Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Processo per la strage di Via dei Georgofili
I verbali del 1° dibattimento
collaboratori
consulenti
deleghe_in_corso_di_dibattimento
esame_imputati
esposizione_introduttiva
fascicolo_dibattimento
intercettazioni
lista_testi
polizia_giudiziaria
preparazione_esami_dibattimento
requisitoria
requisitoria_generale
richiesta_di_prove
sentenza_661998
sommario
udienze
vicenda_bellini
97_03_21.txt
97_07_04.txt
97_07_18.txt
98_01_16.txt
atto_di_impugnazione.txt
risc_fe.txt
riscont.txt
riscontr.txt

Note
Versione stampabile   
DIBATTIMENTO-1: esposizione_introduttiva/udienze/961112.txt


PRESIDENTE: Buongiorno a tutti.
Cominciamo con la costituzione della Corte.
Lei è Attala Mario?
GIUD. P. Attala: Sì, buongiorno.
PRESIDENTE: Vuole leggere... Per cortesia silenzio. Questa formula sotto. Silenzio, per cortesia!
GIUD. P. Attala: "Con la ferma volontà di compiere da persona di onore tutto il mio dovere cosciente della suprema importanza morale e civile dell'ufficio che la Legge mi affida; giuro di ascoltare con diligenza e di esaminare con serietà prove e ragioni dell'accusa e della difesa, di formare il mio intimo convincimento giudicando con rettitudine ed imparzialità e di tenere lontano dall'animo mio ogni sentimento di avversione e di favore affinché la sentenza riesca quale la società l'attende, affermazione di verità e di giustizia; giuro altresì di conservare il segreto".
PRESIDENTE: Vuole mettere una firma per cortesia qui in fondo?
Spinelli Elisa. Lei si chiama?
GIUD. P. Spinelli: Spinelli Elisa.
PRESIDENTE: Vuole leggere anche lei signora questa formula.
GIUD. P. Spinelli: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma signora.
Cappelli Giuliana. Lei si chiama?
GIUD. P. Cappelli: Cappelli Giuliana.
PRESIDENTE: Mi legge questa formula, signora?
GIUD. P. Cappelli: (Dà lettura della sentenza)
PRESIDENTE: Vuole firmare qui sotto, signora?
Frediani Michela. Lei si chiama Frediani Michela?
GIUD. P. Frediani: Sì.
PRESIDENTE: Vuole leggere qui sotto?
GIUD. P. Frediani: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma, signora, qui sotto.
GIUD. P. Frediani: Sì.
PRESIDENTE: Masi Maria. Lei si chiama Masi Maria?
GIUD. P. Masi: Sì.
PRESIDENTE: Vuole leggere questa formula?
GIUD. P. Masi: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Vuole firmare qui sotto, per favore?
Montelatici Silvana. Lei è Montelatici Silvana.
GIUD. P. Montelatici:Sì
PRESIDENTE: Mi legge questo?
GIUD. P. Montelatici:(Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma qui sotto, signora?
Branchetti Mauro. Lei è Branchetti Mauro?
GIUD. P. Branchetti:Sì.
PRESIDENTE: Vuole leggere questa formula?
GIUD. P. Branchetti:(Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma qui sotto, per cortesia?
Belliti Stefano. Legge questa formula per favore. Lei è Belliti?
GIUD. P. Belliti: Stefano Massimo.
(Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma qui sotto.
Allora chiamiamo Lucarelli Tatiana. Lei è Lucarelli Tatiana.
GIUD. P. Lucarelli: Sì.
PRESIDENTE: Legge questa formula, signora?
GIUD. P. Lucarelli: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma qui sotto, per cortesia? Si accomodi.
Facciamo venire Ambra Vincenzo. Ambra Vincenzo è lei?
GIUD. P. Ambra: Sì.
(Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma. Si accomodi.
Allora chiamiamo Caprio Antonio. Lei è Caprio Antonio?
GIUD. P. Caprio: Caprio Antonio sì.
PRESIDENTE: Vuole leggere questa formula?
GIUD. P. Caprio: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Fa una firma qui sotto, per favore?
Checcucci Cesare, è l'ultimo. Lei è Checcucci?
GIUD. P. Checcucci: Sì.
PRESIDENTE: Legge questa formula?
GIUD. P. Checcucci: (Dà lettura della formula)
PRESIDENTE: Una firma.
Allora, la Corte è così costituita: i quattro Magistrati designati con decreto del Presidente della Corte, i Giudici Popolari che avete visto si sono presentati a giurare, di cui i primi sei sono ordinari, cioè effettivi e gli altri dodici supplenti.
Volevo fare alcune comunicazioni prima di... Come dice?
(voce fuori microfono) Il microfono, Presidente.
PRESIDENTE: Speriamo che lo sappia adoperare perché io non sono molto... Mi sentite ora? Allora si abbassa questo.
Vi leggo un provvedimento che ho preso ieri, prima dell'inizio dell'udienza:
"Il Presidente della Corte di Assise di Firenze, ritenuto che alcuni documenti pervenuti negli ultimi mesi a questa Presidenza sono di particolare interesse per il processo cosiddetto delle stragi '93 e '94, soprattutto perché rilevanti ai fini dell'organizzazione dei lavori dibattimentali e dello stesso calendario delle udienze, dispone l'acquisizione al fascicolo del dibattimento del suddetto processo i seguenti documenti:
Direzione Amministrativa Penitenziaria Sezione di Palermo in data 22/06/96; Direzione Amministrativa Penitenziaria come sopra 09/07/96; ancora Direzione Amministrativa Penitenziaria di Palermo 18/09/96; Presidenza della Corte di Appello di Palermo 30/09/96; Direzione Nazionale Antimafia 04/10/96; Presidenza Corte di Appello di Palermo 23/10/96".
Sono gli atti che contengono praticamente le notizie relative alla compendenza di una serie di processi a carico di alcuni di questi nostri imputati.
Volevo anche comunicare che, per richiesta degli imputati, i fotografi e gli addetti delle riprese televisive devono astenersi dal riprendere o fotografare gli imputati. Le riprese o le fotografie effettuate - posto che gli interessati sono contrari - non devono essere, non possono essere utilizzate.
Per conoscenza di alcuni difensori che mi hanno sollecitato in questo senso, per accertarci che non ci siano incompatibilità tra i Magistrati che compongono questo Collegio e gli imputati di cui ci dobbiamo occupare, qui c'è una serie di fotocopie della tabella delle incompatibilità relative ai lavori e ai componenti dei Collegi del Tribunale della Libertà che si è occupato di questo processo. Sono a vostra disposizione, come sono a vostra disposizione i documenti di cui vi ho fatto cenno or ora.
Allora vediamo, se abbiamo gli imputati con i difensori.
Bagarella parrebbe rinunciante per l'udienza di oggi, o è presente?
AVVOCATO Ceolan: No, è presente, Presidente.
PRESIDENTE: E' presente, però voleva partecipare all'udienza domani a Palermo davanti alla Sezione delle Misure di Prevenzione.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, lei rinuncia. Quindi partecipa a tutte le nostre?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì.
PRESIDENTE: Grazie.
IMPUTATO Bagarella: Prego.
PRESIDENTE: E' difeso dall'avvocato Ceolan, se non mi sbaglio.
AVVOCATO Ceolan: Sì, Presidente. Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Scusate, quando dovete parlare alzatevi perché sennò io non vi individuo. Benissimo.
AVVOCATO Ceolan: Oggi il signor Bagarella associa a me come difensore il collega Luca Cianferoni.
PRESIDENTE: Benissimo. Ha preso atto, signorina? Comunque, come saprete, ormai è una cosa che avviene quotidianamente, tutto ciò che viene detto e probabilmente fatto nel processo viene ripreso sia come sonoro che come utenza visiva. Gli intervenuti, per cortesia, ogni volta dovranno enunciare il proprio nome e indicare - se sono difensori - chi difendono.
Barranca, è presente? Mi faccia un cenno che non la vedo. Grazie. E' difeso dall'avvocato Barone di Palermo? E' presente l'avvocato Barone? C'è l'avvocato Barone? C'è, mi pare, un gruppo di difensori di ufficio a disposizione, dove sono stati sistemati? Chi erano, Silvia?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: L'avvocato Pinucci? Non la sento e non la vedo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, avvocato, dopo ne parliamo, un momento, prima vediamo le posizioni della difesa e subito dopo daremo la possibilità, daremo il tempo e lo spazio per fare le costituzioni o ricostituzioni. L'avvocato Neri Pinucci c'è?
AVVOCATO Pinucci: Presidente, sono qua.
PRESIDENTE: Non la vedo. Si sbracci per favore, io sono mezzo cieco... Oh, benissimo. Allora lei difende di ufficio Barranca perché probabilmente il suo difensore arriverà, io credo.
Benigno. E' presente Benigno? Benissimo. Qui a me risulterebbe difeso dall'avvocato Farina di Palermo e dall'avvocato Maffei di Lucca.
AVVOCATO Maffei: E' presente l'avvocato Maffei in momentanea sostituzione anche dell'avvocato Farina.
PRESIDENTE: Benissimo.
Brusca. Mi risulta essere rinunciante a comparire, è vero?
SEGR. D'UDIENZA: Sì.
PRESIDENTE: E' difeso dagli avvocati Visconti di Palermo e Restivo di Palermo. C'è qualcuno?
AVVOCATO Falciani: Presidente, pare che... sono l'avvocato Falciani. Pare che Brusca sia difeso oggi dall'avvocato Ligotti che io sostituisco e che ho depositato poco fa nomina a sostituto processuale.
PRESIDENTE: La ringrazio.
Allora siamo arrivati a Brusca.
Calabrò, è presente? Benissimo. Difeso dall'avvocato Gandolfi di Monza e Gervasi di Trapani. Ci sono altri?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma non hanno il microfono questi signori, come facciamo a sentirli?
IMPUTATO Calabrò: Senta, signor Presidente, io sono difeso... avevo fatto già la nomina...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Calabrò: ... molto prima, nell'udienza di prima, sia all'avvocato Gandolfi sia all'avvocato Stefania Fiorentini.
PRESIDENTE: Fiorentini e Gandolfi.
IMPUTATO Calabrò: Sì.
AVV. Fiorentini: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Chi è presente oggi?
AVV. Fiorentini: E' presente l'avvocato Stefania Fiorentini anche in sostituzione dell'avvocato Gandolfi.
PRESIDENTE: Per cortesia, fatevi individuare perché... la ringrazio. Anche in sostituzione dell'avvocato Gandolfi.
AVV. Fiorentini: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Fiorentini: E nomino quale sostituto processuale l'avvocato Luca Cianferoni del Foro di Firenze.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie. Ha preso atto signorina? Siamo arrivati a Calabrò mi pare.
Cannella. E' presente Cannella? E' rinunciante mi sembra, vero? Difeso dall'avvocato Di Peri di Palermo.
AVVOCATO Di Peri: Presidente, sono qui. Cannella Cristofaro è difeso oltre che da me dall'avvocato Marco Rocchi. In questo senso già il Cannella ha fatto pervenire nomina.
PRESIDENTE: Rocchi di?
AVVOCATO Di Peri: Marco Rocchi di Firenze.
PRESIDENTE: Firenze. E' presente anche l'avvocato Rocchi?
AVVOCATO Di Peri: No, momentaneamente lo sostituisco.
PRESIDENTE: Lo sostituisce lei, va bene.
AVVOCATO Di Peri: Grazie.
PRESIDENTE: Carra è presente? Carra, come si chiama di nome non mi ricordo.
AVVOCATO Cosmai: Carra Pietro, Presidente, sono l'avvocato Cosmai.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Cosmai: Carra Pietro non è presente.
PRESIDENTE: Allora qui bisogna dichiarare la contumacia. Il Pubblico Ministero? Si dichiara la contumacia di Carra Pietro. Difeso dall'avvocato Cosmai di Firenze che è presente.
AVVOCATO Cosmai: Sissignore.
PRESIDENTE: Di Natale. E' presente Di Natale?
AVVOCATO Di Russo: No, Di Natale non è presente. Sono presente...
PRESIDENTE: E' libero Di Natale?
AVVOCATO Di Russo: E' agli arresti domiciliari. E' detenuto domiciliare.
PRESIDENTE: A noi non ci risulta. A noi risulterebbe libero. Comunque lei poi ci farà sapere se non è libero le cose le rivedremo. E' difeso dall'avvocato Ligotti e Barulli di Roma.
AVVOCATO Di Russo: Sono intervenute delle revoche, per cui ha revocato Ligotti e Barulli e ha nominato l'avvocato Carla Maria Gentili del Foro di Roma e Civita Di Russo del Foro di Roma. Oggi è presente Civita Di Russo - sono io - anche in sostituzione...
PRESIDENTE: Mi scusi. Il primo è Gentili, la seconda?
AVVOCATO Di Russo: Di Russo.
PRESIDENTE: Di Russo.
AVVOCATO Di Russo: Anche in sostituzione dell'avvocato Gentili e nomino anche sostituto processuale l'avvocato Alessandro Falciani del Foro di Firenze.
PRESIDENTE: Grazie.
Ferro Giuseppe è presente? E' presente Ferro Giuseppe? Non ho capito. Dove lo vediamo? Per piacere si faccia vedere...
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, sono l'avvocato Cianferoni. Ieri sera mi ha telefonato il collega Anania che sta sopraggiungendo. Il Ferro, penso che la Corte ne abbia in qualche modo contezza, ha problemi di comunicazione tant'è che, mi diceva il collega, vorrà fin da subito porre un problema sulla capacità dell'imputato. Sono questo dovevo rappresentare, poi arriverà il difensore.
PRESIDENTE: Mi scusi, certamente. A questo punto voglio sapere solo, il Ferro c'è, benissimo. Lo difende l'avvocato Cianferoni...
AVV. Cianferoni: No, no, Presidente, lo difende l'avvocato Giovanni Anania.
PRESIDENTE: Anania.
AVV. Cianferoni: Io riportavo quello che...
PRESIDENTE: Lei lo sostituisce oggi?
AVV. Cianferoni: Se lei mi nomina, non ho una nomina a sostituto.
PRESIDENTE: Io lo nomino se non c'è l'avvocato Anania?
AVV. Cianferoni: Sì, non c'è ora, sta arrivando.
PRESIDENTE: Va benissimo. Avvocato Cianferoni di ufficio, va bene? Questo Giuseppe.
Ferro Vincenzo è presente? E' libero, mi pare, Ferro Vincenzo.
AVVOCATO Traversi: Ferro Vincenzo, Presidente, non è presente. Difeso da me, avvocato Alessandro Traversi, in unione con la collega Sara Gennai come da nomina che è stata depositata in Cancelleria il 4 novembre scorso. Prima di dichiararne la contumacia la pregherei, Presidente, di verificare la effettuata notifica del decreto di fissazione dell'udienza perché non ne sono certo.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma io non ho presente questo - perché tra l'altro non lo conosco - ma non era presente all'udienza preliminare?
AVVOCATO Traversi: No, ci sono state due udienze preliminari, alla prima non c'era.
PRESIDENTE: Benissimo, verificheremo. Quindi facciamo un punto interrogativo per Ferro. Benissimo, verificheremo. Quindi facciamo un punto interrogativo per Ferro Vincenzo. Comunque la difesa è costituita con l'avvocato Traversi e l'avvocato Gennai, va bene?
AVVOCATO Traversi: Benissimo.
PRESIDENTE: Frabetti è presente? Frabetti è presente. Difeso dall'avvocato Monaco di Roma.
AVVOCATO Monaco: Sì, presente.
PRESIDENTE: E' presente anche lei.
AVVOCATO Monaco: Sì, Presidente, nomino come sostituto processuale il collega Andrea Roggero del Foro di Roma.
PRESIDENTE: Ruggero.
AVVOCATO Monaco: Ro... Roggero.
PRESIDENTE: Roggero.
Giacalone è presente, benissimo. E' difeso, almeno secondo...
AVVOCATO Dieci: Dall'avvocato Dieci...
PRESIDENTE: Di Arezzo.
AVVOCATO Dieci: ... Guido di Arezzo, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo, grazie.
Giuliano Francesco: è rinunciante a comparire. Difeso dall'avvocato Farina di Palermo. E' presente avvocato Farina?
AVVOCATO Farina: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, la ringrazio.
Graviano Filippo.
IMPUTATO Graviano: Presente.
PRESIDENTE: Mi fa un segnale per favore con una mano? Grazie. Allora, Graviano Filippo a me risulterebbe difeso dall'avvocato Oddo di Palermo e Gramigni di Firenze.
AVVOCATO Gramigni: Entrambi presenti, signor Presidente.
PRESIDENTE: La ringrazio.
AVVOCATO Gramigni: Grazie a lei.
PRESIDENTE: Graviano Giuseppe è presente? Per favore un segnale con la mano perché qui ci si vede anche male.
AVVOCATO Pepi: La 9, la 9 Presidente.
PRESIDENTE: E' difeso dall'avvocato Salvo di Palermo e Pepi di Prato.
AVVOCATO Pepi: No, Pepi di Firenze. Entrambi presenti. L'avvocato Pepi nomina suo sostituto processuale il dottor procurator Carolina Ciuffi per tutta la durata del giudizio.
PRESIDENTE: Grazie. Carolina?
AVVOCATO Pepi: Ciuffi.
PRESIDENTE: Ciulli.
AVVOCATO Pepi: Ciuffi.
PRESIDENTE: Ciuffi.
Grigoli. E' presente Grigoli? E' latitante, non me l'ero ricordato. E' difeso di ufficio dall'avvocato Stefani.
AVVOCATO Stefani: Sono presente.
PRESIDENTE: Al quale faccio presente che, costituita la Corte, uno dei primi atti sarà valutare la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio.
AVVOCATO Stefani: Per la quale poi rimetto alla Corte una memoria illustrativa e volevo anche sottolineare che per la nomina di sostituti devo prima essere autorizzato... quindi non posso farlo.
PRESIDENTE: Certamente.
AVVOCATO Stefani: Mi riservo di farlo.
PRESIDENTE: L'unica cosa che le posso dire è che speriamo che sia arrivato un documento fiscale, relativo alle denunce dei redditi del '93-'94 che abbiamo richiesto all'ufficio specifico di Palermo. Però per ora ho l'impressione che non sia arrivato nulla.
AVVOCATO Stefani: Bene, grazie.
PRESIDENTE: Allora, passiamo a Lo Nigro che è rinunciante a comparire, vero? E' difeso dall'avvocato Fragalà - almeno a me pare - di Palermo e Florio di Firenze.
AVVOCATO Florio: Sì, è presente l'avvocato Florio, anche in sostituzione dell'avvocato Fragalà.
PRESIDENTE: Benissimo.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Difeso dall'avvocato Farina di Palermo e avvocato Maffei di Lucca. Sono presenti entrambi? Grazie.
Messana. E' presente Messana? No, mi pare che è rinunciante Messana? No. Messana c'è o no? E' libero, mi fate sapere... Risulterebbe?
SEGR. D'UDIENZA: Nell'elenco risulta detenuto.
PRESIDENTE: E' strano, effettivamente era detenuto alla Casa Circondariale di Firenze.
SEGR. D'UDIENZA: Però io avevo delle note di scarcerazione.
PRESIDENTE: Come dice? Vediamo i difensori se hanno notizie. Sembrerebbe difeso dall'avvocato Guasti.
SEGR. D'UDIENZA: Che ha rinunciato, Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ha rinunciato, non c'è più. E dall'avvocato Amato di Roma. C'è l'avvocato Amato di Roma.
SEGR. D'UDIENZA: Non è presente.
PRESIDENTE: Non è presente.
AVVOCATO Gramigni: Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Mi scusi se intervengo.
PRESIDENTE: Chi parla?
AVVOCATO Gramigni: Ah, dica.
PRESIDENTE: Il suo nome per favore, per la regia.
AVVOCATO Gramigni: Lapo Gramigni. Per quello che possa valere: ho parlato ieri sera con il collega Bagattini, il quale mi ha pregato di rappresentarle che è stato nominato dal Messana, in luogo dell'avvocato Guasti, e formalizzerà credo nella stessa mattinata la nomina. E' precariamente assente, se crede... precariamente può nominarmi di ufficio per il predetto Messana, ma dovrebbe giungere l'avvocato Bagattini che provvederà a formalizzare la nomina.
