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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 23.12.1997

PRESIDENTE: Allora chiamiamo?
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Alessandro Massari.
PRESIDENTE: Faccio presente che per la stanchezza della Corte non possiamo andare oltre le 19.30 quindi vi pregherei tutti di far le domande proprio strettamente indispensabili. Diversamente rimandiamo a un'altra udienza la prosecuzione dell'esame del consulente o dei consulenti.
Lo facciamo accomodare addirittura laggiù? Occorre o non è necessario?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, forse è meglio, sì. Dottore guardi, in quella postazione là perché così c'è anche la lavagna.
PRESIDENTE: Così guadagnamo un paio di minuti.
Prima di tutto ci dovrebbe dire nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza.
*TESTE Massari: (voce fuori microfono)
Massari Alessandro...
PRESIDENTE: Al microfono per favore.
TESTE Massari: Massari Alessandro, nato a Montereale, L'Aquila, il 12/05/47. Residente a Roma e domiciliato per l'incarico in via Cavour numero 3.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula per favore?
TESTE Massari: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Benissimo, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, lei nell'ambito delle indagini ha svolto una serie di accertamenti di ordine tecnico. Ecco, in questa sede le domande che le vengono rivolte da me e anche dalle altre parti hanno a che fare solo con la ricostruzione del fatto materiale accaduto in via Fauro il 14 maggio del '93.
Fatta questa premessa, cercando di seguire un ordine logico e producente anche per la finalità che il Presidente della Corte segnalava un attimo fa, vuole riferire a partire da quando lei si è direttamente interessato sul luogo del fatto?
TESTE Massari: Ma, io sono intervenuto la stessa sera del 14 maggio verso le ore 23.30.
PUBBLICO MINISTERO: Nella veste di?
TESTE Massari: Nella veste di responsabile per la parte chimica del servizio di Polizia Scientifica ed esperto nell'analisi di esplosivi e residui di esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi del servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale di Polizia Criminale.
TESTE Massari: Della Direzione Centrale di Polizia Criminale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei ha partecipato anche all'attività di sopralluogo?
TESTE Massari: Diciamo che in parte ho partecipato all'attività di sopralluogo anche perché nell'immediatezza poi dell'evento, il giorno dopo, parlando con i magistrati responsabili ci fu detto comunque, ci fu preannunciato un incarico e quindi facemmo anche il repertamento in funzione poi dell'incarico che avremmo ricevuto come puntualmente poi si è verificato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per quanto riguarda il repertamento, dottor Massari, molte cose ci sono già state puntualizzate dagli altri consulenti che sono stati sentiti, in particolare dalla dottoressa Castellano del Gabinetto Regionale e poi anche dal capitano De Logu del Centro di Investigazione Scientifica dei Carabinieri. Quindi a lei io pongo solamente delle domande a completamento, per così dire, di quanto è già stato riferito.
Allora, mi interessa in particolare avere da lei risposta a questa domanda: tra i veicoli che sono stati individuati come reperti significativi in relazione al fatto, dal capitano De Logu abbiamo avuto una certa qual serie di risposte relativamente ad un veicolo FIAT Cinquecento, i cui rottami sono stati rintracciati in determinati punti.
Ecco, in relazione a un altro veicolo, di cui si occupa abbondantemente sia il verbale di sopralluogo sia la consulenza, e cioè a dire una FIAT Uno, lei può essere puntuale ed esauriente sui luoghi dove sono stati ritrovati i rottami di riferimento?
TESTE Massari: Ma guardi, diciamo che per quanto concerne la FIAT Uno, la maggior parte dei rottami che abbiamo trovato erano frammentati ed estremamente piccoli per cui molti dei frammenti li abbiamo poi ricostruiti ed identificati, diciamo, quando abbiamo fatto il setacciamento e l'esame dei vari reperti. Sul luogo dell'evento le parti che abbiamo identificato immediatamente è stato il motore della FIAT Uno, il cofano anteriore della FIAT Uno e la parte anteriore della FIAT Uno, diciamo l'attacco dell'ammortizzatore anteriore destro al di sotto del quale c'è anche il numero del telaio della FIAT Uno il che nell'occasione mettemmo subito in evidenza e fotografammo e dal quale poi siamo risaliti all'identificazione della macchina.
Quindi, per quanto riguarda la FIAT Uno, diciamo, le parti essenziali sono state queste. Poi il discorso fondamentale è stato che nel repertamento abbiamo un po' preso tutti i vari reperti, raccolti e poi l'identificazione certa l'abbiamo fatta in un secondo tempo quando, avendo a disposizione tutto il materiale abbiamo agito sia in funzione dell'identificazione delle varie parti, che poi sono state utilizzate al termine del lavoro per la ricostruzione delle due macchine coinvolte nell'evento; sia in funzione delle successive analisi chimiche che avremmo dovuto fare. E inoltre, in funzione dell'eventuale ritrovamento di parti che ci potessero indirizzare su quello che poteva essere stato il sistema di attivazione e di innesco.
Però sul luogo dell'evento le parti veramente identificate sul momento sono state praticamente il motore e il cofano anteriore, questa parte su cui c'era il numero del telaio e quindi l'attacco dell'ammortizzatore più altre parti come alcuni cerchi e alcuni frammenti della parte dell'avantreno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda anche che sia stato trovato un qualche documento?
TESTE Massari: Sì, come documento trovammo dei frammenti che riguardavano il libretto di circolazione della macchina dal quale si poteva risalire, soprattutto per un frammento, alla targa della macchina.
PRESIDENTE: Ma era un frammento o era l'intero libretto?
TESTE Massari: No, no, era un frammento.
PRESIDENTE: Era la parte più importante del libretto.
TESTE Massari: No, no, era un frammento che avendo davanti i documenti posso anche riconoscere, ma non era l'intero libretto.
E infatti, è la parte anteriore della pagina del libretto, ma non è l'intero libretto di circolazione.
PRESIDENTE: Ho capito. Va bene, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque è questa quella alla quale si riferisce.
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei stava spiegando che tipo di gestione è stata fatta...
PRESIDENTE: Ma ha riconosciuto il frammento, vero?
TESTE Massari: Sì, sì.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, perché viene verbalizzato tutto ma se non risulta la verbalizzazione la risposta...
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi sembra abbia detto di sì il dottor Massari.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Spiegava dottore, o meglio ha accennato alla spiegazione della gestione poi dei reperti, ha parlato anche di un'operazione di concentramento - o concentrazione che dir si voglia - di setacciamento di questi reperti.
TESTE Massari: Sì, perché diciamo che almeno per quanto mi riguarda il problema fondamentale di cui io mi sono occupato è stato prima la raccolta dei reperti però fatta sempre in funzione della identificazione di alcune parti che sono essenziali per la ricostruzione dell'evento e poi per quanto concerne le successive analisi che vengono effettuate in laboratorio chimico per cercare di identificare i residui dell'esplosione.
E quindi praticamente noi abbiamo iniziato cercando di riconoscere quelle parti di cui ho già parlato, dopodiché sono stati fatti la raccolta di tutti i reperti, questi sono stati messi in idonei contenitori e poi portati in un luogo dove abbiamo fatto il setacciamento e il riconoscimento, quando possibile, di tutte le parti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come funzionario del servizio di Polizia Scientifica con quella certa competenza particolare, quindi le indagini di ordine chimico, perché lei è laureato in chimica?
TESTE Massari: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei si è occupato in particolare di alcuni reperti o per meglio dire, visto che la consulenza anche sotto questo profilo, quello delle indagini di tipo qualitativo, era stata affidata a più consulenti tra i quali appunto lei, con che criterio avete proceduto?
TESTE Massari: Praticamente abbiamo seguito il criterio iniziale che ci era stato, diciamo richiesto dal P.M. che si occupava del caso. Praticamente, i Carabinieri avevano fatto repertamento da un certo punto della strada verso l'alto e noi da un altro punto verso il basso. Dopodiché avendo raccolto...
PRESIDENTE: Dallo stesso punto verso il basso.
TESTE Massari: Noi, diciamo dal punto del cratere verso via dei Boccioni.
PUBBLICO MINISTERO: Boccioni.
TESTE Massari: Sì. Mentre i Carabinieri nel senso opposto sempre di via Fauro. Per cui noi abbiamo fatto un certo tipo di repertamento raccogliendo i reperti che erano in quella zona e i Carabinieri nell'altra zona. Abbiamo praticamente mantenuto lo stesso criterio anche a livello analitico facendo prima, separatamente, ognuno l'esame dei reperti che aveva acquisiti. Per cui sia per quanto concerne la preparazione delle soluzioni, che è la parte poi più delicata in un'analisi di questo tipo, sia per quanto riguarda le analisi vere e proprie noi abbiamo esaminato i reperti per così dire raccolti dalla Polizia Scientifica. Mentre i Carabinieri hanno fatto l'esame dei reperti raccolti dall'Arma dei Carabinieri.
Successivamente abbiamo fatto uno scambio di soluzioni soprattutto riguardo le soluzioni nostre che sono state date ai Carabinieri per verificare se nelle stesse soluzioni venivano trovati gli stessi componenti che avevamo identificati noi. Dopodiché ci siamo praticamente riuniti, abbiamo confrontato tutti i dati e abbiamo steso la relazione che è stata poi oggetto dell'elaborato tecnico consegnato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e allora in prima battuta lei quali reperti ha sottoposto alle indagini di tipo chimico?
TESTE Massari: Io ho sottoposto alle indagini di tipo chimico i reperti che erano stati repertati dalla Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, reperti la cui apprensione era stata da lei personalmente...
TESTE Massari: Sì, che avevo seguito personalmente io. In parte direttamente io e in parte la dottoressa Castellano che in questo caso era quella che si era occupata un po' più direttamente dalla parte di repertazione e quindi di raccolta dei vari reperti. Sono stati esaminati, portati in laboratorio e poi fatte le analisi chimiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, i reperti quindi che lei ha assoggettato ad analisi sono stati selezionati con quale criterio?
TESTE Massari: Mah, il criterio fondamentale... Dunque qui bisogna fare una premessa: ci trovavamo di fronte all'analisi di residui, di reperti che erano stati coinvolti in un'esplosione. L'analisi dei residui dell'esplosione è un'analisi molto delicata in quanto noi parliamo di identificare particelle presenti nell'ordine delle parti per milione e a volte anche per bilione. Cioè delle particelle presenti in quantità infinitesima.
Queste particelle non sono presenti da sole ma sono presenti nel substrato in cui si è verificato l'evento, per cui questo substrato cambia al cambiare dell'evento stesso che si è verificato.
Nel nostro caso in particolare noi ci trovavamo in un ambiente in cui l'esplosione, l'autobomba era... l'esplosione era avvenuta in una strada con conseguente produzione oltre che dei frammenti provenienti dalla macchina, anche di tutti i frammenti provenienti dall'ambiente e provenienti dal palazzo e dalle costruzioni circostanti.
Abbiamo quindi cercato, anzi ho quindi cercato di esaminare quei reperti che sulla carta dessero maggiori garanzie di trattenere i residui e nello stesso tempo che fossero meno inquinati possibili dall'ambiente circostante. Per esempio, ho evitato, almeno nella prima fase dell'analisi, di esaminare quei reperti che erano particolarmente sporchi di olio e di residui di grasso normalmente presenti in una macchina e maggiormente presenti in un evento di questo genere dove, al momento dell'esplosione, per la rottura di tutti i contenitori presenti nella macchina, c'è un certo inquinamento di tutte le parti, dall'olio, benzina e altri residui carboniosi.
Quindi ho fatto praticamente una selezione, dettata soprattutto dall'esperienza, e andando a esaminare quei reperti che, almeno teoricamente, avrebbero dovuto avere meno contaminanti possibili nei confronti degli esplosivi.
In effetti il punto di partenza è stato questo e tutti i reperti che abbiamo esaminato sono stati scelti con questo criterio qui.
PUBBLICO MINISTERO: Su quanti reperti ha lavorato?
TESTE Massari: Guardi, di reperti sui quali ho lavorato sono stati molteplici. Diciamo che quelli che abbiamo poi riportato nella relazione, diciamo che, ecco sono stati una ventina di reperti alcuni dei quali hanno mostrato tracce di esplosivi ed altre no. Naturalmente la nostra attenzione è stata focalizzata soprattutto su quei reperti che in un primo screening iniziale effettuato con alcune tecniche mostravano di avere dei segnali che potevano essere poi ascrivibili a dei residui di esplosivo.
Una volta selezionati questi reperti ci siamo dedicati soprattutto alla purificazione prima delle soluzioni ottenute dall'analisi e poi all'esame con tecniche successive delle soluzioni ottenute da questi reperti che avevamo selezionati.
PUBBLICO MINISTERO: A quello che capisco sono state adottate più procedure di analisi.
TESTE Massari: Sì, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare esattamente quali sono le procedure di analisi alle quali ha fatto ricorso lei presso il suo laboratorio?
TESTE Massari: Allora, diciamo che tornando a quello che dicevo all'inizio, uno dei primi problemi in un'analisi questo tipo è quello di ottenere delle soluzioni. Cioè dei campioni che siano analizzabili in quanto il campione di per sé, cioè i frammenti che si generano nell'esplosione da soli così come si presentano, non sarebbe possibile sottoporli ad analisi.
Premetto ancora che la maggior parte di queste analisi sono di tipo distruttivo e vengono effettuate su campioni liquidi. Quindi noi dobbiamo trasformare i residui delle esplosioni presenti su dei reperti di tipo solido in soluzioni in sostanze liquide esaminabili alle strumentazioni di cui disponiamo.
Il primo problema riguarda la purificazione delle soluzioni proprio per cercare di eliminare la maggior parte dei contaminanti, di quelli interferenti che ci permetterebbero di effettuare con difficoltà il riconoscimento degli esplosivi e delle sostanze che noi andiamo a ricercare.
Per questa ragione, dopo aver fatto degli estratti acetonici dei reperti che avevamo a disposizione, ho trattato queste soluzioni acetoniche con una tecnica particolare che normalmente viene usata in campo analitico e che è la cromatografia su strato sottile.
Questa tecnica è un sistema che serve per poter separare su un supporto i componenti di una soluzione. E' una tecnica che viene normalmente utilizzata per gli esplosivi puri per l'identificazione dei singoli componenti. Nel caso nostro io l'ho utilizzata per cercare di... non per cercare, diciamo per purificare i diversi componenti che eventualmente potevano essere presenti nelle soluzioni.
Da questa prima tecnica ho ottenuto delle soluzioni che sono state poi analizzate, per quanto concerne il nostro laboratorio, una prima volta con la cromatografia su strato sottile sempre per verificare che non fossero presenti come a volte può capitare, delle quantità di esplosivo incombusto che ci dessero subito dei segnali di riconoscimento validi. Ed in effetti questa prima tecnica ha dato dei risultati negativi.
Successivamente sono stati esaminati con la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa; con la gascromatografia abbinata ad una tecnica chiamata TEA - che sarebbe Therma Electro Analisys -; successivamente in HPLC, cioè con cromatografia ad alta pressione abbinata sempre al rilevatore TEA ed infine con la cromatografia liquida ad alta pressione abbinata ad una tecnica di rilevazione con spettrofotometro ultravioletto.
La motivazione per cui vengono utilizzate queste tecniche è che tutte le tecniche chimiche che, come ho detto, sono di tipo distruttivo si basano su due principi fondamentali: uno è quello che riguarda le tecniche in cui l'identificazione degli esplosivi viene fatta per riconoscimento con dei campioni standard e quindi è una tecnica di tipo comparativo, o relativa e non assoluta. Con queste tecniche praticamente vengono identificati quei componenti che, i cui tempi di ritensione quindi i cui valori sono uguali o simili a quelli di valori di esplosivi già conosciuti.
Successivamente ci sono delle altre tecniche che invece hanno, permettono di fare dei riconoscimenti di tipo assoluto, in particolare la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa, in quanto con queste tecniche è possibile vedere, da un punto di vista chimico, le specie presenti in una soluzione incognita.
Vengono utilizzate più tecniche per una ragione particolare, perché noi qui stiamo parlando di sostanze, come ho detto all'inizio, presenti in quantità infinitesime. E l'identificazione di queste sostanze è difficoltosa sia da un punto di vista assoluto, sia da un punto di vista relativo. L'abbinamento quindi di più tecniche serve per poter arrivare ad una identificazione certa nelle specie presenti in una certa soluzione incognita.
Bisogna anche dire che alcune tecniche poi, in particolare la gascromatografia abbinata al TEA e la cromatografia liquida ad alta pressione abbinata al TEA sono specifiche soltanto per alcune specie. Per esempio, nel caso della gascromatografia abbinata al TEA si ottiene un riconoscimento certo soltanto di nitro derivati aromatici quali possono essere considerati il tritolo e risomeri del dinitrotoluene. Mentre per quanto riguarda l'HPLC abbinato al TEA si ha un riconoscimento certo per molecole a catena aperta tipo l'EGDN e la nitroglicerina e sostanze come il T-4 e la pentrite.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi conclusivamente lei ha conseguito una serie di risposte che, dal punto di vista del loro oggetto sono? Se le vuole...
TESTE Massari: Praticamente al termine dell'analisi, per quanto riguarda i nostri campioni e naturalmente poi anche i campioni del CIS che abbiamo confrontato, siamo arrivati entrambi ad identificare nei campioni incogniti come esplosivi di tipo organico, anzi come residui di esplosioni di tipo organico l'EGDN, la nitroglicerina, il dinitrotoluene, il tritolo, la pentrite e il T-4 e come componenti di tipo inorganico in alcune soluzioni siamo riusciti ad identificare il nitrato di ammonio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, volevo sapere perché questi sono le specie di esplosivi dal punto di vista chimico.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dal punto di vista merceologico invece possiamo fare una mappa, per così dire, di queste specie esplosive?
TESTE Massari: Beh, diciamo che quello che ho detto io è un'identificazione sia dal punto di vista chimico che dal punto di vista merceologico, in quanto i nomi che ho appena pronunciato riguardano esplosivi puri la cui denominazione da un punto di vista chimico - tanto è vero che ho parlato di tritolo - e da un punto di vista merceologico sono uguali. Diciamo che ho parlato di esplosivi di specie pure, cioè di esplosivi presi singolarmente mentre bisogna fare una distinzione per quanto riguarda gli esplosivi cosiddetti di tipo commerciale e gli esplosivi chiamati normalmente di tipo militare anche se poi in effetti vengono utilizzati anche nel campo civile.
Quando noi parliamo di esplosivi di tipo civile, gli esplosivi utilizzati in campo civili non sono dei composti puri ma sono delle miscele di più specie che vengono bilanciate con altre sostanze per ottenere quei composti che poi possono dare determinati effetti in campo civile. Tipo per esempio gli esplosivi da utilizzare in miniera, in ambiente grisutoso oppure gli esplosivi da utilizzare per sbancamenti in galleria oppure per esplosivi da utilizzare per sbancamenti all'aria aperta.
In funzione dell'utilizzazione di questi esplosivi ci sono delle formulazioni che vengono riconosciute su domanda delle singole ditte dal Ministero dell'Interno e queste formulazioni sono composte da una molteplicità di vari componenti come quelli che io ho pronunciato. Per fare un esempio: se io vado a parlare di una gelatina dinamite di tipo civile, nella dinamite civile di tipo civile troverò come composti attivi l'EGDN, la nitroglicerina, il dinitrotoluene, il nitrato di ammonio.
Ci sono poi degli esplosivi da cava, per esempio basati soltanto su tritolo e nitrato di ammonio. Ci sono poi degli esplosivi che vengono definiti, come ho detto prima, di tipo militare perché per la maggior parte dei casi utilizzati in ambiente militare che sono per esempio il compound-B che è costituito soltanto da T-4 e tritolo. Ci sono poi delle micce che possono essere a bassa o a lenta combustione o micce detonanti a base di pentrite.
E quindi diciamo che i componenti che abbiamo trovato potevano essere assimilati come provenienza sia a degli esplosivi di tipo civile, sia a degli esplosivi di tipo militare.
In effetti noi, per cercare di dare - quindi per rispondere alla sua domanda - per cercare di dare una provenienza merceologica abbiamo fatto delle ipotesi nel corso della relazione in cui abbiamo detto che: una delle ipotesi poteva essere per esempio che i vari esplosivi provenissero da un esplosivo di tipo civile, gelatina dinamite, abbinato con un esplosivo tipo compound-B, il tutto fatto, innescato tramite una miccia detonante. Oppure potevano essere dei singoli gruppi di esplosivi miscelati insieme.
Diciamo che da un punto di vista della provenienza l'ipotesi che noi potremo fare, avendo a disposizione un numero elevato di componenti, sono molteplici.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, ho capito la sua risposta che per me è stata molto chiara.
Non è stata uniforme, ovvero è stata uniforme la risposta dei reperti rispetto alle specie esplosive che avete identificate?
TESTE Massari: Scusi, non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire: tra i vari reperti che ha esaminato, quelli che hanno dato risposta positiva all'indagine qualitativa...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... vi è stata uniformità anche per le specie di esplosivi presenti sui singoli reperti, oppure una difformità, o un numero di difformità?
TESTE Massari: No, non c'è stata nessuna difformità. Tutti gli esplosivi, i residui che abbiamo trovati sui singoli reperti hanno portato alla identificazione delle specie che ho detto prima. Tenendo presente naturalmente che, come avviene in casi di questo genere, abbiamo dei reperti sui quali abbiamo identificato praticamente tutte le specie presenti che ho detto; mentre altri reperti ove abbiamo identificato delle singole specie.
La sommatoria, da un punto di vista chimico degli esplosivi identificati, ha portato a quell'elenco che ho citato all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione per la quale appunto un reperto magari ha testimoniato la presenza di tutte le specie esplosive e un altro reperto solamente di alcune, la ragione è una ragione attendibile alla stregua delle indicazioni scientifiche, o è una risposta per così dire anomala?
TESTE Massari: No, no, no. Diciamo è una risposta scientifica che si basa su ciò che avviene durante una esplosione.
Nell'esplosione sono coinvolti molte grandezze termodinamiche che all'atto dell'esplosione praticamente portano l'esplosivo a detonare. E qui parliamo di tutte le specie di cui ho parlato e le specie identificate sono tutti esplosivi detonanti. Cioè, esplosivi la cui reazione chimica è una reazione che si verifica ad altissima velocità che varia, nel caso delle specie citate, da circa 4000 metri al secondo a circa 8000 metri al secondo.
Durante una esplosione i fenomeni connessi sono molteplici e i residui dell'esplosione che si formano sono residui che investono non in modo uniforme tutti i reperti circostanti. Ed inoltre c'è un fattore determinato dal reperto stesso che può assorbire o meno alcune specie rispetto ad altre, a secondo di come viene colpito.
Bisogna dire anche un' altro fatto fondamentale: che noi stiamo parlando di residui di esplosione. Cioè di quantità presenti a livello infinitesimo. Per cui può darsi anche che su un certo reperto ci siano tutte le specie che erano coinvolte nell'esplosione, ma che la sensibilità strumentale nei confronti di quel reperto e nei confronti di alcune specie, non sia sufficiente a metterle in evidenza.
E questa è una delle ragioni per la quale, leggendo la relazione, si vede che noi, in alcuni casi, abbiamo fatto prima l'analisi delle soluzioni provenienti da singoli reperti, e poi abbiamo fatto l'analisi delle miscele delle varie soluzioni dividendo a gruppi i reperti.
Questo proprio perché? Per poter aumentare la quantità dei vari componenti presenti e verificare sia su quantità, diciamo, più elevate: la nostra prima identificazione; e sia per verificare se, su quantità superiore ci fossero dei componenti che noi in prima istanza non avevamo identificato.
Bisogna tener presente che qui siamo veramente nell'ordine di quantità infinitesime, dove utilizziamo gli strumenti ai limiti della loro sensibilità.
Questa è la ragione per la quale, alla fine del lavoro, abbiamo chiesto al P.M. di effettuare delle successive analisi presso un laboratorio esterno dell'ENEA, in quanto noi, in quel momento, non avevamo uno strumento che era uscito da poco, un rivelatore particolare, che è il rilevatore TEA - Therma Electro Analisys - il quale rivelatore, oltre ad avere una altissima sensibilità, ha anche una altissima specificità nei confronti di quei componenti che contengono dei gruppi nitrato.
Praticamente, mentre nella spettrometria di massa - che pure è una tecnica altamente sensibile - io ho la possibilità di verificare qualsiasi, di trovare e di identificare qualsiasi tipo di campione indipendentemente dalla specie chimica di cui fa parte, con il rivelatore TEA io vado ad identificare soltanto quei campioni che hanno nella propria molecola dei gruppi nitro.
In questo modo io praticamente riesco a pulire, da un punto di vista chimico, la mia risposta al mio spettro risultante ed avere una identificazione più certa delle molecole che sto cercando.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare di capire che con il ricorso anche a questa tecnica praticamente - all'epoca almeno dell'accertamento - i consulenti hanno fatto ricorso al meglio degli strumenti di cui pensavano di poter disporre.
TESTE Massari: Beh, non solo di cui pensavamo di poter disporre, al meglio degli strumenti esistenti a livello mondiale, in quanto la tecnica, le tecniche che abbiamo utilizzato sono le tecniche che vengono utilizzate in tutti i laboratori per l'analisi dei residui e dei residui di esplosione. Sia a livello europeo, sia a livello mondiale. Perché noi normalmente ci confrontiamo, e soprattutto su questo argomento, sia con i laboratori dell'FBI degli Stati Uniti, sia con quelli della Bunderscriminalabte in Germania, sia con i laboratori in Inghilterra.
E le tecniche che noi abbiamo e che abbiamo utilizzato sono le stesse che vengono utilizzate da questi laboratori.
Praticamente non ci sono delle tecniche che abbiano una sensibilità o una selettività superiore rispetto a quelli che noi abbiamo utilizzato.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome mi pare che dal punto di vista della indagine qualitativa le sue risposte abbiano esaurito tutti gli interessi del Pubblico Ministero, tenuto anche conto di quello che già l'altro consulente aveva illustrato, bisogna che le chieda invece ancora qualcosa per quanto riguarda la determinazione del peso di carica.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, prima di arrivare a questo punto del problema, mi pare - le chiedo se lei lo rammenta - mi pare che vi siate intrattenuti tra l'altro nello studio di un determinato reperto metallico che, in qualche modo, aveva sollecitato l'attenzione dei consulenti: reperto metallico - do riferimento alla Corte che vorrà poi controllare quanto sto dicendo, oltre che i difensori, ovviamente - fa capo alle fotografie da 91 a 93 dell'allegato 12 della relazione.
Se il dottor Massari ricorda di che si tratta, ci possiamo anche esimere dal proiettare il reperto. Sennò...
TESTE Massari: Ma io, per quanto mi riguarda, ricordo perfettamente di quale reperto si tratta, in quanto me ne sono occupato personalmente ed ho seguito personalmente tutta l'analisi.
Come ho già avuto occasione di dire, uno dei lavori diciamo iniziali che abbiamo fatto e che in un certo senso ci ha permesso poi di selezionare e di separare i vari pezzi, le varie parti, i vari frammenti metallici provenienti dalle due macchine e da altre presenti coinvolte nell'evento, è stato quello di effettuare un setacciamento di tutto il materiale riportato, repertato, anche della spazzatura presente sulla strada, con l'intento di cercare eventuali frammenti che potessero permetterci di identificare, di arrivare al sistema di innesco e di attivazione utilizzato per l'autobomba.
Nel fare questo lavoro naturalmente abbiamo cercato di identificare tutti i reperti che man mano ci trovavamo di fronte. Tra i vari reperti c'era un frammento metallico che aveva uno spessore diverso da tutti gli altri che avevamo fino ad allora trovati e che inoltre presentava una curvatura abbastanza anomala rispetto agli altri reperti.
Come per gli altri reperti ci siamo messi in contatto con i tecnici della FIAT esperti nella materia e inizialmente, praticamente la riposta che abbiamo avuto è stata di tipo negativo, nel senso che non risultava che questo tipo di reperto fosse presente nella macchina che noi stavamo esaminando che era la FIAT Uno.
Per di più, lo stesso tipo di reperto, visto che contemporaneamente c'era un altro gruppo che si occupava dell'analisi e dei reperti relativi all'esplosione in via dei Georgofili, un reperto di questo tipo era stato identificato e trovato anche in via dei Georgofili.
Per cui abbiamo fatto tutta una serie di ricerche partendo dal presupposto - poi rivelatosi errato - che questo reperto potesse derivare da un contenitore metallico del tipo utilizzato per contenere i gas, e soprattutto i gas liquidi.
Quindi ipotizzando eventualmente l'abbinamento di esplosivi di tipo diciamo classico, con un esplosivo gassoso contenuto in queste bombole.
In effetti abbiamo fatto tutta l'analisi, abbiamo identificato il tipo di acciaio e siamo arrivati ad una identificazione certa delle componenti che erano presenti in questo metallo.
Successivamente, non essendo riusciti ad identificare il manufatto da cui questo metallo potesse provenire, riandando, riparlando con i tecnici della FIAT, siamo riusciti a capire che questa parte del metallo non era altro che una parte della balestra presente sia nella FIAT Uno, sia nel Fiorino. E quindi l'identificazione alla fine è risultata in uno dei frammenti normalmente presenti in questi due tipi di macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè la balestra.
TESTE Massari: La balestra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora passiamo ora a quella parte dell'indagine tecnica che ha avuto ad oggetto la determinazione del peso di carica.
Però, per arrivare a questo aspetto della relazione, le debbo chiedere intanto questo: si è proceduto da parte dei consulenti ad una ricostruzione, utilizzando i frammenti repertati, ad una ricostruzione dei mezzi che erano rimasti più in profondità coinvolti e devastati dall'esplosione?
TESTE Massari: Sì. Noi abbiamo fatto una ricostruzione sia della FIAT Uno, sia della FIAT Cinquecento che erano le due macchine che erano state più direttamente interessate all'esplosione. Tant'è vero che entrambe erano risultate completamente distrutte.
E quindi, questi reperti che avevamo selezionato e identificato, sia in funzione, prima di tutto in funzione dell'analisi chimica e poi successivamente proprio in funzione della ricostruzione dell'evento che era uno dei quesiti posti dal magistrato, abbiamo ricostruito le macchine in un nostro, dentro un nostro locale, utilizzando diciamo dei simulacri che ci erano stati preparati direttamente dai tecnici della FIAT.
Quindi, praticamente utilizzando questi due simulacri, abbiamo attaccato, proprio legato, le varie parti identificate sui due simulacri in maniera da arrivare a ricostruire sia la FIAT Uno, sia la FIAT Cinquecento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io qui dispongo dell'elaborato fotografico che riguarda quanto lei sta esponendo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora le chiederei di corredare le sue considerazioni a voce con il richiamo alle foto più significative di questo elaborato.
Io ne vedo diverse, intanto relative a quello che avete ricostruito come FIAT Uno. E poi ve ne sono altrettante che riguardano invece la vettura ricostruita come FIAT Cinquecento.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se lei ha la cortesia di osservarle, io poi mi riprometto di farle alcune domande.
TESTE Massari: Allora, io partirei un attimo dal mostrare la prima fotografia che è quella che riguarda diciamo il simulacro.
Praticamente questo qui è il simulacro che ci è stato preparato dai tecnici della FIAT e che riproduce esattamente, sia da un punto di vista estetico, sia da un punto di vista pratico, cioè mantenendo esatte le dimensioni, una FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Dottore, le spiace...
TESTE Massari: Sì, dica.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla copertina di codesto fascicolo dare atto degli estremi? Codesto è l'allegato numero?
TESTE Massari: Allora, questo è l'allegato numero 15 alla relazione di consulenza tecnica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perfetto.
TESTE Massari: Le varie fotografie sono state, diciamo, messe nell'allegato in sequenza. Cioè, abbiamo fatto diverse fotografie nei tempi successivi man mano che ricostruivamo la macchina.
Quindi, andando avanti nelle fotografie, ogni fotografia successivamente presenta qualche parte in più rispetto alla fotografia originale.
In particolare possiamo vedere la ricostruzione della parte anteriore in cui si vede per esempio alcuni, i due... Il cerchio anteriore sinistro della ruota e parte dell'ammortizzatore che era rimasto legato allo stesso cerchio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che prendesse la foto in cui si riproduce il punto di massima ricostruzione possibile della FIAT Uno per farle poi, a questo proposito, una domanda.
TESTE Massari: Ecco, volevo far vedere l'altro punto che abbiamo evidenziato sempre inserito nella macchina: era la parte anteriore destra sulla quale era stata fatta l'identificazione del telaio dell'autovettura.
Per poi arrivare a questa fotografia che probabilmente questa e la successiva sono le più significative, in quanto mostrano la ricostruzione sia della FIAT Uno e sia della Cinquecento.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
TESTE Massari: Osservando queste due fotografie possiamo far alcune considerazioni.
Intanto, per quanto riguarda la FIAT Uno, abbiamo un...
PUBBLICO MINISTERO: La vuole indicare, dottor Massari? Perché se ne vede due.
PRESIDENTE: Che numero?
TESTE Massari: Ecco, la FIAT Uno che è questa...
PUBBLICO MINISTERO: Che foto è questa, dottor Massari? Numero?
PRESIDENTE: Il numero della fotografia.
TESTE Massari: Il numero della fotografia è il numero 66.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Allora, abbiamo la FIAT, diciamo la ricostruzione della FIAT Uno dove si può notare che la parte posteriore non presenta alcun frammento.
Praticamente abbiamo trovato una serie di frammenti che ci hanno permesso di ricostruire la parte anteriore e centrale della FIAT Uno; mentre non abbiamo praticamente trovato frammenti che riguardassero la parte posteriore, né per quanto riguarda il fascione e paraurti; né per quanto riguarda lo sportellone; né abbiamo trovato alcun frammento o frammenti abbastanza grandi da poter essere riconosciuti, per quanto riguarda il tetto.
Mentre abbiamo trovato un frammento abbastanza consistente che rappresenta il cofano anteriore della FIAT Uno.
Per quanto riguarda la Cinquecento, invece, abbiamo trovato praticamente tutti i frammenti. Non solo, ma diciamo: guardando questa fotografia e quella successiva, e quella successiva che è la numero 67, si può anche vedere che la Cinquecento presenta uno schiacciamento della parte anteriore dal basso verso l'alto. Come se l'onda esplosiva l'avesse investita e schiacciata praticamente poi distruggendola, nella parte anteriore. E quindi praticamente le parti noi le abbiamo trovate tutte, ma la parte anteriore, oltre ad aver subìto una frammentazione che è tipica e conseguente di una autovettura coinvolta in una esplosione, ha subìto anche uno schiacciamento dell'onda esplosiva che l'ha investita.
Praticamente la macchina è stata investita dall'alto, cioè l'esplosione si è verificata in un punto più alto della macchina. Perché sennò la macchina sarebbe stata scagliata via senza subire questa deformazione. L'onda esplosiva è scivolata poi lungo la parte anteriore e il parabrezza della macchina, scivolando via e distruggendo la macchina stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che poco fa abbia avuto un lapsus.
TESTE Massari: Mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Perché come direzione dell'onda esplosiva ha detto che: rispetto alla FIAT Cinquecento è arrivata dal basso verso l'alto.
TESTE Massari: No, scusi, dall'alto verso il basso.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, ma voglio dire, torniamo un attimino sulla Uno.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A che cosa lei oggi, loro all'epoca, attribuisce la mancanza assoluta dei pezzi o di frammenti significativi della parte posteriore?
TESTE Massari: Ecco, qui come vede nella foto 67 presa lateralmente, si vede perfettamente come nella parte posteriore ci sia soltanto qualche frammento; mentre nella parte anteriore noi ritroviamo sia i frammenti della carrozzeria, sia la parte meccanica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto, il fatto che si sia in qualche modo volatilizzata, la parte posteriore...
TESTE Massari: Ecco, la parte che si sia volatilizzata...
PUBBLICO MINISTERO: ... a che cosa va attribuito?
TESTE Massari: ... porta a concludere che l'esplosivo si trovava sicuramente nella parte posteriore della macchina. La quale parte posteriore ha subìto direttamente diciamo gli effetti della esplosione e quindi praticamente i maggiori danni, per quanto riguarda l'esplosione, sono stati assorbiti dalla parte posteriore che si è frammentata in parti così piccole da non essere state più identificabili; e sicuramente, per quanto riguarda alcuni materiali, tipo i vetri, tipo alcuni materiali di, diciamo costituiti con metalli bassofondenti, praticamente c'è stata proprio una volatilizzazione del materiale che si è in qualche modo, è passato dallo stato solido allo stato gassoso scomparendo completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi dal punto di vista macroscopico, qual è la differenza, se c'è una differenza, tra il tipo di danneggiamento o devastazione, o distruzione, subìta dalla FIAT Uno, rispetto alla FIAT Cinquecento?
TESTE Massari: Allora, la differenza fondamentale è che la FIAT Uno ha subìto direttamente gli effetti provocati dall'esplosione.
Per effetti provocati dall'esplosione intendiamo sia gli effetti di tipo termico, sia gli effetti di tipo dinamico.
Mentre, per quanto riguarda la FIAT Cinquecento, ha subìto in modo preponderante solo gli effetti di tipo dinamico e non di tipo termico.
Per cui nell'esplosione parte della FIAT Uno si è completamente disintegrata; mentre la Cinquecento, tranne alcuni frammenti che naturalmente non siamo riusciti ad identificare, nel complesso abbiamo trovato tutte le parti che componevano la macchina.
Inoltre ci permette l'osservazione, diciamo, in parallelo delle due autovetture, ci permette di fare un'altra considerazione. E cioè che l'esplosivo doveva essere contenuto all'interno della FIAT Uno nella parte posteriore. Quindi, o all'interno del cofano, o al massimo diciamo nei sedili posteriori.
E quindi non era... Una delle domande che ci era stata fatta era: se si poteva identificare la collocazione diciamo anche da un punto spaziale esatta dell'esplosivo. E certamente l'esplosivo e per quanto verificato a livello del cratere, e per quanto verificato a livello delle macchine, è stato un esplosivo che non era a diretto contatto della strada, ma era contenuto all'interno della macchina.
E questo risultato viene avvalorato proprio, oltre che dalle dimensioni del cratere, anche dal fatto che la FIAT Cinquecento ha avuto quest'onda pressoria dall'alto verso il basso che l'ha deformata senza farla diciamo, volare via.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la posizione che hanno i due veicoli nella fotografia, e cioè a dire la posizione in cui avete collocato questi, come dire, queste gabbie sulle quali avete posizionato i vari frammenti, dicevo appunto: questa posizione è quella corretta secondo i consulenti per come ricostruita a seguito della valutazione dei danni dell'una e dei danni dell'altra e quindi delle possibili interazioni dal veicolo che è esploso sul veicolo che ha subìto l'esplosione?
TESTE Massari: Praticamente la fotografia è stata fatta in questo modo proprio per dare un'idea di come secondo noi erano posizionate le due macchine al momento dell'evento.
PUBBLICO MINISTERO: E' ipotizzabile che una carica esplosiva possa essere esplosa a bordo della FIAT Cinquecento?
TESTE Massari: Ma non è ipotizzabile per due motivi fondamentali.
Il primo motivo è che le deformazioni e la frammentazione della macchina non è di un... non sono correlabili con un esplosivo contenuto all'interno della stessa.
L'altra motivazione, diciamo, riguarda un po' come sono stati repertati i vari frammenti della FIAT Cinquecento.
Mentre nel caso della FIAT Uno noi abbiamo avuto una proiezione abbastanza circolare dei frammenti della macchina. Nel caso della FIAT Cinquecento noi abbiamo - noi e i Carabinieri che collaboravano con noi - hanno ritrovato praticamente tutti i reperti al di là del punto dell'esplosione. Come se noi, essendoci una linea immaginaria, tutti i reperti fossero andati da una parte sola.
Se l'esplosivo fosse stato all'interno della macchina noi avremmo avuto anche, per quanto riguarda la FIAT Cinquecento, una distribuzione circolare dei vari reperti e non direzionale verso un'unica direzione.
PUBBLICO MINISTERO: Questa ricostruzione quindi dei veicoli nella loro conformazione più vicina alla realtà possibile, anche sotto il profilo della posizione reciproca, ecco, questa ricostruzione dico: in che termini l'avete verificata sull'esistenza di quello che si chiama cratere e sull'esistenza degli altri reperti?
In particolare danni provocati da questa esplosione, la tipologia di questi danni, la collocazione di questi danni.
TESTE Massari: Intanto bisogna premettere che, nel caso di questa esplosione in via Fauro, c'è stato un evento che ha un po' complicato tutta la dinamica, la ricostruzione della dinamica dell'esplosione. In quanto, sul fondo del cratere, all'atto dell'esplosione, si è verificato per così dire una falla che ha messo diciamo in comunicazione il cratere con il tombino della SIP, all'interno del quale corrono dei cavi telefonici.
Questo praticamente ha provocato un polmone, potremmo dire, da parte di questo tombino nei confronti dell'esplosione con assorbimento sia diciamo di una parte dell'energia direttamente connessa con l'esplosione.
Per cui noi dobbiamo ipotizzare che il cratere - e abbiamo ipotizzato il cratere - fosse notevolmente inferiore rispetto a quello che si sarebbe verificato se non ci fosse stato questo evento secondario.
Per quanto riguarda il cratere vero e proprio diciamo che, sia la conformazione dei bordi del cratere, sia la mancanza nei bordi del cratere di residui di bruciature o fiammate tipiche dell'esplosione, indica che l'esplosione non è avvenuta direttamente a contatto con la strada, ma diciamo ad una certa distanza dal punto in cui si è verificato il cratere.
Ed inoltre indica anche che c'è stata una protezione proprio della parte della fiamma da parte di un qualche mezzo meccanico.
E questo è direttamente verificabile in quanto, all'interno del cratere, non ci sono sull'asfalto, sul bitume che ricopriva la strada, punti in cui si sono verificati principi né di bruciatura, né tantomeno di fusione.
Questo può essere avvenuto soltanto se noi ipotizziamo che l'esplosivo non fosse a diretto contatto della strada, ma fosse contenuto all'interno di un mezzo. Tipo, per esempio, una macchina la quale naturalmente, come primo effetto, ha avuto quello di diminuire sia l'onda pressoria che poi sta scaricata sulla strada, sia l'effetto fiamma direttamente connesso con l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quelle che chiamavo io danneggiamenti registrati a carico delle altre strutture presenti sulla scena del fatto, intendo riferirmi ad altri veicoli, intendo riferirmi ai manufatti fissi: porte, cancelli. Intendo riferirmi alle pareti esterne degli immobili; altri manufatti tipo muretti e quant'altro. Ecco, dico, questa ricostruzione che collega a quello che sento in maniera positiva alcuni dati: il cratere e la macchina, è una ricostruzione coerente anche con gli altri reperti, ovvero vi è qualche cosa di particolare eventualmente da segnalare?
TESTE Massari: Mah, è coerente con gli alti reperti, tenendo presente un fatto che è sempre da evidenziare nel caso di via Fauro: che, avendo avuto... Diciamo, essendoci a contatto della macchina esplosa un ambiente aperto, in quanto c'era il giardino della scuola, da quel lato c'è stato proprio un secondo polmone che, in qualche modo, ha diminuito da quella parte i danni relativi all'esplosione.
Per quanto riguarda invece il palazzo, proprio di fronte all'esplosione, ha subìto i danni tipici di una esplosione avvenuta per esplosivi detonanti ad alta velocità. E anche la distribuzione delle schegge sul frontale del palazzo risente di questo fatto, in quanto sul fronte del palazzo c'era un muretto alto circa 50-60 centimetri che è andato distrutto al momento dell'esplosione.
La distribuzione delle schegge sulla facciata del palazzo risente proprio della presenza di questo muretto. Tant'è vero che le schegge iniziano circa un metro, un metro e venti di altezza e poi vanno verso l'alto. Proprio perché, a livello del muretto, c'è stata una protezione nei confronti del palazzo.
Per quanto riguarda le altre macchine, i danni sono tipici di una esplosione di questo tipo che coinvolge una grossa quantità di esplosivo. Una esplosione che, per come è fatta l'autobomba è fatta da un ordigno di per sé micidiale in quanto un'auto che contiene dell'esplosivo, dal momento che all'atto dell'esplosione si generano delle schegge primarie letali in un raggio di almeno 100 metri, è chiaro che tutti i danni che noi abbiamo visto sia per quanto riguarda le macchine circostanti, sia per quanto riguarda i palazzi e in particolare la rottura di tutti gli infissi, non solo dei vetri dei palazzi, sia di fronte sia nei palazzi circostanti, sono tipici di una esplosione chiamiamola subsonica di questo tipo. La cui velocità di detonazione è sicuramente superiore ai 4-5000 metri al secondo e per alcuni esplosivi si avvicina agli 8000 metri al secondo.
Fermo restando che un concetto è fondamentale: è che ogni, quando c'è un evento di questo genere, i danni collegati all'evento di questo genere, possono essere visti soltanto nel luogo in cui si sono verificati.
Faccio un esempio: è estremamente difficile correlare e comparare esattamente i danni di un evento che si è verificato a via Fauro, per esempio, con i danni che si sono verificati in via dei Georgofili, o con i danni che si sono verificati a Palermo per l'attentato al Giudice Borsellino.
In ogni caso noi, pur avendo magari eventualmente diciamo la stessa macchina e anche se noi avessimo la stessa quantità di esplosivo, lo stesso tipo di esplosivo, lo stesso tipo di innesco, avremmo sicuramente dei danni completamente diversi perché i danni sono direttamente correlati all'ambiente in cui si verifica l'esplosione. Alla distanza degli eventuali manufatti dal punto dell'esplosione e a tutto ciò che circonda il punto, l'evento, il punto in cui si è verificato l'evento.
PUBBLICO MINISTERO: Queste considerazioni che sono state elaborate sulla scorta di una serie di osservazioni dei luoghi, dei veicoli e di quant'altro, hanno ricevuto anche una verifica di tipo sperimentale per quanto e nei limiti in cui possa parlarsi di una verifica nel senso stretto del termine?
TESTE Massari: Beh, se per verifica si intende l'esperimento giudiziale che poi abbiamo effettuato per ricostruire l'evento, sì.
Per quanto riguarda i quesiti che ci erano stati posti dal magistrato, e cioè verificare quali sarebbero stati i danni subìti da una macchina del presentatore televisivo che è stato coinvolto nell'evento, nel caso in cui non ci fosse stato il muretto della scuola, che in qualche modo poteva aver assorbito parte delle schegge e parte dell'energia e quindi aver diminuito i danni sulla macchina in questione.
Per questa ragione è stato fatto un esperimento giudiziale al poligono di Nettuno ricostruendo l'evento con una FIAT Uno e con una Mercedes che erano posti nella stessa identica posizione in cui si sono venuti a trovare a via Fauro.
Questo era importante anche per unn'altra ragione: perché fin dall'inizio il dubbio fondamentale di tutti gli investigatori era se l'attentato si fosse verificato a danno di cose, o a danno di persone.
Cioè, nei confronti degli immobili, oppure nei confronti di un bersaglio mobile.
Questo perché? Perché in funzione del tipo di, chiamiamolo bersaglio, noi avremmo dovuto avere un diverso sistema di attivazione, o avremmo potuto avere un diverso sistema di attivazione per quanto riguardava l'esplosivo stesso. In quanto è chiaro che, se l'attentato fosse stato fatto nei confronti di cose fisse, quindi nei confronti dei manufatti e quindi soltanto a livello di creare una distruzione della strada diciamo e dei manufatti connessi con la strada, noi avremmo potuto avere un sistema di attivazione diciamo di tipo temporizzato.
Quindi poteva essere stata utilizzata sia una miccia a lenta combustione, sia un timer, sia uno degli infiniti sistemi che vengono utilizzati per effettuare degli attentati nei confronti di installazioni fisse.
Nel caso in cui invece l'attentato si fosse verificato nei confronti di un bersaglio mobile, il sistema di attivazione poteva essere di due tipi: o attraverso un sistema di telecomando, radiocomando, cose simili. Quindi un sistema a distanza. Oppure con un doppio sistema connesso con un qualche, diciamo con una qualche attrezzatura fissa tipo una fotocellula che, al momento del passaggio della macchina, avrebbe potuto provocare l'esplosione.
Naturalmente questa ultima ipotesi l'abbiamo subito esclusa perché sul luogo dell'attentato non abbiamo trovato niente che potesse aver attivato l'ordigno.
Quindi, per cercare di risolvere questo problema abbiamo ricostruito l'attentato utilizzando una FIAT Uno e una Mercedes poste nella stessa posizione e alla stessa distanza alla quale si erano venute a trovare in via Fauro, e mettendo all'interno della FIAT Uno una quantità di esplosivo uguale o simile a quella che avevamo ipotizzato fosse stata utilizzata in via Fauro con i componenti uguali a quelli che avevamo individuato.
A questo fine quindi abbiamo utilizzato una gelatina di tipo commerciale che conteneva EGDM, nitroglicerina, dinitrotoluene e nitrato di ammonio.
Insieme a questa gelatina abbiamo preso un esplosivo diciamo di tipo militare a base di tritolo e T-4 e precisamente un compound-B di recupero. E il tutto è stato poi diciamo in qualche modo attivato attraverso una miccia detonante alla pentrite.
Quindi, in questo modo noi abbiamo messo nella ricostruzione dell'ordigno, abbiamo utilizzato dei prodotti di tipo merceologico che contenevano esattamente tutti gli stessi componenti che noi avevamo identificato con le analisi sui residui dell'esplosione.
Abbiamo quindi provocato l'esplosione e siamo andati a verificare quali erano i danni che aveva subìto sia l'autovettura, sia i manichini che avevamo posti all'interno dell'autovettura e abbiamo anche fatto una comparazione solo a livello però fisico tra le frammentazioni ottenute da questa esplosione e quelle che avevamo ottenute in via Fauro.
Siamo arrivati alla conclusione che il tipo di frammentazione era molto simile. Anzi, in alcuni manufatti tipo il motore, avevamo lo stesso tipo di rotture che avevamo avuto in via Fauro. E che il numero dei frammenti era numeroso e comunque simile a quello di via Fauro. E soprattutto poi avevamo visto i danneggiamenti della macchina, della Mercedes, in cui avevamo potuto constatare che, per quanto riguarda la proiezione primaria delle schegge, la macchina aveva assorbito parte delle schegge provenienti dall'esplosione. E parti delle schegge erano penetrate all'interno della macchina e avevano colpito i manichini in dei punti che possiamo considerarli vitali per quanto riguarda la vita di una persona.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per quello che ho capito, perlomeno sotto il profilo diciamo di una verifica, intanto per quantità di esplosivo determinato in via autonoma e utilizzato nelle stesse, anche nelle stesse proporzioni o perlomeno nelle stesse specie dal punto di vista qualitativo, il risultato è stato tutto sommato sovrapponibile tra un fatto e l'altro.
TESTE Massari: Diciamo che è stato comparabile. Quindi possiamo dire che, a meno di piccoli fattori che possono essere a livello di più o meno un 5%, quindi a livello di 5 chili, che poi una quantità totale di 100 chili diventa praticamente ininfluente, noi possiamo dire che la quantità utilizzata in via Fauro era comparabile con quella utilizzata nell'esperimento giudiziale. Fermo restando che, per quanto riguarda la parte compositiva, possiamo dire che era la stessa. In quanto i componenti identificati erano gli stessi che noi abbiamo utilizzati per ricostruire l'evento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci sarebbe un altro punto che io ho bisogno di affrontare, sia pur sbrigativamete, con lei.
E' quello che riguarda i danneggiamenti, o per meglio dire i danni, che sono stati registrati a carico di una certa vettura Thema che è stata individuata e ampiamente repertata nel luogo in cui il fatto si è verificato.
Io non so se lei ha presente di questo veicolo, la sua collocazione...
TESTE Massari: Beh, diciamo che le Thema coinvolte nell'attentato sono state due. In particolare ce n'era una che era insieme alla macchina di Costanzo, cioè che seguiva la Mercedes all'interno della quale si trovava Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Non è esattamente questo il punto.
Lasciamo perdere se era con Costanzo, se non era con Costanzo. Non è questo il modo per affrontare l'argomento. E' semplicemente un dato di fatto offerto semplicemente dall'esistenza di un certo veicolo che risulta repertato sia nel fascicolo dei rilievi che accompagna la relazione, sia se si vuole nei fascicoli dei rilievi redatti dal Nucleo Operativo dei Carabinieri che non fanno parte della relazione, sia nelle schede fotografiche realizzate dal CIS, si trova collocato con carattere proprio di permanenza, in un certo qual punto della via Fauro.
Io non so se lei rammenta...
TESTE Massari: Se lei, se ha l'immagine e la posso vedere...
Sì, sì. Ho capito qual è la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora lei, nelle foto successive, questa macchina è rappresentata anche nella parte posteriore, poi ancora lateralmente, di tre quarti, davanti, di dietro, e così via.
Ecco, mi parrebbe importante che lei in particolare si soffermasse... Ecco, su questa foto qui.
Ecco. Se lei considera quello che vede da questa foto e prende un attimo in considerazione dove il veicolo è stato individuato e fotografato, credo che debba segnalare qualche cosa alla Corte.
TESTE Massari: Ma diciamo che la Thema, nel punto in cui viene indicata, è su via Boccioni abbastanza all'interno e...
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
TESTE Massari: E' su via Boccioni...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, dottore, non è quella.
PRESIDENTE: No, guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta di un'altra.
Quella di cui sto parlando io è su via Fauro. Non di cui sto parlando io, di cui c'è la fotografia.
TESTE Massari: Cioè, la Thema, questa che era posizionata su via Fauro, è praticamente dopo chiamiamolo il passo carrabile?
PUBBLICO MINISTERO: Prenda visione allora, dottore, di questa foto e poi per cortesia ne segnali gli estremi di collocazione alla Corte.
Ispettore, su quell'altra, sulla planimetria, proprio quella lì, quella lì, è individuato il punto di...
Siccome il verbale di sopralluogo di repertazione è firmato anche dal dottor Massari non avrà difficoltà.
TESTE Massari: Allora, nella piantina è la macchina che praticamente sto indicando e che ha una colorazione rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma ci deve essere anche una lettera, o un numero.
TESTE Massari: E' la numero 6.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, esatto. Ecco, allora, in rapporto a quella posizione sulla strada...
PRESIDENTE: Possiamo chiedere al consulente se ricorda nelle repertazioni di aver fatto esatto riscontro che la macchina Thema, di cui parliamo era stata individuata e fotografata in quel punto lì?
PUBBLICO MINISTERO: Vanno di pari passo, Presidente, planimetria e fotografia; planimetria e fotografia.
PRESIDENTE: Possiamo sentire la risposta del...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Massari: Ma la macchina è stata fotografata in quel punto. Anche se presenta dei danneggiamenti che sono anomali per quanto riguarda il punto in cui è stata fotografata e in cui si trova sulle piantine. Perché osservando le fotografie si vede praticamente che la macchina...
PUBBLICO MINISTERO: Allora passi alla fotografia del danneggiamento per cortesia, dottor Massari, sennò si fa un ragionamento...
TESTE Massari: Ecco, si vede praticamente che la macchina ha ricevuto l'onda esplosiva su tutta la parte sinistra. E in modo particolare sulla parte posteriore dove ci sono i danni sia provocati dalla proiezione delle schegge, sia provocati dall'effetto dell'onda pressoria sul tetto dell'autovettura, nonché della rottura e frammentazione del lunotto posteriore.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire, secondo quanto precisava un attimo fa, che quindi al momento dell'esplosione...
TESTE Massari: Questa macchina dovrebbe aver ricevuto direttamente, essere stata coinvolta direttamente dalla, diciamo dall'esplosione e quindi aver ricevuto in modo diretto le schegge che si sono state...
PUBBLICO MINISTERO: Ma in quel punto della strada, o da un'altra parte, dottor Massari?
TESTE Massari: Secondo me da un'altra parte, non da questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quale doveva essere...
TESTE Massari: Eh, questo doveva essere ... E infatti io, siccome già pensavo alla ricostruzione, prima mi ero un po' ingannato. Questa doveva essere sicuramente nel punto di, diciamo girando da via Fauro verso via dei Boccioni.
Tant'è vero che ha ricevuto tutto l'effetto dell'esplosione sulla parte laterale sinistra e nella parte posteriore.
Quindi praticamente doveva essere stata in parte coperta dal muretto della scuola, e soltanto la parte posteriore essere rimasta fuori dal muro della scuola.
