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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 13.1.1997

TESTE Massari: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, anche il dottor Massari noi l'abbiamo già sentito.
PRESIDENTE: Ha già giurato, quindi resta sempre richiamato quella specie di giuramento - che non si chiama più giuramento - quindi può rispondere direttamente alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Massari, io vorrei che lei iniziasse la sua illustrazione riferendo come, quindi proprio a partire da quando lei ha avuto cognizione della situazione di via Palestro.
TESTE Massari: Io sono stato avvisato telefonicamente dell'attentato di via Palestro la sera stessa dell'attentato. E mi fu chiesto di recarmi a Milano, e quindi partii la sera stessa, la notte, con un aereo privato da Ciampino per Milano, insieme con altri componenti della Polizia di Stato, con il capo della Polizia, con i vicecapi della Polizia, col dottor Montanaro direttore del servizio e altri collaboratori e arrivammo a Milano la mattina successiva a quella dell'attentato, credo intorno alle cinque e mezzo, le sei della mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Si è portato sul posto, evidentemente?
TESTE Massari: Sì, sì, arrivammo direttamente sul posto. Quando parlo cinque e mezzo, sei della mattina parlo dell'arrivo direttamente in via Palestro e quando arrivammo praticamente la situazione era ancora in evoluzione in quanto c'erano ancora le fiamme che venivano fuori dal collettore che anche lui era esploso e c'erano i Vigili del Fuoco che tenevano e che tramite gli idranti cercavano di tenere bassa la temperatura in maniere da evitare delle successive esplosioni, mentre alcuni diciamo operai delle condotte cercavano di chiudere la fuoruscita di gas per bloccare le fiamme.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo la prima fase del suo intervento è legata alla qualifica che lei rivestiva all'epoca nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica?
TESTE Massari: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Dipendente dalla Direzione Centrale di Polizia Criminale.
TESTE Massari: Io come, diciamo dipendente della Direzione Centrale di Polizia Criminale e soprattutto come responsabile del laboratorio che si occupava dell'analisi degli esplosivi e dei residui delle esplosioni sono andato a Milano e nella prima fase delle operazioni ho assistito soprattutto, dando dei suggerimenti relativi proprio alla specificità del mio ruolo, agli operatori del Gabinetto di Polizia Scientifica di Milano che materialmente hanno poi effettuato il sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: In un secondo momento ha ricevuto un incarico...
TESTE Massari: Sì, diciamo che già il primo giorno, probabilmente già il primo giorno quando vedemmo il Magistrato ci fu anticipato il fatto che ci sarebbe stato dato poi un incarico per quanto riguardava quell'episodio specifico, anche considerando il fatto che io mi ero già occupato dell'episodio di via Fauro. E l'incarico non ci fu dato subito perché il Magistrato voleva darlo anche a un rappresentante del CIS e che in quel momento non c'era quindi poi, quando venne il capitano Ripani da Roma, se non ricordo male il 30, ci fu dato poi l'incarico ufficiale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi a partire dall'incarico formalmente conferito dal Pubblico Ministero lei ha svolto una certa attività di accertamento.
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha svolto unitamente a chi? Stava parlando del capitano Ripani, poi?
TESTE Massari: Beh, c'era il capitano Ripani, il perito chimico Paolo Ergidi che faceva parte del mio laboratorio e che è venuto insieme con me da Roma e al direttore del servizio di Polizia Scientifica dottor Salvatore Montanaro che lo stesso era venuto insieme con noi, anzi noi eravamo venuti insieme con lui, a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, pertanto vuole illustrare il tipo di attività, attività come consulente, che lei ha avuto modo di svolgere per effetto del provvedimento del Pubblico Ministero di Milano.
TESTE Massari: Mah, diciamo che l'attività che noi abbiamo svolto come consulenti ha riguardato soprattutto il cratere, in quanto tutto il resto del sopralluogo, come ho già detto, fu affidato direttamente al personale del Gabinetto di Polizia Scientifica che operava su Milano.
Il problema del cratere è stato un problema abbastanza complesso e sicuramente un po' avulso dagli altri episodi in quanto, in questo caso, essendoci un collettore fognario al di sotto del cratere che aveva ceduto, quindi praticamente molta dell'energia direttamente collegata all'esplosione era andata dispersa all'interno del collettore fognario e quindi certamente il cratere avrebbe avuto delle dimensioni inferiori a quelle reali per questo effetto.
Naturalmente questa è un'ipotesi in quanto, avendo la certezza che quando noi arrivammo e quando noi soprattutto noi potemmo iniziare le operazioni di sopralluogo all'interno del cratere, quindi dopo che era stato chiuso il gas, dopo che il calore delle fiamme si era in parte disperso, noi avevamo la certezza ormai che c'erano state due esplosioni: quella dell'eventuale esplosivo e quella successiva del collettore. Per cui era estremamente difficile, ed è estremamente difficile, poter discriminare i danni provocati dall'esplosione, dai danni provocati dalla successiva diciamo deflagrazione del collettore di gas.
Quindi il cratere che noi abbiamo trovato non è un cratere reale, nel senso derivante da una sola esplosione, ma la sommatoria di due esplosioni che si sono sommate sullo stesso posto.
Nonostante questo, uno dei lavori diciamo più ingrati che abbiamo cercato di portare avanti è stato quello di ricercare eventuali frammenti ed eventuali residui che potessero essersi incuneati all'interno del cratere e quindi andati a finire nella parte sottostante del collettore fognario. Quindi abbiamo ripulito completamente tutto il cratere cercando di far vedere comunque il cratere reale rispetto al cratere apparente, è determinato da tutti i residui di materiali che erano venuti giù nel momento in cui è caduto il muro del PAC che era prospiciente al cratere.
Quindi praticamente la maggior parte del lavoro che noi abbiamo fatto è stato quello, oltre che naturalmente indirizzare soprattutto per quanto riguardava il repertamento e il confezionamento dei reperti, i colleghi del Gabinetto di Polizia Scientifica che facevano repertamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel contesto di questi accertamenti vi è una parte di attività che, secondo quanto è stato fatto anche in relazione agli altri episodi, si è polarizzata sulla determinazione della presenza o meno di tracce, o residui per meglio dire, di un'esplosione da esplosivi.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi io vorrei che lei illustrasse nelle varie fasi questa attività e che ce la illustrasse dettagliatamente nei suoi risultati definitivi.
TESTE Massari: Dunque...
PUBBLICO MINISTERO: A partire ovviamente, dottor Massari, dalla gestione dei reperti, dalla loro osservazione, dal loro trattamento e quant'altro.
TESTE Massari: Ma dunque, come già ho avuto modo di dire anche nella mia precedente udienza, ogni episodio in cui è coinvolta un'esplosione è un po' un episodio a sé stante in quanto le analisi chimiche devono tener conto del luogo in cui si è verificato l'esplosione, delle condizioni ambientali in cui si è verificata l'esplosione, soprattutto per poter verificare o ipotizzare quali potrebbero essere gli eventuali inquinanti e le eventuali sostanze interferenti poi per le successive analisi chimiche.
Nel caso di via Palestro questo problema è stato enormemente amplificato dal fatto che i Vigili del Fuoco, per quanto dicevo prima, per quanto ho detto prima, hanno gettato per tante ore tantissima acqua sul cratere e sulle sue immediate vicinanze. Per cui pur sapendo, pur essendo a conoscenza che la maggior parte degli esplosivi di tipo organico sono insolubile in acqua, in questo caso il continuo lavaggio che c'è stato degli idranti, dell'acqua gettata sul cratere hanno sicuramente asportato sia gli eventuali residui solubili in acqua, quale potrebbe essere il nitrato di ammonio, sia anche gli insolubili in acqua perché hanno dilavato in continuazione praticamente tutte le macerie.
Di questo fatto naturalmente ne abbiamo dovuto tener conto in sede analitica cercando di fare una cernita di quei reperti che non fossero stati coinvolti molto da vicino da questo getto d'acqua, che avessero una superficie tale da mantenere al loro interno le eventuali particelle, eventuali residui di esplosivi e che naturalmente fossero stati abbastanza vicini da essere, diciamo da aver ricevuto l'onda esplodente.
I reperti, quindi sia in fase di primo sopralluogo, sia successivamente quando abbiamo ricevuto i reperti a Roma, tenendo presente che proprio a questo fine chiedemmo al Magistrato di inserire nell'ambito dell'incarico anche la possibilità di poter analizzare gli abiti delle vittime e dei feriti dell'evento. Proprio perché gli abiti essendo del materiale spugnoso tendono a trattenere sia le eventuali particelle, sia i vapori che si generano all'atto dell'esplosione.
I sacchi dei vari reperti, una volta pervenuti a Roma, sono stati da noi isolati prendendo quelle parti più piccole che potevano essere analizzate, sono stati trattati in un laboratorio non contaminato, per poter trasformare gli eventuali residui presenti in soluzioni. In quanto la maggior parte degli strumenti che noi utilizziamo per le analisi chimiche sono intanto strumenti che effettuano analisi distruttive; nel senso che le soluzioni che noi analizziamo nel momento in cui le analizziamo, vengono distrutte, però devono essere in soluzione cioè devono essere in forma liquida.
Per fare questo abbiamo utilizzato, nel caso di via Palestro, due sistemi: un sistema per materiale piccolo o spugnoso, tipo i vestiti, utilizzando un metodo a ricaduta denominato "solslet" che serve per solubizzare tramite dei solventi organici il materiale presente nei reperti a temperatura ambiente quindi facendo non modo di non aumentare mai la temperatura perché l'aumento della temperatura essendo degli esplosivi e soprattutto i residui dell'esplosione, delle sostante termolabili cioè delle sostanze che con la temperatura tendono a disperdersi, abbiamo fatto in modo che la temperatura fosse sempre a temperatura, i liquidi, fossero sempre a temperatura ambiente.
Per quanto riguarda invece le parti metalliche, sempre a livello dei frammenti, e le parti andando a scegliere sempre le parti più pulite, cioè quelle non contaminate da olio, da benzina o da nafta che si era generata all'atto dell'esplosione, siamo andati a fare dei tamponi e poi, dagli stessi tamponi, abbiamo fatto gli estratti così come ho detto prima.
Una volta ottenuto queste soluzioni, il secondo problema è stato quello di avere delle soluzioni che fossero in qualche modo già pulite dagli eventuali contaminanti aventi, da un punto di vista cromatografico, dei tempi di ritensione lontano da quelli degli esplosivi.
Praticamente la cromatografia in senso generale è una tecnica che permette di separare all'interno della miscela, i componenti della miscela permettendo a un chimico di vederli sotto varie forme, a seconda delle strumentazioni utilizzate. Abbiamo quindi utilizzato un sistema che normalmente viene usato per fare delle analisi chimiche sugli esplosivi puri come sistema di purificazione: cioè abbiamo purificato queste soluzioni tramite la cromatografia su strato sottile utilizzando delle lastrine analitiche come se fossero lastrine preparative.
Praticamente, per renderle l'idea, abbiamo utilizzato un sistema analitico per preparare delle soluzioni che fossero, da un punto di vista chimico, il più pulite possibili. Dopodiché queste soluzioni sono state utilizzate con i due sistemi che, per quanto riguarda i residui dell'esplosione, hanno dato i migliori risultati non soltanto in Italia ma a livello mondiale per l'identificazione delle eventuali presenze di residui di esplosioni.
Abbiamo utilizzato quindi la spettrometria di massa abbinata alla gascromatografia e la Thermal Energy Analisys e applicata sia alla gascromatografia, sia alla cromatografia liquida ad alta pressione.
Tramite queste due tecniche abbiamo ottenuto una serie, l'identificazione di una serie di residui che nel loro complesso, al termine dell'analisi, sono risultati, per quanto riguarda la parte organica, come nitroglicerina, etilenglico di nitrato, dinitrotoluene, trinitrotoluene, pentrite e T-4.
Gli stessi reperti utilizzati per fare delle estrazioni da un punto di vista organico sono stati anche utilizzati, una volta essiccati, per fare delle estrazioni con acqua dal punto di vista inorganico per ricercare eventuale presenza di sostanze di componenti inorganiche. Le soluzioni così ottenute sono state poi analizzate col cromatografo ionico e con un rilevatore conduttometrico per andare a vedere l'eventuale presenza di questi ioni. Con questo sistema abbiamo identificati, per quanto riguarda i cationi, lo ione ammonio e per quanto riguarda gli anioni, lo ione nitrato che da un punto di vista chimico possono essere visti insieme nella formula del nitrato di ammonio.
Quindi praticamente sei componenti di tipo organico, già citati, possiamo aggiungere il nitrato di ammonio di tipo inorganico e nel loro complesso praticamente i sette elementi identificati sono stati esattamente questi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dopo questa puntuale illustrazione delle tecniche impiegate, ha fatto una lezione di chimica applicata al processo, d'altra parte lei è un chimico quindi ragiona da chimico. Ecco, io avrei bisogno che lei un attimino dettagliasse alla Corte con riferimento a quali reperti sono stati sottoposti a questo tipo di indagine. Essendo numerosissimi i reperti, lei ha fornito un'indicazione di massima circa il metodo che avete seguito, cioè a dire quello di lavorare su reperti che, per una ragione o per un'altra, potessero considerarsi come dire, più attendibili o per modo con il quale sono realizzati, tessuti a quello che ho sentito parlare, ed altro; o che erano rimasti relativamente indenni all'azione di lavaggio degli idranti dei Vigili del Fuoco.
Però indicati i criteri cerchiamo di indicare in concreto e in positivo quali sono i reperti sui quali si è appuntata la vostra indagine.
TESTE Massari: Ma diciamo che i reperti analizzati sono stati tantissimi anche se non tutti sono stati poi citati nel corpo dell'elaborato in quanto non tutti hanno dato risultato positivo soprattutto per quanto riguarda quei reperti di tipo metallico che comunque e qualsiasi ulteriore scrupolo abbiamo analizzato, pur sapendo a priori che gli eventuali residui difficilmente li avremmo trovati. O comunque, diciamo ancora meglio che uno dei problemi fondamentali di questa analisi è il problema della quantità in cui sono presenti le tracce dei residui e qui noi parliamo di quantità infinitesime.
Gli strumenti, per quanto abbiamo una sensibilità oggi molto elevata, hanno sempre una soglia di sensibilità. Cioè quando noi andiamo al di sotto della sensibilità strumentale è chiaro che, anche se è presente una certa sostanza, questa sostanza non riusciamo a vederla da un punto di vista chimico.
Rimane però il problema che, a differenza delle altre analisi, quando noi facciamo l'analisi di un esplosivo o facciamo un'analisi di una qualsiasi altra sostanza, noi vediamo che cosa andiamo ad analizzare. Magari è un campione sconosciuto, è una polvere incognita però io so a priori che vedo che è una polvere, so dove è depositata la polvere, so dove ho fatto il prelievo della polvere. Nel caso dei residui io vado completamente al buio, cioè io vedo il residuo e non vedo assolutamente niente. Quindi vado a fare un'analisi di una cosa che non so se c'è e non so se esistendo esiste in quantità tali da poter essere individuato.
Questa è la ragione per la quale comunque si fanno tantissime analisi, anche se poi non tutte danno il risultato sperato.
Tra quelle che abbiamo fatto io ritengo che quelle che sono da citare maggiormente sono per esempio i pantaloni e la maglia del, credo, vigile Tiziani nella quale abbiamo trovato praticamente quasi tutte le tracce dei componenti presenti. Proprio per quello che dicevo prima: che essendo gli abiti dei tessuti e quindi essendo dei tessuti che hanno degli incavi che possono assorbire le sostanze, i vapori e le particelle, sono quelli che normalmente danno maggiori risultati. Tant'è vero che in questi reperti abbiamo trovato con la GCMS, quindi con la spettrometria di massa abbinata a un gas cromatografo, il tritolo, la nitroglicerina, l'EGDN e il dinitrotoluene. Con il TEA abbiamo trovato il dinitrotoluene, con l'HPLC e TEA abbiamo riconfermato la presenza dell'EGDN e abbiamo trovato anche pentrite e T-4.
Ecco, per esempio, perché abbiamo utilizzato queste due tecniche? Abbiamo utilizzato queste due tecniche perché sono complementari tra di loro nei confronti di tutti gli esplosivi di tipo organico maggiormente utilizzati. Gli esplosivi conosciuti sono centinaia e centinaia. In effetti gli esplosivi utilizzati da un punto di vista pratico sia nell'ambito delle miscele civili, sia nell'ambito di quelle militari sono pochi, possiamo parlare di una ventina di componenti.
Quindi queste due tecniche sono complementari tra di se, solo per l'evidenziazione e il rilevamento di queste componenti. Il T-4 si vede anche alla massa ma è bene confermarlo anche con il TEA, la pentrite la stessa cosa, proprio perché sono due tecniche che hanno dei principi analitici completamente diversi e complementari tra di loro. Per di più il TEA è un rilevatore molto particolare, che praticamente ha la possibilità di evidenziare soltanto quegli esplosivi che contengono il gruppo NO2, cioè un gruppo tipico degli esplosivi organici, i cosiddetti esplosivi nitrati.
Quindi è un rilevatore che abbina ad un'elevata sensibilità anche un'elevata selettività. Cioè, se ha tanti componenti gli altri non li vede e vede soltanto questo e questo naturalmente ci permette, in questo modo aumenta notevolmente la sensibilità e vediamo veramente delle sostanze presenti a livelli di parti per milioni a volte di parti per bilione.
Negli stessi reperti abbiamo trovato anche del nitrato di ammonio, ecco la cromatografia ionica, per cui praticamente soltanto dai vestiti del Tiziani noi siamo riusciti a identificare praticamente tutti i componenti. E qui poi è nato un altro problema: noi avevamo a disposizione anche i vestiti diciamo dei morti coinvolti nell'incidente che però, essendo tutti impregnati della sostanza ematica, cioè del sangue, li abbiamo scartati per evitare un lavoro troppo lungo di separazione da un punto di vista analitico perché comunque il sangue ci avrebbe creato delle interferenze a livello di analisi.
Poi abbiamo esaminato, per esempio un altro reperto che ci ha dato dei buoni risultati, è un cavo elettrico; in quanto il cavo elettrico ha una plastica superficiale, la plastica superficiale a suo tempo, pur avendo dei pori molto più piccoli degli abiti comunque è in grado di assorbire gli eventuali componenti presenti. E anche in questo caso nel cavo elettrico abbiamo trovato cinque degli otto componenti.
All'interno dell'imbottitura di alcuni caschi, che erano quelli utilizzati dai Vigili del Fuoco coinvolti nell'attentato, stessa cosa: dal momento che anche l'imbottitura assorbe bene, abbiamo trovato parecchi componenti.
A tutto questo poi aggiungiamo le analisi fatte su dei reperti di tipo metallico, dei frammenti metallici che singolarmente non ci avevano dato la possibilità di identificare i vari esplosivi eventualmente presenti e che invece, diciamo riunendo le soluzioni, gli estratti dei vari reperti e facendo un'analisi degli estratti e quindi praticamente riunendo le singole quantità in un'unica soluzione, anche in questo caso abbiamo confermato tutte le analisi che avevamo trovato nel campo degli abiti. Quindi in questo modo abbiamo confermato che gli stessi componenti che avevamo trovato su dei pochi reperti che erano particolarmente predisposti nell'assorbire e nel conservare questi componenti, gli stessi componenti erano comunque presenti in tutti i frammenti della macchina anche se in quantità sicuramente inferiori in quanto il metallo normalmente riesce a assorbire con più difficoltà i singoli componenti.
E qui abbiamo vari esempi di parti metalliche all'interno delle quali abbiamo trovato o dei singoli componenti, tipo ad esempio nel reperto 17, nelle parti metalliche del reperto 17 dove abbiamo trovato solo DNT, così come nella riunione di alcuni reperti, l'11, 14, 16, 18 e 19 abbiamo trovato praticamente tutti i componenti ad eccezione del nitrato di ammonio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome io ho sott'occhio la relazione e alcuni reperti sono indicati con riferimento all'elencazione dei reperti stessi che sta nella prima parte della relazione, ecco mentre invece su altri reperti il riferimento, per così dire, è meno immediato, le chiederei la cortesia di fornire qualche chiarimento sul momento.
A pagina 22 dove si parla dei risultati ottenuti attraverso la tecnica GCMS.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gascromatografia, spettrometria di massa, a pagina 22 al numero 3 un certo qual reperto è indicato con la denominazione standard.
TESTE Massari: Diciamo che quello impropriamente lo abbiamo inserito nell'ambito dei reperti in quanto come standard noi intendiamo degli standard di laboratorio che noi utilizziamo per verificare sul momento alcuni parametri fondamentali per l'identificazione dei reperti stessi.
La spettrometria di massa è una delle tecniche che permette al chimico di vedere le sostanze chimiche presenti in una certa soluzione incognita. Permette di vederle sotto due aspetti, la tecnica che abbiamo utilizzato noi: sotto l'aspetto del tempo di ritensione della gascromatografia, cioè i componenti escono all'esterno di un tubo cromatografico dove corrono a tempi diversi. A seconda del tempo a cui escono noi possiamo dire questa sostanza potrebbe essere questo componente in quanto in precedenza, tramite uno standard, abbiamo verificato dopo quanto tempo dalla iniezione - e è una vera iniezione che noi facciamo all'interno dello strumento - dopo quanto tempo esce quel certo componente.
Per esempio io so che il tritolo lo inietto, vedo che esce dopo 2 minuti e 33 secondi, poi inietto la mia miscela incognita e vedo che ho un picco che esce dopo 2 minuti e 33 secondi. Quindi faccio una prima identificazione dicendo quel picco potrebbe essere tritolo e quindi in questo caso faccio un'identificazione relativa. Cioè, io ho dei tempi di ritensione già conosciuti, per mezzo dei miei standard e in funzione di quei tempi di ritensione vado a identificare gli eventuali composti incogniti.
Questo però non posso farlo a tempo indeterminato, nel senso che le condizioni sperimentali in cui opero tendono a variare nel tempo. Per esempio, la colonna cromatografica all'interno del quale io faccio eluire la mia soluzione incognita tende ad invecchiare. Nel momento in cui invecchia i miei tempi di ritensione cambiano; cambiando i tempi di ritensione io potrei in qualche modo incorrere in errore quando ho due sostanze che escono a tempi di ritensione molto vicini, tipo per esempio la nitroglicerina e l'EGDN.
Ed è questa la ragione per la quale nel momento in cui io faccio un'analisi cromatografica faccio sempre prima, durante e nel corso dell'analisi delle prove con degli standard proprio perché questi standard servono ad una terza persona a confermare che la mia interpretazione quindi identificazione relativa è stata un'identificazione precisa dal punto di vista del tempo di ritensione.
La spettrometria di massa poi ci permette una successiva identificazione che invece è una identificazione assoluta in quanto mi permette, tramite una scansione che io faccio, di vedere chimicamente quella particolare molecola.
