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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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DIBATTIMENTO-1: esposizione_introduttiva/testo/causale.txt


- CAUSALE -
Dall'inizio di questo dibattimento, di questo giudizio per meglio dire, si è parlato di strategia; il capo di imputazione, partitamente, enuncia, per ciascuno dei fatti di strage, determinate finalità che gli autori delle stragi si sono prefissi.
Strategia, finalità: sono termini che alludono alla "causa", alla "causale" come classicamente si definisce, del delitto.
Si tratta di un passaggio che, non trascurato dal Pubblico Ministero nella formulazione dell'accusa -e nemmeno quando, durante le indagini, è andato a richiedere le misure cautelari e quindi il rinvio a giudizio- , non potrà essere trascurato in questo momento, in questo snodo, della vicenda processuale.

C'è un accenno, nella premessa relativa a tutti i fatti di strage, ad un tema di ordine generale, anche se, poi, ogni capo di imputazione fa riferimento in modo più penetrante ad una "causale definita" la quale, in taluni casi, assume la fisionomia di una vera e propria causale specifica, "specializzante" o "specificante" rispetto al singolo episodio criminoso.

Ma procediamo con ordine; ci si renderà agevolmente conto che il tema della "causale" si propone come tema particolarmente complesso, cioè complesso nel senso etimologico del termine, composito per meglio dire.

Ed infatti:

La premessa generale e comune è così formulata:
delitto di strage previsto e punito dagli artt. 422 co. 1, 110, 112, nr. 1 c.p., perchè, in vario concorso tra loro e con altre persone nei cui confronti si procede separatamente od allo stato non identificate, operando nell'ambito della realizzazione di una strategia (e dunque in esecuzione di un medesimo disegno criminoso: art. 81 cpv c.p) -attuata per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale (art. 1 D.L. 15.12.1979 n. 625 conv mod. L. n. 15/1980) nonché per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra" (art. 7. D.L. 13.5.1991 n. 152 conv. mod L. 12.7.1991 n. 203)- concretizzatasi negli attentati commessi: in Roma-via Fauro (14.5.1993), Firenze-via dei Georgofili (27.5.1993), Milano-via Palestro (27.7.1993), Roma-San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro.(28.7.1993), e Formello (14.4.1994), strategia riferibile a "cosa nostra" - associazione di tipo mafioso della quale taluni erano capi, altri affiliati ed altri ancora ad essa contigui, e questi ultimi -"affiliati" e "contigui"- ponendosi a disposizione dei mandanti e degli organizzatori;


Questa premessa generale e comune ha inteso porre in risalto quella che potremmo definire una pre-casuale, ovvero la causale di sfondo, ovvero ancora la causale necessaria o causale immanente delle stragi.
Ci accorgeremo, procedendo in quest'ultima parte dell'esposizione, che non sarà difficile distinguerla da quelle che potremmo, pensiamo con termine perspicuo, indicare quali causali storicamente definit.

Cosa è questa che il Pubblico Ministero chiama causale necessaria ?
Essa è data dall'"in sè" del fatto di strage, e per dir meglio dall'"in sè" di un pratica continuativa nel tempo e nello spazio (come è quella di cui si occupa questa processo), della strage: il risultato di terrore, che è prodotto dalla pratica continuativa della strage, è la ragione stessa dell'azione stragista.
Non è solo il suo "identificativo" più importante, bensì la sua prima ragion d'essere. E' la sua causale immanente.

Detto in altri termini: la strage è un delitto che deriva dal suo stesso DNA una propria autentica e immancabile causale; l'esecutore, e prima di lui l'ideatore e l'organizzatore di una strage, si risolve -o non si risolve- a commettere fatti di strage alla sola ed unica condizione che abbia apprezzato che, quale che sia la finalità specifica (quella che abbiamo indicato con il termine di causale storicamente definita) che si intenda perseguire, la strage è uno "strumento" munito di tale forza di impatto, di tale forza di risultato (il risultato di terrore, appunto) che non potrà comunque non essere riconosciuta ed identificata, in primo luogo, per il risultato di terrore che da essa si sprigiona.

La irriducibile sproporzione quantitativa e qualitativa tra mezzo e fine (quale che esso sia), tutta a favore del primo, è tale per cui il mezzo -la strage- eserciterà sempre e comunque una irresistibile attrazione gravitazionale su ogni causale specifica, per quanto cospicua quest'ultima possa essere, attrazione gravitazionale che, come in un processo di fusione nucleare, libererà una sola spaventosa energia: il risultato di terrore.