PRESIDENTE: Benissimo, allora per il momento per Messana di ufficio l'avvocato Lapo Gramigni.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Però qui non sappiamo la fine di questo Messana. Nelle gabbie non c'è.
AVVOCATO Gramigni: Io non ne so nulla.
CAPITANO Edera: Presidente, sono il capitano Edera.
PRESIDENTE: Sì.
CAPITANO Edera: Messana è stato scarcerato dal carcere di Sollicciano, quindi è libero.
PRESIDENTE: Ah, è libero, eh? Boh, speriamo che sia così.
Diceva qualcosa il Pubblico Ministero? Le risulta anche a lei?
PUBBLICO MINISTERO: Ne posso dare atto io, Presidente. Nei confronti di Messana è stata revocata...
PRESIDENTE: Il microfono, non si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Io non so che farci, non dipende da me.
PRESIDENTE: Date la voce al Pubblico Ministero, per favore?
PUBBLICO MINISTERO: Mi risulta, posso darne atto, nei confronti di Messana, una serie di provvedimenti terminativi dell'udienza preliminare, fu adottato un provvedimento di revoca della misura cautelare...
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... di esecuzione.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: E non mi risulta, almeno non risulta a questo ufficio, che vi siano altri provvedimenti in esecuzione nei confronti di Messana.
PRESIDENTE: Va benissimo.
Allora, Messina Denaro: che è latitante, se non mi sbaglio. E' difeso dall'avvocato Natali di Firenze.
AVVOCATO Natali: Sì, è presente l'avvocato Natali, anche in sostituzione dell'avvocato Cardinale.
PRESIDENTE: Per favore, una manina... grazie. Anche per l'avvocato? Cardinale.
AVVOCATO Natali: Cardinale.
PRESIDENTE: Grazie.
Pizzo: è presente. E' difeso dall'avvocato - almeno a me risulta - Restivo e Salvo di Palermo. Ci sono?
AVVOCATO Salvo: Avvocato Salvo, presente, signor Presidente.
PRESIDENTE: E' presente. Anche per... e l'avvocato Restivo?
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non ho capito.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Eh, Presidente, se non...
AVVOCATO Salvo: Presidente, l'imputato sta dicendo che al posto dell'avvocato Restivo nomina l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Pepi?
AVVOCATO Salvo: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo. Che è presente, no? Mi pare.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Provenzano: latitante. E' difeso dall'avvocato Traina di Palermo. C'è l'avvocato Traina? Intanto è latitante, Provenzano. Quindi non ci abbiamo problemi. L'avvocato Traina non c'è? Ci abbiamo un altro difensore di ufficio a disposizione?
SEGR. D'UDIENZA: L'avvocato Passagnoli, guardi.
PRESIDENTE: Chi?
SEGR. D'UDIENZA: L'avvocato Passagnoli.
PRESIDENTE: Il nome non l'ho capito.
AVV. Passagnoli: Passagnoli.
PRESIDENTE: Passagnoli.
AVV. Passagnoli: Sì.
PRESIDENTE: L'avvocato Passagnoli può assumere allora la difesa di ufficio, per cortesia? Tanto penso che l'avvocato Traina si farà vivo da un momento all'altro.
AVV. Passagnoli: Senz'altro.
PRESIDENTE: Allora si nomina di ufficio l'avvocato Passagnoli, per - abbiamo detto - Provenzano.
SEGR. D'UDIENZA: Provenzano.
PRESIDENTE: Riina, c'è Riina? Si faccia vedere, per favore, grazie.
IMPUTATO Riina: Ma c'è questa luce che mi pare...
PRESIDENTE: Eh, lo so. Acceca voi e anche noi.
E' difeso dall'avvocato Fileccia, avvocati Fileccia e Grillo di Palermo.
AVV. Maffezzoli: Sì. Buongiorno, Presidente. Sono l'avvocato Maffezzoli Piergiorgio...
PRESIDENTE: Grazie.
AVV. Maffezzoli: In sostituzione degli avvocati Fileccia e Grillo di Palermo.
PRESIDENTE: Lei è sostituto processuale?
AVV. Maffezzoli: Sì.
PRESIDENTE: Già nominato?
AVV. Maffezzoli: Sì.
PRESIDENTE: Grazie.
AVV. Maffezzoli: All'udienza preliminare. L'avvocato Grillo dovrebbe arrivare oggi, ma non era sicuro. Ci ho parlato ieri, comunque ci sono io.
PRESIDENTE: Va bene, la ringrazio.
AVV. Maffezzoli: Grazie.
PRESIDENTE: Santamaria: è presente Santamaria? Santamaria è libero, se non mi sbaglio, vero?
AVVOCATO Battisti: No, non è presente.
PRESIDENTE: Non è presente?
AVVOCATO Battisti: No.
PRESIDENTE: Facciamo la riserva, ma poi bisognerà dichiarare la contumacia. E' difeso dall'avvocato Cianferoni.
AVVOCATO Battisti: No, Presidente. Avvocato Sandro Battisti di Roma.
PRESIDENTE: Ah, Battisti?
AVVOCATO Battisti: Battisti. E nomino sostituto processuale la dottor procuratrice Monica Usai.
PRESIDENTE: Usai.
SEGR. D'UDIENZA: C'è la sua nomina, avvocato?
AVVOCATO Battisti: Gliel'ho depositata.
PRESIDENTE: Grazie.
SEGR. D'UDIENZA: Ripete il nome? Il nome.
AVVOCATO Battisti: Alessandro Battisti.
PRESIDENTE: Alessandro Battisti. Sostituto processuale avvocato Usai.
Scarano Antonio: mi pare che è, abbia rinunciato solo per oggi, vero?
SEGR. D'UDIENZA: Sì...
PRESIDENTE: E' difeso dall'avvocato Francesco Fortino, Ferruccio Fortino, non mi ricordo, di Firenze. C'è l'avvocato Fortino?
AVVOCATO Batacchi: Ferruccio Fortini sostituito dal dottor procurator Massimo Batacchi.
PRESIDENTE: Tabacchi?
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: Scarano Massimo: è presente?
AVV. Cianferoni: No, Presidente. E' da me difeso. Avvocato Cianferoni...
PRESIDENTE: Avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: ... con l'avvocato Rocco Bruno Condoleo del Foro di Paola.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora qui facciamo un altro punto... Per chi è che dovevamo fare un esame delle condizioni per dichiarare la contumacia? scusate un momentino, perché ho perso il filo. Ferro Vincenzo c'è da verificare; poi ce n'era un altro, chi era, Pizzo, forse? No. Di Natale? No, me lo farà vedere poi nel verbale. Andiamo avanti.
Scarano Massimo, allora, non è presente. E' difeso dall'avvocato Condoleo e Cianferoni. E' presente l'avvocato Cianferoni anche per l'avvocato Condoleo.
Spatuzza: è presente Spatuzza? O è...
SEGR. D'UDIENZA: Latitante.
PRESIDENTE: Latitante, mi sembrava. Difeso dall'avvocato Farina di Palermo che è presente, vero? Sì.
Per ultimo abbiamo Tutino che è rinunciante a comparire, difeso dall'avvocato Gallina e mi pare anche Di Benedetto. C'è l'avvocato Gallina di Palermo? L'avvocato Di Benedetto di Palermo? Non c'è nessuno che sostituisce, o sostituti processuali di questi due signori? Abbiamo un difensore di ufficio ancora a disposizione?
Poi, Elisabetta, li aveva citati. Lei? Si chiama?
AVVOCATO Mazza: Dottor Procurator Irene Mazza del Foro di Lucca.
PRESIDENTE: Come si chiama, non me lo ricordo. Ma dovrebbe essere del Foro di Firenze, mi pare, per essere nominato di ufficio, eh. Ci abbiamo nessuno, nessun avvocato del Foro di Firenze? Anche dei presenti, se possono difendere...
AVV. Passagnoli: Presidente, se crede, se non ci sono incompatibilità...
PRESIDENTE: Lei chi difende?
AVV. Passagnoli: Provenzano.
PRESIDENTE: Provenzano.
AVV. Passagnoli: Non ho idea, però.
PRESIDENTE: Mah, per ora, speriamo che non ce ne siano. Poi le verificheremo. Lei si chiama?
AVV. Passagnoli: Marco Passagnoli.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Allora, a questo punto dovremmo lasciare lo spazio perché le parti civili possano completare o rifare la loro costituzione. Sospendiamo l'udienza per modo di dire, nel senso che...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Tudino è assente.
AVVOCATO: E' assente nel senso che ha rinunziato.
PRESIDENTE: Allora, le parti civili possono procedere. Riprenderemo fra poco.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: C'è un po' di rumore?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Grazie. Allora, vediamo: prima di dare notizia delle costituzioni delle parti civili, delle eventuali osservazioni, di definire le posizioni degli imputati non comparsi e in stato di libertà.
Sono: Carra Pietro, Di Natale Emanuele, Ferro Vincenzo, Messana Antonino, Scarano Massimo e Santamaria Giuseppe.
Per Carra Pietro che non era comparso davanti al GUP risulta una rituale notifica. Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Contumace.
PRESIDENTE: Il difensore di Carra, chi è?
AVVOCATO Cosmai: Avvocato Cosmai, Presidente.
PRESIDENTE: Non ha nulla da obiettare? Noi dobbiamo dichiarare la contumacia.
AVVOCATO Cosmai: Sì, perché...
PRESIDENTE: E' in corso di trasmissione, allora diciamo nel senso vero e proprio materiale: alla Cancelleria della Corte di Assise a San Firenze, l'atto di rinuncia del Carra a comparire. Ma la rinuncia del Carra per il libero, ovviamente comporta una dichiarazione di contumacia.
AVVOCATO Cosmai: Presidente, ero a conoscenza che il Carra avrebbe trasmesso questa sua dichiarazione con la quale chiedeva, acconsentiva che il dibattimento avvenisse in sua assenza e si dichiarava comunque disponibile a comparire al momento in cui sarebbe stato necessario.
PRESIDENTE: Sì, d'accordo, nessuno fa obiezioni. Però il libero che non compare va dichiarato contumace, anche nei suoi interessi per tutti gli effetti che comporta, di notifiche particolari.
AVVOCATO Cosmai: D'accordo, Presidente. Comunque credo che dovrebbe essere questione di minuti ora l'arrivo di questa dichiarazione.
PRESIDENTE: Sì, avvocato, ma anche se arriva la dichiarazione di rinunzia a comparire, il libero va dichiarato contumace, perché non è presente. Va bene?
AVVOCATO Cosmai: D'accordo.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele agli arresti domiciliari era anche lui presente davanti all'udienza del GUP, di conseguenza non ha ricevuto nessuna notifica. Oggi non compare. Avrebbe casomai dovuto chiedere di essere autorizzato a comparire con o senza accompagnamento. Si trova ovviamente anche lui nella condizione di essere dichiarato contumace.
Il difensore di Di Natale chi è?
AVVOCATO Di Russo: Sì, Civita Di Russo.
PRESIDENTE: Ha qualche cosa da osservare?
AVVOCATO Di Russo: No, al momento no, grazie.
PRESIDENTE: La ringrazio.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Presidente, volevo osservare che...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero bisogna che schiacci, per cortesia, dica "Pubblico Ministero", finché non riconosceranno la sua voce.
PUBBLICO MINISTERO: Mi permetto di segnalarle un mio personale dubbio: non mi pare che Di Natale fosse presente all'udienza preliminare, non mi pare.
PRESIDENTE: Andiamo a vedere.
SEGR. D'UDIENZA: E' rinunciante a comparire.
PRESIDENTE: Eh, comunque è rinunciante oggi a comparire.
SEGR. D'UDIENZA: No, era rinunciante a...
PRESIDENTE: Ah, allora, ora vediamo subito dal decreto.
Di Natale: è rinunciante a comparire nel decreto che dispone il giudizio. Va bene?
PUBBLICO MINISTERO: Esatto, esatto. Era rinunziante.
PRESIDENTE: Non aveva necessità di essere raggiunto da una notifica del decreto stesso...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
PRESIDENTE: Oggi non mi ricordo se è rinunciante a comparire, o no.
SEGR. D'UDIENZA: Oggi no.
PRESIDENTE: Oggi non dice nulla.
SEGR. D'UDIENZA: No.
PUBBLICO MINISTERO: E allora è contumace.
PRESIDENTE: E' contumace. Il difensore ha detto che non ha nulla da osservare, possiamo andare avanti.
Ferro Vincenzo: anche lui era rinunciante a comparire alla udienza davanti al GUP. Oggi non si è presentato, mi pare che sia libero. Il suo difensore chi è?
AVVOCATO Traversi: Sì, avvocato Traversi. Nessuna obiezione.
PRESIDENTE: Grazie.
Poi passiamo la denunzia, la dichiarazione di contumacia per tutti: Messana Antonino rinunciante a comparire davanti al GUP, non aveva necessità di una ulteriore notifica. Il difensore di Messana, Antonello, Antonino... Come si chiama?
AVVOCATO Bagattini: Sì, è difeso da me, signor Presidente, Federico Bagattini.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Bagattini: In unione al professor Nicolò Amato. Ho depositato la nomina alla segretaria.
PRESIDENTE: Benissimo, avvocato. Ha qualcosa da obiettare su questi...
AVVOCATO Bagattini: Nessuna osservazione.
PRESIDENTE: Santamaria Giuseppe, anche lui è stato... Ah, Scarano Massimo, prima di Santamaria.
Scarano Massimo: ritualmente citato e oggi non comparso. Il difensore di Scarano chi è?
AVVOCATO: Io, Presidente, con l'avvocato Condoleo.
PRESIDENTE: Ha qualche cosa da osservare?
AVVOCATO: No, è contumace.
PRESIDENTE: Benissimo.
Santamaria Giuseppe, anche lui ritualmente citato, non comparso oggi e libero. Il difensore chi è?
AVVOCATO: Sono io, dottoressa Usai. Nessuna obiezione.
PRESIDENTE: Grazie. Allora il Pubblico Ministero può pronunciarsi per tutti?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Chiedo che vengano dichiarate le contumaci di tutti gli imputati di cui si è ora controllata la posizione sotto il profilo della situazione.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora si dichiara la contumacia di Carra Pietro, Di Natale Emanuele, Ferro Vincenzo, Messana Antonino,. Scarano Massimo, Santamaria Giuseppe.
AVVOCATO: Presidente, scusi.
PRESIDENTE: Chi parla, per favore?
AVVOCATO Anania: Sono l'avvocato Anania.
PRESIDENTE: Sì, grazie.
AVVOCATO Anania: Difensore di Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Anania: Ho una questione che attiene alla costituzione, alla capacità di stare. Quando Vostra Signoria riterrà di darmi la parola, forse dopo l'appello anche delle persone offese, io faccio la mia questione.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei difende?
AVVOCATO Anania: Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Benissimo, avvocato. Allora un momento che prima vediamo di definire, perlomeno di comunicare, chi sono le parti civili costituite.
AVVOCATO Anania: Sì. Va bene.
PRESIDENTE: Mi è nel frattempo pervenuto la dichiarazione di Carra Pietro che comunica che ha rinunciato a presenziare a questa udienza. Lo uniamo al verbale. Signorina, vuole avvicinarsi?
Dunque, allora la costituzione di parti civili...
AVVOCATO: Presidente...
PRESIDENTE: ... per la signorina o signora Lucia Adani che si costituisce. Difesa dall'avvocato Claudio Caporsi o Caparsi del Foro...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusate, ma ogni grafia è personale, io non sono capace di interpretarla sempre puntualmente.
Poi, Elisabetta Picerno costituita con l'avvocato Folco Trabalza.
Domenico Giuseppe Picerno con l'avvocato Folco Trabalza.
Poi, Agnese Rovida vedova Picerno che si costituisce con l'avvocato Stefano Betti.
Poi sono presenti La Catena Giuseppe, Dericoloso Rita, La Catena Raffaela, La Catena Concetta, La Catena Anna, La Catena Carmela. Poi si costituiscono parti civili con l'assistenza dell'avvocato Stefano Betti del Foro di Genova.
Poi ancora: Mandelli Paolo Giambattista, si costituisce parte civile con l'assistenza dell'avvocato Stefano Betti del Foro di Genova. L'avvocato Stefano Betti, quale procuratore speciale di Pasotto Angelo, Liberata Grassi in Pasotto e Pasotto Sergio come da procura notarile conferita, si costituisce parte civile per i rappresentati.
Eleonora Pagliai si costituisce parte civile con assistenza dell'avvocato Antonino Filastò del Foro di Firenze, procuratore speciale.
L'avvocato Antonino Filastò, quale procuratore speciale di Limetainen Lisa Carina, come da procura speciale, si costituisce parte civile per la stessa.
L'avvocato Rosso deposita atto di costituzione di parte civile dell'avvocato Saldarelli attuale procuratore speciale della Regione Lombardia, nei confronti di tutti gli imputati di cui all'allegato atto di costituzione.
L'avvocato Saldarelli nomina sostituto processuale l'avvocato Rosso.
L'avvocato Maugeri, quale procuratore speciale del Presidente della Giunta Provinciale di Firenze che costituisce parte civile nei confronti degli imputati di cui all'atto di costituzione che deposita; nonché deposita procura speciale e delibera di autorizzazione.
Nomina sostituto processuale la dottoressa procuratrice Nicoletta Fedi di Firenze, l'avvocato Patrizia Pinna e Gabriella Onanno dell'avvocatura dello Stato si costituisce parte civile quale rappresentante difensore della Regione Lazio.
Si costituisce parte civile nei confronti di Calabrò Giovacchino, Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministero degli Interni, Ministero della Difesa, Ministero dei Beni Culturali, Ministero dei Lavori Pubblici, Ministero della Pubblica Istruzione. Deposita documentazione relativa alla costituzione di predetti Ministeri. Si costituisce anche nei confronti di Calabrò Giovacchino per l'Accademia dei Georgofili.
I signori Alfredo Giusti...
SEGR. D'UDIENZA: Alfredo Giusti e Lia Giusti.
PRESIDENTE: ... e Lia Giusti, i quali si costituiscono parte civile con l'assistenza del dottor procuratore Alessandro Lisini del Foro di Firenze come da atto di costituzione con allegata procura speciale.
L'avvocato Sabato del Foro di Roma per il Comune di Roma si costituisce parte civile con atto di costituzione di deposito degli atti allegati.
L'avvocato Ammannato integra la costituzione di parte civile in atti per il Comune di Firenze, per la Regione Toscana, per il Comune di Milano, allegando le relative delibere e la relativa procura notarile come da atto di deposito.
Costituisce parte civile, quale procuratore speciale del condominio di via Lambertesca 10, nominando difensore il dottor procurator Sauro Poli come da atto di costituzione del deposito unitamente a verbale di assembleare e procura notarile.
Si costituisce altresì parte civile al quale procuratore speciale del dottor Paolo Bolognesi Presidente della Unione Familiari Vittime Stragi nominando, quale difensore, l'avvocato Antonino Filastò con un atto di ulteriore costituzione che deposita a procura notarile il verbale assembleare.
Sono presenti i signori Riccia Luisa, Fiume Anna, Fiume Antonietta Maria, Fiume Maria, Fiume Antonio, Fiume Giuseppina, Travagli Alessandro, i quali dichiarano di costituirsi parti civili come da atto di costituzione che si allega. Nominano difensore l'avvocato Danilo Ammannato.
Sono presenti altresì l'avvocato Andrea Capanni del Foro di Firenze, l'avvocato Giovanni Marconi del Foro di Livorno e le parti civili già costituite come da elenco allegato.
L'avvocato Ammannato e l'avvocato Filastò sono presenti anche quali difensori di parti civili già costituite come da elenco allegato, l'avvocato Maffei... Ah, questo non c'entra.
SEGR. D'UDIENZA: Difensori degli imputati, e nominano...
PRESIDENTE: Sostituto processuale.
SEGR. D'UDIENZA: ... sostituto processuale.
PRESIDENTE: Bene. Allora l'avvocato che mi ha chiesto di parlare per il Ferro? Chi è Vincenzo?, se non mi sbaglio.