Cioè, io riesco a vedere, vedendo i frammenti allo spettrometro di massa, che un certo spettrogramma appartiene al tritolo, un altro appartiene al dinitrotoluene, un altro appartiene alla pentrite. E in questo caso faccio una identificazione assoluta.
Quindi il grosso vantaggio della GCMS rispetto ad altre tecniche, è quella che mi permette di fare contemporaneamente una identificazione relativa ed una identificazione assoluta.
E quindi non abbisogna di, dopo la identificazione relativa, di una tecnica aggiuntiva che mi permetta poi di confermare la mia identificazione relativa. Tecnica che normalmente va sotto il nome di metodo delle aggiunte.
Cioè, se io non avessi la spettrometria di massa, soltanto con la gascromatografia, cosa che normalmente si fa per esempio con la GC TEA, in quanto in quel caso mi trovo di fronte ad una interpretazione, ad una valutazione relativa, io faccio un metodo delle aggiunte. Cioè identifico che, secondo il tempo di ritensione, un certo picco potrebbe essere ascrivibile al tritolo.
A questo punto rinietto questa mia sostanza incognita aggiungendo una quantità tarata pesata di tritolo che conosco.
Se il mio picco subisce un incremento senza sdoppiarsi in altri picchi, io a questo punto posso dire che effettivamente la mia prima identificazione era una identificazione certa.
Nel caso della spettrometria di massa questo non serve, perché io, nell'ambito della stessa tecnica, riesco a fare una identificazione relativa ed una identificazione assoluta.
Nel caso in esame gli standard comunque servono sempre sia per allegare anche lo spettro degli standard e quindi dimostrare che l'interpretazione del tritolo è stata fatta sì dal chimico, ma è stata fatta anche sulla base di uno spettro del tritolo che è lì pronto per essere visto da chiunque. Da chiunque chimico che possa interpretare quello spettro.
E, nello stesso tempo, per confermare che i tempi di ritensione delle sostanze che ho identificato, erano proprio quei tempi di ritensione che io andavo a cercare.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi quella denominazione standard, perché da lì sono partito...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Si riferisce allo standard utilizzato di una miscela da noi preparata in cui avevamo messo le quantità pesate dei vari componenti che volevamo andare ad identificare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non identifica propriamente un reperto.
TESTE Massari: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E' uno standard di laboratorio. E genericamente vengono chiamati sempre tutti, diciamo, queste sostanze utilizzate per e nel laboratorio, come standard di confronto, standard di laboratorio.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole dir questo, dottor Massari: quindi, se nella tabella a pagina 22, nel terzo record non c'era lo standard, ma c'era un'altra cosa, il risultato non cambiava.
TESTE Massari: Assolutamente. Cioè, diciamo che lo standard ci permette di dire che quello che noi abbiamo identificato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: ... come tempi di ritensione erano esattamente di quelle sostanze, perché lo standard iniettato quel giorno nelle stesse condizioni con lo stesso metodo di analisi...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Massari: ... ci ha dato gli stessi tempi di ritensione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, fermo restando che lo standard non è un reperto.
TESTE Massari: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, nella pagina successiva - penso sia utile questo tipo di chiarimenti per tutti noi - ecco, nella pagina successiva dove compare appunto la tabella numero 2, vi sono altri reperti. E questi sono tutti indicati con, preceduti con l'abbreviazione Rep., quindi reperto.
Ecco, ad esempio il primo proprio: Rep. PL5-6 SX. Ecco, vuole spiegare un attimino cosa vuol dire questo tipo di identificazione, chi l'ha attribuita?
TESTE Massari: Dunque, le identificazioni in questo caso sono quelle che sono state attribuite direttamente dal Gabinetto di Polizia Scientifica che ha fatto repertamento.
Cioè, praticamente abbiamo conservato le stesse identificazioni proprio per evitare che ci fossero poi problemi quando si parla di un reperto. Cioè che tutti facessimo riferimento a quel determinato reperto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Massari: Per cui, per andare a verificare di che si tratta dobbiamo andare a vedere l'elenco iniziale in cui ci abbiamo tutti quanti i reperti. E per esempio: il PL, sono i reperti contenuti in un sacco di juta e vengono numerati come reperti da PL 1 fino a PL 6X, 6... da 1 a 9 e quindi va avanti.
Il PL 5-6X, in particolare, è la parte di una tapparella di plastica di colore verde che è stata repertata sul luogo direttamente dagli operatori del sopralluogo. Quindi noi abbiamo mantenuto esattamente le stesse sigle.
PUBBLICO MINISTERO: Le stesse nomenclature.
TESTE Massari: Le stesse nomenclature.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre in questa tabella che c'è a pagina 23, dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il IV record: reperto 2 cratere 123 tub.
Ecco, questo io intendo che è un reperto che proviene dal cratere.
TESTE Massari: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella specie si trattava?
TESTE Massari: Guardi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Terriccio, o che altro? Se lo ricorda?
TESTE Massari: Sì, dovrebbe essere, guardi, terriccio. Però il problema è che, se lei me lo ridice un attimo... Ecco, reperto 2 cratere 1, 2 e 3 tubature. Intende questo?
PUBBLICO MINISTERO: Rep 2 cratere 123 tub. E' il IV.
TESTE Massari: Non è 123. E' cratere reperto 1, 2 e 3.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E' tubature. Nel senso che sono frammenti che abbiamo repertato nel cratere e che mantengono, contengono all'HP LC TEA ci hanno dato risultato di alcuni componenti. In particolare in questo caso, è T-4 pentrite e nitroglicerina.
PUBBLICO MINISTERO: Che pagina sta leggendo dottor Massari?
TESTE Massari: E' la...
PUBBLICO MINISTERO: Per essere sicuri di leggere nella stessa pagina della relazione.
Io sto leggendo la tabella 2. Lei?
TESTE Massari: Allora, tabella 2. Lei è...
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta leggendo la tabella 3, ora.
TESTE Massari: La tabella 3. Comunque la tabella 2 è la stessa cosa, perché è stato scritto in...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Compare lo stesso...
TESTE Massari: ... 123 invece è reperto 1, 2 e 3 preso all'interno del cratere e quindi, qui nella GC TEA ci dava nitroglicerina e TNT. E invece nell'HP LC TEA, ci dà nitroglicerina, pentrite e T-4.
PUBBLICO MINISTERO: E T-4. Dico, questo quindi è un reperto che proviene dal cratere.
TESTE Massari: Dal cratere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa risposta positiva alle due tecniche di indagine alle quali il reperto è stato sottoposto, tenendo pur conto di quanto diceva inizialmente. E cioè a dire che il cratere era stato sottoposto come pochi altri segmenti del luogo a questa azione in qualche modo di disturbo dovuta al lavaggio provocato dall'acqua impiegata dai Vigili del Fuoco, ecco, la risposta positiva che proviene da questo reperto merita per così dire, secondo lei, una spiegazione, una illustrazione aggiuntiva, oppure no?
TESTE Massari: Mah, diciamo questo: che io ho detto che in senso generale la maggior parte dei reperti non contenevano residui di esplosivi.
Però lei tenga presente che diciamo il cratere è la parte che, al momento dell'esplosione, viene maggiormente colpita dai gas e dagli eventuali residui inesplosi dell'esplosivo.
Quindi è quella che in una esplosione diciamo normale, tra virgolette, cioè nella quale non si sia intervenuti come in questo caso con l'acqua, è una zona molto ricca per il chimico dei residui che poi servono ad indirizzarlo e a ricostruire questo eventualmente utilizzato.
In questo caso, ad eccezione di questi reperti che poi è il reperto 1, 2 e 3 proprio perché, per quanto detto in precedenza, abbiamo dovuto sommare le soluzioni dei tre reperti per poter arrivare ad identificare dei residui.
Quindi sono quei residui in quantità estremamente piccola. Ciò, diciamo, non è in contrasto con quanto ho detto prima. Nel senso che, quanto ho detto prima, è a livello generale. Nel senso che non abbiamo trovato la solita mappatura dei componenti presenti nel cratere, ma soltanto su alcuni reperti in modo particolare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è da considerarsi significativo. Questo...
TESTE Massari: Certo. Significativo del fatto che comunque il cratere ha subìto l'effetto dell'esplosione contenente questi componenti. E che quindi è stato direttamente interessato dall'esplosione.
Quindi è una conferma che quello è il cratere dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io dicevo con riferimento essenziale alle specie esplosive.
TESTE Massari: Alle specie è una conferma, che le specie erano presenti in tutti i reperti compresi quelli del cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini: lo stesso reperto consegna una risposta positiva al metodo GC TEA per quanto riguarda nitroglicerina e tritolo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda il metodo HP LC TEA la risposta positiva per nitroglicerina, pentrite e T-4.
TESTE Massari: Certo. Perché, per quanto detto in precedenza, ci sono alcuni componenti, in particolare la pentrite e il T-4 che, con il sistema GC TEA si vedono poco o niente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se ho capito bene, vuol dire che l'applicazione successiva o combinata che dir si voglia di queste due tecniche di analisi ha portato ad individuare su questo reperto la presenza di nitroglicerina, pentrite e T-4...
TESTE Massari: E del GDN. Perché il primo che avevamo visto era...
PUBBLICO MINISTERO: Il tritolo.
TESTE Massari: ... IL GDN. Praticamente in totale è stato individuato il GDN, nitroglicerina e tritolo e poi pentrite e T-4.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Per quello che dicevo prima, in quanto soprattutto per quanto riguarda il rivelatore TEA, le due tecniche complementari sono il GC e l'HPLC, in quanto con la gascromatografia noi facciamo una analisi diciamo iniettando i reperti a temperatura, anche se a bassa temperatura, però siamo sempre nell'ordine dei 40-50-60 gradi.
Nel caso dell'HPLC TEA, noi facciamo questa analisi operando a temperatura ambiente.
La pentrite e il T-4 sono due esplosivi, due molecole estremamente labili. Quando vengono irradiate a temperatura, tendono a decomporsi e quindi noi non le troviamo più.
E' questa la ragione per cui queste due molecole vengono viste molto bene con l'HPLC. E adesso indipendentemente dal rivelatore, perché è una tecnica cromatografica che opera a temperatura ambiente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, una considerazione, per meglio dire una domanda mi sembra abbastanza ovvia. Stiamo per l'appunto parlando del cratere, eh?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, il cratere è stato interessato per un periodo prolungato, nel corso della notte, per molte ore, da un incendio. Nel senso che, questo è un dato di fatto pacificamente accertato, tanto che lei stesso intervenendo sul posto come ci spiegava all'inizio del suo esame, ha ben memoria che l'incendio era ancora in atto.
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora le chiedo, la domanda che, ripeto, mi sembra ovvia, è questa in sostanza: l'azione del fuoco, almeno come azione di innalzamento della temperatura ambientale, ecco, in relazione al fatto che alcune di queste specie esplosive sono molto sensibili al calore, tanto che la tecnica di indagine indicata è quella che non le espone ad innalzamenti di temperatura, comunque a temperature diverse da quella ambientale, ecco, tenuto conto di questi due dati, come ritiene si possa spiegare il fatto che ciononostante il reperto ha denunziato la presenza anche di quelle specie esplosive che per così dire risentono maggiormente dell'innalzamento di temperatura? Per la loro termolabilità.
TESTE Massari: Mah, perché tenga presente un fatto: che il cratere era un cratere molto, molto grande. E che questi reperti noi li abbiamo repertati all'interno del cratere. Ma anche a diversi metri proprio di profondità in mezzo alla terra.
Per cui è chiaro che... Tenga poi presente un altro fatto importante: che la fiamma, quello che c'era sul cratere non era un incendio normale, ma è una fiamma ben direzionata. Nel senso che era come un fornello del gas. C'era il metano che normalmente è un gas, quindi dà una fiamma pulita. Una fiamma che però crea la temperatura sulla fiamma, non nelle immediate vicinanze. E la fiamma che usciva da questo tubo che si era rotto, andava solo in una direzione: verso l'alto. Ed era ben limitata.
Per cui la parte circostante la fiamma non è stata assolutamente interessata dal calore.
Per cui i reperti che noi abbiamo, il materiale che abbiamo repertato, era la maggior parte lontano dalla fiamma, in quanto i frammenti erano stati scagliati tutti lontani dal punto in cui si era verificata la deflagrazione che era avvenuta proprio in concomitanza del collettore, in quanto era proprio questo tubo che conteneva il metano che era quello che era esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, funzionava come un grande becco del gas, insomma.
TESTE Massari: Esatto, esatto. Esattamente come un becco del gas.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene.
TESTE Massari: Sì. E infatti l'opera dei Vigili del Fuoco non era quella di spegnere la fiamma, ma era quella di raffreddare il tubo in maniera che non si creassero delle sacche di gas che potessero generare delle ulteriori deflagrazioni.
Perché comunque il gas con l'acqua non sarebbero riusciti a spegnerlo, visto che era continuamente alimentata dal gas...
PUBBLICO MINISTERO: Gas a pressione, poi...
TESTE Massari: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi, conclusivamente, le specie esplosive che sono state identificate lei le ha indicate all'inizio del suo esame.
Ecco, cerchiamo di trasferirsi dalle specie esplosive a quello che poi avete ritenuto poter essere la composizione di questa miscela esplosiva che sicuramente era la causa dell'esplosione. Perché se lei era presente e l'esplosivo è stato appositamente accertato, penso che abbiate risposto positivamente alla domanda se quanto era successo era in dipendenza ad una esplosione da esplosivi.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Sì, noi abbiamo risposto positivamente che era, l'esplosione era stata provocata da esplosivo, diciamo da degli esplosivi.
Per quanto riguarda poi il secondo quesito e che era: che tipo di esplosivi. Quindi una ricerca da un punto di vista merceologico dell'esplosivo eventualmente utilizzato, l'esplosivo utilizzato dagli attentatori per provocare l'esplosione, bisogna fare la premessa che non c'è una correlazione diretta tra l'esplosivo che noi repertiamo e l'esplosivo che invece è stato utilizzato nell'esplosione.
Nel senso che, quando noi parliamo genericamente di esplosivo di tipo per esempio civile e parliamo di gelatina, la gelatina, la dinamite gelatina di per sé non è un esplosivo, ma una miscela composta da tanti esplosivi.
Normalmente le gelatine commerciali sono composte da nitroglicerina, EGDN, nitrato di ammonio, dinitrodiluene, più altri componenti che non entrano direttamente nell'esplosione, che servono per dare una consistenza, che servono per dare un colore. Ma che non sono la parte attiva dell'esplosivo.
Quindi, quando noi parliamo genericamente di esplosivo di tipo civile, in effetti intendiamo rivolgersi ad una miscela di esplosivi.
Questa miscela di esplosivi viene normalmente poi bilanciata in funzione dell'attività che dovrà svolgere.
Se io voglio che aumenti il potere detonante, aumenterò gli esplosivi tipo nitroglicerina e del GDN; se voglio che aumenti il potere deflagrante, aumenterò le quantità sempre relative del nitrato di ammonio.
Esistono poi degli esplosivi di tipo militare che lo stesso, alcuni sono degli esplosivi singoli. Per esempio, se io prendo dell'esplosivo recuperato da una mina, quello potrebbe essere soltanto tritolo. Ma anche nel campo militare normalmente gli esplosivi sono delle miscele di esplosivi.
E per esempio, uno di quelli che abbiamo maggiormente citato: il compound-B, è un esplosivo che contiene contemporaneamente, che è costituito da tritolo e T-4.
Premesso che non esiste nessun esplosivo, quindi nessuna miscela esplosiva di tipo civile o di tipo militare. E civile o militare è una denominazione diciamo soltanto in funzione dell'utilizzazione. Cioè, l'esplosivo militare è un esplosivo che normalmente viene utilizzato in campo militare.
Ma questo non significa che è una prerogativa dei militari.
Non esiste nessun esplosivo, in nessuno dei due settori, che contenga contemporaneamente tutti i componenti da noi individuati.
Quindi è chiaro che, a questo punto, bisogna ipotizzare la presenza di diverse miscele di esplosivi che possano avere diverse provenienze.
Tra quelli che noi abbiamo ipotizzato, sia in funzione degli esplosivi che esistono e che quindi siamo a conoscenza, in quanto tutti gli esplosivi civili debbono essere denunciati al Ministero dell'Interno per ottenere l'autorizzazione alla produzione e alla vendita, sia degli esplosivi militari, abbiamo ipotizzato che nel caso in esame poteva trattarsi di una gelatina commerciale e che quindi contiene, che conteneva nitroglicerina EGDN, dinitrotoluene e nitrato di ammonio, arricchita con una miscela di tipo militare contenente tritolo e T-4. Quindi con un compound-B.
E il tutto probabilmente diciamo, tutto il congegno esplosivo probabilmente diciamo ha attivato o potenziato, tramite una miccia detonante, alla pentrite.
Questa è una delle ipotesi, però delle ipotesi che, delle miscele da cui potevano provenire sette componenti, ne possiamo fare molte.
E tra queste, non ultima, quella estrema in cui potremmo dire che addirittura coloro che hanno preparato l'attentato avrebbero potuto prendere i singoli componenti separatamente e assemblarli per fare l'esplosivo.
Anche se è un discorso molto teorico e molto ipotetico, sia perché alcuni componenti come la nitroglicerina presi da soli diventano estremamente pericolosi sia da maneggiare, sia da operare. Perché è un componente estremamente instabile.
Sia perché purtroppo, per una serie di considerazioni di come vengono gestiti questi esplosivi, esiste una enorme quantità di esplosivo sia di tipo militare, sia di tipo civile, a disposizione nelle cave e nell'ambiente, diciamo, della criminalità organizzata.
Per cui, avendoci a disposizione dell'esplosivo già pronto, è difficile ipotizzare che gli attentatori si siano messi da soli a preparare questi esplosivi.
Tant'è vero che anche in Italia, anche nel campo degli esplosivi cosiddetti Made in Home, cioè fatti in casa, è uno dei paesi in cui si utilizzano di meno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, lei ha fatto una considerazione un attimo fa specificamente sull'ipotesi alla quale era possibile, è possibile collegare la esistenza di pentrite in questa miscela esplosiva. E ha parlato espressamente di miccia detonante alla pentrite.
Ora, io non l'ho interrotta. Lei ha fatto una rassegna di ipotesi, credo che come tali - ma non lo dico perché sia una censura a quello che lei ha esposto - ma per un'altra ragione che le ipotesi lasciano un pochino il tempo che trovano. Ecco.
Queste sono, è quella illustrazione che vi è stata chiesta di sviluppare quando il Pubblico Ministero vi ha affidato l'incarico. Ma oggi le ipotesi ci interessano un attimo meno.
Invece mi interessa positivamente, ecco, una illustrazione da parte sua, su questo concetto. Lei lo ha brevissimamente accennato: la miccia detonante alla pentrite.
Allora, la pentrite se ho capito è una specie esplosiva; miccia detonante è un binomio che va un attimo illustrato.
Che cos'è una miccia più o meno, più o meno tutti lo immaginiamo.
Che cosa voglia dire detonante verosimilmente occorre che sia chiarito, eh?
TESTE Massari: Allora, io parto facendo una... Diciamo, ricordiamo un attimo che cos'è una miccia.
Una miccia praticamente è un cannello fatto di materiale più o meno diverso, all'interno del quale c'è un'anima genericamente detta un'anima di sostanza attiva di vario tipo. Se quest'anima di sostanza attiva di vario tipo è un'anima a base di polvere nera, la miccia viene detta miccia a lenta combustione. In quanto la polvere nera è una sostanza che è un esplosivo, si è intasato. Se invece inserito all'interno di una miccia, è una sostanza che tende a trasmettere la fiamma da un punto ad un altro.
E la miccia a lenta combustione è uno dei pochi sistemi, uno dei sistemi più classici che viene utilizzato come sistema di attivazione di un esplosivo.
La miccia detonante è sempre un cannello all'interno del quale, invece di mettere una polvere nera, viene messo un esplosivo detonante. In questo caso la pentrite, che è un esplosivo che ha una velocità di reazione che si avvicina intorno agli 8000 metri al secondo, contro diciamo i 1000-500, a secondo del tipo, metri al secondo che possono raggiungere i normali esplosivi deflagranti.
La miccia alla pentrite quindi è una miccia che non può servire, a differenza della miccia a lenta combustione, come sistema di attivazione.
Perché? Perché la velocità con cui si trasmette la fiamma, in questo caso l'esplosivo, da un punto ad un altro della miccia stessa, è così rapida che non permetterebbe a nessuno di poterlo utilizzare come mezzo, come sistema di attivazione di un ordigno. Rientrando in uno schema generale dell'ordigno costituito da sistema di attivazione e sistema di innesco e massa esplodente.
Il problema però si pone nel momento in cui io voglio far detonare una grossa quantità di esplosivo. Oppure un esplosivo costituito da varie specie più o meno attive, più o meno sensibili.
Io l'ho già diciamo in qualche modo accennato prima, esistono varie specie di esplosivi. Questi esplosivi non sono tutti uguali tra di loro. Ci sono degli esplosivi più sensibili e degli esplosivi meno sensibili.
Ci sono degli esplosivi che esplodono da soli, senza nessun problema, come potrebbe essere la nitroglicerina; ci sono degli esplosivi come il tritolo che hanno bisogno dei coadiuvanti dell'esplosione. Hanno bisogno delle sostanze che, all'atto dell'esplosione gli avviano dell'ossigeno.
Nella reazione chimica in cui avviene l'esplosione, noi ci abbiamo i reagenti, cioè le sostanze che devono esplodere, che sono costituite da esplosivo ed ossigeno e i prodotti della reazione.
Nella maggior parte dei casi senza l'ossigeno non avviene l'aerazione e quindi non avviene l'esplosione.
Quando un esplosivo ha bisogno di ossigeno, si dice che l'esplosivo è sordo. Quindi, questo che significa? Significa che se noi abbiamo una grossa quantità di questo esplosivo ed utilizziamo pochi detonatori, cioè pochi sistemi di innesco, o detonatori non idonei a quel tipo di esplosivo, poterebbe avvenire che una parte dell'esplosivo non esploda, ma che bruci senza esplodere.
Allora, per fare in modo che tutto l'esplosivo esploda e che l'esplosione avvenga simultaneamente in tutta la massa dell'esplosivo, normalmente la massa dell'esplosivo viene avvolta con delle spirali di miccia detonante che ha una velocità di esplosione, una velocità rapidissima ed è un esplosivo estremamente sensibile. Per cui io, nel momento in cui riesco a fare esplodere un solo punto con un detonatore dell'intera massa, la miccia detonante mi trasmette l'esplosione in tutta la massa e fa in modo che io abbia una esplosione univoca di tutta la massa dell'esplosivo.
Quindi non ho dei punti in cui avviene l'esplosione e dei punti in cui non avviene.
