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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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I punti da trattare nell'esame di BRUSCA Giovanni sono questi:

1. La strategia di "cosa nostra" nella seconda metà del 1991, cioè quando si profila la conferma in cassazione delle condanne del maxi.
1/1. In particolare: i primi passi sulla strada della eliminazione di Maurizio COSTANZO. (Per chiarire che RIINA Salvatore è stato fin dall'inizio, come aveva ipotizzato il Pubblico Ministero, il centro di imputazione di ogni decisione circa l'intera strategia stragista)
1/2 La dimostrazione che a quell'epoca (ultimi mesi del 1991) RIINA Salvatore aveva già stabilito di avvalersi, per azioni militari di un certo tipo, dei GRAVIANO e di MESSINA DENARO Matteo.

[i] [ii] [iii] [iv] [v] [vi] [vii] [viii] [ix] [x] [xi] [xii] [xiii] [xiv] [xv] [xvi] [xvii] [xviii] [xix] [xx] [xxi] [xxii] [xxiii] [xxiv] [xxv] [xxvi] [xxvii] [xxviii] [xxix] [xxx] [xxxi] [xxxii] [xxxiii] [xxxiv] [xxxv] [xxxvi] [xxxvii] [xxxviii] [xxxix] [xl] [xli] [xlii] [xliii] [xliv] [xlv] [xlvi] [xlvii] [xlviii] [xlix] [l] [li] [lii] [liii] [liv] [lv] [lvi] [lvii] [lviii] [lix] [lx] [lxi] [lxii] [lxiii] [lxiv] [lxv] [lxvi] [lxvii] [lxviii] [lxix] [lxx]

2. La campagna militare del primo semestre del 1992.
2/1 La prima fase della vicenda-BELLINI.
2/2 La decisione di BRUSCA Giovanni di investire sulla realtà che intravede dietro la persona di BELLINI. Le disposizioni impartite a GIOE'. La valutazione in proposito di RIINA Salvatore e di BAGARELLA Leoluca.
2/3 Gli incontri dell'estate del 1992: Mazara del Vallo, l'eliminazione di MILAZZO Vincenzo, la designazione di FERRO Giuseppe a capo-mandamento, l'omicidio di Ignazio Salvo.
2/4 L'epilogo della vicenda-BELLINI.
2/5 La vicenda di Boboli
2/6 La parallela vicenda dell'iniziativa di RIINA Salvatore sul terreno della trattativa del papello. Gli attentati alle sedi della DC (la loro collocazione temporale)
2/7 L'evoluzione dell'iniziativa di RIINA Salvatore. Le contromisure di RIINA Salvatore: "diamogli un altro colpetto", "lasciamo la porta aperta".


[lxxi] [lxxii] [lxxiii] [lxxiv] [lxxv] [lxxvi] [lxxvii] [lxxviii] [lxxix] [lxxx] [lxxxi] [lxxxii] [lxxxiii] [lxxxiv] [lxxxv] [lxxxvi] [lxxxvii] [lxxxviii] [lxxxix] [xc] [xci] [xcii] [xciii] [xciv] [xcv] [xcvi] [xcvii] [xcviii] [xcix] [c] [ci] [cii] [ciii] [civ] [cv] [cvi] [cvii] [cviii] [cix] [cx] [cxi] [cxii] [cxiii] [cxiv] [cxv] [cxvi] [cxvii] [cxviii] [cxix] [cxx]


3 L'arresto di RIINA Salvatore.
3/1 La decisione di riprendere l'azione militare.
3/2 La decisione di attuare l'eliminazione di Maurizio COSTANZO.
3/3 Gli incontri con BAGARELLA Leoluca, CANCEMI Salvatore, LA BARBERA Michelangelo, GRAVIANO Giuseppe, MESSINA DENARO Matteo. L'abitazione di VASILE Giuseppe.
3/4 L'arresto di GIOE' Antonino e di LA BARBERA Gioacchino. Il colloquio tra GIOE' Mario e BRUSCA Giovanni. La richiesta di BRUSCA Giovanni, a BAGARELLA Leoluca., di soprassedere alla esecuzione dell'attentato a Maurizio COSTANZO.
3/5 I primi fatti di strage. La ignoranza di BRUSCA Giovanni.
3/6 L'incontro tra BRUSCA Giovanni e BAGARELLA Leoluca nella zona della Madonie, in relazione anche alla scomparsa di Vito MUTARI. Il suggerimento, di continuare, dato da BRUSCA Giovanni a BAGARELLA Leoluca.
3/7 Le confidenze fatte da BAGARELLA Leoluca a BRUSCA Giovanni circa le iniziative e il disimpegno dei GRAVIANO, anche in merito a Sicilia Libera.


[cxxi] [cxxii] [cxxiii] [cxxiv] [cxxv] [cxxvi] [cxxvii] [cxxviii] [cxxix] [cxxx] [cxxxi] [cxxxii] [cxxxiii] [cxxxiv] [cxxxv] [cxxxvi] [cxxxvii] [cxxxviii] [cxxxix] [cxl] [cxli] [cxlii] [cxliii] [cxliv] [cxlv] [cxlvi] [cxlvii] [cxlviii] [cxlix] [cl] [cli] [clii] [cliii] [cliv] [clv] [clvi] [clvii] [clviii] [clix] [clx] [clxi] [clxii] [clxiii] [clxiv] [clxv] [clxvi] [clxvii] [clxviii] [clxix] [clxx] [clxxi] [clxxii] [clxxiii] [clxxiv] [clxxv] [clxxvi] [clxxvii] [clxxviii] [clxxix] [clxxx] [clxxxi] [clxxxii] [clxxxiii] [clxxxiv] [clxxxv] [clxxxvi] [clxxxvii] [clxxxviii]


4. La richiesta di BAGARELLA Leoluca a BRUSCA Giovanni di fornire esplosivo, diverso rispetto a quello impiegato nel 1993, per l'attentato a CONTORNO Salvatore.
4/1 L'incarico dato a MONTICCIOLO Giuseppe.


[clxxxix] [cxc] [cxci] [cxcii] [cxciii] [cxciv] [cxcv] [cxcvi] [cxcvii] [cxcviii] [cxcix] [cc]

5. Le confidenze fatte a BRUSCA Giovanni da MESSINA DENARO Matteo.


[cci] [ccii] [cciii] [cciv] [ccv] [ccvi] [ccvii]

6. Le confidenze ricevute da BRUSCA Giovanni circa l'attentato all'Olimpico.


[ccviii] [ccix] [ccx] [ccxi]


7. La militanza di BRUSCA Giovanni in "cosa nostra"; le motivazioni della sua dissociazione.


[ccxii] [ccxiii] [ccxiv] [ccxv] [ccxvi] [ccxvii] [ccxviii] [ccxix] [ccxx] [ccxxi] [ccxxii]


8. Fatti e Riferimenti significativi.


[ccxxiii] [ccxxiv] [ccxxv] [ccxxvi] [ccxxvii] [ccxxviii] [ccxxix] [ccxxx] [ccxxxi] [ccxxxii] [ccxxxiii] [ccxxxiv] [ccxxxv] [ccxxxvi] [ccxxxvii] [ccxxxviii] [ccxxxix] [ccxl] [ccxli] [ccxlii] [ccxliii] [ccxliv] [ccxlv] [ccxlvi] [ccxlvii] [ccxlviii] [ccxlix] [ccl] [ccli] [cclii] [ccliii] [ccliv] [cclv] [cclvi] [cclvii] [cclviii] [cclix] [cclx] [cclxi] [cclxii] [cclxiii] [cclxiv] [cclxv] [cclxvi] [cclxvii] [cclxviii] [cclxix] [cclxx] [cclxxi] [cclxxii] [cclxxiii] [cclxxiv] [cclxxv] [cclxxvi] [cclxxvii] [cclxxviii] [cclxxix] [cclxxx] [cclxxxi] [cclxxxii] [cclxxxiii] [cclxxxiv] [cclxxxv] [cclxxxvi] [cclxxxvii]



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NOTE AL PRIMO PARAGRAFO



[i] - (09/11) ADR - Tra i fatti di maggiore gravità la cui esecuzione era stata fermata da RIINA per la pendenza della trattativa del 1992, rientrava il progetto di uccidere l'On.le PURPURA, non rientrava invece il progetto di uccidere il Ministro MARTELLI. Sostanzialmente andavano sospesi i progetti nei confronti di rappresentanti dello Stato, come PURPURA, VIZZINI e MANNINO oltrechè Magistrati. Poichè mi si fa notare che nell'estate del 1992 venne eseguito il tentato omicidio del dott. GERMANA', anch'egli rappresentante dello Stato, faccio presente che in questo caso non si trattava di realizzare solo un attacco allo Stato, ma anche di eliminare un nostro nemico. E posso ancora aggiungere che se, per pura ipotesi, quella trattativa con rappresentanti delle Istituzioni fosse stata avviata prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, le stragi stesse sarebbero state eseguite comunque ed indipendentemente dall'esito della trattativa.

ADR - Chiestomi a questo punto di precisare se la trattativa sia stata avviata prima o dopo l'omicidio di Ignazio SALVO, rispondo che la trattativa venne avviata prima dell'omicidio di SALVO perchè RIINA me ne parlò prima di questo fatto e come ho già detto l'omicidio di SALVO non rientrava tra i fatti eclatanti da sospendere.


[ii] - (09/11) ADR - Mi si chiede se Cosa Nostra si stesse procurando nuovi alleati esterni successivamente all'omicidio LIMA ed alle stragi del 1992. Gli unici contatti che mi risultano sono quelli inerenti alle richieste avanzate da RIINA e trasfuse nel c.d. papello.


[iii] - (09/10) D.R.: Io avevo chiesto al BAGARELLA se egli fosse a conoscenza dell'identità del "contatto" di RIINA ma BAGARELLA mi ha dato una risposta negativa. BAGARELLA era effettivamente ed autonomamente a conoscenza della vicenda relativa al "papello" di cui, probabilmente, sapeva più di me. Ciò deduco non per qualche dato specifico, ma perché BAGARELLA aveva con RIINA una frequentazione più asidua.

Ricordo che del fatto del "papello" io e BAGARELLA parlammo subito dopo l'arresto del RIINA.


[iv] - (09/10) D.R.: RIINA, dopo le stragi del 1993, non aveva fatto pervenire sue opinioni negative circa tali delitti; ciò almeno per quanto mi risulta.


[v] - (09/10) D.: Lei ha dichiarato di essere uno degli ideatori della strategia stragista del 1993. Ciò posto vuole spiegare perchè si progettò sin dall'inizio e si scelse poi di colpire beni monumentali fuori dalla Sicilia, tenuto conto che in Sicilia si trovavano numerosi beni monumentali di pari importanza (es. templi di Agrigento, duomo di Monreale, etc) in zone controllate da Cosa Nostra dove sarebbe stato molto più agevole eseguire le azioni criminose riducendo i rischi.

R.: Si è partito con Firenze ed altri posti turistici come Rimini e comunque posti del Nord e si seguì sempre tale indicazione.


[vi] - (09/10) D.: Il 14 maggio 1993 venne compiuto l'attentato a Maurizio COSTANZO in via Fauro a Roma.

Tenuto conto che Costanzo si muoveva a Roma senza alcuna misura di sicurezza, che era estremamente semplice ucciderlo utilizzando armi da fuoco, ad esempio nei pressi della sua abitazione, e che, come lei stesso ha riferito, COSTANZO doveva essere ucciso per avere detto nel corso di una trasmissione televisiva del 1991 una frase ritenuta offensiva nei confronti di Francesco MADONIA, vuole spiegare perchè si decise di ucciderlo con le stesse modalità utilizzate per le stragi di Capaci e di via D'Amelio, utilizzando nel centro abitato una carica esplosiva di 80-100 chili di esplosivo, ben superiore alle necessità operative e suscettibile di uccidere decine di persone che casualmente si fossero trovate a passare nei luoghi ?

R.: Roma non è Palermo. La nostra possibilità era quella di agire solo con l'autobomba, mentre, per esempio, i catanesi avevano fatto sapere che loro potevano eseguire il delitto sparando al noto presentatore televisivo.

D.R.: L'idea di sopprimere il COSTANZO proveniva sia da noi che dai catanesi i quali la avevano maturata autonomamente.

Alla domanda se la decisione assunta dai catanesi abbia condizionato o influenzato in qualsiasi modo, anche rafforzandola la nostra analoga decisione, posso rispondere positivamente.

D.R.: Era il RIINA personalmente a disporre dell'informazione secondo cui a Roma l'attentato in danno del COSTANZO era eseguibile con l'autobomba. Il RIINA mi disse che già c'erano persone che stavano "lavorando" su COSTANZO. Ciò lo ebbi poi confermato dal BAGARELLA.

D.: Come mai solo tra la fine del 1992 e l'inizio del 1993, contemporaneamente ed autonomamente i catanesi e i palermitani decidono di uccidere COSTANZO per un fatto che si è verificato nel 1991?

R.: Credo che si tratti di un fatto casuale. Inoltre si voleva dare un segnale che arrestato RIINA Cosa Nostra era ancora vitale. Quanto alla domanda che mi viene posta in ordine alla possibilità che fosse sorta una nuova ed ulteriore ragione per eliminare il COSTANZO rispondo negativamente.


[vii] - (09/10) Non so dire a chi sia stato consegnato il papello, ma sono sicuro, per avermelo detto lo stesso RIINA, che il papello fu effettivamente consegnato a qualcuno, anche se la risposta alle richieste ivi avanzate era stata negativa.

[viii] - (09/10) Ribadisco che io ero a conoscenza del fatto che il RIINA aveva dei contatti per far cessare le stragi, ma non so dire con chi.

L'Ufficio mi fa presente che poiché io volevo perseguire autonomamente la strada della trattativa con lo Stato circa la situazione carceraria di mio padre, sembra strano che io non abbia chiesto a RIINA chi fossero i suoi contatti, anche per evitare di entrare in collisione con i suoi contatti e quindi con gli interessi di Cosa Nostra. Preciso che quando presi atto che non si poteva fare nulla nell'interesse generale di Cosa Nostra, chiesi ed ottenni dal RIINA l'autorizzazione a muovermi autonomamente sempre sulla "pista BELLINI". In ogni caso preciso che, di fronte ad un ordine del RIINA, mi sarei fermato anche se fossi arrivato a portare mio padre alla scarcerazione. In ogni caso, sapendo RIINA come mi muovevo io, egli non aveva alcuna difficoltà a scongiurare il rischi di una collisione tra le mie e le sue iniziative.

D.R.: I contatti del RIINA erano quelli del "papello" di cui ho parlato prima, ma non posso escludere che ne avesse altri, probabilmente su Palermo.


[ix] - (09/10) RIINA se aveva un obiettivo lo perseguiva sapendo dove appoggiarsi e dove voleva arrivare, mentre BAGARELLA si mette il paraocchi e va avanti senza pensare alle conseguenze. RIINA aveva come obiettivi i nemici di Cosa Nostra e i magistrati in particolare.

D.R.: Nulla posso dire circa la mentalità di GRAVIANO Giuseppe, che conosco superficialmente. Di lui parlerò in relazione alla vicenda del figlio del DI MATTEO.

D.R.: Il gruppo che ha eseguito le stragi del 1993 era costituito, oltre che dal BAGARELLA, anche da MESSINA DENARO Matteo e GRAVIANO Giuseppe.


[x] - (09/10) Circa le stragi del 1993 non posso affermare nulla circa l'esistenza di "suggeritori" esterni.


[xi] - (0910) Il RIINA mi disse che aveva fatto un "papello" di richieste dirette ad una persona che non so indicare e che si attendevano risposte. Si tratta della vicenda dei "contatti con lo Stato" di cui ho già parlato.in precedenti interrogatori.

Ricordo che BIONDINO, verso la fine del 1992, rappresentò che ci sarebbe voluto qualche altro "colpo" per indurre lo Stato a scendere a patti. Il RIINA, invece, aveva detto che bisognava fermarsi in quanto le trattative erano in corso.

D.R.: Le richieste contenunte nel "papello" consistevano nella modifica della legge Rognoni - La Torre, della legge Gozzini, nella riapertura del maxi e di qualche altro processo.

D.R.: Credo che ci fosse qualche richiesta inerente la legge sui pentiti, nonché altre richieste volte a fare uscire dal carcere alcuni vecchi mafiosi in cagionevoli condizioni di salute.

D.R.: Gli incontri con RIINA in cui si parlò di tali fatti si svolsero nella casa del GUDDO non uomo d'onore sita alle spalle di Villa Serena e nel baglio Biondo. Alle stesse partecipavamo sempre in pochi e solitamente eravamo solo io, RIINA, BIONDINO, GANCI e CANCEMI.

GRAVIANO, AGLIERI, SPERA, CANCEMI, FARINELLA, LA BARBERA, MOTISI Matteo e forse altri hanno preso parte ad altre riunioni ma in questo caso non si ebbero ad affrontare gli argomenti predetti.

In queste riunioni io ebbi da RIINA l'autorizzazione ad occuparmi "di DI MAGGIO", per il dopo le feste, e pensavo di far ciò in Toscana o a Novara.

[xii] - (08/20) Poste a questo punto domande circa la Torre di Pisa, BRUSCA dice:

Ho già riferito la conversazione, alla quale assistevo senza farmene accorgere, tra BELLINI e GIOE' nel corso della quale vi fu l'uscita di GIOE' sulla Torre di Pisa.

Mi si da' lettura testuale di quanto ha dichiarato al P.M. di Firenze l'1.7.1996 Gioacchino LA BARBERA che ha precisato che fu pensato che un modo possibile per fare un'azione alla Torre di Pisa era adoprare uno zainetto riempito di esplosivo da portare sulla Torre con l'utilizzo di un telecomando dal basso. Escludo di aver mai elaborato o partecipato ad elaborare un discorso operativo sulla Torre di Pisa. A livello "accademico" un discorso come quello riferito da LA BARBERA può esserci stato ed anzi ora mi rammento che ciò avvenne in occasione di quell'incontro a Santa Flavia in cui, alla presenza mia, di BAGARELLA, di LA BARBERA e di GIOE', MAZZEI raccontò di aver lasciato una bomba a mano a Firenze. MAZZEI raccontò che per fare l'operazione aveva superato la presenza o di guardie giurate o di personale di custodia. Chiacchierando sull'argomento venne allora di chiedergli come uno avrebbe potuto fare se avesse voluto far qualcosa di simile alla Torre di Pisa e MAZZEI disse che nascondendo in uno zainetto quello che uno avesse voluto portare (da turista, come dico ora durante la verbalizzazione) l'operazione poteva riuscire. Ripeto che si è trattato, mi riferisco a quanto è avvenuto con la mia presenza, di un discorso assolutamente accademico.

[xiii] - (08/14) A domanda: non mi risulta che "cosa nostra" abbia mai attenzionato o praticato, in altre occasioni, obiettivi come quelli delle stragi del 1993.


[xiv] - (08/14) Dopo le stragi di Palermo, e l'incarico dato a me di un attentato al giudice GRASSO, da me non attuato per le ragioni già dette, RIINA aveva "messo il fermo su tutto".

RIINA mi disse personalmente che aveva avuto dei contatti con "qualcuno" e questo "qualcuno" gli aveva chiesto, più o meno, "cosa vuoi per finire queste cose ?"

RIINA mi disse di avere fatto un "papiello" di richieste ma che poi la risposta era stata negativa, perché erano troppe. Questo discorso me lo fece sotto le feste di Natale del 1992.

In quel periodo l'unico progetto al quale io mi dedicavo, e che pensavo di attuare subito dopo le festività, era quello di eliminare DI MAGGIO Baldassare. Cercavo appunto di sapere dove egli si trovasse, anche facendo ricerche presso i suoi parenti in Toscana.

Dopo l'arresto di RIINA, si verificò un "fermo momentaneo" ed io non pensai più nemmeno a DI MAGGIO. Nelle riunioni si esponevano tante idee; io pensai di riprendere i contatti con BELLINI, essendo ancora libero GIOE' Antonino. Ma la cosa non ebbe seguito, anche per le tergiversazioni di BELLINI che era debitore di una grossa somma.

Comnciarono ad affiorare dei contrasti tra il mio gruppo e BAGARELLA, il quale "sfogava", e cioé si risolveva a fare tutto quello che gli passava per la testa.

Tra le tante idee di quel periodo c'era anche quella di andarcene all'estero. Ricordo che in una riunione a Santa Flavia, SANGIORGI ci fece vedere delle cassette filmate su proprietà che si potevano comprare a buon prezzo, all'estero, credo a Santo Domingo.

BAGARELLA era di contrario avviso e mi disse le parole "finché c'è l'ultimo corleonese vivo si va avanti."

Sempre nello stesso periodo vi furono i contatti con i catanesi (non con SANTAPAOLA che secondo me non ne sapeva nulla) bensì con PULVIRENTI. I catanesi dissero che avevano la possibilità di mettere le mani su Costanzo. Io dissi: "fatelo."

A D.R.:

E' ben possibile che contemporaneamente BAGARELLA stesse già lavorando sullo stesso obbiettivo di COSTANZO, però non so con chi e come.

Nell'ambito dei contatti con i catanesi GIOE' Antonino ebbe anche un incontro con PULVIRENTI.


[xv] - (08/14) Sicuramente a conoscenza dell'originaria decisione di un attentato contro COSTANZO era RIINA. Fu lui che mi disse personalmente "gli dobbiamo rompere le corna - tu che puoi fare ?" Mi disse anche che comunque c'erano anche altri che stavano lavorando a quel progetto.

RIINA non disse chi erano gli altri ma, secondo la mia esperienza e conoscenza di persone e situazioni, doveva probabilmente trattarsi dei GRAVIANO (mi riferisco a Giuseppe, come dico in sede di verbale) e di MESSINA DENARO Matteo, uomini di assoluta fiducia di RIINA.

A D.R.:

Non so perché il progetto contro COSTANZO sia stato congelato per lungo tempo, dal momento della iniziale decisione. Convengo con Loro che è ben possibile che il congelamento sia stato determinato dalle stragi commesse a Palermo nel 1992. Era meglio iniziare in Sicilia e poi passare fuori dalla Sicilia, anche per precauzione.


[xvi] - (08/14) Di questa strategia di "intimidazione" erano al corrente MESSINA DENARO Matteo, i fratelli GRAVIANO (propendo per Giuseppe, come preciso ora nella verbalizzazione), MANGANO Antonino, BAGARELLA Leoluca.

Parlavano di un loro qualche collegamento a Roma.

Per quanto mi risulta, di ciò invece non era a conoscenza CANCEMI Salvatore. Ciò deduco dal fatto che, dopo l'arresto di RIINA e dopo che già c'erano stati uno o due attentati nel continente, nel corso di una riunione cui partecipammo io stesso, CANCEMI, GANCI Raffaele e LA BARBERA Michelangelo, CANCEMI, facendo riferimento appunto agli attentati, chiese "Ma queste cose ?" Io gli dissi che non ne sapevo nulla e non aggiunsi altro.Nessuno degli altri presenti intervenne.

Questa era una delle tante riunioni che si facevano in quel periodo, per vedere cosa si poteva fare.

Nel corso di quella specifica riunione, ricordo che CANCEMI accennò alla possibilità di contattare l'On.le MATTARELLA, quello vivo, per dargli un aiuto e per ricevere in cambio un altro aiuto che, a dire del CANCEMI, poteva consistere nella estensione ai detenuti mafiosi dei benefici della legge "Gozzini".

CANCEMI non fu più preciso al riguardo, e null'altro io quindi so sull'argomento.

La riunione si svolse nella casa di GUDDO Girolamo inteso "zu' Mommo", cioè nella casa alle spalle di villa Serena che spesso veniva adoperata da CANCEMI per riunioni.

Il GUDDO di cui parlo è solo omonimo di GUDDO Girolamo, uomo d'onore.


[xvii] - (08/13)Per quanto concerne i progetti di attentato agli agenti di polizia penitenziaria, posso dire che dagli uomini d'onore di Mazara (forse AGATE Mariano) e comunque del trapanese, era arrivato un elenco di nomi, che non ricordo, di agenti che operavano a Pianosa e che si diceva maltrattassero i detenuti.

L'incarico di procedere alla loro soppressione venne smistato, tramite me, alla famiglia di Sciacca ed a qualcuna del trapanese, forse Santa Ninfa, anche se poi non se ne fece più nulla.

Si tratta di quel progetto di cui è traccia nelle intercettazioni ambientali di via Ughetti.

Più recentemente, avevo dato incarico a MESSINA DENARO Matteo di far rintracciare un sardo, che non ho mai visto, già amico di MILAZZO Vincenzo con il quale era stato condetenuto; questo sardo aveva mantenuto dei rapporti con gli alcamesi, ed in particolare con FERRO Giuseppe e con LENTINI Agostino, anche perché in passato era stato ospitato da MILAZZO e da FERRO a seguito, forse, di un conflitto a fuoco o qualcosa del genere.


[xviii] - (08/11m) Il Pubblico Ministero di Firenze, a questo punto, fa notare che un collaboratore ha recentemente riferito di un discorso avuto con una persona che agli attentati aveva partecipato direttamente e che, appreso che gli attentati erano stati fatti per far togliere la normativa antimafia ed in particolare quella sul "carcere duro", lo stesso collaboratore aveva replicato che a suo parere era scontato che gli attentati mai e poi mai avrebbero potuto far migliorare la situazione da quel punto di vista.

Dice allora - il Pubblico Ministero a BRUSCA - che se questo tipo di considerazioni sono state fatte a livello anche di "manovalanza" di Cosa Nostra, è da pensare che a maggior ragione siano state fatte in discorsi svoltisi tra BRUSCA ed interlocutori di pari livello.

BRUSCA dichiara:

Come ho detto fin dall'inizio il progetto iniziale, e fino a quando io ne sono stato interno, era quello di dare segnali senza commettere fatti eclatanti. Non so dire come mai si sia passato ad un certo punto alla realizzazione effettiva di quelle cose che io intendevo soltanto minacciare. A mio avviso era assolutamente inutile che io contestassi agli esecutori dei fatti l'errore compiuto. Sarebbe stato come "battere contro un muro".

[xix] - (08/11m) D.R.: Ho appreso le notizie sulle stragi del 1993 solo dai giornali. Il movente delle stesse per me era pacifico in quanto si era discusso in precedenza di azioni criminose da fare fuori dalla Sicilia, anche se si trattava di azioni che non dovevano essere gravi come quelle poi effettivamente compiute: quando io partecipavo a questi discorsi, le azioni dovevano essere compiute con la precauzione di fare arrivare per tempo all'autorità degli avvisi per telefono per scongiurare conseguenze gravi.

Io ho sempre pensato, ad attentati commessi, che il loro esito era esattamente l'opposto di quello sperato.

D.R.: Dopo l'esecuzione delle stragi del 1993 io ebbi modo di parlare con MESSINA DENARO Matteo, SINACORI Vincenzo (mi pare fosse presente anche SINACORI quando SPATUZZA venne "combinato") e, forse, con lo stesso SPATUZZA, ai quali feci presente il pessimo risultato ottenuto, ma non mossi accuse specifiche ad alcuno di loro.

[xx] - (08/11m) Preciso che nemmeno PROVENZANO era a conoscenza di tali fatti, tanto che, dopo l'arresto del BAGARELLA, egli mi chiese come mai fossero stati realizzati gli attentati nel continente. Io mi stupii di tale domanda ma non potei fornire alcuna spiegazione al PROVENZANO.

A specifica richiesta di precisazione del P.M. di Firenze che non capisce come mai PROVENZANO fosse nella necessità di essere ragguagliato, da BRUSCA ed addirittura dopo due anni da quando i fatti erano successi, dei termini della vicenda degli attentati, preciso: potrà apparire strano il fatto che il PROVENZANO abbia aspettato l'arresto del BAGARELLA per chiedere spiegazioni a me su tali delitti, ma non posso che ribadire che i fatti siano andati proprio così.

Aggiungo che, trattandosi di fatti che si andavano a commettere fuori dalla SICILIA, chi li voleva eseguire lo poteva fare senza chiedere autorizzazioni e senza informare alcuno. E' una regola generale di cosa nostra. Anche io, se avessi voluto mettere una bomba da qualche parte fuori della Sicilia, lo avrei potuto fare senza bisogno di farmi autorizzare da qualcuno.

Devo al riguardo anche riferire che dopo l'arresto del RIINA in Cosa Nostra si crearono due schieramenti dei quali uno faceva capo al PROVENZANO e l'altro al BAGARELLA.

Mi viene ora in mente che il PROVENZANO in realtà a suo tempo aveva già chiesto al BAGARELLA spiegazioni sugli attentati, ma quest'ultimo non gli aveva detto nulla. Ciò appresi perché il BAGARELLA mi disse che il suo "paesano" (riferendosi quindi a PROVENZANO) si lamentava per gli attentati del 1993 e che egli aveva risposto al PROVENZANO che se lui si riteneva estraneo poteva anche mettersi un cartello davanti con scritto che egli non c'entrava nulla con le stragi di Firenze e Milano.

D.R.: PROVENZANO era fautore di una c.d. linea morbida (calati juncu ca passa la china), mentre BAGARELLA era, secondo il suo modo abituale di fare, molto più determinato e disposto a compiere azioni eclatanti in relazione ad un certo scopo, quando si fosse prefisso un certo qual scopo.

Io prendevo atto di tali contrasti e me ne stavo in un angolo; mi occupavo di gestire il mio territorio.

A domanda del P.M. di Palermo circa le composizioni dei due schieramenti il BRUSCA dichiara:

Erano dalla parte di PROVENZANO, AGLIERI, GIUFFRè e SPERA, mentre al BAGARELLA erano, almeno all'inizio, legati MESSINA DENARO Matteo, i MADONIA, i GRAVIANO, CUCUZZA e MANGANO Vittorio. Io ero tra quelli vicini al BAGARELLA.

[xxi] - (08/10p) D.R.: Il motivo per cui si è sospeso l'attentato a COSTANZO va ricercato nel fatto che vi era stato un contatto tra il RIINA ed esponenti dello Stato, mediante cui questi ultimi volevano sapere quale fosse lo scopo di Cosa Nostra in relazione agli attentati del 1992. Tale contatto, risalente al Natale del 1992, non era andato a buon fine e poi erano stati arrestati successivamente il RIINA e il GIOè.


[xxii] - (08/10P) D.R.: La decisione di uccidere il COSTANZO era sorta, appunto, nel 1990 - 1991. Il RIINA mi disse che aveva già affidato l'incarico di uccidere il COSTANZO e credo che di tale fatto si dovessero occupare MESSINA DENARO Matteo e i fratelli GRAVIANO, ma questa è solo una mia deduzione.


[xxiii] - (08/10P) D.R.: Circa l'idea di eliminare il COSTANZO Maurizio, posso affermare che nel nostro interno si attribuiva alla moglie di Aldo MADONIA la colpa di quello che era successo, mentre il COSTANZO era responsabile ai nostri occhi per una trasmissione televisiva nel corso della quale lo stesso aveva affermato, parlando di un presunto cancro che aveva colpito MADONIA Francesco, "se non ce l'ha che gli venga". Questa affermazione del COSTANZO risaliva al 1990 -1991.

[xxiv] - (08/10p) D.R.: Circa l'idea di eliminare il COSTANZO Maurizio, posso affermare che nel nostro interno si attribuiva alla moglie di Aldo MADONIA la colpa di quello che era successo, mentre il COSTANZO era responsabile ai nostri occhi per una trasmissione televisiva nel corso della quale lo stesso aveva affermato, parlando di un presunto cancro che aveva colpito MADONIA Francesco, "se non ce l'ha che gli venga". Questa affermazione del COSTANZO risaliva al 1990 -1991.


[xxv] - (08/10p) A domanda del P.M. di Firenze circa eventuali riferimenti alla Torre di Pisa, il BRUSCA dichiara:

Il GIOè parlando con il BELLINI del fatto di dare un colpo allo Stato e in particolare al turismo, chiese allo stesso cosa sarebbe successo se un giorno la Torre di Pisa non fosse più esistita e il BELLINI gli rispose che la città sarebbe stata messa in ginocchio.

Preciso che tale idea, come tante altre analoghe (avvelenare brioches, mettere siringhe infette nelle spiagge, etc.), era solo finalizzata a creare terrore in quanto consideravamo sempre l'idea di avvisare le Autorità del pericolo da noi innescato e, quindi, in quel momento non c'era il progetto di compiere azioni eclatanti come quelle poi in effetti realizzate.

D.R.: Il BAGARELLA e il MAZZEI trattarono della bomba messa a Firenze quando ci trovavamo nella casa di proprietà di Gaetano SANGIORGI a Santa Flavia, presenti anche il GIOè e il LA BARBERA Gioacchino. Preciso che tale notizia ci prese tutti, BAGARELLA compreso, di sorpresa.


[xxvi] - (08/10m) Ho deciso di mettere fine alla mia attività criminale e di dare un taglio al mio passato. Sono disponibile a rendere dichiarazioni su tutto quanto a mia conoscenza e, per esempio, sono uno dei mandanti delle stragi del 1993, sono in condizione di narrare tutto sulla strage di Capaci, posso dire qualcosa sulla strage di via D'Amelio e su tanti altri fatti di sangue che mi hanno visto diretto protagonista.


[xxvii] - (07/27) Stragi del 1993 di cui si occupa la Procura di Firenze. Preciso che io non ho contribuito alla fase esecutiva ma ho partecipato all'ideazione. Al riguardo posso subito dire che vi era un tizio che aveva rapporti con qualcuno dell'Arma dei Carabinieri che si incontrava con GIOE' Antonino. Allo stesso abbiamo fatto avere stupefacenti perché volevamo vedere fin dove questo si spingesse. Un giorno il tizio ci portò delle fotografie di quadri e ci chiese un aiuto per recuperarli. Io ne parlai con il RIINA con cui stabilimmo di chiedere in cambio al tizio gli arresti domiciliari per PULLARÀ Giovan Battista, per mio padre, per CALO' Giuseppe e per GAMBINO Giacomo Giuseppe. Il RIINA mi fece avere delle fotografie di quadri che compresi che dovevano essere in possesso di CANCEMI Salvatore. Mostrai le foto al maresciallo il quale mi disse che al massimo si poteva impegnare per mio padre e per il GAMBINO. Il RIINA mi disse che allora non se ne faceva niente. Io però mi mossi autonomamente e tramite il MESSINA DENARO Matteo riuscii ad ottenere qualche pezzo pregiato.


[xxviii] - (09/25) Chiesto a questo punto sui rapporti tra i vertici di "cosa nostra" e le persone di spicco di "cosa nostra" del trapanese, BRUSCA dice: è esatto che questi rapporti sono stati sempre particolarmente stretti; vale questo discorso per RIINA, ma ad esempio valeva anche per mio padre Bernardo BRUSCA, a suo tempo. Questo comportava che si potevano tranquillamente evitare anche certe regole formali nelle decisioni nel senso che se i trapanesi volevano fare qualcosa la decisone veniva adottata senza tante complicazioni, tipo riunire la commissione o cose simili. Posso confermare l'espressione che adopera il Pubblico Ministero, che ben descrive questa situazione, dicendo che gli uni e gli altri erano "la stessa persona". Aggiungo che si erano quindi costituiti dei rapporti di amicizia personale, situazione questa che risale a molti anni fa. Mi torna in mente di aver sentito parlare di una società che si chiamava Stella d'Oriente nella quale c'erano gli interessi di RIINA, che in epoche successive diceva che gli era bastata quella di esperienza di società di Mariano AGATE ed anche di gente del napoletano.
Messomi al corrente di quanto dichiarato su questo punto da LA BARBERA Gioacchino, in particolare sul conto di quelli che LA BARBERA ha definito rapporti privilegiati, dico che l'affermazione di LA BARBERA è corretta, con la precisazione peraltro che i MESSINA DENARO identificano il mandamento di Castelvetrano mentre i SINACORI quello di Mazara.

[xxix] - (09/25) A D.R.: Quanto ai rapporti tra FERRO Giuseppe e RIINA, a completamento di quanto ho detto poco fa, mi risulta anche che si sono incontrati più volte di persona, anche alla mia presenza. L'antefatto è rappresentato da un'intenzione comune di FERRO e di GIUSEPPE Giacomo GAMBINO, a seguito della quale tra i due si stabilì un certo rapporto che comportò tramite FERRO, che li trasmise a GAMBINO, apprendemmo i nomi di persone che avevano eseguito determinati sequestri, persone che poi furono eliminate. Fu lo stesso GAMBINO che si mosse per organizzare l'evasione di FERRO dall'ospedale.
Tra gli incontri tra FERRO e RIINA avvenuti alla mia presenza, ricordo quello a Mazara del Vallo con il quale fu costituita la famiglia di Alcamo, dopo l'omicidio MILAZZO, affidandola allo stesso FERRO.

[xxx] - (09/25) Quanto a GRAVIANO Giuseppe, io penso che questi già a 18 anni o giù di lì avesse commesso azioni di sangue per "cosa nostra" conseguendo notevole considerazione anche dal RIINA. Un ruolo lo ha avuto anche il fatto che un cognato di MESSINA DENARO Matteo, il dr. GUTTADAURO, è uomo d'onore di Roccella e quindi in rapporto con i GRAVIANO. Con il beneplacito di RIINA, MESSINA DENARO ed i GRAVIANO hanno stretto i loro rapporti e, considerato anche che sono vicini di età, hanno stretto amicizia.

[xxxi] - (09/25) A questo punto il Pubblico Ministero pone in maniera articolata una domanda volta a conoscere da BRUSCA, non sulla base di valutazioni personali, ma con riferimento al modo di funzionare di "cosa nostra" ed alle relative regole, come si debba spiegare il fatto che la campagna di stragi del '93-'94 risulta, per una molteplicità di elementi, per lo più acquisiti in altra sede dal Pubblico Ministero, ha visto l'impegno organizzativo ed esecutivo non del solo BAGARELLA bensì anche di persone come GRAVIANO Giuseppe, FERRO Giuseppe, MESSINA DENARO Matteo, ciascuna delle quali esercitava funzioni di capomandamento; sotto questo profilo il Pubblico Ministero rileva anche che queste persone godevano di un rapporto, sicuramente non secondario, direttamente con RIINA; osserva ancora il Pubblico Ministero, richiamate in estrema sintesi le dichiarazioni già rese da BRUSCA, che in definitiva rispetto a queste persone un soggetto come BAGARELLA aveva una qualificazione interna, rispetto a "cosa nostra", inferiore e comunque non certo superiore.
BRUSCA dice: per spiegare quello che è successo bisogna rifarsi a tutto quello che successe prima dell'arresto di GIOE' e cioè a tutti i propositi dei quali ho parlato, che erano oggetto di discorsi che avvenivano anche con me. Ho già spiegato che io, arrestato GIOE', dissi a BAGARELLA che occorreva fermarsi. BAGARELLA invece è andato per la sua strada e si è trascinato le persone di cui si sta parlando. Ripeto che MESSINA DENARO successivamente si giustificò con me perchè parlando con BAGARELLA credeva che quest'ultimo portasse avanti una posizione anche mia. E aggiungo che io ho visto che i rapporti si sono sfilacciati anche tra BAGARELLA e GRAVIANO il che mi fa pensare che questi si sono mossi senza rendersi conto che agivano senza un obiettivo raggiungibile. Come ho già detto, se RIINA non fosse stato arrestato e si fosse trovato davanti alla stessa situazione non avrebbe pensato agli Uffizi, ma magari ad uccidere un altro Magistrato o una personalità dello Stato. Questo dico sempre che io non mi sbagli sul conto di quello che avrebbe fatto RIINA.
Fattomi presente che sulla scena c'era ancora Bernardo PROVENZANO e che quindi parrebbe naturale che persone come i GRAVIANO e gli altri, prima di gravarsi del peso di certe decisioni, dovessero fare riferimento all'opinione di PROVENZANO, rispondo che BAGARELLA non ha avuto remore a mettere PROVENZANO di fronte al fatto compiuto non solo per la vicenda degli attentati ma anche per altri fatti.

[xxxii] - (09/27) Dopo la sentenza del maxi, nel febbraio - marzo 1992, RIINA disse che dovevano uccidere l'on. LIMA per mandare un segnale ad ANDREOTTI che aveva fatto il "porco". Disse anche che si vociferava che poteva diventare presidente della Repubblica e commentò "glielo facciamo fare noi il presidente della Repubblica".
In quel contesto si progettò di uccidere eventualmente anche l'on. PURPURA per distruggere la corrente andreottiana in Sicilia. Sempre nello stesso periodo si parlò genericamente di uccidere l'on. VIZZINI e l'on. MANNINO e tutti quelli che per coprire le proprie "sporcizie" si volevano rifare la verginità con l'antimafia.
Io comunicai ad Antonino GIOE' che era stato deciso di uccidere l'on. LIMA e GIOE' mi disse che quella stessa sera c'era una riunione politica all'hotel san Paolo nella quale avrebbe partecipato LIMA.
Il GIOE' si recò alla riunione insieme a Giacomo DI CARLO, limiano e consigliere comunale ad Altofonte il quale era all'oscuro di tutto. Visionati i luoghi GIOE' si rese conto che non era possibile in quella occasione eseguire l'omicidio per il quale, fra l'altro, sapevamo che erano stati incaricati anche altri.
Nello stesso periodo dell'omicidio LIMA si cominciò a parlare del progetto di uccidere l'on MARTELLI.
Ma, solo dopo l'omicidio di Ignazio SALVO, ci attivammo concretamente per portare ad esecuzione il progetto.