Avvocato Anania. Avvocato Anania, non c'è più? E' già sparito?
AVVOCATO Cosmai: Presidente, chiedo scusa. Sono l'avvocato Cosmai. Mentre rientra l'avvocato Anania, le chiedo...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Cosmai: ... la parola.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Cosmai: Per... una osservazione in relazione alla posizione di Pietro Carra.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Cosmai: Credo che il Carra abbia trasmesso una dichiarazione con la quale, ai sensi dell'articolo 488 del Codice di procedura penale, consentiva che il dibattimento avvenisse in sua assenza. In questo caso, allora, non si applicherebbe la dichiarazione di contumacia di cui all'articolo 487 così come si prevede espressamente all'articolo 488.
In questo senso allora io faccio istanza affinché venga revocata la dichiarazione di contumacia.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Condivido l'impostazione del difensore di Carra.
PRESIDENTE: Revochiamo? O ci dobbiamo ritirare?
Ci ritiriamo. Intanto aspettiamo l'avvocato Anania.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come? Ah, è arrivato. Allora scusate, la Corte si riserva di decidere su questa richiesta.
Sentiamo l'avvocato Anania.
AVVOCATO Anania: Presidente e signori della Corte, difendo Ferro Giuseppe e come la Corte avrà potuto constatare giace nella cella numero 8 in barella, completamente assente.
Io già ho anticipato, nella presentazione della lista, la incapacità di Ferro Giuseppe di intendere e di volere sotto un duplice aspetto, il primo dei quali è il troncando; il secondo potrebbe essere una domanda subordinata. Dal 1988, come attestano le perizie mediche redatte da insigni professori, Ferro Giuseppe ha perso il ben dell'intelletto. E quindi questa prima questione attiene al requisito soggettivo della imputabilità nei fatti di strage che lo vedono oggi imputato.
Io, è una questione puramente tecnica medicolegale. Ho dei volumi in cui sono contenute circa 30 perizie redatte da periti nominati da varie Autorità Giudiziarie; altro volume contenente tutti i certificati medici e cartelle cliniche che nel frattempo, dove Ferro, dei vari ospedali dove Ferro è stato ricoverato.
Da ultimo vi accompagno il diario clinico della Casa di reclusione di Parma che riguarda l'ultimo anno di detenzione del Ferro.
In linea subordinata vi chiedo di dichiarare la incapacità di Ferro di assistere utilmente al dibattimento.
Ho chiesto anche, perché due carte potrebbero essere a noi che ci interessiamo di questioni di diritto, poco chiari e comprensibili, ove la Corte lo ritenesse di disporre una perizia medico legale. E allora io produco numero tre volumi contenenti le perizie delle quali vi ho accennato, i ricoveri in ospedali dello Stato e una cartella clinica del carcere, della Casa di reclusione di Parma, ove figurano le condizioni e lo stato di salute di infermità di Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero, su questa richiesta?
PUBBLICO MINISTERO: Il punto è evidentemente non inedito, nel senso che, come osservava proprio il difensore di Ferro Giuseppe, è ricorrente l'interrogativo nelle aule, ma anche nelle udienze preliminari, se Ferro Giuseppe sia persona dotata, munita della capacità processuale in ragione di queste sue asserite infermità.
Allora io dico: questa questione è già stata affrontata anche in questa vicenda in sede di udienza preliminare con un esito che evidentemente è scontato dal fatto che Ferro, è scontato e dimostrato dal fatto che Ferro è stato rinviato a giudizio.
Però, la questione di salute degli imputati sono questioni particolarmente serie, soprattutto quando, come nel nostro caso, riguardano la legittimazione passiva dell'imputato. Cioè a dire: può o meno, questa persona, stare validamente e efficacemente in questo processo in previsione e in vista di una serie di atti che si andranno a compiere che lo riguarderanno.
Allora, davanti a questa problematica introdotta dal difensore il Pubblico Ministero ritiene di, diciamo, opportuno che si proceda ad una valutazione puntuale, seria, come il Pubblico Ministero ritiene che in genere sia stato fatto, almeno decentemente è stato fatto. Perché dico almeno decentemente? Perché io metto a disposizione della Corte, se la Corte riterrà di incaricare un perito, un collegio, quel che sia, di valutare le condizioni di salute dell'imputato, io metto a disposizione della Corte, o per meglio dire, col consenso della Corte posso mettere a disposizione dei periti o del perito, del materiale rappresentato da accertamenti peritali, quindi a tutti gli effetti canonici rispetto alle esigenze odierne e che sono perizie che fanno capo a vicende, a processi per meglio dire, davanti all'Autorità Giudiziaria di Trapani. Perizie espletate alla fine del '95, nella tarda primavera del 1996 e ancora quella che è stata espletata dal perito nominato dal Giudice della udienza preliminare di questo processo in quella sede. Quindi, altra disponibilità, perché l'argomento è assolutamente delicato, importante e non si può affrontare con pregiudizi né con mezze misure.
Ecco la ragione per cui io reputo opportuno che la Corte si determini nel senso di disporre gli accertamenti di cui parla l'articolo 70 del Codice di procedura penale con ogni consequenziale provvedimento.
PRESIDENTE: E i difensori di parti civili intendono pronunciarsi?
I difensori degli imputati? Nulla?
La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora: "La Corte, sulla richiesta del difensore di Ferro Giuseppe di procedere a perizia psichiatrica per accertare la capacità di intendere e di volere dello stesso imputato, nonché la di lui capacità di assistere validamente e partecipare validamente al processo, sentito il Pubblico Ministero, e ritenuta la richiesta fondata, date tutte le premesse che sono state fatte sia dal difensore, come dallo stesso Pubblico Ministero, dispone procedersi a perizia psichiatrica su Ferro Giuseppe e nomina periti il professor Aldo Pazzagli titolare della cattedra di psichiatria medica dell'Università di Firenze, il dottor Luigi Cabras associato della clinica psichiatrica dell'Università di Firenze, il dottor Massimo Marchi, anche lui associato alla clinica psichiatrica dell'Università di Firenze".
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, se mi dà la parola. Sono il dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Dica pure.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Cabras è incompatibile...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ai sensi dell'articolo 222 perché è stato consulente del Pubblico Ministero nell'analoga perizia che è stata fatta nel corso dell'udienza preliminare.
PRESIDENTE: Non avevo tenuto conto di questo, anche perché la cosa mi era sfuggita completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ovviamente.
PRESIDENTE: Ma si potrebbe integrare il trio, o ci riduciamo a due? Ci sono avvocati e magistrati di Firenze. Se mi fate il nome di un altro...
AVVOCATO Anania: Presidente, io, se mi dà un minuto la parola...
PRESIDENTE: Chi parla?
AVVOCATO Anania: Avvocato Anania.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Anania: Io informo la Corte che avevo contattato il professor Pazzagli quale mio consulente di parte e mi ha risposto negativamente con fax che al momento non mi trovo. Di questo è giusto che io informi la Corte.
PRESIDENTE: Sì, va bene avvocato.
AVVOCATO Anania: Però non ha letto gli atti.
PRESIDENTE: Benissimo, non ci sono problemi, la ringrazio della cortesia.
AVVOCATO Anania: Prego.
PRESIDENTE: Comunque, il Pubblico Ministero mi sa suggerire un altro tecnico o qualche difensore in soccorso della mia ignoranza, perché io non...
PUBBLICO MINISTERO: Non sono in grado, Presidente, di suggerirle alcun...
PRESIDENTE: Allora nominiamo gli altri due, Cabras e Pazzagli... No, Cabras. Pazzagli e Marchi, va bene? Allora, manda alla Cancelleria per comunicare - revocando la nomina del professor Cabras che è incompatibile, conferma la nomina del professor Pazzagli e del dottor Marchi - manda alla Cancelleria di comunicare un fax o altro mezzo velocissimo agli stessi di comparire all'udienza di domani mattina alle ore 09.00 in quest'aula per ricevere l'incarico relativo a questa perizia. Questi atti possono essere allegati al verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sono sempre il Pubblico Ministero. Il Cancelliere vorrà prendere nota che il professor Cabras viene confermato nella nomina di consulente del Pubblico Ministero per questa perizia.
PRESIDENTE: Benissimo. E l'avvocato?
AVVOCATO Anania: L'avvocato Anania nomina consulente di parte il già nominato professor Saverio Stassi che informerò tempestivamente.
PRESIDENTE: Stazzi.
AVVOCATO Anania: Stassi.
PRESIDENTE: Bene, a questo punto possiamo aprire la discussione, se c'è, sulle eccezioni relative alla costituzione delle parti, in particolare se ci sono eccezioni sulle costituzioni di parti civili. C'è qualche difensore che vuol fare questioni?
AVVOCATO Monaco: Avvocato Monaco per Aldo Frabetti.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Monaco: Io devo oppormi esclusivamente a due costituzioni di parte civile, precisamente...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza, la devo interrompere, cosa mi ha detto? Ah, revoca della contumacia dell'imputato Carra, sì.
Dica pure.
AVVOCATO Monaco: Dicevo, la costituzione di parte civile effettuata dai signori Pagliai e Giusti, rispettivamente difesi dall'avvocato Filastò e dall'avvocato Lisini, semplicemente perché il mio assistito non è imputato in relazione...
PRESIDENTE: Lei difende?
AVVOCATO Monaco: Frabetti Aldo. Non è imputato dei reati per i quali il signore o la signora Pagliai e Giusti si sono costituiti.
PRESIDENTE: Sentiamo il difensori di parte civile di questi signori, chi è?
AVVOCATO Monaco: Avvocato Filastò per Pagliai e Lisini per Giusti.
PRESIDENTE: Allora, parlano costoro? Avvocati, abbiamo purtroppo una carenza di toghe, era stata fatta una segnalazione tempestiva al Consiglio dell'Ordine di Firenze perché le pochissime toghe superstiti sono in uso al Tribunale della Libertà che è qui vicino, ma che è quasi tutti i giorni in udienza. Io vi vorrei pregare, per salvare le forme, il più vicino provvisto di toga ceda la toga a colui che prende la parola. Grazie, avvocato Ammannato.
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, nessuna osservazione. Remissivo, Presidente.
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVVOCATO Filastò: Nessuna osservazione, remissivo.
PRESIDENTE: E' fondato il rilievo del difensore di Frabetti?
AVVOCATO Filastò: Non ho controllato, ma insomma penso di sì, che ci sia stato un errore di trascrizione e sia stato inserito anche il nome di quell'imputato quando invece non era...
PRESIDENTE: Io non so i suoi rappresentati.
AVVOCATO Filastò: La signora Pagliai riguarda solamente Firenze, il Frabetti riguarda invece Roma quindi è fondata.
PRESIDENTE: Invece i suoi sono di Firenze.
AVVOCATO Filastò: Pagliai sì, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Va bene, poi faremo il provvedimento.
Ci sono altri rilievi sulle parti civili? Prego, avvocato.
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti per Santamaria.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Battisti: Dunque, il Santamaria, signor Presidente, risponde dei reati di cui ai capi T, V e Z, nella sostanza risponde del trasporto dell'esplosivo in relazione all'episodio di Formello del 14 aprile '94. In relazione allo stesso episodio risponde della falsificazione di alcuni documenti di un'auto rubata. Si sono costituiti parte civile i signori Alfredo e Lia Giusti che hanno un esercizio commerciale in via dei Georgofili.
PRESIDENTE: Dove, a?
AVVOCATO Battisti: A via dei Georgofili a Firenze. Lo stesso l'Accademia dei Georgofili. Evidentemente le lesioni sopportate da questi signori non hanno...
PRESIDENTE: Chi è il difensore di questi signori?
AVVOCATO Battisti: Altre due, così termino.
PRESIDENTE: Ah, prego, prego.
AVVOCATO Battisti: Altre due costituzioni sono quella della Regione Lazio che non ha visto leso nessun bene in relazione all'episodio di Formello, così come quella della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Difesa, Beni Culturali, Lavori Pubblici e Pubblica Istruzione. Quindi io faccio opposizione rispetto a queste uniche quattro...
PRESIDENTE: Allora facciamo intervenire i difensori di queste quattro parti civili, che sono? Queste ultime di cui ha parlato il difensore di...
AVVOCATO Pinna: Avvocato Pinna dell'Avvocatura per la Presidenza e Ministero della Pubblica Istruzione e ha detto...
AVVOCATO Battisti: Poi Lia e Alfredo Giusti.
AVVOCATO Pinna: No, no, come amministrazioni solo queste?
AVVOCATO Battisti: Sì, sì, come amministrazioni queste.
AVVOCATO Pinna: Dunque, per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio dei Ministri...
PRESIDENTE: C'è il microfono che funziona poco, signorina.
AVVOCATO Pinna: E' un po' lontano.
Dunque, per la Presidenza del Consiglio dei Ministri si tratta dell'organo di vertice dello Stato e come tale quindi ha il potere rappresentativo dello Stato inteso nel suo complesso. La Presidenza del Consiglio ha ricevuto, ha subìto dei danni di vario tipo e carattere, tra i quali quelli, diciamo, che qui rilevano sono quelli di carattere immateriale, danni che riguardano per l'appunto la libertà di determinazione dei propri organi legislativi, amministrativi, la tutela della propria immagine interna, internazionale, di interesse alla tutela del turismo, del territorio, della pace e tranquillità pubblica, tutta una serie di danni che corrispondono a lesioni dei propri interessi fondamentali che sono costituzionalmente protetti in maniera analoga o addirittura superiore agli stessi diritti soggettivi in quanto hanno un riconoscimento proprio di carattere costituzionale. Come tali, tenendo conto anche che si tratta di reati che sono stati commessi come un insieme unificato dal fine e dai mezzi, si deve ritenere che nel loro complesso appunto abbiamo determinato dei danni allo Stato inteso appunto complessivamente.
E pertanto non credo che si possano scindere alcuni episodi, tipo appunto quello di Formello o gli altri a cui ha fatto riferimento l'avvocato dell'imputato in quanto per l'appunto il danno civile subìto non può essere scisso nelle sue singole componenti. Comunque, in via subordinata, per l'appunto si possono... Dunque, per quanto riguarda il Ministero della Pubblica Istruzione ha subìto ugualmente dei danni di carattere morale e quindi, ripeto, questo discorso è anche per questa Amministrazione, però in via subordinata solo per il Ministero della Pubblica Istruzione si può ovviamente eliminare questo capo di imputazione dalle cause giustificatrici della domanda.
PRESIDENTE: Bene. Ci sono altre eccezioni sulle costi...
AVVOCATO Pinna: Mi scusi, anche per la Regione Lazio, mi sembra aveva fatto un'eccezione.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Pinna: Per la Regione Lazio ripeto quanto ho detto per la Presidenza del Consiglio, rilevando però che, nell'atto di costituzione di parte civile, si citano soltanto gli episodi relativi al Laterano, al Velabro e anche, appunto, Formello e questo deve essere inserito proprio perché anche la Regione Lazio è un ente esponenziale di interessi fondamentali riconosciuti statutariamente. Quindi, diciamo, si può riprodurre il discorso fatto per la Presidenza del Consiglio rispetto ai fini fondamentali in cui il caso protetti costituzionalmente.
PRESIDENTE: Bene. Ci sono altre eccezioni per la costituzione di parte civile?
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Oddo: Graviano Filippo.
PRESIDENTE: Dica pure.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente, non ho potuto consultare un documento, quindi chiedo alla Signoria Vostra riscontro alla mia perplessità: secondo l'articolo 91 gli enti e le associazioni senza scopo di lucro possono partecipare al processo, possono esercitare i diritti e le facoltà attribuite alla persona offesa dal reato qualora, anteriormente alla commissione del fatto per cui si procede, siano state riconosciute in forza di legge, eccetera.
Si è costituita, o chiede di costituirsi, esattamente un'associazione vittima delle stragi. E' stata allegata all'atto costitutivo di parte civile la indicazione della legge di riconoscimento dell'associazione medesima? E in particolare, questa associazione si è costituita in tempo successivo o precedente alle stragi per cui si procede?
PRESIDENTE: Ora sentiremo.
AVVOCATO Oddo: Ecco, no, io non ho potuto consultare il documento, per questo...
PRESIDENTE: Neanche io per ora. Va bene...
AVVOCATO Oddo: E quindi faccio questione, eventualmente, di costituzione di questa parte ed anche - ai sensi dell'articolo 91 - ed eventualmente ai sensi dell'articolo 92 per la necessità del consenso delle persone offese dai delitti medesimi, per la costituzione stessa. A prescindere poi da ogni altra considerazione che può afferire la titolarità di una simile associazione alla costituzione di parte civile in questo specifico processo con riguardo alle finalità proprie dell'associazione stessa, che non possono essere certamente indiscriminate, nel senso vittime di tutte le stragi perché si per sé non significherebbe nulla, essendo quello un interesse diffuso e assunto dallo Stato primariamente. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Bene. Il difensore che si è costituito per l'Associazione delle Vittime delle Stragi, chi è?
AVVOCATO Filastò: Io signor Presidente, avvocato Filastò difensore della Unione Vittime delle Stragi. Non è stato allegato questo documento, al quale faceva riferimento il collega, perché l'esistenza in forza di legge di questa associazione data ormai da qualche decennio e è di dominio pubblico, non solo la sua esistenza, ma la sua costituzione secondo quanto previsto dalla legge.
Quanto all'altra questione formulata dal collega, che riguarda il consenso della persona offesa, io credo che questo atto pubblico, o scrittura privata autenticata sia richiesto dalla legge quando è possibile richiederlo non certamente in un caso di questo genere in cui le persone, persone direttamente offese dal reato, sono in tale misura, sono così numerose da impedire che si possa concretamente ottenere, attraverso questa macchinosa forma, che è quella dell'atto pubblico, un consenso riguardante, in questo caso - ma credo di non sbagliare affermando - diverse centinaia di persone.
Quindi io credo che la costituzione da parte dell'Unione sia valida e che debba restare tale.
PRESIDENTE: Ci sono altre eccezioni?
AVVOCATO Dieci: Sì, avvocato Dieci difensore di Giacalone. Presidente, si associa all'eccezione sollevata dal difensore dell'imputato che mi ha preceduto in ordine...
PRESIDENTE: Avvocato, lei difende?
AVVOCATO Dieci: ... alla mancanza...
PRESIDENTE: Avvocato, lei difende?
AVVOCATO Dieci: Giacalone.
PRESIDENTE: Giacalone, grazie. Dica.
AVVOCATO Dieci: Si eccepisce e si deduce la carenza degli aspetti giuridici e formali che consentono la costituzione di parte civile e quindi l'esercizio della parte civile della Associazione di Vittime delle Stragi proprio perché carente degli elementi e dei presupposti indicati dagli articoli 91 e 92 del Codice di procedura penale.
PRESIDENTE: Altre...
AVV. Cianferoni: Sì, per Scarano Massimo, sono l'avvocato Cianferoni qua. Presidente, se questi fanali venissero spenti penso gioverebbe all'udienza.
PRESIDENTE: Lei ha perfettamente ragione, sono veramente indispensabili per voi? Abbiate pazienza ma è una tortura perché non si riesce a vedere quello che è da vedere. Lo spostare, li fate in maniera che non colpiscano né noi né i difensori perché qui è un modo come un altro per rendere l'udienza una tortura. Ora quando ci ritiriamo per cortesia cercate di spostarli perché sennò piuttosto spegneteli, noi viviamo benissimo anche senza televisione.
Diceva qualcosa avvocato? Prego.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Desidero unicamente associarmi all'eccezione formulata dalla difesa Santamaria, quindi quella precedente quella ora in trattazione, difatti Scarano Massimo risponde delle stesse imputazioni residuali, terminali, direi insignificanti per quanto insignificante possa essere una fattispecie penale in ordine a questo processo e mi sorprende la costituzione di parte civile nei confronti del mio rappresentato addirittura da parte dell'Accademia dei Georgofili.
Ecco, quindi chiedo la estromissione di queste domande risarcitorie nei confronti di Scarano Massimo. Ho citato solo a mo' d'esempio quella dell'Accademia dei Georgofili, ma chiede l'estromissione di tutte le domande risarcitorie svolte nei confronti di Massimo Scarano.
