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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 5.3.1997
IMPUTATO Giuliano: Volevo dichiarare a questa Corte che non ho mai avuto né soprannome Olivetti, né Giuseppe, né Salvatore e né Peppuccio. Il mio nome è solamente Francesco.
Poi, signor Presidente, volevo dire che non ho mai abitato in zona Falsomiele e ho abitato sempre in via Messina Marina 531.
Non ho mai avuto né Opel Corsa bianca, né Clio, né Tipo e mio padre non ha mai avuto una Renault 9.
Non ho mai usato nomi di altre persone per intestare le mie macchine. Le macchine che ho avuto io sono state: una Panda bianca 1000 S, intestata a mio nome; una FIAT Uno, intestata a mio nome; una Twingo, intestata a mio nome; una Y10 e una Opel Corsa grigia che ho venduto nel '91-'92.
Non ho mai avuto villino a Ficarazzi insieme al signor Carra, né di proprietà e né di affitto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che sono stato autista della Marina Militare CNA. Grazie alla Marina ho avuto le patenti A, B, C, D, E e il K. So guidare autotreni, pullman. Per conto della Marina ho guidato anche camion carichi di munizioni, viveri e gasolio.
Non ho mai conosciuto questo signor Carra, non ho preso mai un caffè insieme a codesto.
Poi, signor Presidente, volevo precisare che non sono stato mai inseguito né a Formello e non sono mai stato, andato a Formello. Sono pronto a fare il confronto con tutti i Carabinieri che dicono che mi hanno inseguito.
Poi, signor Presidente, per chiudere, volevo precisare che io sono del '69, nel '93 ne avevo 23, il signor Contorno manca da Palermo dall'80 e io andavo in prima media e sono indignato delle dichiarazioni di questa persona che ha infangato il mio nome.
Con questo, signor Presidente, concludo lasciando ogni valutazione alla Corte, alla quale esprimo la massima fiducia. La ringrazio, buongiorno.

DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 6.3.1997
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente. Volevo dire a questa Corte che non ho mai conosciuto il signor Ferro e neanche lui mi conosce. Sostiene che mi ha riconosciuto dai giornali, però quando è stato interrogato non ha saputo dire il mio nome.
Faccio presente a questa Corte che sono diabetico fin da ragazzo e ho una forma di psoriasi nelle mani, nelle caviglie e nei gomiti. E mi meraviglio come questo bugiardo di dottore non se ne sia accorto quando ha mangiato con me.
Ogni giorno signor Presidente io ho di bisogno del vitto bianco. Non posso andare in nessun ristorante e mi hanno proibito di mangiare alcune cose. Perciò mi meraviglio come sostiene che sono andato al ristorante con lui.
Poi tengo a precisare che non sono stato mai né a Firenze e neanche a Bologna e chiedo di essere sottoposto a confronto con chiunque lavori nei ristoranti di Firenze.
E infine signor Presidente, concludo dicendoci a questo bugiardo preparato di dire la verità, di dire solamente la verità e di pentirsi con Dio di tutto il male che mi sta procurando. La ringrazio.

DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 21.3.1997
IMPUTATO Giuliano: Sono Giuliano Francesco.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Prima cosa mi volevo scusare per poc'anzi. Ma lei capirà, questo signore vuole giocare con la mia vita. Comunque...
PRESIDENTE: Guardi, qui non credo che nessuno voglia giocare.
IMPUTATO Giuliano: No, no, questo signore...
PRESIDENTE: Ognuno fa la sua parte e poi vedremo che cosa sarà il risultato. Dica.
IMPUTATO Giuliano: Comunque. Signor Presidente, per prima cosa tengo a precisare che io sono cattolico e sono andato per la prima volta a Roma durante il mio viaggio di nozze con mia moglie. Ed ero alloggiato all'albergo San Pietro. Sono andato in Vaticano, ho assistito anche alla Santa Messa. E l'ultima volta che sono andato a Roma, se non sbaglio, è stato sotto le feste di Pasqua per andare a trovare mio padre che era nel carcere di Lanciano.
Arrivato a Roma con il treno...
PRESIDENTE: Scusi, già che c'è, le dispiace ci dice anche di che anno. Perché la Pasqua se Dio vuole viene tutti...
IMPUTATO Giuliano: '94, se non sbaglio è Presidente.
PRESIDENTE: '94.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Arrivato a Roma con il treno, mi venne a prendere il signor Giacalone che conoscevo da bambino. Che si trovava a Roma per lavoro di macchine, non so per che cosa, e ha anche un autosalone vicino casa mia, lo conosco da bambino.
Assieme a Giacalone, che io conosco, c'era un signore di circa 50 anni con i baffi che oggi scopro che è il signor Scarano. Ecco perché mi conosce.
Appena sono arrivato col treno, pregai Giacalone di comprarmi due bottiglie di acqua e spiegai che ero diabetico. In quel periodo avevo il diabete un pochettino alto. E quindi avevo sempre sete e poi ero preoccupato perché avevo dimenticato le mie pillole, perché fin da ragazzo sono stato sempre schiavo del "Suguan", sono pillole che devo prendere prima di mangiare.
Ricordo che quel giorno ho portato solo biancheria per mio padre, biancheria in un zaino e Giacalone, quando mi vide con la biancheria solamente, insistette per comprare del gamberone, in una pescheria a Roma dove ci accompagnò questo Scarano. E, non vorrei sbagliare, ha l'Audi 80, se non sbaglio.
Quando comprai il gamberone, durante che viaggiavamo nella macchina, Giacalone mi domandò della mia famiglia, come andava il mio distributore di benzina.
Mi fece alcune domande e io gli spiegai che quel periodo mio fratello aveva la febbre. Ma non è che mio fratello è sofferente, quello che ha il diabete sono solo io e mio padre.
L'indomani, Giacalone mi accompagnò con la FIAT Uno a Lanciano e mi ricordo che, mentre viaggiavamo, abbiamo smarrito lo scontrino dell'autostrada perché è volato via, perché avevamo i finestrini abbassati.
Allora per paura che le macchine correvano, siamo continuati per Lanciano, dove il casellario dell'autostrada, ci fece un verbale e c'ha fatto pagare tutte le stazioni.
Perciò, con questo voglio dire: non sono venuto con una 164. C'è un verbale che parla chiaro che poi la Corte saprà come fare.
Io voglio esortare questa persona a dire la verità, perché io non ho mai avuto la 164 come lui dice. Se io andavo da mio padre a Lanciano con la macchina, prendevo o l'Adriatica o la strada per Isernia, dove si risparmia tempo.
Per il discorso del diabete e del mio distributore: lui l'ha sentito in macchina mentre parlavo con Giacalone e gli volevo dire che mio fratello è sano, sanissimo, non ha neanche il diabete, solo io e mio padre siamo diabetici.
Il mio distributore poi, gli volevo dire a questo signore, che non si trova uscendo dal porto verso il carcere, ma bensì nel lato opposto. E non solo, non fa angolo, in quanto è al centro di una piazza.
Poi, per quanto riguarda sempre mio padre, che certe volte viene tirato in ballo, voglio ricordare che mio padre fu assolto dal Maxiprocesso e da allora e sempre stato perseguitato, perché è dura per alcune Procure accettare di avere sbagliato.
Poi, se il Presidente mi permette - quando il signor Scarano finirà e uscirà da quest'aula - un confronto tra io e Barranca per fare chiarezza una volta e per sempre sulla mia statura fisica: io non sono più basso di Barranca, non sono chiaro di carnagione, non sono enorme e tanto più non ho i riccioli come ho sentito.
Scarano mi ha visto solamente per quelle poche ore e basta e se si unirebbero le deposizioni di Scarano, Carra e i testimoni, sarebbe un teatro.
Per finire, volevo dire che io non sono un uomo che fa stragi. Se io fossi stato l'autore di queste stragi non avrei più avuto pace, con la mia coscienza e non avrei potuto più avere il coraggio di guardare i miei figli e non mi stancherò mai di gridare la mia innocenza.
E tu, pentito bugiardo, sappi che io non ce l'ho con te, non provo odio per te...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma guardi che non è consentito rivolgere ingiurie a nessuno, né agli imputati, né ai testimoni, né agli imputati pentiti. Va bene?
IMPUTATO Giuliano: Va be'. Volevo dire solo che non provo odio per nessuno, perché capisco che il carcere è duro e non è per tutti che sanno resistere il carcere, specialmente per uno che faceva uso di droga.
Io la ringrazio signor Presidente, buona giornata.

DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 26.6.1997

IMPUTATO Giuliano: Allora, signor Presidente, io a questo signor Giovanni Drago non l'ho mai conosciuto, né io né mio padre. Per quanto riguarda la rapina che ha avuto imputato mio padre, è stato nel '76...
PRESIDENTE: Stia a sentire, lei ha diritto di dichiarare quello che vuole per quel che riguarda lei, o altri imputati di questo processo, o persone sentite come testi o collaboratori. Le faccende di suo padre non ci interessano per niente.
IMPUTATO Giuliano: Va bene. Questo signore ha accusato me di un omicidio nel 1989, a marzo dell'89. Signor Presidente, io sono stato militare e sono stato scarcerato. E questo signore che ha imputato 50 omicidi e viene condannato a 16 anni - che poi diviso quattro si farà quattro anni a villeggiare - e io che sono innocente ho il 41-bis, scarcerato perché ero militare.