PUBBLICO MINISTERO: Per coperta si intende dire protetta dalle...
TESTE Massari: Protetta dal muretto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dalle proiezioni di schegge, o almeno...
TESTE Massari: Dalle proiezioni di schegge. Quindi quello che ho detto prima, dalla proiezione primaria delle schegge che generano all'atto dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. La ringrazio, non ho altro da chiederle.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
Prego, avvocato.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Esattamente su questa foto vorrei far rilevare - e chiedo al teste in tal senso una sua risposta - come la didascalia della foto rechi la dicitura: "Autovettura in sosta danneggiata" e non Lancia Thema scorta Costanzo e quant'altro.
Quella foto esattamente esposta in questo momento recava questa dicitura.
Se si vuole rivedere, se si può rivedere.
TESTE Massari: Sì, beh, ma la didascalia è normale che rechi "Auto in sosta". Perché noi abbiamo messo le didascalie per quello che abbiamo verificato al momento del sopralluogo.
Vorrei far presente un fatto: che quando io sono arrivato - e ho detto sono arrivato la sera alle 23.30 - erano già intervenuti i Vigili del Fuoco che avevano in parte, erano in parte intervenuti sia per quanto riguardava alcuni focolai, sia per alcune strutture danneggiate che erano periicolanti.
Inoltre erano già intervenute le autoambulanze per portare via i feriti e alcuni colleghi erano già, avevano già fatto il sopralluogo per verificare che non ci fossero eventuali altri ordigni che potessero in qualche modo esplodere successivamente. In quanto, quando si interviene nel luogo dell'attentato, diciamo, ci abbiamo degli interventi di tipo primario che riguardano prima di tutto l'eventuale soccorso a feriti presenti nell'evento, contemporaneamente all'intervento per neutralizzare e verificare che non ci siano altri ordigni inesplosi e poi dopo cominciamo il sopralluogo.
AVV. Cianferoni: Mi scusi se la interrompo. Mi ritengo soddisfatto della risposta.
Cioè, a me interessava che nell'opera di repertazione e catalogazione poi, questa vettura fosse per voi consulenti, comunque per gli inquirenti, una autovettura in sosta danneggiata.
PRESIDENTE: E questo è ciò che risulta dalla dicitura sotto.
AVV. Cianferoni: E questo è ciò che risulta.
PRESIDENTE: E ciò non lo si può mettere in discussione.
AVV. Cianferoni: Ecco. Dottore, come spiega lei, esperto della materia, la salvezza di un frammento cartaceo rispetto all'esplosione della FIAT Uno?
Perché riprendo in ciò le sue parole. Dice: 'un frammento di quel libretto si salvò'.
Ecco, come si può spiegare fisicamente e chimicamente questo fenomeno?
TESTE Massari: Mah, da un punto di vista chimico non c'è una spiegazione, perché chimicamente noi non possiamo spiegare nessuno dei frammenti che noi troviamo. Chimicamente, eventualmente, noi possiamo cercare di identificare nei vari reperti quali sono i residui dell'esplosione per cercare di risalire ai componenti iniziali dell'esplosione prima dell'evento.
Da un punto di vista fisico, per quanto riguarda i vari frammenti, ci sono dei principi diciamo di dinamica che sono direttamente correlati sia al tipo del frammento, sia al materiale, sia alla superficie che il frammento presenta al momento dell'esplosione.
Diciamo che noi abbiamo più volte repertato, non soltanto in questo caso, dei frammenti di tipo cartaceo presenti all'interno delle autovetture senza che queste presentassero danneggiamenti.
E questo perché, come ho detto già in un altro punto del mio intervento, esistono dei fattori di tipo termodinamico molto complessi al momento dell'esplosione che non investono in modo uniforme tutte le parti che si presentano all'esplosione, ma queste parti si comportano in modo diverso.
Nel caso in particolare del frammento di carta, se lei fa cadere un frammento di carta da 5 metri arriverà a terra ad una velocità diversa di quanto potrà arrivare facendo cadere uno stesso frammento metallico che abbia la stessa massa.
AVV. Cianferoni: Bene. Poi periziaste, cioè esaminaste questo reperto?
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Per trovare, per esempio, riscontrare se c'erano tracce di esplosivo?
TESTE Massari: No.
AVV. Cianferoni: No.
TESTE Massari: No, per un semplice fatto: perché noi abbiamo fatto una selezione facendo una serie di riunioni. Perché non è che abbiamo lavorato separatamente, ma abbiamo lavorato direttamente a diretto contatto i consulenti che erano stati incaricati, e di concetto con i magistrati per...
AVV. Cianferoni: Va bene, va bene.
Mi scusi ancora, mi ha risposto, mi ha già detto di no, va bene.
Non insisto a chiederle che cosa intenda lei per frammento, perché più volte ha adoperato questo termine. Due volte ha risposto al Pubblico Ministero che di frammento trattavasi.
Se è possibile mostrare al teste consulente il libretto, perché vedo l'ispettore ne ha proprio in mano la foto in primo piano...
PRESIDENTE: Allora, la foto.
AVV. Cianferoni: Sì, la foto.
PRESIDENTE: O vuole vedere il libretto?
AVV. Cianferoni: Magari si potrà anche chiedere alla prossima...
PRESIDENTE: Il frammento del libretto lo abbiamo...
AVV. Cianferoni: Perché quel libretto...
PRESIDENTE: Il frammento del libretto lo abbiamo a disposizione?
PUBBLICO MINISTERO: Qui no, Presidente.
AVV. Cianferoni: No, non l'abbiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole, ad una prossima udienza...
PRESIDENTE: Per ora facciamogli vedere la fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Se c'è la necessità, voglio dire, la prossima udienza...
PRESIDENTE: Certo. Perché ora vediamo, se è richiesto...
AVV. Cianferoni: Come la vedo io quella foto attraverso gli schermi, a me sembra un libretto intero.
Si può notare...
PRESIDENTE: Questo era quello che mi sembrava, però devo anche aggiungere che le foto a volte non danno l'esatta indicazione...
AVV. Cianferoni: Ecco, ma si può notare il vertice inferiore sinistro, per me che guardo, dove si vede proprio la pagina sottostante.
Quello è un libretto piegato in quattro.
PRESIDENTE: Non posso darle nessuna risposta. D'altra parte i consulenti penso che li abbiano esaminati di persona.
Lei lo ha già visto di persona, dottore, questo frammento?
TESTE Massari: Certo. Io ho visto di persona il frammento...
PRESIDENTE: Che consiste nella sola facciata che si vede.
TESTE Massari: No, consiste nella facciata più, in alcune altre parti, ma che non sono intere. Quindi ecco perché io parlo di frammento, perché...
PRESIDENTE: Ah, ci sono altre pagine interne?
TESTE Massari: Sì, ma sono delle parti...
PRESIDENTE: Macchiate.
TESTE Massari: Ci sono delle parti parziali. Quindi per me è un frammento. Poi il frammento può avere diverse dimensioni. Non era sicuramente intero.
Dopodiché, una volta che lo abbiamo visto, esaminato, abbiamo annotato quelle annotazioni che ci servivano per quanto riguarda la targa, la proprietà eccetera, il libretto è stato diciamo conservato, inserito in una busta di quelle che utilizziamo come portacampioni e messo da una parte perché non volevamo assolutamente che in qualche modo si deteriorasse.
Come ho detto prima quando sono stato interrotto, questo di concetto è d'accordo con il magistrato. Tant'è vero che non abbiamo fatto neanche le analisi, in quanto l'acetone che normalmente si utilizza per fare l'estratto degli esplosivi, è un solvente organico che avrebbe sicuramente danneggiato sia le parti colorate e in parte anche le parti scritte del libretto.
E' un solvente che viene utilizzato in quanto viene utilizzato per l'analisi, per l'estrazione dei residui degli esplosivi perché è uno dei solventi più forti, tra virgolette, da un punto di vista chimico nei confronti delle sostanze organiche.
* E quindi anche nei confronti delle sostanze utilizzate per stampigliare sul libretto le informazioni che possiamo vedere.
AVV. Cianferoni: Bene. Io non ho altre domande. Credo però, così, per esaurire una volta per tutte l'argomento, chiedo - cioè, più che credo - alla prossima udienza l'esibizione di questo reperto.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora si dispone che la Cancelleria richieda il reperto di questo libretto di circolazione della FIAT Uno.
A questo punto possiamo licenziare il teste, ma penso anche che dobbiamo chiedere agli altri due di tornare.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero quando intende farli ritornare?
PUBBLICO MINISTERO: Non è semplice, perché ci sono altre persone citate già per il giorno 30, Presidente.
Io credo proprio, salvo consultarmi per bene col dottor Nicolosi, vedere l'esito delle citazioni già disposte per il giorno 30...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora...
PUBBLICO MINISTERO: ... al momento non so quando posso introdurre queste...
PRESIDENTE: Benissimo. Ma li possiamo far tornare anche per il 3, il 4. Non ho nessuna difficoltà...
PUBBLICO MINISTERO: No, lei mi ha chiesto per quale data mi ripromettevo di...
Io, per rispettare una certa coerenza ovviamente prima di avventurarmi in un fatto diverso vorrei esaurire...
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... i testimoni o consulenti che siano relativi all'episodio di via Fauro.
PRESIDENTE: Si può arrivare anche a fare delle controcitazioni per qualcuno dei testi indicati per il 30?
Questo, solo per venirle incontro.
PUBBLICO MINISTERO: La citazione per il giorno 30 è già stata varata da alcuni giorni, ovviamente, per non trovarsi, come dire, all'ultimo momento.
Devo vedere che cosa potrò fare solo nei prossimi giorni...
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... come, chiedo se hanno avuto queste citazioni. Se ci sono testi reperibili momentaneamente o a tempo indeterminato, questo naturalmente comporta la variazione del programma.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto qua.
PRESIDENTE: Comunque l'udienza riprende il 30 dicembre alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti.
Buonasera a tutti.


udienza 13.1.1997

TESTE Massari: Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, anche il dottor Massari noi l'abbiamo già sentito.
PRESIDENTE: Ha già giurato, quindi resta sempre richiamato quella specie di giuramento - che non si chiama più giuramento - quindi può rispondere direttamente alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Massari, io vorrei che lei iniziasse la sua illustrazione riferendo come, quindi proprio a partire da quando lei ha avuto cognizione della situazione di via Palestro.
TESTE Massari: Io sono stato avvisato telefonicamente dell'attentato di via Palestro la sera stessa dell'attentato. E mi fu chiesto di recarmi a Milano, e quindi partii la sera stessa, la notte, con un aereo privato da Ciampino per Milano, insieme con altri componenti della Polizia di Stato, con il capo della Polizia, con i vicecapi della Polizia, col dottor Montanaro direttore del servizio e altri collaboratori e arrivammo a Milano la mattina successiva a quella dell'attentato, credo intorno alle cinque e mezzo, le sei della mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Si è portato sul posto, evidentemente?
TESTE Massari: Sì, sì, arrivammo direttamente sul posto. Quando parlo cinque e mezzo, sei della mattina parlo dell'arrivo direttamente in via Palestro e quando arrivammo praticamente la situazione era ancora in evoluzione in quanto c'erano ancora le fiamme che venivano fuori dal collettore che anche lui era esploso e c'erano i Vigili del Fuoco che tenevano e che tramite gli idranti cercavano di tenere bassa la temperatura in maniere da evitare delle successive esplosioni, mentre alcuni diciamo operai delle condotte cercavano di chiudere la fuoruscita di gas per bloccare le fiamme.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo la prima fase del suo intervento è legata alla qualifica che lei rivestiva all'epoca nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica?
TESTE Massari: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Dipendente dalla Direzione Centrale di Polizia Criminale.
TESTE Massari: Io come, diciamo dipendente della Direzione Centrale di Polizia Criminale e soprattutto come responsabile del laboratorio che si occupava dell'analisi degli esplosivi e dei residui delle esplosioni sono andato a Milano e nella prima fase delle operazioni ho assistito soprattutto, dando dei suggerimenti relativi proprio alla specificità del mio ruolo, agli operatori del Gabinetto di Polizia Scientifica di Milano che materialmente hanno poi effettuato il sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: In un secondo momento ha ricevuto un incarico...
TESTE Massari: Sì, diciamo che già il primo giorno, probabilmente già il primo giorno quando vedemmo il Magistrato ci fu anticipato il fatto che ci sarebbe stato dato poi un incarico per quanto riguardava quell'episodio specifico, anche considerando il fatto che io mi ero già occupato dell'episodio di via Fauro. E l'incarico non ci fu dato subito perché il Magistrato voleva darlo anche a un rappresentante del CIS e che in quel momento non c'era quindi poi, quando venne il capitano Ripani da Roma, se non ricordo male il 30, ci fu dato poi l'incarico ufficiale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi a partire dall'incarico formalmente conferito dal Pubblico Ministero lei ha svolto una certa attività di accertamento.
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha svolto unitamente a chi? Stava parlando del capitano Ripani, poi?
TESTE Massari: Beh, c'era il capitano Ripani, il perito chimico Paolo Ergidi che faceva parte del mio laboratorio e che è venuto insieme con me da Roma e al direttore del servizio di Polizia Scientifica dottor Salvatore Montanaro che lo stesso era venuto insieme con noi, anzi noi eravamo venuti insieme con lui, a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, pertanto vuole illustrare il tipo di attività, attività come consulente, che lei ha avuto modo di svolgere per effetto del provvedimento del Pubblico Ministero di Milano.
TESTE Massari: Mah, diciamo che l'attività che noi abbiamo svolto come consulenti ha riguardato soprattutto il cratere, in quanto tutto il resto del sopralluogo, come ho già detto, fu affidato direttamente al personale del Gabinetto di Polizia Scientifica che operava su Milano.
Il problema del cratere è stato un problema abbastanza complesso e sicuramente un po' avulso dagli altri episodi in quanto, in questo caso, essendoci un collettore fognario al di sotto del cratere che aveva ceduto, quindi praticamente molta dell'energia direttamente collegata all'esplosione era andata dispersa all'interno del collettore fognario e quindi certamente il cratere avrebbe avuto delle dimensioni inferiori a quelle reali per questo effetto.
Naturalmente questa è un'ipotesi in quanto, avendo la certezza che quando noi arrivammo e quando noi soprattutto noi potemmo iniziare le operazioni di sopralluogo all'interno del cratere, quindi dopo che era stato chiuso il gas, dopo che il calore delle fiamme si era in parte disperso, noi avevamo la certezza ormai che c'erano state due esplosioni: quella dell'eventuale esplosivo e quella successiva del collettore. Per cui era estremamente difficile, ed è estremamente difficile, poter discriminare i danni provocati dall'esplosione, dai danni provocati dalla successiva diciamo deflagrazione del collettore di gas.
Quindi il cratere che noi abbiamo trovato non è un cratere reale, nel senso derivante da una sola esplosione, ma la sommatoria di due esplosioni che si sono sommate sullo stesso posto.
Nonostante questo, uno dei lavori diciamo più ingrati che abbiamo cercato di portare avanti è stato quello di ricercare eventuali frammenti ed eventuali residui che potessero essersi incuneati all'interno del cratere e quindi andati a finire nella parte sottostante del collettore fognario. Quindi abbiamo ripulito completamente tutto il cratere cercando di far vedere comunque il cratere reale rispetto al cratere apparente, è determinato da tutti i residui di materiali che erano venuti giù nel momento in cui è caduto il muro del PAC che era prospiciente al cratere.
Quindi praticamente la maggior parte del lavoro che noi abbiamo fatto è stato quello, oltre che naturalmente indirizzare soprattutto per quanto riguardava il repertamento e il confezionamento dei reperti, i colleghi del Gabinetto di Polizia Scientifica che facevano repertamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel contesto di questi accertamenti vi è una parte di attività che, secondo quanto è stato fatto anche in relazione agli altri episodi, si è polarizzata sulla determinazione della presenza o meno di tracce, o residui per meglio dire, di un'esplosione da esplosivi.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi io vorrei che lei illustrasse nelle varie fasi questa attività e che ce la illustrasse dettagliatamente nei suoi risultati definitivi.
TESTE Massari: Dunque...
PUBBLICO MINISTERO: A partire ovviamente, dottor Massari, dalla gestione dei reperti, dalla loro osservazione, dal loro trattamento e quant'altro.
TESTE Massari: Ma dunque, come già ho avuto modo di dire anche nella mia precedente udienza, ogni episodio in cui è coinvolta un'esplosione è un po' un episodio a sé stante in quanto le analisi chimiche devono tener conto del luogo in cui si è verificato l'esplosione, delle condizioni ambientali in cui si è verificata l'esplosione, soprattutto per poter verificare o ipotizzare quali potrebbero essere gli eventuali inquinanti e le eventuali sostanze interferenti poi per le successive analisi chimiche.
Nel caso di via Palestro questo problema è stato enormemente amplificato dal fatto che i Vigili del Fuoco, per quanto dicevo prima, per quanto ho detto prima, hanno gettato per tante ore tantissima acqua sul cratere e sulle sue immediate vicinanze. Per cui pur sapendo, pur essendo a conoscenza che la maggior parte degli esplosivi di tipo organico sono insolubile in acqua, in questo caso il continuo lavaggio che c'è stato degli idranti, dell'acqua gettata sul cratere hanno sicuramente asportato sia gli eventuali residui solubili in acqua, quale potrebbe essere il nitrato di ammonio, sia anche gli insolubili in acqua perché hanno dilavato in continuazione praticamente tutte le macerie.
Di questo fatto naturalmente ne abbiamo dovuto tener conto in sede analitica cercando di fare una cernita di quei reperti che non fossero stati coinvolti molto da vicino da questo getto d'acqua, che avessero una superficie tale da mantenere al loro interno le eventuali particelle, eventuali residui di esplosivi e che naturalmente fossero stati abbastanza vicini da essere, diciamo da aver ricevuto l'onda esplodente.
I reperti, quindi sia in fase di primo sopralluogo, sia successivamente quando abbiamo ricevuto i reperti a Roma, tenendo presente che proprio a questo fine chiedemmo al Magistrato di inserire nell'ambito dell'incarico anche la possibilità di poter analizzare gli abiti delle vittime e dei feriti dell'evento. Proprio perché gli abiti essendo del materiale spugnoso tendono a trattenere sia le eventuali particelle, sia i vapori che si generano all'atto dell'esplosione.
I sacchi dei vari reperti, una volta pervenuti a Roma, sono stati da noi isolati prendendo quelle parti più piccole che potevano essere analizzate, sono stati trattati in un laboratorio non contaminato, per poter trasformare gli eventuali residui presenti in soluzioni. In quanto la maggior parte degli strumenti che noi utilizziamo per le analisi chimiche sono intanto strumenti che effettuano analisi distruttive; nel senso che le soluzioni che noi analizziamo nel momento in cui le analizziamo, vengono distrutte, però devono essere in soluzione cioè devono essere in forma liquida.
Per fare questo abbiamo utilizzato, nel caso di via Palestro, due sistemi: un sistema per materiale piccolo o spugnoso, tipo i vestiti, utilizzando un metodo a ricaduta denominato "solslet" che serve per solubizzare tramite dei solventi organici il materiale presente nei reperti a temperatura ambiente quindi facendo non modo di non aumentare mai la temperatura perché l'aumento della temperatura essendo degli esplosivi e soprattutto i residui dell'esplosione, delle sostante termolabili cioè delle sostanze che con la temperatura tendono a disperdersi, abbiamo fatto in modo che la temperatura fosse sempre a temperatura, i liquidi, fossero sempre a temperatura ambiente.
Per quanto riguarda invece le parti metalliche, sempre a livello dei frammenti, e le parti andando a scegliere sempre le parti più pulite, cioè quelle non contaminate da olio, da benzina o da nafta che si era generata all'atto dell'esplosione, siamo andati a fare dei tamponi e poi, dagli stessi tamponi, abbiamo fatto gli estratti così come ho detto prima.
Una volta ottenuto queste soluzioni, il secondo problema è stato quello di avere delle soluzioni che fossero in qualche modo già pulite dagli eventuali contaminanti aventi, da un punto di vista cromatografico, dei tempi di ritensione lontano da quelli degli esplosivi.
Praticamente la cromatografia in senso generale è una tecnica che permette di separare all'interno della miscela, i componenti della miscela permettendo a un chimico di vederli sotto varie forme, a seconda delle strumentazioni utilizzate. Abbiamo quindi utilizzato un sistema che normalmente viene usato per fare delle analisi chimiche sugli esplosivi puri come sistema di purificazione: cioè abbiamo purificato queste soluzioni tramite la cromatografia su strato sottile utilizzando delle lastrine analitiche come se fossero lastrine preparative.
Praticamente, per renderle l'idea, abbiamo utilizzato un sistema analitico per preparare delle soluzioni che fossero, da un punto di vista chimico, il più pulite possibili. Dopodiché queste soluzioni sono state utilizzate con i due sistemi che, per quanto riguarda i residui dell'esplosione, hanno dato i migliori risultati non soltanto in Italia ma a livello mondiale per l'identificazione delle eventuali presenze di residui di esplosioni.
Abbiamo utilizzato quindi la spettrometria di massa abbinata alla gascromatografia e la Thermal Energy Analisys e applicata sia alla gascromatografia, sia alla cromatografia liquida ad alta pressione.
Tramite queste due tecniche abbiamo ottenuto una serie, l'identificazione di una serie di residui che nel loro complesso, al termine dell'analisi, sono risultati, per quanto riguarda la parte organica, come nitroglicerina, etilenglico di nitrato, dinitrotoluene, trinitrotoluene, pentrite e T-4.
Gli stessi reperti utilizzati per fare delle estrazioni da un punto di vista organico sono stati anche utilizzati, una volta essiccati, per fare delle estrazioni con acqua dal punto di vista inorganico per ricercare eventuale presenza di sostanze di componenti inorganiche. Le soluzioni così ottenute sono state poi analizzate col cromatografo ionico e con un rilevatore conduttometrico per andare a vedere l'eventuale presenza di questi ioni. Con questo sistema abbiamo identificati, per quanto riguarda i cationi, lo ione ammonio e per quanto riguarda gli anioni, lo ione nitrato che da un punto di vista chimico possono essere visti insieme nella formula del nitrato di ammonio.
Quindi praticamente sei componenti di tipo organico, già citati, possiamo aggiungere il nitrato di ammonio di tipo inorganico e nel loro complesso praticamente i sette elementi identificati sono stati esattamente questi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dopo questa puntuale illustrazione delle tecniche impiegate, ha fatto una lezione di chimica applicata al processo, d'altra parte lei è un chimico quindi ragiona da chimico. Ecco, io avrei bisogno che lei un attimino dettagliasse alla Corte con riferimento a quali reperti sono stati sottoposti a questo tipo di indagine. Essendo numerosissimi i reperti, lei ha fornito un'indicazione di massima circa il metodo che avete seguito, cioè a dire quello di lavorare su reperti che, per una ragione o per un'altra, potessero considerarsi come dire, più attendibili o per modo con il quale sono realizzati, tessuti a quello che ho sentito parlare, ed altro; o che erano rimasti relativamente indenni all'azione di lavaggio degli idranti dei Vigili del Fuoco.
Però indicati i criteri cerchiamo di indicare in concreto e in positivo quali sono i reperti sui quali si è appuntata la vostra indagine.
TESTE Massari: Ma diciamo che i reperti analizzati sono stati tantissimi anche se non tutti sono stati poi citati nel corpo dell'elaborato in quanto non tutti hanno dato risultato positivo soprattutto per quanto riguarda quei reperti di tipo metallico che comunque e qualsiasi ulteriore scrupolo abbiamo analizzato, pur sapendo a priori che gli eventuali residui difficilmente li avremmo trovati. O comunque, diciamo ancora meglio che uno dei problemi fondamentali di questa analisi è il problema della quantità in cui sono presenti le tracce dei residui e qui noi parliamo di quantità infinitesime.
Gli strumenti, per quanto abbiamo una sensibilità oggi molto elevata, hanno sempre una soglia di sensibilità. Cioè quando noi andiamo al di sotto della sensibilità strumentale è chiaro che, anche se è presente una certa sostanza, questa sostanza non riusciamo a vederla da un punto di vista chimico.
Rimane però il problema che, a differenza delle altre analisi, quando noi facciamo l'analisi di un esplosivo o facciamo un'analisi di una qualsiasi altra sostanza, noi vediamo che cosa andiamo ad analizzare. Magari è un campione sconosciuto, è una polvere incognita però io so a priori che vedo che è una polvere, so dove è depositata la polvere, so dove ho fatto il prelievo della polvere. Nel caso dei residui io vado completamente al buio, cioè io vedo il residuo e non vedo assolutamente niente. Quindi vado a fare un'analisi di una cosa che non so se c'è e non so se esistendo esiste in quantità tali da poter essere individuato.
Questa è la ragione per la quale comunque si fanno tantissime analisi, anche se poi non tutte danno il risultato sperato.
Tra quelle che abbiamo fatto io ritengo che quelle che sono da citare maggiormente sono per esempio i pantaloni e la maglia del, credo, vigile Tiziani nella quale abbiamo trovato praticamente quasi tutte le tracce dei componenti presenti. Proprio per quello che dicevo prima: che essendo gli abiti dei tessuti e quindi essendo dei tessuti che hanno degli incavi che possono assorbire le sostanze, i vapori e le particelle, sono quelli che normalmente danno maggiori risultati. Tant'è vero che in questi reperti abbiamo trovato con la GCMS, quindi con la spettrometria di massa abbinata a un gas cromatografo, il tritolo, la nitroglicerina, l'EGDN e il dinitrotoluene. Con il TEA abbiamo trovato il dinitrotoluene, con l'HPLC e TEA abbiamo riconfermato la presenza dell'EGDN e abbiamo trovato anche pentrite e T-4.
Ecco, per esempio, perché abbiamo utilizzato queste due tecniche? Abbiamo utilizzato queste due tecniche perché sono complementari tra di loro nei confronti di tutti gli esplosivi di tipo organico maggiormente utilizzati. Gli esplosivi conosciuti sono centinaia e centinaia. In effetti gli esplosivi utilizzati da un punto di vista pratico sia nell'ambito delle miscele civili, sia nell'ambito di quelle militari sono pochi, possiamo parlare di una ventina di componenti.
Quindi queste due tecniche sono complementari tra di se, solo per l'evidenziazione e il rilevamento di queste componenti. Il T-4 si vede anche alla massa ma è bene confermarlo anche con il TEA, la pentrite la stessa cosa, proprio perché sono due tecniche che hanno dei principi analitici completamente diversi e complementari tra di loro. Per di più il TEA è un rilevatore molto particolare, che praticamente ha la possibilità di evidenziare soltanto quegli esplosivi che contengono il gruppo NO2, cioè un gruppo tipico degli esplosivi organici, i cosiddetti esplosivi nitrati.
Quindi è un rilevatore che abbina ad un'elevata sensibilità anche un'elevata selettività. Cioè, se ha tanti componenti gli altri non li vede e vede soltanto questo e questo naturalmente ci permette, in questo modo aumenta notevolmente la sensibilità e vediamo veramente delle sostanze presenti a livelli di parti per milioni a volte di parti per bilione.
Negli stessi reperti abbiamo trovato anche del nitrato di ammonio, ecco la cromatografia ionica, per cui praticamente soltanto dai vestiti del Tiziani noi siamo riusciti a identificare praticamente tutti i componenti. E qui poi è nato un altro problema: noi avevamo a disposizione anche i vestiti diciamo dei morti coinvolti nell'incidente che però, essendo tutti impregnati della sostanza ematica, cioè del sangue, li abbiamo scartati per evitare un lavoro troppo lungo di separazione da un punto di vista analitico perché comunque il sangue ci avrebbe creato delle interferenze a livello di analisi.
Poi abbiamo esaminato, per esempio un altro reperto che ci ha dato dei buoni risultati, è un cavo elettrico; in quanto il cavo elettrico ha una plastica superficiale, la plastica superficiale a suo tempo, pur avendo dei pori molto più piccoli degli abiti comunque è in grado di assorbire gli eventuali componenti presenti. E anche in questo caso nel cavo elettrico abbiamo trovato cinque degli otto componenti.
All'interno dell'imbottitura di alcuni caschi, che erano quelli utilizzati dai Vigili del Fuoco coinvolti nell'attentato, stessa cosa: dal momento che anche l'imbottitura assorbe bene, abbiamo trovato parecchi componenti.
A tutto questo poi aggiungiamo le analisi fatte su dei reperti di tipo metallico, dei frammenti metallici che singolarmente non ci avevano dato la possibilità di identificare i vari esplosivi eventualmente presenti e che invece, diciamo riunendo le soluzioni, gli estratti dei vari reperti e facendo un'analisi degli estratti e quindi praticamente riunendo le singole quantità in un'unica soluzione, anche in questo caso abbiamo confermato tutte le analisi che avevamo trovato nel campo degli abiti. Quindi in questo modo abbiamo confermato che gli stessi componenti che avevamo trovato su dei pochi reperti che erano particolarmente predisposti nell'assorbire e nel conservare questi componenti, gli stessi componenti erano comunque presenti in tutti i frammenti della macchina anche se in quantità sicuramente inferiori in quanto il metallo normalmente riesce a assorbire con più difficoltà i singoli componenti.
E qui abbiamo vari esempi di parti metalliche all'interno delle quali abbiamo trovato o dei singoli componenti, tipo ad esempio nel reperto 17, nelle parti metalliche del reperto 17 dove abbiamo trovato solo DNT, così come nella riunione di alcuni reperti, l'11, 14, 16, 18 e 19 abbiamo trovato praticamente tutti i componenti ad eccezione del nitrato di ammonio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome io ho sott'occhio la relazione e alcuni reperti sono indicati con riferimento all'elencazione dei reperti stessi che sta nella prima parte della relazione, ecco mentre invece su altri reperti il riferimento, per così dire, è meno immediato, le chiederei la cortesia di fornire qualche chiarimento sul momento.
A pagina 22 dove si parla dei risultati ottenuti attraverso la tecnica GCMS.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gascromatografia, spettrometria di massa, a pagina 22 al numero 3 un certo qual reperto è indicato con la denominazione standard.
TESTE Massari: Diciamo che quello impropriamente lo abbiamo inserito nell'ambito dei reperti in quanto come standard noi intendiamo degli standard di laboratorio che noi utilizziamo per verificare sul momento alcuni parametri fondamentali per l'identificazione dei reperti stessi.
La spettrometria di massa è una delle tecniche che permette al chimico di vedere le sostanze chimiche presenti in una certa soluzione incognita. Permette di vederle sotto due aspetti, la tecnica che abbiamo utilizzato noi: sotto l'aspetto del tempo di ritensione della gascromatografia, cioè i componenti escono all'esterno di un tubo cromatografico dove corrono a tempi diversi. A seconda del tempo a cui escono noi possiamo dire questa sostanza potrebbe essere questo componente in quanto in precedenza, tramite uno standard, abbiamo verificato dopo quanto tempo dalla iniezione - e è una vera iniezione che noi facciamo all'interno dello strumento - dopo quanto tempo esce quel certo componente.
Per esempio io so che il tritolo lo inietto, vedo che esce dopo 2 minuti e 33 secondi, poi inietto la mia miscela incognita e vedo che ho un picco che esce dopo 2 minuti e 33 secondi. Quindi faccio una prima identificazione dicendo quel picco potrebbe essere tritolo e quindi in questo caso faccio un'identificazione relativa. Cioè, io ho dei tempi di ritensione già conosciuti, per mezzo dei miei standard e in funzione di quei tempi di ritensione vado a identificare gli eventuali composti incogniti.
Questo però non posso farlo a tempo indeterminato, nel senso che le condizioni sperimentali in cui opero tendono a variare nel tempo. Per esempio, la colonna cromatografica all'interno del quale io faccio eluire la mia soluzione incognita tende ad invecchiare. Nel momento in cui invecchia i miei tempi di ritensione cambiano; cambiando i tempi di ritensione io potrei in qualche modo incorrere in errore quando ho due sostanze che escono a tempi di ritensione molto vicini, tipo per esempio la nitroglicerina e l'EGDN.
Ed è questa la ragione per la quale nel momento in cui io faccio un'analisi cromatografica faccio sempre prima, durante e nel corso dell'analisi delle prove con degli standard proprio perché questi standard servono ad una terza persona a confermare che la mia interpretazione quindi identificazione relativa è stata un'identificazione precisa dal punto di vista del tempo di ritensione.
La spettrometria di massa poi ci permette una successiva identificazione che invece è una identificazione assoluta in quanto mi permette, tramite una scansione che io faccio, di vedere chimicamente quella particolare molecola.
Cioè, io riesco a vedere, vedendo i frammenti allo spettrometro di massa, che un certo spettrogramma appartiene al tritolo, un altro appartiene al dinitrotoluene, un altro appartiene alla pentrite. E in questo caso faccio una identificazione assoluta.
Quindi il grosso vantaggio della GCMS rispetto ad altre tecniche, è quella che mi permette di fare contemporaneamente una identificazione relativa ed una identificazione assoluta.
E quindi non abbisogna di, dopo la identificazione relativa, di una tecnica aggiuntiva che mi permetta poi di confermare la mia identificazione relativa. Tecnica che normalmente va sotto il nome di metodo delle aggiunte.
Cioè, se io non avessi la spettrometria di massa, soltanto con la gascromatografia, cosa che normalmente si fa per esempio con la GC TEA, in quanto in quel caso mi trovo di fronte ad una interpretazione, ad una valutazione relativa, io faccio un metodo delle aggiunte. Cioè identifico che, secondo il tempo di ritensione, un certo picco potrebbe essere ascrivibile al tritolo.
A questo punto rinietto questa mia sostanza incognita aggiungendo una quantità tarata pesata di tritolo che conosco.
Se il mio picco subisce un incremento senza sdoppiarsi in altri picchi, io a questo punto posso dire che effettivamente la mia prima identificazione era una identificazione certa.
Nel caso della spettrometria di massa questo non serve, perché io, nell'ambito della stessa tecnica, riesco a fare una identificazione relativa ed una identificazione assoluta.
Nel caso in esame gli standard comunque servono sempre sia per allegare anche lo spettro degli standard e quindi dimostrare che l'interpretazione del tritolo è stata fatta sì dal chimico, ma è stata fatta anche sulla base di uno spettro del tritolo che è lì pronto per essere visto da chiunque. Da chiunque chimico che possa interpretare quello spettro.
E, nello stesso tempo, per confermare che i tempi di ritensione delle sostanze che ho identificato, erano proprio quei tempi di ritensione che io andavo a cercare.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi quella denominazione standard, perché da lì sono partito...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Si riferisce allo standard utilizzato di una miscela da noi preparata in cui avevamo messo le quantità pesate dei vari componenti che volevamo andare ad identificare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non identifica propriamente un reperto.
TESTE Massari: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E' uno standard di laboratorio. E genericamente vengono chiamati sempre tutti, diciamo, queste sostanze utilizzate per e nel laboratorio, come standard di confronto, standard di laboratorio.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole dir questo, dottor Massari: quindi, se nella tabella a pagina 22, nel terzo record non c'era lo standard, ma c'era un'altra cosa, il risultato non cambiava.
TESTE Massari: Assolutamente. Cioè, diciamo che lo standard ci permette di dire che quello che noi abbiamo identificato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: ... come tempi di ritensione erano esattamente di quelle sostanze, perché lo standard iniettato quel giorno nelle stesse condizioni con lo stesso metodo di analisi...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Massari: ... ci ha dato gli stessi tempi di ritensione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, fermo restando che lo standard non è un reperto.
TESTE Massari: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, nella pagina successiva - penso sia utile questo tipo di chiarimenti per tutti noi - ecco, nella pagina successiva dove compare appunto la tabella numero 2, vi sono altri reperti. E questi sono tutti indicati con, preceduti con l'abbreviazione Rep., quindi reperto.
Ecco, ad esempio il primo proprio: Rep. PL5-6 SX. Ecco, vuole spiegare un attimino cosa vuol dire questo tipo di identificazione, chi l'ha attribuita?
TESTE Massari: Dunque, le identificazioni in questo caso sono quelle che sono state attribuite direttamente dal Gabinetto di Polizia Scientifica che ha fatto repertamento.
Cioè, praticamente abbiamo conservato le stesse identificazioni proprio per evitare che ci fossero poi problemi quando si parla di un reperto. Cioè che tutti facessimo riferimento a quel determinato reperto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Massari: Per cui, per andare a verificare di che si tratta dobbiamo andare a vedere l'elenco iniziale in cui ci abbiamo tutti quanti i reperti. E per esempio: il PL, sono i reperti contenuti in un sacco di juta e vengono numerati come reperti da PL 1 fino a PL 6X, 6... da 1 a 9 e quindi va avanti.
Il PL 5-6X, in particolare, è la parte di una tapparella di plastica di colore verde che è stata repertata sul luogo direttamente dagli operatori del sopralluogo. Quindi noi abbiamo mantenuto esattamente le stesse sigle.
PUBBLICO MINISTERO: Le stesse nomenclature.
TESTE Massari: Le stesse nomenclature.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre in questa tabella che c'è a pagina 23, dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il IV record: reperto 2 cratere 123 tub.
Ecco, questo io intendo che è un reperto che proviene dal cratere.
TESTE Massari: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nella specie si trattava?
TESTE Massari: Guardi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Terriccio, o che altro? Se lo ricorda?
TESTE Massari: Sì, dovrebbe essere, guardi, terriccio. Però il problema è che, se lei me lo ridice un attimo... Ecco, reperto 2 cratere 1, 2 e 3 tubature. Intende questo?
PUBBLICO MINISTERO: Rep 2 cratere 123 tub. E' il IV.
TESTE Massari: Non è 123. E' cratere reperto 1, 2 e 3.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E' tubature. Nel senso che sono frammenti che abbiamo repertato nel cratere e che mantengono, contengono all'HP LC TEA ci hanno dato risultato di alcuni componenti. In particolare in questo caso, è T-4 pentrite e nitroglicerina.
PUBBLICO MINISTERO: Che pagina sta leggendo dottor Massari?
TESTE Massari: E' la...
PUBBLICO MINISTERO: Per essere sicuri di leggere nella stessa pagina della relazione.
Io sto leggendo la tabella 2. Lei?
TESTE Massari: Allora, tabella 2. Lei è...
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta leggendo la tabella 3, ora.
TESTE Massari: La tabella 3. Comunque la tabella 2 è la stessa cosa, perché è stato scritto in...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Compare lo stesso...
TESTE Massari: ... 123 invece è reperto 1, 2 e 3 preso all'interno del cratere e quindi, qui nella GC TEA ci dava nitroglicerina e TNT. E invece nell'HP LC TEA, ci dà nitroglicerina, pentrite e T-4.
PUBBLICO MINISTERO: E T-4. Dico, questo quindi è un reperto che proviene dal cratere.
TESTE Massari: Dal cratere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa risposta positiva alle due tecniche di indagine alle quali il reperto è stato sottoposto, tenendo pur conto di quanto diceva inizialmente. E cioè a dire che il cratere era stato sottoposto come pochi altri segmenti del luogo a questa azione in qualche modo di disturbo dovuta al lavaggio provocato dall'acqua impiegata dai Vigili del Fuoco, ecco, la risposta positiva che proviene da questo reperto merita per così dire, secondo lei, una spiegazione, una illustrazione aggiuntiva, oppure no?
TESTE Massari: Mah, diciamo questo: che io ho detto che in senso generale la maggior parte dei reperti non contenevano residui di esplosivi.
Però lei tenga presente che diciamo il cratere è la parte che, al momento dell'esplosione, viene maggiormente colpita dai gas e dagli eventuali residui inesplosi dell'esplosivo.
Quindi è quella che in una esplosione diciamo normale, tra virgolette, cioè nella quale non si sia intervenuti come in questo caso con l'acqua, è una zona molto ricca per il chimico dei residui che poi servono ad indirizzarlo e a ricostruire questo eventualmente utilizzato.
In questo caso, ad eccezione di questi reperti che poi è il reperto 1, 2 e 3 proprio perché, per quanto detto in precedenza, abbiamo dovuto sommare le soluzioni dei tre reperti per poter arrivare ad identificare dei residui.
Quindi sono quei residui in quantità estremamente piccola. Ciò, diciamo, non è in contrasto con quanto ho detto prima. Nel senso che, quanto ho detto prima, è a livello generale. Nel senso che non abbiamo trovato la solita mappatura dei componenti presenti nel cratere, ma soltanto su alcuni reperti in modo particolare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è da considerarsi significativo. Questo...
TESTE Massari: Certo. Significativo del fatto che comunque il cratere ha subìto l'effetto dell'esplosione contenente questi componenti. E che quindi è stato direttamente interessato dall'esplosione.
Quindi è una conferma che quello è il cratere dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io dicevo con riferimento essenziale alle specie esplosive.
TESTE Massari: Alle specie è una conferma, che le specie erano presenti in tutti i reperti compresi quelli del cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini: lo stesso reperto consegna una risposta positiva al metodo GC TEA per quanto riguarda nitroglicerina e tritolo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda il metodo HP LC TEA la risposta positiva per nitroglicerina, pentrite e T-4.
TESTE Massari: Certo. Perché, per quanto detto in precedenza, ci sono alcuni componenti, in particolare la pentrite e il T-4 che, con il sistema GC TEA si vedono poco o niente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se ho capito bene, vuol dire che l'applicazione successiva o combinata che dir si voglia di queste due tecniche di analisi ha portato ad individuare su questo reperto la presenza di nitroglicerina, pentrite e T-4...
TESTE Massari: E del GDN. Perché il primo che avevamo visto era...
PUBBLICO MINISTERO: Il tritolo.
TESTE Massari: ... IL GDN. Praticamente in totale è stato individuato il GDN, nitroglicerina e tritolo e poi pentrite e T-4.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Per quello che dicevo prima, in quanto soprattutto per quanto riguarda il rivelatore TEA, le due tecniche complementari sono il GC e l'HPLC, in quanto con la gascromatografia noi facciamo una analisi diciamo iniettando i reperti a temperatura, anche se a bassa temperatura, però siamo sempre nell'ordine dei 40-50-60 gradi.
Nel caso dell'HPLC TEA, noi facciamo questa analisi operando a temperatura ambiente.
La pentrite e il T-4 sono due esplosivi, due molecole estremamente labili. Quando vengono irradiate a temperatura, tendono a decomporsi e quindi noi non le troviamo più.
E' questa la ragione per cui queste due molecole vengono viste molto bene con l'HPLC. E adesso indipendentemente dal rivelatore, perché è una tecnica cromatografica che opera a temperatura ambiente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, una considerazione, per meglio dire una domanda mi sembra abbastanza ovvia. Stiamo per l'appunto parlando del cratere, eh?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, il cratere è stato interessato per un periodo prolungato, nel corso della notte, per molte ore, da un incendio. Nel senso che, questo è un dato di fatto pacificamente accertato, tanto che lei stesso intervenendo sul posto come ci spiegava all'inizio del suo esame, ha ben memoria che l'incendio era ancora in atto.
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora le chiedo, la domanda che, ripeto, mi sembra ovvia, è questa in sostanza: l'azione del fuoco, almeno come azione di innalzamento della temperatura ambientale, ecco, in relazione al fatto che alcune di queste specie esplosive sono molto sensibili al calore, tanto che la tecnica di indagine indicata è quella che non le espone ad innalzamenti di temperatura, comunque a temperature diverse da quella ambientale, ecco, tenuto conto di questi due dati, come ritiene si possa spiegare il fatto che ciononostante il reperto ha denunziato la presenza anche di quelle specie esplosive che per così dire risentono maggiormente dell'innalzamento di temperatura? Per la loro termolabilità.
TESTE Massari: Mah, perché tenga presente un fatto: che il cratere era un cratere molto, molto grande. E che questi reperti noi li abbiamo repertati all'interno del cratere. Ma anche a diversi metri proprio di profondità in mezzo alla terra.
Per cui è chiaro che... Tenga poi presente un altro fatto importante: che la fiamma, quello che c'era sul cratere non era un incendio normale, ma è una fiamma ben direzionata. Nel senso che era come un fornello del gas. C'era il metano che normalmente è un gas, quindi dà una fiamma pulita. Una fiamma che però crea la temperatura sulla fiamma, non nelle immediate vicinanze. E la fiamma che usciva da questo tubo che si era rotto, andava solo in una direzione: verso l'alto. Ed era ben limitata.
Per cui la parte circostante la fiamma non è stata assolutamente interessata dal calore.
Per cui i reperti che noi abbiamo, il materiale che abbiamo repertato, era la maggior parte lontano dalla fiamma, in quanto i frammenti erano stati scagliati tutti lontani dal punto in cui si era verificata la deflagrazione che era avvenuta proprio in concomitanza del collettore, in quanto era proprio questo tubo che conteneva il metano che era quello che era esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, funzionava come un grande becco del gas, insomma.
TESTE Massari: Esatto, esatto. Esattamente come un becco del gas.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene.
TESTE Massari: Sì. E infatti l'opera dei Vigili del Fuoco non era quella di spegnere la fiamma, ma era quella di raffreddare il tubo in maniera che non si creassero delle sacche di gas che potessero generare delle ulteriori deflagrazioni.
Perché comunque il gas con l'acqua non sarebbero riusciti a spegnerlo, visto che era continuamente alimentata dal gas...
PUBBLICO MINISTERO: Gas a pressione, poi...
TESTE Massari: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi, conclusivamente, le specie esplosive che sono state identificate lei le ha indicate all'inizio del suo esame.
Ecco, cerchiamo di trasferirsi dalle specie esplosive a quello che poi avete ritenuto poter essere la composizione di questa miscela esplosiva che sicuramente era la causa dell'esplosione. Perché se lei era presente e l'esplosivo è stato appositamente accertato, penso che abbiate risposto positivamente alla domanda se quanto era successo era in dipendenza ad una esplosione da esplosivi.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Sì, noi abbiamo risposto positivamente che era, l'esplosione era stata provocata da esplosivo, diciamo da degli esplosivi.
Per quanto riguarda poi il secondo quesito e che era: che tipo di esplosivi. Quindi una ricerca da un punto di vista merceologico dell'esplosivo eventualmente utilizzato, l'esplosivo utilizzato dagli attentatori per provocare l'esplosione, bisogna fare la premessa che non c'è una correlazione diretta tra l'esplosivo che noi repertiamo e l'esplosivo che invece è stato utilizzato nell'esplosione.
Nel senso che, quando noi parliamo genericamente di esplosivo di tipo per esempio civile e parliamo di gelatina, la gelatina, la dinamite gelatina di per sé non è un esplosivo, ma una miscela composta da tanti esplosivi.
Normalmente le gelatine commerciali sono composte da nitroglicerina, EGDN, nitrato di ammonio, dinitrodiluene, più altri componenti che non entrano direttamente nell'esplosione, che servono per dare una consistenza, che servono per dare un colore. Ma che non sono la parte attiva dell'esplosivo.
Quindi, quando noi parliamo genericamente di esplosivo di tipo civile, in effetti intendiamo rivolgersi ad una miscela di esplosivi.
Questa miscela di esplosivi viene normalmente poi bilanciata in funzione dell'attività che dovrà svolgere.
Se io voglio che aumenti il potere detonante, aumenterò gli esplosivi tipo nitroglicerina e del GDN; se voglio che aumenti il potere deflagrante, aumenterò le quantità sempre relative del nitrato di ammonio.
Esistono poi degli esplosivi di tipo militare che lo stesso, alcuni sono degli esplosivi singoli. Per esempio, se io prendo dell'esplosivo recuperato da una mina, quello potrebbe essere soltanto tritolo. Ma anche nel campo militare normalmente gli esplosivi sono delle miscele di esplosivi.
E per esempio, uno di quelli che abbiamo maggiormente citato: il compound-B, è un esplosivo che contiene contemporaneamente, che è costituito da tritolo e T-4.
Premesso che non esiste nessun esplosivo, quindi nessuna miscela esplosiva di tipo civile o di tipo militare. E civile o militare è una denominazione diciamo soltanto in funzione dell'utilizzazione. Cioè, l'esplosivo militare è un esplosivo che normalmente viene utilizzato in campo militare.
Ma questo non significa che è una prerogativa dei militari.
Non esiste nessun esplosivo, in nessuno dei due settori, che contenga contemporaneamente tutti i componenti da noi individuati.
Quindi è chiaro che, a questo punto, bisogna ipotizzare la presenza di diverse miscele di esplosivi che possano avere diverse provenienze.
Tra quelli che noi abbiamo ipotizzato, sia in funzione degli esplosivi che esistono e che quindi siamo a conoscenza, in quanto tutti gli esplosivi civili debbono essere denunciati al Ministero dell'Interno per ottenere l'autorizzazione alla produzione e alla vendita, sia degli esplosivi militari, abbiamo ipotizzato che nel caso in esame poteva trattarsi di una gelatina commerciale e che quindi contiene, che conteneva nitroglicerina EGDN, dinitrotoluene e nitrato di ammonio, arricchita con una miscela di tipo militare contenente tritolo e T-4. Quindi con un compound-B.
E il tutto probabilmente diciamo, tutto il congegno esplosivo probabilmente diciamo ha attivato o potenziato, tramite una miccia detonante, alla pentrite.
Questa è una delle ipotesi, però delle ipotesi che, delle miscele da cui potevano provenire sette componenti, ne possiamo fare molte.
E tra queste, non ultima, quella estrema in cui potremmo dire che addirittura coloro che hanno preparato l'attentato avrebbero potuto prendere i singoli componenti separatamente e assemblarli per fare l'esplosivo.
Anche se è un discorso molto teorico e molto ipotetico, sia perché alcuni componenti come la nitroglicerina presi da soli diventano estremamente pericolosi sia da maneggiare, sia da operare. Perché è un componente estremamente instabile.
Sia perché purtroppo, per una serie di considerazioni di come vengono gestiti questi esplosivi, esiste una enorme quantità di esplosivo sia di tipo militare, sia di tipo civile, a disposizione nelle cave e nell'ambiente, diciamo, della criminalità organizzata.
Per cui, avendoci a disposizione dell'esplosivo già pronto, è difficile ipotizzare che gli attentatori si siano messi da soli a preparare questi esplosivi.
Tant'è vero che anche in Italia, anche nel campo degli esplosivi cosiddetti Made in Home, cioè fatti in casa, è uno dei paesi in cui si utilizzano di meno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, lei ha fatto una considerazione un attimo fa specificamente sull'ipotesi alla quale era possibile, è possibile collegare la esistenza di pentrite in questa miscela esplosiva. E ha parlato espressamente di miccia detonante alla pentrite.
Ora, io non l'ho interrotta. Lei ha fatto una rassegna di ipotesi, credo che come tali - ma non lo dico perché sia una censura a quello che lei ha esposto - ma per un'altra ragione che le ipotesi lasciano un pochino il tempo che trovano. Ecco.
Queste sono, è quella illustrazione che vi è stata chiesta di sviluppare quando il Pubblico Ministero vi ha affidato l'incarico. Ma oggi le ipotesi ci interessano un attimo meno.
Invece mi interessa positivamente, ecco, una illustrazione da parte sua, su questo concetto. Lei lo ha brevissimamente accennato: la miccia detonante alla pentrite.
Allora, la pentrite se ho capito è una specie esplosiva; miccia detonante è un binomio che va un attimo illustrato.
Che cos'è una miccia più o meno, più o meno tutti lo immaginiamo.
Che cosa voglia dire detonante verosimilmente occorre che sia chiarito, eh?
TESTE Massari: Allora, io parto facendo una... Diciamo, ricordiamo un attimo che cos'è una miccia.
Una miccia praticamente è un cannello fatto di materiale più o meno diverso, all'interno del quale c'è un'anima genericamente detta un'anima di sostanza attiva di vario tipo. Se quest'anima di sostanza attiva di vario tipo è un'anima a base di polvere nera, la miccia viene detta miccia a lenta combustione. In quanto la polvere nera è una sostanza che è un esplosivo, si è intasato. Se invece inserito all'interno di una miccia, è una sostanza che tende a trasmettere la fiamma da un punto ad un altro.
E la miccia a lenta combustione è uno dei pochi sistemi, uno dei sistemi più classici che viene utilizzato come sistema di attivazione di un esplosivo.
La miccia detonante è sempre un cannello all'interno del quale, invece di mettere una polvere nera, viene messo un esplosivo detonante. In questo caso la pentrite, che è un esplosivo che ha una velocità di reazione che si avvicina intorno agli 8000 metri al secondo, contro diciamo i 1000-500, a secondo del tipo, metri al secondo che possono raggiungere i normali esplosivi deflagranti.
La miccia alla pentrite quindi è una miccia che non può servire, a differenza della miccia a lenta combustione, come sistema di attivazione.
Perché? Perché la velocità con cui si trasmette la fiamma, in questo caso l'esplosivo, da un punto ad un altro della miccia stessa, è così rapida che non permetterebbe a nessuno di poterlo utilizzare come mezzo, come sistema di attivazione di un ordigno. Rientrando in uno schema generale dell'ordigno costituito da sistema di attivazione e sistema di innesco e massa esplodente.
Il problema però si pone nel momento in cui io voglio far detonare una grossa quantità di esplosivo. Oppure un esplosivo costituito da varie specie più o meno attive, più o meno sensibili.
Io l'ho già diciamo in qualche modo accennato prima, esistono varie specie di esplosivi. Questi esplosivi non sono tutti uguali tra di loro. Ci sono degli esplosivi più sensibili e degli esplosivi meno sensibili.
Ci sono degli esplosivi che esplodono da soli, senza nessun problema, come potrebbe essere la nitroglicerina; ci sono degli esplosivi come il tritolo che hanno bisogno dei coadiuvanti dell'esplosione. Hanno bisogno delle sostanze che, all'atto dell'esplosione gli avviano dell'ossigeno.
Nella reazione chimica in cui avviene l'esplosione, noi ci abbiamo i reagenti, cioè le sostanze che devono esplodere, che sono costituite da esplosivo ed ossigeno e i prodotti della reazione.
Nella maggior parte dei casi senza l'ossigeno non avviene l'aerazione e quindi non avviene l'esplosione.
Quando un esplosivo ha bisogno di ossigeno, si dice che l'esplosivo è sordo. Quindi, questo che significa? Significa che se noi abbiamo una grossa quantità di questo esplosivo ed utilizziamo pochi detonatori, cioè pochi sistemi di innesco, o detonatori non idonei a quel tipo di esplosivo, poterebbe avvenire che una parte dell'esplosivo non esploda, ma che bruci senza esplodere.
Allora, per fare in modo che tutto l'esplosivo esploda e che l'esplosione avvenga simultaneamente in tutta la massa dell'esplosivo, normalmente la massa dell'esplosivo viene avvolta con delle spirali di miccia detonante che ha una velocità di esplosione, una velocità rapidissima ed è un esplosivo estremamente sensibile. Per cui io, nel momento in cui riesco a fare esplodere un solo punto con un detonatore dell'intera massa, la miccia detonante mi trasmette l'esplosione in tutta la massa e fa in modo che io abbia una esplosione univoca di tutta la massa dell'esplosivo.
Quindi non ho dei punti in cui avviene l'esplosione e dei punti in cui non avviene.
Non ho dei punti in cui avviene prima e dei punti in cui avviene dopo: ma ho una uniformità dell'esplosione. Quindi io riesco a dare uniformità all'esplosione e a fare in modo che tutto l'esplosivo che io ho messo in un certo congegno, esploda tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, una miccia detonante, se ho capito bene, assolve la funzione che sarebbe assicurata da un numero x di detonatori che agissero contemporaneamente.
Cercando di volgarizzare il concetto.
TESTE Massari: Tenendo presente che, un numero anche elevato di detonatori non riesce mai ad assolvere completamente il compito della miccia detonante. Cioè, la miccia detonante praticamente è un completamento a quello che fanno i detonatori perché praticamente è così veloce che l'esplosione nei vari punti della massa diventa contemporanea.
PUBBLICO MINISTERO: Diceva, dottor Massari, un attimo fa che la miccia detonante, per queste sue particolari caratteristiche, non può usarsi come sistema di attivazione. Diversamente era implicito dalla miccia a lenta combustione.
Io credo di aver capito quello che lei intende dire, però se dopo un attimo come lei ha fatto spiega qual è l'uso della miccia detonante per fare esplodere per bene un congegno a noi che siamo profani, deve spiegare la differenza che c'è tra mezzo di attivazione - nell'accezione che gli dà lei - e ciò non pertanto un utilizzo che in qualche modo ha a che fare con l'attivazione.