PRESIDENTE: Grazie. Altre eccezioni? Prego.
AVVOCATO Pinna: L'avvocato Pinna per l'Accademia dei Georgofili si dichiara remissiva a questa eccezione.
PRESIDENTE: Per quel che riguarda Scarano Massimo?
AVVOCATO Pinna: Sì.
PRESIDENTE: Non è nella stessa posizione di Santamaria?
AVVOCATO Pinna: No. Dunque, risulta imputato per Formello e per l'Olimpico.
PRESIDENTE: Scarano Massimo.
AVVOCATO Pinna: E poi l'eccezione in questo caso riguarda l'Accademia dei Georgofili, è una situazione diversa, per esempio, della Presidenza del Consiglio o della Regione che sono enti a fini generali, con caratteristiche imparagonabili rispetto a quelle dell'Accademia.
PRESIDENTE: No, no, mi scusi avvocato, lei è intervenuto per...
AVV. Cianferoni: Presidente, posso avere la parola?
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sono sempre l'avvocato Cianferoni. Non è amore di polemica, vero, però bisogna giungere al processo...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, lei quando parla deve dire sempre il nome, abbia pazienza sennò le voci registrate appartengono...
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, sempre in difesa di Massimo Scarano, avvocato Cianferoni. Dicevo, quantomeno avendo letto il livello introduttivo. Ora, il decreto che dispone il giudizio trae innanzi a codesta Corte Massimo Scarano unicamente per dei reati che non c'entrano assolutamente nulla, gli episodi citati adesso dalla parte civile: Olimpico, Formello, ecco, in queste dizioni giornalistiche si nascondono contestazioni di strage. Ecco, non c'entrano assolutamente nulla. Lo Scarano Massimo risponde di aver concorso nella detenzione e porto di un quantitativo residuo di esplosivo, nonché di un furto, un falso e un favoreggiamento, questo è quanto.
Io insisto per l'accoglimento dell'eccezione.
PRESIDENTE: Va bene. Ci sono altre eccezioni di questo tipo, per cortesia? Allora, se non c'è... Prego, prego. Non vedo nessuno, ho l'impressione che non ci siano... Prego.
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti sempre per Santamaria. Solo per anch'io chiarire la posizione del Santamaria che risponde...
PRESIDENTE: Avvocato, ma l'intervento previsto è uno solo, noi abbiamo ben chiaro quello che lei aveva detto quando è intervenuto.
AVVOCATO Battisti: Sì, sì. No, no, solo a riferimento alla collega perché c'era un capo di imputazione in più, ecco, solo questo.
PRESIDENTE: Avvocato, lei?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Paolo Florio per Lo Nigro Cosimo.
PRESIDENTE: Lo Nigro?
AVVOCATO Florio: Lo Nigro Cosimo, sì.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Florio: Ci si voleva innanzitutto associare per le stesse motivazione espresse da un collega mi ha preceduto in ordine all'Unione Familiari Vittime delle Stragi perché effettivamente manca la prova della costituzione del riconoscimento in relazione all'articolo 91 del Codice di procedura penale. Inoltre sembra mancare, a questo difensore, nello stesso atto di costituzione di parte civile, la causa "petendi", cioè effettivamente le ragioni bene delineate per cui ci si costituisce.
Per ciò che concerne quest'ultimo rilievo, lo si fa anche in relazione al Comune di Milano. E per ciò che concerne invece la costituzione di parte civile Pagliai, ciò che rileva - e anche scusate Limetainen Lisa - cioè che rileva è la mancata quantificazione del danno senza che poi ci si riservi di produrlo in sede successiva.
PRESIDENTE: I difensori delle parti civili che sono state oggetto di questa...
AVVOCATO Filastò: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato il suo nome, per cortesia.
AVVOCATO Filastò: (voce fuori microfono)
Mi scusi.
PRESIDENTE: Io la conosco benissimo, la ma sua voce non so se è riconosciuta dall'apparecchio.
AVVOCATO Filastò: Non avevo detto quasi nulla ancora, mi stavo infilando la toga.
Per quanto riguarda la questione dell'Unione ho già esposto. Per quanto riguarda Pagliai non è detto assolutamente che si debba quantificare il danno. Il danno viene precisato nella sua causa "petendi", cioè a dire essere stata danneggiata in rapporto a delle lesioni subìte in conseguenza dell'esplosione. Quanto alla quantificazione è chiaro che questa è materia di un altro procedimento civile che eventualmente dovrà essere fatto.
Quindi mi pare che l'eccezione sia assolutamente infondata.
PRESIDENTE: E' lei il difensore delle parti civili chiamate in causa? Scusate ma io...
AVVOCATO Filastò: Per Pagliai sì, Presidente.
PRESIDENTE: Va benissimo.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato per il Comune di Milano. Ho capito bene, il Comune di Milano?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Per il Comune di Milano, il Comune di Milano ha fatto pervenire a questo difensore - il quale lo ha allegato per la costituzione a integrazione effettuato stamattina - i motivi del danno subìto dal Comune di Milano. E il Comune di Milano, lo si legge a pagine 3 della Costituzione, ha ricevuto un danno patrimoniale di 3.059.471.624 mila lire allo Stato perché è la documentazione che per ora, inviata a questo studio e che io per ora ho allegato. Specificando anche che i danni al settore demanio e patrimonio sono 1 miliardo 629 milioni più 255 milioni, c'è un danno di 500 milioni al settore affari generali, c'è un danno di 600 milioni al settore servizi e lavoro pubblici, c'è un danno di 13 milioni e 500 per le spese del funerale che ha sopportato il Comune di Milano per quanto riguarda l'extracomunitario e c'è una spesa di 52 milioni 961 per tutte le spese aderenti al Corpo di Polizia Municipale.
In più ho richiesto anche in via equitativa, in base a quello che ormai è l'insegnamento costante della Suprema Corte di Cassazione, un risarcimento a quello che è il danno morale, e allo stesso per quanto riguarda l'immagine del Comune di Milano che fatti così gravi causano che è una richiesta di 10 miliardi proprio di danno morale.
Quindi credo di aver quantificato sia il danno patrimoniale subìto concretamente dal Comune di Milano, sia in base ormai la giurisprudenza costante e la Suprema Corte di Cassazione anche il danno all'immagine e alla credibilità dello stesso Comune. Quindi chiedo che venga rigettata la richiesta di esclusione.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, non è una replica, assolutamente, è una piccola correzione, se il Presidente me lo permette. Per ciò che concerne - sempre avvocato Florio - per ciò che concerne effettivamente il Comune di Milano, sì, manca soltanto quello che io ritenevo la causa "petendi". E' pur vero che la quantificazione del danno è in allegati, quindi non è nell'atto, comunque su questo ne do atto all'avvocato Ammannato. Mentre per quello che è la causa "petendi" non è una replica, insisto.
PRESIDENTE: Bene, altre eccezioni? Abbiamo finito?
Il Pubblico Ministero su queste eccezioni.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, Presidente, per quanto riguarda quelle nei confronti di Santamaria e Scarano Massimo da parte della Presidenza del Consiglio, riteniamo che siano ammissibili in quanto la detenzione dell'esplosivo che è contestata sia allo Scarano che al Santamaria è funzionale all'esecuzione di uno degli attentati, quello di Formello, e in ogni caso il delitto è contestato anche con l'aggravante di terrorismo.
Per quanto riguarda le altre formulazioni proposte dalle varie parti siamo remissivi.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi su questo punto? La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise sulle eccezioni sollevate dai difensori degli imputati Frabetti, Santamaria, Scarano Massimo, Graviano Filippo, Giacalone e Lo Nigro dispone: che il Frabetti non è stato chiamato a rispondere della Strage di via dei Georgofili di conseguenza la costituzione di parte civile di Giusti Lia, Giusti Alfredo - che si dichiarano danneggiati dall'esplosione di via dei Georgofili - non ha titolo per essere ammesso.
Ritiene legittima la costituzione di parte civile della Regione Lazio e della Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto portatori di interessi di carattere generale anche nei confronti di Santamaria e Scarano Massimo imputati di detenzione e porto dell'esplosivo relativo alla cosiddetta strage di Formello. Mentre non è ammessa la costituzione di parte civile nei confronti dei predetti ad opera del Ministero della Pubblica Istruzione, della Accademia dei Georgofili, di Giusti Lia e Giusti Alfredo che possono apparire cangiati solo in occasione della Strage di via dei Georgofili.
Respinge l'eccezione sollevata nell'interesse di Graviano Filippo, cui si era associato il difensore di Giacalone e quello di Lo Nigro, diretto ad opporsi alla costituzione di parte civile dell'Associazione delle Vittime delle Stragi perché l'interesse è portato sul ... di tali nature e di tale ampiezze e perspicuità e tale che comunque l'associazione medesima intrinsecamente deve essere riconosciuta quale rappresentante di coloro che più direttamente e sulla propria carne ha patito gli effetti distruttivo delle stragi di cui ci si occupa.
Respinge l'eccezione sollevata nell'interesse di Lo Nigro diretta a veder respingere la costituzione di parte civile del Comune di Milano perché questi ha ampiamente dimostrato l'entità del danno sofferto, nonché quella proposta dallo stesso imputato contro la posizione di Pagliai Eleonora per mancata quantificazione del danno perché ai sensi degli articoli 523 C.p.p., alla luce dell'articolo 78 C.p.p. non necessari nella fase attuale di specificazione del danno che va indicata nelle conclusione".
L'udienza riprende alle 15.30.
AVVOCATO Monaco: Mi scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Monaco: Io avevo, mi perdoni, eventualmente possiamo pure farlo dopo però io avevo fatto l'opposizione anche per la parte civile Pagliai per la stessa ragione di Giusti. E' la stessa posizione.
PRESIDENTE: Se lei si avvicina spieghiamo meglio.
AVVOCATO Monaco: Sì.
PRESIDENTE: Volevo chiedere se ci sono eccezioni da trattare. Per esempio sulla competenza.
AVVOCATO Oddo: Sì, signor Presidente. Avvocato Giuseppe Oddo.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: Quando la Signoria Vostra lo riterrà, io dovrò riproporre la questione di incompetenza per territorio già prospettata in sede di udienza preliminare.
PRESIDENTE: Prego, prego. Ha la parola.
AVVOCATO Oddo: Grazie, signor Presidente. Pensavo che dovesse prima dare ordine...
Signor Presidente, Filippo Graviano, nel cui interesse io propongo, ripropongo la questione, è imputato del delitto di strage perché, in concorso con altre persone, operando nell'ambito della realizzazione di una strategia e dunque in esecuzione di un medesimo disegno criminoso - articolo 81 capoverso Codice penale - attuato per finalità terrorismo e diversione dell'ordine costituzionale nonché per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso Cosa Nostra concretizzatasi negli attentati in Roma via Fauro, Firenze via dei Georgofili, Milano via Palestro, Roma San Giovanni in Laterano e San Giorgio a Velabro e Formello, strategia riferibile a Cosa Nostra, associazione di tipo mafioso della quale taluni erano capi, altri affiliati e altri ancora ad essi contigui; e questi ultimi affiliati e contigui, ponendosi a disposizione dei mandanti e degli organizzatori agendo in numero superiore a cinque, attivandosi e poi con la condotta specifica che viene ascritta.
Ho ripercorso in sintesi e in premessa il capo di imputazione perché dal medesimo capo di imputazione emerge in maniera chiara qual è il tema che questo difensore vuole proporre alla loro attenzione.
In sostanza l'accusa prefigura una, testualmente, strategia. Si dice: "E dunque in esecuzione di un medesimo disegno criminoso. Articolo 81 capoverso Codice penale". Sostanzialmente, dicevo, l'accusa riunisce sotto quest'ultimo disegno criminoso una serie di fatti di contenuto stragistico e li riferisce alla condotta degli imputati.
Il problema che qui ci occupa è stabilire come possa radicarsi la competenza dell'Autorità Giudiziaria fiorentina per tutti i fatti e comunque perché questa competenza che si radicherebbe per questi fatti, nell'ambito della medesima strategia e dunque in esecuzione del medesimo disegno criminoso, non si attribuisca - dico la competenza - ad altra Autorità Giudiziaria. Atteso che, secondo la ricostruzione dei fatti e in particolare del disegno criminoso e della strategia operata dalle fonti di accusa - i fatti che prima ho rammentato - si troverebbero in connessione con altri due episodi ad essi precedenti ed in particolare, questi episodi, sarebbero rappresentati dalla cosiddetta Strage di Capaci, 23 di maggio del 1992, e poi dalla successiva Strage di via D'Amelio in cui rimasero vittima i compianti dottori Falcone e Borsellino, rispettivamente; oltre agli agenti della scorta e alla dottoressa Morvillo, nel primo fatto.
Signor Presidente, la questione è stata posta, come rammentavo, all'esame del signor Giudice dell'udienza preliminare, il quale l'ha risolta negativamente differenziando nell'ordinanza il concetto di strategia dal concetto di medesimo disegno criminoso che invece il capo di imputazione testualmente assimila. Ma c'è di più: l'ordinanza del Giudice a cui mi riferisco, a malgoverno della legge processuale e della legge sostanziale penale, perché utilizza dei concetti in materia, sia per quanto riguarda il tema del medesimo disegno criminoso, sia poi per quanto riguarda più propriamente il problema del radicamento della competenza per territorio, in termini che la interpretazione giurisprudenziale reputa assolutamente... Cioè, che raffrontati alla interpretazione giurisprudenziale offertaci dalla Suprema Corte, debbono ritenersi assolutamente incongrui.
Debbo intanto premettere come nell'originario disegno di accusa che poi è recepito nella contestazione, si sia mutuata una tesi offerta all'accusa medesima da taluni soggetti indicati come collaboratori di giustizia e che più propriamente dobbiamo pensare come chiamanti in reità, soggetti che sono nello specifico La Barbera Gioacchino e Cancemi Salvatore. Rispettivamente costoro hanno offerto il seguente quadro di fatto alla accusa che poi è stato, il quadro di fatto, che è stato tradotto nei capi di imputazione e comunque è stato tradotto in tutto il tema di accusa.
La Barbera Gioacchino, nell'interrogatorio del 3 di dicembre del 1993, narra di una allusione che Gioè Antonino gli avrebbe riferita la sera stessa in cui entrambi avrebbero finito di caricare l'esplosivo sotto l'autostrada dove poi avrebbe trovato la morte il compianto dottor Falcone. Il Gioè, in quella occasione, avrebbe fatto riferimento ad altri avvenimenti ancora terribili che già a quel momento sarebbero stati programmati dalla organizzazione. Gioè avrebbe operato questa affermazione in risposta ad una domanda de La Barbera che cercava di capire che cosa volessero fare i cosiddetti Corleonesi e cioè se volessero combattere lo Stato e quali prospettive si delineassero quindi per loro. Il pentito insisteva nel dirsi convinto che il suo interlocutore sapesse anche qualcosa sui programmi dei capi di Cosa Nostra per il periodo successivo alla Strage di Capaci.
Mi permetterò alcune volte col riferirlo testualmente, ma perché solo voglio provare il dato processuale, naturalmente. Posso riferirmi testualmente all'interrogatorio, al contenuto dell'interrogatorio. Il La Barbera definiva tale programma, strategia della distruzione. Aggiungeva però di non sapere nulla di specifico sui fatti che occupano codesta Corte.
Cancemi, nell'interrogatorio dell'8 di marzo del 1994, sosteneva che le autobombe che sono iniziate con Capaci e poi proseguite con via D'Amelio e poi Roma e Firenze e Milano e ancora Roma, sono una strategia continua, eccetera, eccetera.
Ora i medesimi collaboratori di giustizia riferivano anche, in ordine ad alcuni altri attentati che non avrebbero avuto successo, per esempio la mancata uccisione del capitano Ultimo, per meglio dettagliare questo quadro e questa strategia.
L'osservazione della difesa, a questo momento, diventa la seguente: se l'accusa recepisce un simile quadro unitario di operatività della associazione criminosa di riferimento, non può non essere conseguente alle sue affermazioni. E cioè: se tutti i fatti di cui ho detto sono realizzati nell'ambito di un'unica strategia, in un unico disegno criminoso appunto, non può non aversi come conseguenza la individuazione della competenza per territorio in capo al Giudice naturale del fatto più grave e primo nel tempo. Nel caso che ci occupa, il Giudice sarebbe il Giudice della Strage di Capaci. E pertanto, secondo l'ordinamento di rito, il Giudice di Caltanissetta.
Si è opposto a questa prima osservazione, da parte del Giudice della udienza preliminare, una differenza di, appunto come dicevo, fra i concetti di strategia e di medesimezza del disegno criminoso. E si è rapportato questa diversità sostanzialmente ad un problema di allocazione geografica per essere stati i primi due attentati realizzati in Sicilia e gli altri invece nell'Italia cosiddetta 'continentale'. Basterebbe la enunciazione del dato per rimanere assolutamente, credo, perplessi, rispetto a questo fatto.
Ma vi è di più: il Giudice per l'udienza preliminare, pronunciando sentenza di proscioglimento fra gli altri, nei confronti di Di Natale Emanuele, in data 15 di giugno del 1996, ha assolto il medesimo Di Natale da uno dei reati contestatigli per essere - foglio 28 della sentenza - per essere rimasto provato che l'esplosivo sarebbe destinato all'attentato a Maurizio Costanzo, sarebbe giunto a Roma già nell'anno 1992. Questo è un dato importante, perché una riflessione sulla cadenza temporale degli episodi, quale pure dovrebbe essere sviluppata e sembra sviluppata, ed è sviluppata in altro senso, in altro modo dal Giudice quando poi deve connettere i rimanenti episodi, quelli cioè in atto sottoposti alla cognizione della Corte sotto l'unico disegno criminoso, dicevo: questo dato, quello della concatenazione temporale, è un dato che egli ha tenuto presente. E' però il primo temporalmente di questi residui fatti, daterebbe, avrebbe una data di inizio come preparazione, nell'anno 1992. Cioè lo stesso anno in cui si perpetrano le stragi di Capaci e di via D'Amelio.
Il Giudice stesso, nell'ambito di quella sentenza, compie due ulteriori osservazioni altrimenti rilevanti per la tematica che ci occupa. Le rappresento a questo momento solo per un problema di completezza di modo che non avrò più necessità di rifarmi a quel documento. E cioè: la diversità dell'esplosivo utilizzato per l'attentato a Formello, della diversità dell'esplosivo utilizzato per gli attentati a Firenze ed a Milano, rispetto a quello invece che sarebbe stato utilizzato negli attentati alle chiese di Roma. Quindi una serie di dati di fatto, ci consegna quella decisione sui quali dati di fatto è opportuno riflettere. Perché è opportuno riflettere? Perché il medesimo Giudice, direi quasi apoditticamente - senza quasi - nega quella medesimezza del disegno criminoso nell'ambito di tutti gli episodi che partono dalla Strage di Capaci fino all'ultimo, quello di Formello, limitando invece lo stesso, la stessa identità ai fatti successivi alla Strage di via D'Amelio.
Il primo tema quindi, di controllo di ordine giuridico che questa difesa sottopone alla Corte eccellentissima, è il seguente: la individuazione, non solo teorica, ma proprio nella interpretazione giurisprudenziale, del concetto di unicità di disegno criminoso ai fini del reato continuato.
Faccio riferimento, a questo proposito, a tutta una serie di massime del supremo Collegio che hanno evidenziato come a tali fini sia sufficiente l'accertamento della rappresentazione preventiva della serie di reati come facenti parte di un unico programma delinquenziale, anche se le singole fattispecie concrete possano, di tale programma, costituire l'aspetto esecutivo solo eventuale. Sicché può ben ritenersi sussistente il reato continuato ove risulti accertato che nel programma di azione preventivamente ideato, alcuni episodi siano stati previsti solo come eventuali e legati allo svolgimento dei fatti, così come si sarebbero potuti verificare.
E' stato altresì osservato dalla suprema Corte che ai fini dell'individuazione del disegno criminoso capace di unificare nella continuazione le diverse azioni esecutive, non è necessaria una precisione specifica nello sviluppo dell'iter, ma è sufficiente una prevedibilità generica e persino eventuale dell'evolversi del primo atto penalmente rilevante verso ulteriori possibili conseguenze.
