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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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DIBATTIMENTO-1: esame_imputati/bagarel.txt


DICHIARAZIONI SPONTANEE DEL 19.1.1998
*IMPUTATO Bagarella: Buonasera, signor Presidente.
PRESIDENTE: Si avvicini il più possibile, per favore.
IMPUTATO Bagarella: E qua mi... il microfono è un po' altino, io sono basso.
Signor Presidente, siccome il discorso è un po' lunghetto, non lo so se lo faccio ora...
PRESIDENTE: Lo faccia, ce lo faccia avere per iscritto. Le posso garantire che noi lo leggiamo. Se ci fa perdere un quarto d'ora...
IMPUTATO Bagarella: Eh. Siccome qua c'ho alcune domande, che non è che... Questo c'ha due anni che va facendo lo show televisivo e mi accusa di tante cose, perciò ci vorrei rispondere...
PRESIDENTE: Allora faccia una cosa: lei fa ora una dichiarazione orale riassuntiva e poi ci fa avere il suo scritto, di modo che, fra le altre cose, ci resta e quindi lo possiamo valutare.
Possiamo fare così?
IMPUTATO Brusca G.: Risponde a me?
PRESIDENTE: No, no, no.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PRESIDENTE: Parlo con Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: Ebbene, signor Presidente, io come le ho detto, è quasi due anni che questo signore va girando, fa lo show televisivo, questo bugiardo, mi calunnia...
PRESIDENTE: No, guardi, io le posso consentire tutto, ma lei non può offendere nessuno.
IMPUTATO Bagarella: Io non lo...
PRESIDENTE: Come non lo posso fare io, lo stesso dovere ha lei e chiunque altro sia qui dentro.
IMPUTATO Bagarella: Siccome capisco, il discorso è molto chiaro. Ci sono tante dichiarazioni, quindi, sono io che dico che...
PRESIDENTE: ... se non dice la verità, si passa sopra agli epiteti.
IMPUTATO Bagarella: Ebbene, signor Presidente, io, conosciuto il padre di questo signore...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ... nel carcere di Palermo. Una persona educatissima e lui lo può dire.
Io a questo signore, il padre, tutte le mattine ci facevo la barba, ci facevo lo shampoo, lo trattavo come se fosse mio padre.
Dopo, praticamente, facciamo qualche colloquio e ci siamo incontrati anche sia con questo signore e anche con altri suoi fratelli. Così ci siamo conosciuti.
Dopodiché, un giorno di questi, suo fratello davanti a me...
PRESIDENTE: Credo che ne abbia più di uno. Vuole essere preciso?
IMPUTATO Bagarella: Suo fratello Manuele.
PRESIDENTE: Emanuele.
IMPUTATO Bagarella: Quando lui vuole lo facciamo, lo citiamo, lo facciamo venire qua, così lo chiariamo anche con lui, se... Gli ha rivolto a questo signore, dice: 'ti devi comportare bene in paese, non devi fare lo spione'; proprio così: 'non devi fare lo spione'.
Io, siccome mi rispettavo con suo padre, avevo preso questa confidenza con il padre, mi sono sentito, insomma, di smentire ... insomma, pensavo una ragazzata, così. E basta.
Lui dice che io faccio parte a un'associazione mafiosa.
Signor Presidente, io non ho mai fatto parte a nessuna associazione. Non faccio parte a nessun... di niente.
Dice che ho avuto, abbiamo avuto degli incontri con certi signori, certi Graviano, Messina Denaro e altri, persone a me del tutto sconosciute. Non li conosco, non ho mai avuto a che fare con queste persone.
Parla di un mio paesano, non lo conosco, non l'ho mai visto a questo signore. Non so nemmeno se esiste. E lui puntualmente, sempre...
Poi dice che ha avuto sempre dei discorsi, eramo sempre in litigio. Ma non vedo il perché. Perché io fuori a questo signore non l'ho mai incontrato.
Appunto per i discorsi che suo fratello c'aveva fatto di non fare lo spione. Perciò, quindi, anche qualche discorso che mi aveva fatto suo padre, poco gradevole sui suoi riguardi, io a questo cercavo sempre di tenerlo lontano. Non l'ho mai voluto avvicinare.
Ora lui dice che una volta eramo litigati, una volta facevamo pace, però puntualmente, come lei vede, quando si tratta di responsabilità, lui mi tira in ballo.
Siamo un'anima e un corpo.
Abbiamo avuto, parla del caso Costanzo. E io non ho mai avuto incontri con lui, né con altre persone per il caso Costanzo.
Dice che mi ha avvisato perché Gioè ci ha mandato a dire quello che ha detto lui.
A me non mi ha mai detto niente e non ho mai ricevuto niente di fermare, non fermare il caso Costanzo.
Dice che dopo, l'indomani, che succede il caso succede il caso Costanzo si incontrato con me.
Ma l'avete sentito, non abbiamo parlato di niente, lo dice lui. Non abbiamo parlato di niente. Beh, se tu mi hai mandato a dire di fermare il caso Costanzo e poi succede il caso Costanzo, non mi dici niente?
Cadiamo dalle nuvole, così.
Dice che, poi, dopo il caso Costanzo non ci siamo più visti. In una prima versione. Oggi ne fa altre versioni.
Dice che ci siamo visti a settembre-ottobre. Io ci parlo, lui mi fa delle domande, io ci dico che sono in rottura con certo Graviano, che mi hanno abbandonato, questo e quell'altro.
Però, guarda caso, a ottobre- novembre succede il sequestro del Di Matteo, lui ci tira tutti assieme, tutti in pace, tutti un'anima e un corpo.
Perciò, quando ci sono delle responsabilità, lui, noi siamo tutti...
Poi litighiamo di nuovo. Poi ci incontriamo di nuovo. Poi litighiamo di nuovo. Praticamente noi siamo... Signor Presidente, o siamo amici o siamo nemici.
Ora, se lui è amico con me, allora se io so qualche cosa lui dovrebbe sapere tutto. Se lui è nemico, allora non può sapere niente, signor Presidente.
Non è che.... se questo è nemico mio io non è che ci vado a raccontare cose.
Mi scusi, signore Presidente, che...
Parla di Mazzei. Signor Presidente, io non lo so se a questo signore l'ho conosciuto o meno. Io fatto 11 anni, più di 11 anni di carcere. Ho girato quasi tutti i carceri d'Italia, non so quante migliaia o centinaia di detenuti avrò conosciuto.
Può darsi che avrò conosciuto anche questo signor Mazzei. Ma comunque una cosa è certa, che io fuori a questo signore non l'ho mai incontrato. Non c'ho mai dato ordini di venire a mettere bombe qua ai Boboli o qua a Firenze. Mai. Assolutamente.
Mi scusi, signor Presidente, ma purtroppo qui...
Il caso del piccolo Di Matteo.
In questa Aula lui ha detto che io gli ho detto, al momento del sequestro, di uccidere subito il bambino.
Signor Presidente, in un altro processo, che il mio avvocato c'ha i documenti qua, lui ha detto che furono altre persone a dire... e io mi sono stato zitto.
Ora, qua, dice un'altra cosa.
Parla di un certo signor Greco, dove dice che ci ha incontrati, ci ha parlato delle stragi, perché una volta per fargli sapere al mio paesano che lui non era... non sapeva delle stragi.
Poi una volta... perché poi non è che fa un discorso e basta: fra tre, quattro, cinque, quello che ci viene a mente su quel momento lui fa il discorso.
Poi dice che gliel'ha detto perché pensava: 'chissà questo...', facevano elle lettere anonime, allora lui... Sta di fatto che l'ha detto lui stesso, signor Presidente. Che se lui si incontrava con i latitanti si incontrava solo per farli arrestare. Solo per questo ci si incontrava, non per altre cose.
Caso Bellini.
Per me una persona del tutto sconosciuta. Io sono discorsi, quelli che ho sentito, solo processualmente; diversamente non ne ho mai saputo parlare. Se li sa li sa lui. Se c'ha avuto contatti lo sa lui. Io non ce n'ho mai avuti.
Parla del "papello".
Io con mio cognato o con altri non ho mai sentito parlare di questo "papello". Non ho mai saputo niente di niente.
Poi parla, mio cognato a Reggio Calabria con i giornalisti gli avrebbe detto: 'uccidete a Violante'.
No, non fare con la mano così, che così hai detto tu, l'altro giorno. L'altro giorno hai detto così. Non l'ho detto io, l'hai detto tu. Se ora ne fai un altro discorso, l'ho fatto ...
Signor Presidente, non lo so se uno può arrivare coi giornalisti a dirci: 'oh, uccidete a Costanzo', per mandare messaggi. 'Uccidete a Violante'.
Una cosa è certa, signor Presidente, se c'è qualcuno che voleva distruggere l'onorevole Violante è proprio lui, questo signore.
E quando una volta, sempre parlando del signor Violante, questo signore mi ha mandato a dire una certa cosa, e io gli ho detto: 'se tu fai questo, ti metto allo stesso livello di Baldo Di Maggio'. Lui per questo mi odia, signor Presidente. Non mi odia per altra cosa.
E se mi imputa tutte queste cose, è sempre per odio, non per altre cose.
PRESIDENTE: Ha terminato?
IMPUTATO Bagarella: C'ho ancora qualche altra cosa.
Questo mi accusa di... Posso?
PRESIDENTE: Prego, prego.
IMPUTATO Bagarella: Mi accusa di tanti omicidi, signor Presidente. Cioè quale... come il prezzemolo, come il formaggio nei maccheroni, ogni processo. Ora, per ben cinque volte, questo mi ha fatto condannare cinque volte all'ergastolo. All'ultimo minuto arriva lui e ci mette come il formaggio nei maccheroni, così.
Nel processo Russo, del capitano Russo, fatti di 20 anni, io se non veniva lui, io me ne andavo assolto in Appello. Invece è venuto lui, ci mancava il testimone oculare che diceva: 'io ho visto sparare a Bagarella'.