Accusato da questo signore, l'omicidio era l'11 marzo dell'89 e io mi sono congedato nel novembre dell'89. Se io non ero militare io avevo anche un ergastolo grazie a questo signore che è pagato dallo Stato. 50 omicidi, 16 anni.
Poi, per quanto riguarda i Tagliavia, le faccio presente, signor Presidente, che sono i parenti miei. La loro pescheria è a 20 metri dal mio distributore. Forse mio padre era vicinissimo che erano 20 metri il distributore dalla pescheria. E nessuno dei miei cugini si chiama Ciccio. I miei cugini io li conosco, perciò questo signore è stato informato male da chi lo suggerisce.
PRESIDENTE: Ha finito?
IMPUTATO Giuliano: Ho finito, grazie.


DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 9.7.1997

IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, io sono stato arrestato il 14 novembre grazie al signor Romeo, che ha accompagnato quelli della Squadra Mobile a casa mia. Volevo dire questo: quando sono arrivato alla Squadra Mobile, i funzionari della Squadra Mobile mi hanno fatto mettere in una stanza assieme al signor Romeo Pietro. Il signor Romeo Pietro io avrei preferito che doveva dire alla Corte il colloquio che abbiamo avuto in quella stanza della Squadra Mobile.
PRESIDENTE: Ho capito. Senta, la faccenda è molto semplice. Siccome il collaboratore di giustizia, sentito come imputato per procedimento connesso, ha dichiarato che non vuole rispondere, a questo punto qualunque contestazione cade. Perciò, mi dispiace, il discorso è chiuso.
IMPUTATO Giuliano: Va be', allora faccio una dichiarazione io personale.
PRESIDENTE: Facciala. Non ne facciamo per piacere un comizio perché...
IMPUTATO Giuliano: Cioè, voglio raccontare quello che mi è successo signor Presidente.
PRESIDENTE: Quando le è successo?
IMPUTATO Giuliano: Dunque, i funzionari della Squadra Mobile...
PRESIDENTE: No guardi, ne parlerà quando sarà il momento del suo esame.
IMPUTATO Giuliano: Va bene, grazie lo stesso.

DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 1.10.1997

IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, io volevo fare sapere alla Corte e alla signoria vostra che il signor Di Filippo Pasquale mi ha accusato di una scomparsa di tale Di Piazza Francesco che, in questo processo, non si è parlato completamente, a differenza degli altri omicidi.
Per questa scomparsa io già ero stato scarcerato, in quanto ero militare.
Ma lui mi aveva accusato dicendo che io gli avevo confidato che, durante l'omicidio, mi trovavo in licenza.
Ebbene, dopo la seconda ordinanza di custodia cautelare, puntualmente è arrivata la seconda scarcerazione. Poiché si è scoperto che io ero stato a licenza tra maggio e giugno dell'89. Mentre, la scomparsa che mi si attribuiva dal Di Filippo, era nel marzo '89.
Io non gli ho mai confidato niente a questo signore. In quanto tra di noi non c'è mai stata amicizia. Ma, anzi, questa persona, ha sempre nutrito rancore nei miei confronti. In quanto, un giorno, addirittura siamo arrivati alle mani. E lui ha avuto la peggio.
Il discorso, signor Presidente, è nato per colpa del mio distributore che lavorava poco. E io, per arrotondare, arrivo fuori orario e certe volte la domenica fuori turno.
Questo signore, assieme e a suo papà e a qualche altro, puntualmente mi faceva venire i Carabinieri per farmi chiudere, signor Presidente.
In tutta la via Messina Marine, i gestori che hanno tutti i distributori, li conoscevano come "gli spioni della pompa".
Ed è per questo motivo che questo signore si accanisce contro la mia persona.
Signor Presidente, poi, per quanto riguarda la mia personalità, io purtroppo non mi posso difendere dagli omicidi che mi si contestano, perché mi devo difendere nelle aule dove ci sono questi processi.
Però posso anticipare che tutto quello che ha detto il Di Filippo nei miei confronti, non è vero. E' soltanto accanimento per quella discussione che quando siamo arrivati alle mani.
Che lui la sa bene questa discussione.
La ringrazio, signor Presidente.


DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 4.10.1997

*IMPUTATO Giuliano: Presidente, sono Giuliano. Avrei preferito che Romeo rimanesse, ma comunque... Poi chiederò il confronto a fine dichiarazione.
Signor Presidente, sono stato arrestato il novembre, grazie a Romeo.
Mi hanno arrestato alle due e mezza di notte e quando mi hanno portato alla Squadra Mobile ero nudo e mi hanno messo in una stanza circondato da agenti della Squadra Mobile.
Dopo qualche ora che ero nella stanza, è entrato Pietro Romeo e ha chiesto di stare solo insieme a me. E così gli agenti della Squadra Mobile fecero.
Romeo, in quella stanza, mi disse che io dovevo collaborare e mi dovevo accollare tutto ciò che la Squadra Mobile mi contestava, senza avere paura, perché tanto in carcere non ci andavamo più. Anzi, mi disse che per noi c'erano 500 milioni e protezione in Altitalia.
In quella stanza mi disse che ci dovevano poi portare in una località che ancora lui non sapeva, per farci vedere una serie di oggetti.
Mi ha raccomandato di firmare tutto ciò che mi davano. Poi mi disse che, dopo, doveva telefonare a Ciaramitaro per farlo pentire, così eravamo a posto.
Io ero rimasto di ghiaccio. Ho detto solo: 'come facciamo a dire delle assurdità sul conto di altre persone?'. Lui mi rispose: 'non ti preoccupare, tanto l'ergastolo lo prendono lo stesso, perciò o ti metti con noi, o contro di noi.
Dimmelo subito'.
A questo punto, signor Presidente, entrarono i dirigenti della Squadra Mobile che mi minacciarono che io non uscivo più dal carcere e fecero uscire Romeo dalla stanza.
Un dirigente mi disse che forse volevo un po' di tempo per riflettere e mi fecero vedere mia figlia. Ma io restai meravigliato e gelato, quasi pietrificato da tutta quella confusione.
Altri dirigenti mi dicevano che un'occasione così non si sarebbe più ripetuta. Mi insultavano, che io non avevo mai visto 500 milioni, e qualcuno mi diceva che mi avrebbe fatto morire in carcere con il 41, e faceva leva sul fatto che io avevo due bambine.
Ma, infine, mi portarono al carcere promettendosi che ritornavano a farmi visita.
Dopo qualche settimana venne un certo Giuffré - così l'ho visto che si chiamava nella televisione - era insieme a un altro funzionario che aveva l'accento napoletano e mi chiesero se ci avevo riflettuto. Dopo il mio rifiuto, mi minacciarono che stavano lavorando per farmi notificare delle accuse terrificanti, facendomi spaventare al punto che io chiesi all'agente di custodia di tornare in cella.
Dopo qualche settimana vennero altre tre volte con persone diverse; certe volte si presentavano come ispettori, come capitani. Erano sempre vestiti in borghese. E tutte le altre volte che venivano gli agenti di custodia mi dicevano sempre che dovevo andare in Matricola per notifica. Ma, in realtà, trovavo loro.
E un giorno vennero anche di martedì - dove avevo finito di fare il colloquio - e mi dicevano: come dovevano fare i miei figli senza di me?
Fu in quell'occasione che mi fecero leggere una lettera di Romeo, dove mi diceva di andarlo a trovare a lui, che si trovava a Parma - me l'hanno detto i dirigenti: a Parma - e sempre questo ispettore mi dissero di non preoccuparmi per le tragedie, perché le tragedie fatte a fin di bene fanno solamente bene. Tanto, persone come Bagarella, Mangano, Graviano prendono sempre l'ergastolo, perciò non c'è bisogno che io mi faccia scrupoli di coscienza.
Loro mi dissero che, se io rifiutavo, ben presto arrivavano le ordinanze di omicidio. E se si controlla i miei movimenti in carcere, alla voce Matricola si vedrà che non mi è mai stato notificato nulla.
E dopo venti giorni di ogni visita, mi arrivava puntualmente le ordinanze di custodia cautelare.
Mi sono lamentato anche con il giudice Montalto e con il mio legale durante un interrogatorio, ma il giudice mi disse che sono autorizzati dai P.M.
Nell'ultima visita mi dissero che mi facevano dare il 41 e dopo che io avrei preso il primo ergastolo, loro dovevano ritornare nuovamente da me.
Tutte le visite erano sempre di sera o nel pomeriggio.
Signor Presidente, detto ciò, la prego di credermi e di accertare tutto ciò tramite i mie spostamenti del carcere e le visite che ho avuto e le persone che sono venute. E sono pronto a farci il confronto, e spero che avranno il coraggio di dire tutto dinanzi alla Corte.
Tutte queste persone non hanno fatto altro che minacciarmi. Prima mi promettono soldi e protezione, e, al mio rifiuto, mi condannano a morte.