[xxxiii] - (11/07) Ho un'altra precisazione da rendere a proposito della strage di Capaci.

Si tratta di una mia interpretazione che deriva dall'effettuazione, in epoca precedente o successiva alle due stragi del 1992, di alcuni attentati dimostrativi nei confronti di sedi della Democrazia Cristiana; mi riferisco in particolare a quelli posti in essere nei confronti delle sedi di Monreale, Isola delle Femmine, Misilmeri e Messina.

Io fui incaricato direttamente da BIONDINO di eseguire quelli a Monreale e Messina. Per quanto attiene quest'ultimo, io mi avvalsi di Pietro RAMPULLA che, per quanto rammento, ottemperò all'incarico.

Mi viene chiesto per quale motivo siano state organizzate queste azioni dimostrative. Io non ho chiesto a BIONDINO il motivo di quanto mi indicava di fare, so però che tale attività veniva condivisa da Salvatore RIINA. Ritenni che fosse collegata a qualche cosa che non funzionava, anche perché BIONDINO e RIINA dicevano "ci vuole un'altra botta".

Io ritengo che tali attentati vadano collegati con la vicenda del "papello" di cui ho già parlato; sostanzialmente, ritengo che qualcuno abbia sfruttato per motivi politici le stragi del 1992 effettuate da Cosa Nostra, e contemporaneamente abbia profittato delle azioni dimostrative che costituivano un segnale verso la D.C..

Mi si chiede se tali attentati contro le sedi della D.C. possano essere state frutto della reazione per l'esito del maxi-processo, e posso dire che ritengo di escluderlo. Infatti, che una certa corrente politica, ed in particolare quella rappresentata da LIMA e SALVO, fosse per noi ormai "bruciata" e da eliminare era certamente una decisione già presa e quindi scontata. Se sono stati effettuati altri attentati, che prescindevano da una o da un'altra corrente politica della D.C., evidentemente si trattava di portare avanti un discorso diverso.

Una migliore spiegazione potrò fornirla appena potrete farmi conoscere le date esatte in cui si sono verificate questi attentati dimostrativi.


[xxxiv] - (11/07) Sulla possibilità di uno sfruttamento politico esterno a Cosa Nostra delle stragi e degli attentati dimostrativi, di cui mi si chiede, posso solo fare un esempio, anche se non inerente ai fatti suddetti.

Mio fratello Emanuele era in ottimi rapporti con Rino LO NIGRO di Altofonte, già assessore comunale di Palermo (come preciso in sede di verbalizzazione), e gli si rivolgeva per conoscerne il parere su certe nostre iniziative.

Allo stesso modo ritengo che chi ha ideato le stragi e gli attentati alla D.C. possa essersi consigliato con qualcuno all'esterno di Cosa Nostra interessato agli sviluppi politici
.
[xxxv] - (12/11) io non sono in grado di escludere che l'episodio dell'incontro tra RIINA ed ANDREOTTI, riferito dal DI MAGGIO, sia avvenuto o meno, tenuto conto che per altri fatti altrettanto importanti - come la strage di Capaci quando io fui posto "dinanzi al fatto compiuto", oppure la strage di via D'Amelio - il RIINA aveva dimostrato di avermi tenuto all'oscuro.

[xxxvi] - (12/11) Nell'interrogatorio del 7 novembre 1996, ho detto che ritenevo che qualcuno avesse sfruttato per motivi politici le stragi del 1992, e le azioni dimostrative nei confronti di sedi della D.C.

Chiarisco, a vostra domanda, perchè ho fatto tale affermazione. BIONDINO mi chiese se avevo la possibilità di fare degli attentati alle sedi della D.C. site nel mio territorio, ed io mi misi a disposizione. In quel periodo, verificai che oltre agli attentati da me organizzati si verificarono altri attentati a sedi della D.C. Mi resi così conto che c'era una strategia, e dedussi che si voleva forzare la mano dopo le stragi per indurre lo Stato alla trattativa, oppure che si voleva attuare un depistaggio, facendo credere che gli omicidi di FALCONE e di BORSELLINO potevano essere stati eseguiti per motivi politici. Si tratta, però, di mie deduzioni, perchè non mi fu spiegato il motivo di tali attentati.

Questi fatti furono ordinati da Salvatore BIONDINO, che insieme a Salvatore RIINA portava avanti una "certa strategia". Essi, forse, portavano avanti questa strategia con esponenti politici.

[xxxvii] - (01/14) Mi viene ricordato l'incontro di cui ho già riferito avvenuto nel corso dei mesi di febbraio-marzo 1992 nell'abitazione di Girolamo GUDDO, cui parteciparono BIONDINO, Raffele GANCI, Salvatore CANCEMI, oltre a me ed a Salvatore RIINA; mi si chiede se nella circostanza abbia avuto modo di parlare separatamente con RIINA della vicenda inerente il BELLINI. Rispondo di non aver affrontato la questione. Mi si chiede inoltre se abbia notato il sopraggiungere di altra persona all'interno dell'abitazione ove si svolse la riunione. Sul punto ricordo che taluno arrivò. Non sono in grado di indicare chi nè sono nelle condizioni di precisare se sia sopraggiunto Vincenzo SINACORI, così come l'ufficio mi prospetta.
Ricordo che nell'occasione si affrontarono vari temi, tra i quali quello relativo alla "pacificazione" tra me e DI MAGGIO.

[xxxviii] - (05/21) Illustra poi, BRUSCA, il contenuto di riunioni ripetutamente tenutesi, in quel periodo del 1992, nella casa di SANGIORGI, riunioni alle quali partecipavano, oltre a lui, GIOE', LA BARBERA, SANGIORGI, BAGARELLA, SCARDINA e il dott. DE LISI. In quel posto sono capitati anche TRAINA e MAZZEI.
Chiarisce che vi erano progetti di eliminare personalità del mondo politico come MANNINO e VIZZINI; menziona il progetto di attentare al Presidente GIORDANO. Conferma che non era mai venuto meno il programma di eliminare ANDREOTTI.

[xxxix] - (05/21) Poste a questo punto domande sulla strategia di "cosa nostra" a valle dell'uccisione del dr. BORSELLINO, fornisce articolate risposte menzionando sia il progetto di uccidere il dr. GRASSO (fatto questo ben conosciuto da LA BARBERA e da GIOE'), sia la decisione di RIINA di "fermarsi" perchè c'erano "contatti con lo Stato", sia la vicenda del "papello" con le richieste di RIINA.

Quanto, ancora, ai rapporti tra RIINA e PROVENZANO, dice che RIINA utilizzava le idee e le possibilità di PROVENZANO, al quale facevano capo contatti con ambienti politico-amministrativi e istituzionali, quando gli erano convenienti, altrimenti RIINA faceva come voleva e menziona episodi in cui ciò è avvenuto. Secondo Bernardo BRUSCA, se non fosse stato per RIINA, PROVENZANO sarebbe stato eliminato o "messo da parte" già all'epoca di Stefano BONTATE.

[xl] - (05/21) Illustra a questo punto incontri avvenuti dopo l'arresto di RIINA, a partire da un incontro tra PROVENZANO, Giovanni BRUSCA, Carlo GRECO, Pietro AGLIERI, Leoluca BAGARELLA, Giovanni GRIZZAFFI. In tale incontro fu detto che PROVENZANO era il nuovo capo mandamento di Corleone e che, per i contatti da tenere con gli altri capi mandamento, si sarebbe prima consultato con BAGARELLA.

[xli] - (05/21) BRUSCA ancora parla di ulteriori incontri con PROVENZANO, delle rispettive (dello stesso BRUSCA, di PROVENZANO, di GANCI e CANCEMI e Michelangelo LA BARBERA) zone di influenza in relazione ai singoli mandamenti e alle situazioni contingenti che si erano verificate.

[xlii] - (05/21) Parla infine di un incontro a tre (BRUSCA, BAGARELLA e PROVENZANO), avvenuto nel 1993 quando già erano successi attentati, all'esito del quale, nel contrasto tra la linea di BAGARELLA -che nella sostanza voleva proseguire secondo i suoi programmi- e la linea di PROVENZANO -che inizialmente pensava che si dovessero adottare le decisoni necessarie per sostituire RIINA in tutte le sue cariche e che riferiva di non sapere che risposta dare a chi gli chiedeva spiegazioni sugli attentati- vi fu una specie di "nulla di fatto" e PROVENZANO disse che allora si sarebbe occupato solo dei fatti di sua diretta ed attuale competenza. In tal modo ognuno restava libero e responsabile delle proprie decisioni. In tale occasione BAGARELLA disse a PROVENZANO di mettersi un cartello con la scritta "NON NE SO NIENTE".

[xliii] - (05/28) Richiesto dal Pubblico Ministero di illustrare quale sia stata la strategia di Cosa Nostra negli anni dal 1992 al '94, chiarisce che, eccezion fatta per il tentativo di omicidio del dr. GERMANA', gli altri erano delitti conosciuti e deliberati da tempo: si riferisce all'eliminazione di LIMA, di SALVO, e dei magistrati FALCONE e BORSELLINO. Chiarisce come per SALVO la decisione risalisse alla fine degli anni '70 e fa riferimento ad avvenimenti che spiegano tale affermazione, tra i quali: colloqui, omicidio CHINNICI, l'intervento dei SALVO per impedire che FALCONE venisse designato capo dell'Ufficio Istruzione. Spiega anche gli avvenimenti che hanno comportato, nel tempo, il differimento dell'esecuzione della decisione di eliminare il dr. FALCONE, richiamando a tal proposito la guerra agli "scappati", un'ipotesi non coltivata di utilizzare un bazooka, il cosiddetto complotto PUCCIO ed altri avvenimenti tra i quali, riferendosi a precedenti dichiarazioni, l'episodio dell'Addaura.

[xliv] - (05/28) Spiega che la "situazione di delegittimazione" di FALCONE era valutata momento favorevole per eliminarlo perchè avrebbe favorito l'ipotesi di piste alternative a quelle di "cosa nostra" in relazione all'individuazione di chi avesse eliminato FALCONE. Spiega che non gli risulta che sia stata pilotata da "cosa nostra" la "delegittimazione" di FALCONE e dice che RIINA utilizzava le realtà esterne a "cosa nostra" per avere notizie ed informazioni, ma che nello stesso tempo RIINA non avrebbe mai calibrato le sue decisioni sugli interessi di queste realtà esterne.

[xlv] - (05/28) Parla poi di un "gruppo operativo su Roma", tra la fine del 1991 e gli inizi del '92, che da quanto apprese doveva occuparsi di COSTANZO e di MARTELLI, mentre non doveva occuparsi di FALCONE perchè RIINA lo voleva a quel punto eliminare a Palermo. Circa questo gruppo che operava su Roma apprese da RIINA che "Matteo si muove bene" e che l'iniziativa era dispendiosa; ne facevano parte anche SINACORI e Renzino TINNIRELLO tanto che sulle prime pensò, ma poi scartò la sua ipotesi, che Renzino TINNIRELLO utilizzasse a Roma contatti del figlio (amico di TINNIRELLO) del principe VANNI CALVELLO.
Con queste vicende si giunge alla fase di preparazione dell'attentato a FALCONE.

[xlvi] - (05/28) Poste ulteriori domande sui fatti accaduti nel 1993, menziona le iniziative presso i catanesi assunte in relazione alla decisione di eliminare COSTANZO; indica i viaggi fatti da GIOE' a tale scopo fino a pochissimi giorni prima del proprio arresto.
Dice poi che tra l'arresto di RIINA e quello di GIOE' vi furono degli incontri tra lui, BAGARELLA, Giuseppe GRAVIANO, GIOE' e forse Gioacchino LA BARBERA; dice che gli incontri si svolsero nella casa di uno che poi fu arrestato per favoreggiamento dei GRAVIANO e che riconobbe in foto dai giornali. Fattogli il nome di VASILE Giuseppe dice che si tratta di tale persona.
Il problema affrontato in questi incontri era sia di come proseguire la strategia di RIINA sia di come far qualcosa perchè smettessero i maltrattamenti a carico dei mafiosi detenuti. Queste prospettive non avevano niente a che fare con la vicenda del "papello";

GIOE' propose di compiere atti dimostrativi da praticare in località turistiche, atti che non dovevano comportare conseguenze particolari perchè, per taluni di loro, dovevano essere accompagnati da telefonate. Menziona, come suggerimenti di GIOE', l'idea di disperdere delle siringhe con sangue infetto, o di rubare opere d'arte agli Uffizi, o di lasciare dell'esplosivo sulla Torre di Pisa. Compiendo questi fatti si pensava poi di riattivare il "contatto BELLINI" ovvero di attendere che lo Stato prendesse le iniziative di cercare un contatto.

[xlvii] - (05/28) Ad ulteriori domande risponde:
- che, arrestato Vittorio MANGANO ed arrestati poi anche BAGARELLA e Antonino MANGANO, egli ebbe degli incontri con Nicola DI TRAPANI e CUCUZZA, e talvolta anche con Pino GUASTELLA, sempre con la presenza di DI TRAPANI e di CUCUZZA. In questo ambito furono pensati nuovi atti criminosi come attentati a tralicci, all'oleodotto, ed anche al sequestro, con l'intendimento di rilasciarlo vivo, del figlio del dr. GRASSO. Chiarisce che la prospettiva di queste azioni era sempre quella di esercitare pressioni sullo Stato.

[xlviii] - (06/04)Ad ulteriori domande, afferma che RIINA sicuramente dal carcere mandava messaggi a BAGARELLA come gli fu chiaro, in epoca successiva, allorchè BAGARELLA gli comunicò che RIINA aveva comunicato la direttiva di eliminare il presidente LA MANTIA, o LA MATTINA, a seguito di una condanna all'ergastolo.

[xlix] - (06/04)Dopo aver chiarito che nell'incontro nella casa di S. Flavia egli parlò di progetti criminosi da eseguire fuori della Sicilia (abbandono di siringhe, una carica di esplosivo, che non doveva però esplodere, sulla Torre di Pisa ed azioni simili); e dopo aver detto che dopo l'arresto di RIINA, BAGARELLA e PROVENZANO avevano parlato tra di loro e, stando a quanto gli disse BAGARELLA, PROVENZANO si era espresso contro l'idea di eseguire azioni criminose su obiettivi istituzionali e politici nel territorio siciliano; richiesto di meglio chiarire, spiega che quel tipo di azioni faceva parte della linea strategica sulla quale si muoveva RIINA prima del suo arresto e che, quindi, il problema era di portarlo avanti.
Si formarono quindi due schieramenti, di opinioni opposte, su questa linea strategica, dopo l'arresto di RIINA. Da una parte GANCI, Michelangelo LA BARBERA, CANCEMI, Matteo MOTISI, PROVENZANO, AGLIERI-GRECO, SPERA e Antonino GIUFFRE'. Dall'altra parte BAGARELLA, GRAVIANO, MESSINA DENARO Matteo e BRUSCA. Non dispone di dati sicuri per collocare BIONDO Salvatore 'u curto.
Aggiunge ancora che quindi, nell'ambito dello schieramento di cui faceva parte, si affermò la linea di compiere azioni criminose al nord in quanto nessuno avrebbe potuto "dir niente".

[l] - (06/04) A domanda dice che non sa nulla di preciso se erano stati programmati altri attentati; MESSINA DENARO Matteo gli fece però pensare di si perchè, dopo aver escluso che le stragi fossero state fatte con l'apporto di calabresi e napoletani, disse "ci siamo fermati".

[li] - (06/04) Aggiunge che nello stesso senso si espresse BAGARELLA in un incontro tra loro due svoltosi quando BAGARELLA era ancora latitante a Pollina, una ventina di giorni dopo che a Balestrate era scomparso un certo Vito MUTARI: si era in piena estate, le stragi erano in corso di svolgimento; BRUSCA disse a BAGARELLA che a quel punto doveva "andare avanti". Egli non sa perchè BAGARELLA poi non sia andato avanti e non sa se si fossero accorti del fallimento della strategia ovvero se ci fosse un'altra ragione.

[lii] - (06/04) Aggiunge che nello stesso senso si espresse BAGARELLA in un incontro tra loro due svoltosi quando BAGARELLA era ancora latitante a Pollina, una ventina di giorni dopo che a Balestrate era scomparso un certo Vito MUTARI: si era in piena estate, le stragi erano in corso di svolgimento; BRUSCA disse a BAGARELLA che a quel punto doveva "andare avanti". Egli non sa perchè BAGARELLA poi non sia andato avanti e non sa se si fossero accorti del fallimento della strategia ovvero se ci fosse un'altra ragione.

[liii] - (06/19) la "linea strategica" perseguita da BAGARELLA Leoluca era quella iniziale: si trattava di portare, comunque, lo Stato a "farsi sotto" e cioè alla trattativa. Tale linea strategica non guardava solo al 41 bis ma ad obiettivi più generali: le persone dovevano uscire fuori dal carcere; i beni sequestrati dovevano essere sostituiti.

[liv] - (06/19) A questo punto il Pubblico Ministero pone domande volte a chiarire alcuni aspetti dell'episodio dell'ordigno abbandonato nel giardino di Boboli da MAZZEI. BRUSCA così riferisce:
- era "importante" vedere che gestione ne facevano i mezzi d'informazione tanto che MAZZEI era ansioso, avendo raggiunto la Sicilia direttamente da Firenze, nel seguire i notiziari TV;
- che l'iniziativa non era l'unica di cui MAZZEI in quel periodo doveva occuparsi: dovava attivarsi su Mantova dove alcune notizie localizzavano Martelli;
- che, diversamente dalle precedenti dichiarazioni, oggi ricorda che MAZZEI non si mosse di sua iniziativa per l'episodio di Boboli, tanto che tale azione (lasciare una bomba a mano da qualche parte a Firenze) era stata decisa in una riunione dallo stesso BRUSCA, da GIOE', da LA BARBERA, BAGARELLA e (come precisa in sede di verbalizzazione) forse anche SANGIORGI.
Questo incontro, infatti, si svolse anch'esso nella casa di SANGIORGI a Santa Flavia; non fu possibile fornire a MAZZEI la bomba a mano e quindi MAZZEI si organizzò da solo.
La risposta ora verbalizzata è stata resa dopo che il Pubblico Ministero ha fatto presente a BRUSCA che non si vede quale pertinenza vi potesse essere tra un episodio come quello realizzato da MAZZEI e la successiva gestione da parte dei mezzi d'informazione (quale che fosse questa gestione) con la finalità, asserita dal BRUSCA, di saggiare la "debolezza" dello Stato davanti ad azioni che potessero attentare al patrimonio storico ed artistico, essendo assolutamente evidente, senza bisogno di particolari dimostrazioni, l'esistenza di un tale fondamentale interesse dello Stato.

[lv] - (06/19) Chiesto se fu domandato il permesso a RIINA Salvatore prima di incaricare il MAZZEI, dice che non gli risulta che ciò sia stato fatto; e che non ce ne era bisogno in quanto avevano autonomia di decisione per un'azione di questo genere.

Chiesto se gli risulti che in quell'epoca RIINA Salvatore possa aver avuto motivi per non essere soddisfatto di lui BRUSCA, dice che tutto può pensare fuorchè una cosa di questo genere in quanto proprio nel 1992 tutti gli incarichi avuti da RIINA Salvatore (Capaci e SALVO per non parlare degli altri) erano stati eseguiti perfettamente.

Chiesto come interpreti che RIINA Salvatore lo ebbe a definire "picciotteddu", nell'ambito di una conversazione che riguardava la persona di Antonino VALENTE con riferimento alla collocazione di questi in una famiglia di "cosa nostra", dice che ha chiaro il contesto e precisa come risalga a lui la decisone di "rimettere in famiglia", in quella di Castellammare, lo stesso VALENTE proponendolo anche per una "carica". Conclusivamente spiega che quella espressione usata da RIINA Salvatore non può aver avuto alcun significato negativo. Accenna anche ad incarichi, affidatigli proprio in quel periodo (il Pubblico Ministero precisa trattarsi del settembre/ottobre 1992) per un investimento di soldi di RIINA Salvatore in stupefacenti e per l'eliminazione di uno "stiddaro", fatto quest'ultimo di cui ha parlato in precedenti interrogatori.

[lvi] - (06/19) Chiesto a questo punto a BRUSCA dei contatti di RIINA Salvatore in relazione alle trattative e sulle persone che potevano conoscere i tramiti con cui arrivare ad eventuali referenti esterni a "cosa nostra", BRUSCA dice di non esserne a conoscenza. Precisa che in quel periodo le persone più vicine a RIINA Salvatore oltre a lui medesimo erano Salvatore BIONDINO e Giuseppe GRAVIANO. Ciò esemplifica con specifico riferimento all'esecuzione di alcuni piccoli attentati dinamitardi a sedi di sezioni della DC a Messina, Misilmeri, Isola delle Femmine e Monreale. Tali attentati erano stati gestiti per l'appunto due da BRUSCA, uno da Giuseppe GRAVIANO e uno da Salvatore BIONDINO.

[lvii] - (07/14) A domanda afferma che da BELLINI venivano dei "suggerimenti" e spiega: BELLINI non ha mai detto "fate questa cosa"; BELLINI diceva "se fate questa cosa, queste sono le conseguenze". In concreto, BELLINI diceva che se venivano lasciate delle siringhe sulle spiagge il turismo ne avrebbe sofferto enormemente; se fosse stato fatto un furto agli Uffizi, sarebbe stato un danno grave per il patrimonio artistico. BELLINI, inoltre, prospettò la possibilità di rubare in Toscana un elicottero usando il quale si poteva far evadere dei detenuti; fu pensato alla possibilità di far evadere in questo modo Giovan Battista PULLARA' e Antonino MARCHESE.
RIINA Salvatore era al corrente di tutti questi discorsi che venivano da BELLINI e, in particolare, quanto all'idea dell'elicottero diceva di tenerla in considerazione. Lo stesso BRUSCA Giovanni teneva RIINA Salvatore al corrente di tutti i discorsi che faceva BELLINI. Quest'ultimo appariva come uno che era "attendibile", come dimostrava il fatto che sul punto della trattativa dei quadri aveva riportato la controproposta di far avere dei benefici carcerari alle persone proposte, per quanto solo a due dei cinque indicati. Analogamente, quando BELLINI diceva che certi territori, piuttosto che altri, erano sottoposti a controllo da parte delle forze di polizia, dava a vedere di parlare a ragion veduta.

[lviii] - (07/14) Fatto notare a BRUSCA Giovanni che, sempre sulla base delle sue precedenti dichiarazioni (interrogatorio 28 maggio 1997), emerge che l'episodio di Boboli, diversamente dalle previsioni, non fu gestito in alcun modo, BRUSCA Giovanni spiega che questo è vero e che erano diventati difficili i contatti con BELLINI. Comunque egli era convinto che, anche sulla base della telefonata fatta da MAZZEI Santo, "dall'altra parte avessero capito" e che sempre "dall'altra parte tenevano il discorso chiuso" per non creare allarmismo. Quindi, spiega ancora BRUSCA Giovanni, "dall'altra parte" qualcosa era successo anche se loro non riuscivano a capire bene che cosa. Aggiunge che in ogni caso pensavano che avrebbero potuto agganciare nuovamente BELLINI anche perchè questi aveva lasciato a loro dei documenti da falsificare.

[lix] - (07/14) BRUSCA Giovanni risponde:
- di non aver parlato con RIINA Salvatore della situazione di stallo in cui la situazione era venuta a trovarsi;
- che BAGARELLA Leoluca era dell'idea di eliminare senz'altro BELLINI;

[lx] - (07/14) - che egli BRUSCA Giovanni, che continuava a commentare la situazione assieme a GIOE', non intendeva abbandonare la sua prospettiva, già concretizzatasi nell'episodio di Boboli, la quale aveva come obiettivo quello, a carattere prioritario, di ottenere un provvedimento di favore per il proprio padre Bernardo. Se questo risultato fosse stato ottenuto, egli BRUSCA Giovanni era disposto a proseguire con azioni analoghe a quella di Boboli, sempre per conseguire ulteriori obiettivi a loro volta analoghi a quello di avere un provvedimento di favore per il proprio padre.
In quella stessa epoca RIINA Salvatore, per parte sua, aveva presenti tutte le varie prospettive, compresa quella che BRUSCA Giovanni praticava con le modalità ora illustrate: se RIINA Salvatore avesse realizzato che la linea sulla quale si muoveva BRUSCA Giovanni dava dei risultati, sicuramente avrebbe adottato delle decisioni per potenziare quella stessa linea operativa. Certo RIINA Salvatore doveva avere anche altre strade, perchè altrimenti non avrebbe detto "no" alla controproposta di mandare agli arresti ospedalieri in una struttura militare non a cinque bensì a due uomini d'onore.

Poste domande per circostanziare l'ordine "di fermarsi" asseritamente impartito da RIINA Salvatore con la spiegazione "si sono fatti sotto"; e chiesto se vi sia connessione tra quest'ordine e l'episodio di Boboli; posta quindi la domanda su queste basi BRUSCA Giovanni risponde che:
- per RIINA Salvatore si doveva essere aperta un'altra strada: qualcuno si era "fatto sotto"; si trattava della situazione che sfociò nelle richieste avanzate con il "papello";
- per "dare una spinta" a questa trattativa, RIINA Salvatore dispose che si facessero attentati alle sezioni della DC e si tratta degli attentati di cui ha parlato lo stesso BRUSCA Giovanni: quello di Monreale che ha curato personalmente e quello di Messina per il quale ha incaricato RAMPULLA; quello di Isola delle Femmine che fu curato da BIONDINO Salvatore; quello di Misilmeri che fu curato da GRAVIANO Giuseppe. Nonostante la realizzazione di questi fatti la situazione della trattativa segnava il passo e allora RIINA Salvatore pensò di dargli un'ulteriore accelerata, da identificarsi nel progetto di attentare alla vita del Dr. GRASSO.
Quindi l'ordine di "fermarsi" è di poco precedente i quattro attentati con l'esplosivo alle quattro sedi della DC.

[lxi] - (07/14) A domanda dice che MAZZEI Santo ebbe l'incarico di andare a compiere l'azione a Firenze e di compierla nei confronti di un "bene" che avesse comunque un interesse artistico o storico ed anche turistico. A MAZZEI Santo non fu detto nulla di più specifico. La scelta di Firenze era conseguenza dei discorsi di BELLINI che aveva messo "al centro" delle sue considerazioni la Toscana.

[lxii] - (07/14) Alla domanda, specifica, sulle ragioni per le quali, essendo state poste fin dal primo interrogatorio domande sulla vicenda BELLINI, sulla persona di MAZZEI Santo, sull'episodio di Boboli, solo ultimamente ha ricordato che l'episodio di Boboli fu preceduto dalla riunione a casa di SANGIORGI con relativo incarico dato a MAZZEI Santo (mentre più volte aveva detto che MAZZEI Santo si era mosso di sua iniziativa), BRUSCA Giovanni risponde di non aver mai fatto mistero su quanto gli risultava circa l'iniziativa di MAZZEI Santo e che, del resto, in un certo senso continua ad esser vero che MAZZEI Santo "li prese sul tempo", in quanto all'esito dell'incontro alla casa di SANGIORGI il discorso non era entrato nella sua fase immediatamente esecutiva dal momento che non era stata recuperata la bomba a mano e quindi MAZZEI Santo si doveva ancora attrezzare. Aggiunge che non ha mai avuto intenzione di sminuire il ruolo di MAZZEI Santo.

[lxiii] - (07/14) Richiamate le dichiarazioni già rese sull'attentato a DI PIETRO e poste articolate domande su questa circostanza, chiarisce che .....

[lxiv] - (07/15) - La data del'incontro con GALEA, con riferimento ai discorsi su DI PIETRO, si colloca tra la strage di Capaci e il giorno in cui vi fu l'attentato al dr. GERMANA'.

[lxv] - (07/15) A domanda dice che all'epoca dell'omicidio LIMA esistevano già i contatti tra BELLINI e GIOE' ma erano ancora in quella fase in cui più che altro i due parlavano di questioni personali comprese le iniziative di lavoro che BELLINI stava gestendo in Sicilia. I discorsi relativi ai quadri e quindi alla trattativa e a maggior ragione sul "punto debole" dello Stato sopraggiungono in un momento successivo.
All'epoca della strage di Capaci invece di quadri si parlava già tra GIOE' e BELLINI tanto che BRUSCA Giovanni interpellò RAMPULLA sulla possibilità di rintracciare opere d'arte nel catanese. Sempre con riferimento all'epoca della strage di Capaci, BRUSCA Giovanni non è in grado di precisare se vi fosse già stata l'individuazione dei quadri che dovevano formare oggetto dello scambio e in ogni caso tra la strage e questa individuazione non è intercorso molto tempo.

[lxvi] - (09/16) Poste quindi domande con riferimento a quanto dichiarato avanti la Corte di Assise di Firenze da AVOLA Maurizio in relazione al progetto di eliminazione di DI PIETRO, progetto che AVOLA ha riferito essere giunto alla famiglia catanese di "cosa nostra" direttamente da ambienti esterni all'organizzazione e sottoforma di richiesta, BRUSCA Giovanni riferisce di un incontro avuto con Marcello D'AGATA a Catania, dopo le stragi del 1993; in tale discorso vi fu uno scambio di battute, ad iniziativa di D'AGATA, che avevano come oggetto gli attentati e che alludevano ai servizi segreti. BRUSCA Giovanni raccolse l'allusione facendo però capire a D'AGATA che gli attentati erano stati eseguiti da "cosa nostra" e quindi dette una sorta di via libera a D'AGATA perchè la famiglia di Catania, se lo riteneva, intraprendesse iniziative analoghe.

Richiamate dal Pubblico Ministero le precedenti dichiarazioni circa la conversazione avuta da BRUSCA Giovanni con GALEA e nella quale specificamente si parlò del progetto di attentare a DI PIETRO, BRUSCA Giovanni ricostruisce nei suoi vari aspetti la conversazione e tra l'altro afferma che fu GALEA a pronunziare per primo il nome di DI PIETRO perchè a lui BRUSCA Giovanni non gli era mai passato per la mente l'idea di compiere un'azione contro lo stesso DI PIETRO. In ogni caso GALEA non accennò in alcun modo ad eventuali richieste giunte a "cosa nostra" dall'esterno.

[lxvii] - /11/13) L'ufficio fa presente a BRUSCA che a seguito della verifica delle sue dichiarazioni si è accertato che gli attentati svolti in danno di sedi della Democrazia Cristiana non sono avvenuti, come da lui stesso dichiarato, successivamente alla strage del Giudice BORSELLINO, ma in periodo che va dal 31 marzo al 03 aprile 1992.
In particolare risulta che a Monreale alle ore 22,15 del 31 marzo 1992 è stata danneggiata la sezione della D.C.; che a Misilmeri in pari data è stata danneggiata la sede del comitato elettorale dell'On. MANNINO Calogero, sempre della D.C.; che nel Comune di Capaci, limitrofo a quello di Isola delle Femmine, è stata oggetto di attentato dinamitardo, nella notte tra il 2 e il 3 aprile 1992, la casa rurale di GIAMBONA Salvatore, segretario della locale sezione della D.C; che, infine, il 3 aprile 1992 è stato fatto deflagrare un ordigno esplosivo davanti al portone d'ingresso della Sez. "FEDERICI", della D.C. sita in Messina, Via Lazio n. 11.
Richiesto di precisare le precedenti dichiarazioni in relazione all'esito di tali accertamenti, dichiara che i descritti attentati sono effettivamente quelli a cui aveva fatto riferimento, e che ha erroneamente collocato nel tempo tali fatti per una sovrapposizione di ricordi.
In particolare precisa che BIONDINO Salvatore disse che si dovevano fare degli attentati alle sedi della D.C. e gli chiese se era disponibile a farne uno nel suo mandamento. Egli gli rispose che era a disposizione e che anzi poteva parlare con RAMPULLA Pietro per farne uno anche in territorio diverso da Palermo, o a Catania o a Messina. L'esplosivo per compiere l'attentato a Monreale fu procurato da GIOE' Antonino presso la Cava BUTTITTA e fu confezionato nella Villa di DI MATTEO Mario Santo in c.da Rabottone, e fu consegnato a BALSANO Giuseppe, il quale poi lo andò a collocare appunto nella sede della sezione della D.C. di Monreale.
Quando rivide RAMPULLA Pietro questi gli disse che aveva fatto quello che gli aveva detto lui, giustificandosi che si era trattato di una cosa di poco conto, essendosi limitato a porre l'esplosivo dinanzi la porta d'ingresso.
Quando ebbe conoscenza, attraverso la stampa, degli altri due attentati a Capaci ed a Misilmeri , dedusse che BIONDINO Salvatore aveva fatto quello rientrante nel suo mandamento (Capaci), e che aveva dato (incarico) a GRAVIANO Giuseppe, allora competente a gestire il mandamento di Misilmeri, formalmente retto da LO BIANCO Pietro, per l'attentato alla sede del comitato elettorale della D.C. sito in detto Comune.
Come ha già dichiarato ai magistrati di Caltanissetta, circa la metà dell'esplosivo utilizzato dal BRUSCA per la strage di FALCONE proveniva da Misilmeri.

[lxviii] - (11/13) Il BRUSCA, quindi, ripercorre la successione degli avvenimenti e la ricostruzione già fatta in precedenti verbali, assumendo che gli omicidi di FALCONE, BORSELLINO e di altri rappresentati delle istituzioni come MANNINO, VIZZINI ed altri fanno tutti parte del progetto di RIINA Salvatore, progetto che venne interrotto soltanto nel momento in cui intervennero delle trattative con entità esterne a Cosa Nostra.

[lxix] - (11/13) In ogni caso l'ultima operazione del suo gruppo nel '92 risale all'omicidio di SALVO Ignazio.
Dopo tale fatto egli si dedicò esclusivamente a rintracciare DI MAGGIO Baldassare prima che iniziasse a collaborare.

[lxx] - (06/04) A domanda sulla rilevanza della disponibilità dei catanesi ad eseguire l'attentato a COSTANZO, risponde che questa disponibilità era stata espressa già prima dell'arresto di RIINA; che con i catanesi erano in atto rapporti di collaborazione dopo un lontano periodo di raffreddamento; che egli stesso dopo l'arresto di RIINA indirizzò GIOE' a Catania per sentire se questa disponibilità era attuale.




NOTE AL SECONDO PARAGRAFO
[lxxi] - (09/11) Mi viene fatto presente che nel verbale 14.8.96 , a pg.9, le mie dichiarazioni sono state nel senso che il discorso con il quale RIINA mi informò di aver avuto risposta negativa alle richieste del papello mi fu fatto "sotto le feste di Natale 1992"; mi si chiede quindi di precisare ulteriormente i tempi di questa vicenda tenuto conto di questa indicazione già data nel precedente interrogatorio.

Rispondo richiamandomi ad una vicenda ulteriore e cioè all'intervento che attuammo per una storia di guerra di mafia in atto a Marsala. A domanda indico un fatto specifico di questo intervento nell'eliminazione di ZICHITTELLA padre: siamo sul ferragosto del 1992. A specifica domanda dichiaro che io sapevo, da prima che si verificasse questo omicidio, che RIINA stava gestendo una trattativa con relativo papello. A specifica domanda dichiaro che prima dell'esecuzione dell'omicidio SALVO ero già stato messo al corrente, da RIINA, che erano state opposte difficoltà alle sue richieste perchè erano tante e non so se per altri motivi. RIINA mi aveva però detto che "non aveva chiuso la porta" e che si trattava di vedere come si sviluppava la situazione. A specifica domanda rispondo che RIINA mai, nel prosieguo, è più tornato sull'argomento e quindi mai mi ha detto se, per adoprare l'espressione del P.M., "la porta si era definitivamente chiusa".


[lxxii] - (09/10) D.R.: Non so dire come mai il GIOè abbia fatto riferimento al BELLINI nella lettera che ha lasciato. Posso solo ipotizzare che il BELLINI fosse a conoscenza di qualcosa che io non sapevo.

D.R.: Poiché il BELLINI non aveva portato a termine nulla e noi nutrivamo sempre il sospetto che lo stesso potesse essere un infiltrato, credo che, se GIOè non fosse stato arrestato, prima o poi avremmo soppresso BELLINI.


[lxxiii] - (09/10) D.R.: Alle discussioni tra me e il GIOè relative alla vicenda BELLINI era quasi sempre presente il BAGARELLA.

D.R.: Anche senza avvisare RIINA, io e il BAGARELLA avremmo potuto autonomamente assumere le iniziative intimidatorie di cui ho parlato a proposito del BELLINI nel Nord Italia, nonostante RIINA fosse ancora libero. L'Ufficio mi rappresenta l'illogicità di tale risposta atteso il rilievo che tali fatti avrebbero avuto e mi fa altresì presente che già per muovermi autonomamente, sia pure in relazione alla trattativa sulle opere d'arte, io avevo chiesto l'autorizzazione del RIINA. Ribadisco che io e il RIINA di tali fatti non abbiamo mai parlato. Certamente qualora si fosse deciso di iniziare la strategia intimidatoria io avrei informato il RIINA.

D.R.: L'Ufficio mi fa presente che io ho dichiarato che il MAZZEI si sarebbe permesso di mettere una bomba a Firenze senza informare RIINA; preciso che in effetti ciò poteva fare senza alcun problema, attesa la scarsa rilevanza del fatto.

D.R.: Il MAZZEI quando effettuò la telefonata all'ANSA disse espressamente che parlava a nome dei carcerati o, almeno, così ci riferì.

D.R.: Non escludo che BAGARELLA si sia sempre mosso in perfetto accordo con RIINA. Certo è che quello che teneva i contatti con RIINA detenuto era il BAGARELLA che, quindi, gli poteva mandare a dire quello che stava succedendo e il perché di determinate scelte.


[lxxiv] - (09/10) D.: Lei ha dichiarato che un giorno mentre si trovava con BAGARELLA, LA BARBERA e GIOE' nella casa di proprietà di Gaetano SANGIORGI a Santa Flavia (quindi nell'estate del 1992), Santo MAZZEI vi disse che aveva messo una bomba a Firenze e che tale notizia vi colse tutti di sorpresa.

Ciò posto come spiega che nè lei nè BAGARELLA, uomini di collegamento con la famiglia di Catania, non eravate al corrente dell'incarico affidato al MAZZEI?

R.: Non posso che ribadire che il MAZZEI fece tutto autonomamente ma sulla base delle discussioni che avevamo avuto in precedenza.

D.R.: Effettivamente all'epoca il RIINA era ancora libero e credo che il BAGARELLA lo abbia informato del fatto. Non so nulla circa i commenti che il RIINA avrebbe fatto successivamente.


[lxxv] - (09/10) Ribadisco che io ero a conoscenza del fatto che il RIINA aveva dei contatti per far cessare le stragi, ma non so dire con chi.

L'Ufficio mi fa presente che poiché io volevo perseguire autonomamente la strada della trattativa con lo Stato circa la situazione carceraria di mio padre, sembra strano che io non abbia chiesto a RIINA chi fossero i suoi contatti, anche per evitare di entrare in collisione con i suoi contatti e quindi con gli interessi di Cosa Nostra. Preciso che quando presi atto che non si poteva fare nulla nell'interesse generale di Cosa Nostra, chiesi ed ottenni dal RIINA l'autorizzazione a muovermi autonomamente sempre sulla "pista BELLINI". In ogni caso preciso che, di fronte ad un ordine del RIINA, mi sarei fermato anche se fossi arrivato a portare mio padre alla scarcerazione. In ogni caso, sapendo RIINA come mi muovevo io, egli non aveva alcuna difficoltà a scongiurare il rischi di una collisione tra le mie e le sue iniziative.

D.R.: I contatti del RIINA erano quelli del "papello" di cui ho parlato prima, ma non posso escludere che ne avesse altri, probabilmente su Palermo.


[lxxvi] - (09/10) Il BELLINI e il GIOè, con i loro discorsi, mi avevano fatto venire in mente l'idea degli attentati nei termini che ho già riferito e che ribadisco. A quanto ho già detto non posso aggiungere nulla.


[lxxvii] - (0810) Nel 1992 io, il BAGARELLA e il GIOè ci siamo recati a Catania per incontrarci, tra l'altro, con SANTAPAOLA, per proporre allo stesso, su incarico di RIINA, l'affiliazione di MAZZEI. Nella circostanza il SANTAPAOLA ha colto l'occasione per mandare i suoi saluti affettuosi a Salvatore RIINA che non vedeva da 10 anni.