TESTE Massari: Allora, diciamo un congegno esplosivo noi lo possiamo dividere in tre parti fondamentali.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari mi perdoni, poi lei risponde come crede. Io con una domanda aggiuntiva forse, non l'aiuto nella risposta perché non può essere altro che sua perché io non c'entro niente, ma le oriento la domanda in una maniera più conforme alla mia necessità di chiarimenti.
Perché una miccia a lenta combustione può essere utilizzata come congegno di attivazione e perché la miccia detonante no?
TESTE Massari: La miccia a lenta combustione può essere utilizzata perché la velocità di trasmissione della fiamma è estremamente bassa.
PUBBLICO MINISTERO: Del tipo?
TESTE Massari: Del tipo di circa due metri al minuto nelle micce normali a lenta combustione, contro la velocità della miccia detonante che è di 7500, tra i 7000 e gli 8000 metri al secondo. Quindi siamo a dei livelli completamente diversi, cioè se io dovessi utilizzare una miccia detonante per un minuto di attivazione, avrei bisogno di qualche chilometro di miccia. Dovremo fare i calcoli bene ma siamo veramente a dei livelli non reali, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti dottor Massari. Quindi lei, come mi pare di capire, adopra il termine attivazione in una nozione molto precisa perché nessuno mi impedirebbe teoricamente di disporre di quei 100 metri o di quei 150 o 200 metri di miccia detonante tale per cui io attivo la miccia detonante da questo punto e in questo stesso momento si verifica l'esplosione della carica a 50 o a 100 metri di distanza.
TESTE Massari: Teoricamente, no. Però praticamente tenga presente che noi parliamo anche di miccia detonante quindi, mentre nel caso della miccia a lenta combustione noi ci abbiamo una trasmissione di fiamma, nel caso della miccia detonante noi ci abbiamo una trasmissione praticamente, detto in parole povere, di esplosione perché non è tanto una fiamma ma un'esplosione che si trasmette.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma se io volessi attivare la carica esplosiva nel momento stesso in cui accendo la miccia, teoricamente potrei adoperare una miccia detonante, basta che abbia la carica esplosiva a distanza sufficiente.
TESTE Massari: Sì, ma dovrebbe avere un altro sistema per innescare la miccia detonante.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Massari: Quindi, dovrebbe aggiungere un detonatore alla miccia detonante.
PUBBLICO MINISTERO: Perché forse lei voleva parlare di attivazione, attivazione con un tempo di ritardo?
TESTE Massari: Diciamo che l'attivazione normalmente è quella. Cioè, l'attivazione è un sistema che serve per dare un certo tempo di ritardo dal momento in cui io attivo un congegno al momento in cui avviene l'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la precisazione intorno alla quale ruota tutto questo discorso, senza di che... sennò si correrebbe il rischio di non capire che c'entra una miccia detonante alla pentrite o no che sia, visto che lei dice che non può essere utilizzata come attivazione ma allo stesso tempo serve. Io ho bisogno di superare questa apparente ambiguità.
Quindi, se ho capito bene, è essenziale in un qualche modo, o compatibile in un qualche modo all'uso di miccia detonante l'uso combinato di un congegno di ritardo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere dovuto alla presenza di una miccia a lenta combustione e quindi una miccia a lenta combustione che lavora in serie rispetto a una miccia detonante?
TESTE Massari: Può essere compatibile con una miccia a lenta combustione e relativo innesco. Può essere compatibile con un innesco elettrico, può essere compatibile con un telecomando. Cioè praticamente la miccia detonante è indipendente dal sistema di innesco e di attivazione di un congegno esplosivo.
Io comunque la utilizzo per fare in modo... e la utilizzo soprattutto nelle grosse quantità di esplosivo o in esplosivi abbastanza sordi, la utilizzo per essere certo che tutta la massa esploda e questo indipendentemente dal tempo di ritardo che ha il sistema di attivazione o dal sistema di innesco che io ho utilizzato sia esso detonatore a fiamma o detonatore elettrico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, le fu chiesto, a lei e agli altri consulenti, di esprimervi anche circa profili di analogia o addirittura più che analogia tra le specie esplosive identificate nell'occasione dell'attentato di Palestro rispetto alle specie esplosive identificate in altri fatti?
TESTE Massari: Sì, uno dei quesiti dell'incarico riguardò proprio queste analogie.
PUBBLICO MINISTERO: Lei all'inizio del suo esame rammentava appunto di aver svolto l'attività di consulente anche per l'attentato del 14 maggio del '93.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tenuto conto anche dell'incarico che specificamente ha assolto per l'attentato del 14 maggio, su questo quesito particolare postovi dal Pubblico Ministero di Milano, che tipo di risposta, o per meglio dire a quale conclusione siete pervenuti?
TESTE Massari: Noi siamo arrivati alla conclusione che le specie - da un punto di vista analitico - le specie esplosive individuate in via Palestro erano le stesse specie esplosive che avevamo individuato il 14 maggio in via Fauro.
PUBBLICO MINISTERO: Nel fare questa valutazione appunto di identità o diversità di specie esplosive, avete avuto come punto di riferimento anche i risultati ottenuti per l'attentato del 27 maggio del '93 a Firenze?
TESTE Massari: Sì, abbiamo avuto anche la possibilità di verificare l'analisi di quell'attentato e anche di altri attentati. Abbiamo trovato anche per Firenze le stesse analogie.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che le stesse specie esplosive...
TESTE Massari: Esatto, erano anche per quanto riguarda l'attentato di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, l'incarico, a quello che ho capito, il Pubblico Ministero di Milano ve lo ha affidato il 30 di luglio, lei ci ricordava inizialmente.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avete concluso le vostre operazioni, mi ricorda quando?
TESTE Massari: Ricordo sicuramente l'anno successivo perché nel gennaio facemmo poi la ricostruzione della macchina a Farfa Sabina, dove c'è il deposito della Polizia, dove abbiamo fatto la ricostruzione della macchina. Quindi sicuramente l'abbiamo consegnata nell'84... nel '94 scusi, però la data precisa non la ricordo, la posso controllare ma non la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Se ha con sé la documentazione, se la controlla per cortesia.
TESTE Massari: Il 2 febbraio del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, per quanto mi riguarda l'esame io l'ho concluso, non so se lei ha predisposto una memoria per la Corte.
*TESTE Massari: Sì, io ho qui una memoria che se il Presidente della Corte è disponibile ad accettare.
PRESIDENTE: Certo, certo, può presentarla alla segretaria.
Ha terminato il P.M.
Ora io vorrei sapere se i difensori hanno molte domande da fare?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Io proponevo infatti se ci potevamo aggiornare alle due e mezzo.
AVVOCATO Rocchi: Analogamente anch'io.
PRESIDENTE: Benissimo. Alle 15.00 del pomeriggio.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Prima di darle la parola vorrei sapere se le parti civili hanno domande.
Prego.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dottor Massari, dunque, io vorrei riprendere dal punto dove ha concluso il Pubblico Ministero. Cioè il discorso della miccia.
Dunque, per fare questo discorso le chiedo preliminarmente come si compone un congegno esplosivo.
Lei stamani parlava di tre parti fondamentali. Poi la domanda è sfumata, ma invece penso che sia importante.
Come si compone un congegno esplosivo?
*TESTE Massari: Un congegno esplosivo si compone, da un punto di vista strutturale, di tre parti. La prima parte è il sistema di attivazione, la seconda parte è il sistema di innesco, la terza parte è la sostanze esplosiva.
AVV. Cianferoni: Quindi, se ho capito bene, la miccia detonante sarebbe l'innesco.
TESTE Massari: No. La miccia detonante è una cosa che fa parte, in pratica, della sostanza esplosiva.
La miccia detonante serve a rendere omogenea l'esplosione di tutta la massa esplosiva. Però non può essere considerata né un sistema di attivazione, né un sistema di innesco.
AVV. Cianferoni: Nel caso che esaminiamo, cioè l'attentato di via Palestro, c'è un dato che è emerso, se pur in maniera piuttosto indecisa, da varie testimonianze.
Cioè la presenza, dalla macchina usciva del fumo.
Ora, lei che si è occupato delle indagini tecniche su questo fatto, a cosa può attribuire la presenza di fumo, quella sera, da quella macchina?
TESTE Massari: Mah, da un punto di vista strettamente tecnico noi non abbiamo repertato diciamo niente, non abbiamo repertato niente che potesse in qualche modo essere ascritto alla presenza di fumo della macchina.
Per quanto riguarda invece la parte a cui ho partecipato anche io, che poi ha portato all'esperimento giudiziale, quindi le prove testimoniali che hanno, in base alle quali diciamo all'interno della macchina c'era del fumo che è poi quello che ha generato l'allarme prima presso i Vigili Urbani, poi presso i Vigili del Fuoco, sono state fatte varie prove per cercare di verificare questo fumo da che cosa potesse essere derivato.
E una diciamo... dei sistemi che sembra abbia avuto dai riscontri fatti sul luogo, è stato quello di miccia, della presenza di miccia a lenta combustione.
AVV. Cianferoni: Le micce a lenta combustione come sono fatte?
TESTE Massari: Le micce a lenta combustione sono fatte da un cannello, all'interno del quale c'è una parte attiva costituita da polvere nera.
Il cannello esterno può essere costituito o da vari strati di tela, all'esterno dei quali si trova poi uno strato di catrame; oppure da un cannello di plastica, all'interno del quale si trova la polvere nera.
AVV. Cianferoni: Si consuma per bruciatura la miccia a lenta combustione?
TESTE Massari: La miccia a lenta combustione nasce proprio per trasferire il dardo di fiamma dal punto in cui viene attivata all'interno di un detonatore a fiamma, dove la miccia viene strozzata per provocare l'esplosione.
Praticamente noi ci abbiamo la miccia a lenta combustione che è il sistema di attivazione; e poi ci abbiamo il detonatore all'interno del quale si trova, muore diciamo la miccia che è il sistema di innesco.
A sua volta il detonatore viene immerso nella massa esplodente. Praticamente, la catena esplosiva avviene in questo modo: viene accesa la miccia a lenta combustone ad una estremità; il dardo, all'interno di questo cannello arriva fino al detonatore; il detonatore a contatto della fiamma esplode; l'esplosione del detonatore, per simpatia, fa esplodere l'esplosivo nel quale è immerso.
AVV. Cianferoni: Dal momento in cui la miccia ha esaurito la sua combustione, al momento dell'esplosione, non dovrebbe passare niente. Dovrebbe essere pressoché immediato.
TESTE Massari: Beh, la miccia... Se lei intende per esaurita la sua combustione nel momento in cui tutta la miccia si è consumata, cioè quando tutto il dardo è arrivato all'interno del detonatore, è immediato.
AVV. Cianferoni: Le faccio questa domanda perché, sempre dall'istruttoria dibattimentale è emerso che il fumo in realtà non è rimasto persistente e visibile fino a che la bomba è poi esplosa.
Ci sarebbe stato un lasso di tempo che io non le so quantificare nel quale il fumo non si vedeva più.
Allora io penso che la miccia, se c'era la miccia, non era più attiva.
E com'è allora che è esplosa questa cosa, se era attivata con una miccia?
TESTE Massari: Beh, tenga presente che il fumo generato da una miccia non è una grossa quantità di fumo.
All'interno di una macchina, quando la macchina è chiusa o ha i finestrini semiaperti, o parzialmente poco aperti come fu descritta quella macchina, abbiamo un accumulo di fumo determinato dal tempo di combustione. Perché se noi andiamo a verificare i minuti intercorsi dal primo allarme al momento dell'esplosione, abbiamo parecchi minuti. Quindi abbiamo parecchi metri di miccia che sicuramente hanno avuto la possibilità di far accumulare il fumo.
Però, nel momento in cui lei apre gi sportelli, apre il cofano posteriore, praticamente lei ha una massa d'aria che entra dentro e il fumo si disperde facilmente. Anche se nell'ultimo tratto lei ha ancora il dardo all'interno della miccia.
Non è così, una cosa così oggettiva. Cioè, uno più uno fa due. Noi abbiamo un sistema che sta in evoluzione, un sistema dinamico all'interno di un ambiente chiuso e poi passiamo all'interno di un ambiente aperto.
Tant'è vero che anche quella sera ci furono vari riconoscimenti, ma sempre in funzione del fumo che era all'interno della macchina e poi, nel momento in cui aprivamo tutti i cofani e gli sportelli e il cofano posteriore, il fumo andava via.
AVV. Cianferoni: Lei fa riferimento a quel cosiddetto esperimento giudiziale. Ma di questo parliamo...
TESTE Massari: All'esperimento giudiziale.
AVV. Cianferoni: ... di qui ad un attimo.
No, però le voglio chiedere ancora: la miccia, mentre compie il suo mestiere di miccia, si vede che brucia? E' visibile ad occhio?
TESTE Massari: No. No, perché il dardo è all'interno di un cannello. E se la miccia è una miccia viplata, cioè quella che ho chiamato io impropriamente con la guaina in plastica, e tecnicamente viene detta viplata, praticamente lei non vede assolutamente niente, perché il dardo è all'interno di questa guaina.
Se è una miccia del tipo catramato si può vedere al buio, ma diciamo con molta attenzione, una leggera luminescenza. Ma lei non vede la fiamma. Assolutamente. Lei vede il fumo.
Il fumo, comunque, questo fumo che anche se in piccola quantità, la fiamma è all'interno del cannello e il fumo che si svolge fuori che è parzialmente dovuto non tanto alla polvere nera, ma anche alla parte catramata esterna, comunque lo confonde il tutto.
Tant'è vero che in un caso di questo genere nessun artificiere, mai, andrebbe a disinnescare un ordigno in cui c'è una miccia a lenta combustione attivata. Perché non avrebbe la possibilità di verificare a che punto è, in quel momento, il sistema di attivazione.
AVV. Cianferoni: Senta, proprio in quell'esperimento, sa perché dico cosiddetto? Perché presenta quell'atto delle difformità rispetto alle nostre processuali per le quali non si può definire esperimento.
Ma di questo a lei non vale, insomma. Non è questo il motivo per cui le pongo la domanda.
Cinque furono le prove, lei questo lo ricorda, no?
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: La prima fu con la miccia viplata.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Quella, lei dice, migliore per non esser vista bruciare. Perché lei ha detto: 'con quella non si vede bruciare'.
TESTE Massari: Assolutamente no.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei ricorda che esito dette l'esperimento di fronte ai testimoni?
TESTE Massari: Mi sembra che l'esito fu in parte negativo, perché l'odore della miccia viplata era diverso da quello che qualcuno dei testimoni ricordava di aver sentito nel momento dell'evento.
AVV. Cianferoni: Non solo. Ma io vorrei sollecitarle la memoria in questo senso: ricorda se i presenti, cioè coloro che erano stati presenti anche allo scoppio, sia pure da varie distanze, la vigilessa e i Vigili del Fuoco superstiti, disconobbero quest'esito non solo per quello che lei ha detto, ma anche per una diversa densità di fumo e una diversa tempistica nel dileguarsi del fumo?
TESTE Massari: Sì, ma infatti ci furono vari, diciamo varie contestazioni nel senso di quel primo esperimento che, tenga presente, almeno a me oltretutto non risulta che i testimoni sapessero niente.
Quindi noi facemmo un esperimento un po' al buio nei loro confronti. E ci fu anche il fatto del fumo, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, per quanto riguarda l'odore emanato da un innesco, dico bene? tipo miccia, che odore...
TESTE Massari: Da un sistema di attivazione.
AVV. Cianferoni: Da un sistema di attivazione tipo miccia, che odore si propaga?
TESTE Massari: Mah, guardi, l'odore è un fatto estremamente soggettivo, quindi... Diciamo che la miccia viplata ha un odore un po' di plastica bruciata. Però non proprio di plastica, perché comunque è accompagnato dall'odore della polvere nera che brucia all'interno.
Però certamente preponderante, è l'odore della plastica bruciata.
AVV. Cianferoni: Al di là dell'innegabile soggettivismo nel riconoscere un odore, io le dico che diversi testimoni sono venuti dicendo di non aver percepito nessun tipo di odore intorno alla macchina.
Questo è compatibile con il possibile uso di micce, oppure se c'erano le micce per forza doveva esserci un odore, quindi io posso poi tirare delle altre conclusioni.
TESTE Massari: Guardi, io non vorrei addentrarmi in una discussione che, ripeto, è estremamente soggettiva. Anche perché a me risulta che invece qualche testimone aveva sentito l'odore. Quindi... E che lo dichiarò lì.
AVV. Cianferoni: Ma senz'altro.
TESTE Massari: E che riconobbe poi l'odore del secondo esperimento. Quindi, cioè lì l'esperimento era soprattutto per verificare la presenza del fumo. Per verificare se il fumo poteva essere ascritto ad una miccia e quindi ad un sistema di attivazione insito nell'ordigno, oppure se il fumo poteva essere ascritto ad un altro sistema che si trovava lì per un'altra ragione, quale poteva essere una torcia che abbiamo poi provato, o un fumogeno. In maniera di attirare l'attenzione, in quanto l'esperimento fu fatto nel tentativo di sciogliere il dubbio se l'attentato fosse per caso fatto contro delle, più che delle persone, delle forze di Polizia.
Per cui ci fosse stato richiamo per poi fare avvenire l'esplosione.
Questo avrebbe però presupposto un ordigno completamente diverso, avrebbe presupposto un sistema a comando per fare avvenire l'esplosione e tutte altre cose che noi non abbiamo comunque accertato.
AVV. Cianferoni: Senta, passando al secondo tipo di prova, no? Quello già da lei un po' ricordato, io le dico, se lei non lo ricorda, che fu usato della miccia catramata lunga sei metri.
Questa lunghezza a che tempo di impiego corrisponde?
TESTE Massari: Corrisponde normalmente se è una miccia nuova in buone condizioni, a circa 12 minuti.
AVV. Cianferoni: Quindi sarebbe un metro ogni due minuti?
TESTE Massari: Sì, all'incirca. Se la miccia, ripeto, è nuova e in buona condizione, eh. Perché questo è uno dei presupposti per poter calcolare il tempo in funzione della lunghezza della miccia.
AVV. Cianferoni: Diversi testimoni poi hanno invece riferito, se pur con incertezze, a proposito del terzo esperimento.
Lei constato che ha una memoria ovviamente molto più vigile e attenta su queste cose tecniche, no?
Il terzo esperimento, lei ricorderà, è quello con un candelotto fumogeno.
Lei ricorda che esito dette questo esperimento?
TESTE Massari: Mah, quello col candelotto fumogeno che io però non mi ricordo l'ordine se è il terzo, perché sennò dovrei controllarlo sulla relazione...
AVV. Cianferoni: Io le dico che è il terzo.
TESTE Massari: Quello col candelotto fumogeno dette esito negativo, sia perché la quantità di fumo fu notevole, ma con la stessa velocità con cui si formò altrettanto rapidamente andò via, sia perché si sentì proprio il rumore del candelotto fumogeno che veniva innescato.
AVV. Cianferoni: Ora io su questo devo dire che la sua risposta di oggi sia un po' difforme da quello che leggo nella relazione.
A fogli 1852 della numerazione del Pubblico Ministero, 5 della numerazione interna della perizia - chiamiamola perizia, esperimento, o consulenza che dir si voglia - si legge così:
"A questo punto i Vigili del Fuoco e il vigile urbano concordavano unanimemente su una dichiarazione: la velocità con la quale il fumo si era diradato all'apertura delle portiere, era senza dubbio in questo caso il più verosimile di tutte e tre le simulazioni".
Quindi sto parlando del caso con il fumogeno.
TESTE Massari: E allora ho ricordato male io. Come fumo evidentemente... Io mi ricordo benissimo il fatto del rumore, che ci fu un problema di rumore per quanto riguardava il candelotto fumogeno.
Evidentemente il fumo invece, ho scritto così, era così. Ricordo male in questo momento io.
AVV. Cianferoni: Per correttezza mi preme specificare che poi questa consulenza, se male... No, no, è firmata soltanto, ecco, dal dottor Montanaro. Però sento che lei la fa propria, ha partecipato.
TESTE Massari: Certo.
AVV. Cianferoni: Credo che Montanaro abbia riportato gli esiti concordemente raggiunti da voi consulenti.
Quindi c'è questo punto del che cosa potesse essere questo fumo.
Questo interrogativo rimane, perché le dico ancora che un teste ha parlato di fili bianchi e rossi visti intorno a questo chiamato mummia o fantoccio, poi esplosivo insomma.
Ecco, cosa potrebbero essere questi fili bianchi e rossi?
TESTE Massari: Mah, guardi, diciamo che i testimoni hanno detto vari colori. Io insisto su questo fatto, perché lei riporta un testimone, invece i testimoni sono stati più di uno; non ne riportano molteplici, quasi tutti erano stati concordi nel vederne tre, va bene? E c'era la possibilità, c'era - se uno parla di colori - un colore rosso può essere comunque ascritto ad una miccia a lenta combustione del tipo viplato. Il colore bianco potrebbe essere sempre, ripeto, delle micce a lenta combustione il cui colore esterno è vero che è un colore scuro, ma lì ci troviamo in una situazione in cui c'è del fumo che comunque modifica, e siamo di notte, siamo in una situazione di emergenza.
Quindi noi quella volta ci siamo basati su delle dichiarazioni che comunque riportavano tre fili. Abbiamo fatto delle prove con questi tre fili. La maggiore, diciamo, i testimoni sono stati nella maggior parte concordi nel complesso del colore, della dispersione del fumo, dell'odore, ad ascrivere quello che avevano visto all'esperimento che noi avevamo fatto con le micce a lenta combustione.
Questo è stato un po' l'esito della prova.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
TESTE Massari: Quindi i tre fili per me possono essere benissimo derivati, o potevano essere delle micce a lenta combustione, anche se qualcuna magari catramatra e qualcuna viplata, o viceversa.
AVV. Cianferoni: Questa è la sua risposta.
TESTE Massari: Questa è la mia valutazione.
AVV. Cianferoni: Io ero partito da un filo rosso e uno bianco e la risposta sua è stata questa.
Ma io un'altra domanda le rivolgo: uno dei Vigili del Fuoco ha riferito di aver manovrato il pacco esplosivo cercando di spostarlo.
Ora, questo tipo di azione come si può conciliare con le cosiddette micce?
Voglio dire, lei mi ha capito benissimo.
TESTE Massari: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Se uno cerca di spostare il pacco avrà gli occhi molto vicini al pacco stesso e si potrà accorgere di una presenza che è più o meno della grandezza di diametro di una penna. Quindi non è proprio invisibile. E deve essere, anzi, ben collocata, insomma ecco.
TESTE Massari: Ma io non so in quale punto era collocata la miccia.
Tenga presente che noi stiamo parlando di un, chiamiamolo fantoccio, perché a suo tempo fu definito in questo modo, comunque parliamo di un pacco, di un involucro che occupava buona parte della macchina. E che quindi arrivava quasi al filo della spalliera della macchina. E che quindi andava dal basso verso l'alto. Quindi avrà avuto un'altezza sicuramente vicino al metro.
Quindi io non so le micce venivano, erano state inserite nella parte davanti oppure se giravano dietro e i detonatori erano dietro.
Cioè, io non posso sapere in che punto era e sapere che cosa ha visto in quel momento, o che cosa ha attirato l'attenzione di questo vigile del fuoco. Che, mi ricordo benissimo che ha provato a spostarlo.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Massari: Non riuscendoci, per altro.
AVV. Cianferoni: Ma quello che io non capisco è questo: come può lei escludere differenti tipi di innesco? Cioè, da dove le deriva...
TESTE Massari: Di attivazione.
AVV. Cianferoni: Di attivazione, sì, di attivazione.
TESTE Massari: Ma io, premesso che io non ho trovato niente che confermasse, che mi portasse ad ipotizzare la presenza delle micce, né ho trovato niente che mi possa portare ad ipotizzare la presenza di un diverso sistema di attivazione.
Da un punto di vista tecnico, se lei legge la relazione, vedrà che io ho scritto, abbiamo scritto che non abbiamo trovato niente, infatti.
AVV. Cianferoni: Bene. Ecco, questa è una risposta importante.
Senta, per quanto riguarda il peso di questo ordigno, lei ha potuto sviluppare dei calcoli?
La domanda è questa: che peso poteva avere, se ha potuto sviluppare dei calcoli.
TESTE Massari: Mah, diciamo che rispetto all'attentato di via Fauro di cui già abbiamo parlato, in questo caso i calcoli non hanno potuto riguardare il cratere perché, come ho già esposto, come ho già detto stamattina, il cratere era deformato dal fatto che aveva subìto due esplosioni e non una soltanto.
Per cui la valutazione è stata fatta un po' in base alle prove testimoniali, in quanto dalle prove testimoniali abbiamo cercato di risalire a qual era il volume occupato da questo esplosivo all'interno del portabagagli della FIAT e facendo un calcolo in funzione anche della densità media dell'esplosivo che avevamo accertato, siamo arrivati ad ipotizzare con questo fatto e con la ricostruzione della macchina e con la comparazione fatta con i precedenti casi a livello di dimensioni delle particelle di danni subìti dal motore, di comparazione sia con l'esperimento giudiziale fatto a suo tempo al poligono di Nettuno per via Fauro, siamo arrivati a stabilire una quantità di esplosivo che oscillava anche in questo caso intorno ai 90 chili, 90-100 chili.
AVV. Cianferoni: E ha potuto accertare il collegio di consulenti come era dislocato questo esplosivo?
Le faccio una domanda perché può essere interpretata come generica, altrimenti.
In occasione di un precedente fatto, un suo collega poté rappresentare di aver ricostruito in base a determinati elementi che la carica era a forma di parallelepipedo piuttosto che in un'altra forma.
Ora io le chiedo se questo tipo di accertamento, è stato potuto sviluppare.
TESTE Massari: No, in questo caso no. In quanto in questo caso noi abbiamo avuto la parte posteriore della FIAT Uno che era completamente distrutta; non abbiamo potuto avere nessuna indicazione dalla forma del cratere. L'unica indicazione che abbiamo potuto avere dal cratere è che, in base a come si presentavano i margini del cratere e ai raschiamenti presenti sul cratere, sicuramente l'esplosivo era contenuto, è una conferma che l'esplosivo, come dalle prove testimoniali, era contenuto all'interno del bagagliaio. Ma non siamo riusciti a risalire assolutamente alla forma che aveva l'esplosivo. O il confezionamento dell'esplosivo.
A meno di quello detto dalle prove testimoniali.
AVV. Cianferoni: Sempre sull'esplosivo, come si può trasportare la nitroglicerina? Senza correre quei grossi rischi di cui parlava stamani.
TESTE Massari: Beh, basta averla insieme all'EGDN all'interno di un gelatinato con presente nitrato di ammonio. Automaticamente è un esplosivo ultra stabile.
Cioè, io ho parlato di nitroglicerina pura, proprio per dire che a livello teorico sarebbe anche possibile ipotizzare la presenza che gli stessi attentatori abbiano confezionato gli ordigni assemblando insieme i vari componenti.
Anche questo comunque a livello pratico non sarebbe stato possibile, perché ci sono degli esplosivi tipo la nitroglicerina che inizialmente veniva assorbita sulla farina fossile. E nell'ultimo periodo viene prodotta direttamente insieme all'EGDN per formare il nitrogliceroclicole che è un esplosivo che invece è trasportabile e non è pericoloso da trasportare.
Quindi abbiamo un esplosivo del tipo gelatinato che viene normalmente utilizzato nelle cave e nelle miniere, dove uno dei presupposti fondamentali perché l'esplosivo, la formulazione di un esplosivo venga approvata e che vengano rispettate tutte le misure di sicurezza.
AVV. Cianferoni: Senta, poco fa lei ha parlato di una ipotesi che vi eravate posti, come ipotesi investigativa.
Cioè che l'ordigno fosse congegnato in maniera tale da attirare verso di sé, lei ha parlato della forza pubblica.
Questa ipotesi come poteste articolarla, prima di tutto?
TESTE Massari: Ma noi non la articolammo questa ipotesi. Questa fu una ipotesi che fu articolata praticamente da come si era verificato l'episodio. In quanto, dal momento della prima segnalazione, erano trascorsi diversi minuti. Nel momento in cui si erano avvicinati alcuni operatori, in particolare dei Vigili del Fuoco, in qualche modo era avvenuta l'esplosione.
Quindi, una delle ipotesi di lavoro poteva essere che i Vigili del Fuoco fossero stati attratti, o le forze dell'ordine fossero state attratte dal fumo per poi attivare il congegno.
E quindi sarebbe stata una trappola come ne sono state fatte in Europa da altre organizzazioni criminali.
In quel caso la cosa comunque non, diciamo in parte, non trovò riscontro. Sia perché alcune delle persone avevano nel frattempo fatto in tempo ad allontanarsi e quindi diciamo il cosiddetto pulsante non fu premuto nel momento in cui c'erano il maggior numero di presenze intorno alla macchina; e perché poi, ripeto, noi non abbiamo trovato niente che potesse confermare questa ipotesi, in quanto non abbiamo trovato nessun frammento di congegno ricevente che potesse spiegare un fatto di questo genere.
AVV. Cianferoni: Ma sa anche perché la mia domanda? Perché allora vorrei sapere da lei quand'è che sviluppaste l'ipotesi dell'obiettivo fisso.
TESTE Massari: Mah, diciamo che l'obiettivo fisso è nel momento in cui io posso attivare il congegno con un sistema a tempo.
Il sistema a tempo può essere rappresentato o da un timer, o da una miccia a lenta combustione.
E' cioè che quel congegno in cui l'attivazione non prescinde dalla presenza di un'altra, di una persona, di un altro operatore. Che può essere poi un operatore attivo, nel caso di un telecomando; un operatore passivo, nel caso per esempio di un sistema collegato al sistema di accensione della macchina, quale apertura dello sportello con la luce di cortesia, o altri dati di questo tipo qua.
In questo caso noi non abbiamo trovato niente: e a livello pratico, cioè tecnico di repertamento; e a livello testimoniale che facesse presupporre ad un sistema di questo tipo.
Quindi il sistema contro un obiettivo fisso è un sistema che presuppone l'attivazione e l'esplosione dopo un certo tempo. Indipendentemente dalla presenza o meno di persone, o di agenti, o di operatori nell'intorno della macchina.
AVV. Cianferoni: Compariamo questo fatto ai due che si erano verificati pochi giorni prima, un mese... Cioè, pochi mesi diciamo prima: 14 maggio via Fauro, 27 maggio via dei Georgofili.
Mi pare di capire che emerga dalla sua deposizione una sostanziale equipollenza tra via Fauro e via Palestro quanto ad ordigno e a sistema esplosivo.
Allora, io vorrei capire se questo intanto è corretto.
TESTE Massari: Intanto se lei parla dei precedenti due casi...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa. Avrei bisogno che il difensore riformulasse la domanda, perché io la possa capire meglio. Perché mi sembra la domanda, per come è formulata, di non poterla consentire.
Fermo restando che il Presidente poi deciderà come ritiene debba essere deciso.
AVV. Cianferoni: Sì. La mia domanda è: visto che più volte il consulente ha condotto delle analogie su via Fauro, mi pare proprio rispondendo alle mie domande ha detto c'era una sostanziale identità per più profili tra questi due sistemi esplosivi, chiamiamoli così, io ho detto se questa analogia in effetti sussiste ed è una analogia importante.
Se è corretto, se era corretto parlare di analogia tra via Fauro e via Palestro.
PRESIDENTE: A questo punto ho bisogno di sapere dal teste consulente se quando ha dato quella risposta, si riferiva al tipo di materiale esplosivo messo insieme alla miscela diciamo esplosiva usata nei due episodi, oppure ad altre circostanze complessive.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi consenta.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, avrei chiesto la parola apposta perché avevo bisogno che la domanda fosse esplicitata per poter dire se era una domanda che, secondo me, è da ammettere; ovvero se, secondo me, non è da ammettere.
Ripeto, Presidente, poi ci mancherebbe altro, è lei arbitro del problema.
No, direi che la domanda posta in questi termini non la posso consentire, nel senso che mi oppongo. E mi spiego con una brevissima premessa.
Io non ho nulla in contrario che l'esame del consulente, dei consulenti vada dove i difensori, la Corte, ritengono di portarlo. Però ho bisogno di una certa regola, di un certo metodo.
E, avvocato Cianferoni, non me ne voglia.
Dico, su due domande che lei ha posto al consulente avrei dovuto fare opposizione.
La domanda sulla quale ha chiesto al consulente di esprimere la sua valutazione sull'affermazione di un teste circa delle corde che il teste avrebbe impugnato e così via. Allora, prima di porre questa domanda l'avvocato Cianferoni abbia la correttezza, per cortesia, di far presente al consulente, oltre che alla Corte, che la circostanza di questo genere il consulente durante la consulenza fatta nel corso delle indagini preliminari non aveva mai avuto cognizioni, tanto per cominciare.
Perché questa circostanza, avvocato Cianferoni, è stata riferita per la prima volta dal Pubblico Ministero l'8 marzo del '95 dal teste Abbamonte. Il dato di indagine è questo: che il consulente ha sempre ignorato, perché la sua consulenza è stata depositata l'anno prima.
Quindi, introdurre - mi consenta, mi si consenta - in questo modo un po' indiretto un dato per vedere il consulente come naviga alla luce di questi, di certe emergenze, dico nulla di male. Però rappresentiamole in forma diretta, facendogli presente che è una emergenza posteriore rispetto all'accertamento con tutto quel che ne consegue. Prima ragione.
Seconda ragione: "ne verbun quide", in tutta la relazione di accertamento sul fatto se l'attentato era diretto a bersagli fissi o in movimento.
Il difensore vorrebbe saperlo. Allora, nel momento in cui domanda a partire da quando è stata formulata l'ipotesi da parte dei consulenti - se io non ho letto male - mi pare che sia un fuor d'opera, perché mai un quesito di questo genere era stato posto ai consulenti, mai i consulenti si erano espressi sul punto se l'attentato fosse diretto contro obiettivi fissi, obiettivi in movimento. Gli obiettivi fissi fossero rappresentati da un manufatto, da una persona, da una statua, da un palazzo, o che altro.
Quindi...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è l'ultimo profilo più specifico della opposizione. E cioè: per quanto riguarda, mi pare, di analogie. E del resto si tratta di quello che è stato illustrato dai consulenti in quella sede nella loro relazione, tra questo fatto e quelli precedenti, il discorso si limita alle analogie di tipo qualitativo per quanto riguardano la composizione della carica esplosiva.
Nessuno gli ha chiesto di esprimersi in termini di analogie tra sistemi di innesco, di attivazione, obiettivi e quant'altro.
PRESIDENTE: D'altra parte devo dire che, senza poter dire che conoscevo tutti questi antefatti, perché non li conoscevo, la risposta che il teste consulente aveva dato pochi minuti fa, io l'avevo intesa riferita esclusivamente alla composizione della miscela esplosiva.
Perché mi pare che mai ai consulenti che abbiamo sentito fino ad ora, siano state poste domande del tipo di quelle che lei ora aveva avanzato.
E che mi pare non possono essere poste in considerazione, posto che diversamente parliamo di una perizia.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Ma, avvocato, parliamo di una perizia. E' una questione che dovete chiedere voi, salvo la Corte di doversi riservare eventualmente per doverla disporre.
Ma non è certamente il momento di porre al consulente teste un quesito che è per lui totalmente nuovo.
AVV. Cianferoni: Presidente, allora, l'ordine delle questioni proposte dalla opposizione del Pubblico Ministero mi impone determinate articolazioni.
Mica per insistere tanto su quella domanda, ne posso fare un'altra abbastanza simile e secondo me, molto umilmente lo dico - molto centrata. La faccio di qui ad un attimo.
Il problema è questo, a mio avviso: si tratta di capire se, una volta di più - mi ripeterò e sarò noioso - si vuole dare attuazione a quell'insegnamento della Giurisprudenza per la quale si cerca, nell'ambito di un processo quale questo, che ci occupa di sviscerare i fatti in tutte le loro implicazioni, o se invece questo è diciamo più faticoso da far entrare.
Io fatico a non vedere la rilevanza e l'ammissibilità di una domanda tesa a sollecitare un consulente di chiara fama nazionale e internazionale in ambito esplosivistico su due fatti che sono nel capo di imputazione: via Fauro e via Palestro, in continuazione fra di loro.
PRESIDENTE: Avvocato, ma nessuno le dice che non possono essere oggetto di questo dibattimento.
Soltanto che a me non sembra congruo, serio e coerente con la natura della deposizione che è chiamato a fare, porgli un quesito che non è mai stato oggetto del suo elaborato.
AVV. Cianferoni: Ma veda, Presidente, questa osservazione, una volta di più mi farà sforzare di adeguarmici e di essere per l'appunto coerente.
Perché invece vi sono diversi quesiti sottoposti ai consulenti - Dio me ne guardi dal giurare che a questo consulente su questi fatti - ma allora io potrò un domani chiedere delle analogie con la strage alla Stazione di Bologna. Perché questo è stato chiesto, ecco. Per dire.
PRESIDENTE: Io non ne ho ricordo.
AVV. Cianferoni: Non su questo fatto.
PRESIDENTE: Ecco.
AVV. Cianferoni: Ho davanti un documento del fascicolo del Pubblico Ministero, ma non di questo specifico fatto.
Allora mi sembra che adoperare il proprio bilancino micrometrico per vedere se quella domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha...
AVV. Cianferoni: Io ora ne faccio un'altra.
PRESIDENTE: Mi scusi, ha una strada maestra...
AVV. Cianferoni: Eh, ma quella strada la sto preparando, Presidente.
PRESIDENTE: No...
AVV. Cianferoni: Mi viene il momento e si chiede la perizia, ma mi sembrava non tanto opportuno...
PRESIDENTE: Guardi, ma lo può proporre sia ora, come quando lei crederà. Nessuno è contrario all'idea di dover disporre una perizia.
AVV. Cianferoni: Se ne parlava e si cercherà di articolare al meglio questa richiesta che noi stiamo fondatamente pensando.
PRESIDENTE: Vogliamo...
AVV. Cianferoni: L'altra domanda era questa, no? Su via Fauro avete trovato...
Qui il teste, il consulente ci ha detto: 'non avevamo trovato niente di oggettivo sul sistema di attivazione'.
Questa è una risposta che ci ha dato.
Su via Fauro avete trovato qualcosa di oggettivo, quanto a sistema di attivazione?
TESTE Massari: No, su via Fauro neanche...
AVV. Cianferoni: Questa era una analogia che volevo fare risaltare.
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato, ma lei questa domanda, o lei o qualche suo collega, era già stata fatta a proposito di via Fauro. Ed aveva già ottenuto una risposta dello stesso tenore.
AVV. Cianferoni: Eh, ma veda, Presidente, mi permetto osservare che sono due fatti che sarebbero congegnati nel panorama accusatorio l'uno con bersaglio in movimento e l'altro con bersaglio fisso.
Tanto per far rilevare questo.
Ecco, ma riprendendo un attimo il fatto del bersaglio che esulerà dai quesiti... Nessuno penso le abbia chiesto: 'diteci voi quale sia il bersaglio'. Io parto invece dallo stato dei luoghi che voi avete dovuto constatare.
Allora, il cratere voi l'avete visto. Sia pure non era un cratere particolarmente felice da investigare perché ha detto che sfogava al di sotto in un condotto fognario, l'esplosivo. E quindi non vi ha consentito particolari acquisizioni sul profilo scientifico-ricostruttivo del fatto.
Però la mia domanda è: che rapporto, sotto il profilo scientifico - se c'è me lo dovrà dire lei, perché la mia domanda è molto scheletrica - si può porre tra quella esplosione e la Villa Reale di lì, diciamo, frontista, che stava di là dalla strada?
TESTE Massari: Non ho...
AVV. Cianferoni: L'efficacia dell'esplosione, per esempio, come la possiamo commisurare?
Ora lei è un perito chimico. Io questo non lo voglio dimenticare. Non è un esplosivista operativo. Cioè, non viene dalle file dell'esercito, faccio per dire. Abbiamo sentito invece altro tipo di consulente venire da quei ranghi. E la domanda aveva avuto un certo esito su via dei Georgofili.
Ora io provo a chiedere a lei se quel cratere era funzionale, era un ottimo cratere per attentare alla Villa Reale.
TESTE Massari: Ma io ho già detto stamattina che il cratere che noi abbiamo, che io ho potuto vedere, non era il cratere dell'esplosione, ma era il cratere di due esplosioni successive: una detonazione iniziale avvenuta con l'esplosivo all'interno della macchina; e l'altra deflagrazione - e ho utilizzato apposta il termine deflagrazione - avvenuta successivamente per la sacca di gas che si era creata all'interno del tubo.
Tant'è vero che il tubo, a seguito di questa deflagrazione, si era frantumato e riportava anche una falla che poi abbiamo potuto constatare dopo lo spegnimento della fiamma, anche sullo stesso tubo.
AVV. Cianferoni: Ecco. La ringrazio. Perché il dato non si disperda, mi interessa segnalare - non è una replica all'opposizione - ma la mia domanda non era sulle cordicelle. Era sul fatto - e questo il teste lo conosceva - che taluno aveva provato a spostarlo questo pacco. Non ho chiesto delle cordicelle.
La mia domanda era...
PRESIDENTE: No, aveva parlato di tre fili, avvocato, di colore diverso.
AVV. Cianferoni: Sì...
PRESIDENTE: I tre fili non erano le tre cordicelle.
AVV. Cianferoni: No, le cordicelle infatti non c'entravano, mi sembrava non c'entrassero nulla.
Ecco dunque, tornando - e io avrei anche concluso - le chiedevo... Questa domanda è motivata dalla mia necessità di conoscere come in quella notte si organizzarono i primi interventi di investigazione.
Perché nel giro di poco più di un'ora ebbero ad esplodere la bomba di Milano e due bombe a Roma.
Allora lei stamani ha detto che partì insieme al capo e al vicecapo della Polizia. Quindi, lo Stato Maggiore della Polizia di Stato andò a Milano.
Può dire se questa scelta di avviare il vostro intervento dal fatto di Milano fu dovuta ad un qualcosa di particolare che maggiormente vi premeva, rispetto ai fatti di Roma?
Io, questo volevo dire.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che sia la domanda malposta.
AVV. Cianferoni: Sì...
PRESIDENTE: Nel senso che non è indirizzata al soggetto che è abilitato a rispondere.
AVV. Cianferoni: Va bene...
PRESIDENTE: Perché se c'è un capo della Polizia, e io non so chi altro più o meglio di lui...
AVV. Cianferoni: E' morto. Il dottor Parisi.
PRESIDENTE: Non importa, ci poteva essere qualcun altro...
AVV. Cianferoni: Ma comunque...
PRESIDENTE: ... superiore, o parigrado, o altrettanto responsabile. Che decide di trasferirsi a Milano. Il nostro teste consulente pur bravissimo tecnico, non credo che abbia le funzioni di poter stabilire dove deve andare e dove non deve andare.
In occasione di due fatti così gravi evidentemente, non è lui quello che è deputato a stabilire questo. Perciò vediamo di rivolgere la domanda a chi aveva poteri decisionali in quella notte.
AVV. Cianferoni: Ecco, tipologia di domande che ho già ascoltato dal Pubblico Ministero: dottor Massari, lei ha partecipato a quante consulenze, dei più recenti fatti di strage?
Se non sbaglio, tanto Capaci che via D'Amelio?
TESTE Massari: No, Capaci e via D'Amelio ho partecipato come servizio di Polizia Scientifica, non come consulente.
AVV. Cianferoni: Sì, ora sulla qualifica poi mi consentirà di sbagliarmi, perché non conosco le carte di altri processi. Ma, ecco, quindi ha attivamente partecipato: Capaci, via D'Amelio...
TESTE Massari: No, Capaci, via D'Amelio, ripeto, ho partecipato...
AVV. Cianferoni: Come Scientifica. Va bene.
TESTE Massari: ... ho partecipato come funzionario di Polizia.
Poi ho partecipato come consulente a via Fauro, a via Palestro e San Giovanni e quell'altro insieme.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Formello.
TESTE Massari: Sì. Non come consulente. Anche Formello ho partecipato come funzionario di Pubblica Sicurezza.
AVV. Cianferoni: Senta, può escludere lei che questo ordigno fosse in qualche maniera posto addirittura per essere trovato e disinnescato?
TESTE Massari: Mah, io non sono un esperto artificiere, premetto.
E posso ripetere quello che ho detto in precedenza: che se questo ordigno era stato attivato con delle micce a lenta combustione, nessun artificiere si sarebbe avvicinato per disinnescarlo.
AVV. Cianferoni: Ecco, prima di chiudere, io riporto quando lei è intervenuto a proposito dei fatti di via Fauro. E disse di aver avuto da periziare un libretto di una vettura. Lei parlò di un frammento.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne ha avuti altri da periziare? altri frammenti documentali cartacei di altri fatti?
PRESIDENTE: Di questo procedimento.
AVV. Cianferoni: Di questo procedimento, si capisce. In particolare via Palestro.
TESTE Massari: Sì, in via Palestro abbiamo trovato degli altri frammenti. Alcuni che erano rappresentati dalla polizza della macchina. Poi c'era un cartellino che riguardava l'intervento dei Vigili del Fuoco, l'ora e la descrizione del motivo dell'intervento. Un altro che riguardava... Abbiamo...
PRESIDENTE: Scusi, scusi. L'intervento di cui parla, è un intervento che si riferisce a quella stessa notte?
TESTE Massari: No...
PRESIDENTE: I Vigili del Fuoco chiamati per un intervento quella stessa notte?
TESTE Massari: Sì. Se non ricordo male...
PRESIDENTE: No, no, va be', io le volevo chiedere soltanto una precisazione.
TESTE Massari: Posso controllare, perché in questo caso abbiamo avuto tantissimi reperti.
Dovrei avere il fascicolo, quello con le fotografie per vederlo prima, che purtroppo non ho qui.
Ecco, abbiamo trovato: reperto numero 82 che era parte del documento di polizza assicurativa della vettura esplosa, targata Milano 7P2498; poi, reperto 83 che era ulteriore parte della polizza di cui al reperto precedente, 82; un tesserino della biblioteca universitaria di Freiburg intestato a tale Andrea Kisling; poi abbiamo parte del manuale di istruzione uso e montaggio antifurto Cobra; un foglio intervento del comando Vigili del Fuoco recante impressa la scritta via Palestro vettura che brucia...
PRESIDENTE: Benissimo, benissimo.
TESTE Massari: Parte di tagliando di controllo con sul retro una scritta in lingua straniera; e ricevuta parcheggio auto.
Queste sono le parti cartacee che abbiamo diciamo, ritrovato e quindi fotografato tra i reperti che ci sono arrivati dal sopralluogo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Un'ultima domanda era: se poteva riferire sul luogo di ritrovamento del referto.
Mi rendo conto che non è la persona più adatta, ma questa domanda mi era sfuggita. Cioè, se lei sa a che distanza dal cratere fu trovata questa polizza assicurativa.
TESTE Massari: No, non lo so.
AVV. Cianferoni: Va bene. Io non ho altre domande e ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande dei difensori?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per Lo NIgro e Giacalone.
Premetto dottore che, come ho avuto modo di segnalare anche ad altri consulenti per precedenti episodi, chi le parla è assolutamente un profano della materia su cui lei finora ha molto brillantemente, fra l'altro, espresso cognizioni.
Senta, comunque io ho apprezzato oggi e altre volte che vi è una differenza, anzi, una sostanziale differenza - mi corregga se sbaglio - fra il tritolo e diciamo il cosiddetto gelatinato commerciale.
Ecco, che differenza, soprattutto se c'è differenza, di temperatura oltre la quale può essere pericoloso portare, trasportare anzi, questi due tipi di prodotti.
Se c'è, diciamo, un livello termico, ecco.
TESTE Massari: Mah, guardi, sicuramente dal punto di vista chimico c'è una differenza se noi partiamo dal presupposto di parlare di un gelatinato naturalmente che sia privo di tritolo.
Quindi parliamo di un gelatinato classico dove è presente nitroglicerina, EGDN e dinitrotoluene. Parliamo a livello di componenti attivi.
E quindi da un punto di vista chimico è chiaro che sono delle molecole, delle sostanze completamente diverse.
Da un punto di vista esplosivistico, pure sono delle sostanze completamente diverse, in quanto la nitroglicerina e l'EGDN sono delle sostanze che possono esplodere, come ho già detto questa mattina, anche in assenza di ossigeno. Cioè hanno una reazione chimica bilancio di ossigeno positivo; mentre il tritolo, per potere esplodere, ha bisogno di molto ossigeno e quindi è una sostanza a bilancio di ossigeno negativo.
Da un punto di vista della domanda che mi fa lei, cioè, c'è una temperatura di infiammabilità per tutti gli esplosivi che in questo momento non ricordo, ma è sicuramente differente tra il tritolo e la nitroglicerina.
C'è un punto di esplosione che viene misurato attraverso un sistema di percussione in cui il tritolo viene sempre preso come sostanza di riferimento.
Ma una temperatura a cui gli esplosivi trasportandoli possano esplodere, sinceramente è un parametro che non viene proprio preso in considerazione.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
TESTE Massari: O ho capito male io la domanda...
AVVOCATO Florio: No, no, benissimo, anzi.
Senta, mi scusi, comunque sia in particolare per quello che è la nitroglicerina pura, se ben apprendevo quello che diceva poc'anzi, vi devono essere particolarissime misure di sicurezza per trasportarla, soprattutto per vari chilometri.
No, era questo il punto che volevo confermasse, ma mi sembra di sì.
TESTE Massari: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta, per quello che concerne - se ho bene inteso - si chiama gascromatografico...
TESTE Massari: Cromatografico, sì.
AVVOCATO Florio: Allorché si effettua detto tipo di esame su tracce di esplosivo, si consuma, diciamo così, si distrugge parte di questo esplosivo ancorché in maniera lieve, oppure no?
Secondo le strumentazioni che avete, eh.
TESTE Massari: Allora, con la gascromatografia si distrugge l'esplosivo che viene esaminato in funzione del tipo di rivelatore utilizzato. Nel senso che il gascromatografo è un sistema di smistamento dei componenti di una miscela.
Diciamo, all'uscita di questo gascromatografo viene messo un rilevatore, che il rilevatore è quello che trasforma la sostanza che esce dal gascromatografo in un segnale.
Esistono vari tipi di rivelatori: i rivelatori a fiamma. E' un rivelatore che distrugge la sostanza all'uscita della colonna; il rivelatore per esempio a cattura di elettroni invece non la distrugge. Fermo restando che noi parliamo di quantità dell'ordine di un decimo di microlitro.
Cioè, noi inseriamo all'interno dello strumento un decimo di microlitro.
Se lei considera che queste soluzioni hanno una concentrazione estremamente bassa, la quantità che noi andiamo a mettere dentro, anche se la distruggiamo, è una quantità infinitesimale.
Per cui, anche volendola recuperare all'uscita dello strumento, diventa una operazione praticamente impossibile.
Però, per rispondere con precisione alla sua domanda, in alcuni casi la sostanza viene distrutta e in altra no. Anche se comunque non è recuperabile.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
Senta, poi apprezzavo questa mattina la differenza che lei poneva tra... che lei esponeva, anzi, tra detonazione e deflagrazione.
Se ho ben inteso si ha la detonazione o la deflagrazione a seconda che si aumenti, mi passi il termine assolutamente non corretto dal punto di vista tecnico, un elemento anziché un altro.
Cioè, se si ha un aumento di EDGN, si ha la detonazione; se si ha un aumento di nitrato di ammonio, si ha la deflagrazione. Mi sembra di aver capito.
TESTE Massari: No, non è così il concetto.
Il concetto è che una esplosione è una reazione chimica in cui io, partendo dai reagenti, ottengo dei prodotti di reazione.
Questa reazione chimica può avvenire a velocità differenti.
Ci sono delle sostanze che reagiscono a velocità dell'ordine fino a circa 1000 metri al secondo che vengono classificate come sostanze deflagranti; ci sono delle sostanze che vanno al di sopra dei 1000 metri al secondo fino a circa 8500 metri al secondo che vengono definite sostanze detonanti.
Però non esiste una distinzione netta tra sostanze deflagranti e sostanze detonanti. Nel senso che ci sono delle sostanze che in funzione della quantità e in funzione del confezionamento possono trasformarsi da deflagranti in detonanti.
Le faccio un esempio tipico: il gas, normalmente, è una sostanza deflagrante. Brucia con deflagrazione.
Se però mettiamo il gas all'interno della bombola ad alta pressione ed innestiamo la bombola, diventa una sostanza detonante.
Perché? Perché, oltre alla sostanza ci abbiamo un parametro concomitante che è quello della pressione.
Io, questa mattina, parlavo di una miscela di componenti che è la gelatina. In questa miscela di componenti ci sono contemporaneamente delle sostanze detonanti e deflagranti.
Il bilanciamento quantitativo tra queste sostanze può rendere la gelatina più o meno veloce. Quindi l'esplosione può essere più o meno veloce. Fermo restando che, essendo presenti delle sostanze come nitroglicerina e EGDN, ci troviamo sempre di fronte ad una detonazione. Cioè ad una velocità superiore ai 3000-4000 metri al secondo.
AVVOCATO Florio: Ecco...
TESTE Massari: Non so se adesso sono stato più chiaro. Forse...
AVVOCATO Florio: Sì, sì. No, le confesso la difficoltà, naturalmente non è un problema di esposizione sua, ma di incomprensione mia, casomai.
Senta, mi scusi, si era parlato prima di questi timer, in generale.
TESTE Massari: Sì.
AVVOCATO Florio: E proprio partendo dal fatto che chi le parla non ha presente proprio il congegno, però vi è un tempo massimo, oltre il quale il timer non può essere diciamo così regolato? Comunque non può produrre effetti.
TESTE Massari: Beh, il tempo massimo è direttamente correlato al tipo di timer che utilizzo. Perché se io utilizzo un contasecondi che può arrivare al massimo a 60 secondi, il tempo massimo è 60 secondi; se io utilizzo un orologio di tipo commerciale, il tempo massimo è di 12 ore; se io utilizzo un sistema ad accumulazione di carica, ci sono dei sistemi che possono arrivare fino a 48 ore. Quindi non c'è limitazioni nel sistema, ma la limitazione nel tempo è direttamente correlata al tipo di timer o al tipo di sistema a tempo che io utilizzo o che viene utilizzato.
AVVOCATO Florio: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, proprio così a completamento del discorso visto che alcuni argomenti che io mi riconnettevo di sottoporre a un altro consulente anche per distribuire meglio l'argomento, invece sono già stato sottoposti al dottor Massari.
Allora, un discorso estremamente semplice ad integrazione, dottor Massari, quando si è soffermato sulla velocità di combustione di una miccia nel caso che si tratti di una miccia a lenta combustione, in buone condizioni e nuove. Il che vuol dire che se la miccia è in condizioni cattive o addirittura è anche vecchia, il tempo di combustione della miccia diminuisce o aumenta?
TESTE Massari: Il tempo aumenta. Una miccia viene garantita normalmente dalla ditta dai sei mesi all'anno proprio al massimo del tempo teorico di combustione iniziale, dopodiché il tempo comincia ad aumentare fino a raddoppiarsi se la miccia è vecchia di oltre un anno.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vuol dire che per bruciare la stessa lunghezza di miccia occorre un tempo?
TESTE Massari: Doppio.
PUBBLICO MINISTERO: Tendenzialmente.
TESTE Massari: Tendenzialmente.
PUBBLICO MINISTERO: Tendenzialmente.
Senta, un'altra cosa che allora le chiedo di puntualizzare: siccome abbiamo parlato appunto delle micce in qualche modo caratterizzate o caratterizzabili per odore, la plastica bruciata, ecco ci vogliamo intrattenere un attimo, dottor Massari, sul tipo di colore - se di colore si può parlare - dell'emissione di fumo in particolare dalle micce a lenta combustione?
TESTE Massari: Ma normalmente il fumo che si genera dalle micce a lenta combustione è un fumo che definirei grigiastro, non è che abbia un colore ben definito. Si differenzia nettamente da micce di altro materiale che brucia, tipo materiale plastico, che è un colore nero perché è molto ricco di residui carboniosi e quindi è un colore che può variare dal biancastro al grigio. Quindi a seconda poi del tipo di luce, la persona che lo vede però ecco una cosa che è chiara è che non è... è un fumo che si distingue nettamente da un fumo di incendio molto scuro, è un fumo chiaro, un fumo dal biancastro al grigio lo definirei.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti ancora, dottor Massari, in questa maniera un po', come dire... a passare da un argomento all'altro. Lei parlava di certi reperti cartacei, così li abbiamo chiamati, che ha avuto come componenti di quel collegio di consulenti da esaminare e ne ha menzionato uno, proprio quello relativo alla copertura assicurativa di questa macchina.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, più che per lei è perché la domanda così è un po' più perspicua per tutti i presenti. Lei parlava del reperto 82 poco fa se non mi sbaglio, consultando l'elenco.
