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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 16.12.1996

Vassale: Sono il capitano di vascello Roberto Vassale, degli Incursori della Marina Militare, nato a La Spezia il 12 dicembre.
PRESIDENTE: Di che anno, scusi?
TESTE Vassale: Del 1940.
PRESIDENTE: Residente a La Spezia?
TESTE Vassale: E residente a La Spezia, in via Libertà 37.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula, per favore?
TESTE Vassale: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Colonnello, abbiamo capito che lei è ufficiale di Marina. Ha una competenza specifica nella materia degli esplosivi e delle esplosioni?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In ragione di che cosa?
TESTE Vassale: Mi occupo normalmente della parte balistica delle esplosioni. E ho praticato e impiegato gli esplosivi per moltissimo tempo, nell'ambito del mio reparto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha un'esperienza anche esterna all'amministrazione militare, in fatto di uso di esplosivi e quindi di esplosioni?
TESTE Vassale: Sì. Più volte sono stato chiamato ad effettuare demolizioni, e un'operazione grossa che ho diretto è stata quella della deviazione della lava dell'Etna.
PUBBLICO MINISTERO: Ha anche una competenza in tema di accertamenti giudiziari?
TESTE Vassale: Sì. Più volte sono stato chiamato quale consulente, in occasione di attentati verificatisi nel territorio nazionale.
PUBBLICO MINISTERO: Tra l'altro?
TESTE Vassale: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Tra l'altro?
TESTE Vassale: Beh, il treno 904, Capaci, via d'Amelio, e tanti altri.
PUBBLICO MINISTERO: Di via Georgofili, com'è che se ne è interessato in qualità di consulente?
TESTE Vassale: Sono stato chiamato da lei. Sono arrivato assieme al dottor Cabrino, dottor Perrizza, la mattina successiva la notte dell'attentato. E mi è stato conferito l'incarico di svolgere, in collegio con gli altri consulenti, la consulenza tecnica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, noi ormai, essendo tutta la giornata che siamo qui, ci siamo fatti spiegare nel dettaglio sia l'attività compiuta dal personale di Polizia Scientifica, sia l'attività compiuta dai consulenti, il dottor Vadalà e il dottor Cabrino. Che, specificamente, hanno riferito sulle indagini di tipo qualitativo, in relazione quindi all'esplosivo impiegato in via dei Georgofili.
Lei, invece, è in questo momento consulente del Pubblico Ministero, specificamente direi in via principale sul punto di determinazione del quantitativo di esplosivo che è stato utilizzato in via dei Georgofili.
Quello che si chiama, in gergo: determinazione del peso di carica.
Allora, conoscendo - io che le sto parlando - i risultati di questa complessa elaborazione, io ho bisogno che lei mi ripercorra le tappe, indicando alla Corte i criteri - partire dall'osservazione dei luoghi, evidentemente - i criteri e i risultati ai quali lei è pervenuto. Lei, e non solo lei ovviamente.
Se ha bisogno di mostrare qualche cosa, l'apparato è a disposizione, l'ispettore Benelli può darle una mano.
TESTE Vassale: Sì. Bisogna fare una premessa: quando ci si accinge a calcolare il peso di carica in un'esplosione di tal genere, come quella oggetto della perizia, bisogna pensare che è praticamente impossibile raggiungere il valore del peso di carica preciso, precisamente.
Perché, qualunque tipo di formula si impieghi, qualunque tipo di metodo si impieghi, saranno comunque sempre approssimati. Perché i...
PRESIDENTE: Ha letto la formula?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Abbiate pazienza.
TESTE Vassale: Perché i parametri relativi ad un'esplosione sono talmente tanti e così variabili, che è praticamente impossibile raggiungere il risultato esatto.
Ci si deve accontentare di approssimazioni del 15, del 20% normalmente.
In ogni caso, in questo caso le vie per determinare il peso di carica sono state tre.
Una prima via è stata seguita mettendo in relazione il volume del cratere e il peso di carica, prescindendo dal tipo di struttura che il cratere, che il terreno sul quale è esplosa la carica presentava, e dal tipo di esplosivo con il quale la carica era formata. Il risultato così ottenuto è stato poi confrontato con le demolizioni a largo raggio che si sono verificate a seguito dell'esplosione. E questo è una prima via che è stata seguita.
La seconda via seguita, invece, sempre con una formula empirica, metteva in relazione il volume del cratere e il peso di carica; considerando anche, sempre empiricamente, il tipo di struttura del terreno sul quale la carica ha agito e il tipo di esplosivo che costituiva la carica, emerso dalle indagini chimiche.
Con il terzo tipo, invece, è stato operato impiegando un sistema matematico computerizzato nel quale sono stati inseriti parametri il più dettagliati possibili relativi alla struttura del terreno, sempre sul quale ha agito la carica, ed al tipo di esplosivo con cui era costituito la carica.
Al termine di questa operazione i tre risultati emersi nelle diverse tre vie impiegate sono stati considerati e valutati. E sulla base di valutazioni appropriate è stato dedotto il quantitativo di esplosivo risultante che costituiva la carica dell'attentato.
Successivamente, per verificare l'attendibilità di questo valore ottenuto, si è fatto riferimento ad una struttura cospicua posta in vicinanza della carica.
Per esempio, nel caso specifico, una parete che era stata demolita. E si è considerato il picco di pressione che su questa parete avrebbe dovuto agire, o sicuramente aveva agito, perché quella demolizione si attuasse.