[lxxviii] - (09/04) Venendo all'organizzazione della strage verificatasi nel maggio 1992, debbo rilevare che il momento in cui io apprendo del proposito di concretizzare il progetto criminale va collocato intorno ai mesi di febbraio-marzo 1992.
Ciò dico in quanto, all'epoca, indossavo dei giubbotti invernali.
In particolare rammento che ci trovavamo all'interno della casa di Girolamo GUDDO; vi erano presenti Salvatore BIONDINO, Raffaele GANCI, Salvatore CANCEMI, oltre a me e Salvatore RIINA; quest'ultimo mi chiedeva se avessi la possibilità di procurare dell'esplosivo (tritolo) e se sapessi far funzionare dei telecomandi.
A fronte di tale richiesta rappresentavo che avevo la possibilità di contattare Pietro RAMPULLA, soggetto esperto in esplosivi e che comunque mi sarei dato da fare.
Preciso di aver conosciuto Pietro RAMPULLA per il tramite di Nitto SANTAPAOLA, Eugenio GALEA e Vincenzo AIELLO, e di sapere che costui aveva provveduto a disinnescare un ordigno che era stato predisposto per attentare alla vita di CALDERONE (il fratello del collaborante).
Indi, contattavo il predetto RAMPULLA tramite Eugenio GALEA e Vincenzo AIELLO, fissando, all'uopo, un appuntamento, sempre nell'abitazione di GUDDO, con Salvatore RIINA.
Nel corso dell'appuntamento il predetto RAMPULLA assicurava il RIINA che non vi erano problemi per eseguire l'attentato di cui si discuteva.
A distanza di sette-dieci giorni circa, RAMPULLA procurava due kit completi di congegni telecomandati per aeromodellismo, che provvedeva a portare nell'abitazione di Santino DI MATTEO, in contrada Rebottone, avvolti in paglia.
Nella circostanza portava con sè una giumenta, di colore scuro, che mi regalava e che trasportava all'interno di un Leoncino.
Con riferimento all'individuazione del luogo ove effettuare l'attentato, debbo porre in rilievo che Salvatore BIONDINO aveva comunicato ad Antonino GIOE' ed a Gioacchino LA BARBERA, che era stato individuato un sottopassaggio all'autostrada, dell'altezza di circa un metro - un metro e mezzo, ubicato ad una distanza compresa fra i 200-400 metri dal punto ove poi venne materialmente eseguito l'attentato

[lxxix] - (08/20) Dice, a domanda, di non aver saputo che a BELLINI era stato sparato. Fa riferimento a vari discorsi fatti da BELLINI circa la sua esperienza di pilota di aerei e di discorsi relativi ad un elicottero che poteva essere impiegato per portar via persone dal carcere..

Non gli risulta di pedinamenti "su" BELLINI e ripete che loro a BELLINI davano corda per vedere dove potevano arrivare e che lo stesso BELLINI aveva chiesto a GIOE' di fare da padrino ad un proprio figliolo.


[lxxx] - (08/20) Su domanda BRUSCA ricorda le dichiarazioni già rese a proposito di BELLINI; dice di non sapere dove alloggiava il BELLINI; ricorda che ebbe la foto di un'anfora da Matteo MESSINA DENARO e che forse ebbe anche la foto di un animale senza testa. Afferma che la iniziativa di RIINA che manteneva i rapporti con qualcuno nel periodo precedente le feste natalizie del 1992, era scissa completamente da quella a suo tempo intrattenuta con il BELLINI e poi, come già riferito, coltivata a livello individuale da esso BRUSCA su autorizzazione di RIINA. Il collegamento con BELLINI cessò, anche quello da lui intrattenuto, perchè mancarono ulteriori contatti con il BELLINI.

Mostrategli le fotocopie delle foto avute materialmente dal BELLINI da parte del GIOE' e relative a dipinti sottratti nel 1989 alla famiglia LANZA di Palermo, dice che in linea di massima ricorda queste foto di dipinti.


[lxxxi] - (08/20) Poste a questo punto domande circa la Torre di Pisa, BRUSCA dice:

Ho già riferito la conversazione, alla quale assistevo senza farmene accorgere, tra BELLINI e GIOE' nel corso della quale vi fu l'uscita di GIOE' sulla Torre di Pisa.

Mi si da' lettura testuale di quanto ha dichiarato al P.M. di Firenze l'1.7.1996 Gioacchino LA BARBERA che ha precisato che fu pensato che un modo possibile per fare un'azione alla Torre di Pisa era adoprare uno zainetto riempito di esplosivo da portare sulla Torre con l'utilizzo di un telecomando dal basso. Escludo di aver mai elaborato o partecipato ad elaborare un discorso operativo sulla Torre di Pisa. A livello "accademico" un discorso come quello riferito da LA BARBERA può esserci stato ed anzi ora mi rammento che ciò avvenne in occasione di quell'incontro a Santa Flavia in cui, alla presenza mia, di BAGARELLA, di LA BARBERA e di GIOE', MAZZEI raccontò di aver lasciato una bomba a mano a Firenze. MAZZEI raccontò che per fare l'operazione aveva superato la presenza o di guardie giurate o di personale di custodia. Chiacchierando sull'argomento venne allora di chiedergli come uno avrebbe potuto fare se avesse voluto far qualcosa di simile alla Torre di Pisa e MAZZEI disse che nascondendo in uno zainetto quello che uno avesse voluto portare (da turista, come dico ora durante la verbalizzazione) l'operazione poteva riuscire. Ripeto che si è trattato, mi riferisco a quanto è avvenuto con la mia presenza, di un discorso assolutamente accademico;

[lxxxii] - (08/14) Io non ho parlato con RIINA dell'episodio riferito da MAZZEI.

I colloqui tra me e RIINA si fermano all'episodio della possibile "trattativa" riferita dal BELLINI circa la possibilità di ottenere benefici con storia delle opere d'arte.

RIINA però avrà dovuto essere informato dell'episodio di MAZZEI da BAGARELLA; almeno questo secondo le regole.

A D.R.:

Il luogo in cui MAZZEI ha riferito l'episodio è una casa di Santa Flavia; non quindi quel luogo tra Altofonte e Piana degli Albanesi di cui ha parlato LA BARBERA. Il luogo indicato da LA BARBERA comunque esiste e fu utilizzato per alte riunioni.


[lxxxiii] - (08/14) A questo punto, sono le ore 13,05 e viene ripresa la registrazione, il PM formula domande riguardanti la strategia di "intimidazione" che, secondo quanto già dichiarato da BRUSCA, avrebbe dovuto attuarsi soltanto mediante la minaccia di attentati, al fine di provocare una trattativa.

A D.R.:

Non sono a conoscenza, all'infuori dell' episodio riferibile a MAZZEI, di analoghi episodi rientranti in questo tipo di strategia.

Quando il MAZZEI venne a riferire di quanto aveva fatto, e cioè di avere collocato un ordigno nel giardino di un palazzo di Firenze, ciò fu per me una sorpresa. Mi apparve sorpreso anche BAGARELLA, quando MAZZEI parlò del fatto davanti a me, a lui, a LA BARBERA ed a GIOE'. Poi non so se questa sorpresa di BAGARELLA fosse genuina o artefatta.

A D.R.:

Di questa strategia di "intimidazione" erano al corrente MESSINA DENARO Matteo, i fratelli GRAVIANO (propendo per Giuseppe, come preciso ora nella verbalizzazione), MANGANO Antonino, BAGARELLA Leoluca.

Parlavano di un loro qualche collegamento a Roma.


[lxxxiv] - (08/10p) D.R.: Il BAGARELLA e il MAZZEI trattarono della bomba messa a Firenze quando ci trovavamo nella casa di proprietà di Gaetano SANGIORGI a Santa Flavia, presenti anche il GIOè e il LA BARBERA Gioacchino. Preciso che tale notizia ci prese tutti, BAGARELLA compreso, di sorpresa.

D.R.: Il MAZZEI, in precedenza, aveva assistito ai nostri discorsi circa i progetti di attacco allo Stato.

A domanda del P.M. di Firenze in ordine ai sospetti che il BRUSCA e gli altri esponenti di Cosa Nostra nutrivano sul BELLINI e ai soggetti che si sospettavano essere dietro al predetto, il BRUSCA risponde:

Nel BELLINI noi vedevamo un soggetto vicino alle Forze dell'Ordine e, addirittura, avevamo preso in considerazione l'ipotesi di ucciderlo e questo fino a quando la possibilità di intavolare una trattativa con le opere d'arte non ci fece ritenere che forse era meglio utilizzare tale rapporto con il BELLINI anziché eliminare lo stesso.

D.R.: Il BELLINI aveva espressamente parlato di un maresciallo interessato al recupero delle opere d'arte.


[lxxxv] - (08/10p) A domanda del P.M. di Firenze in relazione a quanto già dichiarato dal BRUSCA nell'interrogatorio del 27 luglio 1996 circa le stragi del 1993, l'indagato dichiara:

Ricordo che mentre noi stavamo preparando l'esecuzione della strage di Capaci è venuto tale BELLINI a trovare GIOè Antonino con cui erano stati detenuti insieme. Il GIOè aveva proposto addirittura al BELLINI di fare da padrino di cresima al di lui figlio. In successivi incontri con il BELLINI questi aveva iniziato a fare discorsi strani in ordine a rapporti con politici, discorsi che ci fecero pensare che il BELLINI facesse parte dei Servizi Segreti e volesse acquisire da noi informazioni per arrestare latitanti.

Il BELLINI, inoltre, intendeva acquistare stupefacenti, stupefacenti che in un certo momento noi gli fornimmo.

Ad un certo punto il BELLINI disse al GIOè che un modo per guadagnare soldi poteva essere costituito dal recupero di opere d'arte da consegnare allo Stato in cambio di soldi. Addirittura ci propose di rubare un piccolo quadro di rilevante valore che si trovava agli Uffizi a Firenze.

Nel frattempo eseguimmo la strage di Capaci e fu introdotto il regime di carcere duro.

In tale periodo io e il GIOè, talvolta alla presenza di BAGARELLA, parlavamo spesso della possibilità di ricattare lo Stato, seminando il panico mediante la dispersione di siringhe sulle spiagge o altri atti analoghi.

Un giorno Santo MAZZEI, alla presenza di BAGARELLA, ci disse che aveva messo una bomba a mano a Firenze ed aveva fatto una telefonata con cui aveva avvisato della presenza della bomba, ma il fatto non aveva provocato alcun clamore.

In tale contesto il BELLINI, parlando con GIOè (io ascoltavo di nascosto), ci aveva proposto di rinvenire le opere d'arte al fine di trattare con lo Stato per migliorare le condizioni dei detenuti.

Un giorno il BELLINI portò un malloppo di fotocopie riproducenti opere d'arte e ci disse che occorreva recuperarle. Noi non eravamo in possesso delle opere che il BELLINI ci aveva mostrato, ma il RIINA mi fece avere delle fotografie di altre opere d'arte di cui noi eravamo in possesso. In cambio richiedemmo al BELLINI gli arresti domiciliari per mio padre, Luciano LEGGIO, Giovan Battista PULLARÀ, Giacomo Giuseppe GAMBINO e Pippo CALò. Il BELLINI ci fece sapere che era possibile solo ottenere degli arresti ospedalieri in una struttura militare per mio padre e per il GAMBINO, ma RIINA non accettò tale proposta. Io però chiesi al RIINA se potessi attivarmi autonomamente in tal senso e ebbi la relativa autorizzazione.

Poiché l'Ufficio me lo chiede, preciso che per una mia deduzione collegata alla richiesta fattami da RIINA di inserire tra i detenuti cui far ottenere gli arresti domiciliari anche il CALò, forse le opere di cui potevamo disporre (e che erano quelle riprodotte nelle foto che il RIINA mi aveva consegnato) erano nella disponibilità di CANCEMI Salvatore.

Il RIINA mi disse che per portare avanti la mia trattativa non potevo contare sul materiale che era stato già offerto al BELLINI.

Per tale motivo mi attivai autonomamente e mi rivolsi a MESSINA DENARO Matteo che mi portò delle fotografie di un'anfora molto pregiata e di altre cose.

Nel frattempo, però, si pentì MARCHESE Giuseppe per cui le Forze dell'Ordine iniziarono a seguire il GIOè al fine di arrestare me e il BAGARELLA.

In tale periodo, inoltre, doveva essere eseguito l'attentato a Maurizio COSTANZO, delitto cui erano interessati anche i catanesi.

Venne quindi arrestato il GIOè per cui io non ebbi più modo di stabilire contatti con il BELLINI. Successivamente mi venne a trovare il fratello del GIOè il quale mi disse che dalle intercettazioni di via Ughetti veniva fuori il fatto che si intendeva compiere un attentato a COSTANZO che ancora doveva essere realizzato. Per tale ragione chiesi al BAGARELLA di sospendere tutto in quanto rischiavamo, ed io per primo, di essere scoperti.

. Qualche mese dopo, mentre io mi trovavo in compagnia dei miei familiari e di TRAINA Michele, appresi dalla televisione la notizia che era stato commesso un attentato a COSTANZO. Ricordo che mi arrabbiai oltre misura ma non potei sfogarmi con nessuno.

A domanda del P.M. di Firenze circa eventuali riferimenti alla Torre di Pisa, il BRUSCA dichiara:

Il GIOè parlando con il BELLINI del fatto di dare un colpo allo Stato e in particolare al turismo, chiese allo stesso cosa sarebbe successo se un giorno la Torre di Pisa non fosse più esistita e il BELLINI gli rispose che la città sarebbe stata messa in ginocchio.

Preciso che tale idea, come tante altre analoghe (avvelenare brioches, mettere siringhe infette nelle spiagge, etc.), era solo finalizzata a creare terrore in quanto consideravamo sempre l'idea di avvisare le Autorità del pericolo da noi innescato e, quindi, in quel momento non c'era il progetto di compiere azioni eclatanti come quelle poi in effetti realizzate.

D.R.: Il BAGARELLA e il MAZZEI trattarono della bomba messa a Firenze quando ci trovavamo nella casa di proprietà di Gaetano SANGIORGI a Santa Flavia, presenti anche il GIOè e il LA BARBERA Gioacchino. Preciso che tale notizia ci prese tutti, BAGARELLA compreso, di sorpresa.

D.R.: Il MAZZEI, in precedenza, aveva assistito ai nostri discorsi circa i progetti di attacco allo Stato.

A domanda del P.M. di Firenze in ordine ai sospetti che il BRUSCA e gli altri esponenti di Cosa Nostra nutrivano sul BELLINI e ai soggetti che si sospettavano essere dietro al predetto, il BRUSCA risponde:

Nel BELLINI noi vedevamo un soggetto vicino alle Forze dell'Ordine e, addirittura, avevamo preso in considerazione l'ipotesi di ucciderlo e questo fino a quando la possibilità di intavolare una trattativa con le opere d'arte non ci fece ritenere che forse era meglio utilizzare tale rapporto con il BELLINI anziché eliminare lo stesso.

D.R.: Il BELLINI aveva espressamente parlato di un maresciallo interessato al recupero delle opere d'arte.


[lxxxvi] - (09/25) A D.R.: Sul più volte ripreso discorso della trattativa, ripeto ancora che non so chi sia stato l'interlocutore di RIINA. Lo avrei già detto se lo avessi saputo. Quanto al contenuto della richiesta penso che vertesse sui processi, sul sequestro dei beni, sul trattamento carcerario e sulla "Gozzini".
A D.R.: Ritengo che RIINA abbia elaborato i contenuti della richiesta e che per iscritto l'abbia messa qualcuno per suo incarico. Penso a questo proposito a BIONDINO o Raffaele GANCI, ovvero ad uno dei figli di quest'ultimo, essendo i due, assieme a CANCEMI, le persone che all'epoca erano più vicine al RIINA.

[lxxxvii] - (09/25) A D.R.: Di quello che sapevo sulla trattativa io non (ne) ho mai parlato con nessuno e in particolare non (gli) ne ho fatto cenno al mio ex difensore Avvocato GANCI.
Ripeto che RIINA della trattativa in mia presenza ha parlato due volte certamente, la prima per dirmi che si erano "fatti sotto" e che lui aveva mandato le sue richieste, la seconda per dirmi parole di questo tipo "sono state troppe e hanno detto di no, ma non è stata chiusa. Ci vorrebbe un'altra spinta" espressione quest'ultima che io intesi RIINA utilizzò per alludere ad un altro fatto clamoroso, un altro attentato cioè, che avrebbe potuto sbloccare la situazione.
Quanto all'epoca di questo ultimo discorso ritorno all'epoca in cui fu ucciso Salvo e confermo che RIINA aggiunse di tenere tutto fermo e di "farsi le feste" per ritornare sull'argomento in un momento successivo.
A D.R.: E' certo che quando disse che "si erano fatti sotto" RIINA parlava di uomini dello Stato ma non ho alcuna idea su come questa frase vada letta.

[lxxxviii] - (11/06) Effettivamente è vero che è stato prelevato dell'esplosivo dalla cava BUTTITTA che è stato però utilizzato per fatti diversi dalla strage di Capaci. Infatti nel 1992 sono stati eseguiti alcuni attentati in danno di sedi della Democrazia Cristiana, proprio con esplosivo fornito dal BUTTITTA e sempre con esplosivo fornito dal BUTTITTA è stato eseguito un attentato ad Alcamo contro i MILAZZO.


[lxxxix] - (11/07) Quanto alle vicende di competenza dell'A.G. di Firenze, devo fare alcune precisazioni ed integrazioni. Con riguardo al fatto della trattativa con lo Stato inerente il recupero di opere d'arte, devo precisare che le fotografie degli oggetti che si volevano recuperare mi vennero portate nella gioielleria di GERACI Francesco, attuale collaboratore di Giustizia.


[xc] - (11/07) A proposito della vicenda BELLINI devo aggiungere che questi faceva spesso riferimento all'On. ANDREOTTI, ad un avvocato vicino all'ANDREOTTI che si è interessato anche del processo della B.N.L., e al direttore del carcere di Torino, come soggetti che potevano aiutarci nel nostro intento.

L'Ufficio mi fa il nome dell'Avv. ASCARI, nome che confermo come quello dell'avvocato cui prima ho fatto riferimento.


[xci] - (12/11) Quando CANCEMI ha detto che RIINA voleva uccidermi per un fatto avvenuto a Trapani, io ho negato tale circostanza, che invece risponde a verità. In effetti, io ero andato a Salemi con Salvo MADONIA per un traffico di stupefacenti senza dire niente a RIINA. Quest'ultimo, venuto a conoscenza del fatto, aveva deciso di uccidermi, come ho appreso dalle dichiarazioni di Salvatore CANCEMI. Io ho detto che non rispondeva al vero che io mi ero recato a Salemi all'insaputa di RIINA, e ciò ho fatto per non fare preoccupare i miei familiari che avevano contatti con i familiari di RIINA.
Voglio essere ancora più chiaro facendo un altro esempio. Poco prima della strage in cui perse la vita il dott. BORSELLINO, Salvatore BIONDINO si lasciò scappare con me che "erano sotto lavoro"; da queste parole io compresi che stava maturando qualcosa contro qualcuno importante, ma non gi chiesi ulteriori notizie per non metterlo in difficoltà, pur essendo rimasto tra me e me dispiaciuto per non essere stato messo al corrente di quanto stava maturando.

[xcii] - (12/11) Nell'interrogatorio del 7 novembre 1996 ho detto che BELLINI Paolo faceva spesso riferimento all'on. ANDREOTTI e ad un avvocato a lui vicino. Specifico che il BELLINI ci diceva che tramite questo avvocato, che forse si chiamava ASCARI, poteva farci ottenere regimi carcerari "attenuati" per uomini d'onore detenuti.

GIOE' mi disse che BELLINI faceva parte di un'organizzazione terroristica. Una volta, mi riferì che il BELLINI era in grado di avere la dispsonibiltà di un elicottero, che egli stesso avrebbe pilotato, per organizzare l'evasione di qualche uomo d'onore detenuto. Parlai di questo progetto con RIINA, il quale lo prese in seria considerazione, individuando in Antonino MARCHESE la persona da fare eventualmente evadere. Era il GIOE' a tenere il contatto con il BELLINI. Io fui presente una sola volta ad un dialogo fra i due, che riguardava il trattamento di favore per mio padre e per altri, ma il BELLINI non era consapevole della mia presenza perchè mi ero nascosto nel soppalco della casa del GIOE'. Questi mi disse che BELLINI parlva di ANDREOTTI come se "lo avesse avuto in tasca", come se avesse un rapporto diretto con lui, forse per motivi politici, non mediato dall'avvocato di cui ho detto.

Il BELLINI diceva di avere appoggi in Sud America, credo in Argentina o in Venezuela, ove poteva garantire la latitanza di uomini d'onore.


[xciii] - (12/11) Ritornando al BELLINI, devo dire che fu proprio lui a "metterci in testa" l'idea di organizzare attentati al Nord. BELLINI ci diceva che potevamo mettere in crisi lo Stato. Ricordo che ci propose di rubare un piccolo quadro, molto prezioso, dicendoci che in tal modo SGARBI - nella sua trasmissione televisiva quotidiana - avrebbe aspramente criticato lo Stato per l'incapacità di tutelare i beni artistici.

In sostanza, il BELLINI ci indicò due strategie. La prima consisteva nell'aprire una trattativa con lo Stato, mediante lo scambio di opere d'arte contro trattamenti di favore per i detenuti. La seconda, che doveva costituire l'eventuale sviluppo della prima, consisteva nel mettere in crisi lo Stato, attuando degli attentati.

Riflettendo bene sul passato, ho maturato la convinzione che il BELLINI era il portatore di un progetto che intendeva strumentalizzare Cosa Nostra per scopi ulteriori rispetto a quelli dell'organizzazione. Non era solo "una cosa di BELLINI".

L'Ufficio mi fa rilevare che questa è la prima volta che io prospetto un simile ruolo del BELLINI.

Al riguardo, devo dire che ora mi sento più sereno, e mi sento di dire cose che non avevo detto prima. Inoltre, mi ha colpito il fatto che l'Ufficio mi ha mostrato le fotocopie dei quadri che noi avevamo consegnato al BELLINI per condurre la trattativa - poi fallita - con lo Stato. Quelle fotocopie non "dovevano esistere", perchè - ove la trattativa fosse fallita - dovevano essere distrutte. E' evidente che invece il BELLINI consegnò quelle fotocopie a "qualcuno" dello Stato; egli, dunque, era una persona che "aveva più facce". Del resto, noi già allora sospettavamo che facesse parte dei Servizi Segreti, e che utilizzasse la sua attività di recupero-crediti come copertura per spostarsi liberamente in Sicilia, senza destare sospetti. Ricordo che ci disse che doveva andare a Catania e ad Enna per recuperare dei crediti, e che aggiunse che aveva pernottato a Pergusa, forse in albergo.

Ricordo che dopo l'arresto di RIINA, io e GIOE' incontrammo Raffaele GANCI e Salvatore CANCEMI nella casa di Giovanni GUGLIELMINI "u siccu", e che in questa circostanza parlammo loro dei progetti di attentati dimostrativi di cui ho già detto in precednti interrogatori (ad es., diffusione di siringhe infette sulle spiagge). Essi ne presero atto, e dissero che se ne sarebbe riparlato a tempo debito.


[xciv] - (12/11) I primi contatti tra il BELLINI ed il GIOE' si verificarono nei primi mesi del 1992, in una fase ancora antecendente alla preparazione della strage di Capaci.

L'Ufficio mi chiede come io spieghi il fatto che GIOE', nella lettera scritta prima del suicidio, abbia fatto riferimento a BELLINI, un personaggio che apparentemente era stato secondario in tutta la sua vita.

Al riguardo posso fornire una mia interpretazione. E cioè che è possibile che GIOE', resosi conto che "eravamo stati giocati" dal BELLINI, volesse mandarci un messaggio cifrato.


[xcv] - (12/11) Aggiungo ora, in sede di verbalizzazione riassuntiva, che - all'epoca dei primi incontri con il GIOE' - il BELLINI aveva la disponibilità, se mal non ricordo, di un telefono veicolare, installato su una FIAT Tipo di colore bianco. Ricordo infatti che il GIOE' riusciva a rintracciare con molta facilità il BELLINI.


[xcvi] - (01/02) A D.R.: Non ho mai conosciuto personalmente BELLINI Paolo. Ho visto una sola volta una "tessera" con la dicitura non valida per l'espatrio sulla quale era apposta la foto del BELLINI; quest'ultimo aveva consegnato questa "tessera" ad Antonino GIOE' affinché tentasse di togliere la predetta dicitura "non valida per l'espatrio". Nella stessa occasione BELLINI aveva consegnato a GIOE' un passaporto intestato ad un soggetto di Bari, uno pelato, per sostituire la foto esistente con quella del BELLINI stesso, come preciso durante la verbalizazione.
L'arresto di Antonino GIOE' bloccò sia l'operazione sulla tessera che quella sul passaporto. Io inviai GIOE' Mario, fratello di Antonino, unitamente a BENTIVEGNA Salvatore al domicilio del BELLINI per riconsegnare i due documenti, ma non riuscirono a contattare il BELLINI pur avendo parlato con qualche familiare.

A D.R.: Gli incontri tra BELLINI e GIOE' furono certamente molti, numerosissimi.

A D.R.: Come ho già detto in precedenti verbali, io ho ascoltato una sola volta la voce del BELLINI partecipando senza farmi vedere ad un incontro tra il predetto ed il GIOE', incontro svoltosina casa della madre dello stesso GIOE' ad Altofonte. Questo incontro avvenne poco prima della strage di Capaci, nello stesso mese di maggio 1992. Sono ben sicuro della data perché l'incontro si svolse appunto in Altofonte ed io dopo la strage di Capaci non ho più messo piede. ad Altofonte.
Detto incontro avvenne di pomeriggio e ricordo che io mi sistemai nel piano superiore rispetto a quello ove avvenne l'incontro, appoggiato al pavimento dell'appartamento stesso in modo da poter udire, tramite il vano della scala a chiocciola, quanto dicevano GIOE' e BELLINI. Quest'ultimo si insospettì del fatto che GIOE' ripeteva a voce alta quello che egli stesso gli diceva e chiese esplicitamente se ci fosse qualcuno che stava ascoltando; GIOE' rispose che ripeteva le sue frasi per essere certo di capire bene.
L'oggetto del discorso fu principalmente un eventuale scambio tra quadri rubati a fronte di un migliore trattamento per alcuni detenuti o un loro ricovero in ambienti ospedalieri o extracarcerari.

Fattomi presente che nella vicenda degli incontri tra BELLINI e GIOE' si colloca anche l'episodio della consegna da parte nostra, tramite GIOE', a BELLINI di documentazione relativa ad opere d'arte nella nostra disponibilità, nonché ancora la consegna di documentazione analoga da parte di BELLINI a GIOE' concernente opere d'arte che il BELLINI diceva essere oggetto di interesse e di ricerca; chiestomi quindi di mettere in successione i tre episodi, e dopo che il PM ha articolato la formulazione della domanda, dico che il primo episodio è la conversazione alla quale ho assistito io; il secondo è la documentazione da noi consegnata a BELLINI tramite GIOE'; il terzo è la documentazione fattaci avere da BELLINI.
La mia conoscenza di questa documentazione per ultimo indicata, che era voluminosa e che era contenuta in una busta gialla grande che recava l'annotazione di un nome di un maresciallo, è da collocare tra il luglio e l'agosto 1992 allorché mi trovavo a Castellammare. Era l'epoca in cui avvenne l'omicidio del MILAZZO e della ragazza ed io affidai questa documentazione per la custodia a Gino CALABRO'.

A D.R.: Io detti disposizioni perché questa documentazione fosse distrutta quando il discorso con il BELLINI si chiuse definitivamente. Prima di vedere questa documentazione non avevo avuto notizia della sua esistenza e, quindi, che fosse stata consegnata a GIOE'.

A D.R.: Antonino GIOE' aveva ad Altofonte un'altra abitazione oltre a quella della madre ed a quella che stava finendo di farsi costruire; si trattava di un immobile di ampie dimensioni sito nella periferia di Altofonte composto di un unico vano nel quale era collocato un caminetto. L'immobile era di proprietà di DI MATTEO Mario Santo ma vanne restaurato a mie spese e lo utilizzavamo sia io che GIOE'.

A D.R.: Non ricordo di avere mai visto in questo immobile opere d'arte o di aver mai saputo che vi fossero transitate, in particolare un trittico che l'Ufficio mi informa essere un quadro diviso in tre tavole.
So che GIOE' aveva rapporti con un commerciante di opere d'arte dal quale acquistò una ventina di quadri moderni di modesti valore, pagati circa due milioni l'uno.

A D.R.: Io partecipai senza essere visto all'incontro tra GIOE' e BELLINI non perché diffidassi del primo ma fu proprio questi ad invitarmi ad ascoltare direttamente, perché potessi avere diretta percezione delle proposte che il BELLINI portava avanti.

A D.R.: In effetti fu dal BELLINI che vennero i suggerimenti circa la possibilità non solo di trattare con lo Stato ma anche di mettere lo Stato in ginocchio con azioni come quelle alla Torre di Pisa o le siringhe sulla spiaggia, fatti questi che avrebbero nuociuto agli interessi pubblici nel settore del turismo.

A D.R.: E' vero quello che, come mi si ricorda, ho detto nell'interrogatorio del 20 agosto e cioè che il discorso tra BELLINI e GIOE' toccò l'argomento della Torre di Pisa proprio quella volta che io li stavo ad ascoltare senza farmi vedere.

Il PM a questo punto chiede a BRUSCA di precisare quale fosse, globalmente, il tenore e l'andamento dei colloqui che si erano svolti tra BELLINI e GIOE' prima di quello al quale assisté personalmente e BRUSCA dice: ho già spiegato come ripresero i contatti tra i due, con la vicenda del recupero crediti e della cresima di un figlio del BELLINI. A quanto mi riferiva GIOE', i discorsi avevano preso a spaziare, avevano toccato l'argomento delle opere d'arte e degli interessi dello Stato che avevano a che fare direttamente o indirettamente con le opere d'arte ed il turismo.
Il BELLINI aveva allargato il campo del discorso e ciò aveva suscitato in noi interrogativi e perplessità su chi era realmente questa persona, perché era venuto ad Altofonte, se c'era qualcuno dietro di lui e chi era.
Però, dal momento che nel discorso si era delineata la prospettiva di far qualcosa per uomini di mafia detenuti, io, che avevo sempre tenuto al corrente BAGARELLA e RIINA su come si sviluppava questa vicenda, pensai bene di portarla avanti per vedere fin dove si poteva arrivare per ottenere qualcosa.

Il PM a questo punto pone articolate domande e talune contestazioni principalmente sul punto che non riesce a capire per quale ragione si sia pensato di portare avanti l'ipotesi di una trattativa con un soggetto, il BELLINI cioè, che non si riguardava a suggerire azioni a seguito delle quali lo Stato doveva sentirsi messo alle corde, e non semplicemente essere una delle parti della trattativa.
Il PM chiede anche per quale ragione BRUSCA non abbia ritenuto di fornire, fino dai primi interrogatori, una rappresentazione del ruolo di BELLINI così qualificata come ha fatto solo nell'ultimo interrogatorio dell'11 dicembre.

BRUSCA dice, riportandosi alle dichiarazioni già rese, che quando BELLINI riportò le foto che gli erano state date dicendo che per due dei cinque nominativi non ci sarebbe stato problema a far ottenere un trattamento penitenziario preferenziale, si poteva a quel punto considerare sia BELLINI che la trattativa affidabili; e che se non fosse stato per il "no" di RIINA i primi risultati ci sarebbero stati.
BRUSCA sottolinea che le assicurazioni date da BELLINI riguardavano appunto suo padre Bernardo e GAMBINO.

A D.R.: Teoricamente BELLINI non doveva sapere niente di specifico su chi era GIOE' in "cosa nostra". Quando erano stati detenuti assieme GIOE' era in carcere per "associazione". BELLINI era autorizzato solo a sapere che GIOE' rappresentava qualcuno, nei discorsi con lui, cosi come lo stesso BELLINI rappresentava qualcun altro.

Contestato che già il semplice fatto dei cinque nominativi indicati da GIOE' esponeva questi al rischio di essere ritenuto, dagli ambienti che BELLINI rappresentava, organico in qualche modo a "cosa nostra" di tal che appare molto strano che, nonostante tutte le perplessità che BELLINI suscitava, GIOE' assumesse un rischio di questo genere, BRUSCA dice: Eravamo perfettamente consapevoli di questo rischio e GIOE' lo ha corso a ragion veduta, stante il nostro fortissimo interesse a far qualcosa per i detenuti.
Dopo l'arresto di GIOE', io stesso ero intenzionato ad incontrare personalmente il BELLINI e quindi mi sarei a mia volta esposto, sempre consapevolmente, allo stesso rischio.

Chiesto epressamente se quella di avviare una trattativa che doveva portare a trattamenti migliorativi per i detenuti fu un'idea che fu formulata per la prima volta da BELLINI ovvero da GIOE', BRUSCA dice che questa idea "partì un po' da noi, un po' da BELLINI".

Il PM riassume le dichiarazioni rese da BRUSCA l'11.12.1996 specificamente per la parte relativa a BELLINI, illustra quello che al PM pare il nucleo sostanziale di tali dichiarazioni e quindi dà lettura del verbale riassuntivo dell'interrogatorio in questione specificando che non dispone della relativa trascrizione.
Evidenzia quindi le diversità, sul ruolo del BELLINI, che a suo giudizio si registrano tra le dichiarazioni dell'11.12.1996 e quelle precedenti dello stesso BRUSCA.
Invita quindi il BRUSCA a prendere atto di quanto ora l'Ufficio gli sta facendo notare.
BRUSCA dice: come ho detto anche nell'interrogatorio di oggi, quando noi ci trovavamo nella fasi di preparazione dell'attentato di Capaci, vicenda questa alla quale BELLINI era estraneo, si sviluppavano questi discorsi tra lui e GIOE'.
A strage di Capaci avvenuta i contatti proseguirono; da BELLINI venivano dei suggerimenti su come si poteva mettere in crisi lo Stato e con che tipo di obiettivi.
Io non ho mai detto e non dico che BELLINI abbia dato l'ordine di fare degli attentati come alla Torre di Pisa o con azioni analoghe.
Però dico che se non fosse stato per BELLINI quando mai a "cosa nostra" poteva venire in mente di fare azioni contro le opere d'arte ? Ribadisco anche la vicenda dell'uso dell'elicottero, personalizzata proprio sul nominativo di Nino MARCHESE.
Poi RIINA disse "fermiamoci" -ed io non so per quale ragione- mentre tra BELLINI e GIOE' continuavano i discorsi. Questi riguardarono anche la cocaina.
Con l'arresto di RIINA io intendevo comunque utilizzare GIOE' per rintracciare BELLINI in quanto volevo avere un faccia a faccia chiarificatore con lui, ma la cosa non fu possibile.

Il PM a questo punto sottopone a BRUSCA la seguente considerazione e gli chiede chiarimenti, anche in relazione a quanto risulta a pagina 14 del verbale riassuntivo dell'interrogatorio 11.12.1996:
- se risalivano effettivamente a BELLINI quelli che BRUSCA definisce "suggerimenti" di attentati; e se di ciò in primo luogo era consapevole GIOE'; come si spiega che nella lettera scritta prima di suicidarsi GIOE' abbia menzionato esplicitamnente il BELLINI e cioè la persona che avrebbe potuto dichiarare che gli attentati, alcuni dei quali già commessi alla data in cui GIOE' scriveva la lettera, erano stati oggetto di suoi suggerimenti indirizzati ad una persona, e quindi ad un ambiente criminale, immediatamente riconiscibili ?

BRUSCA dichiara: Non posso sapere per quali precise ragioni GIOE' ha menzionato il nome di BELLINI e comunque ribadisco quanto ho detto su cosa furono i suggerimenti di BELLINI.
Ciò dico anche dopo che il PM mi fa notare che, stando sempre alla verbalizzazione riassuntiva, nell'interrogatorio del 10 settembre io mi sono espresso sul conto di BELLINI attribuendogli non il ruolo di "suggeritore" bensì quello di chi, con i suoi discorsi con GIOE', "mi aveva fatto venire in mente l'idea degli attentati".

Il PM a questo punto mi illustra, specificandomi anche le date, le dichiarazioni rese da BELLINI al Magistrato di Firenze ed a quello di Palermo, stando alle quali BELLINI avrebbe solo raccolto discorsi di GIOE' relativi ad ipotesi di azioni criminose come quella alla Torre di Pisa.
Ne prendo atto e confermo le mie dichiarazioni.

A D.R.: La conversazione che io ascoltai durò una mezz'oretta ma non toccò molti argomenti anche perchè GIOE', a voce alta, ripeteva quanto andavano dicendo lui e l'altro. Ricordo che faceva molto caldo e BELLINI se ne lamentava. Gli argomenti furono in definitiva due: lo scambio delle opere d'arte con il trattamento migliorativo per i detenuti; la questione della Torre di Pisa.
A quest'ultimo proposito, rispondendo ad una specifica domanda, credo, in linea di massima, che sia stato GIOE' a far menzione per primo dell'argomento specificando proprio la denominazione Torre di Pisa.

A domanda posta dal PM di Caltanissetta: Non mi risulta che BELLINI e GIOE' nelle loro conversazioni abbiano tocccato gli argomenti delle stragi del maggio e del luglio 1992. Poichè mi si fa notare che se il taglio dei loro discorsi concerneva anche gli attentati, parrebbe plausibile che i due abbiano parlato anche di quelli che venivano realizzati proprio in quel periodo, io posso dire che in effetti le cose potrebbero essere anche andate così, ma in concreto non mi risulta alcunchè.
Comunque non ci vedo un rapporto tra le stragi del 1992 e la prospettiuva di "mettere in ginocchio lo Stato" che prese ad emergere nei colloqui di GIOE e BELLINI; quest'ultimo comunque non era in relazione alcuna con le stragi del 1993 (si legga: 1992).

A D.R.: Quanto alle foto, di due anfore con sicurezza e forse di un animale senza testa in un secondo momento, che io ebbi da MESSINA DENARO Matteo, l'episodio si svolse a Castelvetrano nel negozio di gioielleria del GERACI Francesco; questi ci aveva lasciato il locale e si era ritirato nel retrobottega. Presente nel locale rimase un ragazzo ma non so dire se era al seguito di MESSINA DENARO. Potrei forse riconoscerlo in foto.
E' un mio pensiero che GERACI potesse essere al corrente che nell'occasione MESSINA DENARO mi doveva consegnare delle foto relative a quanto ho precisato ora. MESSINA DENARO mi disse che le due anfore, che non so se fossero sue o di altri, si trovavano al momento in Svizzera ma che sarebbe stato possibile riportarle in Sicilia. Queste foto poi non sono arrivate a destinazione ed ora, come preciso durante la verbalizzazione riassuntiva, non so se ci sono ancora da qualche parte o se sono andate distrute. Non ho mai conosciuto la ragazza straniera del MESSINA DENARO, della quale ho sentito parlare.

Il padre di Matteo MESSINA DENARO, Francesco, aveva in passato trafficato in opere d'arte ed era un esperto in tale campo.

A D.R.: Non so se il numero telefonico di GIOE' Antonino figurava negli elenchi della SIP.

[xcvii] - (01/02) La prima cosa che volevo dire è che una idea che fu, al cento per cento di BELLINI, fu quella di far rubare un quadro piccolo di grande valore agli Uffizi. Stando a lui, anche se per far rubare questo quadro bisognava tirare fuori qualche centinaio di milioni, trattandone la restituzione con lo Stato si poteva concretizzare sia la mia aspettativa, che si legava sempre alla detenzione di mio padre, sia la sua che era quella di guadagnarci dei soldi. Questo discorso BELLINI lo fece a GIOE' in un incontro successivo a quello in cui gli dicemmo, tramite GIOE', che non avevamo la possibilità di recuperare le opere d'arte rappresentate nella documentazione che lo stesso BELLINI ci aveva portato.

La seconda è che, stando a BELLINI, una persona particolarmente sensibile agli interessi dello Stato per il patrimonio artistico era SPADOLINI.

La terza è che, avendo noi un quantitativo di cocaina che puzzava di kerosene, BELLINI spiegò in che modo si poteva fare per poter mandar via questo puzzo ed ottenne per sé un chilo o due di questa cocaina, consegnatigli da GIOE'.

[xcviii] - (01/14) Chiestomi di precisare a quando risale la prima volta in cui GIOE' mi mise al corrente dei discorsi che intratteneva con BELLINI, indico due date: l'omicidio LIMA e la strage di Capaci; era all'incirca a metà tra questi due episodi. Mi risulta che i due si siano incontrati anche al distributore.

Non ho notizia che si siano visti ad Enna e spontaneamente dico che questo BELLINI sulle prime era venuto a cercare GIOE' adducendo scopi di carattere personale (il recupero di crediti, la cresima del figlio); poi subentrarono da parte nostra interrogativi sulle vere ragioni per le quali BELLINI era venuto giù in Sicilia.

Chiestomi per quali ragioni, e se ce n'è una in particolare, GIOE' mi aggiornò su questi contatti con BELLINI, chiarisco che, a parte questo, io avevo con GIOE' un rapporto personale tale per cui si potevano trattare un po' tutti gli argomenti.

