostanza che potete dare la indicazione dello scadenzare delle udienze, vedete che non c'è assolutamente altro. Si vorrebbe costruire un'abitazione, quindi far salire questa abitazione fino al tetto senza avere le fondamenta perché noi dovremmo giudicare certe persone che hanno un ruolo, secondo il teorema accusatorio, e non giudicare al momento altro. Ma vi rendete conto il difensore di un latitante che non c'è, che non ha preso contatto con questo difensore, ha il diritto che chi in questo momento lo rappresenta di sentirsi ribadire da chi lo rappresenta che il diritto suo è un diritto assoluto a far sì che il processo sia celebrato nei suoi confronti insieme a tutti coloro che hanno in un qualche modo, secondo il teorema accusatorio del Pubblico Ministero, copartecipato a fatti di questa gravità.
Il processo è un accertamento a 360 gradi, perché nel processo voi vedrete sfilare qui i testimoni e li sentirete riferire su quello che è a loro conoscenza. Siete voi e voi soltanto, insieme a noi e insieme al Pubblico Ministero che apprenderete, giorno dietro giorno, quella che è la situazione di prova dei fatti. Ed allora, se il processo è accertamento a 360 gradi per stabilire se il cittadino imputato è colpevole o innocente non si può fuoriuscire da questa regola fondamentale che è un principio sacrosanto dell'ordinamento giuridico. Il processo si celebra nei confronti di tutti e giustamente è stato rilevato che la norma che riguarda la separazione, l'articolo 18, ha un'elencazione tassativa di casi nei quali dalla regola generale, dal procedere in maniera ordinaria, si passa all'eccezione, alla regola straordinaria che è quella appunto della separazione.
Se per voi, che siete digiuni di tutto il processo, che non sapete assolutamente nulla di come stanno le cose, se voi volete accertare la verità, verità processuale - come la vogliamo chiamare - la verità di come si sono svolti i fatti, se volete verificare se vi sono le prove per condannare o assolvere, dovete fare un processo a tutti. E la norma, il legislatore ha detto che in taluni casi il Giudice dispone, in tali altri casi ha la facoltà, ma quando c'è il consenso delle parti che, voi avete sentito, non c'è più perché taluni sono favorevoli e tali altri no. Ma la cosa singolare che vi dovete domandare - e ho concluso - ma se sono gli stessi imputati che vi dicono 'voglio essere processato davanti alla Corte di Assise di Firenze, non voglio essere separato, voglio essere processato, processate voi quando ritenete opportuno, di sabato, di domenica, quando ritenete opportuno, ma voglio essere processato'. Di fronte a queste affermazioni, come fa il Giudice a rimanere insensibile, a dire: 'no, procediamo a quella operazione chirurgica di separazione di quelle posizioni'.
E' sulla base di queste riflessioni che ho esternato e che mi hanno in un certo senso coinvolto, per me che sono qui, a svolgere questo ruolo di ufficio che farà sorridere a taluno, ma ciascuno di voi qua presenti ha una retribuzione per quello che fa, poco o molto che sia. Ed allora dico, se la funzione è quella di servire in maniera corretta, se la funzione è quella di contribuire a fare giustizia vera in nome del popolo italiano, dovete necessariamente riflettere che questo processo non può, nella maniera più assoluta, essere oggetto di un'operazione chirurgica da parte vostra che non conoscete nulla e in Camera di Consiglio riflettete su questo punto perché non conoscete assolutamente nulla di come stanno le cose. Grazie.
PRESIDENTE: Altri interventi?
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente. Avvocato Giuseppe Oddo.
PRESIDENTE: Avvocato?
AVVOCATO Oddo: Giuseppe Oddo. E' la terza volta che prendo la parola davanti a voi in difesa di...
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Oddo: ... Filippo Graviano.