Lui puntualmente arriva là, come è stato fatto... Lui dice con un'altra persona, erano in piazza, si leccavano il gelato e io e un altro abbiamo sparato al colonnello Russo e al professore Costa. Due persone.
Signor Presidente, il colonnello Russo e il professore Costa sono uccisi con quattro pistole e un fucile. Questo signore non lo sa. Quattro pistole e un fucile. Faccia lei, insomma, se può essere creduto.
Però a me mi hanno dato l'ergastolo grazie a lui.
Poi dice che mio nipote, che questo galantuomo, la prima cosa che ha fatto appena è stato arrestato, ha fatto arrestare mio nipote. Ci ha fatto prendere 4 anni e 8 mesi, un bambino, che ancora ci puzza la bocca di latte.
Mio nipote è un bambino e lui ci ha fatto avere 4 anni e 8 mesi, signor Presidente. E ora cerca di tirarlo in altri fatti. Che questo il vizio... per il momento, viene qua sotto la veste di agnello, dice: 'io il caso Di Matteo...'
Lui per il momento non può strangolare bambini con le mani, come ha detto lui, l'ha detto lui, io non lo so se è vero o non è vero, ma lui li strangola con la bocca, signor Presidente. Lui sta distruggendo un sacco di bambini, ha fatto arrestare un sacco di persone.
Viene qua e viene a dire: quando arrestano a qualcuno dice che ci dispiace. Ma che ci dispiace, signor Presidente, che ha fatto arrestare un mare di persone. Ci dispiace.
Dice che non ha chiesto niente allo Stato. Signor Presidente, nel processo Agrigento più 61, suo fratello era implicato per cinque omicidi. L'unica persona che se ne che è andata assolta è stato suo fratello.
PRESIDENTE: Non ho capito. Si è impegnato...?
IMPUTATO Bagarella: L'unica persona che è andata assolta in quel processo è stato suo fratello.
PRESIDENTE: Ho capito. Ma poco prima ha detto suo fratello...
IMPUTATO Bagarella: Per omicidi, perché è stato condannato per associazione.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
Era imputato?
IMPUTATO Bagarella: Eh?
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
IMPUTATO Bagarella: E' imputato sì. Doveva rispondere di cinque omicidi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
IMPUTATO Bagarella: Lui dice che ci ha aggiustato le cose lui. ... questo tirate le somme voi.
Poi, per finire, le devo dire una cosa signor Presidente. Lo guardi negli occhi quest'uomo. Lo sguardo ce l'ha spento signor Presidente, come il suo cuore.
PRESIDENTE: Mi scusi...
IMPUTATO Bagarella: Lui odia tutti e tutto.
PRESIDENTE: Sono quattro udienze che lo abbiamo...
IMPUTATO Bagarella: Questo odia tu... Eh, quattro udienze signor Presidente, io ho incamerato. Quattro udienze non è che...
PRESIDENTE: Questo... non posso cambiarmi con lei.
IMPUTATO Bagarella: Non è che...
Ah, dice che mio nipote portava notizie da mio cognato. Che andava al colloquio e portava notizie a me. Mio cognato ha mandato a dire dal carcere di uccidere un presidente...
Signor Presidente, mio cognato c'ha 10-12 omicidi. Per ogni omicidio ci sono tre presidenti, giusto? Tre... Tre fasi di processo... Tre per cinque? Tre per tre. Sono 30 giusto?
PUBBLICO MINISTERO: ... senso della misura.
IMPUTATO Bagarella: Perciò 30 presidenti dovessero essere uccisi, giusto? A detta di questo signore...
Signor Presidente, io e mio cognato siamo isolati totali, non abbiamo contatti con nessuno. Quando andiamo a Palermo siamo chiusi una camera iperberica.
PRESIDENTE: Iperbarica.
IMPUTATO Bagarella: Iperbarica. Iperbarica. Quando...
PRESIDENTE: Speriamo non prenda fuoco, eh.
IMPUTATO Bagarella: Eh, speriamo di no.
Quando deve cambiare l'aria nella stanza, si accende un motore, signor Presidente e noi viviamo là. Quando andiamo al colloquio, sempre in una camera blindata al colloquio, con le telecamere e non so se c'è qualche altra cosa. Perciò faccia lei se noi possiamo mandare messaggi, o se mio cognato poteva mandare messaggi, poi con il bambino, con suo figlio, con il bambino.
Signor Presidente, io avrei tante altre cose da dire, ma capisco che... anche così, sono un po' emozionato.
Comunque io sono qua...
PRESIDENTE: Se lei ha uno scritto, lei ha...
IMPUTATO Bagarella: No, io ho preso degli appunti. Io posso fare anche uno scritto, posso fare...
PRESIDENTE: Va bene. Allora li passi al suo avvocato, ci farà una memoria scritta, in modo...
IMPUTATO Bagarella: Posso fare anche un memoriale. Comunque, signor Presidente, sono innocente e non ho mai commesso nessun reato. E di questo che dice questo signore non è vero, non ho mai avuto discorsi con questo signore. Fuori non lo avvicinavo perché avevo paura che mi facesse arrestare, solo questo può dire lui. Solo questo.
Sono stato tre mesi io, quando mi hanno arrestato il 24 giugno del '95, mi hanno arrestato, fui portato all'Asinara, per tre mesi io non sapevo niente di fuori. Non ho fatto colloqui, non mi rientrava biancheria, non compravo giornali, non vedevo televisione, niente. Niente di niente. Dopo tre mesi io poi ho saputo chi era stato che mi aveva fatto arrestare e cose.
Ma in questi tre mesi, signor Presidente, qualche pensierino a lui ce lo facevo sa, ma come se lo facevo.
Ho finito, signor Presidente. Grazie.

ESAME DEL 29.1.1998

PRESIDENTE: Si accomodi.
Ci vuole dire, per favore, il suo nome e cognome? In modo che le cose che lei dice, siano attribuite a lei.
*IMPUTATO Bagarella: Certo.
PRESIDENTE: Sennò non si saprebbe a chi...
IMPUTATO Bagarella: Posso?
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Bagarella: Bagarella Leoluca.
PRESIDENTE: Avvocato Gramigni, la parola è a lei.
AVVOCATO Gramigni: No, a questo punto, se la Corte consente...
PRESIDENTE: Allora lei non ha più altre domande?
AVVOCATO Gramigni: No, no. Io ero solo il veicolo d'ingresso dell'esame.
PRESIDENTE: Ma noi, gliel'ho detto, l'avremmo autorizzato lo stesso.
AVVOCATO Gramigni: Benissimo.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Del resto, signor Presidente, ci tengo anche a rappresentare come poi...
PRESIDENTE: Il suo nome, avvocato.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni, difesa di Leoluca Bagarella.
Ci tengo anche a rappresentare come poi l'istruttoria dibattimentale abbia segnato dei punti, quali per esempio cattura di latitanti. Per esempio l'ultimo che abbiamo sentito e poi ha deciso di farsi collaboratore, Brusca Giovanni. Che possono anche avere inciso sulla scelta difensiva...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non c'è nessuno che le muove osservazioni.
AVV. Cianferoni: Questo, era per completezza di una argomentazione.
PRESIDENTE: Passi al suo esame.
AVV. Cianferoni: Bene. No, per essere completi.
Signor Bagarella, allora, vediamo un po': partiamo dalla vicenda che più volte, in questo processo, è entrata, del cosiddetto villaggio Euromare.
Ne hanno parlato vari soggetti...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza.
Tutte le questioni che sono di contorno, le abbiamo sentite raccontare in cento modi diversi; ma non sono strettamente connesse alle accuse di cui ci occupiamo.
Mi pare che siano accuse abbastanza pesanti, abbastanza gravi, perché tutto il tempo possibile sia dedicato a quello.
Le questioni di contorno, non ci interessano più; ne sappiamo abbastanza.
AVV. Cianferoni: Presidente, senz'altro, ma...
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, se lei insiste, io le respingo la domanda.
Perché, a questo punto, noi vogliamo sentire dal signor Bagarella, che mi pare interessato a vedere, diciamo profondamente sviscerate le questioni che lo riguardano. Ma quelle che riguardano questo processo.
Tutto il resto, è contorno che ci ha dato notizie di varo genere, nelle quali siamo abbastanza informati.
Vogliamo sapere la sua versione di queste cose.
AVV. Cianferoni: Ecco, sens'altro. Io tengo conto di questo indirizzo. Non la faccio lunga.
Però, la questione del villaggio Euromare...
PRESIDENTE: Non ci interessa, avvocato! Ha capito l'italiano?
Non ci interessa!
AVV. Cianferoni: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Vogliamo sapere che cosa può dire o vuol dir il signor Bagarella, al quale ho dimenticato di chiedere se... Si è presentato all'esame richiesto dal suo difensore, quindi lei vuole rispondere, vero?
IMPUTATO Bagarella: Sì. Sì.
PRESIDENTE: Ecco. Per piacere, avvocato, non mi faccia perdere la pazienza.
Lei sa che io sono scarso di pazienza. Non è una dote, è un difetto. Però purtroppo sono anche ad una età in cui è incorreggibile.
Poi, se Dio vuole, sono alla fine.
AVV. Cianferoni: Posso soltanto dire che non ho ancora nemmeno terminato la domanda.
Cioè, intendevo dire che la questione del villaggio Euromare fa capo a degli incontri che ci sono stati riferiti da vari personaggi.
PRESIDENTE: Parliamo allora degli incontri.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Non del villaggio, avvocato.
AVV. Cianferoni: No. Appunto, se la domanda si può articolare, è appunto, signor Bagarella, sul villaggio Euromare, e prima di tutto se lei...
PRESIDENTE: Avvocato, sul villaggio Euromare, no. Come luogo d'incontro, sì.
AVV. Cianferoni: Non ho finito.
PRESIDENTE: No, guardi avvocato, lei ha l'abilità di farmi uscire dai gangheri. E io lo devo dire apertamente.