Peraltro del contenuto dei discorsi tra BELLINI e GIOE', per la parte relativa alle opere d'arte, ricordo di averne accennato anche a RAMPULLA mentre, nella fase preparativa alla strage di Capaci, ci trovavamo all'interno della villetta nelle immediate vicinanze del casolare e questi disse che avrebbe visto se poteva recuperare opere d'arte nel catanese, a Caltagirone. RAMPULLA alludeva ad opere d'arte rubate ma ignoro la provenienza esatta di queste opere. Nell'ambiente catanese mi rusulta che Eugenio GALEA aveva dimestichezza con il giro delle opere d'arte di provenienza illecita.

[xcix] - (01/14) A D.R.: RIINA era stato informato da me, sempre dopo l'omicidio LIMA, che tramite un certo contatto si potevano avere dei vantaggi da parte nostra mettendo delle opere d'arte. Io però non feci a RIINA il nome di BELLINI. RIINA, in questo allineandosi con il mio modo di vedere la cosa, disse di vedere come evolveva la situazione che, a quel momento, esponeva a rischi solo la persona di GIOE'.

A D.R.: E' possibile che GIOE' mi abbia detto che dietro a questo rapporto con BELLINI c'era un antefatto costituito da una rapina alla pinacoteca di Modena, fatto che il PM mi dice essere avvenuto il 23.1.1992.

A D.R.: Mi risulta che GIOE' aveva conosciuto BELLINI al carcere di Sciacca allorchè il primo era in esecuzione di pena.

A D.R.: Ripeto che il fatto che BELLINI avesse preso a venire "ad Altofonte" ci aveva insospettito.

Dettomi che risulta che BELLINI ha alloggiato a Catania al Motel AGIP tra il 26 ed il 27 novembre 1991 e poi ancora all'hotel Sicilia di Enna il 6 dicembre 1991, non posso fornire chiarimenti sulle ragioni per le quali BELLINI si trovava lì in quelle date. Ripeto di aver saputo da GIOE' che BELLINI avrebbe frequentato la Sicilia per la sua attività di recupero crediti. Non so nemmeno quindi se in occasione di queste presenze alberghiere vi siano stati contatti tar BELLINI e GIOE'.

Dettomi dei trascorsi di BELLINI nel Fronte della Gioventù ed in Avanguardia Nazionale, dico che questi suoi trascorsi in qualche modo li conoscevo da quanto dettomi ovviamente da GIOE' e che anche sulla base di questo si formulò l'ipoesi che gli potesse essere dei servizi segreti. Di fatto GIOE' quando mi cominciò a parlare di questa persona si esprimeva molto elogiativamente per via che parlava lingue, guidava l'elicottero ed altro.

Chiestomi se nella nostra decisione di seguire il rapporto in atto tra BELLINI e GIOE' aveva qualche rilievo il passato politico di BELLINI, rispondo che la cosa non ci riguardava in quel momento.

[c] - (01/14) Chiestomi se GIOE' mi abbia parlato di una collocazione del BELLINI all'interno di un gruppo terroristico, dico che in questi termini non si è mai espresso, anche se si avanzò il sospetto di una sua appartenenza ad una organizzazione di tal fatta.

Chiestomi di datare l'incontro, al quale assistei di nascosto, tra GIOE' e BELLINI, rispetto a quando il primo per la prima volta mi parlò dei loro rapporti, non posso dare una risposta esatta ma sono propenso a dire che quell'incontro si svolse una sera in cui eravamo di ritorno da Capaci ed era il periodo del caricamento del condotto. Come data poteva essere il 16 o il 9 maggio o forse il 7.
Dico a questo punto perchè mi viene in mente e lo volevo dire precedentemente, che un giorno RIINA se ne uscì, subito dopo la strage di Capaci e mentre ci trovavamo nell'abitazione di Girolamo GUDDO, con la frase "anche i servizi segreti americani uscirono per farmi catturare". Nell'occasione a casa di GUDDO i discorsi riguardarono la strage di Capaci e la vicenda del "papello" e quanto al riguardo si stava facendo da parte di RIINA, il quale stava trattando con delle persone.
A D.R.: Ribadisco di non aver fatto a RIINA il nome di BELLINI.

[ci] - (01/14) A D.R.: A come reagì RIINA quando gli parlai per la prima volta dei discorsi tra BELLINI e GIOE', mi feci l'idea che RIINA potesse essere già al corrente della cosa. D'altra parte BAGARELLA ne era al corrente e quindi RIINA poteva essere stato informato da BAGARELLA.

[cii] - (01/14) A D.R.: Ripeo di aver assistito ad un solo incontro, nella casa di Altofonte, prima della strage di Capaci. Penso che GIOE' e BELLINI siano giunti alla casa con l'auto del BELLINI. LA BARBERA era al corrente della situazione nei suoi termini generali, con particolare riferimento allo scambio delle opere d'arte e al recupero di crediti da parte del BELLINI, ma non ho ricordo che sapesse in particolare di questo incontro ad Altofonte.

A D.R.: Quanto all'oggetto di quella conversazione tra i due, non lo ricordo nei dettagli mentre ricordo bene che BELLINI si insospettì perchè l'altro parlava ad alta voce.
Alla data di questo incontro (RIINA era già stato informato da me) è difficile dire oggi a che punto era l'ipotesi di trattativa che si stava delineando.

A D.R.: Ripeto che la prima volta in assoluto in cui GIOE' mi parlò di questi rapporti che aveva con BELLINI fu in un periodo mediano tra l'omicidio LIMA e la strage di Capaci. Mi parlò anche dell'antefatto rappresentato dalla sua conoscenza precedente, ma mi disse sicuramente qualche cosa che rendeva l'argomento interessante per me e l'argomento, ora che cerco di ricordare al meglio, o era il solo interesse del BELLINI verso la cocaina ovvero già riguardava l'interesse del BELLINI per le opere d'arte oltre che la cocaina. E' sicuro che quando io parlai con RIINA lo feci perchè il discorso concerneva già le opere d'arte ed il loro utilizzo in una trattativa; non c'era nessuna ragione per cui gli parlassi degli interessi del BELLINI per la cocaina. Ripeto che BAGARELLA ebbe conoscenza diretta e continuativa di questa vicenda fin dal suo inizio, o perchè lo informai io personalmente o perchè era presente quando io fui informato dal GIOE'.

A D.R.: Sono portato ad escludere che GIOE' possa aver informato BAGARELLA prima di me ed in ogni caso separatamente da me.

Poichè mi si chiede sulla base di quali criteri siano stati individuati i soggetti che avrebbero dovuto usufruire dei benefici carcerari, nello schema della trattativa che si stava perfezionando con il BELLINI, rispondo che furono individuati per motivi di salute, fatta eccezione per CALO' che venne indicato esclusivamente da RIINA. Tale indicazione derivò dal fatto che le opere d'arte che si dovevano recuperare erano nella disponibilità di CANCEMI o di altri appartenenti alla sua famiglia. Comunque è una mia deduzione che la disponibilità facesse capo direttamente a CANCEMI.

La vicenda dell'elicottero invece si polarizzò sulla persona di Antonino MARCHESE.

A D.R.: Non sono in grado di stabilire con che frequenza e per quanto tempo vi erano stati tra GIOE' e BELLINI i contatti di cui il primo mi informò, la prima volta che lo fece. Non so se sono stati intrattenuti anche per telefono e comunque non posso dare indicazioni vincolanti sui telefoni di cui GIOE' poteva fare uso: ce ne erano intestati ai familiari, c'erano dei cellulari anche clonati. Quanto ai clonati mi pare però che la disponibilità fosse successiva alla strage di Capaci.

A D.R.: BAGARELLA venne a sapere per la prima volta del tenore dei contatti tra BELLINI e GIOE' "da noi" nel senso che non mi risulta che precedentemente BAGARELLA ne sapesse alcunchè.

[ciii] - (01/14) Mi viene ricordato l'incontro di cui ho già riferito avvenuto nel corso dei mesi di febbraio-marzo 1992 nell'abitazione di Girolamo GUDDO, cui parteciparono BIONDINO, Raffele GANCI, Salvatore CANCEMI, oltre a me ed a Salvatore RIINA; mi si chiede se nella circostanza abbia avuto modo di parlare separatamente con RIINA della vicenda inerente il BELLINI. Rispondo di non aver affrontato la questione. Mi si chiede inoltre se abbia notato il sopraggiungere di altra persona all'interno dell'abitazione ove si svolse la riunione. Sul punto ricordo che taluno arrivò. Non sono in grado di indicare chi nè sono nelle condizioni di precisare se sia sopraggiunto Vincenzo SINACORI, così come l'ufficio mi prospetta.
Ricordo che nell'occasione si affrontarono vari temi, tra i quali quello relativo alla "pacificazione" tra me e DI MAGGIO.

[civ] - (01/14) Mi viene ricordato l'incontro di cui ho già riferito avvenuto nel corso dei mesi di febbraio-marzo 1992 nell'abitazione di Girolamo GUDDO, cui parteciparono BIONDINO, Raffele GANCI, Salvatore CANCEMI, oltre a me ed a Salvatore RIINA; mi si chiede se nella circostanza abbia avuto modo di parlare separatamente con RIINA della vicenda inerente il BELLINI. Rispondo di non aver affrontato la questione. Mi si chiede inoltre se abbia notato il sopraggiungere di altra persona all'interno dell'abitazione ove si svolse la riunione. Sul punto ricordo che taluno arrivò. Non sono in grado di indicare chi nè sono nelle condizioni di precisare se sia sopraggiunto Vincenzo SINACORI, così come l'ufficio mi prospetta.
Ricordo che nell'occasione si affrontarono vari temi, tra i quali quello relativo alla "pacificazione" tra me e DI MAGGIO.

Poiché mi si chiede di specificare a quale distanza di tempo, rispetto alla riunione svoltasi nel corso dei mesi di febbraio-marzo 1992, di cui si è ora detto, si svolse il colloquio intercorso tra GIOE' e BELLINI, al quale assistetti, debbo dire di non essere in grado di fornire indicazioni precise.

Mi viene richiesto a questo punto di collocare nel tempo gli episodi inerenti
1. alla consegna a BELLINI di documentazione relativa alle opere d'arte nella disponibilità di "cosa nostra",
2. alla consegna di foto da parte di BELLINI a GIOE' (riproducenti opere d'arte da fare ritrovare),
3. all'impiego di un elicottero per procurare l'evasione di Antonino MARCHESE,
4. ai discorsi inerenti all'on.le ANDREOTTI,
5. alla proposta, o suggerimento, di BELLINI di organizzare "attentati al nord", o comunque nel continente.
Mi si chiede ancora di ricostruire, nel dettaglio, il contenuto di tali vicende e di individuare l'eventuale legame intercorrente tra le stesse.
Partendo dal tema del rinvenimento di opere d'arte, dico che l'iniziativa nasce dalle confidenze fattemi da GIOE', secondo il quale -che mi diceva di riferire cose asserite a lui da BELLINI- lo Stato, per recuperare le opere d'arte, era solito fare delle trattative sottobanco. A seguito di ciò andai a parlare con RIINA e quindi fu presa la decisione di mettere insieme le cinque foto che dovevano, come avvenne, arrivare nelle mani di BELLINI. In un secondo momento BELLINI fece sapere che per due nominativi si potevano ottenere gli arresti ospedalieri in una struttura militare, e precisamente per mio padre e per Giuseppe GAMBINO; RIINA disse che a queste condizioni la trattativa, che aveva mosso i primi passi nel marzo-aprile di quell'anno, non poteva andare avanti anche se lasciava a me la facoltà di proseguirla per l'interesse di mio padre ma con altra merce di scambio.

Questo "no" di RIINA lo posso datare tra la fine del luglio e i primi di agosto 1992 e quindi ritengo che fosse avvenuta la strage di via d'Amelio. Per dare ulteriori riferimenti richiamo la decisione -in un primo momento- di fare un attentato con esplosivo nei confronti di ZICHITTELLA fratello di Carlo, come ribadisco in sede di verbale riassuntivo, sfociata poi nell'omicidio del padre di questi, consatata la impraticabilità dell'attentato con l'esplosivo. Avendo noi deciso di compiere l'attentato con l'esplosivo, chiedemmo l'assenso a RIINA che stava a Mazara. RIINA, che già (ne) aveva dato il "no" alla prosecuzione della trattativa, acconsentì all'idea di attentare allo ZICHITTELLA.

Come sviluppo di questa vicenda si verificò negli stessi tempi, e ricordo che faceva caldo, l'episodio nel negozio di gioielliere di GERACI Francesco con MESSINA DENARO Matteo.

Quanto all'episodio dell'elicottero, questo discorso cominciò a delinearsi fin dal marzo-aprile, ma poi non se ne parlò più e di fatto ad agosto l'argomento non era più attuale.

A specifica domanda, chiarisco che nessuno prese contatti con Antonino MARCHESE in vista del compimento di questa iniziativa. In ogni caso il "no" di RIINA eliminò anche questa prospettiva. Non mi risulta che qualcuno abbia elaborato altri progetti per far evadere il MARCHESE.

Circa le ragioni per le quali il progetto dell'elicottero non è entrato in uno stadio di operatività, rispondo che il progetto rimase sospeso e poi non fu più ripreso. Non so dire quante volte e in che termini BELLINI e GIOE' ne hanno parlato tra di loro. BELLINI aveva accennato alla possibilità di procurarsi il velivolo in Toscana.

Quanto ancora a ciò che diceva BELLINI sul conto di ANDREOTTI, i racconti di GIOE' erano nel senso che BELLINI parlava di ANDREOTTI "come se lo avesse nel taschino" e che attraverso costui si poteva "far questo e far quell'altro". Intesi che BELLINI non aveva un rapporto diretto e che nel rapporto rientrava un direttore di carcere, ma pare di Torino, ed un avvocato.

A D.R.: L'ipotesi ANDREOTTI e la "trattativa" non avevano punti di contatto per quanto mi risulta.

Chiestomi di spiegare per quale ragione non si decise di verificare le possibilità che BELLINI vantava presso ANDREOTTI, rispondo che intanto ci ripromettevamo di "pesare" l'affidabilità del BELLINI sul campo della trattativa; per tale ragione credo di non aver messo al corrente RIINA di questi discorsi che riguardavano ANDREOTTI. Faccio anche notare che in quel periodo, avendo noi eliminato LIMA per le ragioni che ho già illustrato, la figura di ANDREOTTI non aveva nessuna praticabilità da parte nostra: "per parte nostra non funzionava più". Se la trattativa fosse andata a buon esito posso oggi pensare che magari avremmo riconsiderato l'ipotesi ANDREOTTI, nei termini in cui BELLINI la prospettava. I fatti sono andati diversamente.

Quanto ancora agli "attentati al nord", puntualizzo che BELLINI non ha detto "andate a fare..."; BELLINI diceva che facendo certe azioni lo Stato si sarebbe comportato di conseguenza in un certo modo. Io non voglio dire che BELLINI sia stato il mandante; parlo piuttosto di "spunto".

Mi vengono poste a questo punto domande articolate anche e specificamente su quel discorso al quale io assistei di nascosto. Mi si ricorda tra l'altro quanto ho riferito nell'ultimo interrogatorio circa il modo di procedere del discorso. Io oggi non so dire se a parlare della Torre di Pisa fu prima GIOE' o fu prima BELLINI. In ogni caso non ho in mente dettagli maggiori rispetto all'ultimo interrogatorio. Ho spiegato che quel colloquio, che aveva lo scopo di fare ascoltare a me quei certi discorsi, aveva alle spalle le conversazioni che i due avevano avuto tra di loro e io non so esattamente come erano progredite quelle conversazioni. Posso però fare una considerazione diversa e riassuntiva: in un primo tempo BELLINI ci apparve la persona che cercava un tornaconto personale in termini di soldi con la storia delle opere d'arte e a noi, che miravamo ai benefici per i detenuti era indifferente lo scopo del BELLINI. In un secondo momento ci apparve colui che cercava soldi e che faceva anche dei certi discorsi, quelli cioè su cosa sarebbe successo se fossero state compiute certe azioni. Da ultimo, come deduzione mia, BELLINI ci poteva apparire come uno che si era mosso con l'intento di suggerire determinate azioni.

Mi si chiede se sussistessero dei legami tra l'ideazione degli attentati da effettuare nel continente e gli episodi della trattativa, di cui si è più volte fatto riferimento nel corso dell'interrogatorio, quindi rispondo: che non ho altro da aggiungere rispetto a quello che già ho evidenziato. Nessuna relazione intercorre tra i fatti di cui oggi ho riferito e la vicenda del "papello".

A D.R.: Non ricordo di altri incontri, dopo la strage di via d'Amelio, tra GIOE' e BELLINI.

A D.R.: Non mi consta che GIOE' e BELLINI avessero un appuntamento il 30 dicembre 1992, appuntamento andato a vuoto per causa di GIOE'. Posso dire che solo GIOE' era autorizzato ad incontrarsi con BELLINI.

A D.R.: Niente ho saputo circa altre persone che fossero in contatto con BELLINI in relazione alle vicende di cui si parla. Quanto a personale dei Carabinieri non mi risulta nulla ed ho già riferito che sulla busta gialla fattaci avere da BELLINI compariva il nome di un maresciallo, nome che però non ricordo.

A D. R.: Ho incontrato GIOE' l'ultima volta uno o due giorni prima del suo arresto. Quanto agli ultimi contatti intercorsi tra il GIOE' ed il BELLINI, ricordo che BELLINI cercava GIOE' per riavere del denaro e che a partire dal gennaio 1993 non riusciva più a rintracciarlo

Chiestomi a questo punto, dandomene lettura nella parte relativa, quale significato attribuisco alla lettera-testamento lasciata da GIOE' il 29.7.1993, rispondo che l'intento di GIOE' verosimilmente era di "salvare" il fratello Mario nel caso in cui si fosse accertato che il BELLINI era un infiltrato, cosi come GIOE' voleva salvare il BUTTITTA.

Da quanto mi si è fatto presente mi viene in mente ora che effettivamente BELLINI si incontrò con GIOE' alla cava BUTTITTA e che nell'occasione BELLINI venne, presumo, accompagnato da Gioacchino LA BARBERA. Quanto all'epoca di detto incontro posso fornire un'indicazione approssimativa con riferimento ad un periodo successivo all'inizio della collaborazione di Giuseppe MARCHESE. Nell'occasione BELLINI e GIOE' parlarono, oltre che della trattativa, della fornitura della cocaina a BELLINI.

A D.R.: E' vero che solo GIOE' doveva esporsi con BELLINI ma penso che quella volta sia stato incaricato LA BARBERA di accompagnare BELLINI perchè eravamo soliti fare così in situazioni analoghe.

A D.R.: Quanto all'esistenza di collegamenti tra il suicidio di GIOE' avvenuto il 29.7.1993 e gli attentati a Milano ed a Roma, debbo rilevare che nulla posso dire non avendo conoscenze dirette sul punto.

A D.R.: In effetti GIOE' mi disse che aveva avuto in regalo da BELLINI un binocolo che, mi ricordo, aveva la particolarità di essere a raggi infrarossi. Io non l'ho mai visto. Fu messo a fondo Giambascio; LA BARBERA dovrebbe sapere di questo regalo. Non mi è mai stato chiesto da nessuno.

[cv] - (05/28) Parla a questo punto della vicenda, successiva alle stragi di FALCONE e BORSELLINO, del "papello" e dice che non sa chi è che aveva messo in buona forma scritta le richieste di RIINA il quale, per forzare la trattativa, pensava ad "un'altro colpetto" a seguito di che BRUSCA suggerì e cominciò a lavorare per l'attentato al dr. GRASSO a Monreale, progetto revocato da BRUSCA per ragioni tecnico operative.

[cvi] - (06/04) Ricordato, con i riferimenti cronologici del caso, il precedente episodio dell'ordigno che MAZZEI diceva di aver lasciato a Firenze, precisa che quella volta l'incontro si era svolto sempre a S. Flavia ma nell'abitazione di SANGIORGI. Aggiunge che MAZZEI diceva di aver avuto "la bomba a mano" da calabresi. MAZZEI si attendeva che il fatto comparisse nel notiziario televisivo e sulla stampa.
Aggiunge che all'epoca di questo racconto di MAZZEI c'erano già stati, tra BRUSCA e BAGARELLA, discorsi su azioni di tipo intimidatorio, ma si trattava ancora di idee preliminari e generiche tantochè, secondo lui, il racconto di MAZZEI prese di sorpresa sia BRUSCA che BAGARELLA. Ritiene possibile che BAGARELLA abbia messo al corrente RIINA (egli BRUSCA non lo fece) dell'episodio raccontato dal MAZZEI.

[cvii] - (06/19) A questo punto il Pubblico Ministero pone domande volte a chiarire alcuni aspetti dell'episodio dell'ordigno abbandonato nel giardino di Boboli da MAZZEI. BRUSCA così riferisce:
- era "importante" vedere che gestione ne facevano i mezzi d'informazione tanto che MAZZEI era ansioso, avendo raggiunto la Sicilia direttamente da Firenze, nel seguire i notiziari TV;
- che l'iniziativa non era l'unica di cui MAZZEI in quel periodo doveva occuparsi: dovava attivarsi su Mantova dove alcune notizie localizzavano Martelli;
- che, diversamente dalle precedenti dichiarazioni, oggi ricorda che MAZZEI non si mosse di sua iniziativa per l'episodio di Boboli, tanto che tale azione (lasciare una bomba a mano da qualche parte a Firenze) era stata decisa in una riunione dallo stesso BRUSCA, da GIOE', da LA BARBERA, BAGARELLA e (come precisa in sede di verbalizzazione) forse anche SANGIORGI.
Questo incontro, infatti, si svolse anch'esso nella casa di SANGIORGI a Santa Flavia; non fu possibile fornire a MAZZEI la bomba a mano e quindi MAZZEI si organizzò da solo.
La risposta ora verbalizzata è stata resa dopo che il Pubblico Ministero ha fatto presente a BRUSCA che non si vede quale pertinenza vi potesse essere tra un episodio come quello realizzato da MAZZEI e la successiva gestione da parte dei mezzi d'informazione (quale che fosse questa gestione) con la finalità, asserita dal BRUSCA, di saggiare la "debolezza" dello Stato davanti ad azioni che potessero attentare al patrimonio storico ed artistico, essendo assolutamente evidente, senza bisogno di particolari dimostrazioni, l'esistenza di un tale fondamentale interesse dello Stato.

[cviii] - (06/19) Ripete comunque che tra BELLINI e le stragi del 1992 non c'è alcuna correlazione. Quanto a quelle del 1993 si è trattato di una coincidenza nel senso che i discorsi di BELLINI fecero maturare in lui e in GIOE', prima che negli altri, la consapevolezza di quale fosse un vero "punto debole" dello Stato.

Chiesto quindi di spiegare con quale atteggiamento e con quale tipo di interrogativi, se ve ne furono, fu da loro seguito il comportamento che andava assumendo BELLINI, dice che interrogativi ce ne furono fin dall'inizio.
Non erano persuasi che BELLINI fosse venuto lì solo per una storia di quadri da recuperare; pensarono fin dall'inizio che fosse uno che si voleva infiltrare e che si stesse attivando addirittura per favorire l'arresto di RIINA Salvatore.
La situazione aveva questi connotati proprio all'epoca in cui erano in atto i preparativi per eseguire la strage di Capaci, tanto che egli BRUSCA ragionava con RAMPULLA della possibilità di recuperare opere d'arte nella zona di Catania.
Aggiunge che pensarono di farsi dare (era solo GIOE' che aveva contatti con BELLINI) i nominativi delle ditte, anche su Catania, presso le quali BELLINI diceva che aveva crediti da recuperare.
Dice ancora che non li persuadevano certe uscite di BELLINI circa asseriti controlli di polizia proprio nei territori (Altofonte tra gli altri) dove avvenivano gli incontri con GIOE'.
Conclusivamente, si sentivano nella necessità di mantenere circospezione nei confronti di BELLINI ma nello stesso tempo, ed egli BRUSCA in primo luogo (per l'intenzione di far uscire dal carcere il proprio padre), nella necessità di sfruttare la possibilità dichiarata da BELLINI circa lo scambio di opere d'arte a fronte di provvedimenti migliorativi per i cinque uomini d'onore detenuti.

Chiarisce ancora che, ragionando "da mafiosi", perchè quello fu il modo con il quale si posero davanti alle iniziative di BELLINI, erano arrivati a dare per scontato che BELLINI fosse stato "mandato da qualcuno"; restava da capire per quale scopo.
Aggiunge che una delle tante ragioni di perplessità nasceva dalla richiesta di BELLINI di falsificare due documenti (una carta di identità a lui intestata "non valida per l'espatrio"; un passaporto intestato ad un tale originario delle Puglie che recava la foto del BELLINI), dal momento che se BELLINI aveva rapporti con i Servizi Segreti, il che appariva scontato, non aveva senso che per il problema dei documenti cercasse altre strade.

Dice a questo punto, richiamategli le domande inizialmente postegli dal Pubblico Ministero, che senz'altro si riprometteva di utilizzare BELLINI come portavoce o come interlocutore, e questo a partire dall'episodio di Boboli e in relazione a questo specifico fatto. Si trattava, nella sostanza, una volta compiuta questa azione, di ricontattare BELLINI per incaricarlo di rappresentare a chi "lo aveva mandato" che c'era chi era in grado di compiere azioni che colpivano il "punto debole" dello Stato. Le cose non ebbero questo concreto sviluppo, ma è certo che questo era il programma. Lo scopo era il solito: provocare lo Stato a "farsi sotto".
Sotto lo stesso profilo e nella stessa epoca egli BRUSCA stava pensando a come organizzarsi per procurarsi del sangue infetto per la storia delle "siringhe", ed analogamente per collocare esplosivo sulla Torre di Pisa.

[cix] - (06/19) Chiesto se fu domandato il permesso a RIINA Salvatore prima di incaricare il MAZZEI, dice che non gli risulta che ciò sia stato fatto; e che non ce ne era bisogno in quanto avevano autonomia di decisione per un'azione di questo genere.

Chiesto se gli risulti che in quell'epoca RIINA Salvatore possa aver avuto motivi per non essere soddisfatto di lui BRUSCA, dice che tutto può pensare fuorchè una cosa di questo genere in quanto proprio nel 1992 tutti gli incarichi avuti da RIINA Salvatore (Capaci e SALVO per non parlare degli altri) erano stati eseguiti perfettamente.

[cx] - (07/14) Richiamategli le precedenti dichiarazioni sulla riunione nella casa di SANGIORGI a Porticello-Santa Flavia, le conferma e ripete che LA BARBERA Gioacchino e GIOE' ebbero l'incarico, seduta stante, di andare a recuperare ad Altofonte una delle bombe a mano che erano arrivate a BRUSCA Giovanni da Gaspare MIONE, peraltro senza poterne recuperare nemmeno una. A seguito di ciò MAZZEI Santo decise che avrebbe provveduto da sé.
Chiarisce ancora che MAZZEI Santo giunse a casa di SANGIORGI dopo essere stato convocato probabilmente per telefono, forse da GIOE', MAZZEI Santo comunque era presente non perchè si fosse preventivamente deciso di impiegarlo per compiere l'azione al giardino di Boboli; fu il discorso che "scivolò" sul "punto debole" dello Stato, quale si era delineato nei discorsi intrattenuti tra BELLINI e GIOE'. Fu allora pensato di "dare un segnale" ed a questo scopo fu deciso di dare incarico a MAZZEI Santo.

[cxi] - (07/14) Poste a questo punto domande sull'episodio di Boboli, BRUSCA Giovanni riferisce che:
- non fu assolutamente pensato di gestire l'episodio con una rivendicazione in cui comparisse una qualche sigla di organizzazione criminosa;
- sicuramente MAZZEI Santo fece una telefonata per esternare un collegamento tra l'ordigno (per BRUSCA Giovanni, prima che il Pubblico Ministero gli spiegasse come era stato ricostruito l'episodio, si era sempre trattato di una bomba a mano) e il luogo dove era stato lasciato e la carceri di Pianosa e dell'Asinara. MAZZEI Santo, quando poi riferì l'accaduto, era molto esplicito sul fatto di aver effettuato questa telefonata;
- a BRUSCA Giovanni non torna il racconto, che il Pubblico Ministero gli dice provenire da LA BARBERA Gioacchino, di un attentato di tipo incendiario anziché dell'abbandono di un ordigno;

[cxii] - (07/14) - nel presupposto che BELLINI fosse venuto a fare certi discorsi, concernenti il "punto debole", non casualmente, loro prevedevano che "qualcuno" avrebbe mandato a chiamare BELLINI in quanto "Pianosa e Asinara parlavano siciliano". Questa prevedibile conseguenza poteva essere gestita come punto di partenza per contatti a distanza con chi stava dietro a BELLINI.
- MAZZEI Santo era ben al corrente di tutti i discorsi che BELLINI aveva fatto sul "punto debole" dello Stato.

A domanda, esclude che sia stato BELLINI a dire di andare a mettere un ordigno al giardino di Boboli.

[cxiii] - (07/14) A domanda afferma che da BELLINI venivano dei "suggerimenti" e spiega: BELLINI non ha mai detto "fate questa cosa"; BELLINI diceva "se fate questa cosa, queste sono le conseguenze". In concreto, BELLINI diceva che se venivano lasciate delle siringhe sulle spiagge il turismo ne avrebbe sofferto enormemente; se fosse stato fatto un furto agli Uffizi, sarebbe stato un danno grave per il patrimonio artistico. BELLINI, inoltre, prospettò la possibilità di rubare in Toscana un elicottero usando il quale si poteva far evadere dei detenuti; fu pensato alla possibilità di far evadere in questo modo Giovan Battista PULLARA' e Antonino MARCHESE.
RIINA Salvatore era al corrente di tutti questi discorsi che venivano da BELLINI e, in particolare, quanto all'idea dell'elicottero diceva di tenerla in considerazione. Lo stesso BRUSCA Giovanni teneva RIINA Salvatore al corrente di tutti i discorsi che faceva BELLINI. Quest'ultimo appariva come uno che era "attendibile", come dimostrava il fatto che sul punto della trattativa dei quadri aveva riportato la controproposta di far avere dei benefici carcerari alle persone proposte, per quanto solo a due dei cinque indicati. Analogamente, quando BELLINI diceva che certi territori, piuttosto che altri, erano sottoposti a controllo da parte delle forze di polizia, dava a vedere di parlare a ragion veduta.

[cxiv] - (07/14) Fatto notare a BRUSCA Giovanni che, sempre sulla base delle sue precedenti dichiarazioni (interrogatorio 28 maggio 1997), emerge che l'episodio di Boboli, diversamente dalle previsioni, non fu gestito in alcun modo, BRUSCA Giovanni spiega che questo è vero e che erano diventati difficili i contatti con BELLINI. Comunque egli era convinto che, anche sulla base della telefonata fatta da MAZZEI Santo, "dall'altra parte avessero capito" e che sempre "dall'altra parte tenevano il discorso chiuso" per non creare allarmismo. Quindi, spiega ancora BRUSCA Giovanni, "dall'altra parte" qualcosa era successo anche se loro non riuscivano a capire bene che cosa. Aggiunge che in ogni caso pensavano che avrebbero potuto agganciare nuovamente BELLINI anche perchè questi aveva lasciato a loro dei documenti da falsificare.

[cxv] - (07/14) BRUSCA Giovanni risponde:
- di non aver parlato con RIINA Salvatore della situazione di stallo in cui la situazione era venuta a trovarsi;
- che BAGARELLA Leoluca era dell'idea di eliminare senz'altro BELLINI;

[cxvi] - (07/14) Chiesti ulteriori chiarimenti sull'episodio di Boboli in relazione alla vicenda BELLINI, dice che proprio perchè vi era una continuità tra i due fatti non aveva nessun senso utilizzare una sigla fasulla per fare "la rivendicazione": la situazione era tale da consentire di gestirla allo scoperto.

[cxvii] - (07/15) - MAZZEI Santo, in occasione dell'incontro a Santa Flavia, allorchè se ne andò dopo che non era stato possibile recuperare una bomba a mano, non partì con l'intenzione dichiarata di compiere l'azione a Firenze organizzandosi in via autonoma. L'accordo era che quando fosse tornato in Sicilia si sarebbe provveduto alla organizzazione dell'aspetto esecutivo del fatto ed invece MAZZEI Santo anticipò l'esecuzione, nei termini che ho spiegato, venendo così a metterci davanti al fatto compiuto.

[cxviii] - (07/15) A domanda dice che all'epoca dell'omicidio LIMA esistevano già i contatti tra BELLINI e GIOE' ma erano ancora in quella fase in cui più che altro i due parlavano di questioni personali comprese le iniziative di lavoro che BELLINI stava gestendo in Sicilia. I discorsi relativi ai quadri e quindi alla trattativa e a maggior ragione sul "punto debole" dello Stato sopraggiungono in un momento successivo.
All'epoca della strage di Capaci invece di quadri si parlava già tra GIOE' e BELLINI tanto che BRUSCA Giovanni interpellò RAMPULLA sulla possibilità di rintracciare opere d'arte nel catanese. Sempre con riferimento all'epoca della strage di Capaci, BRUSCA Giovanni non è in grado di precisare se vi fosse già stata l'individuazione dei quadri che dovevano formare oggetto dello scambio e in ogni caso tra la strage e questa individuazione non è intercorso molto tempo.

[cxix] - (11/13) L'ufficio fa presente a BRUSCA che a seguito della verifica delle sue dichiarazioni si è accertato che gli attentati svolti in danno di sedi della Democrazia Cristiana non sono avvenuti, come da lui stesso dichiarato, successivamente alla strage del Giudice BORSELLINO, ma in periodo che va dal 31 marzo al 03 aprile 1992.
In particolare risulta che a Monreale alle ore 22,15 del 31 marzo 1992 è stata danneggiata la sezione della D.C.; che a Misilmeri in pari data è stata danneggiata la sede del comitato elettorale dell'On. MANNINO Calogero, sempre della D.C.; che nel Comune di Capaci, limitrofo a quello di Isola delle Femmine, è stata oggetto di attentato dinamitardo, nella notte tra il 2 e il 3 aprile 1992, la casa rurale di GIAMBONA Salvatore, segretario della locale sezione della D.C; che, infine, il 3 aprile 1992 è stato fatto deflagrare un ordigno esplosivo davanti al portone d'ingresso della Sez. "FEDERICI", della D.C. sita in Messina, Via Lazio n. 11.
Richiesto di precisare le precedenti dichiarazioni in relazione all'esito di tali accertamenti, dichiara che i descritti attentati sono effettivamente quelli a cui aveva fatto riferimento, e che ha erroneamente collocato nel tempo tali fatti per una sovrapposizione di ricordi.
In particolare precisa che BIONDINO Salvatore disse che si dovevano fare degli attentati alle sedi della D.C. e gli chiese se era disponibile a farne uno nel suo mandamento. Egli gli rispose che era a disposizione e che anzi poteva parlare con RAMPULLA Pietro per farne uno anche in territorio diverso da Palermo, o a Catania o a Messina. L'esplosivo per compiere l'attentato a Monreale fu procurato da GIOE' Antonino presso la Cava BUTTITTA e fu confezionato nella Villa di DI MATTEO Mario Santo in c.da Rabottone, e fu consegnato a BALSANO Giuseppe, il quale poi lo andò a collocare appunto nella sede della sezione della D.C. di Monreale.
Quando rivide RAMPULLA Pietro questi gli disse che aveva fatto quello che gli aveva detto lui, giustificandosi che si era trattato di una cosa di poco conto, essendosi limitato a porre l'esplosivo dinanzi la porta d'ingresso.
Quando ebbe conoscenza, attraverso la stampa, degli altri due attentati a Capaci ed a Misilmeri , dedusse che BIONDINO Salvatore aveva fatto quello rientrante nel suo mandamento (Capaci), e che aveva dato (incarico) a GRAVIANO Giuseppe, allora competente a gestire il mandamento di Misilmeri, formalmente retto da LO BIANCO Pietro, per l'attentato alla sede del comitato elettorale della D.C. sito in detto Comune.
Come ha già dichiarato ai magistrati di Caltanissetta, circa la metà dell'esplosivo utilizzato dal BRUSCA per la strage di FALCONE proveniva da Misilmeri.
Anche questa è una deduzione dato che il LO BIANCO Pietro gli aveva fornito, stavolta tramite PIZZO Giorgio e non tramite BIONDINO Salvatore, così come era avvenuto per la strage di Capaci, la stessa qualità di esplosivo poi utilizzato per gli attentati agli amministratori locali progressisti nella zona di S. Giuseppe Jato.
Richiesto circa le motivazioni degli attentati alle sedi della D.C., BRUSCA risponde che le motivazioni sono identiche a quelle che aveva già rappresentato precedentemente nonostante la diversa successione cronologica.
In particolare riferisce che dovevano servire a "stuzzicare", sollecitare, l'attivazione di canali già esistenti con rappresentanti del partito politico della D.C.

[cxx] - (07/15) - Sull'attentato incendiario riferito da LA BARBERA Gioacchino, ripensandoci mi è venuto in mente che BELLINI, tra le tante esemplificazioni, aveva anche accennato al fatto che fare trovare una lattina di liquido infiammabile in un posto ben preciso avrebbe avuto un chiaro significato intimidatorio;

- MAZZEI Santo, per quanto riguarda l'azione da compiere a Firenze, doveva lasciare la bomba a mano dentro un fabbricato, un edificio, con quelle certe caratteristiche che ho detto, per modo che la prima persona che fosse entrata in quel certo locale constatasse la presenza dell'involucro con il relativo ordigno. Ciò avrebbe comportato, e MAZZEI Santo diceva poi di averlo fatto, la necessità di defilarsi con estrema rapidità;






NOTE AL TERZO PARAGRAFO

[cxxi] - (09/19) Circa il fatto che GRAVIANO Giuseppe contrariamente agli impegni prima presi non si era occupato della custodia del bambino posso dire ad esplicita domanda che me ne lamentai con MESSINA DENARO Matteo, mentre eravamo io e lui da soli e che, con l'occasione, gli contestai anche che avessero fatto le stragi nel Nord Italia: MESSINA DENARO Matteo mi rispose, stringendosi nelle spalle, "oramai è stato fatto e non potevamo fare diversamente". Fu in tale occasione che il MESSINA DENARO mi disse che la scelta degli obiettivi era stata fatta consultando depliant turistici.

[cxxii] - (09/10) D.: A seguito delle perquisizioni effettuate in data 25 febbraio e 7 marzo 1996 in S. Giuseppe Jato contrada Giambascio, presso l'abitazione rurale di CHIODO Vincenzo, sono stati sequestrati, oltre a numerosi fucili e pistole convenzionali, circa 1000 Kg. di tritolo e di altro esplosivo, 1 Lancia razzi anticarro, 1 Lancia granate anticarro, 9 Lancia missili terra-terra, 43 bombe a mano, 16 razzi anticarro, 2 bombe da fucile contro carro, 5 bombe a mano con manico di bastone, circa 15.000 munizioni, numerosi fucili mitragliatori, pistole mitragliatrici, fucili a pompa ed altro materiale per armamento non convenzionale.

Le armi ed il materiale esplodente erano avvolti in fogli della Gazzetta dello Sport del 29.4.1991( 5 razzi anticarro), del Giornale di Sicilia- edizione Palermo - 24.4.1992, del Giornale di Sicilia dell'8.6.1994, e di un giornale del 1995.

Tenuto conto che gli omicidi degli ultimi anni sono stati eseguiti con armi convenzionali, che dai fogli di giornali in cui erano avvolte le armi ed il materiale esplodentesi evince che si tratta di un arsenale costituito dal 1991 al 1995, che il collaboratore Gioacchino LA BARBERA ha dichiarato di avere personalmente trasportato parte delle armi rinvenute nel 1992, che la tipologia ed il numero degli armamenti bellici rinvenuti è largamente eccedente le necessità di "ordinaria amministrazione", che da quanto lei ha sin qui riferito circa la generica programmazione di fatti criminosi (attentato a Costanzo, diffusione di siringhe infette e di alimenti avvelenati, sequestri di persona) non si comprende a quale uso potesse essere destinato un simile armamento bellico, le chiediamo di spiegare quale fosse la destinazione di tale armamento.

R.: Non so dire quanto esplosivo in concreto si trovasse nel deposito. Sicuramente vi era quello consegnato dal BIONDINO per l'attentato al dott. GRASSO, nonché del tritolo da cava.


[cxxiii] - (09/10) L'Ufficio mi fa presente che, anche secondo le mie dichiarazioni, il BAGARELLA aveva più volte reiteratamente violato le regole e quindi lo stesso avrebbe dovuto essere eliminato. Ciò effettivamente è giusto, ma purtroppo, dopo l'arresto del RIINA vi fu una riunione nel magazzino di Ciccio PASTOIA tra il PROVENZANO, il BAGARELLA e il GRIZZAFFI, dove si decise che all'esterno il capo del mandamento di Corleone doveva essere il PROVENZANO ma che egli BAGARELLA avrebbe dovuto essere informato di tutto.