Da questo valore poi si è, con formule, calcolato a quella distanza quale picco di pressione avrebbe generato la carica emersa dai tre modi di calcolo seguiti. E considerando e paragonando i due tipi di pressione si è verificato l'attendibilità.
Personalmente io ho operato con il secondo modo di calcolo della carica: quello, ripeto, che metteva in relazione il volume del cratere, il peso di carica e rispettivamente il tipo di struttura che componeva il terreno e il tipo di esplosivo che costituiva la carica.
Successivamente ho fatto le considerazioni relative ai tre risultati emersi e infine ho effettuato quel calcolo relativo alla verifica dell'attendibilità della carica.
Il primo e il terzo metodo, sotto il mio consiglio, sono stati comunque effettuati da altre persone.
Veniamo al secondo metodo, quello che io ho impiegato.
Allora, com'è noto, essendo questo il cratere generato dall'esplosione della carica, questa la Torre del Pulci, via dei Georgofili e Arco delle Carrozze.
Abbiamo notato, oltre il cospicuo valore del cratere e oltre le demolizioni circostanti il punto di scoppio della carica, anche una cospicua demolizione che è una parete di un edificio posto in questa posizione aveva subìto.
Pertanto, nel mio calcolo, è stato preso in considerazione il cratere e questa parete quale elemento cospicuo per fare la verifica ultima del picco di pressione.
Veniamo adesso a vedere come il cratere era costituito.
Il cratere era così articolato: questa è la zona della Torre del Pulci; questa è la mezzeria della strada, via dei Georgofili verso l'Arco delle Carrozze, verso via Lambertesca. Presentava una espansione maggiore lungo l'asse di via dei Georgofili, questa.
Questo asse era di 493 centimetri di lunghezza.
L'asse invece normale alla strada presentava un valore di 290 centimetri di larghezza. La profondità massima era di 141 centimetri.
A questo punto del calcolo i risultati delle analisi chimiche dei reperti trovati sul punto di scoppio indicavano che la carica era costituita da tre specie esplosive: tritolo, T-4 e pentrite.
Com'è noto il tritolo si può trovare a sé stante e si è visto anche dagli annerimenti circostanti il punto di scoppio; il T-4 e la pentrite, invece, mai si adoperano su una carica del genere di demolizione a sé stanti. Ma normalmente sono miscelati con una sostanza plastica dal quale derivano plastici ad esplosivo T-4, plastici ad esplosivo pentrite.
Quindi si era già individuato approssimativamente di cosa la carica era composta.
Il calcolo del volume del cratere è stato effettuato suddividendo tale volume in tanti volumi parziali. Con dei piani verticali il cratere è stato sezionato idealmente. E, in particolare, nel corpo centrale sono stati ricavati tre volumi parziali; nel corpo verso via Lambertesca, quattro volumi longitudinali ottenuti mediante sezioni con piani longitudinali. Altrettanto si è fatto nel restante corpo del cratere verso l'Arco delle Carrozze. Quattro volumi anche in questa posizione.
In pratica le sezioni risultanti avevano questo andamento: calcolato quindi l'area delle sezioni risultanti è stato facile, facendo i relativi prodotti, calcolare il volume del cratere che aveva dato un valore di 9,8 metri cubi.
La struttura del terreno sottostante il punto di scoppio era così articolata: partendo dall'alto e andando verso la base del cratere si poteva osservare blocchi di arenaria spessi circa 10 centimetri; poi un manto di calcestruzzo spesso circa 220 centimetri; e successivamente un misto di terreno alluvionale estremamente incoerente.
Esistono appunto formule che mettono in relazione il tipo di terreno, volume del cratere, peso di carica relativamente al tipo di esplosivo impiegato.
In particolare per la sua costituzione questo terreno è stato assimilato, per quanto attiene alla resistenza meccanica, al tufo, sebbene il tufo abbia una resistenza meccanica leggermente superiore. Fermo restando che comunque poi c'erano gli altri due sistemi di calcolo a conforto di quello che io ho fatto.
Sulla base di questa relazione è emerso che il peso della carica in tritolo era di 329 chilogrammi.
Operando con dei coefficienti di confronto fra l'esplosivo tritolo e una miscela costituita da esplosivo tritolo, esplosivo plastico AC-4 e esplosivo plastico alla pentrite, si è ottenuto un peso di una carica costituita da questi ultimi tre esplosivi pari a 288 chilogrammi.
Cosa sono questi coefficienti? Sono coefficienti di confronto.
Dando un coefficiente uno al tritolo che è l'esplosivo per antonomasia, tutti gli esplosivi che hanno coefficiente maggiore, 1 e 2, per esempio e 1 e 3, significano che hanno potenza inferiore a quella del tritolo.
Cioè: se per fare un certo lavoro occorre un chilo di tritolo, con uno di questi esplosivi, per esempio, che abbia coefficiente 1 e 3 occorrono 1300 grammi, un chilo virgola tre di quel tipo di esplosivo. Gli esplosivi che hanno coefficiente inferiore all'1, che vanno da 03, 07, 09, sono tutti esplosivi più potenti del tritolo.
Cioè: se per fare un certo lavoro occorre un chilo di tritolo, con questi tipi di esplosivo, con un tipo di esplosivo che per esempio abbia un coefficiente 08, occorrono 800 grammi di tritolo.