Non ho dei punti in cui avviene prima e dei punti in cui avviene dopo: ma ho una uniformità dell'esplosione. Quindi io riesco a dare uniformità all'esplosione e a fare in modo che tutto l'esplosivo che io ho messo in un certo congegno, esploda tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, una miccia detonante, se ho capito bene, assolve la funzione che sarebbe assicurata da un numero x di detonatori che agissero contemporaneamente.
Cercando di volgarizzare il concetto.
TESTE Massari: Tenendo presente che, un numero anche elevato di detonatori non riesce mai ad assolvere completamente il compito della miccia detonante. Cioè, la miccia detonante praticamente è un completamento a quello che fanno i detonatori perché praticamente è così veloce che l'esplosione nei vari punti della massa diventa contemporanea.
PUBBLICO MINISTERO: Diceva, dottor Massari, un attimo fa che la miccia detonante, per queste sue particolari caratteristiche, non può usarsi come sistema di attivazione. Diversamente era implicito dalla miccia a lenta combustione.
Io credo di aver capito quello che lei intende dire, però se dopo un attimo come lei ha fatto spiega qual è l'uso della miccia detonante per fare esplodere per bene un congegno a noi che siamo profani, deve spiegare la differenza che c'è tra mezzo di attivazione - nell'accezione che gli dà lei - e ciò non pertanto un utilizzo che in qualche modo ha a che fare con l'attivazione.
TESTE Massari: Allora, diciamo un congegno esplosivo noi lo possiamo dividere in tre parti fondamentali.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari mi perdoni, poi lei risponde come crede. Io con una domanda aggiuntiva forse, non l'aiuto nella risposta perché non può essere altro che sua perché io non c'entro niente, ma le oriento la domanda in una maniera più conforme alla mia necessità di chiarimenti.
Perché una miccia a lenta combustione può essere utilizzata come congegno di attivazione e perché la miccia detonante no?
TESTE Massari: La miccia a lenta combustione può essere utilizzata perché la velocità di trasmissione della fiamma è estremamente bassa.
PUBBLICO MINISTERO: Del tipo?
TESTE Massari: Del tipo di circa due metri al minuto nelle micce normali a lenta combustione, contro la velocità della miccia detonante che è di 7500, tra i 7000 e gli 8000 metri al secondo. Quindi siamo a dei livelli completamente diversi, cioè se io dovessi utilizzare una miccia detonante per un minuto di attivazione, avrei bisogno di qualche chilometro di miccia. Dovremo fare i calcoli bene ma siamo veramente a dei livelli non reali, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti dottor Massari. Quindi lei, come mi pare di capire, adopra il termine attivazione in una nozione molto precisa perché nessuno mi impedirebbe teoricamente di disporre di quei 100 metri o di quei 150 o 200 metri di miccia detonante tale per cui io attivo la miccia detonante da questo punto e in questo stesso momento si verifica l'esplosione della carica a 50 o a 100 metri di distanza.
TESTE Massari: Teoricamente, no. Però praticamente tenga presente che noi parliamo anche di miccia detonante quindi, mentre nel caso della miccia a lenta combustione noi ci abbiamo una trasmissione di fiamma, nel caso della miccia detonante noi ci abbiamo una trasmissione praticamente, detto in parole povere, di esplosione perché non è tanto una fiamma ma un'esplosione che si trasmette.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma se io volessi attivare la carica esplosiva nel momento stesso in cui accendo la miccia, teoricamente potrei adoperare una miccia detonante, basta che abbia la carica esplosiva a distanza sufficiente.
TESTE Massari: Sì, ma dovrebbe avere un altro sistema per innescare la miccia detonante.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Massari: Quindi, dovrebbe aggiungere un detonatore alla miccia detonante.
PUBBLICO MINISTERO: Perché forse lei voleva parlare di attivazione, attivazione con un tempo di ritardo?
TESTE Massari: Diciamo che l'attivazione normalmente è quella. Cioè, l'attivazione è un sistema che serve per dare un certo tempo di ritardo dal momento in cui io attivo un congegno al momento in cui avviene l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la precisazione intorno alla quale ruota tutto questo discorso, senza di che... sennò si correrebbe il rischio di non capire che c'entra una miccia detonante alla pentrite o no che sia, visto che lei dice che non può essere utilizzata come attivazione ma allo stesso tempo serve. Io ho bisogno di superare questa apparente ambiguità.
Quindi, se ho capito bene, è essenziale in un qualche modo, o compatibile in un qualche modo all'uso di miccia detonante l'uso combinato di un congegno di ritardo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere dovuto alla presenza di una miccia a lenta combustione e quindi una miccia a lenta combustione che lavora in serie rispetto a una miccia detonante?
TESTE Massari: Può essere compatibile con una miccia a lenta combustione e relativo innesco. Può essere compatibile con un innesco elettrico, può essere compatibile con un telecomando. Cioè praticamente la miccia detonante è indipendente dal sistema di innesco e di attivazione di un congegno esplosivo.
Io comunque la utilizzo per fare in modo... e la utilizzo soprattutto nelle grosse quantità di esplosivo o in esplosivi abbastanza sordi, la utilizzo per essere certo che tutta la massa esploda e questo indipendentemente dal tempo di ritardo che ha il sistema di attivazione o dal sistema di innesco che io ho utilizzato sia esso detonatore a fiamma o detonatore elettrico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, le fu chiesto, a lei e agli altri consulenti, di esprimervi anche circa profili di analogia o addirittura più che analogia tra le specie esplosive identificate nell'occasione dell'attentato di Palestro rispetto alle specie esplosive identificate in altri fatti?
TESTE Massari: Sì, uno dei quesiti dell'incarico riguardò proprio queste analogie.
PUBBLICO MINISTERO: Lei all'inizio del suo esame rammentava appunto di aver svolto l'attività di consulente anche per l'attentato del 14 maggio del '93.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tenuto conto anche dell'incarico che specificamente ha assolto per l'attentato del 14 maggio, su questo quesito particolare postovi dal Pubblico Ministero di Milano, che tipo di risposta, o per meglio dire a quale conclusione siete pervenuti?
TESTE Massari: Noi siamo arrivati alla conclusione che le specie - da un punto di vista analitico - le specie esplosive individuate in via Palestro erano le stesse specie esplosive che avevamo individuato il 14 maggio in via Fauro.
PUBBLICO MINISTERO: Nel fare questa valutazione appunto di identità o diversità di specie esplosive, avete avuto come punto di riferimento anche i risultati ottenuti per l'attentato del 27 maggio del '93 a Firenze?
TESTE Massari: Sì, abbiamo avuto anche la possibilità di verificare l'analisi di quell'attentato e anche di altri attentati. Abbiamo trovato anche per Firenze le stesse analogie.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che le stesse specie esplosive...
TESTE Massari: Esatto, erano anche per quanto riguarda l'attentato di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, l'incarico, a quello che ho capito, il Pubblico Ministero di Milano ve lo ha affidato il 30 di luglio, lei ci ricordava inizialmente.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avete concluso le vostre operazioni, mi ricorda quando?
TESTE Massari: Ricordo sicuramente l'anno successivo perché nel gennaio facemmo poi la ricostruzione della macchina a Farfa Sabina, dove c'è il deposito della Polizia, dove abbiamo fatto la ricostruzione della macchina. Quindi sicuramente l'abbiamo consegnata nell'84... nel '94 scusi, però la data precisa non la ricordo, la posso controllare ma non la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Se ha con sé la documentazione, se la controlla per cortesia.
TESTE Massari: Il 2 febbraio del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, per quanto mi riguarda l'esame io l'ho concluso, non so se lei ha predisposto una memoria per la Corte.
*TESTE Massari: Sì, io ho qui una memoria che se il Presidente della Corte è disponibile ad accettare.
PRESIDENTE: Certo, certo, può presentarla alla segretaria.
Ha terminato il P.M.
Ora io vorrei sapere se i difensori hanno molte domande da fare?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Io proponevo infatti se ci potevamo aggiornare alle due e mezzo.
AVVOCATO Rocchi: Analogamente anch'io.
PRESIDENTE: Benissimo. Alle 15.00 del pomeriggio.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Prima di darle la parola vorrei sapere se le parti civili hanno domande.
Prego.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dottor Massari, dunque, io vorrei riprendere dal punto dove ha concluso il Pubblico Ministero. Cioè il discorso della miccia.
Dunque, per fare questo discorso le chiedo preliminarmente come si compone un congegno esplosivo.
Lei stamani parlava di tre parti fondamentali. Poi la domanda è sfumata, ma invece penso che sia importante.
Come si compone un congegno esplosivo?
*TESTE Massari: Un congegno esplosivo si compone, da un punto di vista strutturale, di tre parti. La prima parte è il sistema di attivazione, la seconda parte è il sistema di innesco, la terza parte è la sostanze esplosiva.
AVV. Cianferoni: Quindi, se ho capito bene, la miccia detonante sarebbe l'innesco.
TESTE Massari: No. La miccia detonante è una cosa che fa parte, in pratica, della sostanza esplosiva.
La miccia detonante serve a rendere omogenea l'esplosione di tutta la massa esplosiva. Però non può essere considerata né un sistema di attivazione, né un sistema di innesco.
AVV. Cianferoni: Nel caso che esaminiamo, cioè l'attentato di via Palestro, c'è un dato che è emerso, se pur in maniera piuttosto indecisa, da varie testimonianze.
Cioè la presenza, dalla macchina usciva del fumo.
Ora, lei che si è occupato delle indagini tecniche su questo fatto, a cosa può attribuire la presenza di fumo, quella sera, da quella macchina?
TESTE Massari: Mah, da un punto di vista strettamente tecnico noi non abbiamo repertato diciamo niente, non abbiamo repertato niente che potesse in qualche modo essere ascritto alla presenza di fumo della macchina.
Per quanto riguarda invece la parte a cui ho partecipato anche io, che poi ha portato all'esperimento giudiziale, quindi le prove testimoniali che hanno, in base alle quali diciamo all'interno della macchina c'era del fumo che è poi quello che ha generato l'allarme prima presso i Vigili Urbani, poi presso i Vigili del Fuoco, sono state fatte varie prove per cercare di verificare questo fumo da che cosa potesse essere derivato.
E una diciamo... dei sistemi che sembra abbia avuto dai riscontri fatti sul luogo, è stato quello di miccia, della presenza di miccia a lenta combustione.
AVV. Cianferoni: Le micce a lenta combustione come sono fatte?
TESTE Massari: Le micce a lenta combustione sono fatte da un cannello, all'interno del quale c'è una parte attiva costituita da polvere nera.
Il cannello esterno può essere costituito o da vari strati di tela, all'esterno dei quali si trova poi uno strato di catrame; oppure da un cannello di plastica, all'interno del quale si trova la polvere nera.
AVV. Cianferoni: Si consuma per bruciatura la miccia a lenta combustione?
TESTE Massari: La miccia a lenta combustione nasce proprio per trasferire il dardo di fiamma dal punto in cui viene attivata all'interno di un detonatore a fiamma, dove la miccia viene strozzata per provocare l'esplosione.
Praticamente noi ci abbiamo la miccia a lenta combustione che è il sistema di attivazione; e poi ci abbiamo il detonatore all'interno del quale si trova, muore diciamo la miccia che è il sistema di innesco.
A sua volta il detonatore viene immerso nella massa esplodente. Praticamente, la catena esplosiva avviene in questo modo: viene accesa la miccia a lenta combustone ad una estremità; il dardo, all'interno di questo cannello arriva fino al detonatore; il detonatore a contatto della fiamma esplode; l'esplosione del detonatore, per simpatia, fa esplodere l'esplosivo nel quale è immerso.
AVV. Cianferoni: Dal momento in cui la miccia ha esaurito la sua combustione, al momento dell'esplosione, non dovrebbe passare niente. Dovrebbe essere pressoché immediato.
TESTE Massari: Beh, la miccia... Se lei intende per esaurita la sua combustione nel momento in cui tutta la miccia si è consumata, cioè quando tutto il dardo è arrivato all'interno del detonatore, è immediato.
AVV. Cianferoni: Le faccio questa domanda perché, sempre dall'istruttoria dibattimentale è emerso che il fumo in realtà non è rimasto persistente e visibile fino a che la bomba è poi esplosa.
Ci sarebbe stato un lasso di tempo che io non le so quantificare nel quale il fumo non si vedeva più.
Allora io penso che la miccia, se c'era la miccia, non era più attiva.
E com'è allora che è esplosa questa cosa, se era attivata con una miccia?
TESTE Massari: Beh, tenga presente che il fumo generato da una miccia non è una grossa quantità di fumo.
All'interno di una macchina, quando la macchina è chiusa o ha i finestrini semiaperti, o parzialmente poco aperti come fu descritta quella macchina, abbiamo un accumulo di fumo determinato dal tempo di combustione. Perché se noi andiamo a verificare i minuti intercorsi dal primo allarme al momento dell'esplosione, abbiamo parecchi minuti. Quindi abbiamo parecchi metri di miccia che sicuramente hanno avuto la possibilità di far accumulare il fumo.
Però, nel momento in cui lei apre gi sportelli, apre il cofano posteriore, praticamente lei ha una massa d'aria che entra dentro e il fumo si disperde facilmente. Anche se nell'ultimo tratto lei ha ancora il dardo all'interno della miccia.
Non è così, una cosa così oggettiva. Cioè, uno più uno fa due. Noi abbiamo un sistema che sta in evoluzione, un sistema dinamico all'interno di un ambiente chiuso e poi passiamo all'interno di un ambiente aperto.
Tant'è vero che anche quella sera ci furono vari riconoscimenti, ma sempre in funzione del fumo che era all'interno della macchina e poi, nel momento in cui aprivamo tutti i cofani e gli sportelli e il cofano posteriore, il fumo andava via.
AVV. Cianferoni: Lei fa riferimento a quel cosiddetto esperimento giudiziale. Ma di questo parliamo...
TESTE Massari: All'esperimento giudiziale.
AVV. Cianferoni: ... di qui ad un attimo.
No, però le voglio chiedere ancora: la miccia, mentre compie il suo mestiere di miccia, si vede che brucia? E' visibile ad occhio?
TESTE Massari: No. No, perché il dardo è all'interno di un cannello. E se la miccia è una miccia viplata, cioè quella che ho chiamato io impropriamente con la guaina in plastica, e tecnicamente viene detta viplata, praticamente lei non vede assolutamente niente, perché il dardo è all'interno di questa guaina.
Se è una miccia del tipo catramato si può vedere al buio, ma diciamo con molta attenzione, una leggera luminescenza. Ma lei non vede la fiamma. Assolutamente. Lei vede il fumo.
Il fumo, comunque, questo fumo che anche se in piccola quantità, la fiamma è all'interno del cannello e il fumo che si svolge fuori che è parzialmente dovuto non tanto alla polvere nera, ma anche alla parte catramata esterna, comunque lo confonde il tutto.
Tant'è vero che in un caso di questo genere nessun artificiere, mai, andrebbe a disinnescare un ordigno in cui c'è una miccia a lenta combustione attivata. Perché non avrebbe la possibilità di verificare a che punto è, in quel momento, il sistema di attivazione.
AVV. Cianferoni: Senta, proprio in quell'esperimento, sa perché dico cosiddetto? Perché presenta quell'atto delle difformità rispetto alle nostre processuali per le quali non si può definire esperimento.
Ma di questo a lei non vale, insomma. Non è questo il motivo per cui le pongo la domanda.
Cinque furono le prove, lei questo lo ricorda, no?
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: La prima fu con la miccia viplata.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Quella, lei dice, migliore per non esser vista bruciare. Perché lei ha detto: 'con quella non si vede bruciare'.
TESTE Massari: Assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ricorda che esito dette l'esperimento di fronte ai testimoni?
TESTE Massari: Mi sembra che l'esito fu in parte negativo, perché l'odore della miccia viplata era diverso da quello che qualcuno dei testimoni ricordava di aver sentito nel momento dell'evento.
AVV. Cianferoni: Non solo. Ma io vorrei sollecitarle la memoria in questo senso: ricorda se i presenti, cioè coloro che erano stati presenti anche allo scoppio, sia pure da varie distanze, la vigilessa e i Vigili del Fuoco superstiti, disconobbero quest'esito non solo per quello che lei ha detto, ma anche per una diversa densità di fumo e una diversa tempistica nel dileguarsi del fumo?
TESTE Massari: Sì, ma infatti ci furono vari, diciamo varie contestazioni nel senso di quel primo esperimento che, tenga presente, almeno a me oltretutto non risulta che i testimoni sapessero niente.
Quindi noi facemmo un esperimento un po' al buio nei loro confronti. E ci fu anche il fatto del fumo, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, per quanto riguarda l'odore emanato da un innesco, dico bene? tipo miccia, che odore...
TESTE Massari: Da un sistema di attivazione.
AVV. Cianferoni: Da un sistema di attivazione tipo miccia, che odore si propaga?
TESTE Massari: Mah, guardi, l'odore è un fatto estremamente soggettivo, quindi... Diciamo che la miccia viplata ha un odore un po' di plastica bruciata. Però non proprio di plastica, perché comunque è accompagnato dall'odore della polvere nera che brucia all'interno.
Però certamente preponderante, è l'odore della plastica bruciata.
AVV. Cianferoni: Al di là dell'innegabile soggettivismo nel riconoscere un odore, io le dico che diversi testimoni sono venuti dicendo di non aver percepito nessun tipo di odore intorno alla macchina.
Questo è compatibile con il possibile uso di micce, oppure se c'erano le micce per forza doveva esserci un odore, quindi io posso poi tirare delle altre conclusioni.
TESTE Massari: Guardi, io non vorrei addentrarmi in una discussione che, ripeto, è estremamente soggettiva. Anche perché a me risulta che invece qualche testimone aveva sentito l'odore. Quindi... E che lo dichiarò lì.
AVV. Cianferoni: Ma senz'altro.
TESTE Massari: E che riconobbe poi l'odore del secondo esperimento. Quindi, cioè lì l'esperimento era soprattutto per verificare la presenza del fumo. Per verificare se il fumo poteva essere ascritto ad una miccia e quindi ad un sistema di attivazione insito nell'ordigno, oppure se il fumo poteva essere ascritto ad un altro sistema che si trovava lì per un'altra ragione, quale poteva essere una torcia che abbiamo poi provato, o un fumogeno. In maniera di attirare l'attenzione, in quanto l'esperimento fu fatto nel tentativo di sciogliere il dubbio se l'attentato fosse per caso fatto contro delle, più che delle persone, delle forze di Polizia.
Per cui ci fosse stato richiamo per poi fare avvenire l'esplosione.
Questo avrebbe però presupposto un ordigno completamente diverso, avrebbe presupposto un sistema a comando per fare avvenire l'esplosione e tutte altre cose che noi non abbiamo comunque accertato.
AVV. Cianferoni: Senta, passando al secondo tipo di prova, no? Quello già da lei un po' ricordato, io le dico, se lei non lo ricorda, che fu usato della miccia catramata lunga sei metri.
Questa lunghezza a che tempo di impiego corrisponde?
TESTE Massari: Corrisponde normalmente se è una miccia nuova in buone condizioni, a circa 12 minuti.
AVV. Cianferoni: Quindi sarebbe un metro ogni due minuti?
TESTE Massari: Sì, all'incirca. Se la miccia, ripeto, è nuova e in buona condizione, eh. Perché questo è uno dei presupposti per poter calcolare il tempo in funzione della lunghezza della miccia.
AVV. Cianferoni: Diversi testimoni poi hanno invece riferito, se pur con incertezze, a proposito del terzo esperimento.
Lei constato che ha una memoria ovviamente molto più vigile e attenta su queste cose tecniche, no?
Il terzo esperimento, lei ricorderà, è quello con un candelotto fumogeno.
Lei ricorda che esito dette questo esperimento?
TESTE Massari: Mah, quello col candelotto fumogeno che io però non mi ricordo l'ordine se è il terzo, perché sennò dovrei controllarlo sulla relazione...
AVV. Cianferoni: Io le dico che è il terzo.
TESTE Massari: Quello col candelotto fumogeno dette esito negativo, sia perché la quantità di fumo fu notevole, ma con la stessa velocità con cui si formò altrettanto rapidamente andò via, sia perché si sentì proprio il rumore del candelotto fumogeno che veniva innescato.
AVV. Cianferoni: Ora io su questo devo dire che la sua risposta di oggi sia un po' difforme da quello che leggo nella relazione.
A fogli 1852 della numerazione del Pubblico Ministero, 5 della numerazione interna della perizia - chiamiamola perizia, esperimento, o consulenza che dir si voglia - si legge così:
"A questo punto i Vigili del Fuoco e il vigile urbano concordavano unanimemente su una dichiarazione: la velocità con la quale il fumo si era diradato all'apertura delle portiere, era senza dubbio in questo caso il più verosimile di tutte e tre le simulazioni".
Quindi sto parlando del caso con il fumogeno.
TESTE Massari: E allora ho ricordato male io. Come fumo evidentemente... Io mi ricordo benissimo il fatto del rumore, che ci fu un problema di rumore per quanto riguardava il candelotto fumogeno.
Evidentemente il fumo invece, ho scritto così, era così. Ricordo male in questo momento io.
AVV. Cianferoni: Per correttezza mi preme specificare che poi questa consulenza, se male... No, no, è firmata soltanto, ecco, dal dottor Montanaro. Però sento che lei la fa propria, ha partecipato.
TESTE Massari: Certo.
AVV. Cianferoni: Credo che Montanaro abbia riportato gli esiti concordemente raggiunti da voi consulenti.
Quindi c'è questo punto del che cosa potesse essere questo fumo.
Questo interrogativo rimane, perché le dico ancora che un teste ha parlato di fili bianchi e rossi visti intorno a questo chiamato mummia o fantoccio, poi esplosivo insomma.
Ecco, cosa potrebbero essere questi fili bianchi e rossi?
TESTE Massari: Mah, guardi, diciamo che i testimoni hanno detto vari colori. Io insisto su questo fatto, perché lei riporta un testimone, invece i testimoni sono stati più di uno; non ne riportano molteplici, quasi tutti erano stati concordi nel vederne tre, va bene? E c'era la possibilità, c'era - se uno parla di colori - un colore rosso può essere comunque ascritto ad una miccia a lenta combustione del tipo viplato. Il colore bianco potrebbe essere sempre, ripeto, delle micce a lenta combustione il cui colore esterno è vero che è un colore scuro, ma lì ci troviamo in una situazione in cui c'è del fumo che comunque modifica, e siamo di notte, siamo in una situazione di emergenza.
Quindi noi quella volta ci siamo basati su delle dichiarazioni che comunque riportavano tre fili. Abbiamo fatto delle prove con questi tre fili. La maggiore, diciamo, i testimoni sono stati nella maggior parte concordi nel complesso del colore, della dispersione del fumo, dell'odore, ad ascrivere quello che avevano visto all'esperimento che noi avevamo fatto con le micce a lenta combustione.
Questo è stato un po' l'esito della prova.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
TESTE Massari: Quindi i tre fili per me possono essere benissimo derivati, o potevano essere delle micce a lenta combustione, anche se qualcuna magari catramatra e qualcuna viplata, o viceversa.