Lei cerca di provocarmi; io sono disposto a farmi provocare. Perché se anche ricusate, non ho nessun problema, finisco in questi giorni. Ha capito?
Però, tenga presente che non sono disposto a consentire di fare quello che lei vuole.
E che alla Corte non interessa.
IMPUTATO Bagarella: Posso rispondere io, signor Presidente?
PRESIDENTE: Può rispondere.
Siccome qua il signor Cannella e Calvaruso a me mi accusano dicendo che io ho abitato in questo villaggio Euromare.
PRESIDENTE: Bene. Lei ci dica se è vero o no.
IMPUTATO Bagarella: Io le dico che non è vero e le motivo il perché.
PRESIDENTE: No, guardi, lei ci dica che non è vero...
IMPUTATO Bagarella: No, io le motivo anche il perché non ci potevo andare. Né io e nemmeno andare a fare queste riunioni, là, signor Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Prima, che tutte queste persone: Graviano, Messina Denaro, Mangano... Io, queste sono degli illustri sconosciuti, non li conosco, non ho mai avuto a che fare con queste persone.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: In quanto, il villaggio Euromare, lei dice: 'a noi non interessa...', però io purtroppo ne debbo parlare, perché...
PRESIDENTE: A noi non ci interessa di chi è, di chi non è, se c'erano...
IMPUTATO Bagarella: No, questo no. Questo no....
PRESIDENTE: ... se c'erano interessi...
IMPUTATO Bagarella: ... è semplicemente per dire le bugie che dice Cannella.
Siccome, credo che lei lo sa, perché è venuto pure qui a testimoniare Drago Giovanni.
Drago Giovanni è un collaboratore di Giustizia dalla fine del 1992.
La prima cosa che ha detto alle Autorità è stato proprio di questo villaggio. E...
PRESIDENTE: Guardi, Bagarella, abbia pazienza...
IMPUTATO Bagarella: No, no, per dirle che questo villaggio era sotto controllo dalla Polizia...
PRESIDENTE: Ma non insista. Ma non ci interessa. Lei ha detto che...
IMPUTATO Bagarella: ...perciò noi non potevamo andare là.
PRESIDENTE: Lei ha detto che non conosce queste persone e non ha mai abitato in questo villaggio.
IMPUTATO Bagarella: Mai.
PRESIDENTE: Il discorso è chiuso.
IMPUTATO Bagarella: No, io per dire... Dice: perché non ci andava?
Il motivo, insomma, è proprio il colmo dei colmi andare a fare una riunione, o io andare ad abitare in questo villaggio, per questi motivi. Perché già la Polizia sapeva che, in quel villaggio...
PRESIDENTE: Certo. Coreva il rischio di farsi vedere.
IMPUTATO Bagarella: Questo. Il chiarimento anche all'avvocato che voleva introdurre questo discorso, era semplicemente questo.
PRESIDENTE: Vogliamo passare ad altro?
AVV. Cianferoni: Esattamente, signor Bagarella.
Le chiedo ancora: questo Cannella Tullio, lei lo ha mai conosciuto, e quando?
IMPUTATO Bagarella: Ho conosciuto questo signore...
PRESIDENTE: Di chi parla, scusi? Ero distratto.
IMPUTATO Bagarella: Di Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Tullio Cannella.
IMPUTATO Bagarella: Perché, marzo-aprile del '94 mi ha affittato un appartamento. In questo contesto, della trattativa di questo appartamento in via Malaspina a Palermo, dopo alcuni giorni ho conosciuto pure il Calvaruso.
Però, praticando il Cannella, ho visto, insomma, che era una persona troppo chiacchierona... uno, insomma, che non c'era di fare nessun affidamento.
Invece, con Calvaruso era la persona... Lui dice che mi faceva l'autista.
Signor Presidente, io autista non ce n'avevo.
E lo dimostro, perché quando fui arrestato, sono stato arrestato da solo; ci avevo la macchina, guidavo io. Ci avevo la patente, ci avevo... ero da solo.
Perciò, quindi che Calvaruso dice che mi faceva l'autista non è ero.
Calvaruso mi faceva qualche cosa a me. Mi faceva, per esempio, che andava a pagare la bolletta della luce, andava a pagare... mi comprava la bombola del gas, mi portava la macchina al lavaggio. E spesso andava a buttare il sacchetto della spazzatura.
Questo, era quello che faceva Calvaruso.
In quanto a Cannella, il Cannella parla di un partito: Sicilia Libera... Io, questi discorsi, non li ho mai avuti.
E poi, signor Presidente, vorrei dire una cosa, una considerazione mia: siccome in Sicilia, quando si tratta di partiti politici; quando un partito, insomma, diciamo che può essere di un lato o di un altro lato, dice che i voti sono voti della mafia.
Ora, il partito di Cannella, quello che dice che ha formato il partito, quando lui è andato alle elezioni, ha preso 20 voti.
Ora, o io non ero interessato a questa cosa, o puramente non sono un mafioso, signor Presidente. Io... questo ci tenevo a dirlo. E...
PRESIDENTE: Bene, proseguiamo.
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Bagarella: In quanto a... No, un attimo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì. Sì.
IMPUTATO Bagarella: In quanto a Calvaruso debbo dire che questo signore, più bugiardo non si può.
Se ben ricordate, l'anno addietro, più o meno un anno addietro, c'è stato Balduccio Di Maggio che è andato a deporre nel processo per la strage Falcone a Caltanissetta.
Il Di Maggio, in quella occasione, si è rifiutato di rispondere.
Ne parlavano tutti i giornali, la televisione. Io lo so così, perché in quel periodo ero impegnato qua in questo processo e non c'ero a Caltanissetta.
Quando a Baldo Di Maggio gli hanno domandato perché non voleva rispondere, dice: 'lo Stato mi ha fatto delle promesse e non le ha mantenute'.
Praticamente lo Stato, a detta sua - lo hanno detto i giornali, io non lo so se è vero, Presidente - gli avevano dato già un miliardo e mezzo e ne voleva ancora un altro miliardo e mezzo, dallo Stato.
E questo si è avvalso di questa facoltà di non rispondere.
A questo punto, il Calvaruso alza l'ingegno e dice: 'vado in aiuto' - così ha detto - 'vado in aiuto di Baldo Di Maggio', perché ci sono stati alcuni discorsi quei giorni alla televisione, stampa, cose, contro questo Di Maggio.
E si fa citare, questo signore, si fa citare nel processo che si sta celebrando a Palermo contro il senatore Giulio Andreotti.
E ci va a dire al Presidente Francesco Ingargiulo, e ci va a dire, dice: 'Bagarella mi ha confidato che il giorno di quel famoso bacio tra Andreotti e Riina, Bagarella era presente'.
Signor Presidente, io sento queste cose dalla televisione, sento queste cose... ne sento un dovere...
Ho scritto al Presidente Ingargiulo, dicendoci che se era una cosa buona... Io sono stato arrestato il 12 dicembre del 1979. Sono stato scarcerato il 28 dicembre del 1990.
Baldo Di Maggio colloca questo famoso bacio nel 1987. E io sono qua.
Però, Calvaruso, è andato là dal Presidente ad andarci a raccontare che io gli avevo raccontato queste... queste cose.
PRESIDENTE: Sì, ma guardi, questi aspetti di altri processi, non ci interessano.
IMPUTATO Bagarella: No, ma...
PRESIDENTE: Ho capito. Lei...
IMPUTATO Bagarella: ... la personalità, è giusto che...
PRESIDENTE: Ora lo ha detto. Ma a questa Corte interessa quello che riguarda questo processo.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Signor Presidente, siccome io in tante cose non gli posso dimostrare documentalmente, io qua lo posso dimostrare. E gli dimostro che questo è un bugiardo.
PRESIDENTE: Lei ha visto che io gliel'ho lasciato dire...
IMPUTATO Bagarella: Non è che io... non è che lo sto dicendo perché interessa al processo.
PRESIDENTE: Ho capito. Ora, questo argomento, è chiuso.
IMPUTATO Bagarella: No, basta.
PRESIDENTE: Passiamo ad altro.
IMPUTATO Bagarella: Per me è finito, Presidente.
AVV. Cianferoni: Sì. Nel 1987, in Sicilia si tennero delle elezioni, lei lo ricorda?
IMPUTATO Bagarella: Guardi, avvocato, io ho... ero in carcere. Perciò, quindi...
AVV. Cianferoni: A proposito, in questo processo si è parlato dell'onorevole Martelli in riferimento a quell'anno, 1987.
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io... Siccome il Presidente ci dice de... Non lo so se... Che qua, avvocato... Presidente, si parla dell'onorevole Martelli; se n'è parlato qua, tutti i collaboratori ne hanno parlato.
L'onorevole Martelli che ha ricevuto i voti della mafia...
PRESIDENTE: Abbiamo saputo, sentito questi...
IMPUTATO Bagarella: Ha ricevuto i voti della mafia nel 1987.
PRESIDENTE: Lei vuole rispondere? Se è in grado, risponda.
IMPUTATO Bagarella: Sì, io rispondo per quella mia cognizione, per quella mia cognizione, perché poi non... Ero in carcere.
PRESIDENTE: E allora ci dica la sua posizione.
IMPUTATO Bagarella: Ma io dico questo: se la mafia nell'87 ha dato i voti a Martelli, al Partito Socialista, come mai, com'è mai possibile che Riina si va a baciare con Andreotti, sempre nell'87?
Signor Presidente, io questo, semplicemente questa osservazione. Non... A me non mi interessa, né...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: ...né Martelli, né nessuno.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Senta, lei conosce il signor Bernardo Provenzano?
IMPUTATO Bagarella: No.
AVV. Cianferoni: Il signor Salvatore Cancemi?
IMPUTATO Bagarella: No.
AVV. Cianferoni: A proposito del signor Di Filippo Pasquale, sentito dalla Corte all'udienza - se ricordo bene - del 30 di settembre dello scorso anno, che cosa può riferire circa la conoscenza.