Di qui la riduzione e il raggiungimento della cifra di 288 chilogrammi.
E' stata fatta la verifica anche con questo sistema.
Infatti, questa è una sezione verticale di via dei Georgofili guardando la Torre del Pulci. Vediamo alla base il cratere, verso questa direzione si va verso l'Arno, si arriva all'Arco delle Carrozze e in questa posizione, circa 13 metri e mezzo dal piano stradale, esisteva una parete demolita quasi completamente dall'impulso esplosivo generato dall'esplosione della carica.
A questo punto vediamo meglio. Ecco, questa è la visione della parete presa in considerazione ipotizzando che l'osservatore sia posizionato sul punto di scoppio. Ed è questa la parete quasi completamente demolita.
La parte tratteggiata indica le demolizioni subìte. In pratica è sparita tutta la parte tratteggiata. La parte invece ancora in bianco indica che la struttura relativa è ancora rimasta integra.
Dalla letteratura corrente si è desunto che per demolire, per avere un effetto demolitivo di tal genere, tale parete ha avuto un picco di pressione che si aggira da 03 a 04 chilogrammi su centimetro.
Abbiamo quindi effettuato il calcolo del picco di pressione, considerando la carica di tritolo.
Ecco, questo è il grafico che indica la distanza del centro della parete dal centro dell'esplosione: sono 35 metri virgola 76. Questa è l'altezza della parete, questa è una immagine della parete. La parete è formata da mattoni pieni aventi spessore la parete di 15 centimetri.
E, come ho detto poc'anzi, il tratto tratteggiato è quello della parte distrutta. Rimane in alto a destra questo spigolo e questo montante sul lato destro.
E' emerso da questi calcoli che una carica calcolata con questo metodo a una distanza di tal genere presenta un picco di pressione pari a 0,302 chilogrammi su centimetro quadrato.
Questo ci ha indicato che il calcolo è, era abbastanza attendibile.
Il procedimento degli altri due sistemi ha dato dei valori così riportati: quello relativo al cratere, peso di carica senza considerare il tipo di esplosivo e il tipo di struttura e in più considerando le demolizioni a largo raggio che l'esplosione aveva determinato, ha dato una carica di 250 chilogrammi.
L'altro invece, quello computerizzato ha dato un valore di 275 chilogrammi di tritolo pari a circa 250 chilogrammi di una miscela costituita da tritolo, C-4 e pentrite.
Ho considerato questi tre valori. E considerando anche il fatto che nel mio calcolo avevo indicato quale struttura componente quella sulla quale aveva agito l'esplosivo in tufo. E quindi più resistente meccanicamente che il terreno alluvionale posto in effetti sotto l'arenaria, ho ritenuto che la carica avesse un peso di 250 chilogrammi e fosse articolata su tritolo plastico AC-4, plastico al pentrite.
Con i 275 chilogrammi di tritolo che è il corrispondente ai 250 di questa miscela, ho poi effettuato il calcolo di verifica come nella via precedente per verificare se il picco di pressione insistente su quella parete con questa carica fosse compreso fra tre e quattro. Cioè, fra 03 e 04.
E, in effetti, il risultato è stato 03.
Quindi considerando che la parete non è stata completamente distrutta, anche se in buona parte distrutta; considerando il picco di 03, e con il conforto della letteratura, ho ritenuto, assieme ai miei colleghi consulenti, abbiamo ritenuto che il peso della carica esplosa in via dei Georgofili fosse di 250 chilogrammi e la carica fosse costituita da tritolo, C-4 e pentrite, cioè esplosivo alla pentrite, due plastici separati, oppure con un unico plastico contenente ambedue le ultime specie esplosivo T-4 e pentrite quale per esempio il Samtex.
Successivamente è emerso dalle analisi chimiche che, oltre a quelle specie già enunciate, erano presenti specie, altre specie, quali la nitroglicerina e il dinitrotoluene.
La nitroglicerina è un componente tipico degli esplosivi da mina, ingelatinati e nitroglicerinati. E anche il toluene è tipico di quegli esplosivi.
C'è da considerare però che la gelatina con cui è fatta la nitroglicerina non ha un potere dirompente eccessivo. Cioè non ha la capacità, quando esplode, di sbriciolare le cose che circondano il punto di esplosione.
Al contrario, invece, degli altri tre tipi di esplosivo: tritolo, C-4 plastico, e esplosivo plastico alla pentrite, avendo una velocità di detonazione superiore a quella dei gelatinati.
Quindi, in ultima analisi, anche la presenza di questo nuovo esplosivo, ci ha indotto a ritenere a conclusione che, sempre 250 chili doveva essere la carica e costituita da: la massima parte tritolo, C-4 e esplosivo plastico alla pentrite, ovvero ambedue le due specie esplosive in un unico plastico quale il Samtex con una aggiunta di un esplosivo da mina.
Questo è quanto riguarda il calcolo della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Durante la sua consulenza, colonnello, lei ha redatto alcune note scritte.
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ora alcune note scritte la Corte le ha nella sua disponibilità, altre invece no.
Io non so se lei ha accolto il mio suggerimento di redigere una memoria.
TESTE Vassale: Sì. Sì, sì, ho delle memorie riferite a quello che ho parlato attualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi una memoria che lei può mettere a disposizione della Corte che...
TESTE Vassale: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... penso sia riepilogativa e...
TESTE Vassale: Sì, sì, e in pratica...