Recentemente, sempre la suprema Corte di Cassazione, ha specificato che per la configurazione del medesimo disegno criminoso è sufficiente che la gente abbia ideato di commettere più reati con determinate modalità ed in determinate circostanze, mentre non è necessario che siano state individuate nel disegno criminoso anche le persone in danno delle quali commettere i reati.
In sostanza, quello che noi lamentiamo, premessa questa specifica individuazione dei connotati salienti della figura giuridica di riferimento, dicevo, quello che questa difesa lamenta è che il Giudice dell'udienza preliminare abbia sostanzialmente confuso il momento volitivo dal momento intellettivo rilevante per la figura che ci occupa, appunto. Perché solo il momento intellettivo è apprezzabile per quanto riguarda il tema delle individuazioni o meno dell'unicità del disegno criminoso. Si è detto ancora una volta, nella sentenza recentemente pubblicata dalla I Sezione della Corte di Cassazione, che: "In tema di continuazione l'identità del disegno criminoso non consiste in una unità dell'elemento volitivo, ma in una unità di ordine intellettivo per la quale più reati sono riconducibili ad un programma unico rivolto al conseguimento di un fine. Nel quadro programmatico è sufficiente che i reati siano individuati nelle loro linee essenziali e concepiti anche autonomamente di volta in volta nella realizzazione concreta dei singoli reati".
Risparmio i precedenti, posso soltanto osservare che il Giudice dell'udienza preliminare per la verità non ha fatto cenno, ma proprio per completezza, che non è neanche di ostacolo alla assegnazione eventualmente ad altro Giudice della cognizione di tutto questo processo, il fatto che sia o meno permanente nella fase delle indagini preliminari, un processo per la Strage di Capaci e per la Strage di via D'Amelio. Fatto che per altro debbo dire è certamente non discutibile, atteso che, secondo le cronache odierne, è stato emesso una ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere proprio per il procedimento - non so se bis, ter, o che cosa - di via D'Amelio, che riguarda la Strage di via D'Amelio.
E' un dato comunque sul quale , signor Presidente, nella fase propria, cioè dell'udienza preliminare e quindi in questo senso possiamo senz'altro chiedere al signor Pubblico Ministero di produrre i relativi atti, questa difesa si è fatta onere di documentare il dato processuale. E cioè la pendenza di un processo, di un procedimento, chiedo scusa, in quella sede.
Comunque debbo dire che il problema risulta superato da una ancora più recente sentenza della Cassazione, secondo la quale: "L'esercizio congiunto o disgiunto dell'azione penale ovvero la riunione o la separazione dei procedimenti, non modificano la determinazione della competenza per connessione. Invero, il vincolo tra reati individuato dalla legge, costituisce il criterio originario ed autonomo di attribuzione della competenza indipendentemente dalla contemporanea pendenza dei relativi procedimenti. Come risulta anche dalla relazione al Codice che sottolinea la voluta omissione della norma secondo cui la connessione è destinata ad operare solamente in caso di procedimenti dello stesso stato e grado".
Dice la suprema Corte specificamente che: "L'individuazione dell'unico Giudice competente per connessione in ordine a più reati o più imputati, dunque, è operata dalla legge nel momento in cui intervenga un secondo procedimento penale per altro reato e per altro imputato. E tale attribuzione di competenza costituisce effetto processuale di una correlazione sostanziale tra ipotizzati reati o imputati. Effetto che permane fino a quando sussista la causa che adesso ha dato origine".
Specifica poi la Cassazione che: "Quindi, solo se c'è una eventuale archiviazione per uno soltanto dei reati o degli imputati, si scioglie il vincolo processuale di connessione per altro reato e imputato, mentre la competenza di connessione permane nel caso di intervenuta condanna per uno soltanto dei reati o degli imputati".
Quindi credo che nel caso di specie, siano assolutamente presenti tutti i presupposti di ordine processuale per attribuire la competenza nel senso richiesto dalla difesa. Debbo prospettare, per completezza, l'altro momento di riflessione che suscita la ordinanza del Giudice dell'udienza preliminare e cioè quella parte che stabilisce una unicità del disegno criminoso attraverso la indicazione di momenti che definisce oggettivi l'ordinanza stessa; momenti nella perpetrazione dei vari fatti che contribuirebbero a stabilire, almeno in linea appunto di ipotesi, un comune disegno criminoso che legherebbe i fatti oggetto, tutti quei fatti oggetto in atto della cognizione di codesta eccellentissima Corte.
Avevo già segnalato come, secondo quel Giudice, fosse rilevante il tema della allocazione geografica. Sostanzialmente devo ritenere incomprensibilmente, cioè, almeno incomprensibile per questo difensore, si segnala che, rispetto ad una organizzazione che si presume non radicata nel territorio, perché fino a prova contraria e secondo quello che ci ha insegnato per tutte la sentenza della Cassazione stessa numero 80 del '92, che ha ribadito il carattere non localmente territoriale di Cosa Nostra, ma ne ha indicato invece una valenza che va oltre il territorio siciliano. Appunto non si comprende la vivisezione operata da quel Giudice fra episodi criminosi ascritti a quella organizzazione in un ambito territoriale siciliano, da un episodio che sembrerebbe extraterritoriale quale quello della, cosiddetto lo chiama "Asse Roma-Milano".
Tra l'altro la sua, la indicazione all'interno di quella, la sottolineatura all'interna di quella ordinanza, del fatto che cinque episodi sarebbero propriamente riunibili in quanto intervenuti a Roma, mi sembra smentita del fatto che possano ricomprendersi del medesimo disegno criminoso, per esempio gli episodi che a Roma non si sono verificati. Stando sempre alla impostazione di carattere, come dire, geografico che quel Giudice ha prediletto. Si dice altresì: in ordine al tempo vi sono degli altri caratteri unificanti. Trascurando quanto lo stesso Magistrato aveva detto nell'altra sede, cioè nella sentenza Di Natale ed altri, e quindi dimenticando che per l'attentato a Maurizio Costanzo, secondo quelle acquisizioni processuali da lui sempre tenute presenti, vi sarebbe un tempo che daterebbe all'anno 1992 come inizio delle condotte criminose, osserva che quattro episodi su sette sono intervenuti in un momento temporale ascrivibile alla mezzanotte o l'una del giorno dopo.
Francamente non so quale significatività possa avere questa circostanza e comunque mi si dovrebbe spiegare perché gli altri poi sono connessi in questa prospettiva unificante se è vero che gli altri tre non sono stati commessi tra l'una e mezzanotte.
Ancora, si dice: cinque dei sette sono intervenuti fra maggio e luglio del '93. E questo sembrerebbe essere il dato, come dire, trainante. Però se così è, signor Presidente, sempre la stessa ordinanza dovrebbe dare spiegazione del fatto che due episodi, invece, risultano del tutto sganciati temporalmente da questa fase.
Ancora, si rammenta la particolare tecnica, dice il Giudice dell'udienza preliminare: sei episodi su sette avvengono con la tecnica dell'autobomba. Bene. Intanto si dovrebbe ricordare che anche via D'Amelio è stata operata con la tecnica dell'autobomba e non si capisce quindi la differenziazione, a questo momento, rispetto all'episodio precedente.
C'è di più: l'allocazione dell'esplosivo nel bagagliaio, non mi sembra poi una trovata particolarmente significativa, se l'esplosivo comunque doveva essere nascosto in una automobile. Non credo che si possa trattare come modalità esecutive tipiche che contraddistinguerebbero la operatività di certi soggetti piuttosto che altri. Per altro la sottolineatura che quattro degli episodi avrebbero visto l'utilizzazione di un'auto Uno, cioè dell'utilitaria che era allora la più diffusa, varrebbe a smentire la unicità del disegno criminoso proprio con l'episodio di Firenze nel quale è invece utilizzata una FIAT Fiorino. Quindi un mezzo diverso, si dovrebbe pensare, una metodica diversa degli attentati.
Si dice ancora che gli esplosivi sono astrattamente compatibili. E qui si omette di dare risposta - ed è un dato di estrema rilevanza, signor Presidente e signori della Corte - si omette di dare risposta ad un tema che pure era stato posto dalla difesa e cioè la compatibilità degli stessi esplosivi per esempio, con gli episodi di via D'Amelio, oppure di Capaci.
Il fatto è che il tema cosiddetto della compatibilità, fa riferimento a esplosivi che nulla hanno di tipico, atteso che per esempio ritroviamo queste tipologie in ben altri episodi criminosi che certamente non sono ascrivibili né al contesto mafioso né agli odierni imputati.
Ultimo momento sul quale mi permetto di chiedere la loro riflessione, è quello della confessata diversità di scopi che animerebbero la perpetrazione dei crimini di via Fauro e di Formello. Perché a questo proposito non sfuggirà a nessuno e non credo che sia di buon gusto immorale sul punto ma lo debbo tuttavia enunciare, come certamente l'aggressione al patrimonio artistico dello Stato che si vuole essere l'oggetto principale se non esclusivo delle Stragi delle chiese in Roma, di via dei Georgofili e di via Palestro, anche se lì un poco ci sarebbe qualcosa da dire, ma per comodità per ora d'ipotesi percorriamo questa linea di accusa: che cosa c'entra con l'attentato a un presentatore televisivo, oppure con l'attentato, si vuole, a un collaboratore di giustizia o forse a qualcun altro, nell'ambito della cosiddetta tentata Strage di Formello? Oppure che c'entra con la strage dell'Olimpico dove evidentemente non c'è nessuna di queste tipologie, di queste finalità.
Io credo che tutto ciò implichi sotto i due diversi aspetti che la difesa si è permessa di richiedere ancora una volta alla Corte, implichi una nuova lettura di queste circostanze, degli elementi giuridici che le fondano, nel senso che conclusivamente si debba - da parte di codesta Corte - declinare la competenza per essere la stessa territorialmente propria dell'Autorità Giudiziaria di Caltanissetta. In linea subordinata codesta Corte dovrà operare lo stralcio di tutti gli episodi che direttamente non possono essere con certezza ascrivibili all'Autorità Giudiziaria e cioè tutti gli episodi diversi da quelli di via dei Georgofili, dall'attentato di via dei Georgofili.
Grazie, signor Presidente, e mi scuso se sono stato lungo.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi a proposito?
AVVOCATO Monaco: Signor Presidente, soltanto di adesione per quanto riguarda la difesa del Frabetti, laddove la competenza per Frabetti si è radicata in Firenze. Perché dapprima il Frabetti era imputato anche del reato relativo a via dei Georgofili e quindi un'adesione completa a quelle che sono le argomentazioni prospettate dal collega, indicando però la competenza, per quanto riguarda il Frabetti nell'Autorità romana, facendo presente che questa è la indicazione che peraltro il nuovo Codice ha dato relativamente a quelle che sono ragioni di maggiore speditezza e rapidità del processo. Per cui, laddove vi è una enorme quantità, o comunque una quantità piuttosto rilevante di reati da discutere, la scelta del Magistrato e la scelta del nuovo Codice è stata quella di separare e non riunire e quindi quella di celebrare processi che siano rapidi e eliminare i cosiddetti Maxiprocessi che, antecedentemente al 1989, si celebravano continuamente. Questa è la scelta del nuovo Codice, questa è la indicazione che noi diamo alla Corte. Quindi, il Frabetti ha un problema che è relativo esclusivamente a Roma, competenza quindi romana per quanto riguarda il processo relativo a Frabetti.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Battisti: La difesa di Santamaria si associa.
PRESIDENTE: Grazie. Altri?
AVVOCATO Di Peri: Sì Presidente, sono l'avvocato Di Peri nell'interesse di Cannella: mi associo alla questione formulata oggi dall'avvocato Oddo.
PRESIDENTE: Bene. Altri?
AVVOCATO Pepi: Sì, il difensore di Graviano Giuseppe e di Pizzo, si associa alla eccezione di incompetenza territoriale formulata dall'avvocato Oddo sostenendo che se effettivamente il medesimo disegno criminoso è quello che l'accusa sta cercando di provare in questo dibattimento, il disegno criminoso evidentemente parte non certo da Firenze, ma parte dalla Sicilia e esattamente va messo in relazione a quelle che sono state le Stragi di Capaci e le Stragi di via Amelio e per cui, evidentemente, non può essere in questa sede, essere competente la Corte di Assise di Firenze, ma dovrà essere competente la Corte di Assise di Caltanissetta per tutti questi reati. Se si vuole, come ripetere, accedere alla visione e alla prospettazione che la Procura ha fatto di questi reati.
PRESIDENTE: Altri, per cortesia?
AVV. Cianferoni: Presidente, sì. Dunque, avvocato Cianferoni...
PRESIDENTE: Per?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni per Bagarella Leoluca e Scarano Massimo. Ho ascoltato con molta attenzione lo svolgimento dell'eccezione di incompetenza territoriale del collega avvocato Oddo e dico subito che la condivido a pieno nella sua esistenza e la condivido altresì anche nell'esito subordinato, svolto dal collega e su questo vorrei sottoporre alla Corte, sommessamente e con la dovuta sinteticità, alcune considerazioni.
Intendo dire: il collega ha rappresentato un'alternatività di prospettazioni di incompetenza di questo Foro a conoscere di determinati episodi, anzi, direi di tutti perché secondo l'una via, perché l'una via, la principale è quella - che diceva anche del resto l'avvocato Pepi - di seguire il Pubblico Ministero nell'individuazione di una unicità di disegno criminoso e di far risalire però il disegno criminoso più a monte di quel "dies a quo" individuato, devo dire non tanto dettagliatamente dal Pubblico Ministero, e di risalire perciò all'anno 1992 o forse ancor più addietro e di portare perciò la cognizione di questo processo di fronte all'Autorità Giudiziaria - mi esprimo genericamente e impropriamente - siciliana, nissena parrebbe di capire.
Ecco, io condivido assai di più l'altra strada prospettata dal collega e cioè quella tendente a sollecitare uno stralcio - riprendo proprio le parole - degli episodi che non siano sicuramente attribuibili alla cognizione dell'Autorità Giudiziaria fiorentina. Ora, perché? Perché, ferma tutta la completa giurisprudenza addotta dalla difesa di Filippo Graviano in punto di reato continuato, articolo 81 capoverso Codice penale, crede questo difensore che già dal capo di imputazione emerga la fragilità del costrutto accusatorio in punto per quel che ci occupa di immedesimezza del disegno criminoso. Dico questo perché? Per un motivo, perché fin d'ora io sollecito codesta Corte a non ritenersi soddisfatta della cognizione che può derivare dagli atti fino ad oggi in suo possesso per decidere della questione di competenza. Richiamo a me stesso una giurisprudenza non particolarmente risalente di questa A.G., il Tribunale di Firenze Sezione II, mi pare 23 ottobre '94 imputati Bonanno più altri, Presidente ed estensore Maradei, nella quale si individuava con molto acume devo dire come, se il Giudice della cognizione si adagia, fermo restando la ipotetica pacificità della questione: ma non è di questo che stiamo parlando evidentemente, qui si parla di una questione da sondare e da sviscerare. Laddove la questione sia da sondare e da sviscerare, laddove il Giudice della cognizione si adagi sulla cognizione degli atti sottopostigli fino a quel momento, si parla di formalità introduttive del dibattimento, articolo 491 C.p.p., quindi su gli atti in suo possesso, di fatto ricordo - cito a memoria ma la sentenza la ricordo bene - di fatto osservava quel Collegio, si lascerebbe al Pubblico Ministero la possibilità di indirizzare il processo verso il Giudice desiderato, spogliando ovviamente questa frase di ogni e qualsivoglia considerazione ultronea rispetto a quella che ci occupa, cioè di scelta, per l'appunto, della Autorità Giudiziaria. Diceva quella sentenza: è perciò opportuno che vi è in più in processi, come quello ovviamente, le fattispecie erano di reati associativi qui non sono reati associativi ma vi è contestata in ogni dove in questo processo una particolare aggravante che consente di soppesare una presenza di un tessuto connettivo associativo che impone perciò una cognizione più attenta della questione.
Quindi, la questione che io sottopongo, che ha già sottoposto l'avvocato Oddo, è per lo stralcio di determinati episodi per essere anche un po' più essenziali e diretto anche per la cognizione degli illustrissimi Giudici Popolari; stralcio di determinati episodi per difetto di prova del medesimo disegno criminoso. Sostengo questa tesi, dicendo: già dal capo di imputazione si può arrivare a tanto, ove ciò non bastasse indico adesso, a mo' di solo esempio, un interrogatorio depositato dal Pubblico Ministero come prodotto di attività integrativa, l'interrogatorio di Ganci Calogero al P.M. Firenze 09/10/96 fogli 2287, 2292 del fascicolo del Pubblico Ministero quale atto da conoscere da parte di codesta Corte al solo fine, si intende, di decidere sulla competenza per rendersi conto come il medesimo disegno criminoso non ci sia affatto. Perché, dice questo collaboratore, come giammai nella economia di Cosa Nostra sarebbe potuta entrare la perpetrazione di fatti come quelli che oggi si discute e lo dice con molta chiarezza, argomentando in proposito e dicendo: "lo escludo categoricamente, anzi mi sorprende quest'esito di indagine, io avrei saputo se ci fossero state queste iniziative; poiché io non l'ho saputo vuol dire che queste iniziative non ci sono state e resto perciò chiaramente scettico e perplesso".
Tutto questo chiaramente non vuol essere né sociologia giudiziaria, né argomentazione fuori luogo. Intendo dire, non intendo in questo momento parlare del merito, intendo però sottoporre alla loro attenzione la opportunità di compiere una scelta tra questi episodi. Perché questa scelta? Perché la competenza - è quasi banale ricordarlo per i Giudici togati che mi ascoltano, ma invece ritengo importante sottoporre questo dato per i Giudici Popolari - la competenza è un requisito della Costituzione del Giudice e quindi è necessario che il Giudice sia prima di tutto Giudice di se stesso, della sua competenza perciò, è una porzione di giurisdizione diceva autorevole dottrina. E perciò per essere sicuri di ben giudicare, cioè di rendere quella sentenza conforme alle aspettative della società - e qui ricordo il giuramento da ognun di loro prestato in data odierna - è prima di tutto necessario essere sicuri di essere assisi nel posto giusto a giudicare delle cose giuste.
Questo difensore ritiene che vi siano degli episodi che nulla abbiano a che fare con la cognizione della Corte di Assise di Firenze. Specifico questa critica, questa rilevazione individuando particolarmente l'episodio contestato come cosiddetta strage di Formello e l'episodio contestato come cosiddetta strage dell'Olimpico quali fatti e conseguentemente quali fattispecie da sottrarre alla cognizione della Magistratura fiorentina. Mi rifaccio in questo senso a quanto già osservato dall'avvocato Oddo, in particolare sulla strage di Formello. Si tratta di un episodio totalmente diverso dagli altri che sono accaduti per le modalità attuative dello stesso. Non è stata adoperata un'autobomba, l'obiettivo del fatto era diverso dai precedenti fatti, non più una cosa immobile, cioè un palazzo, un museo, bensì una persona fisica; non è stata poi adoperata la stessa miscela esplosiva, questo si evince già dallo stesso capo di imputazione. Poiché, negli altri fatti lorsignori troveranno scritto che la miscela esplosiva è risultata composta alle consulenze di parte del Pubblico Ministero da quattro componenti. Invece nel caso di Formello i componenti rilevati dai consulenti del P.M., erano tre. E questo è molto importante non solo perché ne manca uno ma perché, tra i quattro degli altri fatti vi sono determinati esplosivi tipo il T4 che è un esplosivo in qualche maniera qualificato da un certo uso, da un certo possibile traffico dello stesso, invece i tre esplosivi che sono stati usati nella questione di Formello fanno, messi assieme, la dinamite commerciale e quindi farebbero capo a una trazione degli stessi e a un impiego molto più, mi viene da dire, terra terra che non nei fatti precedenti. Quindi ci sono degli elementi in punto di fatto che portano a far ritenere scisso questo episodio dai precedenti. Riprendo ancora un argomento già usato dall'avvocato Oddo sulla differenziazione fra strategia e medesimo disegno criminoso. Ora, la strategia come tale non ha cittadinanza nel processo penale, è una categoria dell'arte militare ma non è certo un dato che interessa un processo penale, quello che a noi interessa è il medesimo disegno criminoso. La giurisprudenza fino ad oggi - ancora una volta mi rifaccio al collega per essere breve - ha individuato determinati criteri induttivi, indiziari per ricostruire un medesimo disegno criminoso, altrimenti il più delle volte vanescente perché è una "quiditas" soggettiva, difficile trovare un manoscritto dove ci sia una sorta di programma societario. Ecco, nel nostro caso, abbiamo elementi di segno contrario a quello che il Pubblico Ministero ha voluto sostenere e non sono solo quei tre che prima dicevo per Formello, cioè no autobomba, diverso l'esplosivo e diverso l'obiettivo, ma anche un lasso temporale notevolmente dilatato rispetto all'ultimo dei fatti precedenti. Cosicché viene da pensare che veramente questo fatto nulla abbia a che vedere con i fatti, per l'appunto, precedenti. Di contrario avviso, questo difensore non riesce a trovare alcunché. Intendo dire che non riesco a trovare elementi che contrastino questa tesi e supportino piuttosto quella del medesimo disegno criminoso: perché un conto è che, collaboratore di giustizia Tizio o collaboratore di giustizia Caio inferiscano considerazioni su strategie, e su questo verrà il momento processuale per discutere; ben altro conto è andare in cerca di elementi oggettivi che supportino una tesi corretta dal punto di vista sostanziale e procedurale. Io ritengo che la tesi sostenuta fino ad ora dal Pubblico Ministero sia claudicante e perciò invito lorsignori a fare di questo processo un'operazione di chirurgia preventiva, scindendo quegli episodi che esulano dalla competenza di questa Corte di Assise.