Ecco, allora io chiedo all'ispettore di proiettare un attimino questa foto, che per l'appunto è la foto dedicata al reperto 82 e che sta esattamente negli allegati proprio alla relazione a suo tempo redatta e elaborata da lei, dal capitano Ripani, dal perito Egidi, è nell'allegato B appunto della loro relazione, è posizionata in questo fascicolo che ha la numerazione 117.
Dico questo per la Corte perché la numerazione attribuita presso l'ufficio del Pubblico Ministero di Milano è un po' singolare, cioè un numero solo sulla copertina dell'allegato. Per quanto ci sia 200 foto, ma sono tutte sotto il numero 117. Il successivo numero di allegati al numero 118. Questa in particolare comunque è la foto 183.
Ecco, per avere da lei, dottor Massari, una risposta a una domanda molto semplice che comincio a formulare: questo documento - questo lo affermo io - riguarda la copertura assicurativa di quella certa macchina che è andata distrutta, si legge bene che è intestata la polizza alla signora, nella foto precedente, è intestata alla signora Esposito Letizia che come la Corte sa, perché ha anche deposto come teste, era la proprietaria di quella macchina.
Ecco, questo è stato... vuole allargare un attimo se non le spiace, perché così si vede anche il reperto 82. Allora possiamo avvicinarsi un po' con l'immagine, la ringrazio.
Ecco, dottor Massari, questo è - chiamiamolo così - un pezzo di carta che viene da un'automobile che è stata distrutta da un'esplosione. Ecco, vuole descrivere la condizioni lei di questo reperto?
TESTE Massari: Le condizioni di questo reperto, come appare anche dalla fotografia, diciamo che il reperto è abbastanza in buono stato nel senso che è leggibile praticamente in tutte le sue parti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Manca di qualche parte, per esempio nell'angolo chiaramente visibile dall'immagine, in alto a sinistra e naturalmente era un po' strappato, spiegazzato nella parte bassa. Tenendo presente che io a questo punto non ricordo esattamente le condizioni precise in cui è pervenuto, cioè se noi abbiamo in qualche modo operato per ristenderlo meglio al momento della fotografia. Però diciamo che è un frammento di reperto quasi integro.
PUBBLICO MINISTERO: Se l'ispettore fa marcia indietro di una foto o due, per cortesia, c'è proprio anche la fotografia della confezione originale di questo reperto, quindi la bustina di plastica, l'abbiamo già visto in un altro rilievo fotografico oggi.
PRESIDENTE: Quella che abbiamo già visto stamattina.
PUBBLICO MINISTERO: Assicurazione Uno grigio... ecco quello è tale e quale vi è stato rimesso dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica.
TESTE Massari: Sì, questo è come noi lo abbiamo ricevuto, poi lo abbiamo tirato fuori dal...
PUBBLICO MINISTERO: Allora una domanda molto precisa: vi è qualche cosa di anomalo sul fatto che questo foglietto di carta, questo pezzo di carta, all'esito di un'esplosione che ha interessato il veicolo dove si trovava, ha conservato tutto sommato quella che io, Pubblico Ministero, definisco una sostanziale integrità?
TESTE Massari: Diciamo che non c'è niente di anomalo, nel senso che dovremmo qui rivedere un po' tutta la teoria per quanto riguarda l'onda esplosiva nel momento in cui si genera. Questo è un reperto che si trovava penso sul vetro, normalmente sul vetro della macchina, comunque nella parte anteriore della macchina, a una certa distanza dal punto in cui è avvenuta l'esplosione e come reperto cartaceo ha la caratteristica di offrire una resistenza elevata all'esplosione e nello stesso tempo bassa nei confronti dell'esplosione per cui è un reperto, i reperti cartacei normalmente non sempre... cioè non sempre, molte volte, moltissime volte noi abbiamo avuto la possibilità di ritrovare reperti cartacei quasi integri dopo l'esplosione, soprattutto reperti cartacei che si trovavano nella parte anteriore rispetto all'autovettura esplosa.
A differenza di altri reperti che invece, tipo i rivestimenti della macchina, tipo reperti di materiale fibroso, che invece subiscono di più gli effetti distruttivi. I reperti cartacei, anche perché bisogna tenere presente un fatto, che questa qui è stata un'esplosione sicuramente una detonazione molto elevata, nel senso che l'effetto detonante è stato enormemente superiore all'effetto deflagrante.
Nella relazione questo non è stato ben evidenziato perché in effetti non era neanche uno dei quesiti che c'era stato posto all'atto dell'incarico. Però in questo caso noi ci troviamo di fronte ad una detonazione estremamente veloce, con un effetto brisantante molto elevato. Tant'è vero che la macchina ha subìto delle frammentazioni, dei frammenti piccolissimi che si sono irraggiati a una distanza elevatissima dal punto dell'esplosione.
Dico questo perché con l'effetto estremamente detonante è associato anche poca fiamma, cioè l'effetto fiamma derivante dall'esplosivo è un effetto fiamma che diminuisce man mano che aumenta la velocità dell'esplosione. Noi ci abbiamo gli esplosivi deflagranti che hanno anche sia una grossa spinta sia una grossa fiamma. Gli esplosivi detonanti che hanno una frammentazione estremamente elevata ed una fiamma estremamente bassa.
* Quindi il fatto che si sia ritrovato un frammento cartaceo che apparteneva alla macchina è un fatto che noi abbiamo riscontrato in tantissimi altri episodi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, non ho altro da chiederle. La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Allora, dottore, può andare. La ringraziamo.

udienza 4.2.1997
TESTE Massari: Massari Alessandro.
PRESIDENTE: Lei ricorda che ha già prestato quell'impegno a deporre?
TESTE Massari: Sì, lo ricordo.
PRESIDENTE: In due udienze successive, vero?
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo. Può rispondere alle domande del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, vuol riferire alla Corte per cortesia i termini dell'incarico che fu conferito a lei ed anche ad altri tecnici in relazione ai due fatti criminosi verificatisi a Roma nella notte del 28 luglio del '93? Cioè, da chi le fu affidato l'incarico, quando le fu affidato, con quale oggetto?
TESTE Massari: Mah, l'incarico ci fu affidato da parte della Procura della Repubblica di Roma, nella persona del sostituto procuratore dottor Piro e riguardava in particolare l'analisi dei reperti, del materiale repertato nei due attentati con la ricerca delle eventuali tracce di sostanze esplodenti, eventuale identificazione del sistema di attivazione di innesco e tutto ciò che potesse in qualche modo far risalire, da un punto di vista merceologico alle provenienze delle sostanze, ed infine ci fu data da effettuare una comparazione con una serie di attentati che si erano verificati in precedenza in Italia e come ultimo quesito anche di verificare se negli anni, o nel periodo di tempo precedente all'attentato ci fossero stati dei grossi sequestri di materiale esplodente, tali da poter essere in qualche modo correlati con gli episodi oggetto della consulenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Oggi lei viene esaminato, dottor Massari, sostanzialmente sullo stesso tipo di problemi, di questioni, di aspetto dei fatti che già ha preso in considerazione a seguito dell'incarico che ha avuto a suo tempo dal Procuratore della Repubblica di Roma.
Non tutte le questioni che a suo tempo le furono, per così dire, affidate io le affronterò con lei perché su alcuni di questi aspetti mi riprometto di esaminare il dottor Vadalà, il perito Egidi, il capitano De Logu e il capitano Ripani. Quindi, attraverso le domande che le vado a porre cerco di definire l'oggetto del suo odierno esame.
Cominciamo a dire questo: tra i due episodi che si verificarono in quella notte, considerando - e la Corte lo sa - che lei aveva all'epoca una particolare investitura nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, per semplificare, ambiente della Polizia di Stato piuttosto che ambiente Arma dei Carabinieri. Ecco, vuol chiarire in che termini lei, comunque da dipendente dell'amministrazione del Ministero degli Interni, si è occupato dei due fatti ed a partire da quando? Se in ordine a entrambi ovvero se, almeno a carattere prevalente, in ordine a uno solo dei due.
TESTE Massari: Mah, diciamo che in questo caso io, come dirigente del Servizio di Polizia Scientifica, mi sono occupato pochissimo dei due attentati in quanto io ho fatto una prima ispezione qualche ora dopo l'attentato a San Giovanni, dove incontrai il capo della Polizia, l'allora prefetto Parisi e il direttore della Criminalpol che mi dirottarono immediatamente su Milano dove, essendoci stati dei morti, ritennero che era preferibile che io mi recassi su Milano. Per cui praticamente io ho fatto un primissimo veloce sopralluogo qualche ora dopo che era avvenuto l'attentato a San Giovanni e poi sono stato a Milano e quindi praticamente non ho partecipato a tutta la fase di repertamento successiva, fatta sia a San Giovanni e sia al Velabro.
Sono stato poi direttamente coinvolto dal dottor Piro come consulente e quindi la mia fase, la mia attività è iniziata direttamente con l'esame dei reperti effettuati da altri colleghi e quindi successivamente con la parte analitica nei laboratori del servizio di Polizia Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prendiamo in considerazione proprio l'indagine di carattere analitico, quindi quella che lei ha svolto presso il suo laboratorio.
Quali sono i reperti che sono stati assoggettati ad investigazione specificamente da lei?
TESTE Massari: Mah, praticamente io ho esaminato, diciamo, con i miei colleghi della Polizia di Stato, tutti colleghi sempre nominati come consulenti, tutti i reperti, tutto il materiale repertato all'attentato del Velabro e avendo poi uno scambio con i colleghi del CIS soprattutto per quanto riguarda l'analisi di alcune soluzioni provenienti da San Giovanni, assoggettate al sistema GC-TEA che era operativo presso di noi e non presso il CIS. Quindi praticamente abbiamo fatto tutte le analisi del Velabro e poi naturalmente, assieme ai Carabinieri, abbiamo visto insieme con i colleghi del CIS; abbiamo visto i risultati e abbiamo analizzato presso di noi anche le soluzioni di San Giovanni per quanto riguarda il sistema GC-TEA.
PUBBLICO MINISTERO: Descriviamo, per cortesia, i reperti la cui provenienza era il Velabro, per così dire.
TESTE Massari: Mah, del Velabro diciamo che i reperti erano tantissimi e il materiale era stato repertato sempre con il sistema della mappatura a zona, come è ampiamente descritto nei vari elaborati che abbiamo a suo tempo presentati e in particolare noi abbiamo preso quel materiale, ed esaminato quel materiale che era stato repertato nelle immediate vicinanze del cratere proprio perché, per le motivazioni che ho esposto già nelle mie precedenti presenze, diciamo che quando facciamo le analisi dei residui di un'esplosione ci dobbiamo sempre mettere nelle condizioni di andare ad esaminare quel materiale che, almeno da un punto di vista teorico, abbia subìto più direttamente l'effetto dell'esplosione e che quindi si trovi nelle immediate vicinanze del punto dell'esplosione, identificato in questo caso tramite il cratere.
E nel caso del Velabro, tra i vari attentati, è l'unico dove il cratere ha avuto la forma particolare, tipica dei crateri derivanti da un'esplosione, perché il cratere se generato soltanto a seguito dell'esplosione e al di sotto del cratere non ci sono state fughe di materiale o di gas come si è verificato in tutti gli altri casi degli attentati di cui ho parlato.
Quindi partendo dal cratere, praticamente il materiale esaminato è stato tutto quello che era stato repertato nelle vicinanze del cratere e che è stato descritto nelle diverse tecniche, suddividendolo nei vari reperti e in pratica abbiamo preso il materiale che è descritto come area adiacente alla chiesa, quindi tutto il materiale che si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa, tenendo presente che il cratere dell'esplosione era praticamente quasi di fronte all'ingresso della chiesa, leggermente spostato verso la parte, scendendo verso l'Arco di Giano, prima di arrivare alla porta della chiesa.
E inoltre abbiamo preso, nell'ambito di questi reperti abbiamo scelto del materiale, tipo per esempio le stoffe o le imbottiture, che da un punto di vista teorico, presentavano la maggiore probabilità di mantenere gli eventuali reperti, gli eventuali residui dell'esplosione generatasi al momento dell'esplosione stessa.
Oltre a questo abbiamo preso, sempre nelle vicinanze del cratere, dei tamponi che erano stati fatti, per esempio su una cassetta dell'ENEL che era nelle immediate vicinanze, su un paracarro che si trovava alla sinistra del cratere, su un paletto portarifiuti e poi anche del materiale preso direttamente all'interno del cratere, come per esempio, dei sampietrini che erano stati recuperati all'interno del cratere e che furono estratti e da cui furono fatte poi le analisi.
Successivamente, dal momento che avevamo trovato facendo le analisi di tipo inorganico, del nitrato di ammonio, abbiamo fatto un successivo sopralluogo prendendo a distanza del cratere del materiale che ci è servito come standard per verificare se il nitrato di ammonio che avevamo identificato fosse anche quello presente nel luogo dell'esplosione. Quindi diciamo questo, in senso generale, è stato un po' tutto il lavoro svolto e i reperti trattati per quanto riguarda la parte di nostra competenza, perché diciamo che c'era stata un po' una suddivisione per operare meglio e più rapidamente, noi abbiamo operato sui reperti, sul materiale repertato al Velabro e il CIS, i colleghi del CIS sul materiale repertato a San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi a questo punto, in forma sintetica perché oltretutto si tratta di problematiche che la Corte conosce, se può illustrare quali sono le tecniche di indagine analitica che lei ha concretamente, che lei, loro hanno concretamente impiegato sui reperti del Velabro. E le pongo subito un'altra domanda che è questa: se si tratta delle stesse tecniche analitiche che poi, in quello stesso periodo, furono impiegate nell'ambito degli accertamenti effettuati da lei personalmente per l'attentato del 14 di maggio del '93 e ancora per il concomitante attentato di via Palestro.
TESTE Massari: Praticamente le tecniche sono le stesse che abbiamo utilizzato sia per l'attentato di via Fauro del 14 maggio, sia per quello di via Palestro. E praticamente le tecniche possono essere riassunte in questo modo: abbiamo utilizzato la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa; la gascromatografia con un rivelatore particolare per l'analisi degli esplosivi denominato TEA, Thermal Energy Analisys e poi un sistema di cromatografia liquida ad alta pressione, sempre con rivelazione TEA. Questo per quanto riguarda la ricerca di eventuali residui di carattere organico.
Mentre, per quanto riguarda i residui di carattere inorganico, abbiamo utilizzato una cromatografia ionica specifica per andare ad identificare gli anioni e i cationi di tipo inorganico.
Per quanto riguarda la preparazione dei campioni, abbiamo utilizzato la stessa tecnica che è consistita in un lavaggio del materiale repertato con un solvente organico, in questo caso come negli altri, utilizzando l'acetone che è l'unico solvente in grado di portare in soluzione tutti i componenti di tipo organico. Le soluzioni così ottenute sono state, diciamo, purificate e pulite tramite un tecnica cromatografica di cromatografia su strato sottile. E quindi, una volta concentrate, sono state analizzate e quindi, una volta che i vari residui sono stati portati in soluzione quindi in forma liquida, sono state analizzate con le tre diverse tecniche e quindi, per quanto riguarda i residui organici e con la tecnica di cromatografia ionica per quanto riguarda i residui inorganici.
Questi ultimi sono stati ottenuti, dopo l'estrazione del materiale con i solventi organici, tramite un'estrazione con acqua.
Quindi, praticamente abbiamo ottenuto due soluzioni: una soluzione di tipo organico e una soluzione di tipo inorganico. Quella di tipo organico è stata utilizzata, è stata esaminata con la tecnica della gascromatografia spettrometria di massa, che è una tecnica che abbina al potere separativo della gascromatografia la possibilità di vedere chimicamente, tramite la spettrometria di massa, gli eventuali componenti presenti in una soluzione.
Inoltre permette, tramite composti conosciuti - quindi i cosiddetti standard descritti all'interno delle relazioni - di vedere comparativamente se i componenti individuati sono gli stessi degli standard che noi conosciamo come sostanze esplodenti. Quindi con questa tecnica noi abbiamo praticamente una doppia identificazione: una di tipo relativo, tramite i tempi di gascromatografia, i volumi di ritensione; e una identificazione assoluta tramite gli spettri di massa. Successivamente le stesse soluzioni sono state analizzate con la gascromatografia abbinata ad un rivelatore specifico per i composti organici contenenti gruppo nitro.
Quindi a questo punto facciamo una premessa ricordando che: praticamente tutti i composti organici, i maggiori esplosivi organici utilizzati e conosciuti contengono nelle molecole dei gruppi nitro, quindi dei gruppi NO e gruppi NO2 che possono essere direttamente rivelati con questa tecnica, con questo rivelatore specifico, il quale vede soltanto l'eventuale presenza di questi gruppi, tralasciando tutte le eventuali sostanze che i rivelatori normali comparirebbero come impurezze. Per cui ci permette di ottenere uno spettro più pulito e quindi di poter fare delle correlazioni dal punto di vista relativo, diciamo, più precise e più esatte.
Questo stesso rivelatore lo abbiamo utilizzato su due tecniche diverse: una è la gascromatografia e l'altra è la cromatografia liquida ad alta pressione. In quanto queste due tecniche, ognuna per la propria parte, hanno dei pregi e dei difetti. La gascromatografia è una tecnica più precisa però ha il grosso problema che, siccome opera a temperature abbastanza elevate, tende a rovinare, a distruggere quelle molecole che sono termolabili, cioè che con il calore si rompono, si rovinano. In particolare ci sono alcuni esplosivi, come il T-4 e la pentrite o anche lo stesso EGDN, che se soggetti a una certa temperatura tendono a rompersi, a frammentarsi e quindi non possono essere identificati. Mentre la cromatografia liquida ad alta pressione è una tecnica che opera a temperatura ambiente e permette quindi anche l'esame delle molecole termolabili.
Quindi l'abbinamento delle due tecniche ci permette di individuare in una certa miscela sconosciuta, in una certa soluzione, sia i composti esplosivi o le molecole esplodenti che sono stabili a temperatura, sia quelle che sono termolabili. Con questa tecnica quindi l'abbinamento poi, l'unione delle tre tecniche ci ha permesso di identificare in questo caso, la presenza dell'EGDN, della nitroglicerina, del DNT, TNT, PETN e T-4.
Per quanto riguarda la parte inorganica, abbiamo identificato nei reperti la presenza dei due ioni NO3 e NO3- e NH4+ che nel loro insieme dovrebbero costituire il nitrato di ammonio. Nitrato di ammonio che, a differenza delle altre sostanze di cui abbiamo fino a qui parlato, è una sostanza di tipo naturale e non una sostanza sintetica; il tritolo non esiste in natura, è stato sintetizzato dall'uomo; il nitrato di ammonio è un composto che esiste in natura, è un sale minerale anche utilizzato come fertilizzate e, nel caso specifico, può essere utilizzato anche come coadiuvante degli esplosivi. Si trova in quasi tutte le gelatine commerciali e, dal momento che avevamo identificato questo composto su molti residui, siamo andati a fare delle prove per verificare se esso fosse presente anche nell'ambiente circostante.
In effetti abbiamo trovato che nei muri distanti circa 10 metri dal cratere, quindi anche abbastanza distanti, in effetti una piccolissima percentuale di nitrato di ammonio era presente, anche se soltanto in tracce.
Praticamente questo è, a grandi linee e facendo un po' il riassunto, quello che abbiamo fatto ed abbiamo trovato per quanto riguarda le analisi chimiche effettuate sul materiale repertato al Velabro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome abbiamo parlato, lei ha parlato per meglio dire, di queste specie esplosive individuandole con le sigle chimiche, per così dire, cerchiamo di volgarizzare il discorso parlando di esplosivo in senso merceologico e poi le porrò qualche altra domanda conseguente.
TESTE Massari: Ma il senso merceologico, praticamente le sigle che io ho detto e che ho indicato anche nella relazione, sono le sigle della maggior parte di composti organici che vengono utilizzati, di esplosivi di tipo organico, che vengono utilizzati sia per produrre gli esplosivi, le miscele esplosive di tipo civile sia gli esplosivi di tipo militare. E praticamente il DNT rappresenta il dinitrotoluene, anzi una miscela di someri di dinitrotoluene; il TNT è conosciuto diciamo più comunemente come tritolo: tecnicamente sarebbe il 246 trinitrotoluene, ma comunque diciamo che la denominazione commerciale e merceologica con cui è conosciuta è il tritolo; l'EG è la nitroglicerina; l'EGDN è conosciuto con questa sigla e da un punto di vista chimico sarebbe l'etilenglico di nitrato; il T-4 è conosciuto o come T-4 oppure come RDX e il PETN è conosciuto come pentrite. Diciamo, queste sono le denominazioni merceologiche associate alle sigle che io ho citato e che normalmente compaiono nella relazione, anche se nella prima pagina della relazione queste sigle vengono assimilate, associando ad ogni sigla il nome chimico del composto che rappresenta.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari, lei accennava un attimo fa al fatto di aver proceduto presso il suo laboratorio a un riscontro analitico su campioni che provenivano dall'attentato di San Giovanni in Laterano.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che i tecnici, per così dire incardinati, presso il CIS avevano per loro conto esaminato ma con altre tecniche di indagine.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole essere un attimo più preciso, più circostanziato su questo punto? In particolare, presso il suo laboratorio è stata effettuata quale prova analitica e con quali risultati?
TESTE Massari: Diciamo che la prova analitica non è che l'ho effettuata io da solo ma sono analisi che abbiamo fatto in collaborazione con i colleghi del CIS. E in particolare, tra la tecnica che abbiamo utilizzato, è il GC-TEA, cioè la gascromatografia con abbinato questo rivelatore che è selettivo, oltre ad avere un'elevata sensibilità ha anche una elevata selettività nei confronti di composti che contengono i gruppi nitro quindi di questi esplosivi di tipo organico.
E è importante questo perché, come ho avuto modo più volte di dire, in questo modo io riesco ad effettuare l'esame andando a ricercare, in una miscela che contiene naturalmente residui anche di altre sostanze presenti nel luogo dell'attentato e quindi direttamente derivanti dall'habitat in cui l'attentato si è verificato, vado a verificare se presenti soltanto quelle molecole che contengono i gruppi nitro, quindi quelle molecole di tipo organico. E quindi serve questa tecnica per andare a individuare degli esplosivi nitrorganici, cioè organici contenenti gruppi nitro.
Sono state fatte in particolare, sia delle analisi su delle soluzioni ottenute dai prelievi fatti sul bordo del cratere, sia da prelievi fatti su dei frammenti metallici e con questa tecnica sono stati identificati residui di dinitrotoluene, dinitroglicerina e di etilenglico di nitrato.
Però ecco, la cosa importante è che non è che l'abbiamo fatte noi. L'abbiamo fatte e sviluppate e portate avanti ed esaminate insieme coi colleghi del CIS. Così come abbiamo fatto poi tutto il lavoro, in effetti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente - al corrente, voglio dire occasionalmente - ma in virtù dell'incarico che ha ricevuto dell'esito complessivo degli accertamenti appunto effettuati, in parte anche presso il laboratorio del Servizio di Polizia Scientifica, sui reperti provenienti dall'attentato di San Giovanni?
Sempre sotto il profilo della ricerca analitica delle specie esplodenti.
TESTE Massari: Mah, io sono al corrente, in quanto... Ecco, forse è bene premettere un momento come abbiamo operato.
Diciamo che per evidenti problemi anche di sovrapposizione che si sono verificati in quel periodo di diversi eventi di una certa gravità, abbiamo cercato di dividere il lavoro in maniera tale da portarlo avanti in un modo organico e nel miglior modo possibile. Soprattutto in tempi abbastanza brevi, tenendo presente che l'attentato di San Giovanni praticamente era avvenuto in una piazza oltretutto che è un centro nevralgico anche per la vita della città.
Quindi, diciamo, che c'è stata una suddivisione dei compiti per cui il CIS ha operato nel repertamento e nella raccolta a San Giovanni. Noi al Velabro abbiamo poi fatto gli estratti nello stesso modo, in quanto le tecniche le abbiamo sempre messe a punto insieme.
Ognuno ha fatto delle analisi e poi però tutto il lavoro di studio dei risultati di studio dei cromatogrammi e degli spettri di massa ottenuti dai diversi strumenti; della elaborazione poi e quindi dei risultati stessi, è stato fatto insieme. Così come sono stati fatti insieme lo studio, la ricostruzione delle autovetture coinvolte. E così tutte le fasi del lavoro.
Cioè, diciamo, il lavoro è avvenuto separatamente soltanto per quanto riguardava realmente il repertamento e le prime analisi che abbiamo fatto separatamente anche per problemi proprio pratici di spazio e soprattutto anche di non contaminazione delle varie parti. Ma poi siamo andati avanti sempre insieme.
Quindi io sono a conoscenza di quello che hanno trovato i colleghi del CIS. Così come loro sono a conoscenza di quello che abbiamo trovato noi.
PUBBLICO MINISTERO: E vi è corrispondenza fra quello che hanno trovato - per adoprare l'espressione sua - i colleghi del CIS, rispetto ai colleghi della Polizia in ordine ai due fatti di attentato dal punto di vista dell'indagine analitica, oppure no?
TESTE Massari: Sì, c'è una completa corrispondenza. Cioè, gli elementi che abbiamo identificati noi sono gli stessi che hanno identificato i colleghi del CIS. Ad eccezione praticamente del nitrato di ammonio.
Però, per quanto riguarda gli esplosivi di tipo organico, abbiamo identificato gli stessi elementi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io, determinati aspetti del problema, aspetti tecnico specialistici, mi riprometto di affrontarli con gli altri consulenti.
A lei mi limito a chiedere, in questo momento, per estrema sintesi, quanto ha costituito l'aspetto conclusivo dell'accertamento circa le modalità di realizzazione dell'attentato.
Intendo dire se questo attentato è stato realizzato utilizzando una carica esplosiva posizionata su un veicolo, ovvero appoggiata per terra, ovvero dislocata in qualche altro modo sul teatro dell'evento.
Ecco, mi limito a chiedere questo. Altre domande, su questo punto, le porrò agli altri consulenti. Perché questa domanda è tramite per un tipo di questioni che le devo sottoporre di qui a breve.
TESTE Massari: Mah, praticamente noi abbiamo accertato in entrambi i casi che l'esplosivo era, si trovava all'interno di una autovettura. E in particolare abbiamo identificato le autovetture come entrambe delle FIAT Uno. E abbiamo anche accertato che l'esplosivo si trovava nella parte posteriore delle due autovetture.
Non abbiamo trovato, in nessuno dei due casi, né il sistema di attivazione, né il sistema di innesco. E le quantità di esplosivo che abbiamo determinato erano all'incirca simili.
Sicuramente l'esplosivo era all'interno di una autovettura, perché questo lo abbiamo diciamo confermato, soprattutto al Velabro, dalla forma del cratere e da come era stato generato il cratere. In quanto, quando dell'esplosivo viene messo per esempio a contatto, i bordi del cratere sono di tipo diverso e il cratere stesso si presenta in forma diversa.
Invece, in questo caso, abbiamo avuto proprio la formazione del cratere tipico e caratteristico dell'attentato dell'esplosione avvenuta con un esplosivo non a diretto contatto del terreno.
Abbiamo inoltre accertato come erano parcheggiate le due macchine. Nel caso del Velabro era parcheggiata con la parte anteriore diretta verso l'Arco di Giano. La quantità dell'esplosivo l'abbiamo identificata in una quantità compresa tra i 100 e i 120 chilogrammi.
L'esplosivo era dello stesso tipo, o almeno, i componenti generati dall'esplosivo erano uguali. Per cui siamo risaliti che poteva trattarsi, facendo al solito una serie di ipotesi, tra le varie ipotesi poteva essere una gelatina commerciale insieme ad un esplosivo contenente tritolo e T-4 RDX e sicuramente potenziata dalla presenza di una miccia detonante alla pentrite.
Oppure, diciamo, degli altri esplosivi che comunque nella loro, nel loro insieme, contenessero tutti questi elementi. E abbiamo visto che, in entrambi i casi, ci trovavamo in presenza di quantità simili di esplosivo e di esplosivi che hanno generato, all'atto dell'esplosione, dei residui uguali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poco fa accennava, all'inizio dell'esame, ad un aspetto dell'indagine che vi fu affidato dal Pubblico Ministero di Roma. Aspetto di indagine che è tuttora oggetto di interesse da parte del Pubblico Ministero di questo processo.
Cioè dire, le fu chiesto - e io comunque glielo chiedo oggi, indipendentemente dal fatto che già le fu posto questo stesso problema, già vi fu posto questo stesso problema - di comparare tra loro una serie di eventi criminosi.
E, in particolare, di comparare alla stregua degli elementi di cui disponevate a quel momento - siamo nell'estate del '93 - di comparare tra di loro i fatti che si erano verificati a partire dal 14 maggio del '93 fino appunto ai due episodi dei primissimi minuti del giorno 28 luglio '93 verificatisi in Roma.
Ecco, la domanda che io le pongo è quella di illustrare il tipo di valutazione e di conclusioni, sulla base di quale percorso logico e argomentativo formulaste, alla stregua ripeto, dei dati di cui disponevate a quel momento. E di cui disponeva anche lei personalmente, a quel momento, nell'ambito degli incarichi che aveva ricevuto.
Sappiamo che non si era occupato dell'attentato di Firenze, perché non aveva avuto una investitura, ma si era occupato dell'incarico per l'attentato del 14 maggio e per i tre della notte tra il 27 e il 28 di luglio.
TESTE Massari: Mah, quindi diciamo che a partire dal 14 maggio, ricordandoli brevemente, cioè l'attentato avvenuto in via Fauro il 14 maggio, ci fu chiesto di comparare, diciamo, il fallito attentato di via dei Sabini avvenuto a giugno; poi l'attentato avvenuto a Firenze a fine maggio e i tre attentati a Velabro, San Giovanni e via Palestro avvenuti praticamente quasi contemporaneamente il 27 e 28 luglio.
Io dividerei diciamo questa comparazione in due fasi distinte, lasciando un attimo al di fuori il fallito attentato di via dei Sabini. E prendendo in ipotesi invece l'attentato di via Fauro, San Giovanni, il Velabro, via Palestro e Firenze, dove non sono intervenuto direttamente, ma nel collegio di consulenza era presente ed è presente il dottor Vadalà che invece aveva operato, come consulente a Firenze. Quindi è chiaro che noi, tramite il dottor Piro, avevamo chiesto comunque il permesso alle varie Procure interessate di poter consultare gli atti per fare questa comparazione.
Quindi, in tutti questi attentati praticamente furono identificati gli stessi componenti esplosivi. E tutti gli attentati a livello di comparazione avvennero all'interno di autovetture e diciamo con lo stesso tipo di autovetture, ad eccezione di Firenze.
E, a livello di quantità di esplosivo, le quantità di esplosivo erano tutte, o abbiamo ritenuto che fossero tutte dello stesso ordine di grandezza. Ad eccezione dell'esplosione dell'attentato di Firenze, dove la quantità di esplosivo è stata accertato che era notevolmente superiore rispetto agli altri attentati.
Non abbiamo potuto effettuare correlazioni per quanto riguarda il tipo di innesco e il tipo di attivazione. Perché, ad eccezione del caso di via Palestro, praticamente in tutti gli altri casi non abbiamo trovato niente che ci permettesse di identificare o di ipotizzare con una certa esattezza il tipo di attivazione e il tipo di innesco.
L'altra correlazione che si può dire è che tutti gli attentati, ad eccezione di quello di via Fauro, erano su macchine fisse e verso ostacoli diciamo, fermi. Diciamo che altri tipi di correlazione non ne abbiamo trovati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vogliamo ripetere allora per cortesia, sempreché non sia ritenuto inutile dal Presidente, che cosa vuol dire: "Abbiamo trovato le stesse specie esplodenti in tutti questi episodi"?
TESTE Massari: Cioè, in tutti questi episodi noi abbiamo identificato degli esplosivi uguali. Quindi abbiamo identificato...
PUBBLICO MINISTERO: Quanti sono questi esplosivi uguali?
TESTE Massari: Sette, perché: il dinitrotoluene, il tritolo, la nitroglicerina, l'EGDN, il T-4 e la pentrite.
Quindi praticamente queste sette specie esplodenti che sono le più importanti per quanto riguarda gli esplosivi ad alto potenziale, li abbiamo identificati tutti.
A queste bisogna aggiungere che, in alcuni casi, abbiamo identificato anche il nitrato di ammonio e non lo abbiamo citato come esplosivo sicuramente presente perché c'è stato il problema che questa specie, come ho detto prima, è una specie di tipo naturale.
E quindi, in alcuni casi, l'abbiamo trovata presente nell'habitat in cui si è verificato l'attentato.
Quindi era difficile dire se quello che noi abbiamo identificato proveniva dal residuo dell'esplosione, o proveniva dall'ambiente in cui l'esplosione stessa si è verificata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E per quanto riguarda ancora i pesi di carica - questa è l'espressione...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei parlava di una analogia con questa diciamo discontinuità per l'episodio fiorentino.
Vuole, per cortesia, proprio caratterizzare in termini più concreti questo discorso?
TESTE Massari: Sì, beh, le quantità che noi abbiamo identificato sono quantità che sono sempre, che abbiamo diciamo determinato in un peso variabile tra i 100 e i 120 chilogrammi.
Abbiamo anche rifatto, per l'attentato di via Fauro, l'esperimento giudiziale con una quantità di esplosivo molto vicino. E, nelle conclusioni, dicemmo proprio questo: che la quantità identificata forse era leggermente inferiore dovendosi attestare le quantità effettivamente utilizzate intorno tra i 100-120 chili, forse più vicino ai 120 chili che non ai 100.
L'unica eccezione è quella dell'attentato a Firenze, dove le quantità identificate - se non ricordo male - erano intorno ai 250-300 chili. Quindi una quantità nettamente superiore rispetto a quella degli altri attentati.
Ma era diverso anche il tipo di macchina utilizzata per quell'attentato lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei menzionava un episodio ulteriore. Questo episodio che lei ha definito 'il fallito attentato di via dei Sabini'.
TESTE Massari: Di via dei Sabini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il punto è questo: scomponiamo le sue considerazioni. Incominciamo a dire: lei, di quell'episodio, si era occupato, si è occupato in qualità di consulente del Pubblico Ministero, oppure è un episodio della cui comparazione ha fatto sulla base di notizie e di dati fornitili dall'Autorità Giudiziaria o da altri consulenti?
TESTE Massari: No, ho fatto il lavoro in qualità di consulente del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Del Pubblico Ministero di Roma?
TESTE Massari: Di Roma che, in quel caso, era la dottoressa Cesqui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi conosce quell'episodio, per così dire, in presa diretta.
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E in prima persona.
TESTE Massari: L'ho seguito in presa diretta e in prima persona.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole dare le coordinate di ordine generale di quest'episodio?
TESTE Massari: Sì, dunque, quest'episodio si è verificato in una via abbastanza, in una via centrale di Roma. Praticamente vicino a via del Corso e a via del Tritone, per dire due delle strade più conosciute.
E, in questo episodio, praticamente all'interno...
PUBBLICO MINISTERO: Quando, dottor Massari?
TESTE Massari: Ah, a giugno del '93. Guardi, il giorno preciso lo devo guardare perché, in questo momento, mi sfugge.
PUBBLICO MINISTERO: Lo controlli, lo controlli.
TESTE Massari: Il 2 giugno del '93.
Il 2 giugno del '93, nella tarda mattinata, io sono intervenuto la mattina stessa come funzionario della Polizia di Stato. Anzi, in particolare io quella mattina stavo tornando da Farfa Sabina dove stavamo effettuando il lavoro della selezione, ricostruzione, repertazione dell'attentato di via Fauro, quando fummo avvisati che c'era stato questo attentato, fallito attentato in via dei Sabini, dove andammo direttamente.
In effetti, quando io arrivai, gli artificieri dei Carabinieri avevano disinnescato l'ordigno e ho potuto prendere immediatamente visione delle parti che lo componevano che erano ancora presenti sul luogo dell'attentato.
Successivamente, il giorno stesso o il giorno dopo, mi fu dato l'incarico dalla dottoressa Cesqui e quindi ho continuato ad adoperare sulla base di un incarico specifico. Quindi come consulente del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare in linea di massima di che cosa si trattava?
TESTE Massari: Sì. Si trattava praticamente di un ordigno collocato all'interno di una busta, di una scatola di cartone e di una busta di plastica, all'interno di una 500 parcheggiata in via dei Sabini.
E questo ordigno si trovava sul sedile posteriore della 500.
L'ordigno era composto da... In questo caso è chiaro che noi, rispetto agli altri attentati - ecco perché ho preferito trattarlo a parte - negli altri casi noi abbiamo operato su residui di esplosione. Quindi abbiamo operato dopo che l'esplosione era avvenuta.
In questo caso noi abbiamo operato su un ordigno che non solo non è esploso, ma che gli artificieri dei Carabinieri hanno avuto l'abilità di disattivare. E quindi abbiamo potuto esaminare direttamente le varie parti che componevano l'ordigno.
In questo caso particolare quindi abbiamo potuto esaminare sia la parte dell'esplosivo vera e propria, sia il sistema di attivazione, sia il sistema di innesco. In quanto l'ordigno era completo nelle tre parti essenziali che ho illustrato l'altra volta e che compongono nel loro insieme la catena esplosiva e che permettono che una esplosione avvenga.
Diciamo che la parte esplosiva, in questo caso, era costituita da circa 10 chilogrammi di un esplosivo di tipo artigianale.
Questo esplosivo di tipo artigianale era costituito da nitrato di ammonio in prilse, cioè in palline molto piccole con superficie scabrosa del tipo utilizzato in agricoltura; in bibbito, quindi con del kerosene. E tipo un esplosivo invece commerciale denominato anfo che viene formato a livello industriale utilizzando sempre del nitrato di ammonio in prilse, però in granuli leggermente più scabrosi. Ed utilizzando come, diciamo come combustibile, invece che del kerosene, venne utilizzato del gasolio. In quanto il gasolio, essendo una frazione più pesante del petrolio, tende a restare maggiormente aderenti su queste palline di nitrato di ammonio e praticamente a costituire un velo su queste palline stesse.
Questo esplosivo è oggi utilizzato, in alternativa alla gelatina, nella maggior parte delle cave, in quanto è un esplosivo facilissimo da maneggiare. E' costituito da elementi... Praticamente il nitrato di ammonio è un componente di tipo inorganico ed è una miscela che di per sé è estremamente stabile, non esplode.
Perché avvenga l'esplosione deve essere attivato con un sistema molto potente. Cioè, un normale detonatore molte volte non è sufficiente a far detonare questa miscela.
Nel caso specifico ho fatto questa precisazione, perché nel caso specifico, all'interno di questa bacinella di plastica che conteneva nitrato di ammonio si trovava un contenitore ricavato da una di quelle bottiglie di plastica tagliata nella parte inferiore, un contenitore contenente della polvere rossa che poi noi abbiamo identificato come T-4 di tipo flemmatizzato.
Il T-4, come ho già avuto occasione di dire, è invece un esplosivo estremamente sensibile, un esplosivo ad alto potenziale, un esplosivo che, per essere utilizzato e diciamo... è utilizzato nelle varie cave dei cantieri, negli stabilimenti militari, viene flemmatizzato. Cioè, viene ricoperto di una patina di una sostanza che è paraffina che serve per fare in modo che i vari granuli che compongono questo esplosivo non urtino gli uni con gli altri. In quanto, in questo urto nello sfregamento, questo esplosivo potrebbe innescarsi.
Quindi è un esplosivo estremamente sensibile. Tant'è vero che quello che abbiamo identificato in via dei Sabini era del T-4 flemmatizzato con della paraffina al 5% e colorato in rosa. E la colorazione, l'esplosivo normalmente è bianco, serve proprio ad indicare che è un esplosivo flemmatizzato e che quindi può essere diciamo manipolato con una certa relativa tranquillità.
E' un esplosivo estremamente potente. Quindi molto facile anche da innescare.
Quindi, questo esplosivo, era stato concepito ed utilizzato all'interno del nitrato di ammonio come buster, cioè come innescante del nitrato di ammonio.
A sua volta, all'interno di questa bottiglia, e quindi immerso nel T-4, c'era un detonatore del tipo a fiamma, un detonatore del tipo a fiamma.
E qui devo fare un attimo una degressione.
Allora, io ho già detto l'altra volta che esistono - ne abbiamo parlato a lungo - vari tipi di detonatori.
Esistono dei detonatori a fiamma e dei detonatori elettrici, come grandi categorie.
Il detonatore a fiamma è quel detonatore che viene innescato, come dice la parola, tramite una fiamma.
La fiamma normalmente proviene da una miccia a lenta combustione che viene inserita e strozzata all'interno del detonatore.
Esistono poi i detonatori elettrici - e di questi ne esistono di vari tipi - comunque diciamo che, a livello generale, sono dei detonatori che vengono attivati attraverso una corrente elettrica, un impulso elettrico.
In questo caso noi abbiamo trovato un detonatore elettrico costruito artigianalmente.
Cioè, era stato preso un detonatore a fiamma e, all'interno del detonatore a fiamma, era stata inserita una testina shaffler che praticamente sarebbe una lampadina - per dirla in parole comuni - una lampadina molto piccola incandescente.
Praticamente era stato costruito, con degli elementi separati, un detonatore elettrico partendo dal detonatore a fiamma ed utilizzando questa testina che è conosciuta come testina shaffler.
Il detonatore, a sua volta, era immerso all'interno del T-4. Per cui, praticamente, nell'idea di coloro che hanno preparato l'attentato, il sistema doveva funzionare in questo modo: c'era l'attivazione del detonatore il quale, esplodendo, procurava l'esplosione del T-4 nel quale era immerso, il quale a sua volta esplodendo avrebbe provocato l'esplosione dei 10 chilogrammi di esplosivo di tipo anfo.
Quindi diciamo che, come catena esplosiva, era stata ipotizzata e realizzata sicuramente da persone che conoscevano i pregi e i difetti delle varie specie che stavano utilizzando. In quanto, se lo stesso detonatore fosse stato immerso direttamente nell'anfo, l'esplosione sicuramente non sarebbe avvenuta. Sarebbe esploso soltanto il detonatore.
E quindi, in questo modo, era stato realizzato un congegno contenente una quantità di esplosivo che era di oltre 10 chilogrammi e mezzo e che sicuramente avrebbe detonato con effetti di un esplosivo ad alto potenziale.
Il sistema di attivazione era stato fatto...
Quindi, il sistema di innesco era rappresentato dal detonatore costruito artigianalmente o direttamente dall'operatore, utilizzando un detonatore a fiamma e una testina shaffler.
Il sistema di attivazione era stata costruita sempre utilizzando del materiale commerciale. Anzi, del materiale diciamo di basso costo, non di buona qualità. E, in particolare, era stato preso uno dei due componenti di quei sistemi di ricetrasmittenti utilizzati anche dai bambini, va bene? quindi delle radio ricetrasmittenti, e quindi era stata presa la scheda interna della radio ricetrasmittente, la quale era stata collegata in serie con la scheda di una radio AM di tipo sempre commerciale del tipo che, in quel periodo, davano anche in regalo i grandi magazzini nell'acquistare dei prodotti. E, sempre in serie, c'era un interruttore.
Praticamente, la radio trasmittente funzionava in questo modo: c'era un pulsante. Quindi, la scheda della radio trasmittente aveva un pulsante che serviva per passare dal sistema di ricezione al sistema in trasmissione.
Con il pulsante in condizione normale, il sistema riceveva soltanto. Per trasmettere, bisognava premere il pulsante.
Collegato a questo c'era una scheda di una radio AM. E, al posto dell'altoparlante della scheda, era stato collegato un interruttore che, a sua volta, era collegato al detonatore.
Quindi, secondo diciamo l'idea di coloro che hanno preparato l'attentato, io, dando un certo segnale a quella frequenza attraverso la radio ricevente, questo segnale passava dalla radio ricevente attraverso la radio amplificato. Il segnale amplificato passava all'interno dell'altoparlante. Non trovando l'altoparlante e trovando l'interruttore, avrebbe chiuso l'interruttore. L'interruttore, chiudendo il circuito, avrebbe fatto esplodere il detonatore. E quindi sarebbe avvenuta tutta l'esplosione.
In effetti noi, in questo sistema, abbiamo trovato due anomalie.
La prima anomalia era che le due batterie che servivano per alimentare separatamente il sistema di attivazione e il detonatore, almeno quando noi le abbiamo esaminate, praticamente erano quasi a zero.
Ed inoltre, secondo quello che noi abbiamo accertato e le prove fatte, diciamo che il sistema non avrebbe mai potuto funzionare perché coloro che hanno preparato l'attentato, avevano collegato l'interruttore al posto dell'altoparlante.
Allora, l'altoparlante in quel tipo di radio è un altoparlante che funziona con corrente alternata, non con corrente continua.
La corrente alternata è una corrente, quindi è un flusso di elettroni, che cambia in continuazione a seconda della frequenza. Quindi, a secondo degli hertz utilizzati, cambia in continuazione polarità. E quindi diciamo che lo possiamo assimilare ad un sistema che va in continuazione da una parte ad un'altra.
Un flusso che si muove senza mai andare verso una direzione o verso l'altra, ma cambia, nell'unità di tempo, in continuazione direzione.
L'interruttore invece utilizzato era un interruttore a corrente continua. Per cui, nel momento in cui veniva data la corrente, questo interruttore entrava in vibrazione, ma non riusciva mai a chiudere il circuito. Ad eccezione del primo istante, cioè del momento in cui veniva acceso il sistema. In quanto, con le pile però, con le batterie completamente cariche, nel momento in cui io accendevo il sistema, per alcuni millisecondi l'interruttore con l'impulso dell'accensione riusciva a chiudere il circuito.
Quindi, ad eccezione di questo primo istante che ripeto, questo episodio si sarebbe potuto verificare soltanto con le batterie perfettamente cariche e quindi se in quel momento fosse stato anche collegato il detonatore avrebbe rappresentato un grosso rischio per gli attentatori stessi, ad eccezione di questo primo istante, il circuito non riusciva mai a raggiungere la chiusura.
Quindi diciamo che, a grandi linee, il sistema per riassumere, era costituito da un sistema di attivazione costituito a sua volta da due schede: una proveniente da un sistema, da una apparecchiatura vicetrasmittente e da una radio; un interruttore; collegato all'interruttore c'era un detonatore. Il detonatore, a sua volta, era inserito all'interno di un buster. Il buster, a sua volta, era inserito all'interno di quella che doveva essere la quantità massima dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sbaglio - per quello che può valere - anche perché con la risposta è andato molto oltre la mia domanda. Ma tanto l'ho fatta parlare, perché è sempre interessante starla ad ascoltare.
Mi sbaglio, o sarebbe bastato un banalissimo raddrizzatore, voglio dire, per avere la corrente in continuo? Da alternata che era.
TESTE Massari: Sì, bastava un banalissimo raddrizzatore per trasformare la corrente da alternata a continua. E quindi, rendere il sistema efficiente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo so io che ho una laurea in giurisprudenza presa così, un po' occasionalmente, ma mi sembra che il passaggio dall'alternata al continuo, la corrente continua, è assicurata da un banalissimo raddrizzatore.
Detto questo: ma le differenze, ecco, tra questo episodio che lei ha così analiticamente raccontato, le differenze, quelle per le quali lei non solo all'epoca, ma a quello che capisco, anche oggi ritenne di considerarlo assolutamente eccentrico rispetto agli altri episodi verificatisi negli stessi tre mesi, ecco, le differenze significative, qualificanti e dirimenti, quali sono?
TESTE Massari: Sono che noi, se l'esplosione di via dei Sabini fosse avvenuta...
PUBBLICO MINISTERO: Vogliamo parlare delle specie esplosive, dottor Massari?
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Ma ci arrivo. Se noi, se l'esplosione fosse avvenuta, e noi fossimo intervenuti, avremmo individuato soltanto il T-4 e il nitrato di ammonio.
Quindi, rispetto alle specie che abbiamo identificato negli altri attentati, avremmo avuto soltanto una specie identificata su tutti gli attentati che è il T-4, e una specie, il nitrato di ammonio, identificato soltanto in alcuni attentati.
Quindi, praticamente, questo è uno dei pochi casi di correlazione certa in negativo, tra un attentato e i residui di un attentato e un esplosivo integro.
Praticamente non avremmo, come abbiamo già detto nella relazione, non c'è una correlazione tra queste quantità, tra l'esplosivo utilizzato in via dei Sabini e quello utilizzato negli attentati diciamo avvenuti tra maggio e luglio, ad eccezione della presenza del T-4 e del nitrato di ammonio.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto ha detto che era la carica in via dei Sabini?
PRESIDENTE: 10 chili.
TESTE Massari: Erano circa 10 chilogrammi di anfo e circa 600 grammi di T-4.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultima domanda, visto che ci siamo intrattenuti anche su questo, insomma, abbastanza dettagliatamente su questo episodio.
La domanda è questa: lei ha detto che la realizzazione, da un certo punto in poi della catena esplosiva, è dimostrativa di una certa padronanza della materia.
Quindi, a partire dalla realizzazione del detonatore, sia pure artigianale; quindi impiego di quel certo Buster, in relazione a quel certo particolare esplosivo.
Ecco, da quel certo punto invece a risalire, quindi a tornare indietro, a cominciare dalla prima componentistica che è nelle mani di chi ha realizzato quel certo ordigno, il giudizio di dimestichezza, buona dimestichezza e familiarità con l'argomento catena esplosiva nel suo insieme, subisce delle variazioni, oppure no?
Siamo in presenza della stessa capacità di maneggiare e di realizzare una catena esplosiva, o siamo in presenza di due capacità apparentemente dissonanti?
TESTE Massari: Apparentemente sembrerebbe che, per quanto riguarda il sistema di attivazione, per quello che lei stesso ha evidenziato qualche minuto fa, non ci fosse la stessa capacità. Perché sicuramente la persona che lo ha realizzato non conosceva il problema dell'altoparlante che era un altoparlante a corrente alternata.
E poi c'è un altro problema: che nel sistema di attivazione non era riuscito, non era stata adottata nessuna tecnica che impedisse l'ingresso all'interno del ricevitore di segnali scuri.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti.
TESTE Massari: E siccome abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chiarisca bene questo punto, dottor Massari.
TESTE Massari: Ecco. Siccome noi ci troviamo in presenza di un, praticamente di un giocattolo di tipo commerciale che operava ad una frequenza diciamo molto generica.
Intanto una frequenza molto ampia e poi praticamente è una frequenza che viene utilizzata per esempio da tutti i radioamatori. Viene utilizzata anche, può arrivare ad essere utilizzata anche dalle radio che vengono utilizzate per dirigere dei radiomodelli, dei modelli di macchina.
Per cui non c'era nessun sistema che tagliasse, che prevedesse l'impedimento dell'ingresso di frequenze non desiderate all'interno dell'apparecchiatura.
Quindi, nella zona in cui è stato fatto l'attentato, se il sistema fosse stato funzionante, era probabile che si potesse innescare anche senza il comando dell'attentatore.
Quindi in modo non voluto e casuale, perché le frequenze in quella zona, di questo tipo, sono molteplici.
PUBBLICO MINISTERO: Poco fa - e così si chiude l'argomento, per quanto mi riguarda almeno - poco fa lei ha detto che quella particolare anomalia nel non aver consistita è dovuta al non aver considerato... Lei parla di attentato, io parlo di ordigno, perché sono due ottiche diverse.
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel non aver considerato questo problema della corrente in alternato, che invece andava per l'occasione raddrizzata in corrente in continuo, poteva in qualche modo essere supplito nel momento iniziale di attivazione del congegno grazie ad una carica delle batterie che fosse stata ancora così viva da poter, sia pur per un millisecondo, arrivare ad attivare il detonatore.
E' questo il discorso, se non mi sbaglio, se non ho capito male, che ha fatto poco fa.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico: ma se ho capito bene, questo poteva succedere solamente nel momento in cui lo si attivava aprendo il circuito.
Cioè, a dire: l'attentatore se lo sarebbe fatto scoppiare addosso.
TESTE Massari: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Cioè a dire: l'unica possibilità teorica di funzionamento era il momento in cui l'attentatore dava il via al circuito, e se lo faceva scoppiare addosso.
TESTE Massari: Sì, perché come lei sa, qualsiasi...
PUBBLICO MINISTERO: Perché la ricevente era affogata nella massa esplosiva.
TESTE Massari: Certo. Se in quel momento... tenga presente, se in quel momento le batterie erano cariche e se il detonatore era collegato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Perché le batterie noi non siamo in grado di dirlo in quanto, quando le abbiamo trovate, erano quasi a zero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Potevano essere non cariche fin dall'inizio, oppure il detonatore può essere stato collegato dopo che è stato acceso il congegno.
PUBBLICO MINISTERO: Quando non avrebbe mai potuto funzionare per le ragioni dette.
TESTE Massari: Esatto. Non avrebbe mai potuto funzionare.
PUBBLICO MINISTERO: Se fosse stato attaccato prima, teoricamente a batterie cariche poteva esplodere, ma il confezionatore se lo sarebbe fatto scoppiare addosso.
TESTE Massari: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo, quello che voglio...
TESTE Massari: Se non altro, avrebbe fatto esplodere sicuramente il detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa quanto tempo sarebbe stata - anche perché lei ne ha fatto cenno nella relazione - quanto tempo è stata questa automobile di via dei Sabini lasciata lì sul posto prima che venisse rinvenuta?
TESTE Massari: Eh, no, dovrei riguardarlo perché non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Loro l'hanno riportata nella loro relazione. Io mi guardo bene dal...
TESTE Massari: Sì, sì. Però...
PUBBLICO MINISTERO: ... dall'avventurarmi in un argomento che non sia già formalizzato agli atti delle indagini preliminari, ovviamente.
TESTE Massari: Questo lo dovrei rileggere, perché non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Penso gli possa dare un'occhiata.
Dottor Massari, è nel fascicoletto di relazione dedicato espressamente ai quesiti 4 e 5.
Se ne dispone, può controllare.
TESTE Massari: Mah, qui abbiamo citato che era stata parcheggiata il giorno prima rispetto al ritrovamento.
Quindi praticamente ecco, questo però era, diciamo è una cosa che noi abbiamo accertato attraverso le varie informazioni che furono date quel giorno e dalla ricostruzione fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Ma ipotizzo che siano dati di cui vi aveva messo...
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi aveva dato la disponibilità il Pubblico Ministero.
TESTE Massari: Certo. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non che le abbiate prese dai verbali.
TESTE Massari: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Suppongo, voglio dire.
Va be', detto questo, io non le pongo altre domande. Se ha redatto una memoria, la può consegnare alla Corte.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
Allora, se ha una memoria, la può consegnare alla segretaria. Se ne dà atto.
Lei è in libertà. Grazie.
*TESTE Massari: Grazie.

udienza 17.5.1997

*TESTE Massari: Massari Alessandro.
PRESIDENTE: Io debbo ricordarle che lei è già venuto davanti a noi a deporre come teste; ha letto il suo impegno a raccontarci ciò che ha fatto. E soprattutto a dirci tutto ciò che è a sua conoscenza per farci conoscere quanto è stato oggetto della sua attività.
Il P.M. può iniziare l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, dottor Massari, la premessa è molto semplice.
Lei ha compiuto, nell'ambito dell'indagine condotta da questo ufficio, una serie di accertamenti.
Li ha compiuti da solo, non da solo, a seconda dei singoli incarichi ricevuti.
Io vorrei che lei ragguagliasse chi la sta ascoltando sulle, intanto su questo: sulle date in cui ha avuto questi incarichi, quali sono gli incarichi che ha svolto da solo, quali sono gli incarichi che invece ha svolto assieme ad altri tecnici, e quando, per ogni singolo accertamento, ha relazionato al Pubblico Ministero.
Io, per il momento, mi limiterei, dottor Massari, agli incarichi che le sono proprio stati conferiti dal Pubblico Ministero di Firenze.
Anche se poi le dovrò chiedere di specificare se e quali altri incarichi ha espletato, sempre nell'ambito della medesima vicenda, ma a richiesta di altri uffici del Pubblico Ministero.
Prego.