AVV. Cianferoni: Questa è la sua risposta.
TESTE Massari: Questa è la mia valutazione.
AVV. Cianferoni: Io ero partito da un filo rosso e uno bianco e la risposta sua è stata questa.
Ma io un'altra domanda le rivolgo: uno dei Vigili del Fuoco ha riferito di aver manovrato il pacco esplosivo cercando di spostarlo.
Ora, questo tipo di azione come si può conciliare con le cosiddette micce?
Voglio dire, lei mi ha capito benissimo.
TESTE Massari: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Se uno cerca di spostare il pacco avrà gli occhi molto vicini al pacco stesso e si potrà accorgere di una presenza che è più o meno della grandezza di diametro di una penna. Quindi non è proprio invisibile. E deve essere, anzi, ben collocata, insomma ecco.
TESTE Massari: Ma io non so in quale punto era collocata la miccia.
Tenga presente che noi stiamo parlando di un, chiamiamolo fantoccio, perché a suo tempo fu definito in questo modo, comunque parliamo di un pacco, di un involucro che occupava buona parte della macchina. E che quindi arrivava quasi al filo della spalliera della macchina. E che quindi andava dal basso verso l'alto. Quindi avrà avuto un'altezza sicuramente vicino al metro.
Quindi io non so le micce venivano, erano state inserite nella parte davanti oppure se giravano dietro e i detonatori erano dietro.
Cioè, io non posso sapere in che punto era e sapere che cosa ha visto in quel momento, o che cosa ha attirato l'attenzione di questo vigile del fuoco. Che, mi ricordo benissimo che ha provato a spostarlo.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Massari: Non riuscendoci, per altro.
AVV. Cianferoni: Ma quello che io non capisco è questo: come può lei escludere differenti tipi di innesco? Cioè, da dove le deriva...
TESTE Massari: Di attivazione.
AVV. Cianferoni: Di attivazione, sì, di attivazione.
TESTE Massari: Ma io, premesso che io non ho trovato niente che confermasse, che mi portasse ad ipotizzare la presenza delle micce, né ho trovato niente che mi possa portare ad ipotizzare la presenza di un diverso sistema di attivazione.
Da un punto di vista tecnico, se lei legge la relazione, vedrà che io ho scritto, abbiamo scritto che non abbiamo trovato niente, infatti.
AVV. Cianferoni: Bene. Ecco, questa è una risposta importante.
Senta, per quanto riguarda il peso di questo ordigno, lei ha potuto sviluppare dei calcoli?
La domanda è questa: che peso poteva avere, se ha potuto sviluppare dei calcoli.
TESTE Massari: Mah, diciamo che rispetto all'attentato di via Fauro di cui già abbiamo parlato, in questo caso i calcoli non hanno potuto riguardare il cratere perché, come ho già esposto, come ho già detto stamattina, il cratere era deformato dal fatto che aveva subìto due esplosioni e non una soltanto.
Per cui la valutazione è stata fatta un po' in base alle prove testimoniali, in quanto dalle prove testimoniali abbiamo cercato di risalire a qual era il volume occupato da questo esplosivo all'interno del portabagagli della FIAT e facendo un calcolo in funzione anche della densità media dell'esplosivo che avevamo accertato, siamo arrivati ad ipotizzare con questo fatto e con la ricostruzione della macchina e con la comparazione fatta con i precedenti casi a livello di dimensioni delle particelle di danni subìti dal motore, di comparazione sia con l'esperimento giudiziale fatto a suo tempo al poligono di Nettuno per via Fauro, siamo arrivati a stabilire una quantità di esplosivo che oscillava anche in questo caso intorno ai 90 chili, 90-100 chili.
AVV. Cianferoni: E ha potuto accertare il collegio di consulenti come era dislocato questo esplosivo?
Le faccio una domanda perché può essere interpretata come generica, altrimenti.
In occasione di un precedente fatto, un suo collega poté rappresentare di aver ricostruito in base a determinati elementi che la carica era a forma di parallelepipedo piuttosto che in un'altra forma.
Ora io le chiedo se questo tipo di accertamento, è stato potuto sviluppare.
TESTE Massari: No, in questo caso no. In quanto in questo caso noi abbiamo avuto la parte posteriore della FIAT Uno che era completamente distrutta; non abbiamo potuto avere nessuna indicazione dalla forma del cratere. L'unica indicazione che abbiamo potuto avere dal cratere è che, in base a come si presentavano i margini del cratere e ai raschiamenti presenti sul cratere, sicuramente l'esplosivo era contenuto, è una conferma che l'esplosivo, come dalle prove testimoniali, era contenuto all'interno del bagagliaio. Ma non siamo riusciti a risalire assolutamente alla forma che aveva l'esplosivo. O il confezionamento dell'esplosivo.
A meno di quello detto dalle prove testimoniali.
AVV. Cianferoni: Sempre sull'esplosivo, come si può trasportare la nitroglicerina? Senza correre quei grossi rischi di cui parlava stamani.
TESTE Massari: Beh, basta averla insieme all'EGDN all'interno di un gelatinato con presente nitrato di ammonio. Automaticamente è un esplosivo ultra stabile.
Cioè, io ho parlato di nitroglicerina pura, proprio per dire che a livello teorico sarebbe anche possibile ipotizzare la presenza che gli stessi attentatori abbiano confezionato gli ordigni assemblando insieme i vari componenti.
Anche questo comunque a livello pratico non sarebbe stato possibile, perché ci sono degli esplosivi tipo la nitroglicerina che inizialmente veniva assorbita sulla farina fossile. E nell'ultimo periodo viene prodotta direttamente insieme all'EGDN per formare il nitrogliceroclicole che è un esplosivo che invece è trasportabile e non è pericoloso da trasportare.
Quindi abbiamo un esplosivo del tipo gelatinato che viene normalmente utilizzato nelle cave e nelle miniere, dove uno dei presupposti fondamentali perché l'esplosivo, la formulazione di un esplosivo venga approvata e che vengano rispettate tutte le misure di sicurezza.
AVV. Cianferoni: Senta, poco fa lei ha parlato di una ipotesi che vi eravate posti, come ipotesi investigativa.
Cioè che l'ordigno fosse congegnato in maniera tale da attirare verso di sé, lei ha parlato della forza pubblica.
Questa ipotesi come poteste articolarla, prima di tutto?
TESTE Massari: Ma noi non la articolammo questa ipotesi. Questa fu una ipotesi che fu articolata praticamente da come si era verificato l'episodio. In quanto, dal momento della prima segnalazione, erano trascorsi diversi minuti. Nel momento in cui si erano avvicinati alcuni operatori, in particolare dei Vigili del Fuoco, in qualche modo era avvenuta l'esplosione.
Quindi, una delle ipotesi di lavoro poteva essere che i Vigili del Fuoco fossero stati attratti, o le forze dell'ordine fossero state attratte dal fumo per poi attivare il congegno.
E quindi sarebbe stata una trappola come ne sono state fatte in Europa da altre organizzazioni criminali.
In quel caso la cosa comunque non, diciamo in parte, non trovò riscontro. Sia perché alcune delle persone avevano nel frattempo fatto in tempo ad allontanarsi e quindi diciamo il cosiddetto pulsante non fu premuto nel momento in cui c'erano il maggior numero di presenze intorno alla macchina; e perché poi, ripeto, noi non abbiamo trovato niente che potesse confermare questa ipotesi, in quanto non abbiamo trovato nessun frammento di congegno ricevente che potesse spiegare un fatto di questo genere.
AVV. Cianferoni: Ma sa anche perché la mia domanda? Perché allora vorrei sapere da lei quand'è che sviluppaste l'ipotesi dell'obiettivo fisso.
TESTE Massari: Mah, diciamo che l'obiettivo fisso è nel momento in cui io posso attivare il congegno con un sistema a tempo.
Il sistema a tempo può essere rappresentato o da un timer, o da una miccia a lenta combustione.
E' cioè che quel congegno in cui l'attivazione non prescinde dalla presenza di un'altra, di una persona, di un altro operatore. Che può essere poi un operatore attivo, nel caso di un telecomando; un operatore passivo, nel caso per esempio di un sistema collegato al sistema di accensione della macchina, quale apertura dello sportello con la luce di cortesia, o altri dati di questo tipo qua.
In questo caso noi non abbiamo trovato niente: e a livello pratico, cioè tecnico di repertamento; e a livello testimoniale che facesse presupporre ad un sistema di questo tipo.
Quindi il sistema contro un obiettivo fisso è un sistema che presuppone l'attivazione e l'esplosione dopo un certo tempo. Indipendentemente dalla presenza o meno di persone, o di agenti, o di operatori nell'intorno della macchina.
AVV. Cianferoni: Compariamo questo fatto ai due che si erano verificati pochi giorni prima, un mese... Cioè, pochi mesi diciamo prima: 14 maggio via Fauro, 27 maggio via dei Georgofili.
Mi pare di capire che emerga dalla sua deposizione una sostanziale equipollenza tra via Fauro e via Palestro quanto ad ordigno e a sistema esplosivo.
Allora, io vorrei capire se questo intanto è corretto.
TESTE Massari: Intanto se lei parla dei precedenti due casi...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa. Avrei bisogno che il difensore riformulasse la domanda, perché io la possa capire meglio. Perché mi sembra la domanda, per come è formulata, di non poterla consentire.
Fermo restando che il Presidente poi deciderà come ritiene debba essere deciso.
AVV. Cianferoni: Sì. La mia domanda è: visto che più volte il consulente ha condotto delle analogie su via Fauro, mi pare proprio rispondendo alle mie domande ha detto c'era una sostanziale identità per più profili tra questi due sistemi esplosivi, chiamiamoli così, io ho detto se questa analogia in effetti sussiste ed è una analogia importante.
Se è corretto, se era corretto parlare di analogia tra via Fauro e via Palestro.
PRESIDENTE: A questo punto ho bisogno di sapere dal teste consulente se quando ha dato quella risposta, si riferiva al tipo di materiale esplosivo messo insieme alla miscela diciamo esplosiva usata nei due episodi, oppure ad altre circostanze complessive.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi consenta.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, avrei chiesto la parola apposta perché avevo bisogno che la domanda fosse esplicitata per poter dire se era una domanda che, secondo me, è da ammettere; ovvero se, secondo me, non è da ammettere.
Ripeto, Presidente, poi ci mancherebbe altro, è lei arbitro del problema.
No, direi che la domanda posta in questi termini non la posso consentire, nel senso che mi oppongo. E mi spiego con una brevissima premessa.
Io non ho nulla in contrario che l'esame del consulente, dei consulenti vada dove i difensori, la Corte, ritengono di portarlo. Però ho bisogno di una certa regola, di un certo metodo.
E, avvocato Cianferoni, non me ne voglia.
Dico, su due domande che lei ha posto al consulente avrei dovuto fare opposizione.
La domanda sulla quale ha chiesto al consulente di esprimere la sua valutazione sull'affermazione di un teste circa delle corde che il teste avrebbe impugnato e così via. Allora, prima di porre questa domanda l'avvocato Cianferoni abbia la correttezza, per cortesia, di far presente al consulente, oltre che alla Corte, che la circostanza di questo genere il consulente durante la consulenza fatta nel corso delle indagini preliminari non aveva mai avuto cognizioni, tanto per cominciare.
Perché questa circostanza, avvocato Cianferoni, è stata riferita per la prima volta dal Pubblico Ministero l'8 marzo del '95 dal teste Abbamonte. Il dato di indagine è questo: che il consulente ha sempre ignorato, perché la sua consulenza è stata depositata l'anno prima.
Quindi, introdurre - mi consenta, mi si consenta - in questo modo un po' indiretto un dato per vedere il consulente come naviga alla luce di questi, di certe emergenze, dico nulla di male. Però rappresentiamole in forma diretta, facendogli presente che è una emergenza posteriore rispetto all'accertamento con tutto quel che ne consegue. Prima ragione.
Seconda ragione: "ne verbun quide", in tutta la relazione di accertamento sul fatto se l'attentato era diretto a bersagli fissi o in movimento.
Il difensore vorrebbe saperlo. Allora, nel momento in cui domanda a partire da quando è stata formulata l'ipotesi da parte dei consulenti - se io non ho letto male - mi pare che sia un fuor d'opera, perché mai un quesito di questo genere era stato posto ai consulenti, mai i consulenti si erano espressi sul punto se l'attentato fosse diretto contro obiettivi fissi, obiettivi in movimento. Gli obiettivi fissi fossero rappresentati da un manufatto, da una persona, da una statua, da un palazzo, o che altro.
Quindi...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è l'ultimo profilo più specifico della opposizione. E cioè: per quanto riguarda, mi pare, di analogie. E del resto si tratta di quello che è stato illustrato dai consulenti in quella sede nella loro relazione, tra questo fatto e quelli precedenti, il discorso si limita alle analogie di tipo qualitativo per quanto riguardano la composizione della carica esplosiva.
Nessuno gli ha chiesto di esprimersi in termini di analogie tra sistemi di innesco, di attivazione, obiettivi e quant'altro.
PRESIDENTE: D'altra parte devo dire che, senza poter dire che conoscevo tutti questi antefatti, perché non li conoscevo, la risposta che il teste consulente aveva dato pochi minuti fa, io l'avevo intesa riferita esclusivamente alla composizione della miscela esplosiva.
Perché mi pare che mai ai consulenti che abbiamo sentito fino ad ora, siano state poste domande del tipo di quelle che lei ora aveva avanzato.
E che mi pare non possono essere poste in considerazione, posto che diversamente parliamo di una perizia.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Ma, avvocato, parliamo di una perizia. E' una questione che dovete chiedere voi, salvo la Corte di doversi riservare eventualmente per doverla disporre.
Ma non è certamente il momento di porre al consulente teste un quesito che è per lui totalmente nuovo.
AVV. Cianferoni: Presidente, allora, l'ordine delle questioni proposte dalla opposizione del Pubblico Ministero mi impone determinate articolazioni.
Mica per insistere tanto su quella domanda, ne posso fare un'altra abbastanza simile e secondo me, molto umilmente lo dico - molto centrata. La faccio di qui ad un attimo.
Il problema è questo, a mio avviso: si tratta di capire se, una volta di più - mi ripeterò e sarò noioso - si vuole dare attuazione a quell'insegnamento della Giurisprudenza per la quale si cerca, nell'ambito di un processo quale questo, che ci occupa di sviscerare i fatti in tutte le loro implicazioni, o se invece questo è diciamo più faticoso da far entrare.
Io fatico a non vedere la rilevanza e l'ammissibilità di una domanda tesa a sollecitare un consulente di chiara fama nazionale e internazionale in ambito esplosivistico su due fatti che sono nel capo di imputazione: via Fauro e via Palestro, in continuazione fra di loro.
PRESIDENTE: Avvocato, ma nessuno le dice che non possono essere oggetto di questo dibattimento.
Soltanto che a me non sembra congruo, serio e coerente con la natura della deposizione che è chiamato a fare, porgli un quesito che non è mai stato oggetto del suo elaborato.
AVV. Cianferoni: Ma veda, Presidente, questa osservazione, una volta di più mi farà sforzare di adeguarmici e di essere per l'appunto coerente.
Perché invece vi sono diversi quesiti sottoposti ai consulenti - Dio me ne guardi dal giurare che a questo consulente su questi fatti - ma allora io potrò un domani chiedere delle analogie con la strage alla Stazione di Bologna. Perché questo è stato chiesto, ecco. Per dire.
PRESIDENTE: Io non ne ho ricordo.
AVV. Cianferoni: Non su questo fatto.
PRESIDENTE: Ecco.
AVV. Cianferoni: Ho davanti un documento del fascicolo del Pubblico Ministero, ma non di questo specifico fatto.
Allora mi sembra che adoperare il proprio bilancino micrometrico per vedere se quella domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha...
AVV. Cianferoni: Io ora ne faccio un'altra.
PRESIDENTE: Mi scusi, ha una strada maestra...
AVV. Cianferoni: Eh, ma quella strada la sto preparando, Presidente.
PRESIDENTE: No...
AVV. Cianferoni: Mi viene il momento e si chiede la perizia, ma mi sembrava non tanto opportuno...
PRESIDENTE: Guardi, ma lo può proporre sia ora, come quando lei crederà. Nessuno è contrario all'idea di dover disporre una perizia.
AVV. Cianferoni: Se ne parlava e si cercherà di articolare al meglio questa richiesta che noi stiamo fondatamente pensando.
PRESIDENTE: Vogliamo...
AVV. Cianferoni: L'altra domanda era questa, no? Su via Fauro avete trovato...
Qui il teste, il consulente ci ha detto: 'non avevamo trovato niente di oggettivo sul sistema di attivazione'.
Questa è una risposta che ci ha dato.
Su via Fauro avete trovato qualcosa di oggettivo, quanto a sistema di attivazione?
TESTE Massari: No, su via Fauro neanche...
AVV. Cianferoni: Questa era una analogia che volevo fare risaltare.
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato, ma lei questa domanda, o lei o qualche suo collega, era già stata fatta a proposito di via Fauro. Ed aveva già ottenuto una risposta dello stesso tenore.
AVV. Cianferoni: Eh, ma veda, Presidente, mi permetto osservare che sono due fatti che sarebbero congegnati nel panorama accusatorio l'uno con bersaglio in movimento e l'altro con bersaglio fisso.
Tanto per far rilevare questo.
Ecco, ma riprendendo un attimo il fatto del bersaglio che esulerà dai quesiti... Nessuno penso le abbia chiesto: 'diteci voi quale sia il bersaglio'. Io parto invece dallo stato dei luoghi che voi avete dovuto constatare.
Allora, il cratere voi l'avete visto. Sia pure non era un cratere particolarmente felice da investigare perché ha detto che sfogava al di sotto in un condotto fognario, l'esplosivo. E quindi non vi ha consentito particolari acquisizioni sul profilo scientifico-ricostruttivo del fatto.
Però la mia domanda è: che rapporto, sotto il profilo scientifico - se c'è me lo dovrà dire lei, perché la mia domanda è molto scheletrica - si può porre tra quella esplosione e la Villa Reale di lì, diciamo, frontista, che stava di là dalla strada?
TESTE Massari: Non ho...
AVV. Cianferoni: L'efficacia dell'esplosione, per esempio, come la possiamo commisurare?
Ora lei è un perito chimico. Io questo non lo voglio dimenticare. Non è un esplosivista operativo. Cioè, non viene dalle file dell'esercito, faccio per dire. Abbiamo sentito invece altro tipo di consulente venire da quei ranghi. E la domanda aveva avuto un certo esito su via dei Georgofili.
Ora io provo a chiedere a lei se quel cratere era funzionale, era un ottimo cratere per attentare alla Villa Reale.
TESTE Massari: Ma io ho già detto stamattina che il cratere che noi abbiamo, che io ho potuto vedere, non era il cratere dell'esplosione, ma era il cratere di due esplosioni successive: una detonazione iniziale avvenuta con l'esplosivo all'interno della macchina; e l'altra deflagrazione - e ho utilizzato apposta il termine deflagrazione - avvenuta successivamente per la sacca di gas che si era creata all'interno del tubo.
Tant'è vero che il tubo, a seguito di questa deflagrazione, si era frantumato e riportava anche una falla che poi abbiamo potuto constatare dopo lo spegnimento della fiamma, anche sullo stesso tubo.
AVV. Cianferoni: Ecco. La ringrazio. Perché il dato non si disperda, mi interessa segnalare - non è una replica all'opposizione - ma la mia domanda non era sulle cordicelle. Era sul fatto - e questo il teste lo conosceva - che taluno aveva provato a spostarlo questo pacco. Non ho chiesto delle cordicelle.
La mia domanda era...
PRESIDENTE: No, aveva parlato di tre fili, avvocato, di colore diverso.
AVV. Cianferoni: Sì...
PRESIDENTE: I tre fili non erano le tre cordicelle.
AVV. Cianferoni: No, le cordicelle infatti non c'entravano, mi sembrava non c'entrassero nulla.
Ecco dunque, tornando - e io avrei anche concluso - le chiedevo... Questa domanda è motivata dalla mia necessità di conoscere come in quella notte si organizzarono i primi interventi di investigazione.
Perché nel giro di poco più di un'ora ebbero ad esplodere la bomba di Milano e due bombe a Roma.
Allora lei stamani ha detto che partì insieme al capo e al vicecapo della Polizia. Quindi, lo Stato Maggiore della Polizia di Stato andò a Milano.
Può dire se questa scelta di avviare il vostro intervento dal fatto di Milano fu dovuta ad un qualcosa di particolare che maggiormente vi premeva, rispetto ai fatti di Roma?
Io, questo volevo dire.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che sia la domanda malposta.
AVV. Cianferoni: Sì...
PRESIDENTE: Nel senso che non è indirizzata al soggetto che è abilitato a rispondere.
AVV. Cianferoni: Va bene...
PRESIDENTE: Perché se c'è un capo della Polizia, e io non so chi altro più o meglio di lui...
AVV. Cianferoni: E' morto. Il dottor Parisi.
PRESIDENTE: Non importa, ci poteva essere qualcun altro...
AVV. Cianferoni: Ma comunque...
PRESIDENTE: ... superiore, o parigrado, o altrettanto responsabile. Che decide di trasferirsi a Milano. Il nostro teste consulente pur bravissimo tecnico, non credo che abbia le funzioni di poter stabilire dove deve andare e dove non deve andare.
In occasione di due fatti così gravi evidentemente, non è lui quello che è deputato a stabilire questo. Perciò vediamo di rivolgere la domanda a chi aveva poteri decisionali in quella notte.
AVV. Cianferoni: Ecco, tipologia di domande che ho già ascoltato dal Pubblico Ministero: dottor Massari, lei ha partecipato a quante consulenze, dei più recenti fatti di strage?
Se non sbaglio, tanto Capaci che via D'Amelio?
TESTE Massari: No, Capaci e via D'Amelio ho partecipato come servizio di Polizia Scientifica, non come consulente.
AVV. Cianferoni: Sì, ora sulla qualifica poi mi consentirà di sbagliarmi, perché non conosco le carte di altri processi. Ma, ecco, quindi ha attivamente partecipato: Capaci, via D'Amelio...
TESTE Massari: No, Capaci, via D'Amelio, ripeto, ho partecipato...
AVV. Cianferoni: Come Scientifica. Va bene.
TESTE Massari: ... ho partecipato come funzionario di Polizia.
Poi ho partecipato come consulente a via Fauro, a via Palestro e San Giovanni e quell'altro insieme.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Formello.
TESTE Massari: Sì. Non come consulente. Anche Formello ho partecipato come funzionario di Pubblica Sicurezza.
AVV. Cianferoni: Senta, può escludere lei che questo ordigno fosse in qualche maniera posto addirittura per essere trovato e disinnescato?
TESTE Massari: Mah, io non sono un esperto artificiere, premetto.