Io non sono un mostro come mi ha descritto Romeo Pietro. Romeo mi sta calunniando per quel famoso saluto che io gli ho dato quando è entrato, che gli avevo detto nell'udienza precedente. Ha usato una tattica scorretta al fine di distruggere quell'amicizia che ci legava.
Ma io sono fiducioso e ho tanta fede e aspetterò con pazienza che Romeo dirà chi l'ha consigliato a rovinarmi.
Certo, io lo so, ma purtroppo non lo dico, sennò succede una bufera. Sarà il tempo a darmi ragione di ciò.
Infine, volevo dire che anche io ho dei figli e so bene cosa significa provare amore per i figli. Non farei mai niente contro i bambini. Ho preferito il carcere per non rovinare tante famiglie con le tragedie che mi avevano consigliato. e ne sto pagando di persona.
Volevo dire che nell'udienza precedente, dove Romeo si è avvalso della facoltà di non rispondere, ho solo salutato Romeo e se si controlla dalla registrazione fatta, io ho incoraggiato Romeo a parlare ed è assurdo che certa gente cerchi di dimostrare il contrario. Io non ho minacciato nessuno.
E, prima che finisca il processo, con documenti dimostrerò che sono innocente, che sono meglio delle chiacchiere di queste persone pagate.
* La ringrazio, signor Presidente.


DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 3.12.1997

IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, sono Giuliano Francesco.
Per quanto riguarda l'utenza telefonica riguardante Tagliavia Gioacchino, voglio fare presente alla Corte che l'utenza, sì, è vero che è intestata a Tagliavia Gioacchino che è morto nel 1989, ma in realtà è come se fosse l'utenza telefonica di Damiano Di Fazio, cioè mio suocero.
Siccome la pescheria Tagliavia è di Di Fazio, che sarebbero mio suocero e i miei cognati, sono, è un'unica pescheria.
E, se si controlla dal traffico telefonico tra l'utenza Di Fazio Damiano e la pescheria Tagliavia, si può notare che ci sono migliaia di telefonate. Perché, in realtà, Di Fazio Damiano è nella pescheria di piazza Sant'Erasmo.
Cioè, l'utenza telefonica di Gioacchino Tagliavia.
Sì, il telefono è Gioacchino Tagliavia, ma è d'uso di mio suocero, perché lavora in quella pescheria.
Perciò, chiunque che telefona a Gioacchino Tagliavia, non fa altro che telefonare a Di Fazio Damiano, cioè mio suocero.
La ringrazio, signor Presidente.

ESAME DEL 9.2.1998

*IMPUTATO Giuliano: Giuliano Francesco.
PRESIDENTE: Va bene. Risponda alle domande che le porrà il suo difensore.
AVVOCATO Pepi: Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Lei sa di essere accusato di fatti gravissimi di stragi. Per questi fatti lei come si dichiara: innocente, o colpevole?
IMPUTATO Giuliano: Innocente.
AVVOCATO Pepi: Per tutti?
IMPUTATO Giuliano: Per tutti, per tutti.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, prima dell'attuale situazione processuale, che la vede oggi come imputato, come era: incensurato, o aveva riportato condanne?
IMPUTATO Giuliano: Incensurato.
AVVOCATO Pepi: Lei è mai stato uomo d'onore?
IMPUTATO Giuliano: Se si intende nel modo criminale, no.
AVVOCATO Pepi: Cioè, vuol spiegare in che senso lei è uomo d'onore?
IMPUTATO Giuliano: Per me uomo d'onore significa una persona che lavora, tutto per la famiglia. Se è inteso in quel senso, io sono uomo d'onore. Come penso lei e tutti.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non ha nulla a che fare con l'organizzazione Cosa Nostra?
IMPUTATO Giuliano: No, no, solamente dai giornali sento queste cose.
AVVOCATO Pepi: Senta, nel 1993 quanti anni aveva lei?
IMPUTATO Giuliano: 23 anni e mezzo.
AVVOCATO Pepi: Senta, prima di essere arrestato, che lavoro svolgeva a Palermo?
IMPUTATO Giuliano: Avevo un distributore di benzina a piazza Sant'Erasmo e facevo anche l'idraulico.
AVVOCATO Pepi: Faceva anche l'idraulico.
Senta Giuliano, lei ha fatto il servizio militare?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Ho fatto il servizio militare nella Marina Militare per 14 mesi, dove ho fatto l'autista CNA e grazie alla Marina ho avuto tutte le patenti possibili, in più che quando sono uscito ho preso anche il K e quindi sono in grado di guidare qualsiasi mezzo e sempre per la Marina ho fatto trasporti di munizioni, armi, con i camion, sempre per la Marina. Ho fatto sempre l'autista per la Marina.
AVVOCATO Pepi: Senta, appunto per questa attività che ha svolto nei confronti della Marina, lei ha mai, per la Marina, trasportato con dei camion armi e munizioni?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, per la Marina, sì.
AVVOCATO Pepi: Con che mezzi li ha trasportati?
IMPUTATO Giuliano: Col camion.
AVVOCATO Pepi: Con camion, quelli militari?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei che tipo di patente ha?
IMPUTATO Giuliano: Io c'ho dalla A al K.
AVVOCATO Pepi: Che l'ha conseguita, mi diceva, durante il servizio...
IMPUTATO Giuliano: Militare ho conseguito tutti meno la K. E il K, siccome il K è solamente per gli autobus, me la sono presa quando sono...
AVVOCATO Pepi: Da civile.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei è anche in grado, sarebbe stato in grado di poter guidare anche dei TIR?
IMPUTATO Giuliano: Sì, certamente.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, volevo sapere... far... siccome vari collaboratori di Giustizia hanno parlato di varie auto che lei avrebbe posseduto, o comunque utilizzato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Io volevo un po' di chiarezza su questo. Lei ha mai avuto una Clio rossa?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
AVVOCATO Pepi: Una Tipo bianca?
IMPUTATO Giuliano: Neanche.
AVVOCATO Pepi: Un'Opel Corsa bianca?
IMPUTATO Giuliano: No.
PRESIDENTE: Credo che... Scusi, avvocato. Credo che abbia fatto una dichiarazione spontanea sulle auto di cui disponeva. Comunque, se vuole continuare, prego.
AVVOCATO Pepi: Lei allora che tipi di macchine ha utilizzato?
IMPUTATO Giuliano: Allora, tutte le macchine che ho avuto io, ho avuto sempre macchine intestate alla mia persona, o al limite a una mia sorella, che è capitato solamente per una macchina. Io ho avuto una Panda bianca, una Twingo, una FIAT Uno bianca... celeste, un'Opel Corsa grigia e...
AVVOCATO Pepi: Ecco, a proposito di...
IMPUTATO Giuliano: ...una Y10 celestina che era a nome di mia sorella, Giuliano Gaetana. Queste sono state le macchine che ho avuto io. Non ho mai avuto macchine intestate ad altre persone perché io ero pulito, ero una persona normale. Cioè, non è che avevo...
AVVOCATO Pepi: A proposito dell'Opel grigia, si ricorda per caso quando l'ha venduta?
IMPUTATO Giuliano: Io l'Opel grigia l'ho venduta nel 1991, tardi '91.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei era, o è tuttora, affetto da qualche malattia?
IMPUTATO Giuliano: Io fin... diciamo, dopo la morte di mia mamma ho scoperto di essere diabetico - mia mamma è morta nel 1990 - di avere anche la psoriasi.
AVVOCATO Pepi: Senta, per quello che riguarda il diabete, che disturbi le dà? Talvolta ha anche disturbi di perdita di memoria, oppure no?
IMPUTATO Giuliano: Sì, la perdita di memoria è dovuta anche alle pillole che ingerisco. Siccome prima di pranzare e di cenare devo prendere 10 minuti prima una pillola, fuori prendevo le Globemet e ora qua mi danno il Suguam, che è lo stesso diciamo.
AVVOCATO Pepi: Quindi, prima di mangiare, in qualsiasi posto lei si trova, deve prendere delle pillole...
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Poi per la psoriasi usavo dei guanti di tela, quando ero fuori, e spesso mettevo le applicazioni.
AVVOCATO Pepi: Ecco, per quanto riguarda la psoriasi, questa forma di malattia è visibile ad occhio nudo?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Lei in che parti del corpo ce l'ha queste macchie?
IMPUTATO Giuliano: Ce l'ho nelle mani, nei gomiti e nelle caviglie.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei è mai stato a Firenze?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
AVVOCATO Pepi: A Milano?
IMPUTATO Giuliano: Neanche.
AVVOCATO Pepi: A Roma?
IMPUTATO Giuliano: Sì. A Roma ci sono stato quando mi sono sposato, nel viaggio di nozze, dove ho albergato anche in un albergo, San Pietro, e in occasione sono andato anche a messa, durante il Papa, quando c'era il Papa al Vaticano.
AVVOCATO Pepi: Poi c'è più tornato a Roma?
IMPUTATO Giuliano: Poi sono ritornato a Roma nel 1994. Esattamente nell'occasione in cui sono andato a Lanciano a fare visita a mio papà. Se non sbaglio il 2 aprile dovrebbe essere. L'1 o il 2 aprile, non mi ricordo.
AVVOCATO Pepi: Bene. Senta, lei mi sembra l'abbia già accennato prima: a Palermo gestiva un distributore di benzina, vero?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Dov'era questo distributore?