TESTE Massari: Allora, iniziando da un punto di vista cronologico, con gli incarichi che ho avuti direttamente e personalmente da solo, nel '94, a novembre del '94, ho avuto un incarico per degli accertamenti effettuati in una abitazione situata a Roma in via Ostiense.
Il 31 gennaio '95, mi incarico per degli accertamenti da effettuare su delle macchine: furgoni ed autovetture, che si trovavano presso un deposito ACI, sempre nelle vicinanze di Roma.
Il 22 marzo '95, un incarico per effettuare degli accertamenti all'interno di un camion tipo Bisarca, un'autovettura Volvo, una villetta sempre situata nelle vicinanze di Roma nella zona di Capena.
Nello stesso incarico, l'analisi di alcuni reperti provenienti da un sequestro, da un repertamento fatto in un appartamento a Roma in via Dire Daua 2, secondo piano, interno 8.
Un accertamento da effettuare su alcuni divani sequestrati, sempre nella villetta di Capena.
Il 26/04/95, un ampliamento dell'incarico, sempre per analisi di reperti, di materiale repertato nell'appartamento in via Dire Daua 2.
Il 19/04/95, sempre per degli arrivi...
PUBBLICO MINISTERO: Il 29, forse, dottor Massari.
TESTE Massari: Forse 29, sì. Il 19... il 29 marzo '95...
PUBBLICO MINISTERO: Aprile '95.
TESTE Massari: 29/04/95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: Ah, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Non marzo, aprile.
TESTE Massari: No, no, quattro.
Arrivi esistenti sempre nell'appartamento in via Dire Daua 2.
Il 5 maggio '95, su degli altri oggetti rinvenuti presso la villetta sempre di Capena.
Successivamente il 17 luglio '95, degli accertamenti da effettuare...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Sta passando ad un altro incarico.
TESTE Massari: Ad un altro incarico, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ne ha descritti per ora due.
TESTE Massari: Ho descritto quello del 31 gennaio '95, quello del 22 marzo '95 con le relative estensioni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Successivamente ho avuto un incarico il 17 luglio '95 per degli accertamenti da effettuare su una autovettura FIAT Uno targata Roma 55204V.
Il 20 settembre '95, un altro incarico su un fuoristrada Pajero.
E inoltre, sempre nell'ambito dello stesso incarico, degli ulteriori accertamenti da effettuare, questa volta, in un punto preciso del giardino della villetta situata in territorio, nella zona di Capena.
Altro incarico, avuto il 22/11/95. E, in questo caso, ho avuto l'incarico, era non soltanto era stato dato un incarico collegiale: al sottoscritto, a Vadalà, alla dottoressa Bellomo e al dottor Montanaro.
Per quanto riguardava la parte del mio incarico dovevo effettuare l'analisi di alcune, di materiale contenuto in due pacchi rinvenuti.
Inoltre dovevo, praticamente, fare un riepilogo dei risultati ottenuti nei precedenti incarichi.
Ed infine, insieme col dottor Vadalà, dovevamo fare una fissazione dei reperti, una fissazione dei residui, di eventuali residui di sostanze esplodenti, all'interno dell'appartamento in via Dire Daua 2.
Successivamente abbiamo avuto, insieme con il dottor Vadalà, altri tre incarichi.
Il 23 gennaio '96: degli accertamenti su due macchine, una Volkswagen Golf e una FIAT Uno.
Il 1 marzo '96: un accertamento simile a quello del 22 novembre. In quanto dovevamo esaminare delle sostanze contenute in diversi pacchi che erano stati sequestrati.
Il 17 aprile '96, infine, l'ultimo incarico...
PUBBLICO MINISTERO: Credo... Dottor Massari.
TESTE Massari: Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che ci sia un errore. L'ultimo accertamento che ha menzionato, la data non credo che fosse il 1 di marzo.
TESTE Massari: No, il 1 febbraio, scusi, ho detto male io.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Massari: 1Q febbraio '96.
E, infine, il 17 aprile '96, degli accertamenti fatti in una, diciamo, in una cantina di via Alzavole 20, in un locale di Tor Bella Monaca, e su una Motoape. E inoltre su delle piante, una pianta stradale di Roma.
questi sono, da un punto di vista cronologico, gli incarichi che mi sono stati affidati.
Ripeto, fino al 20 settembre '95, soltanto, l'incarico era soltanto rivolto a me; dal 22 novembre '95, in pratica, insieme al dottor Vadalà con la sola eccezione del 22 novembre '95, dove insieme a me e al dottor Vadalà, erano chiamati anche la dottoressa Bellomo e il dottor Montanaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo fatto questa ricognizione diciamo per estremi anagrafici, eh?
Ora lei non ha precisato le date nelle quali poi ha, di volta in volta, esaurito il singolo accertamento. Magari poi lo preciserà strada facendo.
La Corte sa che lei si occupa di esplosivi, ecco.
Allora, le domando: questi accertamenti che ha enumerato, sono accertamenti omogenei, rispetto a questa sua specializzazione?
Cioè a dire: si è occupato di esplosivi in questi vari accertamenti che le sono stati affidati?
TESTE Massari: Sì, mi sono occupato di esplosivi in tutti gli accertamenti. Ed inoltre non solo accertamenti, ho fatto anche una, diciamo una ricognizione sui dati presenti in una macchina a livello di matricola del telaio e altri dati che servivano poi per l'identificazione del veicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Stabilito quindi questo, io avrei bisogno di chiederle due cose, trascurando momentaneamente il discorso che riguarda la ricostruzione di questo numero di telaio di questa automobile.
Questi accertamenti sono stati condotti con metodiche omogenee, o per meglio dire sempre con la stessa tecnica di indagine?
Nel caso positivo, vuole introdurre intanto l'argomento su che cosa fosse, che cosa sia stata questa tecnica adottata in tutti questi accertamenti.
TESTE Massari: Allora, la tecnica è stata la stessa, ad eccezione di due accertamenti: quello del 22 novembre '95 e quello del 1 febbraio '96. In quanto, in quel caso, dovendo fare l'analisi di quantità elevate di sostanza sconosciuta, sono state utilizzate le normali tecniche di laboratorio. E quindi sono state fatte con delle strumentazioni a disposizione nel laboratorio chimico.
Per quanto riguarda gli altri accertamenti, invece, è stata utilizzata una tecnica particolare, la quale basa l'analisi sull'esame dei vapori presenti in un certo ambiente e del particellato presente in un certo ambiente.
Diciamo che io, prima di andare sul particolare dell'analisi, vorrei ecco vedere un attimo il principio su cui è basata questa tecnica.
Perché è un principio molto particolare che la rende praticamente la tecnica più sensibile e più selettiva di quelle che esistono sul mercato e che esistono sul mercato ormai non da qualche anno, ma parliamo almeno dall'83, quando per la prima volta sono stati presentati i primi lavori relativi al cuore di questo strumento, quindi al detector su cui è basato questo strumento, al primo simposio internazionale per l'analisi degli esplosivi tenutosi a Quantico negli Stati Uniti nell'83.
Diciamo che lo strumento...
Allora, per vedere qual è lo strumento di cui poi parlerò in seguito, lo strumento è questo che vediamo nella fotografia. Ed è uno strumento molto compatto. Ecco, a questo punto...
PRESIDENTE: Dottore, mi scusi.
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: Siccome chi leggerà i verbali non ha la possibilità di capire che cosa lei indica, per cortesia, ogni volta che indica un oggetto, mi dovrebbe dire in che punto della fotografia si trova. O se c'ha una dizione, un nome - come vedo comparire lì sopra - per favore me lo dica espressamente, perché dobbiamo anche pensare al futuro.
TESTE Massari: Beh, diciamo che il nome è questo che compare sullo strumento e che è EGIS. E che identifica lo strumento che, come si può notare, è uno strumento estremamente compatto.
All'interno del Rec sono contenute tutte le parti necessarie al suo funzionamento. Al fondo dello strumento, non si vede, ma esistono delle ruote. Per cui una delle particolarità di questo strumento è che può essere trasportato al di fuori del laboratorio e che ha bisogno, per funzionare, soltanto di una presa di corrente da 220 volts.
PRESIDENTE: Mi scusi, per cortesia.
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: Ma l'oggetto di cui parla è quello posto all'estrema destra?
TESTE Massari: Ecco, guardi, qui si vede meglio.
Questo che indico con la penna.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Massari: Dove qui in alto è scritto EGIS, è l'oggetto di cui sto parlando.
PRESIDENTE: Va bene. E' al centro della fotografia.
TESTE Massari: Altra fotografia, dalla quale viene evidenziata dall'operatrice una delle parti fondamentali dello strumento, è questa a parte che tiene in mano l'operatrice. Sempre dello stesso strumento EGIS, come si nota scritto sullo strumento, è la sonda che adesso illustrerò. Che nella parte superiore dello strumento è poggiato un sistema computerizzato, quindi un micro, un computer portatile, che fa parte integrale dello strumento.
Lo strumento, come si può vedere da quest'ultima fotografia, è facilmente trasportabile all'interno di un furgone.
E quindi è stato utilizzato, e viene utilizzato normalmente per fare le analisi, non soltanto all'interno del laboratorio, ma quando è necessario, anche all'esterno portando direttamente sul luogo dell'analisi lo strumento.
Per quanto riguarda la parte prettamente, più propriamente chimica...
PRESIDENTE: Scusi un momentino, abbia pazienza.
TESTE Massari: Sì, mi dica, signor Presidente.
PRESIDENTE: Sono noioso, ma penso di non poterne fare a meno.
TESTE Massari: No, no...
PRESIDENTE: Ci può indicare con un numero queste tre fotografie? Non fanno parte del fascicolo...
TESTE Massari: No, io se vuole, posso numerarle e consegnarle.
PRESIDENTE: Sì, le numera, ci mette la sua firma e le consegna.
TESTE Massari: Senz'altro.
PRESIDENTE: Grazie.
TESTE Massari: Allora, le numero nell'ordine in cui le ho esposte.
PRESIDENTE: Le ha fatte vedere, sì.
TESTE Massari: Quindi, proseguendo nell'ordine, a questo punto mostro la fotografia di uno schema: la numero 4, che mi serve per cercare di chiarire quali sono le prerogative di questo strumento, rispetto agli altri che sono sul mercato.
Questa fotografia mostra uno schema blocchi di com'è fatto all'interno lo strumento.
Noi ci abbiamo, da questo punto, avviene una introduzione del campione sottoforma di vapori.
In questa zona, dove confluisce una corrente...
Mi dica.
PRESIDENTE: Per cortesia, ogni volta che mi indica con la... Sia, per cortesia, gentile, mi dica: 'dalla freccia posta al centro del lato sinistro del disegno...'. Vero?
TESTE Massari: Allora, mostro la prima parte che dalla scritta che c'è in inglese è sistema elettrolitico.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Massari: All'interno c'è una valvola a tre vie che sto indicando con la penna, dove si introduce i vapori del campione da esaminare, insieme ad un gas di trasporto che serve per inserire i vapori all'interno dello strumento.
All'interno dello strumento ho una prima sezione, chiamata CS2, dove c'ho una membrana che serve a fare una prima selezione del gas che viene introdotto dentro, praticamente fermando tutte le particelle che possono essere collegate al gas e che quindi vengono fermate da questa prima membrana che si trova all'inizio.
Il gas, proseguendo nel suo cammino, entra all'interno di questa spirale che non è altro che la rappresentazione grafica di una colonna cromatografica. All'interno del quale vengono smistati i primi campioni.
Cioè, vengono separate le molecole delle sostanze più leggere, rispetto alle molecole delle sostanze più pesanti.
Nel caso nostro, praticamente, vengono separati i componenti più volatili, tipo l'EGDN, la nitroglicerina e il dinitrotoluene, rispetto a quelle più pesanti che sono rappresentati da tritolo, T-4 e pentrite.
All'uscita di questa colonna il gas entra in un sistema pirolitico che è indicato sempre dalla mia matita e che viene scritto sopra e che è un sistema che opera a 350 gradi.
All'interno di questo sistema avviene praticamente, la frammentazione della molecola in alcune delle sue parti.
Le molecole che non sono state frammentate e che quindi non sono state separate in questa prima fornace che opera a 350 gradi, perché molecole che hanno bisogno di una temperatura più elevata, entrano nella seconda colonna gascromatografica.
Vengono, a loro volta, separate nei vari componenti e quindi vanno in una seconda fornace che, in questo caso, opera a 800 gradi.
Praticamente, per rendere l'idea, nelle molecole di cui noi stiamo trattando, esistono sempre dei gruppi funzionali caratteristici.
Purtroppo devo fare una piccola digressione di tipo chimico, nel senso che tutte queste sostanze di cui stiamo parlando, sono caratterizzate da un gruppo funzionale caratteristico che è l'NO2. E che io schematicamente qui ho fatto vedere nella molecola caratteristica del tritolo, dove io c'ho questo gruppo che è scritto NO2 che sto indicando, e che è il gruppo praticamente che identifica e che caratterizza queste sei sostanze esplodenti di cui stiamo parlando.
Questo gruppo caratteristico si lega alla molecola da cui fa parte, attraverso un legame. Cioè, ci abbiamo un legame carbonio-azoto, che praticamente tiene vincolato questo gruppo alla molecola.
Nel momento in cui queste molecole entrano all'interno di questo forno di cui ho parlato prima dei vari forni di pirolisi, avviene la rottura, la frammentazione di questo legame tra il carbonio e l'azoto. E praticamente io ci avrò, all'uscita di questi forni, soltanto questi gruppi NO2, gruppi di azoto. Ognuno con i tempi di ritenzione, quindi separati nel tempo, in funzione delle molecole di cui facevano parte.
Questi gruppi, a questo punto, entrano diciamo in una precamera che viene mantenuta a meno 100 gradi. Che è una camera che serve proprio per separare i gruppi NO2 da eventuali altre sostanze che possono essersi formate e che, a quella temperatura, praticamente congelano.
Quindi, all'uscita di questa camera, io ci avrò soltanto i gruppi NO2 che, nel frattempo, proprio all'interno della camera si saranno trasformati in gruppi NO per una reazione chiamata reazione e riduzione chimica che viene catalizzata all'interno di questa camera.
All'uscita della camera a meno 100 gradi, questi gruppi entrano in una camera detta camera di reazione, dove vengono investiti da gas ozono, il quale trasforma i gruppi NO2 in gruppi NO2 attivati che, decadendo, emettono una luminescenza in una zona caratteristica che viene poi rilevata da un elettromoltiplicatore.
Per dirlo in parole povere: praticamente questo strumento agisce solo ed esclusivamente nei confronti dei gruppi NO ed NO2.
Questi gruppi, una volta attivati nel modo chimico che ho descritto molto sinteticamente, praticamente emettono una luminescenza, una luce, che viene catturata. E la cui intensità viene trasformata in un gas cromatogramma che allego, come foto numero 5.
Questi che noi vediamo sono i vari picchi che sono indicativi delle sostanze presenti all'interno di un certo campo. E, praticamente, questa luminescenza viene trasformata in picchi, i cui tempi di ritenzione, cioè le cui distanze dal momento in cui ho fatto l'iniezione, misurate, mi danno il tipo di composto a cui gli stessi gruppi facevano parte.
Questa fotografia viene allegata, questo schema, come fotografia numero 5.
Allora, capisco che per chi non è perfettamente a conoscenza della chimica, non è un discorso molto semplice. Né è molto semplice per me renderlo accessibile a tutti. Però, ecco, per cercare di riassumere un po' in parole povere quello che fa questo strumento, questo strumento praticamente aspira - e adesso illustrerò come - aspira, dall'ambiente determinati vapori.
Questi vapori, una volta che vanno dentro lo strumento, vengono selezionati con una serie successiva di trappole in maniera tale che all'uscita dello strumento escano soltanto delle molecole NO2 che sono caratteristiche soltanto di alcune tipologie di sostanze.
Tra le tipologie di sostanze caratterizzate dai gruppi NO2 o Organo Nitro Gruppi, ci sono gli esplosivi ad alto potenziale. Ed in particolare gli esplosivi di cui, che fanno parte della maggior parte delle miscele degli esplosivi commerciali. In particolare lo strumento che noi abbiamo utilizzato era tarato per 6 esplosivi ed esattamente per l'EGDN, la nitroglicerina, il dinitrotoluene, il tritolo, il T-4 e la pentrite.
Per cui il grosso vantaggio di questo strumento rispetto ad altri, è - di questo rivelatore parliamo - è quello di poter esaminare direttamente soltanto alcune sostanze scartando tutte le altre che sono normalmente presenti in un ambiente.
Ed è questa caratteristica, questa peculiarità che lo rende unico e ne ha fatto uno degli strumenti più utilizzati per alcuni settori di attività e in particolare per sia per la bonifica degli ambienti e per l'individuazione di residui esplosivi, sia per le ragioni per cui è stato studiato come strumento di controllo dei bagagli aeroportuali.
Dirò poi la storia di questo strumento per indicare come lo strumento non sia stato da me preso dal quale, ma è uno strumento che viene seguito da anni nel campo tecnico e da tutte le persone che si occupano di questi problemi; e che praticamente nel suo settore è all'apice ormai dei successi tecnici ormai da diversi anni e fino a oggi non è stato ancora trovato un altro rivelatore che per questo tipo di attività dia dei risultati migliori di quelli ottenibili con questo rivelatore a chemiluminescenza.
Tornando a una... alla fotografia numero 2, volevo mostrare quella che è l'altra particolarità di questo strumento e che è questa che noi chiameremo, da un punto di vista tecnico, sonda che tiene in mano l'operatrice. Questa sonda ha la caratteristica intanto, di essere facilmente trasportabile; e, praticamente, è quella che viene utilizzata per fare i prelievi di vapore.
Praticamente all'interno di questa sonda c'è un sistema costituito da una spirale di acciaio ricoperta da una certa sostanza SE30, che assorbe sulla sua superficie i vapori di eventuali composti soprattutto di nitrogruppi presenti nell'ambiente in cui viene utilizzato.
Questa sonda ha un'altra caratteristica, e è quella che può emettere una luce, diciamo, a gradiente termico, cioè una luce che riscalda; e che quindi quando è presente del particellato, questa sonda permette di far vaporizzare una parte del particellato in maniera che i vapori vadano all'interno di questa sonda e vengono assorbiti su questa spirale.
Successivamente questa sonda viene inserita nello strumento - e si vede nella fotografia numero 1 dove la sonda è all'interno dello strumento, è inserita in posizione operativa - e i vapori che sono stati assorbiti dalla sonda, vengono portati all'interno del rivelatore di cui ho parlato prima.
Praticamente, lo strumento è costituito da tre parti fondamentali: la sonda che serve per acquisire i vapori, lo strumento costituito dal detector che analizza i vapori e il sistema di elaborazione dati che elabora, trasformandolo nel grafico che abbiamo visto nella foto numero 5, i vapori che sono stati, diciamo, identificati attraverso il detector.
Il grosso vantaggio di questa sonda è quello di aspirare una parte dei vapori e una parte, molto leggera, del particellato. In quanto essendo elevatissima la sensibilità dello strumento - parliamo che questo strumento opera tra i 50 e i 500 microgrammi, quindi a livello del milionesimo del grammo - i vapori che vengono aspirati all'interno possono essere costituiti perché lo strumento diventi sensibile, cioè dia un risultato, anche a livello di poche molecole.
E' chiaro che quando noi parliamo di particelle, per quanto le particelle possano essere piccole e quindi invisibili ad occhio nudo, noi parliamo di particelle che sono comunque costituite di migliaia, se non di milioni di molecole.
Quindi, il fatto che noi aspiriamo e vaporizziamo da una particella soltanto alcune molecole, non lascia praticamente invariata la particella stessa che può essere poi riesaminata in un futuro quante volte, diverse volte, quante volte si vuole. Perché questo strumento d'analisi ripetibili, sia con la stessa strumentazione, sia applicando una metodica di prelievo diversa, anche con altri strumenti però che devono avere le stesse caratteristiche da un punto di vista di sensibilità e di selettività di questo strumento di cui stiamo parlando.
Quindi, quando io faccio un'analisi con questo strumento, io l'analisi nell'ambiente, sull'oggetto, sul reperto in cui faccio l'analisi, l'analisi è ripetibile sia da parte di questo strumento, sia da parte di altri strumenti, adottando però delle tecniche di trasformazione del particellato in opportuni composti che possono essere inseriti in altri strumenti. In particolare, come abbiamo detto quando ho parlato in precedenza dei residui delle esplosioni, in questo caso quando utilizzo delle altre strumentazioni, io ho bisogno che i miei campioni vengano posti sotto forma liquida.
Quindi è necessario che io trasformi i campioni da sostanze solide o da vapori, in soluzioni. Quindi, nel momento in cui io trasformassi il particellato e il vapore presente in un certo reperto, e quindi lo trasformassi sotto forma di liquido con dei solventi organici caratteristici, a questo punto io potrei confermare o no l'analisi fatta "collegis" tramite altre strumentazioni, come potrebbe essere il TEA di cui già ho parlato in precedenza, o la GCMS cioè la gascromatografia spettrometrica di massa, con però, con gli ioni selettivi di tipo postitivo-negativo, o uno degli ultimi strumenti utilizzati in questi ultimi anni, negli ultimi tre anni, un sistema massa-massa che ha la stessa sensibilità di questo strumento e in alcuni casi anche la stessa selettività.
Quindi, diciamo, lo strumento... per riassumere quello che è questo strumento denominato EGIS e non è altro che un nome più commerciale prodotto dalla Permedics americana, è uno strumento che è costituito da tre parti: la prima parte è una sonda che serve per aspirare il vapore, gli eventuali vapori presenti nell'ambiente; e i vapori li aspira sia a temperatura ambiente e quindi aspira il vapore tale e quale, sia trasformando eventuali particelle vaporizzandole, e quindi lo aspira a temperatura, quindi non a temperatura ambiente ma a temperatura più elevata.
All'interno di questo strumento ho un detector chemiluminescenza, il quale ha la caratteristica di individuare e rivelare i nitrogruppi presenti sulle sostanze che stiamo ricercando.
Questi nitrogruppi vengono trasformati in un segnale che viene poi rapportato in un grafico sotto forma di picco, attraverso l'elaboratore di processo connesso a tutto il sistema.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha un'esposizione molto serrata, e per questo io ho bisogno di interromperla perché devo, per così dire, favorire la comprensione intanto mia, sempre meglio migliorare quel poco che si sa, eh? Ma poi anche di tutti coloro che la ascoltano.
Ecco, non mi sembra inopportuno che lei spieghi alla Corte com'è che a partire dal 1983 - anno di riferimento per non lo so, le prime prove, le prime realizzazioni di questo macchinario e di tutta la sua tecnologia applicativa - ecco, poi siamo arrivati a avere attualmente quello che mi pare lei abbia definito uno strumento praticamente insostituibile in un certo tipo di indagini.
Ecco, voglio dire, com'è che non so se su scala internazionale - mi pare abbia accennato oltre che su scala nazionale - com'è che questo strumento si è imposto e in che termini, per quanto le risulta, si è imposto, diciamo, in una relazione, in un rapporto di esclusione rispetto ad altre metodiche forse più tradizionali.
Ecco, avrei bisogno un attimino di tracciare la storia di accreditamento scientifico di questo strumento.
TESTE Massari: Allora come ho già accennato, il detector su cui si basa questo strumento, quindi il detector a chemiluminescenza su cui si basa l'EGIS e su cui si basa anche il TEA di cui ho già parlato nei miei precedenti interventi, è stato presentato in forma ufficiale con dei lavori che dimostravano l'applicabilità nei confronti degli esplosivi, ha un... si impose... internazionale avvenuto a Quantico negli Stati Uniti nel 1983. Che è, praticamente, una riunione che viene fatta ogni tre anni nei vari luoghi del mondo dove vengono presentati tutte le novità per quanto riguarda il campo dell'analisi e della rivelazione degli esplosivi e dei residui dell'esplosione.
Praticamente, è uno di quei seminari a cui fanno riferimento tutti gli esperti che lavorano nel settore.
Successivamente sono stati fatti degli altri lavori. Io ho visto per la prima volta nell'83 già in opera questo strumento dentro i laboratori del FBI degli Stati Uniti sotto forma di TEA; e, successivamente, negli anni intorno al'88-89, questo strumento è stato presentato anche sotto forma di rivelatore campale per i, diciamo, lavori da effettuare anzi, i controlli, da effettuare negli ambiti aeroportuali.
Bisogna, ecco, sapere che c'è un grosso istituto americano che è l'FFEA, il quale investe ogni anno milioni di dollari per cercare di migliorare quella che è la sicurezza negli aeroporti; e, in particolare, nel settore dell'analisi degli esplosivi per cercare dei rivelatori che diano una certezza nel controllo dei bagagli aeroportuali.
Dal momento che io ho fatto parte per molti anni come membro permanente dell'Italia, dell'ICAO che è l'Ente che si occupa di questi problemi, è chiaro che ho conosciuto un po' l'evoluzione di tutta la strumentazione del settore, che è partita dai primi strumenti basati soltanto su sistemi gascromatografici e prodotti da ditte inglesi, fino agli ultimi strumenti che sono costituiti da questo rivelatore di esplosivo EGIS, da un altro rivelatore non campale che adotta un irradiamento dei bagagli di tipo diciamo neutronico, e un altro strumento che fa la ricostruzione con dei raggi X morbidi delle sostanze che hanno una densità inferiore a un certo valore e contenuti all'interno dei bagagli.
Per quanto riguarda l'EGIS, l'EGIS è utilizzato attualmente in tutti i maggiori aeroporti internazionali, parliamo degli aeroporti tedeschi soprattutto e inglesi, oltre che americani naturalmente. In quanto viene utilizzato in modo diciamo settorizzato nei confronti di quei bagagli che ai raggi X hanno dato dei sospetti.
Il problema di fondo è che questo strumento ha un tempo di analisi di circa 20 secondi. Però, la preparazione dei campioni per l'introduzione all'interno dello strumento, occupa diversi minuti. Per cui, pur essendo uno strumento molto valido al livello aeroportuale, non è stato possibile utilizzarlo in modo continuativo su tutte le catene di bagagli da stiva perché sennò altrimenti si sarebbero bloccati gli aeroporti.
E' stato utilizzato un compromesso e attualmente viene utilizzato solo per quei bagagli che hanno dato degli allarmi sotto altre specie.
In funzione di queste prove e dell'utilizzazione di questo strumento anche in Italia, nel '91 abbiamo fatto una serie di prove all'aeroporto di Fiumicino - che sono poi state consegnate a Civilavia che è l'ente italiano che si occupa della sicurezza aeroportuale - nel quale abbiamo per la prima volta confermato quello che diceva la ditta e che ci era sconosciuto nei confronti degli altri rivelatori aeroportuali; ed era il fatto che quando si confeziona un ordigno, un esplosivo per quanta attenzione si voglia fare nel confezionamento dell'esplosivo stesso, per cui si vogliono utilizzare dei contenitori che non lascino passare i vapori, si vogliono utilizzare tutte le tecniche a livello ambientale e quindi utilizzare i guanti, utilizzare tute, cioè mettersi nelle migliori condizioni, nelle condizioni più estreme per confezionare un certo pacco di esplosivo, abbiamo visto che anche in queste condizioni c'è sempre in qualche punto del pacco un inquinamento determinato dalle particelle dell'esplosivo che è stato confezionato.
Praticamente, nonostante noi avessimo adottato tutte queste tecniche, utilizzando del personale altamente specializzato, utilizzando del personale che conosceva perfettamente gli esplosivi, abbiamo ottenuto che nonostante questo, circa il 90% dei bagagli era comunque inquinato da particelle esterne, da particolato. Particolato che, come ho detto all'inizio, questo strumento rivela trasformandolo, nel caso che sia particolato di esplosivi e di questo è un'altra selezione preliminare che fa lo strumento, trasformandolo in vapori che poi vengono esaminati.
Successivamente sono stati tantissimi i lavori che sono stati fatti a livello internazionale, soprattutto sia per quanto riguarda l'EGIS, sia per quanto riguarda il TEA.
La letteratura ne è ricchissima e la maggior parte dei laboratori che si occupano di esplosivi - parlo non soltanto di laboratori italiani, ma laboratori inglesi, laboratori tedeschi, laboratori americani - hanno tutti almeno il TEA come strumento di laboratorio. E in tutti gli aeroporti, ad eccezione purtroppo dell'Italia, esiste l'EGIS per i controlli aeroportuali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Bisognerà che ci spieghi qualche cosa anche su come concretamente, praticamente, si utilizza questo strumento; non tanto in sede aeroportuale, ma in un tipo di accertamento come quelli che lei ha svolto per l'appunto a richiesta nostra in quest'indagine.
Proprio, come concretamente ci si garantisce per le... perché lo strumento sia sempre al meglio del suo funzionamento, come ci si garantisce perché lo strumento - qui debbo volgarizzare un concetto perché non conosco un'espressione migliore - come lo strumento, perché lo strumento non si autoinquini, non si autocontamini.
Però, prima di arrivare a questo, siccome siamo a fare la storia di questa tecnologia e credo sia un riferimento importante per le conoscenze che la Corte deve acquisire su come si è proceduto, ecco, io avrei bisogno di sapere da lei: intanto, a partire da quando il Servizio di Polizia Scientifica - quindi lei, in quanto direttore della Sezione Esplosivi e il suo personale - a partire da quando ha avuto la possibilità il Servizio, ripeto, di sperimentare la propria possibilità, la propria capacità di utilizzare questo strumento; perché, avendo capito che si tratta di un qualche cosa di complesso, per quanto perfezionato se fosse messo in mano a un profano, ad esempio a me, darebbe sicuramente risultati inaffidabili.
Quindi, a partire da quando il servizio si è impadronito delle metodiche di utilizzo di questo strumento, come si sono... come ha maturato questa esperienza a partire da quando il servizio si è dotato specificamente di una attrezzatura - quella di cui si sta parlando, quindi di questo EGIS - , in quali... a partire da quali esperienze specifiche, concrete, lavorative ha fatto il servizio uso di questa attrezzatura.
Lei ha detto di aver partecipato...
TESTE Massari: Sì, allora...
PUBBLICO MINISTERO: ... la gestazione...
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma ora abbiamo bisogno di andare un pochino più nello specifico del...
TESTE Massari: Per quanto riguarda chiamiamola, l'operatività dello strumento in ambito diverso da quello in cui era nato, quindi dall'ambito aeroportuale, praticamente tutti questi strumenti oltre che nell'ambito aeroportuale per i problemi specifici, per i quali erano stati ideati e realizzati, sono stati utilizzati anche nell'ambito della bonifica ambientale e perfino nella ricerca dei residui dell'esplosione in poi, da tutte le Polizie che ne erano in possesso.
Cito, ad esempio, anche la stessa utilizzazione di un rivelatore simile a questo ma con una tecnologia diversa, applicato dai tecnici di laboratorio dell'FBI durante la prima fase della repertazione dell'attentato fatto al Giudice Borsellino nel '92. E praticamente è dal '92 che il Servizio di Polizia Scientifica aveva richiesto l'acquisto di questo strumento.
Questo strumento, quindi, non è un'eccezione nel senso che io a livello di personale o a livello di direttore dei laboratori degli esplosivi abbia improvvisamente inventato la sua applicazione in ambito diverso da quello per cui era stato nato.
Questa applicazione è stata sempre fatta anche per altri strumenti, compresi altri strumenti di tipo gascromatografico in un viaggio avvenuto il '90-'91 dal Papa in Cecoslovacchia, io feci la bonifica degli ambienti dove il Papa doveva recarsi attraverso un altro strumento che in quel momento era il migliore disponibile, che era l'EVD-1 prodotto dalla Scintrex canadese.
Per cui queste applicazioni non sono una novità e una prerogativa di questo strumento. Sono applicazioni che sono state sempre fatte anche con gli altri rivelatori di esplosivi normalmente e volgarmente chiamati sniffatori, perché inizialmente erano stati in qualche modo ideati copiando quella che è la particolarità dei cani, quella di sniffare e quindi di sentire con l'olfatto le droghe, gli stupefacenti e gli esplosivi. E quindi anche nel passato altri rivelatori erano stati utilizzati per gli stessi fini e tuttora vengono utilizzati per gli stessi fini.
Perché uno dei problemi di cui abbiamo parlato, ho parlato nei miei precedenti interventi è quello di sapere, di poter verificare dove, a seguito di un'esplosione per esempio, uno dovrebbe andare ad effettuare i prelievi. Quindi se io avessi uno strumento che già a livello indicativo, iniziale, mi potesse indicare dove c'è una massima concentrazione di residui di esplosione, sarei poi favorito in laboratorio nel momento in cui andrei a fare le analisi. Ed è un'altra applicazione per cui è stato utilizzato questo strumento.
L'altra spiegazione è quella della bonifica e della ricerca di tracce di esplosivi integri in ambienti contaminati e in oggetti contaminati.
Per quanto riguarda la disponibilità di questo strumento da parte del Servizio di Polizia Scientifica, ripeto che sfruttando diciamo le conseguenze degli attentati avvenuti nel '92, chiedemmo l'acquisto di due rivelatori, tra cui l'EGIS e per problemi di natura prettamente burocratica questo strumento però l'abbiamo avuto soltanto nel '94, nell'ultimo periodo del '94, parliamo verso settembre-ottobre, periodo in cui abbiamo poi iniziato a fare i lavori con gli incarichi che ci sono stati dati dalla Procura di Firenze.
Anzi, prima ancora l'abbiamo anche fatto a livello di indagine di ufficio, sempre per richieste da parte della Procura di Firenze. In precedenza, naturalmente, gli operatori di questo strumento hanno sostenuto un corso fatto da tecnici specializzati venuti appositamente dagli Stati Uniti per far prendere la manualità, soprattutto, non tanto dello strumento perché lo strumento è uguale a quello che normalmente operiamo in laboratorio, quindi non è che ci sia bisogno di una manualità molto diversa per l'interpretazione dei dati e l'analisi dei dati. Quanto è per la messa a punto dello strumento e per la manualità collegata sia alla sonda per acquisire i vapori, sia al software di gestione dei dati acquisiti.
Per quanto riguarda l'altro problema, cioè evitare in qualche modo che lo strumento sia inquinato dall'ambiente circostante, o abbia un autoinquinamento di cui lei ha parlato, esiste intanto una funzione che serve per evitare l'autoinquinamento. Cioè, una funzione che è tipica di questo strumento e che serve per ripulire, ad alta temperatura, la sonda e tutte le parti che hanno effettuato l'analisi.
Inoltre, tutte le analisi che noi abbiamo effettuato, le abbiamo effettuate al di fuori dei laboratori, alcune in un locale... le prime in un locale appositamente attrezzato e completamente privo di tracce di esplosivi all'interno della palazzina dove sono i laboratori. Altre analisi le abbiamo fatte sul campo, trasportando lo strumento materialmente dove dovevamo fare le analisi: veda il caso del deposito ACI per l'incarico del 31 gennaio; veda il caso della villetta a Capena; il caso dell'appartamento di via Dire Daua. E quindi applicando poi un'altra, diciamo una tecnica che ci lasciava sempre tranquilli, che è stata quella di fare sempre tra un prelievo e un'analisi e l'altro, delle analisi in bianco.
E quindi di andare a verificare ogni volta che all'interno dello strumento non fossero rimaste tracce dell'analisi precedente.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "analisi in bianco"?
TESTE Massari: Analisi in bianco significa diciamo effettuare l'analisi senza introdurre i vapori. Quindi lasciare la sonda nello strumento, fare il ciclo analitico, cioè a dare l'on, cioè l'avvio alla macchina come se la sonda avesse fatto un'aspirazione e andare a verificare se nella sonda, o all'interno della macchina, fossero rimasti dei residui di vapori.
Nel caso in cui abbiamo ottenuto dei valori positivi, automaticamente abbiamo adottato quella tecnica che consiste nel fare una serie di cicli in bianco che serve proprio per autopulire lo strumento e riportarlo nelle condizioni ottimali.
Quindi, praticamente, abbiamo adottato tutti quei mezzi che poi sono una conseguenza di quelli che normalmente adottiamo nei laboratori quando facciamo l'analisi degli esplosivi e che servono per evitare qualsiasi inquinamento da parte dell'ambiente. Facendo poi operare, e operando noi stessi al momento dell'analisi, al momento dell'acquisizione del vapore, che poi è la parte più delicata, con delle tute che venivano prima saggiate e che erano completamente esenti, con guanti e con tutto ciò che normalmente viene utilizzato in tutte le analisi che vengono effettuate su tracce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora questo particolare della cosiddetta analisi in bianco, se ho capito bene vuol dire che effettuata una certa analisi, prima di affrontare l'analisi successiva, ci si assicura che lo strumento sia nelle condizioni di partenza, cioè a dire sia uno strumento al momento non sensibilizzato in qualche modo.
TESTE Massari: Esatto, completamente esente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho tradotto bene il suo pensiero?
TESTE Massari: Esatto. Completamente esente da tracce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa è una tecnica di buon comportamento dell'operatore che viene adottata appunto per avere dei risultati non ingannevoli, non...
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è norma eseguire le analisi con questi criteri?
TESTE Massari: E' norma in tutte le analisi in cui si lavora in tracce. Infatti anche quando si lavora in laboratorio per l'analisi dei residui, vengono fatte delle prove in bianco.
Viene fatta, prima una prova normalmente con una miscela standard di cui abbiamo parlato nei precedenti casi per vedere la risposta dello strumento ai vari diciamo componenti, alle varie sostanze che vogliamo identificare.
Successivamente, una volta fatta questa prova, vengono fatte delle prove in bianco fino a quando lo strumento non...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La prima prova, sostanzialmente è la taratura dello strumento rispetto...
TESTE Massari: La taratura e la verifica dello strumento.
PUBBLICO MINISTERO: ... a quello che si va a verificare.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo è, questa prova è...
TESTE Massari: E' la prima prova. Perché io ho mostrato, nella fotografia... Ecco, nella numero 5, ci abbiamo delle... Ecco, ci abbiamo quelli che vengono definiti nel linguaggio chimico dei picchi cromatografici, ognuno dei quali corrisponde ad un certo esplosivo.
All'alto di questi picchi ci sono delle righe tratteggiate.
Queste righe tratteggiate indicano quello che viene chiamato tempo di ritenzione o volume di ritenzione.
Se la sostanza...
PUBBLICO MINISTERO: E' determinato.
TESTE Massari: E' predeterminato. Se la sostanza, diciamo, rientra in un renge abbastanza ristretto di questi tempi di ritenzione, noi diciamo che la sostanza è identificata; se va prima o dopo di questi tempi di ritenzione, la sostanza non viene identificata come una delle sostanze che stiamo ricercando.
E' chiaro che soprattutto in uno strumento campale che viene trasportato, una delle prime cose che viene fatta, è quella di mettere in funzione lo strumento. Tenendo presente che questo strumento ha bisogno di circa un'ora, un'ora e mezza di preriscaldamento e preriscaldamento, prima che possa effettuare l'analisi.
E prima di fare la prima analisi uno fa una prova con uno standard che contiene le sostanze per le quali lo strumento e i canali strumentali sono stati tarati, in modo da verificare che ogni sostanza rientri esattamente in questo renge e che quindi le condizioni strumentali siano standard.
PUBBLICO MINISTERO: Le condizioni di partenza.
TESTE Massari: Esatto. Una volta accertati di questo, si fanno delle prove, dei cicli in bianco, per eliminare completamente il residuo di questa prima traccia e poi si comincia l'esame.
Ma è lo stesso identico sistema che viene utilizzato in laboratorio per la gascromatografia, per la DCMS, la gascromatografia spettrometria di massa, per tutte le tecniche analitiche. Perché io, prima di fare l'analisi, debbo avere la certezza e devo anche avere la prova che il mio strumento sia esattamente tarato per l'analisi che vado a fare e a realizzare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo aspetto del problema io l'ho introdotto in forma teorica e preliminare. Ma la stessa domanda, invece, in una dimensione più pratica, è questa: tutte le analisi, o per meglio dire, tutti gli accertamenti di cui lei si è interessato e che ha enumerato all'inizio del suo esame, ecco, sono stati compiuti all'insegna di questa metodica precisa che garantisce sia le condizioni iniziali, sia le condizioni in corso d'opera ottimali per avere i risultati non ingannevoli, o non approssimativi?
TESTE Massari: Sì, le abbiamo fatte tutte in ogni prova che abbiamo effettuato.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Massari, ho bisogno di chiederle ancora in linea generale alcune cose.
Tutti vogliono sapere da lei - anch'io - com'è che questo strumento è stato utilizzato a partire da una certa data del 1994, e per quale ragione lei - e non solamente lei - questo strumento non lo ha potuto utilizzare nell'anno precedente nel corso degli accertamenti sui vari attentati.
E, a questa domanda, lei ha già dato una risposta: fino ad una certa data, questo strumento, non era nella disponibilità del servizio.
Le risulta che altri centri specializzati nelle ricerche, nelle indagini, in materia di esplosivi in Italia, all'epoca ne avessero la disponibilità?
Intendo dire: il Centro dei Carabinieri di Investigazione Scientifica; intendo il Laboratorio Esplosivi della Marina Militare di La Spezia...
TESTE Massari: No, non ne avevano la disponibilità.
Avevano la disponibilità di un altro tipo di rivelatore, del quale avevamo la disponibilità pure noi. Che è lo Ioscan, che è basato su altri principi e che ha, sia una sensibilità, sia una selettività nettamente inferiore a questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E un costo nettamente inferiore a questo.
Perché uno dei problemi per cui lo strumento lo abbiamo avuto con un certo ritardo, è che a fronte del costo dei rivelatori che erano in commercio, il cui importo variava dai 70 ai 120, ai 130 milioni, questo strumento costava all'epoca oltre i 500 milioni.
E quindi è stata questa la barriera che abbiamo dovuto superare per poi avere la disponibilità di questo strumento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Associata a questa domanda, gliene pongo un'altra: lei ha parlato di sensibilità e di selettività come caratteristiche precipue di questo strumento.
Io vorrei, se lei è in grado di farmelo capire, vorrei ben intendere comparativamente che cos'è questo strumento in termini di sensibilità e di selettività rispetto alle metodiche e alle strumentazioni di ricerca qualitativa e quantitativa di esplosivi, come quelle che lei stesso aveva adoprato anche nel '93 occupandosi degli attentati che per l'appunto formano oggetto anche di questo processo.
Se lei è in grado, in qualche modo, di rendere visibile questa diversità.
Lei prima ha parlato di milionesimi di grammo. Ecco, se da una parte si può parlare di milionesimi di grammo con altre strumentazioni, in che ordine di grandezze siamo; sotto il profilo della selettività, analogamente: quali differenze ci sono tra questo tipo di rivelatore e gli altri rivelatori, compresi quelli che lei stesso utilizzava normalmente nel '93 e finché non le hanno messo a disposizione questo apparato.
TESTE Massari: Dunque, allora, diciamo: tralasciando la prima parte di cui ho parlato, che è sempre importante tener presente. E cioè che l'acquisizione del campione di questo strumento è completamente diversa dagli altri. E già questo è un primo, potremmo considerarlo già un primo sintomo di una selettività diversa, rispetto agli altri strumenti. In quanto qui c'ho la possibilità di prelevare i campioni senza alterare i campioni, cioè senza doverli trasformare in una forma fisica diversa da quella in cui erano all'inizio.
E quindi parlo del particellato che non devo trasformarlo in forma liquida, soluzione...
PUBBLICO MINISTERO: In soluzione liquida. Certo.
TESTE Massari: E quindi questa è una prima selettività.
Questo strumento, comparato con gli altri strumenti, praticamente ha una sensibilità che è comparabile con quella, per esempio, del GC-TEA, in quanto il TEA utilizza lo stesso rivelatore che è la base di questo strumento.
E, a livello di selettività, naturalmente ha la stessa selettività del GC-TEA, o dell'HPLC-TEA. Cioè di tutti quei sistemi cromatografici che utilizzano, come rilevatore, il TEA. Cioè un rivelatore a chemiluminescenza.
Quindi, a livello di selettività e di sensibilità, è identica a quella di questi altri strumenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi se la fermo subito.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando espressamente in rapporto alle potenzialità dell'EGIS, quanto a selettività e sensibilità, di questi altri due rivelatori: GC-TEA - mi perdoni, le sigle...
TESTE Massari: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uno, è GC-TEA e l'altro è?
TESTE Massari: HPLC-TEA.
PUBBLICO MINISTERO: HPLC-TEA. Le risulta che ve ne siano altri ancora di strumenti che hanno potenzialità comparabili a quelle di questi rivelatori.
TESTE Massari: Hanno... Sì, sì, sono altri strumenti che hanno potenzialità comparabile e sono: la massa-massa e la gascromatografia massa soltanto per quanto riguarda la sensibilità.
Anzi, nel sistema massa-massa, possiamo avere, in alcuni casi, una sensibilità superiore e quindi una possibilità di individuare sostanze presenti in quantità anche inferiori rispetto a quelle individuabili dall'EGIS, per quanto riguarda la sensibilità.
Mentre, per quanto riguarda la selettività, praticamente non esistono altri strumenti, ad eccezione di quel rilevatore di cui ho parlato all'inizio. E parlando in generale dei rivelatori aeroportuali che è un sistema però specifico soltanto per i composti contenenti azoto a livello aeroportuali e che è un sistema diciamo non utilizzato in nessun laboratorio.
Però, per quanto riguarda le analisi di laboratorio, abbiamo dei sistemi comparabili per sensibilità e selettività che sono tutti quei sistemi che utilizzano lo stesso rivelatore utilizzato dall'EGIS.
E, per quanto riguarda la sensibilità, abbiamo alcuni sistemi di spettrometria di massa, però spettrometria di massa con il sistema massa-massa che è l'ultimo nato in ordine di tempo. Quindi parliamo di sistemi dell'ultima generazione, degli ultimi due-tre anni, che ha una sensibilità comparabile con quella dell'EGIS. E, in alcuni casi, anche superiore.
Non ha però la stessa selettività.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare di aver capito quindi che questa strumentazione che è stata utilizzata da lei nel corso dei vari accertamenti, presenta determinate caratteristiche in termini di rivelazione sotto il profilo qualitativo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, essendo di volta in volta tarato per l'individuazione di determinate specie chimiche, che sono le specie delle sostanze esplodenti, questa attrezzatura, con una sua particolare, con un suo particolare modo di attivarsi e poi utilizzando un rivelatore particolare che è il GC-TEA, dà una risposta in termini qualitativa di elevato grado, di elevatissimo grado.
Sotto il profilo della determinazione quantitativa, affrontando quindi un determinato reperto, ecco, a questa apparecchiatura si deve riconoscere una qualche particolare, qualche particolare efficacia, oppure dal punto di vista quantitativo, a questa apparecchiatura non si possono rivolgere una certa serie di domande?
TESTE Massari: No, da un punto di vista qualitativo, abbiamo detto che lo strumento viene tarato all'inizio per riconoscere un certo numero di sostanze su determinati canali.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: E quindi lo strumento dà la risposta in funzione di queste sostanze.
Da un punto di vista quantitativo non c'è una correlazione diretta tra le quantità di sostanze aspirate allo strumento e le quantità eventualmente presenti in un certo ambiente e in un certo oggetto.
In quanto, quello che è importante sempre tener presente, è che noi stiamo parlando di una strumentazione che opera su particelle che praticamente, pur essendo delle particelle da un punto di vista molecolare macroscopiche, cioè sono formate d un numero elevatissimo di molecole, però sono sempre particelle che sono praticamente invisibili ad occhio nudo.
Si confondono nella polvere normalmente presente e quindi è chiaro che, nel momento in cui io ho queste particelle che si depositano in un certo ambiente, si depositeranno in modo disomogeneo, non in modo omogeneo.
Quindi, quando io vado a fare l'analisi, vado a fare l'analisi in dei punti dove non so le quantità di particelle che esistono.
Naturalmente, come tutti gli strumenti, c'è un rivelatore che è estremamente sensibile. E i rivelatori estremamente sensibili hanno il problema - e questo su tutti i rivelatori - che quando io inserisco una quantità troppo elevata, lo strumento va in saturazione. Cioè, lo strumento praticamente mi dà un segnale che mi dice: 'guarda, qui c'è una quantità di sostanza tale che io più di questa non riesco ad aspirarne, quindi mi devo fermare'.
Cioè, mi dà un segnale che è al di sopra della media.
Però, anche un segnale con un rivelatore saturo, non dà la possibilità di dare una correlazione diretta con la quantità di sostanza che è stata aspirata.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, mi scusi se la interrompo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei illustrava il significato da attribuire ad una presenza disordinata di specie esplosive nel luogo dove un attentato si è verificato, nel senso che non se ne poteva desumere ad esempio la proporzione nella miscela originaria, ecco, se all'epoca lei ci ha dato questa spiegazione, questo schema è tutto sommato omogeneo, rispetto a quello nel cui ambito si scrive un accertamento non su esplosivi detonati, bensì su esplosivi non detonati che abbiano lasciato del particolato da qualche parte?
TESTE Massari: Beh, non è proprio la stessa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Gliel'ho chiesto apposta.
TESTE Massari: In questo senso: quando io ho parlato dell'analisi di residuo di esplosione, intanto c'è una grossa differenza. Che in un caso parlo di residui di esplosione; nell'altro caso parlo di esplosivi integri.
Quando io parlo di residui di esplosione, io faccio la raccolta dei vari reperti; dopodiché faccio l'estrazione dei singoli reperti. E quindi trasformo gli eventuali residui portandoli da vapori o da particelle, in soluzione. E poi faccio l'esame della soluzione.
Quindi io non posso sapere se, nei reperti fatti nell'ambito per esempio di una stanza, questi residui possono provenire da un punto della stanza, o da un altro punto della stanza, da uno o dall'altro.
Ma dico semplicemente che nella stanza, la repertazione fatta e le soluzioni ottenute, mi hanno detto che esiste una certa specie, o un certo residuo di esplosivo.
Nel caso dell'EGIS, quando io vado a fare queste analisi all'interno di una stanza, io sono anche in grado di dire i punti nei quali io ho individuato questi esplosivi.
Se io lo faccio all'interno di una macchina posso dire: ho trovato la traccia nell'esplosivo sinistro, sì... Scusi, nel sedile sinistro, sì; nel sedile sinistro, no. All'interno del portabagagli, sì; sul cruscotto, no. Sul tappetino di destra, sì; o sul tappetino di destra, no.
Posso anche fare una mappatura dei residui nei punti in cui sono stati trovati. E quindi dei vari residui.
Tenendo presente che questa sonda, nel momento in cui fa l'analisi, non inquina minimamente i vari punti dove eventualmente esistono questi frammenti, questi residui esplosivi. In quanto io non c'ho un contatto diretto della sonda su reperto; ma la sonda viene semplicemente posta ad un certa distanza dal reperto, viene fatta la aspirazione e eventualmente l'irradiazione con questa luce termica. La quale mi genera, a sua volta, i vapori. E quindi io non c'ho mai un contatto diretto tra la sonda con la quale materialmente faccio l'aspirazione, e l'oggetto o il punto in cui l'aspirazione va fatta.
Questo è molto importante...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non c'era...
TESTE Massari: Perché non c'è nessuna contaminazione all'interno dei vari punti di un certo ambiente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quello che capisco, non c'è nessun intervento sull'ambiente - adopriamo questo termine nel significato più generico possibile - non c'è nessun intervento di natura chimica o di natura fisica, attraverso questo apparecchio, sull'ambiente stesso.
TESTE Massari: Di natura chimica, no. Di natura fisica c'è semplicemente l'aspirazione dei vapori che sono nell'intorno del reperto, o che io genero nell'intorno del reperto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è da dire...
TESTE Massari: Però senza nessun contatto, senza nessuna trasformazione.
La particella era una particella, rimane una particella anche se diciamo infinitesimamente più piccola.
E' lo stesso discorso che se io sparo con una pistola per fare una prova del bossolo, dei segni del bossolo, è un principio di indeterminazione.
Io, il proiettile, una volta sparato, mi ha leggermente modificato la canna della pistola, ma me l'ha modificata di un fattore così infinitesimo che non è inficiato nei segni che io lascio sul bossolo, né diciamo lo spessore della canna che i segni li ha lasciati.
Questo, è lo stesso discorso.
Io vado ad individuare una parte, a vaporizzare una parte superficiale della particella, lasciando però la particella per quella che è.
Quindi io non c'ho né una distruzione del materiale, né tantomeno dovrei arrivare all'assurdo che, su quel reperto, esistono soltanto tre o quattro molecole e che io ho preso solo quelle tre o quattro molecole in tutte le prove effettuate.
In tutti gli articoli di letteratura non esiste mai che si è verificato un caso di questo genere.
E quindi però ecco, la cosa importante è questa: che per la sua domanda, rispetto a quanto fatto nelle analisi in tracce con gli altri sistemi, in questo caso io non modifico le tracce, le lascio nel punto in cui si trovano. E praticamente sono in grado di dire i punti precisi dove io ho trovato queste tracce.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, queste specie esplosive, queste sei che lei spiegava, sono tra gli esplosivi commerciali quelli più comunemente facenti parte di miscele esplosive.
Ecco, hanno... Un attimino ci dimentichiamo della macchina, pensiamo piuttosto alla struttura.
AVV. Ammannato: Scusi, Pubblico Ministero, se ritiene - è la parte civile che... - doveva rispondere alla domanda lo stesso Pubblico Ministero, le due diverse ipotesi tra i residui di esplosione già avvenuta e l'altro caso.
Ecco, se eventualmente, prima di passare, rispondeva all'altro caso: cioè, quando andava sul materiale esplosivo non esploso, ecco.
Sennò lasciamo un po' a metà il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: No...
AVV. ammannato: Se ritiene.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava avesse dato la risposta, avvocato Ammannato.
Io, almeno, l'avevo capita.
Cioè, non ha risposto direttamente, perché ha risposto - il consulente - comunque glielo facciamo ridire al dottor Massari, ha risposto con un preargomento.
Ha detto: non sono comparabili, perché da una parte si deve, per forza di cose, prelevare, ridurre il campione in uno stato diverso. Quindi...
AVV. Ammannato: (voce fuori microfono)
Quando non è esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, non c'è nessun tipo, non c'è un intervento che abbia caratteri di analogia col primo, eh? Quindi...
Stavo per chieder invece un'altra cosa: rispetto a queste famose sei specie esplosive, ecco, queste, visto che se ne ragiona in termini di vapori, queste hanno in linea di massima - le molecole delle sei diverse specie esplosive - hanno in linea di massima lo stesso comportamento? Questo visto anche nel corso del tempo, oppure hanno dei comportamenti diversi?
TESTE Massari: No, hanno dei comportamenti diversi. E, in parte, ho adombrato la risposta quando ho parlato dello schema blocchi dello strumento. Dove io ho detto che i primi, un primo gruppo di esplosivi, veniva esaminato e pirolizzato a 350 gradi, mentre un secondo gruppo a 800 gradi.
I sei esplosivi che noi, di cui noi stiamo parlando, li possiamo quindi dividere in due gruppi: nel primo gruppo noi inseriamo l'EGDN, la nitroglicerina e il dinitrotoluene; nel secondo gruppo inseriamo: tritolo, T-4 e pentrite.
Il primo gruppo ha la caratteristica di comprendere sostanze che hanno bassa tensione di vapore. Cioè sostanze che tendono facilmente a passare dallo stato di vapore a temperatura ambiente. O dietro un lieve riscaldamento.
Io ho fatto già...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tendono quindi a volatilizzare? Vuole dire questo?
TESTE Massari: Tendono, più che a volatilizzare, tendono a stare permanentemente in uno stato di equilibrio tra la parte liquida o parzialmente solida ed il vapore.
Per farle un esempio, che io faccio spesso quando anche faccio lezione ai ragazzi della Polizia, è la stessa cosa che noi parliamo di un profumo.
Il profumo è una sostanza - e quindi torniamo al vecchio concetto degli sniffatori - è una sostanza che è permanentemente, ha una tensione di vapore molto bassa. E quindi è permanentemente in uno stato di equilibrio tra liquido e vapore.
Tanto è vero che, quando io apro una bottiglietta di profumo, riesco a sentire l'odore, ma non è che il profumo immediatamente va via. Il liquido rimane e rimane per anni, perché l'evaporazione è talmente lenta a temperatura ambiente, per cui questo equilibrio è semplicemente più manifesto in quanto le particelle di profumo e nel nostro caso le particelle di esplosivo, hanno una certa particolarità. Che può essere, in qualche modo, rivelata.
Tant'è vero che uno dei problemi a livello aeroportuale, è sempre stato l'individuazione di due esplosivi in particolare: il C-4 che è un esplosivo a base di T-4 e il Semptex, che è un esplosivo a base di pentrite e di C-4.