PUBBLICO MINISTERO: O meglio: che lei ora abbia riepilogato questo...
TESTE Vassale: Esatto. Ho riepilogato ciò che è scritto nella memoria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo discorso per me è molto chiaro.
Quindi, quello che riguarda strettamente gli aspetti quantitativi di carica, al momento non mi interessano più.
Invece vorrei un attimo con lei affrontare il problema al quale per altro si fa riferimento nelle relazioni che sono state redatte circa l'uso, o per meglio dire le possibilità di approvvigionamento di questi esplosivi, a cominciare dal tritolo.
TESTE Vassale: Il tritolo è un esplosivo che si usa frequentemente nell'ambiente militare. Nell'ambiente militare si usa il tritolo in parallelepipedi di tritolo, appunto, compresso.
Nell'ambiente civile lo si usa nella forma pulverulenta miscelato ad altri esplosivi per fabbricare appunto esplosivi da mina.
Mi spiego, non è che il tritolo pulverulento si trovi in cava, oppure... appunto in cava, oppure nelle coltivazioni che si vedono molto spesso anche in miniera. Il tritolo in polvere, polverulento, si trova nelle industrie, dove appunto fabbricano gli esplosivi industriali che poi vengono adoperati in cava.
Lo si usa per fare i gelatinati, lo si usa per fare i polverulenti. Ci sono tantissimi impieghi.
Per quanto riguarda l'approvvigionamento, io posso parlare un po' della mia esperienza che ho avuto...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, esistono in Italia industrie che producono il tritolo?
TESTE Vassale: No, non mi risulta, non mi risulta. E' tutto tritolo che compriamo all'estero. Oppure tritolo che proviene da scaricamento di ordigni militare.
Le Forze Armate quando hanno ordigni obsoleti, lo vendono all'industria privata; l'industria privata trae il tritolo da questi ordigni per poi fabbricare gli esplosivi industriali.
PUBBLICO MINISTERO: Nei quali il tritolo non compare mai da solo.
TESTE Vassale: No. No, no, no. Il tritolo negli esplosivi industriali non compare mai da solo, compare sempre in miscela con altri esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché diventa un esplosivo destinato ad usi civili, se capisco.
TESTE Vassale: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Non più ad usi militari.
TESTE Vassale: Esatto. No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'esplosivo denominato tritolo, da solo...
TESTE Vassale: E' prettamente militare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora le possibilità di approvvigionamento, o le opportunità di approvvigionamento di tritolo a solo, per così, dire, come esplosivo a sé stante, quali sono quelle riconosciute...
TESTE Vassale: Mah, per quanto la mia esperienza...
PUBBLICO MINISTERO: Per fatti voglio dire obiettivi, non per supposizione...
TESTE Vassale: No, no, io parlo per esperienza diretta.
Per quanto è la mia esperienza, il tritolo potrebbe essere sottratto all'ambiente militare. Potrebbe. Potrebbe essere sottratto all'industria che lavora il tritolo per fare esplosivi civili.
Potrebbe... No, viene anche dall'Est, per esempio dalla Jugoslavia, veniva da Beyrut. Perché io ho avuto occasione di fare delle consulenze su esplosivi di questo genere sequestrati a contrabbandieri, chiamiamoli così. E c'è un'altra fonte dal quale può venire l'esplosivo tritolo.
E sono gli ordigni navali che vengono recuperati dai pescherecci casualmente sul fondo del mare durante la loro attività di pesca.
Molto spesso i pescherecci incocciano con le reti di questi ordigni che possono essere mine da fondo, siluri, a volte anche bombe di aereo, mine di profondità, bombe di profondità. E non sempre queste bombe e questi ordigni vengono consegnati ad autorità competenti per il brillamento che, nella fattispecie, è la Marina, per esempio.
Noi a Conso abbiamo un gruppo addetto appunto per il brillamento di questi ordigni che i pescherecci incocciano.
Ho avuto occasione in alcune consulenze fatte di recente di accertare che esplosivo trovato in depositi, trovato in mano a dei pescatori su un peschereccio...
PUBBLICO MINISTERO: Depositi clandestini, vuol dire.
TESTE Vassale: Depositi clandestini.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, tanto per essere chiari.
TESTE Vassale: Depositi clandestini, sì.
E trovato anche in mano a pescatori sui pescherecci al largo, questo esplosivo era tritolo finemente ridotto in polvere artigianalmente, ma derivante dallo scaricamento di questi ordigni navali.
Questi ordigni navali sono caricati con tritolo fuso. Quindi per poterlo utilizzare si accede alla carica tagliando con uno scalpello.
Cioè, prima si deve togliere la spoletta per inertizzare la carica; dopodiché si accede e si fa in grossi pezzi e poi lo si riduce in polvere manualmente, con dei rulli, col martello.
PUBBLICO MINISTERO: Ha cognizione che fatti di questo genere si verifichino, si siano verificati abitualmente un po' dappertutto sulle coste del...
TESTE Vassale: Mah, io per esperienza diretta ho visionato del tritolo trovato in deposito clandestino a Palermo, al Brancaccio; di un tritolo trovato dalla Polizia di Termini Inerese, sempre nella zona di Palermo; e del tritolo trovato in sacchetti e buttato a mare vicino ad un peschereccio che appunto lo aveva buttato in mare poiché sorpreso da una motovedetta della Finanzia che gli aveva intimato l'alt per una ispezione.
PUBBLICO MINISTERO: Dove, questo?