IMPUTATO Giuliano: Piazza Sant'Erasmo.
AVVOCATO Pepi: Era rivolto verso il porto, o verso il carcere?
IMPUTATO Giuliano: Uscendo dal porto, è lato Ficarazzi diciamo.
AVVOCATO Pepi: A questo distributore si servivano anche la famiglia Carra, oppure no?
IMPUTATO Giuliano: Dei Carra, io conosco Carra Michele e Carra Tonino, Antonio, non mi ricordo. Comunque sono papà e figlio, che facevano... si rifornivano da me e spesso avevo problemi anche di soldi.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, lei quanto è alto?
IMPUTATO Giuliano: Credo 1,68-69.
AVVOCATO Pepi: E' più alto o più basso del signor Barranca?
IMPUTATO Giuliano: Forse sono... proprio impercettibile, più alto.
AVVOCATO Pepi: Più o meno uguali insomma.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando accennava prima a suo padre arrestato, dove è stato in carcere suo padre?
IMPUTATO Giuliano: Lanciano.
AVVOCATO Pepi: A Lanciano.
IMPUTATO Giuliano: Sarebbe a 20 chilometri di Pescara.
AVVOCATO Pepi: Lei lo andava a trovare spesso?
IMPUTATO Giuliano: Sì, è mio padre.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì, no, certo.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ma che strada faceva per andare a Lanciano?
IMPUTATO Giuliano: Io, per esempio, quando andavo da mio padre, che avevo la possibilità di qualche macchina, facevo sempre la strada che va da Isernia, che a questo minuto non mi ricordo, comunque quella, la strada per Isernia, che si esce, mi sembra, Vasto-sud e poi arriva a Lanciano.
AVVOCATO Pepi: Chi l'accompagnava quando andava a trovare suo padre? Andava da solo o l'accompagnava...
IMPUTATO Giuliano: Sempre solo...
AVVOCATO Pepi: Sempre da solo.
IMPUTATO Giuliano: Cioè, con i miei familiari.
AVVOCATO Pepi: In che giorni si poteva andare al colloquio?
IMPUTATO Giuliano: Sabato e lunedì.
AVVOCATO Pepi: Pietro Romeo l'ha mai accompagnato di sabato?
IMPUTATO Giuliano: Pietro Romeo non mi ha mai voluto accompagnare, in quanto aveva preoccupazione se ci fermavano la Polizia, perché lui era sempre sorvegliato, aveva problemi.
AVVOCATO Pepi: In questi viaggi che ha fatto a Lanciano, è mai stato fermato dalla Polizia della strada per avere qualche contravvenzione, qualche fatto di circolazione stradale?
IMPUTATO Giuliano: Sì, una volta mi fermarono. Mi sequestrarono mi sembra il libretto. Ero con una macchina prestata.
AVVOCATO Pepi: Giuliano, ora entriamo proprio nel vivo dell'esame. Io ora le farò, di seguito, una serie di nomi.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Di cosiddetti collaboratori di Giustizia, o pentiti, come li vuol chiamare.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Per ciascuno di questi lei mi dovrebbe dire se li conosce e, in caso affermativo, che tipo di rapporto ha avuto con questa persona, che tipo di frequentazione e che cosa ha fatto insieme a queste persone.
Iniziamo da Pietro Carra.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Questo signore ora ho scoperto che sarebbe figlio di Michele Carra, io non c'ho mai preso il caffè assieme, non lo conosco.
Lui, avvocato, ha detto qua un sacco di...
PRESIDENTE: Va bene. Queste valutazioni... Lei non lo conosce.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi non lo conosce, non ha avuto mai nessun rapporto.
IMPUTATO Giuliano: No, mai, mai.
AVVOCATO Pepi: Antonio Scarano?
IMPUTATO Giuliano: Scarano l'ho conosciuto, però solamente oggi ho saputo che è Scarano quella persona ha accompagnato Giacalone quando io sono andato a Roma.
In parole, io sono andato a Roma col treno, Giacalone mi è venuto a prendere con un signore di circa 50 anni, con i baffi, che ora ho scoperto che è il signor Scarano.
Questo signore, che le devo dire, mi ha cucinato anche del gamberone per mio padre, da una sua amica, non so; Giacalone mi ha comprato un paio di scarpe per mio padre. E poi mi ha accompagnato al colloquio, sempre Giacalone, con una FIAT Uno bianca. Abbiamo avuto anche il discorso dello scontrino al casello. E poi dai tabulati si può vedere pure benissimo che Giacalone ha telefonato in quel giorno anche dal ponte radio Pescara, perché aspettando fuori ha fatto qualche telefonata e l'ho visto pure nei tabulati.
AVVOCATO Pepi: Quindi Scarano lei l'avrebbe soltanto visto una volta, quando è andato a trovare suo padre a Lanciano?
IMPUTATO Giuliano: Esattamente. Poi sa meglio di me, nella macchina si scambiano delle parole, 'come sta', e lui ha sentito che ero diabetico. Tutto qua, non è che... purtroppo io non credevo che... di trovarmi oggi qua.
AVVOCATO Pepi: Vincenzo Ferro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Io a questo signore non lo conosco. Questo signore si dice essere un medico, ma se era un medico e mangiava nei ristoranti con me, si doveva accorgere del mio diabete.
PRESIDENTE: Mi scusi. Lei deve rispondere alle domande.
IMPUTATO Giuliano: Sì, va bene.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei nega di essere stato a pranzo con Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Giuliano: Nego di conoscerlo.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco. Quindi a maggior ragione nega di esserci stato insieme.
IMPUTATO Giuliano: Sì, certo. Certamente.
AVVOCATO Pepi: Giuseppe Ferro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Giuseppe Ferro non lo conosco neanche. Però, siccome l'ho visto una volta nella barella, che passava... quando era, diciamo, in questo processo. Questo signore è stato alla II Sezione, di fronte alla mia cella, ma era una persona... a me mi sembrava che stava per morire.
AVVOCATO Pepi: Il signor Ciaramitaro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Sì, Ciaramitaro lo conosco. Ciaramitaro lo conosco e me l'ha presentato Romeo Pietro. Sono stati sempre amici, sempre assieme.
AVVOCATO Pepi: Insieme a Ciaramitaro.
IMPUTATO Giuliano: Ciaramitaro è stato sempre assieme a Romeo. E io, tramite Romeo, ho avuto questa conoscenza.
AVVOCATO Pepi: Ecco, quindi è soltanto una conoscenza così, di amicizia.
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, poi abbiamo avuto dei problemi, che io ho già spiegato, il discorso di mio padre.
AVVOCATO Pepi: Certo.
IMPUTATO Giuliano: Sua sorella.
AVVOCATO Pepi: Fatti personali di cui abbiamo già parlato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Il signor Trombetta?
IMPUTATO Giuliano: Trombetta l'ho conosciuto anche. Trombetta aveva un lavaggio circa 100 metri da casa mia. Me l'ha presentato anche Romeo, io ci portavo la macchina a lavare.
Che gli devo dire. Per esempio, il lavaggio era 12 mila, 10 mila faceva pagare, questo. Tutto qua.
AVVOCATO Pepi: Il signor D'Agostino lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: D'Agostino lo conosco da circa 20 anni. Si figuri che è venuto anche nella Comunione mia, nella mia prima Comunione. Lui mi sa crescere, lui sa tutto di me, perché era un... 20 anni che lo conosco. Conosco sua mamma, suo papà, tutti.
AVVOCATO Pepi: Il signor Spataro lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: E Spataro a sua volta è cognato di questo D'Agostino. Lo conosco tramite... perché è il cognato di lui.
AVVOCATO Pepi: Il signor Di Filippo?
IMPUTATO Giuliano: Di Filippo Pasquale, come già avevo detto, lo conosco perché abbiamo avuto sempre litigi per questo maledetto distributore. Perché io non è che avevo un distributore grosso.
Lui aveva il distributore grosso e io mi arrangiavo aprendo fuori turno di domenica e lui mi mandava sempre i Carabinieri, veniva lui, mi faceva chiudere. Tutto qui.
AVVOCATO Pepi: Il signor Totuccio Contorno l'ha mai sentito nominare, o lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Sentito nominare... chiunque sa chi è questo Contorno. Però io non l'ho mai conosciuto.
AVVOCATO Pepi: Di Pietro Romeo se ne parlerà dopo. Ora passiamo ad altre domande.
Senta, nel periodo di tempo compreso tra il 7 e il 20 aprile del '94 lei dove si trovava?
IMPUTATO Giuliano: Io, il periodo di aprile, anzi il periodo è aprile-ma... marzo, aprile e maggio, io ho avuto dei seri problemi per mio nipote. Mia sorella ha un bambino che purtroppo ha l'idrocefali. E io in continuazione andavo a prendere consigli da mio padre, perché questo bambino... infatti tuttora si dovrebbe operare perché ha dei seri problemi. E tutto il mese di aprile mi è passato a fare ricoverare mia sorella in vari ospedali e cercare sempre medici perché dovevano operare questo bambino appena nato.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, nello stesso periodo di tempo le è contestato dall'Autorità Giudiziaria di Palermo determinati fatti?