IMPUTATO Bagarella: Io conosco Di Filippo Pasquale, e anche suo fratello Emanuele. Perché questi sono... La sorella di questi due signori, è sposata con un fratello di mia moglie, con Marchese Antonino.
Io ho conosciuto questi signori all'occasione del mio matrimonio. Ma, da quel giorno, io non ho più visto più queste persone.
Sono stato per tre mesi, tre mesi e mezzo libero, quando che poi ho finito di scontare l'allontanamento che ci avevo dalla Sicilia quando sono stato scarcerato.
E io non sono andato nemmeno a casa a farci una visita di cortesia, niente. Perché non abbiamo nessun rapporto, nessuna confidenza.
E anche lui stesso qui lo ha detto che con me non si è più incontrato.
Solo che poi dice altre cose che sono... che non sono vere.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ricorda se è imputato dell'omicidio Milazzo?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: In questo processo abbiamo parlato...
PRESIDENTE: E' imputato lei, o qualche altro?
IMPUTATO Bagarella: Io.
PRESIDENTE: Lei è imputato dell'omicidio...
IMPUTATO Bagarella: Sì, sono stato pure condannato, signor Presidente.
PRESIDENTE: In I Grado?
IMPUTATO Bagarella: In I Grado, sì.
PRESIDENTE: Non è definitivo?
IMPUTATO Bagarella: No, è in I Grado.
PRESIDENTE: Possiamo sapere qual è stata la pena?
IMPUTATO Bagarella: La massima.
PRESIDENTE: Ergastolo?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Abbiamo parlato di questo fatto. E ne ha parlato un certo Gioacchino La Barbera.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Può riferire circostanze delle dichiarazioni di Gioacchino La Barbera su questo fatto?
IMPUTATO Bagarella: Signor Presidente, Gioacchino La Barbera fa tre anni, quando che poi è stato chiamato a deporre davanti alla Corte d'Assise, per tre anni aveva parlato di questo omicidio Milazzo. E aveva parlato solo di una persona che aveva sparato a questo Milazzo.
Quando arriva in aula - siamo nell'aula bunker di Rebibbia - quando arriva in aula, quando il Pubblico Ministero ci fa delle domande su questo argomento, io capisco che lui avrà letto la perizia balistica. E si gira così... Perché io ero là e l'ho visto.
Si è girato così: 'ah' - dice - 'c'era pure Bagarella che ha sparato in questo omicidio'.
Siamo due: Gioè', lui parlava di Gioè e di me.
Ora però, dopo tre anni.
L'avvocato mio ci fa la domanda poi in riesame e anche il Presidente dice: 'ma scusa, lei è già tre anni che parla di queste cose. Come mai non ha fatto prima il nome di Bagarella?'
Dice: 'mi sono ricordato questa mattina'.
Va be', andiamo avanti.
Arriva il signor Brusca e dice che ha sparato pure lui in quell'omicidio, dice. Così siamo tre.
Arriva il signor Ferro e dice che c'è stata un'altra persona a sparare pure in quell'omicidio. E siamo quattro.
Cioè, ci dovrebbero essere quattro... quattro armi, quattro pistole.
C'è una perizia balistica in quell'omicidio, signor Presidente. Furono sparati tre o quattro colpi, ora non lo ricordo bene, però da due pistole. Due pistole, non quattro.
E io sono qua con l'ergastolo per le dichiarazioni di La Barbera e qualche altro.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei nel periodo 1993, che si parla in questo processo per i fatti di strage, dove si trovava?
IMPUTATO Bagarella: Io, nella Sicilia non ho mai uscito. Tranne quando sono rientrato che ero a... ci avevo l'allontanamento e mi ero stabilito a Roma, non ho più passato lo Stretto di Messina, completamente.
Io ero in Sicilia, avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene. Lei quando è che ha saputo di essere indagato, sospettato e poi accusato delle stragi?
IMPUTATO Bagarella: Io, tramite la televisione, tramite i giornali, ho saputo che ero indagato per il caso... Mi sembra che inizia con il caso di Maurizio Costanzo.
Addirittura c'era qualcuno che diceva che mi aveva riconosciuto nella fotografia, cose... Ma non mi preoccupai più di tanto, perché pensavo, insomma, che... insomma, prima o poi si avrebbero accorti, insomma, che sarei...
Poi sono stato arrestato e incominciano ad arrivarmi tutte le ordinanze; e ordinanze, insomma, una volta... questo di Maurizio Costanzo dovevo rispondere come esecutore; poi mi arrivò un'altra ordinanza che dovevo rispondere come mandante, poi come ideatore.
Al punto, quando che è venuto un magistrato che mi trovavo all'Asinara, a interrogarmi, gli ho detto: 'insomma, stabilite di che cosa debbo rispondere. Insomma, se debbo rispondere di mandante, di esecutore, di ideatore... Insomma, ditemi...'
E io, tutt'oggi, non so, insomma, di che cosa debbo rispondere, qua. Se di esecutore, di mandante, di ideatore, io non lo so.
AVV. Cianferoni: A proposito della persona di Maurizio Costanzo, le era nota prima di questo processo?
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io ricordo di Maurizio Costanzo perché sono dei ricordi, insomma, che uno rimangono un po' impressi.
All'epoca del caso Tortora, Maurizio Costanzo era un... un garantista. Insomma, faceva dei discorsi bellissimi. E noi detenuti, insomma, guardavamo, e vedevamo che era una persona seria, una persona, insomma, che faceva gli interessi, diciamo, dei detenuti. Perché lui si batteva per una giustizia giusta. Perché era iniziato, accoglieva già il famoso pentitismo. Insomma.
E questo era un garantista. Insomma, faceva quel discorso lì. Poi tutto il resto non so niente.
AVV. Cianferoni: Ecco. E' stato sentito in questo processo anche un certo signore, Chiodo Vincenzo. Lei conosce le dichiarazioni che ha reso in questo processo e può riferire su questa persona, Chiodo Vincenzo, degli elementi?
IMPUTATO Bagarella: Dunque, io a Chiodo Vincenzo non lo conosco come persona, però ho ascoltato le dichiarazioni.
Non lo so se è stato in questo processo, o in un altro processo, quello che... di Palermo, non mi ricordo.
Chiodo Vincenzo ebbe a dire...
PRESIDENTE: Mi scusi, Bagarella, abbia pazienza.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PRESIDENTE: Ma se l'esame a cui lei si è voluto sottoporre consiste nel prendere in esame tutti coloro che noi abbiamo sentito, il suo esame dura un mese.
IMPUTATO Bagarella: No, io...
PRESIDENTE: Perché qui sono state sentite decine, centinaia di persone.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PRESIDENTE: A noi interessano i fatti di questo processo, non quello che qualcuno ha detto in un altro processo.
IMPUTATO Bagarella: Siccome poi si racchiude tutto assieme, signor Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma, abbia pazienza, ma l'attendibilità di un teste o di un collaboratore noi la dobbiamo valutare in relazione a queste accuse, non le accuse che hanno fatto in centomila altri processi. Mi sono spiegato?
IMPUTATO Bagarella: Siccome...
PRESIDENTE: Noi non conosciamo gli altri processi. Non sappiamo neanche - salvo notizie di giornali o di televisioni - noi non conosciamo nient'altro. Quindi è assurdo che ci fate dei discorsi sulla credibilità, non credibilità di persone che non hanno parlato qui davanti a noi e sulle nostre cose.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, scusi. Presidente, sono l'avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Ceolan: Ma le domande, in realtà, sarebbero dirette a farci dire dal signor Bagarella se ha avuto rapporti con queste persone e che tipo di rapporti.
PRESIDENTE: Qui non stiamo parlando di rapporti.
Ha detto che non lo conosceva. Stavamo parlando di...?
IMPUTATO Bagarella: Chiodo.
PRESIDENTE: Chiodo.
AVV. Cianferoni: Chiodo Vincenzo.
PRESIDENTE: Ha detto che non lo conosceva.
IMPUTATO Bagarella: Siccome era... siccome lui ha detto...
PRESIDENTE: Ho capito, ma mi scusi.
IMPUTATO Bagarella: ...ha detto delle cose.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Se lei non si ricorda se quello... quello di cui lei si lamenta, o che ci vuol far sottolineare, l'ha detto davanti a noi o davanti a un'altra Corte, lei capisce che noi dovremmo andare a verificare quello che ha detto davanti a un'altra Corte.
Dove andiamo a finire noi con questo lavoro?
IMPUTATO Bagarella: Signor Presidente, siccome quello che ha detto quello, poi è stato chiesto ad altri e dicono che non è vero.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Stiamo alle questioni che riguardano questa Corte.
IMPUTATO Bagarella: Va bene, non è...
(voce fuori microfono) Passi avanti.
AVV. Cianferoni: Garantisco alla Corte che l'esame è stato congegnato per essere il più sintetico possibile.
Il punto mi pare questo, però: che se un dichiarante, chiunque esso sia... Dicevo, nell'estrema sintesi, il punto però mi pare questo: se un dichiarante, chiunque esso sia, ha potuto poi dare delle circostanze a sostegno di dire 'conosco', nel caso, 'Leoluca Bagarella per questo, questo e questo', credo che anche il signor Bagarella possa allegare delle circostanze per dire 'io non lo conosco per questo, questo e questo motivo'. Cioè...
PRESIDENTE: L'imputato Bagarella, oggi sotto esame, ha detto che non sa se queste cose le ha dette davanti a noi ad un'altra Corte.
Noi non possiamo ogni volta andare a controllare per vedere se ci riguarda o no.
Se non è sicuro lui, si può immaginare a noi che cosa può interessare.
AVV. Cianferoni: Passiamo oltre.
Dunque, lei sa se tra Brusca Giovanni e suo fratello Brusca Emanuele vi fossero dei motivi di rancore? Innanzitutto, conosce, come ha conosciuto il Brusca Giovanni?