TESTE Vassale: Davanti a Trapani, circa 2/3000 metri davanti a Trapani.
Questi erano tutti tritoli che derivavano sicuramente da ordigni esplosivi navali.
PUBBLICO MINISTERO: Tra le cose, o meglio: tra gli oggetti dell'accertamento che le fu a suo tempo affidato e sui quali è opportuno ora brevemente ritornare, se lei ricorda vi era anche il punto per così dire della ricorrenza di cariche esplosive di questo genere come quella identificata in via Georgofili, anche qualitativamente, con altre vicende.
Prima però che lei illustri questo punto, io ho bisogno di un chiarimento da lei.
A partire da che data, da che momento, per così dire, lei ha smesso di essere, non di essere, ha smesso di occuparsi in qualità di consulente di questa indagine che veniva condotta dalla Procura di Firenze?
TESTE Vassale: Non me lo ricordo, francamente.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quali altri accertamenti ha fatto rispetto a questo, colonnello?
TESTE Vassale: Dopo questo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vassale: Ho fatto... accertamento sul tritolo appunto recuperato...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, affidato da questo ufficio, da questo...
TESTE Vassale: Ah, nessun altro, nessun altro.
PUBBLICO MINISTERO: La sua conoscenza dei fatti di questo processo, si ferma a questo punto?
TESTE Vassale: Sì, sì, certamente. Sì, sì, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Data questa premessa, vogliamo un attimino ragguagliare la Corte sulla ricorrenza in fatti precedenti di cui lei si sia occupato di cariche con composizioni simili, identiche o analoghe a quella identificata in via Georgofili?
TESTE Vassale: Sì, per esempio la carica esplosa in via D'Amelio: aveva presenza di tritolo a sé stante. Anche là c'erano gli sbuffi, c'era presenza di nitroglicerina, di pentrite e di T-4.
Si ipotizzò laggiù anche del Samtex, oltre che i due esplosivi plastici messi indipendentemente con del gelatinato appunto che contiene la nitroglicerina.
Anche nella carica di Capaci, per esempio, c'era tritolo a sé stante, T-4 e pentrite ancorché in minime tracce, e della nitroglicerina. in più là si era trovato anche del nitrato di ammonio, però.
Se ben mi ricordo, a parte il T-4, c'era anche nella carica del 904: c'era pentrite, tritolo e nitroglicerina.
Francamente non mi ricordo se ci fosse anche il T-4, non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Sì, c'era, c'era.
TESTE Vassale: Comunque è abbastanza ricorrente questa formulazione negli attentati.
Per altro, adesso non mi ricordo altro.
PUBBLICO MINISTERO: E ricorrente è affermazione che lei può spiegare, a prescindere dalle semplici ipotesi. Nel qual caso le dobbiamo risparmiare alla Corte, perché le ipotesi fanno parte delle indagini. Davanti alla Corte le ipotesi hanno un rilievo insignificante.
TESTE Vassale: Mah, io posso dire che avendo ultimamente avuto una consulenza relativa a un'indagine fatta su degli esplosivi trovati in un deposito clandestino Iato, San Giuseppe Iato, lì si è trovato per esempio del Samtex, del gelatinato e del tritolo a sé stante. Nella forma pulverulenta. Questo è un dato di fatto, l'ho visto io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire la ricorrenza è un dato a quello che capisco da registrare, più che da interpretare.
TESTE Vassale: E' da registrare. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come dato storico.
TESTE Vassale: Io l'ho visto. Là c'era questo tipo di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Dico da registrare come dato storico.
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senza che, a quello che capisco ci sia la possibilità di...
TESTE Vassale: No, un nesso io non, che ci sia nesso non lo so. Io là ho visto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Io parlo del nesso che possa identificare il consulente come tale. Perché poi...
TESTE Vassale: No, no. Io là ho visto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche rispetto ai fatti di cui parlava prima? Ai fatti che ha menzionato prima?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
PRESIDENTE: Parti civili domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Dunque, avvocato Cianferoni. Comandante, lei nell'elaborato 23 ottobre '93 offre una ricostruzione ragionata del fatto dell'attentato. E' un attentato di una certa complessità operativa.
PRESIDENTE: Chiedo scusa, può parlare vicino al microfono? Che io qua non sento bene.
AVV. Cianferoni: Vede, vede la differenza già tra noi e il Pubblico Ministero: noi basso, loro alto.
PRESIDENTE: Dicevo, come vede avvocato, lei può benissimo rimediare.
AVV. Cianferoni: Infatti. Mi piego e rimedio. Dicevo, attentato...
PRESIDENTE: ... preparare un microfono alto, in maniera... così almeno questo venga detto.
AVV. Cianferoni: Attentato di una certa complessità. Le chiedo un parere.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: Sì, è consulente, Presidente.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Prima faccia le domande sulle cose per il quale è stato chiamato. Per il parere ne parliamo in un secondo momento.
AVV. Cianferoni: Allora, località di scoppio. Lei ha studiato l'area: rispetto alla Galleria degli Uffizi, la capacità offensiva dell'ordigno era insufficiente, sufficiente, buona, ottima?