Proprio perché queste sostanze, siccome non emettono vapori, fino a quando abbiamo utilizzato dei rivelatori che andavano a verificare soltanto la presenza di vapori, non era possibile individuarle.
Oggi, con sistemi come l'EGIS, o con sistemi come la ricostruzione dell'immagine e quindi sistemi che operano sulla densità e sui raggi X morbidi; sistemi che penetrano all'interno dei bagagli con l'emissione radioattiva, come avviene per un altro tipo di strumenti, in questo caso non riusciamo ad individuare anche sostanze, quelle che fanno parte del secondo gruppo diciamo: tritolo, pentrite e T-4, che a temperatura ambiente non hanno praticamente vapore.
Cioè che sono delle particelle, la cui tensione di vapore è tale che a temperatura ambiente non permette di emettere niente al di fuori della parte solida.
Quindi, praticamente, i due gruppi hanno dei comportamenti diversi. Ma perché sono proprio diverse le molecole. E vengono rivelati in modo diverso. Tanto è vero che, all'interno dello strumento, noi abbiamo due sistemi di rivelazione diversi, tra virgolette, nel senso che abbiamo il primo gruppo di sostanze che viene pirolizzato ad una temperatura di 350 gradi; e il secondo ad una temperatura di 800 gradi.
Questo serve anche perché, se il primo gruppo io lo pirolizzassi a 800 gradi, praticamente distruggerei tutto. Il secondo gruppo, pirolizzato a 350 gradi, rimane praticamente intatto.
In questo modo io faccio una divisione tra i due gruppi. E, nello stesso tempo, ho la certezza che alcuni segnali che io ho canalizzato in base ai tempi di ritenzione corrispondono agli esplosivi del primo gruppo; alcuni altri segnali che ho canalizzati in base al secondo tempo, alla seconda temperatura di pirolisi, li vedo nel secondo gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, dopo aver fatto questa premessa diciamo di carattere teorica, io ho bisogno che lei poi spieghi, non più come teoria, ma come pratica, come loro hanno proceduto, come lei ha proceduto di volta in volta affrontando il singolo reperto.
E poi si vedrà quale. Una volta una cartina, una volta una automobile, una volta uno straccio... Ecco.
Cioè dire: com'è che è stato affrontato il reperto attraverso questa strumentazione e attraverso tutte le attività che sono a servizio dell'utilizzo di questa strumentazione. E comunque che erano state, in qualche modo, prescritte dal Pubblico Ministero quando le sono stati dati gli incarichi di accertamento, ecco.
Perché, come lei verrà a dire - ma vorrei che lo spiegasse prima - affrontando il singolo reperto non è che lei si è limitato a prendere questa macchina con la sua sonda, avvicinare la sonda al reperto. Dopodiché ha lasciato il reperto dove si trovava e lei è andato da un'altra parte.
E' un attimino...
Mi rendo conto, ma questo è un passaggio dell'accertamento dell'istruttoria dibattimentale che deve essere affrontato con calma.
TESTE Massari: Ma guardi, allora, diciamo che preliminarmente, l'approccio su tutte le analisi effettuate, è stato fatto tenendo presente che bisognava mantenere i luoghi nello stato in cui si trovavano e bisognava fare in modo che l'analisi comunque fosse ripetibile. Sia da parte di questo strumento, sia eventualmente da parte di altre tecniche.
Per cui naturalmente noi abbiamo sempre, abbiamo modificato il modo di operare in funzione delle varie diciamo, dei vari incarichi che io ho ricevuto.
Quindi, cominciando per esempio dall'incarico del 31 maggio '95...
PUBBLICO MINISTERO: Gennaio.
TESTE Massari: Del 31, scusi, gennaio '95, questo incarico si riferiva a degli accertamenti da effettuare su autovetture che erano in giudiziale sequestro presso il deposito della ditta ACI di Medori Roberto in via Braccianese a Roma.
Allora, queste macchine erano costituite da un furgone FIAT 30/08 targato Roma X38754; da una autovettura SEAT Malaga 1 punto...
PUBBLICO MINISTERO: No, dottor Massari.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che c'è, dia tutta la specifica del veicolo. Compreso intestatario e quant'altro.
TESTE Massari: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Per come le è stato dato l'accertamento.
Sennò alla Corte le manca un dato, non riesce a capire di che cosa si sta parlando.
Siccome non lo posso dire io, lo deve dire lei.
TESTE Massari: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
TESTE Massari: Allora, i quesiti riguardanti l'incarico del 31 gennaio '95 dicevano:
"Premesso che sono sottoposti al sequestro ed in atto depositati presso la ditta ACI di Medori Roberto e Roma, via Braccianese chilometro 0200 i veicoli: furgone FIAT 30/08 targato Roma Y38754, intestato a Frabetti Aldo; autovettura SEAT Malaga 1,2 GL targata Roma 93971Y intestata a Marabbo Franco e già in uso a Frabetti Aldo; autovettura Audi 80 2.0 16 V targata Roma 8F9398 intestata a Scarano Antonio".
Questi erano i reperti su cui dovevamo operare e per fare questa operazione, abbiamo trasportato praticamente lo strumento presso questo deposito. Quindi, lo abbiamo diciamo, collocato all'aperto in un punto abbastanza lontano dalle stesse macchine, dopodiché abbiamo effettuato le analisi trasportando la sonda all'interno delle singole macchine e andando a verificare se c'erano o meno residui di esplosivi.
Con le tecniche che già ho detto, nel senso che una volta che lo strumento è stato portato sul luogo, una volta che è stato diciamo acceso tra virgolette nel senso che collegato con una linea di corrente a 220 volts, si è acceso il tempo necessario affinché lo strumento arrivasse a regime operativo, fatte le analisi per verificare che lo strumento desse la risposta standard.
Per quanto riguarda le 6 sostanze che andavamo a ricercare, abbiamo fatto le varie diciamo aspirazioni all'interno delle singole autovetture e quindi una serie di analisi con lo strumento suddivise per ogni singola macchina all'interno nei vari punti delle macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, dottore siccome lei adopra il termine "aspirazione", vorrei che chiarisse alla Corte che aspirazione... se aspirazione vuol dir adoprar l'aspirapolvere o no, ecco. Volgarizzo al massimo il concetto.
Aspirazione vuol dire avete preso l'aspirapolvere e avete portato via la roba che c'era dai seggiolini, dai tappetini, dal bagagliaio o quant'altro, oppure avete raccolto i vapori o provocato quell'emissione di vapore nei termini in cui spiegava prima?
TESTE Massari: No...
AVV. Cianferoni: Presidente abbia pazienza, non mi pare - sono l'avvocato Cianferoni -
PUBBLICO MINISTERO: No, la domanda... avvocato, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: L'ha finita di porla?
PUBBLICO MINISTERO: Io credo di averla formulata, casomai la riformulo meglio, ho chiesto al consulente di chiarire se il termine aspirazione vuol dire che hanno adoprato l'aspirapolvere e hanno portato via quello che c'era sui seggiolini, sui tappeti, nel bagagliaio e quant'altro. Ovvero se hanno, semplicemente, se hanno riferendosi, tornando alla precisazione fornita poco fa, se hanno, lavorando a quella certa qual distanza, intercettato i vapori emessi da quanto si trovava nell'interno dei veicoli - perché di questo si sta parlando - . Questa è la domanda.
AVV. Cianferoni: Mantengo allora il proposito di opposizione, perché avendo ben presente come il teste sia ben difficilmente suggestionabile per la sua competenza tecnica, per essere stato - l'abbiamo appreso - il direttore di tutta l'opera che ci viene oggi a riferire, tuttavia il modo con il quale la domanda è posta, è senz'altro suggestivo come ella Presidente, talvolta ha ricordato per tutti i presenti, Giudici Laici compresi. Ed è oggettivamente suggestiva a prescindere dalla competenza e dall'esperienza del dottor Massari. Quindi, mantengo l'opposizione.
PRESIDENTE: Invitiamo il dottor Massari a chiarire che cosa vuol dire "aspirazione". Così si superano...
TESTE Massari: Mi scuso per non averlo chiarito, nel senso che...
PRESIDENTE: No, no...
TESTE Massari: ... fatte le premesse...
PRESIDENTE: No, no. Lei probabilmente lo ha chiarito, ma meglio ripetere che fare...
TESTE Massari: Sì, sì. Ma infatti dicevo questo: fatte le premesse del sistema e avendo illustrato come la sonda - che fa parte integrante di questo sistema - venga utilizzata, io con il termine "aspirazione" da questo momento in poi, intendo che utilizzo la sonda e quella particolare sonda, così come ho illustrato per aspirare eventuali vapori di esplosivo presente ed eventuali vapori generati dalla stessa sonda dal particellato eventualmente presente all'interno o sugli oggetti che sto esaminando.
Quindi, quando parlo di aspirazione intendo sempre riferirmi all'aspirazione che io effettuo in modo particolare con questa sonda per questo determinato e scopo specifico. Cioè quello di andare a verificare se erano presenti tracce di esplosivo sotto forma di vapore o sotto forma di particelle.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Massari: Per cui...
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire: vi è una rimozione meccanica delle particelle che siano depositate eventualmente su un sedile piuttosto che su un tappetino o su un bagagliaio, o vi è un'intercettamento o intercettazione o un intercetto di vapori?
TESTE Massari: C'è una intercettazione di vapori. Sia dei vapori eventualmente presenti nell'ambiente, sia dei vapori generati con questa sonda la quale opera tramite una sorgente termica che nelle particelle eventualmente presenti, genera i vapori.
Quindi non c'è assolutamente, rimozione delle particelle presenti; non c'è nessun contatto tra la sonda e le particelle, non c'è nessun contatto tra la sonda e tutti gli oggetti esaminati all'interno di questo, diciamo, del furgone o delle altre due macchine.
PRESIDENTE: Dottore mi scusi, lei lo ha già detto, ma sarà sempre bene poiché si tratta di argomenti piuttosto ostici per noi. L'attività di questo strumento, particolarmente quando acquisisce queste vaporazioni, non altera in nessuna maniera lo stato, il modo di essere dell'oggetto che viene indagato diciamo?
TESTE Massari: Assolutamente.
PRESIDENTE: Quindi un'operazione dello stesso genere, fatta dallo stesso strumento o da un altro strumento anche a distanza di tempo, potrà essere sempre ripetuta?
TESTE Massari: Ripetuta...
PRESIDENTE: Dando risultati della stessa...
TESTE Massari: E darà risultati uguali a quelli che abbiamo ottenuto.
PRESIDENTE: Benissimo. Proseguiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, lei si avviava a illustrare esemplificativamente come avete operato quando siete andati al deposito di via Braccianese dell'ACI per come dire?, per...
TESTE Massari: Esaminare...
PUBBLICO MINISTERO: ... esaminare - è stanco lei, son stanco anch'io - per esaminare questi tre veicoli.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ha spiegato che la sonda è qualche cosa che si sposta rispetto a dove si trova...
TESTE Massari: Lo strumento.
PUBBLICO MINISTERO: ... lo strumento propriamente detto, la sonda viene portata e manovrata... va beh, all'interno - ora questo lei lo deve spiegare - ...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo veicolo, di questi veicoli.
TESTE Massari: Sì. Praticamente la sonda quindi, una volta che lo strumento è stato posto nelle condizioni operative standard, la sonda viene utilizzata in quanto c'ha un'autonomia singola, della singola sonda, e è stata utilizzata per andare ad esaminare le varie parti della macchina, delle macchine, degli autoveicoli in esame senza - ripeto - che vi fosse alcun contatto, né alcuna modificazione dei luoghi che stavamo esaminando.
Per cui, all'interno del furgone FIAT Iveco abbiamo trovato tracce di T-4 in modo particolare e l'abbiamo trovate abbastanza delocalizzate sia nel bagagliaio interno, sia sul volante, sia sul sedile anteriore destro.
Nella tabella io ho indicato soltanto le parti positive. Nel senso che quelle parti che erano negative, pur essendo state esaminate, non sono state riportate.
Per cui quando dico sedile anteriore destro, è chiaro che io ho esaminato anche il sedile anteriore sinistro e il sedile posteriore. Così come ho esaminato, cosa che ho fatto per tutte le macchine , anche il cruscotto e il porta oggetti posteriore, quello che si trova sotto il lunotto dietro il sedile posteriore.
PUBBLICO MINISTERO: Probabilmente anche il bagagliaio?
TESTE Massari: Sì. Infatti il bagagliaio l'ho citato perché il bagagliaio è stato positivo. Quindi, ho citato: bagagliaio, volante e sedile anteriore destro. Mentre negli altri punti non citati, sono stati esaminati ma non sono stati citati perché l'analisi è risultata negativa.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo quindi che l'analisi è positiva, è risultata positiva solo in quei punti specifici che lei poco fa ha menzionato...
TESTE Massari: Che io ho riportato sulla... su un elaborato che poi al termine, una mia memoria consegnerò alla Corte al termine dell'intervento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ascolti dottor Massari, lei - io lo so - lei leggeva da una tabella...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... al momento. La vuole porre sotto il visore la tabella, per cortesia? Perché questo è standard, in un certo qual modo rispetto a tutti gli accertamenti che loro hanno fatto.
Bisognerebbe riuscire a ingrandire per modo che, la Corte possa anche decifrare meglio che cosa sono tutti quei segnettini sotto le varie sigle. Perché si sa che sono, non son sempre...
PRESIDENTE: Sì, così va bene signora.
PUBBLICO MINISTERO: Io direi, dottor Massari, se lei scorre la tabella sotto il visore...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... può anche illustrare...
TESTE Massari: Allora, questa...
PUBBLICO MINISTERO: A me non pare che sia a fuoco, ma insomma...
TESTE Massari: ... è una tabella allegata praticamente a una memoria relativa all'incarico del 31 gennaio '95. La tabella è suddivisa, prima di tutto, in tre blocchi: nel primo blocco ci abbiamo il furgone FIAT Iveco, nel secondo blocco l'autovettura SEAT Malaga...
PRESIDENTE: Dottore scusi, se sono noioso...
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: ... il furgone FIAT Iveco sarebbe il FIAT Ducato?
TESTE Massari: No, FIAT Iveco 30/08, mi sembra...
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Massari: FIAT 30/08, ah, non so se poi è Ducato.
PRESIDENTE: No, perché qui sembra che da qualche parte si sia parlato di FIAT Ducato.
TESTE Massari: Io nell'incarico ho parlato di FIAT 30/08, non so se...
PRESIDENTE: Va bene.
TESTE Massari: ... questo corrisponde al Ducato.
PRESIDENTE: Lo verificheremo.
TESTE Massari: Non sono un esperto di questo tipo di veicoli, quindi non lo so dire.
Questa è la tabella...
Allora, questo è il furgone, comunque ecco, per intenderci, per essere precisi e non generare equivoci, è il furgone targata Y38754.
PRESIDENTE: Benissimo.
TESTE Massari: Allora, la tabella è divisa prima in tre blocchi in senso orizzontale, cioè ci abbiamo il furgone FIAT Iveco, l'autovettura SEAT Malaga e l'autovettura Audi 80.
In senso verticale noi ci abbiamo la prima colonna è dove c'è scritto SCAN è una colonna che praticamente indica il numero di scansioni, quindi è un dato prettamente tecnico, che lo strumento indicato nel momento in cui l'analisi è stata positiva.
Dopodiché ci sono, sempre in senso di colonne, la prima colonna che è costituita dall'EGDN; la seconda dalla nitroglicerina NG, la terza dal dinitrotoluene DNT, la quarta dal tritolo TNT, la quinta dalla pentrite PETM, e la sesta dal T-4.
In senso invece orizzontale, al di sotto del furgone FIAT Iveco abbiamo le righe: bagagliaio interno. Seguendo la riga vediamo che abbiamo trovato una debole traccia indicata con un più nella corrispondenza del DNT e una traccia leggermente più consistente indicata dai due più nel senso del T-4.
Questa indicazione con dei simboli io l'ho adottata proprio perché non avevo nessuna corrispondenza a livello quantitativo tra il segnale che andavo ad identificare e la quantità di sostanza presente.
E serve semplicemente a dire se il segnale è stato, nei vari esplosivi esaminati, quindi relativamente alla stessa analisi ed agli esplosivi individuati, se c'è un esplosivo che mi ha dato un segnale leggermente più intenso rispetto agli altri.
Quindi, nel primo caso, io c'ho nella prima riga: bagagliaio interno, positivo DNT, positivo T-4; nel secondo caso, nella seconda riga: volante, sempre rispetto al furgone FIAT Iveco...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Massari: ... in cui so soltanto positivo per il T-4 con un debole segnale.
Nel terzo caso, nella terza riga: sedile anteriore destro, ho positivo leggermente per il TNT, per la pentrite e molto positivo per il T-4. Tanto è vero che il T-4 viene indicato con tre segni positivi.
Per quanto riguarda l'autovettura Seat Malaga io c'ho soltanto un leggero segnale all'interno dell'abitacolo e all'interno del bagagliaio, solo per il DNT.
Mentre, per il TNT sempre un leggero segnale ce l'ho per il prelievo dell'abitacolo, il sedile anteriore e il bagagliaio.
In tutti i casi, sia del DNT, sia del DNT, il segnale è molto lieve.
Nel caso dell'autovettura Audi 80, c'ho un segnale abbastanza forte di pentrite e T-4 all'interno dell'abitacolo. Quindi probabilmente, cioè, in questo caso, noi abbiamo fatto una aspirazione all'interno dell'abitacolo non avendo trovato dei punti precisi in cui si trovava l'esplosivo. Perché probabilmente, nei singoli punti, l'esplosivo era presente in quantità inferiore al limite di rilevabilità dello strumento.
In un caso di questo genere abbiamo fatto praticamente l'aspirazione solo del vapore all'interno dell'abitacolo e abbiamo ottenuto questo segnale abbastanza forte per quanto riguarda il T-4; e un altro segnale abbastanza debole in corrispondenza, per quanto riguarda il T-4, nel sedile anteriore destro.
Quindi, praticamente, nel caso di questo primo incarico, noi abbiamo trovato dei segnali positivi per tutti e tre i veicoli esaminati, anche se su punti diversi.
Una volta fatto l'esame, abbiamo naturalmente riconsegnato le macchine, risigillandole nel senso che sono state poste in modo ermeticamente chiuso, e sono state riconsegnate nella disponibilità per essere poi eventualmente, non so, sequestrate, per eventuali successive analisi.
No, erano state già sequestrate, scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, erano già sequestrate.
Oltretutto se ne dava atto anche...
TESTE Massari: Sì, all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: ... nell'incarico che lei prima ha letto.
"Premesso che sono sottoposte a sequestro ed in atto depositati...", eccetera, eccetera.
Ancora le devo chiedere, dottore, su questo primo incarico che poi non è il primo accertamento fatto con l'utilizzo dell'EGIS, perché ve n'è uno precedente sul quale fra un attimo dovremo tornare.
Ecco, al momento in cui vi sono stati consegnati, messi a disposizione questi veicoli, in che condizioni li avete trovati?
TESTE Massari: Li abbiamo trovati che erano perfettamente chiusi, sigillati. C'erano i soliti, i normali sigilli che vengono apposti dall'Autorità Giudiziaria, firmati, timbrati. E quindi noi, per effettuare l'analisi, abbiamo fatto all'apertura, quindi abbiamo rotto i sigilli, abbiamo effettuato le analisi. E poi, dagli ufficiali di P.G. che comunque erano presenti durante l'analisi, abbiamo riconsegnato le autovetture e loro hanno provveduto a rimettere i sigilli.
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire: i tre veicoli, al termine del suo intervento, sono stati ripristinati nelle condizioni diciamo di sicurezza e di inaccessibilità in cui lei li ha trovati?
TESTE Massari: Sì, esattamente. Nelle stesse condizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Per dare un'idea, a parte la fase di messa a regime preliminare che lei ha detto porta via un certo tempo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. La durata del suo intervento poi con la sonda all'interno dell'abitacolo, in termini ripeto di orologio, quanto tempo può aver portato via?
TESTE Massari: Mah, in questo caso parliamo intorno, in totale, tutto l'intervento, ha portato via tutta la mattina.
Quindi, diciamo: l'intervento vero e proprio sarà stato nell'ordine delle due-tre ore.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: quindi lei ha lavorato con la sua sonda all'interno e all'esterno di un...
TESTE Massari: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Il tempo medio per un veicolo, quanto potrebbe essere stato?
TESTE Massari: Intorno ai tre quarti d'ora, un'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, per tre quarti d'ora, quello che è, questo veicolo, è stato aperto. Voglio dire, lei ha fatto la sua operazione, dopodiché è stato rimesso nelle condizioni iniziali di inaccessibilità.
TESTE Massari: E' stato rimesso nelle condizioni iniziali di inaccessibilità. Dopodiché noi siamo tornati diciamo in laboratorio a Roma, abbiamo rielaborato e stampato i grafici che già avevamo stampato sul posto, ma per renderli in una forma migliore, che sono allegati qui a questa nota tecnica. In cui abbiamo allegato i singoli grafici di ogni aspirazione, quindi di ogni intervento fatto sulle singole macchine.
E ci sono anche grafici che hanno dato segnale negativo, in questo caso. Perché i grafici li abbiamo praticamente allegati tutti, mentre nel corpo della relazione io ho citato soltanto quelle prove che hanno dato esito positivo.
Quindi praticamente, dopo questa prima fase di acquisizione dei dati, esiste una seconda fase di elaborazione che normalmente viene fatta in sede operando sulla memorizzazione dei dati dell'elaboratore di processo che è abbinato allo strumento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Nessun'altra operazione è stata compiuta su questi veicoli?
Voglio dire: ottenimento di campioni attraverso tamponi...
TESTE Massari: No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: In altri casi invece sì.
TESTE Massari: In altri casi in cui espressamente ci era stato richiesto dalla Procura di fare dei tamponi. Tipo all'interno dell'appartamento di via Dire Daua, proprio con l'incarico del 22 novembre '95.
In quel caso abbiamo fatto il prelevamento e la fissazione delle eventuali particelle, facendo dei tamponi sulle varie zone dell'appartamento, dei mobili, dell'appartamento e della cantina, dove in precedenza avevamo ottenuto dei risultati positivi con l'EGIS.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io non so se il Presidente pensa di fare cinque minuti di sosta ora, se vuole...
Tanto, l'esame del dottor Massari, chiede ancora tempo, come la Corte chiaramente avrà capito.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo addirittura alle tre meno un quarto.
PUBBLICO MINISTERO: Decida il Tribunale, decida la Corte.
PRESIDENTE: Riprendiamo alle 14.00?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io posso proseguire tranquillamente, non sono stanco. Voglio dire, posso andare avanti tranquillamente mezzora, un'ora, quanto la Corte vuole. Non ho problemi, ecco, realmente.
PRESIDENTE: Io penso invece che la Corte sia piuttosto stanca.
Perché l'argomento era particolarmente arduo.
PUBBLICO MINISTERO: Io...
PRESIDENTE: Vogliamo proseguire un altro...
PUBBLICO MINISTERO: Io sono alle decisioni del Presidente.
PRESIDENTE: Vogliamo proseguire un altro quarto d'ora, e poi facciamo la sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, forse è meglio, via.
PRESIDENTE: Bene. Allora andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dobbiamo allora, dottor Massari, riferire viceversa quello che lei aveva ottenuto in termini di accertamento, precedentemente a questo incarico. Perché risulta che ha svolto degli accertamenti, come stava un attimo fa dicendo, in quel di via Ostiense.
E allora, ormai che ci siamo, vorrei che introducesse...
TESTE Massari: Allora, in precedenza avevamo fatto degli accertamenti, nel novembre del '94, su incarico della Procura di Firenze, relativamente a, diciamo, a dei locali che erano situati in via Ostiense ai numeri 893 e 895.
E questo accertamento fu fatto, sempre dietro la mia direzione, però fu un accertamento fatto di ufficio. Quindi non con una consulenza.
L'accertamento, ecco, come si può vedere dalla fotografia di uno, delle trasmissioni di un verbale di sopralluogo e di repertazione, è stato fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dottor Massari, se la interrompo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si tratta esattamente di foto contenute in un verbale di sopralluogo che è, fa parte degli atti del fascicolo del dibattimento.
Queste sono le foto da 36 a 41, quelle che vorrei che il dottor Massari illustrasse.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E la collocazione di questo fascicolo, è, signorina Pulcinelli?
Sig. Pulcinelli: E' alle pagine 3484 degli atti della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
TESTE Massari: Allora, partendo dalla fotografia numero 36...
Allora, questa che vediamo, che è la numero 36, è la prima foto fatta praticamente in questo cortile adiacente ad una villetta situata ai numeri civici di via Ostiense 893 e 895. Questa...
PUBBLICO MINISTERO: La data, dottor Massari, di questo reperto?
TESTE Massari: Questa, è stata fatta nel novembre, più esattamente il 22 novembre del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era presente, nell'occasione?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no. Lo precisi.
TESTE Massari: No, no, l'ho detto all'inizio, che ero presente...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, mi scusi.
TESTE Massari: ... e tant'è vero che ho firmato d'ufficio questo fascicolo.
Quindi ci abbiamo questa prima visione dal lato diciamo dell'ingresso, dove si vede sul fondo un rudere che era in parte in costruzione.
E questo è il giardino, il giardino annesso a questa villetta, dove qui, anche se non si evidenzia molto bene, c'è un cumulo di rena, di brecciolino, e di quello utilizzato per le costruzioni.
Come si vede, soprattutto in questo primo accertamento, l'ambiente era non utilizzato da parecchio, era ricoperto da erbacce e da residui che si trovavano sul terreno.
La seconda foto, la numero 37, è una foto che invece viene fatta con alle spalle il rudere di cui parlavo prima. E guardando l'ingresso di questo giardino. In quanto questo giardino aveva l'ingresso direttamente sulla strada, su via Ostiense.
La fotografia numero 38, invece, ci fa vedere la parte posteriore del rudere che abbiamo visto alla fotografia numero 35. Cioè, dalla fotografia numero 35 noi vediamo il lato frontale di questo rustico, più che rudere.
Nella fotografia numero 38 vediamo il lato posteriore, quello al di là, non visibile dal lato giardino.
La fotografia numero 39 fa vedere i particolari delle due porte di accesso a questo rustico.
E la fotografia numero 40 ci mostra l'interno del rustico visto dalle spalle, diciamo, con il fronte il giardino. Quindi, guardando attraverso la porta, si vede sul fondo il giardino. E quindi si vede in particolare questo locale dove abbiamo fatto alcuni accertamenti.
E questo è proprio l'angolo del locale dove abbiamo fatto alcuni accertamenti ed alcuni prelievi.
Praticamente in questo caso noi abbiamo fatto dei prelievi di materiale; li abbiamo fatti, sia sul terreno, sia in quest'angolo che io ho mostrato nella foto numero 41. E i prelievi sono stati fatti utilizzando sia a secco, sia dei tamponi imbevuti di acetone, in maniera di asportare le eventuali tracce e particelle presenti nei locali.
Questo, perché? Perché il locale essendo comunque soggetto alle intemperie, non poteva essere in nessun modo protetto. Soprattutto per quanto riguardava il giardino e per quanto riguardava i vari oggetti presenti nel giardino.
Per cui abbiamo fatto praticamente, per strofinatura, un prelievo sui vari punti del materiale, che in un qualche modo davano, poi hanno dato dei segnali positivi.
E quindi abbiamo operato, a differenza degli altri casi, facendo dei prelievi che sono stati poi sequestrati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
Gli stessi, in questo caso, sono stati fatti una serie di prelievi che poi sono stati ripetuti il 26 dello stesso mese di novembre, quando, come si vede da queste altre fotografie sempre con un verbale di sopralluogo e di repertazione trasmesso d'ufficio alla Procura della Repubblica, in questo caso avevamo coperto, per evitare problemi, una parte del giardino con dei fogli di nylon. Dopodiché abbiamo fatto dei repertamenti della rena, del materiale, del terreno al di sotto della rena, per poi andare a verificare se c'erano o meno presenze di residui di esplosivo.
Questi materiali sono stati tutti sigillati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria, così come si può vedere dalle ultime fotografie, la numero 25, dove si vede una serie dei tamponi, la numero 26 dove se ne vedono altri tre e così via, la numero 27 fino alla numero 32 dove abbiamo sia dei tamponi, sia dei prelievi di materiale che è stato sigillato e confezionato per eventuali successive analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti dottore, prima di spiegare alla Corte che cosa è stato positivamente accertato, se ci è stato qualche cosa di accertato positivamente in questo ambiente, ecco lei sta opportunamente ricordando che esistono tutta una serie di tamponi - ha spiegato che cos'erano - di tamponi, di materiali che sono stati assicurati, quindi prelevati sul momento e attualmente si trovano da qualche parte, cioè, noi lo sappiamo dove, in confezioni sigillate come dice lei, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
Questo qualcosa, o tamponi, o materiali vari, che si trova lì sigillato è un qualche cosa che ha subìto delle trasformazioni attraverso le operazioni che lei ha compiuto? Intendo dire trasformazioni di ordine chimico, trasformazione di ordine fisico, al di là della semplice rimozione dal luogo di dove questo materiale si trovava, o no?
TESTE Massari: No. In questo caso noi abbiamo soltanto fatto un'acquisizione dei campioni. Per fare l'acquisizione dei campioni abbiamo utilizzato in parte dei metodi chimici, lì dove era necessario fare delle strofinazioni. Parliamo per esempio di quell'angolo che abbiamo visto prima, dove certamente non è che potevamo portar via una parte di calcinacci, anche perché poi avremmo avuto comunque delle interferenze analitiche. Quindi qui abbiamo fatto dei prelievi fatti con dei tamponi di acetone, abbiamo utilizzato l'acetone perché, come detto nei precedenti interventi, l'acetone è l'unico solvente che praticamente solubilizza in modo totale tutti gli esplosivi di tipo organico, quindi tutti i derivati nitrorganico che a noi interessavano.
Inoltre l'acetone c'ha il grosso vantaggio che, essendo un solvente volatile, nel momento che volatilizza lascia le particelle che in qualche modo ha asportato praticamente nello stato in cui si trovavano. Avviene una cosiddetta, possiamo chiamarla, ricristallizzazione anche se chimicamente non è proprio il fenomeno che si verifica.
Però diciamo che se io diciamo solubilizzo del tritolo con dell'acetone, poi faccio evaporare l'acetone, riottengo il tritolo esattamente con le stesse caratteristiche che aveva prima che lo solubilizzassi. Quindi ho una inalterabilità della sostanza che vado a repertare.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, sono stati fatti dei tamponi con uso di acetone e mi pare abbia detto tamponi a secco, cioè dire senza uso...
TESTE Massari: Sì, senza uso di solventi.
PUBBLICO MINISTERO: ... di solventi di alcun genere.
TESTE Massari: Ed inoltre, nel secondo intervento, quello del 26 novembre, abbiamo anche fatto dei reperti di terreno perché in quel caso è chiaro che potevamo repertare direttamente dei campioni di terreno che sono stati allo stesso modo sigillati e confezionati per essere poi eventualmente sottoposti a successiva analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottore...
TESTE Massari: Volevo, ecco, per quanto riguarda questo: nelle fotografie sono anche indicati i punti in cui sono stati fatti numerandoli i prelievi di terreno. Quindi al numero 2 corrisponde il terreno, il campione numero 2, al numero 3 e così via.
PUBBLICO MINISTERO: Questi materiali e tamponi, si trovano nella stessa condizione in cui lei li ha realizzati? Voglio dire, una volta realizzati questi tamponi e reperti di materiale...
TESTE Massari: Io una volta che li ho consegnati, erano nelle stesse identiche condizioni in cui li ho repertati. Quindi se non sono poi stati... Successivamente per me sono rimasti invariati. Io quando li ho consegnati erano così come li avevo sigillati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi l'accertamento che lei poco fa definiva positivo, ecco, era positivo perché cosa e sulla base di un intervento su quale tipo di materiali? Perché i reperti si è detto sono sigillati, nessuno li ha toccati; i tamponi sono sigillati, nessuno li ha toccati, sia quelli a secco, sia quelli ad acetone. Allora la sua macchina ha dato...
TESTE Massari: Noi abbiamo fatto una indagine preliminare con la macchina per verificare se c'erano dei segnali positivi. Nel momento che abbiamo ottenuto dei segnali positivi abbiamo praticamente comunicato alla Procura che ci ha dato disposizione per fare i prelievi nei punti in cui avevamo ottenuto i segnali positivi.
Quindi praticamente in quei punti dove c'erano stati dati dei segnali positivi, abbiamo fatto i prelievi in maniera tale che tali segnali, tali analisi possano essere ripetute e con lo stesso strumento EGIS, e con altri strumenti che abbiano una sensibilità e una selettività paragonabile o migliore a quella dell'EGIS.
PUBBLICO MINISTERO: E in particolare allora, quali sono state le risposte positive che l'apparecchiatura ha fornito nell'occasione?
TESTE Massari: Mah, le risposte positive...
PUBBLICO MINISTERO: Penso che ci sarà una tabella analoga, perché io ce n'ho una fotocopia sotto gli occhi.
TESTE Massari: Sì, ecco. Io in questi fascicoli non c'ho le tabelle.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ci deve essere dottore.
Dottore, non ha con sé la copia della relazione tecnica che è stata poi trasmessa con una nota del direttore del Servizio datata 28/12/94 e che lei mi ha consegnato a mano il 29/12/94?
TESTE Massari: Aspetti che vediamo, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Sennò gliela passo. Oltretutto vedrà se è quella firmata da lei.
Dottor Massari guardi, utilizzi la fotocopia che ho io. No, gli passi tutto l'inserto perché il dottor Massari dirà se è roba sua, perché non vorrei...
TESTE Massari: Scusi un secondo, perché siccome ce l'avevo qua sopra, è chiaro che...
Ecco. Lo posso restituire perché l'ho trovato nel fascicolo che c'avevo e che è del 28 dicembre '94, consegnato il 29 dicembre '94 e con il quale, nella prima parte, faccio una introduzione a quella che è la tecnica che abbiamo utilizzato, spiegando a grandi linee la tecnica stessa. Dopodiché, alla fine, è allegata la tabella che è stata fatta nello stesso modo della tabella precedente.
Cioè, in senso orizzontale nelle righe c'ho i vari campioni che sono stati analizzati. Nelle colonne c'ho i sei esplosivi e vengono indicate al solito con dei segni caratteristici più e i vari segnali positivi, indicando con più segni, quando il segnale era leggermente più intenso.
Per cui noi vediamo che, per esempio, sulla carta catramata abbiamo trovato dei segnali positivi per quanto riguarda EGDN, nitroglicerina, DNT e TNT. Con DNT e TNT con un segnale leggermente più intenso.
Abbiamo poi un frammento di nastro adesivo, dove abbiamo positivo EGDN e nitroglicerina; dei pezzi di silicone dove abbiamo positivo per la nitroglicerina; dei pezzi di asfalto per la nitroglicerina; dei frammenti di carta per la nitroglicerina; degli spezzoni di plastica, nitroglicerina ed EGDN; frammenti di plastica, nitroglicerina; frammenti di carta, EGDN, nitroglicerina, DNT e TNT.
Praticamente in questo prelievi non abbiamo mai trovato tracce di pentrite ed RDX, o T-4 - perché l'RDX è la stessa sigla del T-4 - nel frammento di carta abbiamo indicato tracce di nitroglicerina. Significa che quando indichiamo tracce abbiamo avuto un segnale talmente basso che l'abbiamo indicato per correttezza, ma che in effetti era veramente quasi sul fondo del segnale dello strumento.
Poi un frammento di carta con positivo EGDN, nitroglicerina e tracce di DNT e TNT; un frammento ancora di carta per EGDN e nitroglicerina; un frammento, una guaina di asfalto è positivo per EGDN e NG; un elemento in plastica positivo per l'NG e infine un guanto di gomma dove ci abbiamo delle tracce.
In questo caso, di tutti poi i reperti sono stati fatti dei prelievi che sono quelli che sono stati poi trasmessi con le due relazioni di cui abbiamo parlato prima.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
TESTE Massari: Eh? Dei verbali, sì. Dei verbali di sopralluogo e repertazione.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei dottore, su questo punto, che lei fornisse qualche altro particolare alla Corte. Intendo dire, questi materiali, dalla carta catramata al guanto di gomma, al nastro adesivo, ecco, sono stati trovati così, alla rinfusa, tra le erbacce, nel piazzale? A parte che il verbale di repertazione e sopralluogo ne parla, però vorrei a questo punto due parole le aggiungesse per miglio comprensione della Corte. Avete...
TESTE Massari: No, abbiamo fatto dei movimenti anche di movimentazione del materiale terroso che c'era nel giardino.
PUBBLICO MINISTERO: Fra le prime e le seconde fotografie, per intendersi, mi pare che ci si renda conto che per esempio il famoso monte di sabbia...
TESTE Massari: Infatti, nella prima parte abbiamo fatto già dei movimenti di terra e praticamente i vari materiali che abbiamo indicato sono stati repertati la maggior parte nei vari punti del giardino, però non cumulati in un singolo punto, ma per esempio c'abbiamo avuto della carta catramata che abbiamo trovato al di sotto del terreno, dei guanti che abbiamo trovato lo stesso mischiati a del terreno.
Cioè, praticamente, questo lavoro di repertazione è stato fatto su tutto il giardino che poi è stato protetto con... siccome avevamo fatto dei movimenti e quindi in quel periodo - parliamo di novembre - potevano esserci delle piogge, quindi dei dilavaggi del materiale che noi avevamo in qualche modo portato alla luce, è stato coperto con questo foglio di plastica trasparente che poi è stato tolto successivamente, il 26 novembre, quando abbiamo fatto gli ulteriori reperti. Però il repertamento è stato fatto un po' in modo delocalizzato, così come descritto dal verbale di sopralluogo in tutti i punti del giardino e un particolare al coperto, cioè all'interno di questo rustico, nell'angolo mostrato proprio all'ultima fotografia. Proprio perché in quell'angolo avevamo avuto un forte segnale positivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per intendersi, in questa tabella qual è la linea, il record identificativo dell'angolo, con risposta positiva? Se riesce a indicarcelo.
TESTE Massari: Questi dovrebbero essere i frammenti di carte che noi avevamo utilizzato per fare i prelievi. Tant'è vero che poi abbiamo fatto le analisi direttamente in laboratorio. Però non è indicato espressamente quello che proviene dall'angolo della casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta dottor Massari, ora lei deve ragguagliare sul punto se aveva già messo piede in quell'ambiente, per intendersi, lei prima di andarvi per incarico ricevuto da noi. Per noi intendo dire la Procura della Repubblica di Firenze.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Noi abbiamo dato una data, 22 novembre '94.
TESTE Massari: Sì, praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: A questa data risale il suo intervento per la prima volta, per contro della Procura della Repubblica di Firenze, come Servizio di Polizia Scientifica nel cortile di via Ostiense 893, quello che è.
Precedentemente lei aveva fatto altri interventi in quel...
TESTE Massari: Sì, prima avevo fatto un altro intervento e precisamente il 29 settembre del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi due mesi prima. Due mesi prima.
TESTE Massari: Sì, circa due mesi prima. Su incarico della Procura di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: La quale aveva richiesto un intervento in data 29 agosto '94 alla DIA, con l'ausilio di un esperto del Servizio di Polizia Scientifica per verificare, con un rivelatore di esplosivi, se c'erano tracce di esplosivi nella casa e nel giardino di questa villetta sita in via Ostiense 893-895.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'ambiente era questo comunque?
TESTE Massari: L'ambiente era questo e ho fatto la ricerca sia nel giardino che nella casa, con esito completamente negativo. Ed in quel caso però ho utilizzato un strumento diverso dall'EGIS. E in particolare ho utilizzato uno strumento la cui sigla è EVD-8000, prodotto dalla Scintrex e che era un ulteriore miglioramento del precedente strumento, l'EVD-1 e che era anche in dotazione agli artificieri della Polizia di Stato.
Questo strumento ci fu mandato in prova dalla Scintrex per vedere e per prendere atto dei miglioramenti che c'erano stati rispetto al precedente strumento, e in effetti il laboratorio ci aveva dato dei buoni risultati.
Avendoci dato dei buoni risultati, parlando col dottor Piro della Procura della Repubblica di Roma, decidemmo di fare un tentativo presso questo ambiente e lo facemmo il 29 settembre '94, ripeto, con esito negativo.
Per quanto riguarda lo strumento utilizzato, in questo caso si trattava di uno strumento basato su un sistema di gascromatografia con rivelatore a cattura di elettroni, con elevatissima sensibilità, leggermente inferiore a quella dell'EGIS, ma senza assolutamente la selettività che ha l'EGIS. Per cui, ecco la ragione che ho esposto più volte, la superiorità dell'EGIS e dei rivelatori a chemiluminescenza rispetto agli altri per questo tipo di lavoro, determinati proprio dall'elevata selettività che hanno nei confronti di altri rivelatori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le risulta che questo incarico dato dal dottor Piro facesse comunque capo all'indagine condotta a quel tempo dalla Procura di Roma, in merito agli attentati del '93?
TESTE Massari: Sì, perché era citato proprio nella... diciamo in questo incarico, tra virgolette, che però non era un incarico vero e proprio, era una disposizione che veniva data alla DIA nella stessa disposizione con l'obbligo, l'incarico di avvalersi anche dell'apporto tecnico del Servizio di Polizia Scientifica. E faceva riferimento sia alla casa di Di Natale, sia a una bisarca, un camion bisarca che era in quel momento in sequestro in un deposito vicino Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ora arriveremo anche alla bisarca, con calma.
Nell'occasione dell'intervento del 29 settembre '94, ecco, fu proceduto alla movimentazione di terreno, di banchi di sabbia, come poi lei ha eseguito a partire dal 22 di novembre?
TESTE Massari: No, perché in quel caso noi facemmo prima un'indagine preliminare per vedere se c'era qualche segnale positivo e, siccome il segnale, i segnali, furono completamente negativi, praticamente non intervenimmo più sull'ambiente e quindi non facemmo assolutamente niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei un attimo fa ha spiegato il perché quel certo sistema, a quel certo sistema, a quella certa apparecchiatura vada riconosciuta una portata, una efficacia - in termini almeno di selettività, se non mi sbaglio lei ha detto - inferiore, diversa ed inferiore rispetto a quella dell'EGIS.
Ecco, in modo comunque da farcelo capire, è in grado di entrare un pochino più nel dettaglio di questa sua affermazione?
TESTE Massari: Sì, nel senso che questo strumento è basato su un rivelatore diciamo abbastanza generico, nel senso che è un rivelatore in grado, detto a cattura di elettroni, che è in grado praticamente di operare su tantissime specie chimiche. Quindi non è specifico soltanto per composti che contengono nitrogruppi.
E' chiaro che in un ambiente altamente inquinato, quando io faccio un'aspirazione, in quanto anche con questo strumento c'era una sonda portatile che serviva per fare l'aspirazione, dopodiché questa sonda, che assorbiva gli eventuali vapori... e quindi parliamo soltanto di vapori e non di particolato, questa è la cosa importantissima. In quanto questo strumento operava, assorbendo gli eventuali vapori presenti a temperatura ambiente, dentro un tubicino pieno di una sostanza in grado di assorbire quasi tutti i vapori, sia i nitrocomposti cloroderivati, vari tipi di composti chimici aventi gruppi funzionali diversi.
Questi tubicini, una volta portati nello strumento che aveva la particolarità di essere abbastanza delicato per essere trasportato, pur essendo uno strumento portatile, venivano inseriti all'interno, il materiale veniva disassorbito e gli eventuali vapori presenti nel materiale venivano esaminati.
Quindi la prima differenza rispetto all'EGIS è che questo strumento operava soltanto sui vapori e non sul particolato, operando esclusivamente a temperatura ambiente.
La seconda particolarità è che operando in un ambiente abbastanza inquinato da tante sostanze, parliamo di un giardino all'aria aperta o dove c'erano parecchi residui di varie sostanze, è chiaro che nell'aspirazione ha aspirato tutte queste sostanze. Per cui, nel momento in cui siamo andati a fare l'analisi, pur avendo una sensibilità altamente elevata, ha evidenziato, ha avuto un fondo, un rumore - cosiddetto rumore di fondo - tale da non poter permettere la discriminazione di eventuali picchi diciamo correlabili a dei vapori di esplosivo.
* Per cui praticamente, pur avendo una sensibilità elevata, non avendo la sensibilità soltanto per i nitrogruppi, ci ha dato un segnale che non era indicativo di nessuna specie.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io direi magari, a questo punto Presidente, potremo fare una...
PRESIDENTE: Benissimo, riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Ci siamo tutti?
AVVOCATO Florio: Presidente...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Sono l'avvocato Florio, buonasera.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Florio: Senta, io avrei una esigenza che naturalmente prospetto alla Corte, così, ne è una prospettazione.
Poiché mi immagino, lo sappiamo, tra breve il - speriamo tra breve - il dottor Massari ci parlerà, tra gli altri episodi, anche dell'accertamento del 17 aprile '96. Cioè quello sulla Motoape del mio assistito, Lo Nigro.
Visto l'articolo 146 delle disposizioni attuative e compatibilmente, è ovvio, diciamo così, interpellando il personale della scorta, chiederei se Lo Nigro potesse sedere accanto a me.
PRESIDENTE: Sentiamo cosa...
AVVOCATO Florio: Se naturalmente la scorta ci dice che le esigenze di cautela sono comunque ravvisabili.
PRESIDENTE: Intanto sentiamo che cosa dice il Pubblico Ministero su questa richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Mah... che l'imputato Lo Nigro abbia il piacere di stare seduto accanto al suo difensori, io lo capisco perfettamente. Però si tratterà magari di combinare un po' le varie esigenze che ci sono.
E allora, siccome mi pare che nei confronti di Lo Nigro ci siano delle misure...
PRESIDENTE: Particolari.
PUBBLICO MINISTERO: ... per quanto riguardano lo stato di custodia particolarmente, non particolarmente penetranti, io riterrei che sia più opportuno che la richiesta non sia accolta.
PRESIDENTE: Possiamo conoscere esattamente quali sono, qual è lo stato in cui si trova? E' un 41-bis, è una misura di assoluta...
Il Pubblico Ministero, mi può rispondere?
AVVOCATO Florio: Il Pubblico Ministero, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto ne so - ma non lo posso attestare io ovviamente - dovrebbe essere in regime di 41-bis.
PRESIDENTE: 41-bis. C'è il capo della scorta? Per cortesia, vuole avvicinarsi?
Buongiorno, capitano, lei vuole sedersi un momentino solo per avere una informazione.
Per cortesia, ci dice il suo nome, cognome, la sua qualifica...
CAPOSCORTA Masich: Capitano Mauro Masich, comandante Compagnia Firenze Oltrarno.
PRESIDENTE: Vorrei sapere se l'imputato Cosimo Lo Nigro è sottoposto a un qualche regime particolare.
CAPOSCORTA Masich: In regime di 41-bis.
PRESIDENTE: Avvocato, automaticamente, lei capisce che la sua richiesta non può essere accolta.
Mi dispiace, io avevo tutta la disponibilità, non era una cosa che mi creasse grossi problemi, ma dato questo particolare regime, non possiamo assolutamente consentire.
Grazie, capitano, mi scusi.
CAPOSCORTA Masich: Prego.
AVVOCATO Florio: La ringrazio lo stesso.
PRESIDENTE: Lei tuttavia, se crede, può rigirarsi lei al suo rappresentanto, per le eventuali richieste che dovesse fargli.
Vogliamo fare entrare allora il dottor Massari?
Si accomodi, dottore.
Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie. Ecco, dottor Massari, lei ha indicato, enumerandolo in ordine di data, anche un incarico conferitole il 22 di marzo del '95. E ha spiegato che si è trattato di un incarico con estensione dell'accertamento in date successive.
Ecco, andiamo direttamente ad illustrare il contenuto dell'incarico. Dopodiché le porrò le altre domande per andare abbastanza sbrigativamente verso le conclusioni di questo e poi dei successivi.
*TESTE Massari: Allora, i quesiti che riguardavano l'incarico del 22 marzo, riguardavano allora, riguardavano un autocarro bisarca targato CE 688137, intestato a Fionda Mario e che era affidato in custodia giudiziale alla ditta Teseo Alberto con sede in Pignataro Interanna; una autovettura Volvo 244 GLE targato ROMA X89538 in disponibilità di Di Natale Emanuele; un immobile di proprietà di Alè Giuseppe, posto in località Pastinacci di Capena, già nella disponibilità di Scarano Antonio.
Inoltre, del materiale repertato in data 27 febbraio '95 nell'appartamento in Roma via Dire Daua 2 piano II interno 8 di proprietà di Ruiz Maria Giovanna.
E ancora: dei divani sequestrati sempre nella villetta di Alè Giuseppe, località Pastinacci, nella disponibilità di Scarano in custodia giudiziaria, in quel momento affidati allo stesso Alè Giuseppe.
Di questi reperti dovevo fare la descrizione e verificare se c'erano tracce di esplosivi. Ed eventualmente stabilire le varie correlazioni con gli incarichi già precedentemente espletati.
Successivamente ci sono state, di questo incarico, delle estensioni. In particolare in data 26 aprile '95 su due reperti sequestrati sempre in via Dire Daua numero 2...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nell'appartamento della signora Ruiz?
TESTE Massari: Nell'appartamento della signora Ruiz, secondo piano interno 8.
Sempre un ulteriore ampliamento il 29 aprile '95 sugli arredi esistenti presso l'appartamento della cantina di Roma in via Dire Daua numero 2 interno 8. Quindi la cantina di pertinenza dell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Il 5 maggio, sugli oggetti rinvenuti presso la villetta in località Pastinacci.
L'11 maggio su reperti sequestrati all'interno di un appartamento della proprietà di una proprietà SDC. Sempre in via Dire Daua.
Praticamente i vari incarichi sono stati svolti in maniera differenziata, soprattutto per quanto riguarda l'analisi con l'EGIS. Nel senso che, in alcuni punti, alcuni accertamenti sono stati effettuati direttamente sul luogo; ed altri accertamenti invece sono stati effettuati facendo l'analisi dei reperti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rifacciamoci dall'autocarro targato Caserta, come abbiamo detto prima. Cioè la bisarca, ecco.
Lei, lo ha letto prima dal testo dell'incarico, si è recato nel luogo dove si trovava questo autocarro.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e ha proceduto con le metodiche che ha già illustrato alla Corte?
TESTE Massari: Ho proceduto con le metodiche già illustrate alla Corte, portando sul luogo lo strumento ed effettuando direttamente le analisi all'interno della cabina della bisarca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: E, facendo queste analisi all'interno della cabina della bisarca, praticamente abbiamo trovato delle tracce di esplosivi in esito positivo al sedile accanto a quello dell'autista, sul tunnel tra i due sedili, il materasso del lettino, la coperta del materasso e la tendina lato passeggero.
Di questi, dal momento che nell'incarico, l'incarico era stato fatto dalla Procura per la restituzione e il dissequestro della bisarca.
Per cui l'incarico specifico dato a me, era quello di verificare l'eventuale presenza di residuo esplosivo, e verificare se c'era la possibilità di repertare il materiale sul quale tale esplosivo aveva dato esito positivo.
Quindi, a seguito dell'incarico, io ho fatto un repertamento del materiale, una volta accertata la positività di alcune delle sue parti. E praticamente ho preso 9 reperti, in cui il reperto 1, è stato rivestimento esterno sedile lato passeggeri; il reperto 2: rivestimento in nylon del tunnel tra due sedili; i reperti 3 e 4: fodera del lettino inferiore; il reperto 5: rivestimento lettino superiore; il reperto 7: copertina letto inferiore; e il reperto 9: tendina della cabina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, per intendersi, questi sono tutti reperti, quando un tappetino, quando una coperta, che sono stati fisicamente asportati dalla cabina di questo automezzo e sono stati quindi...
TESTE Massari: Sì, e messi nella disponibilità della Procura.
Sono stati sigillati, sono stati completamente chiusi. E quindi sono nella disponibilità per effettuare in qualsiasi momento delle analisi, sia collegis, sia con dei sistemi che abbiano la sensibilità e una selettività comparabile a quella dell'EGIS.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a proposito di questa bisarca, a me risulta - comunque il punto glielo propongo sempre in forma di domanda - lei, prima di avere questo incarico dalla Procura di Firenze, ne ha avuto qualche altro in relazione a questo mezzo, a questa bisarca?
TESTE Massari: Beh, sì. Praticamente quando ho avuto l'incarico di via Ostiense da parte della Procura di Roma, nella persona del dottor Piro, ho avuto anche l'incarico di verificare se, all'interno della bisarca, ci fosse un qualche, diciamo un cassetto, un qualche cosa idoneo a nascondere, ad occultare del materiale da trasportare. E a verificare se la cabina, nella cabina, ci fossero tracce di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo all'epoca, alla stessa epoca del primo accertamento fatto in via Ostiense?
TESTE Massari: Sì, siamo sempre all'epoca del settembre '94.
PUBBLICO MINISTERO: Settembre '94.
TESTE Massari: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, già nel settembre '94, alla richiesta della Procura di Roma, lei ha sottoposto ad accertamenti la...
TESTE Massari: La bisarca, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... la bisarca. Ecco...
PRESIDENTE: Mi scusi Pubblico Ministero, abbia pazienza.
Vuole verificare se il microfono le funziona?
PUBBLICO MINISTERO: Il microfono è sicuramente acceso, anche se io stesso mi rendo conto che funziona male, ma non è...
PRESIDENTE: Vuole sentire, per favore, se riceve dal Pubblico Ministero?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va be', dice di sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' acceso.
PRESIDENTE: E' acceso. Ora si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, in occasione di questo primo...
Ma mi rendo conto che funziona peggio, perché se mi allontano anche di qualche centimetro, non, sento che è sordo. Si deve cambiare?
Dunque, in occasione di questo primo accertamento fatto a richiesta della Procura di Roma, ecco, che tipo di strumentazione aveva adoprato, dottor Massari, e che risultati aveva ottenuto?
TESTE Massari: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: A quello che ho capito le era stato chiesto di controllare anche se sulla bisarca ci poteva essere un qualche vano che potesse essere stato utilizzato per trasportare suppongo esplosivi, visto che lei si occupa di esplosivi e non di francobolli.
TESTE Massari: Sì. Sì, un vano che potesse servire per trasportare del materiale in modo occulto. E l'accertamento fu negativo, in quanto non trovammo nessun vano.
Per quanto riguarda invece gli esplosivi, l'accertamento fu positivo. E nei vapori presenti all'interno della cabina, trovammo tracce di esplosivo. In particolare di T-4.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Massari: utilizzò per caso la stessa attrezzatura che poi portò anche in via Ostiense?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quella che ha già illustrato alla Corte prima della sospensione?
TESTE Massari: Sì, sì. Utilizzai la stessa attrezzatura, cioè lo Scintrex EVD 8000 che avevamo, come ho già spiegato allora, in prova.
E mentre in via Ostiense ottenemmo dei risultati completamente negativi, all'interno della bisarca ottenemmo dei risultati positivi per la presenza del T-4.
Su, però in questo caso, parliamo sempre sui vapori presenti all'interno della cabina della bisarca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, solo all'interno della cabina trovò una risposta positiva per esplosivi.
TESTE Massari: Sì, solo all'interno della cabina, delocalizzata ripeto, delocalizzata all'interno della cabina, in quanto stavamo utilizzando un rivelatore che esaminava soltanto i vapori. Quindi non il particellato.
PUBBLICO MINISTERO: Per delocalizzato, lei intende, non in un posto specifico.
TESTE Massari: No, in un posto specifico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, qual è la ragione per la quale se, facendo quel certo accertamento a settembre, con quella certa apparecchiatura, aveva ottenuto una risposta di quel tipo che non è sovrapponibile a quella che lei invece ha ottenuto poi con l'impiego dell'EGIS a seguito dell'incarico datole dalla procura di Firenze.
TESTE Massari: Beh, diciamo che la risposta è in parte sovrapponibile, perché anche nel caso dell'EGIS abbiamo trovato dei vapori, dei residui di ET-4.
Il discorso di fondo è sempre lo stesso: che nel caso dell'EGIS, noi operiamo sia sui vapori, sia sul particellato. E quindi, nel caso dell'EGIS, possiamo andare ad individuare esattamente i punti da cui si generano questi vapori. In quanto il particellato viene in parte superficialmente evaporizzato per dare origine a quei vapori che poi vengono analizzati nello strumento.