IMPUTATO Giuliano: Io il periodo di aprile '94, per esempio, gli stessi collaboranti che mi accusano di queste cose qua, mi accusano di altri delitti a Palermo.
AVVOCATO Pepi: Più precisa...
IMPUTATO Giuliano: Estorsioni.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Giuliano: Cioè, come se io ero qua e là, qua e là.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, veniamo a parlare un attimo del suo arresto, quando lei fu arrestato.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Si ricorda quando?
IMPUTATO Giuliano: Il 15 novembre 1995.
AVVOCATO Pepi: Chi provvide all'arresto?
IMPUTATO Giuliano: Mi arrestò il signor Savina, con tutta gente incappucciata, mi sembrava che erano dei rapinatori, però poi ho scoperto che mi avevano arrestato. Mi hanno arrestato nudo, non mi hanno dato la possibilità... Mi hanno preso in giro, dice: 'ora ti facciamo vestire'. Appena ho tolto il pigiama mi hanno strappato, comunque. A questo non voglio più...
Comunque, mi hanno arrestato.
AVVOCATO Pepi: E quindi l'hanno portata in queste condizioni in Questura?
IMPUTATO Giuliano: Sì, nudo, nudo. Il signor Savina lo sa, perché poi ha provveduto a farmi arrivare una tuta da casa mia verso le undici, dieci e mezza.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando lei fu arrestato e si trovava nei locali della Questura di Palermo, le fu proposto di collaborare?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. Purtroppo io, i nomi delle persone con chi parlavo, non li so. Però siccome, come tutti, vedo il telegiornale, li vado... per esempio, ora mi sono ricordato che c'era anche il signor Sanfilippo. Questo è stato il primo che mi ha fatto l'offerta. Prima mi ha detto che c'era pronto l'elicottero per portarmi a Pianosa, dove dovevo morire a Pianosa per le mani, lui diceva di agenti (?), beh, però, poi sono andato a Palermo.
E poi mi ha offerto 500 milioni per collaborare. Che poi, da prima dovevo solamente dire tutto quello che mi contestano e poi dice: 'il da farsi si vedrà'.
AVVOCATO Pepi: Senta, successivamente, una volta arrestato e condotto in carcere, lei ha avuti colloqui investigativi con qualche autorità?
IMPUTATO Giuliano: Sì. Ne ho avuti circa quattro. Addirittura in una settimana sono venuti due volte. Sono venuti anche quando ho fatto il colloquio, a fine colloquio e mi hanno detto che è venuto al colloquio, parlavano sempre, parlavano sempre dei miei figli. Mi dicevano sempre l'età dei miei figli.
AVVOCATO Pepi: Ma chi erano...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: La rilevanza di queste domande se me la volesse illustrare.
AVVOCATO Pepi: No, non è che... tutto è rilevante secondo me, Presidente, anche il modo in cui... perché si deve anche cercare di capire perché tante persone si sono poi pentite e diventati collaboratori quindi anche sentire se gli imputati che non hanno collaborato hanno avuto le stesse attività da parte della DIA, dei ROS, o di chi so io.
Comunque ho finito su questo.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Pepi: E ora veniamo alla sua conoscenza con Pietro Romeo.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
AVVOCATO Pepi: Da quanto conosce Pietro Romeo?
IMPUTATO Giuliano: Più di 10 anni.
AVVOCATO Pepi: Ma che rapporto aveva? Di amicizia, di lavoro...
IMPUTATO Giuliano: Eravamo due amiconi. Si figuri che gli volevo fare prendere anche la licenza elementare. Gli volevo far fare anche la prima Comunione. Perché è un ragazzo che purtroppo non ha né studiato e né... neanche la prima Comunione, si figuri.
AVVOCATO Pepi: Quindi non ha titoli di studio, a quello che comprendo.
IMPUTATO Giuliano: No, no, neanche... Forse la farò ridere, comunque gli insegnavo pure a scrivere qualche cosa.
AVVOCATO Pepi: Romeo che lavoro svolgeva?
IMPUTATO Giuliano: Romeo riparava delle casse di frutta, di fronte al distributore che c'ha Di Filippo.
AVVOCATO Pepi: Quali erano le condizioni economiche del Romeo prima che fosse arrestato e cominciasse a collaborare?
IMPUTATO Giuliano: Sono una famiglia di... cioè, sono numerosi in questa famiglia. Lavorava lui, suo fratello. Poi ha avuto un fratello che è morto, però diciamo, troppo disagiato. Certe volte l'aiutavo pure io.
AVVOCATO Pepi: Sa se avesse dei parenti a Napoli?
IMPUTATO Giuliano: Sì, lui ha dei parenti di sua mamma vicino Napoli e li andava a trovare. Ci andava però spesso con i suoi cugini, anche con... certe volte si portava Ciaramitaro. A secondo, perché è anche un patito... gli piace di vedere le partite di calcio e così, con la scusa di andare da suo zio.
AVVOCATO Pepi: Sa i motivi per i quali Romeo si è deciso a collaborare immediatamente, appena dopo l'arresto?
PRESIDENTE: Avvocato, questi motivi non credo che si possano chiedere a Giuliano, doveva chiederlo a Romeo.
AVVOCATO Pepi: Sono stati chiesti anche a Romeo.
PRESIDENTE: Ecco. E allora.
AVVOCATO Pepi: Ma se lo sa.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, siccome lui ha parlato con me. Cioè, prima di essere arrestato lui piangeva dalla mattina alla sera perché eravamo assieme. Lui non sopportava il discorso che Di Filippo lo accusasse di cose che lui diceva che lui non avere fatto.
E mi ha detto, dice: 'io non ci moro in carcere per delle cose che non ho fatto'.
Però lui ha avuto... diciamo, quando l'hanno arrestato, lui ha subito pensato a me, perché lui non se la sentiva di lasciarmi in carcere a me. Infatti lui nella Squadra Mobile ha tentato di parlarmi, di convincermi. Mi ha detto che non ci andavamo più in carcere.
E signor Presidente, se io avrei la possibilità di parlare con lui, signor Presidente, glielo farei dire. Perché lui se parla con me non è in grado più di accusarmi.
PRESIDENTE: Ha già risposto alla domanda del suo difensore.
AVVOCATO Pepi: Senta Giuliano, dopo che Romeo si è pentito, ha cominciato a collaborare, le ha scritto per caso?
IMPUTATO Giuliano: Romeo mi ha scritto una lettera, però la lettera me l'ha fatto leggere nell'ultima visita che ho avuto io in carcere, è venuto un funzionario.
'Io sto bene, ti prego di raggiungermi, sono a Palma, sono con mia moglie', mi avrebbe detto, la sua donna.
AVVOCATO Pepi: Le ha detto cioè di stare a Palma?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì, lui era a Palma. E mi ha detto pure di vedere di convincere i suoi, comunque. Voleva convincere a me e ai suoi parenti.
AVVOCATO Pepi: Si ricorda più o meno il periodo in cui le fece avere questa lettera?
IMPUTATO Giuliano: Il periodo io non lo so, però nel carcere è tutto registrato. Solo che le visite che ho avuto io si devono cercare alla voce Matricola perché a me mi dicevano: 'devi andare in Matricola'. Io scendevo e c'erano questi signori, erano sempre accompagnati, due persone alla volta.
AVVOCATO Pepi: Senta, veniamo un attimo a quanto Romeo è stato sentito di fronte alla Corte di Assise di Firenze.
E' vero che lei lo minacciò?
IMPUTATO Giuliano: Quando Romeo venne qui dentro, io prima l'ho salutato e poi gli ho detto una parola, in dialetto che significa guardami, 'prima di accusarmi guardami'. Poi lui, all'uscita del Bunker, avvocato, mi ha salutato, lui mi ha cercato per salutarmi e c'erano i Carabinieri presenti e mi sono dispiaciuto che non l'hanno detto questo discorso.
Siccome, signor Presidente, a proposito, quando Romeo è stato qua...
PRESIDENTE: Sì, sì, lo so, c'ero anch'io.
IMPUTATO Giuliano: No, c'è un particolare che purtroppo è sfuggito. Nel senso, se lei si ricorda, quando Romeo si è avvalso della facoltà di non rispondere, io lo esortai a parlare. E gli ho detto - che si può vedere dalla registrazione -: 'io vorrei che Romeo parlasse di quello che è successo alla Squadra Mobile'.
Allora lui che cosa ha combinato? Lui ha capito il discorso che stavo affrontando io.
E' andato dal giudice Sabatini, no? e gli è andato a raccontare come se io gli avessi detto di inventare questa storia. Ma, in realtà, lui si è cautelato, perché lui sa il discorso da affrontare con lui.
PRESIDENTE: Va bene. Questo, alla Corte non riguarda molto. Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta, che lei sappia, nel '93, Pietro Romeo ha subito a Palermo dei processi per rapina?
IMPUTATO Giuliano: Sì. Come ho detto era carcerato per rapina. E io provvedevo... andavo a parlare con l'avvocato per lui. E andavo, ogni udienza, al Tribunale.
Si figuri che, dentro il Tribunale, io ho preso un fermo di Polizia mentre seguivo il suo processo. Che era lui assieme a un dieci persone, che poi fu assolto.