IMPUTATO Bagarella: Io ho conosciuto Brusca Giovanni, dobbiamo partire nel 1986, che ero in carcere con il padre.
Man mano facevamo qualche colloquio e ho conosciuto i figli.
Poi il padre è stato ricoverato all'Ospedale Civico di Palermo, reparto detenuti. Poi siamo arrivati alla fine dell'87, verso settembre-ottobre dell'87 e anch'io vengo ricoverato in quel reparto per alcuni accertamenti.
Siccome io il padre di Brusca lo trattavo come se fosse mio padre: la mattina ci facevo la barba, ci facevo i capelli, gli sistemavo il letto; praticamente tutte le attenzioni che un figlio può avere riguardo ad un padre. E' una persona anziana, insomma, e io mi prodigavo a questo comportamento. Lo ritenevo giusto e lo ritengo giusto.
Perciò praticamente nasce questa affettuosità tra il padre e anche il figlio, specialmente c'era il figlio più grande, Emanuele.
E ricordo poi, insomma facendo dei colloqui là, perché i colloqui all'ospedale si facevano nella stanza dove dormivamo noi detenuti: o veniva la mia famiglia, o veniva la famiglia di un altro detenuto, faceva i colloqui...
Siccome con Brusca si era restaurato questa simpatia, questo rispetto, mi intrattenevo anch'io. Anche lui, quando veniva la mia famiglia. Insomma, ci scambiavamo queste cortesie.
Una volta di queste, in un colloquio di questi, credo che eramo sotto le feste di Natale, il Manuele, che eramo un po' più distanti di suo padre, suo padre giocava con il bambino - Manuele c'aveva un bambino Samuele - e Manuele si rivolge a suo fratello Giovanni e gli dice: 'vedi, che tu in paese ti devi comportare bene e non devi fare lo spione'.
Nella parola siciliana significa un confidente. Poi Giovanni, insomma, si è adirato un po'.
A me... mi sono sentito un po' a disagio, insomma, a sentire queste cose. Ho detto: 'siete fratelli, smettetela. Queste cose smettetela'.
Basta, io poi vengo dimesso dall'ospedale, c'è stata la sentenza del Maxiprocesso I Grado, vengo trasferito a Spoleto e mi sono trattenuto là fino a quando poi sono uscito.
Poi, quando sono uscito, io a Brusca Giovanni non l'ho mai incontrato, non l'ho mai visto, non l'ho mai voluto incontrare.
Anche perché poi avevo saputo che lui era in queste confidenze, diciamo, che c'avevano un brigadiere là in paese, che loro dice che si facevano confidenze. Io non so che confidenze si facevano.
Erano di coppia lui, Di Maggio e certo Siino, che lo conosco tramite i giornali; anche Di Maggio non ho mai avuto...
Poi succede che Di Maggio diventa pentito, perciò più di altra cosa; già non lo volevo incontrare, pensa poi... non l'ho completamente voluto saperne di questo signore.
Succede che sempre lui, cercava qualche avvicinamento con me, ma io non lo incontravo. Una volta mi fa sapere, tramite una persona, dice: 'ho un modo...' siccome lui mi ha parlato e... però lui non l'ha mai detto che l'aveva fatto sapere pure a me.
Io lo voglio dire per dire l'odio che lui c'ha nei miei riguardi.
Dice: 'c'ho il modo come potere distruggere politicamente l'onorevole Violante'.
PRESIDENTE: L'onorevole?
IMPUTATO Bagarella: L'onorevole Violante.
Siccome lui ne ha parlato ampiamente. Io gli mando una risposta, ci dissi: 'queste sono chiacchiere a Baldo Di Maggio...' che accusava l'onorevole Andreotti, il senatore Andreotti, il famoso bacio Ci dissi: 'queste cose le fa Balduccio Di Maggio, tu comportati come vuoi. A me queste cose non me le devi raccontare'.
E l'ho lasciato così. Non l'ho mai incontrato, signor Presidente. Non l'ho mai visto. Lui mi vuole collocare che io faccio parte... Io non faccio parte di niente, io sono un lavoratore. Io quando, anche in carcere, mi capita che posso... che mi diano il lavoro, io lavoro pure in carcere. Sono fuori e lavoro.
Io ero fuori, mi facevo la mia latitanza.
Poi lui che cosa viene... viene qua, viene a dire che abbiamo avuto un incontro al villa... No, non parla del villaggio, parla di un altro posto. Che abbiamo parlato di Maurizio Costanzo, di mettere la bomba. Io non ho mai discusso niente con lui.
Poi vi dice, lui, che non ci siamo più visti. Poi ci ripensa e dice che ci siamo visti, l'indomani che succede il fatto dell'attentato a Costanzo, dice che ci siamo visti l'indomani, però che non abbiamo parlato di niente.
L'avete ascoltato, l'avete ascoltato: non abbiamo parlato di niente.
Dopodiché non ci vediamo più fino a settembre-ottobre. Ma poi ci ripensa e dice che ci vedevamo tutti i giorni, o spesso, per poi non parlare di niente, insomma su queste cose.
Insomma, lui era offeso su questa situazione perché dice che mi aveva fatto sapere a me... dei discorsi che lui ha fatto.
Signor Presidente, io posso notare una cosa. Anzi, dice che a settembre-ottobre, quando ci incontriamo, io ci racconto che, parlando di certo Graviano, che mi avevano lasciato solo. Insomma, un discorso tutto fantomatico, insomma, tutto così. Però noto una cosa: che quando Brusca, c'è di darci responsabilità a me e ad altre persone, ci riunisce a tutti assieme dicendo che siamo tutti un'anima e un corpo.
Perché, Brusca perché dice questo, che ci siamo visti a settembre-ottobre? Perché lui mi deve fare entrare nel sequestro del Di matteo. Tant'è vero che lui dice che io ero uno dei partecipi a questo sequestro.
Signor Presidente, io non ne faccio di queste cose. Per me sono delle cose orribili, delle cose proprio che... completamente, non mi passano nemmeno per la testa a me queste cose.
Poi lui che cosa fa? In un processo ha detto che persone gli avevano detto 'uccidilo subito' e io mi sono stato zitto e non ho parlato. Invece qua davanti a voi ha detto il contrario, che sono stato a dirci 'uccidilo subito'.
Signor Presidente, io di questo signore posso dire una cosa: che sono sicuro che se lui quella sciagurata sentenza che ha dato per quel bambino l'avrebbe data una settimana dopo, sarebbe qua a venirvi a raccontare che sono stato io a darci l'ordine, signor Presidente.
Perché lui ha un odio spietato contro di me, ma i motivi sono quelli.
Io non so niente di niente. Io non ho mai incontrato Brusca, non ho mai avuto...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Quindi, sulla vicenda che racconta il Brusca a proposito di certo Bellini Paolo, lei che cosa può dire? Ne ha mai saputo nulla?
IMPUTATO Bagarella: Non so propriamente niente, avvocato. Io questi personaggi... non ho mai avuto rapporti con queste persone: né con Bellini né nessuno come Bellini. Beh, questo... se il signor Brusca ha queste tendenze sono fatti suoi.
AVV. Cianferoni: Sempre Brusca - e non solo lui, però lui in particolare - ha riferito di tutta una serie complicata di questioni a proposito di un certo Mazzei Santo.
Le chiedo se conosce, può aver conosciuto questa persona, e di riferire quello che è a sua conoscenza sull'episodio riferito dal Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io come ho detto più di una volta, ho fatto 11 anni e 16 giorni di carcere, tutti in continuazione. Ho girato, non lo so, 10-15 penitenziari in Italia e può darsi che avrò conosciuto questo signore. Ma come faccio a dire: l'ho conosciuto o non l'ho conosciuto?
Ma sta di fatto una cosa, che io a questo signore fuori non l'ho mai incontrato, non ho mai avuto rapporti con questo signore, completamente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Si è parlato anche, nel processo - credo che fosse Calvaruso a dirlo - che avrebbe lei avuto conoscenze da penitenziario con dei terroristi. E' vero questo, o non è vero?
IMPUTATO Bagarella: Avvocato, io con i terroristi non ci sono mai stato. Sono stato sempre con detenuti comuni. I terroristi... quando c'erano terroristi nei carceri dove ero io, erano nelle sezioni per conto suo e noi detenuti comuni eramo nelle sezioni per conto nostro.
Non ho avuto mai rapporti con terroristi e con nessuno.
AVV. Cianferoni: Bene. Le chiedo: ha mai avuto processi, prima di questo a Firenze, fuori della Sicilia?
IMPUTATO Bagarella: Io fuori della Sicilia ho avuto questo e un altro processo, sempre qui a Firenze, quello cosiddetto "l'Autoparco di Milano".
AVV. Cianferoni: Può dire alla Corte l'esito di quel processo?
PRESIDENTE: Lo conosciamo.
IMPUTATO Bagarella: Sono stato assolto.
PRESIDENTE: Non abbiamo bisogno di nulla, lo conosciamo tutti.
IMPUTATO Bagarella: Tanto che io per questo processo, all'inizio, quando ho saputo che già ero indagato a Roma, non avevo messo avvocato. Poi quando sono passati gli atti qui a Firenze, ho incaricato l'avvocato Ceolan.
E infatti una volta, dopo che sono stato arrestato, gli ho scritto una lettera - non lo so se lui se lo ricorda - dicendoci che questo era un altro processo come quello dell'Autoparco di Milano, perché io ero proprio all'oscuro di ogni cosa.
AVV. Cianferoni: Senta, può ricordare alla Corte, siccome lo ritengo rilevante, il suo comportamento - lei era detenuto - quando seppe, in carcere, che era esplosa la bomba il 2 agosto 1980?
IMPUTATO Bagarella: Io non ricordo se era in agosto, però so che ero nel carcere di Palermo.