TESTE Vassale: L'ordigno aveva una notevole potenza esplosiva e bisogna sottolineare che l'energia sprigionata dall'ordigno si propaga in maniera sferica. Immagini una sfera che aumenti sempre di raggio e quindi di volume. Rispetto alla Galleria degli Uffizi, era praticamente riparata, cioè la Galleria degli Uffizi era riparata dalla Torre del Pulci. Quindi la Galleria degli Uffizi era abbastanza, se così si può dire, protetta rispetto all'azione dell'esplosivo.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta modalità, tattiche di avvicinamento all'obiettivo. Operativamente, la dislocazione in sito dell'ordigno come era consigliabile avvenisse? Mi spiego meglio. Posto che questo furgoncino trasportava circa 280 chili di esplosivo, come era bene che si muovesse per giungere all'obiettivo?
TESTE Vassale: Sì, abbiamo fatto delle ipotesi evidentemente.
AVV. Cianferoni: Sì, però, ecco, prevengo, no? Nel corso della giornata di udienza abbiamo udito i suoi colleghi consulenti parlare di una esplosione franca. Cioè di una esplosione ben riuscita, tanto che si parla di una detonazione e non di una conflagrazione. Tutto l'esplosivo è andato esploso. Allora, se l'esplosione è stata ben riuscita, noi dobbiamo porci nell'ottica di una ottimizzazione dell'impiego delle risorse verso l'esplosivo.
PRESIDENTE: Avvocato, la prego. Io non ce l'ho con lei, ma deve fare delle domande.
AVV. Cianferoni: No, ma vedo che il comandante mi segue perché...
TESTE Vassale: Sì, sì. Sto seguendo, sto seguendo.
AVV. Cianferoni: Sto cercando...
PRESIDENTE: La seguiamo anche noi. Ma lei deve fare delle domande, non delle conseguenze.
AVV. Cianferoni: Sì, ma devo fare delle domande alle quali il teste possa rispondere, perché sennò...
PRESIDENTE: Lei deve fare delle domande o io le tolgo la parola. Mi dispiace. Questo è un controesame che consiste in domande.
AVV. Cianferoni: Comandante, lei ha già capito la mia domanda. Se vuol fornire una risposta.
PRESIDENTE: Scusi, ma io non l'ho sentita la domanda.
AVV. Cianferoni: L'ottimizzazione delle risorse nel portare in sito l'ordigno, cosa avrebbe presupposto?
TESTE Vassale: Dunque, intanto bisogna partire dal confezionamento della carica.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Vassale: Qui possiamo parlarne un pochettino.
AVV. Cianferoni: Prego, prego.
TESTE Vassale: Bisogna fare una considerazione: allorché una carica per esempio prismatica detona, l'energia viene dissipata attraverso superfici verso l'esterno. Qua, c'è un disegnino fatto a mano libera, che comunque indica... questa è la carica, questa è la carica, questo prisma che si vede e queste linee rosse sono le linee secondo le quali si dissipa l'energia prodotta dall'esplosione. Ora, è utile considerare che per una data superficie, la dissipazione dell'energia avviene normalmente alla superficie stessa. Quindi se io ho un prisma di questo genere, ho delle linee di forza normali alle superfici e negli angoli diciamo che c'è una certa rarefazione sotto il profilo del contenuto energetico. Poi man mano che la carica detona, il tutto diventa sferico andando verso distante maggiori. Ma all'inizio c'è proprio una rarefazione. Infatti se noi vediamo dall'alto una carica parallelepipeda, notiamo che queste linee di forza sono tutte normali e in questi punti in pratica c'è uno scarsissimo potere demolitivo.
Ora, vediamo un attimo il cratere quali peculiarità presentava. Se si osserva bene il cratere si nota che verso la Torre del Pulci circa un metro e 40 di cordolo del marciapiede sempre verso la Torre del Pulci, è stato spostato quasi completamente verso la Torre stessa. Lo si nota benissimo.
Dalla parte opposta invece, al di sotto dell'arenaria esiste uno scavo notevolissimo del terreno di riporto cioè del terreno sottostante, approssimativamente regolare per una lunghezza di circa un metro e mezzo. Se noi facciamo una sezione verticale del cratere e la guardiamo da una parte, possiamo notare come questo scavo è stato operato. Infatti questo è il cordolo della Torre del Pulci, cioè verso la Torre del Pulci ed è spostato perché questa sezione è stata fatta a mezzeria - poi rispondo alla sua domanda non si preoccupi - questo invece è l'escavazione che è stata operata dalla carica.
Questi due particolari fenomeni inducono a ritenere che la carica aveva almeno due lati, quelli orientati in asse con via dei Georgofili, paralleli all'asse stesso. Cioè ci dice: guarda che la carica praticamente, certamente non si può dire che erano rettilinei, ma ha due lati che sono orientati sull'asse di via dei Georgofili.
Se noi osserviamo invece, una sezione longitudinale del cratere, e per longitudinale intendo una sezione lungo via dei Georgofili, possiamo osservare altri due interessanti fenomeni:- allarghi un po'- questo è la parte di via delle Carrozze, questo invece è la parte di cratere verso via Lambertesca. Notiamo che verso via delle Carrozze c'è uno scavo simile a quello che abbiamo osservato nella sezione trasversale verso il centro di via dei Georgofili. Mentre qui, tale scavo non c'è: significa che la carica era messa nel portabagagli del Fiorino. Perché di Fiorino si tratta e che questo valore demolitivo inferiore lo si vede anche dall'andamento degradiente del cratere è stato determinato dall'assorbimento di buona parte dell'energia che ha operato il motore del Fiorino - parlo di motore per dire tutto il muso - verso via Lambertesca. Quindi la carica aveva facendo un po' di conti, una dimensione longitudinale in asse al Fiorino, in asse a via dei Georgofili, di circa un metro-un metro e 10; e abbiamo ipotizzato, ma solo per ipotesi, che la sua larghezza fosse di circa un metro. Essendo tra l'altro le dimensioni del Fiorino, leggermente maggiori: mi pare adesso di ricordare un metro e mezzo la lunghezza e un metro e 20 la larghezza. Parliamo non del Fiorino, del pianale di carico del Fiorino.