Signor Presidente, questa esperienza processuale - e prima ancora che processuale, procedimentale - mi ha dato modo di conoscere soggetti processuali e modi di intendere la giustizia e il processo, che certamente costituiranno bagaglio per la mia vita futura e prendo la parola con una certa amarezza a questo momento del processo. Io ho conosciuto nella fase del procedimento, l'illustre contraddittorio Pubblico Ministero e debbo dire che ne ho apprezzato la sagacia investigativa, ma anche il senso giuridico tutte le volte che ci siamo trovati a leggere le sue richieste, tutte le volte in cui ci siamo trovati a confrontarci nelle sedi proprie, per esempio al Tribunale della Libertà. E anche oggi, con questa richiesta che egli ha formulato, debbo dire che, fermo restando il rispetto per le ragioni che il suo ufficio ha ritenuto di potere porre a base della richiesta attuale, la mia convinzione di trovarmi davanti a un uomo di diritto esce rafforzata, nonostante io non condivida alcuna delle proposizione che vi ha proposto a supporto della sua richiesta. Ne è uscita rafforzata perché nella sua premessa vi ha, quasi come una escusazione ... ma sostanzialmente ponendosi, penso angosciosamente, il problema del significato della sua richiesta, posto come tema quello di una richiesta stravagante che nel significato di chi come noi è stato costretto a leggere - costretto con piacere naturalmente - a leggere libri di diritto, interpretazioni giurisprudenziali eccetera, ha un significato: vuol dire fuori dal sistema.
Ora, perché si è posto il problema il Pubblico Ministero di fuori dal sistema? Ha cercato, vi ha dato delle ipotesi, delle soluzioni, qui tutti un poco i colleghi si sono ampiamente e approfonditamente misurati, ho poco da aggiungere sul tema, sul punto perché sarei ripetitivo: le norme sono due quelle che sono state indicate e con ogni evidenza nessuna delle ipotesi previste a questo momento è attuale. Si è parlato, dicevo, di fuori dal sistema, di abnormità: devo dire che non condivido quello che ha segnalato un collega rispetto alla possibilità di impugnazione o meno di un'eventuale ordinanza che dovesse essere adesiva della richiesta del Pubblico Ministero sotto il profilo dell'abnormità, non foss'altro che per il fatto che quella sentenza della Suprema Corte faceva riferimento a una situazione normativa assolutamente differente e cioè precedente alla modifica del 234 e del 238 del Codice di procedura penale.
Ma mi permetterò di segnalare alla loro attenzione non solo l'ovvia evidenza del fatto che questo difensore, come gli altri, non consente alla separazione ex comma 2 dell'articolo 18 ed altresì che non ricorre certamente - in senso attuale - l'ipotesi di quella lettera C del medesimo articolo 18. Certo, codesta Corte potrà, in tempo successivo, provocare anche la ricorrenza di questa ipotesi, ma io credo che le Corti siano formate per un processo giusto e quindi escludo di trovarmi di fronte ad una simile eventualità. Che comunque, avendo l'aspetto della eventualità, della non attualità, non giustificherebbe una ordinanza, un provvedimento della Corte medesima.
Ma c'è di più: siamo stati attenti - e qualcuno me lo ha segnalato - siamo stati attenti a quella che è la tensione, come dire, più che ideale, ideologica che ha mosso l'Ufficio di Procura nella richiesta.
Si dice: noi ci preoccupiamo, com'è nostro dovere dell'esigenza dell'imputato affermato nella norma costituzionalizzata di cui all'articolo 4 e anche dall'articolo 6 della Legge che nel nostro Paese ha ratificato la convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, dicevo, l'esigenza ad un processo celere che rappresenta il soddisfacimento di uno dei diritti fondamentali dell'uomo, non solo cittadino di questo paese, dell'uomo imputato. E condividiamo tutto in pieno questa impostazione ideologica. Debbo dire che lo stesso ufficio dice, nega al contempo, perché stranamente separa Tizio da Caio perché riconosce solo ad alcuni questo diritto ad un processo rapido, mentre non lo riconosce proprio alle persone che sarebbero oggetto dello stralcio. Ma tant'è.
Fa una sorta di prevalenza del numero. Devo pensare: perché, è stato detto da qualcuno, ventiquattro usufruirebbero di un giudizio rapido, quattro no. E allora sacrifichiamo quattro ad una sorta di stato di necessità, tagliamo la corda per i quattro e nessuno troverà da ridire.
Signor Presidente, le norme bisogna leggerle tutte. Nel nostro sistema non è prevalente il principio di celerità del giudizio, ma il principio di un processo giusto. Ed è per questo che è stato fatto il nuovo Codice di procedura penale, per questo soprattutto esistono a presidio gli articoli 24 e 25 della Costituzione e 111 della Costituzione, mi si consenta di ricordare.