E posso ripetere quello che ho detto in precedenza: che se questo ordigno era stato attivato con delle micce a lenta combustione, nessun artificiere si sarebbe avvicinato per disinnescarlo.
AVV. Cianferoni: Ecco, prima di chiudere, io riporto quando lei è intervenuto a proposito dei fatti di via Fauro. E disse di aver avuto da periziare un libretto di una vettura. Lei parlò di un frammento.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne ha avuti altri da periziare? altri frammenti documentali cartacei di altri fatti?
PRESIDENTE: Di questo procedimento.
AVV. Cianferoni: Di questo procedimento, si capisce. In particolare via Palestro.
TESTE Massari: Sì, in via Palestro abbiamo trovato degli altri frammenti. Alcuni che erano rappresentati dalla polizza della macchina. Poi c'era un cartellino che riguardava l'intervento dei Vigili del Fuoco, l'ora e la descrizione del motivo dell'intervento. Un altro che riguardava... Abbiamo...
PRESIDENTE: Scusi, scusi. L'intervento di cui parla, è un intervento che si riferisce a quella stessa notte?
TESTE Massari: No...
PRESIDENTE: I Vigili del Fuoco chiamati per un intervento quella stessa notte?
TESTE Massari: Sì. Se non ricordo male...
PRESIDENTE: No, no, va be', io le volevo chiedere soltanto una precisazione.
TESTE Massari: Posso controllare, perché in questo caso abbiamo avuto tantissimi reperti.
Dovrei avere il fascicolo, quello con le fotografie per vederlo prima, che purtroppo non ho qui.
Ecco, abbiamo trovato: reperto numero 82 che era parte del documento di polizza assicurativa della vettura esplosa, targata Milano 7P2498; poi, reperto 83 che era ulteriore parte della polizza di cui al reperto precedente, 82; un tesserino della biblioteca universitaria di Freiburg intestato a tale Andrea Kisling; poi abbiamo parte del manuale di istruzione uso e montaggio antifurto Cobra; un foglio intervento del comando Vigili del Fuoco recante impressa la scritta via Palestro vettura che brucia...
PRESIDENTE: Benissimo, benissimo.
TESTE Massari: Parte di tagliando di controllo con sul retro una scritta in lingua straniera; e ricevuta parcheggio auto.
Queste sono le parti cartacee che abbiamo diciamo, ritrovato e quindi fotografato tra i reperti che ci sono arrivati dal sopralluogo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Un'ultima domanda era: se poteva riferire sul luogo di ritrovamento del referto.
Mi rendo conto che non è la persona più adatta, ma questa domanda mi era sfuggita. Cioè, se lei sa a che distanza dal cratere fu trovata questa polizza assicurativa.
TESTE Massari: No, non lo so.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande e ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande dei difensori?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per Lo NIgro e Giacalone.
Premetto dottore che, come ho avuto modo di segnalare anche ad altri consulenti per precedenti episodi, chi le parla è assolutamente un profano della materia su cui lei finora ha molto brillantemente, fra l'altro, espresso cognizioni.
Senta, comunque io ho apprezzato oggi e altre volte che vi è una differenza, anzi, una sostanziale differenza - mi corregga se sbaglio - fra il tritolo e diciamo il cosiddetto gelatinato commerciale.
Ecco, che differenza, soprattutto se c'è differenza, di temperatura oltre la quale può essere pericoloso portare, trasportare anzi, questi due tipi di prodotti.
Se c'è, diciamo, un livello termico, ecco.
TESTE Massari: Mah, guardi, sicuramente dal punto di vista chimico c'è una differenza se noi partiamo dal presupposto di parlare di un gelatinato naturalmente che sia privo di tritolo.
Quindi parliamo di un gelatinato classico dove è presente nitroglicerina, EGDN e dinitrotoluene. Parliamo a livello di componenti attivi.
E quindi da un punto di vista chimico è chiaro che sono delle molecole, delle sostanze completamente diverse.
Da un punto di vista esplosivistico, pure sono delle sostanze completamente diverse, in quanto la nitroglicerina e l'EGDN sono delle sostanze che possono esplodere, come ho già detto questa mattina, anche in assenza di ossigeno. Cioè hanno una reazione chimica bilancio di ossigeno positivo; mentre il tritolo, per potere esplodere, ha bisogno di molto ossigeno e quindi è una sostanza a bilancio di ossigeno negativo.
Da un punto di vista della domanda che mi fa lei, cioè, c'è una temperatura di infiammabilità per tutti gli esplosivi che in questo momento non ricordo, ma è sicuramente differente tra il tritolo e la nitroglicerina.
C'è un punto di esplosione che viene misurato attraverso un sistema di percussione in cui il tritolo viene sempre preso come sostanza di riferimento.
Ma una temperatura a cui gli esplosivi trasportandoli possano esplodere, sinceramente è un parametro che non viene proprio preso in considerazione.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
TESTE Massari: O ho capito male io la domanda...
AVVOCATO Florio: No, no, benissimo, anzi.
Senta, mi scusi, comunque sia in particolare per quello che è la nitroglicerina pura, se ben apprendevo quello che diceva poc'anzi, vi devono essere particolarissime misure di sicurezza per trasportarla, soprattutto per vari chilometri.
No, era questo il punto che volevo confermasse, ma mi sembra di sì.
TESTE Massari: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta, per quello che concerne - se ho bene inteso - si chiama gascromatografico...
TESTE Massari: Cromatografico, sì.
AVVOCATO Florio: Allorché si effettua detto tipo di esame su tracce di esplosivo, si consuma, diciamo così, si distrugge parte di questo esplosivo ancorché in maniera lieve, oppure no?
Secondo le strumentazioni che avete, eh.
TESTE Massari: Allora, con la gascromatografia si distrugge l'esplosivo che viene esaminato in funzione del tipo di rivelatore utilizzato. Nel senso che il gascromatografo è un sistema di smistamento dei componenti di una miscela.
Diciamo, all'uscita di questo gascromatografo viene messo un rilevatore, che il rilevatore è quello che trasforma la sostanza che esce dal gascromatografo in un segnale.
Esistono vari tipi di rivelatori: i rivelatori a fiamma. E' un rivelatore che distrugge la sostanza all'uscita della colonna; il rivelatore per esempio a cattura di elettroni invece non la distrugge. Fermo restando che noi parliamo di quantità dell'ordine di un decimo di microlitro.
Cioè, noi inseriamo all'interno dello strumento un decimo di microlitro.
Se lei considera che queste soluzioni hanno una concentrazione estremamente bassa, la quantità che noi andiamo a mettere dentro, anche se la distruggiamo, è una quantità infinitesimale.
Per cui, anche volendola recuperare all'uscita dello strumento, diventa una operazione praticamente impossibile.
Però, per rispondere con precisione alla sua domanda, in alcuni casi la sostanza viene distrutta e in altra no. Anche se comunque non è recuperabile.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
Senta, poi apprezzavo questa mattina la differenza che lei poneva tra... che lei esponeva, anzi, tra detonazione e deflagrazione.
Se ho ben inteso si ha la detonazione o la deflagrazione a seconda che si aumenti, mi passi il termine assolutamente non corretto dal punto di vista tecnico, un elemento anziché un altro.
Cioè, se si ha un aumento di EDGN, si ha la detonazione; se si ha un aumento di nitrato di ammonio, si ha la deflagrazione. Mi sembra di aver capito.
TESTE Massari: No, non è così il concetto.
Il concetto è che una esplosione è una reazione chimica in cui io, partendo dai reagenti, ottengo dei prodotti di reazione.
Questa reazione chimica può avvenire a velocità differenti.
Ci sono delle sostanze che reagiscono a velocità dell'ordine fino a circa 1000 metri al secondo che vengono classificate come sostanze deflagranti; ci sono delle sostanze che vanno al di sopra dei 1000 metri al secondo fino a circa 8500 metri al secondo che vengono definite sostanze detonanti.
Però non esiste una distinzione netta tra sostanze deflagranti e sostanze detonanti. Nel senso che ci sono delle sostanze che in funzione della quantità e in funzione del confezionamento possono trasformarsi da deflagranti in detonanti.
Le faccio un esempio tipico: il gas, normalmente, è una sostanza deflagrante. Brucia con deflagrazione.
Se però mettiamo il gas all'interno della bombola ad alta pressione ed innestiamo la bombola, diventa una sostanza detonante.
Perché? Perché, oltre alla sostanza ci abbiamo un parametro concomitante che è quello della pressione.
Io, questa mattina, parlavo di una miscela di componenti che è la gelatina. In questa miscela di componenti ci sono contemporaneamente delle sostanze detonanti e deflagranti.
Il bilanciamento quantitativo tra queste sostanze può rendere la gelatina più o meno veloce. Quindi l'esplosione può essere più o meno veloce. Fermo restando che, essendo presenti delle sostanze come nitroglicerina e EGDN, ci troviamo sempre di fronte ad una detonazione. Cioè ad una velocità superiore ai 3000-4000 metri al secondo.
AVVOCATO Florio: Ecco...
TESTE Massari: Non so se adesso sono stato più chiaro. Forse...
AVVOCATO Florio: Sì, sì. No, le confesso la difficoltà, naturalmente non è un problema di esposizione sua, ma di incomprensione mia, casomai.
Senta, mi scusi, si era parlato prima di questi timer, in generale.
TESTE Massari: Sì.
AVVOCATO Florio: E proprio partendo dal fatto che chi le parla non ha presente proprio il congegno, però vi è un tempo massimo, oltre il quale il timer non può essere diciamo così regolato? Comunque non può produrre effetti.
TESTE Massari: Beh, il tempo massimo è direttamente correlato al tipo di timer che utilizzo. Perché se io utilizzo un contasecondi che può arrivare al massimo a 60 secondi, il tempo massimo è 60 secondi; se io utilizzo un orologio di tipo commerciale, il tempo massimo è di 12 ore; se io utilizzo un sistema ad accumulazione di carica, ci sono dei sistemi che possono arrivare fino a 48 ore. Quindi non c'è limitazioni nel sistema, ma la limitazione nel tempo è direttamente correlata al tipo di timer o al tipo di sistema a tempo che io utilizzo o che viene utilizzato.
AVVOCATO Florio: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, proprio così a completamento del discorso visto che alcuni argomenti che io mi riconnettevo di sottoporre a un altro consulente anche per distribuire meglio l'argomento, invece sono già stato sottoposti al dottor Massari.
Allora, un discorso estremamente semplice ad integrazione, dottor Massari, quando si è soffermato sulla velocità di combustione di una miccia nel caso che si tratti di una miccia a lenta combustione, in buone condizioni e nuove. Il che vuol dire che se la miccia è in condizioni cattive o addirittura è anche vecchia, il tempo di combustione della miccia diminuisce o aumenta?
TESTE Massari: Il tempo aumenta. Una miccia viene garantita normalmente dalla ditta dai sei mesi all'anno proprio al massimo del tempo teorico di combustione iniziale, dopodiché il tempo comincia ad aumentare fino a raddoppiarsi se la miccia è vecchia di oltre un anno.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vuol dire che per bruciare la stessa lunghezza di miccia occorre un tempo?
TESTE Massari: Doppio.
PUBBLICO MINISTERO: Tendenzialmente.
TESTE Massari: Tendenzialmente.
PUBBLICO MINISTERO: Tendenzialmente.
Senta, un'altra cosa che allora le chiedo di puntualizzare: siccome abbiamo parlato appunto delle micce in qualche modo caratterizzate o caratterizzabili per odore, la plastica bruciata, ecco ci vogliamo intrattenere un attimo, dottor Massari, sul tipo di colore - se di colore si può parlare - dell'emissione di fumo in particolare dalle micce a lenta combustione?
TESTE Massari: Ma normalmente il fumo che si genera dalle micce a lenta combustione è un fumo che definirei grigiastro, non è che abbia un colore ben definito. Si differenzia nettamente da micce di altro materiale che brucia, tipo materiale plastico, che è un colore nero perché è molto ricco di residui carboniosi e quindi è un colore che può variare dal biancastro al grigio. Quindi a seconda poi del tipo di luce, la persona che lo vede però ecco una cosa che è chiara è che non è... è un fumo che si distingue nettamente da un fumo di incendio molto scuro, è un fumo chiaro, un fumo dal biancastro al grigio lo definirei.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti ancora, dottor Massari, in questa maniera un po', come dire... a passare da un argomento all'altro. Lei parlava di certi reperti cartacei, così li abbiamo chiamati, che ha avuto come componenti di quel collegio di consulenti da esaminare e ne ha menzionato uno, proprio quello relativo alla copertura assicurativa di questa macchina.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, più che per lei è perché la domanda così è un po' più perspicua per tutti i presenti. Lei parlava del reperto 82 poco fa se non mi sbaglio, consultando l'elenco.
Ecco, allora io chiedo all'ispettore di proiettare un attimino questa foto, che per l'appunto è la foto dedicata al reperto 82 e che sta esattamente negli allegati proprio alla relazione a suo tempo redatta e elaborata da lei, dal capitano Ripani, dal perito Egidi, è nell'allegato B appunto della loro relazione, è posizionata in questo fascicolo che ha la numerazione 117.
Dico questo per la Corte perché la numerazione attribuita presso l'ufficio del Pubblico Ministero di Milano è un po' singolare, cioè un numero solo sulla copertina dell'allegato. Per quanto ci sia 200 foto, ma sono tutte sotto il numero 117. Il successivo numero di allegati al numero 118. Questa in particolare comunque è la foto 183.
Ecco, per avere da lei, dottor Massari, una risposta a una domanda molto semplice che comincio a formulare: questo documento - questo lo affermo io - riguarda la copertura assicurativa di quella certa macchina che è andata distrutta, si legge bene che è intestata la polizza alla signora, nella foto precedente, è intestata alla signora Esposito Letizia che come la Corte sa, perché ha anche deposto come teste, era la proprietaria di quella macchina.
Ecco, questo è stato... vuole allargare un attimo se non le spiace, perché così si vede anche il reperto 82. Allora possiamo avvicinarsi un po' con l'immagine, la ringrazio.
Ecco, dottor Massari, questo è - chiamiamolo così - un pezzo di carta che viene da un'automobile che è stata distrutta da un'esplosione. Ecco, vuole descrivere la condizioni lei di questo reperto?
TESTE Massari: Le condizioni di questo reperto, come appare anche dalla fotografia, diciamo che il reperto è abbastanza in buono stato nel senso che è leggibile praticamente in tutte le sue parti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Manca di qualche parte, per esempio nell'angolo chiaramente visibile dall'immagine, in alto a sinistra e naturalmente era un po' strappato, spiegazzato nella parte bassa. Tenendo presente che io a questo punto non ricordo esattamente le condizioni precise in cui è pervenuto, cioè se noi abbiamo in qualche modo operato per ristenderlo meglio al momento della fotografia. Però diciamo che è un frammento di reperto quasi integro.
PUBBLICO MINISTERO: Se l'ispettore fa marcia indietro di una foto o due, per cortesia, c'è proprio anche la fotografia della confezione originale di questo reperto, quindi la bustina di plastica, l'abbiamo già visto in un altro rilievo fotografico oggi.
PRESIDENTE: Quella che abbiamo già visto stamattina.
PUBBLICO MINISTERO: Assicurazione Uno grigio... ecco quello è tale e quale vi è stato rimesso dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica.
TESTE Massari: Sì, questo è come noi lo abbiamo ricevuto, poi lo abbiamo tirato fuori dal...
PUBBLICO MINISTERO: Allora una domanda molto precisa: vi è qualche cosa di anomalo sul fatto che questo foglietto di carta, questo pezzo di carta, all'esito di un'esplosione che ha interessato il veicolo dove si trovava, ha conservato tutto sommato quella che io, Pubblico Ministero, definisco una sostanziale integrità?
TESTE Massari: Diciamo che non c'è niente di anomalo, nel senso che dovremmo qui rivedere un po' tutta la teoria per quanto riguarda l'onda esplosiva nel momento in cui si genera. Questo è un reperto che si trovava penso sul vetro, normalmente sul vetro della macchina, comunque nella parte anteriore della macchina, a una certa distanza dal punto in cui è avvenuta l'esplosione e come reperto cartaceo ha la caratteristica di offrire una resistenza elevata all'esplosione e nello stesso tempo bassa nei confronti dell'esplosione per cui è un reperto, i reperti cartacei normalmente non sempre... cioè non sempre, molte volte, moltissime volte noi abbiamo avuto la possibilità di ritrovare reperti cartacei quasi integri dopo l'esplosione, soprattutto reperti cartacei che si trovavano nella parte anteriore rispetto all'autovettura esplosa.
A differenza di altri reperti che invece, tipo i rivestimenti della macchina, tipo reperti di materiale fibroso, che invece subiscono di più gli effetti distruttivi. I reperti cartacei, anche perché bisogna tenere presente un fatto, che questa qui è stata un'esplosione sicuramente una detonazione molto elevata, nel senso che l'effetto detonante è stato enormemente superiore all'effetto deflagrante.
Nella relazione questo non è stato ben evidenziato perché in effetti non era neanche uno dei quesiti che c'era stato posto all'atto dell'incarico. Però in questo caso noi ci troviamo di fronte ad una detonazione estremamente veloce, con un effetto brisantante molto elevato. Tant'è vero che la macchina ha subìto delle frammentazioni, dei frammenti piccolissimi che si sono irraggiati a una distanza elevatissima dal punto dell'esplosione.
Dico questo perché con l'effetto estremamente detonante è associato anche poca fiamma, cioè l'effetto fiamma derivante dall'esplosivo è un effetto fiamma che diminuisce man mano che aumenta la velocità dell'esplosione. Noi ci abbiamo gli esplosivi deflagranti che hanno anche sia una grossa spinta sia una grossa fiamma. Gli esplosivi detonanti che hanno una frammentazione estremamente elevata ed una fiamma estremamente bassa.
* Quindi il fatto che si sia ritrovato un frammento cartaceo che apparteneva alla macchina è un fatto che noi abbiamo riscontrato in tantissimi altri episodi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, non ho altro da chiederle. La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Allora, dottore, può andare. La ringraziamo.

udienza 13.1.1997

*TESTE Egidi: Mi chiamo Paolo Egidi, sono nato a Roma il 22 febbraio del 1962. Sono residente in Roma presso il servizio di Polizia Scientifica, viale Aeronautica numero 7.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Egidi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta signor Egidi, lei - la Corte già lo sa - è sentito come consulente del Pubblico Ministero, in particolare all'udienza di oggi sulla vicenda che riguarda via Palestro.
Ecco, ho da chiederle un dato a premessa di tutto, cioè a dire: lei è stato sul luogo del fatto a partire da quando?
TESTE Egidi: Sono giunto sul luogo del fatto la mattina del 28 luglio 1993. Partimmo con il dottor Massari, il dottor Salvatore Montanaro direttore del servizio Polizia Scientifica, l'allora capo della Polizia prefetto Parisi, il prefetto Luigi Rossi da Ciampino con un aereo privato. Giungemmo sul luogo dell'attentato intorno alle sei, sei e mezza della mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta Egidi, una domanda apparentemente fuor di piano: ricorda se il servizio in quella stessa nottata si occupò anche - quella nottata, poi durante il giorno, eventualmente i giorni successivi - si occupò anche e quindi contemporaneamente, dei fatti successi a Roma quella stessa notte?
TESTE Egidi: Quella stessa notte, come tutti ricordiamo, ci fu una gravissima emergenza perché contemporaneamente erano esplosi tre ordigni esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
TESTE Egidi: Pertanto la nostra squadra, che si interessa particolarmente di sopralluoghi in casi di esplosione, fu suddivisa in gruppi: un gruppo andò a San Giovanni, un gruppo andò a San Giorgio a Velabro e un altro si diresse verso Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei faceva parte della sottosquadra che si trasferì a Milano.
TESTE Egidi: Sì, volevo aggiungere una cosa signor Pubblico Ministero, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: Devo premettere però che sia il dottor Massari che il dottor Montanaro e anche il capo della Polizia prefetto Rossi erano già stati, prima di partire per Milano si erano già recati a Roma sui luoghi si San Giorgio e di San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei arrivando sul luogo penso avrà preso personalmente e direttamente cognizione dello stato dei luoghi stessi.
TESTE Egidi: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora io a questo punto, e attingo - la Corte lo sa di già che lei è stato nominato consulente dal Pubblico Ministero il 30 di luglio del '93 durante le indagini preliminari - io attingo quindi a materiale che fa parte di quell'elaborazione, quindi la consulenza e gli allegati.
E chiedo alla cortesia dell'ispettore Benelli di proiettare rapidamente in successione le foto 75 e 76 di questo che è l'allegato, però Presidente per non incorrere in equivoci, questo è l'allegato fotografico al verbale di rilievi e sopralluogo fatto dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica. Quindi siamo esattamente alle foto 75 e 76 del primo allegato fotografico a quel verbale.
Ora, come tra un attimo vedrà Egidi, entrambe le fotografie rappresentano un certo preciso luogo, un certo preciso punto dello stato dei luoghi.
Questa è la prima, la seconda è la stessa area ripresa mi pare più da vicino, o addirittura con un ingrandimento, questo non glielo so dire, comunque queste sono foto dall'alto mi pare.
TESTE Egidi: Sì, questa praticamente è l'immagine del cratere che è stato scavato dalla detonazione della carica in via Palestro. Se mi chiede la descrizione di questo cratere io posso...
PUBBLICO MINISTERO: Io infatti volevo porle alcune domande proprio mirate su questo punto della situazione. Cioè a dire quello che poi tutti gli atti di Polizia Giudiziaria e Scientifica definiscono come il cratere. Io vedo che, intanto questa è una foto scattata in ora diurna, vedo che questo avvallamento o come altro lo vogliamo definire è per buona parte ricoperto da detriti e siccome lei con l'altro personale del servizio intervenne al mattino, io ipotizzo che questa è la situazione che più o meno avete avuto voi davanti agli occhi.
TESTE Egidi: Sì, questa è la situazione che ci siamo trovati di fronte. Chiaramente quando arrivammo noi sul luogo c'erano però delle fiamme molto alte, infatti la sacca di gas che si era creata al di sotto del cratere scavato aveva provocato l'incendio appunto di gas metano e pertanto c'era una alta colonna di fuoco, molto però compatta, convogliata tutta verso l'alto, molto stretta se vogliamo dire.
Quindi qui, da questa fotografia vediamo le proiezioni diciamo così delle schegge. E' opportuno secondo me...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le schegge ci arriviamo.
TESTE Egidi: Ah, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti lei ha anticipato una mia domanda, credo di capire perché lei adopra questo termine.
No, ecco, questa è una rappresentazione fotografica, ne potremmo presentare anche altre, lei ce lo sta ridicendo anche oggi del cratere.
Allora, siccome poi lei ha avuto quel certo incarico con il quale le è stato chiesto di riferire su tanti aspetti di questo avvenimento, gli aspetti di tipo qualitativo, gli aspetti di tipo quantitativo di feriti, quindi al cosiddetto peso di carica: ecco, io avevo bisogno intanto di cominciare a ragionare con lei delle caratteristiche di questo cratere in rapporto a quell'accertamento che vi era stato delegato dal Pubblico Ministero di Milano, cioè a dire la determinazione del peso di carica.