PUBBLICO MINISTERO: Molto bene.
TESTE Massari: Nel caso dell'EVD 8000 noi lavoriamo a temperatura ambiente, vediamo soltanto quei vapori che in quel momento sono in equilibrio con l'ambiente all'interno della cabina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, occupiamoci ora invece di quanto le è risultato dagli accertamenti effettuati sull'appartamento di via Dire Daua, chiamiamolo appartamento Ruiz, e l'accessorio. Cioè a dire la cantina.
TESTE Massari: Sì. Allora, l'appartamento in via Dire Daua, diciamo che gli accertamenti sull'appartamento hanno avuto uno svolgimento un po'...
PUBBLICO MINISTERO: Particolare.
TESTE Massari: Articolato, sì. Perché noi, le prime analisi, le abbiamo fatte su dei tamponi effettuati in un sopralluogo fatto da personale il 22 febbraio 1995.
Da questo primo, da queste prime analisi, abbiamo ottenuto dei residui di esplosivi organici ad alto potenziale in quella che inizialmente era stata la camera da letto; sulla parte sia superiore che inferiore di un tappeto che si trovava nel soggiorno; su alcune zone sempre del divano presenti nel soggiorno.
E, inoltre, su due materassi trovati in cantina, privi di custodia esterna. E in una quantità abbastanza elevata, quindi non a livello di overload, ma in quantità superiore a quelle che sono le normali tracce trovate con questo strumento, su un foglio di plastica che era stato repertato sul pavimento tra il frigorifero e la porta della cucina dell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Per quali specie di esplosivi, dottor Massari?
TESTE Massari: Dunque, le specie esplosive... Questo è l'allegato 18...
Allora, come si può vedere dalla tabella, le specie esplosive, in questo caso, sono state, allora, sono state: il GDN nitroglicerina nella camera da letto sul tampone fatto anche su due sedie, su due poltroncine presenti nella camera da letto: EGDN nitroglicerina sul tappeto, sia lato inferiore che superiore; EGD nitroglicerina e tracce di pentrite sul divano del materasso, sul materasso del divano presente nel saloncino, nel soggiorno; EGDN nitroglicerina e pentrite sopra i cuscini del divano; EGDN nitroglicerina e pentrite sul divano, sempre sui cuscini; EGDN nitroglicerina e pentrite sullo schienale.
Poi, sul telo di polietilene, quello trovato tra il frigorifero e la porta della cucina, abbiamo trovato tracce di EGDN nitroglicerina, di NT T-4, e quantità abbondanti di tritolo.
Nella cantina, sul materasso A, abbiamo trovato EGDN nitroglicerina TNT pentrite ET-4; e sul materasso B EGDN pentrite e TNT.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma successivamente ha fatto...
TESTE Massari: Successivamente, praticamente il 26 aprile, sono state fatte delle ulteriori analisi su alcuni, su dei materiali che si trovavano sempre nel punto tra il frigorifero e la porta della cucina.
In particolare c'erano delle scope, degli stracci. E, in questo materiale, praticamente abbiamo trovato gli stessi esplosivi che avevamo trovato, che avevamo individuato in precedenza sul telo di plastica.
In particolare di due scope, una con l'asta verde, abbiamo trovato EGDN nitroglicerina; su una busta contenente scopa e detriti vari, era praticamente una busta dove venivano gettati dei rifiuti, abbiamo trovato EGDN nitroglicerina, DNT e tritolo.
Su uno straccio: EGDN e nitroglicerina ET-4; su un altro: EGDN ET-4. E infine, sull'ultimo straccio, del T-4.
Naturalmente, nella tabella che è quella a pagina 67 della nota, ci sono poi l'elenco di tutti gli altri materiali che, pur essendo stati esaminati, hanno dato esito negativo.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si legge Clear.
TESTE Massari: Dove si legge Clear, è perché praticamente lo strumento non ha dato risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Massari: Poi, sempre continuando in via Dire Daua, il giorno 28 aprile '95 siamo intervenuti direttamente in via Dire Daua con lo strumento, lasciando naturalmente lo strumento in cortile. E facendo i vari prelievi, le varie aspirazioni con la sonda, nell'appartamento e nella cantina.
E quindi facendo l'esame direttamente sul luogo.
In questo caso abbiamo trovato, per quanto riguarda la cantina, abbiamo trovato delle tracce di EGDN e T-4 su un mobile presente nella cantina.
Per quanto riguarda l'appartamento, abbiamo trovate tracce di tritolo sul muro, sia nella parte bassa. All'ingresso di questo appartamento c'era un divano a muro.
Forse... Ecco, faccio vedere un attimo le fotografie dell'appartamento in via Dire Daua 2, dove abbiamo operato.
Praticamente, questa prima fotografia che è la foto numero 18, mostra il tappeto ed il divano dove abbiamo trovato residui di esplosivi sia sui cuscini, sia sullo schienale, sia all'interno del materasso contenuto nel divano.
Poi, nella foto numero 19, c'è una lista d'insieme della cucina, dove già si nota, nell'angolo qui a sinistra, le scope poggiate, più gli stracci.
E, ecco, questi sono stati evidenziati nel particolare della foto numero 20, dove si vede anche la busta, o la parte di materiale plastico trasparente, all'interno del quale sono state trovate le varie tracce di esplosivo.
Questo della foto numero 21 è l'armadio che si trova all'ingresso dell'appartamento, all'interno del quale, nella parte bassa, sono state trovate tracce di esplosivo.
Questo è l'armadio aperto con dentro le varie parti che abbiamo trovato in quel momento.
Nella foto numero 23 invece troviamo i mobili che erano accatastati dentro la cantina.
E, nella foto 24, stessa cosa: i mobili nella cantina.
Nella foto numero 25 troviamo quella che doveva essere stata la camera da letto, dove abbiamo trovato tracce abbastanza consistenti di pentrite. Sia al di sopra del battiscopa di legno che corre lungo tutta la stanza, sia all'interno di alcuni cassetti del mobile che si vede in questa fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, per quanto riguarda il foglio di politene trasparente, per quanto riguarda gli stracci, le scope e quant'altro, è stato tutto repertato perché si tratta di materiali per altro sottoposti a sequestro.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi glielo domando giusto per completezza: si è provveduto alla loro assicurazione in vista di ogni eventuale necessità, secondo le tecniche che ha già illustrato?
TESTE Massari: Sì, sì, i vari oggetti sono stati repertati, catalogati, sigillati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, ma per quanto riguarda l'appartamento inteso come ambiente nella sua fisicità, ecco, com'è che si è provveduto?
Lei, nella risposta, se è in grado di fornirla, faccia anche riferimento anche alle disposizioni che ha ricevuto, come si è provveduto per assicurare appunto la conservazione in vista di ogni necessità del processo e dei materiali, tracce o no, che fossero presenti, che so, in cucina piuttosto che nella camera, nel saloncino...
Penso che lei sappia che questo appartamento è stato riconsegnato alla proprietaria.
TESTE Massari: Praticamente, com'è descritto anche all'interno della relazione, abbiamo fatto dei tamponi su tutte le parti in cui erano risultate tracce di esplosivo.
Quindi parlo dell'armadio a muro, dello zoccolo della camera da letto, del salotto, sotto il divano, il pavimento, nella cucina, nella cantina, su tutti i mobili, praticamente sono stati fatti dei reperti, sono state fatte delle asportazioni di eventuale materiale presente.
E i vari tamponi sono stati sigillati, repertati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, i tamponi sono stati realizzati sul posto?
TESTE Massari: Sì, sono stati realizzati sul posto lo stesso giorno che avevamo fatto l'accertamento.
Praticamente, man mano che facevamo l'accertamento e che avevamo dei dati a carattere positivo, nei punti in cui effettuavamo l'accertamento, facevamo anche i tamponi che poi venivano, sono stati sigillati e chiusi separatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non ha più avuto bisogno di manomettere, per così dire, le confezioni dei tamponi, o viceversa ha dovuto, per qualche ragione, aprire questi reperti contenenti quanto il tampone, quanto anche lo straccio o che altro sia?
TESTE Massari: No, no, io non ho più aperto niente. Sono stati sigillati in quel giorno e sono stati consegnati.
E praticamente, ecco, da...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottore...
TESTE Massari: ... quello che si vede, l'unico ambiente che praticamente è risultato... Diciamo che abbiamo trovato gli esplosivi un po' in tutto l'appartamento.
L'unico ambiente che era esente da esplosivi, è risultato soltanto il bagno.
Perché per quanto riguarda gli altri ambienti, in vari punti abbastanza diciamo riconoscibili, abbiamo sempre trovato dei residui di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Massari, mi rifaccio a quelle precisazioni che forniva sull'esito degli accertamenti nella cantina.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il fatto che gli accertamenti abbiano dato risposta positiva, vuole dire che in quella cantina è stato custodito esplosivo?
TESTE Massari: Ma no, qui bisogna fare una premessa: che quando parliamo di questi residui di esplosivo, noi possiamo dire che possiamo avere due tipi di tracce. Delle tracce provenienti da una contaminazione diretta e delle tracce provenienti da una contaminazione indiretta.
Per fare un esempio: se io trovo dell'esplosivo all'interno di un portabagagli di una autovettura, posso pensare che, all'interno di quel portabagagli, abbia viaggiato un pacco, un qualche cosa contenente esplosivo.
Se io trovo dell'esplosivo su un tappetino di una automobile, posso pensare, sia che l'esplosivo derivi da un pacco poggiato lì per terra, sia che l'esplosivo sia stato, diciamo derivi dalle suole delle scarpe di una persona che abbia lavorato con degli esplosivi e che quindi sia stato contaminato dagli esplosivi.
Quindi il fatto di trovare l'esplosivo in dei punti dove sicuramente non c'era la possibilità che non ci siano andati dei pacchi di esplosivo, è semplicemente perché c'è una contaminazione indiretta come quella che posso trovar sullo schienale di una autovettura, o sul volante dell'autovettura.
E' chiaro che quello è stato contaminato da una persona che, avendo toccato l'esplosivo, lo ha poi trasferito sul volante o sullo schienale del sedile.
PUBBLICO MINISTERO: Perché si abbia, questa contaminazione indiretta, come la chiama lei, occorre che intercorrano tempi brevi tra la contaminazione primaria e la contaminazione secondaria o indiretta, oppure si può avere una contaminazione trasferita anche a distanza di tempo?
TESTE Massari: Beh, no. Si può avere... Se uno ha utilizzato gli stessi vestiti che sono rimasti contaminati, o le stesse scarpe, diciamo nel maneggiare o nel preparare dell'esplosivo, è chiaro che gli stessi vestiti possono restituire le particelle che hanno acquisito anche nel tempo.
Quindi, per contatto, per strofinio, ci può essere questo trasferimento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per dare una indicazione ancora più concreta sotto questo profilo, nell'ipotesi che una qualche specie esplosiva di quelle di cui ci siamo occupati, ad esempio il tritolo, venga a contatto con un vestito, oppure venga a contatto con lo schienale in pelle o in stoffa di un seggiolino di una macchina, ecco, la permanenza di queste particelle di tritolo o sul vestito... Ecco, secondo la letteratura, secondo le conoscenze scientifiche, secondo anche la sua esperienza personale, la permanenza nel tempo si può quantificare nell'ordine dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni?
TESTE Massari: Eh, praticamente non è proprio quantificabile. In quanto questo è materiale che di per sé non si distrugge.
Cioè, non è che... Ci sono dei materiali, per esempio, deliquescenti che con l'umidità dell'aria tendono a degradare.
Questo è un materiale che nel tempo non si distrugge. Per di più si è in un luogo riparato. E quindi come può essere all'interno di una automobile, o all'interno di un appartamento. Se non c'è un lavoro di pulizia e quindi di asportazione meccanica o con dei solventi, praticamente questo materiale può restare, resistere per anni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dopo le indagini fatte nell'appartamento della signora Ruiz, lei ha fatto delle indagini - ci stava dicendo - anche su una automobile Volvo.
TESTE Massari: Sì, su una Volvo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole illustrare sinteticamente...
Facciamo così, dottor Massari, d'ora in poi: se non ci sono variazioni nella metodologia di accertamento, o circostanze particolari da segnalare, ecco, mano mano che si cita il singolo reperto, mezzo, o che altro sia, lei passi senz'altro ad indicare i risultati definitivi dell'accertamento.
TESTE Massari: Sì. Nel caso della Volvo abbiamo trovato residui, tracce di esplosivo. E in particolare tracce di tritolo, in quantità abbastanza elevata.
Tant'è vero che lo abbiamo proprio evidenziato come dicendo nella relazione che il tritolo, le quantità individuate per il tritolo sono risultate superiori alla soglia strumentale.
Quindi, praticamente, lo strumento è andato in overload e ha generato allarme.
E, in questo caso, all'interno della Volvo, le tracce sono state trovate sia nella parte anteriore della macchina, sia nella parte posteriore. Però è risultato negativo il bagagliaio.
Quindi, praticamente, è risultato inquinato tutta la macchina, ad eccezione del bagagliaio.
PUBBLICO MINISTERO: Parlava di tritolo, o c'era qualche altra...
TESTE Massari: C'era, in particolare, tritolo; ma i due esplosivi individuati sono pentrite e tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi si parlava di un altro appartamento: il largo Giulio Capitolino.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come...
TESTE Massari: Qui abbiamo avuto soltanto dei reperti che erano stati, del materiale repertato in data 22 febbraio '95.
E, in questo caso, abbiamo individuato tracce di alcuni esplosivi fatti su un tampone fatto su due sedie del salottino abbiamo individuato EGDN nitroglicerina, dinitrotoluene e tritolo.
Poi c'era della polvere sul pavimento del letto matrimoniale, dove abbiamo trovato EGDN e tritolo.
Inoltre della polvere, sempre sotto il letto matrimoniale. Quindi però in una bustina separata, dove abbiamo trovato EGDN, nitroglicerina, DNT, tritolo e pentrite.
Anche se la pentrite soltanto in tracce.
PUBBLICO MINISTERO: In questo caso lei non ha portato la sua apparecchiatura in largo Capitolino.
TESTE Massari: No. In questo caso ho avuto i reperti in laboratorio. Quindi ho fatto una analisi aspirando sui vari reperti. E una volta che ho visto, ho ottenuto un segnale positivo, ho riconfezionato i reperti, li ho sigillati e li ho messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si parlava ancora, sempre nel contesto di questa complessa attività di accertamento che nasce dall'incarico del 22 marzo '95 - ridiciamolo per chiarezza dei punti di riferimento al nostro discorso - di un appartamento, o per meglio dire, di una villetta in località Pastinacci di Capena.
TESTE Massari: Sì, anche questo della villetta, diciamo che è stato un po' articolato come accertamento, in quanto abbiamo fatto un primo accertamento su dei tamponi e reperti effettuati dalla DIA in data 9 febbraio '95. E poi, direttamente sul posto, in data 4 maggio '95.
Per quanto riguarda ecco la villetta di Capena, prima di parlare dei vari punti dove abbiamo trovato diciamo gli esplosivi, ecco...
Questo, praticamente, è uno schema della villetta...
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari, abbia pazienza. Dottor Massari, abbia pazienza.
TESTE Massari: Mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome in prima battuta lei ha analizzato - adopriamo questo termine - il materiale che veniva dal sequestro della DIA del 9 febbraio del '95. E solo in un secondo momento mi ha detto è andato in luogo con la sua attrezzatura.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aggiorniamo la Corte sui risultati della prima fase di accertamento.
TESTE Massari: Allora, per quanto riguarda l'analisi dei reperti diciamo, degli oggetti repertati e sequestrati dalla DIA, noi abbiamo trovato un segnale positivo su tre cuscini che ci sono stati consegnati: positivo per EGDN, nitroglicerina, DNT e tritolo.
Poi, analisi ancora positiva per un lenzuolo, un coprimaterasso e due cuscini di un altro letto, dove abbiamo trovato positivo per EGDN, nitroglicerina, DNT e tritolo, con un segnale abbastanza intenso per quanto riguarda il tritolo.
Inoltre, su dei piatti e dei barattoli, abbiamo trovato segnale positivo per EGDN, nitroglicerina e un segnale molto intenso per il tritolo.
Inoltre abbiamo trovato un segnale positivo per quanto riguardava dei guanti: per EGDN, nitroglicerina, DNT e tritolo.
Poi, un copertone e un blocco notes, sempre per EGDN, NG e tritolo.
Praticamente questi componenti li abbiamo trovati in quasi, in tutti i reperti che ci hanno mandati, ad eccezione di una calcolatrice dove - sulla cui tastiera - non abbiamo trovato assolutamente niente.
Successivamente, ecco, come dicevo, abbiamo fatto una analisi direttamente sul posto portando lo strumento sul posto. E, in questo caso, abbiamo trovato...
PUBBLICO MINISTERO: In che data, dottore? In che data?
TESTE Massari: Il 4 maggio 1995. E, in questo caso, abbiamo praticamente individuato tracce di esplosivi sia sulle parti componenti dei divani letto, sia sui guanti, su un blocco notes.
Praticamente abbiamo riconfermato quanto già era stato fatto in precedenza ritrovando praticamente questi esplosivi in modo delocalizzato in quasi tutte le zone della villetta, compresi in alcuni punti, tipo... Se io, ecco, faccio vedere direttamente la suddivisione.
Allora, partendo dalla prima stanza che abbiamo esaminato, c'era un divano dove abbiamo trovato tracce di nitroglicerina e di tritolo.
Poi, un lenzuolo su un divano a tre posti, dove abbiamo trovato tracce di nitroglicerina e T-4.
Il materasso del divano, dove abbiamo trovato tracce di EGDN, nitroglicerina e tritolo.
Un armadio, nella cui parte superiore abbiamo trovate tracce di nitroglicerina.
Poi abbiamo trovato tracce sul pavimento di una seconda stanza e tracce sullo zoccolo e sui radiatori, il radiatore del riscaldamento e sugli interruttori.
Sulla terza stanza abbiamo trovato sempre tracce di nitroglicerina, DNT e tritolo.
Sul divano a fiori...
PUBBLICO MINISTERO: E anche pentrite, mi pare.
TESTE Massari: No, la pentrite l'abbiamo trovata poi...
PUBBLICO MINISTERO: Sul divano a fiori della terza stanza.
TESTE Massari: ... nel piano interrato...
PUBBLICO MINISTERO: No...
TESTE Massari: No, scusi, eh. Perché... Sì, la pentrite l'abbiamo trovata sempre sul divano a fiori che è la terza stanza.
PUBBLICO MINISTERO: Io almeno vedo un più.
TESTE Massari: Sì, esatto. E, anzi, l'abbiamo trovata in quantità, sia qui, sia nell'accertamento precedente, in quantità abbastanza elevata.
Praticamente qui si è verificato quasi lo stesso episodio che si era verificato nella stanza dell'appartamento di via Dire Daua, dove abbiamo trovato della pentrite in tracce abbastanza elevate lungo lo zoccoletto che era intorno alla stanza.
Abbiamo trovate poi tracce nel bagno, soprattutto per quanto riguarda la tenda della doccia.
E, nel piano interrato, ne abbiamo trovate un po'... su tante parti. Per esempio nell'angolo del camino, sul camino c'erano dei barattoli in cui abbiamo trovato tracce di EGDN, tritolo e T-4.
C'era uno zainetto verde, dove abbiamo trovato quantità abbastanza, un segnale abbastanza intenso di nitroglicerina, DNT e tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sono distratto un attimo, dottor Massari. Stava parlando di uno zainetto?
TESTE Massari: Sì, di uno zainetto di colore verde che abbiamo repertato nel seminterrato. E, all'interno del quale, abbiamo trovato delle tracce di nitroglicerina, DNT e tritolo.
Poi, su una scopa, abbiamo trovato...
PUBBLICO MINISTERO: Tutto dentro lo zainetto.
TESTE Massari: Nello zainetto, sì.
Poi, una scopa che era sopra a un lavello sempre nel piano seminterrato, dove abbiamo trovato tracce di nitroglicerina, DNT e tritolo.
Su uno straccio, dove c'erano tracce di DNT e tritolo. E su altri oggetti, per arrivare al fatto che abbiamo trovato anche tracce all'esterno della casa, all'esterno della villetta, nelle vicinanze del forno e del pozzo, delle tracce di nitroglicerina e di dinitrotoluene e tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, devo fare, chiedere una cortesia: per ragioni che lei non è tenuto a conoscere, avrei bisogno un attimino che lei illustrasse, magari aiutandosi con le fotografie, queste indicazioni che forniva circa questi primi reperti di questa elencazione, l'ultima.
Cioè a dire: il divano a tre posti, il materasso divani...
TESTE Massari: Allora, il divano a tre posti è questo della foto numero 30.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo di questo bel color fucsia.
TESTE Massari: Sì, di questo colore fucsia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Massari: Dove abbiamo trovato, come ho detto, tracce di esplosivi un po' in tutti i punti del divano e anche sotto il divano, sotto i cuscini.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Poi, questo è il camino che stava nella parte, nel seminterrato, dove abbiamo trovato comunque tracce di esplosivo in alcuni barattoli che erano nelle vicinanze del camino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Questo è un cesto, all'interno del quale abbiamo trovato ancora tracce di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Questo è lo zainetto, dove ecco, si vede meglio nella foto numero 34, lo zainetto vede, nel cui interno abbiamo trovato tracce di esplosivo.
Ed infine, se vediamo un attimo lo schema che è quello che stavo mostrando all'inizio...
Ecco, questa è la parte retrostante la casa, dove c'era un piccolo giardinetto dove c'è un pozzo. C'è un forno e abbiamo trovato tracce di esplosivo soprattutto in corrispondenza qui nei punti intorno al forno.
PUBBLICO MINISTERO: Al forno. Senta, questo accertamento positivo all'esterno per l'appunto nelle vicinanze di questo forno, o camino che sia. Penso che sia più un camino che un forno, ma insomma è la stessa.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in qualche modo voi siete riusciti sul momento a collegarlo a qualche altro reperto sempre dico messo, preso in considerazione nell'occasione?
TESTE Massari: No, nell'occasione non siamo riusciti a dare una spiegazione del perché all'esterno ci potessero essere delle tracce di esplosivi.
Abbiamo fatto anzi, la prova l'abbiamo ripetuta parecchie volte, proprio perché era un fatto abbastanza strano, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Massari, ma oltre che rilevare positivamente questa contaminazione da esplosivo esternamente, avete operato, che ne so, effettuando escavazioni, spostando materiale...
TESTE Massari: Non in quella occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, in quella occasione non avete compiuto nessuna operazione...
TESTE Massari: No, no, nessuna operazione di scavo, di...
PUBBLICO MINISTERO: Di modifica, voglio dire, dello stato dei luoghi.
TESTE Massari: ... modifica di ambiente. Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei può anticipare che se in quel luogo ci è tornato, a distanza di quanto tempo...
TESTE Massari: Sì, diciamo che la spiegazione...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi dottor Massari.
Qui siamo a maggio del '95.
TESTE Massari: Sì, il 4 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci è tornato...
TESTE Massari: Io sono tornato a seguito dell'ulteriore incarico avuto il 20 settembre del '95, in quanto su indicazione del magistrato mi fu indicato di fare una ricerca di materiale nel giardino, nel punto vicino al pozzo.
E, in quel caso, facemmo degli scavi all'interno del giardino. Quindi scavammo parecchio, circa, facemmo una buca di oltre un metro di profondità. E trovammo, all'interno della terra, man mano che scavavamo, trovammo dei frammenti di corda e dei frammenti di scotch, di nastro adesivo che, esaminati all'EGIS, in quanto anche in quella occasione avevamo lo strumento sul posto, indicar una presenza di esplosivo. In particolare sulla corda c'era un'alta concentrazione di tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo tanto è un punto sul quale si dovrà trascorrere magari con il dottor Vadalà.
Proseguiamo con gli incarichi che gli sono stati conferiti in via esclusiva, per così dire, ecco.
TESTE Massari: Il successivo...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha indicato l'incarico ricevuto il 17 luglio del '95 che aveva a che fare con una FIAT Uno.
TESTE Massari: Sì, nell'incarico del 17 luglio, io ho avuto l'incarico... Allora, ecco qui: 17 luglio.
Allora, premesso che:
"Con decreto 20 giugno '95 eseguito in Palermo in data 23/06/95, è stato eseguito il sequestro dell'auto FIAT Uno recante targa ROMA 555204V, relativa all'auto poi già demolita, già intestata a Fiori Patrizia, rinvenuta nella disponibilità di Zota Giuseppe di Palermo.
Proceda il consulente all'esame del veicolo sovramenzionato, nonché all'applicazione con la strumentazione ritenuta adeguata delle metodiche di ricerca repertazione e ad analisi confacente allo scopo.
Stabilisca, quindi, il consulente richiesto, se nel veicolo anzidetto siano presenti tracce e specie esplodenti. E determini altresì i numeri e gli altri dati identificativi all'origine del veicolo sequestrato a Zota Pasquale".
Praticamente in questa, all'interno della FIAT Uno, furono trovate tracce abbastanza intense di dinitrotoluene, pentrite e T-4; sia all'interno del portabagagli, sia in particolare su una fettuccia di tela del tipo impiegato per aprire e chiudere le tapparelle delle finestre; e avendo anche dei casi d'allarme per quanto concerne la pentrite. Se...
PUBBLICO MINISTERO: A livello di? A livello di quale parte del veicolo?
TESTE Massari: A livello... Aspetti, che...
PUBBLICO MINISTERO: Questo allarme pentrite, allarme PETR.
TESTE Massari: Ora vediamo, eccolo qui.
Allora, nel cofano posteriore abbiamo avuto proprio un allarme da pentrite che viene anche indicato nella tabella.
Dopodiché abbiamo trovato, nel posto guida, EGDN e DNT e pentrite. Nel posto, nel sedile sotto le foderine, tracce di pentrite. E poi, in uno straccio bianco nel cofano posteriore, tracce di T-4. In un cartone che era nel cofano posteriore, tracce di pentrite.
Poi c'erano degli scopettini che erano stati utilizzati per pulire la macchina. E abbiamo trovato tracce di nitroglicerina.
Poi, nella fettuccia, come ho già detto abbiamo trovato pentrite e T-4.
Nel cofano, ancora, dinitrotoluene e pentrite.
E sulle tendine e sul sedile posteriore, tracce di pentrite e di dinitrotoluene.
Praticamente quasi tutta la macchina risultava contaminata da questi esplosivi. E non solo la macchina, ma anche il cofano. E in particolare, il cofano per la pentrite e i vari oggetti contenuti all'interno del cofano.
Quindi, per quanto riguarda il primo incarico, naturalmente la macchina è stata poi risigillata nelle stesse condizioni in cui è stata all'inizio. E cioè con i sigilli che sono stati rotti da noi nel momento in cui abbiamo effettuato l'analisi, abbiamo chiuso e sigillato anche le varie parti esaminate e riportate, ecco, nella foto numero 5, dove c'è il cartone e nella foto numero 6...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego, dottore. La seguo.
TESTE Massari: E della foto numero 6, dove ci sono le varie parti trovate all'interno del cofano utilizzate per la pulizia della macchina.
Ecco ancora i vari particolari nella foto 7 e nella foto 8.
Tutti questi materiali sono stati naturalmente sigillati, rimessi all'interno del cofano della macchina. La macchina è stata risigillata, chiusa e lasciata alla disponibilità.
Questo, naturalmente, dopo aver ricercato per la seconda parte dell'incarico ed identificato. Ricercato intanto i dati identificativi dell'autovettura e trovato il numero di telaio dell'autovettura, vero - perché era stato contraffatto - e tutti i dati identificativi che sono stati poi comunicati all'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, anche se è quasi superfluo, mi legge per cortesia il numero di telaio che lei identificò nell'occasione?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Così lo lasciamo nella registrazione.
TESTE Massari: Allora, il numero di telaio che io ho identificato, allora il numero contraffatto era: ZFA 146000. E questo, praticamente, questa prima parte rappresenta l'identificazione della marca, del Paese e del tipo di macchina.
Quindi: Italia, FIAT Uno, come tipo di macchina. E poi il numero del telaio era: 02057427.
Il numero originale invece era, fermo restando la prima parte che, ripeto, riguarda soltanto i dati identificativi del Paese, della fabbrica e del tipo di macchina, il numero era: 07391682.
Ed inoltre, da un'altra targhetta che si trovava sull'autovettura, abbiamo potuto risalire che mentre questa autovettura aveva un colore intorno al grigio topo, come viene normalmente definito, il colore invece della macchina da cui derivava il telaio e la targhetta, doveva essere un colore bianco, perché asportando la vernice messa sopra, è venuto fuori il bianco della vernice originaria.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo all'incarico successivo che lei ha ricevuto il 20 settembre del '95. Di che si trattava?
TESTE Massari: Il 20 settembre del '95 praticamente dovevo esaminare un fuoristrada Mitsubishi modello Pajero targato Rieti 154444 intestato a Scarano Massimo.
Ed inoltre dovevo effettuare delle analisi nella villetta di Capena, le analisi di cui già ho parlato, in quanto questa è la consulenza che mi è stata data in data 20 settembre '95.
Praticamente, per quanto riguarda la macchina...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi dottor Massari.
TESTE Massari: Sì, mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, la può fare dopo aver sintetizzato il risultato dell'accertamento sull'automobile.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché vorrei che alla Corte rappresentasse specificamente com'era congegnato il quesito che riguardava la villetta di Capena, in questa occasione.
TESTE Massari: Allora, per quanto riguarda la macchina praticamente abbiamo avuto esito positivo e con allarme per quanto riguarda la pentrite. E, in un punto, dell'EGDN, su alcuni oggetti che si trovavano all'interno della macchina.
In particolare un maglione bianco più un telo tenda e un rotolo di nastro adesivo per pacchi, dove abbiamo trovato tracce di nitroglicerina, DNT e TNT.
Sul maglione bianco e sul telo tenda abbiamo trovato: pentrite ed EGDN, ma soprattutto pentrite con segnale di allarme.
Mentre abbiamo trovato tracce nel cofano posteriore di EGDN e nitroglicerina e DNT. E tracce ancora nel cofano posteriore, sia con oggetto, sia vuoto - abbiamo fatto tutte e due le prove - di EGDN.
Mente, negli altri punti della macchina, il risultato è stato completamente negativo.
Quindi praticamente, per quanto riguarda la Mitsubishi, tutti i dati si sono concentrati sul cofano posteriore, sia sul cofano vero e proprio, sia sugli oggetti che abbiamo repertati all'interno del cofano.
Per quanto riguarda la villetta, il quesito era espresso, era stato espresso in questo modo:
"Premesso altresì le attività di individuazione dei luoghi eseguiti dal Pubblico Ministero in Roma il 13/09/95 ed in particolare quello espletato in territorio di Capena nella villetta attualmente nella disponibilità della signora Franco Claudia, nata a Roma il 04/03/1964, attività che hanno portato alla identificazione di un preciso punto del retrostante giardino, oggetto anche di riprese fotografiche realizzate in luogo dal personale DIA che ha coadiuvato il Pubblico Ministero, proceda, stabilisca...".
Dunque, va be', leggo tutto:
"Proceda il consulente all'esame del veicolo e del luogo indicati, effettuando anche congrue repertazioni di materiale terroso che, all'applicazione con la strumentazione ritenuta adeguata, delle metodiche di ricerche di analisi confacenti allo scopo".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il resto, poi è standard come tutte le altre...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi vorrei che lei illustrasse con sufficiente dettaglio che cosa ha esattamente, come ha esattamente operato in questo preciso punto - così era il quesito che le era stato affidato - in un preciso punto del giardino retrostante la villetta, eccetera, eccetera.
Come ha operato, quali attività di repertazione ha fatto...
TESTE Massari: Praticamente abbiamo portato sul luogo l'EGIS, che naturalmente è stato standardizzato con il solito sistema che ho già illustrato per gli altri casi.
E abbiamo effettuato degli scavi nel punto che ci era stato indicato.
Operando in questo modo, man mano che veniva effettuato lo scavo, effettuavamo delle aspirazioni, quindi delle prove e dei saggi, sul terreno che veniva in qualche modo rimosso dalla buca. Quindi che veniva portato in superficie man mano che veniva fatta la buca. E praticamente tutte le analisi effettuate hanno dato, per quanto riguarda il terreno, esito negativo.
Praticamente tutto il terreno esaminato è risultato privo di tracce di esplosivi.
In mezzo al terreno però abbiamo trovato dei frammenti di nastro adesivo ed un frammento di una corda che hanno dato esito positivo.
In particolare, per quanto riguarda il frammento di corda, è stato positivo per la presenza di tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Dovrebbe essere a pagina 15, lo specchietto, dottore.
TESTE Massari: Sì, aspetti io qui c'ho i vari spettri che ho ottenuti, comunque anche guardando gli spettri praticamente abbiamo avuto sul nastro adesivo la presenza di EGDN, su un primo frammento. Su un secondo la presenza di EGDN e nitroglicerina e invece sulla corda un frammento, un segnale con allarme per quanto riguarda la presenza del tritolo.
E per mostrare quello di cui stiamo parlando, praticamente questo della foto numero 1 è il frammento di corda, mentre nella foto numero 2 abbiamo il frammento di nastro adesivo che è un frammento di nastro adesivo del tipo da pacchi, la stessa cosa nella foto numero 3 e nella foto numero 4. E per quanto riguarda la foto numero 6 abbiamo cercato di evidenziare ancora meglio nella foto numero 7, in cui è presente anche un metro, la buca che abbiamo ottenuto effettuando lo scavo nel punto che ci era stato indicato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta dottor Massari, visto che questo si può dare quasi come fatto notorio, non è che dovunque si scavi sotto terra e si trovano pezzi di scotch e cordicelle, voglio dire.
TESTE Massari: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nei dintorni di questo punto preciso del giardino, dove lei è andato col personale a effettuare questa operazione di scavo, c'era qualche cosa, qualche materiale, qualche attrezzatura, un qualche manufatto che avesse una qualche compatibilità con questo pezzettino di cordino, ovvero con questi spezzoni di scotch?
TESTE Massari: No. Praticamente non c'era niente che potesse avere attinenza e che potesse giustificare il fatto che trovavamo in mezzo alla terra dei frammenti di nastro adesivo o della corda.
Ripeto, l'unico segnale che avevamo avuto in precedenza, era quello di una presenza anomala di tracce di esplosivi in un punto del giardino. Però per quanto riguarda l'incarico di cui stiamo parlando in questo momento, abbiamo scavato in quel punto semplicemente perché mi è stato indicato che quello era il punto su cui scavare. Però, certamente, io mi aspettavo eventualmente più... scavando più, di trovare qualche cosa di diverso, una contaminazione del terreno e non di trovare dei frammenti all'interno che poi, analizzati, fossero risultati positivi.
Naturalmente questi frammenti sono stati sequestrati, sigillati, repertati e messi a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti dottor Massari, lei per quanto riguarda il frammento di corda ha parlato di un allarme tritolo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda i frammenti di nastro adesivo, che, se non mi sbaglio, in tutto sono quattro... Sono quattro i frammenti di nastro adesivo.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbia...
TESTE Massari: In quel caso abbiamo trovato un segnale derivante da EGDN e...
PUBBLICO MINISTERO: Su tutti i frammenti?
TESTE Massari: No, su due frammenti.
PUBBLICO MINISTERO: Controlli, perché ho la sensazione sennò che dica un'inesattezza.
TESTE Massari: Sì. Allora, i primi tre frammenti di nastro adesivo hanno mostrato la presenza di una leggerissima traccia di EGDN, mentre il quarto frammento ha dato un segnale di allarme per la presenza di EGDN e nitroglicerina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi sono quattro.
TESTE Massari: Sono quattro, di cui tre soltanto una leggera presenza di EGDN e uno di EGDN e nitroglicerina, però tutti quanti sono risultati comunque inquinati o contenenti dei residui di esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Massari, lei ha sotto gli occhi questo prospettino, che lei chiama anche tabula riassuntiva, di pagina 15?
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che spiegasse quello che ha affermato poco fa, alla luce di quello che risulta al RUN, non so se questa voce sia inglese.
TESTE Massari: Sì il RUN, praticamente questo è una cosa che abbiamo messo in più perché praticamente è lo strumento...
PUBBLICO MINISTERO: Ora non ci perdiamo in queste sottigliezze.
TESTE Massari: Okay.
PUBBLICO MINISTERO: Casomai se la Corte ha bisogno di chiarimenti, glielo chiedo.
Dunque, 5432, 5434.
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Terreno e buca terzo strato, terreno e buca quarto strato. La conclusione quale è stata?
TESTE Massari: Qui sono stati degli strati che abbiamo... diciamo che man mano che facevamo le analisi, come ho detto in precedenza, facevamo anche delle analisi del terreno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Abbiamo trovato delle tracce di EGDN in alcuni strati, però il segnale era così debole che praticamente poi, nella valutazione dei risultati e nella relazione finale questo esame praticamente io non l'ho considerato. Non l'ho considerato proprio perché erano così sottili, che non potevano neanche essere imputabili. Cioè, abbiamo fatto diverse prove e secondo me non era il caso di riportarle, né di fare dei repertamenti perché erano troppo delocalizzate e troppo basso il segnale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo che lei chiarisse questo, che poteva apparire sennò un punto di contraddizione con...
TESTE Massari: No, no, è per questa ragione per cui poi nelle conclusioni io non ho riportato queste tracce, ho riportato soltanto quelle relative ai frammenti di nastro adesivo e al frammento di corda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dottor Massari, a partire quindi dall'accertamento successivo lei non ha più lavorato da solo.
TESTE Massari: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha lavorato assieme, prevalente... precipalmente per la parte dell'indagine esplosivistica, ha lavorato assieme al dottor Vadalà.
TESTE Massari: Vadalà, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi il dottor Vadalà illustrerà determinate situazioni, determinati, specifici accertamenti. Ma io ho bisogno che qualche cosa venga anticipato da lei, in considerazione di quello che ora le rappresento.
Dunque, lei ha condotto un accertamento, o per meglio dire una lettura di tipo comparativo tra tutti i dati che si erano delineati mano mano che effettuava questi accertamenti che, come si vede, sono andati avanti per mesi e mesi.
TESTE Massari: Sì, era uno dei punti perquisito dell'incarico del 22 novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Massari: In particolare il quesito diceva che:
"Premesso che il Pubblico Ministero con incarichi conferiti dal 31 gennaio '95 e successivamente fino al 20 settembre '95, ha richiesto al dottor Massari del compimento di accertamenti su cose mobili ed immobili oggetto di sequestro, ovvero di ispezione e individuazione nell'ambito delle indagini, accertamenti che lo stesso dottor Massari ha riferito con relazione, l'ultima delle quali in data 02/10/95. Il dottor Massari provvederà a redigere un prospetto riassuntivo e sinottico degli accertamenti riferiti nelle richiamate relazioni".
E in funzione di questo, io ho fatto una, ho preparato una tabella, che è questa che è contenuta comunque nella nota del 22 novembre '95, relativo all'incarico del 22 novembre '95, dove nella parte sinistra ho riportato le date degli incarichi, l'evento analizzato e inoltre gli esplosivi che abbiamo individuato. E ho evidenziato poi, al termine, che praticamente, ad eccezione della FIAT Uno del 10 settembre '95, praticamente in tutti gli incarichi è stato trovato tritolo. Quindi è l'elemento, l'esplosivo che praticamente ha fatto un po' da anello di collegamento tra tutti gli incarichi che ho avuti.
Inoltre la pentrite, la quale, pur non essendo presente in tutti gli incarichi, però ha rappresentato la peculiarità di essere presente in alcuni accertamenti in quantità - tra virgolette, perché ripeto, questa non è un'analisi quantitativa - elevate, tanto da dar segnali di overload, cioè segnali di allarme dello strumento. In particolare, sia nell'appartamento di via Dire Daua, sia all'interno della FIAT Uno, sia all'interno della villetta di Capena.
Poi c'abbiamo il T-4, che praticamente, tranne nelle prime analisi effettuate nel furgone e nell'Audi 80 per quanto riguarda l'incarico del 31 gennaio '95, negli altri caso l'abbiamo trovato ma sempre in quantità minime, quasi sempre a livello di tracce.
E poi c'abbiamo l'EGDN, l'NG e il DNT che li abbiamo trovati un po' delocalizzati, ma soprattutto nella parte che riguarda l'appartamento di via Dire Daua, dove li abbiamo trovati in parecchie parti e nell'ultimo accertamento, quello della Mitsubishi.
Quindi praticamente c'abbiamo il tritolo, che è un po' l'esplosivo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare anche a Capena questo...
TESTE Massari: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'EGDN, l'NG e il DNT.
TESTE Massari: Sì, e a Capena scusi. Infatti l'abbiamo trovato in quasi tutti quegli accertamenti dove erano presenti delle... qui è un discorso un po' più tecnico. Nel senso che, quello che ho detto all'inizio, c'abbiamo il problema, è che questi esplosivi li possiamo dividere in due gruppi. Un gruppo in cui c'abbiamo degli esplosivi di tipo volatile, e sono EGDN, nitroglicerina e DNT; e un gruppo in cui gli esplosivi hanno una scarsissima volatilità. Per cui in quegli accertamenti in cui erano presenti sostanze tipo stoffe, che avevano maggiori possibilità di trattenere i vapori di questi esplosivi volatili, sono quelli dove in effetti ne abbiamo trovati in maniera, diciamo, più generalizzata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, riservando poi al dottor Vadalà di spiegare meglio come fossero fatti determinati involucri trovati a Capena il 16 novembre del '95, ma siccome ha formato oggetto di questo incarico che è stato dato per l'appunto il 22 novembre '95, anche di correlare i dati di tutti questi accertamenti con il dato relativo alla natura degli involucri trovati il 16 novembre '95 e di correlare ancora questi dati ai risultati effettuati nei luoghi dove gli attentati erano stati eseguiti, ovvero dove era stato fatto brillare, dove comunque era brillato a Formello l'esplosivo del 14 aprile del '94.
Lei a questo punto non dovrebbe avere difficoltà, penso con poche parole, magari aiutandosi con qualche altro specchietto o quadro riepilogativo, a rappresentare alla Corte il punto di arrivo di questo accertamento.
TESTE Massari: Per quanto riguarda diciamo la correlazione... Allora, diciamo che all'interno dei pacchi repertati e che abbiamo avuto in analisi con incarico del 22 novembre '95, cosa che poi esporrà più dettagliatamente il dottor Vadalà, noi abbiamo trovato tritolo con una leggera percentuale di T-4 e con tracce di ferro. Questo ci ha portato ad identificare il tritolo come un esplosivo di recupero, non come un esplosivo puro, in quanto le tracce, soprattutto di ferro, sono indice che il tritolo era già stato utilizzato e quindi era stato recuperato.
Intendiamo per tritolo di recupero, quello che normalmente viene recuperato all'interno di ordigni di tipo militare, sia a livello meccanico, quindi proprio spezzando il tritolo e recuperandolo, quindi poi polverizzandolo; sia a livello di sistema chimico, in quanto, attraverso un processo di lisciviazione, cioè viene sciolto il tritolo e poi fatto risolidificare, viene estratto dalle ditte specializzate in questo settore, viene estratto e recuperato.
Quindi, mentre il tritolo di sintesi, cioè il tritolo prodotto direttamente dalla fabbrica, è un tritolo che non ha né ferro, né T-4, un tritolo di recupero è un tritolo che sicuramente può avere ferro e nel caso in cui avvenga, sia stato recuperato in un ambiente inquinato, può avere anche tracce di T-4, visto che il T-4 è uno degli esplosivi più utilizzati nel campo militare insieme con il tritolo.
L'inquinamento da T-4 può provenire sia perché magari il tritolo è stato recuperato in un processo di lisciviazione utilizzando la stessa attrezzatura utilizzata in precedenza per recuperare dell'esplosivo compound-B contenente tritolo e T-4, sia perché normalmente, in questi ordigni militari c'è, oltre al tritolo, anche delle piccole cariche di innesco di tipo di compound-B, ossia perché proprio ci sia stato un inquinamento sul momento, sul posto dalle persone che hanno fatto il recupero, che avevano in precedenza anche recuperato parte di compound-B o di T-4.
La conclusione è che poi nella triturazione del tritolo e nella successiva preparazione dei pacchi che abbiamo ritrovato, abbiamo trovato del T-4 delocalizzato su tutta la massa, in una percentuale vicino intorno al 2% e un T-4 che sicuramente non poteva derivare dalla sintesi del tritolo.
Anche le prove tecniche effettuate presso una ditta esterna, su autorizzazione della Procura, hanno mostrato che si trattava di un tritolo a basso punto di fusione, cioè un tritolo di recupero. Anche se è chiaro che la percentuale bassa di T-4 non modifica sostanzialmente quelle che sono le caratteristiche del tritolo.
Diciamo quindi che, a posteriori, avendo trovato poi del tritolo, è chiaro che la tabella, di cui ho appena parlato, è direttamente correlabile con una delle sostanze presente in maggiori quantità. Cioè, l'unica presente al 98% nei pacchi di esplosivo, di cui abbiamo parlato.
Per quanto riguarda invece lo specchietto, il quadro riepilogativo, che purtroppo ce l'ho su due pagine distinte, non è che quello che c'ho in questo momento sia fatto molto bene. Comunque, per quanto riguarda il quadro riepilogativo degli attentati effettuati a partire dall'attentato del 14 maggio a via Fauro, 14 maggio '93, fino al rinvenimento dell'esplosivo a Capena, il 16 novembre del '95, c'abbiamo praticamente una corrispondenza con tutti gli esplosivi, ma soprattutto - comunque si vede male - per quanto riguarda il TNT e il T-4.
Mentre, per quanto riguarda i vari attentati, noi c'avevamo una corrispondenza che riguardava tutti e sei gli esplosivi, cioè l'EGDN, la nitroglicerina, il DNT, il tritolo e la pentrite. Ad eccezione dell'attentato in località Formello, a Roma, del 14 aprile '94 dove non fu trovato né tritolo e né pentrite.
Per diciamo che, per quanto riguarda poi l'ultima correlazione con l'esplosivo sequestrato all'interno, trovato all'interno dei pacchi rinvenuti il 16 novembre '95, c'abbiamo una corrispondenza con tutti gli attentati di cui ci siamo occupati, ad eccezione dell'attentato di Formello del 14 aprile '94, dove non risulta che siano state identificate tracce di tritolo.
Pertanto noi, ecco qui diciamo chiaramente che dalla tabella dei dati analitici è possibile verificare una sicura corrispondenza per alcuni esplosivi nelle diverse analisi effettuate. Ripeto, il tritolo risulta praticamente presente in tutti gli attentati e risulta presente ad eccezione di Formello, risulta presente in tutte le analisi effettuate e che il cui specchio ho fatto vedere prima. Mentre, per quanto riguarda gli altri esplosivi, c'abbiamo una corrispondenza con i vari attentati e la stessa cosa del tritolo possiamo dire per il T-4.
PUBBLICO MINISTERO: Si è mai occupato di camere d'aria?
TESTE Massari: Sì. Per quanto riguarda le camere d'aria, le camere d'aria è un precedente indagine che io ho effettuato, sempre per la Procura di Roma, nella persona del dottor Piro e praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Credo il dottor Saviotti.
TESTE Massari: Sì, il dottor Piro e il dottor Saviotti, erano... la consulenza mi fu data da entrambi, almeno mi fu chiesto poi di relazione la consulenza per entrambi i P.M.. E, praticamente, si riferisce a un incarico che ho avuto relativamente a delle camere d'aria che contenevano delle stupefacenti sequestrati in una casa di Frabetti Aldo; e praticamente nell'incarico io ho avuto, nell'incarico i quesiti che mi erano stati posti erano: verificare se le camere d'aria fossero state inquinate all'esterno dalla presenza di sostanze esplodenti e poi verificare in prossimità dell'area dell'abitazione di Frabetti Aldo se vi erano dei nascondigli, delle cavità naturali, delle cavità artificiali, sia sottostanti le opere murarie, compresa l'abitazione, mediante un'attrezzatura particolare, un attrezzatura denominata Georadar, per verificare se esistessero delle cavità all'interno delle quali potessero essere celate delle sostanze, a livello di stupefacenti o di esplosivi, o anche dei cadaveri.
Praticamente, per quanto riguarda questa seconda parte dell'incarico, diciamo il risultato è stato negativo, in quanto, pur avendo fatto delle ricerche in tutta l'area prospiciente e intorno alla casa e nella stessa casa alla ricerca di eventuali cavità, utilizzando il sistema Georadar e utilizzando all'interno di alcune grotte naturali presenti nel terreno prospiciente la casa, avendo fatto delle prospezioni di tipo geosismico, cioè siamo andati a verificare se ci fossero state delle cavità all'interno della grotta. Non abbiamo trovato praticamente nessuna cavità, né abbiamo individuato alcun sito dove potessero essere celati le sostanze o gli oggetti che erano stati nominati nell'incarico.
Per quanto riguarda invece le camere d'aria, nelle camere d'aria abbiamo operato sempre con l'EGIS, però abbiamo operato in laboratorio non su luogo, dopo aver fatto dei repertamenti sulle camere d'aria sia per via secca, sia per via umida e abbiamo trovato presenze di tracce di esplosivo, soprattutto per quanto riguarda EGDN, nitroglicerina, DNT, TNT e T-4. E praticamente io qui c'ho una tabella divisa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ora non c'è bisogno di proiettare la tabella. Basta che lei precisi alla Corte la data in cui riferì su questo incarico, c'è la data di questa relazione che rimise al Pubblico Ministero di Roma e il numero dei reperti che prese in considerazione: quanti diedero risposta positiva all'accertamento e quanti invece negativa.
TESTE Massari: Allora, la relazione fu praticamente consegnata subito dopo l'11 marzo '95 e...
PUBBLICO MINISTERO: No dottore, sbaglia.
TESTE Massari: Però...
PUBBLICO MINISTERO: Sbaglia.
TESTE Massari: La relazione è dell'11 marzo del '95, però io ho fatto una prerelazione precedente, sulla quale ho relazionato i due P.M. soltanto per quanto riguardava le analisi chimiche. Questo perché? Perché, per quanto riguardava la ricerca degli altri luoghi dal momento che ho fatto intervenire delle ditte esterne che ho dovuto in qualche modo, diciamo, portare e guidare sul luogo della ricerca, ho avuto bisogno di un tempo maggiore.
Quindi, io ho fatto una prerelazione con la quale ho consegnato questi risultati. Aspetti, la data della prerelazione...
PUBBLICO MINISTERO: 11 gennaio '95.
TESTE Massari: Ecco, 11 gennaio...
PUBBLICO MINISTERO: 18.
TESTE Massari: No, 18 gennaio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Massari: Nella quale ho indicato i risultati ottenuti e ho esaminati praticamente 35 camere d'aria e di tutte queste ho fatto un repertamento sia per via umida, sia con acetone e i reperti sono stati tutti, ecco, sigillati e messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Fermo restando che se ci fosse necessità, ma non penso, perché su gli altri accertamenti che lei ha condotto insieme al dottor Vadalà - io mi riprometto di farmi dare tutte le spiegazioni del caso dal dottor Vadalà - premesso quindi che non ho altre domande da farle: tutte le relazioni che ha con sé, che poi sono né più né meno quelle che ha rimesso, a questo punto, avendole rappresentate oralmente, le può mettere a disposizione della Corte perché la Legge le dà questa facoltà.
TESTE Massari: Ecco, praticamente, queste...
PUBBLICO MINISTERO: Magari le possono servire ancora per le domande che le debbono fare i difensori.
TESTE Massari: Sì.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Senta dottor Massari, io servendomi di una sua relazione e esattamente della relazione depositata in... che porta la data comunque del 22 giugno '95, Roma, le vorrei porre alcune domande al fine di fare chiarezza, per quanto possibile, sulla natura degli accertamenti che ci ha finora descritto e in particolare sulla natura ripetibile o irripetibile degli accertamenti predetti. Ciò si lega naturalmente a quell'eccezione, se la vogliamo chiamare così, o comunque a quelle circostanze che stamattina aveva creduto di esporre alla Corte e che sono state poi oggetto di quel provvedimento interlocutorio che la Corte ha adottato.
Innanzitutto le chiedo una curiosità: in questa relazione, nel frontespizio proprio, noto che ella qualifica il procedimento penale 3309/93 come il procedimento contro ignoti.
Ecco, le chiedo, questo dato come mai lei ha ritenuto di volerlo rappresentare diciamo nell'elaborato che ha poi consegnato al Pubblico Ministero? In relazione alla data poi in cui esso viene redatto, cioè il 22 giugno '95.
E' notizia che ha assunto personalmente, che le è stata riferita?
TESTE Massari: Ma io credo che in tutte le relazioni io abbia sempre detto contro ignoti in quanto non mi è mai stato comunicato, a quel momento, che c'erano degli indagati, né mi sembra che sia stato citato sull'incarico che c'erano degli indagati, quindi automaticamente io ho dedotto contro ignoti. Quindi non...
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì, ma era...
TESTE Massari: E' questa la...
AVVOCATO Gramigni: ... una curiosità che avevo.
Ecco, poi vedo che l'incarico che qui è relativo a certi oggetti che ella doveva analizzare, cioè la bisarca, l'autovettura Volvo, la villetta di Capena, l'appartamento di via Dire Daua e certi poi oggetti di arredamenti della villetta di Capena, era congegnato nel senso che ella doveva stabilire se siano presenti sui reperti anzidetti tracce di specie chimiche esplodenti.
Ecco, in relazione a questo incarico, io poi vedo che ella fa una serie di considerazioni in premessa, allorché descrive le sue metodiche di analisi. E dice:
"Il quesito posto dalla signoria vostra, nella parte riguardante il sistema e il metodo ... da analizzare, fa espressamente riferimento, come concordato verbalmente, a metodiche non distruttive".
E poi lei però prosegue con una frase che vorrei che mi chiarisse e dice:
"Nel settore chimico, quando si parla di campioni presenti in tracce, non esistono tecniche non distruttive, in quanto le molecole presenti sotto qualsiasi forma fisica, per essere analizzate debbono essere distrutte".
E' una considerazione, legata al tipo di incarico che lei ha ricevuto.
Dopodiché, questo periodo successivo, mi sembra, a me che leggo, riferito invece ad una ipotesi astratta che avrebbe potuto darsi in caso diverso, ma che nella fattispecie non ricorre.
Cioè, dice: nel caso invece di analisi di composti presenti in quantità massive, praticamente lei poi continua e dice: "Possono essere anche svolte analisi ripetibili".
Dopodiché lei descrive che ha usato questo sistema analitico: l'EGIS che così bene ci ha descritto fino ad ora. E conclude dicendo:
"L'analisi effettuata con questo sistema non è distruttiva, nel senso che non altera macroscopicamente il reperto in esame. Ed è irripetibile nel senso che distrugge le uniche tracce esaminate".
Ora io volevo chiederle questo: da quello che io capisco, capisco che con questo aspiratore così chiamato per la comprensione del profano, che è l'EGIS, lei in una certa data rilevò, o comunque aspirò, come sempre ci ha detto, certi vapori e certe particellari. Lo analizzò e ebbe certi risultati.
Le chiedo: utilmente, oggi, potremmo dire che parte di quel vapore di questo particellato che fu aspirato dalla macchina in quel giorno potrebbe essere sottoposto nelle stesse condizioni ad analisi? Perché io le dico: capisco di no.
Cioè, quando mi dice che l'analisi non altera macroscopicamente il reperto in esame, le chiedo una precisazione: significa che dicendo che il reperto da esaminare è questo tavolo, non c'è un buco nel tavolo dopo che io ho aspirato con l'EGIS.
Ma da quello che capisco non è possibile dire che c'è un campione che fu all'epoca prelevato e del quale è stata usata una parte, e il residuo del quale sarebbe oggi disponibile per un esame tecnico corrispondente a quello che ella ebbe a compiere nelle date rispettive. Cioè nel '95.
Le chiedo conferma di questo, o comunque le chiedo, in caso contrario, di spiegarmi il significato di un testo che io trovo sinceramente piuttosto chiaro.
TESTE Massari: Mah, diciamo che quello che abbiamo detto a partire da questa mattina, cercando di illustrare qual è questa tecnica, contrasta completamente con quella che è la sua interpretazione della parte scritta, in quanto io parlo di tecniche distruttive e tecniche ripetibili.
La tecnica distruttiva, nel senso che: nel momento in cui lei fa una analisi, qualsiasi analisi chimica ad eccezione di alcune analisi che possono essere fatte soltanto quando ci abbiamo quantità massive di campione, vedi la diffrattometria a raggi X, quindi qualsiasi altra analisi chimica distrugge diciamo le molecole o le quantità, le particelle che vengono esaminate.