Questa è la ragion per la quale -e non per mero nominalismo compilatorio, suggerito dalle norme penali violate- l'incipit dell'imputazione si è soffermato su questo aspetto dei fatti, sulla "finalità di terrorismo" appunto.
E di "eversione dell'ordine costituzionale", come prosegue la formulazione dell'imputazione.

E' infatti innegabile, per restare nella metafora e a prescindere dalla formulazione della prima parte dell'art. 1 del d.l. 15.12.1979 n.625, che la pratica continuativa della strage ha innescato, come in una inarrestabile reazione a catena, ulteriori fattori, gravi, di grave perturbazione nella vita della comunità nazionale: nelle coscienze dei cittadini e, soprattutto, nei livelli istituzionali della società medesima.

Sono le ricadute del risultato di terrore i prodotti secondari -ma non per questo meno importanti- che hanno dato luogo a questo ulteriore effetto: evertere vuol dire turbare massicciamente, in profondità, un assetto, un sistema. Costringere questo assetto, questo sistema, a deviare dal suo naturale e fisiologico modo di determinarsi e dalle sue proprie naturali finalità: questa è stato l'altro aspetto, connaturato alla pratica continuativa, nel tempo e nello spazio, della strage, nel quale si è concretizzata, parallelamente al risultato di terrore, la causale necessaria dei delitti.

Ma il capo di imputazione individua, peraltro, anche causali specifiche, causali storicamente definite appunto, coniugandole ai singoli episodi di strage.
Ed invero:

via Fauro:
con le condotte sopra descritte, tutti costoro, in Roma il 14.5.1993, al fine di uccidere, compivano atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità.
Ed in particolare
- avendo individuato come obiettivo da colpire il giornalista Maurizio COSTANZO in ragione delle posizioni pubblicamente assunte a favore dell'azione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata di stampo mafioso, ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra", perseguendo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a incidere sull'esercizio delle libertà fondamentali tra le quali il diritto previsto dall'art. 21 della Costituzione e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di "cosa nostra" in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti-;
via dei Georgofili
Ed in particolare
- avendo individuato come obiettivo da colpire il centro storico-abitato della città di Firenze ed in tale contesto specificamente la Galleria degli Uffizi - l'uno e l'altra alti ed irripetibili simboli del patrimonio artistico nazionale-; ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra", perseguendo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a contrastare provvedimenti legislativi ed amministrativi a favore dei collaboratori di Giustizia ed in materia di regime carcerario e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di "cosa nostra" in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti;
......................
via Palestro
Ed in particolare
- avendo individuato come obiettivo da colpire il centro storico-abitato della città di Milano ed in tale contesto specificamente il Padiglione d'Arte Contemporanea ubicato nella via Palestro quale alto ed irripetibile simbolo del patrimonio artistico nazionale -; ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra", perseguendo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a contrastare provvedimenti legislativi ed amministrativi a favore dei collaboratori di Giustizia ed in materia di regime carcerario, e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di "cosa nostra" in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti,
..........................
le chiese di San Giorgio e San Giovanni
Ed in particolare
- avendo individuato come obiettivo da colpire il centro storico-abitato della città di Roma, ed in tale contesto specificamente la Basilica di San Giovanni in Laterano e la Chiesa di San Giorgio al Velabro - edifici massimamente rappresentativi della cristianità e della Chiesa Cattolica nonché alti ed irripetibili simboli del patrimonio artistico mondiale- ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra", perseguendo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a contrastare provvedimenti legislativi ed amministrativi a favore dei collaboratori di Giustizia ed in materia di regime carcerario, e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di "cosa nostra" in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti,
....................
Contorno
Ed in particolare
- avendo individuato come obiettivo da colpire il collaboratore di giustizia Salvatore CONTORNO, in ragione della sua posizione, anche emblematica del fenomeno del "pentitismo" e conseguentemente della azione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata di stampo mafioso, ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa nostra", perseguendo lo specifico intendimento di imporre una strategia diretta a contrastare provvedimenti legislativi ed amministrativi a favore dei collaboratori di Giustizia, e quindi di affermare sul territorio nazionale l'autorità di "cosa nostra" in contrapposizione a quella dei poteri dello Stato legittimamente costituiti -:
......................
Olimpico
Ed in particolare, avendo individuato come obiettivo da colpire l'Arma dei Carabinieri, in ragione della funzione di contrasto assunta nei riguardi dell'associazione mafiosa "cosa nostra", uno dei cui episodi emblematici era stato l'arresto di Salvatore RIINA, ed agendo altresì per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale e per agevolare l'attività della predetta associazione; collocavano una vettura Lancia Thema, nella quale era stato stivato un quantitativo di esplosivo superiore a 120 Kg., nel viale dei Gladiatori di Roma nelle immediate vicinanze dello Stadio Olimpico e di una caserma sede del Comando Nucleo Tribunali dei Carabinieri, ed altresì luogo nel quale, al termine di una manifestazione pubblica sportiva, transitavano veicoli recanti a bordo numerosi carabinieri in servizio di ordine pubblico; non esplodendo la vettura per cause indipendenti dalla volontà degli autori del reato, cause consistite in un difettoso uso del congegno di attivazione della carica.
Quale rapporto intercorre, allora, tra quella che chiamiamo la pre-causale o causale necessaria e le causali storicamente definite ?
Osservati dall'esterno, le stragi denunciano il chiaro intendimento dei loro autori di utilizzare -se l'espressione rende l'idea- la causale necessaria per mascherare, occultare, le causali storicamente definite: l'eterogeneità esteriore di alcuni degli obbiettivi rispetto agli altri (l'indifferenza tra l'"obbiettivo"-Costanzo e l'"obbiettivo"-Uffizi; tra l'obbiettivo-Contorno e l'obbiettivo-le chiese romane), la mancanza di esplicite rivendicazioni, dirette o indirette che siano. E' questo ciò che costituisce chiara ed inequivocabile dimostrazione dell'intendimento di perseguire clandestinamente quelle che chiamiamo le causali storicamente definite.
E' al risultato di terrore infatti che è affidato, in un certo senso, il compito di nascondere, come fosse un grande e nero sipario, realtà in movimento, dinamiche misteriose e feroci, calcoli raffinati, programmi di vendetta e di sterminio. E non è la prima volta che ciò accade, nel nostro Paese.