E che sappiamo, la Corte sa che normalmente viene utilizzato come primo punto di riferimento la conformazione per dimensioni e quant'altro del cosiddetto cratere.
TESTE Egidi: Sì, vorrei premettere che la detonazione di una carica esplosiva genera nell'ambiente, nell'atmosfera una rapidissima espansione di gas a forma radiale - infatti qui possiamo vedere la proiezione cosiddetta a raggiera delle schegge sull'asfalto - che genera nell'ambiente marcati fenomeni termomeccanici. Se l'onda esplosiva, la carica esplosiva quindi attraversa un mezzo elastico, non so, supponiamo l'aria o l'acqua per esempio, il mezzo assorbe molto bene questa onda d'urto e ritorna praticamente in equilibrio subito dopo. Non si possono apprezzare in maniera marcata su un mezzo elastico gli effetti di una detonazione.
Qualora invece la detonazione avviene in un mezzo che è dotato di anelasticità, prendiamo un contenitore metallico oppure un blocco di piombo, beh, la carica in questo caso produce diciamo delle deformazioni permanenti che dipendono dalla qualità e dalla quantità dell'esplosivo che è stato impiegato.
E' chiaro che il passaggio da una situazione ideale a una situazione reale, comporta l'introduzione di una serie di variabili: conformazione della carica, disomogeneità del mezzo che la contiene. E pertanto appare, in campo esplosivistico si ricorre molto spesso più a prove cosiddette empiriche, campali, le cosiddette prove di scoppio che ha dei calcoli teorico-matematici per poter risalire al peso di carica.
Noi il 26 di novembre 1993, presso il Centro Esperienze per l'Armamento di Nettuno, un poligono militare del Ministero della Difesa, effettuammo una prova di scoppio al fine appunto di calcolare teoricamente il peso della carica esplosa. In questa occasione furono anche apprezzati altri fenomeni, che non so poi se il Pubblico Ministero vuole...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: ... che elenchi adesso oppure successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, finiamo di sviluppare questo ragionamento sul peso di carica in rapporto a questo particolare cratere, a questo.
Questo reperto, definiamolo in questo modo, vi è stato di una qualche utilità, oppure di utilità modestissima, o praticamente ridotta a zero.
TESTE Egidi: Non ci fu assolutamente d'aiuto in quanto, come ho detto in precedenza, questo cratere fu naturalmente amplificato, allargato, tant'è che appunto al di sotto di esso si formò una vera e propria voragine e questo non ci consentì di ottenere quei valori che di norma consentono appunto il calcolo, la stima teorica del peso della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Salvo poi riprendere il discorso sulla determinazione del peso di carica, però tanto per utilizzare, se qualche cosa di utilizzabile c'è, il linguaggio di questo reperto, ecco giusto appunto volevo richiamare la sua attenzione su tutti quei segnettini bianchi sulla foto che si ripartono mi sembra radialmente da un ipotetico centro di quell'avvallamento. Per voi hanno significato che cosa, in particolare?
TESTE Egidi: Mah il significato che ha questo cratere è quello che ci ha permesso di escludere che la carica per esempio fosse stata posta a contatto col terreno stesso, cioè che quindi ci si fosse trovati di fronte ad una carica leggermente sopraelevata rispetto al manto stradale. Questo perché? Perché se una carica esplode a contatto col manto stradale avremmo trovato diciamo degli orli, dei bordi del cratere decisamente più, come posso dire, più macinati, più consumati. Praticamente una carica a contatto mangia il terreno e in questo caso invece, come si può vedere dalla fotografia, addirittura il cordolo del marciapiede, cioè la pietra di Trani con cui è fatto il marciapiede sì si è spostata ma è rimasta in posizione.
Quindi questi sono degli elementi che ci hanno consentito di...
PUBBLICO MINISTERO: Lei parlava di schegge. Quei segnettini bianchi sono il risultato di proiezione di schegge?
TESTE Egidi: Sì, quelli sono il risultato di proiezioni di schegge dall'alto verso il basso.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'alto verso il basso. E con questa direzione radiale.
TESTE Egidi: Con questa direzione radiale dì.
PUBBLICO MINISTERO: Sui 180 gradi.
TESTE Egidi: A raggiera sì.
PUBBLICO MINISTERO: A livello almeno della pavimentazione.
Ecco, allora detto questo, venendo a riprendere quindi il ragionamento dove l'aveva lasciato lei, vi siete piuttosto orientati per una determinazione di tipo, non tanto secondo i modelli teorici, ma secondo... ecco questa è un'altra foto, mi sembra rappresenti bene quello di cui stavamo parlando.
Avete cercato una determinazione a livello sperimentale per così dire.
TESTE Egidi: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi avete proceduto a compiere una certa prova di scoppio come lei la definiva.
Ecco, mi pare, anzi lo so, dalla data che lei ci indicava, che sia la stessa data della sperimentazione eseguita per gli analoghi scopi relativamente all'attentato di via Fauro.
TESTE Egidi: Sì, confermo questo. Infatti con la stessa prova... La stessa prova fu utilizzata anche per la determinazione dei pesi di carica di altri tre attentati che erano avvenuti in precedenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e com'è che attraverso quella certa prova di scoppio - la Corte è già ragguagliata perché già ne è stata messa al corrente in relazione alla ricostruzione dell'attentato di via Fauro - com'è che attraverso quella certa prova siete riusciti ad avere un valore indicativo per la stima del peso di carica dell'attentato di via Palestro?
TESTE Egidi: Certamente non tanto per le dimensioni del cratere, che come ho detto prima sono dimensioni falsate rispetto poi a quello che poi realmente è accaduto in via Palestro. Soprattutto abbiamo tenuto conto della demolizione dell'autovettura, della proiezione delle parti leggere dell'autoveicolo - che mi ricordo giunsero addirittura a distanze intorno ai 200 metri circa - alla demolizione delle parti pesanti del veicolo stesso, quindi motore, organi direzionali, avantreno, semiasse, tutte queste cose qui. E anche dal dato che ci veniva dalla misurazione del volume del bagagliaio di una FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi vi siete trovati ad avere, rispetto alla prova di scoppio, un risultato ex post, comparativo tale per cui il peso di carica come lo avete determinato, nel suo termine numerico finale?
TESTE Egidi: Mah, come ho detto poc'anzi, per esempio il calcolo del volume del bagagliaio di una FIAT Uno, tenuto conto della densità del materiale esplodente che era stato impiegato, era compatibile...
PUBBLICO MINISTERO: Impiegato per come era stato determinato analiticamente.
TESTE Egidi: Certo, come era stato determinato analiticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: Aveva un peso all'incirca intorno ai 90-100 chili. E abbiamo visto che 90-100 chili di esplosivo oltretutto producono delle deformazioni, delle demolizioni, delle frantumazioni delle parti metalliche dell'auto che erano sovrapponibili a quelle dell'auto in reperto praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signor Egidi, nell'ambito di questa attività che avete svolto su incarico del Pubblico Ministero di Milano, voi avete sottoposto - la Corte lo sa - sottoposto a verifica un dato che emergeva da una serie di elementi, cioè a dire la presenza, nei momenti precedenti l'esplosione, all'interno di questa auto, esternamente a quest'auto, per effetto di certi finestrini non completamente chiusi, ecco, la presenza di fumo, eh?
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E la Corte sa che sono state eseguite delle simulazioni.
TESTE Egidi: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora io vorrei che riassumesse alla Corte, siccome mi risulta che ha partecipato personalmente al compimento di questi atti, io vorrei che lei riassumesse alla Corte le fasi di questa attività di simulazione.
Io qui dispongo - predispone il Pubblico Ministero, non la Corte - io dispongo di tutto il fascicolo dei rilievi fotografici relativi a queste prove.
Se lei ritiene di utilizzare queste foto - alcune, non tutte, perché sono una quarantina - per rendere più perspicuo il suo discorso, ovviamente le fotografie possiamo proiettarle.
Le dico subito, Egidi, che ho mirato la domanda specificamente sul fumo, più che sulla composizione di questo involucro che era stato visto e descritto da una serie di testimoni, eh?
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio un discorso che io le sto proponendo riguarda esplicitamente questo fumo.
Quindi, com'è che avete proceduto, attraverso quale successione.
TESTE Egidi: Sì, questa attività iniziò la sera dell'8 ottobre 1993 su disposizione del dottor Pomarici, sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano, P.M. che ci conferì l'incarico.
La prova, appunto come dicevo, iniziò alle 18.30 alla presenza diciamo dei sopravvissuti, dei testimoni che quella notte intervennero immediatamente dopo quella chiamata che li dirottò sul luogo dove c'era questa vettura che bruciava.
E furono fatti cinque esperimenti.
I primi due esperimenti furono eseguiti con degli spezzoni di miccia a lenta combustione. Nel primo caso fu usata, furono usati 11 metri di miccia a lenta combustione cosiddetta viplata, in quanto il cordone di miccia, cioè il polverino quindi di polvere nera che sta avvolto all'interno è coperto da uno strado di PVC di colore rosso.
Normalmente questi artifizi vengono usati in campo civile per portare a detonazione un comune detonatore da mina.
La seconda prova fu fatta con della miccia a lenta combustione, ma di tipo catramato. Cioè, la polvere nera che sta all'interno della corda avvolta con dei filati di juta, è impregnata ad un intonaco di bitume.
Anch'essa viene impiegata in campo civile come mezzo di attivazione di un detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Detonatore a fiamma.
TESTE Egidi: Detonatore a fiamma, certo. Perché per detonatore elettrico si presuppone un altro tipo di attivazione.
Per quanto riguarda poi la terza, quarta e quinta prova: la terza, va be', utilizzammo un fumogeno. Un fumogeno del tipo che va praticamente attivato graffiando la capocchia del fumogeno su una normale scatola di fiammiferi.
Nella quarta usammo invece un artifizio pirotecnico, una candela romana, un artifizio che è in grado di sviluppare una abbondante e copiosa fumosità. Ma questo esperimento fu interrotto, fu cessato diciamo, perché prese fuoco uno dei tappetini dell'autovettura, uno dei tappetini interni dell'autovettura.
La quinta prova invece fu fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi.
TESTE Egidi: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Perché prese fuoco?
TESTE Egidi: Perché, vede dottor Chelazzi, la candela romana è costituita da una miccia lunga una decina di centimetri circa. E poi c'è un cilindro, diciamo come una bacchetta cilindrica lunga una trentina di centimetri.
Questa bacchetta è avvolta da carta, da carta colorata. In genere non so se lei ha mai visto come sono confezionati questi fuochi. Hanno delle carte vivaci con dei fiori, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Egidi: Quindi, l'accensione della miccia ha prodotto la combustione della carta. E pertanto si è subito creato un focolaio d'incendio. Quindi abbiamo dovuto usare l'estintore lì per spegnere e abbiamo annullato questa prova.
La quinta ed ultima prova fu fatta con un nebbiogeno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Un nebbiogeno è un artifizio militare che viene innescato tirando una cordellina con un anellino. Esplode una carica pirica. La carica pirica innesca una sostanza alogenata che è posta direttamente a contatto e questo fa un abbondante fumo giallognolo, diciamo.
Quindi, queste furono le cinque prove che mettemmo in atto quella sera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le operazioni furono fatte con l'intervento che lei ha chiamato sopravvissuti, chiamiamoli testimoni.
TESTE Egidi: Giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Questi testimoni erano informati preventivamente del tipo di simulazione che si andava ad effettuare di volta in volta?
TESTE Egidi: Beh, no, loro non è che erano informati sul tipo di artifizi che avremmo acceso. Avevano dei compiti precisi, però.
Cioè, dovevano aprire le portiere, aprire il cofano, aprire il bagagliaio in determinati momenti, quando glielo ordinava il Pubblico Ministero, perché dovevano riprodurre appunto le azioni, le attività che avevano svolto quella sera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual è la differenza fondamentale - ma lo chiedo al consulente secondo la sua valutazione, non quella che fu espressa in quel momento dai testimoni, la sua valutazione personale, tutto sommato, la sua constatazione diretta - la differenza fondamentale tra le prove effettuate, se ve n'era, eh, se c'era una differenza fondamentale, tra le prove effettuate con le micce e le prove effettuate con i cosiddetti fumogeni, o nebbiogeni?
TESTE Egidi: Guardi, la differenza principale... innanzitutto, la cosa principale che le differisce è l'odore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Perché, sia il fumogeno, che il nebbiogeno, non creano odori particolari nell'atmosfera.
Invece, le due micce a lenta combustione, creano degli odori caratteristici.
In particolare la miccia a lenta combustione catramata praticamente sparge nell'aria l'odore tipico del bitume bruciato. Non so, tipo quello che si avverte quando ci sono dei lavori di...
PUBBLICO MINISTERO: Bitumatura.
TESTE Egidi: Sulle strade, diciamo, di asfaltatura del manto stradale, si avverte questo odore tipico di bitume.
Mentre la miccia a lenta combustione viplata dà un odore più plastico, perché essendo avvolta in un involucro in PVC, il fronte di fuoco che corre all'interno della miccia provoca la combustione dell'involucro in PVC e quindi si sente un odore un po' di plastica bruciata.
PUBBLICO MINISTERO: E come intensità dell'emissione di fumo?
TESTE Egidi: L'intensità dai tipi di miccia è diversa.
La miccia a lenta combustione catramata fa un fumo più bianco, più denso; quella viplata fa un fumo altrettanto bianco , sul grigiognolo. Ma comunque dell'intensità di quello che produce la miccia catramata.
PUBBLICO MINISTERO: No, e rispetto agli altri artifizi di nebbiogeno e fumogeno?
TESTE Egidi: Sì, mi scusi, rispetto agli altri artifizi, come posso dire? Il nebbiogeno, va be', produce una colorazione... è un aerosol, una nebbia abbondantissima giallognola. Quindi non può essere comparato assolutamente con le micce.
Il fumogeno fa un fumo bianco, però senza spandere nell'aria alcun odore.
PUBBLICO MINISTERO: Senza?
TESTE Egidi: Spandere nell'aria alcun odore caratteristico, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le ripeto che per illustrare meglio quello che è il suo pensiero, che si proiettino delle fotografie, sono qui.
Per me il discorso è ben chiaro come lo sta sviluppando.
Ho bisogno di chiederle ancora alcune cose circa queste micce.
Il comportamento della miccia a lenta combustione, se poi ci sono differenze tra un tipo e l'altro di miccia, è lei che lo deve illustrare. Io francamente non ho conoscenze in merito. Il comportamento tra i due tipi di miccia, nel corso della combustione, a parte l'emissione di fumo, casomai ci ritorneremo. Ecco, ma un comportamento osservato dall'esterno, ce lo può descrivere?
TESTE Egidi: Al momento in cui io attivo uno spezzone di miccia a lenta combustione non ho più, dopo l'attivazione, non ho più la cognizione di dove è il mio fronte di fuoco, praticamente, il mio dardo.
Io l'accendo, so che è partita. Ma durante il suo percorso all'interno della carcassa dell'intonaco o di bitume, o di PVC io non lo posso più seguire perché non è percepibile dall'esterno. Quindi...
PRESIDENTE: In nessuno dei due tipi?
TESTE Egidi: Sì, sia in quello a lenta combustione catramato, sia quello a lenta combustione in PVC.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, l'esterno alla parete, la camicia della miccia durante la combustione rimane integra?
TESTE Egidi: Ma no, rimane integro. Come posso dire? E' chiaro che viene intaccato da piccoli fenomeni di combustione. Ma nel suo complesso comunque la carcassa rimane integra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: se noi prendessimo un pezzo di miccia a lenta combustione.
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lo accendessimo ad una delle sue estremità, ecco, al termine della sua combustione che sia 10 centimetri o che sia un metro credo faccia lo stesso, ci rimarrebbe in mano qualche cosa, oppure troveremmo semplicemente la cenere?
TESTE Egidi: No, ci rimarrebbe in mano comunque la carcassa di questa miccia, l'involucro.
E' chiaro che per controllare la proiezione del fronte di fuoco dovrei cronometrare la miccia nel momento in cui l'accendo.
Io so che brucia in normali condizioni un metro in due minuti, beh, allora se la seguo con l'orologio potrei pressappoco...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: un altro modo per tenere sotto controllo il punto di combustione una miccia a lenta combustione, non c'è a quello che capisco.
TESTE Egidi: Non, c'è. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Di talché, davanti ad una miccia accesa, magari accesa con in testa un detonatore che è immerso in una carica esplosiva, chi avesse cognizione di quello che sta succedendo ha la possibilità di stabilire se...
TESTE Egidi: Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... è in tempo a disattivare il tutto. Ovvero è fuori tempo massimo sempre e comunque.
TESTE Egidi: Assolutamente. Anche il migliore degli artificieri, insomma, rinuncerebbe a fare un tipo di operazione del genere, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, noi stavamo parlando del comportamento di queste micce, ma non sappiamo che cosa sono.
Cioè a dire: lei ce la può descrivere come manufatto la miccia viplata o la miccia catramata?
TESTE Egidi: Sì. La miccia catramata non è altro che un cordone, all'interno del quale è posto un polverino di polvere nera.
PUBBLICO MINISTERO: Che dimensioni ha?
TESTE Egidi: Allora, la granitura della polvere nera che sta all'interno della carcassa va dai 20 ai 75 meches. La granitura però della polvere.
Il diametro della miccia corrisponde a qualche centimetro, circa.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche?
TESTE Egidi: Qualche centimetro, circa.
Lei parla di diametro esterno?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, io parlo del diametro, non a circonferenza. Il diametro esterno di una miccia.
TESTE Egidi: Sì, va intorno all'1,8-2,2 centimetri. Insomma questa è la misurazione.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, siamo a livello di questi...
TESTE Egidi: Ma guardi, io se è possibile farlo in Corte d'Assise, ho degli spezzoni di miccia che non sono...
PUBBLICO MINISTERO: Se li è portati con sé?
TESTE Egidi: Cioè, sì, ce l'ho.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
TESTE Egidi: Non sono pericolosi, cioè sono praticamente dei campioni che io uso quando a volte facciamo lezione ai ragazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E' naturale. E allora se ne dispone.
La cosa migliore è che lei la illustri su quell'apparecchio...
PRESIDENTE: Ecco, si trasferisca laggiù.
TESTE Egidi: Ecco, da questa immagine comunque non si vede molto bene lo strato bituminoso che forse è più facilmente percepibile toccandola la miccia, oppure odorandola.
Sopra questo cordone nero noi abbiamo lo stato bituminoso di cui prima io facevo menzione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, abbia pazienza, Egidi. Però a tutto le credo fuorché che quella miccia abbia un diametro di qualche centimetro. Qualche millimetro?
TESTE Egidi: Ma lei, cioè, come diametro intende il diametro...
PUBBLICO MINISTERO: Il diametro.
PRESIDENTE: Il diametro è quella...
PUBBLICO MINISTERO: Quella sezione circolare. Che diametro avrà quella sezione circolare?
TESTE Egidi: Ah, sì, sì. Scusi, scusi. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, lei parla di qualche centimetro...
TESTE Egidi: No, no, è meno di qualche centimetro. E'...
PRESIDENTE: Sarà sei millimetri, sette millimetri.
TESTE Egidi: Però... sì, circa 0,7-0,8. Comunque non ci arriva ad un centimetro.
PUBBLICO MINISTERO: Credo sia... Credo che questo non arrivi nemmeno a 0,8. Sarà 0,6, forse qualcosa di...
TESTE Egidi: Bisognerebbe avere un calibro.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
TESTE Egidi: Con un calibro potrei...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
TESTE Egidi: Comunque è 0,6-0,8, insomma. Questa è la misurazione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, tanto voglio dire, lo vediamo nelle sue linee e quindi si capisce perfettamente.
Questa è una miccia a lenta combustione?
TESTE Egidi: Questa è una miccia a lenta combustione catramata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io la vedo nera. Sono tutte così le micce a lenta combustione catramate?
TESTE Egidi: Catramate, sì, sono tutte così.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte nere.
TESTE Egidi: Catramate.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Abbiamo parlato però anche di micce viplate.
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Se ha...
TESTE Egidi: Micce viplate sono come queste qui a lenta combustione. Soltanto che invece di avere l'involucro bituminoso sulla parte esterna, hanno uno strato in PVC.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Egidi: Io ce n'ho una qui...
PRESIDENTE: Ecco, allora tiri fuori anche quella.
E se poi credete, possiamo anche sequestrarle e allegarle al verbale. Tutto quello che voi volete.
TESTE Egidi: Questa è una miccia viplata, ha la viplatura nera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Ma viene fatta anche rossa. Cioè, dipende dal tipo di società che la produce, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Alcune ditte di esplosivi le fa con copertura rossa, altre ditte usano la copertura nera.
Ha lo stesso diametro di quella a lenta combustione. Soltanto a differenza di quella a lenta combustione può essere impiegata in ambienti umidi e in presenza di acqua. Questa è l'importanza della copertura.
Mentre quella a lenta combustione in ambienti in presenza d'acqua non può essere utilizzata. In quanto la polvere nera, particolarmente sensibile all'umidità, potrebbe appunto deteriorarsi, decomporsi e quindi non assicurare più i tempi di combustione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi, Egidi, quando avete fatto quelle prove disposte dal Pubblico Ministero di Milano avete adoperato esattamente i manufatti come questi.
TESTE Egidi: Certo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora il Presidente suggeriva la possibilità di acquisire agli atti del dibattimento questo materiale qui. Il Pubblico Ministero è d'accordissimo.
PRESIDENTE: Le parti hanno obiezioni?
PUBBLICO MINISTERO: A condizione che, ovviamente, Egidi ci assicuri che è roba inerte o inertizzata. No, non si può mettere nel processo qualcosa di pericoloso. E che qualcuno potrebbe teoricamente usare.
E poi magari non...
PRESIDENTE: Non interessa...
PUBBLICO MINISTERO: ... in spezzoni così lunghi, magari. Se lei è in grado di tagliarle.
PRESIDENTE: Dieci centimetri per ognuno dei due manufatti.
TESTE Egidi: Benissimo. No, volevo aggiungere soltanto che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: ... il regolamento, l'articolo 82 e 83 del regolamento al senso unico delle leggi di pubblica sicurezza classifica le micce a lenta combustione tra i prodotti esponenti della quinta categoria.
Quindi le equipara alle munizioni e ai giocattoli pirici.
Quindi, pertanto, per quanto riguarda la pericolosità che lei poco fa manifestava posso dire insomma sono tranquillamente conservabili e assolutamente non pericolose.
PRESIDENTE: Quindi non sono suscettibili a produrre danni.
TESTE Egidi: No, assolutamente.
PRESIDENTE: Bene. Allora ha la possibilità di tagliare un pezzo di ciascuna delle due?