Ancora posso dire ribadire che dopo l'omicidio di MONTALTO Francesco, quando BAGARELLA decise di agire su Villabate, non si rivolse al PROVENZANO, bensì informò LO BUE Rosario, uomo d'onore di Corleone, affinchè questi riferisse al PROVENZANO l'esito delle sue decisioni. Ciò mi fu confidato dal BAGARELLA ed io gli dissi che a mio avviso aveva fatto male a non consultarsi preventivamente con il PROVENZANO.

D.: Altri collaboratori (LA BARBERA, CANNELLA, PENNINO) hanno riferito dell'esistenza di un rapporto diverso tra il BAGARELLA e il PROVENZANO riferendo episodi da cui si evince il rapporto di subordinazione del primo nei confronti del secondo. Cosa può dire al riguardo?

R.: Nel corso di una riunione a casa di SANGIORGI dopo l'arresto di RIINA vi era un generale sconforto e fu il BAGARELLA a dire che si doveva andare avanti fino a quando vi fosse stato un solo corleonese in vita. Di conseguenza non è possibile che lo stesso si sia rincuorato dopo un incontro con PROVENZANO, così come l'Ufficio mi dice avrebbe riferito il LA BARBERA.

Quasi subito fu chiaro che il BAGARELLA si muoveva per i fatti suoi, ma io non potevo permettermi di andare dal PROVENZANO e parlargli male del BAGARELLA ed aspetttavo gli eventi e, precisamente, che qualcun altro si facesse sul conto del BAGARELLA le mie stesse convinzioni..

L'Ufficio mi ribadisce che tale atteggiamento del BAGARELLA, estremamente nocivo per tutta Cosa Nostra, è durato a lungo e mi chiede allora di riferire quanto io e gli altri capi mandamento intendevamo aspettare prima di prendere una decisione nei confronti del BAGARELLA.

Io spero che si penta DI TRAPANI Nicola, in quanto, dopo l'arresto del BAGARELLA io e il DI TRAPANI iniziammo ad avere rapporti diretti con il PROVENZANO il quale ci chiedeva notizie sul comportamento del BAGARELLA, facendoci capire che poco sapeva di quello che aveva fatto il suo paesano. Inoltre il DI TRAPANI, solo dopo l'arresto del BAGARELLA, venne a sapere del noto ordine dato al BAGARELLA di starsene al suo paese e mi ebbe a confidare che se l'avesse saputo prima non si sarebbe lasciato coinvolgere tanto dal BAGARELLA.

D.R.: Prima dell'arresto del RIINA i rapporti di quest'ultimo con il BAGARELLA erano di tipo gerarchico. I rapporti tra RIINA e PROVENZANO erano molto buoni. Il mandamento di Corleone era, per quanto mi risulta, gestito da RIINA. Il PROVENZANO era sottoposto al RIINA e non veniva mai alle riunioni.

CANCEMI ha fatto parte della Commissione e può dire di non avere mai visto il PROVENZANO prima dell'arresto del RIINA nelle riunioni, ristrette o allargate che fossero.

D.R.: Circa i rapporti tra il RIINA e il PROVENZANO potrei fare l'esempio mio e del GIOè che parlavamo di tutto.

D.R.: Il naturale successore di RIINA al veertice del mandamento di Corleone doveva essere PROVENZANO. Non so dire, però, quali siano stati i rapporti interni al mandamento suddetto che abbiano determinato quello strapotere del BAGARELLA di cui ho parlato.

D.R.: Il BAGARELLA aveva vicini a lui, oltre a me, il MANGANO, il DI TRAPANI, il MESSINA DENARO Matteo e Peppe FERRO di Alcamo.

D.R.: L'Ufficio mi chiede se, per esempio, PROVENZANO aveva la possibilità di andare dal MESSINA DENARO e chiedergli notizie del comportamento del BAGARELLA. Ciò sarebbe stato astrattamente possibile ma il PROVENZANO avrebbe avuto dal MESSINA DENARO la stessa risposta che gli ho dato io e cioè "perché non vai a chiedere al tuo paesano?".


[cxxiv] - (09/10) Nel corso di una riunione a casa di SANGIORGI dopo l'arresto di RIINA vi era un generale sconforto e fu il BAGARELLA a dire che si doveva andare avanti fino a quando vi fosse stato un solo corleonese in vita. Di conseguenza non è possibile che lo stesso si sia rincuorato dopo un incontro con PROVENZANO, così come l'Ufficio mi dice avrebbe riferito il LA BARBERA.

Quasi subito fu chiaro che il BAGARELLA si muoveva per i fatti suoi, ma io non potevo permettermi di andare dal PROVENZANO e parlargli male del BAGARELLA ed aspetttavo gli eventi e, precisamente, che qualcun altro si facesse sul conto del BAGARELLA le mie stesse convinzioni..

L'Ufficio mi ribadisce che tale atteggiamento del BAGARELLA, estremamente nocivo per tutta Cosa Nostra, è durato a lungo e mi chiede allora di riferire quanto io e gli altri capi mandamento intendevamo aspettare prima di prendere una decisione nei confronti del BAGARELLA.


[cxxv] - (09/10) D.R.: L'Ufficio mi rappresente il danno che potevano cagionare e che in effetti hanno cagionato le stragi del 1993 e mi chiede come sia possibile che fatti di tali gravità potessere essere commessi, anche fuori dalla Sicilia, senza che tuttta Cosa Nostra ne fosse informata. Al riguardo posso dire che è ovvio che coloro che hanno realizzato le stragi volevano fare bene a Cosa Nostra. Poi, ad eccezione del PROVENZANO, nessuno di noi poteva chiedere spiegazioni al BAGARELLA.

D.R.: L'Ufficio mi chiede di spiegare come mai il BAGARELLA abbia dato al PROVENZANO, a proposito delle stragi, una risposta quasi offensiva. Al riguardo posso solo dire che il BAGARELLA faceva tutto quello che voleva.

D.R.: L'Ufficio mi fa presente che se lo scopo delle stragi fosse stato quello di "fare bene" a Cosa Nostra, difficilmente BAGARELLA avrebbe risposto al PROVENZANO "mettiti un cartello e dici che non c'entri" e gli avrebbe dato spiegazioni convincenti. Al riguardo posso raccontare alcuni episodi da cui si evince come il BAGARELLA spesso agiva senza rispettare né le regole di Cosa Nostra nè precedenti decisioni già adottate.


[cxxvi] - (09/10) D.R.: Dopo l'arresto del RIINA non vi furono altre riunioni della Commissione, bensì incontri ristretti tra capi mandamenti. Nacquero infatti alcuni gruppi ed in particolare quello costituito da me e dal BAGARELLA, un altro costituito dal PROVENZANO, dallo SPERA, dall'AGLIERI e dal GIUFFRE', ed un terzo gruppo comprendente GANCI, CANCEMI e LA BARBERA Michelangelo. Questo terzo gruppo si era posto in una posizione di attesa rispetto agli altri due.

D.R.: Dopo le stragi non vi fu alcuna riunione della Commissione per capire cosa stava succedendo. Infatti non si poteva chiedere nulla in quanto si trattava di delitti eseguiti fuori dalla Sicilia.

Preciso che quando si decise di sequestrare il figlio del DI MATTEO, a decidere fummo io, BAGARELLA, GRAVIANO e MESSINA DENARO Matteo.


[cxxvii] - (09/10) Preliminarmente preciso che quando si doveva fare l'attentato a COSTANZO, il GIOè personalmente voleva partire con i catanesi per effettuare il delitto. Egli deve quindi essere coerente con se stesso poiché da un lato si mostra smarrito con il LA BARBERA e dall'altro si offre spontaneamente per continuanre a commettere gravi delitti.


[cxxviii] - (0910) C'era anche in progetto l'omicidio del dott. Piero GRASSO che non fu realizzato per problemi "tecnici".

Io tutto sommato rimasi contento di non poter eseguire l'attentato, allegando la giustificazione dei problemi tecnici (collegati alla possibilità che i sistemi di allarme della banca vicino alla quale l'azione doveva essere eseguita potessero interferire con il segale del telecomando) anche perché il Giudice GRASSO mi aveva fatto delle domande al maxi processo che, a mio parere, furono risolutive per la mia assoluzione.

D.R.: Il mio "problema" era DI MAGGIO poiché costui, che già si era autonomamente allontanato dalla famiglia di San Giuseppe Jato, rivendicava una "sedia" che nessuno gli aveva attribuito. Aveva approfittato, per esercitare un ruolo che nessuno gli aveva attribuito, del fatto che io ero a Linosa e mio padre in carcere.


[cxxix] - (08/20) Quanto a Firenze, ricordo che quando cercavo di individuare DI MAGGIO tramite i suoi parenti in Toscana, poichè esclusi di appoggiarmi al mio giro di parentele ed ovviamente a quello di DI MAGGIO, feci interpellare Peppe FERRO tramite CALABRO' per sapere se mi poteva procurare lui l'appoggio sicuro. Proprio il giorno dell'arresto di RIINA appresi che Peppe FERRO si metteva a "disposizione" ma, dato quello che era successo, gli dissi che la cosa non interessava più.

[cxxx] - (08/20) Dopo che il Pubblico Ministero mi manifesta le sue perplessità sul punto che gli obiettivi attaccati da "cosa nostra" siano stati individuati attraverso i depliants, e dopo che mi domanda se per fare gli attentati sono stati utilizzati degli appoggi nei vari luoghi, dico a quest'ultimo proposito che ritengo logica la cosa.


[cxxxi] - (08/20) Un'altra circostanza che volevo segnalare riguarda un certo allontanamento che a partire da una certa epoca si verificò fra i GRAVIANO e BAGARELLA, allontanamento che a me fu spiegato da Matteo MESSINA DENARO con il fatto che c'era stata questione fra i GRAVIANO e l'attuale collaboratore CANNELLA Tullio sulla proprietà di certi appartamenti, questione nella quale BAGARELLA si era collocato sostenendo le ragioni di CANNELLA.


[cxxxii] - (08/20) Con riferimento all'oggetto dei precedenti interrogatori voglio subito fornire alcune indicazioni a proposito di un discorso che ho avuto da solo con Matteo MESSINA DENARO, discorso nel corso del quale, riferendoci agli attentati e ora non ricordo se specificamente a Firenze o a Roma, a una mia domanda Matteo rispose che gli obiettivi erano stati individuati consultando depliants e pubblicazioni simili relative alle cose che potevano avere interesse artistico o analogo.



Poste ulteriori domande sul punto, BRUSCA dice:

Questa conversazione si svolse a seguito di notizie apparse sui mezzi di informazione relativamente agli attentati e ora non ricordo di quali notizie in particolare si trattava e comunque avevano a che fare con case individuate o cose simili. In questo discorrere si formulò l'ipotesi che ci fosse qualche nuovo collaboratore nell'indagine sulle stragi e non si capiva chi poteva essere. Non era ancora stata data notizia della collaborazione di SCARANO, notizia che divenne pubblica dopo poco tempo. Dopo che fu nota la collaborazione di SCARANO io non ho più avuto occasione di incontrarmi con Matteo MESSINA DENARO. Io non affermai e nemmeno chiesi a Matteo se lui aveva a che fare con gli attentati ma lo davo per implicito. Il discorso quindi andò sul modo di individuare gli obiettivi e la risposta di MESSINA DENARO fu quella che ho detto poco fa. Nella stessa conversazione Matteo, riferendosi al "ROMANO" e quindi, come mi era chiaro, a SCARANO, diceva di aver messo nel mezzo persone che avrebbero fatto l'ergastolo per essersi limitate a fargli delle cortesie e cioè ad aderire alle sue richieste.


[cxxxiii] - (08/14) Poco dopo però GIOE' venne arrestato e nacque il problema di via Ughetti perché si seppe quasi subito che nel covo di via Ughetti la polizia aveva trovato fotografie e documenti di vario tipo. Per motivi di cautela io decisi di bloccare tutti i progetti in corso. Qualche tempo dopo, GIOE' Mario, reduce da un colloquio in carcere qui a Rebibbia con il fratello Antonino, mi chiese un incontro urgente e mi riferì che Antonino, nel corso di un interrogatorio, aveva ascoltato le registrazioni fatte in via Ughetti, dalle quali si capivano chiaramente i progetti di un attentato a Costanzo, di un attentato contro le guardie carcerarie, di un tentato omicidio nella zona di Alcamo, fatto questo di cui poi parlerò diffusamente.

Dissi allora a BAGARELLA: "fermiamoci". Lui rispose soltanto:"va bene".

Apprendo da Loro che in quel periodo, tenuto conto delle date, erano già in corso a Roma gli atti preparatori dell'attentato a Costanzo. Non ne so il perchè -a loro specifica domand- ma BAGARELLA non mi disse assolutamente nulla.


[cxxxiv] - (08/14) Ragguagliato nel modo sopra descritto sulla natura del movimento Sicilia Libera, io mi astenni dal far alcunché per appoggiarlo, anche se non ripresi il discorso con BAGARELLA, in quanto non mi andava di andargli a riferire quanto era stato rappresentato a me.

Ebbi modo di capacitarmi che BAGARELLA stesso non manifestava, in seguito, un interesse tuttora vivo per il movimento e questo mi fece pensare che egli fosse arrivato alle mie stesse conclusioni e cioè che quel movimento era ben poca cosa rispetto alle ambiziose finalità dichiaratemi da BAGARELLE, finalità che a mio parere si potevano perseguire efficacemente solo dopo che un partito si fosse consolidato ed affermato, con una esperienza di anni.

Comunque, esauritasi questa iniziativa con l'insuccesso, scontato, del movimento nelle elezioni comunali di Palermo del 93, io feci un accenno "leggero" a BAGARELLA ed egli, riferendosi alla sorte che Sicilia Libera aveva avuto, disse, parlando dei GRAVIANO, "mi abbandonarono". Da ciò capii che BAGARELLA si era rivolto anche ai GRAVIANO.


[cxxxv] - (08/14) Circa l'esplosivo, rammento che nel 1992, allorchè io ebbi da RIINA e da BIONDINO l'esplosivo per Capaci e per l'attentato al dr. GRASSO, sentii anche dire da RIINA che di esplosivo ne avevano tanto da poterci fare una guerra.


[cxxxvi] - (08/13) Vengono poste domande sulla provenienza dell'esplosivo utilizzato negli attentati del 1993. Il BRUSCA fornisce risposte con le quali fa riferimento, ma non sulla base di conoscenze dirette e di fatti specifici, alle persone dei GRAVIANO e di MESSINA DENARO Matteo, aggiungendo che quando si approvvigionò di esplosivo per l'attentato al dott. GRASSO presso BIONDINO e RIINA sapeva che ne avrebbe potuto avere quanto ne avesse voluto.

Aggiunge ancora di aver pensato che MESSINA DENARO Matteo potesse avere un suo canale di approvvigionamento, se fosse vero che proprio MESSINA DENARO gestiva con mezzi propri lo stesso incarico ricevuto da BRUSCA, e cioè l'attentato a COSTANZO.


[cxxxvii] - (08/13) Vengono poste domande sulla provenienza dell'esplosivo utilizzato negli attentati del 1993. Il BRUSCA fornisce risposte con le quali fa riferimento, ma non sulla base di conoscenze dirette e di fatti specifici, alle persone dei GRAVIANO e di MESSINA DENARO Matteo, aggiungendo che quando si approvvigionò di esplosivo per l'attentato al dott. GRASSO presso BIONDINO e RIINA sapeva che ne avrebbe potuto avere quanto ne avesse voluto.

Aggiunge ancora di aver pensato che MESSINA DENARO Matteo potesse avere un suo canale di approvvigionamento, se fosse vero che proprio MESSINA DENARO gestiva con mezzi propri lo stesso incarico ricevuto da BRUSCA, e cioè l'attentato a COSTANZO.


[cxxxviii] - (08/11m) Ad ulteriori domande del P.M. di Firenze in ordine agli altri attentati del 1993, il BRUSCA dichiara:

Di tali fatti si parlava genericamente, tra l'altro tra me, il GIOè e il LA BARBERA, ma, quando io chiesi al BAGARELLA di sospendere le attività programmate mi riferivo a tutti i progetti che erano stati, ma solo sommariamente, elaborati. Questa elaborazione, lo ripeto, c'era stata fino a quando non vi fu l'arresto di GIOE' e, più che altro, fino a quando, avendo io parlato con il fratello di GIOE' che era stato a colloquio, appresi che questi progetti di azione criminale venivano fuori dalle intercettazioni di via Ughetti.

Di conseguenza non posso dire nulla in merito ai fatti suddetti.


[cxxxix] - (08/11m) Il BRUSCA spontaneamente dichiara:

Ribadisco che fino al momento dell'arresto del GIOè io ero deciso a compiere l'attentato in danno di Maurizio COSTANZO, ma dopo che seppi del contenuto delle intercettazioni ambientali di via Ughetti decisi di sospendere ogni attività in merito e lo stesso richiesi al BAGARELLA di fare.

Non so dire chi poi abbia materialmente realizzato il fallito attentato allo stesso COSTANZO..


[cxl] - (08/10p) D.R.: Dopo l'esecuzione dell'attentato, per le note regole di Cosa Nostra, non ero in condizione di poter chiedere al BAGARELLA spiegazioni circa l'avvenuta esecuzione del delitto, nonostante io avessi detto che, per il momento, era meglio sospendere.


[cxli] - (08/10p) D.R.: Circa il ruolo dei catanesi, posso affermare che il Malpassotu aveva mandato un messaggio al GIOè circa una possibilità che lo stesso Malpassotu aveva di eseguire l'attentato a COSTANZO, ma non so nemmeno dire se Nitto SANTAPAOLA fosse a conoscenza di tale fatto. Io, informato di ciò, dissi che non c'era alcun problema e che chi fosse arrivato per primo facesse l'operazione.

D.R.: Dopo l'esecuzione dell'attentato, per le note regole di Cosa Nostra, non ero in condizione di poter chiedere al BAGARELLA spiegazioni circa l'avvenuta esecuzione del delitto, nonostante io avessi detto che, per il momento, era meglio sospendere.


[cxlii] - (08/10P) Era stato il GIOè Antonino, nel corso di un interrogatorio, ad ascoltare le bobine delle registrazioni di via Ughetti e ne aveva riferito il contenuto al fratello che poi mi aveva informato.


[cxliii] - Nel frattempo, però, si pentì MARCHESE Giuseppe per cui le Forze dell'Ordine iniziarono a seguire il GIOè al fine di arrestare me e il BAGARELLA.

In tale periodo, inoltre, doveva essere eseguito l'attentato a Maurizio COSTANZO, delitto cui erano interessati anche i catanesi.

Venne quindi arrestato il GIOè per cui io non ebbi più modo di stabilire contatti con il BELLINI. Successivamente mi venne a trovare il fratello del GIOè il quale mi disse che dalle intercettazioni di via Ughetti veniva fuori il fatto che si intendeva compiere un attentato a COSTANZO che ancora doveva essere realizzato. Per tale ragione chiesi al BAGARELLA di sospendere tutto in quanto rischiavamo, ed io per primo, di essere scoperti.

. Qualche mese dopo, mentre io mi trovavo in compagnia dei miei familiari e di TRAINA Michele, appresi dalla televisione la notizia che era stato commesso un attentato a COSTANZO. Ricordo che mi arrabbiai oltre misura ma non potei sfogarmi con nessuno.


[cxliv] - (09/20m) A proposito di detonatori voglio precisare che non ricordo esattamente se dopo l'attentato ai danni di Costanzo o dopo la strage di Firenze, Bagarella mi chiese dei detonatori ed io gliene consegnai tre o quattro. Si tratta di detonatori identici a quelli che sono stati trovati in contrada Giambascio. Bagarella nulla mi disse in relazione all'utilizzo di tali detonatori, anche se io capivo che dovevano essere utilizzati per compiere ulteriori attentati .

[cxlv] - (09/25) Dico ora che lo stesso MESSINA DENARO, come ebbe a dirmi, intrattenendo rapporti con BAGARELLA era convinto che BAGARELLA rappresentasse anche la mia posizione. Questo però non era vero.

[cxlvi] - (09/25) Tornando ai GRAVIANO, mi viene ora in mente che nell'estate 1992 io mi trovai per qualche giorno a Mazara ed un giorno ero a pranzo in un ristorante alla periferia di Mazara che mi sembra si chiami "Il Pescatore", in compagnia di MANGIARACINA Andrea, RISERBATO Davide, SINACORI Vincenzo e, forse, Gioacchino LA BARBERA. Mentre ero lì vidi arrivare Giuseppe e Fifo GRAVIANO che erano con le loro donne ed anche altri giovani. Questo per dire che anche i GRAVIANO si spostavano tranquillamente in territorio del trapanese.

[cxlvii] - (11/06) D.R.: Venni a conoscenza della decisione di uccidere il dott. FALCONE nel corso della riunione a casa del GUDDO di cui ho parlato.

D.R.: Fu il RIINA a mettermi a parte di tale decisione ed io mi misi a disposizione ove servisse il mio apporto. Ribadisco sul punto le dichiarazioni che ho in precedenza reso e che l'Ufficio mi fa rilevare.


[cxlviii] - (11/07) D.R.: Non ho mai scritto lettere anonime.

D.R.: Ho effettivamente ricevuto una macchina per scrivere da GRAVIANO Giuseppe che mi venne consegnata in quanto la stessa aveva dei caratteri simili a quelli utilizzati per compilare le patenti di guida.

La macchina per scrivere mi venne portata da GRAVIANO Filippo alla fine del 1991 e comunque nel periodo in cui venne eseguito il tentato omicidio INTERDONATO.

Provai tale macchina per scrivere - una Olivetti di colore grigio - ma notai subito che i caratteri in realtà differivano da quelli utilizzati per compilare le patenti di guida e quindi la restituii.

D.R.: Nulla so circa eventuali lettere anonime spedite dai GRAVIANO.


[cxlix] - (12/11) foto nr. 42: è Antonino VALENTI, uomo d'onore di Castellammare del Golfo, che è andato a Torino per mio conto, così come subito dopo spiegherò.

[cl] - (12/11) Per parlare del motivo per cui inviai Antonino VALENTI a Torino, devo partire dall'origine del discorso: Leoluca BAGARELLA e Gioacchino CALABRO' mi ebbero a dire ad un certo punto, che avevano saputo dove abitava DI MAGGIO Baldassare. Mi dissero pure che avevano già fatto controlli e tentativi di individuarne esattamente la dimora. Io mi dispiacqui alquanto per averlo saputo per ultimo, tuttavia mi feci raccontare come erano andati esattamente i fatti, nell'intento di occuparmene da quel momento in poi personalmente. Essi mi dissero che il VALENTI era uno di quelli che conosceva personalmente il DI MAGGIO, e che per tale motivo era stato inviato a Torino, anzi preciso meglio "nella zona di Torino". Appreso ciò, io chiesi che mi venisse fissato un appuntamento con il VALENTI per farmi indicare da lui i luoghi ove aveva notato il DI MAGGIO, e ciò al fine di procurare un successivo incontro tra lui e Michele TRAINA al quale ultimo il VALENTI avrebbe pure dovuto indicare l'esatto punto in cui aveva creduto di vedere il DI MAGGIO. Il mio piano era il seguente. Sapevo che Samuele SCHETTINO aveva a Torino dei fratelli, tra cui uno a nome Franco. Pregai Samuele di far scendere in Sicilia suo fratello Franco (che non conoscevo, come preciso ora), con cui mi incontrai a Monreale ove in quel periodo ero latitante presso Gaspare ROMANO. Al Franco SCHETTINO chiesi di dare ospitalità a Torino e predisporre i mezzi necessari per Michele TRAINA, persona che gli feci conoscere nella stessa occasione. Lo SCHETTINO ed il TRAINA si diedero appuntamento a Torino per due o tre giorni dopo. Ivi lo SCHETTINO incontrò il TRAINA, e per quel che so, quest'ultimo andò poi a prelevare l'Antonino VALENTI non so se all'aeroporto di Milano o a quello di Torino. Avevo infatti raccomandato al TRAINA ed al VALENTI di non viaggiare insieme e di evitare, allorquando si fossero incontrati di mostrare che si conoscevano. Di significativo, in ordine a tutto l'episodio, ricordo che dovrebbe essere avvenuto un qualche controllo di polizia relativamente alla macchina che lo SCHETTINO aveva messo a disposizione del TRAINA.
Nel dare atto che l'episodio è stato ulteriormente illustrato dal BRUSCA, l'Ufficio gli ricorda che egli ne aveva già parlato -sia pure in termini sintetici- nel verbale del 14 agosto 1996, nel cui contesto non aveva però evidenziato il ruolo del VALENTI. Gli chiede pertanto se tale fatto abbia avuto un qualche particolare significato, oppure sia stato frutto di semplice dimenticanza. Il BRUSCA risponde: si è trattato di mera dimenticanza, anche perchè non avevo omesso di menzionare il nome del VALENTI. Anzi, con riferimento a quel verbale ed a domanda dell'Ufficio, preciso che il "gelataio" del quale avevo parlato è di origine palermitana, e che quando ho detto gelataio intendevo riferirmi ad una persona che gestiva un chiosco od un bar.

[cli] - (12/11) Quando CANCEMI ha detto che RIINA voleva uccidermi per un fatto avvenuto a Trapani, io ho negato tale circostanza, che invece risponde a verità. In effetti, io ero andato a Salemi con Salvo MADONIA per un traffico di stupefacenti senza dire niente a RIINA. Quest'ultimo, venuto a conoscenza del fatto, aveva deciso di uccidermi, come ho appreso dalle dichiarazioni di Salvatore CANCEMI. Io ho detto che non rispondeva al vero che io mi ero recato a Salemi all'insaputa di RIINA, e ciò ho fatto per non fare preoccupare i miei familiari che avevano contatti con i familiari di RIINA.
Voglio essere ancora più chiaro facendo un altro esempio. Poco prima della strage in cui perse la vita il dott. BORSELLINO, Salvatore BIONDINO si lasciò scappare con me che "erano sotto lavoro"; da queste parole io compresi che stava maturando qualcosa contro qualcuno importante, ma non gi chiesi ulteriori notizie per non metterlo in difficoltà, pur essendo rimasto tra me e me dispiaciuto per non essere stato messo al corrente di quanto stava maturando.

[clii] - (12/11)io non sono in grado di escludere che l'episodio dell'incontro tra RIINA ed ANDREOTTI, riferito dal DI MAGGIO, sia avvenuto o meno, tenuto conto che per altri fatti altrettanto importanti - come la strage di Capaci quando io fui posto "dinanzi al fatto compiuto", oppure la strage di via D'Amelio - il RIINA aveva dimostrato di avermi tenuto all'oscuro.

[cliii] - (12/11) io non sono in grado di escludere che l'episodio dell'incontro tra RIINA ed ANDREOTTI, riferito dal DI MAGGIO, sia avvenuto o meno, tenuto conto che per altri fatti altrettanto importanti - come la strage di Capaci quando io fui posto "dinanzi al fatto compiuto", oppure la strage di via D'Amelio - il RIINA aveva dimostrato di avermi tenuto all'oscuro.


[cliv] - (12/11) Ritornando al BELLINI, devo dire che fu proprio lui a "metterci in testa" l'idea di organizzare attentati al Nord. BELLINI ci diceva che potevamo mettere in crisi lo Stato. Ricordo che ci propose di rubare un piccolo quadro, molto prezioso, dicendoci che in tal modo SGARBI - nella sua trasmissione televisiva quotidiana - avrebbe aspramente criticato lo Stato per l'incapacità di tutelare i beni artistici.

In sostanza, il BELLINI ci indicò due strategie. La prima consisteva nell'aprire una trattativa con lo Stato, mediante lo scambio di opere d'arte contro trattamenti di favore per i detenuti. La seconda, che doveva costituire l'eventuale sviluppo della prima, consisteva nel mettere in crisi lo Stato, attuando degli attentati.

Riflettendo bene sul passato, ho maturato la convinzione che il BELLINI era il portatore di un progetto che intendeva strumentalizzare Cosa Nostra per scopi ulteriori rispetto a quelli dell'organizzazione. Non era solo "una cosa di BELLINI".

L'Ufficio mi fa rilevare che questa è la prima volta che io prospetto un simile ruolo del BELLINI.

Al riguardo, devo dire che ora mi sento più sereno, e mi sento di dire cose che non avevo detto prima. Inoltre, mi ha colpito il fatto che l'Ufficio mi ha mostrato le fotocopie dei quadri che noi avevamo consegnato al BELLINI per condurre la trattativa - poi fallita - con lo Stato. Quelle fotocopie non "dovevano esistere", perchè - ove la trattativa fosse fallita - dovevano essere distrutte. E' evidente che invece il BELLINI consegnò quelle fotocopie a "qualcuno" dello Stato; egli, dunque, era una persona che "aveva più facce". Del resto, noi già allora sospettavamo che facesse parte dei Servizi Segreti, e che utilizzasse la sua attività di recupero-crediti come copertura per spostarsi liberamente in Sicilia, senza destare sospetti. Ricordo che ci disse che doveva andare a Catania e ad Enna per recuperare dei crediti, e che aggiunse che aveva pernottato a Pergusa, forse in albergo.

Ricordo che dopo l'arresto di RIINA, io e GIOE' incontrammo Raffaele GANCI e Salvatore CANCEMI nella casa di Giovanni GUGLIELMINI "u siccu", e che in questa circostanza parlammo loro dei progetti di attentati dimostrativi di cui ho già detto in precednti interrogatori (ad es., diffusione di siringhe infette sulle spiagge). Essi ne presero atto, e dissero che se ne sarebbe riparlato a tempo debito.

[clv] - (05/21) A domande volte a chiarire come si potesse pensare, nel 1994, che DI MAGGIO si trovava ancora nel novarese, dal momento che era notorio che DI MAGGIO era stato arrestato là, BRUSCA dice che, data la sua conoscenza con DI MAGGIO, era convinto che questi comunque mantenesse rapporti con qualcuno che sul piano dei rapporti personali avesse una qualche importanza per lui; tra questi ci poteva appunto essere MANGANO Natale. Precisa gli spostamenti compiuti da TRAINA Michele nel febbraio 1994. Aggiunge di aver contattato nel 1995 a San Giuseppe Jato Natale MANGANO per chiedergli di aiutarlo a localizzare DI MAGGIO. Aggiunge che, anche da collaboratore, DI MAGGIO tramite il fratello più piccolo si faceva arrivare la carne da San Giuseppe Jato, cosa di cui è al corrente anche MONTICCIOLO. I familiari del DI MAGGIO, con l'eccezione di REDA, non vennero eliminati per risalire tramite loro al luogo dove era DI MAGGIO.

[clvi] - (05/21) Poste ulteriori domande, dice che, prima dell'arresto di DI MAGGIO, egli BRUSCA pensava di poterlo rintracciare o presso i parenti, a Siena, di MANISCALCO Giuseppe di San Cipirrello, ovvero nel novarese presso Natale MANGANO, dato che si sapeva a San Giuseppe Jato che DI MAGGIO era in buoni rapporti con il MANGANO che da anni si era trasferito nel novarese. Dice che entrambe le possibilità erano plausibili ma che fino al giorno dell'arresto di RIINA, allorchè Gioacchino CALABRO' gli fece sapere che Peppe FERRO dava la sua disponibilità per un appoggio in Toscana, egli BRUSCA era orientato a cercare DI MAGGIO presso i parenti di MANISCALCO Giuseppe.

[clvii] - (05/21) Illustra a questo punto incontri avvenuti dopo l'arresto di RIINA, a partire da un incontro tra PROVENZANO, Giovanni BRUSCA, Carlo GRECO, Pietro AGLIERI, Leoluca BAGARELLA, Giovanni GRIZZAFFI. In tale incontro fu detto che PROVENZANO era il nuovo capo mandamento di Corleone e che, per i contatti da tenere con gli altri capi mandamento, si sarebbe prima consultato con BAGARELLA.

[clviii] - (05/21) BRUSCA ancora parla di ulteriori incontri con PROVENZANO, delle rispettive (dello stesso BRUSCA, di PROVENZANO, di GANCI e CANCEMI e Michelangelo LA BARBERA) zone di influenza in relazione ai singoli mandamenti e alle situazioni contingenti che si erano verificate.

[clix] - (05/21) Parla infine di un incontro a tre (BRUSCA, BAGARELLA e PROVENZANO), avvenuto nel 1993 quando già erano successi attentati, all'esito del quale, nel contrasto tra la linea di BAGARELLA -che nella sostanza voleva proseguire secondo i suoi programmi- e la linea di PROVENZANO -che inizialmente pensava che si dovessero adottare le decisoni necessarie per sostituire RIINA in tutte le sue cariche e che riferiva di non sapere che risposta dare a chi gli chiedeva spiegazioni sugli attentati- vi fu una specie di "nulla di fatto" e PROVENZANO disse che allora si sarebbe occupato solo dei fatti di sua diretta ed attuale competenza. In tal modo ognuno restava libero e responsabile delle proprie decisioni. In tale occasione BAGARELLA disse a PROVENZANO di mettersi un cartello con la scritta "NON NE SO NIENTE".

[clx] - (05/28) Parla poi di un "gruppo operativo su Roma", tra la fine del 1991 e gli inizi del '92, che da quanto apprese doveva occuparsi di COSTANZO e di MARTELLI, mentre non doveva occuparsi di FALCONE perchè RIINA lo voleva a quel punto eliminare a Palermo. Circa questo gruppo che operava su Roma apprese da RIINA che "Matteo si muove bene" e che l'iniziativa era dispendiosa; ne facevano parte anche SINACORI e Renzino TINNIRELLO tanto che sulle prime pensò, ma poi scartò la sua ipotesi, che Renzino TINNIRELLO utilizzasse a Roma contatti del figlio (amico di TINNIRELLO) del principe VANNI CALVELLO.
Con queste vicende si giunge alla fase di preparazione dell'attentato a FALCONE.

[clxi] - (05/28) Riferisce di incontri, due o tre, dietro villa Serena in casa GUDDO, con RIINA e con la presenza anche di BIONDINO, CANCEMI e GANCI Raffaele. Dice che in quel periodo, prima della strage di Capaci, gli è capitato di vedere SINACORI. Rappresentatogli quanto detto da SINACORI circa un incontro con RIINA, nella casa di certo GUGLIELMINI, e dettogli che il fatto si è verificato tra la fine di febbraio ed i primi del marzo 1992, dice che quanto riferito dal SINACORI può essersi senz'altro verificato. In ogni caso non sa che cosa si possano essere detti SINACORI e RIINA.

[clxii] - (05/28) Dettogli che il "gruppo operativo su Roma" fu, nei giorni indicati, "fermato", fa presente che non conosceva questa situazione e che non sa le ragioni della decisione. Ipotizza che la causa fossero i preparativi della strage di Capaci.

[clxiii] - (05/28) Solo a cose fatte, RIINA avrebbe messo al corrente i capi-mandamento di quanto fosse accaduto a Roma, in particolare se si fosse trattato di qualcosa di eclatante;
- che gli viene in mente il giornalista MARRAZZO che era stato preso in considerazione come possibile obiettivo. L'idea decadde perchè il giornalista poi morì di morte naturale.

[clxiv] - (05/28) Fattogli presente, senza indicargliene la fonte, quanto risulta circa un incontro verificatosi nel gennaio 1994 in un villaggio turistico nella zona di Cefalù, -incontro tra GRAVIANO Giuseppe, BAGARELLA, CALABRO', Nino MANGANO, MESSINA DENARO, SINACORI, Giuseppe FERRO e con la presenza anche del Senatore INZERILLO (che si incontrò con alcuni dei presenti e disse che "con le stragi non si era ottenuto nulla")-, dice che non conosce l'episodio e che identifica il luogo nel villaggio Euromare. Conferma che INZERILLO era stato nel tempo a disposizione del mandamento di Ciaculli, che diventò mandamento di Brancaccio, ed in particolare di GRAVIANO.

[clxv] - (05/28) In relazione alla circostanza da ultimo rappresentatagli, riferisce di avere avuto, quando le stragi del '93 erano già successe da tempo, un colloquio nel quale chiese a BAGARELLA se, nell'affrontare e nel realizzare gli attentati, si era mosso avendo una qualche copertura o un qualche referente. BAGARELLA gli disse che al momento "non aveva nulla" e che precedentemente un referente lo avevano i GRAVIANO, Giuseppe in particolare.
Afferma di essere ben certo che BAGARELLA si espresse con chiarezza nei termini ora detti ed aggiunge che però BAGARELLA non scese in alcun particolare.
Dice ancora che BAGARELLA si lamentava di essere stato "lasciato solo" dai GRAVIANO i quali si erano in un secondo tempo "tirati indietro". BAGARELLA infatti nel fare gli attentati aveva fatto affidamento sugli "agganci politici" dei GRAVIANO.

[clxvi] - (05/28) Precisa che nel 1996, agli inizi, ebbe una conversazione a Dattilo con MESSINA DENARO Matteo e con SINACORI nel corso della quale venne messo al corrente delle questioni di ordine economico, relative anche a Tullio CANNELLA, che avevano causato un dissenso tra BAGARELLA e GRAVIANO.

[clxvii] - (05/28) Poste ulteriori domande sui fatti accaduti nel 1993, menziona le iniziative presso i catanesi assunte in relazione alla decisione di eliminare COSTANZO; indica i viaggi fatti da GIOE' a tale scopo fino a pochissimi giorni prima del proprio arresto.
Dice poi che tra l'arresto di RIINA e quello di GIOE' vi furono degli incontri tra lui, BAGARELLA, Giuseppe GRAVIANO, GIOE' e forse Gioacchino LA BARBERA; dice che gli incontri si svolsero nella casa di uno che poi fu arrestato per favoreggiamento dei GRAVIANO e che riconobbe in foto dai giornali. Fattogli il nome di VASILE Giuseppe dice che si tratta di tale persona.
Il problema affrontato in questi incontri era sia di come proseguire la strategia di RIINA sia di come far qualcosa perchè smettessero i maltrattamenti a carico dei mafiosi detenuti. Queste prospettive non avevano niente a che fare con la vicenda del "papello";

GIOE' propose di compiere atti dimostrativi da praticare in località turistiche, atti che non dovevano comportare conseguenze particolari perchè, per taluni di loro, dovevano essere accompagnati da telefonate. Menziona, come suggerimenti di GIOE', l'idea di disperdere delle siringhe con sangue infetto, o di rubare opere d'arte agli Uffizi, o di lasciare dell'esplosivo sulla Torre di Pisa. Compiendo questi fatti si pensava poi di riattivare il "contatto BELLINI" ovvero di attendere che lo Stato prendesse le iniziative di cercare un contatto.

[clxviii] - (05/28) Parla poi di un incontro avuto con GANCI Raffaele, CANCEMI e Michelangelo LA BARBERA, incontro nel quale egli manifestò genericamente l'intenzione di "fermarsi", ma solo perchè era la prima volta che si trovava ad affrontare i discorsi delle iniziative da prendere, compresi i delitti che dovevano eseguirsi a Palermo, in presenza di LA BARBERA Michelangelo.
Spiega che a margine di questo incontro conferì separatamente con CANCEMI al quale chiarì perche aveva mantenuto quell'atteggiamento; aggiunge che CANCEMI era andato poi a riferire, non correttamente, a GRAVIANO sull'atteggiamento di BRUSCA a seguito della qual cosa poi BAGARELLA lo aveva rimproverato di essersi tirato indietro. Accenna ad un diverso e successivo incontro avuto con GANCI e CANCEMI e con la presenza anche di GIOE', nel quale furono fatti degli accenni, con riserva di parlarne in un secondo tempo, alle azioni da compiere "al nord".

[clxix] - (05/28) Chieste ulteriori delucidazioni sul colloquio nel quale chiese a BAGARELLA con quale prospettiva era andato avanti con le stragi, ripete ancora che BAGARELLA gli disse che era GRAVIANO che a quell'epoca aveva un contatto

[clxx] - (05/28) A questo punto il P.M. invita BRUSCA a riflettere sulla ovvia considerazione che in una vicenda in cui "cosa nostra" alimentava le proprie prospettive con una serie di attentati (e quindi preventivando responsabilità penali da ergastolo), "la qualità" del referente non poteva certo commisurarsi a quella, esemplificata dalla persona di BELLINI, sulla quale era dimensionata la trattativa dei quadri. Spiega anche, il Pubblico Ministero, che appare inverosimile che questa strategia sia stata attuata senza garanzia da parte del referente, a partire almeno dal primo o dai primissimi episodi di strage.
BRUSCA a questo punto accenna all'incontro del gennaio 1996, a Dattilo, con MESSINA DENARO e SINACORI, e dice che MESSINA DENARO si esprimeva in termini che "non c'era stato nessuno dietro", aggiungendo che gli obiettivi erano stati individuati tramite depliants, iniziativa quest'ultima che BRUSCA pensa non andasse al di là della persona dello stesso MESSINA DENARO. Specifica che in tale incontro, sempre alla presenza di SINACORI, si parlò del progetto di eliminazione dei FUNARI padre e figlio, si commentò la vicenda del figlio di DI MATTEO, il duplice omicido PIRRONE ed ancora certe considerazioni di BRUSCA sul fatto che i pentiti, in definitiva, lo scagionavano o potevano scagionarlo dalle stragi.