Che cosa vuole dire questo difensore molto modestamente, pur citando norme fondamentali della convivenza civile? Quello a cui la giustizia deve tendere è un esito corretto del giudizio, secondo le norme del Codice di rito. Norme che sono volte precipuamente a che una prova si formi nel rispetto della garanzia del contraddittorio fra tutte le parti interessate. Ricorderò in proposito una recente sentenza della Corte Costituzionale... Devo confessare: lo porto in genere con me, cioè, di recente lo portavo con me perché, per un certo approfondimento. Non pensavo mai di doverlo utilizzare a questo momento. Sentenza della Corte Costituzionale pubblicata sull'ultimo numero di Cassazione penale, quello che si chiamava una volta 'massimale annotato', signor Presidente. Ora si chiama, si sintetizza tutto nel computer: Cassazione penale, che ricorda come debba ritenersi affetto di profili di costituzionalità la norma che consente che nell'incidente probatorio si formi una prova valevole nei confronti di qualcuno che a quel momento procedimentale dovesse assumere sostanzialmente e non solo formalmente la qualità di indagato.
Che cosa si vuol dire? Si vuol dire, è un principio che è generale del nostro ordinamento, che non si possono raccogliere prove nei confronti di qualcuno e verso il quale debbano poi rifluire, che venga messo per una scelta che possiamo attribuire al Giudice, possiamo attribuire al Pubblico Ministero, venga messo nella impossibilità di controllarne il momento genetico. Perché mi richiamo soprattutto a questo? Perché l'esigenza di non consentire alla richiesta... Mi sono fermato perché...
Il problema, dicevo, è la scelta di non consentire alla richiesta del signor Pubblico Ministero non deriva né da un capriccio, né da un vezzo, naturalmente di questo difensore. Né da quello che normalmente viene ascritto a carico degli imputati e dai loro difensori come scelta di fondo di una dilazione indeterminata dei tempi del processo. In questo caso, per esempio, chi meglio di chi viene stralciato avrebbe interesse ad aderire alla richiesta del Pubblico Ministero?
Risponde invece ad un principio di giustizia sostanziale, e cioè nel senso di assicurare quel processo giusto, signor Presidente, che questa difesa, fin dal suo primo intervento, ha cercato di richiedere a codesto Collegio. Il processo giusto vuole che nell'assenza di Filippo Graviano non si formino contro di lui prove utilizzabili in un successivo giudizio in termini tali che la difesa stessa non venga messa in condizione di opporre i suoi diritti. Diritti propri della difesa.
E passo alla denunciazione generale per indicare le norme di riferimento. L'articolo 6 della Convenzione citata dal signor Pubblico Ministero, lettera D della convenzione sui diritti dell'uomo e libertà fondamentali - la legge ripeto è stata già citata dal Pubblico Ministero - enuncia il diritto costituzionalizzato nel nostro sistema per un imputato ad interrogare o a fare interrogare pluridifensori le fonti a carico.
Il nostro sistema di rito, dopo la modifica del 238 e con l'introduzione del 190-bis del Codice di procedura penale nel nostro sistema, prevede la possibilità che una parte faccia transitare senza il consenso dell'altra, verbali di prove formatisi in processi, verbali di prove rispetti ai quali l'imputato e il suo difensore non hanno il diritto all'escussione della fonte. Perché questa viene loro sottratta e rimessa invece la potestà o meno, la facoltà o meno di procedere a quella escussione al libero apprezzamento del Giudice che la disporrà sole se e in quanto indispensabile.
Ora, signor Presidente, io vorrei sapere quanto non sia extravagante, rispetto proprio a quello che avevo detto in premessa, rispetto all'esigenza che codesta Corte ha enunciato con le ordinanze che hanno rigettato le richieste di questa difesa sulla separazione di alcuni giudizi sulla attribuzione di competenza differentemente ad altri Fori, ma più esattamente alla separazione dei giudizi per la celebrazione unitaria del contesto processuale, quanto non sia extravagante la separazione, la vivisezione di posizioni processuali che dovrebbero disegnare, secondo un contesto unitario, le ragioni del fatto.
Nei confronti di Filippo Graviano si procede - io non ripeterò la contestazione, no? - perché è ritenuto, come ha detto il signor Pubblico Ministero, fra quanti avrebbero organizzato - mi si suggeriva da parte di un collega una sorta di direttore tecnico, non si capisce bene - il team che avrebbe poi posto in essere, i fatti delittuosi di cui ci occupiamo.