AVVOCATO Pepi: Lei andava quindi spesso a trovarlo...
IMPUTATO Giuliano: In ogni udienza. Lo potrebbero dire l'avvocato Vincenzo Denise e l'avvocato Tommaso Farina, che erano i legali che aveva Romeo Pietro.
AVVOCATO Pepi: Senta, Giuliano, siamo quasi alla fine dell'esame.
Io le faccio una domanda ben precisa e vorrei una risposta molto esauriente, perché è molto importante e molto specificata.
Lei, la notte tra il 26 e il 27 maggio del '93, che cosa ha fatto, dov'era e che faceva?
IMPUTATO Giuliano: A questa risposta, diciamo che già in parte avevo risposto quando mi hanno fatto l'ordinanza di custodia. Che io gli avevo detto che, siccome... Signor Presidente, io sono... cioè, seguo le partite di calcio e sono un tifoso del Milan, diciamo. E mi sono ricordato che, in quella data, il Milan ha giocato una finale di Coppa dei Campioni.
Infatti, al dottor Grillo, quando mi hanno interrogato, gliel'ho detto che mi sono visto questa partita con alcuni amici e miei parenti a casa di mia suocera.
Durante, che abbiamo visto questa partita, diciamo, poi abbiamo giocato a carte, abbiamo preso qualche caffè in più. E io, in quella notte, mi sono sentito male. E mi hanno accompagnato al pronto soccorso, all'ospedale, dove mi hanno fatto una puntura, mi sembra, per attacco di appendice. Tutto qua.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Pepi: Sì. Quindi, lei nega chiaramente, documentalmente, che la notte fra il 26 e il 27 maggio di essere a Firenze. Perché era ricoverato all'ospedale.
IMPUTATO Giuliano: Sì, perché, ringraziando Dio, ho avuto... Perché ora devo dire che mi sono trovato bene perché sono stato male in quel giorno.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Ecco, allora io le domando - e questa è veramente l'ultima domanda - come mai allora altri collaboratori di Giustizia, la collocano in quella data a Firenze?
IMPUTATO Giuliano: Ma poi, questi collaboratori, purtroppo sono tutte persone che abitano il più lontano a un chilometro da casa mia. Sono tutti vicino casa mia. E' dura col 41-bis, avvocato.
Io sto 24 ore murato vivo. Cioè, io, quando vengo al bunker, abbiamo, ci svaghiamo.
E purtroppo non è da tutti sopportare. E vedere i propri figli attraverso un vetro, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Certo.
IMPUTATO Giuliano: C'è da impazzire. Tutto qua.
AVVOCATO Pepi: Io non ho altre domande.
Solo, all'esito dell'esame del signor Giuliano, io avevo già preparato, anticipando la richiesta del Presidente, una memoria in cui faccio riferimento alle prove richieste da questo difensore durante la fase dibattimentale. E chiedendo di allegare una serie di documenti, ivi compreso il certificato dell'ospedale Fatebenefratelli di Palermo, datato appunto 26 maggio, 27 maggio '93. Da cui risulta che, in quella data, il signor Giuliano era ricoverato per una intossicazione.
Chiedo altresì di poter depositare certificazione del PRA di Palermo attestante le auto a disposizione di Giuliano Francesco; la certificazione della Motorizzazione Civile di Palermo.
Un certificato medico da cui risulta che Giuliano Francesco è affetto da diabete e psoriasi; la fotocopia della pompa di benzina, ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo a contestazione delle dichiarazioni del collaboratore Giovanni Drago. Certificazione medica relativa al nipote dell'imputato signor Giuseppe Di Fazio; ordinanza del Gip di Palermo 23/07/97 da cui si evince che Giuliano Francesco, nel periodo 7-20 aprile '94 era a Palermo e gli viene contestata una serie di estorsioni.
Copia patente di guida di Giuliano Francesco.
Chiedo altresì ammettersi confronto tra Giuliano Francesco e Romeo Pietro, stante l'evidente diversità di dichiarazioni rese dall'uno e dall'altro.
Chiedo, come avevo già chiesto, ammettersi perizia fonica per accertare la voce attribuita a rivendicazioni di attentati alla Falange Armata, o se sia compatibile o meno con quella di Giuliano Francesco.
Chiedo ammettersi perizia medica per accertare se Giuliano Francesco avesse un neo in volto e se vi siano prove di eventuale intervento chirurgico per rimuoverle, al fine di accertare le dichiarazioni di Bizzoni.
Infine, insisto per l'audizione del ministro degli Interni dell'epoca, onorevole Mancino, nonché l'onorevole Napolitano, attuale ministro degli Interni; e il dottor Sinisi per le motivazioni già fatte in dibattimento.
PRESIDENTE: Passa al segretario di udienza che, in questo momento, sta per arrivare. E perché la esamini il Pubblico Ministero.
Scusi, se li può passare direttamente al Pubblico Ministero che desidera esaminarli.
Se il Pubblico Ministero intanto vuole iniziare il controesame, o preferisce prima prendere visione di questa memoria?
Forse non sono stato sentito. Il Pubblico Ministero desidera iniziare subito l'esame, o prima preferisce prendere visione della memoria e delle...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, faccio senz'altro l'esame.
Non so se tocchi senz'altro a me farlo, non ho idea. Comunque, come parte...
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Eh, credo che...
PRESIDENTE: Anche gli altri difensori. Ah, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Io dovrei esser l'ultimo, eventualmente...
PRESIDENTE: Sì, ha ragione.
PUBBLICO MINISTERO: ...su questo giro di...
PRESIDENTE: Allora, gli altri difensori?
Parti civili?
E allora, non mi sembra che ci sia altri che voglia porre domande. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi pare, Giuliano, di aver capito poco fa che lei ha avuto occasione una volta di andare a trovare suo padre a Lanciano...
IMPUTATO Giuliano: Più di una volta.
PUBBLICO MINISTERO: ...con una macchina prestata da qualcuno. Ho capito bene?
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E chi era questo qualcuno?
IMPUTATO Giuliano: Dunque, la macchina me la prestò Romeo. Però, in realtà, la macchina era di Ciaramitaro, Ciaramitaro Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Questo quando avvenne?
IMPUTATO Giuliano: Non glielo so dire. Però c'è un verbale, mi hanno fatto un verbale per questa macchina.
Cioè, purtroppo le date io... Però, comunque, c'è un verbale.
Cioè, dal verbale si può vedere... Perché mancava il bollo, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma anche se la data non me la sa dire, l'epoca quale è?
Siccome sento che era in grado di caratterizzare abbastanza bene quello che ha fatto tra marzo e aprile del '94, i problemi di salute e qui... sua sorella...
IMPUTATO Giuliano: Sì siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Qua siamo dopo, siamo prima, siamo in questo periodo?
IMPUTATO Giuliano: Potrebbe anche essere in questo periodo. Perché è stato un periodo dove io andavo spesso da mio padre per avere consigli.
Perché, in poche parole, questo bambino, quando doveva nascere, appena nato, si doveva fare subito un intervento, una TAC, con subito una valvolina per scaricare il liquido della scatola cranica.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mi spie... Non riesco a capire bene che tipo di consigli potesse dare suo padre.
Mi pare suo padre, che attività fa? Me lo ridica lei.
IMPUTATO Giuliano: Mio papà...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: ...per dieci anni è stato sempre ospedale-ospedale per mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: E, siccome mia mamma è stata spesso a Varese per operazioni, io andavo da mio padre per consigli medici. Perché passavo da medico a medico. Nel senso, prima eravamo... mia sorella al Civico, poi si è ricoverata a Lime. Ho conosciuto diversi medici. Per questa malattia, diciamo, per avere consigli... Perché lei sa, nascendo un bambino, subito operarlo... Mio cognato non sapeva decidere, mia sorella era più impaurita che... Io non me la sono sentita, parlavo con mio padre. Questo.
A parte poi questo, andavo da mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no. Cerchiamo di essere...
IMPUTATO Giuliano: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: ...un po' più realisti. Perché sennò io capisco...
IMPUTATO Giuliano: No, però diciamo che in quel periodo della gravidanza di mia sorella, ci andavo spesso per...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora abbiamo capito che la macchina gliel'aveva data Romeo, però non era di Romeo, ma era di?
IMPUTATO Giuliano: Ciaramitaro.
PUBBLICO MINISTERO: Che macchina era, ha detto?
IMPUTATO Giuliano: Una Lancia, Lancia... Una Lancia. Sì, una Lancia.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto il viaggio, come? Via Terra, o...
IMPUTATO Giuliano: Via terra, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha viaggiato da solo?
IMPUTATO Giuliano: No, no, ero in compagnia.
PUBBLICO MINISTERO: Di chi?
IMPUTATO Giuliano: In compagnia... Mi sembra che ero con Marino Stefano. Sì, sì, credo che ero con lui: Marino Stefano.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questo signore?
IMPUTATO Giuliano: Questo è un mio amico.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: E' un mio amico.
PUBBLICO MINISTERO: Dove sta, dove abita?
IMPUTATO Giuliano: Questo signore... piazza Sant'Erasmo. Siamo nati. diciamo, assieme, quasi.
PUBBLICO MINISTERO: Attualmente dove si trova?