E' successa quella disgrazia della bomba nella stazione di Bologna. Ci sono stati tutti quei feriti, insomma, e c'era richiesta di sangue. Sia io che altri detenuti, abbiamo informato la direzione del carcere per dire che eravamo disponibili a farci prelevare il sangue.
Infatti dopo qualche giorno è venuto una equipe di medici e ci ha prelevato il sangue. Non solo a me, ma a tanti, quelli che si sono messi a disposizione.
Poi, dopo alcuni giorni - un attimo, avvocato - dopo alcuni giorni mi hanno mandato la tessera come donatore di sangue, però io questa tessera l'ho mandata a casa. Ho detto ai miei familiari di cercarla per farla... anche per mostrarla qua, per quello poteva servire. Non l'hanno trovata.
Non lo so, se riescono a trovarla io la produco. Però se è interessante basta chiedere alla direzione di Palermo, penso che...
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Bagarella: Io, queste cose mi fanno orrore, signor Presidente, non...
AVV. Cianferoni: Bene, signor Bagarella. Le chiedo ancora: è sottoposto al 41-bis?
IMPUTATO Bagarella: Sì. 41-bis, però sono isolato totale di tutti, signor Presidente.
Io è già quasi tre anni che sono in carcere, io non mi incontro con nessuno, non mi vedo con nessuno, sono messo in una sezione a parte. Addirittura... Anzi, qua c'è una mezza finestra che l'aria mi gira nella cella. Ma quando vado a Palermo, io per respirare, accendono un motore, tipo un areatore per girare l'aria nella cella e io sono sempre chiuso, sempre sigillato.
AVV. Cianferoni: Ecco, le faccio quest'altra domanda: siccome si sta parlando di un suo parente, sa se suo cognato Salvatore Riina, quando fu arrestato, fu sottoposto a 41-bis? E se sua sorella poteva fare colloqui o no?
IMPUTATO Bagarella: Mio cognato era ed è con 41-bis ancora peggio di me. Mio cognato, fino all'estate... all'inizio dell'estate, era in una cella nell'Aula Bunker di Palermo, lo tenevano là. Una cella fatta che all'interno, forse c'era una gabbia di vetro, non lo so, un cosa del genere, e tutte le volte che doveva fare il colloquio - ora ci ricolleghiamo che il signor Brusca fa a mio nipote, che faceva da porta notizie - mio cognato per fare il colloquio doveva fare la domandina e dovevano stabilire... la direzione stabiliva il giorno per fare il colloquio.
Non basta questo. I colloqui venivano tutti registrati e le guardie là che guardavano.
Ora, siccome mio cognato non andava né a passeggio, non prendeva aria e né niente, ora, dopo... è stato, non lo so, ai primi dell'estate è stato portato in Sezione dove sono io, però non dove sono io che ci vediamo, perché c'è il muro; io sono a destra e lui a sinistra. Ma è pure là, in una cella come sono combinato io.
Io, parlando coi miei familiari, il colloquio mio cognato lo fa nella stessa stanzetta dove lo faccio io. C'è una stanzetta, signor Presidente, con le telecamere e non lo so che cosa c'è altro.
Però, fino a quando mio nipote era fuori - perché ora mio nipote si è fatto già un anno e mezzo di carcere grazie al signor Brusca; lui dice che non sa niente, ma è stato lui a farlo arrestare - mio nipote andava a colloquio là, dove venivano i colloqui registrati.
Al mio cognato l'hanno passato là, in Sezione, perché in una seduta, perché poi fanno pubblicità nella televisione e cosi, i Procuratori di Palermo hanno detto: 'Riina non comanda più'. E a questo punto l'hanno portato là in Sezione, all'altro lato dove sono io.
Il signor Brusca dice che mio nipote, un bambino, portava notizie, diceva questo e diceva quest'altro. Addirittura ha portato una notizia per uccidere un Presidente di Corte d'Assise.
Mio cognato manda una notizia con un bambino per dire questo?
Signor Presidente, mio cognato non lo so quanti ergastoli c'ha, non è che c'ha un solo ergastolo, perciò dice: ammazzo a questo Presidente e mi tolgo questa... Mio cognato c'ha dieci, dodici, quindici ergastoli.
Io, l'altro giorno, nelle dichiarazioni spontanee gliel'ho detto.
Insomma, per ogni processo ci sono tre gradi di giudizio, perciò ci sono tre Presidenti. Allora poi che fa, tutta una vita di...
PRESIDENTE: Va be'.
AVV. Cianferoni: Una domanda precisa, su questo, un chiarimento preciso.
Se ho capito bene, perché lei l'ha detto sinteticamente, le modalità di colloquio che lei conosce del signor Riina erano che veniva fatta la richiesta e poi il giorno lo stabiliva la Direzione.
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì.
PRESIDENTE: L'ha già detto, avvocato.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, no, volevo che rimanesse ben chiaro.
PRESIDENTE: Ma l'ha già detto.
AVV. Cianferoni: Bene. No, io...
PRESIDENTE: E' arrivato nelle nostre orecchie, non sfugge una parola.
AVV. Cianferoni: Perfetto, Presidente.
PRESIDENTE: E se dovesse sfuggire ce l'abbiamo scritto.
AVV. Cianferoni: Bene. Un'ultima domanda.
Lei è stato detenuto anche nel carcere dell'Asinara?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
AVV. Cianferoni: Ha mai avuto maltrattamenti?
IMPUTATO Bagarella: Assolutamente. Io l'anno scorso in agosto, quando è stato sospeso il processo qua, io avrei voluto andare all'Asinara, perché là io stavo benissimo, signor Presidente.
Sono sempre da solo, però stavo benissimo. Che c'avevo la finestra che girava l'aria, c'avevo... Sì, sono da solo, ma comunque io stavo benissimo all'Asinara.
Educazione con le guardie, loro educati con me e io educato con loro. 'Sti maltrattamenti non esistono completamente, almeno per me. Poi, se gli altri li hanno subiti io non lo so.
AVV. Cianferoni: Bene. Non ho altre domande, la ringrazio signor Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: Io volevo...
PRESIDENTE: Un momentino, scusi. Ci sono altre domande per questo imputato?
Il Pubblico Ministero ha da fare il controesame? Può cominciare.
IMPUTATO Bagarella: Io, siccome c'avevo qualche appunto qua...
PRESIDENTE: Che c'è?
IMPUTATO Bagarella: C'avevo qualche appunto per dire, insomma, che questi signori cosiddetti collaboranti, pentiti, insomma, non sono tanto pentiti, signor Presidente. Perché qua, per esempio, c'è... Posso... posso leggere?
PRESIDENTE: Questa mi pare che sia proprio una cosa che lei ha già detto l'altro giorno in maniera leggermente diversa, ma riferita a... E oggi stesso ha parlato di diversi collaboranti indicandoci anche perché lei sottolinea come non sono credibili perché dicono una volta una cosa, una volta un'altra.
IMPUTATO Bagarella: Siccome c'è qua il fatto del Di Maggio e cose varie, che il Di Maggio... Siccome ce n'è uno di questi che accusa Di Maggio, dove dice che Di Maggio aveva organizzato, una volta che già si sentiva braccato dalla Polizia, che commettevano questi sette, otto omicidi, hanno commesso, a parte poi attentati che facevano per estorsione, ma c'è un certo... come si chiama? Maniscalco Giuseppe che dice che Baldo Di Maggio stava organizzando di andare a mettere una bomba al Palazzo di Giustizia di Palermo.
Il DI Maggio ha ammesso pure il discorso quello che era. Per dire, i pentiti sono questi.
Noi soffriamo qua, siamo in galera, però loro sono tutti condannati all'ergastolo e sono fuori che passeggiano e noi che ci facciamo la galera qua.
PRESIDENTE: Bene. Allora il Pubblico Ministero può iniziare il controesame.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Bagarella, lei la latitanza l'ha fatta tutta in Sicilia.
IMPUTATO Bagarella: Sì, tutta in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: E nel '93 dove l'ha fatta, specificamente?
IMPUTATO Bagarella: Nel '93?
PUBBLICO MINISTERO: In particolare, sì.
IMPUTATO Bagarella: A Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Solamente a Palermo?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sempre... sempre nella provincia di Palermo, io.
PUBBLICO MINISTERO: No, non mi basta la provincia, io vorrei sapere qualcosa di più preciso.
IMPUTATO Bagarella: Eh, preciso: a Palermo, gliel'ho...
PUBBLICO MINISTERO: Dove?
IMPUTATO Bagarella: Eh, dove...
PUBBLICO MINISTERO: Io le sto chiedendo...
IMPUTATO Bagarella: A me mi hanno trovato in un appartamento, quell'appartamento però è stato affittato nel '94. Altre cose non gliele posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei che me le dicesse, invece.
IMPUTATO Bagarella: E io non gliele posso dire, non è che gli dico: 'mi ospitava tizio, mi ospitava caio' e poi lei ci fa il mandato di cattura e lo porta qua con me.
PUBBLICO MINISTERO: Eh...
IMPUTATO Bagarella: Questo non mi sembra tanto corretto, no?
PUBBLICO MINISTERO: Questo non si sa.
IMPUTATO Bagarella: Queste cose le fa Brusca o le fa qualche altro. Io...
PUBBLICO MINISTERO: No, io non le ho chiesto presso chi, le ho chiesto dove. Vede che ha equivocato la mia domanda.
IMPUTATO Bagarella: Ma se lei... Io le dico: nella provincia di Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: La provincia di Palermo è grande.
IMPUTATO Bagarella: Eh, nella provincia di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non si può entrare più La provincia di Palermo quanti comuni comprende? penso numerosi.
IMPUTATO Bagarella: Non lo so, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo qualche decina.
IMPUTATO Bagarella: Eh, penso.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo andare per comuni, se non vogliamo andare...
IMPUTATO Bagarella: Eh no, non mi sento di... non rispondo.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi risponde, ho capito.
Senta, ma eran molte le persone che erano al corrente di come lei conduceva la sua latitanza?