Cioè, lo stesso... per potere io dare una risposta, un segnale ad una certa analisi, ho la necessità di distruggere una parte delle particelle, delle molecole del campione, in maniera da ottenere una risposta.
Quindi, quella frase che interpreta in un modo, che la tecnica è ripetibile in quanto io vado ad analizzare una piccolissima quantità di sostanza, come ho già detto stamattina a livello di molecole, e non a livello di particelle...
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
TESTE Massari: Quindi, a livello molecolare, una quantità esigua di sostanza. E lascio invariato il resto del campione.
E quindi...
AVVOCATO Gramigni: Ecco...
TESTE Massari: ... scusi, sotto questo aspetto, la tecnica è distruttiva delle molecole che io ho esaminato per generare il segnale.
E' ripetibile in quanto io non distruggendo completamente il campione, lascio un campione in grado da poter essere riesaminato e in grado di dare successivamente gli stessi risultati.
Tanto è vero che, in tutte le varie relazioni che io ho presentato, ho spiegato che non facevo una sola prova, ma una serie di prove anche su ogni singolo reperto ottenendo lo stesso risultato.
Ho anche spiegato che le analisi che io ho fatto, e sono ripetibili, sia per quanto riguarda lo stesso strumento EGIS, sia per quanto riguarda qualsiasi altro strumento che abbia una sensibilità uguale o superiore a quella dell'EGIS e una selettività comparabile a quella dell'EGIS.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, nel senso che se io torno oggi dove c'è la bisarca, o dove c'è la Volvo, metto la sonda sul sedile della Volvo, verosimilmente avrò gli stessi risultati che ebbi allora, lei dice.
TESTE Massari: Non verosimilmente. Avrò gli stessi risultati se nel frattempo parte - perché lei ha fatto proprio l'esempio della bisarca - dal momento che nella bisarca, come lei ha sentito nel corso della relazione, io ho prelevato dei campioni all'interno della bisarca, se lei va a fare l'accertamento su questi campioni, ottiene lo stesso risultato.
Perché io ho preso quella parte di campioni che avevano dato risultato positivo.
Quindi, se lei prende la coperta, o la parte in nylon che io ho asportato dalla bisarca, su quella parte in nylon, lei trova lo stesso risultato.
AVVOCATO Gramigni: Oh, quindi, quando lei parla in relazione all'uso di questo EGIS, di campioni, si riferisce agli oggetti sui quali è stata provocata questa aspirazione.
TESTE Massari: Sugli oggetti, sulle cose e sui luoghi.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
TESTE Massari: Perché ci sono alcuni luoghi, tipo le macchine che sono state poi sequestrate, dalle quali non è stato asportato niente.
Quindi, andando a fare la stessa prova su un sedile che ha dato esito positivo, lei riotterrà esito positivo.
Tenendo presente che, mentre con l'EGIS lei farà nuovamente un accertamento ripetibile, se invece va ad utilizzare una delle altre tecniche di laboratorio che esistano e che hanno per le tracce una sensibilità ed una selettività comparabile con quella dell'EGIS, farà una analisi distruttiva - e qui è la differenza - in quanto dovrà portare in soluzione con opportuni solventi, i residui presenti sul reperto.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Però io le dico questo: cioè, da quello che capisco, noi abbiamo un oggetto, lo annusiamo, aspiriamo, con questo EGIS, ovvero: con la sensibilità e la tecnica di questo strumento catturiamo diciamo dei vapori e delle particelle e li analizziamo.
Quindi mi chiedo: i vapori e le particelle che furono analizzati nel '95, furono analizzati e non ci sono più.
Nel senso, c'è ancora l'oggetto che probabilmente ancora è contaminato, sicuramente è contaminato come dice lei, ma quei vapori e quelle particelle che furono usati dall'EGIS nel '95 e dettero certi risultati, furono aspirate nel '95 e nel '95 sono state distrutte.
Ora, mi creda, non è che io mi metto a piccarmi, però, ecco, siccome è un punto importante. E, ripeto, credevo e credo, dopo quello che lei mi ha detto, il significato delle sue parole fosse univoco - e ne esce rafforzata la mia idea su questo punto dopo quello che lei mi ha detto - ecco, io le chiedo questo: cioè, il problema è che qui, a differenza di quegli strumenti con cui si usava il cosiddetto tampone di acetone. Quindi si faceva, da quello che ho capito, un tampone, si raccoglievano certe sostanze, si faceva essiccare il solvente che era... si faceva evaporare il solvente che era l'acetone. Quindi si ottenevano certe sostanze, si centrifugavano, si aveva una soluzione liquida della quale si usava solo una parte per fare certi accertamenti di modo che il residuo rimaneva ancora a disposizione per nuovi accertamenti, con l'EGIS questo non succede, da quello che ho capito.
Perché questo...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Gramigni: Scusi, Pubblico Ministero.
Perché questo sistema non prevede il tampone di acetone e quant'altro. Prevede che la sonda venga avvicinata ad un certo oggetto, ne catturi i vapori e il particellato e dia certi risultati.
Io, questo ho capito.
TESTE Massari: Beh, ha capito questo, ma solo una parte.
Perché quello che dice lei dell'acetone, è diverso. Perché lei, nel momento in cui fa un lavaggio con acetone di alcuni reperti, non è in grado di dire né i punti da cui ha prelevato gli esplosivi, ma otterrà una analisi delocalizzata, né molte volte le qualità di acetone sono tali per le metodologie normalmente utilizzate, da essere sufficienti per ripetere l'analisi.
Né tantomeno alcune sostanze possono essere comunque in acetone conservate per lungo tempo.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
TESTE Massari: Nel caso invece, in particolare. Tant'è vero che in tutti i vari accertamenti che noi abbiamo fatto, i vari repertamenti che abbiamo fatto a seguito dell'analisi con l'EGIS, noi abbiamo fatto sempre due tipi di prelevamento: uno, per via secca e uno per via umida. Proprio per fare una asportazione meccanica e una asportazione chimica.
Rimane il fatto che l'EGIS non distrugge il campione in modo massivo come lo interpreta lei, ma l'EGIS distrugge soltanto una piccolissima parte del campione, cioè quella che ha esaminato, e che tant'è vero che abbiamo un esempio che non è stato messo in evidenza oggi durante le varie esposizioni che ho fatto, su due sistemi di analisi.
E sono l'EVD 8000 e l'EGIS, che sono stati utilizzati per lo stesso ambiente: la bisarca, dove con l'EVD 8000 io ho ottenuto una analisi positiva.
E anche in quel caso l'EVD 8000 ha distrutto le sostanze che analizzava, perché ha distrutto i vapori dai quali ha ottenuto il segnale positivo.
L'EGIS, utilizzato sulla stessa bisarca cinque mesi dopo, ha dato lo stesso risultato positivo. Dimostrando che quei vapori che noi andiamo a distruggere per l'analisi sono quantità infinitesime, rispetto al campione eventualmente presente.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Ma i vapori che lei ha usato per questa analisi con l'EGIS, oggi, i vapori del '95, oggi dove sono?
TESTE Massari: Insieme a quelli dell'EVD 8000. Sono stati distrutti per avere segnali.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, perfetto. Questo io volevo sapere. La ringrazio.
Senta, un'altra cosa: da quello che ho capito, in buona sostanza, l'EGIS è uno strumento che permette di rilevare la presenza di un certo gruppo molecolare, cioè l'NO2, da quello che ho capito. Ciò che permette poi di fare certe, di trarre certe conclusioni sul piano scientifico.
Insomma, ecco, operativamente significa che, data una certa sostanza che entra dentro a questo aggeggio, a questo punto io posso sapere se, in questa sostanza, è contenuto l'NO2 che poi diventa NO.
Quindi, lei ha detto che queste sono composizioni chimiche tipiche degli esplosivi.
Ma le chiedo: in natura, solo gli esplosivi hanno gruppi molecolari di azoto e ossigeno, ovvero sono riscontrabili anche altrove, in altri elementi, in altre sostanze?
TESTE Massari: Questa è la foto numero 5 che ho fatto vedere questa mattina, dalla quale ho spiegato che esistono più sostanze in natura che contengono il gruppo NO2.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
TESTE Massari: Ma che non hanno i tempi di ritenzione degli esplosivi.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Massari: Tanto è vero che io non vado a individuare soltanto delle sostanze che contengono dei gruppi NO2, vado ad individuare delle sostanze che contengono dei gruppi NO2 e che, da un punto di vista gascromatografico, separate gascromatograficamente prima che entrino nel settore di pirolisi, hanno un certo tempo di ritenzione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi...
TESTE Massari: Che è caratteristico proprio di queste molecole.
AVVOCATO Gramigni: Ma lei dice quindi che questa è una specie di impronta digitale.
Dice: in natura un picco così me lo dà solo il tritolo, ho capito.
TESTE Massari: E', non un picco così glielo dà solo il tritolo, un picco che in queste condizioni esca e venga rilevato con questo tempo o volume di ritenzione, glielo dà soltanto il tritolo.
Tanto è vero che viene, lo strumento viene programmato in anticipo dando allo strumento quali sono i tempi di ritenzione di queste sostanze.
Le faccio un esempio: uno strumento simile a questo che però c'ha dei formi di pirolisi a temperatura completamente diverse, viene utilizzato per la ricerca delle nitrosalmine. Cioè delle sostanze che invece di avere il gruppo NO2, hanno il gruppo NO.
Però, appunto perché sono sostanze completamente diverse, bisogna analizzarle con dei forni, con delle temperature di pirolisi diverse e con dei supporti all'interno delle colonne gascromatografiche diverse da quelle che abbiamo utilizzato.
AVVOCATO Gramigni: Quindi...
TESTE Massari: Cioè, io per semplificare questa mattina, non sono entrato in dettaglio di tutti i parametri operativi che intervengono per identificazione finale di un certo componente. Perché quelle spirali che noi abbiamo visto in quest'altra figura, non sono delle semplici spirali, ma queste sono delle colonne cromatografiche, gascromatografiche, all'interno delle quali esistono delle fasi stazionarie specifiche per separare i componenti di una miscela contenete EGDN, nitroglicerina e DNT, per quanto riguarda la prima colonna; tritolo T-4 e pentrite, per quanto riguarda la seconda.
Cioè, sono varie fasi analitiche che, alla fine, ci portano ad identificare univocamente con questi tempi di ritenzione, gli esplosivi che abbiamo ricercati.
AVVOCATO Gramigni: E che quindi, secondo quello che lei mi dice, non esisterebbero due tempi di ritenzione uguali in natura.
TESTE Massari: No, non esisterebbero due tempi di ritenzione uguali in natura, non esistono due tempi di ritenzione con queste caratteristiche strumentali. Il che è diverso.
Perché io se prendo un'altra colonna cromatografica posso anche ottenere dei tempi di ritenzione uguali, o comparabili. Con queste colonne cromatografiche in queste condizioni, non esistono altre sostanze che escono con gli stessi tempi di ritenzione.
AVVOCATO Gramigni: Prendo atto di questo. Non avevo altre domande.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Dopo le spiegazioni che ho udito alle domande rivolte dal collega, avvocato Gramigni, io penso di poter essere abbastanza breve, perché la questione dirimente che si poneva stamani, si riproporrà a suo tempo.
Ed entrerò piuttosto nel merito degli accertamenti che ella ha inteso rappresentare partendo da quel macchinario che stamani ci ha impegnato nella visione e nell'ascolto.
Dunque, lei ha detto che è dell'83 la messa diciamo sul mercato di questo EGIS.
Le forze di Polizia italiane, a quella famosa riunione nella città americana che ora mi sfugge... Quantico, ecco, c'erano? E comunque non è questo che mi interessa.
Quand'è che hanno avuto cognizione dell'esistenza dell'EGIS?
TESTE Massari: Allora, io ho detto che nel '93 è stato presentato... Scusi, nell'83 è stato presentato il detector, in base al quale è stato poi costruito l'EGIS.
Cioè, nell'83 è stato presentato il sistema analitico a chemiluminescenza, sul quale sono basati sia il TEA che l'EGIS.
Per quanto riguarda le persone presenti, c'ero io nell'83 e c'era, per quanto riguarda il CIS, il capitano - attualmente credo maggiore - Garofano Luciano.
Era presente con me e abbiamo discusso e valutato insieme questi risultati e siamo poi andati ad assistere alle prove, come ho detto stamattina, fatte direttamente nei laboratori americani.
AVV. Cianferoni: Va bene.
TESTE Massari: Successivamente l'EGIS è stato presentato intorno all'89-90. Ed ha destato talmente tanto interesse che, ripeto, è stato esaminato un po' da tutte le associazioni che aderivano all'ICAO per la sicurezza aeroportuale, compresa l'Italia. Dove, per la prima volta, è stata fatta una prova pratica mettendo a disposizione per 15 giorni una delle entrate degli accessi dell'aeroporto di Fiumicino dove sono state fatte tutte le prove con l'EGIS messo a disposizione dalla ditta. Nel '91.
AVV. Cianferoni: Dal '94 in avanti, può segnalare delle applicazioni operative di questa macchina, oltre a quella per quale oggi si discute?
TESTE Massari: Mah, praticamente diciamo che questa macchina oggi viene utilizzata in quasi tutte le applicazioni di laboratorio. In quanto viene utilizzata come sistema di screening iniziale per vedere quali sono le specie esplodenti coinvolte in una certa diciamo operazione, in un certo, in una analisi.
Praticamente funziona in questo modo: in questo momento, quando arrivano dei residui della esplosione, o arrivano dei manufatti che dobbiamo analizzare. Viene fatta prima di tutto una analisi iniziale con l'EGIS per vedere quali tipi di esplosivi sono presenti e se sono presenti degli esplosivi.
Dopodiché le varie strumentazioni di laboratorio vengono indirizzate in funzione dei risultati, di questi risultati iniziali di questo screening iniziale fatto con l'EGIS.
Cioè, quello che una volta veniva fatto con la cromatografia liquida, con la cromatografia su ... sottile, in modo più approssimato, in quanto non avevano la sensibilità che ha l'EGIS, oggi viene fatto dall'EGIS.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma sul teatro delle operazioni, come abbiamo appreso da lei, che è stato fatto in questo processo, esistono altri casi in cui l'EGIS è stato portato, oppure no?
TESTE Massari: Esistono degli altri casi in cui l'EGIS è stato utilizzato. Soprattutto facendo pervenire nel cortile del Servizio Polizia Scientifica, le macchine o diciamo - soprattutto qui parliamo di macchine - coinvolte in vari episodi.
Non è stato mai portato fuori, in quanto la maggior parte di questi episodi, si sono verificati fuori di Roma.
Comunque il dottor Vadalà che se n'è occupato direttamente, è in grado probabilmente di dirle anche qualche caso specifico, se è autorizzato, del quale si è occupato relativamente a questo tipo di indagine.
AVV. Cianferoni: Ecco, tra i luoghi di questo processo dove è stato portato l'EGIS, ho ascoltato, c'è Capena, c'è il cortile della Ostiense... Cioè, me lo confermerà, perché è sua narrazione di poco fa.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho notato che non c'è Capezzana di Prato, il cimitero di Capezzana di Prato. Me lo conferma?
TESTE Massari: Non so neanche che cosa sia.
AVV. Cianferoni: Bene. E mi conferma anche che non è stato portato nemmeno in un magazzino in quel di Palermo di una ditta che si chiama Coprora?
TESTE Massari: No, non è stato portato.
AVV. Cianferoni: Né alla abitazione di un certo Pietro Carra?
TESTE Massari: Ma guardi, al di fuori di Roma, e per dei tragitti che siano non direttamente effettuabili tramite una macchina breve distanza, lo strumento di per sé non credo che i responsabili del servizio diano l'autorizzazione per mandarlo.
Comunque non, nei luoghi che lei ha detto, che mi risulta, non sono state fatte.
AVV. Cianferoni: Eh, no...
TESTE Massari: Almeno da parte mia, accertamenti.
AVV. Cianferoni: Bene. Noto però che anche in Roma non è stato portato in un luogo che noi apprendiamo, abbiamo appreso trovarsi a Tor bella Monaca, un centro commerciale Due Torri.
TESTE Massari: Sì, a Tor Bella Monaca è stato portato.
AVV. Cianferoni: Ah.
TESTE Massari: Io non ho ancora parlato di quel caso, perché ne avrebbe parlato il dottor Vadalà.
AVV. Cianferoni: Ah, ecco. Quindi...
TESTE Massari: E' stato portato sia a Tor Bella Monaca, sia a via delle Alzavole, sia...
AVV. Cianferoni: Questo lo ha detto.
TESTE Massari: ... in qualche altro posto. Comunque compreso Tor Bella Monaca.
AVV. Cianferoni: Senta, e a proposito di questi sopralluoghi, può senza in questo momento almeno che ci sia bisogno di veder le foto, dare una descrizione dello stato dei luoghi che trovò in via Dire Daua?
Mi contento, ovviamente, del ricordo che può avere a distanza di anni.
Quindi, se le stanze erano arredate, vuote, con arredamento antico, moderno...
TESTE Massari: Mah, io ho mostrato praticamente le fotografie che sono state fatte in occasione proprio di questi analisi e sopralluoghi. Quindi...
AVV. Cianferoni: Dottore, io mi rifaccio alla sua memoria. Non riprendiamo le foto. Che cosa trovò in via Dire Daua.
TESTE Massari: Allora, io ho trovato, allora, entrando in via Dire Daua, all'inizio, appena entrati, c'è un ingresso; alla sinistra dell'ingresso c'è un armadio a muro; sulla destra c'è la porta della cucina. All'interno della cucina, tra la porta e la cucina, subito dietro la porta della cucina, c'è il frigorifero. E sulla destra, sempre nella cucina, c'è il lavello.
Andando di fronte c'è il soggiorno: nel soggiorno c'era di fronte un divano e un tappeto; sulla destra un tavolo e sulla sinistra un mobile.
Sulla sinistra c'è un'altra porta dove c'è un altro ingresso in cui danno due porte: sulla sinistra c'è la porta del bagno e sulla destra c'è la porta di quella che doveva essere stata la camera da letto, ma che io ho visto allestita soltanto con un mobile sul fondo della stanza. E con due poltroncine.
AVV. Cianferoni: Ma un divano color fucsia, lei ce l'ha trovato?
TESTE Massari: No.
AVV. Cianferoni: Ha saputo, lei interessato ai fini della sua indagine, sapere di chi fosse quella mobilia?
TESTE Massari: No.
AVV. Cianferoni: Non ha parlato né con la proprietaria, né altre forze di Polizia le hanno...
TESTE Massari: Sì, io sono stato presente quando la proprietaria è venuta una volta, adesso non mi ricordo in quali delle diverse occasioni in cui mi sono recato lì. Però non è che mi sono preoccupato di sapere se i mobili erano della proprietaria, o di altre persone. Cioè, non erano indagini mie.
AVV. Cianferoni: A proposito del cortile dell'Ostiense, lei ha detto che 'per evitare problemi, adoperammo dei teli di nylon'.
Ora io le chiedo: che tipo di problemi si potevano porre e questi teli di nylon se poi sono stati utilizzati e se sono ancora reperibili diciamo agli atti di questo accertamento.
TESTE Massari: Dunque, utilizzammo dei teli di nylon soprattutto per diciamo uno scrupolo, un ulteriore scrupolo. In quanto avevamo in qualche modo modificato, facendo i primi prelievi e facendo degli scavi, avevamo un po' alterato quel terreno che negli anni si era compattato.
E quindi lo avevamo reso praticamente permeabile alle eventuali precipitazioni atmosferiche.
Allora, per evitare che ci fossero dei lavaggi - che poi non fu messo da noi, ma fu messo se non ricordo male dagli agenti e gli ufficiali di P.G. della DIA - per evitare che ci fosse un lavaggio del terreno sottostante, furono posti quei teli fino a quando, a distanza di qualche giorno - perché parliamo, se non ricordo male, a distanza di 5-6 giorni - non intervenimmo per fare un ulteriore prelievo di tutti, del terreno, al di sotto di questo telo.
AVV. Cianferoni: Mi pare di aver capito però che in località Capena questo accorgimento non fu preso.
TESTE Massari: Dove?
AVV. Cianferoni: A Capena. Lei non ci ha riferito di teli di nylon utilizzati...
TESTE Massari: A Capena io non ho fatto prelievi di terreno, fino a quando non sono stato portato lì, e mi è stato indicato il punto preciso dove effettuare lo scavo.
In precedenza avevo trovato tracce molto lievi di esplosivo in corrispondenza del forno, ma non ho mai fatto dei repertamenti di terreno sulla parte retrostante, tranne nell'ultimo incarico, quando mi fu detto di scavare in un certo punto e dove ho repertato non il terreno, ma un frammento di corda e quattro frammenti di nastro adesivo.
Quindi non c'era nessuna motivazione, in quel momento, di coprire diciamo la buca.
AVV. Cianferoni: Ecco, lei è in grado - le faccio la domanda non avendo visto gli allegati di quella che appunto è la richiesta di allegazione formulata oggi in dibattimento, cioè a dire il suo elaborato scritto - non so se ci siano delle schede tecniche dei vari elementi.
Cioè, per esempio, ha rammentato delle temperature stamattina.
La temperatura di fusione dell'azoto, qual è?
No, scusi, facciamo la domanda da un'altra parte.
TESTE Massari: La temperatura di fusione...
AVV. Cianferoni: Lei...
TESTE Massari: ... dell'azoto, non esiste.
AVV. Cianferoni: Allora...
TESTE Massari: In quanto, essendo un elemento, per fondere l'azoto dovrei distruggere un elemento presente in natura. Quindi è difficile.
AVV. Cianferoni: Scusi, abbia pazienza.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Stamani lei ha detto che nell'EGIS c'è una temperatura molto bassa di raffreddamento. Ha parlato di un centinaio di gradi e passa.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Eh, se la ricorda mica questa temperatura che ha indicato?
TESTE Massari: Ho parlato di 100 gradi centigradi. Meno 100 gradi centigradi.
Perché, a quella temperatura, l'ossido di azoto è ancora in forma di gas e non in forma liquida. In quanto l'ossido di azoto, se non ricordo male, dovrebbe raggiungere la temperatura di liquefazione intorno ai 140-150 gradi, parlo sempre sotto zero, eh. Sotto zero centigrado, per intenderci.
Quindi io ho detto che questa trappola fredda serve per bloccare gli altri eventuali frammenti che hanno una temperatura di liquefazione. Cioè una temperatura in cui il gas passa allo stato liquido superiore ai 100 gradi centigradi, sempre in negativo.
Quindi, praticamente è un altro modo per purificare l'ossido di azoto da eventuali interferenze.
Quindi sono vari stadi che servono per portare nella camera poi di reazione quella di reazione tra l'ossido di azoto e l'ozono, soltanto ossido di azoto e non altri elementi.
AVV. Cianferoni: La volatilità degli esplosivi che lei ha definito i più volatili...
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Io mi sono segnato: nitroglicerina, etilico di nitrato e dinitrotoluene.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: E' più o meno analoga? Sono tutte e tre molto volatili? Ce n'è uno più volatile dell'altro?
Ecco, questo...
TESTE Massari: Beh, l'EGDN...
AVV. Cianferoni: Questo tipo di informazioni, potrà essere trovato nelle sue consulenze, o no?
TESTE Massari: No, perché questo è un tipo di informazione presente in qualsiasi testo di letteratura, scusi.
AVV. Cianferoni: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' anche una informazione oggettiva.
PRESIDENTE: C'è da studiarsi un po' di chimica.
AVV. Cianferoni: Prego?
PRESIDENTE: C'è da studiarsi un po' di chimica.
AVV. Cianferoni: C'è da studiarsi un po' di chimica, esattamente.
No, le chiedo questo perché a me ha colpito, mi ha destato curiosità il rinvenimento sulla parte alta dell'armadio di via Dire Daua di tracce di uno di questi componenti esplosivi che ho testè rammentato.
Avete svolto delle considerazioni tecnico-scientifiche su questi rinvenimenti?
Gliene pongo un altro, per darle il senso - e così di due domande ne faccio una -: è stato tracciato un segno di presenza di nitroglicerina sul volante di una macchina.
Poi, stasera, lei ha detto i più volatili sono trattenuti dalle stoffe, principalmente, non solo.
Ma ora, insomma, il volante non è fatto di stoffa, e quindi, ecco, queste perplessità che io sto esponendo, lei consulente le ha affrontate? Se l'è poste? Troveremo delle indicazioni sul suo elaborato, oppure no?
TESTE Massari: No, non troverà delle indicazioni, perché io ho detto, come lei ha giustamente ripetuto, che in senso generale le sostanze che trattengono di più sono le sostanze di tipo poroso. Io ho fatto l'esempio delle stoffe.
Ma questo non significa che se lei prende un candelotto di gelatina, anzi, una miccia che è stata viplata, che è stata immersa in mezzo ad una gelatina, troverà, pur essendo viplata e pur non avendo un materiale poroso, troverà sicuramente delle tracce di nitroglicerina e dell'EGDN.
Quindi, in senso generale, io le ho detto quello che diciamo, quella che è la cosa più probabile. Fermo restando che io determinate domande, anche se me le sono poste, non le ho poi esplicitate nella relazione. Perché io, presupposto... anche l'ho detto: una delle domande che mi ha più, tra virgolette, disturbato è quando ho trovato un residuo di esplosivo dietro un giardino dove tutto pensavo meno che avrei trovato una cosa di questo genere. E certamente che se non ci fosse stato poi la spiegazione fatta, data successivamente con l'altra consulenza, ce l'avrei ancora oggi come un punto irrisolto, come sicuramente ce n'avrò degli altri. Ma non è possibile che uno riesce a dare delle spiegazioni di tutto e comunque, pur avendo trovato eventualmente delle anomalie, comunque io i dati li ho sempre riportati. Perché per me era importante andare a verificare se esistevano o no tracce di esplosivo.
Io, tenga presente che molte delle analisi le ho fatte al buio, quindi non è che sapevo che cosa cercavo e perché cercavo. Ma è una cosa che interessava a me.
AVV. Cianferoni: Le vorrei rivolgere una domanda che mi ha sollecitato testé: ma quali anomalie si sente oggi di segnalare alla Corte nell'indagine da lei svolta come pubblico ufficiale?
TESTE Massari: Oggi, direi, nessuna.
AVV. Cianferoni: Quindi, le ha risolte cammin facendo.
TESTE Massari: Certo.
AVV. Cianferoni: E ne dà atto nella sua relazione e di averle risolte.
TESTE Massari: No. Non ne do atto né di averle avute, né di averle risolte. Perché, ripeto, non ho dato atto neanche che c'era un'anomalia, in quanto non era nell'incarico che io dessi atto che non mi spiegavo il perché al di fuori di un giardino, ci fossero tracce di esplosivo.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questa linea le pongo altre due domande. La prima è riferita alla pentrite che, abbiamo appreso da lei, sarebbe stata segnalata dall'ordigno - ordigno investigativo, l'EGIS - sullo zoccolino, sul battitappeto tanto di via Dire Daua, quanto mi pare della villetta di Capena.
Ora, la pentrite che componente può essere dell'ordigno esplosivo poi utilizzato?
TESTE Massari: Potrebbe essere il componente contenuto all'interno di una miccia detonante.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Massari: E il fatto di trovarla è coerente con il fatto della miccia detonante. Perché quando si prepara della miccia detonante si taglia la miccia e all'interno della miccia detonante è a livello di polvere. E quando lei taglia la miccia non riuscirà mai a non far cadere della polvere di pentrite nell'ambiente sottostante.
Quindi se lei maneggia una miccia alla pentrite certamente lei avrà anche della pentrite delocalizzata nel punto in cui ha utilizzato la miccia.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Domande su domande mi sollecita, è una materia molto interessante.
PRESIDENTE: Sì, certo.
AVV. Cianferoni: Pensiamo che il premio Nobel è stato dato a chi ha inventato la dinamite.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, faccia le sue domande.
AVV. Cianferoni: Sono le sei del sabato, è una riflessione un pochino più leggera.
Dicevo, domande su domande perché? Dai consulenti, da lei stesso e da altri che sono già venuti, ricordo che si è appreso che la miccia detonante è viplata o catramata, al chiaro intento di non far permeare... caolinata, mi pare sono queste tre.
TESTE Massari: Solo viplata.
AVV. Cianferoni: Viplata. Ma comunque ricordo che la priorità segnalata era quella di non consentire né infiltrazioni di umidità, perché sennò perderebbe la ragion d'essere e, proprio perché è particolarmente esplosiva, anche una certa qual cautela.
In che percentuale un taglio di miccia può far fuoruscire della polvere? Su un metro di miccia, tagliandolo...
TESTE Massari: Lei, in qualsiasi punto taglia la miccia, dal momento che la pentrite è una pentrite pura, non c'ha nessun componente ceroso che la posso tenere adesa all'interno della miccia; lei tagliando la miccia, c'ha una perdita di polverino bianco costituito da pentrite.
Le micce alla pentrite sono micce soltanto viplate. Quelle viplate o catramate sono micce a lenta combustione, non micce alla pentrite.
AVV. Cianferoni: Lei è in grado di dire quanta, proprio come peso, ponderale, ci siamo in un metro di miccia, quanta pentrite c'è?
TESTE Massari: Dipende dal tipo di miccia. Cioè, esistono varie micce che variano a seconda della quantità di pentrite contenuta all'interno della miccia, in quanto esistono delle micce più potenti e delle micce meno potenti.
Non sono in grado di dirle in questo momento commercialmente i vari tipi di miccia che sono in commercio.
AVV. Cianferoni: Comunque lei mi conferma che presso Capena fu rinvenuto delle tracce di pentrite?
TESTE Massari: Sì. Se è tra quelle che ho letto, sì.
AVV. Cianferoni: E, glielo richiedo senza voler essere noioso, l'impiego della pentrite è quello per miccia.
TESTE Massari: E' uno degli impieghi. Io non ho detto che è l'impiego, è uno degli impieghi. Lei mi ha chiesto il rapporto al tipo di manufatto di cui stiamo parlando quale potrebbe essere l'impiego della pentrite. E io ho detto, uno degli impieghi potrebbe essere la miccia da pentrite. Ma non ho mai detto che è l'impiego della miccia.
AVV. Cianferoni: Nel corso del suo esame lei ha detto, anche rispondendo al collega, che ha fatto anche una serie di prove sul singolo reperto, lo ricorderà. Però stamattina ci ha esposto l'importanza e il significato delle prove in bianco, dicendo che prima di accingersi a fare una prova, sempre fatto la prova in bianco per essere sicuro che non vi fossero contaminazioni.
Allora, queste due cognizioni che ci ha riportato oggi, la prova in bianco e la serie di prove, come si uniscono poi, come ha agito in concreto?
TESTE Massari: Sono due cose completamente diverse. La prova in bianco serve per verificare l'operatività strumentale che sia la migliore operatività strumentale, cioè che lo strumento non sia inquinato e che non abbia residui né nella parte della sonda, né in tutte le varie parti che lo compongono delle analisi fatte in precedenza.
AVV. Cianferoni: E si fa all'inizio.
TESTE Massari: E si fa all'inizio e si fa tra un'analisi e un'altra. Cioè, io faccio un'analisi sul reperto che può essere costituita anche da due o tre prove, per verificare e avere la conferma del segnale su quel reperto. Dopodiché, prima di passare a un successivo reperto, faccio una prova in bianco che serve per pulire - detto tra virgolette, in termine generico - per pulire lo strumento.
AVV. Cianferoni: Senta...
PRESIDENTE: Avvocato, se ha tante domande ce lo deve dire.
AVV. Cianferoni: No, no, sto finendo.
PRESIDENTE: Perché interrompiamo e poi riprendiamo.
AVV. Cianferoni: No, no, Presidente, anche perché so che c'è anche il collega Florio che farà un intervento quindi. No, no, sto finendo.
Dicevo, quanto tempo è durato per esempio l'analisi su una vettura, ecco, sulla SEAT...
PRESIDENTE: Ha risposto stamattina ad una domanda molto precisa, è stata fatta una dettagliata indicazione di tempo orario.
AVV. Cianferoni: Io penso di poter rifare anche la domanda, ma volevo proprio che mi confermasse proprio quel tempo lì.
PRESIDENTE: Avvocato, ha parlato chiaramente, io non ricordo esattamente...
AVV. Cianferoni: Un'ora, un'ora un quarto mi pare.
PRESIDENTE: Di tre ore. Da due ore e mezzo a tre ore per tre autovetture, tre veicoli.
AVV. Cianferoni: Mi segnavo appunto se conferma il dottore, tre quarti d'ora, un'ora per ogni veicolo.
TESTE Massari: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh. Questo tempo però come si concilia poi con l'ora e mezzo che richiedeva la prova in bianco, se mi ricordo bene?
TESTE Massari: No, l'ora e mezzo richiedeva la preparazione dello strumento, non la prova in bianco. Cioè, lei per preparare lo strumento, dal momento in cui arriva sul luogo in cui deve effettuare le prove, ha bisogno di un'ora e mezzo, un'ora-un'ora e mezzo perché lo strumento raggiunga le temperature operative, cioè perché lo strumento sia pronto per la analisi.
AVV. Cianferoni: Comunque, di tutta questa tempistica, per essere...
TESTE Massari: Dopodiché, per ogni prova - scusi - occorrono 20 secondi. Cioè, l'ho già detto parlando delle prove aeroportuali, che per una singola analisi lo strumento impiega 20 secondi.
AVV. Cianferoni: Per essere sintetico e concludere, troveremo nella sua consulenza l'indicazione verbalizzata proprio dei tempi e delle modalità seguite.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
L'ha data oggi, voglio dire.
AVV. Cianferoni: Ci saranno dei verbali delle operazioni compiute.
TESTE Massari: Sì, ma non delle operazioni che sono insite nella manualità e nelle prove degli strumenti. Io oggi credo di essere venuto anche per spiegare questo.
AVV. Cianferoni: Senz'altro.
TESTE Massari: Perché io non posso nella relazione né dire le temperature di liquidazione dei vari elementi, né dire tutte le prove specifiche di ogni singolo strumento.
AVV. Cianferoni: Mi rendo benissimo conto. Però mi chiedevo - e su questo argomento non ho altro da chiederle - si è dato atto, secondo le formalità del Codice di rito, che mi rendo conto non sono di sua stretta competenza, per esempio della rottura dei sigilli? C'era un Cancelliere? C'era poi quando...
TESTE Massari: C'erano degli ufficiali di P.G. che credo abbiamo dato atto sia della rottura dei sigilli, sia poi del ripristino dei sigilli.
AVV. Cianferoni: Quando lei ha parlato di overload ha fatto riferimento a un concetto che ora io le chiedo: è fisso o è tarabile a seconda del tipo di ricerca che si fa?
TESTE Massari: No, l'overload è fisso. Cioè, lo strumento va in overload indipendentemente dalla taratura. E' una quantità al di sopra della quale lo strumento diventa cieco.
AVV. Cianferoni: Diventa... sì, non funziona più.
TESTE Massari: Cieco.
AVV. Cianferoni: Cieco, non funziona più.
Senta, mi par di capire - concludo - in una certa percentuale di casi, che poi si rivedrà alla luce delle allegazioni che ci ha portato, non ci sia più comunque oggi un reperto da utilizzare.
TESTE Massari: No, ci sono tanti reperti da utilizzare, sia per quanto riguarda le macchine, sia per quanto riguarda i vari reperti che ho, i vari oggetti che ho repertato direttamente io, sigillati e ho messo a disposizione. Per cui l'analisi è ripetibile, sia all'interno di autovetture che non hanno subìto nessun... dove non è stato fatto nessun repertamento, sia sui reperti che ho acquisiti dall'appartamento di via Dire Daua, dall'appartamento di largo Capitolino, dalla villetta, ce ne sono tanti.
AVV. Cianferoni: Questi appartamenti qua mi interessa: sugli appartamenti lei reputa ripetibile? Per esempio, lo zoccolino batticalcagno degli appartamenti...
TESTE Massari: Io reputo ripetibile, l'ho già detto, non lo zoccolino, ma il materiale che io ho prelevato dallo zoccolino.
AVV. Cianferoni: Cioè, se noi oggi andiamo con la macchina EGIS in via Dire Daua in quell'appartamento e ci avviciniamo allo zoccolino, che succede?
TESTE Massari: Che non trova niente perché l'abbiamo pulito, l'abbiamo trasferito su dei tamponi. L'abbiamo su via secca prima e per via umida dopo. Avendolo trasferito per via umida con acetone, non dovrebbe essere rimasto niente.
AVV. Cianferoni: E questa metodologia, proprio per conoscerla, l'avete usata anche per la villetta di Capena?
TESTE Massari: L'abbiamo utilizzato per tutti i reperti, tutti gli oggetti sui quali abbiamo fatto il repertamento, compreso le camere d'aria fatte all'inizio e di cui ho parlato alla fine per il dottor Piro e il dottor Saviotti.
AVV. Cianferoni: Quindi lei dice che è inutile andare nell'appartamento perché c'abbiamo i reperti da voi raccolti all'epoca, no?
TESTE Massari: Certo.
AVV. Cianferoni: Però, ecco, vengo dietro al suo ragionamento, lei ha detto stamani: questa persistenza vaporosa, particellare, quella che essa sia, insiste per degli anni. Ricordo questa frase. E dunque, certo, ci possiamo anche trovare di fronte a un appartamento di via Dire Daua distrutto e ricostruito, ma se invece ci trovassimo di fronte allo stesso appartamento...
TESTE Massari: Ma lei non si trova di fronte allo stesso appartamento perché ho appena detto che i prelievi li ho fatti io, quindi non ci sono più quelle sostanze, perché io le ho trasferite su dei tamponi. Quindi lei non può pensare oggi di trovare lo stesso appartamento se le dico io che ho fatto dei reperti e dei prelievi autorizzati dall'Autorità Giudiziaria e li ho regolarmente documentati, sigillati e messi a disposizione per qualsiasi analisi, i prelievi, non più l'appartamento.
AVV. Cianferoni: E lei può oggi affermare di aver portato via tutto il reperto. Cioè, lei dice 'intervenendo col tampone ho portato via tutto quello che poteva esserci'.
TESTE Massari: Io sono intervenuto con una metodologia che, normalmente, dà la garanzia dell'asportazione della totalità del reperto.
AVV. Cianferoni: Non le pare che questa sua affermazione sia in contrasto con quella fatta stamani a livello proprio di studio, che lei ci ha detto, avete fatto in laboratorio allorquando ponete un spetto di esplosivi, con la tuta, i guanti, maschera, tutti gli accorgimenti possibili e vi accorgete che nondimeno residua un qualche cosa del suo operare.
TESTE Massari: Chi residua?
AVV. Cianferoni: Lei ha detto: 'abbiamo provato, in condizioni ottimali, a far lavorare dell'esplosivo e ci siamo accorti che è impossibile' - l'ha detto lei - 'che non resti una traccia'.
TESTE Massari: No, io ho detto un'altra cosa, che: confezionando un pacco di esplosivo, pur prendendo tutti gli accorgimenti che uno vuole, quindi avendo, maneggiando manualmente dell'esplosivo, toccando dell'esplosivo... perché lei per confezionare un pacco di esplosivo non lo può fare con i guanti, e comunque viene a contatto con questo esplosivo. Per quanti accorgimenti io voglia, io c'ho sempre del particellato all'esterno di questo pacco di esplosivo.
* Che è diverso da quello che lei sta dicendo per quanto riguarda l'operatore che viene messo nelle migliori condizioni perché non abbia addosso - cosa che viene fatta sia con l'EGIS, ma a questo punto viene fatto con tutte le analisi delle quali abbiamo parlato nei precedenti interventi - viene messo nelle condizioni di non avere addosso nessuna sostanza inquinante dell'anali.
E quindi per fare questo viene praticamente rivestito con tute, guanti e sovrascarpe sterili e bonificato diciamo.
PRESIDENTE: Ha terminato dottore per questa domanda? Riprendiamo fra 10 minuti?
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: L'ho detto prima.
AVV. Cianferoni: Sì.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, prima di dare la parola al...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Che c'è? Che succede?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dunque, prima di ridare la parola al difensore che stava intervenendo, voglio avvertire che, non soltanto per stanchezza, ma perché essendo sabato molti di noi hanno impegni con le famiglie, che non possiamo andare oltre le ore 19.00. D'altra parte il processo non finisce stasera, eventualmente i testi li possiamo, purtroppo per loro, farli ritornare. Quindi cercate di regolarvi di conseguenza perché alle ore 19.00 io smetto l'udienza.
AVV. Cianferoni: Io, a mia volta, sempre avvocato Cianferoni, contengo l'ulteriore intervento in una domanda: vorrei un chiarimento sul rapporto che c'è tra l'EGIS e il gascromatografo? Perché stamani lei ha parlato di necessità di ottenere una conferma con il TEA o l'HPLC, mi par di ricordato, all'elaborato dell'EGIS. In che senso una conferma? Posso dire allora che il lavoro dell'EGIS non è risolutivo, non dà un dato probante matematico?
*TESTE Massari: Beh, io non ho parlato tanto di conferma, quanto ho detto che per ottenere dei risultati comparabili e cioè per ottenere dei risultati sui reperti che sono già stati analizzati con l'EGIS occorre utilizzare delle strumentazioni che abbiano una sensibilità ed una selettività comparabile con quelle dell'EGIS.
E ho fatto l'esempio che tra i sistemi che possono essere utilizzati ci sono i sistemi cromatografici, sia di grascromatografia, quindi GC, sia cromatografia liquida ad alta pressione, quindi HPLC, collegati con il TEA. Il TEA che è uno strumento che ha come principio di funzionamento lo stesso principio dell'EGIS, tanto è vero che viene costruito dalla stessa ditta.
Ho detto ancora che, oltre un sistema cromatografia TEA, esistono degli sistemi che hanno una sensibilità comparabile e anche migliore di quella dell'EGIS e sono rappresentati dalla massa-massa e infatti dalla gascromatografia-spettrometria di massa a ioni positivi o negativi.
AVV. Cianferoni: Dall'istruttoria dibattimentale abbiamo appreso che l'esplosivo avrebbe viaggiato imballato. Io ricordo, per farla breve, un esempio: la nitroglicerina avrebbe viaggiato imballata a mo' di salsicciotto, di una certa lunghezza, con un certo involucro, mi ricordo il colore in questo momento, sul celestino.
Ma allora, l'aver viaggiato imballato, l'esplosivo, come si sposa poi col fatto che lei ha parlato di una manipolazione ampia. Tant'è che si ritrovano tracce un po' per ogni dove, addirittura della nitroglicerina?
TESTE Massari: Io credo di aver già risposto a questa domanda.
PRESIDENTE: Pare anche a me che la domanda sia stata fatta già in precedenza, mi pare proprio da lei. Non solo, non appartiene al tipo di domande che attengono al tema che noi abbiamo oggi. Comunque vediamo se il teste è in grado di rispondere succintamente.
TESTE Massari: Per quanto riguarda diciamo l'inquinamento esterno dei pacchi, ho già detto che per quanto un pacco voglia essere confezionato bene c'avrò sempre del particellato all'esterno della confezione.
Per quanto riguarda invece gli altri esplosivi, sicuramente sono esplosivi che non fanno parte di questo pacco. Però il fatto che ci siano altri esplosivi, diciamo che... torniamo al discorso fatto qualche mese fa che un congegno esplosivo è costituito da varie parti e sicuramente, come poi potrà spiegare anche il dottor Vadalà, questi pacchi di esplosivo, per poter esplodere bene con un esplosione cosiddetta franca, hanno bisogno di essere ben innescati da altri sostanze che normalmente sono rappresentate proprio da altri tipi di esplosivi più sensibili rispetto al tritolo. Visto che il tritolo, da un punto di vista esplosivista, è un esplosivo di tipo sordo.
AVV. Cianferoni: Al dottor Vadalà altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Prego avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio. Effettivamente, data l'ora e data la complessità delle vicende, cerchiamo di essere più concisi possibili.
Buongiorno, dottor Massari. Senta, io intanto le volevo chiedere, abbiamo parlato più volte del T-4. Ora lei, che tra l'altro è stato come esperienza impegnato in altri processi tante volte, oggi stesso parlava addirittura dell'indagine per ciò che concerneva il dottor Borsellino.
Il T-4, al di là dei fatti di questo processo, si ritrova in altri tipi di attentati, di stragi, di episodi di cui lei si è venuto, diciamo così, negli ultimi 5, 6 anni, 10, a occupare?
PRESIDENTE: Avvocato, potrei anticiparle una cosa?
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: Era uno dei componenti dell'esplosivo usato nel 904, 1984, se non mi sbaglio. Il teste può aggiungere...
AVVOCATO Florio: Grazie intanto.
TESTE Massari: Come ha detto il Presidente, il T-4 è un esplosivo che è stato utilizzato in molti attentati, anche perché fa parte di varie miscele esplosive anche se di tipo militare. In particolare fa parte del Semtex-H che è uno degli esplosivi che è stato più utilizzato ai tempi delle Brigate Rosse e poi trasferito, diciamo, in molti dei repertamenti effettuati anche nell'ultimo periodo in Sicilia e in alcuni attentati attribuiti alla mafia.
E poi il T-4 fa parte di un altro esplosivo, il C-4, che è stato abbastanza utilizzato dai gruppi eversivi di destra in tanti attentati a partire dal '72 a oggi.
Quindi è un esplosivo che è stato utilizzato in tanti modi e sotto tanti aspetti.
AVVOCATO Florio: Mi sembra anche, per aprire e chiudere immediatamente questa parentesi, anche in via dei Sabini per caso?
TESTE Massari: Anche?
AVVOCATO Florio: In via dei Sabini mi sembra che sia stata utilizzato.
TESTE Massari: Dunque, in via dei Sabini non è stato... sì, è stato utilizzato ma non come esplosivo. E' stato utilizzato come booster in quanto l'esplosivo primario era costituito da un miscela artigianale di nitrato di ammonio e cherosene.
AVVOCATO Florio: L'Anfo, vero?
TESTE Massari: No, non era Anfo. Perché l'Anfo è il nome di un esplosivo commerciale, che utilizza un nitrato di ammonio con grani leggermente diversi e con petrolio o gasolio. Nel caso di via dei Sabini è stato copiato un Anfo di tipo artigianale, ma che... diciamo con risultati sicuramente non a livello dell'Anfo.
Per farlo esplodere era stato aggiunto un barattolo, all'interno del quale c'era del T-4 che doveva funzionare da booster, cioè da primo sistema innescante di tutta la massa esplosiva.
AVVOCATO Florio: Senta, e il T-4 che colore ha?
PRESIDENTE: Avvocato, ma mi scusi.
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: Non è materia di queste cose. Quest'oggi ci dobbiamo occupare di tutta una serie di accertamenti...
AVVOCATO Florio: Ci arriviamo subito, ma mi sembra...
PRESIDENTE: Va bene, ma non ho capito perché non l'avete fatto al momento in cui i tecnici erano venuti a dirci di che cosa era composta la...
AVVOCATO Florio: Presidente, mi consideri irrilevante la domanda e chiudiamo anche per brevità la...
PRESIDENTE: Sennò qui è un discorso che non finisce più.
AVVOCATO Florio: Va bene. Senta, quindi, per quello che concerne allora il colore delle micce possibili che invece è possibile trovare?
TESTE Massari: Le micce possono avere diversi colori. Cioè, abbiamo delle micce bianche, delle micce rosse, delle micce nere, delle micce viplate o delle micce catramate. Per quanto riguarda le micce detonanti sono tutte viplate, le micce a lenta combustione sono sia viplate che catramate.
Però non è che esiste in Italia una legislazione... è questa la cosa importante, che in Italia non esiste una legislazione che impone al produttore - cosa che per esempio a livello di controlli di Polizia avevamo chiesto - al produttore di mettere sulle micce un determinato colore che potesse servire a riconoscere immediatamente il tipo di miccia.
Praticamente se domani un produttore decide di produrre una miccia color arlecchino, come aveva pensato di fare una certa ditta che c'ha sede in Abruzzo, la produce color arlecchino e nessuno gli può dir niente.
Quindi diciamo che io le posso rispondere su quelle di tipo commerciali che conosco, ma non in senso assoluto su quali sono i colori delle micce.
AVVOCATO Florio: Senta dottor Massari, volevo tornare un attimo all'incarico del 20 settembre '95, per intendersi a Capena. Volevo un chiarimento: lei poc'anzi, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero e anche dei colleghi, parlava che vi erano tracce di sostanze di esplosivo sulla corda e sui frammenti di nastro adesivo, mentre il terreno risultava negativo, se non vado errato.
Come può spiegarsi questa discrasia?
TESTE Massari: Intanto, come ho anche spiegato su esplicita domanda del P.M. dottor Chelazzi, in alcuni punti del terreno delle leggerissime tracce le avevamo trovate. Fermo restando che non è detto che la quantità di esplosivo presente nella corda, nel frammento di corda, perché anche in questo caso parliamo di frammento...
AVVOCATO Florio: Frammenti, certamente.
TESTE Massari: Sia tale da poter trasferire al terreno, immediatamente a contatto, le tracce esplosive. O le tracce che trasmette sono così basse che potrebbero essere al di sotto dei limiti dello strumento che abbiamo utilizzato.
Rimane il discorso che io ho trovato un segnale molto forte per quanto riguarda un frammento di scotch e un frammento di corda; dei segnali molto deboli per quanto riguarda gli altri tre frammenti di scotch e dei segnali debolissimi in alcuni punti del terreno. Che però non sono in grado di dire se erano nelle immediate vicinanze, ripeto, perché uno quando scava non è che scava e fa un'indagine, un'osservazione microscopica delle parti che estrae. Quindi a un certo punto è venuto fuori il pezzo di corda e sono venute fuori le parti di scotch.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, sempre stando all'incarico del 20 settembre '95, parlo in questa occasione della autovettura il cui titolare era tale Scarano Massimo, quella a targa Rieti per intendersi.
Lei ha parlato di allarme di pentrite e di EGDN. Ora io volevo sapere, in termini il più possibile semplici, cosa si intende per allarme? Perché lei più volte ha parlato in questo termine, diciamo così, è venuto fuori più volte, però...
Cosa si intende appunto per allarme di una sostanza esplosivistica?
TESTE Massari: Diciamo che l'allarme in questo caso è direttamente collegato alla standardizzazione del sistema. Cioè il sistema viene standardizzato in maniera tale che quando la quantità supera una certa soglia e lo strumento sta diventando cieco, cioè sta andando in overload, dà un segnale di allarme, proprio si accende una lampadina rossa che dice: guarda che in questo caso io sto esaminando un'elevata quantità di esplosivo. E quindi lo strumento dà proprio un segnale di allarme. Definito come segnale di allarme dalla ditta costruttrice.
Che però, ripeto, non ha nessuna correlazione a livello quantitativo, sulla quantità reale di esplosivo che è transitata all'interno dello strumento.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, anche su questo, parlo di via Ostiense in questo momento, mi sembra di aver capito - le chiedo una brevissima conferma, come è ovvio ritengo - ma gli elementi atmosferici: l'aria, l'acqua e simili, possono deteriorare in maniera irreparabile le sostanze reperite?
TESTE Massari: Gli esplosivi di cui stiamo parlando, sono tutti insolubili in acqua.
E quindi l'aria sicuramente no; l'acqua, essendo insolubile quindi automaticamente, non solubilizzando, non li dovrebbe portar via.
Però ci abbiamo un fenomeno meccanico di lavaggio che potrebbe, in qualche modo, alterare o spostare alcune sostanze trascinandole via.
E' questa la ragione per la quale, una volta che noi abbiamo per così dire forato questo strato protettivo fatto dalla crosta di terra che si era indurita dall'erba e da tutto ciò che praticamente aveva creato una specie proprio di crosta sul terreno sottostante, nel momento in cui lo abbiamo forato, si è pensato di proteggere il terreno sottostante da eventuali lavaggi - visto che avevamo bisogno di pochi giorni - per evitare interferenze.
E' stata una precauzione diciamo ulteriore per cercare di proteggere poi diciamo i campionamenti che abbiamo fatto dopo quattro-cinque giorni.
AVVOCATO Florio: Senta, è possibile - ora io gliela formulo in modo assolutamente da profano, è chiaro - allorché il detonatore è accanto a gelatina e tritolo, è possibile che, diciamo così, scoppiando il detonatore, non vi sia una esplosione di gelatina e di tritolo?
TESTE Massari: Mah, se parliamo di tritolo, non solo è possibile, ma altamente probabile. In quanto il tritolo, come abbiamo detto più volte, essendo un esplosivo sordo, deve essere bene innescato.
Quindi, il detonatore è bene che sia inserito nella massa del tritolo. Per quanto riguarda invece una gelatina, soprattutto se è una gelatina ricca di nitroglicerina, potrebbe anche essere innescata per simpatia di una esplosione che avviene nelle immediate vicinanze del candelotto di gelatina.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, l'ultimissima domanda: lei prima ha differenziato esplosivi di tipo commerciale, da esplosivi di tipo militare, mi è sembrato così di aver capito.
Senta, ma con quanta facilità sono reperibili, sia gli uni che gli altri?
TESTE Massari: Guardi...
PRESIDENTE: Avvocato - mi scusi dottore - su questo tema c'è stata una lunghissima serie di domande...
AVVOCATO Florio: Mi ricordo, anche su domande...
PRESIDENTE: ... nelle udienze precedenti.
Io non riesco a capire. Ma le risposte sono state date da tutti i testi a cui le domande sono state rivolte.
Non si può, ogni volta che, dato che il consulente è sempre quello, si riapre il discorso e non lo si finisce più.
AVVOCATO Florio: No...
PRESIDENTE: Abbiate pazienza, ci sono tante cose da chiedergli, se credete, su quelle cose, su quelle relazioni che ha depositato questa mattina, o ora, anzi.
E' un discorso che è stato già fatto ampiamente.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, non gli ho dato la parola.
AVVOCATO Florio: Quindi, non lo so, se è irrilevante la domanda, ovviamente...
PRESIDENTE: No, la domanda è stata esaurita ampiamente.
AVVOCATO Florio: Va be'. Io non ho altre domande, allora, al teste.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Allora è in libertà. Possiamo dare atto che deposita le relazioni degli accertamenti di cui è stato incaricato.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, non sul consenso delle parti, per quanto mi riguarda.
Avvocato Gramigni, difesa di Filippo Graviano.
Credo che le eccezioni che avevo preannunciato stamattina...
PRESIDENTE: Avvocato, le eccezioni saranno proposte alla fine di questa cosa.
AVVOCATO Gramigni: No, cioè...
PRESIDENTE: Quindi, queste eccezioni, oggi non hanno nessun senso.
AVVOCATO Gramigni: Comunque, per il verbale...
PRESIDENTE: Le abbiamo già dette questa mattina.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Per il verbale: vi è opposizione da parte di questa difesa che vengano prodotti gli elaborati del dottor Massari.
PRESIDENTE: L'opposizione deve essere motivata.
AVVOCATO Gramigni: Poiché trattasi di accertamenti irripetibili svolti sulla base di un atto nullo, ovvero di un accertamento il cui compimento non è stato preceduto dall'avviso al difensore, ex articolo 260 del Codice di procedura penale.
Quindi, per combinate disposte degli articoli 260, 117 disposizione di attuazione, 178 lettera C e 180, credo di dover rilevare che trattasi di atto nullo, i cui risultati dunque debbono ritenersi inutilizzabili.
Ed, in questo senso, quindi mi oppongo a che vengano acquisiti - gli elaborati scritti - dalla Corte.
Salvo naturalmente la raccomandazione a non utilizzare i presentati all'esame odierno, per la decisione.
PRESIDENTE: Gli altri difensori?
AVV. Cianferoni: Ci si associa, Presidente. Era questo ciò che volevo dire.
AVVOCATO Florio: Si associa ovviamente anche la difesa di Lo Nigro e Giacalone: avvocato Florio.
PRESIDENTE: Bene. Alla luce delle considerazioni che sono state svolte nella ordinanza di questa mattina, la eccezione viene momentaneamente respinta.
Nel senso che la Corte si riserva di decidere all'esito dell'esame di questi testi.
Nel frattempo, in via provvisoria, vengono ammessi e ovviamente, qualora la decisione della Corte dovesse essere nel senso dell'accoglimento della eccezione, si revocherà la presente ordinanza.
Lei può andare. Grazie.
*TESTE Massari: Grazie.
PRESIDENTE: Chi chiamiamo?