[clxxi] - (06/04) Preliminarmente il Pubblico Ministero ha sottoposto a BRUSCA la pag. nr. 17 di un album fotografico nella quale compare, ritratta di faccia e di profilo, una persona, e chiede a BRUSCA, al quale non è dato modo di vedere la didascalia di fondo pagina, se conosca la persona in questione; dopo aver osservato BRUSCA dice che vi ravvisa, se non erra, colui nella cui casa a S. Flavia davanti all'hotel Zagarella, vi fu quella riunione con BAGARELLA e con GRAVIANO Giuseppe della quale ha già parlato.
Chiesto di ritornare alla persona e all'episodio, dice che quello doveva essere il proprietario della casa, che doveva essere vicino a GRAVIANO Giuseppe, che durante l'incontro la persona controllava dal balcone e teneva sotto controllo il telefono per raccogliere dall'esterno eventuali segnali d'allarme; che la persona non partecipò alla conversazione, che l'incontro in questione fu l'unico che si tenne in quella casa, che la persona non ha mai parlato con lui BRUSCA, ma che, in occasione di quell'incontro, la persona conferì separatamente con GRAVIANO Giuseppe di argomenti che BRUSCA ignora. Aggiunge che l'incontro fu successivo all'arresto di RIINA e precedente a quello di GIOE'.
A questo punto il Pubblico Ministero dà atto che la persona di cui alla foto mostrata a BRUSCA ritrae VASILE Giuseppe, nato a Palermo il 2.11.1960, e che essa è collocata nella pagina che ha la dicitura "Allegato nr. 18" dell'album formato dalla DIA C.O. Firenze datata 28.3.1994.

[clxxii] - (06/04) Chiesto ancora di illustrare l'incontro nella casa di S. Flavia della persona oggi riconosciuta in foto, dice che:
- si trattava di decidere "il da farsi";
- l'incontro era stato indetto da BAGARELLA;
- BRUSCA e GIOE', già da tempo, ragionando sulla "vecchia" vicenda BELLINI avevano, e lo aveva fatto GIOE' in particolare, individuato il "punto debole dello Stato" in relazione agli interessi nel settore dell'arte e del turismo. In questo contesto tra lui e GIOE' si era ripensato al vecchio progetto di BELLINI di fare rubare un quadro dagli Uffizi, quadro piccolo ed asseritamente di grande valore. Tra lui ed il GIOE' si era pensato di riconvocare BELLINI sia per avere gli ottanta milioni di prezzo della cocaina sia per andare avanti con il progetto di furto agli Uffizi. BELLINI deve aver ben chiaro di che opera si tratti in quanto parlava di un quadro specifico.
- Nella riunione a S. Flavia BRUSCA espose le sue idee in particolare sulle siringhe e sulla Torre di Pisa, ma non parlò dell'idea di fare il furto agli Uffizi;
- si parlò anche dell'attentato a COSTANZO e della possibilità di realizzarlo o da parte dei palermitani con l'esplosivo o da parte dei catanesi (che nel frattempo erano stati ricontattati) con armi tradizionali;
- che BAGARELLA e GRAVIANO, in quell'occasione, non espressero loro autonomi progetti su questa strategia da praticare al nord.

[clxxiii] - (06/04) Tornando all'incontro a S. Flavia nella casa della persona riconosciuta in foto, dice che a quel momento il discorso su un certo tipo di azioni da farsi al nord, e che per lui dovevano avere un carattere intimidatorio e non cruento, era di natura operativa.
Conferma la presenza di BAGARELLA, GIOE' e GRAVIANO Giuseppe; ritiene possibile la presenza di Gioaccchino LA BARBERA e quella, puntualizzando così oggi i suoi ricordi, dello stesso MESSINA DENARO Matteo.

Aggiunge che a termine dell'incontro BAGARELLA e GRAVIANO Giuseppe si appartarono e parlarono da soli, ma non sa di quali argomenti.

Chiesto a questo punto di fissare cronologicamente, quindi, l'incontro nella casa di S. Flavia con riferimento agli altri incontri e riunioni -successivi all'arresto di RIINA- menzionati anche nell'ultimo interrogatorio, dice:
- per primo vi fu l'incontro nella casa di GUDDO, l'uomo d'onore, con la presenza sua, di CANCEMI, di GANCI Raffaele e di Michelangelo LA BARBERA nel corso del quale l'argomento era il programma di compiere attentati contro esponenti politici e delle istituzioni in Sicilia, e nel quale egli simulò, per la presenza di LA BARBERA, di essere contrario a questa strategia;
- per secondo vi fu un incontro occasionale nella stalla di GUGLIELMINI, con GANCI Raffaele e CANCEMI. Egli accennò alla possibilità di compiere azioni intimidatorie al nord ma il discorso non fu approfondito;
- per terzo vi fu l'incontro nella casa di S. Flavia, con i partecipanti già indicati. Quando ebbe esposto la sua idea sulle azioni da fare al nord gli altri approvarono.
Alla data di questo terzo incontro era già stato messo al corrente da BAGARELLA sul punto di vista di PROVENZANO circa le azioni già progettate e da compiere in Sicilia.

[clxxiv] - (06/04) A domanda sulla rilevanza della disponibilità dei catanesi ad eseguire l'attentato a COSTANZO, risponde che questa disponibilità era stata espressa già prima dell'arresto di RIINA; che con i catanesi erano in atto rapporti di collaborazione dopo un lontano periodo di raffreddamento; che egli stesso dopo l'arresto di RIINA indirizzò GIOE' a Catania per sentire se questa disponibilità era attuale.

[clxxv] - (06/04) Posto domande per sapere a quando debba farsi risalire il "distacco" tra GRAVIANO e BAGARELLA, risponde, fornendo i relativi elementi, che questa situazione si delineò dopo le stragi del '93, a partire dal mese di agosto o dai mesi successivi.

A domanda dice che non gli è stato riferito di un successivo riavvicinamento e che anzi MESSINA DENARO Matteo, nel 1996, (diceva) che i GRAVIANO erano disgustati di BAGARELLA.
Spiega che a suo giudizio non testimoniano alcun riavvicinamento nè le lettere scritte da GRAVIANO Giuseppe durante la detenzione a MANGANO Antonino, nè le modalità organizzative ed operative dell'attentato a CONTORNO (aprile '94).

[clxxvi] - (06/04) A domanda dice che non sa nulla di preciso se erano stati programmati altri attentati; MESSINA DENARO Matteo gli fece però pensare di si perchè, dopo aver escluso che le stragi fossero state fatte con l'apporto di calabresi e napoletani, disse "ci siamo fermati".

[clxxvii] - (06/19) Chiestogli se gli risulti qualcosa circa un progetto di BAGARELLA, del maggio/luglio 1994, che comportava la ricerca di appoggi sia a Bologna sia a Firenze, dice che non ne sa niente e che per lui Bologna ha a che fare solo con (il) progetto di attentato a DI MAGGIO in relazione alla comparizione davanti ad una Corte di assise di Palermo che teneva udienza per il processo "Agrigento" appunto a Bologna. Fornisce dettagli in merito menzionando anche le persone di MESSINA DENARO Matteo e SINACORI Vincenzo di cui sapeva che avevano conoscenze, genericamente, al nord.

[clxxviii] - (06/19) Aggiunge spontaneamente di aver appreso dai mezzi di informazione che SINACORI Vincenzo avrebbe dichiarato, inesattamente, che egli BRUSCA era contrario alle stragi, in modo assoluto, e quindi si riporta alle precedenti dichiarazioni sul punto che, come già spiegato, aveva invitato BAGARELLA Leoluca a soprassedere una volta appreso delle intercettazioni di via Ughetti.

[clxxix] - (06/19) Postogli domande sui tempi e sui termini del "riavvicinamento" tra lui e BAGARELLA Leoluca, richiamate anche le dichiarazioni a questo proposito rese nell'ultimo interrogatorio, fa presente che questo fatto si colloca con sicurezza nel periodo estivo del 1993, allorchè BAGARELLA Leoluca era latitante nella zona di San Mauro Castelverde.

Fornisce dettagli circa le situazioni che rappresentavano o potevano rappresentare motivo di contrasto tra lui e BAGARELLA Leoluca, illustrando spontaneamente le circostanze caratterizzanti l'eliminazione dell' uomo d'onore di Balestrate Vito MUTARI. Chiarisce ulteriormente le proprie affermazioni precisando che l'antefatto era rappresentato sia dalla risalenza dell'idea di BAGARELLA Leoluca di eliminare MUTARI sia dall'atteggiamento che aveva assunto BAGARELLA Leoluca, dopo l'arresto di RIINA Salvatore, atteggiamento sintetizzabile nella volontà di farla da padrone anche in zone come il trapanese, l'alcamese, Castellammare, precedentemente affidate da RIINA Salvatore allo stesso BRUSCA.

Riferisce ancora, sempre al medesimo riguardo, che gli era stato riferito che, secondo disposizioni date da BAGARELLA Leoluca, ove avesse chiesto informazioni relative all'eliminazione del MUTARI, da attribuirsi (per quanto era riuscito comunque a sapere) a Peppe FERRO ed alle persone del mandamento di Alcamo, non gli doveva essere fornita alcuna informazione. Aggiunge che, per "ripagare con la stessa moneta" l'iniziativa di BAGARELLA Leoluca, aveva deciso l'eliminazione a Partinico di un certo SALVIA.

Dice ancora che, prima di addivenire a questa sorta di chiarimento, la situazione tra lui e BAGARELLA Leoluca poteva, secondo il suo punto di vista, evolvere anche in uno scontro armato. Di fatto, dato che vi erano anche altre situazioni, anche a sfondo patrimoniale e di interesse per certi versi dei GRAVIANO e per certi altri di PROVENZANO, che dovevano essere affrontate con BAGARELLA Leoluca, approfittò della situazione e provocò un incontro con BAGARELLA Leoluca. In questo contesto furono affrontati tutti gli argomenti "critici" e, richiamategli le dichiarazioni del precedente interrogatorio, gli stessi fatti di strage a proposito dei quali conferma di aver fatto a BAGARELLA Leoluca un discorso la cui sostanza era questa: "a questo punto devi continuare". BAGARELLA Leoluca nell'occasione gli disse infatti che aveva in mente di fare altri attentati.

[clxxx] - (06/19) la "linea strategica" perseguita da BAGARELLA Leoluca era quella iniziale: si trattava di portare, comunque, lo Stato a "farsi sotto" e cioè alla trattativa. Tale linea strategica non guardava solo al 41 bis ma ad obiettivi più generali: le persone dovevano uscire fuori dal carcere; i beni sequestrati dovevano essere sostituiti.

[clxxxi] - (06/19) In questo contesto di dichiarazioni menziona anche "i GRAVIANO" specificando che BAGARELLA Leoluca manifestava una certa critica nei confronti degli stessi GRAVIANO dei quali diceva tra l'altro "sono andati al nord, giù non si fanno vedere".

Chiestogli se questi accenti del discorso di BAGARELLA Leoluca circa i GRAVIANO facevano pensare a un disaccordo che avesse una qualche radice ovvero a una momentanea contrarietà dello stesso BAGARELLA Leoluca, fornisce articolatamente una risposta sintetizzabile nell'esistenza, più o meno in quell'epoca, di ragioni di contrasto determinate anche dal fatto che CANNELLA Tullio, che aveva cospicui interessi patrimoniali gestiti di concerto con i GRAVIANO, si era avvicinato a BAGARELLA Leoluca e si faceva forte di ciò.

[clxxxii] - (07/14) Come ha già riferito, BAGARELLA Leoluca, quando gli attentati del 1993 c'erano già stati e quando si era già delineato il distacco tra lo stesso BAGARELLA Leoluca e GRAVIANO Giuseppe, si lamentò con lui BRUSCA Giovanni del fatto di essere stato "abbandonato" dai GRAVIANO. Questa fu la risposta che BAGARELLA Leoluca gli diede quando egli BRUSCA Giovanni gli chiedeva spiegazioni sul criterio con il quale aveva compiuto gli attentati. Preso atto della risposta di BAGARELLA Leoluca, BRUSCA Giovanni gli disse che essere arrivati a quale punto e non aver ottenuto nulla comportava la necessità, per BAGARELLA Leoluca stesso, di andare avanti e di farlo fino a che "qualcuno non si fosse fatto sotto". BAGARELLA Leoluca gli disse infatti il programma di continuare per seguitare a colpire sempre obiettivi che rivestivano interessi culturali, storici, artistici, turistici. BAGARELLA Leoluca non manifestò che intendesse compiere azioni contro le forze dell'ordine o le forze di polizia.

[clxxxiii] - (07/14) Poste a questo punto domande sull'attentato allo stadio Olimpico, dice di averlo saputo, da SPATUZZA Gaspare, prima che ne parlassero i mezzi di informazione. Localizza nel tempo la confidenza di SPATUZZA Gaspare con riferimento alla rapina alle poste di Palermo in quanto circa venti giorni dopo questo fatto, e quindi un po' prima del Natale 1995, SPATUZZA Gaspare fu combinato uomo d'onore in una casa, a Salemi, di certi nipoti del collaboratore PENNINO.

SPATUZZA Gaspare parlò dell'Olimpico commentando le recenti notizie di una recente collaborazione in ambito "cosa nostra" (BRUSCA Giovanni ritiene trattarsi della collaborazione di ROMEO Pietro); diceva infatti SPATUZZA Gaspare che se l'attentato, fallito solo per il mancato funzionamento del telecomando, fosse riuscito, questo nuovo collaboratore sarebbe stato in grado di parlarne e quindi "ora" i Carabinieri avrebbero cercato SPATUZZA Gaspare non per arrestarlo ma per ucciderlo.
Quanto al fatto in se dell'attentato, SPATUZZA Gaspare diceva che l'operazione l'aveva in un certo senso organizzata lui e che aveva deciso di compierla dopo aver parlato con GRAVIANO Giuseppe che gli diede l'approvazione.
All'epoca di queste confidenze SPATUZZA Gaspare era già stato "combinato".
BRUSCA Giovanni non ha mai saputo per quale ragione l'attentato non è stato replicato e dice di non essersi dilungato più di tanto con SPATUZZA Gaspare pur rendendosi conto, oggi, che l'attentato in questione avrebbe avuto i caratteri di qualcosa di assolutamente unico nella storia di "cosa nostra".

[clxxxiv] - (07/14) Poste domande sulle spiegazioni che oggi si sente di dare al suicidio di GIOE' ed all'accenno che questi fece, nella lettera, alla persona di BELLINI, afferma che GIOE' evidentemente si sentiva "colpevole" degli attentati che si stavano verificando, in quanto più che ogni altro ne conosceva il collegamento con i discorsi intercorsi tra lui e BELLINI. L'accenno poi al BELLINI, nella lettera, aveva sicuramente lo scopo di indirizzare l'attenzione dell'Autorità sulla persona di questi, e sugli eventuali collegamenti del medesimo, in relazione agli attentati. Egli BRUSCA Giovanni aveva cercato in tutti i modi di mettere le mani sulla lettera ma non vi era riuscito e si era dovuto limitare a leggerne stralci o riassunti sui giornali.
Lo stesso "senso di colpa" GIOE' non poteva avere per l'attentato a COSTANZO perchè alla deliberazione di quello aveva partecipato direttamente. BRUSCA Giovanni si riporta alle sue precedenti dichiarazioni e richiama sotto questo specifico aspetto la riunione nella casa di VASILE a Santa Flavia, riunione nella quale i presenti decisero di eliminare COSTANZO, fatto per il quale la causale era già definita ed accettata, e al contempo intraprendere una campagna di azioni che avessero come obiettivo il patrimonio storico e artistico dello Stato.
Questo secondo aspetto del programma varato nella riunione a Santa Flavia non comportava (BRUSCA Giovanni lo afferma con sicurezza) il passare senz'altro ad azioni "di danno" bensì (ad) azioni "di minaccia": era previsto usare esplosivo, ma non per farlo scoppiare bensì per farlo ritrovare, ad esempio in uno zaino, ad esempio sulla Torre di Pisa o agli Uffizi. Nel programma quindi coesistevano due linee operative: una che mirava ad ottenere il risultato finale (l'eliminazione di COSTANZO); l'altra che mirava ad esercitare una pressione sulle istituzioni. Per gestire questa "pressione" il programma prevedeva di utilizzare BELLINI. Fattogli notare che in una fase precedente dell'interrogatorio ha detto che i contatti con BELLINI erano diventati problematici tanto che non c'era stata "gestione" dell'episodio di Boboli, BRUSCA Giovanni dice che le cose non stanno esattamente come il Pubblico Ministero rileva perchè i rapporti tra BELLINI e GIOE' in sostanza non erano mai venuti meno.

[clxxxv] - /07/15) - L'incontro con BAGARELLA Leoluca a San Mauro Castelverde avvenne dai 15 giorni ad un mese dopo l'eliminazione di Vito MUTARI.
BAGARELLA Leoluca manifestò l'attualità dei programmi per colpire altri obiettivi di tipo storico ed artistico e per BRUSCA Giovanni questo era sufficiente, avendo detto a BAGARELLA Leoluca che a quel punto non si doveva fermare; quindi BRUSCA Giovanni non entrò in nessun particolare circa questi programmi.

[clxxxvi] - (07/15) - Ribadisce quanto ha affermato circa lo stravolgimento da parte di BAGARELLA Leoluca della seconda linea operativa emersa nell'incontro in casa di VASILE e cita episodi di omicidi, ai quali ha contribuito, dimostrativi della tendenza di BAGARELLA Leoluca ad andare avanti non con una chiara cognizione della situazione tanto che questi omicidi in effetti costarono la vita di persone "innocenti".

- A Santa Flavia fu deciso che l'eliminazione di COSTANZO, da parte dei palermitani, sarebbe stata fatta con l'esplosivo per la sola ragione che GRAVIANO e MESSINA DENARO Matteo già dall'anno prima avevano studiato il modo di realizzare il fatto con questa tecnica. Lo stesso MESSINA DENARO Matteo, alla fine del 1995 o agli inizi del 1996, allorchè si incontrava nell'abitazione a Erice di un certo Mario POLLINA (o cognome simile; trattasi di persona che è stata arrestata sulla base delle dichiarazioni di SINACORI Vincenzo) gli raccontò che prima di Capaci "loro" erano pronti per eseguire a Roma l'attentato a COSTANZO ma furono fatti tornare in Sicilia perchè stava andando in porto l'organizzazione dell'attentato a FALCONE.

[clxxxvii] - (07/15) - Sempre sulla riunione a Santa Flavia è vero che fu BRUSCA Giovanni a mettere in discussione l'idea di attaccare il "punto debole" dello Stato, mentre BAGARELLA Leoluca e GRAVIANO Giuseppe, ammesso che ne avessero, non esposero loro propri programmi su azioni da compiere al nord. BRUSCA Giovanni condivide l'osservazione del Pubblico Ministero secondo la quale è paradossale che poi sia stato portato avanti, però stravolgendola, proprio la proposta avanzata da BRUSCA Giovanni. Questi aggiunge che non sa che piega avrebbe preso la situazione se egli non avesse portato la discussione sull'argomento del "punto debole", pur ribadendo che si trattava comunque di argomento che BAGARELLA Leoluca conosceva da tempo altrettanto bene,

Chiarsice a questo punto che precedente era stato l'incontro con CANCEMI Salvatore, GANCI Raffaele e LA BARBERA Michelangelo nel quale, dopo aver rilevato che gli attentati del 1992 non avevano portato nessun vantaggio, gli altri manifestavano, compatti, l'intenzione di "star fermi". Data la presenza di LA BARBERA Michelangelo, persona con la quale BRUSCA Giovanni non aveva mai affrontato certi argomenti, BRUSCA Giovanni medesimo si astenne dal portare la conversazione sul cosiddetto "progetto RIINA", e cioè sul programma di compiere azioni in Sicilia contro personaggi in vista degli ambienti della politica, della giustizia, e di ambienti analoghi.
Al termine dell'incontro prese in disparte GANCI Raffaele e fu esplicito con questi per sondare cosa ne pensasse del "progetto RIINA", apprendendo così che GANCI Raffaele non voleva portarlo avanti. Fu GANCI Raffaele che, parlando poi con GRAVIANO Giuseppe, confidò non correttamente che BRUSCA Giovanni era contrario al progetto di RIINA Salvatore e GRAVIANO Giuseppe riferì la cosa a BAGARELLA Leoluca: da qui il giudizio negativo espresso da BAGARELLA Leoluca con il termine "i miserabili".

A domanda dice che l'incontro di Santa Flavia a casa di VASILE avvenne dopo che egli ebbe un chiarimento con BAGARELLA Leoluca, chiarimento con il quale rimosse l'opinione che egli BRUSCA Giovanni non volesse più agire.

[clxxxviii] - (11/13) In ogni caso l'ultima operazione del suo gruppo nel '92 risale all'omicidio di SALVO Ignazio.
Dopo tale fatto egli si dedicò esclusivamente a rintracciare DI MAGGIO Baldassare prima che iniziasse a collaborare.








NOTE AL QUARTO PARAGRAFO

[clxxxix] - (08/20) Fattogli presente quanto dichiarato da CALVARUSO in data 21.3.1996, e lettogli il testo del verbale per la parte relativa a discorsi svoltisi tra BAGARELLA e BRUSCA, dice che il racconto di CALVARUSO può ben essere vero, anche perché quella non fu l'unica occasione in cui BAGARELLA esternava i suoi commenti sul fallimento dell'attentato a CONTORNO e dice che tutte le volte "BAGARELLA attaccava il disco" e ripeteva le solite cose.


[cxc] - (08/14) Illustrata la vicenda riguardante il viaggio aereo di TRAINA Michele del 24.2.1994, da Palermo a Torino, assieme a SCHETTINO Francesco, a domanda BRUSCA risponde:

Non so chi fosse la persona che prelevò i due a Torino; penso si sia trattao di uno legato a SCHETTINO.

Il motivo di questo viaggio era quello di organizzare un attentato a Balduccio DI MAGGIO che, in quel tempo, stava in una località vicina ad un lago. La località è denominata VERBANIA, e lo dico confermando con sicurezza questo nome che mi viene ora fatto dal PM.

Io ero stato messo al corrente di questo fatto con un certo ritardo, come ora spiego, in virtù della richiesta che venne a farmi CALABRO' Gioacchino che voleva foto di DI MAGGIO ed altre informazioni relative anche alla donna dello stesso DI MAGGIO. Chiesi quindi a CALABRO' il perchè di questa richiesta ed intesi che era stata individuata la località dove stava DI MAGGIO e che di ciò erano già a conocenza BAGARELLA, MESSINA DENARO Matteo e GRAVIANO (propendo sempre per il Giuseppe, come preciso in sede di verbale).


[cxci] - (08/13) Spontaneamente dichiara:

Voglio precisare dopo la lettura del verbale riassuntivo che, alla richiesta di BAGARELLA, io risposi subito che potevo procurargli dell'esplosivo tipo "gelatina" da DI CARO ed egli mi disse di provvedere in tal senso. DI CARO del resto mi aveva già dato esplosivo di questo tipo che era stato utilizzato per la casa di Gioacchino LO GIUDICE ed anche in tal caso non esplose.

A D.R.:

Il non ho ricordo di aver dato incarico a MONTICCIOLO di portare alcun contenitore con esplosivo, per cui non credo che MONTICCIOLO confonda i ricordi tra fatti diversi e operi una sovrapposizione con ciò che ha potuto sentire circa l'attentato a CONTORNO.

Ciò mi porta a pensare, visto che mi si chiede se MONTICCIOLO possa aver fatto una consegna di tal genere di sua iniziativa, che egli aveva preso l'abitudine di fare delle cose di testa sua, senza parlarne con me, anche se ovviamente non so se abbia prelevato esplosivo dal bunker di Gambascio.


[cxcii] - (08/13) Se, come il P.M. mi fa notare, le riunioni a Fondo Patellaro sono successive all'arresto dei fratelli GRAVIANO, e quindi anche alle stragi del 1993, la richiesta che mi fece BAGARELLA di procurargli un esplosivo diverso (riguardava) aveva come punto di riferimento sicuramente le stragi del 1992 e, ritengo, anche quelle del 1993.

BAGARELLA non fu esplicito sulla ragione per cui voleva esplosivo diverso, ma posso rispondere comunque alla Sua domanda, perchè anche per fare gli omicidi io mi sono trovato di volta in volta a cambiare armi, per sviare le indagini.

A D.R.:

Io ero a conoscenza del tipo di esplosivo utilizzato per le stragi del 1992, sia per averlo appreso da fonti giornalistiche, sia perchè ero a conoscenza che quello utilizzato per la strage di Capaci - così come quello da utilizzare per l'attentato al dott. GRASSO, che avevo visionato per pochi secondi - era stato portato dal BIONDINO; in ordine all'esplosivo relativo alla strage di via D'Amelio, ritengo che la fornitura fosse stata effettuata dal BIONDINO, anche se non ho avuto modo di visionarla.


[cxciii] - (08/13) All'epoca di questi incontri io mi trovavo già presso Gaspare ROMANO, che fu proprio la persona che mi aiutò a trovare il luogo di riunioni a Fondo Patellaro, all'interno del quale mi svolsero allora due o tre appuntamenti; io, infatti, avevo apprezzato il luogo ed avevo deciso di farvi la mia abitazione, tanto che dissi agli altri che il luogo non era sicuro perchè controllato dalle forze dell'ordine.

Come ulteriore riferimento temporale, i fatti che sto narrando sono successivi all'inizio della collaborazione di DI MATTEO e di LA BARBERA ed anche all'arresto dei GRAVIANO, affermazione che questa mi è convalidata dalla presenza alle riunioni, altrimenti non giustificata, di Giorgio PIZZO e di Fifetto CANNELLA.


[cxciv] - (08/13) A questo punto il P.M. di Firenze fa presente al BRUSCA, con lettura integrale del verbale 6.6.1996, il contenuto delle dichiarazioni di MONTICCIOLO, per la parte relativa all'attentato a CONTORNO, e fa notare che, mentre per le circostanze del fusto con esplosivo asseritamente portato nella villa del parente di Benedetto CAPIZZI, destinato ad essere prelevato da Mimmo RACCUGLIA, non vi sono riscontri specifici, vi sono invece riscontri sulle restanti parti del racconto di MONTICCIOLO, ed in particolare sul fatto che CONTORNO era stato visto in un bar che era solito frequentare.

Il P.M. fa notare che questo riscontro proviene da dichiarazioni di persone con le quali non risulta che il MONTICCIOLO abbia nè rapporti nè conoscenza.

Preso atto di ciò, io ripeto che quello che ho detto è vero e che la circostanza del fusto con l'esplosivo affermata dal MONTICCIOLO non è vera.

Ripeto che io procurai, a richiesta di BAGARELLA, un quantitativo di esplosivo di cui mi approvvigionai presso il DI CARO, ed ora mi ricordo che con ogni probabilità consegnai a BAGARELLA anche un detonatore elettrico.

Mi viene in mente, a completamento di quanto già ho detto, che TRAINA Michele prelevò il materiale presso il DI CARO e poi lo consegnò a Giorgio PIZZO. Non so dove il PIZZO abbia portato il materiale

Ritornando comunque all'intero episodio di CONTORNO, io sono al corrente di ciò che è successo fino alla fornitura del primo quantitativo di esplosivo, quello utilizzato nell'attentato fallito, esplosivo che mi fu richiesto, ora lo preciso, dicendomi che servire per compiere un attentato a CONTORNO. Del fallimento dell'attentato, e a questo proposito mi viene in mente che da discorsi fattimi da BAGARELLA, da Nino MANGANO e da Fifetto CANNELLA si faceva riferimento ad un tombino ed al bar frequentato dal collaboratore, io fui informato in un momento successivo.

A D.R.

Non so dare una risposta netta sul punto se parlai con MONTICCIOLO o meno di quello che mi era stato raccontato circa il fallimento dell'attentato. Posso bene averlo fatto, proprio usando quelle frasi che MONTICCIOLO ha riportato nelle sue dichiarazioni. Così come è più che probabile che, saputo del ritrovamento dell'esplosivo a Formello, circostanza questa per me assolutamente nuova finché non ne parlarono televisione e giornali, io abbia fatto lo stesso tipo di considerazioni.

A D.R.:

Quanto all'esplosivo ed al suo confezionamento, come descritto da MONTICCIOLO, è pacifico che in quel deposito a Giambascio c'era esplosivo come quello di cui lui ha parlato e non c'era solamente esplosivo di quel tipo.

A D.R.:

Confermo che BAGARELLA mi chiese di procurargli esplosivo di qualità diversa da quello che era stato utilizzato per i fatti commessi precedentemente.

Si dà atto che a questo punto vengono poste varie domande per datare la richiesta di BAGARELLA e quindi per stabilire a quali precedenti attentati questi si riferisse con la richiesta di un esplosivo di tipo diverso.

Il BRUSCA risponde: quando mi fu fatta la richiesta si era all'epoca in cui si svolgevano degli incontri a Fondo Patellaro in Borgo Molara. Io non avevo mai frequentato, prima, Fondo Patellaro e quindi l'epoca in cui inizia la mia frequentazione di quel luogo corrisponde a quella in cui si svolsero quegli incontri.

In questo luogo si sono svolte delle riunioni alle quali io non partecipai perchè quegli argomenti non mi interessavano con l'intervento, certo, di queste persone: BAGARELLA, MESSINA DENARO Matteo (che è venuto sicuramente una volta, e forse due) Peppe FERRO, Giorgio PIZZO, Antonio MANGANO e Fifetto CANNELLA. Costoro trattavano tra loro argomenti il cui contenuto io non conosco, anche se posso pensare che riguardassero proprio gli attentati.


[cxcv] - (08/12) A D.R.: Per quello che si diceva in cosa nostra CONTORNO era ritenuto il responsabile dell'omicidio del padre dei fratelli GRAVIANO ed anche del padre dei MILAZZO.


[cxcvi] - (08/11m) A questo punto il Pubblico Ministero di Firenze dà lettura delle dichiarazioni resegli, il 6 giugno di quest'anno, sul medesimo argomento, da MONTICCIOLO Giuseppe, dichiarazioni che contrastano con quelle appena rese dal BRUSCA; questi dichiara:

Il MONTICCIOLO ha riferito una serie di notizie false e anche in tale circostanza non dice il vero.

D.R.: L'esplosivo si trovava nel noto deposito e per avere accesso al deposito il MONTICCIOLO avrebbe dovuto, teoricamente, avere disposizioni da me.

D.R.: Non riesco a capire perché il MONTICCIOLO abbia reso le dichiarazioni di cui mi è stata data lettura. Preciso che il materiale di cui ha trattato il MONTICCIOLO è certamente diverso da quello trovato a Formello e ciò lo deduco da quanto ho appreso dal mio difensore circa gli elementi a mio carico per le imputazioni mossemi a Firenze, avendomi specificamente il mio difensore, l'avv. RESTIVO, messo al corrente di quanto era emerso in udienza circa le dichiarazioni di MONTICCIOLO.

D.R.: Nel bunker si trovava dell'esplosivo che mi era stato fornito dal BIONDINO e dell'esplosivo che era residuato dalla strage di Capaci.

D.R.: L'esplosivo che mi è stato consegnato dal DI CARO è stato interamente utilizzato per i due fatti di cui ho parlato prima e non è transitato dal bunker di contrada Giambascio.


[cxcvii] - (08/11m) A domanda del PM di Firenze, risponde: Effettivamente mi fu richiesto dal BAGARELLA un piccolo quantitativo di esplosivo che solo successivamente appresi che era servito per compiere un fallito attentato a CONTORNO. Si trattava di gelatina assolutamente identica a quella utilizzata per compiere un attentato, peraltro fallito, in danno di LO GIUDICE Gioacchino, consigliere comunale di San Giuseppe Jato.

La gelatina mi era stata fatta avere dal dott. Antonio DI CARO di Agrigento, quello che poi è morto.. Il BAGARELLA mi aveva chiesto dell'esplosivo dicendomi che doveva trattarsi di esplosivo diverso da quello che era stato utilizzato fino a quel momento per le altre stragi e, poiché io non ne ero in possesso, lo avevo richiesto al DI CARO.

Per quel che seppi parlando con MESSINA DENARO Matteo e, credo, SPATUZZA, il CONTORNO si era accorto di questo primo fallito attentato, avendo notato "dietro di sé" una fumata, ma non vi aveva fatto molto caso.

D.R.: L'esplosivo in questione lo feci avere al BAGARELLA tramite TRAINA Michele.

[cxcviii] - (09/20m) Circa l'esplosivo del tipo "semtex" anch'esso rinvenuto in località Giambascio, questo mi era stato consegnato da Salvatore Biondino per l'effettuazione dell'attentato in danno del dott. Piero Grasso.

[cxcix] - (12/11) foto nr. 42: è Antonino VALENTI, uomo d'onore di Castellammare del Golfo, che è andato a Torino per mio conto, così come subito dopo spiegherò.

[cc] - (12/11) Per parlare del motivo per cui inviai Antonino VALENTI a Torino, devo partire dall'origine del discorso: Leoluca BAGARELLA e Gioacchino CALABRO' mi ebbero a dire ad un certo punto, che avevano saputo dove abitava DI MAGGIO Baldassare. Mi dissero pure che avevano già fatto controlli e tentativi di individuarne esattamente la dimora. Io mi dispiacqui alquanto per averlo saputo per ultimo, tuttavia mi feci raccontare come erano andati esattamente i fatti, nell'intento di occuparmene da quel momento in poi personalmente. Essi mi dissero che il VALENTI era uno di quelli che conosceva personalmente il DI MAGGIO, e che per tale motivo era stato inviato a Torino, anzi preciso meglio "nella zona di Torino". Appreso ciò, io chiesi che mi venisse fissato un appuntamento con il VALENTI per farmi indicare da lui i luoghi ove aveva notato il DI MAGGIO, e ciò al fine di procurare un successivo incontro tra lui e Michele TRAINA al quale ultimo il VALENTI avrebbe pure dovuto indicare l'esatto punto in cui aveva creduto di vedere il DI MAGGIO. Il mio piano era il seguente. Sapevo che Samuele SCHETTINO aveva a Torino dei fratelli, tra cui uno a nome Franco. Pregai Samuele di far scendere in Sicilia suo fratello Franco (che non conoscevo, come preciso ora), con cui mi incontrai a Monreale ove in quel periodo ero latitante presso Gaspare ROMANO. Al Franco SCHETTINO chiesi di dare ospitalità a Torino e predisporre i mezzi necessari per Michele TRAINA, persona che gli feci conoscere nella stessa occasione. Lo SCHETTINO ed il TRAINA si diedero appuntamento a Torino per due o tre giorni dopo. Ivi lo SCHETTINO incontrò il TRAINA, e per quel che so, quest'ultimo andò poi a prelevare l'Antonino VALENTI non so se all'aeroporto di Milano o a quello di Torino. Avevo infatti raccomandato al TRAINA ed al VALENTI di non viaggiare insieme e di evitare, allorquando si fossero incontrati di mostrare che si conoscevano. Di significativo, in ordine a tutto l'episodio, ricordo che dovrebbe essere avvenuto un qualche controllo di polizia relativamente alla macchina che lo SCHETTINO aveva messo a disposizione del TRAINA.
Nel dare atto che l'episodio è stato ulteriormente illustrato dal BRUSCA, l'Ufficio gli ricorda che egli ne aveva già parlato -sia pure in termini sintetici- nel verbale del 14 agosto 1996, nel cui contesto non aveva però evidenziato il ruolo del VALENTI. Gli chiede pertanto se tale fatto abbia avuto un qualche particolare significato, oppure sia stato frutto di semplice dimenticanza. Il BRUSCA risponde: si è trattato di mera dimenticanza, anche perchè non avevo omesso di menzionare il nome del VALENTI. Anzi, con riferimento a quel verbale ed a domanda dell'Ufficio, preciso che il "gelataio" del quale avevo parlato è di origine palermitana, e che quando ho detto gelataio intendevo riferirmi ad una persona che gestiva un chiosco od un bar.






NOTE AL QUINTO PARAGRAFO

[cci] - (09/19) Circa il fatto che GRAVIANO Giuseppe contrariamente agli impegni prima presi non si era occupato della custodia del bambino posso dire ad esplicita domanda che me ne lamentai con MESSINA DENARO Matteo, mentre eravamo io e lui da soli e che, con l'occasione, gli contestai anche che avessero fatto le stragi nel Nord Italia: MESSINA DENARO Matteo mi rispose, stringendosi nelle spalle, "oramai è stato fatto e non potevamo fare diversamente". Fu in tale occasione che il MESSINA DENARO mi disse che la scelta degli obiettivi era stata fatta consultando depliant turistici.

[ccii] - (08/20) Con riferimento all'oggetto dei precedenti interrogatori voglio subito fornire alcune indicazioni a proposito di un discorso che ho avuto da solo con Matteo MESSINA DENARO, discorso nel corso del quale, riferendoci agli attentati e ora non ricordo se specificamente a Firenze o a Roma, a una mia domanda Matteo rispose che gli obiettivi erano stati individuati consultando depliants e pubblicazioni simili relative alle cose che potevano avere interesse artistico o analogo.



Poste ulteriori domande sul punto, BRUSCA dice:

Questa conversazione si svolse a seguito di notizie apparse sui mezzi di informazione relativamente agli attentati e ora non ricordo di quali notizie in particolare si trattava e comunque avevano a che fare con case individuate o cose simili. In questo discorrere si formulò l'ipotesi che ci fosse qualche nuovo collaboratore nell'indagine sulle stragi e non si capiva chi poteva essere. Non era ancora stata data notizia della collaborazione di SCARANO, notizia che divenne pubblica dopo poco tempo. Dopo che fu nota la collaborazione di SCARANO io non ho più avuto occasione di incontrarmi con Matteo MESSINA DENARO. Io non affermai e nemmeno chiesi a Matteo se lui aveva a che fare con gli attentati ma lo davo per implicito. Il discorso quindi andò sul modo di individuare gli obiettivi e la risposta di MESSINA DENARO fu quella che ho detto poco fa. Nella stessa conversazione Matteo, riferendosi al "ROMANO" e quindi, come mi era chiaro, a SCARANO, diceva di aver messo nel mezzo persone che avrebbero fatto l'ergastolo per essersi limitate a fargli delle cortesie e cioè ad aderire alle sue richieste.



A domanda: non mi risulta che "cosa nostra" abbia mai attenzionato o praticato, in altre occasioni, obiettivi come quelli delle stragi del 1993.


[cciii] - (09/20m) Voglio ancora precisare l'epoca ed il contenuto del colloquio che ebbi con Matteo Messina Denaro e del quale ho già accennato nei precedenti interrogatori allorché Matteo mi fece il riferimento ai depliants.
Si trattava del periodo di poco successivo all'arresto di Vincenzo Ferro. Dico questo perchè Vincenzo Ferro aveva mandato a dire per qualcuno dei suoi familiari a Matteo Messina Denaro, di non incontrarci più in contrada Dattilo o comunque di stare attenti perchè gli investigatori gli avevano chiesto cosa lui andava a fare a Dattilo, desumendone così Vincenzo Ferro di essere stato seguito.
L'incontro con Matteo Messina Denaro era stato per l'appunto a Dattilo e in quell'occasione Matteo mi mise al corrente delle raccomandazioni di Vincenzo Ferro.
Matteo aveva chiesto di incontrarmi perchè io gli procurassi dei documenti falsi. Nell'occasione io incominciai a lamentarmi con Matteo, che era da parecchio tempo che non vedevo, chiedendogli "ma che ti ho fatto?". Lui mi aveva risposto che si incontrava con Bagarella e che per lui incontrare Bagarella era come incontrare me stesso. In particolare io mi lamentavo con Matteo del duplice omicidio che era stato commesso ad Alcamo dei cugini Pirrone, sotto il profilo che solo dai giornali avevo appreso che erano intervenuti dei palermitani mentre in passato ero sempre io ad intervenire su Alcamo; mi lamentavo ancora delle "bombe", di come era stato gestito il sequestro del bambino in relazione al quale ero poi stato lasciato da solo.
Matteo non aveva saputo darmi una risposta ed io facevo presente che lui doveva accorgersi che non ero stato presente alle riunioni.
Da parte sua anche Matteo Messina Denaro si lamentava del comportamento del Bagarella e portava ad esempio un traffico di stupefacenti di cui poi Bagarella aveva messo al corrente il Calvaruso; ancora, diceva Matteo, che Bagarella parlava male dei Graviano.
Io da parte mia ribadivo che sostanzialmente tutto poi sarebbe caduto solo sulle mie spalle come il sequestro del bambino, la bomba di Firenze. Fu sempre nel contesto di questo incontro con Matteo che questi fece riferimento ai depliants sui quali sarebbero stati individuati gli obiettivi degli attentati del 1993.