TESTE Egidi: Sì, in genere ho un bisturi dentro il mio... la mia borsa.
PRESIDENTE: Prego, faccia.
TESTE Egidi: Potrei segarle, potrei tagliarle.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso suggerire, se abbiamo due buste, in una ce ne mettiamo uno spezzone con la descrizione che ci dà il consulente e... Sennò poi alla fine non sappiamo più quali sono.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Io no. La Corte magari...
PRESIDENTE: No, no, va benissimo. E' un suggerimento opportuno.
PUBBLICO MINISTERO: Il Giudice a Latere mi guardava con un po' di degnazione. Allora...
PRESIDENTE: No, no, il Giudice a Latere è uno dei...
Ma eventualmente, per non perdere del tempo.
PRESIDENTE: Sì.
PRESIDENTE: Potremmo chiedere, se ci sono altre domande da fare, completiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Poi, tutta questa operazione la facciamo dopo la fine della deposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, Presidente.
L'ultima cosa...
PRESIDENTE: Ecco, per cortesia, lei la infila in ciascuna delle due buste e scrive materialmente di che cosa si tratta. Così non facciamo confusione.
Allora, si dà atto che il teste consegna alla Corte due spezzoni di ciascuno dei due tipi di miccia che ha descritto che vengono racchiusi in due buste distinte e allegate al verbale della presente udienza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo... Egidi, anche lì, è la stessa.
Ormai è lì, si fa prima, è meglio.
Tutte le attività di consulenza che vi è stata delegata, insomma, affidata dal Pubblico Ministero di Milano, sento che è stata condotta, va be', in parte sul luogo, in parte nei vostri uffici, in parte in occasione della prova di scoppio che avete eseguito non mi ricordo più dove.
Poi avete eseguito anche una ricostruzione del veicolo?
TESTE Egidi: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Attraverso i rottami.
TESTE Egidi: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Residui metallici, più o meno significativi di cui disponevate.
TESTE Egidi: Sì, questa ricostruzione fu effettuata, fu portata a termine il 24 gennaio del 1994 presso il nostro autocentro di Farfa Sabina che è una località in provincia di Rieti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Dove su un telaio, un tondino metallico riproducente fedelmente la scocca di una FIAT Uno, grazie alla preziosa collaborazione di un tecnico della FIAT di Termini Merese in provincia di Palermo, eseguimmo la ricostruzione, chiamiamola così, dell'auto esplosa.
Il tecnico - tra parentesi, noto a precisarlo - molto, molto preparato, ci identificò tutti i frammenti, la maggior parte dei frammenti metallici e quelli meccanici e li posizionò nel telaio appunto secondo la loro origine.
Questa ricostruzione interessò solamente la parte anteriore dell'autovettura, perché oltre al motore e a tutti gli altri organi meccanici, ricostruimmo parte dei sedili anteriori: il lato passeggero e il lato guida. Parte della portiera anteriore, sempre lato passeggero. E anche alcuni frammenti, non so, come tipo le cinture, parte delle cinture di sicurezza, la leva del cambio.
Insomma, dall'abitacolo, dalla parte anteriore dell'abitacolo in avanti fu tutto ricostruito.
Praticamente volatilizzati, completamente assenti, i reperti, i frammenti...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questi reperti sono quelli che vi sono stati messi a disposizione per la consulenza, compresa questa che è una delle parti, uno dei momenti della consulenza. Quindi sono rimasti nella disponibilità del servizio di Polizia Scientifica?
TESTE Egidi: Sì. Questi, diciamo, questo telaio con la ricostruzione dell'autovettura, è tuttora disponibile e visionabile questo centro di Farba Sabina.
PUBBLICO MINISTERO: Come gli altri reperti.
TESTE Egidi: Come tutti i reperti di via Palestro.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVV. Cianferoni: Io ho questa domanda. Avvocato Cianferoni.
Vorrei capire questo: com'è che sprigionerebbe, si sprigiona il fumo dalle micce, se l'involucro resta sostanzialmente integro?
TESTE Egidi: Il fumo si sviluppa praticamente dal cannello centrale della miccia, dall'anima della miccia.
Cioè, il fronte del fuoco, man mano che consuma il polverino di polvere nera, nel varco che si è creato diciamo dalla combustione spara fuori questa nebbia, questo fumo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. E che tempi... Cioè, è un fumino proprio, è uno sbuffetto proprio minimo?
TESTE Egidi: No, non è uno sbuffetto minimo, perché la combustione va ad interessare gli strati spiraliformi che sono sotto la copertura o di bitume o di vipla.
Quindi è un effetto costituito da: la combustione della polvere nera associata alla combustione di questi filati di juta o di cotone che sono diciamo al di sotto della parte, della copertura.
Cioè, la polvere nera, avvocato, è avvolta da questo strato spiraliforme di cotone o di filari di juta che in un certo qual modo la dovrebbero proteggere dall'umidità.
Al di sopra dei filati c'è poi l'intonaco, la copertura o in bitume o in PVC. Pertanto il fumo deriva esclusivamente dalla combustione della polvere nera e da questi filati di juta che sono a stretto contatto con la polvere inorganica, con la polvere nera.
AVV. Cianferoni: Lei che risposta può darmi a questa domanda?
Un teste ha detto che ha visto fuoriuscire dalla parte sinistra dell'involucro esplosivo due fili: uno rosso e uno bianco.
Allora, quello rosso abbiamo appreso che esiste una miccia di colore rosso...
TESTE Egidi: Sì.
AVV. Cianferoni: ... e questo, a questo punto non mi interessa.
Ma quello bianco?
TESTE Egidi: Ma avvocato, mi scusi se la contraddico.
Cioè, io mi ricordo che da alcune testimonianze invece si parlava...
AVV. Cianferoni: Ci sono anche quelli che dicono tre fili, ecco.
TESTE Egidi: Tre fili. Comunque, ecco, per tornare...
AVV. Cianferoni: Uno è venuto qui e ha detto due fili.
TESTE Egidi: Per tornare al discorso, due fili va benissimo. Cioè, quello rosso potrebbe essere quello della miccia a lenta combustione viplata come ho descritto in precedenza.
Quello bianco potrebbe essere anch'esso uno spezzone di miccia a lenta combustione, le cosiddette micce caolinate che vengono normalmente impiegate in campo pirotecnico, di cui va be', adesso non so se è possibile, comunque anche di questo ho un esemplare, se vuole vederlo.
AVV. Cianferoni: Dove va il più, va il meno. Prendiamo anche la miccia caolinata.
PRESIDENTE: Prendiamo anche questa, forza!
Però non cominciamo a fare esperimenti qui dentro, non si sa dove si va a finire.
TESTE Egidi: Presidente, se vuole, la faccio vedere sul...
PRESIDENTE: Sì, certo, certo.
Forse è l'unico modo per non vederla. La tenga in mano, la metta sotto la lavagna.
Qui non si vede nulla. Ah, ecco, finalmente la vediamo.
Questa ha detto che è una caolinata?
TESTE Egidi: Questa sì, è sempre un tipo di miccia che ha una copertura in caolino, questa bianca praticamente.
E' una miccia che normalmente viene impiegata in campo civile, ma più che in ambiente industriale, quindi in cave e miniere, in ambienti pirotecnici.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Egidi: Ha lo stesso tempo di combustione della miccia catramata e della miccia viplata e contiene anch'essa un'anima di polvere nera.
PRESIDENTE: Quindi ha la stessa funzione delle altre.
TESTE Egidi: Ha la stessa funzione delle altre. Soltanto che la destinazione d'uso è diversa. Viene più usata in campo pirotecnico che in campo minerario diciamo così.
PRESIDENTE: Allora, lei ci potrebbe dare uno spezzone anche di questa?
TESTE Egidi: Certamente, signor Presidente, come no!
PRESIDENTE: Allora, si dà atto che il teste consegna anche uno spezzone di miccia caolinata che viene inserito in una terza busta, anch'essa allegata al verbale.
Prima di chiuderla vuole farcela vedere da vicino, per cortesia? Mi scusi, eh.
TESTE Egidi: Prego.
PRESIDENTE: Eventualmente anche i difensori, se credono, possono vederla, eh.
AVVOCATO: Grazie, Presidente. Abbiamo visto l'immagine e per il momento ci basta.
AVV. Cianferoni: Sì, signor Egidi, lei partecipò all'esperimento condotto dal Pubblico Ministero di Milano nell'ottobre '93?
TESTE Egidi: Sì avvocato, confermo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Abbiamo saputo - la faccio breve e magari se poi lei invece ha delle perplessità non esiti a dirmelo - che le ipotesi che maggiormente interessarono i testi, alle quali furono sottoposti, furono la seconda e la terza. Sulla terza l'elemento che si trova di maggior significato è questo della densità del fumo e del tempo di diffusione di questo fumo.
A voi consulenti che cosa portò questo dato? Come lo poteste spiegare per valorizzarlo o per escludere una rilevanza di questo dato?
TESTE Egidi: Guardi, lo spieghiamo sicuramente il maggiore o minore deflusso del fumo dall'abitacolo è chiaro che risente di una serie di parametri che possono essere sicuramente la pressione, la temperatura e quindi le condizioni atmosferiche.
E' chiaro che quella notte evidentemente, quella sera quando facemmo queste prove, il fumo che fuoruscì quasi immediatamente dall'abitacolo e fu riconosciuto da alcuni testimoni come quello che, diciamo come la procedura la quale videro la sera dell'attentato, poteva essere giustificato dal fatto che una volta aperti gli sportelli e il bagagliaio un vortice d'aria, una corrente d'aria riuscì a liberare l'abitacolo immediatamente.
AVV. Cianferoni: Va bene. Però la somiglianza che produceva il fumogeno era quantomeno singolare.
TESTE Egidi: Ma guardi non tanto la somiglianza... cioè, l'unico dato che ci fecero notare i testimoni era il tempo di fuoruscita del fumo dall'abitacolo, che era molto molto simile a quello che notarono la sera dell'attentato.
Per quanto riguarda invece odore e densità e colorazione del fumo, bene in questo caso riconobbero più reale, più vicina la seconda prova della terza.
AVV. Cianferoni: Stessa domanda fatta all'altro consulente: un altro testimone vigile del fuoco ha detto che provò a spostare il pacco esplosivo. Questa operazione di spostamento, quantomeno tentato anche se non riuscito, del pacco esplosivo...
PRESIDENTE: Avvocato scusi. Mi pare di ricordare, però qui ci affidiamo alla memoria, non ho riletto il verbale della deposizione, quel teste ha accennato a un tentativo di abbracciare questa cosa per vedere se gli riusciva di spostarla. Non dà l'impressione di averlo, neppure millimetricamente spostato. Mi pare.
AVV. Cianferoni: A questa risposta c'ero e la ricordo bene, infatti. Però, se non ricordo male, poi il giorno dopo è venuto un altro teste che ha visto quel teste di fare il tentativo di spostare insomma, mettiamola allora al minus. Diciamo che in effetti quello che anch'io sentii - perché non sempre ci siamo tutti i minuti - il giorno dopo sembra che un teste ha detto: 'ho visto il Vigile del Fuoco che cercava di spostare, cercava di alzare'.
PRESIDENTE: Sì, ma cercava... siamo sempre nel limite del tentare, credo...
AVV. Cianferoni: Però me l'hanno detto, non c'ero.
PRESIDENTE: ... perché poi eventualmente possiamo richiamare i testi.
AVV. Cianferoni: Ma insomma, la circostanza maggiormente, per quanto diciamo interessa a questa difesa era questa: cioè il tentativo quantomeno di abbracciare l'involucro per spostarlo comporta che la persona umana doveva essere molto vicina a questo involucro, che si sa essere voluminoso, quindi... però non ci ha parlato delle micce.
Dove potevano essere innescate queste micce?
PUBBLICO MINISTERO: Dove? Scusi avvocato.
AVV. Cianferoni: Potevano essere innescate.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi che nessun teste, avvocato, ha detto di aver cercato di abbracciare l'involucro esplosivo.
AVV. Cianferoni: Ora questo l'ha detto il Presidente, io mi rimetto al Presidente e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Nessun teste l'ha mai detto e nessuno ha mai detto di aver... E' inutile che si spazientisca, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, perché...
PUBBLICO MINISTERO: La deposizione del teste Abbamonte - perché è di lui che si sta parlando - è nel senso che provò a spostare questo pacco ma facendo operazione tutta diversa da quella che lei stava cercando di ricordare. Eh, avvocato, non so che farci.
PRESIDENTE: Possiamo prendere il testo della deposizione eventualmente.
Ci dica per favore che cosa voleva chiedere.
AVV. Cianferoni: Volevo chiedere quello che poi era, cioè: siccome per abbracciare... io riprendo proprio le parole del Presidente perché c'ero quella sera e mi ricordo la risposta, almeno credo di ricordarla. Dico, avrà fatto un movimento per abbracciare questo sacco cellophanato, con tutto lo scotch marrone, che era grosso e pesante. Lui disse, ricordo: 'provai ma non riuscii'.
Questo provare ma non riuscire comporta che la figura umana, per avvicinarsi all'abitacolo di una FIAT Uno, anzi non all'abitacolo, al baule posteriore della FIAT Uno ci si sarà avvicinato a quanto è la lunghezza di un braccio quindi sarà stata molto vicina. Però il teste Abbamonte non ha parlato di aver visto delle micce. Non che io mi aspettassi dall'Abbamonte la parola micce.
PRESIDENTE: Bene, faccia la domanda.
AVV. Cianferoni: Quindi la mia domanda era: dove potevano essere posizionate, per innescare la bomba, queste micce?
TESTE Egidi: Guardi, queste micce potevano - sempre verosimilmente, ipoteticamente - passare sotto il divano posteriore ed essere, come posso dire, coperte da... passare sotto il divano e essere poste dietro lo schienale. Quindi pertanto il pacco a contatto con lo schienale avrebbe comunque impedito una visione di quello che probabilmente era interposto tra lui e lo schienale posteriore. Quindi queste micce, con i relativi inneschi, potevano stare in questa posizione.
AVV. Cianferoni: Però la teste Cucchi - tanto si può dare nome e cognome, c'era anche lei, la teste Cucchi penso che se la ricorderà perché era la vigilessa che presenziava all'esperimento - ha detto due particolari: uno era che questo pacco era fatto a forma di mummia, lei ha parlato di sacco di patate sottostante e di una testa soprastante, con il maggior peso spostato a sinistra per chi guarda, ha parlato di un filo rosso e di un filo bianco e poi ha parlato di un naso, io ricordo, lei ha parlato di una sporgenza, di una protuberanza simigliante a un naso.
Ora lei consulente ed esperto di questa materia le chiedo queste parole profane cosa significhino, se hanno un senso, può anche dire non hanno senso e allora non hanno senso.
TESTE Egidi: Avvocato mi pare molto difficile poter descrivere che cos'è un naso.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Naso vuol dire...
AVV. Cianferoni: No, naso... la sporgenza dal pacco.
TESTE Egidi: Che cosa poteva essere questa sporgenza qui, sì. Questa sporgenza... non so. Potrebbe essere per esempio il contenitore del booster, per esempio, dell'esplosivo che potrebbe essere stato usato per sensibilizzare la carica.
AVV. Cianferoni: Quindi ci sono questi margini di approfondimento che lei stesso ora mi sollecita.
Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste? Può andare grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, un'ultima precisazione.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so se il consulente ha seguito un suggerimento che io ho dato a lui, come agli altri consulenti, cioè di avvalersi della facoltà - se lo ritenevano - di presentare una memoria.
TESTE Egidi: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora se l'ha predisposta.
TESTE Egidi: Se il signor Presidente l'accetta.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
TESTE Egidi: Devo consegnarla direttamente...
PUBBLICO MINISTERO: La memoria lei ha facoltà di consegnarla al Giudice ai sensi di una certa disposizione.
*TESTE Egidi: Sì, ce l'ho con me nella mia borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lo faccia prima di andar via, sennò dopo è tardi.
PRESIDENTE: Allora si dà atto che il teste prima di allontanarsi deposita una memoria che viene allegata agli atti come quella del teste precedente.

udienza 13.1.1997

*TESTE Ripani: Allora, mi chiamo Luigi Ripani, sono nato il 28/09/55 a Ponzano di Fermo. Residente presso il Centro Investigazioni Scientifiche, Roma.
PRESIDENTE: A Roma.
Prego, legga.
TESTE Ripani: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta capitano, sappiamo che lei si è occupato di svolgere una determinata consulenza richiesta dal Pubblico Ministero di Milano per la questione di via Palestro.
Ecco, lei i luoghi li conosce - parlo per presa conoscenza personale diretta - a partire da quando?
TESTE Ripani: Dal giorno dell'incarico, cioè dal 30 luglio. Subito dopo l'incarico ho avuto dal dottor Pomarici a Milano, mi sono recato per un'ora circa insomma per rendermi conto che cosa era successo. Lì stava operando la Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Erano ancora in corso delle attività da parte della Polizia Scientifica.
TESTE Ripani: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ma la sua attività quindi, a quello che capisco, non si è svolta sul luogo, si è prevalentemente svolta...
TESTE Ripani: A Roma presso il laboratorio. Le analisi del materiale repertato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei, per così dire, ha avuto modo di seguire le varie tappe dell'indagine tecnica.
TESTE Ripani: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Quella diciamo a carattere strettamente analitico si è svolta, sappiamo, presso il laboratorio del dottor Massari, lei ha seguito anche quella?
TESTE Ripani: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stata una parallela indagine presso il laboratorio del Centro Investigazioni Scientifiche in ordine ai reperti provenienti da via Palestro?
TESTE Ripani: No, sono stati analizzati esclusivamente presso la Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: In quanto il laboratorio del Centro... del CIS era...
TESTE Ripani: Ci occupavamo dell'attentato di San Giovanni. Quasi contemporaneamente è successo l'attentato a San Giovanni e noi avevamo questi reperti, analizzavamo questi reperti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Ripani: Quindi c'erano difficoltà materiali.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta capitano, lei ha seguito le fasi sperimentali, la prova di simulazione, è stata fatta a Milano?
TESTE Ripani: Ah, sì. La prova di simulazione sì. Pensavo quella campale sulla macchina, quella non...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, parlavo proprio della sperimentale ma nel senso della simulazione.
TESTE Ripani: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. A lei voglio chiedere alcune cose che non ho chiesto agli altri consulenti. Cioè a dire, anche se l'argomento è stato comunque avvicinato e in qualche maniera anche affrontato: però avrei bisogno che lei illustrasse un attimo alla Corte quello che è alla stregua dell'esperienza e della letteratura, o comunque della cultura specifica, qual è l'effetto di danno o di lesioni sui beni mobili, sulle strutture fisse e anche sulla persona umana, di un'esplosione.
Esplosione realizzata con queste caratteristiche, cioè a dire una carica esplosiva posizionata all'interno di un contenitore metallico particolare come a un'automobile.
TESTE Ripani: Allora facciamo un discorso prima generico per poi andare nello specifico.
PUBBLICO MINISTERO: Come lei preferisce.
TESTE Ripani: Probabilmente sarà stato più volte detto che cos'è un esplosivo, che cos'è un'esplosione, comunque solo due parole. Un'esplosivo è un qualcosa, è una sostanza generalmente solida, ma può essere liquida, addirittura gassosa che brucia violentemente. L'esplosivo rispetto a un foglio di carta che brucia, la differenza sta nella velocità di combustione sostanzialmente.
L'esplosione quindi è una trasformazione rapidissima, in tempi infinitesimali, in microsecondi in cui si sviluppa un'enorme quantità di gas e un'elevatissima temperatura, calore quindi effetto termico.
Questi due fenomeni, questa pressione genera una sovrappressione - adesso è difficile dire esattamente ogni volta che pressione, ma sicuramente una sola pressione - questa pressione che si muove a raggiera, in modo sferico rispetto al punto dove è avvenuto lo scoppio. Bisognerebbe fare la distinzione fra esplosivo detonante e deflagrante. Detonante è un qualcosa...
PUBBLICO MINISTERO: La Corte conosce...
TESTE Ripani: Ecco, comunque è istantaneo, a velocità intorno ai 7000-8000 metri al secondo. Mentre quello deflagrante è più lento, quindi si apprezza maggiormente lo sviluppo di gas. Che se nel primo, nell'esplosivo detonante prevale un effetto cosiddetto brisante, cioè un esplosivo detonante collocato in una posizione generalmente tende a fare un buco, un cratere, polverizza.
L'esplosivo deflagrante tende, visto che questi gas si sviluppano più lentamente, tende a rigonfiare quindi c'è un'azione di spostamento e questo noi lo vediamo anche negli oggetti. Quando viene utilizzato un esplosivo deflagrante prevale la proiezione degli oggetti; detonante la frammentazione, lo sminuzzamento.
Ecco, chiedo scusa... Quindi ritornando che cosa genera un'esplosione: questa enorme sovrappressione. Questa pressione che tende in qualche modo ad autoristabilirsi, quindi sfoga in tutte le direzioni. Se noi la vediamo rispetto a un corpo umano questa pressione si va, questo gas, quest'aria, questa massa si va a insinuare in tutti gli orifizi possibili. La cosa che avviene normalmente è infatti, salta immediatamente il timpano se riferiamo l'effetto nei confronti del corpo umano. E può penetrare nelle cavità respiratorie, interessa immediatamente i polmoni, gli alveoli, spappolando - forse non è un termine scientifico ma rende l'idea - in funzione della pressione: più è alta e più l'effetto è devastante. Questo diciamo è il primo effetto.
Il secondo effetto è l'effetto cosiddetto di impatto: questa massa d'aria colpisce, quindi come questo treno d'aria anche quindi invisibile ma sicuramente fa vedere i suoi effetti, tutto quello che incontra tende a distruggerlo, tende a spostarlo. Quindi poi possiamo immaginare questo effetto nei confronti del corpo umano, quindi questo impatto, questo schiaffo.
Il corpo umano è un qualcosa di omogeneo, quindi ci saranno delle parti che riceveranno una spinta maggiore rispetto ad altre: possiamo pensare la testa rispetto al corpo per esempio, la testa è più piccola, può avere una spinta maggiore rispetto al corpo. Quindi c'è un effetto di disarticolazione del corpo umano. Quindi abbiamo questa traflazione e poi un secondo impatto dovuto alla ricaduta che può essere in terra, addosso a un muro, o a una macchina. Quindi questi due effetti dovuti alla pressione, solo al gas.
L'effetto termico. L'effetto termico è un qualcosa di istantaneo. Quando c'è l'esplosione, cosa che non ho detto prima, oltre a produzione di gas l'esplosione è una reazione esotermica, sviluppa istantaneamente un'enorme quantità di calore che quindi...
Se però è istantanea la produzione è molto rapido il dissipamento di questo calore, quindi diciamo l'effetto - se facciamo una graduatoria fra quelli più o meno gravi - diciamo così, almeno che non ci sia un qualcosa che prenda fuoco, quindi sostanze infiammabili, forse è l'effetto minore.