Ora, francamente, come è separabile, quale forma di discrezionalità, quale forma di opportunità, in funzione di un, non si comprende quanto poi accelerabile iter processuale. Il Pubblico Ministero ci ha forse detto che si osservava la logica, la norma del Codice di procedura che da qui a fino a quando non si finisce il processo, ogni giorno si farà processo per queste imputazioni? Non credo. Ci sono tutte una serie di altri soggetti che non vengono colpiti dalla sanzione, perché tale, in sostanza è, che vi viene richiesta dal Pubblico Ministero. Mi concederete il buongusto di non enumerarli, di non indicarli, ma loro sono fin troppo conoscitori della materia del processo per non cogliere la discrasia.
E' una scelta stravagante, opinabile e quant'altro. Però signor Presidente, quello che io vi propongo è una riflessione su queste due imprescindibili esigenze. Non solo quella di natura formale che è data dall'osservanza dell'articolo 18, ma è quella di natura sostanziale. Che poi risponde, ripeto - se una logica c'è nei comportamenti umani - è le premesse che la stessa Corte ha posto nel suo pur breve iter processuale.- E cioè da quando abbiamo proposto le prime questioni, appunto procedimentali, ad adesso.
La coerenza, io immagino che detterà un'ordinanza sulla stessa linea. E cioè il fatto che un processo, c'è, un fatto, un processo.
Non ripeterò tutte le considerazioni... Certo, un imputato, un processo, era la prima logica del Codice. La valutazione del 238 prende atto del fatto che non staremo qui a dire per quali necessità questo non si è potuto realizzare.
Signor Presidente, io non ho moltissimo da aggiungere. Potrei segnalare alla loro attenzione, il fatto che Filippo Graviano ha consentito dei processi altrove si celebrassero nella sua assenza. Con ciò proprio venendo meno a un proprio presidio di difesa. Potrei dirvi, per esempio, che uno dei processi di cui il Pubblico Ministero ha parlato, vede Filippo Graviano imputato, si tratta di un processo che vede alla sbarra non so quanti imputati, per una quarantina di omicidi. Filippo Graviano è l'unico imputato per un omicidio.
Abbiamo chiesto in tutti i modi la separazione di quel processo, non ci è stato consentito. Non si comprende perché la giustizia che non può essere certamente diversa a Palermo e a Firenze, debba usare, rispetto a situazioni di fatto stavolta veramente differenti, ma sotto altro rispetto, debba usare metri diversi. Di altre considerazioni che si possono sempre avanzare, che il Pubblico Ministero magari non ha proposto. Per esempio i problemi della libertà personale, il Codice, in un ripensamento dell'originaria impostazione che voleva appunto la separazione dei vari giudizi, nelle modifiche al 303, al 304 del Codice di procedura, ha previsto la sospensione sempre più dilatata dei termini di custodia cautelare nella fase anche del giudizio per tacere delle novelle legislative che, di volta in volta, hanno impedito la liberazione anche di singoli imputati nonostante la legge non dovesse essere in "privos lata", come ci insegnava una vecchia... è vero...
Signor Presidente, io altro da aggiungere non ho. Confido che codesto Collegio, per le esigenze che vi ho prospettato, non vorrà consentire e non vorrà adottare alcuno dei provvedimenti richiestivi dal signor Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVV. Maffezzoli: Sì, signor Presidente e signori Giudici togati, signori Giudici Popolari. Sono l'avvocato Maffezzoli, parlo nell'interesse del signor Riina Salvatore.
Brevissimamente, perché mi rendo conto di essere l'ennesimo dei colleghi che affronta questo argomento. E quindi cercherò di esser il più schematico possibile.
Riguardo alla richiesta di stralcio, cosiddetta, avanzata dal Pubblico Ministero, io ho apprezzato molto la disquisizione teorica o giuridica dal medesimo disposta. Però credo che, al di là dell'apparenza - mi sia consentito e non me ne voglia il rappresentante della Pubblica Accusa - tutto ciò celi in maniera così abbastanza scoperta, un disegno che è quello accennato dai colleghi che mi hanno preceduto. E cioè, questo meccanismo perverso dell'articolo 238, eventualmente anche, probabilmente si fa riferimento all'articolo 515, che consente la separazione di un processo, la posizione della prova ed eventuale sentenza di condanna, in assenza del principio del contraddittorio in modo, nei confronti di certi imputati, in modo poi da arrivare a celebrare, a riprendere il troncone del processo stralciato con la prova già formata.
E questo mi sembra quanto mai direi inopportuno, per non dire illegittimo. Purtroppo non si può porre un termine del genere, perché queste norme sono previste nel Codice, ma sicuramente è un meccanismo perverso che non rispetta i principi generali dell'ordinamento.