Concludo rammentando ancora, quella opportunità di indagine preliminare della quale la Corte di Assise risponde, onde eventualmente soddisfare quelle insufficienze, circa l'avvaloramento dell'una o dell'altra tesi, che dovessero risultare dalla semplice cognizione degli atti. Rendetevi conto, Giudici di questa Corte, che da due soli atti essenzialmente, potrete valutare e sono: il decreto che dispone il giudizio e le ordinanze di custodia cautelare. Mi sembra veramente ben poco per giungere ad un esito. Solleciterei pertanto ordinanza interlocutoria attesa all'acquisizione, da parte dell'una e dell'altra parte in contraddittorio, di quella documentazione utile a decidere sulla competenza. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVVOCATO: Signor Presidente, se lei crede io avrei da sottoporre alla Corte eccellentissima di diversa...
PRESIDENTE: No, avvocato, ora ci occupiamo di competenza. Poi ne parliamo...
AVVOCATO: Se è limitata alla competenza no, le preannuncio che avrei una questione diversa da sottoporle.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, ma ne parliamo in un momento successivo.
AVVOCATO: Bene, la ringrazio Presidente.
PRESIDENTE: Non ho detto che non ne parleremo.
AVVOCATO: No, no, era per saperlo.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Traversi: Sì, avvocato Traversi per Vincenzo Ferro.
Signor Presidente, signori della Corte io non intendevo intervenire su questa questione preliminare di competenza, di incompetenza per territorio per meglio dire per la semplice ragione che la posizione di Vincenzo Ferro in questo processo assume rilievo, oserei dire, esclusivamente con riferimento all'episodio fiorentino. Per cui quando sento parlare di eccezione di incompetenza per territorio della Corte di Assise di Firenze, ritengo che il problema non riguardi Vincenzo Ferro. Intervengo tuttavia perché è stata, dall'ultimo difensore che ha parlato, prospettata mi par di capire una questione un tantino diversa, cioè di parziale incompetenza per territorio di questa Corte con riferimento a taluni episodi avvenuti in Roma, in Milano, o comunque in luogo diverso da Firenze e con conseguente declaratoria di incompetenza per territorio della Corte di Assise di Firenze limitatamente a questi particolari episodi.
Ecco, mi ritengo legittimato a intervenire perché una simile decisione a mio avviso sarebbe, sul piano dell'opportunità, oltre che della legittimità, quantomai deleteria per la posizione di Vincenzo Ferro. Perché significherebbe smembrare questo processo, significherebbe - laddove venisse accolta l'eccezione - significherebbe inseguire le schegge di questo processo nelle zone più remote d'Italia con evidente danno o perlomeno grossa difficoltà per la difesa di Vincenzo Ferro. E dal punto di vista di quella che io ritengo la non corretta interpretazione della legge a sostegno di una richiesta del genere vi è il fatto che essa è subordinata ad un preliminare scioglimento di quel legame che, così com è contestato oggi nel capo di imputazione, tiene uniti tutti gli episodi: e mi riferisco ovviamente all'articolo 81 del Codice penale. Questa presunta pretesa, vedremo poi se c'è e se c'è una responsabilità del Ferro anche per altri episodi, legame che oggi è contestato e che, ad avviso di questo difensore, potrebbe soltanto essere sciolto applicando un articolo che nel caso concreto non può assolutamente applicarsi e cioè previa separazione di procedimenti e cioè mi riferisco all'articolo 18 Codice di procedura penale che nel caso specifico ritengo assolutamente inapplicabile.
Quindi remissivo sulla questione preliminare come prospettata dal primo difensore, assolutamente contrario a qualsiasi separazione di giudizio e qualsiasi credo abnorme declaratoria di incompetenza per territorio parziale, cioè per singoli episodi.
PRESIDENTE: Altri?
AVV. Maffezzoli: Sì Presidente, avvocato Maffezzoli per Salvatore Riina. Io devo dire che sposo integralmente le tesi sulla questione di incompetenza territoriale così bene espresse dal collega avvocato Oddo. In particolare faccio presente per il nostro assistito, che egli si è sempre dichiarato estraneo ai fatti che gli vengono contestati e di cui è processo in questa sede, ma questo è evidentemente un discorso di merito. Con questa considerazione però cronologica, che egli è stato arrestato dopo anni di latitanza il 15 gennaio del '93 e i fatti di cui qui si discute sono tutti successivi, nella primavera, nell'estate seguente, addirittura l'anno successivo.
Allora delle due, l'una perché la Procura Antimafia ritiene appunto che senza coinvolgere la distinzione concettuale operata dal Giudice per le indagini preliminari tra unica strategia e medesimo disegno criminoso, ma questo progetto delittuoso dati risalga ad epoca anteriore. E a questo punto, giustamente, torna in ballo la considerazione fatta dall'avvocato Oddo perché, o questo disegno, strategia diciamo si è ingenerato successivamente ai fatti gravissimi, alle Stragi di Palermo dell'anno '92 oppure evidentemente il signor Riina non deve essere giudicato da questa Corte perché appunto dal 15 gennaio egli è stato immediatamente sottoposto al regime carcerario speciale, se possibile, ancora più severo di quello previsto dalla legge e quindi non si vede come possa rispondere, essendo rimasto da quel momento in isolamento, di fatti che sarebbero stati progettati anteriormente e che, secondo appunto l'impostazione accusatoria, però non coinvolgono le Stragi di Palermo.
E di conseguenza, aderisco all'eccezione di incompetenza territoriale ritenendo che questo processo debba essere celebrato dalla Magistratura siciliana, in particolare quella nissena. Grazie.
PRESIDENTE: Altri difensori vogliono intervenire?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per Lo Nigro Cosimo...
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Florio: Per Lo Nigro Cosimo e in qualità di sostituto processuale per Giacalone, preannunciando per dopo un'altra eccezione che è quella relativa al decreto che dispone il giudizio. Ma per il momento ci si limita ad associarsi a una parte, diciamo, delle conclusioni dell'avvocato Oddo: cioè che non veda la differenza sostanziale tra gli episodi, i sette episodi contestati perché effettivamente non v'è dubbio che gli episodi di Formello, della tentata strage dell'Olimpico e l'episodio di Contorno Salvatore sono strutturalmente e direi naturalmente, fisiologicamente diversi da quelli relativi ai Georgofili, a via Palestro, a San Giorgio a Velabro e a San Giovanni in Laterano. Questi ultimi quattro hanno avuto come caratteristica fondamentale, la matrice direi terroristica o comunque una azione indiscriminata che non volevano colpire dunque il presentatore televisivo, il collaboratore di giustizia o anche l'Arma dei Carabinieri per certe posizioni che avevano assunto a quell'epoca, ma il patrimonio artistico dello Stato: lo si legge dal capo di imputazione molto chiaramente.
Quindi la conclusione non può essere che diversa a seconda dei fatti e cioè, mentre per gli episodi, appunto, relativi a attentati diretti a beni artistici la competenza dovrebbe essere effettivamente, secondo questo difensore, quella fiorentina; per gli altri tre episodi, almeno ad avviso di questo difensore, dovrebbe essere quella romana. In tal senso si conclude, se crede faccio anche la seconda eccezione relativa al decreto che dispone il giudizio...
PRESIDENTE: No, no, dopo avvocato, una cosa alla volta.
AVVOCATO Florio: Grazie.
PRESIDENTE: Altri interventi di difensori? Allora, il Pubblico Ministero vuole replicare? Cinque minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero, perché non viene? E' già due volte che noi entriamo e non c'è.
Per cortesia, volete avvertire il Pubblico Ministero che noi siamo già qui?
Allora, la parola al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Con questa questione, o meglio, con queste questioni legate alla competenza, cominciamo ad avvicinarsi al processo, ai fatti del processo. E quindi può essere questa una buona occasione per familiarizzare con l'oggetto dell'imputazione.
Come esattamente riferivano i difensori, la questione relativa alla competenza, fu già posta allorché ci trovavamo in quest'aula alle prese con la richiesta di rinvio a giudizio del Pubblico Ministero. Ma per dirla tutta, ci siamo trovati alle prese con la questione di competenza anche nelle fasi delle indagini preliminari. Nel senso che si questionò sulla competenza dell'Autorità Giudiziaria di Firenze in sede di ricorso davanti al Tribunale del riesame e la stessa questione fu sottoposta nei termini in cui era già stata prospettata dal Tribunale anche alla Corte di Cassazione.
Perché queste citazioni? Questa breve cronologia della questione di competenza nel processo delle stragi? Non per un perfezionismo o per una pignoleria che mira a sottolineare una qualche carenza nella prospettazione da parte dei difensori, carenza che anzi non c'è, perché il tema è stato trattato esaurientemente. Ma semplicemente perché questo mi dà l'occasione per ricordare qualche cosa alla Corte che sicuramente posso ricordare. E cioè a dire principi di diritto e nient'altro principi di diritto che in quelle occasioni, almeno due, la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare. Quindi noi ci occupiamo tra un attimo quando citeremo queste pronunzie della Corte di Cassazione dei termini di merito che erano sindacati, attraverso un controllo indiretto: quello di legittimità; ci occupiamo, richiameremo esattamente la questione sotto il profilo dei principi che la Cassazione ha ritenuto di affrontare, di affermare anche in questa sede. Perché credo di poter mettere a disposizione della Corte almeno gli estremi anagrafici per così dire di una serie di pronunzie della Suprema Corte che affermano regole di giudizio in tema e di continuazione e di competenza che mi sembra, ecco, debbano essere tenute presenti proprio dopo averle anche analiticamente, esattamente, identificate.
Non me ne vorranno i signori difensori se, come già ho avuto occasione di dire, abbiamo avuto occasione di dire all'udienza preliminare, l'argomento più convincente sul fatto che l'eccezione è infondata, mi viene dal modo stesso con il quale le difese lo prospettano. C'è chi vuole tutto il processo a Caltanissetta, c'è chi ne vuole un po' qui, un po' a Milano, un po' a Roma, salvo che qualche cosa non debba comunque andare a Caltanissetta; c'è chi lo vuole tutto qui, ad eccezione di quel qualcosa che dovrebbe andare da qualche altra parte.
E allora, quando le questioni di competenza vengono presentate in maniera, come dire, così variegata, vuol dire che una regola sicura alla quale affidare una contestazione irreversibile, puntuale, di quelle, con tutte le carte in regola, non c'è.
Come argomento non sarà granché, e allora affrontiamo la questione ex professo.
Fa molto effetto che il capo di imputazione parli di strategia di una associazione criminosa e nello stesso tempo parli di disegno criminoso unitario. E fa molto effetto perché quello che il Pubblico Ministero avrebbe unificato - e il condizionale è d'obbligo - nel capo di imputazione, il Giudice dell'udienza preliminare, avrebbe separato decidendo una questione di competenza. Come dire: per il Pubblico Ministero strategia unica e disegno criminoso unitario non sarebbero altro che due facce della stessa medaglia, o per meglio dire due modi diversi per descrivere la stessa situazione rilevante dal punto di vista tecnico. Mentre invece ai fini della competenza il Giudice della udienza preliminare ha inserito, ha adoprato un bisturi con il quale ha separato più o meno bizantinescamente, i due concetti. Questo è un punto sul quale più o meno tutti i difensori si sono soffermati. Punto al quale io replico con una specie di aforisma, me lo passeranno, che poi cercherò anche di spiegare.
Non tutto quanto è strategia è continuazione, ma quanto è continuazione lo è a maggior ragione se rientra in una stessa strategia. Cosa voglio dire? Se si parla di strategie riferite a organizzazioni che hanno storie a dir poco pluridecennali, è ovvio si parla di un dato - quello della strategia appunto - che abbraccia, investe, attraversa la storia dell'intera organizzazione. Per modo che, se strategia fosse sinonimo di disegno criminoso unitario, noi dovremmo al minimo, e restando in un orizzonte limitato qual è quello che è stato più o meno accennato dai difensori, noi dovremmo senza eccezione alcuna, almeno a partire dal 23 maggio del 1992, dichiarare la competenza unica ed esclusiva per tutti i delitti commessi da Cosa Nostra a favore della Corte di Assise di Caltanissetta.
Si tratti non solo della Strage di via dei Georgofili, non solo si tratti della strage fallita, piuttosto che tentata, fallita dell'Olimpico, si tratti dell'omicidio Salvo: fatto, commesso a meno di due mesi di distanza dalla Strage di via D'Amelio; si tratti dell'omicidio Lima: fatto, commesso poco più di un mese prima la Strage di Capaci. Delitti i cui teatri geografici sono sempre stati Palermo e provincia, delitti che però vengono trattati separatamente dall'Autorità di Caltanissetta, per quanto riguarda le stragi, e dall'Autorità di Palermo. E parlo solamente dei fatti più significativi. E per quale ragione? Perché pur essendo la stessa, la organizzazione criminosa, Cosa Nostra; pur essendo questi fatti che ho citato avvenuti in sei mesi scarsi di tempo; pur essendo molto difficile - e ce ne saranno chissà quanti di collaboratori che hanno spiegato la unitarietà strategica di questi delitti - ciò non pertanto la competenza di Palermo si è ritagliata su criteri diversi rispetto a quelli specifici che individuavano la competenza di Caltanissetta.
Intendo dire che se strategia fosse sinonimo di continuazione, in quanto la continuazione è uno dei fattori determinanti, qualificanti, storicizzanti della connessione, sarebbero stati connessi e quindi da trasferirsi (a Caltanissetta) in base all'ultimo comma dell'articolo 11 del Codice di procedura penale, anche la strage, anche l'omicidio di Lima, anche l'omicidio di Salvo e chissà quanti altri. Che è né più e né meno il ragionamento che si fa oggi qui. Perché, per chiedere alla Corte di Assise di Firenze di dichiararsi incompetente e di mandare gli atti a Caltanissetta, si assume più o meno esplicitamente, lo si è detto, che c'è connessione tra i fatti di strage oggi assegnati alla loro competenza e quei fatti di strage per i quali vi era competenza specifica ex Lege, l'articolo 11: competenza che ha la peculiarità di portarsi dietro, ai sensi dell'ultimo comma, tutti i reati connessi. Sennò vi avrebbero potuto prospettare un altro Giudice: quello di Caltanissetta nasce da una individuazione di questo tipo.
Allora ritorniamo a ragionare sul punto: se questo termine strategia gestito in questa maniera, incoerente dal Pubblico Ministero e dal Giudice dell'udienza preliminare, vediamo se questo termine strategia è qualche cosa che può metter in crisi la affermazione di competenza, la già ritenuta competenza di questa Autorità Giudiziaria.
Aveva ragione quel difensore che diceva: strategia è un termine che il Codice non conosce. E' un termine descrittivo, non è un termine che ha un significato tecnico concludente in base alla normativa processuale e sostanziale.
Perché noi abbiamo parlato di strategia? Abbiamo parlato di strategia perché la parola è anche un po', come dire, sproporzionata. Perché la filosofia che ha ispirato i fatti che si sono verificati tra il '93 e il '94 nella nostra, come nelle altre città, la filosofia di questi fatti è una filosofia unitaria. E' una filosofia unitaria vista dall'esterno, vista per determinati caratteri. A me alle volte piacciono i ragionamenti per paradosso. Qual è il carattere più significativo, unificante, dei fatti commessi tra il '93 e il '94? E' la loro atipicità rispetto agli stilemi delle azioni criminose di Cosa Nostra. La loro atipicità rispetto a quel tipo di azioni diventa la costante di essi stessi. Sono commessi fuori dalla Sicilia, obiettivi non tradizionali e, in quanto tradizionali, ciò non per tanto perseguiti con metodiche non tradizionali. La atipicità complessiva di questi fatti, è un po' la cifra filosofica che identifica la unitarietà della strategia.
Ma siccome strategia è un termine che sta al di fuori del Codice, anche se è servita al Pubblico Ministero per descrivere meglio, per rendere più rappresentativo il capo di imputazione, per far sì che, anche i Giudici -lo dico senza ovviamente mettere in discussione alcunché- anche i Giudici si orientassero meglio nella lettura, avessero più plastica la visione del processo; ebbene, quando mi pongo davanti al problema della competenza, mi pongo davanti ad un problema che debbo affrontare non letterariamente, non metafilosoficamente, ma lo devo affrontare con elementi di carattere molto preciso.
E allora attingo proprio da una di queste sentenze che aveva pronunziato la Cassazione nel corso delle indagini preliminari respingendo alcuni ricorsi. Non faccio i nomi dei ricorrenti perché non ne ho assolutamente bisogno. Posso dare ovviamente gli estremi della pronuncia. ne prendo una: la 851 della VI Sezione Penale della Cassazione che è stata pronunziata, deliberata per meglio dire, il 19 febbraio del 1996, per l'appunto. E in questa pronunzia la Suprema Corte rileva, annota, sottolinea, che: "E' noto il principio secondo il quale, per ritenersi sussistente l'ipotesi della continuazione tra vari episodi delittuosi, rilevante al fine della determinazione della competenza territoriale per connessione, è necessaria la piena dimostrazione che le singole violazioni di legge sono state prevedute e deliberate fin dall'origine, quali momenti di attuazione di un unico programma di azione preventivamente ideato e deliberato nelle sue linee essenziali".
Tale e quale la pronuncia della Cassazione 852 della stessa Sezione, sotto la stessa data, e niente di nuovo sotto il sole perché? In questi stessi esatti termini la Cassazione si è pronunziata con la I Sezione il 28 aprile del 1995, affermandosi che per aversi l'istituto della continuazione, per riconoscersi l'istituto della continuazione, bisogna avere riguardo a quelle che sono le caratteristiche dei fatti, caratteristiche che si riassumono nella originaria ideazione e deliberazione di tutte le violazioni nei loro elementi essenziali.
Così come ancora, sentenza sempre della I Sezione del 12 marzo 1996: "E' necessario che le singole violazioni di legge siano tutte rapportabili ad un unico atto volitivo, ossia che tali violazioni siano state tutte previste e deliberate come momenti di attuazione di un programma preventivamente ideato ed elaborato".
Che c'entra questa digressione dentro le sentenze della Cassazione? C'entra per una ragione molto semplice. Che la continuazione è un qualche cosa che di volta in volta, tra vari episodi criminosi, va sottoposta ad un sindacato di due tipi: uno in positivo e uno in negativo. Cioè a dire: fino a quali episodi si estende la continuazione tra quelli che il Giudice si trova a dover considerare e quali sono gli episodi che stanno al di fuori di questa estensione della continuazione ?