Quarto, ultimo, ma non sicuramente per importanza, effetto è quello dovuto alla proiezione di schegge, di frammenti. Viene suddiviso in frammenti primari, cioè quelli dovuti all'involucro. Nel caso in questione l'involucro possiamo considerarlo l'autovettura, quindi proiezione di frammenti di schegge a velocità in base al luogo, alle distanze cui sono stati recuperati, fino a 200 metri circa, 200-250 metri quindi possiamo immaginare. Addirittura, se ricordo bene, il motore, il blocco motore a 130 metri.
Se uno si fa dei calcoli, insomma... ma comunque è lì. Praticamente questa massa di 80-90 chili, non so quanto pesa, per trasportarla a 150 metri o 140 metri si può immaginare quale è stata la violenza nell'episodio.
Dicevo, schegge o frammenti primari dovuti all'involucro, alla frammentazione e alla proiezione di schegge. Poi ci sono delle schegge cosiddette secondarie, cioè a causa dell'esplosione, non so il classico esempio è quello del vetro. Oltre a questa proiezione di frammenti dell'ordigno, dell'involucro... c'è questa successiva frammentazione.
Due parole sul raggio letale. Tra i vari quesiti posti dal Magistrato ai consulenti c'era la quantità di carica, così in modo vogliamo anche approssimato, però orientativamente la quantità intorno ai 90-100 chili. Adesso non sottilizziamo sul chilo, chilo meno.
Ecco, in relazione al quantitativo di esplosivo possiamo considerare un raggio letale dovuto alla sovrappressione e all'impatto, quindi dovuto esclusivamente al gas, intorno ai 25 metri. Cioè, persone che stanno intorno ai 25 metri, investite esclusivamente da questa...
PUBBLICO MINISTERO: Dall'onda d'urto.
TESTE Ripani: Come? Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: Dall'onda d'urto.
TESTE Ripani: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'onda d'urto.
TESTE Ripani: Dall'onda d'urto, grazie. Esclusivamente dall'onda d'urto e quindi morivano di fronte...
Per quanto riguarda la proiezione, intorno ai 100 metri siamo, proiezione di frammenti letali, cioè che se colpiscono un organo vitale...
Un raggio diciamo più che letale, lesivo, intorno ai 200-250 metri. Questo anche se in modo sempre approssimativo nella situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha fatto un'illustrazione sintetica e lineare per la quale la ringrazio.
Ho bisogno di sottoporle un altro punto che proprio fa capo all'accertamento che vi richiesto dal Pubblico Ministero di Milano. E cioè a dire a un punto che è interno più genericamente a quel quesito secondo il quale il Pubblico Ministero di Milano voleva sapere come era stato realizzato l'attentato, a prescindere appunto dall'impiego dell'esplosivo e quello si dà per premessa, dal quantitativo di esplosivo e quello lo si dà per premesso, dall'impiego di un'auto e anche questo si dà per premesso. Ma proprio le tecniche di realizzazione dell'attentato, sotto il profilo delle tecnologie dell'attentato per intendersi. Quindi, l'attivazione e l'innesco nella carica esplosiva.
Vi è stato qualche reperto specifico e significativo avente una portata dirimente tra quelli che lei ha potuto, assieme agli altri consulenti, prendere in esame?
TESTE Ripani: Per quanto riguarda l'innesto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Ripani: No. Non c'è stato nessun reperto, non so, frammenti detonatore, frammenti di miccia, schede che lasciassero pensare, ipotizzare qualche cosa, tra il materiale repertato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi qualche reperto dirimente, in una direzione o nell'altra, non...
TESTE Ripani: Come reperto no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma stando ai profili della cultura specifica delle esplosioni, ecco il mancato rinvenimento di un reperto specifico è un fatto anomalo o è un fatto che è comprovato su basi statistiche come fatto ricorrente?
TESTE Ripani: E' un fatto ricorrente. Diciamo, adesso non sono in grado di fare una statistica ma si rinviene sporadicamente qualcosa che faccia pensare a un tipo di innesco, anzi il più delle volte non si rinviene nulla, proprio... Però questa come spiegazione è insita nel fenomeno, cioè l'esplosione come dicevo prima, oltre a sviluppare gas e pressione non ci dimentichiamo, anche se istantaneamente, sviluppa enorme calore quindi una scheda di un circuito elettrico a 2-3000 gradi, che è al minimo la temperatura che si sviluppa in quel... non rimane nulla. La stessa miccia: la miccia a lenta combustione è fatta di catrame esternamente, per preservare dall'umidità, da fibra di cotone o cose del genere, all'interno c'è questo polverino. Cioè, è tutto materiale che brucia facilmente.
Diciamo, l'esplosione in genere è un discorso molto casuale, quindi... La maggior parte delle volte non si trova nulla dell'innesco o cose che lasciano...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ciò non pertanto voi in sede di consulenza avete espresso una certa valutazione in termini di probabilità. Più esattamente, occupandovi di un certo metodo, lo avete indicato come il più probabile.
Vuole sinteticamente illustrare all'esito di quale verifica, di quale elemento vi siete espressi con questo termine: probabilità?
TESTE Ripani: Cioè facendo riferimento a che cosa, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che lo spieghi lei capitano. Ne hanno già parlato gli altri consulenti, ma il punto è importante e quindi è bene che anche il terzo consulente esprima direttamente e personalmente la sua valutazione.
TESTE Ripani: Uno, esplicitamente perché non abbiamo trovato nulla che lasciasse pensare il tipo di innesco. Secondo, secondo me come importanza e anche in base alle testimonianze...
PRESIDENTE: Potrei chiedere una cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Perché ho l'impressione che alcuni di noi, probabilmente io stesso, non sappia esattamente in che cosa materialmente o di che cosa è costituito un innesco.
PUBBLICO MINISTERO: Un?
PRESIDENTE: Innesco. Per sapere poi esattamente quali residui potrebbe lasciare, se fortunosamente un giorno dovesse essere ritrovato. Può dircelo?
TESTE Ripani: Certo. L'innesco classico, diciamo il più semplice, è quello costituito da un detonatore e una miccia. Una miccia...
PRESIDENTE: Scusi. E il detonatore è costituito da che cosa?
TESTE Ripani: E' un tubicino di alluminio.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Ripani: Pieno per metà di un esplosivo primario. Serve per, lo dice la parola stessa, per innescare la massa esplodente. Questo detonatore normalmente viene - normalmente, ci sono varie tecniche - collocato all'interno della massa esplodente.
Poi abbiamo la miccia, la miccia che permette di accendere, innescare l'esplosivo in condizioni di sicurezza per chi...
PRESIDENTE: Certo, certo.
TESTE Ripani: Perché noi parliamo di attentati, ma l'esplosivo sappiamo bene che viene utilizzano anche per scopi civili.
PRESIDENTE: Certo. Anche gli attentatori cercano di non lasciarsi coinvolgere naturalmente.
TESTE Ripani: Quindi si accende questa miccia, che ha un certo tempo di combustione, medio perché può variare, ci sono dei fattori che influenzano...
PRESIDENTE: Sì, siamo già stati informati.
TESTE Ripani: Quindi, quando questa fiamma, questo dardo di fiamma, questa lingua di fiamma raggiunge il detonatore - perché la miccia viene proprio inserita all'interno di questo detonatore - il detonatore esplode. Esplode e quindi trasmette questo impulso...
PRESIDENTE: Alla massa.
TESTE Ripani: A quella massa e a quel punto, dicono per simpatia, è un termine, per simpatia esplode la massa.
PRESIDENTE: Ecco, ma eventualmente, fortunosamente cosa si potrebbe trovare?
TESTE Ripani: In questo caso teoricamente si può trovare, visto che il detonatore è di alluminio, un frammento...
PRESIDENTE: Frammento certo.
TESTE Ripani: ... contorto di alluminio. Oppure un frammento di miccia perché se la miccia viene proiettata, abbiamo detto prima oltre al calore c'è l'effetto del...
PRESIDENTE: Di proiezione.
TESTE Ripani: Di proiezione. Viene proiettata a distanza, a volte, ma anche se di rado, si possono trovare dei frammenti.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Ripani: Ecco, quand'è che si trova? In genere quando gli esplosivi sono di limitata potenza. Non so, quando si tratta di bombe carta che è l'esplosivo oltre ad avere una massa contenuta, il tipo di esplosivo...
PRESIDENTE: Non è di massima potenza.
TESTE Ripani: Non è ad alto potenziale e quindi c'è la proiezione a distanza di questa miccia.
Generalmente quando uno trova la miccia e un frammento e/o il frammento che poi riesce a capire che deriva dal detonatore, l'ipotesi più probabile diventa l'innesco con la miccia a lenta combustione con detonatore a fiamma.
PRESIDENTE: Ecco, ora può proseguire. Scusi, eh, ma mi pareva un punto da chiarire.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e io lo completo. Il Presidente non me ne vorrà. Ma lei ha notizia che esista anche un solo caso nella letteratura mondiale sugli esplosivi che un detonatore, affogato dentro 100 chili di tritolo sia stato trovato da qualcuno?
TESTE Ripani: No. Io infatti ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, voglio dire. sennò...
TESTE Ripani: No, io ho detto: c'è la probabilità di, una maggiore probabilità di trovarlo quando abbiamo o piccole quantità di esplosivo, o l'esplosivo è a basso potenziale.
Cioè, sicuramente non è né tritolo, né T-4, ma è polvere nera.
Infatti ho fatto un esempio volutamente.
PRESIDENTE: Della bomba carta.
TESTE Ripani: Sì, della bomba carta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si stava proprio parlando dei sistemi di attivazione, attivazione e innesco.
E lei aveva risposto alla mia domanda sul fatto che non c'era stato nessun reperto dirimente. E ha spiegato che cosa succede, che cosa provoca una esplosione.
Mi pare di capire che allora la possibilità, per rimanere un po' sul teorico, ma anche per andare sul concreto, la possibilità di trovare qualche cosa che ha a che fare con il congegno di attivazione o di innesco sia inversamente proporzionale alla distanza.
Cioè a dire: tanto più lontano si trovava, che ne so, un elemento dell'attivazione, una ricevente di un apparato ricetrasmittente, rispetto alla carica esplosiva alla quale può essere collegato attraverso fili elettrici lunghi quanto si voglia, ecco, tanto più era lontana una parte del congegno di attivazione rispetto ...
TESTE Ripani: Tanto più...
PUBBLICO MINISTERO: Tanto più cresce la possibilità di...
TESTE Ripani: Esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è la regola, voglio dire, che fa parte del vostro modo di affrontare scientificamente i problemi di questo tipo.
E nel nostro caso non abbiamo trovato assolutamente niente.
TESTE Ripani: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ciò non pertanto però avete espresso un giudizio di probabilità circa un certo modo di operare, di agire.
Ecco, questa maggiore probabilità l'avete dedotta in relazione...
TESTE Ripani: Prevalentemente alle testimonianze dei testimoni, appunto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Ripani: Che hanno visto del fumo che si sprigionava all'interno dell'autovettura. E poi hanno aperto e questo fumo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il dato di questo fumo, eh? E' un dato significativo per compatibilità con qualcuno dei sistemi classici di attivazione e innesco di una carica esplosiva?
TESTE Ripani: Sì, con la miccia a lenta combustione e un detonatore, a questo punto, a fiamma.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVV. Cianferoni: Dunque, sono sempre Cianferoni, per la registrazione.
Signor capitano, io non avrei domande sul fatto.
Vorrei sottoporre delle domande che sono le seguenti: senta, capitano Ripani, lei in quel periodo svolse accertamenti tecnici su una nutrita serie di fatti di attentato. E' così?
TESTE Ripani: Beh, nutrita. In altri episodi, come dicevo prima, San Giovanni.
AVV. Cianferoni: San Giovanni...
TESTE Ripani: In particolare eravamo in contatto con la Polizia Scientifica per quanto riguarda l'altro attentato di Roma.
AVV. Cianferoni: Al Velabro.
TESTE Ripani: Sì.
AVV. Cianferoni: Su quella vicenda di via dei Sabini ebbe...
TESTE Ripani: Sì. Beh, quella è un fallito attentato.
AVV. Cianferoni: Sì, diciamo un attentato per fortuna non...
Ecco, però può riferire alla Corte sinteticamente i contenuti degli accertamenti su via dei Sabini?
PRESIDENTE: Avvocato, ma le ho già detto che è fuori dal nostro campo.
E' inutile che ce ne occupiamo. Il nostro tema è dato dal capo di imputazione e su quello possiamo fare tutte le domande che vuole, ma fuori da quello sono cose che non ci riguardano.
AVV. Cianferoni: Ma veda...
PRESIDENTE: Né possiamo occuparcene.
Fra le altre cose presupporrebbe il potere della Corte di fare eventuali domande e pretendere addirittura risposte di un tipo investigativo che non è compito della Corte compiere.
AVV. Cianferoni: Questo ragionamento lo capisco e chiaramente lo trovo ineccepibile.
Però vorrei supportare una volta di più il mio ragionamento.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, mi consenta.
AVV. Cianferoni: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorderà, io penso, che quando ci fu dal Pubblico Ministero di Roma, questa volta, conferito l'incarico per ricostruire gli attentati della notte sul 28 luglio '93, un punto dell'incarico, come dire, era comprensivo anche dell'episodio di cui lei giustamente si sta preoccupando e interessando.
Allora io dico: per non creare un momento, come dire, di incomprensione tecnica, eh, parlo di incomprensione tecnica, perché le domande su quell'argomento lì non si riserva di riprenderle, fermo restando, voglio dire, poi la Corte, il Presidente decidono come ritengono di decidere, una volta che almeno l'elaborato, è un elaborato che si è occupato anche di quel fatto lì.
Perché il capitano Ripani, stando all'elaborato di consulenza relativo a via Palestro, può essere persona che ha avuto a che fare in qualche modo con l'episodio di via Sabini e non averne saputo mai nulla.
Ecco, dico, andremmo proprio con il consulente ad affrontare l'argomento in maniera libera. Invece i consulenti si sono occupati degli altri due attentati, ebbero un certo qual quesito e con loro si potrà riprendere.
Ripeto, fermo restando poi il potere del Presidente e della Corte di predisporre e regolare in qualche modo l'esame.
Qui veramente si va un po' così, un po' a briglia sciolta... Il capitano se n'è occupato, non se n'è occupato...
PRESIDENTE: Ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: E' un suggerimento.
PRESIDENTE: Ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Sì, vorrei far capire, se ci riesco, com'è che questo fatto di via dei Sabini può entrarci. E perché proprio al capitano Ripani la domanda.
Innanzitutto perché il capitano Ripani, a quanto mi consta, non si è occupato solo del falso attentato di via dei Sabini, ma di una serie di falsi attentati che in quel periodo sono successi.
Ha fatto una relazione al Pubblico Ministero elencando proprio numerosissimi falsi attentati.
PRESIDENTE: Avvocato, ma andiamo in un campo di cui noi non solo non sappiamo niente, ma non possiamo neanche sapere.
AVV. Cianferoni: Ma questo campo rappresentato non da congetture o induzioni argomentative, ma da dati di fatto che si cerca di introdurre tramite la testimonianza e la consulenza, deve servire a soppesare la validità della ricostruzione del disegno criminoso, della strategia apportata dal Pubblico Ministero; la validità della causale che vincolerebbe e cimenterebbe tra di loro questi fatti.
Mi sembra già molto.
Io non è che mi sono alzato una mattina e ho messo insieme tre fatti. Prima di me lo ha fatto, per l'appunto, il capo della Polizia alla Commissione Antimafia nel giugno '93 quando fu sentito.
Gli attentati di maggio, Roma, Firenze...
PRESIDENTE: Avvocato, è inutile che li elenca, perché queste sono cose...
AVV. Cianferoni: No, no...
PRESIDENTE: Mi scusi..
AVV. Cianferoni: Che fanno parte di un contesto.
PRESIDENTE: Ma non lo metto...
AVV. Cianferoni: Questo.
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, io non posso discutere ciò di cui si ritiene di occuparsi in una Commissione Parlamentare.
Ciò di cui posso e mi devo occupare è che il nostro settore riguarda una ipotesi accusatoria di un ben preciso contenuto nei confronti di ben precisi imputati.
Questo è quello di cui noi ci dobbiamo occupare.
AVV. Cianferoni: E anche per me va bene.
PRESIDENTE: Nonché delle modalità e cause, o fini, o motivazioni di questo complesso di accuse.
Tutto il resto è una cosa che, mi dispiace, ma noi non possiamo occuparcene.
Non solo perché è fuori dal tema, perché ciò di cui la Corte si occupa le consente anche il potere - o addirittura le impone il dovere - di approfondire cose che, evidentemente, non possiamo approfondire. Perché noi, in materia di cose che non sono comprese nel capo di imputazione, non abbiamo nessun potere di indagine.
Mi pare che l'h già detto più di una volta.
Io capisco le argomentazioni della difesa, ma il compito nostro è questo e non può essere che questo.
AVV. Cianferoni: Difatti, Presidente, io non ho mai chiesto a nessuno degli escussi, siano essi testimoni o consulenti, se avevano delle notizie su chi fosse stato l'autore dell'attentato x o y. A me interessa...
PRESIDENTE: Ma non ci interessa neanche le modalità, che cosa è stato trovato o non trovato. Sono fuori.
AVV. Cianferoni: Beh, insomma. E' una ricostruzione alternativa.
Comunque non è in questa maniera che si può ulteriormente introdurre questa ricostruzione alternativa.
A me è bastata la prontezza nella risposta del capitano Ripani circa l'attentato di via dei Sabini e mi ritengo soddisfatto, rimandando poi a quando si parlerà di San Giovanni e di San Giorgio, eventuali altre domande.
Ce n'è un'altra a Forte Boccea il 30 di luglio di questi falsi attentati, eh.
Quindi, in quella sede, ulteriormente e definitivamente, sfogherò il problema della ricostruzione alternativa...
PRESIDENTE: Io non le posso proibire di fare le domande. Si tratta di vedere se saranno ammissibili, o no.
AVV. Cianferoni: Mi chiedo a questo punto, ma...
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: ... poi mi siedo, come si farà a parlare della questione del mancato attentato a Boboli, a questo punto.
PRESIDENTE: Il mancato attentato a?
AVV. Cianferoni: A Boboli. Io già l'ho fatto questo paragone, perché lo ha introdotto il Pubblico Ministero nella relazione introduttiva.
Per supportare determinate argomentazioni ha detto: 'un certo giorno nel Giardino di Boboli nel '92 fu trovato un ordigno'.
Non entra nel capo di imputazione, neanche di straforo. Vorrò vedere come si farà a fare entrare quelle domande.
Ecco, io ora mi siedo e elaboro poi ulteriori domande.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Può andare, capitano.
TESTE Ripani: Grazie
GIUDICE A LATERE: Capitano...
PRESIDENTE: Ah, prego. Ha la relazione eventualmente, o memoria?
Prego, prego.
A questo punto si dà atto che il teste, prima di allontanarsi, consegna una propria memoria che viene allegata agli atti.
GIUDICE A LATERE: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi, il mio collega mi ricorda - si accomodi - che la mia domanda era sui diversi sistemi di innesco.
Lei ne ha indicato uno solo...
TESTE Ripani: Sì, quello più classico.
PRESIDENTE: Forse ce ne sono anche altri?
TESTE Ripani: Sì, sì, diciamo...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, tanto è questione di poco, spero.
TESTE Ripani: I sistemi, diciamo, chiamiamo così a distanza, con sistemi radio, diciamo.
PRESIDENTE: Vuol parlare al microfono? Sennò non la sentiamo e non viene registrato.
TESTE Ripani: Sì. Sistemi...
PRESIDENTE: Per impulsi radio.
TESTE Ripani: Impulsi radio. Certo.
PRESIDENTE: E come avvengono questi?
TESTE Ripani: Schiacciando un pulsante si invia un impulso diciamo, ad una antenna ricevente.
PRESIDENTE: Ricevente.
TESTE Ripani: Che dà luogo ad un meccanismo di esplosivo.
PRESIDENTE: Ho capito. Sono solo questi due i tipi?
TESTE Ripani: Quelli, come tipo di innesco poi ci possono essere varianti. Per esempio...
PRESIDENTE: Va be', ma le varianti stanno sempre su una base fondamentale che è la prima che lei ha...
TESTE Ripani: Esatto. Sostanzialmente sono questi due.
Poi c'è la miccia detonante per facilitare l'esplosione...
PRESIDENTE: L'esplosione.
TESTE Ripani: Per essere più sicuri, insomma, sono questi due.
PRESIDENTE: Benissimo. Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire: quest'ultimo discorso, siccome proprio è un discorso di carattere teorico, sia pure voglio dire... Sennò ne so più io di lei, capitano, non è possibile.
Cioè, i sistemi di attivazione sono una infinità. Perché si parte dalla miccia, ma si può adoprare teoricamente l'orologio del polso. Sono decine e decine di temporizzatori...
TESTE Ripani: Di timer. Sì, sì, ha ragione.
PUBBLICO MINISTERO: La miccia è un temporizzatore, bene o male. Ma si può adoperare anche la sveglia di cucina.
TESTE Ripani: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Si può adoprare il timer della lavastoviglie.
TESTE Ripani: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, ci sono i temporizzatori o timer, mi ricordo da altre esperienze mie di Pubblico Ministero, la cosiddetta discarica capacitiva.
Voglio dire, se si entra in una rassegna di questo tipo, fra i telecomandi ci sono sicuramente quelli basati sul radiocomando, ma ci sono anche quelli basati, che ne so, su un filo a strappo, e così via.
TESTE Ripani: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, se lei... Io potrei...
PRESIDENTE: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... queste affermazioni convertirle tutte in domande, però... Sennò...
PRESIDENTE: No, ma questo era come si può scatenare l'impulso. Ma il dato fondamentale ce lo ha già esposto nella prima parte dove ha parlato dell'innesco, che cosa è l'innesco, eccetera, eccetera.
Comunque, se il Pubblico Ministero vuole approfondire, io non ho nessun motivo di...
PUBBLICO MINISTERO: No, io non voglio approfondire. Ma se ci si avvia sulla strada dell'approfondimento, come pareva... Approfondimento di carattere teorico, allora, mosso il primo passo...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... bisognerebbe muovere anche i successivi.
Perché i detonatori sono sostanzialmente di due tipi, mi pare di sapere a me.
TESTE Ripani: Elettrico e...
PUBBLICO MINISTERO: Dalle vostre relazioni.
TESTE Ripani: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il detonatore elettrico è attivato in un certo modo; il detonatore a fiamma è attivato in un cert'altro modo.
Ci possono essere vari sistemi a monte della attivazione dell'uno o dell'altro tipo di detonatori.
E lei, se si mette a passarli in rassegna, ci tiene qui due ore, orientativamente.
PRESIDENTE: Benissimo. Non ne abbiamo più bisogno. Almeno per ora, grazie.
*TESTE Ripani: A lei.