La richiesta avanzata ai sensi dell'articolo 18 credo che non possa provare accoglimento, perché i casi e le fattispecie sono quelle specificamente elencate. Non c'è il consenso di questa difesa, come ho sentito gli altri colleghi. E per quanto riguarda l'articolo 19, a cui la Pubblica Accusa fa riferimento, credo che rappresenti soltanto un diverso modo di poter procedere, ma senza comunque poter prescindere dal consenso delle parti. Tutto ciò contrasta con principi ormai pacifici, quali quelli appunto già citati prima, del contraddittorio, diritto alla difesa e dell'unitarietà e contestualità di un processo, nonché dell'economia processuale. Non si capisce perché, mentre questo megaprocesso nasce dall'individuazione del cosiddetto medesimo disegno criminoso per quanto riguarda il merito, poi si debba giungere in questa sede dibattimentale a chiedere la separazione di certe posizioni. E allora sorge a questa difesa spontaneo il dubbio che forse la Procura, nonostante la mole di atti, di riscontri, messi insieme durante la fase delle indagini, non abbia la certezza di poter arrivare in una sede unica alla condanna di coloro che passano per essere stati i capi della cosiddetta Cupola di Cosa Nostra. E che ritengano più facile arrivare ad una sentenza di condanna nei confronti di quella che, con termine forse dispregiativo, viene chiamata manovalanza, o comunque di quelli che sono gli esecutori materiali di questi reati.
A questo punto, dico, credo che questa richiesta sarebbe stata avanzata forse più opportunamente in sede di udienza preliminare e va tenuto anche conto il discorso già accennato da chi mi ha preceduto che sembra che vengano usati due pesi e due misure. Perché da una parte ci si oppone alla eccezione di incompetenza territoriale che poi questa Corte ha respinto; e dall'altra si chiede invece lo stralcio delle posizioni forse più delicate e complicate.
Motivo per cui concludo con l'assoluta opposizione all'accoglimento della richiesta della Pubblica Accusa. Grazie.
AVVOCATO Roggero: Signor Presidente, signori Giudici. Sono il dottor procurator Andrea Roggero per Frabetti e Santamaria.
La posizione che prendo io, è una posizione gradata rispetto a quella dei colleghi. Se è vero, come dice il Pubblico Ministero, che l'esigenza prevalente è l'esigenza della libertà personale degli imputati e quindi il loro diritto ad un processo rapido; se è vero che non sussistono esigenze di trattazione unica del procedimento, ma questo procedimento può essere smembrato in due tronconi; è altrettanto vero che per le posizioni di imputati, quali appunto quelli assistiti da me in questa sede, che sono imputati soltanto di alcuni fatti e non di tutti i fatti, è possibile uno stralcio ulteriore.
L'adesione della difesa per Frabetti e per Santamaria è condizionata al fatto che i loro processi vengano stralciati dall'intero. I processi loro per fatti isolati possono essere risolti con pochissime udienze. Allora, se l'interesse prevalente è quello degli imputati, l'adesione è ad uno stralcio delle singole posizioni. Di questo punto, in questo modo, con un processo di un mese di durata al massimo, noi potremmo arrivare ad una sentenza e alla definizione dei problemi degli imputati da me assistiti. E così concludo. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVV. Passagnoli: Sì, signor Presidente. Marco Passagnoli, per la difesa di Provenzano.
Mi oppongo alla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Nessun altro deve intervenire?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi per Graviano Giuseppe.
Semplicemente per oppormi alla richiesta, anche perché i limiti del Codice mi impediscono una ulteriore discussione. Insisto pertanto, non do il consenso alla separazione e mi oppongo alla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Altri interventi?
La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Devo rappresentare a tutti una situazione un po' anomala. La discussione, per quanto abbia coinvolto un po' tutti, non siamo riusciti ad esaurirla.
I Giudici popolari mi hanno chiesto fino a che ora potevamo trattenerci. E io non sono sicuro di poter dire quante ore di discussione sarebbero necessarie. Di conseguenza abbiamo deciso di aggiornarci a domani mattina, anche perché queste persone non sono abituate ai nostri orari e ai nostri ritmi. Ritorniamo a riunirci domani mattina. Riapriremo l'udienza e poi ci ritireremo di nuovo in Camera di Consiglio.
Vi chiediamo perdono, ma siamo entrati in Camera di Consiglio ad un'ora abbastanza avanzata e d'altra parte non ci sarebbe neppure la possibilità di ospitarli per la notte.
Quindi l'udienza riprende domani mattina alle ore 09.00. Buonanotte.