IMPUTATO Giuliano: Attualmente, in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Per che cosa?
IMPUTATO Giuliano: Eh, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Sa sulla base di che cosa è stato arrestato?
IMPUTATO Giuliano: Pubblico Ministero, io non so completamente niente di questo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere un'altra cosa: che rapporti ha con Giacalone, lei?
IMPUTATO Giuliano: Eh, Giacalone mi conosce da moltissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che...
PUBBLICO MINISTERO: E questo è già qualcosa.
IMPUTATO Giuliano: ...da bambino mi comprava pure, che so, le caramelle, per dire.
PUBBLICO MINISTERO: Be'...
IMPUTATO Giuliano: Mi conosce da moltissimo tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo, da questo capisco che i rapporti sono buoni.
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, oltre al fatto di conoscervi e avere dei buoni rapporti, avete avuto degli interessi in comune?
IMPUTATO Giuliano: Interessi, come?
PUBBLICO MINISTERO: Interessi in comune, di qualsiasi genere. Da andare a vedere le partite assieme, dall'andare a fare insieme...
IMPUTATO Giuliano: No, no, ma Giacalone era...
PUBBLICO MINISTERO: ...le vacanze, alle attività di lavoro eventualmente assieme.
IMPUTATO Giuliano: No, no. Io avevo il mio distributore. Certe volte veniva, faceva benzina, mi portava qualche macchina sua per fare benzina... Cioè, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi rispiega questo episodio di quando lei è andato a trovare suo padre a Lanciano accompagnato da Giacalone?
IMPUTATO Giuliano: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega com'è andata?
IMPUTATO Giuliano: Siccome purtroppo io non ho fatto mai, cioè, non ho avuto mai grosse possibilità in merito a macchine. E sono andato da Giacalone per... mi sembra che volevo prestata una macchina.
E lui mi disse: 'ma quando ci devi andare da tuo padre?'
Gli dissi: 'devo andare, ci devo andare'.
Dice: 'siccome io sono per ora a Roma per motivi di lavoro...', per via delle macchine, per un autosalone. Che è un tipo che cerca sempre di comprare macchine... E ci siamo messi d'accordo che io andavo a Roma e lui mi accompagnava da mio papà.
E così è stata la storia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei come ha fatto a raggiungere Roma?
IMPUTATO Giuliano: Col treno.
PUBBLICO MINISTERO: E avevate un appuntamento?
IMPUTATO Giuliano: Io, se non ricordo male, lui sapeva che dovevo venire con il treno a tale orario ed è venuto. Tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è venuto a prenderlo alla stazione. Vuol dire questo?
IMPUTATO Giuliano: Sì, sì. E' venuto alla stazione lui assieme a quel signore, Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Con che macchina è venuto?
IMPUTATO Giuliano: La macchina non me la ricordo. Non so se era una macchina grossa, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto si è trattenuto a Roma lei?
IMPUTATO Giuliano: A Roma io, quando loro mi sono venuti a prendere, prima mi sono messo con Giacalone con la macchina, no?, perché allora a questo signore noi... io l'ho visto solo qualche ora, al bar, il caffè. E poi mi sono messo con la macchina con Giacalone. E Giacalone andava... negli autosalone. A prendere macchine, assieme a me.
Dopo di ciò, l'indomani mattina, all'occasione, mi ha comprato un paio di scarpe per mio papà, perché io avevo solamente degli indumenti di mio padre. Le scarpe, mi hanno comprato del gamberone...
PUBBLICO MINISTERO: Dove ha dormito lei?
IMPUTATO Giuliano: Io ho dormito con Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
IMPUTATO Giuliano: Giacalone mi accompagnò in un... penso che era un villino. Però, sinceramente, io non so dire niente di questo villino, perché, a parte che ci siamo andati di sera, lui guidava e io ero con lui. Non è che... Questa è la...
Poi, l'indomani mattina, ci siamo svegliati e mi ha accompagnato a Lanciano.
PUBBLICO MINISTERO: Villino vuol dire che era fuori di Roma? O dentro Roma?
IMPUTATO Giuliano: Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre, vicino a Roma, o a qualche cinquantina di chilometri di distanza?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, io purtroppo Roma non è che la so. Comunque era a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere se era nell'abitato romano, o se era in una zona fuori Roma, in campagna.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, se io gli dico fuori Roma, o a Roma... Gli potrei... potrei pure sbagliarmi, lui guidava e io... io non credevo oggi di parlare di questo villino, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Non credeva...?
IMPUTATO Giuliano: Che oggi dovevo parlare di questa situazione, villino, dovevo...
PUBBLICO MINISTERO: Lo doveva mettere in conto.
IMPUTATO Giuliano: Come, mi scu...
PUBBLICO MINISTERO: Lo poteva prevedere che le sarebbe stata fatta qualche domanda su questo viaggio che ha fatto con Giacalone, no? Eh.
IMPUTATO Giuliano: Ma oggi io scopro che lei mi deve fare queste domande, attenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Oh!
IMPUTATO Giuliano: Però, prima non... Io maledico pure quel giorno che sono andato a Roma per farmi accompagnare da Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei quindi è andato a Lanciano e si è trattenuto al colloquio.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi che ha fatto?
IMPUTATO Giuliano: Poi, al ritorno, mi sembra che è stato nel tardi pomeriggio, mi ha accompagnato alla stazione e sono andato via.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era...
IMPUTATO Giuliano: Si... Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che siamo andati anche in un ristorante a mangiare, dove c'era poi questo signore con i baffi. No, no, mi correggo. Non eravamo in un ristorante, eravamo in una casa di questo signore con i baffi che aveva pure qualche amico.
E io non ho mangiato niente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Giuliano: Dico, non ho mangiato niente perché avevo dimenticato le pillole e... gli ho detto se potevano vedere se avevano qualche amico diabetico per qualche pillola. E mi sono limitato a mangiare quasi niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se capisco bene, lei ha mangiato nell'abitazione di quel signore con i baffi?
IMPUTATO Giuliano: Non lo so se era la sua abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Giuliano: So solo che eravamo io, lui, questo signore con i baffi e...
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
IMPUTATO Giuliano: Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca...
IMPUTATO Giuliano: Ora ho scoperto...
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca come le fu presentato?
IMPUTATO Giuliano: Gli direi una bugia, senta. Nn mi interessava. Cioè, a me mi interessava che Giacalone mi accompagnava da mio padre e finiva là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non le fu fatto il nome all'epoca di questa persona.
IMPUTATO Giuliano: Sicuramente mi è stato presentato. Ma io non è che mi ricordo come mi fu presentato.
PUBBLICO MINISTERO: E che si tratta di Scarano, quando se n'è accorto?
IMPUTATO Giuliano: L'ho scoperto qua. Anche perché, mentre ero nel carcere di Sollicciano, stando in cella anche con Giacalone, Giacalone mi disse, dice: 'ti ricordi quando ti siamo venuti a prendere?', dice, 'quel famoso personaggio è quello che ci accusa'.
E così... le lascio immaginare come sono rimasto.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è tornato poi con il treno via.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ha più messo piede a Roma?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Lei in aereo ci ha fatto qualche volo?
IMPUTATO Giuliano: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Giuliano: Anche perché ho paura.
PUBBLICO MINISTERO: E quella partita di calcio che lei dice di aver visto la sera in cui sarebbe successa la strage di via dei Georgofili, alla quale dicono che lei abbia partecipato, che partita era?
IMPUTATO Giuliano: Se non mi ricordo male, era Milan-Olimpic di Marsiglia. Ma difficile che mi ricordo male, perché sono un milanista.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Giuliano: Si figuri che, nell'interrogatorio, ho detto pure chi segnò in quella partita, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E quella partita lì che cos'era? Un torneo internazionale?
IMPUTATO Giuliano: Era la finale di Coppa dei Campioni.
PUBBLICO MINISTERO: Finale di Coppa dei Campioni.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda anche la semifinale?
IMPUTATO Giuliano: Eh, la semifinale...
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere con che squadra è stata giocata e in che giorno.
IMPUTATO Giuliano: Ah. Cioè, quando è giocata la finale dice?
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio sapere la semifinale con che squadra è stata giocata e in che giorno.
IMPUTATO Giuliano: Sì, signor Pubblico Ministero, le finali sono date, per esempio... C'è la finale del Mondiale, per esempio...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
IMPUTATO Giuliano: E' una cosa diversa dalle semifinali, dei quarti di finale... Cioè, io capisco benissimo che lei si trova ora abbastanza in imbarazzo con me. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Io?! Lei si trova in imbarazzo, caro Giuliano. Non se lo permetta nemmeno...
IMPUTATO Giuliano: No...
PUBBLICO MINISTERO: ...di dire che è in imbarazzo.
IMPUTATO Giuliano: No, lei non mi può domandare una semifinale, Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: No, il Pubblico Ministero può porre tutte le domande che vuole.
IMPUTATO Giuliano: Mi scuso io.
PUBBLICO MINISTERO: Perché io ho bisogno di capire com'è che lei, leggendo su una ordinanza di custodia cautelare di essere accusato di aver fatto una strage nella notte tra il 26 e il 27 di maggio, è stato in grado di dire: 'no, assolutamente, io ero a vedere la partita'.