[cciv] - (05/28) Precisa che nel 1996, agli inizi, ebbe una conversazione a Dattilo con MESSINA DENARO Matteo e con SINACORI nel corso della quale venne messo al corrente delle questioni di ordine economico, relative anche a Tullio CANNELLA, che avevano causato un dissenso tra BAGARELLA e GRAVIANO.

[ccv] - (06/04) Posto domande per sapere a quando debba farsi risalire il "distacco" tra GRAVIANO e BAGARELLA, risponde, fornendo i relativi elementi, che questa situazione si delineò dopo le stragi del '93, a partire dal mese di agosto o dai mesi successivi.

A domanda dice che non gli è stato riferito di un successivo riavvicinamento e che anzi MESSINA DENARO Matteo, nel 1996, (diceva) che i GRAVIANO erano disgustati di BAGARELLA.
Spiega che a suo giudizio non testimoniano alcun riavvicinamento nè le lettere scritte da GRAVIANO Giuseppe durante la detenzione a MANGANO Antonino, nè le modalità organizzative ed operative dell'attentato a CONTORNO (aprile '94).

[ccvi] - (06/04) A domanda dice che SPATUZZA, allorchè apprese della collaborazione di SCARANO, gli confidò (e di questo fatto non aveva mai sentito parlare, e tantomeno se ne era occupata la stampa) che SCARANO avrebbe potuto anche riferire di un attentato ad un pulmann dei Carabinieri, con effetti micidiali, da eseguirsi all'uscita da uno stadio con una autobomba che lo stesso SPATUZZA, essendo fallito l'attentato per un problema di telecomando, aveva avuto il coraggio di disinnescare.
Precedentemente MESSINA DENARO Matteo, in relazione a qualche fatto che era successo, gli aveva detto che evidentemente stava collaborando qualcuno "importante" ma MESSINA DENARO Matteo non capiva di chi si trattava. Precedentemente ancora MESSINA DENARO Matteo aveva accennato a SCARANO dicendo che era un amico suo e che era sicuro non avrebbe parlato.

[ccvii] - (07/15) - A Santa Flavia fu deciso che l'eliminazione di COSTANZO, da parte dei palermitani, sarebbe stata fatta con l'esplosivo per la sola ragione che GRAVIANO e MESSINA DENARO Matteo già dall'anno prima avevano studiato il modo di realizzare il fatto con questa tecnica. Lo stesso MESSINA DENARO Matteo, alla fine del 1995 o agli inizi del 1996, allorchè si incontrava nell'abitazione a Erice di un certo Mario POLLINA (o cognome simile; trattasi di persona che è stata arrestata sulla base delle dichiarazioni di SINACORI Vincenzo) gli raccontò che prima di Capaci "loro" erano pronti per eseguire a Roma l'attentato a COSTANZO ma furono fatti tornare in Sicilia perchè stava andando in porto l'organizzazione dell'attentato a FALCONE.






NOTE AL SESTO PARAGRAFO

[ccviii] - (08/20) Dice di non sapere nulla dell'attentato allo Stadio Olimpico e di non averne mai parlato con alcuno, neppure dopo la diffusione della notizia sui giornali. Dice che le notizie apparvero dopo che c'era stato l'arresto di FERRO Vincenzo ed egli aveva anche sospeso i propri incontri con MESSINA DENARO Matteo, al quale aveva fatto avere un biglietto in tal senso. Pertanto non ha avuto modo di parlare del fatto nemmeno con MESSINA DENARO. Riferisce quindi sue personali valutazioni circa le possibili conseguenze, interne a cosa nostra, di un fatto come quello dell'Olimpico.


[ccix] - (11/07) Devo ancora aggiungere che SPATUZZA Gaspare, parlandomi di una persona che aveva deciso di collaborare, mi disse che costui poteva trattare di un fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma, quando, a seguito di un mancato funzionamento del telecomando, un'autobomba non esplose ed egli personalmente, insieme a CALABRO' Gioacchino aveva provveduto a scaricare la macchina dall'esplosivo ivi collocato.


[ccx] - (06/04) A domanda dice che SPATUZZA, allorchè apprese della collaborazione di SCARANO, gli confidò (e di questo fatto non aveva mai sentito parlare, e tantomeno se ne era occupata la stampa) che SCARANO avrebbe potuto anche riferire di un attentato ad un pulmann dei Carabinieri, con effetti micidiali, da eseguirsi all'uscita da uno stadio con una autobomba che lo stesso SPATUZZA, essendo fallito l'attentato per un problema di telecomando, aveva avuto il coraggio di disinnescare.
Precedentemente MESSINA DENARO Matteo, in relazione a qualche fatto che era successo, gli aveva detto che evidentemente stava collaborando qualcuno "importante" ma MESSINA DENARO Matteo non capiva di chi si trattava. Precedentemente ancora MESSINA DENARO Matteo aveva accennato a SCARANO dicendo che era un amico suo e che era sicuro non avrebbe parlato.

[ccxi] - (07/14) Poste a questo punto domande sull'attentato allo stadio Olimpico, dice di averlo saputo, da SPATUZZA Gaspare, prima che ne parlassero i mezzi di informazione. Localizza nel tempo la confidenza di SPATUZZA Gaspare con riferimento alla rapina alle poste di Palermo in quanto circa venti giorni dopo questo fatto, e quindi un po' prima del Natale 1995, SPATUZZA Gaspare fu combinato uomo d'onore in una casa, a Salemi, di certi nipoti del collaboratore PENNINO.

SPATUZZA Gaspare parlò dell'Olimpico commentando le recenti notizie di una recente collaborazione in ambito "cosa nostra" (BRUSCA Giovanni ritiene trattarsi della collaborazione di ROMEO Pietro); diceva infatti SPATUZZA Gaspare che se l'attentato, fallito solo per il mancato funzionamento del telecomando, fosse riuscito, questo nuovo collaboratore sarebbe stato in grado di parlarne e quindi "ora" i Carabinieri avrebbero cercato SPATUZZA Gaspare non per arrestarlo ma per ucciderlo.
Quanto al fatto in se dell'attentato, SPATUZZA Gaspare diceva che l'operazione l'aveva in un certo senso organizzata lui e che aveva deciso di compierla dopo aver parlato con GRAVIANO Giuseppe che gli diede l'approvazione.
All'epoca di queste confidenze SPATUZZA Gaspare era già stato "combinato".
BRUSCA Giovanni non ha mai saputo per quale ragione l'attentato non è stato replicato e dice di non essersi dilungato più di tanto con SPATUZZA Gaspare pur rendendosi conto, oggi, che l'attentato in questione avrebbe avuto i caratteri di qualcosa di assolutamente unico nella storia di "cosa nostra".



[ccxii] - (07/27) Tra il 1979 e il 1980, in contrada Pietralunga di Corleone abbiamo ucciso una persona. Al delitto abbiamo partecipato io, GIOE Antonino e BAGARELLA Leoluca Biagio.

Ancora ho partecipato all'omicidio di certo DI MARCO insieme al BAGARELLA, a MARCHESE Antonino e a MADONIA Antonino.

Ho partecipato ancora all'omicidio di LO MANTO o MANTO in San Cipirrello. A sparare furono il BAGARELLA e GIOE' Antonino.

Ho partecipato ancora ad un omicidio di una persona di Campobello di Mazara commesso a San Cipirrello, nei pressi della caserma dei Carabinieri; a sparare furono il BAGARELLA e MADONIA Antonino.


[ccxiii] - (07/27) Il mio primo fatto di sangue ebbe ad oggetto tale RIOLA di Piana degli Albanesi, cui parteciparono oltre a me, AGRIGENTO Giuseppe, BRUSCA Giuseppe, BRUSCA Mariuccio.

Successivamente ho partecipato all'omicidio di tale Lorenzo di Camporeale cui oltre a me parteciparono BAGARELLA Leoluca e BRUSCA Mario.

Ho preso parte ad un omicidio di un vecchio commesso in una piazzetta di Corleone insieme a BAGARELLA Leoluca e BONANNO Armando; tale fatto è avvenuto prima della guerra di mafia.

Ho partecipato all'omicidio del Segretario MONTANA di Altofonte, delitto commesso insieme a BAGARELLA e ad AGRIGENTO Giuseppe.


[ccxiv] - (07/27) D.R.: Il mio padrino è stato RIINA Salvatore. Sono stato combinato alla presenza di mio padre, di BOMMARITO Bernardo ed altri. Mi è stato spiegato che io sono stato combinato in quanto ritenuto troppo "libero" per cui era necessario che Cosa Nostra mi controllasse.

D.R.: Ho interrotto i miei studi alla quinta elementare. Quando sono stato arrestato nel 1984 ho ripreso a studiare, ho conseguito la licenza media e ho provato a diventare ragioniere ma, per un solo anno, non sono riuscito a conseguire il diploma.

[ccxv] - (07/27) Sono stato combinato in Cosa Nostra tra il 1978 e il 1979 all'interno della famiglia di San Giuseppe Jato, quando avevo meno di vent'anni. All'epoca non avevo piena coscienza di cosa significasse quella iniziazione, soprattutto in termini di perdita di libertà. Ho iniziato quindi a commettere numerosi delitti. Il mio primo fatto di sangue ebbe ad oggetto tale RIOLA di Piana degli Albanesi, cui parteciparono oltre a me, AGRIGENTO Giuseppe, BRUSCA Giuseppe, BRUSCA Mariuccio.


[ccxvi] - (07/27) D.R.: Ho chiesto di parlare con i magistrati di Palermo in quanto ho maturato la decisione di collaborare con la Giustizia ed intendo conseguire una sorta di riscatto morale. Ho fatto altresì questa scelta poiché voglio guadagnare la stima di mio figlio, di cui esibisco le foto all'Ufficio.


[ccxvii] - (10/14) BRUSCA fa presente che potrebbe rispondere oggi o che potrebbe rispondere in un secondo momento; il Pubblico Ministero gli rappresenta che compete ad esso BRUSCA rispondere o meno oggi, e prima di tutto sul punto dell'esistenza, o meno, di una strategia quale quella di cui ha parlato suo fratello.

BRUSCA dice: E' vero che mi ripromettevo di "salvare qualcuno", ma non perché volevo destabilizzare qualche processo. Ad esempio volevo "salvare" Vito e Di Piazza.

Fatto presente a BRUSCA che deve ancora rispondere alla domanda se intenda o meno rendere l'interogatorio, BRUSCA dice: Preferisco avere la possibilità di riflettere su queste contestazioni e di consultarmi in proposito con i miei Difensori.

L'Ufficio dà atto che il presente interrogatorio viene sospeso e rinviato a data da destinarsi con contestuale provvedimento di segretazione di cui prendono atto tutti i presenti.


[ccxviii] - (11/06) Preliminarmente intendo scusarmi degli "errori" che ho commesso fino a questo punto e vorrei approfittare di questa occasione per fare definitivamente chiarezza. Chiedo quindi che l'Ufficio mi dia nuovamente lettura delle contestazioni che mi sono già state fatte, al fine di chiarire, punto per punto, la mia posizione.


[ccxix] - (11/06) Preciso che ho iniziato la mia collaborazione già in data 23 o 24 maggio 1996 nel corso di alcuni colloqui investigativi con funzionari della Squadra Mobile.

A seguito di tali colloqui mi venne chiesto di continuare a "fare il detenuto", onde consentire lo sviluppo di alcune importanti indicazioni investigative che io immediatamente ebbi a fornire.

Il 26 o 27 luglio sono stato interrogato dall'A.G. che mi ha chiesto di rendere la mia dichiarazione di intenti.

Ad un certo punto dell'interrogatorio l'argomento è caduto sul Sen. ANDREOTTI ed io mi sono irritato in quanto ho ritenuto che all'Ufficio interessasse solo tale processo.

A conclusione dell'interrogatorio mi venne chiesto di aiutare la Polizia a recuperare due bazooka di cui, come preciso in sede di verbalizzazione riassuntiva, avevo già parlato alla Polizia di Stato.

Io feci subito presente ai funzionari della Mobile che avevo notizie sulla strage CHINNICI, su quella della circonvallazione e, in genere, su tanti altri fatti e precisai che a mio avviso il CANCEMI era un bugiardo.

I poliziotti mi invitarono ad approfondire tali argomenti in sede di interrogatorio con i magistrati e mi chiesero di fornire notizie su un orologio che mi era stato sequestrato nonché di riferire, in quelle circostanze, solo spunti investigativi.

Fino al momento del mio primo interrogatorio mi sono comportato nel corso delle udienze da imputato normale.

Preciso che alla fine del primo interrogatorio mi sono impegnato personalmente con il Procuratore CASELLI al fine di far ritrovare i bazooka. Chiesi all'uopo di intrattenere un colloquio con mio cognato.

Successivamente, parlando con il dott. SAVINA, di altri possibili soggetti che potessero decidere di collaborare con la Giustizia feci a costui il nome di GANCI Domenico e di qualcuno dei MADONIA o dei GRAVIANO.

Nel frattempo riesco ad intrattenere un colloquio con mio cognato onde provare a stabilire dei contatti con il nipote di Piero LO BIANCO e con VALENTI Antonino di Castellammare del Golfo per recuperare i bazooka e preciso che, con riguardo al primo, stavo forse riuscendo nell'intento.

Quando sono poi tornato in aula per l'udienza tutti gli altri detenuti mi chiesero notizie delle voci che già circolavano sul mio possibile pentimento ed io mi limitai a negare tutto.

Ricordo che, parlando con Domenico GANCI, gli ebbi a chiedere come mai non si fosse pensato ad un pentimento collettivo e, contestualmente, cercavo di avere da lui qualche altra notizia su alcuni fatti inerenti Cosa Nostra, tra cui la presenza di CONTORNO a Palermo di cui il GANCI mi diceva che FERRANTE doveva sapere qualcosa. Preciso invece che dissi al GANCI che ero stato proprio io a diffondere l'informazione inerente la presenza di CONTORNO a Palermo nel 1992.

Nella stessa occasione mio fratello Enzo Salvatore mi disse che Pietro SALERNO aveva visto entrare il Capo della Squadra Mobile al carcere di Palermo e mi chiese per chi il funzionario fosse venuto. Io gli dissi che non ne sapevo nulla, ma al contempo gli feci capire che in qualche modo avevo intrapreso un dialogo con la Polizia.

Devo precisare che due giorni prima del mio arresto avevo avuto un litigio a casa con i miei familiari, a seguito del quale, arrabbiato, tolsi violentemente dalle mani di mio figlio un computer con cui il bambino stava giocando.

Dopo due giorni sono stato arrestato, in tale occasione ho ricevuto parecchie percosse, sia durante l'arresto, sia durante il tragitto da Cannatello in Questura, sia in quest'ultimo posto. Ricordo che il fratello di SCHIFANI mi ha sbattuto in testa un quadro, ma voglio precisare che comprendo la reazione dei poliziotti che avevano visto morire, anche per mano mia, i loro colleghi e non intendo sporgere alcuna querela al riguardo.

D.R.: Preciso che non ho riportato lesioni permanenti da tali percosse.

Chiesi ed ottenni di vedere mio figlio in Questura e pensai, collegando anche l'episodio avvenuto pochi giorni prima, che proprio quel bambino stava pagando le conseguenze della mia vita.

Tali fatti provocarono in me un profondo turbamento e decisi di mettere fine alle mie sofferenze e di collaborare con la Giustizia, ma, al contempo, ero preoccupato del fatto di dovere coinvolgere altre persone.

Già nei locali della Questura ebbi modo di anticipare ai dott. SAVINA e SANFILIPPO la mia intenzione, precisando loro che, nel caso in cui mi sarei deciso a collaborare, avrei chiesto di parlare con loro.

I primi giorni di agosto, alla ripresa delle udienze, mi incontrai, come ho detto, con Mimmo GANCI che si lamentava della collaborazione del di lui fratello. Sempre durante tali udienze mio fratello Enzo Salvatore mi chiese cosa intendessi fare ed io gli dissi chiaramente che avevo un dialogo aperto con la Polizia di Stato ed ebbi il suo consenso.

Concordammo di escludere dalle nostre dichiarazioni il dott. ARAGONA, DI PIAZZA Francesco e VITALE Vito e quindi le altre persone che avevano posizioni connesse a queste.

Avevo inoltre pensato di attaccare i collaboratori che mi avevano preceduto nei punti in cui i medesimi erano "deboli".

Dissi però a mio fratello che ci saremmo dovuti tenere in contatto per concordare meglio la nostra linea.

Non riuscii però ad incontrare successivamente Enzo Salvatore con cui ho chiesto diverse volte di poter parlare. Iniziai ad avere difficoltà a barcamenarmi negli interrogatori, però non potevo tornare più indietro sulla base dell'accordo che avevo preso con mio fratello.

Dissi a mia moglie di riferire a mio fratello che in ordine alla vicenda della cartella clinica non potevo mantenere l'impegno assunto ed avevo dovuto ammettere la falsità della stessa; il messaggio giunse a destinazione e mi pervenne anche la presa d'atto di mio fratello al riguardo.

Ribadisco che il DI MAGGIO ha avuto un ruolo nella strage CHINNICI (di cui non ho mai parlato con mio fratello) e ha partecipato all'omicidio BONGIORNO. Mentre ero latitante mi chiedevo come mai il DI MAGGIO non avesse parlato di quest'ultimo omicidio e pensavo che ciò fosse connesso al fatto che il DI MAGGIO non voleva trattare della presenza di CONTORNO in Sicilia.

All'omicidio BONGIORNO hanno partecipato inoltre Antonino ALCAMO, Michele MERCADANTE e Sebastiano MILAZZO.

Circa la strage CHINNICI ho raccontato quello che sapevo ed ho altri particolari da raccontare; anche sulla strage di Capaci ho delle integrazioni da rendere.

Prima di iniziare a collaborare volevo organizzare l'ormai noto piano che vedeva coinvolto l'On. VIOLANTE.

Effettivamente io non vidi l'On. VIOLANTE sull'aereo, ma sul pullman dove c'erano oltre al VIOLANTE, che aveva un loden verde, MATTARELLA ed una donna, ma non capisco come mio fratello Enzo Salvatore, sia a conoscenza di tale circostanza, atteso che con lui non ne ho mai parlato.

Con l'occasione preciso che ho da rendere dichiarazioni ulteriori sul piano suddetto che era più ampio di quello che ho finora rappresentato.


[ccxx] - (11/07) Ieri non ho detto la verità sulla morte del padre del LA BARBERA. Si tratta di un omicidio eseguito da CAFFRI' Giovanni, da RACCUGLIA Domenico e TRAINA Michele.

L'Ufficio fa rilevare, con articolata motivazione, che non è più tempo di tenere comportamenti non improntati a lealtà e BRUSCA, sul punto, dichiara:

Me ne rendo conto ed è proprio per questo motivo che voglio fare subito queste correzioni e non attendere altro tempo. Dico subito che al di là di queste due precisazioni che voglio fare non vi è nient'altro da modificare su quanto da me dichiarato ieri ed oggi e vi garantisco che non accadrà più.

[ccxxi] - (12/11) in una memoria recentemente depositata nel processo c/AIELLO ed altri (9 dicembre 1996) dinanzi alla 6^ sezione penale del Tribunale di Palermo, ho scritto:
. "ho vissuto, ed in parte vivo sentimenti risentiti per coloro che mi hanno accusato...";
. "è apparso con il tempo un aspetto equivoco ed inquinante del mio comportamento, avvalorato, purtroppo, da alcune mie deliberate e circoscritte affermazioni non vere fatte ai magistrati".
Prendo atto che mi viene chiesto se, in relazione a tale mie affermazioni, io abbia oggi da apportare ulteriori rettifiche a dichiarazioni da me in precedenza rese.
Al riguardo, chiarisco che nei confronti dei collaboratori di giustizia io ho nutrito un sentimento di rancore, perchè ritengo che essi mi abbiano rappresentato come un uomo peggiore di quello che sono, senza tenere conto che essi non sono diversi da me.
Faccio degli esempi:
1. intendo riferirmi alle recenti dichiarazioni rese in dibattimento da MARINO MANNOIA, che mi riguardano, e che sono molto critiche. Io dico che, se MARINO MANNOIA avesse imposto ai suoi familiari di andare via dalla Sicilia, avrebbe salvato loro la vita. Egli, dunque, è responsabile della loro morte tanto quanto quelli che li hanno uccisi.
2. Gioacchino LA BARBERA ha detto che io avevo intenzione di abbattere con un missile un elicottero della Polizia; però, ha omesso di dire che, quando fu scoperto il covo di via Ughetti, egli mi propose di uccidere gli appartenenti alla DIA che lo pedinavano, e che fui io a dissuaderlo. Così pure, ha omesso di dire che fui io a dissuaderlo dall'uccidere i parenti del DI MAGGIO.
3. Giuseppe MONTICCIOLO non ha riferito che fui io a dissuaderlo dall'idea di collocare 500-600 kg. di tritolo in una vecchia casa per farli esplodere dopo aver indirizzato in tale casa le forze dell'ordine, con la falsa notizia che io ero ivi nascosto. Mi ha accusato di avere ucciso il figlio di DI MATTEO, senza però dire che anche lui ha voluto quella morte. Non ha detto il reale motivo per cui ha ucciso tale MAZZOLA, giovane di 24 anni, e cioè per "lavarsi l'onore" con chi era stato precedentemente fidanzato con sua moglie (figlia di AGRIGENTO Giuseppe), cosa che invece non è minimamente passata per la mia testa nei confronti del precedente marito della mia attuale compagna.
4. Mario Santo DI MATTEO ha rancore nei miei confronti perchè ho ucciso suo figlio, ma dovrebbe chiedersi da dove sono venuti i soldi che gli hanno consentito un elevato tenore di vita prima di collaborare.
Quando ho parlato di ANDREOTTI, ho sempre sostenuto che non credevo all'episodio del suo incontro con RIINA, raccontato da Baldassare DI MAGGIO.
Però, oggi, che mi vado scrollando dall'odio nei confronti dei collaboratori di giustizia e dalla voglia di screditarli, devo ammettere che io non posso escludere che l'incontro tra ANDREOTTI e RIINA sia effettivamente avvenuto.

[ccxxii] - (07/14) Alla domanda, specifica, sulle ragioni per le quali, essendo state poste fin dal primo interrogatorio domande sulla vicenda BELLINI, sulla persona di MAZZEI Santo, sull'episodio di Boboli, solo ultimamente ha ricordato che l'episodio di Boboli fu preceduto dalla riunione a casa di SANGIORGI con relativo incarico dato a MAZZEI Santo (mentre più volte aveva detto che MAZZEI Santo si era mosso di sua iniziativa), BRUSCA Giovanni risponde di non aver mai fatto mistero su quanto gli risultava circa l'iniziativa di MAZZEI Santo e che, del resto, in un certo senso continua ad esser vero che MAZZEI Santo "li prese sul tempo", in quanto all'esito dell'incontro alla casa di SANGIORGI il discorso non era entrato nella sua fase immediatamente esecutiva dal momento che non era stata recuperata la bomba a mano e quindi MAZZEI Santo si doveva ancora attrezzare. Aggiunge che non ha mai avuto intenzione di sminuire il ruolo di MAZZEI Santo.






NOTE ALL'OTTAVO PARAGRAFO

[ccxxiii] - (09/19) D.R.: Altro bazooka, insieme a 5 bombe a mano, l'ho fatto avere a Gino CALABRò. Non so dire a che cosa gli servissero però tali armi.
Ripensandoci meglio ricordo che i bazooka in totale erano 14.
Attualmente è possibile che il bazooka dato al CALABR0' sia in possesso di LENTINI Agostino o di VALENTI Antonino, anche se non escludo che attualmente sia nella disponibilità degli alcamesi ed in particolare del fratello di MELODIA Antonino, il medico a nome Ignazio, che credo sia uomo d'onore.

[ccxxiv] - (09/19) D.R.: So che la famiglia di Brancaccio aveva la disponibilità di altro lanciamissili proveniente da un traffico di armi con dei calabresi. Traccia di tale traffico si trova negli appunti di MANGANO quando si fa riferimento al "Vaticano" in relazione alla cointeressenza di personaggi di Roma nella vicenda.

[ccxxv] - (09/19) Preciso altresì che, all'inizio, il progetto era quello di liberare, in ogni caso, il bambino, qualunque fosse stato l'atteggiamento che il padre avrebbe tenuto.
D.R.: Io non dissi niente al BAGARELLA, al GRAVIANO o al MESSINA DENARO di tale mia disposizione.
Il bambino - siamo tra la fine del 1994 e l'inizio del 1995 - venne portato a Giambascio, dove ci trovavamo io, MONTICCIOLO, mio fratello Enzo Salvatore, AGRIGENTO Giuseppe (che fu accompagnato dal figlio Romualdo), LA ROSA Francesco, CHIODO Vincenzo e, forse, BOMMARITO Stefano.
Il bambino venne tenuto nella casa di Giambascio per una ventina di giorni. All'epoca non era stato realizzato né il bunker né il rifugio sotterraneo.
Parlai con MESSINA DENARO e con il BAGARELLA, cui contestai il fatto di avermi lasciato "in mezzo ai guai" e cui chiesi aiuto per tenere il bambino.
Dopo una settimana, il MESSINA DENARO mi fece sapere che aveva trovato un posto e, tramite, MANGANO Antonino da cui mandai MONTICCIOLO, fu fissato un appuntamento a Fulgatore.
Come ho saputo durante il sequestro la casa era stata procurata da MAZZARA Vito.
Anche in tal caso le opere murarie furono realizzate dal MONTICCIOLO, dal di lui padre e dal LA ROSA. Del vitto per il bambino si occupava il MAZZARA, mentre di custodire l'ostaggio iniziarono ad occuparsi AGRIGENTO Giuseppe e BOMMARITO Bernardo. Anche in tale periodo l'AGRIGENTO iniziò ad accampare scuse per cui decisi di sostituirlo e di lasciarlo perdere. Mandai quindi mio fratello Enzo Salvatore ad occuparsi del bambino e di lì a poco anche il BOMMARITO iniziò a far capire che voleva sottrarsi da tale compito. Il BOMMARITO venne quindi sostituito dal padre del MONTICCIOLO che non è uomo d'onore.

[ccxxvi] - (09/19) D.R.: Dell'esecuzione del sequestro e della custodia del bambino si incaricò personalmente GRAVIANO Giuseppe. Io dovevo invece tenere i contatti con il nonno del bambino, mentre MESSINA DENARO Matteo si era reso disponibile a dare una mano in relazione ad esigenze specifiche.
In quel periodo mi trovavo a Campofelice di Roccella, ospite di Benedetto CAPIZZI, ed avevo lasciato il mio recapito a CANNELLA Fifetto.
Dopo una decina di giorni dalla riunione venne a trovarmi il CANNELLA a dirmi che avevano preso il bambino e che me lo doveva lasciare. Io mi lamentai con il CANNELLA rammentandogli l'accordo che avevo con il GRAVIANO, ma questi mi disse che aveva avuto l'incarico solo di sequestrare il bambino e di consegnarmelo.
Io mi trovai in difficoltà, ma fui costretto ad attivarmi. Il bambino si trovava in quel momento a Misilmeri in una fabbrica di calce, sita all'inizio del paese, all'interno di un furgone Fiorino.
Con il CANNELLA, che era insieme ad altri ragazzi che non conoscevo, portammo il bambino a Campofelice. Il CAPIZZI aveva la disponibilità di un capannone tra Campofelice e Lascari dove decisi di tenere almeno momentaneamente il bambino che fu lasciato sempre all'interno del Fiorino.

[ccxxvii] - (09/19) Il BAGARELLA allora propose di fare qualcosa contro il DI MATTEO; fu, in particolare, GRAVIANO Giuseppe ad avere l'idea di sequestrare il figlio del DI MATTEO in quanto egli era a conoscenza del fatto che il bambino frequentava il maneggio dei VITALE i quali avevano buoni rapporti con i GRAVIANO. Ad esempio il cavallo che si vede nelle fotografie del bambino era stato di fatto regalato da GRAVIANO Giuseppe al DI MATTEO che lo aveva acquistato proprio dai VITALE ma che era stato pagato per la somma di 35 milioni dal GRAVIANO.

[ccxxviii] - (09/19) D.R.: L'Ufficio mi chiede di riferire sul sequestro del piccolo Giuseppe DI MATTEO. Preciso che io sono stato convocato da GRAVIANO Giuseppe, da BAGARELLA e da MESSINA DENARO Matteo. Nell'occasione si parlò di rappresaglie contro i pentiti ed in particolare della possibilità di agire nei confronti dei familiari del DI MAGGIO.
Io dissi che del DI MAGGIO mi sarei occupato personalmente e che al momento non si doveva toccare alcun familiare del predetto in quanto, come ho già riferito, avevo intenzione di individuare il DI MAGGIO seguendo proprio qualcuno dei suoi familiari.
Il BAGARELLA allora propose di fare qualcosa contro il DI MATTEO; fu, in particolare, GRAVIANO Giuseppe ad avere l'idea di sequestrare il figlio del DI MATTEO in quanto egli era a conoscenza del fatto che il bambino frequentava il maneggio dei VITALE i quali avevano buoni rapporti con i GRAVIANO. Ad esempio il cavallo che si vede nelle fotografie del bambino era stato di fatto regalato da GRAVIANO Giuseppe al DI MATTEO che lo aveva acquistato proprio dai VITALE ma che era stato pagato per la somma di 35 milioni dal GRAVIANO.
Da qui venne l'idea di sequestrare il figlio del DI MATTEO, così come avevano fatto dei napoletani che avevano ottenuto dei risultati concreti.
D.R.: All'epoca già si sapeva della collaborazione del DI MATTEO, ma non so dire se già erano state emesse ordinanze sulla base delle sue dichiarazioni.
D.R.: Io effettivamente presi in considerazione il fatto che il sequestro del figlio del DI MATTEO avrebbe aggravato la posizione degli uomini d'onore del mio mandamento, ma ciononostante, senza riflettere particolarmente, decisi di appoggiare il progetto.
L'idea era quella di costringere il DI MATTEO a ritrattare e non ci preoccupammo del fatto che i verbali delle dichiarazioni rese dal DI MATTEO avrebbero comunque costituito prova. Più che altro con il sequestro del bambino volevamo creare un deterrente per le collaborazioni future, in quanto per noi (mi riferisco a me, al BAGARELLA, al GRAVIANO e al MESSINA DENARO) la situazione, indipendentemente dalle dichiarazioni del DI MATTEO, era già irrimediabilmente compromessa.
D.R.: Io, conoscendo il DI MATTEO, sapevo che difficilmente questi avrebbe ritrattato qualora avessimo colpito altri suoi familiari quali il padre o la moglie. L'unica possibilità di avere qualche risultato era quella di sequestrare il di lui figlio.
D.R.: Dell'esecuzione del sequestro e della custodia del bambino si incaricò personalmente GRAVIANO Giuseppe. Io dovevo invece tenere i contatti con il nonno del bambino, mentre MESSINA DENARO Matteo si era reso disponibile a dare una mano in relazione ad esigenze specifiche.
In quel periodo mi trovavo a Campofelice di Roccella, ospite di Benedetto CAPIZZI, ed avevo lasciato il mio recapito a CANNELLA Fifetto.
Dopo una decina di giorni dalla riunione venne a trovarmi il CANNELLA a dirmi che avevano preso il bambino e che me lo doveva lasciare. Io mi lamentai con il CANNELLA rammentandogli l'accordo che avevo con il GRAVIANO, ma questi mi disse che aveva avuto l'incarico solo di sequestrare il bambino e di consegnarmelo.
Io mi trovai in difficoltà, ma fui costretto ad attivarmi. Il bambino si trovava in quel momento a Misilmeri in una fabbrica di calce, sita all'inizio del paese, all'interno di un furgone Fiorino.
Con il CANNELLA, che era insieme ad altri ragazzi che non conoscevo, portammo il bambino a Campofelice. Il CAPIZZI aveva la disponibilità di un capannone tra Campofelice e Lascari dove decisi di tenere almeno momentaneamente il bambino che fu lasciato sempre all'interno del Fiorino.
Preciso che solo in quell'occasione misi a conoscenza del fatto il CAPIZZI e il TRAINA Michele che era con me.
D.R.: GRAVIANO Giuseppe mi disse che entrambi i VITALE erano uomini d'onore e che


[ccxxix] - (09/11) Fattemi presente le dichiarazioni che ha reso Filippo MALVAGNA circa confidenza fattegli da Marcello D'AGATA nel carcere della Bicocca relativamente alle buone prospettive che in tempi brevi la situazione avesse ripreso a girare in senso favorevole a noi, io non posso confermare quanto ha detto MALVAGNA perchè non mi risulta nulla. Però so che Marcello D'AGATA, persona che non ho mai conosciuto direttamente per quanto sappia che è uomo d'onore di Catania, dato che vi era timore che MALVAGNA potesse diventare collaboratore, in carcere se lo teneva particolarmente vicino e cercava di rassicurarlo e ovviamente di dissuaderlo dal proposito di collaborare.


[ccxxx] - (09/10) io ritorno da Linosa (31 gennaio 1986)

[ccxxxi] - (09/10) Preciso che quando si decise di sequestrare il figlio del DI MATTEO, a decidere fummo io, BAGARELLA, GRAVIANO e MESSINA DENARO Matteo.

[ccxxxii] - (09/04) Pietro RAMPULLA riveste il ruolo di uomo d'onore della Famiglia di Mistretta, Famiglia, quest'ultima, appartenente al mandamento capeggiato da FARINELLA;

[ccxxxiii] - (0904) Venendo all'organizzazione della strage verificatasi nel maggio 1992, debbo rilevare che il momento in cui io apprendo del proposito di concretizzare il progetto criminale va collocato intorno ai mesi di febbraio-marzo 1992.
Ciò dico in quanto, all'epoca, indossavo dei giubbotti invernali.
In particolare rammento che ci trovavamo all'interno della casa di Girolamo GUDDO; vi erano presenti Salvatore BIONDINO, Raffaele GANCI, Salvatore CANCEMI, oltre a me e Salvatore RIINA; quest'ultimo mi chiedeva se avessi la possibilità di procurare dell'esplosivo (tritolo) e se sapessi far funzionare dei telecomandi.


[ccxxxiv] - (08/20) Rammento riunioni, in quell'epoca, che si svolgeva a Borgo Molara anche con la presenza di Peppe FERRO ma io non so' di cosa si parlasse; quando ho saputo che il figlio di Peppe FERRO, Vincenzo, era stato coinvolto nelle stragi ne sono rimasto sorpreso perchè memore dello scrupolo di FERRO padre nel tenere il figlio lontano dai fatti dell'organizzazione.


[ccxxxv] - (08/20) Per quanto mi riguarda non ho mai intrattenuto rapporti con "calabresi". Mi è capitato solo di sentire un accenno, fatto da BAGARELLA, e questo in occasione di uno spostamento che facemmo assieme per incontraci con Francesco "CICCIO" LA ROCCA e con Antonino DI CARO. Si pensava di recarci in quel villaggio che si chiama EUROMARE (confermo la denominazione che mi propone il Pubblico Ministero) senonchè BAGARELLA mi disse che aveva saputo, da uno dei MARCHESE, che quel luogo era stato frequentato da dei calabresi che poi eran diventati collaboratori. Per questa ragione il luogo dell'incontro fu presso Samuele SCHETTINO.


[ccxxxvi] - (08/20) A domanda di chiarire quali erano le cariche, all'epoca (dell'omicidio-CHINNICI), in seno a "cosa nostra" con riferimento a vari mandanmenti, BRUSCA dice: per Corleone, RIINA, che all'epoca era latitante; per San Giuseppe Jato, mio padre Bernardo nella carica di sostituto di SALAMONE, richiamato quanto ho detto poco fa' sul conto di quest'ultimo. Mio padre divenne ufficialmente capo mandamento all'epoca in cui furono fatti capo mandamento GANCI Raffaele, Giacomo Giuseppe GAMBINO ed altri; per Passo di Rigano, Salvatore BUSCEMI; per S. Lorenzo, Giacomo Giuseppe GAMBINO; per Palermo Centro, Pippo CALO'; per Ciaculli, ripeto che quello che decideva era Pino GRECO "SCARPA" assieme a Michele GRECO che era formalmente il capo mandamento; per Pagliarelli, Matteo MOTISI, ma non sono sicurissimo; per Resuttana, Francesco MADONIA che mi pare fosse, all'epoca, libero; per Caccamo, Francesco detto "CICCIO" INTILE ma non sono del tutto sicuro; per Le Madonie, Giuseppe "Peppe" FARINELLA; per Villabate, Salvatore MONTALTO. A quest'ultimo proposito preciso che dapprima il mandamento era a Bagheria e ne era capo Antonino MINEO; dato che molte persone di quel territorio erano state tra i c.d. "perdenti" il mandamento fu dato in reggenza a Giovanni SCADUTO e, dopo la guerra di mafia, trasferito a Villabate con affidamento della carica di capo mandamento a Salvatore MONTALTO. Per S. Maria del Gesù, nel 1983 vi doveva essere una reggenza nelle persone di Giovanbattista PULLARA' e di Pietro LO JACONO, essendo stato nominato capo mandamento Pietro AGLIERI solo in epoca successiva, mi pare nel 1985 - 1986.


[ccxxxvii] - (08/20) Con riferimento a dichiarazioni rese da PATTI Antonio, ammette di aver partecipato all'attentato con esplosivo ad un casolare, dei GRECO, in dissidio con i MILAZZO di Alcamo, ma nega di aver portato l'esplosivo avendo invece portato i telecomandi comprati, non sa' dove, da SINACORI.


[ccxxxviii] - (08/14) ... né ho conosciuto personalmente l'attuale collaboratore CANNELLA Tullio. Conosco invece il fatto che CANNELLA era impegnato in un movimento politico chiamato "Sicilia Libera". Questo movimento politico mi fu raccomandato da BAGARELLA Leoluca il quale mi chiese di adoperarmi per appoggiarlo.

Poiché volevo personalmente rendermi conto di che si trattasse, mandai a prendere contatti -con qualcuno del movimento- una persona di mia fiducia, il dott. Salvatore ARAGONA, che forse per prendere questi contatti portò con sé anche altre persone. Il giudizio riportatomi da ARAGONA fu sostanzialmente negativo, poiché le persone che operavano in questo movimento politico non gli erano sembrate capaci di realizzare in breve tempo una organizzazione seria.

A D.R.:

BAGARELLA sosteneva questo movimento allo scopo, che mi dichiarò, di arrivare ad una qualche soluzione, anche parziale, dei problemi dei detenuti, il 41 bis, e degli altri problemi di cosa nostra.

Per quanto io ne so, l'iniziativa di costituire ed appoggiare questo movimento fu una iniziativa di BAGARELLA, che egli adottò dopo l'arresto di RIINA.

A questo punto si chiede se, secondo le regole di cosa nostra e con riferimento al "prima" ed al "dopo" l'arresto di RIINA, BAGARELLA -o chiunque altro- avrebbe potuto assumere inziative nel campo politico del tipo di quella di dar vita ad un movimento, e ciò solo dopo aver avuto una qualche autorizzazione.

BRUSCA dice: non c'è dubbio che prima dell'arresto di RIINA sarebbe stato necessario informarlo preventivamente. E RIINA avrebbe preso la sua decisione consultando i capi-mandamento, o separatamente o in una commissione come era solito fare; ad arresto di RIINA avvenuto, posso dire che BAGARELLA, perché è di quello che ha fatto lui che si parla, mise me davanti al "fatto compiuto" e penso -anche se non ho elementi positivi in tal senso- che si sia comportato nello stesso modo con gli altri.

BAGARELLA aveva l'abitudine, dopo l'arresto di RIINA e dato che prima era stato un semplice "soldato" che si atteneva agli ordini che gli venivano dati, di mettere gli altri davanti al fatto compiuto e di questa mia affermazione fornirò la riprova, nei successivi interrogatori, citando numerosi episodi.

A D.R.:

Ragguagliato nel modo sopra descritto sulla natura del movimento Sicilia Libera, io mi astenni dal far alcunché per appoggiarlo, anche se non ripresi il discorso con BAGARELLA, in quanto non mi andava di andargli a riferire quanto era stato rappresentato a me.

Ebbi modo di capacitarmi che BAGARELLA stesso non manifestava, in seguito, un interesse tuttora vivo per il movimento e questo mi fece pensare che egli fosse arrivato alle mie stesse conclusioni e cioè che quel movimento era ben poca cosa rispetto alle ambiziose finalità dichiaratemi da BAGARELLE, finalità che a mio parere si potevano perseguire efficacemente solo dopo che un partito si fosse consolidato ed affermato, con una esperienza di anni.

Comunque, esauritasi questa iniziativa con l'insuccesso, scontato, del movimento nelle elezioni comunali di Palermo del 93, io feci un accenno "leggero" a BAGARELLA ed egli, riferendosi alla sorte che Sicilia Libera aveva avuto, disse, parlando dei GRAVIANO, "mi abbandonarono". Da ciò capii che BAGARELLA si era rivolto anche ai GRAVIANO.