Quindi il problema principale per ottimizzare questa carica era di farla abbastanza compatta. Trattandosi di una carica di 250 chilogrammi, evidentemente non poteva essere un tutt'uno monolitico. Perché era difficile poi, a movimentarla. Noi abbiamo, sempre per ipotesi, pensato che la carica fosse stata suddivisa in cariche di forma parallelepipeda che avessero più o meno il peso di venticinque chilogrammi ciascuno - parliamo di frazioni di cariche, chiedo scusa - e la dimensione maggiore di 50 centimetri. Per tanto a noi, per ipotesi, risultava una carica parallelepipeda avente uno e uno per uno - parlo di metri - con un'altezza di circa 16 centimetri. Quindi la carica doveva essere così ottimizzata. Poi, queste frazioni, potevano essere per esempio fatte esplodere inserendo un detonatore in ogni frazione, sarebbe stato il massimo. Oppure per esempio, mettendo anche un'altra piccola carica sopra a guisa di booster come si usa molto spesso nell'ambiente militare, in maniera tale che l'esplosione di questa piccola carica, piccola relativamente insomma, perché siamo sempre su ordine al 5/10% un booster, per esplosione di questa carica generasse per simpatia anche l'esplosione delle sottostanti frazioni. Le quali, dovevano comunque essere a contatto del booster; e a contatto fra loro. Questo si tratta, sono le operazioni che bisogna fare per ottimizzare una carica.
AVV. Cianferoni: Tempi di caricamento sul Fiorino dell'esplosivo.
TESTE Vassale: Ecco, trattandosi di una carica articolata in questa maniera io ho ritenuto che una ventina di minuti sarebbe stato sufficiente per poter operare l'imbarco del materiale già pronto, sul Fiorino. Compreso il sistema di innescamento. Per sistema di innescamento, io intendo come è stata operata l'esplosione della carica. Quindi che poteva essere fatta sia con detonatori a miccia, sia con detonatori elettrici. Nel caso di detonatori a miccia, sarebbe stata necessaria una miccia di una certa lunghezza in funzione del tempo di ritardo. Nel caso di detonatori elettrici sarebbe stato sufficiente un piccolo timer elettronico che poi sarebbe stato distrutto dalla esplosione. Poiché niente in tema di reperti è stato ritrovato, che potesse ricondurre al sistema di innescamento della carica. Questa è l'ottimizzazione della carica.
AVV. Cianferoni: Ecco, sulla località di approntamento dell'autobomba, cosa può dire, cosa ha potuto...?
TESTE Vassale: Mah, sempre ipotesi abbiamo scritto sulla nostra consulenza di perizia. Era stato rubato un Fiorino a una certa ora. Cioè vediamo un pochettino. Per operare un attentato del genere, bisogna mettere in moto una piccola organizzazione. C'è stato naturalmente una ricognizione a monte della zona nella quale si doveva determinare lo scoppio. C'è stato la localizzazione del Fiorino da rubare all'ultimo momento. La localizzazione di un idoneo locale, che doveva essere abbastanza vicino al punto di scoppio perché in quel locale si doveva poi mettere la carica sul Fiorino. Quindi non è tatticamente pensabile fare il giro di Firenze per poter andare a mettere il Fiorino sul punto di scoppio. Ma doveva essere mimetizzato sì, ma anche vicino alla zona dell'attentato.
Successivamente c'è stata la sottrazione del Fiorino, il caricamento con la carica già pronta e il trasferimento del Fiorino con un'altra autovettura di scorta. Abbiamo spiegato anche i motivi per qualsiasi tipo di emergenza non si può lasciare un uomo solo su un Fiorino o due uomini che non hanno nessuna possibilità nell'ipotesi di un'avaria, di un incidente, di qualunque cosa possa capitare. Ci vuole sempre un altro mezzo anche perché poi è il mezzo che dà la possibilità a chi ha posizionato il Fiorino di sfilarsi dalla zona.
Un altro importante fatto è che una volta dislocata l'autobomba, la stessa non deve sostare nella zona per molto tempo. Perché può dar luogo a sospetti, di locali magari che transitano in quella zona, anche se l'ora è abbastanza avanzata. Quindi un tempo molto contenuto fra l'istante di posizionamento del Fiorino, l'istante dello scoppio era auspicabile. Tant'è che c'è stato un testimone che ha visto il Fiorino arrivare, o la persona che lasciava il Fiorino e dopo un trentacinque minuti se ben mi ricordo, è avvenuto lo scoppio.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, abbiamo terminato con questo teste?
AVVOCATO Florio: No, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, avvocato Florio per Lo Nigro e Giacalone.
Senta comandante, premetto che questo è tutto salvo che la mia materia per cui lei mi perdonerà, per eventuali inesattezze. Ma per ottenere, se ho ben capito, una cosiddetta esplosione franca - mi corregga se sbaglio - oltre ad una buona collocazione delle cariche ovviamente ci vuole un calibrare diciamo così, bene gli esplosivi per dare un'onda compatta.