Che vuol dire che lei ha associato una data precisa a un incontro di calcio.
IMPUTATO Giuliano: Glielo spiego subito.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le chiedo io se è in grado di associare una data a un incontro diverso. Invece che la finale, la semifinale.
IMPUTATO Giuliano: Glielo spiego subito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, siccome io sono stato sempre... Per esempio, io faccio, ogni cosa che mi arriva, guardo sempre le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Una volta mi hanno contestato un omicidio e io ero, stavo facendo il servizio militare.
Eh, signor Pubblico Ministero, mi accusavano due pentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi interessa nulla.
IMPUTATO Giuliano: No, no, io guardo ora le date per questo discorso. Perché, signor Pubblico Ministero, è come il discorso di aprile '94, io guardo le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì...
IMPUTATO Giuliano: Le cose che mi contestano a Palermo e le cose che mi contestano qua.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Io guardo, per esempio, le cose che mi contestano a Milano e le cose che mi contestano per le due chiese. Tutti e due atti, nello stesso tempo, mi accusano a me esecutore.
Romeo a Milano, e Scarano nelle chiese a Roma.
Io guardo le date.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è vero. Io ho bisogno di capire come lei facesse...
IMPUTATO Giuliano: Eh, gliel'ho spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: Come fa ad associare...
IMPUTATO Giuliano: Siccome già io ero scottato del discorso che il Drago mi accusava in una data dove io ero militare...
PUBBLICO MINISTERO: Non parlo del militare, parlo delle partite di calcio.
IMPUTATO Giuliano: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: E' una cosa diversa.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, però ci dobbiamo... Io forse mi spiego un pochettino male.
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
IMPUTATO Giuliano: Ora gli spiego subito: io già vengo scottato del discorso che ero militare e mi si contesta un omicidio.
Io, quando mi arriva questa ordinanza di custodia, prima di tutti sono stato cinque giorni malissimo. Mi hanno interrogato che neanche c'era il mio legale.
Io non mi sono mai avvalso della facoltà di non rispondere, ho sempre risposto. E, nell'interrogatorio che mi ha fatto il dottor Grillo alle dieci di sera, ero senza avvocato. E ho risposto.
Mi ha detto il dottor Grillo, dice: 'se vuole lei non risponda'. Invece io ho risposto.
Ho detto che mi ricordo di quella partita.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene, ho capito.
Io gli ho chiesto se lei era in grado di associare un'altra partita del Milan a una data precisa e lei mi ha detto che la finale è un conto, le semifinali sono un altro. Basta, non ho bisogno di altro da lei.
IMPUTATO Giuliano: Ah, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ha visto com'è semplice.
Senta un po', ma allora questo Di Filippo Pasquale, lo conosce, o non lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Certo che lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Perché quando è stato interrogato dal Gip ha detto che non lo conosceva?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, tutti quelli che mi accusano, signor Pubblico Ministero, veda che essere interrogato ed interrogare, sono due cose distinte e separate. Nel senso che, quando a me mi arrivavano queste ordinanze di custodia cautelare, io mi sentivo morire.
Cioè, io, quando loro mi interrogavano e che... Perché, per esempio, Di Filippo Pasquale, io lo scopro ora che si chiama Di Filippo Pasquale, io lo chiamavo in un altro nome. E non... non lo voglio dire come lo chiamavo, sennò...
PUBBLICO MINISTERO: E perché non lo vuol dire?
IMPUTATO Giuliano: "Lo spione".
PUBBLICO MINISTERO: "Lo spione".
IMPUTATO Giuliano: Sì, perché non avevo conoscenza. E, per quello che faceva, io lo chiamavo così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire...
IMPUTATO Giuliano: E Romeo io lo chiamavo "U' Luango", che significa "Il Lungo".
Ora sento che lo chiamano in un'altra maniera.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei conosceva Di Filippo Pasquale, solo come "Lo Spione".
E quindi, quando ha letto il nome e Di Filippo Pasquale sull'ordinanza di custodia cautelare, non ha capito di che si trattava.
IMPUTATO Giuliano: Non lo conosco. Certo, non ho capito di chi si tratta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito.
IMPUTATO Giuliano: Siccome lei sa meglio di me, nei giornali, aveva un distributore, aveva questo, aveva quello, poi nelle foto... Ho detto: 'questo, è quello che ha avuto la lite con me'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma voglio dire, non facciamo una questione terminologica di nomi.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa persona la conosceva come lei?
IMPUTATO Giuliano: Come?
PUBBLICO MINISTERO: La conosceva così, di sfuggita, o ci aveva un minimo di conoscenza con questa persona?
IMPUTATO Giuliano: Questo signore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: ...siccome è un... Ha forse il più grande distributore della zona, lui era convinto che la benzina la doveva vendere solo lui.
Siccome io a piazza Sant'Erasmo devo lottare con altri quattro distributori, siamo cinque distributori, nel senso lottare nel senso buono, ora che succede? Siccome il mio che si può vedere anche dai litri di benzina che io uscivo, era molto indietro. Allora aprivo fuori orario. Appena chiudeva chi è che era di turno, aprivo io.
E a lui, questa situazione non ci andava bene: 'devi rispettare i turni...', ma io dicevo: 'non faccio del male a nessuno'. Perché chiudendo chi è che è di turno, aprivo io qualche ora e...
Perché di domenica si fa il lavoro di una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo distributore, questa persona lo gestiva da solo?
IMPUTATO Giuliano: Eh, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: Non lo so io, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Io voglio sapere se ci aveva rapporti, o no.
IMPUTATO Giuliano: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Giuliano: Solamente questo discorso. Ci siamo... abbiamo avuto una lite, tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: E non ha mai saputo chi era il proprietario di quel distributore?
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, non mi interessa a me sapere che cosa era, che faceva. Io sapevo solo che lui mi voleva togliere il pane dei miei figli e siamo andati in rotta per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il signor Grigoli Salvatore, lo conosce?
IMPUTATO Giuliano: Io, questo signore, neanche so com'è fatto.
E a proposito di questo signore, signor Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi interessa.
"A proposito" non mi interessa nulla.
IMPUTATO Giuliano: Sì, lo so che non ci interessa.
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi interessa.
Voglio sapere se conosce Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Giuliano: Lo Nigro Cosimo io l'ho conosciuto quando ci siamo, quando ci hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Quando...?
IMPUTATO Giuliano: Ci hanno arrestato, dentro la Squadra Mobile.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, sì, la seguo.
IMPUTATO Giuliano: Sì, l'ho conosciuto lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le risulta se questo signor Lo Nigro Cosimo aveva rapporti con qualcuno del suo ambito familiare?
Parlo di lei, di Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Signor Pubblico Ministero, la mia vita è stata sempre dalla mattina alla sera a piazza Sant'Erasmo.
Ora a me non mi interessava se quello aveva rapporti, di parenti di mio suocero chi sono, chi non sono... Io, io non so queste cose.
E questo, glielo deve domandare se... a mio suocero, se ha rapporti con Cosimo...
PUBBLICO MINISTERO: Intanto lo chiedo a lei, se non le spiace.
IMPUTATO Giuliano: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, non lo sa.
Senta, com'è fatta la famiglia di sua moglie? Intendo dire, come si chiama il padre, la madre, come si chiamano i fratelli di sua moglie.
IMPUTATO Giuliano: Mio suocero si chiama Di Fazio Damiano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: Ma già lei le aveva elencate l'altra volta, no?
PUBBLICO MINISTERO: Non si preoccupi, ho bisogno...
IMPUTATO Giuliano: Di Fazio Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Fazio Giuseppe, chi è?
IMPUTATO Giuliano: Mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Suo cognato. Poi, sua moglie si chiama di nome?
IMPUTATO Giuliano: Marianna.
PUBBLICO MINISTERO: Marianna. Allora, suo suocero si chiama...
IMPUTATO Giuliano: Di Fazio Damiano.
PUBBLICO MINISTERO: Damiano. Sua moglie si chiama Di Fazio Marianna, suo cognato si chiama Di Fazio Giuseppe.
IMPUTATO Giuliano: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi?
IMPUTATO Giuliano: Poi c'è Di Fazio Salvatore e Di Fazio Stefano.
E poi c'è...
PUBBLICO MINISTERO: Che sono tutti i suoi cognati.
IMPUTATO Giuliano: Sì. Di Fazio Giovanna, che sarebbe mia cognata.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Giuliano: E Lo Nigro Giovanna che sarebbe mia suocera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e Di Fazio Giovanna, che è sua cognata, con chi è sposata?
IMPUTATO Giuliano: Sparagio Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Sparagio...?
IMPUTATO Giuliano: Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Benedetto. Tutto qua, grazie.
PRESIDENTE: Lo possono riaccompagnare.
*IMPUTATO Giuliano: Arrivederci, buongiorno.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si ritira per deliberare...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, su questa richiesta di produzione di prove e quant'altro, avremmo bisogno un attimo di poter confrontare con un minimo di, come dire, di compenetrazione nell'argomento.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi la Corte, non so, ci vorrà dare...
PRESIDENTE: Certamente. Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ...un po' di tempo.
PRESIDENTE: La Corte deve deliberare sulla istanza relativa all'esame di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
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