IMPUTATO Bagarella: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Poche?
IMPUTATO Bagarella: Addirittura mi servivo da me.
Come Calvaruso dice che mi faceva l'autista, Calvaruso autista non me ne faceva, io prendevo la macchina e mi andavo a fare i fatti miei, io personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ma visto che lei, appunto, se la organizzava da sé la sua latitanza, ho capito bene?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se la amministrava da solo.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ho anche capito che Calvaruso non le faceva l'autista, però gli pagava le bollette della luce o andava a buttar via...
IMPUTATO Bagarella: Questo...
PUBBLICO MINISTERO: ...il sacchetto della nettezza.
IMPUTATO Bagarella: A me per queste cose mi serviva.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega chi gliel'ha fatto conoscere Calvaruso a lei?
IMPUTATO Bagarella: L'ho conosciuto, gliel'ho detto, quando...
PUBBLICO MINISTERO: No, ancora non me l'ha detto.
IMPUTATO Bagarella: Sono andato in via Malaspina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: C'erano dei cartelloni dove c'era scritto: affittasi appartamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Mi sono informato con il portiere. Il portiere mi ha detto: 'salga al sesto piano che c'è l'ufficio di questo signore'.
Sono salito al sesto piano, c'era il signor Tullio Cannella, mi ha detto di ritornarci dopo qualche giorno. Ci sono ritornato dopo alcuni giorni e ho trovato pure il signor Calvaruso e così ho conosciuto Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, questo, ha detto, nel '94, vero?
IMPUTATO Bagarella: Nel '94. Marzo-aprile del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti me, nel '94, che lei si rammenti, si parlava mi pare piuttosto spesso del fatto che lei era latitante, vero?
IMPUTATO Bagarella: E certo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sbaglio o la sua fotografia capitava spesso sulle televisioni e anche sui giornali.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Ma io ero in città...
PUBBLICO MINISTERO: Sì o no?
IMPUTATO Bagarella: Tant'è vero che a me...
PUBBLICO MINISTERO: Sì o no?
IMPUTATO Bagarella: Tant'è vero che a me in città mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: No, se lo ricorda lei se la sua fotografia era spesso sui giornali o sulle televisioni?
IMPUTATO Bagarella: Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma come faceva lei a sentirsi sicuro, visto che la sua faccia era sempre sui giornali e sulle televisioni...
IMPUTATO Bagarella: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ...a presentarsi così tranquillamente in un ufficio dove c'era un certo signor Cannella, che poi le fece conoscere un certo signor Calvaruso, senza sapere se questi poi, il giorno dopo, sarebbero andati a avvisare i Carabinieri?
IMPUTATO Bagarella: Ma signor Procuratore, io... la vita è un rischio. Io rischio. Avevo di bisogno e ho rischiato. Mi sono trovato bene e mi sono... fino a un certo punto. Ora mi sto trovando male, perché avrei fatto bene a...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei si è fidato solamente del fatto...
IMPUTATO Bagarella: Così.
PUBBLICO MINISTERO: ...che queste due persone non fossero due sbirri.
IMPUTATO Bagarella: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qui.
IMPUTATO Bagarella: Sì, tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che tra essere tanto scrupolosi nella propria latitanza e poi affidarsi al primo venuto ci sia una certa contraddizione.
IMPUTATO Bagarella: Signor Pubblico Ministero, se è, il giro che lei vuole fare, che a questo signor Cannella l'ho conosciuto tramite Graviano, assolutamente non esiste.
PUBBLICO MINISTERO: E allora...
IMPUTATO Bagarella: Perciò tagliamo la testa al toro.
Non esiste completamente, perché quelli già erano arrestati quando io ho conosciuto...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Ma se io mi sbaglio nel pensare che la sua conoscenza di Cannella risalga ai rapporti con i Graviano e ad altri, allora le posso anche dire che mi pare del tutto implausibile che uno che è così attento nella sua latitanza, tanto da gestirsi da solo, si mette nelle mani di una persona incontrata per sbaglio.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ho sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO: Ripeto, perché...
IMPUTATO Bagarella: E infatti ora mi sto trovando sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO: L'importante è capirsi.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Io sostengo sempre che l'importante è capirsi.
Io ho capito la sua risposta, io penso che lei abbia capito la mia domanda.
Senta, lei sa che cosa ha provocato il suo arresto?
IMPUTATO Bagarella: Che cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Ha provocato il suo arresto? Chi o che cosa ha provocato il suo arresto?
IMPUTATO Bagarella: Che ne so, io, signor Procuratore, io per tre mesi ero all'Asinara e non sapevo completamente niente di fuori. Completamente niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Dopo tre mesi, perché avevo fatto un'impugnazione qua, alla Procura di Firenze, per una ordinanza che mi era arrivata, dopo tre mesi leggo nell'ordinanza le dichiarazioni di Pasquale Di Filippo che dice mi ha fatto arrestare lui.
Ma io fino a quel giorno non sapevo niente. Pensavo tante cose, però di concreto non sapevo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io credo che anche in quest'aula si sia parlato di che cosa c'è alle spalle del suo arresto, cioè a dire come ha fatto la DIA a venire a individuarla e ad arrestarla.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ma io ho sentito quello che dicono...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha sentito, lei?
Non si parla più di pentiti, stia attento; qui si parla degli ufficiali di Polizia Giudiziaria. Non sono i pentiti più o meno falsi, come dice lei. Qui si tratta di quello che hanno riferito ufficiali di Polizia Giudiziaria.
Come hanno fatto ad arrivare direttamente da lei.
IMPUTATO Bagarella: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: E ci sono arrivati a colpo sicuro, tanto più che le hanno messo anche le manette.
IMPUTATO Bagarella: Hanno detto che ce l'ha detto Di Filippo. Questo hanno detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Non è che hanno detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ora sembra un po' singolare che siano arrivati a lei tramite Di Filippo, se lei Di Filippo l'ha visto per l'ultima volta il giorno che c'è stato quel certo matrimonio.
IMPUTATO Bagarella: Guardi, io non me lo so spiegare. Come Pasquale Di Filippo poteva sapere di me io non me lo so spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Posso avere qualche idea, però io non me lo so spiegare come mai lui è arrivato...
PUBBLICO MINISTERO: No, visto che ha qualche idea, se ritiene opportuno...
IMPUTATO Bagarella: Eh no. Siccome sono supposizioni, cioè, quindi non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ho capito, ma... Bagarella, lei ha detto: 'io con il fratello di Di Filippo non mi vedo più dalla data di quel certo matrimonio'.
IMPUTATO Bagarella: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Che è roba vecchia.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene? Allora...
AVVOCATO Ceolan: Scusi Presidente, son l'avvocato Ceolan.
Alla domanda del Pubblico Ministero il signor Bagarella ha risposto, accontentiamoci, no?
PUBBLICO MINISTERO: Si accontenterà lei, avvocato Ceolan, io no.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza...
PUBBLICO MINISTERO: Se non è un controesame, se non posso far questo, voglio dire...
PRESIDENTE: Mi pare proprio strana la sua osservazione. Non è un'opposizione, non si sa che cosa sia, questo suo intervento.
Il Pubblico Ministero ritiene di insistere, i difensori lo fanno spesso, non capisco perché ci debba essere...
PUBBLICO MINISTERO: Poi insisto, insito su una affermazione che adesso lei Bagarella ha detto: 'potrei avere le mie idee o le mie supposizioni'. Allora io le ho chiesto se vuole esplicitare le sue supposizioni.
IMPUTATO Bagarella: Allora vuole che glielo dica? Glielo dico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Bagarella: Siccome Pasquale Di Filippo si vedeva con Calvaruso, secondo me è stato Calvaruso a metterlo su questa strada. Non si può spiegare diversamente, perché io con Di Filippo non mi ci incontravo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora questo vuol dire che Pasquale Di Filippo e Calvaruso si vedevano.
IMPUTATO Bagarella: Eh, non lo so. Avevano i negozi.
Perché questo signor Calvaruso, quando viene qua e viene a raccontare che si stava in una pescheria a aspettare che passava il postino e gli lasciava il biglietto per portarlo a me, non è vero. Lui si stava nella pescheria perché è un vagabondo, uno che ci piaceva la bella vita e nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei si è messo nelle mani di un vagabondo al quale piaceva la bella vita?
IMPUTATO Bagarella: Ma signor Pubblico Ministero, io non glielo conoscevo; poi, ma mano, conosci la gente e ti rendi conto di quello che è, che sono.
Cioè, poi, io volevo finire questo... Poi, se ha aperto il negozietto è stato sempre dietro insistenza mia, perché gli dicevo: 'tu ti devi creare un'attività, tu devi lavorare, tu non devi stare ozioso'.
E finalmente, poi, a forza di insistere, si è aperto il negozietto.
Il negozio lui, il negozio Di Filippo, può darsi che avevano queste...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ho capito.
Senta, tra quello che ha detto l'altro giorno quando ha fatto quella dichiarazione spontanea e quello che ha detto poco fa rispondendo alla domanda del suo difensore, io non sono però riuscito a capire se quando lei ha saputo che Brusca voleva organizzare quella specie di complotto in danno non si sa bene di chi - di Violante, di Andreotti, o quel che era - non sono riuscito a capire se lei ci ha parlato di persona, con Brusca.
IMPUTATO Bagarella: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Bagarella: Lui mi ha mandato a dire con una terza persona. non ci ho parlato di persona.
L'ho detto pure l'altro giorno. E lui era qua: non ha risposto.
Perciò, quindi, se lui voleva rispondere, avrebbe...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora è ovvio che lei non risponde alla domanda su chi sia la persona che ha fatto da portavoce, mi pare abbastanza...
IMPUTATO Bagarella: Certo, non glielo dico.
PUBBLICO MINISTERO: E' naturale. Risparmiamoci...