Queste le regole, queste e solamente queste, che devono essere tenute presenti.
E' indispensabile, quindi, una piena dimostrazione di un atto iniziale, o di un momento iniziale, che fonda il momento della ideazione al momento della deliberazione.
Apro una parentesi, ma solo per rafforzare il ragionamento con un argomento paradossale. Se questo processo si fosse per una qualche ragione incardinato davanti ad un'altra Autorità Giudiziaria, magari davanti a taluna di quelle indicate da alcuni dei difensori degli imputati, ma non sarebbe stata dubitata la continuazione sulla base degli stessi principi questa volta utilizzati in un altro modo?
Intendo dire: dov'è la piena dimostrazione che i fatti di strage di cui ci si occupa noi e che si sono verificati dal '93 in poi, sono fatti che risalgono ad un unico momento deliberativo e volitivo, pienamente dimostrato, antecedente la strage di Capaci del 23 di maggio del 1992?
Dov'è questa piena dimostrazione? Ero in grado io, spassionatamente e senza interessi nel processo, era in grado il Pubblico Ministero, era in grado il Giudice delle indagini preliminari, era in grado il Tribunale del riesame che ha controllato tutte le carte, di individuare questa piena dimostrazione a favore di una continuazione che risaliva a circa un anno prima dal primo degli episodi di strage di cui ci si occupa? No.
Questa risposta negativa che il Pubblico Ministero è nel dovere, come era nel dovere, di dare, è la stessa risposta negativa che è stata data fino ad ora e sempre in questo processo.
Sulla ipotesi che questi fatti risalgono, con prova certa, ad un momento deliberativo e volitivo che risale a monte dei fatti di strage del 1992, le citazioni dei difensori circa determinate dichiarazioni, o determinati elementi di fatto, sono citazioni corrette ma parziali. Tanto corrette, quanto parziali.
Perché, voglio dire - poi la Corte vedrà se deve risolvere o meno un certo interrogativo che le ha posto un difensore, interrogativo sul quale io non torno per altro - è vero che un certo esplosivo, un certo quantitativo di esplosivo è stato portato a Roma nei primi mesi del '92 e sarà quello a distanza di un anno utilizzato per fare un certo attentato, però a questo fatto, riferito in questi scheletrici termini -riferito alla Corte, voglio dire- dalla difesa, senza nessuna aggettivazione, senza nessuna caratterizzazione -che io sono in grado di fornire ma che non fornisco per rispetto del dovere che ha la Corte di valutare la questione di competenza, salvo che non si orienti diversamente, alla stregua degli elementi di cui già dispone-.
Ecco, dicevo, questo nudo e crudo fatto di un deposito di esplosivo, di un concentramento di esplosivo nel '92 a Roma, di questo esplosivo che a distanza di un anno sarà poi usato per commettere questi attentati, mi sembra che non abbia nessuna forza dimostrativa sul punto che, a quella certa data, fosse già stato deliberato di compiere quel certo attentato. E' la dimostrazione migliore che posso dare, ma de plano, voglio dire, senza bisogno di affidarmi ad altro che alle loro personali conoscenze. Quali di questi attentati di cui si sta parlando non si è verificato nel '93? 14 maggio del '93, 27 maggio e così via. E che c'è del '92 di successo di questi fatti? Ma di esplosivo a Roma ce ne può essere passato chissà quanto per le mani degli imputati che conosciamo e per le mani degli imputati che non conosciamo. E con questo? Un certo quantitativo di esplosivo e non solamente di esplosivo, portato a Roma nel '92 vuol dire che con ciò otterremmo la prova rassicurante, la dimostrazione piena di un momento volitivo, oltre che ideativo, preliminare rispetto anche ai fatti del '92. Il ragionamento, posto in questi termini, mi sembra che conduca poco lontano.
E allora questo tentativo di allargare, di retrodatare, rispetto ai fatti nostri, la ideazione e la volizione degli attentati del '93 e del '94 mi sembra che non dia grandi risultati, per quanto io possa giudicare degli argomenti con i quali la questione è stata prospettata.
Ma sempre convinto come sono che la Corte si fa e si deve rifare intanto a dati di carattere, come dire, obiettivo, concreto di cui dispone per il solo fatto di avere a propria disposizione - scusate la ripetizione - un fascicolo di atti per il dibattimento, ecco, sulla base di questo, leggano lorsignori, il capo di imputazione. Il Presidente, i Giudici, i Giudici popolari lo conoscono sicuramente, forse non alla perfezione. Perdonatemi questa, come dire, questa mancanza di riguardo, ma loro vedranno che il capo di imputazione menziona e non abusivamente, menziona nelle finalità perseguite da Cosa Nostra l'intendimento di ottenere dallo Stato una sorta di marcia indietro sulla legislazione che riguardava il regime carcerario dei detenuti che fossero appunto ristretti nelle carceri del Paese, o per reati di mafia, o addirittura per il 416-bis, o per reati comunque aggravati dalla finalità di mafia.
Eh, questo vuol dire 41-bis, il quale articolo, come tutti sanno, è stato introdotto nella legge italiana, nell'ordinamento positivo dello Stato con decreto Legge dell'8 di giugno del 1992. Quindi, quando Capaci era alle spalle. Le vittime, i morti, il sangue di Capaci erano alle spalle da poco più di 15 giorni.
Se si assume - e questo voi lo potete controllare in maniera diretta - che la causale o almeno una parte della causale, nasce dalle scelte in tema legislativo, legislativo penitenziario adottate dallo Stato e hanno come loro baricentro l'introduzione nel sistema dell'articolo 41-bis, qui bisognerebbe fare più che una rivoluzione copernicana, bisognerebbe cambiare le date ai fatti e cominciare a costruire una cronologia diversa quasi che l'articolo 41-bis le cui applicazioni hanno dato luogo ad una parte delle ragioni per le quali gli attentati sono stati fatti, bene, questo articolo 41-bis esistesse nell'ordinamento prima ancora che si verificasse il primo dei fatti di strage del '92. Il che non è assolutamente vero.
Viceversa, di indicatori positivi di un disegno criminoso unitario che si estende, ma che anche si circoscrive, ai fatti di cui si occupa la Corte di Assise di Firenze, ve ne sono, e ve ne sono molti, e sono specifici.
Ora non c'è bisogno che ricordi alla Corte quali sono i famosi sintomi dell'unicità del disegno criminoso ai quali di volta in volta si fa ricorso, più o meno in aderenza alle indicazioni della Corte di legittimità, per riconoscere o disconoscere una continuazione.
Ma prima, quando qualcuno o più d'uno dei difensori scorreva le parole spese dal Giudice per l'udienza preliminare per respingere le questioni di competenza, mi sembra che tornasse o non tornasse questo argomento agli scopi che si proponeva la difesa. Mi sembrava che il Giudice ne avesse detti anche troppi di elementi indicatori della unicità del disegno criminoso e quindi di una continuazione vera e propria per tutto quanto ne comportava anche ai fini della competenza.
Sarebbe sciocco ripeterlo, ma io rimando al capo di imputazione un'altra volta. E francamente mi lascia un po' perplesso sentir parlare della composizione della carica esplosiva di Formello che invece che annoverare tutte e quattro le componenti degli altri sei attentati, ne annoverebbe solamente tre invece che quattro. E questo che vuol dire? Siccome è cambiata in una quota parte la componente, una componente, la miscela esplosiva, allora sarebbe interrotta la continuazione quando, rispetto a questa variabile, abbiamo dati di una imponenza straordinaria: Le stesse persone esecutrici, anche materiali specificate, nei capi di imputazione; lo stesso contesto criminoso; la derivazione dalla stessa causale, l'eliminazione di un pentito: Contorno, come momento di una strategia che vuole opporre alle scelte dello Stato in tema di lotta alla mafia, scelte che si coniugano la legislazione sui pentiti alla legislazione anche sul regime carcerario, bene, tutto questo dovrebbe perdere di significato semplicemente perché della carica esplosiva, nella miscela per meglio dire, c'è una componente di meno? Francamente mi sembrano considerazioni che la difesa ha il dovere, sicuramente, di sottoporre, ma che io ho il dovere, rappresentando immodestamente l'ufficio, ho il dovere di far notare quanto siano assolutamente inconsistenti.
Con questo ordine di idee, con questo metodo di valutazione, allora si potrebbe mettere in discussione anche quanto di più evidente c'è nel processo e con questo rispondo ai difensori che chiedono, così, un po' apoditticamente, che il processo sia frazionato, che il processo sia parcellizzato, che il processo sia scomposto in fattori primi. Allora, un fattore primo è via Georgofili, rimane a Firenze; un fattore primo è... Allora aboliamo dall'ordinamento le regole sulla competenza che si ancorano ai criteri della connessione, che a loro volta derivano anche dalla regola della continuazione, dopodiché forse, doverosamente, si potrebbe fare un processo frazionato; ma oggi no, oggi siamo tenuti a fare un processo in questa sede perché gli indicatori della continuazione vi sono, sono seri, sono puntuali, sono soprattutto non contraddetti da elementi o da indicatori che abbiano portata almeno di pari grado.
Queste mi sembra che siano state riassunte in maniera forse grossolana - la Corte non me ne vorrà e tantomeno, spero, me ne vogliano i difensori - le argomentazioni soprattutto prospettate dalle difese di Filippo Graviano, dalle difese di Cannella, Pizzo e Graviano Giuseppe, dalla difesa di Bagarella Leoluca, dalla difesa di Riina, dalla difesa di Lo Nigro e dalla difesa di Giacalone.
Abbiamo delle prospettazioni, per così dire, alternative. Una prospettazione alternativa è quella proposta dalla difesa di Santamaria Giuseppe e dalla difesa di Scarano Massimo che chiedono - le due difese - che il processo per quanto riguarda questi due imputati venga devoluto per competenza all'Autorità Giudiziaria di Roma. Io credo che sia una richiesta che non può trovare accoglimento - e del resto il Giudice delle indagini preliminari aveva respinto anche queste - sulla base di una corretta applicazione dell'articolo 12 del Codice di procedura e esattamente la lettera C. Pongano attenzione all'imputazione elevata nei confronti dei signori Scarano Massimo e Santamaria Giuseppe. Costoro rispondono di questi reati: un concorso di detenzione di esplosivo, con la specifica che la loro condotta di concorso si è concretizzata nell'essere intervenuti per movimentare un quantitativo residuo di esplosivo facente capo a quello più abbondante movimentato nella vicenda di Formello, quindi l'attentato a Contorno. Rispondono poi di un reato di falso. Rispondono ancora di un reato di favoreggiamento reale, in relazione a che cosa? Ora la lettura dell'imputazione noi ci auguriamo che sia abbastanza perspicua, ma mi si permetta di riassumerla brevemente. Questa è una situazione periferica, ma contestuale, dell'attentato a Contorno. Si assume nell'imputazione che per commettere questo attentato gli esecutori dell'attentato si procacciarono una certa automobile. Una certa tale automobile rubata a un certo signor Benedetti che gli doveva servire per movimentare l'esplosivo che doveva essere utilizzato per fare l'attentato. Ecco, nei capi di imputazione con i quali hanno a che fare i signori Santamaria e Scarano si dice esattamente: che costoro hanno concorso nella movimentazione di una frazione di risulta di questo esplosivo, che hanno concorso nella falsificazione dei dati identificativi di questa certa automobile che serviva per movimentare l'esplosivo e che hanno, con il loro comportamento, fatto in modo da occultare, spedendo a Palermo sotto mentite spoglie - ecco le falsificazioni che riguardano l'automobile - spedendo a Palermo sotto mentite spoglie questa stessa vettura. Reati questi per i quali il capo di imputazione registra una puntuale aggravante, articolo 61 numero 2 del Codice penale, l'aggravante teleologica. Nel capo di imputazione del favoreggiamento reale dell'aggravante teleologica non si parla, perché essendo un delitto commesso per consentire l'occultamento di un delitto presupposto ovviamente è un elemento costitutivo del reato, non può essere nuovamente contestato come circostanza aggravante, ma è reato commesso al fine di procurare assieme ad altri l'impunità, eccetera, da un reato precedentemente commesso.
La lettera C dell'articolo 12, come loro notano a prima lettura - e mi ricordo che questo fu l'argomento che presentai anche all'udienza preliminare - stabilisce come caso di connessione oggettiva, sotto il profilo della connessione teleologica, il rapporto funzionale tra due reati indipendentemente dal fatto se l'uno e l'altro siano stati commessi dalla stessa o da diverse persone, è testuale il riferimento nella lettera C: "Se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o per occultare gli altri o in occasione di questi, ovvero per conseguire o assicurare al colpevole o ad altri il profitto o l'impunità". Questo è un caso di competenza determinata per connessione rigorosamente riconosciuto in base all'aggravante, o meglio al nesso teleologico che collega i reati contestati a Santamaria e a Scarano ai delitti più gravi della strage di Formello, quindi 422, e reati in tema di esplosivi.
Pertanto la questione della ipotetica non competenza della Corte di Assise di Firenze per i reati attribuiti a questi signori, non può essere assolutamente accolta per la ragione che l'articolo 12 lettera C fa da sbarramento a un'ipotesi di incompetenza. Le ragioni di politica normativa per le quali connessione vi è in questi casi, indipendentemente dalla diversità dei soggetti ai quali si attribuiscono i vari reati, sono ragioni abbastanza conosciute e io non sto a tediare la Corte con queste considerazioni. A quale condizione? Alla condizione ovviamente che la strage di Formello appartiene alla competenza del Giudice di Firenze. E' una competenza per connessione di secondo grado; di primo grado rispetto alla strage di Formello, di secondo grado rispetto a questi reati accessori connessi ai sensi della lettera C dell'articolo 12.
Debbo sottoporre alla Corte però un altro argomento, che secondo me è dirimente su tutto il fronte, soprattutto sul fronte della questione principale di competenza per come prospettata dalla difesa di Filippo Graviano. Argomento che mi torna più logico presentare a questo punto perché, essendo dirimente su tutti gli altri, mi comportava intanto di - per così dire - esaurire la trattazione della posizione di Santamaria Giuseppe e di Scarano Massimo.
Loro pensino quali sarebbero, e del resto sollecitate, conseguenze di una pronuncia di incompetenza della Corte fiorentina su tutti i fatti di strage. Debbano andare tutti a Caltanissetta, debbano andare tutti a Palermo, debbano andare in qualsiasi altro posto, in qualsiasi altra sede dove vi sia un qualche processo per un qualche fatto che si assume essere per taluno di questi imputati in rapporto di continuazione con quelli di cui oggi ci si occupa, ed appare gravità il rapporto di precedenza in base alla nota regola per la quale in caso di reati connessi per continuazione è competente il Giudice del reato più grave e in caso di pari gravità il Giudice del luogo dove è stato commesso il primo di questi reati. Avremmo un effetto di spostamento di competenza generalizzato per tutti gli imputati. Questo è un effetto che la normativa non consente, ne andrebbe di mezzo il principio del Giudice naturale, in che termini? Con due sentenze, una dell'anno 1993 che è una sentenza della III Sezione dell'11 agosto 1993, una sentenza che ha risolto un conflitto tra un Giudice di Roma e un Giudice di Milano, l'interessato era un certo Bernardini, la sentenza è esattamente in questi termini:
"La continuazione è idonea a determinare lo spostamento della competenza per connessione ai sensi degli articoli lettera B e 16 del Codice, solo se l'episodio in continuazione riguardi lo stesso o, se sono più d'uno, gli stessi imputati. Giacché l'interesse di un imputato alla trattazione unitaria di fatti in continuazione non può pregiudicare quello del coimputato in uno di questi fatti a non essere sottratto al suo Giudice naturale, secondo le regole ordinarie di competenza". Sentenza che ha avuto una replica in una ancora più recente, del luglio di quest'anno sempre della I Sezione, ancora in un caso di conflitto di competenza e la pronunzia è stata esattamente in questi termini:
"In procedimento a carico di più persone per reati diversi tra loro connessi non può determinare spostamento di competenza territoriale, con riguardo a taluno degli imputati, il fatto che rispondendo costui di più fatti uniti tra loro per continuazione per tale serie, appaia competente un Giudice diverso. Giacché la continuazione, come causa di connessione, così come prevista dall'articolo 12 lettera B del Codice può dar luogo a spostamento di competenza in fattispecie concorsuale solo se comune a tutti i concorrenti del reato".
Cosa voglio dire signor Presidente? E' molto semplice: la difesa di Bagarella, la difesa di Riina, la difesa di Graviano dice 'noi abbiamo il processo in Sicilia, abbiamo il processo a Capaci, ci contestano la Strage di via D'Amelio, ci contestano la Strage dell'autostrada, vogliamo andare ad essere giudicati davanti a quel Giudice perché vi è unitarietà di disegno criminoso con quei fatti'. E' una pretesa che non ha tutela ove mai pure fosse fondata nella sostanza. E premesso che fondata nella sostanza non è per tutti gli argomenti che ho rassegnato e spero con sufficiente chiarezza alla Corte, perché questo comporterebbe uno spostamento di competenza nei confronti di tutti gli altri signori che sono qui dentro: il signor Giacalone che non c'entra nulla con la Strage di Capaci per quanto se ne sa, il signor Lo Nigro, il signor Pizzo, il signor Cannella, il signor Spatuzza, latitante, e quant'altri si vogliano. Avvertita di queste conseguenze nell'applicazione meccanicistica dell'istituto della connessione per continuazione, la Corte con queste due sentenze di cui vi ho fornito gli estremi, si è premurata di dire che anche se si verificassero nella sostanza i presupposti per affermare una competenza per connessione, per ragioni di continuazione, ciò pertanto non può essere dichiarata quando non siano tutti gli stessi imputati dell'un reato a rispondere tutti insieme anche dell'altro reato davanti all'altro Giudice.
Non è né più né meno che quanto già si sosteneva, almeno nella giurisprudenza di legittimità, a proposito della connessione soggettiva, sotto la vigenza del precedente Codice di procedura penale. Connessione soggettiva che non poteva spostare intere aule di imputati da una parte all'altra della penisola sol perché uno degli imputati aveva un processo per un reato più grave che aveva commesso a qualche centinaia di chilometri di distanza e quindi pretendeva di essere giudicato una volta sola e di rimorchiare, in un certo qual senso, tutti gli altri imputati: effetti paradossali. L'istituto della continuazione è tale per cui opera come motore della connessione solo a condizione che gli imputati siano gli stessi davanti a un Giudice e davanti all'altro: ne andrebbe altrimenti di mezzo, con la diversa interpretazione, la regola della naturalità del Giudice che è costituzionalmente garantita. Ma questo lo dico solamente a prescindere dal fatto che, dal punto di vista del merito, l'eccezione di incompetenza non ha assolutamente ragione per essere accolta.
E con questo argomento rispondo - ed è l'ultima questione - alla eccezione di incompetenza del difensore di Frabetti.
Qui vale un altro criterio nei confronti di Frabetti. E' un criterio da articolarsi in due momenti: il primo, la preclusione sulla questione di competenza, perché la questione di competenza per territorio - provenendo questo processo da un'udienza preliminare, sempre che io non mi sbagli ma credo di aver controllato con sufficiente accuratezza assieme ai colleghi e comunque la Corte può controllare in ogni momento - la questione di competenza per Frabetti non è stata proposta in sede di udienza preliminare, con la conseguenza che oggi non può essere proposta per la prima volta, come spiega il combinato disposto degli articoli 21, mi pare, e 491 del Codice.
E in ogni caso nei confronti di Frabetti è stata esercitata l'azione penale, con richiesta di rinvio a giudizio, per tutti i fatti per i quali oggi gli altri imputati sono accusati davanti a voi, cioè a dire, nei confronti di Frabetti si è verificata una "perpetuatio iurisdictionis". Essendo la connessione un criterio originario, autonomo, di attribuzione della competenza, a nulla rilevano gli incidenti di percorso che possono affliggere l'uno o l'altro dei reati dedotti nella connessione.