Ma l'intendimento che nutre il Pubblico Ministero è proprio quello di instradare l'accertamento giurisdizionale anche nella latitudine delle causali storicamente definite.
Di esse appunto si fa menzione nel capo di imputazione:
- vi è una causale riassuntiva, costituita nella volontà, da parte di "cosa nostra", di contrastare l'azione che contro di essa lo Stato e le altre componenti della società fossero in grado di attuare. Ed infatti l'azione, l'iniziativa dello Stato e delle altre componenti della società si articola e si esplica in diverse direzioni:
- quella della promozione di una cultura di rifiuto della "mafia". "Costanzo" non ne è (era) che un segmento, significativo comunque e in ogni caso ben esemplificativo ;
- quella della legislazione sui pentiti, collegata alla normativa che ha, tra l'altro, prodotto il "41 bis". Contro questo tipo di atteggiamento, e di iniziative, del potere legittimamente costituito si è scatenata la strage "più ingiusta", quella più cieca ed indiscriminata: i musei e le chiese;
- quella del potenziamento delle forze di Polizia e di un loro più penetrante impiego, di una loro più significativa e fattiva presenza sul territorio: ed ecco il mancato massacro dello stadio Olimpico;
- nuovamente, quella della legislazione sui "collaboratori di giustizia di mafia", personalizzando questa volta la reazione stragista: l'attentato a Contorno.

Della dimostrazione di queste causali storicamente definite e del loro "intreccio" possiamo dire che i mezzi di prova che il Pubblico Ministero intende sollecitare sono, nuovamente, eterogenei come provenienza e, quindi, contenutisticamente diversificati.
Si va quindi da quanto saranno in grado di riferire persone "disorganiche" a "cosa nostra", quali ANNACONDIA Salvatore, BELLINI Paolo e GALASSO Pasquale, a personaggi del tutto "organici" a "cosa nostra", ancorchè da qualificazioni e dislocazioni diversificate, quali MALVAGNA Filippo, COSENTINO Antonino, PULVIRENTI Giuseppe, CANCEMI Salvatore, LA BARBERA Gioacchino, GERACI Francesco, GULLOTTA Antonino, PATTI Antonio, CIARAMITARO Giovanni, CHIODO Vincenzo, ROMEO Pietro.
La Corte avrà così modo di assumere una moltitudine di elementi, non, per così dire, "unidirezionali"; avrà modo di acquisire conoscenze sull'intreccio tra una causale principale -la contrapposizione di "cosa nostra" alle scelte di politica normativa in tema di lotta alla mafia: la legislazione sui pentiti, la legislazione sul regime carcerario nei confronti degli uomini di mafia- ed alcune causali complementari, o aggiuntive.

La Corte, e le parti (quelle che lo vorranno fare) assieme alla Corte, scandaglieranno questo intreccio: verificheranno i rapporti tra quella che oggi definiamo la "causale riassuntiva" e tutte le altre "causali storicamente definite".