Però, mi aiuti a capir questo: per quale ragione Brusca ha mandato a dire lei, voleva che lei fosse al corrente di questa brillante idea che aveva per la testa?
IMPUTATO Bagarella: Eh, signor Pubblico Ministero, per me era un modo che lui voleva sapere dov'ero io per farmi arrestare. Per me solo questo era il pensiero.
Siccome io lo guardavo come se fosse uno ella Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Bagarella: Perciò, se lui mi cercava, cercava di avvicinare, lo cercava solo per farmi arrestare.
Tant'è vero che io per tre mesi pensai costantemente che fosse stato lui a farmi arrestare. Come non lo so, ma comunque... Tant'è vero che poi viene qui Monticciolo - l'ha detto in tutte le aule - Monticciolo dice che quando hanno arrestato me Brusca ha gioito.
Lui, a domanda degli avvocati, dice: 'no, non è vero. Anzi, a me tuttora mi dispiace quando arrestano qualcuno'.
Ma come, ha fatto arrestare mezza Italia! Bambini ancora coi biberon in bocca li fa arrestare e ci dispiace quando arrestano le persone?
PUBBLICO MINISTERO: No, io non credo che sia tanto col biberon in bocca quel bambino a quel si riferisce lei.
IMPUTATO Bagarella: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè suo nipote, eh.
IMPUTATO Bagarella: Eh. Sì, ma mio nipote e tanti altri. Non è che è solo mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Non so quanti minorenni ha fatto arrestare Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ce ne sono parecchi.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma...
IMPUTATO Bagarella: Ce ne sono parecchi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, sì, la spieghi questa affermazione. Mi pare proprio che non sia così.
IMPUTATO Bagarella: Eh, io...
PUBBLICO MINISTERO: Per quello che può valere.
IMPUTATO Bagarella: Io posso...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni ha suo nipote?
IMPUTATO Bagarella: Io posso parlare per mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni ha suo nipote?
IMPUTATO Bagarella: Che ne so, c'aveva diciannove anni quando...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti?
IMPUTATO Bagarella: C'aveva diciannove anni quando l'hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non è proprio da biberon.
IMPUTATO Bagarella: Eh, ma scusi... Per me è un bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere, son punti di vista.
IMPUTATO Bagarella: Specialmente sapendo lui dice... viene qua o va in altre aule, dice che ... fa nascere e crescere, il mio nipote, perciò lui sa con quale ansia e con quale preoccupazione mia sorella ha allevato quel bambino. Perciò quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, se...
IMPUTATO Bagarella: Se lui ha dei rancori verso di me, mi accusa...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Bagarella: ...tanto uno più o uno meno, non... non è che mi fa piacere, però lo sopporto.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
IMPUTATO Bagarella: Mio cognato, lo accusa mio cognato, però se la prende con i bambini, questo penso che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito. Allora, lei ha detto che secondo la sua opinione, Brusca le mandò a dire di quella brillante idea che aveva per inguaiare Violante, Andreotti, al Di Maggio, chissà quanti altri, perché voleva procurarsi delle informazioni per farla arrestare, no?
IMPUTATO Bagarella: Per me questo era...
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Ma perché...
IMPUTATO Bagarella: Pensavo questo, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Questo è quello che pensava.
IMPUTATO Bagarella: Poi dopo... dopo il suo arresto si è ... tutta la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questo è quello che lei pensò allora.
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché Brusca doveva fare arrestare lei?
IMPUTATO Bagarella: Perché ha fatto arrestare agli altri?
PUBBLICO MINISTERO: No...
IMPUTATO Bagarella: Non è che ha fatto... era... siccome io pensavo che lui era uno che non era buono, uno che porta... che passava le cose alla Polizia, perciò quindi perché ... . Tant'è vero, prima di metterci ancora le manette lui...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei lo considerava quindi sbirro già all'epoca?
IMPUTATO Bagarella: Già io lo consideravo... quello che è oggi lo consideravo allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sulla base di qualche cosa di preciso, di concreto o come sua opinione?
IMPUTATO Bagarella: Mah, ho finito di dirci che suo fratello gli aveva detto una frase a...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ...all'ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Poi ho saputo che questo era in contatto con Baldo di Maggio e con tale Siino. Discorsi che ora Siino li fa a tutti nei giornali e ne parlano tutti, che dice che prima di andare nella Polizia si confidava con Brusca.
Perciò, quindi io non è che sono cose che dico io, lo dicono loro, non io.
Perciò, se io avevo un sospetto, non è che questo sospetto era tanto... mi sembra che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io cercavo di capire qualche cosa di più preciso. Cioè, la ragione per la quale, per l'appunto, Brusca voleva fare arrestare lei. Perché, con la stessa ragione uno può fare arrestare a caso chissà quali persone.
Allora, io volevo capire se c'aveva una ragione specifica Brusca per fare arrestare lei.
IMPUTATO Bagarella: Mah, questo lo sa lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo chiederò a lui.
Lei ha mai espresso su Brusca il giudizio che si trattava di un miserabile?
IMPUTATO Bagarella: Assolutamente. Se io non c'ho contatti quale giudizio potevo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma insomma lei ritiene che Brusca fosse animato da sentimenti cattivi verso di lei?
IMPUTATO Bagarella: Mah, signor Presidente, ora qua... la prova è qua, che mi accusa a spada tratta...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, oggi me ne rendo conto che tra lei e Brusca non può correre buon sangue.
IMPUTATO Bagarella: No, anche... anche di allora, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi interessava sapere allora, quando eravate tutti e due latitanti che...
IMPUTATO Bagarella: No, non che avevamo... perché se io non ci ho contatti è inutile, lui può dire quello che vuole, io contatti non ce ne avevo. Però io lo tenevo d'oc... lo tenevo lontano perché avevo paura che mi facesse arrestare.
Questo era il mio presentimento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha sempre avuto diffidenza nei confronti di Brusca.
IMPUTATO Bagarella: Sempre, sempre, dal momento che suo fratello gli ha detto quella frase, io sempre avuto... prima che, di fuori non lo conosco, l'ho conosciuto là in occasione di colloquio con suo padre.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Ora suo fratello, pure questo Emanuele si è fatto pure pentito, suo fratello Enzo è pure pentito, suo cugino è pentito, Monticciolo è pentito e... e insomma sono tutti una famiglia, sono quindici, sedici, quello che sono, sono tutti pentiti. Perciò, quindi... Io ci ho la... c'ho la nota qua dei nominativi, forse qualcuno me lo...
PUBBLICO MINISTERO: C'ha l'elenco?
IMPUTATO Bagarella: Sì, c'ho l'elenco qua.
PUBBLICO MINISTERO: Di che cosa?
IMPUTATO Bagarella: Di tutti questi galantuomini.
PUBBLICO MINISTERO: Di tutti?
IMPUTATO Bagarella: Questi galantuomini, questi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma inso... c'ha solamente quelli della famiglia di Brusca o ce n'ha anche altri?
IMPUTATO Bagarella: Va be', gli altri che ci debbo dire che c'è Marchese? Vuole sapere questo?
PUBBLICO MINISTERO: No. No.
IMPUTATO Bagarella: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
IMPUTATO Bagarella: Io c'ho quelli del gruppo Di Maggio e il gruppo Brusca, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Senta, ma...
IMPUTATO Bagarella: Sono tutti paesani, però, il gruppo Di Maggio e il gruppo Brusca sono tutti paesani, tutti di un paese. Perciò un paese...
PRESIDENTE: Va bene, ora, per piacere, cerchiamo di stare...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora...
IMPUTATO Bagarella: Eh, se mi fa le domande, signor Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Lei nelle risposte è sovrabbondante, eh, cerchi di contenersi un po'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tanto per concludere il discorso, Bagarella, non è una... si direbbe, non è una provocazione, ma un po' lo è perché è nello spirito del controesame di fare una provocazione all'imputato: perché quando l'ha interrogata il GIP, dopo aver avuto la misura cautelare per le stragi, il 5 di luglio del '95 - il Giudice delle Indagini Preliminari di Caltanissetta - lei se ne è uscito con questa affermazione così radicale: non conosco Brusca Giovanni.
IMPUTATO Bagarella: E che è un reato?
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Bagarella: Che è un reato? Perché io tutt'ora posso dire che non lo conosco.
PRESIDENTE: Guardi, lei... No, abbia pazienza, lei può anche non rispondere, ma non si risponde dicendo: che è un reato?
Il Pubblico Ministero, se lei vuole rispondere deve avere una...
IMPUTATO Bagarella: E' una linea difensiva mia, signor Presidente, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: No, che non sia un reato lo so benissimo, lei ha anche il diritto di dire tutto un monte di fandonie. Però, siccome oggi ha spiegato in che termini ha fatto la conoscenza di Brusca: al carcere i colloqui, il padre, i discorsi inadeguati del fratello e tutto un corredo di situazioni, la sua convinzione che Brusca ce l'avesse con lei, che fosse sbirro, che potesse cercare di farla arrestare e tutto il resto, mi sembra che sia tutta una affermazione, molto complessa e articolata che fa a cazzotti con questo che lei aveva detto alla dottoressa Lo Forte, quando la interrogò il 5 di luglio del '95, perché disse: non conosco Brusca Giovanni.
IMPUTATO Bagarella: E che ci dovevo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che sia contraddittorio, mi sembra che ci sia contrasto fra le due afferma...
IMPUTATO Bagarella: Ma il contrasto dove è?
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è, molto bene. L'importante è che ne sia convinto lei che non c'è contrasto.
IMPUTATO Bagarella: Non è che vedo... perché non è che... Io posso conoscere uno quando ci mangio e ci bevo assieme, ma se io questo non l'ho fatto è un illustre sconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, grazie.
IMPUTATO Bagarella: Prego.
PRESIDENTE: Non ha altre domande?
Ci sono altre domande per questo imputato?
Potete riaccompagnarlo. Mi pare che è stato chiesto di...
*IMPUTATO Bagarella: Grazie, buonasera.