TESTE Vassale: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco, per far ciò, è sufficiente diciamo così una buona dimestichezza con l'esplosivo, oppure è importante una serie di conoscenze specifiche proprio?
TESTE Vassale: Non è difficile far scoppiare una carica di tal genere se si conosce abbastanza bene la tecnica degli esplosivi. Non bisogna essere degli specialisti nel campo degli esplosivi. Bisogna conoscere abbastanza bene questa tecnica. Per esempio lei che di esplosivi non se ne intende, in una mezza mattinata io la metto in condizione di poter preparare una carica del genere. Gli esplosivi glieli do io, gli dico come metterli e lei lo fa. Ma una volta che l'ha preparata con gli stessi esplosivi, potrebbe farne anche un'altra per i fatti suoi. Quindi il livello di conoscenza deve essere buono, non eccezionale.
Parliamoci chiaro: c'è molta differenza fra questo attentato e l'attentato di Capaci. L'attentato di Capaci ha necessitato una tecnica di impiego esplosivi, di innescamento, di inserimento del condotto, di elevato livello. Questo invece, io lo atterrei a un livello un po' più basso. Cioè un fochino di cava è in grado benissimo di fare una cosa del genere.
AVVOCATO Florio: Grazie. Senta, se ho ben inteso, il tritolo può essere reperito, rinvenuto in panetti oppure in polvere. Mi corregga, se sbaglio.
TESTE Vassale: Bene, io dico il tritolo lo si trova in pani nell'organizzazione militare. In polvere lo si trova solamente nelle industrie che fabbricano esplosivi per usi civili.
AVVOCATO Florio: Ecco, questa polvere di che colore è?
TESTE Vassale: Beh, dipende. All'origine quando è nuova, diciamo è un giallo diciamo giallo. Poi prendendo luce, si scurisce fino ad arrivare dopo un cospicuo periodo di esposizione alla luce solare, ad un marrone testa di moro.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, questa è una domanda che non riesco in questo momento a fare, di cui non riesco in questo momento a fare apprezzare alla Corte la rilevanza. Comunque per quella che è la sua conoscenza naturalmente, per la pesca di frodo che esplosivi in genere vengono più usati, quali sono più praticati?
PRESIDENTE: Guardi avvocato, ho l'impressione...
TESTE Vassale: Si usano...
PRESIDENTE: E' una domanda che non ha niente a che fare.
AVVOCATO Florio: Eh, io credo che invece l'ufficio del Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Siccome lei ha detto: 'non so che rilevanza abbia', io stesso non riesco a capire che rilevanza ha. Quindi, o me la spiega...
AVVOCATO Florio: Glielo spiego. No, inerisce in particolare alla posizione di Lo Nigro Cosimo, che un collaboratore di giustizia dice in sostanza che era stato scelto per alcune sue attività proprio per una certa dimestichezza con gli esplosivi. Per cui volevo sapere appunto, quale tipo di esplosivo viene in genere utilizzato per la pesca di frodo.
TESTE Vassale: Fra gli esplosivi, gli esplosivi per la pesca di frodo, almeno quelli che si usavano dalle mie parti - adesso grazie al Cielo, non pescano più di frodo! - mediamente erano di tre tipi: o del tritolo grattugiato, proprio alcuni lo grattugiavano il tritolo; o rotto e polverizzato con martelli, e questo era un tipo. Per far detonare il tritolo ci voleva anche il detonatore però perché il tritolo con una semplice sollecitazione termica, non detona. Talvolta però, usavano anche la balistite. La balistite è una polvere da lancio, quella che è dentro per esempio le cartucce da caccia, bene? che è formata da nitroglicerina e nitrocellulosa. Ora prendevano la balistite e la mettevano in questi barattoli, la comprimevano un pochettino e questa con una semplice miccia, deflagrava. Non detonava. Trattandosi però di esplosioni subacquee, ove l'onda d'urto si propaga molto più bene, molto più agevolmente che in aria, andava bene anche questo secondo tipo di esplosivo. Che è meno potente del tritolo però uccideva i pesci lo stesso. A volte usavano anche polvere nera. Polvere nera la si fa anche in casa col clorato di potassio, lo zolfo e il carbone. Quindi questi erano gli esplosivi che si adoperavano. Si ricordi però che la maggior parte dei pescatori di frodo son senza la mano destra, quindi tanto bravi non lo sono mai stati.
AVVOCATO Florio: La ringrazio molto.
PRESIDENTE: Il P.M. ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è una domanda Presidente. Perché lasciamo il ristretto di incantevole braccio di mare che sta tra Lerici e Porto Venere perché posso dire, il processo ora proprio, si è vissuto personale del consulente, ancora non si era addentrato, ma insomma. Dicevo, colonnello la memoria che le avevo suggerito di fare, l'ha redatta?
TESTE Vassale: Sì. E' qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Se lei ritiene, può metterla a disposizione della Corte.
TESTE Vassale: Va bene. Sì, sì, certamente. Io ho qui questa memoria.
PRESIDENTE: E' firmata? E' firmata da lei?
*TESTE Vassale: Sì. Adesso controllo.
PRESIDENTE: Comunque se abbiamo terminato, non abbiamo altri testi stasera, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, no.
PRESIDENTE: Riprendiamo domattina alle ore 9.00, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Buonasera.