Come loro sanno, non interferisce una eventuale separazione; cosa vuole dire? si riuniscono due processi perché sono connessi, poi uno si separa, lo si separa, ma non ritorna mica dal giudice a quo Se la competenza è quella, quella deve restare, a prescindere dal fatto che si sia fatto o meno luogo alla riunione o alla separazione di procedimenti. Mi sembra proprio questa la situazione di Frabetti perché, nei confronti di Frabetti, è stata esercitata l'azione penale, con il conseguente consolidarsi di una "iurisdictio" che si è perpetuata, per tutti i fatti oggetto dell'odierna imputazione. Per alcuni di questi è stato, per così dire, liberato con la sentenza di non luogo a procedere, ma questo dato contingente, occasionale, rappresentato dalla pronunzia, non incide sulla competenza perdurante, perpetuata dell'Autorità Giudiziaria di Firenze.
Mi limito a ricordare, tra i più recenti in materia, questo precedente, proprio della I Sezione della Cassazione del 4 luglio del '96, precedente che ribadisce come la sorte dell'azione penale, attinente una parte dell'azione penale, non sia assolutamente capace di influire nuovamente sulla competenza, anche quando questa sia stata determinata, originariamente, sulla base dell'applicazione dell'istituto della connessione.
Per tutti questi argomenti chiedo che tutte le eccezioni di incompetenza siano respinte.
PRESIDENTE: I difensori di parte civile vogliono intervenire?
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, difensore di parte civile.
PRESIDENTE: Avvocato, il microfono non si fa sentire molto. E' acceso?
AVVOCATO Filastò: E' acceso, Presidente, ma è un po' lontano. Ora mi sente meglio?
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Filastò: Credo che il Pubblico Ministero abbia esattamente rilevato un contrasto nelle posizioni dei difensori su questa eccezione di incompetenza. Contrasto che potrebbe essere interpretato come un contrasto strategico. In sostanza, cosa dicono i difensori? Il collega avvocato Oddo e gli altri difensori che hanno proposto questa questione: se voi dite che siamo all'interno di una strategia di carattere unitario, allora questo nesso che comporta di conseguenza, sul piano giuridico, la "fictio iuris" del reato continuato, deve estendersi fino anche alle Stragi di Capaci e di via D'Amelio con la conseguenza di uno spostamento della competenza territoriale davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta. Se invece questo nesso non esiste e questo disegno strategico che voi individuate non c'è, allora si tratta di smembrare il processo in tanti tronconi e sistemarlo nelle varie sedi appropriate.
E quindi, ecco, queste voci discordanti fra i difensori, uno dei quali afferma l'esistenza di questo nesso di carattere globale, altri che lo negano con la identica conseguenza della eccezione che vi è stata formulata. Fondata su che cosa? Fondata su una sorta di equivoco terminologico. Vedano, in questa maniera l'Alfa e l'Omega della vostra valutazione, consiste nel capo di imputazione e nei provvedimenti cautelari che voi avete sott'occhio e da interpretare e da valutare sulla falsa riga di un documento che, seppure sintetico, questa difesa di parte civile ritiene estremamente puntuale e molto preciso e molto ben motivato e che è l'ordinanza del GUP del 15 giugno del 1996 che segue un excursus di carattere logico, il quale è - come dicevo prima - estremamente puntuale.
In sostanza, la materia che un capo di imputazione, dal quale voi dovreste ricavare o non ricavare la fondatezza della eccezione come documento primario, fondamentale, sulla base del quale appoggiare la vostra valutazione, questo capo di imputazione è costretto a sintetizzare in alcune formule di carattere giuridico fatti di estrema complessità, di importanza direi storica che sono quelli che riguardano questo processo. Di qui è nato l'uso di questo, come dire, questa pietra dello scandalo della questione rappresentata dal termine strategia. Ed è dall'uso di questo termine che la difesa, avvocato Oddo, ricava quella estensibilità di un discorso a fatti precedenti. Ha detto bene il Pubblico Ministero quando vi ha avvertito che questo termine strategia usato nel capo di imputazione, ed usato anche da un collaboratore di giustizia, è un termine metagiuridico, che non appartiene al Codice e che è stato usato in questo capo di imputazione proprio con questa connotazione metagiuridica. Vale a dire una connotazione che potrebbe essere sostituita da altre espressioni come quella, per esempio, idea guida, oppure filosofia, naturalmente in senso traslato, oppure meglio ancora tendenza e forse la parola tendenza è appunto quella che meglio di tutte identifica il significato di questa espressione.
Come dire, che esiste qualcosa che appartiene non ad una ideazione concreta, che appartiene non ad un fenomeno di una deliberazione precisa e puntuale, bensì ad un'astratta tendenza da parte di Cosa Nostra diretta a svolgere un'attacco nei confronti delle stragi. E' in questo senso che viene usato questo termine, ma attenzione, nel capo di imputazione non è questo soltanto il termine che viene usato, ne esiste un altro questa volta non metagiuridico, bensì puntualmente giuridico, puntualmente tratto dalla esegesi giurisprudenziale in tema di articolo 81 e che è l'espressione contenuta in larghissima parte del capo di imputazione, alla lettera A, alla lettera B, tutti i capi di imputazione contengono questa espressione che è per la realizzazione dell'intero programma stragista indicato.
Voi avete così, nella necessità di interpretare questo documento e quei documenti che facevo riferimento prima ai provvedimenti cautelari, la possibilità di un'interpretazione concreta, precisa, puntuale. Da un lato una ideazione di carattere astratto, da una parte una tendenza di un certo tipo. Dall'altra il programma concreto, l'intero programma stragista.
Ecco, una volta che si sia individuato questo - chiamiamola con un termine metaforico - questa tempesta, è un bicchier d'acqua, perché in realtà il discorso è chiaro ed è stato, dicevo prima, puntualmente chiarito dalla ordinanza del GUP, il nodo si districa molto facilmente. Può darsi che all'interno di questa tendenza entrino le Stragi di via D'Amelio e di Capaci, ma non certamente queste, perché? Perché queste appartengono ad un momento cronologico successivo, perché queste appartengono ad un'area geografica diversa, perché queste stragi di cui ci occupiamo sono stragi che hanno delle connotazioni di carattere oggettivo totalmente diverse. E sono quelle che puntualmente indica il Giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza nel momento in cui le elenca e le puntualizza. E tutte insieme, con riferimento in particolare al dato cronologico, ai mezzi usati, all'uso dell'autobomba, spesso di quel tipo di auto peculiare, preciso. Rispetto anche alla maggior genericità dell'obiettivo, rispetto alla causale, a cui faceva riferimento anche il Pubblico Ministero, l'articolo 41-bis che è successivo.
Tutti questi dati rappresentano una congerie di dati tali da potere individuare accanto alla strategia che è un fenomeno come dicevo prima metagiuridico, più generale, più vasto, all'interno del quale si pongono concettualmente direi storicamente, perché questo è un processo in cui è necessaria una quotatura di carattere storico, si pongono questi aspetti. Qui poi invece identifichiamo più specificamente una serie di dati, di fatti, di fenomeni che rappresentano appunto il programma. Ed è la parola che è contenuta puntualmente nel capo di imputazione.
Eccezione quindi che, come dicevo prima, strumentalizza in senso, come dire: beh, sì certo logico, certamente. Concettualmente onesto e ragguardevole l'uso di una certa terminologia, ma che, una volta analizzato, approfondito il capo di imputazione e gli altri atti che rifanno riferimento e letto il tutto alla luce di quella lucida ordinanza del Giudice delle indagini preliminari, non ha ragione di esistere.
Non discuto la questione riguardante la difesa Santamaria e Scarano che riguarda in particolare le stragi di Formello e dell'Olimpico, perché non mi riguarda dal punto di vista di difesa di parte civile.
Chiedo che venga rigettata l'eccezione.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Ugualmente questa difesa chiede il rigetto della eccezione di incompetenza per territorio per connessione sollevata ai sensi dell'articolo 21 comma III dalla difesa.
La difesa ha sollevato questa questione ponendo il problema della incompetenza territoriale per connessione sotto il punto di vista dell'articolo 12 lettera D. Non ci sarebbe la competenza della Corte di Assise di Firenze, ma ci sarebbe la competenza della Corte di Assise di Palermo e di Palermo-Caltanissetta, perché sussisterebbe un unico disegno criminoso ai sensi dell'articolo 81 Codice penale.
Credo che debba essere respinta perché questo difensore crede che i fatti valgano più delle parole. E in tutti i processi di strage in cui mi è capitato di rappresentare come parte civile le vittime, ho notato come la cronologia sia il sistema più efficace per capire e per dar modo a voi, Giudici popolari e Giudici togati, di ben valutare i fatti.
Allora io vi pongo il problema. Vi è stato posto dalla parte della difesa questa ipotizzata unicità di disegno criminoso che partirebbe dal '92: Strage di Capaci. Quindi, 23 maggio '92: uccisione di Falcone.
Ecco, vi siete mai posti il perché del '92? Ovvero, andando a vedere cronologicamente, vi siete posti se in Sicilia, nell'anno '89, '90, '91, sia successo qualcosa. Ve la do io la risposta, nel senso... E' scritto ormai nei libri, ci sono fatti storici, questa è cronologia. Mentre nell'88 assistiamo per esempio, 12 gennaio '88, all'omicidio del sindaco Insavaco, assistiamo sempre il 14 gennaio '88 all'agente Natale Mondo, si assiste nell'89, '90 e '91 l'assenza. Nel '92, viceversa, vi è stato già ricordato dal Pubblico Ministero, abbiamo una serie di omicidi. Perché? Perché è avvenuto un fatto storico in Italia. E qual è questo fatto storico? Che il 30 gennaio '92 la Suprema Corte di Cassazione ha mandato definito il Maxiprocesso Uno, tanto per capirsi, per i Giudici popolari, il processone del Giudice Falcone di Palermo.
E guardate, perché dico fatto storico? Perché ormai, cronaca d'Italia, davanti agli occhi, i precedenti processi di Reggio Calabria e di Bari, si conclusero con una assoluzione per insufficienza di prove. Questa è la prima sentenza nella storia dell'Italia democratica, quindi dalla seconda guerra in poi, in cui vengono mandati definitivi e gli viene riconosciuto una struttura gerarchizzata, piramidale Cosa Nostra, con tutta una serie di condanne: ergastolo e altre cose.
Cosa avviene, ripeto, cronologia. A me non piace fare dietrologia, mi piace fare... Abbiamo, 12 marzo '92: uccisione Salvo Lima; 23 maggio '92: uccisione Falcone; 19 luglio '92: uccisione Borsellino; 17 settembre '92: uccisione Ignazio Salvo. Cos'è questa se non un - vogliamo inserirlo tra virgolette - un disegno criminoso, di cosa? Di vendetta, di punizione verso chi? Verso determinate persone individualizzate, cioè i nemici di Cosa Nostra. Quel Falcone nome e cognome, quel Borsellino, nome e cognome. Ed eventualmente altre persone non garanti di un qualcosa. Ci sarà agli atti, poi lo sentirete voi con le vostre orecchie.
Quindi il '92 è caratterizzato da questa reazione.
Cosa successe nel '92? Sempre i fatti che parlano e che non vanno sottovalutati per comprendere, se intelligenza vuol dire "intus legere", andare dentro le cose. Abbiamo che il 6 giugno 1992: decreto Legge Scotti-Martelli. Il quale decreto legge, per la memoria di tutti, ha sollevato, siccome c'erano le misure che inasprivano il regime carcerario ai mafiosi, c'erano però anche quattro-cinque articoli un po' che riguardavano il problema della prova penale, ricordo a tutti ci fu un mese di sciopero di tutti gli avvocati d'Italia. Tutti. Nord, sud, destra, sinistra. Che finì quando? Con la morte di Borsellino, perché dopo la morte del giudice Borsellino avvenne immediatamente il passaggio in legge, infatti Legge 8 agosto '92 con l'istituzione dell'articolo 41-bis.
Vogliamo dimenticare un altro fatto storico? Per la prima volta lo Stato italiano reagisce duramente non solo col decreto Scotti-Martelli, reagisce mandando chi? I militari a Palermo, l'esercito. Anche questo è fatto storico. L'esercito è a Palermo. In modo che potesse ispezionare proprio militarmente, diciamo, garantire la sicurezza pubblica e dar modo alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, cioè agli organi investigativi, di investigare sulla criminalità. Sono fatti sotto gli occhi di tutti.
Nel '92 poi abbiamo anche una serie di arresti di latitanti: Piddu Madonia, Pulvirenti, tante persone vengono arrestate.
Allora, dopo l'estate '92 prende corpo un diverso medesimo disegno criminoso. Perché diverso? Perché dopo l'estate '92 non è più il primo disegno criminoso: la vendetta, la reazione alla sentenza della Cassazione gennaio '92. E da che cosa si capisce che è diverso? Come fate voi Giudici terzi e parziali a capire che è diverso? E' diverso perché per la prima volta si esce dalla Sicilia, per la prima volta l'attacco viene portato allo Stato in Italia continentale. Per la prima volta abbiamo: maggio, 14 maggio via Fauro e poi abbiamo appunto via dei Georgofili a Firenze e poi abbiamo via Palestro a Milano, le chiese.
Allora, prima caratteristica: si esce dalla Sicilia per portare la strategia fuori dalla Sicilia, nell'Italia continentale. Abbiamo queste stragi che avvengono in un periodo temporale ben preciso; abbiamo queste stragi che avvengono con modalità bene precise; abbiamo queste stragi che avvengono con movente ben preciso. E questo non è che - lo dice la parte civile o che sia un fatto estemporaneo o non giudiziario - ve lo dice lo stesso capo di imputazione.
Guardate, già il Pubblico Ministero vi ha detto come i quattro omicidi eccellenti di quella primavera '92, già non sono stati ritenuti uniti dal vincolo della continuazione perché se Capaci viene fatto e via D'Amelio, come processi, viceversa Lima e Ignazio Salvo hanno preso una strada diversa. In ogni caso lì vi era contestata l'associazione mafiosa, il 416-bis, eccetera. Se si va a vedere il capo di imputazione noi leggiamo, al capo di imputazione nostro che è il decreto di rinvio a giudizio, a pagina 12: "Delitto di strage previsto e punito dal 422 attuata per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale". Cioè, qui c'è l'aggravante dell'articolo 1 della Legge del '79 che viene esplicitato sempre nel capo di imputazione a pagina 14 in maniera perfetta, egregia. E in particolare avendo individuato come obiettivo da colpire il centro storico abitato, la città di Firenze. Lo si trova anche in parte negli altri. Ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordinamento costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso Cosa Nostra, perseguendo lo specifico intendimento. E qui mi pare che con queste parole: lo specifico intendimento, sia quella che la Suprema Corte di Cassazione sempre richiede. La si chiami la ideazione iniziale, la si chiami la ideazione complessiva, la si chiami frutto di una originaria determinazione volitiva, tutti i vari termini che usa la Cassazione, questo momento volitivo che prevale sul momento intellettivo. Perché sappiamo che esiste anche il 115, l'accordo non seguito da. Quindi il momento intellettivo uno si prefigura una cosa, ma poi è il momento determinativo volito che è quello che conta per il medesimo disegno criminoso, perseguendo lo specifico intendimento. Eccolo qua il momento volitivo. E qual è? di imporre una strategia diretta a contrastare provvedimenti legislativi ed amministrativi a favore dei collaboratori di giustizia, cioè contro i pentiti che è la causa prima della rovina interna di Cosa Nostra, e in materia di regime carcerario. Ovvero, quindi, il capo di imputazione, quando contesta l'aggravante dell'articolo 1 del '79, lo contesta proprio in base a quel medesimo programma criminoso di voler contrastare lo Stato nel suo momento legislativo, quando ha fatto il decreto Scotti-Martelli con l'instaurazione dell'articolo 41-bis e per contrastare provvedimenti per i pentiti.
Capite bene, questo recita il capo di imputazione, questo è il medesimo disegno criminoso contestato, questo disegno criminoso che ha unicità spazio temporale in Italia e non in Sicilia; un disegno criminoso...
PRESIDENTE: Scusi, in Italia continentale...
AVVOCATO Ammannato: Scusate, in Italia, sì...
PRESIDENTE: Se cominciamo la separazione...
AVVOCATO Ammannato: No, ha ragione, ha ragione. Sono le sei di sera e dopo una giornata abbastanza...
PRESIDENTE: Ah, ci dovrà scusare, perché anche noi siamo...
AVVOCATO Ammannato: No, no. Mia piena culpa. Poi la Sicilia mi piace tantissimo, è una regione che vado sempre volentieri. Quindi, per carità!
Quindi, in Sicilia il primo disegno criminoso relativo ai primi mesi dell'anno '92; viceversa in continente per quanto riguarda, 14 maggio '93, e le stragi successive.
Abbiamo una unità temporale, una unità di modalità di esecuzione tramite appunto le autobombe. E inoltre, guardate il movente che è diversissimo.
Ripeto: mentre nel cosiddetto diciamo primo disegno criminoso come reazione alla sentenza 30 gennaio '92, il movente è colpire quegli individui specifici con quel nome e cognome, quindi colpire persone determinate, quindi se strage giuridica è, è una strage mirata: Falcone e Borsellino. Qui no, qui abbiamo quella caratteristica della strage indifferenziata. Abbiamo quella caratteristica della strage non mirata che colpisce il "quis que de populi". Perché è diversissimo? Perché qui in piazza della Signoria, quella sera, poteva passare i vostri figli, mio figlio, poteva passare chiunque. E perché questo? Perché la strage indeterminata è quello che ottiene l'effetto del terrore; è quello che crea insicurezza in tutti i cittadini e in tutte le popolazioni. E già lo si era visto appunto nelle stragi ferroviarie del 904, nelle stragi ferroviarie che hanno insanguinato l'Italia. Cioè colpire chiunque. Il famoso chi tocca, tocca.
Allora capite bene che anche questo contraddistingue l'unico e medesimo disegno criminoso del '93. E non ha niente a che vedere con la primavera del '92.
Quindi chiedo che sul punto, proprio come recita testualmente il decreto che dispone il giudizio, si trattano di due disegni criminosi completamente diversi. Quindi, il '92 riguardava omicidi specifici in Sicilia, il '93 riguardava stragi indeterminate da portare in continente per contrastare provvedimenti legislativi dell'agosto '92. Quindi nulla in comune in base all'articolo 81 dell'articolo 12 lettera B. Ma giustamente il Pubblico Ministero ha ricordato che c'è anche la lettera A. Cioè, qui su 28 imputati, ce ne sono quattro o cinque, mi pare: Bagarella, Riina e altri, appunto, Brusca, che hanno anche il processo Capaci, eccetera. Ma gli altri 20-22, il loro Giudice naturale è Firenze. Quindi, la connessione concorsuale, cioè la connessione ex articolo 110 concorso di persone nel reato, radica e basa l'articolo 16. Quindi il reato più grave, Firenze, perché c'è stato il morto rispetto a Roma. A parità di gravità il primo cronologico Firenze, rispetto a Milano. Quindi, in base all'articolo 12 lettera A e lettera B che richiama l'articolo 16 Codice di procedura penale, la competenza è stata giustamente radicata presso la Corte di Assise di Firenze e chiede il rigetto della relativa eccezione.
Vi ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile? Nessun altro?
AVVOCATO: Si associano.
PRESIDENTE: Grazie. Allora...
AVVOCATO Monaco: Presidente, solo per segnalare - avvocato Monaco -...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Monaco: E' vero che io ho detto oggi soltanto cinque parole sulle eccezioni di incompetenza per territorio. Ne ho dette due, ma le ho dette in sede di udienza preliminare per associarmi rispetto a ciò che ha detto poco fa il Pubblico Ministero che per il Frabetti non era stata l'eccezione per incompetenza per territorio. Ne ho dette due, ma le ho dette a suo tempo nell'udienza preliminare, ho fatto una eccezione di incompetenza per territorio.
Volevo solo segnalarlo, poi certo...
PRESIDENTE: Avvocato, speriamo di avere questi verbali dell'udienza preliminare...
AVVOCATO Monaco: Certo.
PRESIDENTE: ... perché, diversamente, su questo punto non potrei...
AVVOCATO Monaco: Certo, certo.
PRESIDENTE: Comunque l'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Buonasera a tutti.