[ccxxxix] - (08/13) E' vero che LENTINI era molto vicino a me, ma negli ultimi tempio ho avuto sentore di una sua emarginazione dalla famiglia di Alcamo, sia perché molto vicino a me, sia perché si era lasciato sfuggire qualche commento negativo a quelle affermazioni fatte da RIINA, durante un processo, contro Violante, Arlacchi e Caselli.


[ccxl] - (08/12) A proposito della successione dei capi mandamento di Alcamo mi viene chiesto quali furono le ragioni della soppressione del MILAZZO ed in particolare se al di là degli esecutori materiali vi siano persone che hanno deciso tale omicidio ulteriori rispetto a quelle imputate nel processo in corso.

Posso dire subito che in questo caso esecutori materiali e mandanti coincidono e le ragioni della soppressione del Milazzo consistono in una lunga serie di suoi scorretti comportamenti che, alla fine di tutto, hanno determinato questa decisione. Tra tali comportamenti ricordo la soppressione di un certo MANNO, di origine alcamese ma che venne ucciso a Mazara su richiesta del Milazzo che si lamentava del fatto che il MANNO riferisse agli uomini d'onore di Mazara vicende interne al mandamento di Alcamo. Il MILAZZO, parlando con uomini d'onore di Marsala, arrivò a dire che nel MANNO egli vedeva un mazarese anziché un marsalese; ciò fu riportato agli uomini d'onore di Mazara che non capirono cosa avesse il MILAZZO contro i mazaresi che lo avevano sempre aiutato, anche economicamente. Successivamente al suo rientro ad Alcamo, MILAZZO aveva preso a limitare i suoi rapporti con gli altri mandamenti ed anche con noi di S. Giuseppe Jato, nonostante il notevole aiuto che aveva ricevuto nel corso della guerra di mafia ed anche successivamente.

Io personalmente gli avevo prestato del danaro (50 milioni, come preciso in sede di verbalizzazione) ed egli si era andato a lamentare da RIINA che gli chiedessi la restituzione di questi soldi.

In occasione di un appalto per la metanizzazione, aveva imposto una percentuale del 3 per cento che doveva essere versata da PASTOIA Francesco, e MILAZZO aveva addirittura fatto sapere che avrebbe ucciso PASTOIA se non avesse pagato.

Una serie di contrasti si erano creati tra lui e Giuseppe FERRO sia per motivi economici, sia quando, in occasione della scoperta della raffineria in contrada Virginei, MILAZZO pretendeva che FERRO si attribuisse la proprietà di alcune armi che erano state rinvenute. Lo stesso FERRO era stato messo in grave difficoltà in occasione di una riunione con altri uomini d'onore di Alcamo, tanto da aver temuto di potere essere ucciso sul momento.

MILAZZO andava poi dicendo che avrebbe voluto uccidere -non si sa bene per quale ragione- Antonino MELODIA.

Tutti questi episodi vennero ad un certo punto condensati in una serie di racconti che ne fecero, direttamente a Salvatore RIINA, sia Giuseppe FERRO sia Gioacchino CALABRO'. I due raccontarono anche un episodio che si era verificato qualche anno prima e che era stato fino ad allora tenuto nascosto; era accaduto che MILAZZO era venuto a cercare me, mio padre e Salvatore RIINA a San Giuseppe Jato, e, non avendo trovato alcuno dei tre, era tornato ad Alcamo tutto contento, convinto che fossimo stati soppressi.

Aveva addirittura preso una bottiglia di champagne con cui brindare con gli altri uomini d'onore, che rimasero sbalorditi e lo fecero desistere da questo proposito, pur mantenendo il segreto per molti anni.

Tutto ciò comportò, evidentemente, la decisione di uccidere MILAZZO, mentre fu CALABRO' ad insistere per la contemporanea eliminazione anche di Antonella BONOMO, sostenendo -ma non so se sia vero- che la donna aveva un parente nei servizi segreti o in qualche ministero.

A D.R.: L'auto della BONOMO venne portata a Palermo da me assieme a GIOE' Antonino, e poi da quest'ultimo portata da uno sfasciacarrozze. L'auto con cui MILAZZO venne all'appuntamento la presi pure io e l'ho successivamente venduta a CANNAVO' Salvatore, di San Giuseppe Jato, che credo si sia occupato del passaggio di proprietà ma non conosce assolutamente la provenienza dell'auto.


[ccxli] - (08/12) Dopo i RIMI, il capo del mandamento di Alcamo è stato Vincenzo MILAZZO, quindi Filippo MELODIA, e poi CARADONNA Francesco aiutato da MILAZZO Sebastiano. Dopo la morte del CARADONNA, uscì dal carcere il MILAZZO che riprese il suo posto al vertice del mandamento. Alla morte del MILAZZO, il RIINA, in presenza mia, di MESSINA DENARO Matteo e di SINACORI Vincenzo, nominò reggente Peppe FERRO, che poi divenne il capo formale.

In tale occasione venne anche ricostituita la famiglia di Castellammare, al cui vertice venne messo Gino CALABRò.

D.R.: Come uomini d'onore della famiglia di Alcamo conosco MERCADANTE Michele, LENTINI Agostino e VALENTI Nino. In tale occasione la famiglia venne ricostituita perché Vincenzo MILAZZO manteneva gli uomini d'onore di Castellammare tutti a sua disposizione senza affidare ad alcuno la carica di capo famiglia.


[ccxlii] - (08/12) Credo che Mazara sia mandamento. Il capo era AGATE Mariano, ma vi è stata una situazione piuttosto instabile che ha visto alla guida del mandamento mastro Ciccio MESSINA, Vincenzo SINACORI e, forse, Salvatore TAMBURELLO, alternativamente.

D.R.: I rapporti tra MESSINA DENARO Matteo e SINACORI Vincenzo erano ottimi.


[ccxliii] - (08/12) Capo della provincia di Trapani è il padre di MESSINA DENARO Matteo, "'u zù Cicciu". Al riguardo ricordo che, quando c'erano ancora i RIMI, il paese di Camporeale ricadeva, per Cosa Nostra, nella provincia di Trapani, e precisamente nel mandamento di Alcamo nonostante fosse in provincia di Palermo.

Quando il paese di Camporeale passò al mandamento di San Giuseppe Jato, presente alla "consegna" a noi vi era appunto il MESSINA DENARO Francesco.

D.R.: Il MESSINA DENARO Matteo è molto autonomo, ma il capo della provincia è ancora il padre.


[ccxliv] - (08/12) D.R.: Effettivamente MESSINA DENARO Matteo mi chiese a chi si doveva rivolgere per Partinico ed io gli feci il nome del BONOMO per quanto riguardava Cosa Nostra mentre per i contatti con me gli indicai i fratelli VITALE.

Ricordo in proposito di un problema inerente la cantina S. Antonio sita in territorio di Partinico ma gestita da uomini d'onore di Alcamo, problema per cui venne fissata una riunione cui, tra gli altri, partecipammo io, il BAGARELLA, il MESSINA DENARO e Peppe FERRO.

Successivamente a ciò e ai rapporti che il MESSINA DENARO incomincio ad avere con il BONOMO, il primo cominciò a lamentarsi del secondo.

D.R.: Di Alcamo per le riunioni inerenti Cosa Nostra parteciparono nel tempo FERRO Giuseppe, Antonino MELODIA e CORACI Vito. Mai è venuto FERRO Vincenzo, che conosco perché accompagnava il padre ma che non ha mai avuto a che fare con me.

D.R.: Alle riunioni il MELODIA veniva quasi sempre in compagnia di un suo cugino a nome Antonino, che però non prendeva parte alle discussioni.


[ccxlv] - (08/12) D.R.: Quali uomini d'onore di Partinico ho conosciuto Nenè GERACI il vecchio, Antonino GERACI il giovane, Filippo NANIA, Mommo SALVIA, Giovanni BONOMO e Francesco LO IACONO. Credo che sia pure uomo d'onore BRIGATI, genero di Procopio DI MAGGIO.

D.R.: Il BONOMO era una sorta di reggente della famiglia di Partinico e ciò almeno dal 1993 - 1994, quando iniziai a frequentare assiduamente Partinico.


[ccxlvi] - (08/11p) D.R.: Stavo a fondo PATELLARO da più di un anno.


[ccxlvii] - (08/11p) La mattina del 9 gennaio, mentre io ero dal BALDINUCCI, Ignazio TRAINA mi raggiunse e mi disse che mia moglie aveva visto passare sopra la casa di Borgo Molara un elicottero dei Carabinieri. La cosa mi mise in allarme, tanto che chiesi al TRAINA di andare a prendere mia moglie e di portarla dal BALDINUCCI.


[ccxlviii] - (08/11p)A Cannatello avevo trascorso un periodo di latitanza - in una casa diversa da quella dove sono stato arrestato (e messami a disposizione da MILIOTI Carmelo) - già nell'anno 1995, per circa un mese e mezzo. In tale casa ero rimasto insieme ai miei familiari ed a MAZZOLA Giovanni.

Da lì, sempre nel 1995, mi sono trasferito nella casa di PATELLARO a Borgo Molara in quanto essa era stata ultimata


[ccxlix] - (08/11m) che FERRANTE gli risulta essere "uomo d'onore" di Giuseppe Giacomo GAMBINO;


[ccl] - (08/10p) PROVENZANO Bernardo. Quest'ultimo non l'ho mai visto in Commissione in quanto il capo del mandamento di Corleone era RIINA. Il PROVENZANO è attualmente gravemente ammalato e porta il catetere.

Altro soggetto pericoloso è RACCUGLIA Mimmo da Altofonte che non è uomo d'onore ma era a mia disposizione.


[ccli] - (08/10p) Altro latitante piuttosto influente è VIRGA Vincenzo, rappresentante della famiglia di Trapani che conosco da moltissimo tempo, credo dai primi anni '80.


[cclii] - (08/10p) D.R.: Fino a quando era in vita Pietro OCELLO il mandamento composto dalle famiglie di Misilmeri, Belmonte Mezzagno, Bolognetta e, forse, Vicari era a Misilmeri ed era retto dall'OCELLO. Successivamente il mandamento venne spostato a Belmonte Mezzagno e capo fu fatto SPERA Benedetto.

D.R.: La guerra di Misilmeri è intercorsa tra LO BIANCO Pietro ed altri esponenti della famiglia di Misilmeri in relazione ad un decina di Misilmeri che operava a Palermo forse nella zona di Corso dei Mille.

D.R.: Autori della scomparsa di LO BIANCO Piero sono tali FORMOSA (rectius: FORMOSO) e lo stesso SPERA Benedetto.


[ccliii] - (08/10p) D.R.: Il rappresentante provinciale di Trapani è MESSINA DENARO Francesco, padre di Matteo che lo sostituisce. Il MESSINA DENARO Matteo conosceva meglio di me e del DI TRAPANI la situazione di Brancaccio.

D.R.: Il MESSINA DENARO Matteo è imparentato con il dott. GUTTADAURO. La combinazione dello SPATUZZA è avvenuta quasi certamente dopo la scomparsa di LO BIANCO Piero.


[ccliv] - (08/10p) A domanda del P.M. di Palermo in ordine alle persone più pericolose tuttora libere il BRUSCA dichiara:

Attualmente, almeno per quel che riguarda il territorio di San Giuseppe Jato, non sussistono più persone pericolose allo stato libere.

Per quel che mi consta il più pericoloso esponente di Cosa Nostra in questo momento è SPATUZZA Gaspare, soggetto che conosco da molto tempo quando lo stesso lavorava alla Valtras. Questi però venne combinato da me e da MESSINA DENARO Matteo solo tra la fine del 1995 e la fine del 1996 alla periferia di Trapani. A costui venne affidata da me la reggenza del mandamento di Brancaccio. Alla cerimonia di affiliazione era presente DI TRAPANI Nicola e il padrino fu MESSINA DENARO Matteo. Tale fatto costituì una vera e propria eccezione in quanto a Brancaccio ormai non v'era più nessun uomo d'onore in grado di assumere il controllo della zona.

D.R.: Non sono a conoscenza di fatti specifici commessi dallo SPATUZZA.


[cclv] - (07/27) Mi viene chiesto di indicare i più pericolosi uomini d'onore di Cosa Nostra attualmente liberi il BRUSCA, tra gli altri, indica PROVENZANO Bernardo, MESSINA DENARO Matteo, AGLIERI Pietro e SPATUZZA Gaspare. Preciso che LO BIANCO Pietro è, a mio avviso, ormai morto.


[cclvi] - (07/27) Sequestro ed omicidio del figlio di DI MATTEO Mario Santo.


[cclvii] - (07/27) Omicidio dell'On. LIMA il cui movente è da ricercare nell'emanazione di un decreto legge da parte dell'allora On. ANDREOTTI che fece rientrare in carcere numerosi esponenti di Cosa Nostra. Il LIMA venne quindi ucciso per dare una lezione ad ANDREOTTI e non farlo diventare Presidente della Repubblica. Io presi parte alla riunione ove si decise l'eliminazione del LIMA cui erano presenti RIINA Salvatore, CANCEMI Salvatore, GANCI Raffaele e BIONDINO Salvatore. Preciso che il mio gruppo aveva già effettuato un tentativo di uccidere il LIMA in occasione di un congresso cui il politico aveva partecipato all'hotel Palace.


[cclviii] - (09/25) A - TUTINO Vittorio: non mi sovviene nulla come nome e cognome;

[cclix] - (09/25) B - SPATUZZA Gaspare: dopo l'arresto dei GRAVIANO mi fu presentato da parte di Matteo MESSINA DENARO come persona che comandava il Brancaccio. Come nome lo avevo già presente prima come persona in rapporto con i GRAVIANO. SPATUZZA fu combinato da me, Matteo MESSINA DENARO, Enzo SINACORI, Nicola DI TRAPANI nel 1996 dopo l'arresto dunque di BAGARELLA, verso la primavera del 1996 e circa 20 giorni dopo la rapina alle Poste. Dopo che fu combinato lo incontrai due o tre volte e veniva solo all'appuntamento. Per contattarlo usavo Ignazio TRAINA che aveva rapporti con uomo vicino a SPATUZZA che aveva un autosalone o cosa simile.
A D.R.: Con SPATUZZA non sono mai stati fatti discorsi specifici sulle stragi. In relazione agli arresti delle persone di Brancaccio lui accennava che il tale poteva dire certe cose ed un altro altre cose, ma non fece mai riferimento alle stragi. Con riferimento all'arresto di Pasquale DI FILIPPO, SPATUZZA diceva che erano riusciti a svuotare il cosiddetto "capannone della morte" in via Messina Montagne, prima che arrivasse la Polizia. Per ROMEO, SPATUZZA diceva che aveva indicato i posti dove esso SPATUZZA andava a dormire o stava;

[cclx] - 09(25) C - SCARANO Antonio: ho sentito solo farne il nome e mai l'ho visto;

[cclxi] - (09/25) D - Persona di Roma che si occupava di documenti falsi: si, è vero. Anche il documento che avevo in tasca al momento dell'arresto veniva da Roma. Con questo tale avevano contatti Giuseppe FERRO e CALABRO' Gioacchino. Per contattarlo per conto mio, GIOE' e LA BARBERA, per contattarlo andò a Roma GIOE'. Forse anche BAGARELLA aveva un documento falso fatto da lui ed anche tre persone di Alcamo arrestate dopo RIINA. Il mio documento falso era intestato D'ANNA Salvatore e lo avevo dal 92-93 e penso che andò a ritiralo o FERRO o CALABRO'. A quanto sentivo il falsario che stava a Roma aveva conosciuto Giuseppe FERRO in galera e da qui un rapporto di amicizia. L'ultimo documento falso di BAGARELLA lo feci fare io tramite LO BIANCO che aveva rapporti con un falsario siciliano arrestato poco prima di me;

[cclxii] - (09/25) E - PIZZO Giorgio: ne ho già fatto cenno per l'esplosivo relativo a CONTORNO. Mai saputo che fosse uomo d'onore; ma era come se lo fosse, sia a GRAVIANO liberi e poi con MANGANO. Lo conoscevo di vista da quando accompagnava Pietro SALERNO. Dopo l'arresto di SALERNO fu impiegato per messaggi e poi assunse una posizione di maggior rilievo. Faceva anche da tramite per i miei incontri con GRAVIANO Giuseppe. Una volta anche con GRAVIANO Filippo. Il PIZZO portava anche i barattoli esplosivi già pronti per l'uso e li consegnava a Mimmo RACCUGLIA anche se la provenienza originaria era il LO BIANCO. Fra quelli adoprati ricordo uno per un sindacalista e poi ad Altofonte un altro da RACCUGLIA. Alcuni si deteriorarono. LO BIANCO io lo contattavo dapprima a mezzo di GRAVIANO poi con rapporti diretti e LO BIANCO non aveva problemi nel fornire qualunque quantità di esplosivo. PIZZO di soprannome faceva "Giorgino";

[cclxiii] - (09/25) F - MESSANA Antonino, che loro mi dicono parente di FERRO Giuseppe ed abitante in Prato vicino a Firenze: mai sentito come nome, però sapevo che FERRO aveva parenti in Toscana ed avendogli chiesto se in caso di bisogno potevo appoggiarmi in Toscana diceva che non vi erano problemi e che i suoi parenti erano persone di fiducia al cento per cento. Il giorno dell'arresto di RIINA, CALABRO' mi disse che avevano un posto sicuro in Toscana;

[cclxiv] - 09/25) G - FERRO Vincenzo: l'ho conosciuto, è figlio di Giuseppe, lo accompagnava alle riunioni, ma il padre cercava di tenerlo fuori dalle "cose nostre";
A D.R.: Ricordo di un incontro a Partinico in una capannone di BONOMO: ricordo FERRO, tra gli altri, ma non Vincenzo. Questi quando si laureò fece bomboniere per festeggiare il fatto ma a me non fu inviata.

[cclxv] - (09/25) Dice cose esatte LA BARBERA anche sull'incontro poco prima di Capaci presso l'officina di CALABRO'. Sentito quel che dice LA BARBERA su progetti di azioni criminose contro gli Agenti di Custodia con particolare riferimento ad uno da sequestrare dico che LA BARBERA fa un po' di confusione. E' vero infatti che vi era un progetto generale che attraversava le persone più importanti di "cosa nostra" compreso FERRO, RIINA, BAGARELLA, me ed altri, di agire contro Agenti di Custodia, ma era un progetto che non aveva ancora mosso i passi verso la sua esecuzione. Si pensava di poter mettere una bomba su una motovedetta degli Agenti di Custodia a Piombino. E' invece vero e qui penso che LA BARBERA abbia confuso, che si doveva uccidere PIRRONE padre o sequestrarlo, quando usciva dal carcere, giorno di uscita che aveva saputo Beppe FERRO.

[cclxvi] - (09/25) H - CALABRO' Gioacchino: ne ho già parlato. Sapemmo anche di un incidente a seguito del quale aveva riportato ferite ed era stato ricoverato in ospedale, ma il dr. ARAGONA ci fece sapere che la cosa non era grave. CALABRO' russava in maniera fortissima per cui penso che avesse qualche problema di respirazione;

[cclxvii] - (09/25) I - Località di Mussomeli: conosco il paese. Qualche volta là, negli anni 86/90 ho avuto a che fare con Calogero CALA', che aveva come punto di riferimento Giuseppe "Piddu" MADONIA per questioni di appalti. CALA' era come SIINO a Palermo. Dopo l'arresto di SIINO non ho mai più visto CALA'. Ricordo che lo incontravo a Bagheria in un ufficio;

[cclxviii] - (09/25) L - LO NIGRO Cosimo: il nome non mi dice nulla anche se non posso escludere di averlo visto;

[cclxix] - (09/25) M - GRIGOLI Salvatore: penso di non averlo mai visto ma so che è stato latitante ad Alcamo e che per poco non veniva arrestato con SPATUZZA ed altri. Me lo raccontava Matteo MESSINA DENARO il quale voleva che SPATUZZA portasse GRIGOLI a Palermo perchè non voleva avere la responsabilità che fosse arrestato nel trapanese dove premevano le forze di Polizia;

[cclxx] - 09/25) N - GIULIANO Francesco: mai sentito;
O - GIACALONE Luigi: il nome non mi dice nulla, forse l'ho visto;

[cclxxi] - (09/25) P - CANNELLA Fifetto: è uomo d'onore ne ho già parlato in occasione del sequestro ed all'omicidio del figlio di DI MATTEO. Io lo conoscevo già nel periodo in cui i GRAVIANO erano liberi. Ricordo in particolare che Benedetto CAPIZZI ed i suoi cognati TAFURI avevano in Brancaccio un terreno da vendere ed i GRAVIANO erano interessati, ma vi erano delle complicazioni ed il Fifetto si dava da fare per il conto dei GRAVIANO;

[cclxxii] - (09/25) Q - BENIGNO Salvatore: è il "Picciriddu". L'ho visto in un paio di occasioni e sicuramente almeno in una occasione al residence Euromare ed accompagnava Giuseppe GRAVIANO e vi era anche BAGARELLA e vi doveva essere un chiarimento tra BAGARELLA e BIONDO. Forse ho rivisto BENIGNO anche a Misilmeri, in campagna, quando c'erano anche BAGARELLA e MESSINA DENARO e Giuseppe GRAVIANO e doveva essere la primavera o l'estate del '93 e fu quando io consegnai a BAGARELLA i detonatori di cui ho già parlato, ma ora ho specificato il tempo e l'occasione;

[cclxxiii] - (09/25) R - BARRANCA Giuseppe: non mi dice nulla.

[cclxxiv] - (09/25) Viene quindi posta, con articolate domande, la questione dei rapporti intrattenuti tra di loro, con riferimento agli anni '93 - '94 dai GRAVIANO, dal MESSINA DENARO e dal BAGARELLA e BRUSCA risponde richiamando gli interessi dei GRAVIANO nel settore edilizio oltreché nel contrabbando e nel traffico dell'hashish; nonchè di MESSINA DENARO in tema di possedimenti terrieri ed anche di stupefacenti, ed ancora di Leoluca BAGARELLA in tema di interessi economici nella zona di Pollina e di Altofonte oltreché dei traffici di hashish e di armi.

[cclxxv] - (09/25) Fornisce poi chiarimenti sui rapporti tra BAGARELLA e FERRO specificando che si fecero più stretti dopo l'arresto di RIINA mentre cominciavano ad allentarsi i rapporti tra lui BRUSCA e FERRO. A tal proposito menziona la persona di Agostino LENTINI che veniva un po' trascurato nell'ambito di Alcamo tanto che egli BRUSCA accennò a Vito CORACI l'opportunità di avere rapporti migliori con il LENTINI, iniziativa questa che gli fu in qualche modo contestata a margine di una riunione alla quale erano intervenuti FERRO, BAGARELLA e MESSINA DENARO; precisa che all'epoca gli rimase ignoto il contenuto della riunione e che la sua presenza si collegò solo, come capì, ad una sorta di rimprovero che gli fu fatto per aver preso posizione della questione del LENTINI..
A D.R.: Secondo me Beppe FERRO vedeva in BAGARELLA il successore di RIINA, anche se la realtà non era questa. D'altra parte la situazione di Alcamo era stata messa a posto e a questo scopo c'era stato anche l'omicidio MILAZZO che era stato deciso da RIINA nei confronti del quale quindi FERRO si sentiva in qualche modo ad un dovere di gratitudine. Il rapporto tra FERRO e BAGARELLA si era quindi definito in termini cosi stretti che FERRO per avere contatti, quale che ne fosse la ragione, con BAGARELLA, non era tenuto a fare riferimento a MESSINA DENARO.

[cclxxvi] - (09/25) Dettomi quanto riferito da una persona che ha parlato a sua volta dei "personaggi di primo piano di cosa nostra", tra i quali Toto RIINA che ivi disponeva di una casa, nel trapanese e più esattamente nella zona di Mazara e Castelvetrano, dico che si tratta di indicazioni corrette ed io stesso sapevo che RIINA aveva lì una casa tanto che io abitavo lì una notte che ci furono delle scosse di terremoto, intorno agli anni '90. Sono corrette le dichiarazioni che mi si illustrano anche sul punto della attribuzione di importanza particolare in "cosa nostra" ai MESSINA DENARO. Apprendo ora che queste affermazioni vengono dal DI MAGGIO ed aggiungo che RIINA ha svariate proprietà in quel di Castelvetrano.

[cclxxvii] - (11/06) Di Balestrate l'unico che conosco è MUTARI Luigi, uomo d'onore, che però non mi è mai stato presentato, e il cui fratello Vito, anch'egli uomo d'onore è scomparso.


[cclxxviii] - (11/06) Il LA BARBERA, quando iniziò a collaborare con la Giustizia, non fece rinvenire cinque cadaveri di cui conosceva il luogo di seppellimento, per cui, dopo un po' di tempo abbiamo deciso di spostarli.

Per fare tale operazione ci siamo serviti dei mezzi dello stesso LA BARBERA e all'operazione, temendo qualche trappola, facemmo partecipare anche il padre e il cognato del LA BARBERA.


[cclxxix] - 11/07) DI MAGGIO sparì dalla circolazione e siamo intorno ad aprile - maggio del 1992. Poiché in quel periodo eravamo impegnati nelle stragi il discorso sul DI MAGGIO venne accantonato e venne ripreso dopo l'omicidio BATTAGLIA. Alla prima occasione successiva a tale fatto in cui mi incontrai con il RIINA questi mi disse che anche lui non aveva più notizie del DI MAGGIO e mi diede finalmente l'autorizzazione ad ucciderlo. ............. L'esecuzione dell'omicidio del DI MAGGIO fu rimandato a dopo le feste di fine anno del 1992 e, poiché ritenevamo che il DI MAGGIO si trovasse o in Toscana o a Borgomanero, cercavamo appoggi in tali posti.


[cclxxx] - (11/07) L'Ufficio mi chiede di riferire se io sia a conoscenza di un progetto di sequestro a scopo di estorsione che doveva essere eseguito in Sicilia. Al riguardo posso dire che nel periodo in cui io tenevo in ostaggio il DI MATTEO Giuseppe, cercavo un posto dove tenere il bambino a Castellammare del Golfo, posto che, come ho già detto, ho poi individuato, anche se feci ciò senza avvisare preventivamente MESSINA DENARO e BAGARELLA.

Il BAGARELLA si lamentò con me del fatto che avevo disposto il trasferimento del bambino a Castellammare senza informarlo e mi disse che era in corso di esecuzione il sequestro del proprietario del Giornale di Sicilia ARDIZZONE. Di conseguenza il BAGARELLA, che per quel che capii, voleva far portare l'ostaggio nella zona di Alcamo, non voleva altri problemi in tale zona quali, appunto, poteva provocare la presenza del DI MATTEO.

Ebbi modo di riparlare della faccenda con MESSINA DENARO Matteo, quando trattando dei vari bunker che avevamo realizzato, questi mi disse che, proprio allo scopo di eseguire il sequestro ARDIZZONE, avevano realizzato nella zona di Alcamo un bunker che era costato 300 milioni. Del bunker, per quanto mi risulta, erano a conoscenza Peppe FERRO, SINACORI Vincenzo, MELODIA Antonino, BAGARELLA Leoluca e, credo, MANGANO Antonino atteso che il sequestro dell'ARDIZZONE doveva essere eseguito dagli uomini di Brancaccio.

Il progetto, per quello che ho compreso, risaliva a parecchio tempo prima e di tale piano erano anche a conoscenza i GRAVIANO e, credo, RIINA Salvatore.


[cclxxxi] - (11/07) Altro fatto di cui voglio riferire è quello inerente ad uno sfogo che CALABRO' Gioacchino mi fece, circa un mese prima dell'omicidio di MILAZZO Vincenzo, e relativo a contrasti tra questi e lo stesso MILAZZO.

In particolare, ci trovavamo nella casa o nell'officina del CALABRO' di Castellammare del Golfo e quest'ultimo mi disse che non ce la faceva più a sopportare le angherie del MILAZZO che era solito maltrattarlo quando erano loro due, mentre si comportava normalmente quanto vi erano altre persone con loro.

Lamentava inoltre che il MILAZZO maltrattava le persone che abitavano nell'immobile che lo stesso CALABRO' gli aveva messo a disposizione in Castellammare.

Nella circostanza mi disse che voleva mandarlo a quel paese già in precedenza e segnatamente mentre stavano per predisporre l'ordigno che venne utilizzato per l'attentato al giudice Carlo PALERMO allorquando vi erano anche presenti Giacomo Giuseppe GAMBINO, Nino MADONIA e, forse, Nicola DI TRAPANI.

Da ciò ho capito che anche costoro avevano partecipato al delitto.


[cclxxxii] - (11/07) Spontaneamente il BRUSCA dichiara che intende riferire quanto a sua conoscenza in merito all'attentato al dott. GERMANA'.

Mi trovavo a Castellammare nella casa ove è stata uccisa Antonella BONOMO ad aspettare il BAGARELLA che sapevo che doveva andare a Mazara del Vallo per commettere un delitto ma non sapevo di cosa si trattasse.

Ad un certo punto arrivarono a Castellammare LA BARBERA Gioacchino e MARCHESE Gregorio. Quest'ultimo portò la notizia del pentimento di suo fratello Giuseppe e, quasi contestualmente, giunse il BAGARELLA il quale mi disse subito che la cosa era andata male. Ci apprestammo subito ad andare via da quel posto temendo che il MARCHESE Giuseppe avesse potuto dare qualche indicazione al riguardo per averla appresa da BENENATI Simone che, come mi disse il BAGARELLA, aveva raccontato al MARCHESE parecchie cose.

Lungo il tragitto per andare a casa del MONTICCIOLO, ove ci dirigemmo, il BAGARELLA mi disse che avevano sparato al GERMANA' e che all'esecuzione del delitto avevano partecipato, certamente, MESSINA DENARO Matteo e GRAVIANO Giuseppe e, forse, SINACORI Vincenzo.

Io già sapevo che i mazaresi avevano intenzione di uccidere il dott. GERMANA' ma non so dire se, oltre alla incisiva attività investigativa di quest'ultimo, vi fosse qualche motivo specifico.

D.R.: Effettivamente il BAGARELLA preannunciò il suo arrivo da Mazara con una telefonata a CALABRO' Gioacchino, forse al cellulare.

Non so invece come il BAGARELLA sia andato a Castellammare, quella mattina, e credo che per spostarsi fino a Mazara abbia usato una Fiat Panda rossa prestatagli da CALABRO'.

[cclxxxiii] - (12/11) foto nr. 42: è Antonino VALENTI, uomo d'onore di Castellammare del Golfo, che è andato a Torino per mio conto, così come subito dopo spiegherò.

[cclxxxiv] - (12/11) Per parlare del motivo per cui inviai Antonino VALENTI a Torino, devo partire dall'origine del discorso: Leoluca BAGARELLA e Gioacchino CALABRO' mi ebbero a dire ad un certo punto, che avevano saputo dove abitava DI MAGGIO Baldassare. Mi dissero pure che avevano già fatto controlli e tentativi di individuarne esattamente la dimora. Io mi dispiacqui alquanto per averlo saputo per ultimo, tuttavia mi feci raccontare come erano andati esattamente i fatti, nell'intento di occuparmene da quel momento in poi personalmente. Essi mi dissero che il VALENTI era uno di quelli che conosceva personalmente il DI MAGGIO, e che per tale motivo era stato inviato a Torino, anzi preciso meglio "nella zona di Torino". Appreso ciò, io chiesi che mi venisse fissato un appuntamento con il VALENTI per farmi indicare da lui i luoghi ove aveva notato il DI MAGGIO, e ciò al fine di procurare un successivo incontro tra lui e Michele TRAINA al quale ultimo il VALENTI avrebbe pure dovuto indicare l'esatto punto in cui aveva creduto di vedere il DI MAGGIO. Il mio piano era il seguente. Sapevo che Samuele SCHETTINO aveva a Torino dei fratelli, tra cui uno a nome Franco. Pregai Samuele di far scendere in Sicilia suo fratello Franco (che non conoscevo, come preciso ora), con cui mi incontrai a Monreale ove in quel periodo ero latitante presso Gaspare ROMANO. Al Franco SCHETTINO chiesi di dare ospitalità a Torino e predisporre i mezzi necessari per Michele TRAINA, persona che gli feci conoscere nella stessa occasione. Lo SCHETTINO ed il TRAINA si diedero appuntamento a Torino per due o tre giorni dopo. Ivi lo SCHETTINO incontrò il TRAINA, e per quel che so, quest'ultimo andò poi a prelevare l'Antonino VALENTI non so se all'aeroporto di Milano o a quello di Torino. Avevo infatti raccomandato al TRAINA ed al VALENTI di non viaggiare insieme e di evitare, allorquando si fossero incontrati di mostrare che si conoscevano. Di significativo, in ordine a tutto l'episodio, ricordo che dovrebbe essere avvenuto un qualche controllo di polizia relativamente alla macchina che lo SCHETTINO aveva messo a disposizione del TRAINA.
Nel dare atto che l'episodio è stato ulteriormente illustrato dal BRUSCA, l'Ufficio gli ricorda che egli ne aveva già parlato -sia pure in termini sintetici- nel verbale del 14 agosto 1996, nel cui contesto non aveva però evidenziato il ruolo del VALENTI. Gli chiede pertanto se tale fatto abbia avuto un qualche particolare significato, oppure sia stato frutto di semplice dimenticanza. Il BRUSCA risponde: si è trattato di mera dimenticanza, anche perchè non avevo omesso di menzionare il nome del VALENTI. Anzi, con riferimento a quel verbale ed a domanda dell'Ufficio, preciso che il "gelataio" del quale avevo parlato è di origine palermitana, e che quando ho detto gelataio intendevo riferirmi ad una persona che gestiva un chiosco od un bar.

[cclxxxv] - (07/14) A domande sulla persona di Santo MAZZEI, precisa che:
- Fu fatto uomo d'onore sicuramente dopo la strage di Capaci e con ogni probabilità prima di quella di via d'Amelio. Ne aveva sentito parlare per la prima volta agli inizi dl 1992 da BAGARELLA Leoluca che gli parlò anche di FACELLA Salvatore; si tratta di persona che era legata a quelli di Mazara, AGATE e BASTONE.
MAZZEI Santo aveva una conoscenza personale precedente con BAGARELLA Leoluca e tramite il primo si pensava di arrivare a colpire Giovannello GRECO tramite un certo D'AGATI Agostino. Questi poi venne ucciso al nord da MAZZEI Santo su ordine di RIINA Salvatore d'intesa con i mazaresi.

La decisone di combinare MAZZEI Santo risaliva a RIINA Salvatore e BAGARELLA Leoluca. MAZZEI Santo aveva qualche problema con la famiglia di SANTAPAOLA e tra questi c'era il fatto che un nipote di MAZZEI Santo, in epoca precedente, si era fatto quasi collaboratore ma poi era stato ucciso. Comunque MAZZEI Santo aveva fatto "il gioco" di SANTAPAOLA perchè aveva eliminato delle persone che davano fastidio anche a SANTAPAOLA.

Per sondare la situazione e vedere se SANTAPAOLA accettava che MAZZEI Santo fosse combinato nella sua famiglia, un certo giorno andarono a Catania, per incontrarsi con Benedetto SANTAPAOLA, Salvatore SANTAPAOLA, Enzo AIELLO, Eugenio GALEA e Aldo ERCOLANO, gli stessi BRUSCA Giovanni, BAGARELLA Leoluca e Antonino GIOE'. Prospettata la situazione subito i catanesi dissero che erano immediatamente disponibili acchè MAZZEI Santo fosse fatto uomo d'onore nella loro famiglia ed allora andarono a cercare immediatamente MAZZEI Santo. Questi si presentò ed era reduce da un omicidio di una persona che aveva ucciso quella stessa mattina, forse intorno a mezzogiorno, e gli aveva sparato con una automatica calibro 9, arma che MAZZEI Santo aveva con sé quando si presentò all'appuntamento: MAZZEI Santo diceva che l'arma puzzava ancora di polvere da sparo. MAZZEI Santo fu combinato in quello stesso giorno e fu "pungiuto" proprio da BAGARELLA Leoluca.

- La ragione per la quale MAZZEI Santo fu fatto uomo d'onore stava non solo nel fatto che era uno assai capace e che già aveva fatto delle azioni per conto di "cosa nostra", ma anche in quella di farlo partecipare a pieno titolo e senza necessità di mantenere sfumati certi discorsi nelle azioni appunto di "cosa nostra". E poi c'era la ragione che in questo modo, per ogni futura eventualità, RIINA Salvatore, che non aveva rapporti diretti da una decina di anni con i SANTAPAOLA, poteva contare della presenza in quella famiglia di un uomo d'onore di sua particolare fiducia.
All'epoca della combinazione di MAZZEI Santo BAGARELLA Leoluca stava a Mazara e BRUSCA Giovanni a CASTELLAMMARE.
Più volte si incontrarono RIINA Salvatore e MAZZEI Santo in quell'estate ed almeno una volta in presenza di BRUSCA Giovanni. Anche SINACORI Vincenzo dovrebbe ricordare l'incontro per via di certi commenti che furono fatti sul pesce e cioè se fosse migliore quello di Mazara o quello di Catania o quello di Castellammare.

Circa le ragioni per le quali RIINA Salvatore si incontrò personalmente con MAZZEI Santo è da escludere che potessero non esservi: potevano riguardare l'eliminazione di GRECO ovvero la situazione di Catania. Non sa, BRUSCA Giovanni, se potevano riguardare il futuro episodio del giardino di Boboli.

- Quanto a FACELLA Salvatore, BRUSCA Giovanni per la prima volta lo vide, ed era la prima volta in cui vedeva MAZZEI Santo, una volta ad Altofonte, nel 1992: questi due stavano recandosi nella casa di DI MATTEO dove si dovevano incontrare con Mariano AGATE, BAGARELLA Leoluca e GIOE'. BRUSCA Giovanni era assieme a LA BARBERA Gioacchino; BAGARELLA Leoluca non si faceva scrupoli a fissare i suoi appuntamenti nei territori sui quali comandava BRUSCA Giovanni.
Quest'ultimo sa che FACELLA Salvatore era uomo d'onore da epoca precedente rispetto a MAZZEI Santo; ne ebbe rituale presentazione; era stato fatto uomo d'onore a Mazara poi trasferito nella famiglia di Lercara Friddi, località di origine, di cui era capo Antonino GIUFFRE' detto "Manuzza".

[cclxxxvi] - (07/14) Poste domande sulle spiegazioni che oggi si sente di dare al suicidio di GIOE' ed all'accenno che questi fece, nella lettera, alla persona di BELLINI, afferma che GIOE' evidentemente si sentiva "colpevole" degli attentati che si stavano verificando, in quanto più che ogni altro ne conosceva il collegamento con i discorsi intercorsi tra lui e BELLINI. L'accenno poi al BELLINI, nella lettera, aveva sicuramente lo scopo di indirizzare l'attenzione dell'Autorità sulla persona di questi, e sugli eventuali collegamenti del medesimo, in relazione agli attentati. Egli BRUSCA Giovanni aveva cercato in tutti i modi di mettere le mani sulla lettera ma non vi era riuscito e si era dovuto limitare a leggerne stralci o riassunti sui giornali.
Lo stesso "senso di colpa" GIOE' non poteva avere per l'attentato a COSTANZO perchè alla deliberazione di quello aveva partecipato direttamente. BRUSCA Giovanni si riporta alle sue precedenti dichiarazioni e richiama sotto questo specifico aspetto la riunione nella casa di VASILE a Santa Flavia, riunione nella quale i presenti decisero di eliminare COSTANZO, fatto per il quale la causale era già definita ed accettata, e al contempo intraprendere una campagna di azioni che avessero come obiettivo il patrimonio storico e artistico dello Stato.
Questo secondo aspetto del programma varato nella riunione a Santa Flavia non comportava (BRUSCA Giovanni lo afferma con sicurezza) il passare senz'altro ad azioni "di danno" bensì (ad) azioni "di minaccia": era previsto usare esplosivo, ma non per farlo scoppiare bensì per farlo ritrovare, ad esempio in uno zaino, ad esempio sulla Torre di Pisa o agli Uffizi. Nel programma quindi coesistevano due linee operative: una che mirava ad ottenere il risultato finale (l'eliminazione di COSTANZO); l'altra che mirava ad esercitare una pressione sulle istituzioni. Per gestire questa "pressione" il programma prevedeva di utilizzare BELLINI. Fattogli notare che in una fase precedente dell'interrogatorio ha detto che i contatti con BELLINI erano diventati problematici tanto che non c'era stata "gestione" dell'episodio di Boboli, BRUSCA Giovanni dice che le cose non stanno esattamente come il Pubblico Ministero rileva perchè i rapporti tra BELLINI e GIOE' in sostanza non erano mai venuti meno.

[cclxxxvii] - (11/13) LO BIANCO Pietro gli aveva fornito, stavolta tramite PIZZO Giorgio e non tramite BIONDINO Salvatore, così come era avvenuto per la strage di Capaci, la stessa qualità di esplosivo poi utilizzato per gli attentati agli amministratori locali progressisti nella zona di S. Giuseppe Jato.